CELEX: 62020TN0726
Language: it
Date: 2020-12-15 00:00:00
Title: Causa T-726/20: Ricorso proposto il 15 dicembre 2020 — Grupa Azoty e a./Commissione

1.3.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 72/26
            
         
      Ricorso proposto il 15 dicembre 2020 — Grupa Azoty e a./Commissione
      (Causa T-726/20)
      (2021/C 72/39)
      Lingua processuale: l’inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrenti: Grupa Azoty S.A. (Tarnow, Polonia), Azomureș SA (Tîrgu Mureş, Romania), Lipasmata Kavalas LTD Ypokatastima Allodapis (P. Fáliro, Grecia) (rappresentanti: D. Haverbeke, L. Ruessmann e P. Sellar, avvocati)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare l’allegato I della comunicazione della Commissione — Orientamenti relativi a determinati aiuti di Stato nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra dopo il 2021 (1), nella parte in cui esclude erroneamente il settore dei concimi;
               
            
                  —
               
               
                  disporre, in forza dell’articolo 264 TFUE, che gli effetti dell’allegato I dell’atto impugnato siano conservati fino al momento in cui la convenuta avrà preso i provvedimenti che l’esecuzione della decisione della Corte comporta ai sensi dell’articolo 266 TFUE;
               
            
                  —
               
               
                  condannare la convenuta alle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, le ricorrenti deducono sette motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sul fatto che l’allegato I dell’atto impugnato sarebbe viziato da incompetenza.
                  
                              —
                           
                           
                              Conformemente agli articoli 5, paragrafo 1 e 5, paragrafo 2, TUE, l’Unione europea agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri. Qualsiasi competenza non attribuita all’Unione europea dai trattati appartiene agli Stati membri.
                           
                        
                              —
                           
                           
                              Non sarebbe la convenuta, bensì gli Stati membri, a essere competenti, in forza dell’articolo 10 bis, paragrafo 6, della direttiva 2003/87/CE, come modificata (2), a indicare i settori e i sottosettori e ad adottare un elenco come nell’allegato I dell’atto impugnato.
                           
                        
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sul fatto che l’allegato I dell’atto impugnato sarebbe viziato da una violazione di una forma sostanziale (motivazione).
                  
                              —
                           
                           
                              La motivazione dell’atto impugnato prevista dall’articolo 296 TFUE non farebbe apparire in forma chiara e inequivocabile l’iter logico seguito dalla convenuta nel calcolare il valore dell’intensità di emissioni indirette per il settore delle ricorrenti, che rappresenta il fattore determinante ai fini dell’inclusione o esclusione dall’allegato I dell’atto impugnato;
                           
                        
                              —
                           
                           
                              a causa di tale difetto di motivazione, le ricorrenti sarebbero nell’impossibilità di tutelare i loro diritti e il Tribunale non potrebbe esercitare il proprio controllo.
                           
                        
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sul fatto che l’allegato I dell’atto impugnato sarebbe viziato da manifesti errori di valutazione.
                  
                              —
                           
                           
                              Nell’ambito del potere discrezionale di cui dispone quando effettua complesse valutazioni di natura economica e sociale nell’esercizio della sua competenza a norma dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), TFUE, la convenuta dovrebbe essere in grado di dimostrare di aver valutato tutti gli elementi e le circostanze rilevanti della situazione che l’atto impugnato era inteso a disciplinare. La convenuta sarebbe incorsa in vari errori manifesti di valutazione nell’escludere il settore delle ricorrenti dall’elenco dei settori ammissibili contenuto nell’allegato I dell’atto impugnato, in particolare a) non tenendo conto dei dati rilevanti e completi sul consumo di energia elettrica del settore dei concimi per determinare l’intensità delle emissioni indirette del settore, il che avrebbe comportato la sottostima dell’intensità delle emissioni indirette del settore e la sua esclusione dall’allegato I; b) non tenendo conto e non esaminando tutti i fatti rilevanti forniti nella domanda, in quanto avrebbe ignorato gli elementi di prova delle ricorrenti senza fornire alcuna motivazione; c) quanto alla valutazione qualitativa, valutando erroneamente la qualifica del settore in base al criterio di sostituibilità combustibile/elettricità e non spiegando il motivo per cui i sottosettori del settore non erano stati inclusi nell’allegato I in base a detto criterio.
                           
                        
            
                  4.
               
               
                  Quarto motivo, vertente sul fatto che l’allegato I dell’atto impugnato sarebbe viziato da un’applicazione erronea del corretto criterio di valutazione.
                  
                              —
                           
                           
                              L’articolo 10 bis, paragrafo 6, della direttiva 2003/87/CE prevede che i settori siano considerati in base a un criterio implicante la valutazione del «rischio concreto» di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio;
                           
                        
                              —
                           
                           
                              la convenuta avrebbe applicato un criterio diverso, quello del «rischio elevato». Così facendo, avrebbe applicato il criterio legittimo errato.
                           
                        
            
                  5.
               
               
                  Quinto motivo, vertente sul fatto che l’allegato I dell’atto impugnato violerebbe il principio di trasparenza.
                  
                              —
                           
                           
                              Il processo che ha portato all’adozione dell’atto impugnato sarebbe caratterizzato da una mancanza di trasparenza in punti fondamentali, in particolare: a) la convenuta non avrebbe comunicato i dati utilizzati per calcolare il valore dell’intensità delle emissioni indirette calcolato per il settore delle ricorrenti né nell’atto impugnato né nella valutazione d’impatto allegata; b) la convenuta non avrebbe fornito spiegazioni a sostegno della sua valutazione su quali sottosettori abbiano il maggior potenziale di elettrificazione.
                           
                        
                              —
                           
                           
                              Nel corso del processo di adozione dell’atto impugnato, la convenuta si sarebbe rifiutata di comunicare alle parti interessante come sarebbe stata calcolato il loro valore dell’intensità delle emissioni indirette e come sarebbe stato applicato il criterio di elettrificazione, così impedendo loro di avviare una qualsiasi discussione nel merito con la convenuta durante i periodi consultazione;
                           
                        
                              —
                           
                           
                              la convenuta sarebbe quindi venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 15 TFUE e dell’articolo 11 TUE di assicurare la trasparenza del processo che ha portato all’adozione dell’allegato I dell’atto impugnato.
                           
                        
            
                  6.
               
               
                  Sesto motivo, vertente sul fatto che l’allegato I dell’atto impugnato violerebbe il principio di sussidiarietà.
                  
                              —
                           
                           
                              Ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 3, [TUE], l’Unione europea interviene nei settori che non sono di sua esclusiva competenza soltanto se e in quanto gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri e dunque, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, possono essere conseguiti meglio a livello dell’Unione.
                           
                        
                              —
                           
                           
                              Sebbene le misure nazionali a norma dell’articolo 10 bis, paragrafo 6, lettera a), della direttiva 2003/87/CE siano soggette al controllo degli aiuti di Stato, la convenuta avrebbe violato il principio di sussidiarietà nel determinare ex ante un elenco che limita i settori e i sottosettori che possono essere ammissibili alla compensazione dei costi delle emissioni indirette; poiché a) sarebbero gli Stati membri a poter valutare al meglio il rischio concreto di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio per ciascun settore industriale a causa dei significativi costi indiretti effettivamente sostenuti; e b) la convenuta avrebbe adottato l’allegato I senza fornire una spiegazione sufficiente sulla necessità di agire in tale senso.
                           
                        
            
                  7.
               
               
                  Settimo motivo, vertente sul fatto che l’allegato I dell’atto impugnato violerebbe il principio di proporzionalità.
                  
                              —
                           
                           
                              La convenuta violerebbe il principio di proporzionalità in quanto: a) non cercherebbe di conseguire il legittimo obiettivo che è quello di incentivare una decarbonizzazione dell’economia efficace in termini di costi consentendo ai settori ad alta intensità energetica di investire nell’efficienza energetica invece di trasferire la loro produzione in paesi terzi; b) imporrebbe un onore eccessivo ai settori esclusi mentre soluzioni meno gravose (quali la fissazione di livelli massimi di aiuto o meccanismi di condizionalità) soddisferebbero gli obiettivi dell’atto impugnato almeno nello stesso modo; e c) avrebbe rivelato i dettagli fondamentali della sua valutazione dei settori ammissibili solo quattro giorni prima della pubblicazione dell’atto impugnato il 25 settembre 2020, che a sua volta precede di poco più di tre mesi la scadenza degli orientamenti relativi al sistema di scambio di quote di emissioni attualmente applicabili. Così facendo, la convenuta avrebbe violato l’articolo 5, paragrafo 4, TUE.
                           
                        
            
         (1)  GU 2020, C 317, pag. 5.
      
         (2)  Direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio (GU 2003, L 275, pag. 32), come modificata.