CELEX: 51996PC0083
Language: it
Date: 1996-03-01
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSILGIO che impone un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni accessori per tubi di ferro o di acciaio, originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia e della Thailandia e che decide la riscossione definitiva del dazio provvisorio imposto

it*ir              COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
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                                                          Bruxelles, 1.03.1996
                                                          COM(96) 83 def.
                                         Proposta di
                       REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
che impone un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni accessori per
  tubi di ferro o di acciaio, originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia
                 e della Thailandia e che decide la riscossione definitiva
                               del dazio provvisorio imposto
                              (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                          RELAZIONE
 1. Il regolamento (CE) n. 2318/95(,) della Commissione ha imposto dazi antidumping
    provvisori sulle importazioni nella Comunità di accessori per tubi originari della
    Repubblica popolare cinese, della Croazia e della Thailandia.
2. Il regolamento (CE) n. 149/96(2) del Consiglio ha prorogato la validità del dazio per un
    periodo di due mesi, che scade il 4 aprile 1996.
3. Le parti interessate che ne hanno fatto richiesta sono state sentite e hanno avuto la
    possibilità di comunicare le loro osservazioni sulle risultanze provvisorie e definitive.
4. Nelle osservazioni scritte, gli esportatori cinesi che hanno collaborato hanno contestato
    alcunerisultanzeprovvisorie della Commissione, in particolare relativamente al prodotto
    simile, alla scelta della Thailandia come paese analogo per la determinazione del valore
    normale, alla definizione di industria comunitaria, al cumulo delle importazioni oggetto
    di dumping, alla causa del pregiudizio e all'interesse della Comunità. Le osservazioni
    delle parti sono state esaminate e debitamente prese in considerazione ai fini delle
    conclusioni definitive. E stato considerato, tuttavia, che le argomentazioni degli
    esportatori cinesi non giustificassero alcuna modifica del metodo impiegato per la
    valutazione provvisoria del dumping, del pregiudizio, della causalità e dell'interesse
    della Comunità.
5. Poiché le altre parti interessate al procedimento non hanno presentato nuovi elementi di
    prova, sono confermate le risultanze preliminari esposte nel regolamento (CE)
    n. 2318/95 ed è stato considerato nell'interesse della Comunità istituire misure
    antidumping definitive eriscuoteredefinitivamente il dazio provvisorio imposto.
6. Le misure provvisorie erano in forma di dazi antidumping, imposti in applicazione del
    principio del dazio inferiore, con aliquote determinate in base al margine di eliminazione
    del pregiudizio oppure al margine di dumping accertato. Poiché è stato confermato il
    metodo di calcolo del dazio provvisorio, le aliquote dei dazi definitive sono le stesse dei
    dazi provvisori.
7. Dopo essere stati informati dei risultati definitivi dell'inchiesta, il produttore croato e i
    produttori ed esportatori thailandesi hanno offerto impegni ai sensi dell'articolo 10,
    paragrafo 2, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. La Commissione considera che
    gli impegni siano accettabili, in quanto sono sufficienti per eliminare gli effetti
    pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping e possono essere adeguatamente
    controllati.
8. Gli esportatori cinesi hanno informato la Commissione di avere intenzione di proporre
    impegni, unitamente ad un'offerta delle autorità responsabili (MOFTEC) relativa al
    controllo delle esportazioni nella Comunità. Poiché successivamente non è stata ricevuta
    alcuna offerta concreta né dalle autorità cinesi (MOFTEC), né dagli esportatori, la
    Commissione ha considerato di non avere altra scelta se non proporre l'imposizione di
    dazi antidumping definitivi sui prodotti cinesi e ha debitamente informato gli esportatori
    interessati.
(i) GU n. L 234 del 3.10.1995, pag. 4.
(2)
    GU n. L 23 del 30.1.1996, pag. 1.
 ---pagebreak--- 9.  Nella consultazione del Comitato consultivo sull'accettazione degli impegni offerti
    dagli esportatori croati e thailandesi, uno Stato membro ha fatto obiezioni. Pertanto,
    in conformità dell'articolo 9 e dell'articolo IO, paragrafo I del regolamento (CEE)
    n 2423/88, la Commissione ha inviato al Consiglio una relazione sull'esito delle
    consultazioni e ha presentato al tempo stesso la proposta di chiudere l'inchiesta con
    l'accettazione degli impegni. Se entro un mese il Consiglio non decide altrimenti, sarà
    adottata la decisione che accetta gli impegni presentati dagli esportatori interessati.
10. In tali circostanze la Commissione, a norma dell'articolo 12 del regolamento (CEE)
    n. 2423/88, propone al Consiglio di imporre dazi antidumping definitivi residui sulle
    importazioni dalla Croazia e dalla Thailandia realizzate dalle società che non hanno
    offerto impegni. Le aliquote applicabili sono pari al 38,4% per la Croazia e al 58,9%
    per la Thailandia. Per tutti i produttori e gli esportatori della Repubblica popolare
    cinese deve essere imposto un dazio antidumping definitivo con un'aliquota
    dei 58;6%.
11. Si propone che gli importi delle garanzie costituite a titolo di dazio antidumping
    provvisorio ai sensi del regolamento (CE) n. 2318/95 siano definitivamente riscossi
    per intero.
12. La Commissione, fatto salvo l'esito della procedura di cui al punto 9, intende
    pubblicare la decisione che accetta gli impegni offerti dagli esportatori croati e
    thailandesi contemporaneamente alla pubblicazione del regolamento del Consiglio.
 ---pagebreak---                                             Proposta di
                          REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
    che impone un dazio antidumping definitivo sulle importa/ioni di alcuni accessori per
     tubi di ferro o di acciaio, originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia
                    e della Thailandia e che decide la riscossione definitiva
                                  del dazio provvisorio imposto
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea^, modificato dal regolamento (CE) n. 1251/95(2), in particolare
l'articolo 23,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell' 11 luglio 1988, relativo alladifesa
contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri
della Comunità economica europea^*, modificato da ultimo dal regolamento (CE)
n. 522/94(4), in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
                                A. MISURE PROVVISORIE
 1. Con il regolamento (CE) n. 2318/95(5), in appresso denominato "regolamento sul dazio
     provvisorio", la Commissione ha imposto un dazio antidumping provvisorio sulle
     importazioni nella Comunità di accessori per tubi originari della Repubblica popolare
     cinese, della Croazia e della Thailandia.
     Con il regolamento (CE) n. 149/96(6), il Consiglio ha prorogato la validità del dazio per
     un periodo di due mesi, che scade il 4 aprile 1996.
                    B.    FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
2. Dopo l'imposizione del dazio antidumping provvisorio, le parti interessate che ne hanno
     fatto richiesta hanno avuto l'opportunità di essere sentite dalla Commissione. Alcune
     parti hanno inoltre reso note per iscritto le loro osservazioni sullerisultanzeprovvisorie.
(i)  GU n. L 349 del 31.12.1994, pag. 1.
(2)
     GU n. L 122 del 2.6.1995, pag. 1.
(3)  GU n. L 209 del 2.8.1988, pag. 1.
(4)  GU n. L 66 del 10.3.1994, pag. 10.
(5)
     GU n. L 234 del 3.10.1995, pag. 4.
(6)
     GU n L 23 del 30.1.1996, pag. 1.
 ---pagebreak--- 3. La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini
   delle conclusioni definitive. Le parti che ne hanno fatto richiesta sono state informate dei
   fatti e delle considerazioni principali in base ai quali si intendeva raccomandare
   l'imposizione di un dazio antidumping definitivo e lariscossionedefinitiva degli importi
   delle garanzie costituite a titolo del dazio provvisorio. È stato inoltre fissato un termine
   entro il quale le parti potevano presentare osservazioni in seguito alla comunicazione di
   tali elementi.
4. Le osservazioni scritte e orali presentate dalle parti interessate sono state esaminate e
   debitamente prese in considerazione aifinidellerisultanzedefinitive della Commissione.
5. A causa della complessità dell'inchiesta e dell'ingente volume di dati e di osservazioni
   comunicati dalle parti interessate, nonché delle numerose richieste di proroga dei
   termini, che sono state accolte dalla Commissione quando erano sufficientemente
   giustificate, non è stato possibile concludere l'inchiesta entro il termine specificato
   nell'articolo 7, paragrafo 9 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
                 C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
6. Dopo aver escluso dal procedimento gli accessori per tubi di acciaio inossidabile, per i
   motivi esposti nei punti 9 e 10 del regolamento sul dazio provvisorio, la Commissione
   ha stabilito, ai fini delle risultanze preliminari, che tutti gli altri accessori per tubi
   d'acciaio originari dei paesi esportatori interessati erano identici o estremamente simili
   a quelli prociotti e venduti nella Comunità e che pertanto dovevano essere considerati
   prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
7. I due esportatori cinesi che hanno collaborato e un importatore indipendente del prodotto
   cinese (in appresso denominate "le parti della Repubblica popolare cinese") hanno
   affermato che gli accessori per tubi originari della Cina, a causa della qualità inferiore,
   non erano prodotti simili a quelli fabbricati nella Comunità. È stato inoltre affermato che
   i prodotti cinesi avevano applicazioni limitate, poiché erano spesso rifiutati dai clienti
   e in alcuni casi dovevano essere sottoposti a un nuovo trattamento prima della rivendita.
8. Riguardo a queste argomentazioni, nel corso dell'inchiesta la Commissione ha stabilito
   che, nonostante alcune differenze qualitative tra i prodotti cinesi e quelli comunitari,
   tutti gli accessori in questione erano fabbricati praticamente con la stessa tecnologia di
   produzione e in conformità delle norme e delle specifiche riconosciute a livello
   internazionale e di conseguenza erano prodotti simili in termini di caratteristiche fisiche
   e tecn i che essenzi al i.
   È stato inoltre stabilito che gli accessori cinesi sono commercializzati attraverso canali
   di distribuzione analoghi, hanno applicazioni e impieghi di base identici e sono in gran
   parte intercambiabili con gli accessori venduti nella Comunità da altri operatori.
   L'inchiesta ha quindi messo in evidenza che gli accessori cinesi sono in concorrenza con
   quelli importati nella Comunità dalla Croazia e dalla Thailandia, nonché con gli
   accessori fabbricati e venduti dall'industria comunitaria. Le stesse osservazioni valgono
   per gli accessori rivenduti dopo essere stati sottoposti a un nuovo trattamento. Sono
   pertanto respinte le argomentazioni delle parti della Repubblica popolare cinese sulle
   questioni inerenti al prodotto simile.
 ---pagebreak--- 9    Poiché le altre parti interessate non hanno presentato nuove argomentazioni in merito
     al prodotto in esame e al prodotto simile, sono confermale le conclusioni di cui ai
     punti 7-12 del regolamento sul dazio provvisorio
                                      D. DUMPING                              ~
     1.       Valore normale
        a)    Scelta del paese analogo
10.  Un esportatore cinese che ha collaborato ha contestato la scelta della Thailandia come
     paese analogo ad economia di mercato, sostenendo che i costi di produzione degli
     accessori per tubi in Thailandia e nella Repubblica popolare cinese non erano
     comparabili. E stato affermato che la Thailandia non aveva una produzione nazionale
     di tubi d'acciaio, che costituiscono la materia prima principale per la fabbricazione
     degli accessori in questione e che pertanto doveva ricorrere ai tubi d'acciaio importati.
     La Cina disponeva invece di una grande capacità e aveva una considerevole
     produzione di tubi d'acciaio e quindi, secondo l'esportatore, i costi dei fattori
     produttivi sostenuti dai produttori cinesi di accessori perle materie prime principali
     erano sensibilmente inferiori a quelli dei produttori thailandesi.
11.  In primo luogo occorre rilevare che l'esportatore cinese non ha presentato elementi
     di prova a sostegno della sua affermazione. Inoltre tanto l'esportatore in questione,
     quanto le altre parti interessate non hanno presentato proposte in merito alla scelta di
     un paese analogo più adatto.
12.  Va inoltre osservato che la Repubblica popolare cinese non è un paese retto da
     un'economia di mercato, poiché i mezzi di produzione, interamente o in parte, sono
     di proprietà dello Stato oppure sono sottoposti al suo controllo. A causa della
     partecipazione dello stato all'attività economica non è possibile stabilire prezzi e costi
     intemi attendibili e quindi determinare un valore normale in funzione di tali elementi.
13.  Per quantoriguardain particolare la determinazione del valore normale in Thailandia,
     la Commissione, ai fini delle risultanze provvisorie, ha già tenuto conto della
     situazione particolare dei produttori thailandesi rei ativamenteaÎT approvvigionamento
     di tubi d'acciaio utilizzati come materia prima per la fabbricazione degli accessori in
     questione. Infatti, in mancanza di una produzione locale di tubi d'acciaio, i produttori
     thailandesi hanno importato tutti i tubi utilizzati come materie prime, che sono stati
     acquistati ai prezzi vigenti sul mercato mondiale. Dal controllo in loco èrisultatoche
     tutti i tubi d'acciaio importati erano soggetti ad oneri all'importazione e a imposte
     indirette. È stato tuttavia riscontrato che detti oneri erano rimborsati quando i tubi
     erano esportati nella Comunità.
     Aifinidi un equo confronto e in conformità del l'arti colo 2, paragrafo 10, lettera b) del
     regolamento (CEE) n. 2423/88, dal valore normale relativo alla Thailandia è stato
     dedotto un importo corrispondente agli oneri all'importazione e alle imposte indirette
     riscossi sui tubi d'acciaio utilizzati per la fabbricazione degli accessori in questione
     venduti sul mercato interno.
        b)     Risultanze definitive sul valore normale
 14. Poiché le altre parti non hanno presentato nuovi elementi di prova dopo l'imposizione
     del dazio provvisorio, lerisultanzesul valore normale relative a tutti i paesi esportatori
      ed esposte nei punti 13-27 del regolamento sul dazio provvisorio sono confermate a
     titolo definitivo.
 ---pagebreak---      2.        Prezzo all'esportazione
 15. In mancanza di nuove argomentazioni pertinenti, i prezzi all'esportazione relativi a
     tutti i produttori ed esportatori dei paesi interessati, determinati con il metodo
     specificato nei punti 28-31 del regolamento sul dazio provvisorio, sono confermati a
     titolo definitivo.
     3.        Confronto
16.  I valori normali, per ciascun tipo di prodotto, sono stati confrontati a livello franco
     fabbrica con il prezzo all'esportazione del tipo corrispondente allo stesso stadio
     commerciale, inbaseallamediaponderatapertuttoil periodo dell'inchiesta. Sono stati
     applicati adeguamenti, secondo il caso, in considerazione delle differenze che
     incidono sulla comparabilità dei prezzi, comprendenti oneri al l'importazione e imposte
     indirette, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, nonché
     imballaggio, modi di pagamento e remunerazioni dei venditori.
     Poiché non sono state comunicate nuove informazioni, sono confermate le risultanze
     e le conclusioni esposte nel punto 32 del regolamento sul dazio provvisorio.
     4.       Margine di dumping
17.      Le medie ponderate dei margini di dumping definitivamente stabiliti per i paesi e
         le società in questione, espresse in percentuale dei prezzi CIF frontiera comunitaria,
         dazio non corrisposto, sono le seguenti:
        Repubblica popolare cinese:                         58,6%
        Croazia:                                            58,6%
        Thailandia:
        -Awaji:                                             39,5%
        -Benkan:                                            51,3%
        - TTU:                                              63,4%
18.     Per quantoriguardai margini di dumping relativi ai produttori e agli esportatori dei
        paesi interessati che non hanno collaborato al procedimento, in mancanza di nuove
        argomentazioni è confermata la conclusione di cui al punto 36 del regolamento sul
        dazio provvisorio, secondo la quale occorre applicare il margine di dumping
        massimo riscontrato nei confronti di un esportatore dello stesso paese.
                            E.   INDUSTRIA COMUNITARIA
19.     Le parti della Repubblica popolare cinese hanno contestato le risultanze della
        Commissione di cui al punto 40 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo le
        quali i produttori denunziane effettuavano una proporzione maggioritaria della
        produzione comunitaria complessiva degli accessori in questione e quindi
        costituivano l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del
        regolamento (CEE) n. 2423/88. È stato affermato, tra l'altro, che dopo l'esclusione
        degli accessori di acciaio inossidabile e di un produttore italiano dall'ambito del
        procedimento, i restanti produttori non potevano essere considerati sufficientemente
        rappresentativi dell'industria comunitaria. Le parti della Repubblica popolare
        cinese hanno inoltre sostenuto che i prodotti venduti dai produttori denunziami
        comprendevano quantitativi considerevoli di accessori da essi acquistati presso altri
        produttori.
                                                                           /
 ---pagebreak--- 20.     Riguardo alla prima argomentazione, l'inchiesta ha messo in evidenza che gli
        accessori di acciaio inossidabile rappresentavano una proporzione molto limitata, in
        quanto non superavano 1' 1 % della produzione complessiva dei produttori denunzianti.
21.     Riguardo all'esclusione di un produttore denunziarne, è confermato che il produttore
        italiano TECTUBI citato nel punto 5 del regolamento sul dazio provvisorio ha ritirato
        il proprio sostegno alla denuncia, poiché i prodotti da esso fabbricati non rientravano
        nel campo d'applicazione dell'inchiesta e non erano importati nella Comunità dai
        paesi esportatori in questione. La Commissione, per stabilire se la produzione dei
        cinque produttori restanti costituisse una quota considerevole della produzione
        comunitaria complessiva, non aveva comunque tenuto conto della produzione della
        società italiana. I produttori restanti che sostenevano la denuncia e che hanno
        collaborato rappresentavano F 85% della produzione comunitaria complessiva degli
        accessori in questione nel periodo dell'inchiesta.
22.     Riguardo all'acquisto di alcuni tipi del prodotto da parte dei produttori denunzianti,
        occorrericordareche quasi tutti i produttori di questo settore industriale ricorrevano
        in parte all'acquisto di alcuni tipi di accessori, per i motivi esposti nel punto 38 del
        regolamento sul dazio provvisorio. A questo proposito è risultato dall'inchiesta che
        i quantitativi di accessori acquistati per larivenditada ciascun produttore denunziante
        erano inferiori al 5% della produzione complessiva dei prodotti in questione. Queste
        pratiche corrispondevano chiaramente al normale comportamento dei produttori che
        dovevano integrare la gamma dei prodotti da essi fabbricati con alcune importazioni
        per soddisfare le esigenze dei clienti e rimanere competitivi sul mercato comunitario.
23.     Alla luce di quanto precede, sono confermate le risultanze relative alla definizione di
        industria comunitaria esposte nei punti 37-40 del regolamento sul dazio provvisorio.
                                        F.  PREGIUDIZIO
     1.     Cumulo delle importazioni oggetto di dumping
24.         Le parti della Repubblica popolare cinese hanno contestato le risultanze della
            Commissione sul cumulo delle importazioni oggetto di dumping e hanno affermato
            che, essendo di qualità inferiore, gli accessori originari della Cina non erano in
            concorrenza sul mercato della Comunità con i prodotti fabbricati dai produttori
            comunitari, né con quelli importati dalla Croazia e dalla Thailandia. La prima parte
            dell'argomentazione è già stata esaminata nei punti 7-8.
25.         Nel corso dell'inchiesta è stato riscontrato che i prodotti in questione importati dalla
            Repubblica popolare cinese, dalla Croazia e dalla Thailandia erano, per tipo e
            dimensioni, simili sotto tutti gli aspetti e intercambiabili e che erano
            commercializzati in un periodo comparabile e con politiche commerciali analoghe.
            I volumi delle importazioni da ciascun paese nel periodo in esame erano
            significativi e le tendenze dei prezzi erano simili.
26.         In tali circostanze e in mancanza di nuove informazioni pertinenti, sono confermate
            le conclusioni relative al cumulo delle importazioni oggetto di dumping esposte nei
            punti 41-44 del regolamento sul dazio provvisorio.
     2.     Prezzi delle importazioni oggetto di dumping
 27.        È stato stabilito che nel periodo dell'inchiesta i prezzi delle importazioni oggetto di
            dumping dai paesi esportatori interessati erano sensibilmente inferiori ai prezzi
            applicati dai produttori comunitari sul mercato della Comunità. I prezzi degli
            esportatori interessati sono stati confrontati con i prezzi di vendita applicati dai
            produttori denunzianti sul mercato della Comunità, per ogni tipo di prodotto e in
            base alla media ponderata dei prezzi allo stesso stadio commerciale.
 ---pagebreak--- 28.    Le parti della Repubblica popolare cinese hanno chiesto adeguamenti per tener
       conto di differenze quantitative tra i prodotti esportati nella Comunità e quelli
       venduti dai produttori denunzianti.
29.    Occorre precisare che, come risulta dal punto 50 del regolamento sul dazio
       provvisorio, i prezzi all'importazione, ai fini di un equo confronto ad uno stadio
       commerciale comparabile, sono stati adeguati per tener conto del margine
       dell'importatore, che è stato stabilito al 12% per il prodotto importato dalla Croazia
       e dalla Thailandia. Per quantoriguardail prodotto cinese, tuttavia, è stato applicato
       un adeguamento supplementare del 7% per le differenze qualitative, stimato in base
       agli elementi di prova comunicati riguardo ai costi del nuovo trattamento degli
       accessori respinti dai clienti; si era già tenuto conto di questo adeguamento per la
       determinazione dei margini di sottoquotazione di cui al punto 51 del regolamento
       sul dazio provvisorio.
30.    La richiesta delle parti della Repubblica popolare cinese è stata quindi respinta e
       sono confermati i margini di sottoquotazione dei prezzi stabiliti a titolo provvisorio
       per tutti i paesi esportatori.
    3. Situazione dell'industria comunitaria
31.    Le parti della Repubblica popolare cinese hanno affermato che i produttori
       comunitari nel periodo 1990-1992 hanno realizzato profìtti e pertanto non hanno
       subito pregiudizio.
32.    A questo proposito l'inchiesta ha messo in evidenza che tutti i produttori interessati
       realizzavano profitti insufficienti oppure avevano subito il calo della redditività o
       perdite ricorrenti e che queste tendenze si erano accentuate nel periodo
       dell'inchiesta.
    4. Conclusioni definitive in materia dì pregiudizio
33.    In considerazione di quanto precede e in mancanza di altre argomentazioni, sono
       confermate le conclusioni di cui ai punti 59 e 60 del regolamento sul dazio
       provvisorio, secondo le quali l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio
       ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n 2423/88.
                           G.    CAUSA DEL PREGIUDIZIO
34.    Nel regolamento sul dazio provvisorio la Commissione ha concluso che le
       importazioni oggetto di dumping dai paesi esportatori in questione hanno causato
       un grave pregiudizio all'industria comunitaria, in considerazione del fatto che i
       produttori comunitari hanno perso I'll ,5% della quota di mercato comunitario tra
       il 1989 e il periodo dell'inchiesta, mentre nello stesso periodo la quota di mercato
       delle importazioni oggetto di dumping è aumentata dell' 11,8%. Inoltre, quasi tutti
       gli indicatori economici dell'industria comunitaria erano negativi e appariva
       evidente la coincidenza tra l'aumento delle importazioni oggetto di dumping,
       realizzate a prezzi eccessivamente bassi e inferiori a quelli dei produttori comunitari
       e il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria.
35     Le parti della Repubblica popolare cinese hanno affermato che gli accessori
       importati dalla Cina non potevano causare pregiudizio all'industria comunitaria
       poiché, essendo di qualità inferiore, non erano prodotti simili ai sensi del
       regolamento (CEE) n 2423/88. È stato inoltre affermato che, ai fini della
        determinazione del pregiudizio, si sarebbe dovuto prendere in considerazione
        l'aumento significativo delle importazioni di alcuni accessori da altri paesi terzi non
        soggetti al presente procedimento, quali l'Austria e la Svizzera.
 ---pagebreak--- 36. Riguardo alla prima argomentazione, gli accessori di origine cinese e quelli fabbricati
    e venduti nella Comunità devono essere considerati prodotti simili, come è stato
    definitivamente stabilito nei punti 6-9. Questa argomentazione deve quindi essere
    respinta.
37. Per quanto riguarda l'argomentazione relativa all'aumento di alcune importazioni
    dall'Austria e dalla Svizzera, nel periodo dell'inchiesta è stato accertato che le
    importazioni complessive degli accessori in questione dalla Svizzera sono diminuite
    da 2.813 tonnellate nel 1989 a 2.153 tonnellate nel 1993, mentre le importazioni dei
    prodotti originari dell'Austria sonorimasterelativamente stabili a 6.251 tonnellate nel
    1989 e a 6.641 tonnellate nel 1993. Rispetto all'andamento delle importazioni dai
    paesi suddetti, le importazioni dalla Cina sono passate da 451 tonnellate nel 1989 a
    4.146 tonnellate nel 1993, con un aumento dell'800%.
38. Inoltre, secondo i dati Eurostat, i prezzi medi delle importazioni del prodotto simile
    dalla Svizzera, dall'Austria e dalla maggior parte degli altri paesi terzi non soggetti
    al procedimento erano nettamente superiori a quelli delle importazioni oggetto di
    dumping e non sono stati accertati elementi da cui risultasse che le importazioni in
    questione fossero oggetto di dumping. Appare quindi improbabile che le importazioni
    da altri paesi terzi abbiano causato pregiudizio all'industria comunitaria. Anche se tali
    importazioni avessero contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria,
    appare comunque incontestabile che le importazioni dai tre paesi esportatori soggetti
    al procedimento, considerate isolatamente, hanno causato un grave pregiudizio
    all'industria comunitaria.
    Sono pertanto confermate lerisultanzepreliminari sulla causa del pregiudizio di cui
    ai punti 61-69 del regolamento sul dazio provvisorio.
                         H.   INTERESSE DELLA COMUNITÀ
39. Come si afferma nel punto 70 del regolamento sul dazio provvisorio, nella valutazione
    dell'interesse della Comunità va considerata con particolare attenzione l'esigenza di
    eliminare le distorsioni degli scambi provocate dal dumping causa del pregiudizio e
    diripristinareuna situazione di concorrenza effettiva. Nei punti 71 -75 del regolamento
    sul dazio provvisorio la Commissione, aifinidellerisultanzeprovvisorie, ha concluso
    che, in conformità dell'articolo 11 del regolamento (CEE) n. 2423/88, era
    nell'interesse della Comunità istituire misure antidumping provvisorie.
40. Le parti della Repubblica popolare cinese hanno sostenuto che l'adozione di misure
    antidumping era contraria all'interesse dell'industria comunitaria che utilizzava i
    prodotti in questione. Questa affermazione non era sostenuta da elementi di prova
    pertinenti. Inoltre, dopo l'imposizione dei dazi antidumping provvisori, non sono state
    ricevute osservazioni da parte degli utilizzatori dei prodotti in questione importati
    dalla Cina, dalla Croazia e dalla Thailandia.
41. In mancanza di nuove argomentazioni sufficientemente documentate, è confermata
    la conclusione esposta nel punto 75 del regolamento sul dazio provvisorio, secondo
    la quale è nell'interesse della Comunità istituire misure antidumping provvisorie per
    eliminare gli effetti pregiudizievoli delle importazioni in questione.
                                      I. IMPEGNO
42. Dopo essere stati informati dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali
    si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi antidumping definitivi, il produttore
    croato e i tre produttori thailandesi che hanno collaborato all'inchiesta hanno offerto
    impegni relativi allerispettiveesportazioni dei prodotti in questione nella Comunità.
    Dopo aver esaminato le offerte, la Commissione ha concluso che gli impegni erano
    accettabili in quanto avrebbero eliminato gli effetti pregiudizievoli del dumping, in
    conformità dell'articolo 10, paragrafo 2, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88
    e potevano essere adeguatamente controllati.
                                             10
 ---pagebreak--- 43    La Commissione ha consultato il comitato consultivo in inculo alI1 accettazione degli
      impegni e, dato che sono state latte obiezioni, ha inviato una relazione al Consiglio
      sull'esitodelleconsultazioni. In conformità dell'articolo 9 e dell articolo 10, paragrafo
       I del regolamento (CEE) n. 2423/88, gli impegni offerti sono stati accettati con la
      decisione 96/.../CE della Commissione^.
44.   Nonostante l'accettazione degli impegni offerti dagli esportatori della Croazia e della
      Thailandia, occorre imporre un dazio antidumping residuo sulle importazioni dei
      prodotti in questione originari della Croazia e della Thailandia per consolidare gli
      impegni e per evitarne l'elusi one.
45.   Per quanto riguarda la Repubblica popolare cinese, i due esportatori che hanno
      collaborato hanno informato la Commissione, dopo la comunicazione delle risultanze
      definitive, della loro intenzione di presentare un'offerta di impegno sostenuta, secondo
      quanto affermavano, da un'offerta delle autorità cinesi responsabili (MOFTEC)
      relativa al controllo delle esportazioni in questione nella Comunità.
      La Commissione non ha tuttavia ricevuto alcuna offerta concreta da parte degli
      esportatori ci nesi, né al cuna proposta del le autori là ci nesi sul l'i sti tuzione di un si stema
      di controllo delle esportazioni.
      In tali circostanze è stato concluso che dovevano essere istituite misure definitive nei
      confronti della Repubblica popolare cinese, in forma di dazi antidumping ad valorem.
                                             J.     DAZIO
46.   Le misure provvisorie erano in forma di dazi ad valorem. Per ciascun paese
      esportatore i dazi sono stati imposti in applicazione del principio del dazio inferiore,
      con aliquote determinate in base al margine di eliminazione del pregiudizio oppure al
      margine di dumping accertato. Quando il margine del pregiudizio era inferiore al
      margine di dumping corrispondente, il dazio è stato stabilito in base al margine di
      pregiudizio In tutti gli altri casi il dazio provvisorio era pari al margine di dumping.
      Poiché le conclusioni in materia di dumping e di pregiudizio sono rimaste invariate,
      sono confermate le risultanze provvisorie di cui ai punti 76-82 del regolamento sul
      dazio provvisorio.
47.   Per gli esportatori dì ciascun paese interessato che non hanno risposto al questionario
      della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, in mancanza di osservazioni sul
       metodo esposto nel punto 81 del regolamento sul dazio provvisorio, si applica il
       livello massimo del dazio stabilito nei confronti di un esportatore dello stesso paese.
48.    Per i motivi esposti nel punto 34 del regolamento sul dazio provvisorio, è stato
       stabilito un unico dazio per tutti i produttori ed esportatori interessati della Repubblica
       popolare cinese.
49.    Alla luce di tali elementi, appare opportuno applicare i seguenti dazi antidumping
       definitivi, in forma di dazi ad valorem:
                                          Aliquota del dazio:
       Repubblica popolare cinese:                               58,6%
       Croazia:                                                  38,4%
       Thailandia:                                               58,9%.
       II dazio non si applica alle importazioni dei prodotti in questione fabbricati ed
       esportati nella Comunità dagli esportatori croati e thailandesi i cui impegni sono stati
       accettati.
(7)
    Cfr. pagina ... della presente Gazzetta ufficiale.
                                                     11
 ---pagebreak---                    K. RISCOSSIONE DEL DAZIO PROVVISORIO
50.    In considerazione dei margini di dumping accertati e della gravità del pregiudizio
       causato all'industria comunitaria, si ritiene necessario che gli importi delle garanzie
       costituite a titolo di dazio antidumping provvisorio per tutte le società vengano
       definitivamente riscossi per intero,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                             Articolo 1
1. È imposto un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di accessori per tubi
    (diversi dagli accessori fusi, dalle flange e dagli accessori filettati), di ferro o di acciaio
    (escluso l'acciaio inossidabile), il cui maggior diametro esterno è inferiore o uguale a
    609,6 mm, del tipo usato per la saldatura testa a testa o per altre applicazioni, classificati
    nei codici NC ex 7307 93 11 (codice Taric 7307 93 11 *90), ex 7307 93 19 (codice Taric
    7307 93 19*90), ex 7307 99 30 (codice Taric 7307 99 30*91) ed ex 7307 99 90 (codice
    Taric 7307 99 90*91 ) e originari della Repubblica popolare cinese, della Croazia e della
    Thailandia.
2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, non
    sdoganato, è la seguente:
                                            Aliquota del dazio     Codice addizionale Taric
           Repubblica popolare              58.6%
           cinese
           Croazia                          38.4%                  888]
           Thailandia                     | 58.9%                | 8851
         sono eccettuate le importazioni di prodotti fabbricati e venduti per l'esportazione
         nella Comunità dalle seguenti società, i cui impegni sono stati accettati:
a)       Croazia (codice addizionale Taric 8880):
         - Zeljezara Sisak, Zagreb,
b)       Thailandia (codice addizionale Taric 8850):
         -   Awaji Sangyo (Thailand) Co. Ltd., Samutprakarn,
         -   Thai Benkan Co Ltd., Prapadaeng-Samutprakarn,
         -   TTU Industrial Corp. Ltd., Bangkok.
3.       Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi
         doganali.
                                             Articolo 2
Gli importi delle garanzie costituite a titolo di dazio antidumping provvisorio ai sensi del
regolamento (CE) n. 2318/95 sono definitivamente riscossi per intero.
                                                 12
 ---pagebreak---                                         Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione
nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                       Per il Consiglio
                                                       11 Presidente
                                              13
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(96) 83 def.
                                               DOCUMENTI
rr                                                                        02 ii
                                             N. di catalogo : CB-CO-96-091-IT-C
                                                             ISBN 92-78-00989-X
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo
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