CELEX: 52003PC0227
Language: it
Date: 2003-05-02
Title: Proposta di decisione quadro del Consiglio intesa a rafforzare la cornice penale per la repressione dell'inquinamento provocato dalle navi

Avis juridique important

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52003PC0227

Proposta di decisione quadro del Consiglio intesa a rafforzare la cornice penale per la repressione dell'inquinamento provocato dalle navi  /* COM/2003/0227 def. - CNS 2003/0088 */  

Proposta di DECISIONE QUADRO DEL CONSIGLIO intesa a rafforzare la cornice penale per la repressione dell'inquinamento provocato dalle navi(presentata dalla Commissione)RELAZIONE1. giustificazione della propostaLa criminalità ambientale è al centro delle preoccupazioni dell'Unione europea. Il Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 ha chiesto che siano compiuti sforzi intesi a concordare definizioni, incriminazioni e sanzioni comuni incentrate, in primo luogo, su un numero limitato di settori di particolare importanza, quali la criminalità ambientale. Il 28 settembre 2000, il Consiglio Giustizia e Affari interni ha riconosciuto la necessità di costituire un acquis in materia di lotta ai reati contro l'ambiente. La Commissione ha presentato una proposta di direttiva in questo senso [1]. Il 27 gennaio 2003, il Consiglio ha adottato una decisione quadro relativa alla protezione dell'ambiente attraverso il diritto penale [2].[1]  Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla protezione dell'ambiente attraverso il diritto penale, presentata dalla Commissione il 13.3.2001 (GU C 180 E del 26.6.2001, pag. 238), modificata il 30 settembre 2002 (GU C 20 E, del 28.1.2003, pag. 284).[2]  GU L 29 del 5.2.2003, pag. 55.Il recente naufragio della petroliera Prestige al largo delle coste della Galizia, avvenuto nel novembre 2002, ha messo in luce la necessità di un intervento urgente nel settore specifico dell'inquinamento provocato dalle navi. In occasione del Consiglio europeo di Copenaghen del 12 e 13 dicembre 2002, l'Unione europea ha espresso la sua determinazione ad adottare ogni misura necessaria al fine di evitare che catastrofi di questo tipo si ripetano. In proposito, il Consiglio ha segnatamente accolto con favore l'intenzione della Commissione di esaminare la necessità di ulteriori misure specifiche, compre le misure relative alla responsabilità ed alle sanzioni corrispondenti [3]. In occasione del Consiglio GAI del 19 dicembre 2002, il Consiglio ha approvato una dichiarazione con la quale si impegna a prendere in esame le misure complementari atte a rafforzare la protezione dell'ambiente, in particolare dei mari, attraverso il diritto penale.[3]  Punti 32-34.La proposta di direttiva relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni, comprese sanzioni penali, per i reati di inquinamento [4], costituisce un primo passo fondamentale in questa direzione. La proposta recepisce nel diritto comunitario le norme internazionali applicabili in materia di scarichi inquinanti provenienti dalle navi e disciplina l'applicazione di tali norme. La proposta va oltre le consuete norme internazionali e trova applicazione ai comportamenti illeciti commessi in alto mare (zone marittime al di fuori della giurisdizione di qualsiasi Stato). Essa prevede che i reati in questione siano puniti con sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive. Le sanzioni previste nei confronti delle persone fisiche sono di natura penale e, nei casi più gravi, possono comportare pene privative della libertà. Per quanto riguarda le persone fisiche o giuridiche, le sanzioni applicabili comprendono in particolare le ammende.[4]  COM (2003) 92 def. del 5.03.2003.Per un'efficace lotta contro i fenomeni d'inquinamento provocato dalle navi, è necessario integrare la cornice giuridica attuata con misure che promuovono la cooperazione giudiziaria, adottate in applicazione del titolo VI del trattato sull'Unione europea.La presente proposta di decisione quadro mira pertanto a rafforzare le misure di diritto penale volte a ravvicinare le disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri applicabili ai reati di inquinamento provocato dalle navi, nonché a facilitare ed incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri ai fini della repressione dei reati in questione.2. Contesto regionale ed internazionale; cornice dell'UELa presente proposta di decisione quadro si colloca in un contesto regionale ed internazionale dal quale ha tratto ampia ispirazione.Oltre alla convenzione MARPOL 73/78, alla quale la proposta di direttiva 2003/... /CE fa diretto riferimento, lo strumento più pertinente ai fini della presente decisione quadro è la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, del 10 dicembre 1982 (CNUDM-UNCLOS), della quale la Comunità è parte [5], così come lo sono tutti gli Stati membri, che l'hanno ratificata, con la sola eccezione della Danimarca. La parte XII - "Protezione e preservazione dell'ambiente marino" della convenzione, che disciplina i poteri investigativi e giudiziari degli Stati contraenti e stabilisce criteri di competenza giurisdizionale, costituisce una fonte d'inspirazione per la presente proposta.[5]  Nei confronti della Comunità europea la convenzione è entrata in vigore l'1.5.1998.Il c.d. "accordo di Bonn", vertente sulla cooperazione in materia di lotta contro l'inquinamento del mare del Nord da idrocarburi ed altre sostanze pericolose, del 13 settembre 1983, del quale, oltre a Germania, Belgio, Danimarca, Francia, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia e Gran Bretagna, anche la Comunità europea è parte, merita di essere citato in quanto prevede un meccanismo di sorveglianza e di reciproca assistenza tra gli Stati contraenti, anche sotto l'aspetto della raccolta delle prove. La Task Force del Mar Baltico costituisce un altro ambiente regionale di riferimento pertinente in materia d'inquinamento provocato dalle navi. Il «Regional Marine Pollution Emergency Response Centre for the Mediterranean Sea» (REMPEC) affronta anche aspetti che interessano la presente decisione quadro, oltre ad altri aspetti più generali di protezione dell'ambiente.La presente decisione quadro tiene altresì conto di diversi elementi ripresi da testi adottati dal Consiglio, o in via di adozione. Particolare riferimento si fa ad esempio alla recente decisione quadro relativa alla protezione dell'ambiente attraverso il diritto penale, riguardo ai suoi aspetti relativi alla cooperazione giudiziaria [6].[6]  Tale richiamo non modifica affatto la posizione della Commissione circa la base giuridica di tale testo, che la Commissione ha sempre contestato e nei cui confronti ha annunciato, in una dichiarazione allegata al verbale del Consiglio recante adozione della decisione quadro, che la Commissione si riserva tutti i diritti conferitile dal trattato. Conformemente a tale dichiarazione, il 24 marzo 2003 la Commissione ha deciso di intentare un ricorso contro il Consiglio avente per oggetto il controllo della legalità di questa decisione quadro (PE/2003/410).3. Base giuridicaL'articolo 29 del TUE considera lo sviluppo di un'azione in comune tra gli Stati membri nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale come un mezzo per realizzare l'obiettivo dell'Unione che consiste nel fornire ai cittadini un elevato livello di sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.Tale obiettivo deve essere conseguito attraverso una più stretta collaborazione tra le autorità giudiziarie e le altre autorità competenti. L'articolo 31, paragrafo 1, del TUE enumera i molti aspetti che deve comprendere un'azione in comune nel settore della cooperazione giudiziaria e del ravvicinamento delle normative in materia penale.La presente proposta risponde a detti obiettivi.La varietà dei livelli delle sanzioni attualmente in vigore crea distorsioni nelle potenziali conseguenze, soprattutto finanziarie, di un inquinamento in funzione del luogo in cui avviene, benché esso possa avere delle ripercussioni negative per diversi Stati membri dell'Unione. L'armonizzazione dei livelli tende a scoraggiare qualsiasi forma di "jurisdiction shopping" (ricerca della giurisdizione più conveniente). Il riconoscimento di poteri d'indagine relativi ad una nave allo Stato nel cui porto o nel terminale al largo del quale detta nave si trova e la possibilità di creare squadre investigative comuni contribuiscono a migliorare la collaborazione tra le autorità giudiziarie. L'individuazione dei criteri di competenza tende a prevenire i conflitti di giurisdizione, ai sensi dell'articolo 31, lettera d), del TUE. Infine, la designazione di punti di contatto per lo scambio di informazioni facilita ed accelera la cooperazione tra le autorità competenti e contribuisce a garantire la compatibilità delle normative applicabili negli Stati membri, come previsto dall'articolo 31, lettere a) e c) del TUE.L'articolo 34, paragrafo 2, lettera b) del TUE cita le decisioni quadro quali strumenti da utilizzare ai fini del ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri. Le decisioni quadro vincolano gli Stati membri quanto al risultato da ottenere, salva restando la competenza delle autorità nazionali in merito alla forma e ai mezzi.4. Contenuto della propostaTitolo: decisione quadro "intesa a rafforzare la cornice penale per la repressione dell'inquinamento provocato dalle navi"Dal titolo della presente decisione quadro si deduce immediatamente il carattere complementare di questo testo rispetto alla direttiva 2003/... /CE. Per questo motivo, è stata esplicitamente ripresa l'espressione "inquinamento provocato dalle navi" che già compare nel titolo della direttiva. I termini "intesa a rafforzare la cornice penale per la repressione" precisano l'oggetto delle misure complementari previste e richiamano i titoli di altri strumenti dell'Unione.Articolo 1 - OggettoL'articolo 1 precisa che l'oggetto della presente decisione quadro consiste nell'integrare le disposizioni della direttiva 2003/... /CE con adeguate modalità di applicazione in materia penale. Il campo d'applicazione della presente decisione quadro coincide pertanto necessariamente con quello della direttiva. Il fenomeno da contrastare è lo scarico illecito di sostanze inquinanti dalle navi, come definito nella direttiva; sostanzialmente, l'obiettivo è quindi la repressione degli scarichi illeciti di idrocarburi e di sostanze liquide nocive trasportate alla rinfusa in tutte le acque che rientrano nella giurisdizione di uno Stato membro (acque interne, acque territoriali, stretti utilizzati per la navigazione internazionale soggetti al regime di passaggio di transito, zona economica esclusiva), nonché in alto mare, a partire da una nave o imbarcazione marittima di qualsiasi tipo, e battente qualsiasi bandiera, che operi nell'ambiente marino, inclusi gli aliscafi, i veicoli su cuscino d'aria, i sommergibili e i natanti.La natura dell'oggetto, circoscritta alla materia penale, esclude d'altronde qualsiasi misura complementare di natura civile o amministrativa.Articolo 2 - DefinizioniL'articolo precisa che le stesse definizioni adottate ai fini della direttiva 2003/... /CE trovano applicazione nel contesto della presente decisione quadro. Ciò deriva dal carattere complementare della presente decisione quadro rispetto alla direttiva 2003/... /CE. La definizione di scarichi illeciti, con riferimento alle norme MARPOL 73/78, quella delle sostanze inquinanti, inclusi gli idrocarburi e le sostanze liquide nocive, così come le definizioni di nave, persona, e persona giuridica valide ai fini della presente decisione quadro sono pertanto quelle che figurano nell'articolo 2 della direttiva 2003/... /CE.Articolo 3 - Modalità di applicazione delle sanzioniLa direttiva 2003/... /CE introduce la figura di reato degli scarichi illeciti di sostanze inquinanti commessi deliberatamente o per atto di negligenza grave, che devono essere punibili, ai sensi dell'articolo 6 della direttiva, con sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, all'occorrenza di natura penale. Le sanzioni possono comprendere nei casi più gravi, sempre conformemente alla citata disposizione, la privazione della libertà per le persone fisiche. L'articolo 6 prevede anche che le sanzioni potranno assumere la forma di ammende, nei confronti tanto delle persone fisiche che delle persone giuridiche; in considerazione delle prassi nazionali attuali, è probabile che tale sarà l'ipotesi più frequentemente adottata.L'articolo 3 della presente decisione quadro tratta le modalità di applicazione delle sanzioni previste dalla direttiva. La disposizione verte tuttavia esclusivamente sugli aspetti propri di queste sanzioni. Non sono pertanto trattati gli aspetti più "orizzontali", che saranno affrontati in altri contesti [7].[7]  Ad esempio la questione del principio "ne bis in idem" è attualmente oggetto di un'iniziativa della presidenza greca volta all'adozione di una decisione quadro del Consiglio sull'applicazione di detto principio. La "recidiva" dovrebbe invece essere esaminata nell'ambito della comunicazione relativa al ravvicinamento delle sanzioni in materia penale che sarà presentata prossimamente dalla Commissione, alla quale farà probabilmente seguito la presentazione di una proposta di decisione quadro del Consiglio relativa al ravvicinamento delle sanzioni penali.Il paragrafo 1 è relativo alle pene detentive che, in applicazione della direttiva 2003/... /CE, possono essere inflitte nei casi "più gravi". È previsto un livello minimo di pene detentive massime. Tale livello è conforme alle conclusioni del Consiglio GAI del 25 e 26 aprile 2002, che stabiliscono quattro livelli di pene possibili [8]. Il livello previsto nella presente decisione quadro corrisponde al terzo livello citato nelle conclusioni del Consiglio GAI. Nell'ambito della presente decisione quadro, la gravità dei reati passibili di pene detentive è tale - nei casi "più gravi", ai sensi della direttiva - che appare, infatti, più opportuno fissare una soglia d'armonizzazione corrispondente al terzo livello di sanzioni. Il livello minimo della durata massima della pena detentiva prevista non può quindi essere inferiore ad un periodo compreso tra cinque e dieci anni. Tuttavia, la determinazione di questa soglia non significa naturalmente che debbano essere escluse dal diritto nazionale le pene detentive di durata inferiore. Gli Stati membri restano liberi di imporre un livello di sanzioni corrispondente alle soglie inferiori, cioè pene detentive comprese tra uno e tre anni, o tra tre e cinque anni per i reati che, senza essere di lieve entità, non sono comunque "i più gravi"; esclusivamente nei confronti di questi ultimi la direttiva 2003/... /CE prevede infatti la reclusione.[8]  Livello 1: pene detentive della durata massima compresa tra almeno 1 e 3 anni; Livello 2: pene detentive della durata massima compresa tra almeno 2 e 5 anni; Livello 3: pene detentive della durata massima compresa tra almeno 5 e 10 anni; Livello 4: pene detentive della durata massima di almeno 10 anni (casi in cui occorrono pene particolarmente severe).La valutazione della gravità dei casi puniti con pena detentiva in applicazione della direttiva non è definita ed è lasciata alla discrezionalità di ciascuno Stato membro, che interpreterà tale elemento in considerazione delle sue tradizioni e del suo sistema giuridico. La decisione quadro individua tuttavia quattro tipi di circostanze specifiche che determinano in ogni caso la massima gravità del reato, ai sensi della direttiva. Tali circostanze sono la commissione del reato nell'ambito di un'organizzazione criminale, ai sensi dell'Azione comune del 1998 [9], o le ipotesi in cui i reati hanno causato gravi lesioni a persone o ne hanno causato la morte, o hanno provocato danni sostanziali alla qualità delle acque, a specie animali o vegetali o a loro parti.[9]  Azione comune, del 21 dicembre 1998, adottata dal Consiglio sulla base dell'articolo K.3 del trattato sull'Unione europea, relativa alla punibilità della partecipazione a un'organizzazione criminale negli Stati membri dell'Unione europea (GU L 351 del 29.12.98, pag. 1).La Commissione desidera sottolineare che la previsione di questi quattro tipi di circostanze aggravanti nel presente articolo lascia impregiudicata qualsiasi altra circostanza che la legislazione dello Stato membro interessato considera indicare la massima gravità del reato commesso. Le quattro circostanze che rendono "più grave" il reato, citate nella presente decisione quadro, corrispondono a quelle generalmente riconosciute tali a livello nazionale e previste in altri strumenti dell'Unione europea. Ad esempio, la partecipazione ad un'organizzazione criminale figura come circostanza aggravante nella proposta di decisione quadro relativa agli attacchi contro i sistemi d'informazione [10]. Il pregiudizio particolarmente grave causato alla vittima è una circostanza aggravante introdotta nell'ambito del reato del traffico di esseri umani [11]. Infine, i danni sostanziali causati alla qualità delle acque ed a specie animali o vegetali sono previsti nella già citata decisione quadro relativa alla protezione dell'ambiente attraverso il diritto penale, ai fini della definizione d'illecito penale commesso deliberatamente.[10]  Proposta della Commissione (COM (2002) 173 def.), pubblicata nella GU C 203 E del 27 agosto 2002, pag. 109.[11]  Si veda la Decisione quadro del Consiglio, del 19 luglio 2002, sulla lotta alla tratta degli esseri umani (GU L 203 dell'1.8.2002, pag. 1), articolo 3, paragrafo 2, lettera c).In considerazione della natura della decisione quadro, che vincola gli Stati membri con riferimento al risultato da ottenere pur lasciando loro la scelta della forma e dei mezzi, gli Stati membri conservano un certo margine discrezionale nell'adattare la legislazione nazionale a queste norme e nello stabilire il grado di rigore delle sanzioni applicabili, nei limiti fissati dalla decisione quadro.Conformemente alla direttiva 2003/... /CE, le pene privative della libertà non costituiscono sempre, o non solo, la sanzione adeguata al reato contestato. Infatti, da un lato, tali pene si applicano, come già sottolineato, solo ai reati più gravi e, dall'altro, è necessario disporre anche di un sistema d'armonizzazione dissuasivo nei confronti delle persone giuridiche; infine, una pena privativa di libertà può essere inflitta in aggiunta ad una sanzione di altro tipo.Il paragrafo 2 dell'articolo 3 verte quindi sull'armonizzazione delle ammende che gli Stati membri hanno facoltà di irrogare, in aggiunta o in vece delle pene detentive, in applicazione della direttiva 2003/... /CE, conformemente alle rispettive tradizioni e sistemi giuridici.Si è cercato di operare un ravvicinamento dei livelli sanzionatori senza obbligare uno Stato membro ad adottare pene minime se il suo sistema giudiziario non le prevede. Per questo motivo, si propone di adottare un sistema di forcelle entro le quali devono collocarsi gli importi massimi delle sanzioni previste, il che si conforma, nel principio, alle conclusioni del Consiglio GAI relative alle pene detentive.Anziché stabilire delle soglie in termini monetari, suscettibili di variazioni in ragione dell'indicizzazione dell'unità monetaria considerata, e che inoltre non risponderebbero necessariamente all'esigenza di proporzionalità di cui all'articolo 6 della direttiva 2003/... /CE [12], è stato preso in considerazione il riferimento ad una certa percentuale del fatturato o del patrimonio. Questo approccio si ispira a diversi testi di diritto comunitario, in particolare agli strumenti in materia di diritto della concorrenza [13]. La nozione di "patrimonio" deve essere intesa a complemento di quella di fatturato e mira a far rientrare nell'ambito di applicazione della direttiva anche la situazione delle persone fisiche, o delle persone giuridiche senza scopo di lucro, per le quali non è applicabile la nozione di fatturato. La portata esatta di tale nozione è lasciata alla discrezionalità delle legislazioni nazionali.[12]  Giova notare tuttavia che la Commissione per la protezione dell'ambiente marino della zona del Mar Baltico (HELCOM) ha previsto, in un ambito non penale, un livello armonizzato di ammende amministrative (raccomandazione HELCOM 19/14). Detta raccomandazione prevede un livello di ammende minimo per ciascuno dei reati contemplati negli allegati della convenzione MARPOL 73/78.Per quanto riguarda gli scarichi illeciti di idrocarburi o di altre sostanze liquide nocive, disciplinati dalla direttiva 2003/... /CE, tale livello è di 1500 DSP ("diritti speciali di prelievo" - o SDR, "special drawing right" in inglese - unità di conto definita dal Fondo monetario internazionale), equivalente più o meno a 1900 euro alla data della presente proposta di decisione quadro.[13]  Si veda l'articolo 23 del regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato (GU L 1 del 4.1.2003, pag. 1).Sono previsti due livelli di sanzioni. Il primo, dall'1% al 10% del fatturato, riguarda le ipotesi applicabili ad una persona fisica, nelle quali non si giunge necessariamente alla condanna a pene detentive a norma dell'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva: si tratta dei casi che il diritto nazionale non considera fra i più gravi. Tali ipotesi non sono state armonizzate in forza del paragrafo precedente, poiché la direttiva non obbliga ad irrogare una pena detentiva in questi casi. Il secondo livello, dal 10% al 20% del fatturato, riguarda per contro i casi più gravi, che possono dare luogo alla condanna a pene detentive, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 2003/... /CE. Si tratta quindi delle ipotesi per le quali il paragrafo precedente prevede un livello minimo di sanzioni da cinque a dieci anni di reclusione (articolo 3, paragrafo 1, della presente decisione quadro).Fatto salvo l'articolo 6, paragrafo 5, lettera b), della direttiva 2003/... /CE, relativo alla confisca dei proventi dell'illecito, nulla esclude che gli Stati membri possano disporre che le ammende inflitte in base a questa disposizione tengano conto dei proventi derivati dal reato contestato.Articolo 4 - Competenza giurisdizionaleA motivo del carattere complementare della presente decisione quadro rispetto alla direttiva 2003/... /CE, la competenza giurisdizionale a perseguire i reati contemplati dalla direttiva - oggetto dell'articolo 4 - è definita con riferimento al campo d'applicazione della direttiva, specificato nel relativo articolo 3.Pertanto, in applicazione di questa disposizione, ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie per stabilire la propria giurisdizione per gli illeciti penali commessi:a) nelle sue acque interne, compresi i porti;b) nelle sue acque territoriali;c) negli stretti utilizzati per la navigazione internazionale e soggetti al regime di passaggio di transito, come specificato nella parte III, sezione 2 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, nella misura in cui uno Stato membro abbia giurisdizione su tali stretti;d) nella zona economica esclusiva di uno Stato membro, istituita ai sensi del diritto internazionale; ee) in alto mare.L'articolo 8, relativo alla cooperazione tra Stati membri, completa questa disposizione prevedendo il coordinamento delle azioni penali tra Stati membri e criteri di soluzione dei conflitti di competenza che potrebbero sorgere in applicazione dell'articolo 4.Articolo 5 - Indagini penali nello Stato del portoL'articolo 5 mira a completare l'articolo 4 della direttiva 2003/... /CE, relativo ai provvedimenti da adottare con riferimento alle navi che si trovano nel porto di uno Stato membro. A norma dell'articolo, le autorità competenti - generalmente le autorità portuali - dello Stato del porto, devono procedere ad alcune verifiche. Non appena dette verifiche fanno supporre l'esistenza di un illecito, le competenti autorità in materia penale ne devono essere informate.Nell'ambito della presente decisione quadro, il paragrafo 1 di questo articolo dispone che, a questo punto, le citate autorità procedono ad un'indagine penale.La portata dei poteri investigativi delle autorità nazionali dello Stato nel cui porto si trova una nave sospettata di essere implicata in uno scarico di sostanze inquinanti ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2003/... /CE è specificata nel paragrafo 2. Sostanzialmente, sono ripresi i termini delle corrispondenti disposizioni della convenzione UNCLOS. L'indagine verte su qualsiasi elemento pertinente, e si svolge mediante, senza che l'elenco sia esaustivo, ispezioni a bordo, l'escussione di testimoni, la valutazione di prove fotografiche e di altro tipo e di campioni di sostanze.Articolo 6 - Squadre investigative comuniAi sensi dell'articolo 6, gli Stati membri adottano le misure necessarie per istituire delle squadre investigative comuni, conformemente alla decisione quadro del 13 giugno 2002 [14]. Questa disposizione è intesa ad assicurare una più stretta cooperazione tra le autorità competenti negli Stati membri ai fini delle loro indagini. Il carattere sopranazionale degli illeciti contemplati dalla direttiva 2003/... /CE rende spesso difficile il coordinamento delle indagini. Ciò è tanto più pregiudizievole in quanto i fenomeni d'inquinamento da navi presuppongono un'azione rapida e quasi immediata delle autorità competenti, in particolare al fine di procedere ad una raccolta efficace degli elementi di prova, particolarmente deteriorabili quando si tratta di idrocarburi o di altre sostanze liquide nocive.[14]  Decisione quadro del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa alle squadre investigative comuni (GU L 162 del 20.6.2002, pag. 1).La decisione quadro del 13 giugno 2002 fornisce la cornice giuridica necessaria per la costituzione di tali squadre investigative comuni. L'accordo-tipo relativo alla creazione di tali squadre investigative comuni, attualmente in corso di discussione in seno al Consiglio, servirà a facilitarne la realizzazione. Europol costituirà un partner naturale di tali squadre investigative comuni, una volta entrato in vigore il protocollo che lo autorizza a partecipare a dette squadre [15].[15]  Atto del Consiglio del 28 novembre 2002 che stabilisce un protocollo recante modifica della convenzione che istituisce un Ufficio europeo di polizia (convenzione Europol) e del protocollo relativo ai privilegi e alle immunità dell'Europol, dei membri dei suoi organi, dei suoi vicedirettori e agenti (GU C 312 del 16.12.2002, pag. 1).Articolo 7 - Avvio dell'azione penaleL'articolo 7 riprende, sostanzialmente, i termini della convenzione UNCLOS, che tutti gli Stati membri hanno firmato.Ispirandosi direttamente a questo contesto internazionale, l'articolo introduce per la prima volta in uno strumento dell'Unione europea il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, inquadrandolo in un contesto ben definito.Nella misura in cui questo principio può scontrarsi con il principio di discrezionalità dell'azione penale, accolto in alcuni Stati membri, si precisa che l'avvio dell'azione penale avviene "conformemente al diritto nazionale" dello Stato interessato, ed in presenza di "prove sufficienti". In altre parole, uno Stato membro che riconosca al pubblico ministero la discrezionalità di procedere o meno in base ad un'ipotesi di reato non sarebbe vincolato da questa disposizione. D'altra parte, anche lo Stato membro che non riconosce al pubblico ministero la discrezionalità dell'azione penale non è tenuto ad avviare obbligatoriamente l'azione penale, ove non vi siano prove sufficienti dell'ipotesi di reato.Inoltre, la disposizione si applica "fermo restando l'articolo 8", relativo alla cooperazione tra Stati membri, in modo da stabilire un collegamento con la necessità di conseguire un certo coordinamento allo scopo di centralizzare i procedimenti giudiziari.Articolo 8 - Cooperazione tra Stati membriL'articolo 8 risponde alla necessità che gli Stati membri si accordino reciprocamente la massima assistenza possibile e che si consultino reciprocamente quando uno stesso reato rientra nella competenza giurisdizionale di più di uno Stato membro.A tal fine, il paragrafo 1 contiene un ampio richiamo, come avviene in altri strumenti dell'Unione europea [16], alle convenzioni, agli accordi bilaterali o multilaterali o altri accordi applicabili. Le disposizioni della convenzione UNCLOS sono particolarmente pertinenti in questo contesto e prevedono, a norma dell'articolo 228, un meccanismo di sospensione dell'azione penale e di limitazioni all'istruzione di procedimenti penali.[16]  Si veda ad esempio l'articolo 11 della decisione quadro del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativa alla lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti (GU L 149 del 2.6.2001, pag. 1).A norma del paragrafo 2, gli Stati membri sono tenuti a cooperare al fine di decidere quale di loro perseguirà penalmente gli autori del reato, quando un illecito rientra nella giurisdizione di più di uno Stato membro e qualsiasi di essi potrebbe validamente avviare un'azione penale sulla base degli stessi fatti, allo scopo di centralizzare, per quanto possibile, i procedimenti penali in un unico Stato membro. A tal fine, gli Stati membri possono servirsi di qualsiasi organo o meccanismo istituito nell'Unione europea per facilitare la cooperazione tra le rispettive autorità competenti ed il coordinamento delle loro azioni. In particolare, si possono rivolgere a Eurojust, istituito con decisione quadro del 28 febbraio 2002 [17].[17]  Decisione del Consiglio, del 28 febbraio 2002, che istituisce l'Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità (GU L 63 del 6.3.2002, pag. 1).Il paragrafo 3 di questa disposizione presenta un elenco di criteri di competenza, enunciati in ordine di priorità decrescente, ai fini dell'applicazione del paragrafo 2. L'elenco riprende i criteri di competenza già adottati nell'ambito della convenzione UNCLOS, o considerati in altre decisioni quadro, e segnatamente quella relativa alla protezione dell'ambiente attraverso il diritto penale. Sono esaminati, in ordine successivo, gli elementi di collegamento seguenti:a) lo Stato membro nel cui territorio marittimo è stato commesso il reato (ovvero: le acque interne, compresi i porti, le acque territoriali, la zona economica esclusiva dello Stato in questione e gli stretti sui quali lo Stato ha giurisdizione),b) lo Stato membro per il quale sussiste almeno un rischio d'inquinamento, quando il reato è commesso in alto mare,c) lo Stato membro all'interno del cui territorio marittimo transita una nave, indipendentemente dal luogo in cui il reato è commesso, nei limiti definiti all'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2003/... /CE,d) lo Stato membro di cui la persona o le persone riconosciute colpevoli del reato hanno la cittadinanza o in cui sono residenti,e) lo Stato membro sul cui territorio ha la sede sociale la persona giuridica per conto della quale il reato è stato commesso,f) lo Stato membro di bandiera della nave a partire dalla quale il reato è stato commesso.La formulazione adottata tiene conto dei precedenti esistenti nell'ambito dell'Unione [18].[18]  Si veda in particolare la formulazione dell'articolo 9, paragrafo 2 della decisione quadro del Consiglio, del 13 giugno 2002, sulla lotta contro il terrorismo (GU L 164 del 22.6.2002, pag. 3).Articolo 9 - Notificazione delle informazioniL'articolo 9 ha per oggetto la comunicazione delle informazioni tra Stati membri. Sono previste due categorie di informazioni.Nei primi due paragrafi dell'articolo, le informazioni da trasmettere sono quelle volte a prevenire il fenomeno d'inquinamento o la sua propagazione. A tal fine, è fondamentale che la comunicazione sia effettuata immediatamente, e l'obbligo previsto in tal senso ne è l'ovvia conseguenza.Conformemente al paragrafo 3, gli Stati membri devono sostanzialmente notificare qualsiasi provvedimento adottato in applicazione della presente decisione quadro, con priorità allo Stato di bandiera, ma anche a qualsiasi altro Stato membro interessato. Anche in questo caso, è importante che l'informazione circoli rapidamente. L'esigenza di rapidità è tuttavia meno intensa che nel paragrafo 1. È per questo che l'espressione "senza ritardo" è preferita qui all'avverbio "immediatamente", utilizzato nei primi paragrafi.Sono state deliberatamente lasciate imprecisate le modalità con le quali dette comunicazioni devono essere effettuate: spetta a ciascuno Stato membro decidere in merito, tenuto conto delle esigenze d'immediatezza e di rapidità.Articolo 10 - Designazione dei punti di contattoL'articolo 10 mira a facilitare lo scambio di informazioni attraverso la designazione di punti di contatto operativi. Gli Stati membri possono avvalersi a tal fine dei meccanismi di cooperazione esistenti. Questa disposizione riveste grande importanza ai fini di un'effettiva cooperazione in materia penale.Il paragrafo 2 dispone che gli Stati membri devono informare il Segretariato generale del Consiglio e la Commissione relativamente ai punti di contatto che designano, con l'intesa che il Segretariato generale del Consiglio provvederà a notificare detti punti di contatto agli altri Stati membri.Articolo 11 - Applicazione territorialeL'articolo precisa che il campo d'applicazione territoriale della presente decisione quadro coincide con quello della direttiva 2003/... /CE. Tale identità discende, anche in questo caso, dalla natura complementare dell'una rispetto all'altra. Le disposizioni dell'articolo 299 del TCE, che non hanno un equivalente nel TUE, trovano pertanto applicazione.Articolo 12 - AttuazioneL'articolo 12 riguarda l'attuazione della presente decisione quadro ed il relativo controllo. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per conformarsi alla presente decisione quadro entro il 31 dicembre 2004.Gli Stati membri comunicano, al più tardi entro la stessa data, al Segretariato generale del Consiglio ed alla Commissione il testo delle disposizioni che recepiscono nel loro diritto nazionale gli obblighi che incombono loro in forza della presente decisione quadro. Il Consiglio verificherà, entro i dodici mesi successivi, sulla base delle informazioni fornite e di una relazione scritta della Commissione, se gli Stati si sono conformati alla decisione quadro.Articolo 13 - Entrata in vigoreL'articolo 13 dispone che la decisione quadro entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.2003/0088 (CNS)Proposta di DECISIONE QUADRO DEL CONSIGLIO intesa a rafforzare la cornice penale per la repressione dell'inquinamento provocato dalle naviIL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato sull'Unione europea, in particolare gli articoli 29, 31 e 34, paragrafo 2, lettera b),vista la proposta della Commissione [19],[19]  GU C  del , pag. .visto il parere del Parlamento europeo [20],[20]  GU C  del , pag. .considerando quanto segue:(1) Il Piano d'azione del Consiglio e della Commissione sul modo migliore per attuare le disposizioni del trattato di Amsterdam concernenti uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia [21], così come le conclusioni del Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 (punto 48) [22] sollecitano interventi legislativi contro la criminalità ambientale, in particolare l'introduzione di sanzioni comuni e di garanzie procedurali comparabili.[21]  GU C 19 del 23.1.1999, pag. 1, paragrafo 18.[22]  http://ue.eu.int/fr/Info/eurocouncil/ index.htm.(2) In questo contesto, la Commissione ha adottato il 13 marzo 2001 una proposta di direttiva relativa alla protezione dell'ambiente attraverso il diritto penale [23], la quale dispone che gli Stati membri devono considerare reato e sottoporre a sanzioni, all'occorrenza di natura penale, talune attività, poste in essere intenzionalmente o per grave negligenza e in violazione delle disposizioni normative comunitarie in materia di tutela dell'ambiente, come elencate nell'allegato della citata proposta di direttiva, e/o delle norme adottate dagli Stati membri per conformarsi al diritto comunitario.[23]  GU C 180 E del 26.6.2001, modificata il 30.9.2002 (GU C 20 E del 28.1.2003, pag. 284).(3) La lotta contro l'inquinamento provocato dalle navi, in modo intenzionale o per grave negligenza, rientra tra le priorità dell'Unione europea. Le conclusioni del Consiglio europeo di Copenaghen del 12 e 13 dicembre 2002 (punti 32-34) e la dichiarazione del Consiglio GAI del 19 dicembre 2002, a seguito del naufragio della petroliera Prestige, in particolare, testimoniano la determinazione dell'Unione ad adottare tutte le misure necessarie per evitare che si riproducano danni ambientali di tale gravità.(4) A tal fine, risulta fondamentale, come già sottolineato dalla Commissione nella comunicazione al Parlamento europeo ed al Consiglio sul rafforzamento della sicurezza marittima in seguito al naufragio della petroliera Prestige [24], conseguire un ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri.[24]  Comunicazione del 3 dicembre 2002, COM (2002) 681 definitivo.(5) La direttiva 2003/... /CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'inquinamento provocato dalle navi ed all'introduzione di sanzioni, comprese sanzioni penali, per i reati d'inquinamento [25], mira a conseguire detto ravvicinamento per quanto riguarda, da un lato, la definizione dei reati considerati, nonché la commissione, la partecipazione e l'istigazione in relazione agli stessi e, dall'altro, la natura, eventualmente penale, delle sanzioni applicabili. La direttiva introduce inoltre alcune misure d'accompagnamento tecniche ed operative.[25]  GU C  del , pag. .(6) Ad integrazione di queste disposizioni, è necessario conseguire un ravvicinamento soprattutto per quanto riguarda il livello delle sanzioni corrispondente alla gravità dei reati commessi, da applicare nei confronti delle persone fisiche o giuridiche che hanno commesso tali reati o ne sono responsabili, conformemente in particolare alle conclusioni del Consiglio GAI del 25 e 26 aprile 2002.(7) È necessario prevedere disposizioni volte a facilitare le indagini penali. Gli Stati membri devono, all'occorrenza, poter creare delle squadre investigative comuni alle quali possa partecipare Europol.(8) Occorre inoltre stabilire delle norme di cooperazione al fine di garantire che i reati contemplati dalla direttiva 2003/... /CE siano oggetto di efficaci azioni penali. A tale scopo, l'Unione europea deve integrare i risultati già ottenuti nell'ambito di organizzazioni regionali o internazionali. La convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, firmata da tutti gli Stati dell'Unione e della quale la Comunità europea è parte, riveste un carattere particolarmente importante in questo contesto.(9) Al fine di garantire la migliore cooperazione possibile tra gli Stati membri, è necessario assicurare una rapida comunicazione delle informazioni utili da uno Stato membro all'altro. Occorre a tal fine designare ed individuare dei punti di contatto operativi.(10) Atteso che gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri da soli, e possono dunque, a motivo del carattere transfrontaliero dei danni che possono derivare dai comportamenti considerati, essere realizzati meglio a livello dell'Unione, l'Unione può adottare misure, conformemente al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato CE. Conformemente al principio di proporzionalità, sancito nel medesimo articolo, la presente decisione quadro non eccede quanto necessario per il raggiungimento di tali obiettivi.(11) La presente decisione quadro rispetta i diritti fondamentali ed i principi riconosciuti segnatamente dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE QUADRO:Articolo 1 OggettoOggetto della presente decisione quadro è integrare le disposizioni della direttiva 2003/... /CE con idonee modalità di applicazione in materia penale.Articolo 2 DefinizioniAi fini della presente decisione quadro trovano applicazione le definizioni di cui all'articolo 2 della direttiva 2003/... /CE.Articolo 3 Modalità di applicazione delle sanzioni1. Per quanto riguarda le persone fisiche, ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché i reati di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2003/... /CE siano punibili con una pena detentiva della durata massima compresa tra almeno cinque e dieci anni, nei casi più gravi ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4 della direttiva 2003/... /CE, e soprattutto quando sussistano le seguenti circostanze:a) il reato è stato commesso nell'ambito delle attività di un'organizzazione criminale ai sensi dell'Azione comune 98/733/JAI, del 21 dicembre 1998, relativa alla punibilità della partecipazione a un'organizzazione criminale negli Stati membri dell'Unione europea [26];[26]  GU L 351 del 29.12.1998, pag. 1.b) il reato ha causato la morte o lesioni gravi a persone;c) il reato ha causato danni sostanziali alla qualità delle acque;d) il reato ha causato danni sostanziali a specie animali o vegetali o a parti di queste.2. Per quanto riguarda le persone fisiche e giuridiche, ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché i reati di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2003/... /CE siano punibili, in applicazione dell'articolo 6, paragrafo 5, lettera a), con ammende, di natura penale o non penale, di importo non inferiore, nel massimo:a) ad un importo compreso tra l'1% ed il 10a del fatturato totale realizzato nel precedente esercizio, o del patrimonio totale dell'anno precedente, quando il reato commesso non rientra nei casi più gravi;b) ad un importo compreso tra il 10% ed il 20b del fatturato totale realizzato nel precedente esercizio, o del patrimonio totale dell'anno precedente, nei casi più gravi, in particolare quelli citati al paragrafo 1.Articolo 4 Competenza giurisdizionaleCiascuno Stato membro adotta le misure necessarie per stabilire la propria giurisdizione in relazione ai reati di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2003/... /CE, nei casi contemplati dall'articolo 3 della direttiva 2003/... /CE.Articolo 5 Indagini penali nello Stato del porto1. Quando, a norma dell'articolo 4, paragrafo 3 della direttiva 2003/... /CE, le autorità competenti in materia penale sono informate di un presunto reato ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, della stessa direttiva, esse procedono ad un'indagine penale.2. L'indagine verte su qualsiasi elemento utile, e comporta, senza che l'elenco abbia carattere esaustivo, ispezioni a bordo, l'escussione di testimoni, la valutazione di prove fotografiche e l'analisi di campioni di sostanze.Articolo 6 Squadre investigative comuniGli Stati membri adottano, all'occorrenza, le misure necessarie per costituire squadre investigative comuni, conformemente alla decisione quadro del 13 giugno 2002, 2002/465/JAI, affinché svolgano indagini penali sui reati di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2003/... /CE.Articolo 7 Avvio dell'azione penaleFermo restando l'articolo 8 ed in presenza di prove sufficienti, lo Stato che ha stabilito la propria competenza giurisdizionale a norma dell'articolo 4 avvia senza ritardo, conformemente al suo diritto nazionale, l'azione penale in merito al presunto reato.Articolo 8 Cooperazione tra Stati membri1. Conformemente alle convenzioni, agli accordi bilaterali o multilaterali o altri accordi applicabili, gli Stati membri si prestano reciprocamente la massima assistenza possibile nei procedimenti relativi ai reati di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2003/... /CE.2. Quando un reato rientra nella giurisdizione di più di uno Stato membro e ciascuno di tali Stati può validamente avviare l'azione penale sulla base degli stessi fatti, gli Stati membri interessati cooperano al fine di decidere quale tra essi procederà a perseguire penalmente gli autori del reato, allo scopo di centralizzare i procedimenti giudiziari in un unico Stato membro, se possibile. A tale fine, gli Stati membri possono avvalersi di qualsiasi organo o meccanismo istituito nell'Unione europea per facilitare la cooperazione tra le loro autorità competenti ed il coordinamento delle loro azioni. In particolare, possono rivolgersi a Eurojust.3. Sono presi in considerazione, in ordine decrescente, i seguenti elementi di collegamento:a) lo Stato membro nel cui territorio è stato commesso il reato;b) lo Stato membro nel cui territorio si manifestano le conseguenze del reato;c) lo Stato membro nel cui territorio transita la nave dalla quale è stato commesso il reato;d) lo Stato membro di cui l'autore del reato è cittadino o residente;e) lo Stato membro nel cui territorio ha la sede sociale la persona giuridica per conto della quale il reato è stato commesso;f) lo Stato membro di bandiera della nave dalla quale è stato commesso il reato.4. Ai fini del paragrafo 3, il territorio include la zona di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettere da a) a d), della direttiva 2003/... /CE.Articolo 9 Comunicazione delle informazioni1. Lo Stato membro che è a conoscenza di un reato di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2003/... /CE, o del rischio che sia commesso un tale reato che provoca o potrebbe provocare un inquinamento imminente, ne informa immediatamente gli altri Stati membri che sono esposti ai danni di tale inquinamento, nonché la Commissione.2. Lo Stato membro che è a conoscenza di un reato di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2003/... /CE, o del rischio che sia commesso un tale reato che potrebbe rientrare nella competenza giurisdizionale di un altro Stato membro, ne informa immediatamente quest'ultimo.3. Gli Stati membri notificano senza ritardo allo Stato di bandiera, o a qualsiasi altro Stato interessato, le misure adottate ai sensi della presente decisione quadro, ed in particolare degli articoli 4, 5, 6 e 7.Articolo 10 Designazione di punti di contatto1. Ciascuno Stato membro designa un punto di contatto operativo per lo scambio di informazioni ai fini dell'applicazione della presente decisione quadro, ed in particolare per la raccolta delle prove.2. Ciascuno Stato membro comunica alla Commissione quale o quali dei suoi organismi svolge o svolgono funzione di punto di contatto ai sensi del paragrafo 1. La Commissione comunica tale informazione agli altri Stati membri.Articolo 11 Applicazione territorialeIl campo d'applicazione territoriale della presente decisione quadro è quello della direttiva 2003/... /CE.Articolo 12 Attuazione1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per conformarsi alla presente decisione quadro entro il 31 dicembre 2004.2. Entro la stessa data, gli Stati membri comunicano al Segretariato generale del Consiglio ed alla Commissione il testo delle disposizioni che recepiscono nel diritto nazionale gli obblighi derivanti dalla presente decisione quadro. Sulla base di una relazione elaborata a partire da tali informazioni e di un rapporto scritto della Commissione, il Consiglio verifica entro il 31 dicembre 2005 se gli Stati membri hanno adottato le misure necessarie per conformarsi alla presente decisione quadroArticolo 13 Entrata in vigoreLa presente decisione quadro entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.Fatto a Bruxelles,Per il ConsiglioIl Presidente