CELEX: 52013PC0045
Language: it
Date: 2013-02-05
Title: Proposal for a DIRECTIVE OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on the prevention of the use of the financial system for the purpose of money laundering and terrorist financing

COMMISSIONE
                           EUROPEA
                                                      Strasburgo, 5.2.2013
                                                      COM(2013) 45 final
                                                      2013/0025 (COD)
                                          Proposta di
         DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
   relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei
             proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo
                               (Testo rilevante ai fini del SEE)
                                   {SWD(2013) 21 final}
                                   {SWD(2013) 22 final}
IT                                                                                       IT
 ---pagebreak---                                                   RELAZIONE
   1.         CONTESTO DELLA PROPOSTA
   Motivazione e obiettivi della proposta
   Gli obiettivi principali delle misure proposte sono il rafforzamento del mercato interno
   mediante la riduzione della complessità transfrontaliera, la tutela degli interessi della società
   dalla criminalità e dagli atti terroristici, la salvaguardia della prosperità economica
   dell’Unione europea assicurando un efficiente contesto imprenditoriale, il contributo alla
   stabilità finanziaria tutelando la solidità, il funzionamento regolare e l’integrità del sistema
   finanziario.
   Tali obiettivi verranno raggiunti assicurando la coerenza tra l’approccio dell’UE e quello
   internazionale, assicurando la coerenza tra le norme nazionali nonché la flessibilità
   nell’attuazione, assicurando norme incentrate sul rischio e adeguate allo scopo di far fronte a
   nuove minacce emergenti.
   Inoltre, la presente proposta integra e abroga la direttiva 2006/70/CE della Commissione,
   del 1° agosto 2006, recante misure di esecuzione della direttiva 2005/60/CE1, in modo da
   rendere il quadro legislativo antiriciclaggio più comprensibile e accessibile a tutte le parti
   interessate.
   La Commissione intende completare la presente proposta con il rafforzamento della risposta
   repressiva dell’UE al riciclaggio. Di conseguenza si prevede la presentazione nel 2013 di una
   proposta di armonizzazione del diritto penale per questo reato, sulla base dell’articolo 83,
   paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE)2.
   Contesto generale
   L’abbattimento delle barriere nel mercato interno non solo agevola la creazione o lo sviluppo
   di attività legittime nell’UE, ma può anche offrire maggiori opportunità di riciclaggio e
   finanziamento del terrorismo. I criminali che svolgono attività di riciclaggio potrebbero
   quindi cercare di occultare o mascherare la vera natura, l’origine o la proprietà dei beni in
   questione e trasformarli in proventi apparentemente leciti. Inoltre, il finanziamento del
   terrorismo può avere come fonti attività sia lecite sia criminose, in quanto le organizzazioni
   terroristiche conducono attività economiche che di per sé possono essere, o perlomeno
   apparire, lecite. Il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo costituiscono quindi
   un grave rischio per l’integrità, il funzionamento regolare, la reputazione e la stabilità del
   sistema finanziario, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’intera società.
   Per proteggere il funzionamento regolare del sistema finanziario e del mercato interno è stata
   adottata una normativa europea. Tuttavia, la natura mutevole delle minacce costituite dal
   riciclaggio e dal finanziamento del terrorismo, facilitata dalla continua evoluzione della
   tecnologia e dei mezzi a disposizione dei criminali, richiede un costante adattamento del
   quadro normativo per contrastarle.
   1
            GU L 214 del 4.8.2006, pag. 29.
   2
            http://ec.europa.eu/governance/impact/planned_ia/docs/2013_home_006_money_laundering_en.pdf
IT                                                       2                                              IT
 ---pagebreak---    A livello dell’UE, la direttiva 2005/60/CE, del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione
   dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di
   finanziamento del terrorismo3 (in seguito denominata “terza direttiva antiriciclaggio”)
   definisce il quadro volto a tutelare la solidità, l’integrità e la stabilità degli enti creditizi e
   finanziari, nonché la fiducia nel sistema finanziario nel suo complesso, contro il rischio di
   riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Le disposizioni dell’UE sono in larga parte
   basate sugli standard internazionali adottati dal gruppo d’azione finanziaria internazionale
   (GAFI) e, poiché la direttiva segue un approccio di armonizzazione minima, il quadro è
   completato da disposizioni adottate a livello nazionale.
   A livello internazionale, il GAFI ha proceduto ad un riesame approfondito degli standard
   internazionali e ha adottato una nuova serie di raccomandazioni nel febbraio 2012.
   Parallelamente al processo internazionale, la Commissione europea ha proceduto ad un
   proprio riesame del quadro europeo. In questa fase, la revisione della direttiva è
   complementare alle raccomandazioni rivedute del GAFI, che di per sé rappresentano un
   sostanziale rafforzamento del quadro antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo.
   La direttiva potenzia ulteriormente alcuni elementi delle raccomandazioni rivedute, in
   particolare in relazione all’ambito d’applicazione (inserendo i prestatori di servizi di gioco
   d’azzardo e i commercianti di oggetti con una soglia di valore di 7 500 EUR), alle
   informazioni sulla titolarità effettiva (che devono essere messe a disposizione degli enti
   obbligati e delle autorità competenti) e alle disposizioni sulle sanzioni. Essa tiene conto della
   necessità di aumentare l’efficacia delle misure antiriciclaggio adeguando il quadro giuridico
   per assicurare che la valutazione dei rischi venga condotta al livello opportuno e con la
   flessibilità necessaria a consentirne l’adeguamento a situazioni e attori diversi. Di
   conseguenza la direttiva, definendo un elevato livello di norme comuni, richiede agli Stati
   membri, alle autorità di vigilanza e agli enti obbligati di valutare i rischi e adottare adeguate
   misure di mitigazione commensurate a tali rischi. Ne consegue che la direttiva risulta meno
   dettagliata riguardo alle misure concrete da adottare.
   Disposizioni vigenti nel settore della proposta
   Sono stati adottati diversi strumenti giuridici per garantire un efficace quadro antiriciclaggio e
   di lotta al finanziamento del terrorismo a livello dell’UE. I più importanti sono:
   –         la terza direttiva antiriciclaggio, che rispecchia la maggior parte
             delle 40 raccomandazioni del GAFI e parte delle 9 raccomandazioni speciali (SR) del
             GAFI;
   –         il regolamento (CE) n. 1781/2006, del 15 novembre 2006, riguardante i dati
             informativi relativi all’ordinante che accompagnano i trasferimenti di fondi4, che
             recepisce la SR VII del GAFI relativa ai trasferimenti elettronici;
   –         il regolamento (CE) n. 1889/2005, del 26 ottobre 2005, relativo ai controlli sul
             denaro contante in entrata nella Comunità o in uscita dalla stessa5, che recepisce la
             SR IX del GAFI sui corrieri di denaro contante;
   3
            GU L 309 del 25.11.2005, pag. 15.
   4
            GU L 345 dell’8.12.2006, pag. 1.
   5
            GU L 309 del 25.11.2005, pag. 9.
IT                                                  3                                                  IT
 ---pagebreak---    –        la direttiva 2007/64/CE, del 13 dicembre 2007, relativa ai servizi di pagamento nel
            mercato interno6 (direttiva sui servizi di pagamento) che, unitamente alla terza
            direttiva antiriciclaggio, recepisce la SR VI del GAFI sui sistemi alternativi di
            rimessa di denaro;
   –        il regolamento (CE) n. 2580/2001, del 27 dicembre 2001, relativo a misure restrittive
            specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo7
            che, unitamente al regolamento (CE) n. 881/2002, del 27 maggio 20028, relativo
            all’attuazione delle sanzioni dell’ONU contro Al-Qaeda e i Talebani, recepisce parte
            della SR III del GAFI sul congelamento dei beni delle organizzazioni terroristiche.
   Coerenza con altre politiche e obiettivi dell’Unione
   L’adeguamento del quadro antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo proposto
   è pienamente coerente con le politiche adottate dall’UE in altri ambiti, in particolare:
   –        il programma di Stoccolma9, per un’Europa aperta e sicura al servizio e a tutela dei
            cittadini, invita gli Stati membri e la Commissione a sviluppare ulteriormente lo
            scambio di informazioni tra UIF (Unità di informazione finanziaria) nella lotta al
            riciclaggio di capitali;
   –        la strategia di sicurezza interna dell’UE10 individua le sfide più urgenti in materia di
            sicurezza cui l’UE dovrà far fronte negli anni a venire e propone cinque obiettivi
            strategici e specifiche azioni per il periodo 2011-2014 che contribuiranno a rendere
            più sicura l’Unione europea, tra cui figurano la lotta al riciclaggio e la prevenzione
            del terrorismo. In particolare, si è preso atto della necessità di aggiornare il quadro
            antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo dell’UE per aumentare la
            trasparenza delle persone giuridiche e degli istituti giuridici;
   –        le potenzialità di sfruttamento delle nuove tecnologie per occultare operazioni e
            identità induce gli Stati membri ad essere consapevoli dell’evoluzione tecnologica e
            a simulare l’uso dell’identificazione elettronica, della firma elettronica e dei servizi
            fiduciari per le transazioni elettroniche, in linea con la proposta della Commissione
            di regolamento in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le
            transazioni elettroniche nel mercato interno11;
   –        nel marzo 2012 la Commissione europea ha adottato una proposta in materia di
            congelamento e confisca dei proventi di reato nell’UE12, volta a garantire che gli
            Stati membri dispongano di un sistema efficiente, sostenuto dal quadro istituzionale e
            dalle risorse finanziarie e umane che si rendono necessari, per congelare, gestire e
            confiscare i proventi di reato;
   6
          GU L 319 del 5.12.2007, pag. 1.
   7
          GU L 344 del 28.12.2001, pag. 70.
   8
          GU L 139 del 29.5.2002, pag. 9.
   9
          GU C 115 del 4.5.2010, pag. 1.
   10
          Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio “La strategia di sicurezza
          interna dell’UE in azione: cinque tappe verso un’Europa più sicura”(COM(2010) 673 definitivo).
   11
          COM(2012) 238/2.
   12
          Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al congelamento e alla confisca dei
          proventi di reato nell’Unione europea (COM(2012) 85 final).
IT                                                       4                                                          IT
 ---pagebreak---    –    in relazione alla protezione dei dati, i chiarimenti proposti per la terza direttiva
        antiriciclaggio sono pienamente in linea con l’approccio definito nelle recenti
        proposte della Commissione in materia di protezione dei dati13, in base alle quali una
        specifica disposizione14 conferisce all’UE o alla legislazione nazionale la facoltà di
        limitare la portata degli obblighi e dei diritti previsti dal progetto di regolamento
        sulla base di una serie di specifiche motivazioni, tra cui la prevenzione, l’indagine,
        l’accertamento e il perseguimento dei reati;
   –    in relazione alle sanzioni, la proposta di introdurre una serie di norme minime
        fondate su principi per rafforzare le sanzioni amministrative è pienamente in linea
        con la politica della Commissione definita nella comunicazione “Potenziare i regimi
        sanzionatori nel settore dei servizi finanziari”15;
   –    in relazione all’inclusione finanziaria si è preso atto che l’adozione di un approccio
        eccessivamente prudente alle misure di salvaguardia contro il riciclaggio e nella lotta
        al finanziamento del terrorismo potrebbe involontariamente causare l’esclusione di
        attività lecite e di consumatori dal sistema finanziario. Su questo problema si è
        lavorato a livello internazionale16 per fornire orientamenti a sostegno dei paesi e
        delle rispettive istituzioni finanziarie ai fini dell’elaborazione di misure
        antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo che soddisfino l’obiettivo
        nazionale dell’inclusione finanziaria, senza pregiudicare le vigenti misure volte a
        combattere la criminalità. A livello dell’UE, la questione dell’inclusione finanziaria è
        attualmente allo studio nell’ambito dei lavori relativi a un pacchetto sui conti
        bancari;
   –    in merito alla cooperazione con persone o autorità (compresi organi giudiziari e
        amministrativi) incaricate dell’accertamento o della riscossione delle imposte o altri
        prelievi pubblici, delle procedure o azioni concernenti tali imposte, o delle decisioni
        sui ricorsi presentati per tali imposte o prelievi, la proposta è coerente con
        l’approccio alla lotta contro la frode fiscale e l’evasione fiscale17 adottato a livello
        internazionale, includendo un riferimento specifico ai reati fiscali nell’ambito dei
        reati gravi che possono essere considerati reati presupposto del riciclaggio. Anche il
        rafforzamento delle procedure di adeguata verifica della clientela ai fini
        dell’antiriciclaggio contribuirà alla lotta contro la frode fiscale e l’evasione fiscale.
   13
      Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la tutela delle persone fisiche
      con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione,
      indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, e la libera circolazione
      di tali dati (COM(2012) 10 final) e proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio
      concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera
      circolazione di tali dati (regolamento generale sulla protezione dei dati) (COM(2012) 11 final).
   14
      Articolo 21 del regolamento generale sulla protezione dei dati.
   15
      COM(2010) 716 definitivo.
   16
      “Misure antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo e inclusione finanziaria”, GAFI,
      giugno 2011.
   17
      Comunicazione della Commissione relativa a un piano d’azione per rafforzare la lotta alla frode fiscale
      e all’evasione fiscale, adottata dalla Commissione il 6 dicembre 2012, COM(2012) 722 final.
IT                                                    5                                                         IT
 ---pagebreak---    2.         CONSULTAZIONE DELLE PARTI INTERESSATE E VALUTAZIONI
              D’IMPATTO
   Consultazione delle parti interessate
   Nell’aprile 2012 la Commissione ha adottato una relazione sull’applicazione della terza
   direttiva antiriciclaggio invitando tutte le parti interessate a formulare osservazioni. La
   relazione s’incentrava su una serie di argomenti fondamentali (tra cui l’applicazione
   dell’approccio basato sul rischio, l’ampliamento dell’ambito di applicazione del quadro
   esistente, l’adeguamento dell’approccio agli obblighi di adeguata verifica della clientela, il
   chiarimento degli obblighi di segnalazione e i poteri di vigilanza, il rafforzamento della
   cooperazione tra le UIF, ecc.), essenziali ai fini del riesame della terza direttiva
   antiriciclaggio.
   La Commissione ha ricevuto 77 contributi da autorità pubbliche, società civile, associazioni
   d’impresa e società di diversi settori (servizi finanziari, settore del gioco d’azzardo, liberi
   professionisti, settore immobiliare, prestatori di servizi relativi a trust e società) in
   rappresentanza di un’ampia varietà di parti interessate. Ulteriori osservazioni, documenti di
   sintesi e contributi sono pervenuti al di fuori della consultazione.
   I risultati complessivi della consultazione18 confermano in generale i dubbi e i problemi
   evidenziati dalla relazione della Commissione nonché l’ampio sostegno alla proposta di
   allineamento alle norme GAFI rivedute e all’ulteriore chiarimento in alcune tematiche
   (protezione dei dati e modalità di applicazione delle norme in situazioni transfrontaliere).
   Consulenza di esperti
   Sono stati compiuti sforzi significativi per acquisire prove in questo campo e assicurarsi il
   pieno coinvolgimento delle varie parti interessate.
   In particolare, nel corso del 2010, il consulente esterno Deloitte19 ha condotto per conto della
   Commissione uno studio avente come oggetto l’applicazione della terza direttiva
   antiriciclaggio.
   Valutazione d’impatto
   La Commissione ha realizzato una valutazione d’impatto20, in cui ha analizzato le possibili
   conseguenze del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. In particolare, la mancata
   prevenzione del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo nel sistema finanziario può
   determinare impatti economici negativi (derivanti da perturbazioni dei flussi finanziari
   internazionali, dalla riduzione degli investimenti e da una diminuzione della crescita
   economica) e instabilità del mercato finanziario (derivante dalla riluttanza di altri intermediari
   finanziari a dedicarsi all’attività, perdita di reputazione, calo di fiducia e rischi prudenziali).
   18
           Il         documento          di       feedback         è        disponibile  alla     pagina
           http://ec.europa.eu/internal_market/company/financial-crime/index_en.htm.
   19
           Lo studio è disponibile alla pagina http://ec.europa.eu/internal_market/company/financial-
           crime/index_en.htm.
   20
           La           valutazione         d’impatto         è          disponibile    alla      pagina
           http://ec.europa.eu/internal_market/company/financial-crime/index_en.htm.
IT                                                       6                                               IT
 ---pagebreak---    Sono state esaminate le seguenti cause dei problemi:
   –        la diversa applicazione delle vigenti norme dell’UE nei diversi Stati membri, con una
            conseguente riduzione della certezza del diritto;
   –        le inadeguatezze e le lacune delle attuali norme dell’UE;
   –        l’incoerenza tra le norme attuali e gli standard internazionali recentemente riveduti.
   Ciò richiede il conseguimento dei seguenti obiettivi operativi:
   –        assicurare la coerenza tra le norme nazionali e, se del caso, la loro flessibilità di
            attuazione rafforzando e chiarendo i requisiti attuali;
   –        assicurare che le norme siano incentrate sul rischio e vengano adeguate per far fronte
            a nuove minacce emergenti, rafforzando e chiarendo i requisiti attuali;
   –        assicurare, mediante l’ampliamento dell’ambito di applicazione, la coerenza
            dell’approccio dell’UE con l’approccio adottato a livello internazionale, rafforzando
            e chiarendo i requisiti attuali.
   La valutazione d’impatto è giunta alla conclusione che le migliori opzioni praticabili per
   migliorare la situazione siano:
   –        ampliare l’ambito di applicazione al gioco d’azzardo: ampliare l’ambito di
            applicazione della direttiva oltre le case da gioco per includere il settore del gioco
            d’azzardo;
   –        soglie per le persone che negoziano beni: abbassare da 15 000 EUR a 7 500 EUR le
            soglie dell’ambito di applicazione e degli obblighi di adeguata verifica della clientela
            a persone che negoziano beni di valore elevato per le operazioni in contanti;
   –        regimi sanzionatori: introdurre una serie di norme minime fondate su principi per
            rafforzare le sanzioni amministrative;
   –        comparabilità dei dati statistici: consolidare e rendere più preciso l’obbligo relativo
            alla raccolta e trasmissione dei dati statistici;
   –        protezione dei dati: introdurre nella direttiva disposizioni volte a chiarire
            l’interazione tra gli obblighi in materia di antiriciclaggio/lotta al finanziamento del
            terrorismo e gli obblighi in materia di protezione dei dati;
   –        inclusione dei reati fiscali nell’ambito di applicazione: includere un riferimento
            esplicito ai reati fiscali come reato presupposto;
   –        disponibilità delle informazioni sul titolare effettivo: richiedere a tutte le società di
            acquisire informazioni sui propri titolari effettivi;
   –        identificazione del titolare effettivo: mantenere l’approccio che richiede
            l’identificazione del titolare effettivo a partire da una soglia di proprietà del 25%,
            chiarendo però a che cosa essa si riferisca;
IT                                                   7                                                IT
 ---pagebreak---    –         responsabilità di vigilanza nel paese di origine e nel paese ospitante in materia di
             antiriciclaggio: introdurre nuove norme che chiariscano che succursali e controllate
             ubicate in Stati membri diversi da quello in cui si trova la sede centrale applicano le
             norme antiriciclaggio del paese ospitante e rafforzare gli accordi di cooperazione tra
             le autorità di vigilanza del paese di origine e del paese ospitante;
   –         cooperazione transfrontaliera tra le Unità di informazione finanziaria (UIF):
             introdurre nuovi obblighi che rafforzino i poteri delle UIF e la cooperazione tra di
             esse;
   –         valutazioni nazionali dei rischi: introdurre un obbligo che prescriva agli Stati membri
             di condurre una valutazione dei rischi a livello nazionale e di adottare misure volte a
             mitigare i rischi;
   –         obbligo di adeguata verifica della clientela: gli Stati membri devono assicurare che,
             in alcune situazioni ad alto rischio, siano applicati obblighi rafforzati di adeguata
             verifica della clientela, consentendo invece l’applicazione di obblighi semplificati di
             adeguata verifica della clientela nelle situazioni a più basso rischio;
   –         equivalenza dei regimi dei paesi terzi: eliminare la procedura delle “liste bianche”;
   –         approccio alla vigilanza in funzione del rischio: riconoscere specificamente nella
             direttiva che la vigilanza può essere condotta in funzione del rischio;
   –         trattamento delle persone politicamente esposte: introdurre nuovi requisiti per le
             persone politicamente esposte a livello nazionale/in organizzazioni internazionali,
             con l’applicazione di misure in funzione del rischio.
   Inoltre, la valutazione d’impatto ha analizzato l’impatto delle proposte legislative sui diritti
   fondamentali. In linea con la Carta dei diritti fondamentali, le proposte mirano in particolare
   ad assicurare la protezione dei dati di carattere personale (articolo 8 della Carta), precisando le
   condizioni alle quali è possibile effettuarne l’archiviazione e il trasferimento. Le proposte non
   apporteranno modifiche, e pertanto non avranno su di esso alcun impatto, al diritto a un
   ricorso effettivo e a un giudice imparziale (articolo 47 della Carta) che, come confermato
   dalla Corte di giustizia (causa C-305/05), non è violato dalla direttiva. Il rispetto della vita
   privata (articolo 7), la libertà d’impresa (articolo 16) e il divieto di discriminazione
   (articolo 21) sono stati debitamente tenuti in considerazione. Infine, la proposta contribuirà
   indirettamente alla tutela del diritto alla vita (articolo 2 della Carta).
   3.        ELEMENTI GIURIDICI DELLA PROPOSTA
   Base giuridica
   La presente proposta è basata sull’articolo 114 del TFUE.
   Sussidiarietà e proporzionalità
   In base ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità di cui all’articolo 5 del trattato
   sull’Unione europea, gli obiettivi della proposta non possono essere conseguiti in misura
   sufficiente dagli Stati membri e possono dunque essere conseguiti meglio a livello
   dell’Unione. La proposta si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi.
IT                                                    8                                                IT
 ---pagebreak---    Il considerando (2) della terza direttiva antiriciclaggio sottolinea la necessità di misure a
   livello dell’UE volte a proteggere la solidità, l’integrità e la stabilità degli enti creditizi e
   finanziari e la fiducia nel sistema finanziario nel suo complesso “per evitare che gli Stati
   membri adottino misure incompatibili con il funzionamento del mercato interno e con le
   regole dello Stato di diritto e dell’ordine pubblico comunitario per proteggere i loro sistemi
   finanziari, è necessaria un’azione comunitaria in questo ambito”.
   Poiché flussi ingenti di denaro proveniente da attività criminose e il finanziamento del
   terrorismo possono danneggiare la stabilità e la reputazione del settore finanziario e
   minacciare il mercato interno, misure adottate esclusivamente a livello nazionale potrebbero
   avere un effetto negativo sul mercato unico dell’UE: l’assenza negli Stati membri di norme
   coordinate volte a tutelare il rispettivo sistema finanziario potrebbe non essere coerente con il
   funzionamento del mercato interno determinandone la frammentazione. L’azione dell’UE è
   giustificata anche al fine di mantenere parità di condizioni nell’UE, con l’applicazione ai
   soggetti di tutti gli Stati membri di una serie omogenea di obblighi in materia di
   antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo.
   Secondo la Commissione le modifiche proposte sono proporzionate agli obiettivi. Imponendo
   soglie all’ambito di applicazione e obblighi di adeguata verifica della clientela, la
   Commissione ha preso misure proporzionate per limitare opportunamente l’applicabilità della
   direttiva. Inoltre la direttiva consente che determinate misure preventive che devono essere
   prese dalle piccole e medie imprese siano proporzionate alle dimensioni e alla natura dell’ente
   obbligato. D’altra parte, assicurando un approccio basato sul rischio commisurato e flessibile,
   gli Stati membri non dovrebbero essere limitati nell’adottare le misure e azioni necessarie per
   combattere le minacce significative che possono incombere a livello nazionale. Tali misure
   sono più adatte ad una direttiva che ad un regolamento pienamente armonizzato, con
   l’inclusione di processi a livello UE per assicurare maggior coordinamento e sviluppo di
   approcci sovrannazionali, insieme all’ulteriore armonizzazione di settori specifici per far sì
   che anche gli obiettivi dell’UE siano raggiunti. Sebbene un regime di lotta al riciclaggio e al
   finanziamento del terrorismo comporti dei costi per gli enti obbligati (costi analizzati nella
   valutazione d’impatto), secondo la Commissione i benefici della prevenzione del riciclaggio e
   del finanziamento del terrorismo continueranno a superare i costi.
   La valutazione dei nuovi standard internazionali verrà avviata nel quarto trimestre del 2013. A
   meno che la Commissione fornisca rapidamente indicazioni chiare sull’approccio unione
   auspicato alla loro attuazione, vi è il rischio che gli Stati membri che saranno valutati per
   primi optino per soluzioni che potrebbero non coincidere con l’approccio unionale proposto,
   ostacolando quindi il raggiungimento di un accordo su norme comuni a livello dell’UE.
   Infine, con l’adozione degli standard internazionali riveduti, la Commissione e tutti gli Stati
   membri dell’UE (direttamente o attraverso l’appartenenza al GAFI o al Moneyval) hanno
   assunto degli impegni per assicurarne l’attuazione.
   4.        INCIDENZA SUL BILANCIO
   Nessuna.
IT                                                  9                                                IT
 ---pagebreak---    5.       INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI
   Illustrazione dettagliata della proposta
   Le principali modifiche alla terza direttiva antiriciclaggio sono le seguenti.
   –        Ampliamento dell’ambito di applicazione della direttiva: le due principali modifiche
            dell’ambito di applicazione proposte sono:
            (a)    l’abbassamento da 15 000 EUR a 7 500 EUR della soglia per le persone che
                   negoziano beni di valore elevato con pagamento in contanti. Attualmente le
                   persone che negoziano beni sono incluse nell’ambito di applicazione della
                   direttiva se operano con pagamenti in contanti di importo pari o superiore
                   a 15 000 EUR. Ricevuta notizia dagli Stati membri che questa soglia
                   relativamente alta è utilizzata dalla criminalità, si propone di abbassarla
                   a 7 500 EUR. Inoltre, la nuova proposta richiede ai soggetti che negoziano beni
                   l’applicazione degli obblighi di adeguata verifica della clientela nelle
                   operazioni occasionali di importo pari o superiore a 7 500 EUR, un
                   abbassamento rispetto alla precedente soglia di 15 000 EUR. Sia la definizione
                   sia la soglia indicano un inasprimento delle misure contro il ricorso alle
                   persone che negoziano beni per scopi di riciclaggio all’interno dell’UE;
            (b)    l’ambito di applicazione della direttiva include i “prestatori di servizi di gioco
                   d’azzardo” (in conformità con la direttiva 2000/31/CE, dell’8 giugno 2000,
                   relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in
                   particolare il commercio elettronico, nel mercato interno21). La terza direttiva
                   antiriciclaggio attualmente in vigore e le raccomandazioni riviste del GAFI
                   richiedono che nel campo di applicazione della normativa antiriciclaggio/di
                   lotta al finanziamento al terrorismo vengano fatte rientrare esclusivamente le
                   case da gioco. Nell’UE elementi di fatto indicano che questo espone altre aree
                   del gioco d’azzardo allo sfruttamento da parte dei criminali.
   –        Approccio basato sul rischio: la direttiva riconosce che l’uso di un approccio basato
            sul rischio costituisce un modo efficace di individuare e mitigare i rischi per la
            stabilità del sistema finanziario e dell’economia nel suo insieme nell’area del
            mercato interno. Le nuove misure proposte richiederebbero l’attuazione di misure
            basate sui fatti in tre aree principali, ciascuna delle quali verrebbe integrata da un
            elenco minimo di fattori da prendere in considerazione o da orientamenti impartiti
            dalle autorità europee di vigilanza:
            (a)    gli Stati membri saranno tenuti a individuare, comprendere e mitigare i rischi
                   cui devono far fronte. Ciò può essere integrato da un lavoro di valutazione del
                   rischio condotto a livello sovranazionale (ad es., dalle autorità europee di
                   vigilanza o dall’Europol) e i risultati andrebbero condivisi con gli altri Stati
                   membri e gli enti obbligati. Si tratterebbe del punto di partenza dell’approccio
                   basato sul rischio e riconoscerebbe che una risposta a livello dell’UE può
                   essere guidata dall’esperienza nazionale degli Stati membri;
   21
           GU L 178 del 17.7.2000, pag. 1.
IT                                                  10                                                 IT
 ---pagebreak---      (b)    gli enti obbligati che rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva
            sarebbero tenuti a individuare, comprendere e mitigare i propri rischi e a
            documentare e aggiornare le valutazioni del rischio effettuate. Si tratta di un
            elemento fondamentale dell’approccio basato sul rischio, che consente alle
            autorità competenti (quali le autorità di vigilanza) degli Stati membri di
            riesaminare in maniera approfondita e comprendere le decisioni prese dagli enti
            obbligati sotto il loro controllo. In ultima analisi, i soggetti che adottano un
            approccio basato sul rischio dovrebbero rendere pienamente conto delle
            decisioni assunte;
     (c)    la proposta riconoscerebbe che le risorse delle autorità di vigilanza possono
            essere usate per concentrarsi su aree esposte a un rischio di riciclaggio e
            finanziamento del terrorismo più elevato. L’uso di un approccio basato sul
            rischio comporterebbe l’utilizzo dei fatti per circoscrivere meglio i rischi.
   – Obbligo rafforzato e semplificato di adeguata verifica della clientela: in base alla
     proposta gli enti obbligati sarebbero tenuti ad adottare misure rafforzate in presenza
     di rischi maggiori e potrebbero adottare misure semplificate laddove sia dimostrata la
     presenza di rischi minori. In merito all’attuale (terza) direttiva antiriciclaggio, le
     disposizioni in materia di obbligo semplificato di adeguata verifica si sono rivelate
     eccessivamente permissive, con la completa esenzione di alcune categorie di clienti
     od operazioni dagli obblighi di adeguata verifica. La direttiva riveduta, quindi, mira a
     inasprire le norme sull’obbligo semplificato di adeguata verifica senza consentire
     esenzioni: le decisioni sui casi e le modalità di applicazione dell’obbligo semplificato
     di adeguata verifica andrebbero giustificate sulla base del rischio, mentre verrebbero
     fissati i requisiti minimi dei fattori da prendere in considerazione. In una delle
     situazioni in cui andrebbe sempre applicato l’obbligo rafforzato di adeguata verifica,
     ossia per le persone politicamente esposte, la direttiva è stata ampliata per includere
     sia le persone politicamente esposte che occupano importanti cariche pubbliche a
     livello nazionale sia quelle che lavorano per organizzazioni internazionali.
   – Informazioni sul titolare effettivo: la direttiva riveduta propone nuove misure allo
     scopo di conferire maggiore chiarezza e accessibilità alle informazioni sulla titolarità
     effettiva. Prescrive alle persone giuridiche di acquisire informazioni sui propri titolari
     effettivi. Tali informazioni dovrebbero essere rese disponibili alle autorità
     competenti e agli enti obbligati. Per quanto concerne gli istituti giuridici, i fiduciari
     sono tenuti a dichiarare il loro stato quando diventano clienti e, analogamente, le
     informazioni sulla titolarità effettiva devono essere messe a disposizione delle
     autorità competenti e degli enti obbligati.
   – Equivalenza dei paesi terzi: la direttiva riveduta eliminerà le disposizioni relative
     all’“equivalenza” positiva, poiché il regime dell’obbligo di adeguata verifica della
     clientela si basa in misura sempre maggiore sul rischio e l’uso delle esenzioni sulla
     base di fattori meramente geografici è meno rilevante. A norma dell’attuale terza
     direttiva antiriciclaggio, occorre stabilire se nei paesi terzi vigono sistemi
     antiriciclaggio/di lotta al finanziamento al terrorismo “equivalenti” a quelli dell’UE.
     Le informazioni al riguardo sono quindi utilizzate per consentire esenzioni da
     determinati aspetti dell’obbligo di adeguata verifica.
IT                                          11                                                  IT
 ---pagebreak---    –       Sanzioni amministrative: conformemente alla politica di allineamento delle sanzioni
           amministrative adottata dalla Commissione, la direttiva riveduta indica una gamma
           di sanzioni che gli Stati membri dovrebbero prevedere per la violazione sistematica
           degli obblighi fondamentali della direttiva, in particolare obbligo di adeguata verifica
           della clientela, conservazione dei documenti, segnalazione di operazioni sospette e
           controlli interni.
   –       Unità di informazione finanziaria: la proposta recepisce le disposizioni della
           decisione 2000/642/GAI del Consiglio, del 17 ottobre 2000, concernente le modalità
           di cooperazione tra le unità di informazione finanziaria degli Stati membri per quanto
           riguarda lo scambio di informazioni, e amplia e rafforza ulteriormente la
           cooperazione.
   –       Autorità europee di vigilanza (AEV): la proposta indica diverse aree che prevedono
           lavori da parte delle AEV. In particolare si chiede all’Autorità bancaria europea
           (ABE), all’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e
           professionali (AEAP) e all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati
           (AESFEM) di eseguire una valutazione e fornire un parere sui rischi di riciclaggio e
           di finanziamento del terrorismo che pesano sull’UE. Inoltre, la maggiore enfasi
           conferita all’approccio basato sul rischio richiede un maggior grado di orientamento
           per gli Stati membri e gli enti finanziari circa i fattori di cui tener conto
           nell’applicazione dell’obbligo semplificato o rafforzato di adeguata verifica della
           clientela e dell’approccio alla vigilanza basato sul rischio. Inoltre le AEV sono state
           incaricate di elaborare norme tecniche di regolamentazione su alcuni punti in cui gli
           enti finanziari devono adattare il controllo interno a situazioni specifiche.
   –       Protezione dei dati: la proposta rispecchia l’esigenza di trovare un equilibrio tra la
           previsione di solidi sistemi, controlli e misure preventive contro il riciclaggio e il
           finanziamento del terrorismo, da un lato, e la tutela dei diritti dell’interessato dal
           trattamento dei dati, dall’altro.
   –       Misure di recepimento: data la complessità e la portata della proposta, gli Stati
           membri sono tenuti a trasmettere una tabella di corrispondenza tra le disposizioni di
           diritto interno e la direttiva.
   Spazio economico europeo
   La proposta è rilevante per i paesi del SEE.
IT                                                12                                                IT
 ---pagebreak---                                                               2013/0025 (COD)
                                                  Proposta di
               DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
       relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei
                   proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo
                                       (Testo rilevante ai fini del SEE)
   IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
   visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 114,
   vista la proposta della Commissione europea,
   previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,
   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo1,
   visto il parere della Banca centrale europea2,
   sentito il garante europeo della protezione dei dati3,
   deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,
   considerando quanto segue:
   (1)      Flussi ingenti di denaro proveniente da attività criminose possono danneggiare la
            stabilità e la reputazione del settore finanziario e minacciare il mercato unico; il
            terrorismo scuote le fondamenta stesse della nostra società. Oltre ad affrontare il
            problema con gli strumenti di diritto penale, si possono ottenere risultati con un
            impegno di prevenzione a livello del sistema finanziario.
   (2)      La solidità, l’integrità e la stabilità degli enti creditizi e finanziari, nonché la fiducia
            nel sistema finanziario nel suo complesso, potrebbero essere gravemente compromesse
            dagli sforzi compiuti dai criminali e dai loro complici per mascherare l’origine dei
            proventi di attività criminose o per incanalare fondi di origine lecita o illecita a scopo
            di finanziamento del terrorismo. Qualora non si adottino misure di coordinamento a
            livello dell’Unione, i soggetti che riciclano denaro e i soggetti che finanziano il
            terrorismo potrebbero tentare di approfittare della libertà dei movimenti di capitale e
            della libertà di prestare servizi finanziari, che il mercato finanziario integrato
            comporta, per esercitare più agevolmente le proprie attività criminose.
   1
            GU C del [...], pag.[...].
   2
            GU C del [...], pag.[...].
   3
            GU C del [...], pag.[...].
IT                                                    13                                                 IT
 ---pagebreak---    (3) La presente proposta costituisce la quarta direttiva volta a far fronte alla minaccia del
       riciclaggio dei proventi di attività criminose. La direttiva 91/308/CEE del Consiglio,
       del 10 giugno 1991, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo
       di riciclaggio dei proventi di attività illecite4 definiva il riciclaggio dei proventi di
       attività criminose in relazione ai reati legati al traffico di stupefacenti ed imponeva
       obblighi soltanto al settore finanziario. La direttiva 2001/97/CE del Parlamento
       europeo e del Consiglio, del dicembre 2001, recante modifica della
       direttiva 91/308/CEE del Consiglio5 ne ha esteso l’ambito d’applicazione, in termini
       sia di reati che di professioni e di attività coperte. Nel giugno 2003 il Gruppo di azione
       finanziaria internazionale (in seguito denominato “GAFI”) ha rivisto le
       raccomandazioni estendendole al finanziamento del terrorismo e ha disposto obblighi
       più dettagliati per quanto riguarda l’identificazione dei clienti e la verifica della loro
       identità, le situazioni nelle quali un rischio elevato di riciclaggio può giustificare
       l’applicazione di misure rafforzate e quelle nelle quali, per contro, un rischio ridotto
       può legittimare l’attuazione di controlli meno rigorosi. Tali modifiche sono state
       trasposte nella direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
       del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo
       di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo6 e
       nella relativa direttiva di esecuzione 2006/70/CE della Commissione,
       del 1° agosto 2006, recante misure di esecuzione della direttiva 2005/60/CE del
       Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la definizione di persone
       politicamente esposte e i criteri tecnici per le procedure semplificate di adeguata
       verifica della clientela e per l’esenzione nel caso di un’attività finanziaria esercitata in
       modo occasionale o su scala molto limitata7.
   (4) Il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo
       avvengono sovente a livello internazionale. Misure adottate esclusivamente a livello
       nazionale o anche dell’Unione, senza coordinamento né cooperazione internazionali,
       avrebbero effetti molto limitati. Di conseguenza, le misure adottate in materia
       dall’Unione europea dovrebbero essere coerenti con le altre iniziative intraprese in
       altre sedi internazionali. In particolare, l’azione dell’Unione europea dovrebbe
       continuare a tenere conto delle raccomandazioni del GAFI, che è il principale
       organismo internazionale per la lotta contro il riciclaggio e contro il finanziamento del
       terrorismo. Allo scopo di rafforzare l’efficacia della lotta contro il riciclaggio dei
       proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, le
       direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE andrebbero allineate alle nuove raccomandazioni
       del GAFI, adottate e ampliate nel febbraio 2012.
   (5) Inoltre, il fatto di sfruttare il sistema finanziario per trasferire fondi di provenienza
       criminosa o anche denaro pulito a scopo di finanziamento del terrorismo minaccia
       chiaramente l’integrità, il funzionamento regolare, la reputazione e la stabilità di tale
       sistema. Di conseguenza, è opportuno che le misure preventive previste dalla presente
       direttiva coprano non soltanto la manipolazione di fondi di provenienza criminosa, ma
       anche la raccolta di beni o di denaro pulito a scopo di finanziamento del terrorismo.
   (6) Il ricorso ad operazioni in contanti di importo elevato è estremamente suscettibile ad
       essere utilizzato a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Al fine di
   4
       GU L 166 del 28.6.1991, pag. 77.
   5
       GU L 344 del 28.12.2001, pag. 76.
   6
       GU L 309 del 25.11.2005, pag. 15.
   7
       GU L 214 del 4.8.2006, pag. 29.
IT                                               14                                                 IT
 ---pagebreak---         aumentare la vigilanza e mitigare i rischi associati ai pagamenti in contanti, le persone
        fisiche o giuridiche che negoziano beni dovrebbero rientrare nell’ambito di
        applicazione della presente direttiva quando effettuano o accettano pagamenti in
        contanti di importo pari o superiore a 7 500 EUR. Gli Stati membri possono decidere
        di adottare disposizioni più rigorose, tra cui una soglia più bassa.
   (7)  I professionisti legali, quali definiti dagli Stati membri, dovrebbero essere soggetti alle
        disposizioni della presente direttiva quando partecipano ad operazioni di natura
        finanziaria o societaria, inclusa la consulenza tributaria, per le quali è particolarmente
        elevato il rischio che i loro servizi siano utilizzati a scopo di riciclaggio dei proventi di
        attività criminose o a scopo di finanziamento del terrorismo. Tuttavia, dovrebbe
        sussistere l’esenzione da qualsiasi obbligo di comunicare le informazioni ottenute
        prima, durante o dopo il procedimento giudiziario oppure nel corso dell’accertamento
        della posizione giuridica di un cliente. Di conseguenza, è necessario che la consulenza
        legale sia soggetta al vincolo del segreto professionale a meno che il consulente legale
        partecipi alle attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, la consulenza sia
        fornita a scopo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o l’avvocato sia a
        conoscenza del fatto che il cliente chiede la consulenza a scopo di riciclaggio o di
        finanziamento del terrorismo.
   (8)  I servizi direttamente comparabili dovrebbero essere trattati allo stesso modo quando
        vengono forniti da un professionista soggetto alla presente direttiva. Al fine di
        preservare i diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea,
        nel caso dei revisori dei conti, contabili esterni e consulenti tributari che, in alcuni
        Stati membri, possono difendere o rappresentare un cliente nell’ambito di
        procedimenti giudiziari o accertare la posizione giuridica di un cliente, le informazioni
        che questi ottengono nell’espletamento di tali compiti non dovrebbero essere soggette
        all’obbligo di segnalazione a norma della presente direttiva.
   (9)  È importante evidenziare esplicitamente che, in linea con le raccomandazioni riviste
        del GAFI, i “reati fiscali” connessi alle imposte dirette e indirette rientrano nella
        definizione lata di “attività criminosa” ai sensi della presente direttiva.
   (10) È necessario identificare le persone fisiche che esercitano la proprietà o il controllo
        sulle persone giuridiche. Sebbene il riscontro di una percentuale di partecipazione
        azionaria non corrisponda automaticamente all’individuazione del titolare effettivo, si
        tratta di un elemento fattuale da tenere in considerazione. L’identificazione e la
        verifica dell’identità dei titolari effettivi dovrebbero, ove del caso, essere estese alle
        entità giuridiche che controllano altre entità giuridiche e dovrebbero seguire la catena
        del controllo fino a risalire alla persona fisica che esercita la proprietà o il controllo
        della persona giuridica cliente.
   (11) La necessità di informazioni accurate e aggiornate sul titolare effettivo costituisce un
        fattore fondamentale ai fini del rintracciamento di criminali che potrebbero
        diversamente occultare la propria identità dietro una struttura societaria. Gli Stati
        membri dovrebbero pertanto assicurare che le società dispongano di informazioni sulla
        propria titolarità effettiva e le mettano a disposizione delle autorità competenti e degli
        enti obbligati. Inoltre, i fiduciari dovrebbero dichiarare il loro stato agli enti obbligati.
   (12) È opportuno applicare la presente direttiva anche alle attività degli enti obbligati ivi
        contemplate esercitate su Internet.
IT                                                15                                                  IT
 ---pagebreak---    (13) Il ricorso al settore del gioco d’azzardo a scopo di riciclaggio dei proventi dell’attività
        criminosa è anch’esso interessato. Allo scopo di mitigare i rischi associati al settore e
        di garantire la parità tra i prestatori di servizi di gioco d’azzardo, andrebbe istituito per
        tutti loro l’obbligo di adeguata verifica della clientela per le singole operazioni di
        importo pari o superiore a 2 000 EUR. Gli Stati membri dovrebbero prendere in
        considerazione l’applicazione di questa soglia all’incasso delle vincite così come alle
        poste in palio. I prestatori di servizi di gioco d’azzardo dotati di locali (ad es., casinò e
        case da gioco) dovrebbero assicurare che l’adeguata verifica della clientela, se
        condotta all’ingresso dei locali, possa essere collegata alle operazioni effettuate dal
        cliente al loro interno.
   (14) Il rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo non è sempre lo stesso in
        ogni caso. Di conseguenza, andrebbe adottato un approccio basato sul rischio.
        L’approccio basato sul rischio non costituisce un’opzione indebitamente permissiva
        per gli Stati membri e gli enti obbligati: implica infatti decisioni basate sui fatti per
        circoscrivere meglio i rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo che pesano
        sull’Unione europea e su coloro che vi operano.
   (15) Alla base dell’approccio basato sul rischio vi è la necessità per gli Stati membri di
        individuare, comprendere e mitigare i rischi di riciclaggio e finanziamento del
        terrorismo cui l’approccio risponde. L’importanza di un approccio sovranazionale
        all’individuazione dei rischi è stata riconosciuta a livello internazionale e si
        dovrebbero incaricare di emanare un parere sui rischi cui è esposto il settore
        finanziario le autorità europee di vigilanza, ossia: l’Autorità bancaria europea (in
        seguito denominata “ABE”), istituita con regolamento (UE) n. 1093/2010 del
        Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l’Autorità
        europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), modifica la decisione
        n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/78/CE della Commissione8; l’Autorità
        europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (in seguito
        denominata “AEAP”), istituita con regolamento (UE) n. 1094/2010 del Parlamento
        europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l’Autorità europea di
        vigilanza (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e
        professionali), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la
        decisione 2009/79/CE della Commissione9; l’Autorità europea degli strumenti
        finanziari e dei mercati (in seguito denominata “AESFEM”), istituita con regolamento
        (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010,
        che istituisce un’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti
        finanziari e dei mercati), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la
        decisione 2009/77/CE della Commissione10.
   (16) I risultati della valutazione dei rischi a livello degli Stati membri andrebbero, ove del
        caso, messi a disposizione degli enti obbligati per consentire loro di individuare,
        comprendere e mitigare i propri rischi.
   (17) Ai fini di una migliore comprensione e mitigazione dei rischi a livello dell’Unione
        europea, gli Stati membri dovrebbero condividere i risultati delle loro valutazioni dei
        rischi con gli altri Stati membri, la Commissione e l’ABE, l’AEAP e l’AESFEM, ove
        del caso.
   8
        GU L 331 del 15.12.2010, pag. 12.
   9
        GU L 331 del 15.12.2010, pag. 48.
   10
        GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84.
IT                                                 16                                                 IT
 ---pagebreak---    (18) Nell’applicare le disposizioni della presente direttiva è opportuno tener conto delle
        caratteristiche e necessità dei piccoli enti obbligati che rientrano nel suo ambito di
        applicazione, assicurando loro un trattamento adeguato alle esigenze specifiche e alla
        natura dell’attività che li caratterizzano.
   (19) Il rischio è di per sé di natura variabile e le variabili possono, singolarmente o
        combinate fra loro, aumentare o diminuire il rischio potenziale, con impatto, quindi,
        sul livello adeguato di misure preventive, quali le misure di adeguata verifica della
        clientela. Pertanto, vi sono circostanze in cui è opportuno applicare un obbligo
        rafforzato di adeguata verifica della clientela e altre che possono giustificare un
        obbligo semplificato di adeguata verifica della clientela.
   (20) Occorre prendere atto che alcune situazioni comportano un maggiore rischio di
        riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Ferma restando la necessità di stabilire
        l’identità e il profilo economico di tutti i clienti, esistono casi nei quali occorrono
        procedure d’identificazione e di verifica dell’identità dei clienti particolarmente
        rigorose.
   (21) Ciò vale in particolare per i rapporti d’affari con persone che ricoprono o che hanno
        ricoperto cariche pubbliche importanti, specie nei paesi in cui la corruzione è
        fenomeno diffuso. Tali rapporti possono in particolare esporre il settore finanziario a
        notevoli rischi di reputazione e/o legali. Gli sforzi condotti sul piano internazionale per
        combattere la corruzione giustificano inoltre che si presti particolare attenzione a tali
        casi e che si applichino gli opportuni obblighi rafforzati di adeguata verifica della
        clientela nei confronti delle persone che ricoprono o che hanno ricoperto cariche
        importanti a livello nazionale o all’estero e funzioni dirigenziali in organizzazioni
        internazionali.
   (22) Ottenere l’autorizzazione dell’alta dirigenza per avviare un rapporto d’affari non
        implica necessariamente l’ottenimento dell’autorizzazione del consiglio
        d’amministrazione. Dovrebbe essere possibile che a concedere l’autorizzazione sia una
        persona sufficientemente informata dell’esposizione al rischio di riciclaggio e
        finanziamento del terrorismo dell’istituzione e inserita in una posizione gerarchica che
        le permetta di prendere decisioni relative all’esposizione al rischio.
   (23) Per evitare il ripetersi delle procedure d’identificazione dei clienti, che sarebbe fonte di
        ritardi e di inefficienze nelle operazioni, è opportuno consentire che vengano accettati
        dagli enti obbligati clienti la cui identificazione sia già stata effettuata altrove, fatte
        salve garanzie adeguate. Nei casi in cui l’ente obbligato ricorre a terzi, la
        responsabilità finale della procedura di adeguata verifica della clientela spetta all’ente
        obbligato che accetta il cliente. Anche il terzo o la persona che ha accettato il cliente
        dovrebbero mantenere la propria responsabilità in relazione al rispetto di tutte le
        prescrizioni della presente direttiva, compreso l’obbligo di segnalare le operazioni
        sospette e di conservare i documenti, nella misura in cui hanno con il cliente un
        rapporto che rientra nell’ambito di applicazione della presente direttiva.
   (24) In caso di relazioni d’agenzia o di assegnazione esterna di lavoro su base contrattuale
        fra enti obbligati e persone fisiche o giuridiche esterne che non rientrano nell’ambito
        di applicazione della presente direttiva, qualunque obbligo volto a evitare il riciclaggio
        di denaro e il finanziamento del terrorismo incombente a tali agenti o prestatori di
        servizi esterni in quanto parte degli enti obbligati può derivare unicamente dal
IT                                                17                                                 IT
 ---pagebreak---         contratto, e non dalla presente direttiva. Occorre che la responsabilità relativa
        all’ottemperanza della presente direttiva rimanga a carico dell’ente obbligato che
        rientra nel suo ambito di applicazione.
   (25) Tutti gli Stati membri hanno istituito, o dovrebbero istituire, unità di informazione
        finanziaria (in seguito denominate “UIF”) per la raccolta e l’analisi delle informazioni
        ricevute allo scopo di stabilire collegamenti tra operazioni sospette e l’eventuale
        attività criminosa sottostante per prevenire e combattere il riciclaggio e il
        finanziamento del terrorismo. Le operazioni sospette dovrebbero essere segnalate alle
        UIF, le quali fungono da centro nazionale per ricevere, analizzare e comunicare alle
        autorità competenti le segnalazioni di operazioni sospette ed altre informazioni che
        riguardano casi potenziali di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Ciò non
        dovrebbe obbligare gli Stati membri a modificare gli attuali sistemi di segnalazione, se
        questa avviene tramite il pubblico ministero o altre autorità di contrasto e se le
        informazioni non filtrate sono trasmesse prontamente alle UIF, consentendo loro di
        svolgere adeguatamente le loro attività, tra cui la cooperazione internazionale con altre
        UIF.
   (26) In deroga al divieto generale di eseguirle, gli enti obbligati possono effettuare
        operazioni sospette prima di informare le autorità competenti qualora non eseguirle sia
        impossibile o rischi di vanificare gli sforzi volti al perseguimento dei beneficiari di
        un’operazione sospetta di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Dovrebbero
        tuttavia restare salvi gli obblighi internazionali accettati dagli Stati membri di
        congelare senza indugio i fondi o altri beni dei terroristi, delle organizzazioni
        terroristiche o dei finanziatori del terrorismo, conformemente alle pertinenti
        risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
   (27) Gli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di designare un idoneo organo di
        autoregolamentazione delle professioni di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto 3,
        lettere a), b) e d), come autorità cui trasmettere le informazioni in prima battuta in
        luogo dell’UIF. In linea con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti
        dell’uomo, un sistema di segnalazione in prima istanza ad un organo di
        autoregolamentazione costituisce un’importante garanzia per difendere i diritti
        fondamentali in relazione agli obblighi di segnalazione applicabili agli avvocati.
   (28) Qualora decida di ricorrere alle deroghe di cui all’articolo 33, paragrafo 2, lo Stato
        membro può consentire o imporre all’organo di autoregolamentazione che rappresenta
        le persone ivi contemplate di non trasmettere all’UIF le informazioni ottenute da tali
        persone nei casi previsti da detto articolo.
   (29) Numerosi lavoratori dipendenti che hanno segnalato sospetti di riciclaggio sono stati
        vittime di minacce o di atti ostili. Benché la presente direttiva non possa interferire
        nelle procedure giudiziarie degli Stati membri, si tratta di una questione cruciale per
        l’efficacia del regime antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo. Gli
        Stati membri dovrebbero essere coscienti di tale problema e compiere ogni sforzo per
        proteggere i lavoratori da tali minacce o atti ostili.
   (30) La direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995,
        relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali,
IT                                               18                                                IT
 ---pagebreak---         nonché alla libera circolazione di tali dati11, come attuata nell’ordinamento nazionale,
        è applicabile al trattamento dei dati personali ai fini della presente direttiva.
   (31) Alcuni aspetti dell’attuazione della presente direttiva comportano la raccolta, analisi,
        conservazione e condivisione dei dati. Occorre consentire il trattamento dei dati
        personali per conformarsi agli obblighi della presente direttiva, tra i quali l’adeguata
        verifica della clientela, il controllo continuo, le indagini e la segnalazione delle
        operazioni anomale e sospette, l’identificazione dei titolari effettivi di persone
        giuridiche o di istituti giuridici, la condivisione di informazioni tra le autorità
        competenti e la condivisione di informazioni tra gli enti finanziari. La raccolta di dati
        personali dovrebbe essere limitata allo stretto necessario per conformarsi ai requisiti
        della presente direttiva, senza ulteriore trattamento incompatibile con la
        direttiva 95/46/CE. In particolare occorre vietare categoricamente l’ulteriore
        trattamento dei dati personali a fini commerciali.
   (32) La lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del
        terrorismo è considerata d’interesse pubblico superiore da tutti gli Stati membri.
   (33) La presente direttiva lascia impregiudicata la protezione dei dati personali trattati nel
        quadro della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale, comprese le
        disposizioni della decisione quadro 977/2008/GAI.
   (34) Il diritto di accesso della persona interessata è applicabile ai dati personali trattati ai
        fini della presente direttiva. Tuttavia, l’accesso della persona interessata alle
        informazioni contenute nella segnalazione di un’operazione sospetta
        comprometterebbero gravemente l’efficacia della lotta al riciclaggio e al
        finanziamento del terrorismo. Possono pertanto essere giustificate limitazioni a tale
        diritto secondo le disposizioni dell’articolo 13 della direttiva 95/46/CE.
   (35) Non rientrano nell’ambito di applicazione della presente direttiva coloro che si
        limitano a convertire documenti cartacei in dati elettronici e operano in base a un
        contratto stipulato con un ente creditizio o finanziario, né vi rientrano le persone
        fisiche o giuridiche che forniscono a un ente creditizio o finanziario unicamente
        messaggistica o altro sistema di supporto per la trasmissione di fondi ovvero sistemi di
        compensazione e regolamento.
   (36) Il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo sono problemi di portata internazionale
        e occorrerebbe pertanto combatterli su scala mondiale. Se gli enti creditizi e finanziari
        dell’Unione hanno succursali e controllate in paesi terzi la cui legislazione in materia è
        carente, è opportuno applicare anche in tali succursali o controllate le norme
        dell’Unione o avvertire le autorità competenti dello Stato membro d’origine qualora
        ciò sia impossibile, onde evitare l’applicazione di norme molto diverse nell’ambito di
        uno stesso ente o gruppo di enti.
   (37) Si dovrebbe, per quanto possibile, assicurare agli enti obbligati un riscontro sull’utilità
        delle segnalazioni fatte e sul seguito loro dato. A tal fine e per poter verificare
        l’efficacia dei loro sistemi di lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, gli
        Stati membri dovrebbero continuare a tenere statistiche in materia e dovrebbero
        provvedere al loro miglioramento. Per aumentare ulteriormente la qualità e la coerenza
        dei dati statistici raccolti a livello dell’Unione, la Commissione dovrebbe tenere
   11
        GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.
IT                                                19                                                IT
 ---pagebreak---         traccia della situazione della lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo
        nell’UE e pubblicare sintesi periodiche.
   (38) Le autorità competenti dovrebbero assicurarsi che le persone che dirigono
        effettivamente attività di cambiavalute, prestatore di servizi relativi a società e trust o
        prestatore di servizi di gioco d’azzardo e i loro titolari effettivi siano dotate di
        competenza ed onorabilità. È opportuno che i criteri per stabilire la competenza ed
        onorabilità di una persona riflettano almeno la necessità di tutelare tali entità dallo
        sfruttamento per scopi criminosi ad opera dei dirigenti o titolari effettivi.
   (39) Tenendo conto del carattere transnazionale del riciclaggio e del finanziamento del
        terrorismo, il coordinamento e la cooperazione tra le UIF dell’UE sono estremamente
        importanti. Finora tale cooperazione era disciplinata dalla decisione 2000/642/GAI del
        Consiglio, del 17 ottobre 2000, concernente le modalità di cooperazione tra le UIF
        degli Stati membri per quanto riguarda lo scambio d’informazioni12. Al fine di
        assicurare un coordinamento e una cooperazione migliori tra le UIF, e in particolare
        per assicurare che le segnalazioni delle operazioni sospette pervengano all’UIF dello
        Stato membro in cui la segnalazione è più utile, occorre includere nella presente
        direttiva norme più dettagliate, più approfondite e aggiornate.
   (40) Il miglioramento dello scambio di informazioni tra le UIF dell’UE è particolarmente
        importante per far fronte al carattere transnazionale del riciclaggio e del finanziamento
        del terrorismo. Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare l’uso di strutture protette per
        lo scambio di informazioni, in particolare la rete informatica decentralizzata FIU.net e
        le tecniche da essa fornite.
   (41) L’importanza di combattere il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo dovrebbe
        indurre gli Stati membri a prevedere nel diritto nazionale sanzioni effettive,
        proporzionate e dissuasive in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate in
        attuazione della presente direttiva. Attualmente vige negli Stati membri una gamma
        differenziata di misure e sanzioni amministrative per le violazioni delle misure
        preventive fondamentali. Tale diversità potrebbe pregiudicare gli sforzi compiuti per
        contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo e la risposta dell’Unione
        rischia di essere frammentaria. La presente direttiva dovrebbe quindi includere una
        gamma di misure e sanzioni amministrative a disposizione degli Stati membri per
        violazioni sistematiche degli obblighi relativi alle misure di adeguata verifica della
        clientela, conservazione dei documenti, segnalazione delle operazioni sospette e
        controlli interni degli enti obbligati. Tale gamma dovrebbe essere sufficientemente
        ampia da consentire agli Stati membri e alle autorità competenti di tener conto delle
        differenze tra i diversi enti obbligati, in particolare tra enti finanziari ed enti obbligati
        di altro tipo, in termini di dimensioni, caratteristiche e settori di attività.
        Nell’applicazione della presente direttiva, gli Stati membri dovrebbero assicurare che
        l’imposizione di misure e sanzioni amministrative in conformità con la stessa e di
        sanzioni penali in conformità con il diritto nazionale non violi il principio ne bis in
        idem.
   (42) Occorre che le norme tecniche nel settore dei servizi finanziari garantiscano
        un’armonizzazione coerente e una tutela adeguata dei depositanti, degli investitori e
        dei consumatori in tutta l’Unione. Poiché si tratta di organi con competenza altamente
   12
        GU L 271 del 24.10.2000, pag. 4.
IT                                                20                                                  IT
 ---pagebreak---         specializzata, sarebbe efficiente e opportuno incaricare l’ABE, l’AEAP e l’AESFEM
        dell’elaborazione di progetti di norme tecniche di regolamentazione che non
        comportino scelte politiche, che saranno poi presentati alla Commissione.
   (43) La Commissione dovrebbe adottare i progetti di norme tecniche di regolamentazione
        sviluppati dall’ABE, dall’AEAP e dall’AESFEM ai sensi dell’articolo 42 della
        presente direttiva mediante atti delegati a norma dell’articolo 290 del trattato sul
        funzionamento dell’Unione europea e conformemente agli articoli da 10 a 14 del
        regolamento (UE) n. 1093/2010, del regolamento (UE) n. 1094/2010 e del
        regolamento (UE) n. 1095/2010.
   (44) Data la necessità di apportare modifiche molto consistenti alla direttiva 2005/60/CE e
        alla direttiva 2006/70/CE, ragioni di chiarezza e coerenza ne impongono la fusione e
        sostituzione.
   (45) Poiché l’obiettivo della presente direttiva, vale a dire la protezione del sistema
        finanziario mediante la prevenzione, l’indagine e l’accertamento del riciclaggio dei
        proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo, non può essere
        conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri, dato che le misure adottate
        individualmente dagli Stati membri per tutelare il sistema finanziario potrebbero non
        essere coerenti con il funzionamento del mercato interno e con le regole dello Stato di
        diritto e dell’ordine pubblico dell’Unione, e può dunque, a motivo della portata e degli
        effetti dell’azione proposta, essere conseguito meglio a livello di Unione, quest’ultima
        può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato
        sull’Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per
        conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato
        nello stesso articolo.
   (46) La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti
        dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare il rispetto della
        vita privata e della vita familiare, il diritto alla protezione dei dati personali, la libertà
        d’impresa, il divieto di discriminazione, il diritto a un ricorso effettivo e a un giudice
        imparziale e il diritto alla difesa.
   (47) Ai sensi dell’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che
        vieta qualsiasi forma di discriminazione, gli Stati membri devono far sì che la presente
        direttiva sia applicata in modo non discriminatorio per quanto riguarda le valutazioni
        dei rischi nell’ambito degli obblighi di adeguata verifica della clientela.
   (48) Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati
        membri e della Commissione sui documenti esplicativi, gli Stati membri si sono
        impegnati ad accompagnare, in casi debitamente motivati, la notifica delle misure di
        recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra le componenti
        della direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per
        quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali
        documenti sia giustificata,
IT                                                21                                                   IT
 ---pagebreak---    HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
                                            CAPO I
                           DISPOSIZIONI GENERALI
                                            SEZIONE 1
                        AMBITO D’APPLICAZIONE E DEFINIZIONI
                                             Articolo 1
   1.   Gli Stati membri assicurano che il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il
        finanziamento del terrorismo siano vietati.
   2.   Ai fini della presente direttiva, le seguenti azioni, se commesse intenzionalmente,
        costituiscono riciclaggio:
        (a)    la conversione o il trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza che
               essi provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività,
               allo scopo di occultare o dissimulare l’origine illecita dei beni medesimi o di
               aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze
               giuridiche delle proprie azioni;
        (b)    l’occultamento o la dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione,
               disposizione, movimento, proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi, effettuati
               essendo a conoscenza che tali beni provengono da un’attività criminosa o da
               una partecipazione a tale attività;
        (c)    l’acquisto, la detenzione o l’utilizzazione di beni essendo a conoscenza, al
               momento della loro ricezione, che essi provengono da un’attività criminosa o
               da una partecipazione a tale attività;
        (d)    la partecipazione ad uno degli atti di cui alle lettere a), b) e c), l’associazione
               per commettere tale atto, il tentativo di perpetrarlo, il fatto di aiutare, istigare o
               consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di agevolarne l’esecuzione.
   3.   Il riciclaggio è considerato tale anche se le attività che hanno generato i beni da
        riciclare si sono svolte nel territorio di un altro Stato membro o di un paese terzo.
   4.   Ai fini della presente direttiva, per “finanziamento del terrorismo” si intende la
        fornitura o la raccolta di fondi, in qualunque modo realizzata, direttamente o
        indirettamente, con l’intenzione di utilizzarli, o sapendo che saranno utilizzati, in
        tutto o in parte, per compiere uno dei reati di cui agli articoli da 1 a 4 della decisione
        quadro 2002/475/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, sulla lotta contro il
IT                                               22                                                   IT
 ---pagebreak---        terrorismo13, modificata dalla decisione quadro 2008/919/GAI del Consiglio
       del 28 novembre 200814.
   5.  La conoscenza, l’intenzione o la finalità, che debbono costituire un elemento degli
       atti di cui ai paragrafi 2 e 4, possono essere dedotte da circostanze di fatto obiettive.
                                             Articolo 2
   1.  La presente direttiva si applica ai seguenti enti obbligati:
       (1)    enti creditizi;
       (2)    enti finanziari;
       (3)    le seguenti persone fisiche o giuridiche quando agiscono nell’esercizio della
              loro professione:
              (a)    revisori dei conti, contabili esterni e consulenti tributari;
              (b)    notai e altri liberi professionisti legali, quando prestano la loro opera
                     partecipando, in nome e per conto del cliente, ad una qualsiasi operazione
                     finanziaria o immobiliare o assistendo il cliente nella predisposizione o
                     nella realizzazione di operazioni riguardanti:
                     (i)    il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o
                            attività economiche;
                     (ii)   la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni;
                     (iii) l’apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito o conti
                            di titoli;
                     (iv) l’organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla
                            gestione o all’amministrazione di società;
                     (v)    la costituzione, la gestione o l’amministrazione di società, trust o
                            soggetti giuridici analoghi;
              (c)    prestatori di servizi relativi a società e trust ad esclusione dei soggetti
                     indicati dalla lettera a) o b);
              (d)    agenti immobiliari, compresi gli agenti di locazione;
              (e)    altre persone fisiche o giuridiche che negoziano beni, soltanto quando il
                     pagamento è effettuato o ricevuto in contanti per un importo pari o
                     superiore a 7 500 EUR, indipendentemente dal fatto che l’operazione sia
                     eseguita in un’unica soluzione o con diverse operazioni che appaiono
                     collegate;
   13
      GU L 164 del 22.6.2002, pag. 3.
   14
      GU L 330 del 9.12.2008, pag. 21.
IT                                               23                                                 IT
 ---pagebreak---               (f)    prestatori di servizi di gioco d’azzardo.
   2.  Gli Stati membri possono decidere di non includere nell’ambito di applicazione della
       presente direttiva le persone fisiche e giuridiche che esercitano, in modo occasionale
       o su scala limitata, un’attività finanziaria che implica scarsi rischi di riciclaggio o di
       finanziamento del terrorismo, purché siano soddisfatti tutti i criteri seguenti:
       (a)    l’attività finanziaria è limitata in termini assoluti;
       (b)    l’attività finanziaria è limitata a livello di operazioni;
       (c)    l’attività finanziaria non è l’attività principale;
       (d)    l’attività finanziaria è accessoria e direttamente collegata all’attività principale;
       (e)    l’attività principale non è un’attività menzionata al paragrafo 1, ad eccezione
              dell’attività di cui al paragrafo 1, punto 3), lettera e);
       (f)    l’attività finanziaria è prestata soltanto ai clienti dell’attività principale e non
              offerta al pubblico in generale.
       Il comma precedente non si applica alle persone fisiche e giuridiche che esercitano
       attività di rimessa di denaro ai sensi dell’articolo 4, punto 13, della
       direttiva 2007/64/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007,
       relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, recante modifica delle direttive
       97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE e 2006/48/CE, che abroga la direttiva 97/5/CE15.
   3.  Ai fini del paragrafo 2, lettera a), gli Stati membri richiedono che il fatturato
       complessivo dell’attività finanziaria non superi una data soglia, che deve essere
       sufficientemente bassa. La soglia è stabilita a livello nazionale in funzione del tipo di
       attività finanziaria.
   4.  Ai fini del paragrafo 2, lettera b), gli Stati membri applicano una soglia massima per
       cliente e singola operazione, indipendentemente dal fatto che l’operazione sia
       eseguita in un’unica soluzione o con diverse operazioni che appaiono collegate. La
       soglia è stabilita a livello nazionale in funzione del tipo di attività finanziaria. Essa è
       sufficientemente bassa per assicurare che i tipi di operazione in questione
       costituiscano un metodo poco pratico e inefficiente per riciclare i proventi di attività
       criminose o per finanziare il terrorismo, e non supera 1 000 EUR.
   5.  Ai fini del paragrafo 2, lettera c), gli Stati membri richiedono che il fatturato
       dell’attività finanziaria non superi il 5% del fatturato totale della persona fisica o
       giuridica in questione.
   6.  Nel valutare il rischio di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di
       finanziamento del terrorismo ai fini del presente articolo, gli Stati membri prestano
       particolare attenzione alle attività finanziarie considerate particolarmente suscettibili,
       per loro natura, di uso o abuso a fini di riciclaggio dei proventi di attività criminose o
       di finanziamento del terrorismo.
   15
      GU L 319 del 5.12.2007, pag. 1.
IT                                               24                                                 IT
 ---pagebreak---    7.       La decisione di cui al presente articolo indica le ragioni sulle quali è basata. Gli Stati
            membri prevedono la possibilità di revocare la decisione qualora le circostanze
            mutino.
   8.       Gli Stati membri istituiscono attività di controllo basate sul rischio o adottano
            qualsiasi altra misura atta a evitare abusi dell’esenzione concessa con una decisione
            di cui al presente articolo.
                                                Articolo 3
   Ai fini della presente direttiva si intende per:
   (1)      “ente creditizio”: un ente creditizio quale definito all’articolo 4, punto 1, della
            direttiva 2006/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006,
            relativa all’accesso all’attività degli enti creditizi ed al suo esercizio16, nonché una
            succursale, quale definita all’articolo 4, punto 3, di detta direttiva, situata nell’Unione
            europea di un ente creditizio avente sede nell’Unione europea o al di fuori di essa;
   (2)      “ente finanziario”:
            (a)    un’impresa diversa da un ente creditizio, la cui attività consiste in una o più
                   operazioni menzionate ai punti da 2 a 12 e ai punti 14 e 15 dell’allegato I della
                   direttiva 2006/48/CE, incluse le attività dei cambiavalute;
            (b)    un’impresa di assicurazione debitamente autorizzata a norma della direttiva
                   2002/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 novembre 2002,
                   relativa all’assicurazione sulla vita17, nella misura in cui svolge attività che
                   rientrano nell’ambito di applicazione di detta direttiva;
            (c)    un’impresa di investimento, quale definita all’articolo 4, paragrafo 1, punto 1),
                   della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
                   del 21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti finanziari18;
            (d)    un organismo di investimento collettivo che commercializza le proprie quote o
                   azioni;
            (e)    un intermediario assicurativo, quale definito all’articolo 2, punto 5), della
                   direttiva 2002/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
                   del 9 dicembre 2002, sulla intermediazione assicurativa19, fatta eccezione per
                   gli intermediari di cui all’articolo 2, punto 7), di detta direttiva, quando si
                   occupano di assicurazione vita e di altri servizi legati ad investimenti;
            (f)    le succursali situate nell’Unione europea degli enti finanziari di cui alle lettere
                   da a) a e) aventi sede nell’Unione europea o al di fuori di essa;
   16
           GU L 177 del 30.6.2006, pag. 1.
   17
           GU L 345 del 19.12.2002, pag. 1.
   18
           GU L 145 del 30.4.2004, pag. 1.
   19
           GU L 9 del 15.1.2003, pag. 3.
IT                                                  25                                                  IT
 ---pagebreak---    (3)  “beni”: i beni di qualsiasi tipo, materiali o immateriali, mobili o immobili, tangibili o
        intangibili, e i documenti o strumenti legali, in qualsiasi forma compresa quella
        elettronica o digitale, che attestano il diritto di proprietà o altri diritti sui beni
        medesimi;
   (4)  “attività criminosa”: qualsiasi tipo di coinvolgimento criminale nella perpetrazione
        dei seguenti reati gravi:
        (a)    gli atti definiti agli articoli da 1 a 4 della decisione quadro 2002/475/GAI del
               Consiglio sulla lotta contro il terrorismo, modificata dalla decisione quadro
               2008/919/GAI del 28 novembre 2008;
        (b)    ognuno dei reati definiti all’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), della convenzione
               delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti e sostanze
               psicotrope del 1988;
        (c)    le attività delle organizzazioni criminali definite all’articolo 1 dell’azione
               comune 98/733/GAI del Consiglio, del 21 dicembre 1998, relativa alla
               punibilità della partecipazione a un’organizzazione criminale negli Stati
               membri dell’Unione europea20;
        (d)    la frode ai danni degli interessi finanziari dell’Unione, perlomeno grave, quale
               definita all’articolo 1, paragrafo 1, e all’articolo 2 della convenzione relativa
               alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee21;
        (e)    la corruzione;
        (f)    i reati, compresi i reati fiscali relativi a imposte dirette e indirette, punibili con
               una pena privativa della libertà o con una misura di sicurezza privativa della
               libertà di durata massima superiore ad un anno ovvero, per gli Stati il cui
               ordinamento giuridico prevede una soglia minima per i reati, i reati punibili
               con una pena privativa della libertà o con una misura di sicurezza privativa
               della libertà di durata minima superiore a sei mesi;
   (5)  “titolare effettivo”: la persona o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono
        o controllano il cliente e/o la persona fisica per conto della quale è realizzata
        un’operazione o un’attività. Il titolare effettivo comprende almeno:
        (a)    in caso di società:
               (i)    la persona fisica o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono o
                      controllano l’entità giuridica, attraverso la proprietà o il controllo, diretti
                      o indiretti, di una percentuale sufficiente delle partecipazioni al capitale
                      sociale o dei diritti di voto, anche tramite azioni al portatore, purché non
                      si tratti di una società ammessa alla quotazione su un mercato
                      regolamentato e sottoposta a obblighi di comunicazione conformemente
                      alla normativa dell’Unione europea o a standard internazionali
                      equivalenti.
   20
       GU L 351 del 29.12.1998, pag. 1.
   21
       GU C 316 del 27.11.1995, pag. 49.
IT                                                26                                                  IT
 ---pagebreak---                     Una percentuale del 25% più uno di partecipazione al capitale sociale
                    costituisce prova di proprietà o controllo mediante partecipazione al
                    capitale sociale e si applica a tutti i livelli di proprietà diretta e indiretta;
             (ii)   in caso di dubbio circa il fatto che la persona o le persone individuate al
                    punto (i) sia o siano il beneficiario o i beneficiari effettivi, la persona
                    fisica o le persone fisiche che esercitano in altro modo il controllo sulla
                    gestione dell’entità giuridica;
       (b)   in caso di entità giuridiche quali le fondazioni e di istituti giuridici quali i trust,
             che amministrano e distribuiscono fondi:
             i)     la persona fisica o le persone fisiche che esercitano il controllo sul 25% o
                    più del patrimonio dell’entità giuridica o dell’istituto giuridico;
             ii)    se i futuri beneficiari sono già stati determinati, la persona fisica o le
                    persone fisiche beneficiarie del 25% o più del patrimonio dell’entità
                    giuridica o dell’istituto giuridico;
             iii)   se le persone che beneficiano dell’entità giuridica o dell’istituto giuridico
                    non sono ancora state determinate, la categoria di persone nel cui
                    interesse principale è istituito o agisce l’entità giuridica o l’istituto
                    giuridico. Per i beneficiari di trust designati per caratteristica o per classe,
                    gli enti obbligati acquisiscono informazioni sufficienti sul beneficiario da
                    essere sicuri di poterne stabilire l’identità al momento del pagamento o
                    nel momento in cui egli intende esercitare i diritti conferitigli;
   (6) “prestatore di servizi relativi a società o trust”: la persona fisica o giuridica che
       fornisce, a titolo professionale, uno dei servizi seguenti a terzi:
       (a)   costituire società o altre persone giuridiche;
       (b)   occupare la funzione di dirigente o di amministratore di una società, di socio di
             un’associazione o una funzione analoga nei confronti di altre persone
             giuridiche oppure provvedere affinché un’altra persona occupi tale funzione;
       (c)   fornire una sede legale, un indirizzo commerciale, amministrativo o postale e
             altri servizi connessi a una società, un’associazione o qualsiasi altra persona
             giuridica o istituto giuridico;
       (d)   occupare la funzione di fiduciario in un trust espresso o in un istituto giuridico
             analogo oppure provvedere affinché un’altra persona occupi tale funzione;
       (e)   esercitare il ruolo d’azionista per conto di un’altra persona o provvedere
             affinché un’altra persona occupi tale funzione, purché non si tratti di una
             società ammessa alla quotazione su un mercato regolamentato e sottoposta a
             obblighi di comunicazione conformemente alla normativa dell’Unione europea
             o a standard internazionali equivalenti;
   (7) (a)   “persone politicamente esposte straniere”: le persone fisiche che occupano o
             hanno occupato importanti cariche pubbliche in paesi terzi;
IT                                              27                                                    IT
 ---pagebreak---    (b) “persone politicamente esposte nazionali”: le persone fisiche che occupano o
       hanno occupato importanti cariche pubbliche in uno Stato membro;
   (c) “persone che occupano o hanno occupato importanti cariche in organizzazioni
       internazionali”: i direttori, vicedirettori e membri dell’organo di gestione, o
       funzione equivalente, di organizzazioni internazionali;
   (d) per “persone fisiche che occupano o hanno occupato importanti cariche
       pubbliche” s’intendono:
       (i)    i capi di Stato, i capi di governo, i ministri e i viceministri o
              sottosegretari;
       (ii)   i parlamentari;
       (iii) i membri delle corti supreme, delle corti costituzionali e di altri organi
              giudiziari di alto livello le cui decisioni non sono generalmente soggette a
              ulteriore appello, salvo in circostanze eccezionali;
       (iv) i membri delle corti dei conti e dei consigli di amministrazione delle
              banche centrali;
       (v)    gli ambasciatori, gli incaricati d’affari e gli ufficiali di alto livello delle
              forze armate;
       (vi) i membri degli organi di amministrazione, direzione o sorveglianza delle
              imprese di proprietà dello Stato.
       In nessuna delle categorie di cui ai punti da (i) a (vi) rientrano i funzionari di
       livello medio o inferiore;
   (e) per “familiari” s’intendono:
       (i)    il coniuge;
       (ii)   il partner equiparato al coniuge;
       (iii) i figli e i loro coniugi o partner;
       (iv) i genitori;
   (f) per “soggetti con i quali le persone intrattengono notoriamente stretti legami”
       s’intendono:
       (i)    qualsiasi persona fisica che ha notoriamente la titolarità effettiva
              congiunta di entità giuridiche o di istituti giuridici, ovvero qualsiasi altro
              stretto rapporto d’affari, con una persona di cui al punto 7, lettere da a) a
              d);
       (ii)   qualsiasi persona fisica che è il titolare effettivo unico di entità giuridiche
              o di istituti giuridici notoriamente creati di fatto a beneficio della persona
              di cui al punto 7, lettere da a) a d);
IT                                        28                                                  IT
 ---pagebreak---    (8)      “alta dirigenza” o “alti dirigenti”: i funzionari o dipendenti sufficientemente
            informati dell’esposizione al rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo
            dell’ente e inseriti in una posizione gerarchica che permetta loro di prendere
            decisioni relative all’esposizione al rischio. Non deve necessariamente trattarsi di un
            membro del consiglio di amministrazione;
   (9)      “rapporto d’affari”: un rapporto d’affari, professionale o commerciale collegato alle
            attività professionali degli enti obbligati, del quale si presuma, al momento in cui è
            instaurato, che avrà una certa durata;
   (10)     “servizi di gioco d’azzardo”: servizi che implicano una posta pecuniaria in giochi di
            sorte, compresi quelli che comportano elementi di abilità, quali le lotterie, i giochi da
            casinò, il poker e le scommesse, prestati in locali fisici o, a prescindere dal modo, a
            distanza, mediante mezzi elettronici o altra tecnologia di comunicazione, e su
            richiesta del singolo destinatario di servizi;
   (11)     “gruppo”: un gruppo quale definito all’articolo 2, punto 12, della direttiva
            2002/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, relativa
            alla vigilanza supplementare sugli enti creditizi, sulle imprese di assicurazione e sulle
            imprese di investimento appartenenti ad un conglomerato finanziario22.
                                                  Articolo 4
   1.       Gli Stati membri provvedono a estendere, in tutto o in parte, le disposizioni della
            presente direttiva a professioni e categorie di attività economiche diverse dagli enti
            obbligati di cui all’articolo 2, paragrafo 1, le quali svolgono attività particolarmente
            suscettibili di uso a fini di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
   2.       Lo Stato membro informa la Commissione se decide di estendere le disposizioni
            della presente direttiva ad altre professioni e categorie di attività economiche oltre a
            quelle di cui all’articolo 2, paragrafo 1.
                                                  Articolo 5
   Per impedire il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, gli Stati membri possono
   adottare o mantenere disposizioni più rigorose nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
                                                 SEZIONE 2
                                    VALUTAZIONE DEL RISCHIO
                                                  Articolo 6
   1.       L’Autorità bancaria europea (in seguito denominata “ABE”), l’Autorità europea
            delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) (in seguito denominata
   22
          GU L 35 dell’11.2.2003, pag. 1.
IT                                                    29                                              IT
 ---pagebreak---       “AEAP”) e l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (in seguito
      denominata “AESFEM”) emanano un parere congiunto sui rischi di riciclaggio e di
      finanziamento del terrorismo che pesano sul mercato interno.
      Il parere è emanato entro 2 anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.
   2. La Commissione mette il parere a disposizione degli Stati membri e degli enti
      obbligati per assisterli nell’individuazione, gestione e mitigazione del rischio di
      riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
                                          Articolo 7
   1. Ciascuno Stato membro adotta opportune misure per individuare, valutare,
      comprendere e mitigare i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo che
      lo riguardano e tiene aggiornata la valutazione.
   2. Ciascuno Stato membro designa un’autorità che coordini la risposta nazionale ai
      rischi di cui al paragrafo 1. L’identità di tale autorità è notificata alla Commissione,
      all’ABE, all’AEAP, all’AESFEM e agli altri Stati membri.
   3. Nel condurre le valutazioni di cui al paragrafo 1, gli Stati membri possono valersi del
      parere di cui all’articolo 6, paragrafo 1.
   4. Ciascuno Stato membro effettua la valutazione di cui al paragrafo 1 e:
      (a)    usa la valutazione o le valutazioni per migliorare il proprio regime
             antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo, in particolare
             individuando i settori in cui gli enti obbligati devono applicare misure
             rafforzate e, se del caso, specificando le misure da adottare;
      (b)    usa la valutazione o le valutazioni come ausilio ai fini della distribuzione e
             della definizione della priorità delle risorse da destinare alla lotta contro il
             riciclaggio e il finanziamento del terrorismo;
      (c)    mette a disposizione degli enti obbligati le informazioni che consentono loro di
             effettuare le valutazioni dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del
             terrorismo.
   5. Su richiesta, gli Stati membri mettono i risultati delle valutazioni dei rischi a
      disposizione degli altri Stati membri, della Commissione, dell’ABE, dell’AEAP e
      dell’AESFEM.
                                          Articolo 8
   1. Gli Stati membri provvedono a che gli enti obbligati adottino opportune misure volte
      a individuare e valutare i rispettivi rischi di riciclaggio e di finanziamento del
      terrorismo, tenendo conto di fattori di rischio quali clienti, paesi o aree geografiche,
      prodotti, servizi, operazioni o canali di distribuzione. Tali misure sono proporzionate
      alla natura e alle dimensioni dell’ente obbligato.
IT                                             30                                                IT
 ---pagebreak---    2.        Le valutazioni di cui al paragrafo 1 sono documentate, aggiornate e messe a
             disposizione delle autorità competenti e degli organi di autoregolamentazione.
   3.        Gli Stati membri provvedono a che gli enti obbligati dispongano di politiche,
             controlli e procedure per mitigare e gestire in maniera efficace i rischi di riciclaggio e
             di finanziamento del terrorismo individuati a livello dell’Unione europea, degli Stati
             membri e degli stessi enti obbligati. Le politiche, i controlli e le procedure sono
             commisurati alla natura e alle dimensioni dell’ente obbligato.
   4.        Le politiche e procedure di cui al paragrafo 3 includono almeno:
             (a)   l’elaborazione di politiche, procedure e controlli interni, tra cui adeguata
                   verifica della clientela, segnalazione, conservazione dei documenti, controllo
                   interno, gestione della conformità (ivi inclusa, se consona alle dimensioni e alla
                   natura dell’attività economica, la nomina di un responsabile della conformità a
                   livello dirigenziale) e indagine preventiva sui dipendenti;
             (b)   se del caso, in funzione delle dimensioni e della natura dell’attività economica,
                   una funzione di revisione indipendente per la verifica delle politiche, procedure
                   e controlli interni di cui alla lettera a).
   5.        Gli Stati membri impongono agli enti obbligati che le politiche e procedure poste in
             essere siano autorizzate dall’alta dirigenza e, se del caso, controllano e potenziano le
             misure adottate.
                                                 CAPO II
     OBBLIGHI DI ADEGUATA VERIFICA DELLA CLIENTELA
                                                 SEZIONE 1
                                       DISPOSIZIONI GENERALI
                                                  Articolo 9
   Gli Stati membri vietano agli enti creditizi e finanziari di tenere conti o libretti di deposito
   anonimi. Gli Stati membri prescrivono in tutti i casi che ai titolari e beneficiari dei conti o
   libretti di deposito anonimi esistenti siano applicati gli obblighi di adeguata verifica della
   clientela al più presto, e comunque prima di qualsiasi loro uso.
IT                                                    31                                                IT
 ---pagebreak---                                                  Articolo 10
   Gli Stati membri assicurano che gli enti obbligati applichino gli obblighi di adeguata verifica
   della clientela nei casi seguenti:
   (a)       quando instaurano un rapporto d’affari;
   (b)       quando eseguono operazioni occasionali d’importo pari o superiore a 15 000 EUR,
             indipendentemente dal fatto che l’operazione sia eseguita in un’unica soluzione o con
             diverse operazioni che appaiono collegate;
   (c)       sulle persone fisiche o giuridiche che negoziano in beni, quando eseguono operazioni
             occasionali in contanti d’importo pari o superiore a 7 500 EUR, indipendentemente
             dal fatto che l’operazione sia eseguita in un’unica soluzione o con diverse operazioni
             che appaiono collegate;
   (d)       sui prestatori di servizi di gioco d’azzardo, quando eseguono operazioni occasionali
             d’importo pari o superiore a 2 000 EUR, indipendentemente dal fatto che
             l’operazione sia eseguita in un’unica soluzione o con diverse operazioni che
             appaiono collegate;
   (e)       quando vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo,
             indipendentemente da qualsiasi deroga, esenzione o soglia applicabile;
   (f)       quando vi sono dubbi sulla veridicità o sull’adeguatezza dei dati precedentemente
             ottenuti ai fini dell’identificazione del cliente.
                                                 Articolo 11
   1.        Gli obblighi di adeguata verifica della clientela consistono nelle attività seguenti:
             (a)   identificare il cliente e verificarne l’identità sulla base di documenti, dati o
                   informazioni ottenuti da una fonte attendibile e indipendente;
             (b)   identificare il titolare effettivo e adottare misure ragionevoli per verificarne
                   l’identità, in modo che l’ente o la persona soggetti alla presente direttiva siano
                   certi di sapere chi egli sia, il che implica, per le persone giuridiche e per i trust
                   ed istituti giuridici analoghi, l’adozione di misure ragionevoli per comprendere
                   l’assetto proprietario e di controllo del cliente;
             (c)   valutare e, se necessario, ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura
                   prevista del rapporto d’affari;
             (d)   controllare continuamente il rapporto d’affari, anche esercitando un controllo
                   sulle operazioni concluse durante tutta la sua durata, in modo da assicurare che
                   esse siano coerenti con la conoscenza che l’ente o la persona ha del proprio
                   cliente, della sua attività e del suo profilo di rischio, con riguardo, se
                   necessario, all’origine dei fondi, e tenere aggiornati i documenti, i dati o le
                   informazioni detenute.
IT                                                    32                                                 IT
 ---pagebreak---    2. Gli Stati membri assicurano che gli enti obbligati applichino tutti gli obblighi di
      adeguata verifica della clientela previsti al paragrafo 1, ma possono calibrarli in
      funzione del rischio.
   3. Gli Stati membri impongono agli enti obbligati di tener conto almeno delle variabili
      di cui all’allegato I nel valutare i rischi di riciclaggio e di finanziamento del
      terrorismo.
   4. Gli Stati membri provvedono a che gli enti obbligati siano in grado di dimostrare alle
      autorità competenti o agli organi di autoregolamentazione che le misure sono
      adeguate ai rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo individuati.
   5. Per le attività di assicurazione vita e altre forme di assicurazione legate ad
      investimenti, gli Stati membri provvedono a che gli enti finanziari applichino, oltre
      agli obblighi di adeguata verifica della clientela prescritti per il cliente e il titolare
      effettivo, i seguenti obblighi di adeguata verifica della clientela sul beneficiario del
      contratto di assicurazione vita o di altra assicurazione legata ad investimenti, non
      appena individuato o designato:
      (a)    per il beneficiario identificato come una determinata persona fisica, persona
             giuridica o istituto giuridico, acquisizione del nome;
      (b)    per il beneficiario designato in base a caratteristica o classe, oppure in altro
             modo, acquisizione di informazioni su di esso sufficienti a far ritenere all’ente
             finanziario che sarà in grado di stabilirne l’identità al momento del pagamento.
      In entrambi i casi di cui alle lettere a) e b), l’identità del beneficiario è accertata al
      momento del pagamento. In caso di cessione a terzi, per intero o in parte,
      dell’assicurazione vita o altra assicurazione legata ad investimenti, l’ente finanziario
      a conoscenza della cessione identifica il titolare effettivo al momento della cessione
      alla persona fisica o giuridica ovvero all’istituto giuridico beneficiario del valore del
      contratto ceduto.
                                            Articolo 12
   1. Gli Stati membri impongono che l’identità del cliente e del titolare effettivo sia
      accertata prima dell’instaurazione del rapporto d’affari o dell’esecuzione
      dell’operazione.
   2. In deroga al paragrafo 1, gli Stati membri possono consentire che l’accertamento
      dell’identità del cliente e del titolare effettivo sia completato durante l’instaurazione
      del rapporto d’affari se ciò è necessario per non interrompere il corso normale
      dell’attività e se il rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo è scarso. In
      tali situazioni le procedure in questione sono completate il più presto possibile dopo
      il primo contatto.
   3. In deroga ai paragrafi 1 e 2, gli Stati membri possono consentire l’apertura di un
      conto bancario purché vigano garanzie atte ad assicurare che né il cliente né altri per
      suo conto effettuino operazioni prima della piena conformità con le disposizioni dei
      paragrafi 1 e 2.
IT                                              33                                                IT
 ---pagebreak---    4.        Gli Stati membri impongono all’ente o alla persona che non è in grado di rispettare
             l’articolo 11, paragrafo 1, lettere a), b) e c), di non eseguire l’operazione attraverso
             un conto bancario, non avviare il rapporto d’affari o non effettuare l’operazione in
             questione, nonché di vagliare l’ipotesi di porre fine al rapporto d’affari e di
             effettuare, in relazione al cliente, una segnalazione di operazione sospetta all’unità di
             informazione finanziaria (UIF) a norma dell’articolo 32.
             Gli Stati membri esonerano dall’applicazione del comma precedente i notai e altri
             liberi professionisti legali, i revisori dei conti, i contabili esterni e i consulenti
             tributari, limitatamente ai casi in cui l’esonero riguarda l’accertamento della
             posizione giuridica del cliente o l’espletamento dei compiti di difesa o di
             rappresentanza del cliente in un procedimento giudiziario o in relazione ad esso,
             compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento.
   5.        Gli Stati membri impongono agli enti obbligati di applicare gli obblighi di adeguata
             verifica della clientela non soltanto a tutti i clienti nuovi, ma anche, al momento
             opportuno, ai clienti già acquisiti in funzione del rischio presente, compreso in caso
             di mutamento della situazione del cliente.
                                                SEZIONE 2
           OBBLIGHI SEMPLIFICATI DI ADEGUATA VERIFICA DELLA CLIENTELA
                                                Articolo 13
   1.        Laddove uno Stato membro o un ente obbligato individuino settori a basso rischio, lo
             Stato membro in questione può consentire agli enti obbligati di applicare obblighi
             semplificati di adeguata verifica della clientela.
   2.        Prima di applicare gli obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela, gli
             enti obbligati verificano che il rapporto con il cliente o l’operazione presenti un basso
             grado di rischio.
   3.        Gli Stati membri provvedono a che gli enti obbligati esercitino sull’operazione o sul
             rapporto d’affari un controllo sufficiente a consentire la rilevazione di operazioni
             anomale o sospette.
                                                Articolo 14
   Nel valutare i rischi di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo relativi alle tipologie di
   clientela, ai paesi o aree geografiche e a particolari prodotti, servizi, operazioni o canali di
   distribuzione, gli Stati membri e gli enti obbligati tengono conto almeno dei fattori sintomatici
   di situazioni potenzialmente a basso rischio previsti all’allegato II.
IT                                                   34                                                IT
 ---pagebreak---                                                 Articolo 15
   L’ABE, l’AEAP e l’AESFEM emanano orientamenti indirizzati alle autorità competenti e agli
   enti obbligati di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punti 1) e 2), in conformità con l’articolo 16
   del regolamento (UE) n. 1093/2010, del regolamento (UE) n. 1094/2010 e del regolamento
   (UE) n. 1095/2010, sui fattori di rischio da prendere in considerazione e/o sulle misure da
   adottare in situazioni in cui sono opportuni obblighi semplificati di adeguata verifica della
   clientela. Sono tenute in particolare considerazione la natura e le dimensioni dell’attività
   economica e, ove opportuno e proporzionato, sono previste misure specifiche. Tali
   orientamenti sono emanati entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente
   direttiva.
                                                SEZIONE 3
           OBBLIGHI RAFFORZATI DI ADEGUATA VERIFICA DELLA CLIENTELA
                                                Articolo 16
   1.        Nei casi indicati negli articoli da 17 a 23 e in altri casi che presentano un rischio
             elevato individuati dagli Stati membri o dagli enti obbligati, gli Stati membri
             impognono agli enti obbligati di applicare obblighi rafforzati di adeguata verifica
             della clientela per gestire e mitigare adeguatamente tali rischi.
   2.        Gli Stati membri impongono agli enti obbligati di esaminare, per quanto
             ragionevolmente possibile, il contesto e la finalità di tutte le operazioni complesse e
             di importo insolitamente elevato e tutti gli schemi anomali di operazione che non
             hanno uno scopo economico o legittimo evidente. In particolare, aumentano il grado
             e la natura del controllo sul rapporto d’affari, allo scopo di determinare se le
             operazioni o attività siano anomale o sospette.
   3.        Nel valutare i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, gli Stati membri
             e gli enti obbligati tengono conto almeno dei fattori sintomatici di situazioni
             potenzialmente ad alto rischio, previsti all’allegato III.
   4.        L’ABE, l’AEAP e l’AESFEM emanano orientamenti indirizzati alle autorità
             competenti e agli enti obbligati di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punti 1) e 2), in
             conformità con l’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010, del regolamento
             (UE) n. 1094/2010 e del regolamento (UE) n. 1095/2010, sui fattori di rischio da
             prendere in considerazione e/o sulle misure da adottare in situazioni che richiedono
             l’applicazione di obblighi rafforzati di adeguata verifica della clientela. Tali
             orientamenti sono emanati entro due anni dalla data di entrata in vigore della
             presente direttiva.
IT                                                   35                                               IT
 ---pagebreak---                                                  Articolo 17
   In caso di rapporti bancari di corrispondenza transfrontalieri con enti di paesi terzi, gli Stati
   membri impongono agli enti creditizi, oltre agli obblighi di adeguata verifica della clientela di
   cui all’articolo 11, gli obblighi seguenti:
   (a)       raccogliere sull’ente corrispondente informazioni sufficienti per comprendere
             pienamente la natura delle sue attività e per determinare, sulla base delle
             informazioni di dominio pubblico, la reputazione di cui gode e la qualità della
             vigilanza cui è soggetto;
   (b)       valutare i controlli in materia di lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo
             applicati dall’ente corrispondente;
   (c)       ottenere l’autorizzazione dell’alta dirigenza prima di instaurare nuovi rapporti
             bancari di corrispondenza;
   (d)       documentare le rispettive responsabilità di ogni ente;
   (e)       per quanto riguarda i conti di passaggio, assicurarsi che l’ente creditizio
             corrispondente abbia accertato l’identità dei clienti che hanno accesso diretto ai suoi
             conti, che abbia costantemente assolto gli obblighi di adeguata verifica della clientela
             e che sia in grado di fornire all’ente controparte, su richiesta, i dati ottenuti a seguito
             dell’assolvimento di tali obblighi.
                                                 Articolo 18
   Per le operazioni o i rapporti d’affari con persone politicamente esposte straniere, gli Stati
   membri impongono agli enti obbligati, oltre agli obblighi di adeguata verifica della clientela
   di cui all’articolo 11, gli obblighi seguenti:
   (a)       predisporre adeguate procedure basate sul rischio per determinare se il cliente o il
             suo titolare effettivo rientrino in tale categoria;
   (b)       ottenere l’autorizzazione dell’alta dirigenza prima di instaurare o proseguire un
             rapporto d’affari con tali clienti;
   (c)       adottare misure adeguate per stabilire l’origine del patrimonio e dei fondi impiegati
             nel rapporto d’affari o nell’operazione;
   (d)       esercitare un controllo continuo rafforzato sul rapporto d’affari.
                                                 Articolo 19
   Per le operazioni o i rapporti d’affari con persone politicamente esposte nazionali o persone
   che occupano o hanno occupato importanti cariche in organizzazioni internazionali, gli Stati
   membri impongono agli enti obbligati, oltre agli obblighi di adeguata verifica della clientela
   di cui all’articolo 11, gli obblighi seguenti:
   (a)       predisporre adeguate procedure basate sul rischio per determinare se il cliente o il
             suo titolare effettivo rientrino in tale categoria;
IT                                                    36                                                 IT
 ---pagebreak---    (b)      applicare, in caso di rapporti d’affari a rischio elevato con tali persone, le misure di
            cui all’articolo 18, lettere b), c) e d).
                                                 Articolo 20
   Gli enti obbligati adottano misure ragionevoli per determinare se i beneficiari di un contratto
   di assicurazione vita o di altra assicurazione legata ad investimenti e/o, ove necessario, il
   titolare effettivo del beneficiario siano persone politicamente esposte. Tali misure sono
   adottate al più tardi al momento del pagamento o della cessione, per intero o in parte, del
   contratto. Laddove siano rilevati rischi maggiori, gli Stati membri impongono agli enti
   obbligati, oltre all’applicazione dei normali obblighi di adeguata verifica della clientela, gli
   obblighi seguenti:
   (a)      informare l’alta dirigenza prima del pagamento dei proventi del contratto;
   (b)      eseguire controlli più approfonditi sull’intero rapporto d’affari con l’assicurato.
                                                 Articolo 21
   Gli obblighi di cui agli articoli 18, 19 e 20 si applicano anche ai familiari o ai soggetti che
   intrattengono notoriamente stretti legami con persone politicamente esposte.
                                                 Articolo 22
   Quando la persona di cui agli articoli 18, 19 e 20 ha cessato di occupare importanti cariche
   pubbliche in uno Stato membro o in un paese terzo ovvero cariche importanti in
   un’organizzazione internazionale, gli enti obbligati sono tenuti ad analizzare il rischio che
   essa continua a costituire e ad applicare adeguate misure in funzione del rischio fino al
   momento in cui ritengono che tale rischio cessi. Il periodo di tempo in questione ha durata
   non inferiore a 18 mesi.
                                                 Articolo 23
   1.       Gli Stati membri vietano agli enti creditizi di aprire o mantenere conti di
            corrispondenza con una banca di comodo e impongono agli enti creditizi di adottare
            misure atte a escludere la possibilità che siano aperti o mantenuti conti di
            corrispondenza con una banca che notoriamente consente ad una banca di comodo di
            utilizzare i propri conti.
   2.       Ai fini del paragrafo 1, per “banca di comodo” s’intende un ente creditizio, o un ente
            che svolge attività equivalenti, costituito in una giurisdizione in cui non ha alcuna
            presenza fisica, che consente di esercitare una direzione e una gestione effettive e che
            non è collegato ad alcun gruppo finanziario regolamentato.
IT                                                    37                                             IT
 ---pagebreak---                                                SEZIONE 4
                                 ESECUZIONE DA PARTE DI TERZI
                                                Articolo 24
   Gli Stati membri possono permettere agli enti obbligati di ricorrere a terzi per l’assolvimento
   degli obblighi di cui all’articolo 11, paragrafo 1, lettere a), b) e c). Tuttavia, l’ente obbligato
   che ricorre a terzi mantiene la responsabilità finale dell’assolvimento di tali obblighi.
                                                Articolo 25
   1.       Ai fini della presente sezione, per “terzi” s’intendono gli enti obbligati enumerati
            nell’articolo 2 o altri enti e persone situati negli Stati membri o in un paese terzo che
            applicano misure di adeguata verifica della clientela e obblighi di conservazione dei
            documenti equivalenti a quelli previsti dalla presente direttiva e che sono soggetti a
            vigilanza circa il rispetto degli obblighi della presente direttiva in conformità al
            capo VI, sezione 2.
   2.       Gli Stati membri valutano le informazioni disponibili sul livello di rischio geografico
            per decidere se un paese terzo soddisfi le condizioni di cui al paragrafo 1 e si
            informano reciprocamente e informano la Commissione e l’ABE, l’AEAP e
            l’AESFEM, per quanto pertinente ai fini della presente direttiva e in conformità con
            le pertinenti disposizioni del regolamento (UE) n. 1093/2010, del regolamento (UE)
            n. 1094/2010 e del regolamento (UE) n. 1095/2010, dei casi in cui ritengono che un
            paese terzo soddisfi tali condizioni.
                                                Articolo 26
   1.       Gli Stati membri provvedono a che gli enti obbligati ottengano dai terzi cui ricorrono
            le necessarie informazioni relative agli obblighi di cui all’articolo 11, paragrafo 1,
            lettere a), b) e c).
   2.       Gli Stati membri provvedono a che gli enti obbligati ai quali il cliente è stato
            presentato adottino misure adeguate per assicurare che il terzo trasmetta
            immediatamente, su richiesta, le pertinenti copie dei dati d’identificazione e di
            verifica e qualsiasi altro documento pertinente all’identità del cliente o del titolare
            effettivo.
                                                Articolo 27
   Gli Stati membri provvedono a che l’autorità competente del paese di origine (per politiche e
   controlli a livello di gruppo) e l’autorità competente del paese ospitante (per succursali e
   controllate) possano considerare che l’ente obbligato applichi, mediante il programma di
   gruppo, le misure di cui all’articolo 25, paragrafo 1, e all’articolo 26 laddove risultino
   soddisfatte le seguenti condizioni:
IT                                                  38                                                 IT
 ---pagebreak---    (a)      l’ente obbligato ricorre a informazioni fornite da terzi appartenenti allo stesso
            gruppo;
   (b)      il gruppo applica obblighi di adeguata verifica della clientela, norme sulla
            conservazione dei documenti e programmi di lotta al riciclaggio e al finanziamento
            del terrorismo conformi alla presente direttiva o a norme equivalenti;
   (c)      un’autorità competente vigila a livello di gruppo sull’effettiva applicazione degli
            obblighi di cui alla lettera b).
                                                  Articolo 28
   La presente sezione non si applica ai rapporti di esternalizzazione o di agenzia nel cui ambito
   il prestatore del servizio esternalizzato o l’agente devono essere considerati, ai sensi del
   contratto, parte integrante dell’ente obbligato.
                                                CAPO III
           INFORMAZIONI SULLA TITOLARITÀ EFFETTIVA
                                                  Articolo 29
   1.       Gli Stati membri assicurano che le società o entità giuridiche stabilite nel loro
            territorio ottengano e mantengano informazioni adeguate, accurate e aggiornate sui
            propri titolari effettivi.
   2.       Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti e gli enti obbligati abbiano
            prontamente accesso alle informazioni di cui al paragrafo 1.
                                                  Articolo 30
   1.       Gli Stati membri assicurano che i fiduciari di trust espressi disciplinati dal rispettivo
            ordinamento ottengano e mantengano informazioni adeguate, accurate e aggiornate
            sulla titolarità effettiva del trust. Tali informazioni includono l’identità del fondatore,
            del fiduciario o dei fiduciari, del guardiano (se pertinente), dei beneficiari o classe di
            beneficiari e delle altre persone fisiche che esercitano il controllo effettivo sul trust.
   2.       Gli Stati membri assicurano che il fiduciario renda noto il proprio stato agli enti
            obbligati quando, in tale veste, instaura un rapporto d’affari o esegue un’operazione
            occasionale d’importo superiore alla soglia di cui all’articolo 10, lettere b), c) e d).
   3.       Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti e gli enti obbligati abbiano
            prontamente accesso alle informazioni di cui al paragrafo 1.
IT                                                    39                                                IT
 ---pagebreak---    4. Gli Stati membri assicurano che misure corrispondenti a quelle di cui ai paragrafi 1,
      2 e 3 si applichino ad altri tipi di entità giuridiche e istituti giuridici con assetto e
      funzioni analoghe a quelle dei trust.
                                       CAPO IV
                     OBBLIGHI DI SEGNALAZIONE
                                       SEZIONE 1
                               DISPOSIZIONI GENERALI
                                        Articolo 31
   1. Ciascuno Stato membro istituisce un’UIF per prevenire, accertare e indagare sul
      riciclaggio e il finanziamento del terrorismo.
   2. Gli Stati membri comunicano per iscritto alla Commissione il nome e l’indirizzo
      della rispettiva UIF.
   3. L’UIF è istituita come unità nazionale centrale. Essa è incaricata di ricevere (e, nella
      misura consentita, di richiedere), di analizzare e di comunicare alle autorità
      competenti le informazioni che riguardano un possibile riciclaggio di proventi di
      attività criminose o reato presupposto associato oppure un possibile finanziamento
      del terrorismo, o che sono richieste dalle disposizioni legislative o regolamentari
      nazionali. Sono messe a disposizione dell’UIF risorse adeguate all’espletamento dei
      compiti assegnatile.
   4. Gli Stati membri provvedono a che l’UIF abbia pronto accesso, direttamente o
      indirettamente, alle informazioni finanziarie, amministrative e investigative
      necessarie per assolvere i propri compiti in modo adeguato. Inoltre ciascuna UIF
      risponde alle richieste di informazioni delle autorità di contrasto del proprio Stato
      membro, a meno che ragioni circostanziate inducano a supporre che la
      comunicazione delle informazioni in questione abbia un impatto negativo su indagini
      o analisi in corso o, in circostanze eccezionali, qualora la comunicazione delle
      informazioni sia palesemente sproporzionata rispetto agli interessi legittimi di una
      persona fisica o giuridica oppure non sia pertinente agli scopi per cui è stata richiesta.
   5. Gli Stati membri assicurano che, in presenza del sospetto che un’operazione sia
      collegata ad attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, sia conferita
      all’UIF la facoltà di intraprendere, direttamente o indirettamente, azioni urgenti per
      sospendere o rifiutare il consenso all’esecuzione dell’operazione allo scopo di
      analizzare l’operazione e appurare il sospetto.
IT                                           40                                                  IT
 ---pagebreak---    6. La funzione di analisi dell’UIF consiste nell’analisi operativa incentrata su singoli
      casi e obiettivi specifici e nell’analisi strategica delle tendenze e degli schemi del
      riciclaggio e del finanziamento al terrorismo.
                                          Articolo 32
   1. Gli Stati membri impongono agli enti obbligati e, se del caso, ai loro amministratori
      e dipendenti di collaborare pienamente:
      (a)    informando prontamente l’UIF, di propria iniziativa, quando l’ente o la persona
             soggetta alla presente direttiva sa, sospetta o ha motivo ragionevole di
             sospettare che i fondi provengono da attività criminose o sono collegati al
             finanziamento del terrorismo e rispondendo prontamente, in tali casi, alle
             richieste di informazioni supplementari da parte dell’UIF;
      (b)    fornendo prontamente all’UIF, su sua richiesta, tutte le informazioni necessarie
             secondo le procedure previste dalla legislazione vigente.
   2. Le informazioni di cui al paragrafo 1 sono trasmesse all’UIF dello Stato membro nel
      cui territorio è situato l’ente o la persona che le trasmette. Le informazioni sono
      trasmesse dalla persona o dalle persone designate secondo le procedure previste
      all’articolo 8, paragrafo 4.
                                          Articolo 33
   1. In deroga all’articolo 32, paragrafo 1, nel caso delle persone di cui all’articolo 2,
      paragrafo 1, punto 3), lettere a), b) e d), gli Stati membri possono designare un
      idoneo organo di autoregolamentazione della professione come autorità cui
      trasmettere le informazioni di cui all’articolo 32, paragrafo 1.
      Fatto salvo il paragrafo 2, nei casi di cui al primo comma l’organo di
      autoregolamentazione designato trasmette prontamente le informazioni all’UIF senza
      filtrarle.
   2. Gli Stati membri esonerano dagli obblighi di cui all’articolo 32, paragrafo 1, i notai e
      altri liberi professionisti legali, i revisori dei conti, i contabili esterni e i consulenti
      tributari, limitatamente ai casi in cui l’esonero riguarda informazioni che essi
      ricevono dal cliente, o ottengono sul cliente, nel corso dell’accertamento della sua
      posizione giuridica o dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del
      cliente in un procedimento giudiziario o in relazione ad esso, compresa la consulenza
      sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento, a prescindere dal fatto che le
      informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso.
                                          Articolo 34
   1. Gli Stati membri impongono all’ente obbligato di non eseguire un’operazione,
      quando sa o sospetta che sia collegata a riciclaggio o finanziamento del terrorismo,
      prima di aver completato le procedure necessarie a norma dell’articolo 32,
      paragrafo 1, lettera a).
IT                                             41                                                  IT
 ---pagebreak---             In conformità alla legislazione degli Stati membri, può essere impartita l’istruzione
            di non eseguire l’operazione.
   2.       Qualora si sospetti che l’operazione generi riciclaggio o finanziamento del terrorismo
            ma non eseguirla sia impossibile o rischi di vanificare gli sforzi di perseguimento dei
            beneficiari di un’operazione di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, l’ente
            obbligato informa l’UIF immediatamente dopo aver eseguito l’operazione.
                                               Articolo 35
   1.       Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti di cui all’articolo 45
            informino prontamente l’UIF qualora, nel corso di ispezioni da esse effettuate presso
            gli enti obbligati oppure in qualsivoglia altro modo, vengano a conoscenza di fatti
            che potrebbero essere collegati a riciclaggio o a finanziamento del terrorismo.
   2.       Gli Stati membri assicurano che l’organo di vigilanza cui è conferito, per legge o per
            regolamento, il potere di vigilare sulla borsa, sul mercato dei cambi e sui mercati dei
            derivati finanziari informi l’UIF qualora venga a conoscenza di fatti che potrebbero
            essere collegati a riciclaggio o a finanziamento del terrorismo.
                                               Articolo 36
   La comunicazione in buona fede, prevista all’articolo 32, paragrafo 1 e all’articolo 33, delle
   informazioni di cui agli articoli 32 e 33 da parte dell’ente obbligato o di un suo dipendente o
   amministratore non costituisce violazione di eventuali restrizioni alla comunicazione di
   informazioni imposte in sede contrattuale o da disposizioni legislative, regolamentari o
   amministrative, e non comporta responsabilità di alcun tipo per l’ente obbligato o per il suo
   dipendente o amministratore.
                                               Articolo 37
   Gli Stati membri adottano tutte le misure atte a tutelare da qualsiasi minaccia o atto ostile il
   dipendente dell’ente obbligato che segnala, all’interno o all’UIF, un caso sospetto di
   riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
                                               SEZIONE 2
                                   DIVIETO DI COMUNICAZIONE
                                               Articolo 38
   1.       Gli enti obbligati e i loro amministratori e dipendenti non comunicano al cliente
            interessato né a terzi che sono state trasmesse informazioni in applicazione degli
            articoli 32 e 33 o che è in corso o può essere svolta un’indagine in materia di
            riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
IT                                                 42                                               IT
 ---pagebreak---    2.        Il divieto di cui al paragrafo 1 non comprende la comunicazione alle autorità
             competenti degli Stati membri, compresi gli organi di autoregolamentazione, né la
             comunicazione a fini di accertamento investigativo.
   3.        Il divieto di cui al paragrafo 1 non impedisce la comunicazione tra enti degli Stati
             membri, o di paesi terzi che impongono obblighi equivalenti a quelli previsti dalla
             presente direttiva, purché appartenenti allo stesso gruppo.
   4.        Il divieto di cui al paragrafo 1 non impedisce la comunicazione tra persone di cui
             all’articolo 2, paragrafo 1, punto 3), lettere a) e b) di Stati membri o di paesi terzi che
             impongono obblighi equivalenti a quelli previsti dalla presente direttiva, che
             svolgono la propria attività professionale, in qualità di dipendenti o meno, all’interno
             di una stessa persona giuridica o di un’organizzazione.
             Ai fini del primo comma, per “organizzazione” s’intende la struttura più vasta a cui
             la persona appartiene e che condivide proprietà, gestione o controllo della
             conformità.
   5.        Per gli enti o le persone di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punti 1) e 2), e punto 3),
             lettere a) e b), nei casi relativi allo stesso cliente e alla stessa operazione che
             coinvolgono due o più enti o persone, il divieto di cui al paragrafo 1 non impedisce la
             comunicazione tra gli enti o le persone in questione, a condizione che siano situati in
             uno Stato membro o in un paese terzo che impone obblighi equivalenti a quelli
             previsti dalla presente direttiva, che appartengano alla stessa categoria professionale
             e che siano soggetti a obblighi in materia di segreto professionale e di protezione dei
             dati personali.
   6.        Non si ha comunicazione ai sensi del paragrafo 1 quando le persone di cui
             all’articolo 2, paragrafo 1, punto 3), lettere a) e b) tentano di dissuadere un cliente dal
             porre in atto un’attività illegale.
                                                 CAPO V
         OBBLIGHI DI REGISTRAZIONE E DATI STATISTICI
                                                 Articolo 39
   Gli Stati membri impongono agli enti obbligati di conservare i documenti e le informazioni
   seguenti, in conformità al diritto nazionale, a fini di prevenzione, accertamento e indagine su
   eventuali attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo da parte dell’UIF o di altra
   autorità competente:
   (a)       per quanto riguarda gli obblighi di adeguata verifica della clientela, la copia o i
             riferimenti dei documenti richiesti, per un periodo di cinque anni dalla fine del
             rapporto d’affari con il cliente. Allo scadere di tale periodo, i dati personali sono
             cancellati, salvo disposizione contraria nel diritto nazionale che determina le
             situazioni in cui gli enti obbligati continuano o possono continuare a conservarli. Gli
             Stati membri possono imporre o consentire la conservazione dei dati per un periodo
IT                                                   43                                                  IT
 ---pagebreak---             ulteriore solo se è necessaria a fini di prevenzione, accertamento o indagine su
            attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il periodo massimo di
            conservazione dalla fine del rapporto d’affari non supera i dieci anni;
   (b)      per quanto riguarda i rapporti d’affari e le operazioni, le scritture e le registrazioni,
            consistenti nei documenti originali o in copie autentiche in base al diritto nazionale,
            per un periodo di cinque anni dall’esecuzione delle operazioni o, se la scadenza è
            precedente, dalla cessazione del rapporto d’affari. Allo scadere di tale periodo, i dati
            personali sono cancellati, salvo disposizione contraria nel diritto nazionale che
            determina le situazioni in cui gli enti obbligati continuano o possono continuare a
            conservarli. Gli Stati membri possono imporre o consentire la conservazione dei dati
            per un periodo ulteriore solo se è necessaria a fini di prevenzione, accertamento o
            indagine su attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il periodo
            massimo di conservazione dall’esecuzione delle operazioni o, se la scadenza è
            precedente, dalla cessazione del rapporto d’affari non supera i dieci anni.
                                               Articolo 40
   Gli Stati membri impongono ai loro enti obbligati di predisporre sistemi che consentano loro
   di rispondere esaurientemente e rapidamente a qualsiasi domanda di informazioni dell’UIF o
   di altra autorità, in conformità al diritto nazionale, volta a determinare se mantengano o
   abbiano mantenuto nel corso degli ultimi cinque anni un rapporto d’affari con una data
   persona fisica o giuridica e quale ne sia o ne sia stata la natura.
                                               Articolo 41
   1.       Gli Stati membri assicurano di essere in grado, ai fini della preparazione delle
            valutazioni dei rischi nazionali di cui all’articolo 7, di valutare l’efficacia dei loro
            sistemi di lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, producendo
            statistiche complete sulle questioni rilevanti per la misurazione dell’efficacia di tali
            sistemi.
   2.       Le statistiche di cui al paragrafo 1 includono:
            (a)    dati quantitativi sulle dimensioni e l’importanza dei diversi settori che rientrano
                   nell’ambito di applicazione della presente direttiva, tra cui numero di enti e
                   persone e importanza economica di ciascun settore;
            (b)    dati quantitativi sulle fasi di segnalazione, d’indagine e di azione giudiziaria
                   del regime nazionale antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo,
                   tra cui: numero di segnalazioni di operazioni sospette presentate all’UIF e
                   relativo seguito, e, su base annua, numero di casi investigati, di persone
                   perseguite, di persone condannate per reati connessi al riciclaggio o al
                   finanziamento del terrorismo e valore in euro dei beni congelati, sequestrati o
                   confiscati.
   3.       Gli Stati membri provvedono alla pubblicazione di una sintesi consolidata delle
            relazioni statistiche e trasmettono alla Commissione le statistiche di cui al
            paragrafo 2.
IT                                                  44                                                 IT
 ---pagebreak---                                           CAPO VI
               POLITICHE, PROCEDURE E VIGILANZA
                                          SEZIONE 1
      PROCEDURE INTERNE, FORMAZIONE E RISCONTRO DI INFORMAZIONI
                                          Articolo 42
   1.  Gli Stati membri impongono agli enti obbligati appartenenti a un gruppo l’attuazione
       di politiche e procedure a livello di gruppo, tra cui politiche in materia di protezione
       dei dati e politiche e procedure per la condivisione delle informazioni all’interno del
       gruppo a fini di antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo. Tali
       politiche e procedure sono attuate in maniera effettiva a livello di succursali e di
       filiali controllate a maggioranza situate negli Stati membri e in paesi terzi.
   2.  Ciascuno Stato membro assicura che, laddove suoi enti obbligati abbiano succursali
       o filiali controllate a maggioranza situate in paesi terzi che applicano obblighi
       minimi in materia di antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo meno
       rigorosi di quelli applicati al suo interno, tali succursali e filiali applichino gli
       obblighi dello Stato membro, compreso in materia di protezione dei dati, nella
       misura consentita dalle leggi e dai regolamenti del paese terzo.
   3.  Gli Stati membri, l’ABE, l’AEAP e l’AESFEM si informano reciprocamente sui casi
       in cui la normativa del paese terzo non consente l’applicazione delle misure di cui al
       paragrafo 1, con una possibile azione coordinata volta a raggiungere una soluzione.
   4.  Gli Stati membri esigono che, nei casi in cui la normativa del paese terzo non
       consente l’applicazione delle misure di cui al paragrafo 1, gli enti obbligati adottino
       misure supplementari per far fronte in modo efficace al rischio di riciclaggio o di
       finanziamento del terrorismo e ne informino le autorità di vigilanza del paese di
       origine. Qualora le misure supplementari non siano sufficienti, le autorità competenti
       del paese di origine prendono in considerazione azioni di vigilanza supplementari, tra
       cui, se del caso, la richiesta al gruppo finanziario di chiudere le operazioni nel paese
       ospitante.
   5.  L’ABE, l’AEAP e l’AESFEM elaborano progetti di norme tecniche di
       regolamentazione che specificano il tipo di misure supplementari di cui al
       paragrafo 4 e l’azione minima che gli enti obbligati di cui all’articolo 2, paragrafo 1,
       punti 1) e 2) devono intraprendere laddove la normativa del paese terzo non consenta
       l’applicazione delle misure prescritte dai paragrafi 1 e 2. L’ABE, l’AEAP e
       l’AESFEM presentano i progetti di norme tecniche di regolamentazione alla
       Commissione entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.
IT                                            45                                                IT
 ---pagebreak---    6.   È delegato alla Commissione il potere di adottare le norme tecniche di
        regolamentazione di cui al paragrafo 5 secondo la procedura di cui agli articoli
        da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010, del regolamento (UE) n. 1094/2010 e
        del regolamento (UE) n. 1095/2010.
   7.   Gli Stati membri assicurano che sia consentita la condivisione delle informazioni
        all’interno del gruppo purché non pregiudichi le indagini su possibili operazioni di
        riciclaggio o di finanziamento al terrorismo o l’analisi delle stesse da parte dell’UIF
        o di altra autorità competente ai sensi del diritto nazionale.
   8.   Ciascuno Stato membro può imporre agli emittenti di moneta elettronica, quali
        definiti nella direttiva 2009/110/CE del Parlamento europeo e del Consiglio23, e ai
        prestatori di servizi di pagamento, quali definiti nella direttiva 2007/64/CE del
        Parlamento europeo e del Consiglio24, che sono stabiliti nel suo territorio e la cui
        amministrazione centrale è situata in un altro Stato membro o al di fuori dell’Unione,
        di nominare un referente centrale nel proprio territorio che vigili sull’osservanza
        delle norme antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo.
   9.   L’ABE, l’AEAP e l’AESFEM elaborano progetti di norme tecniche di
        regolamentazione sui criteri per determinare le circostanze in cui è opportuna la
        nomina di un referente centrale ai sensi del paragrafo 8 e le funzioni da attribuirgli.
        L’ABE, l’AEAP e l’AESFEM presentano i progetti di norme tecniche di
        regolamentazione alla Commissione entro due anni dalla data di entrata in vigore
        della presente direttiva.
   10.  È delegato alla Commissione il potere di adottare le norme tecniche di
        regolamentazione di cui al paragrafo 9 secondo la procedura di cui agli articoli da 10
        a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010, del regolamento (UE) n. 1094/2010 e del
        regolamento (UE) n. 1095/2010.
                                          Articolo 43
   1.   Gli Stati membri impongono all’ente obbligato di adottare misure proporzionate ai
        suoi rischi, natura e dimensioni, affinché i dipendenti interessati siano a conoscenza
        delle disposizioni adottate ai sensi della presente direttiva, compresi i pertinenti
        obblighi in materia di protezione dei dati.
        Dette misure comprendono la partecipazione dei dipendenti interessati a specifici
        programmi permanenti di formazione, per aiutarli a riconoscere le attività che
        potrebbero essere collegate al riciclaggio o al finanziamento del terrorismo e per
        istruirli sul modo di procedere in tali casi.
        Quando la persona fisica che appartiene a una delle categorie di cui all’articolo 2,
        paragrafo 1, punto 3), svolge un’attività professionale quale dipendente di una
        persona giuridica, gli obblighi previsti nella presente sezione si applicano a detta
        persona giuridica e non alla persona fisica.
   23
       GU L 267 del 10.10.2009, pag. 7.
   24
       GU L 319 del 5.12.2007, pag. 1.
IT                                              46                                              IT
 ---pagebreak---    2. Gli Stati membri provvedono a che gli enti obbligati abbiano accesso a informazioni
      aggiornate sulle prassi seguite dai riciclatori e dai finanziatori del terrorismo e sugli
      indizi che consentono di riconoscere operazioni sospette.
   3. Gli Stati membri provvedono a che, ogniqualvolta praticabile, sia dato riscontro
      tempestivo sull’efficacia delle segnalazioni di casi sospetti di riciclaggio o di
      finanziamento del terrorismo e sul seguito dato loro.
                                           SEZIONE 2
                                         VIGILANZA
                                           Articolo 44
   1. Gli Stati membri dispongono che i cambiavalute e i prestatori di servizi relativi a
      società e trust ottengano una licenza o siano registrati e che i prestatori di servizi di
      gioco d’azzardo ottengano un’autorizzazione.
   2. In relazione ai soggetti di cui al paragrafo 1, gli Stati membri impongono alle autorità
      competenti di assicurarsi della competenza e dell’onorabilità delle persone che ne
      dirigono o dirigeranno di fatto l’attività e dei loro titolari effettivi.
   3. In relazione agli enti obbligati di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto 3), lettere a),
      b), d) ed e), gli Stati membri provvedono a che le autorità competenti adottino le
      misure necessarie per impedire a criminali o loro complici di detenervi o assumervi
      la titolarità effettiva di una partecipazione significativa o di controllo ovvero di
      occuparvi una funzione dirigenziale.
                                           Articolo 45
   1. Gli Stati membri impongono alle autorità competenti di controllare in modo efficace
      e di adottare le misure necessarie per garantire l’osservanza degli obblighi della
      presente direttiva.
   2. Gli Stati membri provvedono a che le autorità competenti dispongano di poteri
      adeguati, compresa la facoltà di esigere la comunicazione di ogni informazione
      pertinente per il controllo della conformità e di effettuare verifiche, e dispongano di
      risorse finanziarie, umane e tecniche adeguate per l’assolvimento delle loro funzioni.
      Gli Stati membri assicurano che il personale di tali autorità mantenga standard
      professionali elevati, compresi standard in materia di riservatezza e protezione dei
      dati, soddisfi i requisiti di integrità e disponga di competenze adeguate.
   3. Per quanto concerne gli enti creditizi e finanziari e i prestatori di servizi di gioco
      d’azzardo, le autorità competenti dispongono di poteri di vigilanza rafforzati, fra cui
      la facoltà di effettuare ispezioni sul posto.
IT                                              47                                               IT
 ---pagebreak---    4.  Ciascuno Stato membro assicura che gli enti obbligati che gestiscono succursali o
       controllate in un altro Stato membro ne rispettino le disposizioni nazionali relative
       alla presente direttiva.
   5.  Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti dello Stato membro in cui è
       stabilita la succursale o controllata cooperino con le autorità competenti dello Stato
       membro in cui è situata l’amministrazione centrale dell’ente obbligato nell’assicurare
       un’efficace vigilanza sugli obblighi previsti dalla presente direttiva.
   6.  Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti che applicano un approccio
       alla vigilanza in funzione del rischio:
       (a)    comprendano chiaramente i rischi di riciclaggio e di finanziamento del
              terrorismo presenti nel loro paese;
       (b)    abbiano accesso in situ e extra situ a tutte le pertinenti informazioni sugli
              specifici rischi nazionali e internazionali associati a clienti, prodotti e servizi
              degli enti obbligati;
       (c)    basino la frequenza e l’intensità della vigilanza in situ e extra situ sul profilo di
              rischio dell’ente obbligato e sui rischi di riciclaggio e di finanziamento del
              terrorismo presenti nel paese.
   7.  La valutazione del profilo di rischio degli enti obbligati rispetto a riciclaggio e
       finanziamento del terrorismo, compresi i rischi di inosservanza, è riveduta sia
       periodicamente sia in caso di eventi o sviluppi importanti nella gestione e
       nell’operatività dell’ente obbligato.
   8.  Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti tengano conto del margine di
       discrezionalità consentito all’ente obbligato e riesaminino opportunamente le
       valutazioni del rischio sottostanti tale discrezionalità, nonché l’adeguatezza e
       l’attuazione delle politiche, dei controlli interni e delle procedure di tale ente.
   9.  Nel caso degli enti obbligati di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto 3), lettere a), b) e
       d), gli Stati membri possono consentire che le funzioni di cui al paragrafo 1 siano
       svolte da organi di autoregolamentazione, purché conformi al paragrafo 2.
   10. L’ABE, l’AEAP e l’AESFEM emettono orientamenti indirizzati alle autorità
       competenti ai sensi dell’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010, del
       regolamento (UE) n. 1094/2010 e del regolamento (UE) n. 1095/2010 sui fattori da
       applicare ai fini della vigilanza in funzione del rischio. Sono tenute in particolare
       considerazione la natura e le dimensioni dell’attività economica e, ove opportuno e
       proporzionato, sono previste misure specifiche. Tali orientamenti sono emanati entro
       due anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.
IT                                            48                                                    IT
 ---pagebreak---                                                  SEZIONE 3
                                             COOPERAZIONE
                                               SOTTOSEZIONE I
                                        COOPERAZIONE NAZIONALE
                                                 Articolo 46
   Gli Stati membri assicurano che i responsabili politici, l’UIF, le autorità di contrasto, le
   autorità di vigilanza e le altre autorità competenti che operano nell’antiriciclaggio e nella lotta
   al finanziamento del terrorismo dispongano di meccanismi efficaci tali da consentire loro di
   cooperare e coordinarsi a livello nazionale nell’elaborazione e nell’attuazione delle politiche e
   attività di lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.
                                              SOTTOSEZIONE II
                           COOPERAZIONE CON L’ABE, L’AEAP E L’AESFEM
                                                 Articolo 47
   Le autorità competenti forniscono all’ABE, all’AEAP e all’AESFEM tutte le informazioni
   necessarie allo svolgimento dei loro compiti ai sensi della presente direttiva.
                                              SOTTOSEZIONE III
                       COOPERAZIONE TRA LE UIF E LA COMMISSIONE EUROPEA
                                                 Articolo 48
   La Commissione può prestare l’assistenza necessaria ad agevolare il coordinamento,
   compreso lo scambio di informazioni tra UIF all’interno dell’Unione. Può indire riunioni
   periodiche con i rappresentanti delle UIF degli Stati membri per agevolare la cooperazione e
   per procedere a scambi di opinioni sulle questioni legate alla cooperazione.
                                                 Articolo 49
   Gli Stati membri assicurano la massima cooperazione possibile tra le UIF, siano esse autorità
   amministrative, di polizia, giudiziarie o ibride.
IT                                                   49                                                IT
 ---pagebreak---                                                  Articolo 50
   1.       Gli Stati membri assicurano che le UIF si scambino, spontaneamente o a richiesta,
            tutte le informazioni che possano risultare loro utili per il trattamento o l’analisi di
            informazioni o per l’indagine su operazioni finanziarie collegate al riciclaggio o al
            finanziamento del terrorismo e sulle persone fisiche o giuridiche implicate. La
            richiesta indica tutti i fatti pertinenti, le informazioni sul contesto, le motivazioni e le
            modalità con cui saranno utilizzate le informazioni.
   2.       Gli Stati membri assicurano che, nel rispondere alla richiesta di informazioni di cui
            al paragrafo 1 emanata da un’altra UIF dell’Unione, l’UIF interpellata usi l’intera
            gamma dei poteri a sua disposizione a livello nazionale per ottenere e analizzare le
            informazioni. L’UIF interpellata risponde prontamente e sia l’UIF richiedente sia
            l’UIF interpellata usano, ove possibile, mezzi digitali protetti per lo scambio di
            informazioni.
   3.       L’UIF può rifiutare di comunicare informazioni quando la comunicazione può
            compromettere un’indagine penale in corso nello Stato membro interpellato o, in
            circostanze eccezionali, qualora la comunicazione delle informazioni sia palesemente
            sproporzionata rispetto agli interessi legittimi di una persona fisica o giuridica o dello
            Stato membro ovvero non sia pertinente agli scopi per cui è stata richiesta. Il rifiuto è
            motivato all’UIF richiedente.
                                                 Articolo 51
   Le informazioni e i documenti ricevuti a norma degli articoli 49 e 50 sono usati per
   l’esecuzione dei compiti dell’UIF previsti dalla presente direttiva. Nel trasmettere
   informazioni o documenti a norma degli articoli 49 e 50, l’UIF mittente può subordinare a
   limitazioni o condizioni l’uso delle informazioni. L’UIF destinataria rispetta tali limitazioni e
   condizioni. Resta salvo l’uso ai fini di indagini penali e azioni penali collegate ai compiti
   dell’UIF in materia di prevenzione, accertamento e indagine nella lotta al riciclaggio e al
   finanziamento del terrorismo.
                                                 Articolo 52
   Gli Stati membri provvedono a che le UIF adottino tutte le misure necessarie, ivi comprese
   misure di sicurezza, per garantire che le informazioni comunicate ai sensi degli articoli 49
   e 50 siano accessibili ad altre autorità, agenzie o servizi solo previa autorizzazione dell’UIF
   che le fornisce.
                                                 Articolo 53
   1.       Ciascuno Stato membro incoraggia la propria UIF a comunicare con le omologhe
            tramite canali protetti e a utilizzare la rete informatica decentralizzata FIU.net.
   2.       Gli Stati membri assicurano che, ai fini dell’esecuzione dei compiti previsti dalla
            presente direttiva, ciascuna UIF cooperi per l’applicazione di tecnologie sofisticate.
            Tali tecnologie consentono a ciascuna UIF di raffrontare anonimamente i propri dati
            con altre UIF, assicurando la completa protezione dei dati personali, al fine di
IT                                                    50                                                 IT
 ---pagebreak---             reperire in altri Stati membri soggetti che la interessano e individuarne proventi e
            fondi.
                                                Articolo 54
   Gli Stati membri assicurano che le UIF cooperino con l’Europol alla conduzione di analisi
   transfrontaliere riguardanti almeno due Stati membri.
                                                SEZIONE 4
                                                SANZIONI
                                                Articolo 55
   1.       Gli Stati membri assicurano che gli enti obbligati possano essere chiamati a
            rispondere delle violazioni delle disposizioni nazionali adottate in attuazione della
            presente direttiva.
   2.       Fatto salvo il diritto degli Stati membri di imporre sanzioni penali, gli Stati membri
            provvedono affinché le autorità competenti possano adottare opportune misure
            amministrative e infliggere sanzioni amministrative laddove gli enti obbligati violino
            le disposizioni nazionali adottate in attuazione della presente direttiva, e ne
            assicurano l’applicazione. Tali misure sono effettive, proporzionate e dissuasive.
   3.       Gli Stati membri assicurano che laddove gli obblighi si applichino a persone
            giuridiche, le sanzioni possano essere inflitte ai membri dell’organo di gestione o agli
            altri soggetti responsabili della violazione ai sensi del diritto nazionale.
   4.       Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti dispongano di tutti i poteri
            investigativi necessari all’esercizio delle loro funzioni. Nell’esercizio dei poteri
            sanzionatori, le autorità competenti cooperano attivamente per assicurare che le
            misure amministrative o le sanzioni producano i risultati desiderati e coordinano
            l’azione nei casi transfrontalieri.
                                                Articolo 56
   1.       Il presente articolo si applica almeno alle situazioni in cui gli enti obbligati danno
            prova di inadempienze sistematiche in relazione agli obblighi di cui ai seguenti
            articoli:
            (a)    da 9 a 23 (obblighi di adeguata verifica della clientela)
            (b)    32, 33 e 34 (segnalazione di operazioni sospette);
            (c)    39 (conservazione dei documenti) e
            (d)    42 e 43 (controlli interni).
IT                                                  51                                               IT
 ---pagebreak---    2.       Gli Stati membri assicurano che nei casi di cui al paragrafo 1 le misure e sanzioni
            amministrative applicabili comprendano almeno quanto segue:
            (a)    una dichiarazione pubblica indicante la persona fisica o giuridica e la natura
                   della violazione;
            (b)    un ordine che impone alla persona fisica o giuridica di porre termine al
                   comportamento in questione e di astenersi dal ripeterlo;
            (c)    nel caso di un ente obbligato soggetto ad autorizzazione, la revoca
                   dell’autorizzazione;
            (d)    per tutti i membri dell’organo di gestione dell’ente obbligato considerati
                   responsabili, l’interdizione temporanea dall’esercizio di funzioni in seno a enti;
            (e)    nel caso di una persona giuridica, sanzioni amministrative pecuniarie fino al
                   10% del suo fatturato complessivo annuo nell’esercizio finanziario precedente;
            (f)    nel caso di una persona fisica, sanzioni amministrative pecuniarie fino
                   a 5 000 000 EUR o, negli Stati membri la cui moneta non è l’euro, il
                   corrispondente valore in valuta nazionale alla data di entrata in vigore della
                   presente direttiva;
            (g)    sanzioni amministrative pecuniarie fino al doppio dell’importo dei profitti
                   ricavati o delle perdite evitate grazie alla violazione, quando questi possono
                   essere determinati.
   Ai fini della lettera e), se la persona giuridica è una filiazione di un’impresa madre, il fatturato
   complessivo annuo pertinente è il fatturato complessivo annuo risultante nel conto consolidato
   dell’impresa madre capogruppo nell’esercizio finanziario precedente.
                                                Articolo 57
   1.       Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti pubblichino le sanzioni o
            misure applicate per violazione delle disposizioni nazionali adottate in attuazione
            della presente direttiva, senza indebito ritardo, fornendo anche informazioni sul tipo
            e sulla natura della violazione e sull’identità delle persone responsabili, a meno che
            tale pubblicazione non metta gravemente a rischio la stabilità dei mercati finanziari.
            Nel caso in cui la pubblicazione arrechi un danno sproporzionato alle parti coinvolte,
            le autorità competenti pubblicano le sanzioni in forma anonima.
   2.       Gli Stati membri assicurano che, nello stabilire il tipo di sanzione o misura
            amministrativa e il livello delle sanzioni amministrative pecuniarie, le autorità
            competenti prendano in considerazione tutte le circostanze pertinenti, tra cui:
            (a)    la gravità e la durata della violazione;
            (b)    il grado di responsabilità della persona fisica o giuridica responsabile;
IT                                                   52                                                 IT
 ---pagebreak---       (c)   la capacità finanziaria della persona fisica o giuridica responsabile, quale
            risulta dal fatturato complessivo della persona giuridica o dal reddito annuo
            della persona fisica;
      (d)   l’importanza dei profitti realizzati o delle perdite evitate da parte della persona
            fisica o giuridica responsabile, nella misura in cui possano essere determinati;
      (e)   le perdite subite dai terzi a causa della violazione, nella misura in cui possano
            essere determinate;
      (f)   il livello di cooperazione della persona fisica o giuridica responsabile con
            l’autorità competente;
      (g)   precedenti violazioni da parte della persona fisica o giuridica responsabile.
   3. L’ABE, l’AEAP e l’AESFEM emanano orientamenti indirizzati alle autorità
      competenti conformemente all’articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010, del
      regolamento (UE) n. 1094/2010 e del regolamento (UE) n. 1095/2010 sui tipi di
      misure e sanzioni amministrative e sul livello delle sanzioni amministrative
      pecuniarie applicabili agli enti obbligati di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punti 1)
      e 2). Tali orientamenti sono emanati entro due anni dalla data di entrata in vigore
      della presente direttiva.
   4. Nel caso delle persone giuridiche, gli Stati membri assicurano che esse possano
      essere considerate responsabili delle violazioni di cui all’articolo 56, paragrafo 1,
      commesse in loro favore, individualmente o in qualità di componenti di un loro
      organo, da soggetti che vi esercitino un ruolo direttivo e che abbiano il potere di:
      (a)   rappresentare le persone giuridiche;
      (b)   prendere decisioni a nome delle persone giuridiche, oppure
      (c)   esercitare controlli in seno alle persone giuridiche.
   5. In aggiunta ai casi di cui al paragrafo 4, gli Stati membri assicurano che le persone
      giuridiche possano essere considerate responsabili nei casi in cui il mancato esercizio
      di vigilanza o controllo da parte di una delle persone di cui al paragrafo 4 abbia reso
      possibile la commissione delle violazioni di cui all’articolo 56, paragrafo 1, a favore
      di una persona giuridica, ad opera di una persona soggetta alla sua autorità.
                                         Articolo 58
   1. Gli Stati membri assicurano che le autorità competenti mettano in atto meccanismi
      efficaci per incoraggiare la segnalazione alle stesse di violazioni delle disposizioni
      nazionali di attuazione della presente direttiva.
   2. I meccanismi di cui al paragrafo 1 includono almeno:
      (a)   procedure specifiche per il ricevimento di segnalazioni di violazioni e relativo
            seguito;
IT                                            53                                                IT
 ---pagebreak---             (b)    adeguata tutela dei dipendenti di enti che segnalano violazioni commesse
                   all’interno di tali enti;
            (c)    protezione dei dati personali concernenti sia la persona che segnala le
                   violazioni sia la persona fisica sospettata di essere responsabile della
                   violazione, conformemente ai principi della direttiva 95/46/CE.
   3.       Gli Stati membri impongono agli enti obbligati di predisporre adeguate procedure
            perché i dipendenti possano segnalare a livello interno le violazioni attraverso uno
            specifico canale anonimo e indipendente.
                                              CAPO VII
                                   DISPOSIZIONI FINALI
                                               Articolo 59
   Entro quattro anni dall’entrata in vigore della presente direttiva, la Commissione elabora una
   relazione sull’applicazione della stessa e la trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio.
                                               Articolo 60
   Le direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE sono abrogate con effetto dal [inserire data – giorno
   dopo la data indicata all’articolo 61, primo comma].
   I riferimenti alle direttive abrogate s’intendono fatti alla presente direttiva e si leggono
   secondo la tavola di concordanza contenuta nell’allegato IV.
                                               Articolo 61
   1.       Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e
            amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il [due anni
            dall’adozione]. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali
            disposizioni.
            Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento
            alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della
            pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono determinate dagli Stati
            membri.
   2.       Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali
            di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
IT                                                  54                                              IT
 ---pagebreak---                                              Articolo 62
   La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella
   Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
                                             Articolo 63
   Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
   Fatto a Strasburgo,
   Per il Parlamento europeo                    Per il Consiglio
   Il presidente                                Il presidente
IT                                                55                                             IT
 ---pagebreak---                                              ALLEGATO I
   Il seguente è un elenco non limitativo delle variabili di rischio che gli enti obbligati
   considerano nel determinare in che misura applicare gli obblighi di adeguata verifica della
   clientela ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 3.
   i)        Scopo del conto o del rapporto
   ii)       Livello dei beni depositati dal cliente o entità delle operazioni condotte
   iii)      Regolarità o durata del rapporto d’affari.
IT                                                   56                                        IT
 ---pagebreak---                                               ALLEGATO II
   Il seguente è un elenco non limitativo di fattori sintomatici di situazioni potenzialmente a
   basso rischio di cui all’articolo 14.
   (1)      Fattori di rischio relativi alla clientela:
            (a)   società per azioni ammessa alla quotazione su un mercato regolamentato e
                  sottoposta ad obblighi di comunicazione (ai sensi dei regolamenti di borsa o
                  leggi o mezzi esecutivi), che impongono l’obbligo di assicurare un’adeguata
                  trasparenza della titolarità effettiva;
            (b)   amministrazioni o imprese pubbliche;
            (c)   clienti residenti nelle aree geografiche a basso rischio di cui al punto 3.
   (2)      Fattori di rischio relativi a prodotti, servizi, operazioni o canali di distribuzione:
            (a)   contratti di assicurazione vita a basso premio;
            (b)   contratti di assicurazione-pensione, a condizione che essi non comportino
                  opzione di riscatto anticipato e non possano servire da garanzia di un prestito;
            (c)   regimi di pensione o sistemi analoghi che versano prestazioni pensionistiche ai
                  dipendenti, per i quali i contributi sono versati tramite deduzione dalla
                  retribuzione, e che non permettono ai beneficiari di trasferire i propri diritti;
            (d)   prodotti o servizi finanziari che offrono servizi opportunamente definiti e
                  circoscritti a determinate tipologie di clientela, tali da aumentare l’accesso ai
                  fini dell’inclusione finanziaria;
            (e)   prodotti in cui il rischio di riciclaggio/finanziamento del terrorismo è gestito da
                  altri fattori, quali limiti di spesa o trasparenza della proprietà (per es. alcuni tipi
                  di moneta elettronica definita alla direttiva 2009/110/CE concernente l’avvio,
                  l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attività degli istituti di moneta
                  elettronica).
   (3)      Fattori di rischio geografici:
            (a)   altri Stati membri dell’UE;
            (b)   paesi terzi dotati di efficaci sistemi contro riciclaggio/finanziamento del
                  terrorismo;
            (c)   paesi terzi che fonti credibili riconoscono essere a basso livello di corruzione o
                  altre attività criminose;
            (d)   paesi terzi che sono soggetti ad obblighi contro il riciclaggio e il finanziamento
                  del terrorismo coerenti con le raccomandazioni del GAFI, che hanno
                  effettivamente attuato tali obblighi e che, in conformità con le
                  raccomandazioni, sono soggetti a vigilanza o a controlli efficaci ai fini di
                  assicurare l’osservanza di tali obblighi.
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 ---pagebreak---                                              ALLEGATO III
   Il seguente è un elenco non limitativo di fattori di fattori sintomatici di situazioni
   potenzialmente ad alto rischio di cui all’articolo 16, paragrafo 3:
   (1)      Fattori di rischio relativi alla clientela:
            (a)   rapporto d’affari condotto in circostanze anomale;
            (b)   clienti residenti nei paesi di cui al punto 3);
            (c)   persone giuridiche o istituti giuridici che sono società veicolo patrimoniali;
            (d)   società che hanno azionisti fiduciari o azioni al portatore;
            (e)   attività economiche caratterizzate da alta intensità di contante;
            (f)   assetto proprietario della società anomalo o eccessivamente complesso data la
                  natura dell’attività.
   (2)      Fattori di rischio relativi a prodotti, servizi, operazioni o canali di distribuzione:
            (a)   private banking;
            (b)   prodotti od operazioni che potrebbero favorire l’anonimato;
            (c)   rapporti d’affari od operazioni a distanza;
            (d)   incasso di pagamenti da terzi ignoti o non collegati;
            (e)   nuovi prodotti e nuove pratiche commerciali, compresi nuovi meccanismi di
                  distribuzione e l’uso di tecnologie nuove o in evoluzione per prodotti nuovi o
                  preesistenti.
   (3)      Fattori di rischio geografici:
            (a)   paesi che fonti credibili, ad esempio dichiarazioni pubbliche del GAFI,
                  relazioni di valutazione reciproca, relazioni di valutazione particolareggiata o
                  relazioni di controllo pubblicate, riconoscono essere privi di efficaci sistemi
                  contro riciclaggio/finanziamento del terrorismo;
            (b)   paesi che fonti credibili riconoscono essere ad alto livello di corruzione o altre
                  attività criminose;
            (c)   paesi soggetti a sanzioni, embargo o misure analoghe emanate, per esempio,
                  dalle Nazioni Unite;
            (d)   paesi che finanziano o sostengono attività terroristiche o nei quali operano
                  organizzazioni terroristiche riconosciute come tali.
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 ---pagebreak---                                           ALLEGATO IV
   Tavole di concordanza di cui all’articolo 60
               Direttiva 2005/60/CE                             Presente direttiva
   Articolo 1                                     Articolo 1
   Articolo 2                                     Articolo 2
   Articolo 3                                     Articolo 3
   Articolo 4                                     Articolo 4
   Articolo 5                                     Articolo 5
                                                  Articoli da 6 a 8
   Articolo 6                                     Articolo 9
   Articolo 7                                     Articolo 10
   Articolo 8                                     Articolo 11
   Articolo 9                                     Articolo 12
   Articolo 10, paragrafo 1                       Articolo 10, lettera d)
   Articolo 10, paragrafo 2                       -
   Articolo 11                                    Articoli 13, 14 e 15
   Articolo 12                                    -
   Articolo 13                                    Articoli da 16 a 23
   Articolo 14                                    Articolo 24
   Articolo 15                                    -
   Articolo 16                                    Articolo 25
   Articolo 17                                    -
   Articolo 18                                    Articolo 26
                                                  Articolo 27
   Articolo 19                                    Articolo 28
                                                  Articolo 29
                                                  Articolo 30
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 ---pagebreak---    Articolo 20       -
   Articolo 21       Articolo 31
   Articolo 22       Articolo 32
   Articolo 23       Articolo 33
   Articolo 24       Articolo 34
   Articolo 25       Articolo 35
   Articolo 26       Articolo 36
   Articolo 27       Articolo 37
   Articolo 28       Articolo 38
   Articolo 29       -
   Articolo 30       Articolo 39
   Articolo 31       Articolo 42
   Articolo 32       Articolo 40
   Articolo 33       Articolo 41
   Articolo 34       Articolo 42
   Articolo 35       Articolo 43
   Articolo 36       Articolo 44
   Articolo 37       Articolo 45
                     Articolo 46
   Articolo 37 bis   Articolo 47
   Articolo 38       Articolo 48
                     Articoli da 49 a 54
   Articolo 39       Articoli da 55 a 58
   Articolo 40       -
   Articolo 41       -
   Articolo 41 bis   -
   Articolo 41 ter   -
IT                 60                    IT
 ---pagebreak---    Articolo 42                        Articolo 59
   Articolo 43                        -
   Articolo 44                        Articolo 60
   Articolo 45                        Articolo 61
   Articolo 46                        Articolo 62
   Articolo 47                        Articolo 63
               Direttiva 2006/70/CE                 Presente direttiva
   Articolo 1                         -
   Articolo 2, paragrafi 1, 2 e 3     Articolo 3, paragrafo 7, lettere d), e) e f)
   Articolo 2, paragrafo 4            -
   Articolo 3                         -
   Articolo 4                         Articolo 2, paragrafi da 2 a 8
   Articolo 5                         -
   Articolo 6                         -
   Articolo 7                         -
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