CELEX: 62000TJ0195
Language: it
Date: 2003-04-10
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quinta Sezione) del 10 aprile 2003. # Travelex Global and Financial Services Ltd, già Thomas Cook Group Ltd e Interpayment Services Ltd contro Commissione delle Comunità europee. # Responsabilità extracontrattuale - Direttiva 89/104/CEE - Marchi - Simbolo ufficiale dell'euro. # Causa T-195/00.

Causa T-195/00 Travelex Global and Financial Services Ltd e Interpayment Services LtdcontroCommissione delle Comunità europee
            «Responsabilità extracontrattuale – Direttiva 89/104/CEE –   Marchi – Simbolo ufficiale dell'euro»
            
               
                  Sentenza del Tribunale (Quinta Sezione) 10 aprile 2003 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime della sentenza
         
         
                  1..
                  Procedura – Deduzione di motivi nuovi in corso di causa – Presupposti – Motivi nuovi – Nozione  (Regolamento di procedura del Tribunale, art. 48, n. 2) 
         
                  2..
                  Ricorso per risarcimento danni – Autonomia – Esaurimento dei rimedi giurisdizionali nazionali – Eccezione – Impossibilità di ottenere il risarcimento davanti al giudice nazionale – Contraffazione di un marchio registrato  (Artt. 235 CE e 288, secondo comma, CE) 
         
                  3..
                  Ravvicinamento delle legislazioni – Marchi – Direttiva 89/104 – Diritto del titolare di un marchio registrato di opporsi all'uso illecito del suo marchio – Segno identico o simile al marchio – Uso nel commercio – Nozione – Uso del simbolo ufficiale dell'euro come modo di designazione della moneta unica – Esclusione  [Direttiva del Consiglio 89/104/CEE, art. 5, n. 1, lett. b)] 
         
                  4..
                  Ravvicinamento delle legislazioni – Marchi – Direttiva 89/104 – Diritto del titolare di un marchio registrato di opporsi all'uso illecito del suo marchio – Rischio di confusione – Valutazione – Rischio di associazione – Insufficienza  [Direttiva del Consiglio 89/104, art. 5, n. 1, lett. b)]
         
                  5..
                  Responsabilità extracontrattuale – Presupposti – Atto lecito – Danno reale, nesso di causalità e danno anormale e speciale – Carattere cumulativo  (Art. 288, secondo comma, CE) 
         
         1.
          Ai sensi dell'art. 48, n. 2, primo comma, del regolamento di procedura del Tribunale, è vietata la deduzione di motivi nuovi
         in corso di causa, a meno che essi si basino su elementi di diritto e di fatto emersi durante il procedimento. A tale riguardo,
         un motivo che costituisca un ampliamento di un motivo precedentemente dedotto, direttamente o implicitamente, e che sia strettamente
         connesso con questo va considerato ricevibile. v. punti 33-34
         
         2.
          L'azione di risarcimento danni ai sensi degli artt. 235 CE e 288, secondo comma, CE è stata istituita come un mezzo autonomo,
         dotato di una particolare funzione nell'ambito del sistema dei rimedi giurisdizionali e subordinato, quanto al suo esercizio,
         a condizioni attinenti al suo oggetto. Anche se l'azione di risarcimento danni dev'essere valutata alla luce del sistema complessivo
         di tutela giurisdizionale dei singoli e anche se la sua ricevibilità può quindi essere subordinata, in certi casi, all'esaurimento
         dei rimedi giurisdizionali interni, è tuttavia necessario, a questo scopo, che tali rimedi nazionali garantiscano in modo
         efficace la tutela dei singoli interessati che si ritengono lesi dagli atti delle istituzioni comunitarie e che essi possano
         condurre al risarcimento dell'asserito danno. Non è questo il caso dell'eventuale accertamento, da parte dei giudici degli Stati membri in cui un segno figurativo è stato
         registrato come marchio, di una contraffazione di tale segno imputabile a un'istituzione comunitaria. Tale accertamento infatti
         non potrebbe condurre al risarcimento del danno subito dal titolare del marchio poiché il combinato disposto degli artt. 235
         CE e 288 CE attribuisce al giudice comunitario competenza esclusiva a statuire sui ricorsi per il risarcimento di un danno
         imputabile alla Comunità, la quale è obbligata, in forza dell'art. 288, secondo comma, CE, a risarcire, conformemente ai principi
         generali comuni degli ordinamenti giuridici degli Stati membri, il danno arrecato dalle sue istituzioni o dai suoi dipendenti
         nell'esercizio delle loro funzioni. v. punti 87-89
         
         3.
          L'uso di un segno identico al marchio avviene effettivamente nel commercio, ai sensi dell'art. 5, n. 1, lett. b), della prima
         direttiva 89/104 sui marchi d'impresa, nel momento in cui si colloca nel contesto di un'attività commerciale finalizzata a
         un vantaggio economico. Infatti, l'obiettivo della tutela accordata dal marchio di impresa è, in particolare, di garantire
         la sua funzione d'origine. Ora, la funzione essenziale del marchio consiste nel garantire al consumatore o all'utilizzatore
         finale l'identità di origine del prodotto o del servizio contrassegnato, consentendogli di distinguere senza confusione possibile
         questo prodotto o questo servizio da quelli di provenienza commerciale diversa; inoltre, per poter svolgere la sua funzione
         di elemento essenziale del sistema di concorrenza non falsato che il Trattato intende istituire, il marchio deve costituire
         la garanzia che tutti i prodotti o servizi che ne sono contrassegnati sono stati fabbricati sotto il controllo di un'unica
         impresa alla quale possa attribuirsi la responsabilità della loro qualità. A questo proposito, il simbolo ufficiale dell'euro non costituisce un segno apposto su prodotti o servizi per distinguerli
         da altri prodotti o servizi e per permettere così al pubblico di identificarne l'origine, ma è destinato a designare un'unità
         monetaria e verrà normalmente preceduto o seguito da un'indicazione numerica. Il suo uso come mezzo per designare la moneta
         unica non corrisponde pertanto all'uso di un segno che costituisce un marchio di impresa nel commercio ai sensi dell'art.
         5, n. 1, lett. b), della predetta direttiva. v. punti 93-96
         
         4.
          L'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva 89/104 sui marchi d'impresa si applica solo se, a motivo dell'identità o della
         somiglianza dei marchi, oppure dei prodotti o servizi designati, sussista un rischio di confusione per il pubblico che comporti
         un rischio di associazione tra il segno e il marchio di impresa. A tale riguardo, la nozione di rischio di associazione non
         è un'alternativa alla nozione di rischio di confusione, ma serve a precisarne la portata, di modo che l'esistenza di un mero
         rischio di associazione non è idonea a soddisfare la condizione relativa all'esistenza di un rischio di confusione. v. punti 123-125
         
         5.
          Ove si ammettesse in diritto comunitario il principio della responsabilità oggettiva, ciò presupporrebbe, comunque, che fossero
         soddisfatte cumulativamente tre condizioni, ossia l'effettività del danno asseritamente subìto, il nesso di causalità tra
         questo e l'atto imputato alle istituzioni comunitarie, nonché il carattere anomalo e speciale di tale danno. Per quanto riguarda la condizione relativa all'esistenza di un danno reale e certo, spetta alla parte ricorrente fornire elementi
         di prova al giudice comunitario al fine di dimostrare l'esistenza del danno che essa sostiene di aver subito. A tale riguardo,
         l'esistenza di un danno reale e certo non può essere presa in considerazione in modo astratto da parte del giudice comunitario,
         ma deve essere valutata in funzione delle precise circostanze di fatto che caratterizzano ciascun caso presentato dinanzi
         a quest'ultimo. Peraltro, un nesso di causalità ai sensi dell'art. 288, secondo comma, CE è riconosciuto quando esiste un rapporto diretto
         di causa ad effetto tra l'atto che si addebita all'istituzione interessata e il danno lamentato, rapporto che deve essere
         provato dalla parte ricorrente. La Comunità può essere ritenuta responsabile solo del danno che deriva in modo sufficientemente
         diretto dal comportamento di un'istituzione. v. punti 161-163
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quinta Sezione)10 aprile 2003 (1)
         
         
               «Responsabilità extracontrattuale – Direttiva 89/104/CEE – Marchi – Simbolo ufficiale dell'euro»
               
             Nella causa T-195/00, 
            
            
            Travelex Global and Financial Services Ltd, già Thomas Cook Group Ltd, con sede in Londra (Regno Unito), Interpayment Services Ltd, con sede in Londra,rappresentate dagli avv.ti C. Delcorde e D. Alexander, con domicilio eletto in Lussemburgo,
            
            
            ricorrenti, 
            
            contro
            Commissione delle Comunità europee, rappresentata dalla sig.ra K. Banks, in qualità di agente, assistita dall'avv. R. Z. Swift, con domicilio eletto in Lussemburgo,
            
            convenuta, 
            
             avente ad oggetto la domanda di risarcimento dei danni che le ricorrenti avrebbero subito a causa dell'adozione, dell'uso
            e della promozione, da parte della Commissione, del simbolo ufficiale dell'euro, che si asserisce sia sostanzialmente identico
            ad un marchio grafico registrato dalle ricorrenti,
            
            
            IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO  DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quinta Sezione),
            
             composto dai sigg. J. D. Cooke, presidente, R. García-Valdecasas, e dalla sig.ra P. Lindh, giudici, 
            
             cancelliere: sig. J. Plingers, amministratore 
            
            
            vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 20 giugno 2002,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
            
               Fatti all'origine della controversia
            
         
         1
            
          La Thomas Cook Group Ltd (divenuta Travelex Global and Financial Services Ltd) (in prosieguo: la  
         Thomas Cook) e la sua consociata, Interpayment Services Ltd (in prosieguo: l'
         ISL) sono due società di diritto inglese che esercitano le loro attività nei settori dei servizi finanziari, dei viaggi internazionali
         e dei servizi ai viaggiatori in tutto il mondo. L'ISL svolge le sue attività tramite istituti finanziari e agenzie di viaggio
         che distribuiscono e vendono i suoi traveller's cheque agli utilizzatori finali, con i quali essa non tratta direttamente.
         
         
         
         2
            
          Nell'ambito dell'Unione europea, l'ISL ha registrato un marchio, comprendente un segno figurativo, nel 1991 in Italia, nel
         1992 in Germania, in Spagna e in Svezia, nonché, nel 1993, nel Regno Unito. Il segno figurativo del marchio dell'ISL è rappresentato
         da una  
         C o una mezzaluna attraversata in orizzontale nel centro da due tratti paralleli e curvi. 
          Segno figurativo dell'ISL
         
         
         3
            
          La registrazione di questi marchi è stata ottenuta per i prodotti ed i servizi rientranti nelle classi 16 e 36 dell'accordo
         di Nizza 15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi per la registrazione dei
         marchi, come rivisto e modificato, e corrispondenti alla seguente descrizione:  ─ classe 16: 
         Cheque, traveller's cheque, carte utilizzabili come carte di credito, pubblicazioni stampate; ─ classe 36: 
         Servizi bancari e finanziari. 
         
         
         4
            
          Secondo le ricorrenti, il segno figurativo dell'ISL non è riprodotto sui traveller's cheque che essa commercializza, ma è
         utilizzato nell'ambito delle operazioni commerciali dell'ISL con i suoi intermediari commerciali. Le ricorrenti hanno fornito
         diversi esempi di pubblicazioni destinate a tali intermediari, tra le quali figurano, in particolare, comunicati, un contratto,
         esemplari di carta da lettere. 
         
         
         5
            
          Il simbolo ufficiale dell'euro è stato disegnato dai servizi della Commissione nel 1996, in vista dell'introduzione dell'euro.
         La Commissione ha deciso che la nuova moneta dovesse avere un suo simbolo ufficiale per conferirle, sul piano politico, un
         valore simbolico e per agevolarne la distinzione dalle altre monete. Il simbolo ufficiale dell'euro è stato presentato ai
         capi di Stato o di governo degli Stati membri e alla stampa in occasione del Consiglio europeo di Dublino del 13 e 14 dicembre
         1996. 
         
         
         6
            
          Il legali della Thomas Cook hanno inviato alla Commissione una lettera di data 8 settembre 1998 in cui sostengono, in particolare,
         quanto segue: L'Interpayment Services Ltd, consociata della Thomas Cook, è proprietaria del simbolo e del marchio INTERPAYMENT, depositato
         in 25 paesi, tra cui alcuni dell'Unione europea, per servizi bancari e finanziari. Le prime registrazioni di tali marchi risalgono
         al 1989. In allegato è accluso un esemplare del simbolo presentato accanto al simbolo dell'euro proposto dalla Commissione.
         Potete constatare che il simbolo presentato dalla Commissione è pressoché identico a quello della Thomas Cook.La promozione del simbolo dell'euro da parte della Commissione arreca pregiudizio ai diritti di proprietà della Thomas Cook
         sul marchio e al valore di tale bene immateriale. Ci pregiamo di chiedere una riunione con i vostri servizi in data a voi
         gradita per discuterne.
         
         
         7
            
          Con lettera 23 settembre 1998, la Commissione ha risposto alla lettera 8 settembre 1998 nei seguenti termini: E' d'uopo rilevare che la Commissione non persegue alcun fine commerciale mediante l'uso del simbolo dell'euro.Dai documenti che ci avete inviato risulta che il simbolo dell'euro è alquanto differente dal simbolo utilizzato dalla Thomas
         Cook, in quanto quest'ultimo non presenta due linee orizzontali e somiglia più alla lettera  
         C che alla lettera  
         E.Poiché riteniamo che l'uso del simbolo dell'euro non arrechi pregiudizio ad alcun diritto di proprietà della Thomas Cook sul
         marchio, non occorre svolgere alcuna riunione per discutere tale tema.
         
         
         8
            
          I legali della Thomas Cook e la Commissione hanno avuto vari scambi di corrispondenza tra il 24 settembre 1998 ed il 13 aprile
         1999, nell'ambito dei quali sono state sempre mantenute le rispettive posizioni. 
         
         
         9
            
          Tra le ricorrenti e la Commissione non ha avuto luogo alcuna riunione. 
         Procedimento
         
         10
            
          Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 26 luglio 2000 le ricorrenti hanno proposto il ricorso
         in esame. 
         
         
         11
            
          La fase scritta del procedimento si è conclusa l'8 giugno 2001.  
         
         
         12
            
          Con lettera 24 luglio 2001, inviata alla cancelleria del Tribunale, le ricorrenti, da una parte, hanno affermato che la Commissione
         aveva invocato due nuovi motivi nella sua controreplica, e, dall'altra, hanno chiesto che venisse rettificato un errore nel
         riferimento ad un allegato citato nei loro scritti. 
         
         
         13
            
          Con lettera 25 ottobre 2001, inviata alla cancelleria del Tribunale, la Commissione si è opposta alle affermazioni e alla
         domanda presentate dalle ricorrenti nella loro lettera 24 luglio 2001. 
         
         
         14
            
          La cancelleria del Tribunale, con lettere 8 agosto e 16 novembre 2001, ha informato le parti che le due lettere summenzionate
         erano state accluse al fascicolo, che esse avrebbero avuto la possibilità di tornare su tali punti in occasione dell'udienza
         e che si sarebbe deciso successivamente sulle loro domande. 
         
         
         15
            
          Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Quinta Sezione) da una parte ha deciso di passare alla fase orale, e dall'altra
         ha invitato le parti a produrre taluni documenti e a fornire talune informazioni prima dell'udienza. La Commissione, in particolare,
         è stata invitata ad esprimersi in merito alla rettifica, vertente su un riferimento ad un allegato, operata dalle ricorrenti
         nella loro lettera 24 luglio 2001. Le parti hanno risposto a tali richieste entro il termine fissato. 
         
         
         16
            
          Le parti sono state sentite nelle loro difese e nelle loro risposte ai quesiti del Tribunale all'udienza svoltasi il 20 giugno
         2002. 
         
         
         17
            
          All'udienza, le parti hanno concordato che nell'ambito della presente sentenza si decidesse solo sulla sussistenza di una
         responsabilità della Commissione, senza che sia in ogni caso opportuno pronunciarsi, in questa fase, sulla valutazione pecuniaria
         di un eventuale danno. 
         Conclusioni delle parti
         
         18
            
          Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             condannare la Commissione al pagamento a loro favore della somma di GBP 25,5 milioni, aumentata degli interessi al tasso del
            6 % annuo a decorrere dalla data di pronuncia della presente sentenza; 
          condannare la Commissione al pagamento a loro favore della somma di GBP 25,5 milioni, aumentata degli interessi al tasso del
         6 % annuo a decorrere dalla data di pronuncia della presente sentenza; 
         
         
         
         ─
             condannare la convenuta alle spese. 
          condannare la convenuta alle spese. 
         
         
         
         
         19
            
          La convenuta chiede che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             dichiarare irricevibili i motivi delle ricorrenti vertenti sulla lesione dei diritti di marchio e, nella parte in cui esse
            sono fondate sulla detta lesione, le censure delle ricorrenti relative alla illecita mancata considerazione di loro diritti
            e all'espropriazione; 
          dichiarare irricevibili i motivi delle ricorrenti vertenti sulla lesione dei diritti di marchio e, nella parte in cui esse
         sono fondate sulla detta lesione, le censure delle ricorrenti relative alla illecita mancata considerazione di loro diritti
         e all'espropriazione; 
         
         
         
         ─
             per il resto, respingere il ricorso; 
          per il resto, respingere il ricorso; 
         
         
         
         ─
             condannare le ricorrenti alle spese. 
          condannare le ricorrenti alle spese. 
         
         
         Sulla ricevibilità
         
         20
            
          La Commissione, senza formalmente sollevare un'eccezione di irricevibilità ai sensi dell'art. 114, n. 1, del regolamento di
         procedura, sostiene che i motivi e le censure delle ricorrenti vertenti sulla lesione dei diritti di marchio sono irricevibili
         in base all'art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento di procedura del Tribunale.  
         
         
         21
            
          Peraltro, le ricorrenti hanno affermato che, nella sua controreplica, la Commissione ha sollevato due nuovi motivi che sarebbero
         irricevibili. Esse hanno altresì rilevato di aver commesso un errore nel riferimento ad un allegato del ricorso. La Commissione
         ha fatto valere che non aveva addotto nuovi motivi nella controreplica e che si opponeva alla ricevibilità della correzione,
         vertente su un riferimento ad un allegato del ricorso, apportata dalle ricorrenti. 
         
         
         22
            
          Occorre procedere all'esame di tali argomenti. 
          Sulla ricevibilità del motivo e delle censure vertenti su una lesione dei diritti di marchio
         
         
         23
            
          La Commissione ricorda che un ricorso proposto al Tribunale deve contenere un'esposizione sommaria dei motivi dedotti e che
         questi ultimi devono essere esposti in maniera sufficientemente precisa, in particolare per quanto riguarda le norme giuridiche
         fatte valere. 
         
         
         24
            
          Ora, sebbene una lesione di diritti di marchio relativi a marchi nazionali rientri nel diritto dei marchi degli Stati interessati,
         le ricorrenti non avrebbero indicato quali siano i marchi nazionali e le disposizioni nazionali eventualmente rilevanti. L'unico
         fondamento normativo fatto valere dalle ricorrenti a sostegno del loro motivo vertente su una lesione dei diritti di marchio
         sarebbe l'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle
         legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa (GU 1989, L 40, pag. 1; in prosieguo: la  
         prima direttiva marchi). 
         
         
         25
            
          Alla luce di quanto sopra, e sostenendo di non essere tenuta a svolgere le ricerche necessarie per individuare i diritti di
         marchio in questione, la Commissione ritiene di non potersi pronunciare in maniera definitiva sul ricorso. Di conseguenza,
         essa è dell'avviso che i motivi delle ricorrenti vertenti, da una parte, su una lesione dei diritti di marchio e, dall'altra,
         sulla violazione di principi generali di diritto e su un'espropriazione, debbano essere dichiarati irricevibili nei limiti
         in cui sono fondati su una pretesa lesione dei diritti di marchio. 
         
         
         26
            
          Il Tribunale ricorda che, ai sensi dell'art. 44, n. 1, lett. c), del suo regolamento di procedura, il ricorso deve indicare
         l'oggetto della controversia e l'esposizione sommaria dei motivi dedotti. Tale indicazione dev'essere sufficientemente chiara
         e precisa per consentire alla parte convenuta di preparare la sua difesa e al Tribunale di pronunciarsi sul ricorso, eventualmente
         senza altre informazioni a supporto. Al fine di garantire la certezza del diritto e una corretta amministrazione della giustizia
         è necessario, affinché un ricorso sia considerato ricevibile, che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali
         esso è fondato emergano, anche sommariamente, purché in modo coerente e comprensibile, dall'atto introduttivo stesso (sentenza
         del Tribunale 29 gennaio 1998, causa T-113/96, Dubois et Fils/Consiglio e Commissione, Racc. pag. II-125, punto 29). 
         
         
         27
            
          Per essere conforme a tali requisiti, un ricorso inteso al risarcimento del danno causato da un'istituzione comunitaria deve
         contenere elementi che consentano di identificare il comportamento che il ricorrente addebita all'istituzione, le ragioni
         per le quali egli ritiene che esista un nesso di causalità tra il comportamento e il danno che asserisce di aver subito, nonché
         il carattere e l'entità di tale danno (citata sentenza, Dubois et Fils/Consiglio e Commissione, punto 30).  
         
         
         28
            
          Ora, nel caso di specie il ricorso risponde a tali requisiti minimi per quanto concerne i motivi e le censure vertenti su
         una lesione dei diritti di marchio. Dalle memorie delle ricorrenti emerge infatti che esse intendono far dichiarare la responsabilità
         della Comunità per ottenere il risarcimento del danno lamentato, vale a dire la perdita della funzione essenziale e del valore
         del marchio dell'ISL. Secondo le ricorrenti, tale danno, asseritamente subito a causa dell'adozione e dell'uso del simbolo
         ufficiale dell'euro, sarebbe imputabile alla Commissione. Quest'ultima avrebbe cagionato il danno lamentato in particolare
         non rispettando i diritti di marchio dell'ISL sul suo segno figurativo, come definiti all'art. 5, n. 1, lett. b), della prima
         direttiva marchi. 
         
         
         29
            
          Quindi, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, il ricorso contiene indicazioni formalmente sufficienti sul fondamento
         giuridico della domanda relativa alla lesione dei diritti di marchio, per cui questo motivo di irricevibilità non è fondato.
         
         
         
         30
            
          A tale riguardo, occorre rilevare che l'argomento della Commissione, secondo cui le ricorrenti, nel caso di specie, avrebbero
         dovuto far valere le disposizioni dei pertinenti diritti nazionali, riguarda le condizioni necessarie per il sorgere della
         responsabilità della Comunità e non rientra nell'esame della ricevibilità. L'esame di questo argomento è pertanto connesso
         a quello del merito della controversia.  
          Sulla ricevibilità dei due pretesi nuovi motivi sollevati dalla Commissione nella sua controreplica
         
         
         31
            
          Le ricorrenti addebitano alla Commissione di aver replicato ai motivi vertenti su una violazione dei principi generali di
         diritto comunitario, su un'espropriazione e su una lesione dell'uguaglianza di fronte agli oneri pubblici, solamente nella
         fase della controreplica, mentre essa avrebbe dovuto farlo in sede di controricorso, per poter permettere loro di rispondere
         a tale argomento nella replica. 
         
         
         32
            
          Esse addebitano altresì alla Commissione di avere fatto valere l'argomento relativo alla  
         diluizione del marchio dell'ISL per la prima volta nella controreplica. 
         
         
         33
            
          Il Tribunale ricorda che, ai sensi dell'art. 48, n. 2, primo comma, del regolamento di procedura del Tribunale, è vietata
         la deduzione di nuovi motivi in corso di causa, a meno che essi si basino su elementi di diritto e di fatto emersi durante
         il procedimento.  
         
         
         34
            
          D'altro canto, a tale riguardo è stato dichiarato che un motivo che costituisca un ampliamento di un motivo precedentemente
         dedotto, direttamente o implicitamente, e che sia strettamente connesso con questo va considerato ricevibile (v., per analogia,
         sentenza del Tribunale 26 ottobre 2000, causa T-154/98, Racc. pag. II-3453, punto 42). 
         
         
         35
            
          Per quanto riguarda, in primo luogo, il motivo relativo alla lesione dell'uguaglianza di fronte agli oneri pubblici, occorre
         rilevare che la Commissione vi ha replicato nella parte C del suo controricorso, intitolata  
         Responsabilità da atto lecito. 
         
         
         36
            
          Per quanto concerne, in secondo luogo, i motivi relativi, da una parte, ad una violazione dei principi generali del diritto
         comunitario, e dall'altra, ad un'espropriazione, la Commissione, nel suo controricorso, ha osservato che tutti questi pretesi
         comportamenti illeciti si basano sull'asserzione delle ricorrenti secondo cui la Commissione ha leso il diritto di marchio
         dell'ISL e/o si è dimostrata negligente in quanto non ha effettuato una ricerca di anteriorità prima di adottare il simbolo
         ufficiale dell'euro. Secondo la Commissione, questa analisi degli argomenti delle ricorrenti è parimenti una conseguenza inevitabile
         del fatto che il diritto di marchio definisce l'ambito di applicazione dei diritti acquisiti ed i limiti della proprietà intellettuale
         di cui l'ISL sostiene di essere stata espropriata.  
         
         
         37
            
          La Commissione annuncia poi che, nel prosieguo della sua esposizione, essa dimostrerà che non è stato leso alcun diritto di
         marchio relativo ad un marchio valido e che la mancanza di ricerche di anteriorità non è un segno di negligenza. 
         
         
         38
            
          Sembra quindi risultare dalle affermazioni della Commissione che quest'ultima ricollega la fondatezza di questi motivi alla
         fondatezza del motivo tratto dalla lesione dei diritti di cui l'ISL è titolare sul suo marchio. 
         
         
         39
            
          Per quanto riguarda questi primi due argomenti della Commissione, le ricorrenti non possono perciò validamente contestare,
         in sede di esame della ricevibilità, la scelta operata dalla Commissione nell'organizzare i suoi argomenti in risposta a quelli
         sollevati dalle ricorrenti. 
         
         
         40
            
          Per quanto riguarda, in terzo luogo, l'affermazione delle ricorrenti secondo cui, nella sua controreplica, la Commissione
         avrebbe sollevato un nuovo argomento relativo alla  
         diluizione del marchio dell'ISL, emerge chiaramente dalla controreplica che la Commissione ha ritenuto necessario trattare il problema
         della  
         diluizione del marchio dell'ISL in risposta agli argomenti dedotti dalle ricorrenti nella loro replica (punto 21).  
         
         
         41
            
          Ne consegue che, in sede di esame della ricevibilità, le ricorrenti non possono neppure contestare l'analisi giuridica, eventualmente
         diversa dalla loro, dei loro argomenti da parte della Commissione. 
         
         
         42
            
          In ogni caso, non si può ritenere che nella fattispecie sia stato violato il principio del contraddittorio, in quanto le ricorrenti,
         in sede di udienza, hanno avuto l'opportunità di tornare sui pretesi nuovi argomenti fatti valere dalla Commissione nella
         controreplica. 
         
         
         43
            
          Alla luce di quanto precede, occorre respingere le affermazioni delle ricorrenti secondo cui la Commissione, nella controreplica,
         avrebbe invocato nuovi motivi. 
          Sulla ricevibilità della correzione del riferimento ad un allegato citato nel ricorso
         
         
         44
            
          Le ricorrenti, nella loro lettera 24 luglio 2001, indicano di aver commesso un errore nel riferimento ad uno degli allegati
         alla loro memoria. Esse hanno infatti affermato, nei loro scritti, che il marchio dell'ISL, rappresentato dal suo solo segno
         figurativo, era stato registrato in diversi Stati membri. Tuttavia, la prova di tale registrazione non sarebbe contenuta nell'allegato
         3 del ricorso, come esse hanno indicato, bensì nell'allegato 1 dell'allegato 21 del ricorso e nell'allegato 1 della replica.
         L'allegato 3 del ricorso conterrebbe infatti solo la lista dei paesi in cui è stato registrato il marchio dell'ISL, rappresentato
         dal segno figurativo dell'ISL in combinazione con il vocabolo  
         Interpayment. 
         
         
         45
            
          La Commissione, in sostanza, risponde che le ricorrenti hanno effettuato una modifica sostanziale della loro domanda facendo
         valere, tramite una correzione di un riferimento ad un allegato, che il marchio in questione nel loro ricorso è rappresentato
         dal solo segno figurativo dell'ISL, e non più, come era stato addotto in precedenza, dal segno figurativo dell'ISL in combinazione
         con il vocabolo  
         Interpayment. 
         
         
         46
            
          Il Tribunale rileva che le ricorrenti hanno indicato, nel loro ricorso, che l'ISL ha ottenuto innanzi tutto la registrazione
         del suo segno figurativo in combinazione con il vocabolo  
         Interpayment, poi la registrazione del solo segno figurativo nei paesi e per le classi elencate all'allegato 3 di tale memoria, e che
         esse si riferiscono solamente, nel prosieguo del ricorso, al marchio dell'ISL rappresentato dal solo segno figurativo. 
         
         
         47
            
          Occorre tuttavia rilevare che, nella loro replica, le ricorrenti hanno precisato, da una parte, che erano stati effettuati
         tre tipi di registrazione ─ vale a dire la registrazione del segno figurativo in combinazione con il vocabolo  
         Interpayment, la registrazione del solo segno figurativo e la registrazione del solo vocabolo  
         Interpayment ─, dall'altra, che il ricorso verte solamente sul marchio che ha formato oggetto del secondo tipo di registrazione, vale
         a dire la registrazione del segno figurativo dell'ISL e, infine, che l'allegato 3 riguarda unicamente la registrazione del
         solo segno figurativo. 
         
         
         48
            
          Ne consegue che, malgrado il ritardo delle ricorrenti nel procedere a tale correzione, il loro ricorso riguarda comunque,
         contrariamente a quanto sostiene la Commissione, il marchio dell'ISL rappresentato dal solo segno figurativo. 
         
         
         49
            
          Pertanto, poiché l'allegato che avrebbe dovuto essere fatto valere al posto dell'allegato 3 del ricorso è l'allegato 21 del
         ricorso ─ il quale non costituisce una proposta tardiva di mezzo di prova ai sensi dell'art. 48, n. 1, del regolamento di
         procedura ─ la correzione effettuata dalle ricorrenti con la loro lettera 24 luglio 2001 relativa al numero dell'allegato
         fatto valere non rappresenta una modifica sostanziale della loro domanda nel corso del procedimento. 
         
         
         50
            
          Per di più, occorre ricordare che il Tribunale, per iscritto prima dell'udienza e poi in occasione dell'udienza, ha messo
         la Commissione in condizione di presentare le sue osservazioni su tale correzione, rispettando così il principio del contraddittorio
         ed i diritti della difesa.  
         
         
         51
            
          All'udienza la Commissione ha peraltro precisato che, pur lamentando la modifica sostanziale dell'oggetto della domanda che
         risulterebbe da tale correzione, essa ammetteva, ai fini delle sue difese orali, che il ricorso della ricorrente riguardasse
         il marchio dell'ISL rappresentato dal solo segno figurativo. 
         
         
         52
            
          Ne consegue che gli argomenti della Commissione su questo punto devono essere respinti. 
         Nel merito
         
         53
            
          Secondo costante giurisprudenza, il ricorso per risarcimento danni deve tendere al risarcimento di un danno derivante da atti,
         da mancata adozione di atti o da comportamenti illegittimi delle istituzioni comunitarie (sentenze della Corte 5 ottobre 1988,
         causa 180/87, Hamill/Commissione, Racc. pag. 6141; 19 maggio 1992, cause riunite C-104/89 e C-37/90, Mulder e a./Consiglio
         e Commissione, Racc. pag. I-3061, e sentenza Dubois et Fils/Consiglio e Commissione, cit.). 
         
         
         54
            
          A tale riguardo, in materia di responsabilità extracontrattuale della Comunità, un diritto al risarcimento è riconosciuto
         dal diritto comunitario quando siano soddisfatte tre condizioni, vale a dire che la norma giuridica violata sia preordinata
         a conferire diritti ai singoli e che si tratti di violazione grave e manifesta, che sia provata la sussistenza del danno e,
         infine, che esista un nesso causale diretto tra la violazione imputabile alla Comunità e il danno subìto dai soggetti lesi
         (v., in questo senso, sentenza della Corte 4 luglio 2000, causa C-352/98 P, Bergaderm e Goupil/Commissione, Racc. pag. I-5291,
         punto 42). 
         
         
         55
            
          A sostegno del loro ricorso per risarcimento, proposto in base all'art. 288, n. 2, CE, le ricorrenti fanno valere, avanzando
         diversi motivi, in primo luogo, la violazione dei diritti di marchio dell'ISL, in secondo luogo, la violazione dei principi
         generali di diritto comunitario e, in terzo luogo, l'espropriazione. Esse adducono altresì un motivo tratto dall'asserita
         lesione dell'uguaglianza di fronte agli oneri pubblici. 
          Sulla responsabilità a causa della pretesa illegittimità del comportamento della Commissione
         
         
         56
            
          Le ricorrenti affermano, in sostanza, che il segno figurativo dell'ISL è usato in tutto il mondo per indicare e distinguere
         le attività dell'ISL nel settore dei servizi finanziari e che il simbolo ufficiale dell'euro, adottato, utilizzato e pubblicizzato
         dalla Commissione, presenta un'innegabile somiglianza visuale con il segno figurativo dell'ISL. Esse ritengono che il largo
         uso del simbolo ufficiale dell'euro abbia fatto perdere al segno figurativo dell'ISL il suo carattere distintivo, o persino
         la sua validità, e che il marchio dell'ISL non possa più svolgere la sua funzione essenziale. A tale riguardo, le ricorrenti
         rilevano che la Commissione, al momento dell'entrata in vigore del simbolo ufficiale dell'euro, non ha effettuato alcuna ricerca
         di anteriorità che le avrebbe consentito di scoprire l'esistenza del segno figurativo dell'ISL. Esse affermano altresì che
         la Commissione è venuta meno all'obbligo di rispettare i loro diritti e interessi patrimoniali. 
         
         
         57
            
          Il Tribunale constata quindi che, nel caso di specie, occorre prendere le mosse dall'esame della regolarità del comportamento
         tenuto dalla Commissione, consistente nell'adottare, nell'usare e nell'incoraggiare i terzi ad usare il simbolo ufficiale
         dell'euro. 
         
         
         58
            
          Per quanto riguarda il processo di adozione del simbolo ufficiale dell'euro, emerge dal fascicolo che vari modelli di rappresentazioni
         grafiche di tale simbolo sono stati disegnati dai servizi della Commissione e, più precisamente, dai servizi della direzione
         generale  
         Informazione, comunicazione, cultura, audiovisivo e che le dette rappresentazioni sono state sottoposte ad una commissione di cittadini europei che ne hanno selezionate due.
         Il presidente della Commissione ed un membro della Commissione hanno effettuato la scelta finale del simbolo ufficiale che
         designa la moneta unica. La scelta di tale simbolo ufficiale rientra nell'ambito del programma di comunicazione intitolato
          
         L'euro, una moneta per l'Europa. La comunicazione della Commissione 23 luglio 1997, COM(97)418, sull'uso del simbolo euro costituisce uno degli aspetti tecnici
         dell'introduzione dell'euro. 
          Sul primo motivo, tratto dalla lesione dei diritti di marchio
         ─ Argomenti delle parti
         
         
         59
            
          Le ricorrenti, riferendosi all'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi, sostengono che la Commissione ha leso
         e continua a ledere i diritti di marchio dell'ISL, in quanto, sostanzialmente, si riscontra una somiglianza tra il simbolo
         ufficiale dell'euro ed il segno figurativo dell'ISL, che essa ha usato e ha incoraggiato terzi ad usare detto simbolo nel
         commercio senza il consenso dell'ISL e che esiste una probabilità di confusione e di associazione tra il simbolo ufficiale
         dell'euro ed il segno figurativo dell'ISL. 
         
         
         60
            
          Esse ricordano che l'ISL ha fatto registrare tre marchi distinti, vale a dire, in primo luogo, il vocabolo  
         Interpayment, in secondo luogo, il segno figurativo dell'ISL e, in terzo luogo, il segno figurativo dell'ISL in combinazione con il vocabolo
          
         Interpayment e che il loro ricorso riguarda la registrazione del secondo marchio, cioè del solo segno figurativo dell'ISL. 
         
         
         61
            
          Le ricorrenti sostengono che la Commissione non ha contestato che esse non avevano dato il loro consenso all'uso del simbolo
         ufficiale dell'euro. 
         
         
         62
            
          Per quanto riguarda, innanzi tutto, l'uso del simbolo ufficiale dell'euro, esse ritengono che la tesi della Commissione ─
         secondo cui l'uso e l'incoraggiamento ad usare il simbolo ufficiale dell'euro non hanno scopo economico e pertanto non corrispondono
         ad un uso nel commercio ─ è troppo restrittiva, in quanto ogni uso in un contesto commerciale o economico corrisponde ad un
         uso del marchio nel commercio. 
         
         
         63
            
          Le concorrenti dirette delle ricorrenti utilizzerebbero infatti il simbolo ufficiale dell'euro sui loro traveller's cheque
         in euro e tale segno sarebbe usato, più in generale, nel settore dei servizi finanziari e del turismo. Inoltre, la Commissione
         avrebbe usato ed incoraggiato terzi ad usare il simbolo ufficiale dell'euro in ambito commerciale e non solo per designare
         una moneta. Pertanto, il fatto di incoraggiare la riproduzione del simbolo ufficiale dell'euro su cappelli o sciarpe rappresenterebbe
         un'attività commerciale, indipendentemente dall'obiettivo perseguito, vale a dire il lancio del simbolo di una nuova moneta.
         
         
         
         64
            
          A tale riguardo, le ricorrenti ricordano che l'art. 5, n. 3, lett. a), della prima direttiva marchi vieta espressamente di
         apporre il segno registrato sui prodotti. Ora, la Commissione avrebbe riconosciuto di aver fatto apporre il simbolo ufficiale
         dell'euro su molti prodotti, sebbene solo a fini promozionali. 
         
         
         65
            
          Le ricorrenti osservano d'altro canto che la Commissione, in questo contesto, ha applicato tutte le tecniche commerciali di
         una campagna promozionale per un nuovo marchio. 
         
         
         66
            
          Esse ne deducono che il comportamento della Commissione ha avuto come conseguenza la perdita del carattere distintivo del
         loro marchio, il venir meno della sua funzione essenziale e pertanto la perdita del valore del segno figurativo dell'ISL.
         
         
         
         67
            
          Per quanto riguarda, in secondo luogo, la condizione vertente sulla somiglianza dei segni, le ricorrenti affermano che l'impressione
         generale che si riceve paragonando il segno figurativo dell'ISL ed il simbolo ufficiale dell'euro è che essi siano assai simili.
         A tale riguardo, la Commissione non rimetterebbe peraltro in discussione i pareri resi, su incarico delle ricorrenti, da tre
         esperti di diritto dei marchi, i quali hanno concluso che i segni controversi sarebbero molto simili. 
         
         
         68
            
          In terzo luogo, quanto al rischio di confusione, le ricorrenti affermano che è stato dichiarato che una confusione tale da
         indurre ad intentare un'azione giudiziaria può sussistere quando un consumatore non considera più il marchio come elemento
         che denoti il suo titolare, e si riferiscono, a tale riguardo, alla sentenza di un giudice britannico (Provident Financial
         PLC/Halifax Building Society, High Court, FSR 1994, pag. 81). Nel caso di specie, il problema non sarebbe costituito dal fatto
         che alcune persone possano credere di acquistare i prodotti delle ricorrenti quando sui prodotti è apposto il simbolo ufficiale
         dell'euro, bensì dal fatto che i clienti dell'ISL cesseranno di associare il segno figurativo dell'ISL con i prodotti ISL,
         così che tale segno perderà totalmente il suo carattere distintivo nonché la sua funzione essenziale.  
         
         
         69
            
          Con riferimento, in quarto luogo, alla condizione della notorietà, le ricorrenti affermano che i marchi utilizzati nel commercio
         interaziendale, pur distinguendosi da quelli utilizzati nelle relazioni con il pubblico, hanno tuttavia un ruolo innegabile
         per quanto riguarda il riconoscimento dell'origine, della qualità e del carattere distintivo e possono, per questo motivo,
         beneficiare della tutela garantita dalle disposizioni della prima direttiva marchi. La neutralità del marchio dell'ISL sarebbe
         del resto l'immagine che il marchio voleva comunicare ai clienti, che sono professionisti. 
         
         
         70
            
          La Commissione afferma, in via preliminare, che le disposizioni applicabili nel caso di specie sono le normative adottate
         dagli Stati membri per recepire l'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi negli Stati in cui il marchio dell'ISL
         è stato registrato. Tuttavia, per esigenze di semplificazione, essa annuncia che presenterà i suoi argomenti riferendosi al
         detto articolo piuttosto che alle disposizioni nazionali di trasposizione della direttiva. 
         
         
         71
            
          A tale riguardo la Commissione rileva che, contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti, il marchio dell'ISL depositato
         nei summenzionati Stati membri non è costituito dal solo segno figurativo, ma dalla combinazione di quest'ultimo con il vocabolo
          
         Interpayment. 
         
         
         72
            
          Ora, dal momento che il segno figurativo dell'ISL viene sempre utilizzato in combinazione con il vocabolo  
         Interpayment, che costituisce l'elemento dominante di questo marchio, le imprese ed i professionisti che hanno a che fare con tale marchio
         non potrebbero confonderlo con il simbolo ufficiale dell'euro. 
         
         
         73
            
          Essa ritiene, a tale riguardo, che le ricorrenti non abbiano fornito la prova che esse soddisfano le condizioni per la tutela
         dei diritti del titolare di un marchio registrato ai sensi dell'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi. 
         
         
         74
            
          Per quanto riguarda, in primo luogo, la condizione relativa all'uso nel commercio, la Commissione afferma che, contrariamente
         a quanto sostengono le ricorrenti, essa non ha mai utilizzato il simbolo ufficiale dell'euro nel commercio, atteso che, in
         qualità di organo esecutivo di una organizzazione sovranazionale, essa non svolge attività commerciali. La Commissione ricorda,
         a tale riguardo, che l'unico uso che essa ha fatto del simbolo ufficiale dell'euro in relazione a beni o a servizi era esclusivamente
         diretto a promuovere l'idea della nuova moneta distribuendo gratuitamente ai capi di Stato e di governo e alla stampa articoli
         (cappelli e sciarpe) sui quali era stato riprodotto il simbolo ufficiale dell'euro. In ogni caso, tali articoli e i prodotti
         o i servizi rientranti nelle classi 16 e 36 per cui è stato registrato il segno figurativo dell'ISL non sono simili.  
         
         
         75
            
          Inoltre, dalla comunicazione 23 luglio 1997 emergerebbe che la Commissione usa ed incoraggia i terzi ad usare il simbolo ufficiale
         dell'euro per designare la moneta unica. Tale uso non sarebbe quindi diretto ad indicare l'origine commerciale dei beni o
         dei servizi interessati, ma solo a promuovere la conoscenza universale del simbolo ufficiale dell'euro. 
         
         
         76
            
          La Commissione sottolinea in proposito che, al punto 31 del ricorso, le ricorrenti hanno riconosciuto che l'uso del simbolo
         ufficiale dell'euro per designare una moneta non equivale ad un uso nel commercio. In ogni caso, anche qualora si ritenesse
         che tale uso avvenga effettivamente nel commercio, esso rientrerebbe nell'ambito di applicazione dell'esenzione prevista dall'art.
         6, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi. 
         
         
         77
            
          Per quanto riguarda, in secondo luogo, la notorietà del segno figurativo dell'ISL, la Commissione rileva che dalla giurisprudenza
         della Corte risulta come l'intensità del carattere distintivo e la notorietà di un marchio depositato siano elementi pertinenti
         per valutare la somiglianza ed il rischio di confusione (sentenze della Corte 11 novembre 1997, causa C-251/95, SABEL, Racc.
         pag. I-6191, e 29 settembre 1998, causa C-39/97, Canon, Racc. pag. I-5507). Ora, nel caso di specie, dalle  
         Corporate Identity Interpayment Guidelines emergerebbe chiaramente che i marchi delle ricorrenti non sono destinati al pubblico, che pertanto non sarebbe in grado di
         riconoscerli, poiché il segno figurativo dell'ISL non comparirebbe sui traveller's cheque dell'Interpayment. La tenuità di
         tale notorietà significherebbe che il segno figurativo dell'ISL può godere solo di un tenue grado di tutela. La Commissione
         afferma che le ricorrenti hanno del resto omesso di fornire la prova che i loro clienti considerano il segno figurativo dell'ISL
         un segno distintivo importante della loro impresa. 
         
         
         78
            
          Infine, la Commissione constata che le ricorrenti hanno utilizzato il marchio di impresa dell'ISL nell'ambito di un gruppo
         ristretto di imprese e di professionisti che non avranno alcuna difficoltà a distinguere il simbolo ufficiale dell'euro dal
         segno figurativo dell'ISL. 
         
         
         79
            
          Quanto alla somiglianza dei segni ai sensi dell'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi, la Commissione ritiene
         che esista tutt'al più una leggera somiglianza tra il segno figurativo dell'ISL ed il simbolo ufficiale dell'euro. 
         
         
         80
            
          Per quanto concerne il grado di somiglianza dei beni e dei servizi, la Commissione ricorda che il marchio dell'ISL è registrato
         solamente per le classi 16 e 36 e che le ricorrenti fondano il loro motivo relativo alla lesione dei diritti di marchio solo
         sull'uso del simbolo ufficiale dell'euro sui traveller's cheque nonché nell'ambito di alcuni servizi finanziari. Ora, la Commissione
         fa notare che gli altri beni e servizi citati dalle ricorrenti non presentano alcuna somiglianza con i beni e i servizi coperti
         da queste specificazioni. Di conseguenza, ogni apposizione del simbolo ufficiale dell'euro su beni diversi da quelli coperti
         dal marchio dell'ISL non avrebbe rilevanza ai fini dell'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi, e non potrebbe,
         a tale riguardo, costituire una lesione dei diritti di marchio. 
         
         
         81
            
          Per quanto riguarda, infine, la sussistenza del rischio di confusione, la Commissione osserva che, poiché il marchio dell'ISL
         non gode di alcuna notorietà presso il grande pubblico, un rischio siffatto non può sussistere nell'ambito di tale categoria
         di persone. Inoltre, la Commissione afferma che gli ambienti commerciali e professionali a contatto con il marchio dell'ISL
         sapranno che il simbolo ufficiale dell'euro designa una moneta e non penseranno che i beni ed i servizi su cui tale simbolo
         è apposto siano forniti dalle ricorrenti o dalla Commissione. 
         
         
         82
            
          Per di più, le ricorrenti avrebbero ammesso che non vi può essere confusione in merito all'origine commerciale e ritengono
         che il rischio riguardi il fatto che i clienti dell'ISL cesseranno di pensare che il segno figurativo dell'ISL caratterizza
         i prodotti dell'ISL. Tuttavia, questo tipo di rischio che caratterizza una  
         diluizione del marchio di impresa non sarebbe pertinente ai fini dell'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi. Questa situazione
         contraddistinguerebbe, tutt'al più, un rischio di associazione, che la Corte ha considerato insufficiente ai fini del riconoscimento
         di un rischio di confusione ai sensi del summenzionato art. 5 (sentenza SABEL, cit.; sentenza Canon, cit., e sentenza della
         Corte 22 giugno 2000, causa C-425/98, Marca Mode, Racc. pag. I-4861). 
         
         
         83
            
          Quanto al riferimento delle ricorrenti alla sentenza della High Court, Provident Financial PLC/Halifax Building Society (FSR
         1994, pag. 81), la Commissione sostiene che esso è privo di rilevanza e che, in ogni caso, tale causa è stata decisa in forza
         di una legge anteriore alla direttiva applicabile nel caso di specie. 
         ─ Giudizio del Tribunale
         
         
         84
            
          Con il primo motivo, le ricorrenti sostengono che la lesione dei diritti di marchio dell'ISL da parte della Commissione costituisce
         un illecito poiché l'ISL aveva diritto ad usare in maniera esclusiva il suo segno figurativo registrato. A tale riguardo,
         esse si riferiscono all'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi che stabilisce le condizioni alle quali il titolare
         di un marchio di impresa registrato ha diritto di vietare ai terzi di usare segni simili o identici al suo marchio di impresa.
         
         
         
         85
            
          In via preliminare, occorre constatare che le istituzioni della Comunità sono tenute al rispetto di tutto il diritto comunitario,
         del quale fa parte il diritto derivato, e, in questo ambito, delle misure dirette al ravvicinamento delle disposizioni legislative,
         regolamentari ed amministrative degli Stati Membri che hanno un'incidenza diretta sull'instaurazione o sul funzionamento del
         mercato comune (v., per analogia, sentenza della Corte 14 maggio 2002, causa C-383/00, Commissione/Germania, Racc. pag. I-4219,
         punto 18, in fine). 
         
         
         86
            
          La Commissione non può quindi ignorare le disposizioni della prima direttiva marchi, adottata, su sua proposta, dal Consiglio
         all'unanimità in applicazione dell'art. 94 CE. A tale riguardo occorre rilevare che la direttiva è volta a far sì che i marchi
         registrati godano di una tutela uniforme in tutti gli Stati membri. 
         
         
         87
            
          Si deve peraltro ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, l'azione di risarcimento danni ai sensi degli artt. 235
         CE e 288, secondo comma, CE è stata istituita come un mezzo autonomo, dotato di una particolare funzione nell'ambito del sistema
         dei rimedi giurisdizionali e subordinato, quanto al suo esercizio, a condizioni attinenti al suo oggetto. Anche se l'azione
         di risarcimento danni dev'essere valutata alla luce del sistema complessivo di tutela giurisdizionale dei singoli e anche
         se la sua ricevibilità può quindi essere subordinata, in certi casi, all'esaurimento dei rimedi giurisdizionali interni, è
         tuttavia necessario, a tal fine, che tali rimedi nazionali garantiscano in modo efficace la tutela dei singoli interessati
         che si ritengono lesi dagli atti delle istituzioni comunitarie e che essi possano condurre al risarcimento dell'asserito danno
         (sentenza della Corte 29 settembre 1987, causa 81/86, De Boer Buizen/Consiglio e Commissione, Racc. pag. 3677, punto 9). 
         
         
         
         88
            
          Ora, nel caso di specie, l'eventuale accertamento, da parte dei giudici degli Stati membri in cui il segno figurativo dell'ISL
         è stato registrato, di una contraffazione di tale segno imputabile alla Commissione non potrebbe condurre al risarcimento
         di un danno che le ricorrenti asseriscono di avere subìto. 
         
         
         89
            
          Infatti, in forza del combinato disposto degli artt. 235 CE e 288 CE, il giudice comunitario ha competenza esclusiva a statuire
         sui ricorsi per il risarcimento di un danno imputabile alla Comunità, la quale è obbligata, in forza dell'art. 288, secondo
         comma, CE, a risarcire, conformemente ai principi generali comuni degli ordinamenti giuridici degli Stati membri, il danno
         arrecato dalle sue istituzioni o dai suoi dipendenti nell'esercizio delle loro funzioni (sentenza della Corte 13 marzo 1992,
         causa C-282/90, Vreugdenhil/Commissione, Racc. pag. I-1937, punto 14). 
         
         
         90
            
          Di conseguenza occorre esaminare se, come sostengono le ricorrenti, la Commissione abbia commesso un illecito idoneo a far
         sorgere la sua responsabilità, adottando, utilizzando ed incoraggiando terzi ad utilizzare il simbolo ufficiale dell'euro
         in violazione delle condizioni di tutela del marchio di impresa registrato definite all'art. 5, n. 1, lett. b), della prima
         direttiva marchi. 
         
         
         91
            
          L'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi, relativo ai  
         diritti conferiti dal marchio di impresa, è formulato nei seguenti termini: Il marchio di impresa registrato conferisce al titolare un diritto esclusivo. II titolare ha il diritto di vietare ai terzi,
         salvo proprio consenso, di usare nel commercio: (...)
         
         b)
          un segno che, a motivo dell'identità o della somiglianza di detto segno col marchio di impresa e dell'identità o somiglianza
         dei prodotti o servizi contraddistinti dal marchio di impresa e dal segno, possa dare adito a un rischio di confusione per
         il pubblico, comportante anche un rischio di associazione tra il segno e il marchio di impresa
         .  
         
         
         92
            
          Alla luce delle condizioni di tutela definite da questa disposizione, occorre innanzi tutto stabilire se la Commissione abbia
         usato, nel commercio, il simbolo ufficiale dell'euro. 
         
         
         93
            
          A tale riguardo, è stato dichiarato che l'uso di un segno identico al marchio avviene effettivamente nel commercio nel momento
         in cui si colloca nel contesto di un'attività commerciale finalizzata a un vantaggio economico (sentenza della Corte 12 novembre
         2002, causa C-206/01, Arsenal Football Club, Racc. pag. I-10273, punto 40, e conclusioni dell'avvocato generale Juiz-Jarabo
         Colomber nella detta causa, punto 59). 
         
         
         94
            
          Ai sensi del decimo  
         considerando della prima direttiva marchi, l'obiettivo della tutela che è accordata dal marchio di impresa è, in particolare, di garantire
         la sua funzione d'origine. Ora, secondo la giurisprudenza, la funzione essenziale del marchio consiste segnatamente nel garantire
         al consumatore o all'utilizzatore finale l'identità di origine del prodotto o del servizio contrassegnato, consentendo loro
         di distinguere senza confusione possibile questo prodotto o questo servizio da quelli di provenienza commerciale diversa;
         inoltre, per poter svolgere la sua funzione di elemento essenziale del sistema di concorrenza non falsato che il Trattato
         intende istituire, il marchio deve costituire la garanzia che tutti i prodotti o servizi che ne sono contrassegnati sono stati
         fabbricati sotto il controllo di un'unica impresa alla quale possa attribuirsi la responsabilità della loro qualità (sentenze
         della Corte 17 ottobre 1990, causa C-10/89, HAG GF, Racc. pag. I-3711, punti 13 e 14, e Canon, cit., punto 28). 
         
         
         95
            
          Nel caso di specie, il simbolo ufficiale dell'euro non costituisce un segno apposto su prodotti o servizi per distinguerli
         da altri prodotti o servizi e per permettere così al pubblico di identificarne l'origine, ma è invece destinato a designare
         un'unità monetaria e verrà normalmente preceduto o seguito da un'indicazione numerica. La comunicazione della Commissione
         23 luglio 1997 segnala d'altronde a tale riguardo che  
         la Commissione europea invita tutti gli operatori economici ad utilizzare il simbolo [ufficiale dell'euro] (...) ogni qual
         volta sia necessario un simbolo distintivo per gli importi monetari in euro, ossia nei listini e nelle fatture, sugli assegni
         e su ogni altro mezzo di pagamento legale. Si indica anche che  
         [l]a tempestiva definizione del [simbolo ufficiale] dell'euro riflette tra l'altro la sua vocazione a diventare una delle
         principali valute mondiali. 
         
         
         96
            
          L'uso del simbolo ufficiale dell'euro come mezzo per designare la moneta unica non corrisponde pertanto all'uso di un segno
         che costituisce un marchio di impresa nel commercio ai sensi dell'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi. 
         
         
         97
            
          Inoltre, pur non potendosi contestare che la Commissione ha incoraggiato i terzi ad usare il simbolo ufficiale dell'euro,
         anche nelle operazioni finanziarie, il suo intervento si è limitato a promuovere la diffusione del simbolo ufficiale dell'euro
         quale mezzo per designare la moneta unica e non come segno destinato a distinguere specifici beni o servizi. 
         
         
         98
            
          A tale riguardo, la circostanza, fatta valere dalle ricorrenti, che la Commissione, in occasione del consiglio europeo di
         Dublino del 1996, ha distribuito ai capi di Stato o di governo nonché alla stampa sciarpe e cappelli sui quali figurava il
         simbolo ufficiale dell'euro non può rappresentare un uso nel commercio. Infatti, benché sotto certi aspetti tale uso possa
         essere equiparato ad una pubblicità, per la Commissione, che agiva in qualità di entità sovranazionale, non si trattava di
         promuovere la commercializzazione di prodotti sui quali figurava il simbolo ufficiale dell'euro e di contraddistinguere tali
         prodotti come provenienti da una determinata impresa, né di presentare un simbolo destinato a consentire la sua identificazione,
         bensì di celebrare l'avvento ed il riconoscimento dell'euro come simbolo ufficiale della moneta unica. 
         
         
         99
            
          Pertanto non può trattarsi di un uso nell'ambito di un'attività commerciale consistente nel produrre o nel fornire beni o
         servizi su un determinato mercato. 
         
         
         100
            
          Quanto al fatto che il simbolo ufficiale dell'euro sia stato apposto su vari prodotti come quelli menzionati nella pubblicazione
         della Commissione  
         The Euro on everything, everywhere prodotta dalle ricorrenti nonché su un biglietto della lotteria belga, anch'esso trasmesso dalle ricorrenti, queste ultime
         non hanno fornito la prova che la Commissione sia all'origine della loro commercializzazione o della loro distribuzione né,
         del resto, che tali prodotti siano commercializzati negli Stati membri in cui è stato registrato il segno figurativo dell'ISL.
         
         
         
         101
            
          Ora, la Comunità può essere ritenuta responsabile solo del danno che deriva in modo sufficientemente diretto dal comportamento
         illegittimo di un'istituzione (sentenza del Tribunale 29 ottobre 1998, causa T-13/96, TEAM/Commissione, Racc. pag. II-4073,
         punto 68). Pertanto, anche se si ritiene che la commercializzazione dei suddetti prodotti sui quali figurava il simbolo ufficiale
         dell'euro abbia cagionato un danno alle ricorrenti, queste ultime hanno omesso di dimostrare che tale preteso danno risulta
         in modo sufficientemente diretto da un supposto  comportamento illecito della Commissione. 
         
         
         102
            
          Peraltro, per quanto riguarda i pretesi esempi di uso nel commercio del simbolo ufficiale dell'euro fatti valere dalle ricorrenti,
         occorre sin d'ora rilevare che, contrariamente a quanto richiede l'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi, i
         prodotti sui quali la Commissione ha apposto il simbolo ufficiale dell'euro non sono identici, e neppure simili, a quelli
         per cui è stato registrato il marchio dell'ISL. 
         
         
         103
            
          Infine, per quanto riguarda l'iniziativa della Commissione diretta alla diffusione presso i commercianti del vocabolo  
         euro, la cui iniziale è rappresentata dal simbolo ufficiale dell'euro, che accompagna lo slogan  
         Pagamenti in euro accettati, occorre rilevare che tale vocabolo non è somigliante al segno figurativo dell'ISL. In ogni caso, la sua diffusione non è
         diretta alla promozione commerciale di prodotti o di servizi, bensì solo ad incoraggiare e ad abituare il consumatore finale
         all'uso della moneta unica ed a fargli prendere confidenza con questo evento. 
         
         
         104
            
          Da quanto precede risulta che, contrariamente a quanto sostenuto dalle ricorrenti, la Commissione non ha usato o incoraggiato
         i terzi ad usare il simbolo ufficiale dell'euro nel commercio, vale a dire nel contesto di un'attività commerciale finalizzata
         ad un vantaggio economico ai sensi della citata giurisprudenza. Pertanto non si può ritenere che la Commissione, adottando
         e diffondendo il simbolo ufficiale dell'euro, abbia leso i diritti che l'ISL detiene sul suo marchio. 
         
         
         105
            
          Tuttavia, alla luce degli aspetti particolari del ricorso in esame, in subordine occorre constatare che, anche ammettendo
         che l'uso del simbolo ufficiale dell'euro da parte della Commissione sia equiparabile ad un uso nel commercio, le ricorrenti
         non hanno dimostrato l'esistenza di un rischio di confusione tra il segno figurativo dell'ISL ed il detto simbolo. 
         
         
         106
            
          A questo proposito, secondo costante giurisprudenza, il rischio di confusione deve essere oggetto di valutazione globale,
         in considerazione di tutti i fattori pertinenti del caso di specie. La valutazione globale implica una certa interdipendenza
         tra i fattori presi in considerazione. Per esempio, può essere accertato un rischio di confusione, nonostante il minor grado
         di somiglianza tra i prodotti o servizi designati, allorché la somiglianza dei marchi è grande e grande è il carattere distintivo
         del marchio anteriore, in particolare la sua notorietà (citata sentenza Marca Mode, punto 40). 
         
         
         107
            
          Pertanto, un rischio di confusione sussiste, ai sensi dell'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi, allorché
         il pubblico può essere tratto in errore quanto all'origine commerciale dei prodotti o dei servizi in questione. Per contro,
         l'esistenza di un tale rischio è esclusa se non risulta che il pubblico possa credere che i prodotti o i servizi provengano
         dalla stessa impresa o, eventualmente, da imprese economicamente legate tra loro (citata sentenza Canon, punto 30). 
         
         
         108
            
          Infatti, da un lato emerge dall'art. 2 della prima direttiva marchi che un marchio deve essere idoneo a distinguere i prodotti
         o servizi di un'impresa da quelli di un'altra impresa; d'altro canto, è indicato nel decimo  
         considerando della direttiva che lo scopo della tutela conferita dal marchio consiste, in particolare, nel garantire la sua funzione d'origine
         essenziale, come definita sopra, al punto 94 (sentenza Canon, cit., punto 27). 
         
         
         109
            
          Alla luce di queste sole considerazioni, per stabilire se l'uso del simbolo ufficiale dell'euro sia idoneo a generare un rischio
         di confusione con il marchio dell'ISL, occorre comparare innanzi tutto i prodotti e i servizi di cui si tratta nel presente
         caso, poi i segni controversi e, infine, identificare il pubblico destinatario. 
         
         
         110
            
          Per quanto riguarda la comparazione dei prodotti e dei servizi in questione ─ i quali, ai sensi dell'art. 5, n. 1, lett. b),
         della prima direttiva marchi, devono essere identici o simili ─ occorre ricordare che, ai fini di tale comparazione, si deve
         tener conto di tutti i fattori pertinenti che caratterizzano il rapporto tra i prodotti o i servizi. Questi fattori includono,
         in particolare, la loro natura, la loro destinazione, il loro impiego nonché la loro concorrenzialità o complementarità (sentenza
         Canon, cit., punto 23). 
         
         
         111
            
          Ora, come è stato precedentemente dichiarato, la Commissione non provvede essa stessa a contraddistinguere prodotti o servizi
         con il simbolo ufficiale dell'euro. Occorre inoltre ricordare che l'apposizione del simbolo ufficiale dell'euro su prodotti
         o su servizi è diretta, in linea di principio, solamente a designare l'unità monetaria, e ciò anche nel caso in cui il simbolo
         venga apposto su prodotti o su servizi rientranti nelle classi 16 e 36 per i quali le ricorrenti hanno ottenuto la registrazione
         del segno figurativo dell'ISL. Quanto ai prodotti citati dalle ricorrenti e sui quali la Commissione ha apposto il simbolo
         ufficiale dell'euro, si è precedentemente dichiarato che essi non rientrano nelle classi 16 e 36. 
         
         
         112
            
          Per quanto riguarda la comparazione dei segni in questione, è stato dichiarato che la valutazione globale del rischio di confusione
         deve fondarsi, per quanto attiene alla somiglianza visuale, auditiva o concettuale di segni, sull'impressione complessiva
         prodotta da essi, in considerazione, in particolare, dei loro elementi distintivi e dominanti (sentenza SABEL, cit., punto
         23, e sentenza della Corte 22 giugno 1999, causa C-342/97, Lloyd Schuhfabrik Meyer, Racc. pag. I-3819, punto 25). 
         
         
         113
            
          A tale riguardo, il segno figurativo dell'ISL ed il simbolo ufficiale dell'euro presentano indubbiamente alcune somiglianze
         visuali, senza tuttavia essere identici. Una delle differenze, come hanno giustamente rilevato le ricorrenti, è che i due
         tratti paralleli che attraversano la  
         C maiuscola sono curvi per quanto riguarda il segno figurativo dell'ISL e rettilinei per quanto concerne il simbolo ufficiale
         dell'euro. 
         
         
         114
            
          Infine, per quanto riguarda l'individuazione del pubblico destinatario, occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza,
         la percezione dei marchi da parte del consumatore medio del tipo di prodotto o servizio di cui trattasi svolge un ruolo determinante
         nella valutazione globale del rischio di confusione (sentenza Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 25).  
         
         
         115
            
          Tuttavia, secondo le ricorrenti, il segno figurativo dell'ISL non viene apposto sui traveller's cheque destinati al pubblico,
         dato che tale segno viene solamente utilizzato nell'ambito delle transazioni dell'ISL con i professionisti tramite i quali
         essa esercita effettivamente le proprie attività commerciali. Questi sono, a parere delle ricorrenti, gli istituti finanziari
         e le agenzie di viaggio con le quali l'ISL tratta ai fini della commercializzazione dei suoi prodotti o servizi.  
         
         
         116
            
          Pertanto, poiché il marchio dell'ISL è registrato nel Regno Unito, in Germania, in Italia, in Spagna ed in Svezia, il pubblico
         destinatario è composto solo dai professionisti di tali Stati membri tramite i quali l'ISL esercita le sue attività commerciali.
         
         
         
         117
            
          Ora, non si può ritenere che esista, per questo pubblico esperto di professionisti, un rischio di confusione tra il simbolo
         ufficiale dell'euro e il segno figurativo dell'ISL. 
         
         
         118
            
          Le ricorrenti, infatti, non hanno fornito elementi di prova che consentano di ritenere che, nonostante il tenue grado di somiglianza
         tra i prodotti o i servizi in questione, il segno figurativo dell'ISL presenti un elevato carattere distintivo, o intrinsecamente,
         o per il fatto di essere conosciuto sul mercato, e goda, in particolare, di grande notorietà presso il pubblico destinatario
         identificato. 
         
         
         119
            
          A tale riguardo occorre d'altronde rilevare che le ricorrenti non hanno fornito la prova della loro affermazione secondo cui
         l'ISL farebbe un uso regolare e abbondante del suo marchio rappresentato dal solo segno figurativo. Al contrario, gli esempi
         di uso del marchio dell'ISL addotti dalle ricorrenti riguardano, salvo un'unica eccezione, solo il marchio rappresentato dal
         segno figurativo dell'ISL in combinazione con il vocabolo  
         Interpayment e non il marchio dell'ISL di cui si tratta nel ricorso in esame, che consiste solo nel segno figurativo. Ciò emerge chiaramente
         dall'allegato 4 del ricorso, intitolato  
         Corporate Identity Interpayment Guidelines, vertente, in particolare, sulle condizioni di utilizzo del marchio dell'ISL, allegato in cui tale marchio è rappresentato
         dal suo segno figurativo in combinazione con il vocabolo  
         Interpayment. 
         
         
         120
            
          Peraltro, non si può ritenere che tale pubblico esperto, quando vede il simbolo ufficiale dell'euro apposto su banconote o
         anche sui prodotti citati dalle ricorrenti, pensi che tali banconote o tali prodotti siano stati fabbricati e commercializzati
         dall'ISL. 
         
         
         121
            
          Per di più, è d'uopo rilevare che, secondo le ricorrenti, il rischio di confusione sta nel fatto che i clienti dell'ISL cesseranno
         di associare il segno figurativo dell'ISL ai prodotti ISL, e non nel fatto che tali clienti penseranno che i prodotti contrassegnati
         dal simbolo ufficiale dell'euro siano prodotti commercializzati dall'ISL. Esse affermano, a tale riguardo, che nessuna delle
         persone che in precedenza associavano il segno figurativo dell'ISL a tali prodotti continuerà a farlo.  
         
         
         122
            
          E' giocoforza constatare che le ricorrenti non hanno fatto valere, a sostegno di questo motivo, l'esistenza di un rischio
         di confusione tra il simbolo dell'euro e il segno figurativo dell'ISL, bensì quella di un rischio di associazione. 
         
         
         123
            
          Ora, l'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi si applica solo se, a motivo dell'identità o della somiglianza
         dei marchi, oppure dei prodotti o dei servizi designati, sussista un rischio di confusione per il pubblico che comporti un
         rischio di associazione tra il segno e il marchio di impresa.  
         
         
         124
            
          A tale riguardo, la Corte ha dichiarato che dalla formulazione di tale articolo deriva che la nozione di rischio di associazione
         non è un'alternativa alla nozione di rischio di confusione, ma serve a precisarne la portata. La stessa formulazione di tale
         disposizione esclude pertanto che essa possa essere applicata qualora non esista, per il pubblico, un rischio di confusione.
         La tutela di un marchio registrato dipende così, ai sensi dell'art. 5, n. 1, lett. b), della prima direttiva marchi, dall'esistenza
         di un rischio di confusione e questa interpretazione risulta anche dal decimo  
         considerando della prima direttiva marchi, dal quale emerge che  
         il rischio di confusione (...) costituisce la condizione specifica della tutela (sentenze SABEL, cit., punti 18, 19 e 26; Canon, cit., punto 30; Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit., punto 17, e, da ultimo, Marca
         Mode, cit., punti 34 e 35).  
         
         
         125
            
          Ne consegue che l'esistenza di un mero rischio di associazione, come lamentato dalle ricorrenti, non è idonea a soddisfare
         la condizione relativa all'esistenza di un rischio di confusione e che gli elementi costitutivi di un tale rischio, in ogni
         caso, come già dichiarato sopra, non sono presenti nel caso di specie. 
         
         
         126
            
          Pertanto, poiché la Commissione non ha usato il simbolo ufficiale dell'euro nel commercio, e poiché, in ogni caso, per il
         pubblico destinatario non esiste un rischio di confusione tra il segno figurativo dell'ISL ed il simbolo ufficiale dell'euro,
         non si può ritenere che, a causa dell'adozione, dell'uso e della promozione del detto simbolo, essa abbia commesso un illecito
         che faccia sorgere la sua responsabilità, in quanto essa non ha leso i diritti di marchio dell'ISL. Il primo motivo fatto
         valere dalle ricorrenti dev'essere quindi respinto. Sul secondo motivo, tratto dall'asserita violazione dei principi del rispetto dei diritti acquisiti, di tutela del legittimo
         affidamento, di non discriminazione e di proporzionalità.
         ─ Argomenti delle parti
         
         
         127
            
          Le ricorrenti ricordano che  
         qualunque fatto dell'uomo che cagiona ad altri un danno, obbliga colui per colpa del quale si è verificato il danno a risarcirlo. Ora, a prescindere dalla lesione dei diritti di marchio constatata nell'ambito del primo motivo, la Commissione avrebbe
         agito in maniera pregiudizievole, negligente e, pertanto, illecita e avrebbe, in particolare, violato in modo evidente regole
          
         superiori di diritto. 
         
         
         128
            
          Per quanto riguarda, in primo luogo, il rispetto dei diritti acquisiti, le ricorrenti affermano che il diritto di proprietà
         e, più in generale, i diritti fondamentali, sono garantiti e fanno parte dell'ordinamento giuridico comunitario (sentenza
         della Corte 13 dicembre 1979, causa 44/79, Hauer, Racc. pag. 3727, punto 17, e sentenza Dubois et Fils/Consiglio e Commissione,
         cit., punto 73). A tale riguardo, i diritti di marchio sarebbero diritti essenziali il cui rispetto dovrebbe essere assicurato
         nella Comunità (v., in questo senso, lo spirito della prima direttiva marchi e la citata sentenza HAG GF). 
         
         
         129
            
          Ora, la Commissione non avrebbe provveduto ad effettuare una ricerca di anteriorità per valutare il rischio che un'altra persona
         avesse ottenuto diritti esclusivi su un marchio simile, rendendosi in tal modo colpevole di una negligenza estremamente grave.
         D'altronde, se la Commissione avesse fatto svolgere una normale ricerca, essa sarebbe venuta a conoscenza del segno figurativo
         dell'ISL, come dimostrato dai risultati delle ricerche di anteriorità effettuate nel Regno Unito utilizzando il sistema Marquesa.
         
         
         
         130
            
          Le ricorrenti si riferiscono inoltre alle consulenze giuridiche fornite su loro richiesta dall'avv. A. Braun e dai professori
         C. Gielen e W. Tilmann, esperti del diritto dei marchi, le quali confermano la necessità di svolgere una ricerca di anteriorità
         e l'imprudenza di cui si è resa colpevole la Commissione non procedendo in questo modo. 
         
         
         131
            
          Per quanto attiene, in secondo luogo, al principio di tutela del legittimo affidamento, le ricorrenti ricordano che dall'adozione,
         da parte del Consiglio, della prima direttiva marchi, e dalle varie decisioni della Commissione che riconoscono l'importanza
         dei diritti di marchio, esse sono state indotte a nutrire quelle che nella giurisprudenza sono definite  
         fondate aspettative al rispetto e alla protezione dei loro diritti di marchio. Così, omettendo di prendere in considerazione i diritti delle
         ricorrenti in occasione del lancio dell'euro, allorché l'esistenza e la protezione dei diritti di marchio nella Comunità non
         sono subordinate ad alcun suo potere discrezionale, la Commissione avrebbe leso il principio fondamentale del rispetto del
         loro legittimo affidamento (sentenza della Corte 26 giugno 1990, causa C-152/88, Sofrimport/Commissione, Racc. pag. I-2477,
         punto 26, e sentenze del Tribunale 11 luglio 1997, causa T-267/94, Oleifici Italiani/Commissione, Racc. pag. II-1239, punto
         32, e Dubois et Fils/Consiglio e Commissione, cit., punto 68). 
         
         
         132
            
          Per quanto riguarda, in terzo luogo, il principio di non discriminazione, le ricorrenti affermano che, adottando, mettendo
         in vigore e promuovendo il simbolo ufficiale dell'euro, la Commissione le ha discriminate in quanto non è stato leso il diritto
         di nessun altro titolare di marchio.  
         
         
         133
            
          Per quanto concerne, in quarto luogo, il principio di proporzionalità, le ricorrenti sostengono che la Commissione perseguiva
         obiettivi apparentemente legittimi, ma che i mezzi utilizzati per conseguire tali obiettivi andavano oltre quanto necessario
         per raggiungerli. Il rispetto di questo principio avrebbe richiesto che tali obiettivi fossero realizzati senza svuotare di
         contenuto i diritti delle ricorrenti. 
         
         
         134
            
          La Commissione replica all'argomento delle ricorrenti relativo al fatto che essa sarebbe stata negligente per non avere svolto
         una ricerca di anteriorità, che gli estratti dei tre pareri giuridici cui si sono richiamate le ricorrenti non corroborano
         la tesi da esse difesa, vale a dire che la Commissione era giuridicamente tenuta, nei confronti di tutti i titolari di marchi,
         a svolgere una ricerca di anteriorità. Da questi tre pareri giuridici emergerebbe che un'impresa commerciale che voglia adottare
         un nuovo marchio svolgerebbe di norma un ricerca di anteriorità. Ora, benché tale considerazione di carattere generale non
         sia contestabile, la Commissione afferma che, poiché il simbolo ufficiale dell'euro è molto simile al suo vecchio simbolo
         riservato ai sensi della convenzione dell'unione di Parigi per la protezione della proprietà industriale 20 marzo 1883 e ampiamente
         utilizzato da essa, non era necessario svolgere nuove ricerche. In ogni caso, la conclusione comune ai tre pareri giuridici
         sarebbe priva di rilevanza in quanto la Commissione non avrebbe avuto intenzione di adottare un marchio o un'etichetta. 
         
         
         135
            
          Peraltro, la Commissione afferma che un obbligo giuridico di ricerca di anteriorità sarebbe incompatibile con il sistema di
         tutela dei segni, dei marchi e delle etichette, in quanto esiste già il rimedio per difendersi contro l'uso illecito di un
         marchio di impresa (ricorso per violazione dei diritti di marchio). Il fatto che non siano state svolte ricerche di anteriorità
         non sarebbe, di per sé, un motivo sufficiente per agire in giudizio. 
         
         
         136
            
          La Commissione afferma, per quanto riguarda la censura vertente sulla violazione dei diritti acquisiti, che i diritti citati
         delle ricorrenti non sono altro che i diritti di marchio sul segno figurativo dell'ISL. Ora, la Commissione avrebbe già dimostrato
         in precedenza di non avere leso i diritti relativi a tale marchio. 
         
         
         137
            
          Quanto all'argomento vertente sul principio di non discriminazione, esso sarebbe erroneo e quello relativo al principio di
         proporzionalità sarebbe eccessivamente vago.  
         ─ Giudizio del Tribunale
         
         
         138
            
          Per quanto riguarda il diritto di proprietà, occorre ricordare che nell'ordinamento giuridico comunitario tale diritto è tutelato
         alla stregua dei principi comuni alle costituzioni degli Stati membri, recepiti nel Protocollo addizionale alla Convenzione
         europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (v. sentenza Hauer, cit., punto 17). 
         
         
         139
            
          Tuttavia, nel caso di specie, il diritto di proprietà fatto valere dalle ricorrenti è quello di cui l'ISL gode in relazione
         al suo marchio di impresa in seguito alla registrazione del suo segno figurativo in vari Stati membri. Si tratta di un diritto
         di proprietà immateriale, che consiste in un diritto esclusivo a sfruttare tale marchio opponibile a tutti ma in modo limitato.
         Le limitazioni inerenti al carattere relativo di tale diritto di proprietà risultano, in primo luogo, dal principio di specialità
         in forza del quale il diritto conferito si limita ai prodotti o ai servizi designati e, in secondo luogo, dal carattere nazionale
         della registrazione, in quanto la tutela conferita è limitata al territorio dello Stato in cui il marchio è stato registrato.
         
         
         
         140
            
          Ne consegue che questo argomento non può essere distinto da quello vertente su una lesione dei diritti di marchio dell'ISL.
         
         
         
         141
            
          Ora, è stato dichiarato sopra che la Commissione non ha usato nel commercio il simbolo ufficiale dell'euro e che le ricorrenti,
         in ogni caso, non hanno dimostrato la perdita della funzione essenziale del marchio dell'ISL. Pertanto, non si può ritenere
         che la Commissione abbia leso il diritto di proprietà di cui è titolare l'ISL a titolo esclusivo in relazione al suo segno
         figurativo, né, a fortiori, che essa abbia violato i principi di non discriminazione e di proporzionalità.  
         
         
         142
            
          Inoltre, per quanto riguarda l'affermazione delle ricorrenti secondo cui la Commissione avrebbe omesso di svolgere una ricerca
         di anteriorità per accertare se un'impresa detenesse già un diritto esclusivo su un segno simile, occorre ribadire che la
         Commissione non ha usato il simbolo ufficiale dell'euro come marchio. 
         
         
         143
            
          Per di più, secondo costante giurisprudenza, le omissioni delle istituzioni comunitarie possono far sorgere la responsabilità
         della Comunità solo qualora le istituzioni abbiano violato un obbligo di agire stabilito per legge e risultante da una disposizione
         comunitaria (sentenza della Corte 15 settembre 1994, causa C-146/91, KYDEP/Consiglio e Commissione, Racc. pag. I-4199, punto
         58, e ordinanza del Tribunale 26 giugno 2000, cause riunite T-12/98 e T-13/98, Aragon e a./Consiglio e Commissione, Racc.
         pag. II-2473, punto 18). Ora, le ricorrenti non hanno indicato, nelle loro memorie, in forza di quale disposizione del diritto
         comunitario la Commissione avrebbe dovuto svolgere una ricerca di anteriorità della registrazione del simbolo ufficiale dell'euro
         o di un segno simile come marchio.  
         
         
         144
            
          Neppure le consulenze giuridiche di tre esperti di diritto dei marchi prodotte dalle ricorrenti indicano disposizioni di diritto
         comunitario da cui discenderebbe un tale obbligo per la Commissione. 
         
         
         145
            
          D'altro canto, per quanto concerne tali consulenze, occorre rilevare, più in generale, che esse non possono invalidare le
         valutazioni svolte in precedenza in merito alla pretesa violazione dei diritti di marchio dell'ISL. Tali consulenze, infatti,
         si fondano sul presupposto, erroneo nel caso di specie, che la Commissione abbia usato il simbolo ufficiale dell'euro come
         un marchio a fini commerciali. 
         
         
         146
            
          Quanto al legittimo affidamento, occorre ricordare che il diritto di richiamarsi alla sua tutela si estende ad ogni singolo
         che si trovi in una situazione da cui risulta che l'amministrazione comunitaria ha fatto sorgere in capo ad esso fondate aspettative.
         Per contro, nessuno può invocare una violazione del legittimo affidamento in mancanza di assicurazioni precise fornitegli
         dall'amministrazione (sentenza Dubois et Fils/Consiglio, cit., punto 68). 
         
         
         147
            
          A tale riguardo, le ricorrenti sostengono che il fatto che il Consiglio abbia adottato la prima direttiva marchi e che la
         Commissione abbia adottato varie decisioni che riconoscono l'importanza dei diritti di marchio ha suscitato in loro fondate
         aspettative. 
         
         
         148
            
          Tuttavia, oltre al fatto che l'adozione del simbolo ufficiale dell'euro da parte della Commissione non ha leso i diritti di
         marchio dell'ISL, si deve comunque constatare che vi è una grande differenza tra un'affermazione formulata dalla Commissione
         in termini molto generici, che non potrebbero suscitare speranze fondate, ed una precisa assicurazione, atta a fondare tali
         speranze (sentenza del Tribunale 14 settembre 1995, causa T-571/93, Lefebvre e a./Commissione, Racc. pag. II-2379, punto 74).
         
         
         
         149
            
          Di conseguenza, anche questo argomento deve essere respinto come il motivo in esame nella sua interezza.  
          Sul terzo motivo, tratto dall'asserita espropriazione 
         
         
         150
            
          Le ricorrenti ricordano che il diritto fondamentale alla proprietà ha per corollario il diritto a non esserne privati, come
         sancito dall'art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle
         libertà fondamentali, che le istituzioni comunitarie sono tenute a rispettare (v., a tale riguardo, sentenza della Corte 17
         dicembre 1970, causa 11/70, Internationale Handelsgesellschaft, Racc. pag. 1125, conclusioni dell'avvocato generale Capotorti
         nella causa definita con la citata sentenza Hauer, Racc. pag. 3752, e conclusioni dell'avvocato generale Jacobs nella causa
         definita con sentenza della Corte 13 luglio 1989, causa 5/88, Wachauf, Racc. pag. 2609, 2622, punto 22). I provvedimenti emanati
         dalla Commissione nel caso di specie equivarrebbero ad una illegittima espropriazione del bene delle ricorrenti, poiché essi
         hanno causato la perdita del carattere distintivo e del valore del segno figurativo dell'ISL. La Commissione avrebbe potuto
         facilmente evitare che venisse cagionato un danno alle ricorrenti e, se esse, come afferma la Commissione, non disponevano
         di rimedi giurisdizionali per tutelarsi dalle lesioni dei diritti di marchio, esse non avrebbero ricevuto alcun risarcimento
         per la perdita del diritto di proprietà intellettuale e della loro notorietà commerciale. Peraltro, la Commissione non potrebbe
         far valere alcuna giustificazione della sua azione e, in ogni caso, anche qualora gli atti della Commissione fossero giustificati
         o legittimi, essa sarebbe tenuta a risarcire il danno causato alle ricorrenti (v., a tale riguardo, conclusioni dell'avvocato
         generale Sir Slynn nella causa definita con sentenza della Corte 6 dicembre 1984, causa 59/83, Biovilac/CEE, Racc. pag. 4057,
         4082).  
         
         
         151
            
          La Commissione obietta che le normative applicabili non contengono alcuna disposizione che consenta di affermare che la  
         diluizione di un marchio possa essere equiparata ad un'espropriazione. 
         
         
         152
            
          A tale riguardo, il Tribunale constata semplicemente che il motivo concernente l'asserita espropriazione non può essere distinto
         dal motivo concernente la lesione dei diritti di marchio o dall'argomento vertente su una violazione dei diritti acquisiti,
         poiché, nelle suddette censure, è in questione, allo stesso modo, il diritto immateriale di cui l'ISL è titolare, in via esclusiva,
         in relazione al segno figurativo controverso.  
         
         
         153
            
          Ne consegue che i ragionamenti svolti in precedenza e in base ai quali si è stabilito che la Commissione non ha leso i diritti
         di cui è titolare l'ISL in relazione al suo marchio sono pertinenti nell'ambito del presente motivo e che, pertanto, anch'esso
         dev'essere respinto. 
         
         
         154
            
          Da tutto quanto precede risulta che le ricorrenti non hanno dimostrato che la Commissione abbia commesso un illecito tale
         da far sorgere la sua responsabilità. 
          Sulla responsabilità oggettiva
          Argomenti delle parti
         
         
         155
            
          Le ricorrenti affermano che la responsabilità, ai sensi dell'art. 288 CE, può sorgere anche se il comportamento dell'istituzione
         comunitaria in questione non è illegittimo, allorquando tale comportamento grava in modo sproporzionato su taluni singoli,
         è contrario al principio di equità e costituisce una  lesione dell'uguaglianza di fronte agli oneri pubblici. 
         
         
         156
            
          Così, nella causa che ha dato origine alla  sentenza del Tribunale 28 aprile 1998, causa T-184/95, Dorsch Consult/Consiglio
         e Commissione (Racc. pag. II-667), il Consiglio avrebbe riconosciuto che la responsabilità della Comunità poteva sorgere anche
         a seguito di atti leciti e il Tribunale avrebbe subordinato il sorgere di tale responsabilità al fatto che il danno asseritamente
         subito sia effettivo, riguardi una categoria particolare di operatori economici in maniera sproporzionata rispetto agli altri
         operatori (danno speciale) e superi i limiti dei rischi economici inerenti alle attività nel settore di cui trattasi (danno
         anormale), senza che l'atto normativo che si trova all'origine del danno fatto valere sia giustificato da un interesse economico
         generale (v. punto 80 di tale sentenza). 
         
         
         157
            
          Ora, mentre nelle cause che hanno dato origine alle citate sentenza Biovilac/CEE, Dubois et Fils/Consiglio e Commissione e
         Dorsch Consult/Consiglio e Commissione tali elementi non erano presenti, le ricorrenti ritengono che nel caso di specie essi
         sussistano. Infatti, quanto all'esistenza di un danno speciale, le ricorrenti affermano che l'adozione ed il lancio del simbolo
         ufficiale dell'euro hanno cagionato un danno solo a loro, colpendole in maniera sproporzionata. Per quanto riguarda l'esistenza
         di un danno anormale, il rischio della violazione, da parte di un ente pubblico, dei diritti che spettano al titolare di un
         marchio a causa all'adozione di un segno connesso al commercio da parte di tale ente non sarebbe relativo all'insieme dei
         marchi e non potrebbe essere previsto, mentre il danno cagionato avrebbe potuto essere evitato. Infine, anche se l'obiettivo
         perseguito dalla Commissione avrebbe potuto essere giustificato dall'interesse economico generale, non sarebbe stato l'obiettivo
         perseguito, bensì i mezzi imprudenti ed ingiustificabili utilizzati per conseguirlo che avrebbero cagionato un danno alle
         ricorrenti.  
         
         
         158
            
          Le ricorrenti concludono che la Commissione resta tenuta a risarcirle, anche qualora si ritenga che il suo comportamento non
         costituisca un illecito tale da far sorgere la sua responsabilità. 
         
         
         159
            
          La Commissione replica che, come d'altronde riconoscono le ricorrenti, la giurisprudenza comunitaria non ha ancora applicato
         il principio che consente di far valere la responsabilità della Comunità per atto lecito. Inoltre, secondo quanto risulterebbe
         da tale giurisprudenza, il sorgere di questa responsabilità presupporrebbe, in ogni caso, che sia provata l'effettività del
         danno assertivamente subito e l'esistenza di un danno anormale e speciale (sentenza Dorsch Consult/Consiglio e Commissione,
         cit., punto 59). Ora, le ricorrenti, nel caso di specie, non avrebbero fornito la prova di tali elementi. 
         
         
         160
            
          Inoltre, la Commissione fa valere che emerge chiaramente dalla citata sentenza Dorsch Consult/Consiglio e Commissione come
         non sorga alcuna responsabilità se l'atto normativo che si trova all'origine del danno fatto valere è giustificato da un interesse
         economico generale, come nel caso di specie. Ora, anche se le ricorrenti cercano di distinguere l'obiettivo perseguito dalla
         Commissione adottando il simbolo ufficiale dell'euro ─ che sarebbe, a loro avviso, giustificato da un interesse economico
         generale ─ dai mezzi che essa ha utilizzato per conseguire tale obiettivo, vale a dire la mancata ricerca di anteriorità,
         la Commissione ricorda che non era tenuta a svolgere tale ricerca e che tale semplice fatto non è idoneo a far sorgere la
         sua responsabilità. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         161
            
          Occorre ricordare che, ove si ammettesse in diritto comunitario il principio della responsabilità oggettiva, ciò presupporrebbe,
         comunque, che fossero soddisfatte cumulativamente tre condizioni, ossia l'effettività del danno asseritamente subìto, il nesso
         di causalità tra esso e l'atto imputato alle istituzioni comunitarie, nonché il carattere anomalo e speciale di tale danno
         (sentenze della Corte 15 giugno 2000, causa C-237/98 P, Dorsch Consult/Consiglio e Commissione, Racc. pag. I-4549, punti 17-19,
         e del Tribunale 6 dicembre 2001, causa T-196/99, Area Cova e a./Consiglio e Commissione, Racc. pag. II-3597, punto 171). 
         
         
         162
            
          Per quanto riguarda la condizione relativa all'esistenza di un danno reale e certo, spetta alla parte ricorrente fornire elementi
         di prova al giudice comunitario al fine di dimostrare l'esistenza del danno che essa sostiene di aver subito. A tale riguardo,
         l'esistenza di un danno reale e certo non può essere presa in considerazione in modo astratto da parte del giudice comunitario,
         ma deve essere valutata in funzione delle precise circostanze di fatto che caratterizzano ciascun caso presentato dinanzi
         a quest'ultimo (sentenza 15 giugno 2000, Dorsch Consult/Consiglio e Commissione, cit., punti 23 e 25). 
         
         
         163
            
          In merito alla condizione concernente l'esistenza di un nesso di causalità, emerge da una costante giurisprudenza che un nesso
         di causalità ai sensi dell'art. 288, secondo comma, CE è riconosciuto quando esiste un rapporto diretto di causa ad effetto
         tra l'atto che si addebita all'istituzione interessata e il danno lamentato, rapporto che deve essere provato dalla parte
         ricorrente. La Comunità può essere ritenuta responsabile solo del danno che deriva in modo sufficientemente diretto dal comportamento
         di un'istituzione (v., per analogia, sentenza TEAM/Commissione, cit., punto 68, e la giurisprudenza citata).  
         
         
         164
            
          Ora, è stato constatato in precedenza che le ricorrenti, in questo contesto, non hanno fornito elementi di prova da cui emerga
         che l'ISL sia stata effettivamente privata, de facto, dell'uso del suo marchio a causa dei comportamenti della Commissione.
         Esse, infatti, non hanno dimostrato che il simbolo ufficiale dell'euro, destinato a designare la moneta unica, sia stato usato
         come marchio nel commercio e, in ogni caso, abbia provocato un rischio di confusione per il pubblico destinatario che avrebbe
         avuto come conseguenza la perdita della funzione essenziale del marchio dell'ISL. 
         
         
         165
            
          Inoltre, quanto alla circostanza che terzi hanno apposto il simbolo ufficiale dell'euro su vari prodotti, occorre rilevare
         che, ammesso che il detto simbolo sia stato apposto su prodotti appartenenti alle classi 16 e 36 per consentire al pubblico
         di identificarne l'origine commerciale, cionondimeno tale uso non può essere ritenuto in maniera sufficiente direttamente
         imputabile alla Commissione. Infatti, è stato constatato in precedenza che, benché la Commissione abbia incoraggiato terzi
         ad usare il simbolo ufficiale dell'euro, la sua azione mirava a promuovere la diffusione del simbolo ufficiale dell'euro come
         mezzo per designare la moneta unica e non come segno destinato a distinguere specifici beni o servizi (v. sopra, punto 104).
         
         
         
         166
            
          Ne consegue che le domande fondate sulla responsabilità oggettiva della Comunità devono essere respinte in quanto le ricorrenti
         non hanno fornito la prova dell'esistenza di un danno reale e certo imputabile alla Commissione. 
         
         
         167
            
          Alla luce di quanto precede, occorre respingere il ricorso nella sua interezza. 
         
         Sulle spese
         168
            
          Ai sensi dell'art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Essendo rimaste soccombenti, le ricorrenti vanno condannate alle spese, conformemente alle conclusioni
         della Commissione. 
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Quinta Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce:  
         
            
            1)
             Il ricorso è respinto. 
            
            
            2)
             Le ricorrenti sono condannate alle spese. 
            
            
                  Cooke
               
               
                  García-Valdecasas 
               
               
                  Lindh 
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 10 aprile 2003. 
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung 
               
               
                  R. García-Valdecasas  
               
            
         
            
         
      
          1 –
            
             Lingua processuale: l'inglese.