CELEX: E2012J0011
Language: it
Date: 2013-06-13 00:00:00
Title: Sentenza della Corte, del 13 giugno 2013 , nella causa E-11/12 — Beatrix Susanne Koch, Lothar Hummel e Stefan Müller contro Swiss Life (Liechtenstein) AG (Direttiva 90/619/CEE — Direttiva 92/96/CEE — Direttiva 2002/83/CE — Direttiva 2002/92/CE — Assicurazione sulla vita — Prestazioni da contratti a capitale variabile — Obbligo di fornire consulenza leale — Informazioni da comunicare al contraente prima della conclusione del contratto — Principio di equivalenza — Principio di effettività)

26.9.2013   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 277/12
            
         SENTENZA DELLA CORTE
   del 13 giugno 2013
   nella causa E-11/12
   Beatrix Susanne Koch, Lothar Hummel e Stefan Müller contro Swiss Life (Liechtenstein) AG
   (Direttiva 90/619/CEE — Direttiva 92/96/CEE — Direttiva 2002/83/CE — Direttiva 2002/92/CE — Assicurazione sulla vita — Prestazioni da contratti a capitale variabile — Obbligo di fornire consulenza leale — Informazioni da comunicare al contraente prima della conclusione del contratto — Principio di equivalenza — Principio di effettività)
   2013/C 277/10
   Nella causa E-11/12 Beatrix Susanne Koch, Lothar Hummel e Stefan Müller contro Swiss Life (Liechtenstein) AG — ISTANZA del Fürstliche Landgericht des Fürstentums Liechtenstein (Corte di giustizia del Principato del Liechtenstein), ai sensi dell'articolo 34 dell'accordo tra gli Stati EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia, di interpretazione della direttiva 90/619/CEE del Consiglio, dell'8 novembre 1990, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti l'assicurazione diretta sulla vita, fissa le disposizioni destinate a facilitare l'esercizio effettivo della libera prestazione di servizi e modifica la direttiva 79/267/CEE, della direttiva 92/96/CEE del Consiglio, del 10 novembre 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti l'assicurazione diretta sulla vita e che modifica le direttive 79/267/CEE e 90/619/CEE (terza direttiva assicurazione vita), della direttiva 2002/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 novembre 2002, relativa all'assicurazione sulla vita e della direttiva 2002/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 dicembre 2002, sulla intermediazione assicurativa — la Corte, composta da Carl Baudenbacher, presidente, Per Christiansen e Páll Hreinsson (giudice relatore), giudici, si è pronunciata il 13 giugno 2013 con sentenza il cui dispositivo è il seguente:
   
               1)
            
            
               La direttiva 92/96/CEE del Consiglio, del 10 novembre 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti l'assicurazione diretta sulla vita e che modifica le direttive 79/267/CEE e 90/619/CEE (terza direttiva assicurazione vita) e la direttiva 2002/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 novembre 2002, relativa all'assicurazione sulla vita devono essere interpretate nel senso che non impongono all'impresa di assicurazione di fornire consulenza al contraente prima della conclusione del contratto.
            
         
               2)
            
            
               L'articolo 31 e i punti a.11 e a.12 dell'allegato II, punto A, della direttiva 92/96/CEE e l'articolo 36 e i punti a.11 e a.12 dell'allegato III, punto A, della direttiva 2002/83/CE devono essere interpretati nel senso che spetta al giudice nazionale stabilire se, alla luce di tutte le circostanze pertinenti del caso, le informazioni scritte comunicate al contraente prima della conclusione del contratto di assicurazione sulla vita a capitale variabile fossero complete, chiare e precise, nonché
               
                           —
                        
                        
                           sufficienti a definire le quote a cui le prestazioni sono collegate, e
                        
                     
                           —
                        
                        
                           sufficienti a descrivere la natura delle attività sottostanti,
                        
                     in modo che il futuro contraente fosse in grado di scegliere il contratto più consono alle sue esigenze.
            
         
               3)
            
            
               A condizione che le informazioni siano complete e comunicate al contraente nei termini di cui all'articolo 31 della direttiva 92/96/CEE e all'articolo 36 della direttiva 2002/83/CE e in conformità di altre norme applicabili alla comunicazione di informazioni al contraente, è sufficiente che le informazioni di cui agli allegati II e III, rispettivamente, siano comunicate al contraente da un terzo, ad esempio un intermediario assicurativo.
            
         
               4)
            
            
               In circostanze come quelle del caso di specie, l'accordo SEE e le direttive 92/96/CEE e 2002/83/CE devono essere interpretati nel senso che non ostano a una norma nazionale che prevede la possibilità di reclamo amministrativo per perdite derivanti dall'inadempimento, da parte di un'impresa di assicurazione, dell'obbligo di comunicare informazioni di cui all'articolo 31, paragrafo 1, della direttiva 92/96/CEE e all'articolo 36, paragrafo 1, della direttiva 2002/83/CE, a condizione
               
                           —
                        
                        
                           in primo luogo, che il diritto al risarcimento del danno patrimoniale da parte di tale impresa di assicurazione per omessa comunicazione delle informazioni di cui all'allegato II della direttiva 92/96/CEE e all'allegato III della direttiva 2002/83/CE non sia meno favorevole di quello applicabile ad analoghi ricorsi nazionali, e
                        
                     
                           —
                        
                        
                           in secondo luogo, che l'applicazione del diritto nazionale non renda praticamente impossibile o eccessivamente difficile per il contraente esercitare i diritti conferiti dalle direttive.
                        
                     Spetta al giudice nazionale verificare se queste due condizioni sono soddisfatte.