CELEX: C2001/028/18
Language: it
Date: 2001-01-27 00:00:00
Title: Causa C-388/00: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Giudice di Pace di Genova, con ordinanza 16 ottobre 2000, nella causa Radiosistemi S.r.l. contro Prefetto di Genova

C 28/10                    IT                         Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                          27.1.2001
                     SENTENZA DELLA CORTE                                       Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Giudice
                                                                                di Pace di Genova, con ordinanza 16 ottobre 2000, nella
                            (Quinta Sezione)                                        causa Radiosistemi S.r.l. contro Prefetto di Genova
                           16 novembre 2000
                                                                                                          (Causa C-388/00)
nella causa C-280/98 P: Moritz J. Weig GmbH & Co. KG
       contro Commissione delle Comunità europee (1)
(«Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado                                                (2001/C 28/18)
— Concorrenza — Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto
art. 81, n. 1, CE) — Ammenda — Determinazione dell’im-
        porto — Motivazione — Circostanze attenuanti»)
                                                                                Con ordinanza 16 ottobre 2000, pervenuta nella Cancelleria
                             (2001/C 28/17)                                     della Corte di Giustizia delle Comunità Europee il 23 ottobre
                                                                                2000, nella causa Radiosistemi S.r.l. contro Prefetto di Genova,
                                                                                il Giudice di Pace di Genova ha sottoposto alla Corte di giustizia
                       (Lingua processuale: il tedesco)                         delle Comunità Europee le seguenti questioni pregiudiziali:
(Traduzione provvisoria; la traduzione definitiva sarà pubblicata nella
               «Raccolta della giurisprudenza della Corte»)                     1)    Se l’Ordinamento comunitario, anche nei suoi principi
                                                                                      fondamentali non scritti, sia compatibile con norme e/o
Nella causa C-280/98 P, Moritz J. Weig GmbH & Co. KG, con                             prassi amministrative nazionali che, demandando le
sede in Mayen (Germania), rappresentata dagli avv.ti T. Jestaedt,                     procedure di valutazione di conformità al fine dell’immis-
del foro di Bruxelles, e V. von Bomhard, del foro di Amburgo,                         sione nel mercato e di messa in servizio delle apparecchia-
con domicilio eletto in Lussemburgo presso lo studio dell’avv.                        ture radio alla mera discrezionalità amministrativa, vieti-
P. Dupont, 8-10, rue Mathias Hardt, avente ad oggetto il                              no agli operatori economici, in difetto dell’omologa
ricorso proposto avverso la sentenza pronunciata dal Tribunale                        nazionale, di importare, commercializzare, detenere per
di primo grado delle Comunità europee (Terza Sezione amplia-                          la vendita apparecchi radio, senza la possibilità di provare
ta) il 14 maggio 1998, nella causa T-317/94, Weig/Commissio-                          in modo equipollente e meno oneroso la conformità di
ne (Racc. pag. II-1235), e tendente all’annullamento di tale                          detti apparecchi ai requisiti riguardanti l’appropriato
sentenza, procedimento in cui l’altra parte è: Commissione                            impiego delle radiofrequenze consentite dall’Ordinamen-
delle Comunità europee (agente: signor R. Lyal, assistito                             to nazionale.
dall’avv. D. Schroeder), la Corte (Quinta Sezione), composta
dai signori A. La Pergola, presidente di sezione, M. Wathelet
(relatore), D.A.O. Edward, P. Jann e L. Sevón, giudici, avvocato               2)    Se la Direttiva 1999/5/CE (1) del Parlamento Europeo e
generale: J. Mischo, cancelliere: R. Grass, il 16 novembre 2000                       del Consiglio del 9/3/00 attribuisca ai singoli diritti che
ha pronunciato una sentenza il cui dispositivo è del seguente                         possono essere invocati dinanzi ai giudici nazionali,
tenore:                                                                               ancorché la direttiva stessa, dopo la scadenza del termine
                                                                                      per la sua attuazione, non sia stata formalmente recepita
1)     Il punto 3 del dispositivo della sentenza del Tribunale di primo               all’interno dell’Ordinamento nazionale; ed in caso di
       grado 14 maggio 1998, causa T-317/94, Weig/Commissio-                          risposta positiva al quesito proposto, se l’art. 7.2 della
       ne, è annullato.                                                               direttiva citata sia compatibile con il mantenimento
                                                                                      di norme e/o prassi dell’Ordinamento nazionale che,
2)     L’importo dell’ammenda irrogata alla Moritz J. Weig GmbH &                     successivamente all’8/4/2000, vietino la commercializza-
       Co. KG dall’art. 3 della decisione della Commissione 13 luglio                 zione e/o la messa in servizio di apparecchiature radio in
       1994, 94/601/CE, relativa ad un procedimento a norma                           difetto di apposizione di un contrassegno di omologa
       dell’articolo 85 del Trattato CE (IV/C/33.833 — Cartoncino),                   nazionale, qualora sia accertato, o facilmente verificabile,
       è fissato in 1 900 000 EUR.                                                    l’uso efficace ed appropriato dello spettro delle radiofre-
                                                                                      quenze consentite dall’Ordinamento nazionale.
3)     Il ricorso è respinto per il resto.
4)     La Moritz J. Weig GmbH & Co. KG è condannata alle proprie
       spese nonché a due terzi di quelle sostenute dalla Commissione           3)    Quale sia la nozione di «misura» nell’interpretazione
       delle Comunità europee relativamente al presente grado di                      dell’art. 1 della decisione n. 3052/95/CE (2) del Parlamento
       giudizio.                                                                      Europeo e del Consiglio del 13/12/1995 e se in tale
                                                                                      nozione possa rientrare il mantenimento di un sequestro
5)     La Commissione delle Comunità europee sopporterà un terzo                      amministrativo di un certo modello o di un certo tipo di
       delle proprie spese relative al presente grado di giudizio.                    prodotto commercializzato legalmente in altro Stato
                                                                                      membro, dopo che sia stata accertata dalle Autorità
                                                                                      nazionali deputate ai controlli di natura tecnica, la
(1) GU C 299 del 26.9.1998.
                                                                                      conformità del prodotto con la normativa nazionale e
                                                                                      comunitaria, con ciò essendosi esaurita la finalità probato-
                                                                                      ria del sequestro.
 ---pagebreak--- 27.1.2001               IT                     Gazzetta ufficiale delle Comunità europee                                             C 28/11
4)    Se l’Ordinamento comunitario, anche in relazione ai                Motivi e principali argomenti
      principi di non discriminazione e di proporzionalità, sia
      compatibile con un regime sanzionatorio come quello                La Commissione rileva che anche qualora fossero esistiti, nella
      previsto dall’art. 399 del Codice Postale Italiano (D.P.R.         zona considerata, impianti di trattamento delle acque reflue,
      n. 156/1973).                                                      entro il 31 dicembre 1998, l’Italia avrebbe dovuto individuare
                                                                         gli scarichi rilevanti ai fini dell’applicazione dell’articolo 5(5)
                                                                         della direttiva adeguando, se necessario, i relativi impianti.
(1) GU L 91 del 7.4.1999, pag. 10.                                       L’Italia non può giustificare il suo ritardo nell’ottemperare agli
(2) GU L 321 del 30.12.1995, pag. 1.                                     obblighi derivanti dalla direttiva, sostenendo che gli elementi
                                                                         in base ai quali la situazione di fatto doveva essere qualificata,
                                                                         ai fini dell’applicabilità degli obblighi di cui agli articoli 5(2) e
                                                                         5(5), non sono stati ancora esaminati e valutati, essendo stato
                                                                         detto incombente affidato ad organismi locali (le Regioni).
                                                                         Come più volte affermato dalla Corte di Giustizia, gli Stati
                                                                         membri non possono invocare la normativa interna per
                                                                         giustificare un inadempimento ad un obbligo imposto da una
                                                                         direttiva comunitaria.
Ricorso del 26 ottobre 2000 contro la Repubblica italiana,               Per quanto riguarda l’esenzione di cui all’articolo 5, paragrafo 4
  presentato dalla Commissione delle Comunità europee                    della direttiva, è di tutta evidenza che essa non può applicarsi
                                                                         prima che si siano verificate le circostanze di fatto che ne
                                                                         costituiscono il presupposto: percentuale minima di riduzione
                         (Causa C-396/00)                                del carico complessivo in ingresso a tutti gli impianti di
                                                                         trattamento delle acque reflue urbane in una determinata area
                                                                         sensibile, pari ad una certa entità, il che allo stato attuale non
                          (2001/C 28/19)                                 può essere provato in alcun modo proprio perché non esiste
                                                                         nessun impianto di trattamento.
Il 26 ottobre 2000, la Commissione delle Comunità europee,
rappresentata dal sig. Gregorio Valero Jordana, membro del               Le Autorità italiane, dichiarando lo stato di emergenza, hanno
suo servizio giuridico, e dal sig. Roberto Amorosi, magistrato           dimostrato di voler seriamente risolvere la situazione anche se
di Tribunale messo a disposizione dello stesso servizio giuridi-         preoccupa il fatto che, mentre con le lettere del 9 luglio e del
co, in qualità di agenti, elettivamente domiciliata presso il sig.       27 ottobre 1999, di risposta alla lettera di costituzione in
Carlos Gómez de la Cruz, Centre Wagner, Kirchberg, a                    mora, esse avevano indicato le date previste di ultimazione
Lussemburgo, ha presentato alla Corte di giustizia delle                 delle opere, con l’ultima lettera del 6 aprile 2000 non
Comunità europee un ricorso contro la Repubblica italiana.               forniscono nessuna indicazione al riguardo. In ogni modo, per
                                                                         quel che concerne il presente ricorso, quanto precede non
                                                                         modifica la situazione di violazione del diritto comunitario in
La ricorrente conclude che la Corte voglia:                              cui versa l’Italia.
—     constatare che la Repubblica italiana non provvedendo              (1) GU L 135 del 30.5.1991, pag. 40.
      affinché, prima del 31 dicembre 1998, gli scarichi delle           (2) GU L 375 del 31.12.1991, pag. 1.
      acque reflue urbane della città di Milano, situati all’interno
      di un bacino drenante nelle aree «delta del Po» e «costiere
      dell’Adriatico-nord occidentale», definite dal decreto legi-
      slativo della Repubblica italiana 11 maggio 1999, n. 152
      (Disposizioni sulla tutela della acque dall’inquinamento e
      recepimento della direttiva 91/271/CEE (1) concernente il
      trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva
      91/676/CEE (2) relativa alla protezione delle acque dall’in-       Ricorso del Regno di Spagna contro la Commissione delle
      quinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti                   Comunità europee, presentato il 30 ottobre 2000
      agricole) come sensibili ai sensi dell’articolo 5 della
      direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991,
      concernente il trattamento delle acque reflue urbane,                                       (Causa C-398/00)
      fossero sottoposti ad un trattamento più spinto rispetto a
      quello secondario o equivalente previsto dall’articolo 4                                      (2001/C 28/20)
      della direttiva predetta, è venuta meno agli obblighi che
      le incombono in virtù dell’articolo 5, paragrafo 2, della
                                                                         Il 30 ottobre 2000 il Regno di Spagna, rappresentato dal
      direttiva su menzionata, come richiamato dal paragrafo 5
                                                                         signor Santiago Ortiz Vaamonde, Abogado del Estado, in
      dell’articolo medesimo.
                                                                         qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo presso
                                                                         l’Ambasciata di Spagna, 4-6 boulevard E. Servais, ha presentato
—     condannare la Repubblica italiana al pagamento delle               dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee un
      spese di giudizio.                                                 ricorso contro la Commissione delle Comunità europee.