CELEX: 21998A1203(02)
Language: it
Date: 1994-06-14 00:00:00
Title: Protocollo della Convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza relativo all'ulteriore riduzione delle emissioni di zolfo

Avis juridique important

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21998A1203(02)

Protocollo della Convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza relativo all'ulteriore riduzione delle emissioni di zolfo  

Gazzetta ufficiale n. L 326 del 03/12/1998 pag. 0035 - 0056

PROTOCOLLO DELLA CONVENZIONE DEL 1979 SULL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO TRANSFRONTALIERO A GRANDE DISTANZA RELATIVO ALL'ULTERIORE RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI ZOLFOLE PARTI,RISOLUTE ad attuare la Convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza,PREOCCUPATE del fatto che le emissioni di zolfo e di altri inquinanti atmosferici continuino a spostarsi attraverso i confini internazionali e, nelle regioni esposte dell'Europa e del Nordamerica, stiano causando danni estesi a risorse naturali di importanza vitale per l'economia e per l'ambiente, come le foreste, il suolo e la acque, nonché al patrimonio edilizio, compresi i monumenti storici e, in alcuni casi, abbiano effetti dannosi sulla salute dell'uomo.RISOLUTE ad adottare misure precauzionali per anticipare, prevenire o ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici e per mitigarne gli effetti dannosi,CONVINTE che, laddove esista il rischio di danni gravi ed irreversibili, la mancanza di una certezza scientifica assoluta non debba costituire una ragione per ritardare tali misure, tenendo conto che le misure precauzionali che affrontano il problema delle emissioni di inquinanti atmosferici devono avere il migliore rapporto costo/efficacia,CONSAPEVOLI del fatto che le misure per il controllo delle emissioni di zolfo ed altri inquinanti atmosferici contribuiranno anche a proteggere il delicato ambiente della regione artica,CONSIDERANDO che le fonti principali di inquinamento atmosferico che contribuiscono all'acidificazione dell'ambiente sono la combustione di combustibili fossili per la produzione di energia ed i principali processi tecnologici impiegati in diversi settori dell'industria e nei trasporti, che provocano emissioni di zolfo, ossido di azoto ed altri inquinanti atmosferici,CONSAPEVOLI della necessità di adottare, nella lotta contro l'inquinamento atmosferico, un approccio regionale basato sul migliore rapporto costo/efficacia, che tenga conto delle variazioni degli effetti e dei costi di riduzione tra i paesi,DESIDERANDO intraprendere ulteriori azioni più efficaci per controllare e ridurre le emissioni di zolfo,CONSAPEVOLI che qualsiasi politica di controllo delle emissioni di zolfo, per quanto basata sul migliore rapporto costo/efficacia a livello regionale, determinerà un onere economico relativamente pesante per i paesi che attraversano una fase di transizione verso un'economia di mercato,RICORDANDO che le misure intraprese per ridurre le emissioni di zolfo non devono costituire uno strumento di discriminazione arbitraria o ingiustificabile né una restrizione dissimulata alla concorrenza ed agli scambi internazionali,TENENDO CONTO dei dati scientifici e tecnici relativi alle emissioni, ai processi atmosferici ed agli effetti sull'ambiente degli ossidi di zolfo, nonché al costo delle misure di riduzione,CONSAPEVOLI che, oltre alle emissioni di zolfo, anche le emissioni degli ossidi di azoto e di ammoniaca provocano un'acidificazione dell'ambiente,RILEVANDO che, in base alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottata a New York il 9 maggio 1992, è stato raggiunto un accordo per l'elaborazione di politiche nazionali e per l'adozione di misure adeguate intese a mitigare i cambiamenti climatici, il quale dovrebbe condurre ad una riduzione delle emissioni di zolfo,AFFERMANDO la necessità di garantire uno sviluppo razionale e sostenibile sotto il profilo ambientale,RICONOSCENDO la necessità di proseguire la cooperazione scientifica e tecnica per elaborare ulteriormente l'approccio basato sui carichi critici e sui livelli critici, comprese le attività di valutazione di alcuni inquinanti atmosferici e dei loro diversi effetti sull'ambiente, sul patrimonio edilizio e sulla salute dell'uomo,SOTTOLINEANDO che le conoscenze tecniche e scientifiche sono in costante evoluzione e che sarà necessario tenere conto di ciò quando si procederà alla verifica dell'adeguatezza degli obblighi assunti con il presente protocollo e decidere in merito alle attività future,PRENDENDO ATTO del protocollo relativo alla riduzione di almeno il 30 % delle emissioni di zolfo o dei loro flussi attraverso le frontiere, adottato ad Helsinki l'8 giugno 1985, e delle misure, già adottate da molti paesi, che hanno avuto l'effetto di ridurre le emissioni di zolfo,HANNO CONVENUTO QUANTO SEGUE:Articolo 1 Definizioni Ai fini del presente protocollo si intende per:1) «Convenzione»: la Convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza adottata a Ginevra il 13 novembre 1979;2) «EMEP»: il programma concertato per la sorveglianza e la valutazione del trasporto a grande distanza degli inquinanti atmosferici in Europa;3) «Organo esecutivo»: l'Organo esecutivo della Convenzione costituito in applicazione dell'articolo 10, paragrafo 1 della Convenzione;4) «Commissione»: la Commissione economica per l'Europa (ECE) delle Nazioni Unite;5) «parti»: salvo diversa indicazione in base al contesto, le parti del presente protocollo;6) «zona geografica delle attività dell'EMEP»: la zona definita all'articolo 1, paragrafo 4 del protocollo alla Convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza, relativo al finanziamento a lungo termine del programma concertato per la sorveglianza e la valutazione del trasporto a grande distanza degli inquinanti atmosferici in Europa (EMEP) adottato a Ginevra il 28 settembre 1984;7) «SOMA»: le zone di gestione degli ossidi di zolfo indicate nell'allegato III conformemente alle condizioni previste nell'articolo 2, paragrafo 3;8) «carico critico»: una stima quantitativa dell'esposizione ad uno o più inquinanti al di sotto della quale, in base alle conoscenze attuali, non si hanno effetti nocivi apprezzabili su determinati elementi sensibili dell'ambiente;9) «livelli critici»: la concentrazione di inquinanti nell'atmosfera al di sopra della quale, in base alle conoscenze attuali, possono verificarsi effetti dannosi sui recettori, quali gli esseri umani, le piante, gli ecosistemi o il patrimonio edilizio;10) «deposizione critica di zolfo»: una stima quantitativa dell'esposizione a composti ossidati di zolfo, tenendo conto della ritenzione dei cationi di base e della deposizione dei cationi di base al di sotto delle quali, in base alle conoscenze attuali, non si hanno effetti nocivi apprezzabili su determinati elementi sensibili dell'ambiente;11) «emissione»: lo scarico di sostanze nell'atmosfera;12) «emissioni di zolfo»: le emissioni di composti di zolfo espresse in kiloton di biossido di zolfo (kt SO2) nell'atmosfera derivanti da fonti di carattere antropogenico, ad eccezione di quelle derivanti dalle navi utilizzate nel traffico internazionale al di fuori delle acque territoriali;13) «combustibile»: qualsiasi materiale combustibile solido, liquido o gassoso, ad eccezione dei rifiuti domestici e dei rifiuti tossici o pericolosi;14) «fonte fissa di combustione»: qualsiasi apparecchio tecnico, o gruppo di apparecchi tecnici situati nel medesimo sito, che emette o potrebbe emettere gas di scarico attraverso una ciminiera comune ed in cui si procede all'ossidazione dei combustibili per utilizzare il calore generato;15) «grande fonte fissa di combustione nuova»: qualsiasi fonte fissa di combustione la cui costruzione o modifica sostanziale sia stata autorizzata successivamente al 31 dicembre 1995 e la cui potenza termica, funzionando alla potenza nominale, sia di almeno 50 MWth. Spetta alle autorità nazionali competenti decidere se una modifica sia sostanziale o meno, tenendo conto di fattori quali i vantaggi ambientali della modifica;16) «grande fonte fissa di combustione esistente»: qualsiasi fonte di combustione esistente la cui potenza termica, funzionando alla potenza nominale, sia di almeno 50 MWth;17) «gasolio»: qualsiasi prodotto petrolifero che rientri nell'HS 2710, oppure qualsiasi prodotto petrolifero che, per i suoi limiti di distillazione, rientri nella categoria dei distillati medi destinati ad essere usati come combustibili di cui almeno l'85 % in volume, comprese le perdite di distillazione, si distilla a 350 °C;18) «valore limite di emissione»: la concentrazione ammessa di composti di zolfo, espressa in biossido di zolfo, nei gas di scarico di una fonte fissa di combustione espressa in massa per volume di tali gas, a loro volta espressi in mg SO2/Nm3, assumendo un tenore di ossigeno del 3 % in volume nei gas di scarico per i combustibili liquidi e gassosi e del 6 % per i combustibili solidi;19) «limite di emissione»: la quantità totale ammessa di composti di zolfo, espressa in biossido di zolfo, che viene scaricata da una fonte di combustione o gruppo di fonti di combustione situate nel medesimo sito o entro un'area geografica definita, espressa in kiloton all'anno;20) «grado di desolforazione»: il rapporto tra la quantità di zolfo separata nel sito della fonte di combustione in un determinato periodo di tempo e la quantità di zolfo contenuta nel combustibile che viene introdotta nei dispositivi dell'impianto di combustione e utilizzata nello stesso periodo di tempo;21) «bilancio dello zolfo»: una tabella del contributo, così come è stato calcolato, alle deposizioni di composti ossidati di zolfo nelle aree riceventi provocate dalle emissioni provenienti da aree determinate.Articolo 2 Obblighi fondamentali 1. Le parti controllano e riducono le loro emissioni di zolfo per proteggere la salute dell'uomo e l'ambiente dagli effetti dannosi, in particolare dagli effetti dell'acidificazione, e per garantire per quanto possibile e senza che ciò comporti costi eccessivi, che la deposizione di composti ossidati di zolfo non superi nel lungo periodo i carichi critici per lo zolfo indicati all'allegato I come deposizioni critiche di zolfo in base alle conoscenze scientifiche attuali.2. In un primo tempo, le parti devono quanto meno ridurre le loro emissioni annue di zolfo e mantenerle nei limiti del calendario e dei livelli indicati all'allegato II.3. Inoltre, ciascuna parte:a) la cui superficie totale sia superiore a 2 milioni di chilometri quadrati;b) che si sia impegnata, ai sensi del paragrafo 2, a rispettare un limite massimo di emissioni nazionali di zolfo che non superi le sue emissioni del 1990 o, se inferiore, i propri obblighi in base al protocollo di Helsinki relativo alla riduzione di almeno il 30 % delle emissioni di zolfo o dei loro flussi attraverso le frontiere, indicati all'allegato II;c) le cui emissioni annuali di zolfo che contribuiscono all'acidificazione in zone soggette alla giurisdizione di una o più altre parti provengano unicamente dall'interno di zone soggette alla sua giurisdizione indicate all'allegato III come zone di gestione degli ossidi di zolfo (SOMA), e che abbia presentato una documentazione al riguardo; ed) che, al momento della sottoscrizione o dell'adesione al presente protocollo, abbia manifestato l'intenzione di avvalersi del presente paragrafo,deve quanto meno ridurre le proprie emissioni annue di zolfo nella zona indicata e mantenerle nei limiti del calendario e dei livelli indicati all'allegato II.4. Relativamente alle fonti nuove e a quelle esistenti, le parti adottano inoltre le misure che siano le più efficaci per la riduzione delle emissioni di zolfo e le più adeguate alla loro specifica situazione e che comprendono, in particolare:- misure intese ad incrementare l'efficienza energetica;- misure intese ad incrementare l'uso dell'energia rinnovabile;- misure intese a ridurre il tenore di zolfo di determinati combustibili e ad incoraggiare l'impiego di combustibili a basso tenore di zolfo, compreso l'impiego combinato di combustibile ad alto tenore di zolfo con combustibile a basso tenore di zolfo o che non contenga zolfo;- misure che consentano l'applicazione delle migliori tecnologie di controllo e che non implichino costi eccessivi;facendo riferimento agli orientamenti contenuti nell'allegato IV.5. Ciascuna delle parti, ad eccezione di quelle che hanno aderito all'Accordo sulla qualità dell'aria stipulato dagli Stati Uniti e dal Canada nel 1991, sono quanto meno tenute:a) ad applicare valori limite di emissione rigorosi almeno quanto quelli indicati all'allegato V a tutte le grandi fonti fisse di combustione nuove;b) ad applicare, al più tardi entro il 1° luglio 2004, per quanto possibile e senza che ciò comporti costi eccessivi, valori limite di emissione, rigorosi almeno quanto quelli indicati all'allegato V, a tutte le grandi fonti fisse di combustione esistenti la cui potenza termica sia superiore a 500 MWth, tenendo conto della durata utile residua dell'impianto calcolata a partire dalla data di entrata in vigore del presente protocollo, oppure ad applicare limiti all'emissione equivalenti o altre disposizioni adeguate, a condizione che essi consentano di raggiungere i limiti massimi di emissione di zolfo precisati all'allegato II e, in seguito, di avvicinarsi ulteriormente ai carichi critici indicati all'allegato I, nonché ad applicare, al più tardi entro il 1° luglio 2004, valori limite di emissione o limiti all'emissione a tutte le grandi fonti fisse di combustione esistenti di potenza termica tra 50 e 500 MWth, facendo riferimento agli orientamenti contenuti nell'allegato V;c) ad applicare, entro due anni dalla data dell'entrata in vigore del presente protocollo, norme nazionali relative al tenore di zolfo del gasolio rigorose almeno quanto quelle indicate all'allegato V. Nei casi in cui l'approvvigionamento di gasolio non possa essere altrimenti garantito, uno Stato ha la possibilità di prolungare fino a dieci anni il termine previsto nel presente comma. In tal caso dovrà manifestare la propria intenzione di prolungare il termine con una dichiarazione che dovrà essere depositata insieme con lo strumento di ratifica, accettazione, approvazione od adesione.6. Le parti possono inoltre utilizzare strumenti economici per incoraggiare l'adozione di metodi basati sul migliore rapporto costo/efficacia per la riduzione delle emissioni di zolfo.7. In occasione di una della sessioni dell'Organo esecutivo e conformemente alle regole e condizioni che l'Organo esecutivo elaborerà ed adotterà, le parti del presente protocollo possono stabilire se due o più parti possano ottemperare congiuntamente agli obblighi previsti nell'allegato II. Tali regole e condizioni devono garantire l'adempimento degli obblighi indicati nel paragrafo 2 e contemporaneamente promuovere la realizzazione degli obiettivi ambientali precisati nel paragrafo 1.8. In base ai risultati della prima revisione dall'articolo 8 ed entro un anno da tale revisione, le parti intraprendono negoziati per stabilire nuovi obblighi intesi a ridurre le emissioni.Articolo 3 Scambio di tecnologie 1. Le parti facilitano, conformemente alle loro leggi, regolamenti e pratiche nazionali, lo scambio di tecnologie e di tecniche, comprese quelle che consentono di incrementare l'efficienza energetica, l'uso di energia rinnovabile ed il trattamento dei combustibili a basso tenore di zolfo, al fine di ridurre le emissioni di zolfo, incoraggiando in particolare:a) lo scambio commerciale delle tecnologie disponibili;b) i contatti diretti e la cooperazione nel settore industriale, incluse le imprese comuni;c) lo scambio di informazioni e di esperienze;d) l'assistenza tecnica.2. Nell'incoraggiare le attività di cui al paragrafo 1, le parti creano condizioni favorevoli facilitando i contatti e la cooperazione tra gli organismi e le persone competenti dei settori privato o pubblico capaci di fornire la tecnologia, i servizi di progettazione e realizzazione, il materiale o il finanziamento necessari.3. Le parti intraprendono, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente protocollo, l'esame degli interventi necessari per creare condizioni più favorevoli allo scambio di tecnologie che consentano di ridurre le emissioni di zolfo.Articolo 4 Strategie, politiche, programmi, misure e raccolta di informazioni a livello nazionale 1. Al fine di ottemperare ai propri obblighi previsti dall'articolo 2, ciascuna delle parti:a) adotta strategie, politiche e programmi nazionali entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, per essa, del presente protocollo; edb) adotta ed applica misure a livello nazionaleper controllare e ridurre le emissioni di zolfo.2. Ciascuna parte raccoglie e mantiene aggiornate le informazioni relative:a) ai livelli effettivi delle emissioni di zolfo, nonché alla concentrazione ambientale ed alle deposizioni di zolfo ossidato e di altri composti acidificanti, tenendo conto, per le parti situate nella zona geografica delle attività dell'EMEP, del programma di lavoro dell'EMEP;b) agli effetti delle deposizioni di zolfo ossidato e di altri composti acidificanti.Articolo 5 Comunicazione delle informazioni 1. Ciascuna parte comunica, attraverso il segretario esecutivo della Commissione, all'Organo esecutivo, ad intervalli stabiliti da quest'ultimo, informazioni relative:a) all'attuazione a livello nazionale delle strategie, delle politiche, di programmi e delle misure indicate all'articolo 4, paragrafo 1;b) ai livelli delle emissioni annuali nazionali di zolfo, conformemente agli orientamenti adottati dall'Organo esecutivo, fornendo dati sulle emissioni per tutte le categorie di fonti interessate; ec) sull'adempimento degli altri obblighi assunti in base al presente protocollo,conformemente alla decisione relativa alla presentazione ed al contenuto delle informazioni che le parti adotteranno in occasione di una delle sessioni dell'Organo esecutivo. Le condizioni di tale decisione saranno sottoposte a revisione, se necessario, per individuare elementi ulteriori concernenti la presentazione e/o il contenuto delle informazioni da includere nelle relazioni.2. Ciascun parte situata nella zona geografica delle attività dell'EMEP comunica all'EMEP, attraverso il segretario esecutivo della Commissione, ad intervalli stabiliti dall'organo direttivo dell'EMEP ed approvati dalle parti in una delle sessioni dell'Organo esecutivo, informazioni sul livelli di emissione di zolfo con indicazione dei tempi e dei luoghi, come specificato dall'organo direttivo dell'EMEP.3. L'EMEP fornirà, in tempo utile prima di ciascuna sessione annuale dell'Organo esecutivo, informazioni relative:a) alle concentrazioni ambientali ed alla deposizione di composti ossidati di zolfo; eb) ai dati del bilancio dello zolfo.Le parti situate al di fuori della zona geografica delle attività dell'EMEP forniranno informazioni analoghe qualora l'Organo esecutivo le richieda.4. Ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 2, lettera b) della Convenzione, l'Organo esecutivo adotta le disposizioni necessarie per predisporre le informazioni sugli effetti delle deposizioni di zolfo ossidato e di altri composti acidificanti.5. In occasione delle sessioni dell'Organo esecutivo, le parti adottano le disposizioni necessarie per predisporre, a intervalli regolari, informazioni aggiornate sulla ripartizione delle riduzioni delle emissioni calcolata ed ottimizzata a livello internazionale per gli Stati situati nella zona geografica delle attività dell'EMEP mediante modelli di valutazione integrati, per ridurre ulteriormente, conformemente agli obiettivi dell'articolo 2, paragrafo 1, il divario tra le effettive deposizioni di composti ossidati di zolfo e i valori dei carichi critici.Articolo 6 Ricerca, sviluppo e sorveglianza Le parti incoraggiano la ricerca e sviluppo, la sorveglianza e la cooperazione nei seguenti settori:a) armonizzazione internazionale dei metodi adottati per stabilire i carichi critici e i livelli critici ed elaborazione delle procedure per attuare tale armonizzazione;b) miglioramento delle tecniche e dei sistemi di sorveglianza e della modellizzazione del trasporto, delle concentrazioni e della deposizione dei composti di zolfo;c) elaborazione delle strategie intese a ridurre ulteriormente le emissioni di zolfo in base ai carichi critici ed ai livelli critici, nonché al progresso tecnico, e miglioramento dei modelli di valutazione integrati per calcolare la ripartizione ottimizzata a livello internazionale delle riduzione delle emissioni, tenendo conto di un'equa distribuzione dei costi della riduzione;d) comprensione degli effetti più generali delle emissioni di zolfo sulla salute dell'uomo, sull'ambiente, con particolare riguardo all'acidificazione, e sul patrimonio edilizio, compresi i monumenti storici e culturali, tenendo conto della relazione tra gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, l'ammoniaca, i composti organici volatili e l'ozono troposferico;e) tecnologie di riduzione delle emissioni e tecnologie e tecniche che consentano un incremento dell'efficienza energetica, della conservazione dell'energia e dell'utilizzo di energia rinnovabile;f) valutazione economica dei vantaggi per l'ambiente e per la salute dell'uomo derivanti dalla riduzione delle emissioni di zolfo.Articolo 7 Osservanza delle disposizioni 1. È istituito un Comitato di attuazione incaricato di verificare la corretta applicazione del presente protocollo e l'ottemperanza delle parti ai propri obblighi. Il Comitato riferisce alle parti durante le sessioni dell'Organo esecutivo e può formulare loro le raccomandazioni che ritenga opportune.2. Dopo aver esaminato la relazione e le eventuali raccomandazioni del Comitato di attuazione, le parti, tenendo conto delle circostanze del caso e conformemente alla prassi stabilita dalla Convenzione, possono prendere una decisione e richiedere che vengano adottate misure per garantire la piena osservanza del presente protocollo, in particolare, misure intese ad aiutare le parti ad osservarne le disposizioni ed a promuovere gli obiettivi.3. In occasione della prima sessione dell'Organo esecutivo successiva all'entrata in vigore del presente protocollo, le parti adottano una decisione che definisce la struttura e le funzioni del Comitato di attuazione, nonché le procedure che dovrà seguire nella verifica dell'osservanza delle disposizioni del presente protocollo.4. L'applicazione della procedura prevista per garantire l'osservanza delle disposizioni del protocollo non pregiudica il disposto dell'articolo 9.Articolo 8 Revisioni ad opera delle parti in occasione delle sessioni dell'Organo esecutivo 1. In occasione delle sessioni dell'Organo esecutivo, le parti, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 2, lettera a) della Convenzione, esaminano le informazioni fornite dalle parti stesse e dall'EMEP, i dati sugli effetti delle deposizioni dei composti di zolfo e di altri composti acidificanti e le relazioni del Comitato di attuazione indicato all'articolo 7, paragrafo 1 del presente protocollo.2. a) In occasione delle sessioni dell'Organo esecutivo, le parti effettuano una revisione degli obblighi previsti dal presente protocollo, in particolare:i) dei loro obblighi relativi alla ripartizione delle riduzioni delle emissioni calcolate ed ottimizzate a livello internazionale, prevista all'articolo 5, paragrafo 5;ii) dell'adeguatezza degli obblighi e dei progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi del presente protocollo;b) le revisioni devono tener conto delle migliori informazioni scientifiche disponibili riguardanti l'acidificazione e, in particolare, delle valutazioni dei carichi critici, dei progressi tecnologici, dell'evoluzione della situazione economica e dell'adempimento degli obblighi concernenti i livelli di emissione;c) nell'ambito di tali revisioni, qualsiasi parte i cui obblighi relativi ai limiti massimi delle emissioni di zolfo di cui all'allegato II non siano in conformità con la ripartizione delle riduzioni delle emissioni calcolata ed ottimizzata a livello internazionale e necessaria per ridurre di almeno il 60 % il divario tra le deposizioni di zolfo nel 1990 e le deposizioni critiche di zolfo all'interno della zona geografica con cui si estendono le attività dell'EMEP, si impegna a fare il possibile per adempiere agli obblighi così riveduti;d) le modalità, i metodi ed il calendario delle revisioni sono specificati dalle parti in occasione di una delle sessioni dell'Organo esecutivo. La prima revisione di questo sarà effettuata nel 1997.Articolo 9 Composizione delle controversie 1. In caso di controversia tra due o più parti riguardo all'interpretazione o all'applicazione del presente protocollo, le parti in questione cercano di pervenire ad una composizione della controversia stessa mediante trattative o qualsiasi altro strumento di conciliazione di loro scelta. Le parti interessate devono informare l'Organo esecutivo della loro controversia.2. Al momento della ratifica, accettazione, approvazione o adesione al presente protocollo, oppure in qualunque momento successivo, una parte che non sia un'organizzazione regionale di integrazione economica può dichiarare, con atto scritto presentato al depositario, che, per qualsiasi controversia concernente l'interpretazione o l'applicazione del protocollo, riconosce come obbligatorio, ipso facto e senza speciale accordo con qualsiasi parte che accetta lo stesso obbligo, uno dei seguenti mezzi per la composizione delle controversie oppure entrambi:a) sottomissione della controversia alla Corte internazionale di giustizia;b) un arbitrato effettuato conformemente alle procedure che le parti devono adottare al più presto in un allegato sull'arbitrato durante una delle sessioni dell'Organo esecutivo.Una parte che sia un'organizzazione regionale di integrazione economica può effettuare una dichiarazione con identico effetto per quanto riguarda l'arbitrato, conformemente alle procedure di cui alla precedente lettera b).3. Una dichiarazione effettuata in conformità del precedente paragrafo 2 è valida fino alla scadenza in essa stabilita o fino alla scadenza di un termine di tre mesi a decorrere dalla data in cui è stata depositata una revoca della dichiarazione presso il depositario.4. Una nuova dichiarazione, una revoca o la scadenza del termine di una dichiarazione non pregiudicano in alcun modo i procedimenti in corso presso la Corte internazionale di giustizia o presso il collegio arbitrale, salvo diverso accordo tra le parti della controversia.5. Eccettuato il caso in cui le parti di una controversia abbiano accettato il medesimo strumento di composizione delle controversie di cui al paragrafo 2, se, entro 12 mesi a decorrere dalla data in cui una parte ha notificato all'altra l'esistenza di una controversia tra loro, le parti in questione non sono riuscite a risolverla con gli strumenti indicati al paragrafo 1, la controversia viene sottoposta a conciliazione su richiesta di una delle parti.6. Ai fini del paragrafo 5, sarà istituita una commissione di conciliazione. Tale commissione sarà composta, in pari numero, da membri nominati da ciascuna delle parti interessate o, quando più parti condividono il medesimo interesse, dall'insieme di queste, e da un presidente scelto di comune accordo dai membri nominati dalle parti. La commissione formula una raccomandazione che le parti esaminano in buona fede.Articolo 10 Allegati Gli allegati al presente protocollo costituiscono parte integrante dello stesso. Gli allegati I e IV hanno carattere di raccomandazione.Articolo 11 Emendamenti e modifiche 1. Ciascuna parte può proporre emendamenti al presente protocollo. Ciascuna parte della Convenzione può proporre modifiche all'allegato II del presente protocollo per aggiungervi il proprio nome e i suoi livelli di emissione, i limiti massimi delle emissioni di zolfo e la percentuale di riduzione delle emissioni.2. Gli emendamenti e le modifiche proposti devono essere presentati per iscritto al segretario esecutivo della Commissione, che li comunica a tutte le altre parti. Le parti esaminano le proposte di emendamento e di modifica durante la sessione successiva dell'Organo esecutivo, a condizione che il segretario esecutivo le abbia trasmesse alle parti almeno novanta giorni prima della sessione.3. Gli emendamenti agli allegati II, III e V del presente protocollo sono adottati mediante il consenso delle parti rappresentate in una delle riunioni dell'Organo esecutivo ed entrano in vigore, per le parti che li hanno accettati, il novantesimo giorno successivo alla data alla quale due terzi delle parti abbiano depositato presso il depositario gli strumenti di accettazione di tali emendamenti. Gli emendamenti entrano in vigore per le altre parti il novantesimo giorno successivo alla data alla quale esse hanno depositato i propri strumenti di accettazione degli emendamenti.4. Gli emendamenti agli altri allegati del presente protocollo, oltre a quelli indicati al paragrafo 3, sono adottati mediante il consenso delle parti rappresentate in una delle riunioni dell'Organo esecutivo. Alla scadenza del novantesimo giorno dalla data della comunicazione da parte del segretario esecutivo della Commissione, qualsiasi emendamento a tali allegati entra in vigore per le parti che non hanno depositato la relativa notifica presso il depositario conformemente alle disposizioni del paragrafo 5, a condizione che almeno sedici Stati non abbiano depositato tale notifica.5. Qualsiasi parte che non possa approvare un emendamento agli allegati che non sono indicati al paragrafo 3 deve depositare una notifica scritta in tal senso entro novanta giorni dalla data della comunicazione dell'adozione dell'emendamento. Il depositario informa immediatamente tutte le parti del ricevimento di tale notifica. Una Parte può sostituire in qualsiasi momento un'accettazione a tale notifica e, dopo il deposito di uno strumento di accettazione presso il depositario, l'emendamento dell'allegato entra in vigore per tale parte.6. Le modifiche all'allegato II sono adottate mediante il consenso delle parti rappresentate in una delle riunioni dell'Organo esecutivo ed entrano in vigore per tutte le parti del presente protocollo il novantesimo giorno successivo alla data in cui il segretario esecutivo della Commissione invia alle parti comunicazione scritta dell'adozione della modifica.Articolo 12 Firma 1. Il presente protocollo sarà aperto alla firma degli Stati membri della Commissione e gli Stati che hanno uno status consultivo presso la Commissione ai sensi del paragrafo 8 della risoluzione n. 36 (IV) del Consiglio economico e sociale del 28 marzo 1947 e delle organizzazioni regionali di integrazione economica, costituite da Stati sovrani membri della Commissione, che sono autorizzati a negoziare, stipulare ed attuare accordi internazionali nelle materie oggetto del protocollo, a condizione che gli Stati e le organizzazioni in questione siano parti della Convenzione e siano elencati nell'allegato II, dal 13 giugno 1994 al 14 giugno 1994 compreso ad Oslo, e successivamente presso la sede delle Nazioni Unite a New York fino al 12 dicembre 1994.2. Per le questioni che rientrano nella loro competenza, le suddette organizzazioni internazionali di integrazione economica esercitano in nome proprio i diritti e si assumono le responsabilità che il presente protocollo conferisce ai loro Stati membri. In tal caso, gli Stati membri di queste organizzazioni non saranno autorizzati ad esercitare individualmente tali diritti.Articolo 13 Ratifica, accettazione, approvazione ed adesione 1. Il presente protocollo sarà sottoposto a ratifica, accettazione o approvazione da parte dei firmatari.2. Il presente protocollo è aperto all'adesione degli Stati e delle organizzazioni che possiedono i requisiti indicati all'articolo 12, paragrafo 1, a decorrere dal 12 dicembre 1994.Articolo 14 Depositario Gli strumenti di ratifica, accettazione, approvazione o adesione saranno depositati presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, il quale funge da depositario.Articolo 15 Entrata in vigore 1. Il presente protocollo entrerà in vigore il novantesimo giorno successivo alla data di deposito presso il depositario del sedicesimo strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione.2. Per ciascuno degli Stati od organizzazioni di cui all'articolo 12, paragrafo 1, che ratifichi, accetti o approvi il presente protocollo o vi aderisca dopo il deposito del sedicesimo strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, il protocollo entra in vigore il novantesimo giorno a decorrere dalla data di deposito, ad opera di detta parte, dello strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione.Articolo 16 Recesso Decorsi cinque anni dalla data in cui il presente protocollo sarà entrato in vigore nei riguardi di una parte, tale parte può recedere dal medesimo mediante notifica scritta al depositario. Il recesso avrà effetto dopo novanta giorni a decorrere dalla data di ricevimento della notifica da parte del depositario o, successivamente, alla data indicata nella notifica di recesso.Articolo 17 Testi facenti fede L'originale del presente protocollo, i cui testi inglese, francese e russo fanno ugualmente fede, sarà depositato presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.In fede di che i sottoscritti, a tale scopo debitamente autorizzati, hanno firmato il presente protocollo.Fatto ad Oslo, il 13 giugno 1994.ALLEGATO I DEPOSIZIONI CRITICHE DI ZOLFO (5-percentile in centigrammi di zolfo per m² e per anno)>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>ALLEGATO II VALORI MASSIMI DELLE EMISSIONI DI ZOLFO E PERCENTUALI DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI I valori massimi delle emissioni di zolfo indicati nella tabella che segue corrispondono alle disposizioni di cui ai paragrafi 2 e 3 dell'articolo 2 del presente protocollo. I livelli delle emissioni per il 1980 e il 1990 e di valori percentuali di riduzione delle emissioni sono riportati qui di seguito a scopo puramente informativo.>SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO III DESIGNAZIONE DELLE ZONE DI GESTIONE DEGLI OSSIDI DI ZOLFO (SOMA) La SOMA che segue è indicata ai fini del presente protocollo:SOMA del Canada sudorientaleQuesta zona di 1 milione di km2 comprende l'intero territorio delle province di Prince Edward Island, della Nova Scotia e del New Brunswick, l'intero territorio della provincia del Quebec a sud di una linea retta che va da Havre-St. Pierre sulla costa settentrionale del Golfo di San Lorenzo al punto in cui la frontiera tra il Quebec e l'Ontario interseca la costa della Baia di James, nonché l'intero territorio delle provincia dell'Ontario a sud di una linea retta che va dal punto in cui la frontiera tra l'Ontario e il Quebec interseca la costa della Baia di James al fiume Nipigon vicino alla riva settentrionale del Lago Superiore.ALLEGATO IV TECNOLOGIE DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI ZOLFO DA FONTI FISSE I. INTRODUZIONE 1. L'allegato ha lo scopo di aiutare a stabilire quali sono le alternative disponibili e le tecnologie per la riduzione delle emissioni di zolfo atte ad assicurare il rispetto degli obblighi inerenti al presente protocollo.2. L'allegato è basato su informazioni circa le alternative disponibili per la riduzione delle emissioni di zolfo e in particolare circa i risultati ed i costi dell'applicazione delle tecnologie di riduzione delle emissioni riportati nella documentazione ufficiale dell'Organo esecutivo e dei relativi organi sussidiari.3. Salvo diversa indicazione, le misure di riduzione qui elencate sono considerate, sulla base di un'esperienza pratica, nella maggior parte dei casi pluriennale, le più consolidate e le più valide economicamente tra le migliori tecnologie disponibili. Tuttavia, l'esperienza sempre più vasta acquisita con l'introduzione di misure e di tecnologie poco inquinanti negli impianti nuovi e con l'adattamento degli impianti esistenti impone un riesame periodico del presente allegato.4. Anche se riporta una serie di misure e tecnologie che corrispondono ad una gamma molto vasta di costi e di prestazioni, il presente allegato non può essere considerato un elenco esauriente delle alternative disponibili per la riduzione delle emissioni. Inoltre, la scelta delle misure e delle tecnologie di riduzione da applicare in un dato caso dipende da più fattori, tra cui la legislazione e le disposizioni normative in vigore e, in particolare, le disposizioni concernenti le tecnologie di riduzione, la composizione delle energie primarie, l'infrastruttura industriale, le circostanze economiche e le condizioni dell'impianto in questione.5. L'allegato concerne essenzialmente la riduzione delle emissioni di zolfo ossidato considerate come la somma dell'anidride solforosa (SO2) e dell'ossido di zolfo (SO3), espressi come SO2. La parte di zolfo emessa sotto forma di ossidi di zolfo o di altri composti solforosi da processi che non comportano la combustione e da altre fonti è piccola rispetto alle emissioni di zolfo derivanti dalla combustione.6. Qualora nei confronti di fonti di zolfo che emettono anche altri elementi, in particolare ossidi di azoto (NOx), polveri, metalli pesanti e composti organici volatili (COV), siano previste apposite misure o tecnologie, nella scelta delle misure di riduzione degli inquinanti converrà tener conto anche di tali elementi per massimizzare l'effetto di riduzione complessivo e ridurre al minimo l'impatto sull'ambiente e, in particolare, per evitare di trasferire i problemi d'inquinamento atmosferico ad altri recettori (quali le acque di scarico ed i rifiuti solidi).II. PRINCIPALI FONTI FISSE DI EMISSIONI DI ZOLFO 7. La combustione di combustibili fossili è la principale fonte di origine antropica delle emissioni di zolfo provenienti da fonti fisse. Possono inoltre contribuire notevolmente a tali emissioni taluni processi che non comportano la combustione. Secondo l'EMEP/CORINAIR '90, le principali categorie di fonti fisse sono le seguenti:i) le centrali elettriche pubbliche, gli impianti di cogenerazione e di teleriscaldamento:a) caldaie;b) turbine a combustione fisse e motori a combustione interna;ii) gli impianti di combustione commerciali, istituzionali e residenziali:a) caldaie commerciali;b) riscaldatori per uso domestico;iii) gli impianti di combustione industriali ed i processi che comportano la combustione:a) caldaie e riscaldatori di processo;b) processi, per esempio in campo metallurgico, quali l'arrostimento e la sinterizzazione, la cokefazione, il trattamento del biossido di titanio (TiO2), ecc.;c) produzione di pasta di legno;iv) i processi che non comportano la combustione, per es. la produzione di acido solforico, taluni processi di sintesi organica, il trattamento delle superfici metalliche;v) l'estrazione, la trasformazione e la distribuzione di combustibili fossili;vi) il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, per esempio il trattamento termico dei rifiuti domestici e industriali.8. Nell'area dell'ECE, secondo i dati disponibili per il 1990, circa l'88 % delle emissioni di zolfo è imputabile all'insieme dei processi di combustione (il 20 % dei quali nel settore industriale), il 5 % è dovuto ai processi di fabbricazione e il 7 % alle raffinerie di petrolio. Le centrali elettriche sono, in molti paesi, la principale fonte di tali emissioni. In alcuni paesi, il settore industriale (comprese le raffinerie) è anch'esso un'importante fonte di emissioni di SO2. Anche se nell'area dell'ECE le emissioni provenienti dalle raffinerie sono relativamente limitate, il loro impatto sulle emissioni di zolfo da altre fonti è notevole, dato il tenore di zolfo dei prodotti petroliferi. Normalmente, il 60 % dello zolfo presente nel greggio resta nei prodotti, il 30 % viene recuperato sotto forma di zolfo elementare e il 10 % si disperde nell'atmosfera attraverso i camini delle raffinerie.III. ALTERNATIVE DISPONIBILI PER LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI ZOLFO DOVUTE ALLA COMBUSTIONE 9. Qui di seguito sono elencate le alternative disponibili per la riduzione delle emissioni di zolfo.i) Misure di gestione dell'energia (1)a) Risparmio energeticoL'impiego razionale dell'energia (miglioramento del rendimento e dell'applicazione dei processi, cogenerazione e/o gestione della domanda) dà luogo normalmente ad una riduzione delle emissioni di zolfo.b) Impiego di più fonti di energiaIn genere, è possibile ottenere una riduzione delle emissioni di zolfo aumentando nella gamma delle fonti di energia utilizzate la quota di quelle che non comportano la combustione (energia idraulica, nucleare, eolica, ecc.). Occorre tuttavia tenere presenti altri tipi d'impatto ambientale.ii) Soluzioni tecnologichea) Sostituzione del combustibileLe emissioni di SO2 durante la combustione sono legate direttamente al tenore di zolfo del combustibile impiegato.La sostituzione di taluni combustibili (per esempio del carbone e/o dei combustibili liquidi ad alto tenore di zolfo con carbone e/o combustibili liquidi a basso tenore di zolfo oppure la sostituzione del carbone con il gas) dà luogo ad una diminuzione delle emissioni di zolfo, ma può incontrare talune difficoltà, per esempio per quanto riguarda la disponibilità di combustibili a basso tenore di zolfo o l'adattabilità dei sistemi di combustione esistenti a combustibili a basso tenore di zolfo o l'adattabilità dei sistemi di combustione esistenti a combustibili differenti. In molti paesi dell'ECE, attualmente alcuni impianti funzionanti a carbone od a petrolio vengono sostituiti con impianti a gas. La sostituzione del combustibile può essere agevolata tramite l'installazione di impianti a doppio combustibile.b) Purificazione del combustibileLa desolforazione del gas naturale, una tecnologia modernissima, è largamente utilizzata per ragioni pratiche.Un'altra tecnologia d'avanguardia è la desolforazione dei gas di processo (gas acido di raffineria, gas di cokeria, biogas, ecc.).Lo stesso dicasi per la desolforazione dei combustibili liquidi (frazioni leggere e medie).Anche se la desolforazione delle frazioni pesanti è tecnicamente fattibile, bisogna tenere presenti le proprietà del greggio. Comunque, la desolforazione dei residui presenti nell'atmosfera (prodotti di fondo colonna della distillazione atmosferica del greggio) per la produzione di olio combustibile a basso tenore di zolfo normalmente non viene praticata. In genere, è preferibile trattare greggio a basso tenore di zolfo. Le tecnologie di idrocracking e di conversione totale sono attualmente ben consolidate e consentono di ottenere allo stesso tempo una forte eliminazione dello zolfo ed un migliore rendimento dei prodotti leggeri. Le raffinerie che praticano la conversione totale sono ancora poco numerose. In genere, tali raffinerie recuperano tra l'80 e il 90 % dello zolfo presente e convertono tutti i residui in prodotti leggeri o altri prodotti commercializzabili. Questo tipo di raffineria consuma più energia e richiede maggiori investimenti. Il tenore di zolfo dei prodotti di raffinazione è indicato nella tabella 1 qui di seguito.>SPAZIO PER TABELLA>Le moderne tecnologie di bonifica dell'antracite permettono di rimuovere circa la metà dello zolfo inorganico (a seconda delle proprietà del carbone), ma non lo zolfo organico. È in corso lo sviluppo di tecnologie più efficaci, che comportano tuttavia costi ed investimenti più elevati. L'efficienza della desolforazione mediante la bonifica del carbone è quindi limitata rispetto alla desolforazione dei gas di combustione. Probabilmente è possibile individuare per ciascun paese il modo di combinare al meglio questi due processi.c) Tencologie di combustione avanzateEsistono varie tecnologie di combustione che consentono un migliore rendimento termico ed una riduzione delle emissioni di zolfo, tra cui: la combustione a letto fluido (fluidized-bed combustion - FBC); a letto fluido a bolle (boiling - BFBC); a letto fluido ricircolante (circulating - CFBC) e a letto fluido pressurizzato (pressurized - PFBC); il ciclo combinato con gassificazione integrata (integrated gasification combined-cycle - IGCC) e le turbine a gas per ciclo combinato (combined-cycle gas turbines - CCGT).È possibile integrare turbine a gas fisse nei sistemi di combustione delle centrali elettriche convenzionali esistenti, migliorando il rendimento globale del 5 7 % ed ottenendo, per esempio, una notevole riduzione delle emissioni di SO2. Tuttavia, per tale integrazione occorre apportare grosse modifiche alle caldaie esistenti.La combustione a letto fluido, messa a punto per l'antracite e la lignite, può essere usata per bruciare anche altri combustibili solidi, quali il coke di petrolio e integrando combustibili poveri come i rifiuti, la torba e il legno. È possibile ridurre ulteriormente le emissioni inserendo nel sistema il controllo della combustione mediante l'aggiunta di calce/calcare ai materiali che costituiscono il letto. La potenza installata totale degli impianti FBC ha raggiunto circa 30 000 MWth (250 350 impianti), compresi 8 000 MWth nella gamma delle potenze superiori a 50 MWth. L'utilizzazione e/o l'eliminazione dei sottoprodotti derivanti da questo processo possono porre problemi, rendendo necessarie ulteriori modifiche.L'IGCC comprende la gassificazione del carbone e la produzione di energia elettrica in ciclo combinato in turbine a gas ed a vapore. Il carbone gassificato viene bruciato nella camera di combustione della turbina a gas. Per ridurre le emissioni di zolfo, vengono utilizzate a monte della turbina a gas tecniche modernissime di purificazione del gas greggio. Tale tecnologia viene applicata anche per i residui di olio pesante e le emulsioni bituminose. Attualmente, la potenza installata è di circa 1 000 MWel (cinque impianti).Sono allo studio centrali a gas con turbine in ciclo combinato funzionanti a gas naturale con un rendimento energetico che si aggira attorno al 48 52 %.d) Modifiche dei processi e del modo di combustioneNon è possibile modificare il modo di combustione così come avviene per le emissioni di NOx in quanto durante la combustione la quasi totalità dello zolfo organico e/o inorganico si ossida (una certa percentuale di zolfo, la cui quantità dipende dalle proprietà del combustibile e dalla tecnica di combustione, rimane nella cenere).Nel presente allegato, l'uso di additivi a secco nelle caldaie convenzionali è considerato una modifica del processo, in quanto viene iniettato un agente nella camera di combustione. Tuttavia, l'esperienza ha dimostrato che quando si applicano tali processi, la capacità termica diminuisce, il rapporto Ca/S è elevato e la desolforazione è poco attiva. Occorre tener conto dei problemi posti dal reimpiego del sottoprodotto, per cui normalmente questa soluzione deve essere adottata come misura intermedia e soltanto per impianti di piccole dimensioni (tabella 2).Tabella 2 Livelli di emissione di ossidi di zolfo ottenuti con l'applicazione di tecnologie di riduzione su caldaie funzionanti a combustibile fossile >SPAZIO PER TABELLA>>SPAZIO PER TABELLA>e) Processi di desolforazione dei gas di combustioneQuesti processi sono intesi ad eliminare gli ossidi di zolfo già formatisi e sono quindi chiamati anche misure secondarie. Le attuali tecnologie sono tutte basate sull'estrazione dello zolfo per via umida, secca o semisecca e catalitica.Affinché il programma di riduzione delle emissioni di zolfo sia il più efficace possibile, al di à delle misure di gestione dell'energia di cui al punto i) più sopra, occorre prendere in considerazione interventi basati sulla combinazione delle soluzioni tecniche indicate al punto ii) più sopra.In taluni casi, le soluzioni adottate per ridurre le emissioni di zolfo possono dar luogo anche ad una diminuzione delle emissioni di CO2, di NOx e di altre sostanze inquinanti.Per le centrali elettriche pubbliche, gli impianti di cogenerazione e gli impianti di teleriscaldamento si applicano in particolare i seguenti processi di trattamento dei gas di combustione: lavaggio per via umida con calce/calcare (lime/limestone wet scrubbing - LWS), assorbimento a semisecco mediante polverizzazione (spray dry absorption - SDA), processo Wellman Lord (WL), lavaggio con ammoniaca (ammonia scrubbing - AS) e processi di estrazione combinata degli NOx e degli SOx (carboni attivi [activated carbon - AC] ed estrazione catalitica combinata degli NOx e degli SOx).Nel campo della produzione di energia, l'LWS e l'SDA rappresentano rispettivamente l'85 % e il 10 % della potenza installata degli impianti di trattamento dei gas di combustione.Vari nuovi processi di desolforazione dei gas di combustione, quali il lavaggio a secco con fascio elettronico e il processo Mark 13A, sono ancora nella fase sperimentale.Nella tabella 2 è indicata l'efficacia delle misure secondarie succitate. I valori riportati sono basati sull'esperienza pratica acquisita con un grande numero di impianti in funzione. Sono indicate inoltre la potenza installata e la gamma delle potenze. Anche se varie tecnologie di riduzione dello zolfo hanno caratteristiche comparabili, le condizioni dell'impianto o la sua posizione possono indurre a scartare l'una o l'altra tecnologia.Nella tabella 2 sono inoltre indicate le fasce dei costi di investimento corrispondenti all'applicazione delle tecnologie di riduzione delle emissioni di zolfo descritte al punto ii), lettere c), d) ed e). Comunque, quando si applicano tali tecnologie ai singoli casi occorre tenere presente che i costi di investimento delle misure di riduzione delle emissioni dipendono, tra le altre cose, dalle particolari tecnologie utilizzate, dai sistemi di rimozione degli inquinanti prescritti, dalle dimensioni dell'impianto, dal grado di riduzione richiesto e dalla scala temporale di cicli di manutenzione previsti. La tabella dà quindi soltanto una indicazione generale delle fasce dei costi di investimento. In genere, i costi di investimento necessari per l'adattamento degli impianti esistenti sono superiori ai costi per la costruzione di nuovi impianti.IV. TECNICHE DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI PER ALTRI SETTORI 10. Le tecniche di riduzione delle emissioni elencate nel paragrafo 9, punto ii), lettere da a) ad e) sono applicabili non soltanto nelle centrali elettriche - con le quali nella maggior parte dei casi è stata acquisita un'esperienza pratica pluriennale - ma anche in vari altri settori dell'industria.11. L'applicazione delle tecnologie di riduzione delle emissioni di zolfo dipende soltanto dalle limitazioni specifiche di ciascun processo nei settori interessati. Nella tabella 3 qui di seguito sono indicate le fonti di emissione di zolfo più importanti e le corrispondenti misure di riduzione delle emissioni.>SPAZIO PER TABELLA>12. Nei settori elencati nella tabella 3, è possibile ricorrere a misure integrate e in particolare a modifiche della materia prima (combinate se necessario con un trattamento specifico dei gas di combustione) per ridurre il più efficacemente possibile le emissioni di zolfo.13. Vengono segnalati i seguenti esempi:a) nelle fabbriche di pasta di legno nuove, si possono ottenere livelli di emissione di meno di 1 kg di zolfo per tonnellata di pasta di legno essiccata all'aria (2);b) nelle fabbriche di pasta di legno al solfito, si possono ridurre le emissioni a 1 1,5 kg di zolfo per tonnellata di pasta di legno essiccata all'aria;c) nel caso dell'arrostimento dei solfuri, sono stati segnalati tassi di desolforazione compresi tra l'80 e il 99 % per impianti da 10 000 a 200 000 m3/h (a seconda del processo usato);d) per un impianto di sinterizzazione dei minerali di ferro una unità di desolforazione dei gas di combustione della potenza di 320 000 m3/h permette di ridurre il tenore di zolfo a meno di 100 mg SOx/Nm3 al 6 % di O2;e) nei forni da coke, si ottiene un tenore inferiore a 400 mg SOx/Nm3 al 6 % di O2;f) negli impianti di produzione di acido solforico, il tasso di conversione è superiore al 99 %;g) il processo Klaus avanzato permette di estrarre più del 99 % dello zolfo.V. SOTTOPRODOTTI ED EFFETTI SECONDARI 14. A mano a mano che nei paesi dell'ECE si moltiplicano gli sforzi per ridurre le emissioni di zolfo da fonti fisse, aumenta la quantità dei sottoprodotti della desolforazione.15. È opportuno adottare tecnologie da cui derivino sottoprodotti utilizzabili. Occorre inoltre adottare tecniche che per quanto possibile consentano di accrescere il rendimento termico e di ridurre al minimo il problema dello smaltimento dei rifiuti. Anche se nella maggior parte dei casi i sottoprodotti che si ottengono sono utilizzabili o riciclabili   gesso, sali di ammoniaca, acido solforico, zolfo, ecc.   bisogna tenere presenti taluni fattori, quali la situazione del mercato e le norme di qualità. Per il reimpiego dei sottoprodotti della combustione a letto fluido e dell'assorbimento a secco mediante polverizzazione, occorre studiare e realizzare soluzioni migliori, dato che in vari paesi le possibilità di smaltimento dei rifiuti sono limitate dalla capacità delle discariche e dai criteri applicabili in materia.16. Gli effetti secondari o inconvenienti elencati qui di seguito non impediscono l'applicazione dell'una o dell'altra tecnica o metodologia, ma devono essere tenuti presenti quando per la riduzione dello zolfo si possa scegliere tra più soluzioni alternative:a) dispendio di energia necessario per il trattamento dei gas;b) corrosione dovuta alla formazione di acido solforico per la reazione degli ossidi di zolfo con il vapore acqueo;c) maggior consumo di acqua e necessità di trattare le acque di scarico;d) impiego di reagenti;e) necessità di smaltire i rifiuti solidi.VI. SORVEGLIANZA E COMUNICAZIONE DELLE INFORMAZIONI 17. Le misure prese dai vari paesi per l'attuazione delle strategie e delle politiche nazionali di riduzione dell'inquinamento atmosferico comprendono leggi e regolamenti, incentivi e disincentivi economici ed anche disposizioni tecniche (obbligo di utilizzare la migliore tecnologia disponibile).18. In genere, le norme vengono fissate, per ciascuna fonte di emissione, in funzione delle dimensioni dell'impianto, del modo di funzionamento, della tecnologia di combustione, del tipo di combustibile e dell'età dell'impianto. Un'altra soluzione adottata consiste nel fissare un obiettivo di riduzione globale delle emissioni di zolfo provenienti da un gruppo di fonti e nel consentire di scegliere il modo di intervento atto a raggiungere tale obiettivo (approccio a bolla).19. Per limitare le emissioni di zolfo ai livelli fissati dalla legislazione nazionale, occorre istituire un sistema permanente di sorveglianza e di comunicazione dei dati alle autorità competenti in materia.20. Esistono attualmente diversi sistemi di sorveglianza permanente basati su metodi di misurazione continua o discontinua. Tuttavia, le norme di qualità variano. Le misurazioni devono essere eseguite da istituti qualificati che utilizzino sistemi di misurazione e di sorveglianza appropriati. A tale scopo, la migliore garanzia può essere offerta da un sistema di certificazione.21. Con i moderni sistemi automatizzati di sorveglianza e le apparecchiature di controllo di processo, la comunicazione dei dati non presenta alcun problema. La raccolta dei dati per un successivo impiego viene effettuata usando tecniche modernissime. Tuttavia, i dati da comunicare alle autorità competenti variano da un caso all'altro. Per accrescere la comparabilità dei dati, occorre armonizzare la regolamentazione. L'armonizzazione è auspicabile anche per la garanzia della qualità dei sistemi di misurazione e di sorveglianza. Quando si debbono comparare serie di dati, bisognerà tener conto di tale esigenza.22. Per evitare le disparità e le incongruenze, occorre definire gli elementi ed i parametri essenziali, ossia, tra l'altro:a) le norme devono essere in ppmv, mg/Nm3, g/GJ, kg/h o kg/tonnellata di prodotto; la maggior parte di queste unità deve essere calcolata e specificata per la temperatura del gas, l'umidità, la pressione, il tenore di ossigeno o il valore dell'apporto termico;b) occorre definire il periodo, espresso in ore, mesi od anni, in rapporto al quale devono essere stabiliti i valori medi delle norme;c) bisogna definire i tempi di arresto per guasto ed i relativi regolamenti di sicurezza per quanto concerne l'esclusione dei sistemi di monitoraggio o l'arresto dell'impianto;d) è necessario definire i metodi da applicare per completare i dati mancanti o persi a seguito di un guasto delle apparecchiature;e) occorre definire la serie di parametri da misurare; a seconda del tipo di processo industriale, le informazioni necessarie possono essere differenti e da ciò dipende anche la scelta della posizione del punto di misurazione nel sistema.23. Deve essere garantita la qualità delle misurazioni.(1) Le alternative disponibili i) a) e b) sono integrate nella struttura e nella politica energetiche di una parte. In questo contesto, il grado di attuazione, l'efficacia ed i costi per settore di tali alternative non vengono presi in considerazione.(2a) Per i combustibili ad alto tenore di zolfo, occorre modificare il grado di desolforazione. Ciò può tuttavia dipendere dalla natura del processo usato. Normalmente, la disponibilità di tali processi è del 95 %.(3b) Possibilità di applicazione limitata per i combustibili ad alto tenore di zolfo.(4c) Emissione in mg/m3 (STP), a secco, 6 % di ossigeno per i combustibili solidi, 3 % di ossigeno per i combustibili liquidi.(5d) Il coefficiente di conversione dipende dalle caratteristiche del combustibile, dal volume specifico dei fumi e dal rendimento termico della caldaia (coefficienti di conversione (m3/kWhel rendimento termico: 36 %) applicati: antracite: 3,50; lignite: 4,20; olio pesante: 2,80).(6f) Il costo dell'investimento specifico tiene conto della denitrificazione.(7) Occorre tenere sotto controllo il rapporto zolfo/sodio eliminando lo zolfo sotto forma di sali neutri ed aggiungendo composti di sodio esenti da zolfo.ALLEGATO V VALORI LIMITE DI EMISSIONE E DEL TENORE DI ZOLFO >SPAZIO PER TABELLA>>SPAZIO PER TABELLA>(1a) A titolo indicativo, per un impianto dotato di una unità policombustibile, le autorità competenti fissano valori limite di emissione tenendo conto dei valori limite della colonna ii) applicabili a ciascun combustibile, dell'apporto termico di ciascun combustibile e, per le raffinerie, delle caratteristiche specifiche dell'impianto. Per le raffinerie, tale valore limite combinato non deve superare in alcun caso 1 700 mg SO2/Nm3.In particolare, i valori limite non si applicano per i seguenti impianti:- impianti in cui i prodotti di combustione servono direttamente per il riscaldamento, l'essiccamento o qualsiasi altro trattamento di oggetti o di materiali, per es. i forni di riscaldo, i forni di trattamento termico;- impianti di postcombustione, ossia qualsiasi apparecchio industriale, studiato allo scopo di purificare per combustione gli effluenti gassosi, che non sia usato come impianto di combustione indipendente;- impianti per la rigenerazione dei catalizzatori di cracking catalitico;- impianti per la conversione del solfuro di idrogeno in zolfo;- reattori utilizzati nell'industria chimica;- forni di cokefazione;- rigeneratori di altoforno (cowper);- inceneritori di rifiuti;- impianti azionati da motori diesel, a benzina ed a gas, oppure da turbine a gas, indipendentemente dal combustibile usato.Qualora, a causa dell'elevato tenore di zolfo dei combustibili solidi o liquidi locali, non possa rispettare i valori limite di emissione fissati nella colonna ii), una parte potrà applicare i tassi di desolforazione indicati nella colonna iii) oppure un valore limite massimo di 800 mg SO2/Nm3 (anche se, possibilmente, non bisognerebbe superare (650 SO2/Nm3). La parte deve segnalare il fatto al Comitato di applicazione durante l'anno solare in cui questo si verifica.Qualora due o più impianti nuovi vengano costruiti in modo tale per cui, tenuto conto dei fattori tecnici ed economici, i loro effluenti gassosi possono, secondo il parere delle autorità competenti, essere scaricati attraverso un camino comune, l'insieme formato dai due impianti deve essere considerato come una singola unità.(2b) mg SO2/Nm3 è definito ad una temperatura di 273 °K, una pressione di 101,3 kPa, su base secca.