CELEX: 51999PC0438
Language: it
Date: 1999-09-14
Title: Proposta di decisione quadro del Consiglio relativa alla lotta contro le frodi e falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti

Avis juridique important

|

51999PC0438

Proposta di decisione quadro del Consiglio relativa alla lotta contro le frodi e falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti  /* COM/99/0438 def. - CNS 99/0190 */  

Gazzetta ufficiale n. C 376 E del 28/12/1999 pag. 0020 - 0023

Proposta di DECISIONE QUADRO DEL CONSIGLIO relativa alla lotta contro le frodi e falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti (presentata dalla Commissione)RELAZIONE1. INTRODUZIONELa comunicazione "Un quadro d'azione per la lotta contro la frode e la falsificazione a danno dei mezzi di pagamento diversi dai contanti" [1] è stata adottata dalla Commissione il 1  luglio 1998 e trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio. Il Parlamento europeo ha esaminato la comunicazione nei mesi successivi alla sua trasmissione, mentre il Consiglio ha deliberato in merito alla proposta formulata nell'allegato 1 alla comunicazione fin dal momento della presentazione. L'allegato 1 conteneva una proposta di azione comune per la lotta alla frode e alla falsificazione relative ai mezzi di pagamento diversi dai contatti, un tipo di strumento previsto dal trattato di Maastricht.[1]  COM(98) 395 def. dell'1.7.1998.Con l'entrata in vigore del trattato di Amsterdam non è più possibile ricorrere ad azioni comuni per varare strumenti giuridici, il Consiglio ha ora la possibilità di adottare decisioni quadro. La presente comunicazione serve essenzialmente a sostituire la proposta di azione comune per la lotta alla frode e alla falsificazione relative ai mezzi di pagamento diversi dai contanti conformemente a quanto previsto dall'articolo 34 del trattato sull'Unione europea. La presente comunicazione vuole altresì tener conto degli sviluppi legislativi intervenuti dall'adozione della comunicazione precedente.Ciò che lo strumento proposto continua a prefiggersi è garantire che tutte le forme di frode relative ai mezzi di pagamento diversi dai contanti vengano dichiarate reati penalmente perseguibili per mezzo di sanzioni commisurate e dissuasive in tutti gli Stati membri, e che vengano posti in essere i meccanismi idonei a perseguire efficacemente questi reati. Ciò lascia impregiudicata la facoltà degli Stati membri di perseguire penalmente altre forme di reati informatici, per esempio il semplice accesso non autorizzato a una base di dati a pagamento.La decisione quadro evita espressamente di utilizzare concetti precisi di diritto penale, dato che essi non si riferiscono ovunque alle stesse fattispecie. L'impostazione scelta consiste piuttosto nel descrivere vari comportamenti che sull'intero territorio dell'Unione dovrebbero costituire illeciti penali, in un modo che non limiti l'applicazione della decisione quadro a particolari modi di pagamento diversi dai contanti. A tal fine, l'elenco dell'articolo 2 è stilato in funzione dello scopo che si prefigge direttamente l'autore dell'illecito. Esso si concentra sull'obiettivo immediato del truffatore, quale che sia l'oggetto della frode: lo strumento di pagamento o la fabbricazione di strumenti di pagamento, il fatto di effettuare una o più transazioni di pagamento, o ancora il sistema stesso di ordine, raccolta, elaborazione e trattamento di transazioni di pagamento.2. LA DECISIONE QUADRO: ARTICOLIArticolo 1L'articolo 1 è stato ripreso tale e quale dal progetto di azione comune. Esso contiene definizioni dei termini utilizzati nella decisione quadro. Tali definizioni lasciano impregiudicate quelle più specifiche eventualmente adottate negli Stati membri.1. Le lettere a) e b) contengono definizioni d'importanza cruciale per la decisione quadro. Il paragrafo 1 definisce gli "strumenti di pagamento (diversi dai contanti)", vale a dire tutti gli strumenti di pagamento ad eccezione di banconote e monete.2. La lettera b) definisce "transazione di pagamento" ogni transazione effettuata per mezzo di uno strumento di pagamento allo scopo di ottenere moneta o valori, pagare o ricevere il corrispettivo di beni, servizi o qualsiasi altro oggetto di valore economico e/o impartire un ordine che comporti il trasferimento di fondi.3. Le definizioni includono il software e sono connesse all'articolo 2, lettera j), ove sono elencate le attività vietate riguardanti le apparecchiature per la fabbricazione di dispositivi.4. La definizione di "persona giuridica" è presa dal secondo protocollo della convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee [2].[2]  GU C 221 del 19.7.1997, pag. 11.5. Il "riciclaggio" viene definito come nella direttiva 91/308/CEE del Consiglio del 10 giugno 1991 sulla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite.6. Il termine "cittadino" va inteso conformemente alle dichiarazioni fatte dagli Stati membri in rapporto all'articolo 6, paragrafo 1, lettera b) della convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957. Detta convenzione sarà applicabile ai casi gravi contemplati dalla presente decisione quadro, di cui all'articolo 3, paragrafo 3, lettera a).Articolo 2L'articolo 2 descrive i vari tipi di comportamento che la decisione quadro propone vengano resi penalmente perseguibili in tutti gli Stati membri, laddove già non lo siano, fatto salvo quanto disposto dagli articoli 3, 4, 5 e 6. Le semplici violazioni di obblighi contrattuali non rientrano tra i comportamenti elencati all'articolo 2. Una modifica di questo articolo è l'aggiunta del termine "intenzionale" nell'alinea, che si applica a tutte le lettere dell'articolo. L'articolo è stato inoltre suddiviso in due commi, il primo dei quali è suddiviso nelle lettere da a) a j).Primo commaa) Corrisponde tipicamente al furto di assegni o carte;b) contempla ad esempio la fabbricazione di carte integralmente false, nonché la falsificazione di quelle già esistenti;c) corrisponde alla vendita, cessione, ecc. di strumenti di pagamento falsi o falsificati, nonché di strumenti autentici, ma senza l'autorizzazione del legittimo titolare;d) contempla il possesso intenzionale di uno strumento di pagamento di cui alle lettere a) o b) e prende di mira l'effettivo uso di uno strumento di pagamento di cui alle lettere a) o b);e) riguarda i casi in cui un commerciante o un fornitore di servizi accetta scientemente un pagamento effettuato nelle circostanze di cui alla lettera d).Le lettere da f) ad i) riguardano illeciti commessi tipicamente - sia pure non esclusivamente - avvalendosi di mezzi informatici, e che ricalcano le fattispecie descritte dalla raccomandazione del Consiglio d'Europa n. R (89)9, relativa a reati connessi con l'uso di computer (pagg. 37-38; linee direttrici per le legislazioni nazionali), pur riconoscendo che comportamenti del genere possono intervenire anche in altri contesti.f) Riguarda i casi in cui ad esempio dati autentici per l'identificazione di una carta vengano utilizzati senza l'autorizzazione del legittimo titolare per effettuare un pagamento per telefono;g) contempla il caso in cui allo stesso scopo vengano utilizzati dati completamente falsi, ma non va peraltro inteso come un divieto fatto al legittimo titolare di utilizzare uno pseudonimo a fini d'identificazione;h) riguarda i casi in cui ad esempio informazioni che circolano all'interno del sistema di trattamento dati vengano intenzionalmente modificate per indirizzare l'ordine ad un conto diverso da quello che ne sia il legittimo beneficiario;i) tratta il caso in cui i dati d'identificazione vengano trasmessi ad una persona che non ha diritto a tali informazioni e che li usi o possa usarli per ottenere valori o vantaggi pecuniari.La lettera j) tratta dei mezzi per preparare o eseguire uno dei reati descritti in precedenza e si applica anche al caso di chi sia in possesso di ologrammi appositamente progettati o della carta su cui vengono stampati gli assegni.Il secondo comma si applica a tutti i tipi di comportamento e delinea le connessioni di reato, rendendo incriminabile chiunque coadiuvi o istighi uno dei comportamenti sopra descritti o ne tragga consapevolmente beneficio.Articolo 3Questo è l'articolo operativo, che al paragrafo 1 impone agli Stati membri di decretare i comportamenti descritti all'articolo 2 reati perseguibili penalmente.Il paragrafo 2 prevede che le persone giuridiche vengano ritenute responsabili per i reati di cui al paragrafo 1 commessi a loro vantaggio da qualsiasi persona che agisca a titolo individuale o in quanto parte di un organo della persona giuridica, conformemente alle disposizioni dell'articolo 3 del secondo protocollo alla convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee.Il paragrafo 3 impone agli Stati membri l'onere di disporre sanzioni adeguate per i reati. Per quel che riguarda le persone fisiche, le disposizioni sono redatte sulla falsariga di quelle contenute nella convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari della Comunità europea, del protocollo di tale convenzione e del protocollo sulla lotta contro gli atti di corruzione nei quali sono coinvolti funzionari sia nazionali che comunitari. Le sanzioni devono essere efficaci, commisurate e dissuasive [3].[3]  Questa espressione è ripresa da una sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (causa 68/88, sentenza del 21.9.1989, Racc. 1989, pag. 2965) che recita: [Gli Stati membri] "devono segnatamente vegliare a che le violazioni del diritto comunitario siano sanzionate, sotto il profilo sostanziale e procedurale, in termini analoghi a quelli previsti per le violazioni del diritto interno simili per natura e per importanza, e che in ogni caso conferiscano alla sanzione stessa un carattere d'effettività, di proporzionalità e di capacità dissuasiva".Per uniformarsi a tale prescrizione gli Stati membri dispongono di una certa discrezionalità nel determinare la natura e il rigore delle sanzioni comminabili, le quali non devono necessariamente comportare sempre la reclusione, in alternativa (o in aggiunta) alla quale potrebbero essere imposte ammende.L'articolo prescrive tuttavia che nei casi più gravi gli Stati membri dispongano sanzioni che comportano privazione della libertà personale, con possibilità d'estradizione. Spetterà agli Stati membri decidere in base a quali criteri determinare la gravità di un reato alla luce delle rispettive tradizioni giuridiche.Quanto alle persone giuridiche, in alcuni ordinamenti non esiste la nozione di responsabilità penale per tali persone. Questo fatto è riconosciuto nell'articolo 4 del secondo protocollo della convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, articolo che questo paragrafo ricalca. Ciò che è prescritto sono sanzioni efficaci, commisurate e dissuasive; l'obbligo minimo è quello d'imporre ammende di carattere penale o non penale.Onde garantire un'impostazione uniforme per i risvolti di riciclaggio di denaro dei reati descritti nella decisione quadro, il paragrafo 4 prevede che agli illeciti penali di cui al paragrafo 1 si applichi l'azione comune del 1998 sul riciclaggio di denaro, che assimila la frode e la falsificazione relative ai mezzi di pagamento diversi dai contanti al reato di riciclaggio.Articolo 4La natura internazionale delle frodi a danno dei mezzi di pagamento diversi dai contanti fa sì che per combatterle efficacemente debbano essere stabilite chiare norme in materia di giurisdizione e di estradizione, che dovranno inoltre dimostrarsi quanto più progressive possibile, nei limiti consentiti dai sistemi giuridici nazionali, per offrire una garanzia contro la possibilità che qualcuno possa evitare l'azione penale. Per questo motivo le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 sono redatte sulla falsariga di quelle utilizzate per forme di reato con una dimensione internazionale particolarmente marcata. I modelli utilizzati sono le disposizioni in materia di giurisdizione della convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, il protocollo di tale convenzione e il protocollo sulla lotta agli atti di corruzione nei quali sono coinvolti funzionari sia nazionali che comunitari.Il paragrafo 1 stabilisce una serie di criteri che conferiscono alle autorità nazionali, sia giudiziarie che amministrative, la competenza per perseguire casi che configurino i reati contemplati dalla decisione quadro.La giurisdizione di uno Stato membro è acquisita in due situazioni:a) qualora il reato sia commesso anche solo parzialmente sul suo territorio, a prescindere dallo status o dalla nazionalità del trasgressore (principio di territorialità);b) qualora il trasgressore sia un cittadino di quello Stato (principio della personalità attiva). Il criterio basato sullo status delle persone comporta l'acquisizione della giurisdizione a prescindere dalla lex locus delicti. Spetta agli Stati membri perseguire reati commessi all'estero; ciò risulta di particolare importanza per Stati membri che non estradano i loro cittadini.Tuttavia, poiché la possibilità di giurisdizione extraterritoriale non è riconosciuta in tutte le tradizioni giuridiche degli Stati membri, questi ultimi hanno la facoltà di limitare la propria competenza alla prima di queste due situazioni, fatti salvi gli obblighi di cui al paragrafo 2. Qualora non si avvalgano di tale facoltà, essi possono inoltre subordinare l'applicazione del principio della giurisdizione nel secondo caso al verificarsi di situazioni o circostanze specifiche.Il paragrafo 2 tiene conto del fatto che alcuni Stati membri non estradano i loro cittadini e cerca di garantire che tale rifiuto di principio dell'estradizione in rapporto alla nazionalità non consenta alle persone sospette di frode a danno dei mezzi di pagamento diversi dai contanti di evitare l'azione penale.Uno Stato membro che non estrada i propri cittadini ha l'obbligo di prendere i provvedimenti necessari ad acquisire la giurisdizione sui reati in questione commessi dai suoi cittadini al di fuori del proprio territorio, vale a dire in un altro Stato membro o in un paese terzo. In tali circostanze lo Stato membro cui si applichi tale prescrizione deve deferire il caso alle proprie autorità giudiziarie. Questa prescrizione non intende incidere sulle norme nazionali in materia di procedura penale. Ogni Stato membro deve trasmettere gli atti, le informazioni e le prove riguardanti il reato allo Stato membro in cui esso sarà perseguito. Lo Stato membro richiedente è informato dell'inizio del procedimento e del suo esito.Articolo 5Scopo dell'articolo 5 è predisporre la cooperazione tra organismi pubblici o privati ed organismi che si occupano della vigilanza su sistemi di pagamento, da un lato, ed autorità responsabili delle indagini e delle sanzioni relative ai reati descritti nella decisione quadro, dall'altro. Il paragrafo 1 stabilisce che ogni Stato membro debba prendere i provvedimenti necessari a garantire che gli organismi in questione informino le competenti autorità, qualora vi siano ragionevoli motivi di sospettare che è stato commesso un reato, e che essi forniscano tutte le informazioni sul caso. Questo articolo è redatto sulla falsariga della disposizione dell'azione comune per la lotta contro la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini [4].[4]  GU L 63 del 4.3.1997, pag. 2.Il paragrafo 2 mira a chiarire che ogni Stato membro deve garantire l'adempimento degli obblighi che gli competono in forza della direttiva 95/46/CE in rapporto al trattamento dei dati personali nonché alla libera circolazione di tali dati, anche in relazione allo scambio di tali dati disposto dal presente articolo. La formulazione proposta è subordinata ai risultati di una prossima discussione generale del problema della protezione dei dati, nel contesto delle tematiche del titolo VI.Articolo 6Scopo di questo articolo è aumentare il numero di strumenti di cooperazione internazionale a cui partecipano gli Stati membri che verranno utilizzati per questa decisione quadro.La cooperazione internazionale tra autorità giudiziarie in campo penale assume soprattutto la forma d'assistenza giudiziaria e di accordi d'estradizione.Le disposizioni in materia d'assistenza reciproca sono contenute in diversi accordi bilaterali e multilaterali, segnatamente la convenzione europea del 1959 sull'assistenza giudiziaria ed il suo protocollo del 1978, la convenzione del 1990 sull'accordo di Schengen e il trattato del Benelux. Gli Stati membri dell'Unione stanno attualmente lavorando a un progetto di convenzione europea e a un protocollo che integrino le disposizioni della convenzione europea del 1959 sull'assistenza giudiziaria e del suo protocollo.Gli accordi d'estradizione figurano nella convenzione d'estradizione del 1957 e nei suoi protocolli, nonché nella convenzione di Schengen e nel trattato del Benelux. Nel 1995 gli Stati membri hanno adottato una convenzione europea relativa a procedure semplificate d'estradizione, che contempla la possibilità di una procedura semplificata per le persone che acconsentono a essere estradate. Una convenzione firmata nel 1996 in materia d'estradizione migliora ulteriormente le condizioni applicabili alle estradizioni tra Stati membri. Entrambi questi strumenti entreranno in vigore una volta espletate le procedure nazionali di ratifica.Altri strumenti comunitari concordati o programmati per far fronte alla criminalità organizzata avranno ripercussioni sulla lotta contro la frode a danno dei mezzi di pagamento diversi dai contanti. A titolo d'esempio possiamo citare l'azione comune sull'istituzione di una rete giudiziaria per agevolare la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri e l'azione comune che rende penalmente perseguibile la partecipazione a un'organizzazione criminale.Il paragrafo 1 prescrive agli Stati membri di offrirsi vicendevolmente la più ampia assistenza per quanto riguarda le indagini, l'azione penale e l'esecuzione della sanzione comminata in rapporto ai reati contemplati nella presente azione comune.Qualora si verifichi un conflitto di giurisdizione, il paragrafo 2 prevede che gli Stati membri si consultino a vicenda nell'intento di coordinare le loro iniziative onde pervenire a un'azione penale efficace.Articolo 7Questo articolo fa riferimento all'attuazione della decisione quadro e al controllo dei risultati che essa permetterà di conseguire. L'articolo stabilisce che, entro due anni dall'adozione, la Commissione provvederà a riferire al Consiglio sull'adempimento degli obblighi che incombono agli Stati membri. Sulla scorta della sua relazione, la Commissione potrà formulare suggerimenti in ordine all'attuazione della decisione quadro e il Consiglio avrà la facoltà, come previsto dall'azione comune del 5 dicembre 1997 per istituire un meccanismo di valutazione [5], di rivolgere raccomandazioni a uno Stato membro e di invitarlo a riferire al Consiglio, entro un determinato termine fissato dal Consiglio stesso, in merito ai progressi realizzati.[5]  Azione comune del 5 dicembre 1997, adottata dal Consiglio sulla base dell'articolo K.3 del trattato sull'Unione europea, che istituisce un meccanismo per valutare l'applicazione a livello nazionale degli impegni internazionali in materia di lotta contro la criminalità organizzata, GU L 344 del 15.12.1977.Gli articoli 8 e 9 sono stati aggiunti come disposizioni finali.Proposta di DECISIONE QUADRO DEL CONSIGLIO relativa alla lotta contro le frodi e falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contantiIL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 34, paragrafo 2, lettera b),vista l'iniziativa della Commissione [6],[6]   GU Cvisto il parere del Parlamento europeo [7],[7]   GU Cconsiderando quanto segue:(1) Le frodi e falsificazioni dei mezzi di pagamento diversi dai contanti spesso avvengono su scala internazionale.(2) L'attività svolta in tale campo dal Consiglio d'Europa, dal gruppo G8, dall'OCSE, dall'Interpol e dall'ONU è importante, ma ha bisogno di essere integrata da interventi dell'Unione europea.(3) La gravità e lo sviluppo di determinate forme di frode relative ai mezzi di pagamento diversi dai contanti esigono soluzioni globali; la raccomandazione n. 18 del piano d'azione contro la criminalità organizzata [8], approvato dal Consiglio europeo di Amsterdam del 16 e 17 giugno 1997, nonché il punto 46 del piano d'azione del Consiglio e della Commissione sul modo migliore per attuare le disposizioni del trattato di Amsterdam concernenti uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia [9], approvato dal Consiglio europeo di Vienna l'11 e il 12 dicembre 1998, richiedono un intervento in tale campo.[8]  GU C 251 del 15.8.1997, pag. 1.[9]   GU C 19 del 23.1.1999, pag. 1.(4) Conformemente ai principî di sussidiarietà e proporzionalità l'obiettivo della presente decisione quadro, vale a dire che in tutti gli Stati membri le frodi e la falsificazione di mezzi di pagamento diversi dai contanti siano considerati illeciti penali passibili di sanzioni effettive, proporzionate o dissuasive, non può essere sufficientemente realizzato dagli Stati membri vista la dimensione internazionale di tali fattispecie e può pertanto essere realizzato meglio dall'Unione europea; la presente decisione si limita al minimo necessario e per raggiungere il detto obiettivo.(5) La presente decisione quadro deve contribuire alla lotta contro le frodi e la falsificazione di mezzi di pagamento diversi dai contanti, assieme ad altri strumenti già adottati dal Consiglio, quali l'azione comune 98/428/GAI [10], relativa ad una rete giudiziaria europea, l'azione comune 98/733/GAI [11] sulla punibilità della partecipazione ad un'organizzazione criminale negli Stati membri dell'Unione europea, l'azione comune 98/699/GAI [12] sul riciclaggio di denaro sporco e la decisione del Consiglio del 29 aprile 1998 di estendere il mandato di Europol alla lotta contro la falsificazione di monete e di altri mezzi di pagamento [13].[10]  GU L 191 del 7.7.1998, pag. 4.[11]  GU L 351 del 29.12.1998, pag. 1.[12]  GU L 333 del 9.12.1998, pag. 1.[13]  GU C 149 del 28.5.1999, pag. 16.(6) La Commissione ha presentato una comunicazione dal titolo "Un quadro d'azione per la lotta contro la frode e la falsificazione a danno dei mezzi di pagamento diversi dai contanti" [14], nella quale caldeggia una politica dell'Unione in grado di agire a livello sia preventivo e repressivo.[14]   COM(98) 395 def.(7) Detta comunicazione comporta una proposta di azione comune che è uno degli elementi di questa impostazione globale e costituisce il punto di partenza della presente decisione quadro.(8) Una descrizione dei vari comportamenti perseguibili in quanto frode e falsificazione di mezzi di pagamento diversi dai contanti deve coprire l'intera serie delle attività che insieme costituiscono una minaccia di criminalità organizzata in questo campo.(9) Questi comportamenti devono essere considerati illeciti penali in tutti gli Stati membri, e devono essere previste sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive nei confronti delle persone fisiche e giuridiche che commettono o sono responsabili di tali illeciti; a questi illeciti devono essere applicate le misure legislative contro il riciclaggio di denaro.(10) Gli Stati membri devono consultarsi a vicenda qualora uno stesso reato ricada sotto la giurisdizione di più Stati membri.(11) Gli Stati membri devono inoltre istituire una efficace cooperazione con i servizi e gli organismi privati che esercitano responsabilità in materia di funzionamento e controllo dei sistemi di pagamento, e darsi la massima assistenza reciproca.HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE QUADRO:Articolo 1Definizioni1. Ai fini della presente decisione quadro, e fatte salve le definizioni più specifiche contenute nelle legislazioni degli Stati membri, valgono le seguenti definizioni:a) "strumento di pagamento (diverso dai contanti)", uno strumento diverso dalla moneta a corso legale (vale a dire banconote e monete) che consenta al legittimo titolare/pagatore, da solo o in associazione ad un altro strumento (di pagamento), di ottenere moneta o valori, di pagare o ricevere il corrispettivo di beni, servizi o qualsiasi altro oggetto di valore, d'inviare un ordine o un messaggio che richieda o autorizzi in altro modo il trasferimento di fondi (sotto forma di diritto a esigere una somma di denaro da un terzo) all'ordine di un beneficiario;b) "transazione di pagamento", l'atto con cui per mezzo di uno strumento di pagamento si ottengono moneta o valori, si paga o si riceve il corrispettivo di beni, servizi o qualsiasi altro oggetto di valore, o s'invia un ordine o un messaggio con cui si richiede o si autorizza in altro modo il trasferimento di fondi (sotto forma di diritto ad esigere una somma di denaro da un terzo) all'ordine di un beneficiario;c) "apparecchiature per la fabbricazione di dispositivi", qualsiasi apparecchiatura (programmi per elaboratori elettronici inclusi) progettata o adattata per accedere, fabbricare o alterare, anche solo in parte, qualsiasi strumento di pagamento o transazione di pagamento; in questo ambito rientrano apparecchiature progettate o adattate per modificare o alterare qualsiasi informazione o dato riportato in o su qualsiasi strumento o transazione di pagamento;d) "persona giuridica", qualsiasi entità che sia tale in forza del diritto nazionale applicabile, ad eccezione degli Stati o di altre istituzioni pubbliche nell'esercizio dei pubblici poteri e delle organizzazioni internazionali pubbliche;e) "riciclaggio", il comportamento definito all'articolo 1, terzo trattino della direttiva 91/308/CEE del Consiglio [15].[15]   GU L 166 del 28.6.1991, pag. 77.2. Ai fini della presente decisione quadro, la nozione di "cittadino" di uno Stato membro va interpretata conformemente a qualsiasi dichiarazione resa da tale Stato in forza dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera b) della Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957.Articolo 2Descrizione di comportamentiI provvedimenti di cui agli articoli da 3 a 6 si riferiscono ai seguenti tipi di comportamento intenzionale:a) appropriarsi di uno strumento di pagamento;b) contraffare o falsificare uno strumento di pagamento;c) usare scientemente uno strumento di pagamento senza l'autorizzazione del titolare;d) possedere scientemente uno strumento di pagamento indebitamente ottenuto, contraffatto o falsificato;e) impiegare scientemente uno strumento di pagamento indebitamente ottenuto, contraffatto o falsificato o accettare scientemente un pagamento effettuato in tali circostanze;f) impiegare scientemente senza autorizzazione dati d'identificazione per avviare o elaborare una transazione di pagamento;g) servirsi scientemente di dati fittizi d'identificazione per avviare o elaborare una transazione di pagamento;h) manipolare dati, tra cui informazioni relative a un conto o altri dati d'identificazione, per avviare o trattare una transazione di pagamento;i) trasmettere senza autorizzazione dati d'identificazione per avviare o trattare una transazione di pagamento;j) fabbricare, manipolare, possedere o impiegare senza autorizzazione apparecchiature specificamente adattate o elementi di strumenti di pagamento, allo scopo di:- fabbricare o alterare qualsiasi strumento di pagamento o parte di esso,- commettere gli illeciti di cui alle lettere da f) a i);I provvedimenti citati al primo comma si riferiscono anche alla partecipazione, in qualità di complice o di istigatore, ad uno qualsiasi dei comportamenti descritti al primo comma o all'ottenimento consapevole di valori o vantaggi pecuniari derivati dai medesimi.Articolo 3Provvedimenti da prendere a livello nazionale1. Ogni Stato membro classifica i comportamenti di cui all'articolo 2 tra quelli penalmente perseguibili.2. Ogni Stato membro provvede a che le persone giuridiche possano essere considerate responsabili per i reati di cui al paragrafo 1 commessi a loro vantaggio da qualsiasi persona, che agisca a titolo individuale o in quanto parte di un organo della persona giuridica, il cui ruolo in seno alla persona giuridica sia dominante in virtù di una delle seguenti circostanze:a) potere di rappresentanza di detta persona giuridica, b) autorità di prendere decisioni per conto della persona giuridica, c) esercizio del controllo in seno a tale persona giuridica.3. Ogni Stato membro provvede a che le sanzioni per i reati di cui al paragrafo 1 risultino:a) per le persone fisiche, sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive, incluse, almeno nei casi più gravi, pene che comportino privazione della libertà e possano dar luogo a procedure d'estradizione;b) per le persone giuridiche, sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, tra cui ammende di carattere penale o non penale, incluse eventualmente altre sanzioni quali:i) misure di esclusione dal diritto a vantaggi o sussidi pubblici,ii) misure di divieto temporaneo o permanente di esercitare un'attività commerciale,iii) assoggettamento a sorveglianza giudiziaria,iv) provvedimenti giudiziari di scioglimento.4. I reati di cui al paragrafo 1 vanno considerati reati gravi ai fini dell'applicazione dell'azione comune 98/699/GAI.Articolo 4Giurisdizione1. Ogni Stato membro estende la sua giurisdizione ai reati di cui all'articolo 3, in presenza delle presenti circostanze:a) il reato è commesso anche solo parzialmente sul suo territorio;b) l'autore è un suo cittadino. Salvo il disposto del paragrafo 2, qualsiasi Stato membro può limitare l'applicazione della propria giurisdizione a quanto stabilito dalla lettera a). Uno Stato membro che non si avvalga della facoltà di applicare tale limitazione può tuttavia limitare l'applicazione della propria giurisdizione nei casi di cui alla lettera b) unicamente a casi o circostanze specifici.2. Qualora uno Stato membro non autorizzi l'estradizione dei propri cittadini, esso estende la sua giurisdizione ai reati di cui all'articolo 3 commessi dai propri cittadini al di fuori del suo territorio nazionale. Ogni Stato membro che non autorizza l'estradizione di un suo cittadino in un altro Stato membro, nel quale questi è sospettato di uno dei reati di cui all'articolo 3, unicamente a causa della sua cittadinanza, deve all'occorrenza deferire il caso alle proprie autorità competenti per intraprendere un eventuale azione penale. Per rendere possibile l'azione penale, la documentazione, le informazioni e le prove relative al reato sono trasmesse secondo le procedure di cui all'articolo 6 della Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957.  Lo Stato membro richiedente è informato dell'avvio del procedimento e del suo esito.Articolo 5Cooperazione di servizi od organismi pubblici e privati1. Ogni Stato membro prende i provvedimenti necessari affinché i servizi e gli organismi pubblici e privati che si occupano di gestire, controllare e vigilare i sistemi di pagamento cooperino con le autorità competenti ad effettuare indagini e a comminare sanzioni relative ai reati previsti dalla presente decisione quadro. In particolare detti servizi ed organismi pubblici e privati sono tenuti a quanto segue:a) informare di propria iniziativa tali autorità ogniqualvolta vi sia motivo ragionevole di ritenere che sia stato commesso uno dei suddetti reati;b) fornire, d'ufficio o su richiesta, a tali autorità tutte le informazioni del caso.2. Quanto al trattamento dei dati personali, il paragrafo 1 è attuato in modo da garantire un livello di tutela equivalente a quello prescritto dalla direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio [16]. I dati devono essere utilizzati unicamente per gli scopi per i quali sono stati trasmessi.[16]   GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.Articolo 6Cooperazione tra Stati membri1. Conformemente alle convenzioni e agli accordi od intese multilaterali e bilaterali pertinenti, gli Stati membri si prestano reciprocamente la più ampia assistenza in rapporto ai proventi dei reati di cui alla presente decisione quadro.2. Ove più Stati membri siano competenti per uno dei reati previsti dalla presente decisione quadro, essi si consultano per coordinare le loro iniziative, nell'intento di pervenire a un'azione penale efficace.Articolo 7Attuazione1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente decisione quadro entro il 31 dicembre 2000. Essi ne informano immediatamente la Commissione e le trasmettono copia delle misure di attuazione della presente decisione quadro. Quando gli Stati membri adottano le disposizioni di cui al primo comma, queste contengono un riferimento alla presente decisione quadro o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.2. Entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente decisione quadro, la Commissione riferisce al Consiglio sull'attuazione da parte degli Stati membri degli obblighi derivanti della presente decisione quadro.Articolo 8La presente decisione quadro entra in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Articolo 9Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione quadro.Fatto a Bruxelles, il Per il Consiglio Il Presidente