CELEX: 
Language: it
Date: 1984-12-11 00:00:00
Title: Regolamento (CEE) n. 3386/84 del Consiglio, del 3 ottobre 1984, relativo alla conclusione dell'accordo in forma di scambio di lettere che codifica e modifica il testo del protocollo n. 3 dell'accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica d'Austria #Accordo in forma di scambio di lettere che codifica e modifica il testo del protocollo n. 3 dell'accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica d'Austria #Protocollo n. 3 relativo alla definizione della nazione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa

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31984R3386

Regolamento (CEE) n. 3386/84 del Consiglio del 3 ottobre 1984 relativo alla conclusione dell' accordo in forma di scambio di lettere che codifica e modifica il testo del protocollo n. 3 dell' accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica d' Austria  

Gazzetta ufficiale n. L 323 del 11/12/1984 pag. 0001 - 0001 edizione speciale spagnola: capitolo 02 tomo 11 pag. 0108  edizione speciale portoghese: capitolo 02 tomo 11 pag. 0108 

REGOLAMENTO (CEE) N. 3386/84 DEL CONSIGLIO del 3 ottobre 1984 relativo alla conclusione dell'accordo in forma di scambio di lettere che codifica e modifica il testo del protocollo n. 3 dell'accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica d'Austria    IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 113,  vista la raccomandazione della Commissione,  considerando che un certo numero di decisioni del comitato misto CEE-Austria ha modificato le regole d'origine contenute nel protocollo n. 3 relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa (in appresso denominato «protocollo») dell'accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica d'Austria (1) per quanto riguarda sia le condizioni in cui i prodotti acquisiscono il carattere originario e la prova dell'esistenza di tale carattere sia le modalità di accertamento di detto carattere originario;  considerando che ci sono stati due scambi di lettere recanti deroga all'articolo 1 del protocollo;  considerando perciò che è opportuno, per il buon funzionamento dell'accordo, incorporare in un unico testo tutte le disposizioni in questione, tranne la decisione n. 2/82 del comitato misto CEE-Austria (2), allo scopo di facilitare il lavoro degli utenti e delle amministrazioni doganali;  considerando che è opportuno sopprimere le disposizioni del protocollo che hanno un carattere transitorio;  considerando che, in virtù dell'articolo 28 del protocollo, il comitato misto può modificare solo una parte del protocollo ; che è invece opportuno conferire al comitato misto il potere di modificare tutte le disposizioni del protocollo,  HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:     Articolo 1 È approvato a nome della Comunità l'accordo in forma di scambio di lettere che codifica e modifica il testo del protocollo n. 3 dell'accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica d'Austria.  Il testo dell'accordo è accluso al presente regolamento.    Articolo 2 Il presidente del Consiglio è autorizzato a designare la persona abilitata a firmare l'accordo, al fine d'impegnare la Comunità.    Articolo 3 Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.     Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.  Fatto a Lussemburgo, addì 3 ottobre 1984.  Per il Consiglio  Il Presidente  P. BARRY  (1) GU n. L 300 del 31.12.1972, pag. 2. (2) GU n. L 385 del 31.12.1982, pag. 2.          ACCORDO in forma di scambio di lettere che codifica e modifica il testo del protocollo n. 3 dell'accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica d'Austria  Lettera n. 1  Bruxelles, ...  Signor ...,  il protocollo n. 3 dell'accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica d'Austria firmato il 22 luglio 1972 è stato modificato dal comitato misto con le decisioni nn. 1/77, 1/78, 1/80, 2/80, 3/80, 1/81, 2/81, 3/81, 4/81, 1/82, 2/82 e 1/83 e ci sono stati due scambi di lettere del 14 giugno 1977 e del 6 marzo 1981 che derogano all'articolo 1 del protocollo medesimo.  Inoltre, gli articoli 18, 21 e 24 e l'articolo 25, paragrafi da 1 a 4, che hanno un carattere transitorio non sono più applicabili a decorrere dal 1° gennaio 1985.  Occorre ricordare che l'articolo 23, paragrafo 1, ultimo comma, l'articolo 25, paragrafo 5, ed il secondo comma della nota esplicativa n. 8 sono applicabili solo fino al 31 dicembre 1985.  Inoltre non è più necessario l'articolo 28 che limita la competenza del comitato misto consentendogli di modificare solo le disposizioni del titolo I, articolo 5, paragrafo 3, del titolo II, del titolo III, articoli 23, 24 e 25, nonché degli allegati I, II, III, V e VI del protocollo.  Al fine di chiarire la situazione e d'introdurre nel protocollo modifiche che il comitato misto non può apportare e per consolidare tutte le disposizioni esistenti in un unico testo, ad eccezione, per motivi tecnici di presentazione, della decisione n. 2/82 del comitato misto, mi pregio proporre che si convenga sul fatto che il testo del protocollo n. 3, allegato al presente accordo, sostituisca quello allegato all'accordo e modificato dalle decisioni del comitato misto nn. 1/77, 1/78, 1/80, 2/80, 3/80, 1/81, 2/81, 3/81, 4/81, 1/82 e 1/83 e degli scambi di lettere del 14 giugno 1977 e 6 marzo 1981 poiché questi documenti sono tutti abrogati dal testo allegato e non costituiscono pertanto strumenti legali applicabili.  Le propongo che il presente accordo entri in vigore il 1° gennaio 1985.  Le sarei grato se Ella volesse confermarmi l'accordo del Suo governo su questa proposta.  La prego di gradire, Signor ..., l'espressione della mia più alta considerazione.  A nome del Consiglio delle Comunità europee   Lettera n. 2  Bruxelles, ...  Signor ...,  mi pregio di accusare ricezione della Sua lettera in data odierna, del seguente tenore:  «Il protocollo n. 3 dell'accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica d'Austria firmato il 22 luglio 1972 è stato modificato dal comitato misto con le decisioni nn. 1/77, 1/78, 1/80, 2/80, 3/80, 1/81, 2/81, 3/81, 4/81, 1/82, 2/82 e 1/83 e ci sono stati due scambi di lettere del 14 giugno 1977 e del 6 marzo 1981 che derogano all'articolo 1 del protocollo medesimo.  Inoltre, gli articoli 18, 21 e 24 e l'articolo 25, paragrafi da 1 a 4, che hanno un carattere transitorio non sono più applicabili a decorrere dal 1° gennaio 1985.  Occorre ricordare che l'articolo 23, paragrafo 1, ultimo comma, l'articolo 25, paragrafo 5, ed il secondo comma della nota esplicativa n. 8 sono applicabili solo fino al 31 dicembre 1985.  Inoltre non è più necessario l'articolo 28 che limita la competenza del comitato misto consentendogli di modificare solo le disposizioni del titolo I, articolo 5, paragrafo 3, del titolo II, del titolo III, articoli 23, 24 e 25, nonché degli allegati I, II, III, V e VI del protocollo.  Al fine di chiarire la situazione e d'introdurre nel protocollo modifiche che il comitato misto non può apportare e per consolidare tutte le disposizioni esistenti in un unico testo, ad eccezione, per motivi tecnici di presentazione, della decisione n. 2/82 del comitato misto, mi pregio proporre che si convenga sul fatto che il testo del protocollo n. 3, allegato al presente accordo, sostituisca quello allegato all'accordo e modificato dalle decisioni del comitato misto nn. 1/77, 1/78, 1/80, 2/80, 3/80, 1/81, 2/81, 3/81, 4/81, 1/82 e 1/83 e degli scambi di lettere del 14 giugno 1977 e 6 marzo 1981 poiché questi documenti sono tutti abrogati dal testo allegato e non costituiscono pertanto strumenti legali applicabili.  Le propongo che il presente accordo entri in vigore il 1° gennaio 1985.  Le sarei grato se Ella volesse confermarmi l'accordo del Suo governo su questa proposta.»  Ho l'onore di informarLa che il mio governo è d'accordo sulla proposta contenuta in questa lettera, con riserva di una comunicazione, che Le sarà trasmessa in seguito, in merito all'espletamento della procedura interna richiesta dalla costituzione federale austriaca.  La prego di gradire, Signor ..., l'espressione della mia più alta considerazione.  Per il governo della Repubblica d'Austria        PROTOCOLLO N. 3 relativo alla definizione della nozione di «prodotti originari» e ai metodi di cooperazione amministrativa  TITOLO I Definizione della nozione di «prodotti originari»  Articolo 1  Ai fini dell'applicazione dell'accordo e senza pregiudizio delle disposizioni degli articoli 2 e 3 del presente protocollo sono considerati:    1. come prodotti originari della Comunità:      a) i prodotti totalmente ottenuti nella Comunità,           b) i prodotti ottenuti nella Comunità e nella cui fabbricazione sono entrati prodotti diversi da quelli indicati alla lettera a), a condizione che tali prodotti siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 5. Tale condizione non è tuttavia richiesta per quanto riguarda i prodotti che, ai sensi del presente protocollo, sono originari dell'Austria;                  2. come prodotti originari dell'Austria:      a) i prodotti totalmente ottenuti in Austria,           b) i prodotti ottenuti in Austria e nella cui fabbricazione sono entrati prodotti diversi da quelli indicati alla lettera a), a condizione che tali prodotti siano stati oggetto di lavorazioni o trasformazioni sufficienti ai sensi dell'articolo 5. Tale condizione non è tuttavia richiesta per quanto riguarda i prodotti che, ai sensi del presente protocollo, sono originari della Comunità.                    I prodotti, di cui all'elenco C, sono temporaneamente esclusi dall'applicazione del presente protocollo. Ciò nonostante, a questi prodotti si applicano, mutatis mutandis, le disposizioni in materia di cooperazione amministrativa e l'articolo 23.   Articolo 2 1. Nella misura in cui gli scambi effettuati tra la Comunità o l'Austria, da un lato, e la Finlandia, l'Islanda, la Norvegia, il Portogallo, la Svezia o la Svizzera, dall'altro, nonché tra ciascuno di questi sei paesi tra di loro sono disciplinati da accordi contenenti norme identiche a quelle del presente protocollo, si considerano parimenti:    A. come prodotti originari della Comunità, i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, che dopo essere stati esportati dalla Comunità non abbiano subito in uno qualsiasi dei sei paesi suddetti lavorazioni o trasformazioni, ovvero vi abbiano subito lavorazioni o trasformazioni insufficienti a classificarli come prodotti originari dell'uno o dell'altro dei suddetti paesi ai sensi delle disposizioni corrispondenti a quelle dell'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), o paragrafo 2, lettera b), del presente protocollo che figurano negli accordi di cui sopra e a condizione che:      a) siano stati utilizzati nelle lavorazioni o trasformazioni esclusivamente prodotti originari di uno dei sei paesi summenzionati, ovvero prodotti originari della Comunità o dell'Austria;           b) allorché negli elenchi A o B di cui all'articolo 5, una regola di percentuale limita la proporzione in valore di prodotti non originari suscettibili di essere incorporati a determinate condizioni, il plusvalore sia stato ottenuto nell'osservanza, in ciascuno dei paesi, delle regole di percentuale, nonché delle altre regole che figurano negli elenchi suddetti, senza possibilità di cumulo da un paese all'altro;                  B. come prodotti originari dell'Austria, i prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, che dopo essere stati esportati dall'Austria, non abbiano subito poi in uno qualsiasi dei sei paesi suddetti o nella Comunità lavorazioni o trasformazioni, ovvero vi abbiano subito lavorazioni o trasformazioni insufficienti a classificarli come prodotti originari di uno dei suddetti paesi ai sensi delle disposizioni corrispondenti a quelle dell'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), o paragrafo 2, lettera b), del presente protocollo, che figurano negli accordi di cui sopra, a condizione che:      a) siano stati utilizzati nelle lavorazioni o trasformazioni esclusivamente prodotti originari di uno dei sei paesi summenzionati, ovvero prodotti originari della Comunità o dell'Austria;           b) allorché negli elenchi A o B di cui all'articolo 5, una regola di percentuale limita la proporzione in valore di prodotti non originari suscettibili di essere incorporati a determinate condizioni, il plusvalore sia stato ottenuto nell'osservanza, in ciascuno dei  paesi, delle regole di percentuale, nonché delle altre regole che figurano negli elenchi suddetti, senza possibilità di cumulo da un paese all'altro.                    2. Per l'applicazione del paragrafo 1, punto A, lettera a), e punto B, lettera a), l'utilizzazione di prodotti diversi da quelli contemplati da detto paragrafo in una proporzione non superiore complessivamente al 5 % del valore dei prodotti ottenuti importati in Austria o nella Comunità non incide sulla determinazione dell'origine di questi ultimi, purché i suddetti prodotti utilizzati non abbiano tolto il carattere originario ai prodotti inizialmente esportati dalla Comunità o dall'Austria se vi fossero stati incorporati.  3. Nei casi di cui al paragrafo 1, punto A, lettera b), punto B, lettera b), e al paragrafo 2, non devono essere stati incorporati prodotti non originari che siano stati oggetto soltanto delle lavorazioni o trasformazioni di cui all'articolo 5, paragrafo 3.    Articolo 3 In deroga alle disposizioni dell'articolo 2 e purché siano comunque soddisfatte tutte le condizioni previste da tale articolo, i prodotti ottenuti rimangono originari rispettivamente della Comunità o dell'Austria solo se il valore dei prodotti messi in opera, originari della Comunità o dell'Austria rappresenta la percentuale prevalente del valore dei prodotti ottenuti. Negli altri casi questi ultimi prodotti sono considerati come prodotti originari del paese in cui il plusvalore realizzato rappresenta la maggiore percentuale del loro valore.    Articolo 4 Ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, lettera a), e paragrafo 2, lettera a), sono considerati «totalmente ottenuti» nella Comunità o in Austria:    a) i prodotti minerari estratti dal loro suolo o dal loro fondo marino od oceanico;       b) i prodotti del regno vegetale ivi raccolti;       c) gli animali vivi, ivi nati ed allevati;       d) i prodotti che provengono da animali vivi che ivi sono allevati;       e) i prodotti della caccia o della pesca ivi praticate;       f) i prodotti della pesca marittima e altri prodotti estratti dal mare con le loro navi;       g) i prodotti fabbricati a bordo delle loro navi-officina, esclusivamente a partire dai prodotti indicati alla lettera f);       h) gli articoli fuori uso a condizione che siano ivi raccolti e possano servire soltanto al ricupero di materie prime;       i) gli scarti e i residui provenienti da operazioni manufatturiere ivi effettuate;       j) le merci ivi ottenute esclusivamente a partire dai prodotti indicati alle lettere da a) a i).           Articolo 5 1. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), e paragrafo 2, lettera b), sono considerate sufficienti:    a) le lavorazioni o trasformazioni che hanno per effetto di classificare le merci ottenute in una voce doganale diversa da quella afferente a ciascuno dei prodotti messi in opera, ad eccezione, tuttavia, di quelle comprese nell'elenco A, alle quali si applicano le disposizioni particolari a questo elenco;       b) le lavorazioni o trasformazioni indicate nell'elenco B.         Per sezioni, capitoli e voci tariffarie si intendono le sezioni, i capitoli e le voci della nomenclatura del consiglio di cooperazione doganale per la classificazione delle merci nelle tariffe doganali.  2. Quando, per un determinato prodotto ottenuto, una regola di percentuale dell'elenco A e dell'elenco B limita il valore dei prodotti messi in opera, suscettibili di essere utilizzati, il valore totale di questi prodotti, che abbiano o meno cambiato voce tariffaria nel corso delle lavorazioni, trasformazioni o del montaggio - entro i limiti e le condizioni previste nei singoli elenchi - non può superare, rispetto al valore del prodotto ottenuto, il valore corrispondente, se i tassi sono identici nelle due liste, a questo tasso comune o, se sono differenti, al più elevato dei due.  3. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 1, paragrafo 1, lettera b), e paragrafo 2, lettera b), le lavorazioni o trasformazioni seguenti sono sempre considerate insufficienti a conferire il carattere originario,  indipendentemente dal cambiamento o meno della voce doganale:    a) le manipolazioni destinate ad assicurare la conservazione come tali delle merci durante il loro trasporto e magazzinaggio (ventilazione, spanditura, essiccazione, refrigerazione, immersione in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze, estrazione di parti avariate e operazioni analoghe);       b) le semplici operazioni di spolveratura, vagliatura, cernita, selezione, classificazione, assortimento (ivi inclusa la composizione di serie di merci), lavaggio, verniciatura, riduzione in pezzi;       c)       i) il cambiamento di imballaggi, nonché le divisioni e le riunioni di colli;           ii) le semplici operazioni di messa in bottiglie, boccette, sacchi, nonché la semplice sistemazione in astucci e scatole, o su tavolette, ecc., e ogni altra semplice operazione di condizionamento;                  d) l'apposizione sui prodotti o sui loro imballaggi di marchi, etichette o altri segni distintivi similari;       e) la semplice miscela di prodotti anche di specie diverse, quando uno o più componenti della miscela non rispondano alle condizioni fissate nel presente protocollo per poter essere considerati originari della Comunità o dell'Austria;       f) la semplice riunione di parti di oggetti allo scopo di formare un oggetto completo;       g) il cumulo di due o più operazioni indicate nelle lettere da a) a f);       h) la macellazione degli animali.           Articolo 6 1. Quando gli elenchi A e B, di cui all'articolo 5, dispongono che le merci ottenute nella Comunità o in Austria ne sono considerate esclusivamente originarie a condizione che il valore dei prodotti messi in opera non superi una data percentuale del valore delle merci ottenute, i valori da prendere in considerazione per la determinazione di detta percentuale sono:  - da un lato,  per quanto riguarda i prodotti di cui è comprovata l'importazione : il loro valore in dogana al momento dell'importazione;  per quanto riguarda i prodotti di origine non determinata : il primo prezzo controllabile pagato per detti prodotti nel territorio della parte contraente in cui avviene la fabbricazione;  - dall'altro,  il prezzo franco fabbrica delle merci ottenute, al netto delle imposte interne restituite o da restituire in caso di esportazione.  Il presente articolo vale anche per l'applicazione degli articoli 2 e 3.  2. In caso di applicazione degli articoli 2 e 3 s'intende per plusvalore acquisito la differenza tra il prezzo franco fabbrica delle merci ottenute, al netto delle imposte interne restituite o da restituire in caso di esportazione dal paese interessato o dalla Comunità, da un lato, e il valore in dogana di tutti i prodotti importati o messi in opera in tale paese o nella Comunità, dall'altro.    Articolo 7 Il trasporto dei prodotti originari dell'Austria o della Comunità in una sola spedizione può effettuarsi con attraversamento di territori diversi da quello della Comunità e dell'Austria, della Finlandia, dell'Islanda, della Norvegia, del Portogallo, della Svezia o della Svizzera, all'occorrenza con trasbordo o deposito temporaneo in tali territori, a condizione che l'attraversamento di questi ultimi sia giustificato da ragioni geografiche e che i prodotti rimangano sotto la sorveglianza delle autorità doganali dello Stato di transito o di deposito, non vi siano immessi in commercio o al consumo e non vi abbiano, all'occorrenza, subito altre operazioni a parte lo scarico e il ricarico od operazioni destinate a garantirne la conservazione come tali.  TITOLO II Metodi di cooperazione amministrativa  Articolo 8  1. I prodotti originari ai sensi del presente protocollo sono ammessi, all'importazione nella Comunità o in Austria al beneficio delle disposizioni dell'accordo, su presentazione di uno dei seguenti documenti:      a) un certificato di circolazione delle merci EUR. 1, denominato qui di seguito «certificato EUR. 1», il cui modello figura all'allegato V del presente protocollo, o           b) un formulario EUR. 2, il cui modello figura all'allegato VI del presente protocollo, per spedizioni che contengano esclusivamente prodotti originari e a condizione che il valore di ogni spedizione non superi i 3 400 ECU.              2. Sono ammessi all'importazione nella Comunità o in Austria al beneficio delle disposizioni dell'accordo, senza che sia necessario produrre uno dei documenti di cui al paragrafo 1, i seguenti «prodotti originari» ai sensi del presente protocollo:      a) che sono oggetto di piccole spedizioni dirette a privati da privati e il cui valore non sia superiore a 240 ECU;           b) che sono contenuti nei bagagli dei passeggeri e il cui valore non sia superiore a 680 ECU.             Queste disposizioni vengono applicate solo nel caso in cui si tratti di importazioni prive di ogni carattere commerciale, dichiarate come rispondenti alle condizioni richieste per l'applicazione dell'accordo e non esista nessun dubbio sulla veridicità di detta dichiarazione.  Sono considerate prive di ogni valore commerciale le importazioni a carattere occasionale e che consistono unicamente in merci riservate all'uso personale o familiare dei destinatari o dei passeggeri ; queste merci non devono costituire, per la loro natura e il loro quantitativo, nessuna preoccupazione di carattere commerciale.  3. Gli importi nella moneta nazionale dello Stato esportatore equivalenti a quelli espressi in ECU sono fissati dallo Stato esportatore e notificati alle altre parti dell'accordo. Se gli importi sono superiori agli importi corrispondenti fissati dallo Stato d'importazione, quest'ultimo li accetta se la merce è fatturata nella moneta dello Stato d'esportazione.  Se la merce è fatturata nella moneta di un altro Stato membro della Comunità o di uno dei paesi di cui all'articolo 2 del presente protocollo, lo Stato d'importazione riconosce l'importo notificato dal paese considerato.  4. Fino al 30 aprile 1981 incluso, l'ECU da utilizzare in moneta nazionale di un determinato paese è il controvalore in moneta nazionale di tale paese dell'ECU in vigore al 30 giugno 1978. Per ogni periodo successivo di due anni, essa è il controvalore in moneta nazionale di tale paese dell'ECU in vigore il primo giorno feriale del mese di ottobre dell'anno precedente il periodo di due anni.  5. Gli accessori, pezzi di ricambio e attrezzature che vengono consegnati con un materiale, una macchina, un apparecchio o un veicolo e fanno parte della sua normale attrezzatura e il cui prezzo è compreso in quello di questi ultimi o non è fatturato a parte sono considerati come costituenti un tutto unico con il materiale, la macchina, l'apparecchio o il veicolo considerato.  6. Gli assortimenti, ai sensi della regola generale 3 della nomenclatura, sono considerati come originari a condizione che tutti gli articoli che entrano nella loro composizione siano originari. Tuttavia, un assortimento composto d'articoli originari e non originari è considerato come originario nel suo insieme, a condizione che il valore degli articoli non originari non superi il 15 % del valore totale dell'assortimento.   Articolo 9 1. Il certificato EUR. 1 viene rilasciato all'atto dell'esportazione delle merci alle quali si riferisce dalle autorità doganali dello Stato d'esportazione. Esso viene tenuto a disposizione dell'esportatore dal momento in cui l'esportazione viene realmente effettuata o assicurata.  2. Il rilascio del certificato EUR. 1 è effettuato dalle autorità doganali di uno Stato membro della Comunità economica europea se le merci da esportare possono essere considerate prodotti originari della Comunità ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, del presente protocollo. Il rilascio del certificato EUR. 1 viene effettuato dalle autorità doganali dell'Austria se le merci da esportare possono essere considerate prodotti originari dell'Austria ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 2, del presente protocollo.  3. Le autorità doganali degli Stati membri della Comunità o dell'Austria sono abilitate a rilasciare i certificati EUR. 1 secondo le condizioni fissate dagli accordi di cui all'articolo 2 del presente protocollo, se le merci da esportare possono essere considerate prodotti originari della Comunità, dell'Austria o della Finlandia, dell'Islanda, della Norvegia, del Portogallo, della Svezia o della Svizzera ai sensi dell'articolo 2 e, all'occorrenza, dell'articolo 3 del presente protocollo e con la riserva che i prodotti ai quali i certificati EUR. 1 si riferiscono si trovino nella Comunità o in Austria.  In caso di applicazione dell'articolo 2 e, all'occorrenza, dell'articolo 3 del presente protocollo, i certificati EUR. 1 vengono rilasciati dalle autorità doganali di ciascuno dei paesi interessati nei quali le merci abbiano o soggiornato prima della loro riesportazione senza aver subito modificazioni, oppure subito le modificazioni di cui all'articolo 2 del presente protocollo, su presentazione dei certificati EUR. 1 rilasciati precedentemente.  4. Il certificato EUR. 1 può essere rilasciato solo se è idoneo a costituire titolo giustificativo per l'applicazione del regime preferenziale previsto dall'accordo.   La data di rilascio del certificato EUR. 1 deve essere indicata nella casella dei certificati EUR. 1 riservata alla dogana.  5. A titolo eccezionale, il certificato EUR. 1 può essere rilasciato anche dopo l'esportazione delle merci alle quali si riferisce, quando non sia stato rilasciato all'atto dell'esportazione a causa di errori, omissioni involontarie o circostanze particolari.  Le autorità doganali possono rilasciare a posteriori un certificato EUR. 1 solo dopo aver verificato che le indicazioni contenute nella domanda dell'esportatore sono conformi a quelle della pratica corrispondente.  I certificati EUR. 1 rilasciati a posteriori devono recare una delle menzioni seguenti: >PIC FILE= "T0027219">   6. In caso di furto, di perdita o di distruzione di un certificato EUR. 1, l'esportatore può richiedere alle autorità doganali che l'hanno rilasciato un duplicato, compilato sulla base dei documenti d'esportazione che sono in loro possesso. I duplicati così rilasciati devono portare una delle menzioni seguenti: >PIC FILE= "T0027220">   Il duplicato, sul quale deve essere riprodotta la data del certificato EUR. 1 originale, ha valore da tale data.  7. Le menzioni di cui ai paragrafi 5 e 6 vengono apposte nella rubrica «osservazioni» del certificato EUR. 1.  8. La sostituzione di uno o più certificati EUR. 1 con uno o più certificati EUR. 1 è sempre possibile, a condizione che venga effettuata nell'ufficio doganale in cui le merci si trovano.  9. Al fine di verificare se siano soddisfatte le condizioni previste ai paragrafi 2 e 3, le autorità doganali hanno la facoltà di richiedere tutti i documenti giustificativi o di procedere a tutti i controlli che esse ritengano utili.    Articolo 10 1. Il certificato EUR. 1 viene rilasciato solo su richiesta scritta compilata dall'esportatore o, sotto la sua responsabilità, dal suo rappresentante autorizzato, sul modulo il cui modello figura all'allegato V del presente protocollo, e che sia riempito in conformità di questo protocollo.  2. Spetta alle autorità doganali del paese d'esportazione accertare che il modulo di cui al paragrafo 1 sia riempito correttamente. Esse verificano in particolare che la rubrica riservata alla descrizione delle merci sia stata riempita in modo da escludere qualsiasi possibilità di aggiunta fraudolenta. A tale scopo, la descrizione delle merci deve essere effettuata senza spaziatura. Se la rubrica non viene completamente riempita, deve essere tracciata una linea orizzontale sotto l'ultima riga, cancellando a tratti di penna la parte non riempita.  3. Poiché il certificato EUR. 1 costituisce il titolo giustificativo per l'applicazione del regime tariffario e di contingentamento preferenziale previsto dall'accordo, spetta alle autorità doganali del paese d'esportazione adottare le disposizioni necessarie per la verifica dell'origine delle merci e per il controllo degli altri dati del certificato EUR. 1.  4. L'esportatore, o il suo rappresentante, presenta insieme alla domanda ogni documentazione giustificativa utile, che possa fornire la prova che le merci da esportare possono consentire il rilascio di un certificato EUR. 1.  5. Quando un certificato EUR. 1 viene rilasciato ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 5, del presente protocollo, dopo l'esportazione effettiva delle merci alle quali si riferisce, l'esportatore deve, sulla domanda di cui al paragrafo 1:    - indicare luogo e data di spedizione delle merci alle quali si riferisce il certificato EUR. 1,       - attestare che non è stato rilasciato nessun certificato EUR. 1, all'atto dell'esportazione delle merci di cui trattasi, precisandone i motivi.         6. Le richieste di certificati EUR. 1 nonché i certificati EUR. 1 di cui all'articolo 9, paragrafo 3, secondo comma, del presente protocollo, in sostituzione dei quali vengono rilasciati nuovi certificati EUR. 1, devono essere conservati dalle autorità doganali del paese d'esportazione almeno per due anni.    Articolo 11 1. Il certificato EUR. 1 è compilato sul modulo di cui un modello figura all'allegato V del presente   protocollo. Questo modulo è stampato in una o più delle lingue nelle quali l'accordo è redatto. Il certificato EUR. 1 viene compilato in una di tali lingue e in conformità delle disposizioni di diritto interno dello Stato d'esportazione ; se viene compilato a mano, deve essere scritto in inchiostro e in carattere stampatello.  2. Il certificato EUR. 1 deve avere il formato di 210 × 297 millimetri, con una tolleranza massima di 5 millimetri in meno e di 8 millimetri in più nel senso della lunghezza, ed essere stampato su carta collata bianca per scritture, non contenente pasta meccanica, del peso minimo di 25 grammi il metro quadrato. Il certificato deve avere un fondo arabescato di colore verde, in modo da far risaltare qualsiasi falsificazione con mezzi meccanici o chimici.  3. Gli Stati membri della Comunità e l'Austria possono riservarsi la stampa dei certificati EUR. 1 oppure affidarne il compito a tipografie da essi autorizzate. In quest'ultimo caso, su ogni certificato EUR. 1 deve essere indicata tale autorizzazione. Ogni certificato EUR. 1 deve recare menzione del nome e indirizzo della tipografia o un segno che ne consenta l'identificazione. Il certificato deve recare, inoltre, un numero di serie, stampato o meno, destinato a contraddistinguerlo.    Articolo 12 1. Il certificato EUR. 1 deve essere presentato, nel termine di quattro mesi a partire dalla data di rilascio da parte della dogana dello Stato d'esportazione, all'ufficio doganale dello Stato importatore nel quale le merci sono presentate secondo le modalità previste dalla legge di tale Stato. Dette autorità possono esigere la presentazione di una traduzione. Esse possono anche richiedere che la dichiarazione d'importazione sia completata da un attestato dell'importatore certificante che le merci soddisfano alle condizioni richieste per l'applicazione dell'accordo.  2. Fermo restando l'articolo 5, paragrafo 3, del presente protocollo, quando, su domanda del dichiarante in dogana, un articolo, smontato o non montato, rientrante nei capitoli 84 e 85 della nomenclatura viene importato con spedizioni scaglionate alle condizioni fissate dalle autorità competenti, esso viene considerato come costituente un solo articolo e può essere presentato un certificato EUR. 1 per l'articolo completo all'atto dell'importazione della prima spedizione parziale.  3. I certificati EUR. 1 che vengono presentati alle autorità doganali dello Stato importatore dopo lo spirare del termine di presentazione di cui al paragrafo 1 possono essere accettati ai fini dell'applicazione del regime preferenziale, quando l'inosservanza del termine è dovuta a causa di forza maggiore o a circostanze eccezionali.  A parte tali casi, le autorità doganali dello Stato importatore possono accettare i certificati EUR. 1 se le merci sono state loro presentate prima della scadenza di detto termine.  4. La constatazione di piccole discordanze tra le menzioni esistenti sul certificato EUR. 1 e quelle contenute sui documenti presentati all'ufficio doganale per l'assolvimento delle formalità d'importazione delle merci non comporta ipso facto l'invalidità del certificato EUR. 1 se viene regolarmente accertato che quest'ultimo corrisponde alle merci presentate.  5. I certificati EUR. 1 vengono conservati dalle autorità doganali dello Stato importatore secondo le norme vigenti in tale Stato.  6. La prova che esistono le condizioni di cui all'articolo 7 del presente protocollo è fornita con la presentazione alle autorità doganali competenti dello Stato d'importazione:    a) o di un titolo giustificativo del trasporto unico redatto nello Stato di esportazione e sotto la cui scorta è stato effettuato l'attraversamento del paese di transito,       b) o di un'attestazione rilasciata dalle autorità doganali del paese di transito e contenente:      - una descrizione esatta delle merci,           - la data di carico e scarico delle merci o, eventualmente, del loro imbarco e sbarco, con l'indicazione delle navi utilizzate,           - la certificazione delle condizioni nelle quali si è effettuata la sosta delle merci,                  c) o, in mancanza, di qualsiasi documento probatorio.           Articolo 13 1. In deroga all'articolo 9, paragrafi da 1 a 6, e all'articolo 10, paragrafi 1 e 6, del presente protocollo, una procedura semplificata di rilascio del certificato EUR. 1 è applicabile, secondo le disposizioni seguenti.  2. Le autorità doganali dello Stato di esportazione possono autorizzare qualsiasi esportatore, di seguito chiamato «esportatore gradito», che corrisponda alle condizioni previste dal paragrafo 3 e che intenda effettuare operazioni per le quali può essere rilasciato un certificato EUR. 1, a non presentare,  all'atto dell'esportazione, all'ufficio doganale dello Stato esportatore, né la merce, né la richiesta di certificato EUR. 1 di cui le merci costituiscono l'oggetto, allo scopo di consentire il rilascio di un certificato EUR. 1 alle condizioni previste all'articolo 8, paragrafo 5, all'articolo 9, paragrafi da 1 a 4, e all'articolo 12, paragrafo 2, del presente protocollo.  Le autorità doganali dello Stato esportatore possono escludere alcune categorie di merci dalle facilitazioni previste dal paragrafo 1.  3. L'autorizzazione di cui al paragrafo 2 è accordata solo all'esportatore abituale e che offre, a parere delle autorità doganali, ogni garanzia per il controllo del carattere originario dei prodotti.  Le autorità doganali rifiutano l'autorizzazione a quell'esportatore che non offra tutte le garanzie che esse giudicano utili.  Le autorità doganali possono revocare l'autorizzazione in qualsiasi momento. Esse sono tenute a farlo allorché l'esportatore gradito non soddisfa più alle condizioni o non offre più tali garanzie.  4. L'autorizzazione specifica, a scelta delle autorità doganali, se la casella n. 11 «visto della dogana» del certificato EUR. 1 debba:    a) o essere munita preventivamente dell'impronta del timbro dell'ufficio doganale competente dello Stato esportatore, nonché della firma, manoscritta o no, di un funzionario del predetto ufficio,       b) o essere stampigliata dall'esportatore gradito con l'impronta di un timbro speciale autorizzato dalle autorità doganali dello Stato di esportazione e conforme al modello che figura nell'allegato VII del presente protocollo. Questa impronta può essere stampata sui moduli.         La rubrica n. 11 «visto della dogana» del certificato EUR. 1 viene eventualmente riempita dall'esportatore gradito.   >PIC FILE= "T0027221">  6. Nell'autorizzazione, le autorità doganali precisano in particolare:    a) le condizioni nelle quali sono redatte le domande di certificati EUR. 1;       b) le condizioni in cui vengono conservati, per lo meno per due anni, tali domande, nonché i certificati EUR. 1 che siano serviti alla redazione di altri certificati EUR. 1, alle condizioni previste dall'articolo 9, paragrafo 3, secondo comma, del presente protocollo;       c) nei casi di cui al paragrafo 4, lettera b), le autorità doganali competenti a effettuare i controlli a posteriori di cui al successivo articolo 17.         Le autorità doganali dello Stato di esportazione possono prescrivere, nel caso della procedura semplificata, l'utilizzazione di certificati EUR. 1 muniti di un segno distintivo destinato a contraddistinguerli.  7. L'esportatore gradito può essere tenuto a informare le autorità doganali, secondo le modalità da esse determinate, delle spedizioni che effettua, per consentire all'ufficio doganale competente di procedere ad un eventuale controllo prima della spedizione della merce.  Le autorità doganali dello Stato di esportazione possono effettuare, nei confronti degli esportatori graditi, tutti i controlli che ritengono utili. Detti esportatori sono tenuti a sottoporvisi.  8. Le disposizioni di questo articolo non pregiudicano l'applicazione dei regolamenti della Comunità, degli Stati membri e dell'Austria relativi alle formalità doganali e all'utilizzo dei documenti doganali.    Articolo 14 1. Il formulario EUR. 2 è redatto e firmato dall'esportatore o, sotto la sua responsabilità, da un suo rappresentante autorizzato. Esso viene redatto sul modulo di cui un modello figura all'allegato VI. Tale modulo è stampato in una o più delle lingue in cui è stato redatto l'accordo. Il formulario è redatto in una di dette lingue, in conformità delle disposizioni di diritto interno dello Stato esportatore ; se viene redatto a mano deve essere scritto in inchiostro e in carattere stampatello.  2. Per ogni spedizione viene redatto un formulario EUR. 2.  3. Il formulario EUR. 2 deve avere il formato di 210 × 148 millimetri, con una tolleranza massima ammessa di 5 millimetri in meno e di 8 millimetri in  più nel senso della lunghezza. La carta utilizzabile è una carta collata bianca per scritture, non contenente pasta meccanica, del peso minimo di 64 grammi il metro quadrato.  4. Gli Stati membri della Comunità e l'Austria possono riservarsi la stampa dei formulari EUR. 2 oppure affidarne il compito a tipografie da essi autorizzate. In quest'ultimo caso, su ogni formulario deve essere indicata tale autorizzazione. Ogni formulario deve recare menzione del nome e dell'indirizzo della tipografia o un segno che ne consenta l'identificazione. Il certificato deve recare inoltre un numero di serie, stampato o no, destinato a contraddistinguerlo.  5. Se le merci oggetto della spedizione sono state sottoposte a un controllo nel paese di esportazione per la definizione della nozione di prodotti originari, l'esportatore può indicare i riferimenti a detto controllo nella rubrica «osservazioni» del formulario EUR. 2.  6. L'esportatore che ha redatto un formulario EUR. 2 è tenuto a fornire, su richiesta delle autorità doganali del paese d'esportazione, ogni possibile giustificazione per quanto riguarda l'utilizzazione di detto formulario.    Articolo 15 1. Le merci spedite dalla Comunità o dall'Austria per un'esposizione in un paese diverso da quelli di cui all'articolo 2 del presente protocollo e vendute, dopo l'esposizione, per essere importate in Austria o nella Comunità beneficiano, all'importazione, delle disposizioni dell'accordo, purché soddisfino alle condizioni previste nel presente protocollo al fine di essere riconosciute originarie della Comunità o dell'Austria e purché alle autorità doganali competenti sia fornita la prova:    a) che un esportatore ha spedito tali merci dalla Comunità o dall'Austria nel paese dell'esposizione e ivi le ha esposte;       b) che detto esportatore ha venduto le merci o le ha cedute a un destinatario in Austria o nella Comunità;       c) che le merci sono state spedite durante l'esposizione o subito dopo in Austria o nella Comunità nello stato in cui sono state inviate all'esposizione;       d) che dal momento in cui sono state inviate all'esposizione le merci non sono state utilizzate per scopi diversi dalla dimostrazione a tale esposizione.         2. Alle autorità doganali competenti deve essere presentato, nelle condizioni normali, un certificato EUR. 1 con l'indicazione della denominazione e dell'indirizzo dell'esposizione. All'occorrenza può essere richiesta una prova documentale supplementare sulla natura delle merci e sulle condizioni nelle quali queste sono state esposte.  3. Il paragrafo 1 è applicabile a qualsiasi esposizione, fiera o manifestazione pubblica analoga, di carattere commerciale, industriale, agricolo o artigianale - diverse da quelle organizzate per finalità private in negozi o locali commerciali e aventi per oggetto la vendita di merci straniere - durante le quali le merci restano sotto controllo della dogana.    Articolo 16 1. Allo scopo di assicurare una corretta applicazione del presente titolo, gli Stati membri della Comunità e l'Austria si prestano mutua assistenza tramite le rispettive amministrazioni doganali, per il controllo dell'autenticità e della regolarità dei certificati EUR. 1 compresi quelli rilasciati in base all'articolo 9, paragrafo 3, del presente protocollo nonché delle dichiarazioni degli esportatori che figurano sul formulario EUR. 2.  2. Il comitato misto è autorizzato a prendere le decisioni necessarie affinché i metodi di cooperazione amministrativa possano essere applicati in tempo utile nella Comunità e in Austria.  3. Le autorità doganali degli Stati membri e quelle dell'Austria si comunicano a vicenda, tramite la Commissione delle Comunità europee, il facsimile dell'impronta dei timbri utilizzati nei loro uffici per il rilascio dei certificati EUR. 1.  4. Si applicano sanzioni nei confronti di chiunque rediga o faccia redigere un documento contenente dati inesatti, allo scopo di fare ammettere una merce ai benefici del regime preferenziale.  Il presente paragrafo si applica mutatis mutandis nel caso di utilizzo della procedura di cui all'articolo 13 del presente protocollo.  5. Gli Stati membri e l'Austria adottano ogni misura necessaria ad evitare che le merci scambiate sotto la scorta di un certificato EUR. 1 e che sostano durante il trasporto in una zona franca situata nel loro territorio vengano fatte oggetto a sostituzioni o trasformazioni diverse dalle trasformazioni usuali destinate ad assicurare la loro conservazione.   6. Quando i prodotti originari della Comunità o dell'Austria importati in una zona franca sotto la scorta di un certificato EUR. 1 subiscono una lavorazione o una trasformazione, le autorità doganali competenti devono rilasciare, su domanda dell'esportatore, un nuovo certificato EUR. 1, se la lavorazione o la trasformazione cui si è proceduto sono conformi alle disposizioni del presente protocollo.    Articolo 171. Il controllo a posteriori dei certificati EUR. 1 o dei formulari EUR. 2 è effettuato per sondaggio (scandaglio) o ogni qualvolta le autorità doganali dello Stato importatore hanno fondati dubbi sull'autenticità del documento o sull'esattezza delle informazioni relative alla reale origine della merce in questione.  2. Per l'applicazione delle disposizioni del paragrafo 1, le autorità doganali dello Stato importatore rimandano il certificato EUR. 1 o il formulario EUR. 2, o una fotocopia di tale certificato o di tale modulo, alle autorità doganali dello Stato di esportazione, indicando, all'occorrenza, i motivi di fondo o di forma che giustificano un'inchiesta. Esse uniscono al certificato EUR. 1 o al formulario EUR. 2, se è stata presentata, la fattura o una copia di essa, e forniscono tutte le informazioni che hanno potuto ottenere e che fanno pensare che le menzioni riportate su detto certificato o su detto formulario sono inesatte.  Se decidono di soprassedere all'applicazione delle disposizioni dell'accordo in attesa dei risultati del controllo, le autorità doganali dello Stato d'importazione offrono all'importatore la sospensione del sequestro, con riserva delle misure conservative giudicate necessarie.  3. I risultati del controllo a posteriori sono portati a conoscenza, appena possibile, delle autorità doganali dello Stato importatore. Essi devono permettere di stabilire se il certificato EUR. 1 o il formulario EUR. 2 contestato è applicabile alle merci realmente esportate e se queste ultime possono dare effettivamente luogo all'applicazione del regime preferenziale.  Quando tali contestazioni non hanno potuto essere risolte tra le autorità doganali dello Stato importatore e quelle dello Stato esportatore, o quando sollevano un problema d'interpretazione del presente protocollo, vengono sottoposte al comitato doganale.  Ai fini del controllo a posteriori dei certificati EUR. 1, i documenti di esportazione o le copie dei certificati EUR. 1 sostitutivi devono essere conservati per lo meno per due anni dalle autorità doganali del paese esportatore.  TITOLO III Disposizioni finali  (Articolo 18 Disposizione transitoria annullata.)   Articolo 19 La Comunità e l'Austria adottano, per quanto le riguarda, le misure relative all'esecuzione del presente protocollo.    Articolo 20 Gli allegati del presente protocollo costituiscono parte integrante dello stesso.   (Articolo 21 Disposizione transitoria annullata.)    Articolo 22 Le parti contraenti si impegnano ad adottare le misure necessarie perché il rilascio dei certificati di circolazione delle merci, che le autorità doganali degli Stati membri della Comunità e dell'Austria sono abilitate a rilasciare in applicazione degli accordi di cui all'articolo 2, venga effettuato nei modi previsti da tali accordi. Esse si impegnano altresì ad assicurare la cooperazione amministrativa necessaria a tal fine, in particolare per quanto riguarda i controlli sul viaggio e sulla sosta delle merci scambiate nel quadro degli accordi di cui all'articolo 2.    Articolo 23 1. Senza pregiudizio delle disposizioni dell'articolo 1 del protocollo n. 2, i prodotti del tipo di quelli ai quali si applica l'accordo, messi in opera nella fabbricazione di prodotti per i quali vengono rilasciati o previsti un certificato EUR. 1 o un formulario EUR. 2, non possono essere oggetto di una restituzione dei dazi doganali o beneficiare di un'esenzione dai dazi doganali sotto qualsiasi forma, a meno che non si tratti di prodotti originari della Comunità, dell'Austria o di uno degli altri sei paesi di cui all'articolo 2 del presente protocollo.  Tuttavia, in eccezione a quest'ultima disposizione relativa ai prodotti originari, non viene concessa una restituzione dei dazi doganali o il beneficio  dell'esenzione dai dazi doganali, sotto qualsiasi forma, ai prodotti originari contemplati nell'accordo CECA-Austria provenienti dalla Grecia se tali prodotti sono utilizzati per la fabbricazione di merci nella Comunità a nove o in Austria, per cui è rilasciato nella Comunità a nove o in Austria un certificato EUR. 1 oppure per cui è compilato nella Comunità a nove o in Austria un formulario EUR. 2, oppure se tali prodotti sono riesportati tal quali dai suddetti territori con un certificato di circolazione EUR. 1 o un formulario EUR. 2 rispettivamente rilasciato o compilato nella Comunità a nove o in Austria (1).  (2. Disposizione transitoria annullata.)  3. L'espressione «dazi doganali», quando è utilizzata nel presente articolo e negli articoli seguenti, comprende anche le tasse di effetto equivalente ai dazi doganali.   (Articolo 24 Disposizione transitoria annullata.)    Articolo 25 (Paragrafi da 1 a 4 : Disposizioni transitorie annullate.)  5. Se in virtù dell'articolo 3 del protocollo addizionale all'accordo CECA-Austria, viene riservato un differente trattamento tariffario alle importazioni in Austria, provenienti dalla Grecia o dalla Comunità a nove, è d'applicazione il trattamento speciale riservato alla Grecia per tutti i prodotti originari della Comunità accompagnati da un certificato di circolazione EUR. 1 o da un formulario EUR. 2 rispettivamente rilasciato o compilato in Grecia (2).    Articolo 26 Le parti contraenti adottano le misure necessarie al fine di concludere degli accordi con la Finlandia, l'Islanda, la Norvegia, il Portogallo, la Svezia e la Svizzera atti a garantire l'applicazione del presente protocollo.    Articolo 27 1. Per l'applicazione dell'articolo 2, paragrafo 1, punto A, del presente protocollo, ogni prodotto originario di uno dei sei paesi, di cui al detto articolo, è trattato come prodotto non originario durante il periodo o i periodi in cui - per tale prodotto e nei riguardi di tale paese - l'Austria applica il dazio paesi terzi o una corrispondente misura di salvaguardia in forza delle disposizioni che regolano gli scambi tra l'Austria e i paesi di cui all'articolo precitato.  2. Per l'applicazione dell'articolo 2, paragrafo 1, punto B, del presente protocollo ogni prodotto originario di uno dei paesi, di cui al detto articolo, è trattato come prodotto non originario durante il periodo o i periodi in cui - per tale prodotto e nei riguardi di tale paese - la Comunità applica il dazio paesi terzi in forza dell'accordo da essa concluso con detto paese.    Articolo 28 Il comitato misto può decidere di modificare le disposizioni del presente protocollo.  (1) Questo comma è applicabile fino al 31 dicembre 1985. (2) Il presente paragrafo è applicabile fino al 31 dicembre 1985.     ALLEGATO I NOTE ESPLICATIVE  Nota 1 - ad articolo 1  L'espressione «la Comunità» o «l'Austria» comprende anche le acque territoriali degli Stati membri della Comunità o dell'Austria.  Le navi operanti in alto mare, comprese le «navi-officina» a bordo delle quali viene effettuata la trasformazione o la lavorazione dei prodotti della loro pesca, sono considerate parte del territorio dello Stato al quale esse appartengono purché le stesse rispondano alle condizioni di cui alla nota esplicativa 5.  Nota 2 - ad articoli 1, 2 e 3  Allo scopo di determinare se un prodotto è originario della Comunità o dell'Austria o di uno degli altri paesi di cui all'articolo 2 non ha rilevanza il fatto che i prodotti energetici, le installazioni, le macchine e gli utensili utilizzati per la fabbricazione di tale prodotto siano o meno originari di paesi terzi.  Nota 3 - ad articoli 2 e 5  Ai fini dell'applicazione dell'articolo 2, paragrafo 1, punto A, lettera b), e punto B, lettera b), la regola di percentuale deve essere rispettata facendo riferimento, per il plusvalore, acquisito, alle disposizioni particolari previste negli elenchi A e B. Detta regola costituisce quindi, nei casi in cui il prodotto ottenuto figura nell'elenco A, un criterio aggiuntivo a quello del cambiamento di voce tariffaria per il prodotto non originario eventualmente utilizzato. Del pari, il divieto di cumulare le percentuali previste negli elenchi A e B per uno stesso prodotto ottenuto sono applicabili nei singoli paesi per il plusvalore acquisito.  Nota 4 - ad articoli 1, 2 e 3  Gli imballaggi sono considerati come formanti un tutto unico con le merci in essi contenute. Tuttavia, questa disposizione non è applicabile nei riguardi degli imballaggi che non sono di un tipo abituale per il prodotto imballato e che hanno un proprio valore d'utilizzazione con carattere durevole, indipendentemente dalla loro funzione d'imballaggio.  Nota 5 - ad articolo 4, lettera f)  L'espressione «loro navi» si applica soltanto nei confronti delle navi:  - che sono immatricolate o registrate in uno Stato membro della Comunità o in Austria,   - che battono bandiera di uno Stato membro della Comunità o dell'Austria,   - che appartengono almeno per metà a cittadini degli Stati membri e della Comunità o dell'Austria o ad una società con sede principale in uno di tali Stati, di cui il gerente o i gerenti, il presidente del consiglio di amministrazione o di controllo e la maggioranza dei membri di tali consigli sono cittadini degli Stati membri della Comunità e dell'Austria e di cui, inoltre, per quanto riguarda le società di persone o le società a responsabilità limitata, almeno la metà del capitale appartiene a tali Stati, a enti pubblici o a cittadini di tali Stati,   - il cui stato maggiore è interamente composto di cittadini degli Stati membri della Comunità e dell'Austria,   - e il cui equipaggio è composto, almeno nella proporzione del 75 %, di cittadini degli Stati membri della Comunità e dell'Austria.      Nota 6 - ad articolo 6  Per «prezzo franco fabbrica» s'intende quello pagato al fabbricante nel cui stabilimento è stata effettuata l'ultima lavorazione o trasformazione, compreso il valore di tutti i prodotti messi in opera.  Per «valore in dogana» si intende quello definito conformemente all'accordo relativo all'attuazione dell'articolo VII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio, firmato a Ginevra il 12 aprile 1979.  Nota 7 - ad articolo 16, paragrafo 1, e ad articolo 22  Quando un certificato EUR. 1 è stato rilasciato alle condizioni previste all'articolo 9, paragrafo 3, e si riferisce a merci riesportate tali quali, le autorità doganali del paese di destinazione devono poter ottenere, nell'ambito della cooperazione amministrativa, le copie conformi del certificato o dei certificati EUR. 1 rilasciati anteriormente e riguardanti dette merci.  Nota 8 - ad articolo 23  Per «restituzione dei dazi doganali od esenzione dai dazi doganali sotto qualsiasi forma» si intende ogni disposizione concernente il rimborso o la non riscossione totale o parziale dei dazi doganali applicabili a prodotti messi in opera, sempreché tale disposizione accordi, espressamente o di fatto, questo rimborso o questa non riscossione quando le merci ottenute da detti prodotti sono esportate, ma non quando le stesse sono destinate al consumo interno.  Ai fini dell'applicazione dell'articolo 23, paragrafo 1, l'espressione utilizzata nel secondo comma «esenzione dai dazi doganali sotto qualsiasi forma» comprende anche, nel caso di merci riesportate tal quali, l'applicazione dei regimi applicabili ai porti franchi, ai depositi doganali o al transito attraverso l'Austria o la Comunità alla volta di un'altra destinazione e di ogni altro regime in virtù del quale sono applicabili i dazi doganali solo se le merci sono state trattenute per essere immesse in consumo (1).  Per «prodotti messi in opera» si intendono tutti i prodotti per i quali una «restituzione dei dazi doganali o esenzione dai dazi doganali sotto qualsiasi forma» viene richiesta a causa dell'esportazione di prodotti originari per i quali è rilasciato un certificato EUR. 1 o redatto un formulario EUR. 2.  (1) Questo comma è applicabile fino al 31 dicembre 1985.     ALLEGATO II ELENCO A Elenco delle lavorazioni o trasformazioni che comportano un cambiamento della voce doganale, ma che non conferiscono il carattere di prodotti originari ai prodotti che le subiscono, oppure lo conferiscono a determinate condizioni   >PIC FILE= "T0027222">    >PIC FILE= "T0027223">    >PIC FILE= "T0027224">    >PIC FILE= "T0027225">    >PIC FILE= "T0027226">    >PIC FILE= "T0027227">    >PIC FILE= "T0027228">    >PIC FILE= "T0027229">    >PIC FILE= "T0027230">    >PIC FILE= "T0027231">    >PIC FILE= "T0027232">    >PIC FILE= "T0027233">    >PIC FILE= "T0027234">    >PIC FILE= "T0027235">    >PIC FILE= "T0027236">    >PIC FILE= "T0027237">    >PIC FILE= "T0027238">    >PIC FILE= "T0027239">    >PIC FILE= "T0027240">    >PIC FILE= "T0027241">    >PIC FILE= "T0027242">    >PIC FILE= "T0027243">    >PIC FILE= "T0027244">    >PIC FILE= "T0027245">    >PIC FILE= "T0027246">    >PIC FILE= "T0027247">    >PIC FILE= "T0027248">    >PIC FILE= "T0027249">    >PIC FILE= "T0027250">    >PIC FILE= "T0027251">    >PIC FILE= "T0027252">      ALLEGATO III ELENCO B Elenco delle lavorazioni o trasformazioni che non danno luogo al cambiamento della voce doganale, ma che tuttavia conferiscono il carattere di prodotti originari ai prodotti che ne sono oggetto  >PIC FILE= "T0027253">    >PIC FILE= "T0027254">    >PIC FILE= "T0027255">    >PIC FILE= "T0027256">    >PIC FILE= "T0027257">    >PIC FILE= "T0027258">    >PIC FILE= "T0027259">    >PIC FILE= "T0027260">      ALLEGATO IV ELENCO C Elenco dei prodotti di cui all'articolo 1   >PIC FILE= "T0027261">        ALLEGATO V  >PIC FILE= "T0027262">    >PIC FILE= "T0027263">   >PIC FILE= "T0027264">    >PIC FILE= "T0027265">      ALLEGATO VI  >PIC FILE= "T0027266">    >PIC FILE= "T0027267">     ALLEGATO VII  >PIC FILE= "T0027268">