CELEX: 62021CN0541
Language: it
Date: 2021-08-30 00:00:00
Title: Causa C-541/21 P: Impugnazione proposta il 30 agosto 2021 da Joëlle Mélin avverso la sentenza del Tribunale (Quinta Sezione) del 30 giugno 2021, causa T-51/20, Mélin / Parlamento

17.1.2022   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 24/14
            
         
      Impugnazione proposta il 30 agosto 2021 da Joëlle Mélin avverso la sentenza del Tribunale (Quinta Sezione) del 30 giugno 2021, causa T-51/20, Mélin / Parlamento
      (Causa C-541/21 P)
      (2022/C 24/19)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Joëlle Mélin (rappresentante: F. Wagner, avocat)
      
         Altra parte nel procedimento: Parlamento europeo
      
         Conclusioni della ricorrente
      
      La ricorrente chiede che la Corte voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 30 giugno 2021 nella causa T-51/20, Mélin / Parlamento;
               
            
                  —
               
               
                  dichiarare ricevibile l’eccezione di illegittimità e dichiarare l’illegittimità dell'articolo 33, paragrafi 1 e 2, e dell'articolo 68, paragrafi 1 e 2, delle misure di attuazione dello statuto dei deputati (in prosieguo: le «MASD»);
               
            
                  —
               
               
                  dichiarare la decisione del Segretario generale del 17 dicembre 2019 priva di fondamento giuridico e annullarla;
               
            in via principale:
      
                  —
               
               
                  dichiarare che Joëlle Mélin ha fornito la prova che il lavoro della sua assistente è conforme all'articolo 33, paragrafi 1 e 2, delle MASD e alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea;
               
            di conseguenza
      
                  —
               
               
                  annullare la decisione del Segretario generale del Parlamento europeo del 17 dicembre 2019, notificata il 18 dicembre 2019 con lettera n. D202484, adottata a norma dell'articolo 68 della decisione dell'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo, del 19 maggio e 9 luglio 2008, 2009/C 159/01, «recante misure di attuazione dello statuto dei deputati al Parlamento europeo», come modificata, che stabilisce un credito nei confronti della ricorrente di EUR 130 339,35 per importi indebitamente versati nell'ambito dell'assistenza parlamentare e ne motiva il recupero;
               
            
                  —
               
               
                  annullare la nota di addebito n. 2019-2081 con cui si informa la ricorrente che è stato accertato un credito nei suoi confronti, che fa seguito alla decisione del Segretario generale del 17 dicembre 2019, recupero delle somme indebitamente versate a titolo di assistenza parlamentare, applicazione dell'articolo 68 delle MAS[D] e degli articoli da 98 a 101 del regolamento finanziario;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il Parlamento europeo all’integralità delle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      La ricorrente deduce un motivo rubricato «VIOLAZIONE DA PARTE DEL TRIBUNALE DEL DIRITTO DELL’UNIONE — ERRORE DI DIRITTO E ERRORE DI QUALIFICAZIONE DELLA NATURA GIURIDICA DEI FATTI — ERRORE MANIFESTO DI VALUTAZIONE — SNATURAMENTO DI UNA SENTENZA», che ella suddivide in due capi, il primo relativo all’eccezione di illegittimità sollevata in primo grado e all’analisi del primo motivo da parte del Tribunale e il secondo relativo al merito e all’analisi del terzo motivo da parte del Tribunale.
      Nel primo capo la ricorrente solleva un’eccezione di illegittimità e sostiene che l'articolo 33, paragrafi 1 e 2, e l'articolo 68, paragrafi 1 e 2 delle MASD non rispettano i principi della certezza del diritto e del legittimo affidamento. Gli argomenti dedotti dalla ricorrente nel secondo capo riguardano la valutazione da parte del Tribunale degli errori di fatto contestati al Segretario generale.