CELEX: 62007CJ0158
Language: it
Date: 2008-11-18 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 18 novembre 2008.#Jacqueline Förster contro Hoofddirectie van de Informatie Beheer Groep.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Centrale Raad van Beroep - Paesi Bassi.#Libera circolazione delle persone - Studente cittadino di uno Stato membro giunto in un altro Stato membro per seguirvi una formazione - Borsa di mantenimento agli studi - Cittadinanza dell’Unione - Art. 12 CE - Certezza del diritto.#Causa C-158/07.

Causa C‑158/07
      Jacqueline Förster
      contro
      Hoofddirectie van de Informatie Beheer Groep
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Centrale Raad van Beroep)
      «Libera circolazione delle persone — Studente cittadino di uno Stato membro giunto in un altro Stato membro per seguirvi una formazione — Borsa di mantenimento agli studi — Cittadinanza dell’Unione — Art. 12 CE — Certezza del diritto»
      Massime della sentenza
      1.        Libera circolazione delle persone — Lavoratori — Diritto di rimanere nel territorio di uno Stato membro dopo avervi occupato
            un impiego 
      (Regolamento della Commissione n. 1251/70, artt. 1, 2 e 7)
      2.        Diritto comunitario — Principi — Parità di trattamento — Discriminazione in base alla nazionalità
      (Art. 12, primo comma, CE)
      3.        Diritto comunitario — Principi — Certezza del diritto — Nozione
      1.        Uno studente cittadino di uno Stato membro, il quale si sia recato in un altro Stato membro per motivi di studio e abbia interrotto
         qualunque attività professionale durante il periodo in questione al fine di continuare gli studi, senza comunque cessare il
         progetto di attività professionale in quest’ultimo Stato membro, dove ha mantenuto la residenza, non può, al fine di ottenere
         una borsa di mantenimento, basarsi sull’art. 7 del regolamento n. 1251/70, relativo al diritto dei lavoratori di rimanere
         sul territorio di uno Stato membro dopo aver occupato un impiego, il quale dispone che il lavoratore cittadino di uno Stato
         membro gode sul territorio degli altri Stati membri «degli stessi vantaggi sociali e fiscali dei lavoratori nazionali». 
      
      Infatti, i presupposti per l’acquisizione del diritto per il lavoratore di rimanere nello Stato membro ospitante sono tassativamente
         enunciati all’art. 2 del regolamento n. 1251/70. Poiché la situazione dello studente in questione non rientra in alcuna delle
         ipotesi di cui a detto articolo, tale studente non può essere considerato un «[cittadino] di uno Stato membro che [sia] stato
         [occupato] in qualità di [lavoratore dipendente] nel territorio di un altro Stato membro», ai sensi dell’art. 1 del regolamento
         n. 1251/70, non essendo dunque applicabile il suddetto regolamento.
      
      (v. punti 27, 29-33, dispositivo 1)
      2.        Uno studente cittadino di uno Stato membro, il quale si sia recato in un altro Stato membro per motivi di studio, può invocare
         l’art. 12, primo comma, CE al fine di ottenere una borsa di mantenimento una volta che ha soggiornato per un certo periodo
         nello Stato membro ospitante. L’art. 12, primo comma, CE non osta all’applicazione, nei confronti dei cittadini di altri Stati
         membri, di una condizione di precedente residenza di cinque anni.
      
      Infatti, è legittimo per uno Stato membro concedere un aiuto a copertura delle spese di mantenimento di studenti solo a coloro
         che abbiano dato prova di un certo grado di integrazione nella società di tale Stato. A tale riguardo, l’esistenza di un certo
         grado di integrazione può essere considerata provata in seguito all’accertamento che lo studente di cui trattasi ha soggiornato
         per un certo periodo nello Stato membro ospitante.
      
      Per quanto riguarda, in particolare, la compatibilità con il diritto comunitario di una condizione relativa alla residenza
         ininterrotta di cinque anni, questa è tale da garantire che il richiedente un sussidio agli studi in questione sia integrato
         nello Stato membro ospitante. Inoltre, tale condizione relativa alla residenza ininterrotta di cinque anni non può essere
         considerata eccessiva, tenuto conto, in particolare, delle esigenze invocate in merito al grado d’integrazione degli stranieri
         nello Stato membro ospitante. Peraltro, per essere proporzionata, una condizione relativa alla residenza deve essere applicata
         dalle autorità nazionali sulla base di criteri chiari e conosciuti in anticipo. Consentendo agli interessati di conoscere
         con certezza i loro diritti ed obblighi, la condizione relativa alla residenza stabilita dalla disciplina nazionale in questione
         è, per il solo fatto di esistere, tale da garantire un notevole livello di certezza del diritto e di trasparenza nell’ambito
         della concessione dei finanziamenti degli studi agli studenti. Così, la condizione relativa alla residenza di cinque anni,
         come quella prevista nella normativa nazionale in questione, non eccede quanto necessario per raggiungere l’obiettivo diretto
         a garantire un certo grado di integrazione nello Stato membro ospitante degli studenti provenie,nti da altri Stati membri.
         Tale constatazione non inficia la facoltà degli Stati membri di concedere, se lo desiderano, borse di mantenimento agli studenti
         provenienti da altri Stati membri che non soddisfano la condizione relativa alla residenza ininterrotta di cinque anni.
      
      (v. punti 43, 49-52, 54, 56-60, dispositivo 2)
      3.        Il principio della certezza del diritto, il quale fa parte dei principi generali del diritto comunitario, esige, segnatamente,
         che le norme giuridiche siano chiare, precise e prevedibili nei loro effetti, in particolare qualora esse possano comportare
         conseguenze sfavorevoli in capo ai singoli e alle imprese. Nei limiti in cui l’assoggettamento del diritto ad una borsa di
         mantenimento degli studenti provenienti da altri Stati membri ad una condizione relativa alla residenza in quanto elemento
         costitutivo di tale diritto non implichi conseguenze negative per gli interessati, ma comporti per gli interessati maggiori
         diritti di quelli che essi traevano dal regime nazionale precedente, il diritto comunitario, in particolare il principio della
         certezza del diritto, non osta all’applicazione di una tale condizione relativa alla residenza, che sottopone il diritto ad
         una borsa di mantenimento per gli studenti provenienti da altri Stati membri al compimento di periodi di residenza precedenti
         all’inserimento di tale condizione. 
      
      (v. punti 67, 69-71, dispositivo 3)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      18 novembre 2008 (*)
      
      «Libera circolazione delle persone – Studente cittadino di uno Stato membro giunto in un altro Stato membro per seguirvi una formazione – Borsa di mantenimento agli studi – Cittadinanza dell’Unione – Art. 12 CE – Certezza del diritto»
      Nel procedimento C‑158/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Centrale Raad
         van Beroep (Paesi Bassi) con decisione 16 marzo 2007, pervenuta in cancelleria il 22 marzo 2007, nella causa
      
      Jacqueline Förster
      contro
      Hoofddirectie van de Informatie Beheer Groep,
      
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans, A. Rosas, K. Lenaerts e T. von Danwitz, presidenti
         di sezione, dai sigg. A. Tizzano, J. N. Cunha Rodrigues (relatore), dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. K. Schiemann,
         A. Arabadjiev, dalla sig.ra C. Toader e dal sig. J.-J. Kasel, giudici,
      
      avvocato generale: sig. J. Mazák
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 23 aprile 2008,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la sig.ra Förster, dall’avv. A. Noordhuis, avocat; 
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalle sig.re C. Wissels e M. de Mol, in qualità di agenti;
      –        per il governo belga, dalla sig.ra L. Van den Broeck, in qualità di agente;
      –        per il governo danese, dalla sig.ra B. Weis Fogh, in qualità di agente; 
      –        per il governo tedesco, dai sigg. M. Lumma e J. Möller, in qualità di agenti;
      –        per il governo austriaco, dalla sig.ra C. Pesendorfer, in qualità di agente;
      –        per il governo finlandese, dalla sig.ra J. Himmanen, in qualità di agente;
      –        per il governo svedese, dalle sig.re A. Falk e S. Johannesson, in qualità di agenti;
      –        per il governo del Regno Unito, dalla sig.ra T. Harris, in qualità di agente, assistita dalla sig.ra S. Lee, barrister;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. G. Rozet e M. van Beek, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 10 luglio 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 12 CE, 18 CE, 7 del regolamento (CEE) della Commissione
         29 giugno 1970, n. 1251, relativo al diritto dei lavoratori di rimanere sul territorio di uno Stato membro dopo aver occupato
         un impiego (GU L 142, pag. 24), nonché dell’art. 3 della direttiva del Consiglio 29 ottobre 1993, 93/96/CEE, relativa al diritto
         di soggiorno degli studenti (GU L 317, pag. 59).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia pendente tra la sig.ra Förster e la Hoofddirectie van de Informatie
         Beheer Groep (in prosieguo: l’«IB-Groep»), in merito all’annullamento parziale di una borsa di mantenimento di cui ella si
         era avvalsa in base alla legge del 2000, relativa al finanziamento degli studi (Wet studiefinanciering 2000; in prosieguo:
         la «WSF 2000»).
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3        L’art. 7, n. 2, del regolamento (CEE) del Consiglio 15 ottobre 1968, n. 1612, relativo alla libera circolazione dei lavoratori
         all’interno della Comunità (GU L 257, pag. 2), come modificato dal regolamento (CEE) del Consiglio 27 luglio 1992, n. 2434
         (GU L 245, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento n. 1612/68»), dispone che il lavoratore cittadino di uno Stato membro gode
         sul territorio degli altri Stati membri «degli stessi vantaggi sociali e fiscali dei lavoratori nazionali».
      
      4        L’art. 2 del regolamento n. 1251/70 prevede in particolare:
      
      «1.      Ha diritto di rimanere a titolo permanente nel territorio di uno Stato membro:
      a)      il lavoratore che, al momento in cui cessa la propria attività, ha raggiunto l’età riconosciuta valida dalla legislazione
         di questo Stato agli effetti dei diritti alla pensione di vecchiaia ed ha ivi occupato un impiego almeno durante gli ultimi
         dodici mesi e risieduto ininterrottamente da più di tre anni;
      
      b)      il lavoratore che, essendo residente senza interruzione nel territorio di tale Stato da più di due anni, cessa di esercitarvi
         un’attività subordinata a seguito d’inabilità permanente al lavoro.
      
                        (…)
      c)      il lavoratore che, dopo tre anni di occupazione e di residenza ininterrotte nel territorio di tale Stato, esercita un’attività
         subordinata nel territorio di un altro Stato membro, ma conserva la sua residenza nel territorio del primo Stato ove ritorna
         di norma ogni giorno o almeno una volta alla settimana.
      
      (…)».
      5        Ai sensi dell’art. 7 del regolamento n. 1251/70:
      
      «I beneficiari del presente regolamento continuano a fruire del diritto alla parità di trattamento previsto dal regolamento
         (CEE) n. 1612/68 del Consiglio».
      
      6        La direttiva 93/96, all’art. 1, così dispone:
      
      «Per precisare le condizioni destinate a facilitare l’esercizio del diritto di soggiorno e per garantire l’accesso alla formazione
         professionale in maniera non discriminatoria ai cittadini di uno Stato membro ammessi a seguire una formazione professionale
         in un altro Stato membro, gli Stati membri riconoscono il diritto di soggiorno a qualsiasi studente cittadino di uno Stato
         membro, nonché al coniuge ed ai figli a carico, il quale non disponga di tale diritto in base ad un’altra disposizione di
         diritto comunitario ed assicuri all’autorità nazionale interessata con una dichiarazione oppure, a sua scelta, con qualsiasi
         altro mezzo almeno equivalente di disporre di risorse onde evitare che, durante il soggiorno, lo studente e la sua famiglia
         diventino un onere per l’assistenza sociale dello Stato membro ospitante e a condizione che sia iscritto in un istituto riconosciuto
         per seguirvi, a titolo principale, una formazione professionale e che lo studente e la sua famiglia dispongano di un’assicurazione
         malattia che copra tutti i rischi nello Stato membro ospitante».
      
      7        L’art. 3 della direttiva 93/96 enuncia quanto segue:
      
      «La presente direttiva non costituisce per gli studenti che beneficiano del diritto di soggiorno la base per un diritto al
         pagamento di borse di mantenimento da parte dello Stato membro ospitante».
      
      8        La direttiva 93/96 è stata abrogata, con effetto dal 30 aprile 2006, dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
         29 aprile 2004, 2004/38/CE (GU L 158, pag. 77, e rettifica in GU 2004, L 229, pag. 35), la quale, in forza dell’art. 40, doveva
         essere trasposta dagli Stati membri entro il 30 aprile 2006.
      
       La normativa nazionale
      9        Dal 1° settembre 2000 al 21 novembre 2003 l’art. 2.2 della WSF 2000 era formulato nel seguente modo:
      
      «1.      Ai fini del sussidio agli studi viene preso in considerazione uno studente il quale:
      a)      possieda la cittadinanza olandese;
      b)      non possieda la cittadinanza olandese, ma risieda nei Paesi Bassi e sia assimilato ad un cittadino olandese, in materia di
         finanziamento degli studi, in forza di una convenzione o di una decisione di un’organizzazione internazionale, o
      
      c)      non possieda la cittadinanza olandese, ma risieda nei Paesi Bassi e faccia parte di un gruppo di persone che, in base a regolamento,
         vengono assimilate ai cittadini olandesi in materia di finanziamento degli studi».
      
      10      A decorrere dal 21 novembre 2003, all’art. 2.2 della WSF 2000 è stato aggiunto un secondo numero, che stabilisce:
      
      «In deroga al n. 1, lett. b), la condizione che uno studente soggiorni nei Paesi Bassi non vale per uno studente al quale
         siffatta condizione non può essere applicata in forza di una convenzione o di una decisione di un’organizzazione internazionale.
         Con regolamento, o mediante norme di esecuzione di un regolamento, potranno essere adottate disposizioni al fine di dare corretta
         esecuzione al presente numero».
      
      11      Il 4 marzo 2005 l’IB-Groep ha adottato gli Orientamenti sulla politica di controllo dei lavoratori migranti (Beleidsregel
         controlebeleid migrerend werknemerschap, AG/OCW/MT 05.11). Tali Orientamenti sono entrati in vigore il 23 marzo 2005 e riguardano
         il controllo sui periodi per i quali sono concesse borse di studio a partire dall’anno 2003. Essi prevedono che ogni studente,
         il quale in un periodo di controllo abbia lavorato per una media mensile pari o superiore a 32 ore, ha automaticamente lo
         status di lavoratore comunitario. Qualora uno studente non soddisfi il criterio delle 32 ore di lavoro, l’IB-Groep svolge
         allora un’indagine più approfondita sulla sua situazione personale.
      
      12      In seguito alla sentenza 15 marzo 2005, causa C‑209/03, Bidar (Racc. pag. I‑2119), l’IB-Groep ha adottato, il 9 maggio 2005,
         gli Orientamenti di adattamento relativi alla domanda di finanziamento degli studi per studenti provenienti dall’Unione europea,
         dallo Spazio economico europeo e dalla Svizzera (Beleidsregel aanpassing aanvraag studiefinanciering voor studenten uit EU,
         EER en Zwitzerland; in prosieguo: gli «Orientamenti 9 maggio 2005»), che sono stati pubblicati il 18 maggio 2005.
      
      13      L’art. 2, n. 1, di tali Orientamenti dispone quanto segue:
      
      «Uno studente avente la cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Unione europea (…), a sua richiesta, può beneficiare del
         finanziamento agli studi a norma della WSF 2000 (…), qualora anteriormente alla sua domanda abbia soggiornato legalmente nei
         Paesi Bassi per un periodo ininterrotto di almeno cinque anni. Le ulteriori disposizioni della WSF 2000 (...) trovano piena
         applicazione».
      
      14      L’art. 5 degli Orientamenti 9 maggio 2005 è formulato nel seguente modo:
      
      «I presenti Orientamenti entrano in vigore al momento della pubblicazione, con efficacia retroattiva dal 15 marzo 2005». 
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      15      Il 5 marzo 2000, all’età di 20 anni, la sig.ra Förster, cittadina tedesca, si è stabilita nei Paesi Bassi, dove si è iscritta
         ad un corso per diventare maestra elementare e, dal 1º settembre 2001, ad un corso magistrale di pedagogia alla Hogeschool
         di Amsterdam.
      
      16      Durante gli studi la sig.ra Förster ha esercitato diverse attività di lavoro subordinato.
      
      17      Dall’ottobre 2002 sino al giugno 2003, la sig.ra Förster ha svolto un tirocinio remunerato in una scuola olandese d’insegnamento
         speciale, che impartiva una formazione continua ad allievi con problemi di comportamento e/o disturbi psichiatrici.
      
      18      Dopo tale tirocinio, la sig.ra Förster ha interrotto qualunque attività di lavoro subordinato.
      
      19      Avendo superato, a metà del 2004, l’esame conclusivo del corso di pedagogia, la sig.ra Förster ha accettato, il 15 giugno
         di tale anno, un impiego di assistente sociale in un’istituzione che ospita persone affette da disturbi psichiatrici.
      
      20      Sin dal settembre 2000, l’IB-Groep ha concesso alla sig.ra Förster una borsa di mantenimento, che è stata periodicamente prorogata
         dallo stesso. L’IB-Groep riteneva che la sig.ra Förster dovesse essere considerata un «lavoratore», ai sensi dell’art. 39 CE,
         e, pertanto, dovesse essere assimilata, in materia di borse di mantenimento, ed in forza dell’art. 7, n. 2, del regolamento
         n. 1612/68, ad uno studente di cittadinanza olandese. 
      
      21      A seguito di un controllo, l’IB-Groep ha constatato che, tra il mese di luglio 2003 e il mese di dicembre dello stesso anno,
         la sig.ra Förster non aveva svolto alcuna attività retribuita. Esso pertanto, con decisione 3 marzo 2005, ha ritenuto che
         ella non potesse più essere considerata un lavoratore. Di conseguenza, la decisione riguardante la borsa di mantenimento concessa
         per il periodo compreso tra il mese di luglio e il mese di dicembre 2003 è stata annullata, e la sig.ra Förster è stata invitata
         a restituire le somme indebitamente percepite.
      
      22      Con sentenza 12 settembre 2005, il ricorso proposto dalla sig.ra Förster dinanzi al Rechtbank Alkmaar è stato dichiarato infondato
         per due motivi. Da un lato, tale tribunale ha considerato che, poiché la sig.ra Förster non ha svolto un lavoro effettivo
         e concreto nel secondo semestre del 2003, non poteva più essere considerata un lavoratore comunitario durante detto periodo.
         Dall’altro, lo stesso tribunale ha osservato che la sig.ra Förster non poteva avere diritto al beneficio di una borsa di mantenimento
         in base alla citata sentenza Bidar, in quanto, prima del corso magistrale di pedagogia, ella non era in alcun modo integrata
         nella società olandese.
      
      23      La sig.ra Förster ha impugnato questa sentenza dinanzi al Centrale Raad van Beroep (Corte d’appello per la legislazione sociale)
         adducendo, in via principale, che nel periodo in questione ella era già sufficientemente integrata nella società olandese
         per poter pretendere, in forza del diritto comunitario, una borsa di mantenimento per la seconda metà del 2003. In subordine,
         la sig.ra Förster ha fatto valere che nel 2003 doveva essere considerata un lavoratore comunitario. 
      
      24      In tale contesto, il Centrale Raad van Beroep ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni
         pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 7 del regolamento (CEE) n. 1251/70 riguardi anche lo studente che è venuto nei Paesi Bassi principalmente per motivi
         di studio e che originariamente ha svolto in misura ridotta attività lavorative contemporaneamente al suo studio, ma che nel
         frattempo ha cessato siffatte attività.
      
      2)      Se la direttiva 93/96/CEE osti a che lo studente di cui alla prima questione invochi l’art. 12 CE al fine di ottenere un sussidio
         integrale per il [mantenimento].
      
      3)      a)     Se la norma secondo cui un cittadino dell’Unione economicamente non attivo può far valere l’art. 12 CE solo dopo aver soggiornato
         legalmente nel paese ospitante per un determinato periodo o se dispone di un titolo di soggiorno valga anche per il sussidio
         per le spese di mantenimento concesso agli studenti;
      
      b)      in caso di risposta affermativa, se nel corso di detto periodo sia legittima una condizione di soggiorno che venga opposta
         esclusivamente a cittadini di altri Stati membri;
      
      c)      in caso di risposta affermativa, se una condizione di soggiorno di cinque anni sia compatibile con l’art. 12 CE;
      d)      in caso di risposta negativa, quale durata sia legittima per la condizione di soggiorno.
      4)      Se in casi individuali si debba osservare un soggiorno legale più breve, allorché fattori diversi dalla durata del soggiorno
         indicano un adeguato livello di integrazione nella società del paese ospitante.
      
      5)      Ove gli interessati, a norma di una sentenza della Corte di giustizia con efficacia retroattiva, possano far derivare maggiori
         diritti dall’art. 12 CE rispetto a prima, se condizioni legittime collegate a tale articolo possano essere loro opposte in
         relazione a periodi del passato, qualora siffatte condizioni siano state pubblicate poco dopo la pronuncia della sentenza».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione 
      25      Con tale questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se uno studente che si trovi nella situazione della ricorrente
         nella causa principale possa basarsi sull’art. 7 del regolamento n. 1251/70 al fine di ottenere una borsa di mantenimento.
      
      26      Il regolamento n. 1251/70 garantisce al lavoratore, che ha cessato la propria attività professionale, il diritto di rimanere
         a titolo permanente nel territorio di uno Stato membro dopo avervi esercitato un’attività in qualità di lavoratore dipendente
         e di continuare a fruire del diritto alla parità di trattamento rispetto ai lavoratori nazionali, riconosciuto dal regolamento
         n. 1612/68. Tali diritti sono estesi ai familiari del lavoratore con lui residenti nel territorio di questo stesso Stato membro.
      
      27       I presupposti per l’acquisizione del diritto per il lavoratore di rimanere nello Stato membro ospitante sono tassativamente
         enunciati all’art. 2 del regolamento n. 1251/70 (v. sentenza 9 gennaio 2003, causa C‑257/00, Givane e a., Racc. pag. I‑345,
         punto 29). 
      
      28      Oltre al rispetto dei presupposti relativi alla durata sia dell’attività subordinata svolta sia della residenza, il lavoratore
         che ha occupato un impiego in uno Stato membro ospitante ha il diritto di rimanervi in tre ipotesi. In primo luogo, se questo
         lavoratore, al momento in cui cessa la propria attività, abbia raggiunto l’età prevista in tale Stato membro per avere diritto
         ad una pensione di vecchiaia. In secondo luogo, se la cessazione dell’impiego sia dovuta ad un’inabilità permanente al lavoro.
         In terzo luogo, se tale lavoratore eserciti un’attività subordinata in un altro Stato membro, ma conservi la sua residenza
         nel territorio del primo Stato, ove ritorna di norma ogni giorno o almeno una volta alla settimana.
      
      29      Come emerge dalla decisione di rinvio, la situazione della ricorrente nella causa principale non rientra in alcuna delle ipotesi
         di cui all’art. 2 del regolamento n. 1251/70.
      
      30      È opportuno aggiungere che la sig.ra Förster ha interrotto qualunque attività professionale durante il periodo controverso
         al fine di continuare gli studi, senza comunque cessare il progetto di attività professionale nei Paesi Bassi, dove ha mantenuto
         la residenza.
      
      31      Ciò premesso, la sig.ra Förster non può essere considerata una «[cittadina] di uno Stato membro che [sia] stata [occupata]
         in qualità di [lavoratrice dipendente] nel territorio di un altro Stato membro», ai sensi dell’art. 1 del regolamento n. 1251/70.
      
      32      Il regolamento n. 1251/70 non è dunque applicabile al caso di specie.
      
      33      Pertanto, la prima questione pregiudiziale va risolta dichiarando che uno studente che si trovi nella situazione della ricorrente
         nella causa principale non può basarsi sull’art. 7 del regolamento n. 1251/70 al fine di ottenere una borsa di mantenimento.
      
       Sulla seconda, sulla terza e sulla quarta questione pregiudiziale
      34      Con tali questioni, che vanno esaminate congiuntamente, il giudice del rinvio intende sostanzialmente sapere se, e a quali
         condizioni, uno studente cittadino di uno Stato membro, il quale si è recato in un altro Stato membro per motivi di studio,
         possa invocare l’art. 12, primo comma, CE al fine di ottenere una borsa di mantenimento. Il giudice del rinvio chiede anche
         se l’applicazione, nei confronti dei cittadini di altri Stati membri, di una condizione di precedente residenza di cinque
         anni possa essere considerata compatibile con detto art. 12, primo comma, e, in caso affermativo, se occorra, in casi particolari,
         prendere in considerazione altri criteri che indichino un notevole livello di integrazione nello Stato membro ospitante.
      
      35      L’art. 12, primo comma, CE vieta, nell’ambito di applicazione del Trattato CE, e salve le disposizioni speciali da esso previste,
         qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza.
      
      36      Secondo una costante giurisprudenza, un cittadino dell’Unione che risiede legalmente nel territorio dello Stato membro ospitante
         può avvalersi dell’art. 12 CE in tutte le situazioni che rientrano nel campo di applicazione ratione materiae del diritto
         comunitario (sentenze 12 maggio 1998, causa C‑85/96, Martínez Sala, Racc. pag. I‑2691, punto 63, e Bidar, cit., punto 32).
      
      37      Tali situazioni comprendono, in particolare, quelle rientranti nell’esercizio delle libertà fondamentali garantite dal Trattato
         e quelle rientranti nell’esercizio della libertà di circolare e di soggiornare nel territorio degli Stati membri, quale conferita
         dall’art. 18 CE (v. sentenze 2 ottobre 2003, causa C‑148/02, Garcia Avello, Racc. pag. I‑11613, punto 24, e 12 luglio 2005,
         causa C‑403/03, Schempp, Racc. pag. I‑6421, punto 18).
      
      38      A tale riguardo, la Corte ha già dichiarato che il cittadino di uno Stato membro che si reca in un altro Stato membro, ove
         segue studi secondari, esercita la libertà di circolazione garantita dall’art. 18 CE (v. sentenze 11 luglio 2002, causa C‑224/98,
         D’Hoop, Racc. pag. I‑6191, punti 29‑34, e Bidar, cit., punto 35). 
      
      39      In materia di prestazioni di assistenza sociale, la Corte ha dichiarato che un cittadino dell’Unione economicamente non attivo
         può invocare l’art. 12, primo comma, CE qualora abbia soggiornato legalmente nello Stato membro ospitante durante un certo
         periodo (sentenza Bidar, cit., punto 37).
      
      40      Uno studente che si reca in un altro Stato membro per iniziare o proseguire gli studi può beneficiare di un diritto di soggiorno
         in base all’art. 18 CE e alla direttiva 93/96 qualora soddisfi le condizioni di cui all’art. 1 di quest’ultima riguardo alla
         disponibilità di risorse sufficienti e di un’assicurazione malattia, e all’iscrizione in un istituto riconosciuto per seguirvi,
         a titolo principale, una formazione professionale.
      
      41      La situazione di uno studente, il quale soggiorna legalmente in un altro Stato membro, rientra pertanto nell’ambito di applicazione
         del Trattato, ai sensi dell’art. 12, primo comma, CE, al fine di ottenere un sussidio agli studi (v. sentenza Bidar, cit.,
         punto 42).
      
      42      È vero che, ai sensi dell’art. 3 della direttiva 93/96, questa non costituisce per gli studenti che beneficiano del diritto
         di soggiorno la base per un diritto al pagamento di sussidi agli studi da parte dello Stato membro ospitante.
      
      43      Tuttavia, tale norma non osta a che il cittadino di uno Stato membro che, ai sensi dell’art. 18 CE e delle disposizioni adottate
         per attuare tale articolo, soggiorna legalmente nel territorio di un altro Stato membro dove prevede di iniziare o proseguire
         gli studi invochi, durante tale soggiorno, il principio fondamentale di parità di trattamento sancito dall’art. 12, primo
         comma, CE (v., in tal senso, sentenza Bidar, cit., punto 46).
      
      44      A tal fine, è irrilevante la circostanza che la sig.ra Förster sia venuta nei Paesi Bassi principalmente per motivi di studio.
      
      45      Inoltre, secondo gli Orientamenti 9 maggio 2005, uno studente che ha la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione può beneficiare
         del finanziamento agli studi qualora, anteriormente alla sua domanda, abbia soggiornato legalmente nei Paesi Bassi per un
         periodo ininterrotto di almeno cinque anni. Poiché tale presupposto relativo alla durata del soggiorno non è opponibile agli
         studenti di cittadinanza olandese, la questione è pertanto di stabilire fino a che punto possa essere condizionato il diritto
         ad un sussidio agli studi degli studenti cittadini degli altri Stati membri affinché il trattamento differenziato, che può
         derivarne, di questi ultimi rispetto agli studenti nazionali non possa essere considerato discriminatorio e, pertanto, vietato
         dall’art. 12, primo comma, CE. 
      
      46      Tale questione è stata valutata dalla Corte nella citata sentenza Bidar.
      
      47      A differenza del procedimento in esame, il procedimento che ha dato luogo alla citata sentenza Bidar riguardava una normativa
         nazionale che, oltre al rispetto di una condizione relativa alla residenza, imponeva agli studenti provenienti da altri Stati
         membri, che pretendevano un aiuto a copertura delle spese di mantenimento, che fossero stabiliti nello Stato membro ospitante.
         Nei limiti in cui la normativa in questione nella causa principale escludeva ogni possibilità per un cittadino di un altro
         Stato membro di ottenere, in quanto studente, lo status di residente, tale normativa metteva un cittadino siffatto, qualunque
         fosse il suo grado d’integrazione effettiva nella società dello Stato membro ospitante, nell’impossibilità di soddisfare detta
         condizione e, di conseguenza, di beneficiare del diritto al sussidio a copertura delle spese.
      
      48      Nella citata sentenza Bidar la Corte ha rilevato che, sebbene gli Stati membri siano chiamati a dare prova, nell’organizzazione
         e nell’applicazione del loro sistema di assistenza sociale, di una certa solidarietà finanziaria con i cittadini degli altri
         Stati membri, è opportuno che ciascuno Stato membro vigili affinché la concessione di aiuti a copertura delle spese di mantenimento
         di studenti provenienti da altri Stati membri non diventi un onere irragionevole che potrebbe produrre conseguenze sul livello
         globale dell’aiuto che può essere concesso da tale Stato (v. sentenza Bidar, cit., punto 56).
      
      49      La Corte ha altresì sottolineato che è legittimo per uno Stato membro concedere un aiuto a copertura delle spese di mantenimento
         di studenti solo a coloro che abbiano dato prova di un certo grado di integrazione nella società di tale Stato (sentenza Bidar,
         cit., punto 57).
      
      50       Sulla base di dette considerazioni la Corte ha concluso che l’esistenza di un certo grado di integrazione può essere considerata
         provata in seguito all’accertamento che lo studente di cui trattasi ha soggiornato per un certo periodo nello Stato membro
         ospitante (sentenza Bidar, cit., punto 59).
      
      51      Per quanto riguarda, in particolare, la compatibilità con il diritto comunitario di una condizione relativa alla residenza
         ininterrotta di cinque anni, come quella richiesta dalla normativa nazionale in questione nella causa principale, è opportuno
         esaminare se una condizione siffatta possa essere giustificata dallo scopo, per lo Stato membro ospitante, di assicurarsi
         dell’esistenza di un certo grado d’integrazione nel suo territorio degli studenti cittadini di altri Stati membri.
      
      52      Nella fattispecie, tale condizione relativa alla residenza ininterrotta di cinque anni è tale da garantire che il richiedente
         un sussidio agli studi in questione sia integrato nello Stato membro ospitante. 
      
      53      La sua giustificazione rispetto al diritto comunitario esige inoltre che sia proporzionata all’obiettivo legittimamente perseguito
         dal diritto nazionale. Essa non può eccedere quanto necessario per conseguire tale obiettivo.
      
      54      Una condizione relativa alla residenza ininterrotta di cinque anni non può essere considerata eccessiva, tenuto conto, in
         particolare, delle esigenze invocate in merito al grado d’integrazione degli stranieri nello Stato membro ospitante.
      
      55      A tale riguardo occorre ricordare che, sebbene la direttiva 2004/38 non sia applicabile ai fatti della causa principale, essa
         dispone, all’art. 24, n. 2, qualora si tratti di persone diverse dai lavoratori subordinati, dai lavoratori autonomi, da coloro
         che conservano tale status o dai loro familiari, che uno Stato membro ospitante non è tenuto a concedere aiuti per il mantenimento
         agli studi, anche per la formazione professionale, sotto forma di borse di studio o di prestiti agli studenti che non hanno
         acquisito un diritto di soggiorno permanente, pur prevedendo, all’art. 16, n. 1, che i cittadini dell’Unione acquisiscono
         un diritto di soggiorno permanente nel territorio di uno Stato membro ospitante ove hanno soggiornato legalmente durante un
         periodo ininterrotto di cinque anni. 
      
      56      La Corte ha precisato altresì che, per essere proporzionata, una condizione relativa alla residenza deve essere applicata
         dalle autorità nazionali sulla base di criteri chiari e conosciuti in anticipo (v. sentenza 23 marzo 2004, causa C‑138/02,
         Collins, Racc. pag. I‑2703, punto 72).
      
      57      Consentendo agli interessati di conoscere con certezza i loro diritti ed obblighi, la condizione relativa alla residenza stabilita
         dagli Orientamenti 9 maggio 2005 è, per il solo fatto di esistere, tale da garantire un notevole livello di certezza del diritto
         e di trasparenza nell’ambito della concessione dei finanziamenti degli studi agli studenti.
      
      58      È necessario infatti constatare che la condizione relativa alla residenza di cinque anni, come quella prevista nella normativa
         nazionale in questione nella causa principale, non eccede quanto necessario per raggiungere l’obiettivo diretto a garantire
         un certo grado di integrazione nello Stato membro ospitante degli studenti provenienti da altri Stati membri.
      
      59      Tale constatazione non inficia la facoltà degli Stati membri di concedere, se lo desiderano, borse di mantenimento agli studenti
         provenienti da altri Stati membri che non soddisfano la condizione relativa alla residenza ininterrotta di cinque anni.
      
      60      Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre risolvere la seconda, la terza e la quarta questione dichiarando che uno
         studente cittadino di uno Stato membro, il quale si sia recato in un altro Stato membro per motivi di studio, può invocare
         l’art. 12, primo comma, CE al fine di ottenere una borsa di mantenimento una volta che ha soggiornato durante un certo periodo
         nello Stato membro ospitante. L’art. 12, primo comma, CE non osta all’applicazione, nei confronti dei cittadini di altri Stati
         membri, di una condizione di precedente residenza di cinque anni.
      
       Sulla quinta questione
      61      Con tale questione, il Centrale Raad van Beroep chiede, in sostanza, se il diritto comunitario, in particolare il principio
         di certezza del diritto, osti all’applicazione retroattiva di una condizione relativa alla residenza che, all’epoca dei fatti
         della causa principale, non poteva essere conosciuta dall’interessata.
      
      62      A tale proposito occorre rammentare che gli Orientamenti 9 maggio 2005 sono entrati in vigore al momento della pubblicazione,
         con efficacia retroattiva dal 15 marzo 2005, ossia in una data successiva ai fatti della causa principale. 
      
      63      Il giudice del rinvio ritiene tuttavia che gli Orientamenti 9 maggio 2005 siano rilevanti per risolvere la controversia principale,
         dato che essi indicano le modalità con cui l’IB-Groep ha deciso di attuare la citata sentenza Bidar, e che gli effetti di
         tale sentenza non siano stati limitati nel tempo.
      
      64      Il giudice del rinvio enuncia che il suo dubbio su tale punto deriva dalla soluzione elaborata nella causa che ha dato luogo
         alla citata sentenza Collins, nella parte in cui la Corte ha dichiarato, in detta sentenza, che una condizione relativa alla
         residenza può essere opposta ad un richiedente un aiuto sociale soltanto qualora quest’ultimo potesse essere già informato
         dell’esistenza di tale condizione durante il periodo di riferimento. 
      
      65      Infatti, come risulta dal punto 56 della presente sentenza, nella citata sentenza Collins la Corte ha dichiarato che, per
         essere proporzionata, una condizione relativa alla residenza deve essere applicata dalle autorità nazionali sulla base di
         criteri chiari e conosciuti in anticipo.
      
      66      Per risolvere la questione, occorre ricordare che, poiché gli effetti della citata sentenza Bidar non sono stati limitati
         nel tempo, l’interpretazione dell’art. 12 CE, quale risulta da tale sentenza, può e deve essere applicata dai giudici nazionali
         a rapporti giuridici sorti e costituiti prima di detta sentenza sempreché, peraltro, sussistano i presupposti per sottoporre
         ai giudici competenti una lite relativa all’applicazione di detta norma (v., in tal senso, sentenze 27 marzo 1980, causa 61/79,
         Denkavit italiana, Racc. pag. 1205, punto 16, e Bidar, cit., punto 66).
      
      67      Secondo una costante giurisprudenza, il principio della certezza del diritto, il quale fa parte dei principi generali del
         diritto comunitario, esige, segnatamente, che le norme giuridiche siano chiare, precise e prevedibili nei loro effetti, in
         particolare qualora esse possano comportare conseguenze sfavorevoli in capo ai singoli e alle imprese (v., in tal senso, sentenze
         13 febbraio 1996, causa C‑143/93, Van Es Douane Agenten, Racc. pag. I‑431, punto 27, e 17 luglio 2008, causa C‑347/06, ASM
         Brescia, punto 69).
      
      68      Dal fascicolo risulta che la condizione relativa alla residenza, prevista dagli Orientamenti 9 maggio 2005, è stata inserita
         per garantire la transizione tra la citata sentenza Bidar e la trasposizione della direttiva 2004/38. Un’opzione siffatta
         sarebbe stata presa in considerazione al fine di soddisfare i requisiti degli artt. 24, n. 2, e 16 di tale direttiva.
      
      69      Risulta pertanto che, in una situazione come quella oggetto della causa principale, l’assoggettamento del diritto ad una borsa
         di mantenimento degli studenti provenienti da altri Stati membri ad una condizione relativa alla residenza in quanto elemento
         costitutivo di tale diritto non implica conseguenze negative per gli interessati.
      
      70      Parimenti, dato che gli Orientamenti 9 maggio 2005 comportano per gli interessati maggiori diritti di quelli che essi traevano
         dal regime nazionale precedente, il requisito stabilito nella citata sentenza Collins non trova applicazione nella presente
         fattispecie.
      
      71      La questione sollevata va pertanto risolta dichiarando che, in circostanze come quelle della causa principale, il diritto
         comunitario, in particolare il principio della certezza del diritto, non osta all’applicazione di una tale condizione relativa
         alla residenza, che sottopone il diritto ad una borsa di mantenimento per gli studenti provenienti da altri Stati membri al
         compimento di periodi di residenza precedenti all’inserimento di tale condizione.
      
       Sulle spese
      72      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         del rinvio, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla
         Corte non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:
      1)      Uno studente che si trovi nella situazione della ricorrente nella causa principale non può basarsi sull’art. 7 del regolamento
            (CEE) della Commissione 29 giugno 1970, n. 1251, relativo al diritto dei lavoratori di rimanere sul territorio di uno Stato
            membro dopo aver occupato un impiego, al fine di ottenere una borsa di mantenimento.
      2)      Uno studente cittadino di uno Stato membro, il quale si sia recato in un altro Stato membro per motivi di studio, può invocare
            l’art. 12, primo comma, CE al fine di ottenere una borsa di mantenimento una volta che abbia soggiornato per un certo periodo
            nello Stato membro ospitante. L’art. 12, primo comma, CE non osta all’applicazione, nei confronti dei cittadini di altri Stati
            membri, di una condizione di precedente residenza di cinque anni.
      3)      In circostanze come quelle della causa principale, il diritto comunitario, in particolare il principio della certezza del
            diritto, non osta all’applicazione di una condizione relativa alla residenza, che sottopone il diritto ad una borsa di mantenimento
            per gli studenti provenienti da altri Stati membri al compimento di periodi di residenza precedenti all’inserimento di tale
            condizione.
      Firme
      * Lingua processuale: l’olandese.