CELEX: 62021TN0371
Language: it
Date: 2021-06-29 00:00:00
Title: Causa T-371/21: Ricorso proposto il 29 giugno 2021 — WV / SEAE

18.10.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 422/17
            
         
      Ricorso proposto il 29 giugno 2021 — WV / SEAE
      (Causa T-371/21)
      (2021/C 422/24)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: WV (rappresentante: É. Boigelot, avvocato)
      
         Convenuto: Servizio europeo per l’azione esterna
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la decisione dell’APN del SEAE del 26 agosto 2020 e, ove necessario, tutti gli atti preparatori e le decisioni preliminari, con cui quest’ultimo dispone che «[l]a sanzione della destituzione senza riduzione dei suoi diritti pensionistici è inflitta in applicazione dell’articolo 9, paragrafo 1, lettera h), dell’allegato IX dello Statuto dei funzionari a [riservato] (1), funzionaria del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE). Tale decisione ha effetto dal primo giorno del mese successivo alla data della firma» protocollata con il numero [riservato], e notificata in pari data a mezzo posta elettronica da [riservato];
               
            
                  —
               
               
                  disporre il risarcimento integrale del danno che ella subisce e subirà a causa dell’adozione e dell’attuazione di tale decisione impugnata, nonché del comportamento complessivo contestato, nel quadro del quale è stata adottata tale decisione, quantificato in via provvisionale e salvo aumento in corso di causa, ex aequo et bono, in EUR 3 500 000;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il convenuto alla totalità delle spese, conformemente all’articolo 134 del regolamento di procedura del Tribunale dell’Unione europea.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce quattro motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sull’insussistenza dei fatti contestati, sull’impiego di basi giuridiche errate, sulla violazione dell’articolo 17, paragrafo 1, dell’articolo 21, paragrafo 1, dell’articolo 25, dell’articolo 55, paragrafo 1, e dell’articolo 60 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea (in prosieguo: lo «Statuto»), su errori manifesti di valutazione, sull’insufficienza di motivazione, sulla violazione dell’obbligo di motivazione e dei diritti della difesa, nonché sulla violazione del principio del «ne bis in idem».
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente su vizi di forma e di procedura che inficiano il procedimento disciplinare, in particolare sulla violazione degli articoli 1, 2 e 22, paragrafo 1, dell’allegato IX dello Statuto e di varie disposizioni della decisione della Commissione del 12 giugno 2019, che stabilisce disposizioni generali di esecuzione sullo svolgimento delle indagini amministrative e dei procedimenti disciplinari (in prosieguo: le «DGE»), sulle reiterate violazioni dei diritti della difesa e, segnatamente, dell’articolo 41, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»), che garantisce il diritto di ogni persona di accedere al fascicolo che la riguarda, sulla violazione dell’articolo 26, secondo comma, dello Statuto, sulla violazione della presunzione di innocenza, del diritto di essere ascoltato, dell’articolo 41, paragrafo 1, della Carta e del dovere di imparzialità ivi sancito, del regolamento 2018/1725 (2), nonché del regolamento 2001/1049 (3), sulla violazione del principio della parità delle armi, che costituisce un corollario della nozione di equo processo garantito dall’articolo 47 della Carta, sulla violazione del dovere di sollecitudine e dell’obbligo di motivazione, su un errore manifesto di valutazione, sulla violazione del dovere di esaminare in modo imparziale, autonomo e approfondito, gli elementi a carico e a discarico, nonché sulla violazione dei principi di buona fede e di buona amministrazione.
               
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 10 dell’allegato IX dello Statuto, del principio della certezza del diritto, del principio di proporzionalità della sanzione, nonché sulla violazione del legittimo affidamento e su un errore manifesto di valutazione. La ricorrente sostiene che la sanzione è inadeguata rispetto ai fatti contestati.
               
            
                  4.
               
               
                  Quarto motivo, vertente sulla violazione del principio di non discriminazione, degli articoli 12 e 22 ter dello Statuto, del dovere di assistenza e dell’articolo 24 dello Statuto, sull’abuso e sullo sviamento di potere, sulla violazione delle disposizioni della direttiva 2019/1937 (4), sulla violazione delle direttive 2000/78 (5), 2000/43 (6), del dovere di leale cooperazione nei confronti del Parlamento europeo, della Risoluzione del Parlamento europeo del 1o giugno 2017 sulla lotta contro l'antisemitismo [2017/2692(RSP)], della dichiarazione del Consiglio sulla lotta contro l’antisemitismo del 2 dicembre 2020, degli articoli 2 e 3 TUE, della Carta europea dei diritti dell’uomo, della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, dei patti delle Nazioni Unite relativi rispettivamente ai diritti civili e politici e ai diritti economici, sociali e culturali e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
               
            
         (1)  Dati riservati omessi.
      
         (2)  Regolamento (UE) 2018/1725 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, sulla tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione e sulla libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (GU 2018, L 295; pag. 39).
      
         (3)  Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU 2001, L 145, pag. 43).
      
         (4)  Direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2019, riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione (GU 2019, L 305, pag. 17).
      
         (5)  Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (GU 2000, L 303, pag. 16).
      
         (6)  Direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (GU 2000, L 180, pag. 22).