CELEX: 62005CC0214
Language: it
Date: 2006-03-16
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Kokott del 16 marzo 2006. # Sergio Rossi SpA contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Marchio comunitario - Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94 - Rischio di confusione - Marchio denominativo «SISSI ROSSI» - Opposizione del titolare del marchio denominativo anteriore «MISS ROSSI» - Argomenti presentati per la prima volta in udienza - Offerte di prova. # Causa C-214/05 P.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      JULIANE KOKOTT
      presentate il 16 marzo 20061(1)
      
      Causa C-214/05 P
      Sergio Rossi SpA
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno
      
      Altra parte nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI e interveniente dinanzi al Tribunale: 
      Sissi Rossi Srl
      «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Marchio comunitario – Marchio denominativo “SISSI ROSSI” – Opposizione da parte del titolare del marchio “MISS ROSSI” – Rigetto dell’opposizione – Rigetto di prove nuove – Motivo dedotto tardivamente»I –    Introduzione
      1.     Oggetto della controversia è la questione se il marchio MISS ROSSI, registrato in Italia e in Francia, osti alla registrazione
         del marchio SISSI ROSSI come marchio comunitario. Tuttavia, i problemi sollevati in sede di impugnazione sono, piuttosto,
         di natura processuale. Essi concernono il rigetto di motivi qualificati come tardivi e la questione se dinanzi al giudice
         di primo grado possano essere prodotti mezzi di prova che non erano stati precedentemente presentati alla commissione di ricorso
         dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (UAMI). La società ricorrente contesta inoltre il fatto che il Tribunale
         abbia considerato tanto le scarpe e le borse da donna quanto i due marchi come non sufficientemente simili da impedire la
         registrazione del marchio SISSI ROSSI.
      
      II – Contesto normativo
      2.     L’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario (2), così dispone:
      
      «In seguito all’opposizione del titolare di un marchio anteriore il marchio richiesto è escluso dalla registrazione:
      a)       (…)
      b)      se, a causa dell’identità o della somiglianza di detto marchio col marchio anteriore e dell’identità o somiglianza dei prodotti
         o servizi per i quali i due marchi sono stati richiesti, sussiste un rischio di confusione per il pubblico del territorio
         nel quale il marchio anteriore è tutelato; il rischio di confusione comprende il rischio di associazione con il marchio anteriore».
      
      3.     L’art. 63, n. 3, del regolamento n. 40/94 disciplina la competenza del Tribunale nelle cause di marchi:
      «La Corte di giustizia è competente sia ad annullare che a riformare la decisione impugnata».
      4.     Ai sensi del tredicesimo ‘considerando’, il citato riferimento alla Corte di giustizia va inteso come riferimento al Tribunale
         competente a giudicare in primo grado.
      
      5.     L’art. 73 del regolamento n. 40/94 dispone che le decisioni dell’Ufficio sono motivate e devono essere fondate esclusivamente
         su motivi in ordine ai quali le parti hanno potuto presentare le proprie deduzioni.
      
      6.     L’art. 74 del regolamento n. 40/94 disciplina l’esame di merito dinanzi all’UAMI nei seguenti termini:
      «1.      Nel corso della procedura l’Ufficio procede d’ufficio all’esame dei fatti. Tuttavia, in procedure concernenti impedimenti
         relativi alla registrazione, l’Ufficio si limita, in tale esame, ai fatti, prove ed argomenti addotti e alle richieste presentate
         dalle parti.
      
      2.       L’Ufficio può non tener conto dei fatti che le parti non hanno invocato o delle prove che esse non hanno presentato in tempo
         utile».
      
      III – Fatti
      7.     Il Tribunale ha esposto i fatti di causa nei seguenti termini:
      «1      Il 1º giugno 1998 l’interveniente [la Sissi Rossi Srl] ha presentato una domanda di marchio comunitario all’Ufficio per l’armonizzazione
         nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (in prosieguo: l’«UAMI»), ai sensi del regolamento (CE) (…) n. 40/94, (…).
      
      2      Il marchio per il quale è stata chiesta la registrazione è il segno denominativo SISSI ROSSI. 
      3      I prodotti per i quali è stata chiesta la registrazione rientrano, in particolare, nella classe 18 dell’Accordo di Nizza 15
         giugno 1957, sulla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come
         riveduto e modificato, e corrispondono alla seguente descrizione: «Cuoio e sue imitazioni, articoli in queste materie non
         compresi in altre classi; pelli di animali; bauli e valigie; ombrelli, ombrelloni e bastoni da passeggio; fruste e articoli
         di selleria».
      
      4      Il 22 febbraio 1999 la domanda di marchio è stata pubblicata nel Bollettino dei marchi comunitari n. 12/1999. 
      5      Il 21 maggio 1999 la società Calzaturificio Rossi SpA ha proposto opposizione, ai sensi dell’art. 42, n. 1, del regolamento
         n. 40/94, avverso la registrazione del marchio richiesto per i prodotti «cuoio e sue imitazioni, articoli in queste materie
         non compresi in altre classi; pelli di animali; bauli e valigie».
      
      6      I marchi invocati a sostegno della domanda di opposizione sono il marchio denominativo MISS ROSSI, registrato in Italia l’11
         novembre 1991 (n. 553 016), ed il marchio internazionale MISS ROSSI, registrato lo stesso giorno con efficacia in Francia
         (n. 577 643). I prodotti contraddistinti da tali marchi anteriori sono le «calzature», rientranti nella classe 25 dell’Accordo
         di Nizza. 
      
      7      Su richiesta dell’interveniente, la società Calzaturificio Rossi SpA ha prodotto alcune prove relative all’uso effettivo dei
         marchi anteriori nel corso dei cinque anni precedenti alla pubblicazione della domanda del marchio controverso.
      
      8      A seguito della fusione per incorporazione della società Calzaturificio Rossi SpA, formalizzata con rogito 22 novembre 2000,
         la ricorrente, poi denominata Sergio Rossi SpA, è divenuta titolare dei marchi anteriori.
      
      9      Con decisione 30 aprile 2002, la divisione di opposizione ha respinto la domanda di registrazione per tutti i prodotti di
         cui all’opposizione. In sostanza, essa ha statuito che la ricorrente aveva provato l’uso effettivo dei marchi anteriori solo
         per i prodotti «scarpe da donna» e che tali prodotti, da un lato, ed i prodotti «cuoio e sue imitazioni, articoli in queste
         materie non compresi in altre classi; pelli di animali; bauli e valigie», oggetto della domanda di marchio, dall’altro, erano
         simili. Inoltre, la divisione di opposizione ha concluso che esisteva una somiglianza tra i segni per il consumatore francese.
      
      10      Il 28 giugno 2002 l’interveniente ha presentato ricorso dinanzi all’UAMI contro la decisione della divisione di opposizione.
         
      
      11      Con decisione 28 febbraio 2003 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), la prima commissione di ricorso dell’UAMI ha annullato
         la decisione della divisione di opposizione e ha respinto l’opposizione. In sostanza, la commissione di ricorso ha giudicato
         che i segni in questione presentavano una debole somiglianza. Peraltro, dopo un’analisi comparativa dei canali di distribuzione,
         delle funzioni e della natura dei prodotti in questione, essa ha concluso che le differenze tra i prodotti prevalevano ampiamente
         sui rari punti in comune. In particolare, essa ha esaminato e respinto la tesi secondo la quale i prodotti «scarpe da donna»
         e «borse da donna» erano simili in forza di un rapporto di complementarietà. Di conseguenza, a suo parere, non vi era alcun
         rischio di confusione ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94».
      
      IV – Sentenza del Tribunale di primo grado e conclusioni delle parti
      8.     Dinanzi al Tribunale di primo grado la Sergio Rossi SpA ha chiesto l’annullamento di tale decisione. Dopo uno scambio di memorie
         scritte e un’udienza, con sentenza 1° marzo 2005, causa T‑169/03, il Tribunale ha respinto il ricorso.
      
      9.     Avverso quest’ultima sentenza la Sergio Rossi SpA ha proposto il presente ricorso, chiedendo:
      1)      di annullare la sentenza impugnata per violazione degli artt. 8 e 73 del regolamento del Consiglio n. 40/94, nonché degli
         artt. 44, n. 1, e 81 del regolamento di procedura del Tribunale;
      
      2)      in subordine, di annullare parzialmente la sentenza impugnata per quanto riguarda la registrazione del marchio SISSI ROSSI
         per prodotti quali «Cuoio e sue imitazioni»;
      
      3)      in ulteriore subordine, una volta riconosciuto il diritto alla presentazione delle prove, di annullare in toto la sentenza
         impugnata e di rimettere la causa al Tribunale di primo grado affinché esamini le prove dichiarate irricevibili oppure, alternativamente
         e in virtù del diritto ad essere ascoltati previsto dall’art. 73 del regolamento del Consiglio n. 40/94, di rimettere la controversia
         alla commissione di ricorso dell’UAMI affinché dia un termine per essere ascoltata;
      
      4)      ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura della Corte del 2 maggio 1991, di condannare alle spese la parte
         convenuta in quanto parte soccombente.
      
      10.   L’UAMI conclude invece chiedendo:
      –       di respingere il ricorso nella misura in cui chiede l’annullamento totale o parziale della sentenza impugnata;
      –       di condannare la ricorrente alle spese.
      11.   La Sissi Rossi Srl conclude infine chiedendo:
      1)      di rigettare integralmente il ricorso e le domande tutte formulate dalla ricorrente, confermando la sentenza del Tribunale
         1° marzo 2005 nella causa T‑169/03, quindi 
      
      2)      di accogliere in toto le conclusioni presentate dalla richiedente in primo grado;
      3)      di condannare la parte ricorrente alle spese di entrambi i gradi di giudizio ai sensi dell’art. 69 del regolamento di procedura
         della Corte.
      
      V –    Valutazione
      12.   La Sergio Rossi SpA fonda il ricorso su quattro motivi d’impugnazione: mancanza di motivazione della sentenza impugnata riguardo
         alla richiesta formulata in via principale (v. infra, sub A), rifiuto della valutazione di nuove prove (v. infra, sub B) nonché
         violazione dell’art. 8 del regolamento n. 40/94 relativamente alla somiglianza dei prodotti e a quella dei marchi (su entrambi
         i punti, v. infra, sub C).
      
      A –    Sulla motivazione della sentenza con riferimento ad ulteriori prodotti
      13.   Con la domanda presentata in via principale nel ricorso in primo grado la Sergio Rossi SpA aveva espressamente chiesto l’annullamento
         della decisione della commissione di ricorso nei limiti in cui riguardava il gruppo di prodotti «Cuoio e sue imitazioni, articoli
         in queste materie non compresi in altre classi; pelli di animali; bauli e valigie». Tuttavia, ai punti 45‑48 della sua sentenza,
         il Tribunale ha ristretto la portata della controversia alle «scarpe da donna» e alle «borse da donna», in quanto in merito
         ad altri prodotti non erano stati dedotti argomenti. L’argomento dedotto in proposito in udienza è stato respinto dal Tribunale
         in quanto tardivo.
      
      14.   La Sergio Rossi SpA ritiene invece che in molti passaggi del ricorso in primo grado sia stata fatta valere la somiglianza
         fra tutti  i prodotti del gruppo. Di conseguenza, il Tribunale non avrebbe potuto limitare la valutazione della somiglianza alle borse
         da donna e alle scarpe da donna, venendo in tal modo meno al proprio obbligo di motivazione ai sensi dell’art. 81 del regolamento
         di procedura del Tribunale. Inoltre, a torto l’argomento dedotto in corso di udienza sarebbe stato respinto in quanto tardivo,
         posto che non si tratterebbe di un nuovo motivo d’impugnazione, bensì di ulteriori argomentazioni a sostegno di quanto già
         richiesto nel ricorso.
      
      15.   Orbene, una violazione dell’obbligo di motivazione delle sentenze conformemente al combinato disposto degli artt. 36 e 53,
         n. 1, dello Statuto della Corte non è, nella fattispecie, ravvisabile. Il Tribunale ha illustrato, in modo chiaro e intelligibile,
         per quale motivo abbia affrontato soltanto la questione della comparabilità tra scarpe da donna e borse, segnatamente, in
         quanto la Sergio Rossi SpA avrebbe dedotto argomenti ricevibili soltanto con riferimento a tali prodotti. Con riferimento
         agli altri prodotti, nulla sarebbe stato dedotto nel ricorso, mentre gli argomenti dedotti in udienza sarebbero stati tardivi.
      
      16.   Se, poi, la limitazione della materia del contendere e il rigetto degli argomenti dedotti fossero giustificati, non è una
         questione di motivazione. Tuttavia, nonostante il titolo attribuito al presente motivo di ricorso in esame, la Sergio Rossi
         SpA non contesta soltanto la motivazione, bensì anche l’applicazione, da parte del Tribunale, del diritto processuale in questi
         due punti.
      
      17.   La delimitazione della materia del contendere operata dal Tribunale è giustificata alla luce dell’art. 44, n. 1, lett. c),
         del regolamento di procedura del Tribunale. Ai sensi di tale disposizione, il ricorso deve contenere l’oggetto della controversia
         e l’esposizione sommaria dei motivi dedotti. Tale esposizione dev’essere sufficientemente chiara e precisa per consentire
         alla parte convenuta di preparare la sua difesa e alla Corte di esercitare il suo controllo. Ne discende che gli elementi
         di fatto e di diritto sui quali il ricorso si basa devono emergere in modo coerente e comprensibile dal testo stesso del ricorso (3).
      
      18.   Nel caso di specie, con il suo atto di ricorso la Sergio Rossi SpA ha dedotto elementi di fatto e di diritto soltanto con
         riferimento alla somiglianza tra scarpe da donna e borse. Tali argomenti non erano direttamente trasponibili agli altri prodotti.
         Di conseguenza, l’azione esperita dalla ricorrente, nei limiti in cui faceva riferimento alla somiglianza tra scarpe da donna
         e prodotti diversi dalle borse, era irricevibile.
      
      19.   L’argomento dedotto in proposito nel corso dell’udienza non configurava, quindi, contrariamente a quanto asserisce la Sergio
         Rossi SpA, uno sviluppo di motivi e argomenti, ammissibile ai sensi dell’art. 47, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale.
         Si trattava, in realtà, di un motivo di impugnazione nuovo, tale da ampliare l’oggetto della lite. 
      
      20.   Orbene, ai sensi dell’art. 48, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, è vietata la deduzione di motivi nuovi in
         corso di causa, a meno che essi si basino su elementi di diritto e di fatto emersi soltanto durante il procedimento. Elementi
         di diritto o di fatto del genere non sono ravvisabili nel caso di specie. Pertanto, correttamente il Tribunale ha respinto
         tale argomento in quanto tardivo.
      
      21.   Il presente motivo di impugnazione dev’essere pertanto respinto.
      B –    Sul rifiuto di valutare nuove prove
      1.      Sulla limitazione alle prove prodotte dinanzi all’UAMI
      22.   Ai punti 24 e 25 della sua sentenza, il Tribunale ha rifiutato di esaminare le prove prodotte dalla Sergio Rossi SpA per la
         prima volta dinanzi al Tribunale stesso. Si afferma nella sentenza che il ricorso di cui il Tribunale viene investito ai sensi
         dell’art. 63 del regolamento n. 40/94 mira al controllo sulla legittimità delle decisioni emesse dalle commissioni di ricorso
         dell’UAMI. Orbene, fatti invocati dinanzi al Tribunale che non siano stati previamente dedotti dinanzi agli organi dell’UAMI
         potrebbero viziare la legittimità di una tale decisione solo se l’UAMI avesse dovuto tenerne conto d’ufficio. Tuttavia, come
         emerge dell’art. 74, n. 1, seconda frase, del regolamento n. 40/94, nei procedimenti aventi ad oggetto impedimenti relativi
         alla registrazione l’UAMI si limita ad esaminare i fatti, le prove e gli argomenti addotti e le richieste presentate dalle
         parti. Esso non è dunque tenuto a prendere in considerazione d’ufficio fatti che non siano stati dedotti dalle parti. Pertanto,
         fatti del genere non possono mettere in discussione la legittimità di una decisione di una commissione di ricorso (4).
      
      23.   La Sergio Rossi SpA contesta l’esclusione di questi mezzi probatori, in quanto l’art. 44, n. 1, lett. e), del regolamento
         di procedura del Tribunale ammette le offerte di prova.
      
      24.   Le sentenze citate dal Tribunale non sarebbero paragonabili al caso di specie. In quei casi, tanto le divisioni dell’UAMI
         interessate quanto le commissioni di ricorso avevano respinto le domande dei ricorrenti. I ricorrenti avevano avuto pertanto
         modo di illustrare la propria posizione e di produrre prove dinanzi all’UAMI. 
      
      25.   Al contrario, nel caso di specie, la divisione di opposizione avrebbe accolto la domanda della Sergio Rossi SpA, che sarebbe
         stata respinta soltanto in sede di commissione di ricorso. In tale decisione gli argomenti dell’UAMI sarebbero stati formulati
         per la prima volta durante il procedimento amministrativo. Pertanto, nel corso del procedimento amministrativo la Sergio Rossi
         SpA non avrebbe avuto alcuna occasione di svolgere le proprie difese contro tali argomenti. Pertanto, il Tribunale non potrebbe
         negare alla Sergio Rossi SpA la possibilità di produrre nuove prove nel corso del procedimento giurisdizionale per contestare
         la decisione della commissione di ricorso.
      
      26.   Al contrario, l’UAMI e la Sissi Rossi Srl concordano con la sentenza del Tribunale. La Sissi Rossi Srl afferma che, ai sensi
         dell’art. 135, n. 4, del suo regolamento di procedura, il Tribunale non poteva modificare l’oggetto della controversia come
         sottoposta alla commissione di ricorso.
      
      27.   Ritengo che la giurisprudenza del Tribunale sotto questo profilo sia corretta.
      28.   Il Tribunale giustifica l’esclusione di mezzi di prova che non siano stati prodotti dinanzi alle commissioni di ricorso affermando
         che la legittimità di un atto comunitario dev’essere in via di principio valutata in base agli elementi di fatto e di diritto
         esistenti al momento in cui l’atto è stato adottato (5). Questo postulato è conforme alla giurisprudenza della Corte in materia di ricorsi diretti (6). Esso non esclude tuttavia necessariamente la possibilità di produrre nuovi mezzi di prova per meglio chiarire il contesto
         di fatto come fissato al momento della decisione.
      
      29.   La problematica è stata ancor meglio inquadrata dalla giurisprudenza in materia di aiuti di Stato. La legittimità di una decisione
         della Commissione in materia di aiuti di Stato, nell’ambito di un ricorso dello Stato membro interessato, viene valutata dalla
         Corte sulla base delle informazioni di cui la Commissione disponeva al momento dell’adozione della decisione (7). Ciò si giustifica già per il fatto che tale Stato membro poteva dedurre, nel corso del procedimento amministrativo, tutte
         le informazioni rilevanti in merito all’aiuto. La Corte ha esteso tale giurisprudenza perfino al caso in cui il ricorrente
         sia il destinatario dell’aiuto, giacché anch’esso, nonostante una posizione limitata dal punto di vista del diritto processuale,
         poteva comunicare tempestivamente le informazioni alla Commissione (8).
      
      30.   I limiti di tale esclusione di nuovi mezzi di prova sono abbozzati in un ricorso proposto da un candidato in materia di pubblico
         impiego. In tale procedimento la Corte ha dichiarato che anche la legittimità di una decisione in materia di assunzione del
         personale dev’essere valutata alla luce degli elementi di informazione di cui l’autorità che ha il potere di nomina (APN)
         disponeva al momento in cui ha adottato la decisione. Tuttavia, nell’ambito del procedimento contenzioso era stato possibile
         produrre ulteriori prove per valutare se le informazioni rilevanti ai fini della decisione fossero corrette. Si trattava di
         prove che l’APN aveva prodotto in quanto il candidato ricorrente contestava le qualifiche del candidato nominato, poste a
         fondamento dell’assunzione di quest’ultimo (9). Diversamente avrebbe dovuto essere valutata la situazione se il candidato ricorrente avesse inteso produrre nuove prove
         relative alle sue proprie qualifiche, di cui avesse omesso la produzione nel corso del procedimento amministrativo.
      
      31.   Questa giurisprudenza può essere trasposta alle decisioni rese nell’ambito dei procedimenti di opposizione contro un marchio
         comunitario. In questo ambito le parti hanno in linea di principio sufficienti possibilità di sottoporre all’UAMI tutte le
         prove rilevanti. Come il Tribunale ha correttamente affermato al punto 25 della sentenza, ai sensi dell’art. 74, n. 1, seconda
         frase, del regolamento n. 40/94 l’UAMI, nei procedimenti in merito a impedimenti relativi alla registrazione, vale a dire
         in particolare nei procedimenti di opposizione, deve limitarsi agli argomenti e alle richieste presentati dalle parti (10). All’Ufficio sarebbe pertanto precluso, nonostante l’obbligo di procedere d’ufficio all’esame dei fatti sancito dall’art. 74,
         n. 1, prima frase, del regolamento n. 40/94, esaminare di propria iniziativa prove prodotte solo tardivamente.
      
      32.   Inoltre, ai sensi dello stesso art. 74, n. 2, del regolamento n. 40/94, l’UAMI non è tenuto a prendere in considerazione i
         fatti e i mezzi di prova che le parti non hanno invocato o prodotto in tempo utile (11). Prove che non siano mai state prodotte dinanzi all’UAMI sono in ogni caso tardive. Esse non possono pertanto costituire
         un criterio per valutare la legittimità della decisione dell’UAMI.
      
      33.   Un obbligo di disporre nuove misure istruttorie non consegue nemmeno dalla facoltà, conferita al Tribunale dall’art. 63 del
         regolamento n. 40/94, di riformare la decisione dell’UAMI. Una siffatta riforma può infatti avvenire soltanto qualora la decisione
         dell’UAMI sia, quantomeno in parte, illegittima. Tuttavia, sulla legittimità si deve giudicare in base alle informazioni che
         erano state sottoposte all’UAMI.
      
      34.   Per quanto riguarda il fatto, invocato dalla Sergio Rossi SpA, che la sua opposizione è stata respinta soltanto in sede di
         commissione di ricorso, mentre la divisione di opposizione l’aveva accolta, esso non può condurre a un risultato diverso.
         Secondo la procedura applicabile all’UAMI, infatti, la Sergio Rossi SpA aveva anche in tale fase del procedimento sufficienti
         possibilità di produrre tutte le prove rilevanti. Un’eventuale violazione dei suoi diritti processuali da parte dell’UAMI
         non va trattata nell’ambito delle offerte di prova, bensì come motivo di impugnazione autonomo.
      
      35.   Correttamente, dunque, il Tribunale ha rifiutato di esaminare la legittimità della decisione della commissione di ricorso
         alla luce di prove che non le erano state presentate. Anche questo motivo di impugnazione dev’essere pertanto respinto.
      
      2.      Sul motivo di impugnazione dedotto in subordine – diritto al contraddittorio
      36.   In subordine, la Sergio Rossi SpA deduce una violazione dell’art. 73, seconda frase, del regolamento n. 40/94 da parte della
         commissione di ricorso, in quanto la ricorrente non avrebbe potuto replicare in merito ai nuovi argomenti dell’UAMI prima
         che la commissione di ricorso respingesse la sua opposizione. Questo motivo è stato dedotto dalla Sergio Rossi SpA per la
         prima volta nel corso dell’udienza dinanzi al Tribunale.
      
      37.   Ai punti 20‑22 della sentenza, il Tribunale ha respinto tale argomento in quanto motivo nuovo dedotto tardivamente, ai sensi
         dell’art. 48, n. 2, del suo regolamento di procedura, poiché non era stato menzionato nell’atto di ricorso. La mancanza di
         un riferimento da parte della commissione di ricorso a eventuali nuovi argomenti era, continua il Tribunale, già nota alla
         Sergio Rossi SpA al momento della presentazione del ricorso.
      
      38.   In sede di impugnazione la Sergio Rossi SpA contesta tale dichiarazione affermando che, con l’argomento in oggetto, essa si
         sarebbe limitata a chiarire il motivo di impugnazione nell’ambito del quale erano stati dedotti i nuovi mezzi di prova. Il
         Tribunale avrebbe dovuto o ammettere le nuove prove o annullare la decisione della commissione di ricorso per violazione del
         diritto al contraddittorio.
      
      39.   L’UAMI, per contro, condivide quanto dichiarato dal Tribunale e afferma che la commissione di ricorso ha rispettato i diritti
         di difesa della Sergio Rossi SpA. La commissione di ricorso avrebbe comunicato alla Sergio Rossi SpA la memoria dell’interveniente
         Sissi Rossi Srl, di modo che essa potesse prendere posizione in proposito. Nelle osservazioni presentate la Sergio Rossi SpA
         si sarebbe soffermata ampiamente sulla questione della somiglianza tra i prodotti in contestazione. L’UAMI sottolinea infine
         che la commissione di ricorso non era tenuta a comunicare anticipatamente alla Sergio Rossi SpA quale decisione intendeva
         adottare, dandole un’ulteriore possibilità di presentare prove.
      
      40.   Secondo la Sissi Rossi Srl è compito non della Corte, bensì del Tribunale accertare se la commissione di ricorso abbia violato
         il diritto al contraddittorio.
      
      41.   Sebbene la Sergio Rossi SpA con il presente ricorso abbia scelto il percorso corretto per introdurre nuove prove nel procedimento,
         essa non risulta persuasiva.
      
      42.   La mancata presa in considerazione di determinate prove da parte dell’UAMI può essere contestata davanti al Tribunale soltanto
         sotto forma di censura processuale, in quanto – come innanzi illustrato – è compito dell’UAMI disporre misure istruttorie
         nell’ambito del procedimento di opposizione. Allorché la mancata presa in considerazione deriva dal fatto che la parte resistente
         non ha avuto alcuna opportunità di dedurre mezzi di prova, si è in presenza di una violazione del diritto al contraddittorio (12).
      
      43.   Ai sensi dell’art. 73, seconda frase, del regolamento 40/94, dal quale trae fondamento il diritto al contraddittorio nei procedimenti
         dell’UAMI, le decisioni dell’UAMI possono essere fondate soltanto su motivi in ordine ai quali le parti hanno potuto presentare
         le proprie deduzioni. Nuovi punti di vista possono riferirsi, in particolare, all’esame di impedimenti alla registrazione
         non ancora discussi (13), ma anche trarre origine da una disamina, per la prima volta, di determinati punti di vista da parte della commissione di
         ricorso (14). La censura relativa alla violazione del diritto al contraddittorio è pertanto uno strumento appropriato per introdurre nel
         procedimento nuove prove.
      
      44.   Nel presente procedimento, tuttavia, correttamente il Tribunale ha respinto il detto motivo di ricorso in quanto tardivo.
         Esso è stato infatti dedotto soltanto in udienza, senza fondarsi – come richiesto dall’art 48, n. 2, del regolamento di procedura
         del Tribunale – su elementi di diritto o di fatto emersi soltanto durante il procedimento. Il modo di procedere della commissione
         di ricorso era noto alla Sergio Rossi SpA già al momento della presentazione del ricorso. Inoltre, già al momento del deposito
         del ricorso, il 19 maggio 2003, essa ben poteva essere al corrente della sentenza 12 dicembre 2002, ECOPY (15).
      
      45.   Poiché, ai sensi dell’art. 113, n. 2, del regolamento di procedura della Corte, l’impugnazione non può modificare l’oggetto
         del giudizio svoltosi dinanzi al Tribunale, nemmeno in sede di impugnazione può essere esaminato un argomento sottoposto tardivamente
         al Tribunale. Per tale motivo, la Corte non può esaminare nel merito se l’UAMI abbia sufficientemente salvaguardato il diritto
         al contraddittorio della Sergio Rossi SpA. Tale motivo di impugnazione è pertanto irricevibile.
      
      46.   Anche il presente motivo di impugnazione dev’essere quindi respinto in quanto parzialmente infondato e, per il resto, irricevibile.
      C –    Sull’art. 8 del regolamento n. 40/94
      47.   Ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, l’opposizione proposta contro la registrazione di un marchio
         viene accolta allorché, in ragione della sua identità o somiglianza con il marchio anteriore e dell’identità o somiglianza
         tra i prodotti o servizi cui i marchi si riferiscono, sussiste un rischio di confusione per il pubblico del territorio nel
         quale il marchio anteriore è tutelato.
      
      48.   Con due motivi di impugnazione la Sergio Rossi SpA contesta l’applicazione di tale disposizione. Il Tribunale l’avrebbe violata
         confermando egli accertamenti della commissione di ricorso in merito all’insufficiente somiglianza, rispettivamente, tra le
         scarpe da donna e le borse da donna e tra il segno MISS ROSSI e il segno SISSI ROSSI. 
      
      49.   In proposito occorre osservare anzitutto che, secondo costante giurisprudenza, il Tribunale è il solo competente ad accertare
         i fatti. La valutazione dei fatti, salvo il caso di snaturamento da parte del Tribunale delle prove dedotte, non costituisce
         dunque una questione di diritto, come tale soggetta al sindacato della Corte (16). I motivi di impugnazione che si limitino a contestare la valutazione dei fatti operata dal Tribunale sono di conseguenza
         irricevibili.
      
      1.      Sulla somiglianza dei prodotti
      50.   Il Tribunale ha bensì ravvisato aspetti comuni tra le borse e le scarpe da donna, ma ne ha negato in definitiva la somiglianza.
      51.   Secondo la Sergio Rossi SpA, invece, il Tribunale non avrebbe sufficientemente preso in considerazione il fatto che l’abbinamento
         tra scarpe e borse abbia per le donne, vale a dire il gruppo di consumatori interessato, grande importanza. Inoltre, nell’esaminare
         tali prodotti, nell’odierna società non ci si potrebbe limitare all’analisi delle loro funzioni primarie, dovendosi invece
         considerare che la moda impone un’armonia tra scarpe e borse. L’UAMI condivide tale tesi e sostiene che i due gruppi merceologici
         sono tra loro simili.
      
      52.   Comunque, con il presente argomento la Sergio Rossi SpA contesta soltanto la valutazione dei fatti effettuata dal Tribunale.
         Come correttamente rileva la Sissi Rossi Srl, si tratta dunque di un motivo irricevibile in sede di impugnazione.
      
      53.   Il motivo di impugnazione in esame è pertanto irricevibile.
      2.      Sulla somiglianza tra i marchi
      54.   Il Tribunale ha individuato l’elemento predominante dei marchi nella prima parola che li compone, vale a dire, rispettivamente,
         nei vocaboli MISS e SISSI. Ha pertanto considerato meno significativa la coincidenza del vocabolo ROSSI. In conclusione, ha
         ritenuto sussistere soltanto una somiglianza media tra i segni.
      
      55.   La Sergio Rossi SpA ravvisa in tale valutazione un contrasto con la giurisprudenza espressa dal Tribunale nella sentenza FUSCO,
         che aveva constatato la somiglianza tra i marchi ANTONIO FUSCO ed ENZO FUSCO (17). Risulterebbe poi dalla sentenza della Corte nella causa NICHOLS che l’eventuale ampia diffusione del cognome ROSSI non potrebbe
         privarlo di quel carattere distintivo che il Tribunale ha invece attribuito al cognome FUSCO (18). La Sergio Rossi SpA sottolinea infine che in Francia, il mercato qui rilevante, le richieste di registrazione di marchi
         che utilizzino il cognome ROSSI vengono regolarmente respinte in ragione della preesistenza del marchio MISS ROSSI.
      
      56.   Anche con il presente argomento la Sergio Rossi SpA si limita a contestare la valutazione dei fatti operata dal Tribunale.
         Il motivo di impugnazione in esame è dunque anch’esso irricevibile.
      
      D –    Conclusione
      57.   I motivi di impugnazione sono in parte irricevibili e, quanto al resto, infondati.
      VI – Sulle spese
      58.   Ai sensi dell’art. 122, in combinato disposto con gli artt. 118 e 69, n. 2, del regolamento di procedura della Corte, la parte
         soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Sergio Rossi SpA è rimasta soccombente, dev’essere
         condannata alle spese.
      
      VII – Conclusione
      59.   Propongo pertanto alla Corte di statuire nel modo seguente:
      1)     Il ricorso contro la pronuncia del Tribunale di primo grado è respinto.
      2)     La Sergio Rossi SpA sopporterà le spese.
      1 –	Lingua originale: il tedesco.
      
      2 –		GU 1994, L 11, pag. 1.
      
      3 	Sentenza 9 gennaio 2003, causa C‑178/00, Italia/Commissione (Racc. pag. I‑303, punto 6), con riferimento all'art. 38, n. 1,
         lett. c), del regolamento di procedura della Corte, di tenore analogo.
      
      4 –	Il Tribunale si richiama sul punto alle proprie sentenze 12 dicembre 2002, causa T‑247/01, eCopy/UAMI (ECOPY) (Racc. pag. II-5301,
         punto 46); 6 marzo 2003, causa T‑128/01, DaimlerChrysler/UAMI (Calandra) (Racc. pag. II-701, punto 18), e 13 luglio 2004,
         causa T‑115/03, Samar/UAMI – Grotto (GAS STATION) (Racc. pag. II‑2939, punto 13).
      
      5 –	Sentenze ECOPY (cit. alla nota 4), punto 46, con riferimento alle sentenze del Tribunale 6 ottobre 1999, causa T‑123/97,
         Salomon/Commissione (Racc. pag. II-2925, punto 48), e 14 maggio 2002, causa T‑126/99, Graphischer Maschinenbau/Commissione
         (Racc. pag. II-2427, punto 33).
      
      6 –	Sentenze 7 febbraio 1979, cause riunite 15/76 e 16/76, Francia/Commissione (Racc. pag. 321, punto 7), sulla liquidazione
         dei conti FEAOG, e 17 luglio 1997, cause riunite C‑248/95 e C‑249/95, SAM Schiffahrt und Stapf (Racc. pag. I‑4475, punto 46),
         sull'esame di validità di un regolamento nell'ambito di un procedimento pregiudiziale.
      
      7 –	Sentenze 10 luglio 1986, causa 234/84, Belgio/Commissione (Racc. pag. 2263, punto 16); 26 settembre 1996, causa C-241/94,
         Francia/Commissione (Racc. pag. I‑4551, punto 33), e 14 settembre 2004, causa C‑276/02, Spagna/Commissione (Racc. pag. I‑8091,
         punto 31).
      
      8 –	Sentenza 24 settembre 2002, cause riunite C-74/00 P e C‑75/00 P, Falck e Acciaierie di Bolzano/Commissione (Racc. pag. I‑7869,
         punto 168 e segg.).
      
      9 –	Sentenza 5 giugno 2003, causa C-121/01 P, O'Hannrachain/Parlamento (Racc. pag. I-5539, punto 28 e segg.).
      
      10 –	Questa linea argomentativa, tuttavia, non è di sostegno alle sentenze ECOPY e Calandra, entrambe citate alla nota 4, in
         quanto vertevano su impedimenti assoluti alla registrazione ai sensi dell'art. 7 del regolamento n. 40/94.
      
      11 –	Come riconosce la sentenza del Tribunale 23 ottobre 2002, causa T‑388/00, Institut für Lernsysteme/UAMI – Educational Service
         (ELS) (Racc. pag. II-4301, punto 27 e segg.).
      
      12 –	Qualora le prove siano state dedotte, ma ignorate, è possibile, a determinate condizioni, eccepire un insufficiente accertamento
         dei fatti.
      
      13 –	V. sentenze del Tribunale 16 febbraio 2000, causa T-122/99, Procter & Gamble/UAMI (Forma di una saponetta) (Racc. pag. II-265,
         punti 39‑47), e 27 febbraio 2002, causa T-34/00, Eurocool Logistik/UAMI (Racc. pag. II‑683, punti 17‑26).
      
      14 –	V. sentenza del Tribunale 9 ottobre 2002, causa T-36/01, Glaverbel/UAMI (Superficie di una lastra di vetro) (Racc. pag. II-3887,
         punto 48 e segg.).
      
      15 –	Dai dati forniti dai competenti uffici della Corte di giustizia risulta che tale sentenza già il giorno della pronuncia
         era disponibile anche in italiano, oltre che pubblicata su Internet.
      
      16 –	Sentenze 11 febbraio 1999, causa C‑390/95 P, Antillean Rice Mills e a./Commissione (Racc. pag. I‑769, punto 29), e 15 giugno
         2000, causa C‑237/98 P, Dorsch Consult (Racc. pag. I-4549, punto 35 e segg.).
      
      17 –	Sentenza del Tribunale 1° marzo 2005, causa T‑185/03, Fusco/UAMI – Fusco International (ENZO FUSCO) (Racc. pag. II‑715,
         punto 67): «Nella fattispecie, il Tribunale rileva che il consumatore italiano, per il fatto che attribuisce generalmente
         un maggiore carattere distintivo al cognome rispetto al nome, memorizza l'elemento “Fusco” piuttosto che i nomi “Antonio”
         o “Enzo”».
      
      18 –	Sentenza 16 Settembre 2004, causa C‑404/02, Nichols (Racc. pag. I‑8499).