CELEX: 62010CC0110
Language: it
Date: 2011-04-14 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Kokott del 14 aprile 2011.#Solvay SA contro Commissione europea.#Impugnazione - Concorrenza - Mercato della soda nella Comunità - Intese - Violazione dei diritti della difesa - Accesso agli atti - Audizione dell’impresa.#Causa C-110/10 P.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      JULIANE KOKOTT
      presentate il 14 aprile 2011 (1)
      
      Causa C‑110/10 P
      Solvay SA
      contro
      Commissione europea
      «Impugnazione – Concorrenza – Cartello (Art. 81 CE) – Diritti della difesa – Accesso al fascicolo – Smarrimento del fascicolo del procedimento amministrativo – Contradditorio – Diritto di ottenere una decisione entro un termine ragionevole – Eccessiva durata del procedimento – Mercato europeo del carbonato di sodio»
      Indice
      
      I – Introduzione
      II – Antefatti della causa
      III – Procedimento dinanzi alla Corte
      IV – Sulla richiesta di annullamento della sentenza impugnata
      A – Sui diritti della difesa (secondo e terzo motivo di ricorso)
      1. Sul diritto di accesso al fascicolo (secondo motivo di ricorso)
      a) Ricevibilità del secondo motivo di ricorso
      b) Sul merito del secondo motivo di ricorso
      2. Sul diritto al contraddittorio (terzo motivo di ricorso)
      a) Prima parte del terzo motivo di ricorso
      b) Seconda parte del terzo motivo di ricorso
      c) Conclusione
      B – Sul diritto ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole (primo motivo di ricorso)
      1. Parametri per la valutazione della durata del procedimento (prima e seconda parte del primo motivo di ricorso)
      a) Sulla questione preliminare dell’asserita inoperatività delle censure della Solvay
      b) Sulla necessità di una valutazione complessiva della durata del procedimento (prima parte del primo motivo di ricorso)
      c) Sul denunciato difetto di motivazione (seconda parte del primo motivo di ricorso)
      2. Conseguenze giuridiche di un’eccesiva durata del procedimento (terza, quarta e quinta parte del primo motivo di ricorso)
      a) Necessità di un pregiudizio dei diritti della difesa (terza parte del primo motivo di ricorso)
      b) Effetti della durata del procedimento sulle possibilità di difesa della Solvay nel presente caso (quarta parte del primo
         motivo di ricorso)
      
      i) Sul denunciato difetto di motivazione
      ii) Sul denunciato errore di diritto sostanziale
      iii) Su alcune ulteriori censure
      iv) Conclusione
      c) Presunta rinuncia della Solvay ad una riduzione dell’ammenda (quinta parte del primo motivo di ricorso)
      3. Conclusione
      C – Annullamento della sentenza impugnata
      D – Decisione sul ricorso di primo grado
      1. Sul diritto di accesso al fascicolo
      2. Sul diritto al contraddittorio
      3. Sul diritto ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole
      4. Conclusione
      V – Sulla richiesta di riduzione dell’ammenda
      A – Considerazione preliminare
      B – Sulla riduzione dell’ammenda
      1. Sull’eccessiva durata dei procedimenti amministrativo e giudiziario
      2. Sulla misura della riduzione dell’ammenda da praticare
      VI – Sulle spese
      VII – Conclusione
      I –    Introduzione
      1.        Per la seconda volta la Corte di Giustizia è investita del giudizio di impugnazione della sentenza Solvay/CFK (2).
      
      2.        Il presente procedimento è strettamente connesso a quello di cui alla causa collegata C‑109/10 P (Solvay/Commissione). Entrambi
         traggono le loro origini dalla crisi del mercato europeo del carbonato di sodio dell’anno 1980, che ha portato la Commissione
         ad avviare un procedimento antitrust nel 1989/1990 (3).
      
      3.        Tuttavia, sullo sfondo di tale controversia non si rinviene la fattispecie dell’abuso di posizione dominante, ma quella di
         un accordo di cartello che, stando alle indagini condotte dalla Commissione europea, ha condotto nel periodo 1987‑1990 ad
         una ripartizione del mercato tra la società belga Solvay (4) e la società tedesca CFK (5). Per tale motivo la Commissione ha cercato per due volte di infliggere alla Solvay un’ammenda (nel 1990 e nel 2000), contro
         cui la Solvay si sta a tutt’oggi difendendo in sede giudiziaria.
      
      4.        Nell’attuale fase le parti del procedimento controvertono ancora sostanzialmente su due questioni di diritto di fondamentale
         importanza, di cui una riguarda l’accesso al fascicolo – segnatamente le conseguenze dello smarrimento di una parte del fascicolo
         di causa – e l’altra il principio della ragionevole durata del procedimento.
      
      5.        Peraltro, la contestazione dell’eccessiva durata del procedimento è sollevata dalla Solvay, parallelamente al presente procedimento
         di impugnazione, anche in un ricorso, basato sull’asserita violazione dell’art. 6, n. 1, della CEDU (6), presentato dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte eur. D.U.) contro tutti i ventisette Stati membri dell’Unione
         europea (7).
      
      II – Antefatti della causa
      6.        Come accertato dal Tribunale (8), la Commissione europea nell’aprile 1989 condusse, senza preavviso, indagini («accertamenti») ai sensi dell’art. 14 del regolamento
         n. 17 (9) presso i locali aziendali di numerose imprese operanti sul mercato del carbonato di sodio (10), tra cui l’impresa belga Solvay (11). Successivamente raccolse dalle imprese interessate ulteriori informazioni.
      
      7.        Dopo la conclusione delle sue indagini, la Commissione contestò alla Solvay, da un lato, la partecipazione a intese e, dall’altro,
         lo sfruttamento abusivo di posizione dominante sul mercato del carbonato di sodio.
      
      8.        Il presente procedimento riguarda esclusivamente l’esistenza di un cartello, accertata dalla Commissione (12). Secondo le indagini compiute dalla Commissione, la Solvay e la CFK hanno concluso un accordo, al fine di procedere ad una
         ripartizione del mercato del carbonato di sodio «dal 1987 circa e sino almeno alla fine del 1990». La Solvay garantiva alla
         CFK un quantitativo minimo di vendite di carbonato di sodio in Germania, calcolato sulla base delle vendite effettuate dalla
         CFK nel 1986, e garantiva alla CFK una compensazione dell’eventuale differenza negativa acquistando da questa impresa i quantitativi
         necessari per portare il volume delle sue vendite al livello minimo garantito (13).
      
      9.        Per la partecipazione a detto cartello, la Commissione aveva imposto nel 1990, nella sua prima decisione ai sensi dell’art. 85
         del Trattato CEE, in combinato disposto con il regolamento n. 17 (decisione 91/298/CEE (14)), ad entrambe le società un’ammenda quantificata nella somma di EUR 3 milioni a carico della Solvay e EUR 1 milione a carico
         della CFK (15). Poiché, tuttavia, questa prima decisione era viziata da un difetto di forma concernente la sua autenticazione, essa fu annullata
         dal Tribunale (16). A seguito di ciò la Commissione nel 2000 emanò, senza riaprire il procedimento (17) – in particolare, senza una nuova audizione della Solvay (18) – una seconda decisione, fondata questa volta sull’art. 81 CE in combinato disposto con il regolamento n. 17, con cui infliggeva
         di nuovo alla Solvay un’ammenda di importo invariato (decisione 2003/5/CE) (19). Questa seconda decisione costituisce il punto di partenza del presente procedimento giudiziario.
      
      10.      In primo grado la Solvay ha ottenuto un successo solo marginale con il suo ricorso di annullamento presentato contro la decisione
         2003/5: con sentenza 17 dicembre 2009 il Tribunale ha sì ridotto l’importo dell’ammenda del 25%, fissandolo a EUR 2,25 milioni,
         ma quanto al resto ha respinto il ricorso della Solvay ritenendolo infondato (20). Contro questa sentenza di primo grado, prima della cui emanazione sono trascorsi non meno di otto anni e nove mesi, la Solvay (21) si difende ora con la presente impugnazione.
      
      11.      Le principali tappe finora percorse dalla presente causa possono essere riassunte secondo il seguente ordine cronologico:
      
      –        Fase amministrativa del procedimento fino all’emanazione della prima decisione di inflizione dell’ammenda
      Aprile 1989:          indagini della Commissione
      Marzo 1990:          comunicazione degli addebiti
      Dicembre 1990: decisione della Commissione di inflizione dell’ammenda 91/298
      –        Fase giudiziaria del procedimento fino all’annullamento della prima decisione di inflizione dell’ammenda
      Maggio 1991:          ricorso di annullamento della Solvay dinanzi al Tribunale (causa T‑31/91)
      Giugno 1995:          annullamento della decisione 91/298
      Agosto 1995:          impugnazione della Commissione (causa C‑287/95 P)
      Aprile 2000:          rigetto dell’impugnazione
      –        Fase amministrativa del procedimento fino all’emanazione della seconda decisione di inflizione dell’ammenda
      Dicembre 2000: decisione della Commissione di inflizione dell’ammenda 2003/5
      –        Fase giudiziaria del procedimento successiva all’emanazione della seconda decisione di inflizione dell’ammenda
      Marzo 2001:          ricorso di annullamento della Solvay dinanzi al Tribunale (causa T‑58/01)
      Dicembre 2009:  sentenza impugnata del Tribunale (causa T‑58/01)
      Marzo 2010:           attuale impugnazione della Solvay (causa C‑110/10 P)
      III – Procedimento dinanzi alla Corte
      12.      Nel presente procedimento di impugnazione la Solvay chiede che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata del 17 dicembre 2009;
      –        riesaminare il ricorso nei punti annullati e annullare la decisione della Commissione del 13 dicembre 2000, totalmente o in
         parte, secondo la portata dei motivi di ricorso;
      
      –        annullare l’ammenda di EUR 2,25 milioni ovvero, in subordine, ridurla notevolmente a titolo di risarcimento del grave pregiudizio
         subito dalla ricorrente per la straordinaria durata del procedimento;
      
      –        condannare la Commissione alle spese dell’impugnazione e a quelle del procedimento dinanzi al Tribunale.
      13.      La Commissione, da parte sua, chiede che la Corte voglia:
      
      –        respingere l’impugnazione;
      –        condannare la ricorrente alle spese.
      14.      Dinanzi alla Corte l’impugnazione è stata trattata prima per iscritto e, successivamente, il 18 gennaio 2011, in udienza.
         L’udienza si è svolta congiuntamente per le cause C‑109/10 P e C‑110/10 P.
      
      IV – Sulla richiesta di annullamento della sentenza impugnata
      15.      In via principale la Solvay chiede, sulla scorta di tre motivi di ricorso, l’annullamento della sentenza impugnata. Io esaminerò
         questi motivi in un ordine diverso: le questioni procedurali relative all’accesso ai documenti e al diritto al contraddittorio
         saranno discusse all’inizio (vedi sotto, sezione A) e quelle concernenti il diritto ad ottenere una decisione entro un termine
         ragionevole sono collocate nella parte finale della valutazione giuridica (v. infra, sezione B).
      
      16.      Benché al presente caso si applicasse ancora il vecchio regolamento sui procedimenti in materia di intese nella versione del
         regolamento n. 17, le questioni di diritto sollevate non hanno perso affatto rilevanza anche per l’epoca successiva alla modernizzazione
         del diritto sui procedimenti in materia di intese, realizzata dal regolamento (CE) n. 1/2003 (22).
      
      17.      A differenza della causa C‑109/10 P (23), nel caso di specie, non saranno sollevate questioni sostanziali in connessione all’applicazione dell’art. 81 CE o 82 CE
         (divenuto art. 101 o 102 TFUE).
      
      A –    Sui diritti della difesa (secondo e terzo motivo di ricorso)
      18.      Con il secondo e il terzo motivo di ricorso la Solvay lamenta in sostanza una lesione dei suoi diritti della difesa.
      
      19.      Il rispetto dei diritti della difesa in qualsiasi procedimento che possa concludersi con l’irrogazione di sanzioni, in particolare
         ammende o penalità di mora, costituisce un principio fondamentale del diritto dell’Unione, che è stato sottolineato a più
         riprese dalla giurisprudenza della Corte (24). Nel frattempo esso è stato anche codificato nell’art. 41, n. 2, lett. a), e nell’art. 48, n. 2, della Carta dei diritti
         fondamentali (25).
      
      20.      Le censure sollevate dalla Solvay nell’ambito del suo secondo e terzo motivo di ricorso rivestono un’importanza fondamentale
         e offrono alla Corte l’occasione di precisare la propria giurisprudenza sui diritti della difesa nel procedimento amministrativo
         in materia di intese.
      
      21.      Il contesto procedurale, in cui si collocano questi motivi di ricorso, si presenta nei seguenti termini:
      
      –        prima dell’adozione, nel 1990, della prima decisione di inflizione dell’ammenda relativa al presente caso (decisione 91/298),
         la Solvay ottenne dalla Commissione, sulla base di una comunicazione degli addebiti, la possibilità di presentare osservazioni (26). Un vero e proprio accesso al fascicolo, tuttavia, non fu concesso alla Solvay; vennero semplicemente messe a disposizione
         dell’impresa copie dei documenti a suo carico, sui quali la Commissione fondava all’epoca i propri addebiti (27). In tal modo si intendeva «semplificare la procedura» (28);
      
      –        nel 2000, quindi prima dell’adozione della seconda decisione, qui controversa, di inflizione dell’ammenda (decisione 2003/5),
         la Solvay non venne ascoltata di nuovo (29), né venne all’epoca concesso all’impresa l’accesso al fascicolo (30);
      
      –        solo durante il secondo procedimento dinanzi al Tribunale (causa T‑58/01) la Commissione produceva una parte del fascicolo
         del procedimento amministrativo, dopo essere stata più volte invitata a farlo dal Tribunale mediante misure di organizzazione
         del procedimento (31). La Solvay poteva consultare presso la cancelleria del Tribunale numerosi documenti, ai quali prima non aveva mai avuto accesso.
         L’impresa ottenne altresì la possibilità di presentare le sue osservazioni dinanzi al Tribunale riguardo all’utilità, per
         la sua difesa, di tali documenti (32);
      
      –        dinanzi al Tribunale la Commissione doveva ammettere di non riuscire più a trovare la restante parte del suo fascicolo del
         procedimento – per la precisione, cinque raccoglitori (33). La Commissione non era nemmeno in grado di produrre al Tribunale un elenco dei documenti mancanti (34).
      
      22.      In relazione a tali circostanze la Solvay lamenta, da un lato, la violazione del suo diritto di accesso al fascicolo (secondo
         motivo di ricorso, su cui v. sub sezione 1) e, dall’altro, la violazione del suo diritto al contradditorio (terzo motivo di
         ricorso, su cui v. sub sezione 2).
      
      1.      Sul diritto di accesso al fascicolo (secondo motivo di ricorso)
      23.      Il diritto di accesso al fascicolo, quale corollario del principio del rispetto dei diritti della difesa, implica che la Commissione
         debba concedere all’impresa interessata la possibilità di procedere ad un esame della totalità dei documenti presenti nel
         fascicolo istruttorio che potrebbero essere rilevanti per la sua difesa. Questi comprendono tanto i documenti a carico quanto
         quelli a discarico, fatti salvi i segreti aziendali di altre imprese, i documenti interni della Commissione e le altre informazioni
         riservate (35).
      
      24.      È pacifico che nel corso del procedimento amministrativo vennero portate a conoscenza della Solvay solo quelle parti del fascicolo
         del procedimento utilizzate dalla Commissione contro l’impresa nella decisione controversa. Numerosi altri documenti del fascicolo
         del procedimento, che la Solvay avrebbe avuto parimenti diritto di consultare in forza dei suoi diritti della difesa, furono
         occultati all’impresa. Così facendo la Commissione ha violato una fondamentale regola procedurale (36), che costituisce un corollario del diritto ad una buona amministrazione (37). Una siffatta violazione procedurale non può più essere sanata dopo l’emanazione della decisione controversa, in particolare
         non può essere sanata dalla produzione di singoli documenti durante un successivo procedimento giudiziario (38).
      
      25.      Nell’attuale fase le parti del procedimento si confrontano esclusivamente sulla questione se il Tribunale avrebbe dovuto annullare
         la decisione controversa a causa di detto vizio procedurale della Commissione. Secondo una costante giurisprudenza, infatti,
         i vizi procedurali concernenti l’accesso al fascicolo durante il procedimento amministrativo comportano l’annullamento di
         una decisione della Commissione, solo qualora ne risultino lesi i diritti della difesa (39).
      
      26.      A differenza della causa C‑109/10 P, in questo caso la questione trattata riguarda la sola possibile violazione dei diritti
         della difesa per lo smarrimeno di parti del fascicolo (40).
      
      27.      A differenza della Commissione e del Tribunale, la Solvay ritiene che i suoi diritti della difesa siano stati violati e porta
         a supporto di tale tesi numerosi argomenti. A tal fine la ricorrente si basa sostanzialmente sui principi generali, riconosciuti
         dal diritto dell’Unione, del rispetto dei diritti della difesa, della presunzione d’innocenza e della ripartizione dell’onere
         della prova. La Solvay lamenta altresì la violazione dell’obbligo di motivazione di cui all’art. 36 in combinato disposto
         con l’art. 53, primo comma, dello Statuto della Corte, nonché la violazione degli artt. 47, secondo comma, 48 e 52, n. 3,
         della Carta dei diritti fondamentali, dell’art. 6 della CEDU e dell’art. 6, n. 1, TUE.
      
      28.      Argomentazioni specifiche sono, tuttavia, svolte dalla Solvay esclusivamente in relazione ai diritti della difesa, nonché,
         incidentalmente, anche sulla presunzione d’innocenza. Gli isolati richiami alla Carta dei diritti fondamentali, all’art. 6
         della CEDU e all’art. 6, n. 1, TUE, non presentano un contenuto autonomo, sicché non occorre procedere ad un loro approfondito
         esame. Circa l’art. 6, n. 1, TUE, è sufficiente segnalare che tale disposizione di per sé non contiene alcuna garanzia di
         diritti fondamentali. L’art. 6 della CEDU, prima dell’adesione dell’Unione alla CEDU (41), non è direttamente applicabile alle istituzioni dell’Unione, ma deve essere tenuto in conto in sede di interpretazione e
         applicazione dei principi generali e dei diritti fondamentali del diritto dell’Unione, di cui si lamenta la violazione (42).
      
      a)      Ricevibilità del secondo motivo di ricorso
      29.      La Commissione contesta la ricevibilità della maggior parte del secondo motivo di ricorso. A suo avviso la valutazione dell’utilità
         di determinati documenti per la difesa di un’impresa rientra nella valutazione degli elementi di fatto e di prova che spetta
         esclusivamente al Tribunale e che in via di principio è sottratta ad un riesame nel procedimento di impugnazione.
      
      30.      Tale tesi non mi convince. Nel presente caso non si chiede alla Corte di sostituire il proprio apprezzamento alla valutazione
         del Tribunale in relazione a singoli documenti del fascicolo del procedimento (43). Piuttosto, la Corte è invitata a verificare se il Tribunale, nel valutare gli elementi di fatto e di prova, si sia attenuto
         a criteri e parametri corretti. Si tratta, pertanto, di una questione di diritto che può essere esaminata dalla Corte quale
         giudice dell’impugnazione (44).
      
      b)      Sul merito del secondo motivo di ricorso
      31.      Sostanzialmente il secondo motivo di impugnazione è rivolto contro i punti 257‑264 della sentenza impugnata, in cui il Tribunale
         affronta la questione se la perdita di cinque raccoglitori abbia comportato una violazione dei diritti della difesa della
         Solvay (45), giungendo ad una conclusione negativa (46).
      
      32.      Nei confronti del contestato passaggio della sentenza la ricorrente solleva diversi rilievi critici, cui sono dedicate le
         cinque parti di questo secondo motivo di ricorso. Tra di essi, tuttavia, sussistono numerose sovrapposizioni. In sostanza
         si tratta sempre della stessa questione: poteva il Tribunale escludere che gli atti smarriti potessero essere utili per la
         difesa della Solvay (47)?
      
      33.      Le riflessioni in proposito dovrebbero muovere dalla premessa che un’impresa, cui durante il procedimento amministrativo sia
         stato illegittimamente negato l’accesso a determinate parti del fascicolo del procedimento, deve dimostrare dinanzi al Tribunale
         soltanto che essa avrebbe potuto utilizzare i documenti in questione per la sua difesa (48). È sufficiente che l’impresa provi una possibilità, anche minima, che i documenti non consultabili durante il procedimento
         amministrativo avrebbero potuto essere utili per la sua difesa (49).
      
      34.      Nel presente caso la verifica, da parte del Tribunale, dell’utilità delle parti del fascicolo del procedimento non consultate
         dalla Solvay era resa indubbiamente più difficile dall’irreperibilità dei documenti in questione.
      
      35.      Non sarebbe sicuramente corretto presumere, sempre ed automaticamente, che parti del fascicolo andate perse potessero essere
         utili per la difesa dell’impresa interessata. Se, ad esempio, sulla scorta di un elenco chiaro e completo si può plausibilmente
         ritenere che nelle parti in questione del fascicolo del procedimento fossero contenuti esclusivamente documenti che sarebbero
         stati comunque sottratti all’accesso – è il caso, in particolare, dei progetti di decisione e delle annotazioni interne della
         Commissione, ma potrebbe trattarsi anche di altri documenti riservati (50) –, allora si può escludere a priori la violazione dei diritti della difesa.
      
      36.      Nel presente caso, tuttavia, il contenuto delle parti scomparse del fascicolo del procedimento non può essere ricostruito
         nemmeno approssimativamente (51). La giurisprudenza, per quanto mi è noto, non ha ancora chiarito a carico di chi debba ricadere una tale circostanza. Le
         sentenze finora pronunciate, infatti, riguardavano documenti del procedimento amministrativo, il cui contenuto era certo e
         dimostrabile dinanzi al Tribunale (52).
      
      37.      In via di principio grava sull’impresa interessata l’onere di provare che le parti del fascicolo, l’accesso alle quali le
         è stato illegittimamente impedito nel procedimento amministrativo, potevano essere utilizzate per la sua difesa (53). Ciò, tuttavia, può valere solo per l’ipotesi in cui l’impresa disponga per lo meno di informazioni chiare e complete sugli
         autori, nonché sulla natura e il contenuto dei documenti ad essa non comunicati.
      
      38.      L’irreperibilità di parti del fascicolo del procedimento ricade, per contro, nella sfera di responsabilità della Commissione.
         In base al principio della buona amministrazione la Commissione è, infatti, tenuta a gestire ordinatamente il fascicolo del
         procedimento e a custodirlo in sicurezza. Una gestione ordinata implica, non da ultimo, anche la predisposizione di un elenco
         chiaro e completo in vista della successiva concessione dell’accesso al fascicolo.
      
      39.      Se il contenuto delle parti del fascicolo smarrite non può essere ricostruito con certezza per mancanza – come nella specie
         – di un siffatto elenco, allora è possibile una sola conclusione in relazione ai diritti della difesa: non si può escludere
         che l’impresa interessata avrebbe potuto utilizzare i documenti irreperibili per la sua difesa.
      
      40.      Ciò nondimeno la sentenza impugnata afferma proprio il contrario: secondo il Tribunale non esistono indizi che facciano presumere
         che essa avrebbe potuto scoprire nei sottofascicoli mancanti documenti che le avrebbero permesso di rimettere in discussione
         gli accertamenti compiuti dalla Commissione. (54).
      
      41.      La Corte ha fondato la sua valutazione, inter alia, sul fatto che la Solvay nel suo ricorso in primo grado non ha contestato
         l’esistenza di un accordo di cartello con la CFK (55). La valutazione dell’utilità per la difesa della Solvay delle parti del fascicolo scomparse viene, quindi, collegata alla
         sua argomentazione difensiva contro l’accertamento da parte della Commissione dell’abuso di posizione dominante (56). In altre parole, il Tribunale sembra presumere che chi finora aveva brutte carte, anche nelle restanti parti del fascicolo
         del procedimento non avrebbe più trovato alcuna briscola.
      
      42.      Questo ragionamento non è giuridicamente corretto. Vero è che la sussistenza di un’eventuale violazione dei diritti della
         difesa deve essere verificata sulla scorta delle circostanze specifiche di ogni singolo caso. Tale verifica, tuttavia, deve
         essere effettuata tenendo conto di che cosa la Commissione imputa a carico dell’impresa interessata, di quali addebiti, cioè,
         essa solleva contro l’impresa (57). L’impresa deve, infatti, difendersi contro tali «censure» della Commissione. È, invece, del tutto irrilevante quali censure
         di merito l’impresa abbia da parte sua sollevato fino a quel momento contro la decisione controversa, e se tali censure abbiano
         successo.
      
      43.      Erroneamente il Tribunale subordina l’utilità dei documenti smarriti per la Solvay alla questione se la Solvay abbia, o meno,
         contestato determinati accertamenti effettuati dalla Commissione – in particolare quelli circa l’esistenza del cartello con
         la CFK – e se specifici argomenti del ricorso potrebbero essere sollevati anche in mancanza di un accesso completo al fascicolo (58).
      
      44.      Sarebbe stato corretto domandarsi soltanto se le parti irreperibili del fascicolo del procedimento potessero contenere informazioni
         che avrebbero consentito alla Solvay di sostenere meglio le sue argomentazioni fino a quel momento svolte contro la decisione
         controversa, o addirittura di dedurre nuovi argomenti (59), relativi all’esistenza, al significato e allo scopo ovvero all’effetto del suo accordo con la CFK.
      
      45.      In questo contesto, occorre rammentare che la Solvay aveva tentato invano – per mancanza di prove – di giustificare l’accordo
         controverso con la CFK attraverso i piani per una possibile fusione delle due società (60). Così la Solvay durante il procedimento amministrativo aveva sostenuto che la sua controllata tedesca DSW (61) aveva voluto mantenere l’attività della CFK, nel quadro delle trattative per un’acquisizione delle attività sociali di tale
         società svoltesi nel 1988; per questo motivo la CFK doveva avere un fatturato minimo certo sul mercato tedesco, sì da garantire
         la sua sopravvivenza e mantenerla come obiettivo interessante per un’acquisizione (62).
      
      46.      Informazioni pertinenti per giustificare i contatti tra la Solvay e la CFK potrebbero altresì derivare dalle osservazioni
         della CFK. Non si può escludere che tali osservazioni siano contenute nella parte del fascicolo che è andata perduta (63). Esse potrebbero essere rilevanti almeno per valutare la durata e la gravità dell’infrazione, nonché per determinare l’importo
         dell’ammenda che potrebbe essere inflitta dalla Commissione (64).
      
      47.      Sono del parere che, diversamente da quanto ritenuto dal Tribunale, non spettava alla Solvay dimostrare con esattezza in quale
         misura dalle parti smarrite del fascicolo del procedimento sarebbero potuti emergere elementi a suo favore. Era impossibile
         ricostruire dinanzi al Tribunale il contenuto di questi documenti e l’impossibile non può essere preteso da nessuno. Anche
         le conseguenze di tale impossibilità non potevano essere addossate alla Solvay, ricadendo lo smarrimento dei documenti in
         parola pur sempre nella sfera di responsabilità della Commissione (65).
      
      48.      Da quanto sopra risulta che il Tribunale, nell’esaminare la questione se i documenti irreperibili del fascicolo del procedimento
         potevano essere utili per la difesa della Solvay, ha utilizzato parametri sbagliati. Esso ha male inteso i requisiti imposti
         a tal proposito dai diritti della difesa. Ne consegue che il secondo motivo di ricorso è fondato.
      
      49.      La censura, parimenti mossa a questo proposito dalla Solvay, circa la violazione della presunzione d’innocenza, non ha un
         contenuto autonomo, ulteriore rispetto alle questioni già esaminate concernenti l’onere della prova in relazione ai diritti
         della difesa. Non è, pertanto, necessario affrontarla separatamente.
      
      2.      Sul diritto al contraddittorio (terzo motivo di ricorso)
      50.      Con il terzo motivo di ricorso la Solvay si rivolge contro i punti 165‑174 della sentenza impugnata, in cui il Tribunale giunge
         alla conclusione che la Commissione non era tenuta a sentire nuovamente l’impresa prima di adottare la decisione controversa (66). Secondo la Solvay, invece, nel procedimento amministrativo del 2000 avrebbe dovuto effettuarsi un’audizione, giacché la
         prima decisione di inflizione dell’ammenda (decisione 91/298), annullata dal Tribunale, non era stata solo autenticata erroneamente,
         ma, oltre a ciò, era stata anche emessa senza la necessaria concessione dell’accesso al fascicolo.
      
      a)      Prima parte del terzo motivo di ricorso
      51.      Nella prima parte di questo motivo di ricorso la Solvay lamenta la violazione dell’obbligo di motivazione di cui all’art. 36
         in combinato disposto con l’art. 53, primo comma, dello Statuto della Corte. Secondo la Solvay, la sentenza impugnata non
         affronta la questione se i vizi procedurali del primo procedimento amministrativo relativi all’accesso al fascicolo avrebbero
         reso necessaria una nuova audizione. Il Tribunale non prenderebbe, pertanto, in esame una censura sollevata dalla Solvay in
         primo grado.
      
      52.      Questo argomento deve essere respinto. Il Tribunale, sia pur con una sola frase, ha preso in esame l’eventuale necessità di
         una nuova audizione a causa dei precedenti vizi procedurali concernenti l’accesso al fascicolo: per risolvere tale questione
         ha rinviato alle proprie considerazioni relative all’accesso al fascicolo (67). Ciò era logico e coerente nella prospettiva del Tribunale, giacché esso partiva dalla premessa che la Commissione, in relazione
         al denegato accesso al fascicolo, non aveva violato i diritti della difesa (68). In base alla soluzione indicata nella sentenza impugnata, risultava pertanto superflua anche una nuova audizione della Solvay.
      
      53.      Le considerazioni del Tribunale sul diritto al contraddittorio sono, quindi, adeguatamente motivate. Se esse siano anche giuridicamente
         corrette nel merito, costituisce l’oggetto della seconda parte del terzo motivo di ricorso, che passo ora ad affrontare.
      
      b)      Seconda parte del terzo motivo di ricorso
      54.      Nella seconda parte del terzo motivo di ricorso la Solvay solleva nel merito la questione se i vizi procedurali relativi all’accesso
         al fascicolo, emersi nel 1990, imponevano successivamente – prima dell’adozione, nel 2000, della seconda decisione di inflizione
         dell’ammenda, qui controversa (decisione 2003/5) – una nuova audizione dell’impresa.
      
      55.      La Solvay lamenta sostanzialmente la violazione del suo diritto al contraddittorio e, in generale, dei suoi diritti della
         difesa. La ricorrente lamenta, altresì, la violazione degli artt. 47, secondo comma, 48 e 52, n. 3, della Carta dei diritti
         fondamentali, dell’art. 6 della CEDU e dell’art. 6, n. 1, TUE, del principio di buona amministrazione, nonché dell’art. 266
         TFUE (già art. 233 CE). L’elemento comune a tutte queste censure è che il Tribunale avrebbe disconosciuto la necessità di
         una nuova audizione della Solvay da parte della Commissione.
      
      56.      Il diritto al contraddittorio fa parte dei diritti della difesa che devono essere rispettati nel procedimento amministrativo
         in materia di intese. Il contraddittorio comporta che l’impresa sottoposta ad indagine venga messa in condizione, nel corso
         del procedimento amministrativo, di far conoscere utilmente il proprio punto di vista in merito all’esistenza e alla rilevanza
         dei fatti asseriti nonché in ordine ai documenti utilizzati dalla Commissione (69). A livello di diritto derivato tale principio, all’epoca dell’adozione della decisione controversa, era previsto nell’art. 19,
         n. 1 del regolamento n. 17 (70).
      
      57.      È pacifico che nel presente caso la Solvay nel 1990 – preliminarmente all’adozione della prima decisione di inflizione dell’ammenda
         (decisione 91/298) – fu sentita dalla Commissione sulla base di una comunicazione degli addebiti. Controverso è soltanto se
         tra i provvedimenti che la Commissione era tenuta a prendere ai sensi dell’art. 233 CE (ora art. 266 TFUE) dopo l’annullamento
         di questa prima decisione di inflizione dell’ammenda, vi fosse anche una nuova audizione.
      
      58.      In un procedimento amministrativo in materia di intese disciplinato dal regolamento n. 17, dall’art. 233 CE non discende necessariamente
         l’obbligo della Commissione di riprendere dall’inizio l’intero caso. La Commissione può, invece, riprendere il procedimento
         dal punto in cui i giudici dell’Unione hanno accertato un vizio procedurale. Se gli atti procedurali compiuti cronologicamente
         prima del vizio procedurale erano legittimi, non devono essere ripetuti.
      
      59.      Nel caso PVC, in cui una prima decisione della Commissione era stata annullata a causa di un vizio formale intervenuto in
         occasione della sua adozione definitiva da parte del collegio dei commissari, la Corte ha ritenuto corretto che la Commissione
         adottasse una seconda decisione dal contenuto sostanzialmente identico senza una nuova audizione delle imprese interessate (71). Nella sentenza impugnata il Tribunale si è fondato su questa giurisprudenza per motivare la non necessità, anche nel presente
         caso, di una nuova audizione della Solvay (72).
      
      60.      A prima vista il caso PVC ed il presente caso sembrano in effetti riguardare un’uguale fattispecie. Anche nel presente caso,
         infatti, la prima decisione della Commissione di inflizione dell’ammenda (decisione 91/298) era stata annullata a causa di
         un vizio formale intervenuto alla fine del procedimento amministrativo – segnatamente, in fase di autenticazione della decisione.
      
      61.      Ad un’analisi più attenta, tuttavia, emerge una differenza fondamentale: diversamente da quanto avvenuto nel caso PVC, nel
         presente caso il procedimento amministrativo era viziato anche da un altro grave difetto, intervenuto ben prima della fase
         della definitiva adozione e autenticazione della decisione di inflizione dell’ammenda: all’impresa interessata Solvay non
         era stato concesso un accesso al fascicolo conforme ai requisiti di diritto (73).
      
      62.      Vero è che i giudici dell’Unione nelle loro sentenze sulla prima decisione di inflizione dell’ammenda (decisione 91/298) (74) non si sono occupati del diritto di accesso al fascicolo e dei diritti della difesa, limitandosi invece soltanto ad analizzare
         la problematica dell’autenticazione. Da ciò non può, tuttavia, desumersi che i giudici dell’Unione abbiano sancito il regolare
         svolgimento del procedimento amministrativo in relazione all’accesso al fascicolo e ai diritti della difesa.
      
      63.      Anzi, il Tribunale accertò, in relazione alla decisione 91/297, la quale trae origine dallo stesso procedimento amministrativo
         in materia di intese della decisione 91/298, una violazione dei diritti della difesa a causa di un incompleto accesso al fascicolo (75). Già dal 1982 si era, del resto, formata una chiara prassi della Commissione in relazione alla concessione dell’accesso al
         fascicolo (76).
      
      64.      Si può convenire con la Commissione che le varie sentenze del Tribunale del 29 giugno 1995 non inviavano segnali univoci in
         relazione alle finalità e all’ampiezza dell’accesso al fascicolo che doveva essere concesso (77). Tuttavia, al più tardi all’epoca dell’emanazione, nel 2000, della seconda decisione di inflizione dell’ammenda qui controversa,
         tutte le eventuali ambiguità sul punto erano state da tempo rimosse (78).
      
      65.      Ciò considerato, nel presente caso la Commissione, dopo l’annullamento della prima decisione di inflizione dell’ammenda, avrebbe
         dovuto riprendere il procedimento amministrativo nella fase immediatamente successiva alla notifica della comunicazione degli
         addebiti. Conformemente ai precetti giuridici, la Commissione avrebbe dovuto concedere alla Solvay un pieno accesso al fascicolo,
         dopodiché avrebbe dovuto sentire di nuovo l’impresa.
      
      66.      Sull’obbligo della Commissione di sentire di nuovo l’impresa dopo l’accesso al fascicolo non incide, peraltro, il fatto che
         la seconda decisione di inflizione dell’ammenda, qui controversa (decisione 2003/5), non si basava su nuovi addebiti (79). Vero è che la Solvay già nel 1990 ebbe una volta la possibilità di presentare le sue osservazioni su tutti gli addebiti
         che la Commissione aveva posto a fondamento sia della sua prima che della sua seconda decisione di inflizione dell’ammenda.
         Lo dovette fare, tuttavia, sulla base di una conoscenza estremamente frammentaria del fascicolo del procedimento, giacché
         le erano stati trasmessi solo documenti a suo carico (80).
      
      67.      Il diritto al contraddittorio non si esaurisce nel diritto a presentare osservazioni su tutti gli addebiti della Commissione.
         Piuttosto, all’impresa interessata deve essere fornita la possibilità di esporre il proprio punto di vista alla luce di tutte
         le parti del fascicolo del procedimento legittimamente accessibili. In caso contrario, i diritti della difesa nel procedimento
         in materia di intese risulterebbero privati di buona parte della loro effettività.
      
      68.      La possibilità di presentare osservazioni è di qualità completamente diversa se l’impresa interessata ha previamente ottenuto
         un corretto accesso al fascicolo. È evidente, in particolare, che un’impresa, cui sia stato concesso l’accesso non solo a
         documenti a suo carico ma anche a documenti a suo discarico, possa difendersi contro gli addebiti della Commissione più efficacemente
         di un’impresa cui sia stata mostrata solo documentazione a suo carico.
      
      69.      Il Tribunale è, pertanto, incorso in un errore di diritto in relazione al diritto al contraddittorio allorché ha ritenuto
         non necessaria una nuova audizione della Solvay da parte della Commissione. Si tratta, in definitiva, di una perpetuazione
         di quegli errori di diritto concernenti il diritto di accesso al fascicolo da cui la sentenza impugnata è viziata (81).
      
      70.      Non è qui necessario affrontare ulteriormente il principio di buona amministrazione, anch’esso richiamato dalla Solvay, dal
         momento che l’argomentazione che fa leva su di esso non presenta un contenuto autonomo ulteriore rispetto a quella relativa
         ai diritti della difesa e al contraddittorio. Non è parimenti necessario, come sopra esposto (82), soffermarsi sull’art. 6 della CEDU e sull’art. 6, n. 1, TUE.
      
      c)      Conclusione
      71.      Tutto ciò considerato, la seconda parte del terzo motivo di ricorso è fondata.
      
      B –    Sul diritto ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole (primo motivo di ricorso)
      72.      Con il primo motivo di ricorso, che si rivolge contro i punti 100-123 della sentenza impugnata, la Solvay lamenta la violazione
         del suo diritto ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole. Tale diritto fondamentale è riconosciuto, nella giurisprudenza
         della Corte, quale principio generale del diritto dell’Unione sia per il procedimento amministrativo dinanzi alla Commissione
         che per il procedimento giudiziario dinanzi ai giudici dell’Unione (83). Nel frattempo esso è stato recepito anche negli artt. 41, n. 1, e 47, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali.
      
      73.      Benché i giudici dell’Unione si siano occupati già più volte della problematica della ragionevole durata del procedimento
         in materia di concorrenza, le questioni di diritto sollevate dalla Solvay mi sembrano di particolare rilievo. Per un verso,
         esse riguardano un caso in cui la durata complessiva del procedimento, tenuto conto di tutte le fasi del procedimento amministrativo
         e di quello giudiziario, è stata senza dubbio particolarmente lunga. Per altro verso, tali censure si presentano sullo scenario
         dell’entrata in vigore, il 1° dicembre 2009, del Trattato di Lisbona, con cui la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
         europea ha assunto valore giuridico vincolante (art. 6, n. 1, TUE).
      
      74.      Il primo motivo di ricorso si articola in totale in cinque parti, che in parte si occupano della valutazione della durata
         del procedimento (v. sub 1), e in parte riguardano le conseguenze giuridiche di una durata eccessiva del procedimento (v.
         sub 2).
      
      1.      Parametri per la valutazione della durata del procedimento (prima e seconda parte del primo motivo di ricorso)
      75.      I parametri giuridici per la valutazione della durata del procedimento costituiscono oggetto delle prime due parti del primo
         motivo di ricorso.
      
      a)      Sulla questione preliminare dell’asserita inoperatività delle censure della Solvay
      76.      Diversamente da quanto ritiene la Commissione, le censure della Solvay sulla durata del procedimento non sono affatto «in
         gran parte inoperanti». Vero è che un eventuale annullamento della sentenza impugnata presuppone ancora un ulteriore passaggio
         logico: segnatamente, una riflessione sulle sanzioni per la durata eccessiva del procedimento. Una disamina della durata del
         procedimento in sé è, tuttavia, imprescindibile (84), giacché senza un previo accertamento di un’eccessiva durata del procedimento non può rinvenirsi alcuna violazione del diritto
         ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole. I criteri utilizzati dal Tribunale per valutare la durata del procedimento
         non possono essere sottratti a qualsivoglia esame giuridico da parte della Corte in sede di impugnazione.
      
      77.      Le censure della Solvay sulla durata del procedimento risulterebbero inoperanti tutt’al più nel caso in cui la ricorrente
         le avesse sollevate a prescindere da una censura sulle conseguenze giuridiche di un’eccessiva durata del procedimento. Ciò,
         tuttavia, non si è verificato nel caso di specie. Piuttosto, la sentenza impugnata viene censurata da entrambi i punti di
         vista, essendo la terza, la quarta e la quinta parte del primo motivo di ricorso dedicate specificamente alle conseguenze
         giuridiche.
      
      78.      Ne consegue che l’eccezione di inoperatività sollevata dalla Commissione deve essere respinta.
      
      b)      Sulla necessità di una valutazione complessiva della durata del procedimento (prima parte del primo motivo di ricorso)
      79.      Nella prima parte del primo motivo di ricorso la Solvay lamenta che il Tribunale, nel valutare la durata del procedimento,
         avrebbe preso in considerazione le singole fasi del procedimento amministrativo e di quello giudiziario solo isolatamente,
         senza, invece, valutare nel suo complesso il procedimento in corso a partire dalle indagini dell’aprile 1989.
      
      80.      La ragionevolezza della durata di un procedimento dev’essere valutata alla luce delle circostanze proprie di ciascuna causa
         e, in particolare, della rilevanza della lite per l’interessato, della complessità della causa nonché del comportamento del
         ricorrente e di quello delle autorità competenti (85). A tal riguardo la Corte ha precisato che l’elencazione dei criteri pertinenti non è esaustiva (86).
      
      81.      È indubbio che un adeguato esame della durata del procedimento implichi che il Tribunale sottoponga la durata di ogni singola
         fase del procedimento ad una valutazione separata (87). Se una qualche fase del procedimento ha avuto una durata eccessiva, ciò giustifica già di per sé l’affermazione della violazione
         del diritto ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole (88).
      
      82.      Un adeguato esame della durata del procedimento implica, tuttavia, non solo una siffatta valutazione «a fettine», bensì anche
         una valutazione complessiva della durata del procedimento amministrativo nonché di eventuali procedimenti giudiziari (89).
      
      83.      Contro la necessità di una valutazione complessiva non può eccepirsi che il procedimento amministrativo e quello giudiziario
         hanno natura differente, e che i requisiti che devono essere soddisfatti ora dall’amministrazione ora dal Tribunale sono stati
         previsti in punti differenti della Carta dei diritti fondamentali. Dal punto di vista dell’impresa interessata ciò che conta
         è solo quando la sua «pratica» verrà decisa in via definitiva e da un’autorità imparziale. Gli artt. 41, n. 1, e 47, secondo
         comma, della Carta dei diritti fondamentali contengono solo due corollari di un medesimo principio processuale, vale a dire
         la legittima aspettativa dei soggetti dell’ordinamento giuridico ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole.
      
      84.      Vero è che di regola non potrà essere ravvisata una violazione del diritto ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole
         allorché nessuna delle fasi del procedimento amministrativo e di quello giudiziario sia stata di per sé eccessivamente lunga.
         Tuttavia, quante più fasi presenta il procedimento nel suo complesso – composto da uno o più procedimenti amministrativi e/o
         giudiziari –, tanto più peso assume la valutazione della sua durata complessiva.
      
      85.      Nel presente caso, ad una prima parte del procedimento amministrativo (dal 1989 al 1990) e ad un primo procedimento giudiziario
         (dal 1991 al 2000), sono seguiti una seconda parte – per quanto sommaria – del procedimento amministrativo (2000) nonché un
         secondo procedimento giudiziario (dal marzo 2001) (90). La durata complessiva di tutte queste fasi del procedimento ammontava, al momento della pronuncia della sentenza impugnata,
         già a più di vent’anni; ad oggi sono addirittura passati ventidue anni. Pressoché nessun altro procedimento in materia di
         diritto europeo della concorrenza è durato così a lungo (91).
      
      86.      Tutto ciò considerato, non si poteva pervenire ad un’adeguata valutazione della durata del procedimento senza tener conto
         della durata complessiva del procedimento amministrativo e di quello giudiziario fino alla pronuncia della sentenza impugnata.
         Poiché il Tribunale ha omesso una siffatta valutazione complessiva, la sentenza impugnata è viziata da un errore di diritto.
         La prima parte del primo motivo di ricorso è, pertanto, fondata.
      
      c)      Sul denunciato difetto di motivazione (seconda parte del primo motivo di ricorso)
      87.      La Solvay lamenta altresì un difetto di motivazione (art. 36 in combinato disposto con l’art. 53, primo comma, dello Statuto
         della Corte), giacché il Tribunale, nelle sue valutazioni sulla durata del procedimento, non avrebbe tenuto conto della fase
         del procedimento dinanzi ad esso svoltasi.
      
      88.      In effetti il Tribunale non menziona in alcun punto la durata della fase del procedimento da esso stesso condotta (procedimento
         nella causa T‑58/01). Occorre, tuttavia, considerare che la motivazione di una sentenza di primo grado può essere anche implicita,
         a condizione che consenta agli interessati di conoscere le ragioni per le quali il Tribunale ha disatteso i loro argomenti
         e alla Corte di disporre degli elementi sufficienti per esercitare il suo controllo (92).
      
      89.      Nel presente caso, il Tribunale è partito dalla premessa che l’annullamento della decisione controversa poteva derivare non
         già dalla durata del procedimento in sé, bensì solo da una violazione dei diritti della difesa causata dalla durata del procedimento.
         Poiché a parere del Tribunale non era ravvisabile alcuna violazione dei diritti della difesa, esso poteva esimersi, nella
         sentenza impugnata, da un’espressa valutazione degli argomenti della Solvay sulla durata del procedimento. Non sussiste, pertanto,
         un difetto di motivazione.
      
      90.      Alla luce di quanto sopra, la seconda parte del primo motivo di ricorso dev’essere respinta.
      
      2.      Conseguenze giuridiche di un’eccesiva durata del procedimento (terza, quarta e quinta parte del primo motivo di ricorso)
      91.      Nella terza, quarta e quinta parte del primo motivo di ricorso la Solvay prende in esame le conseguenze giuridiche di un eventuale
         superamento della ragionevole durata del procedimento amministrativo e di quello giudiziario.
      
      a)      Necessità di un pregiudizio dei diritti della difesa (terza parte del primo motivo di ricorso)
      92.      Nell’ambito della terza parte del primo motivo di ricorso viene sollevata una questione di diritto di fondamentale importanza.
         Tra le parti è controverso se l’eventuale violazione del diritto fondamentale ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole
         giustifichi già di per sé l’annullamento della decisione controversa, oppure se, in aggiunta a ciò, debba essere provato un
         pregiudizio delle possibilità di difesa dell’impresa interessata (93).
      
      93.      Il Tribunale nella sentenza impugnata ha ritenuto che un procedimento eccessivamente lungo possa comportare l’annullamento
         di una decisione della Commissione solo quando sia provato che la durata del procedimento abbia pregiudicato le possibilità
         di difesa dell’impresa interessata (94). Questa tesi trova riscontro in una giurisprudenza della Corte, nel frattempo consolidatasi, secondo cui, in linea del tutto
         generale, occorre verificare se la durata di un procedimento possa aver influito sul suo esito (95).
      
      94.      La Solvay ritiene, tuttavia, che tale giurisprudenza sia superata ed invita la Corte a rivederla alla luce del valore giuridico
         vincolante assunto dalla Carta dei diritti fondamentali a partire dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
      
      95.      Rivestono particolare importanza a tal proposito le prescrizioni dell’art. 52, n. 3, della Carta. Tale disposizione contiene,
         nella prima frase, una clausola di omogeneità, secondo cui i diritti fondamentali della Carta corrispondenti a quelli garantiti
         dalla CEDU, hanno lo stesso significato e la stessa portata di quelli conferiti dalla CEDU.
      
      96.      Vero è che il diritto fondamentale dell’Unione ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole ai sensi degli artt. 41,
         n. 1, e 47, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali, è stato formulato sul modello dell’art. 6, n. 1, della CEDU (96). Tuttavia, diversamente da quanto ritenuto dalla Solvay, l’art. 6, n. 1, della CEDU, così come al momento interpretato dalla
         Corte eur. D.U., non impone di annullare una decisione di inflizione dell’ammenda in materia di intese solo a causa del superamento
         del termine ragionevole per ottenere una decisione, e di archiviare il procedimento amministrativo.
      
      97.      In linea generale, come giustamente ha osservato la Commissione, la CEDU concede agli Stati contraenti un certo margine di
         apprezzamento in relazione ai modi e ai mezzi per rimuovere le eventuali violazioni dei diritti fondamentali (97).
      
      98.      Dalla giurisprudenza della Corte eur. D.U. relativa all’art. 6, n. 1, CEDU è, peraltro, possibile desumere che il completo
         annullamento di sanzioni penali e l’archiviazione dei relativi procedimenti penali rappresenta solo una possibile forma di
         riparazione, ai sensi dell’art. 41 della CEDU, per la violazione di un diritto fondamentale derivante da una durata eccessiva
         del procedimento (98). Ivi non si parla di un obbligo delle autorità nazionali di annullare le sanzioni e archiviare il procedimento. Piuttosto,
         la Corte eur. D.U. riconosce espressamente che anche la riduzione della pena inflitta può costituire adeguata riparazione
         per la durata eccessiva del procedimento (99). In particolare, in un caso di criminalità economica relativo a gravi delitti di truffa, che si connotava per una durata
         del procedimento di diciassette anni, la Corte eur. D.U. ha ritenuto sufficiente l’accertamento dell’eccessiva durata del
         procedimento e una diminuzione della pena (100). A mio avviso una siffatta soluzione può essere applicata anche ai procedimenti in materia di intese, che non sono dissimili
         dai procedimenti penali in materia economica.
      
      99.      Occorre inoltre considerare, per quanto riguarda il diritto in materia di concorrenza, che la stessa Corte eur. D.U. non sembra
         ricondurre questo settore del diritto al diritto penale classico; al di fuori del «nocciolo duro» del diritto penale la Corte
         eur. D.U. ritiene che le garanzie penalistiche derivanti dall’art. 6, n. 1, della CEDU, non debbano necessariamente applicarsi
         in tutto il loro rigore (101).
      
      100. Conseguentemente si può ritenere che, rebus sic stantibus, dalla clausola di omogeneità di cui all’art. 52, n. 3, prima frase,
         della Carta dei diritti fondamentali non scaturisca l’obbligo per i giudici dell’Unione di rispondere necessariamente, nell’ambito
         del diritto europeo in materia di concorrenza, ad una violazione del diritto fondamentale ad ottenere una decisione entro
         un termine ragionevole con l’annullamento della decisione controversa.
      
      101. Benché, in base all’art. 52, n. 3, seconda frase, della Carta dei diritti fondamentali, nel diritto dell’Unione sia possibile
         concedere una tutela più estesa di quella della CEDU, tuttavia, nel presente contesto relativo al diritto in materia di concorrenza,
         non vi è alcun motivo per farlo.
      
      102. Nell’infliggere una sanzione per la violazione del diritto fondamentale ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole
         occorre tenere adeguatamente conto sia degli interessi dell’impresa interessata, che dell’interesse generale.
      
      103. L’interesse dell’impresa interessata consiste nell’ottenere la riparazione più ampia possibile delle conseguenze della violazione
         del diritto fondamentale (102). L’interesse generale consiste nell’applicare efficacemente le regole del mercato interno europeo in materia di concorrenza,
         le quali rientrano tra le disposizioni fondamentali dei Trattati (103), (104).
      
      104. Se si annullasse una decisione della Commissione di inflizione dell’ammenda in materia di intese solo a causa del superamento
         del termine ragionevole per ottenere una decisione nel procedimento amministrativo o giudiziario, con essa cadrebbe non solo
         l’ammenda inflitta ma anche l’accertamento in quanto tale dell’infrazione alle regole della concorrenza. Una siffatta soluzione
         contrasterebbe con l’interesse generale ad un’efficace applicazione delle regole della concorrenza, e andrebbe al di là del
         legittimo interesse dell’impresa interessata alla riparazione più ampia possibile per la violazione del diritto fondamentale
         da essa subita.
      
      105. All’impresa non può essere consentito, per il solo motivo del mancato rispetto di una durata ragionevole del procedimento,
         di rimettere in discussione l’esistenza di un’infrazione (105). La sanzione della violazione del principio della durata ragionevole del procedimento non può condurre, in nessun caso, a
         consentire ad un’impresa di proseguire o di riprendere un comportamento, di cui è stato accertato il contrasto con il diritto
         dell’Unione (106).
      
      106. Ciò considerato, io non vedo nessun motivo per proporre alla Corte di rivedere la propria precedente giurisprudenza sul punto.
         La terza parte del primo motivo di ricorso deve, pertanto, essere respinta.
      
      b)      Effetti della durata del procedimento sulle possibilità di difesa della Solvay nel presente caso (quarta parte del primo motivo
         di ricorso)
      
      107. La quarta parte del primo motivo di ricorso riguarda i punti 113-117 della sentenza impugnata, in cui il Tribunale afferma
         che la possibilità della Solvay di difendersi efficacemente non era stata pregiudicata da un’eventuale violazione del principio
         della ragionevole durata del procedimento, sicché i suoi diritti della difesa non erano stati lesi. In queste affermazioni
         la Solvay ravvisa sostanzialmente un difetto di motivazione e una violazione dei principi del rispetto dei diritti della difesa
         e della ragionevole durata del procedimento. Il Tribunale non si sarebbe adeguatamente soffermato sulle difficoltà che la
         Solvay deve affrontare per difendersi dopo così lungo tempo.
      
      i)      Sul denunciato difetto di motivazione
      108. Il denunciato difetto di motivazione ai sensi dell’art. 36 in combinato disposto con l’art. 53, primo comma, dello Statuto
         della Corte consisterebbe nel fatto che il Tribunale non avrebbe preso in esame numerosi argomenti dedotti dalla Solvay in
         primo grado in relazione alle difficoltà di difendersi.
      
      109. Tale argomento non è convincente. Come già illustrato, l’obbligo di motivazione non impone al Tribunale di fornire una spiegazione
         che segua esaustivamente e uno per uno tutti i ragionamenti svolti dalle parti della controversia e la motivazione può quindi
         essere implicita, a condizione che consenta agli interessati di conoscere le ragioni per le quali il Tribunale ha disatteso
         i loro argomenti e alla Corte di disporre degli elementi sufficienti per esercitare il suo controllo (107).
      
      110. Nella sentenza impugnata il Tribunale affronta addirittura espressamente, sia pur con un ragionamento succinto, l’argomento
         della Solvay, secondo cui essa avrebbe difficoltà a difendersi dopo così lungo tempo dalle accuse della Commissione. Esso
         afferma sostanzialmente che nel presente caso la Commissione, dopo il primo procedimento giudiziario, non ha compiuto atti
         istruttori e nella decisione controversa non ha tenuto conto di alcun elemento nuovo che rendesse necessario l’esercizio di
         un diritto della difesa (108).
      
      111. Per quanto la Solvay possa avere una diversa opinione circa la valutazione di diritto sostanziale delle circostanze di specie,
         da ciò, tuttavia, non deriva un difetto di motivazione (109).
      
      ii)    Sul denunciato errore di diritto sostanziale
      112. L’affermazione del Tribunale secondo cui il decorso del tempo non avrebbe comportato un pregiudizio delle possibilità di difesa
         della Solvay, viene tuttavia contestata dalla ricorrente anche in punto di diritto sostanziale. La Solvay ravvisa in tale
         affermazione una violazione del principio del rispetto dei diritti della difesa e del principio della ragionevole durata del
         procedimento.
      
      113. A prima vista potrebbe sembrare che la Solvay stia qui chiedendo alla Corte di sostituire il proprio apprezzamento alla valutazione
         dei fatti operata dal Tribunale, il che non è consentito nel procedimento di impugnazione (110).
      
      114. A ben vedere, tuttavia, la Solvay non rimprovera tanto al Tribunale di aver erroneamente valutato i fatti, quanto di aver
         trascurato una circostanza a suo avviso importante: il Tribunale non avrebbe considerato che il tempo trascorso dall’inizio
         del procedimento avrebbe pregiudicato le possibilità di difesa della Solvay nel procedimento giudiziario. Il Tribunale avrebbe erroneamente preso in esame soltanto gli effetti del decorso del tempo sulle possibilità di difesa
         della Solvay dinanzi alla Commissione (quindi nel procedimento amministrativo).
      
      115. Tale argomento è fondato.
      
      116. Nel valutare se un procedimento asseritamente troppo lungo abbia influito negativamente sulle possibilità di difesa dell’impresa
         interessata, il Tribunale non può restringere il suo esame solo sulla difesa in una determinata fase del procedimento. Piuttosto,
         esso deve verificare, in termini del tutto generali, se la durata del procedimento poteva pregiudicare l’impresa nella sua
         difesa contro gli addebiti della Commissione (111).
      
      117. Vero è che tale difesa si svolge prima di tutto nel procedimento amministrativo, all’interno del quale l’impresa viene sentita
         sulla base di una comunicazione degli addebiti. La difesa, tuttavia, non si limita al procedimento amministrativo. Piuttosto,
         l’impresa interessata può adire i giudici dell’Unione contro una decisione di inflizione dell’ammenda della Commissione (art. 263,
         quarto comma, TFUE, già art. 230, quarto comma, CE). Anche nell’ambito di un tale procedimento giudiziario l’impresa deve
         potersi difendere efficacemente da quanto la Commissione – a questo punto, sotto forma di decisione formale – le addebita.
      
      118. Il Tribunale, pertanto, si è erroneamente limitato a verificare se la Solvay potesse difendersi efficacemente nel procedimento
         amministrativo (112), e se la durata di un precedente procedimento giudiziario – il procedimento giudiziario T‑31/91, relativo alla prima decisione
         di inflizione dell’ammenda (decisione 91/298) – avesse influito negativamente (113). Il Tribunale ha omesso di prendere in esame, nelle sue considerazioni, anche le attuali possibilità di difesa dell’impresa
         nel secondo procedimento giudiziario – il procedimento giudiziario T‑58/01, relativo alla decisione 2003/5, qui controversa
         –.
      
      119. Una considerazione delle possibilità di difesa dinanzi al Tribunale nel procedimento T‑58/01 si sarebbe dovuta imporre nel
         presente caso per due ragioni: in primo luogo, per l’esplicita richiesta della Solvay di tenere conto della durata del procedimento
         giudiziario in quel momento pendente e, in secondo luogo, per il fatto che solo durante questo procedimento giudiziario –
         per l’esattezza, nel 2005 – fu finalmente concesso alla Solvay l’accesso al fascicolo.
      
      120. Il diritto fondamentale ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole comporta che, in un procedimento amministrativo
         in materia di intese, la Commissione emani tempestivamente la propria decisione di inflizione dell’ammenda, in modo tale che
         l’impresa interessata possa ancora difendersi efficacemente contro tale decisione dinanzi ai giudici dell’Unione.
      
      121. Poiché il Tribunale non ha preso in alcun modo in considerazione questa circostanza giuridicamente rilevante, la sentenza
         impugnata è viziata da un errore di diritto.
      
      iii) Su alcune ulteriori censure
      122. La Solvay, nell’ambito di questa quarta parte del primo motivo di ricorso, lamenta infine uno snaturamento dei fatti nonché
         la violazione dell’art. 6 della CEDU e dell’art. 6, n. 1, TUE.
      
      123. Queste ulteriori censure non richiedono un esame approfondito. La doglianza dello snaturamento dei fatti non è circostanziata (114), né io vedo alcun motivo per ritenere sussistente un siffatto snaturamento. Per quanto riguarda l’art. 6 della CEDU e l’art. 6,
         n. 1, TUE, la prima disposizione non è direttamente applicabile, mentre la seconda non garantisce di per sé alcun diritto
         fondamentale (115).
      
      iv)    Conclusione
      124. La quarta parte del primo motivo di ricorso è parzialmente fondata.
      
      c)      Presunta rinuncia della Solvay ad una riduzione dell’ammenda (quinta parte del primo motivo di ricorso)
      125. Con la quinta e ultima parte del primo motivo di ricorso la Solvay contesta specificamente il punto 122 della sentenza impugnata.
         Ivi il Tribunale afferma che la Solvay «nell’atto introduttivo ha espressamente rinunciato alla possibilità di una riduzione
         dell’ammenda a titolo di risarcimento per la presunta violazione del suo diritto ad essere giudicata entro un termine ragionevole».
         In tale affermazione la Solvay ravvisa uno snaturamento di quanto da essa dedotto in primo grado.
      
      126. Secondo costante giurisprudenza, sussiste uno snaturamento quando, senza dover assumere nuove prove, la valutazione dei mezzi
         di prova disponibili risulta, in modo evidente, inesatta (116). Se si traspone tale giurisprudenza agli argomenti dedotti dalle parti in primo grado, allora sussiste un loro snaturamento
         solo quando essi sono stati dal Tribunale evidentemente fraintesi o riprodotti travisandone il significato.
      
      127. Purtroppo il Tribunale nella sentenza impugnata non permette di capire, con la contestata formulazione, a quale passaggio
         dell’atto introduttivo della Solvay esso si riferisca. Nel corso del procedimento di impugnazione, tuttavia, le parti hanno
         concordemente fatto emergere che per l’affermazione del Tribunale contestata dalla Solvay il punto di riferimento potrebbe
         essere costituito dai punti 88 e 89 dell’atto introduttivo. Nel punto 88 del suo atto introduttivo l’impresa in sostanza sottolinea
         che, a suo avviso, solo l’annullamento della decisione controversa potrebbe rimuovere la lamentata violazione del principio
         del diritto ad un processo equo; una mera riduzione dell’ammenda non sarebbe idonea a rimuovere la lamentata violazione dell’art. 6
         della CEDU. Nel punto 89 dell’atto introduttivo la Solvay giunge quindi alla conclusione che l’evidente superamento da essa
         lamentato del termine ragionevole potrebbe comportare solo l’annullamento della decisione controversa (117).
      
      128. Nel passaggio qui riprodotto dell’atto introduttivo io non riesco a scorgere alcuna rinuncia ad un’eventuale riduzione dell’ammenda
         a causa della durata del procedimento. Tanto meno è possibile desumere dagli argomenti dedotti per iscritto dalla Solvay quella
         «rinuncia espressa» dell’impresa ad una riduzione dell’ammenda a causa dell’eccesiva durata del procedimento, supposta dal
         Tribunale.
      
      129. Piuttosto, nei punti 88 e 89 del proprio atto introduttivo di primo grado la Solvay semplicemente espone con forza la propria
         opinione in punto di diritto. L’impresa illustra quale conseguenza giuridica essa ritiene si imponga in relazione all’asserita
         violazione del principio della ragionevole durata del procedimento: non già la riduzione dell’ammenda, bensì l’annullamento
         della decisione controversa.
      
      130. Tra l’esposizione di un’opinione in punto di diritto e l’espressa rinuncia alla possibilità di una riduzione dell’ammenda
         a titolo di risarcimento per la presunta violazione di un diritto, vi è una differenza radicale. Il Tribunale ha ignorato
         tale differenza al punto 122 della sentenza impugnata.
      
      131. Il punto 122 della sentenza impugnata dimostra che il Tribunale ha evidentemente frainteso gli argomenti presentati dalla
         Solvay nel procedimento di primo grado e li ha altresì riprodotti travisandone il significato. Ciò comporta lo snaturamento
         degli argomenti presentati da una parte.
      
      132. Tale snaturamento balza in particolare agli occhi se si considera che la Solvay, ad altro proposito, nel suo atto introduttivo
         di primo grado indubbiamente richiede una riduzione dell’ammenda da parte del Tribunale, rinviando a tal fine espressamente
         ai suoi «argomenti presentati a sostegno dei motivi di annullamento», quindi anche ai suoi argomenti relativi all’eccessiva
         durata del procedimento (118).
      
      133. Conseguentemente, la quinta parte del primo motivo di ricorso va accolta.
      
      3.      Conclusione
      134. Il primo motivo di ricorso è in parte fondato.
      
      C –    Annullamento della sentenza impugnata
      135. Come risulta dalle precedenti considerazioni, i tre motivi d’impugnazione sollevati dalla Solvay sono per la maggior parte
         fondati. L’accoglimento di ciascuno di questi motivi di ricorso, già di per sé solo considerato, giustifica l’annullamento
         della sentenza impugnata nel suo complesso.
      
      D –    Decisione sul ricorso di primo grado
      136. Ai sensi dell’art. 61, n. 1, del suo Statuto, la Corte può statuire essa stessa definitivamente sulla controversia, qualora
         lo stato degli atti lo consenta.
      
      137. Così avviene nel caso in esame. Tutti i fatti e le questioni di diritto rilevanti per statuire sul ricorso della Solvay sono
         già stati discussi in primo grado dinanzi al Tribunale, e le parti hanno avuto l’opportunità di scambiare le loro argomentazioni
         al riguardo. Il rinvio al Tribunale non è pertanto necessario; piuttosto, la Corte può statuire essa stessa sul ricorso della
         Solvay inteso ad ottenere l’annullamento della decisione controversa. Considerata l’eccezionale durata del procedimento –
         ventidue anni dalle indagini della Commissione nell’aprile 1989 fino ad oggi – sarebbe opportuno che la Corte utilizzasse
         tale possibilità.
      
      138. Nel prosieguo mi limito a verificare brevemente la legittimità della decisione controversa scegliendo tre punti di vista:
         accesso al fascicolo (sub 1), contraddittorio (sub 2) e durata del procedimento (sub 3).
      
      1.      Sul diritto di accesso al fascicolo
      139. È incontrovertibile che prima dell’emanazione della decisione controversa alla Solvay non fu concesso un accesso al fascicolo
         conforme ai requisiti di diritto (119).
      
      140. Come sopra esposto, è impossibile escludere che nelle parti smarrite del fascicolo, il cui contenuto è ignoto, la Solvay avrebbe
         trovato informazioni utili per la sua difesa. Ciò è tanto più vero in quanto la Commissione stessa suppone che alcuni dei
         raccoglitori mancanti «contenessero della corrispondenza ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 17», vale a dire richieste
         di informazioni della Commissione a varie imprese e loro risposte (120). Tali dichiarazioni provenienti da altre società potrebbero contenere informazioni utili per la valutazione dell’accordo
         tra la Solvay e la CFK, almeno per quanto riguarda la durata dell’infrazione e l’ammontare dell’ammenda inflitta. Soprattutto
         per quanto riguarda la durata dell’infrazione, la Commissione nella decisione impugnata ha sostenuto che le informazioni fornite
         erano incomplete e contraddittorie (121). 
      
      141. Sussisteva, pertanto, almeno la possibilità che, se fosse stato correttamente concesso l’accesso al fascicolo, il procedimento
         amministrativo avrebbe avuto un esito diverso, sia pur solo per quanto riguarda l’ammontare dell’ammenda inflitta.
      
      142. Conseguentemente, la decisione controversa, già solo a causa dei vizi procedurali emersi in relazione all’accesso al fascicolo
         (smarrimento di documenti), deve essere integralmente annullata.
      
      2.      Sul diritto al contraddittorio
      143. È altresì incontrovertibile che la Solvay, prima dell’emanazione della decisione controversa nel 2000, non fu nuovamente sentita
         dalla Commissione, benché una nuova audizione fosse giuridicamente necessaria (122). Questo vizio procedurale si collega strettamente al mancato accesso al fascicolo.
      
      144. Non si può escludere che il procedimento amministrativo avrebbe avuto un esito diverso se nel 2000 la Commissione avesse concesso
         all’impresa la possibilità – dopo un corretto accesso al fascicolo – di presentare nuovamente osservazioni sugli addebiti
         che essa le contestava (123).
      
      145. Anche per tale motivo la decisione controversa deve essere integralmente annullata.
      
      3.      Sul diritto ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole
      146. Per quanto riguarda, infine, la durata del procedimento, questa deve essere valutata sulla base di tutte le circostanze del
         caso di specie (124).
      
      147. Nel presente caso occorre rilevare che la Commissione, nel periodo compreso tra l’annullamento della sua prima decisione di
         inflizione dell’ammenda (decisione 91/298) e la prima sentenza della Corte quale giudice dell’impugnazione (125), è rimasta completamente inerte. In tal modo è trascorso inutilizzato un periodo di quattro anni e sette mesi (126).
      
      148. Questa inerzia della Commissione non può essere giustificata richiamando il ricorso presentato all’epoca da detta istituzione
         contro l’annullamento della prima decisione di inflizione dell’ammenda. Benché la Commissione sia libera di sfruttare appieno
         le opportunità processuali a sua disposizione, e di adire, in caso di sua soccombenza in primo grado, la Corte quale giudice
         dell’impugnazione, ciò, tuttavia, non comporta affatto che la Commissione possa, durante tale procedimento di impugnazione,
         lasciar sopire il procedimento amministrativo (127).
      
      149. L’impugnazione non ha effetto sospensivo (art. 60, primo comma, dello Statuto della Corte). A partire dal 29 giugno 1995,
         giorno della pronuncia della sentenza di primo grado nella causa T‑31/91, la Commissione era pertanto tenuta, ai sensi dell’art. 233,
         primo comma, CE (ora art. 266, primo comma, TFUE), a prendere i provvedimenti derivanti dalla sentenza di annullamento del
         Tribunale. Anche il principio di buona amministrazione avrebbe imposto o di puntare senza indugio ad una nuova decisione nel
         merito, oppure di archiviare il procedimento amministrativo.
      
      150. Senza alcuno sforzo la Commissione avrebbe potuto riprendere il procedimento amministrativo già dal luglio 1995, anziché attendere
         fino ad aprile 2000 (128). Nella sua nuova decisione di inflizione dell’ammenda la Commissione avrebbe dovuto semplicemente precisare che tale decisione,
         in caso di sua vittoria nel procedimento d’impugnazione, sarebbe decaduta.
      
      151. Ciò considerato, si deve concludere che nel presente caso il procedimento amministrativo, già solo a causa dell’inerzia quasi
         quinquennale della Commissione dal luglio 1995 all’aprile 2000, era eccessivamente lungo. Come sopra esposto (129), risultano quindi superflui sia un più preciso esame della durata di altre fasi del procedimento, sia una valutazione complessiva
         della durata del procedimento (130).
      
      152. S’intende che la violazione, testé accertata, del principio della ragionevole durata del procedimento giustifica l’annullamento
         della decisione controversa solo nel caso in cui le possibilità di difesa dell’impresa interessata abbiano subito un pregiudizio
         a causa della durata del procedimento (131). Il relativo onere della prova spetta all’impresa.
      
      153. La Corte fissa, in linea di massima, requisiti rigorosi per una siffatta prova (132): gli argomenti dell’impresa interessata si devono fondare su elementi di prova convincenti e non devono essere troppo astratti
         e imprecisi (133). Se, ad esempio – come nella specie – si afferma che le possibilità di difesa sarebbero diminuite a causa delle dimissioni
         di precedenti dipendenti, allora queste persone devono essere di regola indicate nominativamente, devono essere indicate le
         loro mansioni nonché la data delle loro dimissioni, sono necessarie precisazioni sulla natura e sull’ampiezza delle informazioni
         o spiegazioni che avrebbero potuto fornire, e devono essere dimostrate le circostanze che hanno reso impossibile la loro testimonianza (134).
      
      154. È indubbio che indicazioni così dettagliate non sono state fornite dalla Solvay dinanzi ai giudici dell’Unione nel procedimento
         giudiziario in corso.
      
      155. Nel presente caso occorre, tuttavia, considerare che il periodo 1987‑1990, in relazione al quale si imputa alla Solvay la
         partecipazione in un cartello, risaliva, alla data di emanazione della seconda decisione di inflizione dell’ammenda a fine
         2000, già a 10‑13 anni prima. Quando, infine, nel 2005 la Solvay ottenne l’accesso al fascicolo dinanzi al Tribunale, erano
         già trascorsi, dal periodo cui si riferisce l’infrazione accertata dalla Commissione, addirittura 15-18 anni.
      
      156. È evidente che i ricordi dei dipendenti di un’impresa – e a fortiori dei suoi ex-dipendenti – si affievoliscono dopo un così
         lungo periodo.
      
      157. Ciò nonostante, nel procedimento di primo grado la Solvay ha offerto al Tribunale, in dettaglio, l’indicazione dei dipendenti
         che erano impiegati nel suo reparto «carbonato» nel periodo in questione e di quelli tra questi che sono ora in pensione oppure
         deceduti.
      
      158. Di più non ci si poteva ragionevolmente aspettare dalla Solvay nelle particolari circostanze del caso di specie.
      
      159. In particolare, la ricorrente non può essere penalizzata per non aver indicato dettagliatamente gli episodi e gli elementi
         di prova sui quali i suoi ex-dipendenti avrebbero dovuto fornire informazioni. A tutt’oggi, infatti, l’impresa non conosce
         tutte le parti del fascicolo del procedimento che in realtà avrebbero dovuto esserle mostrate (135). Non si può pretendere dalla Solvay di provare se e in che misura i suoi ex-dipendenti avrebbero potuto fornire informazioni
         su parti smarrite del fascicolo del procedimento, delle quali è ignoto il contenuto e che non sono mai state consultabili
         durante il procedimento.
      
      160. Più in generale, l’asticella dei requisiti necessari per dimostrare il pregiudizio delle possibilità di difesa causato dal
         decorso del tempo, non può essere alzata così in alto da rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile per l’impresa
         interessata ogni prova.
      
      161. Considerata la perdita irrimediabile di una parte del fascicolo del procedimento, in cui era forse contenuta corrispondenza
         della Commissione con terze imprese (136), non può escludersi che gli ex-dipendenti della Solvay, ove raggiungibili, avrebbero potuto essere d’aiuto all’impresa per
         la sua difesa. In particolare, non può escludersi che detti dipendenti avrebbero potuto fornire informazioni, che il mero
         impiego di documentazione scritta non avrebbe fatto emergere.
      
      162. Tutto ciò considerato, sussistono sufficienti elementi per ritenere che la durata eccessiva del procedimento ha pregiudicato
         le possibilità di difesa della Solvay rispetto alla Commissione. Già solo per questo motivo la decisione controversa deve
         essere annullata.
      
      4.      Conclusione
      163. Già dall’analisi di alcune delle questioni di diritto sollevate dalla ricorrente in primo grado, relative all’accesso al fascicolo,
         al contraddittorio e alla durata del procedimento, risulta che la decisione controversa della Commissione (decisione 2003/5)
         deve essere integralmente annullata. Risulta, pertanto, superfluo l’esame degli ulteriori motivi di ricorso proposti dalla
         Solvay in primo grado.
      
      V –    Sulla richiesta di riduzione dell’ammenda
      164. Oltre all’annullamento della sentenza impugnata e della decisione controversa (137), la Solvay chiede anche l’annullamento o la riduzione dell’ammenda – inflitta ex novo dal Tribunale – a titolo di compensazione
         per il grave danno che afferma di aver subito a causa della durata eccezionalmente lunga del procedimento.
      
      165. In base alla soluzione da me proposta che comporta l’annullamento della sentenza impugnata (138) e della decisione controversa (139), questa separata richiesta della Solvay è destinata a decadere. Nel prosieguo, tuttavia, per completezza la affronto in via
         subordinata.
      
      A –    Considerazione preliminare
      166. Dalla giurisprudenza della Corte si possono desumere due diversi percorsi per risolvere il problema della eccessiva durata
         del procedimento: nel caso Baustahlgewebe, in cui all’impresa interessata era stata inflitta un’ammenda in materia di intese,
         la Corte concesse una riduzione dell’ammenda (140); nel caso Der Grüne Punkt, invece, in cui non era stata inflitta una siffatta ammenda, la Corte poté soltanto prospettare
         all’impresa interessata la possibilità di presentare ricorso per il risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 268 TFUE in
         combinato disposto con l’art. 340, secondo comma, TFUE (già art. 235 CE in combinato disposto con l’art. 288, secondo comma,
         CE) (141).
      
      167. In udienza la Commissione ha espresso la sua preferenza per la soluzione da ultimo menzionata secondo le indicazioni provenienti
         dal caso Der Grüne Punkt. Essa ha motivato tale preferenza con la necessità di assicurare un’efficace applicazione del diritto
         in materia di concorrenza. A suo avviso, una riduzione dell’ammenda pregiudicherebbe l’efficace applicazione delle regole
         europee in materia di concorrenza.
      
      168. Questa tesi non è convincente.
      
      169. Vero è che l’applicazione delle regole europee in materia di concorrenza – regole indispensabili per il funzionamento del
         mercato interno (142) – costituisce indubbiamente un’aspirazione fondamentale dei Trattati (143). Per raggiungere tale obiettivo sono indispensabili sanzioni efficaci e dissuasive.
      
      170. D’altro lato, tuttavia, in un procedimento come il procedimento amministrativo in materia di intese, che presenta tratti simili
         a quello penale (144), le garanzie procedurali basilari devono essere prese in particolare considerazione. Il diritto in materia di concorrenza
         può essere fatto rispettare solo con strumenti ineccepibili per uno Stato di diritto. Se, quindi, in un procedimento in materia
         di intese viene violato un diritto fondamentale come quello ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole, allora
         l’impresa interessata ha diritto a mezzi di ricorso efficaci.
      
      171. La ricerca di una soluzione per il superamento della durata ragionevole del procedimento si muove, quindi, necessariamente,
         tra i due poli della necessità di far rispettare le regole in materia di concorrenza, da un lato, e della necessità di mezzi
         di ricorso efficaci per la violazione di un diritto fondamentale, dall’altro.
      
      172. Per ragioni di economia processuale e al fine di garantire un rimedio immediato ed effettivo all’impresa interessata, la Corte,
         là dove è possibile – ossia nei casi con ammende –, dovrebbe seguire anche in futuro la soluzione indicata nella sentenza
         Baustahlgewebe (145).
      
      173. In un caso del genere, l’efficace applicazione del diritto in materia di concorrenza è soddisfatta grazie al fatto che l’accertamento
         dell’infrazione e l’obbligo della sua rimozione da parte dell’impresa interessata rimangono (146). Rispetto agli altri operatori del mercato rimane l’effetto deterrente dell’ammenda originariamente inflitta dalla Commissione
         e/o dal Tribunale, la cui rispondenza ai fatti non è messa in discussione dalla Corte. Il «metodo Baustahlgewebe» comporta
         semplicemente una sorta di compensazione dell’ammenda originaria con l’importo stimato equo a titolo di risarcimento per l’eccessiva
         durata del procedimento (147).
      
      B –    Sulla riduzione dell’ammenda
      174. La giurisprudenza Baustahlgewebe (148) si basa in definitiva sulla competenza giurisdizionale anche di merito di cui all’art. 261 TFUE, attribuita alla Corte rispetto
         alle sanzioni in materia di concorrenza ai sensi dell’art. 17 del regolamento n. 17 (149). La Corte può pertanto discrezionalmente sopprimere, ridurre o maggiorare ammende o penalità di mora.
      
      175. In applicazione della giurisprudenza Baustahlgewebe, occorre prima di tutto valutare la durata del procedimento (v. sub 1),
         e poi determinare la misura dell’eventuale riduzione dell’ammenda (v. sub 2).
      
      1.      Sull’eccessiva durata dei procedimenti amministrativo e giudiziario
      176. Come sopra esposto (150), la ragionevolezza della durata di un procedimento deve essere valutata alla luce delle circostanze proprie di ciascuna causa
         e, in particolare, della rilevanza della lite per l’interessato, della complessità della causa nonché del comportamento del
         ricorrente e di quello delle autorità competenti.
      
      177. A tal fine occorre prendere separatamente in esame le singole fasi del procedimento, ma si deve altresì effettuare una valutazione
         complessiva della durata del procedimento, considerando il procedimento amministrativo ed il procedimento giudiziario (151).
      
      178. Delle singole fasi del procedimento soprattutto due risultano problematiche di fronte al principio della ragionevole durata
         del procedimento: il periodo di completa inerzia della Commissione durante il primo procedimento di impugnazione (procedimento
         nelle cause riunite C‑287/95 P e C‑288/95 P), nonché il secondo procedimento dinanzi al Tribunale (procedimento nella causa
         T‑58/01) (152).
      
      179. Si è già constatato che i quattro anni e sette mesi di costante inerzia della Commissione dal luglio 1995 all’aprile 2000
         – cioè durante il primo procedimento di impugnazione – hanno leso il diritto fondamentale della Solvay di ottenere una decisione
         entro un termine ragionevole (153). Ai fini del presente procedimento non occorre, pertanto, verificare se nello stesso periodo anche la Corte, quale giudice
         dell’impugnazione, doveva rispondere di un procedimento eccessivamente lungo a causa di una durata del procedimento di quattro
         anni e sette mesi.
      
      180. Per quanto riguarda il secondo procedimento dinanzi al Tribunale (causa T‑58/01), la sua durata di otto anni e nove mesi risulta,
         già a prima vista, di una lunghezza intollerabile.
      
      181. Come giustamente rileva la ricorrente, un tempo così lungo di trattazione della causa non può giustificarsi, nel presente
         caso, richiamando una qualche complessità della stessa: il Tribunale aveva a che fare solo con due parti, non ci fu pressoché
         bisogno di traduzioni (154), e le questioni di fatto e di diritto sollevate dalle parti del procedimento non presentavano alcuna difficoltà fuori dal
         comune. Pur essendoci una connessione con il procedimento parallelamente pendente nella causa T‑57/01, l’identità di numerosi
         motivi di ricorso nelle due cause avrebbe potuto consentire sinergie nella loro trattazione, accelerando, anziché ritardando,
         il procedimento.
      
      182. Sicuramente buona parte del ritardo del procedimento si spiega con la necessità di consentire alla Solvay, durante il procedimento
         giudiziario, l’accesso al fascicolo del procedimento amministrativo (155). Che, tuttavia, a tal fine fosse necessario un anno e mezzo – e addirittura due anni, se si contano anche le osservazioni
         prodotte dalle parti (156) – è assolutamente inaccettabile. Questa perdita di tempo non può ricadere in danno della Solvay. Il Tribunale avrebbe dovuto
         eventualmente fissare termini precisi alla Commissione e trarre le necessarie conseguenze dall’eventuale inosservanza di tali
         termini.
      
      183. È peraltro possibile individuare anche alcuni periodi di protratta inerzia del Tribunale nel procedimento di primo grado.
         Si possono segnalare, ad esempio, i ventinove mesi trascorsi tra le osservazioni della Commissione sull’utilità di determinati
         documenti per la difesa della Solvay e l’apertura della fase orale del procedimento (157). Possono essere altresì menzionati i quasi diciotto mesi trascorsi tra l’udienza del 26 giugno 2008 e la pronuncia della
         sentenza impugnata il 17 dicembre 2009 (158).
      
      184. È evidente che i problemi di organizzazione interna del Tribunale, ad esempio quelli legati al rinnovo periodico o all’impedimento
         dei giudici, non devono ricadere in danno delle parti (159).
      
      185. Alla luce di tali elementi risulta che nel presente caso sia il procedimento amministrativo che quello giudiziario hanno avuto
         una lunghezza eccessiva.
      
      186. Tale impressione trova conferma qualora si consideri la durata, nel presente caso, di tutte le fasi del procedimento amministrativo
         e di quello giudiziario nel loro complesso:
      
      –        quale data di inizio per il calcolo della durata del procedimento occorre prendere in considerazione, in conformità alla giurisprudenza
         della Corte eur. D.U. sull’art. 6, n. 1, della CEDU, il giorno in cui la Solvay si è trovata per la prima volta esposta a
         provvedimenti, presi in ragione degli indizi a suo carico, che hanno avuto ripercussioni importanti sulla sua situazione (160). Quella data, nel presente caso, si colloca molto prima della comunicazione degli addebiti (che sarebbe equiparabile ad un’«accusa»
         formale): essa risale già al giorno in cui la Commissione nell’aprile 1989 effettuò la sua indagine presso la Solvay (161).
      
      –        durante tutto questo tempo il procedimento non è mai stato archiviato;
      –        quale prevedibile data finale dovrà essere computato il giorno in cui sarà pronunciata la sentenza della Corte nel presente
         procedimento di impugnazione (162).
      
      187. Fino ad oggi, pertanto, la durata complessiva del procedimento ammonta già a ventidue anni. Non occorre verificare se una
         durata così lunga di un procedimento possa mai essere giustificata. In ogni caso una tale giustificazione richiederebbe la
         presenza di circostanze eccezionali, come ad esempio una particolare complessità delle questioni di fatto e di diritto da
         affrontare, nonché una grave corresponsabilità dell’impresa interessata per determinati ritardi del procedimento. Nulla del
         genere può essere qui ravvisato.
      
      188. In via meramente incidentale si noti che per giustificare la durata complessiva del procedimento non basta il solo fatto che
         la prescrizione dell’azione non è ancora intervenuta (163). Il termine di prescrizione, infatti, fornisce solo gli estremi limiti temporali entro cui si possono assumere misure di
         inflizione di un’ammenda per le infrazioni contro le regole europee in materia di concorrenza. All’interno del termine di
         prescrizione il principio della ragionevole durata del procedimento impone di effettuare le indagini e assumere le decisioni
         celermente, evitando ingiustificati periodi di inerzia. Le imprese interessate, infatti, si trovano, finché il procedimento
         è in corso, sotto una forte pressione e devono fare per tutto il tempo i conti con l’incertezza relativa a quando e con quale
         esito finirà il procedimento a loro carico. In questa situazione il principio della ragionevole durata del procedimento assicura
         loro una tutela rafforzata, che va oltre quella assicurata dalla prescrizione dell’azione (164).
      
      189. Tutto ciò considerato, la mia conclusione è nel senso della violazione del diritto fondamentale della Solvay di ottenere una
         decisione entro un termine ragionevole.
      
      190. In applicazione della giurisprudenza Baustahlgewebe (165), la sentenza impugnata dovrebbe, pertanto, essere annullata a causa dell’eccessiva durata del procedimento per lo meno nella
         parte in cui l’ammontare dell’ammenda viene fissato a EUR 2,25 milioni.
      
      2.      Sulla misura della riduzione dell’ammenda da praticare
      191. In risposta ad una questione ad esse posta in udienza, le parti hanno espresso opinioni profondamente divergenti circa la
         misura dell’eventuale riduzione dell’ammenda da praticare nel presente caso. Mentre la Solvay, in considerazione della durata
         del procedimento, vorrebbe una riduzione dell’ammenda così ampia da conferire alla sanzione un mero valore simbolico, la Commissione
         si colloca su una posizione diametralmente opposta: a suo avviso simbolica dovrebbe essere non già l’ammenda, bensì la sua
         riduzione.
      
      192. Nella causa Baustahlgewebe – finora unico precedente disponibile – la riduzione dell’ammenda praticata dalla Corte assunse
         dimensioni meramente marginali: un’ammenda fissata dal Tribunale a ECU 3 milioni fu ridotta dell’importo di ECU 50 000 (166); ciò equivale ad una riduzione solo dell’1,67%.
      
      193. Dubito che una riduzione così modesta dell’ammenda sia ancor oggi adeguata alla luce dei precetti della CEDU. In base alla
         giurisprudenza della Corte eur. D.U. sull’art. 6, n. 1, della CEDU, di cui occorre tener conto anche nel diritto dell’Unione
         in forza dell’art. 52, n. 3, prima frase, della Carta dei diritti fondamentali, ai fini della riparazione risulta decisiva
         la misura in cui è stata superata la ragionevole durata del procedimento (167).
      
      194. Nel presente caso, sia singole fasi del procedimento amministrativo e di quello giudiziario, che tutte le fasi del procedimento
         considerate nel loro insieme rivelano un notevole superamento della ragionevole durata del procedimento: un’inerzia di ben
         quattro anni e sette mesi nel procedimento amministrativo (168), un procedimento giudiziario di primo grado di otto anni e nove mesi (169), e una durata complessiva del procedimento di ventidue anni fino ad oggi (170) si collocano – in assenza di circostanze eccezionali – al di là di qualsiasi soglia immaginabile di ragionevole durata del
         procedimento.
      
      195. In questa situazione una riduzione relativamente modesta dell’ammenda, quale la Corte ha praticato nella sentenza Baustahlgewebe
         e quale la Commissione sembra avere in mente anche nel presente caso, non sarebbe in nessun caso adeguata.
      
      196. La violazione di un diritto fondamentale dovuta ad un procedimento eccessivamente lungo esige una sanzione efficace. A tal
         proposito occorre tener conto, da un lato, della gravità dell’infrazione commessa dall’impresa interessata e, dall’altro,
         della gravità della violazione del diritto fondamentale derivante dalla durata eccessiva del procedimento (171).
      
      197. Nel presente caso sussiste una grave violazione del diritto fondamentale ad ottenere una decisione entro un termine ragionevole.
         Ciò giustifica una sensibile riduzione dell’ammenda. Al contempo, tuttavia, occorre considerare che la partecipazione della
         Solvay e della CFK ad un cartello costituiva, in base agli accertamenti della Commissione, «infrazione di particolare gravità»
         di una delle disposizioni fondamentali del mercato interno (art. 81 CE) (172). Bilanciando tutte le circostanze del caso di specie, riterrei pertanto adeguata una riduzione dell’ammenda del 50%. Quale
         punto di partenza per tali calcoli occorrerebbe assumere la misura dell’ammenda determinata dal Tribunale.
      
      198. Qualora, quindi, la Corte non dovesse annullare integralmente la sentenza impugnata e annullare la decisione controversa (173), propongo perlomeno di ridurre del 50% l’ammenda di EUR 2,25 milioni.
      
      VI – Sulle spese
      199. Ai sensi dell’art. 122, primo comma, del regolamento di procedura della Corte, quando l’impugnazione è accolta e la controversia
         viene definitivamente decisa dalla Corte, quest’ultima statuisce sulle spese.
      
      200. Dall’art. 69, n. 2, in combinato disposto con l’art. 118 del regolamento di procedura della Corte, risulta che la parte soccombente
         è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Solvay ha chiesto la condanna della Commissione alle spese
         sia del procedimento d’impugnazione che del procedimento di primo grado, e la Commissione è rimasta soccombente in entrambi
         i gradi di giudizio, quest’ultima deve essere condannata alle spese del procedimento in entrambi i gradi.
      
      VII – Conclusione
      201. Alla luce delle suesposte considerazioni, propongo alla Corte di statuire come segue:
      
      1)      la sentenza del Tribunale 17 dicembre 2009, causa T‑58/01, Solvay/Commissione, è annullata;
      2)      la decisione della Commissione 13 dicembre 2000, 2003/5/CE, è annullata;
      3)      la Commissione è condannata alle spese di entrambi i gradi di giudizio.
      1 –	Lingua originale: il tedesco.
      
      2 –	Sul primo procedimento di impugnazione v. la sentenza della Corte 6 aprile 2000, cause riunite C‑287/95 P e C‑288/95 P,
         Commissione/Solvay, Racc. pag. I‑2391.
      
      3 –      ­V. anche l’introduzione delle mie conclusioni, presentate in data odierna nel procedimento C‑109/10 P, Solvay/Commissione,
         paragrafi 1‑6. 
      
      4 –	Solvay SA (già Solvay et Cie SA) è una società per azioni di diritto belga che opera nel settore dell’industria farmaceutica,
         chimica, della plastica e della lavorazione.
      
      5 –      ­Chemische Fabrik Kalk GmbH.
      
      6 –      Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali («CEDU», sottoscritta a Roma il
         4 novembre 1950).
      
      7 –	L’atto di ricorso della Solvay alla Corte eur. D.U. riporta la data del 26 febbraio 2010 ed è allegato all’atto di impugnazione
         di detta impresa nel presente procedimento.
      
      8 –      V., in proposito e per quanto si dirà infra, i punti 5‑42 della sentenza della Corte 17 dicembre 2009, causa T‑58/01, Solvay/Commissione,
         Racc. pag. II‑4781, in prosieguo, anche: la «sentenza impugnata», così come il punto 22 della sentenza pronunciata dal Tribunale
         nella causa parallela il 17 Dicembre 2009, causa T‑57/01, Solvay/Commissione, Racc. pag. II‑4621).
      
      9 –	Regolamento (CEE) del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17: Primo regolamento d’applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato
         (GU 1962, n. 13, pag. 204).
      
      10 –	Il carbonato di sodio è utilizzato per la produzione del vetro (soda densa), nell’industria chimica e nella metallurgia
         (soda leggera). Occorre distinguere tra la soda naturale (soda densa) e la soda sintetica (soda densa o leggera). La soda
         naturale si ottiene dalla macinazione, purificazione e calcinazione di un minerale. La soda sintetica si ottiene tramite reazione
         tra cloruro di sodio e calcare mediante il «procedimento ammoniaca-soda» inventato dai fratelli Solvay nel 1863.
      
      11 –	Oltre alla Solvay gli accertamenti interessarono anche le imprese AKZO, Chemische Fabrik Kalk (CFK), Imperial Chemical
         Industries (ICI), Matthes & Weber e Rhône Poulenc. Tali accertamenti furono effettuati sulla base della decisione di accertamento
         della Commissione 5 aprile 1989, riportata per estratto al punto 19 della sentenza T‑57/01, Solvay/Commissione, cit. supra
         alla nota 8).
      
      12 –	Per quanto riguarda l’abuso di posizione dominante da parte della Solvay, accertato dalla Commissione, rinvio alle mie
         conclusioni, presentate in data odierna nel parallelo procedimento pendente dinanzi alla Corte, causa C‑110/09 P, Solvay/Commissione.
      
      13 –	Sul punto v. punti 23, 27 e 31 della sentenza impugnata.
      
      14 –	Decisione della Commissione 19 dicembre 1990, 91/298/CEE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 85 del trattato
         CEE (IV/33.133-B: Carbonato di sodio – Solvay; GU 1991, L 152, pag. 16). Questa decisione è solo una delle quattro decisioni
         che la Commissione indirizzò quel giorno alle imprese operanti sul mercato del carbonato di sodio. Delle altre decisioni una
         è rivolta contro la Solvay e la ICI [decisione della Commissione 19 dicembre 1990, 91/297/CEE, relativa ad un procedimento
         a norma dell’articolo 85 del trattato CEE (IV/33.133 A: Carbonato di sodio – Solvay, ICI; GU 1991, L 152, pag. 1)]; una contro
         la sola Solvay [decisione della Commissione 19 dicembre 1990, 91/299/CEE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo
         86 del trattato CEE (IV/33.133-C: Carbonato di sodio – Solvay, CFK; GU 1991, L 152, pag. 21)]; infine, una contro la sola
         ICI [decisione della Commissione 19 dicembre 1990, 91/300/CEE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 86 del trattato
         CEE (IV/33.133-D: Carbonato di sodio – ICI; GU 1991, L 152, pag. 40)].
      
      15 –      Pari, all’epoca, a ECU 3 milioni ovvero a ECU 1 milione.
      
      16 –	Sentenza del Tribunale 29 giugno 1995, causa T‑31/91, Solvay/Commissione (Racc. pag. II‑1821), confermata dalla sentenza
         della Corte Commissione/Solvay, cit. supra alla nota 2.
      
      17 –	Punto 247 della sentenza impugnata.
      
      18 –	Contro la CFK la Commissione nel 2000 non ha più avviato alcun procedimento, presumibilmente poiché la società aveva nel
         frattempo cessato la sua produzione di carbonato di sodio.
      
      19 –	Decisione della Commissione 13 dicembre 2000, 2003/5/CE, relativa ad una procedura ai sensi dell’articolo 81 del trattato
         CE (COMP/33.133-B: Carbonato di sodio – Solvay, CFK; GU 2003, L 10, pag. 1; in prosieguo anche: la «decisione controversa»).
         Lo stesso giorno fu emanata la decisione della Commissione 13 dicembre 2000, 2003/6/CE, relativa ad una procedura ai sensi
         dell’articolo 82 del trattato CE (COMP/33.133-C: Carbonato di sodio – Solvay; GU 2003, L 10, pag. 10), che sta sullo sfondo
         del parallelo procedimento di impugnazione pendente dinanzi alla Corte, relativo alla causa C‑109/10 P, Solvay/Commissione.
      
      20 –	Sentenza T‑58/01, Solvay/Commissione, (cit. supra alla nota 8). Lo stesso giorno è stata emessa anche la sentenza del Tribunale
         nel parallelo procedimento relativo alla causa T‑57/01, Solvay/Commissione (cit. supra alla nota 8); quest’ultima sentenza
         costituisce oggetto del procedimento di impugnazione parimenti pendente dinanzi alla Corte, relativo alla causa C‑109/10 P,
         Solvay/Commissione.
      
      21 –	In prosieguo anche: la «ricorrente».
      
      22 –	Regolamento (CE) del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui
         agli articoli 81 e 82 del trattato (GU 2003, L 1, pag. 1). Questo regolamento è entrato in vigore, ai sensi dell’art. 45,
         n. 2, dello stesso, il 1° maggio 2004.
      
      23 –	V. i paragrafi 17‑122 delle mie conclusioni, presentate in data odierna nella causa C‑109/10 P.
      
      24 –	Sentenza 14 settembre 2010, causa C‑550/07 P, Akzo Nobel Chemicals e Akcros Chemicals/Commissione e a. (Racc. pag. I‑8301,
         punto 92); v. anche sentenze 2 ottobre 2003, causa C‑194/99 P, Thyssen Stahl/Commissione («Thyssen Stahl»; Racc. pag. I‑10821,
         punto 30), e 3 settembre 2009, cause riunite C‑322/07 P, C‑327/07 P e C‑338/07 P, Papierfabrik August Koehler/Commissione
         (Racc. pag. I‑7191, punto 34).
      
      25 –	La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è stata solennemente proclamata prima il 7 dicembre 2000 a Nizza
         (GU 2000, C 364, pag. 1), e successivamente il 12 dicembre 2007 a Strasburgo (GU 2007, C 303, pag. 1, e GU 2010, C 83, pag. 389).
      
      26 –	Punti 7 e 10 della sentenza impugnata.
      
      27 –	Punti 7, 242 e 243 della sentenza impugnata.
      
      28 –	Punto 243 della sentenza impugnata.
      
      29 –	Punto 25 della sentenza impugnata, e punto 70 della decisione controversa.
      
      30 –	Punti 247 e 248 della sentenza impugnata.
      
      31 –	Punti 40-48 della sentenza impugnata.
      
      32 –	Punti 50 e 51 della sentenza impugnata.
      
      33 –	Punti 48, 49 e 254 della sentenza impugnata.
      
      34 –	Punti 49, 246 e 256 della sentenza impugnata.
      
      35 –	Sentenze 7 gennaio 2004, cause riunite C‑204/00 P, C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e C‑219/00 P, Aalborg
         Portland e a./Commissione («Aalborg Portland», Racc. pag. I‑123, punto 68), e 1° luglio 2010, causa C‑407/08 P, Knauf Gips
         («Knauf Gips»; Racc. pag. I‑6375, punto 22).
      
      36 –	Tale vizio procedurale è preso in esame anche dal Tribunale ai punti 245‑248 della sentenza impugnata.
      
      37 –	V. in proposito l’art. 41, n. 2, lett. b), della Carta dei diritti fondamentali.
      
      38 –	Sentenze 8 luglio 1999, causa C‑51/92 P, Hercules Chemicals/Commissione («Hercules»; Racc. pag. I‑4235, punto 78); 2 ottobre
         2003, causa C‑199/99 P, Corus UK/Commissione («Corus UK»; Racc. pag. I‑11177, punto 128), 15 ottobre 2002, cause riunite C‑238/99 P,
         C‑244/99 P, C‑245/99 P, C‑247/99 P, da C‑250/99 P a C‑252/99 P e C‑254/99 P, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione,
         («PVC II», Racc. pag. I‑8375, punto 318), nonché sentenza Aalborg Portland, cit. supra alla nota 35 (punto 104); v. anche
         sentenze del Tribunale 29 giugno 1995, causa T‑30/91, Solvay/Commissione (Racc. pag. II‑1775, punto 98), e 29 giugno 1995,
         causa T‑36/91, ICI/Commissione (Racc. pag. II‑1847, punto 108).
      
      39 –	Sentenze Hercules, cit. supra alla nota 38 (punto 77); Corus UK, cit. supra alla nota 38 (punto 127), nonché sentenza PVC II,
         cit. supra alla nota 38 (punti 317, 322 e 323).
      
      40 –	Nella causa C‑109/10 P il terzo motivo di impugnazione riguarda lo smarrimento di parti del fascicolo ed il quarto motivo
         di impugnazione l’accesso a parti del fasciolo del procedimento amministrativo consultabili solo dinanzi al Tribunale (v.
         in proposito i punti 156‑206 delle mie conclusioni presentate in data odierna nella causa suddetta).
      
      41 –	Art. 6, n. 2, TUE, nella versione del Trattato di Lisbona.
      
      42 –	V., tra le tante, sentenza Aalborg Portland, cit. supra alla nota 35 (punto 64); nello stesso senso, sentenze 28 marzo
         2000, causa C‑7/98, Krombach (Racc. pag. I‑1935, punti 25 e 26); 14 febbraio 2008, causa C‑450/06, Varec (Racc. pag. I‑581,
         punti 44 e 46), nonché sentenza 23 dicembre 2009, causa C‑45/08, Spector Photo Group e Van Raemdonck (Racc. pag. I‑12073,
         punto 43).
      
      43 –	Una siffatta richiesta sarebbe, in effetti, irricevibile (v. sentenze PVC II, cit. alla nota 38, punti 330 e 331, e Aalborg
         Portland, cit. supra alla nota 35, punto 77 in combinato disposto con il punto 76).
      
      44 –	Sentenza Aalborg Portland, cit. supra alla nota 35, punto 125; nello stesso senso, sentenza 14 ottobre 2010, Deutsche Telekom/Commissione,
         causa C‑280/08 P (Racc. pag. I‑9555, punti 77, 155 e 195); dinanzi alla Corte sono stati ritenuti ammissibili diversi motivi
         di irricevibilità, mediante i quali si sosteneva che il Tribunale avesse applicato in primo grado criteri giuridicamente non
         corretti; v. altresì la sentenza 25 gennaio 2007, cause riunite C‑403 04 P e C‑405/04 P, Sumitomo Metal Industries e Nippon
         Steel/Commissione, «Sumitomo» (Racc.  pag. I‑729, punto 40, 10 luglio 2008, causa C‑413/06 P, Bertelsmann e Sony Corporation
         of Ameria/Impala, «Impala», Racc. I‑4951, punto 117) e 16 dicembre 2008, causa C‑47/07 P, Masdar (RU)/Commissione (Racc. pag. 
         I‑9761, punto 77).
      
      45 –	Punto 257 della sentenza impugnata.
      
      46 –	Punti 263 e 264 della sentenza impugnata.
      
      47 –	V. in particolare punto 262, prima frase, della sentenza impugnata.
      
      48 –	Sentenze PVC II, cit. supra alla nota 38 (punti 318 e 324); Aalborg Portland, cit. alla nota 35 (punto 75), nonché sentenza
         Knauf Gips, cit. supra alla nota 35 (punto 23).
      
      49 –	Sentenza Aalborg Portland, cit. supra alla nota 35 (punto 131).
      
      50 –	Sentenze Aalborg Portland, cit. supra alla nota 35 (punto 68), e Knauf Gips, cit. alla nota 35 (punto 22).
      
      51 –	Punto 256 della sentenza impugnata.
      
      52 –	V., in particolare, sentenze PVC II, cit. supra alla nota 38; Aalborg Portland, cit. alla nota 35; Corus UK, cit. supra
         alla nota 38, nonché sentenza Knauf Gips, cit. supra alla nota 35.
      
      53 –	Sentenze PVC II, cit. supra alla nota 38 (punti 318 e 324); Aalborg Portland, cit. alla nota 35 (punti 74, 75 e 131), nonché
         sentenza Knauf Gips, cit. supra alla nota 35 (punti 23 e 24).
      
      54 –	Punto 262, prima frase, della sentenza impugnata.
      
      55 –	Punto 262 della sentenza impugnata.
      
      56 –	Punti 260-262 della sentenza impugnata.
      
      57 –      Sentenza Aalborg Portland, cit. supra alla nota 35 (punti 127, 128 e 131).
      
      58 –	Punti 262 e 263 della sentenza impugnata.
      
      59 –	V. per completezza altresì i punti 170‑175 e 177 delle mie conclusioni presentate in data odierna nella causa C‑109/10 P.
      
      60 –	La Solvay si è riferita a tale elemento tanto nel suo ricorso che nella fase orale del procedimento dinanzi alla Corte.
      
      61–      Deutsche Solvay Werke.
      
      62 –	V. in proposito il considerando n. 49 della decisione controversa.
      
      63 –	È interessante notare che la Commissione stessa sembra ritenere che almeno alcuni dei raccoglitori mancanti «contenessero
         della corrispondenza ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 17», vale a dire richieste di informazioni della Commissione
         a varie imprese e loro risposte (v. punto 49 della sentenza impugnata).
      
      64 –	V. in proposito, sentenze Aalborg Portland, cit. supra alla nota 35, punto 75 e Knauf Gips, cit. supra alla nota 35, punto 23,
         dove si è stabilito che i documenti «avrebbe[ro] potuto influenzare, in una qualsiasi maniera, le valutazioni svolte dall[a
         Commissione] nell’eventuale decisione, quanto meno con riguardo alla gravità e alla durata del comportamento contestatole
         e, di conseguenza, all’entità dell’ammenda».
      
      65 –	V. supra, paragrafo 38 delle presenti conclusioni.
      
      66 –	V., in particolare, punto 172 della sentenza impugnata.
      
      67 –	Punto 173 della sentenza impugnata.
      
      68 –	V. sul punto supra, paragrafi 23‑49 delle presenti conclusioni.
      
      69 –	Sentenze 25 gennaio 2007, causa C 407/04 P, Dalmine/Commissione (Racc. pag. I‑829, punto 44), e 10 maggio 2007, causa C‑328/05,
         SGL Carbon/Commissione (Racc. pag. I‑3921, punto 71); v. inoltre sentenze 7 giugno 1983, cause riunite da 100/80 a 103/80,
         Musique Diffusion française e a./Commissione (Racc. pag. 1825, punto 10); 9 novembre 1983, causa 322/81, Nederlandsche Banden-Industrie-Michelin/Commissione
         (Racc. pag. 3461, punto 7); PVC II, cit. supra alla nota 38 (punto 85), nonché sentenza Impala, cit. supra alla nota 44 (punto
         61); nello stesso senso – in relazione ad altre materie – sentenze 24 ottobre 1996, causa C‑32/95 P, Commissione/Lisrestal
         e a. (Racc. pag. I‑5373, punto 21); 3 settembre 2008, cause riunite C‑402/05 P e C‑415/05 P, Kadi e Al Barakaat International
         Foundation/Consiglio e Commissione (Racc. pag. I‑6351, in particolare punto 348), nonché sentenza 1 ottobre 2009, causa C‑141/08 P,
         Shunde Yongjian Housewares & Hardware/Rat (Racc. pag. I‑9147, punto 83).
      
      70 –	Ora vige l’art. 27, nn. 1 e 2, del regolamento n. 1/2003.
      
      71 –	Sentenza PVC II, cit. supra alla nota 38 (in particolare punto 88).
      
      72 –	V. in particolare punti 165 e 166 della sentenza impugnata.
      
      73 –	V. in argomento punti 245‑248 della sentenza impugnata, nonché paragrafi 21 e 24 delle presenti conclusioni.
      
      74 –	Sentenza del Tribunale Solvay/Kommission, causa T‑31/91, cit. supra alla nota 16 e sentenza della Corte Commissione/Solvay,
         cit. supra alla nota 2.
      
      75 –	Sentenze nella causa T‑30/91, Solvay/Commissione, cit. supra alla nota 38 (in particolare punti 99, 103 e 104), e nella
         causa T‑36/91, ICI/Commissione, cit. supra alla nota 38 (in particolare punti 109, 113 e 118). Queste sentenze sono state
         emesse lo stesso giorno della sentenza nella causa T‑31/91, cit. supra alla nota 16, con cui il Tribunale ha annullato la
         decisione 91/298 per vizio di autenticazione.
      
      76 –	V. in proposito la pubblicazione presente nella XII Relazione della Commissione sulla concorrenza (1982), pagg. 40 e 41
         (un estratto della quale è riprodotto al punto 244 della sentenza impugnata).
      
      77 –	V. in particolare sentenza del Tribunale 29 giugno 1995, causa T‑37/91, ICI/Commissione (Racc. pag. II‑1901, punti 61-66
         e 73), la quale nega la violazione dei diritti della difesa.
      
      78 –	V., da un lato, la sentenza Hercules, che è del 1999, cit. supra alla nota 38 (punti 75 e 76), e, dall’altro, l’impegno
         pubblicamente assunto dalla Commissione, fin dal 1997, di concedere l’accesso al fascicolo [«comunicazione della Commissione
         relativa alle regole procedimentali interne per l’esame delle domande di accesso al fascicolo nei casi di applicazione degli
         articoli 85 e 86 del trattato CE, degli articoli 65 e 66 del trattato CECA e del regolamento (CEE) n. 4064/89 del Consiglio»,
         GU 1997, C 23, pag. 3].
      
      79 –	Punti 24, 167 e 171 della sentenza impugnata.
      
      80 –	Punti 7, 242 e 243 della sentenza impugnata.
      
      81 –	V. in proposito supra, paragrafi 23‑48 delle presenti conclusioni.
      
      82 –	V. in proposito supra, paragrafo 28 delle presenti conclusioni.
      
      83 –	Sentenza PVC II, cit. supra alla nota 38 (punto 179). Sulla specifica applicazione di questo principio nel procedimento
         giudiziario, v. anche sentenze 17 dicembre 1998, causa C‑185/95 P, Baustahlgewebe/Commissione («Baustahlgewebe»; Racc. pag. I‑8417,
         punto 21); Thyssen Stahl, cit. supra alla nota 24 (punto 154); Sumitomo, cit. supra alla nota 44 (punto 115), nonché sentenza
         16 luglio 2009, causa C‑385/07 P, Der Grüne Punkt – Duales System Deutschland/Commissione («Der Grüne Punkt»; Racc. pag. I‑6155,
         punti 177‑179); sull’applicazione di questo stesso principio nel procedimento amministrativo, v. sentenze 21 settembre 2006,
         causa C‑105/04 P, Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied/Commissione («FEG»; Racc. pag. I‑8725,
         punti 35‑52), e 21 settembre 2006, causa C‑113/04 P, Technische Unie/Commissione («TU»; Racc. pag. I‑8831, punti 40‑57).
      
      84 –	Nello stesso senso anche sentenza PVC II, cit. supra alla nota 38 (punti 176‑178); nella sentenza Der Grüne Punkt, cit.
         supra alla nota 83 (punti 176‑196) la Corte ha parimenti esaminato la ragionevolezza della durata del procedimento, per quanto
         non fossero riscontrabili effetti di essa sull’esito della causa.
      
      85 –	Sentenze Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83 (punto 29); PVC II, cit. supra alla nota 38 (punto 187); Thyssen Stahl,
         cit. supra alla nota 24, punto 155); Sumitomo, cit. supra alla nota 44 (punto 116), nonché sentenza Der Grüne Punkt, cit.
         supra alla nota 83 (punto 181).
      
      86 –	Sentenze Thyssen Stahl, cit. supra alla nota 24 (punto 156); Sumitomo, cit. supra alla nota 44 (punto 117), nonché sentenza
         Der Grüne Punkt, cit. supra alla nota 83 (punto 182); v. anche sentenza PVC II, cit. supra alla nota 38 (punto 188).
      
      87 –	V. in tal senso sentenza PVC II, cit. supra alla nota 38 (punto 184), nonché sentenze FEG (in particolare punti 37, 38
         e 40), e TU (in particolare punti 42, 43 e 45), entrambe cit. supra alla nota 83.
      
      88 –	Ciò lascia impregiudicata l’ulteriore questione delle conseguenze derivanti da una siffatta violazione procedurale; v.
         sul punto infra, paragrafi 91-124 e 164‑197 delle presenti conclusioni.
      
      89 –	Benché la Corte attualmente adita non abbia definitivamente chiarito questo punto nella sentenza PVC II, cit. supra alla
         nota 38 (punti 229 e 230), la giurisprudenza della Corte eur. D.U. non lascia, invece, sorgere alcun dubbio circa la rilevanza
         di una valutazione complessiva della durata del procedimento. Sul punto, v. in particolare sentenza 15 luglio 1982, Eckle/Germania
         (serie A, n. 51, ricorso n. 8130/78): ivi la Corte eur. D.U. prende in considerazione quanto tempo sono complessivamente durati
         i procedimenti controversi (punti 79, 80), e rileva che la durata del procedimento si riferisce al procedimento nel suo complesso,
         compresi i gradi di impugnazione («couvre l’ensemble de la procédure en cause, y compris les instances de recours», punto 76).
         Nella sentenza 20 marzo 2009, Gorou/Grecia (n. 2, Grande Camera; ricorso n. 12686/03, punto 46) viene accertata una violazione
         dell’art. 6 della CEDU dovuta alla durata del procedimento nel suo complesso («durée de la procédure dans son ensemble»);
         in senso analogo, sentenza 15 febbraio 2008, Kakamoukas e a./Grecia (Grande Camera; ricorso n. 38311/02, punto 32), ove si
         dà rilievo al calcolo della durata complessiva dei procedimenti controversi («calcul de la durée totale des procédures litigieuses»).
      
      90 –	V. sul punto il prospetto cronologico di cui al paragrafo 11 delle presenti conclusioni.
      
      91 –	La durata complessiva del procedimento PVC sì è, tuttavia, avvicinata molto a quella del presente procedimento, se si considera
         che i primi accertamenti della Commissione ebbero luogo nell’ottobre 1983 (v. sentenza del Tribunale 20 aprile 1999, cause
         riunite da T‑305/94 a T‑307/94, da T‑313/94 a T‑316/94, T‑318/94, T‑325/94, T‑328/94, T‑329/94 e T‑335/94, Limburgse Vinyl
         Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. II‑931, punto 1), mentre l’ultima decisione giudiziaria (sentenza PVC II, cit. supra
         alla nota 38) fu pronunciata nell’ottobre 2002.
      
      92 –	Sentenze 9 settembre 2008, cause riunite C‑120/06 P e C‑121/06 P, FIAMM e a./Consiglio e Commissione (Racc. pag. I‑6513,
         punto 96), 16 luglio 2009, causa C‑440/07 P, Commissione/Schneider Electric (Racc. pag. I‑6413, punto 135), 20 maggio 2010,
         causa C‑583/08 P, Gogos/Commissione (Racc. pag. I‑4469, punto 30), e 16 dicembre 2010, causa C‑480/09 P, AceaElectrabel Produzione/Commissione
         (Racc. pag. I‑13355, punto 77).
      
      93 –	Benché tale questione controversa sia emersa anche in altre parti del primo motivo di ricorso, io affronto lo scambio di
         argomenti intervenuto sul punto solo nell’ambito di questa terza parte del primo motivo di ricorso.
      
      94 –	Punto 113 della sentenza impugnata; v. anche punti 120‑122 di detta sentenza.
      
      95 –	Sentenze Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83 (punto 49), e Der Grüne Punkt, cit. supra alla nota 83 (punto 193); con
         specifico riferimento al nesso coi diritti della difesa, v. sentenze FEG, cit. supra alla nota 83 (in particolare punti 42,
         43 e 60‑62), e TU, cit. supra alla nota 83 (in particolare punti 47, 48 e 69‑71).
      
      96 –	Spiegazioni relative alla Carta dei diritti fondamentali (GU 2007, C 303, pag. 17); v. in particolare la spiegazione relativa
         all’art. 47, secondo comma (op. cit., pag. 30).
      
      97 –	Nella sentenza 26 ottobre 2000, Kudla/Polonia (ricorso n. 30210/96, Recueil des arrêts et décisions 2000‑XI, punto 154) la Grande Camera della Corte eur. D.U. ha riconosciuto che, per quanto riguarda i rimedi giuridici in
         caso di durata eccessiva del procedimento, non esiste, tra gli Stati contraenti della CEDU, una soluzione dominante («pour
         l’heure il n’existe pas, dans les ordres juridiques des Etats contractants, un système prédominant en matière de recours permettant
         de dénoncer les durées excessives de procédure»); v. anche Corte eur. D.U., sentenza 31 marzo 2009, Simaldone/Italia (ricorso
         n. 22644/03, punto 78). Uno studio di diritto comparato è stato intrapreso, nel 2006, nell’ambito del Consiglio d’Europa dalla
         Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto (Commissione di Venezia; studio n. 316/2004, consultabile su Internet
         all’indirizzo http://www.venice.coe.int/docs/2006/CDL-AD(2006)036rev-f.pdf; ultima visita il 26 gennaio 2011). Sulle differenti
         soluzioni adottate all’interno dell’Unione europea, v. altresì le conclusioni presentate dall’avvocato generale Léger il 3
         febbraio 1998 nella causa Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83 (paragrafi 52 e 53).
      
      98 –	Corte eur. D.U., sentenze Eckle/Germania, cit. supra alla nota 89 (punto 94), e 13 novembre 2008, Ommer/Germania (n. 1;
         ricorso n. 10597/03, punto 68); v. anche ordinanza Corte eur. D.U. 17 novembre 2005, Sprotte/Germania (ricorso n. 72438/01).
      
      99 –	Corte eur. D.U., sentenze 10 novembre 2005, Dželili/Germania (ricorso n. 65745/01, punto 103); 24 febbraio 2005, Ohlen/Danimarca
         (ricorso n. 63214/00, punti 29 e 30); Ommer/Germania (n. 1), cit. supra alla nota 98 (punto 68), nonché ordinanza 12 giugno
         2008, Menelaou/Cipro (ricorso n. 32071/04); nello stesso senso, in precedenza, sentenza Eckle/Germania, cit. supra alla nota
         89 (punto 67), che in ogni caso riconosce in via di principio la riduzione della pena come forma di riparazione. V. altresì
         punti 119‑123 dello studio n. 316/2004 della Commissione di Venezia, cit. supra alla nota 97.
      
      100 –	Corte eur. D.U., sentenza 21 giugno 1983, Eckle/Germania (art. 50; serie A, n. 65, ricorso n. 8130/78, punto 24).
      
      101 –	Corte eur. D.U., sentenza 23 novembre 2006, Jussila/Finlandia (Grande Camera; ricorso n. 73053/01, punto 43).
      
      102 –	V. in tal senso anche l’art. 41 della CEDU.
      
      103 –	L’importanza di un’efficace applicazione degli artt. 101 TFUE e 102 TFUE (già artt. 81 CE e 82 CE) è stata di recente sottolineata,
         ad esempio, nelle sentenze 11 giugno 2009, causa C‑429/07, X BV (Racc. pag. I‑84833, punti 33‑35), e 7 dicembre 2010, causa
         C‑439/08, VEBIC (Racc. pag. I‑12471, in particolare punti 59 e 61).
      
      104 –	Sentenza Der Grüne Punkt, cit. supra alla nota 83 (punto 194). V. nello stesso senso, con riferimento ai procedimenti penali
         in generale, i punti 228‑232 dello studio della Commissione di Venezia (cit. supra, alla nota 97); al punto 241 la Commissione
         di Venezia sottolinea che l’assoluzione e l’archiviazione del procedimento penale dovrebbero essere misure eccezionali («[l]’acquittement
         et l’abandon des poursuites devraient rester des mesures exceptionnelles»).
      
      105 –	Sentenza Der Grüne Punkt, cit. supra alla nota 83 (punto 194).
      
      106 –	Conclusioni presentate dall’avvocato generale Bot il 31 marzo 2009 nella causa Der Grüne Punkt, cit. supra alla nota 83
         (paragrafi 305 e 306); la Corte riprende espressamente tali considerazioni al punto 194 della sua sentenza in detta causa.
      
      107 –	V. supra, paragrafo 88 e nota 92 delle presenti conclusioni.
      
      108 –	Punti 114-116 della sentenza impugnata.
      
      109 –	Sentenze 7 giugno 2007, causa C‑362/05 P, Wunenburger/Commissione (Racc. pag. I‑4333, punto 80), e Gogos/Commissione (cit.
         supra alla nota 92, punto 35).
      
      110 –	Sentenze Aalborg Portland (cit. supra alla nota 35, punti 47-49), Wunenburger/Commissione (cit. supra alla nota 109, punto
         66), Sumitomo (cit. supra alla nota 44, punto 38) e Commissione/Schneider Electric (cit. supra alla nota 92, punto 103).
      
      111 –	Un analogo ragionamento si trova già alla base delle sentenze FEG, cit. supra alla nota 216 (punti 45‑49) e TU, cit. supra
         alla nota 83 (punti 50‑54), dalle quali risulta che il Tribunale deve considerare la durata di tutte le fasi del procedimento
         amministrativo nei suoi effetti sulle possibilità di difesa delle imprese interessate.
      
      112 –	Punti 115 e 116 della sentenza impugnata.
      
      113 –	Punti 118-121 della sentenza impugnata (che si tratti del procedimento giudiziario precedente relativo alla decisione 91/298,
         risulta con particolare evidenza dalle frasi introduttive di cui al punto 118).
      
      114 –	V. in proposito art. 256 TFUE, art. 58, comma 1 dello Statuto e art. 112, n. 1, comma 1 del Regolamento di procedura della
         Corte, nonché sentenze Aalborg Portland (cit. supra alla nota 35, punto 50), 25 ottobre 2007, causa C‑167/06 P, Komninou e a./Commissione
         (Racc. pag. I‑141, punto 41), e 17 giugno 2010, causa C‑413/08 P, Lafarge/Commissione (Racc. pag. I‑5361, punto 16).
      
      115 –	Sull’art. 6 della CEDU e sull’art. 6, n. 1, TUE, v. anche supra, paragrafo 28 delle presenti conclusioni.
      
      116 –	Sentenze 18 gennaio 2007, causa C‑229/05 P, PKK e KNK/Consiglio (Racc. pag. I‑439, punto 37), 22 novembre 2007, causa C‑260/05 P,
         Sniace/Commissione (Racc. pag. I‑10005, punto 37), e Lafarge/Commissione (cit. supra alla nota 114, punto 17).
      
      117 –	Versione originale in francese: «La requérante estime dès lors que le dépassement manifeste du délai raisonnable dans la
         présente procédure (…) ne peut qu’entraîner l’annulation pure et simple de la décision attaquée (…)» (punto 89 dell’atto introduttivo
         di primo grado, cit. al punto 47 dell’atto di impugnazione della Solvay).
      
      118 –	Al punto 209 dell’atto introduttivo di primo grado (cit. per estratto al punto 49 dell’atto d’impugnazione della Solvay)
         si afferma che «[s]i, par impossible, le Tribunal devait rejeter l’ensemble des moyens d’annulation développés par la requérante,
         la requérante invite le Tribunal à prendre en compte (…) l’ensemble des considérations présentées dans la présente requête
         au titre des moyens d’annulation dans son appréciation de la nécessité d’infliger une amende à la requérante et du montant
         de celle-ci (…)».
      
      119 –	V. supra, paragrafi 21 e 24 delle presenti conclusioni.
      
      120 –	Punto 49 della sentenza impugnata.
      
      121 –	Punti 296‑303 della sentenza impugnata.
      
      122 –	V. supra, paragrafi 21 e 65 delle presenti conclusioni.
      
      123 –	V. supra, paragrafi 54‑70 delle presenti conclusioni.
      
      124 –	V. supra, paragrafi 80 e nota 85 delle presenti conclusioni.
      
      125 –	Sentenza 6 aprile 2000, Commissione/Solvay, cit. alla nota 2.
      
      126 –	V. sul punto il prospetto cronologico di cui al paragrafo 11 delle presenti conclusioni.
      
      127 –	Tale rilievo era stato giustamente sollevato dalla Solvay già nel procedimento di primo grado (v. punto 93 della sentenza
         impugnata). Nella sentenza PVC II, cit. supra alla nota 38 (in particolare punti 204 e 205) la Corte non ha fornito una soluzione
         a tale questione in quanto i ricorrenti non avevano sollevato alcuna censura specifica in proposito.
      
      128 –	Nell’aprile 2000 è stata pronunciata la sentenza della Corte Commissione/Solvay, cit. supra alla nota 2.
      
      129 –	V. supra, paragrafo 81 delle presenti conclusioni.
      
      130 –	Sulla durata del procedimento di primo grado dinanzi al Tribunale nella causa T‑58/01, e sulla valutazione complessiva
         della durata del procedimento, v. infra, paragrafi 176‑189 delle presenti conclusioni.
      
      131 –	V. supra, paragrafi 92‑106 delle presenti conclusioni.
      
      132 –	Sentenze FEG, cit. supra alla nota 83 (punti 56‑60), e TU, cit. supra alla nota 83 (punti 64, 67 e 69).
      
      133 –	Sentenze TU, cit. supra alla nota 83 (punto 69), e FEG, cit. supra alla nota 83 (punto 56).
      
      134 –	Sentenze FEG, cit. supra alla nota 83 (punti 57 e 58), e TU, cit. supra alla nota 83 (punti 64‑69).
      
      135 –	V. supra, paragrafi 21 e 31‑49 delle presenti conclusioni.
      
      136 –	Punto 49 della sentenza impugnata.
      
      137 –	V. sul punto supra, sezione IV (paragrafi 15‑163 delle presenti conclusioni).
      
      138 –	V. sul punto supra, paragrafo 135 delle presenti conclusioni.
      
      139 –	V. sul punto supra, paragrafi 139‑163 delle presenti conclusioni.
      
      140 –	Sentenza Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83 (punti 48, 141 e 142).
      
      141 –	Sentenza Der Grüne Punkt, cit. supra alla nota 83 (punto 195).
      
      142 –	Sentenze 1° giugno 1999, causa C‑126/97, Eco Swiss (Racc. pag. I‑3055, punto 36), e 20 settembre 2001, causa C‑453/99,
         Courage e Crehan (Racc. pag. I‑6297, punto 20).
      
      143 –	V. sul punto la giurisprudenza cit. supra alla nota 103.
      
      144 –	V. sul punto le conclusioni presentate dall’avvocato generale Sharpston il 10 febbraio 2011 nella causa, ancora pendente,
         C-272/09 P, KME Germany e a./Commissione (non ancora pubblicata nella Raccolta, in particolare paragrafo 64); le conclusioni
         presentate dall’avvocato generale Bot il 26 ottobre 2010 nelle cause riunite C‑201/09 P e C‑216/09 P, ArcelorMittal Luxembourg/Commissione
         e a. (Racc. pag. I‑2239, in particolare paragrafo 41), e nella causa C-352/09 P, ThyssenKrupp Nirosta/Commissione (Racc. pag. I‑2359,
         in particolare paragrafo 49), nonché le mie conclusioni presentate il 3 luglio 2007 nella causa C-280/06, ETI e a. (Racc. pag. I‑10893,
         paragrafo 71), e il 23 aprile 2009 nella causa C‑97/08 P, Akzo Nobel e a./Commissione (Racc. pag. I‑8237, paragrafo 39); nello
         stesso senso, in precedenza, le mie conclusioni presentate l’8 settembre 2005 nelle cause FEG, cit. supra alla nota 83 (paragrafo
         108), e TU, cit. supra alla nota 83 (paragrafo 100).
      
      145 –	Sentenza Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83 (in particolare punto 48). Si noti incidentalmente che anche la Commissione
         stessa ha finora seguito la strada della riduzione dell’ammenda quando constata che un procedimento amministrativo da essa
         condotto ha avuto durata eccessiva (v. sul punto sentenze FEG e TU, cit. supra alla nota 216, punto 9 di entrambe).
      
      146 –	V. sul punto supra, paragrafi 104 e 105 delle presenti conclusioni.
      
      147 –	In tal senso, sentenza Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83 (in particolare punto 141).
      
      148 –	Sentenza Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83 (punti 48 e 142).
      
      149 –	In futuro, art. 31 del regolamento n. 1/2003.
      
      150 –	V. supra, paragrafo 80 delle presenti conclusioni.
      
      151 –	V. supra, in particolare paragrafi 81‑84 delle presenti conclusioni.
      
      152 –	V. sul punto il prospetto cronologico di cui al paragrafo 11 delle presenti conclusioni.
      
      153 –	V. supra, paragrafi 147‑151 delle presenti conclusioni.
      
      154 –	Essendo la lingua processuale il francese, gli atti di tutte le parti del procedimento erano formulati nella lingua in
         cui fu deliberata la sentenza impugnata. Un minimo bisogno di traduzioni sorse solo all’inizio del procedimento giudiziario
         per la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (v. art. 24, n. 6, del regolamento di procedura del Tribunale). La necessità di traduzioni, insorta alla fine del procedimento
         di primo grado per la pubblicazione della sentenza impugnata, non impedì al Tribunale di pronunciare e di notificare la sentenza
         nella versione della lingua processuale subito dopo la sua deliberazione.
      
      155 –	Punti 40-50 della sentenza impugnata.
      
      156 –	Il 19 dicembre 2003 il Tribunale invitò la Commissione a produrre un elenco dettagliato di tutti i documenti del fascicolo
         del procedimento amministrativo; il 14 aprile 2005 la Solvay poté consultare, presso la cancelleria del Tribunale, le parti
         del fascicolo trasmesse dalla Commissione (punti 40 e 50 della sentenza impugnata). Se si aggiunge il periodo fino alla presentazione
         delle osservazioni della Commissione del 17 novembre 2005 riguardo all’utilità, per la difesa della Solvay, dei documenti
         in questione, risulta che sono trascorsi quasi due anni.
      
      157 –	La Commissione ha depositato le proprie osservazioni il 17 novembre 2005, mentre la fase orale del procedimento si è aperta
         nel maggio 2008 (punti 68 e 72 della sentenza impugnata).
      
      158 –	Per un confronto, si consideri che nel caso Baustahlgewebe, in cui il Tribunale aveva riunito per un’udienza comune undici
         cause connesse, la Corte ha affermato la violazione del principio della ragionevole durata del procedimento in quanto nel
         procedimento di primo grado era trascorso un periodo di trentadue mesi tra la chiusura della fase scritta del procedimento
         e l’ordinanza di apertura dell’udienza, nonché un periodo di ventidue mesi tra l’udienza e la pronuncia della sentenza del
         Tribunale (sentenza Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83, punti 45 e 46).
      
      159 –	V. sul punto le mie conclusioni presentate il 4 marzo 2010 nella causa Gogos/Commissione, cit. supra alla nota 92 (paragrafo
         88).
      
      160 –	Corte eur. D.U., sentenza 17 dicembre 2004, Pedersen e Baadsgaard/Danimarca (Grande Camera; ricorso n. 49017/99, Recueil des arrêts et décisions 2004-XI, punto 44); nello stesso senso, in precedenza, sentenze 16 luglio 1971, Ringeisen/Austria (serie A, n. 13, punto 110),
         e 22 maggio 1998, Hozee/Paesi Bassi (Recueil des arrêts et décisions 1998-III, punto 43).
      
      161 –	Sentenza PVC II, cit. supra alla nota 38 (punto 182); v. su tutto l’argomento anche le mie conclusioni presentate l’8 dicembre
         2005 nella causa FEG, cit. supra alla nota 83 (paragrafi 108‑112), e nella causa TU, cit. supra alla nota 83 (paragrafi 100‑104).
      
      162 –	Corte eur. D.U., sentenze 28 giugno 1978, König/Germania (serie A, n. 27, ricorso n. 6232/73, punto 98), e Eckle/Germania,
         cit. supra alla nota 222 (punto 76).
      
      163 –	Il termine di prescrizione è di cinque anni dalla cessazione dell’infrazione ed è interrotto da qualsiasi atto di accertamento
         o repressione. Anche in caso di interruzione, tuttavia, la prescrizione dell’azione opera al più tardi allo spirare del doppio
         del termine previsto, se la Commissione non ha inflitto una sanzione o un’ammenda entro tale termine. D’altra parte la prescrizione
         dell’azione rimane sospesa per il tempo in cui pende dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea un ricorso contro
         la decisione della Commissione. Su tutto l’argomento, v. artt. 1-3 del regolamento (CEE) del Consiglio 26 novembre 1974, n. 2988,
         relativo alla prescrizione in materia di azioni e di esecuzione nel settore del diritto dei trasporti e della concorrenza
         della Comunità economica europea (GU L 319, pag. 1); in futuro si applicherà l’art. 25 del regolamento n. 1/2003. Di vari
         problemi concernenti la prescrizione e la sua sospensione durante il procedimento giudiziario si occupa l’avvocato generale
         Bot nelle sue conclusioni nella causa ArcelorMittal Luxembourg/Commissione e a., cit. supra alla nota 144 (in particolare
         paragrafi 66‑81 e 245‑251), e nella causa ThyssenKrupp Nirosta/Commissione, cit. supra alla nota 144 (in particolare paragrafi
         177‑212).
      
      164 –	V. mie conclusioni dell’8 dicembre 2005 nelle cause FEG, cit. supra alla nota 83 (paragrafo 111), e TU, cit. supra alla
         nota 83 (paragrafo 103).
      
      165 –	Sentenza Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83 (punti 48 e 142).
      
      166 –	Sentenza Baustahlgewebe, cit. supra alla nota 83 (punti 141 e 142).
      
      167 –	Corte eur. D.U., sentenze Dželili/Germania, cit. supra alla nota 99 (punto 103), e Ommer/Germania, cit. supra alla nota
         98 (punto 50).
      
      168 –	V. supra, paragrafi 147‑151, e 179 delle presenti conclusioni.
      
      169 –	V. supra, paragrafi 180‑184 delle presenti conclusioni.
      
      170 –	V. supra, paragrafi 186 e 187 delle presenti conclusioni.
      
      171 –	In questo senso, Corte eur. D.U., sentenza Eckle/Germania (art. 50), cit. alla nota 100 (punto 24).
      
      172 –	Punto 62 della decisione controversa. Il Tribunale ha confermato la qualificazione di «particolare gravità» della partecipazione
         al cartello della Solvay (punti 276 e 286 della sentenza impugnata). La Solvay nel procedimento d’impugnazione non ha contestato
         questa parte della sentenza impugnata.
      
      173 –	V. sul punto supra, in particolare paragrafi 135 e 163 delle presenti conclusioni.