CELEX: 51996PC0026
Language: it
Date: 1996-01-31
Title: Proposta di DIRETTIVA DEL CONSIGLIO concernente l' accordo quadro sul congedo parentale concluso dall' UNICE, dal CEEP e dalla CES

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
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                                     Bruxelles, 31.01.1996
                                     COM(96) 26 def.
                                     96/0033 (PRT)
                             Proposta di
                  DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
         concernente l'accordo quadro sul congedo parentale
            concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES
                   (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                                 RELAZIONE
                                                 Introduzione
 1. La conciliazione della vita professionale e della vita familiare è un importante
    elemento della politica di pari opportunità tra le donne e gli uomini. Sin dall'inizio
    degli anni '80 la tematica della conciliazione costituisce una priorità della
    Commissione in questo campo. Il 24 novembre 1983 la Commissione ha presentato
    una proposta di direttiva del Consiglio relativa ai congedi parentali ed ai congedi per
    motivi familiari*0 Obiettivo di questa proposta era il conferimento ai lavoratori del
    diritto ad un congedo minimo a seguito della nascita o dell'adozione di un figlio. Essa
    prevedeva inoltre l'attribuzione di congedi ai lavoratori per altri motivi familiari.
2. Il Comitato economico e sociale ha formulato il suo parere il 24 maggio 1984. Il 30
    marzo 1984 il Parlamento europeo ha comunicato il proprio parere proponendo 17
    emendamenti alla proposta della Commissione. Conformemente all'articolo 149 del
    Trattato, la Commissione ha sottoposto al Consiglio, il 15 novembre 1984, una
    proposta modificata(2) contenente alcuni emendamenti auspicati dal Parlamento.
3. Tale proposta è stata discussa in seno al Consiglio e dai ministri stessi in diverse
    occasioni tra il 1985 e il 1994, ma non è stato possibile raggiungere l'unanimità
    richiesta dalla sua base giuridica (l'articolo 100). Nonostante le discussioni
    approfondite in seno al Consiglio e l'ampio consenso in esso emerso, in particolare nel
     1993, questa proposta non è stata adottata.
4. Oltre che in questa proposta, la Commissione ha ribadito il ruolo essenziale della
    conciliazione tra vita professionale e vita familiare ai fini di promuovere l'effettiva
    parità di opportunità sul lavoro, in una serie di testi presentati negli ultimi anni.
    Diverse di queste iniziative hanno riscosso il sostegno del Consiglio dei Ministrici
5. Nel luglio del 1994 la Commissione ha pubblicato il suo Libro bianco sulla politica
    sociale europea. In questo documento la Commissione ribadisce la propria volontà di
    compiere progressi in tale campo e segnala, nei capitoli 3 e 5, che studierà la
    possibilità di una direttiva quadro relativa alla conciliazione di lavoro e famiglia che
    contemplerà interruzioni di carriera quali i congedi parentali. L'obiettivo di questa
    proposta sarebbe di incoraggiare l'elaborazione di nuovi modelli meglio adattati ai
    bisogni della società europea e di facilitare la piena integrazione delle donne sul
    mercato del lavoro.
6. Constata l'assenza di progressi in seno al Consiglio, la Commissione ha deciso di
    avviare la procedura prevista all'articolo 3 dell'accordo sulla politica sociale. Il
    22 febbraio 1995 essa ha perciò' approvato l'avvio di una consultazione delle parti
    sociali a titolo dell'articolo 3, paragrafo 2 di detto accordo sulla base di un testo che
    faceva la cronistoria della politica in materia di conciliazione condotta dalla
    Commissione per svilupparla poi lungo diverse prospettive. Al termine di un periodo
    di consultazione di sei settimane la Commissione ha ricevuto 17 risposte.
7. Dalle risposte delle parti sociali è emerso un certo consenso sull'opportunità di avviare
    una qualche forma di azione in materia di conciliazione sulla base degli orientamenti
    che comparivano nel primo testo della Commissione. Le parti sociali hanno
    manifestato molto chiaramente il loro sostegno alla promozione della parità di
(i)
    COM (83) 686 clef.
(:)
    COM(84)63l dcf.
(3)
    Citiamo a titolo d'esempio il punto 16 della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori,
    il Terzo programma di azione comunitaria a medio lenii ine per la parità di opportunità tra donne e uomini
    (1991-1995) e la raccomandazione del Consiglio del 31 marzo 1992 sulla custodia dei bambini (GII L 123
    dell'8.5.1992, pag. 16).
 ---pagebreak---      opportunità tra le donne e gli uomini. Per quanto concerne la forma e il livello
     appropriati dell'azione da intraprendere in tale campo, si è riconosciuto in linea
     generale che un'iniziativa comunitaria potrebbe risultare appropriata. Secondo l'ipotesi
     di minima, un testo comunitario potrebbe raccomandare diverse misure e norme.
     Certuni hanno inoltre suggerito di elaborare una misura quadro vincolante a livello
     comunitario onde stabilire orientamenti da attuarsi a livello nazionale, locale o
     aziendale. In molti casi è stato anche auspicato che le parti sociali svolgano un ruolo
     attivo nell'elaborazione dei principi in questione e nella loro concretizzazione tramite
     le negoziazioni collettive.
8. Dopo aver analizzato tali reazioni la Commissione ha deciso di avviare la seconda
     consultazione delle parti sociali prevista dall'articolo 3, terzo paragrafo dell'accordo
     sulla politica sociale. Il 5 luglio tre organizzazioni (UNICE, CEEP e CES) hanno
     annunciato la loro intenzione di intavolare negoziati nel merito e, più in particolare,
     sui congedi parentali. A seguito di tali negoziati le tre organizzazioni hanno stipulato,
     il 14 dicembre, un accordo quadro. Nel contempo esse hanno trasmesso l'accordo alla
     Commissione chiedendo, conformemente all'articolo 4, paragrafo 2 dell'accordo sulla
     politica sociale, che ad esso sia data attuazione mediante decisione del Consiglio su
     proposta della Commissione.
Analisi dell'accordo
9. Nella sua Comunicazione sull'attuazione del Protocollo sulla politica sociale(4) la
     Commissione sottolineava che nella sua qualità di custode dei trattati, la Commissione
     elaborerà le proposte di decisione che essa presenterà al Consiglio tenendo conto del
     carattere rappresentativo delle parti contraenti, del loro mandato e della "legalità" di
     ciascuna clausola della convenzione collettiva riguardo al diritto comunitario come
     anche al rispetto delle disposizioni riguardanti le piccole e medie imprese di cui
     all'articolo 2, paragrafo 2.
     In ogni caso essa ha l'intenzione di corredare tutte le proposte che essa presenta al
     Consiglio in questo campo di una relazione nonché di osservazioni e di una
     valutazione dell'accordo concluso dalle parti sociali.
i. Rappresentatività delle partì contraenti e loro mandato
10.        Le organizzazioni che hanno stipulato l'accordo sono l'UNICE, il CEEP e la CES.
           Queste tre organizzazioni si sono impegnate, a partire dal 1985, in un processo
           autonomo e volontario di dialogo sociale detto di "Val Duchesse". Da tale
           dialogo sono emersi 14 pareri comuni, 2 raccomandazioni e 2 accordi. In
           particolare essi hanno concluso un accordo significativo nell'ottobre 1991 volto
           a definire il ruolo e lo spazio del dialogo sociale nel nuovo contesto comunitario.
           Gli articoli 3 e 4 dell'accordo sulla politica sociale si ispirano ampiamente a tale
           accordo.
 11.       Tutte e tre le organizzazioni rispondono ai seguenti criteri definiti nella
           comunicazione della Commissione (punto 24):
           sono interprofessionali e organizzate a livello europeo;
           si compongono di organizzazioni esse stesse riconosciute quali facenti parte
           integrante di strutture delle parti sociali degli Stati membri, hanno la capacità di
           negoziare accordi e sono rappresentative in tutti gli Stati membri;
(4)
      COM(93) 600, del 14 dicembre 1993.
 ---pagebreak---             dispongono di strutture adeguate che consentono loro di partecipare in modo
            efficace all'attuazione dell'accordo sulla politica sociale.
 12.        Queste tre organizzazioni sono le uniche tre organizzazioni interprofessionali a
            vocazione generale ai termini dell'allegato II della Comunicazione delia
            Commissione. D'altro canto, lo studio sulle parti sociali allegato alla
            Comunicazione perviene a un certo numero di conclusioni per quanto concerne
            la rappresentatività delle organizzazioni padronali e sindacali:
     Organizzazioni del padronato
      12.1         La federazione del padronato più rappresentativa dell'insieme dei settori
                   industriali e delle categorie di impresa è l'UNICE. In tutti gli Stati membri,
                   quelle affiliate all'UNICE sono di gran lunga le federazioni intersettoriali del
                   padronato più rappresentative. Tutti i suoi affiliati a livello nazionale
                   svolgono, direttamente o indirettamente un ruolo nella contrattazione
                   collettiva e partecipano alla Conferenza internazionale del lavoro. Il CEEP
                   reca una rappresentazione significativa da parte delle imprese pubbliche o
                   a partecipazione pubblica negli Stati membri.
     Organizzazioni sindacali
     12.2          La confederazione generale sindacale intersettoriale di gran lunga più
                   rappresentativa è la CES. In tutti gli Stati membri sono sue affiliate le
                   confederazioni sindacali intersettoriali più rappresentative. Tutti i suoi
                   affiliati a livello nazionale svolgono, direttamente o indirettamente, un ruolo
                   nella contrattazione collettiva e partecipano alla conferenza internazionale
                   del lavoro.
 13.        La Commissione constata che queste tre organizzazioni hanno ricevuto un
            mandato specifico dai loro affiliati a livello nazionale per la negoziazione relativa
            ai congedi parentali e hanno stipulato l'accordo quadro a loro nome. Questi stessi
            affiliati hanno quindi ratificato l'accordo quadro.
 14.        La Commissione deduce, da tale esame, che queste tre organizzazioni soddisfano
            la condizione di rappresentatività che essa si era impegnata a verificare prima di
            trasmettere la propria proposta. Essa ha tuttavia trasmesso l'accordo quadro a
            tutte le organizzazioni sindacali e padronali da essa consultate o informate in
            precedenza e ha organizzato una riunione di informazione e di dialogo con esse.
            Certe organizzazioni hanno contestato il carattere rappresentativo delle parti
            firmatarie e hanno affermato che l'accordo non prende in considerazione gli
            interessi di certi settori o di certe categorie di imprese. Di converso, altri hanno
            sottolineato il carattere flessibile delle disposizioni dell'accordo che consentirà,
            una volta recepito nel diritto nazionale, di tener conto dei bisogni specifici di
            certi settori o sottosettori.
ii. "Legalità" delle clausole dell'accordo
 15.        La Commissione ha esaminato attentamente ciascuna delle clausole dell'accordo
            quadro e non riscontra, nelle clausole sostanziali dell'accordo (clausole 1, 2 e 3),
            disposizioni contrarie al diritto comunitario. Il fatto che l'accordo preveda
            obblighi per gli Stati membri non ne mette in causa la legalità. Infatti, dalla
            seconda dichiarazione allegata all'Accordo sulla politica sociale0^ deriva, a
(*) "Le undici Alte Parti Contraenti dichiarano che la prima delle modalità d'applicazione degli accordi tra le
     parti sociali a livello comunitario, cui l'articolo 4, paragrafo 2 fa riferimento, consisterà nello sviluppare,
     attraverso un negozialo collettivo e secondo le nonne di ciascuno Stato membro, il contenuto di detti
     accordi e che pertanto tale modalità non implica l'obbligo per gli Stati membri di applicare direttamente
 ---pagebreak---             contrario, che la seconda modalità di attuazione degli accordi tra le parti sociali
            a livello comunitario è suscettibile di creare obblighi per gli Stati membri. Gli
            obblighi imposti agli Stati membri non derivano direttamente dall'accordo tra le
            parti sociali, bensì dalla modalità di attuazione di tale accordo. Per quanto
            concerne il contenuto stesso dell'accordo, la rubrica iv è consacrata alla
            valutazione che la Commissione ne fa.
16.         La clausola 4, in quanto comporta regole procedurali relative all'attuazione
            dell'accordo, è di natura diversa. La Commissione, senza modificare tali regole,
            è tenuta a proporre al Consiglio, nel testo stesso dell'atto che essa propone al
            Consiglio, le disposizioni necessarie affinché l'accordo quadro delle parti sociali
            sia effettivamente applicato dagli Stati membri nel rispetto del diritto
            comunitario.
iii.        Rispetto delle disposizioni concernenti le piccole e medie imprese
17.         L'articolo 2, paragrafo 2 dell'Accordo sulla politica sociale prevede che la
            legislazione in materia sociale eviti di imporre vincoli amministrativi, finanziari
            e giuridici di natura tale da ostacolare la creazione e lo sviluppo di piccole e
            medie imprese.
18.         La situazione specifica delle PMI è stata oggetto di un'attenzione particolare
            nell'elaborazione del testo dell'accordo quadro. Per tale motivo vi figurano due
            riferimenti espliciti:
     Considerando 12:                                       "considerando che il presente accordo
                                                            prende in considerazione la necessità di
                                                            migliorare i requisiti della politica sociale,
                                                            di favorire la competitività dell'economia
                                                            della Comunità e di evitare di imporre
                                                            vincoli amministrativi, finanziari e
                                                            giuridici di natura tale da ostacolare la
                                                            creazione e lo sviluppo delle piccole e
                                                            medie imprese."
     Clausola 2.3.f:                                        "Gli Stati membri e/o le parti sociali
                                                            possono in particolare (...) autorizzare
                                                            accordi particolari per rispondere alle
                                                            esigenze di funzionamento                     e di
                                                            organizzazione delle piccole imprese."
 19.        L'accordo vigila al rispetto della situazione particolare delle PMI autorizzando
            esplicitamente gli Stati membri e/o le parti sociali a prendere accordi particolari.
20.         Inoltre, altre disposizioni dell'accordo quadro pur non menzionando
            espressamente le PMI, consentiranno di prendere disposizioni nazionali di
            applicazione che tengano conto della loro situazione specifica. E' il caso in
            particolare delle seguenti disposizioni:
     Clausola 2.3.a                                         "Gli Stati membri e/o le parti sociali
                                                            possono in particolare (...) decidere se il
                                                            congedo parentale è concesso a tempo
                                                            pieno, a tempo parziale, in modo
     detti accordi o di elaborare nonne per il loro recepimento né l'obbligo di modificare le disposizioni interne
     in vigore per facilitarne l'attuazione".
 ---pagebreak---                                                  frammentato o nella forma di un credito di
                                                 tempo;"
    Clausola 2.3.e                               "Gli Stati membri e/o le parti sociali
                                                 possono (...) definire le circostanze in cui
                                                 il datore di lavoro (...) è autorizzato a
                                                 rinviare la concessione del congedo
                                                 parentale per ragioni giustificabili legate al
                                                 funzionamento dell'impresa..."
        Queste due disposizioni indicano la volontà delle parti sociali di incoraggiare
        l'introduzione di nuovi modi flessibili di organizzazione del lavoro e del tempo,
        meglio adattati ai mutati bisogni della società e che dovrebbero tener conto nel
         contempo dei bisogni delle imprese e di quelli dei lavoratori (considerando 6).
21.      Di conseguenza, la Commissione ritiene che le disposizioni concernenti le piccole
         e medie imprese siano state rispettate. All'atto di redigere l'accordo quadro le
         parti sociali hanno predisposto degli spazi che consentissero di tener conto delle
         circostanze particolari delle PMI, in particolare all'atto del recepimento nelle
         legislazioni nazionali.
iv. Valutazione dell'accordo
22.      La Commissione ritiene che il congedo parentale sia un fattore importante nel
         campo della conciliazione della vita familiare e della vita professionale. Esso
         costituisce inoltre un elemento importante in relazione all'introduzione di nuovi
         modi flessibili di organizzazione del lavoro e del tempo. La Commissione ha
         quindi consultato le parti sociali nel contesto di questo approccio più ampio.
23.      La Commissione sottoscrive pienamente gli obiettivi dell'accordo quadro delle
         parti sociali. Essa lo ritiene importante sotto due aspetti.
24.      Da un lato, il varo di norme minime nel campo dei congedi parentali costituisce
         un importante passo verso la realizzazione delle pari opportunità tra le donne e
         gli uomini. La condivisione delle responsabilità familiari tra i genitori costituisce
         un elemento essenziale delle strategie volte a migliorare la parità sul mercato del
         lavoro. Essa può' inoltre permettere un aumento del tasso di attività delle donne.
         La conciliazione tra la vita professionale e la vita familiare deve rientrare in una
         strategia a lungo termine volta a promuovere la partecipazione delle donne alla
         popolazione attiva. Il Consiglio europeo di Essen del dicembre 1994 ha attribuito
         la massima priorità alla promozione dell'occupazione e delle pari opportunità.
         Ciò' è stato confermato nei Consigli europei di Cannes e di Madrid.
25.      D'altro canto, l'introduzione del congedo parentale contribuisce anche alla
         realizzazione della seconda priorità fissata a Essen dal Consiglio europeo -
         l'introduzione di nuovi modi flessibili di organizzazione del lavoro. Questa
         flessibilità deve rispondere ai bisogni delle imprese che, innanzi alla concorrenza
         internazionale, devono aumentare la loro competitività. Essa deve inoltre tener
         conto degli interessi dei lavoratori consentendo loro di meglio adattare i loro
        tempi di lavoro alle loro esigenze. Un accordo tra le parti sociali su tale materia,
        frutto della negoziazione tra datori di lavoro e lavoratori, risulta essere lo
         strumento più appropriato per conciliare gli interessi delle due parti.
26.     La Commissione ritiene che si diano tutte le condizioni per trasmettere una
        proposta mirante ad attuare l'accordo quadro tra le parti sociali per il tramite di
        una decisione del Consiglio.
 ---pagebreak--- La proposta della Commissione
27.      Nella sua Comunicazione del 14 dicembre, la Commissione ha segnalato che
         qualora l'attuazione di un accordo concluso a livello comunitario avvenga, su
         richiesta congiunta delle parti sociali, tramite una decisione del Consiglio su
         proposta della Commissione, il Consiglio non ha la possibilità di modificare
         l'accordo. Per questo motivo la Commissione si limiterà a proporre in ogni caso,
         previo esame dell'accordo concluso tra le parti sociali, l'adozione di una decisione
         riguardante l'accordo così com 'è stato concluso.
28.      D'altro canto essa ha inoltre ritenuto che la decisione del Consiglio deve limitarsi
         a rendere vincolanti le disposizioni dell'accordo stipulato tra le parti sociali in
         modo che il testo dell'accordo non faccia parte della decisione, ma vi sia allegato.
29.      Inoltre la Commissione ha annunciato che qualora il Consiglio decida, in
         conformità delle procedure previste all'ultimo capoverso dell'articolo 4, paragrafo
         2, di non attuare l'accordo concluso dalle parti sociali, la Commissione ritirerà
         la sua proposta di decisione ed esaminerà l'opportunità di proporre, alla luce dei
         lavori svolti, un testo legislativo nel settore interessato.
30.      La Commissione non ha quindi ripreso il testo dell'accordo nella sua proposta,
         ma lo ha semplicemente allegato alla stessa. Essa ribadisce d'altronde che, se il
         Consiglio dovesse modificare l'accordo quadro concluso tra le parti sociali, essa
         ritirerà la propria proposta.
i. Fondamento giuridico
31.      L'articolo 4, paragrafo 2, dell'Accordo sulla politica sociale, prevede che gli
         accordi conclusi a livello comunitario sono attuati (...), nell'ambito dei settori
         contemplati dall'articolo 2, e a richiesta congiunta delle parti firmatarie, in base
         ad una decisione del Consiglio su proposta della Commissione. L'accordo sul
         congedo parentale rientra nella sfera della parità tra gli uomini e le donne per
         quanto concerne le loro opportunità sul mercato del lavoro e il loro trattamento
         sul lavoro come affermato all'articolo 2, paragrafo 1, dell'Accordo sulla politica
          sociale. La materia rientra tra gli ambiti in cui il Consiglio può' deliberare a
          maggioranza qualificata.
     Conseguentemente, l'articolo 4, paragrafo 2, costituisce il fondamento giuridico
     appropriato su cui basare la proposta della Commissione.
32.       Questo articolo non prevede la consultazione del Parlamento europeo in merito
          alle domande indirizzate alla Commissione dalle parti sociali. Conformemente
          all'impegno da essa assunto nella sua Comunicazione, la Commissione ha
          informato il Parlamento sulle diverse fasi di consultazione con le parti sociali.
          Essa gli ha inoltre trasmesso tale proposta affinché esso possa, se lo ritiene
          opportuno, comunicare il proprio parere alla Commissione e al Consiglio. Lo
          stesso dicasi per il Comitato economico e sociale.
ii. Forma dell'atto
 33.      Il termine "decisione" ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, dell'Accordo sulla
          politica sociale si riferisce a uno degli atti legislativi vincolanti di cui all'articolo
           189 del trattato. Spetta alla Commissione proporre al Consiglio uno dei tre
          strumenti vincolanti previsti da detto articolo (regolamento, direttiva o decisione)
          che appaia più appropriato. Nella fattispecie, considerata la natura (accordo
          quadro) e il contenuto del testo delle parti sociali, risulta chiaro che tale accordo
          quadro appare destinato ad essere applicato indirettamente per il tramite di
 ---pagebreak---           disposizioni che dovranno essere recepite, ad opera degli Stati membri o delle
          parti sociali, nell'ordinamento interno degli Stati membri. In tale caso quindi lo
          strumento più appropriato per la sua attuazione è costituito da una direttiva del
           Consiglio. D'altronde, conformemente agli impegni presi, la Commissione ritiene
          che il testo dell'accordo non debba far parte della decisione, ma esservi allegato.
 34.      Per quanto concerne gli articoli della sua proposta, la Commissione formula le
          seguenti osservazioni:
     articolo 1
     34.1       Questo articolo si limita a conferire carattere obbligatorio all'accordo quadro
                tra le parti sociali onde consentire la sua attuazione mediante una decisione
                del Consiglio, in virtù dell"articolo 4, paragrafo 2 dell'Accordo sulla politica
                sociale.
     articoli 2 e 3
     34.2       Questi articoli contengono le consuete disposizioni di recepimento negli
                ordinamenti interni degli Stati membri. Più in particolare, l'articolo 2,
                paragrafo 1 indica che le disposizioni della direttiva prevedono soltanto
                requisiti minimi, lasciando agli Stati membri la possibilità di adottare misure
                più rigorose nel settore in questione.
     34.3       L'articolo 2, paragrafo 2, consiste in una clausola di "non regressione" che
                interessa gli Stati membri i quali, al momento dell'adozione della direttiva,
                dispongono di un livello di protezione più elevato di quello assicurato
                dall'accordo quadro allegato a detta direttiva. La clausola in questione
                riguarda la non regressione del livello generale di protezione dei lavoratori
                in seguito all'adozione della direttiva comunitaria, pur lasciando la
                possibilità agli Stati membri di adottare misure diverse dettate dalla loro
                politica socioeconomica e questo nel rispetto dei requisiti minimi previsti
                dall'accordo quadro. In tutti i casi è chiaro che il margine di manovra degli
                Stati membri si limita esclusivamente al livello di protezione al di sopra
                dello zoccolo garantito dalla direttiva.
     34.4       L'articolo 2, paragrafo 3 consiste di una clausola di non discriminazione,
                conformemente all'impegno preso dalla Commissione nella sua
                Comunicazione103 sul razzismo, la xenofobia e l'antisemitismo. E' inoltre il
                caso di ricordare a tale proposito la dichiarazione solenne adottata dalle parti
                sociali a Firenze nell'ottobre del 1995 sulla prevenzione della
                discriminazione razziale e della xenofobia e sulla promozione della parità
                di opportunità sul luogo di lavoro.-
     34.5       L'articolo 2, paragrafo 4, impone agli Stati membri l'obbligo di prevedere
                sanzioni aventi carattere effettivo, proporzionato e dissuasivo. Infatti, nel
                contesto dell'applicazione del diritto comunitario è necessario, come in
                qualsiasi sistema giuridico, dissuadere da un lato da! violare il diritto
                comunitario tutti coloro su cui incombono obblighi derivanti da tale diritto
                e, dall'altro, comminare opportune sanzioni a coloro che non lo rispettano.
 Giustificazione della direttiva rispetto al principio di sussidiarietà
 35.      La proposta di direttiva del Consiglio relativa all'accordo quadro sul congedo
          parentale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES è conforme al principio
(6)
     COM(95) 653 def. del 13 dicembre 1995
 ---pagebreak---        di sussidiarietà, segnatamente ai due criteri della necessità e della proporzionalità
       quali essi sono formulati all'articolo 3B del Trattato di Maastricht.
36.    Quanto al primo criterio, segnatamente la necessità dell'azione comunitaria,
       questa è giustificata dal fatto che le parti sociali, nell'ambito della procedura
       prevista dall'articolo 3 dell'Accordo sulla politica sociale, sono concordi sulla
       necessità di un'azione comunitaria in materia e hanno chiesto che venga data
       attuazione al loro accordo, concluso a livello comunitario, tramite una decisione
       del Consiglio su proposta della Commissione in virtù dell'articolo 4, paragrafo
       2 di detto accordo. Si noti inoltre che il "congedo parentale" rientra tra le misure
       volte a consentire agli uomini e alle donne di conciliare i loro obblighi
       professionali e quelli familiari ai fini della promozione delle pari opportunità cui
        il Consiglio europeo di Essen del dicembre 1994 ha attribuito la più alta priorità.
37.    Per quanto concerne la proporzionalità, la direttiva del Consiglio risponde a tale
        esigenza nella misura in cui essa si limita a fissare i grandi obiettivi da
       raggiungere a cura degli Stati membri, mentre il contenuto stesso della direttiva
        è fissato non dalla Comunità ma dalle parti sociali.
Conclusione
38.    Il Consiglio è invitato ad adottare la proposta di direttiva relativa all'accordo
        quadro sul congedo parentale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES.
 ---pagebreak---                                           Proposta di
                              DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
                    concernente l'accordo quadro sul congedo parentale
                        concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
Visto l'Accordo sulla politica sociale allegato al Protocollo sulla politica sociale n. 14 del
Trattato che istituisce la Comunità europea , in particolare l'articolo 4, paragrafo 2,
vista la proposta della Commissione^,
considerando che, sulla base del Protocollo sulla politica sociale allegato al Trattato che
istituisce la Comunità europea, gli Stati membri, ad eccezione del Regno Unito di Gran
Bretagna e Irlanda del Nord (qui di seguito denominati "Stati membri"), desiderosi di
attuare la Carta sociale del 1989 hanno convenuto un accordo sulla politica sociale,
considerando che le parti sociali, in forza dell'articolo 4, paragrafo 2 dell'accordo sulla
politica sociale possono richiedere congiuntamente che gli accordi a livello comunitario
siano attuati in base a una decisione del Consiglio, su proposta della Commissione,
considerando che il punto 16 della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei
lavoratori, concernente la parità di trattamento tra uomini e donne, stabilisce in particolare
che "è altresì opportuno sviluppare misure che consentano agli uomini e alle donne di
conciliare meglio i loro obblighi professionali e familiari",
considerando che il Consiglio, nonostante l'esistenza di un ampio consenso tra la
maggioranza degli Stati membri, non è stato in grado di deliberare sulla proposta di
direttiva del Consiglio relativa ai congedi parentali e ai congedi per motivi familiarif2),
modificata(3) il 15 novembre 1984,
considerando che la Commissione, in ottemperanza all'articolo 3, paragrafo 2 dell'accordo
sulla politica sociale, ha consultato le parti sociali sul possibile orientamento di un'azione
comunitaria relativa alla conciliazione della vita professionale con la vita familiare,
considerando che la Commissione, convinta a seguito di tale consultazione che un'azione
comunitaria era opportuna, ha nuovamente consultato le parti sociali sul contenuto della
proposta in questione, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 3 di detto accordo,
considerando che le organizzazioni interprofessionali a carattere generale (UNICE, CEEP
e CES) hanno informato la Commissione, con lettera congiunta del 5 luglio 1995, che
intendevano avviare il procedimento previsto all'articolo 4 di detto accordo,
considerando che dette organizzazioni interprofessionali hanno concluso, il 14 dicembre
 1995, un accordo quadro sul congedo parentale e che esse hanno trasmesso alla
Commissione la loro domanda congiunta affinché sia data attuazione all'accordo quadro
sul congedo parentale tramite decisione del Consiglio su proposta della Commissione,
conformemente all'articolo 4, paragrafo 2 di detto accordo,
 (i) GU C.
 (2)
     GU C 333 del 9.12.1983, pag. 6.
 (3) GU C 316 del 27.11.1984, pag. 7.
                                               10
 ---pagebreak--- considerando che il Consiglio, nella sua risoluzione(4) del 6 dicembre 1994 relativa ad
alcune prospettive di una politica sociale dell'Unione europea: contributo alla convergenza
economica e sociale dell'Unione, ha invitato le parti sociali a sfruttare le possibilità di
concludere convenzioni, in quanto sono di norma più vicine alla realtà sociale e ai
problemi sociali, e che a Madrid i membri del Consiglio europeo il cui Stato aderisce
all'accordo allegato al protocollo sulla politica sociale del trattato hanno espresso il loro
plauso per la conclusione di questo accordo quadro,
considerando che l'atto appropriato per l'attuazione dell'accordo quadro costituito dalla
direttiva del Consiglio ai sensi dell'articolo 189 del trattato; che tale atto vincola gli Stati
membri per quanto riguarda il risultato da raggiungere, ma lascia ad essi la scelta delia
forma e dei mezzi;
considerando che gli obiettivi della presente direttiva non possono essere realizzati in
misura sufficiente dagli Stati membri e possono, quindi, essere realizzati meglio a livello
comunitario, ai sensi dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità enuciati
nell'articolo 3 B del trattato; che la presente direttiva si limita al minimo indispensabile
per raggiungere tali obiettivi e non eccede quanto è necessario a tale fine;
considerando che la Commissione ha elaborato la sua proposta di direttiva dei Consiglio,
tenendo conto del carattere rappresentativo delle parti contraenti, del loro mandato, della
legalità di ciascuna clausola dell'accordo quadro e del rispetto delle disposizioni pertinenti
concernenti le piccole e medie imprese,
considerando che la Commissione, in linea con la sua comunicazione riguardante
l'attuazione del protocollo sulla politica sociale, ha informato il Parlamento europeo
sottoponendogli il testo dell'accordo corredato della sua proposta di direttiva e della
rispettiva relazione,
considerando che la Commissione ha inoltre informato il Comitato economico e sociale
trasmettendogli il testo dell'accordo corredato della sua proposta di direttiva e della
relazione,
considerando che le disposizioni della presente direttiva devono prevedere requisiti
minimi che lasciano la possibilità agli Stati membri di introdurre disposizioni più
favorevoli,
considerando che l'attuazione della presente direttiva non può' giustificare alcun regresso
rispetto alla situazione attualmente vigente in ciascuno Stato membro,
considerando che la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori
riconosce l'importanza della lotta contro le discriminazioni basate sul sesso, sul colore,
sulla razza, sulle opinioni e sulle credenze; che la Commissione ha adottato, il
13 dicembre 1995, una Comunicazione sul razzismo, la xenofobia e TantisemitismoC5), e
che le parti sociali hanno adottato una dichiarazione solenne sulla prevenzione della
discriminazione razziale e della xenofobia e sulla promozione della parità di opportunità
sul luogo di lavoro, a Firenze, nell'ottobre 1995,
considerando che, in forza dell'articolo 5 del trattato, gli Stati membri devono adottare
tutte le misure atte ad assicurare l'attuazione portata e l'efficacia del diritto comunitario,
e in particolare, sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive,
considerando che lo Stato membro può' affidare alle parti sociali, su loro richiesta
congiunta, l'attuazione della presente direttiva a condizione che esso prenda tutte le
(4)
     GU C 368 del 23.12.1994, pag. 6.
(5)
     COM(95) 653 def.
                                               11
 ---pagebreak--- disposizioni necessarie per essere sempre in grado di garantire i risultati prestabili dalla
stessa,
considerando che l'attuazione dell'accordo quadro concorre alla realizzazione degli
obiettivi di cui all'articolo 1 dell'accordo sulla politica sociale,
considerando che il congedo parentale rientra nell'ambito della parità fra gli uomini e le
donne di cui all'articolo 2, paragrafo 1 di detto accordo e che di conseguenza il Consiglio
delibera a maggioranza qualificata,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
                                            Articolo 1
L'accordo quadro sul congedo parentale concluso il 14 dicembre 1995 tra le
organizzazioni interprofessionali a carattere generale (UNICE, CEEP e CES) allegato alla
presente direttiva è reso obbligatorio.
                                            Articolo 2
1. Gli Stati membri possono introdurre disposizioni più favorevoli di quelle previste nella
    presente direttiva.
2. L'attuazione della presente direttiva non costituisce in nessun caso un valido motivo
    per giustificare una riduzione del livello generale di protezione dei lavoratori in
    materia; resta impregiudicato il diritto degli Stati membri e/o delle parti sociali di
    stabilire, alla luce dell'evolversi della situazione, disposizioni legislative, regolamentari
    o contrattuali diverse rispetto a quelle vigenti al momento dell'adozione della presente
    direttiva, purché le prescrizioni minime previste da quest'ultima siano rispettate.
3. Le disposizioni adottate dagli Stati membri per l'attuazione della presente direttiva
    vietano qualsiasi discriminazione fondata sulla razza, il sesso, l'orientamento sessuale,
    il colore, la religione e la nazionalità.
4. Gli Stati membri determinano il sistema di sanzioni per le violazioni delle disposizioni
    nazionali adottato in applicazione della presente direttiva e prendono tutte le misure
    necessarie per la loro attuazione di quest'ultime. Le sanzioni così previste devono
    essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano tali
    disposizioni alla Commissione entro la data menzionata al paragrafo 1 e comunicano
    quanto prima tutte le successive modifiche .
5. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e
    amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il
    31 marzo 1998 o procurano che entro tale data le parti sociali pongano in atto le
    disposizioni necessarie mediante accordi. Gli Stati membri devono prendere tutte le
    disposizioni necessarie per essere sempre in grado di garantire i risultati prescritti dalla
    presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
    Gli Stati membri possono fruire di un periodo supplementare non superiore ad un
    anno, ove sia necessario in considerazione di difficoltà particolari o dell'attuazione
    tramite contratto collettivo. Essi devono informare immediatamente la Commissione
    di tali circostanze.
    Quando gli Stati membri adottano le disposizioni di cui al primo comma, queste
    contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da tale riferimento
    all'atto della loro pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono fissate
    dagli Stati membri.
                                                  12
 ---pagebreak---                                        Articolo 3
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì
                                                            Per il Consiglio
                                                            Il Presidente
                                            13
 ---pagebreak---                               ALLEGA TO
                    ACCORDO QUADRO
            SUL CONGEDO PARENTALE
PREA     MBOL O
Lallegato accordo costituisce un impegno dell'UNICE, del CEEP e della CES a porre in
atto prescrizioni minime sul congedo parentale inteso quale importante strumento per
conciliare la vita professionale e quella familiare e per promuovere la parità di
opportunità e di trattamento tra gli uomini e le donne.
La CES, l'UNICE e il CEEP invitano la Commissione a sottoporre questo accordo quadro
al Consiglio affinché questi, con propria decisione, renda tali prescrizioni minime
vincolanti negli Stati membri della Comunità europea ad eccezione del Regno Unito di
Gran Bretagna e Irlanda del Nord.
                                         14
 ---pagebreak--- L CONSIDERAZIONI GENERALI
1 Visto l'accordo sulla politica sociale allegato al protocollo sulla politica sociale del
   trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare gli articoli 3, paragrafo 4 e 4,
   paragrafo 2;                                 v
2 considerando che l'articolo 4, paragrafo 2 dell'accordo sulla politica sociale prevede
   che gli accordi conclusi a livello comunitario siano attuati, a richiesta congiunta delle
   parti firmatarie, in base a una decisione del Consiglio su proposta della Commissione;
3 considerando che la Commissione ha annunciato la propria intenzione di proporre una
   misura comunitaria in merito alla conciliazione della vita professionale con quella
   familiare;
4 considerando che la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali stabilisce, ai
   punto 16 relativo alla parità di trattamento tra uomini e donne, che è opportuno
   sviluppare misure che consentano agli uomini e alle donne di conciliare meglio i loro
   obblighi professionali e familiari;
5 considerando che la risoluzione del Consiglio del 6 dicembre 1994 riconosce che mia
   politica effettiva di pari opportunità presuppone una strategia globale integrata, ìa
   quale consenta una migliore organizzazione degli orari di lavoro, una maggiore
   flessibilità e un più agevole reinserimento nella vita professionale e prende arto del
   ruolo importante che svolgono le parti sociali sia in tale campo nell'offrire, agli uomini
   e alle donne, la possibilità di conciliare le loro responsabilità professionali e familiari;
6 considerando che le misure volte a conciliare la vita professionale famiÏ .uro
   dovrebbero promuovere l'introduzione di nuovi, modi flessìbili di organizzazione Ai
   lavoro e dell'orario, più adattati ai bisogni della società in via di mutamento, e
   rispondenti sia alle esigenze delle imprese che di quelli dei lavoratori;
7 considerando che la politica familiare deve essere situata nel contesto dei mutamenti
   demografici, degli effetti dell'invecchiamento della popolazione, del ravvicinamento
   delle generazioni e della promozione della partecipazione delle donne alla vita attiva,
8 considerando che gli uomini dovrebbero essere motivati ad assumere uguali
   responsabilità familiari, ad esempio, proponendo loro di prendere congedi parentali
   tramite programmi di sensibilizzazione;
9 considerando che il presente accordo è un accordo quadro che stabilisce prescrizioni
   e disposizioni minime sul congedo parentale, distinto dal congedo di maternità, e
   sull'assenza dal lavoro per forza maggiore e rinvia agli Stati membri e alle parti sociali
   per la determinazione di presupposti di finizione delle modalità di applicazione
   affinchè sia tenuto conto della situazione particolare di ciascuno Stato membro;
10 considerando che gli Stati membri dovrebbero prevedere il mantenimento delie
   prestazioni in natura effettuate a titolo di assicurazione malattia durante il periodo
   minimo di congedo parentale;
11 considerando che gli Stati membri dovrebbero inoltre, ove ciò' risulti opportuno in
   considerazione delle condizioni nazionali e della situazione di bilancio, contemplare
   il mantenimento integrale dei diritti alle prestazioni di sicurezza sociale durante il
   periodo minimo di congedo parentale;
12 considerando che il presente accordo tiene conto della necessità di migliorare le
   condizioni di politica sociale, di favorire la competitività dell'economia della Comunità
   e di evitare di imporre vincoli amministrativi, finanziari e giuridici di natura tale da
   ostacolare la creazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese;
                                               15
 ---pagebreak--- 13 considerando che le Parti sociali sono le più idonee a trovare soluzioni rispondenti alle
   esigenze dei datori di lavoro e dei lavoratori e che quindi deve essere riservato loro un ruolo
   particolare nell'attuazione e applicazione del presente accordo;
Le parti hanno convenuto quanto segue:
IL Contenuto
CLAUSOLA 1: OGGETTO E CAMPO D'APPLICAZIONE
1   II presente accordo stabilisce prescrizioni minime volte ad agevolare la conciliazione delle
   responsabilità professionali e familiari dei genitori che lavorano.
2  II presente accordo si applica a tutti i lavoratori, di ambo i sessi aventi un contratto o un
   rapporto di lavoro definito dalla legge, da contratti collettivi o dalle prassi vigente in ciascuno
   Stato membro.
CLAUSOLA 2: CONGEDO PARENTALE
1   Fatta salva la clausola 2.2, il presente accordo, attribuisce ai lavoratori, di ambo i sessi, il
    diritto individuale al congedo parentale per la nascita o l'adozione di un bambino, affinchè
    possano avere cura per un periodo minimo di tre mesi fino a un'età non superiore a 8 anni
    determinato dagli Stati membri e/o dalle parti sociali.
2 Per promuovere la parità di opportunità e di trattamento tra gli uomini e le donne le parti
    firmatarie del presente accordo considerano che il diritto al congedo parentale previsto alla
    clausola 2.1 deve, in linea di principio, essere attribuito in forma non trasferibile.
3   I presupposti della funzione e le modalità di applicazione del congedo parentale sono definite
    dalla legge e/o dai contratti collettivi negli Stati membri, nel rispetto delle prescrizioni minime
    del presente accordo. Gli Stati membri e/o le Parti Sociali possono in particolare:
    a.     stabilire che il congedo parentale sia accordato a tempo pieno, a tempo parziale, in modo
           frammentato o nella forma di un credito di tempo;
    b.     subordinare il diritto al congedo parentale ad yna determinata anzianità lavorativa e/o
           aziendale che non può' superare un anno;
    e.     adeguare i presupposti di funzione e le modalità d'applicazione del congedo parentale
           alle circostanze particolari proprie dell'adozione;
    d.   fissare i termini del preavviso che il lavoratore deve dare al datore di lavoro allorché
           intende esercitare il diritto al congedo parentale; tale preavviso deve indicare l'inizio e
           la fine del periodo di congedo;
    e.     definire le circostanze in cui il datore di lavoro, previa la consultazione conforme alla
           legge, ai contratti collettivi e alle prassi nazionali, è autorizzato a rinviare la concessione
           del congedo parentale per giustificati motivi attinenti al funzionamento dell'impresa (ad
           esempio allorché il lavoro è di natura stagionale, o se non è possibile trovare un sostituto
           durante il periodo di preavviso, o se una quota significativa della manodopera domanda
           il congedo parentale allo stesso tempo, o allorché una funzione particolare rivesta
           importanza strategica). Qualsiasi difficoltà derivante dall'applicazione di questa clausola
           deve essere risolta secondo la legge, i contratti collettivi e le prassi nazionali;
     f.    in aggiunta a quanto stabilito nella lettra e), autorizzare accordi particolari intesi a
           soddisfare le esigenze operative e organizzative delle piccole imprese.
 4   Onde assicurare che i lavoratori possano esercitare il diritto al congedo parentale, gli Stati
     membri e/o le Parti Sociali prendono le misure necessarie per proteggere i lavoratori dal
     licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale, secondo la legge
     i contratti collettivi o le prassi nazionali.
                                                      16
 ---pagebreak--- 5   Al termine del congedo parentale, il lavoratore ha diritto di ritornare allo stesso posto di
    lavoro o, qualora ciò non sia possibile, ad un lavoro equivalente o analogo che corrisponde
    al suo contratto o del lavoratore rapporto di lavoro.
6   I diritti acquisiti o in via di acquisizione alla data di inizio del congedo parentale restano
    immutati fino alla fine del congedo parentale. Al termine del congedo parentale tali diritti, si
    applicano con le eventuali modifiche derivanti dalla legislazione, dai contratti collettivi o dalle
    prassi nazionale.
7 Gli Stati membri e/o le Parti Sociali definiscono le modalità del contratto o del rapporto di
    lavoro per il periodo del congedo parentale.
8   Tutte le questioni di sicurezza sociale legate al presente accordo dovranno essere esaminate
    e determinate dagli Stati membri secondo la legge nazionale, tenendo conto dell'importanza
    della continuità dei diritti alle prestazioni di sicurezza sociale per i diversi rischi, in particolare
    dei diritti dell'assistenza sanitaria.
CLAUSOLA 3: ASSENZA DAL LAVORO PER FORZA MAGGIORE
1    Gli Stati membri e/o le Parti Sociali prendono le misure necessarie per autorizzare i lavoratori
    ad assentarsi dal lavoro, secondo la legge i contratti collettivi e/o le prassi nazionali, per
    forza maggiore derivante da ragioni familiari urgenti relative a malattie o infortuni che
    rendono indispensabile la presenza immediata del lavoratore.
2 Gli Stati membri e/o le Parti Sociali possono precisare i presupposti di funzione e le modalità
    di applicazione della clausola 3.1 e limitare tale diritto ad una durata determinata per anno
    e/o per evento.
CLAUSOLA 4: DISPOSIZIONI FINALI
1    Gli Stati membri possono applicare o introdurre disposizioni più favorevoli di quelle previste
    nel presente accordo.
2 L'attuazione delle disposizioni del presente accordo non costituisce una giustificazione valida
    per la riduzione del livello generale di protezione dei lavoratori in materia; resta
    impregiudicato il diritto degli Stati membri e/o delle Parti Sociali di stabilire, con l'evolversi
    della situazione (compresa anche l'introduzione della non trasferibilità), disposizioni
    legislative, regolamentari o contrattuali diverse, purché le prescrizioni minime previsti nel
    presente accordo siano rispettate.
3   II presente accordo lascia impregiudicato il diritto delle Parti Sociali di concludere, a livello
    appropriato, compreso quello europeo, convenzioni che adattino e/o integrino le sue
    disposizioni in considerazone di circostanze particolari.
4 Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
    necessarie per conformarsi alla decisione del Consiglio entro due anni dall'adozione della
    decisione ovvero procurano(,) che le parti sociali attuino le disposizioni necessarie mediante
    accordi entro tale lasso di tempo. Gli Stati membri possono, ove ciò' sia necessario in
    considerazione di difficoltà particolari o dell'attuazione tramite contratto collettivo, fruire al
    massimo di un anno supplementare per conformarsi alla decisione.
5   La prevenzione e l'esame delle controversie e dei ricorsi risultanti dall'applicazione
    dell'accordo ha luogo secondo la legge ì contratti collettivi e le prassi nazionali.
(i) ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 4 dell'Accordo sulla politica sociale del Trattato
    sull'Unione europea
                                                     17
 ---pagebreak--- 6    Fatto salvo il ruolo della Commissione, dei giudici nazionali e della Corte di giustizia,
     qualsiasi questione relativa all'interpretazione del presente accordo a livello europeo dovrebbe,
     innanzitutto essere sottoposta, dalla Commissione alle parti firmatarie, che esprimeranno un
     parere.
7 Le parti firmatarie sottopongono a revisione l'applicazione del presente accordo 5 anni dopo
     la data della decisione del Consiglio qualora una di esse ne faccia domanda.
Fatto a Bruxelles, lì 14 dicembre 1995
Fritz Verzetnitsch,                     Antonio Castellano Auyanet            François Perigot
Presidente della CES                    Presidente del CEEP                   Presidente dell'UNICE
Emilio Gabaglio                         Roger Gourvès,                        Zygmunt Tyszkiewicz
Secretano generale della CES            Segretario generale del CEE           Segretario generale UNICE
Bid Emilt Jaçommn 155 - B-1212 BIUMUM   Rue d» la Chanta IS- B-1040 Braxellea Roe Joaeph II 40 - B-1040 Btnxettw
                                                              18
 ---pagebreak---                           SCHEDA DI VALUTAZIONE DELL'IMPATTO
          L'IMPATTO DELLA PROPOSTA SULLE IMPRESE E, IN PARTICOLARE,
                           SULLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE (PMI)
Titolo della proposta:                Proposta di direttiva del Consiglio concernente l'accordo
                                      quadro sul congedo parentale stipulato dall'UNICE, dal CEEP
                                      e dalla CES
Lft Proposto
1. Alla luce del principio di sussidiarietà, per quale motivo è necessario uno strumento
    comunitario in tale campo e quali sono i suoi principali obiettivi?
    Scopo della presente direttiva è di porre in atto, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2
    dell'Accordo sulla politica sociale allegato al trattato, l'accordo quadro sul congedo parentale.
    Tale articolo prevede la possibilità di attuare gli accordi conclusi dalle parti sociali tramite una
    decisione del Consiglio su proposta della Commissione. Le parti firmatarie hanno chiesto
    congiuntamente alla Commissione di presentare una proposta al Consiglio. La Commissione,
    conformemente alla sua Comunicazione0) riguardante l'attuazione del protocollo sulla politica
    sociale, ha proceduto ad una triplice analisi dell'accordo. La Commissione ritiene che tutte le
    condizioni siano soddisfatte (carattere rappresentativo delle parti firmatarie; legalità delle
    clausole dell'accordo e rispetto delle disposizioni specifiche in merito alle PMI) e che sia
    quindi il caso di adottare la sua proposta di direttiva del Consiglio. D'altro canto il Consiglio
    europeo di Madrid si era felicitato per la conclusione di tale accordo.
L'impatto sulle imprese
2. Chi sarà interessato dalla proposta?
    Tutte le imprese e tutti i lavoratori sono suscettibili di essere interessati dall'accordo quadro,
    indipendentemente dal settore d'attività e dalle dimensioni dell'impresa.
3. Quali misure dovranno prendere le imprese per conformarsi alla proposta?
    Alle imprese si prospettano un certo numero di opzioni per porre rimedio all'assenza dei
     lavoratori in congedo parentale. Le principali possibilità sono le seguenti.
           ingaggio di un sostituto
           ripartizione del lavoro tra i col leghi
           lasciare in sospeso il lavoro in attesa del ritorno dell'interessato o dell'interessata
4. Quali effetti economici potrà avere la proposta?
     L'introduzione del congedo parentale contribuisce anche alla realizzazione della seconda
    priorità fissata a Essen dal Consiglio europeo - l'introduzione di nuovi modi flessibili di
     organizzazione del lavoro. Tale flessibilità deve rispondere ai bisogni delle imprese che, al
     cospetto della concorrenza internazionale, devono accrescere la loro competitività. Essa deve
     inoltre tener conto degli interessi dei lavoratori consentendo loro di meglio adattare l'orario
     di lavoro alle loro esigenze. Un accordo tra parti sociali sulla materia, frutto della
0)   COM(93) 600 def.
                                                   19
 ---pagebreak---    negoziazione tra datori di lavoro e lavoratori, appare lo strumento più appropriato per
   conciliare gli interessi delle due parti.
   La garanzia del mantenimento del posto di lavoro insita nel congedo parentale dovrebbe
   normalmente rafforzare la continuità del legame col mercato del lavoro - mentre in precedenza
   l'attività professionale sarebbe stata interrotta - con un possibile vantaggio sia per i lavoratori
   che per le imprese. 1 lavoratori possono evitare determinati costi legati al reinserimento nella
   vita attiva e conservare il beneficio dell'esperienza professionale da essi acquisita e della loro
   anzianità di lavoro nella loro impresa. I datori di lavoro conservano la manodopera da essi
   formata e, a seconda del modo in cui essi sostituiscono i salariati in congedo, non si trovano
   a dover affrontare le spese per reclutare o formare nuovo personale.
   La proposta contiene misure volte a tener conto della situazione specifica delle piccole e
   medie imprese (esigenze ridotte o diverse, etc.)?
   Si, cfr. i paragrafi da 17 a 21 delle relazione annessa alla proposta.
Consultazione
6. Elenco delle organizzazioni che sono state consultate in merito alla proposta e indicazione dei
   punti essenziali della loro posizione.
   L'elenco delle organizzazioni consultate compare in allegato. Per quanto concerne la loro
   posizione, cfr. il punto 14 della relazione.
                                                   20
 ---pagebreak---                  •NNMHMn                        MaHMM^^BMam
                                                                   ISSN 0254-1505
                                                             COM(96) 26 def.
                                               DOCUMENTI
rr                                                                            04
                                             N. di catalogo : CB-CO-96-048-1T-C
                                                              ISBN 92-78-00161-9
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo
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