CELEX: 32018H0951
Language: it
Date: 2018-06-22 00:00:00
Title: Raccomandazione (UE) 2018/951 della Commissione, del 22 giugno 2018, sulle norme riguardanti gli organismi per la parità

4.7.2018   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               L 167/28
            
         RACCOMANDAZIONE (UE) 2018/951 DELLA COMMISSIONE
   del 22 giugno 2018
   sulle norme riguardanti gli organismi per la parità
   LA COMMISSIONE EUROPEA,
   visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 292,
   considerando quanto segue:
   
               (1)
            
            
               Ai sensi dell'articolo 2 del trattato sull'Unione europea, l'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra uomini e donne.
            
         
               (2)
            
            
               L'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce che nelle sue azioni l'Unione mira a eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne.
            
         
               (3)
            
            
               L'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (Carta) vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale. L'articolo 23 della Carta sancisce il diritto alla parità fra donne e uomini in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione. Ai sensi dell'articolo 26 della Carta l'Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità. Inoltre, l'articolo 20 della Carta sancisce l'uguaglianza di tutte le persone davanti alla legge.
            
         
               (4)
            
            
               L'articolo 19 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce che, fatte salve le altre disposizioni dei trattati e nell'ambito delle competenze da essi conferite all'Unione, il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa approvazione del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale. A norma dell'articolo 157, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio adottano misure che assicurino l'applicazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, ivi compreso il principio della parità delle retribuzioni per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
            
         
               (5)
            
            
               Sulla base di queste disposizioni sono state adottate numerose direttive che sanciscono il divieto di discriminazione in settori specifici.
            
         
               (6)
            
            
               La direttiva 2000/43/CE del Consiglio (1) vieta le discriminazioni dirette e indirette fondate sulla razza o sull'origine etnica, comprese le molestie. La direttiva si applica a tutte le persone sia del settore pubblico che del settore privato, compresi gli organismi di diritto pubblico, per quanto attiene a) alle condizioni di accesso all'occupazione e al lavoro, sia dipendente che autonomo, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione indipendentemente dal ramo di attività e a tutti i livelli della gerarchia professionale, nonché alla promozione; b) all'accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale, inclusi i tirocini professionali; c) all'occupazione e alle condizioni di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e la retribuzione; d) all'affiliazione e all'attività in un'organizzazione di lavoratori o di datori di lavoro o in qualunque organizzazione i cui membri esercitino una particolare professione, nonché alle prestazioni erogate da tali organizzazioni; e) alla protezione sociale, comprese la sicurezza sociale e l'assistenza sanitaria; f) alle prestazioni sociali; g) all'istruzione; h) all'accesso a beni e servizi che sono a disposizione del pubblico e alla loro fornitura, incluso l'alloggio.
            
         
               (7)
            
            
               La direttiva 2000/78/CE del Consiglio (2) vieta le discriminazioni dirette o indirette, comprese le molestie, fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali per quanto concerne l'occupazione e la formazione professionale. La direttiva si applica a tutte le persone sia del settore pubblico che del settore privato, compresi gli organismi di diritto pubblico, in relazione alle lettera da a) a d) del precedente considerando.
            
         
               (8)
            
            
               La direttiva 2004/113/CE del Consiglio (3) vieta le discriminazioni dirette e indirette fondate sul sesso, comprese le molestie e le molestie sessuali, per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.
            
         
               (9)
            
            
               La direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (4), sulla parità tra uomini e donne, vieta la discriminazione diretta e indiretta fondata sul sesso, comprese le molestie e le molestie sessuali, per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro, tra cui la retribuzione e i regimi professionali di sicurezza sociale.
            
         
               (10)
            
            
               La direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (5) vieta le discriminazioni dirette e indirette, comprese le molestie e le molestie sessuali, fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma. Nell'ambito di applicazione della direttiva rientrano tutti i tipi di discriminazione, con espressa menzione della protezione sociale e delle prestazioni di maternità.
            
         
               (11)
            
            
               Gli Stati membri hanno recepito tutte le summenzionate direttive (di seguito le «direttive sulla parità»). Le direttive sulla parità, ad eccezione della direttiva 2000/78/CE, prevedono che gli Stati membri istituiscano uno o più organismi per la promozione (inclusi l'analisi, il monitoraggio e il sostegno) della parità di trattamento di tutte le persone, senza discriminazioni fondate sui motivi indicati nella rispettiva direttiva (di seguito «organismi per la parità»). Tutti gli Stati membri hanno pertanto istituito organismi per la parità.
            
         
               (12)
            
            
               La presente raccomandazione si applica agli organismi per la parità istituiti a norma delle direttive sulla parità.
            
         
               (13)
            
            
               Le direttive sulla parità che prevedono l'istituzione di tali organismi impongono agli Stati membri di provvedere affinché questi organismi abbiano competenza, tra l'altro, a fornire assistenza indipendente alle vittime, condurre inchieste indipendenti in materia di discriminazione, pubblicare relazioni indipendenti e formulare raccomandazioni su tutte le questioni connesse a tale discriminazione.
            
         
               (14)
            
            
               Inoltre, il 2 luglio 2008 la Commissione ha adottato una proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (6). Nell'ambito di applicazione della proposta rientrano: a) la protezione sociale, comprese la sicurezza sociale e l'assistenza sanitaria; b) le prestazioni sociali; c) l'istruzione; h) l'accesso a beni e servizi che sono a disposizione del pubblico e la loro fornitura, incluso l'alloggio. A norma della direttiva proposta, gli Stati membri sono tenuti a designare uno o più organismi per la parità competenti anche per questi settori, che possono essere gli stessi organismi già istituiti in applicazione delle direttive sulla parità. Anche se la proposta non è stata ancora adottata, gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati a designare organismi per la parità competenti anche per questi ambiti, dato che l'esperienza dimostra che la designazione di tali organismi rafforza la protezione dalle discriminazioni.
            
         
               (15)
            
            
               Inoltre, le direttive 2006/54/CE e 2010/41/UE impongono agli Stati membri di assicurare che tra i compiti degli organismi per la parità rientri anche lo scambio di informazioni disponibili con i corrispondenti organismi europei.
            
         
               (16)
            
            
               In un certo numero di Stati membri il mandato degli organismi per la parità ricomprende anche i reati generati dall'odio e l'incitamento all'odio. Si tratta di un elemento importante, in particolare per quanto riguarda l'attuazione efficace della decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio (7) sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, che stabilisce norme minime in materia di punibilità, azione penale e sanzioni per i reati di odio razziale e di incitamento all'odio.
            
         
               (17)
            
            
               Oltre a istituire organismi per la parità, nel rispetto dell'obbligo imposto dalle direttive sulla parità, la maggior parte degli Stati membri ha esteso il mandato dei propri organismi in modo da ricomprendervi le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale in materia di occupazione e condizioni di lavoro, accesso a beni e servizi e loro fornitura, istruzione, protezione sociale e benefici sociali, coprendo in tal modo sia l'ambito di applicazione della direttiva 2000/78/CE che altri settori.
            
         
               (18)
            
            
               Il testo delle direttive sulla parità concede un ampio margine di discrezionalità agli Stati membri in merito alla struttura e al funzionamento degli organismi per la parità, il che si è tradotto in differenze significative tra gli organismi per la parità istituiti negli Stati membri in termini di mandato, competenze, risorse, struttura e funzionamento operativo. A volte questa situazione determina a sua volta un accesso insoddisfacente alla protezione per i cittadini, protezione che è ineguale da uno Stato membro all'altro (8).
            
         
               (19)
            
            
               Alcuni Stati membri hanno istituito più di un organismo per la parità, il che richiede la creazione di chiari meccanismi di coordinamento e di cooperazione.
            
         
               (20)
            
            
               In alcuni Stati membri il mandato degli organismi per la parità esistenti è stato esteso agli ambiti più svariati, senza un adeguato aumento delle risorse. Alcuni organismi per la parità hanno persino subito significative riduzioni di bilancio, il che può portare ad una riduzione della capacità di svolgere le funzioni loro assegnate (9).
            
         
               (21)
            
            
               Alcuni studi hanno evidenziato casi di organismi per la parità privi di indipendenza e che non riescono ad operare con efficacia, ad esempio a causa di pressioni esterne o dell'insufficienza di personale (10).
            
         
               (22)
            
            
               In pratica, l'indipendenza potrebbe essere compromessa in particolare quando l'organismo per la parità è istituito nell'ambito di un ministero, che prende istruzioni direttamente dal governo.
            
         
               (23)
            
            
               Gli organismi per la parità non dovrebbero concentrarsi in modo sproporzionato su alcuni compiti a scapito di altri (11).
            
         
               (24)
            
            
               Per aiutare i gruppi o gli individui discriminati a esercitare i loro diritti, gli organismi per la parità dovrebbero inoltre farsi conoscere al grande pubblico e informarlo sulle norme antidiscriminazione in vigore e sulle modalità per chiedere riparazione. A tal fine, tutti dovrebbero avere facile accesso agli organismi per la parità, sia fisicamente che in rete. Anche la presentazione delle denunce dovrebbe essere facilitata grazie a procedure semplici e gratuite e che tutelino la riservatezza.
            
         
               (25)
            
            
               Per consentire agli organismi per la parità di funzionare correttamente e uniformemente in tutta l'Unione, è opportuno raccomandare agli Stati membri norme riguardanti gli organismi per la parità.
            
         
               (26)
            
            
               La necessità di norme riguardanti gli organismi per la parità è stata ribadita nella relazione congiunta del 2014 sull'applicazione delle direttive 2000/43/CE e 2000/78/CE (12), nella relazione del 2015 sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE (13), oltre che nella relazione di valutazione della raccomandazione 2014 sulla trasparenza retributiva e nel piano d'azione dell'UE per il 2017-2019 «Affrontare il problema del divario retributivo di genere» (14). Anche il Parlamento europeo, in una risoluzione del 2015 (15), ha sollecitato l'emanazione di norme riguardanti gli organismi per la parità.
            
         
               (27)
            
            
               Norme riguardanti gli organismi per la parità e le istituzioni per i diritti umani sono già state adottate dalle Nazioni Unite (16), dalla European Network of Equality Bodies (rete europea degli organismi per la parità) (17) e dal Consiglio d'Europa (18).
            
         
               (28)
            
            
               La presente raccomandazione è rivolta agli Stati membri. Essa intende contribuire a colmare il divario normativo in materia di organismi per la parità in Europa.
            
         
               (29)
            
            
               La raccomandazione fissa norme in materia di mandato, indipendenza, efficacia, accessibilità e coordinamento degli organismi per la parità e sull'accesso a tali organismi, allo scopo di assicurare che detti organismi possano svolgere efficacemente i loro compiti.
            
         
               (30)
            
            
               La presente raccomandazione mette in pratica l'impegno assunto dalla Commissione di incoraggiare e aiutare gli Stati membri a migliorare la loro capacità di attuare la normativa dell'Unione e di fornire strumenti di ricorso per assicurare che i singoli e i gruppi tutelati dal diritto dell'Unione che sono vittime di discriminazione possano godere pienamente dei loro diritti, in linea con la comunicazione «Diritto dell'Unione europea: risultati migliori attraverso una migliore applicazione» (19). Organismi per la parità indipendenti hanno un ruolo fondamentale nell'attuazione efficace della normativa dell'Unione e nella sua applicazione completa e uniforme. Gli organismi per la parità sono istituzioni preziose anche per lo sviluppo duraturo di società democratiche eque e inclusive.
            
         
               (31)
            
            
               Nei settori di competenza dell'Unione le norme riguardanti gli organismi per la parità devono anche soddisfare i requisiti di accessibilità sanciti dalla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La convenzione, che è stata approvata a nome della Comunità europea con la decisione 2010/48/CE del Consiglio (20), è parte integrante dell'ordinamento giuridico dell'UE e prevalere sul diritto derivato dell'UE.
            
         
               (32)
            
            
               Le direttive 2000/43/CE, 2000/78/CE, 2004/113/CE e 2006/54/CE impongono agli Stati membri l'obbligo di comunicare tutte le informazioni disponibili sull'applicazione delle direttive medesime, in modo che la Commissione possa redigere una relazione di valutazione delle misure da essi adottate a norma delle direttive. La comunicazione deve essere effettuata secondo scadenze prefissate (21), per consentire alla Commissione di adottare e pubblicare la relazione. La trasmissione in detta comunicazione anche delle informazioni sull'osservanza da parte degli Stati membri della presente raccomandazione dovrebbe consentire una valutazione dell'impatto della raccomandazione medesima.
            
         
               (33)
            
            
               A livello dell'Unione, la presente raccomandazione fa salvi i principi del diritto processuale nazionale e le tradizioni giuridiche degli Stati membri. Essa non comporta un ampliamento delle competenze dell'Unione quali definite dai trattati e dal diritto derivato dell'Unione,
            
         HA ADOTTATO LA PRESENTE RACCOMANDAZIONE:
   CAPO I
   
      SCOPO E OGGETTO
   
   
            
               (1)
            
            
               La presente raccomandazione ha lo scopo di stabilire misure che gli Stati membri possono applicare per contribuire ad accrescere l'indipendenza e l'efficacia degli organismi per la parità, in particolare per quanto riguarda la loro capacità di garantire che i singoli e i gruppi che sono vittime di discriminazione possano godere pienamente dei loro diritti.
            
         
            
               (2)
            
            
               Tutti gli Stati membri dovrebbero assicurare che gli organismi per la parità possano svolgere le loro funzioni, definite nelle direttive 2000/43/CE, 2004/113/CE, 2006/54/CE e 2010/41/UE, in modo indipendente ed efficace.
            
         CAPO II
   
      MISURE RACCOMANDATE
   
   1.1.   Mandato degli organismi per la parità
   
   1.1.1.   Motivi di discriminazione e ambiti inclusi nel mandato degli organismi per la parità
   
   
            
               (1)
            
            
               In aggiunta agli obblighi loro imposti dalle direttive 2000/43/CE, 2004/113/CE, 2006/54/CE e 2010/41/UE per quanto riguarda la designazione degli organismi per la promozione della parità di trattamento (di seguito «organismi per la parità»), tutti gli Stati membri dovrebbero valutare la possibilità di designare un organismo per la parità competente per le discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale nell'ambito di applicazione della direttiva 2000/78/CE.
            
         
            
               (2)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero considerare la possibilità di estendere il mandato degli organismi per la parità, in modo da ricomprendervi, per tutti i motivi di discriminazione, gli ambiti dell'impiego e dell'occupazione, dell'accesso a beni e servizi e della loro fornitura, dell'istruzione, della protezione sociale e dei benefici sociali, compreso l'incitamento all'odio in relazione a detti motivi di discriminazione in detti ambiti.
            
         
            
               (3)
            
            
               Sia per gli organismi per la parità a mandato unico che per quelli che hanno mandati plurimi e/o si occupano di vari motivi di discriminazione, la struttura interna degli organismi dovrebbe assicurare che ciascuna parte del mandato e ciascun motivo di discriminazione riceva la dovuta attenzione. Questa dovrebbe essere proporzionata all'impatto del motivo di discriminazione e le risorse dovrebbero essere adeguatamente ripartite.
            
         1.1.2.   Funzioni rientranti nel mandato degli organismi per la parità
   
   
      Assistenza indipendente
   
   
            
               (1)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero tener conto dei seguenti aspetti legati alla prestazione dell'assistenza indipendente alle vittime: ricevere e gestire le denunce individuali o collettive; fornire consulenza giuridica alle vittime, anche dando seguito alle loro denunce; svolgere attività di mediazione e di conciliazione; rappresentare i denuncianti dinanzi all'organo giurisdizionale; agire in qualità di amicus curiae o di esperto, se necessario.
            
         
            
               (2)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero anche prendere in considerazione il fatto che l'assistenza indipendente alle vittime può includere la previsione della possibilità per gli organismi per la parità di agire in giudizio o di prestare assistenza nelle controversie, al fine di affrontare casi specifici di discriminazione strutturale e sistematica selezionati dagli organismi stessi in ragione della frequenza, della gravità o della necessità di chiarimenti giuridici. L'organismo potrebbe agire in giudizio in nome proprio o in nome delle vittime o delle organizzazioni che le rappresentano, in conformità del diritto processuale nazionale.
            
         
            
               (3)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero anche tenere in considerazione il fatto che l'assistenza alle vittime può comprendere l'emanazione di raccomandazioni o, se permesso dalla normativa nazionale, l'adozione di decisioni giuridicamente vincolanti su casi individuali o collettivi di discriminazione, nonché il seguito per assicurarne l'esecuzione.
            
         
            
               (4)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero consentire agli organismi per la parità di raccogliere elementi di prova e informazioni pertinenti, in conformità del diritto nazionale.
            
         
            
               (5)
            
            
               Nei casi in cui gli organismi per la parità sono legittimati a prendere decisioni vincolanti, gli Stati membri dovrebbero attribuire loro anche il potere di imporre sanzioni adeguate, efficaci e proporzionate.
            
         
            
               (6)
            
            
               L'esercizio dei poteri conferiti agli organismi per la parità dovrebbe essere sottoposto ad adeguate garanzie, compresi, se del caso, il ricorso giurisdizionale effettivo e il giusto processo. In particolare, il diritto nazionale, qualora riconosca agli organismi per la parità il potere di adottare decisioni vincolanti, dovrebbe esplicitamente prevedere il diritto di impugnare giudizialmente tali decisioni.
            
         
      Inchieste indipendenti
   
   
            
               (7)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero consentire agli organismi per la parità di effettuare inchieste indipendenti a intervalli regolari. L'ambito e la struttura delle inchieste dovrebbero assicurare la raccolta di una quantità sufficiente di solidi dati quantitativi e qualitativi sulle discriminazioni, che consentano l'analisi necessaria per trarre conclusioni basate sui fatti sulle principali sfide e sui modi per affrontarle.
            
         
      Relazioni indipendenti
   
   
            
               (8)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero consentire agli organismi per la parità di pubblicare relazioni indipendenti a intervalli regolari e di presentarle alle istituzioni pubbliche interessate, compresi, se del caso, i governi e i parlamenti nazionali o regionali competenti. L'ambito delle relazioni dovrebbe essere sufficientemente ampio da consentire una valutazione generale della situazione riguardante le discriminazioni nello Stato membro per ciascuno dei motivi di discriminazione contemplati.
            
         
            
               (9)
            
            
               Per avere relazioni indipendenti di qualità elevata, gli Stati membri dovrebbero consentire agli organismi per la parità di effettuare ricerche indipendenti, che potrebbero includere la raccolta di dati, in particolare sul numero di denunce per ogni motivo di discriminazione; sulla durata dei procedimenti amministrativi, dalla presentazione della denuncia alla chiusura del caso; sull'esito dei procedimenti amministrativi; sul numero, la durata e l'esito dei procedimenti giudiziari in cui sono coinvolti organismi per la parità.
            
         
      Raccomandazioni degli organismi per la parità
   
   
            
               (10)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero assicurare che le autorità pubbliche tengano conto, per quanto possibile, delle raccomandazioni formulate dagli organismi per la parità su legislazione, politiche, procedure, programmi e prassi. Occorre assicurare che le autorità pubbliche informino gli organismi per la parità del modo in cui si è tenuto conto delle raccomandazioni e rendano pubbliche queste informazioni.
            
         
      Promozione della parità
   
   
            
               (11)
            
            
               Per promuovere la parità e la diversità, gli Stati membri dovrebbero consentire agli organismi per la parità di contribuire alla prevenzione delle discriminazioni, in particolare mediante azioni di formazione, di informazione, di consulenza, di orientamento e di sostegno ai «portatori di diritti» soggetti a obblighi a norma delle direttive sulla parità, alle istituzioni e alle persone, e facendo conoscere al grande pubblico l'esistenza degli organismi stessi e informandolo sul contenuto delle vigenti norme antidiscriminazione e delle modalità per chiedere riparazione.
            
         
            
               (12)
            
            
               Allo stesso fine, gli Stati membri dovrebbero anche consentire agli organismi per la parità di promuovere il dibattito pubblico, di avere un dialogo costante con le autorità pubbliche, di comunicare con i gruppi discriminati e con i portatori di interesse e di promuovere le buone pratiche e le azioni positive.
            
         1.2.   Indipendenza ed efficacia
   
   1.2.1.   Indipendenza
   
   
            
               (1)
            
            
               Per garantire l'indipendenza degli organismi per la parità nello svolgimento dei compiti loro assegnati, gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione elementi quali l'organizzazione di detti organismi, la loro collocazione nella generale struttura amministrativa, l'allocazione del loro bilancio, le procedure da essi seguite per la gestione delle risorse, con particolare riguardo alle procedure di assunzione e di licenziamento del personale, comprese le persone che ricoprono posizioni di responsabilità. Tali considerazioni dovrebbero fare salve le strutture organizzative nazionali peculiari degli Stati membri.
            
         
            
               (2)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero assicurare che i membri del personale degli organismi per la parità, comprese le persone che ricoprono posizioni di responsabilità e i membri del consiglio di amministrazione, non possano compiere azioni incompatibili con le funzioni svolte e che per tutta la durata del mandato non possano esercitare alcuna altra attività in conflitto, sia retribuita che non retribuita.
            
         1.2.2.   Risorse
   
   
            
               (1)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero assicurare che ciascun organismo per la parità disponga delle risorse umane, tecniche e finanziarie, delle infrastrutture e dei locali necessari per svolgere i suoi compiti ed esercitare i suoi poteri in modo efficace. Le risorse assegnate agli organismi per la parità dovrebbero essere in linea con le competenze e i compiti attribuiti agli organismi. Le risorse possono essere considerate adeguate solo se consentono agli organismi per la parità di svolgere tutte le loro funzioni in modo efficace, in tempi ragionevoli ed entro i termini stabiliti dal diritto nazionale.
            
         
            
               (2)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero assicurare che gli organismi per la parità dispongano di personale sufficiente e adeguatamente qualificato in termini di capacità, conoscenze ed esperienza per assolvere adeguatamente ed efficacemente ciascuna delle funzioni assegnate all'organismo.
            
         
            
               (3)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero consentire che gli organismi per la parità possano monitorare efficacemente l'esecuzione delle decisioni da essi stessi adottate e delle decisioni adottate da istituzioni, da organi di arbitraggio e conciliazione e da organi giurisdizionali in relazione ai casi di discriminazione. A tal fine, gli organismi dovrebbero essere immediatamente informati di tali decisioni e delle misure adottate per la loro esecuzione.
            
         1.2.3.   Presentazione di denunce, accesso e accessibilità
   
   
            
               (1)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero assicurare che sia possibile presentare denunce agli organismi per la parità sia oralmente che per iscritto che online, nella lingua scelta dal denunciante tra le lingue comunemente utilizzate nello Stato membro in cui è situato l'organismo.
            
         
            
               (2)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero assicurare che la procedura di presentazione delle denunce agli organismi per la parità sia semplice e gratuita.
            
         
            
               (3)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero prevedere l'obbligo a carico degli organismi per la parità di garantire la riservatezza dei testimoni e di quanti segnalano illeciti e, per quanto possibile, di coloro che denunciano discriminazioni.
            
         
            
               (4)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero assicurare a tutte le persone il facile accesso ai locali degli organismi per la parità, alle loro informazioni e comunicazioni, ivi comprese le tecnologie informatiche, e ai loro servizi e prodotti, quali documenti e materiale audiovisivo o riunioni ed eventi aperti o forniti al pubblico. Essi dovrebbero in particolare essere accessibili per le persone con disabilità, per le quali dovrebbero inoltre essere garantiti accomodamenti ragionevoli, come definiti dalla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, per garantire alle persone con disabilità l'accesso agli organismi su base di parità con gli altri.
            
         
            
               (5)
            
            
               Se necessario per ragioni geografiche o di altro tipo, gli Stati membri dovrebbero considerare la possibilità di consentire agli organismi per la parità di istituire uffici locali e/o regionali o di promuovere iniziative di informazione locali e/o regionali per una presenza temporanea regolare.
            
         
            
               (6)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero dotare gli organismi per la parità di fondi e risorse sufficienti per consentire loro di svolgere iniziative efficaci di sensibilizzazione per informare il grande pubblico della loro esistenza e della possibilità di presentare denunce in caso di discriminazione.
            
         1.3.   Coordinamento e cooperazione
   
   
            
               (1)
            
            
               Quando in uno stesso Stato membro operano più organismi per la parità, lo Stato membro dovrebbe consentire loro di dar vita ad un coordinamento sistematico ed efficace per assicurare l'applicazione uniforme dei principi di non discriminazione. Gli organismi per la parità non dovrebbero concentrarsi in modo sproporzionato su alcuni compiti a scapito di altri. Nelle attività di sensibilizzazione dovrebbero essere coinvolti, nella misura del possibile, altri organismi competenti, al fine di informare pienamente il grande pubblico.
            
         
            
               (2)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero consentire agli organismi per la parità di avviare il dialogo e di cooperare efficacemente con le autorità e gli organismi nazionali pertinenti nello Stato membro. A tal fine dovrebbero anche assicurare che gli organismi per la parità siano consultati in tempo utile e in maniera trasparente sulle proposte politiche e legislative e sugli sviluppi relativi alle questioni che rientrano nel loro mandato.
            
         
            
               (3)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero attribuire agli organismi per la parità la capacità di collaborare a livello europeo e internazionale con altri organismi e altre organizzazioni per la parità, anche attraverso inchieste comuni.
            
         
            
               (4)
            
            
               Gli Stati membri dovrebbero consentire agli organismi per la parità di cooperare con organismi pertinenti, tra cui i dispositivi nazionali designati a norma dell'articolo 33, paragrafo 2, della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, i punti di contatto nazionali per i Rom, le organizzazioni della società civile e, per impedire che vengano assegnati fondi a progetti viziati da discriminazione, le autorità di gestione dei Fondi strutturali e di investimento europei.
            
         CAPO III
   
      COMUNICAZIONI DEGLI STATI MEMBRI
   
   Gli Stati membri sono invitati a includere nelle comunicazioni sull'applicazione delle direttive 2000/43/CE, 2000/78/CE, 2004/113/CE e 2006/54/CE informazioni sul modo in cui tengono conto della presente raccomandazione.
   
      Fatto a Bruxelles, il 22 giugno 2018
      
         
            Per la Commissione
         
         Věra JOUROVÁ
         
            Membro della Commissione
         
      
   
   
      (1)  Direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22).
   
      (2)  Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16).
   
      (3)  Direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37).
   
      (4)  Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23).
   
      (5)  Direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio (GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1).
   
      (6)  COM(2008) 426 definitivo.
   
      (7)  Decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale (GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55).
   
      (8)  Cfr., fra l'altro, Human European Consultancy in collaborazione con l'Istituto Ludwig Boltzmann per i diritti dell'uomo, Study on Equality Bodies set up under Directives 2000/43/EC, 2004/113/EC and 2006/54/EC (Studio sugli organismi per la parità istituiti a norma delle direttive 2000/43/CE, 2004/113/CE e 2006/54/CE), ottobre 2010, pag. 177, e European Network of Equality Bodies (rete europea degli organismi per la parità), Equality Bodies. Current Challenges (Organismi per la parità. Le sfide attuali), ottobre 2012.
   
      (9)  Cfr. Human European Consultancy, op. cit., pagg. 78, 125, 142, e European Network of Equality Bodies, op. cit., pagg. 8 e 17. Cfr. anche European Network of Equality Bodies, Strategic Role of Equality Bodies (Il ruolo strategico degli organismi per la parità), 2009, pagg. 43, 44 e 52.
   
      (10)  Cfr. Human European Consultancy, op. cit., pagg. 70-145 e European Network of Equality Bodies, op. cit., pagg. 8 e 13-20.
   
      (11)  Cfr. Commissione europea, Catalysts for Change? Equality bodies according to Directive 2000/43/EC — existence, independence and effectiveness (Catalizzatori di cambiamento? Gli organismi per la parità secondo la direttiva 2000/43/CE: esistenza, indipendenza ed efficacia), 2006, pag. 57.
   
      (12)  Relazione congiunta sull'applicazione della direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (direttiva sull'uguaglianza razziale) e della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (direttiva sulla parità in materia di occupazione) (COM(2014) 2 final).
   
      (13)  Relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (COM(2015) 190 final). Tale necessità è stata riaffermata anche nella revisione intermedia del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom (COM(2017) 458 final), nella relazione sui diritti fondamentali del maggio 2017 dell'Agenzia per i diritti fondamentali e nella relazione sull'attuazione della raccomandazione della Commissione sul potenziamento del principio della parità retributiva tra donne e uomini tramite la trasparenza (COM(2017) 671 final).
   
      (14)  Relazione sull'attuazione della raccomandazione della Commissione sul potenziamento del principio della parità retributiva tra donne e uomini tramite la trasparenza, op. cit.; piano d'azione dell'UE per il 2017-2019 «Affrontare il problema del divario retributivo di genere» (COM(2017) 678 final).
   
      (15)  Risoluzione del Parlamento europeo, dell'8 ottobre 2015, sull'applicazione della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (2014/2160(INI)).
   
      (16)  Cfr. Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR), Principles relating to the Status of National Institutions (Principi relativi allo status delle istituzioni nazionali per i diritti umani) (principi di Parigi), adottati dall'Assemblea generale delle Nazioni unite con risoluzione 48/134 del 20 dicembre 1993, e General Observations on the interpretation and implementation of these principles (osservazioni generali sull'interpretazione e sull'attuazione di detti principi) formulate dal Comitato internazionale di coordinamento delle istituzioni nazionali per la promozione e la protezione dei diritti umani, nella versione del 21 febbraio 2018.
   
      (17)  Cfr. European Network of Equality Bodies, Developing Standards for Equality Bodies - An Equinet Working Paper (Elaborazione di norme riguardanti gli organismi per la parità - Documento di lavoro Equinet), 2016.
   
      (18)  Cfr. commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), General Policy Recommendation No2 revised on Equality Bodies to combat racism and intolerance at national level (Raccomandazione di politica generale n. 2 (rivista): gli organismi di promozione dell'uguaglianza per lottare contro il razzismo e l'intolleranza a livello nazionale), CRI(2018)06, adottata il 7 dicembre 2017.
   
      (19)  C/2016/8600.
   
      (20)  Decisione del Consiglio, del 26 novembre 2009, relativa alla conclusione, da parte della Comunità europea, della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (GU L 23 del 27.1.2010, pag. 35).
   
      (21)  Ogni quattro anni a norma della direttiva 2006/54/CE e ogni cinque anni a norma delle direttive 2000/43/CE, 2000/78/CE e 2004/113/CEE.