CELEX: C2003/171/22
Language: it
Date: 2003-07-19 00:00:00
Title: Causa C-221/03: Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro il Regno del Belgio, proposto il 22 maggio 2003

C 171/16                IT                         Gazzetta ufficiale dell’Unione europea                                             19.7.2003
Per quanto concerne il secondo procedimento:                                     —     per quanto riguarda la Regione vallona, non avendo
                                                                                       adottato le disposizioni legislative, regolamentari ed
5.    Se allo stato attuale il diritto comunitario si opponga a                        amministrative, e non avendo emanato le misure
      che, fintantoché il cittadino di uno Stato membro non                            necessarie per la completa trasposizione e applica-
      invochi egli stesso il diritto di soggiorno in quanto                            zione degli artt. 3, nn. 1 e 2, e 5, della direttiva 91/
      destinatario di servizi nei confronti dello Stato membro                         676/CEE;
      nel cui territorio egli soggiorna, la persona non venga
      considerata dal detto Stato membro come un cittadino
                                                                           —     condannare il Regno del Belgio alle spese del giudizio.
      tutelato in forza del diritto di soggiorno previsto dall’ordi-
      namento comunitario.
6.    Se la nozione di destinatario di servizi, valida ai fini della
      libera circolazione dei servizi, debba essere intesa nel
      senso che, anche quando qualcuno si trattenga in un altro            Motivi e principali argomenti
      Stato membro per un periodo di tempo abbastanza
      lungo, eventualmente per più di sei mesi, ivi sia arrestato
      per un reato, non indichi una fissa residenza o dimora e
      inoltre non disponga né di denaro né di bagagli, il                  La direttiva 91/676/CEE prevede una procedura graduale che
      soggiorno in un altro Stato membro costituisca motivo                gli Stati membri sono tenuti a seguire per ridurre e prevenire
      sufficiente per presumere che si fruisca di servizi turistici        l’inquinamento delle acque provocato o generato dai nitrati
      o di altri servizi collegati a un breve soggiorno quali, ad          provenienti da fonti agricole. A tal fine, essi stabiliscono, in
      esempio, l’alloggio e il consumo di pasti.                           primo luogo, quali sono le acque dolci sotterranee, costiere e
                                                                           di superficie del loro territorio inquinate dai nitrati di origine
                                                                           agricola o che potrebbero esserlo (art. 3, n. 1). Una volta
                                                                           definite tali acque, gli Stati membri devono, in secondo luogo,
                                                                           designare le «zone vulnerabili» (art. 3, n. 2). Essi sono poi
                                                                           tenuti a fissare uno o più codici di buona pratica agricola
                                                                           applicabili a discrezione degli agricoltori (art. 4). Infine, gli
                                                                           Stati membri devono elaborare un programma di azione
                                                                           applicabile a tutte le zone vulnerabili che deve contenere
                                                                           diverse misure prescritte dalla direttiva (art. 5). La direttiva
Ricorso della Commissione delle Comunità europee con-
    tro il Regno del Belgio, proposto il 22 maggio 2003                    prevede che gli Stati presentino alla Commissione una relazio-
                                                                           ne ogni quadriennio (art. 10).
                         (Causa C-221/03)
                                                                           Secondo la Commissione, il Belgio sembra ritenere che nell’or-
                          (2003/C 171/22)                                  dinamento belga la trasposizione e l’attuazione della direttiva
                                                                           rientrino nelle competenze regionali. A parere delle autorità
                                                                           belghe, l’autorità federale sarebbe competente solo per designa-
                                                                           re le acque costiere e marine di cui all’art. 3, n. 1, e al punto 3,
                                                                           punto a), dell’allegato I della direttiva. Questa tesi è irrilevante
Il 22 maggio 2003 la Commissione delle Comunità europee,                   in diritto comunitario. Infatti, spetta alla competente autorità
rappresentata dal sig. G. Valero Jordana, in qualità di agente,            di ciascuno Stato membro provvedere alla completa trasposi-
assistito dagli avv.ti M. van der Woode e Th. Cellingsworth,               zione della direttiva. Inoltre, per quanto riguarda l’autorità
con domicilio eletto in Lussemburgo, ha proposto dinanzi alla              federale, la Commissione non è a conoscenza di alcuna misura
Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso contro il             recante designazione delle acque marine o costiere. Per quanto
Regno del Belgio.                                                          riguarda le normative della Regione fiamminga e della Regione
                                                                           vallona relative alla trasposizione della direttiva, la Commis-
                                                                           sione constata:
La Commissione delle Comunità europee conclude che la
Corte voglia:
                                                                           —     la Regione fiamminga non ha adottato alcuna disposizio-
                                                                                 ne che designi le acque inquinate o che potrebbero
—     dichiarare che il Regno del Belgio non ha adempiuto gli                    esserlo, in violazione dell’art. 3, n. 1, della direttiva.
      obblighi che gli incombevano in forza della direttiva 91/                  Quanto alle zone vulnerabili, essa non ha tenuto conto
      676/CEE (1):                                                               della procedura e dei criteri di cui all’art. 3 al momento
                                                                                 della loro designazione nel suo territorio. Inoltre, il codice
      —     per quanto riguarda la Regione fiamminga, non                        fiammingo di buona pratica agricola non risponde alle
            avendo adottato le disposizioni legislative, regola-                 prescrizioni di cui all’art. 4 e dell’allegato II della direttiva
            mentari ed amministrative, e non avendo emanato                      ed il programma d’azione fiammingo non soddisfa nem-
            le misure necessarie per la completa trasposizione e                 meno i principi di cui all’art. 5 e all’allegato III della
            applicazione degli artt. 3, nn. 1 e 2, 4, 5 e 10 della               direttiva, visto che esso non si applica in tutte le zone
            direttiva 91/676/CEE;                                                vulnerabili designate dalla regione fiamminga e che è
 ---pagebreak--- 19.7.2003                  IT                         Gazzetta ufficiale dell’Unione europea                                           C 171/17
        incompleto. Infine, la relazione relativa alla Regione                nelle cause riunite T-61/00 e T-62/00, tra Associazione
        fiamminga non riporta tutti i documenti e le informazioni             Produttori Olivicoli Laziali (APOL) più Associazione Italiana
        prescritti dal combinato disposto dell’art. 10 e dell’allega-         Produttori Olivicoli (AIPO) e Commissione Europea.
        to V della direttiva.
                                                                              La ricorrente conclude che la Corte voglia
—       La Regione vallona ha violato gli artt. 10, n. 2, e 12 della
        direttiva per il fatto che l’esercizio di definizione delle           —     annullare la sentenza pronunziata dal Tribunale di primo
        acque indi di designazione delle zone vulnerabili ha                        grado delle Comunità europee — Seconda sezione — in
        riguardato solo una parte del suo territorio, che tale                      data 6 marzo 2003 nelle cause riunite T-61/00 e
        esercizio è stato completato tardivamente e che la desi-                    T-62/00.
        gnazione delle zone vulnerabili resta a tutt’oggi insuffi-
        ciente. Inoltre, le competenti autorità vallone non hanno
        tenuto conto dell’inquinamento delle acque costiere e
                                                                              Motivi e principali argomenti
        marine al momento dell’individuazione delle acque tocca-
        te dall’inquinamento e della designazione delle zone
        vulnerabili, in violazione dell’art. 3 della direttiva. L’art. 5      Il ricorrente sostiene che la sentenza del Tribunale di primo
        della direttiva è stato anch’esso violato in quanto, avendo           grado sia viziata per:
        proceduto alla designazione di due zone vulnerabili nel
        proprio territorio, la regione vallona avrebbe dovuto                 —     erronea interpretazione e falsa applicazione del principio
        predisporre dei programmi d’azione entro il termine                         di forza maggiore,
        prescritto, mentre i suddetti programmi non sono ancora
        stati a tutt’oggi adottati.                                           —     erronea interpretazione e applicazione del principio di
                                                                                    proporzionalità nonchè degli artt. 9, par. 1 e 17, par. 2,
                                                                                    lett. b) del regolamento n. 355/77; motivazione insuffi-
                                                                                    ciente per illogicità e contraddittorietà manifeste;
( 1) Direttiva del Consiglio 12 dicembre 1991, 91/676/CEE, relativa
     alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati
     provenienti da fonti agricole (GU L 375 del 21.12.1991, pag. 1).         —     violazione del diritto di difesa per inadempimento dell’ob-
                                                                                    bligo di istruire;
                                                                              —     omessa pronuncia circa la rilevanza di un mezzo istrut-
                                                                                    torio.
                                                                              Ricorso della Commissione delle Comunità europee con-
Ricorso proposto il 21 maggio 2003 da Associazione                             tro il la Repubblica francese, proposto il 22 maggio 2003
Produttori Olivicoli Laziali (A.P.O.L.) e Associazione Ita-
liana Produttori Olivicoli (A.I.P.O.) contro la sentenza
                                                                                                       (Causa C-225/03)
pronunciata il 6 marzo 2003 dalla Seconda sezione del
Tribunale di primo grado delle Comunità europee nelle
cause riunite T-61/00 e T-62/00, tra Associazione Produt-                                               (2003/C 171/24)
tori Olivicoli Laziali (APOL) più Associazione Italiana
     Produttori Olivicoli (AIPO) e Commissione Europea
                                                                              Il 22 maggio 2003 la Commissione delle Comunità europee,
                                                                              rappresentata dalle sig.re L. Ström e F. Simonetti, in qualità di
                          (Causa C-222/03 P)                                  agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, ha proposto
                                                                              dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee un
                                                                              ricorso contro la Repubblica francese.
                            (2003/C 171/23)
                                                                              La Commissione delle Comunità europee conclude che la
                                                                              Corte voglia:
                                                                              1)    dichiarare che la Repubblica francese, non avendo adotta-
Il 21 maggio 2003, l’Associazione Produttori Olivicoli Laziali                      to tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed ammi-
(APOL) e l’Associazione Italiana Produttori Olivicoli (AIPO),                       nistrative necessarie per conformarsi alla direttiva del
con gli avvocati Emilio Cappelli, Paolo De Caterini e Andrea                        Parlamento europeo e del Consiglio 27 ottobre 1998,
Bandini del Foro di Roma, hanno proposto alla Corte di                              98/79/CE, relativa ai dispositivi medico-diagnostici in
giustizia delle Comunità europee un ricorso d’impugnazione                          vitro (1) o, comunque, non avendole comunicate alla
contro la sentenza emessa il 6 marzo 2003 dalla Seconda                             Commissione, è venuta meno agli obblighi che le incom-
sezione del Tribunale di primo grado delle Comunità europee                         bono in forza della stessa direttiva;