CELEX: 62009CJ0379
Language: it
Date: 2011-03-10 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 10 marzo 2011.#Maurits Casteels contro British Airways plc.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Arbeidshof te Brussel - Belgio.#Libera circolazione dei lavoratori - Artt. 45 TFUE e 48 TFUE - Previdenza sociale dei lavoratori migranti - Salvaguardia dei diritti a pensione complementare - Mancanza di azione da parte del Consiglio - Lavoratore occupato successivamente da uno stesso datore di lavoro in vari Stati membri.#Causa C-379/09.

Causa C‑379/09
      Maurits Casteels
      contro
      British Airways plc
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Arbeidshof te Brussel)
      «Libera circolazione dei lavoratori — Artt. 45 TFUE e 48 TFUE — Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Salvaguardia dei diritti a pensione complementare — Mancanza di azione da parte del Consiglio — Lavoratore occupato in momenti successivi da uno stesso datore di lavoro in vari Stati membri»
      Massime della sentenza
      1.        Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Disposizioni del Trattato — Art. 48 TFUE — Effetto diretto — Insussistenza
      (Art. 48 TFUE)
      2.        Libera circolazione delle persone — Lavoratori — Parità di trattamento — Pensione complementare — Condizioni di acquisizione
            disciplinate da un contratto collettivo
      (Art. 45 TFUE)
      1.        L’art. 48 TFUE non ha un effetto diretto che può essere invocato da un singolo avverso un datore di lavoro del settore privato
         in una controversia pendente dinanzi ai giudici nazionali.
      
      (v. punto 16, dispositivo 1)
      2.        L’art. 45 TFUE osta, nell’ambito dell’applicazione obbligatoria di un contratto collettivo di lavoro:
      
      –      a che, per determinare il periodo di acquisizione di diritti definitivi a prestazioni di pensione complementare in uno Stato
         membro, non si tenga conto degli anni di servizio prestati da un lavoratore per lo stesso datore di lavoro nelle sedi di quest’ultimo
         situate in vari Stati membri e in forza dello stesso contratto di lavoro globale, e
      
      –      a che un lavoratore che sia stato trasferito da una sede del suo datore di lavoro situata in uno Stato membro in una sede
         dello stesso datore di lavoro situata in un altro Stato membro sia considerato come se avesse lasciato detto datore di lavoro
         di propria iniziativa.
      
      (v. punto 36, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      10 marzo 2011 (*)
      
      «Libera circolazione dei lavoratori – Artt. 45 TFUE e 48 TFUE – Previdenza sociale dei lavoratori migranti – Salvaguardia dei diritti a pensione complementare – Mancanza di azione da parte del Consiglio – Lavoratore occupato in momenti successivi da uno stesso datore di lavoro in vari Stati membri»
      Nel procedimento C‑379/09,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dall’Arbeidshof te
         Brussel (Belgio), con decisione 15 settembre 2009, pervenuta in cancelleria il 25 settembre 2009, nella causa
      
      Maurits Casteels
      contro
      British Airways plc,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dai sigg. E. Juhász, G. Arestis (relatore), J. Malenovský e T. von Danwitz,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 6 ottobre 2010,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per il sig. Casteels, dall’avv. M. Van Asch, avocat;
      –        per la British Airways plc, dagli avv.ti C. Willems, S. Fiorelli e M. Caproni, advocaten;
      –        per il governo tedesco, dai sigg. J. Möller e C. Blaschke, in qualità di agenti;
      –        per la Repubblica ellenica, dalle sig.re E.-M. Mamouna e M. Michelogiannaki, nonché dal sig. S. Spyropoulos, in qualità di
         agenti;
      
      –        per il governo del Regno Unito, dalla sig.ra H. Walker, in qualità di agente;
      –        per la Commissione europea, dai sigg. V. Kreuschitz e M. van Beek, in qualità di agenti, 
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza dell’11 novembre 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 45 TFUE e 48 TFUE.
      
      2        Detta domanda è stata presentata nell’ambito di una lite che oppone il sig. Casteels, cittadino belga, alla succursale, stabilita
         a Bruxelles (Belgio), della British Airways plc (in prosieguo: la «BA»), società di diritto britannico, in merito ai diritti
         alle prestazioni di pensione complementare dell’interessato.
      
       Contesto normativo
      3        L’art. 1, prima frase, della legge intesa a migliorare il regime complementare di pensione (Gesetz zur Verbesserung des betrieblichen
         Altersversorgung), 19 dicembre 1974 (BGBl. I, 1974, pag. 3610, in prosieguo: il «BetrAVG»), dispone:
      
      «Un lavoratore, al quale sono state promesse, in virtù del suo rapporto di lavoro, prestazioni previdenziali di vecchiaia,
         di invalidità o per i superstiti (previdenza aziendale per la vecchiaia), nel caso in cui il suo rapporto di lavoro termini
         prima della verificazione dell’evento assicurato, conserva il diritto a tali prestazioni, a condizione che a tale data abbia
         compiuto almeno trentacinque anni e 
      
      –        la promessa di prestazioni previdenziali abbia avuto una durata minima nei suoi confronti di dieci anni, oppure
      –        l’inizio del rapporto di dipendenza dall’azienda risalga ad almeno dodici anni prima e la promessa di prestazioni previdenziali
         abbia avuto una durata minima nei suoi confronti di tre anni».
      
      4        L’art. 17, n. 3, del BetrAVG è redatto come segue:
      
      «I contratti collettivi possono derogare agli artt. 2‑5, 16, 27 e 28 della presente legge. Le disposizioni in deroga hanno
         validità tra datori di lavoro e lavoratori non vincolati alla contrattazione collettiva, qualora costoro abbiano convenuto
         di dare applicazione alle pertinenti norme collettive. Per il resto non è ammessa alcuna deroga alle disposizioni della presente
         legge a svantaggio del lavoratore».
      
      5        L’art. 7 del contratto collettivo n. 3 sulle pensioni (Versorgungs-Tarifvertrag Nr. 3, in prosieguo: il «contratto collettivo»),
         vigente il 1° gennaio 1988 e stipulato tra la sede di Düsseldorf (Germania) della BA e il Gewerkschaft Öffentliche Dienste,
         Transport und Verkehr (sindacato dei servizi e trasporti pubblici), disponeva:
      
      «1.      I lavoratori, entrati in servizio alla BA dopo il 31 dicembre 1977, in caso di fuoriuscita prima del completamento dei periodi
         propedeutici legali, hanno diritto alla restituzione dei propri contributi senza interessi.
      
      2.      Ai lavoratori, entrati in servizio alla BA prima del 1° gennaio 1978, si applicano le seguenti disposizioni:
      a)      i lavoratori con diritti definitivamente acquisiti, in caso di fuoriuscita dall’azienda prima del raggiungimento dell’età
         pensionistica, possono richiedere il pagamento del valore dei loro diritti previdenziali maturati in base ai loro contributi;
         
      
      b)      i lavoratori che prima della decorrenza di cinque anni di servizio cessano di propria volontà il rapporto con la BA, hanno
         diritto solo alle prestazioni maturate in base ai loro contributi. 
      
      I lavoratori, che dopo la decorrenza di cinque anni di servizio ma prima del completamento dei periodi propedeutici legali,
         cessano di propria volontà o per qualsiasi altro motivo il rapporto con la BA, hanno diritto anche alle prestazioni previdenziali
         maturate fino a quella data in base ai contributi versati dalla BA (…).
      
      (...)»
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      6        Il sig. Casteels ha lavorato per la BA ininterrottamente a partire dal 1° luglio 1974. Nel corso della sua vita lavorativa,
         è sempre stato occupato da detta società sul territorio di vari Stati membri, vale a dire nel Regno del Belgio, nella Repubblica
         federale di Germania e nella Repubblica francese. È rimasto vincolato in modo continuo alla BA da un contratto di lavoro globale
         che è stato modificato più volte in funzione della sede cui apparteneva.
      
      7        Il sig. Casteels ha lavorato così in Belgio fino al 14 novembre 1988; successivamente, dal 15 novembre 1988 al 1° ottobre
         1991, presso la sede della BA situata a Düsseldorf. Dal 1° ottobre 1991 al 1° aprile 1996, è stato occupato dalla BA in Francia,
         poi ha svolto nuovamente la sua attività in Belgio.
      
      8        Il contratto di lavoro del sig. Casteels, datato 10 marzo 1988, prevedeva che quest’ultimo sarebbe stato iscritto al regime
         pensionistico complementare della BA vigente presso il luogo della sua occupazione. 
      
      9        In occasione del trasferimento del sig. Casteels da Bruxelles a Düsseldorf, veniva convenuto tra le parti in questione che
         le condizioni di lavoro dell’interessato sarebbero state quelle applicabili al personale tedesco assunto dalla BA il 1° luglio
         1974. Un’eccezione veniva tuttavia prevista per quanto riguarda l’iscrizione del sig. Casteels al regime pensionistico della
         BA in Germania, sottoscritto presso la cassa assicurativa del gruppo Victoria Lebensversicherungen AG. Detta iscrizione poteva
         prendere effetto soltanto a partire dall’entrata in servizio del sig. Casteels presso la sede della BA situata a Düsseldorf.
      
      10      Nell’ambito della causa principale, la BA contesta il diritto del sig. Casteels alle prestazioni di pensione complementare
         per il periodo di attività svolto in Germania, in quanto il sig. Casteels avrebbe lasciato volontariamente tale sede di Düsseldorf
         nel 1991 senza aver compiuto il periodo minimo di servizio necessario, ai termini dell’art. 7 del contratto collettivo, per
         l’acquisizione di diritti definitivi a pensione complementare in forza del regime in vigore presso detta sede.
      
      11      Secondo l’Arbeidshof te Brussel, in forza della normativa tedesca vigente durante il periodo considerato, il sig. Casteels
         poteva far valere soltanto un diritto al rimborso dei suoi contributi, esclusi quelli versati dal suo datore di lavoro. Così,
         per quanto riguarda i diritti a prestazioni di pensione complementare, la situazione del sig. Casteels sarebbe, a causa del
         fatto che ha lavorato in vari Stati membri per lo stesso datore di lavoro, meno favorevole di quella che si sarebbe verificata
         se avesse sempre lavorato in Belgio per quest’ultimo.
      
      12      Il giudice a quo, prima di pronunciarsi sulla domanda del sig. Casteels, ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre
         alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1) Se l’art. 42 CE, in mancanza di un intervento del Consiglio [dell’Unione europea], possa essere invocato da un privato
         avverso il suo datore di lavoro del settore privato in una controversia pendente dinanzi ai giudici nazionali. 
      
      2). Se l’art. 39 CE – prima dell’entrata in vigore della direttiva 98/49/CE [del Consiglio 29 giugno 1998, relativa alla salvaguardia
         dei diritti a pensione complementare dei lavoratori subordinati e dei lavoratori autonomi che si spostano all’interno della
         Comunità europea (GU L 209, pag. 46)], e l’art. 42 del Trattato CE, in combinato disposto o considerati singolarmente, ostino
         a che:
      
      nel caso di un lavoratore, il quale sia alle dipendenze della stessa persona giuridica quale suo datore di lavoro e, senza
         essere distaccato, venga consecutivamente impiegato in diverse sedi di tale datore di lavoro in Stati membri diversi, venendo
         di volta in volta assoggettato ai regimi pensionistici complementari vigenti in siffatte sedi,
      
      –        per la determinazione del periodo necessario per l’acquisizione di diritti definitivi alle prestazioni pensionistiche complementari
         (sulla base dei contributi del datore di lavoro e del lavoratore) in un determinato Stato membro, non si tenga conto né degli
         anni di servizio già prestati per lo stesso datore di lavoro in un altro Stato membro, né della sua iscrizione, in tale Stato,
         ad un regime pensionistico complementare, e 
      
      –        il trasferimento del lavoratore, con il suo consenso, in una sede dello stesso datore di lavoro in un altro Stato membro venga
         equiparato all’ipotesi, prevista nel regolamento pensionistico, dell’abbandono volontario della sede, cui consegue la limitazione
         dei diritti alla pensione complementare ai soli contributi versati dal lavoratore, 
      
      allorché tale situazione abbia l’effetto negativo della perdita, da parte del lavoratore, dei diritti alle prestazioni pensionistiche
         complementari per il suo periodo di lavoro in detto Stato membro, cosa che non sarebbe avvenuta se egli avesse lavorato per
         il suo datore di lavoro soltanto in uno Stato membro e fosse rimasto iscritto al regime pensionistico complementare di detto
         Stato».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      13      Con la prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’art. 48 TFUE abbia effetto diretto, nel senso che
         un privato possa invocare detto articolo avverso un datore di lavoro del settore privato in una controversia pendente dinanzi
         ai giudici nazionali.
      
      14      A questo proposito, occorre rilevare che l’art. 48 TFUE non mira a stabilire una norma giuridica operante di per sé. Esso
         costituisce un fondamento giuridico che consente al Parlamento europeo e al Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa
         ordinaria, di adottare, in materia di sicurezza sociale, le misure necessarie per l’instaurazione della libera circolazione
         dei lavoratori. 
      
      15      Pertanto, detta disposizione richiede un’attività del legislatore dell’Unione e si trova quindi subordinata quanto ai suoi
         effetti all’intervento di un atto delle dette istituzioni dell’Unione. Essa non può dunque, di per sé, conferire a privati
         diritti che possono essere invocati dinanzi ai giudici nazionali.
      
      16      Di conseguenza, occorre risolvere la prima questione nel senso che l’art. 48 TFUE non ha un effetto diretto che può essere
         invocato da un singolo avverso un datore di lavoro del settore privato in una controversia pendente dinanzi ai giudici nazionali.
      
       Sulla seconda questione
      17      Con la seconda questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’art. 45 TFUE debba essere interpretato nel senso
         che osta a che, per determinare il periodo di acquisizione di diritti definitivi a prestazioni di pensione complementare in
         uno Stato membro, non si sia tenuto conto degli anni di servizio prestati da un lavoratore per lo stesso datore di lavoro
         presso sedi di quest’ultimo situate in vari Stati membri e in forza di uno stesso contratto di lavoro globale.
      
      18      Il giudice del rinvio s’interroga del pari sulla questione se il trasferimento di un lavoratore, con il suo consenso, in un’altra
         sede dello stesso datore di lavoro, situata in un altro Stato membro, debba essere considerato come un abbandono volontario
         di detto lavoratore, ai sensi delle disposizioni del regime di pensione complementare di cui trattasi.
      
      19      Occorre innanzi tutto rilevare che l’art. 45 TFUE si applica non solo agli atti delle autorità pubbliche, ma anche alle normative
         di altra natura dirette a disciplinare collettivamente il lavoro subordinato (v. sentenza 16 marzo 2010, causa C‑325/08, Olympique
         Lyonnais, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 30 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      20      Ne consegue che l’art. 45 TFUE si applica ad una situazione quale quella di cui trattasi nella causa principale, caratterizzata
         dall’esistenza di un contratto collettivo di lavoro che disciplina i diritti di pensione complementare del sig. Casteels nei
         confronti della BA.
      
      21      Risulta del pari da una giurisprudenza costante che l’insieme delle disposizioni del Trattato FUE relative alla libera circolazione
         delle persone sono volte a facilitare, ai cittadini dell’Unione, l’esercizio di attività lavorative di qualsivoglia natura
         nel territorio dell’Unione e ostano a provvedimenti che potrebbero sfavorirli qualora intendano svolgere un’attività economica
         sul territorio di un altro Stato membro (v. sentenze 1° aprile 2008, causa C‑212/06, Governo della Comunità francese e Governo
         vallone, Racc. pag. I‑1683, punto 44 e la giurisprudenza ivi citata, nonché Olympique Lyonnais, cit., punto 33).
      
      22      Di conseguenza, l’art. 45 TFUE osta a qualsiasi provvedimento che, seppure applicabile senza discriminazioni basate sulla
         cittadinanza, sia idoneo ad ostacolare o a scoraggiare l’esercizio, da parte dei cittadini dell’Unione, delle libertà fondamentali
         garantite dal Trattato (v. sentenza Governo della Comunità francese e Governo vallone, cit., punto 45 e la giurisprudenza
         ivi citata).
      
      23      Nella causa principale, anche se le disposizioni del contratto collettivo, in particolare il suo art. 7, si applicano indistintamente
         a tutti i lavoratori che lavorano nei centri della BA situati in Germania e non distinguono a seconda della cittadinanza dei
         lavoratori interessati, è pur vero che detto contratto collettivo mira a svantaggiare, a causa del fatto che hanno esercitato
         il loro diritto alla libera circolazione in seno all’Unione, lavoratori che si trovino nella situazione del sig. Casteels
         rispetto ai lavoratori occupati dalla BA che non abbiano esercitato siffatto diritto. 
      
      24      Infatti, come ha osservato del pari l’avvocato generale al paragrafo 50 delle sue conclusioni, il contratto collettivo è limitato
         al territorio della Repubblica federale di Germania. 
      
      25      Ne consegue, da un lato, che quanto ai lavoratori occupati dalla BA i quali, come il sig. Casteels, sono stati trasferiti
         dalla sede della BA situata in un altro Stato membro nella sede di questo stesso datore di lavoro situata a Düsseldorf, il
         periodo di servizio prestato presso la prima di dette sedi non è considerato come un periodo di servizio pertinente ai fini
         della verifica del compimento da parte dell’interessato del periodo minimo richiesto per l’acquisizione di diritti definitivi
         ad una pensione complementare in forza del regime in vigore in Germania. 
      
      26      Per contro, i lavoratori occupati presso detta sede di Düsseldorf che abbiano, in seno alla BA, un’anzianità di servizio pari
         a quella del sig. Casteels ma che non hanno esercitato il loro diritto alla libera circolazione possono far valere un periodo
         di anzianità ininterrotta ai fini della verifica del compimento del periodo necessario, conformemente alle disposizioni del
         contratto collettivo, per l’acquisizione di diritti definitivi a prestazioni di pensione complementare in forza del regime
         in vigore presso detta sede. Questi lavoratori fruiscono di una continuità nell’acquisizione dei loro diritti ad una pensione
         complementare, mentre il periodo durante il quale il sig. Casteels ha acquisito diritti in forza del regime in vigore presso
         la stessa sede non ha potuto raggiungere la soglia minima richiesta dall’art. 7 del contratto collettivo, in quanto l’acquisizione
         di anzianità in seno alla BA era stata, per quanto riguarda l’interessato, interrotta a causa del fatto che risultava da periodi
         di servizio prestati in sedi di questo stesso datore di lavoro situate in vari Stati membri.
      
      27      D’altro lato, quanto ai lavoratori occupati dalla BA che sono trasferiti, con il loro consenso, dalla sede della BA situata
         a Düsseldorf in una sede di questo stesso datore di lavoro situata in un altro Stato membro si considera che hanno lasciato
         la BA, ai sensi del contratto collettivo, di modo che gli stessi hanno diritto, in forza dell’art. 7, n. 2, lett. b), di quest’ultimo,
         soltanto alle prestazioni garantite dai contributi che loro stessi hanno versato quando sono stati trasferiti prima della
         scadenza di un periodo di servizio di cinque anni. 
      
      28      Per contro, come sottolinea l’avvocato generale al paragrafo 51 delle sue conclusioni, il lavoratore occupato dalla BA che
         accetti di essere trasferito dalla sede di Düsseldorf in un’altra sede della BA situata in Germania non è considerato nel
         senso che ha lasciato la BA, ai sensi del contratto collettivo, e non rientra, di conseguenza, nell’ambito di applicazione
         della disposizione di detto contratto collettivo menzionata al punto precedente della presente sentenza. 
      
      29      Non prevedendo la presa in considerazione degli anni di servizio prestati da un lavoratore occupato della BA in una sede di
         questo stesso datore di lavoro situata in un altro Stato membro, e equiparando ad un abbandono volontario dalla BA il trasferimento,
         con il suo consenso, di un lavoratore occupato dalla BA presso siffatta sede, il contratto collettivo sfavorisce quindi i
         lavoratori che si siano avvalsi del loro diritto alla libera circolazione in quanto essi subiscono perdite finanziarie, nonché
         una diminuzione dei loro diritti ad una pensione complementare. La prospettiva di siffatto svantaggio può dissuadere lavoratori,
         quali il sig. Casteels, dal lasciare la sede del loro datore situata in uno Stato membro per inserirsi in una sede dello stesso
         datore di lavoro situata in un altro Stato membro (v., in tal senso, sentenza Governo della Comunità francese e Governo vallone,
         cit., punto 48).
      
      30      Il regime di cui trattasi nella causa principale, costituendo un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori, in linea
         di principio vietato dall’art. 45 TFUE, può essere ammesso soltanto a condizione che esso persegua un obiettivo di interesse
         generale, sia adeguato a garantire la realizzazione dello stesso e non ecceda quanto è necessario per raggiungerlo (v., in
         particolare, sentenza Governo della Comunità francese e Governo vallone, cit., punto 55 e giurisprudenza ivi citata).
      
      31      La BA rileva, al riguardo, che tale regime mira ad evitare che un lavoratore sia contemporaneamente iscritto a più regimi
         pensionistici in vari Stati membri. Tuttavia, come osservato dall’avvocato generale al paragrafo 79 delle sue conclusioni,
         in una situazione come quella del sig. Casteels, si deve temere non un arricchimento senza causa del lavoratore migrante ma,
         al contrario, un danno ingiustificato risultante dalla perdita dei diritti ad una pensione complementare per il periodo in
         cui l’interessato è stato iscritto al regime pensionistico complementare tedesco. 
      
      32      Per quanto riguarda l’obiettivo di fidelizzazione del personale invocato dalla BA, questo non può ragionevolmente essere invocato
         per giustificare il trattamento sfavorevole subito da lavoratori, che, pur esercitando il loro diritto alla libera circolazione
         in seno all’Unione, rimangono al servizio dello stesso datore di lavoro.
      
      33      Secondo una giurisprudenza consolidata, spetta al giudice nazionale dare alla disposizione di diritto interno, nel rispetto
         dei limiti stabiliti alla sua discrezionalità dal suo ordinamento nazionale, un’interpretazione ed un’applicazione conformi
         alle prescrizioni del diritto dell’Unione (v. sentenze 4 febbraio 1988, causa 157/86, Murphy e a., Racc. pag. 673, punto 11;
         26 settembre 2000, causa C‑262/97, Engelbrecht, Racc. pag. I‑7321, punto 39, e 11 gennaio 2007, causa C‑208/05, ITC, Racc. pag. I‑181,
         punto 68).
      
      34      A questo proposito, va rilevato che il sig. Casteels, avendo lavorato per la BA ininterrottamente dal 1° luglio 1974, dovrebbe,
         al fine di ottenere un’interpretazione dell’art. 7, n. 2, lett. b), secondo comma, del contratto collettivo conforme all’art. 45 TFUE,
         poter essere considerato nel senso che è stato al servizio della BA da detta data e nel senso che non ha lasciato detto datore
         di lavoro quando è stato trasferito nella sede di quest’ultimo situata in Francia, allo scopo di fruire delle prestazioni
         basate sui propri contributi nonché su quelli della BA fino a concorrenza del suo periodo di iscrizione al regime in vigore
         nella sede della BA situata a Düsseldorf.
      
      35      Infatti, detta disposizione del contratto collettivo dispone che i lavoratori entrati in servizio della BA prima del 1° gennaio
         1978 che, di propria iniziativa o per qualsiasi altro motivo, lasciano la BA dopo 5 anni di servizio ma prima di aver prestato
         i periodi di acquisizione legali hanno del pari diritto alle prestazioni pensionistiche basate in detta data sui contributi
         versati dalla BA. A questo proposito, si deve rilevare che, all’udienza, la BA ha ammesso che l’art. 7, n. 2, del contratto
         collettivo poteva applicarsi al sig. Casteels. 
      
      36      Da quanto precede risulta che occorre risolvere la seconda questione come segue: l’art. 45 TFUE dev’essere interpretato nel
         senso che osta, nell’ambito dell’applicazione obbligatoria di un contratto collettivo di lavoro:
      
      –        a che, per determinare il periodo di acquisizione di diritti definitivi a prestazioni di pensione complementare in uno Stato
         membro, non si tenga conto degli anni di servizio prestati da un lavoratore per lo stesso datore di lavoro nelle sedi di quest’ultimo
         situate in vari Stati membri e in forza dello stesso contratto di lavoro globale, e
      
      –        a che un lavoratore che sia stato trasferito da una sede del suo datore di lavoro situata in uno Stato membro in una sede
         dello stesso datore di lavoro situata in un altro Stato membro sia considerato come se avesse lasciato detto datore di lavoro
         di propria iniziativa. 
      
       Sulle spese
      37      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      L’art. 48 TFUE non ha un effetto diretto che può essere invocato da un singolo avverso un datore di lavoro del settore privato
            in una controversia pendente dinanzi ai giudici nazionali.
      2)      L’art. 45 TFUE dev’essere interpretato nel senso che osta, nell’ambito dell’applicazione obbligatoria di un contratto collettivo
            di lavoro:
      –        a che, per determinare il periodo di acquisizione di diritti definitivi a prestazioni di pensione complementare in uno Stato
            membro, non si tenga conto degli anni di servizio prestati da un lavoratore per lo stesso datore di lavoro nelle sedi di quest’ultimo
            situate in vari Stati membri e in forza dello stesso contratto di lavoro globale, e
      –        a che un lavoratore che sia stato trasferito da una sede del suo datore di lavoro situata in uno Stato membro in una sede
            dello stesso datore di lavoro situata in un altro Stato membro sia considerato come se avesse lasciato detto datore di lavoro
            di propria iniziativa. 
      Firme
      * Lingua processuale: l’olandese.