CELEX: 62020CA0519
Language: it
Date: 2022-03-10 00:00:00
Title: Causa C-519/20: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 10 marzo 2022 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Amtsgericht Hannover — Germania) — K (Rinvio pregiudiziale – Politica di immigrazione – Direttiva 2008/115/CE – Trattenimento ai fini dell’allontanamento – Articolo 16, paragrafo 1 – Effetto diretto – Apposito centro di permanenza temporanea – Nozione – Trattenimento in un istituto penitenziario – Presupposti – Articolo 18 – Situazione di emergenza – Nozione – Articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Sindacato giurisdizionale effettivo)

25.4.2022   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 171/12
            
         
      Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 10 marzo 2022 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Amtsgericht Hannover — Germania) — K
      (Causa C-519/20) (1)
      
      (Rinvio pregiudiziale - Politica di immigrazione - Direttiva 2008/115/CE - Trattenimento ai fini dell’allontanamento - Articolo 16, paragrafo 1 - Effetto diretto - Apposito centro di permanenza temporanea - Nozione - Trattenimento in un istituto penitenziario - Presupposti - Articolo 18 - Situazione di emergenza - Nozione - Articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea - Sindacato giurisdizionale effettivo)
      (2022/C 171/15)
      Lingua processuale: il tedesco
      
         Giudice del rinvio
      
      Amtsgericht Hannover
      
         Parti nel procedimento principale
      
      
         Ricorrente: K
      
         con l’intervento di: Landkreis Gifhorn
      
         Dispositivo
      
      
                  1)
               
               
                  L’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, deve essere interpretato nel senso che una sezione specifica di un istituto penitenziario che, da una parte, pur disponendo di un proprio direttore, sia subordinata alla direzione di tale istituto e soggetta all’autorità del Ministro responsabile per gli istituti penitenziari e nella quale, dall’altra, cittadini di paesi terzi sono trattenuti, ai fini dell’allontanamento, in specifici edifici dotati di proprie strutture e isolati dagli altri edifici di tale sezione in cui sono detenute persone condannate penalmente, può essere considerata un «apposito centro di permanenza temporanea», ai sensi di detta disposizione, purché le condizioni di trattenimento applicabili a questi cittadini evitino, quanto più possibile, che tale trattenimento sia simile a un confinamento in ambiente carcerario e siano concepite in modo da rispettare i diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nonché i diritti sanciti dall’articolo 16, paragrafi da 2 a 5, e dall’articolo 17 di detta direttiva.
               
            
                  2)
               
               
                  L’articolo 18 della direttiva 2008/115, in combinato disposto con l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali, deve essere interpretato nel senso che il giudice nazionale chiamato, nell’ambito della sua competenza, a disporre il trattenimento o la proroga del trattenimento, in un istituto penitenziario, di un cittadino di un paese terzo ai fini dell’allontanamento deve poter verificare il rispetto delle condizioni alle quali tale articolo 18 subordina la possibilità, per uno Stato membro, di prevedere che detto cittadino sia sottoposto a trattenimento in un istituto penitenziario.
               
            
                  3)
               
               
                  L’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/115, in combinato disposto con il principio del primato del diritto dell’Unione, deve essere interpretato nel senso che il giudice nazionale deve disapplicare la normativa di uno Stato membro che consenta, in via temporanea, che i cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare siano trattenuti, ai fini dell’allontanamento, in istituti penitenziari, separati dai detenuti ordinari, qualora le condizioni alle quali l’articolo 18, paragrafo 1, e l’articolo 16, paragrafo 1, seconda frase, di tale direttiva subordinano la conformità di siffatta normativa al diritto dell’Unione non siano, o non siano più, soddisfatte.
               
            
         (1)  GU C 19 del 18.1.2021.