CELEX: 62004CJ0432
Language: it
Date: 2006-07-11
Title: Sentenza della Corte in seduta plenaria dell'11 luglio 2006. # Commissione delle Comunità europee contro Édith Cresson. # Art. 213, n. 2, CE - Art. 126, n. 2, EA- Violazione degli obblighi derivanti dalla carica di membro della Commissione - Decadenza dal diritto a pensione. # Causa C-432/04.

Causa C-432/04
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Édith Cresson
      «Art. 213, n. 2, CE — Art. 126, n. 2, EA — Violazione da parte di un membro della Commissione degli obblighi derivanti dalla carica — Decadenza dal diritto a pensione»
      Conclusioni dell’avvocato generale L.A. Geelhoed, presentate il 23 febbraio 2006 
      Sentenza della Corte (Assemblea plenaria) 11 luglio 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Commissione — Obblighi dei membri — Art. 213, n. 2, CE
      (Art. 213, n. 2, CE)
      2.     Commissione — Obblighi dei membri — Inosservanza — Sanzioni 
      (Art. 213, n. 2, CE)
      3.     Commissione — Obblighi dei membri — Inosservanza — Procedimento 
      (Art. 213, n. 2, CE)
      4.     Commissione — Obblighi dei membri — Inosservanza — Procedimento 
      (Art. 213, n. 2, CE)
      5.     Commissione — Obblighi dei membri — Inosservanza — Procedimento 
      (Art. 213, n. 2, CE)
      6.     Commissione — Obblighi dei membri — Inosservanza — Procedimento 
      (Art. 213, n. 2, CE)
      7.     Commissione — Obblighi dei membri — Inosservanza — Fatti esaminati nell’ambito di un procedimento penale 
      (Art. 213, n. 2, CE)
      1.     L’art. 213, n. 2, terzo comma, CE, che vieta ai membri della Commissione di esercitare qualsiasi attività parallelamente alle
         loro funzioni e che impone loro di rispettare gli obblighi derivanti dalla loro carica, menziona alcuni doveri che sono presentati
         solo a titolo esemplificativo.
      
      Di conseguenza, poiché non vi è alcun elemento in tale disposizione che limita la nozione di «obblighi derivanti dalla loro
         carica», tale nozione va interpretata estensivamente. Considerate infatti le alte responsabilità conferite ai membri della
         Commissione, è importante che essi rispettino i più alti standard di comportamento. La detta nozione deve pertanto essere
         intesa nel senso che comprende, oltre agli obblighi di onestà e di delicatezza espressamente menzionati al detto comma, il
         complesso dei doveri derivanti dalla carica di membro della Commissione, tra i quali figura l’obbligo, sancito dal primo comma
         del medesimo articolo, di agire in piena indipendenza e nell’interesse generale della Comunità.
      
      I membri della Commissione devono far prevalere in ogni momento l’interesse generale della Comunità non solo sugli interessi
         nazionali, ma anche sugli interessi personali.
      
      È vero che i membri della Commissione devono fare in modo di comportarsi in maniera irreprensibile, tuttavia ciò non significa
         che un minimo scostamento da tali norme possa essere condannato in forza dell’art. 213, n. 2, CE. È necessario che sia stata
         commessa una violazione di una certa gravità.
      
      (v. punti 68-72)
      2.     Ai sensi dell’art. 213, n. 2, terzo comma, CE, la Corte può infliggere una sanzione, in caso di violazione degli obblighi
         derivanti dalla carica di membro della Commissione, che consiste nelle dimissioni d’ufficio o nella decadenza dal diritto
         a pensione – o da altri vantaggi sostitutivi – dell’interessato. Mentre le dimissioni potranno essere applicate solo in caso
         di violazione commessa e continuata quando il membro della Commissione interessato è ancora in carica, la decadenza dal diritto
         a pensione o da altri vantaggi sostitutivi si applicherà invece se la violazione è stata commessa durante il mandato o dopo
         la sua scadenza. Se non è precisata la portata della decadenza dal diritto a pensione o dagli altri vantaggi sostitutivi,
         la Corte è libera di pronunciare la decadenza totale o parziale da essi a seconda del grado di gravità della violazione.
      
      Quindi, il fatto che il mandato di un membro della Commissione sia scaduto e che, di conseguenza, non possano più essere pronunciate
         le dimissioni d’ufficio dell’interessato non osta alla condanna del detto membro della Commissione per una violazione commessa
         nel corso del suo mandato, ma scoperta o provata dopo la scadenza di quest’ultimo.
      
      Ne consegue che l’art. 213, n. 2, CE costituisce un fondamento normativo corretto per adire la Corte con un ricorso diretto
         a far dichiarare che un membro della Commissione ha violato gli obblighi ad esso incombenti in forza di tale disposizione,
         nonché a far pronunciare la decadenza totale o parziale dal suo diritto a pensione o da altri vantaggi sostitutivi.
      
      (v. punti 73-75)
      3.     Anche se l’art. 213, n. 2, CE non prevede alcun termine specifico per l’avvio dell’azione prevista da tale disposizione, i
         termini di cui dispone la Commissione in tale contesto non sono illimitati. In mancanza di disposizioni in questa materia,
         detta istituzione deve preoccuparsi di non ritardare indefinitamente l’esercizio dei suoi poteri al fine di rispettare l’esigenza
         fondamentale della certezza del diritto, di non aumentare le difficoltà per i convenuti quando devono confutare gli argomenti
         della Commissione e quindi di non violare i diritti della difesa.
      
      (v. punto 90)
      4.     Nonostante la mancanza di disposizioni dettagliate che disciplinino l’azione oggetto dell’art. 213, n. 2, CE, i diritti della
         difesa devono essere rispettati, dato che il rispetto dei diritti della difesa in qualsiasi procedimento promosso nei confronti
         di una persona e che possa sfociare in un atto per essa lesivo costituisce un principio fondamentale del diritto comunitario
         che dev’essere garantito anche in mancanza di qualsiasi norma riguardante il procedimento di cui trattasi. A tale riguardo,
         l’osservanza dei diritti della difesa richiede che la persona contro cui la Commissione ha avviato un procedimento amministrativo
         sia stata in grado, durante tale procedimento, di far conoscere utilmente il suo punto di vista sulla realtà e pertinenza
         dei fatti e delle circostanze fatte valere nonché sui documenti accolti dalla Commissione a sostegno delle sue affermazioni
         relative all’esistenza di una violazione del diritto comunitario.
      
      Pertanto, se l’istituzione invia al membro in questione una comunicazione degli addebiti che riprende l’insieme dei fatti
         contestati e la loro analisi giuridica, concede all’interessato l’accesso al suo fascicolo, lo invita a presentare le sue
         osservazioni entro un termine di almeno due mesi e procede ad una sua audizione, detta istituzione segue una procedura rispettosa
         dei diritti della difesa.
      
      (v. punti 103-104, 110)
      5.     L’art. 2, n. 1, del protocollo n. 7 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, secondo cui ogni
         persona dichiarata rea da un tribunale ha il diritto di far esaminare la dichiarazione di colpevolezza o la condanna da un
         tribunale della giurisdizione superiore, sancisce un diritto che, ai sensi dell’art. 2, n. 2, del detto protocollo, può essere
         oggetto di eccezioni, in particolare quando l’interessato è stato giudicato in prima istanza da un tribunale della giurisdizione
         più elevata.
      
      Ne consegue che, anche ipotizzando che tale disposizione sia applicabile nel contesto di un procedimento fondato sull’art. 213,
         n. 2, CE, l’impossibilità di esperire un ricorso contro la decisione della Corte non costituisce affatto una carenza tale
         da ledere i diritti dei membri della Commissione alla tutela giurisdizionale effettiva e non permette, quindi, di invalidare
         il ricorso alla Corte.
      
      (v. punti 112-113)
      6.     I procedimenti disciplinari relativi ad un dipendente o agente delle Comunità ed i procedimenti relativi ad un membro della
         Commissione non sono soggetti alle stesse disposizioni. I primi sono disciplinati dalle norme dello Statuto del personale
         delle Comunità europee, i secondi seguono un procedimento autonomo, in forza dell’art. 213, n. 2, CE. Pertanto, le soluzioni
         applicate ai primi non sono necessariamente applicabili ai secondi.
      
      (v. punto 118)
      7.     Nei limiti in cui gli accertamenti svolti nel corso di un procedimento penale vertono su fatti identici a quelli esaminati
         nel contesto del procedimento di cui all’art. 213, n. 2, CE e sono inseriti nel fascicolo sottoposto alla Corte, quest’ultima
         ne può tener conto nell’ambito dell’analisi dei fatti addebitati alla persona considerata. Tuttavia, la Corte non è vincolata
         dalla qualificazione giuridica dei fatti effettuata nel contesto del procedimento penale ed è suo compito valutare, nella
         pienezza dei suoi poteri discrezionali, se i fatti contestati nell’ambito di un procedimento fondato sull’art. 213, n. 2,
         CE costituiscano una violazione degli obblighi derivanti dalla carica di membro della Commissione.
      
      (v. punti 120-121)
SENTENZA DELLA CORTE (Seduta plenaria)
      11 luglio 2006 (*)
      
      «Art. 213, n. 2, CE – Art. 126, n. 2, EA – Violazione da parte di un membro della Commissione degli obblighi derivanti dalla carica – Decadenza dal diritto a pensione»
      Nella causa C-432/04,
      avente ad oggetto un ricorso ai sensi degli artt. 213, n. 2, terzo comma, CE e 126, n. 2, terzo comma, EA, proposto il 7 ottobre
         2004,
      
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. H.‑P. Hartvig e J. Currall, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Édith Cresson, rappresentata dai sigg. G. Vandersanden, L. Levi e M. Hirsch, avocats,
      
      convenuta,
      sostenuta da
      Repubblica francese, rappresentata dalle sig.re E. Belliard e C. Jurgensen, nonché dal sig. G. de Bergues, in qualità di agenti, con domicilio
         eletto in Lussemburgo,
      
      interveniente,
      LA CORTE (Seduta plenaria),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, A. Rosas e K. Schiemann, presidenti di sezione, dai sigg. J.-P.
         Puissochet, R. Schintgen, dalla sig.ra N. Colneric, dal sig. S. von Bahr (relatore), dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai
         sigg. K. Lenaerts, P. Kūris, E. Juhász, G. Arestis, A. Borg Barthet, M. Ilešič, J. Klučka e E. Levits, giudici,
      
      avvocato generale: sig. L. A. Geelhoed
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale,
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 9 novembre 2005,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 23 febbraio 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       Con il ricorso in esame, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che la sig.ra Cresson ha dato
         prova di favoritismo o, per lo meno, di grave negligenza, che costituiscono una violazione degli artt. 213 CE e 126 EA, e,
         di conseguenza, di pronunciare la decadenza, parziale o totale, della sig.ra Cresson dal suo diritto a pensione o dagli altri
         vantaggi sostitutivi.
      
       Contesto normativo
      2       L’art. 213, n. 2, CE così recita:
      «I membri della Commissione esercitano le loro funzioni in piena indipendenza nell’interesse generale della Comunità.
      Nell’adempimento dei loro doveri, essi non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo né da alcun organismo. Essi
         si astengono da ogni atto incompatibile con il carattere delle loro funzioni. Ciascuno Stato membro si impegna a rispettare
         tale carattere e a non cercare di influenzare i membri della Commissione nell’esecuzione dei loro compiti.
      
      I membri della Commissione non possono, per la durata delle loro funzioni, esercitare alcuna altra attività professionale,
         rimunerata o meno. Fin dal loro insediamento, essi assumono l’impegno solenne di rispettare, per la durata delle loro funzioni
         e dopo la cessazione di queste, gli obblighi derivanti dalla loro carica, ed in particolare i doveri di onestà e delicatezza
         per quanto riguarda l’accettare, dopo tale cessazione, determinate funzioni o vantaggi. In caso di violazione degli obblighi
         stessi, la Corte di giustizia, su istanza del Consiglio o della Commissione, può, a seconda dei casi, pronunciare le dimissioni
         d’ufficio alle condizioni previste dall’articolo 216 ovvero la decadenza dal diritto a pensione dell’interessato o da altri
         vantaggi sostitutivi».
      
      3       L’’art. 216 CE così dispone:
      «Qualsiasi membro della Commissione che non risponda più alle condizioni necessarie all’esercizio delle sue funzioni o che
         abbia commesso una colpa grave può essere dichiarato dimissionario dalla Corte di giustizia, su istanza del Consiglio o della
         Commissione».
      
      4       Le disposizioni dell’art. 126, n. 2, EA sono identiche a quelle dell’art. 213, n. 2, CE.
       La normativa relativa agli ospiti scientifici
      5       Il 19 dicembre 1989 la Commissione ha adottato una decisione recante le direttive amministrative applicabili agli ospiti scientifici
         nel contesto di determinati programmi di ricerca (in prosieguo: la «decisione relativa agli ospiti scientifici»).
      
      6       Tale decisione fissa, tra l’altro, le categorie professionali cui devono appartenere le persone che possono essere assunte
         in qualità di ospiti scientifici, la tabella retributiva applicabile e la durata dei contratti che possono essere stipulati.
         Essa precisa inoltre che l’ospite scientifico è tenuto a redigere una relazione sull’attività che ha formato oggetto della
         sua visita entro un mese dalla scadenza del contratto.
      
       Fatti all’origine della controversia
      7       I fatti principali, come emergono, in particolare, dal ricorso, sono i seguenti.
      8       La sig.ra Cresson è stata membro della Commissione dal 24 gennaio 1995 all’8 settembre 1999. La Commissione, all’epoca presieduta
         dal sig. Santer, ha presentato le sue dimissioni collettive il 16 marzo 1999, ma ha continuato ad esercitare le sue funzioni
         fino all’8 settembre dello stesso anno. Il portafoglio affidato alla sig.ra Cresson comprendeva i seguenti settori: scienza,
         ricerca e sviluppo, risorse umane, educazione, formazione e gioventù, nonché il Centro comune di ricerca (CCR), settori che,
         ad eccezione del CCR, all’epoca dei fatti erano di competenza delle Direzioni generali (DG) XII, XIII.D e XXII.
      
      9       La presentazione delle censure sollevate dalla Commissione contro la sig.ra Cresson deve essere suddivisa in due parti: la
         prima riguarda il sig. Berthelot, la seconda il sig. Riedinger.
      
       Il caso del sig. Berthelot
      10     Quando la sig.ra Cresson assunse le sue funzioni, il suo gabinetto era già costituito. Tuttavia, essa manifestò l’intenzione
         di avvalersi dei servizi di un suo stretto conoscente, il sig. Berthelot, in qualità di «consigliere personale». Secondo il
         suo curriculum vitae, il sig. Berthelot era medico, di professione chirurgo dentista, aveva svolto le funzioni di capo del
         servizio ospedaliero ed era stato incaricato di missione presso l’Agence nationale de valorisation de la recherche (Agenzia
         nazionale per la valorizzazione della ricerca) (Anvar) per tre mesi. Egli risiedeva in un comune vicino alla città di Châtellerault
         (Francia), di cui la sig.ra Cresson era sindaco. Considerata la sua età, che, all’epoca dei fatti era di 66 anni, il sig. Berthelot
         non poteva essere assunto come agente temporaneo per svolgere le funzioni di membro del gabinetto di un commissario. Il sig.
         Lamoureux, capo di gabinetto della sig.ra Cresson, aveva peraltro fatto presente a quest’ultima che, vista l’età del sig.
         Berthelot, non vedeva come l’interessato potesse essere assunto presso la Commissione.
      
      11     La sig.ra Cresson, che comunque desiderava avvalersi della collaborazione del sig. Berthelot in qualità di consigliere personale,
         si rivolse allora ai servizi dell’amministrazione affinché studiassero le condizioni alle quali sarebbe stata possibile l’assunzione
         dell’interessato. L’amministrazione prese in considerazione diversi tipi di contratto, tra cui, in particolare, quello di
         consulente, scartato in quanto troppo oneroso, ed il contratto di ospite scientifico, che infine fu scelto.
      
      12     Il sig. Berthelot fu così assunto come ospite scientifico presso la DG XII a partire dal 1° settembre 1995 inizialmente per
         sei mesi. In seguito, tale periodo fu prolungato fino alla fine di febbraio 1997. Sebbene l’incarico di ospite scientifico
         implichi che l’interessato svolga la propria attività essenzialmente o presso il CCR, o presso i servizi che svolgono attività
         di ricerca, il sig. Berthelot lavorò esclusivamente come consigliere personale della sig.ra Cresson. 
      
      13     Poiché al sig. Berthelot non era stato attribuito un ufficio, egli lavorava, tra l’altro, in un ufficio di passaggio del gabinetto.
         Arrivava generalmente alla Commissione il martedì mattina e ripartiva il giovedì sera. Rendeva conto oralmente alla sig.ra
         Cresson delle sue attività. 
      
      14     Dall’aprile 1996, in applicazione di una disposizione anticumulo, la retribuzione mensile corrisposta al sig. Berthelot come
         ospite scientifico venne ridotta in ragione di una pensione che percepiva in Francia.
      
      15     Poco dopo l’applicazione di tale riduzione il gabinetto della sig.ra Cresson predispose tredici ordini di missione per il
         sig. Berthelot, con destinazione Châtellerault, per il periodo dal 23 maggio al 21 giugno 1996, missioni per le quali il sig.
         Berthelot ricevette circa 6 900 euro. A quanto risulta da un’indagine penale condotta in Belgio dal 1999, gli ordini di missione
         si riferivano a missione fittizie.
      
      16     Dal 1° settembre 1996 il sig. Berthelot ha beneficiato di un reinquadramento, passando così dal gruppo II al gruppo I degli
         ospiti scientifici. La sua retribuzione mensile, che all’epoca era dell’ordine di 4 500 euro, aumentò di circa 1 000 euro.
      
      17     Alla scadenza del suo contratto con la DG XII, il 1° marzo 1997, al sig. Berthelot fu offerto un altro contratto di ospite
         scientifico presso il CCR per un anno, con scadenza alla fine di febbraio 1998. La durata complessiva del suo incarico di
         ospite scientifico venne così portata a due anni e mezzo, nonostante la normativa preveda una durata massima delle funzioni
         di 24 mesi.
      
      18     Il 2 ottobre 1997, in applicazione della decisione relativa agli ospiti scientifici, il servizio controllo finanziario della
         Commissione chiese che gli fosse trasmessa la relazione sull’attività conseguente al contratto del sig. Berthelot, scaduto
         alla fine di febbraio 1997. Secondo i termini di tale decisione, il sig. Berthelot avrebbe dovuto redigere detta relazione
         alla scadenza di detto primo contratto, nonché alla fine del suo contratto con il CCR. Dopo svariati solleciti, nel luglio
         1998 furono infine trasmesse alcune relazioni, consistenti in una serie di promemoria redatti da diversi autori e raccolti
         dal gabinetto della sig.ra Cresson.
      
      19     Il 31 dicembre 1997 il sig. Berthelot, per motivi di salute, chiese la risoluzione del suo contratto a partire da tale data.
         La sua domanda fu accettata.
      
      20     La sig.ra Cresson si rivolse tuttavia al suo capo di gabinetto affinché trovasse una «soluzione» – per usare il termine impiegato
         da quest’ultima – per il sig. Berthelot a partire dal 1° gennaio 1998. Si pensò di assumere il sig. Berthelot come consigliere
         speciale, ma egli respinse tale proposta.
      
      21     Il sig. Berthelot è deceduto il 2 marzo 2000.
       Il caso del sig. Riedinger 
      22     Nel 1995 i servizi della Commissione offrirono al sig. Riedinger, avvocato d’impresa e conoscente personale della sig.ra Cresson,
         tre contratti di lavoro, di cui due su esplicita richiesta della sig.ra Cresson.
      
      23     Il primo contratto, firmato dal direttore generale del CCR, aveva ad oggetto uno «studio di fattibilità della creazione di
         una rete dei centri di studio dell’Europa centrale e dell’Europa comunitaria». Esso era legato allo sviluppo dell’Istituto
         di prospettiva tecnologica di Siviglia (Spagna) e mirava ad un approfondimento delle relazioni tra i paesi dell’Europa centrale
         in tale settore.
      
      24     Il secondo contratto, d’importo pari a 10 500 ecu, consisteva in una «[m]issione di accompagnamento della sig.ra Cresson in
         Sudafrica dal 13 al 16 maggio 1995 e [nella] redazione di una relazione». Tale missione si suddivideva in due parti: la prima
         aveva ad oggetto una conferenza sulla società dell’informazione, la seconda riguardava, tra l’altro, l’invio, nell’ambito
         del «servizio volontario», di giovani medici tedeschi in Sudafrica. Detta missione presentava inoltre un aspetto turistico.
      
      25     Il terzo contratto concerneva uno «studio professionale di pre-fattibilità della creazione di un istituto europeo di diritto
         comparato». Tale istituto doveva mirare ad una migliore comprensione dei problemi giuridici connessi al settore della ricerca,
         in particolare in materia di proprietà intellettuale e di brevetti.
      
      26     Sebbene i servizi di cui era responsabile la sig.ra Cresson avessero iscritto in bilancio le somme necessarie per questi tre
         contratti, nessuno di questi ultimi venne eseguito o pagato.
      
       Le indagini ed i procedimenti avviati
      27     Sono state svolte indagini da parte di un comitato di esperti indipendenti, poi da parte dell’Ufficio europeo per la lotta
         antifrode (OLAF) e infine dall’Ufficio investigativo e disciplinare della Commissione (IDOC). Anche un giudice istruttore
         belga ha avviato un’indagine e la Commissione ha iniziato un procedimento.
      
       L’indagine del comitato di esperti indipendenti
      28     Un comitato di esperti indipendenti, istituito il 27 gennaio 1999 sotto gli auspici del Parlamento europeo e della Commissione,
         è stato incaricato di redigere una prima relazione per determinare in quale misura la Commissione, in qualità di collegio,
         o uno o più dei suoi membri a titolo individuale fossero responsabili dei recenti casi di frode, cattiva gestione o nepotismo
         menzionati nei dibattiti parlamentari.
      
      29     Nella relazione depositata il 15 marzo 1999, detto comitato ha concluso che, per quanto riguarda il sig. Berthelot, si era
         in presenza di un caso certo di favoritismo.
      
       Le indagini dell’OLAF e dell’IDOC 
      30     In seguito alle conclusioni del comitato di esperti indipendenti, l’OLAF ha effettuato le proprie indagini e depositato una
         relazione il 23 novembre 1999.
      
      31     Tale relazione ha portato all’apertura di diversi procedimenti disciplinari nei confronti di dipendenti e agenti della Commissione,
         nonché ad una procedura diretta al recupero delle somme indebitamente pagate al sig. Berthelot. 
      
      32     La Direzione generale del personale e dell’amministrazione (in prosieguo: la «DG ADMIN») e poi l’IDOC, dopo la sua istituzione
         con decisione 19 febbraio 2002, hanno svolto un’indagine sul sig. Riedinger e due indagini complementari sul sig. Berthelot,
         una relativa al ruolo della DG XII, l’altra sul coinvolgimento del CCR.
      
      33     Nel corso di tali indagini sono state effettuate decine di audizioni e la sig.ra Cresson è stata più volte contattata dai
         servizi competenti e dal sig. Kinnock, vicepresidente della Commissione, responsabile per la riforma amministrativa. La sig.ra
         Cresson ha presentato le sue osservazioni con lettere 24 settembre, 22 ottobre e 17 dicembre 2001.
      
      34     La DG ADMIN ha depositato la relazione sul sig. Riedinger l’8 agosto 2001. L’IDOC ha depositato una relazione sul sig. Berthelot
         il 22 febbraio 2002.
      
       Il procedimento penale 
      35     In seguito alla denuncia presentata da un membro del Parlamento, nel 1999 è stata avviata un’indagine penale relativa al caso
         del sig. Berthelot. La Commissione si è costituita parte civile contro la sig.ra Cresson.
      
      36     Il giudice istruttore ha accusato la sig.ra Cresson, il sig. Berthelot, nonché taluni dipendenti e agenti della Commissione
         di falso, uso di atto falso, truffa o abuso di ufficio, sulla base dei tre elementi seguenti:
      
      –       l’assunzione del sig. Berthelot in qualità di ospite scientifico, che sarebbe avvenuta in violazione delle disposizioni adottate
         dalla Commissione;
      
      –       le relazioni di fine incarico del sig. Berthelot e,
      –       gli ordini e i conteggi relativi alle missioni del sig. Berthelot.
      37     Nella sua requisitoria scritta presentata dinanzi alla camera di consiglio del Tribunal de première instance di Bruxelles
         (Tribunale di primo grado di Bruxelles, Belgio), giudice che, al termine della fase istruttoria, decide se una persona debba
         o no essere rinviata dinanzi al tribunal correctionnel (Tribunale penale) per essere giudicata, il procureur du Roi (procuratore
         del Re) ha respinto i capi di imputazione relativi al primo elemento, ritenendo che l’assunzione del sig. Berthelot non violasse
         la normativa comunitaria e che all’epoca dei fatti in esame la disposizione del Codice penale belga in materia di abuso d’ufficio
         non si applicasse alle persone che ricoprono una carica pubblica in un’organizzazione di diritto internazionale pubblico.
         Il procureur du Roi ha altresì respinto i capi di imputazione vertenti sul secondo elemento in quanto, a suo avviso, dal fascicolo
         non emergeva alcuna accusa a carico della sig.ra Cresson. I capi di imputazione relativi al terzo elemento sono stati inizialmente
         accolti, ma infine abbandonati.
      
      38     Con ordinanza 30 giugno 2004 la camera di consiglio del Tribunal de première instance di Bruxelles, prendendo atto della requisitoria
         orale del procureur du Roi e rinviando ai motivi esposti nella sua requisitoria scritta, ha dichiarato estinta l’azione per
         quanto riguarda il sig. Berthelot a causa del decesso di quest’ultimo e ha concluso per il non luogo a procedere per gli altri
         indagati. Quanto alla sig.ra Cresson, detto tribunale ha dichiarato che non esistevano accuse circa la conoscenza, da parte
         sua dei fatti controversi relativi agli ordini di missione del sig. Berthelot.
      
       Il procedimento avviato dalla Commissione
      39     Il 21 gennaio 2003 il collegio dei membri della Commissione ha deciso di inviare alla sig.ra Cresson una comunicazione degli
         addebiti a suo carico nell’ambito dell’eventuale avvio di un procedimento fondato sugli artt. 213, n. 2, CE e 126, n. 2, EA.
         È stata inoltre presa la decisione di consentire alla sig.ra Cresson di accedere al suo fascicolo e di invitarla a comunicare
         le sue osservazioni.
      
      40     La comunicazione degli addebiti, vertente sull’assunzione del sig. Berthelot e sui contratti offerti al sig. Riedinger, è
         stata consegnata alla sig.ra Cresson il 17 marzo 2003, poi, per motivi meramente tecnici relativi alla procedura di autorizzazione,
         lo stesso documento, recante la data 30 aprile 2003, le è stato trasmesso il 6 maggio 2003.
      
      41     In seguito ha avuto luogo una fitta corrispondenza tra i legali della sig.ra Cresson e la Commissione in merito alla portata
         del procedimento in tal modo avviato e all’accesso della sig.ra Cresson ai documenti che essa riteneva pertinenti.
      
      42     La sig.ra Cresson ha replicato alla comunicazione degli addebiti con un documento di data 30 settembre 2003. Con tale documento
         essa contesta, in particolare, il fondamento normativo di detta comunicazione e afferma, in subordine, che le censure addotte
         non sono dimostrate. Chiede inoltre che le sia versata la somma di EUR 50 000 a titolo di risarcimento del danno materiale
         e morale subito a causa dell’avvio del procedimento disciplinare a suo carico.
      
      43     La sig.ra Cresson è stata sentita dalla Commissione durante un’audizione tenutasi il 30 giugno 2004.
      44     Il 19 luglio 2004 la Commissione ha deciso di adire la Corte. 
       Procedimento dinanzi alla Corte e conclusioni delle parti
      45     La Commissione chiede che la Corte voglia:
      –       dichiarare che la sig.ra Cresson ha violato gli obblighi che le incombevano in virtù degli artt. 213 CE e 126 EA;
      –       pronunciare, di conseguenza, la decadenza, parziale o totale, dal diritto a pensione e/o dagli altri vantaggi sostitutivi
         spettanti alla sig.ra Cresson, rimettendosi la Commissione alla saggezza della Corte per determinare la durata e la portata
         di tale decadenza, e
      
      –       condannare la sig.ra Cresson alle spese.
      46     La sig.ra Cresson chiede che la Corte voglia:
      –       in via principale, dichiarare irricevibile il ricorso presentato dalla Commissione;
      –       in subordine, respingere il ricorso in quanto illegittimo e infondato;
      –       ordinare alla Commissione di produrre l’intero verbale delle discussioni che hanno portato alla decisione, adottata il 19
         luglio 2004, di adire la Corte, nonché di produrre gli altri documenti richiesti dalla convenuta nelle sue domande e nella
         domanda confermativa, rispettivamente, del 26 aprile e del 5 ottobre 2004, e
      
      –       condannare la Commissione all’integralità delle spese.
      47     Con ordinanza del presidente della Corte 2 giugno 2005, la Repubblica francese è stata ammessa ad intervenire a sostegno delle
         conclusioni della sig.ra Cresson.
      
      48     La domanda della sig.ra Cresson volta alla produzione di taluni documenti è stata respinta dalla Corte con ordinanza 9 settembre
         2005.
      
       Sulla domanda di riapertura della fase orale del procedimento
      49     Con lettera 30 marzo 2006 la sig.ra Cresson ha chiesto alla Corte di disporre, ai sensi dell’art. 61 del suo regolamento di
         procedura, la riapertura della fase orale. Essa ha motivato tale domanda sostenendo che le conclusioni dall’avvocato generale
         si fondano, sotto molti aspetti, su elementi che non sono stati dibattuti tra le parti. Essa afferma, in sostanza, da una
         parte, che l’avvocato generale ha redatto le conclusioni unicamente dal punto di vista dei principi, qualificando il procedimento
         in esame come «costituzionale», e, dall’altra, non ha discusso gli elementi di fatto, che sono invece indispensabili per pronunciarsi
         sulla condotta contestata.
      
      50     A tale proposito, occorre ricordare che la Corte può, d’ufficio o su proposta dell’avvocato generale, o anche su domanda delle
         parti, ordinare la riapertura della fase orale, ai sensi dell’art. 61 del suo regolamento di procedura, se essa ritiene necessari
         ulteriori chiarimenti o se la causa dev’essere decisa sulla base di un argomento che non è stato dibattuto tra le parti (v.,
         in particolare, ordinanza 4 febbraio 2000, causa C‑17/98, Emesa Sugar, Racc. pag. I‑665, punto 18, e sentenza 14 dicembre
         2004, causa C‑210/03, Swedish Match, Racc. pag. I‑11893, punto 25).
      
      51     Nella fattispecie, dalla domanda di riapertura risulta che essa in realtà costituisce un commento alle conclusioni dell’avvocato
         generale. In tale domanda non sono fatti valere elementi di fatto o disposizioni di legge sulle quali l’avvocato generale
         si sarebbe fondato e che non sarebbero stati dibattuti dalle parti. La Corte ritiene inoltre di disporre di tutti gli elementi
         necessari per pronunciarsi nel merito.
      
      52     Pertanto, sentito l’avvocato generale, la domanda di riapertura della fase orale deve essere respinta.
       Sul ricorso
       Considerazioni preliminari
      53     Gli addebiti sollevati a carico della sig.ra Cresson si fondano sulle disposizioni degli artt. 213 CE e 126 EA. Posto che
         tali disposizioni sono identiche, i riferimenti all’art. 213 CE vanno intesi anche come rinvii all’art. 126 EA.
      
      54     La presente causa richiede l’esame delle seguenti questioni: la portata dell’art. 213, n. 2, CE; il rispetto delle norme procedurali
         e di vari diritti fatti valere dalla sig.ra Cresson, in particolare i diritti della difesa; le conseguenze del procedimento
         penale; l’esistenza di un inadempimento degli obblighi di cui all’art. 213, n. 2, CE e l’eventuale irrogazione di una sanzione.
      
      55     Quanto all’eccezione di irricevibilità sollevata dalla sig.ra Cresson, essa è fondata su vari motivi. Innanzi tutto, l’art. 213 CE
         non potrebbe costituire, nella fattispecie, un fondamento normativo valido per adire la Corte. Inoltre, la decisione di non
         luogo a procedere della camera di consiglio del tribunal de première instance di Bruxelles avrebbe svuotato l’azione disciplinare
         avviata dalla Commissione del suo oggetto e del suo contenuto. Infine, i fatti addebitati alla sig.ra Cresson avrebbero scarsa
         rilevanza.
      
      56     Questi motivi d’irricevibilità sono tuttavia indissolubilmente legati alle questioni di merito sollevate dalla controversia
         e menzionate al punto 54 di questa sentenza. I problemi relativi al fondamento normativo del ricorso e all’importanza, considerata
         minima, dei fatti addebitati sono quindi collegati alla valutazione delle questioni vertenti, rispettivamente, sulla portata
         dell’art. 213, n. 2, CE e sull’inosservanza degli obblighi di cui a tale articolo. Quanto agli effetti del non luogo a procedere
         pronunciato dal giudice penale adito, essi rientrano nella questione relativa all’esame delle conseguenze del procedimento
         penale. Questi motivi di irricevibilità saranno quindi affrontati nel contesto dell’esame della causa nel merito. 
      
       Sulla portata dell‘art. 213, n. 2, CE
       Osservazioni delle parti
      57     La Commissione afferma che l’art. 213, n. 2, CE riguarda l’inosservanza, da parte dei membri di tale istituzione, degli obblighi
         derivanti dalla loro carica. Il commissario che non agisca nell’interesse generale o che si lasci condizionare da considerazioni
         legate al suo interesse personale o privato, pecuniario o altro, non rispetterebbe tali obblighi. 
      
      58     Dato che alla sig.ra Cresson è contestato un comportamento di questo genere, la condanna domandata e la sanzione richiesta,
         ossia la decadenza totale o parziale dal diritto a pensione dell’interessata o da altri vantaggi sostitutivi, sarebbero state
         correttamente fondate sull’art. 213, n. 2, CE. 
      
      59     La sig.ra Cresson sostiene che tale disposizione non può fungere da fondamento normativo in base al quale adire la Corte.
         
      
      60     In primo luogo, le violazioni da parte dei membri della Commissione degli obblighi stabiliti dall’art. 213, n. 2, primo e
         secondo comma, CE, commesse nel corso del loro mandato e diverse dall’accettazione di incarichi esterni, potrebbero essere
         sanzionate esclusivamente, secondo quanto disposto dall’art. 216 CE, mediante la pronuncia delle dimissioni. 
      
      61     Dato che la Commissione accusa la sig.ra Cresson di una siffatta violazione, essa non potrebbe proporre un ricorso diretto
         a sanzionarla mediante la decadenza dal suo diritto a pensione o da altri vantaggi sostitutivi. Tale sanzione non sarebbe
         prevista dall’art. 213, n. 2, CE né da alcuna altra norma di diritto comunitario.
      
      62     In secondo luogo, le disposizioni dell’art. 213, n. 2, terzo comma, CE andrebbero applicate quando un membro della Commissione
         viene meno ai suoi obblighi di onestà e delicatezza accettando certe attività esterne o mentre esercita le sue funzioni, o
         dopo la cessazione di queste. In tale caso sarebbe prevista la sanzione delle dimissioni d’ufficio alle condizioni stabilite
         dall’art. 216 CE se l’attività è svolta durante il mandato di membro della Commissione, oppure la decadenza dal diritto a
         pensione o da altri vantaggi sostitutivi se l’attività è effettuata dopo la scadenza di tale mandato.
      
      63     Dato che la sig.ra Cresson non è accusata di alcuna violazione del divieto di esercitare attività esterne, le disposizioni
         dell’art. 213, n. 2, terzo comma, CE non le sarebbero applicabili.
      
       Giudizio della Corte
      64     Occorre esaminare il dettato dell’art. 213, n. 2, CE per verificare se la Commissione abbia fondato a giusto titolo il suo
         ricorso su tale disposizione. 
      
      65     Detto n. 2 sancisce in tre commi gli obblighi principali ed i divieti cui sono soggetti i membri della Commissione.
      66     Il primo comma stabilisce che i detti membri eserciti le loro funzioni in piena indipendenza nell’interesse generale della
         Comunità.
      
      67     Il secondo comma specifica tale dovere di indipendenza, precisando che esso deve essere attuato nei confronti di qualsiasi
         governo o organismo. 
      
      68     Il terzo comma vieta, innanzi tutto, ai membri della Commissione di esercitare qualsiasi attività parallelamente alle loro
         funzioni.
      
      69     Tale comma precisa poi, in termini generali, il modo in cui i membri della Commissione devono esercitare tali funzioni. Essi
         devono rispettare gli obblighi derivanti dalla loro carica, che comprendono, tra l’altro, i doveri di onestà e delicatezza
         per quanto riguarda l’accettazione, al termine del loro mandato, di determinate funzioni o di determinati vantaggi. Poiché
         tale tipo di doveri è menzionato solo a titolo esemplificativo, gli obblighi di cui al detto comma, contrariamente a quanto
         afferma la sig.ra Cresson, non possono essere limitati al divieto di cumulo di attività durante il mandato di membro della
         Commissione e ai doveri di onestà e delicatezza al momento di accettare dette funzioni al termine di tale mandato.
      
      70     Dato che, nell’ambito di tale terzo comma, non vi è alcun elemento che limita la nozione di «obblighi derivanti dalla loro
         carica», tale nozione va interpretata estensivamente. Considerate infatti le alte responsabilità conferite ai membri della
         Commissione, è importante, come ha rilevato l’avvocato generale al paragrafo 74 delle conclusioni, che essi ispirino al massimo
         rigore il loro comportamento. La detta nozione deve pertanto essere intesa nel senso che comprende, oltre agli obblighi di
         onestà e di delicatezza espressamente menzionati all’art. 213, n. 2, terzo comma, CE, il complesso dei doveri derivanti dalla
         carica di membro della Commissione, tra i quali figura l’obbligo, sancito dall’art. 213, n. 2, primo comma, CE, di agire in
         piena indipendenza e nell’interesse generale della Comunità.
      
      71     I membri della Commissione devono far prevalere in ogni momento l’interesse generale della Comunità non solo sugli interessi
         nazionali, ma anche sugli interessi personali.
      
      72     È vero che i membri della Commissione devono fare in modo di comportarsi in maniera irreprensibile, tuttavia ciò non significa
         che un minimo scostamento da tali norme possa essere condannato in forza dell’art. 213, n. 2, CE. È necessario che sia stata
         commessa una violazione di una certa gravità. 
      
      73     Ai sensi dell’art. 213, n. 2, terzo comma, CE, la Corte può infliggere una sanzione, in caso di violazione degli obblighi
         derivanti dalla carica di membro della Commissione, che consiste nelle dimissioni d’ufficio o nella decadenza dal diritto
         a pensione – o da altri vantaggi sostitutivi – dell’interessato. Tali dimissioni potranno essere applicate solo in caso di
         violazione commessa e continuata quando il membro della Commissione interessato è ancora in carica. La decadenza dal diritto
         a pensione o da altri vantaggi sostitutivi si applicherà invece se la violazione è stata commessa durante il mandato o dopo
         la sua scadenza. Se non è precisata la portata della decadenza dal diritto a pensione o dagli altri vantaggi sostitutivi,
         la Corte è libera di pronunciare la decadenza totale o parziale da essi, a seconda del grado di gravità della violazione.
      
      74     Quindi, contrariamente a quanto sostiene la sig.ra Cresson, il fatto che il mandato di un membro della Commissione sia scaduto
         e che, di conseguenza, non possano più essere pronunciate le dimissioni d’ufficio dell’interessato non osta alla condanna
         del detto membro della Commissione per una violazione commessa nel corso del suo mandato, ma scoperta o provata dopo la scadenza
         di quest’ultimo.
      
      75     Ne consegue che l’art. 213, n. 2, CE, sul quale si basa il ricorso alla Corte nella causa in esame, diretto a far dichiarare
         che la sig.ra Cresson ha violato gli obblighi ad essa incombenti in forza di tale disposizione, nonché far pronunciare la
         decadenza totale o parziale dal suo diritto a pensione o da altri vantaggi sostitutivi, costituisce un fondamento normativo
         corretto. 
      
       Sull’osservanza delle norme procedurali e di vari diritti fatti valere dalla sig.ra Cresson, in particolare dei diritti della
            difesa
       Osservazioni della sig.ra Cresson
      76     Secondo la sig.ra Cresson non sono state rispettate le norme procedurali, né vari diritti, tra cui i diritti della difesa.
         A suo avviso, ciò ha inciso sulla legittimità sia del procedimento amministrativo dinanzi alla Commissione, sia del procedimento
         contenzioso dinanzi alla Corte. Quest’ultima dovrebbe quindi dichiarare irricevibile il ricorso.
      
      –       Il vizio d’incompetenza
      77     Ad avviso della sig.ra Cresson l’indagine amministrativa è stata erroneamente avviata dal sig. Reichenbach, Direttore generale
         del personale e dell’amministrazione, in qualità di autorità che ha il potere di nomina (APN), sulla base della relazione
         dell’IDOC. La sig.ra Cresson ritiene che detto direttore generale non fosse competente a decidere sull’avvio del procedimento
         e che la decisione spettasse, se del caso, al collegio dei Commissari. 
      
      –       Mancato rispetto di termini ragionevoli
      78     La sig.ra Cresson sostiene che l’avvio del procedimento disciplinare nel 2003, ossia più di sette anni dopo i fatti considerati
         dalla Commissione, è inaccettabile, in considerazione, in particolare, dell’esistenza di varie relazioni vertenti sui fatti
         addebitati, disponibili da parecchio tempo, e della chiarezza del caso.
      
      –       Il cumulo illegittimo di funzioni da parte della Commissione
      79     La sig.ra Cresson afferma che la Commissione ha cumulato varie funzioni che avrebbero dovuto rimanere distinte.
      80     Secondo la sig.ra Cresson tale istituzione non solo ha assunto il ruolo di autorità disciplinare, ma ha altresì agito in qualità
         di «giudice istruttore», fornendo al magistrato istruttore belga gli elementi di informazione idonei da cui poteva derivare
         la sua colpevolezza, ordinando varie indagini e avviando un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Essa avrebbe inoltre
         svolto il ruolo di accusatrice decidendo di adire la Corte.
      
      81     Tale cumulo di funzioni lederebbe il diritto ad un equo processo.
      –       Le pressioni esercitate sulla Commissione
      82     Per la sig.ra Cresson, il Parlamento avrebbe esercitato pressioni sulla Commissione, cui quest’ultima avrebbe ceduto. La Commissione
         sarebbe quindi venuta meno al suo dovere di imparzialità, a danno della sig.ra Cresson.
      
      –       Le varie violazioni della procedura
      83     La sig.ra Cresson sostiene che sono state commesse numerose infrazioni delle disposizioni contenute nella decisione 19 febbraio
         2002, che istituisce l’IDOC. A suo avviso, le persone di cui si è avvalso tale ufficio nello svolgimento delle indagini non
         appartengono solamente al personale dell’IDOC, ma tra di loro si trovano anche funzionari appartenenti ad altri servizi della
         Commissione. Essa afferma che le relazioni dell’IDOC non definiscono le responsabilità individuali, né contengono raccomandazioni
         o conclusioni. Anche se il ruolo dell’IDOC dovrebbe essere sussidiario rispetto a quello dell’OLAF, nel senso che spetterebbe
         in primo luogo a quest’ultimo lo svolgimento dell’indagine amministrativa e il completamento di essa in caso di frode, corruzione
         o di qualsiasi altra attività illecita che leda gli interessi finanziari della Comunità, l’IDOC avrebbe svolto indagini amministrative
         supplementari, senza rispettare tale regola. La sig.ra Cresson aggiunge di non essere stata debitamente informata né sentita
         nel corso di tali indagini. In particolare, sostiene di non essere stata informata che poteva essere chiamata in causa e che,
         non essendole state notificate le relazioni sulle indagini amministrative relative ai sigg. Berthelot e Riedinger, non è stata
         messa in condizione di presentare osservazioni. 
      
      84     La sig.ra Cresson sostiene inoltre che si è verificata una sovrapposizione dei procedimenti disciplinari avviati contro diversi
         funzionari della Commissione coinvolti nell’assunzione del sig. Berthelot. Essa afferma di non essere stata correttamente
         informata del risultato di tali procedimenti, nonostante l’incidenza di questi ultimi sulla causa che la riguarda. Infine,
         le persone che hanno condotto l’indagine dell’IDOC, incaricate del caso del sig. Berthelot, sarebbero andate oltre i limiti
         del loro mandato, formulando, in tale occasione, domande relative al caso del sig. Riedinger.
      
      85     Per quanto riguarda le indagini dell’OLAF, i fascicoli messi a disposizione della sig.ra Cresson non conterrebbero le autorizzazioni
         richieste per tutti gli agenti che hanno partecipato a tali indagini. Sarebbero inoltre mancanti i mandati necessari per ciascuno
         degli interventi degli inquirenti. Secondo la sig.ra Cresson, l’irregolarità degli interventi dell’OLAF comporterebbe l’invalidità
         delle indagini amministrative sfociate nella relazione del 22 febbraio 2002 relativa al caso del sig. Berthelot.
      
      –       La mancanza di accesso ad un doppio grado di giudizio
      86     La sig.ra Cresson afferma che il problema più grave risiede nella mancanza di accesso ad un doppio grado di giudizio. Qualora
         la Corte decidesse di infliggerle una sanzione, la sig.ra Cresson non disporrebbe di alcun mezzo di ricorso. Essa sottolinea
         che i dipendenti delle Comunità europee godono di garanzie molto maggiori rispetto a quelle previste a favore dei membri della
         Commissione, sia nella fase del procedimento amministrativo sia in quella del procedimento giurisdizionale. I detti dipendenti
         possono, in particolare, contestare una decisione dell’APN dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee, poi
         proporre un ricorso di impugnazione dinanzi alla Corte. L’impossibilità di contestare la decisione della Corte costituirebbe
         una violazione dei diritti fondamentali.
      
       Giudizio della Corte
      87     Per quanto concerne il primo motivo fatto valere a sua difesa dalla sig.ra Cresson, vertente sulla presunta incompetenza del
         direttore generale del personale e dell’amministrazione ad iniziare indagini amministrative sulla base delle relazioni dell’IDOC
         e ad avviare il procedimento amministrativo, occorre constatare, in primo luogo, come fa giustamente valere la Commissione,
         che le indagini amministrative in esame sono state avviate prima dell’istituzione dell’IDOC.
      
      88     In secondo luogo, quanto all’avvio del procedimento amministrativo, esso si è concretizzato nella trasmissione alla sig.ra
         Cresson della comunicazione degli addebiti. Ora, tale comunicazione non è stata decisa dal direttore generale del personale
         e dell’amministrazione, bensì dalla Commissione stessa. Pertanto è quest’ultima, e non il detto direttore generale, che è
         all’origine dell’avvio del procedimento amministrativo.
      
      89     Ne consegue che tale primo motivo sollevato a sua difesa dalla sig.ra Cresson non è fondato.
      90     L’art. 213, n. 2, CE non prevede alcun termine specifico per l’avvio dell’azione prevista da tale disposizione. Tuttavia,
         i termini di cui dispone la Commissione in tale contesto non sono illimitati. In mancanza di disposizioni in questa materia,
         detta istituzione deve preoccuparsi di non ritardare indefinitamente l’esercizio dei suoi poteri al fine di rispettare l’esigenza
         fondamentale della certezza del diritto (v. sentenze 24 settembre 2002, cause riunite C-74/00 P e C-75/00 P, Falck e Acciaierie
         di Bolzano/Commissione, Racc. pag. I-7869, punto 140, nonché 23 febbraio 2006, cause riunite C-346/03 e C-529/03, Atzeni e a.,
         Racc. pag. I‑1875, punto 61), di non aumentare le difficoltà per i convenuti quando devono confutare gli argomenti della Commissione
         e quindi di non violare i diritti della difesa (v., in questo senso, sentenza 16 maggio 1991, causa C‑96/89, Commissione/Paesi
         Bassi, Racc. pag. 2461, punto 16). 
      
      91     Nel caso di specie, i fatti contestati alla sig.ra Cresson risalgono al 1995, dato che l’assunzione del sig. Berthelot è avvenuta
         nel settembre [di quell’anno] e l’offerta dei contratti al sig. Riedinger è stata fatta nel corso dello stesso anno. La prima
         relazione sull’indagine redatta a tale proposito è opera del comitato di esperti indipendenti ed è datata marzo 1999. Talune
         relazioni sulle indagini sono state poi depositate dall’OLAF e dall’IDOC tra il 1999 ed il 2002. La Commissione ha atteso
         il deposito delle ultime di queste relazioni prima di avviare un procedimento contro la sig.ra Cresson. 
      
      92     Poiché l’art. 213, n. 2, CE non era mai stato utilizzato per avviare un procedimento contro un membro della Commissione a
         causa del comportamento di questo durante il suo mandato, la Commissione ha potuto ritenere necessario comportarsi in maniera
         particolarmente prudente. In tali condizioni, la decisione di avviare nel gennaio 2003 un procedimento amministrativo relativo
         alla sig.ra Cresson tramite l’invio di una comunicazione degli addebiti e la trasmissione di tale comunicazione all’interessata
         nel maggio dello stesso anno non presentano carattere irragionevole. La sig.ra Cresson, inoltre, non ha presentato elementi
         idonei a dimostrare che la durata del procedimento dinanzi alla Commissione aveva inciso sul modo in cui essa ha organizzato
         la sua difesa. 
      
      93     La sig.ra Cresson contesta alla Commissione di avere cumulato varie funzioni che a suo parere erano di competenza di organi
         distinti e di avere in tal modo leso il diritto ad un equo processo. Secondo la sig.ra Cresson tale cumulo di funzioni da
         parte della Commissione le avrebbe impedito di essere sufficientemente imparziale nel suo ruolo di autorità disciplinare.
         
      
      94     Tuttavia, questo motivo può solo essere respinto, dato che la Commissione non è competente a dichiarare la violazione degli
         obblighi derivanti dalla carica di membro della Commissione. Dalle disposizioni dell’art. 213, n. 2, CE risulta infatti che
         la Commissione, in caso di presunta violazione da parte di un membro della Commissione, può solo adire la Corte. Spetta a
         quest’ultima dichiarare un’eventuale violazione, da parte di un membro della Commissione, degli obblighi derivanti dalla sua
         carica e infliggergli una sanzione.
      
      95     Non può essere accolto neppure il motivo seguente, relativo alle presunte pressioni del Parlamento sulla Commissione, le quali
         avrebbero impedito a quest’ultima di agire in modo imparziale.
      
      96     A prescindere dalle pressioni eventualmente esercitate sulla Commissione, infatti, è la Corte che ha il compito di giudicare
         la causa, basandosi sul complesso degli atti che sono depositati presso la Corte stessa. 
      
      97     Di conseguenza, l’affermazione secondo cui sarebbero state esercitate pressioni sulla Commissione non costituisce un argomento
         valido. 
      
      98     Le osservazioni della sig.ra Cresson vertenti su diverse infrazioni delle norme procedurali e sulla violazione del diritto
         al doppio grado di giudizio sono dirette a dimostrare l’esistenza di irregolarità o di carenze procedurali che hanno inciso
         in particolar modo sui diritti della difesa e che sarebbero idonee a rimettere in discussione l’oggetto della controversia
         sottoposta alla Corte e l’esame della causa da parte di quest’ultima.
      
      99     La sig.ra Cresson lamenta innanzi tutto talune violazioni delle disposizioni stabilite nella decisione 19 dicembre 2002, che
         istituisce l’IDOC. A suo avviso, le indagini amministrative in esame non sono state svolte nell’osservanza di tali disposizioni.
      
      100   Occorre tuttavia constatare che tali indagini sono iniziate e, praticamente, si sono interamente svolte prima dell’istituzione
         dell’IDOC. Per quanto riguarda il sig. Riedinger, le indagini amministrative effettuate sono state concluse prima di tale
         data, in quanto hanno prodotto una relazione consegnata l’8 agosto 2001. Quanto al sig. Berthelot, le indagini si sono concluse
         con una relazione consegnata tre giorni dopo la data di istituzione dell’IDOC, ossia il 22 febbraio 2002.
      
      101   La sig.ra Cresson contesta anche la validità delle indagini dell’OLAF, sulle quali la DG ADMIN e poi l’IDOC si sarebbero basati
         nello svolgimento delle proprie indagini amministrative complementari.
      
      102   In proposito, senza che sia necessario esaminare le affermazioni della sig.ra Cresson in merito alle irregolarità formali
         nel procedimento d’indagine svolto dall’OLAF, si deve constatare che la DG ADMIN ha condotto le sue indagini e predisposto
         le sue relazioni in modo indipendente e che esse sono state riprese dall’IDOC quando è stato istituito. La comunicazione degli
         addebiti è stata fondata sulla base di queste relazioni, e non sulla base di quelle che ha potuto realizzare l’OLAF.
      
      103   Bisogna capire poi se, nonostante la mancanza di disposizioni dettagliate che disciplinino l’azione oggetto dell’art. 213,
         n. 2, CE, siano stati rispettati i diritti della difesa.
      
      104   Occorre ricordare che il rispetto dei diritti della difesa in qualsiasi procedimento promosso nei confronti di una persona
         e che possa sfociare in un atto per essa lesivo costituisce un principio fondamentale del diritto comunitario che dev’essere
         garantito anche in mancanza di qualsiasi norma riguardante il procedimento di cui trattasi. Per costante giurisprudenza, l’osservanza
         dei diritti della difesa richiede che la persona contro cui la Commissione ha avviato un procedimento amministrativo sia stata
         in grado, durante tale procedimento, di far conoscere utilmente il suo punto di vista sulla realtà e pertinenza dei fatti
         e delle circostanze fatte valere nonché sui documenti accolti dalla Commissione a sostegno delle sue affermazioni relative
         all’esistenza di una violazione del diritto comunitario (v. sentenza 10 luglio 1986, causa 234/84, Belgio/Commissione, Racc.
         pag. 2263, punto 27).
      
      105   È quindi importante verificare se la sig.ra Cresson sia stata informata in tempo utile delle accuse che le erano mosse e se
         abbia avuto la possibilità di essere sentita.
      
      106   L’azione avviata contro la sig.ra Cresson sul fondamento normativo dell’art. 213, n. 2, CE è stata preceduta da un procedimento
         amministrativo iniziato dalla Commissione sulla base di indagini amministrative preliminari.
      
      107   Dal fascicolo sottoposto alla Corte risulta che, durante le indagini amministrative, la sig.ra Cresson è stata contattata
         più volte dai servizi competenti e ha presentato le sue osservazioni con lettere datate 24 settembre, 22 ottobre e 17 dicembre
         2001.
      
      108   Il procedimento amministrativo è iniziato con l’invio alla sig.ra Cresson, in data 6 maggio 2003, della comunicazione degli
         addebiti. Essa ha avuto accesso al suo fascicolo ed è stata invitata a presentare le sue osservazioni. Ha avuto a disposizione
         un termine di più di quattro mesi per rispondere a tale comunicazione e ha presentato le sue osservazioni per iscritto il
         30 settembre 2003 ed oralmente il 30 giugno 2004. La Commissione ha deciso di adire la Corte il 19 luglio 2004.
      
      109   Dallo svolgimento del procedimento amministrativo non emerge alcun elemento idoneo a ledere i diritti della difesa.
      110   Al contrario, è chiaro che la Commissione, procedendo ad inviare alla sig.ra Cresson una comunicazione degli addebiti che
         riprende l’insieme dei fatti contestati e la loro analisi giuridica, concedendo all’interessata l’accesso al suo fascicolo,
         invitandola a presentare le sue osservazioni entro un termine di almeno due mesi ed avendo proceduto ad una sua audizione,
         ha seguito una procedura rispettosa dei diritti della difesa.
      
      111   Quanto all’azione intentata dinanzi alla Corte, la sig.ra Cresson afferma di non disporre di alcun mezzo di ricorso nel caso
         la Corte decida di infliggerle una sanzione. Essa ritiene che tale assenza di mezzi di ricorso costituisca una violazione
         dei diritti fondamentali della difesa e del diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva, sottolineando che un dipendente
         europeo può invece contestare una decisione dell’APN dinanzi al Tribunale e poi presentare alla Corte un ricorso di impugnazione.
      
      112   A tale riguardo occorre citare l’art. 2, n. 1, del protocollo n. 7 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti
         dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmato a Roma il 4 novembre 1950, secondo cui ogni persona dichiarata rea da un tribunale
         ha diritto di far esaminare la dichiarazione di colpevolezza o la condanna da un tribunale della giurisdizione superiore.
         Anche ipotizzando che tale disposizione sia applicabile nel contesto di un procedimento fondato sull’art. 213, n. 2, CE, va
         ricordato che, ai sensi dell’art. 2, n. 2, del detto protocollo, tale diritto può essere oggetto di eccezioni, in particolare
         quando l’interessato è stato giudicato in prima istanza da un tribunale della giurisdizione più elevata.
      
      113   Ne consegue che l’impossibilità di esperire un ricorso contro la decisione della Corte non costituisce affatto una carenza
         tale da ledere i diritti dei membri della Commissione alla tutela giurisdizionale effettiva e non consente, nel caso di specie,
         di invalidare il ricorso alla Corte.
      
      114   Dalle considerazioni che precedono risulta che l’insieme dei motivi sollevati in sua difesa dalla sig.ra Cresson, vertenti
         sulle questioni procedurali nonché sul rispetto di vari diritti, tra cui quelli della difesa, deve essere respinto.
      
       Sulle conseguenze del procedimento penale
       Osservazioni delle parti
      115   La sig.ra Cresson afferma che, essendosi la Commissione costituita parte civile nel contesto dell’azione penale, trova applicazione
         il brocardo secondo cui «le pénal tient le disciplinare en l’état» [il penale blocca il disciplinare nello stato in cui si
         trova]. Ne conseguirebbe che, in caso di identità dei fatti contestati nell’ambito del procedimento penale e di quello disciplinare,
         le conclusioni del giudice penale s’impongono all’autorità disciplinare. Questa regola deriverebbe dalla sentenza del Tribunale
         10 giugno 2004, causa T-307/01, François/Commissione, Racc. pag. II-1669, punti 73-75). Orbene, nel caso di specie vi sarebbe
         identità tra i fatti contestati nei due procedimenti, ossia, principalmente, la violazione della normativa sull’assunzione
         e sulle condizioni d’impiego del sig. Berthelot che arrecherebbe pregiudizio all’interesse generale delle Comunità.
      
      116   La sig.ra Cresson afferma cha la camera di consiglio del Tribunal de première instance di Bruxelles ha deciso di non rinviarla
         a giudizio dinanzi al giudice di merito dopo aver fatto proprie le osservazioni del procureur du Roi secondo cui o i fatti
         addotti non erano dimostrati, o non era stato provato il coinvolgimento in essi della sig.ra Cresson. Tale decisione avrebbe
         svuotato del suo oggetto e del suo contenuto l’azione della Commissione.
      
      117   Anche la Commissione ritiene che il brocardo «le pénal tient le disciplinare en l’état» trovi applicazione nel diritto comunitario,
         tuttavia ne trae conclusioni diverse. A suo avviso ne risulta, da un lato, che quando viene avviato un procedimento disciplinare
         parallelamente ad un procedimento penale sulla base degli stessi fatti il procedimento disciplinare dev’essere sospeso in
         attesa del risultato del procedimento penale e, dall’altro, che l’autorità disciplinare è vincolata dagli accertamenti di
         fatto svolti dal giudice penale. Tuttavia, essa ritiene che in questa fattispecie i fatti contestati nel procedimento penale
         e quelli addebitati nel procedimento disciplinare siano diversi. Il giudice penale avrebbe esaminato l’eventuale colpevolezza
         della sig.ra Cresson fondata, in particolare, sulla frode e sulla distrazione di fondi. La Corte dovrebbe verificare se l’interessata
         ha violato gli obblighi derivanti dalla sua carica rendendosi colpevole di favoritismo o di grave negligenza. Pertanto, la
         Corte non sarebbe vincolata dagli accertamenti del giudice penale, né dalla decisione di non luogo a procedere che egli ha
         pronunciato.
      
       Giudizio della Corte
      118   È opportuno ricordare che i procedimenti disciplinari relativi ad un dipendente o agente delle Comunità, come quelli che hanno
         dato origine alla citata sentenza François/Commissione, e i procedimenti relativi ad un membro della Commissione non sono
         soggetti alle stesse disposizioni. I primi sono disciplinati dalle norme dello Statuto del personale delle Comunità europee,
         i secondi seguono un procedimento autonomo, in forza dell’art. 213, n. 2, CE. Pertanto, le soluzioni applicate ai primi non
         sono necessariamente applicabili ai secondi.
      
      119   Per quanto riguarda la sig.ra Cresson, il procedimento penale ha dato origine, negli anni 1999-2004, ad un esame delle accuse
         che le erano state mosse.
      
      120   Nei limiti in cui gli accertamenti svolti nel corso di tale procedimento vertono su fatti identici a quelli esaminati nel
         contesto del procedimento di cui all’art. 213, n. 2, CE e tali accertamenti sono inseriti nel fascicolo sottoposto alla Corte,
         quest’ultima ne può tener conto nell’ambito dell’analisi dei fatti addebitati alla sig.ra Cresson in forza di detto articolo.
      
      121   Tuttavia, la Corte non è vincolata dalla qualificazione giuridica dei fatti effettuata nel contesto del procedimento penale
         ed è suo compito valutare, nella pienezza dei suoi poteri discrezionali, se i fatti contestati nell’ambito di un procedimento
         fondato sull’art. 213, n. 2, CE costituiscano una violazione degli obblighi derivanti dalla carica di membro della Commissione.
         
      
      122   La decisione della camera di consiglio del Tribunal de première instance di Bruxelles che dichiara l’assenza di prove contro
         la sig.ra Cresson non può quindi vincolare la Corte.
      
      123   Per quanto riguarda l’unico capo di imputazione inizialmente accolto dal procureur du Roi, ossia quello relativo agli ordini
         di missione fittizi redatti in nome del sig. Berthelot, la Corte può tenere conto, senza esserne vincolata, degli accertamenti
         risultanti dalle indagini penali, ripresi dal procureur du Roi nella sua requisitoria.
      
      124   Per quanto concerne l’assunzione del sig. Berthelot, le affermazioni contenute nella requisitoria del procureur du Roi, secondo
         cui, da una parte, il curriculum vitae del sig. Berthelot era simile a quello di altri ospiti scientifici assunti dalla Commissione
         e, dall’altra, alcuni membri del personale dei servizi della Commissione erano correntemente distaccati presso i gabinetti
         dei membri dell’istituzione o aggiunti all’organico ufficiale dei gabinetti, sono a loro volta pertinenti e possono essere
         prese in considerazione dalla Corte.
      
      125   Al contrario, le conclusioni che il procureur du Roi trae da tali elementi, ossia che l’assunzione del sig. Berthelot era
         regolare nel senso che non violava alcuna norma stabilita dalla Commissione, costituiscono una valutazione dei fatti. Si tratta
         di una valutazione fondata su un esame e su un’interpretazione delle disposizioni comunitarie, in particolare in materia di
         assunzione degli ospiti scientifici, che non vincolano la Corte.
      
       Sull’esistenza di una violazione degli obblighi di cui all’art. 213, n. 2, CE
       Osservazioni delle parti
      126   Secondo la Commissione, dai fascicoli dei sigg. Berthelot e Riedinger risulta che la sig.ra Cresson è venuta meno agli obblighi
         derivanti dalla carica di membro della Commissione rendendosi colpevole di favoritismo o di grave negligenza.
      
      127   La sig.ra Cresson ribatte che l’assunzione del sig. Berthelot era regolare e sottolinea che tale assunzione è stata fatta
         dell’amministrazione. A suo avviso, non si può ritenere che un membro della Commissione debba essere informato di tutti gli
         aspetti amministrativi inerenti ad un’assunzione. Essa afferma inoltre che il fascicolo relativo al sig. Riedinger sarebbe
         privo di contenuto.
      
       Giudizio della Corte
      128   È opportuno esaminare separatamente i casi dei sigg. Berthelot e Riedinger, presentati ai punti 10-26 di questa sentenza.
      –       Sull’assunzione e sulle condizioni d’impiego del sig. Berthelot
      129   Occorre capire se l’assunzione del sig. Berthelot come ospite scientifico affinché svolgesse funzioni di consigliere personale
         della sig.ra Cresson e le sue condizioni di impiego costituiscano una violazione, da parte di quest’ultima, degli obblighi
         che derivano dalla sua carica di membro della Commissione.
      
      130   Un membro della Commissione dispone di un gabinetto composto di collaboratori che sono i suoi consiglieri personali. L’assunzione
         di tali collaboratori è effettuata intuitu personae, ossia in modo ampiamente discrezionale, dato che essi sono scelti sia
         per le loro qualità professionali e morali, sia per la loro capacità di adattarsi ai metodi di lavoro propri del commissario
         interessato e a quelli dell’insieme del suo gabinetto.
      
      131   Oltre ai membri del suo gabinetto, un commissario dispone di altre risorse umane. In particolare, egli può servirsi del personale
         dei servizi della Commissione, ricorrere ad esperti o affidare missioni a talune persone per periodi limitati, nel rispetto
         di regole specifiche. 
      
      132   Nel caso di specie, è pacifico che il sig. Berthelot non poteva essere assunto come membro del gabinetto della sig.ra Cresson
         dato che aveva superato il limite d’età autorizzato. Inoltre, dato che il gabinetto della sig.ra Cresson era già formato –
         il che implica che tutti i posti di consigliere personale erano stati assegnati – in linea di principio la sig.ra Cresson
         non poteva disporre di un consigliere personale supplementare.
      
      133   La sig.ra Cresson ha tuttavia ottenuto che il sig. Berthelot fosse assunto dai suoi servizi. Egli è stato assunto come ospite
         scientifico per svolgere, in realtà, funzioni di consigliere personale. 
      
      134   A tale riguardo, dai punti 132 e 133 di questa sentenza emerge che l’assunzione del sig. Berthelot è avvenuta aggirando le
         disposizioni relative all’assunzione dei membri del gabinetto.
      
      135   L’assunzione controversa ha inoltre violato le norme sull’assunzione degli ospiti scientifici.
      136   In primo luogo, diversamente da quanto dispone l’art. 1, n. 3, della decisione relativa agli ospiti scientifici, il sig. Berthelot
         non è stato assunto per svolgere funzioni di ospite scientifico e, di conseguenza, non è stato rispettato lo scopo della visita,
         ossia dar vita ad uno scambio approfondito di conoscenze tra l’ospite ed i responsabili delle attività di ricerca della DG
         XII e del CCR. La sua assunzione aveva il solo scopo di consentirgli di svolgere le sue funzioni in seno al gabinetto della
         sig.ra Cresson. Pertanto, non sono state rispettate le finalità delle disposizioni relative agli ospiti scientifici.
      
      137   Il fatto, rilevato nella requisitoria del procureur du Roi, che membri del personale delle istituzioni comunitarie fossero
         correntemente distaccati presso i gabinetti dei membri della Commissione, o aggiunti al loro organico ufficiale, ha conferito
         un’apparenza di regolarità a detta assunzione, inserendola in un contesto esistente. Tuttavia, nella fattispecie, la finalità
         di tali distacchi non è stata rispettata. Essi riguardano persone precedentemente assunte in virtù dei loro meriti, spesso
         mediante concorso, che hanno dato prova di competenza nell’esercizio delle loro funzioni in seno ai servizi nell’interesse
         generale della Comunità e che mettono poi le loro competenze al servizio dei gabinetti. La messa a disposizione immediata
         del sig. Berthelot presso il gabinetto della sig.ra Cresson non ha rispettato la finalità di tale prassi corrente.
      
      138   In secondo luogo, la decisione relativa agli ospiti scientifici prevede che gli interessati siano scelti o tra i professori
         universitari o di istituti di insegnamento scientifico superiore, o tra gli scienziati di alto livello di altri enti di ricerca
         di chiara fama nel mondo della ricerca. In mancanza di una qualità o di un’esperienza particolare, le uniche qualifiche menzionate
         dal sig. Berthelot nel suo curriculum vitae, ricordate al punto 10 di questa sentenza, non consentono di considerare che la
         sua assunzione soddisfi i criteri stabiliti dalla disciplina in questione. Pertanto, l’interesse dell’assunzione del sig.
         Berthelot alla DG XII e al CCR non è dimostrato.
      
      139   In terzo luogo, il contratto del sig. Berthelot, di durata pari a trenta mesi, ha superato di sei mesi il limite massimo autorizzato.
         Egli ha infine rassegnato le proprie dimissioni, ma non tanto per porre termine ad un incarico avente durata irregolare, quanto
         per motivi di salute. Da tale superamento traspare l’indifferenza rispetto alle disposizioni vigenti, in particolare da parte
         della sig.ra Cresson. Inoltre, dopo che il sig. Berthelot aveva rassegnato le proprie dimissioni, la sig.ra Cresson ha ulteriormente
         insistito, questa volta invano, perché fosse trovato un modo per assumere l’interessato.
      
      140   In quarto luogo, contrariamente a quanto richiesto dall’art. 7, n. 7, della decisione relativa agli ospiti scientifici, il
         sig. Berthelot non ha redatto alcuna relazione sull’attività oggetto della sua visita. L’amministrazione ha dovuto richiedergli
         talune relazioni e quelle che le sono state infine consegnate risultano redatte non dal sig. Berthelot, ma da diverse persone
         che esercitano le loro funzioni in seno al gabinetto della sig.ra Cresson. Risulta inoltre che tali relazioni erano semplicemente
         dirette a rispondere formalmente alla richiesta dell’amministrazione.
      
      141   La circostanza che gli ospiti scientifici non consegnavano sistematicamente relazioni di fine visita non è tale da invalidare
         detta constatazione di una violazione di uno degli obblighi stabiliti nella decisione relativa agli ospiti scientifici.
      
      142   In ultimo luogo, sono stati predisposti ordini di missione relativi a missioni fittizie del sig. Berthelot. Il fatto di avere
         redatto detti documenti integra una grave violazione delle disposizioni stabilite dalle istituzioni comunitarie. Tale violazione
         è tuttavia principalmente imputabile al sig. Berthelot e dal fascicolo relativo alla sig.ra Cresson non risulta che essa ne
         sia stata informata o avrebbe dovuto esserlo. Di conseguenza non è necessario esaminare l’argomento addotto a propria difesa
         dalla sig.ra Cresson secondo cui tali ordini di missione relativi a missioni fittizie corrispondevano solo a somme esigue.
      
      143   Le svariate violazioni della lettera e dello spirito della disciplina applicabile rilevate nell’analisi del caso del sig.
         Berthelot, in particolare quelle menzionate ai punti 136-138 di questa sentenza, evidenziano il carattere manifestamente improprio
         dell’assunzione di quest’ultimo come ospite scientifico per fargli svolgere funzioni di consigliere personale presso un membro
         della Commissione.
      
      144   L’analisi dell’assunzione e delle condizioni di impiego del sig. Berthelot ha dimostrato che la finalità delle disposizioni
         in esame era stata elusa.
      
      145   Tenuto conto del suo coinvolgimento personale in tale assunzione – cui si è proceduto su sua espressa richiesta, dopo che
         era stata informata che non poteva assumere il sig. Berthelot nel suo gabinetto – la sig.ra Cresson deve essere considerata
         responsabile della detta assunzione e dell’elusione delle disposizioni che essa ha comportato. Essa non può declinare la sua
         responsabilità trincerandosi dietro l’autorizzazione all’assunzione concessa dell’amministrazione, dato che in nessun momento
         ha mostrato di preoccuparsi che i servizi competenti rispettassero la finalità della disciplina applicabile, se non altro
         interrogandoli in proposito o emanando raccomandazioni in tal senso. 
      
      146   In questo modo, facendo procedere all’assunzione di uno stretto conoscente, ossia il sig. Berthelot, in qualità di ospite
         scientifico, allorché egli non avrebbe poi esercitato le corrispondenti attività, e tutto ciò per consentire all’interessato
         di svolgere le funzioni di consigliere personale nel suo gabinetto, sebbene quest’ultimo fosse già completo e, oltretutto,
         il sig. Berthelot avesse superato il limite d’età per l’esercizio di dette funzioni, la sig.ra Cresson si è resa responsabile
         di una violazione di una certa gravità.
      
      147   Da quanto precede risulta che la sig.ra Cresson ha violato gli obblighi derivanti dalla sua carica di membro della Commissione,
         ai sensi delle disposizioni dell’art. 213, n. 2, CE e 126, n. 2, EA, in occasione dell’assunzione e per quanto riguarda le
         condizioni d’impiego del sig. Berthelot. 
      
      –       Sulle offerte di contratti di lavoro al sig. Riedinger
      148   Gli elementi sottoposti all’attenzione della Corte e ricordati ai punti 22-26 di questa sentenza non consentono di considerare
         che, offrendo i tre contratti in questione al sig. Riedinger, la sig.ra Cresson abbia violato gli obblighi derivanti dalla
         sua carica di membro della Commissione. Infatti, né dal titolo di tali contratti, né da qualsiasi altra informazione comunicata
         in proposito dalla Commissione, risulta che detti contratti non servissero l’interesse generale della Comunità.
      
       Sulla domanda diretta alla pronuncia della decadenza dal diritto a pensione o da altri vantaggi sostitutivi 
      149   La violazione degli obblighi derivanti dalla carica di membro della Commissione richiede, in linea di principio, l’applicazione
         di una sanzione in virtù delle disposizioni dell’art. 213, n. 2, CE.
      
      150   Tuttavia, alla luce delle circostanze della fattispecie, occorre ritenere che la constatazione della violazione costituisca,
         di per sé, una sanzione adeguata.
      
      151   Occorre quindi dispensare la sig.ra Cresson da sanzioni aventi la forma di pronuncia della decadenza dal suo diritto a pensione
         o da altri vantaggi sostitutivi. 
      
       Sulle spese
      152   Ai sensi dell’art. 69, n. 2, primo comma, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. In forza del n. 3, primo comma, di detto articolo, se le parti soccombono rispettivamente su uno o
         più capi, la Corte può ripartire le spese o decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese. In applicazione del n. 4,
         primo comma, dello stesso articolo, gli Stati membri intervenuti nella causa sopportano le proprie spese.
      
      153   Nel caso di specie, la Commissione e la sig.ra Cresson, rimaste parzialmente soccombenti, vanno condannate a sopportare le
         proprie spese. La Repubblica francese, intervenuta nella controversia, sopporta le proprie spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seduta plenaria) dichiara e statuisce:
      1)      La sig.ra Édith Cresson ha violato gli obblighi derivanti dalla sua carica di membro della Commissione delle Comunità europee,
            ai sensi degli artt. 213, n. 2, CE e 126, n. 2, EA in occasione dell’assunzione e per quanto concerne le condizioni d’impiego
            del sig. René Berthelot.
      2)      Per il resto, il ricorso è respinto. 
      3)      La Commissione delle Comunità europee, la sig.ra Édith Cresson e la Repubblica francese sopportano le proprie spese.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.