CELEX: 62007TJ0144
Language: it
Date: 2011-07-13
Title: Sentenza del Tribunale (Ottava Sezione) del 13 luglio 2011.#ThyssenKrupp Liften Ascenseurs NV e a. contro Commissione europea.#Concorrenza — Intese — Mercato dell’installazione e della manutenzione degli ascensori e delle scale mobili — Decisione che constata un’infrazione all’art. 81 CE — Manipolazione delle gare d’appalto — Ripartizione dei mercati — Fissazione dei prezzi.#Cause T-144/07, T-147/07 – T-150/07 e T-154/07.

Cause T‑144/07, da T‑147/07 a T‑150/07 e T‑154/07
      ThyssenKrupp Liften Ascenseurs NV e altri 
      contro
      Commissione europea
      «Concorrenza — Intese — Mercato dell’installazione e della manutenzione degli ascensori e delle scale mobili — Decisione che constata un’infrazione all’art. 81 CE — Manipolazione delle gare d’appalto — Ripartizione dei mercati — Fissazione dei prezzi»
      Massime della sentenza
      1.      Concorrenza — Intese — Accordi fra imprese — Pregiudizio per il commercio fra Stati membri — Criteri di valutazione — Pregiudizio
            potenziale e significativo — Intesa che comprenda l’intero territorio di uno Stato membro — Compartimentazione dei mercati
            nazionali — Inammissibilità
      (Artt. 81 CE e 82 CE)
      2.      Concorrenza — Intese — Accordi fra imprese — Pregiudizio per il commercio fra Stati membri — Carattere sensibile — Valutazione
            alla luce della posizione e dell’importanza delle parti sul mercato
      (Art. 81 CE)
      3.      Concorrenza — Ripartizione delle competenze tra la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza — Comunicazione
            della Commissione sulla cooperazione nell’ambito della rete delle autorità garanti della concorrenza — Diritto delle imprese
            a che i loro casi siano trattati da una determinata autorità garante della concorrenza — Insussistenza
      (Artt. 81 CE e 82 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 11, n. 6; comunicazione della Commissione 2004/C 101/03, punti 8
            e 31)
      4.      Comunità europee — Regime linguistico — Notifica dei documenti in una lingua diversa dalla lingua delle parti — Consenso delle
            parti — Assenza di irregolarità
      (Regolamento del Consiglio n. 1, art. 3)
      5.      Concorrenza — Regole dell’Unione — Infrazioni — Imputazione — Società controllante e sue controllate — Unità economica — Criteri
            di valutazione — Presunzione di un’influenza determinante esercitata dalla società controllante sulle controllate da essa
            detenute al 100%
      (Artt. 81 CE e 82 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2) 
      6.      Concorrenza — Regole dell’Unione — Infrazioni — Imputazione — Società controllante e sue controllate — Presunzione di un’influenza
            determinante esercitata dalla società controllante sulle controllate da essa detenute al 100%
      (Artt. 81 CE e 82 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2)
      7.      Concorrenza — Regole dell’Unione — Infrazioni — Imputazione — Società controllante e sue controllate — Unità economica — Criteri
            di valutazione — Presunzione di un’influenza determinante esercitata dalla società controllante sulle controllate da essa
            detenute al 100% — Violazione del principio di personalità delle pene — Insussistenza — Violazione della presunzione di innocenza
            — Insussistenza
      (Art. 81 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2)
      8.      Concorrenza — Regole dell’Unione — Infrazioni — Imputazione — Società controllante e sue controllate — Unità economica — Criteri
            di valutazione — Presunzione di un’influenza determinante esercitata dalla società controllante sulle controllate da essa
            detenute al 100% — Controllata detenuta da una società holding intermedia — Circostanza insufficiente a superare la presunzione
      (Art. 81, n. 1, CE)
      9.      Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata — Decisioni — Regolarizzazione di un difetto di motivazione nel corso
            del procedimento contenzioso — Inammissibilità
      (Art. 253 CE)
      10.    Procedura — Provvedimenti istruttori — Audizione di testimoni
      (Regolamento di procedura del Tribunale, artt. 64 e 65)
      11.    Concorrenza — Ammende — Decisione della Commissione che accerta un’infrazione adottata successivamente ad una decisione di
            immunità provvisoria di un’autorità nazionale garante della concorrenza — Violazione del principio del ne bis in idem — Insussistenza
      (Art. 81 CE; Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, art. 54; regolamento del Consiglio n. 1/2003, artt. 5,
            14 e 23)
      12.    Concorrenza — Ammende — Decisione della Commissione che accerta un’infrazione adottata successivamente ad una decisione di
            immunità provvisoria di un’autorità nazionale garante della concorrenza — Violazione del principio della tutela del legittimo
            affidamento — Insussistenza — Violazione del principio di buona amministrazione — Insussistenza
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23)
      13.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Criteri di valutazione
      (Artt. 81 CE e 82 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1
            A)
      14.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Coerenza tra gli importi posti a carico di più imprese
      (Art. 81 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1 A)
      15.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Considerazione della capacità economica
            dell’impresa di arrecare un danno
      (Artt. 81 CE e 82 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1
            A)
      16.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Carattere dissuasivo
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1 A)
      17.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Circostanze aggravanti — Recidiva —
            Nozione
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 2)
      18.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Riduzione dell’importo dell’ammenda in contropartita di una cooperazione
            dell’impresa incriminata — Presupposti — Valore aggiunto significativo degli elementi di prova forniti dall’impresa di cui
            trattasi
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 2002/C 45/03)
      19.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Riduzione dell’importo dell’ammenda in contropartita di una cooperazione
            dell’impresa incriminata — Potere discrezionale della Commissione
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 2002/C 45/03)
      20.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Riduzione dell’ammenda in contropartita della cooperazione dell’impresa
            incriminata — Presupposti — Riduzione dell’importo in caso di mancata contestazione
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazioni della Commissione 96/C 207/04 e 2002/C 45/03)
      21.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Non imposizione o riduzione dell’ammenda in contropartita della
            cooperazione dell’impresa incriminata — Applicazione della comunicazione sulla cooperazione — Riduzione a motivo della mancata
            contestazione al di fuori della suddetta comunicazione
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazioni della Commissione 96/C 207/04 e 2002/C 45/03)
      22.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Non imposizione o riduzione dell’ammenda in contropartita della
            cooperazione dell’impresa incriminata — Riduzione a motivo della mancata contestazione al di fuori della comunicazione sulla
            cooperazione — Proporzionalità
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 2002/C 45/03)
      23.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Non imposizione o riduzione dell’ammenda in contropartita della
            cooperazione dell’impresa incriminata — Riduzioni concesse in base, da un lato, alla comunicazione sulla cooperazione e, dall’altro,
            alla mancata contestazione al di fuori della comunicazione sulla cooperazione 
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 2002/C 45/03)
      24.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Fatturato complessivo dell’impresa di cui trattasi
      [Art. 81 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 5, lett. b)]
      25.    Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Rispetto del principio di proporzionalità — Presupposti
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2)
      1.      L’interpretazione e l’applicazione della condizione relativa agli effetti sul commercio fra Stati membri, che figura agli
         artt. 81 CE e 82 CE, devono assumere come punto di partenza lo scopo di tale condizione, che consiste nel delimitare, in materia
         di disciplina della concorrenza, il campo di applicazione del diritto dell’Unione rispetto a quello degli Stati membri. Rientrano
         perciò nell’ambito del diritto dell’Unione qualsiasi intesa e qualsiasi prassi atte ad incidere sulla libertà del commercio
         fra Stati membri in un senso che possa nuocere alla realizzazione degli scopi di un mercato unico fra gli Stati membri, in
         particolare isolando i mercati nazionali o modificando la struttura della concorrenza nel mercato comune.
      
      Perché una decisione, un accordo o una prassi possano pregiudicare il commercio fra Stati membri, è necessario che, in base
         ad un complesso di elementi di diritto o di fatto, appaia probabile che essi siano atti ad esercitare un’influenza diretta
         o indiretta, attuale o potenziale, sugli scambi tra Stati membri, in modo tale da far temere che possano nuocere al conseguimento
         di un mercato unico fra Stati membri. Tale influenza inoltre non deve essere insignificante Dunque, il pregiudizio per gli
         scambi intracomunitari deriva in generale dalla combinazione di diversi fattori che, considerati isolatamente, non sarebbero
         necessariamente determinanti. Orbene, un’intesa che si estenda a tutto il territorio di uno Stato membro ha per sua stessa
         natura l’effetto di consolidare la compartimentazione nazionale, ostacolando così l’integrazione economica voluta dal Trattato.
      
      (v. punti 55-57, 60)
      2.      L’influenza che un accordo o una pratica concordata possono esercitare sugli scambi tra Stati membri va valutata tenendo conto,
         in particolare, della posizione e dell’importanza delle parti sul mercato dei prodotti di cui trattasi. Qualora le imprese
         che partecipano a un’intesa rappresentino congiuntamente la maggior parte dell’offerta dei prodotti di cui trattasi sul mercato
         interessato, detta intesa può essere considerata idonea a pregiudicare in modo notevole il commercio fra Stati membri.
      
      Peraltro, la Commissione non ha l’obbligo di dimostrare che i comportamenti anticoncorrenziali abbiano un effetto sensibile
         sugli scambi fra Stati membri. Infatti, ciò che importa ai fini dell’art. 81, n. 1, CE è solo che gli accordi e le pratiche
         concordate restrittivi della concorrenza possano pregiudicare il commercio fra Stati membri.
      
      (v. punti 67-69)
      3.      Risulta dalle disposizioni del regolamento n. 1/2003 che la Commissione mantiene un ruolo preponderante nella ricerca e nell’accertamento
         delle infrazioni alle norme dell’Unione in materia di concorrenza, che non è pregiudicato dalla competenza parallela di cui
         le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongono in forza di detto regolamento. Infatti, conformemente all’art. 11,
         n. 6, di tale regolamento, la Commissione può avviare un procedimento in vista dell’adozione di una decisione anche qualora
         un’autorità nazionale stia già trattando il caso, previa consultazione di quest’ultima. Inoltre, conformemente a detta disposizione,
         l’avvio di un procedimento da parte della Commissione priva le autorità garanti della concorrenza degli Stati membri della
         competenza ad applicare le norme dell’Unione in materia di concorrenza riguardo al medesimo caso.
      
      Peraltro, secondo il suo punto 31, la comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete delle autorità garanti della
         concorrenza non conferisce alle imprese implicate un diritto soggettivo a che il loro caso venga trattato da una determinata
         autorità. Pertanto, un’impresa non può sostenere di avere un diritto o di nutrire un legittimo affidamento a che le autorità
         nazionali garanti della concorrenza perseguano una determinata infrazione al posto della Commissione.
      
      Inoltre, il punto 8 della suddetta comunicazione è privo di efficacia vincolante, dato che la sua formulazione dimostra che
         la semplice possibilità di ripartizione dei compiti alla quale fa riferimento non comporta l’obbligo per la Commissione di
         non trattare un caso qualora le condizioni che esso enuncia siano soddisfatte.
      
      (v. punti 76-77, 80)
      4.      La Commissione è un’istituzione multilingue che dev’essere considerata in grado di lavorare in tutte le lingue ufficiali della
         Comunità. Un’impresa ricorrente non può sostenere che la notifica della comunicazione degli addebiti e della decisione che
         conclude il procedimento amministrativo in una determinata lingua ufficiale, mentre essa avrebbe utilizzato due altre lingue
         ufficiali nell’ambito del procedimento amministrativo, pregiudichi l’esercizio dei suoi diritti di difesa, qualora essa ammetta
         di avere acconsentito alla notifica dei documenti nella lingua suddetta.
      
      (v. punti 86, 414)
      5.      Il comportamento di una controllata può essere imputato alla società controllante in particolare qualora, pur avendo personalità
         giuridica distinta, tale controllata non determini in modo autonomo la sua linea di condotta sul mercato, ma si attenga, in
         sostanza, alle istruzioni che le vengono impartite dalla società controllante, in considerazione, in particolare, dei vincoli
         economici, organizzativi e giuridici che intercorrono tra i due soggetti giuridici. Infatti, in una simile situazione la società
         controllante e la sua controllata fanno parte di una stessa unità economica e, pertanto, formano una sola impresa. Pertanto,
         il fatto che una società controllante e la propria controllata costituiscano una sola impresa ai sensi dell’art. 81 CE consente
         alla Commissione di emanare una decisione che infligge ammende alla società controllante, senza necessità di dimostrare l’implicazione
         personale di quest’ultima nell’infrazione.
      
      Nel caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della propria controllata che abbia infranto
         le norme dell’Unione in materia di concorrenza, da un lato, tale società controllante può esercitare un’influenza determinante
         sul comportamento della controllata e, dall’altro, esiste una presunzione relativa secondo cui la detta società controllante
         esercita effettivamente un’influenza determinante sul comportamento della propria controllata. 
      
      In tali circostanze, è sufficiente che la Commissione provi che l’intero capitale di una controllata sia detenuto dalla controllante
         per presumere che quest’ultima eserciti un’influenza determinante sulla politica commerciale di tale controllata. La Commissione
         potrà poi ritenere la società controllante solidalmente responsabile per il pagamento dell’ammenda inflitta alla sua controllata,
         a meno che tale società controllante, cui incombe l’onere di superare la suddetta presunzione, non fornisca sufficienti elementi
         di prova idonei a dimostrare che la propria controllata si comporta in maniera autonoma sul mercato.
      
      (v. punti 94-97, 310-313)
      6.      Nel caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della propria controllata che abbia infranto
         le norme dell’Unione in materia di concorrenza, esiste una presunzione relativa secondo cui la detta società controllante
         esercita effettivamente un’influenza determinante sul comportamento della propria controllata. Qualora i vincoli organizzativi,
         economici e giuridici che intercorrono tra tali imprese possano provare l’esistenza di un’influenza delle società controllanti
         sulla strategia delle loro controllate, è giustificato considerarle come un’unica entità economica.
      
      Per contro, la circostanza che le imprese ricorrenti abbiano partecipato autonomamente al procedimento amministrativo ed abbiano
         presentato risposte individuali alla comunicazione degli addebiti non è idonea a confutare la presunzione riguardante la responsabilità
         delle società controllanti per il comportamento delle loro controllate. Infatti, se è vero che la circostanza che la società
         controllante si presenti come l’unico interlocutore della Commissione riguardo all’infrazione di cui trattasi può dimostrare
         l’esercizio effettivo di un’influenza determinante sul comportamento della controllata, la presentazione da parte delle controllate
         di un gruppo di risposte separate alla comunicazione degli addebiti non può tuttavia costituire una prova della loro autonomia.
      
      (v. punti 96, 125-127)
      7.      In forza del principio della personalità delle pene e delle sanzioni, che è applicabile a tutti i procedimenti amministrativi
         che possono condurre a sanzioni in forza delle norme dell’Unione in materia di concorrenza, un’impresa può essere sanzionata
         esclusivamente per fatti ad essa individualmente ascritti. Tuttavia, tale principio deve conciliarsi con la nozione di impresa.
         Infatti, non è una relazione di istigazione a commettere l’illecito tra la controllante e la sua controllata né, a maggior
         ragione, un’implicazione della prima in tale illecito, ma il fatto che esse costituiscono un’unica impresa ai sensi dell’art. 81 CE
         che permette alla Commissione di indirizzare alla società controllante di un gruppo di società la decisione che impone ammende.
         Inoltre, la prassi decisionale anteriore della Commissione non è trasponibile ad un caso determinato. Infatti, decisioni relative
         ad altri casi possono avere solo un carattere indicativo se i dati relativi alle circostanze dei casi non sono identici.
      
      Il principio della presunzione di innocenza, quale risulta in particolare dall’art. 6, n. 2, della Convenzione europea dei
         diritti dell’uomo, fa parte dei diritti fondamentali riconosciuti nell’ordinamento giuridico dell’Unione ed è stato peraltro
         riaffermato dall’art. 6, n. 2, UE e dall’art. 48, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Tenuto conto
         della natura delle infrazioni in parola, nonché della natura e del grado di severità delle sanzioni che vi sono connesse,
         il principio della presunzione di innocenza si applica in particolare ai procedimenti relativi a violazioni delle norme sulla
         concorrenza applicabili alle imprese che possono sfociare nella pronuncia di ammende o di penalità di mora.
      
      In tale contesto, una regola relativa all’imputabilità di un’infrazione, quale la presunzione di un’influenza determinante
         esercitata da una società controllante sulle sue controllate di cui possiede il 100% del capitale, non può violare tale presunzione.
         Infatti, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato che l’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo
         non osta alle presunzioni di fatto o di diritto che si riscontrano nelle leggi penali, ma impone di racchiuderle entro limiti
         ragionevoli tenendo conto dell’importanza degli interessi in gioco e preservando i diritti della difesa. Pertanto, non si
         può considerare una violazione della presunzione d’innocenza il fatto che, in procedimenti in materia di concorrenza, vengano
         tratte determinate conclusioni sulla base di principi fondati sull’esperienza, purché le imprese di cui trattasi mantengano
         la possibilità di confutare tali conclusioni.
      
      (v. punti 106-108, 112, 114)
      8.      La possibilità di sanzionare l’ultima società controllante per il comportamento illecito di una sua controllata non osta a
         che una società holding intermedia o la controllata stessa venga sanzionata, se la Commissione ha potuto considerare che dette
         società costituivano un’unica impresa. Infatti, in tal caso, la Commissione può decidere, se sussistono le condizioni dell’imputabilità,
         di sanzionare la controllata che ha partecipato all’infrazione, la controllante intermedia che l’ha controllata durante tale
         periodo e l’ultima società controllante del gruppo. A tale proposito, nel contesto di un gruppo di società, una holding è
         una società volta a raggruppare partecipazioni in diverse società e la cui funzione consiste nell’assicurarne l’unità di direzione.
      
      (v. punti 119, 122)
      9.      Anche se la Commissione, nella motivazione delle decisioni che adotta per provvedere all’applicazione delle norme sulla concorrenza,
         non è tenuta a discutere tutti i punti di fatto e di diritto e ad esporre le considerazioni che l’hanno indotta ad adottare
         la decisione, essa è tuttavia tenuta, ai sensi dell’art. 253 CE, a menzionare quantomeno i fatti e le considerazioni che rivestono
         importanza essenziale nell’economia della sua decisione, consentendo così al giudice dell’Unione ed alle parti interessate
         di conoscere le condizioni nelle quali essa ha applicato il Trattato. Inoltre, salvo circostanze eccezionali, una decisione
         deve essere corredata di una motivazione inclusa nel testo e non può essere espressa per la prima volta, ex post, dinanzi
         al giudice. Pertanto, la motivazione, in linea di principio, deve essere comunicata all’interessato contemporaneamente alla
         decisione che gli arreca pregiudizio.
      
      (v. punti 133, 146, 399)
      10.    Per quanto riguarda la valutazione, da parte del giudice di primo grado, delle domande di misure di organizzazione del procedimento
         o di mezzi istruttori presentate da una parte di una controversia, il Tribunale è il solo giudice dell’eventuale necessità
         di integrare gli elementi di informazione di cui dispone nelle cause di cui è investito.
      
      A tale riguardo, non può essere accolta una domanda per l’audizione di testimoni di un’impresa ricorrente qualora le dichiarazioni
         che questa mira ad ottenere con una simile testimonianza dinanzi al Tribunale siano già state rese dinanzi alla Commissione
         e siano state ritenute non suffragate da elementi di prova documentali e persino contraddette da alcuni elementi del fascicolo.
      
      Una domanda di produzione di una precedente decisione della Commissione non può essere considerata necessaria, dato che una
         prassi decisionale della Commissione non può fungere da contesto normativo per le ammende in materia di concorrenza.
      
      (v. punti 151-153, 211)
      11.    Il principio del ne bis in idem, sancito anche dall’art. 4 del protocollo n. 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo,
         costituisce un principio fondamentale del diritto dell’Unione, di cui il giudice garantisce il rispetto. Nel settore del diritto
         dell’Unione in materia di concorrenza, tale principio vieta che un’impresa venga condannata o perseguita un’altra volta dalla
         Commissione per un comportamento anticoncorrenziale per il quale sia stata sanzionata o dichiarata non responsabile in forza
         di una precedente decisione della Commissione non più impugnabile. L’applicazione del principio del ne bis in idem presuppone
         dunque che vi sia stata una pronuncia sui fatti materiali costituenti la violazione o che la legittimità del giudizio formulato
         intorno a quest’ultima sia stata verificata. Pertanto, il principio del ne bis in idem vieta soltanto una nuova valutazione
         nel merito dei fatti materiali costituenti la violazione, la quale avrebbe come conseguenza l’irrogazione di una seconda sanzione,
         che si cumulerebbe con la prima, nel caso in cui venga nuovamente ritenuta sussistere una responsabilità, ovvero l’irrogazione
         di una prima sanzione, nell’ipotesi in cui la responsabilità, esclusa dalla prima pronuncia, sia reputata sussistere dalla
         seconda.
      
      Per quanto concerne la questione se una decisione di un’autorità nazionale garante della concorrenza possa impedire alla Commissione
         di condannare o di perseguire un’altra volta la stessa impresa, l’applicazione del principio del ne bis in idem è soggetta
         ad una triplice condizione di identità dei fatti, di identità del contravventore e di identità dell’interesse giuridico tutelato.
         Tale principio vieta quindi di sanzionare lo stesso soggetto più di una volta per un medesimo comportamento illecito al fine
         di tutelare lo stesso bene giuridico.
      
      A tale riguardo, dato che una decisione di immunità provvisoria, adottata da un’autorità nazionale garante della concorrenza,
         non estingue definitivamente l’azione penale relativa ad un’infrazione del diritto della concorrenza, essa non impedisce alla
         Commissione di constatare e di sanzionare detta infrazione.
      
      Peraltro, anche ammesso che l’art. 54 della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, essendo espressione di un
         principio generale del diritto dell’Unione, cioè il principio del ne bis in idem, possa essere invocato nel settore del diritto
         della concorrenza in seno all’Unione, si dovrebbe constatare che una decisione di immunità provvisoria adottata da un’autorità
         nazionale garante della concorrenza non può comunque essere considerata inclusa nell’ambito di tale disposizione. Infatti,
         la concessione di un’immunità provvisoria non soddisfa il requisito dell’estinzione definitiva dell’azione penale prescritto
         dalla suddetta disposizione.
      
      (v. punti 158-161, 166-167, 174-176)
      12.    Nel caso di una decisione della Commissione che sanziona un’infrazione alle norme dell’Unione in materia di concorrenza successivamente
         a decisioni di immunità provvisoria adottate dalle autorità nazionali garanti della concorrenza, un’impresa ricorrente non
         può avvalersi del principio della tutela del legittimo affidamento qualora non adduca alcun elemento di prova da cui risulti,
         da un lato, che la Commissione le abbia fornito precise assicurazioni sul fatto che gli atti di tali autorità l’avrebbero
         messa al riparo da qualsiasi procedimento e da qualsiasi condanna e, dall’altro, che essa abbia ricevuto precise assicurazioni
         da dette autorità quanto al fatto che gli atti da queste adottate avrebbero impedito alla Commissione di constatare e di sanzionare
         la suddetta infrazione.
      
      La mancata considerazione, da parte della Commissione, delle decisioni di immunità provvisoria delle autorità nazionali garanti
         della concorrenza non può neppure violare il principio di buona amministrazione. Infatti, mentre la Commissione, in forza
         del principio di equità, deve tener conto delle sanzioni che sono state già irrogate all’impresa per lo stesso fatto qualora
         si tratti di sanzioni inflitte per violazione del diritto delle intese di uno Stato membro e, di conseguenza, per fatti avvenuti
         nel territorio dell’Unione, non sussiste tale situazione qualora dette autorità nazionali non abbiano inflitto alcuna sanzione
         all’impresa ricorrente.
      
      (v. punti 181, 185-186)
      13.    La gravità delle infrazioni al diritto della concorrenza in seno all’Unione deve essere accertata in funzione di un gran numero
         di elementi, quali, segnatamente, le particolari circostanze del procedimento, il suo contesto e la portata dissuasiva delle
         ammende, e ciò senza che sia stato redatto un elenco vincolante o esaustivo di criteri da tenere obbligatoriamente in considerazione.
         A tale proposito, le dimensioni del mercato rilevante non costituiscono, in linea di principio, un fattore indispensabile,
         ma solo uno fra più fattori pertinenti per valutare la gravità dell’infrazione, e la Commissione non è peraltro obbligata
         a procedere ad una delimitazione del mercato rilevante o ad una valutazione delle sue dimensioni qualora l’infrazione in questione
         abbia un oggetto anticoncorrenziale. Infatti, gli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo
         15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA non prevedono che l’importo delle
         ammende sia calcolato in funzione del fatturato complessivo o del fatturato realizzato dalle imprese sul mercato in questione.
         Tuttavia, essi non ostano nemmeno a che tali fatturati siano presi in considerazione per la determinazione dell’importo dell’ammenda
         affinché siano rispettati i principi generali del diritto dell’Unione e qualora le circostanze lo richiedano.
      
      In tale contesto, qualora la Commissione non abbia fissato l’importo generale di un’ammenda per un’infrazione riguardante
         uno Stato membro basandosi sulle dimensioni del mercato interessato, ma abbia fondato la sua conclusione sulla natura di detta
         infrazione e sulla sua estensione geografica, la considerazione secondo cui l’importo di partenza generale di un’ammenda fissata
         per l’intesa in detto Stato membro dovrebbe rispecchiare le presunte dimensioni ridotte del mercato rilevante si basa su una
         premessa errata e la decisione della Commissione non contravviene al principio di proporzionalità.
      
      Lo stesso vale per la mancata considerazione dell’impatto dell’infrazione sul mercato. Infatti, conformemente al punto 1 A,
         primo comma, dei citati orientamenti, nel valutare la gravità dell’infrazione la Commissione deve procedere ad un esame dell’impatto
         concreto sul mercato unicamente quando risulti che tale impatto è misurabile. Per valutare detto impatto, è compito della
         Commissione riferirsi al gioco della concorrenza che di regola sarebbe esistito in mancanza d’infrazione. Tuttavia, qualora
         la Commissione affermi che era impossibile misurare gli effetti precisi di un’infrazione sul mercato, senza che le imprese
         interessate dimostrino il contrario, e basi la propria decisione sulla natura grave dell’infrazione nonché sull’estensione
         geografica della medesima, essa non supera manifestamente i limiti del potere discrezionale ad essa attribuito nella determinazione
         delle ammende per le infrazioni alle norme in materia di concorrenza.
      
      (v. punti 193, 208-211, 215-216, 218-220, 226-230, 239-240, 243)
      14.    Anche ammesso che la Commissione, quando constata più infrazioni molto gravi in un’unica decisione, debba garantire una certa
         coerenza tra gli importi di partenza generali delle ammende e le dimensioni dei vari mercati di cui trattasi, nulla indica
         che gli importi di partenza generali fissati per infrazioni commesse in più Stati membri siano privi di coerenza o costituiscano
         una deroga ad un presunto metodo di calcolo qualora Commissione abbia fissato importi di partenza generali tanto maggiori
         quanto maggiore era la dimensione del mercato, pur senza attenersi ad una formula matematica precisa, cosa a cui non è comunque
         tenuta.
      
      (v. punti 235-236)
      15.    Nell’ambito del calcolo dell’importo delle ammende inflitte ai sensi dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003, un trattamento
         differenziato tra le imprese interessate rientra nell’esercizio dei poteri spettanti alla Commissione in forza di tale disposizione.
         Infatti, nell’ambito del suo margine discrezionale, la Commissione è chiamata a personalizzare la sanzione in funzione dei
         comportamenti e delle caratteristiche propri delle imprese interessate, al fine di garantire, in ogni caso di specie, la piena
         efficacia delle norme dell’Unione in materia di concorrenza. Così, secondo gli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte
         in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2 del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA, per
         un’infrazione di una determinata gravità può essere opportuno, nei casi che coinvolgono più imprese, come i cartelli, ponderare
         l’importo di partenza generale per stabilire un importo di partenza specifico tenendo conto del peso e dunque dell’impatto
         reale sulla concorrenza del comportamento configurante infrazione di ciascuna impresa, segnatamente qualora esista una disparità
         considerevole nella dimensione delle imprese che hanno commesso il medesimo tipo di infrazione. In particolare, è necessario
         valutare in quale misura gli autori dell’infrazione abbiano l’effettiva capacità economica di arrecare un danno consistente
         agli altri operatori, in special modo ai consumatori.
      
      Inoltre, conformemente al punto 1 A, settimo comma, degli stessi orientamenti, la differenziazione tra imprese che hanno partecipato
         ad una medesima infrazione non deve derivare da un calcolo rigorosamente aritmetico. Infatti, i principi di proporzionalità
         e di parità di trattamento non prescrivono che l’importo di partenza dell’ammenda rappresenti per tutti i diversi membri di
         un’intesa una percentuale identica del volume d’affari individuale. Pertanto, per verificare se una ripartizione dei membri
         di un’intesa in categorie sia conforme ai principi della parità di trattamento e di proporzionalità, il Tribunale, nell’ambito
         del suo controllo di legittimità dell’esercizio del potere discrezionale di cui la Commissione dispone in materia, deve limitarsi
         a controllare che tale ripartizione sia coerente e obiettivamente giustificata. Orbene, qualora un’impresa abbia partecipato
         solamente a una parte di un’intesa, la sua capacità di pregiudicare sensibilmente la concorrenza è inferiore. Pertanto, una
         decisione della Commissione che determina l’importo di partenza specifico in maniera diversa per una tale impresa non può
         essere discriminatoria.
      
      Peraltro, il fatto che l’importo di partenza dell’ammenda non rappresenti necessariamente per tutti i membri di un’intesa
         una percentuale identica del loro rispettivo volume d’affari inerisce al metodo consistente nella ripartizione delle imprese
         in categorie, che comporta una determinazione forfettaria dell’importo di partenza fissato per le imprese appartenenti ad
         una stessa categoria. Un tale metodo, ancorché porti ad ignorare le differenze di dimensioni tra imprese di una stessa categoria,
         in linea di principio non può essere censurato.
      
      Infine, il diritto dell’Unione non contempla un principio di applicazione generale secondo cui la sanzione dev’essere proporzionata
         all’importanza dell’impresa sul mercato dei prodotti oggetto dell’infrazione.
      
      (v. punti 247-248, 253-254, 259-260, 263, 274, 277)
      16.    La necessità di garantire un sufficiente effetto deterrente all’ammenda, sebbene non giustifichi l’aumento del livello generale
         delle ammende nell’ambito di attuazione di una politica di concorrenza, esige che l’importo dell’ammenda sia modulato al fine
         di tener conto dell’effetto perseguito sull’impresa cui essa è inflitta, e ciò affinché l’ammenda non sia resa insignificante,
         o al contrario eccessiva, con particolare riferimento alla capacità finanziaria dell’impresa in parola, in conformità alle
         esigenze derivanti, da un lato, dalla necessità di garantire l’efficacia dell’ammenda e, dall’altro, dal rispetto del principio
         di proporzionalità.
      
      A tale riguardo, la Commissione può considerare il fatturato globale di ciascuna impresa che faccia parte di un’intesa come
         un criterio pertinente per determinare un coefficiente moltiplicatore a fini deterrenti. Pertanto, le dimensioni e le risorse
         globali di un’impresa sono i criteri pertinenti rispetto all’obiettivo perseguito, ossia garantire l’effettività dell’ammenda
         adeguandone l’importo in considerazione delle risorse globali dell’impresa e della sua capacità di mobilizzare i fondi necessari
         per il pagamento di detta ammenda. Infatti, la fissazione della percentuale di maggiorazione dell’importo di partenza per
         assicurare un sufficiente effetto deterrente all’ammenda è diretta a garantire l’efficacia dell’ammenda più che a dar conto
         della nocività dell’infrazione per il gioco normale della concorrenza e, pertanto, della gravità della detta infrazione.
      
      È inoltre giustificato l’aumento dell’importo di partenza per garantire la finalità di dissuasione dell’ammenda, procedimento
         che consiste nel differenziare il trattamento dei membri di una medesima intesa allo scopo di tener conto della misura in
         cui essi sono effettivamente colpiti dall’ammenda. Un siffatto aumento non determina una violazione del principio della parità
         di trattamento per il solo fatto che la Commissione si è riferita al fatturato globale dei partecipanti, e non ai fatturati
         realizzati all’interno dell’Unione o sul mercato nazionale rilevante, per valutare la necessità di aumentare l’importo delle
         ammende al fine di garantirne l’effetto dissuasivo.
      
      (v. punti 285, 287, 292, 294-295)
      17.    La nozione di recidiva, come viene intesa in un certo numero di ordinamenti giuridici nazionali, implica che un soggetto abbia
         commesso nuove infrazioni dopo essere stato punito per infrazioni simili. Inoltre, il punto 2 degli orientamenti per il calcolo
         delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo
         5, del Trattato CECA menziona specificamente la recidiva della medesima o delle medesime imprese per un’infrazione del medesimo
         tipo nell’elenco esemplificativo delle circostanze aggravanti che possono giustificare un aumento dell’importo di base dell’ammenda.
      
      A tale riguardo, non si può ammettere che la Commissione possa ritenere, nell’ambito della valutazione della circostanza aggravante
         della recidiva, che un’impresa debba essere considerata responsabile di una precedente infrazione per la quale non sia stata
         sanzionata da una decisione della Commissione e non sia stata destinataria di una comunicazione degli addebiti, cosicché detta
         impresa non è stata messa in condizione, nell’ambito del procedimento conclusosi con l’adozione della decisione che constatava
         la precedente infrazione, di presentare i propri argomenti al fine di contestare, per quanto la riguarda, l’eventuale esistenza
         di un’unità economica con altre imprese.
      
      Tale conclusione si impone a maggior ragione in quanto, pur essendo vero che il principio di proporzionalità esige che il
         tempo trascorso tra l’infrazione di cui trattasi e una violazione precedente delle regole di concorrenza venga preso in considerazione
         per valutare la propensione dell’impresa a sottrarsi a tali regole, la Commissione non può essere vincolata ad un eventuale
         termine di prescrizione per una constatazione di recidiva. 
      
      Analogamente, sebbene sia ragionevolmente lecito ritenere che una società controllante sia effettivamente a conoscenza di
         una precedente decisione indirizzata dalla Commissione alla sua controllata di cui essa detiene la quasi totalità del capitale,
         tale conoscenza non può supplire alla mancata constatazione, nella decisione precedente, di un’unità economica tra detta società
         controllante e la sua controllata al fine di imputare alla controllante la responsabilità della precedente infrazione e di
         aumentare per recidiva l’importo delle ammende ad essa inflitte.
      
      (v. punti 308, 319-320, 322)
      18.    La comunicazione relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di cartelli tra
         imprese costituisce uno strumento destinato a precisare, nel rispetto delle norme di rango superiore, i criteri che la Commissione
         intende applicare nell’esercizio del suo potere discrezionale nella fissazione delle ammende inflitte per infrazioni alle
         norme dell’Unione in materia di concorrenza. Da ciò consegue un’autolimitazione di tale potere, che non è tuttavia incompatibile
         con il mantenimento di un margine sostanziale di valutazione per la Commissione. 
      
      Pertanto, la Commissione dispone di un ampio margine di valutazione allorché è chiamata a valutare se elementi di prova forniti
         da un’impresa che abbia espresso la propria intenzione di beneficiare della comunicazione sulla cooperazione apportino un
         valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 di detta comunicazione.
      
      Parimenti, la Commissione, dopo avere constatato che taluni elementi di prova costituiscono un valore aggiunto significativo
         ai sensi del punto 21 della comunicazione sulla cooperazione, dispone di un margine di valutazione quando è chiamata a stabilire
         il livello esatto della riduzione dell’importo dell’ammenda da concedere all’impresa interessata. Infatti, il punto 23, lett. b),
         primo comma, della detta comunicazione prevede forcelle per la riduzione dell’importo dell’ammenda per le diverse categorie
         di imprese considerate. Alla luce di detto potere discrezionale, solo un superamento manifesto di tale potere può essere censurato
         dal giudice dell’Unione.
      
      Pertanto, la Commissione non commette errori manifesti di valutazione determinando la riduzione dell’ammenda, sulla base della
         comunicazione sulla cooperazione, al livello più basso di una simile forcella, se le informazioni fornite dall’impresa interessata
         erano già in possesso della Commissione o non riguardavano fatti precedentemente ignorati da quest’ultima e, pur avendo potuto
         rafforzare la capacità di quest’ultima di provare l’infrazione, non hanno un valore aggiunto significativo. Un’impresa non
         può neppure pretendere un’ulteriore riduzione dell’ammenda inflittale dalla Commissione in ragione di un documento contemporaneo
         all’infrazione che essa le avrebbe fornito, qualora tale documento fosse già in possesso della Commissione e l’impresa abbia
         semplicemente fornito spiegazioni aggiuntive per comprenderne il significato.
      
      Inoltre, la Commissione non può violare il principio della parità di trattamento nell’ambito della sua valutazione della cooperazione
         offerta dalle imprese partecipanti a un’intesa. Una siffatta violazione non sussiste qualora, da un lato, la ponderazione
         del valore aggiunto di una domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione sia effettuata in funzione degli elementi
         di prova già in possesso della Commissione e, dall’altro, una delle imprese interessate abbia apportato prove documentali
         contemporanee che presentavano valore aggiunto significativo, mentre un’altra abbia fornito un solo elemento di prova contemporaneo,
         cosicché, non trovandosi le due imprese in situazioni comparabili, il trattamento differenziato loro applicato è giustificato.
      
      (v. punti 332-333, 335, 337, 350, 355, 357, 361, 363, 367-369)
      19.    Una società ricorrente sanzionata per infrazione alle norme dell’Unione in materia di concorrenza non può basarsi sul principio
         dell’in dubio pro reo per chiedere che le sia applicata una percentuale più favorevole di riduzione dell’ammenda inflitta
         dalla Commissione in un caso di asserito dubbio che vizierebbe la motivazione della decisione relativa alla determinazione
         di tale percentuale. Infatti, tale principio riguarda l’amministrazione della prova dell’esistenza di un’infrazione e mira
         a determinare se le constatazioni relative ai fatti operate dalla Commissione nella decisione impugnata siano sostenute dagli
         elementi di prova da essa prodotti.
      
      (v. punto 343)
      20.    A differenza della parte D, punto 2, secondo trattino, della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende
         nei casi d’intesa tra imprese del 1996, la comunicazione relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo
         delle ammende nei casi di cartelli tra imprese del 2002 non prevede una riduzione dell’importo dell’ammenda a favore di un’impresa
         che, dopo avere ricevuto la comunicazione degli addebiti, non contesti i fatti sui quali la Commissione fonda le sue accuse.
         Nell’ambito di quest’ultima comunicazione, per ottenere una riduzione dell’importo dell’ammenda, un’impresa deve fornire alla
         Commissione elementi di prova della presunta infrazione che apportino un valore aggiunto significativo rispetto agli elementi
         di prova già in suo possesso.
      
      A tale riguardo, conformemente ai punti 21 e 22 della comunicazione sulla cooperazione del 2002, la Commissione, per ponderare
         il valore aggiunto degli elementi di prova forniti da un’impresa, tiene conto non solo della natura e/o del livello di precisione
         dei medesimi, ma anche degli elementi di prova già in suo possesso nel momento in cui l’impresa interessata ha presentato
         la propria domanda. Di conseguenza, la Commissione effettua la propria valutazione sulla base sia della qualità della cooperazione
         dell’impresa interessata sia del confronto del valore aggiunto in questione con gli elementi di prova già in suo possesso.
      
      (v. punti 378-379, 382, 393, 398)
      21.    Il diritto di invocare la tutela del legittimo affidamento si estende a chiunque si trovi in una situazione dalla quale risulti
         che l’amministrazione dell’Unione, fornendogli precise assicurazioni, ha fatto sorgere in lui aspettative fondate. Per contro,
         nessuno può invocare una violazione del principio di tutela del legittimo affidamento in mancanza di assicurazioni precise
         da parte dell’amministrazione. Costituiscono assicurazioni in tal senso informazioni precise, incondizionate e concordanti,
         provenienti da fonti autorizzate ed affidabili.
      
      Nell’ambito della determinazione dell’importo di un’ammenda per infrazione alle regole di concorrenza dell’Unione, l’annuncio,
         nella comunicazione degli addebiti, che la Commissione intende concedere una riduzione dell’importo dell’ammenda al di fuori
         della comunicazione relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di cartelli tra
         imprese non può costituire un’assicurazione precisa quanto all’entità o alla percentuale della riduzione che verrebbe eventualmente
         concessa alle imprese interessate. Pertanto, un’affermazione siffatta non può in alcun caso suscitare un legittimo affidamento
         a tale riguardo.
      
      Neppure una prassi decisionale della Commissione può fungere da quadro giuridico per le ammende in materia di concorrenza.
      (v. punti 421-425)
      22.    Il principio di proporzionalità esige che gli atti delle istituzioni dell’Unione non superino i limiti di quanto idoneo e
         necessario al conseguimento degli scopi legittimamente perseguiti dalla normativa di cui trattasi, fermo restando che, qualora
         sia possibile una scelta tra più misure appropriate, si deve ricorrere a quella meno restrittiva e che gli inconvenienti causati
         non devono essere sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti.
      
      A tale riguardo, non viola il principio di proporzionalità una decisione della Commissione che concede solamente una riduzione
         minima dell’1% dell’importo dell’ammenda per la mancata contestazione dei fatti, e alla luce del valore marginale di una cooperazione
         offerta dopo la comunicazione degli addebiti, qualora tale riduzione si aggiunga a quelle già riconosciute nell’ambito della
         comunicazione relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di cartelli tra imprese.
      
      (v. punti 428, 432, 449)
      23.    La Commissione non può violare il principio della parità di trattamento nell’ambito della sua valutazione della cooperazione
         fornita dalle imprese partecipanti a un’intesa. Tuttavia, oltre al fatto che le riduzioni degli importi delle ammende concesse
         nell’ambito della comunicazione relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di
         cartelli tra imprese e le riduzioni accordate al di fuori dell’ambito di tale comunicazione costituiscono fasi distinte del
         calcolo dell’importo delle ammende, le imprese che hanno cooperato sia nell’ambito di detta comunicazione che al di fuori
         di essa, da una parte, e le imprese che hanno cooperato soltanto al di fuori dell’ambito della medesima comunicazione, dall’altra,
         non si trovano in situazioni comparabili. Pertanto, la Commissione può legittimamente applicare una riduzione dell’importo
         dell’ammenda per la cooperazione al di fuori della comunicazione sulla cooperazione, da un lato, direttamente all’importo
         totale dell’ammenda alle imprese che non hanno cooperato nell’ambito di detta comunicazione e, dall’altro, all’importo già
         ridotto in base alla suddetta comunicazione alle imprese che hanno cooperato nell’ambito della medesima.
      
      (v. punti 435-437)
      24.    Secondo l’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003, per ciascuna impresa o associazione di imprese partecipanti ad un’infrazione
         alle norme dell’Unione in materia di concorrenza l’ammenda non deve superare il 10% del fatturato totale realizzato durante
         l’esercizio sociale precedente. Il fatturato di cui alla menzionata disposizione si riferisce al fatturato complessivo dell’impresa
         considerata. Pertanto, il tetto del 10% del fatturato previsto in detta disposizione dev’essere calcolato sulla base del volume
         d’affari complessivo di tutte le società che costituiscono l’entità economica che agisce in qualità di impresa ai sensi dell’art. 81 CE.
      
      (v. punti 443-444)
      25.    In base al principio di proporzionalità, nell’ambito della determinazione dell’ammontare delle ammende per infrazione alle
         norme dell’Unione in materia di concorrenza, le ammende non devono essere sproporzionate rispetto agli scopi perseguiti, vale
         a dire rispetto all’osservanza delle norme in materia di concorrenza, e l’importo dell’ammenda inflitta ad un’impresa per
         un’infrazione in materia di concorrenza deve essere proporzionato all’infrazione, valutata complessivamente, tenendo conto
         in particolare della sua gravità. Inoltre, nella determinazione dell’importo delle ammende, la Commissione può tenere conto
         dell’esigenza di garantire alla stesse un effetto sufficientemente dissuasivo.
      
      A tale riguardo, in primo luogo, intese consistenti principalmente in un accordo collusivo segreto tra concorrenti per ripartirsi
         i mercati o congelare le quote di mercato attribuendosi i progetti relativi alla vendita e all’installazione di ascensori
         e/o di scale mobili nuovi, e per non farsi concorrenza nel settore della manutenzione e dell’ammodernamento di ascensori e
         scale mobili, rientrano per loro stessa natura tra le violazioni più gravi dell’art. 81 CE. A tale riguardo, le dimensioni
         relativamente ridotte del mercato dei prodotti di cui trattasi, quand’anche appurate, sono meno importanti degli altri elementi
         a sostegno della gravità dell’infrazione messi insieme. 
      
      In secondo luogo, la regola della proporzionalità delle ammende rispetto alle dimensioni e alla potenza economica delle unità
         economiche interessate, che agiscono in qualità di impresa ai sensi dell’art. 81 CE, non è violata se esse non superano il
         tetto di cui all’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003, inteso ad evitare che le ammende siano sproporzionate rispetto
         all’importanza dell’impresa.
      
      In terzo luogo, ai fini del calcolo delle ammende, la Commissione può prendere in considerazione segnatamente le dimensioni
         e la potenza economica dell’unità economica che agisce in qualità di impresa ai sensi dell’art. 81 CE. Tuttavia, l’impresa
         pertinente da prendere in considerazione può non corrispondere a ciascuna controllata che ha partecipato alle infrazioni constatate,
         ma alle imprese costituite dalla società controllante e dall’insieme delle sue controllate.
      
      In quarto luogo, la Commissione non è tenuta, in sede di determinazione dell’ammontare delle ammende in funzione della gravità
         e della durata dell’infrazione, ad assicurare, nel caso in cui siano inflitte ammende a diverse imprese coinvolte in una stessa
         infrazione, che gli importi finali delle ammende a cui è giunto il suo calcolo per le imprese interessate rendano conto di
         ogni differenza tra le stesse imprese in ordine al loro fatturato complessivo o al loro fatturato sul mercato interessato
         dall’infrazione. Infatti, l’importo finale dell’ammenda non costituisce, a priori, un elemento appropriato per determinare
         un’eventuale mancanza di proporzionalità dell’ammenda alla luce dell’importanza dei partecipanti dell’intesa. La determinazione
         dell’importo finale dell’ammenda è, in particolare, funzione di diverse circostanze collegate al comportamento individuale
         dell’impresa in questione e non alla sua quota di mercato o al suo fatturato, come la durata dell’infrazione, l’esistenza
         di circostanze aggravanti o attenuanti e il grado di cooperazione della detta impresa.
      
      (v. punti 450-456)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
      13 luglio 2011 (*)
      
      «Concorrenza – Intese – Mercato dell’installazione e della manutenzione degli ascensori e delle scale mobili – Decisione che constata un’infrazione all’art. 81 CE – Manipolazione delle gare d’appalto – Ripartizione dei mercati – Fissazione dei prezzi»
      Nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07,
      ThyssenKrupp Liften Ascenseurs NV, con sede in Bruxelles (Belgio), rappresentata inizialmente dagli avv.ti V. Turner e D. Mes, successivamente dagli avv.ti O.W. Brouwer
         e J. Blockx,
      
      ricorrente nella causa T‑144/07,
      ThyssenKrupp Aufzüge GmbH, con sede in Neuhausen auf den Fildern (Germania),
      
      ThyssenKrupp Fahrtreppen GmbH, con sede in Amburgo (Germania),
      
      rappresentate inizialmente dagli avv.ti U. Itzen e K. Blau-Hansen, successivamente dagli avv.ti Itzen, Blau-Hansen e S. Thomas,
         e infine dagli avv.ti Blau-Hansen e Thomas,
      
      ricorrenti nella causa T‑147/07,
      ThyssenKrupp Ascenseurs Luxembourg Sàrl, con sede in Howald (Lussemburgo), rappresentata dagli avv.ti K. Beckmann, S. Dethof e Itzen,
      
      ricorrente nella causa T‑148/07,
      ThyssenKrupp Elevator AG, con sede in Düsseldorf (Germania), rappresentata dagli avv.ti T. Klose e J. Ziebarth,
      
      ricorrente nella causa T‑149/07,
      ThyssenKrupp AG, con sede in Duisburg (Germania), rappresentata inizialmente dagli avv.ti M. Klusmann e Thomas, successivamente dall’avv. Klusmann,
      
      ricorrente nella causa T‑150/07,
      ThyssenKrupp Liften BV, con sede in Krimpen aan den IJssel (Paesi Bassi), rappresentata dagli avv.ti Brouwer e A. Stoffer,
      
      ricorrente nella causa T‑154/07,
      contro
      Commissione europea, rappresentata, nelle cause T‑144/07 e T‑154/07, dai sigg. A. Bouquet e R. Sauer, in qualità di agenti, assistiti dagli avv.ti F. Wijckmans
         e F. Tuytschaever, nelle cause T‑147/07 e T‑148/07, inizialmente dai sigg. Sauer e O. Weber, successivamente dal sig. Sauer
         e dalla sig.ra K. Mojzesowicz, in qualità di agenti, e, nelle cause T‑149/07 e T‑150/07, dal sig. Sauer e dalla sig.ra Mojzesowicz,
         in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione della Commissione 21 febbraio 2007, C (2007) 512 def., relativa
         ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81 [CE] (Caso COMP/E-1/38.823 – Ascensori e scale mobili), o, in subordine, di riduzione
         dell’importo delle ammende inflitte alle ricorrenti,
      
      IL TRIBUNALE (Ottava Sezione),
      composto dalla sig.ra M.E. Martins Ribeiro (relatore), presidente, dai sigg. N. Wahl e A. Dittrich, giudici,
      cancelliere: sig.ra K. Andová, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alle udienze del 3, 7 e 10 settembre 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Le presenti cause hanno ad oggetto domande di annullamento della decisione della Commissione 21 febbraio 2007, C (2007) 512
         def., relativa ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81 [CE] (Caso COMP/E-1/38.823 – Ascensori e scale mobili) (in prosieguo:
         la «decisione impugnata»), di cui è stato pubblicato un sunto nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 26 marzo 2008 (GU C 75, pag. 19), o, in subordine, di riduzione dell’importo delle ammende inflitte alle ricorrenti.
      
      2        Nella decisione impugnata la Commissione delle Comunità europee ha considerato che le seguenti società hanno violato l’art. 81 CE:
      
      –        Kone Belgium SA (in prosieguo: «Kone Belgio»), Kone GmbH (in prosieguo: «Kone Germania»), Kone Luxembourg Sàrl (in prosieguo:
         «Kone Lussemburgo»), Kone BV Liften en Roltrappen (in prosieguo: «Kone Paesi Bassi») e Kone Oyj (in prosieguo: «KC») (in prosieguo
         indicate congiuntamente o separatamente come «Kone»);
      
      –        Otis SA (in prosieguo: «Otis Belgio»), Otis GmbH & Co. OHG (in prosieguo: «Otis Germania»), General Technic-Otis Sàrl (in
         prosieguo: «GTO»), General Technic Sàrl (in prosieguo: «GT»), Otis BV (in prosieguo: «Otis Paesi Bassi»), Otis Elevator Company
         (in prosieguo: «OEC») e United Technologies Corporation (in prosieguo: «UTC») (in prosieguo indicate congiuntamente o separatamente
         come «Otis»);
      
      –        Schindler SA (in prosieguo: «Schindler Belgio»), Schindler Deutschland Holding GmbH (in prosieguo: «Schindler Germania»),
         Schindler Sàrl (in prosieguo: «Schindler Lussemburgo»), Schindler Liften BV (in prosieguo: «Schindler Paesi Bassi») e Schindler
         Holding Ltd (in prosieguo «Schindler Holding») (in prosieguo indicate congiuntamente o separatamente come «Schindler»);
      
      –        ThyssenKrupp Liften Ascenseurs NV (in prosieguo: «TKLA»), ThyssenKrupp Aufzüge GmbH (in prosieguo: «TKA»), ThyssenKrupp Fahrtreppen
         GmbH (in prosieguo: «TKF»), ThyssenKrupp Elevator AG (in prosieguo: «TKE»), ThyssenKrupp AG (in prosieguo: «TKAG»), ThyssenKrupp
         Ascenseurs Luxembourg Sàrl (in prosieguo: «TKAL») e ThyssenKrupp Liften BV (in prosieguo: «TKL») (in prosieguo indicate congiuntamente
         o separatamente come «ThyssenKrupp»);
      
      –        Mitsubishi Elevator Europe BV (in prosieguo: «MEE»).
      3        TKLA, TKA, TKF, TKAL, TKE, TKAG e TKL, ricorrenti, appartengono al gruppo di società ThyssenKrupp, attivo nei settori degli
         ascensori, dell’acciaio, dell’industria automobilistica, delle tecnologie e dei servizi. La società capogruppo è la società
         quotata in borsa TKAG. TKE è una controllata al 100% di TKAG ed è la principale impresa responsabile del gruppo nel settore
         degli ascensori, in quanto società holding intermedia (punti 33‑37 della decisione impugnata).
      
      4        ThyssenKrupp esercita le sue attività nel settore delle scale mobili e degli ascensori tramite controllate nazionali. Queste
         ultime sono, in particolare, in Belgio TKLA, in Germania TKA e TKF, in Lussemburgo TKAL e nei Paesi Bassi TKL (punti 33‑37
         della decisione impugnata). A differenza di TKL, che non è una controllata di TKE, le altre società sopra menzionate sono
         controllate direttamente o indirettamente al 100% da TKE e TKAG.
      
       Procedimento amministrativo
      1.     Indagine della Commissione
      5        Nell’estate del 2003 venivano trasmesse alla Commissione informazioni relative alla possibile esistenza di un’intesa tra i
         quattro principali produttori europei di ascensori e scale mobili che esercitano attività commerciali nell’Unione, vale a
         dire Kone, Otis, Schindler e ThyssenKrupp (punti 3 e 91 della decisione impugnata).
      
       Belgio
      6        A partire dal 28 gennaio 2004 e durante il mese di marzo 2004 la Commissione effettuava accertamenti, in applicazione dell’art. 14,
         nn. 2 e 3, del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d’applicazione degli articoli 81 [CE] e
         82 [CE] (GU 1962, n. 13, pag. 204), in particolare presso i locali delle controllate di Kone, Otis, Schindler e ThyssenKrupp
         in Belgio (punti 92, 93, 95 e 97 della decisione impugnata).
      
      7        Successivamente, Kone, Otis, ThyssenKrupp e Schindler presentavano domande a titolo della comunicazione della Commissione
         relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di cartelli tra imprese (GU 2002,
         C 45, pag. 3) (in prosieguo: la «comunicazione sulla cooperazione del 2002»). Tali domande venivano integrate dalle imprese
         interessate (punti 94, 96, 98 e 103 della decisione impugnata).
      
      8        Il 29 giugno 2004 veniva concessa a Kone un’immunità condizionata in applicazione del punto 8, lett. b), della suddetta comunicazione
         (punto 99 della decisione impugnata).
      
      9        Tra settembre e dicembre 2004 la Commissione inviava inoltre richieste di informazioni a norma dell’art. 18 del regolamento (CE)
         del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 [CE]
         e 82 [CE] (GU 2003, L 1, pag. 1), alle imprese partecipanti all’infrazione in Belgio, a vari clienti in tale Stato membro
         e all’associazione belga Agoria (punti 101 e 102 della decisione impugnata).
      
       Germania
      10      A partire dal 28 gennaio 2004 e durante il mese di marzo 2004 la Commissione, in applicazione dell’art. 14, n. 3, del regolamento
         n. 17, effettuava accertamenti, in particolare presso i locali delle controllate di Otis e di ThyssenKrupp in Germania (punti 104
         e 106 della decisione impugnata).
      
      11      Il 12 e il 18 febbraio 2004 Kone integrava la sua domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002, del 2 febbraio
         2004, relativa al Belgio, con informazioni concernenti la Germania. Analogamente, tra il marzo 2004 e il febbraio 2005 Otis
         integrava la sua domanda relativa al Belgio con informazioni concernenti la Germania. Il 25 novembre 2004 Schindler presentava
         una domanda a titolo di detta comunicazione contenente informazioni relative alla Germania, che veniva completata tra il dicembre
         2004 e il febbraio 2005. Infine, nel dicembre 2005 ThyssenKrupp trasmetteva alla Commissione una domanda, relativa alla Germania,
         sempre a titolo della suddetta comunicazione (punti 105, 107, 112 e 114 della decisione impugnata).
      
      12      Tra il settembre e il novembre 2004 la Commissione, in applicazione dell’art. 18 del regolamento n. 1/2003, inviava inoltre
         richieste di informazioni alle imprese partecipanti all’infrazione in Germania, a vari clienti in tale Stato membro e alle
         associazioni VDMA, VFA e VMA (punti 110, 111 e 113 della decisione impugnata).
      
       Lussemburgo
      13      Il 5 febbraio 2004 Kone integrava la sua domanda del 2 febbraio 2004, relativa al Belgio, con informazioni concernenti il
         Lussemburgo. Otis e ThyssenKrupp presentavano oralmente una domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002
         con riferimento al Lussemburgo. Una domanda a titolo della medesima comunicazione, con riferimento al Lussemburgo, veniva
         presentata da Schindler (punti 115, 118, 119 e 124 della decisione impugnata).
      
      14      A partire dal 9 marzo 2004 la Commissione, in applicazione dell’art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, effettuava accertamenti,
         segnatamente presso i locali delle controllate di Schindler e di ThyssenKrupp in Lussemburgo (punto 116 della decisione impugnata).
      
      15      Il 29 giugno 2004 veniva concessa a Kone un’immunità condizionata in applicazione del punto 8, lett. b), della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002 per la parte della sua domanda relativa al Lussemburgo (punto 120 della decisione impugnata).
      
      16      Nel settembre e nell’ottobre 2004 la Commissione, a norma dell’art. 18 del regolamento n. 1/2003, inviava richieste di informazioni
         alle imprese partecipanti all’infrazione in Lussemburgo, a vari clienti in tale Stato membro e alla Fédération luxembourgeoise
         des ascensoristes (punti 122 e 123 della decisione impugnata).
      
       Paesi Bassi
      17      Nel marzo 2004 Otis presentava una domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002 con riferimento ai Paesi
         Bassi, che veniva successivamente completata. Nell’aprile 2004 veniva presentata da ThyssenKrupp una domanda a titolo di detta
         comunicazione, anch’essa successivamente completata a più riprese. Infine, il 19 luglio 2004 Kone integrava la sua domanda
         del 2 febbraio 2004, relativa al Belgio, con informazioni concernenti i Paesi Bassi (punti 127, 129 e 130 della decisione
         impugnata).
      
      18      Il 27 luglio 2004 veniva concessa un’immunità condizionata ad Otis in applicazione del punto 8, lett. a), della suddetta comunicazione
         (punto 131 della decisione impugnata).
      
      19      A partire dal 28 aprile 2004 la Commissione, in applicazione dell’art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, effettuava accertamenti,
         segnatamente presso i locali delle controllate di Kone, Schindler, ThyssenKrupp e MEE nei Paesi Bassi, nonché presso i locali
         dell’associazione Boschduin (punto 128 della decisione impugnata).
      
      20      Nel settembre 2004 la Commissione inviava richieste di informazioni in applicazione dell’art. 18 del regolamento n. 1/2003
         alle imprese partecipanti all’infrazione nei Paesi Bassi, a vari clienti in tale Stato membro e alle associazioni VLR e Boschduin
         (punti 133 e 134 della decisione impugnata).
      
      2.     Comunicazione degli addebiti
      21      Il 7 ottobre 2005 la Commissione adottava una comunicazione degli addebiti, rivolta in particolare alle società menzionate
         supra al punto 2. Tutti i destinatari della comunicazione degli addebiti trasmettevano osservazioni scritte in risposta alle
         censure mosse dalla Commissione (punti 135 e 137 della decisione impugnata).
      
      22      Poiché nessuno dei destinatari della comunicazione degli addebiti ne aveva fatto domanda, non si teneva un’audizione (punto 138
         della decisione impugnata).
      
      3.     Decisione impugnata
      23      Il 21 febbraio 2007 la Commissione ha adottato la decisione impugnata, in cui ha constatato che le società destinatarie avevano
         partecipato a quattro infrazioni singole, complesse e continuate all’art. 81, n. 1, CE, in quattro Stati membri, ripartendosi
         i mercati attraverso accordi o concertazioni per l’attribuzione di appalti e di contratti relativi alla vendita, all’installazione,
         alla manutenzione e all’ammodernamento di ascensori e scale mobili (punto 2 della decisione impugnata).
      
      24      Per quanto riguarda i destinatari della decisione impugnata, la Commissione ha ritenuto che, oltre alle controllate delle
         imprese interessate in Belgio, in Germania, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi, le società capogruppo di dette controllate dovessero
         essere considerate solidalmente responsabili per le violazioni dell’art. 81 CE commesse dalle rispettive controllate, per
         il fatto che avevano potuto esercitare un’influenza decisiva sulla loro politica commerciale nel periodo dell’infrazione e
         si poteva presumere che si fossero avvalse di tale potere (punti 608, 615, 622, 627 e 634‑641 della decisione impugnata).
         Le società controllanti di MEE non sono state considerate solidalmente responsabili del comportamento della loro controllata,
         poiché non è stato possibile dimostrare che esse avessero esercitato un’influenza decisiva sul suo comportamento (punto 643
         della decisione impugnata).
      
      25      Per calcolare l’importo delle ammende, nella decisione impugnata la Commissione ha applicato il metodo descritto negli orientamenti
         per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2 del regolamento n. 17 e dell’articolo
         65, paragrafo 5, [CA] (GU 1998, C 9, pag. 3; in prosieguo: gli «orientamenti del 1998»). Essa ha inoltre esaminato se, e in
         quale misura, le imprese interessate soddisfacessero le condizioni previste dalla comunicazione sulla cooperazione del 2002.
      
      26      La Commissione ha qualificato le infrazioni come «molto gravi» in considerazione della loro natura e del fatto che ciascuna
         di esse riguardava l’intero ambito territoriale di uno Stato membro (Belgio, Germania, Lussemburgo o Paesi Bassi), anche se
         il loro impatto reale non poteva essere misurato (punto 671 della decisione impugnata).
      
      27      Per tenere conto dell’effettiva capacità economica delle imprese interessate di arrecare un pregiudizio significativo alla
         concorrenza, la Commissione le ha suddivise, per ciascun paese, in varie categorie a seconda del volume d’affari realizzato
         sul mercato degli ascensori e/o delle scale mobili, compresi, se del caso, i servizi di manutenzione e di ammodernamento (punti 672
         e 673 della decisione impugnata).
      
      28      Per quanto riguarda l’intesa in Belgio, Kone e Schindler sono state classificate nella prima categoria, con un importo di
         partenza dell’ammenda, determinato in funzione della gravità dell’infrazione, di EUR 40 000 000. Otis è stata classificata
         nella seconda categoria, con un importo di partenza dell’ammenda di EUR 27 000 000. ThyssenKrupp è stata classificata nella
         terza categoria, con un importo di partenza dell’ammenda di EUR 16 500 000 (punti 674 e 675 della decisione impugnata). All’importo
         di partenza dell’ammenda da infliggere ad Otis è stato applicato un coefficiente moltiplicatore di 1,7 e all’importo di partenza
         dell’ammenda di ThyssenKrupp è stato applicato un coefficiente moltiplicatore di 2, per tenere conto delle loro dimensioni
         e delle loro risorse globali, portando così l’importo di partenza delle loro ammende rispettivamente ad EUR 45 900 000 ed
         EUR 33 000 000 (punti 690 e 691 della decisione impugnata). Poiché l’infrazione è durata sette anni e otto mesi (dal 9 maggio
         1996 al 29 gennaio 2004), la Commissione ha aumentato del 75% l’importo di partenza dell’ammenda per le imprese interessate.
         L’importo di base dell’ammenda è stato quindi fissato in EUR 70 000 000 per Kone, in EUR 80 325 000 per Otis, in EUR 70 000 000
         per Schindler e in EUR 57 750 000 per ThyssenKrupp (punti 692 e 696 della decisione impugnata). La Commissione ha ritenuto
         che ThyssenKrupp dovesse essere considerata recidiva e ha aumentato l’importo della sua ammenda del 50% a titolo di tale circostanza
         aggravante (punti 697, 698 e 708‑710 della decisione impugnata). Non sono state riconosciute circostanze attenuanti a favore
         delle imprese interessate (punti 733, 734, 749, 750 e 753‑755 della decisione impugnata). In applicazione della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002, Kone ha beneficiato di un’immunità totale dalle ammende. Otis ha beneficiato, da un lato, di
         una riduzione del 40% dell’importo dell’ammenda entro la «forcella» prevista dal punto 23, lett. b), primo comma, primo trattino,
         di detta comunicazione e, dall’altro, di una riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda per la mancata contestazione dei
         fatti. ThyssenKrupp ha beneficiato, da un lato, di una riduzione del 20% dell’importo dell’ammenda entro la «forcella» prevista
         dal punto 23, lett. b), primo comma, secondo trattino, di tale comunicazione e, dall’altro, di una riduzione dell’1% dell’importo
         dell’ammenda per la mancata contestazione dei fatti. Schindler ha beneficiato di una riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda
         per la mancata contestazione dei fatti (punti 760‑777 della decisione impugnata).
      
      29      Per quanto riguarda l’intesa in Germania, Kone, Otis e ThyssenKrupp sono state classificate nella prima categoria, con un
         importo di partenza dell’ammenda di EUR 70 000 000. Schindler è stata classificata nella seconda categoria, con un importo
         di partenza dell’ammenda di EUR 17 000 000 (punti 676‑679 della decisione impugnata). All’importo di partenza dell’ammenda
         da infliggere a Otis è stato applicato un coefficiente moltiplicatore di 1,7 e all’importo di partenza dell’ammenda di ThyssenKrupp
         è stato applicato un coefficiente moltiplicatore di 2, per tenere conto delle loro dimensioni e delle loro risorse globali,
         portando così gli importi di partenza delle loro ammende rispettivamente ad EUR 119 000 000 ed EUR 140 000 000 (punti 690
         e 691 della decisione impugnata). Poiché l’infrazione commessa da Kone, Otis e ThyssenKrupp è durata otto anni e quattro mesi
         (dal 1° agosto 1995 al 5 dicembre 2003), la Commissione ha aumentato l’importo di partenza dell’ammenda per tali imprese dell’80%.
         Poiché l’infrazione commessa da Schindler è durata cinque anni e quattro mesi (dal 1° agosto 1995 al 6 dicembre 2000), la
         Commissione ha aumentato l’importo di partenza dell’ammenda per tale impresa del 50%. L’importo di base dell’ammenda è stato
         così portato ad EUR 126 000 000 per Kone, ad EUR 214 200 000 per Otis, ad EUR 25 500 000 per Schindler e ad EUR 252 000 000
         per ThyssenKrupp (punti 693 e 696 della decisione impugnata). La Commissione ha ritenuto che ThyssenKrupp dovesse essere considerata
         recidiva e ha aumentato l’importo della sua ammenda del 50% a titolo di tale circostanza aggravante (punti 697‑707 della decisione
         impugnata). Non è stata applicata alcuna circostanza attenuante a favore delle imprese interessate (punti 727‑729, 735, 736,
         742‑744, 749, 750 e 753‑755 della decisione impugnata). Kone ha beneficiato, da una parte, della riduzione massima del 50%
         dell’importo dell’ammenda prevista dal punto 23, lett. b), primo comma, primo trattino, della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002 e, dall’altra, di una riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda per la mancata contestazione dei fatti. Otis ha
         beneficiato, da una parte, di una riduzione del 25% dell’importo dell’ammenda entro la «forcella» prevista dal punto 23, lett. b),
         primo comma, secondo trattino, della detta comunicazione e, dall’altra, di una riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda
         per la mancata contestazione dei fatti. Schindler ha beneficiato, da una parte, di una riduzione del 15% dell’importo dell’ammenda
         entro la «forcella» prevista dal punto 23, lett. b), primo comma, terzo trattino, di tale comunicazione e, dall’altra, di
         una riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda per la mancata contestazione dei fatti. ThyssenKrupp ha beneficiato di una
         riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda per la mancata contestazione dei fatti (punti 778‑813 della decisione impugnata).
      
      30      Per quanto riguarda l’intesa in Lussemburgo, Otis e Schindler sono state classificate nella prima categoria, con un importo
         di partenza dell’ammenda di EUR 10 000 000. Kone e ThyssenKrupp sono state classificate nella seconda categoria, con un importo
         di partenza dell’ammenda di EUR 2 500 000 (punti 680‑683 della decisione impugnata). All’importo di partenza dell’ammenda
         da infliggere ad Otis è stato applicato un coefficiente moltiplicatore di 1,7 e all’importo di partenza dell’ammenda di ThyssenKrupp
         è stato applicato un coefficiente moltiplicatore di 2, per tenere conto delle loro dimensioni e delle loro risorse globali,
         portando così gli importi di partenza delle loro ammende rispettivamente ad EUR 17 000 000 ed EUR 5 000 000 (punti 690 e 691
         della decisione impugnata). Poiché l’infrazione è durata otto anni e tre mesi (dal 7 dicembre 1995 al 9 marzo 2004), la Commissione
         ha aumentato l’importo di partenza dell’ammenda per le imprese interessate dell’80%. L’importo di base dell’ammenda è stato
         così portato ad EUR 4 500 000 per Kone, ad EUR 30 600 000 per Otis, ad EUR 18 000 000 per Schindler e ad EUR 9 000 000 per
         ThyssenKrupp (punti 694 e 696 della decisione impugnata). La Commissione ha ritenuto che ThyssenKrupp dovesse essere considerata
         recidiva e ha aumentato l’importo della sua ammenda del 50% a titolo di tale circostanza aggravante (punti 697, 698 e 711‑714
         della decisione impugnata). Non è stata applicata alcuna circostanza attenuante a favore delle imprese interessate (punti 730,
         749, 750 e 753‑755 della decisione impugnata). In applicazione della comunicazione sulla cooperazione del 2002, Kone ha beneficiato
         dell’immunità totale dalle ammende. Otis ha beneficiato, da una parte, di una riduzione del 40% dell’importo dell’ammenda
         entro la «forcella» prevista dal punto 23, lett. b), primo comma, primo trattino, della detta comunicazione e, dall’altro,
         di una riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda per la mancata contestazione dei fatti. Schindler e ThyssenKrupp hanno
         beneficiato soltanto di una riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda per la mancata contestazione dei fatti (punti 814‑835
         della decisione impugnata).
      
      31      Per quanto concerne l’intesa nei Paesi Bassi, Kone è stata classificata nella prima categoria, con un importo di partenza
         dell’ammenda di EUR 55 000 000. Otis è stata classificata nella seconda categoria, con un importo di partenza dell’ammenda
         di EUR 41 000 000. Schindler è stata classificata nella terza categoria, con un importo di partenza dell’ammenda di EUR 24 500 000.
         ThyssenKrupp e MEE sono state classificate nella quarta categoria, con un importo di partenza dell’ammenda di EUR 8 500 000
         (punti 684 e 685 della decisione impugnata). All’importo di partenza dell’ammenda da infliggere a Otis è stato applicato un
         coefficiente moltiplicatore di 1,7 e all’importo di partenza dell’ammenda di ThyssenKrupp è stato applicato un coefficiente
         moltiplicatore di 2, per tenere conto delle loro dimensioni e delle loro risorse globali, portando così gli importi di partenza
         delle loro ammende rispettivamente ad EUR 69 700 000 e ad EUR 17 000 000 (punti 690 e 691 della decisione impugnata). Poiché
         l’infrazione commessa da Otis e ThyssenKrupp è durata cinque anni e dieci mesi (dal 15 aprile 1998 al 5 marzo 2004), la Commissione
         ha aumentato l’importo di partenza dell’ammenda per tali imprese del 55%. Poiché l’infrazione commessa da Kone e Schindler
         è durata quattro anni e nove mesi (dal 1° giugno 1999 al 5 marzo 2004), la Commissione ha aumentato l’importo di partenza
         dell’ammenda per tali imprese del 45%. Poiché l’infrazione commessa da MEE è durata quattro anni e un mese (dall’11 gennaio
         2000 al 5 marzo 2004), la Commissione ha aumentato l’importo di partenza dell’ammenda per tale impresa del 40%. L’importo
         di base dell’ammenda è stato così portato ad EUR 79 750 000 per Kone, ad EUR 108 035 000 per Otis, ad EUR 35 525 000 per Schindler,
         ad EUR 26 350 000 per ThyssenKrupp e ad EUR 11 900 000 per MEE (punti 695 e 696 della decisione impugnata). La Commissione
         ha ritenuto che ThyssenKrupp dovesse essere considerata recidiva e ha aumentato l’importo della sua ammenda del 50% a titolo
         di tale circostanza aggravante (punti 697, 698 e 715‑720 della decisione impugnata). Non è stata applicata alcuna circostanza
         attenuante a favore delle imprese interessate (punti 724‑726, 731, 732, 737, 739‑741, 745‑748 e 751‑755 della decisione impugnata).
         In applicazione della comunicazione sulla cooperazione del 2002, Otis ha beneficiato dell’immunità totale dalle ammende. ThyssenKrupp
         ha beneficiato, da una parte, di una riduzione del 40% dell’importo dell’ammenda entro la «forcella» prevista dal punto 23,
         lett. b), primo comma, primo trattino, della detta comunicazione e, dall’altra, di una riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda
         per la mancata contestazione dei fatti. Schindler e MEE hanno beneficiato di una riduzione dell’1% dell’importo dell’ammenda
         per la mancata contestazione dei fatti (punti 836‑855 della decisione impugnata).
      
      32      Il dispositivo della decisione impugnata così recita:
      
      «Articolo 1»
      1.      Per quanto riguarda il Belgio, le seguenti imprese hanno violato l’articolo 81 [CE], accordandosi regolarmente e collettivamente,
         nei periodi indicati, nell’ambito di accordi e pratiche concordate a livello nazionale concernenti gli ascensori e le scale
         mobili, al fine di ripartirsi i mercati ed attribuirsi gli appalti pubblici e privati nonché altri contratti per la vendita
         e l’installazione di ascensori e scale mobili conformemente alle quote preconcordate, e di non farsi concorrenza per i contratti
         di manutenzione e di ammodernamento:
      
      –        Kone: [KC] e [Kone Belgio]: dal 9 maggio 1996 al 29 gennaio 2004;
      –        Otis: [UTC], [OEC] e [Otis Belgio]: dal 9 maggio 1996 al 29 gennaio 2004;
      –        Schindler: Schindler Holding (…) e [Schindler Belgio]: dal 9 maggio 1996 al 29 gennaio 2004; e
      –        ThyssenKrupp: [TKAG], [TKE] e [TKLA]: dal 9 maggio 1996 al 29 gennaio 2004.
      2.      Per quanto riguarda la Germania, le seguenti imprese hanno violato l’articolo 81 [CE], accordandosi regolarmente e collettivamente,
         nei periodi indicati, nell’ambito di accordi e pratiche concordate a livello nazionale concernenti gli ascensori e le scale
         mobili, al fine di ripartirsi i mercati ed attribuirsi gli appalti pubblici e privati nonché altri contratti per la vendita
         e l’installazione conformemente alle quote preconcordate:
      
      –        Kone: [KC] e [Kone Germania]: dal 1° agosto 1995 al 5 dicembre 2003;
      –        Otis: [UTC], [OEC] e [Otis Germania]: dal 1° agosto 1995 al 5 dicembre 2003;
      –        Schindler: Schindler Holding (…) e [Schindler Germania]: dal 1° agosto 1995 al 6 dicembre 2000; e
      –        ThyssenKrupp: [TKAG], [TKE], [TKA] e [TKF]: dal 1° agosto 1995 al 5 dicembre 2003.
      3.      Per quanto riguarda il Lussemburgo, le seguenti imprese hanno violato l’articolo 81 [CE], accordandosi regolarmente e collettivamente,
         nei periodi indicati, nell’ambito di accordi e pratiche concordate a livello nazionale concernenti gli ascensori e le scale
         mobili, al fine di ripartirsi i mercati ed attribuirsi gli appalti pubblici e privati nonché altri contratti per la vendita
         e l’installazione conformemente alle quote preconcordate, e di non farsi concorrenza per i contratti di manutenzione e di
         ammodernamento:
      
      –        Kone: [KC] e [Kone Lussemburgo]: dal 7 dicembre 1995 al 29 gennaio 2004;
      –        Otis: [UTC], [OEC], [Otis Belgio], [GTO] e [GT]: dal 7 dicembre 1995 al 9 marzo 2004;
      –        Schindler: Schindler Holding (…) e [Schindler Lussemburgo]: dal 7 dicembre 1995 al 9 marzo 2004; e
      –        ThyssenKrupp: [TKAG], [TKE] e [TKAL]: dal 7 dicembre 1995 al 9 marzo 2004.
      4.      Per quanto riguarda i Paesi Bassi, le seguenti imprese hanno violato l’articolo 81 [CE], accordandosi regolarmente e collettivamente,
         nei periodi indicati, nell’ambito di accordi e pratiche concordate a livello nazionale concernenti gli ascensori e le scale
         mobili, al fine di ripartirsi i mercati ed attribuirsi gli appalti pubblici e privati nonché altri contratti per la vendita
         e l’installazione conformemente alle quote preconcordate, e di non farsi concorrenza per i contratti di manutenzione e di
         ammodernamento:
      
      –        Kone: [KC] e [Kone Paesi Bassi]: dal 1° giugno 1999 al 5 marzo 2004;
      –        Otis: [UTC], [OEC] e [Otis Paesi Bassi]: dal 15 aprile 1998 al 5 marzo 2004;
      –        Schindler: Schindler Holding (…) e [Schindler Paesi Bassi]: dal 1° giugno 1999 al 5 marzo 2004;
      –        ThyssenKrupp: [TKAG] e [TKL]: dal 15 aprile 1998 al 5 marzo 2004; e
      –        [MEE]: dall’11 gennaio 2000 al 5 marzo 2004.
      Articolo 2
      1. Per le infrazioni in Belgio di cui all’articolo 1, paragrafo 1, sono inflitte le seguenti ammende:
      –        Kone: [KC] e [Kone Belgio], in solido: 0 EUR;
      –        Otis: [UTC], [OEC] e [Otis Belgio], in solido: 47 713 050 EUR;
      –        Schindler: Schindler Holding (…) e [Schindler Belgio], in solido: 69 300 000 EUR; e
      –        ThyssenKrupp: [TKAG], [TKE] e [TKLA], in solido: 68 607 000 EUR.
      2. Per le infrazioni in Germania di cui all’articolo 1, paragrafo 2, sono inflitte le seguenti ammende:
      –        Kone: [KC] e [Kone Germania], in solido: 62 370 000 EUR;
      –        Otis: [UTC], [OEC] e [Otis Germania], in solido: 159 043 500 EUR;
      –        Schindler: Schindler Holding (…) e [Schindler Germania], in solido: 21 458 250 EUR; e
      –        ThyssenKrupp: [TKAG], [TKE], [TKA] e [TKF], in solido: 374 220 000 EUR.
      3. Per le infrazioni in Lussemburgo di cui all’articolo 1, paragrafo 3, sono inflitte le seguenti ammende:
      –        Kone: [KC] e [Kone Lussemburgo], in solido: 0 EUR;
      –        Otis: [UTC], [OEC], [Otis Belgio], [GTO] e [GT], in solido: 18 176 400 EUR;
      –        Schindler: Schindler Holding (…) e [Schindler Lussemburgo], in solido: 17 820 000 EUR; e
      –        ThyssenKrupp: [TKAG], [TKE] e [TKAL], in solido: 13 365 000 EUR.
      4. Per le infrazioni nei Paesi Bassi di cui all’articolo 1, paragrafo 4, sono inflitte le seguenti ammende:
      –        Kone: [KC] e [Kone Paesi Bassi], in solido: 79 750 000 EUR;
      –        Otis: [UTC], [OEC] e [Otis Paesi Bassi], in solido: 0 EUR;
      –        Schindler: Schindler Holding (…) e [Schindler Paesi Bassi], in solido: 35 169 750 EUR;
      –        ThyssenKrupp: [TKAG] e [TKL], in solido: 23 477 850 EUR; e
      –        [MEE]: 1 841 400 EUR.
      (…)».
       Procedimento e conclusioni delle parti 
      33      Con atti introduttivi depositati nella cancelleria del Tribunale il 7 maggio 2007 (nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07,
         T‑149/07 e T‑150/07) e l’8 maggio 2007 (nella causa T‑154/07), le ricorrenti hanno proposto i ricorsi in esame.
      
      34      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Ottava Sezione) ha deciso di passare alla fase orale nelle presenti cause
         e, nell’ambito delle misure di organizzazione del procedimento di cui all’art. 64 del suo regolamento di procedura, ha posto
         per iscritto alcuni quesiti alle parti e ha chiesto loro di produrre taluni documenti. Queste vi hanno ottemperato entro il
         termine impartito.
      
      35      Le difese svolte dalle parti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 e le loro risposte ai
         quesiti orali posti dal Tribunale sono state sentite nel corso delle udienze del 3, 7 e 10 settembre 2009. Si è così conclusa
         la fase orale nelle cause T‑144/07 e T‑148/07.
      
      36      A seguito di richieste formulate dal Tribunale in udienza, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07
         hanno prodotto taluni documenti.
      
      37      Con lettere del 14 e del 15 settembre 2009 le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07
         hanno depositato in cancelleria un «corrigendum» concernente il loro motivo fondato sulla constatazione errata di una recidiva.
      
      38      Con ordinanze 20 ottobre 2009 è stata riaperta la fase orale nelle cause T‑144/07 e T‑148/07.
      
      39      I «corrigenda» delle ricorrenti sono stati acquisiti agli atti nelle cause indicate al precedente punto 37. La Commissione
         ha presentato le sue osservazioni su tali corrigenda e in particolare ne ha eccepito l’irricevibilità. Le ricorrenti hanno
         presentato le loro osservazioni al riguardo e la fase orale di dette cause è così giunta a conclusione.
      
      40      Dopo aver sentito le parti su questo punto in udienza, il Tribunale ha deciso di riunire le presenti cause ai fini della sentenza,
         in applicazione dell’art. 50 del regolamento di procedura.
      
      41      Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 concludono che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata nella parte che le riguarda;
      –        in subordine, ridurre l’importo dell’ammenda inflitta;
      –        condannare la Commissione alle spese.
      42      In ciascuna causa, la Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare le ricorrenti alle spese.
       Nel merito
      1.     Osservazioni preliminari
      43      I ricorsi proposti dalle ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 hanno un duplice
         oggetto, vale a dire, in via principale, domande di annullamento della decisione impugnata e, in subordine, domande di annullamento
         o di riduzione delle ammende infitte alle ricorrenti.
      
      44      A sostegno dei loro ricorsi le ricorrenti hanno sollevato dieci motivi. I primi due, vertenti rispettivamente sulla mancanza
         di competenza della Commissione e sull’errata dichiarazione di una responsabilità in solido per l’infrazione, rientrano nell’ambito
         delle domande di annullamento della decisione impugnata.
      
      45      Gli altri otto motivi addotti dalle ricorrenti riguardano la determinazione dell’importo delle ammende e rientrano quindi
         nelle domande di annullamento o di riduzione delle ammende. Il primo, sollevato dalle ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑148/07,
         T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07, verte sulla violazione del principio del ne bis in idem. Il secondo, sollevato dalle ricorrenti
         nelle cause T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07, verte sulla violazione degli orientamenti del 1998, dei principi
         di proporzionalità e di parità di trattamento, nonché dei diritti della difesa nella determinazione dell’importo di partenza
         delle ammende in funzione della gravità delle infrazioni. Il terzo, sollevato da tutte le ricorrenti, verte sulla violazione
         degli orientamenti del 1998, del principio di proporzionalità, dell’art. 253 CE e del principio di parità di trattamento nell’applicazione
         del coefficiente moltiplicatore di gruppo al fine di tenere conto dell’obiettivo di dissuasione nella determinazione dell’importo
         di partenza delle ammende. Il quarto, sollevato da tutte le ricorrenti, verte sulla violazione degli orientamenti del 1998,
         del principio di proporzionalità e dei diritti della difesa nella maggiorazione del 50% dell’importo di base delle ammende
         a titolo di recidiva. Il quinto, sollevato da tutte le ricorrenti, verte sulla violazione della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002 nonché dei principi di tutela del legittimo affidamento e di parità di trattamento nella valutazione della loro cooperazione.
         Il sesto, sollevato da tutte le ricorrenti, verte sulla violazione dei principi di tutela del legittimo affidamento, di parità
         di trattamento, di proporzionalità e di buona amministrazione nella determinazione dell’importo della riduzione delle ammende
         concessa per la cooperazione al di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002. Il settimo, sollevato
         da tutte le ricorrenti, verte sulla violazione dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003. Infine, l’ottavo motivo, sollevato
         dalle ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07, verte sulla violazione del principio di proporzionalità
         nel calcolo dell’importo finale delle ammende.
      
      2.     Sulle domande di annullamento della decisione impugnata
       Sul motivo concernente la mancanza di competenza della Commissione
      46      Il presente motivo sarà analizzato nei suoi due capi. Il primo capo è fondato su una violazione dell’art. 81, n. 1, CE, in
         quanto le intese in questione non pregiudicherebbero il commercio fra Stati membri. Il secondo capo, formulato in subordine,
         è fondato su una violazione del regolamento n. 1/2003, della comunicazione della Commissione sulla cooperazione nell’ambito
         della rete delle autorità garanti della concorrenza (GU 2004, C 101, pag. 43) (in prosieguo: la «comunicazione sulla cooperazione
         nell’ambito della rete»), nonché dei principi di parità di trattamento e di tutela del legittimo affidamento, in quanto la
         Commissione avrebbe dovuto lasciare alle autorità nazionali interessate il compito di reprimere le infrazioni.
      
       Sul primo capo, vertente su una violazione dell’art. 81, n. 1, CE, in quanto le intese in questione non pregiudicherebbero
         il commercio fra Stati membri
      
      47      Al punto 602 della decisione impugnata la Commissione sostiene che «l’applicazione e l’attuazione da parte dei quattro principali
         produttori di ascensori e scale mobili (che include anche [MEE] nel caso dei Paesi Bassi) del sistema di attribuzione dei
         progetti in ciascuno Stato membro interessato, tenuto conto delle loro politiche di rinvio, erano atte a sviare le correnti
         di scambio dall’orientamento che avrebbero altrimenti seguito». Essa si basa al riguardo sugli elementi di seguito indicati.
      
      48      In primo luogo, la Commissione constata che «alcune operazioni transfrontaliere relative alla vendita e all’installazione
         di ascensori e di scale mobili, nonché alla prestazione di servizi di manutenzione e di ammodernamento, vengono effettuate
         all’interno dell’Unione» (punto 86 della decisione impugnata; v. anche punto 596 della decisione impugnata).
      
      49      Secondo la Commissione, il suo fascicolo «contiene vari esempi di scambi transfrontalieri che coinvolgono essenzialmente PMI,
         ma anche almeno una grande impresa, [MEE, la quale] rifornisce anche il mercato belga tramite la sua controllata nei Paesi
         Bassi» (punto 87 della decisione impugnata). La Commissione constata altresì che «i quattro produttori principali partecipano
         inoltre occasionalmente a gare d’appalto transfrontaliere all’interno dell’Unione» e cita alcuni esempi a sostegno di tale
         affermazione (punto 88 della decisione impugnata; v. anche punto 78 della medesima decisione). Secondo la Commissione, «i
         clienti tendono sempre più ad approvvigionarsi al di fuori dei confini nazionali» (punto 596 della decisione impugnata).
      
      50      Peraltro, secondo la Commissione, esiste «una tendenza secondo cui le grandi imprese (multinazionali) e i gruppi di imprese
         presenti in più Stati membri, come le catene di alberghi internazionali, preferiscono concludere contratti che coprono diversi
         Stati membri» (punto 89 della decisione impugnata).
      
      51      In secondo luogo, la Commissione fa riferimento alla politica di rinvio adottata dai quattro principali produttori di ascensori
         e scale mobili in Europa. Secondo la Commissione, «[i]l numero di operazioni transfrontaliere sarebbe più elevato se [tali]
         (…) produttori (…) non applicassero una politica deliberata intesa a respingere quasi tutte le richieste transfrontaliere
         di preventivo e ad orientare i clienti verso la controllata nazionale interessata» (punto 90 della decisione impugnata; v.
         anche punto 596 della medesima decisione).
      
      52      In terzo luogo, nell’ambito della sua valutazione giuridica, la Commissione sottolinea che «il fatto che un’intesa orizzontale
         riguardi solo un unico Stato membro non significa che gli accordi illeciti non possano pregiudicare il commercio fra Stati
         membri» (punto 595 della decisione impugnata). Essa ricorda inoltre che, secondo costante giurisprudenza, «[l]’influenza che
         un accordo può esercitare sugli scambi tra Stati membri va valutata tenendo conto, in particolare, della posizione e dell’importanza
         delle parti sul mercato dei prodotti di cui trattasi [sentenza della Corte 28 aprile 1998, causa C‑306/96, Javico, Racc. pag. I‑1983,
         punto 17]» (punto 600 della decisione impugnata). Essa sostiene inoltre che, «[considerata] l’entità della quota di fatturato
         realizzata dai quattro principali produttori di ascensori e di scale mobili nel settore della vendita, dell’installazione,
         della manutenzione e dell’ammodernamento di ascensori e scale mobili, e dal momento che essi hanno definito e applicato, unitamente
         alla loro politica di rinvio, un sistema di attribuzione dei progetti che si estendeva all’intero ambito territoriale rispettivamente
         del Belgio, del Lussemburgo, della Germania e dei Paesi Bassi, si deve presumere che ciò abbia limitato le possibilità per
         le imprese estere di commercializzare i loro prodotti e servizi nei paesi interessati, dato che esse avrebbero dovuto opporsi,
         in tali paesi, ad un gruppo di produttori che rappresentavano congiuntamente la maggior parte dell’offerta sul mercato» (punto 600
         della decisione impugnata).
      
      53      Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sostengono, in sostanza, che le infrazioni
         non hanno inciso in modo sensibile sul commercio tra Stati membri e pertanto non costituiscono una violazione dell’art. 81 CE.
      
      54      Come risulta già dalla formulazione degli artt. 81 CE e 82 CE, perché le norme dell’Unione in materia di concorrenza si applichino
         ad un’intesa o ad una pratica abusiva occorre che quest’ultima possa pregiudicare il commercio tra Stati membri (sentenza
         della Corte 13 luglio 2006, cause riunite da C‑295/04 a C‑298/04, Manfredi e a., Racc. pag. I‑6619, punto 40).
      
      55      L’interpretazione e l’applicazione di tale condizione relativa agli effetti sul commercio fra Stati membri devono assumere
         come punto di partenza lo scopo di tale condizione, che consiste nel delimitare, in materia di disciplina della concorrenza,
         il campo di applicazione del diritto dell’Unione rispetto a quello degli Stati membri. Rientrano perciò nell’ambito del diritto
         dell’Unione qualsiasi intesa e qualsiasi prassi atte ad incidere sulla libertà del commercio fra Stati membri in un senso
         che possa nuocere alla realizzazione degli scopi di un mercato unico fra gli Stati membri, in particolare isolando i mercati
         nazionali o modificando la struttura della concorrenza nel mercato comune (sentenze della Corte Manfredi e a., cit. al punto 54
         supra, punto 41; 23 novembre 2006, causa C‑238/05, Asnef‑Equifax e Administración del Estado, Racc. pag. I‑11125, punto 33,
         e 25 gennaio 2007, causa C‑407/04 P, Dalmine/Commissione, Racc. pag. I‑829, punto 89).
      
      56      Perché una decisione, un accordo o una prassi possano pregiudicare il commercio fra Stati membri è necessario che, in base
         ad un complesso di elementi obiettivi di diritto o di fatto, appaia probabile che essi siano atti ad esercitare un’influenza
         diretta o indiretta, attuale o potenziale sugli scambi tra Stati membri, in modo tale da far temere che possano nuocere al
         conseguimento di un mercato unico fra Stati membri. Tale influenza inoltre non deve essere insignificante (sentenze Javico,
         cit. al punto 52 supra, punto 16; 21 gennaio 1999, cause riunite C‑215/96 e C‑216/96, Bagnasco e a., Racc. pag. I‑135, punto 47;
         Manfredi e a., cit. al punto 54 supra, punto 42; Asnef‑Equifax e Administración del Estado, cit. al punto 55 supra, punto 34,
         e Dalmine/Commissione, cit. al punto 55 supra, punto 90).
      
      57      Dunque, il pregiudizio per gli scambi intracomunitari deriva in generale dalla combinazione di diversi fattori che, considerati
         isolatamente, non sarebbero necessariamente determinanti (sentenze Bagnasco e a., cit. al punto 56 supra, punto 47; Manfredi
         e a., cit. al punto 54 supra, punto 43, e Asnef‑Equifax e Administración del Estado, cit. al punto 55 supra, punto 35).
      
      58      Secondo le ricorrenti, le infrazioni di cui all’art. 1 della decisione impugnata non pregiudicano il commercio tra Stati membri,
         in quanto le attività nel settore degli ascensori e delle scale mobili sono organizzate a livello nazionale o locale, tenuto
         conto, in particolare, del fatto che l’installazione e la manutenzione degli ascensori e delle scale mobili sono lavori per
         professionisti esperti che possono essere effettuati solo a livello locale per motivi di efficienza economica, per la necessità
         di garantire tempi di intervento rapidi e per l’esistenza di regolamentazioni nazionali. Le operazioni interstatali avrebbero
         peraltro carattere eccezionale. La stessa Commissione riterrebbe che le intese fossero nazionali.
      
      59      Si deve constatare che le ricorrenti non negano che le quattro intese di cui all’art. 1 della decisione impugnata si estendessero
         all’intero ambito territoriale del Belgio, della Germania, del Lussemburgo e dei Paesi Bassi (punti 595 e 600 della decisione
         impugnata).
      
      60      Orbene, secondo una giurisprudenza costante, un’intesa che si estenda a tutto il territorio di uno Stato membro ha per sua
         stessa natura l’effetto di consolidare la compartimentazione nazionale, ostacolando così l’integrazione economica voluta dal
         Trattato (sentenze della Corte 17 ottobre 1972, causa 8/72, Vereeniging van Cementhandelaren/Commissione, Racc. pag. 977,
         punto 29; 19 febbraio 2002, causa C‑309/99, Wouters e a., Racc. pag. I‑1577, punto 95; Manfredi e a., cit. al punto 54 supra,
         punto 45, nonché Asnef‑Equifax e Administración del Estado, cit. al punto 55 supra, punto 37; sentenze del Tribunale 22 ottobre
         1997, cause riunite T‑213/95 e T‑18/96, SCK e FNK/Commissione, Racc. pag. II‑1739, punto 179, e 14 dicembre 2006, cause riunite
         da T‑259/02 a T‑264/02 e T‑271/02, Raiffeisen Zentralbank Österreich e a./Commissione, Racc. pag. II‑5169, punto 180).
      
      61      Da tale giurisprudenza risulta che esiste, quanto meno, una forte presunzione che una pratica restrittiva della concorrenza
         applicata all’insieme del territorio di uno Stato membro possa contribuire alla compartimentazione dei mercati e pregiudicare
         gli scambi intracomunitari. Tale presunzione può cadere solo se l’analisi delle caratteristiche dell’accordo e del contesto
         economico in cui si inserisce dimostra il contrario (sentenza Raiffeisen Zentralbank Österreich e a./Commissione, cit. al
         punto 60 supra, punto 181).
      
      62      Anzitutto, contrariamente a quanto affermato dalle ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07
         e T‑154/07, la Commissione non si è basata esclusivamente su tale giurisprudenza per concludere, nella decisione impugnata,
         che le intese sono idonee a pregiudicare il commercio fra Stati membri ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE. Infatti, dai precedenti
         punti 47‑52 risulta che nella detta decisione la Commissione si è basata anche sull’esistenza di talune operazioni transfrontaliere
         relative alla vendita e all’installazione di ascensori e di scale mobili, nonché sulla prestazione di servizi di manutenzione
         e ammodernamento alle quali hanno partecipato in particolare i quattro principali produttori oggetto della decisione impugnata
         (punti 87, 88 e 596 di quest’ultima).
      
      63      Inoltre, è giocoforza constatare che gli argomenti delle ricorrenti relativi alle particolarità del mercato di cui trattasi,
         che ne dimostrerebbero il carattere nazionale o locale, non sono atti ad inficiare l’efficacia probatoria delle prove documentali
         citate nella decisione impugnata (punti 88 e 90 della stessa), dalle quali emerge l’esistenza di un commercio fra Stati membri
         sul mercato oggetto della decisione impugnata. Lo stesso vale per l’argomento relativo al carattere eccezionale delle operazioni
         interstatali, che mette in discussione unicamente il carattere sensibile del pregiudizio agli scambi fra Stati membri, e non
         l’esistenza stessa di tali scambi.
      
      64      Infine, come risulta dalla decisione impugnata, la politica di rinvio di Kone, Otis, Schindler e ThyssenKrupp «indica di per
         sé che i clienti hanno un certo interesse a fare ricorso a fornitori al di fuori dei confini nazionali» (punto 596 della decisione
         impugnata). Inoltre, la Commissione ha rilevato in particolare la partecipazione di imprese estere a gare d’appalto nazionali
         (punto 78 della decisione impugnata) o l’esistenza di gare d’appalto transnazionali (punto 89 della decisione impugnata).
         È lecito ritenere che, come osservato dalla Commissione al punto 90 della decisione impugnata, il numero di operazioni transfrontaliere
         sarebbe più elevato se i quattro grandi produttori sopra menzionati non applicassero una politica deliberata intesa a respingere
         quasi tutte le richieste transfrontaliere e ad orientare i clienti verso la controllata nazionale interessata.
      
      65      A tale riguardo, dev’essere respinto l’argomento delle ricorrenti secondo cui la politica di rinvio sarebbe imposta dalla
         natura dell’attività in questione. Infatti, esso è contraddetto dall’esistenza stessa di talune operazioni transfrontaliere
         sul mercato di cui trattasi.
      
      66      Di conseguenza, si deve constatare che la Commissione ha potuto legittimamente concludere, sulla base delle constatazioni
         di fatto sottolineate ai punti precedenti, e in applicazione di una giurisprudenza costante (v. supra, punto 60), che le intese
         di cui all’art. 1 della decisione impugnata sono atte a pregiudicare gli scambi fra Stati membri.
      
      67      Per quanto attiene alla questione se tale pregiudizio possa essere considerato sensibile, si deve ricordare che l’influenza
         che un accordo o una pratica concordata possono esercitare sugli scambi fra Stati membri va valutata tenendo conto, in particolare,
         della posizione e dell’importanza delle parti sul mercato dei prodotti di cui trattasi (sentenze della Corte 10 luglio 1980,
         causa 99/79, Lancôme e Cosparfrance Nederland, Racc. pag. 2511, punto 24, e Javico, cit. al punto 52 supra, punto 17; sentenza
         del Tribunale 14 luglio 1994, causa T‑77/92, Parker Pen/Commissione, Racc. pag. II‑549, punto 40).
      
      68      Orbene, i produttori oggetto della decisione impugnata «rappresentavano congiuntamente la maggior parte dell’offerta sul mercato»
         (punto 600 della decisione impugnata), ossia circa l’81% delle vendite di ascensori e scale mobili in Europa (cifra relativa
         al 2004 espressa in volume) (punto 83 della decisione impugnata). Tali produttori erano quindi di dimensioni e di potenza
         economica sufficienti affinché le loro pratiche, su cui verte la decisione impugnata, potessero pregiudicare in modo notevole
         il commercio fra Stati membri (v., in tal senso, sentenza della Corte 1° febbraio 1978, causa 19/77, Miller International
         Schallplatten/Commissione, Racc. pag. 131, punto 10, e sentenza SCK e FNK/Commissione, cit. al punto 60 supra, punto 181).
      
      69      Peraltro, e contrariamente a quanto affermato dalle ricorrenti, la Commissione non aveva l’obbligo di dimostrare che gli accordi
         controversi avevano avuto, in pratica, un effetto sensibile sugli scambi fra Stati membri, o che gli scambi interstatali erano
         aumentati dopo la fine delle infrazioni. Infatti, ciò che importa, ai fini dell’art. 81, n. 1, CE, è solo che gli accordi
         e le pratiche concordate restrittivi della concorrenza possano pregiudicare il commercio fra Stati membri (sentenza Asnef‑Equifax
         e Administración del Estado, cit. al punto 55 supra, punto 43, e sentenza del Tribunale 13 dicembre 2006, cause riunite T‑217/03
         e T‑245/03, FNCBV e a./Commissione, Racc. pag. II‑4987, punto 68).
      
      70      Da tutto quanto precede consegue che la Commissione ha potuto legittimamente concludere che le intese di cui all’art. 1 della
         decisione impugnata hanno pregiudicato in modo sensibile il commercio fra Stati membri ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE.
      
      71      Pertanto, il primo capo del motivo dev’essere respinto.
      
       Sul secondo capo, relativo ad una violazione del regolamento n. 1/2003, della comunicazione sulla cooperazione nell’ambito
         della rete e dei principi di parità di trattamento e di tutela del legittimo affidamento, in quanto la Commissione avrebbe
         dovuto lasciare alle autorità nazionali garanti della concorrenza interessate il compito di reprimere le infrazioni
      
      72      Al punto 543 della decisione impugnata la Commissione giustifica così la propria competenza ad applicare l’art. 81 CE alle
         intese oggetto della detta decisione:
      
      «(…) Il regolamento n. 1/2003 ha mantenuto il regime comunitario di competenza parallela per l’applicazione dell’articolo 81,
         paragrafo 1, [CE]. In particolare, esso non ha modificato la competenza della Commissione ad effettuare accertamenti su qualsiasi
         presunta infrazione e ad adottare decisioni in forza dell’articolo 81 [CE], anche per le infrazioni i cui principali effetti
         si producano in un unico Stato membro. La comunicazione [sulla cooperazione nell’ambito della rete] definisce gli orientamenti
         per la ripartizione dei compiti tra la Commissione e le autorità per la concorrenza degli Stati membri. Né il regolamento
         n. 1/2003 né la comunicazione [sulla cooperazione nell’ambito della rete] creano diritti o aspettative in capo ad un’impresa
         per quanto riguarda il trattamento del suo caso da parte di una determinata autorità per la concorrenza, e nulla osta a che
         la Commissione intervenga su una presunta violazione dell’articolo 81 [CE] anche nell’ambito di casi limitati al territorio
         di un solo Stato membro (…)».
      
      73      Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 fanno valere sostanzialmente che, quand’anche
         l’art. 81 CE fosse applicabile, la Commissione non era competente ad avviare il procedimento e ad infliggere ammende. L’avvio
         del procedimento da parte della Commissione configurerebbe una violazione della comunicazione sulla cooperazione nell’ambito
         della rete e del principio di tutela del legittimo affidamento. Conformemente agli artt. 5 e 35 del regolamento n. 1/2003
         e ai punti 8 e 14 della comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete, le autorità nazionali garanti della concorrenza
         interessate sarebbero state nella posizione migliore per reprimere le infrazioni. Le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑148/07,
         T‑149/07 e T‑150/07 affermano inoltre che la comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete ha effetti vincolanti
         nei confronti delle autorità garanti della concorrenza, il che risulterebbe dai principi della legalità nella gestione amministrativa,
         della parità di trattamento e del rispetto del legittimo affidamento. Infine, le ricorrenti nelle cause T‑147/07 e T‑149/07
         sottolineano che la repressione delle infrazioni da parte delle autorità nazionali garanti della concorrenza sarebbe stata
         più efficace, tenuto conto delle «carenze linguistiche» dei funzionari della Commissione incaricati del caso.
      
      74      Secondo dette ricorrenti, il fatto che la Commissione abbia lasciato all’autorità austriaca garante della concorrenza il compito
         di reprimere una violazione parallela dell’art. 81 CE sul mercato degli ascensori e delle scale mobili in Austria dimostra
         l’arbitrarietà dell’applicazione dei principi di attribuzione della competenza previsti dalla comunicazione sulla cooperazione
         nell’ambito della rete. Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sostengono al riguardo
         di avere ricevuto un trattamento meno favorevole rispetto a quello di cui avrebbero beneficiato se fossero state adite le
         autorità competenti ai sensi della comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete, in quanto sarebbero state loro
         concesse decisioni di immunità dalle autorità garanti della concorrenza belga, lussemburghese e olandese.
      
      75      In primo luogo, occorre rammentare che, per quanto riguarda la ripartizione delle competenze tra la Commissione e le autorità
         nazionali garanti della concorrenza, il regolamento n. 1/2003 pone fine al regime centralizzato precedentemente in essere
         e organizza, secondo il principio della sussidiarietà, un’associazione più ampia di autorità nazionali garanti della concorrenza.
         Pertanto, conformemente all’art. 35 del regolamento n. 1/2003, gli Stati membri sono tenuti a designare l’autorità o le autorità
         garanti della concorrenza competenti ad applicare gli artt. 81 CE e 82 CE e l’art. 5 del regolamento n. 1/2003 autorizza dette
         autorità ad attuare il diritto dell’Unione in materia di concorrenza (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 8 marzo 2007,
         causa T‑339/04, France Télécom/Commissione, Racc. pag. II‑521, punto 79).
      
      76      Tuttavia, la cooperazione instaurata dal regolamento n. 1/2003 tra la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza
         non consente di ritenere che, nella specie, la Commissione avrebbe dovuto lasciare alle dette autorità interessate il compito
         di reprimere le varie infrazioni. Al contrario, dalle disposizioni del regolamento n. 1/2003 risulta che la Commissione svolge
         un ruolo preponderante nella ricerca e nell’accertamento delle infrazioni alle norme dell’Unione in materia di concorrenza,
         che non è pregiudicato dalla competenza parallela di cui le autorità nazionali garanti della concorrenza dispongono in forza
         di detto regolamento. Infatti, conformemente all’art. 11, n. 6, del regolamento n. 1/2003, la Commissione può avviare un procedimento
         in vista dell’adozione di una decisione anche qualora un’autorità nazionale stia già trattando il caso, previa consultazione
         di quest’ultima. Inoltre, conformemente a detta disposizione, l’avvio di un procedimento da parte della Commissione priva
         le autorità garanti della concorrenza degli Stati membri della competenza ad applicare le norme dell’Unione in materia di
         concorrenza in un caso siffatto.
      
      77      Per quanto concerne la comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete, che, a parere delle ricorrenti, sarebbe stata
         violata nel caso di specie, si deve rilevare che, secondo il suo punto 31, essa non conferisce alle imprese implicate un diritto
         soggettivo a che il loro caso venga trattato da una determinata autorità. Pertanto, le ricorrenti non sono legittimate a sostenere
         che, a termini di detta comunicazione, esse avevano un diritto o avevano maturato un legittimo affidamento a che le autorità
         nazionali garanti della concorrenza perseguissero le infrazioni accertate nella decisione impugnata (v., in tal senso, sentenza
         France Télécom/Commissione, cit. al punto 75 supra, punto 83).
      
      78      La Commissione ha quindi giustamente considerato, al punto 543 della decisione impugnata, che «né il regolamento n. 1/2003
         né la comunicazione [sulla cooperazione nell’ambito della rete] creano diritti o aspettative in capo a un’impresa quanto al
         trattamento del suo caso da parte di una determinata autorità garante della concorrenza».
      
      79      Inoltre, anche ammesso che la comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete sia atta a creare diritti o a fondare
         un legittimo affidamento delle imprese a che un caso venga trattato da una determinata autorità, l’argomento delle ricorrenti,
         che si fonda sui punti 8 e 14 della detta comunicazione, non può essere accolto.
      
      80      A tale proposito si deve rilevare, innanzi tutto, che il punto 8 della comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della
         rete, che stabilisce le condizioni in cui «[s]i può ritenere che un’autorità sia nella posizione idonea a trattare il caso»,
         è privo di efficacia vincolante. L’utilizzo del verbo «potere» dimostra che si tratta di una semplice possibilità di ripartizione
         dei compiti, che non può essere ritenuta equivalente all’obbligo della Commissione di non trattare un caso o di non effettuare
         indagini su un caso qualora le condizioni del punto 8 siano soddisfatte (sentenza France Télécom/Commissione, cit. al punto 75
         supra, punto 84).
      
      81      In seguito, per quanto il punto 14 della comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete sia idoneo a creare diritti
         e a fondare legittime aspettative, là dove enuncia che la Commissione «è» nella posizione più idonea quando sussistono talune
         condizioni ivi indicate, esso ne conferma la competenza a trattare il caso in esame. Infatti, conformemente a detto punto,
         la Commissione deve essere considerata nella posizione più idonea «quando uno o più accordi o pratiche (…) incidono sulla
         concorrenza in più di tre Stati membri», come avviene nel caso delle infrazioni accertate nella decisione impugnata.
      
      82      Infine, per quanto concerne il punto 15 della comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete, che, in mancanza di
         un’infrazione unica, costituirebbe secondo le ricorrenti l’unico fondamento della competenza della Commissione, e le cui condizioni
         non sussisterebbero nel caso di specie, è sufficiente rilevare, al pari della Commissione, che tale disposizione non è pertinente
         ai fini della presente causa, dal momento che riguarda un’ipotesi in cui la Commissione sia in una posizione particolarmente
         idonea a trattare un caso.
      
      83      Poiché nella fattispecie la comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete non è stata violata, non occorre pronunciarsi
         sull’asserita violazione dei principi di legalità nella gestione amministrativa e di parità di trattamento, dai quali deriverebbe
         l’efficacia vincolante di detta comunicazione.
      
      84      In secondo luogo, neanche l’adozione da parte dell’autorità austriaca garante della concorrenza di una decisione relativa
         ad un’infrazione nazionale parallela è idonea a dimostrare che la Commissione avrebbe dovuto lasciare la repressione delle
         infrazioni in Belgio, in Germania, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi alle autorità nazionali interessate garanti della concorrenza.
         Infatti, come risulta dall’analisi effettuata supra ai punti 75‑78, nessuna disposizione del diritto dell’Unione impone siffatto
         obbligo alla Commissione. Peraltro, dalle spiegazioni della Commissione emerge che l’approccio adottato, in ogni caso, non
         è stato arbitrario. Infatti, è pacifico che le inchieste relative alle quattro intese oggetto della decisione impugnata sono
         state avviate 32 mesi prima dell’apertura di un’inchiesta sull’intesa in Austria e che, al momento del deposito della prima
         domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002 concernente l’inchiesta in Austria, le inchieste sulle intese
         oggetto della decisione impugnata si erano già concluse ed era già stato redatto un progetto di decisione. La limitazione
         dell’inchiesta della Commissione alle quattro intese sulle quali verte la decisione impugnata è quindi stata motivata dal
         rischio di un ritardo nella trattazione di tali casi.
      
      85      In terzo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 non possono far riferimento a
         presunte decisioni di immunità che esse avrebbero ottenuto dalle autorità garanti della concorrenza belga, lussemburghese
         e olandese per sostenere il loro argomento secondo cui la Commissione avrebbe dovuto lasciare alle dette autorità nazionali
         il compito di reprimere le infrazioni. Infatti, tali decisioni nazionali erano provvisorie (v. infra, punti 167‑174) e rientravano
         tutt’al più nell’ambito di un procedimento nazionale. Orbene, conformemente all’art. 11, n. 6, del regolamento n. 1/2003,
         la Commissione può avviare un procedimento in qualsiasi momento e privare così della loro competenza le autorità garanti della
         concorrenza degli Stati membri.
      
      86      In quarto luogo, per quanto concerne l’argomento delle ricorrenti nelle cause T‑147/07 e T‑149/07 fondato su asserite «carenze
         linguistiche» dei funzionari della Commissione incaricati del caso, esso dev’essere respinto, dato che la Commissione è un’istituzione
         multilingue che dev’essere considerata in grado di comprendere i documenti che le vengono trasmessi in una lingua ufficiale
         della Comunità (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 15 marzo 2000, cause riunite T‑25/95, T‑26/95, da T‑30/95 a T‑32/95,
         da T‑34/95 a T‑39/95, da T‑42/95 a T‑46/95, T‑48/95, da T‑50/95 a T‑65/95, da T‑68/95 a T‑71/95, T‑87/95, T‑88/95, T‑103/95
         e T‑104/95, Cimenteries CBR e a./Commissione Racc. pag. II‑491, punto 640). Le ricorrenti non possono neanche sostenere che
         la notifica della comunicazione degli addebiti e della decisione impugnata in inglese, mentre le ricorrenti avrebbero utilizzato
         il tedesco o l’olandese nell’ambito del procedimento amministrativo, abbia pregiudicato l’esercizio dei loro diritti di difesa,
         dal momento che esse ammettono di avere acconsentito alla notifica dei documenti in inglese, e, in ogni caso, le loro affermazioni
         non sono sostenute da prove.
      
      87      Dalle suesposte considerazioni risulta che non può essere accolto nemmeno il secondo capo del presente motivo.
      
      88      Pertanto, il motivo fondato sulla mancanza di competenza della Commissione dev’essere integralmente respinto.
      
       Sul motivo concernente una violazione dei principi che disciplinano l’imputazione della responsabilità per le violazioni dell’art. 81 CE,
            della presunzione di innocenza, della personalità delle pene e della parità di trattamento, nonché una violazione dei diritti
            della difesa e dell’art. 253 CE nell’imputazione alle società controllanti delle infrazioni commesse dalle loro controllate
       Osservazioni preliminari
      89      Con tale motivo, che riguarda, da un lato, la legittimità della constatazione di un’infrazione all’art. 1 della decisione
         impugnata da parte delle società controllanti interessate e, dall’altro, la legittimità delle ammende inflitte a dette società
         controllanti all’art. 2 della medesima decisione, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07
         e T‑154/07 contestano la responsabilità in solido di TKE e TKAG per i comportamenti anticoncorrenziali delle loro controllate
         in Belgio, in Germania, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi.
      
      90      Per quel che riguarda la responsabilità in solido di una società controllante per il comportamento della sua controllata,
         occorre rammentare che la circostanza che la società controllata abbia personalità giuridica distinta non basta ad escludere
         la possibilità di imputare alla società controllante il suo comportamento (sentenza della Corte 14 luglio 1972, causa 48/69,
         Imperial Chemical Industries/Commissione, Racc. pag. 619, punto 132).
      
      91      Infatti, il diritto dell’Unione in materia di concorrenza riguarda le attività delle imprese e la nozione di impresa abbraccia
         qualsiasi soggetto che eserciti un’attività economica, a prescindere dallo status giuridico del soggetto stesso e dalle sue
         modalità di finanziamento (v. sentenza della Corte 10 settembre 2009, causa C‑97/08 P, Akzo Nobel e a./Commissione, Racc. pag. I‑8237,
         punto 54 e giurisprudenza ivi citata).
      
      92      Il giudice dell’Unione ha inoltre precisato che la nozione di impresa, nell’ambito di tale contesto, dev’essere intesa nel
         senso che si riferisce ad un’unità economica anche qualora, sotto il profilo giuridico, questa unità economica sia costituita
         da più persone, fisiche o giuridiche (v. sentenze della Corte 12 luglio 1984, causa 170/83, Hydrotherm Gerätebau, Racc. pag. 2999,
         punto 11, e Akzo Nobel e a./Commissione, cit. al punto 91 supra, punto 55 e giurisprudenza ivi citata; sentenza del Tribunale
         29 giugno 2000, causa T‑234/95, DSG/Commissione, Racc. pag. II‑2603, punto 124). Esso ha infatti sottolineato che, ai fini
         dell’applicazione delle regole di concorrenza, la formale separazione tra due società, conseguente alla loro personalità giuridica
         distinta, non è decisiva, mentre è decisiva l’unità o meno del loro comportamento sul mercato. Può quindi risultare necessario
         accertare se due società aventi personalità giuridiche distinte formino ovvero appartengano ad una sola ed unica impresa o
         soggetto economico che attui un comportamento unitario sul mercato (sentenza Imperial Chemical Industries/Commissione, cit.
         al punto 90 supra, punto 140, e sentenza del Tribunale 15 settembre 2005, causa T‑325/01, DaimlerChrysler/Commissione, Racc. pag. II‑3319,
         punto 85).
      
      93      Qualora tale soggetto economico violi le norme in materia di concorrenza, è tenuto, secondo il principio della responsabilità
         personale, a rispondere di tale infrazione (v. sentenza Akzo Nobel e a./Commissione, cit. al punto 91 supra, punto 56 e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      94      Infatti, il comportamento di una controllata può essere imputato alla società controllante in particolare qualora, pur avendo
         personalità giuridica distinta, tale controllata non determini in modo autonomo la sua linea di condotta sul mercato, ma si
         attenga, in sostanza, alle istruzioni che le vengono impartite dalla società controllante, in considerazione, in particolare,
         dei vincoli economici, organizzativi e giuridici che intercorrono tra i due soggetti giuridici (v. sentenze della Corte 16 novembre
         2000, causa C‑294/98 P, Metsä‑Serla e a./Commissione, Racc. pag. I‑10065, punto 27; 28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P,
         C‑202/02 P, da C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri e a./Commissione, Racc. pag. I‑5425, punto 117, e Akzo
         Nobel e a./Commissione, cit. al punto 91 supra, punto 58 e giurisprudenza ivi citata).
      
      95      Infatti, in una simile situazione la società controllante e la sua controllata fanno parte di una stessa unità economica e,
         pertanto, formano una sola impresa, ai sensi della giurisprudenza citata supra al punto 91. Così, il fatto che una società
         controllante e la propria controllata costituiscano una sola impresa ai sensi dell’art. 81 CE consente alla Commissione di
         emanare una decisione che infligge ammende alla società controllante, senza necessità di dimostrare l’implicazione personale
         di quest’ultima nell’infrazione (sentenza Akzo Nobel e a./Commissione, cit. al punto 91 supra, punto 59).
      
      96      Nel caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della propria controllata che abbia infranto
         le norme dell’Unione in materia di concorrenza, da un lato, tale società controllante può esercitare un’influenza determinante
         sul comportamento della controllata e, dall’altro, esiste una presunzione relativa secondo cui la detta società controllante
         esercita effettivamente un’influenza determinante sul comportamento della propria controllata (v. sentenza Akzo Nobel e a./Commissione,
         cit. al punto 91 supra, punto 60 e giurisprudenza ivi citata).
      
      97      In tali circostanze, è sufficiente che la Commissione provi che l’intero capitale di una controllata sia detenuto dalla controllante
         per poter presumere che quest’ultima eserciti un’influenza determinante sulla politica commerciale di tale controllata. La
         Commissione potrà poi ritenere la società controllante solidalmente responsabile per il pagamento dell’ammenda inflitta alla
         propria controllata, a meno che tale società controllante, cui incombe l’onere di confutare la suddetta presunzione, non fornisca
         sufficienti elementi di prova idonei a dimostrare che la propria controllata si comporta in maniera autonoma sul mercato (v. sentenza
         Akzo Nobel e a./Commissione, cit. al punto 91 supra, punto 61 e giurisprudenza ivi citata).
      
      98      Inoltre, se è pur vero che, ai punti 28 e 29 della sentenza 16 novembre 2000, causa C‑286/98 P, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione
         (Racc. pag. I‑9925), la Corte ha menzionato altre circostanze diverse dalla detenzione del 100% del capitale della controllata,
         quali la mancata contestazione dell’influenza esercitata dalla controllante sulla politica commerciale della propria controllata
         e la rappresentanza comune delle due società durante il procedimento amministrativo, ciò non toglie che tali circostanze siano
         state rilevate solo con l’obiettivo di mostrare tutti gli elementi su cui il Tribunale aveva fondato il suo ragionamento e
         non per subordinare l’applicazione della presunzione menzionata supra al punto 96 alla produzione di indizi supplementari
         relativi all’effettivo esercizio di un’influenza della società controllante (sentenza Akzo Nobel e a./Commissione, cit. al
         punto 91 supra, punto 62).
      
      99      Occorre esaminare, alla luce dei principi sopra ricordati, l’imputazione a TKE e TKAG delle infrazioni commesse da TKLA, TKA,
         TKF e TKAL, nonché l’imputazione a TKAG dell’infrazione commessa da TKL.
      
       Sull’imputazione a TKE e TKAG delle infrazioni constatate all’art. 1 della decisione impugnata
      100    Ai punti 634, 635, 636 e 641 della decisione impugnata la Commissione ha ritenuto che TKE dovesse essere considerata, in quanto
         società controllante intermedia al 100%, solidalmente responsabile delle infrazioni commesse dalle sue controllate TKLA, TKAL,
         TKA e TKF rispettivamente in Belgio, Lussemburgo e Germania. La Commissione ha inoltre ritenuto che TKAG dovesse essere considerata,
         in quanto ultima società controllante al 100%, solidalmente responsabile delle infrazioni commesse dalle medesime controllate
         e da TKL nei Paesi Bassi (punti 634, 635, 636, 637 e 641 della decisione impugnata).
      
      101    Al punto 639 della decisione impugnata la Commissione espone quanto segue:
      
      «(…) [C]ome si è rilevato al punto 619 [della decisione impugnata], la Commissione ha ritenuto infondato l’argomento di TKE
         secondo cui la mancanza di sovrapposizioni nei consigli di amministrazione di TKE e delle sue controllate nel periodo delle
         infrazioni escluderebbe la sua responsabilità. Peraltro, come si è esposto al punto 626, l’attribuzione della responsabilità
         ad una società controllante non presuppone una sovrapposizione tra le attività delle due imprese. La Commissione ritiene quindi
         insufficiente l’argomento di TKE secondo cui “TKE è una semplice società holding intermedia che non gestisce le attività correnti
         delle società da essa possedute” e che pertanto TKE non aveva potuto esercitare un’influenza su tali controllate. Si può infatti
         presumere che, in seno ad una medesima unità economica, la controllata si attenga in sostanza alle istruzioni della controllante
         e non è necessario che quest’ultima gestisca direttamente le attività correnti della controllata per esercitare un’influenza
         decisiva sulla sua politica commerciale. Il fatto che TKE abbia emanato istruzioni interne al gruppo ordinando alle proprie
         controllate di concentrarsi sui loro mercati nazionali e che le controllate abbiano seguito tali istruzioni dimostra che TKE
         si è avvalsa della possibilità di esercitare un’influenza decisiva sulle attività commerciali delle sue controllate (…)».
      
      102    La Commissione rileva altresì, al punto 640 della decisione impugnata, che, «[n]elle loro risposte alla comunicazione degli
         addebiti, TKE e le sue controllate interessate non hanno fornito alcun elemento d’informazione che chiarisca i loro rapporti
         societari, la struttura gerarchica e gli obblighi di relazione al fine di confutare la presunzione secondo cui le controllate
         non determinano in modo autonomo la loro linea di condotta sul mercato» e conclude che «TKAG e la sua controllata al 100%
         TKE non hanno confutato la presunzione di responsabilità per le infrazioni commesse in Belgio, in Germania, in Lussemburgo
         e nei Paesi Bassi».
      
      103    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sostengono, in sostanza, che sono stati
         violati i principi relativi all’imputabilità alle società controllanti del comportamento illecito delle loro controllate.
         Inoltre, esse deducono vari argomenti diretti a dimostrare che le controllate del gruppo ThyssenKrupp menzionate supra al
         punto 99 (in prosieguo: le «controllate ThyssenKrupp») determinano autonomamente la loro politica commerciale, senza alcuna
         influenza da parte delle loro capogruppo. Esse affermano infine che la Commissione ha violato il principio della personalità
         delle pene, la presunzione di innocenza, i loro diritti della difesa e il suo obbligo di motivazione.
      
      –       Sulla presunzione di responsabilità di TKAG e TKE per i comportamenti delle loro controllate
      104    Si deve rilevare, in primo luogo, che è pacifico che nel periodo dell’infrazione TKAG deteneva direttamente il 100% del capitale
         di TKE, la quale deteneva a sua volta direttamente il 100% del capitale di TKA e indirettamente il 100% del capitale di TKAL,
         TKLA e TKF. Inoltre, TKAG era anche l’ultima società controllante di TKL. Perciò, alla luce della giurisprudenza citata supra
         al punto 96, esiste una presunzione secondo cui TKAG e TKE hanno esercitato un’influenza determinante sul comportamento delle
         loro rispettive controllate. Pertanto, le ricorrenti nelle cause T‑149/07 e T‑150/07 non possono affermare che la Commissione
         ha violato i principi di ripartizione dell’onere della prova relativa al rapporto di subordinazione tra le società controllate
         e la loro controllante.
      
      105    Le ricorrenti nelle cause T‑149/07 e T‑150/07 sostengono inoltre che l’imputazione ad una società controllante del comportamento
         delle sue controllate non è possibile se essa non ha partecipato materialmente all’infrazione, conformemente al principio
         della personalità delle pene, che risulterebbe anche dalla prassi decisionale della Commissione.
      
      106    A tale proposito si deve rilevare che, in forza del principio della personalità delle pene e delle sanzioni, che è applicabile
         a tutti i procedimenti amministrativi che possono condurre a sanzioni in forza delle norme dell’Unione in materia di concorrenza,
         un’impresa può essere sanzionata esclusivamente per fatti ad essa individualmente ascritti (v., in tal senso, sentenza del
         Tribunale 13 dicembre 2001, cause riunite T‑45/98 e T‑47/98, Krupp Thyssen Stainless e Acciai speciali Terni/Commissione,
         Racc. pag. II‑3757, punto 63).
      
      107    Tuttavia, tale principio deve conciliarsi con la nozione di impresa. Infatti, non è una relazione di istigazione a commettere
         l’illecito tra la controllante e la sua controllata né, a maggior ragione, un’implicazione della prima in tale illecito, ma
         il fatto che esse costituiscono un’unica impresa ai sensi dell’art. 81 CE che permette alla Commissione di indirizzare alla
         società controllante di un gruppo di società la decisione che impone ammende (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 30 settembre
         2003, causa T‑203/01, Michelin/Commissione, Racc. pag. II‑4071, punto 290). Orbene, si deve constatare che TKAG e TKE sono
         state personalmente condannate per infrazioni che si ritiene abbiano commesso esse stesse grazie agli stretti vincoli economici
         e giuridici che le legano alle loro controllate (v., in tal senso, sentenza Metsä‑Serla e a./Commissione, cit. al punto 94
         supra, punto 34).
      
      108    D’altronde, per quanto riguarda la prassi decisionale della Commissione invocata dalle ricorrenti, si deve rilevare che le
         valutazioni della Commissione sulle circostanze di fatto di casi antecedenti non sono trasponibili al caso in questione (v.,
         in tal senso, sentenza del Tribunale 9 luglio 2007, causa T‑282/06, Sun Chemical Group e a./Commissione, Racc. pag. II‑2149,
         punto 88) e che decisioni relative ad altri casi possono avere solo un carattere indicativo se i dati relativi alle circostanze
         dei casi non sono identici (v., in tal senso, sentenze della Corte 21 settembre 2006, causa C‑167/04 P, JCB Service/Commissione,
         Racc. pag. I‑8935, punti 201 e 205, e 7 giugno 2007, causa C‑76/06 P, Britannia Alloys & Chemicals/Commissione, Racc. pag. I‑4405,
         punto 60). Ne consegue che il principio della personalità delle pene non è stato violato nel caso di specie.
      
      109    In secondo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑149/07 e T‑150/07 fanno valere che l’imputazione ad una società controllante
         del comportamento della sua controllata può essere presa in considerazione solo se ciò è oggettivamente necessario per assicurare
         l’efficacia pratica delle norme in materia di concorrenza.
      
      110    Tale affermazione deriva da un’interpretazione erronea della giurisprudenza richiamata supra ai punti 90‑98 e va quindi respinta.
         Infatti, poiché la Commissione ha potuto legittimamente considerare che TKAG, TKE e le controllate ThyssenKrupp costituiscono,
         ai fini dell’applicazione dell’art. 81 CE, un’unica impresa e che, pertanto, tale impresa è stata personalmente condannata
         per infrazioni che si ritiene abbia commesso essa stessa, la Commissione non è obbligata, nell’ambito dell’esame dell’imputabilità
         di un’infrazione di una controllata alla sua controllante, a verificare se tale imputazione sia necessaria per garantire l’«efficacia
         pratica» delle norme dell’Unione in materia di concorrenza.
      
      111    In terzo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 ritengono che la presunzione di responsabilità
         indicata supra al punto 96 contravvenga al principio della presunzione di innocenza e sia incompatibile con l’art. 6, n. 2,
         della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre
         1950 (in prosieguo: la «CEDU»), e con l’art. 48, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, firmata a
         Nizza il 7 dicembre 2000 (GU C 364, pag. 1) (in prosieguo: la «Carta»).
      
      112    Si deve rilevare che il principio della presunzione di innocenza, quale risulta in particolare dall’art. 6, n. 2, della CEDU,
         fa parte dei diritti fondamentali che, secondo la giurisprudenza della Corte, peraltro riaffermata dall’art. 6, n. 2, UE e
         dall’art. 48, n. 1, della Carta, sono riconosciuti nell’ordinamento giuridico dell’Unione. Tenuto conto della natura delle
         infrazioni in parola, nonché della natura e del grado di severità delle sanzioni che vi sono connesse, il principio della
         presunzione di innocenza si applica in particolare ai procedimenti relativi a violazioni delle norme sulla concorrenza applicabili
         alle imprese che possono sfociare nella pronuncia di ammende o penalità di mora (v. sentenza del Tribunale 5 aprile 2006,
         causa T‑279/02, Degussa/Commissione, Racc. pag. II‑897, punto 115 e giurisprudenza ivi citata).
      
      113    Il principio della presunzione di innocenza implica che ogni persona accusata è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza
         non sia stata legalmente accertata (sentenza del Tribunale 6 ottobre 2005, cause riunite T‑22/02 e T‑23/02, Sumitomo Chemical
         e Sumika Fine Chemicals/Commissione, Racc. pag. II‑4065, punto 106).
      
      114    Per quanto riguarda la questione se una regola relativa all’imputabilità di un’infrazione come quella enunciata dalla giurisprudenza
         citata supra al punto 96 sia compatibile con l’art. 6, n. 2, della CEDU, si deve sottolineare che la Corte europea dei diritti
         dell’uomo (in prosieguo: la «Corte eur. D. U.») ha affermato che tale disposizione non osta alle presunzioni di fatto o di
         diritto che si riscontrano nelle leggi penali, ma impone di racchiuderle entro limiti ragionevoli tenendo conto dell’importanza
         degli interessi in gioco e preservando i diritti della difesa (v. Corte eur. D. U., sentenza 7 ottobre 1988, Salabiaku c.
         Francia, serie A n. 141‑A, § 28; v. anche, in tal senso, Corte eur. D. U., sentenza 23 settembre 2008, Grayson e Barnham c.
         Regno Unito, Recueil des arrêts et décisions, 2008, § 40). Pertanto, non si può considerare una violazione della presunzione d’innocenza il fatto che, in procedimenti
         in materia di concorrenza, da una successione di eventi tipica vengano tratte determinate conclusioni sulla base di principi
         fondati sull’esperienza, purché le imprese di cui trattasi mantengano la possibilità di confutare tali conclusioni (v., per
         analogia, conclusioni dell’avvocato generale Kokott relative alla sentenza della Corte 4 giugno 2009, causa C‑8/08, T‑Mobile
         Netherlands e a., Racc. pag. I‑4529, in particolare pag. I‑4533, paragrafo 93).
      
      115    Orbene, nella specie, la Commissione ha anzitutto accertato nella decisione impugnata, senza ricorrere ad una qualsiasi presunzione
         di fatto o di diritto, che le controllate ThyssenKrupp hanno commesso violazioni dell’art. 81 CE in Belgio, in Germania, in
         Lussemburgo e nei Paesi Bassi.
      
      116    Considerato che l’art. 81 CE riguarda i comportamenti delle imprese, la Commissione ha poi esaminato se l’entità economica
         che ha commesso tali infrazioni comprendesse anche le società controllanti delle controllate ThyssenKrupp. Essa ha accertato
         che TKAG e TKE hanno esercitato un’influenza determinante sul comportamento delle loro controllate basandosi sulla presunzione
         di responsabilità risultante in particolare dalla giurisprudenza citata supra al punto 96. Infine, nel rispetto dei diritti
         della difesa, dette società controllanti, che sono state destinatarie della comunicazione degli addebiti, hanno avuto la possibilità
         di confutare tale presunzione fornendo elementi di prova che dimostrassero l’autonomia delle loro controllate. La Commissione
         ha tuttavia concluso, al punto 641 della decisione impugnata, che la presunzione non era stata confutata.
      
      117    Poiché la presunzione indicata al precedente punto 96 è relativa, in quanto riguarda solo l’imputazione alla società controllante
         di un’infrazione già accertata nei confronti della controllata e rientra inoltre nell’ambito di un procedimento in cui sono
         stati rispettati i diritti della difesa, la censura relativa alla violazione del principio della presunzione di innocenza
         dev’essere respinta.
      
      118    In quarto luogo, la ricorrente nella causa T‑149/07 afferma che l’irrogazione di un’ammenda a TKE non è obiettivamente motivata
         ed è in contrasto con il fatto che la Commissione non ha inflitto ammende ad altre società intermedie.
      
      119    Anche tale argomento va respinto. Infatti, la possibilità di sanzionare l’ultima società controllante per il comportamento
         illecito di una sua controllata non osta a che una società holding intermedia o la controllata stessa venga sanzionata, se
         la Commissione ha potuto considerare che dette società costituivano un’unica impresa. Infatti, in tal caso, la Commissione
         può decidere, se sussistono le condizioni dell’imputabilità, di sanzionare la controllata che ha partecipato all’infrazione,
         la controllante intermedia che l’ha controllata durante tale periodo e l’ultima società controllante del gruppo (v., in tal
         senso, sentenza Raiffeisen Zentralbank Österreich e a./Commissione, cit. al punto 60 supra, punto 331).
      
      120    Dalle suesposte considerazioni risulta che devono essere respinte tutte le censure relative all’applicazione nel caso di specie
         della presunzione di responsabilità di TKAG e TKE per il comportamento delle loro controllate.
      
      –       Sugli elementi addotti dalle ricorrenti al fine di confutare la presunzione di responsabilità di TKAG e TKE per il comportamento
         delle rispettive controllate
      
      121    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sostengono sostanzialmente che, quand’anche
         esistesse una presunzione di responsabilità di TKAG e TKE per il comportamento delle loro controllate, tale presunzione sarebbe
         stata confutata, in quanto sarebbe stato dimostrato alla Commissione nell’ambito del procedimento amministrativo, in particolare
         nelle due riunioni del 1° marzo 2005 e del 20 settembre 2006, che le controllate ThyssenKrupp hanno agito e continuano ad
         agire in modo economicamente e giuridicamente autonomo.
      
      122    In primo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 fanno valere che TKAG è solo una società
         holding, che deterrebbe partecipazioni nelle società locali implicate nelle intese solo attraverso altre società holding,
         e che TKE è solamente una società holding intermedia che non partecipa alle attività di gestione nel settore degli ascensori
         e delle scale mobili. Tali argomenti devono essere respinti, poiché la sola qualità di società holding o di società holding
         intermedia non è atta, di per sé, a confutare la presunzione relativa alla responsabilità di una società controllante per
         il comportamento delle sue controllate. A tale proposito, si deve per l’appunto ricordare che, nel contesto di un gruppo di
         società, come nella specie, una holding è una società volta a raggruppare partecipazioni in diverse società e la cui funzione
         consiste nell’assicurarne l’unità di direzione (sentenza del Tribunale 8 ottobre 2008, causa T‑69/04, Schunk e Schunk Kohlenstoff‑Technik/Commissione,
         Racc. pag. II‑2567, punti 60 e 63).
      
      123    In secondo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 affermano che, data la struttura operativa
         decentrata del segmento «Ascensori» di ThyssenKrupp, le controllate ThyssenKrupp, che disporrebbero di proprie risorse umane
         e materiali, hanno partecipato alle infrazioni senza subire l’influenza di TKE e TKAG.
      
      124    Tali affermazioni, non essendo sostenute da prove, non sono idonee a confutare la presunzione relativa alla responsabilità
         di TKAG e TKE per il comportamento delle controllate ThyssenKrupp. In ogni caso, si deve constatare che la suddivisione delle
         controllate di TKAG in segmenti, quale il segmento «Ascensori», posto sotto la responsabilità di TKE, che raggruppa tutte
         le controllate ThyssenKrupp, compresa TKL, la quale tuttavia non è una controllata di TKE, costituisce piuttosto un indizio
         dell’esercizio da parte delle società controllanti interessate di un’influenza determinante sulle suddette controllate.
      
      125    In terzo luogo, non può essere accolto nemmeno l’argomento delle ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07
         secondo cui non sarebbe esistita alcuna sovrapposizione tra gli organi direttivi di TKE e TKAG e quelli delle loro controllate
         interessate. Si deve sottolineare che tali affermazioni non sono sostenute da alcuna prova documentale, prove che avrebbero
         potuto essere prodotte, trattandosi, in particolare, dell’elenco nominativo dei membri degli organi statutari delle dette
         imprese all’epoca dell’infrazione (v., in tal senso, sentenza Schunk e Schunk Kohlenstoff‑Technik/Commissione, cit. al punto 122
         supra, punto 69). Inoltre, i vincoli organizzativi, economici e giuridici esistenti tra TKAG, TKE e le controllate ThyssenKrupp
         possono provare l’esistenza di un’influenza delle prime sulla strategia di dette controllate e, pertanto, giustificare la
         loro considerazione come un’unica entità economica (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 12 dicembre 2007, causa T‑112/05,
         Akzo Nobel e a./Commissione, Racc. pag. II‑5049, punto 83).
      
      126    In quarto luogo, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sottolineano di avere partecipato
         autonomamente al procedimento amministrativo e di avere presentato risposte individuali alla comunicazione degli addebiti.
      
      127    Nemmeno tale argomento è atto a confutare la presunzione relativa alla responsabilità di TKAG e TKE per il comportamento delle
         loro controllate. Certamente, la Corte ha ritenuto che il fatto che la società controllante si presenti come l’unico interlocutore
         della Commissione riguardo all’infrazione di cui trattasi può dimostrare l’esercizio effettivo di un’influenza determinante
         sul comportamento della controllata (sentenza Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, cit. al punto 98 supra, punto 29).
         Tuttavia, la presentazione da parte delle controllate di un gruppo di risposte separate alla comunicazione degli addebiti
         non può, di per sé, costituire una prova della loro autonomia.
      
      128    In quinto luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono che il punto 639 della
         decisione impugnata è inesatto, in quanto la Commissione avrebbe considerato che l’influenza decisiva di TKE sul comportamento
         delle sue controllate risultava dal fatto che TKE aveva emanato istruzioni interne al gruppo ordinando alle proprie controllate
         di concentrarsi sui loro mercati nazionali, mentre tali direttive si limiterebbero a recepire la politica commerciale seguita
         dalle controllate nazionali. Il fatto di concentrarsi sui mercati nazionali conseguirebbe ad una ripartizione dei compiti
         tra le controllate, dovuta alle circostanze particolari del mercato.
      
      129    Siffatto argomento deriva da un’errata interpretazione dei punti 634‑639 della decisione impugnata. Da tali punti risulta
         infatti che la Commissione ha ritenuto che TKE dovesse essere considerata responsabile delle infrazioni commesse dalle sue
         controllate in base alla detenzione da parte della stessa del 100% del loro capitale e alla conseguente presunzione, non confutata,
         relativa all’influenza decisiva sulla loro politica commerciale. È vero che la Commissione ha anche indicato, al punto 639
         della decisione impugnata, che il fatto che TKE abbia impartito istruzioni interne al gruppo ordinando alle sue controllate
         di concentrarsi sui loro mercati nazionali e che le controllate abbiano seguito tali istruzioni dimostrava che TKE si era
         avvalsa della possibilità di esercitare un’influenza decisiva sulle attività commerciali delle sue controllate. Tuttavia,
         tale motivo costituiva una risposta all’argomento, formulato nella risposta di TKE alla comunicazione degli addebiti, secondo
         cui TKE era solo una semplice società holding intermedia che non gestiva le attività correnti delle società da essa possedute
         (v. supra punto 122).
      
      130    In ogni caso, e contrariamente a quanto affermato dalle ricorrenti, il fatto che TKE abbia impartito istruzioni alle controllate
         del gruppo appartenenti al segmento «Ascensori» affinché si concentrassero sui loro mercati nazionali dimostra, come sottolineato
         dalla Commissione, l’influenza determinante di TKE sul comportamento non solo delle sue controllate, ma anche di TKL, la quale,
         come affermato in udienza della ricorrente nella causa T‑149/07, appartiene anch’essa a detto segmento.
      
      131    Dal complesso delle suesposte considerazioni risulta che la Commissione ha affermato giustamente, al punto 641 della decisione
         impugnata, che le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 non hanno confutato la
         presunzione relativa alla responsabilità di TKAG e TKE per le infrazioni commesse dalle controllate ThyssenKrupp in Belgio,
         in Germania, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi.
      
       Sulla violazione dell’obbligo di motivazione e dei diritti della difesa
      132    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sostengono, in sostanza, che la Commissione
         ha violato il suo obbligo di motivazione sotto vari profili. Anzitutto, la decisione impugnata sarebbe viziata da un difetto
         di motivazione per quanto riguarda la constatazione di un’unità economica fra TKAG, TKE e le controllate ThyssenKrupp, e non
         spiegherebbe perché gli elementi addotti dalle società del gruppo ThyssenKrupp non fossero sufficienti per confutare la presunzione
         di responsabilità. Inoltre, la Commissione avrebbe ignorato vari elementi presentati dalle ricorrenti nelle cause T‑149/07
         e T‑150/07 in risposta alla comunicazione degli addebiti. Infine, il punto 639 della decisione impugnata conterrebbe errori
         di ragionamento e farebbe inoltre riferimento a constatazioni effettuate dalla Commissione in relazione al gruppo Otis.
      
      133    In limine occorre rammentare che, secondo costante giurisprudenza, anche se nella motivazione delle decisioni che adotta per
         provvedere all’applicazione delle norme sulla concorrenza la Commissione non è tenuta a discutere tutti i punti di fatto e
         di diritto e ad esporre le considerazioni che l’hanno indotta ad adottare la decisione, essa è tuttavia tenuta, ai sensi dell’art. 253 CE,
         a menzionare quantomeno i fatti e le considerazioni che rivestono importanza essenziale nell’economia della sua decisione,
         consentendo così al giudice dell’Unione ed alle parti interessate di conoscere le condizioni nelle quali essa ha applicato
         il Trattato (v. sentenza del Tribunale 15 settembre 1998, cause riunite T‑374/94, T‑375/94, T‑384/94 e T‑388/94, European
         Night Services e a./Commissione, Racc. pag. II‑3141, punto 95 e giurisprudenza ivi citata).
      
      134    In primo luogo, va respinto l’argomento delle ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07,
         concernente il difetto di motivazione per quanto riguarda la constatazione di un’unità economica tra le società del gruppo
         ThyssenKrupp destinatarie della decisione impugnata. Infatti, è giocoforza constatare che dai punti 633‑641 della decisione
         impugnata risulta che la Commissione ha esposto sufficientemente i motivi per i quali i comportamenti delle controllate ThyssenKrupp
         sono imputabili alle loro rispettive controllanti TKE e/o TKAG. In tali punti, infatti, la Commissione ha fatto riferimento
         alla giurisprudenza citata supra al punto 96 per concludere che TKAG e TKE dovevano essere considerate responsabili del comportamento
         delle loro controllate che hanno partecipato alle violazioni dell’art. 81 CE. Essa ha inoltre osservato che le ricorrenti
         non erano riuscite a confutare la presunzione di responsabilità.
      
      135    In secondo luogo, non può essere accolto l’argomento delle ricorrenti nelle cause T‑149/07 e T‑150/07 secondo cui la Commissione
         avrebbe ignorato taluni argomenti svolti in risposta alla comunicazione degli addebiti.
      
      136    Infatti, per quanto riguarda l’argomento, dedotto da TKE nella sua risposta alla comunicazione degli addebiti, concernente
         la mancanza di istruzioni sovranazionali e la partecipazione disgiunta di TKE e delle sue controllate al procedimento amministrativo,
         si deve rilevare che la Commissione ha considerato, al punto 639 della decisione impugnata, che «[i]l fatto che TKE abbia
         impartito istruzioni interne al gruppo ordinando alle sue controllate di concentrarsi sui mercati nazionali, e che le controllate
         abbiano seguito tali istruzioni, dimostra che TKE si è avvalsa della possibilità di esercitare un’influenza decisiva sulle
         attività commerciali delle sue controllate». Inoltre, se è pur vero che la Commissione non ha risposto, nella decisione impugnata,
         all’argomento relativo alla partecipazione disgiunta di TKE e delle sue controllate al procedimento amministrativo, è giocoforza
         constatare che tale argomento non può rivestire un’importanza fondamentale nell’economia della decisione impugnata e non richiede,
         alla luce della giurisprudenza citata supra al punto 133, una risposta esplicita da parte della Commissione.
      
      137    Inoltre, la Commissione ha replicato anche agli argomenti dedotti da TKAG nella sua risposta alla comunicazione degli addebiti.
         In quel contesto TKAG aveva effettivamente affermato che la presentazione di una domanda a titolo della comunicazione sulla
         cooperazione del 2002 non può giustificare la responsabilità materiale di TKAG, che TKAG non aveva partecipato né direttamente
         né indirettamente all’infrazione, che il settore degli ascensori e delle scale mobili era organizzato in maniera decentrata
         e gestito autonomamente dalle controllate nazionali, che TKAG era una semplice società holding che non era intervenuta nelle
         attività operative delle sue controllate attive nel settore degli ascensori e delle scale mobili, che le società operative
         non si erano conformate alle direttive in materia di rispetto delle leggi trasmesse da TKE, le quali imponevano loro di porre
         fine all’infrazione, che il fascicolo della Commissione non conteneva elementi di prova atti a dimostrare l’esercizio di un’influenza
         effettiva di TKAG sulle società operative e che TKAG era sempre intervenuta nel procedimento amministrativo separatamente
         dalle altre società. Orbene, come rilevato a giusto titolo dalla Commissione, i punti 74‑87 della risposta di TKAG alla comunicazione
         degli addebiti contengono essenzialmente osservazioni sul criterio giuridico da applicare nell’ambito dell’imputabilità ad
         una società controllante del comportamento delle sue controllate, riguardo alle quali la Commissione ha preso posizione ai
         punti 603‑605 e 639 della decisione impugnata. Per quanto concerne le affermazioni relative ai fatti contenute in dette osservazioni,
         TKAG non fornisce alcun elemento di prova, limitandosi a rinviare alle direttive concernenti il rispetto del diritto della
         concorrenza, che peraltro non sono state allegate alla risposta di TKAG alla comunicazione degli addebiti. Infine, per quanto
         riguarda l’argomento fondato sulla partecipazione disgiunta di TKAG e delle sue controllate al procedimento amministrativo,
         nemmeno esso richiedeva, alla luce della giurisprudenza citata supra al punto 133, una risposta esplicita da parte della Commissione.
      
      138    Pertanto, la censura relativa al difetto di motivazione dev’essere respinta.
      
      139    In terzo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07 e T‑149/07 fanno valere che il punto 639 della decisione
         impugnata è viziato da un difetto di motivazione e costituisce un «errore di logica», in quanto la Commissione avrebbe considerato
         che, in seno ad una medesima entità economica, si può presumere che la controllata applichi sostanzialmente le istruzioni
         della controllante, il che significherebbe dedurre dalla conclusione auspicata dell’analisi (nella specie, l’esistenza di
         un’unità economica) la condizione stessa di tale conclusione (nella specie, la mancanza di indizi dell’indipendenza commerciale
         delle controllate di ThyssenKrupp). Inoltre, sarebbe illogico respingere un motivo che consente di confutare la presunzione
         – nella specie, la mancanza di legami personali tra il consiglio di amministrazione di TKE e quelli delle sue controllate
         – affermando che la sovrapposizione degli organi direttivi non costituisce un presupposto dell’esistenza della presunzione.
      
      140    Nemmeno tale argomento può essere accolto. Infatti, da un lato, esso non tiene conto del regime della presunzione di responsabilità
         risultante dalla giurisprudenza citata supra ai punti 96 e 97, in particolare del fatto che detta presunzione può essere confutata
         dalla società controllante fornendo elementi di prova idonei a dimostrare l’autonomia delle sue controllate. Dall’altro, la
         Commissione non ha respinto l’argomento delle ricorrenti relativo alla mancanza di sovrapposizioni fra TKE e le sue controllate
         affermando che la sovrapposizione degli organi direttivi non costituiva un presupposto dell’esistenza della presunzione di
         responsabilità della controllante. Al contrario, dal rinvio al punto 619 della decisione impugnata e dal punto 640 della medesima
         decisione risulta che la Commissione ha respinto tale argomento per il fatto che TKE non aveva fornito alcun elemento di prova
         a suo sostegno. A tale proposito va sottolineato che le affermazioni delle ricorrenti relative alla mancanza di sovrapposizione
         tra gli organi direttivi di TKE e TKAG e quelli delle loro controllate interessate non sono state confermate da alcuna prova
         documentale nemmeno nel procedimento dinanzi al Tribunale (v. supra, punto 125).
      
      141    Per quanto riguarda il punto 639 della decisione impugnata, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07
         e T‑150/07 sostengono inoltre che i loro diritti della difesa sono stati violati, in quanto la motivazione esposta in detto
         punto rinvierebbe al punto 626 della decisione impugnata, relativo all’esistenza di un’unità economica tra le società del
         gruppo Otis, e che la Commissione non ha comunicato a ThyssenKrupp i passaggi determinanti dei punti 622‑625 della decisione
         impugnata. 
      
      142    A tale riguardo si deve constatare che le ricorrenti non spiegano in che modo il rinvio al punto 626 della decisione impugnata
         contenuto nel punto 639 della medesima decisione avrebbe leso i diritti della difesa durante il procedimento amministrativo.
      
      143    Poiché la censura riportata supra al punto 141 dev’essere interpretata nel senso che contesta un difetto di motivazione, si
         deve constatare che, per quanto riguarda il rinvio al [punto] 626 della decisione impugnata contenuto nel punto 639 della
         medesima decisione, la Commissione si è limitata ad osservare che, «come esposto al punto 626, l’attribuzione di responsabilità
         ad una società controllante non presuppone una sovrapposizione tra le attività delle due imprese». Orbene, è giocoforza constatare
         che le spiegazioni cui fa rinvio il punto 639 non sono contenute nel punto 626 della decisione impugnata, che non è stato
         mantenuto riservato nei confronti delle società del gruppo ThyssenKrupp, bensì nel punto precedente, in particolare nel seguente
         passaggio del punto 625, neanch’esso mantenuto riservato nei confronti delle società del gruppo ThyssenKrupp:
      
      «(…) [L]’attribuzione della responsabilità per il comportamento di una controllata sul mercato non richiede necessariamente
         una sovrapposizione con le attività commerciali della controllante né uno stretto legame con l’attività della controllata.
         È del tutto normale che, in seno ad un gruppo di imprese, ad entità diverse vengano assegnati compiti ed attività specialistiche
         differenti».
      
      144    Pertanto, le ricorrenti non possono validamente sostenere che i principi giuridici sui quali si è basata la Commissione al
         punto 639 della decisione impugnata sono rimasti poco chiari. Di conseguenza, dev’essere parimenti respinta la censura riportata
         supra al punto 141.
      
      145    In quarto luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 fanno valere che nei
         controricorsi la Commissione ha presentato una serie di argomenti nuovi, che non potrebbero supplire alla mancanza di motivazione
         della decisione impugnata. Tali argomenti sarebbero tardivi ed irricevibili, e in ogni caso infondati.
      
      146    Come si è ricordato supra al punto 133, la Commissione è tenuta, ai sensi dell’art. 253 CE, a menzionare quantomeno i fatti
         e le considerazioni che rivestono importanza essenziale nell’economia della sua decisione, consentendo così al giudice dell’Unione
         ed alle parti interessate di conoscere le condizioni nelle quali essa ha applicato il Trattato. Inoltre, dalla giurisprudenza
         emerge che, salvo circostanze eccezionali, una decisione deve essere corredata di una motivazione inclusa nel testo e non
         può essere espressa per la prima volta, ex post, dinanzi al giudice (v. sentenza European Night Services e a./Commissione,
         cit. al punto 133 supra, punto 95 e giurisprudenza ivi citata). Pertanto, la motivazione, in linea di principio, deve essere
         comunicata all’interessato contemporaneamente alla decisione che gli arreca pregiudizio (v. sentenza Dansk Rørindustri e a./Commissione,
         cit. al punto 94 supra, punto 463 e giurisprudenza ivi citata).
      
      147    Come si è già rilevato supra al punto 134, dai punti 633‑641 della decisione impugnata risulta che la Commissione ha esposto
         sufficientemente i motivi per i quali i comportamenti delle controllate ThyssenKrupp sono imputabili alle loro rispettive
         controllanti TKE e/o TKAG. A tale proposito si deve rilevare che gli argomenti esposti nei controricorsi della Commissione
         sono intesi unicamente a rispondere agli argomenti contenuti nelle memorie delle ricorrenti, e non a supplire all’asserita
         mancanza di motivazione nella decisione impugnata.
      
      148    Ne consegue che nemmeno quest’ultima censura può essere accolta.
      
      149    Pertanto, devono essere respinte tutte le censure delle ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07
         e T‑154/07 relative ad una violazione dell’art. 253 CE e dei diritti della difesa in relazione all’imputazione a TKAG e TKE
         delle infrazioni commesse dalle controllate ThyssenKrupp.
      
       Sulle domande di misure istruttorie
      150    A sostegno del loro argomento secondo cui le società del gruppo ThyssenKrupp avrebbero illustrato dettagliatamente l’organizzazione
         decentrata all’interno di tale gruppo dei segmenti di attività interessati dalla decisione impugnata, le ricorrenti nelle
         cause T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 propongono, conformemente all’art. 65, lett. c), del regolamento di procedura,
         di sentire il responsabile del fascicolo in seno alla Commissione, un funzionario della Commissione che ha diretto gli accertamenti
         in Germania del 28 e 29 gennaio 2004 e un membro dell’organo di direzione di TKE. Inoltre, le ricorrenti nelle cause T‑147/07,
         T‑149/07 e T‑150/07 propongono di sentire un dipendente di TKAG. La ricorrente nella causa T‑149/07 chiede al Tribunale anche
         di obbligare la Commissione a produrre la sua decisione 30 novembre 2005, C (2005) 4634, relativa a un procedimento ai sensi
         dell’articolo 81 [CE] (Caso COMP/38.354 – Sacchi industriali), di cui è stata pubblicata una sintesi nella Gazzetta ufficiale del 26 ottobre 2007 (L 282, pag. 41), dalla quale risulterebbe che non vi è motivo di infliggere un’ammenda in solido ad
         una holding intermedia quando ne sia già stata inflitta una alle controllate che hanno trasgredito e alla holding capogruppo.
      
      151    Per quanto riguarda la valutazione delle domande di mezzi istruttori presentate da una parte di una controversia, va rammentato
         che il Tribunale è il solo giudice dell’eventuale necessità di integrare gli elementi di informazione di cui dispone nelle
         cause di cui è investito (v. sentenza della Corte 22 novembre 2007, causa C‑260/05 P, Sniace/Commissione, Racc. pag. I‑10005,
         punto 77 e giurisprudenza ivi citata).
      
      152    Da un lato, per quanto riguarda le domande per l’audizione di testimoni che consentirebbero di dimostrare che le società del
         gruppo ThyssenKrupp hanno illustrato dettagliatamente l’organizzazione decentrata all’interno di tale gruppo dei segmenti
         di attività interessati dalla decisione impugnata, si deve rilevare che la Commissione non nega che le società del gruppo
         ThyssenKrupp hanno fornito spiegazioni orali circa l’asserita organizzazione decentrata del gruppo. Tuttavia, essa ha ritenuto
         che i loro argomenti non fossero suffragati da elementi di prova documentali e fossero persino contraddetti da alcuni elementi
         del fascicolo.
      
      153    Dall’altro, per quanto concerne la richiesta di produzione della decisione della Commissione C (2005) 4634, quest’ultima non
         può essere considerata necessaria per la soluzione della controversia, dato che una prassi decisionale della Commissione non
         può fungere da contesto normativo per le ammende in materia di concorrenza (sentenze JCB Service/Commissione, cit. al punto 108
         supra, punti 201 e 205, e Britannia Alloys & Chemicals/Commissione, cit. al punto 108 supra, punto 60; sentenza del Tribunale
         8 ottobre 2008, causa T‑73/04, Carbone‑Lorraine/Commissione, Racc. pag. II‑2661, punto 92).
      
      154    Le domande di misure istruttorie vanno quindi respinte, dato che gli elementi contenuti nel fascicolo sono sufficienti per
         consentire al Tribunale di pronunciarsi sul motivo in esame.
      
      155    Risulta da tutto quanto precede che il presente motivo dev’essere respinto.
      
      3.     Sulle domande di annullamento o di riduzione dell’importo delle ammende inflitte
       Sul motivo concernente una violazione del principio del ne bis in idem
      156    Al punto 655 della decisione impugnata la Commissione respinge nei termini seguenti l’argomento di ThyssenKrupp secondo cui
         qualsiasi ammenda ad essa imposta violerebbe il principio del ne bis in idem alla luce delle asserite decisioni di immunità
         adottate dalle autorità nazionali garanti della concorrenza in Belgio, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi:
      
      «L’applicazione [del] principio [del ne bis in idem] presuppone (…) che sia stata adottata una decisione sul punto se un’infrazione
         sia stata effettivamente commessa, o che la legittimità di tale comportamento sia stata riesaminata. Nella specie, nessuna
         delle autorità nazionali garanti della concorrenza menzionate da ThyssenKrupp ha esaminato il caso né adottato una decisione
         definitiva nel merito. Il principio del ne bis in idem non impedisce alla Commissione di esercitare le sue competenze quando
         sia stata adottata una decisione provvisoria in materia di immunità a livello nazionale. Inoltre, nel caso in esame, tutte
         le asserite decisioni nazionali menzionate da ThyssenKrupp sono state adottate dopo l’avvio da parte della Commissione di
         un procedimento a norma dell’articolo 11, paragrafo 6, del regolamento n. 1/2003. Ai sensi di detta disposizione, in tali
         circostanze tutte le autorità nazionali garanti della concorrenza sono private della competenza ad applicare l’articolo 81 [CE]
         (…)».
      
      157    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sostengono che la decisione impugnata contravviene
         al principio del ne bis in idem. Esse fanno valere al riguardo che la Commissione non poteva infliggere loro ammende per le
         infrazioni commesse da ThyssenKrupp in Belgio, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi, dal momento che esse sarebbero state giudicate
         in via definitiva per le dette infrazioni, ai sensi dell’art. 54 della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen
         del 14 giugno 1985 tra i governi degli Stati dell’Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della
         Repubblica francese relativo all’eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni (GU 2000, L 239, pag. 1) (in prosieguo:
         la «CAAS»), dalle autorità belga, lussemburghese e olandese garanti della concorrenza. Esse fanno riferimento a tal fine alla
         decisione del Corps des rapporteurs belga [riservato] (1), alla deliberazione sull’immunità dell’autorità lussemburghese garante della concorrenza [riservato] e alla promessa di immunità (clementietoezegging) dell’autorità olandese garante della concorrenza [riservato]. Esse sottolineano inoltre che le decisioni delle autorità nazionali garanti della concorrenza sono precedenti all’avvio
         del procedimento da parte della Commissione, il 7 ottobre 2005, cosicché non si può ritenere che dette autorità nazionali
         fossero state private della loro competenza ai sensi dell’art. 11, n. 6, del regolamento n. 1/2003 nel momento in cui hanno
         adottato le proprie decisioni.
      
      158    Si deve ricordare che il principio del ne bis in idem, sancito anche dall’art. 4 del protocollo n. 7 della CEDU, costituisce
         un principio fondamentale del diritto dell’Unione, di cui il giudice garantisce il rispetto (sentenza della Corte 29 giugno
         2006, causa C‑308/04 P, SGL Carbon/Commissione, Racc. pag. I‑5977, punto 26, e sentenza del Tribunale 18 giugno 2008, causa
         T‑410/03, Hoechst/Commissione, Racc. pag. II‑881, punto 598).
      
      159    Nel settore del diritto dell’Unione in materia di concorrenza, è già stato dichiarato che tale principio vieta che un’impresa
         venga condannata o perseguita un’altra volta dalla Commissione per un comportamento anticoncorrenziale per il quale sia stata
         sanzionata o dichiarata non responsabile in forza di una precedente decisione della Commissione non più impugnabile (sentenza
         della Corte 15 ottobre 2002, cause riunite C‑238/99 P, C‑244/99 P, C‑245/99 P, C‑247/99 P, da C‑250/99 P a C‑252/99 P e C‑254/99 P,
         Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. I‑8375, punto 59; sentenze del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑224/00,
         Archer Daniels Midland e Archer Daniels Midland Ingredients/Commissione, Racc. pag. II‑2597, punti 85 e 86; 29 aprile 2004,
         cause riunite T‑236/01, T‑239/01, da T‑244/01 a T‑246/01, T‑251/01 e T‑252/01, Tokai Carbon e a./Commissione, Racc. pag. II‑1181,
         punti 130 e 131, e FNCBV e a./Commissione, cit. al punto 69 supra, punto 340).
      
      160    L’applicazione del principio del ne bis in idem presuppone dunque che vi sia stata una pronuncia sui fatti materiali costituenti
         la violazione o che la legittimità del giudizio formulato intorno a quest’ultima sia stata verificata (sentenza Limburgse
         Vinyl Maatschappij e a./Commissione, cit. al punto 159 supra, punto 60). Pertanto, il principio del ne bis in idem vieta soltanto
         una nuova valutazione nel merito dei fatti materiali costituenti la violazione, la quale avrebbe come conseguenza l’inflizione
         di una seconda sanzione, che si cumulerebbe con la prima nel caso in cui venga nuovamente ritenuta sussistere una responsabilità,
         ovvero l’inflizione di una prima sanzione nell’ipotesi in cui la responsabilità, esclusa dalla prima pronuncia, sia reputata
         sussistere dalla seconda (sentenza Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, cit. al punto 159 supra, punto 61).
      
      161    Per quanto concerne la questione se una decisione di un’autorità nazionale garante della concorrenza possa impedire alla Commissione
         di condannare o perseguire un’altra volta la stessa impresa, si deve rammentare che l’applicazione del principio del ne bis
         in idem è soggetta ad una triplice condizione di identità dei fatti, di identità del contravventore e di identità dell’interesse
         giuridico tutelato. Tale principio vieta quindi di sanzionare lo stesso soggetto più di una volta per un medesimo comportamento
         illecito, al fine di tutelare lo stesso bene giuridico (sentenza della Corte 7 gennaio 2004, cause riunite C‑204/00 P, C‑205/00 P,
         C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e C‑219/00 P, Aalborg Portland e a./Commissione, Racc. pag. I‑123, punto 338; sentenze
         FNCBV e a./Commissione, cit. al punto 69 supra, punto 340, e Hoechst/Commissione, cit. al punto 158 supra, punto 600).
      
      162    Poiché l’azione delle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri, da una parte, e della Commissione, dall’altra,
         allorché perseguono e condannano imprese per violazione degli artt. 81 CE e 82 CE, sulla base delle competenze loro attribuite,
         rispettivamente, dagli artt. 5 e 14 del regolamento n. 1/2003, mira a tutelare lo stesso bene giuridico, vale a dire la salvaguardia
         della libera concorrenza all’interno del mercato comune, che costituisce, ai sensi dell’art. 3, n. 1, lett. g), CE, un obiettivo
         fondamentale della Comunità (v., in tal senso, sentenza SGL Carbon/Commissione, cit. al punto 158 supra, punto 31), si deve
         ritenere che il principio del ne bis in idem vieti che un’impresa venga condannata o perseguita un’altra volta dalla Commissione
         per una violazione degli artt. 81 CE o 82 CE per la quale è stata sanzionata o dichiarata non responsabile da una precedente
         decisione di un’autorità nazionale per la concorrenza adottata in forza dell’art. 5 del regolamento n. 1/2003 e divenuta definitiva.
      
      163    Occorre dunque esaminare, innanzi tutto, se gli atti menzionati al precedente punto 157 costituiscano decisioni di autorità
         nazionali garanti della concorrenza con cui le ricorrenti sono state sanzionate o dichiarate in via definitiva non responsabili
         delle infrazioni commesse in Belgio, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi, e accertate nella decisione impugnata.
      
      164    È giocoforza constatare che gli atti delle autorità nazionali garanti della concorrenza interessate fanno riferimento all’immunità
         di cui potrebbero eventualmente beneficiare le società appartenenti al gruppo ThyssenKrupp per le infrazioni in Belgio, in
         Lussemburgo e nei Paesi Bassi, che sono state successivamente accertate e sanzionate nella decisione impugnata. Tuttavia,
         come giustamente sottolineato dalla Commissione al punto 655 di detta decisione, «nessuna delle autorità nazionali per la
         concorrenza menzionate da ThyssenKrupp ha (…) adottato una decisione definitiva nel merito». Poiché gli atti delle autorità
         nazionali per la concorrenza cui fanno riferimento le ricorrenti non statuiscono sui fatti materiali costituenti le infrazioni
         commesse in Belgio, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi, tali atti, conformemente alla giurisprudenza citata supra al punto 160,
         non possono impedire alla Commissione di constatare e sanzionare dette infrazioni nella decisione impugnata.
      
      165    Secondo le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07, un esame sommario dell’infrazione da
         parte di un’autorità nazionale garante della concorrenza sarebbe tuttavia sufficiente ai fini dell’applicazione del principio
         del ne bis in idem. A tale riguardo esse fanno riferimento all’art. 54 della CAAS e alla sentenza della Corte 11 febbraio
         2003, cause riunite C‑187/01 e C‑385/01, Gözütok e Brügge (Racc. pag. I‑1345, punto 30), che avrebbe inficiato la sentenza
         Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, citata al punto 159 supra (punto 60). Le decisioni di immunità delle autorità
         nazionali garanti della concorrenza soddisferebbero le condizioni di cui all’art. 54 della CAAS.
      
      166    A tale proposito si deve rilevare che, ai sensi dell’art. 54 della CAAS, «[u]na persona che sia stata giudicata con sentenza
         definitiva da una Parte contraente non può essere sottoposta ad un procedimento penale per i medesimi fatti da un’altra Parte
         contraente (…)». Secondo la sentenza Gözütok e Brügge, citata supra al punto 165 (punti 30 e 31), una persona è ritenuta giudicata
         con sentenza definitiva se l’azione penale si è estinta in esito a una procedura nazionale, anche nel caso in cui nessun giudice
         intervenga nel corso di una siffatta procedura.
      
      167    Anche ammesso che l’art. 54 della CAAS, essendo espressione di un principio generale dell’Unione, cioè il principio del ne
         bis in idem, possa essere invocato nel settore del diritto della concorrenza in seno all’Unione, si dovrebbe constatare che
         una decisione di immunità provvisoria adottata da un’autorità nazionale garante della concorrenza non può comunque essere
         considerata inclusa nell’ambito di tale disposizione. Infatti, la concessione di un’immunità provvisoria non soddisfa il requisito
         dell’estinzione definitiva dell’azione penale prescritto dall’art. 54 della CAAS.
      
      168    Per quanto riguarda, in primo luogo, l’asserita decisione dell’autorità belga garante della concorrenza, è giocoforza constatare
         che essa, [riservato], proviene dal Corps des rapporteurs belga. Secondo la comunicazione congiunta del consiglio della concorrenza e del Corps
         des rapporteurs relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di cartelli tra imprese
         (in prosieguo: la «comunicazione belga sulla cooperazione»), le richieste di immunità presentate dinanzi all’autorità belga
         garante della concorrenza vengono infatti esaminate anzitutto dal Corps des rapporteurs (punti 7 e 8 della comunicazione belga
         sulla cooperazione). Tuttavia, poiché «(…) il consiglio della concorrenza (…) è il giudice competente ai fini della decisione»
         (punto 7 della comunicazione belga sulla cooperazione), spetta esclusivamente a tale autorità adottare decisioni di immunità
         definitive «[a]l termine dell’istruttoria (…) sulla base della relazione istruttoria del relatore (…)» (punto 8 della comunicazione
         belga sulla cooperazione; v. anche punti 21 e 22 della medesima comunicazione). Pertanto, alla luce del contesto normativo
         belga, una lettera del Corps des rapporteurs relativa ad una richiesta di immunità è sempre provvisoria.
      
      169    Il carattere provvisorio della lettera del Corps des rapporteurs [riservato] emerge peraltro dal contenuto della stessa, poiché vi si conferma che le domande «(…) soddisfano, prima facie, le condizioni
         per la concessione di un’immunità (…)».
      
      170    Pertanto, non si può ritenere che la lettera del Corps des rapporteurs [riservato] estingua definitivamente l’azione penale per quanto riguarda la partecipazione di ThyssenKrupp all’infrazione in Belgio.
         Dal momento che ThyssenKrupp non è stata «giudicata con sentenza definitiva» ai sensi dell’art. 54 della CAAS dall’autorità
         belga per la concorrenza, nella specie nulla impediva alla Commissione di constatare e sanzionare, rispettivamente all’art. 1,
         n. 1, e all’art. 2, n. 1, della decisione impugnata, la partecipazione di tale impresa all’infrazione in Belgio.
      
      171    Per quanto concerne, in secondo luogo, la deliberazione sull’immunità del consiglio della concorrenza lussemburghese, [riservato], si deve constatare che essa dà atto a TKAL e TKE della loro richiesta di immunità per l’infrazione in Lussemburgo e conferma
         che tale domanda produce effetti ai fini del procedimento in Lussemburgo (artt. 1 e 2 della deliberazione sull’immunità).
         Tuttavia, così come nel caso della lettera del Corps des rapporteurs belga, non è stata adottata alcuna decisione definitiva
         in merito a tale richiesta di immunità. Infatti, il consiglio della concorrenza lussemburghese ha ritenuto «appropriato sospendere
         la decisione nel merito della richiesta di immunità in attesa dell’istruttoria della Commissione (…)» (punto 6 e art. 3 della
         deliberazione sull’immunità).
      
      172    In tali circostanze, ThyssenKrupp non è stata neanche «giudicata con sentenza definitiva» ai sensi dell’art. 54 della CAAS
         mediante la deliberazione sull’immunità [riservato] del consiglio della concorrenza lussemburghese. Pertanto, tale deliberazione non impediva alla Commissione di constatare
         e sanzionare, rispettivamente all’art. 1, n. 3, e all’art. 2, n. 3, della decisione impugnata, la partecipazione di tale impresa
         all’infrazione in Lussemburgo.
      
      173    Per quanto concerne, in terzo luogo, la promessa di immunità dell’autorità olandese per la concorrenza [riservato], si deve rilevare che nemmeno essa ha carattere definitivo. Infatti, l’immunità viene ivi accordata a TKAG e a TKL solo
         nell’ipotesi in cui detta autorità esamini e reprima essa stessa l’infrazione nei Paesi Bassi, su richiesta della Commissione
         o d’ufficio (punto 7 della promessa di immunità). Orbene, poiché tale ipotesi non si è verificata, nella specie la promessa
         di immunità ha sempre mantenuto il suo carattere provvisorio e non ha avuto l’effetto di estinguere definitivamente l’azione
         penale nei confronti di ThyssenKrupp per la sua partecipazione all’infrazione nei Paesi Bassi.
      
      174    Pertanto, la promessa di immunità non impediva alla Commissione di constatare e sanzionare, rispettivamente all’art. 1, n. 4,
         e all’art. 2, n. 4, della decisione impugnata, la partecipazione di ThyssenKrupp all’infrazione nei Paesi Bassi.
      
      175    La Commissione ha quindi giustamente considerato, al punto 655 della decisione impugnata, che gli atti delle autorità nazionali
         garanti della concorrenza citati supra al punto 157 costituivano decisioni di immunità provvisorie che non le impedivano di
         esercitare le sue competenze.
      
      176    In seguito, alla luce delle precedenti osservazioni risulta ininfluente l’argomento delle ricorrenti secondo cui la Commissione
         avrebbe considerato erroneamente, al punto 655 della decisione impugnata, che le autorità nazionali garanti della concorrenza
         interessate erano prive di competenza, conformemente all’art. 11, n. 6, del regolamento n. 1/2003, nel momento in cui hanno
         adottato gli atti menzionati al precedente punto 157. Infatti, anche ammesso che dette autorità fossero ancora competenti
         ad adottare decisioni di immunità nel momento in cui hanno adottato gli atti menzionati supra al punto 157, è giocoforza constatare
         che tali atti non sono sufficienti, nella fattispecie, a consentire l’applicazione del principio del ne bis in idem, dato
         che non statuiscono sui fatti materiali costituenti l’infrazione e, in ogni caso, hanno carattere provvisorio.
      
      177    Lo stesso vale per l’argomento relativo alla prevalenza del principio del ne bis in idem sul diritto derivato dell’Unione,
         dato che, in ogni caso, nella fattispecie non sussistono i presupposti per l’applicazione di detto principio.
      
      178    Poi, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono che riponevano un legittimo affidamento nel fatto
         che gli atti delle autorità nazionali garanti della concorrenza menzionati supra al punto 157 le avrebbero messe al riparo
         da un’ulteriore azione della Commissione.
      
      179    Il diritto di invocare la tutela del legittimo affidamento si estende a chiunque si trovi in una situazione dalla quale risulti
         che l’amministrazione dell’Unione, fornendogli precise assicurazioni, gli abbia suscitato aspettative fondate [sentenza della
         Corte 15 luglio 2004, cause riunite C‑37/02 e C‑38/02, Di Lenardo e Dilexport, Racc. pag. I‑6911, punto 70; sentenze del Tribunale
         17 dicembre 1998, causa T‑203/96, Embassy Limousines & Services/Parlamento, Racc. pag. II‑4239, punto 74, e 15 novembre 2007,
         causa T‑71/06, Enercon/UAMI (Convertitore di energia eolica), non pubblicata nella Raccolta, punto 36].
      
      180    Per contro, nessuno può invocare una violazione del principio di tutela del legittimo affidamento in mancanza di assicurazioni
         precise fornitegli dall’amministrazione (sentenze del Tribunale 14 settembre 1995, causa T‑571/93, Lefebvre e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑2379, punto 72, e 29 gennaio 1998, causa T‑113/96, Dubois et Fils/Consiglio e Commissione, Racc. pag. II‑125,
         punto 68). Costituiscono assicurazioni in tal senso, indipendentemente dalla forma con cui vengono comunicate, informazioni
         precise, incondizionate e concordanti, provenienti da fonti autorizzate ed affidabili (sentenza del Tribunale 21 luglio 1998,
         cause riunite T‑66/96 e T‑221/97, Mellett/Corte di giustizia, Racc. PI pagg. I‑A‑449 e II‑1305, punti 104 e 107).
      
      181    È giocoforza constatare che le ricorrenti non adducono alcun elemento da cui risulti che la Commissione ha fornito loro precise
         assicurazioni sul fatto che gli atti delle autorità nazionali per la concorrenza menzionati supra al punto 157 le avrebbero
         messe al riparo da qualsiasi procedimento e da qualsiasi condanna per le infrazioni in Belgio, in Lussemburgo e nei Paesi
         Bassi constatate e sanzionate nella decisione impugnata. Inoltre, a prescindere dalla questione se i comportamenti delle autorità
         nazionali garanti della concorrenza siano atti a suscitare nei singoli un legittimo affidamento tale da inficiare la legittimità
         di una decisione della Commissione, le ricorrenti non forniscono alcun elemento atto a dimostrare che esse abbiano ricevuto
         precise assicurazioni dalle dette autorità nazionali quanto al fatto che gli atti indicati supra al punto 157 avrebbero impedito
         alla Commissione di constatare e sanzionare dette infrazioni. Infine, come si è già rilevato supra ai punti 168‑175, dal contenuto
         di tali atti risulta che essi erano provvisori e pertanto non potevano suscitare un legittimo affidamento nel fatto che ThyssenKrupp
         non sarebbe stata perseguita e sanzionata per le infrazioni accertate nella decisione impugnata.
      
      182    Pertanto, l’argomento fondato sul principio della tutela del legittimo affidamento dev’essere respinto.
      
      183    Per di più, in subordine, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sostengono che, quand’anche
         il principio del ne bis in idem non fosse applicabile, la mancata presa in considerazione nella decisione impugnata delle
         decisioni nazionali di immunità adottate nei loro confronti costituirebbe un errore manifesto di valutazione ed una violazione
         dei principi di buona amministrazione e della certezza del diritto.
      
      184    Anzitutto, come risulta dai precedenti punti 158‑175, gli atti delle autorità nazionali garanti della concorrenza cui fanno
         riferimento le ricorrenti costituiscono decisioni di immunità provvisorie che non impediscono alla Commissione di esercitare
         le sue competenze.
      
      185    Inoltre, dalla giurisprudenza invocata dalle ricorrenti a sostegno del loro argomento risulta che, in forza del principio
         di equità, la Commissione, nel commisurare l’ammenda, deve tener conto delle sanzioni che sono state già irrogate all’impresa
         per lo stesso fatto, qualora si tratti di sanzioni inflitte per violazione del diritto delle intese di uno Stato membro e,
         di conseguenza, per fatti avvenuti nel territorio dell’Unione (sentenze della Corte 13 febbraio 1969, causa 14/68, Wilhelm
         e a., Racc. pag. 1, punto 11, e 14 dicembre 1972, causa 7/72, Boehringer Mannheim/Commissione, Racc. pag. 1281, punto 3; sentenza
         Archer Daniels Midland e Archer Daniels Midland Ingredients/Commissione, cit. al punto 159 supra, punto 87; v. anche, in tal
         senso, sentenza del Tribunale 27 settembre 2006, causa T‑322/01, Roquette Frères/Commissione, Racc. pag. II‑3137, punto 279).
      
      186    Tuttavia, è evidente che nella fattispecie non sussiste tale situazione, essendo pacifico che gli atti delle autorità per
         la concorrenza nazionali menzionati al precedente punto 157 non hanno irrogato alcuna sanzione alle ricorrenti.
      
      187    Infine, in ogni caso, la giurisprudenza citata supra al punto 185 verteva su decisioni adottate dalle autorità nazionali per
         la concorrenza prima dell’entrata in vigore del regolamento n. 1/2003 e riguardava il rischio che un’infrazione fosse passibile
         di sanzioni parallele a titolo del diritto interno e del diritto dell’Unione in materia di concorrenza. Come giustamente sottolineato
         dalla Commissione, tale rischio è attualmente escluso grazie alla rete europea per la concorrenza istituita dal regolamento
         n. 1/2003, alle disposizioni relative alla cooperazione tra la Commissione e le autorità per la concorrenza degli Stati membri
         contenute in detto regolamento e alla comunicazione sulla cooperazione nell’ambito della rete.
      
      188    Nella specie, alla luce di quanto precede, nessun principio del diritto dell’Unione obbligava la Commissione a tenere conto,
         nel commisurare le ammende nella decisione impugnata, delle decisioni di immunità provvisorie menzionate supra al punto 157.
      
      189    Va quindi respinto anche l’argomento invocato in subordine dalle ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07
         e T‑154/07.
      
      190    Pertanto, il motivo fondato su una violazione del principio del ne bis in idem dev’essere integralmente respinto.
      
       Sul motivo concernente una violazione degli orientamenti del 1998, dei principi di proporzionalità e di parità di trattamento
            nonché dei diritti della difesa nella determinazione dell’importo di partenza delle ammende in funzione della gravità delle
            infrazioni
       Osservazioni preliminari
      191    Nell’ambito di tale motivo le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑148/08, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 contestano la determinazione
         dell’importo di partenza delle ammende da parte della Commissione.
      
      192    In limine, occorre rammentare che risulta da una costante giurisprudenza che la Commissione gode di un ampio potere discrezionale
         per quanto riguarda il metodo di calcolo delle ammende. Tale metodo, delimitato dagli orientamenti del 1998, prevede vari
         elementi di flessibilità che consentono alla Commissione di esercitare il proprio potere discrezionale in conformità al disposto
         dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003 (v., in tal senso, sentenza della Corte 3 settembre 2009, cause riunite C‑322/07 P,
         C‑327/07 P e C‑338/07 P, Papierfabrik August Koehler e a./Commissione, Racc. pag. I‑7191, punto 112 e giurisprudenza ivi citata).
      
      193    La gravità delle infrazioni al diritto della concorrenza in seno all’Unione deve essere accertata in funzione di un gran numero
         di elementi, quali, segnatamente, le particolari circostanze del procedimento, il suo contesto e la portata dissuasiva delle
         ammende, e ciò senza che sia stato redatto un elenco vincolante o esaustivo di criteri da tenere obbligatoriamente in considerazione
         (sentenze della Corte 19 marzo 2009, causa C‑510/06 P, Archer Daniels Midland/Commissione, Racc. pag. I‑1843, punto 72, e
         3 settembre 2009, causa C‑534/07 P, Prym e Prym Consumer/Commissione, Racc. pag. I‑7415, punto 54).
      
      194    Come esposto supra al punto 25, nella fattispecie la Commissione ha determinato l’importo delle ammende applicando il metodo
         definito negli orientamenti del 1998.
      
      195    Anche se gli orientamenti del 1998 non possono essere qualificati come norme giuridiche alla cui osservanza l’amministrazione
         è comunque tenuta, essi enunciano tuttavia una norma di comportamento indicativa della prassi da seguire dalla quale l’amministrazione
         non può discostarsi, in un caso specifico, senza fornire ragioni compatibili con il principio di parità di trattamento (v.
         sentenze Dansk Rørindustri e a./Commissione, cit. al punto 94 supra, punto 209 e giurisprudenza ivi citata, e Carbone‑Lorraine/Commissione,
         cit. al punto 153 supra, punto 70).
      
      196    Adottando siffatte norme di comportamento e annunciando, con la loro pubblicazione, che esse verranno da quel momento in poi
         applicate ai casi a cui esse si riferiscono, la Commissione si autolimita nell’esercizio del suo potere discrezionale e non
         può discostarsi da tali norme, pena una sanzione, eventualmente, a titolo di violazione di principi giuridici generali, quali
         la parità di trattamento o la tutela del legittimo affidamento (v. sentenze Dansk Rørindustri e a./Commissione, cit. al punto 94
         supra, punto 211 e giurisprudenza ivi citata, e Carbone‑Lorraine/Commissione, cit. al punto 153 supra, punto 71).
      
      197    Inoltre, gli orientamenti del 1998 stabiliscono, in modo generale e astratto, la metodologia che la Commissione si è imposta
         ai fini della determinazione dell’ammontare delle ammende e garantiscono, di conseguenza, la certezza del diritto nei confronti
         delle imprese (sentenza Dansk Rørindustri e a./Commissione, cit. al punto 94 supra, punti 211 e 213).
      
      198    Infine, occorre rammentare che gli orientamenti del 1998 prevedono, in primo luogo, la valutazione della gravità dell’infrazione
         in quanto tale, sulla cui base può essere fissato «un importo di partenza generale» (punto 1 A, secondo comma). In secondo
         luogo, la gravità è esaminata in relazione alla natura delle infrazioni commesse e alle caratteristiche dell’impresa interessata,
         in particolare rispetto alle sue dimensioni e alla sua posizione sul mercato rilevante, il che può comportare la ponderazione
         dell’importo di partenza, la classificazione delle imprese in categorie e la fissazione di un «importo di partenza specifico»
         (punto 1 A, dal terzo al settimo comma).
      
       Decisione impugnata
      199    In primo luogo, nella sezione della decisione impugnata dedicata alla gravità delle infrazioni (sezione 13.6.1), la Commissione
         esamina in parallelo le quattro infrazioni constatate all’art. 1, in considerazione del fatto che esse «presentano caratteristiche
         comuni» (punto 657 della decisione impugnata). Tale sezione è suddivisa in tre sottosezioni, la prima intitolata «Natura delle
         infrazioni» (sottosezione 13.6.1.1), la seconda «Estensione del mercato geografico rilevante» (sottosezione 13.6.1.2) e la
         terza «Conclusioni sulla gravità dell’infrazione» (sottosezione 13.6.1.3).
      
      200    Nella sottosezione intitolata «Natura delle infrazioni», la Commissione espone quanto segue ai punti 658 e 659 della decisione
         impugnata:
      
      «658      Le infrazioni oggetto della presente decisione consistevano principalmente in un accordo collusivo segreto tra concorrenti
         per ripartirsi i mercati o congelare le quote di mercato attribuendosi i progetti relativi alla vendita e all’installazione
         di ascensori e/o di scale mobili nuovi, e per non farsi concorrenza nel settore della manutenzione e dell’ammodernamento di
         ascensori e scale mobili (tranne in Germania, in cui l’attività di manutenzione e di ammodernamento non è stata oggetto di
         discussioni tra i membri dell’intesa). Tali restrizioni orizzontali rientrano per loro stessa natura tra le violazioni più
         gravi dell’articolo 81 [CE]. Nel caso in esame le infrazioni hanno artificialmente privato i clienti dei vantaggi che avrebbero
         potuto sperare di ottenere da un processo di offerta concorrenziale. È inoltre interessante notare che alcuni dei progetti
         manipolati erano appalti pubblici finanziati con le imposte e realizzati precisamente al fine di ricevere offerte competitive,
         che presentassero in particolare un buon rapporto qualità/prezzo.
      
      659      Per valutare la gravità di un’infrazione, gli elementi relativi al suo oggetto sono generalmente più significativi di quelli
         relativi ai suoi effetti, in particolare quando gli accordi vertono, come nel caso in esame, su infrazioni molto gravi, quali
         la fissazione dei prezzi e la ripartizione del mercato. Di norma, gli effetti di un accordo non costituiscono un criterio
         decisivo per valutare la gravità dell’infrazione».
      
      201    La Commissione afferma di non aver «tentato di dimostrare gli effetti precisi dell’infrazione, poiché era impossibile determinare
         con sufficiente certezza i parametri concorrenziali applicabili (prezzi, condizioni commerciali, qualità, innovazione ecc.)
         in mancanza delle infrazioni» (punto 660 della decisione impugnata). Nondimeno, essa ritiene che «[sia] (…) evidente che le
         infrazioni hanno avuto un impatto reale» ed osserva al riguardo che «[i]l fatto che vari accordi anticoncorrenziali siano
         stati attuati dai membri dell’intesa sembra indicare di per sé un impatto sul mercato, anche se l’effetto reale è difficile
         da misurare, poiché non è noto se e come altri progetti siano stati oggetto di una manipolazione delle offerte, né come determinati
         progetti possano essere stati oggetto di una ripartizione tra i membri dell’intesa senza che fossero necessari contatti tra
         loro» (punto 660 della decisione impugnata). Nel medesimo punto la Commissione aggiunge che «[l]e elevate quote di mercato
         complessive dei concorrenti indicano probabili effetti anticoncorrenziali e [che] la relativa stabilità di tali quote di mercato
         per tutta la durata delle infrazioni confermerebbe tali effetti».
      
      202    Ai punti 661‑669 della decisione impugnata la Commissione risponde agli argomenti dedotti dalle ricorrenti durante il procedimento
         amministrativo e intesi a dimostrare lo scarso impatto delle infrazioni sul mercato.
      
      203    Nella sottosezione intitolata «Estensione del mercato geografico rilevante», la Commissione sostiene, al punto 670 della decisione
         impugnata, che «[l]e intese oggetto [della] decisione [impugnata] riguardavano l’intero ambito territoriale rispettivamente
         del Belgio, della Germania, del Lussemburgo o dei Paesi Bassi», e che «[d]alla giurisprudenza risulta chiaramente che un mercato
         geografico nazionale che si estenda ad un intero Stato membro rappresenta già in sé una parte sostanziale del mercato comune».
      
      204    Nella sottosezione intitolata «Conclusioni sulla gravità dell’infrazione», la Commissione indica, al punto 671 della decisione
         impugnata, che ciascun destinatario ha commesso una o più infrazioni molto gravi all’art. 81 CE, «[t]enuto conto della natura
         delle infrazioni e del fatto che ognuna di esse riguardava l’intero ambito territoriale di uno Stato membro (Belgio, Germania,
         Lussemburgo o Paesi Bassi)». Essa conclude che, «in base a tali elementi, le infrazioni devono essere considerate molto gravi
         anche se il loro impatto reale non può essere misurato».
      
      205    In secondo luogo, nella sezione della decisione impugnata dal titolo «Trattamento differenziato» (sezione 13.6.2), la Commissione
         fissa un importo di partenza dell’ammenda per ciascuna delle imprese partecipanti alle varie intese (v. supra, punti 28‑31),
         che tiene conto, secondo il punto 672 della decisione impugnata, dell’«effettiva capacità economica dei contravventori di
         arrecare un pregiudizio significativo alla concorrenza». La Commissione spiega, al punto 673 della decisione impugnata, che,
         «[a] tal fine, le imprese [sono state] suddivise in varie categorie in funzione del fatturato conseguito nel settore degli
         ascensori e/o delle scale mobili, compresi, se del caso, i servizi di manutenzione e di ammodernamento».
      
       Sull’asserita illegittimità degli importi di partenza generali delle ammende
      206    In primo luogo, per quanto riguarda l’infrazione in Germania, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 fanno
         valere che la Commissione ha violato il principio di proporzionalità e la propria prassi decisionale nella determinazione
         dell’importo di partenza dell’ammenda. Infatti, essa avrebbe fissato detto importo basandosi sulle dimensioni del mercato
         degli ascensori e delle scale mobili, che ammonterebbe ad oltre EUR 500 milioni (punto 664 della decisione impugnata). Orbene,
         le intese avrebbero riguardato solo le vendite di scale mobili e una piccola parte delle vendite di ascensori in Germania,
         che corrisponderebbe ai grandi progetti o ai progetti di prestigio. Pertanto, le dimensioni del mercato interessato dagli
         accordi non supererebbero EUR 170 milioni. Nel settore degli ascensori, il mercato dei grandi progetti costituirebbe un mercato
         distinto dagli altri, sul quale sarebbero presenti solo Otis, Schindler, Kone e ThyssenKrupp e in cui le condizioni di concorrenza
         sarebbero così particolari che le intese che lo riguardano non potrebbero aver avuto effetti sensibili sul mercato degli ascensori
         standard, come risulterebbe da una perizia prodotta dalle ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 (in prosieguo:
         la «perizia»). Secondo le ricorrenti nelle cause T‑149/07 e T‑150/07, non potrebbero comunque essere prese in considerazione
         speculazioni relative a maggiori effetti, in quanto non sarebbero state esposte nella comunicazione degli addebiti, in violazione
         dei loro diritti della difesa.
      
      207    Anzitutto, si deve sottolineare che le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 non contestano la legittimità
         della metodologia esposta nel punto 1 A degli orientamenti del 1998, relativa alla determinazione degli importi di partenza
         generali delle ammende. Orbene, detta metodologia risponde ad una logica forfettaria secondo cui l’importo di base generale
         dell’ammenda, determinato secondo la gravità dell’infrazione, viene calcolato in funzione della natura e dell’estensione geografica
         dell’infrazione, nonché del suo impatto concreto sul mercato quando sia misurabile (sentenze del Tribunale 15 marzo 2006,
         causa T‑15/02, BASF/Commissione, Racc. pag. II‑497, punto 134, e 6 maggio 2009, causa T‑116/04, Wieland‑Werke/Commissione,
         Racc. pag. II‑1087, punto 62).
      
      208    Contrariamente a quanto sostenuto dalle ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07, la Commissione non ha fissato
         l’importo di partenza generale dell’ammenda per l’infrazione in Germania basandosi sulle dimensioni del mercato asseritamente
         interessato. Infatti, come risulta dai punti 657‑671 della decisione impugnata, la Commissione ha fondato la sua conclusione
         relativa alla valutazione della gravità delle infrazioni sulla natura di dette infrazioni e sulla loro estensione geografica.
      
      209    A tale proposito si deve rilevare che le dimensioni del mercato rilevante non costituiscono, in linea di principio, un fattore
         indispensabile, ma solo uno fra più fattori pertinenti per valutare la gravità dell’infrazione, e la Commissione non è peraltro
         obbligata, secondo la giurisprudenza, a procedere ad una delimitazione del mercato rilevante o ad una valutazione delle sue
         dimensioni, dal momento che l’infrazione in questione ha un oggetto anticoncorrenziale (v., in tal senso, sentenza Prym e
         Prym Consumer/Commissione, cit. al punto 193 supra, punti 55 e 64).
      
      210    Pertanto, ai fini della determinazione dell’importo di partenza generale dell’ammenda, la Commissione può, senza peraltro
         esservi obbligata, tener conto del valore del mercato oggetto dell’infrazione (v., in tal senso, sentenze BASF/Commissione,
         cit. al punto 207 supra, punto 134, e Wieland‑Werke/Commissione, cit. al punto 207 supra, punto 63). Infatti, gli orientamenti
         del 1998 non prevedono che l’importo delle ammende sia calcolato in funzione del fatturato complessivo o del fatturato realizzato
         dalle imprese sul mercato in questione. Tuttavia, essi non ostano nemmeno a che tali fatturati siano presi in considerazione
         per la determinazione dell’importo dell’ammenda affinché siano rispettati i principi generali del diritto dell’Unione e qualora
         le circostanze lo richiedano (sentenza Archer Daniels Midland e Archer Daniels Midland Ingredients/Commissione, cit. al punto 159
         supra, punto 187). L’argomento delle ricorrenti secondo cui l’importo di partenza generale dell’ammenda fissata per l’intesa
         in Germania dovrebbe rispecchiare le presunte dimensioni ridotte del mercato rilevante è quindi fondato su una premessa errata
         e dev’essere respinto.
      
      211    Pertanto, dev’essere disatteso l’argomento delle ricorrenti secondo cui la Commissione avrebbe violato il principio di proporzionalità
         omettendo di considerare che, per quanto riguarda il mercato degli ascensori, le intese hanno riguardato solo i grandi progetti
         o i progetti di prestigio e, pertanto, le dimensioni del mercato interessato dalle stesse non superavano EUR 170 milioni.
         Inoltre, non può essere accolto l’argomento concernente la violazione della prassi decisionale della Commissione, dato che,
         come si è ricordato supra al punto 153, tale prassi non può fungere da quadro giuridico per le ammende in materia di concorrenza.
      
      212    In ogni caso, si deve constatare che anche sulla base delle stime prodotte dalle ricorrenti, secondo cui il valore del mercato
         rilevante non avrebbe superato EUR 170 milioni, l’importo di partenza dell’ammenda di EUR 70 milioni rappresenterebbe circa
         il 41% del mercato. Orbene, è già stato dichiarato che importi di partenza corrispondenti ad una percentuale così elevata
         possono essere giustificati nel caso delle infrazioni molto gravi (v., in tal senso, sentenza BASF/Commissione, cit. al punto 210
         supra, punti 130 e 133‑137).
      
      213    In tale contesto non può essere accolto nemmeno l’argomento relativo all’asserita violazione dei diritti della difesa delle
         ricorrenti nelle cause T‑149/07 e T‑150/07. Oltre al fatto che, contrariamente a quanto sostenuto da dette ricorrenti, la
         Commissione non ha determinato la gravità dell’infrazione in base al volume del mercato interessato dall’intesa, né in base
         all’impatto di quest’ultima, si deve constatare che nella comunicazione degli addebiti, in particolare ai suoi punti 77‑83,
         nonché 579 e 583, la Commissione ha considerato che l’intesa in Germania riguardava tutti i settori degli ascensori e delle
         scale mobili. Inoltre, per quanto riguarda la valutazione della gravità di ciascuna infrazione ai fini della determinazione
         dell’importo dell’ammenda, la Commissione indicava, al punto 617, lett. b), della comunicazione degli addebiti, che avrebbe
         tenuto conto del fatto che «gli accordi si estendevano a tutti i settori degli ascensori e delle scale mobili».
      
      214    Inoltre, per quanto concerne l’argomento delle ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 secondo cui le intese
         non avrebbero avuto effetti sull’asserito mercato distinto degli ascensori standard, si deve ricordare che, per quanto riguarda
         la valutazione della gravità dell’infrazione, il punto 1 A, primo e secondo comma, degli orientamenti del 1998 così recita:
      
      «Per valutare la gravità dell’infrazione, occorre prenderne in considerazione la natura, l’impatto concreto sul mercato, quando
         sia misurabile, e l’estensione del mercato geografico rilevante.
      
      Le infrazioni saranno pertanto classificate in tre categorie, in modo tale da distinguere tra infrazioni poco gravi, infrazioni
         gravi e infrazioni molto gravi».
      
      215    Pertanto, conformemente al punto 1 A, primo comma, degli orientamenti del 1998, nel valutare la gravità dell’infrazione la
         Commissione deve procedere ad un esame dell’impatto concreto sul mercato unicamente quando risulti che tale impatto è misurabile
         (v., in tal senso, sentenze Prym e Prym Consumer/Commissione, cit. al punto 193 supra, punto 74; Archer Daniels Midland e
         Archer Daniels Midland Ingredients/Commissione, cit. al punto 159 supra, punto 143, e Degussa/Commissione, cit. al punto 112
         supra, punto 216).
      
      216    Secondo costante giurisprudenza, per valutare l’impatto concreto di un’infrazione sul mercato, è compito della Commissione
         riferirsi al gioco della concorrenza che di regola sarebbe esistito in mancanza d’infrazione (v., in tal senso, sentenza della
         Corte 16 dicembre 1975, cause riunite 40/73‑48/73, 50/73, 54/73‑56/73, 111/73, 113/73 e 114/73, Suiker Unie e a./Commissione,
         Racc. pag. 1663, punti 619 e 620; sentenze del Tribunale 14 maggio 1998, causa T‑347/94, Mayr Melnhof/Commissione, Racc. pag. II‑1751,
         punto 235; Archer Daniels Midland e Archer Daniels Midland Ingredients/Commissione, cit. al punto 159 supra, punto 150, e
         Carbone‑Lorraine/Commissione, cit. al punto 153 supra, punto 83).
      
      217    La Commissione afferma, al punto 660 della decisione impugnata, di non avere «tentato di dimostrare gli effetti precisi dell’infrazione,
         poiché [era] impossibile determinare con sufficiente certezza i parametri concorrenziali applicabili (prezzi, condizioni commerciali,
         qualità, innovazione ecc.) in mancanza delle infrazioni». Benché la Commissione sostenga, al punto 660 della decisione impugnata,
         che è evidente che le intese, dal momento che sono state poste in atto, hanno avuto un impatto reale, il che suggerisce di
         per sé un impatto sul mercato, e sebbene essa abbia respinto ai punti 661‑669 gli argomenti delle imprese interessate diretti
         a dimostrare gli effetti limitati delle intese, si deve constatare che nella decisione impugnata non si è tenuto conto dell’eventuale
         impatto sul mercato al fine di valutare la gravità delle infrazioni.
      
      218    Invero, al punto 671 della decisione impugnata la Commissione fonda la propria conclusione relativa alla valutazione della
         gravità delle infrazioni esclusivamente sulla natura delle stesse e sulla loro estensione geografica. Infatti, in tale punto
         la Commissione conclude che, «[t]enuto conto della natura delle infrazioni e del fatto che ognuna di esse riguardava l’intero
         ambito territoriale di uno Stato membro (Belgio, Germania, Lussemburgo o Paesi Bassi) (…), [si deve ritenere che] ciascun
         destinatario abbia commesso una o più infrazioni molto gravi all’articolo 81 CE».
      
      219    In particolare, per quanto riguarda l’infrazione in Germania, dal punto 664 della decisione impugnata, in cui peraltro la
         Commissione replica all’argomento di Kone e Otis relativo all’impatto asseritamente limitato dell’infrazione, risulta che
         era «impossibile dimostrare gli effetti precisi dell’infrazione» e che gli accordi in Germania non hanno riguardato esclusivamente
         le scale mobili e i progetti di ascensori di valore elevato; la Commissione ha osservato che era probabile «che le attività
         del cartello relative ai progetti di ascensori da oltre un milione di euro, che includono gli ascensori ad alta velocità e
         di valore elevato, a[vessero] inciso sul funzionamento degli altri segmenti del mercato degli ascensori». In detto punto la
         Commissione ha inoltre rilevato che il valore totale di un progetto prevaleva sul numero e sul tipo di ascensori, che era
         impossibile dimostrare gli effetti precisi dell’infrazione e che i fatti avevano chiaramente dimostrato che l’intento delle
         parti non era escludere determinati tipi di prodotti, bensì accordarsi sui progetti rispetto ai quali la concorrenza poteva
         essere eliminata più facilmente.
      
      220    Nella specie è giocoforza constatare che le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 non sostengono che l’impatto
         dell’infrazione in Germania fosse misurabile, ma soltanto che l’infrazione avrebbe riguardato un mercato di dimensioni asseritamente
         ridotte e che le intese non avrebbero potuto avere effetti sensibili sull’asserito mercato degli ascensori standard. Pertanto,
         le ricorrenti non hanno dimostrato che la Commissione fosse tenuta, conformemente agli orientamenti del 1998 e alla giurisprudenza
         citata supra al punto 215, a tenere conto dell’impatto concreto delle infrazioni al fine di valutarne la gravità, cosicché
         il loro argomento non può essere accolto.
      
      221    Alla luce di quanto sopra, non occorre pronunciarsi sulla ricevibilità della perizia, contestata dalla Commissione, volta
         a dimostrare che l’intesa in Germania riguardava solo una parte del mercato degli ascensori, né accogliere le domande di misure
         istruttorie presentate al riguardo dalle ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 e dirette a dimostrare la ricevibilità
         della perizia.
      
      222    Riguardo a detta perizia, si deve comunque rilevare che, sebbene, secondo le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07,
         il mercato asseritamente interessato dagli accordi non superi EUR 170 milioni e non abbia potuto avere effetti sensibili sul
         mercato degli ascensori standard, dalla perizia emerge, da un lato, che gli ascensori ad alta velocità (High‑Tech/Premium)
         rappresentavano nel 2003 tra EUR 11,5 milioni e 13,04 milioni e, dall’altro, che i grandi progetti includono tanto ascensori
         ad alta velocità quanto ascensori standard. Pertanto, anche supponendo che si dovessero considerare interessati dall’intesa
         solo gli asseriti grandi progetti, non è da escludere che essi abbiano avuto un impatto sull’asserito mercato degli ascensori
         standard, dato che i grandi progetti implicano manifestamente un numero elevato di ascensori standard.
      
      223    Peraltro, va sottolineato che, anche ammesso che la Commissione abbia voluto tenere conto di tale criterio facoltativo rappresentato
         dall’impatto dell’infrazione sul mercato e che dovesse quindi apportare nella decisione impugnata indizi concreti, credibili
         e sufficienti che consentissero di valutare quale effettiva influenza abbia potuto avere l’infrazione sul gioco della concorrenza
         nel mercato (sentenza Prym e Prym Consumer/Commissione, cit. al punto 193 supra, punto 82), si deve osservare che essa ha
         comunque adempiuto tale obbligo.
      
      224    Per quanto riguarda l’infrazione in Germania, la Commissione ha rilevato in particolare che Kone, Otis, Schindler e ThyssenKrupp
         detenevano, in valore, oltre il 60% delle vendite di ascensori e circa il 100% del mercato delle scale mobili (punti 51 e 232
         della decisione impugnata). Inoltre, dopo il 2000, le tre partecipanti all’intesa detenevano congiuntamente circa il 75% del
         mercato delle scale mobili e circa il 50% del mercato degli ascensori (punti 278 e 280 della decisione impugnata). Peraltro,
         l’obiettivo dell’intesa era congelare le rispettive quote di mercato delle imprese interessate (punti 236 e segg. della decisione
         impugnata). La Commissione ha inoltre sottolineato la frequenza delle riunioni (punti 217 e 218 della decisione impugnata)
         e le precauzioni adottate dai partecipanti per dissimulare i loro contatti (punti 219‑221 della decisione impugnata).
      
      225    Pertanto, come si è rilevato supra al punto 217, la Commissione ha concluso, al punto 660 della decisione impugnata, che il
         fatto che i vari accordi anticoncorrenziali fossero stati attuati suggeriva di per sé un impatto concreto sul mercato, anche
         se l’effetto reale era difficile da misurare, non potendosi stabilire, in particolare, se e quanti altri progetti fossero
         stati oggetto di una manipolazione delle offerte, né quanti determinati progetti potessero essere stati oggetto di una ripartizione
         tra i membri dell’intesa senza che occorressero contatti tra loro. La Commissione ha aggiunto che le elevate quote di mercato
         complessive dei concorrenti indicavano probabili effetti anticoncorrenziali e che la relativa stabilità di tali quote di mercato
         per l’intera durata delle infrazioni confermerebbe tali effetti.
      
      226    Dalle precedenti considerazioni risulta che, tenuto conto della particolare gravità dell’infrazione, l’importo di partenza
         di EUR 70 milioni fissato per l’infrazione in Germania non sarebbe sproporzionato nemmeno qualora fosse dimostrato, come sostenuto
         dalle ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07, che per quanto riguarda gli ascensori l’intesa aveva riguardato
         solo i grandi progetti.
      
      227    Per di più, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 fanno valere che l’intesa ha avuto effetti solo in Germania,
         e solamente su una parte trascurabile del mercato, cosicché l’importo di partenza di EUR 70 milioni fissato per l’infrazione
         in detto Stato dovrebbe essere ridotto, tenuto conto del mercato geografico rilevante.
      
      228    A tale riguardo occorre rammentare che l’importo di partenza generale dell’ammenda è determinato segnatamente in funzione
         dell’estensione geografica dell’infrazione.
      
      229    Inoltre, secondo costante giurisprudenza, un mercato geografico di dimensione nazionale rappresenta una parte sostanziale
         del mercato comune (sentenza della Corte 9 novembre 1983, causa 322/81, Nederlandsche Banden-Industrie-Michelin/Commissione,
         Racc. pag. 3461, punto 28, e sentenza del Tribunale 27 luglio 2005, cause riunite da T‑49/02 a T‑51/02, Brasserie nationale
         e a./Commissione, Racc. pag. II‑3033, punto 176). Essendo pacifico che l’intesa in Germania si estendeva all’intero ambito
         territoriale di tale Stato membro, si deve ritenere che essa riguardasse una parte sostanziale del mercato comune.
      
      230    Tenuto conto, da un lato, della natura particolarmente grave dell’intesa e, dall’altro, del fatto che essa riguardava una
         parte sostanziale del mercato comune, si deve osservare che la determinazione da parte della Commissione di un importo di
         partenza per l’infrazione in Germania di EUR 70 milioni non contravviene al principio di proporzionalità.
      
      231    In subordine, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono che, anche basandosi sul volume totale del
         mercato degli ascensori, l’importo di partenza di EUR 70 milioni fissato per l’infrazione in Germania è eccessivo, in quanto
         le imprese che hanno partecipato al procedimento avrebbero rappresentato meno del 50% del volume complessivo del mercato tedesco
         degli ascensori (punto 280 della decisione impugnata). Tuttavia, tale argomento deve essere respinto, dato che, come si è
         rilevato supra ai punti 208‑210, la Commissione non era tenuta a stabilire – e nella specie non ha stabilito – l’importo di
         partenza generale dell’ammenda per l’infrazione in Germania in base alle dimensioni del mercato asseritamente interessato.
      
      232    In ogni caso, le ricorrenti non contestano che nel 2003 le imprese che hanno partecipato all’intesa in Germania rappresentassero
         il 48% del mercato globale degli ascensori, stimato in EUR 506 milioni (punto 280 della decisione impugnata), e il 75% del
         mercato delle scale mobili, stimato in EUR 70 milioni (punti 82 e 278 della decisione impugnata). L’importo di partenza di
         EUR 70 milioni rappresenterebbe quindi il 23,7% del volume d’affari realizzato dalle imprese che hanno partecipato all’intesa
         tedesca. Orbene, tale percentuale non può essere considerata eccessiva tenuto conto, da un lato, della natura particolarmente
         grave dell’infrazione e, dall’altro, dell’estensione geografica di questa.
      
      233    In ulteriore subordine, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono che, in sede di fissazione dell’importo
         di partenza dell’ammenda per l’infrazione in Germania, la Commissione ha derogato al metodo di calcolo dell’importo dell’ammenda
         applicato nella decisione impugnata. Avendo riconosciuto che la portata delle intese in Germania è più limitata di quanto
         non sia nei tre paesi del Benelux, la Commissione non potrebbe applicare i medesimi criteri per calcolare l’importo dell’ammenda
         inflitta per l’infrazione commessa in detto Stato.
      
      234    A tale proposito si deve osservare che la Commissione, sebbene non abbia tentato di dimostrare gli effetti precisi dell’infrazione
         (punto 660 della decisione impugnata), ha nondimeno fissato per l’infrazione in Germania un importo di partenza ridotto al
         fine di tener conto, a favore delle imprese interessate, della possibilità che le intese non riguardassero direttamente la
         totalità del mercato degli ascensori. Infatti, come rilevato dalla Commissione al punto 664 della decisione impugnata, per
         determinare l’importo di partenza dell’ammenda essa ha effettivamente tenuto «conto del fatto che le attività dell’intesa
         [in Germania] pot[evano] non avere interessato direttamente la totalità del mercato degli ascensori». In effetti, risulta
         che l’importo di partenza per l’intesa in Germania è stato fissato ad un livello inferiore rispetto a quelli applicati per
         le altre intese oggetto della decisione impugnata, in considerazione delle dimensioni dei mercati rilevanti.
      
      235    Anche ammesso che la Commissione, quando constata più infrazioni molto gravi in un’unica decisione, debba garantire una certa
         coerenza tra gli importi di partenza generali e le dimensioni dei vari mercati di cui trattasi, nella fattispecie nulla indica
         che gli importi di partenza generali fissati per le infrazioni in Belgio, in Germania, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi siano
         privi di coerenza o costituiscano una deroga ad un presunto metodo di calcolo applicato nella decisione impugnata.
      
      236    Invero, dall’esame dei dati pertinenti emerge che la Commissione, tenuto conto delle dimensioni dei mercati interessati, ha
         stabilito in modo coerente gli importi di partenza generali delle ammende. Infatti, essa ha fissato importi di partenza generali
         tanto maggiori quanto maggiore era la dimensione del mercato, pur senza attenersi ad una formula matematica precisa, cosa
         a cui non era comunque tenuta (v. supra, punti 207‑210). Così, per il mercato nettamente più importante, quello della Germania,
         che rappresenta EUR 576 milioni, l’importo di partenza generale è stato fissato in EUR 70 milioni; per i due mercati seguenti
         in ordine di importanza, quelli dei Paesi Bassi e del Belgio, che rappresentano rispettivamente EUR 363 milioni ed EUR 254 milioni,
         l’importo di partenza generale è stato fissato, rispettivamente, in EUR 55 milioni ed in EUR 40 milioni; infine, per quanto
         concerne il mercato lussemburghese, di dimensioni manifestamente più ridotte, con un valore di EUR 32 milioni, la Commissione,
         benché gli orientamenti del 1998 prevedano per le infrazioni molto gravi la fissazione di un importo a titolo della gravità
         «oltre i 20 milioni di [EUR]», ha ritenuto opportuno limitare tale importo ad EUR 10 milioni (v., in tal senso, sentenza BASF/Commissione,
         cit. al punto 207 supra, punto 136). Pertanto, la censura delle ricorrenti dev’essere respinta.
      
      237    Ne consegue che devono essere respinte tutte le censure relative alla determinazione dell’importo di partenza per l’infrazione
         in Germania.
      
      238    In secondo luogo, per quanto concerne l’infrazione in Lussemburgo, le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07
         lamentano una sproporzione tra l’importo di partenza generale dell’ammenda e le dimensioni del mercato interessato dall’infrazione.
      
      239    A tale proposito va rilevato che nemmeno la ricorrente nella causa T‑148/07 contesta la legittimità della metodologia esposta
         al punto 1 A degli orientamenti del 1998 per quanto riguarda la determinazione dell’importo di partenza dell’ammenda, che,
         come ricordato supra al punto 207, risponde ad una logica forfettaria. Inoltre, conformemente alla giurisprudenza citata supra
         al punto 209, le dimensioni del mercato rilevante sono solo un elemento pertinente per valutare la gravità dell’infrazione,
         che la Commissione non è obbligata a prendere in considerazione per determinare l’importo di partenza dell’ammenda. Orbene,
         si è già ricordato al precedente punto 208 che nella specie, come risulta dai punti 657‑671 della decisione impugnata, la
         Commissione ha basato la propria conclusione relativa alla valutazione della gravità delle infrazioni sulla natura di dette
         infrazioni e sulla loro estensione geografica. Pertanto, dev’essere respinto l’argomento delle ricorrenti secondo cui l’importo
         di partenza fissato per l’infrazione in Lussemburgo sarebbe eccessivo rispetto alle dimensioni del mercato interessato dall’infrazione.
      
      240    In ogni caso, si deve sottolineare che la Commissione ha fissato l’importo di partenza generale dell’ammenda per l’infrazione
         in Lussemburgo in EUR 10 milioni. Infatti, pur avendo stabilito la gravità dell’infrazione in funzione della sua natura e
         della sua estensione geografica, la Commissione ha ritenuto opportuno fissare un importo di partenza generale dell’ammenda
         corrispondente alla metà del limite minimo di EUR 20 milioni normalmente previsto dagli orientamenti per questo tipo di infrazione
         molto grave (v. punto 1 A, secondo comma, terzo trattino, degli orientamenti del 1998).
      
      241    Ne consegue che l’argomento delle ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 dev’essere respinto.
      
      242    In terzo luogo, per quanto riguarda l’infrazione nei Paesi Bassi, le ricorrenti nelle cause T‑150/07 e T‑154/07 sostengono
         che la Commissione ha ignorato l’impatto limitato dell’infrazione sul mercato, posto che meno del 10‑15% del mercato sarebbe
         stato interessato dall’intesa, come avrebbero confermato tutte le imprese che hanno partecipato all’infrazione nei Paesi Bassi.
         Inoltre, quand’anche non fosse tenuta ad accertare le esatte ripercussioni dell’infrazione sul mercato olandese, la Commissione
         avrebbe dovuto tenere conto del volume molto ridotto del mercato interessato dall’intesa.
      
      243    A tale proposito occorre rilevare che nemmeno la ricorrente nella causa T‑154/07 contesta la legittimità della metodologia
         esposta al punto 1 A degli orientamenti del 1998 per quanto riguarda la determinazione dell’importo di partenza dell’ammenda,
         che, come ricordato supra al punto 207, risponde ad una logica forfettaria. Inoltre, conformemente alla giurisprudenza citata
         supra al punto 209, le dimensioni del mercato rilevante sono solo un elemento pertinente per valutare la gravità dell’infrazione,
         che la Commissione non è obbligata a prendere in considerazione per determinare l’importo di partenza dell’ammenda. Orbene,
         si è già ricordato al precedente punto 208 che nella specie, come risulta dai punti 657‑671 della decisione impugnata, la
         Commissione ha basato la propria conclusione relativa alla valutazione della gravità delle infrazioni sulla natura di dette
         infrazioni e sulla loro estensione geografica. Pertanto, dev’essere respinto l’argomento delle ricorrenti concernente il carattere
         eccessivo dell’importo di partenza fissato per l’infrazione nei Paesi Bassi rispetto alle dimensioni del mercato interessato
         dall’infrazione.
      
      244    Del resto, come giustamente rilevato dalla Commissione, da un lato, le dichiarazioni dei partecipanti all’intesa nei Paesi
         Bassi relative ai progetti asseritamente interessati dall’intesa si fondano esclusivamente sul numero di progetti per i quali
         detti partecipanti hanno espressamente riconosciuto l’esistenza di un’intesa. A tale proposito, come rilevato dalla Commissione
         al punto 384 della decisione impugnata, nell’ambito dell’intesa nei Paesi Bassi non era necessario ripartirsi tutti i progetti,
         poiché le imprese interessate dovevano discutere solo i progetti che non erano stati attribuiti automaticamente ad una di
         loro sulla base di un rapporto esistente con un cliente attuale. Dall’altro, in ogni caso, anche se Otis e ThyssenKrupp hanno
         affermato che il numero totale di progetti la cui attribuzione è stata oggetto di discussioni rappresentava solo una piccola
         parte di tutti i progetti da eseguire (punto 492 della decisione impugnata), tuttavia i calcoli che esse hanno presentato
         al riguardo presentano differenze sostanziali (punti 494, 495, 496, 497 e 499 della decisione impugnata).
      
      245    Ne consegue che gli argomenti relativi al carattere eccessivo dell’importo di partenza per l’infrazione nei Paesi Bassi devono
         essere respinti.
      
      246    Pertanto, devono essere respinte tutte le censure concernenti gli importi di partenza generali delle ammende.
      
       Sull’asserita illegittimità degli importi di partenza specifici delle ammende
      247    Occorre rammentare che, nell’ambito del calcolo delle ammende inflitte ai sensi dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003,
         un trattamento differenziato tra le imprese interessate rientra nell’esercizio dei poteri spettanti alla Commissione in forza
         di tale disposizione. Infatti, nell’ambito del suo margine discrezionale, la Commissione è chiamata a individualizzare la
         sanzione in funzione dei comportamenti e delle caratteristiche propri delle imprese interessate, al fine di garantire, in
         ogni caso di specie, la piena efficacia delle norme dell’Unione in materia di concorrenza (v., in tal senso, sentenze della
         Corte 7 giugno 1983, cause riunite 100/80‑103/80, Musique Diffusion française e a./Commissione, Racc. pag. 1825, punto 109,
         e Britannia Alloys & Chemicals/Commissione, cit. al punto 108 supra, punto 44).
      
      248    Infatti, gli orientamenti del 1998 dispongono che, per un’infrazione di una determinata gravità, può essere opportuno, nei
         casi che coinvolgono più imprese, come i cartelli, ponderare l’importo di partenza generale per stabilire un importo di partenza
         specifico tenendo conto del peso e dunque dell’impatto reale sulla concorrenza del comportamento configurante infrazione di
         ciascuna impresa, in particolare qualora esista una disparità considerevole nella dimensione delle imprese che commettono
         il medesimo tipo di infrazione (punto 1 A, sesto comma). In particolare, è necessario valutare in che misura gli autori dell’infrazione
         abbiano l’effettiva capacità economica di arrecare un danno consistente agli altri operatori, in particolare ai consumatori
         (punto 1 A, quarto comma).
      
      249    Gli orientamenti del 1998 precisano altresì che il principio di parità della sanzione per un medesimo comportamento può dar
         luogo, in determinate circostanze, all’applicazione di importi differenziati per le imprese interessate, senza che tale differenziazione
         derivi da un calcolo rigorosamente aritmetico (punto 1 A, settimo comma).
      
      250    Come si è rilevato supra al punto 210, dalla giurisprudenza risulta che gli orientamenti del 1998 non prevedono che l’importo
         delle ammende sia calcolato in funzione del fatturato conseguito dalle imprese sul mercato rilevante. Pertanto, per valutare
         l’influenza di un’impresa sul mercato o, secondo i termini degli orientamenti, la sua effettiva capacità economica di arrecare
         un danno consistente agli altri operatori, la Commissione non è obbligata a procedere ad una preventiva delimitazione del
         mercato nonché ad una valutazione delle sue dimensioni (sentenza Prym e Prym Consumer/Commissione, cit. al punto 193 supra,
         punto 63). Tuttavia, gli orientamenti del 1998 non ostano neppure a che tali fatturati siano presi in considerazione per la
         determinazione dell’importo dell’ammenda perché siano rispettati i principi generali del diritto dell’Unione e qualora le
         circostanze lo richiedano (sentenze del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑23/99, LR AF 1998/Commissione, Racc. pag. II‑1705,
         punti 283 e 284; 9 luglio 2003, causa T‑220/00, Cheil Jedang/Commissione, Racc. pag. II‑2473, punto 82, e 25 ottobre 2005,
         causa T‑38/02, Groupe Danone/Commissione, Racc. pag. II‑4407, punto 157).
      
      251    Nella specie, dai punti 672‑685 della decisione impugnata risulta che la Commissione ha applicato, per ogni infrazione constatata
         all’art. 1 della detta decisione, «un trattamento differenziato alle imprese al fine di tenere conto dell’effettiva capacità
         economica dei contravventori di arrecare un pregiudizio significativo alla concorrenza» (punto 672 della decisione impugnata).
         Per ciascuna infrazione, essa ha proceduto a una classificazione delle imprese per stabilire gli importi di partenza specifici
         dell’ammenda, in funzione del loro volume d’affari realizzato su ciascun mercato nazionale dei prodotti di cui trattasi (punti 673‑685
         della decisione impugnata). Ad eccezione della fissazione dell’importo di partenza specifico per Schindler in ragione della
         sua partecipazione all’intesa in Germania, la Commissione, per stabilire gli importi di partenza specifici delle altre imprese,
         si è basata per ciascuna infrazione sul fatturato del 2003, che, secondo la stessa Commissione, è l’ultimo anno in cui dette
         imprese hanno partecipato attivamente alle intese di cui trattasi (punti 674, 676, 680 e 684 della decisione impugnata).
      
      252    In primo luogo, per quanto riguarda l’infrazione in Belgio, le ricorrenti nelle cause T‑149/07 e T‑150/07 fanno valere, nell’ambito
         della loro argomentazione relativa all’importo delle ammende, che nel periodo dell’infrazione in Belgio ThyssenKrupp deteneva
         una quota di mercato largamente inferiore a quelle di Kone e di Schindler, cosicché l’importo dell’ammenda dovrebbe essere
         ridotto.
      
      253    Conformemente al punto 1 A, settimo comma, degli orientamenti del 1998, la differenziazione tra imprese che hanno partecipato
         ad una medesima infrazione non deve derivare da un calcolo rigorosamente aritmetico. Infatti, i principi di proporzionalità
         e di parità di trattamento non prescrivono che l’importo di base dell’ammenda rappresenti per tutti i diversi membri di un’intesa
         una percentuale identica del volume d’affari individuale (sentenza BASF/Commissione, cit. al punto 210 supra, punto 149).
      
      254    Pertanto, per verificare se una ripartizione dei membri di un’intesa in categorie sia conforme ai principi della parità di
         trattamento e di proporzionalità, il Tribunale, nell’ambito del suo controllo di legittimità dell’esercizio del potere discrezionale
         di cui la Commissione dispone in materia, deve limitarsi a controllare che tale ripartizione sia coerente e obiettivamente
         giustificata (sentenze del Tribunale 19 marzo 2003, causa T‑213/00, CMA CGM e a./Commissione, Racc. pag. II‑913, punti 406
         e 416; Tokai Carbon e a./Commissione, cit. al punto 159 supra, punti 220 e 222; BASF/Commissione, cit. al punto 210 supra,
         punto 157, nonché Schunk e Schunk Kohlenstoff‑Technik/Commissione, cit. al punto 122 supra, punto 184).
      
      255    Orbene, nella specie, contrariamente a quanto affermato dalle ricorrenti nelle cause T‑149/07 e T‑150/07, la Commissione ha
         tenuto conto della posizione relativamente meno importante di TKLA sul mercato belga classificandola in una categoria separata
         con un importo di partenza nettamente inferiore a quelli fissati per le altre partecipanti all’intesa in Belgio. Infatti,
         a differenza di Kone e Schindler, che sono state classificate nella prima categoria, con un importo di partenza di EUR 40 milioni,
         e di Otis, che è stata classificata nella seconda categoria, con un importo di partenza di EUR 27 milioni, ThyssenKrupp è
         stata classificata nella terza categoria, con un importo di partenza di EUR 16,5 milioni, che è peraltro inferiore al limite
         minimo di EUR 20 milioni normalmente previsto dagli orientamenti per questo tipo d’infrazione molto grave (v. punto 1 A, secondo
         comma, terzo trattino) (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑230/00, Daesang e Sewon Europe/Commissione,
         Racc. pag. II‑2733, punto 58).
      
      256    Pertanto, devono essere respinti gli argomenti delle ricorrenti nelle cause T‑149/07 e T‑150/07 relativi all’asserita illegittimità
         dell’importo di partenza specifico dell’ammenda loro inflitta a motivo della partecipazione di TKLA all’intesa in Belgio.
      
      257    In secondo luogo, per quanto concerne l’infrazione in Germania, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 lamentano
         anzitutto un presunto trattamento discriminatorio, in quanto l’importo di partenza dell’ammenda loro inflitta sarebbe stato
         calcolato unicamente in base alla natura e all’estensione geografica dei comportamenti illeciti, mentre quello dell’ammenda
         inflitta a Schindler avrebbe tenuto conto del fatto che i detti comportamenti avrebbero riguardato solo una parte del mercato
         dei prodotti in questione. L’applicazione dell’approccio scelto dalla Commissione nei confronti di Schindler alla situazione
         delle ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 dovrebbe comportare una riduzione dell’importo di partenza della
         loro ammenda.
      
      258    Anzitutto, è giocoforza constatare che dalla decisione impugnata, in particolare dai suoi punti 676‑679, risulta inequivocabilmente
         che, ai fini della classificazione delle imprese che hanno partecipato all’intesa in Germania, la Commissione si è basata,
         tanto per Schindler quanto per le altre partecipanti, sul volume d’affari realizzato dalle imprese interessate sul mercato
         oggetto dell’intesa.
      
      259    Si deve inoltre rilevare che, per quanto riguarda l’intesa in Germania, la situazione di Schindler è diversa da quella di
         ThyssenKrupp. È infatti pacifico che per tutta la durata della partecipazione di Schindler all’intesa in Germania, tra l’agosto
         1995 e il dicembre 2000, quest’ultima ha riguardato solo le scale mobili (punto 213 e art. 1, n. 2, della decisione impugnata).
         Schindler ha quindi partecipato all’infrazione constatata all’art. 1, n. 2, della decisione impugnata solo per la parte relativa
         alle scale mobili. Per contro, ThyssenKrupp ha partecipato ad entrambe le parti dell’infrazione, ossia quella relativa alle
         scale mobili, tra l’agosto 1995 e il dicembre 2003, e quella relativa agli ascensori, tra il dicembre 2000 e il dicembre 2003
         (punti 212 e 213 e art. 1, n. 2, della decisione impugnata). Orbene, l’applicazione di un trattamento differenziato è intesa
         proprio a prendere in considerazione le differenze tra le imprese sotto il profilo della loro capacità di pregiudicare sensibilmente
         la concorrenza, che, nel caso di Schindler, era necessariamente inferiore, dal momento che essa non ha partecipato alla parte
         dell’intesa concernente gli ascensori.
      
      260    In tali circostanze, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 non possono validamente concludere di essere
         state oggetto di un trattamento discriminatorio risultante dal fatto che, nel caso di Schindler, per fissare l’importo di
         partenza specifico dell’ammenda è stato preso in considerazione soltanto il volume d’affari realizzato sul mercato delle scale
         mobili. Al contrario, è in particolare la presa in considerazione delle differenze tra la situazione di Schindler, da una
         parte, e quella delle altre partecipanti all’intesa, dall’altra, che ha indotto la Commissione, nel rispetto del principio
         di parità di trattamento, a tenere conto di fatturati diversi per le due categorie di imprese interessate.
      
      261    Le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono poi di essere state classificate erroneamente nella prima
         categoria, dal momento che, secondo i dati in loro possesso, la Commissione non avrebbe tenuto conto della situazione reale
         in termini di quote di mercato. A sostegno dei loro argomenti dette ricorrenti fanno riferimento, da un lato, alle quote di
         mercato di Schindler sul mercato degli ascensori e delle scale mobili nel 2003, che sarebbe l’anno di riferimento. Dall’altro,
         le ricorrenti affermano di non detenere quote di mercato equivalenti a quelle di Kone e di Otis sul mercato tedesco, per quanto
         riguarda le scale mobili e i grandi progetti di ascensori. A tale riguardo, la Commissione non avrebbe divulgato i calcoli
         soggiacenti alla definizione delle categorie in termini di quote di mercato, neppure in seguito ad una richiesta in tal senso
         delle ricorrenti.
      
      262    Si deve anzitutto ricordare che, ai fini della fissazione degli importi di partenza specifici dell’ammenda, la Commissione
         ha proceduto ad una classificazione delle imprese in funzione del loro fatturato realizzato su ciascun mercato nazionale dei
         prodotti di cui trattasi (punto 673 della decisione impugnata) (v. supra, punto 251). In proposito, al punto 678 della decisione
         impugnata la Commissione ha osservato che, «tenuto conto delle analogie in termini di quote di mercato e di capacità economica
         tra Kone, Otis e ThyssenKrupp, non occorre applicare loro un trattamento differenziato in sede di calcolo dell’ammenda».
      
      263    Si deve inoltre rilevare che il fatto che l’importo di base dell’ammenda non rappresenti necessariamente per tutti i membri
         di un’intesa una percentuale identica del loro rispettivo volume d’affari inerisce al metodo consistente nella ripartizione
         delle imprese in categorie, che comporta una determinazione forfettaria dell’importo di base fissato per le imprese appartenenti
         ad una stessa categoria. Ora, il Tribunale ha già dichiarato che tale metodo, ancorché porti ad ignorare le differenze di
         dimensioni tra imprese di una stessa categoria, in linea di principio non può essere censurato (sentenze CMA CGM e a./Commissione,
         cit. al punto 254 supra, punto 385; Tokai Carbon e a./Commissione, cit. al punto 159 supra, punto 217, e BASF/Commissione,
         cit. al punto 210 supra, punto 150).
      
      264    Nella specie, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 non contestano le affermazioni contenute nei punti 673
         e 678 della decisione impugnata.
      
      265    Orbene, da un lato, poiché l’intesa cui ha partecipato Schindler riguardava solo le scale mobili, la Commissione ha giustamente
         preso in considerazione esclusivamente il volume d’affari realizzato da tale impresa in questo settore per stabilire l’importo
         di partenza specifico nei suoi confronti. Pertanto, l’argomento delle ricorrenti fondato sul confronto con le quote di mercato
         di Schindler sul mercato degli ascensori e delle scale mobili nel 2003 non può essere accolto.
      
      266    Dall’altro, poiché le ricorrenti non contestano che la Commissione abbia classificato le imprese in base al fatturato da esse
         conseguito su ciascun mercato nazionale dei prodotti di cui trattasi (punto 673 della decisione impugnata) e dato che, al
         fine di valutare l’influenza di un’impresa sul mercato o, secondo i termini degli orientamenti del 1998, la sua effettiva
         capacità economica di arrecare un danno consistente agli altri operatori, la Commissione non è obbligata a procedere ad una
         preventiva delimitazione del mercato nonché ad una valutazione delle sue dimensioni (sentenza Prym e Prym Consumer/Commissione,
         cit. al punto 193 supra, punto 63), non possono comunque essere accolti gli argomenti delle ricorrenti relativi alle quote
         di mercato delle imprese interessate per quanto riguarda le scale mobili e, nel settore degli ascensori, i grandi progetti.
      
      267    Ne consegue che l’argomento delle ricorrenti secondo cui esse sarebbero state classificate erroneamente nella prima categoria
         dev’essere respinto. Pertanto, non può essere accolta la domanda di misure di organizzazione del procedimento delle ricorrenti
         nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 diretta ad obbligare la Commissione a comunicare i suoi calcoli relativi alle quote
         di mercato nel mercato tedesco.
      
      268    In terzo luogo, per quanto concerne l’infrazione in Lussemburgo, le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 rilevano
         che ThyssenKrupp, considerate le sue dimensioni ridotte e l’esiguità della sua quota di mercato, non sarebbe stata capace
         di arrecare un danno agli altri operatori e ai consumatori (punto 1 A degli orientamenti del 1998).
      
      269    Anzitutto, la Commissione avrebbe classificato ThyssenKrupp e Kone nella seconda categoria, sebbene Kone detenesse una quota
         di mercato molto più elevata, pari sino al doppio di quella di ThyssenKrupp (punto 680 della decisione impugnata).
      
      270    A tale proposito va rilevato che, come risulta dal punto 680 della decisione impugnata, nel 2003 i fatturati di Kone e di
         ThyssenKrupp sul mercato lussemburghese erano relativamente simili ed entrambi inferiori di tre o quattro volte a quelli di
         Otis e di Schindler sullo stesso mercato. Pertanto, classificando Schindler e Otis nella prima categoria e Kone e ThyssenKrupp
         nella seconda, la Commissione non ha manifestamente superato i limiti del potere discrezionale ad essa attribuito, dato che
         siffatta classificazione risulta coerente ed obiettivamente giustificata.
      
      271    Inoltre, il confronto tra le quote di mercato di ThyssenKrupp e quelle di Otis e di Schindler dimostrerebbe che sarebbe stato
         oggettivamente errato classificare ThyssenKrupp nella seconda categoria. Infatti, Otis e Schindler sarebbero state classificate
         nella prima categoria e avrebbero detenuto nel 2003 quote di mercato pari a circa un quintuplo di quella di ThyssenKrupp.
         L’importo di partenza dell’ammenda di ThyssenKrupp corrisponderebbe ad un quarto dell’importo di partenza fissato per Otis
         e Schindler, sebbene la quota di mercato di ThyssenKrupp rappresentasse solo circa un quinto delle quote di mercato di queste
         due imprese e solo circa la metà della quota di mercato di Kone. Tale sproporzione sarebbe in contrasto con la prassi decisionale
         della Commissione secondo cui gli importi di base per le categorie inferiori sarebbero sempre stati ridotti proporzionalmente
         rispetto all’importo fissato per la prima categoria.
      
      272    Anche questo argomento deve essere respinto. Infatti, la notevole differenza tra le quote di mercato detenute da Otis e Schindler,
         da una parte, e da Kone e ThyssenKrupp, dall’altra, giustificava una distinzione dei partecipanti in due categorie. Tuttavia,
         a parte il fatto che la determinazione di un importo di partenza per ciascuna categoria non deve risultare da un calcolo rigorosamente
         aritmetico che dia conto di qualsiasi differenza osservata in termini di quote di mercato tra le imprese, a seconda che esse
         rientrino nella prima o nella seconda categoria, si deve osservare che, poiché nella fattispecie il fatturato realizzato da
         una delle imprese della prima categoria è pari a circa il quadruplo del fatturato di ThyssenKrupp, che rientra nella seconda
         categoria, la fissazione di un importo di partenza per ThyssenKrupp corrispondente al 25% dell’importo di partenza imposto
         alle imprese della prima categoria risulta comunque coerente e obiettivamente giustificata.
      
      273    Oltre a ciò, in Lussemburgo la Commissione avrebbe applicato erroneamente il sistema delle categorie, dato che, rispetto alla
         classificazione di TKLA e TKL nell’ambito delle infrazioni in Belgio e nei Paesi Bassi, la Commissione, per tenere conto dell’esiguità
         della quota di mercato di ThyssenKrupp in Lussemburgo, avrebbe dovuto classificare quest’ultima in una categoria inferiore
         a quella di Kone e quindi fissare nei suoi confronti un importo di base inferiore.
      
      274    A tale proposito si è già rilevato supra al punto 270 che, classificando Kone e ThyssenKrupp nella seconda categoria, la Commissione
         non ha manifestamente superato i limiti del potere discrezionale ad essa attribuito, essendo tale classificazione coerente
         e obiettivamente giustificata. Inoltre, l’argomento relativo al trattamento differenziato applicato dalla Commissione ad altre
         società del gruppo ThyssenKrupp nel contesto di altre infrazioni è irrilevante, dato che l’applicazione di un trattamento
         differenziato mira proprio, per ciascuna infrazione, a tenere in debita considerazione l’importanza relativa delle imprese
         interessate sui mercati rilevanti. Gli argomenti delle ricorrenti devono pertanto essere respinti.
      
      275    Inoltre, le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 lamentano un’asserita violazione del principio di proporzionalità
         risultante dal rapporto esistente tra il volume d’affari da esse realizzato sul mercato di riferimento e l’importo di partenza
         dell’ammenda loro inflitta. Infatti, dette ricorrenti rilevano che l’importo di partenza loro attribuito è [riservato] al volume d’affari da esse realizzato sul mercato lussemburghese nel 2003.
      
      276    Orbene, da un lato, come risulta dal precedente punto 218, l’importo di partenza generale delle ammende è stato determinato
         tenendo conto della natura delle infrazioni e dell’estensione del mercato geografico rilevante. Dall’altro, i fatturati realizzati
         dalle imprese di cui trattasi sul mercato lussemburghese sono stati presi in considerazione dalla Commissione unicamente all’atto
         dell’applicazione di un trattamento differenziato alle imprese interessate, al fine di tener conto della loro importanza relativa
         sul mercato rilevante e della loro effettiva capacità economica di arrecare un pregiudizio significativo alla concorrenza
         (punto 672 della decisione impugnata), il che, peraltro, è conforme alla giurisprudenza citata supra ai punti 247 e 250. Il
         confronto fatto dalle ricorrenti tra il fatturato che avrebbero conseguito sul mercato rilevante e l’importo di partenza della
         loro ammenda non può essere accolto.
      
      277    Pertanto, e poiché in ogni caso il diritto dell’Unione non contempla un principio di applicazione generale secondo cui la
         sanzione dev’essere proporzionata all’importanza dell’impresa sul mercato dei prodotti oggetto dell’infrazione (sentenza Archer
         Daniels Midland/Commissione, cit. al punto 193 supra, punto 75), l’argomento fondato sul carattere eccessivo dell’importo
         di partenza specifico imposto a ThyssenKrupp per l’infrazione in Lussemburgo dev’essere respinto.
      
      278    Dalle precedenti considerazioni consegue che devono essere respinte tutte le censure relative agli importi di partenza specifici
         delle ammende.
      
      279    Pertanto, il presente motivo dev’essere integralmente respinto.
      
       Sul motivo concernente una violazione degli orientamenti del 1998, del principio di proporzionalità, dell’art. 253 CE e del
            principio della parità di trattamento nell’applicazione del coefficiente moltiplicatore di gruppo al fine di tener conto dell’obiettivo
            di dissuasione nello stabilire l’importo di partenza delle ammende
      280    Nella decisione impugnata la Commissione ricorda l’esigenza di fissare le ammende «ad un livello che garantisca loro un effetto
         dissuasivo sufficiente, tenendo conto delle dimensioni di ciascuna impresa» (punto 686 della decisione impugnata). Infatti,
         dopo avere constatato che, «[c]on il loro fatturato mondiale rispettivamente di EUR 47 100 000 000 ed EUR 34 300 000 000,
         ThyssenKrupp e UTC/Otis sono operatori molto più importanti rispetto agli altri destinatari», la Commissione ha ritenuto che
         «l’importo di partenza [dell’ammenda] [richiedesse] un adeguamento verso l’alto per tener conto delle dimensioni e delle risorse
         globali» di tali imprese, e che «l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore di 2 (aumento del 100%) all’importo di partenza
         dell’ammenda da infliggere a ThyssenKrupp e di 1,7 (aumento del 70%) all’importo di partenza dell’ammenda da infliggere a
         UTC/Otis [fosse] appropriata» (punto 690 della decisione impugnata).
      
      281    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 fanno valere che la Commissione, applicando
         un coefficiente moltiplicatore di 2 agli importi di partenza delle ammende inflitte alle società del gruppo ThyssenKrupp nei
         quattro Stati membri interessati, al fine di garantire un effetto dissuasivo sufficiente a tali ammende, ha violato gli orientamenti
         del 1998, il principio di proporzionalità e il principio di parità di trattamento. La ricorrente nella causa T‑154/07 eccepisce
         inoltre un difetto di motivazione riguardo al coefficiente moltiplicatore applicato nella decisione impugnata.
      
      282    In primo luogo, dev’essere respinta la censura mossa dalla ricorrente nella causa T‑154/07, relativa ad una violazione dell’art. 253 CE.
         Infatti, ai punti 689 e 690 della decisione impugnata la Commissione ha motivato l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore
         di 2 facendo riferimento alla considerevole potenza economica e finanziaria di ThyssenKrupp, il cui fatturato mondiale è di
         gran lunga superiore, come quello di Otis, ai fatturati di Kone e di Schindler.
      
      283    In secondo luogo, le ricorrenti menzionate al precedente punto 281 contestano la presa in considerazione del fatturato mondiale
         del gruppo ThyssenKrupp al fine di determinare il coefficiente moltiplicatore. A tale riguardo esse sottolineano l’assenza
         di unità economica tra le società controllate che hanno commesso le infrazioni e le loro controllanti. La ricorrente nella
         causa T‑154/07 aggiunge che ThyssenKrupp si presenta come un’organizzazione decentrata, nel cui ambito TKL opera in modo autonomo
         e indipendente. Le ricorrenti nelle cause T‑147/07 e T‑148/07 fanno anche valere che soltanto il fatturato del segmento «ascensori»
         del gruppo ThyssenKrupp potrebbe assumere rilevanza ai fini della determinazione di tale coefficiente. Infine, la ricorrente
         nella causa T‑144/07 ritiene che l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore di gruppo a fini deterrenti non sia necessaria
         per garantire il rispetto delle norme in materia di concorrenza, dato che, in mancanza di tale applicazione, l’ammenda di
         TKLA sarebbe ammontata al [riservato]% del fatturato realizzato in Belgio da detta società nel periodo di riferimento.
      
      284    Anzitutto, si deve rammentare che la Commissione ha ritenuto a giusto titolo che le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07,
         T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 costituiscano un’unità economica (v. supra, punti 100‑131).
      
      285    Occorre inoltre sottolineare che la necessità di garantire un sufficiente effetto deterrente all’ammenda, sebbene non giustifichi
         l’aumento del livello generale delle ammende nell’ambito di attuazione di una politica di concorrenza, esige che l’importo
         dell’ammenda sia modulato al fine di tener conto dell’effetto perseguito sull’impresa cui essa è inflitta, e ciò affinché
         l’ammenda non sia resa insignificante, o al contrario eccessiva, con particolare riferimento alla capacità finanziaria dell’impresa
         in parola, in conformità alle esigenze derivanti, da un lato, dalla necessità di garantire l’efficacia dell’ammenda e, dall’altro,
         dal rispetto del principio di proporzionalità (sentenza del Tribunale 8 luglio 2008, causa T‑54/03, Lafarge/Commissione, non
         pubblicata nella Raccolta, punto 670).
      
      286    È vero che, in considerazione dello scopo dissuasivo, la Commissione non ha definito negli orientamenti del 1998 metodi o
         criteri individualizzati la cui esposizione specifica potrebbe avere forza obbligatoria. Il punto 1 A, quarto comma, degli
         orientamenti, nell’ambito delle indicazioni concernenti la valutazione della gravità di un’infrazione, menziona soltanto la
         necessità di determinare l’importo dell’ammenda ad un livello tale da garantirle un carattere sufficientemente dissuasivo
         (sentenza Schunk e Schunk Kohlenstoff-Technik/Commissione, cit. al punto 122 supra, punto 193).
      
      287    Tuttavia, da una giurisprudenza costante risulta che la Commissione può considerare il fatturato globale di ciascuna impresa
         che faccia parte di un’intesa come un criterio pertinente per determinare un coefficiente moltiplicatore a fini deterrenti
         (v., in tal senso, sentenza della Corte 29 giugno 2006, causa C‑289/04 P, Showa Denko/Commissione, Racc. pag. I‑5859, punti 17
         e 18). Pertanto, le dimensioni e le risorse globali di un’impresa sono i criteri pertinenti rispetto all’obiettivo perseguito,
         ossia garantire l’effettività dell’ammenda adeguandone l’importo in considerazione delle risorse globali dell’impresa e della
         sua capacità di mobilizzare i fondi necessari per il pagamento di detta ammenda. Infatti, la fissazione della percentuale
         di aumento dell’importo di partenza per assicurare un sufficiente effetto deterrente all’ammenda è diretta a garantire l’efficacia
         dell’ammenda più che a dar conto della nocività dell’infrazione per il gioco normale della concorrenza e pertanto della gravità
         della detta infrazione (sentenza Lafarge/Commissione, cit. al punto 285 supra, punto 672).
      
      288    Di conseguenza, la Commissione, basandosi sul fatturato globale del gruppo ThyssenKrupp ai fini dell’applicazione del coefficiente
         di dissuasione, non ha violato né gli orientamenti del 1998 né il principio di proporzionalità. Pertanto, non può essere accolto
         nemmeno l’argomento della ricorrente nella causa T‑144/07 diretto a confrontare il fatturato di TKLA in Belgio con l’importo
         dell’ammenda al fine di dimostrare la superfluità dell’applicazione nei suoi confronti di un coefficiente di dissuasione.
      
      289    In terzo luogo, per quanto concerne il coefficiente moltiplicatore di 2 applicato alle ammende inflitte al gruppo ThyssenKrupp,
         le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07, basandosi sulla prassi decisionale della Commissione,
         in particolare sulla sua decisione 13 settembre 2006, 2007/534/CE, relativa ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81 [CE]
         [Caso COMP/F 38.456 – Bitume (Paesi Bassi)] (GU L 196, pag. 40; in prosieguo: la «decisione Bitume per pavimentazione stradale»),
         sostengono che, trattandosi di fatti puramente nazionali, detto coefficiente avrebbe dovuto essere fissato ad un livello inferiore.
         A tale riguardo, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 chiedono al Tribunale di ordinare alla
         Commissione, conformemente all’art. 65, lett. b), del regolamento di procedura, di produrre la decisione Bitume per pavimentazione
         stradale.
      
      290    Per quanto concerne il carattere eccessivo del coefficiente moltiplicatore applicato nel caso di specie, si deve rilevare
         che la maggiorazione a fini deterrenti mira a garantire l’effettività dell’ammenda adeguandone l’importo in considerazione
         delle risorse complessive dell’impresa e della sua capacità di mobilizzare i fondi necessari per il pagamento della detta
         ammenda (sentenza Lafarge/Commissione, cit. al punto 285 supra, punto 671). Pertanto, l’argomento relativo al carattere puramente
         nazionale delle infrazioni accertate dalla Commissione non può essere accolto.
      
      291    Non può essere accolto nemmeno l’argomento fondato sulla decisione Bitume per pavimentazione stradale. Infatti, conformemente
         alla giurisprudenza citata supra al punto 153, le precedenti decisioni della Commissione non sono pertinenti, dato che, come
         ricordato supra al punto 108, la prassi decisionale anteriore della Commissione non funge da quadro giuridico per le ammende
         in materia di concorrenza. Pertanto, dev’essere respinta anche la domanda di misure istruttorie formulata dalle ricorrenti
         nelle cause T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07, diretta ad ordinare alla Commissione di produrre la decisione Bitume
         per pavimentazione stradale.
      
      292    In ogni caso, tenuto conto del fatturato globale di ThyssenKrupp, che ammonta ad EUR 47,1 miliardi (punto 689 della decisione
         impugnata), l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore di 2 agli importi di partenza delle ammende inflitte a ThyssenKrupp
         risulta appropriata al fine di garantire l’effettività delle ammende in considerazione della capacità finanziaria di tale
         impresa e, pertanto, per assicurare l’effetto sufficientemente dissuasivo delle ammende che le sono state inflitte.
      
      293    In quarto luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07 e T‑154/07 lamentano il carattere asseritamente discriminatorio dell’applicazione
         di un coefficiente moltiplicativo alle loro rispettive ammende, in quanto la Commissione non avrebbe applicato un analogo
         coefficiente di dissuasione a Kone e a Schindler, mentre tali imprese farebbero parte di gruppi multinazionali con un volume
         d’affari superiore all’interno dell’Unione. Inoltre, la posizione delle controllate di Kone e di Schindler sul mercato rilevante
         dei Paesi Bassi sarebbe molto più importante di quella di ThyssenKrupp.
      
      294    Tale argomento non può essere accolto. Infatti, mediante l’aumento dell’importo di partenza per garantire la finalità di dissuasione
         dell’ammenda, la Commissione procede semplicemente a differenziare il trattamento dei membri di una medesima intesa allo scopo
         di tener conto della misura in cui essi sono effettivamente colpiti dall’ammenda (sentenza BASF/Commissione, cit. al punto 210
         supra, punto 241).
      
      295    Orbene, senza commettere una violazione del principio della parità di trattamento, nella specie la Commissione ha fatto riferimento
         al fatturato globale dei partecipanti, e non ai fatturati realizzati all’interno dell’Unione o sul mercato nazionale rilevante,
         per valutare la necessità di aumentare l’importo delle ammende al fine di garantirne l’effetto dissuasivo. Infatti, considerato
         il fatturato globale di ThyssenKrupp, è lecito ritenere che tale impresa sarebbe stata colpita dalle ammende inflitte in misura
         minore rispetto a Kone e Schindler, i cui fatturati ammontano rispettivamente ad EUR 3,2 miliardi ed EUR 5,73 miliardi (punto 689
         della decisione impugnata), qualora non fosse stata applicata una maggiorazione a fini deterrenti.
      
      296    Pertanto, nella specie, l’applicazione di un coefficiente moltiplicatore di 2 alle ammende di ThyssenKrupp risulta giustificato
         dall’obiettivo di garantire l’effettività delle ammende in considerazione della sua capacità finanziaria.
      
      297    Da tutto quanto precede risulta che questo motivo dev’essere respinto.
      
       Sul motivo concernente una violazione degli orientamenti del 1998, del principio di proporzionalità e dei diritti della difesa
            nell’aumento dell’importo di base delle ammende fino al 50% a titolo della recidiva
      298    Nella decisione impugnata la Commissione ritiene che l’importo di base delle ammende inflitte a TKAG, a TKE e alle controllate
         ThyssenKrupp debba essere aumentato del 50% in ragione della recidiva (punti 707, 710, 714 e 720 della decisione impugnata).
      
      299    In proposito, al punto 697 della decisione impugnata la Commissione ricorda quanto segue:
      
      «(…) [L]a recidiva sussiste allorché un’impresa condannata da una precedente decisione della Commissione viene successivamente
         dichiarata responsabile per un’infrazione dello stesso tipo, anche nel caso in cui quest’ultima sia stata commessa in un settore
         di attività diverso o per un altro prodotto. [Il punto 2] degli [orientamenti del 1998] considera la recidiva addebitata alla/alle
         medesima/e impresa/e come una circostanza aggravante. La nozione di “impresa” abbraccia tutti i soggetti giuridici all’interno
         del medesimo gruppo che non determinano autonomamente il proprio comportamento sul mercato. Nella causa Michelin [sentenza
         Michelin/Commissione, cit. al punto 107 supra, punto 290], il Tribunale di primo grado ha confermato che la recidiva poteva
         essere applicata anche ad una entità posseduta al 100% da una società (madre) che controllava un’altra entità condannata per
         una precedente infrazione».
      
      300    Per constatare la recidiva nel caso in esame, al punto 698 della decisione impugnata la Commissione fa riferimento alla sua
         decisione 21 gennaio 1998, 98/247/CECA, relativa ad un procedimento di applicazione dell’articolo 65 [CA] (Caso IV/35.814
         – Extra di lega) (GU L 100, pag. 55) (in prosieguo: la decisione «Extra di lega»). In detto punto essa espone quanto segue:
      
      «Nel 1998, nella [sua decisione] Extra di lega, sono state inflitte ammende in relazione ad un’intesa avente per oggetto e
         per effetto di limitare e falsare la concorrenza. Tra le altre, è stata inflitta un’ammenda a ThyssenKrupp Stainless GmbH
         (TKS), società di diritto tedesco costituita il 1° gennaio 1995 a seguito della fusione delle attività acciaio inossidabile
         di Krupp e Thyssen. È stata inoltre inflitta un’ammenda ad Acciai Speciali Terni SpA (AST), società di diritto italiano costituita
         il 1° gennaio 1994, le cui principali attività includono la fabbricazione di prodotti piatti in acciaio inossidabile. Nel
         dicembre 1994 alcune imprese, tra le quali Krupp e Thyssen, hanno rilevato congiuntamente AST. Nel dicembre 1995 Krupp ha
         aumentato la sua partecipazione in AST dal 50 al 75%, e poi al 100% nel maggio 1996. In seguito, Krupp ha ceduto tutte le
         sue azioni in AST a TKS (…)».
      
      301    La Commissione precisa inoltre nella decisione impugnata (punti 700, 704, 709, 713 e 717) che l’intesa constatata nella decisione
         Extra di lega è durata dal 16 dicembre 1993, data di una riunione in cui le imprese partecipanti hanno deciso di concludere
         un accordo collusivo, al 21 gennaio 1998, giorno in cui è stata adottata la decisione che constata l’infrazione, cosicché
         le infrazioni commesse dalle società del gruppo ThyssenKrupp non solo sono state reiterate, ma si sono anche sovrapposte e
         sono proseguite in parallelo.
      
      302    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 ritengono che, ai punti 699‑707 (cause
         T‑147/07 e T‑150/07), 708‑710 (cause T‑144/07 e T‑150/07), 711‑714 (cause T‑148/07 e T‑149/07), 717 (causa T‑150/07) e 720
         (cause T‑150/07 e T‑154/07) della decisione impugnata, la Commissione abbia aumentato erroneamente l’importo della loro ammenda
         del 50% a titolo della recidiva. La Commissione non avrebbe potuto considerare che l’infrazione per cui ThyssenKrupp Stainless
         AG, denominata KruppThyssen Nirosta GmbH prima del settembre 1997 (nota 882 della decisione impugnata) (in prosieguo indicata
         come «TKS» per i periodi precedenti e successivi a settembre 1997), e Acciai Speciali Terni SpA (in prosieguo: «AST») sono
         state sanzionate nella decisione Extra di lega costituiva una precedente infrazione analoga a quella delle suddette ricorrenti.
      
      303    In limine, si deve ricordare che all’art. 1 della decisione Extra di lega, cui la Commissione fa riferimento nella decisione
         impugnata per constatare una recidiva nel caso di specie, detta istituzione ha dichiarato che varie società, tra le quali
         Krupp Hoesch Stahl AG (in prosieguo: «KHS») (TKS a partire dal 1° gennaio 1995), Thyssen Stahl AG (in prosieguo: «TS») (TKS
         a partire dal 1° gennaio 1995) e AST, hanno violato l’art. 65, n. 1, CA nel periodo compreso, per tali società, tra il dicembre
         1993 e il 21 gennaio 1998, modificando e applicando in maniera concordata i valori di riferimento della formula di calcolo
         dell’Extra di lega. Secondo la Commissione, tale pratica ha avuto per oggetto e per effetto di limitare e falsare il normale
         gioco della concorrenza sul mercato comune.
      
      304    Dalla decisione Extra di lega risulta che KHS e TS hanno partecipato direttamente all’infrazione fino al 31 dicembre 1994
         e, pertanto, hanno dovuto risponderne separatamente. Tuttavia, l’ammenda che doveva essere loro inflitta dalla Commissione
         è stata imposta solo a TKS, la quale, con lettera del 23 luglio 1997, aveva comunicato alla Commissione di assumersi la responsabilità
         degli atti di TS e KHS a partire dal 1993 (punti 14 e 102 della decisione Extra di lega).
      
      305    Rispettivamente l’11 e il 13 marzo 1998 TKS e AST hanno proposto un ricorso dinanzi al Tribunale diretto all’annullamento
         della decisione Extra di lega nella parte in cui le riguardava e, in subordine, alla riduzione sostanziale dell’importo delle
         ammende loro inflitte mediante tale decisione. Con la sentenza Krupp Thyssen Stainless e Acciai speciali Terni/Commissione,
         cit. supra al punto 106, il Tribunale ha annullato l’art. 1 della decisione Extra di lega nella parte in cui imputava a TKS
         la responsabilità dell’infrazione commessa da TS, per violazione dei diritti della difesa di TKS, poiché quest’ultima non
         era stata messa in condizione di presentare le proprie osservazioni in merito all’effettività e alla rilevanza dei fatti addebitati
         a TS. Detta sentenza è stata oggetto di due impugnazioni, che sono state respinte dalla Corte con sentenza 14 luglio 2005,
         cause riunite C‑65/02 P e C‑73/02 P, ThyssenKrupp/Commissione (Racc. pag. I‑6773).
      
      306    In attuazione della sentenza Krupp Thyssen Stainless e Acciai speciali Terni/Commissione, cit. supra al punto 106, il 20 dicembre
         2006 la Commissione ha adottato la decisione C (2006) 6765 def., relativa a un procedimento ai sensi dell’articolo 65 [CA]
         (Caso COMP/F/39.234 – Extra di lega – riadozione). In tale decisione la Commissione ha constatato che TS aveva violato l’art. 65,
         n. 1, CA tra il 16 dicembre 1993 e il 31 dicembre 1994, e ha considerato TKS responsabile del comportamento di TS, sulla base
         della lettera di TKS del 23 luglio 1997.
      
      307    Nell’ambito del presente motivo, le ricorrenti negano di formare un’unità economica ai sensi degli artt. 81 CE e 82 CE con
         le imprese sanzionate nella decisione Extra di lega. A tal riguardo esse fanno valere che la Commissione ha dedotto erroneamente
         dalla sentenza Michelin/Commissione, cit. supra al punto 107, che una partecipazione al 100% di una società controllante nel
         capitale della propria controllata è sufficiente affinché una precedente infrazione di tale controllata sia imputabile alla
         sua controllante, senza che si ponga la questione dell’effettiva autonomia della controllata. Pertanto, secondo le ricorrenti,
         contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, quest’ultima non avrebbe potuto, se l’avesse voluto, infliggere l’ammenda
         alla medesima controllante nelle due decisioni, come esigerebbe la sentenza Michelin, cit. supra al punto 107 (punto 290).
      
      308    Si deve rilevare che la nozione di recidiva, come viene intesa in un certo numero di ordinamenti giuridici nazionali, implica
         che un soggetto abbia commesso nuove infrazioni dopo essere stato punito per infrazioni simili (sentenze del Tribunale 11 marzo
         1999, causa T‑141/94, Thyssen Stahl/Commissione, Racc. pag. II‑347, punto 617; Michelin/Commissione, cit. al punto 107 supra,
         punto 284; Groupe Danone/Commissione, cit. al punto 250 supra, punto 362, e Hoechst/Commissione, cit. al punto 158 supra,
         punto 450). Inoltre, il punto 2 degli orientamenti del 1998 menziona specificamente la «recidiva della/delle medesima/e impresa/e
         per un’infrazione del medesimo tipo» nell’elenco esemplificativo delle circostanze aggravanti che possono giustificare un
         aumento dell’importo di base dell’ammenda.
      
      309    Come si è ricordato supra al punto 92, nell’ambito del diritto della concorrenza la nozione di impresa dev’essere intesa nel
         senso che si riferisce ad un’unità economica dal punto di vista dell’oggetto dell’accordo, anche se, sotto il profilo giuridico,
         quest’unità economica è costituita da più persone, fisiche o giuridiche.
      
      310    Il comportamento anticoncorrenziale di un’impresa può quindi essere imputato ad un’altra qualora la prima non abbia determinato
         in modo autonomo il proprio comportamento sul mercato, bensì abbia applicato in sostanza le direttive impartitele dalla seconda,
         in considerazione, in particolare, dei vincoli economici e giuridici che intercorrevano tra loro (sentenze Dansk Rørindustri
         e a./Commissione, cit. al punto 94 supra, punto 117; Metsä‑Serla e a./Commissione, cit. al punto 94 supra, punto 27, e 10 settembre
         2009, Akzo Nobel e a./Commissione, cit. al punto 91 supra, punto 58; sentenza del Tribunale 27 settembre 2006, causa T‑314/01,
         Avebe/Commissione, Racc. pag. II‑3085, punto 135).
      
      311    A tale riguardo si deve precisare che, secondo la giurisprudenza, la Commissione non può limitarsi a constatare che un’impresa
         «poteva» esercitare una siffatta influenza determinante sull’altra impresa senza che necessiti verificare se tale influenza
         sia stata effettivamente esercitata. Al contrario, spetta in via di principio alla Commissione dimostrare siffatta influenza
         determinante sulla base di un insieme di elementi fattuali tra cui, in particolare, l’eventuale potere direttivo di una delle
         imprese in questione nei confronti dell’altra (v., in tal senso, sentenze della Corte 2 ottobre 2003, causa C‑196/99 P, Aristrain/Commissione,
         Racc. pag. I‑11005, punti 95‑99, e Dansk Rørindustri e a./Commissione, cit. al punto 94 supra, punti 118‑122; sentenze del
         Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑9/99, HFB e a./Commissione, Racc. pag. II‑1487, punto 527, e Avebe/Commissione, cit. al punto 310
         supra, punto 136).
      
      312    È vero che, come rilevato dalla Commissione, nella sentenza Michelin/Commissione, cit. supra al punto 107 (punto 290), il
         Tribunale ha osservato che, quando due società controllate sono possedute direttamente o indirettamente per oltre il 99% dalla
         medesima controllante, è lecito concludere ragionevolmente che tali controllate non determinano in modo autonomo il loro comportamento
         sul mercato. In detta sentenza, il Tribunale ha aggiunto che varie società appartenenti ad un medesimo gruppo costituiscono
         un’entità economica e quindi un’impresa ai sensi degli artt. 81 CE e 82 CE se le società interessate non determinano in modo
         autonomo il loro comportamento sul mercato.
      
      313    Tuttavia, come si è rilevato supra ai punti 96 e 97, la Corte ha recentemente ricordato che, nel caso particolare in cui una
         società controllante detenga il 100% del capitale della propria controllata che ha infranto le norme dell’Unione in materia
         di concorrenza, se pure esiste una presunzione secondo cui la detta società controllante esercita effettivamente un’influenza
         determinante sul comportamento della propria controllata, tale presunzione è relativa (v., in tal senso, sentenza 10 settembre
         2009, Akzo Nobel e a./Commissione, cit. al punto 91 supra, punti 60 e 61 e giurisprudenza ivi citata). Inoltre, come ricordato
         dalla Corte nella sentenza Aristrain/Commissione, cit. supra al punto 311 (punto 99), il semplice fatto che il capitale sociale
         di due società commerciali distinte appartenga a un medesimo soggetto non è sufficiente di per sé a dimostrare l’esistenza,
         fra tali due società, di un’unità economica per effetto della quale, in virtù della normativa dell’Unione in materia di concorrenza,
         i comportamenti dell’una possano essere imputati all’altra.
      
      314    Nella specie è giocoforza constatare, da un lato, che nell’ambito del caso Extra di lega la Commissione non ha ritenuto che
         le società controllanti di KHS, TS, TKS e AST, di cui TKAG sarebbe il successore economico e giuridico, formassero con queste
         un’unità economica ai fini dell’applicazione degli artt. 81 CE e 82 CE, e pertanto non ha affermato che KHS, TS, TKS e AST
         non determinavano in modo autonomo il loro comportamento sul mercato. Infatti, dalla decisione Extra di lega risulta che,
         per quanto riguarda le società del gruppo ThyssenKrupp, la Commissione ha accertato una violazione solo nei confronti di KHS,
         TS, TKS e AST, escludendo le loro rispettive società controllanti, che, come hanno rilevato le ricorrenti senza essere contraddette
         dalla Commissione, non sono state sentite nell’ambito del procedimento amministrativo conclusosi con l’adozione di detta decisione.
      
      315    Dall’altro, dalla decisione impugnata non risulta che nel caso in esame la Commissione abbia considerato KHS, TS, TKS e AST
         come facenti parte delle imprese nei cui confronti sono state accertate violazioni all’art. 1 della medesima decisione.
      
      316    Pertanto, le infrazioni constatate all’art. 1 della decisione impugnata non possono essere considerate una recidiva della
         o delle medesima/e impresa/e rispetto alle quali sono state accertate infrazioni nel caso Extra di lega.
      
      317    A tale riguardo, anzitutto, non può essere accolto l’argomento della Commissione secondo cui ThyssenKrupp avrebbe avuto la
         possibilità, nell’ambito del procedimento amministrativo conclusosi con l’adozione della decisione impugnata e nell’ambito
         del presente ricorso, di contestare l’esistenza di un’unità economica tra sé e le imprese sanzionate nel caso Extra di lega.
      
      318    Si deve infatti rilevare che, secondo la giurisprudenza della Corte, da un lato, il principio del rispetto dei diritti della
         difesa esclude che possa essere considerata lecita una decisione con cui la Commissione impone ad un’impresa un’ammenda in
         materia di concorrenza senza averle preventivamente comunicato gli addebiti presi in considerazione nei suoi confronti e,
         dall’altro, considerata la sua importanza, la comunicazione degli addebiti deve precisare in maniera inequivocabile la persona
         giuridica alla quale potranno essere inflitte ammende e dev’essere inviata a quest’ultima (v. sentenze Papierfabrik August
         Koehler/Commissione, cit. al punto 192 supra, punti 37 e 38, e 10 settembre 2009, Akzo Nobel e a./Commissione, cit. al punto 91
         supra, punto 57 e giurisprudenza ivi citata).
      
      319    Pertanto, non si può ammettere che la Commissione possa ritenere, nell’ambito della valutazione della circostanza aggravante
         della recidiva, che un’impresa debba essere considerata responsabile di una precedente infrazione per la quale non è stata
         sanzionata da una decisione della Commissione e non è stata destinataria di una comunicazione degli addebiti, cosicché detta
         impresa non è stata messa in condizione, nell’ambito del procedimento conclusosi con l’adozione della decisione che constata
         la precedente infrazione, di presentare i propri argomenti al fine di contestare, per quanto la riguarda, l’eventuale esistenza
         di un’unità economica con altre imprese.
      
      320    Tale conclusione si impone a maggior ragione in quanto, pur essendo vero che il principio di proporzionalità esige che il
         tempo trascorso tra l’infrazione di cui trattasi e una violazione precedente delle regole di concorrenza venga preso in considerazione
         per valutare la propensione dell’impresa a sottrarsi a tali regole, la Corte ha già sottolineato che la Commissione non può
         essere vincolata ad un eventuale termine di prescrizione per la constatazione della recidiva (sentenza della Corte 8 febbraio
         2007, causa C‑3/06 P, Groupe Danone/Commissione, Racc. pag. I‑1331, punto 38, e sentenza Hoechst/Commissione, cit. al punto 158
         supra, punto 462; v. anche sentenza Groupe Danone/Commissione, cit. al punto 250 supra, punto 353) e che, pertanto, tale constatazione
         può essere effettuata molti anni dopo l’accertamento di un’infrazione, in un momento in cui sarebbe comunque impossibile per
         l’impresa interessata contestare l’esistenza di tale unità economica, in particolare qualora venga applicata la presunzione
         ricordata al precedente punto 313.
      
      321    Inoltre, non può essere accolto nemmeno l’argomento della Commissione secondo cui l’aumento dell’importo dell’ammenda per
         la recidiva sarebbe giustificato anche in considerazione delle infrazioni constatate nelle decisioni della Commissione 18 luglio
         1990, 90/417/CECA, relativa ad una procedura ai sensi dell’articolo 65 [CA] concernente l’accordo e le pratiche concordate
         posti in essere dai produttori europei di prodotti piatti di acciaio inossidabili laminati a freddo (GU L 220, pag. 28), e
         16 febbraio 1994, 94/215/CECA, relativa ad una procedura ai sensi dell’articolo 65 [CA] concernente gli accordi e le pratiche
         concordate posti in essere dai produttori europei di travi (GU L 116, pag. 1). Oltre al fatto che tali decisioni non sono
         state menzionate né nella comunicazione degli addebiti, né nella decisione impugnata, è giocoforza constatare che, al pari
         delle imprese sanzionate nel caso Extra di lega, le imprese condannate in dette decisioni non sono le stesse imprese, ai sensi
         degli artt. 81 CE e 82 CE, che sono state sanzionate nella decisione impugnata.
      
      322    Infine, non può essere accolto neppure l’argomento della Commissione secondo cui, nel caso di una detenzione quasi totale
         del capitale di una controllata, anche la società controllante è destinataria dell’avvertimento rivolto alla controllata risultante
         da una precedente decisione della Commissione che l’ha sanzionata per una violazione del diritto della concorrenza. Infatti,
         sebbene sia ragionevolmente lecito ritenere che una società controllante sia effettivamente a conoscenza di una precedente
         decisione indirizzata dalla Commissione alla sua controllata, di cui essa detiene la quasi totalità del capitale, tale conoscenza
         non può supplire alla mancata constatazione, nella decisione precedente, di un’unità economica tra detta società controllante
         e la sua controllata al fine di imputare alla controllante la responsabilità della precedente infrazione e aumentare per recidiva
         l’importo delle ammende inflittele.
      
      323    Ne consegue che il presente motivo è fondato ed occorre riformare la decisione impugnata, senza che sia necessario esaminare
         gli altri argomenti dedotti dalle ricorrenti nell’ambito del presente motivo. Le conseguenze di tale riforma sono esposte
         infra, ai punti 461 e 462.
      
       Sul motivo concernente una violazione della comunicazione sulla cooperazione del 2002 e una violazione dei principi di tutela
            del legittimo affidamento e di parità di trattamento nella valutazione della cooperazione
      324    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 ricordano di avere presentato domande volte ad
         ottenere un’immunità o una riduzione dell’importo delle loro ammende a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002.
         Tuttavia, la Commissione avrebbe violato le disposizioni di detta comunicazione valutando la qualità e l’utilità della loro
         cooperazione. Secondo le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07, la Commissione avrebbe inoltre violato il loro
         legittimo affidamento riguardo alla valutazione della loro cooperazione all’accertamento dell’infrazione in Germania. Infine,
         le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 lamentano una violazione del principio della parità di trattamento
         nell’applicazione della comunicazione sulla cooperazione del 2002 riguardo all’infrazione in Belgio.
      
       Sulla comunicazione sulla cooperazione del 2002
      325    Si deve rilevare che nella comunicazione sulla cooperazione del 2002 la Commissione ha definito le condizioni alle quali le
         imprese che cooperano con essa ai fini dell’accertamento di un’intesa possono evitare l’imposizione dell’ammenda o beneficiare
         di una riduzione dell’importo dell’ammenda che altrimenti avrebbero dovuto versare.
      
      326    Anzitutto, la comunicazione sulla cooperazione del 2002, nella sezione A, punto 8, dispone quanto segue:
      
      «La Commissione concederà ad un’impresa l’immunità da qualsiasi ammenda che le sarebbe altrimenti stata inflitta, se:
      a)      l’impresa è la prima a presentare elementi di prova che secondo la Commissione possono consentirle di adottare una decisione
         per svolgere un accertamento ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 3, del regolamento n. 17 in relazione a una presunta intesa
         riguardante la Comunità; oppure
      
      b)      l’impresa è la prima a presentare elementi di prova che secondo la Commissione possono consentirle di constatare un’infrazione
         dell’articolo 81 [CE] in relazione a una presunta intesa riguardante la Comunità».
      
      327    Inoltre, la comunicazione sulla cooperazione del 2002 prevede, nella sezione B, punto 20, che «[l]e imprese che non soddisfano
         i requisiti [per la concessione di un’immunità dall’ammenda] indicati nella sezione A di cui sopra possono beneficiare di
         una riduzione dell’importo di un’ammenda che sarebbe altrimenti stata inflitta» e, al punto 21, che, «[a]l fine di poter beneficiare
         di un simile trattamento, un’impresa deve fornire alla Commissione elementi di prova della presunta infrazione che costituiscano
         un valore aggiunto significativo rispetto agli elementi di prova già in possesso della Commissione, e deve inoltre cessare
         la presunta infrazione entro il momento in cui presenta tali elementi di prova».
      
      328    Per quanto riguarda il concetto di valore aggiunto, al punto 22 della comunicazione sulla cooperazione del 2002 si precisa
         quanto segue:
      
      «Il concetto di “valore aggiunto” si riferisce alla misura in cui gli elementi di prova forniti rafforzano, per la loro stessa
         natura e/o per il loro grado di precisione, la capacità della Commissione di dimostrare i fatti in questione. Nel procedere
         a tale valutazione, la Commissione riterrà di norma che gli elementi di prova scritti risalenti al periodo a cui si riferiscono
         i fatti abbiano un valore maggiore degli elementi di prova venuti ad esistenza successivamente. Analogamente, gli elementi
         di prova direttamente legati ai fatti in questione saranno in genere considerati come più importanti di quelli che hanno solo
         un legame indiretto».
      
      329    Il punto 23, lett. b), primo comma, della comunicazione sulla cooperazione del 2002 prevede una classificazione in tre categorie
         ai fini della riduzione delle ammende:
      
      «–      [p]rima impresa a soddisfare la condizione di cui al punto 21: riduzione del 30‑50%,
      –      [s]econda impresa a soddisfare la condizione di cui al punto 21: riduzione del 20‑30%,
      –      [a]ltre imprese che soddisfano la condizione di cui al punto 21: riduzione massima del 20%».
      330    Il punto 23, lett. b), secondo comma, della comunicazione sulla cooperazione del 2002 dispone quanto segue:
      
      «Al fine di definire il livello della riduzione all’interno di queste forcelle, la Commissione terrà conto della data in cui
         gli elementi di prova che soddisfano le condizioni menzionate al punto 21 le sono stati comunicati e del grado di valore aggiunto
         che detti elementi hanno rappresentato. La Commissione potrà anche tenere conto dell’entità e della continuità della cooperazione
         dimostrata dall’impresa a partire della data del suo contributo».
      
      331    Infine, il punto 23, lett. b), secondo comma, della comunicazione sulla cooperazione del 2002 così recita:
      
      «[S]e un’impresa fornisce elementi di prova relativi a fatti in precedenza ignorati dalla Commissione che hanno un’incidenza
         diretta sulla gravità o la durata della presunta intesa, la Commissione non terrà conto di questi elementi nel determinare
         l’importo di eventuali ammende da infliggere all’impresa che li ha forniti».
      
       Sul margine di discrezionalità della Commissione e sul controllo del giudice dell’Unione
      332    Si deve ricordare che l’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003, che costituisce la base giuridica per l’imposizione delle
         ammende in caso di infrazione alle regole del diritto dell’Unione in materia di concorrenza, conferisce alla Commissione un
         margine di valutazione discrezionale nella fissazione delle ammende (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 21 ottobre 1997,
         causa T‑229/94, Deutsche Bahn/Commissione, Racc. pag. II‑1689, punto 127), che è, in particolare, funzione della sua politica
         generale in materia di concorrenza (v., in tal senso, sentenza Musique Diffusion française e a./Commissione, cit. al punto 247
         supra, punti 105 e 109). Pertanto, in tale contesto la Commissione, per assicurare trasparenza e obiettività alle proprie
         decisioni in materia di ammende, ha adottato e pubblicato nel 2002 la comunicazione sulla cooperazione. Si tratta di uno strumento
         destinato a precisare, nel rispetto delle norme di rango superiore, i criteri che essa intende applicare nell’esercizio del
         suo potere discrezionale. Da ciò consegue una autolimitazione di tale potere (v., per analogia, sentenza del Tribunale 30 aprile
         1998, causa T‑214/95, Vlaams Gewest/Commissione, Racc. pag. II‑717, punto 89), nella misura in cui compete alla Commissione
         conformarsi alle regole indicative che essa stessa si è imposta (v., per analogia, sentenza del Tribunale 12 dicembre 1996,
         causa T‑380/94, AIUFFASS e AKT/Commissione, Racc. pag. II‑2169, punto 57).
      
      333    L’autolimitazione del potere discrezionale della Commissione derivante dall’adozione della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002 non è tuttavia incompatibile con il mantenimento da parte sua di un margine di valutazione sostanziale (v., per analogia,
         sentenza Raiffeisen Zentralbank Österreich e a./Commissione, cit. al punto 60 supra, punto 224).
      
      334    Infatti, la comunicazione sulla cooperazione del 2002 contiene vari elementi di flessibilità che consentono alla Commissione
         di esercitare il proprio potere discrezionale in conformità al disposto dell’art. 23 del regolamento n. 1/2003, come interpretato
         dalla Corte (v., per analogia, sentenza Raiffeisen Zentralbank Österreich e a./Commissione, cit. al punto 60 supra, punto 224).
      
      335    Pertanto, si deve rilevare che la Commissione dispone di un ampio margine di valutazione allorché è chiamata a valutare se
         elementi di prova forniti da un’impresa che abbia espresso la propria intenzione di beneficiare della comunicazione sulla
         cooperazione del 2002 costituiscano un valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 di detta comunicazione (v., in
         tal senso, sentenza della Corte 10 maggio 2007, causa C‑328/05 P, SGL Carbon/Commissione, Racc. pag. I‑3921, punto 88, e sentenza
         Hoechst/Commissione, cit. al punto 158 supra, punto 555). Per quanto riguarda il punto 8, lett. a) e b), della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002, è giocoforza constatare che tale margine di valutazione sostanziale risulta dalla formulazione
         stessa di detta disposizione, la quale fa espressamente riferimento alla produzione di elementi che, «secondo la Commissione»,
         possono rispettivamente consentirle di adottare una decisione per svolgere un accertamento o di constatare un’infrazione.
         La valutazione della qualità e dell’utilità della cooperazione fornita da un’impresa comporta infatti valutazioni di fatto
         complesse (v., in tal senso, sentenza 10 maggio 2007, SGL Carbon/Commissione, cit., punto 81, e sentenza Carbone‑Lorraine/Commissione,
         cit. al punto 153 supra, punto 271).
      
      336    Analogamente, la Commissione, dopo avere constatato che taluni elementi di prova costituiscono un valore aggiunto significativo
         ai sensi del punto 21 della comunicazione sulla cooperazione del 2002, dispone di un margine di valutazione quando è chiamata
         a stabilire il livello esatto della riduzione dell’importo dell’ammenda da concedere all’impresa interessata. Infatti, il
         punto 23, lett. b), primo comma, della detta comunicazione prevede margini per la riduzione dell’importo dell’ammenda per
         le diverse categorie di imprese considerate, mentre il secondo comma di detto punto definisce i criteri cui la Commissione
         deve attenersi per stabilire il livello di riduzione all’interno di tali forchette.
      
      337    Tenuto conto del potere discrezionale di cui dispone la Commissione per valutare la cooperazione di un’impresa a titolo della
         comunicazione sulla cooperazione del 2002, solo il manifesto superamento di tale potere può essere censurato dal Tribunale
         (v., in tal senso, sentenza SGL Carbon/Commissione, cit. al punto 335 supra, punti 81, 88 e 89, e sentenza Hoechst/Commissione,
         cit. al punto 158 supra, punto 555).
      
       Sulla cooperazione di ThyssenKrupp ai fini dell’accertamento dell’infrazione in Belgio
      338    La Commissione ha deciso, al punto 773 della decisione impugnata, «di concedere a ThyssenKrupp una riduzione [dell’ammenda]
         del 20% entro la «forcella» prevista dal punto 23, lettera b), [secondo trattino], della comunicazione sulla cooperazione
         [del 2002]».
      
      339    Al punto 769 della decisione impugnata la Commissione spiega al riguardo che, «[q]uando ThyssenKrupp ha presentato la sua
         domanda [a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002], la Commissione aveva già effettuato tre accertamenti in
         Belgio e aveva ricevuto due domande [a titolo della medesima comunicazione] da Kone e Otis relative alle attività del cartello
         in Belgio».
      
      340    Dopo aver rilevato, al punto 770 della decisione impugnata, che «[le nuove informazioni fornite da ThyssenKrupp raggruppavano
         principalmente spiegazioni orali in merito a taluni progetti di ascensori e di scale mobili», la Commissione riconosce al
         punto 771 che «[l]a domanda [a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002] di ThyssenKrupp costituisce un valore
         aggiunto significativo, in quanto fornisce ulteriori informazioni circa [riservato]». La Commissione aggiunge al punto 771 che, «[p]eraltro, le osservazioni di ThyssenKrupp hanno corroborato gli elementi
         di prova già in possesso della Commissione relativi alle società implicate, ai prodotti e servizi interessati, al periodo
         sul quale verte l’inchiesta, al luogo e alla logistica delle riunioni dell’intesa nonché al funzionamento e all’attuazione
         di questa».
      
      341    Al punto 772 della decisione impugnata la Commissione conclude che ThyssenKrupp «ha fornito elementi di prova che hanno notevolmente
         rafforzato la capacità della Commissione di dimostrare l’infrazione» precisando che, «[t]uttavia, gli elementi di prova trasmessi
         non riguardano fatti precedentemente ignorati dalla Commissione e non contengono elementi contemporanei».
      
      342    In primo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 fanno valere che la decisione impugnata crea confusione
         circa la percentuale di riduzione dell’ammenda che la Commissione avrebbe avuto intenzione di applicare a ThyssenKrupp per
         la sua cooperazione all’accertamento dell’infrazione in Belgio. La Commissione farebbe riferimento, al punto 773 della decisione
         impugnata, ad una riduzione del 20%, mentre al punto 856 della medesima decisione tale riduzione sarebbe del 25%. Secondo
         dette ricorrenti, ThyssenKrupp avrebbe diritto, in applicazione della massima in dubio pro reo, all’interpretazione più favorevole
         della decisione impugnata per quanto riguarda l’importo della sanzione. Anziché del 20%, l’ammenda dovrebbe quindi essere
         ridotta del 25%.
      
      343    È giocoforza constatare che, a tale proposito, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 non possono basarsi
         sul principio dell’in dubio pro reo, secondo cui il dubbio andrebbe a vantaggio delle imprese interessate, dato che tale principio
         riguarda la produzione della prova dell’esistenza di un’infrazione e mira a determinare se le constatazioni relative ai fatti
         operate dalla Commissione nella decisione impugnata siano sostenute dagli elementi di prova da essa prodotti. Orbene, le suddette
         ricorrenti non contestano l’infrazione per la quale sono state sanzionate dalla decisione impugnata.
      
      344    Per quanto concerne l’argomento delle ricorrenti secondo cui l’importo dell’ammenda inflitta a ThyssenKrupp per l’infrazione
         in Belgio dovrebbe essere ridotto, in quanto il punto 856 della decisione impugnata menziona una riduzione del 25%, occorre
         rammentare che l’importo dell’ammenda irrogata all’art. 1, n. 1, quarto trattino, della decisione impugnata include una riduzione
         del 20% a titolo della cooperazione di ThyssenKrupp nell’ambito dell’applicazione della comunicazione sulla cooperazione del
         2002.
      
      345    Certamente, il dispositivo di un atto è indissociabile dalla sua motivazione e va pertanto interpretato, se necessario, tenendo
         conto dei motivi che hanno portato alla sua adozione (sentenza della Corte 15 maggio 1997, causa C‑335/95 P, TWD/Commissione,
         Racc. pag. I‑2549, punto 21). Tuttavia, dalla motivazione della decisione impugnata emerge chiaramente l’intenzione della
         Commissione di concedere a ThyssenKrupp una riduzione dell’importo dell’ammenda del 20%, e non del 25%, a titolo della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002.
      
      346    Infatti, da un lato, al punto 772 della decisione impugnata la Commissione ha indicato che «ThyssenKrupp soddisfaceva pienamente
         le condizioni di cui al punto 21 [della comunicazione sulla cooperazione del 2002] [riservato] e ha fornito elementi di prova che hanno notevolmente rafforzato la capacità della Commissione di dimostrare l’infrazione».
         Essa ha precisato, «[t]uttavia, [che] gli elementi di prova trasmessi non riguardano fatti precedentemente ignorati dalla
         Commissione e non contengono elementi contemporanei», il che faceva pensare all’applicazione di una riduzione minima dell’importo
         dell’ammenda entro la «forcella» prevista dal punto 23, lett. b), primo comma, secondo trattino, della comunicazione sulla
         cooperazione del 2002. Dall’altro, il punto 773 della decisione impugnata conferma espressamente che, «[a]lla luce di quanto
         precede, è appropriato concedere a ThyssenKrupp una riduzione del 20% entro la «forcella» [applicabile]».
      
      347    Alla luce dei punti 772 e 773 nonché del dispositivo della decisione impugnata, la percentuale del 25% menzionata al punto 856
         della medesima decisione, che riassume tutte le riduzioni delle ammende concesse alle varie imprese per la loro cooperazione
         nel procedimento amministrativo, deve essere considerata un errore di battitura. La prima censura delle ricorrenti nelle cause
         T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 va quindi respinta.
      
      348    In secondo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono che ThyssenKrupp avrebbe dovuto beneficiare,
         in applicazione della comunicazione sulla cooperazione del 2002, di una riduzione di almeno il 25% dell’importo dell’ammenda
         inflittale per l’infrazione in Belgio. Infatti, ThyssenKrupp avrebbe fornito prove relative a fatti e circostanze precedentemente
         ignorati dalla Commissione. Si sarebbe inoltre trattato di elementi chiave dell’infrazione.
      
      349    A tale riguardo si deve constatare che le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 non contestano che la cooperazione
         di ThyssenKrupp rientri nell’ambito di applicazione del punto 23, lett. b), primo comma, secondo trattino, della comunicazione
         sulla cooperazione e che, a tale titolo, detta impresa avesse diritto ad una riduzione dell’ammenda compresa tra il 20 e il
         30%. La riduzione dell’importo dell’ammenda del 20% concessa a ThyssenKrupp per la sua cooperazione (punto 773 della decisione
         impugnata) rientra quindi entro la forcella prevista a tal fine dalla detta comunicazione.
      
      350    Si deve inoltre ricordare che la Commissione dispone di un potere discrezionale quando è chiamata a stabilire il livello esatto
         dell’importo della riduzione dell’ammenda da concedere nell’ambito delle «forcelle» previste dal punto 23, lett. b), primo
         comma, della comunicazione sulla cooperazione del 2002, e che solo un superamento manifesto di tale potere può essere censurato
         dal Tribunale (v., in tal senso, sentenza SGL Carbon/Commissione, cit. al punto 335 supra, punti 81, 88 e 89).
      
      351    Nella decisione impugnata la Commissione, dopo aver riconosciuto che ThyssenKrupp aveva diritto ad una riduzione dell’importo
         dell’ammenda, in quanto «gli elementi di prova [forniti] [avevano] notevolmente rafforzato la [sua] capacità (…) di dimostrare
         l’infrazione», ha deciso di concedere una riduzione del 20% dell’importo dell’ammenda, in quanto «gli elementi di prova trasmessi
         non [riguardavano] fatti precedentemente ignorati dalla Commissione, e non [contenevano] elementi contemporanei» (punto 772
         della decisione impugnata).
      
      352    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 contestano tuttavia l’esattezza sostanziale delle constatazioni effettuate
         al punto 772 della decisione impugnata.
      
      353    Esse sostengono, anzitutto, che l’infrazione in Belgio si articolava in due fasi, ossia, da un lato, un’intesa sulle quote
         di mercato o sul congelamento delle quote di mercato e, dall’altro, un’intesa per la ripartizione degli appalti pubblici e
         privati per ottenere le quote di mercato concordate. Orbene, la Commissione si baserebbe unicamente su prove prodotte da ThyssenKrupp
         per constatare, ai punti 158 e 159 della decisione impugnata, il congelamento delle quote di mercato delle imprese interessate.
         ThyssenKrupp avrebbe quindi fornito informazioni precedentemente ignorate dalla Commissione su un elemento costitutivo dell’infrazione
         in Belgio, vale a dire sull’intesa relativa alla ripartizione del settore della vendita e dell’installazione di ascensori
         e scale mobili in Belgio.
      
      354    A tale proposito, si deve constatare che i due aspetti dell’infrazione descritti al punto 158 della decisione impugnata sono
         intrinsecamente connessi. Infatti, la ripartizione di appalti pubblici e privati nonché di altri contratti «conformemente
         alle quote preconcordate» alla quale si fa riferimento nella terza frase del punto 158 presuppone l’esistenza di un’intesa
         per la ripartizione del mercato, che viene menzionata nella prima frase del punto 158 e al punto 159 della decisione impugnata.
         Poiché le ricorrenti non contestano che gli elementi di prova forniti da Kone e Otis fossero sufficienti a dimostrare l’esistenza
         dell’intesa menzionata nella terza frase del punto 158, si deve ritenere che l’esistenza di un’intesa sulle quote di mercato
         tra i quattro produttori interessati fosse necessariamente nota alla Commissione al momento della domanda di ThyssenKrupp.
      
      355    In ogni caso, dal fascicolo della Commissione risulta che Kone l’ha informata nel febbraio 2004 dell’esistenza di un meccanismo
         di adeguamento tra i partecipanti all’infrazione in Belgio, che scattava quando le quote di mercato reali si discostavano
         da quelle convenute, il che era immaginabile solo nel contesto di un’intesa sulle quote di mercato. Pertanto, la circostanza
         che il punto 159 della decisione impugnata faccia riferimento solo ad elementi di prova provenienti da ThyssenKrupp per accertare
         l’esistenza dell’intesa sulle quote di mercato dimostra certamente che tali elementi hanno rafforzato la capacità della Commissione
         di comprovare l’infrazione, ma non implica comunque che essi le abbiano fornito informazioni su fatti da essa precedentemente
         ignorati.
      
      356    Inoltre, il fatto che, in risposta ad un quesito formulato dalla Commissione durante una riunione [riservato] e relativo alla «fonte delle quote di mercato utilizzata», alcuni rappresentanti di Kone abbiano dichiarato di non conoscere
         tale fonte, in quanto le quote di mercato erano già state fissate nel momento in cui essi hanno assunto i loro incarichi presso
         detta impresa, non implica affatto che la Commissione non fosse a conoscenza dell’esistenza dell’intesa sulle quote di mercato
         prima del [riservato], data in cui le è pervenuta la domanda di ThyssenKrupp. Al contrario, il semplice fatto che la Commissione abbia interrogato
         i rappresentanti di Kone in merito alle modalità con cui venivano stabilite le quote di mercato delle imprese partecipanti
         dimostra sufficientemente che la Commissione era a conoscenza dell’esistenza di un’intesa sulle quote di mercato già prima
         del [riservato].
      
      357    Come risulta dagli atti, alla luce degli elementi già noti alla Commissione nel momento in cui ThyssenKrupp ha presentato
         la sua domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002, ossia l’esistenza di un’intesa sulle quote di mercato
         e le quote di mercato effettivamente concordate tra i partecipanti, occorre considerare che le informazioni fornite da tale
         impresa alla Commissione non riguardavano fatti da questa precedentemente ignorati. Inoltre, per quanto concerne l’affermazione
         secondo cui le quote di mercato erano state congelate sulla base delle statistiche di mercato elaborate dall’associazione
         di settore Agoria, già Fabrimetal, è giocoforza constatare che essa ha costituito solo un valore aggiunto limitato nell’ambito
         dell’accertamento dell’infrazione in Belgio.
      
      358    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 fanno inoltre valere che ThyssenKrupp ha fornito un contributo determinante
         per l’accertamento dell’infrazione relativa alla manutenzione e all’ammodernamento degli ascensori e delle scale mobili in
         Belgio (punto 771 della decisione impugnata), in quanto sarebbe stata la prima impresa a fornire la prova che le imprese implicate
         avrebbero utilizzato [riservato], comportando un aggravamento dell’infrazione, come si evincerebbe chiaramente dal confronto tra la comunicazione degli addebiti
         e la decisione impugnata (punti 189‑196 della decisione impugnata).
      
      359    Le ricorrenti spiegano di avere trasmesso alla Commissione un fax di Schindler come prova delle loro affermazioni [riservato]. La Commissione dichiarerebbe quindi erroneamente, al punto 772 della decisione impugnata, che ThyssenKrupp non ha fornito
         alcun elemento di prova risalente all’epoca dell’infrazione. Anche se tale fax fosse stato fotocopiato durante gli accertamenti
         presso Schindler e Kone, la Commissione ne avrebbe compreso il significato solo grazie alle informazioni di ThyssenKrupp.
         Il valore aggiunto risiederebbe per l’appunto nelle successive spiegazioni fornite da ThyssenKrupp, poiché dalle prove di
         cui disponeva la Commissione, in particolare da una dichiarazione di Kone dell’11 febbraio 2004, sarebbe emerso che non era
         stato utilizzato alcun [riservato].
      
      360    A tale proposito si deve constatare che il fax di Schindler cui fanno riferimento dette ricorrenti era già in possesso della
         Commissione nel momento in cui ThyssenKrupp ha presentato la sua domanda, [riservato]. Infatti, dalle osservazioni non contestate di cui al punto 196 della decisione impugnata e dai documenti menzionati nella
         nota a piè di pagina 224 della medesima decisione risulta che il fax di Schindler era già stato acquisito presso Kone e Schindler
         nel gennaio 2004. Pertanto, sebbene tale fax costituisca un elemento di prova contemporaneo dell’infrazione, resta il fatto
         che non si può ritenere che detto documento, trasmesso da ThyssenKrupp, costituisse un valore aggiunto significativo rispetto
         agli elementi di prova già in possesso della Commissione nel momento in cui tale impresa ha presentato la sua domanda. Poiché
         detto documento non soddisfaceva le condizioni di cui al punto 21 della comunicazione sulla cooperazione del 2002, la Commissione
         non era tenuta a prenderlo in considerazione per determinare l’importo della riduzione dell’ammenda concessa a ThyssenKrupp
         per la sua cooperazione nell’ambito dell’applicazione di detta comunicazione. Infatti, solo gli elementi di prova che soddisfano
         le condizioni di cui al suo punto 21 danno diritto ad una riduzione dell’ammenda a titolo della medesima comunicazione.
      
      361    È vero che ThyssenKrupp, trasmettendo il fax di Schindler, ha fornito ulteriori informazioni circa [riservato]. Tuttavia, tali informazioni, pur soddisfacendo le condizioni di cui al punto 21 della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002, non costituivano elementi di prova contemporanei e riguardavano un fatto, ossia [riservato], che emergeva già dalle spiegazioni fornite da Otis nel marzo 2004 (punto 194 e nota a piè di pagina 222 della decisione
         impugnata). In ogni caso, dai punti 189 e 193‑196 della decisione impugnata risulta che il [riservato] al quale fanno riferimento le ricorrenti riguardava esclusivamente il funzionamento e l’attuazione dell’intesa relativa
         ai contratti di manutenzione e non ha costituito di per sé un elemento determinante per constatare l’infrazione di cui all’art. 1,
         n. 1, della decisione impugnata.
      
      362    Infine, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 non possono affermare che dal confronto tra la comunicazione
         degli addebiti e la decisione impugnata risulta che la Commissione ha potuto accertare un’infrazione più grave grazie alle
         informazioni trasmesse da ThyssenKrupp. Infatti, dal confronto tra i punti 195‑200 della comunicazione degli addebiti e i
         punti 189‑196 della decisione impugnata, menzionati da dette ricorrenti, non risulta che la qualificazione dei fatti si sia
         aggravata nell’intervallo tra la comunicazione degli addebiti e l’adozione della decisione impugnata. In ogni caso, un eventuale
         aggravamento della qualificazione dell’infrazione verificatosi posteriormente alla comunicazione degli addebiti non avrebbe
         potuto essere il risultato del fax di Schindler e delle spiegazioni fornite da ThyssenKrupp nella sua domanda, dal momento
         che quest’ultima è anteriore alla comunicazione degli addebiti e il fax di Schindler e le spiegazioni fornite da ThyssenKrupp
         erano già stati esaminati in extenso nei punti 196 e 200 della comunicazione degli addebiti.
      
      363    Alla luce del complesso delle considerazioni che precedono, si deve constatare che la Commissione, senza superare manifestamente
         il suo potere discrezionale, poteva fissare la riduzione dell’importo dell’ammenda di ThyssenKrupp a titolo della sua cooperazione
         per l’accertamento dell’infrazione in Belgio al livello minimo della «forcella» prevista dal punto 23, lett. b), primo comma,
         secondo trattino, della comunicazione sulla cooperazione del 2002.
      
      364    In terzo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 fanno valere che la Commissione ha violato il principio
         della parità di trattamento concedendo a ThyssenKrupp una riduzione dell’importo dell’ammenda del 20%, mentre avrebbe accordato
         una riduzione dell’importo dell’ammenda pari al 40% ad Otis, la cui cooperazione sarebbe stata analoga a quella di ThyssenKrupp.
      
      365    Secondo una giurisprudenza costante, la Commissione non può violare il principio della parità di trattamento nell’ambito della
         sua valutazione della cooperazione fornita dalle imprese partecipanti a un’intesa (v. sentenze del Tribunale Krupp Thyssen
         Stainless e Acciai speciali Terni/Commissione, cit. al punto 106 supra, punto 237, e 20 marzo 2002, causa T‑31/99, ABB Asea
         Brown Boveri/Commissione, Racc. pag. II‑1881, punto 240 e giurisprudenza ivi citata).
      
      366    Tuttavia, l’argomento riprodotto supra al punto 364 e diretto a dimostrare una violazione del principio della parità di trattamento
         non può essere accolto.
      
      367    Infatti, da un lato, la valutazione del valore aggiunto di una domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione del
         2002 va effettuata in funzione degli elementi di prova già in possesso della Commissione. Orbene, poiché la cooperazione di
         Otis ha preceduto quella di ThyssenKrupp (punti 96 e 98 della decisione impugnata), la Commissione disponeva di più elementi
         di prova nel momento in cui ThyssenKrupp ha presentato la sua domanda a titolo della detta comunicazione che non al momento
         della domanda di Otis.
      
      368    Dall’altro, Otis ha fornito prove documentali contemporanee che costituiscono un valore aggiunto significativo (punto 766
         della decisione impugnata), mentre ThyssenKrupp ha fornito un solo elemento di prova contemporaneo, cioè il fax di Schindler
         menzionato al precedente punto 360, che tuttavia non soddisfaceva le condizioni di cui al punto 21 della comunicazione sulla
         cooperazione del 2002, poiché era in già in possesso della Commissione nel momento in cui ThyssenKrupp ha trasmesso la propria
         domanda a titolo di tale comunicazione.
      
      369    Pertanto, dal momento che Otis e ThyssenKrupp non si trovavano in situazioni analoghe, la Commissione non è incorsa in una
         violazione del principio della parità di trattamento concedendo una riduzione del 20% dell’importo dell’ammenda a ThyssenKrupp
         in applicazione del secondo trattino della suddetta disposizione.
      
      370    Dal complesso delle suesposte considerazioni emerge che devono essere respinte tutte le censure di ThyssenKrupp relative all’applicazione
         della comunicazione sulla cooperazione del 2002 alla sua cooperazione ai fini dell’accertamento dell’infrazione in Belgio.
      
       Sulla cooperazione di ThyssenKrupp ai fini dell’accertamento dell’infrazione in Germania
      371    La Commissione ha deciso, al punto 812 della decisione impugnata, di non concedere a ThyssenKrupp né l’immunità dall’ammenda
         né una riduzione dell’importo della stessa per la sua cooperazione all’accertamento dell’infrazione in Germania, [riservato] (punto 807 della decisione impugnata).
      
      372    Al punto 808 della decisione impugnata la Commissione osserva che «ThyssenKrupp formula alcune affermazioni circa [riservato]». Tuttavia, «[t]ali affermazioni non sono sostenute da alcun elemento di prova contemporaneo e la Commissione non ha trovato
         alcuna prova atta a confermarle».
      
      373    Inoltre, al punto 809 della decisione impugnata la Commissione afferma che «[l]e altre informazioni trasmesse da ThyssenKrupp
         [riservato] si limitano a suffragare gli elementi di prova della comunicazione degli addebiti, il che non costituisce un contributo
         decisivo, né un valore aggiunto significativo».
      
      374    Infine, ai punti 810 e 811 della decisione impugnata la Commissione precisa in particolare quanto segue:
      
      «810      (…) Le osservazioni di ThyssenKrupp non sono state determinanti ai fini dell’accertamento dell’infrazione da parte della Commissione,
         poiché essa disponeva già di elementi di prova sufficienti, come dimostra la comunicazione degli addebiti. (…) ThyssenKrupp
         non ha trasmesso elementi di prova risalenti al periodo oggetto dell’inchiesta. Per contro, le sue dichiarazioni, formulate
         dopo la notifica della comunicazione degli addebiti e dopo che l’impresa ha avuto accesso al fascicolo, si limitano a corroborare
         gli elementi di prova già in possesso della Commissione. (…) [L]e dichiarazioni unilaterali non confermate concernenti [riservato] restano prive di fondamento.
      
      811      Alla luce di quanto precede, non si può ritenere che le informazioni fornite da ThyssenKrupp costituiscano un valore aggiunto
         significativo a titolo della comunicazione sulla cooperazione [del 2002]. [Riservato]. Anche in questo caso, ThyssenKrupp ha limitato la sua cooperazione [riservato] alla semplice conferma delle dichiarazioni già rese da tutti gli altri membri dell’intesa. [Riservato]».
      
      375    Le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono che la Commissione ha violato la comunicazione sulla cooperazione
         del 2002, poiché non avrebbe ritenuto che gli elementi di prova forniti da ThyssenKrupp riguardo alle infrazioni commesse
         in Germania costituissero un valore aggiunto significativo.
      
      376    Innanzi tutto, ThyssenKrupp si sarebbe astenuta dal contestare i fatti accertati nella comunicazione degli addebiti e li avrebbe
         confermati e completati. Essa avrebbe quindi rafforzato la capacità della Commissione di dimostrare l’infrazione, conformemente
         al punto 22, prima frase, della comunicazione sulla cooperazione del 2002. ThyssenKrupp avrebbe immediatamente messo a disposizione
         della Commissione i risultati delle sue inchieste interne, dopo aver chiarito le infrazioni commesse in Germania.
      
      377    Inoltre, ThyssenKrupp, fornendo informazioni [riservato], avrebbe procurato alla Commissione elementi di prova che costituiscono un valore aggiunto significativo, tale da giustificare
         una riduzione del 20% dell’importo dell’ammenda che le era stata inflitta per l’infrazione in Germania. Le prove [riservato] costituirebbero un valore aggiunto significativo, a prescindere dalla circostanza che la Commissione tenga conto di detti
         elementi di prova. Omettendo di prendere in considerazione tali elementi, la Commissione avrebbe inoltre violato il legittimo
         affidamento delle suddette ricorrenti, poiché dal punto 617 della comunicazione degli addebiti emergerebbe che [riservato] sarebbe stato preso in considerazione per valutare la gravità di ciascuna infrazione.
      
      378    A tal riguardo si deve ricordare che, a differenza della parte D, punto 2, secondo trattino, della comunicazione sulla non
         imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d’intesa tra imprese (GU 1996, C 207, pag. 4) (in prosieguo: la «comunicazione
         sulla cooperazione del 1996»), la comunicazione sulla cooperazione del 2002 non prevede una riduzione dell’importo dell’ammenda
         a favore di un’impresa che, dopo avere ricevuto la comunicazione degli addebiti, non contesti i fatti sui quali la Commissione
         fonda le sue accuse.
      
      379    Nell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002, per ottenere una riduzione dell’importo dell’ammenda, un’impresa
         deve fornire alla Commissione elementi di prova della presunta infrazione che apportino un valore aggiunto significativo rispetto
         agli elementi di prova già in suo possesso (v. punto 21 di detta comunicazione).
      
      380    Considerato il potere discrezionale di cui dispone la Commissione per valutare la cooperazione di un’impresa a titolo della
         comunicazione sulla cooperazione del 2002, in particolare per accertare se gli elementi di prova costituiscano un valore aggiunto
         significativo, solo un superamento manifesto di tale potere può essere censurato dal Tribunale (v. supra, punto 350).
      
      381    Si deve quindi esaminare se la Commissione abbia manifestamente superato il suo potere discrezionale constatando che gli elementi
         di prova forniti da ThyssenKrupp non costituivano un valore aggiunto significativo ai sensi di tale comunicazione.
      
      382    Conformemente ai punti 21 e 22 della detta comunicazione, la Commissione, per stimare il valore aggiunto degli elementi di
         prova forniti da un’impresa, tiene conto non solo della natura e/o del livello di precisione dei medesimi, ma anche degli
         elementi di prova già in suo possesso quando l’impresa interessata ha presentato la propria domanda.
      
      383    A tale riguardo si deve constatare che nel momento in cui ThyssenKrupp ha presentato la sua domanda, [riservato], la Commissione non solo aveva già ricevuto domande a titolo della cooperazione del 2002 da Kone, Otis e Schindler relative
         all’infrazione in Germania, ma aveva anche organizzato due serie di accertamenti a norma dell’art. 14, n. 3, del regolamento
         n. 17 (punti 104 e 106 della decisione impugnata) e inviato richieste di informazioni, in applicazione dell’art. 18 del regolamento
         n. 1/2003, alle imprese partecipanti all’infrazione in Germania, alle associazioni VDMA, VFA e VMA e a vari clienti in Germania
         (punti 110, 111 e 113 della decisione impugnata). Inoltre, la Commissione aveva raccolto elementi di prova sufficienti per
         l’invio di una comunicazione degli addebiti alle imprese partecipanti all’infrazione in Germania già il 7 ottobre 2005, prima
         che ThyssenKrupp presentasse la propria domanda (punto 135 della decisione impugnata). Peraltro, le ricorrenti nelle cause
         T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 non contestano che le affermazioni di ThyssenKrupp non siano state suffragate da elementi di
         prova contemporanei (punti 808 e 810 della decisione impugnata).
      
      384    Per quanto riguarda l’affermazione delle ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 secondo cui ThyssenKrupp avrebbe
         «confermato e completato» i fatti relativi all’intesa in Germania, è giocoforza constatare che, oltre agli elementi di prova
         relativi alla dissimulazione dell’intesa, le ricorrenti non forniscono alcuna precisazione circa gli elementi di prova che
         avrebbero prodotto, né sul perché essi costituirebbero un valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002.
      
      385    Per quanto concerne gli elementi di prova relativi [riservato] in Germania, dai documenti menzionati ai punti 234‑236 della comunicazione degli addebiti e ai punti 219‑221 della decisione
         impugnata risulta che gli elementi di prova forniti da Kone, Otis e Schindler anteriormente alla domanda di ThyssenKrupp erano
         già sufficienti per dimostrare che i partecipanti all’intesa in Germania avevano adottato varie precauzioni [riservato].
      
      386    Per quanto attiene alla parte dell’argomento delle ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 relativo [riservato], va rilevato che tali tentativi, sempreché siano dimostrati, riguardano un periodo successivo all’infrazione come constatata
         all’art. 1, n. 2, della decisione impugnata. Tali elementi di prova non potevano quindi rafforzare la capacità della Commissione
         di dimostrare l’infrazione e dunque non costituiscono un valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002.
      
      387    Poiché, nella specie, gli elementi di prova forniti da ThyssenKrupp non soddisfacevano le condizioni di detta disposizione,
         la Commissione ha giustamente negato a ThyssenKrupp una riduzione dell’importo della sua ammenda a titolo del punto 23, lett. b),
         ultimo comma, di detta comunicazione.
      
      388    Infine, per quanto riguarda la censura relativa ad una violazione del principio di tutela del legittimo affidamento, si è
         ricordato al precedente punto 179 che il diritto di invocare la tutela del legittimo affidamento si estende a chiunque si
         trovi in una situazione dalla quale risulti che l’amministrazione dell’Unione, fornendogli assicurazioni precise, abbia suscitato
         in lui aspettative fondate.
      
      389    Tuttavia, la circostanza che la Commissione abbia spiegato, al punto 617 della comunicazione degli addebiti, che per valutare
         la gravità dell’infrazione avrebbe tenuto conto del fatto che i partecipanti all’intesa avevano adottato notevoli precauzioni
         per evitare che questa venisse individuata non può essere considerata un’assicurazione precisa circa il fatto che ThyssenKrupp
         avrebbe beneficiato di una riduzione dell’importo dell’ammenda per la sua cooperazione a titolo del punto 23 della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002. Infatti, la riduzione dell’importo dell’ammenda a titolo di detta disposizione dipende dal valore
         aggiunto significativo degli elementi di prova forniti, riguardo al quale il punto 617 della comunicazione degli addebiti
         non contiene alcuna indicazione. Inoltre, poiché, nel momento in cui le è stata notificata la comunicazione degli addebiti,
         ThyssenKrupp non aveva ancora presentato una domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002 per l’infrazione
         in Germania, il punto 617 della comunicazione degli addebiti non poteva comunque suscitare un legittimo affidamento quanto
         al valore aggiunto degli elementi di prova non ancora presentati. Anche quest’ultima censura va dunque respinta.
      
      390    Dal complesso delle suesposte considerazioni risulta che devono essere respinte tutte le censure di ThyssenKrupp relative
         all’applicazione della comunicazione sulla cooperazione del 2002 alla sua cooperazione ai fini dell’accertamento dell’infrazione
         in Germania.
      
       Sulla cooperazione di ThyssenKrupp ai fini dell’accertamento dell’infrazione in Lussemburgo
      391    ThyssenKrupp, che è stata la terza impresa a presentare una domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002
         per l’intesa in Lussemburgo (punto 119 della decisione impugnata), non ha beneficiato di una riduzione dell’importo dell’ammenda
         in virtù di tale comunicazione per la suddetta intesa (punto 828 della decisione impugnata). In proposito, al punto 827 della
         decisione impugnata la Commissione espone quanto segue:
      
      «La Commissione osserva che essa aveva già effettuato accertamenti in Lussemburgo e aveva ricevuto due domande confermative
         da Kone e Otis [a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002] concernenti le attività del cartello in Lussemburgo
         prima che ThyssenKrupp presentasse la propria domanda [a titolo della medesima comunicazione]. La domanda (…) di ThyssenKrupp
         è composta di una breve dichiarazione orale dell’impresa e non fornisce alcun elemento di prova contemporaneo né nuove informazioni
         significative, limitandosi nel complesso a confermare le informazioni già note alla Commissione, ad esempio per quanto riguarda
         le persone partecipanti all’intesa. Pertanto, ThyssenKrupp non ha fornito alcun elemento nuovo ad alto valore aggiunto e,
         rispetto agli elementi di prova già in possesso della Commissione al momento della presentazione della domanda, non ha rafforzato
         sensibilmente la capacità della Commissione di dimostrare i fatti. Successivamente alla sua domanda (…) ThyssenKrupp non ha
         ulteriormente cooperato, se non per rispondere alla richiesta di informazioni della Commissione a titolo dell’articolo 18,
         paragrafo 2[, del regolamento n. 1/2003]».
      
      392    Le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono che la Commissione ha applicato in modo giuridicamente
         errato la comunicazione sulla cooperazione del 2002, poiché non avrebbe tenuto conto del valore aggiunto degli elementi di
         prova forniti da ThyssenKrupp. Quest’ultima avrebbe infatti procurato alla Commissione elementi di prova che costituivano
         un valore aggiunto significativo, astenendosi dal contestare i fatti esposti nella comunicazione degli addebiti nonché confermando
         e completando le censure mosse dalla Commissione, il che dovrebbe comportare, conformemente al punto 23, lett. b), primo comma,
         secondo trattino, della comunicazione sulla cooperazione del 2002, una riduzione del 20‑30% dell’importo dell’ammenda inflittale
         per l’intesa in Lussemburgo.
      
      393    Come si è già ricordato supra al punto 378, la comunicazione sulla cooperazione del 2002 non prevede una riduzione dell’importo
         dell’ammenda a favore di un’impresa che, dopo avere ricevuto la comunicazione degli addebiti, non contesti la materialità
         dei fatti sui quali la Commissione fonda le sue accuse. Si deve quindi esaminare se la Commissione, tenuto conto del potere
         discrezionale di cui dispone per valutare la cooperazione di un’impresa a titolo della comunicazione sulla cooperazione del
         2002, abbia manifestamente superato tale potere discrezionale affermando che gli elementi di prova forniti da ThyssenKrupp
         non costituivano un valore aggiunto significativo rispetto agli elementi di prova già in suo possesso nel momento in cui detta
         impresa ha presentato la propria domanda a titolo di tale comunicazione.
      
      394    Nella specie si deve rilevare, in primo luogo, che le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07, le quali non contestano
         la concessione di un’immunità dall’ammenda a Kone a titolo del punto 8, lett. b), della comunicazione sulla cooperazione del
         2002, non contestano nemmeno che le informazioni fornite da detta impresa consentissero già alla Commissione di constatare
         un’infrazione in Lussemburgo (punto 816 della decisione impugnata). La Commissione aveva quindi già ricevuto elementi di prova
         sufficienti per constatare un’infrazione in Lussemburgo nel momento in cui ThyssenKrupp ha presentato la sua domanda. Inoltre,
         anteriormente alla domanda di ThyssenKrupp, la Commissione aveva anche già ricevuto una domanda di Otis, nel marzo 2004, a
         seguito della quale quest’ultima ha beneficiato di una riduzione del 40% dell’importo dell’ammenda inflittale per l’infrazione
         in Lussemburgo (punti 118 e 823 della decisione impugnata).
      
      395    In secondo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 non contestano che ThyssenKrupp, nell’ambito della
         sua domanda [riservato], non abbia fornito alla Commissione alcun elemento di prova contemporaneo (punto 827 della decisione impugnata). Orbene,
         conformemente al punto 22 della comunicazione sulla cooperazione del 2002, gli elementi di prova scritti risalenti al periodo
         a cui si riferiscono i fatti hanno un valore qualitativamente superiore rispetto agli elementi di prova venuti ad esistenza
         successivamente.
      
      396    Le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 adducono tuttavia vari elementi idonei, a loro parere, a dimostrare
         che gli elementi di prova forniti da ThyssenKrupp costituivano un valore aggiunto significativo rispetto agli elementi già
         in possesso della Commissione.
      
      397    Anzitutto, dette ricorrenti si basano sul numero elevato di riferimenti alla domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002 di ThyssenKrupp contenuti nella decisione impugnata per dimostrare il valore aggiunto di tale domanda.
      
      398    Tuttavia, il fatto che nella decisione impugnata la Commissione abbia utilizzato tutti gli elementi di prova di cui disponeva,
         e quindi anche le informazioni comunicate da ThyssenKrupp nella sua domanda [riservato], non dimostra di per sé che tali informazioni costituissero un valore aggiunto significativo rispetto agli elementi di prova
         di cui essa disponeva già in quel momento. Infatti, la stima del valore aggiunto ai sensi della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002 va effettuata in funzione sia della qualità della cooperazione, sia del suo confronto con gli elementi di prova già
         in possesso della Commissione.
      
      399    In tale contesto, le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 non possono sostenere che la Commissione abbia violato
         il proprio obbligo di motivazione minimizzando erroneamente l’importanza per le imprese di fornire alla Commissione prove
         circostanziate. Secondo una giurisprudenza costante, la motivazione richiesta dall’art. 253 CE deve far apparire in forma
         chiara e inequivocabile l’iter logico seguito dall’istituzione dell’Unione da cui promana l’atto controverso, in modo da consentire
         agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e al giudice competente di esercitare il suo controllo
         (sentenze della Corte 2 aprile 1998, causa C‑367/95 P, Commissione/Sytraval e Brink’s France, Racc. pag. I‑1719, punto 63,
         e 30 settembre 2003, Germania/Commissione, causa C‑301/96, Racc. pag. I‑9919, punto 87). Orbene, nella specie la Commissione
         ha chiaramente esposto, ai punti 825‑828 della decisione impugnata (v., in particolare, punto 391 supra), i motivi per i quali
         non poteva essere concessa una riduzione dell’importo dell’ammenda inflitta per l’infrazione in Lussemburgo.
      
      400    Inoltre, le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 fanno valere che la Commissione si basa su certe dichiarazioni
         di ThyssenKrupp per fare riferimento, al punto 307 della decisione impugnata, alle precauzioni adottate dai partecipanti all’infrazione
         per dissimulare le riunioni e i contatti tra concorrenti.
      
      401    Si deve constatare che le dichiarazioni di ThyssenKrupp menzionate al punto 307 della decisione impugnata fanno riferimento
         all’utilizzo di un secondo telefono cellulare [riservato] di TKAL con carte prepagate per l’organizzazione di riunioni anticoncorrenziali. Tuttavia, gli sforzi dei membri dell’intesa
         in Lussemburgo diretti a dissimulare le loro riunioni e i loro contatti risultano già chiaramente dalla domanda di Kone del
         5 febbraio 2004, in particolare dai suoi punti 3.4.2 e 3.4.5. Pertanto la Commissione non ha manifestamente ecceduto il suo
         potere discrezionale constatando che le dichiarazioni di ThyssenKrupp riprese al punto 307 della decisione impugnata non costituivano
         un valore aggiunto significativo rispetto agli elementi di prova già in suo possesso.
      
      402    Oltre a ciò, le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 rilevano che ThyssenKrupp è stata la prima impresa ad
         indicare alla Commissione che le riunioni illecite sono state organizzate [riservato] (punto 303 della decisione impugnata). A tale riguardo, dalla nota a piè di pagina 455 della decisione impugnata risulterebbe
         che il contributo [riservato] di ThyssenKrupp ha preceduto quelli dei suoi concorrenti.
      
      403    Tuttavia, come risulta dagli atti, si deve constatare che, contrariamente a quanto affermato dalle ricorrenti nelle cause
         T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07, il ruolo [riservato] nell’organizzazione delle riunioni illecite era noto alla Commissione prima del contributo di ThyssenKrupp, grazie alle
         dichiarazioni di Kone e Otis del febbraio e marzo 2004. Pertanto, non si può attribuire alcun valore aggiunto significativo
         ai sensi del punto 21 della comunicazione sulla cooperazione del 2002 alle dichiarazioni di ThyssenKrupp menzionate al punto
         precedente.
      
      404    In ogni caso, anche supponendo che ThyssenKrupp sia stata la prima impresa a comunicare le informazioni citate supra al punto 402,
         la Commissione non avrebbe ecceduto manifestamente il suo potere discrezionale considerando che tali elementi non costituivano
         un valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 della detta comunicazione. Infatti, oltre alla circostanza che l’identità
         dell’impresa che aveva indetto le riunioni illecite non può essere considerata un elemento rilevante per dimostrare l’esistenza
         di un’intesa, dal punto 721 della decisione impugnata risulta che le informazioni in questione non sono state ritenute sufficientemente
         convincenti dalla Commissione per concludere che [riservato] era l’istigatore dell’intesa in Lussemburgo o aveva avuto un ruolo determinante nella stessa.
      
      405    Inoltre, nella sua domanda [riservato] ThyssenKrupp avrebbe informato la Commissione dell’esistenza di un meccanismo di adeguamento. Una nuova ripartizione dei
         progetti avrebbe avuto luogo automaticamente tra i partecipanti all’intesa allorché le quote di mercato concordate non venivano
         rispettate (punti 317 e 336 della decisione impugnata). A tal riguardo, la Commissione citerebbe nella decisione impugnata
         (note a piè di pagine 484 e 517 della decisione impugnata) un contributo di Kone del 29 ottobre 2004 che non sarebbe stato
         volontario e sarebbe chiaramente posteriore al contributo di ThyssenKrupp. 
      
      406    Tuttavia, come risulta dagli atti, si deve constatare che, nella sua domanda [riservato], ThyssenKrupp ha unicamente indicato che lo scopo della ripartizione dei progetti era congelare le quote di mercato e che
         l’inosservanza degli accordi dava luogo ad una rettifica per i progetti successivi. Orbene, tali informazioni erano già in
         possesso della Commissione nel momento in cui ThyssenKrupp ha presentato la sua domanda. Non si può quindi attribuire alcun
         valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 della comunicazione sulla cooperazione del 2002 alle informazioni trasmesse
         da ThyssenKrupp relative al meccanismo di adeguamento.
      
      407    Per di più, nel suo contributo [riservato], ThyssenKrupp avrebbe rivelato che gli elenchi di progetti indicavano i nomi dei progetti, il numero di ascensori e i prezzi.
         La Commissione utilizzerebbe tale informazione al punto 321, lett. a), c) e d), della decisione impugnata, senza però riconoscere
         che si tratta di un contributo di ThyssenKrupp.
      
      408    Tuttavia, come risulta dagli atti, è giocoforza constatare che le informazioni menzionate nel punto precedente erano già in
         possesso della Commissione nel momento in cui ThyssenKrupp ha presentato la sua domanda. Non si può quindi attribuire alle
         informazioni in questione alcun valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002.
      
      409    Le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono altresì che la Commissione utilizza informazioni relative
         al contenuto dei contratti di manutenzione e si basa a tal fine sul contributo di Kone del 5 febbraio 2004 e su quello di
         ThyssenKrupp [riservato], e che le informazioni di Schindler e di Luxlift sono state fornite solo successivamente (punto 348 della decisione impugnata).
         Orbene, poiché la Commissione avrebbe suffragato le informazioni del punto 348 con quattro dichiarazioni di concorrenti, essa
         non avrebbe manifestamente potuto fare affidamento unicamente sulla dichiarazione di Kone.
      
      410    Tuttavia, come risulta dagli atti, si deve constatare che, anteriormente alla domanda di ThyssenKrupp [riservato], Kone aveva fornito, il 5 e l’11 febbraio 2004, informazioni relative ai contratti di manutenzione molto più dettagliate
         di quelle trasmesse da ThyssenKrupp e che tali informazioni erano state confermate oralmente da Otis il 23 marzo 2004. Pertanto,
         non si può attribuire alcun valore aggiunto significativo alle informazioni relative ai contratti di manutenzione trasmesse
         da ThyssenKrupp nell’ambito della sua domanda a titolo della comunicazione sulla cooperazione del 2002.
      
      411    Da quanto precede risulta che le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 non hanno dimostrato che la Commissione
         abbia manifestamente superato il suo potere discrezionale considerando che gli elementi di prova forniti da ThyssenKrupp non
         costituivano un valore aggiunto significativo ai sensi del punto 21 della comunicazione sulla cooperazione del 2002.
      
      412    In terzo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 sostengono che la Commissione ha commesso un grave
         errore di valutazione ignorando la decisione [riservato] dell’autorità lussemburghese garante della concorrenza, la quale avrebbe concesso a ThyssenKrupp l’immunità, lasciando così
         intendere che la sua cooperazione fosse sufficiente, secondo il diritto lussemburghese, per la concessione dell’immunità o
         per una riduzione della sanzione, e che la sua cooperazione costituiva pertanto un valore aggiunto.
      
      413    A tale proposito occorre rammentare che la deliberazione sull’immunità del consiglio per la concorrenza lussemburghese [riservato] dà atto a TKAL e a TKE della loro richiesta di immunità per l’infrazione in Lussemburgo e conferma che tale richiesta produce
         effetti ai fini del procedimento in Lussemburgo (artt. 1 e 2 della deliberazione sull’immunità). Tuttavia, detta deliberazione
         non contiene alcuna valutazione qualitativa degli elementi di prova forniti da ThyssenKrupp. Infatti, il Consiglio della concorrenza
         lussemburghese ha ritenuto «appropriato sospendere la decisione nel merito della richiesta di immunità in attesa della conclusione
         dell’istruttoria avviata dalla Commissione (…)» (deliberazione sull’immunità, punto 6 e art. 3). Ciò premesso, l’argomento
         delle ricorrenti non può trovare accoglimento.
      
      414    In quarto luogo, le ricorrenti nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 affermano che, date le evidenti difficoltà linguistiche
         incontrate dai funzionari incaricati del caso, le quali avrebbero determinato l’interpretazione erronea di taluni elementi
         di prova, la Commissione non ha valutato correttamente il valore aggiunto del contributo di ThyssenKrupp a titolo della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002. Tuttavia, tale argomento dev’essere respinto per i motivi esposti supra al punto 86.
      
      415    Dal complesso delle suesposte considerazioni risulta che devono essere respinte tutte le censure di ThyssenKrupp relative
         all’applicazione della comunicazione sulla cooperazione del 2002 alla sua cooperazione ai fini dell’accertamento dell’infrazione
         in Lussemburgo.
      
      416    Pertanto, il presente motivo dev’essere integralmente respinto.
      
       Sul motivo concernente la violazione dei principi di tutela del legittimo affidamento, di parità di trattamento, di proporzionalità
            e di buona amministrazione nella determinazione dell’importo della riduzione delle ammende concessa per la cooperazione al
            di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002
      417    Al punto 614 della comunicazione degli addebiti la Commissione aveva annunciato che intendeva «concedere una riduzione [dell’ammenda]
         per la cooperazione al di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione [del 2002], in particolare nel caso in
         cui una società non contest[asse] i fatti o forni[sse] un ulteriore contributo tale da permettere di appurare o completare
         i fatti accertati dalla Commissione».
      
      418    Al punto 758 della decisione impugnata la Commissione ha osservato che, «[p]oiché il punto 614 della comunicazione degli addebiti
         suscitava aspettative nel caso di specie, [essa] [aveva] deciso di interpretare tale punto a favore delle imprese che, sulla
         sua base, [avevano] contribuito all’accertamento dei fatti relativi all’infrazione descritta nella decisione [impugnata],
         astenendosi dal contestare i fatti o fornendo ulteriori informazioni o precisazioni complementari».
      
      419    La Commissione ha quindi concesso a tutti i partecipanti alle quattro infrazioni, ad eccezione, da una parte, delle imprese
         che beneficiavano di un’immunità dalle ammende (punti 762, 817 e 839 della decisione impugnata) e, dall’altra, di Kone nell’ambito
         dell’intesa nei Paesi Bassi (punto 851 della decisione impugnata), una riduzione dell’importo dell’ammenda dell’1% per la
         loro cooperazione al di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002, per la mancata contestazione dei
         fatti esposti nella comunicazione degli addebiti (punti 768, 774, 777, 794, 801, 806, 813, 824, 829, 835, 845, 854, 855 e 856
         della decisione impugnata).
      
      420    In primo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 ritengono di poter legittimamente
         chiedere una riduzione di almeno il 10% dell’importo delle ammende inflitte a ThyssenKrupp per le infrazioni in Belgio, in
         Germania, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi, per la mancata contestazione dei fatti esposti nella comunicazione degli addebiti.
         Tali aspettative legittime deriverebbero, a loro parere, dal punto 614 della comunicazione degli addebiti e dalla prassi decisionale
         della Commissione, secondo cui un’impresa che non contesti la materialità dei fatti che le vengono addebitati nella comunicazione
         degli addebiti beneficerebbe di una riduzione del 10% dell’importo della sua ammenda, conformemente alla comunicazione sulla
         cooperazione del 1996.
      
      421    Anzitutto, si è ricordato supra al punto 388 che il diritto di invocare la tutela del legittimo affidamento si estende a chiunque
         si trovi in una situazione dalla quale risulti che l’amministrazione dell’Unione, fornendogli precise assicurazioni, ha fatto
         sorgere in lui aspettative fondate.
      
      422    Per contro, come si è già rilevato supra al punto 180, nessuno può far valere una violazione del principio di tutela del legittimo
         affidamento in mancanza di assicurazioni precise da parte dell’amministrazione. Rappresentano assicurazioni di tal genere
         informazioni precise, incondizionate e concordanti provenienti da fonti autorizzate ed affidabili.
      
      423    È vero che la comunicazione sulla cooperazione del 2002 non prevede, a differenza della comunicazione sulla cooperazione del
         1996, alcuna riduzione dell’importo dell’ammenda a favore delle imprese che non contestino la materialità dei fatti sui quali
         la Commissione fonda le sue accuse nella comunicazione degli addebiti. Tuttavia, la Commissione riconosce, al punto 758 della
         decisione impugnata, che il punto 614 della comunicazione degli addebiti ha suscitato in tali imprese un legittimo affidamento
         nel fatto che la mancata contestazione dei fatti avrebbe comportato una riduzione dell’importo dell’ammenda al di là della
         comunicazione sulla cooperazione del 2002.
      
      424    Al punto 614 della comunicazione degli addebiti la Commissione aveva annunciato che «intende[va] concedere una riduzione [dell’ammenda]
         per la cooperazione al di fuori della comunicazione sulla cooperazione [del 2002], in particolare nel caso in cui una società
         non contest[asse] i fatti o forni[sse] un ulteriore contributo tale da permettere di appurare o completare i fatti accertati
         dalla Commissione». Non si può ritenere che tale affermazione costituisca un’assicurazione precisa che avrebbe potuto suscitare
         nelle ricorrenti fondate speranze di ottenere una riduzione dell’importo delle ammende superiore all’1%. Infatti, il punto 614
         della comunicazione degli addebiti non specifica l’entità o la percentuale della riduzione che sarebbe stata eventualmente
         accordata alle imprese interessate, cosicché esso non può in alcun modo avere suscitato un legittimo affidamento a tale riguardo.
      
      425    In seguito, dev’essere respinto l’argomento delle ricorrenti secondo cui la Commissione avrebbe derogato alla sua prassi anteriore,
         in virtù della quale un’impresa che si astenga dal negare la materialità dei fatti contestati nella comunicazione degli addebiti
         beneficerebbe di una riduzione del 10% dell’importo dell’ammenda che le verrebbe altrimenti inflitta, dato che, come si è
         rilevato supra al punto 153, una prassi decisionale della Commissione non può, secondo costante giurisprudenza, fungere da
         quadro giuridico per le ammende in materia di concorrenza.
      
      426    Inoltre, le ricorrenti non contestano che alle loro domande si applichi solo la comunicazione sulla cooperazione del 2002.
         Pertanto, la prassi decisionale della Commissione o la giurisprudenza relative all’applicazione della Sezione D, punto 2,
         secondo trattino, della comunicazione sulla cooperazione del 1996 non possono comunque suscitare nelle ricorrenti un legittimo
         affidamento per quanto riguarda il livello della riduzione delle ammende concessa per la mancata contestazione dei fatti relativi
         alle intese in Belgio, in Germania, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi, fondata sul punto 614 della comunicazione degli addebiti.
      
      427    In secondo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07 e T‑154/07 sostengono che la Commissione ha violato il principio di proporzionalità
         rifiutando di concedere una riduzione del 10% per la mancata contestazione dei fatti. Esse fanno inoltre valere a tale riguardo
         una violazione del principio di buona amministrazione, in quanto la Commissione avrebbe indotto le imprese a non contestare
         i fatti, ma avrebbe concesso loro solo una riduzione dell’1% dell’importo delle loro ammende.
      
      428    A tale proposito va ricordato che il principio di proporzionalità esige che gli atti delle istituzioni dell’Unione non superino
         i limiti di quanto idoneo e necessario al conseguimento degli scopi legittimamente perseguiti dalla normativa di cui trattasi,
         fermo restando che, qualora sia possibile una scelta tra più misure appropriate, si deve ricorrere a quella meno restrittiva
         e che gli inconvenienti causati non devono essere sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti (sentenza della Corte 5 maggio
         1998, causa C‑180/96, Regno Unito/Commissione, Racc. pag. I‑2265, punto 96, e sentenza del Tribunale 12 settembre 2007, causa
         T‑30/05, Prym e Prym Consumer/Commissione, non pubblicata nella Raccolta, punto 223).
      
      429    Per quanto riguarda la percentuale di un’eventuale riduzione dell’importo di un’ammenda per la mancata contestazione dei fatti,
         si deve rilevare che dalla giurisprudenza risulta che un’impresa che dichiari espressamente di non contestare gli elementi
         di fatto sui quali la Commissione ha fondato i propri addebiti può essere considerata alla stregua di un’impresa che ha contribuito
         ad agevolare il compito della Commissione, consistente nell’accertare e nel reprimere le violazioni delle regole di concorrenza
         dell’Unione (sentenze del Tribunale 14 maggio 1998, causa T‑352/94, Mo och Domsjö/Commissione, Racc. pag. II‑1989, punto 395,
         e causa T‑327/94, SCA Holding/Commissione, Racc. pag. II‑1373, punto 157).
      
      430    Al punto 758 della decisione impugnata la Commissione ha tuttavia indicato che «[p]er stabilire l’entità della riduzione si
         dovrà tenere conto del fatto che la cooperazione offerta dopo la comunicazione degli addebiti, allorché la Commissione ha
         già accertato tutti gli elementi dell’infrazione, in un momento nel quale l’impresa è già a conoscenza di tutti gli elementi
         d’indagine e ha avuto accesso agli atti dell’inchiesta, può contribuire, nel migliore dei casi, solo marginalmente all’inchiesta
         della Commissione». Essa ha aggiunto che, «[i]n generale, l’ammissione dei fatti in tali circostanze costituisce tutt’al più
         un elemento di prova atto a confermare fatti che la Commissione considererebbe, di regola, sufficientemente dimostrati da
         altri elementi di prova versati agli atti».
      
      431    A tale proposito di deve ricordare che la comunicazione sulla cooperazione del 2002 esige un livello elevato di cooperazione
         con la Commissione, prevedendo peraltro «una corrispondenza più stretta tra l’entità della riduzione delle ammende e il valore
         del contributo di un’impresa all’accertamento dell’esistenza dell’infrazione» (punto 5 della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002). Pertanto, da un lato, come si è già rilevato supra al punto 378, a differenza della comunicazione sulla cooperazione
         del 1996, la comunicazione sulla cooperazione del 2002 non prevede una riduzione dell’importo delle ammende per la mancata
         contestazione dei fatti e, dall’altro, per quanto riguarda le domande presentate alla Commissione in forza della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002, la riduzione massima che possono ottenere le imprese che non siano la prima o la seconda a soddisfare
         la condizione enunciata al punto 21 di detta comunicazione, ma i cui elementi di prova costituiscano nondimeno un valore aggiunto
         significativo rispetto a quelli già in possesso della Commissione, ammonta al 20%.
      
      432    Tenuto conto di quanto precede e del fatto che le riduzioni concesse nel caso di specie per la mancata contestazione dei fatti
         si sommano alle riduzioni delle ammende già concesse nell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002, nonché del
         valore marginale di una cooperazione offerta dopo la comunicazione degli addebiti (punto 758 della decisione impugnata), la
         Commissione non ha violato il principio di proporzionalità concedendo una riduzione delle ammende del 10% a ThyssenKrupp per
         la mancata contestazione dei fatti relativi alle intese in Belgio, in Germania, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi. Inoltre,
         le ricorrenti nelle cause T‑144/07 e T‑154/07 non forniscono alcun elemento diretto a dimostrare che la Commissione le abbia
         indotte a non contestare i fatti, sicché la loro censura relativa alla violazione del principio di buona amministrazione non
         può comunque essere accolta.
      
      433    In terzo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07 rilevano che ThyssenKrupp, la quale avrebbe informato
         la Commissione dei tentativi dei partecipanti all’infrazione in Germania di ostacolare la sua inchiesta, ha subito un trattamento
         discriminatorio rispetto alle imprese che hanno contestato tali comportamenti, dato che le due categorie di imprese hanno
         ricevuto la medesima riduzione dell’ammenda per la loro cooperazione al di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002. La ricorrente nella causa T‑144/07 fa inoltre valere a tale riguardo che una riduzione dell’importo dell’ammenda
         dell’1% viene applicata a tutte le imprese, a prescindere dalla loro cooperazione.
      
      434    Questa censura non può essere accolta. Dal momento che le affermazioni di ThyssenKrupp relative ai tentativi di ostacolare
         l’inchiesta non potevano rafforzare la capacità della Commissione di dimostrare l’infrazione (v. supra punto 386), la cooperazione
         utile di ThyssenKrupp al di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002 si limita alla mancata contestazione
         dei fatti. La cooperazione di ThyssenKrupp è quindi comparabile a quella delle altre imprese che, per quanto concerne la cooperazione
         al di fuori di detta comunicazione, si sono limitate a non contestare i fatti esposti nella comunicazione degli addebiti.
      
      435    In quarto luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sostengono che il metodo di calcolo della
         riduzione dell’1% per la mancata contestazione dei fatti arreca un pregiudizio finanziario a ThyssenKrupp rispetto alle altre
         imprese implicate nel procedimento amministrativo. Infatti, con riferimento a ThyssenKrupp, la Commissione avrebbe calcolato
         le riduzioni delle ammende concesse in due fasi, vale a dire, rispettivamente in Belgio e nei Paesi Bassi, riduzioni del 20
         e del 40% a titolo della cooperazione nell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002 e successivamente riduzioni
         dell’1% a titolo della cooperazione al di fuori dell’ambito della detta comunicazione. Orbene, per altre imprese la riduzione
         dell’1% sarebbe stata applicata direttamente all’ammenda fissata dalla Commissione. Pertanto, con il suo metodo di calcolo,
         la Commissione favorirebbe le imprese che non hanno ottenuto alcuna riduzione dell’importo dell’ammenda sulla base della comunicazione
         sulla cooperazione del 2002 rispetto alle imprese che hanno cooperato durante il procedimento amministrativo.
      
      436    Si è già ricordato (v. supra punto 365) che, secondo una giurisprudenza costante, la Commissione non può violare il principio
         della parità di trattamento nell’ambito della sua valutazione della cooperazione fornita dalle imprese partecipanti a un’intesa.
      
      437    Tuttavia, oltre al fatto che le riduzioni degli importi delle ammende concesse nell’ambito della comunicazione sulla cooperazione
         del 2002 e le riduzioni accordate al di fuori dell’ambito di tale comunicazione costituiscono fasi distinte del calcolo dell’importo
         delle ammende, è giocoforza constatare che le imprese che hanno cooperato sia nell’ambito di detta comunicazione che al di
         fuori di essa, da una parte, e le imprese che hanno cooperato soltanto al di fuori dell’ambito della medesima comunicazione,
         dall’altra, non si trovano in situazioni comparabili. Pertanto, la censura relativa ad un’asserita violazione del principio
         di parità di trattamento non può essere accolta.
      
      438    Da ciò consegue che il presente motivo dev’essere integralmente respinto.
      
       Sul motivo concernente la violazione dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003
      439    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 fanno valere che le ammende imposte
         all’art. 2 della decisione impugnata per le infrazioni ivi constatate contravvengono all’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003,
         in quanto la Commissione per determinare il tetto del 10% del fatturato delle imprese in questione si sarebbe basata sul fatturato
         del gruppo ThyssenKrupp, anziché su quello delle controllate che hanno partecipato direttamente alle infrazioni.
      
      440    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 fanno valere, in primo luogo, che non
         si possono imputare a TKAG e TKE le infrazioni commesse dalle loro rispettive controllate e che, pertanto, il tetto del 10%
         del fatturato previsto dall’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003 dovrebbe essere calcolato sulla base del fatturato di
         dette controllate.
      
      441    Tuttavia, è giocoforza constatare che tale censura si confonde con quelle esaminate supra ai punti 100‑149, relative all’imputazione
         alle società controllanti del gruppo ThyssenKrupp dei comportamenti costituenti infrazione delle loro controllate. Orbene,
         dalle considerazioni svolte a tale riguardo emerge che la Commissione ha ritenuto a giusto titolo che TKAG e TKE formino un’unità
         economica con le loro rispettive controllate. Tale censura va pertanto respinta.
      
      442    In secondo luogo, le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 affermano che, in
         ogni caso, la determinazione del livello massimo delle ammende sulla base del fatturato della società controllante è parimenti
         esclusa in quanto l’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003 farebbe riferimento alle «imprese partecipanti all’infrazione».
         Il tetto del 10% si applicherebbe quindi al volume d’affari del contravventore, che ha partecipato direttamente all’infrazione,
         e non a quello della società controllante solidalmente responsabile.
      
      443    A tale proposito, si deve rilevare che l’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003 dispone che, per «ciascuna impresa o associazione
         di imprese partecipanti all’infrazione, l’ammenda non deve superare il 10% del fatturato totale realizzato durante l’esercizio
         sociale precedente». Secondo una giurisprudenza costante, il fatturato di cui alla menzionata disposizione si riferisce al
         fatturato complessivo dell’impresa considerata (v. sentenze Dalmine/Commissione, cit. al punto 55 supra, punto 146, e Prym
         e Prym Consumer/Commissione, cit. al punto 428 supra, punto 177 e giurisprudenza ivi citata).
      
      444    Pertanto, il tetto del 10% del fatturato previsto dall’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003 dev’essere calcolato sulla
         base del volume d’affari complessivo di tutte le società che costituiscono l’entità economica che agisce in qualità di impresa
         ai sensi dell’art. 81 CE (sentenze del Tribunale HFB e a./Commissione, cit. al punto 311 supra, punto 528, e 15 giugno 2005,
         cause riunite T‑71/03, T‑74/03, T‑87/03 e T‑91/03, Tokai Carbon e a./Commissione, non pubblicata nella Raccolta, punto 390).
      
      445    Orbene, nella specie la Commissione ha dimostrato che TKAG formava, ai fini dell’applicazione dell’art. 81 CE, un’unità economica
         con le sue controllate di cui all’art. 1 della decisione impugnata (v. supra punti 100‑149). Alla luce della giurisprudenza
         citata supra ai punti 443 e 444, per calcolare le ammende inflitte all’art. 2 della decisione impugnata la Commissione si
         è giustamente basata sul fatturato della società controllante, al fine di fissare le ammende ad un livello sufficientemente
         dissuasivo.
      
      446    Ne consegue che la Commissione non ha violato l’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003 basandosi sul fatturato di TKAG per
         determinare il tetto del 10% del volume d’affari per le ammende da infliggere per le infrazioni commesse dalle società del
         gruppo ThyssenKrupp. Poiché le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 non sostengono
         che l’ammenda ad esse inflitta superi il limite del 10% di detto volume d’affari, le loro censure devono essere respinte.
      
       Sul motivo concernente la violazione del principio di proporzionalità nel calcolo dell’importo finale delle ammende
      447    Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 fanno valere che l’importo finale delle ammende
         che sono state loro inflitte è sproporzionato.
      
      448    Per dimostrare la violazione del principio di proporzionalità le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07 sottolineano,
         innanzi tutto, il carattere nazionale delle infrazioni sanzionate nella decisione impugnata. Poi, le ricorrenti nelle cause
         T‑144/07, T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07 fanno valere che le ammende inflitte a ThyssenKrupp per le infrazioni in Belgio e
         in Lussemburgo sono eccessive rispetto alle dimensioni dei mercati di cui trattasi e non riflettono correttamente i rapporti
         di forza economici esistenti tra le imprese partecipanti alle infrazioni, i quali sarebbero stati determinanti al momento
         della commissione degli illeciti. Le ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sottolineano, sempre in
         tale contesto, che le ammende loro inflitte per le infrazioni in Belgio e nei Paesi Bassi sono un multiplo dei rispettivi
         fatturati di TKLA e TKL. Infine, la ricorrente nella causa T‑144/07 sostiene che il principio di proporzionalità obbliga la
         Commissione a fissare l’importo definitivo dell’ammenda in modo da riflettere la portata esatta della cooperazione di cui
         TKLA avrebbe dato prova, in particolare a prendere in considerazione la promessa di immunità fatta dall’autorità belga garante
         della concorrenza. A tale proposito la ricorrente nella causa T‑154/07 fa valere altresì che la Commissione avrebbe dovuto
         tenere conto dell’immunità che TKL avrebbe ottenuto dall’autorità olandese garante della concorrenza.
      
      449    In via preliminare, va ricordato che dal principio di proporzionalità discende che gli atti delle istituzioni dell’Unione
         non devono superare i limiti di quanto sia idoneo e necessario al conseguimento degli scopi legittimi perseguiti dalla normativa
         in questione, fermo restando che, qualora sia possibile una scelta fra più misure appropriate, si deve ricorrere alla meno
         restrittiva, e che gli inconvenienti causati non devono essere sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti (v. supra, punto 428).
      
      450    Ne consegue che le ammende non devono essere sproporzionate rispetto agli scopi perseguiti, vale a dire rispetto alle norme
         in materia di concorrenza, e che l’importo dell’ammenda inflitta ad un’impresa per un’infrazione in materia di concorrenza
         deve essere proporzionata all’infrazione, valutata complessivamente, tenendo conto in particolare della sua gravità (sentenza
         Prym e Prym Consumer/Commissione, cit. al punto 428 supra, punto 224). Inoltre, nella determinazione dell’importo delle ammende,
         la Commissione può tenere conto dell’esigenza di garantire alla stesse un effetto sufficientemente dissuasivo (v., in tal
         senso, sentenza Musique Diffusion française e a./Commissione, cit. al punto 247 supra, punto 108, e sentenza del Tribunale
         14 maggio 1998, causa T‑304/94, Europa Carton/Commissione, Racc. pag. II‑869, punto 89).
      
      451    Si deve rilevare, innanzi tutto, che nella specie le intese consistevano principalmente in un accordo collusivo segreto tra
         concorrenti per ripartirsi i mercati o congelare le quote di mercato attribuendosi i progetti relativi alla vendita e all’installazione
         di ascensori e/o di scale mobili nuovi, e per non farsi concorrenza nel settore della manutenzione e dell’ammodernamento di
         ascensori e scale mobili (tranne in Germania, in cui l’attività di manutenzione e di ammodernamento non è stata oggetto di
         discussioni tra i membri dell’intesa). Orbene, tali infrazioni rientrano per loro stessa natura tra le violazioni più gravi
         dell’articolo 81 CE (punto 658 della decisione impugnata).
      
      452    A tale riguardo, le dimensioni relativamente ridotte del mercato dei prodotti di cui trattasi, quand’anche appurate, sono
         meno importanti di tutti gli altri elementi a sostegno della gravità dell’infrazione (v., in tal senso, sentenza Roquette
         Frères/Commissione, cit. al punto 185 supra, punto 151). Vanno quindi respinti gli argomenti delle ricorrenti secondo cui
         le ammende inflitte dalla Commissione sarebbero sproporzionate rispetto alle dimensioni dei mercati rilevanti.
      
      453    In seguito, per quanto concerne la proporzionalità delle ammende rispetto alle dimensioni e alla potenza economica delle unità
         economiche interessate, che agiscono in qualità di impresa ai sensi dell’art. 81 CE, si deve ricordare che dalle suesposte
         considerazioni emerge che esse non superano il tetto di cui all’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003, inteso ad evitare
         che le ammende siano sproporzionate rispetto all’importanza dell’impresa (v., in tal senso, sentenza Musique Diffusion française
         e a./Commissione, cit. al punto 247 supra, punto 129, e sentenza Prym e Prym Consumer/Commissione, cit. al punto 428 supra,
         punto 229).
      
      454    Inoltre, secondo una giurisprudenza costante, ai fini della determinazione delle ammende la Commissione può prendere in considerazione
         segnatamente le dimensioni e la potenza economica dell’unità economica che agisce in qualità di impresa ai sensi dell’art. 81 CE.
         Tuttavia, l’impresa pertinente da prendere in considerazione nel caso di specie non corrisponde a ciascuna controllata che
         ha partecipato alle infrazioni constatate all’art. 1, nn. 1, 3 e 4, della decisione impugnata. Al contrario, dall’analisi
         sopra esposta risulta che le imprese che hanno commesso le infrazioni di cui all’art. 1, nn. 1, 3 e 4, quarto trattino, della
         decisione impugnata sono costituite da TKAG e dall’insieme delle sue controllate menzionate nelle dette disposizioni della
         decisione impugnata (v. supra punti 100‑149). Pertanto, devono essere respinti gli argomenti delle ricorrenti che si limitano
         a dimostrare una sproporzione tra l’importo delle ammende inflitte dalla Commissione e il fatturato realizzato da tali controllate,
         ad esclusione della società controllante.
      
      455    Per di più, dalla giurisprudenza risulta che la Commissione non è tenuta, in sede di determinazione dell’ammontare delle ammende
         in funzione della gravità e della durata dell’infrazione in questione, ad assicurare, nel caso in cui siano inflitte ammende
         a diverse imprese coinvolte in una stessa infrazione, che gli importi finali delle ammende a cui è giunto il suo calcolo per
         le imprese interessate rendano conto di ogni differenza tra le stesse imprese in ordine al loro fatturato complessivo o al
         loro fatturato sul mercato interessato dall’infrazione (v., in tal senso, sentenza Dansk Rørindustri e a./Commissione, cit.
         al punto 94 supra, punto 312, e sentenza del Tribunale 4 luglio 2006, causa T‑304/02, Hoek Loos/Commissione, Racc. pag. II‑1887,
         punto 84).
      
      456    Infatti, il Tribunale ha già considerato che l’importo finale dell’ammenda non costituisce, a priori, un elemento appropriato
         per determinare un’eventuale mancanza di proporzionalità dell’ammenda alla luce dell’importanza dei partecipanti dell’intesa.
         Infatti, la determinazione del detto importo finale è, in particolare, funzione di diverse circostanze collegate al comportamento
         individuale dell’impresa in questione, e non alla sua quota di mercato o al suo fatturato, come la durata dell’infrazione,
         l’esistenza di circostanze aggravanti o attenuanti e il grado di cooperazione della detta impresa (sentenza Hoek Loos/Commissione,
         cit. al punto 455 supra, punti 85 e 86).
      
      457    Inoltre, dai punti 672, 673, 674, 676, 680 e 686 della decisione impugnata risulta che la Commissione, in sede di fissazione
         dell’importo di partenza specifico delle ammende, ha applicato un trattamento differenziato alle imprese interessate, al fine
         di tenere conto della loro importanza sui mercati interessati dalle intese. Infatti, la Commissione ha suddiviso le imprese
         «in varie categorie in funzione del volume d’affari realizzato nel settore degli ascensori e/o delle scale mobili, compresi,
         se del caso, i servizi di manutenzione e di ammodernamento» (punto 673 della decisione impugnata). Non possono quindi essere
         accolti gli argomenti delle ricorrenti secondo cui le ammende inflitte non rifletterebbero correttamente i rapporti di forza
         economici esistenti tra le imprese che hanno partecipato all’infrazione.
      
      458    Infine, devono essere parimenti respinti gli argomenti delle ricorrenti nelle cause T‑144/07 e T‑154/07 secondo cui la Commissione
         non avrebbe tenuto conto della portata della cooperazione di ThyssenKrupp in Belgio e secondo cui essa avrebbe dovuto prendere
         in considerazione gli atti delle autorità nazionali garanti della concorrenza.
      
      459    Si deve infatti ricordare che la cooperazione di TKLA per l’accertamento dell’infrazione in Belgio è stata debitamente presa
         in considerazione dalla Commissione ai punti 769‑774 della decisione impugnata. Dalle suesposte considerazioni (v. supra,
         punti 338‑370) emerge altresì che la Commissione non è incorsa in alcun errore manifesto di valutazione a tale riguardo. Inoltre,
         dai precedenti punti 156‑190 emerge che le ricorrenti non possono nemmeno far valere promesse di immunità asseritamente formulate
         dalle autorità belga e olandese garanti della concorrenza.
      
      460    Alla luce delle precedenti considerazioni, il motivo sollevato dalle ricorrenti nelle cause T‑144/07, T‑148/07, T‑149/07,
         T‑150/07 e T‑154/07 concernente la violazione del principio di proporzionalità nel calcolo dell’importo finale dell’ammenda
         dev’essere respinto.
      
       Sulla determinazione dell’importo finale delle ammende
      461    Come risulta dai precedenti punti 303‑323, occorre riformare la decisione impugnata nella parte in cui impone, per recidiva,
         una maggiorazione del 50% dell’importo di base delle ammende inflitte a ThyssenKrupp nella decisione impugnata.
      
      462    L’importo finale di dette ammende è dunque calcolato come segue:
      
      –        per l’infrazione in Belgio: l’importo di base dell’ammenda (EUR 57 750 000) è ridotto del 20% a titolo della cooperazione
         nell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002, il che determina un importo di EUR 46 200 000, e dell’1% a titolo
         della cooperazione al di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002, ottenendo in tal modo un importo
         finale di ERU 45 738 000;
      
      –        per l’infrazione in Germania: l’importo di base dell’ammenda (EUR 252 000 000) è ridotto dell’1% a titolo della cooperazione
         al di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002, il che determina un importo finale dell’ammenda di
         EUR 249 480 000;
      
      –        per l’infrazione in Lussemburgo: l’importo di base dell’ammenda (EUR 9 000 000) è ridotto dell’1% a titolo della cooperazione
         al di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002, il che determina un importo finale dell’ammenda di
         EUR 8 910 000;
      
      –        per l’infrazione nei Paesi Bassi: l’importo di base dell’ammenda (EUR 26 350 000) è ridotto del 40% a titolo della cooperazione
         nell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002, il che determina un importo di EUR 15 810 000, e dell’1% a titolo
         della cooperazione al di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002, ottenendo in tal modo un importo
         finale dell’ammenda di EUR 15 651 900.
      
       Sulle spese
      463    Ai sensi dell’art. 87, n. 3, del regolamento di procedura, se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi, il Tribunale
         può ripartire le spese o decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese. Nella fattispecie, si deve dichiarare che
         le ricorrenti sopporteranno i tre quarti delle proprie spese nonché tre quarti delle spese sostenute dalla Commissione. La
         Commissione sopporterà un quarto delle proprie spese e un quarto delle spese sostenute dalle ricorrenti.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Le cause T‑144/07, T‑147/07, T‑148/07, T‑149/07, T‑150/07 e T‑154/07 sono riunite ai fini della presente sentenza.
      2)      L’art. 2, n. 1, quarto trattino, n. 2, quarto trattino, n. 3, quarto trattino, e n. 4, quarto trattino, della decisione della
            Commissione 21 febbraio 2007, C (2007) 512 def., relativa ad un procedimento di applicazione dell’articolo 81 [CE] (Caso COMP/E-1/38.823
            – Ascensori e scale mobili), è annullato.
      3)      Nelle cause T‑144/07, T‑149/07 e T‑150/07, l’importo dell’ammenda inflitta a ThyssenKrupp Liften Ascenseurs NV, ThyssenKrupp
            Elevator AG e ThyssenKrupp AG all’art. 2, n. 1, quarto trattino, della decisione C (2007) 512 per l’infrazione in Belgio è
            fissato in EUR 45 738 000.
      4)      Nelle cause T‑147/07, T‑149/07 e T‑150/07, l’importo dell’ammenda inflitta a ThyssenKrupp Aufzüge GmbH, ThyssenKrupp Fahrtreppen
            GmbH, ThyssenKrupp Elevator e ThyssenKrupp all’art. 2, n. 2, quarto trattino, della decisione C (2007) 512 per l’infrazione
            in Germania è fissato in EUR 249 480 000.
      5)      Nelle cause T‑148/07, T‑149/07 e T‑150/07, l’importo dell’ammenda inflitta a ThyssenKrupp Ascenseurs Luxembourg Sàrl, ThyssenKrupp
            Elevator e ThyssenKrupp all’art. 2, n. 3, quarto trattino, della decisione C (2007) 512 per l’infrazione in Lussemburgo è
            fissato in EUR 8 910 000.
      6)      Nelle cause T‑150/07 e T‑154/07, l’importo dell’ammenda inflitta a ThyssenKrupp Liften BV e ThyssenKrupp all’art. 2, n. 4,
            quarto trattino, della decisione C (2007) 512 per l’infrazione nei Paesi Bassi è fissato in EUR 15 651 900.
      7)      I ricorsi sono respinti quanto al resto.
      8)      In ciascuna causa le ricorrenti sopporteranno i tre quarti delle proprie spese nonché i tre quarti delle spese della Commissione
            europea. La Commissione sopporterà un quarto delle proprie spese nonché un quarto delle spese delle ricorrenti.
      
      
               Martins Ribeiro 
            
            
                Wahl 
            
            
                Dittrich
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 13 luglio 2011.
      Firme
      
      Indice
      
      Procedimento amministrativo
      1.  Indagine della Commissione
      Belgio
      Germania
      Lussemburgo
      Paesi Bassi
      2.  Comunicazione degli addebiti
      3.  Decisione impugnata
      Procedimento e conclusioni delle parti
      Nel merito
      1.  Osservazioni preliminari
      2.  Sulle domande di annullamento della decisione impugnata
      Sul motivo concernente la mancanza di competenza della Commissione
      Sul primo capo, vertente su una violazione dell’art. 81, n. 1, CE, in quanto le intese in questione non pregiudicherebbero
         il commercio fra Stati membri
      
      Sul secondo capo, relativo ad una violazione del regolamento n. 1/2003, della comunicazione sulla cooperazione nell’ambito
         della rete e dei principi di parità di trattamento e di tutela del legittimo affidamento, in quanto la Commissione avrebbe
         dovuto lasciare alle autorità nazionali garanti della concorrenza interessate il compito di reprimere le infrazioni
      
      Sul motivo concernente una violazione dei principi che disciplinano l’imputazione della responsabilità per le violazioni dell’art. 81 CE,
         della presunzione di innocenza, della personalità delle pene e della parità di trattamento, nonché una violazione dei diritti
         della difesa e dell’art. 253 CE nell’imputazione alle società controllanti delle infrazioni commesse dalle loro controllate
      
      Osservazioni preliminari
      Sull’imputazione a TKE e TKAG delle infrazioni constatate all’art. 1 della decisione impugnata
      –  Sulla presunzione di responsabilità di TKAG e TKE per i comportamenti delle loro controllate
      –  Sugli elementi addotti dalle ricorrenti al fine di confutare la presunzione di responsabilità di TKAG e TKE per il comportamento
         delle rispettive controllate
      
      Sulla violazione dell’obbligo di motivazione e dei diritti della difesa
      Sulle domande di misure istruttorie
      3.  Sulle domande di annullamento o di riduzione dell’importo delle ammende inflitte
      Sul motivo concernente una violazione del principio del ne bis in idem
      Sul motivo concernente una violazione degli orientamenti del 1998, dei principi di proporzionalità e di parità di trattamento
         nonché dei diritti della difesa nella determinazione dell’importo di partenza delle ammende in funzione della gravità delle
         infrazioni
      
      Osservazioni preliminari
      Decisione impugnata
      Sull’asserita illegittimità degli importi di partenza generali delle ammende
      Sull’asserita illegittimità degli importi di partenza specifici delle ammende
      Sul motivo concernente una violazione degli orientamenti del 1998, del principio di proporzionalità, dell’art. 253 CE e del
         principio della parità di trattamento nell’applicazione del coefficiente moltiplicatore di gruppo al fine di tener conto dell’obiettivo
         di dissuasione nello stabilire l’importo di partenza delle ammende
      
      Sul motivo concernente una violazione degli orientamenti del 1998, del principio di proporzionalità e dei diritti della difesa
         nell’aumento dell’importo di base delle ammende fino al 50% a titolo della recidiva
      
      Sul motivo concernente una violazione della comunicazione sulla cooperazione del 2002 e una violazione dei principi di tutela
         del legittimo affidamento e di parità di trattamento nella valutazione della cooperazione
      
      Sulla comunicazione sulla cooperazione del 2002
      Sul margine di discrezionalità della Commissione e sul controllo del giudice dell’Unione
      Sulla cooperazione di ThyssenKrupp ai fini dell’accertamento dell’infrazione in Belgio
      Sulla cooperazione di ThyssenKrupp ai fini dell’accertamento dell’infrazione in Germania
      Sulla cooperazione di ThyssenKrupp ai fini dell’accertamento dell’infrazione in Lussemburgo
      Sul motivo concernente la violazione dei principi di tutela del legittimo affidamento, di parità di trattamento, di proporzionalità
         e di buona amministrazione nella determinazione dell’importo della riduzione delle ammende concessa per la cooperazione al
         di fuori dell’ambito della comunicazione sulla cooperazione del 2002
      
      Sul motivo concernente la violazione dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003
      Sul motivo concernente la violazione del principio di proporzionalità nel calcolo dell’importo finale delle ammende
      Sulla determinazione dell’importo finale delle ammende
      Sulle spese
      * Lingue processuali: l’olandese e il tedesco.
      
      1 – Dati confidenziali omessi.