CELEX: 62002TJ0216
Language: it
Date: 2004-03-31 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 31 marzo 2004. # Fieldturf Inc. contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Marchio comunitario - Marchio denominativo LOOKS LIKE GRASS... FEELS LIKE GRASS... PLAYS LIKE GRASS - Impedimenti assoluti di rifiuto - Art. 7, n. 1, lett. b), e art. 73 del regolamento (CE) n. 40/94 - Rifiuto di registrazione. # Causa T-216/02.

Causa T-216/02
      Fieldturf Inc.
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI)
      «Marchio comunitario — Marchio denominativo LOOKS LIKE GRASS... FEELS LIKE GRASS... PLAYS LIKE GRASS — Impedimenti assoluti alla registrazione — Art. 7, n. 1, lett. b), e art. 73 del regolamento (CE) n. 40/94 — Rifiuto di registrazione»
      Sentenza del Tribunale (Quarta Sezione) 31 marzo 2004  
      Massime della sentenza
      1.     Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti assoluti alla registrazione — Marchi
            privi di carattere distintivo — Marchio denominativo «LOOKS LIKE GRASS... FEELS LIKE GRASS... PLAYS LIKE GRASS» — Prodotti
            e servizi indissociabilmente connessi
      [Regolamento (CE) del Consiglio n. 40/94, art. 7, n. 1, lett. b)]
      2.     Marchio comunitario — Disposizioni di procedura — Decisioni dell’UAMI — Rispetto dei diritti della difesa
      (Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 73)
      1.     Ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 sul marchio comunitario, il marchio denominativo «LOOKS LIKE
         GRASS... FEELS LIKE GRASS... PLAYS LIKE GRASS», di cui si chiede la registrazione per prati sintetici e per i servizi di installazione
         di tali prodotti, è privo di carattere distintivo in quanto tale marchio non è idoneo ad essere considerato, prima facie,
         come indicazione dell’origine commerciale dei prodotti e dei servizi considerati, bensì come un semplice messaggio pubblicitario.
      
      Infatti, per quanto concerne i prodotti in oggetto, il marchio è solo la concatenazione banale di tre affermazioni, inequivocabili,
         relative alle proprietà di questi prodotti, che pertanto informano direttamente il pubblico destinatario del fatto che questi
         ultimi presentano qualità analoghe a quelle dell’erba naturale. Per quanto riguarda i servizi in oggetto, e benché non si
         possa escludere che il marchio richiesto possa avere carattere distintivo sotto tale aspetto, si impone una soluzione comune
         ai prodotti e ai servizi considerati nella domanda di registrazione, dato che, da un lato, quest’ultima non fa distinzioni
         e, in particolare, non chiede la limitazione ai soli servizi qualora fosse respinta riguardo ai prodotti, e dato che, comunque
         e soprattutto, questi prodotti e servizi sono indissociabilmente connessi, poiché lo scopo di questi servizi può essere soltanto
         l’installazione di tali prodotti.
      
      (v. punti 30, 33, 35)
      2.     Non costituisce violazione dell’art. 73 del regolamento n. 40/94 sul marchio comunitario, il quale stabilisce che le decisioni
         dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) possono essere basate soltanto su motivi
         sui quali le parti hanno potuto prendere posizione, la circostanza che una commissione di ricorso dell’UAMI abbia omesso di
         comunicare a una parte i risultati di una ricerca su Internet da essa effettuata e richiamata nella propria decisione, dal
         momento che la commissione di ricorso è pervenuta alle sue conclusioni a seguito di un ragionamento autonomo rispetto al riferimento
         alla detta ricerca e che il detto riferimento è stato operato unitamente al fine di confermare l’esattezza delle sue conclusioni.
      
      (v. punti 39-42)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)31 marzo 2004(1)
         
         
               «Marchio comunitario  –  Marchio denominativo LOOKS LIKE GRASS... FEELS LIKE GRASS... PLAYS LIKE GRASS  –  Impedimenti assoluti di rifiuto  –  Art. 7, n. 1, lett. b), e art. 73 del regolamento (CE) n. 40/94  –  Rifiuto di registrazione»
               
             Nella causa T-216/02,
            
            
            Fieldturf Inc., con sede in Montreal (Canada), rappresentata dall'avv. P. Baronikians,
            
            
            ricorrente,
            
            contro
            Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato dal sig. O. Waelbroeck, in qualità di agente, 
            
            convenuto,
            
             avente ad oggetto il ricorso proposto avverso la decisione 15 maggio 2002 della prima commissione di ricorso dell'UAMI (caso
            R 462/2001-1), riguardante la registrazione come marchio comunitario del marchio denominativo LOOKS LIKE GRASS... FEELS LIKE
            GRASS... PLAYS LIKE GRASS,
            
            
            IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
            
            
             composto dal sig. H. Legal, presidente, dalla sig.ra  V. Tiili e dal sig. M. Vilaras, giudici,
            
             cancelliere: sig. H. Jung
            
            
            
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
            
               Fatti
            
         
         1
            
          Il 19 giugno 2000 la ricorrente ha presentato all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)
         (UAMI) una domanda di marchio comunitario ai sensi del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio
         comunitario (GU 1994, L 11, pag. 1), nella versione successivamente modificata.
         
         
         
         2
            
          Il marchio denominativo di cui è stata chiesta la registrazione è LOOKS LIKE GRASS… FEELS LIKE GRASS… PLAYS LIKE GRASS.
         
         
         
         3
            
          I prodotti e servizi per i quali è stata chiesta la registrazione del marchio rientrano nelle classi 27 e 37 ai sensi dell’accordo
         di Nizza sulla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi del 15 giugno
         1957, nella versione successivamente rivista e modificata e corrispondono, per ciascuna delle dette classi, alla seguente
         descrizione:
         
         
         
          
         –
            classe 27: «Rivestimento sintetico consistente in nastri in fibre sintetiche disposti in senso verticale su un supporto e
               parzialmente coperti con un riempitivo composto da un miscuglio di sabbia e particelle elastiche per calcio, football, lacrosse,
               hockey su prato, golf e altre attività atletiche»;
            
         
         
         
         
          
         –
            classe 37: «Installazione di rivestimento sintetico consistente in nastri in fibre sintetiche disposti in senso verticale
               su un supporto e parzialmente coperti con un riempitivo composto da un miscuglio di sabbia e particelle elastiche per calcio,
               football, lacrosse, hockey su prato, golf e altre attività atletiche».
            
         
         
         
         
         
         4
            
          Con decisione 13 marzo 2001 l’esaminatore ha considerato che il marchio richiesto non era idoneo ad essere registrato ai sensi
         dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 per i prodotti e i servizi contemplati nella domanda. L’esaminatore
         ha considerato che il marchio richiesto è composto esclusivamente da uno slogan molto semplice privo di ogni carattere distintivo
         rispetto ai prodotti e servizi considerati. A suo parere, la formulazione del marchio richiesto può facilmente essere percepita
         dal pubblico interessato come facente diretto ed immediato rinvio a un aspetto auspicabile delle superfici sintetiche. La
         risonanza retorica, il tono enfatico e la forma simmetrica rivendicati non sarebbero sufficienti a conferire al marchio richiesto
         un qualsiasi carattere distintivo. Il fatto che tale marchio sia stato registrato negli Stati Uniti non costituirebbe una
         ragione sufficiente per concludere che tale marchio è un marchio distintivo.
         
         
         
         5
            
          Il 3 maggio 2001 la ricorrente ha proposto presso l’UAMI, avverso la decisione dell’esaminatore, un ricorso ai sensi dell’art. 59
         del regolamento n. 40/94. La memoria con i motivi del ricorso è stata depositata il 12 luglio 2001. L’esaminatore non accoglieva
         il ricorso e questo veniva deferito alla prima commissione di ricorso in data 20 luglio 2001, in base all’art. 60, n. 2, del
         regolamento n. 40/94.
         
         
         
         6
            
          Con decisione 15 maggio 2002 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), notificata alla ricorrente il 17 maggio 2002, la prima
         commissione di ricorso respingeva il ricorso.
         
         
         
         7
            
          La commissione di ricorso ha in sostanza considerato che il marchio richiesto emette un messaggio chiaro e diretto che informa
         il consumatore interessato che le superfici sintetiche della ricorrente hanno proprietà molto simili a quelle dell’erba e
         che la ricorrente installa superfici sintetiche aventi siffatte proprietà. La commissione di ricorso ha aggiunto che il consumatore
         interessato non sarebbe in grado di distinguere i prodotti e i servizi della ricorrente da quelli dei concorrenti, pure essi
         desiderosi di comunicare, con un linguaggio semplice, il fatto che le loro superfici sintetiche assomigliano all’erba. La
         commissione di ricorso ha considerato che la mancanza di carattere distintivo inerente al marchio richiesto era confermata
         dal risultato di una ricerca su Internet, da dove risulta che altri diffusori di prodotti analoghi utilizzano comunemente
         termini come «looks like grass», «feels like grass» e «plays like grass» sia soli, sia in combinazioni analoghe o identiche
         a quelle del marchio richiesto. Infine, dopo aver considerato gli slogan che sono stati registrati come marchi dall’UAMI,
         la commissione di ricorso rileva che non vi sono orientamenti particolari da seguire nella valutazione degli slogan dal momento
         che ciascun caso dev’essere valutato sulla base dei suoi meriti specifici rispetto ai prodotti e ai servizi designati.
         
         Procedimento e conclusioni delle parti
         
         8
            
          Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 17 luglio 2002 la ricorrente ha proposto il presente
         ricorso.
         
         
         
         9
            
          Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Quarta Sezione) ha deciso di passare alla fase orale.
         
         
         
         10
            
          Informato del fatto che la ricorrente non sarebbe comparsa all’udienza del 17 dicembre 2003, neppure l’UAMI si è presento.
         Il Tribunale ha preso atto dell’assenza delle parti nel verbale d’udienza.
         
         
         
         11
            
          La ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
         
         
         
          
         –
            annullare la decisione impugnata;
         
         
         
         
          
         –
            ordinare all’UAMI di registrare il marchio richiesto per tutti i prodotti e servizi designati nella richiesta di marchio;
         
         
         
         
          
         –
            condannare l’UAMI alle spese.
         
         
         
         
         
         12
            
          L’UAMI conclude che il Tribunale voglia:
         
         
         
          
         –
            dichiarare il ricorso irricevibile nella parte in cui ha ad oggetto l’ordine di registrare il marchio richiesto;
         
         
         
         
          
         –
            dichiarare il ricorso per il resto infondato;
         
         
         
         
          
         –
            condannare la ricorrente alle spese.
         
         
         
         Sulla ricevibilità della domanda di ingiunzioneArgomenti delle parti
         
         13
            
          La ricorrente chiede che all’UAMI venga fatta ingiunzione di registrare il marchio richiesto per tutti i prodotti e servizi
         designati nella domanda di marchio.
         
         
         
         14
            
          L’UAMI sostiene che rivolgere una siffatta ingiunzione non è di competenza del Tribunale.
         
         Giudizio di Tribunale
         
         15
            
          Secondo costante giurisprudenza, nell’ambito di un ricorso proposto dinanzi al giudice comunitario avverso la decisione di
         una commissione di ricorso dell’UAMI, questi, conformemente all’art. 63, n. 6, del regolamento n. 40/94, è tenuto ad adottare
         tutte le misure che l’esecuzione della sentenza del detto giudice comporta. Pertanto, non è di competenza del Tribunale emettere
         provvedimenti ingiuntivi a carico dell’UAMI [sentenze del Tribunale 31 gennaio 2001, causa T‑331/99, Mitsubishi HiTec Paper
         Bielefeld/UAMI (Giroform), Racc. pag. II-433, punto 33, e 23 ottobre 2002, causa T‑388/00, Institut für Lernsysteme/UAMI –
         Educational Services (ELS), Racc. pag. II-4301, punto 19].
         
         
         
         16
            
          Il secondo punto delle conclusioni, dove la ricorrente chiede che il Tribunale ingiunga all’UAMi di registrare il marchio
         richiesto, dev’essere pertanto dichiarato irricevibile.
         
         Nel merito
         
         17
            
          La ricorrente adduce, in sostanza, due motivi relativi, rispettivamente, alla violazione dell’art. 7, n. 1, lett. b), del
         regolamento n. 40/94 e alla violazione dell’art. 73 del medesimo regolamento.
         
         Sul primo motivo, che deduce la violazione dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 Argomenti delle parti
         
         
         18
            
          La ricorrente sostiene che il marchio richiesto presenta il minimo di carattere distintivo richiesto per giustificare la sua
         registrazione e aggiunge che, quanto meno nei confronti dei servizi considerati nella domanda di marchio, tale marchio non
         è descrittivo.
         
         
         
         19
            
          Infatti, il marchio richiesto presenterebbe una struttura grammaticale e ritmica poco comune. L’uso multiplo delle parole
         «like grass» conferirebbe al marchio richiesto un carattere poetico e una risonanza retorica e la sua simmetrica composizione
         in tre parti creerebbe un tono enfatico, effetti che consentirebbero al consumatore di riconoscere e di memorizzare il detto
         marchio come un’indicazione dell’origine dei prodotti e servizi della ricorrente. Il marchio richiesto sarebbe immaginativo
         e avrebbe un carattere visivo in ragione della regolare ripetizione in una medesima sequenza composta da un verbo monosillabico,
         da «like», da «grass» e da «…». Il significato del marchio richiesto sarebbe vago e multiplo, tenuto conto del fatto che le
         parole «look», «feel» e «play» potrebbero essere intese in un senso sia transitivo che intransitivo. «Plays like grass», in
         particolare, non sarebbe una costruzione comune e suggerirebbe il seguente senso inusuale: qualche cosa gioca nello stesso
         modo che l’erba gioca.
         
         
         
         20
            
          Inoltre, la decisione impugnata sarebbe in contrasto con la sentenza del Tribunale 11 dicembre 2001, causa T‑138/00, Erpo
         Möbelwerk/UAMI (DAS PRINZIP DER BEQUEMLICHKEIT) (Racc. pag. II-3739), dove il Tribunale avrebbe giudicato che un rifiuto basato
         sull’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 è giustificato solo se viene dimostrato che la combinazione delle parole
         di cui trattasi è usata comunemente nei messaggi commerciali, in particolare pubblicitari, per i prodotti e i servizi designati.
         A questo proposito, le pubblicità citate dalla commissione di ricorso in una nota a fondo pagina al punto 12 della decisione
         impugnata sarebbero prive di pertinenza, dal momento che riguarderebbero unicamente il marchio americano. Una di esse sarebbe
         peraltro il risultato di un utilizzo autorizzato del marchio americano LOOKS LIKE GRASS… FEELS LIKE GRASS… PLAYS LIKE GRASS
         di cui la ricorrente sarebbe titolare.
         
         
         
         21
            
          L’UAMI resta dell’avviso che la commissione di ricorso era legittimata a considerare il marchio richiesto non distintivo nei
         confronti del pubblico destinatario per i prodotti e i servizi designati.
         
          Giudizio del Tribunale
         
         
         22
            
          A tenore dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, viene negata la registrazione per i «marchi privi di carattere
         distintivo».
         
         
         
         23
            
          Sono privi di carattere distintivo, ai sensi della summenzionata disposizione, i segni che sono inidonei a svolgere la funzione
         essenziale del marchio, cioè quella di identificare l’origine del prodotto o del servizio al fine di consentire così al consumatore
         che acquista il prodotto o il servizio designato dal marchio di operare, in occasione di un ulteriore acquisto, la stessa
         scelta qualora l’esperienza si rivelasse positiva o di fare un’altra scelta se la stessa si rivelasse negativa [sentenze del
         Tribunale 27 febbraio 2002, causa T‑79/00, Rewe-Zentral/UAMI (LITE), Racc. pag. II-705, punto 26; 20 novembre 2002, cause
         riunite T‑79/01 e T‑86/01, Bosch/UAMI (Kit Pro e Kit Super Pro), Racc. pag. II-4881, punto 19; 5 dicembre 2002, causa T‑130/01,
         Sykes Enterprises/UAMI (REAL PEOPLE, REAL SOLUTIONS), Racc. pag. II-5179, punto 18, e 30 aprile 2003, cause riunite T‑324/01
         e T‑110/02, Axions e Belce/UAMI (Forma di sigaro dal colore bruno e forma di lingotto dorato), Racc. pag. II-1897, punto 29].
         
         
         
         24
            
          I marchi considerati all’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 sono, in particolare, quelli che, dal punto di vista
         del pubblico destinatario, sono comunemente usati nel commercio per la presentazione dei prodotti o dei servizi interessati,
         o al riguardo dei quali esistono quanto meno indizi concreti che permettono di concludere che essi sono idonei ad essere usati
         in tal modo (sentenze Kit Pro e Kit Super Pro, cit., punto 19, e Forma di sigaro dal colore bruno e forma di lingotto dorato,
         cit., punti 44 e 45).
         
         
         
         25
            
          La registrazione di un marchio composto da segni o da indicazioni che siano peraltro utilizzati come slogan commerciali, indicazioni
         di qualità o espressioni che invitano ad acquistare i prodotti o i servizi cui il detto marchio si riferisce non è esclusa,
         di per sé, a motivo di una siffatta utilizzazione. Tuttavia, un segno che, come uno slogan commerciale, soddisfi funzioni
         diverse da quelle del marchio è distintivo, nel senso di cui all’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, solo se
         può essere percepito prima facie come uno strumento di identificazione dell’origine commerciale dei prodotti o dei servizi
         considerati, affinché il pubblico destinatario distingua senza possibilità di confusione i prodotti o i servizi del titolare
         del marchio da quelli aventi un’altra origine commerciale (sentenza REAL PEOPLE, REAL SOLUTIONS, cit., punti 19 e 20).
         
         
         
         26
            
          Infine, il carattere distintivo di un marchio può essere valutato solamente, da una parte, rispetto ai prodotti o ai servizi
         per cui viene richiesta la registrazione e, dall’altra, rispetto alla comprensione che ne ha il pubblico destinatario (sentenze
         LITE, cit., punto 27; Kit Pro e Kit Super Pro, cit., punto 20, e Forma di sigaro di colore bruno e forma di lingotto dorato,
         cit., punto 30).
         
         
         
         27
            
          Per quanto riguarda i prodotti e i servizi designati, si tratta del prato sintetico e dei servizi per la posa in opera di
         tale prodotto.
         
         
         
         28
            
          Per quanto riguarda il pubblico destinatario, si deve considerare che non è composto soltanto da club e federazioni sportive
         e da organizzatori di avvenimenti sportivi, ma più in generale dai consumatori finali normalmente accorti e avveduti, i quali
         possono infatti essere indotti, per i loro bisogni personali, a fare ricorso ai prodotti e ai servizi della ricorrente. Del
         resto, poiché il marchio richiesto è in lingua inglese, il pubblico destinatario è un pubblico anglofono (v., in tal senso,
         sentenza Kit Pro e Kit Super Pro, cit., punto 21).
         
         
         
         29
            
          Per quanto riguarda il marchio richiesto, con il suo principale argomento la ricorrente sostiene che, tenuto conto della struttura
         grammaticale e ritmica assertivamente insolite, il marchio LOOKS LIKE GRASS… FEELS LIKE GRASS… PLAYS LIKE GRASS presenterebbe
         il minimo di capacità distintiva richiesto per giustificarne la registrazione. La ricorrente si avvale della struttura simmetrica
         di tale marchio e ne rivendica il carattere poetico, ritmico e una «risonanza» retorica.
         
         
         
         30
            
          Per quanto riguarda i prodotti designati nella domanda di marchio, non va rimessa in discussione la valutazione operata dalla
         commissione di ricorso, secondo la quale il marchio richiesto non presenta, di per sé, elementi idonei a conferirgli un carattere
         distintivo. Infatti, come giustamente rilevato dall’UAMI, il marchio richiesto è solo la concatenazione banale di tre affermazioni,
         inequivocabili, relative alle proprietà del prodotto. Contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, l’espressione «plays
         like grass» non suggerisce assolutamente l’inusuale sensazione «qualche cosa gioca come l’erba gioca». Il marchio LOOKS LIKE
         GRASS… FEELS LIKE GRASS… PLAYS LIKE GRASS suggerisce al contrario il seguente senso chiaro e diretto: «Ha lo stesso aspetto
         dell’erba… Procura la medesima sensazione dell’erba… E’ adatto tanto quanto l’erba». Questo marchio informa pertanto direttamente
         il pubblico destinatario che i prodotti contemplati dalla domanda di marchio (superficie di prato sintetico) presentano qualità
         analoghe a quelle dell’erba naturale.
         
         
         
         31
            
          Il Tribunale considera inoltre, alla pari dell’UAMI, che il marchio richiesto non presenta alcuna «risonanza» retorica, alcun
         carattere poetico né ritmo particolare idonei a conferirgli carattere distintivo. Anche supponendo che tale marchio produca
         siffatti effetti, questi sarebbero comunque molto diffusi e non indurrebbero il consumatore destinatario a ravvisarvi alcunché
         di diverso da una formula commerciale applicabile ai prati sintetici in generale e, quindi, inidonea a designare l’origine
         dei detti prodotti.
         
         
         
         32
            
          Per quanto riguarda i servizi designati nella domanda di marchio, la commissione di ricorso e l’UAMI applicano ad essi il
         medesimo ragionamento applicato ai prodotti. Pertanto, al punto 11 della decisione impugnata, la commissione di ricorso, dopo
         aver constatato che il marchio richiesto è chiaramente inteso a informare i consumatori che i prodotti designati nella domanda
         di marchio presentano qualità analoghe a quelle dell’erba naturale, aggiunge che, «parimenti, [tale marchio] informa i consumatori
         che la ricorrente installa (servizi della classe 37) prati sintetici che presentano tali caratteristiche».
         
         
         
         33
            
          Non è dato da escludere che, nei confronti dei servizi di posa in opera di prati sintetici, il marchio richiesto possa avere
         carattere distintivo. Tuttavia, è giocoforza constatare che la ricorrente ha chiesto la registrazione di tale marchio sia
         per il prato sintetico sia per i servizi di posa in opera di tale prodotto, senza operare distinzioni e, in particolare, senza
         chiedere la limitazione della sua domanda di marchio ai soli servizi nel caso in cui la domanda fosse respinta rispetto ai
         prodotti. Tale situazione è assimilabile a quella riscontrata nel caso in cui la domanda di marchio verte su tutta una classe
         ai sensi dell’accordo di Nizza, senza limitazione da parte del richiedente del marchio [sentenze del Tribunale 27 febbraio
         2002, causa T‑106/00, Streamserve/UAMI (STREAMSERVE), Racc. pag. II-723, punto 46; 20 marzo 2002, causa T‑355/00, DaimlerChrysler/UAMI
         (TELE AID), Racc. pag. II-1939, punto 40, e 26 novembre 2003, causa T‑222/02, HERON Robotunits/UAMI (ROBOTUNITS), Racc. pag.
         II‑4995, punto 46]. Tale situazione rende conto, ugualmente e soprattutto, del fatto che i servizi e i prodotti designati
         nella domanda di marchio della ricorrente sono indissociabilmente connessi, poiché l’oggetto di tali servizi può essere soltanto
         l’installazione di tali prodotti (v., per un esempio di presa in considerazione del nesso che lega prodotti a servizi, sentenza
         TELE AID, cit., punto 35). In questo ambito, la commissione di ricorso ha correttamente applicato una soluzione comune ai
         prodotti e ai servizi considerati nella domanda di marchio, considerando che il marchio richiesto non era, sia nei confronti
         degli uni sia degli altri, idoneo ad essere considerato prima facie come uno strumento di identificazione dell’origine, bensì
         solo come uno slogan commerciale che informa il consumatore del fatto che il prato artificiale commercializzato e posto in
         opera dalla ricorrente presenta proprietà simili a quelle del prato naturale.
         
         
         
         34
            
          Per quanto riguarda l’affermazione della ricorrente, secondo la quale la decisione impugnata, non fornendo la prova del fatto
         che il marchio richiesto sarebbe di uso comune, sarebbe in contrasto con la citata sentenza DAS PRINZIP DER BEQUEMLICHKEIT,
         basta indicare che, secondo la giurisprudenza successiva a tale sentenza, i marchi considerati dall’art. 7, n. 1, lett. b),
         del regolamento n. 40/94 sono non soltanto quelli comunemente utilizzati in commercio per la presentazione dei prodotti o
         dei servizi interessati, ma anche quelli che sono soltanto idonei ad esserlo (v., in tal senso, sentenza Kit Pro e Kit Super
         Pro, cit., punto 19, e la giurisprudenza ivi citata). Orbene, constatando in sostanza che il marchio richiesto informa i consumatori
         in termini comuni della natura e dei vantaggi o della qualità dei prodotti e dei servizi interessati, la commissione di ricorso,
         al punto 11 della decisione impugnata, ha sufficientemente dimostrato dal punto di vista giuridico che tale marchio è idoneo
         ad essere comunemente utilizzato nel commercio per la presentazione di tali prodotti e servizi.
         
         
         
         35
            
          Dall’insieme di tali circostanze consegue che il marchio richiesto non è idoneo ad essere considerato, prima facie, come uno
         strumento di identificazione dell’origine commerciale dei prodotti e dei servizi considerati, bensì come un semplice slogan
         commerciale (v., in tal senso, sentenza REAL PEOPLE, REAL SOLUTIONS, cit., punti 20 e 28).
         
         
         
         36
            
          Ciò considerato, il motivo è infondato e va respinto.
         
         Sul secondo motivo, che deduce la violazione dell’art. 73 del regolamento n. 40/94 Argomenti delle parti
         
         
         37
            
          La ricorrente rimprovera all’UAMI la violazione dell’art. 73 del regolamento n. 40/94 in quanto non avrebbe avuto la possibilità
         di presentare osservazioni sul risultato di una ricerca effettuata su Internet dalla commissione di ricorso e da questa citata
         in una nota a fondo pagina al punto 12 della decisione impugnata.
         
         
         
         38
            
          L’UAMI nega che la commissione di ricorso abbia violato l’art. 73 del regolamento n. 40/94.
         
          Giudizio del Tribunale
         
         
         39
            
          Secondo l’art. 73 del regolamento n. 40/94, le decisioni dell’UAMI possono essere basate soltanto su motivi sui quali le parti
         hanno potuto prendere posizione.
         
         
         
         40
            
          Non è contestato che la ricerca su Internet evocata nella decisione impugnata non è stata comunicata alla ricorrente.
         
         
         
         41
            
          Tuttavia, tale circostanza non è tale da comportare l’annullamento della decisione impugnata. Infatti, la commissione di ricorso
         è pervenuta nella decisione impugnata alla conclusione che il marchio richiesto è intrinsecamente privo di carattere distintivo
         a seguito di un ragionamento autonomo rispetto al detto riferimento alla ricerca su Internet, ragionamento che del resto era
         già noto alla ricorrente per essere stato quello seguito dall’esaminatore. Il riferimento controverso alla ricerca su Internet
         è stato operato unicamente al fine di confermare l’esattezza di tale conclusione.
         
         
         
         42
            
          Ciò considerato, il motivo che deduce la violazione dell’art. 73 del regolamento n. 40/94 va respinto.
         
         
         
         43
            
          Tenuto conto di tutto quanto sopra precede, il ricorso è infondato e va respinto.
         
         
         Sulle spese
         44
            
          Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, il soccombente è condannato alle spese se ne è stata
         fatta domanda. La ricorrente, rimasta soccombente, va condannata alle spese conformemente alla domanda dell’UAMI.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce:
         
            
            
            
               1)
                  Il ricorso è respinto.
               
            
            
            
            
               2)
                  La ricorrente è condannata alle spese.
               
            
            
                  Legal
               
               
                  Tiili
               
               
                  Vilaras
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 31 marzo 2004.
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung
               
               
                  H. Legal
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: l'inglese.