CELEX: 62007CC0260
Language: it
Date: 2008-09-04 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Mengozzi del 4 settembre 2008. # Pedro IV Servicios SL contro Total España SA. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Audiencia Provincial de Barcelona - Spagna. # Concorrenza - Intese - Art. 81 CE - Contratto di fornitura in esclusiva di carburanti e di combustibili - Esenzione - Regolamento (CEE) n. 1984/83 - Art. 12, n. 2 - Regolamento (CEE) n. 2790/1999 - Artt. 4, lett. a), e 5, lett. a) - Durata dell’esclusiva - Fissazione del prezzo di vendita al pubblico. # Causa C-260/07.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      PAOLO MENGOZZI
      presentate il 4 settembre 2008 1(1)
      
      Causa C‑260/07
      Pedro IV Servicios, S.L.
      contro
      Total España SA
      [domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dalla Audiencia Provincial de Barcelona (Spagna)]
      «Concorrenza – Intese – Accordi fra imprese – Art. 85 del trattato – Contratti di acquisto esclusivo tra il gestore di un distributore di benzina e un’impresa petrolifera – Artt. 10‑13 del regolamento (CEE) n. 1984/83 – Artt. 2‑5 del regolamento (CE) n. 2790/1999 – Esenzione»I –    Introduzione
      1.        Nell’arco di tre anni, questa è la terza causa in cui la Corte è chiamata a pronunciarsi in seguito a rinvio pregiudiziale
         sugli accordi relativi ai distributori di benzina conclusi tra un’impresa petrolifera e uno dei suoi distributori operanti
         sul mercato spagnolo (2).
      
      2.        Le prime due cause riguardavano essenzialmente la qualificazione giuridica, sotto il profilo del diritto comunitario della
         concorrenza, dei rapporti contrattuali instaurati tra l’impresa petrolifera e i gestori di distributori di benzina interessati (3).
      
      3.        Per contro, le questioni sollevate in questa sede riguardano unicamente il problema di stabilire se contratti come quelli
         di cui trattasi nella causa principale possano beneficiare dei regimi di esenzione per categoria previsti rispettivamente
         e nell’ordine dal regolamento (CEE) della Commissione 22 giugno 1983, n. 1984, relativo all’applicazione dell’articolo 85,
         paragrafo 3, del trattato CEE a categorie di accordi di acquisto esclusivo (4), e dal regolamento (CE) della Commissione 22 dicembre 1999, n. 2790, relativo all’applicazione dell’articolo 81, paragrafo
         3, del trattato CE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate (5). Il giudice del rinvio si interroga sostanzialmente sull’interpretazione dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 e
         dell’art. 5, lett. a), del regolamento n. 2790/1999, che autorizzano, a determinate condizioni, la conclusione di accordi
         verticali di acquisto esclusivo per una durata superiore a quella prevista in linea di principio da questi regolamenti per
         beneficiare dell’esenzione per categoria.
      
      II – Contesto normativo
      4.        Il regolamento n. 1984/83 esclude dal campo di applicazione dell’art. 85, n. 1, del trattato alcune categorie di accordi di
         acquisto esclusivo e di pratiche concordate che di norma soddisfano le condizioni previste al n. 3 dello stesso articolo,
         per il fatto che esse comportano, in generale, una migliore distribuzione dei prodotti.
      
      5.        Secondo l’art. 3, lett. d), del suddetto regolamento, tale esenzione non si applica se l’accordo è concluso per una durata
         indeterminata o per una durata superiore a cinque anni.
      
      6.        Il regolamento n. 1984/83, agli artt. 10‑13, contiene disposizioni particolari applicabili agli accordi dei distributori di
         benzina.
      
      7.        A norma dell’art. 10 del suddetto regolamento:
      
      «L’articolo 85, paragrafo 1, del trattato è dichiarato inapplicabile, ai sensi dell’articolo 85, paragrafo 3, del trattato
         e conformemente alle disposizioni di cui agli articoli da 11 a 13 del presente regolamento, agli accordi ai quali partecipano
         soltanto due imprese e nei quali l’una, il rivenditore, si impegna nei riguardi dell’altra, il fornitore, in cambio della
         concessione di vantaggi economici o finanziari, ad acquistare determinati carburanti per autoveicoli a base di prodotti petroliferi
         o determinati combustibili a base di prodotti petroliferi specificati nell’accordo, destinati alla rivendita in una stazione
         di servizio specificata nell’accordo, soltanto da lui, o da un’impresa ad esso collegata, o da un’impresa terza incaricata
         della distribuzione dei suoi prodotti.»
      
      8.        L’art. 11 del suddetto regolamento così dispone:
      
      «Al rivenditore possono essere imposti, oltre all’obbligo di cui all’articolo 10, soltanto i seguenti obblighi restrittivi
         della concorrenza:
      
      a)      l’obbligo di non rivendere nella stazione di servizio specificata nell’accordo carburanti per autoveicoli o combustibili forniti
         da imprese terze;
      
      b)      l’obbligo di non utilizzare nella stazione di servizio precisata nell’accordo lubrificanti o prodotti petroliferi connessi
         offerti da imprese terze quando il fornitore o un’impresa ad esso collegata ha messo a disposizione del rivenditore, o finanziato,
         un impianto per il cambio dell’olio o materiale per la lubrificazione degli autoveicoli;
      
      c)      l’obbligo di limitare la pubblicità dei prodotti forniti da imprese terze, all’interno e all’esterno della stazione di servizio,
         in proporzione alla quota parte di detti prodotti nel fatturato globale della stazione di servizio;
      
      d)      l’obbligo di affidare esclusivamente al fornitore, o ad un’impresa ad esso designata, la manutenzione degli impianti di deposito
         o di distribuzione di prodotti petroliferi, di proprietà del fornitore o di un’impresa ad esso collegata o da questi finanziati.»
      
      9.        L’art. 12, n. 1, del regolamento n. 1984/83 elenca le clausole e gli impegni contrattuali che ostano all’applicazione dell’art. 10
         del regolamento medesimo, tra cui la condizione, di cui alla lett. c) del suddetto paragrafo, che il contratto non può essere
         concluso per una durata indeterminata o superiore a dieci anni.
      
      10.      Tuttavia, in deroga all’art. 12, n. 1, lett. c), del regolamento, il n. 2 di tale articolo prevede che, se l’accordo riguarda
         una stazione di servizio che il fornitore ha concesso in affitto o in libera disponibilità di diritto o di fatto al rivenditore,
         gli obblighi di acquisto esclusivo e i divieti di concorrenza previsti dal presente titolo potranno essere imposti al rivenditore
         per tutto il periodo durante il quale esso gestisce effettivamente la stazione di servizio.
      
      11.      L’art. 13 di tale regolamento prevede che l’art. 2, nn. 1 e 3, l’art. 3, lett. a) e b), l’art. 4, nonché l’art. 5, si applicano
         agli accordi delle stazioni di servizio in quanto compatibili.
      
      12.      Il tredicesimo ‘considerando’ del suddetto regolamento prevede:
      
      «(…) che questi accordi si contraddistinguono generalmente per il fatto che, da un lato, il fornitore concede al rivenditore
         cospicui vantaggi economici o finanziari in quanto gli versa contributi a fondo perduto, gli concede o gli fa ottenere prestiti
         a condizioni più favorevoli di quelle del mercato, gli cede in affitto un’area o i locali per (…) le pompe di benzina, mette
         a sua disposizione impianti tecnici o altre attrezzature o effettua altri investimenti a favore del rivenditore, e, dall’altro,
         il rivenditore si vincola nei riguardi del fornitore con un impegno d’acquisto esclusivo a lungo termine abbinato generalmente
         ad un divieto di concorrenza».
      
      13.      Il regolamento n. 1984/83 è stato abrogato dal regolamento (CE) della Commissione 22 dicembre 1999, n. 2790, relativo all’applicazione
         dell’articolo 81, paragrafo 3, del trattato CE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate, entrato in vigore il
         1° gennaio 2000.
      
      14.      L’art. 4, lett. a), del regolamento n. 2790/1999 prevede che l’esenzione dal divieto di cui all’art. 81, n. 1, CE non si applica
         agli accordi verticali che, direttamente o indirettamente, isolatamente o congiuntamente con altri fattori sotto il controllo
         delle parti, hanno per oggetto «la restrizione della facoltà dell’acquirente di determinare il proprio prezzo di vendita,
         fatta salva la possibilità per il fornitore di imporre un prezzo massimo di vendita o di raccomandare un prezzo di vendita,
         a condizione che questi non equivalgano ad un prezzo fisso o ad un prezzo minimo di vendita per effetto di pressioni esercitate
         o incentivi offerti da una delle parti».
      
      15.      Secondo l’art. 5, lett. a), del regolamento n. 2790/1999, l’esenzione di cui all’art. 2 non si applica a un obbligo di non
         concorrenza, diretto o indiretto, la cui durata sia indeterminata o superiore a cinque anni. Un obbligo di non concorrenza
         tacitamente rinnovabile oltre i cinque anni si considera concluso per una durata indeterminata. Tuttavia, tale disposizione
         precisa che siffatto limite di cinque anni non si applica se i beni o servizi oggetto del contratto sono venduti dall’acquirente
         in locali e terreni di proprietà del fornitore o da questi affittati presso terzi non collegati all’acquirente, purché la
         durata dell’obbligo di non concorrenza non sia superiore al periodo di occupazione dei locali e terreni da parte dell’acquirente.
      
      16.      Ai sensi dell’art. 12 del regolamento n. 2790/1999, il divieto di cui all’art. 81, n. 1, CE non si applica durante il periodo
         compreso tra il 1° giugno 2000 e il 31 dicembre 2001 agli accordi già in vigore al 31 maggio 2000 che non soddisfano le condizioni
         di cui al presente regolamento ma soddisfano le condizioni di esenzione previste, tra gli altri, dal regolamento n. 1984/83.
      
      III – La causa principale, le questioni pregiudiziali e il procedimento dinanzi alla Corte
      17.      Dalla decisione di rinvio risulta che, in data 26 ottobre 1989, le società Pedro IV Servicios (in prosieguo: la «Pedro IV»)
         e Total España SA (in prosieguo: la «Total») hanno concluso un accordo giuridico complesso, costituito da quattro contratti
         fra loro connessi.
      
      18.      Ai sensi del primo contratto, la Pedro IV ha concesso alla Total un diritto reale, denominato «diritto di superficie», su
         un terreno di sua proprietà. Tale contratto autorizza la Total a edificare sul terreno in cambio di una remunerazione alla
         concedente. L’importo della remunerazione è stato fissato in ESP 250 000 mensili (pari a poco più di EUR 1 500) per una durata
         di 20 anni, al termine della quale la stazione di servizio costruita dalla Total sarebbe divenuta di proprietà della Pedro IV.
         La Total si è impegnata a costruire una stazione di servizio per la vendita di carburante entro il termine di due anni e mezzo,
         così che tale termine di 20 anni comincia a decorrere dalla messa in funzione della stazione. Le parti hanno concordato che
         il diritto di superficie non potesse essere trasferito senza il consenso della società proprietaria del terreno.
      
      19.      Il secondo contratto è un contratto di affitto della costruenda stazione di servizio, in base al quale la Total concede alla
         Pedro IV l’uso ed il godimento della medesima per il periodo di un anno, prorogabile di mese in mese. La società locatrice,
         tuttavia, è tenuta a concedere tale proroga per tutta la durata del contratto di approviggionamento esclusivo che si impegna
         a stipulare con l’affittuaria. In ogni caso, la locazione cesserà contemporaneamente al diritto di superficie concesso alla
         società locatrice. Il canone mensile che la Pedro IV deve corrispondere ammonta a ESP 600 000 (pari a EUR 3 600).
      
      20.      Ai sensi del terzo contratto, la Pedro IV, una volta ricevuta in consegna la stazione di servizio, si impegna a gestirla ricevendo
         le forniture esclusivamente dalla Total, di cui utilizzerà il logo, i colori, il marchio e l’insegna. Il contratto di acquisto
         in esclusiva è stipulato per una durata di 20 anni e l’approvvigionamento avviene tramite vendita definitiva, di modo che
         acquistando il distributore la proprietà del combustibile fin dal momento in cui il fornitore lo mette a sua disposizione
         presso la stazione di servizio, mentre sarà onere del compratore rivenderlo per conto proprio e a suo rischio. Come corrispettivo,
         la Total deve versare alla Pedro IV una somma mensile di ESP 350 000 (circa EUR 2 100). Peraltro, la Total si impegna a comunicare
         al distributore i prezzi di vendita al pubblico raccomandati, garantendone la competitività in base ai prezzi offerti in buona
         fede da altri concorrenti nella zona. La Total si obbliga altresì a fissare il prezzo del carburante che fornisce al rivenditore
         alle condizioni più vantaggiose da essa stipulate con altre stazioni di servizio che possano stabilirsi a Barcellona senza
         che tale prezzo sia comunque superiore al prezzo medio fissato da altri fornitori rilevanti sul mercato operanti a Barcellona.
      
      21.      Poiché le parti hanno altresì convenuto di compensare gli importi reciprocamente dovuti in base ai suddetti tre contratti,
         ne deriva che nessuna delle due è tenuta a versare alcunché all’altra dal momento che tali importi ammontano rispettivamente
         a ESP 600 000.
      
      22.      Da ultimo, con il quarto contratto la Total ha concesso un prestito ipotecario di ESP 30 000 000 (circa EUR 180 300) alla
         Pedro IV, che ha costituito in garanzia un’ipoteca di durata ventennale sul suo terreno, a condizione che venga edificata
         la stazione di servizio.
      
      23.      Secondo il giudice a quo, dopo la stipula dei suddetti quattro contratti, la stazione di servizio è stata effettivamente realizzata
         sul terreno di proprietà della Pedro IV e la Total ha rifornito quest’ultima in esclusiva almeno fino alla data della decisione
         di rinvio pregiudiziale. 
      
      24.      Nel dicembre 2004 la Pedro IV ha presentato, in via principale, una domanda di annullamento del rapporto giuridico, costituito
         dai suddetti quattro contratti, dinanzi al Juzgado de lo Mercantil (Tribunale del commercio) di Barcellona. A sostegno di
         tale domanda, la Pedro IV ha affermato, da un lato, che siffatti contratti includevano clausole fortemente restrittive della
         concorrenza, vale a dire una durata eccessiva, superiore a quella massima consentita dal diritto comunitario, per i contratti
         di approviggionamento esclusivo, e, dall’altro, che il terzo contratto prevedeva la fissazione indiretta dei prezzi di rivendita,
         che sarebbe vietata a norma dell’art. 85 del trattato e non potrebbe beneficiare né del regime di esenzione per categoria
         stabilito dal regolamento n. 1984/83, né, ulteriormente, del regime contemplato dal regolamento n. 2790/1999.
      
      25.      Poiché la suddetta domanda è stata interamente respinta in primo grado, la Pedro IV ha proposto appello dinanzi all’Audiencia
         Provincial de Barcelona.
      
      26.      Quest’ultima, nutrendo dubbi riguardo all’interpretazione delle disposizioni dei regolamenti nn. 1984/83 e 2790/1999, ha deciso
         di sospendere il giudizio e di sottoporre le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se, quando l’art. 12, n. 2, del [regolamento n. 1984/83] prevede che, “in deroga al paragrafo 1, lettera c), se l’accordo
         riguarda una stazione di servizio che il fornitore ha concesso in affitto o in libera disponibilità di diritto o di fatto
         al rivenditore, gli obblighi di acquisto esclusivo e i divieti di concorrenza previsti dal presente titolo [potranno] essere
         imposti al rivenditore per tutto il periodo durante il quale esso gestisce effettivamente la stazione di servizio”, tale disposizione
         si riferisca al caso in cui il fornitore è inizialmente proprietario del terreno e delle istallazioni o, al contrario, il
         riferimento all’affitto della stazione di servizio si estenda a tutti quei titoli che conferiscano legalmente al fornitore
         il dominio strettamente sulla stazione di servizio, potendo pertanto quest’ultimo concederla in affitto allo stesso proprietario
         del terreno senza dover osservare i limiti temporali che la normativa prevede per gli accordi in esclusiva.
      
      2)      Se, qualora sia applicabile al caso in esame il [regolamento n. 2790/1999] quando l’art. 5 di quest’ultimo prevede che l’esenzione
         non è applicabile se l’accordo di acquisto in esclusiva supera la durata di cinque anni, anche se “tale limite (…) non si
         applica se i beni o servizi oggetto del contratto sono venduti dall’acquirente in locali e terreni di proprietà del fornitore
         o da questi affittati presso terzi non collegati all’acquirente, purché la durata dell’obbligo di non concorrenza non sia
         superiore al periodo di occupazione dei locali e terreni da parte dell’acquirente”, tale disposizione vada interpretata nel
         senso che, quando nomina l’affitto, si riferisce al caso in cui il fornitore che affitta è inizialmente proprietario del terreno
         e delle istallazioni o, al contrario, se il riferimento all’affitto della stazione di servizio si estenda a tutti quei titoli
         che conferiscano legalmente al fornitore il dominio strettamente sulla stazione di servizio, potendo pertanto quest’ultimo
         affittarla allo stesso proprietario del terreno senza dover osservare i limiti temporali che la normativa prevede per gli
         accordi di acquisto in esclusiva.
      
      3)      Se, quando l’art. 81, n. 1, lett. a), CE prevede il divieto di fissare indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita, ed
         il [regolamento n. 1984/83], all’ottavo ‘considerando’, enuncia che “altre disposizioni restrittive della concorrenza, ed
         in particolare quelle che limitino la libertà del rivenditore di stabilire i propri prezzi o altre condizioni di rivendita
         o di scegliere i propri clienti, non possono essere esentate ai sensi del presente regolamento”, dal momento che la fissazione
         del prezzo di rivendita non compare fra le altre restrizioni alla concorrenza permesse ai sensi dell’art. 11 del medesimo
         regolamento, tali disposizioni vadano interpretate nel senso che includono qualsiasi sorta di limitazione della libertà del
         rivenditore nello stabilire il prezzo di vendita al pubblico quale, ad esempio, la circostanza che il fornitore fissi il margine
         di distribuzione del gestore della stazione di servizio, stabilendo il prezzo del carburante che somministra al rivenditore
         alle condizioni più vantaggiose stipulate con altre stazioni di servizio che possano installarsi a Barcellona, senza che tale
         prezzo sia in nessun caso superiore al prezzo medio fissato da altre fornitrici rilevanti sul mercato, aggiungendo il margine
         minimo che si ritenga opportuno e ottenendo in tal modo il [prezzo di vendita al pubblico], che il fornitore non impone esplicitamente,
         ma di cui raccomanda l’applicazione.
      
      4)      Se, quando l’art. 81, n. 1, lett. a), CE prevede il divieto di fissare indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita, e
         l’art. 4, n. 1, lett. a), del [regolamento n. 2790/1999] include fra le restrizioni aventi effetti anticoncorrenziali gravi
         l’imposizione del prezzo di rivendita, tali disposizioni vadano interpretate nel senso di includere qualsiasi sorta di limitazione
         della libertà del rivenditore nello stabilire il prezzo di vendita al pubblico quale, ad esempio, la circostanza che il fornitore
         fissi il margine di distribuzione del gestore della stazione di servizio, stabilendo il prezzo del carburante che somministra
         al rivenditore alle condizioni più vantaggiose stipulate con altre stazioni di servizio che possano installarsi a Barcellona,
         senza che tale prezzo sia in nessun caso superiore al prezzo medio fissato da altre fornitrici rilevanti sul mercato, aggiungendo
         il margine minimo che si ritiene opportuno e ottenendo in tal modo il [prezzo di vendita al pubblico], che il fornitore non
         impone esplicitamente, ma di cui raccomanda l’applicazione».
      
      27.      Ai sensi dell’art. 23 dello Statuto della Corte di giustizia, la Pedro IV, la Total, il governo spagnolo e la Commissione
         delle Comunità europee hanno depositato osservazioni scritte. Essi hanno svolto le loro difese orali nel corso dell’udienza
         del 26 giugno 2008.
      
      IV – Analisi
      A –    Sulla ricevibilità
      28.      La Total solleva tre eccezioni d’irricevibilità delle questioni pregiudiziali, relative, quanto alla prima, al carattere lacunoso
         della spiegazione del contesto di fatto e di diritto resa dal giudice del rinvio; quanto alla seconda, al fatto che le risposte
         alle questioni sottoposte sono chiaramente deducibili dalla giurisprudenza comunitaria e spagnola e, quanto alla terza, all’irrilevanza
         delle questioni sollevate ai fini della soluzione della causa principale.
      
      29.      Peraltro, riguardo al fatto che i regolamenti nn. 1984/83 e 2790/99 non possono essere applicati contemporaneamente, il governo
         spagnolo osserva che due delle questioni sollevate, ossia, come è già stato precisato in udienza, quelle relative all’interpretazione
         del regolamento n. 1984/83, dovrebbero essere dichiarate irricevibili in considerazione del loro carattere ipotetico.
      
      30.      A mio parere, le eccezioni di irricevibilità del rinvio pregiudiziale non possono essere accolte.
      
      31.      Occorre innanzi tutto respingere in quanto inconferente la pretesa della Total secondo cui la giurisprudenza comunitaria e
         quella nazionale fornirebbero una risposta chiara alle questioni sottoposte. Invero, quand’anche tale pretesa, dal momento
         che si riferisce alla giurisprudenza della Corte – l’unica rilevante nella fattispecie – fosse esatta, ciò non indurrebbe
         in ogni caso la Corte a dichiarare irricevibili le questioni pregiudiziali ma, tutt’al più e se del caso, le consentirebbe
         di statuire con ordinanza motivata, secondo la procedura prevista dall’art. 104, n. 3, del suo regolamento di procedura. In
         ogni caso, né la citata sentenza Confederación Española de Empresarios de Estaciones de Servicio, né la causa CEPSA, ancora
         pendente, hanno quale oggetto l’interpretazione dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 e/o quella dell’art. 5, lett. a),
         del regolamento n. 2790/99 (6).
      
      32.      Inoltre, per quanto riguarda gli altri due motivi invocati dalla Total, è importante tenere conto del fatto che, nell’ambito
         della collaborazione tra la Corte e i giudici nazionali istituita dall’art. 177 del trattato (divenuto art. 234 CE), spetta
         esclusivamente al giudice nazionale cui è stata sottoposta la controversia, il quale deve assumersi la responsabilità dell’emananda
         decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze della causa, sia la necessità di una pronuncia
         pregiudiziale per essere in grado di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte (7).
      
      33.      Dal momento che le questioni poste dai giudici nazionali riguardano l’interpretazione di una norma del diritto comunitario,
         la Corte è quindi, in via di principio, tenuta a statuire, a meno che non appaia in modo manifesto che la domanda di pronuncia
         pregiudiziale tende in realtà ad indurla a pronunciarsi mediante una controversia fittizia o a formulare pareri su questioni
         generali o astratte, che l’interpretazione del diritto comunitario richiesta non ha alcuna relazione con l’effettività o con
         l’oggetto della controversia, o ancora che la Corte non dispone degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire
         una soluzione utile alle questioni che le vengono sottoposte (8).
      
      34.      Si deve in proposito ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, l’esigenza di giungere ad un’interpretazione del
         diritto comunitario che sia utile per il giudice nazionale impone che quest’ultimo definisca il contesto di fatto e di diritto
         in cui si inseriscono le questioni sollevate o che esso spieghi almeno l’ipotesi di fatto su cui tali questioni sono fondate (9). Se le esigenze di motivazione imposte al giudice nazionale variano in funzione di diversi fattori, tali esigenze valgono
         in particolare in determinati settori, quali quello della concorrenza, caratterizzati da complesse situazioni di fatto e di
         diritto (10).
      
      35.      Inoltre, le informazioni fornite nelle decisioni di rinvio pregiudiziale devono altresì dare ai governi degli Stati membri,
         nonché alle altre parti interessate, la possibilità di presentare osservazioni ai sensi dell’art. 23 dello Statuto della Corte
         di giustizia, ed è compito della Corte vigilare affinché tale possibilità sia salvaguardata, tenuto conto del fatto che, a
         norma della suddetta disposizione, alle parti interessate vengono notificate solo le decisioni di rinvio (11). 
      
      36.      Nel caso di specie, è senz’altro vero, come indica la Total a sostegno della propria censura secondo cui l’esposizione del
         quadro di fatto e di diritto della decisione di rinvio sarebbe lacunosa, che tale decisione non fornisce alcuna informazione
         su determinati elementi propri della causa principale, quali la natura giuridica del diritto di superficie concesso dalla
         Pedro IV o la quota posseduta dalla Total nel mercato della distribuzione dei carburanti e combustibili in Spagna.
      
      37.      Tuttavia, la decisione di rinvio spiega con sufficiente precisione il rapporto contrattuale in essere tra le parti della causa
         principale, così da consentire alla Corte di replicare efficacemente alla richiesta d’interpretazione delle disposizioni del
         diritto comunitario. Inoltre, dalle osservazioni scritte della Total, qualora la Corte si pronunciasse a favore della ricevibilità
         delle questioni sollevate dal giudice del rinvio, e da quelle delle altre parti coinvolte emerge che le informazioni contenute
         nella decisione di rinvio hanno consentito loro di prendere utilmente posizione sulle suddette questioni.
      
      38.      Quanto alla censura relativa all’irrilevanza delle questioni ai fini della soluzione della causa principale, va ammesso, a
         favore della Total, che, poiché il giudice del rinvio si limita a interrogare la Corte sull’interpretazione delle disposizioni
         di cui ai regolamenti nn. 1984/83 e 2790/99 senza aver prima esaminato l’applicabilità dell’art. 85, n. 1, del trattato al
         gruppo di contratti stipulati tra la Pedro IV e la Total, le risposte che la Corte fornirà alle questioni sottoposte non permetteranno
         necessariamente al giudice a quo di pronunciarsi in via definitiva sulla causa principale.
      
      39.      Tuttavia, oltre al fatto che, come rammentato dalla giurisprudenza citata al paragrafo 32 delle presenti conclusioni, spetta
         al giudice nazionale valutare la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte, non credo che la ricevibilità di una
         questione pregiudiziale possa essere subordinata al fatto che la risposta fornita dalla Corte debba in ogni caso permettere
         al giudice nazionale di risolvere la controversia per la quale è stato adito. Se così fosse, la ricevibilità delle questioni
         pregiudiziali dipenderebbe semplicemente dalla soluzione che la Corte fornirebbe sul merito.
      
      40.      Per contro, nella fase della ricevibilità, occorre esaminare se risulta che, quale che sia la soluzione della Corte a una questione pregiudiziale, essa sarebbe manifestemente irrilevante per la definizione della causa principale, poiché, in tal caso, l’interpretazione del diritto comunitario richiesta
         non sarebbe oggettivamente necessaria ai fini della decisione che il giudice a quo dovrebbe adottare (12). Orbene, tale non è sicuramente il caso per quanto riguarda le soluzioni da fornire alle questioni sollevate dal giudice
         del rinvio.
      
      41.      Infine, occorre altresì respingere la censura sollevata dal governo spagnolo relativamente al presunto carattere ipotetico
         delle due questioni concernenti l’interpretazione del regolamento n. 1984/83. Invero, sebbene il regime di esenzione per categoria
         istituito da tale regolamento sia stato abrogato dal regolamento n. 2790/99, resta il fatto che il regolamento n. 1984/83
         era pienamente applicabile fino al 31 maggio 2000 e, in via transitoria, esso poteva ancora essere applicato fino al 31 dicembre
         2001 agli accordi già in vigore al 31 maggio 2000 che soddisfacevano in particolare le condizioni di esenzione di tale regolamento,
         ma non quelle del regolamento n. 2790/99 (13). Poiché i contratti di cui trattasi nella causa principale sono stati conclusi nel 1989, ossia quando era in vigore il regolamento
         n. 1984/83 e per una durata di 20 anni – che, secondo i contratti, ha iniziato a decorrere solo dalla messa in funzione della
         stazione di servizio, cioè, a quanto sembra, nel 1991 – ne consegue che le questioni relative all’interpretazione del regolamento
         n. 1984/83 non possono essere considerate ipotetiche, poiché l’interpretazione richiesta mantiene tutta la sua rilevanza per
         il periodo già trascorso dei contratti di cui alla causa principale, il quale è anteriore all’entrata in vigore e all’applicazione
         del regime di esenzione per categoria previsto dal regolamento n. 2790/99.
      
      42.      Propongo pertanto alla Corte di dichiarare ricevibile il rinvio pregiudiziale.
      
      B –    Sul merito
      1.      Osservazioni preliminari
      43.      Come ho già accennato nella parte introduttiva, la presente causa non verte sulla qualificazione giuridica, rispetto alle
         norme comunitarie sulla concorrenza, del rapporto contrattuale in essere tra la Total e la Pedro IV. Infatti, il giudice del
         rinvio non esprime alcun dubbio sul fatto che tale rapporto debba essere inteso come vincolante due imprese economicamente
         indipendenti e, pertanto, rientrante nella nozione di «accordo tra imprese», a norma dell’art. 85, n. 1, del trattato.
      
      44.      Per contro, come già osservato al paragrafo 38 delle presenti conclusioni, il giudice del rinvio non sembra aver esaminato
         se, alla luce delle circostanze accertate nella causa principale, sussistessero tutte le condizioni previste per l’applicazione
         dell’art. 85, n. 1, del trattato prima di interpellare la Corte in merito all’interpretazione delle disposizioni di cui ai
         regolamenti nn. 1984/83 e 2790/99, i quali, a determinate condizioni, autorizzano alcune categorie di accordi verticali vietati
         dal suddetto articolo.
      
      45.      Se tale approccio può sembrare piuttosto sorprendente dal punto di vista logico, esso è tuttavia comprensibile da un punto
         di vista pratico e, in una certa misura, per motivi di economia processuale poiché, se i regolamenti di esenzione si applicano
         a un dato accordo, è inutile stabilire se questo accordo è vietato a norma dell’art. 85, n. 1, del trattato (14). Per contro, viene meno il vantaggio processuale previsto se non sono soddisfatte le condizioni dell’esenzione per categoria.
         In tal caso, è evidente che la verifica delle condizioni di applicazione dell’art. 85, n. 1, del trattato dovrà essere condotta
         dal giudice nazionale.
      
      46.      Poiché la Corte non è stata interpellata circa l’interpretazione dell’art. 85, n. 1, del trattato riguardo al complesso di
         contratti di cui trattasi nella causa principale, essa potrebbe dunque, a mio parere, limitarsi a ricordare che spetta al
         giudice del rinvio valutare se tale tipo di accordo rientri nella sfera del divieto previsto dalla suddetta disposizione oppure
         ribadire taluni criteri di ordine generale tratti dalla giurisprudenza, in merito alla valutazione degli effetti restrittivi
         sulla concorrenza degli accordi di acquisto esclusivi, di cui il giudice del rinvio dovrebbe tener conto nell’analisi dei
         contratti conclusi nella causa principale (15). Tuttavia, non ritengo che, in mancanza di questione pregiudiziale su tale punto, la Corte debba indicare al giudice del
         rinvio la totalità degli elementi rilevanti di ordine economico e giuridico che gli consentano di verificare l’esistenza di
         un comportamento vietato dall’art. 85, n. 1, del trattato (16).
      
      47.      Dopo queste osservazioni è ora opportuno esaminare le quattro questioni pregiudiziali. Ritengo che, riguardo alla loro formulazione
         e al loro contenuto, occorra analizzare congiuntamente la prima e la seconda, da un lato, e la terza e la quarta, dall’altro.
      
      2.      Sulla prima e la seconda questione 
      48.      Con la prima e la seconda questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se un’esclusiva di acquisto riguardante carburanti
         e combustibili come quella stipulata tra la Pedro IV e la Total possa beneficiare, in ragione della sua durata, dell’applicazione
         del regime di esenzione per categoria istituito dal regolamento n. 1984/83 e, ulteriormente ed eventualmente, di quello previsto
         dal regolamento n. 2790/99.
      
      a)      Sull’interpretazione del regolamento n. 1984/83
      49.      Per quanto riguarda il regolamento n. 1984/83, occorre rammentare che esso prevede in particolare l’applicazione dell’art. 85,
         n. 3, del trattato agli accordi d’acquisto esclusivo conclusi ai fini della rivendita di prodotti petroliferi nei distributori
         di benzina. Tali norme, che differiscono dalle disposizioni generali applicabili agli accordi d’acquisto esclusivo, sono contenute
         negli artt. 10‑13 del regolamento n. 1984/83. L’art. 10 del suddetto regolamento esonera dal divieto di cui all’art. 85, n. 1,
         del trattato l’obbligo d’acquisto esclusivo imposto al rivenditore dal fornitore di carburanti e combustibili a base di prodotti
         petroliferi «in cambio della concessione di vantaggi economici o finanziari». L’art. 11 del regolamento n. 1984/83 elenca
         le altre restrizioni alla concorrenza che possono essere imposte al rivenditore, oltre a quella prevista al suddetto art. 10,
         tra cui l’«obbligo di non rivendere nella stazione di servizio specificata nell’accordo carburanti per autoveicoli o combustibili
         forniti da imprese terze». L’art. 12, n. 1, lett. c), del regolamento n. 1984/83 indica che l’art. 10 del suddetto regolamento
         non si applica se l’accordo è concluso per una durata indeterminata o superiore a dieci anni.
      
      50.      Tuttavia, l’art. 12, n. 2, precisa che, «[i]n deroga al paragrafo 1, lettera c), se l’accordo riguarda una stazione di servizio
         che il fornitore ha concesso in affitto o in libera disponibilità di diritto o di fatto al rivenditore, gli obblighi di acquisto
         esclusivo e i divieti di concorrenza previsti dal presente titolo [possono] essere imposti al rivenditore per tutto il periodo
         durante il quale esso gestisce effettivamente la stazione di servizio».
      
      51.      Come ho già avuto modo di sottolineare nelle mie citate conclusioni riguardanti la causa CEPSA (17), la durata decennale, prevista all’art. 12, n. 1, lett. c), del regolamento n. 1984/83, è giustificata se i vantaggi finanziari
         e commerciali concessi dal fornitore sono di entità tale per cui, in loro assenza, è altamente improbabile che il gestore
         della stazione di servizio avrebbe potuto accedere al mercato dei servizi d’intermediazione per la commercializzazione di
         combustibili.
      
      52.      Il fatto che l’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 permetta, in deroga, la proroga oltre i dieci anni della durata della clausola di acquisto esclusivo sembra dover trovare giustificazione solo qualora il fornitore conceda
         al gestore della stazione di servizio vantaggi finanziari e commerciali di entità perlomeno equivalente a quelli che avrebbe
         concesso affinché l’accordo potesse beneficiare di un’esenzione per categoria di durata decennale, come prevista dall’art. 12,
         n. 1, lett. c) del suddetto regolamento.
      
      53.      A tal riguardo, l’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 menziona un unico vantaggio concesso dal fornitore, ossia la concessione
         in affitto della stazione di servizio al gestore o, analogamente, la concessione in libera disponibilità di diritto o di fatto
         della stessa.
      
      54.      A mio parere, non si può negare che tale vantaggio sia particolarmente importante, se non considerevole, giacché consiste
         – di fatto – nel fornire la stazione di servizio «chiavi in mano» al distributore per l’esercizio della sua attività economica.
         In altre parole, il fornitore mette il distributore a capo di una stazione di servizio interamente attrezzata, di cui è proprietario,
         senza che il distributore debba effettuare alcun investimento.
      
      55.      Dalla lettura del testo dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83, non vi è dubbio che la concessione di tale vantaggio
         costituisca una condizione di applicazione di tale disposizione.
      
      56.      È altresì innegabile che un fornitore potrebbe concedere ulteriori vantaggi finanziari e commerciali al gestore di una stazione
         di servizio allo scopo di rivendicare il beneficio dell’applicazione dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83. A tal
         proposito, occorre ricordare che, nella causa principale, la Total ha concesso alla Pedro IV un prestito ipotecario di importo
         elevato a un tasso d’interesse che, secondo le spiegazioni incontestate della Total fornite in udienza, in seguito a una precisa
         richiesta della Corte, era inferiore al tasso di mercato applicato all’epoca. Tale circostanza, insieme alle altre condizioni
         relative a siffatto prestito, dev’essere tuttavia verificata dal giudice del rinvio.
      
      57.      Per contro, solleva più dubbi la questione se, come asserito dalla Commissione e dalla Pedro IV, il beneficio del regime di
         deroga previsto all’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 debba essere subordinato alla duplice condizione che il fornitore
         detenga sia la proprietà della stazione di servizio sia quella del terreno su cui la stazione è stata costruita.
      
      58.      A sostegno di tale tesi, la Commissione si basa, da un lato, sul tredicesimo ‘considerando’ del regolamento n. 1984/83, da
         cui essa sembra far discendere lo spirito del regolamento, nonché, dall’altro lato, sull’art. 5, lett. a), del regolamento
         n. 2790/99, che subordinerebbe, ormai in maniera esplicita, la durata potenzialmente illimitata dell’esclusiva prevista in
         tale disposizione alla necessità che il distributore eserciti la propria attività in locali e su terreni di proprietà del
         fornitore.
      
      59.      Tale argomento non è convincente.
      
      60.      Riguardo al primo argomento esposto dalla Commissione, occorre osservare che il tredicesimo ‘considerando’ del regolamento
         n. 1984/83, che enumera in maniera non esaustiva diversi tipi di vantaggi economici e finanziari concessi dal fornitore al
         distributore, indica che, tra tali vantaggi, figura altresì la concessione di un’«area o i locali per (…) le pompe di benzina» (18). Senza dubbio, in considerazione della sua formulazione alternativa, questo ‘considerando’ non può – bene inteso – ostare
         a che un fornitore conceda al rivenditore un terreno e locali per la stazione di servizio per avvalersi, eventualmente, dell’applicazione
         dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83. Tuttavia, da tale passaggio della motivazione del suddetto regolamento non
         risulta in alcun modo che il vantaggio dell’applicazione della sopra citata disposizione sia subordinato alla duplice condizione
         che il fornitore conceda contemporaneamente l’affitto del terreno e dei locali in cui il distributore gestisce la stazione di servizio.
      
      61.      La Corte, se di certo non può fornire un’interpretazione estensiva delle disposizioni a carattere derogatorio contenute in
         un regolamento di esenzione per categoria (19), non può, a mio parere, nemmeno limitare la portata, di tali disposizioni malgrado la chiarezza della loro formulazione,
         come confermata, a fortori, dai ‘considerando’ di un tale regolamento.
      
      62.      Questo è anche il motivo per cui non posso condividere l’interpretazione sostenuta dalla Commissione nelle sue osservazioni
         scritte, secondo cui per poter beneficiare dell’applicazione dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83, il fornitore
         dovrebbe concedere «vantaggi assoluti» al gestore della stazione di servizio. Infatti, se così fosse, non si capirebbe la
         ragione per cui l’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 si limiterebbe a menzionare la concessione di un affitto dei locali
         in cui il gestore della stazione di servizio svolge la propria attività e non subordinerebbe precisamente l’applicazione di
         tale disposizione alla condizione dell’esistenza di vantaggi economici e finanziari assoluti, senza che il gestore effettui
         alcun investimento.
      
      63.      In realtà, la ratio dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 (nonché, in parte, quella dell’art. 5, lett. a) del regolamento
         n. 2790/99) pare essere di natura più pragmatica, come ha chiarito la Commissione nella sua risposta al quesito scritto posto
         dalla Corte. Infatti, quando un rivenditore esercita la propria attività in locali di proprietà di un fornitore, è difficile
         pensare di limitare la durata dell’accordo di fornitura in esclusiva a un periodo inferiore a quello dell’affitto, giacché
         i locali non possono comunque essere messi a disposizione di un altro fornitore affinché quest’ultimo possa inserirsi nel
         mercato di riferimento o possa ampliarvi il suo insediamento. Pertanto, come ha osservato la Commissione, un limite temporale
         per la fornitura in esclusiva di un punto vendita (inferiore alla durata dell’affitto concesso) ha ben poca utilità se tale punto vendita appartiene interamente al fornitore.
      
      64.      La ratio dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 poggia dunque assai meno su una correlazione assoluta tra l’entità
         dei vantaggi concessi dal fornitore e gli investimenti di cui il gestore si vede sgravato che sulla constatazione secondo
         cui limitare a dieci anni la durata della fornitura in esclusiva nel caso in cui il fornitore dia in locazione la stazione
         di servizio al gestore non avrebbe alcuna conseguenza (o, tutt’al più, una conseguenza puramente marginale) sulla concorrenza
         tra marche, giacché, alla scadenza di tale periodo, è altamente improbabile che il fornitore, sempre proprietario della stazione
         di servizio, la ceda a un suo concorrente.
      
      65.      Non è certo impossibile seguire un ragionamento analogo riguardo al terreno o ai terreni su cui si trova la stazione di servizio
         affittata al gestore. Tuttavia, tale ragionamento equivarrebbe a introdurre un’ulteriore condizione di applicazione dell’art. 12,
         n. 2, del regolamento n. 1984/83, non prevista dalla sua formulazione, senza nemmeno che siffatta condizione possa essere
         implicitamente dedotta da tale regolamento. A tal riguardo, ritengo che esigere che il fornitore, per poter beneficiare dell’applicazione
         dell’art. 12, n. 2, del suddetto regolamento, sia anche proprietario del terreno su cui ha costruito la stazione di servizio
         e che affitta al gestore – senza che ciò risulti dal testo del regolamento n. 1984/83 e senza un’analisi approfondita da parte
         della Commissione e del comitato consultivo in materia di intese e posizioni dominanti – sarebbe una condizione limitativa
         della concorrenza tra marche, poiché rafforzerebbe la posizione degli operatori storici o già presenti sul mercato e che,
         grazie a tale posizione, hanno potuto acquistare, nel corso del tempo, proprietà fondiarie. Siffatta conseguenza è ancor più
         plausibile in un contesto in cui, come confermato da tutte le parti che hanno depositato osservazioni nella presente causa,
         il mercato di riferimento è dominato da diversi anni da tre operatori, in seguito allo smantellamento del precedente monopolio
         nazionale.
      
      66.      Ritengo dunque che interpretare l’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 nel senso che esso contiene una condizione relativa
         alla proprietà del terreno su cui è costruita la stazione di servizio andrebbe oltre la normale interpretazione delle disposizioni
         di un tale atto, che spetta alla Corte, travalicando al tempo stesso il ruolo, attribuito a quest’ultima, ledendo le competenze
         regolamentari della Commissione, nonché quelle del comitato consultivo in materia di intese e posizioni dominanti.
      
      67.      Non credo che tale valutazione debba essere invalidata dal secondo argomento sviluppato dalla Commissione, relativo all’adozione
         del regolamento n. 2790/99 e, più in particolare, riguardante l’art. 5, lett. a), di quest’ultimo, il quale subordina – a
         decorrere dall’applicazione del suddetto regolamento – l’esenzione per categoria delle clausole di esclusiva che superano
         la durata di cinque anni alla duplice condizione, segnatamente, che il fornitore sia il proprietario del terreno e dei locali
         in cui il gestore svolge la propria attività.
      
      68.      Invero, l’approccio proposto dalla Commissione porterebbe ad attribuire un’efficacia retroattiva all’art. 5, lett. a), del
         regolamento n. 2790/99 nonostante la formulazione dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 e della motivazione di quest’ultimo,
         efficacia che sarebbe contraria per lo meno all’applicazione immediata del regolamento n. 2790/99 e che comporterebbe che
         tale regolamento invaderebbe, almeno parzialmente, il campo di applicazione autonomo del regolamento n. 1984/83.
      
      69.      Per contro, e come sostenuto dal governo spagnolo, è pur vero che gli interessati non possono avvalersi abusivamente o fraudolentemente
         delle disposizioni del diritto comunitario (20). Infatti, l’applicazione della normativa comunitaria non può estendersi fino a comprendere i comportamenti abusivi degli
         operatori economici, vale a dire operazioni realizzate non nell’ambito di transazioni commerciali normali, bensì al solo scopo
         di aggirare le norme previste dal diritto comunitario (21).
      
      70.      Secondo la giurisprudenza, spetta al giudice del rinvio tener conto, basandosi su elementi obiettivi, del comportamento abusivo
         dell’interessato per negargli eventualmente la possibilità di fruire della disposizione di diritto comunitario invocata (22).
      
      71.      Tuttavia, al giudice del rinvio può essere fornita qualche indicazione generale nell’ambito della collaborazione giudiziaria
         che caratterizza il procedimento pregiudiziale.
      
      72.      In primo luogo, ritengo che, in una situazione come quella della causa principale, non possa considerarsi quale elemento obiettivo
         che individua l’intenzione di trarre abusivamente beneficio dall’applicazione dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83
         il semplice riferimento a due contratti connessi con i quali – da un lato – il gestore, proprietario del terreno, concede
         sullo stesso un diritto di superficie a favore del fornitore, in virtù del quale quest’ultimo diventa proprietario delle costruzioni
         erette su tale terreno nel corso di un periodo stabilito contrattualmente (23), e – dall’altro – il suddetto fornitore, dopo essersi impegnato a costruire la stazione di servizio di cui è proprietario,
         ne concede la gestione esclusiva al proprietario del terreno per una durata pari a quella della locazione della stazione di
         servizio. Invero, poiché il vantaggio dell’applicazione dell’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 non è subordinato al
         requisito che il fornitore sia proprietario del terreno (o che il gestore non lo sia), la mera conclusione di siffatti contratti
         correlati tra il fornitore e il gestore della stazione di servizio che, dopotutto, non sembra illecita ai sensi del diritto
         nazionale, non può essere considerata di per sé come la manifestazione di una volontà di avvalersi abusivamente delle disposizioni
         del suddetto articolo.
      
      73.      Tuttavia, e in secondo luogo, ritengo che potrebbe configurarsi un abuso se l’esame a cui è tenuto il giudice del rinvio portasse
         quest’ultimo a constatare che i vantaggi finanziari ed economici ai quali si è impegnato contrattualmente il fornitore non
         sono stati effettivamente concessi o se il prezzo pagato dalle parti non corrisponde al valore di mercato dei beni di cui
         è causa. A tal riguardo, ritengo che si debba considerare il fatto che, alla scadenza dell’accordo di approviggionamento esclusivo
         e della locazione della stazione di servizio, il fornitore s’impegna a restituire la proprietà della stazione di servizio
         al gestore, consentendo altresì a quest’ultimo, alla scadenza ed eventualmente, di cambiare fornitore.
      
      74.      Alla luce di tutto ciò, sono del parere che l’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1984/83 debba essere interpretato nel senso
         che, tra le sue condizioni di applicazione, esso non richiede che il fornitore sia il proprietario del terreno su cui ha costruito
         a proprie spese la stazione di servizio che cede in affitto al rivenditore, anche nel caso in cui il fornitore possieda la
         stazione di servizio in virtù di un diritto di superficie concesso dal rivenditore sul proprio terreno. Tuttavia, spetta al
         giudice del rinvio, basandosi su elementi obiettivi, verificare se le operazioni di cui trattasi nella causa principale siano
         state realizzate nel contesto di normali transazioni commerciali ovvero se siano state realizzate abusivamente all’unico scopo
         di aggirare la durata massima di dieci anni applicabile in linea di principio agli accordi di acquisto esclusivo nell’ambito
         degli accordi dei distributori di benzina di cui all’art. 12, n. 1, lett. c), del regolamento n. 1984/83.
      
      b)      Sull’interpretazione del regolamento n. 2790/99
      75.      Come indicato sopra, con l’adozione del regolamento n. 2790/99, la Commissione, all’art. 5, lett. a), del suddetto regolamento,
         ha introdotto, in particolare, l’ulteriore condizione secondo cui il fornitore dev’essere proprietario del terreno o dei terreni
         su cui si trova la stazione di servizio gestita dall’acquirente affinché gli obblighi di non concorrenza stipulati tra le
         parti possano essere previsti per una durata superiore a cinque anni senza, tuttavia, che tale durata superi il periodo di
         occupazione dei locali e dei terreni da parte dell’acquirente. In base alla lettura della risposta della Commissione al quesito
         scritto posto dalla Corte, l’inserimento di tale ulteriore condizione è il risultato delle osservazioni presentate dalle parti
         interessate sul progetto di regolamento relativo all’applicazione dell’articolo 81, n. 3, del trattato CE a categorie di accordi
         verticali e pratiche concordate, proposto dalla Commissione il 24 settembre 1999 (24), e pare essere stato motivato dalla lotta contro talune pratiche qualificate come abusive, anche se dal testo del suddetto
         regolamento non risulta alcuna motivazione in tal senso (25).
      
      76.      Non possono esistere dubbi, pertanto, sul fatto che, nell’ambito del regime delle esenzioni per categoria di cui al regolamento
         n. 2790/99, il fornitore, per beneficiare delle condizioni di applicazione dell’art. 5, lett. a), del suddetto regolamento,
         deve essere proprietario non solo della stazione di servizio ma anche del terreno su cui quest’ultima è stata costruita.
      
      77.      Dall’art. 12 del regolamento n. 2790/99 risulta che le esenzioni in esso previste sono applicabili, in linea di principio,
         a decorrere dal 1° giugno 2000. Tuttavia, il regolamento n. 2790/99 ha concesso un periodo transitorio il cui termine è stato
         fissato al 31 dicembre 2001 a favore degli accordi che soddisfacevano, segnatamente, le condizioni di esenzione previste dal
         regolamento n. 1984/83 ma non quelle del regolamento n. 2790/99.
      
      78.      Ne consegue che, per poter beneficiare di un’esclusiva superiore a cinque anni, come prevista dall’art. 5, lett. a), del regolamento
         n. 2790/99, le parti di tali accordi dovevano soddisfare, in particolare, al più tardi a partire dal 1° gennaio 2002, la condizione
         che il fornitore fosse il proprietario dei terreni su cui era stata costruita la stazione di servizio.
      
      79.      Occorre rilevare che, nella causa principale, il giudice del rinvio non indica che sia stata apportata una modifica dei contratti
         conclusi il 26 ottobre 1989 per una durata di 20 anni a decorrere dalla costruzione della stazione di servizio allo scopo
         di soddisfare le condizioni di cui all’art. 5, lett. a) del regolamento n. 2790/99.
      
      80.      Inoltre, nonostante quanto sembri asserire la Total, appare poco verosimile – anche se ciò dipende da una verifica del diritto
         nazionale, che spetta al giudice a quo – che il diritto di superficie concesso dalla Pedro IV conferisca alla Total non solo
         la proprietà delle costruzioni erette sul terreno eventualmente oggetto di tale servitù, bensì anche la proprietà stessa del
         terreno (26).
      
      81.      Pertanto, se il giudice del rinvio dovesse ritenere, con riferimento a tutti gli elementi di diritto e di fatto della causa
         principale, che gli accordi di cui alla detta causa beneficiavano del regime di esenzione per categoria previsto dal regolamento
         n. 1984/83, e in particolare dell’applicazione dell’art. 12, n. 2, del suddetto regolamento, quegli accordi avrebbero potuto
         essere coperti da tale esenzione fino al 31 dicembre 2001, in virtù del regime transitorio previsto dal regolamento n. 2790/99,
         ma non ne avrebbero più beneficiato a partire dal 1° gennaio 2002, secondo i requisiti di cui all’art. 5, lett. a), del suddetto
         regolamento, giacché il rimanente periodo di durata era in ogni caso superiore a cinque anni.
      
      82.      Per contro, se il giudice del rinvio, dopo aver esaminato tutte le circostanze della causa principale, dovesse ritenere che
         le parti della suddetta causa intendessero avvalersi abusivamente delle disposizioni di cui all’art. 12, n. 2, del regolamento
         n. 1984/83, esse non avrebbero potuto beneficiare di alcuno dei due regimi di esenzione per categoria.
      
      83.      Se il giudice del rinvio dovesse decidere che gli accordi di cui alla causa principale non possono beneficiare delle esenzioni
         per categoria per l’intero periodo della loro durata, lo stesso, secondo quanto già precisato sopra, dovrà verificare se gli accordi soddisfino tutte
         le condizioni di applicazione di cui all’art. 85, n. 1, del trattato.
      
      84.      Per le ragioni suesposte ritengo che l’art. 5, lett. a), del regolamento n. 2790/99 debba essere interpretato nel senso che
         prevede, segnatamente, che, affinché determinati obblighi di non concorrenza contenuti in accordi verticali possano essere
         stipulati per una durata superiore a 5 anni, il fornitore dei beni o dei servizi oggetto del contratto dev’essere proprietario
         dei locali e dei terreni su cui l’acquirente esercita la propria attività. Siffatto requisito si applica a partire dal 1°
         giugno 2000 o – se gli accordi in vigore al 31 maggio 2000 soddisfacevano le condizioni di esenzione del regolamento n. 1984/83,
         tra cui, in particolare, quelle previste dall’art. 12, n. 2, del suddetto regolamento – dal 1° gennaio 2002. Spetta al giudice
         nazionale verificare quale di queste due ipotesi sia quella della causa principale.
      
      3.      Sulla terza e quarta questione 
      85.      Con la terza e quarta questione il giudice del rinvio chiede in sostanza se talune clausole contrattuali relative al prezzo
         di vendita dei combustibili e dei carburanti che costituiscono oggetto di un accordo di acquisto esclusivo – quali quelle
         di cui si discute nella causa principale – siano vietate dall’art. 85, n. 1, lett. a), del trattato e non possano beneficiare
         dell’applicazione del regime di esenzione per categoria previsto dal regolamento n. 1984/83 e, inoltre, di quello previsto
         dal regolamento n. 2790/99, per il fatto che tali clausole limitano in qualche maniera la libertà del rivenditore di fissare
         il prezzo di vendita al pubblico dei prodotti di cui trattasi.
      
      86.      È importante tener conto del fatto che l’art. 85, n. 1, lett. a), del trattato vieta segnatamente gli accordi tra imprese
         che possano pregiudicare il commercio tra gli Stati membri e che consistano nel «fissare direttamente o indirettamente i prezzi
         (…) di vendita (…)».
      
      87.      Come la Corte ha già dichiarato, tra le restrizioni alla concorrenza che possono beneficiare dell’esenzione per categoria
         prevista dal regolamento n. 1984/83 non figura l’obbligo imposto a un gestore di un distributore di benzina di vendere il
         carburante al prezzo di vendita al pubblico fissato dal fornitore (27).
      
      88.      Riguardo al regolamento n. 2790/99, l’art. 4, lett. a), prevede che l’esenzione per categoria non si applica agli accordi
         verticali che, direttamente o indirettamente, isolatamente o congiuntamente con altri fattori sotto il controllo delle parti,
         hanno per oggetto la restrizione della facoltà dell’acquirente di determinare il proprio prezzo di vendita, fatta salva la
         possibilità per il fornitore di imporre un prezzo massimo di vendita o di raccomandare un prezzo di vendita, a condizione
         che questi non equivalgano ad un prezzo fisso o ad un prezzo minimo di vendita per effetto di pressioni esercitate o incentivi
         offerti da una delle parti.
      
      89.      Ne consegue che, come sostenuto da tutte le parti che hanno presentato osservazioni scritte alla Corte, sia sotto la vigenza
         del regolamento n. 1984/83 sia in vigenza del regolamento n. 2790/99, l’imposizione da parte del fornitore di un prezzo di
         vendita al pubblico fisso o minimo, vale a dire al di sotto del quale il distributore non può scendere, non può beneficiare
         dell’applicazione delle rispettive disposizioni dei suddetti regolamenti.
      
      90.      Per contro, il punto controverso tra le parti della causa principale è stabilire se, con particolare riferimento alle clausole
         contrattuali rilevanti nella causa principale, la Total imponga direttamente o indirettamente al gestore un prezzo fisso di
         vendita al pubblico.
      
      91.      Siffatta valutazione spetta indubbiamente al giudice del rinvio. Tuttavia, è possibile formulare alcune osservazioni relativamente
         al fascicolo, nell’ottica di fornire una soluzione utile alle questioni poste.
      
      92.      Risulta in proposito dalla decisione di rinvio che, in base al contratto di esclusiva, la Total si impegna a comunicare al
         distributore i prezzi di vendita al pubblico raccomandati e a garantirne la competitività in funzione dei prezzi offerti in buona fede da altri concorrenti della zona. Come giustamente
         sostenuto dal governo spagnolo e dalla Commissione, il gestore della stazione di servizio non sembra dunque tenuto ad applicare
         un prezzo fisso o minimo imposto dal fornitore, rimanendo invece libero di praticare prezzi più elevati rispetto a quelli
         raccomandati ovvero di concedere sconti ai clienti, diminuendo il proprio utile, in maniera da favorire la concorrenza tra
         distributori all’interno della marca.
      
      93.      Tale valutazione non sembra dover essere rimessa in discussione dal secondo impegno tariffario della Total, evidenziato nella
         decisione di rinvio, secondo cui il fornitore è tenuto a fissare il prezzo del carburante nei confronti del gestore del distributore
         di benzina facendolo beneficiare delle condizioni più vantaggiose che stipula con altri gestori in grado di stabilirsi a Barcellona
         senza che tale prezzo possa mai essere superiore al prezzo medio fissato da altri fornitori importanti sul mercato operanti
         a Barcellona. Invero, tale clausola riguarda solo il prezzo delle transazioni convenuto tra i due operatori, che sono parti
         del contratto, e non il prezzo di vendita al pubblico.
      
      94.      Nelle sue memorie difensive e all’udienza, la Pedro IV ha tuttavia ribadito il fatto che, nonostante la formulazione delle
         clausole del contratto di esclusiva, la Total avrebbe fissato indirettamente il prezzo di vendita al pubblico, pratica che,
         di fatto, avrebbe trasformato il prezzo raccomandato in prezzo di vendita al pubblico fisso o minimo.
      
      95.      Se è vero che il ricorso a mezzi indiretti di fissazione del prezzo di vendita al pubblico da parte del fornitore escluderebbe,
         di fatto, il beneficio delle esenzioni per categoria previste rispettivamente dai regolamenti nn. 1984/83 e 2790/99 (28), ciò non toglie che l’esattezza dell’affermazione della Pedro IV deve essere verificata dal giudice a quo, il quale non ne
         ha fatto menzione nella decisione di rinvio.
      
      96.      Alla luce delle suesposte considerazioni, suggerisco alla Corte di risolvere la terza e quarta questione nel senso che, sia
         sotto la vigenza del regolamento n. 1984/83 sia in vigenza del regolamento n. 2790/99, l’imposizione diretta o indiretta da
         parte del fornitore di un prezzo di vendita al pubblico fisso o minimo, vale a dire al di sotto del quale il distributore
         non può scendere, non può beneficiare dell’applicazione delle rispettive disposizioni dei suddetti regolamenti di esenzione
         per categoria. Spetta al giudice del rinvio, con riferimento sia alle clausole contrattuali che vincolano le parti nella causa
         principale sia alle circostanze proprie della causa principale, verificare se il fornitore imponga indirettamente al distributore
         un prezzo di vendita al pubblico fisso o minimo.
      
      V –    Conclusione
      97.      Per i motivi sopra esposti, ritengo che le questioni pregiudiziali sottoposte dalla Audiencia Provincial de Barcelona debbano
         essere risolte come segue:
      
      «1.      L’art. 12, n. 2, del regolamento (CEE) della Commissione 22 giugno 1983, n. 1984, relativo all’applicazione dell’articolo
         85, paragrafo 3, del trattato CEE a categorie di accordi di acquisto esclusivo dev’essere interpretato nel senso che, tra
         le sue condizioni di applicazione, esso non richiede che il fornitore sia proprietario del terreno su cui ha costruito a proprie
         spese la stazione di servizio che cede in affitto al rivenditore, anche nel caso in cui il fornitore possieda la stazione
         di servizio in virtù di un diritto di superficie concesso dal rivenditore sul proprio terreno. Tuttavia, spetta al giudice
         del rinvio, basandosi su elementi obiettivi, verificare se le operazioni di cui si trattasi nella causa principale siano state
         realizzate nel contesto di normali transazioni commerciali ovvero se siano state realizzate abusivamente all’unico scopo di
         aggirare la durata massima di dieci anni applicabile in linea di principio agli accordi di acquisto esclusivo nell’ambito
         degli accordi dei distributori di benzina di cui all’art. 12, n. 1, lett. c) del regolamento n. 1984/83.
      
      2.      L’art. 5, lett. a), del regolamento (CE) della Commissione 22 dicembre 1999, n. 2790, relativo all’applicazione dell’articolo
         81, paragrafo 3, del trattato CE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate, dev’essere interpretato nel senso
         che prevede, segnatamente, che, affinché determinati obblighi di non concorrenza contenuti in accordi verticali possano essere
         stipulati per una durata superiore a 5 anni, il fornitore dei beni o dei servizi oggetto del controllo dev’essere proprietario
         dei locali e dei terreni su cui l’acquirente esercita la propria attività. Siffatto requisito si applica a partire dal 1°
         giugno 2000 o – se gli accordi in vigore al 31 maggio 2000 soddisfacevano le condizioni di esenzione del regolamento n. 1984/83,
         tra cui, segnatamente, quelle previste dall’art. 12, n. 2, del suddetto regolamento – dal 1° gennaio 2002. Spetta al giudice
         nazionale verificare quale di queste due ipotesi sia quella relativa alla causa principale.
      
      3.      Sia sotto la vigenza del regolamento n. 1984/83 sia in vigenza del regolamento n. 2790/99, l’imposizione da parte del fornitore
         di un prezzo di vendita al pubblico fisso o minimo, vale a dire al di sotto del quale il distributore non può scendere, non
         può beneficiare dell’applicazione delle rispettive disposizioni dei suddetti regolamenti di esenzione per categoria. Spetta
         al giudice del rinvio, con riferimento sia alle clausole contrattuali che vincolano le parti nella causa principale sia alle
         circostanze proprie della causa principale, verificare se il fornitore imponga indirettamente al distributore un prezzo di
         vendita al pubblico fisso o minimo».
      
      1 –	Lingua originale: il francese.
      
      2 –	La prima di tali cause ha prodotto la sentenza 14 dicembre 2006, causa C‑217/05, Confederación Española de Empresarios
         de Estaciones de Servicio (Racc. pag. I‑11987); la seconda, ancora pendente, è stata oggetto delle mie conclusioni presentate
         il 13 marzo 2008 (causa C‑279/06, CEPSA). Si noti che anche una quarta causa, rubricata come C‑506/07, Lubricarga, ’è pendente
         dinanzi alla Corte,.
      
      3 –	Ossia se si trattasse di contratti di agenzia commerciale o, al contrario, di contratti di distribuzione tra due imprese
         economicamente indipendenti.
      
      4 –	GU L 173, pag. 5, e rettificativo GU 1984, L 79, pag. 38.
      
      5 –	GU L 336, pag. 21.
      
      6 –	V. precisamente a tal riguardo, le mie conclusioni nella causa CEPSA (nota n. 32), cit.
      
      7 –	V. la citata sentenza Confederación Española de Empresarios de Estaciones de Servicio (punto 16 e giurisprudenza citata).
      
      8 –	Idem (punto 17 e giurisprudenza citata).
      
      9 –	Ibidem (punto 26).
      
      10 –	V., in tal senso, segnatamente, la sentenza 21 settembre 2000, causa C‑109/99, ABBOI (Racc. pag. I‑7247, punto 42, e giurisprudenza
         citata). L’attenzione che i giudici nazionali devono prestare nella stesura delle loro decisioni di rinvio è tanto più importante
         dal momento che la necessità di una collaborazione tra i giudici nazionali e la Corte è decisamente aumentata dopo l’entrata
         in vigore del regolamento (CE) del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza
         di cui agli articoli 81 e 82 del trattato ‘’(GU 2003 L 1, pag. 1).
      
      11 –	Idem (punto 43) e citata sentenza Confederación Española de Empresarios de Estaciones de Servicio (punto 27).
      
      12 –	V. sentenza 21 giugno 2001, causa C‑206/99, SONAE (Racc. pag. I‑4679, punti 45 e 46).
      
      13 –	V. artt. 12 e 13 del regolamento n. 2790/99.
      
      14 –	Per esempio, un approccio simile era stato adottato dal giudice nazionale nella causa all’origine della sentenza 30 aprile
         1998, causa C‑230/96, Cabour (Racc. pag. I‑2055). Si noti che questo giudice nazionale aveva tuttavia interrogato la Corte
         sull’interpretazione dell’art. 85, n. 1, del trattato per l’ipotesi in cui l’accordo di distribuzione di autoveicoli controverso
         non potesse fruire dell’applicazione delle disposizioni del regolamento di esenzione per categoria di cui si discuteva.
      
      15 –	Pertanto, si potrebbe rammentare che, per valutare se un accordo di acquisto esclusivo abbia quale oggetto o effetto quello
         di restringere sensibilmente la concorrenza nel mercato interno e sia tale da pregiudicare il commercio tra gli Stati membri,
         è importante tener conto del contesto economico e giuridico in cui esso si inserisce e nel quale può concorrere, con altri,
         a produrre un effetto globale sul gioco della concorrenza. È questo il motivo per cui è opportuno analizzare gli effetti prodotti
         da tale contratto in combinazione con altri contratti dello stesso tipo sulle possibilità, per i concorrenti nazionali o originari
         di altri Stati membri, di inserirsi nel mercato rilevante o di espandervi la loro quota di mercato [v., segnatamente, sentenze
         28 febbraio 1991, causa C‑234/89, Delimitis (Racc. pag. I‑935, punti 13‑15) e 7 dicembre 2000, causa C‑214/99, Neste (Racc. pag. I‑11121,
         punto 25); v. anche sentenza della Corte AELS 18 ottobre 2002, causa E‑7/01, Hegelstad (Report of the EFTA Court pag. 310,
         punto 31).
      
      16 –	Per quanto tali indicazioni non siano esaustive, il giudice del rinvio potrebbe già riferirsi utilmente alle valutazioni
         esposte nella citata sentenza Neste (punti 26‑34) che verteva su contratti di acquisto esclusivo di carburante. Per quanto
         riguarda la quota di mercato della Total nel mercato spagnolo, se quest’ultima indica di non aver mai superato il 3% per l’intero
         periodo contrattuale trascorso di cui trattasi nella causa principale, la Commissione e la Pedro IV osservano che la Total
         possiederebbe attualmente circa il 48% del capitale sociale della CEPSA, che è uno dei principali fornitori di carburante
         in Spagna, circostanza che non può escludere che le due imprese possano essere considerate come un’unica entità economica
         ai fini della valutazione della posizione della Total nel mercato. Né la Commissione, né la Pedro IV precisano, tuttavia,
         il livello di partecipazione detenuto dalla Total durante il periodo contrattuale trascorso di cui trattasi nella causa proncipale.
         In ogni caso, come osservato dalla Commissione in udienza, non è certo che il mercato rilevante sia quello nazionale giacché
         potrebbe essere quello locale, ossia la città di Barcellona e la sua regione.
      
      17 –	V. paragrafi 64‑71 delle conclusioni e punto 2 del dispositivo delle conclusioni.
      
      18 –	Il corsivo è mio.
      
      19 –	V., segnatamente, a tal riguardo, la citata sentenza Cabour (punto 30).
      
      20 –	V., segnatamente, sentenze 12 maggio 1998, causa C‑367/96, Kefalas e a. (Racc. pag. I‑2843, punto 20); 23 marzo 2000, causa
         C‑373/97, Diamantis (Racc. pag. I‑1705, punto 33); 21 febbraio 2006, causa C‑255/02, Halifax e a. (Racc. pag. I‑1609, punto
         68), nonché sentenza 6 aprile 2006, causa C‑456/04, Agip Petroli (Racc. pag. I‑3395, punto 19).
      
      21 –	V., segnatamente, le citate sentenze Halifax ea. (punto 69) e Agip Petroli (punto 20).
      
      22 –	V., in particolare, le citate sentenze Diamantis (punto 34) e Agip (punto 21).
      
      23 –	Il diritto di superficie è contemplato come diritto reale dall’ordinamento giuridico di alcuni Stati membri quali il Belgio,
         il Lussemburgo e l’Italia.
      
      24 –	GUCE C 270, pag. 7.
      
      25 –	Al punto 59 della Comunicazione della Commissione relativa alle Linee direttrici sulle restrizioni verticali, adottate
         il 13 ottobre 2000 (GU C 291, pag. 1), essa precisa che la ragione dell’eccezione in virtù della quale l’obbligo di non concorrenza
         può essere della stessa durata del periodo di occupazione del punto vendita da parte dell’acquirente «è che sarebbe irragionevole
         attendersi che un fornitore acconsenta alla vendita di prodotti concorrenti in locali e terreni di sua proprietà senza il
         suo consenso. La costituzione artificiale di un diritto reale volta ad aggirare il limite di durata di cinque anni non può
         beneficiare di questa eccezione».
      
      26 –	Sembra escluso che la nozione di proprietà di cui all’art. 5, lett. a), del regolamento n. 2790/99 possa essere considerata
         come una nozione di diritto comunitario, autonoma rispetto al diritto degli Stati membri. Infatti, poiché a norma dell’art. 222
         del trattato (divenuto art. 295 CE) quest’ultimo non lede in alcun modo il regime della proprietà all’interno degli Stati
         membri, non si può asserire che un regolamento comunitario usi una nozione di proprietà diversa da quella o da quelle previste
         dagli Stati membri. V. anche, in tal senso, il paragrafo 7 (pag. 3760) delle conclusioni dell’avvocato generale Capotorti
         nella causa all’origine della sentenza 13 dicembre 1979, causa 44/79, Hauer (Racc. pag. 3747l),’ secondo cui l’ordinamento
         giuridico comunitario non introduce un nuovo concetto o regolamentazione della proprietà.
      
      27 –	Citata sentenza Confederación Española de Empresarios de Estaciones de Servicio (punto 64).
      
      28 –	V., a tal riguardo, l’art. 4, lett. a), del regolamento n. 2790/99, il punto 47 delle citate linee direttrici, nonché il
         paragrafo 91 delle conclusioni nella citata causa CEPSA.