CELEX: 52013PC0256
Language: it
Date: 2013-05-03
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di elettrodi di tungsteno originari della Repubblica popolare cinese a seguito di un riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio

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		52013PC0256
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di elettrodi di tungsteno originari della Repubblica popolare cinese a seguito di un riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio /* COM/2013/0256 final - 2013/0134 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
 Contesto della proposta 
   || Motivazione e obiettivi della proposta La presente proposta riguarda l'applicazione del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (di seguito "il regolamento di base") nel procedimento di riesame in previsione della scadenza concernente il dazio antidumping applicato alle importazioni di alcuni tipi di elettrodi di tungsteno originari della Repubblica popolare cinese (di seguito "RPC"). || 
   || Contesto generale La presente proposta è presentata nel contesto dell'attuazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta svolta in conformità agli obblighi sostanziali e procedurali di tale regolamento. 
   || Disposizioni vigenti nel settore della proposta Con il regolamento (CE) n. 260/2007[1], il Consiglio ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di elettrodi di tungsteno originari della RPC. Le misure hanno assunto la forma di un dazio ad valorem a livello del 63,5%. A tre esportatori cinesi sono state concesse aliquote individuali del dazio antidumping (aliquote comprese tra 17,0% e 41,0%).   
   || Coerenza con altri obiettivi e politiche dell'Unione Non pertinente. 
 Consultazione delle parti interessate e valutazione d'impatto 
   || Consultazione delle parti interessate 
   || In conformità alle disposizioni del regolamento di base le parti interessate coinvolte nel procedimento hanno avuto la possibilità di difendere i loro interessi nel corso dell'inchiesta. 
   || Ricorso al parere di esperti 
   || Non è stato necessario consultare esperti esterni. 
   || Valutazione d'impatto La presente proposta è presentata in applicazione del regolamento di base. Il regolamento di base non prevede una valutazione generale dell'impatto, ma contiene un elenco completo delle condizioni da valutare. 
 Elementi giuridici della proposta 
   || Sintesi delle misure proposte Il 9 marzo 2012 la Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea[2], l'apertura di un riesame in previsione della scadenza delle misure antidumping in vigore sulle importazioni di elettrodi di tungsteno originari della RPC. Il riesame è stato avviato a seguito di una domanda debitamente motivata, presentata dall'Associazione europea dei metalli (EUROMETAUX) per conto di produttori dell'Unione che rappresentano oltre il 25% della produzione dell'Unione di alcuni tipi di elettrodi di tungsteno. L'inchiesta di riesame ha accertato che, qualora si lasciassero scadere le misure antidumping, il dumping e il pregiudizio persisterebbero. L'inchiesta ha inoltre concluso che il mantenimento delle misure non è contrario all'interesse dell'Unione. Si propone quindi che il Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento volto alla proroga delle misure in vigore, da pubblicare nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea entro il 4 giugno 2013. 
   || Base giuridica Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea. 
   || Principio di sussidiarietà La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione europea. Di conseguenza, non si applica il principio di sussidiarietà. 
   || Principio di proporzionalità La proposta rispetta il principio di proporzionalità per i motivi di seguito indicati. 
   || Il tipo di intervento è descritto nel già citato regolamento di base e non consente l'adozione di decisioni a livello nazionale. 
   || Non è necessario indicare il modo per ridurre al minimo e rendere commisurato all'obiettivo della proposta l'onere finanziario e amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli enti locali e regionali, degli operatori economici e dei cittadini. 
   || Scelta dello strumento 
   || Strumento proposto: regolamento. 
   || Altri strumenti non sarebbero adeguati per il motivo di seguito indicato. Il regolamento di base non prevede altre opzioni. 
 Incidenza sul bilancio 
   || Nessuna. 
2013/0134 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di elettrodi di tungsteno
originari della Repubblica popolare cinese a seguito di un riesame in
previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del
regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, 
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009
del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea ("il regolamento di base")[3], in particolare l'articolo 9,
paragrafo 4, e l'articolo 11, paragrafi 2, 5 e 6,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea ("la Commissione"), dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1.           Misure in vigore
(1)       Al
termine di un'inchiesta ("l'inchiesta iniziale") il Consiglio ha
istituito, con il regolamento (CE) n. 260/2007[4], un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di
elettrodi di tungsteno originari della Repubblica popolare cinese
("RPC") ("le misure iniziali"). Le misure hanno assunto la
forma di un dazio ad valorem del 63,5% per tutte le società, ad eccezione di
tre produttori esportatori cinesi ai quali sono state concesse aliquote del
dazio individuali.
2.           Apertura di un riesame in
previsione della scadenza
(2)       Il 9 marzo 2012 la
Commissione ha annunciato, con un avviso ("avviso di apertura")[5]
pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, l'apertura di
un riesame in previsione della scadenza delle misure antidumping in vigore
sulle importazioni di alcuni tipi di elettrodi di tungsteno originari della
Repubblica popolare cinese ("RPC").
(3)       Il riesame è stato avviato a
seguito di una domanda debitamente motivata, presentata da EUROMETAUX ("il
richiedente") per conto di produttori dell'Unione che rappresentano oltre
il 50% della produzione dell'Unione di alcuni tipi di elettrodi di tungsteno.
(4)       La richiesta era motivata dal
fatto che la scadenza delle misure potrebbe comportare il persistere del
dumping e la reiterazione del pregiudizio nei confronti dell'industria
dell'Unione.
3.           Inchiesta
3.1.        Periodo dell'inchiesta di
riesame e periodo considerato
(5)       L'inchiesta sul persistere o
sulla reiterazione del dumping ha riguardato il periodo compreso tra il
1° gennaio 2011 e il 31 dicembre 2011 ("periodo
dell'inchiesta di riesame" o "PIR"). L'analisi delle tendenze
rilevanti per la valutazione della probabilità del persistere o della
reiterazione del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il
1° gennaio 2008 e la fine del PIR ("periodo considerato").
3.2.        Parti interessate
dall'inchiesta
(6)       La Commissione ha
ufficialmente informato dell'apertura del riesame in previsione della scadenza
il richiedente, gli altri produttori noti dell'Unione, i produttori esportatori
della RPC, gli importatori indipendenti e gli utilizzatori notoriamente
interessati, i produttori dei potenziali paesi di riferimento e i
rappresentanti della RPC. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di
presentare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro
il termine fissato nell'avviso di apertura.
(7)       È stata concessa un'audizione
a tutte le parti che ne hanno fatto richiesta dimostrando di avere particolari
motivi per essere sentite.
(8)       Visto l'elevato numero di
produttori esportatori cinesi e di importatori indipendenti dell'Unione
coinvolti nell'inchiesta, nell'avviso di apertura è stata prospettata la
possibilità di ricorrere al campionamento, conformemente all'articolo 17
del regolamento di base. Per consentire alla Commissione di decidere se il
campionamento fosse necessario e, in tal caso, di selezionare un campione, le
parti di cui sopra sono state invitate, in conformità dell'articolo 17 del
regolamento di base, a manifestarsi entro 15 giorni dalla pubblicazione
dell'avviso di apertura e a fornire alla Commissione le informazioni richieste
nell'avviso di apertura.
(9)       Si sono manifestati tre importatori,
nessuno dei quali, tuttavia, ha importato alcuni tipi di elettrodi di tungsteno
originari della RPC durante il PIR. 
(10)     Dal momento che soltanto due
produttori esportatori della RPC hanno presentato le informazioni richieste,
non è stato necessario selezionare un campione di produttori esportatori.
(11)     La Commissione ha inviato
questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a quelle che si sono
manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. Hanno risposto
al questionario due produttori dell'Unione, due produttori esportatori della
RPC e un produttore statunitense. 
(12)     La Commissione ha raccolto e
verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per valutare il rischio di
persistenza o reiterazione del dumping e del conseguente pregiudizio, nonché
l'interesse dell'Unione. Sono state effettuate visite di verifica presso le
sedi delle seguenti società: 
(a)         
Produttori dell'Unione 
–              
Plansee SE, Austria
–              
Gesellschaft für Wolfram Industrie GmbH, Germania
(b)         
Produttori esportatori della RPC
–              
Shandong Weldstone Tungsten Industry Co., Ltd.,
Zibo, 
–              
Shaanxi Yuheng Tungsten & Molybdenum Industrial
Co., Ltd Baoji 
(c)         
Società collegata ad un produttore esportatore
della RPC che ha collaborato 
–              
Shanghai Weldstone Asia Co., Ltd., Shanghai
(d)         
Società collegate ad un produttore esportatore
dell'Unione europea che ha collaborato 
–              
Weldstone GmbH, Wilnsdorf, Germania
–              
Binzel Benelux bvba, Eke – Nazareth, Belgio
(e)         
Paese di riferimento
–              
Global Tungsten & Powders Corp, Towanda, USA 
B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
(13)     Il prodotto in esame è lo
stesso di cui al regolamento (CE) n. 260/2007, vale a dire elettrodi per
saldatura in tungsteno, comprese le barre e i profilati di tungsteno per
elettrodi per saldatura, contenenti il 94% o più in peso di tungsteno, diversi
da quelli ottenuti semplicemente per sinterizzazione, tagliati o meno a misura,
originari della RPC ("ET" o "il prodotto oggetto del
riesame"), attualmente classificabili ai codici
NC ex 8101 99 10 ed ex 8515 90 00.
(14)     Il prodotto oggetto del riesame
è utilizzato nelle operazioni di saldatura e in processi simili. Gli ET sono
utilizzati in tutta una serie di settori industriali quali l'edilizia, le
costruzioni navali, la produzione di automobili, l'ingegneria nucleare, chimica
e navale, l'industria aerospaziale nonché gli oleodotti e i gasdotti. In base
alle caratteristiche fisiche e chimiche e alle possibilità di sostituzione dei
vari tipi di prodotto, dal punto di vista dell'utilizzatore, si ritiene che
tutti gli ET costituiscano un prodotto unico ai fini del presente procedimento.
(15)     L'inchiesta ha confermato che,
come era risultato dall'inchiesta iniziale, il prodotto in esame e quello
fabbricato e venduto nel mercato interno cinese, quello fabbricato e venduto
nel mercato interno dai produttori dell'Unione, nonché quello fabbricato e
venduto nel mercato del paese di riferimento hanno le stesse caratteristiche
fisiche e tecniche di base e sono destinati agli stessi utilizzi di base e sono
quindi considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1,
paragrafo 4, del regolamento di base.
C. PROBABILITÀ DEL PERSISTERE O DELLA
REITERAZIONE DEL DUMPING
1.           Osservazioni preliminari 
(16)     Conformemente
all'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, è stato
esaminato se erano in atto pratiche di dumping e, in tal caso, se lo scadere
delle misure comportasse o meno il rischio di una loro persistenza o
reiterazione. 
(17)     Come indicato sopra, non è
stato necessario selezionare un campione di produttori esportatori della RPC.
Le due società che hanno collaborato coprivano l'80-85% delle importazioni
nell'Unione del prodotto in esame originario della RPC durante il PIR. Alla
luce di tali risultati si è concluso che il livello di collaborazione era
elevato.
(18)     Uno dei produttori esportatori
che hanno collaborato all'inchiesta ha beneficiato del trattamento riservato
alle imprese operanti in condizioni di economia di mercato ("TEM") in
conformità dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del
regolamento di base, e l'altro del trattamento individuale ("TI")
conformemente all'articolo 9, paragrafo 5, dello stesso regolamento;
tali trattamenti erano stati loro concessi durante l'inchiesta iniziale. Si
ricorda che, nel contesto delle inchieste condotte ai sensi
dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, il TEM e il
TI non sono riconsiderati. A una terza società, che non ha collaborato alla
presente inchiesta di riesame in previsione della scadenza, è stato concesso il
TI nell'inchiesta iniziale.
2.           Importazioni oggetto di
dumping durante il PIR 
2.1.        Paese di riferimento 
(19)     In conformità
all'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base
e dato che la RPC è un'economia in transizione, il valore normale per i
produttori esportatori ai quali non è stato concesso il trattamento riservato
alle imprese operanti in un'economia di mercato deve essere determinato in base
al prezzo o al valore costruito in un paese terzo ad economia di mercato
appropriato ("paese di riferimento").
(20)     Come nell'inchiesta iniziale,
gli Stati Uniti d'America ("USA") sono stati proposti come paese di
riferimento nell'avviso di apertura ai fini della determinazione del valore
normale. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di pronunciarsi su
tale scelta. Non è tuttavia pervenuta alcuna osservazione al riguardo. 
(21)     La Commissione ha inoltre
esaminato se la scelta di altri paesi come paese di riferimento fosse
ragionevole ed ha individuato altri paesi terzi dai quali, secondo Eurostat, sono
importati elettrodi di tungsteno.
I potenziali produttori noti in tali paesi sono stati
contattati e invitati a collaborare all'inchiesta. Non è stata però ottenuta
alcuna collaborazione. 
(22)     Gli Stati Uniti sono stati
ritenuti rappresentativi come mercato di riferimento, in particolare per
l'apertura e la competitività propria del loro mercato interno. Nell'inchiesta
iniziale sono stati utilizzati gli Stati Uniti come paese di riferimento. Non è
stata dimostrata l'esistenza di circostanze nuove o diverse tali da
giustificare un'altra scelta, né è stata comunicata alla Commissione alcuna
circostanza simile. 
(23)     Di conseguenza gli Stati Uniti
sono stati scelti quale paese di riferimento ad economia di mercato ai fini del
presente riesame. L'unico produttore statunitense noto è stato contattato ed ha
accettato di collaborare e di rispondere al questionario ed ha acconsentito ad
una visita di verifica. Le cifre relative alle vendite e alla produzione di
tale società, una volta verificate, sono state utilizzate per determinare il
valore normale per le società che non hanno ottenuto il TEM durante l'inchiesta
iniziale.
2.2.        Valore normale 
(24)     Per quanto riguarda la società
cui è stato concesso il TEM durante l'inchiesta iniziale, il valore normale è
stato stabilito sulla base dei suoi dati. Conformemente all'articolo 2,
paragrafo 2, del regolamento di base, si è esaminato se le vendite sul
mercato interno di ET ad acquirenti indipendenti fossero rappresentative
durante il PIR, vale a dire se il volume delle vendite del prodotto destinato
al consumo interno corrispondesse almeno al 5% delle esportazioni nell'Unione
del prodotto oggetto del riesame. 
(25)     Si è poi esaminato se le
vendite sul mercato interno del prodotto simile potessero essere considerate
come eseguite nell'ambito di normali operazioni commerciali conformemente
all'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento di base, verificando la
percentuale delle vendite remunerative ad acquirenti indipendenti sul mercato
interno.
(26)     Per i tipi di prodotto in
esame, dal momento che le vendite sul mercato interno sono risultate
rappresentative ed effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, il
valore normale è stato stabilito sulla base dei prezzi pagati da acquirenti
indipendenti nel paese esportatore. Per gli altri tipi di prodotto oggetto del
riesame il valore normale ha dovuto essere costruito conformemente
all'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base. Il valore
normale è stato pertanto calcolato sulla base dei costi di fabbricazione della
società, cui sono stati aggiunti le spese generali, amministrative e di vendita
("SGAV") e i profitti realizzati sulle vendite sul mercato interno
effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, in conformità
dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base.
(27)     Dopo la comunicazione delle
conclusioni, una parte ha affermato che per determinare le SGAV era stata
applicata una metodologia diversa da quella dell'inchiesta iniziale, il che
potrebbe aver inciso sulla determinazione del margine di profitto utilizzato
per calcolare il valore normale costruito conformemente all'articolo 2,
paragrafo 6, del regolamento di base. Oltre alle informazioni già fornite
nel corso dell'inchiesta tale parte non ha tuttavia dimostrato la fondatezza
della sua affermazione con altri elementi di prova. Va osservato che, in conformità
dell'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base, le SGAV sono
state ripartite sulla base del fatturato e che tale metodologia è stata
applicata anche nell'inchiesta iniziale.
(28)     Il profitto utilizzato
nell'inchiesta iniziale non è stato stabilito sulla base di normali operazioni
commerciali, poiché nessun tipo del prodotto in esame esportato era stato
venduto sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali. Dal
riesame in previsione della scadenza è emerso che le vendite di alcuni tipi del
prodotto in esame erano state remunerative e che pertanto, in conformità
dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6, del regolamento di base, i
profitti di tali transazioni remunerative sono stati utilizzati per costruire
il valore normale.
(29)     Per quanto riguarda la società
cui non è stato concesso il TEM nell'inchiesta iniziale, a norma
dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di
base, il valore normale è stato stabilito sulla base di informazioni ottenute
presso il produttore che ha collaborato nel paese di riferimento. Le vendite
sul mercato interno del produttore nel paese di riferimento sono state
effettuate in quantitativi sufficienti e nel corso di normali operazioni
commerciali e possono quindi essere utilizzate come base per determinare il
valore normale per la società cui non è stato concesso il TEM.
2.3.        Prezzo all'esportazione 
(30)     Per quanto riguarda il
produttore cui è stato concesso il TEM, tutte le esportazioni nell'Unione sono
state effettuate tramite importatori collegati e successivamente rivendute
nell'Unione a società collegate o non collegate. Il prezzo all'esportazione è
stato pertanto stabilito conformemente all'articolo 2, paragrafo 9,
del regolamento di base, cioè sulla base dei prezzi ai quali i prodotti importati
sono stati rivenduti prima ad un acquirente indipendente, debitamente adeguati
per tener conto di tutte le spese sostenute dal momento dell'importazione fino
alla rivendita, nonché di un margine ragionevole per le SGAV e i profitti. A
questo proposito sono state prese in considerazione le SGAV delle società
collegate. 
(31)     Dopo la comunicazione delle
conclusioni, una parte ha sostenuto che, nello stabilire le SGAV degli
importatori collegati, sono state prese in considerazione le spese collegate
alle vendite di prodotti diversi dal prodotto in esame e che tali spese
dovessero quindi essere escluse. Va notato che, conformemente
all'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, per costruire
il prezzo all'esportazione sono state prese in considerazione le SGAV
dichiarate dalle società interessate. L'argomentazione secondo la quale nelle
SGAV indicate fossero incluse anche le SGAV sostenute per la vendita di altri
prodotti non era suffragata da alcuna prova ed è stata pertanto respinta.
(32)     Inoltre, le osservazioni di
una parte interessata riguardo ai prezzi all'esportazione erano basate su
un'indicazione errata della valuta. Tale argomentazione è stata pertanto
respinta.
(33)     Per quanto concerne il margine
di profitto, nessuno degli importatori indipendenti dell'Unione ha collaborato.
Nell'inchiesta iniziale è stato utilizzato il margine di profitto degli
importatori collegati, tenuto conto del fatto che le attività degli importatori
indipendenti non erano sufficientemente comparabili a quelle dell'importatore
collegato in questione. L'inchiesta ha rivelato che le attività
dell'importatore collegato erano le stesse nel PIR e nel periodo dell'inchiesta
iniziale, vale a dire la maggior parte degli ET importati ha continuato ad
essere integrata nel principale prodotto fabbricato dal gruppo, cioè la torcia
per saldatura. Va inoltre osservato che il valore degli ET è inferiore a quello
del prodotto finale. In base a ciò e come nell'inchiesta iniziale, si è
concluso che il margine di profitto dell'importatore collegato costituisse una
base corretta per costruire il prezzo all'esportazione.
(34)     Per quanto riguarda il
produttore cui è stato concesso il TI nell'inchiesta iniziale, tutte le vendite
all'esportazione nell'Unione sono state effettuate direttamente ad acquirenti
indipendenti stabiliti nell'Unione. Conformemente all'articolo 2,
paragrafo 8, del regolamento di base, il prezzo all'esportazione è stato
pertanto stabilito sulla base dei prezzi realmente pagati o pagabili.
(35)     Il prezzo all'esportazione di
tutti gli altri produttori stabiliti nella RPC è stato determinato sulla base
delle statistiche relative alle importazioni disponibili nella base di dati
costituita conformemente all'articolo 14, paragrafo 6.
(36)     In conformità
dell'articolo 11, paragrafo 10, del regolamento di base, i prezzi
all'esportazione sono stati determinati detraendo i dazi antidumping pagati, in
quanto nessuna delle parti ha presentato elementi di prova del fatto che il
dazio si riflettesse debitamente sui prezzi di rivendita e sui successivi
prezzi di vendita sul mercato dell'Unione.
2.4.        Confronto
(37)     Il confronto tra valore
normale e prezzo all'esportazione è stato effettuato franco fabbrica.
(38)     Ai fini di un equo confronto
tra il valore normale e il prezzo all'esportazione dei due produttori
esportatori che hanno collaborato, conformemente all'articolo 2,
paragrafo 10, del regolamento di base, si è tenuto debitamente conto,
sotto forma di adeguamenti, delle differenze nei costi per trasporti,
assicurazione e crediti che hanno inciso sui prezzi e sulla loro comparabilità.

2.5.        Margine di dumping
(39)     In conformità
dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, il margine di
dumping è stato calcolato in base al confronto tra la media ponderata del
valore normale e la media ponderata del prezzo all'esportazione.
(40)     Per il produttore esportatore
che ha collaborato e che ha ottenuto il TEM nell'inchiesta iniziale, il
confronto ha dimostrato il persistere del dumping a livelli significativi. 
(41)     Per il produttore esportatore
che ha collaborato e ottenuto il TI nell'inchiesta iniziale nonché per il
margine di dumping su scala nazionale applicabile a tutti gli altri produttori
esportatori della RPC che non hanno collaborato, il confronto ha evidenziato un
livello significativo di dumping ancor più elevato di quello dell'inchiesta
iniziale. 
3.           Andamento delle importazioni
in caso di abrogazione delle misure 
3.1.        Osservazione preliminare
(42)     Verificata l'esistenza di
pratiche di dumping durante il PIR, è stato esaminato il rischio del persistere
del dumping in caso di abrogazione delle misure. 
(43)     A tale riguardo va precisato
che i produttori esportatori che hanno collaborato rappresentavano solo il 10%
circa della capacità di produzione totale della RPC. Pertanto, è stato
necessario basare le conclusioni in larga misura sulle informazioni fornite
nella domanda di riesame nonché sulle informazioni pubbliche. Sono stati
analizzati, in particolare, la strategia dei produttori cinesi per quanto
riguarda i prezzi,all'esportazione verso i mercati di altri paesi terzi, le
capacità produttive cinesi nonché la capacità inutilizzata disponibile e
l'attrattiva del mercato dell'Unione per gli esportatori cinesi. 
3.2.        Strategia dei produttori
cinesi relativa ai prezzi all'esportazione verso i mercati di altri paesi terzi

(44)     Per quanto riguarda le
esportazioni verso i mercati di altri paesi terzi, va osservato che i dati
statistici disponibili nelle basi dati cinesi si riferiscono ad una definizione
del prodotto più ampia rispetto a quella del prodotto in esame; basandosi su
tali dati non è stato pertanto possibile effettuare un'analisi efficace dei
quantitativi esportati verso altri mercati, né dei prezzi praticati su tali
mercati. I due produttori cinesi che hanno collaborato non hanno esportato ad
acquirenti indipendenti in altri mercati terzi. Di conseguenza, non è stato
possibile stabilire in maniera attendibile i prezzi all'esportazione verso i
mercati di altri paesi terzi durante il PIR, né trarre conclusioni definitive
sulla base delle informazioni disponibili. 
3.3.        Capacità
inutilizzata dei produttori cinesi
(45)     I dati
sui quali si basa l'analisi che segue sono stati forniti dal richiedente nella
domanda di riesame e sono stati sottoposti a un controllo incrociato con le informazioni
pubbliche.
(46)     Su tale base, le capacità dei
produttori cinesi sono state stimate a 1 600 000 kg. Secondo le
stime del richiedente, le capacità utilizzate dai produttori cinesi sono circa
del 63%; da ciò si desume che la capacità inutilizzata è di circa
600 000 kg, un dato quasi cinque volte superiore al consumo totale
dell'Unione durante il PIR. Pertanto, la Repubblica popolare cinese dispone di
ingenti quantitativi destinabili all'esportazione, dal momento soprattutto che
non vi sono indicazioni che i mercati dei paesi terzi o il mercato interno
possano assorbire tale rilevante capacità inutilizzata.
3.4.        Volume e prezzi delle
importazioni oggetto di dumping dalla RPC
(47)     Il volume delle importazioni
dalla RPC nell'Unione è aumentato del 9% nel periodo considerato ed ha
raggiunto un livello di gran lunga superiore ai 50 000 kg durante il
PIR, il che equivale a circa la metà del consumo totale dell'UE durante il PIR.

(48)     Durante l'intero periodo
considerato, i prezzi all'importazione hanno fluttuato e hanno seguito lo
stesso andamento dei prezzi di vendita dell'industria dell'Unione sul mercato
interno. In generale, i prezzi all'importazione sono saliti del 42% tra il 2008
e il PIR e sono rimasti a livello di dumping. L'incremento dei prezzi è dovuto
principalmente all'aumento durante il PIR del costo della principale materia
prima (polvere di tungsteno). 
3.5.        Attrattiva del mercato
dell'Unione 
(49)     Il mercato dell'Unione è uno
dei più importanti al mondo: esso rappresenta infatti circa il 20% del consumo
mondiale di ET. Le società cinesi hanno mostrato grande interesse ad accrescere
la loro presenza sul mercato dell'Unione, il che è confermato dal fatto che,
durante il PIR, esse hanno mantenuto la loro significativa quota di mercato
(45%) o l'hanno addirittura aumentata. 
3.6.        Conclusioni sulla probabilità
del persistere del dumping
(50)     L'analisi di cui sopra
dimostra che le importazioni cinesi hanno continuato ad entrare nel mercato
dell'Unione a prezzi di dumping, con margini di dumping notevoli. Visti in
particolare l'analisi dei livelli dei prezzi sul mercato dell'Unione e
l'interesse mostrato dagli esportatori cinesi per il mercato dell'UE, nonché la
notevole capacità inutilizzata della RPC, molto superiore al consumo totale
dell'Unione, è possibile concludere che esiste una forte probabilità del
persistere del dumping qualora le misure fossero abrogate.
D. SITUAZIONE DEL MERCATO DELL'UNIONE 
1.           Definizione
dell'industria dell'Unione 
(51)     La presente inchiesta ha
confermato che gli ET sono fabbricati da due produttori dell'Unione. Entrambi i
produttori hanno collaborato pienamente all'inchiesta.
(52)     Dette società costituiscono
l'industria dell'Unione ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, e
dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base e saranno di
seguito denominate "l'industria dell'Unione".
2.           Osservazione preliminare 
(53)     Dal momento che l'industria
dell'Unione è costituita da due sole società, i dati riguardanti l'industria
dell'Unione saranno presentati in forma indicizzata o in fasce numeriche, in
modo da garantirne il trattamento riservato, in conformità
dell'articolo 19 del regolamento di base.
(54)     Dal momento che i dati di
Eurostat a livello del codice NC relativi alle importazioni includevano
anche prodotti diversi dagli ET, le informazioni sulle importazioni sono state
analizzate a livello del codice TARIC e completate dai dati raccolti ai sensi
dell'articolo 14, paragrafo 6, del regolamento di base. I dati TARIC
sono ritenuti riservati poiché presentano un grado di precisione che consente
l'identificazione delle parti. Per questo motivo alcuni dati sono presentati in
fasce numeriche.
3.           Consumo
dell'Unione 
(55)     Il consumo dell'Unione è stato
stabilito in base al volume delle vendite dell'industria dell'Unione sul
mercato dell'UE e ai dati di Eurostat sulle importazioni a livello del codice
TARIC, integrati dalle informazioni ricavate dai dati raccolti in conformità
dell'articolo 14, paragrafo 6, del regolamento di base.
(56)     Tra il 2008 e il PIR ("il
periodo considerato") il consumo dell'Unione è diminuito del 16%, subendo
un forte calo tra il 2008 e il 2009 e riprendendosi successivamente, senza però
raggiungere i livelli precedenti la crisi durante il PIR. Dal livello più
basso, registrato nel 2009 fino al PIR, il consumo dell'Unione è aumentato di
circa il 40%. 
 Tabella 1 
 Consumo 
 Volume (chilogrammi) || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Consumo || 140 000 – 150 000 || 90 000 – 100 000 || 110 000 – 120 000 || 120 000 – 130 000 
 Indice (2008=100) || 100 || 61 || 75 || 84 
 Fonte: risposte al questionario, Eurostat, base di dati costituita ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 6.   
4.           Volume e quota di mercato delle
importazioni oggetto di dumping dalla Repubblica popolare cinese
(57)     I
volumi e le quote di mercato delle importazioni oggetto di dumping dalla RPC sono
stati determinati sulla base delle informazioni statistiche fornite a
livello TARIC, integrate dalle informazioni ricavate dai dati raccolti in
conformità dell'articolo 14, paragrafo 6, del regolamento di base. 
(58)     Nonostante il decremento
assoluto del consumo nell'Unione, il volume delle importazioni del prodotto
oggetto di riesame originario della RPC ha registrato un aumento del 9% nel
periodo considerato, attestandosi ad un livello di gran lunga superiore ai
50 000 kg durante il PIR (cfr. tabella 2). Tale aumento,
contestualmente alla riduzione generale del consumo dell'Unione durante il
periodo considerato, ha determinato un incremento della quota di mercato degli
esportatori cinesi, fino a raggiungere circa la metà del mercato totale
dell'Unione.
 Tabella 2 
 Importazioni dalla RPC 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume || 51 771 || 36 188 || 39 953 || 56 289 
 Indice (2008=100) || 100 || 70 || 77 || 109 
 Quota di mercato || 35% - 40% || 35% - 40% || 35% - 40% || 45% - 50% 
 Fonte: Eurostat, base di dati costituita ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 6. 
5.           Prezzi delle importazioni
dalla RPC
5.1.        Andamento dei prezzi
(59)     I prezzi di tali prodotti
importati dalla RPC sono aumentati dell'ordine del 40% tra il 2008 e il PIR,
registrando un'impennata durante il PIR. L'incremento dei prezzi è dovuto
principalmente all'aumento durante il PIR del costo della principale materia
prima (polvere di tungsteno). 
 Tabella 3 
 Prezzi delle importazioni dalla RPC 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Prezzi EUR/kg || 36,59 || 33,83 || 41,56 || 51,83 
 Indice (2008=100) || 100 || 92 || 114 || 142 
 Fonte: Eurostat, base di dati costituita ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 6. 
5.2.        Sottoquotazione dei prezzi ("price undercutting")
(60)     L'inchiesta ha rivelato che i
prezzi delle importazioni dalla RPC erano inferiori ai prezzi medi
dell'industria dell'Unione. Durante il PIR è stato determinato un margine di
sottoquotazione del 37%, che è rimasto significativo (24%) anche dopo
l'inclusione nel suo calcolo del dazio antidumping. Per il calcolo ci si è
basati sul confronto tra i prezzi cif all'esportazione dei produttori
esportatori che hanno collaborato e i prezzi medi dell'industria dell'Unione a
livello franco fabbrica. I prezzi sono stati considerati rappresentativi per la
RPC in quanto i due produttori esportatori che hanno collaborato
rappresentavano circa l'80% delle importazioni di ET originarie della
Repubblica popolare cinese.
(61)     Dopo la comunicazione delle conclusioni, un produttore
esportatore ha affermato che i prezzi non sono stati confrontati per ogni tipo
di prodotto e che a causa di notevoli pretese divergenze di prezzo tra i tipi
di prodotto, i livelli di sottoquotazione calcolati non erano significativi.
Sulla base delle informazioni disponibili, è stato possibile effettuare un
raffronto solo parziale dei prezzi per ogni tipo di prodotto per le vendite
dell'industria dell'Unione sul mercato interno e per le vendite
all'esportazione verso l'Unione. Tuttavia, la parte interessata non ha
presentato elementi di prova che possano mettere in dubbio la pertinenza della
metodologia applicata. L'argomentazione è stata pertanto respinta.
(62)     Dopo la comunicazione delle
conclusioni è stato argomentato inoltre che i prezzi delle importazioni cinesi
e i prezzi di vendita dell'industria dell'Unione sul mercato interno non sono
stati confrontati allo stesso stadio commerciale. Tale affermazione non è stata
suffragata da prove sufficienti, in quanto la parte interessata in questione
non ha fornito prove o informazioni che dimostrassero costanti ed evidenti
differenze tra le funzioni e i prezzi del venditore per i diversi stadi
commerciali in questione. Questa argomentazione è stata perciò respinta.
6.           Importazioni da altri paesi
terzi
(63)     L'evoluzione del volume delle
importazioni e dei prezzi da altri paesi durante il periodo considerato è
presentata nella tabella che segue. I volumi e le quote di mercato delle
importazioni da altri paesi terzi sono stati determinati sulla base delle
informazioni statistiche fornite a livello TARIC, integrate dalle
informazioni ricavate dai dati raccolti in conformità dell'articolo 14,
paragrafo 6, del regolamento di base.
 Tabella 4 
 Importazioni da altri paesi terzi 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR || 
 Vietnam ||   ||   ||   ||   || 
 Volume delle importazioni (in kg) || 27 878 || 14 184 || 13 776 || 25 833 || 
 Indice (2008=100) || 100 || 51 || 49 || 93 || 
 Prezzo EUR/kg || 44,36 || 45,34 || 46,02 || 56,01 || 
 Indice (2008=100) || 100 || 102 || 104 || 126 || 
 Corea del Sud ||   ||   ||   ||   || 
 Volume delle importazioni (in kg) || 21 299 || 8 174 || 11 051 || 3 319 || 
 Indice (2008=100) || 100 || 38 || 52 || 16 || 
 Prezzo EUR/kg || 50,99 || 44,16 || 44,16 || 59,31 || 
 Indice (2008=100) || 100 || 87 || 87 || 116 || 
 Altri paesi terzi ||   ||   ||   ||   || 
 Volume delle importazioni (in kg) || 7 641 || 6 247 || 10 942 || 9 186 || 
 Indice (2008=100) || 100 || 82 || 143 || 120 || 
 Prezzo EUR/kg || 43,24 || 59,82 || 64,98 || 57,75 || 
 Indice (2008=100) || 100 || 138 || 150 || 134 || 
 Totale ||   ||   ||   ||   || 
 Volume delle importazioni (in kg) || 56 818 || 28 605 || 35 779 || 38 338 || 
 Indice (2008=100) || 100 || 50 || 63 || 67 || 
 Quota di mercato delle importazioni da altri paesi terzi || 35% - 40% || 30% - 35% || 30% - 35% || 30% - 35% || 
 Prezzo EUR/kg || 46,70 || 48,17 || 51,25 || 56,71 || 
 Indice (2008=100) || 100 || 103 || 110 || 121 || 
 Fonte: Eurostat, base di dati costituita ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 6. || 
(64)     I volumi delle importazioni da
altri paesi terzi verso il mercato dell'Unione sono diminuiti durante il
periodo considerato di circa il 33%. Nello stesso periodo le quote di mercato
sono calate e si sono attestate intorno al 30%-35% durante il PIR. I prezzi
delle importazioni da altri paesi terzi sono saliti del 21% nel corso dello
stesso periodo. 
(65)     Si ricorda che l'inchiesta
iniziale non ha rivelato importazioni significative del prodotto simile verso
il mercato dell'Unione diverse da quelle provenienti dalla RPC. L'inchiesta
iniziale ha dimostrato che il mercato principale dei rimanenti produttori
statunitensi e giapponesi era rappresentato dal rispettivo mercato interno.
L'inchiesta ha concluso pertanto che le importazioni da paesi diversi dalla RPC
sono state molto modeste.
(66)     Secondo
informazioni fornite dall'industria dell'Unione attualmente non esiste una
produzione di ET in Vietnam e nella Corea del Sud e le importazioni da tali
paesi provengono in realtà dalla RPC. Tuttavia, nel corso della presente
inchiesta non sono state ottenute informazioni che possano confermare tale
affermazione.
7.           Situazione economica
dell'industria dell'Unione 
7.1.        Osservazioni preliminari
(67)     Come disposto
dall'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base, la Commissione
ha proceduto a una valutazione di tutti i fattori e indici economici pertinenti
aventi incidenza sulla situazione dell'industria dell'Unione.
(68)     Dal momento che l'industria
dell'Unione è costituita da due soli produttori, i dati sono indicati in fasce
numeriche per motivi di riservatezza.
7.2.        Produzione, capacità di produzione e utilizzo degli
impianti 
(69)     La produzione dell'industria
dell'Unione è calata ogni anno nel corso del periodo considerato. Alla fine del
PIR la produzione era diminuita del 29% rispetto al 2008. Tale tendenza è stata
particolarmente marcata nel 2009, con un calo di oltre il 40%. 
 Tabella 5 
 Produzione totale dell'Unione 
 Volume (in kg) || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Produzione || 60 000 – 70 000 || 35 000 – 40 000 || 50 000 – 60 000 || 40 000 – 50 000 
 Indice (2008=100) || 100 || 60 || 82 || 71 
 Fonte: risposte al questionario. 
(70)     La
capacità di produzione è rimasta immutata durante il periodo considerato. Con
il calo della produzione, l'utilizzo degli impianti ha registrato di conseguenza
un calo generale del 27% tra il 2008 e il PIR, passando al 41% durante il PIR.
Nella tabella seguente sono riportati dati dettagliati:
 Tabella 6 
 Capacità di produzione e utilizzo degli impianti 
 Volume (in kg) || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Capacità di produzione || 95 000 – 110 000 || 95 000 – 110 000 || 95 000 – 110 000 || 95 000 – 110 000 
 Indice (2008=100) || 100 || 100 || 100 || 100 
 Utilizzo degli impianti || 57% || 35% || 47% || 41% 
 Indice (2008=100) || 100 || 60 || 82 || 73 
 Fonte: risposte al questionario. 
7.3.        Scorte 
(71)     Tra il 2008 e il PIR le scorte
finali dell'industria dell'Unione sono diminuite del 20%. Tale andamento è in
linea con la tendenza al calo del consumo sul mercato dell'Unione nel corso
dello stesso periodo.
 Tabella 7 
 Scorte finali 
 Volume (in kg) || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Scorte finali || 5 000 – 15 000 || 5 000 – 15 000 || 5 000 – 15 000 || 5 000 – 15 000 
 Indice (2008=100) || 100 || 70 || 85 || 80 
Fonte: risposte al questionario.
7.4.        Volume delle vendite 
(72)     Il volume delle vendite
realizzate dall'industria dell'Unione sul mercato interno ad acquirenti
indipendenti si è ridotto del 23% tra il 2008 e il PIR, con una forte
contrazione tra il 2008 e il 2009. Tale andamento negativo è stato più marcato
del calo del consumo totale, fuorché nel 2010. 
 Tabella 8 
 Vendite ad acquirenti indipendenti 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Volume (in kg) || 40 000 – 50 000 || 25 000 – 30 000 || 35 000 – 40 000 || 30 000 – 35 000 
 Indice (2008=100) || 100 || 65 || 87 || 77 
Fonte: risposte al questionario.
7.5.        Quota
di mercato
(73)     A causa della tendenza
negativa descritta nel precedente considerando riguardante il volume delle
vendite dell'industria dell'Unione sul mercato interno, la sua quota di mercato
è diminuita durante il periodo considerato. L'industria dell'Unione, pur
perdendo volumi di vendita, è stata in grado di mantenere intatte le sue quote
di mercato per tutto il 2009 e il 2010, ma ha subito una battuta d'arresto
durante il PIR, con vendite in calo nonostante un mercato in crescita. Ciò ha
comportato una quota di mercato compresa tra il 20% e il 25%, leggermente
inferiore quindi a quella registrata all'inizio del periodo considerato. 
 Tabella 9 
 Quota di mercato dell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Quota di mercato dell'Unione || 25% - 30% || 25% - 30% || 30% - 35% || 20% - 25% 
 Indice (2008=100) || 100 || 107 || 117 || 91 
Fonte: risposte al questionario, Eurostat, base di
dati costituita ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 6.
7.6.        Crescita
(74)     Come suindicato, tra il 2008 e
il 2009 il consumo nell'Unione ha subito un forte calo a causa del
rallentamento dell'economia e si è successivamente ripreso, senza però raggiungere
i livelli precedenti la crisi durante il PIR. L'industria dell'Unione, pur
perdendo volumi di vendita, è stata in grado di mantenere intatte le sue quote
di mercato per tutto il 2009 e il 2010, ma ha subito una battuta d'arresto
durante il PIR, con vendite in calo nonostante un mercato in crescita.
7.7.        Occupazione e produttività 
(75)     Tra il 2008 e il PIR il
livello dell'occupazione nell'industria dell'Unione ha subito un calo del 13%. 
(76)     A seguito del calo della
produzione, durante il periodo considerato è anche diminuita la produttività
per lavoratore, misurata in termini di produzione (in kg per lavoratore). Nella
tabella seguente sono riportati dati dettagliati:
 Tabella 10 
 Occupazione e produttività totali dell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Indice di lavoratori dipendenti || 100 || 65 || 84 || 87 
 Indice di produttività || 100 || 92 || 106 || 83 
Fonte: risposte al
questionario.
7.8.        Prezzi di vendita unitari
(77)     I prezzi di vendita unitari
dell'industria dell'Unione ad acquirenti indipendenti nell'Unione sono scesi
leggermente tra il 2008 e il 2010, riflettendo in parte gli effetti della crisi
economica. Tra il 2010 e il PIR i prezzi di vendita unitari hanno registrato
un'impennata. Nel corso del periodo considerato i prezzi dell'industria
dell'Unione sono aumentati complessivamente del 35%. Tale andamento dei prezzi,
in particolare tra il 2010 e il PIR, è stato causato dall'aumento dei prezzi
dei principali componenti degli ET.
 Tabella 11 
 Prezzo unitario delle vendite dell'Unione 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Prezzo unitario delle vendite dell'Unione (EUR/unità) || 80-120 || 80-120 || 80-120 || 100-140 
 Indice (2008=100) || 100 || 94 || 96 || 135 
Fonte: risposte al
questionario.
7.9.        Redditività
(78)     La redditività è migliorata
tra il 2008 e il PIR, dopo aver raggiunto un livello inferiore nel 2009 e nel
2010. Essa si è attestata tuttavia ad un livello negativo durante l'intero
periodo considerato. 
 Tabella 12 
 Redditività 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Redditività (vendite dell'Unione) Indice (2008=100) || 100 || 95 || 95 || 104 
Fonte: risposte al
questionario.
7.10.      Investimenti e utile sul
capitale investito
(79)     Gli investimenti nel settore
commerciale per il prodotto in esame sono diminuiti notevolmente nel periodo
considerato. 
(80)     L'utile sul capitale investito
ha seguito lo stesso andamento della redditività. Nel 2008 l'industria
dell'Unione ha registrato un utile negativo sul capitale investito, che è
risalito leggermente, pur rimanendo negativo, durante il PIR. 
 Tabella 13 
 Investimenti e utile sul capitale investito 
 Indice (2008=100) || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Investimenti || 100 || 2 || 23 || 18 
 Utile sul capitale investito || 100 || 100 || 96 || 103 
Fonte: risposte al
questionario. 
7.11.      Flusso di cassa e capacità di
reperire capitali
(81)     Il flusso di cassa, che
rappresenta la capacità dell'industria di autofinanziare le proprie attività,
espresso come percentuale del fatturato del prodotto in esame, è nettamente
migliorato nel periodo considerato, pur rimanendo negativo. 
 Tabella 14 
 Flusso di cassa 
   || 2008 || 2009 || 2010 || PIR 
 Flusso di cassa Indice (2008=100) || 100 || 99 || 96 || 106 
Fonte: risposte al
questionario.
7.12.      Salari
(82)     Tra il 2008 e il PIR i salari
dell'industria dell'Unione sono calati del 16% parallelamente alla riduzione
del numero dei dipendenti. 
7.13.      Entità del margine di dumping
(83)     Durante il PIR ha continuato a
essere praticato, nonostante le misure in vigore, un dumping rilevante ad un
livello notevolmente superiore al livello attuale delle misure. Considerati
l'ampia capacità inutilizzata, i volumi reali delle importazioni dalla RPC e i
prezzi nettamente inferiori ai prezzi di vendita dell'industria dell'Unione,
l'incidenza dei margini di dumping effettivi sull'industria dell'Unione non può
essere considerata trascurabile.
7.14.      Ripresa dagli effetti di
precedenti pratiche di dumping
(84)     È stato esaminato se l'industria
dell'Unione si fosse ripresa dagli effetti di precedenti pratiche di dumping.
Nonostante le misure antidumping in vigore, l'industria dell'Unione non è
riuscita a riprendersi dalle pratiche di dumping precedenti. In risposta alla
pressione esercitata sui prezzi dalle importazioni cinesi, l'industria
dell'Unione ha cercato di conservare la propria quota di mercato, ma ha subito
di conseguenza perdite.
8.           Conclusioni relative alla
situazione dell'industria dell'Unione 
(85)     L'industria dell'Unione versa
tuttora in una situazione economica vulnerabile e ha continuato a subire un
grave pregiudizio. Quasi tutti gli indicatori di pregiudizio relativi ai
risultati finanziari dell'industria dell'Unione sono peggiorati durante il
periodo considerato. Di conseguenza, non si può concludere che la situazione
dell'industria dell'Unione sia solida. 
(86)     In risposta alla pressione
esercitata sui prezzi dalle importazioni cinesi, l'industria dell'Unione ha
tentato di mantenere intatta la propria quota di mercato, ma vendendo a prezzi
nettamente inferiori al livello di pareggio. In effetti, l'aumento dei prezzi
di vendita dell'industria dell'Unione tra il 2010 e il PIR è legato all'aumento
dei prezzi della materia prima e non copre il costo totale dell'industria dell'Unione.
(87)     In conclusione, le difficoltà
incontrate dall'industria dell'Unione possono essere chiaramente collegate alla
massiccia presenza sul mercato dell'Unione di importazioni cinesi a basso
prezzo del prodotto in esame, venduto a prezzi soggetti a notevoli pratiche di
dumping, nonostante le misure in vigore. Ciò è stato sufficiente a determinare
una situazione in cui l'industria dell'Unione subisce perdite nel tentativo di
conservare una quota di mercato ragionevole. Inoltre, durante quasi tutto il
periodo considerato tali difficoltà sono state aggravate da due fattori: la
contrazione del mercato durante la crisi economica del 2008-2009 e, anche se in
misura minore, l'improvviso aumento dei costi della materia prima nel PIR. Ciò
ha portato a uno scenario caratterizzato da perdite rilevanti. 
(88)     Vista l'evoluzione negativa
degli indicatori relativi all'industria dell'Unione, si ritiene che durante il
periodo considerato essa abbia continuato a subire un pregiudizio notevole, ai
sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base.
E. PROBABILITÀ DEL PERSISTERE DEL
PREGIUDIZIO
1.           Osservazioni
preliminari
(89)     Nel periodo considerato
l'industria dell'Unione si è trovata in una situazione vulnerabile, ancora
esposta all'effetto pregiudizievole delle importazioni oggetto di dumping
provenienti dalla RPC. 
(90)     A norma dell'articolo 11,
paragrafo 2, del regolamento di base, le importazioni dal paese
interessato sono state valutate per stabilire se, in caso di scadenza delle
misure, vi è il rischio che il pregiudizio persista.
2.           Volume delle importazioni
dalla RPC 
(91)     Si ricorda che il consumo sul
mercato dell'Unione è diminuito considerevolmente dopo l'inchiesta iniziale,
principalmente a causa della recessione economica. In tali circostanze, i volumi
delle importazioni cinesi sono aumentati durante il PIR fino a raggiungere un
livello di gran lunga superiore ai 50 000 kg. Essi sono aumentati del
9%, mentre la quota di mercato dell'industria dell'Unione è diminuita. 
3.           Capacità inutilizzata della
RPC 
(92)     Come indicato nel
considerando 41, dalle informazioni disponibili risulta che la RPC dispone
di una consistente capacità inutilizzata. È prevedibile che, in assenza di
misure antidumping, gran parte di tale capacità inutilizzata possa essere destinata
ad accrescere le importazioni nel mercato dell'Unione. Non vi sono indicazioni
infatti che i mercati dei paesi terzi o il mercato interno cinese possano
assorbire tale ingente capacità inutilizzata. Pertanto, la capacità di
aumentare notevolmente le esportazioni verso l'Unione è reale. Secondo le
stime, la capacità inutilizzata è quintuplicata rispetto al consumo dell'Unione
durante il PIR.
(93)     Inoltre, dalle informazioni
presentate durante l'inchiesta sono emerse notevoli distorsioni sul mercato della
materia prima (paratungstato di ammonio o "PTA") utilizzata per
fabbricare il prodotto in esame. Questa materia prima è soggetta a quote
d'esportazione imposte dalle autorità cinesi, nonché a tasse sull'esportazione.
Tali misure limitano le esportazioni di PTA e ne aumentano artificialmente il
prezzo a livello mondiale. Dette distorsioni potrebbero incentivare
ulteriormente l'industria cinese a produrre e ad esportare a basso prezzo,
mentre l'industria dell'Unione deve produrre il prodotto simile sulla base di
prezzi della materia prima artificiosamente elevati. 
4.           Attrattiva del mercato
dell'Unione 
(94)     È
stato dimostrato che i produttori esportatori cinesi hanno continuato ad
interessarsi al mercato dell'Unione e sono in grado di aumentare i volumi di
importazione a scapito delle vendite dell'industria dell'Unione. Essi hanno
registrato addirittura un aumento della loro già considerevole quota di mercato
durante il PIR.
5.           Conclusione 
(95)     L'industria dell'Unione ha
subito per vari anni gli effetti delle importazioni cinesi oggetto di dumping e
la sua situazione economica permane precaria. 
(96)     Qualora le misure non fossero
mantenute, un aumento delle importazioni oggetto di dumping è assai probabile e
potrebbe mettere seriamente in pericolo l'esistenza dell'industria dell'Unione.
Infatti, la RPC dispone di una considerevole capacità inutilizzata, che, in
caso di scadenza delle misure, potrebbe essere in gran parte destinata al
mercato dell'Unione a prezzi di dumping nettamente inferiori ai prezzi di vendita
applicati dall'industria dell'Unione sul mercato interno.
(97)     Alla luce di quanto constatato
nel corso dell'inchiesta, vale a dire il persistere del dumping, la capacità
inutilizzata della RPC, le distorsioni riscontrate nel mercato delle materie prime,
la possibilità che i produttori esportatori cinesi fiorentino i volumi delle
loro esportazioni verso il mercato dell'Unione, la strategia dei prezzi degli
esportatori cinesi a livelli nettamente inferiori a quelli dell'industria
dell'Unione e l'attrattiva del mercato dell'Unione, l'abrogazione delle misure
comporterebbe probabilmente il persistere del pregiudizio.
F. INTERESSE DELL'UNIONE
1.           Introduzione
(98)     In conformità
dell'articolo 21 del regolamento di base, si è esaminato se il
mantenimento delle misure esistenti sia contrario all'interesse generale
dell'Unione. La determinazione dell'interesse dell'Unione si è basata su una
valutazione dei diversi interessi coinvolti, vale a dire quelli dell'industria
dell'Unione, degli importatori e degli utilizzatori. Tutte le parti interessate
hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni conformemente
all'articolo 21, paragrafo 2, del regolamento di base.
(99)     Va ricordato che,
nell'inchiesta iniziale, l'istituzione delle misure non è stata considerata
contraria all'interesse dell'Unione. Inoltre, il fatto che la presente
inchiesta si svolga nel quadro di un riesame e analizzi pertanto una situazione
in cui sono già state applicate misure antidumping, consente di individuare
qualsiasi effetto negativo indebito delle misure antidumping in vigore sulle
parti interessate.
(100)   Si è pertanto proceduto ad
esaminare se, nonostante le conclusioni sulla probabilità del persistere del
dumping pregiudizievole, esistessero validi motivi per concludere che il
mantenimento delle misure sia, nel caso specifico, contrario all'interesse
dell'Unione.
2.           Interesse dell'industria
dell'Unione 
(101)   Tenuto conto della situazione
dell'industria dell'Unione e dell'analisi sulla probabilità di reiterazione del
pregiudizio, è chiaro che l'industria dell'Unione, subirebbe un serio
deterioramento della sua situazione finanziaria, qualora si lasciassero scadere
i dazi antidumping. Durante l'intero periodo considerato l'industria
dell'Unione ha visto ridursi i suoi volumi di produzione e di vendita, mentre
le importazioni dal paese interessato sono aumentate nonostante le misure in
vigore. Nello stesso periodo la situazione finanziaria dell'industria
dell'Unione si è deteriorata a causa delle gravi perdite subite. È necessario
pertanto assicurare il rispetto delle condizioni di effettiva concorrenza sul
mercato dell'Unione.
(102)   Il mantenimento delle misure
favorirebbe l'industria dell'Unione, che dovrebbe quindi essere in grado di
aumentare i suoi volumi di vendita e di migliorare la propria situazione
finanziaria. Al contrario, la sospensione delle misure metterebbe seriamente in
pericolo la sostenibilità dell'industria dell'Unione.
3.           Interesse degli utilizzatori 
(103)   Nessuno dei 15 utilizzatori
contattati si è dichiarato disposto a collaborare. Come nell'inchiesta iniziale
non sono pervenute risposte al questionario da parte degli utilizzatori
interessati. Nell'inchiesta iniziale la mancata collaborazione è stata spiegata
con la scarsa incidenza degli ET sui loro costi di produzione, in quanto sembra
che qualità e affidabilità siano i criteri essenziali per gli acquirenti. Data
l'evidente incidenza marginale del prodotto oggetto del riesame sul costo dei
prodotti a valle, si è concluso che le misure non avrebbero conseguenze
negative sull'industria utilizzatrice.
4.           Interesse degli importatori
(104)   Tre importatori hanno
contattato la Commissione all'inizio dell'inchiesta, ma non sono stati
considerati parti interessate in quanto durante il PIR non avevano importato il
prodotto in esame dalla RPC. Dato che gli importatori di ET non hanno mostrato
alcun interesse durante l'inchiesta, si è concluso che il mantenimento delle
misure non sarebbe manifestamente contrario all'interesse dell'Unione.
5.           Conclusione 
(105)   In base a quanto precede, si è
concluso che non esistono motivi validi contrari al mantenimento delle attuali
misure antidumping.
G. MISURE ANTIDUMPING
(106)   Tutte le parti sono state
informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base alle quali si
intendeva raccomandare il mantenimento delle misure attualmente in vigore. È
stato inoltre concesso loro un periodo di tempo entro il quale poter presentare
osservazioni al riguardo. Le informazioni e le osservazioni, se giustificate,
sono state prese nella dovuta considerazione. 
(107)   Ne consegue che, a norma
dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, le misure
antidumping applicabili alle importazioni di alcuni tipi di elettrodi di
tungsteno originari della PRC, istituite con il regolamento (CE)
n. 260/2007 del Consiglio, devono essere mantenute.
(108)   Al fine di ridurre al minimo i
rischi di elusione dovuti alla grande differenza tra le aliquote del dazio,
nella fattispecie si ritiene necessaria l'adozione di misure speciali volte a
garantire la corretta applicazione dei dazi antidumping. Queste misure
speciali, che si applicano solamente alle società che beneficiano di
un'aliquota del dazio individuale, prevedono in particolare la presentazione
alle autorità doganali degli Stati membri di una fattura commerciale valida,
conforme ai requisiti illustrati in allegato al presente regolamento. Le
importazioni non accompagnate da una fattura di questo tipo saranno
assoggettate al dazio antidumping residuo applicabile a tutti gli altri
produttori.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.           È istituito un dazio
antidumping definitivo sulle importazioni di elettrodi per saldatura in
tungsteno, comprese le barre e i profilati di tungsteno per elettrodi per
saldatura, contenenti il 94% o più in peso di tungsteno, diversi da quelli
ottenuti semplicemente per sinterizzazione, tagliati o meno a misura,
classificati attualmente ai codici NC ex 8101 99 10 ed
ex 8515 90 00 (codici TARIC 8101 99 10 10 e
8515 90 00 10) e originari della Repubblica popolare cinese. 
2.           Le aliquote del dazio
applicabili al prezzo netto franco frontiera dell'Unione, dazio non
corrisposto, dei prodotti descritti al paragrafo 1 e fabbricati dalle
società sotto elencate, sono le seguenti:
 Società || Dazio antidumping || Codice addizionale TARIC 
 Shandong Weldstone Tungsten Industry Co. Ltd || 17,0% || A754 
 Shaanxi Yuheng Tungsten & Molybdenum Industrial Co. Ltd || 41,0% || A755 
 Beijing Advanced Metal Materials Co. Ltd || 38,8% || A756 
 Tutte le altre società || 63,5% || A999 
3.           L'applicazione delle aliquote
del dazio individuali stabilite per le società citate al paragrafo 2 è
subordinata alla presentazione alle autorità doganali degli Stati membri di una
fattura commerciale valida, conforme ai requisiti indicati nell'allegato. In
caso di mancata presentazione di tale fattura si applica l'aliquota del dazio
applicabile a "tutte le altre società".
4.           Salvo indicazione contraria,
si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
ALLEGATO
La
fattura commerciale valida di cui all'articolo 1, paragrafo 3, del
presente regolamento deve essere accompagnata da una dichiarazione firmata da
un responsabile della società, contenente le seguenti informazioni:
1. nome
e funzione del responsabile della società che ha emesso la fattura commerciale;
2. la
seguente dichiarazione: "Il sottoscritto certifica che il quantitativo di
[volume] di elettrodi di tungsteno venduto per l'esportazione nell'Unione
europea e coperto dalla presente fattura è stato fabbricato da [nome e
indirizzo della società] [codice addizionale TARIC] in [paese interessato]. Il
sottoscritto dichiara che le informazioni contenute nella presente fattura sono
complete ed esatte."
[1]               GU L 72 del 13.3.2007, pag. 1. 
[2]               GU C 71
del 9.3.2012, pag. 23. 
[3]               GU L 343
del 22.12.2009, pag. 51.
[4]               GU L 72
del 13.3.2007, pag. 1.
[5]               GU C 71
del 9.3.2012, pag. 23.