CELEX: E2019J0001
Language: it
Date: 2019-12-14 00:00:00
Title: Sentenza della Corte del 14 dicembre 2019 nella causa E-1/19 Andreas Gyrre contro Il governo norvegese, rappresentato dal ministero dell’Infanzia e dell’uguaglianza (direttiva 2005/29/CE – Pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori – Allegato I – Punto 9 – Affermare o generare comunque l’impressione che la vendita del prodotto è lecita, ove non lo sia) 2020/C 90/02

19.3.2020   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 90/2
            
         
      SENTENZA DELLA CORTE
      del 14 dicembre 2019
      nella causa E-1/19
      Andreas Gyrre
      contro
      Il governo norvegese, rappresentato dal ministero dell’Infanzia e dell’uguaglianza
      
         
            (direttiva 2005/29/CE – Pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori – Allegato I – Punto 9 – Affermare o generare comunque l’impressione che la vendita del prodotto è lecita, ove non lo sia)
         
      
      (2020/C 90/02)
      Nella causa E-1/19, Andreas Gyrre contro il governo norvegese, rappresentato dal ministero dell’Infanzia e dell’uguaglianza – ISTANZA alla Corte, ai sensi dell’articolo 34 dell’accordo tra gli Stati EFTA relativo all’istituzione di un’Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia, della Corte d’appello di Borgarting (Borgarting lagmannsrett), in merito all’interpretazione della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio, le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, in particolare l’allegato I, punto 9, la Corte, composta da Páll Hreinsson, presidente, Bernd Hammermann (giudice relatore) e Siri Teigum (giudice ad hoc), si è pronunciata il 14 dicembre 2019 con sentenza, il cui dispositivo è il seguente:
      L’allegato I, punto 9, della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio, le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che comprende le situazioni in cui un professionista afferma o genera comunque l’impressione, basata sull’impressione complessiva trasmessa al consumatore medio al momento della decisione di natura commerciale, che la vendita di un prodotto sia lecita ove non lo sia. Il fatto che tale divieto normativo nazionale si applichi, come nel caso di specie, nello Stato SEE di vendita e in quello di esecuzione, o in entrambi non incide sulla valutazione in questione. Tale valutazione non è neppure inficiata dalla possibilità che il divieto normativo nazionale in questione sia giudicato in un secondo tempo in contrasto con il diritto SEE.