CELEX: 62006CJ0201
Language: it
Date: 2008-02-21
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 21 febbraio 2008. # Commissione delle Comunità europee contro Repubblica francese. # Inadempimento di uno Stato - Prodotti fitosanitari - Importazioni parallele - Procedura di autorizzazione all’immissione in commercio - Presupposti - Origine comune del prodotto fitosanitario importato parallelamente e del prodotto di riferimento. # Causa C-201/06.

Causa C-201/06
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Repubblica francese
      «Inadempimento di uno Stato — Prodotti fitosanitari — Importazioni parallele — Procedura di autorizzazione all’immissione in commercio — Presupposti — Origine comune del prodotto fitosanitario importato parallelamente e del prodotto di riferimento»
      Conclusioni dell’avvocato generale V. Trstenjak, presentate l’11 settembre 2007 
      Sentenza della Corte (Terza Sezione) 21 febbraio 2008 
      Massime della sentenza
      Libera circolazione delle merci — Restrizioni quantitative — Misure di effetto equivalente
      (Art. 28 CE; direttiva del Consiglio 91/414)
      Non viene meno agli obblighi che gli incombono ai sensi dell’art. 28 CE lo Stato membro che circoscriva il vantaggio di una
         procedura semplificata di autorizzazione all’importazione parallela di prodotti fitosanitari alle sole ipotesi in cui il prodotto
         di importazione e il prodotto di riferimento hanno un’origine comune, nel senso che sono stati fabbricati secondo la medesima
         formula, dalla medesima società o da imprese collegate o licenziatarie.
      
      Infatti, un prodotto fitosanitario introdotto sul territorio di uno Stato membro con un’importazione parallela non può beneficiare
         automaticamente né in maniera assoluta e incondizionata dell’autorizzazione all’immissione in commercio rilasciata per un
         prodotto fitosanitario già presente sul mercato di tale Stato. Spetta pertanto alle autorità competenti dello Stato membro
         di importazione verificare che tale prodotto è stato effettivamente oggetto di un’importazione parallela e può fruire dell’autorizzazione
         all’immissione in commercio rilasciata per un prodotto fitosanitario già presente sul mercato di tale Stato. A tale riguardo
         la nozione di origine comune permette di distinguere le importazioni parallele da altre situazioni in cui l’importatore di
         un prodotto autorizzato in un altro Stato membro cerca di beneficiare di un’autorizzazione all’immissione in commercio già
         rilasciata nello Stato membro di importazione. Inoltre, l’origine comune costituisce un indizio significativo dell’identità
         dei prodotti in questione, tale da provare che l’autorizzazione all’immissione in commercio del prodotto di riferimento può
         essere utilizzata a beneficio del prodotto di importazione.
      
      (v. punti 30, 36-38, 43, 45)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      21 febbraio 2008 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Prodotti fitosanitari – Importazioni parallele – Procedura di autorizzazione all’immissione in commercio – Presupposti – Origine comune del prodotto fitosanitario importato parallelamente e del prodotto di riferimento»
      Nella causa C‑201/06,
      avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 4 maggio 2006,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. B. Stromsky, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Repubblica francese, rappresentata dal sig. G. de Bergues e dalla sig.ra R. Loosli-Surrans, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      sostenuta da:
      Regno dei Paesi Bassi, rappresentato dalla sig.ra H. G. Sevenster, in qualità di agente,
      
      interveniente,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. U. Lõhmus, J. N. Cunha Rodrigues, A. Ó Caoimh e dalla sig.ra P.
         Lindh (relatore), giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra V. Trstenjak
      cancelliere: sig. R. Grass
      vista la fase scritta del procedimento,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza dell’11 settembre 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       Con il presente ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che la Repubblica francese,
         esigendo ai fini del rilascio di un’autorizzazione all’importazione di un prodotto fitosanitario importato parallelamente
         che il prodotto importato e quello già autorizzato in Francia abbiano un’origine comune, è venuta meno agli obblighi ad essa
         incombenti ai sensi dell’art. 28 CE.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      2       La direttiva del Consiglio 15 luglio 1991, 91/414/CEE, relativa all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari (GU L 230,
         pag. 1), introduce norme uniformi riguardanti le condizioni e le procedure di autorizzazione all’immissione in commercio (in
         prosieguo: l’«AIC») dei prodotti fitosanitari, nonché della loro revisione e revoca. Essa è intesa non soltanto ad armonizzare
         le norme relative alle condizioni ed alle procedure di autorizzazione relative a tali prodotti, ma anche a garantire un livello
         elevato di tutela della salute umana e animale, nonché dell’ambiente contro le minacce e i rischi indotti da un uso incontrollato
         di tali prodotti. Tale direttiva mira inoltre ad eliminare gli ostacoli alla libera circolazione di tali prodotti.
      
      3       La direttiva 91/414 riguarda, in particolare, l’autorizzazione, l’immissione in commercio, l’uso e il controllo all’interno
         della Comunità europea di prodotti fitosanitari sotto forma commerciale. Ai sensi dell’art. 2, n. 10, per «immissione in commercio»
         si intende qualsiasi consegna a terzi, sia a titolo oneroso sia a titolo gratuito, esclusa la consegna per il magazzinaggio
         e la successiva spedizione al di fuori del territorio della Comunità europea. L’importazione di un prodotto fitosanitario
         in tale territorio è considerata immissione in commercio ai sensi della direttiva. 
      
      4       Ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 91/414:
      «Gli Stati membri prescrivono che i prodotti fitosanitari possono essere immessi in commercio e utilizzati sul loro territorio
         soltanto se il prodotto in questione è stato da essi autorizzato, conformemente alle disposizioni della presente direttiva
         (...)».
      
      5       L’art. 4 della direttiva stabilisce, in particolare, le condizioni che il prodotto fitosanitario deve soddisfare per poter
         essere autorizzato. Ai sensi di questo stesso articolo, le autorizzazioni devono precisare i requisiti relativi alla commercializzazione
         e all’uso dei detti prodotti. Sono concesse soltanto per un periodo determinato, non superiore a dieci anni e fissato dagli
         Stati membri. Le stesse possono essere riesaminate in qualsiasi momento e, in taluni casi, devono essere annullate. Qualora
         uno Stato membro revochi un’autorizzazione, ne informa immediatamente il titolare.
      
      6       L’art. 9, n. 1, primo comma, della direttiva prevede, in particolare, che «[l]a domanda di autorizzazione di un prodotto fitosanitario
         deve essere inoltrata dal responsabile o a nome del responsabile della prima immissione in commercio alle autorità competenti
         di ogni Stato membro in cui si intende commercializzare il suddetto prodotto fitosanitario». La prima autorizzazione richiede
         una valutazione completa delle proprietà del prodotto.
      
      7       Lo Stato membro in cui viene presentata una richiesta di autorizzazione per un prodotto fitosanitario già autorizzato in un
         altro Stato membro deve, ai sensi dell’art. 10, n. 1, della direttiva 91/414, astenersi dall’esigere, a talune condizioni
         e salvo eccezioni, che vengano ripetuti le prove e i controlli già effettuati.
      
      8       Ai sensi dell’art. 17, primo comma, della direttiva 91/414:
      «Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché i prodotti fitosanitari in circolazione e la loro utilizzazione
         vengano sottoposti a controllo ufficiale onde accertarne la rispondenza ai requisiti della presente direttiva e, in particolare,
         delle condizioni di autorizzazione ed indicazioni riportate sull’etichetta».
      
      9       Tuttavia, la medesima direttiva non contiene alcuna disposizione che regoli le condizioni di rilascio dell’AIC nell’ipotesi
         di importazione parallela.
      
       La normativa nazionale
      10     Ai sensi dell’art. L. 253-1 del code rural (codice rurale):
      «I.      Sono vietate l’immissione in commercio, l’utilizzazione e la detenzione dei prodotti fitosanitari da parte dell’utilizzatore
         finale qualora questi prodotti non beneficino di un’[AIC] o di un’autorizzazione alla distribuzione per la sperimentazione
         rilasciata alle condizioni previste dal presente capo.
      
      È vietata l’utilizzazione dei prodotti menzionati al primo comma in circostanze diverse da quelle previste nella decisione
         di autorizzazione.
      
      (...)».
      11     Le condizioni per il rilascio delle AIC per i prodotti fitosanitari in Francia sono disciplinate dal decreto 5 maggio 1994,
         n. 94-359, relativo al controllo dei prodotti fitosanitari (JORF del 7 maggio 1994, pag. 6683), adottato per assicurare il
         recepimento della direttiva 91/414 nell’ordinamento giuridico nazionale. 
      
      12     Il decreto 4 aprile 2001, n. 2001-317, che istituisce una procedura semplificata per le autorizzazioni all’immissione in commercio
         dei prodotti fitosanitari provenienti dallo Spazio economico europeo (JORF del 14 aprile 2001, pag. 5811), codificato negli
         artt. R. 253-52 - R. 253-55 del codice rurale, dispone all’art. 1 quanto segue:
      
      «[L]’introduzione nel territorio nazionale di un prodotto fitosanitario proveniente da uno Stato dello Spazio economico europeo
         nel quale esso già goda di un’autorizzazione all’immissione in commercio rilasciata ai sensi della suddetta direttiva 91/414
         (…), e identico ad un prodotto qui di seguito denominato “prodotto di riferimento”, è autorizzata alle seguenti condizioni:
      
      Il prodotto di riferimento deve beneficiare di un’[AIC] rilasciata dal Ministro per l’Agricoltura (…)
      L’identità del prodotto introdotto nel territorio nazionale con il prodotto di riferimento viene valutata alla luce dei seguenti
         tre criteri:
      
      –       origine comune dei due prodotti nel senso che sono stati fabbricati secondo la medesima formula, dalla medesima società o
         da imprese collegate o licenziatarie;
      
      –       fabbricazione mediante utilizzazione della/e medesima/e sostanza/e attiva/e;
      –       effetti simili dei due prodotti tenendo conto delle differenze che possono esistere sotto il profilo delle condizioni agricole,
         fitosanitarie e ambientali, e segnatamente climatiche, connesse all’utilizzazione dei prodotti».
      
      13     Ai sensi dell’art. 1 del decreto ministeriale 17 luglio 2001, recante applicazione del decreto n. 2001-317 (JORF del 27 luglio
         2001, pag. 12091), chiunque richieda un’AIC per un prodotto fitosanitario proveniente da uno Stato dello Spazio economico
         europeo deve depositare a sostegno della sua domanda un fascicolo che consta di un modulo in cui sono riportate le informazioni
         elencate all’allegato di tale decreto, di un progetto di etichettatura in francese del prodotto di cui si chiede l’immissione
         in commercio ai fini dell’importazione parallela, nonché di un’etichetta originale del prodotto o dei prodotti importati.
         
      
      14     L’allegato di tale decreto ministeriale prevede che chiunque richieda un’AIC per tale prodotto fitosanitario debba fornire
         a sostegno della sua domanda indicazioni relative all’identità dell’importatore, all’identificazione del prodotto importato
         e del prodotto di riferimento, agli impieghi cui è destinato il prodotto oggetto della domanda, nonché all’identificazione
         francese dell’importazione e alla denominazione commerciale proposta in Francia per il prodotto di cui trattasi.
      
       Procedimento precontenzioso
      15     La Commissione ha ricevuto una denuncia riguardante la revoca di numerose autorizzazioni di prodotti fitosanitari rilasciate
         sulla base della procedura semplificata applicabile alle importazioni parallele, in particolare di quella relativa ad un insetticida
         denominato Deltamex, il cui principio attivo è la deltametrina. 
      
      16     Con lettera 18 ottobre 2004, la Commissione ha intimato alla Repubblica francese di presentare le proprie osservazioni sulla
         compatibilità con il diritto comunitario delle condizioni di importazione parallela dei prodotti fitosanitari. Tale lettera
         di diffida riguardava tre aspetti della normativa francese, vale a dire: 
      
      –       l’obbligo di autorizzazione per tutti gli operatori che importano parallelamente il medesimo prodotto; 
      –       l’obbligo di identità perfetta tra il prodotto importato e il prodotto di riferimento, valutata rispetto alla loro composizione
         (principi attivi e eccipienti), alla loro presentazione (confezionamento ed etichettatura), nonché alla loro origine comune
         (produttori che rientrano in uno stesso gruppo di imprese o che beneficarono di un accordo di licenza), e
      
      –       l’onere eccessivo dell’obbligo posto a carico dell’importatore parallelo di fornire la prova di tale identità perfetta.
      17     Con parere motivato in data 5 luglio 2005, la Commissione ha considerato che la Repubblica francese, esigendo un’«origine
         comune» del prodotto fitosanitario importato parallelamente e del prodotto di riferimento, era venuta meno agli obblighi che
         le incombevano in forza dell’art. 28 CE. Le altre censure formulate nella lettera di diffida non erano menzionate nel parere
         motivato.
      
      18     Ritenendo che la risposta della Repubblica francese al detto parere motivato non fosse soddisfacente, la Commissione ha proposto
         il presente ricorso.
      
       Sul ricorso
       Argomenti delle parti
      19     La Commissione sostiene che l’art. 1 del decreto n. 2001‑317 costituisce una restrizione alla libera circolazione delle merci
         contraria all’art. 28 CE, in quanto subordina il rilascio di un’autorizzazione all’importazione parallela al rispetto di una
         condizione attinente all’origine comune del prodotto importato e del prodotto di riferimento. Tale condizione eccederebbe
         quanto può ritenersi necessario alla tutela della salute delle persone, degli animali e dell’ambiente.
      
      20     La Commissione afferma che, per prodotti che non presentano differenze significative, l’assenza di origine comune dei medesimi
         non basterebbe a giustificare un rifiuto dell’importazione parallela, poiché il criterio decisivo per quest’ultima è quello
         dell’identità sostanziale dei prodotti. Tale soluzione elaborata dalla Corte a proposito di medicinali nella sentenza 1° aprile
         2004, causa C‑112/02, Kohlpharma (Racc. pag. I‑3369, punto 18), sarebbe trasponibile ai prodotti fitosanitari (sentenza 14 luglio 2005, causa C‑114/04, Commissione/Germania, non pubblicata
         nella Raccolta, punti 24 e 27). Non vi sarebbe alcuna ragione attinente alla tutela della salute delle persone che permetta
         di esigere un’origine comune per i prodotti fitosanitari, mentre tale condizione non è richiesta per i medicinali ad uso umano.
         È vero che nella sentenza 11 marzo 1999, causa C‑100/96, British Agrochemicals Association (Racc. pag. I‑1499), la Corte avrebbe
         attribuito una certa importanza all’origine comune dei prodotti di cui trattasi. Tuttavia, tale sentenza non permetterebbe
         di ritenere che la condizione relativa ad un’origine comune sia meno importante per i prodotti medicinali che per i prodotti
         fitosanitari. 
      
      21     La Repubblica francese contesta l’inadempimento imputatatole e afferma di aver adottato il decreto n. 2001‑317 per adeguarsi
         alla citata sentenza British Agrochemicals Association, in cui la Corte avrebbe riconosciuto, tra i criteri di rilascio di
         un’AIC semplificata per importazioni parallele, quello dell’origine comune dei prodotti di cui trattasi. 
      
      22     Tale criterio sarebbe diretto a garantire che i principi attivi contenuti in tali prodotti siano gli stessi. Orbene, differenze
         nella composizione di un prodotto potrebbero generare modifiche delle proprietà fisiche o chimiche di esso. La Repubblica
         francese sottolinea a tale proposito che, nell’ambito della direttiva 91/414, lo stesso principio attivo può essere autorizzato
         secondo specifiche diverse da uno Stato membro all’altro. Infatti, durante il periodo transitorio nel corso del quale i principi
         attivi esistenti sono oggetto di un programma di valutazione ai fini della loro inclusione nell’allegato I della direttiva,
         ogni Stato membro continuerebbe ad autorizzare i prodotti fitosanitari in conformità delle disposizioni nazionali pertinenti
         e dell’art. 8, n. 2, della summenzionata direttiva. 
      
      23     Se il prodotto di riferimento e il prodotto importato hanno la stessa origine di fabbricazione, la Repubblica francese è del
         parere che non sia necessario valutare il prodotto importato. In mancanza di un’origine comune di tali prodotti, siffatta
         valutazione sarebbe indispensabile e dovrebbe altresì riguardare la sostanza attiva o le sostanze attive che non sono state
         ancora inserite nell’allegato I della direttiva 91/414. 
      
      24     Eliminare la condizione relativa all’origine comune equivarrebbe ad appesantire la procedura semplificata per le importazioni
         parallele imponendo sistematicamente una valutazione dei principi attivi contenuti nel prodotto importato. Tale provvedimento
         rappresenterebbe un ostacolo agli scambi di gran lunga superiore a quello rilevato dalla Commissione nel caso di specie. Lungi
         dall’essere semplificata, tale procedura sarebbe analoga a quella prevista per il mutuo riconoscimento delle AIC dall’art. 10
         della direttiva 91/414. 
      
      25     Per quanto riguarda le circostanze alla base del reclamo menzionato nel parere motivato in data 5 luglio 2005, la Repubblica
         francese sostiene che l’autorizzazione all’importazione parallela del Deltamex è stata revocata in quanto l’importatore non
         aveva fornito la prova che il suo prodotto fosse fabbricato secondo la stessa formula del prodotto francese di riferimento
         Decis e non a causa dell’assenza di un’origine comune dei summenzionati prodotti. 
      
      26     Infatti, l’importatore avrebbe anzitutto richiesto in Austria l’autorizzazione a importare un prodotto fitosanitario autorizzato
         in Germania sotto la denominazione di Inter Delta M, avvalendosi dell’AIC di un prodotto di riferimento anch’esso denominato
         Decis. Tale prodotto sarebbe quindi stato autorizzato sotto la denominazione di Mac Deltamethrin 2,5 EC.
      
      27     Le numerose differenze esistenti, dal punto di vista della presentazione, tra il prodotto importato e il prodotto di riferimento
         avrebbero fatto sorgere incertezze quanto all’identità della formula di questi due prodotti, senza che l’importatore producesse
         elementi idonei ad eliminare tali incertezze. 
      
      28     Il Regno dei Paesi Bassi, ammesso ad intervenire a sostegno delle conclusioni della Repubblica francese con ordinanza del
         presidente della Corte 9 ottobre 2006, ritiene che la condizione riguardante l’origine comune dei prodotti sia necessaria
         e giustificata, poiché la sua assenza determinerebbe una riduzione del livello di tutela previsto dalla direttiva 91/414,
         violerebbe i diritti alla tutela dei dati dei titolari dell’AIC del prodotto di riferimento e metterebbe a rischio la procedura
         di riconoscimento reciproco delle AIC, stabilita dall’art. 10 di tale direttiva. 
      
      29     La normativa francese, richiedendo che il prodotto importato sia identico al prodotto di riferimento, sarebbe conforme agli
         obiettivi della direttiva 91/414, pur assicurando la trasparenza della procedura di autorizzazione dell’importazione parallela.
         Il criterio vertente sull’origine comune dei prodotti sarebbe necessario e proporzionato. In aggiunta agli argomenti avanzati
         dalla Repubblica francese, che condivide, il Regno dei Paesi Bassi invoca i rischi collegati al commercio di prodotti fitosanitari
         derivanti dall’importazione di prodotti contraffatti.
      
       Giudizio della Corte
      30     Il presente ricorso fa sorgere la questione se l’art. 28 CE osti all’art. 1 del decreto n. 2001‑317 in quanto quest’ultimo
         circoscrive il vantaggio di una procedura semplificata di autorizzazione all’importazione parallela di prodotti fitosanitari
         alle sole ipotesi in cui il prodotto di importazione e il prodotto di riferimento hanno un’origine comune, nel senso che sono
         stati fabbricati secondo la medesima formula, dalla medesima società o da imprese collegate o licenziatarie.
      
      31     Secondo il principio fondamentale in materia, qualsiasi prodotto fitosanitario immesso in commercio in uno Stato membro deve
         essere autorizzato dalle autorità competenti di tale Stato membro. L’art. 3, n. 1, della direttiva 91/414 prevede quindi che
         nessun prodotto fitosanitario possa essere immesso sul mercato e utilizzato in uno Stato membro senza che a tale Stato membro
         sia stata rilasciata preliminarmente un’AIC, in conformità alla direttiva in parola. Tale requisito è valido anche qualora
         il prodotto di cui trattasi benefici già di un’AIC in un altro Stato membro (v., in tal senso, sentenza 8 novembre 2007, cause riunite
         C‑260/06 e C‑261/06, Escalier e Bonnarel, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 24).
      
      32     Tuttavia, la direttiva 91/414 contiene un temperamento rispetto a tale principio, prevedendo, all’art. 10, n. 1, che, qualora
         venga presentata in uno Stato membro una domanda di AIC per un prodotto fitosanitario già autorizzato in un altro Stato membro,
         il primo Stato deve astenersi, a talune condizioni e salvo eccezioni, dall’esigere che vengano ripetute le prove e i controlli
         già effettuati in tale altro Stato, consentendo così l’economia dei tempi e dei costi necessari per raccogliere i dati richiesti
         (v. sentenza Escalier e Bonnarel, cit., punto 25). 
      
      33     Per contro, relativamente alle importazioni parallele con cui un operatore acquista un prodotto in uno Stato membro per rivenderlo
         in un altro al fine di lucrare la differenza di prezzo tra questi due mercati geografici, la direttiva 91/414 non contiene
         nessuna disposizione specifica. Tale direttiva non prevede le condizioni di autorizzazione di un prodotto fitosanitario che
         gode di un’AIC rilasciata secondo le sue disposizioni e che costituisce oggetto di un’importazione parallela rispetto ad un
         prodotto fitosanitario che già beneficia di un’AIC nello Stato membro di importazione. Tale situazione rientra tuttavia nell’ambito
         di applicazione delle disposizioni del Trattato relative alla libera circolazione delle merci, per cui la legittimità delle
         misure nazionali che limitano le importazioni parallele deve essere esaminata rispetto agli artt. 28 CE e segg. (v., in tal
         senso, citate sentenze Commissione/Germania, punto 27, e Escalier e Bonnarel, punto 28).
      
      34     Qualora una simile operazione riguardi un prodotto fitosanitario già autorizzato secondo la direttiva 91/414 nello Stato membro
         di esportazione e nello Stato membro di importazione, tale prodotto non può essere considerato come immesso per la prima volta
         in commercio sul mercato dello Stato membro di importazione. Non è quindi necessario, per proteggere la salute delle persone
         e degli animali o l’ambiente, assoggettare gli importatori paralleli alla procedura di AIC prevista da tale direttiva poiché
         le autorità competenti dello Stato membro di importazione dispongono già di tutte le informazioni indispensabili per l’esercizio
         del loro controllo. Se il prodotto importato fosse assoggettato alla procedura di AIC ciò andrebbe oltre quanto necessario
         per il raggiungimento degli obiettivi di tale direttiva riguardanti la tutela della salute delle persone e degli animali nonché
         la tutela ambientale e rischierebbe di violare, senza giustificazione, il principio di libera circolazione delle merci sancito
         dall’28 CE (v., in tal senso, sentenza British Agrochemicals Association, cit., punto 32).
      
      35     A tale proposito, la Corte ha già giudicato che, nell’ipotesi in cui un prodotto fitosanitario debba essere considerato come
         già autorizzato nello Stato membro d’importazione, le autorità competenti di tale Stato devono far beneficiare il detto prodotto
         dell’AIC rilasciata al prodotto fitosanitario già presente sul mercato, a meno che non vi ostino esigenze di tutela efficace
         della salute dell’uomo e degli animali nonché di tutela ambientale (sentenza British Agrochemicals Association, cit., punto 36).
         
      
      36     Tuttavia, un prodotto fitosanitario introdotto sul territorio di uno Stato membro con un’importazione parallela non può beneficiare
         automaticamente né in maniera assoluta e incondizionata dell’AIC rilasciata per un prodotto fitosanitario già presente sul
         mercato di tale Stato. Se il prodotto di importazione non può essere considerato come già autorizzato nello Stato membro di
         importazione, quest’ultimo deve rilasciare un’AIC secondo le condizioni enunciate dalla direttiva 91/414 o vietare la sua
         immissione sul mercato e il suo impiego (v., in tal senso, le citate sentenze British Agrochemicals Association, punto 37,
         nonché Escalier e Bonnarel, punti 30 e 31).
      
      37     Per verificare se un prodotto autorizzato in un altro Stato membro secondo la direttiva 91/414 debba essere considerato come
         già autorizzato nello Stato membro d’importazione, è compito delle autorità competenti di tale Stato membro, in primo luogo,
         verificare se l’importazione di un prodotto fitosanitario che beneficia di un’AIC in un altro Stato membro costituisca un’importazione
         parallela rispetto ad un prodotto che già beneficia di un’AIC nello Stato membro d’importazione e, in secondo luogo, esaminare,
         su richiesta degli interessati, se il prodotto di cui trattasi possa beneficiare dell’AIC rilasciata a vantaggio di un prodotto
         fitosanitario già presente sul mercato di tale Stato.
      
      38     A tale riguardo la nozione di origine comune permette di distinguere le importazioni parallele da altre situazioni in cui
         l’importatore di un prodotto autorizzato in un altro Stato membro cerca di beneficiare di un’AIC già rilasciata nello Stato
         membro di importazione. Inoltre, l’origine comune costituisce un indizio significativo dell’identità dei prodotti in questione,
         tale da provare che l’AIC del prodotto di riferimento può essere utilizzata a beneficio del prodotto di importazione (v.,
         in tal senso, sentenza Kohlpharma, cit., punti 16 et 17). 
      
      39     Al punto 40 della citata sentenza British Agrochemicals Association, la Corte ha dichiarato che, qualora l’autorità competente
         di uno Stato membro accerti che un prodotto fitosanitario importato da uno Stato che è parte dell’accordo sullo Spazio comune
         europeo nel quale fruisce già di un’AIC rilasciata conformemente alla direttiva 91/414, pur non essendo identico sotto tutti
         gli aspetti ad un prodotto già autorizzato nel territorio dello Stato membro d’importazione, quanto meno 
      
      –       ha la stessa origine del detto prodotto nel senso che è stato fabbricato dalla stessa società o da un’impresa collegata o
         licenziataria, secondo la medesima formula; 
      
      –       è stato fabbricato utilizzando la stessa sostanza attiva, e 
      –       produce inoltre gli stessi effetti tenuto conto delle differenze che possono sussistere sotto il profilo delle condizioni
         agricole, fitosanitarie e ambientali, in particolare climatiche, inerenti all’uso del prodotto, 
      
      tale prodotto deve poter fruire dell’AIC già concessa nello Stato membro d’importazione a meno che non vi ostino esigenze
         di tutela della salute delle persone e degli animali nonché di tutela ambientale.
      
      40     Nella fattispecie, si deve constatare che la condizione relativa all’origine comune di cui all’art. 1 del decreto n. 2001‑317
         è conforme a tale interpretazione, per cui essa non può essere essere ritenuta contraria all’art. 28 CE.
      
      41     Contrariamente a quanto sostiene la Commissione, la citata sentenza Kohlpharma non rimette in discussione tale valutazione.
         Nella sentenza in parola la Corte si è fondata sulla premessa secondo cui il farmaco importato e il farmaco di riferimento
         non presentavano alcuna differenza significativa ai fini della valutazione della loro sicurezza e della loro efficacia, sebbene
         fossero stati fabbricati da due imprese diverse. Dopo aver ricordato che il principio di proporzionalità esige che la normativa
         in parola venga applicata per quanto necessario a realizzare il suo obiettivo essenziale di tutela della salute delle persone,
         la Corte ha rilevato che le circostanze di tale causa erano caratterizzate dal fatto che il principio attivo era venduto a
         due fabbricanti di medicinali stabiliti in due Stati membri, in modo tale che il richiedente dell’autorizzazione all’importazione
         parallela poteva, eventualmente attraverso le informazioni di cui disponeva e quelle cui aveva accesso, provare che il medicinale
         da importare non presentava differenze significative rispetto al medicinale già autorizzato ai fini della valutazione della
         sicurezza e dell’efficacia di quest’ultimo (sentenza Kohlpharma, cit., punti 11, 14 e 19). In tali circostanze, la valutazione
         della sicurezza e dell’efficacia effettuata rispetto al medicinale già autorizzato poteva, senza alcun rischio per la salute
         delle persone, essere utilizzata per il medicinale oggetto della richiesta di AIC (sentenza Kohlpharma, cit., punto 21, terzo
         trattino).
      
      42     È vero che non vi è alcun motivo relativo alla tutela della salute delle persone che osti all’applicazione di tale norma ai
         prodotti fitosanitari poiché la normativa comunitaria applicabile in tale settore è diretta ad assicurare un livello elevato
         di tutela alla salute delle persone (v., in tal senso, sentenza Commissione/Germania, cit., punti 24-26). Tuttavia, tale considerazione
         non permette di concludere che la condizione relativa all’origine comune enunciata all’art. 1 del decreto n. 2001‑317 costituisca
         un ostacolo agli scambi vietato dall’art. 28 CE.
      
      43     Infatti, come è stato precedentemente esposto, tale condizione relativa all’origine comune dei prodotti interessati, da un
         lato, consente di identificare le ipotesi di importazioni parallele e di distinguerle da altre situazioni simili in cui l’importazione
         di un prodotto richiede un’AIC e, dall’altro lato, costituisce un indizio significativo dell’identità tra il prodotto importato
         e il prodotto di riferimento. Quando tali prodotti non hanno un’origine comune, ma sono stati fabbricati parallelamente da
         due imprese concorrenti, il prodotto d’importazione deve, a priori, essere considerato distinto dal prodotto di riferimento
         e, di conseguenza, come immesso per la prima volta sul mercato dello Stato membro d’importazione. In tali circostanze, come
         è stato richiamato ai punti 34‑36 della presente sentenza, possono essere applicate le disposizioni della direttiva 91/414,
         cosicché lo Stato membro d’importazione, in linea di principio, deve esigere il rispetto della procedura di AIC introdotta
         da tale direttiva o, eventualmente, deve vietare l’immissione sul mercato e l’utilizzazione di tale prodotto d’importazione.
      
      44     D’altra parte, occorre altresì sottolineare la circostanza per cui, in materia di prodotti fitosanitari, il legislatore non
         ha adottato disposizioni analoghe a quelle che permettono di verificare, nel settore farmaceutico, l’identità sostanziale
         di un prodotto generico con un prodotto di riferimento [per quanto riguarda la direttiva del Consiglio 26 gennaio 1965, 65/65/CEE,
         per il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alle specialità medicinali
         (GU 1965, n. 22, pag. 369), v. sentenza 3 dicembre 1998, causa C‑368/96, Generics (UK) e a., Racc. pag. I‑7967, nonché l’art. 10
         della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 6 novembre 2001, 2001/83/CE, recante un codice comunitario relativo
         ai medicinali per uso umano (GU L 311, pag. 67)].
      
      45     Occorre di conseguenza concludere che la Repubblica francese, richiedendo per il rilascio di un’autorizzazione d’importazione
         di un prodotto fitosanitario che il prodotto importato e quello già autorizzato in Francia abbiano un’origine comune, non
         è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi dell’art. 28 CE. 
      
      46     Pertanto, il ricorso della Commissione dev’essere respinto.
       Sulle spese
      47     A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Repubblica francese ha chiesto la condanna della Commissione, quest’ultima, rimasta soccombente, dev’essere
         condannata alle spese. In applicazione del n. 4, primo comma, dello stesso articolo, il Regno dei Paesi Bassi, intervenuto
         nella causa, sopporta le proprie spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La Commissione delle Comunità europee è condannata alle spese.
      3)      Il Regno dei Paesi Bassi sopporta le proprie spese.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.