CELEX: 62020TN0580
Language: it
Date: 2020-10-07 00:00:00
Title: Causa T-580/12: Ricorso proposto il 7 ottobre 2020 — KC / Commissione

30.11.2020   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 414/38
            
         
      Ricorso proposto il 7 ottobre 2020 — KC / Commissione
      (Causa T-580/12)
      (2020/C 414/59)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: KC (rappresentante: L. Frölich, avvocato)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  condannare l’Unione europea a versare alla ricorrente il risarcimento del danno materiale (interessi e danni distinti), d’importo pari a EUR 330 000 al giorno a decorrere dal 1o giugno 2020 (incluso) e fino alla data di adozione di una decisione da parte della Commissione europea, nel caso [riservato] (1), conforme ai dispositivi e ai principi delle sentenze Dilly’s Wellnesshotel C-493/14 del 21 luglio 2016 e Eesti Pagar AS C-349/17 del 5 marzo 2019;
               
            
                  —
               
               
                  condannare l’Unione europea a versare alla ricorrente un risarcimento per la perdita di chances, d’importo pari a EUR 680 000 al giorno a decorrere dal 1o giugno 2020 (incluso) e fino alla data di adozione di una decisione da parte della Commissione europea, nel caso [riservato], conforme ai dispositivi e ai principi delle sentenze Dilly’s Wellnesshotel C-493/14 del 21 luglio 2016 e Eesti Pagar AS C-349/17 del 5 marzo 2019;
               
            
                  —
               
               
                  condannare l’Unione europea a versare alla ricorrente il risarcimento del danno morale d’importo pari a EUR 10 354 869,92;
               
            
                  —
               
               
                  disporre che i risarcimenti, menzionati in precedenza, siano maggiorati di interessi moratori, a decorrere dalla pronuncia della presente sentenza e fino a pagamento integrale, al tasso fissato dalla Banca centrale europea (BCE) per le sue principali operazioni di rifinanziamento, aumentato di due punti percentuali;
               
            
                  —
               
               
                  condannare l’Unione europea alle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce un motivo unico vertente sulle tre condizioni cumulative previste dalla giurisprudenza, derivanti dalla sentenza dell’8 novembre 2011, Idromacchine e a./Commissione, T-88/09, EU:T:2011:641, per far sorgere la responsabilità dell’Unione europea sulla base dell’articolo 340, secondo comma TFUE. Tale motivo si articola in tre parti.
      
                  1.
               
               
                  Nella prima parte, la ricorrente sostiene di aver denunciato, nella sua denuncia alla Commissione europea, interventi non notificati dallo Stato francese sotto forma di capitale di rischio in un fondo gestito da una società di diritto privato che dispone di diritti esclusivi e speciali ai sensi dell’articolo 106, paragrafo 1, TFUE. Essa ritiene che la Commissione abbia violato i dispositivi e i principi enunciati nelle sentenze del 21 luglio 2016, Dilly’s Wellnesshotel, C-493/14, EU:C:2016:577 e del 5 marzo 2019, Eesti Pagar, C-349/17, EU:C:2019:172. Secondo la ricorrente, la Commissione viola, in primo luogo, il principio «lex posterior derogat legi priori», in secondo luogo, la gerarchia delle norme dell’articolo 288 TFUE e, in terzo luogo, il principio «lex specialis derogat legi generali». Infine, la Commissione avrebbe violato i diritti procedurali della ricorrente non avviando il procedimento formale di cui all’articolo 108, paragrafo 2, TFUE, dopo un lasso di tempo ragionevole.
               
            
                  2.
               
               
                  Nella seconda parte, la ricorrente afferma di essere stata privata degli effetti giuridici determinanti e necessari che l’avvio del procedimento formale procura e che le avrebbero consentito di giustificare dinanzi ai giudici nazionali l’esistenza di un obbligo di recupero degli aiuti illegali di cui trattasi. Secondo la ricorrente, ciò le avrebbe consentito di ottenere misure provvisorie dirette segnatamente a far fronte all’urgenza costituita per essa da un’assenza di entrate sufficienti.
               
            
                  3.
               
               
                  Nella terza parte, la ricorrente ritiene che il carattere diretto e certo del danno subito sia dimostrato, per il fatto che il comportamento illegittimo della Commissione le ha impedito di ottenere dalle autorità francesi il versamento delle indennità per garantire il pagamento delle sue rate bancarie, il che comporta un danno materiale, una perdita di chances e un danno morale, risarcibile dall’Unione.
               
            
         (1)  Dati riservati omessi.