CELEX: 52012PC0112
Language: it
Date: 2012-03-16
Title: Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO  che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di acido tartarico originario della Repubblica popolare cinese a seguito di un riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009

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		52012PC0112
		
			Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO  che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di acido tartarico originario della Repubblica popolare cinese a seguito di un riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009 /* COM/2012/0112 final - 2012/0051 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
 ·      Motivazione e obiettivi della proposta La presente proposta riguarda l'applicazione del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea ("il regolamento di base") nel procedimento di riesame in previsione della scadenza concernente il dazio antidumping in vigore sulle importazioni di acido tartarico originario della Repubblica popolare cinese. 
 ·      Contesto generale La presente proposta è presentata nel quadro dell'attuazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta svolta in conformità ai requisiti sostanziali e procedurali del regolamento di base. 
 ·      Disposizioni vigenti nel settore della proposta Le misure attualmente in vigore sono un dazio antidumping definitivo istituito dal regolamento (CE) n. 130/2006 del Consiglio sulle importazioni di acido tartarico originarie della Repubblica popolare cinese (GU L 23 del 27.1.2006, pag.1.), modificato da ultimo dal regolamento (UE) n. XX/2012 del Consiglio (GU L XX, xx.yy.2012, pag .x). 
 ·      Coerenza con altri obiettivi e politiche dell'Unione Non pertinente. 
 2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI INTERESSATE E VALUTAZIONE DELL'IMPATTO 
 ·      Consultazione delle parti interessate 
 Le parti interessate coinvolte nel procedimento hanno avuto la possibilità di difendere i propri interessi durante l'inchiesta, in conformità alle disposizioni del regolamento di base. 
 ·      Ricorso al parere di esperti 
 Non è stato necessario consultare esperti esterni. 
 ·      Valutazione dell'impatto La presente proposta è il risultato dell'attuazione del regolamento di base. Il regolamento di base non prevede una valutazione generale dell'impatto, ma contiene un elenco esauriente delle condizioni da valutare. 
 3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA PROPOSTA 
 ·      Sintesi delle misure proposte Il 26 gennaio 2011 la Commissione ha avviato un riesame in previsione della scadenza delle misure antidumping applicabili alle importazioni di acido tartarico originario della Repubblica popolare cinese. L'inchiesta di riesame ha constatato che l'acido tartarico originario della Repubblica popolare cinese continua ad essere oggetto di pratiche di dumping che, in caso di abrogazione delle misure antidumping, determinerebbero la reiterazione del pregiudizio ai danni dell'industria dell'Unione. L'inchiesta ha inoltre stabilito che la continuazione delle misure non sarebbe contraria all'interesse dell'Unione. Si propone pertanto che il Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento intesa a prorogare le misure attualmente in vigore sulle importazioni di acido tartarico originario della Repubblica popolare cinese, che sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea entro il 24 aprile 2012. 
 ·      Base giuridica Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea. 
 ·      Principio di sussidiarietà La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione. Pertanto, il principio di sussidiarietà non si applica. 
 ·      Principio di proporzionalità La proposta rispetta il principio di proporzionalità per le seguenti ragioni. 
 Il tipo di intervento è descritto nel regolamento di base sopraindicato e non consente l'adozione di decisioni a livello nazionale. 
 Non sono necessarie indicazioni su come ridurre e rendere commisurato all'obiettivo della proposta l'onere finanziario e amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli enti locali e regionali, degli operatori economici e dei cittadini. 
 ·      Scelta degli strumenti 
 Strumento proposto: regolamento. 
 Altri strumenti non sarebbero adeguati per il seguente motivo: il regolamento di base sopraindicato non prevede altre opzioni. 
 4.           INCIDENZA SUL BILANCIO 
 Nessuna. 
2012/0051 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO 
che istituisce un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di acido tartarico originario della Repubblica
popolare cinese a seguito di un riesame in previsione della scadenza a norma
dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009 
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, 
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009 del
Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni
oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea[1] ("il
regolamento di base"), in particolare l'articolo 9, paragrafo 4, e
l'articolo 11, paragrafi 2, 5 e 6,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea ("la Commissione") dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1.           Inchieste
precedenti e misure in vigore
(1)       Con il regolamento (CE) n.
130/2006[2]
("il regolamento iniziale") il Consiglio ha istituito un dazio
antidumping definitivo, compreso fra lo 0% e il 34,9%, sulle importazioni di
acido tartarico ("AT") originario della Repubblica popolare cinese
("Cina"). Si ricorda che l'aliquota del dazio antidumping definitivo
istituito sull'AT prodotto dal produttore esportatore cinese Hangzhou Bioking
Biochemical Engineering Co., Ltd. ("Hangzhou Bioking") era dello 0%,
mentre variava tra il 4,7% e il 34,9% per gli altri produttori esportatori
cinesi.
(2)       Il 22 febbraio 2008, in
seguito ad un riesame avviato a norma dell'articolo 11, paragrafo 3, del
regolamento di base, il Consiglio, con il regolamento (CE) n. 150/2008,[3] ha
modificato la portata delle misure di cui sopra. 
(3)       In seguito a un riesame delle
misure in vigore nei confronti di Hangzhou Bioking avviato sulla base
dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CE) n.1515/2001, in data XX
aprile 2012, alla luce della relazione dell'organo d'appello dell'OMC
"Mexico – Definitive Anti-Dumping Measures on Beef and Rice"[4], che
stabilisce, ai paragrafi 305 e 306, che un produttore esportatore a carico del
quale nell'inchiesta iniziale non sono state accertate pratiche di dumping
debba essere escluso dal campo d'applicazione della misura definitiva istituita
a seguito di tale inchiesta e non possa essere oggetto di riesami
amministrativi o per mutamento di circostanze, il Consiglio ha modificato le
misure riguardanti Hangzhou Bioking con il regolamento (UE) n. XXX/2012[5].
(4)       L'inchiesta che ha portato
all'adozione delle misure istituite dal regolamento iniziale sarà denominata in
appresso "l'inchiesta iniziale".
2.           Domanda di riesame in
previsione della scadenza
(5)       In seguito alla pubblicazione
di un avviso di imminente scadenza[6]
delle misure antidumping in vigore, il 27 ottobre 2009 la Commissione
ha ricevuto una domanda di apertura di un riesame in previsione della scadenza
di tali misure in conformità dell'articolo 11, paragrafo 2, del
regolamento di base. La domanda è stata presentata dai seguenti produttori
("i richiedenti"): Distillerie Bonollo SpA, Industria Chimica
Valenzana SpA, Distillerie Mazzari SpA, Caviro Distillerie S.r.l. e Comercial
Quimica Sarasa s.l., che rappresentano una percentuale rilevante, in questo
caso più del 50%, della produzione totale di acido tartarico dell'Unione.
(6)       La domanda è stata motivata
dal fatto che la scadenza delle misure istituite sulle importazioni di AT
originario della Cina avrebbe comportato il rischio del persistere del dumping
e del pregiudizio nei confronti dell'industria dell'Unione.
3.           Apertura di un riesame in previsione
della scadenza 
(7)       Avendo stabilito, dopo aver
sentito il comitato consultivo, che esistevano elementi di prova sufficienti
per l'apertura di un riesame in previsione della scadenza, il
26 gennaio 2011 la Commissione ha annunciato, con un avviso di
apertura pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea[7], l'avvio
di un riesame in previsione della scadenza a norma dell'articolo 11, paragrafo
2, del regolamento di base ("avviso di apertura"). 
4.           Casi paralleli
(8)       Il 29 luglio 2011 la Commissione
ha inoltre annunciato l'apertura di un procedimento antidumping[8] a norma
dell'articolo 5 sulle importazioni di AT originario della Cina, limitato ad un
produttore esportatore cinese, Hangzhou Bioking.
(9)       Lo stesso giorno la
Commissione ha annunciato l'apertura di un riesame intermedio parziale[9], a norma
dell'articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di base, delle misure
antidumping applicabili alle importazioni di AT originario della Cina limitato
all'esame del dumping per quanto riguarda due produttori esportatori cinesi,
Changmao Biochemical Engineering Co., Ltd, Changzhou City, e Ninghai Organic
Chemical Factory, Ninghai.
5.           Inchiesta
5.1.        Periodo dell'inchiesta di
riesame e periodo considerato
(10)     L'inchiesta relativa al
persistere del dumping ha riguardato il periodo dal 1° gennaio 2010
al 31 dicembre 2010 ("il periodo dell'inchiesta di riesame"
o "PIR"). L'esame delle tendenze rilevanti per la valutazione del
rischio del persistere o della reiterazione del pregiudizio ha riguardato il
periodo tra il 1° gennaio 2007 e la fine del periodo dell'inchiesta di riesame
("il periodo considerato").
5.2.        Parti interessate
dall'inchiesta
(11)     La Commissione ha
ufficialmente informato dell'apertura del riesame in previsione della scadenza
i richiedenti, gli altri produttori noti dell'Unione, i produttori esportatori,
gli importatori, gli utilizzatori dell'Unione notoriamente interessati e le
loro associazioni e i rappresentanti del paese esportatore interessato.
(12)     Le
parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le proprie
osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine previsto
nell'avviso di apertura.
(13)     In considerazione del numero
elevato di produttori esportatori della Cina, di importatori indipendenti
nell'Unione e di produttori dell'Unione coinvolti nell'inchiesta, nell'avviso
di apertura è stata presa in considerazione l'ipotesi di ricorrere al
campionamento, conformemente all'articolo 17 del regolamento di base. Per
consentire alla Commissione di decidere se il campionamento fosse necessario e,
in tal caso, di selezionare un campione, le parti sopra menzionate sono state
invitate, a norma dell'articolo 17 del regolamento di base, a manifestarsi
entro 15 giorni dalla pubblicazione dell'avviso di apertura e a fornire alla
Commissione le informazioni richieste nell'avviso di apertura.
(14)     Tenuto conto delle risposte
ricevute si è deciso di ricorrere al campionamento nei confronti dei produttori
dell'Unione. Nessun importatore indipendente nell'Unione ha collaborato
all'inchiesta. Per quanto riguarda i produttori esportatori della Cina,
soltanto due produttori esportatori hanno dichiarato di essere disposti a
collaborare all'inchiesta. Di conseguenza, si è deciso che il campionamento non
sarebbe stato necessario per i produttori esportatori.
(15)     Sei produttori dell'Unione
hanno fornito le informazioni richieste nell'avviso di apertura e hanno
accettato di essere inclusi nel campione. Sulla base delle informazioni fornite
da questi produttori dell'Unione, la Commissione ha selezionato un campione di
quattro produttori dell'Unione ritenuti rappresentativi dell'industria
dell'Unione in termini di volumi di vendite del prodotto simile nell'Unione. Il
volume complessivo delle loro vendite rappresentava il 61% del volume delle
vendite nel mercato dell'Unione.
(16)     Hanno risposto al questionario
i quattro produttori dell'Unione inseriti nel campione, due utilizzatori
dell'Unione e due produttori esportatori cinesi. Inoltre due produttori
dell'Unione che hanno collaborato hanno fornito i dati di carattere generale
richiesti ai fini dell'analisi del pregiudizio.
(17)     Le esportazioni effettuate da
Hangzhou Bioking, il cui margine di dumping individuale era risultato nullo
nell'inchiesta iniziale, sono state escluse dall'analisi sia del dumping che
del pregiudizio, anche per quanto riguarda la probabilità del persistere del
dumping e il rischio di reiterazione del pregiudizio conseguente alle
importazioni oggetto di dumping. Nel presente riesame l'analisi si è quindi
basata sulle esportazioni del prodotto in esame dalla Cina verso l'Unione
durante il PIR (escluse le esportazioni effettuate dal produttore Hangzhou
Bioking), denominate anche "esportazioni oggetto delle misure" nel
presente regolamento.
(18)     La Commissione ha raccolto e
verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per valutare il rischio
del persistere o della reiterazione del dumping e il conseguente pregiudizio,
nonché l'interesse dell'Unione. Sono state effettuate visite di verifica presso
le sedi delle seguenti società:
(a)              
produttori dell'Unione:
–     
Comercial Quimica Sarasa S.L.;
–     
Alcoholera Vinícola Europea S.A.;
–     
Distillerie Mazzari S.p.a.;
–     
Distillerie Bonollo S.p.a.;
(b)              
produttori esportatori della Cina:
–     
Changmao Biochemical Engineering Co Ltd;
–     
Ninghai Organical Chemical Factory;
(c)              
Utilizzatori
–     
Danisco A/S;
–     
Kerry (NL) B.V.;
(d)              
Produttore del paese di riferimento
–     
Tarcol S.A., Argentina.
B.        PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO
SIMILE
(19)     Il prodotto interessato dal
presente riesame è lo stesso di cui al regolamento (CE) n. 150/2008, che
ha modificato la portata delle misure istituite dal regolamento iniziale come
illustrato sopra. Si tratta dell'acido tartarico, escluso l'acido
D(-)-tartarico con rotazione ottica negativa di almeno 12,0 gradi misurata in
una soluzione acquosa con il metodo descritto dalla Farmacopea europea,
originario della Cina, che rientra attualmente nel codice NC ex 2918 12 00
(codice TARIC 2918 12 00 90) ("il prodotto in esame")
(20)     L'inchiesta di riesame ha
confermato che, come nell'inchiesta iniziale, il prodotto in esame importato
sul mercato dell'Unione e i prodotti fabbricati e venduti dai produttori
esportatori sui mercati nazionali, nonché quelli fabbricati e venduti
nell'Unione dall'industria dell'Unione ("il prodotto simile"), hanno
le stesse caratteristiche fisiche e chimiche di base e gli stessi usi. Tali
prodotti sono perciò considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1,
paragrafo 4, del regolamento di base.
C.        PROBABILITÀ DEL PERSISTERE
DEL DUMPING
1.           Osservazioni preliminari
(21)     A norma dell'articolo 11,
paragrafo 2, del regolamento di base, è stato esaminato se la scadenza
delle misure in vigore rischia di comportare il persistere o la reiterazione
del dumping.
(22)     Come già ricordato al
considerando 13, in considerazione del numero potenzialmente elevato di
produttori esportatori interessati dal presente riesame, nell'avviso di
apertura era stato previsto il ricorso a tecniche di campionamento. Dei 20
produttori esportatori noti, solo due società, che beneficiano entrambe del
trattamento riservato alle imprese operanti in condizioni di economia di
mercato, si sono manifestate e hanno accettato di collaborare. Queste due
società coprono la maggior parte delle importazioni del prodotto in esame dalla
Cina verso l'Unione durante il PIR, escluse le esportazioni effettuate dalla
società Hangzhou Bioking, il cui margine di dumping individuale nell'inchiesta
iniziale è risultato pari a zero. 
2.           Importazioni oggetto di
dumping durante il PIR
2.1.        Paese di riferimento
(23)     In conformità all'articolo 2,
paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base e dato che la Cina è un paese
con un'economia in transizione, il valore normale per i produttori esportatori
ai quali non è stato concesso il trattamento riservato alle imprese operanti in
condizioni di economia di mercato ("TEM") deve essere determinato in
base al prezzo o al valore costruito di un paese terzo a economia di mercato
appropriato ("paese di riferimento").
(24)     Come già nell'inchiesta
iniziale, nell'avviso di apertura l'Argentina è stata proposta come paese di
riferimento ai fini della determinazione del valore normale. Le parti
interessate hanno avuto la possibilità di presentare le loro osservazioni in
merito all'opportunità di questa scelta.
(25)     Un consumatore industriale di
acido tartarico ha evidenziato alcune difficoltà legate alla scelta
dell'Argentina come paese di riferimento, sostenendo che essa non possa essere
l'unico parametro di riferimento ai fini della determinazione del valore
normale. Tale parte interessata ha fatto riferimento, segnatamente, a presunte
differenze tra Cina e Argentina per quanto riguarda i processi di produzione,
all'importo limitato della produzione annua rispetto alla produzione mondiale e
alla fluttuazione dei tassi di cambio. Nessuna di queste argomentazioni è stata
tuttavia suffragata da prove documentali.
(26)     In ogni caso, i diversi metodi
di produzione di Argentina e Cina e il conseguente impatto sui costi e sulla
valutazione del prodotto in esame erano già stati attentamente esaminati
nell'inchiesta iniziale e si era concluso che tali elementi non erano tali da
modificare la comparabilità dei prodotti che erano risultati simili. Poiché
quanto sostenuto dal consumatore industriale non ha apportato alcun nuovo
elemento e le sue affermazioni non sono state comprovate, l'argomentazione è
stata respinta. Le conclusioni dell'attuale riesame in previsione della
scadenza, pertanto, confermano le conclusioni raggiunte dall'inchiesta
iniziale, ossia che le differenze nei processi di produzione non hanno un impatto
sulla comparabilità dei prodotti.
(27)     La limitata entità della
produzione annua dell'Argentina rispetto al mercato mondiale di AT non è un
argomento pertinente per valutare se un mercato specifico sia adatto a
stabilire il valore normale in un mercato di riferimento. L'inchiesta ha anzi
confermato che l'Argentina è un mercato aperto e concorrenziale, caratterizzato
dalla presenza di almeno due operatori. Per tali motivi l'argomentazione è
stata respinta.
(28)     L'argomentazione circa le
notevoli fluttuazioni dei tassi di cambio tra le regioni non è stata suffragata
da elementi di prova. Nel corso della verifica in loco, inoltre, non sono stati
raccolti elementi da cui emerga una distorsione dei tassi di cambio tra le
regioni. Per tali motivi anche tale argomentazione è stata respinta.
(29)     Pertanto,
come già nell'inchiesta iniziale, si è concluso che l'Argentina è un paese di
riferimento appropriato per la determinazione del valore normale.
(30)     Sono state contattate due
società argentine note, ma solo una di esse ha accettato di collaborare, di
rispondere al questionario e di ospitare una visita di verifica. I suoi dati
sono stati utilizzati per la determinazione del valore normale.
2.2.        Valore
normale
(31)     Per le due società cui è stato
concesso il TEM durante l'inchiesta iniziale, il valore normale è stato
stabilito in base ai rispettivi dati. A norma dell'articolo 2 del regolamento
di base, la Commissione ha esaminato se le vendite di acido tartarico sul
mercato interno ad acquirenti indipendenti fossero rappresentative durante il
PIR, vale a dire se il volume delle vendite del prodotto destinate al consumo
interno rappresentasse il 5% o più delle esportazioni del prodotto in esame
verso l'Unione.
(32)     Per una società cui è stato
concesso il TEM, il valore normale ha dovuto essere costruito poiché le sue
vendite sul mercato interno non erano sufficienti per essere considerate
rappresentative come indicato al considerando 31. Il valore normale è stato
pertanto calcolato sulla base dei costi di fabbricazione della società, cui
sono stati aggiunti le spese generali, amministrative e di vendita
("SGAV") e i profitti realizzati sulle vendite sul mercato interno
effettuate nel corso di normali operazioni commerciali.
(33)     Per l'altra società cui è
stato concesso il TEM, dal momento che le vendite sul mercato interno sono
risultate rappresentative ed effettuate nel corso di normali operazioni
commerciali, il valore normale è stato stabilito sulla base dei prezzi pagati
da acquirenti indipendenti nel paese esportatore.
(34)     Per quanto riguarda le società
cui non è stato concesso il TEM nell'inchiesta iniziale, a norma dell'articolo
2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale è stato
stabilito sulla base di informazioni ottenute presso il produttore che ha
collaborato nel paese di riferimento.
(35)     Le vendite effettuate sul
mercato interno ad acquirenti indipendenti nel paese di riferimento sono state
quindi valutate anche secondo il criterio di cui all'articolo 2 del regolamento
di base. La Commissione ha potuto verificare che queste vendite erano state
effettuate in quantitativi sufficienti e nel corso di normali operazioni
commerciali e potevano quindi essere utilizzate per stabilire il valore normale
per le società cui non è stato concesso il TEM.
2.3.        Prezzo all'esportazione
(36)     Tutte le vendite all'esportazione verso l'Unione dei
produttori esportatori che hanno collaborato sono state effettuate direttamente
ad acquirenti indipendenti stabiliti nell'Unione. Conformemente all'articolo 2,
paragrafo 8, del regolamento di base, il prezzo all'esportazione è stato
stabilito sulla base dei prezzi realmente pagati o pagabili.
(37)     Per il prezzo all'esportazione
di tutti gli altri produttori stabiliti in Cina, le informazioni sono state
tratte dalle statistiche sulle importazioni disponibili nella base dati 14-6.
2.4.        Confronto
(38)     Il confronto tra valore
normale e prezzo all'esportazione è stato effettuato franco fabbrica.
(39)     Ai fini di un equo confronto
tra il valore normale e il prezzo all'esportazione dei produttori esportatori
che hanno collaborato, conformemente all'articolo 2, paragrafo 10, del
regolamento di base, si è tenuto debitamente conto, sotto forma di adeguamenti,
di certe differenze nei costi per trasporti, assicurazione, tasse e crediti che
hanno inciso sui prezzi e sulla loro comparabilità.
(40)     Per confrontare in modo equo
il valore normale franco fabbrica calcolato per il paese di riferimento e il
prezzo all'esportazione quale indicato al considerando 37, i prezzi CIF
all'esportazione sono stati adeguati a livello franco fabbrica sulla base dei
dati raccolti durante le visite di verifica. 
2.5.        Margine di dumping
(41)     In conformità dell'articolo 2,
paragrafo 11, del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato
in base al confronto tra la media ponderata del valore normale e la media
ponderata del prezzo all'esportazione.
(42)     Per i produttori esportatori
che hanno collaborato e cui è stato concesso il TEM nell'inchiesta iniziale, il
confronto ha dimostrato che queste società hanno continuato a praticare il
dumping anche se ad un livello leggermente più ridotto.
(43)     Il dazio residuo calcolato
indica un livello significativo di dumping, addirittura superiore rispetto
all'inchiesta iniziale.
3.           Probabilità del persistere
del dumping
(44)     Dopo avere esaminato
l'esistenza di pratiche di dumping nel periodo dell'inchiesta di riesame, si è
proceduto ad esaminare la probabilità del persistere del dumping.
(45)     A tale proposito, sono stati
analizzati i seguenti elementi: il volume e i prezzi delle importazioni oggetto
di dumping dalla Cina, la capacità di produzione e la capacità inutilizzata in
Cina, l'attrattiva del mercato dell'Unione e di altri mercati terzi.
3.1.        Volume
e prezzi delle importazioni oggetto di dumping dalla Cina
(46)     Dopo l'istituzione delle
misure definitive nel gennaio 2006, le importazioni oggetto di dumping dalla
Cina hanno continuato ad aumentare, passando da 3 034 tonnellate metriche
("TM") nel 2007 a 3 649 TM nel PIR, ossia un aumento del 20%
circa. Parallelamente, la quota di mercato delle importazioni oggetto di
dumping dalla Cina ha acquisito 1,0 punti percentuali nel periodo considerato,
passando dal 12,6% nel 2007 al 13,5% nel PIR.
(47)     Nello stesso periodo, i prezzi
delle importazioni oggetto di dumping dalla Cina sono rimasti relativamente
stabili, con un aumento del 12,6% tra il 2007 e il 2008, seguito da una
continua riduzione nel 2009 e nel PIR, fino a raggiungere in quest'ultimo
periodo il livello del 2007.
3.2.        Capacità
di produzione e capacità inutilizzata in Cina
(48)     Per quanto riguarda la
capacità di produzione totale di acido tartarico in Cina, diverse fonti di
informazioni disponibili pubblicamente[10] indicano una capacità di produzione
ampiamente superiore alla domanda sul mercato interno cinese.
(49)     La capacità di produzione
totale della Cina è stata valutata a circa 25 000 TM, tenendo conto delle
informazioni raccolte in loco nel corso dell'inchiesta e grazie a ricerche di
mercato[11].
Il mercato cinese è di dimensioni modeste rispetto alla capacità disponibile in
Cina e il suo consumo è stimato a 5 000 TM. 
(50)     Vi sono inoltre forti segnali
del fatto che la capacità in Cina è addirittura superiore a 25 000 TM.
Infatti, la capacità complessiva dei due esportatori cinesi che hanno collaborato
è aumentata di oltre il 200% se si confrontano i dati del PI iniziale e quelli
del PIR attuale. La capacità inutilizzata corrispondente era pari a circa il
20% della capacità totale nel PIR.
(51)     Inoltre,
le informazioni raccolte da estratti delle relazioni citate al precedente
considerando 48 e le informazioni disponibili pubblicamente mostrano che nel
2007 hanno iniziato l'attività almeno due nuovi produttori di acido tartarico. 
(52)     In tale contesto, è chiaro che
la capacità della Cina è sproporzionata rispetto al consumo interno, il che
conferma chiaramente la necessità per i produttori cinesi di accrescere la loro
posizione sui mercati di esportazione.
3.3.        Attrattiva del mercato
dell'Unione e di altri mercati terzi
(53)     Dalle
informazioni raccolte presso la società cinesi che hanno collaborato, il
livello dei prezzi applicati ai paesi terzi è in linea con il livello di prezzi
che potevano ottenere sul mercato dell'Unione. Come indicato sopra, il mercato
interno cinese è caratterizzato da una notevole sovraccapacità produttiva da
cui risulta la forte e ovvia necessità di trovare mercati alternativi in grado
di assorbire questo eccesso di capacità produttiva.
(54)     Il mercato dell'Unione è di
gran lunga il maggiore al mondo, pari a circa il 40% del consumo mondiale di
acido tartarico, ed è ancora in aumento come si ricorda al considerando 60. È
inoltre chiaro, sulla base delle informazioni raccolte durante l'inchiesta, che
le società cinesi hanno mostrato grande interesse a sviluppare la loro presenza
nel principale mercato mondiale e a mantenere una quota di mercato
significativa sul mercato dell'Unione.
4.           Conclusioni sulla probabilità
del persistere del dumping
(55)     Alla luce delle risultanze di
cui sopra, si può concludere che volumi significativi di importazioni dalla
Cina sono tuttora oggetto di dumping e che il persistere del dumping è assai
probabile. Data la capacità inutilizzata potenziale della Cina, compresi i
nuovi produttori apparsi sul mercato cinese, e tenuto conto che il mercato
dell'Unione è il maggiore al mondo e presenta prezzi interessanti, si può
concludere che, qualora le misure antidumping fossero lasciate scadere, gli
esportatori cinesi aumenterebbero probabilmente ancora di più le loro
esportazioni verso l'Unione a prezzi di dumping. 
D.        DEFINIZIONE
DELL'INDUSTRIA DELL’UNIONE
(56)     Durante
il PIR il prodotto simile era fabbricato nell'Unione da nove produttori. Di
questi nove produttori, sei hanno pienamente collaborato all'inchiesta,
presentato questionari di campionamento e chiesto di essere inclusi nel
campione. Si è accertato che questi sei produttori rappresentano una
proporzione "maggioritaria", in questo caso superiore al 73%, della
produzione totale del prodotto simile nell'Unione. Come indicato al seguente
considerando 57, i nove produttori che hanno fornito i dati di cui alla domanda
di riesame sono di seguito denominati "industria dell'Unione" ai
sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, e dell'articolo 5, paragrafo 4, del
regolamento di base. 
(57)     Ai fini dell'analisi del pregiudizio
sono stati stabiliti due livelli di indicatori di pregiudizio:
–              
gli elementi macroeconomici (produzione, capacità
produttiva, utilizzo degli impianti, produttività, volume delle vendite, quota
di mercato, crescita, occupazione, entità dei margini di dumping e ripresa
dagli effetti di precedenti pratiche di dumping) sono stati valutati a livello
dell'intera produzione dell'Unione sulla base delle informazioni raccolte
presso i produttori che si sono manifestati nel contesto dell'esercizio di
campionamento e, per gli altri tre produttori dell'Unione, sulla base di una
stima fondata sui dati contenuti nella domanda di riesame; 
–              
l'analisi degli elementi microeconomici (prezzi
medi unitari, scorte, salari, redditività, utile sul capitale investito, flusso
di cassa, capacità di reperire capitali e investimenti) è stata effettuata
sulla base delle informazioni fornite dai produttori dell'Unione inseriti nel
campione.
(58)     Va osservato che il mercato di
acido tartarico dell'Unione è caratterizzato da un numero relativamente ridotto
di produttori, per lo più piccole e medie imprese ubicate in Italia e in
Spagna. Ad eccezione di un produttore stabilito in Spagna, che produce soltanto
AT, tutti gli altri produttori sono integrati verticalmente, avendo come attività
principale la produzione di alcole a partire dalle fecce di vino, un processo
di cui l'AT è un sottoprodotto.
E.         SITUAZIONE DEL MERCATO
DELL’UNIONE
1.           Consumo
nel mercato dell'Unione
(59)     Il
consumo dell'Unione è stato stabilito in base al volume delle vendite
dell'industria dell'Unione sul mercato interno, alle informazioni contenute
nella base dati sulle esportazioni cinesi, ai dati Eurostat sul volume delle
importazioni sul mercato dell'Unione e, per gli altri produttori dell'Unione,
procedendo a stime fondate sui dati della domanda di riesame.
(60)     Il consumo di acido tartarico
nell'Unione è aumentato dell'11% tra il 2007 e il PIR. Più in particolare, la
domanda apparente è diminuita del 15% dal 2007 al 2009. Durante il PIR,
tuttavia, il consumo dell'Unione ha raggiunto 29 964 tonnellate, il che
rappresenta un notevole aumento (26%) rispetto all'anno precedente. Tale
incremento si spiega con l'elevata elasticità dei prezzi dell'AT. Infatti, se i
prezzi sono bassi, come è avvenuto durante il PIR, l'AT può essere utilizzato
per applicazioni supplementari come prodotto di sostituzione di altre materie
prime chimiche, come l'acido citrico e l'acido malico, il che spiega l'aumento
del consumo totale dell'Unione.
Tabella 1
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Consumo totale dell'UE (in tonnellate) || 26 931 || 25 333 || 22 983 || 29 964 
 Indice || 100 || 94 || 85 || 111 
 Fonte: risposte al questionario, base dati esportazioni cinesi, Eurostat 
2.           Volume, quota di mercato e
prezzi delle importazioni dalla Cina
2.1.        Volume e quota di mercato
(61)     Il volume di tutte le
importazioni del prodotto in esame dalla Cina verso l'Unione è aumentato del
45% nel periodo considerato, attestandosi a 8 495 tonnellate durante
il PIR, il che equivale ad una quota di mercato del 28,4%.
(62)     Il volume delle importazioni di
AT nell'Unione da esportatori cinesi soggetti a misure antidumping è aumentato
del 20% e ha raggiunto 3 649 tonnellate nel PIR, il che corrisponde ad una
quota di mercato del 12,2% rispetto all'11,3% all'inizio del periodo
considerato. Le altre importazioni, pari a 4 846 tonnellate, sono state
effettuate presso un esportatore cinese soggetto a un'aliquota del dazio pari
allo 0%, la cui quota nel totale delle esportazioni cinesi verso l'Unione ha
anch'essa registrato un aumento nel periodo considerato (+ 9 punti
percentuali).
Tabella 2
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Volume delle importazioni dalla Cina oggetto delle misure (in tonnellate) || 3 035 || 3 042 || 2 945 || 3 649 
  Indice = 100 || 100 || 100 || 97 || 120 
 Quota di mercato delle importazioni dalla Cina oggetto delle misure || 11,3% || 12,0% || 12,8% || 12,2% 
  Indice = 100 || 100 || 106 || 113 || 107 
2.2.        Prezzi e applicazione di
prezzi inferiori (undercutting)
(63)     La seguente tabella illustra
l'andamento dei prezzi medi CIF franco frontiera UE delle importazioni dalla
Cina oggetto delle misure e dei prezzi medi di vendita pertinenti
dell'industria dell'Unione. 
Tabella 3
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Prezzo delle importazioni dalla Cina (in EUR/tonnellata) oggetto delle misure || 1 834 || 2 060 || 1 966 || 1 819 
  Indice = 100 || 100 || 112 || 107 || 99 
 Fonte: Risposte al questionario, dati articolo 14, paragrafo 6 
(64)     I prezzi di vendita medi
unitari a livello CIF delle esportazioni cinesi oggetto delle misure hanno
raggiunto 1 819 EUR/TM nel PIR, il che equivale a un aumento del 20% nel
periodo considerato.
(65)     Per quanto riguarda il prezzo
di vendita dell'AT sul mercato dell'Unione durante il PIR, si è effettuato un
confronto tra i prezzi dell'AT prodotto e venduto dall'industria dell'Unione e
quelli delle importazioni dalla Cina oggetto delle misure. I prezzi di vendita
dell'industria dell'Unione considerati sono i prezzi praticati nei confronti
degli acquirenti indipendenti, eventualmente adeguati franco fabbrica, vale a
dire escludendo i costi del trasporto nell'Unione e al netto di sconti e
riduzioni. Tali prezzi sono stati confrontati con i prezzi di vendita praticati
dai produttori esportatori cinesi citati sopra al netto di sconti e adeguati,
se del caso, al livello CIF franco frontiera UE, opportunamente adeguati per
tener conto dei costi di sdoganamento e delle spese successive
all'importazione. Il prezzo di vendita medio ponderato dell'Unione durante il
PIR è stato pari a 2 496 EUR/TM.
(66)     Il confronto per tipo di
prodotto ha dimostrato che, durante il PIR, le importazioni del prodotto in
esame dalla Cina oggetto delle misure sono state vendute nell'Unione a prezzi
significativamente inferiori (del 32,6%) a quelli dell'industria dell'Unione. 
3.           Importazioni da altri paesi
terzi
(67)     La tabella seguente illustra
l'andamento delle importazioni da altri paesi terzi durante il periodo
considerato in termini di volume e quota di mercato, nonché del prezzo medio di
queste importazioni.
Tabella 4
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Volume delle importazioni da altri paesi (in tonnellate) || 590 || 135 || 156 || 845 
  Indice = 100 || 100 || 23 || 26 || 143 
 Quota di mercato delle importazioni da altri paesi terzi || 2,2% || 0,5% || 0,7% || 2,8% 
  Indice = 100 || 100 || 24 || 31 || 129 
 Prezzo delle importazioni (in EUR/tonnellata) || 2 503 || 2 874 || 2 300 || 2 413 
 Fonte: Eurostat, base dati 14-6 
(68)     Il volume delle importazioni
di acido tartarico da altri paesi terzi nell'UE è aumentato del 43% nel periodo
considerato e ha raggiunto 845 tonnellate nel PIR. I prezzi di queste
importazioni sono relativamente elevati e notevolmente superiori ai prezzi
corrispondenti praticati dalla Cina: inoltre sono solo leggermente inferiori al
livello medio dei prezzi dell'industria dell'Unione. Si può tuttavia affermare
che le esportazioni a partire da altri paesi terzi fossero marginali: durante
il PIR, infatti, rappresentavano solo una quota di mercato del 2,8% nonostante
il notevole aumento, in percentuale, registrato alla fine del periodo
considerato.
4.           Situazione economica
dell'industria dell'Unione
(69)     In conformità dell'articolo 3,
paragrafo 5, del regolamento di base, sono stati esaminati tutti i fattori e
gli indicatori economici pertinenti che hanno potuto incidere sulla situazione
dell'industria dell'Unione nel periodo considerato.
4.1.        Osservazioni preliminari
(70)     In considerazione del fatto
che, per l'industria dell'Unione, era stato utilizzato il campionamento, ai
fini dell'analisi del pregiudizio gli indicatori di pregiudizio sono stati
stabiliti a due livelli, come indicato al considerando 57. 
4.2.        Elementi macroeconomici
(a)         
Produzione
(71)     Tra il 2007 e il PIR la
produzione dell'Unione è aumentata del 5%. Più precisamente, è aumentata del
19% tra il 2009 e il PIR, raggiungendo circa 30,5 migliaia di TM, dopo il forte
calo del 14% registrato tra il 2007 e il 2009. I livelli accresciuti di
produzione hanno consentito all'industria dell'Unione di contenere l'aumento
dei costi di produzione e hanno avuto un impatto positivo sulla redditività
complessiva dell'industria dell'Unione.
Tabella 5
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Produzione in volume (in tonnellate) || 29 000 || 27 500 || 25 000 || 30 588 
  Indice = 100 || 100 || 95 || 86 || 105 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame 
(b)         
Capacità di produzione e utilizzo degli impianti
(72)     La capacità di produzione dei
produttori dell'Unione è diminuita del 2% nel corso del periodo considerato.
(73)     L'utilizzo degli impianti era
pari al 63% nel 2007 ed è sceso al 56% nel 2009, per arrivare al 68% nel PIR.
La diminuzione del tasso di utilizzo degli impianti nel 2009 si spiega con gli
effetti negativi della crisi. L'utilizzo totale degli impianti è aumentato
dell'8% nel periodo considerato, il che ha contribuito a un'ulteriore
diluizione dei costi fissi.
Tabella 6
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Capacità di produzione (in tonnellate) || 46 000 || 46 000 || 45 000 || 45 000 
  Indice = 100 || 100 || 100 || 98 || 98 
 Utilizzo degli impianti || 63% || 60% || 56% || 68% 
  Indice = 100 || 100 || 95 || 88 || 108 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame 
(c)         
Volume delle vendite
(74)     Il volume delle vendite
effettuate dai produttori dell'Unione ad acquirenti indipendenti sul mercato
dell'Unione nel PIR ha registrato un lieve aumento (1%). Le vendite sono
dapprima diminuite dell'11% tra il 2007 e il 2008, per poi diminuire
ulteriormente del 9% nel 2009 fino a raggiungere, alla fine del periodo
considerato, pressoché lo stesso livello registrato all'inizio del medesimo
periodo: queste notevoli variazioni sono state causate principalmente dalla
crisi economica del 2008 e del 2009.
Tabella 7
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Vendite ad acquirenti indipendenti nell'Unione (in tonnellate) || 20 489 || 18 165 || 16 709 || 20 623 
  Indice = 100 || 100 || 89 || 82 || 101 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame 
(d)         
Quota di mercato
(75)     Nel periodo considerato la
quota di mercato dei produttori dell'Unione si è ridotta di 7,3 punti
percentuali, passando dal 76,1% del 2007 al 68,8% del PIR. Questa contrazione
della quota di mercato è dovuta al fatto che, malgrado un incremento del
consumo, le vendite dell'industria dell'Unione non hanno potuto aumentare allo
stesso ritmo nel periodo considerato, ma sono rimaste alquanto stabili.
Tabella 8
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Quota di mercato dei produttori dell'Unione || 76,1% || 71,7% || 72,7% || 68,8% 
  Indice = 100 || 100 || 94 || 95 || 90 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame e dati di Eurostat 
(e)         
Crescita
(76)     Tra il 2007 e il PIR, mentre
il consumo dell'Unione aumentava dell'11%, il volume delle vendite dell'industria
dell'Unione sul mercato dell'Unione si è mantenuto stabile e la quota di
mercato dell'industria dell'Unione è diminuita del 10%. Si conclude pertanto
che i produttori dell'Unione non hanno potuto in alcun modo beneficiare della
crescita del mercato.
(f)           
Occupazione
(77)     Per l'industria dell'Unione il
calo dei livelli occupazionali è stato del 28% tra il 2007 e il PIR. Più in
particolare, il numero di addetti è diminuito nettamente da 320 nel 2007 e nel
2008 a 280 nel 2009 e a 230 nel PIR. Il calo del 2009 è una conseguenza dei
processi di ristrutturazione operati da alcuni produttori dell'Unione.
Tabella 9
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Occupazione (addetti) || 320 || 320 || 280 || 230 
  Indice = 100 || 100 || 100 || 88 || 72 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame 
(g)         
Produttività
(78)     La produttività della
manodopera dell'industria dell'Unione, misurata in termini di produzione annua
(in tonnellate) per addetto, è aumentata del 47% nel periodo considerato.
Questo andamento è dovuto al fatto che la produzione è aumentata del 5% mentre
i livelli di occupazione sono diminuiti del 28% ed è indice della maggiore
efficienza dall'industria dell'Unione. Ciò è particolarmente evidente nel PIR,
durante il quale la produzione è aumentata mentre il livello di occupazione ha
continuato a diminuire e la produttività era superiore di 48 punti percentuali
rispetto al 2009.
Tabella 10
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Produttività (in tonnellate/addetto) || 90 || 85 || 89 || 132 
  Indice = 100 || 100 || 94 || 99 || 147 
 Fonte: risposte al questionario e domanda di riesame 
4.3.        Dati relativi ai produttori
dell'Unione inseriti nel campione
(h)         
Fattori che incidono sui prezzi di vendita
(79)     Tra il 2007 e il 2009 i prezzi
medi annui di vendita praticati dai produttori inseriti nel campione sul
mercato dell'Unione ad acquirenti indipendenti sono aumentati dell'8%; nel
periodo considerato si è tuttavia registrato un calo del 6%, dato che nel PIR
il prezzo medio annuo di vendita è sceso a 2 496 EUR/t rispetto a
2 667 EUR/t nel 2007. La disponibilità di tartrato di calcio, che viene
prodotto a partire da fecce di vino e rappresenta il 66% dei costi totali di
fabbricazione dell'acido tartarico, varia in funzione della qualità della
vendemmia. Le condizioni climatiche favorevoli o sfavorevoli hanno pertanto un
effetto sull'offerta complessiva di tartrato di calcio, che a sua volta si
ripercuote sui prezzi medi annui di vendita. Va osservato che il 2007 ed il
2008 non sono stati due anni favorevoli per la vendemmia, il che ha comportato
un aumento dei costi delle materie prime e dei prezzi di vendita dopo il
periodo di produzione (trattandosi di un prodotto stagionale, gli effetti si
concretizzano solo vari mesi dopo il periodo della vendemmia). Poiché il 2009 è
stato invece un anno positivo per la vendemmia, i prezzi medi annui di vendita
nel PIR erano inferiori del 14% rispetto a quelli dell'anno precedente. 
Tabella 11
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Prezzo unitario sul mercato UE (in EUR/tonnellata) || 2 667 || 2 946 || 2 881 || 2 496 
  Indice = 100 || 100 || 110 || 108 || 94 
 Fonte: risposte al questionario, domanda di riesame 
(i)           
Entità del margine di dumping e ripresa dagli
effetti delle precedenti pratiche di dumping
(80)     Visto il livello di dumping
riscontrato nella presente inchiesta, non è stato possibile stabilire che vi
sia stata una piena ripresa dagli effetti di precedenti pratiche di dumping e
si è ritenuto che l'industria dell'Unione resti vulnerabile nei confronti
dell'effetto pregiudizievole delle importazioni oggetto di dumping sul mercato
dell’Unione. Si ricorda che nell'inchiesta iniziale sono stati constatati margini
di dumping rispettivamente del 4,7% e del 10,1% per i due produttori cinesi che
hanno collaborato e cui è stato concesso il TEM. Il margine di dumping per
tutte le altre società è pari al 34,9%. Inoltre, come indicato sopra nel
considerando 7, è stato avviato un procedimento antidumping limitato ad un
unico produttore esportatore cinese che non è soggetto alle misure, Hangzhou
Bioking, e non si può escludere che questo produttore esportatore risulti
esercitare pratiche di dumping. Come indicato sopra ai considerando da 48 a 54,
inoltre, sulla base principalmente delle eccedenze di capacità di produzione
disponibili in Cina e delle dimensioni alquanto ridotte del mercato interno
cinese, è stata stabilita la probabilità del persistere del dumping. Per quanto
riguarda la ripresa dagli effetti di precedenti importazioni in dumping dalla
Cina, è importante ricordare che dopo l'istituzione delle misure definitive nel
gennaio 2006 le importazioni dalla Cina oggetto delle misure hanno continuato
ad aumentare, come indicato al precedente considerando 46. Di conseguenza, non
si è potuto constatare un effettivo superamento delle conseguenze delle
precedenti pratiche di dumping: l'industria dell'Unione resta pertanto
vulnerabile agli effetti pregiudizievoli di importazioni in dumping sul mercato
dell'Unione.
(j)           
Scorte
(81)     Il volume delle scorte è
rimasto stabile durante il periodo considerato, con un lieve aumento del 2%.
Più in particolare, nel 2008 si è registrato un forte aumento (65%) come
conseguenza diretta dell'andamento delle vendite illustrato al considerando 74.
Tra il 2008 e il PIR il volume delle scorte è diminuito dal momento che nello
stesso periodo sono aumentate le vendite ad acquirenti indipendenti.
Tabella 12
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Scorte finali (in tonnellate) || 863 || 1.428 || 933 || 879 
  Indice = 100 || 100 || 165 || 108 || 102 
 Fonte: risposte al questionario. 
(k)         
Salari
(82)     Nel periodo considerato il
costo medio della manodopera è aumentato del 19% malgrado gli sforzi dei
produttori inclusi nel campione per diminuire tali costi, soprattutto per
quanto riguarda i lavoratori non qualificati, come evidenziato dalla riduzione
della forza lavoro complessiva di cui al precedente considerando 77. 
Tabella 12
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Salario medio (in EUR) || 28 686 || 31 871 || 31 574 || 34 245 
  Indice = 100 || 100 || 111 || 110 || 119 
 Fonte: risposte al questionario 
(l)           
Redditività e utile sul capitale investito
(83)     Nel periodo considerato la
redditività delle vendite del prodotto simile effettuate dai produttori
inseriti nel campione ad acquirenti indipendenti sul mercato dell'Unione,
espressa in percentuale delle vendite nette, è aumentata di oltre 6 punti
percentuali. Più in particolare, la redditività dei produttori inseriti nel
campione è diminuita di 3,7 punti percentuali tra il 2007 e il 2008, attestandosi
a un livello del 7,7%, considerato al di sotto del margine di profitto
perseguito, per poi aumentare nel 2009 e nel PIR fino a raggiungere il 17,6%.
(84)     L'utile sul capitale
investito, espresso in percentuale del valore contabile netto degli investimenti,
ha seguito nel complesso l'andamento della redditività, passando dal 36,4% nel
2007 al 21,9% nel 2008. È salito al 44,4% nel 2009 e aumentato ulteriormente
nel PIR sino a raggiungere il 142,9%. Nel complesso, l'utile sul capitale
investito si è mantenuto molto positivo nel periodo considerato.
Tabella 13
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Redditività UE (% delle vendite nette) || 11,4% || 7,7% || 12,5% || 17,6% 
  Indice = 100 || 100 || 67 || 109 || 153 
 Utile sul capitale investito (in % del valore contabile netto degli investimenti) || 36,4% || 21,9% || 44,4% || 142,9% 
  Indice = 100 || 100 || 60 || 122 || 393 
 Fonte: risposte al questionario 
(m)       
Flusso di cassa e capacità di reperire capitali
(85)     Nel 2007 il flusso di cassa
netto delle attività operative è stato positivo (4,6 milioni di EUR). È sceso a
1,8 milioni di EUR nel 2008 per poi aumentare notevolmente fino alla fine del
periodo considerato, raggiungendo un livello pari a 6,8 milioni di EUR durante
il PIR. Nel complesso il flusso di cassa è stata costantemente positivo nel
periodo considerato.
(86)     Non sono emersi elementi che
facciano ritenere che l'industria dell'Unione abbia avuto difficoltà a reperire
capitali, principalmente in ragione del fatto che, come affermato nel
considerando 58, la maggior parte dei produttori inclusi nel campione sono società
integrate. 
Tabella 14
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Flusso di cassa (in EUR) || 4 691 458 || 1 841 705 || 4 706 092 || 6 802 164 
  Indice = 100 || 100 || 39 || 100 || 145 
 Fonte: risposte al questionario 
(n)         
Investimenti
(87)     Gli investimenti annui dei
produttori del campione a favore della produzione del prodotto simile sono
calati del 23% tra il 2007 e il PIR. Più precisamente, hanno registrato un
incremento del 5% tra il 2007 e il 2008 e sono ulteriormente aumentati (32
punti percentuali) nel 2009. Il forte calo degli investimenti osservato tra il
2009 e il PIR (- 60 punti percentuali) può essere in parte spiegato dal fatto
che le società oggetto dell'inchiesta avevano già realizzato durante il periodo
considerato i principali investimenti necessari da esse previsti.
Tabella 15
   || 2007 || 2008 || 2009 || PIR 
 Investimenti netti (in EUR) || 2 518 189 || 2 632 013 || 3 461 990 || 1 943 290 
  Indice = 100 || 100 || 105 || 137 || 77 
 Fonte: risposte al questionario 
5.           Conclusioni relative alla
situazione dell'industria dell'Unione
(88)     Dall'analisi dei dati
macroeconomici emerge un aumento della produzione e delle vendite
dell'industria dell'Unione nel periodo considerato. Tuttavia l'aumento
osservato, di per sé non significativo, va visto nel quadro dell'incremento
della domanda tra il 2007 e il PIR, che ha comportato un calo di 7,3 punti
percentuali della quota di mercato dei produttori dell'Unione, attestatasi a
68,8%.
(89)     Gli indicatori microeconomici
pertinenti evidenziano parallelamente un miglioramento della situazione
economica dell'industria dell'Unione. Nel PIR la redditività e l'utile sul
capitale investito sono rimasti positivi, come pure il flusso di cassa.
(90)     In considerazione di quanto
precede, si conclude che l'industria dell'Unione non ha subito un pregiudizio
notevole ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base.
L'assenza complessiva di un pregiudizio notevole durante il PIR va tuttavia
considerata alla luce di altri importanti indicatori di pregiudizio che hanno
registrato un andamento negativo nel corso del periodo considerato, segnatamente
i prezzi di vendita, la perdita di quota di mercato e l'occupazione. Si ritiene
pertanto che la situazione dell'industria dell'Unione sia ancora vulnerabile e,
per alcuni aspetti, assai lontana dai livelli prevedibili qualora si fosse
pienamente ripresa dal pregiudizio constatato nell'inchiesta iniziale.
F. PROBABILITÀ DI REITERAZIONE DEL
PREGIUDIZIO
1.           Incidenza del volume previsto
delle importazioni ed effetti sui prezzi in caso di abrogazione delle misure
(91)     Come concluso ai considerando
da 48 a 52, i produttori esportatori cinesi dispongono di considerevoli
capacità inutilizzate e hanno chiaramente la possibilità di accrescere in
misura considerevole il volume delle loro esportazioni verso il mercato
dell'Unione, anche riorientando le esportazioni a partire da altri mercati. 
(92)     Nel PIR i prezzi CIF delle
esportazioni di acido tartarico verso l'Unione praticati dagli esportatori
cinesi attualmente soggetti alle misure erano notevolmente inferiori a quelli
dell'industria dell'Unione: se considerati in base al tipo di prodotto, erano
inferiori del 32,6%.
(93)     Da un'analisi delle
esportazioni cinesi[12]
di AT verso il resto del mondo dopo il PIR emerge che il loro volume era in
netta diminuzione, essendo passato da 10 862 TM nel PIR a 8 118 TM
alla fine del luglio 2011 (-25%). Tale diminuzione (pari a 2 744
tonnellate) del volume delle esportazioni cinesi verso altri mercati potrebbe
creare un flusso supplementare di esportazioni dalla Cina verso il mercato
dell'Unione.
(94)     Se si considerano le capacità
inutilizzate di produzione di AT presenti in Cina, cui si associa l'attrattiva
del mercato dell'Unione menzionata sopra, è assai probabile che gli esportatori
cinesi cercherebbero di aumentare le proprie quote di mercato nell'Unione,
arrecando quindi un pregiudizio notevole all'industria dell'Unione. Di
conseguenza, in mancanza di dazi antidumping sulle importazioni di AT
originario della Cina, l'eventuale aumento dei volumi di importazioni in
dumping dalla Cina eserciterebbe una pressione ancora più forte sui prezzi
dell'industria dell'Unione e comporterebbe un pregiudizio notevole. 
(95)     Come indicato al considerando
79, le condizioni legate al clima/alla vendemmia incidono in parte sulla
situazione finanziaria globale dell'industria dell'Unione. Si ricorda che l'AT,
utilizzato anche dai produttori di vino, può essere ottenuto dai sottoprodotti
della vinificazione oppure, come nel caso degli esportatori cinesi, mediante
sintesi chimica da composti petrolchimici o derivati dal carbone come il
benzene. 
(96)     Di conseguenza, si osserva che
nessun vincolo di rilievo pesa sui volumi di produzione della Cina dal momento
che gli esportatori cinesi utilizzano metodi di produzione sintetici, a
differenza dei produttori dell'industria dell'Unione che utilizzano materie
prime naturali, ossia fecce di vino.
(97)     Dato che la redditività
dell'industria dell'Unione dipende in parte dalle condizioni climatiche, la
redditività elevata raggiunta nel PIR non può essere considerata duratura.
Infatti, anche durante il periodo considerato, l'industria dell'Unione non è
stata sempre in grado di raggiungere il margine di profitto perseguito pari
all'8%. Nei sei mesi successivi alla fine del PIR, inoltre, la redditività
dell'industria dell'Unione ha già subito un netto calo, scendendo al 3% circa,
il che ha rimesso l'industria dell'Unione in una posizione di vulnerabilità.
2.           Conclusioni sulla probabilità
di reiterazione del pregiudizio
(98)     Sulla base di quanto precede,
si conclude che l'abrogazione delle misure determinerebbe con ogni probabilità
un aumento delle esportazioni in dumping provenienti dalla Cina, il che
comporterebbe una pressione al ribasso sui prezzi dell'industria dell'Unione e
un peggioramento della situazione economica della medesima industria. Si
conclude perciò che l’abrogazione delle misure contro la Cina determinerebbe
con ogni probabilità la reiterazione del pregiudizio ai danni dell'industria
dell'Unione.
G. INTERESSE DELL’UNIONE
1.           Introduzione
(99)     Conformemente all'articolo 21
del regolamento di base, si è esaminato se il mantenimento delle misure
antidumping attualmente in vigore nei confronti della Cina fosse contrario
all'interesse generale dell'Unione. L'interesse dell'Unione è stato determinato
in base a una valutazione degli interessi di tutte le parti in causa. Tutte le
parti interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro osservazioni
conformemente all'articolo 21, paragrafo 2, del regolamento di base. 
(100)   Va ricordato che nell'inchiesta
iniziale l'adozione delle misure non è stata considerata contraria
all'interesse dell'Unione. Inoltre, il fatto che la presente inchiesta si
svolga nel quadro di un riesame e analizzi pertanto una situazione in cui sono
già state applicate misure antidumping, consente di individuare qualsiasi
effetto negativo indebito delle misure antidumping in vigore sulle parti
interessate.
(101)   Si è pertanto esaminato se,
nonostante le conclusioni sulla probabilità di reiterazione del dumping
pregiudizievole, esistano ragioni valide per concludere che il mantenimento
delle misure in vigore nei confronti delle importazioni dalla Cina non sia
nell'interesse dell'Unione.
2.           Interesse dell’industria
dell'Unione e degli altri produttori dell'Unione
(102)   L'industria dell'Unione ha
dimostrato di essere nel complesso un'industria solida. Ciò è stato confermato
dall'andamento positivo della sua situazione economica durante il periodo
considerato, in parte dovuto ai suoi sforzi di ristrutturazione e alle misure
in vigore. Nel periodo considerato, in particolare, l'industria dell'Unione ha
migliorato la sua struttura dei costi, la sua redditività e il suo volume di
produzione.
(103)   Si può ragionevolmente
prevedere che il mantenimento delle misure in vigore continuerà ad avere un
effetto positivo sull'industria dell'Unione. Qualora le misure nei confronti
delle importazioni dalla Cina non fossero mantenute, è probabile che
l'industria dell'Unione subirebbe ancora una volta un notevole pregiudizio
provocato dai volumi ingenti di importazioni in dumping dalla Cina, il che
comporterebbe un grave deterioramento della sua situazione finanziaria. Di
fatto, l'alta probabilità del dumping pregiudizievole è dovuta agli ingenti
volumi cui l'industria dell'Unione non potrebbe opporre resistenza. L'industria
dell'Unione continuerebbe pertanto a trarre beneficio dal mantenimento delle
attuali misure antidumping.
(104)   Si conclude pertanto che il
mantenimento delle misure antidumping nei confronti della Cina sarebbe
chiaramente nell'interesse dell'industria dell'Unione.
3.           Interesse degli importatori
(105)   Nelle inchieste precedenti la
Commissione aveva concluso che l'impatto dell'istituzione delle misure non
sarebbe stato significativo. Nessun operatore commerciale/importatore ha
collaborato all'attuale inchiesta. Dal momento che non
esistono elementi di prova del fatto che le misure in vigore abbiano influito
in maniera rilevante sugli importatori, si conclude che il mantenimento delle
misure non inciderà in maniera significativa sugli importatori dell'Unione.
4.           Interesse degli utilizzatori
(106)   L'AT è utilizzato
principalmente nell'industria alimentare e in quella vinicola come additivo per
alimenti e bevande e nell'industria delle costruzioni come agente ritardante
nella produzione di gesso.
(107)   Nel quadro della presente
inchiesta sono stati contattati tutti gli utilizzatori noti. 
(108)   Non vi è stata cooperazione da
parte degli utilizzatori dell'industria delle costruzioni. Come stabilito
nell'inchiesta iniziale, l'AT rappresenta meno del 2% dei costi dei prodotti a
base di gesso in cui è utilizzato. Si è pertanto concluso che il mantenimento
delle misure avrebbe un'influenza trascurabile sui costi e sulla competitività
dell'industria delle costruzioni.
(109)   Due principali
importatori/utilizzatori del settore alimentare hanno collaborato pienamente al
procedimento. Entrambe le società sono risultate redditizie, anche per quanto
riguarda le linee di prodotti che utilizzano il prodotto in esame come una
delle materie prime. Le vendite di prodotti fabbricati utilizzando il prodotto
in esame rappresentavano inoltre solo una piccola percentuale del loro
fatturato complessivo. Si può quindi concludere che il mantenimento delle
misure non dovrebbe incidere in misura eccessiva sugli utilizzatori
dell'industria alimentare. Per questi utilizzatori, inoltre, l'esistenza di
diverse fonti di approvvigionamento per il prodotto in esame è assai
importante.
5.           Conclusioni relative
all'interesse dell'Unione
(110)   Tenuto conto di tutti i fattori
illustrati sopra, si conclude che non esistono motivi validi per non mantenere
in vigore le attuali misure antidumping.
H. MISURE ANTIDUMPING
(111)   Tutte le parti sono state
informate dei principali fatti e considerazioni in base ai quali si intende
raccomandare il mantenimento delle misure attualmente in vigore sulle importazioni
del prodotto in esame originario della Cina. Esse hanno inoltre usufruito di un
termine per presentare le loro osservazioni in risposta a tale informazione.
(112)   Un utilizzatore del settore
delle costruzioni ha sostenuto che la proroga delle misure in vigore
determinerebbe una penuria del prodotto in esame, potrebbe comportare un
aumento dei costi di produzione del settore e, di conseguenza, un incremento
dei prezzi dei prodotti finiti. Non sono state presentate prove a sostegno di
queste affermazioni. Pertanto, a causa della mancanza di elementi
giustificativi come pure dell'assenza di collaborazione da parte degli
utilizzatori del settore delle costruzioni, non è stato possibile verificare
queste affermazioni.
(113)   I due utilizzatori del settore
alimentare che hanno collaborato all'inchiesta hanno sostenuto che l'impatto
della proroga delle misure sull'industria alimentare non era stato
sufficientemente preso in considerazione e uno di essi ha chiesto un'audizione
con il consigliere-auditore.
(114)   Nel corso dell'audizione tale
utilizzatore non ha contestato la conclusione secondo cui il mantenimento delle
misure non avrebbe un'incidenza negativa globale sulla redditività della
società nel suo complesso, ma ha sostenuto che l'impatto sulla redditività
della linea di produzione specifica che utilizza il prodotto in esame, che
rappresenta solo una percentuale modesta del fatturato totale, sarebbe a suo
avviso significativo. Ha inoltre affermato che i prezzi dell'acido tartarico
sul mercato interno erano notevolmente aumentati dopo il periodo dell'inchiesta
di riesame e che questi livelli dei prezzi avrebbero ridotto ancora una volta
in misura significativa la redditività del suo prodotto. Tale utilizzatore non
ha tuttavia negato che l'aumento dei prezzi era dovuto all'offerta
insufficiente di materie prime sul mercato dell'Unione, il cui livello oscilla
regolarmente in funzione della vendemmia, e che pertanto esso non può essere
considerato duraturo né causato dalle misure antidumping in vigore.
(115)   Nel corso di un'audizione con
il gruppo incaricato dell'inchiesta, l'altro utilizzatore che ha collaborato ha
contestato la proroga delle misure utilizzando argomentazioni simili. Anche queste argomentazioni sono state pertanto
respinte (cfr. considerando precedente).
(116)   Un produttore esportatore
cinese che ha collaborato all'inchiesta ha sostenuto che l'industria
dell'Unione non poteva essere considerata ancora vulnerabile e che la causa
principale della situazione in cui si trova tale industria era strettamente
legata alle condizioni climatiche: per questi motivi egli si opponeva al
mantenimento delle misure. Tali argomentazioni non sono state corroborate da
elementi di prova e non hanno quindi potuto essere accolte. Non erano inoltre
tali da modificare le risultanze relative alla situazione dell'industria
dell'Unione.
(117)   Tenuto conto dei dati relativi
alla sua redditività durante il periodo considerato, l'industria dell'Unione ha
infine sostenuto che la chiusura a metà del 2008 dell'unico produttore francese
aveva comportato, a breve termine, una diminuzione della quantità di prodotto
in esame disponibile sul mercato interno, che aveva determinato un incremento
temporaneo dei prezzi di vendita e, di conseguenza, una maggiore redditività.
L'industria dell'Unione ha sostenuto che, date le circostanze, questi
cambiamenti non potevano in alcun modo essere considerati di carattere
duraturo. Le conclusioni relative alla situazione dell'industria dell'Unione
restano pertanto invariate.
(118)   In sintesi, dopo aver preso in considerazione tutte le
osservazioni presentate dopo la comunicazione delle conclusioni dell'inchiesta
alle parti interessate, si è ritenuto che nessuna di esse fosse tale da
modificare le conclusioni raggiunte durante l'inchiesta.
(119)   Ne consegue che, come previsto
dall'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, le misure antidumping
applicabili alle importazioni di acido tartarico originario della Cina
dovrebbero essere mantenute per un periodo supplementare di cinque anni,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.           Viene imposto un dazio
antidumping definitivo sulle importazioni di acido tartarico, escluso l'acido
D-(-)-tartarico con rotazione ottica negativa di almeno 12,0 gradi misurata in
una soluzione acquosa con il metodo descritto dalla Farmacopea Europea, che
rientra attualmente nel codice NC ex 2918 12 00 (codice TARIC 2918 12 00 90) e
originario della Repubblica popolare cinese.
2.           Le aliquote del dazio
antidumping definitivo applicabili al prezzo netto franco frontiera
dell'Unione, dazio non corrisposto, dei prodotti delle società sotto elencate
sono le seguenti:
 Società || Dazio antidumping || Codice addizionale TARIC 
 Changmao Biochemical Engineering Co., Ltd, Changzou City, Repubblica popolare cinese. || 10,1% || A688 
 Ninghai Organic Chemical Factory, Ninghai, Repubblica popolare cinese. || 4,7% || A689 
 Tutte le altre società (esclusa Hangzhou Bioking Biochemical Engineering Co. Ltd, Hangzhou City, Repubblica popolare cinese – codice addizionale TARIC A687). || 34,9% || A999 
3.           L'applicazione delle aliquote
di dazio individuali stabilite per le società citate al paragrafo 2 è
subordinata alla presentazione alle autorità doganali degli Stati membri di una
fattura commerciale valida, conforme ai requisiti indicati nell'allegato. In
caso di mancata presentazione di tale fattura si applica l'aliquota del dazio
applicabile a tutte le altre società.
4.           Salvo disposizioni contrarie,
si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea.
Il
presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente
applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
ALLEGATO
La fattura commerciale valida di cui
all'articolo 1, paragrafo 3, del presente regolamento deve comprendere una
dichiarazione firmata da un responsabile del soggetto giuridico, formulata
secondo il seguente modello:
(1)              
nome e funzione del responsabile del soggetto
giuridico che ha rilasciato la fattura commerciale;
(2)              
la seguente dichiarazione: "Il sottoscritto
certifica che il quantitativo di [indicazione del quantitativo] di acido
tartarico venduto per l'esportazione nell'Unione europea e coperto dalla
presente fattura è stato fabbricato da [nome e indirizzo del soggetto
giuridico] [codice addizionale TARIC] in [paese]. Il sottoscritto dichiara che
le informazioni contenute nella presente fattura sono complete ed esatte."
Data e firma
[1]               GU L 343
del 22.12.2009, pag. 51.
[2]               GU L 23
del 27.1.2006, pag. 1.
[3]               GU L 48
del 22.2.2008, pag. 1.
[4]               WT/DS295/AB/R,
29 novembre 2005.
[5]               GU L XX,
XX.XX.XXX, pag. X.
[6]               GU C 211
del 4.8.2010, pag. 11.
[7]               GU C 24
del 26.1.2011, pag. 14.
[8]               GU C 223
del 29.7.2011, pag. 11.
[9]               GU C 223
del 29.7.2011, pag. 16.
[10]             Ad es. "Chemical
Economic Handbook " (CEH) o relazioni di CCM International LTD.
[11]             Ad es.
"Chemical Economic Handbook " (CEH) o relazioni di CCM International
LTD.
[12]             Fonte:
base dati sulle esportazioni cinesi.