CELEX: C2004/179/36
Language: it
Date: 2004-07-10 00:00:00
Title: Causa T-201/04: Ricorso della società Microsoft Corporation contro la Commissione delle Comunità europee, proposto il 7 giugno 2004

10.7.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 179/18
            
         Ricorso della società Microsoft Corporation contro la Commissione delle Comunità europee, proposto il 7 giugno 2004
   (Causa T-201/04)
   (2004/C 179/36)
   Lingua processuale: l'inglese
   Il 7 giugno 2004 la società Microsoft Corporation, con sede in Washington (USA), rappresentata dai sigg. I.S. Forrester, QC, e J.-F. Bellis, lawyer, ha proposto dinanzi al Tribunale di primo grado un ricorso contro la Commissione delle Comunità europee.
   La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               annullare la decisione della Commissione 24 marzo 2004, o, in subordine, annullare o ridurre significativamente l'ammenda irrogata;
            
         
               —
            
            
               condannare la Commissione a sopportare le spese.
            
         Motivi e principali argomenti
   La ricorrente contesta la decisione della Commissione che ha accertato due abusi di posizione dominante da parte della ricorrente ed ha irrogato alla ricorrente un'ammenda dell'importo di EUR 497 196 304. Nella decisione la Commissione ha stabilito che la ricorrente ha rifiutato di fornire «Informazioni sull'interoperabilità» e di consentire il loro impiego al fine di sviluppare e di distribuire sistemi operativi per server per gruppi di lavoro. In secondo luogo la Commissione ha stabilito che la ricorrente aveva subordinato la disponibilità del «Window Client PC Operating System» all'acquisto contemporaneo di Windows Media Player.
   In primo luogo, a sostegno del suo ricorso la ricorrente afferma che la Commissione erroneamente ha dichiarato che la ricorrente aveva violato l'art. 82 CE rifiutando di comunicare dei protocolli di comunicazione ai concorrenti e di consentire l'impiego di questa tecnologia proprietaria in sistemi operativi per server per gruppi di lavoro.
   Secondo la ricorrente, le condizioni richieste dalla Corte di giustizia affinché un imprenditore in posizione dominante sia obbligato a concedere una licenza sui suoi diritti di proprietà intellettuale non sono soddisfatte nel caso di specie. A giudizio della ricorrente, la tecnologia per cui le si ordina di concedere una licenza non è indispensabile per conseguire l'interoperabilità con i sistemi operativi di Microsoft PC, il presunto rifiuto di fornire la tecnologia non ha impedito l'affermarsi di nuovi prodotti su un mercato derivato e, infine, non ha avuto l'effetto di escludere ogni concorrenza su un mercato derivato.
   Inoltre, la ricorrente afferma che la decisione impugnata erroneamente ha escluso che la ricorrente potesse addurre i propri diritti di proprietà intellettuale come giustificazione obiettiva del suo presunto rifiuto di fornire la tecnologia ed ha invece avanzato un nuova e giuridicamente erronea valutazione comparata che si fonda su un interesse pubblico alla divulgazione.
   Inoltre la ricorrente afferma che non è mai stata presentata alcuna richiesta di licenza per sviluppare un software nello SEE e che la ricorrente non aveva alcun obbligo di ritenere che la richiesta della Sun potesse far sorgere una qualche particolare responsabilità ai sensi dell'art. 82 CE.
   Inoltre, la ricorrente sostiene che la Commissione non ha tenuto conto degli obblighi imposti alle Comunità europee dall'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS) nell'applicare l'art. 82 ai fatti della causa.
   In secondo luogo, la ricorrente sostiene che la Commissione erroneamente ha ritenuto che la ricorrente violasse l'art. 82 CE condizionando la disponibilità del suo sistema operativo di PC all'acquisto congiunto di una funzionalità multimediale nota come Windows Media Player.
   Secondo la ricorrente, la decisione impugnata si basa su una teoria speculativa dell'esclusione secondo la quale un'ampia distribuzione della funzionalità multimediale in Windows potrebbe, in un futuro indeterminato, condurre ad una situazione in cui i fornitori di contenuti e i produttori di software codificheranno i loro programmi quasi esclusivamente nei formati di Windows Media. La ricorrente sostiene che tale teoria è incompatibile con la decisione della Commissione in merito alla concentrazione AOL/Time Warner (1) nonché con gli elementi del fascicolo che indicano che i fornitori di contenuti continuano a codificare in formati multipli.
   La ricorrente inoltre afferma che la decisione impugnata ignora i benefici provenienti dal modello commerciale della ricorrente, che permette l'integrazione di nuove funzionalità in Windows in risposta ai progressi tecnologici e ai cambiamenti nella domanda dei consumatori.
   Inoltre, secondo la ricorrente la decisione impugnata non soddisfa le condizioni richieste per accertare una violazione dell'art. 82 CE, e in particolare della lett. d) di quest'ultimo. La ricorrente afferma che Windows e la sua funzionalità multimediale non sono due prodotti distinti. Inoltre la ricorrente sostiene che la decisione impugnata non prova che la licenza abbinata e i prodotti abbinati non sono connessi per loro natura o per il loro impiego commerciale. La ricorrente inoltre sostiene che la decisione impugnata non prende in considerazione l'obbligo che il TRIPS impone alle Comunità europea nell'applicare l'art. 82 CE ai fatti della causa e la circostanza che il rimedio imposto è sproporzionato.
   In terzo luogo, la ricorrente sostiene che la richiesta che la ricorrente assuma e retribuisca un fiduciario con il compito di sorvegliare il rispetto della decisione, e di ricevere i reclami ed indagare su di essi, è illegittima in quanto ultra vires. La ricorrente afferma che i poteri delegati al fiduciario sono poteri investigativi ed esecutivi di regola appartenenti dalla Commissione e che non possono essere delegati.
   Infine, la ricorrente sostiene che non esiste alcun fondamento per irrogare alla ricorrente un'ammenda alla luce della novità giuridica dell'accertamento dell'abuso. La ricorrente afferma inoltre che l'importo dell'ammenda è manifestamente eccessivo.
   
      (1)  Decisione della Commissione 11 ottobre 2000 che dichiara una concentrazione compatibile con il mercato comune e con l'accordo SEE (Caso COMP/M.1845 — AOL/Time Warner) (GU 2001 L 268, pag. 28).