CELEX: 62000CC0231
Language: it
Date: 2003-05-08
Title: Conclusioni riunite dell'avvocato generale Léger del 8 maggio 2003. # Cooperativa Lattepiù arl contro Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA) (C-231/00), Azienda Agricola Marcello Balestreri e Maura Lena contro Regione Lombardia e Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA) (C-303/00), e Azienda Agricola Giuseppe Cantarello contro Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA) e Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (C- 451/00). # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale amministrativo regionale del Lazio - Italia. # Agricoltura - Organizzazione comune dei mercati - Latte e latticini - Prelievo supplementare sul latte - Regolamenti (CEE) nn. 3950/92 e 536/93 - Quantitativi di riferimento - Rettifica a posteriori - Comunicazione ai produttori. # Cause riunite C-231/00, C-303/00 e C-451/00. # Azienda Agricola Ettore Ribaldi contro Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA) eMinistero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, in presenza di Caseificio Nazionale Novarese Soc. coop. arl (C-480/00) e cause riunite. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale amministrativo regionale del Lazio - Italia. # Agricoltura - Organizzazione comune dei mercati - Latte e latticini - Prelievo supplementare sul latte - Regolamenti (CEE) nn.3950/92 e 536/93 - Quantitativi di riferimento - Rettifica a posteriori - Comunicazione ai produttori. # Cause riunite C-480/00, C-481/00, C-482/00, C-484/00, C-489/00, C-490/00, C-491/00, C-497/00, C-498/00 e C-499/00. # Azienda Agricola Giorgio, Giovanni e Luciano Visentin e a. contro Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA), in presenza di Caseificio Silvio Belladelli e Figli e altri. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale amministrativo regionale del Lazio - Italia. # Agricoltura - Organizzazione comune dei mercati - Latte e latticini - Prelievo supplementare sul latte - Regolamenti (CEE) nn. 3950/92 e 536/93 - Quantitativi di riferimento - Rettifica a posteriori. # Causa C-495/00.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      PHILIPPE LÉGER
      presentate l’8 maggio 2003 (1)
      
      Cause riunite C‑231/00, C‑303/00 e C‑451/00
      Cooperativa Lattepiù arl
      contro
      Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA),
      
      Azienda Agricola Marcello Balestreri e Maura Lena
      contro
      Regione Lombardia e Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA),
      e
      Azienda Agricola Giuseppe Cantarello
      contro
      Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA) e Ministero per le Politiche Agricole
      Cause riunite da C‑480/00 a C‑482/00, C‑484/00, da C‑489/00 a C‑491/00 e da C‑497/00 a C‑499/00
      Azienda Agricola Ettore Ribaldi,
      Azienda Agricola Ettore Raffa e a.,
      Carlo Balestreri,
      Cesare e Michele Filippi ss,
      Cooperativa Produttori Latte Associati della Lessinia arl,
      Azienda Agricola Simone e Stefano Gonal di Gonzato,
      Azienda Agricola Gianluigi Cerati e Maria Ceriali ss,
      Nicolò Musini, in qualità di titolare dell’Azienda Agricola Tenuta di Fassia,
      contro
      Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA) e Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione
            Economica (C‑480/00, C‑482/00, C‑484/00, C‑490/00, C‑491/00, C‑497/00, C‑498/00 e C‑499/00),
      
      Domenico Buttiglione e a.
      contro
      Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA) e Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
            (C‑481/00)
      e
      Azienda Agricola «Corte delle Piacentine» e a.
      contro
      Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA)
      (C‑489/00)
      
      e causa C‑495/00
      
      Azienda Agricola Giorgio, Giovanni e Luciano Visentin e a.
      contro
      Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (AIMA)
      (domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio)
      «Agricoltura ─ Organizzazione comune dei mercati ─ Latte e prodotti lattiero‑caseari ─ Prelievo supplementare sul latte ─ Regolamento
         (CEE) del Consiglio n. 3950/92 ─ Regolamento (CEE) della Commissione n. 536/93 ─ Quantitativi di riferimento esenti dal prelievo
         ─ Rettifica ─ Comunicazione ai produttori»
      1.        Al fine di ridurre la produzione di latte vaccino nella Comunità europea, il legislatore comunitario ha istituito nel 1984
         un regime denominato «del prelievo supplementare sul latte» (2). In forza di tale regime, ogni produttore la cui produzione superi il quantitativo di riferimento individuale attribuitogli,
         chiamato comunemente «quota latte», è soggetto ad un prelievo per tale eccedenza.
      
      2.        Nel 1999 le autorità italiane hanno effettuato una correzione dei quantitativi di riferimento individuali attribuiti ai produttori
         italiani per le campagne 1995/1996 e 1996/1997. Di conseguenza, a seguito di riassegnazione dei quantitativi di riferimento
         inutilizzati, esse hanno proceduto ad un nuovo calcolo dei prelievi supplementari dovuti da tali produttori per le dette campagne.
      
      3.        Tali operazioni hanno dato luogo ad un contenzioso particolarmente rilevante (3) dinanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Tale contenzioso ha condotto detto giudice ad investire la Corte
         di venticinque ricorsi in via pregiudiziale. Undici di essi sono stati sospesi sino alla pronuncia della sentenza della Corte
         nel presente procedimento.
      
      4.        La causa C‑231/00 è stata riunita, ai fini della fase orale e della sentenza, alle cause C‑303/00 e C‑451/00 (4). Per quanto riguarda le cause da C‑480/00 a C‑482/00, C‑484/00, da C‑489/00 a C‑491/00 e da C‑497/00 a C‑499/00, esse sono
         state riunite ai fini delle fasi scritta e orale nonché della sentenza (5). Il primo e il secondo gruppo di cause, nonché la causa C‑495/00, sono state trattate in un’udienza comune il 12 dicembre
         2002. Le presenti conclusioni riguardano i due gruppi di cause summenzionate e la causa C‑495/00.
      
      5.        In tutti i procedimenti in parola, il giudice del rinvio solleva due questioni pregiudiziali che presentano elementi simili.
         Esso chiede se le rettifiche attuate dalle autorità italiane siano compatibili con la normativa comunitaria applicabile, e,
         in caso negativo, se tale normativa sia valida in relazione all’art. 39 del Trattato CE (divenuto art. 33 CE).
      
      6.        Nel secondo gruppo di cause, il giudice del rinvio solleva cinque ulteriori questioni. Tre di esse riguardano la questione
         se i quantitativi di riferimento individuali debbano essere comunicati ai produttori e le forme di tale comunicazione. Le
         altre due questioni pregiudiziali riguardano il margine di discrezionalità lasciato agli Stati membri per individuare le categorie
         di produttori cui possono essere assegnati i quantitativi di riferimento inutilizzati.
      
      7.        Infine, nella causa C‑495/00, il giudice del rinvio chiede altresì se gli Stati membri siano autorizzati a farsi carico del
         pagamento delle somme dovute in base al diritto comunitario.
      
      I –    Il contesto normativo
      A –    La normativa comunitaria
      1.      Cronistoria
      8.        Dal 1964 nella Comunità europea il latte è oggetto di un’organizzazione comune di mercato (OCM). Tale OCM rientra nell’ambito
         della politica agricola comune (PAC) ed ha in particolare la finalità, in conformità all’art. 39 del Trattato, di assicurare
         un tenore di vita equo alla popolazione agricola interessata (6). A tale scopo, l’OCM comporta la fissazione da parte del Consiglio dell’Unione europea di un prezzo indicativo del latte
         che i produttori devono ottenere in tutta la Comunità.
      
      9.        Per ottenere tale prezzo indicativo l’OCM ha attuato diverse misure d’intervento. Tali misure sono intese a garantire l’equilibrio
         del mercato attraverso azioni al livello dell’offerta e del consumo. Esse consistono in particolare in acquisti diretti di
         determinati prodotti lattiero-caseari da parte di organismi di diritto pubblico e comprendono altresì restituzioni all’esportazione
         che compensano la differenza di prezzo, per gli esportatori, tra il mercato comunitario e il mercato mondiale, nonché dazi
         doganali fissi all’importazione.
      
      10.      A partire dagli anni ‘70, la produzione di latte è divenuta superiore al consumo. Al fine di contenere lo sviluppo di tale
         produzione il legislatore comunitario, nel 1977, ha introdotto un prelievo denominato di «corresponsabilità», dovuto da ogni
         produttore sui quantitativi di latte consegnati alle latterie o venduti alla fattoria sotto forma di altri prodotti lattiero-caseari (7). Tuttavia, gli effetti di tale prelievo si sono rivelati insufficienti. Ritenendo che l’aumento progressivo dei costi relativi
         allo smaltimento dell’eccedenza della produzione del latte mettesse in crisi l’avvenire della PAC, il legislatore comunitario
         ha quindi istituito il regime del prelievo supplementare sul latte con il regolamento (CEE) n. 856/84 (8), al fine di ristabilire l’equilibrio del mercato (9). Le condizioni di applicazione di tale regime sono state stabilite dal regolamento (CEE) n. 857/84 (10).
      
      11.      Il regolamento n. 856/84 prevedeva la fissazione, per l’intera Comunità, di un quantitativo globale garantito. Tale quantitativo
         era ripartito fra gli Stati membri in base ai quantitativi consegnati sul loro territorio durante l’anno 1981. Esso copriva
         le vendite agli acquirenti (le latterie) e le vendite dirette al consumatore. Il quantitativo relativo alle vendite alle latterie
         poteva essere suddiviso dagli Stati membri o tra gli acquirenti, o tra i produttori. Gli Stati membri potevano altresì destinare
         una parte del loro quantitativo garantito ad un riserva nazionale destinata a consentire loro di adattare i quantitativi di
         riferimento individuali a seconda della situazione particolare di determinati produttori. Il quantitativo di riferimento attribuito
         ai produttori o agli acquirenti era pari al quantitativo di latte che essi avevano prodotto o acquistato nel corso di un determinato
         anno di riferimento. Il superamento di tale quantitativo di riferimento in un periodo di dodici mesi, dal 1° aprile al 31
         marzo, comportava l’obbligo di pagare un prelievo supplementare pari ad almeno il 75% del prezzo di riferimento del latte.
         Questo prelievo supplementare era destinato a finanziare il costo di commercializzazione di detta eccedenza. Il pagamento
         di tale prelievo gravava sul produttore o sull’acquirente, il quale lo ripercuoteva sul produttore.
      
      12.      Il regime del prelievo supplementare sul latte, istituito inizialmente per un periodo di cinque anni, è stato prorogato sino
         al 31 marzo 1992 (11), poi sino al 31 marzo 1993 (12). Esso è stato poi rinnovato per un periodo di sette anni dal regolamento (CEE) n. 3950/92 (13). Quest’ultimo atto, assieme al regolamento (CEE) n. 536/93 (14), che ne definisce la modalità di applicazione, costituiscono i testi normativi applicabili nelle presenti cause. Infine,
         tale regime è stato prorogato sino al 2008 dal regolamento (CE) n. 1256/1999 (15).
      
      2.      Il regolamento n. 3950/92
      13.      Il regolamento n. 3950/92 abroga la normativa esistente e si sostituisce ad essa al fine di semplificare e chiarire il regime
         del prelievo supplementare sul latte, per meglio garantire la certezza giuridica dei produttori e degli altri operatori economici
         interessati (16).
      
      14.      Secondo il suo art. 1, a decorrere dal 1° aprile 1993 esso istituisce, per altri sette periodi consecutivi di dodici mesi,
         un prelievo supplementare a carico dei produttori di latte sui quantitativi consegnati ad un acquirente o venduti direttamente
         per il consumo e che superano un quantitativo da determinare. Tale prelievo è fissato al 115% del prezzo indicativo del latte.
      
      15.      L’art. 2 del regolamento n. 3950/92 prevede che tale prelievo sia ripartito tra i produttori che hanno contribuito al superamento.
         A seconda della decisione dello Stato membro, il contributo di ogni produttore è determinato previa riassegnazione o meno
         dei quantitativi di riferimento inutilizzati. Qualora il prelievo sia dovuto e l’importo riscosso sia superiore, lo Stato membro può rimborsarlo ai produttori che rientrano nelle categorie prioritarie.
      
      16.      L’art. 4 di questo stesso regolamento fissa i criteri relativi al calcolo della quota latte disponibile per ogni produttore.
         Esso è formulato come segue:
      
      «1.      Il quantitativo di riferimento individuale disponibile nell’azienda è pari al quantitativo disponibile il 31 marzo 1993 e
         adattato, eventualmente per ciascuno dei periodi di cui trattasi, in modo che la somma dei quantitativi di riferimento individuali
         dello stesso tipo non superi il quantitativo globale corrispondente (...).
      
      2.      Il quantitativo di riferimento individuale è aumentato o fissato a richiesta del produttore, debitamente giustificata, per
         tener conto delle modifiche che incidono sulle sue consegne e/o sulle sue vendite dirette. L’aumento o la fissazione di un
         quantitativo di riferimento sono subordinati alla riduzione corrispondente o alla soppressione dell’altro quantitativo di
         riferimento di cui dispone il produttore. Questi adeguamenti non possono comportare per lo Stato membro interessato un aumento
         della somma delle consegne e delle vendite dirette (...)».
      
      17.      Ciascuno Stato membro può procedere ad una riduzione «lineare» dell’insieme dei quantitativi di riferimento individuali al
         fine di alimentare la propria riserva nazionale, per poter attribuire quantitativi supplementari o specifici a produttori
         determinati secondo criteri oggettivi fissati con l’accordo della Commissione (17).
      
      18.      L’art. 6 del regolamento n. 3950/92 riguarda le cessioni temporanee dei quantitativi di riferimento individuali. Esso dispone
         che gli Stati membri autorizzano tali cessioni, per la durata del periodo di dodici mesi di cui trattasi, entro una data che
         essi determinano e non oltre il 31 dicembre.
      
      19.      Quanto all’art. 7, esso concerne i trasferimenti dei quantitativi di riferimento individuali. In esso si enuncia che il quantitativo
         di riferimento disponibile in un’azienda viene trasferito con l’azienda in caso di vendita, locazione o trasmissione per successione
         ai produttori che la riprendono, secondo modalità che gli Stati membri definiscono.
      
      20.      Il prelievo supplementare fa parte degli interventi intesi a regolarizzare i mercati agricoli ed è destinato al finanziamento
         delle spese del settore lattiero‑caseario (18).
      
      3.      Il regolamento n. 536/93
      21.      Nel regolamento n. 536/93 il legislatore comunitario ha istituito, in particolare, misure intese a garantire il pagamento
         del prelievo supplementare in tempo utile, e norme di controllo che consentano di verificare la regolarità della riscossione
         di quest’ultimo.
      
      22.      Le misure intese a garantire il saldo delle somme dovute sono previste dagli artt. 3 e 4, che riguardano, rispettivamente,
         le vendite agli acquirenti e le vendite dirette. La Commissione ha inteso fissare termini imperativi per quanto riguarda sia
         la comunicazione dei dati relativi alla raccolta da parte degli acquirenti e alla vendita diretta da parte dei produttori,
         sia il pagamento delle somme dovute (19). Con riferimento alle vendite agli acquirenti, questi ultimi sono tenuti ad applicare il regime del prelievo supplementare
         sul latte.
      
      23.      L’art. 3 del regolamento n. 536/93 [come modificato dall’art. 1 del regolamento (CEE) n. 1255/98] è formulato come segue:
      «(...)
      2.      Ogni anno, anteriormente al 15 maggio, l’acquirente trasmette all’autorità competente dello Stato membro interessato una distinta
         dei conteggi effettuati per ogni produttore, o se del caso - a seconda di quanto deciso dallo Stato membro - comunica a detta
         autorità competente il volume totale, il volume rettificato a norma dell’articolo 2, paragrafo 2, e il tenore medio di materia
         grassa del latte e/o dell’equivalente latte che gli è stato consegnato da produttori, nonché la somma dei quantitativi di
         riferimento individuali di cui i produttori stessi dispongono e il relativo tenore rappresentativo medio di materia grassa.
      
      Ove non rispetti la suddetta scadenza, l’acquirente deve pagare una penalità (...).
      3.      Lo Stato membro può disporre che l’autorità competente notifichi all’acquirente l’importo del prelievo da lui dovuto, dopo
         aver o non aver riassegnato ─ a seconda di quanto deciso dallo Stato membro stesso ─ la totalità o una parte dei quantitativi
         di riferimento inutilizzati, o direttamente ai produttori interessati od agli acquirenti affinché li ripartiscano fra i produttori
         stessi.
      
      4.      Ogni anno, anteriormente al 1° settembre, l’acquirente versa all’organismo competente l’importo del prelievo da lui dovuto,
         secondo le modalità all’uopo stabilite dallo Stato membro. 
      
      Se il termine di pagamento non è rispettato, si applica alle somme dovute un interesse annuale ad un saggio fissato dallo
         Stato membro e che non può comunque essere inferiore al saggio d’interesse applicato da quest’ultimo per la ripetizione dell’indebito».
      
      24.      L’art. 4 del regolamento n. 536/93 [come modificato dall’art. 1 del regolamento (CEE) n. 1255/98] impone termini identici
         al produttore che effettua vendite dirette. Tale articolo dispone pertanto:
      
      «(...)
      2.      Ogni anno, anteriormente al 15 maggio, il produttore trasmette la suddetta dichiarazione all’autorità competente dello Stato
         membro interessato. 
      
      Qualora non rispetti tale scadenza, il produttore è soggetto al prelievo su tutti i quantitativi di latte e di equivalente
         latte venduti direttamente che superino il quantitativo di riferimento di cui egli dispone, oppure, ove quest’ultimo non sia
         stato superato, ad una penalità pari all’importo del prelievo che verrebbe riscosso se il quantitativo di riferimento disponibile
         venisse superato dello 0,1% (...).
      
      Qualora la dichiarazione non venga presentata anteriormente al 1° luglio, si applica il disposto dell’articolo 5, secondo
         comma del regolamento (...) n. 3950/92, alla scadenza del termine di 30 giorni dall’intimazione dello Stato membro.
      
      3.      Lo Stato membro può disporre che la propria autorità competente notifichi al produttore l’importo del prelievo da lui dovuto,
         dopo aver o non aver riassegnato ─ a seconda di quanto deciso dallo Stato membro stesso ─ ai produttori interessati la totalità
         o una parte dei quantitativi di riferimento inutilizzati.
      
      4.      Ogni anno, anteriormente al 1° settembre, il produttore versa all’organismo competente l’importo dovuto, secondo le modalità
         all’uopo stabilite dallo Stato membro.
      
      Se il termine di pagamento non è rispettato, si applica alle somme dovute un interesse annuale ad un saggio fissato dallo
         Stato membro, e che non può essere inferiore al saggio d’interesse applicato da quest’ultimo per la ripetizione dell’indebito».
      
      25.      L’art. 5 del regolamento n. 536/93 si riferisce alla determinazione, da parte dello Stato membro, delle categorie prioritarie
         di produttori che possono beneficiare di un rimborso del prelievo supplementare in caso di riscossione indebita. Esso prevede,
         in particolare, che tali categorie possano essere determinate in base alla posizione geografica dell’azienda, e che le zone
         di montagna siano considerate prioritarie.
      
      26.      Infine la Commissione ha stabilito che gli Stati membri si dotino di adeguati mezzi di controllo per poter verificare a posteriori
         se, ed in quale misura, il prelievo sia stato riscosso conformemente alle disposizioni in vigore (20).
      
      27.      A tal fine, l’art. 7 del regolamento n. 536/93 enuncia:
      «1.      Gli Stati membri adottano le necessarie misure di controllo per garantire la riscossione del prelievo sui quantitativi di
         latte o di equivalente latte commercializzati in eccesso rispetto ai quantitativi di cui all’articolo 3 del regolamento (...)
         n. 3950/92 (...).
      
      (...).
      3.      Lo Stato membro verifica concretamente l’esattezza della contabilizzazione dei quantitativi commercializzati di latte e di
         equivalente latte; a tal fine, esso procede ad accertamenti sui trasporti di latte durante le operazioni di raccolta nelle
         aziende e, in particolare, controlla sul posto:
      
      a)      presso gli acquirenti, i conteggi di cui all’articolo 3, paragrafo 1, nonché l’attendibilità della contabilità di magazzino
         e degli approvvigionamenti di cui al paragrafo 1, lettere c) e d), sulla base dei documenti commerciali e d’altro tipo attestanti
         l’uso che è stato fatto del latte e dell’equivalente latte raccolti; 
      
      b)       presso i produttori che dispongono di un quantitativo di riferimento “vendite dirette”, l’attendibilità della dichiarazione
         di cui all’articolo 4,paragrafo 1 e della contabilità di magazzino di cui al paragrafo 1, lettera f) (...)».
      
      B –    La normativa nazionale
      28.      Secondo il giudice del rinvio, le prime disposizioni legislative dirette ad applicare in Italia il regime del prelievo supplementare
         sul latte sono state adottate soltanto nel 1992 (21).
      
      29.      Tali disposizioni hanno costituito oggetto di numerose contestazioni. In tal senso, la Commissione ha ritenuto che quelle
         che prevedevano che i quantitativi inutilizzati dovessero essere riassegnati alle associazioni di produttori invece che ai
         produttori stessi, direttamente o attraverso l’intermediazione degli acquirenti, erano contrarie alla normativa comunitaria.
         Il 20 maggio 1996 la stessa ha emesso un parere motivato. Il procedimento per inadempimento è stato poi archiviato a seguito
         dell’abrogazione da parte delle autorità italiane delle disposizioni contestate. Del pari, con sentenze 28 dicembre 1995 e
         11 dicembre 1998, la Corte costituzionale italiana ha annullato le disposizioni relative alla riduzione delle quote latte
         e quelle riguardanti i criteri applicati per la compensazione nazionale.
      
      30.      Inoltre, il sistema di determinazione della produzione di latte effettiva posto in essere dalle autorità italiane non ha consentito
         di raccogliere dati affidabili, in particolare relativamente alle campagne di produzione 1995/1996 e 1996/1997. Tali autorità
         hanno quindi istituito una commissione governativa d’indagine con il compito di accertare la sussistenza di eventuali irregolarità
         nella gestione delle quote, nella produzione del latte e nei relativi controlli (22).
      
      31.      Al fine di porre rimedio alle menzionate irregolarità e tenendo conto della relazione stesa dalla detta commissione, sono
         stati adottati il decreto legge 1 dicembre 1997, n. 411, convertito con modificazioni nella legge 27 gennaio 1998, n. 5 (23), ed il decreto legge 1° marzo 1999, n. 43, convertito con modificazioni nella legge 27 aprile 1999, n. 118 (24), in base ai quali sono stati adottati i provvedimenti impugnati nelle cause principali.
      
      32.      Ai sensi della legge 27 gennaio 1998, n. 5, citata, l’Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (25) ha il compito di determinare, sulla base della relazione della commissione governativa d’indagine e dei controlli effettuati
         dalle Regioni, gli effettivi quantitativi di latte prodotto e commercializzato nei periodi 1995/1996 e 1996/1997. L’AIMA comunica
         ai produttori i quantitativi di riferimento individuali loro assegnati, nonché i quantitativi di latte commercializzato. I
         produttori possono chiedere il riesame di tali dati.
      
      33.      In applicazione del decreto legge n. 43, l’AIMA, in base a tali dati, provvede alla riassegnazione dei quantitativi di riferimento
         inutilizzati a livello nazionale per le campagne 1995/1996 e 1996/1997 e calcola il prelievo supplementare a carico di ciascun
         produttore. Detto decreto legge stabilisce i termini entro i quali l’AIMA deve comunicare i propri conteggi e quello entro
         il quale i produttori devono versare gli importi in questione.
      
      II – Fatti, procedimento e questioni pregiudiziali
      A –    Le cause del primo gruppo C‑231/00 e C‑451/00, le cause del secondo gruppo e la causa C‑495/00
      34.      Per le cause del primo gruppo C‑231/00 e C‑451/00, per le cause del secondo gruppo e per la causa C‑495/00, il Tribunale amministrativo
         regionale del Lazio procede a una descrizione simile dei fatti all’origine delle cause principali. Esso espone che le ricorrenti
         hanno impugnato la legittimità degli atti con i quali l’AIMA ha applicato l’art. 1 del decreto legge n. 43 e proceduto alla
         «compensazione» (vale a dire alla riassegnazione dei quantitativi di riferimento individuali inutilizzati) per i periodi di
         produzione lattiera 1995/1996 e 1996/1997 (26). Le ricorrenti sostengono, in particolare, che detti atti sono illegittimi in quanto adottati in base ad una determinazione
         in forma retroattiva dei quantitativi di riferimento individuali (27).
      
      35.      Con motivazione identica in tutte le decisioni di rinvio nelle cause citate, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio
         indica che occorre verificare se le disposizioni nazionali che prevedono un’attribuzione «retroattiva» dei quantitativi di
         riferimento individuali siano compatibili con il principi generali del diritto comunitario. Un simile accertamento sarebbe
         infatti necessario al fine di decidere la causa principale.
      
      36.      Esso rileva che gli artt. 1 e 4 del regolamento n. 3950/92 nonché 3 e 4 del regolamento n. 563/93 consentono di modificare
         i quantitativi di riferimento individuali, sottolineando tuttavia che il legislatore comunitario non ha previsto l’eventuale
         necessità di procedere ad una riassegnazione delle quote relativamente ad una campagna di commercializzazione terminata.
      
      37.      In tale contesto, esso considera che gli Stati membri devono essere in condizione di perseguire, seppure tardivamente, le
         finalità enunciate dall’art. 39 del Trattato. Tali finalità verrebbero compromesse da una rigida interpretazione delle pertinenti
         disposizioni del diritto comunitario, che non consenta di contemperarle con il principio di tutela del legittimo affidamento.
         Essenziale per la determinazione delle quote sarebbe l’accertamento dell’effettiva produzione di un’azienda ad una certa data.
         Il produttore non potrebbe quindi fare legittimo affidamento su un quantitativo di riferimento che non corrisponde alla quantità
         di prodotto da lui effettivamente commercializzata. Infine, il fatto che sia lo stesso ordinamento giuridico comunitario a
         vietare agli Stati membri di accollarsi l’onere dei prelievi supplementari, depone a favore di un’interpretazione che consenta,
         in caso di contenzioso, di effettuare le operazioni necessarie per i prelievi oltre i termini indicati nei regolamenti nn. 3950/92
         e 536/93.
      
      38.      A seguito di tali considerazioni, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha deciso di sospendere i procedimenti e
         di proporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      nella causa C‑231/00, nelle cause del secondo gruppo e nella causa C‑495/00:
      «1)      se le disposizioni di cui agli articoli 1 e 4 del regolamento (...) n. 3950/92 e agli articoli 3 e 4 del regolamento (...)
         n. 536/93 (...) possano essere interpretate nel senso che i termini per l’assegnazione delle quote e quelli per l’effettuazione
         delle compensazioni e dei prelievi siano derogabili in caso di contestazione in via amministrativa o giurisdizionale dei relativi
         provvedimenti.
      
      In caso di risposta negativa a tale quesito:
      2)      se le disposizioni di cui agli articoli 1 e 4 del regolamento (...) n. 3950/92 e agli articoli 3 e 4 del regolamento (...)
         n. 536/93 siano valide, in relazione all’art. 33 (ex 39) del Trattato, nella parte in cui non prevedono che in caso di contestazione
         amministrativa o giurisdizionale dei provvedimenti di assegnazione delle quote individuali di riferimento, di compensazione
         e di prelievo, i termini in dette disposizioni indicati siano derogabili».
      
      Nella causa C‑451/00:
      «1)      Se le disposizioni di cui agli articoli 1 e 4 del regolamento (...) n. 3950/92 ed agli articoli 3 e 4 del regolamento (...)
         n. 536/93 possono essere interpretate nel senso che i termini per l’assegnazione delle quote e quelli per l’effettuazione
         delle compensazioni e dei prelievi siano derogabili in caso di contenzioso comunitario e successivo adeguamento dello Stato
         membro. 
      
      In caso di risposta negativa a tale quesito:
      2)      Se le suddette disposizioni comunitarie siano valide, in relazione all’articolo 33 (ex 39) del Trattato, nella parte in cui
         non prevedono deroghe ai tempi di assegnazione e compensazione nella fattispecie sopra indicata di contenzioso comunitario».
      
      39.      Nelle cause del secondo gruppo e nella causa C‑495/00, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha ritenuto necessario
         sollevare le seguenti ulteriori questioni:
      
      nelle cause C‑480/00, C‑482/00, da C‑489/00 a C‑491/00, e da C‑497/00 a C‑499/00:
      «3)      se i regolamenti (...) nn. 3950/92 e 536/93 possono essere interpretati nel senso che l’applicazione del regime dagli stessi
         instaurato prescinde dall’assegnazione e dalla comunicazione ufficiale dei quantitativi individuali di riferimento ai produttori,
         ovvero prescinde dalla redistribuzione ufficiale da parte dello Stato membro del quantitativo globale allo stesso garantito,
         tra produttori di quello stesso Stato;
      
      4)      se gli articoli 3 e 4 del regolamento (...) n. 3950/92 possono essere interpretati nel senso che nessuna comunicazione ufficiale
         di quantitativi individuali di riferimento deve essere effettuata ai produttori, ovvero se l’attribuzione della quota di riferimento
         individuale prescinde dalla comunicazione individuale agli stessi produttori».
      
      Nella causa C‑484/00:
      « [5)] Se i regolamenti (...) n. 3950/92 e n. 536/93 possono essere interpretati nel senso che il quantitativo di riferimento individuale
         non debba essere necessariamente notificato singolarmente a ciascun produttore, ma possa essere comunicato con altre forme
         quali la pubblicazione di bollettini» (28).
      
      Nelle cause C‑480/00, C‑490/00 e C‑491/00:
      «[6)] Se l’art. 2, comma 1, del regolamento n. 3950/92 CE e l’art. 3, comma 3, del regolamento n. 536/93 CE possono essere interpretati
         nel senso di lasciare agli Stati membri la possibilità di individuare categorie privilegiate di produttori che debbono essere
         compensate in via prioritaria rispetto agli altri» (29).
      
      Nella causa C‑481/00:
      «[7)] Se i regolamenti CE n. 3950/92 e n. 536/93 possono essere interpretati nel senso di consentire agli Stati membri di individuare
         categorie privilegiate di produttori che debbano essere compensate in via prioritaria rispetto ad altre, in particolare collocando
         le c.d. “zone svantaggiate” in posizione secondaria rispetto a quelle montane» (30).
      
      Nella causa C‑495/00:
      «[8)] Se la normativa comunitaria consenta, allo Stato membro, escluse le possibilità di compensazioni retroattive, di farsi carico
         di sanare il debito comunitario senza incorrere in sanzioni» (31).
      
      B –    La causa del primo gruppo C‑303/00
      40.      L’Azienda Agricola Marcello Balestrieri e Maura Lena produce latte nel comune di Stagno Lombardo (Italia). Essa è titolare
         di un quantitativo di riferimento individuale che ha affittato, poi acquistato, da un altro produttore. In seguito a controlli
         effettuati presso quest’ultimo, le autorità italiane hanno diminuito il quantitativo di riferimento individuale che era stato
         ad esso attribuito. Dato che questo quantitativo di riferimento era stato oggetto della cessione, le autorità competenti hanno
         proceduto alla rettifica del quantitativo di riferimento di cui l’Azienda Agricola Marcello Balestrieri e Maura Lena è titolare.
      
      41.      L’Azienda Agricola Marcello Balestrieri e Maura Lena ha contestato tale rettifica principalmente per il motivo che l’AIMA
         non poteva effettuare rettifiche a posteriori per campagne agricole già da tempo conclusesi.
      
      42.      Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, pur rilevando che la questione giuridica gli sembrava fosse la stessa della
         causa C‑231/00, ha ritenuto che i fatti di cui alla causa C‑303/00 rendessero necessario porre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali:
      
      «1)      Se le disposizioni di cui agli articoli 1, 4, 6 e 7 del regolamento (...) n. 3950/92 ed agli articoli 3 e 4 del regolamento
         (...) n. 534/93 consentano di derogare ai termini per l’assegnazione delle quote, e conseguentemente per le compensazioni
         ed i prelievi, nelle ipotesi in cui, in sede di accertamento della legittimità dei contratti di affitto e di vendita delle
         quote stesse, si verifichi che quelle in un primo tempo assegnate al dante causa erano state determinate erroneamente, per
         motivi non imputabili all’Amministrazione.
      
      2)      Se le disposizioni comunitarie sopra indicate siano valide, in relazione all’articolo 33 (ex 39 del Trattato), nella parte
         in cui non prevedono che, in caso di verifica successiva delle quote individuali di riferimento affittate o compravendute,
         sia possibile assegnare retroattivamente la quota, correggendo le quantificazioni indicate nei bollettini in maniera errata
         per fatti non imputabili all’Amministrazione stessa».
      
      III – Valutazione 
      43.      Le questioni pregiudiziali nelle diverse cause di cui trattasi riguardano quattro problematiche distinte. Così, la prima e
         la seconda questione sono relative alla compatibilità con la normativa comunitaria delle rettifiche a posteriori dei quantitativi
         di riferimento individuali e del prelievi supplementari dovuti. La terza, la quarta e la quinta questione riguardano la comunicazione
         dei quantitativi di riferimento individuali ai produttori. La sesta e la settima questione concernono il margine di discrezionalità
         degli Stati membri nella determinazione delle categorie di produttori cui possano essere attribuiti in via prioritaria i quantitativi
         di riferimento inutilizzati. L’ottava questione riguarda la facoltà per gli Stati membri di provvedere al pagamento degli
         importi dovuti. Ognuna di queste problematiche verrà esaminata nell’ordine indicato.
      
      A –    Sulla rettifica a posteriori dei quantitativi di riferimento individuali e dei prelievi supplementari dovuti
      1.      Sull’oggetto della prima questione pregiudiziale
      44.      In tutte le cause di cui trattasi, il giudice del rinvio, con la prima questione pregiudiziale, intende accertare se la rettifica,
         operata dalle autorità italiane nel 1999, dei quantitativi di riferimento individuali e dei prelievi supplementari dovuti
         dai produttori di latte dopo la riassegnazione dei quantitativi di riferimento inutilizzati, con riferimento alle campagne
         1995/1996 e 1996/1997, sia contraria agli artt. 1 e 4 del regolamento n. 3950/92, nonché 3 e 4 del regolamento n. 536/93.
         Nella causa C‑303/00 egli chiede, inoltre, se tali rettifiche siano contrarie agli artt. 6 e 7 del regolamento n. 3950/92.
      
      45.      Nel testo di questa prima questione, il giudice del rinvio fa altresì riferimento alle circostanze in cui le rettifiche controverse
         sono intervenute. Così, nella causa C‑231/00, nelle cause del secondo gruppo e nella causa C‑495/00, il giudice del rinvio
         prende in considerazione l’ipotesi in cui le misure nazionali adottate ai fini dell’applicazione del regime del prelievo supplementare
         sul latte abbiano formato oggetto di un ricorso amministrativo o giurisdizionale. Nella causa C‑451/00, egli ha prospettato
         alla Corte la circostanza che la rettifica controversa sia intervenuta dopo che la legislazione italiana in materia era stata
         oggetto di un parere motivato da parte della Commissione in data 20 maggio 1996. Infine, nella causa C‑303/00, egli ricorda
         nella sua questione il fatto che la rettifica delle quote latte ha avuto luogo successivamente alla verifica della conformità
         della cessione di tale quota tra produttori.
      
      46.      Come vedremo in seguito nelle presenti conclusioni, le diversità di tali fattispecie non vanno ad incidere sulla risposta
         che dev’essere fornita al giudice del rinvio. Del pari, il ragionamento che motiva tale risposta è in larga misura identico
         per tutti gli articoli dei regolamenti nn. 3950/99 e 536/93, indicati nelle diverse cause in parola.
      
      47.      Propongo pertanto alla Corte di esaminare congiuntamente queste prime questioni pregiudiziali e di intenderle come dirette
         a stabilire se gli artt. 1, 4, 6 e 7 del regolamento n. 3950/99, nonché 3 e 4 del regolamento n. 536/93, debbano essere interpretati
         nel senso che essi ostano a che uno Stato membro, a seguito di controlli, rettifichi i quantitativi di riferimento individuali
         attribuiti ad ogni produttore e ricalcoli, conseguentemente, a seguito di riassegnazione dei quantitativi di riferimento inutilizzati,
         i prelievi supplementari dovuti, successivamente al termine di scadenza del pagamento di tali prelievi per il periodo di produzione
         interessato.
      
      2.      Analisi
      48.      È pacifico che nessun articolo dei regolamenti nn. 3950/92 e 536/93 contiene disposizioni relative alla correzione dei quantitativi
         di riferimento individuali attribuiti ai produttori di latte e alla conseguente rettifica dei prelievi supplementari da questi
         ultimi dovuti. In particolare, l’art. 7 del regolamento n. 536/93, che impone agli Stati membri di adottare le necessarie
         misure di controllo per garantire che il prelievo supplementare sia riscosso conformemente alla normativa in vigore, non fa
         alcun riferimento ad una verifica dei quantitativi di riferimento individuali (32).
      
      49.      Tuttavia, contrariamente ai ricorrenti nelle cause principali, ritengo, al pari della Commissione e dei governi italiano ed
         ellenico, che le rettifiche operate dalle autorità italiane non siano contrarie ai regolamenti nn. 3950/99 e 536/93.
      
      50.      Fondo tale valutazione, in primo luogo, sul contenuto degli articoli indicati dal giudice del rinvio e, in secondo luogo,
         sulla ratio e sulla sistematica della regolamentazione cui appartengono.
      
      a)      Interpretazione letterale degli articoli indicati dal giudice del rinvio
      51.      Dall’esame del testo di ognuno di tali articoli risulta che essi non contengono alcuna disposizione che osti all’effettuazione
         di rettifiche quali quelle operate nelle cause principali.
      
      52.      Con riguardo, in particolare, agli artt. 1 e 4 del regolamento n. 3950/92, contrariamente a quanto potrebbe lasciar credere
         la formulazione della prima questione pregiudiziale nelle decisioni di rinvio, essi non impongono alcun termine relativamente
         all’attribuzione delle quote latte. L’art. 4 stabilisce semplicemente che il quantitativo di riferimento disponibile nell’azienda
         è pari al quantitativo disponibile il 31 marzo 1993. Si deve ricordare che il regolamento n. 3950/92 ha il fine di prorogare
         il regime del prelievo supplementare sul latte istituito dalla normativa anteriore. Esso si inserisce, di conseguenza, in
         un’ottica di continuità con quest’ultimo e muove dal presupposto che i produttori già dispongano di quote latte in applicazione
         di tale normativa (33). Esso prevede dunque logicamente che i quantitativi di riferimento individuali attribuiti per i periodi di produzione successivi
         siano determinati sulla base delle quote latte di cui i produttori dispongono l’ultimo giorno di applicazione di tale normativa,
         vale a dire al 31 marzo 1993.
      
      53.      Tuttavia, queste quote non sono fissate in modo definitivo per la durata della proroga del regime del prelievo supplementare.
         Infatti l’art. 4 del regolamento n. 3950/92 prevede espressamente che esse potranno essere adattate per ciascuno dei periodi
         di produzione di cui trattasi, in modo che la somma dei quantitativi di riferimento individuali per le vendite alle latterie
         e per le vendite dirette non superi il quantitativo globale garantito corrispondente assegnato allo Stato membro, tenuto conto
         delle eventuali riduzioni effettuate da quest’ultimo per alimentare la sua riserva nazionale.
      
      54.      Non si possono quindi interpretare gli artt. 1 e 4 del regolamento n. 3950/92 nel senso che essi ostano a che le autorità
         nazionali, successivamente al periodo di produzione interessato, rettifichino quantitativi di riferimento individuali errati,
         dal momento che tali rettifiche sono proprio dirette a far sì che la produzione dello Stato membro esonerata dal prelievo
         supplementare non superi il quantitativo globale garantito assegnato a tale Stato.
      
      55.      Per quanto riguarda, in secondo luogo, gli artt. 6 e 7 del regolamento n. 3950/92, relativi alle cessioni dei quantitativi
         di riferimento individuali, il giudice del rinvio non precisa in che modo essi potrebbero ostare ai controlli e alle rettifiche
         controverse (34).
      
      56.      Si deve ricordare che l’art. 6 del regolamento n. 3950/92 stabilisce che gli Stati membri autorizzano le cessioni temporanee
         di quote latte per un periodo di dodici mesi, anteriormente ad una data dagli stessi determinata e precedente al 31 dicembre.
         Tale articolo non osta a che, successivamente a tale data, il quantitativo trasferito relativo ad un periodo di produzione
         possa costituire oggetto di controlli e rettifiche. Infatti, la data del 31 dicembre rappresenta soltanto il limite temporale
         al di là del quale i produttori non sono più autorizzati a stipulare una cessione di quote latte per il periodo di produzione
         in corso. Quanto all’art. 7 dello stesso regolamento, esso non prevede alcun termine che possa essere interpretato nel senso
         che le autorità italiane non sarebbero autorizzate a controllare a posteriori l’esattezza della quota oggetto di cessione.
      
      57.      Con riferimento, in terzo luogo, agli artt. 3 e 4 del regolamento n. 536/93, occorre ricordare che essi stabiliscono, al n. 2,
         che l’acquirente ed il produttore che vende direttamente la sua produzione devono trasmettere anteriormente al 15 maggio all’autorità
         nazionale competente, rispettivamente, il conteggio della raccolta e quello della produzione realizzate nel corso del periodo
         di riferimento trascorso. Tali articoli prevedono, al n. 3, che gli Stati membri possono disporre che l’autorità competente
         notifichi all’acquirente e al produttore l’importo del prelievo da essi dovuto dopo aver o non aver riassegnato la totalità
         o una parte dei quantitativi di riferimento inutilizzati. Infine, ai sensi del n. 4, l’acquirente e il produttore devono versare
         le somme dovute anteriormente al 1° settembre successivo.
      
      58.      Come sottolineato dalle ricorrenti nella causa principale, è pacifico che i termini previsti agli artt. 3 e 4 del regolamento
         n. 536/93 sono tassativi, poiché il legislatore comunitario si è preoccupato di prevedere sanzioni a carico dell’acquirente
         e del produttore che non li rispettassero. Tale è anche l’interpretazione che la Corte ne ha dato nella sua sentenza 6 luglio
         2000, Molkereigenossenschaft Wiedergeltingen (35).
      
      59.      Tuttavia, tali elementi non dimostrano che detti articoli ostino alla rettifica a posteriori dei quantitativi di riferimento
         individuali errati e dei prelievi supplementari dovuti per un dato periodo di produzione. Infatti, da un lato, tali termini
         riguardano lo svolgimento del normale procedimento amministrativo e non l’esercizio di controlli e rettifiche di errori o
         irregolarità da parte delle autorità nazionali competenti. Dall’altro, il carattere tassativo dei termini previsti per il
         procedimento amministrativo diretto a garantire la corretta applicazione della normativa comunitaria non è incompatibile con
         la realizzazione di controlli e rettifiche a posteriori, volti anch’essi ad assicurare la regolare applicazione della detta
         normativa.
      
      60.      A tal riguardo, occorre sottolineare che alcuni controlli a posteriori sono espressamente previsti all’art. 7 del regolamento
         n. 536/93 relativamente all’esattezza dei conteggi di raccolta e di vendita diretta effettuati dagli acquirenti e dai produttori (36). È pacifico che tali controlli possono avvenire soltanto al termine del periodo di produzione di cui trattasi, in quanto
         diretti a verificare i conteggi realizzati relativamente a tale periodo. Inoltre, tali controlli possono certamente comportare
         rettifiche dei prelievi supplementari dovuti da un acquirente o da un produttore successivamente al termine previsto per il
         pagamento degli importi esigibili in riferimento al periodo di cui trattasi. È pertanto senza fondamento l’assunto delle ricorrenti
         secondo il quale gli artt. 3 e 4 del regolamento n. 536/93 ostano alla rettifica a posteriori di quantitativi di riferimento
         individuali errati e alla modifica, conseguentemente, dei prelievi supplementari dovuti relativamente ad un dato periodo di
         produzione.
      
      61.      Questa analisi è confermata, a mio avviso, dalla ratio e dalla sistematica della normativa pertinente.
      b)      Interpretazione teleologica e sistematica della normativa pertinente
      62.      Occorre ricordare che il regime del prelievo supplementare sul latte istituito nel 1984 è uno strumento di regolazione del
         mercato diretto ad equilibrare la produzione del latte rispetto al consumo. Tale equilibrio è necessario a consentire alla
         Comunità di mantenere un prezzo indicativo del latte che possa garantire ai produttori un tenore di vita equo senza l’onere
         di costi d’intervento troppo elevati (37). Il regime del prelievo supplementare è volto quindi a consentire alla Comunità di sostenere i prezzi della produzione controllando
         allo stesso tempo le spese determinate da tale sostegno.
      
      63.      Per realizzare tali obiettivi, il legislatore comunitario ha previsto che il regime del prelievo supplementare si basi essenzialmente
         su due operazioni. Anzitutto questo regime presuppone la fissazione del quantitativo di riferimento globale comunitario, che
         costituisce il limite entro il quale la Comunità è in grado di sostenere il prezzo e, di conseguenza, di garantire un reddito
         equo ai produttori. In secondo luogo, si tratta di ripartire tale quantitativo globale garantito tra i produttori di latte
         dei diversi Stati membri, imponendo a quelli che superano la loro quota, di sopportare essi stessi le spese di smaltimento
         di tale eccedenza. La quota così imposta ad ogni produttore e l’obbligo di pagare un prelievo supplementare in caso di superamento
         della stessa costituiscono il corrispettivo dei vantaggi procurati attraverso la fissazione di un prezzo indicativo. Il regime
         del prelievo supplementare sul latte si fonda, pertanto, sulla solidarietà di tutti i produttori di latte della Comunità che,
         a fronte del sostegno fornito alla loro produzione, si dividono il quantitativo entro il cui limite la Comunità può fornire
         ad essi tale sostegno.
      
      64.      Nei regolamenti nn. 3950/92 e 536/93, il legislatore comunitario ha deciso di prorogare tale regime al fine di raggiungere
         un migliore equilibrio del mercato. Esso ha scelto di mantenere il metodo consistente nel fissare un quantitativo di riferimento
         globale, che la somma dei quantitativi di riferimento individuali non deve superare. Per migliorare l’efficacia di tale regime,
         esso ha previsto nel regolamento n. 536/93 norme rigorose in materia di termini di comunicazione dei dati di raccolta e di
         vendita diretta, nonché di pagamento degli importi dovuti.
      
      65.      Tenuto conto di tali elementi, la realizzazione degli obiettivi perseguiti dal legislatore comunitario comporta necessariamente
         che, da un lato, il quantitativo di latte che ciascun produttore è autorizzato a produrre in esenzione dal prelievo supplementare
         sia determinato con esattezza e, dall’altro, i prelievi supplementari dovuti dai produttori per la produzione realizzata in
         eccesso rispetto a tale quantitativo siano effettivamente recuperati per conto della Comunità.
      
      66.      In altri termini, gli obiettivi del regime del prelievo supplementare sul latte sarebbero compromessi se, a seguito di un’erronea
         determinazione dei quantitativi di riferimento individuali, la produzione di latte in uno Stato membro superasse il quantitativo
         globale garantito assegnato a quest’ultimo, senza che tale superamento comportasse il pagamento del prelievo supplementare
         dovuto. Infatti, in un’ipotesi del genere, la solidarietà sulla quale si fonda il regime del prelievo supplementare sul latte
         sarebbe infranta, nel senso che taluni produttori godrebbero dei vantaggi derivanti dalla fissazione di un prezzo indicativo
         del latte senza sopportare le restrizioni grazie alle quali un tale prezzo indicativo può essere mantenuto. I produttori la
         cui produzione eccedentaria sarebbe così indebitamente esonerata dal prelievo supplementare beneficerebbero di un vantaggio
         ingiustificato in materia di concorrenza rispetto ai produttori degli Stati membri che applicano in modo conforme la normativa
         comunitaria.
      
      67.      Da tale analisi traggo due conseguenze. La prima conseguenza è che gli Stati membri devono avere la possibilità di rettificare,
         successivamente al periodo di riferimento considerato, i quantitativi di riferimento individuali errati e di modificare i
         prelievi supplementari dovuti relativamente a tale periodo. La seconda conseguenza è che le disposizioni dirette a garantire
         il tempestivo pagamento del detto prelievo non devono essere interpretate in modo da rendere impossibili tali rettifiche.
         Si va ad esaminare nell’ordine ciascuna di tali due conseguenze.
      
      68.      Per quanto riguarda, in primo luogo, l’obbligo degli Stati membri di rettificare, successivamente al periodo di produzione
         considerato, i quantitativi di riferimento individuali errati ed i prelievi supplementari dovuti, esso è fondato, a mio parere,
         sull’art. 5 del Trattato CE (divenuto art. 10 CE).
      
      69.      Infatti tale articolo prevede che «[g]li Stati membri adottano tutte le misure di carattere generale e particolare atte ad
         assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dal presente trattato ovvero determinati dagli atti delle istituzioni della
         Comunità». Secondo giurisprudenza costante, conformemente ai principi generali su cui si basa la Comunità e che disciplinano
         i rapporti fra la Comunità e gli Stati membri, spetta a questi ultimi, in forza dell’art. 5 del Trattato, garantire sul loro
         territorio l’attuazione della normativa comunitaria. Qualora il diritto comunitario, ivi compresi i principi generali dello
         stesso, non contenga in proposito norme comuni, le autorità nazionali, per attuare la normativa comunitaria, agiscono applicando
         i criteri di forma e di sostanza del loro diritto nazionale, e resta inteso che tale normativa nazionale deve conciliarsi
         con l’esigenza di un’uniforme applicazione del diritto comunitario, onde evitare disparità di trattamento fra gli operatori
         economici. Inoltre, tale normativa non deve condurre a rendere praticamente impossibile l’attuazione della normativa comunitaria (38).
      
      70.      Da tale giurisprudenza si deduce che, in assenza di disposizioni, nella normativa comunitaria applicabile, riguardanti la
         rettifica, successiva ad un periodo di produzione, di quote latte errate e di prelievi supplementari dovuti relativamente
         a tale periodo, incombe allo Stato membro interessato adottare le misure necessarie a tal fine, in conformità alla propria
         normativa di diritto interno.
      
      71.      Come indicato dal giudice a quo nelle sue decisioni di rinvio, nelle circostanze del caso di specie tale obbligo s’imponeva
         in maniera evidente. Infatti, secondo gli elementi di fatto da quest’ultimo esposti, i quantitativi di riferimento individuali
         inizialmente attribuiti dalle autorità italiane contenevano numerosissimi errori, dovuti in particolare al fatto che la produzione
         effettiva in base alla quale tali quantitativi erano stati attribuiti era stata certificata dai produttori stessi (39). Tra gli errori così rilevati, la commissione d’indagine governativa ha accertato, segnatamente, che più di 2000 aziende
         agricole che avevano dichiarato di produrre latte non possedevano vacche (40). È incontestabile che, in attuazione dell’art. 5 del Trattato, le autorità italiane dovevano adottare i provvedimenti atti
         a correggere tali irregolarità (41). Tali correzioni erano quindi necessarie al fine di garantire la conforme applicazione del regime del prelievo supplementare
         sul latte durante i periodi di produzione 1995/1996 e 1996/1997 (42).
      
      72.      Inoltre, tali rettifiche corrispondono esattamente agli obiettivi specifici della normativa applicabile (43). Infatti, occorre ricordare che l’art. 7 del regolamento n. 536/93 impone agli Stati membri l’adozione delle necessarie misure
         di controllo per garantire la riscossione del prelievo supplementare. Essi devono, in particolare, verificare concretamente
         l’esattezza della contabilizzazione dei quantitativi raccolti o venduti dagli acquirenti o dai produttori. Con questa disposizione
         il legislatore comunitario ha quindi voluto che gli Stati membri adottassero mezzi di controllo per poter verificare a posteriori
         che il prelievo supplementare fosse stato riscosso conformemente alle disposizioni in vigore (44). È innegabile che tale obiettivo può essere raggiunto e che il prelievo supplementare eventualmente dovuto dai produttori
         può essere correttamente determinato soltanto se i quantitativi di riferimento individuali, sulla base dei quali è calcolata
         l’eccedenza di produzione, sono esatti.
      
      73.      In secondo luogo, dalla ratio e dalla sistematica della normativa pertinente si deduce che, contrariamente a quanto sostenuto
         dalle ricorrenti nella causa principale, le disposizioni dirette a garantire il tempestivo pagamento del prelievo supplementare
         non devono essere interpretate nel senso che esse rendano impossibile una rettifica dei quantitativi di riferimento individuali
         errati successivamente al periodo di produzione interessato.
      
      74.      Come correttamente sostenuto in udienza dalla Commissione, sarebbe paradossale e contrario al fine perseguito da tali disposizioni
         interpretare le stesse come un ostacolo all’effettuazione di rettifiche intese anch’esse a garantire il recupero dei prelievi
         supplementari effettivamente dovuti in base alla normativa comunitaria applicabile. Ammettere il contrario equivarrebbe ad
         incoraggiare la disapplicazione di tale normativa, in quanto sarebbe sufficiente che uno Stato membro non l’applicasse correttamente
         e si astenesse da ogni rettifica delle quote latte, prima o dopo il periodo di produzione di cui trattasi, perché esso si
         trovasse successivamente nell’impossibilità di correggere le irregolarità commesse nel corso di quest’ultimo.
      
      75.      Ritengo che l’analisi che precede possa essere valida per tutti i casi indicati dal giudice del rinvio come all’origine dei
         controlli e delle rettifiche operate dalle autorità italiane. Infatti, poco importa che gli errori nella determinazione delle
         quote siano stati rilevati dopo che i provvedimenti nazionali adottati per l’attuazione del regime del prelievo supplementare
         sono stati oggetto di un ricorso amministrativo o giurisdizionale, o nell’ambito della verifica di regolarità della cessione
         di una quota latte, o ancora a seguito di una modifica della normativa nazionale diretta a renderla compatibile con il diritto
         comunitario. In tutte queste fattispecie, l’obbligo delle autorità italiane di rettificare i quantitativi di riferimento individuali
         errati al fine di assicurare la corretta esecuzione del regime del prelievo supplementare sul latte resta lo stesso.
      
      76.      Contro tale analisi, le ricorrenti nella causa principale fanno valere che le rettifiche controverse sono contrarie ai principi
         di proporzionalità e di tutela del legittimo affidamento. Con riguardo al principio di proporzionalità, esse sostengono che
         la sanzione del prelievo supplementare è ammissibile soltanto se non superi la misura idonea e necessaria al raggiungimento
         del fine perseguito dalla normativa violata. Orbene, la richiesta di versamento di un prelievo supplementare successivamente
         al termine di pagamento di tale somma per il periodo di produzione di cui trattasi sarebbe irrazionale, ove si consideri che
         il quantitativo di riferimento in base al quale tale prelievo è stato calcolato non si fonda sulla produzione effettiva durante
         l’anno previsto dalla normativa comunitaria. Per quanto riguarda il principio della tutela del legittimo affidamento, esso
         sarebbe stato violato in quanto i produttori erano legittimati ad attendersi che misure aventi ripercussioni sugli investimenti
         destinati alla produzione e alla commercializzazione del latte sarebbero state loro comunicate in tempo utile. In udienza,
         le ricorrenti hanno insistito sul fatto che esse non hanno potuto avere conoscenza dei quantitativi di riferimento individuali
         che erano stati assegnati loro per i periodi di riferimento di cui trattasi, cosicché le rettifiche effettuate dalle autorità
         italiane nel 1999 costituiscono, in realtà, un’assegnazione retroattiva delle quote.
      
      77.      È assodato che il rispetto dei principi generali del diritto comunitario, tra i quali rientrano il principio di proporzionalità
         e quello della tutela del legittimo affidamento, si impone ad ogni autorità nazionale che debba applicare il diritto comunitario (45). Tuttavia, ritengo che gli argomenti delle ricorrenti nella causa principale non possano essere accolti.
      
      78.      Con riferimento, in primo luogo, al principio di proporzionalità, è noto che esso esige che l’atto contestato non oltrepassi
         i limiti di quanto idoneo e necessario al raggiungimento del fine perseguito (46). Contrariamente a quanto lasciano intendere le ricorrenti nella causa principale, il prelievo supplementare non costituisce
         una sanzione comparabile alle penalità previste dagli artt. 3 e 4 del regolamento n. 536/93 in caso di mancato rispetto dei
         termini impartiti per la comunicazione dei conteggi ed il pagamento degli importi dovuti. Infatti, tale prelievo non è soltanto
         diretto a far sì che i produttori rispettino le quote loro attribuite, con la conseguenza che il recupero della totalità dello
         stesso alcuni anni dopo la scadenza del termine del periodo di produzione di riferimento sarebbe sproporzionato rispetto ai
         fini perseguiti. Come precedentemente indicato, tale prelievo mira altresì a procurare alla Comunità i fondi necessari allo
         smaltimento della produzione realizzata dai produttori in eccedenza rispetto alle loro quote. Come esposto in udienza dalla
         Commissione, tale eccedenza di produzione perdura per molto tempo dopo la fine del periodo di produzione di cui trattasi,
         in particolare sotto forma di stock di prodotti lattieri. Il recupero dei prelievi supplementari dovuti relativamente ad un
         determinato periodo di produzione, alcuni anni dopo la sua conclusione, nei limiti di quanto previsto dal diritto nazionale
         per crediti della stessa natura, non va quindi al di là degli obiettivi della normativa comunitaria nel settore del latte.
      
      79.      Riguardo la questione se il quantitativo di riferimento individuale, in base al quale è stato calcolato il prelievo supplementare
         dovuto, sia stato determinato in conformità della normativa comunitaria applicabile, ritengo che essa non sia pertinente ai
         fini della valutazione di una violazione del principio di proporzionalità.
      
      80.      Per ciò che riguarda, inoltre, il principio della tutela del legittimo affidamento, non sembra che le ricorrenti possano invocarlo,
         per i seguenti motivi.
      
      81.      Anzitutto, come giustamente rilevato dal giudice nazionale, ove le quote latte siano assegnate dall’amministrazione in base
         a criteri obiettivi, predeterminati e noti, e l’unico elemento variabile sia costituito dalla produzione realizzata dal produttore
         interessato durante l’anno di riferimento scelto per la determinazione delle quote latte, tale produttore non può fare legittimo
         affidamento sul mantenimento di un quantitativo di riferimento individuale inesatto (47). A fortiori, gli imprenditori agricoli che abbiano rilasciato all’autorità nazionale competente false dichiarazioni circa
         la loro produzione di latte nel periodo di riferimento al fine di ottenere indebitamente una quota latte, non possono far
         valere in alcun modo un legittimo affidamento sul mantenimento di tale quota ed opporsi all’annullamento degli effetti di
         una simile frode successivamente al periodo di produzione di cui trattasi (48).
      
      82.      Inoltre i produttori non possono fare legittimo affidamento sulla riassegnazione, al termine di una campagna di produzione,
         di un determinato quantitativo di riferimento individuale non utilizzato. Infatti una tale riassegnazione è, per sua natura,
         ipotetica ed impossibile da determinare in anticipo nel suo ammontare, poiché dipende dall’attività degli altri produttori.
         Un produttore quindi non può, prima di una campagna di produzione, fare legittimo affidamento sulla riassegnazione di una
         determinata parte delle quote non utilizzate. Le ricorrenti nella causa principale non hanno quindi titolo per opporsi ad
         una modifica, a seguito dei controlli effettuati dalle autorità nazionali, della riassegnazione di quei quantitativi di cui
         avevano inizialmente beneficiato per le campagne 1995/1996 e 1996/1997.
      
      83.      Infine, per quanto riguarda l’affermazione di quelle ricorrenti nella causa principale, secondo la quale le autorità nazionali
         non hanno loro comunicato le loro quote latte prima del 1998, ho qualche difficoltà a credere che esse potessero in buona
         fede ritenere di avere il diritto di produrre latte senza alcun limite durante le campagne dal 1995 al 1997, ben undici anni
         dopo l’istituzione del regime del prelievo supplementare sul latte. Dubito conseguentemente che l’inadeguata comunicazione
         delle quote latte da parte delle autorità competenti, qualora essa fosse accertata, possa giustificare l’esonero dei produttori
         dai prelievi supplementari dovuti. Come sostenuto dalla Commissione e dal Consiglio nelle loro osservazioni orali, tali prelievi
         vengono recuperati dagli Stati membri per conto della Comunità al fine di finanziare le spese della PAC nel settore del latte.
         Inoltre, il recupero di tale prelievo è necessario affinché tutti i produttori di latte si trovino nella stessa posizione
         concorrenziale.
      
      84.      Spetterà a quei produttori che ritengano che la scorretta applicazione del regime del prelievo supplementare sul latte da
         parte delle autorità italiane abbia loro causato un danno, intraprendere contro lo Stato italiano un’azione di risarcimento
         del detto danno dinanzi al giudice nazionale competente (49).
      
      85.      Tenuto conto di tutti questi elementi, propongo alla Corte di rispondere alla prima questione pregiudiziale che gli artt. 1,
         4, 6 e 7 del regolamento n. 3950/92, nonché 3 e 4 del regolamento n. 536/93, devono essere interpretati nel senso che essi
         non ostano a che uno Stato membro, a seguito di controlli, rettifichi i quantitativi di riferimento individuali assegnati
         a ciascun produttore e ricalcoli, di conseguenza, previa riassegnazione dei quantitativi di riferimento inutilizzati, i prelievi
         supplementari dovuti, successivamente al termine di pagamento di tali prelievi per il periodo di produzione di cui trattasi.
      
      3.      Sulla seconda questione pregiudiziale in tutte le cause di cui trattasi.
      86.      Con la seconda questione pregiudiziale il giudice del rinvio intende accertare se gli artt. 1, 4, 6 e 7 del regolamento n. 3950/92,
         nonché 3 e 4 del regolamento n. 536/93, in quanto ostino ai controlli e alle rettifiche controversi, siano conformi all’art. 39
         del Trattato.
      
      87.      Poiché tale questione è stata posta solo subordinatamente all’ipotesi che i suddetti articoli debbano essere interpretati
         nel senso che ostano ai controlli e alle rettifiche controversi, suggerisco alla Corte di dichiarare che non occorre risolverla.
      
      B –    Sulla comunicazione dei quantitativi di riferimento individuali
      1.      Sulla ricevibilità della terza, quarta e quinta questione pregiudiziale
      88.      La Commissione pone in dubbio la ricevibilità della terza, quarta e quinta questione pregiudiziale. Essa rileva che il giudice
         a quo si è limitato ad affermare la necessità di ottenere il parere della Corte su tali questioni, senza precisare come le
         stesse si inseriscano nel contesto normativo e di fatto delle cause principali, né per quale motivo egli ritiene che la risposta
         a dette questioni sia pertinente per la soluzione di tali controversie.
      
      89.      Ritengo che dichiarare irricevibili le tre questioni controverse sarebbe contrario allo spirito di collaborazione tra giudici,
         che informa il procedimento del rinvio pregiudiziale. Fondo tale opinione sui seguenti motivi.
      
      90.      Certamente, gli elementi di fatto presentati dal giudice a quo sono molto succinti e poco chiari. Così, dalle decisioni di
         rinvio delle cause del secondo gruppo, che riprendono pedissequamente la motivazione della decisione di rinvio della causa
         C‑231/00, risulta semplicemente che la normativa italiana adottata nel 1992 ha previsto che bollettini emanati per provincia
         recassero l’elenco dei produttori e delle quote latte. Si indica altresì che tali quote individuali sono suddivise in due
         parti e vengono assegnate corrispondentemente alla produzione realizzata nel corso delle campagne 1988/1989 o 1991/1992.
      
      91.      È in effetti deplorevole che il giudice a quo non abbia avuto cura di indicare con maggiore precisione perché ritenesse necessario
         sollevare ulteriori questioni nelle cause del secondo gruppo. Egli non ha d’altronde fornito alcuna spiegazione sulle ragioni
         per le quali ha sollevato la terza e la quarta questione in otto delle dieci cause del secondo gruppo e la quinta questione
         soltanto nella causa C‑484/00.
      
      92.      Tuttavia occorre ricordare che l’esigenza di una descrizione sufficiente del contesto giuridico e di fatto della causa principale
         nella decisione di rinvio ha due finalità. Essa mira, da un lato, a consentire alla Corte di fornire un’interpretazione del
         diritto comunitario che sia utile per il giudice nazionale (50). D’altro lato essa ha lo scopo di dare ai governi degli Stati membri, nonché agli altri interessati, la possibilità di presentare
         osservazioni in conformità all’art. 20 dello Statuto CE della Corte di giustizia (51).
      
      93.      Nella fattispecie, ritengo che gli elementi sopra esposti consentano di fornire una risposta utile alle tre questioni di cui
         trattasi. Da essi risulta infatti che le quote latte assegnate in Italia ai produttori per la prima volta dopo il 1992, hanno
         formato oggetto di una pubblicazione su bollettini. D’altra parte la discussione in udienza ha confermato che le cause principali
         riguardavano altresì la questione se una siffatta comunicazione fosse conforme alle esigenze della normativa comunitaria applicabile,
         in quanto le ricorrenti sostenevano che tali bollettini non erano accessibili e che esse non avevano avuto la possibilità
         di conoscere le quote latte loro assegnate. Successivamente, la Commissione e il governo italiano hanno potuto presentare
         osservazioni scritte e orali su tale punto.
      
      94.      Propongo quindi alla Corte di dichiarare ricevibili le tre questioni controverse.
      2.      Nel merito
      95.      Con la terza, quarta e quinta questione pregiudiziale, che conviene esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede,
         sostanzialmente, se i regolamenti nn. 3950/92 e 536/93 debbano essere interpretati nel senso che essi impongono la comunicazione
         ai produttori dei quantitativi di riferimento individuali e, in caso affermativo, se tale comunicazione debba essere effettuata
         individualmente a ciascun produttore o se essa possa essere realizzata in altre forme, quali la pubblicazione su bollettini.
      
      a)      Sull’esistenza dell’obbligo di comunicazione
      96.      Le ricorrenti nella causa principale, nonché il governo italiano e la Commissione, convengono nel riconoscere che i quantitativi
         di riferimento individuali devono essere comunicati ai produttori. Ritengo altresì che una tale comunicazione, anche se non
         espressamente prevista dalla normativa applicabile, sia chiaramente necessaria tenuto conto della ratio e della sistematica
         del regime del prelievo supplementare sul latte.
      
      97.      Infatti, da un lato, ho già osservato che questo regime è diretto a far sì che la produzione di latte nella Comunità non superi
         un quantitativo globale garantito fissato a livello comunitario e ripartito tra i produttori da parte degli Stati membri.
         La realizzazione di tale obiettivo implica pertanto logicamente e necessariamente che i produttori vengano informati della
         parte del quantitativo globale garantito loro assegnata, e che essi non devono superare.
      
      98.      D’altro lato, è pacifico che i produttori non possono determinare essi stessi, a partire dal quantitativo globale garantito
         attributo allo Stato membro di appartenenza per le vendite dirette e per le vendite alle latterie, la parte ad essi spettante
         in ciascuno di tali quantitativi. Al riguardo si deve ricordare che il regolamento n. 3950/92 ha previsto che le quote latte
         disponibili nell’azienda il 31 marzo 1993 possono essere modificate dallo Stato membro prima di ogni periodo di produzione
         in funzione del quantitativo globale garantito attribuito a tale Stato,in modo che la somma dei quantitativi si riferimento
         individuali non lo superi (52). Del pari, ogni Stato membro può procedere ad una riduzione lineare dei quantitativi di riferimento individuali per alimentare
         la propria riserva nazionale (53). Lo Stato membro può inoltre adattare i quantitativi di riferimento assegnati ad un produttore in relazione all’andamento
         dell’attività di quest’ultimo (54) e regolamentare le cessioni temporanee di tali quantitativi (55). Ne consegue che soltanto lo Stato membro è in grado di determinare quale sarà esattamente il nuovo quantitativo di riferimento
         del o dei produttori interessati a seguito di tali modifiche. Le stesse osservazioni sono d’obbligo, a maggior ragione, per
         quanto riguarda l’assegnazione iniziale da parte degli Stati membri dei quantitativi di riferimento individuali, alla quale
         il regolamento n. 3950/92 fa implicito riferimento. In tal caso le autorità nazionali applicano per la prima volta alla situazione
         particolare di un produttore la normativa adottata dallo Stato membro, in conformità al diritto comunitario, per la ripartizione
         del quantitativo globale garantito ad esso attribuito.
      
      99.      Infine occorre ricordare che, nel regime del prelievo supplementare, gli Stati membri e gli acquirenti sono soltanto intermediari
         tra la Comunità ed i produttori, in quanto questi ultimi sono i debitori principali del prelievo supplementare nei confronti
         della Comunità (56).
      
      100. L’applicazione del regime del prelievo supplementare sul latte esige quindi necessariamente che i quantitativi di riferimento
         individuali vengano comunicati ai produttori interessati in occasione della loro assegnazione e quando sono oggetto di modifiche.
      
      b)      Sulle modalità di comunicazione dei quantitativi di riferimento individuali
      i)      Argomenti delle parti
      101. Le ricorrenti nella causa principale sostengono che le quote latte devono essere notificate individualmente ai produttori
         interessati. Il difetto di notifica individuale costituisce, secondo le stesse, una violazione del principio della certezza
         del diritto nonché del diritto fondamentale di proprietà.
      
      102. Il governo italiano sostiene che i regolamenti nn. 3950/92 e 536/93 non contengono alcun obbligo particolare al riguardo e
         che la pubblicità realizzata nel caso di specie a mezzo dei bollettini è compatibile con il diritto comunitario. In udienza
         esso ha precisato che i bollettini erano stati inviati ai servizi provinciali competenti, dove ogni produttore poteva consultarli,
         e che essi erano stati altresì pubblicati sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.
      
      103. La Commissione sostiene che, in assenza di disposizioni comunitarie specifiche, la comunicazione dei quantitativi di riferimento
         individuali dev’essere effettuata osservando le disposizioni del diritto nazionale, restando inteso che queste ultime devono
         essere applicate in modo da raggiungere gli obiettivi del regime del prelievo supplementare sul latte. Ciò implica che la
         forma della comunicazione dev’essere tale da assicurare al produttore una conoscenza effettiva della quota latte che gli è
         stata assegnata. Essa ricorda di aver ritenuto soddisfacente la forma di comunicazione adottata dalle autorità italiane per
         l’assegnazione iniziale dei quantitativi di riferimento individuali effettuata in applicazione della normativa adottata nel
         1992, ossia una notificazione a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento.
      
      ii)    Analisi
      104. Ritengo, come le ricorrenti, che i quantitativi di riferimento individuali debbano essere comunicati ad ogni produttore individualmente.
         Tale opinione è fondata sugli elementi di seguito esposti.
      
      105. In conformità all’art. 5 del Trattato e alla giurisprudenza citata al paragrafo 69 delle presenti conclusioni, in assenza
         di disposizioni specifiche, nella normativa comunitaria pertinente, in ordine alla comunicazione dei quantitativi di riferimento
         individuali, tale comunicazione dev’essere effettuata secondo le norme del diritto nazionale. Dalla giurisprudenza della Corte
         risulta altresì che tali norme devono garantire la portata e l’efficacia del regime del prelievo supplementare sul latte (57). Inoltre si è visto che esse devono contemperarsi con un’applicazione uniforme del diritto comunitario, necessaria ad evitare
         disparità di trattamento fra operatori economici. Infine, occorre ricordare che, in applicazione del loro dovere di leale
         cooperazione, gli Stati membri hanno l’obbligo di vegliare sull’esecuzione degli obblighi derivanti dalla normativa comunitaria
         di cui trattasi, affinché gli obiettivi di quest’ultima si realizzino (58).
      
      106. È pacifico che il regime del prelievo supplementare sul latte ha la finalità di dissuadere i produttori dal superare il quantitativo
         di riferimento individuale loro attribuito (59). La realizzazione degli obiettivi di tale regime implica quindi che tutti i produttori di tutti gli Stati membri abbiano
         una conoscenza precisa dell’ammontare delle loro quote latte. In altri termini, gli obiettivi del regime del prelievo supplementare
         sarebbero compromessi se, in uno Stato membro, i produttori di latte o alcuni di essi ignorassero l’esatto ammontare del loro
         quantitativo di riferimento individuale, e lo superassero senza saperlo. In queste circostanze, la produzione dello Stato
         membro interessato eccederebbe il suo quantitativo globale garantito ed il recupero, presso tali produttori, del prelievo
         supplementare dovuto a causa di tale eccedenza potrebbe incontrare ostacoli e essere oggetto di contestazioni. Inoltre, l’applicazione
         uniforme del diritto comunitario sarebbe compromessa, poiché questi operatori economici non si troverebbero nella stessa situazione
         di quelli degli Stati membri nei quali le autorità nazionali controllano che ogni produttore sia effettivamente informato
         della sua quota latte.
      
      107. Da tali elementi deduco che la modalità di comunicazione dei quantitativi di riferimento individuali adottata dagli Stati
         membri deve soddisfare due esigenze. Da un lato, deve poter assicurare che ogni produttore sia effettivamente informato della
         quota ad esso attribuita. Dall’altro, essa deve altresì consentire alle autorità nazionali competenti di acquisire la certezza
         che ogni produttore abbia veramente ricevuto tale informazione.
      
      108. Ritengo che la sola modalità di comunicazione che possa realmente procurare tali certezze sia una notifica individuale. Infatti
         l’efficacia di un mezzo di comunicazione collettivo o generale è subordinata, per sua natura, all’alea della consultazione
         di quest’ultimo da parte dei destinatari. Inoltre, un simile mezzo di comunicazione non consente alle autorità nazionali competenti
         di avere la certezza che ognuno dei destinatari sia stato realmente informato. Tuttavia, la predetta notificazione individuale
         può assumere forme differenti. Può trattarsi, ad esempio, di una lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Può anche
         consistere in una comunicazione verbale da parte degli acquirenti ai produttori, accompagnata da una sottoscrizione su un
         registro con la quale ogni produttore riconosce di essere stato debitamente informato. Ciò che conta, ritengo, è che la modalità
         di comunicazione adottata dalle autorità nazionali competenti sia tale da rendere noti ad ogni singolo produttore i suoi diritti
         ed obblighi e da consentire a dette autorità di disporre di una prova di tale informazione.
      
      109. Una tale notifica individuale è altresì necessaria, a mio parere, nell’interesse degli stessi produttori, in conformità al
         principio della certezza del diritto. La Corte ha dichiarato che, quando la regolamentazione comunitaria lascia agli Stati
         membri la scelta fra più modalità di applicazione, come nel caso di specie, questi ultimi sono tenuti ad esercitare il proprio
         potere discrezionale nel rispetto dei principi generali del diritto, tra i quali rientra il principio della certezza del diritto (60).
      
      110. Nella sentenza Mulligan e a., cit., la Corte ha ricordato che, in applicazione di tale principio, le misure nazionali adottate
         in esecuzione di una regolamentazione comunitaria devono essere oggetto di una pubblicità adeguata (61). Essa ha precisato che una pubblicità adeguata dev’essere idonea a informare le persone fisiche o giuridiche interessate
         dal provvedimento adottato dei diritti e degli obblighi loro attribuiti da quest’ultimo (62). Sempre per giurisprudenza costante, la necessità di certezza del diritto si impone con rigore particolare quando la normativa
         interessata è idonea a comportare conseguenze finanziarie, al fine di consentire agli interessati di riconoscere con esattezza
         l’estensione degli obblighi che essa impone (63).
      
      111. È innegabile che l’assegnazione e la modifica dei quantitativi di riferimento individuali possono avere per i produttori interessati
         conseguenze finanziarie notevoli (64). Inoltre si tratta di decisioni individuali (65) produttive di effetti giuridici, in quanto stabiliscono la quantità di latte che un produttore è autorizzato a produrre in
         esonero dal prelievo supplementare. Tenuto conto di tali elementi e della giurisprudenza sopra esposta, ritengo che il principio
         della certezza del diritto obblighi anch’esso gli Stati membri a notificare ad ogni produttore individualmente il quantitativo
         di riferimento ad esso attribuito.
      
      112. Non sembra superfluo infine ricordare, per valutare in quali condizioni gli Stati membri devono applicare il regime del prelievo
         supplementare sul latte, che tale regime va certamente a incidere sui diritti fondamentali di proprietà e di libero esercizio
         di un’attività professionale (66). Una notifica individuale delle quote latte offre ai produttori interessati una migliore garanzia per la difesa di tali diritti
         fondamentali rispetto ad una comunicazione generale quale una pubblicazione.
      
      113. Pertanto propongo alla Corte di rispondere alla terza, alla quarta e alla quinta questione pregiudiziale che i regolamenti
         nn. 3950 e 536/93 devono essere interpretati nel senso che i quantitativi di riferimento individuali devono essere comunicati
         ai produttori in occasione della loro assegnazione e della loro modifica. Tale comunicazione dev’essere effettuata a ciascun
         produttore individualmente, in forme che consentano alle autorità nazionali competenti di avere la certezza che ogni produttore
         ha realmente ricevuto comunicazione del quantitativo di riferimento attribuitogli.
      
      C –     Sul margine di discrezionalità degli Stati membri in ordine alla determinazione delle categorie di produttori che possono
            vedersi attribuire prioritariamente i quantitativi di riferimento inutilizzati 
      114. Con la sesta e la settima questione pregiudiziale il giudice del rinvio chiede se i regolamenti nn. 3950/92 e 536/93 o alcune
         loro disposizioni debbano essere interpretati nel senso che essi lasciano agli Stati membri la possibilità di determinare
         le categorie di produttori che devono beneficiare prioritariamente delle riassegnazioni dei quantitativi di riferimento individuali
         inutilizzati e se, in particolare, le zone di montagna abbiano la priorità rispetto alle zone dette «svantaggiate».
      
      115. Come ho già indicato, secondo giurisprudenza costante, l’esigenza di giungere ad una interpretazione del diritto comunitario
         utile per il giudice nazionale impone a quest’ultimo di definire l’ambito di fatto e di diritto in cui si inseriscono le questioni
         sollevate o almeno di spiegare le ipotesi di fatto su cui tali questioni sono basate (67).
      
      116. Si deve constatare che il giudice a quo non ha fornito alcuna indicazione che consenta di comprendere il contesto di fatto
         e di diritto nell’ambito del quale queste due questioni si inseriscono. Nella decisioni di rinvio in cui tali questioni sono
         sollevate, il giudice a quo, dopo aver ripreso pedissequamente la motivazione della decisione di rinvio nella causa C‑231/00,
         si è limitato ad aggiungere che, tra le altre questioni che le ricorrenti della causa principale gli avevano proposto di sottoporre
         alla Corte, egli aveva ritenuto utile considerare le due questioni di cui trattasi. Allo stato, mi trovo quindi nell’impossibilità
         di comprendere quale utilità la risposta della Corte a queste due questioni potrebbe avere per la soluzione delle cause principali.
      
      117. Propongo alla Corte di dichiarare tali due questioni irricevibili.
      D –    Sulla facoltà degli Stati membri di sanare il debito
      118. Nell’ottava questione il giudice del rinvio chiede se le norme comunitarie applicabili consentano allo Stato membro di sanare
         il debito derivante dal diritto comunitario nell’ipotesi in cui fossero «escluse le possibilità di compensazioni retroattive».
      
      119. Anche in tal caso non vedo come questa questione si inserisca nelle cause principali. Inoltre il giudice del rinvio invita
         la Corte a pronunciarsi su un’ipotesi, quella del pagamento da parte dello Stato italiano degli importi dovuti in applicazione
         della normativa comunitaria.
      
      120. Occorre ricordare che lo spirito di cooperazione che deve presiedere al rinvio pregiudiziale implica che il giudice nazionale
         tenga presente la funzione affidata alla Corte, che è quella di contribuire all’amministrazione della giustizia negli Stati
         membri e non di emettere pareri consultivi su questioni generali o ipotetiche (68).
      
      121. Ritengo che la questione controversa, per il suo carattere meramente ipotetico, non consenta alla Corte di fornire un’interpretazione
         utile del diritto comunitario. Propongo di dichiarare la detta questione irricevibile.
      
      IV – Conclusione
      122. Tenuto conto delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di risolvere le questioni sollevate dal Tribunale amministrativo
         regionale del Lazio come segue:
      
      «1)      Gli artt. 1, 4, 6 e 7 del regolamento (CEE) del Consiglio 28 dicembre 1992, n. 3950, che istituisce un prelievo supplementare
         nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, e gli artt. 3 e 4 del regolamento (CEE) della Commissione 9 marzo 1993,
         n. 536, che stabilisce le modalità di applicazione del prelievo supplementare nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari,
         devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a che uno Stato membro rettifichi, a seguito di controlli, i quantitativi
         di riferimento individuali assegnati ad ogni produttore e ricalcoli, conseguentemente, previa riassegnazione dei quantitativi
         di riferimento inutilizzati, i prelievi supplementari dovuti, successivamente al termine di pagamento di tali prelievi per
         il periodo di produzione interessato.
      
      2)      I regolamenti nn. 3950/92 e 536/93 devono essere interpretati nel senso che i quantitativi di riferimento individuali vanno
         comunicati ai produttori in occasione della loro assegnazione e della loro modifica. Tale comunicazione dev’essere effettuata
         ad ogni produttore individualmente, in forme che consentano alle autorità nazionali competenti di avere la certezza che ogni
         produttore abbia effettivamente ricevuto comunicazione del quantitativo di riferimento individuale attribuitogli».
      
      1 –	Lingua originale: il francese.
      
      2 –	Altrimenti detto il «regime del prelievo supplementare».
      
      3 –	Circa 5 000 cause (v. la decisione di rinvio nella causa C‑495/00, punto 14).
      
      4 –	Altrimenti denominate: il «primo gruppo di cause».
      
      5 –	Altrimenti denominate: il «secondo gruppo di cause».
      
      6 –	Regolamento (CEE) del Consiglio 27 giugno 1968, n. 804, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore del
         latte e dei prodotti lattiero-caseari (GU L 148, pag. 13), quarto ‘considerando’.
      
      7 –	Regolamento (CEE) del Consiglio 17 maggio 1977, n. 1079, relativo ad un prelievo di corresponsabilità e a misure destinate
         ad ampliare i mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari (GU L 131, pag. 6).
      
      8 –	Regolamento del Consiglio 31 marzo 1984, che modifica il regolamento n. 804/68 (GU L 90, pag. 10).
      
      9 –	Terzo e quarto ‘considerando’.
      
      10 –	Regolamento (CEE) del Consiglio 31 marzo 1984, n. 856, che fissa le norme generali per l'applicazione del prelievo di cui
         all'articolo 5 quater del regolamento (CEE) n. 804/68 nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari (GU L 90, pag. 13).
      
      11 –	Regolamento (CEE) del Consiglio 25 aprile 1988, n. 1109, che modifica il regolamento (CEE) n. 804/68 (GU L 110, pag. 27).
      
      12 –	Regolamento (CEE) del Consiglio 31 marzo 1992, n. 816, che modifica il regolamento (CEE) n. 804/68 (GU L 86, pag. 83).
      
      13 –	Regolamento del Consiglio 28 dicembre 1992, che istituisce un prelievo supplementare nel settore del latte e dei prodotti
         lattiero-caseari (GU L 405, pag. 1).
      
      14 –	Regolamento della Commissione 9 marzo 1993, che stabilisce le modalità di applicazione del prelievo supplementare nel settore
         del latte e dei prodotti lattiero-caseari (GU L 57, pag. 12).
      
      15 –	Regolamento del Consiglio 17 maggio 1999, che modifica il regolamento (CEE) n. 3950/92 (GU L 160, pag. 73).
      
      16 –	Secondo ‘considerando’.
      
      17 –	Art. 5.
      
      18 –	Art. 10.
      
      19 –	Quinto ‘considerando’.
      
      20 –	Ottavo ‘considerando’.
      
      21 –	V. decisione di rinvio nella causa C‑231/00 (pag. 8). Questa affermazione del giudice del rinvio è stata confermata in
         udienza dal governo italiano, il quale ha indicato che il pagamento del prelievo supplementare è stato richiesto ai produttori
         di latte italiani solo a partire dalla campagna di produzione 1995/1996. La mancata applicazione sino al 1992, da parte delle
         autorità italiane, del regime del prelievo supplementare, in particolare la mancata attribuzione dei quantitativi di riferimento
         individuali e l'assenza di controllo del superamento di tali quantitativi, è stata rilevata in numerose relazioni (v., in
         particolare, la relazione speciale n. 4/93 concernente l'applicazione del regime delle quote per il controllo della produzione
         lattiera corredata della risposta della Commissione, GU 1994, C 12, pag. 1). Tale mancata applicazione risulta altresì da
         numerose sentenze della Corte (v. sentenze 17 giugno 1987, causa 394/85, Commissione/Italia, Racc. pag. 2741; 6 ottobre 1993,
         causa C‑55/91, Italia/Commissione, Racc. pag. I‑4813, e 5 dicembre 1996, causa C‑69/95, Italia/Commissione, Racc. pag. I‑6233).
      
      22 –	V. decisione di rinvio nella causa C‑231/00 (pag. 11).
      
      23 –	GURI del 28.1.1998, n. 22.
      
      24 –	GURI del 30.4.1999, n. 100 (in prosieguo: il «decreto legge n. 43»).
      
      25 –	In prosieguo: l'«AIMA».
      
      26 –	V. la decisione di rinvio nella causa C‑231/00 (pag. 2).
      
      27 –	Ibidem (pagg. 2 e 3).
      
      28 –      Questa questione è la terza nella decisione di rinvio. Per ragioni di comodità di esposizione, la considererò come quinta
         questione pregiudiziale sottoposta alla Corte in tale procedimento.
      
      29 –      Questa questione è la quinta nelle decisioni di rinvio delle tre cause considerate. Per ragioni di comodità di esposizione
         la considererò come sesta questione pregiudiziale sottoposta alla Corte in tale procedimento.
      
      30 –      Questa questione è la terza nella decisione di rinvio. Per ragioni di comodità di esposizione la considererò come settima
         questione pregiudiziale sottoposta alla Corte in tale procedimento.
      
      31 –      Questa questione è la terza nella decisione di rinvio. Per ragioni di comodità di esposizione la considererò come ottava questione
         pregiudiziale sottoposta alla Corte in tale procedimento.
      
      32 –	Disposizioni in tal senso non erano rinvenibili nemmeno nei regolamenti nn. 856/84 e 857/84, con i quali il legislatore
         comunitario ha istituito il regime del prelievo supplementare sul latte, né nei numerosi testi modificativi adottati prima
         del regolamento n. 3950/92.
      
      33 –	V. sentenza 13 aprile 2000, causa C‑292/97, Karlsson e a. (Racc. pag. I‑2737, punto 32).
      
      34 –	A tal riguardo si deve rilevare che l'argomento esposto dalla ricorrente nella causa C‑303/00 riguarda essenzialmente una
         violazione delle disposizioni della legislazione italiana che fissano i termini entro i quali le autorità nazionali devono
         effettuare il controllo della validità di una cessione di quota (v. le sue osservazioni scritte, pag. 20).
      
      35 –	Causa C‑356/97 (Racc. pag. I‑5461, punti 38-41). Tale sentenza verteva sulla scadenza del 15 maggio, riguardante la trasmissione
         dei conteggi relativi alla raccolta e alla vendita diretta.
      
      36 –	Secondo l'ottavo ‘considerando’ del regolamento n. 536/93, il legislatore comunitario ha voluto che gli Stati membri disponessero
         a posteriori di adeguati mezzi di controllo.
      
      37 –	A seguito dell'introduzione delle quote, la spesa relativa alla PAC nel settore del latte è scesa da 5 224 milioni di euro
         nel 1984 (ossia il 28,5% del costo complessivo della PAC, pari a 18 330 milioni di euro) a 2 800 milioni di euro negli ultimi
         anni (vale a dire il 6,5% del costo complessivo della PAC, pari a 40 447 milioni di euro). V. relazione della Commissione
         sulle quote latte 10 luglio 2002 [SEC (2002) 789 definitivo, punto 3.2].
      
      38 –	V. sentenze 21 settembre 1983, cause riunite 205/82-215/82, Deutsche Milchkontor e a. (Racc. pag. 2633, punto 17); 27 maggio
         1993, causa C‑290/91, Peter (Racc. pag. I‑2981, punto 8), e Karlsson e a., cit., punto 27.
      
      39 –	V. decisione di rinvio nella causa C‑231/00 (pag. 11).
      
      40 –	Ibidem (pag. 19).
      
      41 –	V., in tal senso, sentenza 14 luglio 1994, causa C‑352/92, Milchwerke Köln/Wuppertal (Racc. pag. I‑3385, punto 23).
      
      42 –	Tale analisi è inoltre coerente con la giurisprudenza della Corte relativa alle operazioni finanziate dal Fondo europeo
         agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG). Infatti, secondo costante giurisprudenza, gli Stati membri hanno l'obbligo
         di adottare le misure necessarie per assicurarsi dell'effettività e della regolarità delle operazioni finanziate dal FEAOG,
         nonché per prevenire e perseguire le irregolarità, anche se l'atto comunitario specifico che essi applicano non prevede espressamente
         l'adozione di taluna o tale altra misura di controllo (v. sentenze 21 gennaio 1999, causa C‑54/95, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑35,
         punto 66, e 13 novembre 2001, causa C‑277/98, Francia/Commissione, Racc. pag. I‑8453, punto 40). Occorre ricordare che le
         misure dirette ad assicurare l'equilibrio dei mercati nel settore del latte sono finanziate dalla sezione garanzia del FEAOG
         [art. 1, n. 2, del regolamento (CEE) del Consiglio 21 aprile 1970, n. 729, relativo al finanziamento della politica agricola
         comune (GU L 94, pag. 13)].
      
      43 –	V., in tal senso, sentenza Karlsson e a., cit. (punto 35).
      
      44 –	Ottavo ‘considerando’ del regolamento n. 536/93.
      
      45 –	V. sentenze 25 novembre 1986, cause riunite 201/85 e 202/85, Klensch e a. (Racc. pag. 3477, punto 10), e 20 giugno 2002,
         causa C‑313/99, Mulligan e a. (Racc. pag. I‑5719, punto 35).
      
      46 –	V. in particolare, sentenza 18 novembre 1987, causa 137/85, Maizena e a. (Racc. pag. 4587, punto 15).
      
      47 –	V. decisione di rinvio nella causa C‑231/00 (pag. 21).
      
      48 –	V., in tal senso, sentenze 12 dicembre 1985, causa 67/84, Sideradria/Commissione (Racc. pagg. 3983, 3994), e 16 maggio
         1991, causa C‑96/89, Commissione/Paesi Bassi (Racc. pag. I‑2461, punto 30).
      
      49 –	V. sentenze 19 novembre 1991, cause riunite C‑6/90 e C‑9/90, Francovich e a. (Racc. pag- I‑5357, punti 41-43); 5 marzo
         1996, cause riunite C‑46/93 e C‑48/93, Brasserie du pêcheur e Factortame (Racc. pag. I‑1029, punto 67), e 23 maggio 1996,
         causa C‑5/94, Hedley Lomas (Racc. pag. I‑2553, punti 24-31).
      
      50 –	V., in particolare, sentenze 16 luglio 1992, causa C‑83/91, Meilicke (Racc. pag. I‑4871, punto 26), e 26 gennaio 1993,
         cause riunite da C‑320/90 a C‑322/90, Telemarsicabruzzo e a. (Racc. pag. I‑393, punto 6).
      
      51 –	V., in particolare, ordinanza 2 marzo 1999, causa C‑422/98, Colonia Versicherung e a. (Racc. pag. I‑1279, punto 5), e sentenza
         21 settembre 1999, causa C‑67/96, Albany (Racc. pag. I‑5751, punto 40).
      
      52 –	Art. 4, n. 1, del regolamento n. 3950/92.
      
      53 –	Ibidem, art. 5.
      
      54 –	Ibidem, art. 4, n. 2. Secondo tale regolamento, ogni produttore può avere due quantitativi di riferimento individuali,
         uno per le vendite ad un acquirente e l'altro per le vendite dirette.
      
      55 –	Ibidem, art. 6.
      
      56 –	V., per quanto riguarda gli Stati membri, sentenza Francia/Commissione, cit., e, con riferimento agli acquirenti, conclusioni
         dell'avvocato generale Geelhoed nella causa C‑230/01, Penycoed Farming Partnership, pendente dinanzi alla Corte.
      
      57 –	V., in tal senso, ordinanza 13 luglio 1990, causa C‑2/88 IMM., Zwartveld e a. (Racc. pag. I‑3365, punto 17), e sentenza
         19 settembre 2002, causa C‑336/00, Huber (Racc. pag. I‑7699, punto 61).
      
      58 –	V., in particolare, sentenze 14 novembre 1989, causa 14/88, Italia/Commissione (Racc. pag. 3677, punto 20), e 11 giugno
         1991, causa C‑251/89, Athanasopoulos e a. (Racc. pag. I‑2797, punto 57).
      
      59 –	Per convincersi di ciò occorre inoltre riferirsi al secondo ‘considerando’ del regolamento (CEE) del Consiglio 11 dicembre
         1989, n. 3880, che modifica il regolamento n. 857/84 (GU L 378, pag. 3), che ha portato il suo tasso dal 100% al 115% del
         prezzo indicativo. Detto ‘considerando’ è formulato come segue: «considerando che l'analisi del funzionamento del regime del
         prelievo supplementare ha messo in evidenza una sempre maggiore tendenza a produrre più dei quantitativi di riferimento accordati;
         che questa tendenza è imputabile alla riduzione degli elementi vincolanti del regime; che occorre aumentare il prelievo supplementare
         per rinforzarne l'effetto dissuasivo».
      
      60 –	V. sentenza Mulligan e a., cit. (punti 35 e 46).
      
      61 –	Punto 52. V. altresì, in tal senso, sentenze 7 marzo 1996, causa C‑334/94, Commissione/Francia (Racc. pag. I‑1307, punto
         30), e 13 marzo 1997, causa C‑197/96, Commissione/Francia (Racc. pag. I‑1489, punto 14).
      
      62 –	Punto 53. V. altresì, in tal senso, sentenza 27 febbraio 2003, causa C‑415/01, Commissione/Belgio (Racc. pag. I‑2081, punto
         21).
      
      63 –	V., in particolare, sentenze 15 dicembre 1987, causa 325/85, Irlanda/Commissione (Racc. pag. 5041, punto 18), e 27 marzo
         1990, causa C‑10/88, Italia/Commissione (Racc. pag. I‑1229, punto 13).
      
      64 –	L'effetto combinato dei meccanismi di sostegno dei prezzi e di assegnazione di quote latte porta ad attribuire ai produttori
         di latte una «rendita delle quote» corrispondente alla differenza tra il prezzo ottenuto ed il prezzo di costo. In determinate
         aree produttive di Stati membri diversi, la produzione di latte rappresenta oltre il 50% della produzione agricola (v. relazione
         della Commissione 10 luglio 2002 sulle quote latte, citata, punti 3.4.1 e 2.1).
      
      65 –	Le circostanze del caso di specie sono diverse da quelle della causa che ha dato luogo alla sentenza Mulligan e a., cit.,
         nella quale la Corte ha statuito che la pubblicazione del provvedimento controverso sulla stampa nazionale poteva costituire
         una pubblicità adeguata. Si trattava infatti di un provvedimento di portata generale, detto di «claw back», in virtù del quale,
         in caso di vendita o di locazione di un'azienda lattiera, il 20% del quantitativo di riferimento relativo a tale azienda non
         sarebbe trasferito assieme a quest'ultima, ma aggiunto alla riserva nazionale.
      
      66 –	La Corte ha già esaminato la validità delle quote latte rispetto ai diritti fondamentali di proprietà e di libero esercizio
         di un'attività professionale. V., in particolare, sentenze 10 gennaio 1992, causa C‑177/90, Kühn (Racc. pag. I‑35, punto 17);
         15 febbraio 1996, causa C‑63/93, Duff e a. (Racc. pag. I‑569, punto 30), e 15 aprile 1997, causa C‑22/94, Irish Farmers Association
         e a. (Racc. pag. I‑1809, punto 29). La Corte europea dei diritti dell'uomo, da parte sua, ha ammesso che il prelievo supplementare
         imposto ai produttori di latte poteva essere considerato come una privazione di proprietà ai sensi dell'art. 1 del protocollo
         n. 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (V. Corte europea dei
         diritti dell'Uomo, sentenza 28 settembre 1995, Procola c. Lussemburgo, serie A n. 236).
      
      67 –	V., altresì, sentenze Telemarsicabruzzo e a., cit., punto 6, e 12 luglio 2001, causa C‑368/98, Vanbraekel e a. (Racc. pag. I‑5363,
         punto 21). V., per un'applicazione recente, sentenza 23 gennaio 2003, cause riunite C‑421/00, C‑426/00 e C‑16/01, Sterbenz
         e Haug (Racc. pag. I‑1065, punto 20).
      
      68 –	V. ordinanza 23 marzo 1995, causa C‑458/93, Saddik (Racc. pag. I‑511, punto 17), e giurisprudenza citata.