CELEX: 62004CJ0300
Language: it
Date: 2006-09-12
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 12 settembre 2006.#M. G. Eman e O. B. Sevinger contro College van burgemeester en wethouders van Den Haag.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Raad van State - Paesi Bassi.#Parlamento europeo - Elezioni - Diritto di voto - Condizione di residenza nei Paesi Bassi per i cittadini olandesi di Aruba - Cittadinanza dell'Unione.#Causa C-300/04.

Causa C-300/04
      M.G. Eman e O.B. Sevinger
      contro
      College van burgemeester en wethouders van Den Haag
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Raad van State)
      «Parlamento europeo — Elezioni — Diritto di voto — Condizione di residenza nei Paesi Bassi per i cittadini olandesi di Aruba — Cittadinanza dell’Unione»
      Conclusioni dell’avvocato generale A. Tizzano, presentate il 6 aprile 2006 
      Sentenza della Corte (Grande Sezione) 12 settembre 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Cittadinanza dell’Unione europea — Disposizioni del Trattato — Ambito di applicazione ratione personae 
      (Artt. 17 CE e 299, n. 3, CE)
      2.     Parlamento — Elezioni — Diritto di elettorato attivo e passivo — Aventi diritto
      (Artt. 19 CE, 189 CE e 190 CE; atto relativo all’elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo a suffragio universale
            diretto)
      3.     Associazione dei paesi e territori d’oltremare — Inapplicabilità delle disposizioni generali del Trattato in mancanza di esplicita
            menzione
      (Artt. 19, n. 2, CE, 182 CE, 189 CE e 190 CE)
      4.     Parlamento — Elezioni — Persona esclusa dalla partecipazione in forza di una disposizione nazionale contraria al diritto comunitario
      5.     Diritto comunitario — Diritti conferiti ai singoli — Violazione da parte di uno Stato membro — Obbligo di risarcire il danno
            causato ai singoli
      1.     I cittadini di uno Stato membro che hanno la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei paesi e territori
         d’oltremare, di cui all’art. 299, n. 3, CE, possono far valere i diritti riconosciuti ai cittadini dell’Unione nella seconda
         parte del Trattato CE.
      
      (v. punto 29, dispositivo 1)
      2.     Allo stato attuale del diritto comunitario, la determinazione di chi possiede il diritto di elettorato attivo e passivo per
         le elezioni del Parlamento europeo ricade nella competenza di ciascuno Stato membro nel rispetto del diritto comunitario.
      
      Infatti, né gli artt. 189 CE e 190 CE né l’atto relativo all’elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo a suffragio
         universale diretto indicano in modo esplicito e preciso chi siano i titolari del diritto di elettorato attivo e passivo per
         l’elezione del Parlamento europeo. Pertanto nessuna chiara conclusione in proposito può essere ricavata dagli artt. 189 CE
         e 190 CE, relativi al Parlamento europeo, i quali indicano che lo stesso è composto da rappresentanti dei popoli degli Stati
         membri, laddove il termine «popoli», che non è definito, può assumere significati differenti a seconda degli Stati membri
         e delle lingue dell’Unione. D’altra parte, le disposizioni della parte seconda del Trattato, relativa alla cittadinanza dell’Unione,
         non riconoscono ai cittadini dell’Unione un diritto incondizionato di elettorato attivo e passivo per l’elezione del Parlamento
         europeo. Infatti l’art. 19, n. 2, CE si limita ad applicare a tale diritto di elettorato attivo e passivo il principio di
         non discriminazione in base alla nazionalità.
      
      Di conseguenza, allo stato attuale del diritto comunitario nulla osta a che gli Stati membri definiscano, nel rispetto del
         diritto comunitario, le condizioni per il diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo facendo
         riferimento al criterio della residenza sul territorio nel quale le elezioni sono organizzate.
      
      Tuttavia il principio di parità di trattamento osta a che i criteri scelti comportino che siano trattati in maniera diversa
         cittadini che si trovano in situazioni comparabili, senza che tale diversità di trattamento sia oggettivamente giustificata.
      
      (v. punti 44-45, 52-53, 61, dispositivo 2)
      3.     I paesi e territori di oltremare (PTOM) sono oggetto di uno speciale regime di associazione, definito nella quarta parte del
         Trattato (artt. da 182 CE a 188 CE), così che le disposizioni generali del Trattato sono applicabili nei loro confronti soltanto
         laddove esplicitamente previsto.
      
      Ne consegue che gli artt. 189 CE e 190 CE, relativi al Parlamento europeo, non sono applicabili a tali paesi e territori e
         che gli Stati membri non sono tenuti ad organizzarvi le elezioni del Parlamento europeo.
      
      Peraltro, l’art. 19, n. 2, CE, che applica a tale diritto di elettorato attivo e passivo il principio di non discriminazione
         in base alla nazionalità, non è applicabile al cittadino dell’Unione che risiede in un PTOM e che desidera esercitare il proprio
         diritto di voto nello Stato membro di cui è cittadino.
      
      (v. punti 44, 46-47, 53)
      4.     In assenza di una disciplina comunitaria relativamente alle contestazioni in materia di diritto di elettorato attivo e passivo
         per il Parlamento europeo, spetta all’ordinamento di ciascuno Stato membro determinare gli strumenti per la riparazione a
         favore di una persona che, in forza di una disposizione nazionale contraria al diritto comunitario, non sia stata iscritta
         nelle liste elettorali per l’elezione dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004 e sia stata quindi esclusa dalla
         partecipazione a tali elezioni. Tali rimedi, che possono comprendere un risarcimento del danno causato dalla violazione del
         diritto comunitario imputabile allo Stato, non devono essere meno favorevoli di quelli relativi alle azioni per far valere
         diritti fondati sull’ordinamento nazionale (principio di equivalenza) né rendere impossibile o eccessivamente difficile, in
         pratica, l’esercizio dei diritti garantiti dall’ordinamento comunitario (principio di effettività).
      
      (v. punti 67, 71, dispositivo 3)
      5.     Il principio della responsabilità di uno Stato membro per danni causati ai singoli da violazioni del diritto comunitario ad
         esso imputabili è inerente al sistema del Trattato e uno Stato membro è tenuto a risarcire i danni causati allorché la norma
         giuridica violata abbia lo scopo di conferire diritti agli individui, la violazione sia sufficientemente qualificata ed esista
         un nesso causale diretto tra la violazione dell’obbligo posto a carico dello Stato e il danno subito dai soggetti lesi; non
         si può tuttavia escludere che la responsabilità dello Stato possa essere accertata a condizioni meno restrittive sulla base
         del diritto nazionale.
      
      Con riserva del diritto al risarcimento che trova direttamente il suo fondamento nel diritto comunitario, nel caso in cui
         le condizioni indicate al paragrafo precedente siano soddisfatte, è nell’ambito delle norme del diritto nazionale relative
         alla responsabilità che lo Stato è tenuto a riparare le conseguenze del danno provocato, fermo restando che le condizioni
         stabilite dalle legislazioni nazionali in materia di risarcimento dei danni non possono essere meno favorevoli di quelle che
         riguardano reclami analoghi di natura interna, e non possono essere congegnate in modo da rendere praticamente impossibile
         o eccessivamente difficile ottenere il risarcimento.
      
      (v. punti 69-70)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      12 settembre 2006 (*)
      
      «Parlamento europeo – Elezioni – Diritto di voto – Condizione di residenza nei Paesi Bassi per i cittadini olandesi di Aruba – Cittadinanza dell’Unione»
      Nel procedimento C‑300/04,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Raad van State
         (Paesi Bassi), con ordinanza 13 luglio 2004, pervenuta in cancelleria il 15 luglio 2004, nella causa
      
      M.G. Eman, 
      O.B. Sevinger
      contro
      College van burgemeester en wethouders van Den Haag,
      
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans, A. Rosas (relatore), K. Schiemann e J. Makarczyk,
         presidenti di sezione, dai sigg. J.‑P. Puissochet, P. Kūris, E. Juhász, E. Levits e A. Ó Caoimh, giudici,
      
      avvocato generale: sig. A. Tizzano
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 5 luglio 2005,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per i sigg. Eman e Sevinger, dal sig. A.G. Croes; 
      –       per il governo olandese, dalle sig.re H.G. Sevenster e C.M. Wissels, in qualità di agenti;
      –       per il governo spagnolo, dalla sig.ra N. Díaz Abad e dal sig. F. Díez Moreno, in qualità di agenti;
      –       per il governo francese, dai sigg. R. Abraham, G. de Bergues, E. Puisais e dalla sig.ra C. Jurgensen, in qualità di agenti;
      –       per il governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dalla sig.ra R. Caudwell, in qualità di agente, assistita
         dai sigg. D. Anderson e D. Wyatt, QC, nonché dal sig. M. Chamberlain, barrister;
      
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. C. Ladenburger e P. van Nuffel, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 6 aprile 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l’interpretazione degli artt. 17 CE, 19, n. 2, CE, 189 CE, 190 CE e 299, n. 3,
         CE.
      
      2       La domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia tra i sigg. Eman e Sevinger (in prosieguo: gli «appellanti nella
         causa principale»), entrambi di nazionalità olandese e residenti a Oranjestad (Aruba), e il College van burgemeester en wethouders
         van Den Haag (Paesi Bassi) relativamente al rigetto, da parte di quest’ultimo, della loro domanda di iscrizione nelle liste
         elettorali ai fini dell’elezione dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004.
      
       Contesto normativo
       Diritto internazionale
      3       L’art. 3 del protocollo addizionale n. 1 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà
         fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (in prosieguo: il «protocollo n. 1 della CEDU»), così recita:
      
      «Le Alte Parti Contraenti si impegnano ad organizzare, ad intervalli ragionevoli, libere elezioni a scrutinio segreto, in
         condizioni tali da assicurare la libera espressione dell’opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo».
      
       Diritto comunitario
      4       L’art. 17 CE così prevede:
      «1.      È istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza
         dell’Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima.
      
      2.      I cittadini dell’Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal presente trattato».
      5       L’art. 19, n. 2, CE è del seguente tenore:
      «Fatte salve le disposizioni dell’articolo 190, paragrafo 4, e le disposizioni adottate in applicazione di quest’ultimo, ogni
         cittadino dell’Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni
         del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato (…)».
      
      6       Sulla base di tale disposizione, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la direttiva 6 dicembre 1993, 93/109/CE, relativa
         alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell’Unione
         che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini (GU L 329, pag. 34). All’art. 3, primo comma, tale direttiva così
         prevede:
      
      «Ogni persona che, nel giorno di riferimento,
      a)      è cittadino dell’Unione ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 1, secondo comma del trattato, e
      b)      pur non essendo cittadino dello Stato membro di residenza, possiede i requisiti a cui la legislazione di detto Stato subordina
         il diritto di voto e di eleggibilità dei propri cittadini,
      
      ha il diritto di voto e di eleggibilità nello Stato membro di residenza in occasione delle elezioni al Parlamento europeo
         se non è decaduta da tali diritti in virtù dell’articolo 6 o 7».
      
      7       L’art. 5 della direttiva 93/109 così recita:
      «Qualora i cittadini dello Stato membro di residenza debbano risiedere da un periodo minimo nel territorio elettorale per
         essere elettori o eleggibili, gli elettori e i cittadini comunitari eleggibili sono considerati in possesso di tale requisito
         qualora abbiano risieduto in altri Stati membri per una durata equivalente. Questa disposizione si applica fatte salve le
         specifiche condizioni connesse alla durata della residenza in una determinata circoscrizione o collettività locale».
      
      8       L’art. 189, primo comma, CE così dispone:
      «Il Parlamento europeo, composto di rappresentanti dei popoli degli Stati riuniti nella Comunità, esercita i poteri che gli
         sono attribuiti dal presente trattato».
      
      9       L’art. 190 CE è del seguente tenore:
      «1. I rappresentanti, al Parlamento europeo, dei popoli degli Stati riuniti nella Comunità sono eletti a suffragio universale
         diretto.
      
      (…)
      4.      Il Parlamento europeo elabora un progetto volto a permettere l’elezione a suffragio universale diretto, secondo una procedura
         uniforme in tutti gli Stati membri o secondo principi comuni a tutti gli Stati membri.
      
      Il Consiglio, con deliberazione unanime, previo parere conforme del Parlamento europeo che si pronuncia alla maggioranza dei
         membri che lo compongono, stabilirà le disposizioni di cui raccomanderà l’adozione da parte degli Stati membri, conformemente
         alle loro rispettive norme costituzionali.
      
      (…)».
      10     L’art. 8 dell’atto relativo all’elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato
         alla decisione del Consiglio 20 settembre 1976, 76/787/CECA, CEE, Euratom (GU L 278, pag. 1), come modificato dalla decisione
         del Consiglio 25 giugno 2002 e 23 settembre 2002, 2002/772/CE, Euratom (GU L 283, pag. 1) (in prosieguo: l’«atto del 1976»),
         così prevede:
      
      «Fatte salve le disposizioni del presente atto, la procedura elettorale è disciplinata in ciascuno Stato membro dalle disposizioni
         nazionali.
      
      Tali disposizioni nazionali, che possono eventualmente tener conto delle particolarità negli Stati membri, non devono nel
         complesso pregiudicare il carattere proporzionale del voto».
      
      11     L’art. 12 di tale atto dispone quanto segue:
      «[il Parlamento europeo] verifica i poteri dei rappresentanti. A tal fine, ess[o] prende atto dei risultati proclamati ufficialmente
         dagli Stati membri e decide sulle contestazioni che potrebbero essere eventualmente presentate in base alle disposizioni del
         presente atto, fatta eccezione delle disposizioni nazionali cui tale atto rinvia».
      
      12     L’art. 299 CE così prevede:
      «1.      Il presente trattato si applica (…) al Regno dei Paesi Bassi (…).
      2.      Le disposizioni del presente trattato si applicano ai dipartimenti francesi d’oltremare, alle Azzorre, a Madera e alle isole
         Canarie.
      
      (…)
      3.      I paesi e i territori d’oltremare, il cui elenco figura nell’allegato II del presente trattato, costituiscono l’oggetto dello
         speciale regime di associazione definito nella quarta parte del trattato stesso.
      
      (…)».
      13     Aruba e le Antille olandesi sono menzionate nell’elenco contenuto nell’Allegato II al Trattato CE, rubricato «Paesi e territori
         d’oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato».
      
       Diritto nazionale
      14     L’art. B 1 della legge elettorale olandese (Nederlandse Kieswet) prevede, per quanto riguarda l’elezione dei membri della
         camera dei deputati del Parlamento olandese (Tweede Kamer der Staten-Generaal), quanto segue:
      
      «I membri della Tweede Kamer der Staten‑Generaal vengono eletti tra coloro che sono Olandesi il giorno del deposito delle
         candidature e che il giorno delle elezioni hanno compiuto il diciottesimo anno di età, ad eccezione di coloro che il giorno
         della presentazione della candidatura hanno il loro domicilio effettivo nelle Antille Olandesi o ad Aruba.
      
      2. Questa eccezione non vale per:
      a)      l’Olandese che ha risieduto per almeno dieci anni nei Paesi Bassi;
      b)      l’Olandese che lavora nella funzione pubblica olandese nelle Antille olandesi o ad Aruba, così come per il coniuge, il partner
         o compagno e i figli registrati, purché questi convivano con lui».
      
      15     Con riguardo all’elezione dei membri del Parlamento europeo, l’art. Y 3 della medesima legge così dispone:
      «Hanno il diritto di voto:
      a)      coloro che hanno il diritto di votare alle elezioni dei membri della Tweede Kamer der Staten-Generaal;
      b)      i non Olandesi, cittadini di un altro Stato membro dell’Unione europea, a condizione che essi:
      1º      abbiano il loro domicilio effettivo nei Paesi Bassi il giorno del deposito delle candidature,
      2º      abbiano raggiunto il diciottesimo anno il giorno del voto, e
      3º      non siano decaduti dal diritto di voto nei Paesi Bassi o nello Stato membro di cui sono cittadini».
       Le questioni pregiudiziali
      16     Nell’ambito della controversia pendente dinanzi al giudice del rinvio, gli appellanti nella causa principale contestano il
         rifiuto della loro iscrizione nelle liste elettorali per l’elezione dei membri del Parlamento europeo, motivato dal fatto
         che essi risiedono ad Aruba. Essi affermano che, ai sensi dell’art. 17, n. 1, CE, essi sono cittadini dell’Unione europea.
         Essi sostengono che l’art. 19, n. 2, CE, interpretato alla luce dell’art. 3 del protocollo n. 1 della CEDU, conferisce loro
         il diritto di votare alle elezioni per il Parlamento europeo, sebbene essi risiedano in un territorio il cui nome è menzionato
         nell’elenco dei paesi e territori d’oltremare (in prosieguo: i «PTOM») contenuto nell’Allegato II al Trattato.
      
      17     Il giudice del rinvio riconosce che, essendosi già svolte le elezioni dei membri del Parlamento europeo, è troppo tardi perché
         una decisione di annullamento del rifiuto dell’iscrizione degli appellanti nella causa principale nelle liste elettorali possa
         consentire loro di partecipare a tale elezione. Il giudice non esclude però che, in applicazione del diritto comunitario,
         debba essere loro concessa una riparazione («rechtsherstel»).
      
      18     Stando così le cose, il Raad van State ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali:
      
      «1)      Se alle persone che sono in possesso della nazionalità di uno Stato membro e sono residenti, ovvero domiciliate in un territorio
         appartenente ai PTOM, ai sensi dell’art. 299, terzo comma, CE, e che mantiene relazioni particolari con il detto Stato membro,
         sia applicabile la parte seconda del Trattato.
      
      2)      In caso negativo, se gli Stati membri, alla luce di quanto disposto all’art. 17, n. 1, seconda frase, CE, siano liberi di
         riconoscere la loro nazionalità alle persone che sono residenti ovvero domiciliate nei PTOM, di cui all’art. 299, n. 3, CE.
      
      3)      Se l’art. 19, n. 2, CE, letto in combinato disposto con gli artt. 189 [CE] e 190, n. 1, CE, debba essere interpretato nel
         senso che – fatte salve le eccezioni previste nell’ordinamento giuridico nazionale che si riferiscono, tra l’altro, a esclusioni
         del diritto di voto derivanti da condanne penali e da stato di incapacità – la qualità di cittadino dell’Unione residente
         o domiciliato nei PTOM implica, tra l’altro, il diritto di voto e di eleggibilità per il Parlamento europeo.
      
      4)      Se gli artt. 17 [CE] e 19, n. 2, CE, letti in combinato disposto e posti nell’ottica dell’art. 3, n. 1, del Protocollo [n. 1
         della CEDU], come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, ostino a che tali persone, che non sono cittadini
         dell’Unione, abbiano diritto di voto e di eleggibilità per il Parlamento europeo.
      
      5)      Se il diritto comunitario ponga condizioni circa la natura del ripristino della situazione giuridica [rechtsherstel] da mettere
         a disposizione, qualora il giudice nazionale – sulla base, tra l’altro, della soluzione che la Corte di giustizia avrà fornito
         alle questioni di cui sopra – dovesse dichiarare che coloro che risiedono oppure sono domiciliati nelle Antille Olandesi e
         in Aruba e che sono in possesso della nazionalità olandese illegittimamente non sono stati iscritti per le elezioni tenutesi
         il 10 giugno 2004».
      
       Procedimento dinanzi alla Corte
      19     Con lettera separata del 13 luglio 2004, nonché con lettera del 22 febbraio 2005, il Raad van State ha chiesto alla Corte
         di esaminare le questioni pregiudiziali con procedimento accelerato ai sensi dell’art. 104 bis, primo comma, del regolamento
         di procedura. Tali domande sono state respinte con ordinanze del presidente della Corte 23 agosto 2004 e 18 marzo 2005.
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      20     Con la sua prima questione, il Raad van State chiede se la seconda parte del Trattato, relativa alla cittadinanza dell’Unione,
         si applichi ai cittadini di uno Stato membro che hanno la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei PTOM,
         di cui all’art. 299, n. 3, CE.
      
       Osservazioni presentate alla Corte
      21     Le parti della causa principale, nonché il governo del Regno Unito e la Commissione delle Comunità europee, sostengono che
         la seconda parte del Trattato si applica ai cittadini di uno Stato membro che hanno la residenza o il domicilio in un territorio
         facente parte dei PTOM. Essi rilevano che l’art. 17, n. 2, CE non pone altre condizioni, per essere cittadini dell’Unione
         e beneficiare dei diritti conferiti dal Trattato, che il possesso della cittadinanza di uno Stato membro. Sarebbe dunque irrilevante
         il fatto che un cittadino di uno Stato membro risieda in un paese terzo o in un PTOM.
      
      22     Il governo olandese rileva anzitutto che, ai sensi dello Statuut van het Koninkrijk der Nederlanden del 1954 (in prosieguo:
         lo «Statuut»), il Regno dei Paesi Bassi è composto di tre territori, vale a dire i Paesi Bassi, le Antille olandesi e Aruba.
         L’articolo 41 dello Statuut prevede che i tre territori «gestiscono autonomamente le materie di propria competenza». È per
         questo che i Paesi Bassi hanno una propria costituzione, e che le Antille olandesi e Aruba hanno la propria Staatsregeling.
         Nel Regno, fatta eccezione per le «materie del Regno», indicate nello Statuut, ciascun territorio, che dispone di un parlamento
         e di un’amministrazione, gode di proprie competenze legislative.
      
      23     La cittadinanza costituirebbe una «materia del Regno», e la sua attribuzione sarebbe disciplinata dalla legge del Regno sulla
         cittadinanza olandese (Rijkswet op het Nederlanderschap). Si tratta di una «cittadinanza unitaria» la quale non fa cioè alcuna
         distinzione tra un abitante di Aruba e uno dei Paesi Bassi il quale si trovi al di fuori del Regno.
      
      24     Anche gli affari esteri costituirebbero una «materia del Regno». L’unico soggetto di diritto internazionale sarebbe il Regno
         dei Paesi Bassi. Tuttavia, a livello pattizio, il Regno potrebbe concludere trattati separatamente per ciascun territorio.
         Ciò si tradurrebbe, in pratica, nelle menzioni «il Regno dei Paesi Bassi (per i Paesi Bassi)», «il Regno dei Paesi Bassi (per
         le Antille olandesi)» e «il Regno dei Paesi Bassi (per Aruba)». Ne conseguirebbe che, da un punto di vista giuridico, un trattato
         vincolerebbe soltanto il territorio indicato. Il governo olandese precisa al riguardo che il Trattato CEE, nella sua versione
         originaria, è stato ratificato esclusivamente per i territori europei del Regno e per la Nuova Guinea, vale a dire con l’indicazione
         «per il Regno dei Paesi Bassi (per i Paesi Bassi e la Nuova Guinea)». Esso ha inoltre depositato l’atto di ratifica del Trattato
         sull’Unione europea, sottoscritto dalla Regina «per il Regno dei Paesi Bassi (per i Paesi Bassi)».
      
      25     Secondo il governo olandese, l’ambito di applicazione territoriale del Trattato CE, e in particolare della sua seconda parte,
         dovrebbe essere determinato in conformità all’art. 299 CE, ma considerando anche gli strumenti di ratifica del trattato. E
         l’esame di tali strumenti indicherebbe che né il Trattato originario né il Trattato sull’Unione europea sono stati ratificati
         per Aruba. Il Trattato CE non si applicherebbe dunque a tale territorio, fatta eccezione per il regime speciale di associazione
         definito nella quarta parte dello stesso.
      
      26     Il fatto che il Regno dei Paesi Bassi abbia istituito una cittadinanza unitaria sarebbe irrilevante a tale proposito. L’Olandese
         di Aruba o delle Antille olandesi possiederebbe sì la cittadinanza olandese, e sarebbe di conseguenza cittadino dell’Unione,
         ma ciò non comporterebbe che egli goda anche, in ogni tempo, di tutti i diritti legati alla cittadinanza dell’Unione. Fino
         a quando l’interessato si trova nel territorio di Aruba o delle Antille olandesi il Trattato non produrrebbe alcun effetto
         sulla sua situazione. Qualora però egli abbandoni il territorio di Aruba o delle Antille olandesi, egli potrebbe far valere
         i diritti legati alla cittadinanza dell’Unione.
      
       Giudizio della Corte
      27     L’art. 17, n. 1, seconda frase, CE prevede che «è cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro».
         A tale proposito è irrilevante che il cittadino di uno Stato membro abbia la residenza o il domicilio in un territorio facente
         parte dei PTOM, di cui all’art. 299, n. 3, CE.
      
      28     D’altra parte l’art. 17, n. 2, CE stabilisce che i cittadini dell’Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti
         dal Trattato.
      
      29     Ne consegue che la prima questione va risolta dichiarando che i cittadini di uno Stato membro che hanno la residenza o il
         domicilio in un territorio facente parte dei PTOM, di cui all’art. 299, n. 3, CE, possono far valere i diritti riconosciuti
         ai cittadini dell’Unione nella seconda parte del Trattato.
      
       Sulla seconda questione
      30     Tale questione, che riguarda il diritto degli Stati membri, alla luce dell’art. 17, n. 1, seconda frase, CE, di concedere
         la propria cittadinanza a persone che hanno la residenza o il domicilio nei PTOM di cui all’art. 299, n. 3, CE, è stata proposta
         per il caso in cui la Corte dichiarasse la non applicabilità della seconda parte del Trattato ad un cittadino di uno Stato
         membro il quale abbia la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei PTOM.
      
      31     Tenuto conto della risposta fornita alla prima questione, non è necessario rispondere alla seconda.
       Sulla terza questione
      32     Con la sua terza questione, il Raad van State chiede se l’art. 19, n. 2, CE, considerato alla luce degli artt. 189 CE e 190,
         n. 1, CE, debba essere interpretato nel senso che un cittadino dell’Unione il quale abbia la residenza o il domicilio in un
         PTOM gode del diritto di elettorato attivo e passivo per il Parlamento europeo.
      
       Osservazioni presentate alla Corte
      33     Gli appellanti nella causa principale osservano che, sebbene Aruba sia un PTOM ai sensi del Trattato, essa è soggetta a disposizioni
         normative relative a materie del Regno quali la difesa o gli affari esteri, disposizioni che sono influenzate dal diritto
         comunitario. Anche la normativa interna sarebbe influenzata da quella comunitaria, il che giustificherebbe che gli Olandesi
         di Aruba possano votare per eleggere i membri del Parlamento europeo, ai sensi dell’art. 3 del protocollo n. 1 della CEDU.
         Essi rilevano altresì la discriminazione di cui sono vittime gli Olandesi di Aruba e delle Antille olandesi. Essi osservano,
         ad esempio, che un Olandese delle Antille può beneficiare o meno del diritto di voto a seconda che risieda nella parte francese
         o in quella olandese dell’isola di Saint-Martin.
      
      34     Il governo olandese rileva che il diritto di voto non costituisce una materia del Regno, ma rientra nella competenza del territorio
         ai sensi dello Statuut. L’art. 46 dello stesso prevede in proposito che gli organi rappresentativi del territorio siano eletti
         dagli Olandesi residenti nel territorio in questione. Il n. 2 di tale articolo lascia ai territori la facoltà di concedere
         il diritto di voto agli Olandesi che non risiedono nel territorio stesso. La legge elettorale olandese avrebbe utilizzato
         in modo limitato quest’ultima facoltà, concedendo il diritto di voto ai residenti di Aruba e delle Antille olandesi che hanno
         abitato più di dieci anni nei Paesi Bassi.
      
      35     I governi olandese, francese e del Regno Unito, nonché la Commissione, ritengono che il diritto comunitario non imponga che
         il diritto di voto sia concesso ai cittadini degli Stati membri che non risiedono nel territorio a cui si applica la normativa
         comunitaria. Un cittadino il quale risieda in un PTOM non potrebbe far derivare tale diritto dall’art. 19, n. 2, CE, il quale
         mira soltanto a garantire ai cittadini dell’Unione che soggiornano in un altro Stato membro il diritto di voto alle medesime
         condizioni previste per i cittadini di tale Stato membro.
      
      36     I governi olandese e del Regno Unito, nonché la Commissione, ricordano d’altra parte che gli artt. 189 CE e 190, n. 1, CE,
         così come le disposizioni generali del Trattato, non sono applicabili ai PTOM se non quando esplicitamente previsto (sentenze
         12 febbraio 1992, causa C‑260/90, Leplat, Racc. pag. I‑643, punto 10, e 22 novembre 2001, causa C‑110/97, Paesi Bassi/Consiglio,
         Racc. pag. I‑8763, punto 49). Essi ritengono che, considerato il fatto che il Trattato non si applica ad Aruba e che l’associazione
         con i PTOM non conferisce alcun ruolo al Parlamento europeo, quest’ultimo non può essere qualificato come «corpo legislativo»
         ai sensi dell’art. 3 del protocollo n. 1 della CEDU, alle cui elezioni avrebbero il diritto di partecipare i residenti dei
         PTOM (v. Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza 18 febbraio 1999, Matthews c. Regno Unito, Recueil des arrêts et décisions  1999‑I).
      
      37     In ogni caso, la Comunità avrebbe esercitato solo parzialmente la competenza conferitale dall’articolo 190, n. 4, CE al fine
         di elaborare una procedura elettorale uniforme. L’atto del 1976 non conterrebbe alcuna disposizione la quale indichi chi sono
         i titolari del diritto di voto, cosicché sarebbero applicabili soltanto le disposizioni nazionali. Queste ultime potrebbero
         prevedere, in particolare, condizioni di residenza.
      
      38     I governi olandese, francese e del Regno Unito, nonché la Commissione, ritengono che il diritto comunitario non si opponga
         tuttavia a che gli Stati membri concedano il diritto di voto ai cittadini dell’Unione che risiedono in un paese terzo o in
         un PTOM. Il governo francese precisa sul punto che la legge francese relativa all’elezione dei membri del Parlamento europeo
         rinvia al codice elettorale francese, il quale non fa alcuna distinzione tra i francesi che risiedono nella Francia metropolitana
         e gli altri. Di conseguenza, i francesi che risiedono in un dipartimento d’oltremare o in un PTOM partecipano all’elezione
         del Parlamento europeo alle medesime condizioni dei francesi che risiedono nella Francia metropolitana.
      
      39     La Commissione ricorda tuttavia che gli Stati membri devono tenere conto dei principi generali del diritto comunitario. In
         applicazione del principio generale di parità di trattamento, un legislatore nazionale che decida di estendere il diritto
         di voto alle elezioni del Parlamento europeo ai suoi cittadini residenti in un paese terzo dovrebbe, allo stesso modo, concedere
         tale diritto di voto ai suoi cittadini residenti in un PTOM. Esso dovrebbe fare ciò a maggior ragione in considerazione del
         legame particolare che unisce i PTOM alla Comunità. Nel caso di specie, poiché il legislatore olandese concede a tutti gli
         Olandesi che non risiedono ad Aruba o nelle Antille olandesi, indipendentemente dal luogo di residenza, il diritto di partecipare
         alle predette elezioni, tale diritto dovrebbe altresì essere concesso agli Olandesi di Aruba e delle Antille olandesi. In
         mancanza di ciò, la normativa comporterebbe una discriminazione ingiustificata tra un Olandese residente, ad esempio, a New
         York e uno residente ad Aruba.
      
       Giudizio della Corte
      40     Si deve osservare che le disposizioni del Trattato non contengono una regola che definisca in modo esplicito e preciso chi
         siano i titolari del diritto di elettorato attivo e passivo per il Parlamento europeo.
      
      41     L’art. 190, n. 4, CE fa riferimento alla procedura per tali elezioni. Secondo tale disposizione, l’elezione dei membri del
         Parlamento europeo si effettua a suffragio universale diretto, secondo una procedura uniforme in tutti gli Stati membri o
         secondo principi comuni a tutti gli Stati membri.
      
      42     L’art. 1 dell’atto del 1976 stabilisce che i membri del Parlamento europeo sono eletti con sistema proporzionale, e che l’elezione
         si svolge a suffragio universale diretto, libero e segreto. Ai sensi dell’art. 8 dell’atto del 1976, fatte salve le disposizioni
         contenute nell’atto stesso, la procedura elettorale è disciplinata in ciascuno Stato membro dalle disposizioni nazionali,
         ma queste, che possono eventualmente tener conto delle particolarità interne agli Stati membri, non devono nel complesso pregiudicare
         il carattere proporzionale del voto.
      
      43     Tuttavia, né l’art. 190 CE né l’atto del 1976 indicano in modo esplicito e preciso chi siano coloro che godono del diritto
         di elettorato attivo e passivo per il Parlamento europeo.
      
      44     Nessuna chiara conclusione in proposito può essere ricavata dagli artt. 189 CE e 190 CE, relativi al Parlamento europeo, i
         quali indicano che lo stesso è composto da rappresentanti dei popoli degli Stati membri, laddove il termine «popoli», che
         non è definito, può assumere significati differenti a seconda degli Stati membri e delle lingue dell’Unione.
      
      45     Risulta da tali considerazioni che, allo stato attuale del diritto comunitario, la determinazione di chi possiede il diritto
         di elettorato attivo e passivo ricade nella competenza di ciascuno Stato membro nel rispetto del diritto comunitario. Si deve
         tuttavia verificare se tale diritto si opponga ad una situazione come quella di cui alla causa principale, in cui alcuni cittadini
         olandesi residenti ad Aruba non godono del diritto di elettorato attivo e passivo per il Parlamento europeo.
      
      46     Si deve anzitutto ricordare che i PTOM sono oggetto di uno speciale regime di associazione, definito nella quarta parte del
         Trattato (artt. da 182 CE a 188 CE), così che le disposizioni generali del Trattato sono applicabili nei loro confronti soltanto
         laddove esplicitamente previsto (v. citate sentenze Leplat, punto 10, e Paesi Bassi/Consiglio, punto 49).
      
      47     Ne consegue che gli artt. 189 CE e 190 CE non sono applicabili a tali paesi e territori, e che gli Stati membri non sono tenuti
         ad organizzarvi le elezioni del Parlamento europeo.
      
      48     L’art. 3 del protocollo n. 1 della CEDU non si oppone a tale interpretazione. Poiché infatti le disposizioni del Trattato
         non sono applicabili ai PTOM, il Parlamento europeo non può essere considerato il «corpo legislativo» di questi ultimi ai
         fini della predetta disposizione. Per contro, è nell’ambito degli organi creati nel quadro dell’associazione tra la Comunità
         e i PTOM che la popolazione di tali paesi e territori può esprimersi, attraverso le autorità che la rappresentano.
      
      49     Non si può obiettare, a tale proposito, che il diritto comunitario esercita un’influenza sul diritto applicabile ad Aruba.
         Tale influenza può derivare infatti dalle disposizioni del diritto comunitario applicabili ai PTOM nell’ambito dell’associazione.
         Per quanto riguarda le altre disposizioni di tale diritto, come ha osservato l’avvocato generale al paragrafo 161 delle sue
         conclusioni, facendo riferimento al punto 34 della citata sentenza Matthews c. Regno Unito, un impatto indiretto di una normativa
         non è sufficiente per ritenere che tale normativa tocchi la popolazione nel medesimo modo di quella proveniente da un’assemblea
         legislativa locale.
      
      50     Allo stesso modo, non si può argomentare sulla base del fatto che altri Stati membri organizzano le elezioni per il Parlamento
         europeo nei PTOM con i quali essi intrattengono relazioni particolari. In assenza di specifiche disposizioni in proposito
         nel Trattato, infatti, spetta agli Stati membri utilizzare le norme meglio adatte al loro ordinamento costituzionale.
      
      51     Per quanto riguarda poi il diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo organizzate nei Paesi
         Bassi, esso è determinato dalla legge elettorale olandese, e prevede le medesime condizioni applicabili all’elezione dei membri
         della camera dei deputati del Parlamento olandese: in particolare, tale diritto di elettorato attivo e passivo non è riconosciuto
         agli Olandesi il cui domicilio effettivo si trova nelle Antille olandesi o ad Aruba.
      
      52     Come è stato ricordato ai punti 41‑44 della presente sentenza, né gli artt. 189 CE e 190 CE né l’atto del 1976 indicano in
         modo esplicito e preciso chi siano i titolari del diritto di elettorato attivo e passivo per l’elezione del Parlamento europeo.
         D’altra parte, le disposizioni della parte seconda del Trattato, relativa alla cittadinanza dell’Unione, non riconoscono ai
         cittadini dell’Unione un diritto incondizionato di voto attivo e passivo per l’elezione del Parlamento europeo.
      
      53     Infatti l’art. 19, n. 2, CE, al quale viene fatto riferimento nella domanda pregiudiziale, si limita ad applicare a tale diritto
         di elettorato attivo e passivo il principio di non discriminazione in base alla nazionalità, stabilendo che ogni cittadino
         dell’Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del
         Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. L’art. 3, primo
         comma, lett. b), della direttiva 93/109 precisa a tale proposito che possiede il diritto di elettorato attivo e passivo nello
         Stato membro in cui risiede ogni cittadino comunitario che, pur non essendo cittadino dello Stato membro di residenza, possiede
         i requisiti a cui la legislazione di detto Stato subordina il diritto di voto e di eleggibilità dei propri cittadini. Allo
         stesso modo, l’art. 5 di tale direttiva è chiaramente fondato sul presupposto che uno Stato membro può prevedere una durata
         della residenza «nel territorio elettorale» come condizione per il diritto di voto. Risulta da tale esame dell’art. 19, n. 2,
         CE e delle disposizioni adottate per darvi esecuzione che tale norma del Trattato non è applicabile al cittadino dell’Unione
         che risiede in un PTOM e che desidera esercitare il proprio diritto di voto nello Stato membro di cui è cittadino.
      
      54     Come ha osservato l’avvocato generale ai paragrafi 157 e 158 delle sue conclusioni, l’art. 3 del protocollo n. 1 della CEDU
         non si oppone a che gli Stati membri utilizzino il criterio della residenza per restringere l’ambito dei titolari del diritto
         di elettorato attivo e passivo. Pronunciandosi relativamente al diritto di voto, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha
         ritenuto, a tale proposito, che l’obbligo di residenza sul territorio nazionale per poter votare sia una condizione di per
         sé non irragionevole né arbitraria, e giustificata per più ragioni (Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza 19 ottobre
         2004, Melnitchenko c. Ucraina, Recueil des arrêts et décisions 2004-X, § 56). Essa ha peraltro ammesso che si possono fissare condizioni più rigorose per il diritto di voto passivo rispetto
         a quelle per il diritto di elettorato attivo (sentenza Melnitchenko c. Ucraina, cit, § 57).
      
      55     Sulla base di tali elementi non sembra che, in principio, il criterio legato alla residenza sia inadeguato per determinare
         chi goda del diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo.
      
      56     Gli appellanti nella causa principale e la Commissione affermano tuttavia che la legge elettorale olandese violerebbe il principio
         di parità di trattamento riconoscendo il diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo a tutti
         gli Olandesi residenti in un paese terzo, mentre tale diritto non è riconosciuto agli Olandesi che risiedono nelle Antille
         olandesi o ad Aruba.
      
      57     A tale proposito si deve ricordare che il principio di parità di trattamento o di non discriminazione, che fa parte dei principi
         generali del diritto comunitario, richiede che situazioni paragonabili non siano trattate in maniera diversa e che situazioni
         diverse non siano trattate in maniera uguale, salvo che ciò non risulti obiettivamente giustificato (sentenze 6 dicembre 2005,
         cause riunite C‑453/03, C‑11/04, C‑12/04 e C‑194/04, ABNA e a., Racc. pag. I‑10423, punto 63, e 10 gennaio 2006, causa C‑344/04,
         IATA e ELFAA, Racc. pag. I‑403, punto 95).
      
      58     In questo caso, gli elementi di comparazione rilevanti sono da un lato un Olandese residente nelle Antille olandesi o ad Aruba
         e, dall’altro, un Olandese residente in un paese terzo. Tali soggetti hanno in comune il fatto di essere cittadini olandesi
         e di non risiedere nel territorio dei Paesi Bassi. Esiste tuttavia una differenza di trattamento fra i due, poiché il secondo
         possiede il diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo organizzate nei Paesi Bassi, mentre
         il primo non gode di tale diritto. Una simile differenza di trattamento deve essere oggettivamente giustificata.
      
      59     In udienza il governo olandese ha affermato che lo scopo della legge elettorale olandese era quello di consentire agli Olandesi
         dei Paesi Bassi residenti all’estero di votare, poiché si ritiene che tali cittadini abbiano ancora legami con la società
         olandese. Risulta però anche, dai chiarimenti forniti da tale governo in udienza, che un Olandese il quale trasferisca la
         propria residenza da Aruba verso un paese terzo godrebbe del diritto di voto, allo stesso modo di un Olandese il quale trasferisca
         la propria residenza dai Paesi Bassi verso un paese terzo, mentre un Olandese residente ad Aruba non possiede tale diritto.
      
      60     In proposito, lo scopo perseguito dal legislatore olandese, il quale consiste nel concedere il diritto di elettorato attivo
         e passivo agli Olandesi che hanno o hanno avuto legami con i Paesi Bassi, rientra nella discrezionalità di cui dispone tale
         legislatore per organizzare le elezioni. Si deve tuttavia osservare che il governo olandese non ha dimostrato a sufficienza
         che la diversità di trattamento osservata tra gli Olandesi residenti in un paese terzo e quelli residenti nelle Antille olandesi
         e ad Aruba sia oggettivamente giustificata, e non costituisca dunque una violazione del principio di parità di trattamento.
      
      61     Sulla base di tali elementi la terza questione deve essere risolta dichiarando che, sebbene allo stato attuale del diritto
         comunitario nulla osti a che gli Stati membri definiscano, nel rispetto del diritto comunitario, le condizioni per il diritto
         di elettorato attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo facendo riferimento al criterio della residenza sul
         territorio nel quale le elezioni sono organizzate, tuttavia il principio di parità di trattamento osta a che i criteri scelti
         comportino che siano trattati in maniera diversa cittadini che si trovano in situazioni comparabili, senza che tale diversità
         di trattamento sia oggettivamente giustificata.
      
       Sulla quarta questione
      62     Con la quarta questione, il Raad van State chiede se gli artt. 17 CE e 19, n. 2, CE, letti alla luce dell’art. 3 del protocollo
         n. 1 della CEDU, impediscano che soggetti privi dello status di cittadini dell’Unione godano del diritto di elettorato attivo
         e passivo per le elezioni del Parlamento europeo.
      
      63     Come rilevano il governo olandese e la Commissione, si deve osservare che tale questione non ha alcun legame con la causa
         principale, poiché gli appellanti nella stessa sono cittadini dell’Unione: A tale questione non va dunque data risposta.
      
      64     In ogni caso, la Corte ha pronunciato in data odierna una sentenza nella causa C‑145/04, Spagna/Regno Unito (Racc. pag. I‑7917),
         che, se necessario, fornisce chiarimenti in proposito.
      
       Sulla quinta questione
      65     Con la quinta questione, il Raad van State chiede se il diritto comunitario ponga condizioni circa la natura della riparazione
         (rechtsherstel) da offrire qualora il giudice nazionale – sulla base, in particolare, della soluzione data dalla Corte di
         giustizia alle questioni di cui sopra – dovesse considerare che coloro che hanno la residenza o il domicilio nelle Antille
         Olandesi o ad Aruba e che sono in possesso della cittadinanza olandese illegittimamente non sono stati iscritti nelle liste
         elettorali per le elezioni dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004.
      
      66     A tale proposito, risulta dall’art. 12 dell’atto del 1976 che il Parlamento europeo ha competenza a pronunciarsi soltanto
         sulle contestazioni in materia elettorale che potrebbero essere eventualmente avanzate sulla base delle disposizioni di tale
         atto, con esclusione delle disposizioni nazionali a cui questo fa rinvio. Poiché la determinazione di chi sia titolare del
         diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo rientra nella competenza di ciascuno Stato membro,
         ne consegue che le contestazioni relative alle norme nazionali che definiscono tali titolari sono anch’esse questioni di diritto
         nazionale.
      
      67     Pertanto, in assenza di una disciplina comunitaria relativamente alle contestazioni in materia di diritto di elettorato attivo
         e passivo per il Parlamento europeo, spetta all’ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro indicare i giudici
         competenti e fissare le procedure giurisdizionali destinate a garantire la tutela dei diritti che derivano ai singoli dal
         diritto comunitario, fermo restando che dette modalità non possono essere né meno favorevoli di quelle relative alle azioni
         per far valere diritti fondati sull’ordinamento nazionale (principio di equivalenza) né tali da rendere impossibile o eccessivamente
         difficile, in pratica, l’esercizio dei diritti garantiti dall’ordinamento comunitario (principio di effettività) (v., in particolare,
         sentenza 8 novembre 2005, causa C‑443/03, Leffler, Racc. pag. I‑9611, punti 49 e 50).
      
      68     Per quanto riguarda un’eventuale riparazione (rechtsherstel) a favore di una persona che, a causa di una norma nazionale contrastante
         con il diritto comunitario, si sia vista rifiutare l’iscrizione nelle liste elettorali per l’elezione del Parlamento europeo,
         è sempre sulla base delle condizioni e dei modi previsti dal diritto nazionale che tale riparazione può avere luogo, fermo
         restando che tali condizioni e modi devono rispettare i principi di equivalenza e di effettività (in tal senso, sentenza 9
         novembre 1983, causa 199/82, San Giorgio, Racc. pag. 3595). Per valutare la riparazione adeguata, il giudice nazionale potrà
         utilmente fare riferimento alle modalità di riparazione previste per il caso di violazione di norme nazionali relative all’elezione
         di istituzioni dello Stato membro.
      
      69     In tale contesto occorre ricordare peraltro che il principio della responsabilità di uno Stato membro per danni causati ai
         singoli da violazioni del diritto comunitario ad esso imputabili è inerente al sistema del Trattato, e che uno Stato membro
         è tenuto a risarcire i danni causati allorché la norma giuridica violata abbia lo scopo di conferire diritti agli individui,
         la violazione sia sufficientemente qualificata ed esista un nesso causale diretto tra la violazione dell’obbligo posto a carico
         dello Stato e il danno subito dai soggetti lesi (sentenze 5 marzo 1996, cause riunite C‑46/93 e C‑48/93, Brasserie du pêcheur
         e Factortame, Racc. pag. I‑1029, punti 31 e 51, e 30 settembre 2003, causa C‑224/01, Köbler, Racc. pag. I‑10239, punti 30
         e 51); non si può tuttavia escludere che la responsabilità dello Stato possa essere accertata a condizioni meno restrittive
         sulla base del diritto nazionale (v. sentenza Brasserie du pêcheur e Factortame, cit., punto 66).
      
      70     Con riserva del diritto al risarcimento che trova direttamente il suo fondamento nel diritto comunitario, nel caso in cui
         le condizioni indicate al punto precedente siano soddisfatte, è nell’ambito delle norme del diritto nazionale relative alla
         responsabilità che lo Stato è tenuto a riparare le conseguenze del danno provocato, fermo restando che le condizioni stabilite
         dalle legislazioni nazionali in materia di risarcimento dei danni non possono essere meno favorevoli di quelle che riguardano
         reclami analoghi di natura interna, e non possono essere congegnate in modo da rendere praticamente impossibile o eccessivamente
         difficile ottenere il risarcimento (sentenza Brasserie du pêcheur e Factortame, cit., punto 67).
      
      71     Si deve dunque risolvere la quinta questione dichiarando che spetta all’ordinamento di ciascuno Stato membro determinare gli
         strumenti per la riparazione a favore di una persona che, in forza di una disposizione nazionale contraria al diritto comunitario,
         non sia stata iscritta nelle liste elettorali per l’elezione dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004, e sia stata
         quindi esclusa dalla partecipazione a tali elezioni. Tali rimedi, che possono comprendere un risarcimento del danno causato
         dalla violazione del diritto comunitario imputabile allo Stato, devono rispettare i principi di equivalenza e di effettività.
      
       Sulle spese
      72     Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi la Corte (Grande Sezione) dichiara:
      1)      I cittadini di uno Stato membro che hanno la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei paesi e territori
            d’oltremare, di cui all’art. 299, n. 3, CE, possono far valere i diritti riconosciuti ai cittadini dell’Unione nella seconda
            parte del Trattato CE.
      2)      Sebbene allo stato attuale del diritto comunitario nulla osti a che gli Stati membri definiscano, nel rispetto del diritto
            comunitario, le condizioni per il diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo facendo riferimento
            al criterio della residenza sul territorio nel quale le elezioni sono organizzate, tuttavia il principio di parità di trattamento
            osta a che i criteri scelti comportino che siano trattati in maniera diversa cittadini che si trovano in situazioni comparabili,
            senza che tale diversità di trattamento sia oggettivamente giustificata.
      3)      Spetta all’ordinamento di ciascuno Stato membro determinare gli strumenti per la riparazione (rechtsherstel) a favore di una
            persona che, in forza di una disposizione nazionale contraria al diritto comunitario, non sia stata iscritta nelle liste elettorali
            per l’elezione dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004, e sia stata quindi esclusa dalla partecipazione a tali
            elezioni. Tali rimedi, che possono comprendere un risarcimento del danno causato dalla violazione del diritto comunitario
            imputabile allo Stato, devono rispettare i principi di equivalenza e di effettività.
      Firme
      * Lingua processuale: l'olandese.