CELEX: 62011CJ0449
Language: it
Date: 2013-12-05
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 5 dicembre 2013.#Solvay Solexis SpA contro Commissione europea.#Impugnazione – Intese – Mercato europeo del perossido di idrogeno e del perborato di sodio – Decisione che constata un’infrazione all’articolo 81 CE – Nozioni di “accordo” e di “pratica concordata” – Nozione di “infrazione unica e continuata” – Calcolo dell’ammenda.#Causa C‑449/11 P.

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      5 dicembre 2013 (*)
      
      «Impugnazione – Intese – Mercato europeo del perossido di idrogeno e del perborato di sodio – Decisione che accerta un’infrazione all’articolo 81 CE – Nozioni di “accordo” e di “pratica concordata” – Nozione di “infrazione unica e continuata” – Calcolo dell’ammenda»
      Nella causa C‑449/11 P,
      avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta
         il 30 agosto 2011,
      
      Solvay Solexis SpA, con sede in Milano (Italia), rappresentata da T. Salonico, G.L. Zampa e G. Barone, avvocati,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui l’altra parte è:
      Commissione europea, rappresentata da V. Di Bucci, L. Malferrari e B. Gencarelli, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta da R. Silva de Lapuerta, presidente di sezione, J.L. da Cruz Vilaça, G. Arestis (relatore), J.‑C. Bonichot e A. Arabadjiev,
         giudici,
      
      avvocato generale: M. Wathelet
      cancelliere: V. Tourrès, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 24 gennaio 2013,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con la sua impugnazione, la Solvay Solexis SpA (in prosieguo: la «Solvay Solexis») chiede l’annullamento della sentenza del
         Tribunale dell’Unione europea del 16 giugno 2011, Solvay Solexis/Commissione (T‑195/06; in prosieguo: la «sentenza impugnata»),
         con la quale quest’ultimo ha respinto il suo ricorso diretto all’annullamento parziale della decisione C (2006) 1766 def.
         della Commissione, del 3 maggio 2006, relativa a un procedimento ai sensi dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo 53 dell’Accordo
         SEE nei confronti di Akzo Nobel NV, Akzo Nobel Chemicals Holding AB, EKA Chemicals AB, Degussa AG, Edison SpA, FMC Corporation,
         FMC Foret SA, Kemira Oyj, L’Air Liquide SA, Chemoxal SA, Snia SpA, Caffaro Srl, Solvay SA/NV, Solvay Solexis SpA, Total SA,
         Elf Aquitaine SA e Arkema SA (Caso COMP/F/C.38.620 – Perossido di idrogeno e perborato), una sintesi della quale è stata pubblicata
         nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (GU 2006, L 353, pag. 54; in prosieguo: la «decisione controversa»), nonché alla riduzione dell’importo dell’ammenda inflittale.
      
       Contesto normativo
      2        Intitolato «Onere della prova», l’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente
         l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli [81 CE] e [82 CE] (GU 2003, L 1, pag. 1), prevede quanto segue:
      
      «In tutti i procedimenti nazionali o comunitari relativi all’applicazione degli articoli 81 [CE] e 82 [CE], l’onere della
         prova di un’infrazione dell’articolo 81, paragrafo 1, [CE] o dell’articolo 82 [CE] incombe alla parte o all’autorità che asserisce
         tale infrazione. Incombe invece all’impresa o associazione di imprese che invoca l’applicazione dell’articolo 81, paragrafo
         3, [CE] l’onere di provare che le condizioni in esso enunciate sono soddisfatte».
      
      3        Il punto 1, A, della comunicazione della Commissione intitolata «Orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione
         dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA» (GU 1998, C 9, pag. 3;
         in prosieguo: gli «orientamenti del 1998»), è così formulato:
      
      «Importo di base 
      (...)
      A. Gravità
      Per valutare tale gravità [ossia: “dell’infrazione”], occorre prendere in considerazione la natura dell’infrazione, il suo
         impatto concreto sul mercato, quando sia misurabile, e l’estensione del mercato geografico rilevante.
      
      Le infrazioni saranno pertanto classificate in tre categorie, in modo tale da distinguere tra infrazioni poco gravi, infrazioni
         gravi e infrazioni molto gravi.
      
      (...)
      Nell’ambito di ciascuna di tali categorie, ed in particolare per le categorie di infrazioni gravi e molto gravi, la forcella
         di sanzioni previste consentirà di differenziare il trattamento da riservare alle imprese in funzione della natura delle infrazioni
         commesse.
      
      (...)
      In caso di infrazioni che coinvolgono più imprese (tipo cartelli), potrà essere opportuno, in certi casi, ponderare gli importi
         determinati nell’ambito di ciascuna delle tre categorie predette, in modo da tenere conto del peso specifico e dunque dell’impatto
         reale sulla concorrenza del comportamento configurante infrazione di ciascuna impresa, in particolare qualora esista una disparità
         considerevole nella dimensione delle imprese che commettono il medesimo tipo di infrazione.
      
      Pertanto, il principio di parità della sanzione per un medesimo comportamento può dar luogo, in determinate circostanze, all’applicazione
         di importi differenziati per le imprese interessate, senza che tale differenziazione derivi da un calcolo rigorosamente aritmetico».
      
      4        Il punto 3 degli orientamenti del 1998 prevede quanto segue:
      
      «Circostanze attenuanti 
      Riduzione dell’importo di base per circostanze attenuanti quali:
      –      ruolo esclusivamente passivo nell’infrazione,
      –      mancata attuazione pratica degli accordi lesivi,
      (...)».
       Fatti
      5        La Solvay Solexis, già Ausimont SpA (in prosieguo: la «Ausimont»), è una società di diritto italiano facente parte del gruppo
         della Solvay SA dal 7 maggio 2002. Prima di questa data essa era controllata dalla Montedison SpA, divenuta Edison SpA, e
         operava, segnatamente, sui mercati del perossido di idrogeno e del perborato di sodio.
      
      6        Nel novembre del 2002, la Degussa AG ha informato la Commissione delle Comunità europee dell’esistenza di un’intesa nel mercato
         del perossido d’idrogeno e del perborato di sodio e ha chiesto l’applicazione della comunicazione della Commissione, relativa
         alla non imposizione di ammende e alla riduzione del loro importo nei casi di cartelli tra imprese (GU 2002, C 45, pag. 3).
         La Degussa ha fornito inoltre alla Commissione le prove materiali che le hanno consentito di effettuare, il 25 e il 26 marzo
         2003, talune verifiche negli uffici di determinate imprese.
      
      7        In data 26 gennaio 2005, la Commissione ha inviato alla Solvay Solexis una comunicazione degli addebiti.
      
      8        Con lettera dell’8 maggio 2006, alla Solvay Solexis è stata notificata la decisione controversa, in cui si affermava che essa
         aveva partecipato, nel periodo compreso tra il 12 maggio 1995 e il 31 dicembre 2000, a un’infrazione unica e continuata dell’articolo
         81 CE e dell’articolo 53 dell’Accordo sullo Spazio economico europeo, del 2 maggio 1992 (GU 1994, L 1, pag. 3), nel settore
         del perossido di idrogeno e del perborato di sodio. L’infrazione accertata è consistita prevalentemente nello scambio tra
         i concorrenti di informazioni importanti in termini commerciali concernenti il mercato e le imprese, nella limitazione e nel
         controllo della produzione e delle capacità potenziali ed effettive di quest’ultima, nell’assegnazione di quote di mercato
         e di clienti, e nella fissazione e monitoraggio dell’osservanza di obiettivi di prezzo.
      
      9        L’articolo 1, lettera n), della decisione controversa enuncia che la Solvay Solexis ha violato l’articolo 81, paragrafo 1,
         CE, e l’articolo 53 di detto accordo, avendo partecipato all’infrazione di cui trattasi dal 12 maggio 1995 al 31 dicembre
         2000. Nell’articolo 2, lettera c), della medesima decisione, la Commissione ha inflitto un’ammenda pari a EUR 58,125 milioni
         alla Edison SpA, società controllante della Ausimont all’epoca dell’infrazione, per il pagamento della quale la Solvay Solexis
         è responsabile «in solido» per un importo pari a EUR 25,619 milioni.
      
       Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      10      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 18 luglio 2006, la Solvay Solexis ha proposto un ricorso
         diretto all’annullamento della decisione controversa e alla riduzione dell’ammenda inflittale.
      
      11      A sostegno del suo ricorso, la Solvay Solexis ha invocato cinque motivi. Con il primo motivo, da un lato, essa ha negato la
         sua partecipazione all’infrazione per il periodo dal 12 maggio 1995 al maggio/settembre 1997 (in prosieguo: il «periodo iniziale»)
         e per quello dal maggio al dicembre 2000 e, dall’altro, essa ha lamentato una violazione dei diritti della difesa derivante
         dal negato accesso a taluni documenti e da un difetto d’istruttoria relativo a determinati elementi del fascicolo. Con il
         secondo, il terzo e il quarto motivo la Solvay Solexis ha criticato la determinazione dell’importo dell’ammenda, facendo valere
         la mancata considerazione, rispettivamente, del suo ruolo passivo nell’infrazione nonché dell’assenza di un impatto di questa
         sul mercato, della sua mancata partecipazione ad un accordo sulla limitazione delle capacità di produzione e della sua collaborazione
         con la Commissione. Con il quinto motivo essa ha denunciato l’illegittimità dell’importo dell’ammenda in virtù di taluni principi
         generali del diritto.
      
      12      Il Tribunale ha respinto integralmente il ricorso.
      
       Procedimento dinanzi alla Corte e conclusioni delle parti 
      13      La Solvay Solexis chiede che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata e la decisione controversa nelle parti in cui accertano la partecipazione della Ausimont all’infrazione
         durante il periodo iniziale, e conseguentemente ricalcolare l’ammenda inflittale;
      
      –        annullare la sentenza impugnata e la decisione controversa nelle parti in cui, con riferimento al periodo successivo al maggio‑settembre
         1997, non riconoscono la minore gravità della condotta della Ausimont in ragione della sua mancata partecipazione all’intesa
         sulla limitazione delle capacità produttive e nelle parti in cui la inseriscono in una categoria errata ai fini della determinazione
         dell’importo di base dell’ammenda e, conseguentemente, ricalcolare l’importo dell’ammenda inflittale; 
      
      –        in via subordinata, annullare la sentenza impugnata nelle parti indicate nei trattini precedenti e rinviare la causa dinanzi
         al Tribunale affinché quest’ultimo si pronunci di nuovo, e
      
      –        condannare la Commissione alle spese.
      14      La Commissione chiede che la Corte voglia:
      
      –        respingere l’impugnazione, e
      –        condannare la Solvay Solexis alle spese dei due gradi di giudizio.
       Sull’impugnazione
       Sul primo motivo, relativo all’ambito di applicazione dell’articolo 81 CE
      15      Con il suo primo motivo, che si suddivide in tre parti, la Solvay Solexis accusa il Tribunale di aver commesso un errore di
         diritto, interpretando l’articolo 81 CE in un modo che si discosta sia dalla lettera di detta disposizione, sia dalla costante
         giurisprudenza della Corte in materia di «accordo» e di «pratica concordata», nonché di aver invertito l’onere della prova
         in materia, violando l’articolo 2 del regolamento n. 1/2003. Inoltre, il Tribunale avrebbe snaturato la funzione giuridica
         della nozione di «infrazione unica e continuata».
      
      16      Per quanto concerne il primo motivo, occorre esaminare, in primo luogo, la seconda parte di quest’ultimo, relativa all’errore
         che il Tribunale avrebbe commesso interpretando e applicando la nozione di «pratica concordata»; poi, in secondo luogo, la
         prima parte di questo motivo, con la quale la Solvay Solexis accusa il Tribunale di aver interpretato e applicato erroneamente
         la nozione di «accordo»; e infine, in terzo e ultimo luogo, la terza parte di detto motivo, concernente un presunto snaturamento,
         da parte del Tribunale, della funzione giuridica della nozione di «infrazione unica e continuata».
      
       Sulla seconda parte del primo motivo, relativa all’interpretazione e all’applicazione della nozione di «pratica concordata»
      –       Argomenti delle parti
      17      La Solvay Solexis sostiene che la sentenza impugnata sarebbe viziata per illegittimità in quanto il Tribunale ha qualificato
         in via subordinata, nei punti da 101 a 120 di detta sentenza, i contatti tra i produttori di perossido di idrogeno durante
         il periodo iniziale come costitutivi di una «pratica concordata» ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, CE.
      
      18      La Solvay Solexis ricorda che, secondo la giurisprudenza consolidata della Corte, confermata in ultimo con la sentenza del
         4 giugno 2009, T-Mobile Netherlands e a. (C‑8/08, Racc. pag. I‑4529), gli elementi costitutivi di una pratica concordata sono
         i seguenti, ossia una concertazione tra le imprese che può ridurre l’incertezza riguardo al loro comportamento sul mercato,
         un comportamento sul mercato che fa seguito a tale concertazione e un nesso di causa/effetto tra questi due elementi. Inoltre,
         in caso di «pratica concordata per l’oggetto», la Commissione potrebbe presumere il secondo e il terzo elemento, fatta salva
         però la prova contraria fornita dall’impresa interessata che dimostri che essa non ha tenuto conto dei contatti in questione
         o delle informazioni oggetto di scambio per determinare il suo comportamento sul mercato.
      
      19      Quanto al primo elemento costitutivo di una pratica concordata, la Solvay Solexis asserisce che il Tribunale, nella sua valutazione
         dei fatti, avrebbe snaturato gli elementi di prova del fascicolo relativi alla natura delle informazioni scambiate tra la
         Ausimont e i suoi concorrenti durante il periodo iniziale, circostanza che l’avrebbe indotto a considerare, a torto, che queste
         informazioni potessero ridurre l’incertezza in merito al comportamento di detta società e che, di conseguenza, i contatti
         che quest’ultima ha parimenti tenuto durante il periodo iniziale costituissero una violazione dell’articolo 81 CE.
      
      20      A questo proposito, la Solvay Solexis sostiene che le informazioni oggetto di scambio durante il periodo iniziale vertevano
         unicamente su proposte di ripartizione della capacità produttiva disponibile, in considerazione degli investimenti nei nuovi
         stabilimenti. Lo scambio di informazioni siffatte non sarebbe oggettivamente in grado di ridurre l’incertezza in merito al
         comportamento della Ausimont sul mercato, tanto più che quest’ultima non aveva nessun interesse a limitare la nuova capacità
         produttiva nella quale essa aveva appena investito.
      
      21      La Solvay Solexis critica inoltre il Tribunale per aver giudicato, nel punto 109 della sentenza impugnata, che le proposte
         discusse in occasione delle riunioni svoltesi durante il periodo iniziale vertessero anche sulla definizione dei livelli di
         prezzo del perossido di idrogeno. Essa ritiene che quest’affermazione rappresenti uno snaturamento degli elementi di prova
         relativi al contenuto di queste proposte, in quanto i prezzi praticati avrebbero costituito oggetto di discussioni regolari
         solo dopo il periodo iniziale quando, visto il fallimento di tutte le discussioni sulla ripartizione delle capacità produttive,
         le parti sarebbero giunte a un accordo sui prezzi. A questo riguardo, la Solvay Solexis precisa che, quando, durante le riunioni
         alle quali la Ausimont ha partecipato, sono state affrontate questioni concernenti i prezzi, si sarebbe trattato in realtà
         dei prezzi di fornitura praticati tra i produttori e non dei prezzi da applicare ai clienti sul mercato.
      
      22      Il Tribunale avrebbe quindi snaturato gli elementi di prova e, di conseguenza, avrebbe commesso un errore manifesto, giudicando
         che il primo elemento costitutivo di una pratica concordata, ossia l’esistenza di una concertazione illecita, fosse stato
         provato. Infatti, sarebbe evidente che le discussioni e le proposte di ripartizione della capacità produttiva non siano mai
         sboccate su una convergenza, anche solo di principio, e non avrebbero potuto in nessun caso ridurre l’incertezza riguardo
         al comportamento che la Ausimont avrebbe adottato sul mercato.
      
      23      Per quanto concerne il secondo e il terzo elemento costitutivi di una pratica concordata, la Solvay Solexis ritiene che il
         Tribunale abbia commesso un errore di diritto giudicando, nei punti 117 e 118 della sentenza impugnata, che, in un’ipotesi
         di «pratica concordata per l’oggetto», i dati fondamentali relativi alla concorrenza, quali i volumi di vendita e i prezzi,
         siano irrilevanti al fine di inficiare la presunzione relativa concernente il comportamento sul mercato dell’impresa interessata,
         circostanza che costituirebbe inoltre un vizio di motivazione a fronte degli argomenti da essa dedotti.
      
      24      La Solvay Solexis sostiene di aver illustrato dinanzi al Tribunale numerosi elementi che dimostrerebbero che la Ausimont non
         avrebbe tenuto conto dei contatti avvenuti tra le parti per determinare il suo comportamento sul mercato durante il periodo
         iniziale. In particolare, essa avrebbe dimostrato che, tra il 1995 e il 1997, i suoi volumi di vendita per il perossido di
         idrogeno sarebbero fortemente aumentati nei due Stati nei quali si concentrava la maggior parte della sua attività e i suoi
         prezzi medi sarebbero diminuiti di più della metà.
      
      25      A questo proposito, in primo luogo, la Solvay Solexis rileva che tutto il sistema di pratiche anticoncorrenziali del diritto
         dell’Unione mira a favorire la libera determinazione dei due dati economici più importanti per il comportamento sul mercato,
         ossia i volumi di vendita e i prezzi. Pertanto, essa giudica contraddittorio il fatto che, nel caso di specie, il Tribunale
         ritenga «irrilevanti» questi dati, proprio quando esso deve determinare se il comportamento dell’impresa sul mercato possa
         essere stato influenzato dalla concertazione.
      
      26      In secondo luogo, la Solvay Solexis sottolinea che i dati citati sono particolarmente probanti, soprattutto per un mercato
         di materie prime come quello del perossido di idrogeno, in cui l’innovazione e la qualità del prodotto non sono criteri importanti
         sotto il profilo della concorrenza e dove le uniche leve che le imprese possono manovrare per modificare la situazione del
         mercato sono proprio i volumi di vendita e i prezzi. Inoltre, il fascicolo conterrebbe numerosi documenti che dimostrerebbero
         che il comportamento della Ausimont si inseriva in una vera e propria guerra dei prezzi.
      
      27      Ebbene, secondo la Solvay Solexis, il Tribunale si sarebbe limitato a concludere che, benché i dati relativi ai volumi di
         vendita e ai prezzi dimostrerebbero che la concertazione non ha influenzato la condotta della Ausimont, essi sarebbero ciònondimeno
         irrilevanti e non potrebbero inficiare la presunzione semplice, in base alla quale esiste un nesso di causa/effetto tra la
         concertazione e il comportamento sul mercato in quanto, in base al punto 118 della sentenza impugnata, ciò non impedirebbe
         di constatare che la pratica concordata in questione ha comunque limitato la concorrenza tra le imprese interessate, in particolare
         eliminando le pressioni concorrenziali. La Solvay Solexis sottolinea che questa posizione del Tribunale non sarebbe accompagnata
         da nessuna spiegazione, di modo che essa sarebbe parimenti viziata sotto il profilo della motivazione, circostanza che costituirebbe
         un motivo di annullamento di detta sentenza.
      
      28      In terzo luogo, la Solvay Solexis ritiene che sia il punto 114 della sentenza impugnata, sia la conclusione ricavata nel punto
         118 della medesima confonderebbero l’analisi del comportamento sul mercato della Ausimont, di cui le spetta l’onere di fornire
         la prova contraria, con quella degli effetti di un’intesa la quale, nel caso delle restrizioni per l’oggetto, è rilevante
         solo al fine di valutare la gravità dell’intesa e non per dimostrare la sua stessa esistenza.
      
      29      Pertanto, giudicando che i dati relativi ai volumi di vendita e ai prezzi non fossero rilevanti per inficiare la presunzione
         semplice concernente il comportamento sul mercato della Ausimont, il Tribunale avrebbe trasformato questa presunzione in una
         presunzione assoluta, circostanza che costituirebbe una violazione delle norme relative all’onere della prova di cui all’articolo
         2 del regolamento n. 1/2003 e un errore di diritto in sede di interpretazione e applicazione della nozione di «pratica concordata»
         ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, CE.
      
      30      La Commissione si oppone agli argomenti dedotti dalla Solvay Solexis. 
      
      –       Giudizio della Corte
      31      Per quanto concerne l’argomento della Solvay Solexis relativo a un presunto snaturamento degli elementi di prova, concernenti
         la natura delle informazioni scambiate tra la Ausimont e i suoi concorrenti durante il periodo iniziale, che il Tribunale
         avrebbe commesso nei punti da 104 a 112 della sentenza impugnata, occorre ricordare che, per giurisprudenza consolidata, quando
         un ricorrente lamenta uno snaturamento degli elementi di prova da parte del Tribunale, egli, in applicazione degli articoli
         256 TFUE, 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, e 112, paragrafo 1, primo comma, lettera
         c), del regolamento di procedura di quest’ultima, quale vigente alla data di presentazione dell’impugnazione, deve indicare
         in modo preciso gli elementi che sarebbero stati snaturati da quest’ultimo e dimostrare gli errori di analisi che, nella valutazione
         da esso sviluppata, avrebbero portato il Tribunale a detto snaturamento. 
      
      32      Inoltre, in base a una giurisprudenza parimenti consolidata, lo snaturamento degli elementi di prova deve risultare manifestamente
         dai documenti del fascicolo, senza che sia necessario effettuare una nuova valutazione dei fatti e delle prove.
      
      33      Nel caso di specie occorre constatare che, limitandosi ad affermare, in modo generico, che il Tribunale avrebbe snaturato
         gli elementi di prova relativi alla natura delle informazioni scambiate tra la Ausimont e i suoi concorrenti durante il periodo
         iniziale, senza nemmeno dimostrare gli errori di analisi che detto organo giurisdizionale avrebbe commesso, la Solvay Solexis
         non ha soddisfatto gli obblighi ad essa incombenti ai sensi di detta giurisprudenza consolidata.
      
      34      Inoltre, per quanto riguarda l’argomento della Solvay Solexis riguardante un presunto snaturamento degli elementi di prova,
         da parte del Tribunale, in quanto quest’ultimo ha affermato, nel punto 109 della sentenza impugnata, che le proposte discusse
         in occasione delle riunioni in questione riguardavano anche la definizione dei livelli di prezzo del perossido di idrogeno,
         occorre constatare che detta asserzione impone obbligatoriamente di procedere a una nuova valutazione dei fatti e delle prove,
         posto che il presunto snaturamento non risulta in modo manifesto dagli elementi del fascicolo. Ad ogni modo, basti rilevare
         che la stessa Solvay Solexis ammette che la questione dei prezzi praticati tra i produttori era stata affrontata in occasione
         di tali riunioni. Da ciò consegue che, poiché questi prezzi hanno necessariamente un’incidenza sul livello dei prezzi sul
         mercato, il Tribunale non può essere censurato per avere formulato detta affermazione.
      
      35      Per quanto concerne l’argomento della Solvay Solexis relativo a un presunto errore che il Tribunale avrebbe commesso, nei
         punti 117 e 118 della sentenza impugnata, giudicando che la prova contraria ricavabile da dati relativi ai volumi di vendita
         e ai prezzi non può inficiare la presunzione semplice, cui si ispira la giurisprudenza, che consente di dimostrare l’esistenza
         di una pratica concordata, occorre ricordare che la Corte ha giudicato che la nozione di «pratica concordata», ai sensi dell’articolo
         81, paragrafo 1, CE, implica, oltre alla concertazione tra le imprese interessate, un comportamento sul mercato che faccia
         seguito a tale concertazione e un nesso di causa/effetto tra questi due elementi (v., segnatamente, sentenza T-Mobile Netherlands
         e a., cit., punto 51 e giurisprudenza ivi citata).
      
      36      La Corte ha parimenti giudicato che una pratica concordata ha un oggetto anticoncorrenziale ai sensi dell’articolo 81, paragrafo
         1, CE quando, in ragione del suo tenore nonché della sua finalità, e tenuto conto del contesto economico e giuridico nel quale
         si inserisce, sia concretamente idonea ad impedire, restringere o falsare la concorrenza nel mercato comune. Non è necessario
         che la concorrenza sia effettivamente impedita, ristretta o falsata, né che sussista un nesso diretto fra tale pratica concordata
         e i prezzi al dettaglio. Lo scambio di informazioni tra i concorrenti persegue uno scopo anticoncorrenziale quando è in grado
         di eliminare le incertezze relative al comportamento programmato dalle imprese interessate (v. sentenza T-Mobile Netherlands
         e a., cit., punto 43).
      
      37      La Corte ha precisato peraltro che si deve presumere, fatta salva la prova contraria il cui onere incombe agli operatori interessati,
         che le imprese partecipanti alla concertazione e che rimangono presenti sul mercato tengano conto degli scambi di informazioni
         con i loro concorrenti per decidere il proprio comportamento sul mercato stesso. Ciò sarà tanto più esatto quando la concertazione
         avviene in modo regolare nel corso di un lungo periodo (v., segnatamente, sentenza T‑Mobile Netherlands e a., cit., punto
         51 e giurisprudenza ivi citata).
      
      38      Al fine di inficiare questa presunzione, è onere dell’impresa interessata dimostrare che la concertazione non abbia influenzato
         in nessun modo il suo personale comportamento sul mercato (v. sentenza dell’8 luglio 1999, Hüls/Commissione, C‑199/92 P, Racc. pag. I‑4287,
         punto 167). La prova contraria dev’essere pertanto idonea a escludere qualsiasi collegamento tra la concertazione e la determinazione,
         da parte di quest’impresa, del suo comportamento sul mercato.
      
      39      A questo riguardo, occorre rilevare che una serie di dati relativi ai volumi di vendita e ai prezzi praticati dall’impresa
         interessata non possono bastare, come tali, a inficiare detta presunzione. Infatti, questi dati non consentono di dimostrare,
         da soli, che quest’impresa non abbia tenuto conto delle informazioni scambiate con i suoi concorrenti per determinare il suo
         comportamento sul mercato. Da ciò consegue che detti dati non escludono, in quanto tali, di presumere che la concertazione
         abbia consentito a detta impresa di eliminare le incertezze riguardanti il suo comportamento sul mercato, di modo che sia
         stato possibile ostacolare, restringere o falsare la normale concorrenza.
      
      40      Di conseguenza, non si può rimproverare il Tribunale per aver giudicato che i dati relativi ai volumi di vendita e ai prezzi
         della Solvay Solexis non fossero tali da inficiare la presunzione semplice in questione, giudicando, nel punto 117 della sentenza
         impugnata, che, anche ipotizzando che venisse dimostrato che lo scambio di informazioni in questione non abbia influenzato
         questi volumi di vendita e questi prezzi durante il periodo in questione, ciò non porterebbe a rimettere in discussione la
         correttezza delle valutazioni della Commissione. Pertanto, il Tribunale non ha commesso una violazione delle norme relative
         all’onere della prova di cui all’articolo 2 del regolamento n. 1/2003.
      
      41      Parimenti, posto che detti dati forniti dalla Solvay Solexis sono stati giustamente giudicati dal Tribunale come inidonei
         a inficiare la presunzione semplice in questione, detto giudice non può nemmeno essere censurato per avere violato l’obbligo
         di motivazione, omettendo di fornire una motivazione specifica a tale riguardo. Ad ogni modo, è giocoforza constatare che,
         nei punti da 117 a 119 della sentenza impugnata, il Tribunale ha risposto, in modo giuridicamente valido, agli argomenti di
         detta società riguardanti i volumi di vendita e i prezzi praticati sul mercato durante il periodo in questione.
      
      42      Peraltro, nei punti 114 e 118 della sentenza impugnata, il Tribunale non ha assolutamente fatto confusione tra l’analisi del
         comportamento sul mercato della Ausimont e quella degli effetti di un’infrazione sul mercato. Infatti, una semplice lettura
         di questi punti basta per constatare che questa presunta confusione deriva da una lettura manifestamente parziale ed errata
         di detti punti, condotta dalla Solvay Solexis.
      
      43      Dall’insieme delle precedenti considerazioni discende che il Tribunale non ha commesso nessun errore di diritto interpretando
         e applicando la nozione di «pratica concordata», ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, CE, giudicando, nei punti da 101
         a 120 della sentenza impugnata, che i contatti posti in essere durante il periodo iniziale potevano comunque essere qualificati
         come «pratica concordata» ai sensi di tale disposizione.
      
      44      Poiché nessun argomento dedotto a sostegno della seconda parte del primo motivo è stato accolto, detta parte dev’essere respinta.
      
       Sulla prima parte del primo motivo, relativa all’interpretazione e all’applicazione della nozione di «accordo»
      –       Argomenti delle parti
      45      La Solvay Solexis ritiene che la sentenza impugnata sia viziata per illegittimità, in quanto in essa si afferma che i contatti
         avvenuti tra i produttori di perossido di idrogeno durante il periodo iniziale possono essere qualificati come «accordo» ai
         sensi dell’articolo 81 CE. Il Tribunale avrebbe giudicato a torto, nei punti da 88 a 90 di questa sentenza, che esisteva una
         volontà comune di restringere la concorrenza.
      
      46      La Solvay Solexis sottolinea che quest’affermazione del Tribunale è in contraddizione con quella formulata nel punto 85 di
         detta sentenza, secondo la quale, durante il periodo iniziale, le parti «non sono stat[e] in grado di concludere un accordo
         in quanto tale relativamente alla ripartizione del mercato». Di conseguenza se, come parrebbe manifesto e pacifico, non c’è
         stato accordo sulla ripartizione del mercato, il Tribunale non avrebbe precisato quale altro tipo d’accordo sia stato concluso.
      
      47      Peraltro, qualificare come «accordo» la condotta della Ausimont e delle altre imprese coinvolte durante il periodo iniziale
         sarebbe manifestamente in contrasto con la giurisprudenza consolidata degli organi giurisdizionali dell’Unione europea riguardante
         la nozione di «accordo» ai sensi dell’articolo 81 CE. Infatti, per constatare l’esistenza di un «accordo», sarebbe necessario
         fornire la prova che le imprese si siano accordate su un «determinato comportamento nel mercato». Ciò significherebbe che
         ci sarebbe stata una convergenza espressa o tacita relativamente a un determinato meccanismo collusivo, pur se non definito
         in tutti i suoi dettagli.
      
      48      A questo proposito, la Solvay Solexis afferma che, nel caso di specie, tanto durante il periodo iniziale quanto dopo il medesimo,
         non ci sarebbe mai stato nessun accordo e nessuna convergenza riguardanti in concreto l’unico oggetto ricorrente nell’ambito
         delle discussioni dal 1995 al 1997, ossia il tentativo di alcuni produttori di determinare modalità che consentissero di rendere
         stabile il mercato a fronte della nuova capacità produttiva che la Ausimont e altre due imprese stavano per immettere sul
         mercato.
      
      49      Oltre all’errore di diritto relativo alla nozione di «accordo» ai sensi dell’articolo 81 CE, il Tribunale avrebbe anche commesso
         un manifesto snaturamento degli elementi di prova, i quali testimonierebbero incontestabilmente a favore della mancanza di
         accordi relativi a un piano durante il periodo iniziale.
      
      50      Infine, quanto alla motivazione della sentenza impugnata secondo la quale i contatti avvenuti durante il periodo iniziale
         sarebbero serviti a predisporre un accordo anticoncorrenziale, la Solvay Solexis ritiene che il Tribunale si sia fondato a
         torto su due cause che hanno portato alle sue sentenze del 6 aprile 1995, Tréfilunion/Commissione (T‑148/89, Racc. pag. II‑1063,
         punto 82), nonché dell’8 luglio 2008, BPB/Commissione (T‑53/03, Racc. pag. II‑1333, punto 178), nelle quali lo scambio di
         informazioni era realmente destinato a predisporre l’esecuzione e/o il controllo di un accordo già concluso, ossia uno scenario
         completamente diverso da quello di cui al caso di specie.
      
      51      La Commissione critica l’argomentazione della Solvay Solexis. 
      
      –       Giudizio della Corte
      52      Secondo una giurisprudenza costante, le nozioni di «accordo» e di «pratica concordata», ai sensi dell’articolo 81, paragrafo
         1, CE, comprendono, dal punto di vista soggettivo, forme di collusione che condividono la stessa natura e si distinguono solo
         per la loro intensità e per le forme con cui si manifestano (v., segnatamente, sentenza T‑Mobile Netherlands e a., cit., punto
         23 e giurisprudenza ivi citata). Di conseguenza, basta che la prova degli elementi costitutivi dell’una o dell’altra di queste
         forme di infrazione previste da detta disposizione sia stata fornita affinché quest’ultima comunque si applichi.
      
      53      Da ciò discende che, anche ipotizzando che il Tribunale abbia commesso un errore interpretando e applicando la nozione di
         «accordo» ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 1, CE, questo presunto errore non potrebbe condurre, da solo, all’annullamento
         della sentenza impugnata dal momento che, come si evince dall’esame della seconda parte del primo motivo e, in particolare,
         dal punto 43 della presente sentenza, nei punti da 101 a 120 della sentenza impugnata è stato correttamente dimostrato che
         i contatti avvenuti nel corso del periodo iniziale potevano essere comunque qualificati come «pratica concordata» ai sensi
         di detta disposizione.
      
      54      Ne consegue che la prima parte del primo motivo dev’essere respinta in quanto inoperante.
      
       Sulla terza parte del primo motivo, relativa alla nozione di «infrazione unica e continuata»
      –       Argomenti delle parti
      55      Con la terza parte del primo motivo, la Solvay Solexis sostiene che la sentenza impugnata sarebbe parimenti viziata per illegittimità
         per quanto concerne l’applicazione della nozione di «infrazione unica e continuata» al periodo iniziale. Infatti, la Solvay
         Solexis rileva che sembra che il Tribunale affermi, nei punti 81 e 82 di detta sentenza, che la Commissione non abbia l’obbligo
         di qualificare ciascun comportamento accertato come «accordo» o «pratica concordata» ai sensi dell’articolo 81, paragrafo
         1, CE, e che pertanto essa non potrebbe essere criticata, in punto di diritto, per aver definito il complesso dei comportamenti
         in questione come integranti tutti gli elementi costitutivi di un accordo e/o di una pratica concordata.
      
      56      Secondo la Solvay Solexis, quest’affermazione parrebbe in contrasto con il principio espresso dalla Corte nel punto 135 della
         sua sentenza dell’8 luglio 1999, Commissione/Anic Partecipazioni (C‑49/92 P, Racc. pag. I‑4125), secondo il quale la Commissione
         rimane obbligata a dimostrare che ciascun comportamento accertato sia soggetto al divieto enunciato dall’articolo 81, paragrafo
         1, CE, a titolo di accordo, di pratica concordata o di decisione di associazione di imprese.
      
      57      La Solvay Solexis sottolinea che questa verifica dell’esistenza di un «accordo» o di una «pratica concordata» al fine di constatare
         una violazione dell’articolo 81 CE sarebbe essenziale per fornire la prova dell’inizio di una presunta infrazione, in quanto
         questo elemento avrebbe un’incidenza decisiva sulla durata dell’infrazione e, di conseguenza, un impatto sulla responsabilità
         addebitata alle imprese. Pertanto, la Solvay Solexis non censura il Tribunale e la Commissione per aver qualificato, nel caso
         di specie, l’intesa nel suo insieme come infrazione unica e continuata, ma critica l’uso di questa qualifica per eliminare
         o ridurre l’onere della prova previsto dall’articolo 2 del regolamento n. 1/2003 al fine di dimostrare l’esistenza di un’infrazione
         ai sensi dell’articolo 81 CE, omettendo di precisare se e in cosa i contatti avvenuti durante il periodo iniziale costituissero
         un «accordo» o una «pratica concordata».
      
      58      La Commissione si oppone a questa argomentazione della Solvay Solexis. 
      
      –       Giudizio della Corte
      59      Come ricordato nel punto 52 della presente sentenza, le nozioni di «accordo» e di «pratica concordata», ai sensi dell’articolo
         81, paragrafo 1, CE, comprendono, dal punto di vista soggettivo, forme collusive che condividono la medesima natura e si distinguono
         solo per la loro intensità e per le forme in cui esse si manifestano.
      
      60      Da ciò discende che, per quanto concerne forme collusive della stessa natura, non si può pretendere dalla Commissione che
         essa qualifichi ciascun comportamento accertato come «accordo» o «pratica concordata» ai sensi dell’articolo 81, paragrafo
         1, CE, dal momento che, in ogni caso, tale disposizione prevede l’una e l’altra forma di infrazione (v., in tal senso, sentenza
         Commissione/Anic Partecipazioni, cit., punto 132). La Commissione ha pertanto il diritto di qualificare ognuno di questi comportamenti
         come accordo «e/o» pratica concordata.
      
      61      Sebbene la Commissione rimanga obbligata a dimostrare che ciascun comportamento accertato rientri nel divieto sancito dall’articolo
         81, paragrafo 1, CE, a titolo di accordo, di pratica concordata o di decisione di associazione di imprese, ad essa basta nondimeno
         fornire, per ciascuno di questi comportamenti, la prova degli elementi costitutivi dell’una o dell’altra di tali forme di
         infrazione prevista da tale disposizione affinché quest’ultima venga comunque applicata (v., in tal senso, sentenza Commissione/Anic
         Partecipazioni, cit., punti 135 e 136). Pertanto, quando la Commissione attribuisce a un comportamento esaminato la doppia
         qualifica di accordo «e/o» di pratica concordata, l’infrazione di detta disposizione deve ritenersi dimostrata, una volta
         che quest’istituzione sia stata in grado di fornire la prova degli elementi costitutivi di almeno una di tali forme collusive.
      
      62      Alla luce di ciò, non si può censurare il Tribunale per aver dichiarato, nei punti 81 e 82 della sentenza impugnata, che la
         Commissione non è tenuta a qualificare ciascun comportamento accertato come «accordo» o «pratica concordata» ai sensi dell’articolo
         81, paragrafo 1, CE, e che pertanto essa non può essere criticata, in punto di diritto, per aver definito il complesso dei
         comportamenti in questione come contrassegnato da tutti gli elementi costitutivi «di un accordo e/o di una pratica concordata»,
         purché si potesse ritenere che essi rientrassero nell’una o nell’altra delle forme collusive previste da tale disposizione.
      
      63      Occorre inoltre rilevare che, come si evince dall’esame della seconda parte del primo motivo e, in particolare, dal punto
         43 della presente sentenza, esso ha giustamente dimostrato, nei punti da 101 a 120 della sentenza impugnata, che i contatti
         intercorsi durante il periodo iniziale potevano essere comunque qualificati come «pratica concordata» ai sensi dell’articolo
         81, paragrafo 1, CE.
      
      64      Da ciò consegue che, poiché il Tribunale ha sostanzialmente giudicato a ragione, nei detti punti, che, per quanto concerne
         i comportamenti accertati con riferimento al periodo iniziale, era stata fornita la prova degli elementi costitutivi di una
         pratica concordata rientrante nel divieto sancito dall’articolo 81, paragrafo 1, CE, non si può nemmeno censurare detto giudice
         per avere eliminato o ridotto l’onere della prova previsto dall’articolo 2 del regolamento n. 1/2003 al fine di dimostrare
         l’esistenza di un’infrazione ai sensi di tale disposizione.
      
      65      Di conseguenza, poiché la sentenza impugnata non è viziata dagli errori di diritto denunciati nell'ambito della terza parte
         del primo motivo, quest’ultima dev’essere parimenti respinta.
      
      66      Poiché nessuna argomentazione dedotta a sostegno del primo motivo è stata accolta, occorre respingere integralmente il motivo
         stesso.
      
       Sul secondo motivo, relativo alla determinazione dell’ammenda
      67      Con il suo secondo motivo, che si divide in due parti, la Solvay Solexis critica il Tribunale per aver approvato il livello
         dell’ammenda inflitta dalla Commissione. Da una parte, essa critica il Tribunale per non aver tenuto conto della mancata partecipazione
         della Ausimont all’intesa sulla riduzione delle capacità produttive. Dall’altro, essa si oppone alla categorizzazione della
         Ausimont rispetto alle altre imprese ai fini del calcolo dell’ammenda.
      
       Sulla prima parte del secondo motivo, relativa alla mancata partecipazione della Ausimont all’intesa sulla riduzione delle
         capacità produttive 
      
      –       Argomenti delle parti
      68      La Solvay Solexis sostiene che il Tribunale avrebbe violato i principi di parità di trattamento e di non discriminazione,
         nonché di essersi discostato dalla lettera e dallo spirito del punto 1, A, degli orientamenti del 1998, in forza del quale
         le imprese devono costituire oggetto di un trattamento differenziato in funzione della gravità delle infrazioni da esse commesse.
      
      69      In tal senso, la Solvay Solexis sostiene che, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale nei punti 264 e 265 della sentenza
         impugnata, il principio di parità di trattamento e gli orientamenti del 1998 imporrebbero di effettuare l’analisi della portata
         della partecipazione all’infrazione a partire dall’esame della «gravità» di quest’ultima, e non necessariamente solo a titolo
         di circostanza attenuante. A questo riguardo, la Solvay Solexis precisa che la Ausimont è l’unico produttore di perossido
         di idrogeno, insieme a un’altra impresa denominata Chemoxal SA, a non aver mai aderito all’intesa sulla riduzione delle capacità
         produttive conclusa dopo il periodo iniziale, e ritiene che questo elemento avrebbe dovuto essere tenuto in considerazione
         nella determinazione dell’importo di base dell’ammenda inflittale.
      
      70      In subordine, la Solvay Solexis sostiene che, in forza del punto 3, secondo trattino, degli orientamenti del 1998, alla luce
         della condotta della Ausimont, sarebbe stato doveroso concederle almeno la circostanza attenuante relativa all’effettiva disapplicazione
         degli accordi o delle pratiche illecite. Il Tribunale, rifiutando, nei punti da 269 a 273 della sentenza impugnata, di applicare
         questa circostanza attenuante, in quanto quest’ultima richiederebbe l’effettiva adozione di un comportamento concorrenziale
         sul mercato tale da aver intralciato il funzionamento stesso dell’intesa, avrebbe deformato la portata di questi orientamenti
         e avrebbe conseguentemente violato il principio fondamentale della certezza del diritto. Peraltro, il Tribunale avrebbe parimenti
         violato l’articolo 81 CE affermando, nel punto 271 di questa sentenza, che la Ausimont non poteva godere della circostanza
         attenuante in questione in quanto gli accordi sulla riduzione della capacità produttiva costituivano solo uno degli elementi
         dell’infrazione.
      
      71      Infine, la Solvay Solexis ritiene che la sentenza impugnata presenti un grave vizio di motivazione, integrante un autonomo
         motivo d’annullamento, in quanto essa avrebbe già denunciato in primo grado la violazione dei citati principi fondamentali
         e detta sentenza non conterrebbe nessuna motivazione al riguardo.
      
      72      La Commissione sostiene che la prima parte del secondo motivo debba essere respinta.
      
      –       Giudizio della Corte
      73      In via preliminare, occorre rilevare che, nei punti da 261 a 274 della sentenza impugnata, il Tribunale ha analizzato l’argomento
         della Solvay Solexis diretto a dimostrare che la Commissione, in sede di determinazione dell’importo dell’ammenda inflittale,
         avrebbe dovuto tener conto della mancata partecipazione di tale società a uno degli elementi dell’infrazione, ossia a un accordo
         sulla limitazione delle capacità produttive.
      
      74      A questo riguardo, si deve ricordare che il Tribunale è il solo competente a controllare il modo in cui la Commissione ha
         valutato, in ciascun caso di specie, la gravità dei comportamenti illeciti. Nell’ambito dell’impugnazione, il controllo della
         Corte è volto, da un lato, ad esaminare in quale misura il Tribunale abbia preso in considerazione, in maniera giuridicamente
         corretta, tutti i fattori essenziali per valutare la gravità di un determinato comportamento alla luce dell’articolo 81 CE
         nonché dell’articolo 23 del regolamento n. 1/2003 e, dall’altro, ad appurare se il Tribunale abbia risposto in termini giuridicamente
         validi all’insieme degli argomenti invocati per ottenere l’annullamento dell’ammenda o la riduzione dell’importo di quest’ultima
         (v., segnatamente, sentenze del 17 dicembre 1998, Baustahlgewebe/Commissione, C‑185/95 P, Racc. pag. I‑8417, punto 128, nonché
         del 28 giugno 2005, Dansk Rørindustri e a./Commissione, C‑189/02 P, C‑202/02 P, da C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P, Racc. pag. I‑5425,
         punto 244).
      
      75      Si deve parimenti ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, ai fini della determinazione degli importi delle ammende
         occorre tener conto della durata delle infrazioni nonché di tutti i fattori che possono rientrare nella valutazione della
         gravità delle infrazioni stesse (v. sentenze del 7 giugno 1983, Musique Diffusion française e a./Commissione, da 100/80 a
         103/80, Racc. pag. 1825, punto 129, nonché Dansk Rørindustri e a./Commissione, cit., punto 240).
      
      76      La gravità delle infrazioni al diritto della concorrenza dell’Unione dev’essere accertata in funzione di un gran numero di
         elementi quali, segnatamente, le particolari circostanze del procedimento, il suo contesto e la portata dissuasiva delle ammende,
         e ciò senza che sia stato redatto un elenco vincolante o tassativo di criteri da tenere obbligatoriamente in considerazione
         (v., segnatamente, sentenze Dansk Rørindustri e a./Commissione, cit., punto 241, nonché del 3 settembre 2009, Prym e Prym
         Consumer/Commissione, C‑534/07 P, Racc. pag. I‑7415, punto 54).
      
      77      Tra i fattori che possono rientrare nella valutazione della gravità delle infrazioni figurano il comportamento di ciascuna
         impresa, la parte svolta da ciascuna di esse nel porre in essere l’intesa, il vantaggio che esse hanno potuto trarre dalla
         medesima, le loro dimensioni e il valore delle merci in questione nonché la minaccia che infrazioni di questo tipo costituiscono
         per gli scopi dell’Unione (cit. sentenze Musique Diffusion française e a./Commissione, punto 129, nonché Dansk Rørindustri
         e a./Commissione, punto 242).
      
      78      In considerazione di quest’ampio margine discrezionale riconosciuto per il calcolo dell’importo dell’ammenda, è possibile
         esaminare la minore gravità della partecipazione dell’impresa a un’infrazione o, a titolo di trattamento differenziato, in
         sede di valutazione della gravità dell’infrazione al fine di determinare l’importo di base dell’ammenda, o, a titolo di circostanze
         attenuanti, in sede di valutazione di queste ultime allo scopo di diminuire detto importo di base. Questa facoltà è conforme
         alla giurisprudenza ricordata nei punti 76 e 77 della presente sentenza, dato che essa impone comunque che si tenga conto,
         nell’effettuare tale calcolo, del comportamento individuale adottato dall’impresa in questione (v., in tal senso, sentenza
         dell’11 luglio 2013, Gosselin Group/Commissione, C‑429/11 P, punti 92 e 93).
      
      79      Da ciò deriva che, una volta che, nei punti da 268 a 273 della sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato, in sede di valutazione
         delle circostanze attenuanti, l’argomento della Solvay Solexis relativo alla sua mancata partecipazione a uno degli accordi
         collusivi dell’intesa, esso non può essere criticato per non averlo analizzato, a titolo di trattamento differenziato, in
         sede di valutazione della gravità dell’infrazione.
      
      80      Inoltre, per quanto concerne la censura rivolta al Tribunale, di avere ignorato, nei punti da 269 a 273 della sentenza impugnata,
         la mancata partecipazione della Solvay Solexis a un accordo sulla limitazione delle capacità produttive quale circostanza
         attenuante ricavabile dall’effettiva disapplicazione degli accordi o delle pratiche illecite, quale prevista nel punto 3,
         secondo trattino, degli orientamenti del 1998, occorre rilevare che da una semplice lettura letterale di questa disposizione
         risulta che quest’ultima richiede un’assenza totale di esecuzione dell’intesa e che non basta che l’impresa contravveniente
         non abbia partecipato ad alcuni degli accordi o delle pratiche collusive integranti l’intesa.
      
      81      Da ciò discende che, quando è stato dimostrato che l’impresa contravveniente ha potuto tener conto degli accordi collusivi
         dell’intesa al fine di determinare il proprio comportamento sul mercato in questione, la mancata partecipazione all’uno o
         all’altro di questi accordi, anche ad ipotizzarla dimostrata, non può bastare da sola a integrare la prova richiesta dalla
         giurisprudenza del Tribunale, citata nel punto 269 della sentenza impugnata, secondo la quale, per godere della circostanza
         attenuante prevista da detta disposizione, i contravvenienti devono dimostrare di avere adottato un comportamento concorrenziale
         o, quanto meno, di avere chiaramente e considerevolmente violato gli obblighi collegati all’esecuzione dell’intesa, al punto
         da averne intralciato il funzionamento stesso. Infatti, la prova della mera mancata partecipazione ad alcuni degli accordi
         collusivi dell’intesa non può escludere di per sé che gli altri accordi abbiano potuto nuocere alla concorrenza sul mercato
         in questione.
      
      82      Nello specifico, occorre rilevare, come evidenziato dal Tribunale nel punto 271 della sentenza impugnata, che gli accordi
         relativi alla riduzione delle capacità produttive, ai quali la Solvay Solexis afferma di non aver partecipato, costituivano
         solo uno degli elementi della complessa infrazione di cui trattasi nel caso di specie, la quale comprendeva altri comportamenti
         di notevole gravità rispetto alla restrizione della concorrenza sui mercati in questione, ossia gli accordi vertenti sugli
         aumenti di prezzo e sulla ripartizione dei mercati.
      
      83      Alla luce delle suesposte considerazioni e dato che, come si evince dalla sentenza impugnata, è stato dimostrato che, nella
         fattispecie, la Solvay Solexis ha potuto tener conto delle misure collusive dell’intesa vertenti sui prezzi e sulla ripartizione
         dei mercati, non si può censurare il Tribunale per avere ignorato, nei punti da 269 a 273 di detta sentenza, la mancata partecipazione
         di questa società a un accordo sulla limitazione delle capacità produttive quale circostanza attenuante desumibile dall’effettiva
         disapplicazione degli accordi o delle pratiche illecite.
      
      84      Per quanto concerne la presunta violazione dell’obbligo di motivazione che il Tribunale avrebbe commesso nei punti da 261
         a 273 della sentenza impugnata, basti rilevare che una semplice lettura di detti punti consente di constatare che esso ha
         risposto, in modo giuridicamente valido, all’insieme degli argomenti dedotti dalla Solvay Solexis diretti a dimostrare che
         la Commissione, in sede di determinazione dell’importo dell’ammenda inflittale, avrebbe dovuto tenere in considerazione la
         mancata partecipazione di questa società a un accordo sulla limitazione delle capacità produttive. Rifiutandosi giustamente,
         nei detti punti, di accogliere la circostanza attenuante in questione, il Tribunale ha necessariamente escluso qualsiasi violazione
         da parte della Commissione dei principi di parità di trattamento, equità e proporzionalità, nonché qualsiasi errore manifesto
         in sede di applicazione del punto 1, A, degli orientamenti del 1998 e la violazione dell’obbligo di motivazione ad essa incombente.
      
      85      Del resto, dev’essere dichiarata irricevibile la richiesta, formulata dalla Solvay Solexis nell’ambito della prima parte del
         secondo motivo, di procedere a un riesame generale dell’ammenda inflitta. Infatti, in base una giurisprudenza consolidata,
         non spetta alla Corte, quando si pronuncia su questioni di diritto nell’ambito di un’impugnazione, sostituire, per motivi
         di equità, la sua valutazione a quella del Tribunale che statuisce, nell’esercizio della sua competenza estesa al merito,
         sull’ammontare delle ammende inflitte ad imprese per la violazione, da parte di queste ultime, del diritto dell’Unione (v.,
         in particolare, citate sentenze Baustahlgewebe/Commissione, punto 129, nonché Dansk Rørindustri e a./Commissione, punto 245).
      
      86      Poiché nessun argomento dedotto a sostegno della prima parte del secondo motivo è stato accolto, detta parte dev’essere respinta.
      
       Sulla seconda parte del secondo motivo, relativa alla categorizzazione della Ausimont rispetto alle altre imprese per la determinazione
         dell’importo di base dell’ammenda
      
      –       Argomenti delle parti
      87      La Solvay Solexis ritiene che i principi di parità di trattamento, non discriminazione e certezza del diritto, nonché gli
         orientamenti del 1998 sarebbero stati parimenti violati in quanto il Tribunale ha confermato, per la determinazione dell’importo
         di base dell’ammenda, la classificazione della Ausimont nella terza categoria, al pari delle imprese EKA Chemicals AB, Kemira
         Oyj, FMC Foret SA e Arkema SA, alla quale è stato attribuito un importo di base dell’ammenda pari a EUR 20 milioni, pur essendo
         le quote di mercato di quest’ultima per il perossido di idrogeno circa il doppio di quelle della Ausimont. A questo proposito,
         la Solvay Solexis sostiene che, dal momento che l’infrazione relativa al perossido di idrogeno è durata 4,3 volte di più di
         quella relativa al perborato di sodio, se il risultato della somma dei fatturati ottenuto da questi due prodotti fosse stato
         ponderato al fine di tener conto della diversa durata di ciascuna intesa in base al prodotto interessato, la Commissione avrebbe
         classificato la Ausimont in un’altra categoria e, di conseguenza, le avrebbe attribuito un importo di base dell’ammenda inferiore.
      
      88      Inoltre, la Solvay Solexis ritiene che il Tribunale, nel punto 227 della sentenza impugnata, abbia alterato i risultati dell’analisi
         che essa ha prodotto dinanzi a detto giudice per illustrare le sue quote ponderate di mercato.
      
      89      La Solvay Solexis sostiene peraltro che il punto 229 della sentenza impugnata sia viziato da illegittimità, in quanto il Tribunale
         ha affermato che l’importo di partenza di EUR 20 milioni, attribuito alla Ausimont, era giustificato alla luce della qualificazione
         di infrazione molto grave dell’intesa in questione. Ebbene, nel punto 97 della citata sentenza Prym e Prym Consumer/Commissione,
         la Corte avrebbe dichiarato che, persino qualora un’infrazione venga qualificata come «molto grave», il Tribunale, in sede
         di valutazione e calcolo dell’importo di base dell’ammenda, non è assolutamente obbligato a considerare l’importo di EUR 20 milioni
         come un livello minimo al di sotto del quale non sia possibile scendere. Ciò sarebbe confermato dalla prassi della Commissione
         in materia di decisioni, la quale, in particolare, ha applicato alla Caffaro Srl, un’altra impresa implicata nell’intesa,
         un importo di base pari a EUR 1,875 milioni.
      
      90      La Commissione si oppone a questi argomenti della Solvay Solexis. 
      
      –       Giudizio della Corte 
      91      Occorre ricordare che, conformemente a una giurisprudenza costante, il principio di parità di trattamento è violato solo quando
         situazioni analoghe sono trattate in modo differente o quando situazioni differenti sono trattate in modo identico a meno
         che un siffatto trattamento non sia oggettivamente giustificato (v., segnatamente, sentenza del 10 gennaio 2006, IATA e ELFAA,
         C‑344/04, Racc. pag. I‑403, punto 95).
      
      92      Occorre parimenti ricordare che, per il calcolo delle ammende inflitte alle imprese che abbiano partecipato a un’intesa, un
         trattamento differenziato tra le imprese interessate è inerente all’esercizio dei poteri spettanti alla Commissione in materia.
         Infatti, nell’ambito della sua discrezionalità, la Commissione è chiamata a personalizzare la sanzione in funzione dei comportamenti
         e delle caratteristiche specifiche a queste imprese al fine di garantire, in ciascun caso di specie, la piena efficacia delle
         norme del diritto dell’Unione in materia di concorrenza (v., segnatamente, sentenza del 12 novembre 2009, SGL Carbon/Commissione,
         C‑564/08 P, punto 43 e giurisprudenza ivi citata).
      
      93      Con la seconda parte del secondo motivo, la Solvay Solexis, senza criticare di per sé il potere della Commissione di classificare
         in categorie le imprese partecipanti a un’intesa in funzione del loro fatturato e delle loro quote di mercato, asserisce che
         il Tribunale avrebbe dovuto constatare che il metodo utilizzato dalla Commissione ai fini di una siffatta classificazione,
         consistente nel sommare i fatturati concernenti i due prodotti in questione senza procedere a una ponderazione del risultato
         ottenuto al fine di tener conto della differente durata di ciascuna intesa in base al prodotto interessato, avrebbe portato
         a una classificazione iniqua e discriminatoria.
      
      94      Come rilevato dal Tribunale nel punto 221 della sentenza impugnata, per verificare se una suddivisione in categorie dei membri
         di un’intesa sia conforme ai principi della parità di trattamento e di proporzionalità, il Tribunale, nell’ambito del suo
         controllo sull’esercizio del potere discrezionale di cui la Commissione dispone in materia, deve tuttavia limitarsi ad accertare
         che detta ripartizione sia coerente ed oggettivamente giustificata (v. sentenza SGL Carbon/Commissione, cit., punto 49).
      
      95      Nel punto 222 della sentenza impugnata, il Tribunale ha affermato che, nel caso di specie, la Commissione aveva operato un
         trattamento differenziato delle imprese interessate sulla base del fatturato di ognuna di esse per ciascun prodotto in questione,
         nel 1999, rapportandolo al fatturato totale relativo ai due prodotti interessati. Esso ha parimenti evidenziato che questa
         istituzione aveva tenuto conto del fatto che talune imprese erano attive solo sul mercato di uno di questi due prodotti. Inoltre,
         nel punto 223 di questa sentenza, il Tribunale ha constatato che dai fatturati riportati nella decisione controversa, non
         contestati dalla Solvay Solexis, risultava che la quota di mercato di quest’ultima, quale calcolata, era vicina a quella delle
         altre imprese classificate nella stessa categoria. Infine, nel punto 224 di detta sentenza esso ha rilevato che, per quanto
         concerneva l’infrazione unica sui due mercati, la Commissione non poteva essere criticata per essersi basata, ai fini del
         trattamento differenziato, sulle quote di mercato calcolate in funzione dei fatturati combinati relativi ai due prodotti in
         questione.
      
      96      In base a questi elementi dettagliati, nel punto 225 della sentenza impugnata il Tribunale ha giudicato che, riguardo alle
         imprese che ponevano in commercio i due prodotti in questione, come la Solvay Solexis, la Commissione ha potuto misurare,
         in modo oggettivo e coerente, il peso individuale sul mercato di ciascuna impresa interessata e, di conseguenza, la sua effettiva
         capacità economica di provocare un danno importante alla concorrenza. Peraltro, nel punto 226 di questa sentenza, il Tribunale
         ha dichiarato che questa società non aveva dimostrato che la mancata ponderazione di questi fatturati combinati, in funzione
         della diversa durata dei comportamenti illeciti relativi all’uno o all’altro dei prodotti interessati, sia stata tale da compromettere
         il carattere oggettivo delle valutazioni in questione.
      
      97      Dalle considerazioni del Tribunale precedentemente ricordate discende che quest’ultimo ha correttamente verificato se la classificazione
         della Solvay Solexis nell’ambito della categoria in questione fosse coerente e oggettiva rispetto alle altre imprese collocate
         nella medesima categoria.
      
      98      Per di più la Corte, in sede di impugnazione, non può esaminare se la Commissione e il Tribunale avrebbero dovuto prevedere
         un metodo diverso, basato su altri elementi di riferimento e che portasse a un sistema di classificazione alternativo (v.
         sentenza SGL Carbon/Commissione, cit., punto 56).
      
      99      Di conseguenza, la classificazione della Solvay Solexis nell’ambito della categoria in questione e la determinazione forfettaria
         dell’importo di base dell’ammenda per questa categoria, compiuta dalla Commissione e accolta dal Tribunale, sono conformi
         al principio della parità di trattamento, di modo che nessuna discriminazione obiettivamente ingiustificata è stata commessa
         a tale riguardo.
      
      100    Per quanto concerne l’argomento della Solvay Solexis basato su una presunta violazione degli orientamenti del 1998, occorre
         ricordare che, in base a una giurisprudenza consolidata, la Commissione gode di un ampio margine discrezionale riguardo al
         metodo di calcolo delle ammende e che, in tale contesto, essa può tener conto di molteplici elementi. La Corte ha anche statuito
         che il metodo di calcolo delineato da detti orientamenti prevede vari elementi di flessibilità, che consentono alla Commissione
         di esercitare il proprio potere discrezionale in conformità al disposto dell’articolo 23 del regolamento n. 1/2003, come interpretato
         dalla Corte. Ciò nondimeno, spetta alla Corte verificare se il Tribunale abbia correttamente valutato l’esercizio, da parte
         della Commissione, di detto potere discrezionale (v., segnatamente, sentenza del 29 giugno 2006, SGL Carbon/Commissione, C‑308/04
         P, Racc. pag. I‑5977, punti da 46 a 48 e giurisprudenza ivi citata).
      
      101    Orbene, come si evince dai punti da 94 a 97 della presente sentenza, il Tribunale ha correttamente verificato l’esercizio,
         da parte della Commissione, del suo potere discrezionale in materia, di modo che detto argomento dev’essere respinto.
      
      102    Del resto, occorre rilevare che, sebbene il punto 1, A, settimo comma, degli orientamenti del 1998 affermi che il principio
         della parità delle sanzioni per un medesimo comportamento possa portare, qualora le circostanze lo impongano, all’applicazione
         di importi differenziati per le imprese interessate, lo stesso comma precisa tuttavia che tale differenziazione non deve obbedire,
         per ciò solo, a un calcolo rigorosamente aritmetico.
      
      103    Occorre parimenti sottolineare che, sebbene, al fine di determinare l’importo dell’ammenda a un livello che garantisca alla
         medesima un effetto sufficientemente dissuasivo, sia consentito tener conto del fatturato dell’impresa in questione, che costituisce
         un indizio, per quanto approssimativo e imperfetto, delle dimensioni di quest’ultima e del suo potere economico, non si deve
         però attribuire a tale dato un’importanza sproporzionata rispetto agli altri elementi di valutazione e, di conseguenza, la
         fissazione di un’ammenda adeguata non può essere il risultato di un semplice calcolo aritmetico basato sul fatturato (v. sentenza
         del 22 maggio 2008, Evonik Degussa/Commissione, C‑266/06 P, punto 120 e giurisprudenza ivi citata).
      
      104    Da ciò deriva che non occorre garantire, qualora le ammende siano inflitte a diverse imprese coinvolte in una stessa infrazione,
         che gli importi finali delle ammende risultanti dal calcolo per le imprese interessate riflettano tutte le differenze tra
         queste ultime in relazione ai rispettivi fatturati (v., in tal senso, citata sentenza Evonik Degussa/Commissione, punto 122).
      
      105    Per quanto concerne l’argomento della Solvay Solexis basato su un presunto snaturamento degli elementi di prova che il Tribunale
         avrebbe commesso nel punto 227 della sentenza impugnata, basti constatare che questo argomento si basa su una lettura manifestamente
         parziale ed errata di detto punto. Infatti, un semplice confronto fra gli accertamenti compiuti dal Tribunale in detto punto
         con i dati che questa società ha prodotto dinanzi al medesimo, al fine di illustrare le sue quote ponderate di mercato, basta
         a evidenziare che detti accertamenti non presentano elementi che lascino presumere un siffatto snaturamento. Di conseguenza,
         detto argomento va respinto in quanto totalmente infondato.
      
      106    Relativamente all’argomento della Solvay Solexis secondo il quale il punto 229 della sentenza impugnata sarebbe viziato per
         illegittimità, in quanto il Tribunale ha affermato che l’importo di partenza pari a EUR 20 milioni attribuito alla Ausimont
         è giustificato vista la qualifica di infrazione molto grave dell’intesa in questione, basti parimenti constatare che anche
         quest’argomento è basato su una lettura manifestamente parziale ed errata di tale punto. Infatti, il fatto di giudicare in
         detto punto che la classificazione di questa società in una categoria inferiore, corrispondente all’importo di partenza pari
         a EUR 20 milioni, dev’essere considerato giustificato alla luce dei criteri accolti dalla Commissione per la valutazione dell’importanza
         di ciascuna impresa sul mercato rilevante, alla luce della qualificazione come infrazione molto grave dell’intesa in questione,
         non può voler dire che il Tribunale abbia ritenuto tale importo come una soglia minima al di sotto della quale non fosse possibile
         scendere. Di conseguenza, detto argomento dev’essere respinto in quanto infondato.
      
      107    Poiché dall’insieme delle suesposte considerazioni discende che nessun argomento dedotto a sostegno della seconda parte del
         secondo motivo è stato accolto, occorre parimenti respingere tale parte.
      
      108    Poiché nessuno dei motivi dedotti dalla Solvay Solexis a sostegno della sua impugnazione può essere accolto, quest’ultima
         dev’essere integralmente respinta.
      
       Sulle spese
      109    Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura, che si applica al procedimento d’impugnazione a norma
         dell’articolo 184, paragrafo 1, del medesimo regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la Solvay Solexis, risultata soccombente, dev’essere condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      L’impugnazione è respinta.
      2)      La Solvay Solexis SpA è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: l’italiano.