CELEX: 61985CC0266
Language: it
Date: 1986-11-04
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Mancini del 4 novembre 1986. # Hassan Shenavai contro Klaus Kreischer. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Landgericht Kaiserslautern - Germania. # Convenzione di Bruxelles: luogo di adempimento dell'obbligazione. # Causa 266/85.

Avviso legale importante

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61985C0266

Conclusioni dell'avvocato generale Mancini del 4 novembre 1986.  -  H. SHENAVAI CONTRO K. KREISCHER.  -  CONVENZIONE DI BRUXELLES - LUOGO DI ESECUZIONE DELL'OBLIGAZIONE.  -  CAUSA 266/85.  

raccolta della giurisprudenza 1987 pagina 00239 edizione speciale svedese pagina 00001 edizione speciale finlandese pagina 00001

Conclusioni dell avvocato generale

++++Signor Presidente,  signori Giudici,  1 . E' noto che l' articolo 2 della convenzione di Bruxelles, concernente la competenza giurisdizionale e l' esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale ( 27 settembre 1968 ), individua il domicilio del convenuto come criterio generale per la determinazione del giudice competente . In aggiunta - e non in deroga - a tale regola, l' articolo 5 abilita l' attore ad adire un giudice diverso, da identificarsi secondo criteri speciali . "Questa libertà di scelta - avete osservato - è stata introdotta in considerazione del fatto che, in certi casi (...), esiste un collegamento particolarmente stretto, ai fini dell' economia processuale, fra una controversia ed il giudice di un determinato luogo" ( sentenza 6 ottobre 1976, causa 12/76, Tessili / Dunlop, Racc . 1976, pag . 1473, punto 13 ). Così, per la soluzione delle controversie in materia contrattuale, il creditore può convenire il debitore domiciliato nel territorio di un altro Stato contraente "davanti al giudice del luogo in cui l' obbligazione (...) è stata o deve essere eseguita" ( articolo 5, n.1 ).  Ora, i contratti generano per solito rapporti costituiti da una pluralità di obbligazioni . E' dunque comprensibile che gli interpreti della convenzione si siano chiesti subito a quale di esse la norma faccia riferimento : a quella di cui l' attore lamenta l' inadempienza, a quella che caratterizza il rapporto o ancora ad una qualsiasi tra le tante che dal contratto scaturiscono? Invitata a risolvere il problema, la Corte non ebbe esitazioni : l' articolo 5, n . 1 - essa affermò - allude all' "obbligazione contrattuale che serve di base all' azione giudiziaria" ( sentenza 6 ottobre 1976, causa 14/76, De Bloos / Bouyer, Racc . 1976, pag . 1497, punto 11 ).  Il principio così posto sollevò qualche dubbio in dottrina, ma, espresso com' è in termini univoci e perciò tali da non lasciare margini d' incertezza, fu accolto con favore da quasi tutti i giudici degli Stati contraenti ( cfr . il repertorio di giurisprudenza della Corte, Serie D, sub I - 5.1.1 - B ). Il fatto che, a un decennio da quella pronuncia, la Corte abbia ricevuto una domanda pregiudiziale in cui la si invita di nuovo a chiarire il significato di "obbligazione" secondo l' articolo 5, n . 1, può allora sorprendere . Come vedremo, tuttavia, a spiegare la sua proposizione sono esigenze particolari di diritto interno e una vostra sentenza, successiva a De Bloos, che sembra introdurre elementi problematici nel limpido quadro di cui ho detto .  2 . Il signor Shenavai, architetto tedesco residente a Rockenhausen ( Repubblica federale di Germania ), citò davanti all' Amtsgericht di tale città il signor Kreischer, cittadino tedesco residente in Olanda, chiedendone la condanna al pagamento degli onorari che questi gli doveva per la progettazione di tre case nel distretto di Rockenhausen . Il giudice ritenne che il luogo in cui il pagamento doveva esser effettuato fosse il domicilio del committente e dichiarò la domanda irricevibile per difetto di competenza ratione loci . In sede d' appello, il Landgericht di Kaiserslautern stimò invece necessario sospendere il procedimento e chiedervi "se per determinare il luogo dell' esecuzione ai sensi dell' articolo 5, n . 1 (...) si debba aver riguardo, anche nel caso dell' azione esperita dall' architetto per il pagamento del proprio onorario (...), all' obbligazione contrattuale che costituisce in concreto oggetto dell' azione ( nella specie l' obbligazione pecuniaria da adempiersi, secondo il diritto tedesco, al domicilio del convenuto ) oppure alla prestazione tipica del contratto che caratterizza l' intero rapporto (...) ( cioè la sede dello studio dell' architetto e il luogo della costruzione progettata )".  Così formulata, la domanda affastella due questioni che, a stregua dell' articolo 5, n . 1, dovrebbero essere tenute distinte : da un lato, l' individuazione dell' obbligazione, dall' altro, la determinazione del luogo in cui essa va adempiuta . La Corte ha comunque una risposta per entrambe : per la prima, come s' è veduto, nella sentenza De Bloos e, per la seconda, nella pronuncia Tessili . "Spetta al giudice investito della causa - statuiste infatti al punto 13 di quest' ultima - accertare (...) se il luogo in cui l' obbligazione è stata o dev' essere eseguita rientri nei limiti della sua competenza territoriale . Per far ciò egli deve prima determinare, in conformità al proprio diritto internazionale privato, la legge da applicare al rapporto giuridico in esame e (( poi )) definire, sulla base di tale legge, il luogo d' adempimento dell' obbligazione contrattuale controversa ".  Alla luce di queste spiegazioni, il problema sollevato dal Landgericht di Kaiserslautern si dilegua, io credo, come nebbia al sole . Né può dirsi che l' ordinanza di rinvio contenga elementi di fatto o di diritto tali da giustificare una revisione della vostra giurisprudenza .  Per contro, dalla lettura di tale atto si ricava l' impressione che, nella specie, la vera difficoltà sia di ordine interno . In diritto tedesco, ci informa infatti il giudice a quo, il luogo di pagamento degli onorari di un architetto non è stabilito con chiarezza . Ora, tutti sanno che la maniera più semplice per rimediare a lacune del genere - cioè per sciogliere, senza prenderlo di petto, il nodo della competenza territoriale interna - sta nel far leva sulla competenza internazionale, la cui determinazione è ovviamente prioritaria . Nel caso di specie, ad esempio, basterebbe leggere l' articolo 5, n . 1, come se si riferisca non all' obbligazione dedotta in giudizio ( il pagamento degli onorari ), ma a quella che caratterizza il rapporto ( la prestazione dell' architetto ) per poter concludere a mo' di corollario che l' adempimento deve aver luogo nello studio del professionista; ed è proprio in vista di tale risultato che il giudice tedesco vuole sapere se nella controversia sottoposta al suo esame sia lecito applicare la detta norma ricorrendo al criterio dell' obbligazione qualificatrice .  Considerato in quest' ottica, dunque, il quesito ch' egli vi rivolge non è ozioso; ma ciò non importa che la risposta da dargli debba mutare di segno . E' indiscutibile infatti che, ai fini processuali, il concetto di "obbligazione" di cui all' articolo 5, n . 1, ha carattere autonomo e non può variare a seconda delle diverse fattispecie contrattuali dedotte in giudizio . Egualmente sicuro, d' altra parte, è che le incertezze dell' ordinamento tedesco sul luogo in cui vanno pagati gli onorari non giustificano di per sé una deroga alla regola generale sancita dalla giurisprudenza De Bloos . Come ho già detto, in definitiva, il problema su cui siete chiamati a pronunciarvi, se valutato con riguardo ai soli fatti di causa, trova una soluzione esauriente nella detta pronuncia e nella sentenza Tessili .  3 . Ben diversa portata, al contrario, lo stesso problema assume ove si prescinda dalle circostanze del caso e si tenga conto - come peraltro il giudice a quo non fa - di un' altra e più recente sentenza della Corte ( 26 maggio 1982, causa 133/81, Ivenel / Schwab, Racc . 1891, pag . 1981 ). L' attore aveva proposto più domande fondandole sulle varie obbligazioni derivanti da un contratto di lavoro subordinato e voi affermaste che in una situazione del genere le norme della convenzione vanno interpretate in modo da evitare che il giudice adito si dichiari "competente (( a )) decidere su talune domande, ma incompetente (( a )) conoscere di (...) altre"; "l' obbligazione da prendere in considerazione ai sensi dell' articolo 5, n . 1 (...), è (( pertanto )) quella che caratterizza il contratto" ( punti 18 e 20 ).  Nel nostro caso, tuttavia, non vi sono dubbi che a venir in questione sia un contratto di lavoro autonomo ( opera intellettuale ) e che la pretesa dell' attore si fondi su una sola obbligazione . Per applicarglisi, dunque, la formula di Ivenel dovrebbe esser riconosciuta non come una scelta eccezionale dettata dalle peculiarità della specie, ma come l' espressione di un nuovo e generale criterio sovvertitore di quello sancito in De Bloos . Orbene, è possibile e soprattutto è opportuno giungere a un simile riconoscimento? Su questo punto i governi britannico, tedesco, italiano e la Commissione delle Comunità europee hanno espresso opinioni di cui conviene dar conto .  4 . Il governo di Londra sostiene che, se il criterio dell' obbligazione qualificatrice fosse promosso a regola generale, l' applicazione dell' articolo 5, n . 1, guadagnerebbe in razionalità . Esso permetterebbe infatti di evitare sia il c.d . "dépeçage" della competenza ( cioè la possibilità che più giudici di diversi Stati siano competenti per domande diverse fondate sullo stesso rapporto contrattuale ), sia la dipendenza della sua determinazione dalla volontà dell' attore e cioè dal tipo di domanda che egli decida di proporre . La soluzione auspicata consentirebbe inoltre :  a ) di utilizzare il foro dell' articolo 5, n . 1, come un' autentica alternativa a quello generale di cui all' articolo 2;  b ) di armonizzare le regole della convenzione di Bruxelles con gli obiettivi e le norme della convenzione di Roma sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali ( 19 giugno 1980 ).  Anche secondo il governo tedesco il criterio posto da De Bloos può favorire la frantumazione della competenza e perciò la pronuncia di sentenze difformi in ordine al medesimo contratto . Nella pratica, tuttavia, tale pericolo è attenuato dalla possibilità che il convenuto ha di opporre all' attore una domanda riconvenzionale ( articolo 6, n . 3, della convenzione ) e dal fatto che, se più cause connesse sono promosse davanti a giudici di Stati diversi, "il giudice successivamente adito può sospendere il procedimento" o "dichiarare la propria incompetenza" ( articolo 22, commi 1° e 2°; ma si veda anche l' obbligo imposto al medesimo giudice dall' art . 21, 1° comma ). In ogni caso, poiché il foro dell' articolo 5, n . 1, non ha carattere esclusivo rispetto a quello dell' articolo 2, la promozione del criterio Ivenel a regola generale non cancellerebbe il rischio delle pronunce divergenti; e, se ciò è vero, tanto vale continuare a battere la vecchia strada .  Il governo italiano e la Commissione ritengono infine che, lungi dal contrapporsi, i princìpi sanciti da De Bloos e Ivenel siano complementari . Il primo criterio varrebbe in generale mentre il secondo si applicherebbe solo in presenza di elementi analoghi a quelli che ne imposero l' adozione : cioè un rapporto di lavoro subordinato ( o più latamente, per la Commissione, un rapporto i cui soggetti siano dotati di diverso potere contrattuale ) e una pluralità di domande che l' attore fondi sulle varie obbligazioni nascenti dal medesimo contratto .  5 . Delle posizioni così riassunte io preferisco l' ultima . La tesi del governo britannico, infatti, non regge alle persuasive obiezioni che le ha opposto la Repubblica federale e, per quanto riguarda l' argomento tratto dalla convenzione di Roma, si spunta dinanzi a tre semplici rilievi :  a ) lungi dal ridurre la possibilità di "dépeçage", questa fonte abilita le parti a regolare gli obblighi che discendono dal contratto con leggi diverse ( articolo 3, n . 1 );  b ) nella sua economia, il riferimento alla prestazione che caratterizza il rapporto ha natura sussidiaria e non costituisce comunque un reale criterio di collegamento;  c ) in materia di contratto di lavoro, essa assicura la tutela del prestatore d' opera non mediante la designazione della lex loci laboris come legge regolatrice dell' obbligazione caratteristica, ma riconoscendo in ogni caso l' efficacia delle norme imperative, anche straniere, sulla lex contractus ( articolo 6, n . 1 ).  Ciò premesso, rilevo che, pur individuando correttamente il rapporto tra De Bloos e Ivenel in termini di regola ed eccezione, la linea della Commissione attribuisce al criterio posto dalla seconda sentenza una portata eccessiva; non credo, cioè, che esso possa applicarsi oltre i limiti del rapporto di lavoro e in particolare ai rapporti qualificati dalla mera subordinazione economica di una parte . Lo dimostra, mi sembra, il caso del contratto d' assicurazione per cui la convenzione prescrive regole di competenza ( articoli 7-11 ) che, come si legge nella relazione Jenard, "sono dettate da considerazioni di carattere sociale e si propongono (...) il fine di evitare gli abusi (( derivanti )) dai contratti di adesione" ( GU C 59 del 5.3.1979, pag . 29 ). Ebbene, per le azioni promosse dall' assicurato, l' articolo 8 prevede una pluralità di fori competenti e adotta un criterio di determinazione che coincide non col luogo in cui dev' esser adempiuta l' obbligazione qualificatrice ( cioè l' attività dell' assicuratore ), ma con quello in cui si è verificato l' evento dannoso o coi domicilii delle parti .  Può l' assicurazione considerarsi - beninteso, ai nostri fini - paradigmatica della categoria di contratti conclusi da soggetti di forza economica diversa, come sono talune locazioni d' opera materiale o intellettuale? Io credo che possa; e ne deduco che rispetto a tali contratti la convenzione non impone un foro unico, competente a dirimere tutte le possibili controversie che nascano dal rapporto, ma lascia alla parte più debole una possibilità di scelta . Questa conclusione, del resto, è coerente con la ratio dell' articolo 5 che, come afferma la sentenza Tessili, sta nel consentire al creditore di adire il giudice del luogo più direttamente legato sotto il profilo processuale all' oggetto della sua domanda .  Consegue da tutto ciò che anche nel contenzioso dei contratti in esame l' articolo 5, n . 1, prescrive di aver riguardo all' obbligazione "corrispondente al diritto su cui s' impernia l' azione" ( sentenza De Bloos, citata, punto 13 ).  6 . Per tutte le considerazioni che precedono, vi propongo di rispondere come segue alla domanda formulata dal Landgericht di Kaiserslautern con ordinanza 5 marzo 1985 nella causa promossa dal signor Shenavai contro il signor Kreischer :  In una controversia relativa al pagamento degli onorari spettanti ad un architetto, il termine "obbligazione" di cui all' articolo 5, n . 1, della convenzione di Bruxelles ( 27 settembre 1968 ) si riferisce all' obbligazione contrattuale che serve di base all' azione giudiziaria e cioè, nella specie, all' obbligazione di pagare gli onorari . Il luogo in cui essa è stata o dev' essere eseguita va determinato in conformità alla legge che, secondo il diritto internazionale privato del giudice adito, disciplina l' obbligazione controversa .