CELEX: 62002TJ0183
Language: it
Date: 2004-03-17 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 17 marzo 2004. # El Corte Inglés, SA contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Marchio comunitario - Procedura di opposizione - Marchi anteriori denominativi MUNDICOLOR - Domanda di marchio comunitario denominativo MUNDICOR - Impedimento relativo alla registrazione - Rischio di confusione - Art.8, n.1, lett.b), del regolamento (CE) n.40/94. # Cause riunite T-183/02 e T-184/02.

Cause riunite T-183/02 e T-184/02
      El Corte Inglés, SA
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI)
      «Marchio comunitario — Procedura di opposizione — Marchi anteriori denominativi MUNDICOLOR — Domanda di marchio comunitario denominativo MUNDICOR — Impedimento relativo alla registrazione — Rischio di confusione — Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
      Sentenza del Tribunale (Quarta Sezione) 17 marzo 2004  
      Massime della sentenza
      1.     Marchio comunitario — Osservazioni dei terzi e opposizione — Esame dell’opposizione — Prova dell’uso del marchio anteriore
            — Uso presunto in mancanza di istanza presentata espressamente e tempestivamente dal richiedente
      [Regolamento (CE) del Consiglio n. 40/94, art. 43, nn. 2 e 3]
      2.     Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Rischio
            di confusione con il marchio anteriore — Somiglianza tra i marchi interessati — Divergenze semantiche idonee a neutralizzare
            somiglianze visive o auditive — Presupposti
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      3.     Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Rischio
            di confusione con il marchio anteriore — Marchio denominativo «MUNDICOR» e marchio denominativo «MUNDICOLOR»
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      1.     Ai sensi dell’art. 43, nn. 2 e 3, del regolamento n. 40/94 sul marchio comunitario, ai fini dell’esame di un’opposizione proposta
         ex art. 42 del regolamento medesimo, si presume che il marchio anteriore sia stato oggetto di seria utilizzazione fintantoché
         il richiedente non presenti istanza avente ad oggetto la prova di tale utilizzazione. La presentazione di tale istanza produce
         quindi l’effetto di accollare all’opponente l’onere della prova della seria utilizzazione (ovvero della sussistenza di legittime
         ragioni per la mancata utilizzazione) a pena del rigetto dell’opposizione; tale prova dev’essere fornita entro i termini prescritti
         dall’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) ai sensi della regola 22 del regolamento
         n. 2868/95 recante modalità di esecuzione del regolamento n. 40/94. Perché tale effetto possa prodursi, l’istanza deve essere
         proposta dinanzi all’UAMI espressamente e tempestivamente.
      
      Ne consegue che la mancata prova della seria utilizzazione non può essere sanzionata con il rigetto dell’opposizione se non
         nel caso in cui tale prova sia stata richiesta, espressamente e tempestivamente, dal richiedente dinanzi all’UAMI.
      
      (v. punti 38-39)
      2.     In sede di valutazione di un rischio di confusione ex art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 sul marchio comunitario,
         differenze concettuali che separano i marchi in conflitto possono essere idonee a neutralizzare in larga misura le somiglianze
         visive e auditive esistenti tra i marchi medesimi. Tale neutralizzazione, tuttavia, richiede che almeno uno dei marchi di
         cui trattasi abbia, nella prospettiva del pubblico di riferimento, un significato chiaro e determinato, di modo che tale pubblico
         possa immediatamente comprenderlo, e che l’altro marchio non possieda tale significato ovvero che possieda un significato
         completamente diverso.
      
      (v. punto 93)
      3.     Per il consumatore medio spagnolo esiste un rischio di confusione ex art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 sul
         marchio comunitario tra il segno denominativo «MUNDICOR», la cui registrazione quale marchio comunitario è richiesta per quasi
         tutti i prodotti e servizi della classe 42 ai sensi dell’Accordo di Nizza, e i marchi denominativi «MUNDICOLOR», registrati
         anteriormente in Spagna, da un lato, per i «colori, vernici (…)» della classe 2 e, dall’altro, per «servizi specifici di trasporto
         di viaggiatori (…)» della classe 39 e «servizi specifici di alloggio in albergo (…)» della classe 42 del detto accordo, posto
         che esiste un grado di somiglianza molto elevato (identità o quasi identità) tra i prodotti e i servizi designati dai marchi
         in conflitto e che i detti marchi sono simili ai sensi della citata disposizione, con la precisazione che, a quest’ultimo
         riguardo, non si può affermare che tra i marchi in conflitto sussiste una differenza concettuale tale da neutralizzare la
         forte somiglianza visiva e auditiva.
      
      (v. punti 76, 99, 100, 106)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)17 marzo 2004(1)
         
         
               «Marchio comunitario  –  Procedura di opposizione  –  Marchi anteriori denominativi MUNDICOLOR  –  Domanda di marchio comunitario denominativo MUNDICOR  –  Impedimento relativo alla registrazione  –  Rischio di confusione  –  Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
               
             Nelle cause riunite T-183/02 e T-184/02, 
            
            
            El Corte Inglés, SA,  con sede a Madrid (Spagna), rappresentata dall'avv. J.L. Rivas Zurdo,
            
            
            ricorrente, 
            
            contro
            Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI),   rappresentato dal sig. J. Crespo Carrillo, in qualità di agente,
            
            convenuto,  convenuto, interveniente dinanzi al Tribunale nella causa T-184/02,Iberia Líneas Aéreas de España, SA,  con sede a Madrid, rappresentata dall'avv. A. García Torres,ulteriore parte nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso dell'UAMI, nella causa T-183/02,González Cabello, SA,  con sede in Puente Genil (Spagna),
            
             avente ad oggetto i ricorsi proposti avverso due decisioni della prima commissione di ricorso dell'UAMI 22 marzo 2002 (procedimenti
            R 798/1999-1 e R 115/2000-1), riguardanti, rispettivamente, un procedimento di opposizione tra le società González Cabello,
            SA, e El Corte Inglés, SA, nonché un procedimento di opposizione tra le società Iberia Líneas Aéreas de España, SA, e El Corte
            Inglés, SA,
            
            
            IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
            
            
             composto dalla sig.ra V.Tiili, presidente, dai sigg. P. Mengozzi e M. Vilaras, giudici, 
            
             cancelliere: sig. J. Palacio González, amministratore principale
            
            
            
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
            
               Fatti
            
         
         1
            
          Il 17 giugno 1997, la società El Corte Inglés, SA, presentava presso l’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi,
         disegni e modelli) (UAMI) una domanda di registrazione quale marchio comunitario del marchio denominativo MUNDICOR, ai sensi
         del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario (GU 1994, L 11, pag. 1), come successivamente
         modificato.
         
         
         
         2
            
          La registrazione veniva richiesta per quasi tutti i prodotti e servizi di cui alla classe 42 della settima edizione della
         classificazione dei prodotti e servizi ai fini della registrazione dei marchi, oggetto dell’accordo di Nizza 15 giugno 1957,
         come successivamente rivisto e modificato.
         
         
         
         3
            
          Tale domanda di registrazione veniva pubblicata nel Bollettino dei marchi comunitari del 14 aprile 1998, n. 27/98.
         
         
         
         4
            
          Il 14 luglio 1998 le società González Cabello, SA, e Iberia Líneas Aéreas de España, SA (in prosieguo: l’«Iberia» o l’«interveniente»)
         proponevano ciascuna opposizione avverso la domanda di registrazione del detto marchio comunitario, ai sensi dell’art. 42
         del regolamento n. 40/94 
         
         Opposizione della González Cabello
         
         5
            
          L’opposizione proposta dalla González Cabello si fondava sull’esistenza di un rischio di confusione, ai sensi dell’art. 8,
         n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, con il marchio denominativo spagnolo MUNDICOLOR, depositato il 24 giugno 1996 e
         registrato il 5 agosto 1997 al n. 2.036.336, avente ad oggetto i prodotti seguenti, appartenenti alla classe 2 del menzionato
         accordo di Nizza: «colori, vernici, lacche, pitture, conservanti antiossidanti e prodotti contro il deterioramento del legno;
         sostanze tintorie; mordenti; resine naturali allo stato grezzo; fogli e polveri di metallo per pittori, decoratori, stampatori
         e artisti».
         
         
         
         6
            
          L’opposizione della González Cabello era diretta contro parte dei prodotti oggetto della domanda di registrazione di marchio
         comunitario, vale a dire i seguenti prodotti, ricompresi nella classe 2 del menzionato accordo di Nizza: «colori, vernici,
         lacche, pitture, conservanti antiossidanti e prodotti contro il deterioramento del legno; sostanze tintorie; mordenti; resine
         naturali allo stato grezzo; fogli e polveri di metallo per pittori, decoratori, stampatori e artisti».
         
         
         
         7
            
          Con decisione 17 settembre 1999 la divisione di opposizione dell’UAMI accoglieva in toto l’opposizione della González Cabello.
         
         
         
         8
            
          Il 19 novembre 1999 la ricorrente impugnava tale decisione della divisione di opposizione dinanzi alla commissione di ricorso.
         
         
         
         9
            
          Con decisione 22 marzo 2002, pronunciata nel procedimento R 798/1999‑1, la commissione di ricorso respingeva il ricorso sulla
         base del rilievo che esisteva un rischio di confusione per il consumatore finale in considerazione della somiglianza tra il
         segno protetto dal marchio anteriore e il segno del quale era stata richiesta la registrazione quale marchio comunitario,
         nonché in considerazione dell’identicità o della quasi identicità dei prodotti di cui trattasi, non contestata dalla ricorrente
         nel proprio ricorso.
         
         Opposizione dell’Iberia
         
         10
            
          L’opposizione proposta dall’Iberia era fondata sull’esistenza di un rischio di confusione ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b),
         del regolamento n. 40/94, con due marchi anteriori, vale a dire:
         
         
         
          
         –
            da un lato, il marchio denominativo spagnolo MUNDICOLOR, depositato in data 1° agosto 1973, registrato ai nn. 722.281 e 722.282
               in data 4 febbraio 1977 e rinnovato il 15 aprile 1997, avente ad oggetto «servizi specifici di trasporto di viaggiatori, di
               escursione e di promozione turistica» di cui alla classe 39 e «servizi specifici di alloggio in albergo, di programmazione
               di viaggi e di organizzazione di vacanze» di cui alla classe 42 del menzionato accordo di Nizza;
            
         
         
         
         
          
         –
            dall’altro, il marchio figurativo internazionale, comprendente i termini «mundi» e «color», registrato in particolare in Francia,
               in Italia, in Austria e nel Benelux, depositato il 12 gennaio 1978, registrato al n. 434.732 e rinnovato il 12 gennaio 1998,
               ai sensi dell’accordo di Madrid 14 aprile 1891 sulla registrazione internazionale dei marchi, come successivamente rivisto
               e modificato, avente ad oggetto «servizi di programmazione di viaggi e di organizzazione di viaggi» di cui alla classe 39
               e «servizi forniti da alberghi consistenti in alloggio e pasti» di cui alla classe 42 del menzionato accordo di Nizza. Il
               segno figurativo di quest’ultimo marchio è qui di seguito riprodotto:
            
         
         
         
         
         
         
         
         11
            
          Tale opposizione era diretta contro parte dei servizi indicati nella domanda di registrazione di marchio comunitario, vale
         a dire i «servizi di trasporto; imballaggio e deposito di merci; organizzazione di viaggi», di cui alla classe 39, e i «servizi
         di ristorazione (alimentazione); alloggio temporaneo», di cui alla classe 42 del menzionato accordo di Nizza.
         
         
         
         12
            
          Con decisione 15 novembre 1999, la divisione di opposizione dell’UAMI accoglieva l’opposizione dell’Iberia, ad esclusione
         dei «servizi di imballaggio e deposito di merci» di cui alla classe 39, oggetto della domanda di registrazione di marchio
         comunitario.
         
         
         
         13
            
          Il 17 gennaio 2000 la ricorrente impugnava tale decisione della divisione di opposizione dinanzi alla commissione di ricorso.
         
         
         
         14
            
          Con decisione 22 marzo 2002, pronunciata nel procedimento R 115/2000‑1, la commissione di ricorso respingeva il ricorso, segnatamente
         sulla base del rilievo che esisteva il rischio di confusione in considerazione della somiglianza tra il segno protetto dal
         marchio denominativo anteriore e il segno di cui era chiesta la registrazione quale marchio comunitario, tenuto conto dell’identicità
         o della quasi identicità dei servizi di cui trattasi, non contestata dalla ricorrente nel proprio ricorso.
         
         Procedimento e conclusioni delle parti
         
         15
            
          Con separati atti introduttivi, depositati presso la cancelleria del Tribunale in data 11 giugno 2002, registrati rispettivamente
         ai numeri di ruolo T‑183/02 e T‑184/02, la ricorrente ha proposto i presenti ricorsi.
         
         
         
         16
            
          Nella causa T‑183/02, l’UAMI ha depositato il proprio controricorso presso la cancelleria del Tribunale in data 15 ottobre
         2002. La González Cabello non si è avvalsa del proprio diritto d’intervento previsto dall’art. 134, n. 1, del regolamento
         di procedura del Tribunale.
         
         
         
         17
            
          Nella causa T‑184/02, l’Iberia e l’UAMI hanno depositato i propri controricorsi presso la cancelleria del Tribunale in data,
         rispettivamente, 20 settembre e 15 ottobre 2002.
         
         
         
         18
            
          Con ordinanza del presidente della Quarta Sezione del Tribunale 15 settembre 2003, le cause T‑183/02 e T‑184/02 sono state
         riunite, in considerazione della loro connessione, ai fini della trattazione orale e della sentenza, conformemente all’art. 50
         del regolamento di procedura.
         
         
         
         19
            
          Nella causa T‑183/02, la ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
         
         
         
          
         –
            annullare la decisione della divisione di opposizione 17 settembre 1999 nonché la decisione della commissione di ricorso 22
               marzo 2002 pronunciata nel procedimento R 798/1999‑1;
            
         
         
         
         
          
         –
            consentire la registrazione del marchio comunitario MUNDICOR per tutti i prodotti richiesti di cui alla classe 2;
         
         
         
         
          
         –
            condannare l’UAMI alle spese.
         
         
         
         
         
         20
            
          Nella causa T‑184/02, la ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
         
         
         
          
         –
            annullare la decisione della divisione di opposizione 15 novembre 1999 nonché la decisione della commissione di ricorso 22
               marzo 2002 pronunciata nel procedimento R 115/2000‑1;
            
         
         
         
         
          
         –
            consentire la registrazione del marchio comunitario MUNDICOR per i «servizi di trasporto e organizzazione di viaggi» di cui
               alla classe 39 e per i «servizi di ristorazione (alimentazione) e alloggio temporaneo» di cui alla classe 42;
            
         
         
         
         
          
         –
            condannare l’UAMI e l’interveniente alle spese.
         
         
         
         
         
         21
            
          Nelle due cause riunite l’UAMI conclude che il Tribunale voglia: 
         
         
         
          
         –
            respingere il ricorso;
         
         
         
         
          
         –
            condannare la ricorrente alle spese.
         
         
         
         
         
         22
            
          Nella causa T‑184/02 l’Iberia conclude che il Tribunale voglia: 
         
         
         
          
         –
            respingere il ricorso;
         
         
         
         
          
         –
            condannare la ricorrente alle spese.
         
         
         
         
         
         23
            
          All’udienza, svoltasi il 5 novembre 2003, la ricorrente ha dichiarato di voler desistere dal capo della domanda diretto all’annullamento
         delle decisioni della divisione di opposizione, desistenza di cui il Tribunale ha preso atto nel verbale d’udienza.
         
         In diritto
         
         24
            
          A sostegno dei propri ricorsi, la ricorrente deduce, nelle due cause riunite, un motivo relativo, sostanzialmente, alla violazione
         dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 e, limitatamente alla causa T‑184/02, anche un motivo relativo, sostanzialmente,
         alla violazione dell’art. 15, n. 2, lett. a), nonché dell’art. 43, n. 2, del regolamento medesimo.
         
         
         
         25
            
          Occorre esaminare in primo luogo il secondo motivo, laddove è diretto a contestare la possibilità stessa di tener conto dei
         marchi anteriori sui quali si fonda l’opposizione dell’Iberia e di valutare, rispetto a tali marchi, la sussistenza di un
         rischio di confusione ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94.
         
         Sul motivo relativo, nella causa T‑184/02, alla violazione dell’art. 15, n. 2, lett. a), e dell’art. 43, n. 2, del regolamento
               n. 40/94 Argomenti delle parti
         
         
         26
            
          La ricorrente afferma, nell’ambito della causa T‑184/02, che, ai sensi dell’art. 43, n. 2, del regolamento n. 40/94, l’opposizione
         avrebbe dovuto essere respinta, considerato che i marchi anteriori non sarebbero stati utilizzati nella forma in cui sono
         stati registrati.
         
         
         
         27
            
          La ricorrente deduce a tal riguardo le prove documentali fornite dall’Iberia stessa dinanzi alla divisione di opposizione,
         da cui emergerebbe, da un lato, che i marchi di quest’ultima sarebbero stati utilizzati unitamente alla ditta del loro titolare
         e a termini quali «mundos soñados» (mondi sognati) o «hotel color» e, dall’altro, che tali marchi sarebbero accompagnati da
         vesti grafiche particolari. A fronte di tali circostanze, la ricorrente ritiene che l’utilizzazione dei marchi anteriori sino
         ad ora effettuata avrebbe alterato il carattere distintivo dei medesimi con riguardo alla forma in cui essi sono stati registrati.
         Conseguentemente, l’art. 15, n. 2, lett. a), del regolamento n. 40/94, non potrebbe trovare applicazione nella specie.
         
         
         
         28
            
          La ricorrente sottolinea che, se essa nel corso del procedimento di opposizione non ha richiesto prove quanto all’uso dei
         marchi anteriori, ai sensi dell’art. 43, n. 2, del regolamento n. 40/94, ciò sarebbe stato determinato dalla deduzione spontanea
         di prove da parte dell’Iberia. Per motivi di economia procedurale non sarebbe stato quindi necessario che la ricorrente chiedesse
         all’Iberia di fornire prove quanto all’effettiva utilizzazione dei marchi anteriori, prove da essa già presentate. In ogni
         caso, considerato che il regolamento n. 40/94 prevede la possibilità che un marchio venga dichiarato nullo per mancata seria
         utilizzazione, spetterebbe all’opponente dedurre prove in ordine alla seria utilizzazione del proprio marchio anteriore e
         dell’eventuale notorietà del medesimo.
         
         
         
         29
            
          L’UAMI difende la validità, sotto tale profilo, della decisione impugnata, ricordando che la commissione di ricorso ha correttamente
         osservato che la questione dell’utilizzazione dei marchi anteriori non sarebbe stata sollevata dalla ricorrente dinanzi alla
         divisione di opposizione.
         
         
         
         30
            
          A parere dell’Ufficio, la prova dell’utilizzazione e la rivendicazione della notorietà costituirebbero due questioni differenti.
         Infatti, la notorietà sarebbe stata invocata dall’opponente a proprio favore al fine di ampliare la tutela del proprio marchio
         anteriore, conformemente all’art. 8, n. 5, del regolamento n. 40/94, ai prodotti o servizi privi di somiglianza con quelli
         per i quali il detto marchio è stato registrato. Per contro, conformemente all’art. 43, n. 2, del regolamento medesimo, la
         prova dell’utilizzazione dovrebbe essere fornita dall’opponente «su istanza del richiedente», al fine di tutelare il settore
         protetto del marchio anteriore. Orbene, considerato che la ricorrente non avrebbe fatto richiesta a tempo debito della prova
         dell’uso dei marchi anteriori, l’UAMI non avrebbe potuto legittimamente tener conto, ai fini dell’art. 43, n. 2, del regolamento
         n. 40/94, le prove dedotte dall’opponente per accertare la notorietà dei marchi anteriori della medesima.
         
         
         
         31
            
          L’interveniente contesta la pertinenza degli argomenti della ricorrente riguardanti l’uso effettivo dei marchi anteriori.
         A suo parere, sarebbe il termine «mundicolor» quello conosciuto e utilizzato per la grande distribuzione. L’utilizzazione
         congiunta, in taluni casi, di tale termine unitamente alla propria ditta sarebbe del tutto normale. I termini «mundos soñados»
         e «hotel color» non sarebbero mai utilizzati in associazione con il marchio MUNDICOLOR e non corrisponderebbero alle registrazioni
         di cui l’interveniente è titolare.
         
          Giudizio del Tribunale
         
         
         32
            
          Con il presente motivo la ricorrente mira, sostanzialmente, a far affermare che erroneamente la commissione di ricorso non
         avrebbe dichiarato che i marchi anteriori dell’interveniente non sarebbero stati oggetto di seria utilizzazione nella Comunità
         per i servizi per i quali sono stati registrati e sui quali si fonda l’opposizione, ai sensi dell’art. 43, n. 2, del regolamento
         n. 40/94. Essa ritiene, in particolare, che la commissione di ricorso avrebbe dovuto prendere in considerazione la documentazione
         prodotta dall’Iberia dinanzi alla divisione di opposizione al fine di accertare se tale documentazione fornisse la prova di
         un uso dei marchi anteriori conforme ai requisiti previsti dall’art. 43 del regolamento n. 40/94 o se, come ritiene la ricorrente,
         tale documentazione dimostrasse, al contrario, un uso che avesse alterato il carattere distintivo di tali marchi nella forma
         in cui essi erano stati registrati.
         
         
         
         33
            
          Occorre, anzitutto, rettificare il riferimento all’art. 43, n. 2, del regolamento n. 40/94, operato dalla ricorrente, considerato
         che tale disposizione riguarda unicamente le conseguenze del mancato uso di un marchio comunitario anteriore, laddove, nella
         specie, il marchio anteriore dell’Iberia sulla base del quale è stata accolta l’opposizione – vale a dire il marchio denominativo
         MUNDICOLOR – è un marchio nazionale. Le disposizioni pertinenti sono in realtà costituite dal combinato disposto dei nn. 2
         e 3 del detto articolo, ove il n. 3 afferma l’applicabilità del precedente n. 2 «ai marchi nazionali anteriori di cui all’articolo 8,
         paragrafo 2, lettera a), fermo restando che l’utilizzazione nella Comunità è sostituita dall’utilizzazione nello Stato membro
         in cui il marchio nazionale anteriore è tutelato». 
         
         
         
         34
            
          Va inoltre precisato che l’art. 15, n. 2, lett. a), del regolamento n. 40/94 riguarda, anch’esso, unicamente il marchio comunitario.
         Tale disposizione definisce la nozione di uso del marchio comunitario a termini del detto regolamento, segnatamente ai fini
         dell’applicazione delle disposizioni del regolamento stesso che sanzionano il mancato uso di un siffatto marchio. I marchi
         nazionali anteriori invocati nell’ambito di un’opposizione ex art. 42 del regolamento n. 40/94 nonché il loro uso o mancato
         uso non sono quindi disciplinati dalla menzionata disposizione.
         
         
         
         35
            
          Non è d’altronde necessario porsi la questione, nella specie, se, ai fini dell’applicazione del combinato disposto dell’art. 43,
         nn. 2 e 3, del regolamento n. 40/94, l’accertamento dell’uso o del mancato uso di un marchio nazionale anteriore possa essere
         parimenti effettuato con riguardo all’art. 15 del regolamento stesso, sulla base di un’applicazione analogica di tale disposizione.
         
         
         
         36
            
          Correttamente, infatti, la commissione di ricorso, rilevando nella decisione impugnata relativa alla causa T‑184/02 (punto 18)
         che «la questione dell’uso dei marchi precedentemente registrati non era stata sollevata dinanzi alla divisione di opposizione
         e che essa non era stata nemmeno proposta nell’atto di impugnazione», non ha respinto l’opposizione sulla base dell’art. 43
         del regolamento n. 40/94.
         
         
         
         37
            
          A tal riguardo, si deve rilevare che, ai sensi di tale disposizione, solamente su istanza del richiedente il titolare di un
         marchio comunitario anteriore che abbia presentato opposizione è tenuto a fornire la prova che, nel corso dei cinque anni
         che precedono la pubblicazione della domanda di marchio comunitario, il marchio anteriore sia stato seriamente utilizzato
         nell’ambito territoriale tutelato per i prodotti o i servizi per i quali sia stato registrato e sui quali si fonda l’opposizione,
         ovvero che sussistano legittime ragioni per la non utilizzazione. 
         
         
         
         38
            
          In sostanza, ai sensi dell’art. 43, nn. 2 e 3, del regolamento n. 40/94, ai fini dell’esame di un’opposizione proposta ex art. 42
         del regolamento medesimo, si presume che il marchio anteriore sia stato oggetto di seria utilizzazione fintantoché il richiedente
         non presenti istanza avente ad oggetto la prova di tale utilizzazione. La presentazione di tale istanza produce quindi l’effetto
         di accollare all’opponente l’onere della prova della seria utilizzazione (ovvero della sussistenza di legittime ragioni per
         la non utilizzazione) a pena del rigetto dell’opposizione, ove tale prova dev’essere fornita entro i termini prescritti dall’UAMI
         ai sensi della regola 22 del regolamento (CE) della Commissione 13 dicembre 1995, n. 2868, recante modalità di esecuzione
         del regolamento n. 40/94 (GU L 303, pag. 1). Perché tale effetto possa prodursi, l’istanza dev’essere proposta dinanzi all’UAMI
         espressamente e tempestivamente.
         
         
         
         39
            
          Ne consegue che la mancata prova della seria utilizzazione non può essere sanzionata con il rigetto dell’opposizione se non
         nel caso in cui tale prova sia stata richiesta, espressamente e tempestivamente, dal richiedente dinanzi all’UAMI.
         
         
         
         40
            
          Orbene, nella specie, la ricorrente riconosce di non aver mai proposto dinanzi all’UAMI l’istanza di cui all’art. 43, n. 2,
         del regolamento n. 40/94.
         
         
         
         41
            
          Conseguentemente, alla luce anche dell’art. 74, n. 1, del regolamento n. 40/94 – a termini del quale «in procedure concernenti
         impedimenti relativi alla registrazione, l’Ufficio si limita, in tale esame, ai fatti, prove ed argomenti addotti e alle richieste
         presentate dalle parti», né la divisione di opposizione né la commissione di ricorso potevano respingere l’opposizione sulla
         base dell’art. 43, nn. 2 e 3, del regolamento n. 40/94.
         
         
         
         42
            
          Tale conclusione non può essere inficiata dall’argomento della ricorrente relativo al fatto che essa non avrebbe chiesto la
         prova dell’utilizzazione in quanto l’Iberia avrebbe spontaneamente prodotto dinanzi alla divisione di opposizione una documentazione
         dalla quale sarebbe emerso che essa avrebbe fatto uso dei marchi anteriori sotto forma diversa da quella per i quali essi
         erano stati registrati.
         
         
         
         43
            
          Tale argomento è chiaramente destituito di fondamento. Infatti, dagli atti di causa risulta che la documentazione di cui trattasi
         non era stata prodotta dall’Iberia dinanzi alla divisione di opposizione per provare l’uso dei suoi marchi anteriori, bensì
         al fine di dimostrare la notorietà di tali marchi e dimostrare, quindi, l’esistenza di un rischio di confusione ai sensi dell’art. 8,
         n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 (v., a tal riguardo, la giurisprudenza richiamata infra, punto 67). Orbene, la produzione
         di tale documentazione non può in alcun caso compensare la necessità di un’istanza espressa del richiedente avente ad oggetto
         la prova della seria utilizzazione affinché la questione di tale utilizzazione venga esaminata e risolta dall’UAMI.
         
         
         
         44
            
          Ciò premesso, non è necessario procedere – come rilevato ad abundantiam dalla commissione di ricorso (punto 19 della decisione
         impugnata nella causa T‑184/02) – all’esame della questione se la detta documentazione provi o meno un’utilizzazione da parte
         dell’Iberia del marchio MUNDICOLOR conforme ai requisiti di cui all’art. 43 del regolamento n. 40/94.
         
         
         
         45
            
          Il presente motivo dev’essere conseguentemente respinto. 
         
         Sul motivo relativo alla violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 Argomenti delle parti
         
         
         46
            
          La ricorrente rammenta che, a termini dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, il diniego di registrazione è
         subordinato cumulativamente al duplice requisito dell’identicità o somiglianza dei segni e dell’identicità o somiglianza dei
         prodotti e servizi designati. La ricorrente ricorda parimenti che, in assenza di rischio di confusione tra i segni, l’identicità
         dei prodotti e servizi designati dai segni stessi non è pertinente ai fini dell’applicazione di tale disposizione.
         
         
         
         47
            
          Orbene, secondo la ricorrente, anche ammesso che, nella specie, i prodotti e servizi di cui trattasi circolino attraverso
         gli stessi canali commerciali, le differenze complessive tra i segni sarebbero sufficientemente rilevanti per escludere qualsiasi
         rischio di confusione.
         
         
         
         48
            
          In primo luogo, la ricorrente sottolinea la differenza fonetica tra i segni de quibus. Essa richiama l’attenzione sul differente
         numero di sillabe e di lettere componenti i segni stessi, vale a dire tre sillabe e otto lettere nel caso di «mundicor» e
         quattro sillabe e dieci lettere nel caso di «mundicolor». Vi sarebbe una chiara differenza tra i segni non solamente dal punto
         di vista strettamente fonetico, segnatamente per effetto della differente composizione dei suffissi «cor» e «color» e parimenti
         sul piano dell’accento tonico e a livello ritmico e musicale: il marchio richiesto terminerebbe repentinamente sulla terza
         sillaba accentata, mentre la parte finale dei marchi MUNDICOLOR sarebbe molto meno brusca, essendo prolungata da una sillaba,
         anch’essa accentata.
         
         
         
         49
            
          In secondo luogo, la ricorrente fa valere la differenza visiva tra i segni controversi, risultante dal differente numero di
         lettere in essi contenute. Essa sottolinea, in particolare, che il marchio richiesto è più breve dei marchi anteriori MUNDICOLOR.
         
         
         
         50
            
          Nell’ambito della causa T‑184/02 la ricorrente aggiunge che la differenza visiva risulterebbe ancora più marcata ove il marchio
         richiesto venga messo a raffronto con il marchio internazionale anteriore, in considerazione della veste grafica caratteristica
         e distintiva di quest’ultimo e della separazione dei termini «mundi» e «color» ivi effettuata. La ricorrente pone inoltre
         a raffronto il marchio richiesto con i segni dell’Iberia risultanti dalla documentazione da questa prodotta dinanzi all’UAMI
         ai fini della prova della notorietà dei suoi marchi anteriori. La ricorrente osserva quindi che, nella maggior parte dei casi,
         i marchi anteriori dell’Iberia sarebbero misti, presenterebbero una veste grafica del tutto caratteristica e conterrebbero
         parimenti i termini «Iberia», «mundos soñados» o «hotel color», il che introdurrebbe importanti elementi distintivi rispetto
         al marchio richiesto.
         
         
         
         51
            
          In terzo luogo, la ricorrente sottolinea la differenza esistente tra i segni controversi dal punto di vista logico.
         
         
         
         52
            
          In tal senso, essa ritiene, in primo luogo, che il prefisso «mundi», facendo riferimento in modo generico ai termini «mundial»
         (mondiale) o «mundo» (mondo), non sarebbe di per sé distintivo. Molti marchi registrati sarebbero d’altronde composti da tale
         prefisso. Il raffronto, sul piano logico, dovrebbe essere conseguentemente focalizzato in particolare sui suffissi «color»
         e «cor».
         
         
         
         53
            
          La ricorrente sostiene, in secondo luogo, che nel segno MUNDICOLOR, il prefisso «mundi», intrinsecamente connesso al termine
         «color», faccia chiaramente riferimento a un settore determinato della realtà, vale a dire il mondo dei colori, e non al globo
         terrestre evocato dal segno MUNDICOR. Essa precisa, tuttavia, che il prefisso «mundi», unito alla sillaba «cor», tende a perdere
         qualsiasi contenuto evocativo per convertirsi in un elemento di pura fantasia.
         
         
         
         54
            
          La ricorrente osserva, in terzo luogo, che il suffisso «color» (colore) ha un significato chiaro e, con riguardo al marchio
         anteriore della González Cabello, fa riferimento al genere di prodotti oggetto di tale marchio, laddove il suffisso «cor»
         è privo di contenuto semantico immediato.
         
         
         
         55
            
          La ricorrente ritiene, in quarto luogo, che i segni in conflitto possano essere facilmente associati, nella mente del consumatore,
         al loro rispettivo titolare e al prestigio del medesimo sul mercato. Da un lato, la ricorrente utilizzerebbe molti marchi
         registrati terminanti in «cor», e il suo prestigio sul mercato spagnolo sarebbe sufficientemente elevato perché altri segni
         parimenti terminanti in «cor» possano esserle associati. Dall’altro, dalla documentazione presentata dall’Iberia dinanzi alla
         divisione di opposizione risulterebbe che i marchi anteriori di cui trattasi nella causa T‑184/02 sarebbero associati alla
         ditta conosciuta del loro titolare o ad altri elementi denominativi, quali «mundos soñados» o «hotel color», che identificherebbero
         chiaramente l’origine commerciale dei marchi medesimi.
         
         
         
         56
            
          Al fine di dimostrare l’esistenza, da un lato, dei molti marchi nazionali registrati ad essa appartenenti e terminanti con
         il suffisso «cor» e, dall’altro, dei molti marchi comunitari registrati contenenti i termini «mundi» o «mundo», la ricorrente
         ha prodotto, in entrambe le cause, vari documenti ed ha invitato il Tribunale a rivolgere richieste di informazioni all’Oficina
         Española de Patentes y Marcas (Ufficio spagnolo di marchi e brevetti) nonché all’UAMI, ai sensi dell’art. 65, lett. b), del
         regolamento di procedura.
         
         
         
         57
            
          L’UAMI rammenta che la valutazione globale del rischio di confusione implica una certa interdipendenza tra i fattori che entrano
         in considerazione, in particolare fra la somiglianza dei marchi e quella dei prodotti o dei servizi designati.
         
         
         
         58
            
          Per quanto attiene al raffronto dei prodotti e dei servizi, l’UAMI insiste, in entrambe le cause, sull’identicità o quasi
         identicità dei prodotti e servizi designati dai marchi in conflitto.
         
         
         
         59
            
          Quanto al raffronto tra i segni, l’UAMI sottolinea, nell’ambito della causa T‑184/02, che, considerato che la divisione di
         opposizione e la commissione di ricorso hanno accolto l’opposizione dell’Iberia con riguardo al solo marchio verbale spagnolo
         MUNDICOLOR, non vi sarebbe motivo di procedere al raffronto del marchio richiesto con il marchio figurativo internazionale
         sul quale l’Iberia ha parimenti fondato la propria opposizione. Nella stessa causa l’UAMI sottolinea, inoltre, che il raffronto
         tra i marchi dev’essere basato sui segni così come sono registrati.
         
         
         
         60
            
          Muovendo da un raffronto globale dei segni in conflitto, MUNDICOR e MUNDICOLOR, in entrambe le cause l’UAMI giunge alla conclusione
         che tali segni sono molto simili dal punto di vista visivo e fonetico, pur non esistendo tra i medesimi somiglianza logica
         pertinente.
         
         
         
         61
            
          Sussisterebbe, quindi, un rischio di confusione nella mente del pubblico dello Stato membro interessato, vale a dire la Spagna,
         in considerazione della somiglianza dei segni in conflitto nonché dell’identicità o forte somiglianza dei prodotti e servizi
         da essi designati.
         
         
         
         62
            
          L’interveniente nella causa T‑184/02 si allinea, sostanzialmente, agli argomenti dedotti dall’UAMI sostenendo in particolare
         che, nella specie, la somiglianza dei marchi in conflitto sarebbe pienamente dimostrata. Richiamandosi ai rilievi formulati
         dalla commissione di ricorso – che essa ritiene del tutto fondati – in ordine alla somiglianza visiva e fonetica dei segni
         di cui trattasi, l’interveniente fa valere l’esistenza di una somiglianza dei termini «mundicor» e «mundicolor» anche sul
         piano logico, atteso che il prefisso comune «mundi», facendo riferimento a «mundo» (mondo) o «mundial» (mondiale), sarebbe
         l’elemento predominante a livello logico.
         
         
         
         63
            
          Tenuto anche conto dell’esatta concordanza, rilevata dalla commissione di ricorso, tra i servizi oggetto della domanda di
         marchio comunitario e i servizi designati dai propri marchi anteriori, l’interveniente deduce che la registrazione e l’utilizzazione
         del marchio richiesto nello stesso settore commerciale in cui operano i propri marchi produrrebbe inevitabilmente, considerata
         la notorietà di questi ultimi, un rischio di confusione e di associazione nella mente del pubblico, causandole grave pregiudizio.
         L’interveniente sottolinea, al fine di comprovare la notorietà dei propri marchi anteriori, di aver registrato il marchio
         verbale MUNDICOLOR in vari paesi del mondo intero e di essere titolare, oltre ai marchi sui quali si fonda la propria opposizione,
         di altri marchi figurativi contenenti il termine «mundicolor», registrati in Spagna o in altri paesi europei.
         
          Giudizio del Tribunale
         
         
         64
            
          Secondo la giurisprudenza della Corte relativa all’interpretazione della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE,
         sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa (GU 1989, L 40, pag. 1), e del Tribunale
         relativa al regolamento n. 40/94, costituisce un rischio di confusione la possibilità che il pubblico possa credere che i
         prodotti o i servizi in questione provengano dalla stessa impresa o eventualmente da imprese economicamente legate tra loro
         [sentenze della Corte 29 settembre 1998, causa C-39/97, Canon, Racc. pag. I‑5507, punto 29, e 22 giugno 1999, causa C-342/97,
         Lloyd Schuhfabrik Meyer, Racc. pag. I‑3819, punto 17; sentenze del Tribunale 23 ottobre 2002, causa T‑104/01, Oberhauser/UAMI
         – Petit Liberto (Fifties), Racc. pag. II‑4359, punto 25, e 15 gennaio 2003, causa T‑99/01, Mystery Drinks/UAMI – Karlsberg
         Brauerei (MYSTERY), Racc. pag. II‑43, punto 29].
         
         
         
         65
            
          Il rischio di confusione per il pubblico deve essere quindi valutato globalmente, prendendo in considerazione tutti i fattori
         pertinenti del caso di specie (sentenze della Corte 11 novembre 1997, causa C‑251/95, SABEL, Racc. pag. I‑6191, punto 22;
         Canon, cit., punto 16; Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 18, e 22 giugno 2000, causa C‑425/98, Marca Mode, Racc. pag. I‑4861,
         punto 40; sentenze Fifties, cit. punto 26, e MYSTERY, cit., punto 30).
         
         
         
         66
            
          Tale valutazione globale implica una certa interdipendenza tra i fattori che entrano in considerazione e, in particolare,
         tra la somiglianza dei marchi e quella dei prodotti o dei servizi designati. Pertanto, un tenue grado di somiglianza tra i
         prodotti o i servizi designati può essere compensato da un elevato grado di somiglianza tra i marchi e viceversa. L’interdipendenza
         tra questi fattori trova espressione nel settimo ‘considerando’ del regolamento n. 40/94, a termini del quale la nozione di
         somiglianza dev’essere interpretata in relazione con il rischio di confusione la cui valutazione dipende, in particolare,
         dalla notorietà del marchio sul mercato e dal grado di somiglianza tra il marchio e il segno e tra i prodotti o i servizi
         designati (sentenze Canon, cit., punto 17; Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 19; Fifties, cit., punto 27, e MYSTERY, cit.,
         punto 31).
         
         
         
         67
            
          Dalla giurisprudenza risulta, inoltre, che il rischio di confusione è tanto più elevato quanto più rilevante è il carattere
         distintivo del marchio anteriore (sentenze SABEL, cit., punto 24, e Canon, cit., punto 18), ove quest’ultimo dev’essere accertato
         o sulla base delle qualità intrinseche del marchio o sulla base della notorietà di cui gode (sentenze Canon, cit., punto 18,
         e MYSTERY, cit., punto 34).
         
         
         
         68
            
          Inoltre, la percezione dei marchi da parte del consumatore medio dei prodotti o servizi di cui trattasi svolge un ruolo determinante
         nella valutazione globale del rischio di confusione. Orbene, il consumatore percepisce normalmente un marchio come un tutt’uno
         e non effettua un esame dei suoi singoli elementi (sentenze SABEL, cit., punto 23; Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 25;
         Fifties, cit., punto 28, e MYSTERY, cit., punto 32). Ai fini di tale valutazione globale, si ritiene che il consumatore medio
         dei prodotti interessati sia normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto. Tuttavia occorre tener conto del
         fatto che il consumatore medio solo raramente ha la possibilità di procedere a un confronto diretto dei vari marchi, ma deve
         fare affidamento sull’immagine imperfetta che ne ha mantenuto nella memoria. Occorre anche prendere in considerazione il fatto
         che il livello di attenzione del consumatore medio può variare in funzione della categoria di prodotti o servizi di cui trattasi
         (sentenze Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 26; Fifties, cit., punto 28, e MYSTERY, cit., punto 32).
         
         
         
         69
            
          Nella specie, si deve ricordare che la González Cabello e l’Iberia hanno proposto entrambe opposizione contro la registrazione
         del marchio comunitario richiesto, invocando la sussistenza di un rischio di confusione, ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b),
         del regolamento n. 40/94, da un lato, con il marchio denominativo spagnolo MUNDICOLOR – che designa prodotti appartenenti
         alla classe 2 del menzionato accordo di Nizza – e, dall’altro, con il marchio denominativo spagnolo MUNDICOLOR e il marchio
         figurativo internazionale contente i termini «mundi» e «color» – che designano servizi appartenenti alle classi 39 e 42 dell’accordo
         stesso.
         
         
         
         70
            
          Nella decisione impugnata nella causa T‑184/02 (punto 16), la commissione di ricorso ha rilevato che la divisione di opposizione,
         avendo correttamente accertato l’esistenza di un rischio di confusione tra il marchio richiesto e il marchio denominativo
         spagnolo dell’Iberia, poteva legittimamente astenersi dal procedere alla valutazione del rischio di confusione tra il marchio
         richiesto e il marchio figurativo internazionale anteriore. Essa ha quindi respinto la censura della ricorrente relativa a
         tale mancata valutazione astenendosi, a sua volta, dal procedervi.
         
         
         
         71
            
          La ricorrente non può contestare tale ragionamento della commissione di ricorso, secondo cui «qualora non venga accolta la
         domanda di opposizione con riguardo a uno dei diritti opposti al marchio richiesto, non occorre procedere all’esame dell’eventuale
         possibilità di accoglimento dell’opposizione con riguardo agli altri diritti invocati» (decisione impugnata, punto 16).
         
         
         
         72
            
          Considerato che l’opposizione dell’Iberia è stata accolta, in due riprese, sulla base del marchio denominativo anteriore,
         tutti i rilievi concernenti il grado di somiglianza tra il marchio richiesto e il marchio figurativo anteriore possono risultare
         pertinenti solamente nell’ipotesi in cui il Tribunale, alla luce degli altri argomenti invocati dalla ricorrente, escludesse,
         contrariamente a quanto operato dalla commissione di ricorso, la sussistenza di un rischio di confusione per il pubblico spagnolo
         tra il marchio richiesto e il marchio denominativo anteriore dell’Iberia.
         
         
         
         73
            
          Pertanto, nell’ambito dell’esame del presente motivo, occorre procedere anzitutto alla valutazione del rischio di confusione
         tra il marchio denominativo comunitario richiesto MUNDICOR, da un lato, e, dall’altro, i marchi denominativi anteriori MUNDICOLOR
         appartenenti alla González Cabello e all’Iberia.
         
         
         
         74
            
          Considerata la natura dei prodotti e dei servizi di cui trattasi, tutti di consumo corrente, e il fatto che i marchi denominativi
         anteriori sono registrati e protetti in Spagna, il pubblico destinatario, con riguardo al quale occorre effettuare la valutazione
         del rischio di confusione, è costituito dai consumatori medi di tale Stato membro che sono, essenzialmente, ispanofoni.
         
         
         – Sul raffronto dei prodotti e dei servizi di cui trattasi
         
         
         75
            
          Per quanto attiene al raffronto dei prodotti e dei servizi, si deve rilevare che, nelle due decisioni impugnate, la commissione
         di ricorso ha affermato, senza procedere a un’analisi propria, l’esistenza di un’identicità o quasi identicità tra i prodotti
         e servizi designati dai marchi denominativi anteriori, da un lato, e, dall’altro i prodotti e servizi oggetto della domanda
         di marchio comunitario rispetto ai quali l’opposizione era stata accolta. La commissione di ricorso ha infatti rilevato che
         la ricorrente non contestava tale rilievo svolto dalla divisione d’opposizione.
         
         
         
         76
            
          Atteso che la ricorrente non contesta tale rilievo nemmeno nell’ambito del presente ricorso e accetta, conseguentemente, che
         venga considerato acquisito un grado di somiglianza molto elevato (identità o quasi identità) tra i prodotti e i servizi designati
         dai marchi in conflitto, ma sostiene, per contro, che questi ultimi non sarebbero simili né, a fortiori, identici e che non
         sussisterebbe rischio di confusione tra i medesimi, occorre limitare l’esame a tali due aspetti.
         
         
         – Sul raffronto dei segni in conflitto
         
         
         77
            
          Dalla giurisprudenza emerge che la valutazione globale del rischio di confusione deve fondarsi, per quanto attiene alla somiglianza
         visiva, fonetica o logica dei marchi di cui trattasi, sull’impressione complessiva prodotta da questi ultimi, in considerazione,
         in particolare, dei loro elementi distintivi e dominanti (sentenze SABEL, cit., punto 23; Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 25,
         e Canon, cit., punto 16). La Corte ha inoltre dichiarato che non si può escludere che la mera somiglianza fonetica tra due
         marchi possa creare un rischio di confusione (v., in tal senso, sentenza Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 28).
         
         
         
         78
            
          Occorre pertanto procedere a una comparazione dei segni in conflitto nel caso di specie sul piano visivo, fonetico e logico,
         precisando che i termini di tale raffronto sono costituiti, come correttamente ricordato dall’UAMI, da un lato, dal marchio
         comunitario richiesto e, dall’altro, ai sensi dell’art. 8, n. 2, lett. a), ii), del regolamento n. 40/94, dai marchi anteriori
         registrati in Spagna, vale a dire dal segno denominativo MUNDICOLOR.
         
         
         
         79
            
          Nella decisione impugnata nella causa T‑183/02, la commissione di ricorso non ha proceduto a un raffronto visivo dei segni
         MUNDICOR e MUNDICOLOR. Per contro, essa ha proceduto all’esame della somiglianza fonetica tra i medesimi, somiglianza che
         la ricorrente aveva contestato dinanzi ad essa. A tal riguardo, la commissione di ricorso ha rilevato che «i due marchi hanno
         in comune le sette prime lettere, che formano parimenti le loro tre prime sillabe, nonché l’ultima lettera»; che l’unica differenza
         tra tali due marchi è costituita dalle lettere seguenti «lo» che costituiscono la quarta sillaba del marchio anteriore; che,
         unite alle lettere «o» e «r», tali lettere aggiuntive non modificano «sensibilmente la sequenza sonora del segno»; che «di
         regola, sono le prime sillabe quelle che influiscono maggiormente sulla percezione del consumatore» (punto 16 della detta
         decisione).
         
         
         
         80
            
          Nella decisione impugnata nella causa T‑184/02, la commissione di ricorso ha proceduto a un raffronto visivo e fonetico congiunto
         tra i marchi MUNDICOR e MUNDICOLOR, sottolineando che essi «possiedono le sette prime lettere e l’ultima in comune (...) presentano
         la stessa apparenza visiva e una stessa sequenza sonora» e differiscono unicamente per il fatto che il marchio della ricorrente
         termina in «or», mentre il marchio dell’opponente termina in «olor». Tale differenza, collocandosi tuttavia alla fine dei
         due termini, richiamerebbe conseguentemente l’attenzione in misura minore e non modificherebbe, pertanto, in termini significativi
         l’evidente somiglianza visiva e fonetica dei due segni (punto 21 della detta decisione).
         
         
         
         81
            
          Sul piano visivo, si deve necessariamente rilevare che le somiglianze tra i marchi verbali MUNDICOLOR e il marchio richiesto
         MUNDICOR sono molto marcate. Come sottolineato dalla commissione di ricorso, l’unica differenza sul piano visivo tra i segni
         è costituita dalle due lettere aggiuntive «lo» che caratterizzano i marchi anteriori e che sono tuttavia, da un lato, precedute
         nei due detti marchi da sei lettere collocate nello stesso modo del marchio MUNDICOR e, dall’altro, seguite dalla lettera
         «r», lettera con cui termina parimenti il marchio richiesto. Tenuto conto del fatto che, come correttamente rilevato dalla
         divisione di opposizione e dalla commissione di ricorso, il consumatore attribuisce di regola maggiore importanza alla parte
         iniziale delle parole, la presenza della stessa radice «mundico» nei segni in conflitto crea una forte somiglianza visiva,
         rafforzata, per di più, dalla presenza della lettera «r» alla fine dei due segni. A fronte di tali somiglianze, l’argomento
         della ricorrente fondato sulla diversa lunghezza dei segni in conflitto non è sufficiente ad escludere l’esistenza di una
         forte somiglianza visiva. 
         
         
         
         82
            
          Sul piano fonetico, si deve rilevare, in primo luogo, l’inclusione nel marchio MUNDICOLOR di tutte le otto lettere del marchio
         MUNDICOR.
         
         
         
         83
            
          In secondo luogo, le due prime sillabe dei segni in conflitto, che formano il prefisso «mundi», coincidono. A tal riguardo,
         si deve sottolineare nuovamente che, di regola, l’attenzione del consumatore si dirige soprattutto sulla parte iniziale della
         parola.
         
         
         
         84
            
          In terzo luogo, in considerazione delle regole di sillabazione e di accentuazione proprie della lingua spagnola, i segni in
         conflitto sono composti, rispettivamente, da quattro e da tre sillabe, vale a dire «mun‑di‑co‑lor» e «mun‑di‑cor» e l’accento
         tonico nei due segni cade sulle ultime sillabe, rispettivamente «lor» e «cor». Le lettere che compongono l’ultima sillaba
         del marchio richiesto, vale a dire «cor», sono tutte contenute nei marchi anteriori, più precisamente nelle due ultime sillabe
         dei medesimi. Le sillabe «lor» e «cor» con cui terminano i due segni hanno in comune, oltre alla vocale «o» sulla quale cade
         l’accento tonico, la consonante finale «r», caratterizzata nella lingua spagnola da una pronuncia molto marcata. Tali particolarità
         danno luogo a caratteristiche sonore molto simili.
         
         
         
         85
            
          Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, l’argomento della ricorrente fondato sull’esistenza delle lettere aggiuntive
         «lo» e da una sillaba in più nei marchi anteriori non consente di escludere la forte somiglianza fonetica tra i segni, ove
         tale somiglianza dev’essere valutata sulla base dell’impressione complessiva prodotta dalla loro pronuncia completa.
         
         
         
         86
            
          Per quanto attiene al raffronto logico, nella decisione impugnata nella causa T‑183/02 la commissione di ricorso ha ritenuto,
         in particolare, che «la differenza tra il termine molto specifico “El Corte Inglés” e il suffisso semplice e abbastanza banale
         “cor” è talmente grande che il pubblico destinatario, costituito da consumatori medi, normalmente informati e ragionevolmente
         attenti e avveduti (...), non associerà né identificherà immediatamente tale parte finale del (...) marchio comunitario [richiesto]
         con l’impresa El Corte Inglés, per quanto quest’ultima possa essere conosciuta» (punto 17 della detta decisione).
         
         
         
         87
            
          Nella decisione impugnata nella causa T‑184/02, la commissione di ricorso ha osservato che «l’elemento [“mundi”], pur essendo
         frequentemente utilizzato nel settore della distribuzione e della commercializzazione di prodotti e di servizi, non rappresenta
         un termine generico che possa essere considerato privo di carattere distintivo». Tale elemento costituirebbe una «parte intrinseca
         dei marchi oggetto della controversia (...) visivamente e foneticamente percepita come tale dal consumatore ordinario» (punto 21
         della menzionata decisione).
         
         
         
         88
            
          In primo luogo, si deve rilevare che, come riconosciuto dall’UAMI nelle proprie difese, non vi è somiglianza logica significativa
         tra i marchi in conflitto.
         
         
         
         89
            
          Questi ultimi hanno certamente in comune il termine «mundi» il quale, benché non corrisponda di per sé ad alcuna parola della
         lingua spagnola, è munito di una certa forza evocativa, essendo molto prossimo, tenuto parimenti conto del suo significato
         in latino («del mondo»), al sostantivo «mundo» (mondo) e all’aggettivo «mundial» (mondiale).
         
         
         
         90
            
          Tuttavia, il termine «mundi» non costituisce altro che un prefisso nei marchi in conflitto, mentre l’esistenza di una somiglianza
         logica tra i medesimi dev’essere valutata sulla base della forza evocativa attribuibile ad ognuno di essi complessivamente
         considerato. A tal riguardo, si deve rilevare che, mentre nei marchi anteriori il prefisso «mundi» è accompagnato dal sostantivo
         «color» (colore), per formare un sintagma che, senza possedere significato netto e determinato, evoca nondimeno idee (come
         «colori del mondo» o «mondo a colori») percepibili dal pubblico destinatario, nel marchio richiesto tale stesso prefisso è
         accompagnato dal suffisso «cor», termine privo di significato nella lingua spagnola, ragion per cui tale marchio, malgrado
         la forza evocativa del prefisso «mundi», è privo, in ultima analisi, di contenuto logico specifico per il pubblico medesimo.
         
         
         
         91
            
          Si deve aggiungere che, nei marchi MUNDICOLOR, il termine «mundi» non sembra essere necessariamente l’elemento dominante a
         livello logico, essendo ivi associato a un altro termine («color») provvisto di un contenuto semantico ancor più evidente
         (colore). Inoltre, come rilevato dall’UAMI nelle proprie memorie, il termine «mundi» è frequentemente utilizzato ai fini della
         commercializzazione di prodotti e servizi. Ciò premesso, esso non può costituire un nesso logico tra i marchi in conflitto
         tale da dover necessariamente concludere che tra essi vi sia somiglianza dal punto di vista logico.
         
         
         
         92
            
          Ciò premesso, non è necessario procedere all’esame dei documenti prodotti dalla ricorrente a sostegno della propria affermazione
         secondo cui la presenza del prefisso «mundi» nei due segni non creerebbe somiglianze concettuali tra i medesimi, né occorre
         accogliere la domanda della ricorrente diretta a che il Tribunale chieda informazioni all’UAMI.
         
         
         
         93
            
          In secondo luogo, si deve osservare che le differenze logiche che separano i marchi in conflitto possono essere idonee a neutralizzare
         in larga misura le somiglianze visive e auditive esistenti tra i marchi medesimi. Tale neutralizzazione, tuttavia, richiede
         che almeno uno dei marchi di cui trattasi abbia, nella prospettiva del pubblico di riferimento, un significato chiaro e determinato,
         di modo che tale pubblico possa immediatamente comprenderlo, e che l’altro marchio non possieda tale significato ovvero che
         possieda un significato completamente diverso [sentenza del Tribunale 14 ottobre 2003, causa T‑292/01, Phillips‑Van Heusen/UAMI
         – Pash Textilvertrieb und Einzelhandel (BASS), Racc. pag. II‑4335, punto 54].
         
         
         
         94
            
          Orbene, si deve necessariamente rilevare che tali requisiti non ricorrono nella specie.
         
         
         
         95
            
          Infatti, da un lato, non può ritenersi che i marchi MUNDICOLOR, per quanto essi presentino una certa forza evocatrice, possiedano
         un significato chiaro e determinato nella prospettiva del pubblico pertinente (v. supra, punto 90).
         
         
         
         96
            
          D’altro canto, il marchio MUNDICOLOR è parimenti privo di tale significato, non potendo essere condiviso l’argomento della
         ricorrente relativo al preteso nesso logico tra i segni che terminano in «cor» e la propria ditta El Corte Inglés. A tal riguardo,
         si deve rilevare che, a prescindere dal prestigio di cui la ricorrente gode nel mercato spagnolo, il fatto che abbia potuto
         registrare vari marchi terminanti in «cor» non costituisce prova del fatto che il pubblico spagnolo associ alla ricorrente
         qualsiasi altro segno terminante in «cor» e, segnatamente, il marchio richiesto MUNDICOR, ove, nella decisione impugnata nell’ambito
         della causa T‑183/02, la commissione di ricorso ha correttamente sottolineato la differenza significativa esistente tra l’espressione
         «El Corte Inglés» e il semplice suffisso «cor» (v. supra, punto 86). Orbene, al fine di dimostrare che tale associazione si
         verificherebbe nella mente del pubblico destinatario, la ricorrente ha dedotto, dinanzi all’UAMI e nel corso del presente
         procedimento contenzioso, solamente mere affermazioni, non sostenute da elementi probatori.
         
         
         
         97
            
          In tal senso, la prova offerta dalla ricorrente diretta a far rilevare i tanti marchi nazionali terminanti in «cor» di cui
         essa si afferma titolare – oltre al fatto di essere irricevibile, atteso che l’ammissione di prove dedotte per la prima volta
         dinanzi al Tribunale è in contrasto con l’art. 135, n. 4, del regolamento di procedura [v., in tal senso, sentenza del Tribunale
         6 marzo 2003, causa T‑128/01, DaimlerChrysler/UAMI (Calandra), Racc. pag. II‑701, punto 18] – dev’essere parimenti respinta
         in quanto inoperante.
         
         
         
         98
            
          Non si può peraltro ignorare che i marchi in conflitto hanno in comune il prefisso «mundi», dotato di una certa forza evocativa
         (v. supra, punto 89), il che, per quanto non costituisca un nesso tale da creare una somiglianza logica tra i due marchi (v.
         supra, punto 91), limita nondimeno la loro differenza sotto il profilo logico. A tal riguardo, si deve rilevare che, nel marchio
         richiesto, tale prefisso costituisce, in ogni caso, l’elemento dominante a livello logico.
         
         
         
         99
            
          Ciò premesso, non si può affermare che tra i marchi in conflitto sussista una differenza logica tale da neutralizzare la forte
         somiglianza visiva e fonetica rilevata.
         
         
         
         100
            
          Si deve pertanto dichiarare che correttamente la commissione di ricorso ha ritenuto i segni in conflitto simili ai sensi dell’art. 8,
         n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94.
         
         
         – Sul rischio di confusione
         
         
         101
            
          Essendo pacifico che i prodotti e i servizi designati dai marchi in conflitto sono identici o molto simili ed essendo stato
         accertato che tali marchi sono simili, a fronte, segnatamente, delle loro forti somiglianze fonetiche e visive, sussiste a
         priori un rischio di confusione nella percezione del pubblico destinatario.
         
         
         
         102
            
          Tuttavia, nella causa T‑184/02 la ricorrente sostiene inoltre che, nella specie, il rischio di confusione non dovrebbe essere
         valutato unicamente sulla base delle somiglianze o differenze tra i segni in conflitto, bensì parimenti con riguardo all’associazione
         di tali segni, nell’uso che ne è concretamente fatto sul mercato dal rispettivo titolare, con altri elementi denominativi
         o grafici non appartenenti al marchio registrato. A tal riguardo, la ricorrente deduce che il marchio richiesto sarebbe sempre
         associato alla sua rinomata ditta e che l’Iberia utilizzerebbe di fatto il proprio marchio associandolo alla propria ditta,
         non meno rinomata in Spagna, o ad altri elementi denominativi che identificherebbero chiaramente l’origine commerciale del
         segno, ragion per cui il rischio di confusione nella mente del consumatore sarebbe, sotto il profilo pratico, inesistente.
         
         
         
         103
            
          Questo argomento dev’essere respinto.
         
         
         
         104
            
          Infatti, per quanto attiene, in primo luogo, alla pretesa associazione tra il marchio richiesto e la ditta della ricorrente,
         è stato già rilevato supra, al punto 96, che quest’ultima non ha dedotto alcun elemento idoneo a dimostrare che tale associazione
         si verifichi effettivamente nella mente del pubblico destinatario. Inoltre, per quanto la ricorrente faccia allusione al suo
         eventuale intendimento di utilizzare sempre il marchio richiesto unitamente alla ditta «El Corte Inglés», è sufficiente rilevare
         che la sua domanda di marchio comunitario riguarda solamente il segno denominativo MUNDICOR, non associato ad alcun altro
         elemento, ragion per cui tale preteso intendimento è irrilevante.
         
         
         
         105
            
          In secondo luogo, il fatto, asserito dalla ricorrente, che il segno MUNDICOLOR abbia potuto essere utilizzato dal suo titolare
         Iberia unitamente ad altri elementi denominativi o figurativi non incide minimamente sulla valutazione del rischio di confusione
         ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del detto regolamento. Infatti, l’Iberia, fintantoché resta titolare del proprio marchio
         anteriore, può utilizzare, in linea di principio, il segno denominativo che lo compone come tale, senza associarlo ad altri
         elementi, e può far valere tale segno protetto, ferma restando l’applicazione dell’art. 43, n. 2, del regolamento n. 40/94,
         per opporsi alla registrazione di un marchio comunitario che generi rischio di confusione con il detto segno ai sensi dell’art. 8,
         n. 1, lett. b), del menzionato regolamento.
         
         
         
         106
            
          Alla luce delle suesposte considerazioni, correttamente la commissione di ricorso ha rilevato, nelle decisioni impugnate,
         la sussistenza di un rischio di confusione ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 tra il marchio richiesto
         MUNDICOR e i marchi anteriori MUNDICOLOR. Deve essere pertanto respinto, in entrambe le cause, il motivo relativo alla violazione
         di tale disposizione, senza necessità di procedere, nell’ambito della causa T‑184/02, all’esame della questione della pretesa
         notorietà del marchio anteriore dell’Iberia – sollevata dall’interveniente al fine di dimostrare la sussistenza nella specie
         di un rischio di confusione con riguardo alla giurisprudenza richiamata supra, al punto 67 – né di procedere alla valutazione
         dell’esistenza di un rischio di confusione anche con l’altro marchio anteriore sul quale l’Iberia ha fondato la propria opposizione,
         vale a dire il marchio figurativo internazionale contenente i termini «mundi» e «color».
         
         
         
         107
            
          Alla luce di tutti i suesposti elementi, i presenti ricorsi devono essere respinti in toto.
         
         
         Sulle spese
         108
            
          Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché l’UAMI e l’interveniente ne hanno fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, dev’essere condannata
         alle spese sostenute da questi ultimi.
         
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce: 
         
            
            
            
               1)
                  I ricorsi sono respinti. 
               
            2)	La ricorrente è condannata alle spese.
            
                  Tiili
               
               
                  Mengozzi 
               
               
                  Vilaras 
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 17 marzo 2004.
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung
               
               
                  V. Tiili
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: lo spagnolo.