CELEX: 62005TJ0185
Language: it
Date: 2008-11-20
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quinta Sezione) del 20 novembre 2008. # Repubblica italiana contro Commissione delle Comunità europee. # Regime linguistico - Modalità di applicazione in materia di assunzione nella funzione pubblica dell’Unione europea - Ricorso di annullamento fondato sull’art. 230 CE - Ricorso proposto da uno Stato membro diretto, da una parte, contro la decisione della Commissione di pubblicare gli avvisi di posto vacante per i posti di inquadramento superiore in tedesco, francese e inglese e, dall’altra, contro l’avviso di posto vacante della Commissione, pubblicato nelle suddette tre lingue, al fine di assegnare il posto di direttore generale all’OLAF - Ricevibilità - Termini di ricorso - Atti impugnabili - Motivazione - Artt. 12 CE, 230 CE e 290 CE - Regolamento n. 1 - Artt. 1 quinquies e 27 dello Statuto - Principio di non discriminazione. # Causa T-185/05.

Causa T‑185/05
      Repubblica italiana
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Regime linguistico — Modalità di applicazione in materia di assunzione nella funzione pubblica dell’Unione europea — Ricorso di annullamento fondato sull’art. 230 CE — Ricorso proposto da uno Stato membro diretto, da una parte, contro la decisione della Commissione di pubblicare gli avvisi
         di posto vacante per i posti di inquadramento superiore in tedesco, francese e inglese e, dall’altra, contro l’avviso di posto
         vacante della Commissione, pubblicato nelle suddette tre lingue, al fine di assegnare il posto di direttore generale dell’OLAF
         — Ricevibilità — Termini di ricorso — Atti impugnabili — Motivazione — Artt. 12 CE, 230 CE e 290 CE — Regolamento n. 1 — Artt. 1 quinquies e 27 dello Statuto — Principio di non discriminazione»
      
      Massime della sentenza
      1.      Ricorso di annullamento — Diritto di ricorso degli Stati membri — Ricorso proposto da uno Stato membro avverso atti di un’istituzione
            relativi ai rapporti con i suoi funzionari e agenti
      (Art. 230 CE; Statuto dei funzionari, art. 91)
      2.      Ricorso di annullamento — Atti impugnabili — Atti che producono effetti giuridici vincolanti
      (Art. 230, primo comma, CE; Statuto dei funzionari, art. 29, n. 2)
      3.      Ricorso di annullamento — Termini — Dies a quo
      (Art. 230, quinto comma, CE)
      4.      Comunità europee — Regime linguistico — Esistenza di un principio generale che sancisce il diritto di ogni cittadino alla
            redazione nella propria lingua di qualsiasi atto suscettibile di incidere sui suoi interessi — Insussistenza
      (Artt. 290 CE e 314 CE; regolamento del Consiglio n. 1)
      5.      Funzionari — Assunzione — Avviso di posto vacante — Pubblicazione nella Gazzetta ufficiale unicamente in alcune lingue ufficiali
      1.      Se sono soddisfatti i requisiti per l’applicazione dell’art. 230 CE, tale disposizione può servire da fondamento a un ricorso
         di annullamento degli atti della Commissione relativi al settore della funzione pubblica europea, introdotto da ricorrenti
         non ricompresi nell’art. 91 dello Statuto, vale a dire ricorrenti che non siano né funzionari né agenti comunitari né candidati
         ad un impiego nella funzione pubblica europea. Pertanto, il diritto di uno Stato membro di introdurre un ricorso di annullamento,
         fondato sull’art. 230 CE, contro gli atti decisori della Commissione non può essere messo in discussione sostenendo che tali
         atti vertono su questioni relative alla funzione pubblica europea.
      
      (v. punti 27‑28)
      2.      Né l’art. 29, n. 2, dello Statuto dei funzionari, che autorizza ogni istituzione ad adottare una procedura diversa da quella
         del concorso per l’assunzione del personale di inquadramento superiore, né alcuna altra disposizione impediscono ad un’istituzione
         di adottare, precedentemente all’avvio di una procedura concreta per l’assegnazione di un posto di inquadramento superiore,
         norme di applicazione generale che fissino in modo definitivo quantomeno alcuni aspetti della procedura da seguire per l’assunzione
         del personale di inquadramento superiore nell’ambito dell’istituzione stessa. Dette norme producono effetti giuridici vincolanti
         in quanto l’istituzione interessata non può, fintantoché esse non siano modificate o abrogate, discostarsene all’atto dell’assunzione
         per un posto determinato di detta categoria. In tal caso, un ricorrente privilegiato, come uno Stato membro, può immediatamente
         contestare con un ricorso di annullamento ai sensi dell’art. 230 CE la legittimità di tali norme, senza dover attendere la
         loro attuazione in un caso concreto.
      
      Gli avvisi di posto vacante, in quanto determinano, definendo i requisiti relativi all’accesso all’impiego, quali siano i
         soggetti la cui candidatura può essere presa in considerazione, costituiscono atti lesivi rispetto ai potenziali candidati
         la cui candidatura sia esclusa da tali requisiti. 
      
      (v. punti 46, 55)
      3.      In mancanza di pubblicazione o di notificazione, spetta a colui che ha conoscenza dell’esistenza di un atto che lo riguarda
         chiederne il testo integrale entro un termine ragionevole. Con tale riserva, il termine per la presentazione del ricorso può
         iniziare a decorrere solo dal momento in cui il terzo interessato ha una conoscenza esatta del contenuto e della motivazione
         dell’atto di cui trattasi, in modo da poter esercitare il proprio diritto di ricorso. Quando non è possibile stabilire con
         certezza la data a partire dalla quale il ricorrente ha avuto una conoscenza esatta del contenuto e della motivazione dell’atto
         che impugna, si deve ritenere che il termine di ricorso abbia iniziato a decorrere, al più tardi, il giorno in cui può essere
         provato che il ricorrente aveva già tale conoscenza.
      
      (v. punti 68, 70)
      4.      I numerosi riferimenti nel Trattato all’uso delle lingue nell’Unione europea, tra i quali, segnatamente, gli artt. 290 CE
         e 314 CE non possono essere considerati come la manifestazione di un principio generale di diritto comunitario che garantisce
         ad ogni cittadino il diritto a che tutto ciò che potrebbe incidere sui suoi interessi sia redatto in ogni caso nella sua lingua.
         Un principio del genere non può nemmeno dedursi dal regolamento n. 1, che stabilisce il regime linguistico della Comunità
         economica europea.
      
      (v. punti 116‑117)
      5.      Se un’istituzione decide di pubblicare nella Gazzetta ufficiale il testo integrale di un avviso di posto vacante per un posto
         di inquadramento superiore unicamente in alcune lingue, essa deve, al fine di evitare una discriminazione fondata sulla lingua
         tra i candidati potenzialmente interessati da tale avviso, adottare misure adeguate al fine di informare l’insieme di tali
         candidati dell’esistenza dell’avviso di posto vacante di cui trattasi e delle edizioni in cui esso è stato pubblicato integralmente.
         Nella misura in cui tale requisito risulti soddisfatto, la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale di un avviso di posto vacante della categoria prevista in un numero limitato di lingue non è tale da provocare una discriminazione
         tra i diversi candidati se è pacifico che essi possiedono una sufficiente padronanza di almeno una di queste lingue, tale
         da consentire loro di prendere utilmente conoscenza del contenuto dell’avviso. Per contro, la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del testo dell’avviso di posto vacante unicamente in alcune lingue comunitarie, quando invece anche soggetti che conoscano
         solo altre lingue comunitarie potrebbero presentare la loro candidatura, è tale da condurre, in assenza di altre misure intese
         a consentire a quest’ultima categoria di candidati potenziali di prendere utilmente conoscenza del contenuto di tale avviso,
         ad una discriminazione a loro danno. In tale ipotesi, infatti, i candidati di cui è causa si troverebbero in una posizione
         meno favorevole rispetto agli altri candidati, dato che non sarebbero in grado di prendere utilmente conoscenza delle qualifiche
         richieste dall’avviso di posto vacante nonché dei requisiti e delle regole della procedura di assunzione. Orbene, una siffatta
         conoscenza costituisce un presupposto necessario per la migliore presentazione possibile della loro candidatura, al fine di
         potersi giovare delle più ampie possibilità di essere scelti per il posto di cui è causa.
      
      (v. punti 130‑131, 135‑136)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quinta Sezione)
      20 novembre 2008 (*)
      
      «Regime linguistico – Modalità di applicazione in materia di assunzione nella funzione pubblica dell’Unione europea – Ricorso di annullamento fondato sull’art. 230 CE – Ricorso proposto da uno Stato membro diretto, da una parte, contro la decisione della Commissione di pubblicare gli avvisi
         di posto vacante per i posti di inquadramento superiore in tedesco, francese e inglese e, dall’altra, contro l’avviso di posto
         vacante della Commissione, pubblicato nelle suddette tre lingue, al fine di assegnare il posto di direttore generale all’OLAF
         – Ricevibilità – Termini di ricorso – Atti impugnabili – Motivazione – Artt. 12 CE, 230 CE e 290 CE – Regolamento n. 1 – Artt. 1 quinquies e 27 dello Statuto – Principio di non discriminazione»
      
      Nella causa T‑185/05,
      Repubblica italiana, rappresentata dai sigg. I. Braguglia e M. Fiorilli, avvocati dello Stato,
      
      ricorrente,
      sostenuta da
      Regno di Spagna, rappresentato dal sig. F. Díez Moreno, abogado del Estado,
      
      e da
      Repubblica di Lettonia, rappresentata inizialmente dalla sig.ra E. Balode‑Buraka, successivamente dalla sig.ra L. Ostrovska, in qualità di agenti,
      
      intervenienti
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. L. Cimaglia e P. Aalto, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto la domanda di annullamento, da un lato, della decisione adottata dalla Commissione nel corso della sua 1678a riunione del 10 novembre 2004, in base alla quale gli avvisi di posto vacante relativi a posti di inquadramento superiore
         disponibili per candidati esterni sarebbero stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea in tedesco, inglese e francese, e ciò per un periodo che avrebbe avuto termine, in linea di principio, il 1° gennaio 2007
         e, dall’altro, dell’avviso di posto vacante COM/2005/335 per il posto di Direttore generale (grado A* 15/A* 16) dell’Ufficio
         europeo per la lotta antifrode (OLAF), pubblicato dalla Commissione il 9 febbraio 2005 (GU C 34 A, pag. 3),
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quinta Sezione),
      
      composto dal sig. M. Vilaras (relatore), presidente, dai sigg. M. Prek e V. Ciucă, giudici,
      cancelliere: sig. J. Palacio González, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 3 luglio 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Contesto normativo 
      1        Gli artt. 12 CE, 230 CE, 236 CE, 290 CE e 314 CE, nella versione applicabile al caso di specie, così recitano:
      
      «Articolo 12
      Nel campo di applicazione del presente trattato, e senza pregiudizio delle disposizioni particolari dallo stesso previste,
         è vietata ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità. 
      
      Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251, può stabilire regole volte a vietare tali discriminazioni».
      «Articolo 230
      La Corte di giustizia esercita un controllo di legittimità sugli atti adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e dal
         Consiglio, sugli atti del Consiglio, della Commissione e della BCE che non siano raccomandazioni o pareri, nonché sugli atti
         del Parlamento europeo destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi.
      
      A tal fine, la Corte è competente a pronunciarsi sui ricorsi per incompetenza, violazione delle forme sostanziali, violazione
         del presente trattato o di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua applicazione, ovvero per sviamento di potere, proposti
         da uno Stato membro, dal Parlamento europeo, dal Consiglio o dalla Commissione.
      
      La Corte di giustizia è competente, alle stesse condizioni, a pronunciarsi sui ricorsi che la Corte dei conti e la BCE propongono
         per salvaguardare le proprie prerogative. 
      
      Qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre, alle stesse condizioni, un ricorso contro le decisioni prese nei suoi confronti
         e contro le decisioni che, pur apparendo come un regolamento o una decisione presa nei confronti di altre persone, la riguardano
         direttamente ed individualmente. 
      
      I ricorsi previsti dal presente articolo devono essere proposti nel termine di due mesi a decorrere, secondo i casi, dalla
         pubblicazione dell’atto, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza, dal giorno in cui il ricorrente ne ha
         avuto conoscenza».
      
      «Articolo 236
      La Corte di giustizia è competente a pronunciarsi su qualsiasi controversia tra la Comunità e gli agenti di questa, nei limiti
         e alle condizioni determinati dallo statuto o risultanti dal regime applicabile a questi ultimi».
      
      «Articolo 290
      Il regime linguistico delle istituzioni della Comunità è fissato, senza pregiudizio delle disposizioni previste nel regolamento
         della Corte di giustizia, dal Consiglio, che delibera all’unanimità».
      
      «Articolo 314
      Il presente trattato, redatto in unico esemplare, in lingua francese, in lingua italiana, in lingua olandese e in lingua tedesca,
         i quattro testi tutti facenti ugualmente fede, sarà depositato negli archivi del governo della Repubblica italiana che provvederà
         a rimetterne copia certificata conforme a ciascuno dei governi degli altri Stati firmatari.
      
      In forza dei trattati di adesione, fanno ugualmente fede le versioni del presente trattato in lingua ceca, danese, estone,
         finlandese, greca, inglese, irlandese, lettone, lituana, maltese, polacca, portoghese, slovacca, slovena, spagnola, svedese
         e ungherese». 
      
      2        Gli artt. 1-6 del regolamento del Consiglio 15 aprile 1958, n. 1, che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica
         europea (GU 1958, n. 17, pag. 385), nella versione applicabile al caso di specie, stabiliscono quanto segue:
      
      «Articolo 1
      Le lingue ufficiali e le lingue di lavoro delle istituzioni dell’Unione sono la lingua ceca, la lingua danese, la lingua estone,
         la lingua finlandese, la lingua francese, la lingua greca, la lingua inglese, la lingua italiana, la lingua lettone, la lingua
         lituana, la lingua maltese, la lingua olandese, la lingua polacca, la lingua portoghese, la lingua slovacca, la lingua slovena,
         la lingua spagnola, la lingua svedese, la lingua tedesca e la lingua ungherese.
      
      Articolo 2
      I testi, diretti alle istituzioni da uno Stato membro o da una persona appartenente alla giurisdizione di uno Stato membro,
         sono redatti, a scelta del mittente, in una delle lingue ufficiali. La risposta è redatta nella medesima lingua.
      
      Articolo 3
      I testi, diretti dalle istituzioni a uno Stato membro o ad una persona appartenente alla giurisdizione di uno Stato membro,
         sono redatti nella lingua di tale Stato.
      
      Articolo 4
      I regolamenti e gli altri testi di portata generale sono redatti nelle venti lingue ufficiali.
      Articolo 5
      La Gazzetta ufficiale dell’Unione europea è pubblicata nelle venti lingue ufficiali.
      
      Articolo 6
      Le istituzioni possono determinare le modalità di applicazione del presente regime linguistico nei propri regolamenti interni».
         
      
      3        L’art. 1 quinquies, nn. 1 e 6, e gli artt. 27, 28 e 29, n. 2, dello Statuto dei funzionari delle Comunità europee, nella versione
         applicabile al caso di specie (in prosieguo: lo «Statuto»), prevedono quanto segue:
      
      «Articolo 1 quinquies
      1. Nell’applicazione del presente Statuto è proibita ogni discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il
         colore della pelle, le origini etniche o sociali, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali,
         le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli
         handicap, l’età o l’orientamento sessuale (...)
      
      6. Nel rispetto del principio di non discriminazione e del principio di proporzionalità, ogni limitazione di tali principi
         deve essere oggettivamente e ragionevolmente giustificata e deve rispondere a obiettivi legittimi di interesse generale nel
         quadro della politica del personale. Tali obiettivi possono in particolare giustificare la fissazione di un’età pensionabile
         obbligatoria e di un’età minima per beneficiare di una pensione di anzianità».
      
      «Articolo 27
      Le assunzioni debbono assicurare all’istituzione la collaborazione di funzionari dotati delle più alte qualità di competenza,
         rendimento e integrità, assunti secondo una base geografica quanto più ampia possibile tra i cittadini degli Stati membri
         delle Comunità. 
      
      Nessun impiego deve essere riservato ai cittadini di un determinato Stato membro.
      Articolo 28
      Per la nomina a funzionario, occorre possedere i seguenti requisiti:
      (...)
      f) se non prova di avere una conoscenza approfondita di una delle lingue delle Comunità e una conoscenza soddisfacente di
         un’altra lingua delle Comunità nella misura necessaria alle funzioni da svolgere.
      
      Articolo 29
      (...)
      2. Per l’assunzione del personale di inquadramento superiore (direttori generali o loro equivalenti di grado AD 16 o 15 e
         direttori o loro equivalenti di grado AD 15 o 14) nonché, in casi eccezionali, per impieghi che richiedano una speciale competenza,
         l’autorità che ha il potere di nomina può adottare una procedura diversa da quella del concorso».
      
      4        L’art. 18 del regolamento interno della Commissione [C(2000) 3614, GU 2000, L 308, pag. 26] stabilisce quanto segue:
      
      «Articolo 18
      Gli atti adottati in riunione sono annessi, nella o nelle lingue in cui fanno fede, ad una nota riepilogata elaborata al termine
         della riunione della Commissione nel corso della quale sono stati adottati e formano con questa un tutto inscindibile. Tali
         atti sono autenticati dalle firme del presidente e del segretario generale apposte sull’ultima pagina della predetta nota.
      
      Gli atti adottati mediante procedimento scritto sono annessi, nella lingua o nelle lingue in cui fanno fede, alla nota giornaliera
         di cui all’articolo 12 e formano con questa un tutto inscindibile. Tali atti sono autenticati dalla firma del segretario generale
         apposta sull’ultima pagina della predetta nota.
      
      Gli atti adottati mediante procedimento di delegazione orizzontale sono annessi, nella lingua o nelle lingue in cui fanno
         fede, alla nota giornaliera di cui all’articolo 15 e formano con questa un tutto inscindibile. Tali atti sono autenticati
         dalla firma del segretario generale apposta sull’ultima pagina della predetta nota.
      
      Gli atti adottati mediante procedimento di delegazione verticale, o mediante subdelegazione a norma dell’articolo 13, terzo
         comma, sono annessi, nella lingua o nelle lingue in cui fanno fede, alla nota giornaliera di cui all’articolo 15 e formano
         con questa un tutto inscindibile. Tali atti sono autenticati con autocertificazione sottoscritta dal direttore generale o
         dal capo servizio.
      
      Sono atti ai sensi del presente regolamento quelli di cui all’articolo 14 del trattato CECA, all’articolo 249 del trattato CE
         e all’articolo 161 del trattato Euratom.
      
      Ai sensi del presente regolamento, le lingue facenti fede sono tutte le lingue ufficiali delle Comunità, quando si tratta
         di atti aventi efficacia generale, e quelle dei destinatari negli altri casi». 
      
       Fatti
      5        Nel corso della sua 1678a riunione del 10 novembre 2004 la Commissione ha adottato una decisione (in prosieguo: la «Decisione»), formulata, come emerge
         dal documento allegato dalla Repubblica italiana al ricorso, nei seguenti termini: «La Commission a décidé que les publications
         externes au Journal officiel de l’Union européenne des avis de vacance pour les postes d’encadrement supérieur se feront désormais en allemand, en anglais et en français, ceci
         pendant une période qui devra en principe se terminer le 1° gennaio 2007. Cette décision découle de la capacité de traduction
         disponible au sein de la direction générale de la traduction, tient compte des règles de procédure adoptées en matière de
         recrutement de l’encadrement supérieur [SEC(2004) 252] et s’inscrit dans le cadre de la mise en œuvre de la communication
         de la Commission du 26 maggio 2004 intitulée ‘Traduction: équilibrer l’offre et la demande’ [SEC(2004) 638/6]». (La Commissione
         ha deciso che le pubblicazioni nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea di avvisi di posto vacante relativi a posti di
         livello superiore disponibili per candidati esterni verranno d’ora in poi effettuate soltanto in tedesco, in inglese ed in
         francese, e ciò per un periodo che avrà termine, in linea di principio, il 1° gennaio 2007. Tale decisione è dovuta alla capacità
         di traduzione disponibile presso la Direzione generale della Traduzione, tiene conto delle regole di procedura adottate in
         materia di assunzione di funzionari di livello superiore [SEC(2004) 252] e si iscrive nel quadro dell’applicazione della comunicazione
         della Commissione del 26 maggio 2004 intitolata «Traduzione: equilibrare l’offerta e la domanda» [SEC(2004) 638/6]).
      
      6        Il documento SEC(2004) 252 del 27 febbraio 2004, intitolato «Le recrutement du senior management des nouveaux États membres. Communication
         de M. Kinnock en accord avec M. le président» (L’assunzione di funzionari di livello superiore appartenenti ai nuovi Stati
         membri. Comunicazione del sig. Kinnock d’accordo con il Presidente) e iscritto all’ordine del giorno della 1648a riunione della Commissione del 3 marzo 2004, adotta le regole di procedura in materia di assunzione di funzionari di inquadramento
         superiore della Commissione provenienti dai dieci Stati membri che hanno aderito all’Unione europea il l° maggio 2004. Fra
         tali regole figura quella prevista al punto 5, secondo comma, ultima frase, di tale documento, in base alla quale: 
      
      «Le procedure di selezione saranno svolte in inglese, francese e tedesco» («The selection procedures will be run in English,
         French and German»).
      
      7        Il documento SEC(2004) 638/6 del 26 maggio 2004, intitolato «Traduction: Equilibrer l’Offre et la demande. Communication de
         M. Kinnock en accord avec M. le président» (Traduzione: equilibrare l’offerta e la domanda. Comunicazione del sig. Kinnock
         d’accordo con il Presidente) e iscritto all’ordine del giorno della 1659a riunione della Commissione del 26 maggio 2004, espone la prevedibile evoluzione della capacità di traduzione e della domanda
         di traduzione della Commissione a seguito dell’allargamento del 2004, indica i limiti che comportano, rispetto alle risorse
         disponibili, i provvedimenti già adottati e orientati all’offerta di traduzioni e stabilisce un piano d’azione comprendente
         provvedimenti volti a garantire la limitazione e la gestione della domanda di traduzioni in una fase di transizione che durerà
         fino alla fine del 2006. In base a tali misure, come descritte al punto 4 dello stesso documento, intitolato «Piano d’azione»
         (Action Plan), alcuni documenti della Commissione verranno tradotti, durante la fase transitoria, unicamente verso alcune
         lingue ufficiali, mentre altri documenti, ritenuti «non principali» (non-core documents) non saranno affatto tradotti (v.
         punto 4.2, ultimo trattino, del documento). In tale documento non si fa riferimento in maniera specifica né agli avvisi di
         posto vacante, né ad altri documenti relativi alle procedure di selezione del personale.
      
      8        Il 9 febbraio 2005 la Commissione ha pubblicato, solo in tedesco, in inglese e in francese, l’avviso di posto vacante COM/2005/335
         (GU C 34 A, pag. 3; in prosieguo: l’«avviso di posto vacante»), inteso ad assegnare il posto, di grado A*15-16, di direttore
         generale dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF). Alla rubrica «Compétences requises pour l’emploi» (Qualifiche
         richieste per l’impiego), l’avviso di posto vacante recitava, in particolare, quanto segue: «[t]out candidat devra […] posséder
         une connaissance approfondie d’une des langues officielles de l’Union européenne et une connaissance satisfaisante d’une autre
         de ces langues» (il candidato dovrà (...) possedere una conoscenza approfondita di una delle lingue ufficiali dell’Unione
         europea e una conoscenza soddisfacente di un’altra di queste lingue). Alla rubrica «Procédure de candidature» (Presentazione
         della domanda), l’avviso prevedeva, in particolare, quanto segue:
      
      «[l]es candidats doivent attacher à leur candidature électronique un curriculum vitae […] et saisir une lettre de motivation
         […]. Le curriculum vitae et la lettre de motivation doivent être rédigés en français, en anglais ou en allemand» (i candidati
         devono allegare al loro formulario di candidatura elettronico un curriculum vitae (...) e inoltrare una lettera di motivazione
         (...). Il curriculum vitae e la lettera di motivazione devono essere redatti in francese, inglese o tedesco).
      
      9        Inoltre, tra il 15 e il 23 febbraio 2005 la Commissione ha pubblicato sui principali quotidiani di tutti gli Stati membri,
         tra cui i quotidiani italiani La Repubblica del 17 febbraio 2005 e Corriere della Sera del 18 febbraio 2005, nonché su taluni organi della stampa internazionale, brevi annunci, redatti nella lingua di pubblicazione
         di ogni organo di stampa, che informavano gli interessati della pubblicazione dell’avviso di posto vacante, al quale si rinviava
         per maggiori dettagli.
      
       Procedimento e conclusioni delle parti 
      10      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 3 maggio 2005 la Repubblica italiana ha proposto il
         presente ricorso.
      
      11      Con atti depositati presso la cancelleria del Tribunale, rispettivamente, il 28 luglio e il 3 agosto 2005, il Regno di Spagna
         e la Repubblica di Lettonia hanno chiesto di intervenire a sostegno delle conclusioni della Repubblica italiana. Con ordinanza
         29 settembre 2005 il presidente della Quinta Sezione del Tribunale ha ammesso tali interventi. Il Regno di Spagna e la Repubblica
         di Lettonia hanno presentato le loro memorie d’intervento in data 17 novembre 2005.
      
      12      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Quinta Sezione) ha deciso di aprire la fase orale e, nell’ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento previste dall’art. 64 del regolamento di procedura del Tribunale, ha invitato la Repubblica
         italiana a rispondere per iscritto ad un quesito. La Repubblica italiana ha ottemperato a tale richiesta.
      
      13      Le parti hanno svolto le loro difese orali e hanno risposto ai quesiti posti dal Tribunale all’udienza del 3 luglio 2008.
      
      14      All’udienza, la Commissione ha prodotto copia del verbale della sua 1678a riunione, del 10 novembre 2004, contenente, al punto 8.1, la Decisione, redatta come segue:
      
      «[L]a Commission décide que les publications externes au Journal officiel des avis de vacance pour les postes d’encadrement supérieur se fassent dorénavant en anglais, en français et en allemand,
         selon les termes repris au document PERS (2004) 203. Cette décision, qui prend effet immédiatement, est limitée à une période
         se terminant le 31 dicembre 2006» ([L]a Commissione decide che le pubblicazioni nella Gazzetta ufficiale di avvisi di posto
         vacante relativi a posti di inquadramento superiore disponibili per candidati esterni verranno effettuate solo in tedesco,
         inglese e francese, secondo i termini di cui al documento PERS (2004) 203. Tale decisione, che produce effetti immediatamente,
         è limitata ad un periodo che si conclude il 31 dicembre 2006). 
      
      15      La Commissione ha parimenti prodotto, all’udienza, copia del documento della Commissione 5 novembre 2004, PERS (2004) 203,
         richiamato nel suddetto verbale. Il punto 2 di tale documento prevede la proposta della Commissione, redatta come segue:
      
      «[C]ompte tenu: 
      –        de la communication de la Commission du 26 maggio 2004 intitulée ‘Traduction: équilibrer l’offre et la demande’ [SEC (2004) 638/6]
         qui met en place des mesures destinées à mieux cibler les capacités de traduction et à limiter le volume global de la demande
         pendant une période de transition jusqu’au 1° gennaio 2007;
      
      –        de la difficulté exprimée par la [direction générale de la traduction] de pourvoir, dans les délais demandés par les services
         opérationnels, aux traductions dans les langues des nouveaux pays de l’Union;
      
      –        de la surcharge de travail actuel[le] de la [direction générale de la traduction] qui implique des délais incompatibles avec
         le souhait des services de pourvoir [à] leurs postes dans les meilleurs délais;
      
      –        du fait que la décision de la Commission du 3 marzo 2004 [SEC(2004) 252] concernant «Le recrutement du senior management des
         nouveaux États membres» spécifie que les procédures de sélection se dérouleront obligatoirement en anglais, en français ou
         en allemand;
      
      il est proposé à la Commission en accord avec M. le président de décider que les publications externes au JO des avis de vacance
         pour les postes d’encadrement supérieur se fassent dorénavant en anglais, en français et en allemand».
      
      ([C]onsiderando:
      –        la comunicazione della Commissione del 26 maggio 2004 dal titolo “Traduzione: equilibrare l’offerta e la domanda” [SEC(2004)
         638/6] che attua misure destinate a tener conto nel modo migliore delle capacità di traduzione e a limitare il volume globale
         della domanda durante un periodo di transizione, sino al 1° gennaio 2007; 
      
      –        la difficoltà espressa dalla [direzione generale della traduzione] di provvedere, entro i termini richiesti dai servizi operativi,
         alle traduzioni nelle lingue dei nuovi paesi dell’Unione; 
      
      –        del sovraccarico di lavoro attua[le] della [direzione generale della traduzione] che implica termini incompatibili con l’intendimento
         dei servizi di provvedere all’assegnazione dei loro posti vacanti nei più brevi termini; 
      
      –        il fatto che la decisione della Commissione 3 marzo 2004 [SEC(2004) 252] concernente «L’assunzione di funzionari di inquadramento
         superiore appartenenti ai nuovi Stati membri» specifica che le procedure di selezione saranno svolte obbligatoriamente in
         inglese, francese o tedesco; 
      
      si propone alla Commissione, d’accordo con il Presidente, di decidere che le pubblicazioni nella GU degli avvisi di posto
         vacante relativi ai posti di inquadramento superiore disponibili per candidati esterni si facciano, d’ora in poi, in inglese,
         francese e tedesco).
      
      16      Il Tribunale ha deciso di acquisire tali documenti agli atti di causa e ha invitato le parti a presentare eventuali osservazioni
         in merito. Tutte le parti hanno dichiarato che, anche se i termini adoperati nei due documenti prodotti dalla Commissione
         differiscono lievemente rispetto a quelli che ricorrono nel documento allegato dalla Repubblica italiana al ricorso, il tenore
         della Decisione, quale emerge sia dai documenti prodotti dalla Commissione sia da quello allegato al ricorso, è esattamente
         il medesimo. Si è preso atto di tali dichiarazioni nel verbale dell’udienza. Inoltre, nessuna delle parti ha formulato altre
         osservazioni riguardo ai documenti prodotti dalla Commissione. 
      
      17      La Repubblica italiana, sostenuta dal Regno di Spagna e dalla Repubblica di Lettonia, conclude che il Tribunale voglia annullare
         la Decisione e l’avviso di posto vacante. 
      
      18      La Commissione conclude che il Tribunale voglia: 
      
      –        dichiarare il ricorso irricevibile o, in subordine, respingerlo in quanto infondato;
      –        condannare la Repubblica italiana alle spese. 
       In diritto 
       Sulla ricevibilità 
      19      Pur non sollevando un’eccezione di irricevibilità con atto separato, ai sensi dell’art. 114, n. 1, del regolamento di procedura
         del Tribunale, la Commissione solleva dubbi in merito alla ricevibilità del ricorso. Tali dubbi riguardano, in primo luogo,
         il diritto degli Stati membri di proporre un ricorso ai sensi dell’art. 230 CE contro un avviso di posto vacante per l’assunzione
         del personale delle istituzioni; in secondo luogo, la qualificazione della Decisione come atto impugnabile ai sensi dell’art. 230,
         primo comma, CE; in terzo luogo, la natura di atto impugnabile dell’avviso di posto vacante, in quanto quest’ultimo costituirebbe
         un atto esecutivo o applicativo della Decisione, se tale decisione dovesse essere considerata un atto impugnabile e, in quarto
         luogo, il rispetto dei termini processuali prescritti per la presentazione di un ricorso ai sensi dell’art. 230, quinto comma,
         CE, nella parte concernente l’annullamento della Decisione.
      
       Sul diritto degli Stati membri di proporre un ricorso ai sensi dell’art. 230 CE contro gli atti delle istituzioni riguardanti
         i rapporti con i loro funzionari ed agenti
      
      –       Argomenti delle parti 
      20      La Commissione osserva che la Corte, nella sentenza 15 marzo 2005 (causa C‑160/03, Spagna/Eurojust, Racc. pag. I‑2077, punti
         37-44), ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato da uno Stato membro contro alcuni inviti a presentare candidature
         per l’assunzione di agenti temporanei, emessi da Eurojust, argomentando che gli inviti impugnati non rientravano nell’elenco
         di atti di cui la Corte può verificare la legittimità, che i candidati ai vari posti di cui a tali inviti avrebbero potuto
         adire il giudice comunitario alle condizioni previste all’art. 91 dello Statuto e che, nell’ipotesi di un tale ricorso, gli
         Stati membri avrebbero potuto presentare istanza di intervento e, eventualmente, proporre ricorso contro le sentenze del Tribunale.
         La Commissione ritiene che, nonostante la specificità del caso all’esame di tale sentenza, seguendo un ragionamento analogo,
         il presente ricorso debba essere considerato irricevibile per quanto riguarda la domanda di annullamento dell’avviso di posto
         vacante.
      
      21      La Repubblica italiana ritiene che l’interesse che giustifica l’intervento di uno Stato membro in un giudizio relativo alla
         legittimità di un avviso di posto vacante promosso da un candidato non sia distinto da quello che legittima l’impugnazione
         diretta da parte di tale Stato. Essa aggiunge che gli Stati membri possono impugnare mediante ricorso di annullamento qualsiasi
         provvedimento della Commissione, di carattere normativo o individuale, e fare valere in tale occasione la violazione di qualsiasi
         norma del Trattato CE. Nel caso di specie, quindi, la Repubblica italiana sarebbe legittimata a contestare tanto la Decisione
         quanto l’avviso di posto vacante e a dedurre la violazione degli artt. 12 CE e 290 CE a sostegno della sua domanda.
      
      22      Il Regno di Spagna aderisce agli argomenti della Repubblica italiana e aggiunge che la sentenza Spagna/Eurojust, citata supra
         al punto 20, non è pertinente. A parere del Regno di Spagna, in quel caso, la Corte ha statuito che l’art. 230 CE non poteva
         costituire il fondamento normativo di un ricorso di annullamento avverso un atto di Eurojust, cioè di un organo rientrante
         nel terzo pilastro dell’Unione europea. Orbene, nel caso di specie, il ricorso avrebbe ad oggetto atti della Commissione,
         che rientrano nella previsione dell’art. 230 CE.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      23      L’art. 230 CE consente agli Stati membri di impugnare, con lo strumento del ricorso di annullamento, ogni atto decisorio della
         Commissione, senza escludere quelli relativi ai rapporti tra detta istituzione e i suoi funzionari ed agenti. 
      
      24      È pur vero che si è affermato che l’art. 236 CE, in forza del quale il giudice comunitario è competente a pronunciarsi su
         qualsiasi controversia tra la Comunità e gli agenti di questa, nei limiti e alle condizioni determinati dallo Statuto o risultanti
         dal regime applicabile a questi ultimi, deve essere inteso nel senso che si applica, in modo esclusivo, a coloro che abbiano
         lo status di funzionari di ruolo o di agenti diversi da quelli locali e a coloro che rivendichino tale status. Di conseguenza,
         tali soggetti devono basare il proprio ricorso di annullamento di un atto lesivo nei loro confronti non sull’art. 230 CE,
         ma sull’art. 91 dello Statuto (v. ordinanza del Tribunale 2 maggio 2001, causa T‑208/00, Barleycorn Mongolue e Boixader Rivas/Parlamento
         e Consiglio, Racc. PI pagg. I‑A‑103 e II‑479, punti 26-28, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      25      Tuttavia, l’art. 236 CE riguarda esclusivamente le controversie «tra la Comunità e gli agenti di questa». Orbene, un ricorso
         introdotto da uno Stato membro sulla base dell’art. 230 CE non dà luogo ad una controversia di tal genere. 
      
      26      Inoltre, la Corte ha avuto modo di affermare che, se è pur vero che il ricorso di cui all’art. 91 può essere proposto solo
         dai funzionari e dagli agenti comunitari e non da un’associazione professionale di funzionari, tuttavia tale associazione,
         se risponde a determinate condizioni, può presentare, ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, un ricorso volto ad ottenere
         l’annullamento delle decisioni di cui essa risulti destinataria a norma del predetto articolo (sentenza della Corte 8 ottobre
         1974, causa 175/73, Union syndicale e a./Consiglio, Racc. pag. 917, punti 17-20).
      
      27      Ne consegue che, se sono soddisfatti i requisiti per l’applicazione dell’art. 230 CE, tale disposizione può servire da fondamento
         a un ricorso di annullamento degli atti della Commissione relativi al settore della funzione pubblica europea, introdotto
         da ricorrenti non ricompresi nell’art. 91 dello Statuto, vale a dire ricorrenti che non siano né funzionari né agenti comunitari
         né candidati ad un impiego nella funzione pubblica europea. 
      
      28      Orbene, nel caso di specie, fatto salvo quanto si esporrà nel prosieguo in merito alla qualificazione come atti impugnabili
         della Decisione e dell’avviso di posto vacante, il diritto di uno Stato membro di introdurre un ricorso di annullamento, fondato
         sull’art. 230 CE, contro gli atti decisori della Commissione non può essere messo in discussione sostenendo che tali atti
         vertono su questioni relative alla funzione pubblica europea. 
      
      29      La sentenza Spagna/Eurojust, citata supra al punto 20, invocata dalla Commissione, non può portare ad una conclusione contraria.
         In tale sentenza, la Corte ha respinto in quanto irricevibile il ricorso del Regno di Spagna, proposto sulla base dell’art. 230 CE,
         dichiarando che gli atti impugnati con quel ricorso non rientravano nel novero degli atti di cui la Corte può verificare la
         legittimità ai sensi di detta disposizione e che, peraltro, l’art. 41 UE non prevede che l’art. 230 CE si applichi alle disposizioni
         relative alla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale di cui al titolo VI del Trattato sull’Unione europea,
         in cui ricade Eurojust, ove la competenza della Corte in questa materia è precisata all’art. 35 UE, cui rinvia l’art. 46,
         lett. b), UE (sentenza Spagna/Eurojust, citata supra al punto 20, punti 36-40).
      
      30      I punti di tale sentenza ai quali la Commissione rinvia riguardano l’argomento del Regno di Spagna relativo al diritto alla
         tutela giurisdizionale effettiva nell’ambito di una comunità di diritto. È per rispondere a tale argomento che la Corte ha
         ricordato come gli atti impugnati in tale controversia non fossero sottratti a qualsiasi controllo giurisdizionale, atteso
         che i principali interessati, cioè i candidati ai vari posti figuranti negli inviti a presentare candidature impugnati, potevano
         adire il giudice comunitario alle condizioni previste all’art. 91 dello Statuto e che, nell’ipotesi di un tale ricorso, gli
         Stati membri avrebbero potuto presentare istanza di intervento e, eventualmente, proporre un ricorso contro la sentenza del
         Tribunale (sentenza Spagna/Eurojust, citata supra al punto 20, punti 41-43).
      
      31      Non può concludersi, sulla scorta di queste sole considerazioni, che, riguardo agli atti della Commissione – i quali, a differenza
         degli atti di Eurojust, sono indicati all’art. 230 CE –, gli Stati membri non sono legittimati a proporre un ricorso di annullamento
         sulla base di tale articolo, ma devono limitarsi a intervenire nelle controversie tra la Commissione e i suoi funzionari ed
         agenti. 
      
      32      Alla luce delle suesposte considerazioni, non si giustifica alcun dubbio quanto all’applicabilità dell’art. 230 CE nel caso
         di specie. 
      
       Sulla qualificazione della Decisione e dell’avviso di posto vacante come atti impugnabili ai sensi dell’art. 230, primo comma,
         CE 
      
      –       Argomenti delle parti 
      33      La Commissione nutre seri dubbi circa la natura di atto impugnabile della Decisione, ai sensi dell’art. 230 CE. La Decisione
         non sarebbe di per sé stessa destinata a produrre effetti giuridici vincolanti nei confronti dei terzi, idonei a incidere
         immediatamente sui loro interessi modificandone in maniera rilevante la posizione giuridica. Essa parrebbe, al contrario,
         costituire una semplice dichiarazione d’intenti mediante la quale la Commissione manifesta il proposito di seguire una determinata
         linea di condotta riguardo ad alcuni avvenimenti futuri, vale a dire la pubblicazione di avvisi di posto vacante. Secondo
         la giurisprudenza, un atto del genere, di natura puramente informativa, non sarebbe di per sé idoneo a produrre effetti giuridici
         nei confronti dei terzi né sarebbe inteso a spiegare simili effetti. Gli interessi dei terzi potrebbero essere concretamente
         pregiudicati soltanto dai provvedimenti effettivamente adottati in applicazione dell’orientamento enunciato nella Decisione.
         L’affermazione della ricorrente secondo la quale la pubblicazione dell’avviso di posto vacante concretizzerebbe la lesione
         degli interessi giuridicamente tutelati dei ricorrenti derivata dalla Decisione confermerebbe tale tesi. 
      
      34      La Commissione aggiunge che, se la Decisione fosse ritenuta un provvedimento produttivo di effetti giuridici vincolanti e,
         pertanto, idoneo ad essere impugnato in via autonoma ai sensi dell’art. 230 CE, i singoli avvisi di posto vacante, successivamente
         pubblicati sulla base della Decisione medesima, costituirebbero provvedimenti di carattere meramente esecutivo, privi di autonoma
         rilevanza rispetto alla Decisione stessa, e dunque non impugnabili. La stessa Repubblica italiana, nel ricorso, avrebbe definito
         l’avviso di posto vacante come atto esecutivo o applicativo della Decisione. La Commissione, di conseguenza, ritiene che in
         tale ipotesi il ricorso, nella parte relativa all’avviso di posto vacante, debba essere dichiarato irricevibile.
      
      35      La Repubblica italiana riconosce che non può dirsi con certezza che la Decisione produca effetti giuridici vincolanti nei
         confronti dei terzi, dal momento che si potrebbe sostenere che essa non è rivolta verso l’esterno, ma riguarda esclusivamente
         la stessa Commissione e che solo la pubblicazione di uno specifico avviso di posto vacante potrebbe incidere sugli interessi
         di soggetti estranei alla Commissione.
      
      36      Tuttavia, la Repubblica italiana ritiene che esistano argomenti a favore della tesi secondo cui la Decisione costituirebbe
         un atto impugnabile. Da una parte, la Decisione stabilirebbe il regime linguistico da applicarsi per il futuro a tutti gli
         avvisi di posto vacante per posti di inquadramento superiore ed eserciterebbe fin d’ora un’influenza sugli interessi dei soggetti
         estranei alla Commissione, in particolare sugli interessi degli Stati membri le cui lingue ufficiali non sono prese in considerazione.
         Gli Stati membri interessati potrebbero quindi rivolgersi immediatamente al Tribunale, senza attendere la pubblicazione di
         un avviso di posto vacante solo nelle tre lingue previste nella Decisione. D’altra parte, il fatto che la Decisione non si
         presenti come un atto preparatorio di una decisione finale bensì si configuri essa stessa come una decisione finale sarebbe
         a favore della tesi secondo cui la Decisione costituisce un atto impugnabile.
      
      37      La Repubblica italiana aggiunge che, se non fosse venuta accidentalmente a conoscenza della Decisione, avrebbe potuto impugnare
         solo gli avvisi di posto vacante pubblicati e tale impugnazione sarebbe stata sufficiente, nel caso di specie, a ripristinare
         una situazione di legalità. Tuttavia, l’interesse di uno Stato membro, differenziato da quello del singolo candidato ad un
         posto nell’amministrazione comunitaria, sarebbe garantito in modo migliore dall’annullamento della Decisione stessa, in quanto
         un annullamento siffatto dispenserebbe lo Stato membro interessato dalla necessità di impugnare singolarmente tutti gli avvisi
         di posto vacante non pubblicati nella propria lingua ufficiale.
      
      38      Il Regno di Spagna si associa agli argomenti della Repubblica italiana, aggiungendo che la Decisione e l’avviso di posto vacante
         non sono separabili, ma costituiscono giuridicamente un tutt’uno. La Decisione produrrebbe effetti giuridici di importanza
         e gravità eccezionali, in quanto violerebbe, in particolare, il principio del rispetto della pluralità linguistica, che costituisce
         uno dei principi basilari sui quali si fonda l’Unione europea, nonché i principi della competenza delle istituzioni, della
         non discriminazione in base alla lingua e all’identità nazionale. L’avviso di posto vacante costituirebbe un semplice atto
         di esecuzione e applicazione della Decisione, sicché, se il Tribunale dovesse annullare la Decisione, l’avviso di posto vacante
         verrebbe annullato di conseguenza. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      39      Secondo costante giurisprudenza, il ricorso d’annullamento ai sensi dell’art. 230 CE deve potersi esperire nei confronti di
         qualsiasi provvedimento adottato dalle istituzioni, indipendentemente dalla sua natura e dalla sua forma, che miri a produrre
         effetti giuridici (sentenze della Corte 31 marzo 1971, causa 22/70, Commissione/Consiglio, Racc. pag. 263, punto 42; 16 giugno
         1993, causa C‑325/91, Francia/Commissione, Racc. pag. I‑3283, punto 9; 20 marzo 1997, causa C‑57/95, Francia/Commissione,
         Racc. pag. I‑1627, punto 7, e 1° dicembre 2005, causa C‑301/03, Italia/Commissione, Racc. pag. I‑10217, punto 19). 
      
      40      Per stabilire se un atto o una decisione produca tali effetti, occorre tener conto del suo contenuto sostanziale (sentenza
         della Corte 11 novembre 1981, causa 60/81, IBM/Commissione, Racc. pag. 2639, punto 9; v. sentenza del Tribunale 22 marzo 2000,
         cause riunite T‑125/97 e T‑127/97, Coca-Cola/Commissione, Racc. pag. II‑1733, punto 78, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      41      Non costituisce un atto impugnabile ai sensi dell’art. 230 CE una misura adottata da un’istituzione che si limiti a rendere
         manifesta l’intenzione di quest’ultima, o di uno dei suoi uffici, di seguire, in un ambito determinato, una certa linea di
         condotta (sentenze della Corte 27 settembre 1988, causa 114/86, Regno Unito/Commissione, Racc. pag. 5289, punto 13, e 5 maggio
         1998, causa C‑180/96, Regno Unito/Commissione, Racc. pag. I‑2265, punto 28). Tali orientamenti interni, che indicano le linee
         generali in base alle quali l’istituzione si propone, in applicazione delle previsioni pertinenti, di adottare successivamente
         singole decisioni la cui legittimità potrà essere contestata secondo il procedimento di cui all’art. 230 CE, non possono essere
         considerati come diretti a produrre effetti giuridici (sentenza della Corte 6 aprile 2000, causa C‑443/97, Spagna/Commissione,
         Racc. pag. I‑2415, punti 33 e 34). 
      
      42      Occorre inoltre ricordare che l’art. 29, n. 2, dello Statuto autorizza ogni istituzione ad adottare una procedura diversa
         da quella del concorso per l’assunzione del personale di inquadramento superiore. 
      
      43      Secondo la giurisprudenza, il potere discrezionale nella valutazione dei meriti dei diversi candidati ad un posto determinato,
         di cui dispone un’istituzione, deve essere esercitato nel pieno rispetto di tutte le regolamentazioni pertinenti, vale a dire
         non solo dell’avviso di posto vacante, ma anche di eventuali norme di procedura di cui sia dotata l’istituzione di cui è causa
         (sentenza del Tribunale 18 settembre 2003, causa T‑73/01, Pappas/Comitato delle regioni, Racc. PI pagg. I‑A‑207 e II‑1011,
         punto 53). Tali norme sono parte del contesto normativo che detta istituzione deve rispettare rigorosamente nell’esercizio
         del suo ampio potere discrezionale (sentenza del Tribunale 4 luglio 2006, causa T‑88/04, Tzirani/Commissione, Racc. FP pag. II‑A‑2‑703,
         punto 78). L’istituzione interessata non può discostarsi dalle norme interne sull’assunzione che essa stessa si è data senza
         modificare formalmente le norme medesime (sentenza del Tribunale 13 dicembre 2007, causa T‑113/05, Angelidis/Parlamento, non
         ancora pubblicata nella Raccolta, punto 75). 
      
      44      Ne consegue che le norme sulla procedura di assunzione che un’istituzione adotta, ai sensi dell’art. 29, n. 2, dello Statuto,
         per l’assunzione del personale di inquadramento superiore sono cogenti per l’istituzione stessa e, in tal senso, producono
         effetti giuridici, ai sensi della giurisprudenza relativa all’applicazione dell’art. 230 CE. 
      
      45      È pur vero che tali norme possono, in forza della summenzionata disposizione dello Statuto, essere adottate caso per caso,
         per ogni posto previsto dalla disposizione stessa, resosi vacante nell’ambito di un’istituzione. Se un’istituzione decide
         di seguire un approccio del genere, nulla osta a che essa adotti orientamenti interni che indichino semplicemente le linee
         generali in forza delle quali essa fisserà, ogniqualvolta si renda necessario, le norme di procedura da seguire per l’assunzione
         ad un posto al quale sia applicabile l’art. 29, n. 2, dello Statuto. In applicazione della giurisprudenza richiamata supra,
         al punto 41, si deve concludere che, in un’ipotesi siffatta, tali orientamenti interni non producono, di per sé, effetti giuridici
         vincolanti e non possono pertanto costituire oggetto di un ricorso di annullamento. Un ricorso siffatto, in tale ipotesi,
         potrebbe essere proposto solo contro l’avviso di posto vacante o qualsiasi altro atto che fissi definitivamente le norme di
         procedura da seguire per provvedere all’assegnazione di un posto determinato. 
      
      46      Tutttavia, né l’art. 29, n. 2, dello Statuto né alcuna altra disposizione impediscono ad un’istituzione di adottare, precedentemente
         all’avvio di una procedura concreta per l’assegnazione di un posto di inquadramento superiore, norme di applicazione generale,
         che fissino in modo definitivo quantomeno alcuni aspetti della procedura da seguire per l’assunzione del personale di inquadramento
         superiore nell’ambito dell’istituzione stessa. Dette norme producono effetti giuridici vincolanti in quanto l’istituzione
         interessata non può, fintantoché esse non siano modificate o abrogate, discostarsene all’atto dell’assunzione per un posto
         determinato di detta categoria. In tal caso, un ricorrente privilegiato, come uno Stato membro, può immediatamente contestare
         con un ricorso di annullamento ai sensi dell’art. 230 CE la legittimità di tali norme, senza dover attendere la loro attuazione
         in un caso concreto. 
      
      47      Nel caso di specie, occorre pertanto determinare, in primo luogo, se la Decisione si limiti a tradurre l’intenzione della
         Commissione di seguire un certo orientamento ovvero una linea di condotta durante le procedure di assunzione del personale
         di inquadramento superiore o se, piuttosto, la Decisione fissi, sin da ora e in modo definitivo, un aspetto della procedura
         da seguire pro futuro per provvedere all’assegnazione di tutti i posti di inquadramento superiore che ricadono nella sua sfera
         di applicazione. 
      
      48      In considerazione del contenuto della Decisione, quale emerge sia dal documento allegato dalla Repubblica italiana al ricorso
         sia da quelli prodotti dalla Commissione all’udienza, occorre accogliere la seconda di tali opzioni. Redatta in termini chiari
         e non equivoci, la Decisione non contiene semplici orientamenti, ma fissa già, in modo definitivo, un aspetto delle procedure
         di assunzione di portata cogente dirette ad assegnare i posti di inquadramento superiore nell’ambito della Commissione, per
         quanto riguarda le lingue di pubblicazione dei relativi avvisi di posto vacante, e questo almeno sino al 1° gennaio 2007,
         data in cui dovrebbe concludersi il periodo transitorio di applicazione della Decisione. Ciò trova conferma nel fatto che,
         da un canto, l’atto impugnato fa uso delle espressioni «la Commissione ha deciso», «la Commissione decide» e del termine «decisione»,
         nonché nella circostanza che, d’altro canto, l’avviso di posto vacante è stato pubblicato solo in tedesco, inglese e francese,
         vale a dire in piena conformità con le relative modalità di pubblicazione fissate dalla Decisione (v., a contrario, sentenze
         Italia/Commissione, citata supra al punto 39, punti 21‑24, e sentenza 27 settembre 1988, citata supra al punto 41, Regno Unito/Commissione,
         punto 14). 
      
      49      La Decisione vincola quindi la Commissione, che non può discostarsene senza modificarla formalmente. Peraltro, in considerazione
         del suo contenuto, essa deve essere considerata produttiva di effetti giuridici vincolanti e, dunque, idonea a costituire
         oggetto di un ricorso di annullamento fondato sull’art. 230 CE, introdotto da un ricorrente privilegiato, quale uno Stato
         membro. 
      
      50      In secondo luogo, occorre esaminare l’argomento della Commissione secondo il quale, nell’ipotesi in cui la Decisione dovesse
         essere considerata un atto produttivo di effetti giuridici, il ricorso dovrebbe essere dichiarato irricevibile nella parte
         in cui è diretto contro l’avviso di posto vacante in quanto, in tal caso, quest’ultimo costituirebbe solo un atto di mera
         esecuzione della Decisione. 
      
      51      Secondo la giurisprudenza, tra gli atti che non producono effetti giuridici vincolanti idonei a incidere sugli interessi del
         singolo sono ricompresi, in particolare, gli atti meramente esecutivi che, di conseguenza, non costituiscono atti impugnabili
         ai sensi dell’art. 230 CE (sentenze della Corte 1° dicembre 2005, causa C‑46/03, Regno Unito/Commissione, Racc. pag. I‑10167,
         punto 25; 12 settembre 2006, causa C‑131/03 P, Reynolds Tobacco e a./Commissione, Racc. pag. I‑7795, punto 55, e 6 dicembre
         2007, causa C‑516/06 P, Commissione/Ferriere Nord, Racc. pag. I‑10685, punto 29).
      
      52      Per atti meramente esecutivi si intendono, in particolare, le misure che, senza costituire diritti ed obblighi in capo a terzi,
         mirano soltanto ad attuare materialmente un atto decisorio anteriore, ovvero le misure adottate in esecuzione di decisioni
         precedenti che producono effetti giuridici solo nella sfera interna dell’amministrazione, senza incidere sugli interessi di
         terzi (sentenze della Corte 25 febbraio 1988, causa 190/84, Les Verts/Parlamento, Racc. pag. 1017, punto 8, e 1° dicembre
         2005, Regno Unito/Commissione, citata supra al punto 51, punti 1 e 25; v. anche, nello stesso senso, sentenza 17 luglio 1959,
         causa 20/58, Phoenix-Rheinrohr/Alta Autorità, Racc. pag. 157, in particolare pag. 173).
      
      53      In tal senso sono stati qualificati come atti meramente esecutivi, non impugnabili in base all’art. 230 CE, in particolare,
         l’atto di disimpegno dal bilancio di una somma che la Commissione aveva deciso, precedentemente, di disimpegnare (sentenza
         1° dicembre 2005, Regno Unito/Commissione, citata supra al punto 51, punti 1 e 25), gli atti di impegno, di liquidazione,
         di ordinazione e di pagamento di spese adottati in seguito a decisioni relative alla ripartizione e all’uso di crediti (sentenza
         Les Verts/Parlamento, citata supra al punto 52, punto 8) nonché l’esecuzione, mediante l’escussione di una garanzia bancaria,
         di una decisione anteriore della Commissione che aveva inflitto ad un’impresa un’ammenda a causa della sua partecipazione
         a diverse infrazioni previste dall’art. 81, n. 1, CE (sentenza Commissione/Ferriere Nord, citata supra al punto 51, punti 28
         e 29). 
      
      54      Nel caso di specie, contrariamente a quanto fa valere la Commissione, non può sostenersi che l’avviso di posto vacante costituisca
         un atto meramente esecutivo della Decisione ai sensi della giurisprudenza richiamata supra, ai punti 51-53.
      
      55      Infatti, come è stato costantemente dichiarato, gli avvisi di posto vacante determinano, definendo i requisiti relativi all’accesso
         all’impiego, quali siano i soggetti la cui candidatura può essere presa in considerazione e costituiscono, pertanto, atti
         lesivi rispetto ai potenziali candidati la cui candidatura sia esclusa da tali requisiti (sentenze della Corte 19 giugno 1975,
         causa 79/74, Küster/Parlamento, Racc. pag. 725, punti 5-8, e 11 maggio 1978, causa 25/77, De Roubaix/Commissione, Racc. pag. 1081,
         punti 7-9; sentenza del Tribunale 16 settembre 1993, causa T‑60/92, Noonan/Commissione, Racc. pag. II‑911, punto 21). 
      
      56      Peraltro, il carattere di atto lesivo e, dunque, di atto impugnabile, ai sensi dell’art. 230 CE, di un avviso di posto vacante
         non può essere messo in discussione argomentando che esso è conforme, quanto ad un aspetto specifico, ai requisiti già definiti
         in una norma giuridica o in una precedente decisione delle istituzioni di portata generale, o che esso riprende alcuni di
         tali requisiti – che costituiscono il fondamento normativo di detto avviso di posto vacante – in quanto è proprio l’avviso
         di posto vacante che dà concretezza alla situazione giuridica complessiva di tutti i ricorrenti potenziali e consente loro
         di sapere in modo inequivoco e certo come e in qual misura i loro specifici interessi siano lesi.
      
      57      Ne consegue che l’argomento della Commissione secondo cui l’avviso di posto vacante, in quanto è stato pubblicato solo nelle
         tre lingue definite nella Decisione, dovrebbe essere considerato un atto meramente esecutivo, come tale non impugnabile, deve
         essere respinto. 
      
       Sui termini per la presentazione di un ricorso contro la Decisione 
      –       Argomenti delle parti 
      58      La Commissione sostiene che, poiché la Decisione non è stata né pubblicata né notificata, il termine per la presentazione
         di un ricorso di annullamento avverso la stessa può decorrere, conformemente all’art. 230, quinto comma, CE, solo dal momento
         in cui la Repubblica italiana ha avuto conoscenza esatta del contenuto e della motivazione della Decisione.
      
      59      Orbene, la Repubblica italiana si sarebbe limitata a indicare, al punto 11 del suo ricorso, di aver avuto conoscenza della
         Decisione «in occasione della pubblicazione del bando di concorso», senza tuttavia precisare né la data esatta di tale presa
         di conoscenza, né se aveva adempiuto all’obbligo di richiedere, entro un termine ragionevole, il testo integrale della Decisione
         una volta conosciutane l’esistenza, come previsto da costante giurisprudenza in materia di termini di impugnazione di atti
         non pubblicati né notificati. Nella replica, la Repubblica italiana si sarebbe parimenti limitata ad affermare di aver acquisito
         piena conoscenza del contenuto della Decisione «solo alla fine del mese di marzo» del 2005, senza ulteriori precisazioni.
      
      60      La Commissione riconosce che la data in cui si è avuta conoscenza della Decisione e quella della pubblicazione dell’avviso
         di posto vacante non coincidono, data l’esigenza di tener conto anche della durata dell’esame dell’avviso di posto vacante
         e delle ricerche volte a verificare l’esistenza di una precedente decisione amministrativa e ad acquisire una piena conoscenza
         del suo contenuto. Tuttavia, tenuto conto, in primo luogo, dell’atteggiamento della Repubblica italiana di cui al punto 59
         supra, in secondo luogo, dell’assenza di comunicazione della Decisione ai sensi del regolamento (CE) del Parlamento europeo
         e del Consiglio 30 maggio 2001, n. 1049, relativo all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio
         e della Commissione (GU L 145, pag. 43), e, infine, della mancanza di spiegazioni su come essa abbia ottenuto il testo della
         Decisione con altri mezzi, a nulla varrebbe obiettare, come fa la Repubblica italiana, che la Commissione non ha fornito la
         prova del fatto che le autorità italiane avessero piena conoscenza della Decisione prima o in occasione della pubblicazione
         dell’avviso di posto vacante, in quanto, nel caso di specie, l’onere della prova graverebbe sulla parte ricorrente.
      
      61      Tale atteggiamento della Repubblica italiana non sarebbe conforme ai criteri della giurisprudenza e farebbe sorgere un ragionevole
         dubbio quanto al rispetto del termine per la presentazione del ricorso nella parte in cui quest’ultimo è rivolto contro la
         Decisione. In tali circostanze, la Commissione ritiene che la data in cui la Repubblica italiana ha avuto conoscenza dell’esatto
         contenuto della Decisione dovrebbe essere di poco posteriore alla data di pubblicazione dell’avviso di posto vacante e che,
         pertanto, il termine per l’introduzione del ricorso avverso la Decisione, avvenuta soltanto il 3 maggio 2005 unitamente all’impugnazione
         dell’avviso di posto vacante, sarebbe probabilmente da considerare già infruttuosamente decorso a tale data.
      
      62      La Repubblica italiana osserva, nel ricorso, di aver avuto conoscenza della Decisione solo «in occasione della pubblicazione
         del bando di concorso». Nella replica, la Repubblica italiana precisa che, poiché l’avviso di posto vacante non cita la Decisione,
         il dies a quo del termine di ricorso per l’impugnazione di quest’ultima non potrebbe coincidere con la data di pubblicazione
         dell’avviso di posto vacante. Si dovrebbe tener conto del tempo necessario all’esame dell’avviso di posto vacante e alle ricerche
         dirette a confermare l’esistenza della Decisione e a conoscerne il contenuto. Tali ricerche sarebbero state tanto più difficili
         per via del carattere transitorio del provvedimento di autoorganizzazione presupposto adottato con la Decisione. I ritardi
         causati da tali ricerche avrebbero consentito alla Repubblica italiana di avere piena conoscenza della Decisione solo alla
         fine del mese di marzo 2005. La Commissione non avrebbe fornito la prova che tale conoscenza risalirebbe a una data precedente
         alla fine del mese di marzo 2005 o alla pubblicazione dell’avviso di posto vacante. 
      
      63      Peraltro, poiché sarebbe ragionevole, nel caso di specie, fissare il giorno a partire dal quale calcolare il tempo necessario
         per venire a conoscenza della Decisione alla data di pubblicazione dell’avviso di posto vacante, e tenuto conto della proroga
         forfettaria, in ragione della distanza, del termine processuale per l’impugnazione della Decisione, pari a dieci giorni, ai
         sensi dell’art. 102, n. 2, del regolamento di procedura, tale impugnazione non potrebbe essere ritenuta tardiva. Di conseguenza,
         la Repubblica italiana ritiene che l’impugnazione sia stata proposta nei termini. 
      
      64      Il Regno di Spagna aderisce agli argomenti della Repubblica italiana e aggiunge che il giorno di pubblicazione dell’avviso
         di posto vacante non può essere considerato come «dies a quo» ai fini del calcolo del termine per l’impugnazione della Decisione
         da parte della Repubblica italiana, dal momento che tale avviso non è stato pubblicato nella versione italiana della Gazzetta
         ufficiale e che non si può fare obbligo alle autorità italiane di leggere un’altra versione della Gazzetta ufficiale. In merito
         ai brevi annunci pubblicati, segnatamente, su due quotidiani italiani (v. supra, punto 9), essi non possono essere equiparati
         a una pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e, pertanto, non possono essere presi in considerazione ai fini del calcolo del
         termine di ricorso.
      
      –       Giudizio del Tribunale 
      65      Ai sensi dell’art. 230, quinto comma, CE, i ricorsi di annullamento devono essere proposti nel termine di due mesi. Tale termine
         decorre, secondo i casi, dalla pubblicazione dell’atto, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza, dal giorno
         in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza. 
      
      66      Dalla formulazione stessa di questa disposizione emerge che il criterio della data in cui si è avuta conoscenza dell’atto
         come dies a quo del termine di ricorso è sussidiario rispetto a quello della pubblicazione o della notifica dell’atto (sentenza
         della Corte 10 marzo 1998, causa C‑122/95, Germania/Consiglio, Racc. pag. I‑973, punto 35; v. anche sentenza del Tribunale
         27 novembre 2003, causa T‑190/00, Regione Siciliana/Commissione, Racc. pag. II‑5015, punto 30, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      67      Secondo la giurisprudenza, spetta alla parte che fa valere la tardività di un ricorso fornire la prova della data in cui si
         è verificato l’evento a partire dal quale decorre il termine (v. ordinanza del Tribunale 13 aprile 2000, causa T‑263/97, GAL
         Penisola Sorrentina/Commissione, Racc. pag. II‑2041, punto 47, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      68      Risulta parimenti dalla giurisprudenza che, in mancanza di pubblicazione o di notificazione, spetta a colui che ha conoscenza
         dell’esistenza di un atto che lo riguarda chiederne il testo integrale entro un termine ragionevole, ma che, con tale riserva,
         il termine per la presentazione del ricorso può iniziare a decorrere solo dal momento in cui il terzo interessato ha una conoscenza
         esatta del contenuto e della motivazione dell’atto di cui trattasi, in modo da poter esercitare il proprio diritto di ricorso
         (sentenze della Corte 6 luglio 1988, causa 236/86, Dillinger Hüttenwerke/Commissione, Racc. pag. 3761, punto 14, e 19 febbraio
         1998, causa C‑309/95, Commissione/Consiglio, Racc. pag. I‑655, punto 18; sentenza del Tribunale 15 giugno 2005, causa T‑17/02,
         Olsen/Commissione, Racc. pag. II‑2031, punto 73, e ordinanza del Tribunale 21 novembre 2005, causa T‑426/04, Tramarin/Commissione,
         Racc. pag. II‑4765, punto 48).
      
      69      Inoltre, secondo costante giurisprudenza, i termini per la presentazione di un ricorso, ai sensi dell’art. 230 CE, sono di
         ordine pubblico, essendo stati istituiti per garantire la chiarezza e la certezza delle situazioni giuridiche ed evitare qualsiasi
         discriminazione o trattamento arbitrario nell’amministrazione della giustizia, e spetta al giudice comunitario verificare,
         anche d’ufficio, se siano stati rispettati (sentenza della Corte 23 gennaio 1997, causa C‑246/95, Coen, Racc. pag. I‑403,
         punto 21; sentenza del Tribunale 18 settembre 1997, cause riunite T‑121/96 e T‑151/96, Mutual Aid Administration Services/Commissione,
         Racc. pag. II‑1355, punti 38 e 39). 
      
      70      Tuttavia, quando non è possibile stabilire con certezza la data a partire dalla quale il ricorrente ha avuto una conoscenza
         esatta del contenuto e della motivazione dell’atto che impugna, si deve ritenere che il termine di ricorso abbia iniziato
         a decorrere, al più tardi, il giorno in cui può essere provato che il ricorrente aveva già tale conoscenza (sentenza della
         Corte 10 gennaio 2002, causa C‑480/99 P, Plant e a./Commissione e South Wales Small Mines, Racc. pag. I‑265, punto 49). 
      
      71      Nel caso di specie, è pacifico che la Decisione non è stata né pubblicata né notificata alla Repubblica italiana. Né sussiste
         alcun dubbio quanto al fatto che la Repubblica italiana abbia avuto, precedentemente all’introduzione del ricorso, conoscenza
         esatta del contenuto e della motivazione della Decisione. Infatti, ancorché la versione della Decisione allegata dalla Repubblica
         italiana al ricorso sia redatta in termini lievemente differenti da quelli adoperati nei documenti prodotti dalla Commissione
         all’udienza, è pacifico che il tenore delle due versioni della Decisione di cui dispone il Tribunale è esattamente lo stesso.
         
      
      72      Occorre, pertanto, accertare quale sia la data esatta in cui la Repubblica italiana ha avuto la copia della Decisione allegata
         al ricorso, atteso che è da tale data che ha iniziato a decorrere, per la Repubblica italiana, il termine per la proposizione
         del ricorso avverso la Decisione. Si deve anche rilevare come da un semplice calcolo risulti che, affinché il ricorso avverso
         la Decisione non sia tardivo, la Repubblica italiana non deve essere venuta a conoscenza della Decisione precedentemente al
         23 febbraio 2005. 
      
      73      Poiché la Repubblica italiana non aveva fornito, nei suoi scritti, indicazioni chiare sulla data in cui ha ottenuto la copia
         della Decisione allegata al ricorso, il Tribunale l’ha invitata, nel contesto di una misura di organizzazione del procedimento,
         a indicare, con le relative prove, in che data esatta, da quale fonte e in che modo avesse avuto la copia della Decisione
         che figurava in allegato al ricorso. 
      
      74      In una prima risposta, depositata presso la cancelleria il 12 giugno 2008, la Repubblica italiana ha richiamato una lettera
         che il suo rappresentante permanente presso l’Unione europea aveva inviato, il 10 marzo 2005, al Segretario generale della
         Commissione, per protestare contro la mancata pubblicazione dell’avviso di posto vacante anche in italiano, nonché le risposte
         a tale lettera del vicepresidente e del Segretario generale della Commissione, entrambe datate 6 aprile 2005. La Repubblica
         italiana ha prodotto copie di queste tre lettere ed ha affermato che a seguito di dette lettere essa è venuta a conoscenza
         del documento interno della Commissione 26 maggio 2004, SEC(2004) 638/6, vale a dire di un documento diverso dalla Decisione,
         ancorché richiamato da questa. 
      
      75      In una risposta integrativa, depositata presso la cancelleria il 23 giugno 2008, la Repubblica italiana ha aggiunto di aver
         avuto copia della Decisione allegata al ricorso in modo «occasionale», grazie ad un’associazione per la valorizzazione della
         lingua italiana, senza tuttavia precisare la data in cui l’associazione in questione le aveva fatto pervenire detta copia.
         
      
      76      Per quanto censurabile possa essere l’imprecisione delle risposte della Repubblica italiana, il Tribunale rileva che non solo
         la Commissione non ha fornito la prova del fatto che la Repubblica italiana sia venuta a conoscenza della Decisione precedentemente
         al 23 febbraio 2005, ma che, anzi, negli atti di causa sussistono taluni elementi che depongono a favore dell’ipotesi secondo
         cui, a tale data, la Repubblica italiana non avrebbe ancora avuto alcuna conoscenza dell’esistenza e del contenuto della Decisione. 
      
      77      In tal senso, in primo luogo, nella lettera del 10 marzo 2005, il rappresentante permanente della Repubblica italiana presso
         l’Unione europea ha protestato vivamente contro la mancata pubblicazione in italiano dell’avviso di posto vacante, ma non
         ha fatto alcun riferimento alla Decisione. Orbene, si può logicamente presumere che tale protesta avrebbe riguardato anche
         la Decisione se la Repubblica italiana avesse già avuto conoscenza della sua esistenza e del suo contenuto alla data della
         suddetta lettera. 
      
      78      In secondo luogo, la lettera del Segretario generale del 6 aprile 2005, inviata in risposta alla lettera del 10 marzo 2005,
         ha solamente evocato una «prassi» consistente nella pubblicazione degli avvisi di posto vacante per i posti di inquadramento
         superiore in sole tre lingue «applicata fin dal novembre scorso», senza rivelare che tale prassi si fondava sulla Decisione. 
      
      79      Quanto alla lettera, datata anch’essa 6 aprile 2005, del vicepresidente della Commissione, nemmeno essa ha rivelato l’esistenza
         della Decisione, ma si è limitata ad affermare, in modo quantomeno ambiguo, che la prassi consistente nella pubblicazione
         di detti avvisi in sole tre lingue discendeva dal documento della Commissione SEC (2004) 638/6, del mese di maggio 2004. 
      
      80      Infine, quanto all’affermazione della Repubblica italiana nel ricorso, secondo cui essa sarebbe venuta a conoscenza della
         Decisione «in occasione della pubblicazione del bando di concorso», non può essere intesa nel senso che la Repubblica italiana
         ha avuto conoscenza dell’esistenza e del contenuto della Decisione il giorno di detta pubblicazione (9 febbraio 2005), dato
         che, come afferma correttamente la Repubblica italiana, l’avviso di posto vacante non fa alcun riferimento alla Decisione. 
      
      81      Ciò premesso, detta affermazione deve essere intesa nel senso che è a seguito della pubblicazione dell’avviso di posto vacante
         che la Repubblica italiana ha svolto le ricerche che l’hanno portata ad avere copia della Decisione riportata nell’allegato
         al ricorso, ad una data successiva, che non può essere determinata con certezza. Tuttavia, nessun elemento degli atti di causa
         consente di concludere nel senso che tale data sia anteriore al 23 febbraio 2005. 
      
      82      Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, occorre ritenere che il ricorso sia stato introdotto tempestivamente, sia
         nella parte in cui è rivolto contro la Decisione, sia in quella diretta contro l’avviso di posto vacante, ove la sua introduzione
         tempestiva, riguardo a quest’ultimo atto, è incontestabile. 
      
       Nel merito
      83      La Repubblica italiana deduce un unico motivo riguardante la violazione dell’art. 12 CE, dell’art. 22 della Carta dei diritti
         fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 (GU 2000, C 364, pag. 1), degli artt. 1, 3, 4 e 5
         del regolamento n. 1, dell’art. 1 quinquies, n. 1, e dell’art. 27 dello Statuto, dell’art. 18 del regolamento interno della
         Commissione, nonché dei principi di non discriminazione in base alla nazionalità e al rispetto della diversità linguistica.
         
      
       Argomenti delle parti 
      84      La Repubblica italiana sostiene che, prevedendo, nella Decisione, che gli avvisi di posto vacante per i posti di inquadramento
         superiore non siano redatti in lingua italiana e omettendo di pubblicare l’avviso di posto vacante in italiano, la Commissione
         avrebbe violato gli artt. 1, 3, 4 e 5 del regolamento n. 1, nonché l’art. 12 CE. La Commissione avrebbe parimenti violato
         l’art. 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, a termini del quale l’Unione rispetta la diversità culturale,
         religiosa e linguistica. Infatti, secondo la giurisprudenza, nella prospettiva di una Comunità fondata sulla libera circolazione
         delle persone, un’importanza particolare rivestirebbe la tutela dei diritti e delle prerogative dei singoli in materia linguistica,
         così che dovrebbe essere vietata qualsiasi forma di discriminazione indiretta fondata sulle conoscenze linguistiche (sentenze
         della Corte 11 luglio 1985, causa 137/84, Mutsch, Racc. pag. 2681, punto 11; 28 novembre 1989, causa C‑379/87, Groener, Racc. pag. 3967,
         punto 13, e 24 novembre 1998, causa C‑274/96, Bickel e Franz, Racc. pag. I‑7637, punti 19 e 23).
      
      85      La Repubblica italiana aggiunge che il principio della tutela della diversità linguistica della Comunità si impone come esigenza
         fondamentale nei confronti di tutti gli organi e le istituzioni della stessa. L’applicazione del regime linguistico delle
         istituzioni dell’Unione europea non può essere dissociata da tale principio. Detto regime garantirebbe il riconoscimento dei
         diritti linguistici degli individui aventi accesso diretto alle istituzioni comunitarie. Esso deriverebbe dalla particolare
         natura dei rapporti che legano la Comunità europea ai propri cittadini e dovrebbe, quindi, essere considerato quale diretta
         espressione della diversità linguistica dell’Unione europea.
      
      86      Certo, il principio della tutela della diversità linguistica dovrebbe essere conciliato con le necessità della vita istituzionale
         e amministrativa che potrebbero, nella pratica, giustificare alcune restrizioni a tale principio. Tali restrizioni, tuttavia,
         dovrebbero essere limitate e giustificate da necessità imperiose della vita istituzionale e amministrativa e non potrebbero
         pregiudicare la sostanza del principio che impone alle istituzioni il rispetto e l’uso di tutte le lingue ufficiali della
         Comunità.
      
      87      Al riguardo, la Repubblica italiana distingue tre diverse situazioni che sarebbero considerate dal regolamento n. 1. 
      
      88      In primo luogo, nell’ambito delle comunicazioni fra le istituzioni e i cittadini dell’Unione, il principio del rispetto della
         diversità linguistica richiederebbe la massima protezione. Infatti, in tal caso, tale principio si ricollegherebbe a un principio
         democratico fondamentale il cui rispetto esigerebbe, in particolare, che i soggetti di diritto della Comunità, Stati membri
         e cittadini europei, possano accedere agevolmente alla legislazione della Comunità e alle istituzioni che ne sono autrici.
         Difficoltà tecniche, che un’istituzione efficiente potrebbe e dovrebbe superare, non potrebbero contrapporsi al rispetto della
         diversità linguistica.
      
      89      In secondo luogo, nell’ambito dei procedimenti amministrativi, sarebbe anche essenziale che gli interessati, Stati membri
         o cittadini, possano comprendere l’istituzione o l’organo con il quale sono in relazione. È questo il motivo per il quale
         l’art. 3 del regolamento n. 1 impone l’uso della lingua dell’interessato come lingua di comunicazione. Certamente, in tale
         contesto, i diritti linguistici degli interessati potrebbero soggiacere a talune restrizioni dovute ad esigenze dell’amministrazione
         (sentenza della Corte 9 settembre 2003, causa C‑361/01 P, Kik/UAMI, Racc. pag. I‑8283, punti 92-94). Tuttavia, ai sensi dell’art. 290 CE,
         soltanto il Consiglio, e non la Commissione, può istituire un trattamento differenziato delle lingue ufficiali, effettuando
         una scelta adeguata e proporzionata in grado di evitare discriminazioni ingiustificate fra i cittadini europei.
      
      90      In terzo luogo, nell’ambito del funzionamento interno delle istituzioni e degli organi della Comunità, l’art. 6 del regolamento
         n. 1 autorizzerebbe un’istituzione a scegliere e imporre ai propri agenti l’utilizzo di una determinata lingua veicolare.
         Tuttavia, se elementari esigenze di efficacia del lavoro amministrativo possono giustificare l’imposizione di un numero ristretto
         di lingue di lavoro, il regime linguistico interno non potrebbe essere totalmente dissociato dal regime delle comunicazioni
         esterne delle istituzioni. Di conseguenza, la scelta di una o più lingue di lavoro a livello interno sarebbe ammissibile soltanto
         se fondata su considerazioni oggettive e funzionali e a condizione che non crei ingiustificate differenze di trattamento fra
         i cittadini della Comunità. Quindi, i procedimenti di assunzione del personale di un’istituzione dovrebbero consentire la
         partecipazione di tutti coloro che possiedono le competenze necessarie per i posti da assegnare.
      
      91      Nel caso di specie, la pubblicazione in sole tre lingue degli avvisi di posto vacante per l’accesso a posti di inquadramento
         superiore della Commissione costituirebbe una violazione non solo del regolamento n. 1, ma anche dell’art. 18, ultimo comma,
         del regolamento interno della Commissione, nonché dell’art. 1 quinquies, n. 1, e dell’art. 27 dello Statuto.
      
      92      La Commissione avrebbe giustificato tale provvedimento con le difficoltà connesse alla traduzione di tali avvisi nelle nove
         lingue ufficiali degli Stati membri che hanno aderito alla Comunità il 1° maggio 2004. Orbene, tali difficoltà, di natura
         puramente amministrativa e organizzativa, non possono giustificare l’assenza di traduzioni nelle lingue ufficiali degli altri
         Stati membri, tanto più che la capacità di traduzione verso le loro lingue non avrebbe posto alcun problema nel passato. 
      
      93      La mancata traduzione degli avvisi di posto vacante in questione verso le lingue dei nuovi Stati membri avrebbe potuto trovare
         giustificazione, a titolo provvisorio e transitorio, se i potenziali candidati provenienti da tali Stati fossero stati messi
         in grado di giungere utilmente a conoscenza di detti avvisi con altri mezzi. A tale riguardo, la Repubblica italiana ritiene
         che tali candidati debbano essere considerati come persone qualificate, che beneficiano di risorse cognitive materiali che
         possono consentire loro di essere sufficientemente informate. Pertanto, la pubblicazione nella stampa nazionale dei nuovi
         Stati membri di un annuncio relativo alla pubblicazione di un avviso di posto vacante non tradotto verso la lingua dei suddetti
         Stati o un’informazione in tal senso inviata dalla Commissione alle autorità nazionali dei medesimi Stati avrebbe consentito
         di sopperire alla temporanea violazione del regime linguistico dell’Unione europea.
      
      94      Tuttavia, la scelta della Commissione di eliminare le traduzioni degli avvisi di posto vacante verso tutte le lingue ufficiali,
         eccetto tre, risulterebbe essere un provvedimento irrazionale in quanto, al fine di evitare una discriminazione verso le lingue
         dei nuovi Stati membri, la Commissione avrebbe aggiunto un’altra discriminazione a danno della maggior parte delle lingue
         ufficiali dei vecchi Stati membri. Quindi, l’iniziativa di porre rimedio ad una situazione di discriminazione con ampliamento
         dei soggetti e delle lingue discriminati avrebbe l’effetto di aggravare il problema invece di risolverlo.
      
      95      La medesima scelta irrazionale avrebbe parimenti violato il principio di proporzionalità, in quanto accorderebbe un vantaggio
         e un rango privilegiato a un gruppo ristretto di lingue, ossia il tedesco, l’inglese e il francese. Certamente l’art. 6 del
         regolamento n. 1 consentirebbe alle istituzioni di determinare le modalità di applicazione del regime linguistico della Comunità
         nei propri regolamenti interni. Tuttavia, non esisterebbe alcuna norma scritta che indichi le tre lingue summenzionate come
         lingue di lavoro interne della Commissione. Inoltre, gli avvisi di posto vacante ai sensi dell’art. 29, n. 2, dello Statuto
         nulla avrebbero a che fare con il regime linguistico interno di un’istituzione. Di conseguenza, l’eventuale utilizzo da parte
         della Commissione di un numero limitato di lingue per le sue procedure interne non potrebbe avere ripercussioni sul regime
         linguistico della Comunità, come fissato dal Consiglio in applicazione dell’art. 290 CE, né sulle modalità di assunzione del
         personale delle istituzioni.
      
      96      Nella replica, la Repubblica italiana aggiunge che la situazione creatasi in seguito all’allargamento dell’Unione, il 1° maggio
         2004, non può giustificare un abbassamento del livello del trattamento giuridico delle lingue degli Stati membri in base ad
         un provvedimento di autoorganizzazione. Tale allargamento, al più, avrebbe potuto giustificare nei confronti delle lingue
         dei nuovi Stati membri un trattamento differenziato, di stretta efficacia transitoria e mediante deliberazione del Consiglio
         adottata all’unanimità ai sensi dell’art. 290 CE. In assenza di una tale previa deliberazione del Consiglio, il provvedimento
         controverso della Commissione sarebbe viziato da difetto assoluto di competenza e dovrebbe dunque essere dichiarato illegittimo.
         La sola circostanza che la Decisione sia stata adottata dal Collegio dei commissari e non da una Direzione generale della
         Commissione non può legittimarla, in quanto, nel caso di specie, non si discuterebbe della competenza dell’uno o dell’altro
         organo della Commissione, ma della competenza di attribuzione della Commissione stessa.
      
      97      Il Regno di Spagna deduce, in primo luogo, l’incompetenza della Commissione, in quanto il Consiglio non avrebbe adottato alcun
         provvedimento che consenta alla Commissione di adottare la Decisione e di applicarla. Le gravi conseguenze che deriverebbero
         dalla Decisione non potrebbero essere accettate senza una preventiva deliberazione del Consiglio, che costituirebbe il fondamento
         normativo delle misure adottate dalla Commissione.
      
      98      In secondo luogo, il Regno di Spagna deduce l’insufficienza di motivazione della Decisione. Al pari della Repubblica italiana,
         il Regno di Spagna ritiene che i problemi di capacità di traduzione verso le lingue dei nuovi Stati membri non possano giustificare
         la soppressione della traduzione degli avvisi di posto vacante verso tutte le lingue, eccetto tre. Esso aggiunge che, se è
         stato necessario tradurre tali avvisi, ancorché parzialmente, verso tutte le lingue, ai fini della pubblicazione di annunci
         sulla stampa, non si frapponeva alcun ostacolo alla pubblicazione dei suddetti avvisi, in tutte le lingue, anche nella Gazzetta
         ufficiale. Infine, il Regno di Spagna ricorda che, nel caso di specie, l’avviso di posto vacante era rivolto ai candidati
         provenienti da tutti gli Stati membri, e non solo a quelli provenienti dai nuovi Stati membri.
      
      99      In terzo luogo, il Regno di Spagna condivide gli argomenti della Repubblica italiana, in base ai quali la pubblicazione degli
         avvisi di posto vacante interessati dalla Decisione soltanto in tre lingue accorderebbe a tali lingue un rango privilegiato,
         in violazione dei principi di non discriminazione e di proporzionalità. Tanto più che, secondo il Regno di Spagna, la Commissione
         non ha addotto alcuna giustificazione circa la scelta delle tre lingue in questione.
      
      100    Infine, il Regno di Spagna ritiene che, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, non si possa stabilire alcun parallelismo
         tra la presente fattispecie e quella sfociata nella sentenza Spagna/Eurojust, citata supra al punto 20. Infatti, gli inviti
         di Eurojust a presentare candidature, oggetto di contestazione in quest’ultima causa, sarebbero stati pubblicati in tutte
         le lingue. Tutti gli interessati sarebbero stati pertanto collocati su un piano di parità, indipendentemente dalla loro cittadinanza.
         Per contro, nel caso di specie, uno spagnolo che avesse voluto concorrere al posto di Direttore generale dell’OLAF sarebbe
         stato costretto a leggere, un giorno ben preciso, un certo quotidiano spagnolo, poiché non si può esigere da nessuno di consultare
         le versioni della Gazzetta ufficiale nelle lingue diverse dalla propria lingua madre. Infatti, secondo il Regno di Spagna,
         la pubblicazione dell’avviso di posto vacante nelle sole versioni tedesca, inglese e francese della Gazzetta ufficiale sarebbe
         di per sé sufficiente per comportare il suo annullamento. Inoltre, Eurojust non avrebbe avanzato alcuna giustificazione per
         le differenze di ordine linguistico che i suoi inviti a presentare candidature comportavano. Al contrario, nel caso di specie,
         le esclusioni linguistiche decise dalla Commissione si giustificherebbero per mancanza di capacità disponibile di traduzione
         degli avvisi di posto vacante verso le lingue dei nuovi Stati membri. Tuttavia, tale giustificazione non basterebbe a ritenere
         adeguato o proporzionato il provvedimento contestato. 
      
      101    La Repubblica di Lettonia aderisce all’argomentazione svolta dalla Repubblica italiana e afferma che la Decisione viola il
         principio della certezza del diritto, il principio di non discriminazione e quello di proporzionalità.
      
      102    In primo luogo, la Repubblica di Lettonia sostiene che, tenuto conto degli artt. 4 e 5 del regolamento n. l, coloro che intendano
         candidarsi a posti di inquadramento superiore della Commissione possono legittimamente confidare nel fatto che gli avvisi
         di posto vacante pertinenti siano pubblicati nella Gazzetta ufficiale in tutte le lingue ufficiali. Orbene, la Decisione stessa
         non sarebbe stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale per informare i potenziali candidati di lingua madre diversa dal tedesco,
         dall’inglese o dal francese che, da allora in poi, avrebbero potuto consultare gli avvisi di posto vacante per posti di inquadramento
         superiore solo nelle versioni della Gazzetta ufficiale pubblicate nelle suddette tre lingue. Tale situazione rappresenterebbe
         una violazione del principio di certezza del diritto.
      
      103    In secondo luogo, la Repubblica di Lettonia sostiene che la pubblicazione degli avvisi di posto vacante della Commissione
         per i posti di inquadramento superiore nelle sole lingue inglese, francese e tedesca attribuisce un indebito vantaggio ai
         cittadini di alcuni Stati membri in violazione del principio di non discriminazione. A tal proposito, la Repubblica di Lettonia
         afferma che, sebbene né il diritto comunitario fondamentale né la giurisprudenza facciano riferimento, in maniera diretta,
         a un principio di uguaglianza delle lingue, tale principio, in quanto forma particolare del divieto di discriminazione in
         base alla nazionalità, discende dall’art. 12 CE, dato che la conoscenza di una lingua è strettamente connessa all’appartenenza
         nazionale. Inoltre, l’esistenza del principio di uguaglianza delle lingue non sarebbe stata esclusa nella sentenza Kik/UAMI,
         citata supra al punto 89, e deriverebbe parimenti dall’art. 1 del regolamento n. 1, nonché dall’art. 314 CE. 
      
      104    In terzo luogo, la Repubblica di Lettonia ritiene che considerazioni di natura finanziaria o eventuali problemi di capacità
         di traduzione non possano giustificare una discriminazione tra le lingue. Peraltro, gli argomenti della Commissione sui costi
         sarebbero discutibili, in quanto risorse umane e finanziarie equivalenti sono state indispensabili per tradurre e pubblicare
         gli annunci sulla stampa nazionale degli Stati membri. Per di più, la Commissione avrebbe potuto evitare un sovraccarico dei
         suoi servizi di traduzione scegliendo di non tradurre verso tutte le lingue altri testi meno importanti, quali le decisioni
         individuali che riguardano un solo soggetto. Infine, la Commissione, tenendo conto dell’esperienza acquisita in occasione
         di precedenti allargamenti dell’Unione, avrebbe dovuto prepararsi in tempo utile al fine di garantire e aumentare i mezzi
         necessari per affrontare eventuali problemi di capacità di traduzione in seguito all’allargamento del 2004.
      
      105    Infine, la Repubblica di Lettonia ritiene che, nel caso di specie, sia stato parimenti violato il principio di proporzionalità.
         La Commissione non avrebbe fatto tutto il possibile per ridurre l’inconveniente risultante dalla mancata pubblicazione degli
         avvisi di posto vacante in questione in tutte le lingue ufficiali. A tal riguardo, né la scelta, ai fini della pubblicazione
         dei suddetti avvisi nella Gazzetta ufficiale, delle tre lingue più usate nell’Unione, né la pubblicazione nelle altre lingue
         degli annunci sulla stampa nazionale risulterebbero sufficienti. La stampa nazionale non può essere assimilata alla Gazzetta
         ufficiale. Unitamente alla pubblicazione degli annunci sui giornali degli Stati membri sarebbe stato possibile, quantomeno,
         pubblicare nelle altre versioni della Gazzetta ufficiale una descrizione generale di ogni posto da assegnare, precisando che
         le relative informazioni erano accessibili nelle edizioni in lingua inglese, francese e tedesca.
      
      106    La Commissione osserva che l’argomentazione avanzata dalla Repubblica italiana riprende, in maniera pressoché identica, alcune
         considerazioni contenute nelle conclusioni dell’avvocato generale Poiares Maduro nella causa Spagna/Eurojust, citata supra
         al punto 20 (Racc. pag. I‑2079). La Commissione sottolinea la differenza sostanziale esistente fra tale causa e il caso di
         specie, poiché, contrariamente al caso oggetto delle conclusioni dell’avvocato generale Poiares Maduro nella causa Spagna/Eurojust,
         citate supra, la Decisione e l’avviso di posto vacante impugnati non contengono alcuna indicazione relativa alla necessaria
         conoscenza di determinate lingue comunitarie. Resta tuttavia il fatto, secondo la Commissione, che una lettura attenta e globale
         delle conclusioni dell’avvocato generale Poiares Maduro nella causa Spagna/Eurojust, citate supra, mostrerebbe che l’approccio
         seguito dalla Commissione nel caso di specie, sufficientemente limitato nel tempo e del tutto coerente con il regime linguistico
         applicabile alla Commissione, sia da considerare conforme al principio della diversità linguistica e, pertanto, giustificato,
         adeguato e proporzionato.
      
      107    La Commissione fa valere che la pubblicazione di un avviso di posto vacante per un posto di inquadramento superiore ha essenzialmente
         l’obiettivo di portare a conoscenza di un limitato numero di candidati particolarmente qualificati l’esistenza di tale posto
         vacante, che richiede determinate competenze specifiche e una notevole esperienza professionale. Tale avviso sarebbe indubbiamente
         rivolto verso l’esterno e costituirebbe altresì atto impugnabile da parte di candidati esterni. Tuttavia, sarebbe da considerarsi
         al tempo stesso come un provvedimento adottato nell’interesse del servizio e che si riferisce più direttamente all’organizzazione
         interna della Commissione. In tal senso, esso costituirebbe la proiezione verso l’esterno di misure interne di carattere amministrativo
         che la Commissione adotta ai fini del suo buon funzionamento. Di conseguenza, tale categoria di avvisi non riguarderebbe le
         relazioni della Commissione con il mondo esterno.
      
      108    Ne consegue, secondo la Commissione, che né la Decisione né l’avviso di posto vacante appartengono alla categoria di atti
         per i quali l’art. 4 del regolamento n. 1 impone la pubblicazione in tutte le lingue ufficiali. Più in generale, dalla giurisprudenza
         risulterebbe che il regolamento n. 1 non è applicabile ai rapporti intercorrenti fra le istituzioni ed i loro agenti. La Commissione
         ritiene che tale conclusione si possa estendere parimenti ai candidati ai concorsi organizzati da un’istituzione, dal momento
         che detti candidati sono sempre stati equiparati, dalla giurisprudenza, ai funzionari e agli agenti delle istituzioni.
      
      109    A parere della Commissione, il regime linguistico interno alle istituzioni, di cui provvedimenti come gli avvisi di posto
         vacante costituiscono l’emanazione esteriore, non prevede, nel contesto dei rapporti professionali intercorrenti con l’istituzione
         interessata, il diritto all’uso della lingua prescelta dal funzionario o dal candidato a una procedura di selezione. Ciò che
         invece assumerebbe una particolare rilevanza, in termini di comunicazione dell’istituzione con il suo personale o con i candidati
         esterni, sarebbe la possibilità, per i suddetti funzionari o candidati, di venire utilmente a conoscenza dei provvedimenti
         che li riguardano.
      
      110    La particolare situazione nella quale si troverebbero i potenziali candidati ai quali è rivolto un bando di concorso o un
         avviso di posto vacante del tipo di quello impugnato giustifica, secondo la Commissione, l’uso nelle procedure di selezione
         di lingue veicolari determinate dall’istituzione interessata. A tale proposito, la necessaria esistenza di un legame tra le
         lingue utilizzate e le competenze richieste per l’esercizio delle funzioni in questione nonché l’assenza di un eccessivo pregiudizio
         agli interessi giuridici dei potenziali candidati costituirebbero il limite al potere discrezionale dell’istituzione.
      
      111    La Commissione osserva che, nell’esercizio del suo potere discrezionale, un’istituzione può anche richiedere ai candidati
         ad un posto la conoscenza di determinate lingue ufficiali, in funzione delle oggettive esigenze di servizio. Tuttavia, ciò
         non sarebbe avvenuto nel caso di specie, dal momento che l’avviso di posto vacante non detterebbe alcuna condizione particolare
         circa la conoscenza di una delle tre lingue veicolari della Commissione nelle quali è avvenuta la pubblicazione. Tale avviso
         si sarebbe limitato a richiedere che i documenti di candidatura fossero redatti in una di tali lingue. L’avviso di posto vacante
         non sarebbe dunque, di per sé, idoneo ad arrecare alcun pregiudizio agli interessi di potenziali candidati riguardo alle loro
         conoscenze linguistiche. A parere della Commissione, alla luce della natura delle funzioni e dei compiti del direttore generale
         dell’OLAF, che esigerebbero l’attitudine a lavorare in un ambiente multiculturale complesso, essa sarebbe stata perfettamente
         legittimata a richiedere ai candidati la conoscenza di una delle tre lingue utilizzate per comunicare all’interno dell’istituzione.
         Infatti, sarebbe chiaramente ravvisabile l’esistenza di un legame tra l’uso di queste tre lingue e le specifiche competenze
         richieste per l’esercizio delle funzioni in questione, così come descritte nell’avviso di posto vacante.
      
      112    In ogni caso, la Commissione ritiene che non esista alcuna prova di un reale pregiudizio subito dai candidati interessati
         dall’avviso di posto vacante per via della sua pubblicazione soltanto in tre lingue. Tale pubblicazione sarebbe stata effettuata
         nell’intero territorio dell’Unione europea, ivi incluso quello italiano, e pertanto qualsiasi cittadino italiano in possesso
         dei requisiti richiesti dall’avviso di posto vacante avrebbe potuto presentare la propria candidatura. Infatti, i cittadini
         italiani sarebbero molto ben rappresentati in termini numerici tra le candidature ricevute, dal momento che costituiscono
         circa il 14% del numero totale dei candidati e che solo i candidati di un altro paese dell’Unione sarebbero, di poco, più
         numerosi rispetto a loro. Inoltre, i candidati italiani sarebbero non solo assai più numerosi dei candidati di lingua tedesca,
         ma rappresenterebbero addirittura più del triplo del numero di quelli di lingua inglese. La Commissione deduce da tali dati
         che il fattore linguistico non abbia affatto inciso sulla presentazione delle candidature e che esso non abbia potuto produrre
         un effetto dissuasivo nei confronti di cittadini europei di madrelingua diversa da quelle in cui è stato pubblicato l’avviso
         di posto vacante. Inoltre, la Commissione non avrebbe ricevuto alcun reclamo riguardo al regime linguistico prescelto, il
         che consentirebbe di concludere che i candidati interessati dall’avviso di posto vacante non avrebbero subito alcuna discriminazione
         sulla base della loro lingua o della loro nazionalità.
      
      113    Infine, considerate le difficoltà, ben note, in materia di traduzione, la Commissione ritiene che l’approccio pragmatico seguito
         nel caso di specie sia fortemente ispirato da considerazioni legate all’efficienza e al buon funzionamento dell’istituzione,
         mentre non sembrerebbe discostarsi troppo da quello descritto ai punti 92-94 della sentenza Kik/UAMI, citata supra al punto
         89.
      
       Giudizio del Tribunale 
      114    In primo luogo, il Tribunale ricorda che la Decisione si applica esclusivamente alle pubblicazioni esterne, nella Gazzetta
         ufficiale, degli avvisi di posto vacante per posti di inquadramento superiore della Commissione. 
      
      115    In secondo luogo, occorre rilevare che non sussistono né disposizioni né principi di diritto comunitario che impongano che
         dette pubblicazioni siano effettuate sistematicamente in tutte le lingue ufficiali. 
      
      116    Vero è che posti siffatti sono tali da interessare, potenzialmente, candidati che provengono da ogni Stato membro. Tuttavia,
         come la Corte ha già avuto modo di affermare, i numerosi riferimenti nel Trattato CE all’uso delle lingue nell’Unione europea,
         tra i quali, segnatamente, gli artt. 290 CE e 314 CE, invocati dalla Repubblica italiana e dagli intervenienti, non possono
         essere considerati come la manifestazione di un principio generale di diritto comunitario che garantisce ad ogni cittadino
         il diritto a che tutto ciò che potrebbe incidere sui suoi interessi sia redatto in ogni caso nella sua lingua (sentenza Kik/UAMI,
         citata supra al punto 89, punto 82). 
      
      117    Un principio del genere, che implichi l’obbligo da parte delle istituzioni di pubblicare sistematicamente nella Gazzetta ufficiale
         gli avvisi di posto vacante in esame in tutte le lingue ufficiali, non può nemmeno dedursi dal regolamento n. 1. In tal senso,
         si è statuito che detto regolamento non è applicabile ai rapporti tra le istituzioni e i loro funzionari e agenti, in quanto
         fissa unicamente il regime linguistico applicabile tra le istituzioni della Comunità europea ed uno Stato membro o una persona
         che ricade nella giurisdizione di uno degli Stati membri (sentenza del Tribunale 5 ottobre 2005, causa T‑203/03, Rasmussen/Commissione,
         Racc. PI pagg. I‑A‑279 e II‑1287, punto 60).
      
      118    I funzionari e gli altri agenti delle Comunità, nonché i candidati a tali posti, riguardo all’applicazione delle disposizioni
         dello Statuto, ivi comprese quelle relative all’assunzione nell’ambito di un’istituzione, sono soggetti unicamente alla giurisdizione
         comunitaria. Inoltre, l’art. 6 del regolamento n. 1 consente espressamente alle istituzioni di stabilire le modalità di applicazione
         del regime linguistico nei propri regolamenti interni (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 7 febbraio 2001, causa T‑118/99,
         Bonaiti Brighina/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑25 e II‑97, punto 13). 
      
      119    L’equiparazione dei candidati a tali posti, in materia di regime linguistico applicabile, ai funzionari e agli altri agenti
         delle Comunità trova giustificazione nella circostanza che tali candidati si rapportano ad un’istituzione comunitaria unicamente
         al fine di ottenere un posto di funzionario o agente, per il quale, come si esporrà nel prosieguo, talune conoscenze linguistiche
         sono necessarie e possono essere imposte dalle disposizioni comunitarie applicabili per assegnare il posto di cui è causa.
         
      
      120    Nemmeno l’art. 18 del regolamento interno della Commissione, parimenti invocato dalla Repubblica italiana, impone un obbligo
         di pubblicazione sistematica degli avvisi relativi ai posti vacanti nell’ambito della Commissione in tutte le lingue. Tale
         articolo non è rilevante nel caso di specie, essendo applicabile, secondo il suo stesso disposto, ai soli atti indicati dagli
         artt. 249 CE e 161 EA e non agli atti, come gli avvisi di posto vacante, che la Commissione adotta in quanto autorità che
         ha il potere di nomina (in prosieguo: l’«APN»), ai sensi delle pertinenti disposizioni dello Statuto. 
      
      121    Infine, lo Statuto, da una parte, non contiene alcuna disposizione che impone la pubblicazione degli avvisi di posto vacante
         in tutte le lingue ufficiali e, dall’altra, autorizza l’APN, con il suo art. 29, n. 2, ad adottare la procedura che le sembri
         più adeguata per l’assunzione del personale di inquadramento superiore. 
      
      122    Pertanto, nel caso di specie la Commissione poteva legittimamente adottare la Decisione al fine di disciplinare, nel contesto
         del potere riconosciutole dall’art. 6 del regolamento n. 1 e dall’art. 29, n. 2, dello Statuto, la questione delle lingue
         di pubblicazione esterna degli avvisi di posto vacante per il personale di inquadramento superiore, questione che costituisce,
         come si è già rilevato, un aspetto particolare delle procedure di assunzione del personale ricompreso in tale categoria. Erroneamente,
         pertanto, la Repubblica italiana e le parti intervenienti fanno valere l’incompetenza della Commissione ad adottare la Decisione. 
      
      123    Per quanto riguarda, in terzo luogo, il carattere asseritamente insufficiente della motivazione della Decisione, questione
         sollevata dal Regno di Spagna ma che, in ogni caso, il Tribunale è tenuto ad esaminare anche d’ufficio, occorre ricordare
         che la portata dell’obbligo di motivazione dipende dalla natura dell’atto di cui trattasi e che, nel caso di atti destinati
         ad un’applicazione generale, la motivazione può limitarsi ad indicare, da un lato, la situazione complessiva che ha condotto
         all’adozione dell’atto in questione e, dall’altro, gli obiettivi generali che esso si prefigge (sentenze della Corte 13 marzo
         1968, causa 5/67, Beus, Racc. pag. 114, in particolare pag. 130, e 19 novembre 1998, causa C‑284/94, Spagna/Consiglio, Racc. pag. I‑7309,
         punto 28). 
      
      124    È giocoforza rilevare che, nel caso di specie, la Decisione è conforme ai suddetti requisiti di motivazione, atteso che essa
         indica la situazione complessiva che ha condotto alla sua adozione e gli obiettivi generali che si propone di conseguire,
         facendo riferimento alla capacità di traduzione disponibile nell’ambito della Direzione generale della traduzione della Commissione. Dalla
         lettura della Decisione e dei documenti ai quali essa rinvia (v. supra, punti 5-7, 14 e 15) risulta chiaramente che essa intende,
         in considerazione della scarsità di risorse di traduzione, ridurre le domande di traduzione al fine di non eccedere le capacità
         disponibili. 
      
      125    Erroneamente la Repubblica italiana e gli intervenienti invocano, a tal riguardo, un’asserita incoerenza tra la scarsità delle
         capacità di traduzione verso le lingue dei nuovi Stati membri e la mancanza di traduzione degli avvisi di posto vacante per
         il personale di inquadramento superiore verso tutte le lingue dei vecchi Stati membri. 
      
      126    Infatti, la versione della Decisione allegata al ricorso e il documento PERS (2004) 203 della Commissione, al quale rinvia
         la versione della Decisione di cui al verbale della riunione della 1678a riunione della Commissione, si riferiscono, in termini generici, rispettivamente, «alla capacità di traduzione della Direzione
         generale della Traduzione» o al «sovraccarico di lavoro attuale» di tale direzione generale, e non esclusivamente alla capacità
         di traduzione verso le nuove lingue. Il riferimento, nei due documenti summenzionati, al documento 26 maggio 2004, SEC(2004) 638/6,
         che concerne le capacità di traduzione verso le nuove lingue ufficiali, non può portare ad una conclusione di segno opposto,
         dal momento che non si tratta dell’unico elemento di giustificazione della misura adottata dalla Decisione. 
      
      127    In quarto luogo, occorre rilevare che, se è vero che la Commissione può legittimamente adottare le misure che le sembrano
         adeguate al fine di disciplinare gli aspetti della procedura di assunzione del proprio personale di inquadramento superiore,
         ciò non toglie che tali misure non possono sfociare in una discriminazione fondata sulla lingua tra i candidati a un determinato
         posto. 
      
      128    Da una parte, una siffatta discriminazione è vietata expressis verbis dall’art. 1 quinquies, n. 1, dello Statuto, mentre il
         n. 6 dello stesso articolo prevede che, nel rispetto del principio di non discriminazione e del principio di proporzionalità,
         qualsiasi limitazione di tali principi deve essere oggettivamente e ragionevolmente giustificata e deve rispondere a obiettivi
         legittimi di interesse generale nel quadro della politica del personale. 
      
      129    Dall’altra parte, l’art. 27 dello Statuto osta, anch’esso, a che l’APN esiga da parte dei candidati ad un posto la conoscenza
         perfetta di una determinata lingua ufficiale, allorché tale requisito linguistico ha l’effetto di riservare detto posto ad
         una nazionalità determinata senza che ciò sia giustificato da motivi inerenti al buon funzionamento del servizio (sentenza
         della Corte 4 marzo 1964, causa 15/63, Lassalle/Parlamento, Racc. pag. 59, in particolare pagg. 72 e 73). 
      
      130    Pertanto, se la Commissione decide di pubblicare nella Gazzetta ufficiale il testo integrale di un avviso di posto vacante
         per un posto di inquadramento superiore unicamente in alcune lingue, essa deve, al fine di evitare una discriminazione fondata
         sulla lingua tra i candidati potenzialmente interessati da tale avviso, adottare misure adeguate al fine di informare l’insieme
         di tali candidati dell’esistenza dell’avviso di posto vacante di cui trattasi e delle edizioni in cui esso è stato pubblicato
         integralmente. 
      
      131    Nella misura in cui tale requisito risulti soddisfatto, la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale di un avviso di posto vacante
         della categoria prevista dalla Decisione in un numero limitato di lingue non è tale da provocare una discriminazione tra i
         diversi candidati se è pacifico che essi possiedono una sufficiente padronanza di almeno una di queste lingue, tale da consentire
         loro di prendere utilmente conoscenza del contenuto dell’avviso. 
      
      132    A tale riguardo, occorre ricordare la giurisprudenza secondo la quale la circostanza che documenti indirizzati dall’amministrazione
         ad uno dei suoi funzionari siano redatti in una lingua diversa dalla lingua madre di tale funzionario o dalla prima lingua
         straniera scelta dallo stesso non costituisce alcuna violazione dei diritti di tale funzionario, se egli possiede una padronanza
         della lingua utilizzata dall’amministrazione tale da consentirgli di prendere effettivamente e facilmente conoscenza del contenuto
         dei documenti in questione (v., in tal senso, sentenza Rasmussen/Commissione, citata supra al punto 117, punti 62-64). Tale
         conclusione è parimenti valida riguardo ad un atto indirizzato all’insieme dei funzionari o dei candidati a una procedura
         di selezione, quale l’avviso di posto vacante. 
      
      133    Occorre parimenti ricordare che, alla luce dell’art. 28, lett. f), dello Statuto, il candidato ad una procedura di assunzione
         deve dimostrare una conoscenza approfondita di una delle lingue delle Comunità e una conoscenza soddisfacente di un’altra
         lingua delle Comunità nella misura necessaria alle funzioni che è chiamato a svolgere. Si tratta delle conoscenze linguistiche
         minime necessarie ai fini dell’assunzione dei funzionari comunitari, fermo restando che le istituizoni possono eventualmente
         fissare requisiti linguistici più restrittivi per l’assunzione ad un posto determinato (v., in tal senso, sentenza Pappas/Comitato
         delle regioni, citata supra al punto 43, punto 85). 
      
      134    Infatti, quando le necessità del servizio o quelle dell’impiego lo esigono, l’istituzione interessata può legittimamente specificare
         le lingue di cui è richiesta la conoscenza approfondita o soddisfacente (v., a contrario, sentenza Lassalle/Parlamento, citata
         supra al punto 129, pagg.72 e 73; v. anche le conclusioni dell’avvocato generale Lagrange relativamente a tale sentenza, Racc. pag. 77,
         in particolare pag. 94). In quest’ultimo caso, la circostanza che il testo del rispettivo avviso di posto vacante sia unicamente
         disponibile in tali lingue non è tale da provocare una discriminazione tra candidati, dal momento che essi devono, tutti,
         avere la padronanza quantomeno di una di queste lingue. 
      
      135    Per contro, la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del testo dell’avviso di posto vacante unicamente in alcune lingue comunitarie,
         quando invece anche soggetti che conoscano solo altre lingue comunitarie potrebbero presentare la loro candidatura, è tale
         da condurre, in assenza di altre misure intese a consentire a quest’ultima categoria di candidati potenziali di prendere utilmente
         conoscenza del contenuto di tale avviso, ad una discriminazione a loro danno. 
      
      136    In tale ipotesi, infatti, i candidati di cui è causa si troverebbero in una posizione meno favorevole rispetto agli altri
         candidati, dato che non sarebbero in grado di prendere utilmente conoscenza delle qualifiche richieste dall’avviso di posto
         vacante nonché dei requisiti e delle regole della procedura di assunzione. Orbene, una siffatta conoscenza costituisce un
         presupposto necessario per la migliore presentazione possibile della loro candidatura, al fine di potersi giovare delle più
         ampie possibilità di essere scelti per il posto di cui è causa. 
      
      137    Nel caso di specie, la Decisione prevede che le pubblicazioni esterne nella Gazzetta ufficiale degli avvisi di posto vacante
         per i posti di inquadramento superiore debbano essere effettuate, da quel momento, esclusivamente in tedesco, inglese e francese.
         Essa esclude pertanto la pubblicazione, nelle edizioni della Gazzetta ufficiale pubblicate nelle altre lingue comunitarie,
         del testo integrale degli avvisi di posto vacante di cui è causa, mentre non prevede né la pubblicazione in tali altre edizioni
         di un annuncio che informi dell’esistenza di detto avviso e rinvii alle edizioni tedesca, inglese e francese per averne il
         testo integrale, né l’adozione di altre misure equivalenti. 
      
      138    In considerazione anche della circostanza che la Decisione stessa non è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale, al fine di avvertire i lettori delle edizioni diverse da quella tedesca, inglese e francese dell’importante cambiamento di
         prassi così introdotto, sussiste il serio rischio che i candidati potenziali la cui lingua madre sia diversa dalle tre lingue
         indicate nella Decisione non siano nemmeno informati dell’esistenza di un avviso di posto vacante che potrebbe interessarli.
         Anche se tali candidati avessero la padronanza quantomeno di una delle lingue tedesca, inglese o francese, non può presumersi
         che consulteranno un’edizione della Gazzetta ufficiale diversa da quella pubblicata nella loro lingua madre. 
      
      139    Inoltre, occorre rilevare che la Decisione si riferisce, in termini generici, a tutte le procedure di assunzione a posti di
         inquadramento superiore della Commissione. In mancanza di indicazioni in tal senso nella Decisione o nell’avviso di posto
         vacante, non può presumersi che la conoscenza delle lingue tedesca, francese o inglese sia sempre indispensabile per occupare
         tali posti. A riprova di ciò, l’avviso di posto vacante, che riguarda proprio un posto di tale categoria, richiede solo «una
         conoscenza approfondita di una delle lingue dell’Unione europea e una conoscenza soddisfacente di un’altra di tali lingue».
         
      
      140    La circostanza, dedotta dalla Commisione, che il documento SEC(2004) 638/6 e l’avviso di posto vacante prevedano che le procedure
         di selezione per i posti di inquadramento superiore si svolgano esclusivamente nelle lingue tedesca, inglese o francese non
         può portare ad una conclusione di segno opposto. Infatti, se la Commissione ritiene che, per ragioni legittime, legate al
         buon funzionamento del servizio, la padronanza di almeno una delle lingue summenzionate sia necessaria, è tenuta a includere
         una disposizione in tal senso negli avvisi di posto vacante per tali posti. Poiché ciò non si è verificato nel caso di specie,
         occorre respingere detto argomento, senza che sia necessario pronunciarsi in ordine alle conseguenze, ai fini della regolarità
         delle procedure di selezione, della limitazione delle lingue da utilizzare nelle procedure stesse. 
      
      141    Orbene, riguardo agli avvisi di posto vacante per posti di inquadramento superiore che non richiedono la conoscenza di almeno
         una delle tre suddette lingue, la Decisione non prevede alcuna misura che consenta ai potenziali candidati che non abbiano
         la padronanza di almeno una di tali lingue di prendere utilmente conoscenza del contenuto di tali avvisi, disponibili solo
         nelle tre lingue in questione. Né è previsto che detti candidati abbiano la possibilità di rivolgersi alla Commissione al
         fine di ottenere una traduzione dell’avviso di posto vacante di cui è causa. 
      
      142    Risulta dalle suesposte considerazioni che l’applicazione della Decisione è idonea a sfociare in una discriminaizone fondata
         sulla lingua tra i candidati ad una procedura di selezione. 
      
      143    Tuttavia, la Commissione fa valere, in sostanza, che l’eventualità di una discriminazione siffatta è piuttosto teorica. Le
         tre lingue scelte dalla Commissione sarebbero le lingue di lavoro interne della Commissione e almeno una di esse sarebbe,
         senza dubbio, conosciuta dagli interessati ai posti in oggetto, che sarebbero necessariamente persone altamente qualificate.
         Peraltro, in considerazione della scarsità delle capacità di traduzione, l’adozione della Decisione si ispirerebbe a considerazioni
         legate all’efficacia e al buon funzionamento della Commissione. 
      
      144    Tale argomento non può essere accolto. Riguardo, anzitutto, alla circostanza che le tre lingue scelte dalla Decisione sarebbero
         le lingue interne di lavoro della Commissione, dalla giurisprudenza emerge che un’istituzione non può limitarsi a inviare
         a un funzionario una decisione individuale redatta in una di queste lingue di lavoro, ma deve accertarsi che detto funzionario
         abbia una sufficiente padronanza della lingua utilizzata, mentre in caso contrario spetta all’istituzione procuragli una traduzione
         (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 23 marzo 2000, causa T‑197/98, Rudolph/Commissione Racc. PI pagg. I‑A‑55 e II‑241,
         punti 45-47, e Bonaiti Brighina/Commissione, citata supra al punto 118, punti 20 e 21). 
      
      145    Alla luce di tale giurisprudenza, applicabile per analogia ai candidati a una procedura di assunzione, un’istituzione non
         può limitarsi a far uso, per gli avvisi relativi ai posti vacanti di cui dispone, delle lingue interne di lavoro, ma deve
         assicurarsi che tutti i candidati potenziali siano posti in grado di prendere utilmente conoscenza dell’esistenza e del contenuto
         degli avvisi di posto vacante in questione. 
      
      146    In ogni caso, occorre ricordare che la Decisione concerne solo le pubblicazioni esterne nella Gazzetta ufficiale che, per
         loro stessa natura, si rivolgono parimenti a persone esterne alla Commissione, per le quali la circostanza che le lingue scelte
         per la pubblicazione siano le lingue interne di lavoro della Commissione è irrilevante. 
      
      147    Occorre poi rilevare che è certamente esatto che i posti di inquadramento superiore sono destinati necessariamente a candidati
         particolarmente qualificati e che è pertanto probabile che vari candidati di lingua madre diversa dal tedesco, dall’inglese
         o dal francese possiedano una conoscenza soddisfacente dell’una o dell’altra di tali tre lingue, la cui conoscenza è piuttosto
         diffusa in Europa. Tuttavia, tale circostanza non è sufficiente a giustificare la misura adottata con la Decisione. 
      
      148    Infatti, anche se tale ipotesi si verificasse nella specie, ciò non significa che detti candidati consultino le edizioni della
         Gazzetta ufficiale in queste tre lingue e non nella propria lingua madre. In ogni caso, la conoscenza delle lingue tedesca,
         inglese o francese non può presumersi da parte di tutti coloro che possiedono le qualifiche necessarie per i posti di inquadramento
         superiore. 
      
      149    Infine, l’argomento relativo all’efficacia e al buon funzionamento della Commissione dev’essere anch’esso respinto. Considerazioni
         siffatte non possono giustificare una discriminazione vietata dallo Statuto. Come emerge dall’art. 1 quinquies, n. 6, dello
         Statuto, solo gli «obiettivi legittimi di interesse generale nel quadro della politica del personale», come le misure relative
         all’età pensionabile obbligatoria o all’età minima per beneficiare di una pensione di anzianità, di cui alla seconda frase
         di tale disposizione, sono idonei a giustificare una lesione dei principi di non discriminazione e di proporzionalità. Orbene,
         la buona gestione delle capacità di traduzione non è ricompresa nella politica del personale, ai sensi dello Statuto. 
      
      150    Dall’insieme delle suesposte considerazioni risulta che, adottando la Decisione, la Commissione ha violato l’art. 1 quinquies
         dello Statuto. Del resto, essa ha parimenti violato, indirettamente, l’art. 27 dello Statuto, atteso che la misura adottata
         è tale da favorire, nell’ambito delle procedure di assunzione del personale di inquadramento superiore, candidati di alcune
         nazionalità, vale a dire quelli provenienti dai paesi in cui si parlano le lingue tedesca, inglese e francese come lingua
         madre, e da danneggiare quantomeno una parte dei candidati cittadini di altri Stati membri. 
      
      151    Alla luce di quanto sopra, la Decisione deve essere annullata. L’avviso di posto vacante, pubblicato secondo le modalità previste
         nella Decisione, va anch’esso annullato. Certamente, la Commissione ha pubblicato nella stampa nazionale degli Stati membri
         annunci redatti in tutte le altre lingue, al fine di informare gli interessati della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale
         dell’avviso di posto vacante, cui si faceva rinvio per più ampie informazioni. 
      
      152    Anche a voler ritenere che la pubblicazione dei suddetti annunci sia sufficiente ad informare i candidati di lingua madre
         diversa dal tedesco, dall’inglese o dal francese dell’esistenza dell’avviso di posto vacante, deve necessariamente rilevarsi
         che la Commissione ha omesso di adottare misure per consentire a coloro che, di essi, non abbiano padronanza di alcune di
         queste tre lingue di prendere egualmente conoscenza del contenuto esatto di detto avviso. Le sole circostanze di fatto, invocate
         dalla Commissione, che l’istituzione non abbia ricevuto alcun reclamo di un candidato a tal riguardo, o che i cittadini italiani
         siano numericamente molto ben rappresentati tra le candidature ricevute non sono, di per sé, sufficienti per concludere nel
         senso che la suddetta omissione della Commissione non era idonea a ledere i diritti di alcuni candidati. 
      
      153    Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, si deve accogliere il ricorso e annullare la Decisione e l’avviso di posto
         vacante. 
      
       Sulle spese
      154    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Peraltro, ai sensi dell’art. 87, n. 4, primo comma, di detto regolamento, gli Stati membri intervenuti nella causa
         sopportano le proprie spese.
      
      155    Nel caso di specie, la Commissione è rimasta soccombente. Tuttavia, la Repubblica italiana non ha formulato alcuna domanda
         in ordine alle spese. Ciò premesso, occorre disporre che ciascuna parte sopporti le proprie spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Quinta Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione adottata dalla Commissione nel corso della sua 1678a riunione del 10 novembre 2004, in base alla quale gli avvisi di posto vacante relativi a posti di inquadramento superiore
            disponibili per candidati esterni sarebbero stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea in tedesco, inglese e francese, per un periodo che avrebbe avuto termine il 1° gennaio 2007, è annullata. 
      2)      L’avviso di posto vacante COM/2005/335 per il posto di Direttore generale (grado A*15/A*16) dell’Ufficio europeo per la lotta
            antifrode (OLAF), pubblicato dalla Commissione il 9 febbraio 2005 (GU C 34 A, pag. 3), è annullato.
      3)      Ciascuna parte sopporterà le proprie spese.
      
               Vilaras
            
            
               Prek
            
            
               Ciucă
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 20 novembre 2008.
      Firme
      
      Indice
      
      Contesto normativo
      Fatti
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      Sulla ricevibilità
      Sul diritto degli Stati membri di proporre un ricorso ai sensi dell’art. 230 CE contro gli atti delle istituzioni riguardanti
         i rapporti con i loro funzionari ed agenti
      
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sulla qualificazione della Decisione e dell’avviso di posto vacante come atti impugnabili ai sensi dell’art. 230, primo comma,
         CE
      
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Sui termini per la presentazione di un ricorso contro la Decisione
      – Argomenti delle parti
      – Giudizio del Tribunale
      Nel merito
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sulle spese
      
      * Lingua processuale: l’italiano.