CELEX: 51997PC0487
Language: it
Date: 1997-10-02
Title: Proposta di regolamento (CE) del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di fiammiferi recanti messaggi pubblicitari originari del Giappone e che decide la riscossione definitiva dei dazi antidumping provvisori imposti su tali importazioni

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
                                            Bruxelles, 02.10.1997
                                            COM(97) 487 def.
                                Proposta di
                 REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
     CHE ISTITUISCE UN DAZIO ANTIDUMPING DEFINITIVO SULLE
 IMPORTAZIONI DI FIAMMIFERI RECANTI MESSAGGI PUBBLICITARI
ORIGINARI DEL GIAPPONE E CHE DECIDE LA RISCOSSIONE DEFINITIVA
DEI DAZI ANTIDUMPING PROVVISORI IMPOSTI SU TALI IMPORTAZIONI
                     (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                           Relazione
Con regolamento (CE) n. 1092/971, la Commissione ha istituito dazi antidumping
provvisori sulle importazioni di fiammiferi recanti messaggi pubblicitari di cui al codice
NC 3605 00 00 originari del Giappone.
Successivamente, un certo numero di parti interessate ha presentato osservazioni scritte,
di cui si è tenuto debitamente conto, e ha chiesto e ottenuto audizioni. La Commissione
ha continuato a chiedere tutte le informazioni ritenute necessarie per le conclusioni
definitive.
Gli esportatori giapponesi hanno chiesto che il procedimento fosse chiuso, in quanto
l'inchiesta si era protratta oltre il termine di cui all'articolo 7, paragrafo 9, lettera a) del
regolamento n. 2423/88, secondo il quale un'inchiesta deve essere conclusa, di nonna,
entro un anno dalla sua apertura. Si propone di respingere tale richiesta a causa della
complessità dell'inchiesta, come si spiega in modo più approfondilo ai punti 2 e 3 del
regolamento proposto.
Alcuni esportatori giapponesi hanno presentato osservazioni circa il calcolo dei margini
provvisori di dumping, due dei quali sono stati ridotti dopo un'analisi accurata (cfr. punto
27).
Sono state fatte osservazioni anche in merito al pregiudizio, segnatamente per quanto
riguarda la ripartizione dei costi e i segmenti di mercato a cui erano destinate le
importazioni in dumping. I margini di pregiudizio sono stati modificati in misura minima
per tener conto dell'adeguamento dei prezzi all'importazione a livello dei rivenditori.
Sono inoltre pervenute osservazioni sul nesso di causalità, che si riferivano alla
contrazione del mercato dei fiammiferi recanti messaggi pubblicitari.
Considerato il deterioramento di numerosi indicatori di pregiudizio, la Commissione ha
concluso che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio a causa delle
importazioni in dumping e che è nell'interesse della Comunità adottare misure definitive.
Si propone pertanto di istituire dazi definitivi compresi tra il 9,8% e il 43,2% sulle
importazioni di fiammiferi recanti messaggi pubblicitari originari del Giappone
   GU n. L 158 del 17.6.1997, pag. 8.
 ---pagebreak---             REGOLAMENTO (CE) N                            DEL CONSIGLIO
                                              DEL
       CHE ISTITUISCE UN DAZIO ANTIDUMPING DEFINITIVO SULLE
   IMPORTAZIONI DI FIAMMIFERI RECANTI MESSAGGI PUBBLICITARI
ORIGINARI DEL GIAPPONE E CHE DECIDE LA RISCOSSIONE DEFINITIVA
DEI DAZI ANTIDUMPING PROVVISORI IMPOSTI SU TALI IMPORTAZIONI
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri ilei la
Comunità europea1, modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 del Consiglio1, in
particolare l'articolo 23,
visto il regolamento (CE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'll luglio 1988, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non
membri della Comunità economica europea3, in particolare l'articolo 12,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
                                  A. MISURE PROVVISORIE
1) Con il regolamento (CE) n. 1092/97 della Commissione4 (in appresso denominalo
     "regolamento sui dazi provvisori") sono slati istituiti dazi provvisori sulle
     importazioni nella Comunità di fiammiferi recanti messaggi pubblicitari ili cui al
     codice NC 3605 00 00 originari del Giappone.
1
  GUn.L 56 del 6.3.1996, pag. I.
2
  GUn.L 317 del 6.12.1996, pag. I.
3
  GU n. L 209 del 2.8.1988, pag. 1.
4
  GUn.L 158 del 17.6.1997, pag. 8.
                                                  la,'
 ---pagebreak---                      B. FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
                             1. Durata delle misure provvisorie
2) Nel luglio del 1997 alcuni esportatori, che rappresentano una significativa
   percentuale delle transazioni commerciali in questione, si sono opposti alla proposti!
   della Commissione di prorogare di altri due mesi il periodo di validità di quattro mesi
   dei dazi antidumping provvisori come consentilo dui regolamento 2423/8S (in
   appresso denominato "regolamento di base"). A sostegno di tale posizione, i suddetti
   operatori hanno sostenuto che l'inchiesta era già durata troppo a lungo, prolungando
   l'incertezza e danneggiando i loro interessi.
3) Questa obiezione sembra contraddire la richiesta presentata dagli esportatori in
   questione che la Commissione esamini in modo più approfondito alcuni aspetti
   fondamentali dell'inchiesta; è opportuno ricordare che la Commissione aveva già
   affermato nel considerando 7) del regolamento sui dazi provvisori che questa è stata
   un'inchiesta particolarmente complessa. Pertanto, si sono dovute ridurre al minimo
   l'ulteriore analisi approfondita delle argomentazioni esposte da dette parti e le
   proroghe loro concesse per osservazioni e risposte.
4) Successivamente all'istituzione delle misure antidumping provvisorie, le seguenti
   parti interessate hanno presentato osservazioni scritte:
    a) produttori / esportatori giapponesi:
         -     Kobe Match Co. Ltd, Ibo-gun
         -     Yaka Chemical Industry Co. Ltd, Himeji
         -     Daiwa Trading & Industrial Co. Ltd, Himeji
         -     Harima Match Company Co. Ltd, Himeji
    b) il rappresentante dell'industria comunitaria per conto dei suoi clienti;
    e) importatori aventi sede nella Comunità:
         -     Advertising support Werbetrager Vertriebs GmbH
                                              -2-
 ---pagebreak--- 5) Le parti che ne hanno fallo richiesta hanno ottenuto la possibilità di essere sentite
    dalla Commissione.
6) La Commissione ha continuato a chiedere e a verificare tutte le informazioni ritenute
    necessarie ai fini delle risultanze definitive nel periodo utile.
7) Le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali
    si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi antidumping definitivi e la riscossione
    definitiva degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. È stato inoltre concesso
    loro un lasso di tempo entro il quale comunicare le loro osservazioni dopo aver
    ricevuto le informazioni in questione.
8) Le osservazioni comunicate dalle parti interessate sono state esaminate e, se del caso,
    prese in considerazione ai fini delle risultanze definitive nella misura in cui erano
    esaurientemente documentate.
                           2. Richiesta di chiusura del procedimento
9) Alcuni      esportatori   giapponesi    hanno    chiesto   che     il procedimento    fosse
    immediatamente chiuso sostenendo che la Commissione aveva violato l'articolo 7,
    paragrafo 9, lettera a) del regolamento di base. A loro dire, infatti, si trattava di
    un'inchiesta ordinaria che con tutta probabilità si sarebbe potuta concludere entro il
    termine previsto dal regolamento di base.
10) Come già indicato nel considerando 7) del regolamento sui dazi provvisori, la
    lunghezza dell'inchiesta è stata dovuta soprattutto alla sua complessità, in particolare
    all'esame dettagliato delle numerose cifre e argomentazioni presentate, nonché alle
    diverse questioni e ai diversi problemi sorti nel corso dell'inchiesta stessa.
    A questo proposito, data la richiesta degli esportatori giapponesi e i pareri espressi da
    altre parti interessate sulla durata dell'inchiesta, pare opportuno spiegare in modo
    particolareggiato i principali avvenimenti che hanno avuto un impatto significativo
     sulla sua durata.
 ---pagebreak--- 11) Dopo l'apertura dell'inchiesta nell'agosto del 1994, sono stati inviati tre diversi tipi
    di questionari a circa 15 imprese comunitarie e giapponesi. Si sono effettuate visite di
    verifica e nella prima metà del 1995 si sono raggiunte le conclusioni preliminari.
12) Come indicato nel considerando 39) del regolamento sui dazi provvisori, l'inchiesta
    aveva allora dimostrato che le vendite effettuate dagli esportatori giapponesi nella
    Comunità non erano allo stesso stadio commerciale della grande maggioranza delle
    vendite dell'industria comunitaria. Si è pertanto dovuto calcolare un livello di
    adeguamento dello stadio commerciale. Data l'importanza dell'adeguamento, in
    particolare il suo impatto diretto sui margini di sottoquotazione e di vendita a prezzi
    inferiori, e quindi sul livello degli eventuali dazi antidumping, questo aspetto è stato
    attentamente valutato prima di prendere una decisione provvisoria. Già questo indica
    come, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni esportatori giapponesi, in questa
    inchiesta si siano dovuti affrontare aspetti complessi. La valutazione del livello di
    adeguamento dello stadio commerciale ha richiesto parecchio tempo e solo alla line
    del 1995 si è potuti giungere a una conclusione preliminare a questo proposilo.
13) Nella prima metà del          1996, il rappresentante dell'industria comunitaria ha
    sottolineato il peso e l'importanza della segmentazione del mercato in tre principali
    categorie di clienti. A questo proposito, l'industria comunitaria ha fornito
    informazioni complementari sul rapporto esistente tra la segmentazione del mercato e
    il livello dei prezzi e dei costi relativi, elaborando quindi i dati già forniti in risposta
    al questionario.
    Conformemente all'articolo 7, paragrafo 2, lettera a) del regolamento di base, la
    Commissione ha verificato e analizzato tutte le informazioni complementari
    documentate fornite ed ha proceduto alla necessaria riconciliazione con le risposte
    verificate al questionario fornite dall'industria comunitaria e dagli esportatori
    giapponesi. Queste ulteriori attività sono durate fino alla fine del 1996.
14) Si deve quindi rilevare che, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni esportatori
    giapponesi, la Commissione non ha accettato alcuna nuova risposta al questionario
    da parte dell'industria comunitaria anni dopo il termine fissato, ma ha ritenuto
    opportuno svolgere indagini più approfondile su informazioni documentale che
     integravano le risposte già ricevute.
                                                   -4-
 ---pagebreak--- 15) Nel corso del 1996, si sono dovuti risolvere alcuni altri problemi. Alcuni importatori
    non collegati e un produttore comunitario che importava a sua volta dal Giappone
    fiammiferi recanti messaggi pubblicitari oggetto di dumping, i quali inizialmente non
    si erano opposti al procedimento, hanno presentato le loro osservazioni ed esposto
    argomentazioni in merito alla valutazione dell'interesse comunitario. Si sono
    pertanto dovute esaminare tutte le osservazioni presentate, alcune delle quali sono
    pervenute alla fine del 1996.
16) Nel 1997 la Commissione si è resa conto che un esportatore giapponese poteva aver
    fornito informazioni ingannevoli nel corso dell'inchiesta e ha chiesto di fornirle
    ulteriori informazioni per poter prendere una decisione definitiva in materia. Gli
    elementi di prova conclusivi sono pervenuti alla Commissione solo recentemente.
17) Alla luce dei fatti e delle considerazioni di cui sopra, sebbene l'inchiesta sia durata a
    lungo, il Consiglio rimanda a quanto affermalo nel considerando 7) del regolamento
     sui dazi provvisori, e cioè che la lunghezza dell'inchiesta si può imputare soprattutto
     alla sua complessità, e pertanto ritiene che ciò non costituisca motivo sufficiente per
    chiudere l'inchiesta.
                    C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
18) Ai fini delle sue risultanze preliminari, la Commissione ha considerato i fiammiferi
     recanti messaggi pubblicitari prodotti e venduti nella Comunità, quelli prodotti e
     venduti in Giappone e quelli esportati dal Giappone nella Comunità "prodotti simili"
     ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento di base, trattandosi di prodotti
     identici o con caratteristiche molto simili.
 19) Un importatore ha fornito un elenco di circa 50 modelli che gli esportatori giapponesi
     possono offrire ai loro clienti comunitari, sostenendo che l'industria comunitaria può
     offrire solo pochi modelli.
 20) Si noti che non tutti questi modelli giapponesi sono venduti anche nella Comunità;
      essi figurano semplicemente in un campionario di modelli che gli esportatori
      giapponesi offrono ai loro clienti comunitari. L'inchiesta ha inoltre contraddetto
      quanto dichiarato da un altro importatore, e cioè che l'industria comunitaria, a
      differenza degli esportatori giapponesi, non offre una vasta gamma di modelli di
 ---pagebreak---     fiammiferi recanti messaggi pubblicitari. Si è riscontrato anzi che l'industria
    comunitaria vendeva ai suoi clienti più di 30 modelli diversi e che erano stati prodotti
    numerosi altri modelli personalizzati sulla base delle richieste dei clienti.
21) Poiché non sono state ricevute altre osservazioni sul prodotto in esame e sulla
    definizione di "prodotto simile," sono confermate le conclusioni raggiunte al
    riguardo, esposte nel considerando 9) del regolamento provvisorio.
                                         D. DUMPING
                                       I. Valore normale
22) Prima dell'istituzione delle misure provvisorie, la Commissione è stata informata
    della possibilità che il rapporto tra il produttore/esportatore YAKA e la Nittosha
    Match Company Ltd., un altro produttore giapponese che non si era manifestato nel
    corso del procedimento, non si limitasse ad una partecipazione azionaria
    relativamente modesta. Secondo la Commissione, non si poteva escludere che i
    prezzi all'esportazione della YAKA siano stati influenzati dal suo collegamento con
    la Nittosha, il che renderebbe la risposta della YAKA al questionario non attendibile
    ai fini della presente inchiesta. La Commissione ha informato immediatamente la
    YAKA delle gravi implicazioni che ne potrebbero conseguire.
    La Nittosha ha poi comunicalo alla Commissione che, durante il periodo
    dell'inchiesta relativa al dumping, aveva esportato il prodotto in questione nella
    Comunità, ma in quantitativi irrilevanti rispetto alle esportazioni effettuata dalla
    YAKA nello stesso periodo. Le esportazioni della Nittosha, quindi, non possono aver
    influito su quelle della YAKA. La YAKA, inoltre, ha dimostrato, basandosi su
    informazioni verificate, che le transazioni tra le due società non erano state
    influenzate dall'esistenza della modesta partecipazione azionaria.
     Si è pertanto concluso che non vi era motivo di modificare le conclusioni relative alla
     YAKA, considerata un esportatore giapponese indipendente.
23) Un produttore giapponese ha sostenuto che per le ordinazioni di esportazione di
     5.000 unità il valore normale dovrebbe basarsi esclusivamente su tali quantitativi e
                                                -6-
 ---pagebreak---     non anche sulle ordinazioni per quantitativi inferiori, dato che generalmente
    ordinazioni per 1.000 o 2.000 unità, ad esempio, sono vendute a prezzi superiori.
    Anzitutto, si noti che il produttore in questione, rispondendo al questionario, ha
    definito ai fini del presente procedimento una categoria di ordinazioni fino a 5.000
    unità. In secondo luogo, si è rilevato che, nel caso di questa industria, per ordina/ioni
    fino a 5.000 unità non esistono differenze di prezzo significative e che le ordinazioni
    nettamente inferiori a 5.000 unità non rappresentano che una piccola parte della
    categoria fino a 5.000 unità. In terzo luogo, il valore normale e il prezzo
    all'esportazione sono stati entrambi stabiliti sulla base delle stesse categorie di
    prodotti, cosicché il confronto tiene conto delle dimensioni delle ordinazioni nella
    misura in cui si considerano significative per gli standard del settore.
    L'obiezione dev'essere pertanto respinta.
24) Non essendo state ricevute altre osservazioni sulla determinazione elei valore
    normale, il Consiglio ritiene che le conclusioni esposte nei considerando da 10) a 17)
    del regolamento sui dazi provvisori debbano essere confermate.
                                   2. Prezzo all'esportazione
25) Non essendo state ricevute osservazioni sulla determinazione del                   prezzo
    all'esportazione, il Consiglio ritiene che le conclusioni esposte nel considerando 18)
    del regolamento sui dazi provvisori debbano essere confermale.
                                          3. Confronto
26) Un produttore giapponese ha sostenuto che non si dovrebbe apportare alcun
     adeguamento per le retribuzioni dei venditori in quanto nelle vendite pei
     l'esportazione non interveniva alcun venditore. Nel corso delle verifiche in loco
     presso la sede dell'impresa in questione si è però stabilito che le esportazioni etì
     fiammiferi recanti messaggi pubblicitari coinvolgevano invece dei venditori. Di
     conseguenza, per consentire un confronto equo, si è apportato un adeguamento al
     prezzo all'esportazione sulla base del costo corrispondente sostenuto nelle vendite
     all'esportazione del prodotto in esame.
 ---pagebreak--- 27) La stessa impresa giapponese ha ribadito la sua richiesta, già avanzata nel corso
    dell'inchiesta provvisoria, che si stabilisse il valore normale unicamente sulla base
    delle vendite a distributori non collegati, in quanto, a detta dell'impresa, le vendile
    all'esportazione avvenivano esclusivamente a questo stadio commerciale.
    Il considerando 20) del regolamento provvisorio indica i molivi per cui tale richiesta
    non può essere accolta. Poiché l'impresa non ha presentato nuove argomentazioni a
    sostegno di tale richiesta, il Consiglio conferma che la richiesta è respinta.
28) Due produttori giapponesi hanno ribadito la loro richiesta che fosse apportalo un
    adeguamento per la preparazione della pellicola di stampa e la grafica.
    Tale richiesta si basava sul fatto che, in generale, per le vendite nella Comunità la
    pellicola di stampa era fornita dal cliente, mentre per le vendite sul mercato
    giapponese era di norma il produttore a fornire la grafica e la pellicola di stampa.
    Un produttore giapponese ha inoltre sostenuto anche che si doveva apportare un
    adeguamento per le ordinazioni nazionali per le quali si utilizzava un tipo particolare
    di carta, la cosiddetta "carta giapponese", perché questo tipo di finitura del prodotto
    non era offerto in vendita nella Comunità.
    Entrambe le richieste sono state respinte all'epoca del regolamento sui dazi
    provvisori in quanto l'impresa in questione non era in grado di quantificare il valore
    di mercato dell'adeguamento richiesto in modo soddisfacente per la Commissione.
    Successivamente       alla divulgazione     dei    fatti  essenziali che   hanno  portato
    all'istituzione delle misure provvisorie, i produttori giapponesi hanno presentato
    ulteriori informazioni e spiegazioni in base alle quali è stato possibile stabilire il
     valore di mercato degli adeguamenti richiesti. Uno dei produttori giapponesi non è
     stato in grado di dimostrare il valore di mercato dell'adeguamento richiesto. Poiché
     la richiesta in sé è stata considerata giustificata, l'adeguamento per questo produttore
     è stato effettuato facendo riferimento a un altro produttore giapponese.
     La richiesta è stata dunque accolta nella misura in cui era giustificata.
 ---pagebreak--- 29) Un produttore giapponese ha ribadito la richiesta, già avanzala nella fase provvisoria,
    che si apportasse un adeguamento per tener conto dei diversi tempi di consegna.
    Tale richiesta si basava sul ragionamento che, in generale, i tempi di consegna a
    livello nazionale sono di molto inferiori a quelli relativi alle operazioni di
    esportazione e che ai clienti della Comunità si applicano prezzi inferiori a causa dei
    tempi di consegna più lunghi.
    A questo proposito l'impresa in questione non ha documentato la sua obiezione, in
    particolare dimostrando che i clienti pagano sistematicamente prezzi diversi sui
    mercati interno e/o di esportazione in funzione dei diversi tempi di consegna.
    La richiesta dev'essere pertanto respinta.
                                    4. Margini di dumping
30) Il denunziarne ha sostenuto che, dato che i prezzi all'esportazione dei produttori
    giapponesi sono generalmente allo stesso livello e il mercato interno giapponese è
    omogeneo, i singoli margini di dumping riscontrati non dovrebbero mostrare tali
    differenze. Il denunziante ha chiesto pertanto alla Commissione di riesaminare le sue
    conclusioni relative al dumping, in particolare per quanto riguarda la Kobe e la Yaka.
    Si ricordi che il margine di dumping viene determinato singolarmente per ciascun
    esportatore mettendo a confronto il suo valore normale con il suo prezzo
    all'esportazione, come illustrato nei considerando da 10) a 24) del regolamento sui
    dazi provvisori.
    A questo proposito, la Commissione può confermare che i prezzi all'esportazione
    praticati dagli esportatori giapponesi per tipi di prodotti comparabili sono,
    generalmente, ad un livello simile per tutti gli esportatori. Dall'inchiesta tuttavia è
    emerso che i prezzi interni dei diversi produttori giapponesi registrano notevoli
     variazioni, e costituiscono pertanto il principale motivo delle differenze dei margini
     di dumping accertati.
     Il denunziante ha inoltre sostenuto, a questo riguardo, che i canali di vendita dei
     produttori giapponesi sul loro mercato interno sono simili. Tale affermazione però
 ---pagebreak---     non trova riscontro nella verifica delle informazioni presentate dai produttori
    giapponesi.
    Altre osservazioni presentate dal denunziante           in relazione alle    conclusioni
    provvisorie relative ai margini di dumping si riferivano alla struttura dei costi, all'età
    dei lavoratori, alla bassa produttività, al fatto che in Giappone non ci sono più
    produttori di macchine per produrre fiammiferi e all'utilizzo di macchinari vecchi e
    insufficienti.
    Di conseguenza, poiché le prove addotte dal denunziante a sostegno delle sue tesi
    sono puramente circostanziali o non sono suffragate dalle conclusioni cui si è giunti
    nel corso dell'inchiesta, si conclude che tali osservazioni devono essere respinte.
31) Dopo aver considerato le osservazioni presentate dalle parli e aver modificato, ove
    opportuno, le conclusioni provvisorie, i margini di dumping definitivi              per i
    produttori/esportatori che hanno collaborato, espressi in percentuale dei prezzi franco
    frontiera comunitaria, sono i seguenti:
    Daiwa Trading & Industrial Co. Ltd.        31,8%
    Harima Match Company Co. Ltd.             63,5%
    Kobe Match Co. Ltd.                          9,8%
    Yaka Chemical Industry Co. Ltd.           23,3%
32) L'impostazione seguita nel considerando 24) del regolamento sui dazi provvisori per
    stabilire il margine di dumping applicabile alle imprese che non hanno collaboralo in
    Giappone, che si basa sui dati disponibili e verificati nel corso dell'inchiesta, è
    confermata dal Consiglio. Poste queste premesse, si ritiene che il margine di
    dumping più elevato riscontrato per un produttore giapponese che ha collaborato
    all'inchiesta, e cioè il 63,3%, debba applicarsi anche ai produttori giapponesi che non
    hanno collaborato.
                              E. L'INDUSTRIA COMUNITARIA
33) La grande maggioranza dei produttori comunitari di fiammiferi recanti messaggi
    pubblicitari    appartiene   alla  FEFA    (Fédération    Européenne    des   Fabricants
    d'Allumettes), l'associazione europea che ha sporto denuncia per conio ilei suoi
                                                - IO
 ---pagebreak---     membri. Questi produttori, che hanno sede in Francia, in Spagna, in Italia, in Uclgio.
    in Portogallo e nel Regno Unito, sono generalmente piccole e medie imprese eon
    risorse limitate. Di conseguenza, sebbene tutti abbiano sostenuto la denuncia, solo i
    principali produttori, che rappresentano il 78% del totale della            produzione
    comunitaria del prodotto in esame, e che dunque soddisfano indiscutibilmente i
    criteri di cui all'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento di base, hanno attivamente
    cooperato con la Commissione nell'inchiesta.
34) Un esportatore giapponese ha contestalo l'esclusione dalle decisioni provvisorie
    pubblicate di un produttore comunitario che ha sede in Francia, e che ha risposto al
    questionario della Commissione.
35) Ciò è dovuto al fatto che tale produttore, pur sostenendo la denuncia, non era in
    grado di rispettare i requisiti della Commissione relativi all'inchiesta sul posto a
    causa di gravi difficoltà interne. Si è pertanto deciso che non si poteva considerare
    che detto produttore collaborasse attivamente al procedimento, e di non includerlo
    nella definizione di industria comunitaria.
36) Tale decisione trova riscontro nel contenuto del considerando 25) del regolamento
    sui dazi provvisori, in cui si specifica che per "industria comunitaria" si intendono i
    produttori comunitari del prodotto simile la cui produzione collettiva rappresenta una
    proporzione rilevante della produzione comunitaria totale, che hanno appoggiato la
    denuncia e che hanno collaborato attivamente al procedimento.
37) Nonostante la spiegazione fornita nel considerando 26) del regolamento sui dazi
    provvisori, un importatore di fiammiferi recanti messaggi pubblicitari giapponesi
    nella Comunità ha sostenuto che il principale produttore comunitario denunziante
    non doveva essere considerato parte dell'industria comunitaria in quanto importava
    direttamente o tramite le imprese collcgate fiammiferi recanti messaggi pubblicitari
    oggetto di dumping dal Giappone in quantità di gran lunga superiori al 4% della sua
    produzione. A sostegno di questa affermazione, si è fornito un elenco delle
    consociate del suddetto denunziante che avrebbero importato dal Giappone i
     fiammiferi recanti messaggi pubblicitari oggetto di dumping.
                                                - Il
 ---pagebreak--- 38) La Commissione ha riesaminato il livello delle importazioni effettuate da questo
    produttore comunitario ed ha confermato le sue conclusioni provvisorie, e cioè che i
    quantitativi importati da questo produttore rappresentavano circa il 4% della sua
    produzione complessiva di fiammiferi recanti messaggi pubblicitari.
39) Un altro esportatore ha sostenuto che due dei produttori comunitari denunziami non
    producevano più fiammiferi recanti messaggi pubblicitari. Benché questo esportatore
    si riferisse ad avvenimenti che si sarebbero verificati dopo il periodo d'inchiesta, e di
    cui quindi non si dovrebbe di norma tener conto, si rileva che non esiste alcuna
    indicazione che alcuno dei produttori comunitari denunzianti abbia smesso di
    fabbricare il prodotto oggetto dell'inchiesta.
40) In conclusione, la definizione di "industria comunitaria" ai fini del presente
    procedimento e le conclusioni provvisorie cui è giunta al riguardo la Commissione
    sono confermate.
                                      F. PREGIUDIZIO
                 1. Periodo di esame del pregiudizio e fattori pregiudizievoli
41) Alcuni esportatori hanno sostenuto che la Commissione non era stata coerente per
    quanto riguarda il periodo dell'inchiesta per la valutazione del pregiudizio.
42) Il periodo coperto dall'esame del pregiudizio va dal 1° gennaio 1990 al 30 giugno
     1994, come indicato nel considerando 7) del regolamento sui dazi provvisori. Il
    "periodo dell'inchiesta" per l'analisi del dumping copriva un periodo di un anno, dal
     1° luglio 1993 al 30 giugno 1994. I principali indicatori del pregiudizio sono stali
    stimati per l'intero periodo di esame del pregiudizio. Nei casi in cui le informazioni
    presentate non erano totalmente documentate o non erano attendibili e non
    consentivano pertanto un'analisi precisa di un determinato fattore di pregiudizio nel
     periodo di esame del pregiudizio, tuttavia, la Commissione ha ritenuto opportuno
     ignorare tali informazioni ed ha basato le sue conclusioni sulle informazioni
     comprovate disponibili.
                                                  12-
 ---pagebreak--- 43) Su richiesta di alcuni esportatori la Commissione ha inoltre verificato le informazioni
    disponibili per completare la sua analisi di alcuni fattori di pregiudizio, i cui risultati
    sono riportati in appresso:
                                             a) Prezzi
44) Con riferimento al considerando 45) del regolamento sui dazi provvisori,
    nell'operazione di calcolo del prezzo si è tenuto conto delP8()% delle vendile ili
    fiammiferi in scatola e in bustina considerale nel loro insieme effettuate dall'industria
    comunitaria sul mercato comunitario. Si è riscontralo che dal 1990 al periodo
    dell'inchiesta i prezzi di vendita praticati dall'industria comunitaria sono aumentali
    in media del 4%.
45) Si è eseguita un'altra analisi separata per i fiammiferi in bustina e in scatola. Questi
    ultimi rappresentano circa il 60% del totale delle vendite dell'industria comunitaria e
    circa l'80% del totale delle vendite degli esportatori giapponesi nella Comunità. Da
    questa nuova analisi è emerso che dal 1990 al periodo dell'inchiesta i prezzi di
    vendita dei fiammiferi in scatola praticati dall'industria comunitaria sono diminuiti
    del 2%, mentre i prezzi di vendita dei fiammiferi in bustina di questo settore, che
    rappresentano la minoranza delle vendite giapponesi nella Comunità, erano
    aumentati nello stesso periodo del 10%.
                    b) Capacità produttiva e utilizzo della capacità produttiva
46) Su richiesta di un esportatore giapponese, e nonostante le difficoltà di cui al
    considerando 44) del regolamento sui dazi provvisori, la Commissione ha effettuato
     la migliore stima possibile della capacità di produzione di fiammiferi recanti
     messaggi pubblicitari e dell'utilizzo relativo di tale capacità da parte dell'industria
     comunitaria. Ne è emerso che in media l'industria comunitaria lavorava 222 giorni
     all'anno in due turni giornalieri. Date queste premesse, mentre un ragionevole
     rapporto medio di utilizzo della capacità sarebbe attorno al 75% per il tipo di attività
     in questione, l'utilizzo stimato della capacità produttiva dell'industria comunitaria
     dal 1990 al periodo dell'inchiesta è stato sistematicamente basso, attorno al 56%, con
      un picco del 59% nel 1991.
                                         e) Flusso di cassa
                                                 - 13-
 ---pagebreak--- 47) In aggiunta alle risultanze provvisorie di cui al considerando 51 ) del regolamento sui
    dazi provvisori, il flusso di cassa operativo dell'industria comunitaria stabilito a
    livello aziendale per la divisione pubblicitaria la cui attività principale sono i
    fiammiferi recanti messaggi pubblicitari, vale a dire il prodotto in esame, è diminuito
    del 7% dal 1990 al periodo dell'inchiesta.
                                          d) Redditività
48) Per il 1990, il primo anno del periodo di pregiudizio in esame, si è rilevalo che le
    vendite del prodotto in esame da parte dell'industria comunitaria erano ancora
    remunerative, con un tasso di rendimento sul fatturato del 2,5% circa.
                                 2. Segmentazione del mercato
49) Successivamente alla pubblicazione del regolamento sui dazi provvisori, le parti
    interessate non hanno sollevato obiezioni alla conclusione provvisoria esposta nel
    considerando 36) del regolamento sui dazi provvisori, e cioè che i fiammiferi recanti
    messaggi pubblicitari erano venduti nella Comunità a categorie diverse di clienti a
    seconda dell'entità delle ordinazioni. Si noti anzi che anche il mercato giapponese era
    stato diviso in categorie analoghe per la valutazioni del dumping. L'inchiesta ha
    dimostrato che tale divisione in categorie costituisce un aspetto fondamentale, dato il
    suo impatto sui prezzi e sui costi.
50) Un esportatore giapponese ha osservato che l'industria comunitaria aveva chiesto
    l'esclusione dal calcolo del pregiudizio di un cliente a causa dell'altissimo volume di
    acquisti, che non consentiva di considerarlo direttamente comparabile nell'ambito
    delle altre categorie di clienti. La Commissione ha stabilito che il cliente in questione
    era rilevante per il volume dei suoi acquisti. Queste caratteristiche, tuttavia, non
    costituivano motivo sufficiente per escluderlo dalla valutazione complessiva del
    pregiudizio.
                            3. Metodologia di ripartizione dei costi
51) Alcuni esportatori hanno contestato il metodo di ripartizione dei costi applicalo
    dall'irîdustria comunitaria e provvisoriamente accettato dalla Commissione,
     sostenendo che le spese generali, amministrative e di vendita (SGAV), che l'industria
                                                 14-
 ---pagebreak---     comunitaria ripartiva in base al numero di ordinazioni o al numero di scatole di
    fiammiferi, dovevano invece essere ripartile in base al fatturalo.
52) L'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base specifica, per l'esame del
    dumping, che in generale tutte le ripartizioni dei costi devono basarsi sui dati
    contabili disponibili, normalmente ripartiti, se necessario, in proporzione al fatturato
    per ciascun prodotto e mercato in esame. Nella fattispecie sembra indicala
    un'impostazione analoga.
    Tale impostazione presuppone che l'adeguatezza del metodo di ripartizione dei costi
    sia esaminata e valutata sulla base della coerenza del suo impiego, e che solo in
    assenza di un metodo adeguato la ripartizione dei costi debba essere effettuata in base
    al fatturato.
53) Successivamente alla pubblicazione del regolamento sui dazi provvisori, la
    Commissione ha continuato a ricercare le informazioni che riteneva necessarie. Alla
    luce delle osservazioni ricevute si è deciso di effettuare un'inchiesta in loco molto
    particolareggiata presso la sede del principale produttore comunitario che faceva
    parte dell'industria comunitaria per verificare ancora una volta il suo metodo di
    ripartizione dei costi.
    Tale verifica ha confermato che il metodo di ripartizione dei costi accettato dalla
    Commissione nella fase provvisoria dell'inchiesta era sistematicamente applicato dal
    produttore in questione e rispecchiava ragionevolmente i costi connessi alla
    produzione e alla vendita del prodotto in esame. E pertanto confermato il contenuto
    dei considerando 49) e 50) del regolamento sui dazi provvisori.
                      4. Sottoquotazione dei prezzi e vendite sottocosto
54) Alcuni esportatori giapponesi hanno chiesto che nel confronto dei prezzi si tenesse
    conto dei diversi tempi di consegna sostenendo che, soprattutto per le piccole
    ordinazioni, i tempi di consegna incidevano sulle scelte dei clienti e quindi sulla
    comparabilità dei prezzi. Detti esportatori hanno spiegato che i tempi di consegna più
    lunghi dipendevano dal fatto che i fiammiferi giapponesi sono generalmente inviati
     nella Comunità tramite navi da carico, il che riduce notevolmente il costo di trasporto
    e i prezzi per i clienti disposti ad aspettare alcuni mesi per le consegne. Dato che i
                                                - 15-
 ---pagebreak---     tempi di consegna dell'industria comunitaria sono molto più brevi, gli esportatori
    giapponesi non avrebbero altra scelta che quella di ridurre i prezzi per compensare i
    termini di consegna più lunghi.
    Questi esportatori giapponesi ritengono che i tempi di consegna più lunghi
    giustifichino un prezzo inferiore a quello praticato dall'industria comunitaria e
    stimano vicino al 5% tale differenza di prezzo, pari quindi alla sotioquotazione media
    dei prezzi riscontrata. Per i motivi esposti nel considerando 29) questa obiezione non
    ha potuto essere accolta.
55) Un esportatore giapponese ha contestato i suoi margini di sotloquotazione dei prezzi
    e vendita sottocosto sostenendo che erano stati calcolati sulla base dei prezzi ili
    alcuni modelli di base dell'industria comunitaria che non erano identici da tulli i
    punti di vista ai modelli esportati nella Comunità dall'impresa in questione. A detta
    dell'esportatore, infatti, tre modelli di base dell'industria comunitaria erano
    fiammiferi in bustina con lo stelo di legno, mentre i fiammiferi in bustina
    corrispondenti esportati dall'impresa giapponese erano fatti di cartone (fiammiferi a
    stelo di cartone). Poiché il primo materiale è più costoso del secondo, l'esportatore
    chiedeva un adeguamento che rispecchiasse il valore di mercato delle diverse
    caratteristiche fisiche tra i suddetti modelli.
56) In assenza di elementi di prova che documentassero l'obiezione dell'esportatore, la
    Commissione ha esaminato questo aspetto sulla base delle informazioni disponibili.
    È emerso che le vendite di modelli paragonabili di fiammiferi in bustina a stelo di
    legno e a stelo di cartone non venivano necessariamente effettuate a prezzi diversi.
    Per un determinato modello, ad esempio, sebbene esso contenesse circa il 20% in più
    di fiammiferi di legno, il prezzo di vendita era uguale a quello del modello a stelo di
    cartone. Questo sembra indicare che eventuali adeguamenti dei prezzi giapponesi
    dovrebbero essere fatti in senso negativo, anziché in senso positivo. In conclusione,
     sulla base delle informazioni disponibili e dato che l'esportatore in questione non ha
     fornito alcun elemento di prova per documentare la sua obiezione, la Commissione
     non ha potuto prenderla in considerazione.
57) Lo stesso esportatore ha contestato la metodologia applicata dalla Commissione per
     calcolare l'ammontare delle sottoquotazioni dei prezzi e delle vendile sottocosto.
                                                    16-
 ---pagebreak---     chiedendo che per calcolare i suoi margini si applicasse la stessa metodologia
    applicata in un altro procedimento antidumping.
    Nel procedimento antidumping cui faceva riferimento l'esportatore erano siali
    calcolati un prezzo medio di vendita e un prezzo medio non pregiudizievole per tutti
    i diversi    modelli    del  prodotto oggetto dell'inchiesta,    mentre   nel   presente
    procedimento la Commissione ha confrontalo i prezzi modello per modello.
58) Nei casi in cui il prodotto interessato non è venduto in forma o configurazione
    omogenea e non vi sono sul mercato interno modelli standard direttamente
    comparabili ai modelli standard importati del prodotto simile, è necessario definire
    l'unità di misura più adeguata per consentire un confronto dei prezzi.
    Come si spiega nei considerando da 36) a 41) del regolamento sui dazi provvisori, è
    emerso che nel mercato comunitario esistono modelli base standard di fiammiferi
    recanti   messaggi     pubblicitari e  diverse    categorie di   clienti. Tali   modelli
    rappresentavano anzi la grande maggioranza delle transazioni commerciali in
    questione. I prezzi di vendita dei diversi modelli standard del prodotto simile venduto
    dall'industria comunitaria potevano dunque essere messi a confronto con quelli degli
    esportatori giapponesi modello per modello separatamente per le principali categorie
    di acquirenti.
    Poiché il metodo utilizzato nel presente procedimento è il più preciso per determinare
    i margini di sottoquotazione dei prezzi e di vendita sottocosto, il Consiglio appoggia
     la decisione della Commissione di respingere la richiesta presentata dall'esportatore
     in questione di calcolare i suoi margini sulla base dei prezzi medi ponderali
    complessivi.
                        5. Pregiudizio subito dall'industria comunitaria
59) Pur ammettendo che l'industria comunitaria poteva aver subito un certo pregiudizio,
     numerosi esportatori giapponesi hanno sostenuto che tale pregiudizio non si poteva
     definire grave, anzitutto perché solo le ordinazioni medie e piccole, che costituivano
     una piccola percentuale del mercato dei fiammiferi recanti messaggi pubblicitari,
     registravano un utile sulle vendite negativo, in secondo luogo perché la Commissione
      sosteneva l'esistenza di un pregiudizio grave esclusivamente in base all'andamento
                                                - 17-
 ---pagebreak---     negativo di un singolo fattore di pregiudizio, e cioè la redditività, e in terzo luogo
    perché alcuni fattori indicavano che non vi era alcun pregiudizio.
60) Per quanto riguarda la prima obiezione sollevata da questi esportatori, le ordinazioni
    medie e piccole costituiscono una notevole quota del mercato complessivo
    comunitario, pari al 59% circa in termini di volume e vicino al 67% in termini di
    valore. Si può pertanto concludere che questi segmenti costituiscono le principali
    fonti di reddito dell'industria comunitaria. Di conseguenza, anche se tale industria
    registrava ancora dei buoni risultati nel segmento delle grandi ordinazioni, la sua
    competitività in tale segmento dipende dal mantenimento della vitalità finanziaria
    globale. Il deterioramento della situazione finanziaria dell'industria comunitaria, che
    è risultata complessivamente negativa nel periodo dell'inchiesta, rappresenta dunque
    una minaccia per l'intero settore dei fiammiferi recanti messaggi pubblicitari della
    Comunità.
61) Gli esportatori di cui sopra hanno dichiarato che alcuni fattori di pregiudizio
    segnalavano una situazione di assenza di pregiudizio, ma non hanno specificato a
    quali indicatori facessero riferimento. Inoltre non risponde a verità l'affermazione
    che la Commissione avrebbe basato le sue conclusioni su un singolo fattore di
    pregiudizio.
    Per tutto il periodo dell'inchiesta, si è rilevato che l'occupazione nel settore ilei
    fiammiferi recanti messaggi pubblicitari è diminuita del 13%, che la quota del
    mercato comunitario detenuta dall'industria comunitaria in termini di valore si è
    ridotta del 10% circa, che il flusso di cassa è sceso del 7% e che la redditività
    complessiva è diventata negativa dopo aver registrato utili del 2,5% nel 1990.
     Inoltre non si deve trascurare il fatto che i prezzi dell'industria comunitaria sono stati
     compressi per i fiammiferi in scatola, che rappresentano il 60% del totale delle sue
     vendite e che il modesto incremento dei prezzi di vendita generali dei fiammiferi, del
     4,3% nel periodo dell'inchiesta, non ha potuto nemmeno compensare gli elìciti
     dell'inflazione. Questa compressione dei prezzi ha indubbiamente svolto un ruolo
     significativo   nel   deterioramento      della    situazione  finanziaria  dell'industria
     comunitaria.
                                                    18-
 ---pagebreak--- 62) I suddetti esportatori hanno anche fornito dei bilanci annuali relativi al principale
    produttore comunitario denunziante ed hanno calcolato un utile sul capitale investito
    del 28,65% per tale produttore nel 1995, e cioè dopo la fine del periodo
    dell'inchiesta. A detta di tali esportatori, un rendimento così alto dimostrerebbe che
    la situazione finanziaria del produttore comunitario in questione è eccellente.
    Per calcolare il suddetto utile sul capitale investilo, gli esportatori hanno applicalo gli
    utili delle grandi ordinazioni, come indicato nel considerando 50) del regolamento
    sui dazi provvisori, al fatturato complessivo figurante nei bilanci ila loro forniti ed
    hanno quindi stabilito il rapporto tra detti utili estrapolati e il capitale netto figurante
    nei bilanci.
63) Si direbbe dunque che i suddetti esportatori abbiano confuso gli utili sul capitale
    investito con il rendimento del capitale netto.
    Quel che più conta, tuttavia, è che i bilanci annuali da loro forniti erano a livello
    consolidato, e comprendevano pertanto numerose attività non contemplate dalla
    presente inchiesta. Rispetto al l'allunilo figurante nei bilanci annuali consolidati, il
    valore commerciale del segmento delle grandi ordinazioni rappresenta appena lo
    0,4%. Tale stima dell'utile sul capitale investito, di conseguenza, dev'essere ignorala
    e considerata erronea e fuorviante.
                              6. Conclusioni relative al pregiudizio
64) In base ai dati e alle considerazioni di cui sopra e tenuto conto del deterioramento di
     svariati indicatori di pregiudizio, quali la redditività, la quota di mercato in termini di
     valore, il flusso di cassa e l'occupazione, combinati con il modesto utilizzo della
     capacità produttiva e con gli effetti di un andamento dei prezzi insoddisfacente, il
     Consiglio conferma che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio grave
     conformemente all'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.
                                 G. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
65) La Commissione aveva provvisoriamente esaminato in che misura il pregiudizio
     grave subito dall'industria comunitaria era stato causato dall'impatto                 delle
     importazioni giapponesi oggetto di dumping e se altri fattori avevano causato o
                                                    19-
 ---pagebreak---     contribuito a causare tale pregiudizio al fine di garantire che il pregiudizio provocalo
    da questi altri fattori non fosse attribuito alle importazioni oggetto di dumping in
    questione. Gli altri fattori presi in considerazione sono stati l'andamento dei
    consumi, la concorrenza di altri produttori comunitari, le altre imporla/ioni,
    l'andamento delle esportazioni dell'industria comunitaria e il comportamento dei
    principali operatori economici nel periodo dell'inchiesta.
66) Nonostante quest'analisi dettagliala sulle cause del pregiudizio, alcuni esportatori
    hanno sostenuto che non si è stabilito alcun nesso di causalità Ira le pretese
    importazioni oggetto di dumping e il pregiudizio grave subito dall'industria
    comunitaria. A loro dire, infatti, gli esportatori giapponesi non avevano aumentato il
    volume della loro quota del             mercato comunitario sebbene         i loro prezzi
    all'importazione fossero aumentati del 40%. Inoltre non riuscivano a capire perché
    nel segmento delle grandi ordinazioni, in cui erano stati riscontrati i maggiori margini
    di sottoquotazione dei prezzi da parte degli esportatori giapponesi, non si erano
    rilevati effetti di causalità, ed era anzi emersa una situazione redditizia.
67) Si dovrebbe tuttavia tenere presente, come indicato nei considerando da 58) a 62) del
    regolamento sui dazi provvisori, che le importazioni a basso prezzo di prodotti
    oggetto di dumping dal Giappone hanno aumentato la loro quota di mercato
    comunitario in termini di valore del 24%;, mentre l'industria comunitaria ha perso il
     10% di tale quota. Dal 1990 al periodo dell'inchiesta i prezzi dell'industria
    comunitaria sono stati costantemente compressi e nonostante un significativo
    aumento dei prezzi i prodotti giapponesi sottoquotavano ancora i prezzi comunitari di
    un margine medio del 6,2%. Nel corso degli anni, tale situazione ha provocato
    notevoli difficoltà all'industria comunitaria, la cui redditività è divenuta negativa nel
    periodo dell'inchiesta.
     Un ulteriore collegamento tra la situazione negativa dell'industria comunitaria e le
     importazioni giapponesi oggetto di dumping è stato stabilito in base al fatto che gli
     utili sulle vendite dell'industria comunitaria sono risultati significativamente peggiori
     nei segmenti commerciali in cui i prodotti giapponesi erano più presenti, e cioè nei
     segmenti delle piccole e medie ordinazioni.
                                                  -20
 ---pagebreak--- 68) La Commissione ha analizzato più a fondo separatamente la quota di meri alo dei
    fiammiferi recanti messaggi pubblicitari per ciascuna categoria di clienti in base alle
    dimensioni delle ordinazioni in termini di volume e di valore, come indicalo nella
    tabella seguente. Questa tabella è stata elaborata per il periodo dell'inchiesta relativa
    al dumping (1° luglio 1993 - 30 giugno 1994) sulla base di più dell'80% delle
    vendite effettuate dall'industria comunitaria e dell'80% circa delle             vendite
    giapponesi sul mercato comunitario:
Dimensione            Esportatori              Industria              Quota di mercato
ordinazioni           giapponesi               comunitaria            complessiva
                      volume       valore      volume     valore      volume       valore
Piccole                     14%       16,5%         11%       16,5%         25%         33%
Medie                       14%         13%         20%         21%         34%         \\<<
Grandi                       4%           3%        37%         30%         41%         33%
69) Quest'analisi dimostra che mentre il volume del mercato delle grandi ordinazioni
    rappresenta circa il 41% del totale del mercato dei fiammiferi recanti messaggi
    pubblicitari, la quota detenuta dall'industria comunitaria per le grandi ordinazioni
    ammonta a quasi dieci volte quella degli esportatori giapponesi. Il volume limitalo
    delle vendite degli esportatori giapponesi in questo segmento spiega perché gli effetti
    rilevati siano modesti.
70) Gli altri due segmenti dei mercati rappresentano circa il 60% del volume e circa il
    67% del valore della quota di mercato complessiva, a dimostrazione del fatto che
    sono questi i segmenti chiave del settore dei fiammiferi recanti messaggi pubblicitari.
71) Ne deriva che le importazioni a basso prezzo di prodotti giapponesi oggetto di
    dumping puntano dunque a questi segmenti chiave del mercato comunitario, dato che
    il volume della loro quota del mercato in questi segmenti (47%) è paragonabile a
    quello dell'industria comunitaria (53%). Di conseguenza, i grandi quantitativi
     venduti dagli esportatori giapponesi, combinati con le loro costanti pressioni sui
                                                 21
 ---pagebreak---                                                                  mammmmmmmmmm
    prezzi a partire dal 1990 in questi segmenti chiave del mercato, hanno chiaramente
    provocato un pregiudizio grave all'industria comunitaria.
72) Per quanto riguarda l'andamento dei prezzi, e come già illustrato in precedenza nel
    capitolo F (Pregiudizio), i prezzi di vendita dei fiammiferi in scatola e in bustina
    dell'industria comunitaria hanno avuto un andamento diverso dal 1990 al periodo
    dell'inchiesta. I prezzi dei fiammiferi in scatola sono diminuiti del 2%, mentre quelli
    dei fiammiferi in bustina sono aumentati del 10%. Considerando il fatto che i
    fiammiferi    in scatola costituiscono la stragrande maggioranza delle vendite
    giapponesi (circa l'80%) nel periodo di cui sopra, si può chiaramente accertare il
    collegamento tra l'andamento negativo dei prezzi dei fiammiferi in scatola e la
    presenza sul mercato comunitario delle importazioni giapponesi oggetto di dumping.
73) In conclusione, in base alle risultanze illustrate e sviluppale nei considerando
    precedenti, il Consiglio conferma che le importazioni oggetto di dumping a basso
    prezzo dal Giappone, indipendentemente da altri fattori, hanno provocato pregiudizio
    grave all'industria comunitaria.
                            H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
74) Nel suo regolamento sui dazi provvisori, la Commissione ha indicato i motivi per cui
    l'interesse della Comunità richiede un intervento. Si ricorda a questo proposito che
    gli altri produttori della Comunità consistono in piccole e medie imprese che
    rappresentano fino al 22% della produzione totale comunitaria del prodotto
    interessato. Il fatto che la stragrande maggioranza (90%) di questi produttori abbia
    continuato a sostenere la denuncia dimostra come ritengano loro interesse ripristinare
     una prassi commerciale leale nel mercato comunitario con l'istituzione di misure
     antidumping.
75) Per quanto riguarda le indagini nel quadro della legge sulla concorrenza in relazione
     al principale produttore comunitario nel mercato comunitario, la Commissione è
     consapevole del fatto che è stata sporta una denuncia presso i servizi competenti della
     Commissione, secondo la quale la Swedish Match avrebbe fatto e farebbe un uso
     abusivo della sua posizione dominante praticando una politica di acquisizioni e di
     prezzi predatori. Tale denuncia è stata archiviata, senza ricorso da parte del
                                                 22
 ---pagebreak---     denunziante, in quanto non sono state fornite né trovate prove dell'esistenza dei
    presunti abusi.
76) Per quanto riguarda l'accusa mossa al principale produttore comunitario di voler
    adottare o avere già adottato una strategia a lungo termine di vendite in perdita, la
    Commissione conferma quanto già esposto nel considerando 94) del regolamento sui
    dazi provvisori, si può aggiungere che le denunce presentate a tale proposilo si
    basavano su poche quotazioni relative a un periodo molto breve successivo al
    periodo dell'inchiesta. Tali denunce non possono essere prese in considerazione
    perché il numero di quotazioni (tre) è estremamente limitato e si riferisce a un
    periodo successivo al periodo dell'inchiesta.
77) Ricapitolando, il Consiglio, dopo aver valutato tutti i vari interessi nel loro
    complesso e per i motivi esposti nel regolamento sui dazi provvisori conclude che, in
    generale, è nell'interesse della Comunità istituire misure definitive.
                                 I. MISURE ANTIDUMPING
78) In base alle conclusioni di cui sopra relative al dumping, al pregiudizio, al nesso di
    causalità e all'interesse della Comunità, si è esaminato quali dovessero essere il
    livello e la tipologia delle misure antidumping da adottare per eliminare gli elìcili di
    distorsione degli scambi del dumping pregiudizievole e per ripristinare efficaci
    condizioni di concorrenza nel mercato comunitario.
79) Successivamente alla pubblicazione del regolamento sui dazi provvisori, la
    Commissione si è resa conto che il livello di adeguamento commerciale calcolalo per
    stabilire il livello di eliminazione del pregiudizio era stalo applicato ai prezzi di
    rivendita degli importatori non collegati, mentre detto adeguamento doveva essere
    applicato ai prezzi di vendita degli esportatori giapponesi nella Comunità. I margini
    di pregiudizio sono stati pertanto ricalcolati.
80) Dato che il margine di pregiudizio, vale a dire il livello dei prezzi al quale gli effetti
    pregiudizievoli delle importazioni oggetto di dumping sarebbero eliminati, è risultalo
    inferiore al margine di dumping riscontrato per tre degli esportatori coinvolti
     nell'inchiesta, per determinare il livello delle misure da applicare a tali esportatori si
    è utilizzato il margine di pregiudizio.
                                                 -23-
 ---pagebreak---     Per un esportatore si è utilizzato il margine di dumping, che era inferiore al margine
    di pregiudizio riscontrato, per determinare il livello delle misure applicabili.
81) In base a quanto sopra esposto, si dovrebbero imporre dazi definitivi, sotto forma ili
    dazi ad valorem.
82) Il denunziante ha sostenuto che, per evitare che i dazi possano essere elusi, si
    dovrebbe imporre lo stesso dazio a tutti i produttori esportatori che hanno
    collaborato. Tale richiesta si basava su una relazione di un istillilo giapponese di
    ricerca economica in base alla quale vi sarebbe una stretta collaborazione in rapporto
    ai prezzi interni e all'esportazione dell'industria giapponese.
    Dalle informazioni raccolte dalla Commissione e verificate in loco non è emerso
    alcun elemento di prova di una strategia comune dei prezzi dell'industria giapponese,
    quantomeno per quanto riguarda i prezzi sul mercato interno e dunque il valore
    normale (cfr. i considerando 22) e 23)). Inoltre, l'istituzione dello stesso dazio per
    tutti i produttori esportatori, indipendentemente dai loro diversi valori normali,
    costituirebbe un trattamento arbitrario che non potrebbe essere giustificato dalla
    semplice possibilità, non documentata, di un'clusione dei dazi.
    La richiesta è pertanto respinta.
                         J. RISCOSSIONE DEI DAZI PROVVISORI
83) Data l'entità dei margini di dumping accertati per i produttori e i paesi esportatori e in
    considerazione della gravità del pregiudizio arrecano all'industria comunitaria, si
    ritiene necessario che gli importi depositati a titolo di dazi antidumping provvisori
    siano definitivamente riscossi in ragione del livello dei dazi definitivi.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                          Articolo I
 1. Sono istituiti dazi antidumping definitivi sulle importazioni di fiammiferi recanti
     messaggi pubblicitari originari del Giappone. Il prodotto in questione rientra nel
    codice NC ex 3605 00 00 (codice Taric 3605000010).
                                                  24-
 ---pagebreak---      Ai fini del presente regolamento, per fiammiferi recanti messaggi pubblicitari
     s'intendono quelli recanti un messaggio pubblicitario invece del logo o della
     denominazione dettagliata del fabbricante oppure in aggiunta a detto logo o a della
     denominazione.
2.   Ai fini del presente regolamento, l'aliquota di dazio applicabile al prezzo netto franco
     frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è del 43,2% (codice addizionale Tarie
     8900), fatta eccezione per le importazioni fabbricate ed esportate dalle seguenti
     imprese, che sono soggette alle aliquote di dazio specificate in appresso:
      a)   27,8% per i prodotti fabbricati ed esportati dalla Daiwa Trading & Industriai
           Match Co. Ltd (codice addizionale Taric 8022)
      b)   9,8% per i prodotti fabbricati ed esportali dalla Kobe Match Co. Lui (codice
           addizionale Taric 8023)
      e)   10,3% per i prodotti fabbricati ed esportati dalla Yaka Chemical Industriai Co.
           Ltd (codice addizionale Taric 8024)
3.   Salvo diversa indicazione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
                                          Articolo 2
Gli importi depositati a titolo di dazi antidumping provvisori a norma del regolamento
(CE) n. 1092/97 sono riscossi definitivamente all'aliquota di dazio imposta in via
definitiva.
Gli importi depositati in eccesso rispetto all'aliquota del dazio antidumping definitivo
sono svincolati.
                                          Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
 Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
 ciascuno degli Stati membri.
 Fatto a Bruxelles,                                             Per il Consiglio
                                                   25-
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(97) 487 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                                     02 11
                                            N. di catalogo : CB-C0-97-496-IT-C
                                                              ISBN 92-78-25076-7
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo