CELEX: C2004/239/01
Language: it
Date: 2004-09-25 00:00:00
Title: Causa C-289/04 P: Ricorso della Showa Denko K. K. avverso la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Seconda Sezione) 29 aprile 2004, pronunciata nelle cause riunite T-236/00, T-239/01, da T-244/01 a T-246/01, T-251/01 e 252/02, Tokai Carbon Co. Ltd e a. contro Commissione delle Comunità europee, presentato il 1o luglio 2004

25.9.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 239/1
            
         Ricorso della Showa Denko K. K. avverso la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Seconda Sezione) 29 aprile 2004, pronunciata nelle cause riunite T-236/00, T-239/01, da T-244/01 a T-246/01, T-251/01 e 252/02, Tokai Carbon Co. Ltd e a. contro Commissione delle Comunità europee, presentato il 1o luglio 2004
   (Causa C-289/04 P)
   (2004/C 239/01)
   Il 1o luglio 2004 la Showa Denko K. K (causa T-245/01 (1)) con sede in Tokyo (Giappone), rappresentata dagli avv.ti M. Dolmans, J. Temple Lang e P. Werdmuller, ha presentato dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso avverso la sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee (Seconda Sezione) nelle cause riunite T-236/00, T-239/01, da T-244/01 a T-246/01, T-251/01 e 252/02, Tokai Carbon Co. Ltd e a. contro Commissione delle Comunità europee.
   La ricorrente chiede che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               Annullare parzialmente la sentenza pronunciata nella causa T-245/01, Showa Denko K. K contro Commissione delle Comunità europee;
            
         
               —
            
            
               Ridurre l'ammenda applicata alla ricorrente alla somma di 6 960 000 EUR, ovvero a qualsiasi altra somma ritenuta congrua dalla Corte nell'esercizio del suo potere discrezionale; e
            
         
               —
            
            
               Assumere ogni altro provvedimento che la Corte ritenga opportuno.
            
         Motivi e principali argomenti:
   La ricorrente sostiene che non vi è alcun elemento per cui si possa ritenere che il gruppo della ricorrente, ovvero i suoi dirigenti, fossero coinvolti nel cartello, che non vi è alcuna prova che la ricorrente fosse coinvolta nelle violazioni volontariamente, deliberatamente e coscientemente, e che certamente non vi è prova che così fosse per la ricorrente in misura maggiore rispetto agli altri partecipanti. Pertanto, non vi è alcuna giustificazione per distinguere la ricorrente dagli altri partecipanti e applicarle uno specifico «fattore dissuasivo».
   Se una sanzione calcolata su altre basi dev'essere aumentata a fini dissuasivi, l'importo aggiuntivo dev'essere razionalmente basato sul profitto che la società si aspettava di ottenere dalla violazione. Tale aumento può basarsi solamente sul fatturato della società realizzato sul mercato interessato dalla violazione, valutando altresì la probabilità o meno della scoperta della violazione.
   La dimensione della società ovvero del gruppo nei mercati che non sono stati interessati dalla violazione non è rilevante dal punto di vista dei profitti attesi e degli incentivi che una società può avere a violare la legge, né essa è rilevante con riferimento al rischio di scoperta. Un'analisi economica conferma quanto sopra. La dimensione e la capacità finanziaria complessiva non sono quindi rilevanti per il calcolo di qualsivoglia aumento che si intenda applicare a fini dissuasivi. In altre parole, la dimensione e la capacità finanziaria complessive non possono essere una ragione per distinguere la ricorrente dagli altri partecipanti e per aumentare l'ammenda della ricorrente stessa.
   Ciò è discriminatorio, sproporzionato, arbitrario, e non risulta supportato da un'adeguata motivazione.
   Pertanto, la ricorrente sostiene che la Commissione e il Tribunale di primo grado abbiano sbagliato nel basarsi sul fatturato della ricorrente relativo a prodotti non interessati dalla violazione per calcolare l'aumento, a fini dissuasivi, dell'ammenda applicata alla ricorrente, e ciò senza alcuna prova della necessità di dissuasione, e senza indicazione di alcuna ragionevole base per il calcolo dell'importo aggiuntivo.
   
      (1)  GU C 17, 19.1.2002, pag. 15.