CELEX: 51986PC0006
Language: it
Date: 1986-01-16
Title: PROPOSTA DI REGOLAMENTO ( CEE ) DEL CONSIGLIO CHE STABILISCE, PER IL 1986, TALUNE MISURE DI CONSERVAZIONE E DI GESTIONE DELLE RISORSE ITTICHE APPLICABILI ALLE NAVI BATTENTI BANDIERA GIAPPONESE NELLE ACQUE SOGGETTE ALLA SOVRANITA O ALLA GIURISDIZIONE DEL PORTOGALLO

N . C 136/6                                 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                      4.6.86
                                                                  II
                                                          (Atti preparatori)
                                                  COMMISSIONE
                Progetto di raccomandazione del Consiglio concernente l'occupazione dei disabili nella Comunità
                                                          COM(86) 9 def.
                                  (Presentata dalla Commissione al Consiglio il 29 gennaio 1986)
                                                           (86/C 136/06)
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,                                  considerando che i disabili devono avere gli stessi diritti
                                                                      di tutti gli altri lavoratori per quanto concerne la parità
                                                                      di possibilità in materia di formazione e occupazione;
visto il trattato che istituisce la Comunità economica
europea,                                                              considerando che in periodo di crisi economica l'azione
                                                                      a livello europeo e comunitario non deve essere soltanto
vista il progetto della Commissione,                                  continuata, ma altresì intensificata al fine di promuovere
                                                                      il conseguimento della parità di possibilità nella prassi
                                                                      mediante strategie positive e coerenti;
visto il parere del Parlamento europeo,
                                                                      considerando che tali strategie devono tener conto delle
                                                                      aspirazioni dei disabili a una vita pienamente attiva e au-
visto il parere del Comitato economico e sociale,                     tonoma;
                                                                      considerando che il Parlamento europeo, nella sua riso-
considerando che la risoluzione del Consiglio del 21                  luzione dell'I 1 marzo 1981 (4) ha sottolineato la neces-
gennaio 1974 (*) concernente un programma d'azione                    sità di promuovere a livello comunitario la integrazione
sociale prevede tra l'altro l'attuazione di un programma              economica, sociale e professionale dei disabili,
per l'integrazione professionale e sociale dei minorati;
                                                                      RACCOMANDA AGLI STATI MEMBRI
considerando che la risoluzione del Consiglio del 27 giu-
gno 1974 (2) ha istituito un programma d'azione iniziale
                                                                      1. di prendere tute le appositie misure per promuovere
per promuovere la riabilitazione professionale dei mino-
                                                                          eque possibilità per i disabili nel campo della occupa-
rati;
                                                                          zione e formazione professionale, inclusa la forma-
                                                                          zione e occupazione iniziale nonché il reinserimento
considerando che la risoluzione del Consiglio e dei rap-                  dopo la riabilitazione.
presentati dei governi degli Stati membri del 21 dicembre
                                                                          Questo principio di eque possibilità dovrebbe appli-
 1984 (3) relativa all'integrazione dei minorati nella so-
                                                                          carsi per quanto riguarda:
cietà invita gli Stati membri a «accertarsi che i minorati
non subiscano in modo iniquo le conseguenze delle diffi-                  a) l'accesso all'occupazione e formazione professio-
coltà economiche, soprattutto dal punto di vista della oc-                    nale, inclusi i servizi di orientamento, colloca-
cupazione» e «a favorire i provvedimenti intesi a prepa-                      mento e sostegno successivo;
rare i minorati alla vita attiva; ma non prevede un'azione
concertata o concentrata a livello comunitario a tale ri-                 b) il mantenimento in detto posto di lavoro o di for-
guardo;                                                                       mazione e la tutela contro il licenziamento senza
                                                                              giusta causa;
considerando che ai fini della presente raccomandazione,                  e) la possibilità di promozione;
il termine «disabili» comprende tutte le persone in situa-
zione di disabilità in seguito a menomazioni fisiche, psi-            2. a tal fine, di predisporre ed attuare strategie coerenti,
chiche o di carattere psicologico;                                        globali e positive per la formazione professionale e
                                                                          l'occupazione dei disabili, che tengano conto delle mi-
                                                                          sure prese e degli sviluppi registrati altrove nella Co-
                                                                          munità.
(') GU n. C 13 del 12. 2. 1974, pag. 1.
(2) GU n. C. 80 del 9. 7. 1974, pag. 30.
C) GU n. C 347 del 31. 12. 1981, pag. 1.                              C) GU n. C 77 del 6. 4. 1981, pag. 27.
 ---pagebreak--- 4.6.86                                     Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                    N. C 136/7
   Tali strategie dovrebbero prevedere in particolare :                         sure affinché tali obiettivi siano resi noti e
                                                                                siano applicati;
   a) Eliminazione della discriminazione negativa:                          ii) L'adozione in ciascuno Stato membro di un
        i) mediante revisione di leggi, regolamenti, dispo-                     codice di buona prassi per l'occupazione di di-
           sizioni amministrative, nonché invalidazione o                       sabili, basato sulla presente raccomandazione e
           emendamento di disposizioni previste nei con-                        sul contenuto di un codice modello di azione
           tratti collettivi, che siano contrari al principio                   positiva allegato alla presente raccomanda-
           di eque possibilità per i disabili. In particolare,                  zione. Il codice dovrebbe avere la più ampia
           le norme sul licenziamento senza giusta causa                        diffusione ed essere applicato sia nel settore
           dovrebbero prevedere disposizioni specifiche                         pubblico che in quello privato;
           per tutelare contro il licenziamento a causa di                 iii) Far sì che ciascun datore di lavoro pubblico o
           disabilità a prescindere dal periodo o dal modo                      privato al quale si applica il punto (i) sia tenuto
           in cui è stata contratta;                                            ad adottare una strategia per l'occupazione di
       ii) garantendo che non esistano eccezioni al prin-                       disabili conformemente al codice di buona
           cipio della parità di accesso alla formazione o                      prassi. Gli Stati membri devono prevedere le
           all'occupazione, salvo quelle giustificate da                        modalità per la pubblicazione di tali azioni e
           un'incompatibilità specifica eventualmente con-                      un rapporto annuale sulla relativa fase di attua-
           fermata con referto medico, tra una attività                         zione conformemente alle procedure già esi-
           specifica che faccia parte di una mansione o                         stenti per la diffusione delle informazioni nel
           corso di formazione e una data disabilità; che                       settore sociale;
           tali eventuali eccezioni siano rivedute periodi-                iv) Predisporre provvedimenti affinché il datore di
           camente al fine di accertare se continuano ad                        lavoro sia tenuto a cooperare con i servizi di
           essere giustificate;                                                 riabilitazione per il reinserimento, possibil-
      iii) garantendo che i singoli individui i quali riten-                    mente presso il medesimo datore di lavoro, di'
           gono che non sia stato loro applicato il princi-                     un dipendente che sia diventato disabile a pre-
           pio della parità di possibilità possano adire i                      scindere dal fatto che ciò sia la conseguenza o
           tribunali dopo aver fatto ricorso, se del caso,                      meno di un infortunio sul lavoro o di condi-
           ad altre istanze competenti;                                         zioni di lavoro;
      iv) garantendo che qualsiasi prova richiesta per
                                                                    3. di riferire alla Commissione in merito alle misure da
           l'accesso a corsi di formazione professionale, o
                                                                       essi prese per l'attuazione della presente raccomanda-
           per il relativo riconoscimento, siano effettuati
                                                                       zione al fine di consentire alla Commissione di pre-
           in modo che candidati portatori di handicap
                                                                       sentare la relazione qui di seguito menzionata;
           non siano svantaggiati a causa della loro me-
           nomazione.
                                                                    INVITA LA COMMISSIONE
   b) Azione positiva per i disabili, che includa i seguenti
                                                                    1. a predisporre e rendere operativo un sistema di
      punti
                                                                       scambi di informazioni ed esperienze sulla riabilita-
        i) Tenendo presenti le differenze intrinseche di               zione e l'occupazione di disabili tra le autorità nazio-
           varie imprese e le circostanze ambientali, de-              nali e altri organismi designati;
           terminazione, da parte degli Stati membri, di
           quote realistiche per la totalità dei disabili im-       2. a preparare una relazione per il Consiglio sull'attua-
           piegati in imprese pubbliche e private con più              zione della presente raccomandazione entro tre anni
           di 20 dipendenti. Devono essere adottate mi-                dalla sua adozione.
               MODELLO DI CODICE DI AZIONE POSITIVA PER PROMUOVERE LA FORMAZIONE
                                     PROFESSIONALE E L'OCCUPAZIONE DEI DISABILI
 1. Creazione di posti di lavoro                                        tive occupazionali locali, azioni intese a promuovere
                                                                        la creazione di cooperative o di piccole imprese,
                                                                        ecc. È necessario affidare all'iniziativa nazionale la
    Occorrono dei provvedimenti per garantire ai disabili               creazione di nuove possibilità occupazionali per i di-
    la fruizione di piene ed eque possibilità di acces-                 sabili, sia nel settore delle nuove tecnologie vere e
    so ai progetti concertati di creazione di posti di                  proprie, sia nell'utilizzazione delle nuove tecnologie
    lavoro , quali programmi di sviluppo regionale, inizia-             come strumento per rendere possibile l'occupazione
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      in altri settori. Occorre promuovere e sovvenzionare               4. Lavoro protetto
      i progetti volti a permettere ai disabili di accedere al
      telelavoro.                                                            la situazione del lavoro protetto negli Stati membri
                                                                             andrebbe riveduta e occorre elaborare dei piani per
      Del pari occorre promuovere e sovvenzionare pro-                       gli sviluppi futuri di questo settore. Da un punto di
      getti che formano e preparano i disabili a creare una                  vista quantitativo i piani dovrebbero valutare le do-
      propria impresa, oppure che individuano nuove op-                      mande future e la necessità di sviluppare o ridurre
      portunità di lavoro nel settore dei mezzi di comuni-                   questo tipo di lavoro. Dal lato quantitativo occorre
      cazione dei servizi destinati ad altri disabili.                       invece tenere presente i fattori seguenti:
      È necessario individuare altri settori (per esempio                    — migliorare la qualità dei laboratori o centri pro-
      quello terziario, inclusi il turismo o la ristorazione                      tetti che hanno avuto esito meno positivo in
      collettiva, o quello dell'agricoltura o orticoltura in-                     modo che essi raggiungano il livello ottimale;
      tensiva, della silvicoltura, ecc.) che hanno buone pro-
      spettive per il futuro e che bene si adattano a per-                   — introdurre nuove forme di attività (per esempio
      sone con diverse disabilità; occorre attuare dei pro-                       nel settore dei computer) che sono più interes-
      grammi di creazione di nuovi posti di lavoro desti-                         santi e commercialmente più valide;
      nati ai disabili in questi settori.
                                                                             — aumentare la professionalizzazione all'interno del
     A livello nazionale occorre avviare un'azione per ga-                        laboratorio stesso;
     rantire che i nuovi sistemi di telefonia si adattino alle
     esigenze degli operatori non vedenti. È necessario                     — sviluppare il ruolo di transizione dei laboratori,
     consultare i rappresentanti dei disabili su altri rischi                     in modo da sviluppare dei centri di valutazione e
     specifici che minacciano l'occupazione dovuti ai                             di sviluppo professionale che si situino a metà
     nuovi svilupi tecnologici in modo da poter avviare                           strada tra la formazione di base o un periodo di
     delle contromisure adeguate. Vanno elaborati pro-                            disoccupazione e l'ingresso nel mercato del la-
     grammi nazionali per la rioccupazione dei minorati                          voro libero;
     psichici che hanno perso il lavoro a causa del cam-
     biamento delle caratteristiche specifiche del mercato                  — ridurre la segregazione elaborando un sistema di
     del lavoro. È necessario creare più possibilità di la-                      posti o gruppi di posti di lavoro protetti all'in-
     voro a tempo parziale per i disabili.                                       terno di imprese normali o all'interno di coopera-
                                                                                 tive miste.
 2. Incentivi per i datori di lavoro
                                                                        5. Regimi di sicurezza sociale
     Vanno resi disponibili fondi pubblici a copertura o a
     contributo dei costi aggiuntivi che deve sostenere il                  Occorre adottare dei provvedimenti per garantire ai
     datore di lavoro che assume un disabile. Le spese che                  lavoratori portatori di handicap che hanno perso il
     possono aver accesso a questi fondi comprendono gli                    loro lavoro o che non sono in grado di trovare
     adattamenti dei macchinari e delle attrezzature, i la-                 un'occupazione dopo aver seguito un ciclo di riabili-
    vori necessari per rendere accessibili gli impianti e le                tazione professionale, di non trovarsi, solo a causa
     spese di personale aggiuntive; queste sovvenzioni de-                  della loro disabilità, in una situazione finanziaria
     vono essere concesse sia quando un lavoratore viene                    peggiore di quella degli altri lavoratori in circostanze
     rioccupato dopo esser stato colpito da una minora-                     analoghe.
     zione sia in caso di nuove assunzioni. In questo ul-
     timo caso deve essere disponibile un contributo pub-                   Occorre altresì adottare delle misure per fare in
     blico alla retribuzione del lavoratore per un determi-                 modo che i regimi di previdenza non fungano da di-
     nato periodo di formazione propedeutica.                               sincentivo alla occupazione a tempo parziale, a pe-
                                                                            riodi di lavoro in prova oppure alla progressiva ri-
3. Collocamento e sostegno sul luogo di lavoro                              presa o assunzione di un lavoro, ogni qualvolta uno
                                                                            di questi modelli risulti auspicabile dal punto di vista
     Occorre istituire in tutte le regioni dei servizi di col-              del lavoratore disabile e del datore di lavoro.
     locamento con una responsabilità specifica nell'aiu-
    tare i disabili che hanno seguito un adeguato ciclo di              6. Transizione, riabilitazione e formazione professionale
    formazione a trovare un posto di lavoro e predi-
    sporre i necessari programmi di formazione per il                       Occorre adoperarsi prioritariamente per migliorare
    personale addetto al collocamento. I servizi devono                     la disponibilità e la qualità della preparazione e for-
    anche essere responsabili del sostegno e della consu-                  mazione professionale destinata ai disabili con parti-
    lenza successiva al collocamento del disabile, perlo-                  colare riguardo per i seguenti fattori :
    meno per un periodo iniziale.
                                                                           — considerare con uguale attenzione le esigenze dei
    I sindacati verranno incoraggiati a dare tutto il loro                       lavoratori colpiti da una disabilità in seguito ad
    appoggio ai lavoratori portatori di handicap e a ga-                         un incidente o ad una malattia, e dei giovani che
    rantire che nelle strutture rappresentative si tenga                         presentano una disabilità congenita oppure con-
    debitamente conto dei loro interessi.                                        tratta durante l'infanzia o l'adolescenza;
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    — adeguare il contenuto dei corsi di formazione di-                 alla valutazione e che ogni allievo venga incorag-
        sponibili per venire incontro in maniera più reali-             giato a optare per il migliore livello di formazione e
        stica alle possibilità offerte dal mercato del la-              per l'obiettivo professionale più elevato rispondente
       voro ;                                                           alle sue capacità.
    — far sì che gli istituti di formazione si tengano in            8. Un ambiente circostante di sostegno
        contatto diretto con i rappresentanti locali delle
        parti sociali;                                                  Vanno adottate le misure più opportune per garan-
                                                                        tire un ambiente che permetta ai disabili di benefi-
                                                                        ciare dell'istruzione e formazione superiore e di po-
    — migliorare i metodi di formazione, sviluppando
                                                                        ter contribuire pienamente allo sviluppo economico.
        soprattutto l'utilizzazione delle nuove tecnologie
                                                                        Occorre attuare pienamente la legislazione esistente
        come ausilio didattico, introducendo la forma-
                                                                        e, ove necessario, adottare nuove misure legislative
        zione modulare e, se opportuno, un dispositivo di
                                                                        per promuovere alloggi adeguati (e nei limiti del
        apprendimento a distanza;
                                                                        possibile integrati nella comunità circostante), mezzi
                                                                        di trasporto adatti verso i luoghi di formazione e di
    — incoraggiare la sperimentazione nella struttura                   lavoro e l'accesso al e all'interno del luogo di lavoro,
        dei corsi e la progettazione degli edifici per age-             in particolare nel settore impiegatizio.
        volare il coordinamento della formazione teorica
        e pratica;
                                                                     9. Consultazione, coordinamento e partecipazione
    — eliminare le barriere riducendo i requisiti per                   Le autorità nazionali, regionali e locali devono ri-
        l'accesso ai corsi, rendendo più flessibili i regola-           considerare i sistemi di consultazione, coordina-
        menti che limitano l'età, consentendo di iniziare               mento e partecipazione includendovi i servizi e agen-
        un corso in qualsiasi momento dell'anno (inizio                 zie pubblici, le organizzazioni volontarie, i liberi
        «scaglionato») e accelerando il riconoscimento                  professionisti, le parti sociali, i mezzi di comunica-
        ufficiale dei nuovi corsi;                                      zione e i disabili con le loro famiglie. Occorre consi-
                                                                        derare in via prioritaria una partecipazione attiva dei
    — incoraggiare gli allievi portatori di handicap a                  disabili, sotto forma di rappresentanza o di parteci-
        partecipare in maniera più attiva alla pianifica-               pazione personale, nella fase decisionale e nell'attua-
        zione dei propri programmi di formazione;                       zione delle decisioni che li riguardano.
    — consentire, ogni qualvolta ciò risulti possibile ed           10. Informazione e consulenza
        auspicabile, agli allievi portatori di handicap di
                                                                        Occorre istituire un sistema d'informazione e di con-
        frequentare corsi integrati di formazione in un
                                                                        sulenza a favore dei disabili, delle loro famiglie e de-
        istituto ordinario;                                             gli operatori interessati (siano essi assistenti sociali o
                                                                        funzionari amministrativi). Il sistema deve riguardare
    — garantire la continuità attraverso tutto il processo              gli ausili tecnici e altre questioni che interessano i di-
        di transizione e riabilitazione promuovendo la                  sabili; esso potrebbe essere costituito da centri spe-
        cooperazione interprofessionale e la creazione di               cializzati oppure da servizi istituiti all'interno di cen-
        «équipes» multidisciplinari.                                    tri già esistenti con funzioni più ampie; questo si-
                                                                        stema non dovrebbe limitarsi al livello nazionale, ma
 7. Valutazione ed orientamento                                         con il tempo e nell'ambito delle risorse disponibili
                                                                        dovrebbe estendersi ai livelli regionale e locale.
    Occorre istituire in tutte le regioni dei servizi efficaci          Occorre un'azione coordinata destinata ad infor-
    di orientamento scolastico e professionale ai quali                 mare e consigliare gli esponenti politici, le parti so-
    viene affidata la responsabilità di venire incontro alle            ciali e l'opinione pubblica generale circa le capacità e
    esigenze dei disabili. Laddove questo compito è as-                 le esigenze dei disabili. Potrebbero essere resi dispo-
    sunto da un servizio di consulenza generale e non                   nibili dei programmi video sui problemi dei disabili
    specializzato, occorre porre in atto le misure ade-                 mediante appositi canali, quali gruppi d'interesse o in
    guate per formare il personale addetto in modo che                  sistemi di formazione delle parti sociali.
    esso sia in grado di comprendere e di occuparsi delle
    esigenze specifiche delle persone disabili.                     11. Ricerca
    Sono necessari degli studi volti ad individuare i me-               Occorre incoraggiare e coordinare la ricerca sociale
    todi di valutazione più efficaci, che andranno poi in-              in questo settore per analizzare le necessità e le pos-
    trodotti su vasta scala. In questo contesto va consi-               sibilità e per valutare l'efficacia delle misure in corso.
    derato con priorità il principio che il disabile stesso             Occorre istituire delle basi di dati nazionali per que-
    (e se del caso la sua famiglia) partecipi attivamente               sta ricerca.
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                                                                   ALLEGATO
            Analisi della situazione e delle misure a favore dell'occupazione dei disabili nella C o m u n i t à
                                                                      europea
             «Il desiderio di lavorare fa parte della natura umana e non si limita alla soddisfazione               di esigenze
                                                           puramente materiali» (')
                                            I. I N T R O D U Z I O N E : LA BASE DELL'ANALISI
              1. La Commissione ha basato l'analisi anzitutto su quattro studi (2) svolti nel 1982-1983 che hanno esami-
                  nato i problemi sotto vari profili — statistico, psicologico, giuridico, sociologico ed ergonomico. La
                  rete comunitaria dei centri di riabilitazione ha inoltre istituito tre gruppi di lavoro che hanno relazio-
                  nato nel 1983 sulla formazione professionale e sull'occupazione dei disabili; la Commissione ha inoltre
                  chiesto alle associazioni europee di e per i disabili, con le quali essa è in costante contatto, di presen-
                  tare dati o pareri su questo problema. La Commissione ha potuto pertanto basarsi sui pareri e sulle
                  conoscenze dei professionisti del settore, dei destinatari nonché dei ricercatori.
              2. La Commissione è consapevole della particolare rilevanza della riabilitazione e formazione professio-
                  nale per l'occupazione dei disabili. In questa ottica essa ha preparato un documento di lavoro, desti-
                  nato al comitato consultivo per la formazione professionale (3), che è stato esaminato nella riunione del
                  comitato svoltasi nel settembre 1983. In seguito al dibattito in merito, vari membri del comitato hanno
                  formulato le loro osservazioni, di cui si è tenuto conto nelle parti della presente comunicazione riguar-
                  danti la formazione professionale.
              3. Nel contempo, la Commissione ha potuto seguire da vicino i lavori svolti dalle organizzazioni interna-
                  zionali, le quali hanno preso lo spunto dal decennio indetto dalle Nazioni Unite per dare un seguito
                  all'anno internazionale del 1981, e basandosi sulla necessità di dover fronteggiare con urgenza i pro-
                 blemi critici di questo settore, sono state eccezionalmente attive nel campo della riabilitazione e del-
                  l'occupazione dei disabili. In questo contesto assume particolare rilevanza l'adozione nel 1983, da parte
                  dell'organizzazione internazionale del lavoro, di una convenzione e raccomandazione sulla riabilita-
                  zione e l'occupazione dei disabili. L'approccio positivo e la solidarietà dei paesi della Comunità su una
                  serie di problemi è stata una delle caratteristiche principali nella fase di preparazione di tali documenti.
                 Anche il Consiglio d'Europa (accordo parziale nel settore sociale e della sanità pubblica) offre un
                  duplice contributo di eccezionale valore che consiste nella ristrutturazione sistematica della raccolta di
                  informazioni sulle legislazioni nazionali in materia di riabilitazione e occupazione dei disabili, e nel-
                  l'aggiornamento e raffronto di tutte le risoluzioni già adottate per realizzare una nuova risoluzione
                 globale intesa a presentare una politica coerente a favore della riabilitazione dei disabili. Un'altra
                  azione dello stesso valore e che completa quelle precedenti è il programma per gli adolescenti handi-
                 cappati nell'OCSE (centro per la ricerca e l'innovazione nel campo dell'istruzione) che è passato dal
                 tema dell'integrazione all'interno della scuola a quello della transizione dalla scuola alla vita attiva.
                 In questo caso viene posto l'accento sull'incoraggiamento, la descrizione e la valutazione di un approc-
                  cio e di progetti innovatori e sull'esame delle relative strategie da attuare. L'interdipendenza tra questa
                  attività internazionale ben coordinata e quella svolta dalla Comunità europea contribuisce a potenziare
                  l'appoggio dato alle azioni di tutti gli Stati membri.
            (') Da «Valutazione delle esigenze; relazione su uno studio svolto ad Atene nel 1984», documento presen-
                tato dalla Società greca delle persone spastiche ad un seminario sovvenzionato dalla Commissione e
                 organizzato dalla International Cerebral Palsy Society a Cambridge, nell'aprile 1984.
            (2) I quattro studi sono:
                — «Gli handicappati e l'occupazione», Guy Mangin (EUROSTAT 1983);
                — «A functional assessment of Disabled Workers in the light of task demands of new micro-electronic
                      devies», Robert Feeney, University of Loughburough, 1982;
                — «Overview: Disability and Employment», Mary Croxen, Open University, 1982;
                — «Integrazione economica dei disabili: un'analisi delle misure e delle tendenze negli Stati membri»,
                      Eliane Vogel Polski e altri, Università libera di Bruxelles, 1983.
            (3) Documento della Commissione «La formazione professionale dei minorati nella Comunità europea»,
                giugno 1983.
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          4. Nel gennaio 1984 la Commissione ha invitato il prof. Albeda, preside della facoltà di economia del-
              l'università di Maastricht nel Limburgo, a preparare una relazione di sintesi (') sugli studi e gli altri
              contributi già pervenuti. Essa ha costituito il documento di base di un convegno organizzato dalla
              Commissione a Bruxelles nel marzo 1984. L'occupazione è stata anche il tema centrale di due impor-
              tanti appuntamenti (aprile e giugno 1984) del gruppo di collegamento minorati della Commissione, con
              rappresentanti dei ministeri interessati degli Stati membri. Questo gruppo ha dato inoltre un'importante
              informazione sulla realtà nazionale.
                                                            II. LA SITUAZIONE
       A. Fattori generali positivi riguardanti la disabilità
          5. In una situazione che presenta tanti problemi difficili il quadro non sarebbe equilibrato se non si te-
             nesse conto in primo luogo delle molteplici caratteristiche positive che essa presenta. Se, da un lato, il
             progresso medico fa aumentare il numero delle disabilità effettive migliorando il tasso di sopravvivenza
              alla nascita, dopo un incidente, o per vecchiaia, dall'altro non va dimenticato che vi sono delle cure per
             molte menomazioni che un tempo apparivano incurabili e che vi è anche una riduzione delle disabilità
             dovute a menomazioni tuttora incurabili. Nel contempo vi sono stati notevoli progressi nella teoria e
             nella pratica pedagogica, rendendo possibili nuovi metodi di apprendimento per i ritardati mentali e
             per i disabili fisici a tutti i livelli d'istruzione e di formazione. In alcuni casi questo effetto è potenziato
             dalle conseguenze positive della tendenza «generale» ad integrare i bambini o i giovani disabili nelle
             scuole e istituti d'istruzione ordinaria.
         6. Gli stessi passi da gigante sono stati compiuti nella riduzione, se non addirittura nell'eliminazione di
             handicap dovuti a disabilità anche molto gravi. L'offerta e la qualità degli ausili tecnici, la disponibilità
             delle informazioni su tali ausili continuano a progredire e non vi sono forme di disabilità i cui handicap
             non possono essere circoscritti in un modo o nell'altro grazie a tali ausili; è particolarmente importante
             l'attuale contributo, per non parlare del potenziale futuro, delle nuove tecnologie dell'informatica o
             della telematica. I vantaggi offerti da queste novità si estendono a tutti i campi e praticamente ad ogni
             aspetto della vita, strutture elementari, istruzione, formazione, occupazione, tempo libero, comunica-
             zione, vita indipendente. Non si esagera nell'affermare che il non vedente è in grado di leggere, il
             sordo è in grado di usare il telefono, il paralizzato può muoversi con molta libertà, il ritardato mentale
             è capace di imparare. Con l'ausilio del computer anche una persona paralizzata dalla nascita tanto da
             riuscire solo a muovere la testa o a soffiare è in grado di imparare a comunicare e a controllare il
             proprio ambiente.
         7. Il progresso tecnico combinato con un cambiamento degli atteggiamenti e un maggior senso di respon-
             sabilità pubblica ha provocato effetti benefici su vasta scala. Ormai un tetraplegico è in grado di gui-
             dare l'automobile che è stata adattata appositamente per le sue esigenze; in diverse città i sistemi di
             trasporto pubblico sono stati adattati oppure stati istituiti dei trasporti da porta a porta (2). Sono sorti
             molti progetti flessibili che danno prova di immaginazione per creare alloggi che consentono una vita
             indipendente senza la perdita del necessario sostegno professionale e senza la ghettizzazione (3). È
             migliorata la mobilità in strada grazie alla creazione in alcune città di rampe per gli utilizzatori di sedie
             a rotelle oppure di ausili tattili o auditivi per i pedoni non vedenti. Vi sono stati molti miglioramenti
             anche negli edifici pubblici, uffici, alberghi, negozi, istituti scolastici, ambienti culturali e ricreativi, per
             renderli fisicamente accessibili e i posti di lavoro sono stati adattati alle esigenze dei lavoratori disabili.
             È vero che in tutti questi settori il livello dei progressi compiuti varia molto da uno Stato all'altro,
             tuttavia i progressi ci sono ed è stata senz'altro stabilita una base di buona condotta.
         8. Non vanno sottovalutati gli sforzi posti in atto dagli Stati membri per creare o sostenere degli enti di
             collegamento a livello nazionale. In alcuni casi a tali enti è stata affidata anche la responsabilità di
             attuare una parte delle azioni vere e proprie e di offrire dei servizi; in altri casi il loro ruolo fondamen-
             tale consiste nell'informazione e consultazione. Un buon esempio di ente di collegamento nazionale è
             dato dall'ente francese «Comité national de liaison pour la réadaptation des handicapés», nella Repub-
       (') «I disabili e il lavoro», Will Albeda, in collaborazione con il centro europeo per il lavoro e la società,
            Maastricht.
       (2) Vedi lo studio della Commissione «Trasporti per i minorati: sistemi di trasporti da porta a porta», Erica
            Research Institute, novembre 1982.
       (3) Vedi in particolare la comunicazione della Commissione COM(80) 491 del settembre 1980 che illustra
            le principali innovazioni degli alloggi sostenute dal programma della Comunità di progetti pilota per gli
            alloggi dei minorati.
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                 blica federale di Germania vi è il «Bundesarbeitsgemeinschaft fùr Rehabilitation», nei Paesi Bassi il
                 Consiglio per i disabili «Stichting Nederlandse Gehandicaptenraad», in Irlanda il «National Rehabilita-
                 tion Board», nel Regno Unito la «Royal Association for Disability and Rehabilitation». Alcuni di questi
                 enti fungono da segreteria nazionale dell'associazione «Rehabilitation International» e svolgono una
                 parte attiva nello scambio reciproco dei dati e di idee a livello internazionale; questa associazione è
                 organizzata anche su scala europea e le segreterie dei paesi della Comunità hanno regolari scambi di
                 pareri con la Commissione su tutti i principali problemi della disabilità assicurando così al loro lavoro
                 anche una dimensione comunitaria.
              9. Molti di questi progressi pratici sono il risultato (e di conseguenza incoraggiano ulteriormente) di un
                 diverso atteggiamento assunto dai datori di lavoro, dai sindacalisti, dai funzionari e professionisti del
                 settore, nonché in parte dell'opinione pubblica. Non vi sono dubbi che l'anno internazionale dell'han-
                 dicappato (1981) ha contribuito notevolmente a questa evoluzione. A volte però non è possibile non
                 rimanere impressionati dai lati negativi ancora esistenti: è deprimente notare la persistenza dell'apatia,
                 ignoranza e di un timore mal celato nei confronti di molte forme di handicap. Sul versante positivo
                 assistiamo d'altra parte al crescente desiderio di smantellare gli ostacoli che sono sempre esistenti tra
                 professionisti, funzionari o i diretti interessati (').
                 Almeno in alcuni paesi gli articoli di alcune riviste o i documenti trasmessi alla radio e alla televisione
                 hanno un notevole impatto. C'è ampia e sempre più decisa volontà di eliminare gli effetti debilitanti di
                 un paternalismo ingiustificato che ha caratterizzato nel passato molte azioni di per sé ben intenzionate.
                 Benché persistano le riserve e i pregiudizi è senz'altro un dato incoraggiante che molti datori di lavoro
                 abbiano completamente modificato il loro atteggiamento dopo aver constatato di cosa sono capaci i
                 lavoratori disabili. In tutti i settori della vita e a tutti i livelli della società non mancano le dimostrazioni
                 che viviamo in un mondo nel quale tutto può cambiare purché si riesca a rompere il ghiaccio.
             10. I disabili stessi hanno incominciato a reagire, non molto rapidamente, almeno per quanto riguarda
                 l'Europa, comunque in maniera percepibile e crescente, a questo complesso di situazioni positive e
                 negative. Ovviamente i singoli individui hanno sempre reagito; ma ci si rende sempre meglio conto, che
                 ad eccezione di pochi, è necessaria l'organizzazione e la solidarietà per raccogliere le sfide. In tutti i
                 paesi della Comunità le associazioni di genitori e famiglie di disabili, od i disabili stessi, hanno un'in-
                 fluenza variabile che tende a crescere; questa influenza si sente anche a livello europeo e la Commis-
                 sione incoraggia tale sviluppo. È vero che è necessaria la buona volontà dei non disabili, tuttavia essa
                 non è sufficiente; presa da sola essa non sarà in grado di ottenere risultati positivi in tempi difficili. I
                 disabili hanno bisogno del sostegno di una buona autodifesa. La migliore autodifesa è quella indiriz-
                 zata verso sistemi e attività per aiutarsi da soli, quali il movimento per la vita indipendente che comin-
                 cia a prendere piede nella Comunità in luoghi tanto distanti tra loro quali Monaco di Baviera e Der-
                 byshire.
             11. Concludendo, i fattori positivi possono essere considerati un insieme di progressi lenti e sporadici, ma
                 sicuri, per quanto riguarda i problemi ambientali generali, i sistemi di supporto, gli atteggiamenti del
                 mondo esterno nei confronti dei disabili, e la consapevolezza di sé e le aspirazioni dei disabili stessi,
                 con progressi molto più rapidi nel settore scientifico e tecnico. Ciò che importa attualmente è che
                 questa combinazione di fattori ha modificato e continuerà a modificare la soglia delle possibilità di
                 accedere ad un lavoro. Non si può parlare di impossibilità di lavoro in senso assoluto; al massimo si
                 può affermare, sotto il profilo negativo, che in determinate situazioni non si può immaginare come una
                 determinata persona possa essere in grado di essere assunta nel prossimo futuro, e anche in tal caso, il
                  più delle volte e sempre più spesso, ciò si rivelerà errato.
             B. Problemi generali della disabilità
             12. In questo scenario di fattori sostanzialmente positivi non vanno persi di vista problemi generali che
                  frappongono degli ostacoli alla realizzazione di una vita piena e soddisfacente di molti disabili, e che
                 vanno esaminati prima di affrontare i problemi specifici dell'occupazione. Alcuni di tali problemi sono
                  insiti nella natura della disabilità, mentre altri dipendono dalla risposta data dalla società a tale pro-
                  blema.
             (') Vedi i recenti studi della Commissione (1983) su «Cooperazione interprofessionale» del prof. Boris
                 Ford e «Il ruolo degli organismi volontari» del sig. V. Koditz, centrati ambedue sulle esigenze nella fase
                 di transizione dei giovani minorati.
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        13. Un gruppo di problemi riguarda l'estrema varietà degli handicap. Questo fattore rappresenta un ele-
            mento di rottura comprensibile nello sviluppo di un senso di solidarietà globale persino tra i disabili
            stessi; nella pratica esso ha frenato la creazione di strutture efficaci di autodifesa e assistenza. Anche
            per i funzionari amministratori e gli operatori del settore questa diversità rappresenta una difficoltà
            insormontabile: essi sono costantemente alla ricerca di una via di mezzo tra una sovraspecializzazione
            o una sovrageneralizzazione nella definizione dei problemi da affrontare o, in altre situazioni, devono
            adottare delle decisioni non coerenti per un approccio troppo ristretto o troppo ampio a situazioni o
            esigenze specifiche.
        14. La disabilità comporta tanto per i disabili quanto per i responsabili in sede di azioni da attuare o servizi
            da fornire il dilemma del marchio. Per poter programmare e fornire i servizi le persone competenti
            devono sapere quali sono e dove si situano le esigenze per poter almeno valutare le tendenze. Per
            questo motivo è necessario individuare i disabili, raccogliere informazioni particolareggiate sulla loro
            situazione e in alcuni casi invitarli a o chiedere loro di iscriversi in appositi elenchi. Perfino il prosegui-
            mento di un'attività politica dell'integrazione dipende in primo luogo dall'individuazione, e di conse-
            guenza dalla distinzione rispetto agli altri di quanti devono essere integrati. Per il disabile stesso questo
            dilemma è molto chiaro: per aver diritto ad una prestazione sociale deve accettare di inserirsi in una
            categoria che rischia di diminuire l'immagine di sé o di danneggiare la percezione che gli altri hanno di
            lui. Pertanto anche per il disabile quésta via pubblica verso l'integrazione può apparire fastidiosa e
            eccessivamente esposta.
        15. I fattori negativi della risposta della società ai disabili possono devidersi in tre tipi: i fattori che trovano
            la loro espressione nella legislazione, nella prestazione di servizi e nelle reazioni dell' opinione pubblica.
            Benché i paesi della Comunità abbiano adottato molte disposizioni utili, il quadro generale della legi-
            slazione è insoddisfacente, e ciò per quattro motivi. Il fondamento della legislazione passata rispecchia
            naturalmente le idee del tempo, che ora possono sembrare limitate o distorte; le modifiche legislative
            non si sono tenute al passo con i cambiamenti di situazioni o di atteggiamenti. La legislazione è stata
            spesso frammentaria e i singoli elementi non costituiscono un insieme coerente. In terzo luogo le leggi
            esistenti non vengono sempre applicate o il relativo controllo è spesso inadeguato. Gli effetti negativi di
            questi fattori risultano infine aggravati dalla recessione economica.
        16. Nonostante tutti i progressi compiuti in questo secolo dai paesi industrializzati per istituire e migliorare
            i servizi destinati a venir incontro alle esigenze dei disabili vi è la sensazione diffusa che molti servizi
            attualmente offerti sono inadeguati. Gran parte di queste critiche non riguarda solo i problemi della
            disabilità, ma fa parte di un intero processo di rimessa in questione dell'efficacia dei servizi sociali nel
            loro complesso; è chiaro comunque che nella misura in cui i disabili dipendono in special modo da tali
            servizi, il problema li riguarda maggiormente. La forza delle critiche ai servizi rivolte dai disabili stessi
            è corroborata dal parere dei non handicappati, professionisti, lavoratori volontari, genitori o altri soste-
            nitori. Gli elementi principali di questa critica sono i seguenti:
            —     frammentazione:
                i servizi sono organizzati per esigenze specifiche, di modo che il disabile deve rivolgersi contempo-
                raneamente a diversi operatori od organismi, nessuno dei quali è in grado di esaminare i suoi
                problemi globalmente, né si preoccupa di verificare l'impatto di un determinato intervento su altri
                aspetti della vita della persona. Gli operatori stessi tendono ad essere sovraspecializzati, e hanno
                spesso scarsi contatti che rimangono tutt'al più inadeguati; le attività di coordinamento sono in
                linea generale molto fiacche; ciò non sorprende se si tiene presente che non vi è una persona o un
                organismo responsabile del coordinamento. Nel campo della cooperazione interprofessionale ben-
                ché siano già stati rilevati (') dei chiari esempi di buona pratica, la media generale è ben al di sotto
                delle esigenze. L'effetto di frammentazione rischia di diventare particolarmente acuto nella fase di
                transizione quando il disabile passa da un organismo o istituto a un altro ( 2 ); tuttavia un processo di
                riabilitazione passa sempre per queste fasi ed è quindi soggetto al pericolo della discontinuità.
       (') Vedi paragrafo 9 più sopra e nota in calce.
       (2) Questo punto è evidenziato in uno studio svolto recentemente per la Commissione, da parte del United
           Kingdom's National Bureau for Handicapped Students, intitolato «Rassegna della situazione esistente
           negli Stati membri della Comunità in materia di accesso degli studenti disabili agli istituti e all'interno
           degli istituti e programmi di istruzione successiva alla scuola dell'obbligo».
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                 —     standardizzazione:
                     non è certo una novità che i burocrati, e anche gli operatori di servizi essenziali, tendono a sempli-
                     ficare e incasellare i problemi per gruppi di utenti e, almeno secondo il parere dell'utente stesso,
                     tendono a sottovalutare l'importanza dei fattori individuali specifici. Entro certi limiti, ciò è inevita-
                     bile e quindi può essere accettato; d'altra parte, non ci si può attendere l'accettazione da parte di
                     molti disabili. Per loro la complessa particolarità degli effetti della loro menomazione è un ele-
                     mento essenziale della loro vita di tutti i giorni: pertanto o le soluzioni adottate tengono conto di
                     questa particolarità oppure non sono di nessuna utilità. A un disabile non serve sapere che la mag-
                     gior parte delle sedie a rotelle possono passare da una data porta se la sua non può farlo. Un
                     problema costante è dato dall'agente, burocrate, professionista, datore di lavoro, albergatore o altro
                     che è disposto ad adattare i servizi da lui forniti solo fino a un certo punto e non oltre.
                 — paternalismo:
                     se per alcuni versi i servizi risultanto adeguati, in altri settori risultano eccessivi. Soprattutto per i
                     ritardati mentali, ma non solo per loro, è molto più facile trovare protezione e sostegno che non
                     scostarsi verso un grado ragionevole di autonomia. Alcune professioni si sono fatte la reputazione
                     di essere magnanime e condiscendenti. Da un certo punto di vista tutti i disabili sono per defini-
                     zione pazienti cronici, e per tradizione si ritiene che un paziente debba ricevere sulla propria situa-
                     zione solo le informazioni ritenute adatte al suo bene da parte del professionista. La reazione
                     umana normale a questa tirannia benevola consiste nella sottomissione: in questo modo il disabile
                     viene a «delegare» o cedere i suoi diritti umani ad altri.
             17. Si è osservato che l'opinione pubblica ha compiuto dei progressi verso un atteggiamento più positivo
                 nei confronti dei disabili; tuttavia tutti concordano nell'affermare che rimane ancora molto da fare per
                 giungere ad una situazione soddisfacente all'interno della nostra società. Le difficoltà sono general-
                 mente molto maggiori verso alcune forme di disabilità rispetto ad altre — il ritardo mentale per esem-
                 pio, o una paralisi che colpisce il linguaggio o la mobilità del viso e (in maniera diversa, ma ugual-
                 mente decisa), la sordità; bisogna però ammettere che la malattia mentale presenta delle complicazioni
                 particolari. Questo problema sembra inserirsi in una apprensione più o meno razionale che i disabili
                 pongano domande sconvenienti, unita al timore razionale dovuto all'ignoranza, a sua volta alimentata
                 dal sistema, vale a dire dalla tendenza passata di creare istituzioni segregate e spesso residenziali e
                 servizi separati in modo da isolare le persone colpite da menomazioni dal resto della società. Lo svi-
                 luppo dei servizi speciali e la tendenza alla segregazione dei disabili ha rafforzato l'opinione che le loro
                 esigenze vengano soddisfatte nel modo migliore da questo sistema e che pertanto al comune cittadino
                 non si debba chiedere null'altro oltre al pagamento delle tasse. Le deistituzionalizzazione e tutto il
                 movimento per l'integrazione, di cui essa fa parte, implicano un approccio completamente diverso con
                 domande del tutto nuove nei confronti della collettività locale, e cioè di essere consapevole dell'esi-
                 stenza degli handicappati e di assumersene la responsabilità. In questo senso occorre rompere un cir-
                 colo vizioso: la «visibilità» dei disabili — per strada, a teatro o al bar — dipende da nuovi atteggia-
                 menti e nel contempo costituisce la premessa di nuovi atteggiamenti.
             C. Fattori positivi per l'occupazione dei disabili
             18. Dato che la disabilità costituisce un fenomeno universale, complesso e profondo, non è stato possibile
                 considerare l'occupazione dei disabili senza esaminare prima la loro situazione generale. Passando ora
                 dal generale al particolare è opportuno iniziare con un resoconto dei fattori positivi nel settore dell'oc-
                 cupazione. Senza un tale resoconto si creerebbe l'impressione errata che la legislazione nazionale esi-
                 stente non è molto pertinente e che l'intera gamma di servizi offerti è inefficace. In realtà la maggior
                 parte degli Stati membri ha posto in atto notevoli sforzi per creare una legislazione volta a promuovere
                 l'integrazione economica delle persone in situazione di handicap e per istituire o incoraggiare i servizi
                 volti ad agevolarne l'integrazione. Vi sono anche molti esempi di azioni nazionali di lotta contro gli
                 effetti negativi dell'attuale situazione occupazionale degli handicappati.
             19. Nessuna normativa in questo campo ha provocato più discussioni del sistema delle «quote» che im-
                 ponga per legge ai datori di lavoro di assumere una certa percentuale di handicappati. In realtà, nella
                 Comunità non vi è un unico «sistema di quote»: in Danimarca tale sistema non esiste; negli altri Stati
                 membri i sistemi variano sia per le dimensioni delle imprese interessate, il diverso approccio ai settori
                 pubblico e privato, i criteri del tipo di minorazione, che dà accesso alle quote, la percentuale di handi-
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            cappati da assumere, le sanzioni in caso di inadempimento. Non è comprovato che i sistemi delle quote
            siano particolarmente adatti a raggiungere l'obiettivo di garantire, nei limiti del possibile, la piena
            occupazione ai disabili, obiettivo per il quale erano stati istituiti in circostanze economiche ben diverse
            da quelle attuali. Nella maggior parte dei paesi le sanzioni non sembrano essere efficaci, o perché non
            risultano abbastanza severe per avere effetti oppure perché lo sono troppo per essere applicabili nella
            pratica. Non c'è pertanto da stupirsi se in una simile situazione nessuno si aspetta che la situazione
            migliori nel prossimo futuro.
       20. Non vi sarebbero motivi per inserire la legislazione delle quote tra i fattori positivi se non vi fosse
            l'esperienza eccezionale della Repubblica federale nella quale esiste un sistema molto più sofisticato del
            tipo «quota — prelievo — contributo» che ottiene risultati ben diversi. In Germania, tutte le imprese,
            pubbliche o private, che occupano più di 16 persone, devono assumere il 6 % (') di persone con disabi-
            lità valutata al 50 % oltre della capacità lavorativa; la mancata assunzione comporta attualmente il
            pagamento di un prelievo di 100 DM/mese per ogni posto di lavoro al di sotto della quota. L'importo
            raccolto costituisce la principale fonte per la creazione di fondi di sostegno all'occupazione che conce-
            dono contributi sotto forma di indennità (per esempio per l'adattamento di un posto di lavoro) ai
            datori di lavoro che soddisfano o che addirittura superano la quota e che garantiscono l'assistenza
            successiva al collocamento agli handicappati nella loro vita lavorativa (2). Non è possibile aspettarsi che
            i sistemi di questo tipo funzionino perfettamente, tuttavia quello tedesco funziona in maniera senz'altro
            più che soddisfacente. Anche se secondo i dati più recenti (1982) il 75 % dei datori di lavoro interessati
            non ha rispettato le quote, un discreto numero di datori di lavoro le ha superate; globalmente quasi il
            77 % dei posti che avrebbero dovuto essere occupati da handicappati a norma della legge sono effetti-
            vamente occupati, e il 5,9 % di tutti i lavoratori delle imprese interessate erano affetti da una disabilità
            corrispondente ai criteri stabiliti. Il gran merito di questo sistema è che esso affronta con un solo
            strumento ambedue gli ostacoli che si frappongono all'occupazione dei minorati, la mancanza di posti
            di lavoro e la mancanza di risorse finanziarie per potenziare i servizi di riabilitazione. Un altro dato
            essenziale del sistema è che esso interessa anche i disabili gravi e che riguarda i datori di lavoro pub-
            blici e privati.
       21. Non sembra attualmente però che gli altri Stati membri prevedano di creare dal nulla un sistema di
            quote o di adeguare e rafforzare il sistema di quote esistente secondo il modello tedesco. Spesso si
            afferma che un'iniziativa in questo senso sarebbe controproducente nell'attuale situazione economica
            nella quale tanti lavoratori non handicappati sono disoccupati e che si otterrebbe risultati più positivi
            con programmi di consulenza, informazione e persuasione destinati alle parti sociali, completati da
            incentivi o compensazioni finanziarie. Dopo un lungo dibattito, il Regno Unito ha deciso di non abo-
            lire il sistema delle quote che pure è generalmente considerato inefficace. Si è invece provveduto a
            creare accanto a tale sistema un nuovo codice ufficiale, ma volontario, di buona pratica sull'occupa-
            zione degli handicappati, inteso sicuramente a rappresentare la chiave di volta di future strategie e
            prassi. Il codice presenta una serie di vantaggi: esso costituisce una fonte d'informazioni, consulenza e
            riferimento e contiene delle disposizioni (anche se non vincolanti). Non si applica solo alle imprese
            private, ma anche al settore pubblico, ciò che non avviene con l'attuale sistema di quote britannico. Il
            codice è suddiviso in due parti che interessano due diversi livelli: il livello decisionale dei direttori e il
            livello pratico dei direttori di impianto, o dei dipendenti e loro rappresentanti.
       22. Anche nei Paesi Bassi si può individuare un nuovo approccio che presenta in parte caratteristiche ana-
            loghe, nei provvedimenti esaminati attualmente dal Parlamento. Invece di potenziare il sistema delle
            quote del 5 %, come era stato proposto, i datori di lavoro e i sindacati saranno invitati a cooperare per
            raggiungere nella pratica in tutte le aziende la parità delle possibilità occupazionali per gli handicap-
            pati; fra tre anni il governo potrà imporre, laddove necessario, a una determinata impresa una quota
            dal 3 al 7 %. Tutto ciò dimostra che esistono diverse opzioni costruttive e accuratamente preparate che
            possono essere studiate come modello da parte degli Stati membri e i cui risultati dovranno essere
            esaminati e raffrontati fra qualche anno a livello della Comunità.
       (') Si tratta di una media: la percentuale può variare entro i limiti da 4 al 10 % secondo i datori di lavoro,
           le regioni e le industrie. Nel settore pubblico essa può raggiungere anche il 12 %.
       (2) Il 60 % del prelievo è trattenuto dall'ufficio di assistenza del rispettivo Land; il 40 % viene attribuito al
           programma interregionale per il reinserimento di handicappati gravi in attività lavorativa e nella società.
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             23. L'esigenza di poter disporre di una fonte affidabile e costante di stanziamenti per finanziare gli aiuti e i
                 servizi della formazione e dell'occupazione può essere soddisfatta anche in maniera diversa dal sistema
                  delle quote — prelievi — contributi. Un buon esempio in questo senso è dato dal «Fonds National
                 pour le Reclassement des Handicapés» del Belgio. Il Fondo è finanziato in maniera «indolore» me-
                 diante contributi del pubblico in generale (in particolare mediante un premio dell'assicurazione degli
                  autoveicoli) ('); garantisce nei limiti del possibile un servizio affidabile ed omogeneo di riabilitazione in
                  tutto il paese. La forza di questo Fondo consiste nel fatto che esso può contribuire alle esigenze di un
                 centro di riabilitazione, ma anche alle necessità del datore di lavoro o dei singoli handicappati. Di
                 conseguenza, non si tratta solo di uno strumento politico con risorse valide, ma soprattutto di uno
                  strumento flessibile.
             24. Del resto il sistema delle quote, per quanto possa risultare efficace, non è sempre considerato l'unica
                  soluzione a tutti i problemi occupazionali degli handicappati; va sempre più rafforzandosi l'esigenza di
                  un ventaglio coerente di misure, che può comprendere le quote oppure no. Gli ultimi provvedimenti
                  adottati in Germania non consistono solo in un miglioramento del sistema delle quote, ma prevedono
                  un aumento degli incentivi offerti ai datori di lavoro per la formazione e l'assunzione di lavoratori
                  handicappati, un potenziamento dei provvedimenti contro i licenziamenti ingiustificati e del ruolo dei
                  rappresentanti degli handicappati all'interno delle aziende, nonché la revisione della vantaggiosa grati-
                  fica per ferie destinata a tale categoria; a questo si aggiunge l'eccezionale forza e qualità delle disposi-
                  zioni in materia di riabilitazione e formazione professionale per handicappati giovani e adulti in tutta
                  la Repubblica federale.
             25. Anche le recenti iniziative adottate in Francia dimostrano che si tende ad un approccio globale com-
                  prendente l'inserimento dei giovani handicappati in un ciclo di formazione ordinaria, accordi più flessi-
                  bili per l'assunzione di lavoratori handicappati nel settore pubblico ed una serie di programmi di incen-
                  tivi finanziari destinati ai datori di lavoro. Questi ultimi prevedono aiuti per contratti individuali di
                  riabilitazione professionale, per i costi di adattamento del posto di lavóro e del personale aggiuntivo e
                  per la formazione degli apprendisti handicappati, oltre che un programma di indennità di assunzione
                  per i prossimi tre anni per i datori di lavoro che s'impegnano ad assumere il 4 % di lavoratori handi-
                  cappati e di promuovere la riabilitazione e la formazione professionale, nonché un programma di in-
                  dennità destinate a handicappati che desiderano creare un'attività autonoma. Fra le risposte dei datori
                  di lavoro si può citare, per esempio, la nomina di personale responsabile dell'assunzione di lavoratori
                  handicappati nelle direzioni diritti umani delle grandi aziende e la priorità data all'assunzione di handi-
                  cappati da parte della ETHIC, l'associazione di 2 500 piccole e medie imprese di assistenza reciproca
                  nella gestione.
             26. Anche nel Regno Unito il codice di buona pratica non costituisce un fenomeno isolato. Secondo la
                  legge i datori di lavoro che occupano più di 250 lavoratori devono rendere conto nella relazione
                  annuale della direzione della politica attuata a favore dell'occupazione degli handicappati. Per moti-
                 vare maggiormente i datori di lavoro è stato instituito un sistema di premi nell'ambito del programma
                  «Fit for Work» (idonei al lavoro) e per loro è stato istituito anche un servizio consultivo sulla disabilità
                  che si affianca ai servizi specializzati e generali del lavoro già esistenti. Nelle regioni nelle quali non è
                  possibile ottenere un centro di riabilitazione al lavoro, si tenta di istituire dei programmi individuali di
                  riabilitazione basati su tutti i servizi disponibili, vengono altresì sempre più incoraggiati i nuovi gruppi
                  industriali protetti che costituiscono un'alternativa al lavoro protetto tradizionale.
             27. Sarebbe naturalmente possibile citare anche altri esempi per illustrare i progressi compiuti dagli Stati
                  membri non solo nello sviluppo di utili misure specifiche, ma anche nell'affrontare i problemi del coor-
                  dinamento e di una disponibilità equilibrata dei servizi in tutto il paese. In questa sede si desidera solo
                  illustrare con pochi esempi che tali iniziative esistono e che in molti paesi esse sono ormai ben radicate.
                  Il contributo del settore privato, che talvolta comprende anche una utile collaborazione con le autorità
                  pubbliche, rappresenta un fattore importante in tutti gli Stati membri. Molti centri di riabilitazione
                  sono privati, ma dispongono di aiuti statali. Alcuni gruppi di preparazione e di sostegno successivo al
                  collocamento esistenti in Francia sono gestiti privatamente, mentre altri sono pubblici. In Francia esiste
                  anche il GIRPEH (Groupements Interprofessionnels Régionaux pour la Promotion des Personnes
                  Handicapées) che svolge un'importante funzione nel settore dell'occupazione; talvolta le innovazioni,
                  come quelle proposte dal «Pathway scheme» del Regno Unito per l'integrazione economica dei ritar-
                  dati mentali, sono basate su iniziative private.
             28. Molti handicappati, compresi i giovani, hanno fruito nell'ultimo ventennio di miglioramenti dell'offerta
                  di formazione e di orientamento, di collocamento e di servizi di sostegno successivi al collocamento. Vi
                  sono stati dei progressi sia nelle forme di formazione disponibili sia nella qualità delle medesime: in
                  alcuni paesi è stato notevole l'aumento del numero dei ritardati mentali che hanno potuto seguire una
                  preparazione professionale seria. Sono stati introdotti metodi più flessibili, per esempio i sistemi di
             (') Questa assicurazione contribuisce per una quota superiore al 50 % alle risorse del Fondo; le altre fonti
                 sono rappresentate dall'assicurazione antincendio e dall'assicurazione per gli infortuni sul lavoro.
 ---pagebreak--- 4 . 6 . 86                                     G a z z e t t a ufficiale delle C o m u n i t à e u r o p e e                       N . C 136/17
                 formazione modulare, e esistono più possibilità di autovalutazione e di partecipazione attiva da parte
                 dell'allievo. Mentre nell'immediato dopoguerra vi era stata una notevole crescita di istituzioni specializ-
                 zate che disponevano di molte risorse, attualmente sono sempre più numerose le opportunità di forma-
                 zione «integrata» in corsi e istituti ordinari aperti a tutti gli allievi, siano essi disabili o no. Gli sviluppi
                 più significativi in questo settore sono rappresentati nella rete comunitaria dei centri di riabilitazione
                 che interessa gli allievi disabili fisici e psichici e che aumenta sempre più la diffusione dei risultati delle
                 innovazioni e delle esperienze di buona prassi.
           29. Non si può nemmeno affermare che tutte le tendenze del mercato del lavoro siano sfavorevoli. Le
                 domande crescenti di riduzione dell'orario di lavoro, l'interesse per i programmi di divisione del la-
                 voro, le maggiori possibilità e le migliori condizioni del lavoro a tempo parziale, le maggiori e migliori
                 offerte di prepensionamento costituiscono altrettanti motivi che possono risultare particolarmente inte-
                 ressanti almeno per una parte degli handicappati. In linea generale si ritiene inoltre che la computeriz-
                 zazione comporterà un miglioramento generale delle condizioni di molti lavori, di cui gli handicappati
                 potranno beneficiare in misura speciale. La produzione di componenti elettronici offre già un'occupa-
                 zione adatta. Ma la rivoluzione tecnologica offrirà in misura molto maggiore ausili molto più perfezio-
                 nati all'occupazione, in particolare nel settore impiegatizio (per esempio un sintetizzatore di voce per
                 le segretarie non vedenti), e nuove specifiche opportunità di lavoro che utilizzano l'elaboratore (per
                 esempio programmatore o operatore di programma) all'interno di un ambiente di lavoro normale op-
                 pure mediante «telelavoro». È inoltre probabile che vi sia un'espansione più che una riduzione delle
                 opportunità di lavoro anche in settori diversi da quelli delle nuove tecnologie, per esempio nell'indu-
                 stria del turismo, della silvicoltura e dell'orticoltura. Per i disabili saranno particolarmente importanti
                 iniziative di altro tipo che vengono attualmente patrocinate e portate avanti dalla Comunità, per esem-
                 pio i programmi per istituire una garanzia sociale per i giovani, per incoraggiare la creazione di piccole
                 e medie imprese e per promuovere le iniziative occupazionali locali.
           30. Per molti disabili, per lo più, ma non esclusivamente, per i ritardati mentali, è stata estremamente
                 importante la possibilità di un lavoro retribuito offerto dai diversi sistemi di occupazione protetta. È
                 pericoloso formulare delle generalizzazioni su laboratori protetti dato che il loro scopo, organizza-
                 zione e la popolazione che li compone varia sensibilimehte non solo tra i vari Stati membri, ma anche
               . all'interno di uno stesso paese. Si può senz'altro affermare che i laboratori protetti sono sovvenzionati,
                 ma non sono le sole imprese in tale situazione. Essi devono competere sul mercato delle vendite dei
                 loro prodotti con altri concorrenti del mercato libero, devono conseguire obiettivi prestabiliti per il
                 processo produttivo ('). Per parecchie migliaia di disabili i laboratori protetti hanno offerto e conti-
                 nuano ad offrire il principale e più efficace contatto con la società, in alcuni casi il solo.
           31. Non ci si può però nascondere che vi sono tre problemi che affliggono i laboratori protetti nella loro
                 accezione tradizionale. Questi laboratori si sono concentrati su un tipo di produzione manifatturiera
                 leggera, con scarso contenuto tecnologico, e attualmente il mercato di questi prodotti è sempre più
                 incerto; i laboratori protetti rappresentano una spesa per il governo in un momento in cui la spesa
                 pubblica deve essere ridotta; vi è inoltre la sensazione generale che quanto sono in grado di offrire in
                 materia di integrazione non è all'altezza delle aspettative degli interessati. In linea teorica l'ultimo
                 punto dovrebbe essere risolto se i laboratori protetti fossero in grado di sviluppare, almeno per alcuni
                 occupati, un ruolo di transizione più specifico, un posto di esperienza organizzata e flessibile tra la
                 riabilitazione o l'istruzione speciale e il mondo del lavoro libero. In pratica non è però facile conciliare
                 l'idea di una perdita programmata e continua dei lavoratori migliori con la quota di produzione impo-
                 sta alla direzione del laboratorio; nella situazione attuale, il tentativo di risolvere questo problema con
                 un sistema di premi non verrà forse preso in considerazione dai governi. Pertanto, da un lato, i labora-
                 tori devono far fronte a problemi senza dubbio molto rilevanti; dall'altro la domanda e la necessità di
                 individuare dei posti di lavoro in laboratori protetti tende a crescere piuttosto che a diminuire in un
                 periodo di recessione e si può ritenere che anche nel prossimo futuro i laboratori protetti costituiranno
                 un importante punto di riferimento sul mercato del lavoro dei disabili.
           32. Sono già stati avviati due tipi di iniziative per superare le difficoltà dei laboratori protetti. Un'iniziativa
                 è finalizzata a migliorare il potenziale dei laboratori protetti introducendo nuove forme di attività, in
                 alternativa o che vengono a sostituire i processi manufatturieri o di assemblaggio più tradizionali: un
                 settore è quello dei servizi commerciali con l'ausilio dei computer e l'altro quello dell'orticoltura inten-
                 siva. Le altre iniziative cercano di preservare l'ambiente protetto (benché non la sicurezza del posto)
                 offerto tradizionalmente dal laboratorio protetto, ma nel contempo cercano di integrare il disabile in
                 un'azienda normale riducendo il costo di tutta l'operazione. I programmi di «posti protetti» individuali
                 esistenti in Danimarca, e quelli dei «gruppi industriali protetti», già menzionati, del Regno Unito sono
                 altrettanti esempi di possibilità di lotta contro il problema della segregazione evitando nel contempo
                 dei livelli di spesa insostenibili.
           (') Alcuni laboratori protetti hanno limitati «privilegi» sul mercato (per esempio etichette speciali che ne
                indicano l'origine oppure il diritto alla prima offerta). Molti laboratori non hanno comunque privilegi e
                la tendenza è sicuramente contraria a ciò.
 ---pagebreak--- N . C 136/18                                  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                          4.6.86
             33. Un esempio molto diverso, ma che si inserisce nello stesso tipo generale di iniziativa, è quello della
                 creazione di cooperative; si tratta di un esempio eccezionalmente interessante perché costituisce un'ot-
                 tima possibilità di approccio raccomandato anche a livello comunitario come parte di una campagna
                 generale a favore della promozione della creazione di posti di lavoro e che si è rivelato eccezional-
                 mente adatto agli handicappati. La maggior parte degli sviluppi in questo settore si sono verificati in
                 Italia, dove i laboratori protetti di tipo tradizionale non hanno mai avuto molto successo. Vi è una
                 decisa preferenza a favore delle cooperative che riuniscono gli handicappati con lavoratori che non lo
                 sono. È certo che non mancano i problemi per lanciare l'iniziativa e per trovare gli sbocchi per i
                 prodotti. Ma, almeno in Italia, non vi sono stati gravi problemi con i sindacati per quanto riguarda i
                 salari; è ormai dimostrato il contributo alla vita indipendente delle cooperative, che favoriscono l'inte-
                 grazione e potenziano la responsabilità; vi sono grandi possibilità per il futuro.
             34. Il prossimo capitolo dimostrerà che il problema dell'occupazione dei disabili è grave e urgente. Se non
                 vi fossero spunti sui quali basarsi, possibilità di ottenere un risultato, non vi sarebbe alcun motivo per
                 tentare, non vi sarebbe una giustificazione per l'iniziativa della Comunità: sarebbe preferibile in questo
                 caso lasciare che i disabili alla ricerca di un lavoro l'ottengano se ci riescono, e affidarsi alle pensioni di
                 invalidità come unico strumento. L'obiettivo di questo capitolo era quello di mostrare che la situazione
                 non è affatto tale. Si è potuto dimostrare che vi sono molti spunti sui quali costruire sia per quanto
                 riguarda i provvedimenti e servizi, sia sul mercato del lavoro. Pertanto non solo è giustificato che la
                 Comunità cerchi di potenziare il suo impegno in questo settore, ma inoltre non vi sarebbero scuse nel
                 non farlo.
             D. I problemi dell'occupazione dei disabili
             35. Uno degli obiettivi dello studio statistico sull'occupazione dei minorati svolto dall'Istituto statistico
                 della Commissione nel 1981 ( l ) consisteva nello stabilire in quale misura «i lavoratori minorati o in
                 genere la popolazione attiva colpita da handicap, subissero più delle altre categorie sociali la disoccu-
                 pazione e le conseguenze della recessione economica». Nella conclusione lo studio afferma tuttavia che
                 «la maggior parte dei paesi non dispongono di strumenti statistici che permettano di rispondere a
                 questo interrogativo». È quindi inevitabile che i dati numerici esatti siano pochi e generalmente già
                 superati e la scarsa qualità dei dati disponibili è a sua volta una dimostrazione dell'esigenza di un'ini-
                 ziativa della Comunità per promuovere la ricerca in questo campo. I dati disponibili ribadiscono co-
                 munque pienamente il parere generale che i disabili, unitamente ad altri gruppi svantaggiati, abbiano
                 subito e continuano a subire gli effetti della recessione in maniera molto più grave della media; questo
                 punto di vista è condiviso anche dai funzionari dei ministeri o degli enti governativi che si occupano
                 del problema.
             36. Nel Regno Unito il tasso di disoccupazione dei disabili veniva stimato per il 1978 al 14 %, allorché la
                 media nazionale era del 5,5 %. In Danimarca nel 1980 il 17,5 % dei disabili alla ricerca di un lavoro
                 erano disoccupati, allorché nello stesso periodo la disoccupazione generale era di circa il 7 %. Nello
                 stesso anno il ministero francese del lavoro ha stimato che il tasso di disoccupazione dei disabili am-
                 montasse addirittura al 30 %, il triplo di quello degli altri lavoratori; anche in Belgio si ritiene che esso
                 ammonti almeno al 25 °/o. Nei Paesi Bassi, nei tre anni 1978, 1979 e 1980, quando il tasso generale di
                 disoccupazione era simile a quello della Danimarca, ogni anno solo l'I 1,5 % dei disabili iscritti negli
                 uffici di collocamento trovavano in media un lavoro.
             37. Tra il 1976 e il 1980, quando nella Repubblica federale di Germania la disoccupazione generale è scesa
                 del 32 %, la disoccupazione dei disabili gravi è aumentata del 60 %. Dopo il 1980 la contrazione
                 dell'occupazione dei disabili è stata particolarmente grave in tutti gli Stati membri. L'ufficio nazionale
                 irlandese per la riabilitazione ha registrato negli anni 1982 e 1983 un calo del 31 % del collocamento
                 dei disabili, mentre nel Regno Unito la Commissione per i servizi della manodopera ritiene che il tasso
                 di disoccupazione a lungo termine dei lavoratori disabili sia il doppio rispetto a quello degli altri lavo-
                 ratori. Nel 1983, il 48 % dei disabili gravi tedeschi disoccupati lo erano da oltre un anno, e il periodo
                 di disoccupazione medio era per loro di 16 mesi rispetto ad un periodo di 10 mesi per tutti i disoccu-
                 pati. Sia in Irlanda che nel Regno Unito vi è un netto calo del numero di ricorso di disabili ai servizi
                 dell'impiego, calo motivato in vario modo, sia per mancanza di soddisfazione di servizi specifici offerti
                 oppure per una disillusione generale nei confronti della situazione economica nel suo complesso. A
                 tutto ciò va aggiunto il problema della sottoccupazione: tutte le autorità concordano nell'affermare che
                 molti disabili occupati, tra cui una notevole parte di disabili con disturbi dell'udito, lavorano ad un
                 livello molto inferiore rispetto alla loro capacità o al loro potenziale.
             (l) Vedi punto LI, nota in calce (').
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            38. I motivi che sono alla base di questo problema possono essere così riassunti:
                 a) Ad eccezione della Repubblica federale di Germania, le leggi nazionali sulle quote, introdotte in un
                     periodo di espansione economica, non sono riuscite a tutelare i lavoratori disabili in un periodo di
                     recessione.
                b) Inoltre, l'altra forma principale di azione normativa diretta è stata l'istituzione di alcune mansioni
                     specifiche riservate ai disabili, per esempio nel Regno Unito gli addetti agli ascensori e i posteggia-
                     tori degli autoveicoli. Il problema consiste in questo caso nell'approccio, che era benvenuto e sicura-
                     mente adeguato al momento della sua introduzione, ma che ora non è più rispondente all'atteggia-
                     mento che è venuto sviluppandosi tra gli handicappati e le loro famiglie, tra i professionisti del
                     settore e persino tra l'opinione pubblica. Ogni tendenza ad identificare un handicappato con deter-
                     minate occupazioni, in particolare con mansioni di grado relativamente basso o che non richiedono
                     particolari qualifiche, è attualmente sentita come una discriminazione in senso negativo e contraria
                     alla dignità umana dell'individuo. La strategia dei posti di lavoro riservati non sembra avere un
                     futuro.
                e) Nonostante gli esempi esistenti di formazione di alto livello presso istituti riccamente dotati, siano
                     essi specializzati o meno, il quadro globale dell'offerta di formazione ai disabili rispecchia un'inade-
                    guatezza di base e spesso risorse limitate per l'adattamento, di modo che aumenta la confusione tra
                     le qualifiche di cui sono in possesso i disabili e i pochi posti disponibili, da un lato, e, dall'altro, la
                     sovrabbondanza di offerta di formazione di basso livello che non prepara adeguatamente i disabili
                     per i lavori disponibili.
                d) Sia a causa di una mancanza di opportunità di formazione o per le difficoltà di seguire una forma-
                    zione dovute a una disabilità specifica, un numero molto più elevato della media dei disabili non
                    possiede qualifiche, con scarse o nulle probabilità di conseguire una professionalizzazione sul la-
                    voro; perciò questo gruppo di disabili è estremamente esposto al licenziamento in un periodo di
                    recessione e mutamento tecnologico.
                e) Determinati mutamenti tecnologici possono causare gravi perdite di possibilità occupazionali che si
                    erano rivelate particolarmente utili per persone colpite da determinati handicap. L'automazione
                    nella produzione ha già ridotto l'occupazione nell'industria secondaria che ben si adatta ad un certo
                    numero di handicappati, compresi quelli affetti da disturbi mentali. Un altro importante esempio è
                    dato dai sistemi di telefonia, che fino ad ora rappresentavano un importantissimo settore di occupa-
                    zione per i non vendenti. I nuovi sistemi sono sempre più basati su operazioni visuali e se in origine
                    non erano stati progettati per adattarsi facilmente alle esigenze di operatori ciechi, il costo di un
                    adattamento successivo può risultare insostenibile e quindi si può verificare una riduzione su vasta
                    scala di posti di lavoro occupati dai non vedenti. Non esistono i mezzi per poter coordinare in
                    maniera efficace un'azione volta a prevenire tali tendenze.
                f) I progressi nel creare un ambiente circostante — alloggi, accessi, trasporti — adatto ad agevolare
                    l'occupazione dei disabili (e si pensa in questo caso soprattutto, seppur non esclusivamente, a quelli
                    fisici) è stato generalmente troppo lento e sporadico; in questo modo possono crearsi delle barriere
                    insuperabili rispetto alle possibilità di lavoro disponibili.
                g) Vi è l'opinione, in parte molto diffusa, che il costo della riabilitazione professionale, che poteva
                    rappresentare una «stravaganza» piacevole in periodi di relativa ricchezza, non può assolutamente
                    essere affrontato in tempi di recessione economica. Il datore di lavoro può considerare che per ogni
                    disabile dovrà investire di più per ottenere poi di meno in un periodo in cui occupare un posto è
                    una delle preoccupazioni principali. L'unico studio noto su questo argomento refuta tale parere:
                    secondo la indagine Du Pont (') la riabilitazione rende bene. Occorre però tener presente che la
                    situazione americana è diversa: negli Stati Uniti il datore di lavoro (perlomeno attraverso il proprio
                    assicuratore) può pagare una pensione come uno stipendio. I governi invece devono contare i costi
                    sociali: gli esperti governativi dei paesi della Comunità non hanno ancora chiarito se le pensioni
                    costino più di una riabilitazione efficace. Almeno fino a quando i datori di lavoro crederanno che
                    l'assunzione dei disabili non sia fattibile, il problema esisterà e colpirà in particolare i giovani disa-
                    bili alla ricerca di prima occupazione. Laddove viene meno la motivazione dei datori di lavoro a
                    risistemare i propri lavoratori che sono diventati handicappati, è chiaro che questi medesimi, in
                    cerca di un lavoro al di fuori della propria impresa, avranno minori possibilità di trovarlo.
                h) Può essere vero che, nell'opinione pubblica, sussista tuttora un atteggiamento negativo nei confronti
                    dei difetti fisici e di pronuncia di determinate disabilità; è comunque sicuro, e questo è ciò che
                    importa, che questa è la convinzione dei datori di lavoro. Non vi sono dubbi che tale convinzione
                    costituisce una importante, ma celata, barriera all'assunzione di disabili nei lavori del settore terzia-
                    rio (attività commerciali, turismo, lavori d'ufficio, servizi individuali) per i quali potrebbero peraltro
                    essere molto adatti, e che probabilmente rappresenteranno per i disabili uno dei principali settori di
                    sbocco nel futuro.
           (*) «Equal to the Task», Indagine Du Pont sull'occupazione dei minorati, 1981.
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             i) I rapporti complessi esistenti tra le misure di riabilitazione e i sistemi di prestazioni finanziarie non
                funzionano sempre coerentemente e talvolta possono agire da disincentivo all'occupazione. Non è
                che la semplice disponibilità di una cospicua indennità di invalidità funzioni come disincentivo al
                lavoro in linea generale. Questo potrebbe verificarsi se la recessione economica perdurasse a lungo;
                fino ad ora, negli Stati membri invece sembra aver funzionato molto bene il principio che la «riabili-
                tazione attiva» venga prima della «pensione di invalidità»; per esempio in generale non viene versata
                una indennità d'invalidità ad una persona che ha seguito con buon esito un programma di riabilita-
                zione e che rifiuta una offerta di lavoro adeguata. Le vere difficoltà sono molto più specifiche e
                riguardano la relazione esistente tra l'indennità di invalidità e determinate modalità di lavoro che
                potrebbero essere di particolare interesse per il disabile, prima tra tutti il lavoro a tempo parziale,
                ma anche periodi di lavoro «in prova» e un'assunzione graduale oppure un ritorno graduale al
                lavoro. In alcuni Stati membri, una persona che beneficia di una indennità rischia di trovarsi in una
                situazione peggiore se accetta un lavoro a tempo parziale oppure se accetta un'assunzione graduale.
                Possono esistere anche altri importanti disincentivi a programmi di lavoro «in prova» che potreb-
                bero invece essere interessanti; infatti, qualora la prova non dia buon esito, può essere difficile
                recuperare una prestazione persa, o perlomeno vi sarà un ritardo pregiudizievole. La mancanza di
                flessibilità dei sistemi può creare particolari problemi per i diversi tipi di malattia mentale; altri
                disabili chiedono una definizione di «incapacità parziale» la quale offrirebbe le opzioni di cui hanno
                bisogno. In tutti questi settori esistono comunque modelli di buona flessibile prassi in alcuni Stati
                membri e, previo esame di problemi finanziari, non vi sono motivi per ritenere che non sia possibile
                conseguire dei progressi in questi settori in tutta la Comunità.
             j) Pur essendovi un vasto impegno per aiutare i datori di lavoro mediante sovvenzioni e programmi
                d'informazione e di consulenza, può risultare deludente l'accettazione da parte dei datori di lavoro
                delle indennità per l'adattamento. Inoltre non vi sono azioni concertate per richiamare l'interesse e
                l'influsso del movimento sindacale a favore dell'occupazione degli handicappati.
             k) Fatte salve alcune eccezioni di rilievo, la partecipazione degli handicappati stessi, a livello nazionale,
                regionale, locale o aziendale, nella fase decisionale o nell'attuazione delle decisioni che riguardano
                direttamente la loro integrazione economica, non sembra rappresentare un fattore essenziale nello
                scenario della Comunità europea.