CELEX: 61999CJ0237
Language: it
Date: 2001-02-01 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 1º febbraio 2001. # Commissione delle Comunità europee contro Repubblica francese. # Inadempimento di uno Stato - Direttiva 93/37/CEE - Appalti pubblici di lavori - Nozione di 'amministrazione aggiudicatrice'. # Causa C-237/99.

Avis juridique important

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61999J0237

Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 1º febbraio 2001.  -  Commissione delle Comunità europee contro Repubblica francese.  -  Inadempimento di uno Stato - Direttiva 93/37/CEE - Appalti pubblici di lavori - Nozione di 'amministrazione aggiudicatrice'.  -  Causa C-237/99.  

raccolta della giurisprudenza 2001 pagina I-00939

MassimaPartiMotivazione della sentenzaDecisione relativa alle speseDispositivo
Parole chiave

Ravvicinamento delle legislazioni - Procedimenti di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori - Direttiva 93/37 - Amministrazioni aggiudicatrici - Ente di diritto pubblico - Nozione - Società per azioni per l'edilizia popolare - Inclusione - Presupposti[Direttiva del Consiglio 93/37, art. 1, lett. b)] 

Massima

 $$Ai sensi dell'art. 1, lett. b), secondo comma, della direttiva 93/37, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, un organismo di diritto pubblico è un organismo istituito per soddisfare specificamente bisogni di interesse generale non aventi carattere industriale o commerciale, dotato di personalità giuridica e dipendente strettamente dallo Stato, da enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico. Per quanto riguarda questa terza condizione che caratterizza un organismo di diritto pubblico, contenuta nell'art. 1, lett. b), secondo comma, terzo trattino, della direttiva, il controllo sulla gestione, essendo uno dei tre criteri alternativi ivi citati, deve creare una dipendenza riguardo ai poteri pubblici equivalente a quella che esiste allorché è soddisfatto uno degli altri due criteri alternativi, vale a dire il finanziamento che provenga in modo maggioritario dai poteri pubblici oppure la nomina da parte di questi ultimi di più della metà dei membri che compongono gli organi dirigenti dell'organismo in questione.Di conseguenza soddisfano le tre condizioni cumulative che caratterizzano un organismo di diritto pubblico ai sensi della direttiva 93/37 e sono amministrazioni aggiudicatrici le società per azioni per l'edilizia popolare che soddisfino bisogni di interesse generale non aventi carattere industriale o commerciale, siano dotate di personalità giuridica e la cui gestione sia soggetta a un controllo dei pubblici poteri che permetta agli stessi di influenzarne le decisioni in materia di appalti pubblici.( v. punti 39-40, 44, 49, 59-60 ) 

Parti

Nella causa C-237/99,Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. M. Nolin, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,ricorrente,controRepubblica francese, rappresentata dalla sig.ra K. Rispal-Bellanger, nonché dai sigg. F. Million e S. Pailler, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,convenuta,sostenuta daRegno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, rappresentato dalla sig.ra R.V. Magrill, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,interveniente,avente ad oggetto il ricorso diretto a far dichiarare che, in occasione di varie procedure d'aggiudicazione di appalti pubblici riguardanti la costruzione di alloggi effettuate da enti pubblici per la pianificazione e l'edilizia e da società per azioni per l'edilizia popolare, la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi della direttiva del Consiglio 14 giugno 1993, 93/37/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori (GU L 199, pag. 54) e, in particolare, dell'art. 11, n. 2, della medesima,LA CORTE (Quinta Sezione),composta dai sigg. A. La Pergola, presidente di sezione, M. Wathelet, D.A.O. Edward, P. Jann (relatore) e L. Sevón, giudici,avvocato generale: J. Mischocancelliere: R. Grassvista la relazione del giudice relatore,sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 19 ottobre 2000,ha pronunciato la seguenteSentenza 

Motivazione della sentenza

1 Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria della Corte il 24 giugno 1999, la Commissione delle Comunità europee ha presentato, ai sensi dell'art. 226 CE, un ricorso diretto a far dichiarare che, in occasione di varie procedure d'aggiudicazione di appalti pubblici riguardanti la costruzione di alloggi effettuate da enti pubblici per la pianificazione e l'edilizia («offices publics d'aménagement et de construction; in prosieguo: gli "OPAC"») e da società per azioni per l'edilizia popolare («sociétés anonymes d'habitations à loyer modéré; in prosieguo: le "SA HLM"»), la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi che le incombono ai sensi della direttiva del Consiglio 14 giugno 1993, 93/37/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori (GU L 199, pag. 54; in prosieguo: la «direttiva») e, in particolare, dell'art. 11, n. 2, della medesima.Ambito normativoNormativa comunitaria2 All'art. 1, lett. b), la direttiva dispone:«si considerano "amministrazioni aggiudicatrici" lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli organismi di diritto pubblico e le associazioni costituite da uno o più di tali enti pubblici territoriali o di tali organismi di diritto pubblico.Per "organismo di diritto pubblico" si intende qualsiasi organismo:- istituito per soddisfare specificatamente bisogni di interesse generale aventi carattere non industriale o commerciale, e- dotato di personalità giuridica, e- la cui attività sia finanziata in modo maggioritario dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico, oppure la cui gestione sia soggetta a un controllo da parte di questi ultimi oppure il cui organo d'amministrazione, di direzione o di vigilanza sia costituito da membri dei quali più della metà è designata dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico.Gli elenchi degli organismi e delle categorie di organismi di diritto pubblico, che soddisfano i criteri di cui al secondo comma della presente lettera, figurano nell'allegato I. Questi elenchi devono essere quanto più completi possibile e possono subire revisioni secondo la procedura di cui all'articolo 35. A tal fine, gli Stati membri notificano periodicamente alla Commissione le modifiche apportate ai suddetti elenchi».3 L'art. 11, n. 2, della direttiva prevede:«Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono attribuire un appalto di lavori pubblici mediante procedure aperta, ristretta o negoziata nei casi previsti all'articolo 7, paragrafo 2, rendono nota tale intenzione con un bando di gara».Normativa nazionale4 Le disposizioni rilevanti del diritto francese si trovano nel libro IV del codice dell'edilizia e degli alloggi (in prosieguo: il «codice»). Ai sensi dell'art. L. 411-1 di quest'ultimo, esse «hanno per oggetto di fissare le norme relative alla costruzione, all'acquisto, alla pianificazione, al risanamento, alla riparazione, alla gestione di condomini o di alloggi unifamiliari, urbani o rurali, che rispondono alle caratteristiche tecniche e di prezzo stabilite con decisione amministrativa e destinati alle persone e alle famiglie a basso reddito».5 Ai sensi dell'art. L. 411-2 del codice, «[gli] organismi per l'edilizia popolare comprendono:- gli enti pubblici per la pianificazione e l'edilizia;- gli enti pubblici per l'edilizia popolare;- le società cooperative per azioni per l'edilizia popolare;- le società per azioni di credito immobiliare;- le fondazioni per l'edilizia popolare».6 Emerge dall'art. L. 421-1 del codice che gli OPAC sono enti pubblici a carattere industriale e commerciale.7 Conformemente all'art. L. 422-2 del codice, le SA HLM hanno per oggetto di realizzare, nelle condizioni stabilite dal loro statuto, principalmente per locazione, le operazioni previste all'art. L. 411-1 del detto codice.8 L'art. L. 451-1 del codice dispone che gli organismi per l'edilizia popolare sono soggetti al controllo dell'amministrazione. Conformemente all'art. R. 451-1 del medesimo codice, tale controllo spetta al Ministro incaricato delle finanze e al Ministro incaricato dell'edilizia e della politica abitativa.9 L'art. L. 451-2 del codice precisa che i funzionari incaricati del controllo, nell'interesse esclusivo di tale controllo, possono consultare, negli uffici degli architetti o imprenditori che hanno avuto rapporti di lavoro con organismi soggetti a questo stesso controllo, tutti i documenti contabili, copie di lettere, documenti giustificativi di entrate e di spese.10 L'art. L. 422-7 del codice enuncia:«In caso di irregolarità gravi, di colpa grave nella gestione o di carenza del consiglio d'amministrazione o del direttivo e del consiglio di vigilanza di una società per l'edilizia popolare o di credito immobiliare, il Ministro incaricato dell'edilizia e della politica abitativa può, dopo aver sentito le osservazioni della società o dopo che quest'ultima sia stata debitamente invitata a presentarle, disporre il suo scioglimento e nominare un liquidatore».11 Secondo l'art. L. 422-8 del codice, il Ministro incaricato degli alloggi può limitarsi, in questi casi, a sospendere gli organi dirigenti e a nominare un amministratore provvisorio al quale vengono trasferiti, a tutti gli effetti, tutti i poteri per la continuazione delle operazioni in corso.12 L'art. L. 423-1, primo comma, del codice dispone:«Ogni organismo per l'edilizia popolare che gestisce meno di 1500 alloggi e che non ha costruito almeno 500 alloggi o concesso 300 mutui per un periodo di dieci anni può essere sciolto, con contestuale nomina di un liquidatore, con decreto del Ministro incaricato dell'edilizia e della politica abitativa e, qualora si tratti di un ente pubblico per l'edilizia popolare o di un ente pubblico per la pianificazione e l'edilizia, con decreto congiunto del detto Ministro e del Ministro dell'Interno».13 Ai sensi dell'art. L. 423-2 del codice:«Ad ogni organismo per l'edilizia popolare che gestisce più di 50 000 alloggi può essere ingiunto, con decreto del Ministro incaricato dell'edilizia e della politica abitativa, di cedere tutti o parte degli alloggi che superino tale numero ad uno o più organismi espressamente designati».14 Con decreto 22 febbraio 1993, n. 93-236 (JORF 24 febbraio 1993, pag. 2941), è stata istituita una commissione interministeriale d'ispezione per l'edilizia popolare. Ai sensi dell'art. 3 di tale decreto:«La commissione è incaricata del controllo delle persone fisiche o giuridiche che operano nel settore dell'edilizia popolare.Essa controlla su documenti e in loco le operazioni di costruzione, di acquisto o di miglioramento di alloggi realizzati con finanziamenti agevolati o regolamentati dallo Stato o che costituiscono oggetto di una convenzione con quest'ultimo, o imputati a risorse defiscalizzate.(...)Essa può essere incaricata dai ministri da cui dipende di effettuare controlli e inchieste nonché studi, verifiche contabili o valutazioni nel settore dell'edilizia popolare.Essa formula proposte sul seguito da dare alle sue relazioni ispettive e si accerta dell'attuazione da parte delle persone controllate dei provvedimenti adottati dai ministri da cui dipende.La commissione fornisce, su loro richieste, il suo sostegno ai servizi decentrati dei Ministeri dell'Economia, delle Finanze, del Bilancio e dello Sviluppo».Procedimento precontenzioso15 La Commissione ha inviato alle autorità francesi, il 7 dicembre 1995, una lettera di diffida. In tale lettera la Commissione rimetteva in discussione la compatibilità con il diritto comunitario delle procedure di assegnazione di appalti pubblici di lavori da parte di diversi enti che gestiscono l'edilizia popolare.16 La Commissione ha fatto riferimento precisamente ad un bando di gara d'appalto aperta pubblicato nel Bulletin officiel des annonces des marchés publics del 7 febbraio 1995 da parte dell'OPAC di Val-de-Marne, ad un bando di gara d'appalto ristretta che la SA HLM Logirel, con sede in Lione (Francia), aveva fatto pubblicare sul Moniteur des travaux publics et du bâtiment del 17 febbraio 1995 e ad un bando di appalti negoziati che l'OPAC di Parigi aveva fatto pubblicare nel Bulletin officiel des annonces des marchés publics del 16 febbraio 1995.17 La Commissione ha osservato che gli organismi di cui trattasi non avevano pubblicato i detti bandi nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, contrariamente a quanto prescritto dall'art. 11, n. 2, della direttiva.18 Le autorità francesi hanno risposto sostenendo che gli organismi non erano amministrazioni aggiudicatrici ai sensi della direttiva.19 Non essendo soddisfatta di tale risposta e alla luce della prassi costante degli organismi di cui trattasi, che consiste nell'astenersi da qualsiasi pubblicazione dei bandi di gara d'appalto nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, la Commissione ha inviato, il 10 agosto 1998, un parere motivato alla Repubblica francese nel quale essa dichiara che quest'ultima ha violato gli obblighi che le derivano dalla direttiva.20 Poiché la Repubblica francese si è limitata a riprendere, nella sua lettera di risposta al parere motivato, gli argomenti già svolti nella risposta alla diffida, la Commissione ha proposto il ricorso in esame.Sull'oggetto del ricorso21 La Commissione chiede alla Corte di dichiarare che, in occasione di diverse procedure di aggiudicazione di appalti pubblici riguardanti la costruzione di alloggi effettuate dagli OPAC e dalle SA HLM, la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva.22 Orbene, occorre constatare che all'origine del presente ricorso si trovano tre procedure di aggiudicazione ben precise, effettuate rispettivamente dagli OPAC di Parigi e di Val-de-Marne, nonché dalla SA HLM Logirel. Il mancato rispetto della direttiva nell'ambito di queste tre aggiudicazioni di appalti pubblici è stato contestato alla Repubblica francese durante tutto il procedimento precontenzioso.23 E' vero che, nel parere motivato, la Commissione ha precisato che rimproverava parimenti alla Repubblica francese di non aver adottato alcuna misura di ordine generale per garantire il rispetto del diritto comunitario applicabile alle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici effettuate dagli OPAC e dalle SA HLM. Tuttavia è giocoforza constatare che tale censura non è stata ripresa nel ricorso.24 Occorre di conseguenza prendere atto che l'oggetto del presente ricorso si limita alle tre procedure di aggiudicazione esplicitamente menzionate dalla Commissione nel suo ricorso.Nel meritoArgomenti delle parti25 Quanto all'applicazione della direttiva agli OPAC, la Commissione fa riferimento anzitutto agli artt. L. 411-1 e L. 421-1 del codice per dimostrare che questi ultimi sono stati istituiti per soddisfare specificamente esigenze di interesse generale che hanno un carattere diverso da quello industriale e commerciale. Inoltre essa sostiene che gli OPAC sono dotati di personalità giuridica. Infine, la Commissione sostiene, in particolare, che la composizione del consiglio d'amministrazione degli OPAC dimostra una predominanza dei poteri pubblici.26 La Commissione ne deduce che gli OPAC soddisfano così le tre condizioni che caratterizzano un organismo di diritto pubblico menzionate all'art. 1, lett. b), secondo comma, della direttiva.27 La Commissione ne deduce che, di conseguenza, gli OPAC avrebbero dovuto rispettare l'obbligo di pubblicazione dei bandi di appalto di cui trattasi nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, previsto all'art. 11, n. 2, della direttiva.28 Quanto all'applicazione della direttiva alle SA HLM, la Commissione, facendo riferimento alle condizioni enunciate all'art. 1, lett. b), secondo comma, della direttiva, arguisce dagli artt. L. 411-1 e L. 422-2 del codice che tali organismi soddisfano parimenti esigenze d'interesse generale che non hanno un carattere industriale e commerciale. Esse sarebbero peraltro dotate di personalità giuridica.29 Per quanto riguarda la terza condizione che caratterizza un organismo di diritto pubblico la Commissione rammenta che essa consiste in tre criteri alternativi. Essa ritiene che il criterio relativo al controllo della gestione da parte del potere pubblico sia soddisfatto. Essa si riferisce a tal proposito agli artt. L. 451-2 e R. 451-1 del codice secondo i quali le SA HLM sono soggette al controllo dello Stato. Tale controllo sarebbe precisato negli artt. L. 422-7 e L. 422-8 del codice.30 Peraltro la Commissione fa altresì riferimento agli artt. L. 423-1 e L. 423-2 del codice e alle clausole tipo che devono essere contenute nello statuto delle SA HLM in forza dell'art. R. 422-1 del codice, che prevedono in particolare la trasmissione ai poteri pubblici di tutti i documenti contabili e di tutte le relazioni presentate all'assemblea degli azionisti nonché del verbale di quest'ultima.31 La Commissione sostiene inoltre che la commissione interministeriale d'ispezione per l'edilizia popolare, istituita con il decreto n. 93-236, dispone parimenti di ampi poteri di controllo.32 Il governo francese non contesta che gli OPAC e la SA HLM considerati dal ricorso avrebbero dovuto osservare l'obbligo di pubblicazione dei bandi di gara d'appalto, previsto dalla direttiva, qualora essi dovessero essere considerati come organismi di diritto pubblico.33 Alla luce delle sentenze 15 gennaio 1998, causa C-44/96, Mannesmann Anlagenbau Austria e a. (Racc. pag. I-73), e 10 novembre 1998, causa C-360/96, BFI Holding (Racc. pag. I-6821), esso ormai aderisce anche all'analisi della Commissione secondo la quale gli OPAC sono organismi di diritto pubblico.34 Per contro il detto governo, pur ammettendo che le SA HLM soddisfano i due primi elementi costitutivi della nozione di organismo di diritto pubblico ai sensi dell'art. 1, lett. b), secondo comma, della direttiva, sostiene che le dette società non soddisfano nessuno dei tre criteri alternativi del terzo elemento costitutivo della detta nozione.35 Per quanto riguarda in particolare il controllo della gestione, il governo francese sostiene che il controllo esercitato nella fattispecie dal potere pubblico corrisponde ad un controllo di tipo amministrativo e non ad un controllo sulla gestione o sugli investimenti. Lo Stato non avrebbe influenza sulle decisioni riguardanti il buon funzionamento delle SA HLM. Il governo francese sostiene che l'art. L. 422-7 del codice può applicarsi solo in condizioni eccezionali e che non può dedursi da tale disposizione che un controllo da parte del potere pubblico venga esercitato in modo regolare e costante sulla gestione delle dette società. Esso sostiene che l'art. L. 422-8 del codice riguarda parimenti situazioni eccezionali: da un lato, la nomina di un amministratore potrebbe intervenire solo in caso di gravi irregolarità o di colpa grave e, dall'altro, tale situazione non sarebbe destinata a durare.36 Il governo francese sostiene parimenti che il controllo previsto dagli artt. L. 451-2 e R. 451-1 del codice consiste in una verifica della contabilità degli organismi di cui trattasi. Nella prassi, tali disposizioni costituirebbero piuttosto una minaccia d'ispezione che grava costantemente sugli organismi soggetti a tale eventuale verifica piuttosto che un controllo sulla gestione in senso stretto, che porti a decisioni riguardanti le scelte di strategia o d'investimento. Non si tratterebbe di mezzi che permettono di orientare significativamente la gestione degli organismi di cui trattasi e le misure considerate dalle dette disposizioni sarebbero senza importanza pratica.37 Peraltro il governo francese sostiene nella sua controreplica che il controllo esercitato in forza del decreto n. 93-236 avviene nell'ambito di un'ispezione amministrativa, che mira a garantire il rispetto della normativa, la trasparenza nella destinazione dei fondi utilizzati dalle SA HLM e la raccolta di informazioni a beneficio del Ministro incaricato dell'edilizia e degli alloggi.38 Il governo del Regno Unito, che è stato autorizzato a intervenire nella presente causa a sostegno delle conclusioni della Repubblica francese con ordinanza del presidente della Corte 26 gennaio 2000, difende altresì la tesi secondo la quale i termini «controllo sulla gestione» non si riferiscono né al semplice controllo sulla regolarità dell'operato o sull'uso appropriato dei fondi né a misure eccezionali, che possano essere adottate nei confronti di un organismo determinato.Giudizio della Corte39 Nella presente causa relativa all'eventuale qualifica di diversi organismi come organismi di diritto pubblico a termini dell'art. 1, lett. b), secondo comma, della direttiva occorre rammentare che, ai sensi di tale disposizione, un organismo di diritto pubblico è un organismo istituito per soddisfare specificamente bisogni di interesse generale non aventi carattere industriale o commerciale, dotato di personalità giuridica e dipendente strettamente dallo Stato, da enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico (v. sentenza Mannesmann Anlagenbau Austria e a., citata, punto 20).40 Occorre altresì rammentare che le tre condizioni enunciate da tale disposizione hanno carattere cumulativo (sentenza Mannesmann Anlagenbau Austria e a., citata, punto 21).41 Peraltro, per quanto riguarda l'obiettivo della direttiva, la Corte ha statuito che il coordinamento a livello comunitario delle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici è diretto ad eliminare gli ostacoli alla libera circolazione dei servizi e delle merci e a proteggere, quindi, gli interessi degli operatori economici stabiliti in uno Stato membro che intendano offrire beni o servizi alle amministrazioni aggiudicatrici stabilite in un altro Stato membro (v., in ultimo luogo, sentenza 3 ottobre 2000, causa C-380/98, University of Cambridge, Racc. pag. I-8035, punto 16).42 Conseguentemente, l'obiettivo della direttiva è di escludere sia il rischio che gli offerenti o candidati nazionali siano preferiti nell'attribuzione di appalti da parte delle amministrazioni aggiudicatrici, sia la possibilità che un ente finanziato o controllato dallo Stato, dagli enti territoriali o da altri organismi di diritto pubblico si lasci guidare da considerazioni diverse da quelle economiche (sentenza University of Cambridge, citata, punto 17).43 Alla luce di tali obiettivi, alla nozione di amministrazione aggiudicatrice, compresa quella di organismo di diritto pubblico, dev'esser data un'interpretazione funzionale (v., in tal senso, in ultimo luogo, sentenza 17 dicembre 1998, causa C-353/96, Commissione/Irlanda, Racc. pag. I-8565, punto 36).44 Per quanto riguarda i criteri alternativi che figurano all'art. 1, lett. b), secondo comma, terzo trattino, della direttiva, occorre rammentare che ciascuno di essi riflette una situazione di stretta dipendenza di un organismo nei confronti dello Stato, di enti pubblici territoriali o di altri organismi di diritto pubblico (sentenza University of Cambridge, citata, punto 20).45 Alla luce di tale giurisprudenza occorre constatare, per quanto riguarda gli OPAC, che emerge effettivamente dalla normativa che li riguarda, come descritta dalla Commissione, la cui argomentazione non è stata del resto contestata su tale punto dal governo francese, che essi soddisfano le tre condizioni che caratterizzano un organismo di diritto pubblico che figurano all'art. 1, lett. b), secondo comma, della direttiva.46 Ne consegue che il ricorso è fondato in quanto in esso si rimprovera alla Repubblica francese il fatto che i due OPAC che esso riguarda esplicitamente non hanno rispettato l'obbligo di pubblicazione dei bandi di appalto nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, previsto all'art. 11, n. 2, della direttiva.47 Per quanto riguarda le SA HLM, è pacifico, e il governo francese del resto non lo contesta, che esse soddisfano esigenze di interesse generale, che non hanno carattere industriale o commerciale, e che sono dotate di personalità giuridica.48 Quanto alla terza condizione che caratterizza un organismo di diritto pubblico, occorre esaminare se i diversi controlli ai quali le SA HLM sono soggette creino una dipendenza di queste ultime riguardo ai poteri pubblici, che permetta a questi ultimi d'influenzare le loro decisioni in materia di appalti pubblici.49 Come ha osservato l'avvocato generale al paragrafo 48 delle sue conclusioni, dato che il controllo sulla gestione ai sensi dell'art. 1, lett. b), secondo comma, terzo trattino, della direttiva costituisce uno dei tre criteri menzionati da tale disposizione, esso deve creare una dipendenza riguardo ai poteri pubblici equivalente a quella che esiste allorché uno degli altri due criteri alternativi è soddisfatto, vale a dire il finanziamento che provenga in modo maggioritario dai poteri pubblici oppure la nomina da parte di questi ultimi di più della metà dei membri che compongono gli organi dirigenti della SA HLM.50 A tal proposito occorre constatare, da un lato, come ha fatto l'avvocato generale ai paragrafi 53-64 delle sue conclusioni, che, sebbene le SA HLM siano società commerciali, la loro attività è tuttavia disciplinata molto severamente.51 Infatti, l'art. L. 411-1 del codice definisce le loro attività in termini generali e dispone che le caratteristiche tecniche e i prezzi siano stabiliti con decisione amministrativa. Ai sensi dell'art. R. 422-1 del codice, lo statuto delle SA HLM deve contenere clausole conformi alle clausole tipo riprodotte in allegato al detto codice, clausole che sono molto particolareggiate, segnatamente riguardo all'oggetto sociale di tali enti.52 Orbene, come osservato dall'avvocato generale al paragrafo 67 delle sue conclusioni, dal momento che le norme sulla gestione sono molto particolareggiate, la semplice sorveglianza del loro rispetto può, da sola, portare a conferire un'influenza importante ai pubblici poteri.53 D'altra parte, per quanto riguarda i controlli previsti sull'attività delle SA HLM, occorre constatare anzitutto che, conformemente agli artt. L. 451-1 e R. 451-1 del codice, gli organismi per l'edilizia popolare sono soggetti al controllo dell'amministrazione, e precisamente del Ministro incaricato delle finanze e del Ministro incaricato dell'edilizia e della politica abitativa. Tali disposizioni non precisano in quali limiti tale controllo possa essere esercitato né se quest'ultimo si riduca a una semplice verifica contabile, come sostenuto dal governo francese, il quale non ha tuttavia corroborato tale asserzione con elementi di prova che possano stabilirne la veridicità.54 Inoltre, occorre rammentare il potere che detiene il Ministro incaricato dell'edilizia e della politica abitativa, in forza dell'art. L. 422-7 del codice, di disporre lo scioglimento di una SA HLM e di nominare un liquidatore, così come il suo potere di sospendere gli organi dirigenti e di nominare un amministratore provvisorio, che gli è conferito dall'art. L. 422-8 del detto codice.55 Tali poteri sono previsti per casi di gravi irregolarità, di colpa grave nella gestione o di carenza del consiglio d'amministrazione o del direttivo e del consiglio di vigilanza. Come ha osservato l'avvocato generale ai paragrafi 72-75 delle sue conclusioni, i due ultimi casi di intervento dell'amministrazione rientrano nella politica di gestione della società interessata e non nel semplice controllo della regolarità.56 Inoltre, anche ammettendo che, come sostenuto dal governo francese, l'esercizio dei poteri conferiti al ministro competente dalle dette disposizioni rimanga effettivamente eccezionale, esso implica ciò nondimeno un controllo permanente che da solo permette la scoperta di colpe gravi o di carenze da parte degli organi dirigenti.57 Inoltre, emerge dagli artt. L. 423-1 e L. 423-2 del codice che il Ministro incaricato dell'edilizia e della politica abitativa può imporre alle SA HLM un profilo di gestione determinato sia costringendole a un minimo di dinamismo, sia limitandone la loro attività considerata eccessiva.58 Infine occorre osservare che la commissione interministeriale di ispezione per l'edilizia popolare, istituita dal decreto n. 93-236, può essere incaricata, oltre che dei controlli su documenti e in loco delle operazioni degli organismi per l'edilizia popolare, di studi, di verifiche contabili o di valutazioni nel settore dell'edilizia popolare e può formulare proposte sul seguito da dare alle sue relazioni ispettive. Essa si accerta altresì dell'attuazione da parte delle persone controllate delle misure adottate dai ministri da cui essa dipende.59 Deriva da tutte le disposizioni menzionate ai punti 51-58 della presente sentenza che la gestione delle SA HLM è soggetta a un controllo dei pubblici poteri che permette agli stessi di influenzarne le decisioni in materia di appalti pubblici.60 Di conseguenza le SA HLM che soddisfano parimenti almeno uno dei tre criteri alternativi menzionati all'art. 1, lett. b), secondo comma, terzo trattino, della direttiva soddisfano così le tre condizioni che caratterizzano un organismo di diritto pubblico ai sensi di quest'ultima e sono amministrazioni aggiudicatrici.61 Ne consegue che il ricorso è parimenti fondato per la parte riguardante l'aggiudicazione di un appalto pubblico da parte della SA HLM Logirel.62 Di conseguenza, occorre dichiarare che, poiché gli OPAC di Val-de-Marne e di Parigi e la SA HLM Logirel hanno omesso di pubblicare bandi di gare d'appalto nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, riguardanti gli appalti pubblici annunciati con bandi, rispettivamente, nel Bulletin officiel des annonces des marchés publics 7 e 16 febbraio 1995 e nel Moniteur des travaux publics et du bâtiment 17 febbraio 1995, la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva e, in particolare, dell'art. 11, n. 2, della medesima. 

Decisione relativa alle spese

Sulle spese63 Ai sensi dell'art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ha fatto domanda in tal senso, e la Repubblica francese è rimasta soccombente, quest'ultima va condannata alle spese. Il Regno Unito, parte interveniente nella controversia, sopporterà le proprie spese, a norma dell'art. 69, n. 4, del regolamento di procedura. 

Dispositivo

Per questi motivi,LA CORTE (Quinta Sezione)dichiara e statuisce:1) Poiché gli enti pubblici per la pianificazione e l'edilizia di Val-de-Marne e di Parigi e la società per azioni per l'edilizia popolare Logirel hanno omesso di pubblicare bandi di gare d'appalto nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, riguardanti gli appalti pubblici annunciati con bandi, rispettivamente, nel Bulletin officiel des annonces des marchés publics 7 e 16 febbraio 1995 e nel Moniteur des travaux publics et du bâtiment 17 febbraio 1995, la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva del Consiglio 14 giugno 1993, 93/37/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori e, in particolare, dell'art. 11, n. 2, della medesima.2) La Repubblica francese è condannata alle spese.3) Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopporterà le proprie spese.