CELEX: 51997PC0616
Language: it
Date: 1997-11-24
Title: Proposta di regolamento (CE) del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico originario della Repubblica popolare cinese

ti^ti        COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
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                                                   Bruxelles, 24.11.1997
                                                   COM(97) 616 def.
                                      Proposta di
                     REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico
                     originario della Repubblica popolare cinese
                           (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                        RELAZIONE
Con regolamento (CEE) n. 2200/90, il Consiglio ha istituito un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di silicio metallico originario della Repubblica popolare
cinese. In seguito a una denuncia presentata dall'industria europea e alla successiva
inchiesta della Commissione, il Consiglio ha concluso, nel regolamento (CEE)
n. 1607/92, che il dazio antidumping in vigore era stato assorbito, ha modificato il
regolamento (CEE) n. 2200/90 e ha istituito un dazio supplementare sulle importazioni di
silicio metallico cinese equivalente all'importo del dazio iniziale.
L'avviso di apertura del riesame è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle
Comunità europee il 27 luglio 1995. Tutte le parti interessate nano avuto la possibilità di
manifestarsi e di presentare, a tempo debito, le loro osservazioni.
Nessun esportatore cinese ha collaborato al riesame.
L'inchiesta, che ha tenuto conto delle conclusioni relative al dumping, al pregiudizio, alla
causalità, alla probabilità che persistano dumping e pregiudizio e all'interesse della
Comunità, ha concluso che è nell'interesse della Comunità continuare ad applicare
misure antidumping, modificate in funzione delle risultanze del riesame.
Si propone quindi al Consiglio di adottare l'allegato progetto di regolamento.
 ---pagebreak---                                             Proposta di
                          REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
   che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico
                           originario della Repubblica popolare cinese
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
                      1                                                2
Comunità europea, modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96, in particolare gli
articoli 9,11 e 23,
vista la proposta della Commissione,
sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
                                     A. PROCEDIMENTO
                                       1. Misure in vigore
(1)      Con regolamento (CEE) n. 2200/903, il Consiglio ha istituito un dazio
         antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico originario della
         Repubblica popolare cinese (in prosieguo: "la Cina"). In seguito alla denuncia
         presentata dall'industria comunitaria e alla successiva inchiesta della
         Commissione, il Consiglio ha concluso, con regolamento (CEE) n. 1607/924, che
         il dazio antidumping era stato assorbito, e ha modificato il regolamento (CEE)
         n. 2200/90, istituendo un dazio supplementare sulle importazioni di silicio
         metallico cinese equivalente all'importo del dazio iniziale.
 1 GU n. L 56 del 6.3.1996, pag. 1.
 2 GUn. L 317 del 6.12.1996, pag. 1.
 3 GUn.L 198 del 28.7.1990, pag. 57.
 4
    GU n. L 170 del 25.6.1992, pag. 1.
 ---pagebreak---                                    2. Domanda di riesame
(2)  Dopo la pubblicazione, nel febbraio 1995, di un avviso5 di imminente scadenza
     delle misure in vigore, la Commissione ha ricevuto una domanda di riesame
     presentata dal "Comité de Liaison des Industries de Ferro-Alliages" (C.L.I.F.A.) a
     nome di produttori che affermano rappresentare una proporzione maggioritaria
      della produzione totale del prodotto in questione nella Comunità. La domanda
      conteneva elementi di prova relativi alle pratiche di dumping sul prodotto
      originario della Cina e al grave pregiudizio che provocherebbe probabilmente la
      scadenza delle misure esistenti considerati sufficienti per giustificare l'apertura di
      un'inchiesta a fini di riesame.
(3)   Il 27 luglio 1995, la Commissione ha annunciato, con un avviso pubblicato nella
      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee** (in prosieguo: "l'avviso di apertura"),
      l'apertura di un riesame del regolamento (CEE) n. 2200/90 per quanto riguarda le
      importazioni nella Comunità di silicio metallico originario della Cina e ha avviato
      un'inchiesta a norma dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento (CE)
      n. 3283/94 del Consiglio7, successivamente sostituito dal regolamento (CE)
      n. 384/96 (in prosieguo: "il regolamento di base"). La Commissione, inoltre, ha
      deciso di avviare di sua iniziativa un riesame provvisorio a norma dell'articolo 11,
      paragrafo 3 del regolamento di base.
                                        3. Inchiesta
(4)   La Commissione ha ufficialmente informato dell'inizio del riesame i produttori
      esportatori e gli importatori notoriamente interessati e le loro associazioni, i
      rappresentanti del paese esportatore e i produttori comunitari denunzianti. Si è
      data alle parti interessate la possibilità di comunicare osservazioni scritte e di
      chiedere di essere sentite entro il termine fissato nell'avviso di apertura. Un certo
      numero di importatori e due organizzazioni che rappresentano l'industria utente
      hanno reso note le loro osservazioni per iscritto. Sono state concesse audizioni ai
      produttori comunitari e agli esportatori cinesi che le avevano richieste.
(5)   Al fine di determinare il dumping e il pregiudizio, la Commissione ha inviato
      questionari a tutte le parti notoriamente interessate, ricevendo risposte dai quattro
      produttori comunitari denunzianti e da due importatori.
(6)   Nessuno dei produttori cinesi del prodotto simile ha risposto al questionario,
      mentre alcuni esportatori cinesi (operatori commerciali) hanno risposto entro il
      termine ivi specificato.
(7)    La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai
       fini della determinazione del dumping e del pregiudizio e ha svolto inchieste
      presso le sedi delle seguenti società:
 5 GUn.C 35 dell'11.2.1995, pag. 3.
 6 GUn.C 193 del 27.7.1995, pag. 3.
 7 GUn. L 349 del 31.12.1994, pag. 1.
 ---pagebreak---      (a) Produttori comunitari denunzianti
              -Vereinigte Aluminium Werke AG, Bonn,                 Germania
              -Ferroatlântica SL, Madrid,                           Spagna
              -Pechiney Electrométalurgie, Parigi,                  Francia
              -Industria Elettrica Indel Spa, Belluno,              Italia
       (b) Produttori nel paese analogo
              ELKEM A/S, Oslo/Kristiansand,                         Norvegia
              FESIL A/S, Trondheim,                                 Norvegia
(8)  L'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo compreso tra il
     1° luglio 1994 e il 30 giugno 1995 (in prosieguo: "il periodo dell'inchiesta").
     L'esame del pregiudizio riguardava il periodo compreso tra il 1992 e la fine del
     periodo dell'inchiesta.
(9)  Tutte le parti interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni
     principali in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di misure
     definitive. Le parti hanno avuto il tempo di rendere note le loro osservazioni in
     merito a dette comunicazioni e, quando ne hanno fatto richiesta, sono state
     nuovamente sentite dalla Commissione, che ha tenuto debitamente conto delle
     opinioni espresse.
(10) Data la complessità del procedimento, in particolare la necessità di stabilire
     elementi precisi in relazione ai produttori del paese analogo che non rientrano
     nell'inchiesta, non si è potuta concludere l'inchiesta entro il termine indicativo di
     cui all'articolo 11, paragrafo 5 del regolamento di base.
               B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
                                  1. Prodotto in esame
(11) Il prodotto oggetto del procedimento è il silicio metallico ottenuto in forno
     elettrico ad arco per riduzione del quarzo con diversi composti del carbonio. Il
     silicio metallico è commercializzato in blocchi, granuli o polvere secondo
     specifiche tecniche relative alla purezza riconosciute a livello internazionale, in
     base a cui si possono distinguere diverse qualità destinate a diverse utilizzazioni
     finali, segnatamente la produzione di siliconi ("qualità chimica") e la produzione
     di alluminio primario e secondario. Il suo tenore di silicio è inferiore al 99,99% in
     peso. Nel periodo dell'inchiesta, il silicio metallico era classificato al codice
     NC 2804 69 00.
 ---pagebreak---      Il silicio metallico più puro, ossia quello con un tenore di silicio superiore al
     99,99% in peso, utilizzato per lo più dall'industria dei semiconduttori elettronici,
     rientra in un altro codice NC e non è oggetto del presente procedimento.
                                  2. Prodotto simile
(12) Le stesse specifiche tecniche internazionali si applicano sia al prodotto importato
     menzionato nella denuncia che al silicio metallico prodotto nella Comunità.
     Malgrado alcune differenze in termini di purezza e di dimensioni tra il prodotto
     cinese e quello comunitario, le loro caratteristiche fisiche e le loro applicazioni
     sono sostanzialmente le stesse. Ciò vale anche per il silicio metallico prodotto e
     venduto sul mercato interno del paese di riferimento (Norvegia). Pertanto, il
     prodotto comunitario e quello importato sono prodotti simili ai sensi dell'articolo
     1, paragrafo 4 del regolamento di base.
                                    C. DUMPING
                                   1. Paese analogo
(13) Dato che la Cina non è un paese a economia di mercato, in conformità
     dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, la Commissione ha stabilito il
     valore normale in base ai dati ottenuti dai produttori di un paese terzo a economia
     di mercato ("paese analogo"). Nell'inchiesta iniziale, il valore normale era stato
     determinato in base ai prezzi praticati nella Comunità.
(14) Nell'avviso di apertura del riesame, la Commissione ha ritenuto che, come paese
     terzo ad economia di mercato, la Norvegia fosse indicata per il calcolo del valore
     normale. Questa scelta preliminare si basava sulle informazioni comunicate nella
     domanda di riesame, secondo le quali, per la struttura dei costi e la tecnologia di
     produzione, i produttori norvegesi del prodotto in questione figuravano ai primi
     posti sul mercato mondiale, il che consentiva una valutazione affidabile del valore
     normale.
(15) Tutte le parti interessate hanno avuto la possibilità di formulare osservazioni sulla
     scelta del paese analogo. Gli esportatori hanno sollevato obiezioni,
     manifestandosi però dopo il termine fissato nell'avviso di apertura. Essi hanno
     proposto l'Estonia come paese analogo alternativo, affermando erroneamente che
     questo paese era stato scelto come paese analogo nell'inchiesta iniziale. In ogni
     caso, non sono state fornite prove della rappresentatività della produzione estone.
     Nel corso di un'audizione, altre parti hanno addirittura contestato l'esistenza di
     una produzione in Estonia in quanto, secondo loro, le statistiche Eurostat
     rifletterebbero soltanto le esportazioni trasbordate originarie di altri paesi. Sono
     stati proposti come paesi analoghi anche la Romania e il Brasile, ma senza
     addurre elementi di prova tali da dimostrare che sarebbero adatti e che dovrebbero
     essere preferiti alla Norvegia.
 ---pagebreak--- (16) Nel corso dell'inchiesta, la Commissione ha confermato che la Norvegia era uno
     dei più importanti ed efficienti produttori di silicio metallico del mondo. Il basso
     costo dell'energia in questo paese costituisce un notevole vantaggio, dato che
     questo tipo di costi rappresenta una componente rilevante del costo di produzione
     del silicio metallico. Inoltre, i produttori norvegesi beneficiano di una buona
     disponibilità di materie prime e di condizioni di esportazione favorevoli, in parte
     perché le fabbriche si trovano in genere nei porti industriali. Per di più, il processo
     di produzione norvegese è simile a quello utilizzato attualmente in Cina, e la
     presenza di due grossi produttori in concorrenza con le importazioni garantisce
     l'esistenza di normali condizioni di mercato. Infine, nel periodo dell'inchiesta i
     due produttori norvegesi che hanno collaborato hanno venduto sul mercato
     interno quantitativi piuttosto ingenti, superiori al 5% delle esportazioni dalla Cina
     nella Comunità.
(17) In considerazione di quanto precede, si è ritenuto opportuno e appropriato
     utilizzare la Norvegia come paese analogo per stabilire il valore normale riguardo
     alle esportazioni dalla Cina nella Comunità.
                                  2. Valore normale
(18) Per quanto riguarda la determinazione del valore normale, la Commissione ha
     stabilito che il volume delle vendite di una qualità di silicio metallico simile a
     quella esportata dalla Cina effettuate sul mercato interno dai produttori norvegesi
     a clienti non collegati erano inferiori al 5% del volume dei prodotti in questione
     esportati nella Comunità ,e quindi rappresentative ai sensi dell'articolo 2,
     paragrafo 2 del regolamento di base.
(19) Successivamente, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di
     base, la Commissione ha stabilito se le vendite interne del prodotto simile fossero
     avvenute nell'ambito di normali operazioni commerciali determinandone la
     proporzione remunerativa. Si è riscontrato che oltre il 20% delle vendite, in
     termini di volume, veniva effettuato al di sotto del costo medio. Il valore normale,
     quindi, è stato stabilito in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente
     pagati per le sole vendite remunerative rimanenti, il cui volume superava il 10%.
     Il valore normale è stato stabilito al livello FOB frontiera norvegese.
                              3. Prezzi all'esportazione
(20) Hanno risposto al questionario inviato dalla Commissione cinque società che
     esportano il prodotto in questione dalla Cina, rappresentate dalla Camera di
     commercio cinese per l'importazione e l'esportazione di metalli, minerali e
     prodotti chimici. Date le poche risposte ricevute, peraltro incomplete, non si sono
     potute utilizzare molte informazioni. In particolare, le risposte non contenevano
     prove del fatto che erano state segnalate tutte le vendite del prodotto in questione
     nella Comunità. Le risposte, inoltre, non menzionavano il fatto che alcuni dei
     principali importatori comunitari potevano essere collegati agli esportatori
     nell'ambito della rete di importazione ed esportazione "Minemetals" controllata
     dallo Stato. Pertanto, in conformità dell'articolo 18, paragrafo 1 del regolamento
     di base, per le conclusioni relative ai prezzi all'esportazione ci si è dovuti basare,
     nella maggior parte dei casi, sui dati disponibili. A tale riguardo, si è cercato di
     stabilire se, in mancanza di altre fonti d'informazione, il prezzo all'esportazione
 ---pagebreak---      del prodotto in questione potesse basarsi sulle statistiche Eurostat relative alle
     importazioni. Nel valutare l'attendibilità delle informazioni contenute in queste
     statistiche, la Commissione ha osservato che i dati relativi al codice
     NC 2804 69 00 riguardavano unicamente il silicio metallico. Inoltre, secondo le
     informazioni disponibili, le caratteristiche del silicio metallico esportato dalla
     Cina sono rimaste praticamente invariate per tutto il periodo dell'inchiesta, per cui
     si è ritenuto che basarsi sul prezzo medio fosse un metodo sufficientemente
     accurato.
(21) Si è pertanto concluso che il metodo più appropriato per stabilire il prezzo
     all'esportazione era prendere in considerazione il valore CIF delle importazioni
     indicato in Eurostat per il codice NC in questione e le statistiche corrispondenti
     per l'Austria, la Finlandia e la Svezia prima della loro adesione alla Comunità.
                                      4. Confronto
(22) Tuttavia, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, il
     valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati adeguati per tener conto
     delle differenze addotte, e debitamente dimostrate, che incidono sulla
     comparabilità dei prezzi. Il valore normale è stato adeguato per tener conto di una
     differenza relativa allo stadio commerciale rispetto alle esportazioni cinesi, visto
     che in genere le vendite interne norvegesi vengono effettuate direttamente agli
     utilizzatori finali. Si è proceduto ai debiti adeguamenti anche per i costi di
     trasporto e di assicurazione, stabilendo i costi corrispondenti in base ai dati
     contenuti nelle risposte dell'esportatore cinese al questionario. Il prezzo
     all'esportazione è stato espresso al livello FOB frontiera cinese.
                                5. Margine di dumping
(23) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11 del regolamento di base, la media
     ponderata del valore normale (FOB frontiera norvegese) è stata confrontata con la
     media ponderata del prezzo all'esportazione (FOB frontiera cinese).
(24) Il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione ha rivelato
      l'esistenza di pratiche di dumping, con un margine pari all'importo del quale il
     valore normale supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.
     Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo all'esportazione CIF,
      franco frontiera comunitaria, è del 68,1%.
                          D. INDUSTRIA COMUNITARIA
(25)  La Commissione ha esaminato se i produttori comunitari che hanno appoggiato la
      domanda di riesame e che hanno collaborato all'inchiesta rappresentassero una
      proporzione maggoritaria della produzione comunitaria totale a norma
      dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base. Si è riscontrato a tale
       riguardo che i quattro produttori che hanno collaborato al riesame hanno prodotto
      quasi tutta la produzione comunitaria totale. Si è pertanto concluso che detti
 ---pagebreak---      produttori costituivano l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1
     del regolamento di base.
                                  E. PREGIUDIZIO
                         1. Consumo sul mercato comunitario
(26) Il consumo apparente (UE 15) di silicio metallico sul mercato comunitario (in
     base alle risposte ai questionari, ai dati Eurostat e alle informazioni sul mercato di
     cui dispone la Commissione) è aumentato da circa 195 000 t nel 1992 a circa
     256 0001 alla fine del periodo dell'inchiesta (+ 32% circa).
            2. Volume e quota di mercato delle importazioni in dumping
(27) Va ricordato che, nel 1992, gli esportatori cinesi hanno assorbito il dazio
     antidumping in vigore (cfr. punto 1). Nella presente inchiesta, si è stabilito che il
     volume delle importazioni a prezzi di dumping nella Comunità di silicio metallico
     originario della Cina, espresso in tonnellate, era notevolmente diminuito dopo
     l'istituzione del dazio antidumping supplementare (antiassorbimento) nel 1992. In
     seguito, tuttavia, queste importazioni sono nuovamente aumentate del 171% tra
     il 1993 e il 1994 e del 13,5% tra il 1994 e la fine del periodo dell'inchiesta. Tra
     il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta, le importazioni originarie della Cina,
     vendute nella Comunità, sono aumentate del 37% in volume. Queste constatazioni
     contraddicono le dichiarazioni secondo le quali l'istituzione di dazi antidumping
     supplementari avrebbe escluso il silicio metallico cinese dal mercato comunitario.
(28) La quota di mercato comunitario di queste importazioni, stimata in base al
     consumo apparente, è aumentata dal 3,7% al 3,8% tra il 1992 e il periodo
     dell'inchiesta (+ 3%).
                       3. Prezzi delle importazioni in dumping
(29) Come si è spiegato ai punti 20 e 21, la natura incompleta delle poche risposte ai
     questionari inviate dagli esportatori cinesi ha costretto la Commissione a stabilire
     il prezzo all'esportazione in base ai dati statistici (Eurostat e statistiche nazionali
     dell'Austria, della Finlandia e della Svezia). Dall'inchiesta è emerso che, dopo il
     riesame delle misure nel 1992, i prezzi cinesi, dazio non corrisposto, sono
     aumentati del 12,5% nel 1993, per poi diminuire nuovamente tra il 1994 e la fine
     del periodo dell'inchiesta raggiungendo quasi il livello del 1992. Tra il 1992,
     anno in cui sono stati istituiti i dazi antidumping supplementari, e la fine del
     periodo dell'inchiesta, questi prezzi sono aumentati solo del 4%.
(30) La Commissione, inoltre, ha confrontato i prezzi delle importazioni cinesi con
     quelli dei produttori comunitari onde determinare l'esistenza di eventuali
     sottoquotazioni. A tal fine, si è stabilito anzitutto quale silicio metallico prodotto
     nella Comunità equivalesse, per le specifiche e le utilizzazioni, al prodotto cinese
     importato (qualità standard utilizzata dall'industria dell'alluminio). Visto che
     dalla Cina si importa solo la qualità standard, il confronto dei prezzi si è limitato
     ai prodotti di qualità standard dell'industria comunitaria. Successivamente, si è
     confrontata la media ponderata dei prezzi all'importazione del prodotto cinese,
                                             9
 ---pagebreak---      adeguata ai livelli netti franco magazzino, dazio corrisposto, della Comunità allo
     stesso stadio commerciale. Per questa analisi, si sono esaminati i quattro mercati
     più importanti (Germania, Regno Unito, Francia e Italia).
(31) Si è così riscontrato che, durante il periodo dell'inchiesta, i prezzi delle
     importazioni cinesi non erano inferiori a quelli dei produttori comunitari.
     Tuttavia, nell'analizzare i prezzi di rivendita effettivi al primo acquirente
     indipendente del silicio metallico cinese, applicati da uno dei principali
     importatori non collegati che rappresenta l'll% delle importazioni totali dalla
     Cina e che ha collaborato all'inchiesta, si è riscontrato che questi prezzi erano
     inferiori del 7% circa ai prezzi corrispondenti dell'industria comunitaria. Inoltre, è
     importante sottolineare che sul mercato comunitario era in vigore un dazio
     antidumping fisso di 396 ECU/tonnellata, pari al 51% del prezzo CIF. Con lo
     scadere di queste misure, quindi, si avrebbe una sottoquotazione non inferiore
     al 30%.
                       4. Situazione dell'industria comunitaria
                                (a) Osservazioni generali
(32) Diverse parti interessate hanno fatto notare che l'industria comunitaria non
     subisce più alcun pregiudizio, visto che, dalla fine del periodo dell'inchiesta, la
     domanda di silicio metallico è cambiata provocando un problema di
     approvvigionamento e un notevole rincaro.
     Va osservato che, a norma dell'articolo 6, paragrafo 1 del regolamento di base, di
     norma il dumping e il pregiudizio sono analizzati in base alla situazione
     prevalente nel periodo dell'inchiesta, poiché gli effetti di sviluppi quali quelli
     menzionati più sopra possono essere valutati con precisione solo nell'ambito di
     un'inchiesta svolta correttamente, in cui tutte le parti interessate possano
     esprimere il loro parere e sia possibile verificare e analizzare le informazioni
     comunicate.
(33) Nella fattispecie, l'instabilità del mercato del silicio metallico giustifica
     l'impostazione adottata dalla Commissione, poiché senza un'inchiesta non è
     possibile trarre alcuna conclusione da queste presunte fluttuazioni dei prezzi.
(34) Per determinare lo stato dell'industria comunitaria, la Commissione ha tenuto
     conto dei seguenti indicatori economici:
                                     (b) Produzione
(35) La produzione comunitaria è passata da circa 98 000 tonnellate a circa
      122 000 tonnellate tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta (+ 24,1%). I dati
     relativi a questo periodo indicano un calo della produzione nel 1993 (- 1,2%),
     seguito da un incremento globale dovuto alle prospettive favorevoli del mercato
     mondiale. Due produttori comunitari che avevano partecipato alla prima inchiesta
     hanno cessato l'attività nel 1992, mentre un altro ha ristrutturato uno stabilimento
     di produzione in Spagna nel 1993. La produzione degli altri produttori comunitari
      è rimasta stabile o è lievemente aumentata.
                                            10
 ---pagebreak---                       (e) Capacità e sfruttamento degli impianti
(36)  La capacità produttiva dell'industria comunitaria è aumentata del 5% tra il 1992 e
      la fine del periodo dell'inchiesta, grazie soprattutto allaristrutturazionein Spagna.
      Per lo stesso motivo, lo sfruttamento degli impianti è aumentato del 18% nello
      stesso periodo.
                                         (d) Scorte
(37)  L'andamento delle scorte riflette l'instabilità del mercato e le aspettative
      dell'industria comunitaria circa la probabile evoluzione del mercato comunitario.
      Le scorte dell'industria comunitaria sono aumentate del 47% tra il 1992 e la fine
      del periodo dell'inchiesta, passando da circa 11600 tonnellate a circa
      17 000 tonnellate.
                                        (e) Vendite
(38)  Le vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario sono passate da
      circa 80 800 tonnellate nel 1992 a una cifra comparabile di circa
       111 200 tonnellate alla fine del periodo dell'inchiesta (+ 37,6% nel periodo
      dell'inchiesta).
                                  (f) Quota di mercato
(39)  L'aumento del volume delle vendite ha fatto sì che la quota di mercato passasse
      dal 39,8% nel 1992 al 41,1% nel periodo dell'inchiesta.
                  (g) Prezzi medi di vendita e andamento dei prezzi
(40)  I prezzi dell'industria comunitaria sono aumentati del 3% dopo l'istituzione dei
      dazi antidumping supplementari sulle importazioni originarie della Cina, per poi
      calare nuovamente del 3% tra il 1993 e il 1994. Nel periodo in esame, i prezzi di
      vendita dell'industria comunitaria sono aumentati del 2%.
                                      (h) Redditività
(41)  La media ponderata della perdita globale registrata dall'industria comunitaria tra
      il 1992 e il 1993 è pari al 21,7%, e al 22% per le vendite di silicio metallico sul
      mercato comunitario. Malgrado la ristrutturazione dello stabilimento spagnolo e
      la lieve tendenza al rialzo dei prezzi di mercato, l'industria comunitaria è rimasta
      in perdita anche nel periodo 1993-1994 registrando, nell'intero periodo
      dell'inchiesta, una perdita del 13,4% (media ponderata).
 (42)  La media ponderata delle perdite subite è scesa del 38% tra il 1992 e la fine del
       periodo dell'inchiesta. Ciò nonostante, negli ultimi dieci anni l'industria
       comunitaria del silicio metallico non ha realizzato alcun profitto.
                                     (i) Occupazione
 (43)  La situazione occupazionale si è costantemente deteriorata tra il 1992 e il 1994,
       con un calo della forza lavoro totale dell'industria comunitaria pari al 7%.
                                             11
 ---pagebreak---                                      6. Conclusione
(44) Dopo l'istituzione delle misure, la situazione dell'industria comunitaria è
     migliorata in termini di produzione, sfruttamento degli impianti e vendite.
     Tuttavia, si è registrato un ristagno della capacità e della quota di mercato.
     L'industria comunitaria non ha potuto aumentare i prezzi in misura sufficiente
     neanche dopo l'istituzione delle misure, in quanto i cinesi hanno continuato ad
     abbassare i prezzi. Inoltre, considerati il notevole incremento delle scorte, le
     perdite di posti di lavoro e l'accumularsi di nuove perdite finanziarie, si conclude
     che l'industria comunitaria continua a subire un grave pregiudizio ai sensi
     dell'articolo 3, paragrafo 1 del regolamento di base.
                              F. NESSO DI CAUSALITÀ
(45) La Commissione ha esaminato se il pregiudizio subito dall'industria comunitaria
     sia stato causato dalle importazioni oggetto di dumping dalla Cina e se altri fattori
     abbiano causato tale pregiudizio oppure vi abbiano contribuito.
                   1. Effetto delle importazioni oggetto di dumping
(46) Il silicio metallico prodotto dalla Comunità è in diretta concorrenza con quello
     importato dalla Cina, soprattutto in termini di prezzi, non essendovi differenze
     qualitative di rilievo. Il prodotto importato è destinato agli stessi clienti, per lo più
     fonderie di alluminio.
(47) Trattandosi di un prodotto di base, il mercato del silicio metallico è molto
     sensibile in termini di prezzi, per cui i bassi prezzi praticati da determinati
     venditori provocano una depressione generalizzata del mercato. L'inchiesta ha
     rivelato che, dopo il riesame delle misure nel 1992, i prezzi cinesi, dazio non
     corrisposto, sono aumentati del 12,5% nel 1993, ma sono poi tornati quasi al
     livello del 1992 tra il 1994 e la fine del periodo dell'inchiesta.
     Tra il 1992, anno dell'istituzione delle misure antidumping supplementari
     (cfr. punto 29), e la fine del periodo dell'inchiesta, questi prezzi sono aumentati
     solo del 4%, per cui il loro livello ha provocato indiscutibilmente un ribasso del
     prezzo del silicio metallico sul mercato comunitario.
(48) Inoltre, tra il 1993 e la fine del periodo dell'inchiesta i prezzi cinesi sono scesi del
     7%, contro un aumento del 3% dei prezzi del mercato comunitario. Ciò dimostra
     che gli esportatori cinesi sono in grado di assorbire in parte l'effetto dei dazi
     antidumping in vigore.
(49) L'industria comunitaria, che aveva tentato di aumentare i prezzi nel 1993, si è
     dovuta adeguare alla politica cinese in materia. Nel 1994, pertanto, l'industria
     comunitaria ha cercato di ridurre le sue perdite finanziarie ribassando i prezzi e
     sforzandosi di migliorare le vendite.
                                             12
 ---pagebreak--- (50)  Per di più, a causa della depressione dei prezzi provocata dalle importazioni cinesi
      e nonostante l'aumento del consumo di silicio metallico sul mercato comunitario,
      l'industria comunitaria ha continuato a subire perdite o è riuscita a malapena a
      coprire i costi di produzione.
(51)  Gli esportatori cinesi hanno obiettato che alle importazioni dalla Cina non sono
      più attribuibili né un pregiudizio né la probabilità che il pregiudizio subito
      dall'industria comunitaria si riproduca, visto che la produzione di silicio metallico
      dell'industria comunitaria è aumentata, soprattutto dal 1992 in poi.
(52)  Nondimeno, come si è detto in precedenza (cfr. punto 35), la produzione
      dell'industria comunitaria è aumentata del 24,1% tra il 1992 e la fine del periodo
      dell'inchiesta in un mercato la cui espansione è stata pari al 32% (cfr. punto 26).
      Contestualmente, le scorte dell'industria comunitaria sono aumentate del 46,6%
      (cfr. punto 37). Anziché aumentare le vendite, come faceva sperare la situazione
      favorevole del mercato, l'industria comunitaria si è vista costretta ad aumentare le
      scorte e non si è potuta adeguare ai prezzi bloccati verso il basso, dazio non
      corrisposto, delle importazioni cinesi, che hanno continuato ad arrivare sul
      mercato comunitario.
(53)  Concludendo, le importazioni cinesi in dumping hanno avuto indiscutibilmente un
      effetto depressivo sui prezzi di mercato della Comunità incidendo sulla situazione
      finanziaria dell'industria comunitaria.
                                  2. Effetto di altri fattori
(54)  Tra il 1992 e la fine del periodo dell'inchiesta sono entrate nella Comunità
      importazioni di silicio metallico provenienti da paesi produttori diversi dalla Cina.
      La quota di mercato delle importazioni norvegesi (calcolata in base ai dati sul
      consumo apparente di cui al punto 26) è passata dal 22,1% nel 1992 al 27,7% alla
      fine del periodo dell'inchiesta. Nello stesso periodo, le importazioni originarie del
      Brasile sono scese dal 10,4 al 7,3%. Ciò vale anche per gli altri due grossi
      esportatori di silicio metallico nella Comunità, il Sudafrica e l'Australia, le cui
      importazioni sono passaterispettivamentedal 14,8 al 9,2% e dal 4,1 al 3%.
(55)  Gli esportatori cinesi hanno dichiarato che il pregiudizio subito dall'industria
      comunitaria può essere stato causato anche dal silicio metallico originario della
      Russia e dell'Ucraina. Secondo la Commissione, tuttavia, la qualità del silicio
      metallico russo e ucraino non è paragonabile a quella del silicio metallico europeo
      o cinese. La qualità standard esportata dalla Cina contiene infatti lo 0,5% di ferro
      contro un tenore compreso tra lo 0,8 e Pl% per il prodotto russo e ucraino. I
       suddetti prodotti importati, quindi, devono subire un trattamento specifico prima
      di poter essere paragonati ai prodotti europei e cinesi.
       Del resto, si è stabilito che negli Stati Uniti d'America le misure antidumping non
       vengono applicate al silicio metallico originario della Russia perché questi
       prodotti devono essere trattati e depurati prima di poter essere utilizzati dalle
       fonderie di alluminio.
 (56)  La Commissione, inoltre, ha esaminato le statistiche Eurostat relative alle
       importazioni riscontrando che le importazioni originarie della Russia e
                                               13
 ---pagebreak---      dell'Ucraina non vengono effettuate su base regolare. Nel 1992, non sono state
     effettuate importazioni né dalla Russia né dall'Ucraina. Secondo le informazioni
     di cui si dispone riguardo al mercato, la capacità di produzione effettiva dei due
     paesi sarebbe limitata a 100 000 t all'anno, per cui è poco probabile che vengano
     spediti ingenti quantitativi dalla Russia o dall'Ucraina.
(57) Infine, si è stabilito che la quota di mercato del Sudafrica è diminuita per
     problemi di produzione e che quella della Norvegia è aumentata, ma con il
     massimo prezzo CIF indicato in Eurostat.
(58) Non sono emersi altri elementi tali da incidere negativamente sulla situazione
     dell'industria comunitaria.
                                    3. Conclusione
(59) Considerati la semplicità del processo di produzione, il carattere consolidato e la
     semplicità del prodotto offerto attraverso canali di vendita analoghi nella
     Comunità e la trasparenza del mercato, la Commissione ritiene che la politica dei
     bassi prezzi cinesi abbia influito in misura molto negativa sulla situazione
     dell'industria comunitaria.
     Anche se determinate importazioni originarie di altri paesi possono aver
     contribuito a peggiorare la situazione dell'industria comunitaria, il contenimento
     dei prezzi, considerato isolatamente, ha chiaramente causato un grave pregiudizio
     a detta industria.
            G. PERSISTENZA DEL DUMPING E DEL PREGIUDIZIO
                              1. Considerazioni generali
(60) Gli esportatori hanno osservato che per determinare la probabilità di una
     persistenza del dumping e del pregiudizio occorre analizzare l'andamento del
     mercato nel periodo compreso tra il 1988 e la fine del periodo d'inchiesta.
(61) La Commissione ha esaminato il livello delle importazioni nella Comunità (con
      15 Stati membri) effettuate durante un quadriennio, segnatamente quelle avvenute
     dopo l'istituzione dei dazi antidumping supplementari a causa dell'assorbimento.
     Si tratta infatti di un periodo abbastanza lungo per poter individuare le tendenze
     degli indicatori di pregiudizio nelle inchieste antidumping.
                       2. Posizione cinese sul mercato mondiale
(62)  Le esperienze passate e la situazione attuale dimostrano che l'industria cinese ha
      continuato ad esportare silicio metallico nella Comunità a prezzi di dumping.
      Essendo emerso dall'inchiesta antidumping svolta dal governo statunitense
      nel 1991 che le esportazioni cinesi erano state oggetto di dumping, sono stati
      istituiti dazi antidumping del 134%, dopo di che si è registrato un crollo delle
      esportazioni cinesi negli Stati Uniti.
                                             14
 ---pagebreak--- (63)  La Cina è di gran lunga il primo fornitore di silicio metallico del mondo. La
      maggior parte delle esportazioni cinesi, pari a circa 116 000 nel 1994, viene
      assorbita dal Giappone, che nel 1994 ha acquistato 83 763 tonnellate, ossia il 72%
      delle esportazioni cinesi totali. Le vendite cinesi agli altri paesi asiatici sono
      aumentate vertiginosamente fino al 1993, mentre le vendite sul mercato
      statunitense sono rimaste eccessivamente contenute a causa dei dazi antidumping
      in vigore dal 1991. Le vendite alla Comunità, invece, sono aumentate nuovamente
      nel 1994 sebbene i dazi antidumping fossero tuttora in vigore.
(64)  Le esportazioni cinesi di silicio metallico in Giappone sono ristagnate tra il 1993 e
      il 1994, totalizzando rispettivamente 86 400 e 82 600 tonnellate. In Australia si è
      verificata la stessa situazione. Contestualmente, sono diminuite le esportazioni
      cinesi nella Corea del Sud. Tutto ciò sta a dimostrare che il mercato giapponese e
      gli altri mercati asiatici sono saturi, come conferma il fatto che i volumi delle
      esportazioni in Giappone, nella Corea del Sud e in Australia, principali clienti
      della Cina, sono considerevolmente aumentati fino al 1993 per poi stabilizzarsi.
                          3. Capacità di produzione della Cina
(65)  Gli esportatori hanno addotto la chiusura di un gran numero di fabbriche cinesi e
      la riduzione della capacità di produzione della Cina. Inoltre, l'aumento del
      consumo interno di silicio metallico in Cina farebbe diminuire i quantitativi
      disponibili per l'esportazione. Gli stessi esportatori hanno dichiarato che per la
      fine del decennio si prevede un aumento della domanda nella Comunità, che la
      capacità dell'industria comunitaria non basterà a soddisfare.
(66)  Secondo le informazioni relative al mercato, la produzione cinese di silicio
      metallico è calata da 450 000 tonnellate nel 1989 a 250 000 tonnellate nel 1994.
      Probabilmente, non appena scadranno le misure in vigore nella Comunità e negli
      Stati Uniti, i cinesi convertiranno la produzione di altre leghe in produzione di
      silicio metallico e ritorneranno agli alti livelli di produzione necessari per poter
      esportare nella Comunità.
               4. Probabilità che si verifichi una persistenza del dumping
(67)  Per quanto riguarda il dumping, va ricordato che nel periodo dell'inchiesta le
      pratiche di dumping sulle importazioni in questione originarie della Cina sono
      continuate ad un livello analogo a quello individuato durante l'inchiesta del 1992
       sull'assorbimento dell'aliquota del dazio iniziale. Inoltre, poco prima di aderire
       alla Comunità, l'Austria, la Finlandia e la Svezia importavano dalla Cina a prezzi
      bassi, probabilmente a prezzi di dumping. È pertanto molto probabile che la
       soppressione delle misure provocherebbe la persistenza del dumping ai sensi
       dell'articolo 11, paragrafo 2 del regolamento di base.
                         5. Probabile persistenza del pregiudizio
 (68)  1 prezzi delle importazioni cinesi sono rimasti bassi, continuando ad esercitare un
       effetto depressivo sui prezzi comunitari del silicio metallico, anche dopo
       l'istituzione dei dazi antidumping supplementari. Tra il 1992 e la fine del periodo
       dell'inchiesta, i prezzi delle importazioni cinesi erano i più bassi del mercato
       comunitario e, pur rappresentando una modesta percentuale del consumo
                                             15
 ---pagebreak---      comunitario, hanno inciso in misura considerevole sulla tendenza al ribasso dei
     prezzi in generale. Infine, la scadenza del dazio fisso di 396 ECU/t provocherebbe
     una sottoquotazione del 30%.
(69) Se scadranno le misure in vigore, data l'enorme capacità di produzione della Cina
     e l'esistenza di elevati dazi antidumping negli Stati Uniti è molto probabile che i
     cinesi cercheranno di incrementare le vendite sul mercato comunitario a prezzi
     bassissimi, aggravando ulteriormente la depressione dei prezzi e, pertanto, il
     pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
     Ciò è confermato dall'andamento delle importazioni in Svezia e in Finlandia
     prima e dopo l'adesione alla Comunità. Tra luglio e dicembre del 1994, la Svezia
     ha importato 493 tonnellate, mentre non sono state dichiarate importazioni dalla
     Cina per il periodo gennaio-giugno 1995. Lo stesso è avvenuto in Finlandia, che
     ha importato 2 097 tonnellate dalla Cina nel secondo semestre del 1994 e non ha
     dichiarato importazioni per il primo semestre del 1995. È evidente che il volume
     delle importazioni cinesi è fortemente influenzato dall'esistenza o dall'assenza di
     misure antidumping. Pertanto, l'abrogazione dei dazi antidumping in vigore
     provocherebbe perlomeno il persistere del pregiudizio subito dall'industria
     comunitaria.
                                     6. Conclusione
(70) In considerazione di quanto precede, si conclude che se le misure antidumping
     attualmente in vigore dovessero scadere gli esportatori cinesi continuerebbero ad
     esportare nel mercato comunitario a prezzi bassissimi. Il persistere della
     depressione dei prezzi che ne conseguirebbe sul mercato europeo causerebbe un
     ulteriore pregiudizio all'industria comunitaria.
                       H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
                                1. Osservazioni generali
(71) In conformità dell'articolo 21, paragrafo 1 del regolamento di base, la
     Commissione ha esaminato, in funzione di tutti gli elementi di prova forniti, se si
     potesse concludere in modo inconfutabile che non è nell'interesse della Comunità
     continuare ad applicare misure.
     A tal fine, la Commissione ha preso in considerazione l'impatto delle misure
     esistenti e di altri eventuali misure, nonché le conseguenze della loro mancata
     istituzione per tutte le parti coinvolte nel procedimento.
                    2. Conseguenze per l'industria comunitaria
(72) Le misure antidumping devono ovviare a pratiche commerciali sleali che causano
     un pregiudizio all'industria comunitaria, ripristinando una situazione di effettiva
     concorrenza che, come tale, favorisce gli interessi di tutti gli operatori della
     Comunità.
                                             16
 ---pagebreak--- (73)  Nell'ambito della presente inchiesta, si è stabilito che l'industria comunitaria
      continua a subire un pregiudizio e che molto probabilmente la sua situazione
      finanziaria, già precaria, si deteriorerà ulteriormente se non rimarranno in vigore
      le misure antidumping necessarie per correggere gli effetti delle importazioni in
      dumping. A termine, quindi, ciò potrebbe mettere a repentaglio l'esistenza
      dell'intera industria comunitaria. Due delle società che hanno partecipato
      all'inchiesta precedente non esistono più. La Commissione ritiene che la
      diminuzione del numero di produttori sul mercato comunitario potrebbe
      provocare una diminuzione commisurata della concorrenza.
(74)  In base a quanto si è accertato, è logico concludere che lo scadere delle misure
      provocherà ulteriori chiusure di fabbriche e perdite di posti di lavoro.
(75)  NelPesaminare l'interesse della Comunità in relazione all'industria comunitaria,
      la Commissione ha dovuto tener conto dei futuri sviluppi. Basandosi sugli studi
      relativi al futuro dell'industria mondiale del silicio metallico, si può
      legittimamente supporre che l'utilizzazione di questo prodotto potrebbe
      aumentare del 5% circa all'anno.
(76)  La ristrutturazione in corso nell'industria comunitaria, inoltre, dimostra che
      quest'ultima non è disposta ad abbandonare questo segmento di produzione e che
      pertanto occorre agire per controbilanciare gli effetti negativi delle importazioni
      oggetto di dumping.
                                    3. Effetti sugli utenti
(77)  I singoli utenti del prodotto non hanno comunicato informazioni di rilievo nel
      corso della presente inchiesta. Un'associazione comunitaria di utenti del prodotto
      e due associazioni nazionali hanno fornito informazioni chiedendo l'abrogazione
      delle misure.
(78)  Un'associazione di produttori di alluminio del Regno Unito ha affermato, senza
      però presentare elementi di prova, che la qualità del silicio metallico importato
      dalla Cina giustificava un prezzo inferiore a quello dello stesso prodotto
      originario di altri paesi. Per di più, né nell'inchiesta iniziale né in quella attuale si
      è stabilita una differenza di rilievo in termini di qualità tale da giustificare prezzi
      diversi tra il silicio metallico cinese e quello originario di altre fonti. La richiesta è
      stata quindi respinta.
(79)  La stessa associazione ha dichiarato altresì che la posizione concorrenziale dei
      prodotti di alluminio ottenuti nella Comunità ha risentito, a livello internazionale,
      dell'istituzione delle misure antidumping. Tuttavia, si è stabilito che il silicio
       metallico utilizzato nella Comunità per produrre l'alluminio destinato
       all'esportazione può entrare nella Comunità in esenzione dai dazi grazie al regime
       di perfezionamento attivo. L'argomentazione addotta, quindi, non è stata
       accettata.
 (80)  Un utente del prodotto ha dichiarato che lasciare in vigore dazi antidumping sulle
       importazioni cinesi di silicio metallico è contrario all'interesse della Comunità,
       poiché l'industria comunitaria non sarebbe in grado di fornire quantitativi
                                               17
 ---pagebreak---      sufficienti al mercato comunitario. Si è accertato che, data la presenza di altri
     fornitori extracomunitari, il rischio di una penuria generalizzata è minimo.
(81) Per quanto riguarda il contesto concorrenziale del mercato comunitario, le
     industrie utenti e gli altri operatori economici hanno sempre tratto vantaggio dalla
     presenza sul mercato di un gran numero di concorrenti dato che, anche sfruttando
     pienamente la sua capacità di produzione, l'industria comunitaria potrebbe
     soddisfare solo il 50% circa della domanda.
     Di conseguenza, sarà sempre necessario importare. Una volta istituite misure
     antidumping, i produttori stabiliti in Cina potrebbero promuovere le esportazioni
     nella Comunità a prezzi equi. Le uniche misure antidumping attualmente in
     vigore nei confronti delle importazioni di silicio metallico nella Comunità sono
     quelle applicate alle importazioni originarie della Cina e del Brasile.
(82) Analizzando l'incidenza delle misure in vigore sulla struttura del costo di
     produzione delle fonderie di alluminio, si è rilevato che occorre un peso compreso
     tra il 5,5 e il 6% di silicio metallico per produrre l'alluminio 226 e 231, pari al
     50% della produzione totale di alluminio. Il valore del silicio metallico utilizzato
     per questa produzione rappresenta il 5,2% del costo globale dell'alluminio.
     L'incidenza delle misure esistenti sul prezzo di una lega di alluminio contenente
     solo silicio metallico originario della Cina è dell'1,7%. Si tratta di una percentuale
     relativamente modesta dei costi di produzione totali, il che fa pensare che gli
     eventuali effetti sugli utenti delle misure antidumping in vigore sarebbero molto
     limitati.
                               4. Effetti sugli importatori
(83) Solo un numero limitato di importatori ha inviato alla Commissione osservazioni
     relative all'interesse della Comunità. Uno di essi ha collaborato alla
     determinazione del dumping e del pregiudizio.
(84) Una società con sede nel Regno Unito, che ha cessato di importare il prodotto, ha
     spiegato che i prezzi FOB praticati dagli esportatori cinesi hanno solo un lieve
     effetto depressivo.
     La società ha aggiunto che, dopo l'istituzione delle misure, il prezzo è aumentato
     di oltre 300 sterline/tonnellata. Essa ha dichiarato inoltre che l'industria
     comunitaria non aveva tratto un gran vantaggio dall'istituzione delle misure,
     poiché i principali fornitori del mercato comunitario sono Norvegia e Sudafrica,
     che si sarebbero avvalsi dell'istituzione delle misure antidumping nei confronti
     delle importazioni cinesi per dominare il mercato britannico.
     Va sottolineato che, dall'istituzione delle misure antidumping supplementari fino
     al periodo dell'inchiesta, la media ponderata di tutte le importazioni di silicio
     metallico nella Comunità è aumentata solo del 9,8%. L'industria comunitaria,
      inoltre, ha maggiorato i prezzi del 2% nello stesso periodo (cfr. punto 40). Si è già
     detto (cfr. punto 57) che la quota di mercato del Sudafrica è diminuita per
     problemi di produzione e che quella della Norvegia è aumentata, ma con il
     massimo prezzo CIF Eurostat.
                                             18
 ---pagebreak---       Le argomentazioni, quindi, sono state respinte.
                         5. Impatto sul contesto concorrenziale
(85)  Per quanto riguarda la situazione concorrenziale sul mercato comunitario, la
      Commissione ha cercato di stabilire se le misure esistenti e il loro mantenimento
      in vigore potessero incidere sulla concorrenza effettiva. Anzitutto, va ricordato
      che dopo cinque anni dall'istituzione delle misure antidumping il silicio metallico
      di origine cinese era tuttora disponibile sul mercato comunitario, dove intanto è
      aumentata la presenza di altri esportatori. La Commissione è quindi giunta alla
      conclusione che non è realistico prevedere né gravi carenze di silicio metallico sul
      mercato né effetti negativi sulla concorrenza effettiva.
                  6. Conclusione relativa all'interesse della Comunità
(86)  Avendo esaminato gli elementi e le considerazioni di cui sopra, in particolare le
      argomentazioni addotte dall'industria comunitaria, dall'industria comunitaria a
      valle e dagli importatori del prodotto in questione, si ritiene che, in fin dei conti,
      sia nell'interesse della Comunità mantenere in vigore le misure antidumping
      applicabili al silicio metallico originario della Cina.
                               I. MISURE ANTIDUMPING
                    1. Livello necessario per eliminare il pregiudizio
 (87) Nel corso dell'inchiesta, si è stabilito che le vendite del prodotto in questione non
       erano remunerative, perché i prezzi di vendita dell'industria comunitaria erano
       inferiori al costo di produzione verificato.
 (88)  Per ottenere un livello di riferimento non pregiudizievole dei prezzi
       all'esportazione, la Commissione ha stabilito anzitutto il costo di produzione
       effettivo dell'industria comunitaria. Per quanto riguarda l'equo margine di utile,
       un produttore comunitario ha dichiarato di aver bisogno, per poter rimanere
       competitivo, di un profitto minimo del 7,5% sulle vendite al lordo delle imposte.
       La Commissione si è servita di un'aliquota pari al 6,5% sul fatturato, ritenuta
       sufficiente data la natura del prodotto, che richiede solo investimenti modesti per
       la ricerca e lo sviluppo e per gli impianti di produzione.
 (89)  Il prezzo determinato sommando l'utile del 6,5% al costo di produzione medio
       dell'industria comunitaria è stato debitamente adeguato per tener conto delle
       differenze relative allo stadio commerciale tra le importazioni e le vendite
       dell'industria comunitaria.
 (90)   Il margine di pregiudizio, determinato in funzione dei prezzi CIF cinesi (dati
        Eurostat), ammontava al 49% del prezzo CIF delle importazioni in questione. Se
        si tiene conto del margine di pregiudizio attuale, che è inferiore al margine di
        dumping effettivo, si dovrebbero applicare dazi di 376,5 ECU/t invece di quelli
        attualmente in vigore, pari a 396 ECU/t.
                                              19
 ---pagebreak---                                         2. Dazi definitivi
(91)     Viste le summenzionate conclusioni relative al dumping, al pregiudizio, alla
         causalità, alla probabilità che persistano dumping e pregiudizio e all'interesse
         della Comunità, la Commissione ritiene necessario continuare ad applicare misure
         antidumping tali da ripristinare condizioni di concorrenza leali ed effettive sul
         mercato comunitario del silicio metallico.
(92)     Riferendosi all'articolo 8 del regolamento di base, gli operatori commerciali
         cinesi hanno proposto un impegno o l'istituzione di un dazio variabile. La loro
         scarsa collaborazione, dimostrata dalla qualità carente delle risposte cinesi ai
         questionari, dimostra però che sarebbe estremamente difficile sorvegliare
         efficacemente gli impegni. D'altro canto, dato il precedente comportamento degli
         operatori commerciali cinesi, non si ritiene opportuno istituire un dazio variabile.
(93)     In considerazione di quanto precede, e visto che le misure sono in vigore, al
         livello attuale, dal 1992, si ritiene più opportuno istituire misure antidumping nei
         confronti delle importazioni di silicio metallico originario della Cina sotto forma
         di un dazio antidumping ad valorem, con un'aliquota fissata al 49%.
(94)     Il Consiglio conferma le suddette conclusioni.
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                            Articolo 1
1.       È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico
         originario della Repubblica popolare cinese di cui al codice NC 2804 69 00.
2.       L'aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco
         frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è del 49%.
3.       Salvo altrimenti disposto, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi
         doganali.
                                             Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione
nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
 Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri,
Fatto a Bruxelles,
                                                                 Per il Consiglio
                                                                 Il Presidente
                                                 20
 ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1505
                                                             COM(97) 616 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                             02 11 10 08
                                            N. di catalogo : CB-CO-97-635-IT-C
                                                              ISBN 92-78-27763-0
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo