CELEX: 62006CJ0304
Language: it
Date: 2008-05-08 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) dell'8 maggio 2008. # Eurohypo AG contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Impugnazione - Marchio comunitario - Regolamento (CE) n. 40/94 - Art. 7, n. 1, lett. b) - Marchio denominativo - EUROHYPO - Impedimento assoluto alla registrazione - Marchio privo di carattere distintivo. # Causa C-304/06 P.

Causa C‑304/06 P
      Eurohypo AG
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI)
      «Impugnazione — Marchio comunitario — Regolamento (CE) n. 40/94 — Art. 7, n. 1, lett. b) — Marchio denominativo EUROHYPO — Impedimento assoluto alla registrazione — Marchio privo di carattere distintivo»
      Massime della sentenza
      1.        Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti assoluti alla registrazione — Esame
            separato dei diversi impedimenti — Interpretazione degli impedimenti alla luce dell’interesse generale sotteso a ciascuno
            di essi — Valutazione del carattere distintivo di un marchio mediante la sola analisi del suo carattere descrittivo
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 7, n. 1, lett. b) e c)]
      2.        Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti assoluti alla registrazione — Marchi
            privi di carattere distintivo
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 7, n. 1, lett. b)]
      1.        Pur se sussiste una certa sovrapposizione dei rispettivi ambiti di applicazione degli impedimenti assoluti alla registrazione
         di un marchio enunciati all’art. 7, n. 1, lett. b)‑d), del regolamento n. 40/94 sul marchio comunitario, resta il fatto che,
         secondo una costante giurisprudenza, i singoli impedimenti alla registrazione indicati all’art. 7, n. 1, del regolamento n. 40/94
         sono indipendenti l’uno dall’altro ed esigono un esame separato. Inoltre, tali motivi di impedimento vanno interpretati alla
         luce dell’interesse generale che è alla base di ciascuno di essi e l’interesse generale preso in considerazione in sede di
         esame di ciascuno di tali impedimenti può, anzi deve, rispecchiare considerazioni differenti, a seconda dell’impedimento di
         cui trattasi.
      
      In proposito, la nozione di interesse generale sottostante all’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 si confonde
         palesemente con la funzione essenziale del marchio, che consiste nel garantire al consumatore o all’utilizzatore finale l’identità
         di origine del prodotto o del servizio contrassegnato dal marchio consentendogli di distinguere senza confusione possibile
         questo prodotto o questo servizio da quelli di provenienza diversa.
      
      Pertanto, il carattere distintivo di un marchio non può essere valutato effettuando solo un esame del carattere descrittivo
         del marchio stesso ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. c), senza alcun esame particolare dell’impedimento previsto all’art. 7,
         n. 1, lett. b). Infatti, un’analisi del genere omette di prendere in considerazione l’interesse pubblico che quest’ultima
         disposizione intende specificamente tutelare, cioè la garanzia dell’identità di origine del prodotto o del servizio designato
         dal marchio.
      
      Inoltre, benché il criterio secondo cui un marchio composto di elementi descrittivi potrebbe riunire i presupposti per la
         registrazione laddove la parola sia entrata nel linguaggio corrente e vi abbia acquisito un significato proprio sia pertinente
         nell’ambito dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94, non è quello secondo cui va interpretata la lett. b) della
         medesima disposizione. Infatti, mentre il suddetto criterio permette di escludere l’utilizzo di un marchio per descrivere
         un prodotto o un servizio, tuttavia esso non permette di determinare se un marchio possa garantire al consumatore o all’utilizzatore
         finale l’identità di origine del prodotto o del servizio da esso designato.
      
      (v. punti 54‑56, 58‑59, 61‑62)
      2.        È privo di carattere distintivo rispetto ai servizi di cui trattasi, ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento
         n. 40/94 sul marchio comunitario, il segno denominativo EUROHYPO, di cui è richiesta la registrazione come marchio comunitario
         per i servizi «attività finanziarie; operazioni finanziarie; operazioni immobiliari; servizi finanziari; finanziamenti» rientranti
         nella classe 36 ai sensi dell’Accordo di Nizza.
      
      Infatti, il consumatore medio germanofono comprende, nel settore di cui alla domanda di registrazione del marchio, il segno
         denominativo EUROHYPO come riferentesi nel suo insieme ed in maniera generale a servizi finanziari necessitanti garanzie reali
         e, in particolare, a prestiti ipotecari pagati nella divisa dell’Unione economica e monetaria europea. Inoltre, nessun elemento
         addizionale permette di considerare che la combinazione formata dagli elementi correnti ed usuali EURO e HYPO sia inconsueta
         o abbia un significato proprio che distingue, nella percezione del pubblico in questione, i servizi del richiedente da quelli
         aventi un’altra origine commerciale. Pertanto, il pubblico pertinente percepisce il marchio in questione nel senso che fornisce
         informazioni sulla natura dei servizi da esso designati e non nel senso che indica l’origine dei servizi in questione.
      
      (v. punti 68‑69)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      8 maggio 2008 (*)
      
      «Impugnazione – Marchio comunitario – Regolamento (CE) n. 40/94 – Art. 7, n. 1, lett. b) – Marchio denominativo – EUROHYPO – Impedimento assoluto alla registrazione – Marchio privo di carattere distintivo»
      Nel procedimento C‑304/06 P,
      avente ad oggetto un’impugnazione, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 13 luglio 2006,
      Eurohypo AG, con sede in Eschborn (Germania), rappresentata dagli avv.ti C. Rohnke e M. Kloth, Rechtsanwälte, con domicilio eletto in
         Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui l’altra parte è:
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato dai sigg. G. Schneider e J. Weberndörfer, in qualità di agenti,
      
      convenuto in primo grado,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dai sigg. A. Tizzano (relatore), A. Borg Barthet, M. Ilešič e E. Levits,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra V. Trstenjak
      cancelliere: sig. J. Swedenborg, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 4 ottobre 2007,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza dell’8 novembre 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con la sua impugnazione la società Eurohypo AG (in prosieguo: la «ricorrente») chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale
         di primo grado delle Comunità europee 3 maggio 2006, causa T‑439/04, Eurohypo/UAMI (EUROHYPO) (Racc. pag. II‑1269; in prosieguo:
         la «sentenza impugnata»), con la quale quest’ultimo ha respinto il ricorso diretto contro la decisione della quarta commissione
         di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) 6 agosto 2004 (pratica
         R 829/2002‑4; in prosieguo: la «decisione controversa»).
      
      2        Con la decisione controversa l’UAMI aveva rifiutato di registrare il segno denominativo EUROHYPO quale marchio comunitario
         per i servizi rientranti nella classe 36 ai sensi dell’Accordo di Nizza 15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale
         dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come riveduto e modificato (in prosieguo: l’«Accordo di
         Nizza»), classe corrispondente alla seguente descrizione: «[a]ttività finanziarie; operazioni finanziarie; operazioni immobiliari;
         servizi finanziari; finanziamenti (...)».
      
       Contesto normativo
      3        L’art. 7 del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94 sul marchio comunitario (GU 1994, L 11, pag. 1), come
         modificato dal regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1994, n. 3288 (GU L 349, pag. 83; in prosieguo: il «regolamento
         n. 40/94»), prevede quanto segue:
      
      «1.      Sono esclusi dalla registrazione:
      (…)
      b)      i marchi privi di carattere distintivo;
      c)      i marchi composti esclusivamente da segni o indicazioni che in commercio possono servire, per designare la specie, la qualità,
         la quantità, la destinazione, il valore, la provenienza geografica, ovvero l’epoca di fabbricazione del prodotto o di prestazione
         del servizio, o altre caratteristiche del prodotto o servizio;
      
      d)      i marchi composti esclusivamente da segni o indicazioni che siano divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o nelle consuetudini
         leali e costanti del commercio;
      
      (…)
      2.      Il paragrafo 1 si applica anche se le cause d’impedimento esistono soltanto per una parte della Comunità.
      (…)».
      4        L’art. 38, n. 1, del regolamento n. 40/94 così recita:
      
      «Se il marchio è escluso dalla registrazione a norma dell’articolo 7 per la totalità o parte dei prodotti o dei servizi per
         i quali è stata presentata la domanda di marchio comunitario, quest’ultima è respinta per tali prodotti o servizi».
      
      5        L’art. 74, n. 1, prima frase, del regolamento n. 40/94 dispone quanto segue:
      
      «1. Nel corso della procedura l’Ufficio procede d’ufficio all’esame dei fatti (…)».
       Fatti
      6        Il 30 aprile 2002 la ricorrente ha chiesto all’UAMI la registrazione del segno denominativo EUROHYPO per i servizi rientranti
         nella classe 36 ai sensi dell’Accordo di Nizza e corrispondenti alla descrizione seguente:
      
      «attività finanziarie; operazioni finanziarie; operazioni immobiliari; servizi finanziari; finanziamenti; analisi finanziarie;
         operazioni d’investimento; attività assicurative».
      
      7        Poiché tale domanda è stata respinta con decisione 30 agosto 2002 dell’esaminatore dell’UAMI, in applicazione dell’art. 7,
         nn. 1, lett. b) e c), nonché 2, del regolamento n. 40/94, la ricorrente ha proposto un ricorso presso l’UAMI.
      
      8        Con la decisione controversa l’UAMI ha parzialmente accolto il ricorso annullando la decisione dell’esaminatore per quanto
         riguardava i servizi «analisi finanziarie; operazioni d’investimento; attività assicurative».
      
      9        Il ricorso è invece stato respinto per quanto riguardava gli altri servizi della classe 36, cioè «[a]ttività finanziarie;
         operazioni finanziarie; operazioni immobiliari; servizi finanziari; finanziamenti».
      
      10      In sostanza l’UAMI ha ritenuto che gli elementi EURO e HYPO contenessero un’indicazione direttamente comprensibile delle caratteristiche
         dei cinque servizi suddetti e che la combinazione dei due elementi in una sola parola non rendesse il marchio meno descrittivo.
         Pertanto, essa ha ritenuto che il segno denominativo EUROHYPO fosse descrittivo dei servizi «[a]ttività finanziarie; operazioni
         finanziarie; operazioni immobiliari; servizi finanziari; finanziamenti» e quindi privo di carattere distintivo ai sensi dell’art. 7,
         n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, almeno nei paesi di lingua tedesca, e che, in applicazione dell’art. 7, n. 2, di
         tale regolamento, ciò fosse sufficiente per giustificare un diniego di protezione.
      
       Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata 
      11      Il 5 novembre 2004 la ricorrente ha presentato dinanzi al Tribunale un ricorso di annullamento contro la decisione controversa.
         A sostegno del suo ricorso essa ha invocato due motivi relativi, rispettivamente, alla violazione degli artt. 74, n. 1, prima
         frase, e 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94.
      
      12      Col suo primo motivo, relativo ad una violazione dell’art. 74, n. 1, prima frase, del regolamento n. 40/94, la ricorrente
         ha sostenuto che nella decisione controversa l’UAMI non aveva esaminato in maniera esauriente la percezione da parte del pubblico
         del segno denominativo EUROHYPO.
      
      13      Il Tribunale ha respinto tale motivo considerando, al punto 20 della sentenza impugnata, che «(…) il fatto che la commissione
         di ricorso, avendo raggiunto un sufficiente grado di convinzione sul carattere descrittivo degli elementi “euro” e “hypo”
         e del termine “eurohypo” per concludere che la registrazione doveva essere rifiutata, abbia scelto di non effettuare ricerche
         supplementari non è in contrasto con l’art. 74, n. 1, prima frase, del regolamento n. 40/94».
      
      14      Col secondo motivo la ricorrente ha fatto valere l’inosservanza dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, nei
         limiti in cui la quarta commissione di ricorso dell’UAMI aveva ritenuto che il segno denominativo EUROHYPO fosse descrittivo
         dei servizi finanziari in questione.
      
      15      Quanto al fondamento della decisione controversa, il Tribunale ha anzitutto rilevato, ai punti 41, 43 e 44 della sentenza
         impugnata, che:
      
      «41      (…) contrariamente a quanto sostenuto dall’UAMI, dai punti 12 e segg. della decisione [impugnata] risulta che la decisione
         di rigetto della domanda di registrazione del segno denominativo EUROHYPO per i servizi “attività finanziarie; operazioni
         finanziarie; operazioni immobiliari; servizi finanziari; finanziamenti” riguarda unicamente l’art. 7, n. 1, lett. b), del
         regolamento n. 40/94. Tuttavia, l’analisi effettuata ai punti 13‑16 che è sottesa alla detta decisione di rigetto riguarda
         il carattere descrittivo del segno denominativo EUROHYPO.
      
      (…)
      43      Tuttavia, vi è un’evidente sovrapposizione dei rispettivi ambiti di applicazione dei motivi enunciati alle lett. b)‑d) della
         suddetta norma (…).
      
      44      Risulta altresì dalla giurisprudenza della Corte e del Tribunale che un marchio denominativo che sia descrittivo delle caratteristiche
         di determinati prodotti o servizi ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94 è per ciò stesso necessariamente
         privo di carattere distintivo in relazione agli stessi prodotti o servizi ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), dello stesso
         regolamento (…)».
      
      16      Il Tribunale ha quindi indicato, al punto 45 della sentenza impugnata, che «(…) la valutazione della legittimità della decisione
         [impugnata] implica che si verifichi se la commissione di ricorso abbia dimostrato che il segno denominativo EUROHYPO era
         descrittivo dei servizi “attività finanziarie; operazioni finanziarie; operazioni immobiliari; servizi finanziari; finanziamenti”
         rientranti nella classe 36. Se così è, il rifiuto di registrazione deriva da una giusta applicazione dell’art. 7, n. 1, lett. b),
         del regolamento n. 40/94, nonché da una giusta applicazione dell’art. 7, n. 1, lett. c), dello stesso regolamento, e la decisione
         [impugnata] deve essere confermata (…)».
      
      17      Il Tribunale ha poi esaminato se il segno denominativo EUROHYPO fosse descrittivo dei servizi in questione.
      
      18      In primo luogo, esso ha considerato, ai punti 51 e 52 della sentenza impugnata, che l’UAMI aveva correttamente concluso che
         gli elementi separati EURO e HYPO erano descrittivi dei servizi di cui trattasi.
      
      19      In secondo luogo, il Tribunale ha esaminato se il carattere descrittivo degli elementi che compongono il segno denominativo
         EUROHYPO esistesse anche per la parola composta in quanto tale. Al punto 55 della sentenza impugnata, esso ha concluso in
         senso affermativo per i seguenti motivi:
      
      «55      Nella fattispecie, il segno denominativo EUROHYPO è una semplice combinazione di due elementi descrittivi che non crea un’impressione
         sufficientemente diversa da quella prodotta dalla semplice unione dagli elementi che la compongono, così da prevalere sulla
         somma di tali elementi. Né la ricorrente ha dimostrato che tale parola composta sia entrata nel linguaggio corrente e vi abbia
         acquisito un significato proprio. Al contrario, afferma che il segno denominativo EUROHYPO non è entrato nell’uso corrente
         della lingua tedesca per la descrizione dei servizi finanziari».
      
      20      Inoltre, al punto 56 della sentenza impugnata, il Tribunale ha dichiarato che la soluzione elaborata dalla Corte nella sentenza
         20 settembre 2001, causa C‑383/99 P, Procter & Gamble/UAMI, cosiddetta «Baby-dry» (Racc. pag. I‑6251), non poteva essere trasposta
         alla fattispecie dato che «(…) [i]l sintagma in esame nella detta causa era un’invenzione lessicale inconsueta nella sua struttura,
         il che non avviene nel caso del segno denominativo EUROHYPO».
      
      21      Conseguentemente il Tribunale ha concluso, al punto 57 della sentenza impugnata:
      
      «La commissione di ricorso ha (…) legittimamente considerato che il segno denominativo EUROHYPO era descrittivo dei servizi
         “attività finanziarie; operazioni finanziarie; operazioni immobiliari; servizi finanziari; finanziamenti” rientranti nella
         classe 36 e pertanto, privo di carattere distintivo. Ne consegue che, conformemente a quanto enunciato al precedente punto
         45, non occorre esaminare se la commissione di ricorso abbia addotto altri motivi per considerare che il segno richiesto era
         privo di carattere distintivo».
      
      22      Infine, al punto 58 della sentenza impugnata, il Tribunale ha considerato irricevibile la censura relativa all’uso interno
         del marchio per il motivo che quest’ultima è stata fatta valere per la prima volta dinanzi al Tribunale.
      
      23      Il Tribunale ha quindi respinto integralmente il ricorso.
      
       Conclusioni delle parti
      24      Nella sua impugnazione la ricorrente conclude che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata;
      –        annullare la decisione controversa;
      –        condannare l’UAMI alle spese.
      25      L’UAMI chiede alla Corte di respingere l’impugnazione e di condannare la ricorrente alle spese.
      
       Sull’impugnazione
      26      A sostegno della propria impugnazione la ricorrente adduce due motivi, relativi, rispettivamente, alla violazione degli artt. 74,
         n. 1, prima frase, e 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94.
      
       Sul primo motivo
       Argomenti delle parti
      27      Col suo primo motivo la ricorrente fa valere che l’art. 74, n. 1, prima frase, del regolamento n. 40/94 impone all’UAMI di
         effettuare esami approfonditi al fine di determinare con certezza se sussistano motivi di diniego di registrazione. Orbene,
         nel caso di specie, l’UAMI si sarebbe limitato ad esaminare il carattere descrittivo degli elementi separati EURO e HYPO,
         senza presentare accertamenti di fatto relativi al marchio denominativo EUROHYPO considerato nel suo insieme.
      
      28      Inoltre la ricorrente addebita all’UAMI di aver effettuato ricerche su Internet relative al marchio EUROHYPO e di averne dissimulato
         scientemente i risultati in quanto essi non permettevano di dimostrare che tale marchio fosse utilizzato in maniera descrittiva.
         L’UAMI avrebbe in tal modo snaturato i fatti.
      
      29      Il Tribunale avrebbe quindi commesso un errore di diritto nel dichiarare che l’assenza di riferimenti a ricerche su Internet
         concernenti il carattere descrittivo del marchio EUROHYPO nella motivazione della decisione controversa non era contraria
         all’art. 74, n. 1, del regolamento n. 40/94.
      
      30      L’UAMI ribatte di non essere vincolato a rigidi requisiti probatori. In particolare, in applicazione del principio della libera
         valutazione delle prove, esso può giudicare sulla base del proprio convincimento se considera un fatto accertato. Pertanto,
         qualora ritenga di avere sufficienti elementi per prendere una decisione, esso non è obbligato a proseguire le sue indagini
         ed i suoi esami.
      
      31      L’UAMI sottolinea inoltre che l’utilizzo descrittivo di un termine di nuova creazione non è un criterio pertinente per l’applicazione
         dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 e non si potrebbe quindi addebitare alla commissione di ricorso di non
         averlo menzionato.
      
       Giudizio della Corte
      32      Occorre anzitutto dichiarare che con il primo motivo la ricorrente, pur facendo valere formalmente un errore di diritto, mira
         in sostanza a rimettere in discussione la valutazione dei fatti condotta dal Tribunale e, in particolare, a contestare il
         valore probatorio di taluni fatti che hanno indotto quest’ultimo a concludere che l’UAMI non era obbligato ad effettuare ricerche
         supplementari, avendo raggiunto un sufficiente grado di convinzione circa il carattere descrittivo degli elementi EURO e HYPO
         e del termine EUROHYPO.
      
      33      Orbene, da una costante giurisprudenza risulta che la Corte non è competente ad accertare i fatti né, in linea di principio,
         ad esaminare le prove sulle quali il Tribunale ha basato il proprio accertamento di tali fatti. Infatti, una volta che dette
         prove sono state acquisite regolarmente e che i principi generali del diritto nonché le norme di procedura in materia di onere
         e di produzione della prova sono stati rispettati, spetta unicamente al Tribunale pronunciarsi sul valore da attribuire agli
         elementi dinanzi ad esso prodotti. Questa valutazione non costituisce quindi, salvo il caso di snaturamento di tali elementi,
         una questione di diritto soggetta, in quanto tale, al controllo della Corte (v., in tal senso, sentenze 17 dicembre 1998,
         causa C‑185/95 P, Baustahlgewebe/Commissione, Racc. pag. I‑8417, punto 24; 14 luglio 2005, causa C‑40/03 P, Rica Foods/Commissione,
         Racc. pag. I‑6811, punto 60, e 6 aprile 2006, causa C‑551/03 P, General Motors/Commissione, Racc. pag. I‑3173, punto 52).
      
      34      Si deve ricordare in proposito che uno snaturamento degli elementi di prova esiste allorché, senza che occorra ricorrere a
         nuovi elementi di prova, la valutazione degli elementi di prova esistenti appare manifestamente erronea (sentenze 18 gennaio
         2007, causa C‑229/05 P, PKK e KNK/Consiglio, Racc. pag. I‑439, punto 37, nonché 18 luglio 2007, causa C‑326/05 P, Industrias
         Químicas del Vallés/Commissione, Racc. pag. I‑6557, punto 60).
      
      35      È però necessario constatare che, nell’ambito del presente motivo, la ricorrente si è limitata a contestare l’esame dei fatti
         operato dall’UAMI nella decisione controversa e, segnatamente, il carattere assertivamente incompleto di un esame siffatto.
         Invece essa non ha dimostrato, né ha sostenuto, che il Tribunale avesse effettuato una valutazione manifestamente erronea
         degli elementi di prova.
      
      36      Il primo motivo dev’essere quindi dichiarato irricevibile.
      
       Sul secondo motivo
      37      Con il secondo motivo la ricorrente fa valere che il Tribunale ha commesso un errore di diritto nell’interpretazione dell’art. 7,
         n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94. Tale motivo si articola in tre parti distinte.
      
      38      Con la prima di tali parti la ricorrente addebita al Tribunale di non aver preso in considerazione l’impressione generale
         suscitata dal marchio EUROHYPO. Nell’ambito della seconda parte, essa fa valere che il Tribunale ha erroneamente interpretato
         i criteri di diniego di registrazione di cui all’art. 7, n. 1, lett. b) e c), del regolamento n. 40/94. Quanto alla terza
         parte, la ricorrente sostiene che il Tribunale ha applicato in maniera non corretta i principi elaborati nella citata sentenza
         Baby-dry.
      
       Sulla prima parte del secondo motivo
      –        Argomenti delle parti
      39      Secondo la ricorrente, il Tribunale ha esaminato unicamente il carattere descrittivo degli elementi EURO e HYPO separatamente
         presi, procedendo solo in via subordinata ad un esame dell’impressione generale suscitata dal marchio. Il Tribunale si sarebbe
         fondato, nella sentenza impugnata, sulla presunzione secondo cui, se gli elementi che compongono un marchio composto sono
         descrittivi, il marchio nel suo insieme è, in linea di principio, ugualmente descrittivo.
      
      40      L’UAMI confuta tale argomento facendo valere che il Tribunale ha consacrato una parte del suo ragionamento proprio alla valutazione
         diretta e specifica del carattere distintivo del marchio complesso nel suo insieme e non si è fondato unicamente su una presunzione.
      
      –        Giudizio della Corte
      41      Trattandosi di un marchio complesso, come quello in questione nel caso di specie, la valutazione del suo carattere distintivo
         non può limitarsi ad un esame di ciascuno dei suoi termini o elementi, considerati separatamente, ma deve in ogni caso basarsi
         sulla percezione complessiva di tale marchio da parte del pubblico pertinente e non sulla presunzione che elementi privi isolatamente
         di carattere distintivo non possano, una volta combinati, presentare tale carattere (v., in tal senso, sentenza 16 settembre
         2004, causa C‑329/02 P, SAT.1/UAMI, Racc. pag. I‑8317, punto 35). Infatti il mero fatto che ciascuno di tali elementi, considerati
         separatamente, sia privo di carattere distintivo non esclude che la combinazione che essi formano possa presentare siffatto
         carattere (sentenza 15 settembre 2005, causa C‑37/03 P, BioID/UAMI, Racc. pag. I‑7975, punto 29).
      
      42      Orbene, al punto 54 della sentenza impugnata, il Tribunale ha fondatamente dichiarato che, al fine di valutare il carattere
         descrittivo di un marchio complesso, occorre esaminare non soltanto i diversi elementi che lo compongono, ma anche il marchio
         nel suo insieme.
      
      43      È vero che, al medesimo punto 54, il Tribunale ha affermato che un marchio, costituito da una parola composta di elementi
         ciascuno dei quali descrittivo di caratteristiche dei prodotti o servizi per i quali è richiesta la registrazione, è esso
         stesso descrittivo delle caratteristiche di tali prodotti o servizi.
      
      44      Tuttavia, detta constatazione non ha invalidato l’analisi del Tribunale su tale punto, in quanto quest’ultimo non si è limitato
         ad esaminare in subordine l’impressione prodotta dall’insieme del marchio richiesto, ma ha dedicato una parte della sua motivazione
         a valutare, trattandosi di un marchio complesso, il carattere distintivo del segno nel suo insieme.
      
      45      Infatti, al punto 55 della sentenza impugnata, il Tribunale ha dichiarato che l’impressione creata dal marchio in questione
         non è sufficientemente diversa da quella prodotta dalla semplice unione degli elementi che la compongono, così da prevalere
         sulla somma di tali elementi. Né la ricorrente ha dimostrato che tale parola composta sia entrata nel linguaggio corrente
         e vi abbia acquisito un significato proprio.
      
      46      Inoltre, al punto 56 della suddetta sentenza, il Tribunale ha esaminato se il marchio in esame fosse un’invenzione lessicale
         inconsueta nella sua struttura, concludendo che ciò non ricorreva nel caso di specie.
      
      47      Infine, al punto 57 della sentenza impugnata, il Tribunale ha dichiarato che il marchio EUROHYPO, considerato nel suo insieme,
         è descrittivo dei servizi di cui trattasi.
      
      48      Non può quindi addebitarsi al Tribunale di non aver verificato se il marchio, considerato nel suo insieme, presentasse o meno
         un carattere descrittivo o di averlo fatto solo in via subordinata.
      
      49      Ne consegue che la prima parte del secondo motivo dev’essere dichiarata infondata.
      
       Sulla seconda parte del secondo motivo
      –        Argomenti delle parti
      50      La ricorrente fa valere che il Tribunale ha erroneamente applicato ad un esame condotto sul fondamento dell’art. 7, n. 1,
         lett. b), del regolamento n. 40/94 un criterio unicamente pertinente ai fini dell’applicazione dell’art. 7, n. 1, lett. c),
         di tale regolamento. Infatti, il Tribunale avrebbe considerato che un marchio composto di elementi descrittivi risponde alle
         condizioni di registrazione se la parola in questione è entrata nel linguaggio corrente e vi ha acquisito un significato proprio,
         mentre, secondo la ricorrente, tale criterio è pertinente solo nell’ambito di applicazione dell’art. 7, n. 1, lett. c), del
         suddetto regolamento.
      
      51      La ricorrente sottolinea inoltre che, se è vero che esiste una sovrapposizione dei rispettivi campi di applicazione enunciati
         all’art. 7, n. 1, lett. b)‑d), del regolamento n. 40/94, ciò non dispensa tuttavia il Tribunale dall’interpretare in maniera
         autonoma i motivi di rifiuto alla luce dei diversi obiettivi di interesse generale perseguiti da ciascuna di tali norme.
      
      52      L’UAMI risponde a tali argomenti ricordando che i campi di applicazione del disposto dell’art. 7, n. 1, lett. b) e c), del
         regolamento n. 40/94 coincidono e, pertanto, un segno descrittivo rientra normalmente nel campo di applicazione di entrambe
         le norme.
      
      53      Secondo l’UAMI, il fatto che le norme in questione perseguano interessi generali distinti non implica un’interpretazione diversa
         della nozione di carattere descrittivo ai sensi della norma in esame. Pertanto, il Tribunale non avrebbe commesso alcun errore
         di diritto nell’ambito dell’interpretazione dell’art. 7, n. 1, lett. b), del suddetto regolamento.
      
       Giudizio della Corte
      54      Occorre anzitutto ricordare che, anche se la Corte ha avuto l’occasione di rilevare una certa sovrapposizione dei rispettivi
         ambiti di applicazione degli impedimenti assoluti alla registrazione di un marchio enunciati all’art. 7, n. 1, lett. b)‑d),
         del regolamento n. 40/94 [v., per analogia, quanto alle identiche disposizioni dell’art. 3, n. 1, della prima direttiva del
         Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa
         (GU 1989, L 40, pag. 1), sentenze 12 febbraio 2004, causa C‑363/99, Koninklijke KPN Nederland, Racc. pag. I‑1619, punto 67,
         e causa C‑265/00, Campina Melkunie, Racc. pag. I‑1699, punto 18], resta il fatto che, secondo una costante giurisprudenza,
         i singoli impedimenti alla registrazione indicati all’art. 7, n. 1, del regolamento n. 40/94 sono indipendenti l’uno dall’altro
         ed esigono un esame separato (v. sentenze 29 aprile 2004, cause riunite C‑456/01 P e C‑457/01 P, Henkel/UAMI, Racc. pag. I‑5089,
         punto 45; 21 ottobre 2004, causa C‑64/02 P, UAMI/Erpo Möbelwerk, Racc.pag. I‑10031, punto 39, nonché 12 gennaio 2006, causa
         C‑173/04 P, Deutsche SiSi‑Werke/UAMI, Racc. pag. I‑551, punto 59).
      
      55      La Corte ha avuto anche l’occasione di precisare che i vari motivi di impedimento alla registrazione vanno interpretati alla
         luce dell’interesse generale che è alla base di ciascuno di essi. L’interesse generale preso in considerazione in sede di
         esame di ciascuno di tali impedimenti può, anzi deve, rispecchiare considerazioni differenti, a seconda dell’impedimento di
         cui trattasi (citate sentenze Henkel/UAMI, punti 45 e 46; SAT.1/UAMI, punto 25, nonché BioID/UAMI, punto 59).
      
      56      Si deve rilevare in proposito che la nozione di interesse generale sottostante all’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento
         n. 40/94 si confonde palesemente con la funzione essenziale del marchio, che consiste nel garantire al consumatore o all’utilizzatore
         finale l’identità di origine del prodotto o del servizio contrassegnato dal marchio consentendogli di distinguere senza confusione
         possibile questo prodotto o questo servizio da quelli di provenienza diversa (citate sentenze SAT.1/UAMI, punti 23 e 27, nonché
         BioID/UAMI, punto 60).
      
      57      Orbene, nel caso di specie, il ragionamento seguito dal Tribunale procede da un’interpretazione non corretta dei principi
         ricordati ai punti 51‑53 della presente sentenza.
      
      58      Si deve infatti constatare che dai punti 45, 54, 55 e 57 della sentenza impugnata risulta che il Tribunale ha valutato il
         carattere distintivo del marchio EUROHYPO effettuando solo un esame del suo carattere descrittivo ai sensi dell’art. 7, n. 1,
         lett. c), del regolamento n. 40/94. Conseguentemente, tale sentenza non contiene alcun esame particolare dell’impedimento
         previsto all’art. 7, n. 1, lett. b), dello stesso regolamento, sul cui fondamento il Tribunale ha tuttavia respinto il secondo
         motivo di ricorso sollevato in primo grado avverso la decisione controversa.
      
      59      Così procedendo, il Tribunale ha esaminato il marchio EUROHYPO omettendo in particolare di prendere in considerazione l’interesse
         pubblico che l’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 intende specificamente tutelare, cioè la garanzia dell’identità
         di origine del prodotto o del servizio designato dal marchio.
      
      60      Inoltre, nell’ambito di un esame siffatto, il Tribunale ha utilizzato un criterio errato al fine di stabilire se il marchio
         in questione potesse essere registrato.
      
      61      Secondo tale criterio, un marchio composto di elementi descrittivi potrebbe riunire i presupposti per la registrazione se
         la parola è entrata nel linguaggio corrente e vi ha acquisito un significato proprio. Orbene, se tale criterio è pertinente
         nell’ambito dell’art. 7, n. 1, lett. c), del regolamento n. 40/94, non è quello secondo cui va interpretata la lett. b) della
         medesima disposizione.
      
      62      Infatti, se è vero che il suddetto criterio permette di escludere l’utilizzo di un marchio per descrivere un prodotto o un
         servizio, tuttavia esso non permette di determinare se un marchio possa garantire al consumatore o all’utilizzatore finale
         l’identità di origine del prodotto o del servizio da esso designato.
      
      63      Dati tali elementi, la ricorrente ha ragione nel sostenere che la sentenza impugnata è inficiata da un errore di diritto nell’interpretazione
         dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94.
      
      64      Risulta da quanto precede, senza che sia necessario esaminare la terza parte del secondo motivo dell’impugnazione, che la
         sentenza impugnata dev’essere annullata nella parte in cui il Tribunale ha dichiarato che la quarta commissione di ricorso
         dell’UAMI non aveva violato l’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 negando, con la decisione controversa, la registrazione
         come marchio comunitario del sintagma EUROHYPO per i servizi rientranti nella classe 36 ai sensi dell’Accordo di Nizza, «[a]ttività
         finanziarie; operazioni finanziarie; operazioni immobiliari; servizi finanziari; finanziamenti (...)».
      
       Sul ricorso dinanzi al Tribunale
      65      Ai sensi dell’art. 61, primo comma, seconda frase, dello Statuto della Corte di giustizia, quest’ultima può, in caso di annullamento
         della decisione del Tribunale, statuire sulla controversia qualora lo stato degli atti lo consenta. Ciò si verifica nel caso
         di specie.
      
      66      Occorre preliminarmente rilevare che, come risulta dal punto 56 della presente sentenza, il carattere distintivo di un marchio
         ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 significa che tale marchio permette di identificare il prodotto,
         per il quale è chiesta la registrazione, come proveniente da un’impresa determinata e, dunque, di distinguere tale prodotto
         da quelli di altre imprese (citata sentenza Henkel/UAMI, punto 34 e giurisprudenza ivi citata).
      
      67      Risulta in proposito da una costante giurisprudenza che questo carattere distintivo dev’essere valutato in funzione, da un
         lato, dei prodotti o dei servizi per i quali è chiesta la registrazione e, dall’altro, della percezione che ne ha il pubblico
         di riferimento (sentenze 29 aprile 2004, cause riunite C‑473/01 P e C‑474/01 P, Procter & Gamble/UAMI, Racc. pag. I‑5173,
         punto 33, nonché 22 giugno 2006, causa C‑25/05 P, Storck/UAMI, Racc. pag. I‑5719, punto 25).
      
      68      Si deve constatare nel caso di specie che, come rilevato dalla commissione di ricorso nella decisione controversa, senza essere
         contestata dalla ricorrente, i servizi in questione sono destinati a tutti i consumatori. È inoltre assodato che l’impedimento
         assoluto alla registrazione è stato sollevato solo con riferimento a una delle lingue parlate nell’Unione europea, cioè il
         tedesco. Si deve quindi considerare che il pubblico pertinente in relazione al quale occorre valutare il carattere descrittivo
         del marchio è il consumatore medio germanofono, normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto.
      
      69      Orbene, come l’UAMI ha giustamente rilevato nella decisione controversa, il pubblico pertinente, nel settore di cui alla domanda
         di registrazione del marchio, comprende il segno denominativo EUROHYPO come riferentesi nel suo insieme ed in maniera generale
         a servizi finanziari necessitanti garanzie reali e, in particolare, a prestiti ipotecari pagati nella divisa dell’Unione economica
         e monetaria europea. Inoltre, nessun elemento addizionale permette di considerare che la combinazione formata dagli elementi
         correnti ed usuali EURO e HYPO sia inconsueta o abbia un significato proprio che distingue, nella percezione del pubblico
         in questione, i servizi della ricorrente da quelli aventi un’altra origine commerciale. Pertanto, il pubblico pertinente percepisce
         il marchio in questione nel senso che fornisce informazioni sulla natura dei servizi da esso designati e non nel senso che
         indica l’origine dei servizi in questione.
      
      70      Ne consegue che il marchio di cui viene chiesta la registrazione è privo di carattere distintivo ai sensi dell’art. 7, n. 1,
         lett. b), del regolamento n. 40/94. Stando così le cose, il ricorso della ricorrente avverso la decisione controversa deve
         essere respinto.
      
       Sulle spese
      71      Ai sensi dell’art. 122 del regolamento di procedura della Corte, quando l’impugnazione è accolta e la controversia viene definitivamente
         decisa dalla Corte, quest’ultima statuisce sulle spese.
      
      72      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, di questo stesso regolamento, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’art. 118
         del medesimo, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché l’UAMI ha chiesto la condanna
         alle spese della ricorrente, che è rimasta soccombente, quest’ultima deve essere condannata alle spese dei due gradi di giudizio.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      La sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 3 maggio 2006, causa T‑439/04, Eurohypo/UAMI (EUROHYPO), è
            annullata nella parte in cui il Tribunale di primo grado delle Comunità europee ha dichiarato che la quarta commissione di
            ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) non aveva violato l’art. 7,
            n. 1, lett. b), del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario, come modificato dal
            regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 1994, n. 3288, negando con la decisione 6 agosto 2004 (pratica R 829/2002-4) la
            registrazione come marchio comunitario del sintagma EUROHYPO per i servizi rientranti nella classe 36 ai sensi dell’Accordo
            di Nizza 15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione
            dei marchi, come riveduto e modificato, classe corrispondente alla seguente descrizione: «[a]ttività finanziarie; operazioni
            finanziarie; operazioni immobiliari; servizi finanziari; finanziamenti (...)».
      2)      Il ricorso contro la decisione della quarta commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi,
            disegni e modelli) (UAMI) 6 agosto 2004 (pratica R 829/2002-4) è respinto.
      3)      La Eurohypo AG è condannata alle spese dei due gradi di giudizio.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.