CELEX: 62008CJ0097
Language: it
Date: 2009-09-10 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 10 settembre 2009.#Akzo Nobel NV e altri contro Commissione delle Comunità europee.#Impugnazione - Concorrenza - Ententes - Articolo 81, paragraphe 1, CE - Articolo 53, paragraphe 1, de Impugnazione - Concorrenza - Intese - Art. 81, n. 1, CE, - Art. 53, n. 1, dell’Accordo SEE - Art. 23, n. 2, del regolamento (CE) n. 1/2003 - Gruppo di società - Imputabilità delle infrazioni - Responsabilità di una società madre per comportamenti anticoncorrenziali delle proprie controllate - Influenza determinante della società madre - Presunzione semplice in caso di detenzione di una partecipazione al 100%.#Causa C-97/08 P.

Causa C‑97/08 P
      Akzo Nobel NV e altri
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Impugnazione — Concorrenza — Intese — Art. 81, n. 1, CE — Art. 53, n. 1, dell’Accordo SEE — Art. 23, n. 2, del regolamento (CE) n. 1/2003 — Gruppo di società — Imputabilità delle infrazioni — Responsabilità di una società capogruppo per comportamenti anticoncorrenziali delle proprie controllate — Influenza determinante della società capogruppo — Presunzione relativa in caso di detenzione di una partecipazione al 100%»
      Massime della sentenza
      1.        Impugnazione — Interesse ad agire — Impugnazione atta a procurare un beneficio alla parte che l’ha proposta
      2.        Impugnazione — Motivi di ricorso — Motivo dedotto per la prima volta in sede di impugnazione — Irricevibilità — Impugnazione
            proposta da una società controllante e dalle sue controllate contro una sentenza recante conferma di una decisione della Commissione
            che ha inflitto loro un’ammenda — Argomenti relativi alla presunzione di un’influenza determinante esercitata dalla società
            controllante sulle controllate detenute al 100% da quest’ultima — Argomenti che costituiscono lo sviluppo di un motivo invocato
            dinanzi al Tribunale relativo all’imputazione di una responsabilità in solido alla società controllante — Ricevibilità
      (Statuto della Corte di giustizia, art. 58)
      3.        Concorrenza — Procedimento amministrativo — Comunicazione degli addebiti — Contenuto necessario — Rispetto dei diritti della
            difesa
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23)
      4.        Concorrenza — Regole comunitarie — Infrazioni — Imputazione — Società controllante e sue controllate — Unità economica — Criteri
            di valutazione — Presunzione di un’influenza determinante esercitata dalla società controllante sulle controllate detenute
            al 100% da quest’ultima
      (Artt. 81 CE e 82 CE; regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2)
      5.        Concorrenza — Regole comunitarie — Infrazioni — Imputazione — Società controllante e sue controllate — Unità economica — Responsabilità
            della società controllante che non può essere considerata come una responsabilità oggettiva
      (Artt. 81 CE e 82 CE)
      1.        Nell’ambito di un’impugnazione, la sussistenza di un interesse ad agire del ricorrente presuppone che il ricorso possa, con
         il suo esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha proposto.
      
      Per quanto riguarda un’impugnazione proposta da una società controllante e dalle sue controllate contro una sentenza recante
         conferma di una decisione della Commissione che impone alle ricorrenti, in solido tra loro, l’obbligo di pagare un’ammenda
         a motivo di una violazione delle regole della concorrenza, la società controllante e le controllate hanno interesse ad ottenere
         l’annullamento della sentenza. Quanto a queste ultime, se la sentenza impugnata, nella parte relativa alla responsabilità
         della società controllante, fosse annullata, muterebbe la loro situazione, segnatamente sotto il profilo delle implicazioni
         derivanti dalle norme sulla responsabilità solidale.
      
      (v. punti 33-35)
      2.        Ove, nell’ambito di un’impugnazione proposta da una società controllante e dalle sue controllate contro una sentenza recante
         conferma di una decisione della Commissione che impone alle stesse un’ammenda a motivo di una violazione delle regole della
         concorrenza, le ricorrenti invochino argomenti relativi alla presunzione secondo cui una società controllante esercita un’influenza
         determinante su una controllata in caso di detenzione del 100% del capitale della stessa, tali argomenti devono essere considerati
         quali sviluppo di un motivo relativo all’erronea imputazione di una responsabilità in solido alla società controllante, secondo
         cui quest’ultima non esercita un’influenza determinante sul comportamento commerciale delle sue controllate e non forma con
         queste ultime un’unità economica. Infatti, si tratta di argomenti supplementari, che riguardano l’applicazione delle norme
         relative all’imputabilità alla società controllante del comportamento delle sue controllate. Qualora un siffatto motivo sia
         stato invocato dinanzi al Tribunale, l’oggetto della controversia ad esso sottoposta non viene modificato. Argomenti di questo
         genere sono quindi ricevibili nell’ambito di un’impugnazione.
      
      (v. punto 39)
      3.        L’infrazione al diritto comunitario in materia di concorrenza deve essere imputata in maniera inequivocabile alla persona
         giuridica alla quale potranno essere inflitte ammende e la comunicazione degli addebiti dev’essere inviata a quest’ultima.
         È parimenti necessario che la comunicazione degli addebiti indichi a che titolo a una persona giuridica vengano addebitati
         i fatti invocati.
      
      Ove la Commissione intenda fondarsi sulla presunzione di un’influenza determinante esercitata dalla società controllante su
         una controllata detenuta al 100% da quest’ultima, essa non è tenuta, ai fini del rispetto dei diritti della difesa, a produrre,
         nella fase della comunicazione degli addebiti, elementi ulteriori rispetto alla prova relativa alla detenzione da parte della
         società controllante del capitale della propria controllata.
      
      (v. punti 57, 64)
      4.        Il comportamento di una controllata può essere imputato alla società controllante segnatamente quando, pur avendo una personalità
         giuridica distinta, tale controllata non determina in modo autonomo il proprio comportamento sul mercato, ma applica sostanzialmente
         le istruzioni impartitele dalla società controllante, tenuto conto in particolare dei vincoli economici, organizzativi e giuridici
         che uniscono questi due soggetti giuridici. Ciò si verifica perché, in tale situazione, la società controllante e la propria
         controllata fanno parte di una stessa unità economica e, pertanto, formano una sola impresa, il che consente alla Commissione
         di emanare una decisione che infligge ammende nei confronti della società controllante, senza necessità di dimostrare l’implicazione
         personale di quest’ultima nell’infrazione.
      
      Riguardo al caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della propria controllata, la quale
         abbia infranto le norme comunitarie in materia di concorrenza, da un lato, tale società controllante può esercitare un’influenza
         determinante sul comportamento della controllata e, dall’altro, esiste una presunzione relativa secondo cui detta società
         controllante esercita effettivamente un’influenza determinante sul comportamento della propria controllata. Alla luce di tali
         considerazioni è sufficiente che la Commissione provi che l’intero capitale di una controllata è detenuto dalla controllante
         per poter presumere che quest’ultima eserciti un’influenza determinante sulla politica commerciale di tale controllata. La
         Commissione potrà poi ritenere la società controllante solidalmente responsabile per il pagamento dell’ammenda inflitta alla
         propria controllata, a meno che la società controllante, cui incombe l’onere di confutare tale presunzione, non fornisca sufficienti
         elementi di prova idonei a dimostrare che la propria controllata si comporta in maniera autonoma sul mercato.
      
      Il comportamento della controllata sul mercato non può costituire l’unico elemento in grado di determinare la responsabilità
         della società controllante, essendo piuttosto uno dei segni dell’esistenza di un’unità economica.
      
      Al fine di stabilire se una controllata determini in maniera autonoma il suo comportamento sul mercato, devono essere presi
         in considerazione tutti gli elementi pertinenti relativi ai vincoli economici, organizzativi e giuridici che legano tale controllata
         alla società controllante, i quali possono variare a seconda dei casi e non possono quindi essere elencati in modo tassativo.
      
      (v. punti 58-61, 73-74)
      5.        Il diritto comunitario in materia di concorrenza si fonda sul principio della responsabilità personale dell’entità economica
         che ha commesso l’infrazione. Orbene, se la società controllante rientra in tale unità economica, che può essere costituita
         da più persone giuridiche, tale società controllante è considerata responsabile in solido dei comportamenti anticoncorrenziali
         unitamente alle altre persone giuridiche che formano tale unità. Infatti, anche se la società controllante non partecipa direttamente
         all’infrazione, essa esercita, in tale ipotesi, un’influenza determinante sulle controllate che hanno partecipato ad essa.
         In tale contesto ne deriva che la responsabilità della società controllante non può essere considerata una responsabilità
         oggettiva.
      
      (v. punto 77)
 SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      10 settembre 2009 (*)
      
      «Impugnazione – Concorrenza – Intese – Art. 81, n. 1, CE, – Art. 53, n. 1, dell’Accordo SEE – Art. 23, n. 2, del regolamento (CE) n. 1/2003 – Gruppo di società – Imputabilità delle infrazioni – Responsabilità di una società madre per comportamenti anticoncorrenziali delle proprie controllate – Influenza determinante della società madre – Presunzione relativa in caso di detenzione di una partecipazione al 100%»
      Nel procedimento C‑97/08 P,
      avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 27 febbraio 2008,
      Akzo Nobel NV, con sede in Arnhem (Paesi Bassi),
      
      Akzo Nobel Nederland BV, con sede in Arnhem,
      
      Akzo Nobel Chemicals International BV, con sede in Amersfoort (Paesi Bassi),
      
      Akzo Nobel Chemicals BV, con sede in Amersfoort,
      
      Akzo Nobel Functional Chemicals BV, con sede in Amersfoort, 
      
      rappresentate dagli avv.ti C. Swaak, M. van der Woude e M. Mollica, 
      ricorrenti,
      procedimento in cui l’altra parte è:
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. X. Lewis e F. Castillo de la Torre, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J.N. Cunha Rodrigues, J. Klučka, dalla sig.ra P. Lindh e dal
         sig. A. Arabadjiev (relatore), giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig. R. Grass
      vista la fase scritta del procedimento,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 23 aprile 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con la loro impuganzione, la Akzo Nobel NV (in prosieguo: la «Akzo Nobel»), la Akzo Nobel Nederland BV (in prosieguo: la «Akzo
         Nobel Nederland»), la Akzo Nobel Chemicals International BV (in prosieguo: la «Akzo Nobel Chemicals International»), la Akzo
         Nobel Chemicals BV (in prosieguo: la «Akzo Nobel Chemicals») e la Akzo Nobel Functional Chemicals BV (in prosieguo: la «Akzo
         Nobel Functional Chemicals») chiedono alla Corte l’annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità
         europee 12 dicembre 2007, causa T‑112/05, Akzo Nobel e a./Commissione (Racc. pag. II‑5049; in prosieguo: la «sentenza impugnata»),
         con la quale è stato respinto il loro ricorso diretto all’annullamento della decisione della Commissione 9 dicembre 2004,
         2005/566/CE, relativa a un procedimento ai sensi dell’art. 81 del Trattato CE e dell’art. 53 dell’accordo SEE (Caso C.37.533
         – Cloruro di colina) (GU 2005, L 190, pag. 22; in prosieguo: la «decisione controversa»).
      
      2        In tale decisione, la Commissione delle Comunità europee ha contestato alle destinatarie un’infrazione unica e continuata
         dell’art. 81, n. 1, CE e, a decorrere dal 1° gennaio 1994, dell’art. 53, n. 1, dell’accordo 2 maggio 1992 sullo Spazio economico
         europeo (GU 1994, L 1, pag. 3).
      
       Contesto normativo comunitario
      3        Ai sensi dell’art. 15, n. 2, del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d’applicazione degli
         artt. [81 CE] e [82 CE] (GU 1962, 13, pag. 204):
      
      «La Commissione può, mediante decisione, infliggere alle imprese ed alle associazioni di imprese ammende che variano da un
         minimo di mille unità di conto ad un massimo di un milione, con facoltà di aumentare quest’ultimo importo fino al 10 per cento
         del volume d’affari realizzato durante l’esercizio sociale precedente da ciascuna delle imprese che hanno partecipato all’infrazione,
         quando intenzionalmente o per negligenza:
      
      a)      commettano una infrazione alle disposizioni dell’articolo [81], paragrafo 1, o dell’articolo [82] del Trattato, 
      (…)».
      4        L’art. 23, n. 2, del regolamento del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza
         di cui agli articoli 81 e 82 del Trattato (GU 2003, L 1, pag. 1), così recita:
      
      «La Commissione può, mediante decisione, infliggere ammende alle imprese ed alle associazioni di imprese quando, intenzionalmente
         o per negligenza: 
      
      a)      commettono un’infrazione alle disposizioni dell’articolo 81 o dell’articolo 82 del Trattato; oppure
      (…)
      Per ciascuna impresa o associazione di imprese partecipanti all’infrazione, l’ammenda non deve superare il 10% del fatturato
         totale realizzato durante l’esercizio sociale precedente.
      
      (…)».
       I fatti
      5        Secondo gli accertamenti effettuati dalla Commissione, cui fa riferimento il Tribunale nella sentenza impugnata, i fatti all’origine
         della controversia sono i seguenti.
      
      6        Dopo avere ricevuto, nell’aprile 1999, l’istanza di un produttore americano intesa ad ottenere l’applicazione di misure di
         clemenza, la Commissione avviava un’indagine sul settore del cloruro di colina a livello mondiale, indagine che ha riguardato
         il periodo compreso tra il 1992 e la fine del 1998. 
      
      7        Il cloruro di colina appartiene al gruppo di vitamine idrosolubili del complesso B (vitamina B4). Esso è utilizzato prevalentemente
         nell’industria dei mangimi come additivo alimentare. Oltre ai produttori, sul mercato del cloruro di colina operano, da un
         lato, i trasformatori, i quali acquistano il prodotto dai produttori in forma liquida e lo trasformano, per conto del produttore
         stesso oppure per proprio conto, in cloruro di colina su supporto, e, dall’altro, i distributori.
      
      8        Le ricorrenti, cinque società appartenenti al gruppo Akzo Nobel, appartengono ai produttori di cloruro di colina. Nel periodo
         oggetto dell’indagine della Commissione, la Akzo Nobel, società madre del gruppo, deteneva, direttamente o indirettamente,
         la totalità del capitale delle altre ricorrenti. Infatti, quest’ultima possedeva il 100% del capitale delle proprie controllate:
         la Akzo Nobel Nederland e la Akzo Nobel Chemicals International. La Akzo Nobel Nederland era proprietaria del 100% del capitale
         della propria controllata, la Akzo Nobel Chemicals, che a sua volta possedeva l’intero capitale sociale della Akzo Nobel Functional
         Chemicals. 
      
      9        Il fatturato consolidato mondiale dichiarato dalla Akzo Nobel nel 2003, esercizio immediatamente precedente alla decisione
         controversa, ammontava a EUR 13 miliardi.
      
      10      Per ciò che riguarda lo Spazio economico europeo (SEE), veniva attuata un’intesa a due livelli diversi, ma strettamente connessi,
         vale a dire il livello mondiale e quello europeo. 
      
      11      A livello mondiale, diverse società nordamericane ed europee, tra cui le ricorrenti, partecipavano ad attività anticoncorrenziali
         tra il giugno 1992 e l’aprile 1994. Soltanto le società europee, tra le quali figuravano anche le ricorrenti, partecipavano
         alle riunioni di attuazione dell’intesa a livello europeo, durata dal marzo 1994 all’ottobre 1998.
      
      12      La Commissione ha considerato gli accordi conclusi a livello mondiale ed europeo quali unica infrazione complessa e continuata
         concernente il SEE, cui i produttori nordamericani hanno partecipato per un certo tempo e quelli europei per tutto il periodo
         oggetto dell’indagine.
      
      13      In data 9 dicembre 2004 la Commissione ha emanato la decisione controversa. All’art. 1 di tale decisione, essa ha accertato
         che diverse imprese, tra cui le ricorrenti, avendo partecipato ad una serie di accordi e di pratiche concordate concernenti
         la fissazione dei prezzi, la ripartizione dei mercati nonché ad azioni concertate contro i concorrenti nel settore del cloruro
         di colina nel SEE, avevano violato l’art. 81, n. 1, CE e l’art. 53 dell’accordo SEE.
      
      14      Per quanto attiene al gruppo Akzo Nobel, la Commissione ha deciso di indirizzare solidalmente e congiuntamente la decisione
         controversa a tutte le ricorrenti. La Akzo Nobel Nederland, la Akzo Nobel Chemicals International e la Akzo Nobel Chemicals,
         ovvero le società che le hanno precedute, hanno partecipato direttamente all’infrazione. La Akzo Nobel Functional Chemicals
         è stata creata come controllata della Akzo Nobel Chemicals nel giugno del 1999. Pertanto, la Commissione ha considerato che
         la Akzo Nobel Functional Chemicals fosse succeduta giuridicamente alla propria società madre nella maggior parte delle attività
         nel settore del cloruro di colina precedentemente esercitate da quest’ultima e che, conseguentemente, dovesse anch’essa essere
         destinataria della detta decisione.
      
      15      Per ciò che riguarda, più precisamente, la Akzo Nobel, la Commissione ha ritenuto che essa costituisse un’unica entità economica
         insieme alle altre persone giuridiche del gruppo Akzo Nobel destinatarie della decisione controversa e che fosse tale entità
         economica ad aver partecipato all’intesa. La Commissione ha concluso che la detta società era in grado di esercitare un’influenza
         determinante sulla politica commerciale delle sue controllate, delle quali essa deteneva, direttamente o indirettamente, l’intero
         capitale sociale, e che era possibile presumere che ciò fosse effettivamente avvenuto. La Commissione ha dunque ritenuto che
         sussistesse una mancanza di autonomia commerciale delle controllate della Akzo Nobel, il che l’ha indotta a indirizzare la
         decisione controversa nei confronti di quest’ultima, nonostante il fatto che essa stessa non avesse partecipato all’intesa.
      
      16      La Commissione ha considerato che l’assenza di autonomia commerciale delle società operative o delle unità commerciali del
         gruppo Akzo Nobel risultasse provata anche dai documenti prodotti dalla Akzo Nobel durante il procedimento amministrativo.
      
      17      Basandosi sulla quota di mercato complessiva di tutte le ricorrenti e, in particolare, sul dato menzionato supra al punto
         9, la Commissione, all’art. 2 della decisione controversa, ha inflitto alle ricorrenti, in solido tra loro, un’ammenda di
         EUR 20,99 milioni per le infrazioni indicate all’art. 1 di tale decisione.
      
       Ricorso dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
      18      A sostegno del loro ricorso dinanzi al Tribunale per l’annullamento della decisione controversa, le ricorrenti deducevano
         tre motivi.
      
      19      La Commissione considerava il detto ricorso irricevibile, sulla base del rilievo che, a suo avviso, esso non sarebbe stato
         proposto conformemente all’art. 21 dello Statuto della Corte di giustizia e all’art. 44 del regolamento di procedura del Tribunale,
         o come manifestamente infondato, per quanto concerne la Akzo Nobel Nederland, la Akzo Nobel Chemicals International e la Akzo
         Nobel Chemicals, dal momento che tale ricorso, che doveva essere considerato come cinque ricorsi individuali, non avrebbe
         contenuto motivi tali da giustificare l’annullamento della decisione controversa, nella parte in cui essa accertava la responsabilità
         di tali società o fissava l’importo dell’ammenda nei confronti delle stesse. La Commissione sosteneva, in subordine, che,
         per gli stessi motivi, risultasse chiaramente che le controllate della Akzo Nobel, benché destinatarie della detta decisione,
         non avessero interesse ad agire per chiedere l’annullamento di tale decisione.
      
      20      Ai punti 31 e 32 della sentenza impugnata, il Tribunale ha respinto l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione.
         
      
      21      Quanto al merito, il primo motivo dedotto dalle ricorrenti atteneva all’erronea imputazione di una responsabilità in solido
         alla Akzo Nobel, società holding del gruppo, che deteneva, direttamente o indirettamente, il 100% del capitale delle sue controllate.
      
      22      Le ricorrenti sostenevano che l’influenza determinante che una società controllante deve esercitare per vedersi imputare la
         responsabilità delle azioni della propria controllata dovesse riguardare la politica commerciale stricto sensu di quest’ultima.
      
      23      Di conseguenza, la Commissione sarebbe tenuta a provare, in primo luogo, la possibilità per la società controllante di esercitare
         un potere di direzione al punto da privare la sua controllata di qualsiasi autonomia nella propria linea di azione commerciale
         e, in secondo luogo, il fatto di aver esercitato tale potere.
      
      24      Secondo la giurisprudenza comunitaria, sarebbe lecito presumere che una società controllata al 100% applichi le istruzioni
         impartitele dalla società controllante. Alla luce di tali considerazioni, affinché la Commissione sia tenuta a ritenere responsabile
         soltanto una controllata, occorrerebbe che quest’ultima determini la propria politica commerciale in gran parte da sola. Qualora
         quest’ultima circostanza risultasse provata, spetterebbe nuovamente alla Commissione provare, caso per caso, che la società
         controllante abbia effettivamente esercitato un’influenza determinante. 
      
      25      Ne risulterebbe che un’organizzazione unitaria di un complesso di società, come quella del gruppo Akzo Nobel, non sarebbe
         sufficiente, di per sé, a rendere superflua la necessità di provare l’implicazione effettiva della società controllante.
      
      26      Le ricorrenti ritenevano di aver dimostrato che le controllate della Akzo Nobel determinassero la loro politica commerciale
         in grande parte da sole e di aver, quindi, confutato la presunzione di cui si era avvalsa la Commissione. Esse sostenevano
         che quest’ultima avrebbe dovuto provare che la detta società avesse esercitato un’influenza determinante sulla politica commerciale
         delle altre ricorrenti. Ebbene, la Commissione non avrebbe adempiuto tale obbligo, tenuto conto del fatto che gli elementi,
         distinti dalla detenzione dell’intero capitale, assunti dalla Commissione per affermare la responsabilità solidale della Akzo
         Nobel per l’infrazione, sarebbero irrilevanti ovvero erronei.
      
      27      Per quanto attiene al primo motivo dedotto dalle ricorrenti a sostegno del loro ricorso, il Tribunale ha esaminato, in limine,
         la questione dell’imputabilità del comportamento illecito di una controllata alla sua società controllante rilevando quanto
         segue:
      
      «57      Occorre anzitutto ricordare che la nozione d’impresa ai sensi dell’art. 81 CE include entità economiche, ognuna delle quali
         consiste in un’organizzazione unitaria di elementi personali, materiali e immateriali che persegue stabilmente un determinato
         fine di natura economica, organizzazione che può concorrere alla realizzazione di un’infrazione prevista da tale disposizione
         (v. sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑9/99, HFB e a./Commissione, Racc. pag. II‑1487, punto 54, e la giurisprudenza
         ivi citata).
      
      58      Non è quindi una relazione di istigazione a commettere l’illecito tra la controllante e la sua controllata né, a maggior ragione,
         un’implicazione della prima in tale illecito, ma il fatto che esse costituiscono un’unica impresa nel sopraccitato senso che
         permette alla Commissione di adottare la decisione che impone ammende nei confronti della società controllante di un gruppo
         di società. Infatti, occorre ricordare che il diritto comunitario in materia di concorrenza riconosce che varie società appartenenti
         ad uno stesso gruppo costituiscono un’entità economica e pertanto un’impresa ai sensi degli artt. 81 CE e 82 CE se le società
         interessate non determinano in modo autonomo il loro comportamento sul mercato (sentenza del Tribunale 30 settembre 2003,
         causa T‑203/01, Michelin/Commissione, Racc. pag. II‑4071, punto 290).
      
      59      Occorre anche rilevare che, per l’applicazione e l’esecuzione delle decisioni della Commissione in materia di diritto della
         concorrenza, è necessario identificare un’entità dotata della personalità giuridica che sarà destinataria dell’atto (v., in
         tal senso, sentenza del Tribunale 20 aprile 1999, cause riunite da T‑305/94 a T‑307/94, da T‑313/94 a T‑316/94, T‑318/94,
         T‑325/94, T‑328/94, T‑329/94 e T‑335/94, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, detta “PVC II”, Racc. pag. II‑931,
         punto 978). 
      
      60      Nel caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della sua controllata che si sia resa responsabile
         di un comportamento illecito, esiste una presunzione semplice che tale società controllante eserciti un’influenza determinante
         sul comportamento della sua controllata (v., in tal senso, sentenza della Corte 25 ottobre 1983, causa 107/82, AEG/Commissione,
         Racc. pag. 3151, punto 50, e sentenza PVC II, citata al punto 59 supra, punti 961 e 984), e che esse costituiscano quindi
         un’unica impresa ai sensi dell’art. 81 CE (sentenza del Tribunale 15 giugno 2005, cause riunite T‑71/03, T‑74/03, T‑87/03
         e T‑91/03, Tokai Carbon e a./Commissione, punto 59). Incombe quindi alla società controllante che contesta dinanzi al giudice
         comunitario una Decisione della Commissione che le infligge un’ammenda per il comportamento della sua controllata confutare
         tale presunzione fornendo elementi di prova idonei a dimostrare l’autonomia della sua controllata (sentenza del Tribunale
         27 settembre 2006, causa T‑314/01, Avebe/Commissione, Racc. pag. II‑3085, punto 136; v. anche, in tal senso, sentenza della
         Corte, 16 novembre 2000, causa C‑286/98 P, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, Racc. pag. I‑9925; in prosieguo: la “sentenza
         Stora”, punto 29).
      
      61      A tale riguardo, occorre evidenziare che, pur essendo vero che, ai punti 28 e 29 della sentenza Stora, citata al precedente
         punto 60, la Corte ha menzionato, oltre alla detenzione del 100% del capitale della controllata, altre circostanze, quali
         la mancata contestazione dell’influenza esercitata dalla controllante sulla politica commerciale della sua controllata e la
         rappresentanza comune delle due società durante il procedimento amministrativo, ciò non toglie che tali circostanze siano
         state rilevate dalla Corte solo con l’obiettivo di mostrare tutti gli elementi su cui il Tribunale aveva fondato il suo ragionamento,
         per concludere che questo non era fondato solamente sulla detenzione dell’intero capitale della controllata da parte della
         società controllante. Pertanto, dal fatto che la Corte abbia confermato la valutazione del Tribunale in tale causa non può
         derivare la modifica del principio enunciato al punto 50 della sentenza AEG/Commissione, citata al precedente punto 60.
      
      62      Alla luce di tali considerazioni, è sufficiente che la Commissione provi che l’intero capitale di una controllata sia detenuto
         dalla controllante per concludere che quest’ultima esercita un’influenza determinante sulla sua politica commerciale. La Commissione
         potrà, in seguito, ritenere la società controllante solidalmente responsabile per il pagamento dell’ammenda inflitta alla
         sua controllata, a meno che tale società non provi che la sua controllata non applica sostanzialmente le direttive che essa
         impartisce e si comporta, pertanto, in maniera autonoma sul mercato.
      
      63      Occorre anche esaminare, nell’ambito delle presenti osservazioni preliminari, l’argomento, che occupa un posto essenziale
         negli atti delle ricorrenti, secondo cui l’influenza presunta della società controllante per effetto della detenzione dell’intero
         capitale della sua controllata si riferirebbe alla politica commerciale stricto sensu di questa (…). Secondo le ricorrenti,
         rientra in questa politica, per esempio, la strategia di distribuzione e dei prezzi. Pertanto, secondo tale argomento, la
         controllante potrebbe invertire la presunzione dimostrando che è la controllata che gestisce tali aspetti specifici della
         sua politica commerciale senza ricevere direttive al riguardo.
      
      64      A tale titolo, è necessario menzionare che, nell’ambito dell’analisi dell’esistenza di un’entità economica unica tra diverse
         società che fanno parte di un gruppo, il giudice comunitario ha esaminato se la società controllante potesse influenzare la
         politica dei prezzi (v., in tal senso, sentenze della Corte 14 luglio 1972, causa 48/69, Imperial Chemical Industries/Commissione,
         Racc. pag. 619, punto 137, e causa 52/69, Geigy/Commissione, Racc. pag. 787, punto 45), le attività di produzione e di distribuzione
         (v., in tal senso, sentenza della Corte 6 marzo 1974, cause 6/73 e 7/73, Istituto Chemioterapico Italiano e Commercial Solvents/Commissione,
         Racc. pag. 223, punti 37 e 39-41), gli obiettivi di vendita, gli utili lordi, le spese di vendita, il “cash flow”, le giacenze
         e il marketing (sentenza del Tribunale 12 gennaio 1995, causa T‑102/92, Viho/Commissione, Racc. pag. II‑17, punto 48). Tuttavia,
         non può dedursene che solo tali aspetti rientrino nella nozione della politica commerciale di una controllata ai fini dell’applicazione
         degli artt. 81 CE e 82 CE nei confronti della società controllante.
      
      65      Al contrario, risulta da tale giurisprudenza, nel combinato disposto con le considerazioni di cui ai precedenti punti 57 e
         58, che incombe alla società controllante sottoporre alla valutazione del Tribunale ogni elemento relativo ai vincoli organizzativi,
         economici e giuridici intercorrenti con la propria controllata e che essa considera atto a dimostrare che la controllante
         e la controllata non costituiscono un’entità economica unica. Ne risulta anche che, nella sua valutazione, il Tribunale deve
         tener conto di tutti gli elementi sottopostigli dalle parti, il cui carattere e la cui importanza possono variare a seconda
         delle caratteristiche proprie di ciascun caso di specie.
      
      66      È alla luce di tali considerazioni che occorre verificare se la Akzo Nobel e le sue controllate destinatarie della [decisione
         controversa] costituiscano un’entità economica unica».
      
      28      Ai punti 67-85 della sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato quindi i diversi elementi del fascicolo e ha dichiarato
         che le ricorrenti non erano riuscite a confutare la presunzione secondo cui la Akzo Nobel, la società controllante detentrice
         del 100% del capitale delle sue controllate destinatarie della decisione controversa, esercitava un’influenza determinante
         sulla politica di queste ultime. Il Tribunale ha quindi concluso che tale società costituiva, unitamente alle altre ricorrenti,
         un’impresa ai sensi dell’art. 81 CE, senza necessità di verificare se essa abbia influenzato il comportamento di queste ultime,
         e ha respinto il primo motivo dedotto dalle ricorrenti a sostegno del loro ricorso.
      
      29      Per quanto attiene al secondo e al terzo motivo, relativi, rispettivamente, alla violazione dell’art. 23, n. 2, del regolamento
         n. 1/2003, considerato che l’importo dell’ammenda oltrepassa il 10% del fatturato della Akzo Nobel Functional Chemicals realizzato
         nel 2003, nonché alla violazione dell’obbligo di motivazione riguardo all’imputazione della responsabilità in solido alla
         Akzo Nobel, il Tribunale li ha respinti, rispettivamente, ai punti 90 e 91 ed ai punti 94-96 della sentenza impugnata. Al
         successivo punto 97, esso ha quindi respinto in toto il ricorso sottoposto al suo esame.
      
       Conclusioni delle parti
      30      Con la loro impugnazione, le ricorrenti chiedono che la Corte voglia:
      
      –        annullare la sentenza impugnata nella parte in cui ha respinto il motivo relativo all’erronea imputazione della responsabilità
         solidale della Akzo Nobel;
      
      –        annullare la decisione controversa nella parte in cui addebita la responsabilità per l’infrazione alla Akzo Nobel, e
      –        condannare la Commissione a tutte le spese del giudizio, ivi compresi sia il procedimento di primo grado sia l’impugnazione,
         nella parte in cui riguardano il motivo dedotto nella presente impugnazione.
      
      31      La Commissione conclude per il rigetto dell’impugnazione e per la condanna delle ricorrenti alle spese.
      
       Sull’impugnazione
       Sulla ricevibilità
       Sull’interesse ad agire delle ricorrenti eccetto la Akzo Nobel
      32      La Commissione sostiene in sostanza che, dal momento che il motivo unico di impugnazione riguarda esclusivamente la responsabilità
         della Akzo Nobel, quest’ultima sia la sola ad avere interesse all’annullamento della sentenza impugnata. Per quanto attiene
         alle altre ricorrenti, l’impugnazione sarebbe irricevibile, poiché la loro responsabilità ovvero l’ammenda loro inflitta non
         sarebbero contestate.
      
      33      Si deve rilevare, al riguardo, che la sussistenza dell’interesse ad agire del ricorrente presuppone che il ricorso possa,
         con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha proposto (v., in tal senso, ordinanza 8 aprile 2008, causa C‑503/07 P,
         Saint-Gobain Glass Deutschland/Commissione, Racc. pag. I‑2217, punto 48 e giurisprudenza ivi citata).
      
      34      Nella specie, la sentenza impugnata ha confermato la decisione controversa che impone alle ricorrenti, in solido tra loro,
         l’obbligo di pagare l’ammenda di EUR 20,99 milioni inflitta dalla Commissione. Ne deriva che la Akzo Nobel Nederland, la Akzo
         Nobel Chemicals International, la Akzo Nobel Chemicals e la Akzo Nobel Functional Chemicals hanno interesse ad ottenere l’annullamento
         della sentenza impugnata (v., per analogia, ordinanza del Tribunale 2 agosto 2001, causa T‑111/01 R, Saxonia Edelmetalle/Commissione,
         Racc. pag. II‑2335, punto 17).
      
      35      In effetti, un annullamento della sentenza impugnata, nella parte relativa alla responsabilità della Akzo Nobel, muterebbe
         la situazione delle controllate della stessa, segnatamente sotto il profilo delle implicazioni derivanti dalle norme sulla
         responsabilità solidale.
      
      36      Conseguentemente, l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione, relativa all’interesse ad agire della Akzo Nobel
         Nederland, della Akzo Nobel Chemicals International, della Akzo Nobel Chemicals e della Akzo Nobel Functional Chemicals, deve
         essere respinta.
      
       Sull’esistenza di un nuovo motivo, dedotto per la prima volta in sede di impugnazione 
      37      La Commissione deduce, inoltre, che il motivo unico di impugnazione costituisce un nuovo motivo, dedotto per la prima volta
         in sede di impugnazione, e che è pertanto irricevibile in quanto contiene punti non sollevati dalle ricorrenti dinanzi al
         Tribunale. Infatti, con il detto motivo, queste ultime contesterebbero la stessa esistenza di una presunzione secondo la quale
         una società madre eserciterebbe un’influenza determinante su una società di cui detenga interamente il capitale, mentre, dinanzi
         al Tribunale, esse non avrebbero mai contestato l’esistenza di tale presunzione e avrebbero ammesso, cercando di confutarla,
         la sua applicabilità nel caso di specie. Sarebbero parimenti irricevibili gli argomenti delle ricorrenti relativi all’oggetto
         pertinente dell’attività della controllata, sul quale la società controllante esercita la sua influenza determinante.
      
      38      Ai sensi dell’art. 118 del regolamento di procedura della Corte, l’art. 42, n. 2, del medesimo regolamento, che vieta in linea
         di principio la deduzione di motivi nuovi in corso di causa, si applica al procedimento dinanzi alla Corte avente ad oggetto
         un’impugnazione contro una pronuncia del Tribunale. Nell’ambito di un’impugnazione, la competenza della Corte è quindi limitata
         all’esame della valutazione compiuta dal Tribunale relativamente ai motivi discussi dinanzi ad esso (v., segnatamente, sentenza
         18 gennaio 2007, causa C‑229/05 P, PKK e KNK/Consiglio, Racc. pag. I‑439, punto 61). Infatti, consentire ad una parte di sollevare
         per la prima volta dinanzi alla Corte un motivo che essa non ha dedotto dinanzi al Tribunale equivarrebbe a consentirle di
         sottoporre alla Corte una controversia più ampia di quella di cui era stato investito il Tribunale (v., in tal senso, sentenza
         28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P, C‑202/02 P, da C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri e a./Commissione,
         Racc. pag. I‑5425, punto 165).
      
      39      A tal proposito, si deve rilevare che le ricorrenti hanno dedotto dinanzi al Tribunale un motivo relativo all’erronea imputazione
         di una responsabilità in solido alla Akzo Nobel, con il quale esse sostenevano che quest’ultima non avesse esercitato un’influenza
         determinante sul comportamento commerciale delle sue controllate e che essa non formasse con esse un’unità economica. Pertanto,
         gli argomenti dedotti dalle ricorrenti dinanzi alla Corte, relativi alla presunzione secondo cui una società controllante
         esercita un’influenza determinante su una controllata in caso di detenzione del 100% del capitale della stessa, devono essere
         considerati quali sviluppo di detto motivo. Infatti, dal momento che tali argomenti e quelli relativi all’oggetto pertinente
         dell’attività della controllata, sul quale la società controllante esercita la sua influenza determinante, costituiscono argomenti
         supplementari, che riguardano l’applicazione delle norme relative all’imputabilità alla Akzo Nobel del comportamento delle
         sue controllate, le ricorrenti non hanno modificato l’oggetto del procedimento avviato dinanzi al Tribunale.
      
      40      L’impugnazione dev’essere conseguentemente dichiarata ricevibile.
      
       Nel merito
      41      A sostegno della loro impugnazione, le ricorrenti deducono un motivo unico con il quale esse sostengono che, respingendo il
         motivo relativo all’erronea attribuzione della responsabilità dell’infrazione alla Akzo Nobel, il Tribunale avrebbe erroneamente
         applicato la nozione di «impresa» di cui all’art. 81 CE e all’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003. Questo motivo si articola
         su due capi distinti.
      
       Sul primo capo del motivo unico, relativo all’erronea definizione dell’onere della prova incombente alla Commissione per quanto
         attiene all’assenza di autonomia della controllata
      
      –       Argomenti delle parti
      42      Le ricorrenti sostengono che il Tribunale abbia applicato un criterio giuridico erroneo nell’accertamento se le controllate
         della Akzo Nobel agissero in maniera autonoma o meno sul mercato.
      
      43      Secondo le ricorrenti, di regola, grava sulla Commissione l’onere di provare l’effettivo esercizio di un’influenza commerciale
         determinante della società controllante sulla sua controllata. Tuttavia, al fine di rendere meno gravoso tale onere della
         prova, la Corte avrebbe stabilito una presunzione semplice.
      
      44      Nella citata sentenza Stora, la Corte avrebbe espressamente precisato che la sola detenzione del 100% del capitale di una
         controllata non sarebbe di per sé sufficiente a dimostrare la responsabilità della società controllante, qualora sia contestato
         l’esercizio di un’influenza commerciale determinante su tale controllata. Nella detta sentenza, la Corte avrebbe quindi seguito
         il ragionamento dell’avvocato generale Mischo, esposto al paragrafo 48 delle sue conclusioni relative alla causa medesima,
         nelle quali si afferma che, se l’onere incombente alla Commissione di dimostrare che la società controllante abbia effettivamente
         esercitato un’influenza determinante sul comportamento della sua controllata diventa meno gravoso nel caso di detenzione del
         100% del capitale di quest’ultima, un elemento ulteriore rispetto alla quota di partecipazione resta pur sempre necessario,
         potendo essere peraltro costituito da indizi di prova.
      
      45      Pertanto, la detenzione dell’intero capitale della sua controllata, unitamente all’esistenza di indizi supplementari, darebbe
         origine a una presunzione secondo cui la controllata non avrebbe agito in maniera autonoma sul mercato. La Commissione non
         potrebbe dunque eludere l’onere della prova ad essa incombente limitandosi a richiamare la circostanza che la società controllante
         detiene il 100% del capitale della sua controllata. Essa dovrebbe fornire altresì ulteriori indizi in grado di dimostrare
         che la società controllante eserciti effettivamente un’influenza determinante sulla sua controllata. Il Tribunale avrebbe
         violato tale principio laddove ha dichiarato che era sufficiente che la Commissione provasse che l’intero capitale di una
         controllata sia detenuto dalla sua società controllante per concludere che quest’ultima eserciti un’influenza determinate
         sulla politica commerciale di tale controllata.
      
      46      Inoltre, in due altre sentenze, vale a dire le sentenze 15 settembre 2005, causa T‑325/01, DaimlerChrysler/Commissione (Racc. pag. II‑3319),
         nonché 26 aprile 2007, cause riunite T‑109/02, T‑118/02, T‑122/02, T‑125/02, T‑126/02, T‑128/02, T‑129/02, T‑132/02 e T‑136/02,
         Bolloré e a./Commissione, (Racc. pag. II‑947), il Tribunale avrebbe correttamente applicato il principio richiamato al punto
         precedente, dichiarando che l’elemento relativo alla detenzione dell’intero capitale della controllata, se è pur vero che
         costituisce un forte indizio dell’esistenza di un potere di influenza, esercitato dalla società controllante, sul comportamento
         di tale controllata sul mercato, non è sufficiente, di per sé, per permettere di imputare la responsabilità del comportamento
         di quest’ultima alla società controllante, restando pur sempre necessario un elemento supplementare rispetto al tasso di partecipazione,
         che può essere peraltro costituito da indizi.
      
      47      Le ricorrenti contestano parimenti al Tribunale di aver alleggerito l’onere della prova gravante sulla Commissione e, quindi,
         di aver adottato un’interpretazione di tale onere della prova che violerebbe i diritti della difesa. Infatti, la Commissione
         sarebbe obbligata a fornire quelli che esse ritengono degli indizi supplementari, come risulta dalla citata sentenza Stora,
         come da esse interpretata, nella fase della comunicazione degli addebiti e non soltanto in quella della decisione. Orbene,
         nella comunicazione degli addebiti, la Commissione avrebbe basato la sua intenzione di ritenere responsabile in solido la
         Akzo Nobel soltanto sul fatto che tale società deteneva il 100% del capitale delle società partecipanti all’infrazione. Per
         contro, nella decisione controversa, essa si sarebbe fondata anche su presunti indizi supplementari, ai sensi della detta
         sentenza Stora, i quali sarebbero stati elaborati artificiosamente, snaturando gli elementi fatti valere dalle ricorrenti
         nella loro risposta alla comunicazione degli addebiti.
      
      48      Infine, le ricorrenti censurano il punto 62 della sentenza impugnata, nel quale il Tribunale, dichiarando che, per confutare
         la presunzione in questione, si deve provare che la controllata non applichi, sostanzialmente, le direttive emesse dalla società
         controllante, avrebbe accolto una soluzione che comporta che tale presunzione possa essere confutata soltanto nel caso in
         cui le direttive siano state impartite dalla società controllante.
      
      49      La Commissione sostiene che la circostanza che la controllata abbia una personalità giuridica distinta da quella della società
         controllante non è sufficiente per escludere l’imputazione del suo comportamento a quest’ultima, in particolare quando la
         controllata non determina in modo autonomo il proprio comportamento sul mercato, ma applica sostanzialmente le istruzioni
         impartite dalla società controllante. Sarebbe superfluo verificare se quest’ultima si sia effettivamente avvalsa del suo potere
         di influenzare in maniera determinante la politica commerciale della propria controllata quando il 100% del capitale della
         stessa è detenuto dalla società controllante.
      
      50      Nella citata sentenza Stora, la Corte non avrebbe rimesso in discussione tale principio. Essa avrebbe affermato che, quando
         una controllata è detenuta al 100% dalla sua società controllante, si presume che quest’ultima eserciti il suo potere di influenzare
         il comportamento della propria controllata. Secondo la Commissione, se è pur vero che la Corte ha dichiarato, al punto 29
         della citata sentenza Stora, che il Tribunale poteva legittimamente basarsi su tale presunzione, in particolare dopo aver
         constatato che la società controllante si era presentata, nel corso del procedimento amministrativo, come interlocutore unico
         della Commissione in relazione all’infrazione in esame, la Corte ha fatto riferimento a quest’ultimo elemento in via subordinata,
         in quanto elemento supplementare a favore dell’imputabilità dell’infrazione alla società controllante.
      
      51      Una serie di sentenze del Tribunale avrebbero applicato la detta presunzione, richiamandosi alla citata sentenza Stora, senza
         subordinare l’applicazione della stessa alla produzione di indizi supplementari. Le già citate sentenze DaimlerChrysler/Commissione
         nonché Bolloré e a./Commissione non metterebbero in discussione l’applicazione di tale presunzione. Infatti, nelle due dette
         sentenze, il Tribunale avrebbe confuso la nozione di controllo sulla controllata con quella di esercizio di tale controllo,
         ove soltanto quest’ultima è presunta allorquando l’intero capitale della controllata è detenuto dalla società controllante.
         Inoltre, gli indizi supplementari sarebbero stati presi in esame in occasione dell’analisi delle prove prodotte al fine di
         confutare la presunzione.
      
      52      Per quanto riguarda l’argomento relativo alla violazione dei diritti della difesa, la Commissione ritiene che l’esistenza
         di presunzioni nel diritto comunitario in materia di concorrenza non sia inusuale. Comunicando all’impresa interessata che
         essa intende basarsi su una presunzione, la Commissione offrirebbe all’impresa stessa l’opportunità di prendere posizione
         su tale punto e di fornirle ogni documento idoneo a suffragare la propria posizione. Dal momento che è l’impresa a possedere
         tutte le informazioni relative al suo funzionamento interno, tale ripartizione dell’onere della prova sarebbe del tutto logica.
      
      53      Per quanto riguarda la censura formulata contro il punto 62 della sentenza impugnata, la Commissione sostiene che essa riposi
         su un’erronea lettura di una frase estratta dal suo contesto. Il Tribunale avrebbe inteso affermare che una controllata è
         un’entità economica autonoma se essa non segue le direttive della sua società controllante. Ciò si verificherebbe tanto nel
         caso di assenza di direttive quanto nel caso di mancata osservanza delle direttive.
      
      –       Giudizio della Corte
      54      Si deve rilevare, in limine, che il diritto comunitario in materia di concorrenza riguarda le attività delle imprese (sentenza
         7 gennaio 2004, cause riunite C‑204/00 P, C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00 P e C‑219/00 P, Aalborg Portland e a./Commissione,
         Racc. pag. I‑123, punto 59), e che la nozione di impresa abbraccia qualsiasi soggetto che eserciti un’attività economica,
         a prescindere dallo status giuridico del soggetto stesso e dalle sue modalità di finanziamento (v., segnatamente, sentenze
         Dansk Rørindustri e a./Commissione, cit., punto 112; 10 gennaio 2006, causa C‑222/04, Cassa di Risparmio di Firenze e a.,
         Racc. pag. I‑289, punto 107, nonché 11 luglio 2006, causa C‑205/03 P, FENIN/Commissione, Racc. pag. I‑6295, punto 25).
      
      55      La Corte ha inoltre precisato che la nozione di impresa, nell’ambito di tale contesto, dev’essere intesa nel senso che essa
         si riferisce a un’unità economica, anche qualora, sotto il profilo giuridico, tale unità economica sia costituita da più persone,
         fisiche o giuridiche (sentenza 14 dicembre 2006, causa C‑217/05, Confederación Española de Empresarios de Estaciones de Servicio,
         Racc. pag. I‑11987, punto 40).
      
      56      Qualora un ente di tal genere violi le regole della concorrenza, esso è tenuto, secondo il principio della responsabilità
         personale, a rispondere di tale infrazione (v., in tal senso, sentenze 8 luglio 1999, causa C‑49/92 P, Commissione/Anic Partecipazioni,
         Racc. pag. I‑4125, punto 145; 16 novembre 2000, causa C‑279/98 P, Cascades/Commissione, Racc. pag. I‑9693, punto 78, nonché
         11 dicembre 2007, causa C‑280/06, ETI e a., Racc. pag. I‑10893, punto 39).
      
      57      L’infrazione al diritto comunitario in materia di concorrenza deve essere imputata in maniera inequivocabile alla persona
         giuridica alla quale potranno essere inflitte ammende e la comunicazione degli addebiti dev’essere inviata a quest’ultima
         (v., in tal senso, sentenze Aalborg Portland e a./Commissione, cit., punto 60, e 3 settembre 2009, cause riunite C‑322/07 P,
         C‑327/07 P e C‑338/07 P, Papierfabrik August Koehler e a./Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 38). È
         parimenti necessario che la comunicazione degli addebiti indichi a che titolo a una persona giuridica vengano addebitati i
         fatti invocati.
      
      58      Secondo costante giurisprudenza, il comportamento di una controllata può essere imputato alla società controllante in particolare
         qualora, pur avendo personalità giuridica distinta, tale controllata non determini in modo autonomo la sua linea di condotta
         sul mercato, ma si attenga, in sostanza, alle istruzioni che le vengono impartite dalla società controllante (v., in tal senso,
         sentenze Imperial Chemicals Industries/Commissione, cit., punti 132 e 133; Geigy/Commissione, cit., punto 44; 21 febbraio
         1973, causa 6/72, Europemballage e Continental Can/Commissione, Racc. pag. 215, punto 15, nonché Stora, cit., punto 26), in
         considerazione, in particolare, dei vincoli economici, organizzativi e giuridici che intercorrono tra le due entità giuridiche
         (v., per analogia, le citate sentenze Dansk Rørindustri e a./Commissione, punto 117, nonché ETI e a., punto 49).
      
      59      Infatti, ciò si verifica perché, in tale situazione, la società controllante e la propria controllata fanno parte di una stessa
         unità economica e, pertanto, formano una sola impresa, ai sensi della giurisprudenza citata supra ai punti 54 e 55. Così,
         il fatto che una società controllante e la propria controllata costituiscano una sola impresa ai sensi dell’art. 81 CE consente
         alla Commissione di emanare una decisione che infligge ammende nei confronti della società controllante, senza necessità di
         dimostrare l’implicazione personale di quest’ultima nell’infrazione.
      
      60      Riguardo al caso particolare in cui una società controllante detenga il 100% del capitale della propria controllata che abbia
         infranto le norme comunitarie in materia di concorrenza, da un lato, tale società controllante può esercitare un’influenza
         determinante sul comportamento di tale controllata (v., in tal senso, sentenza Imperial Chemical Industries/Commissione, cit.,
         punti 136 e 137), e, dall’altro, esiste una presunzione semplice secondo cui la detta società controllante esercita effettivamente
         un’influenza determinante sul comportamento della propria controllata (v., in tal senso, citate sentenze AEG /Commissione,
         punto 50, e Stora, punto 29).
      
      61      Alla luce di tali considerazioni è sufficiente che la Commissione provi che l’intero capitale di una controllata sia detenuto
         dalla controllante per poter presumere che quest’ultima eserciti un’influenza determinante sulla politica commerciale di tale
         controllata. La Commissione potrà poi ritenere la società controllante solidalmente responsabile per il pagamento dell’ammenda
         inflitta alla propria controllata, a meno che tale società controllante, cui incombe l’onere di confutare tale presunzione,
         non fornisca sufficienti elementi di prova idonei a dimostrare che la propria controllata si comporta in maniera autonoma
         sul mercato (v., in tal senso, sentenza Stora, cit., punto 29).
      
      62      Come giustamente rilevato dal Tribunale al punto 61 della sentenza impugnata, se è pur vero che la Corte, ai punti 28 e 29
         della citata sentenza Stora, ha menzionato, oltre alla detenzione del 100% del capitale della controllata, altre circostanze,
         quali la mancata contestazione dell’influenza esercitata dalla controllante sulla politica commerciale della propria controllata
         e la rappresentanza comune delle due società durante il procedimento amministrativo, ciò non toglie che tali circostanze siano
         state rilevate dalla Corte solo con l’obiettivo di mostrare tutti gli elementi su cui il Tribunale aveva fondato il suo ragionamento
         e non per subordinare l’applicazione della presunzione menzionata al punto 60 della presente sentenza alla produzione di indizi
         supplementari relativi all’effettivo esercizio di un’influenza della società controllante.
      
      63      Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, il Tribunale non è incorso in alcun errore di diritto dichiarando che, nel
         caso in cui la società controllante detenga il 100% delle quote della propria controllata, esiste la presunzione relativa
         secondo cui tale società controllante esercita un’influenza determinante sul comportamento della propria controllata.
      
      64      Di conseguenza, dal momento che la Commissione non è tenuta, per quanto attiene all’imputabilità dell’infrazione, a produrre,
         nella fase della comunicazione degli addebiti, elementi ulteriori rispetto alla prova relativa alla detenzione da parte della
         società controllante del capitale delle proprie controllate, l’argomento delle ricorrenti relativo alla violazione dei diritti
         della difesa non può essere accolto.
      
      65      Per quanto attiene alla censura formulata contro il punto 62 della sentenza impugnata, è sufficiente rilevare che dal medesimo
         non risulta affatto che il Tribunale avrebbe limitato le possibilità di invertire la presunzione menzionata supra al punto
         60 soltanto ai casi in cui la società controllante abbia emesso direttive. Al contrario, dai punti 60 e 65 della sentenza
         impugnata si evince che il Tribunale ha adottato una posizione relativamente ampia al riguardo, dichiarando, segnatamente,
         che incombe alla società controllante sottoporre alla valutazione del Tribunale ogni elemento relativo ai vincoli organizzativi,
         economici e giuridici che intercorrono tra la stessa e la propria controllata, idonei a dimostrare che esse non costituiscono
         un’unica entità economica.
      
      66      Ne consegue che il primo capo dell’unico motivo dedotto dalle ricorrenti a sostegno della loro impugnazione deve essere respinto
         in quanto infondato.
      
       Sul secondo capo del motivo unico, relativo alla definizione erronea della nozione di politica commerciale della controllata
      –       Argomenti delle parti
      67      Secondo le ricorrenti, il Tribunale ha erroneamente ritenuto che aspetti diversi da quelli menzionati al punto 64 della sentenza
         impugnata rientravano nella politica commerciale della controllata sulla quale la società controllante esercita un’influenza
         determinante e che gli elementi relativi ai vincoli organizzativi, economici e giuridici intercorrenti tra la società controllante
         e la propria controllata sarebbero pertinenti per provare l’autonomia di quest’ultima.
      
      68      La politica commerciale andrebbe rapportata al comportamento sul mercato e sarebbe limitata alla produzione di beni e servizi
         che un’impresa, in un determinato territorio e in un determinato momento, vende a talune condizioni ai consumatori. Essa non
         comprenderebbe ulteriori aspetti.
      
      69      Secondo le ricorrenti, estendere la nozione di politica commerciale al di là del comportamento della controllata sul mercato
         equivarrebbe a introdurre un regime di responsabilità oggettiva che sarebbe contrario al principio della responsabilità personale
         garantito dalla giurisprudenza della Corte.
      
      70      La Commissione afferma che la valutazione circa la necessità di riferirsi a una definizione ampia ovvero ristretta della nozione
         di politica commerciale è priva di rilievo ai fini della valutazione dell’esistenza di un’impresa unica, per la quale la Corte
         preferisce piuttosto considerare i vincoli economici e organizzativi intercorrenti tra le società.
      
      71      Per quanto attiene all’argomento relativo alla previsione di una responsabilità oggettiva, la Commissione ritiene che non
         esista un principio di responsabilità oggettiva nel diritto comunitario in materia di concorrenza, dal momento che le decisioni
         della Commissione non imputano una responsabilità alle società senza che ne venga fornita la prova. Non sarebbe contrario
         al principio della responsabilità personale ritenere responsabile una società controllante per le azioni di una controllata
         della quale essa detenga l’intero capitale.
      
      –       Giudizio della Corte
      72      Come rilevato supra al punto 58, il comportamento di una controllata può essere imputato alla società controllante segnatamente
         quando, pur avendo una personalità giuridica distinta, tale controllata non determina in modo autonomo il proprio comportamento
         sul mercato, ma applica sostanzialmente le istruzioni impartitele dalla società controllante.
      
      73      Ne risulta, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 87-94 delle sue conclusioni, che il comportamento della controllata
         sul mercato non può costituire l’unico elemento in grado di determinare la responsabilità della società controllante, essendo
         piuttosto uno dei segni dell’esistenza di un’unità economica.
      
      74      Dallo stesso punto 58 della presente sentenza risulta inoltre che, al fine di stabilire se una controllata determini in maniera
         autonoma il suo comportamento sul mercato, devono essere presi in considerazione non soltanto gli elementi indicati al punto
         64 della sentenza impugnata, ma altresì tutti gli elementi pertinenti relativi ai vincoli economici, organizzativi e giuridici
         che legano tale controllata alla società controllante, i quali possono variare a seconda dei casi e non possono essere elencati
         in modo tassativo.
      
      75      Ne consegue che il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto per quanto riguarda il settore nel quale la società controllante
         esercita l’influenza sulla propria controllata.
      
      76      Tale conclusione non è contraddetta dall’argomento delle ricorrenti relativo a una responsabilità oggettiva.
      
      77      Va rilevato in proposito che, come risulta dal punto 56 della presente sentenza, il diritto comunitario in materia di concorrenza
         si fonda sul principio della responsabilità personale dell’entità economica che ha commesso l’infrazione. Orbene, se la società
         controllante rientra in tale unità economica, che, come affermato supra al punto 55, può essere costituita da più persone
         giuridiche, tale società controllante è considerata responsabile in solido dei comportamenti anticoncorrenziali unitamente
         alle altre persone giuridiche che formano tale unità. Infatti, anche se la società controllante non partecipa direttamente
         all’infrazione, essa esercita, in tale ipotesi, un’influenza determinante sulle controllate che hanno partecipato ad essa.
         In tale contesto ne deriva che la responsabilità della società controllante non può essere considerata una responsabilità
         oggettiva.
      
      78      Conseguentemente, il secondo capo del motivo unico dedotto dalle ricorrenti a sostegno della loro impugnazione non può essere
         accolto, ragion per cui l’impugnazione deve essere dichiarata infondata in toto.
      
       Sulle spese
      79      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’art. 118
         del regolamento medesimo, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è fatta domanda. Le ricorrenti, essendo rimaste
         soccombenti, devono essere pertanto condannate alle spese, conformemente alla domanda formulata in tal senso dalla Commissione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      L’impugnazione è respinta.
      2)      La Akzo Nobel NV, la Akzo Nobel Nederland BV, la Akzo Nobel Chemicals International BV, la Akzo Nobel Chemicals BV e la Akzo
            Nobel Functional Chemicals BV sono condannate alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: l’inglese.