CELEX: 62005CJ0315
Language: it
Date: 2006-11-23 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 23 novembre 2006.#Lidl Italia Srl contro Comune di Arcole (VR).#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Giudice di pace di Monselice - Italia.#Direttiva 2000/13/CE - Etichettatura dei prodotti alimentari destinati ad essere consegnati come tali al consumatore finale - Portata degli obblighi derivanti dagli artt. 2, 3 e 12 - Indicazione obbligatoria, per talune bevande alcoliche, del titolo alcolometrico volumico - Bevanda alcolica prodotta in uno Stato membro diverso da quello in cui ha sede il distributore - "Amaro alle erbe" - Titolo alcolometrico volumico effettivo inferiore a quello indicato sull'etichetta - Superamento del margine di tolleranza - Sanzione amministrativa pecuniaria - Responsabilità del distributore.#Causa C-315/05.

Causa C-315/05
      Lidl Italia Srl
      contro
      Comune di Arcole (VR)
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal 
      Giudice di pace di Monselice)
      «Direttiva 2000/13/CE — Etichettatura dei prodotti alimentari destinati ad essere consegnati come tali al consumatore finale — Portata degli obblighi derivanti dagli artt. 2, 3 e 12 — Indicazione obbligatoria, per talune bevande alcoliche, del titolo alcolometrico volumico — Bevanda alcolica prodotta in uno Stato membro diverso da quello in cui ha sede il distributore — “Amaro alle erbe” — Titolo alcolometrico volumico effettivo inferiore a quello indicato sull’etichetta — Superamento del margine di tolleranza — Sanzione amministrativa pecuniaria — Responsabilità del distributore»
      Conclusioni dell’avvocato generale C. Stix‑Hackl, presentate il 12 settembre 2006 
      Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 23 novembre 2006 
      Massime della sentenza
      Ravvicinamento delle legislazioni — Etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari — Direttiva 2000/13
      (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/13, artt. 2, 3 e 12)
      Gli artt. 2, 3 e 12 della direttiva 2000/13, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti
         l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità, devono essere interpretati nel
         senso che non ostano ad una normativa di uno Stato membro che prevede la possibilità per un operatore, stabilito in tale Stato
         membro, che distribuisce una bevanda alcolica destinata ad essere consegnata come tale, ai sensi dell’art. 1 di detta direttiva,
         e prodotta da un operatore stabilito in un altro Stato membro, di essere considerato responsabile di una violazione di detta
         normativa, constatata da una pubblica autorità, derivante dall’inesattezza del titolo alcolometrico volumico indicato dal
         produttore sull’etichetta di detto prodotto, e di subire conseguentemente una sanzione amministrativa pecuniaria, mentre esso
         si limita, nella sua qualità di semplice distributore, a commercializzare tale prodotto così come a lui consegnato da detto
         produttore.
      
      Una simile normativa nazionale, che prevede, in caso di violazione del menzionato obbligo in materia di etichettatura, la
         responsabilità non solo dei produttori ma anche dei distributori non è assolutamente tale da compromettere il risultato prescritto
         da tale direttiva. Al contrario, una siffatta normativa, in quanto dà una definizione ampia della cerchia degli operatori
         che possono essere considerati responsabili di violazioni degli obblighi in materia di etichettatura contenuti nella direttiva
         2000/13, è manifestamente idonea a contribuire al conseguimento dell’obiettivo di informazione e di protezione del consumatore
         finale dei prodotti alimentari perseguito da tale direttiva.
      
      Inoltre, spetta in linea di principio al diritto nazionale fissare le modalità secondo le quali un distributore può essere
         considerato responsabile di una violazione dell’obbligo in materia di etichettatura imposto dagli artt. 2, 3 e 12 della direttiva
         2000/13 e, in particolare, disciplinare la ripartizione delle responsabilità rispettive dei vari operatori che intervengono
         nell’immissione in commercio del prodotto alimentare considerato.
      
      (v. punti 49-50, 59-60 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      23 novembre 2006(*)
      
      «Direttiva 2000/13/CE − Etichettatura dei prodotti alimentari destinati ad essere consegnati come tali al consumatore finale
         – Portata degli obblighi derivanti dagli artt. 2, 3 e 12 – Indicazione obbligatoria, per talune bevande alcoliche, del titolo alcolometrico volumico – Bevanda alcolica prodotta in uno Stato membro diverso da quello in cui ha sede il distributore − “Amaro alle erbe” – Titolo alcolometrico volumico effettivo inferiore a quello indicato sull'etichetta – Superamento del margine di tolleranza – Sanzione amministrativa pecuniaria − Responsabilità del distributore»
      
      Nel procedimento C-315/05,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell'art. 234 CE, dal Giudice di pace
         di Monselice, con ordinanza 12 luglio 2005, pervenuta in cancelleria il 12 agosto 2005, nella causa
      
      Lidl Italia Srl
      contro
      Comune di Arcole (VR),
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans (relatore), presidente di sezione, dai sigg. R. Schintgen, P. Kūris, J. Makarczyk e G. Arestis,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra C. Stix-Hackl
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all'udienza del 29 giugno 2006,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per la Lidl Italia Srl, dagli avv.ti F. Capelli e M. Valcada;
      –       per il governo italiano, dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. G. Aiello, avvocato dello Stato;
      –       per il governo spagnolo, dalla sig.ra N. Díaz Abad, in qualità di agente;
      –       per il governo francese, dalla sig.ra R. Loosli-Surrans e dal sig. G. de Bergues, in qualità di agenti;
      –       per il governo dei Paesi Bassi, dalle sig.re H.G. Sevenster e M. de Mol, in qualità di agenti;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. A. Aresu e J.‑P. Keppenne, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 12 settembre 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione degli artt. 2, 3 e 12 della direttiva del Parlamento europeo
         e del Consiglio 20 marzo 2000, 2000/13/CE, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura
         e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità (GU L 109, pag. 29).
      
      2       Tale domanda è stata presentata nell'ambito di un ricorso intentato dalla Lidl Italia Srl (in prosieguo: la «Lidl Italia»)
         contro un provvedimento del direttore generale del Comune di Arcole che infliggeva a tale società una sanzione amministrativa
         pecuniaria a seguito della commercializzazione di una bevanda alcolica, denominata «amaro alle erbe», in violazione della
         normativa nazionale che impone l'indicazione del titolo alcolometrico volumico di talune bevande alcoliche nella loro etichetta.
      
       Contesto normativo
       Normativa comunitaria
      3       Il sesto ‘considerando’ della direttiva 2000/13 prevede:
      «Qualsiasi regolamentazione relativa all'etichettatura dei prodotti alimentari deve essere fondata anzitutto sulla necessità
         d'informare e tutelare i consumatori».
      
      4       Ai sensi dell'ottavo ‘considerando’ della detta direttiva:
      «Un'etichettatura adeguata concernente la natura esatta e le caratteristiche del prodotto, che consente al consumatore di
         operare la sua scelta con cognizione di causa, è il mezzo più adeguato in quanto crea meno ostacoli alla libera circolazione
         delle merci».
      
      5       L’art. 1, n. 1, della direttiva 2000/13 dispone:
      «La presente direttiva riguarda l'etichettatura dei prodotti alimentari destinati ad essere consegnati come tali al consumatore
         finale, nonché determinati aspetti concernenti la loro presentazione e la relativa pubblicità».
      
      6       L’art. 1, n. 3, di tale direttiva contiene la seguente definizione:
      «(…)
      «b)      prodotto alimentare in imballaggio preconfezionato: l'unità di vendita destinata ad essere presentata come tale al consumatore
         finale ed alle collettività, costituita da un prodotto alimentare e dall'imballaggio in cui è stato confezionato prima di
         essere messo in vendita, avvolta interamente o in parte da tale imballaggio, ma comunque in modo che il contenuto non possa
         essere modificato senza che l'imballaggio sia aperto o alterato».
      
      7       L’art. 2, n. 1, della direttiva 2000/13 dispone:
      «L'etichettatura e le relative modalità di realizzazione non devono:
      a)      essere tali da indurre in errore l'acquirente, specialmente:
      i)      per quanto riguarda le caratteristiche del prodotto alimentare e in particolare la natura, l'identità, le qualità, la composizione,
         la quantità, la conservazione, l'origine o la provenienza, il modo di fabbricazione o di ottenimento,
      
               (…)».
      8       L’art. 3, n. 1, della stessa direttiva contiene un elenco tassativo di indicazioni che debbono obbligatoriamente figurare
         nell'etichetta dei prodotti alimentari.
      
      9       Il punto 7 di tale disposizione prescrive l'apposizione dell'indicazione del «nome o [della] ragione sociale e [dell]'indirizzo
         del fabbricante o del condizionatore o di un venditore stabilito nella Comunità».
      
      10     Il punto 10 di questa stessa disposizione impone, «per le bevande con contenuto alcolico superiore all'1,2% in volume, l'indicazione
         del titolo alcolometrico volumico effettivo».
      
      11     L’art. 12 della direttiva 2000/13 prevede:
      «Le modalità per l'indicazione del titolo alcolometrico volumico sono definite, per i prodotti delle voci 22.04 e 22.05 della
         tariffa doganale comune, dalle disposizioni comunitarie specifiche ad essi applicabili.
      
      Per le altre bevande con contenuto alcolico superiore all'1,2% in volume, esse sono stabilite secondo la procedura di cui
         all'articolo 20, paragrafo 2».
      
      12     Le modalità considerate al secondo comma del detto art. 12 sono disciplinate dalla direttiva della Commissione 15 aprile 1987,
         87/250/CEE, relativa all'indicazione del titolo alcolometrico volumico nell'etichettatura di bevande alcoliche destinate al
         consumatore finale (GU L 113, pag. 57).
      
      13     L’art. 3, n. 1, della direttiva 87/250 dispone:
      «Le tolleranze in più o in meno concesse per l'indicazione del titolo alcolometrico e espresse in valori assoluti, sono le
         seguenti:
      
      a)      bevande diverse da quelle elencate qui di seguito:
      0,3% vol.;
      (…)»
      14     L’art. 16, nn. 1 e 2, della direttiva 2000/13 dispone:
      «1.      Gli Stati membri vietano nel proprio territorio il commercio dei prodotti alimentari per i quali le indicazioni previste dall'articolo
         3 e dall'articolo 4, paragrafo 2, non figurano in una lingua facilmente compresa dal consumatore, a meno che l'informazione
         di quest'ultimo sia effettivamente assicurata da altre misure stabilite secondo la procedura di cui all'articolo 20, paragrafo
         2, per una o più indicazioni dell'etichettatura.
      
      2.      Lo Stato membro in cui il prodotto è commercializzato può, nel rispetto delle regole del trattato, imporre nel proprio territorio
         che tali indicazioni dell'etichettatura siano scritte almeno in una o più lingue da esso stabilite tra le lingue ufficiali
         della Comunità».
      
      15     Ai sensi del dodicesimo ‘considerando’ del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 28 gennaio 2002, n. 178,
         che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza
         alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31, pag. 1):
      
      «Per garantire la sicurezza degli alimenti occorre considerare tutti gli aspetti della catena di produzione alimentare come
         un unico processo, a partire dalla produzione primaria inclusa, passando per la produzione di mangimi fino alla vendita o
         erogazione di alimenti al consumatore inclusa, in quanto ciascun elemento di essa presenta un potenziale impatto sulla sicurezza
         alimentare».
      
      16     Il trentesimo ‘considerando’ del detto regolamento recita:
      «Gli operatori del settore alimentare sono in grado, meglio di chiunque altro, di elaborare sistemi sicuri per l'approvvigionamento
         alimentare e per garantire la sicurezza dei prodotti forniti; essi dovrebbero pertanto essere legalmente responsabili, in
         via principale, della sicurezza degli alimenti. Sebbene tale principio sia affermato in alcuni Stati membri e in alcuni settori
         della legislazione alimentare, in altri settori esso non è esplicito o la responsabilità viene assunta dalle autorità competenti
         dello Stato membro attraverso lo svolgimento di attività di controllo. Tali disparità possono creare ostacoli al commercio
         e distorsioni della concorrenza tra operatori del settore alimentare di Stati membri diversi».
      
      17     All'art. 3, punto 3, del regolamento n. 178/2002 figura la seguente definizione:
      «“operatore del settore alimentare”, la persona fisica o giuridica responsabile di garantire il rispetto delle disposizioni
         della legislazione alimentare nell'impresa alimentare posta sotto il suo controllo».
      
      18     L’art. 17 del detto regolamento, intitolato «Obblighi», dispone:
      «1.      Spetta agli operatori del settore alimentare e dei mangimi garantire che nelle imprese da essi controllate gli alimenti o
         i mangimi soddisfino le disposizioni della legislazione alimentare inerenti alle loro attività in tutte le fasi della produzione,
         della trasformazione e della distribuzione e verificare che tali disposizioni siano soddisfatte.
      
      2.      Gli Stati membri applicano la legislazione alimentare e controllano e verificano il rispetto delle pertinenti disposizioni
         della medesima da parte degli operatori del settore alimentare e dei mangimi, in tutte le fasi della produzione, della trasformazione
         e della distribuzione.
      
      A tal fine essi organizzano un sistema ufficiale di controllo e altre attività adatte alle circostanze, tra cui la comunicazione
         ai cittadini in materia di sicurezza e di rischio degli alimenti e dei mangimi, la sorveglianza della sicurezza degli alimenti
         e dei mangimi e altre attività di controllo che abbraccino tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione.
      
      Gli Stati membri determinano inoltre le misure e le sanzioni da applicare in caso di violazione della legislazione sugli alimenti
         e sui mangimi. Le misure e le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive».
      
      19     L’art. 1 della direttiva del Consiglio 25 luglio 1985, 85/374/CEE, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative,
         regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi (GU L 210,
         pag. 29; in prosieguo: la «direttiva»), dispone:
      
      «Il produttore è responsabile del danno causato da un difetto del suo prodotto».
      20     Ai sensi dell'art. 3 di questa stessa direttiva:
      «1.      Il termine “produttore” designa il fabbricante di un prodotto finito, il produttore di una materia prima o il fabbricante
         di una parte componente, nonché ogni persona che, apponendo il proprio nome, marchio o altro segno distintivo sul prodotto,
         si presenta come produttore dello stesso. 
      
      2.      Senza pregiudizio della responsabilità del produttore, chiunque importi un prodotto nella Comunità europea ai fini della vendita,
         della locazione, del “leasing” o di qualsiasi altra forma di distribuzione nell’ambito della sua attività commerciale, è considerato
         produttore del medesimo ai sensi della presente direttiva ed è responsabile allo stesso titolo del produttore. 
      
      3.      Quando non può essere individuato il produttore del prodotto si considera tale ogni fornitore a meno che quest’ultimo comunichi
         al danneggiato, entro un termine ragionevole, l’identità del produttore o della persona che gli ha fornito il prodotto. Le
         stesse disposizioni si applicano ad un prodotto importato, qualora questo non rechi il nome dell’importatore di cui al paragrafo 2,
         anche se è indicato il nome del produttore».
      
       Normativa nazionale
      21     Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, recante attuazione delle direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE concernenti l'etichettatura,
         la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari (Supplemento ordinario alla GURI  n. 39 del 17 febbraio 1992), è stato modificato dal decreto legislativo 23 giugno 2003, n. 181, recante attuazione della direttiva
         2000/13/CE relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura e la presentazione
         dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità (GURI n. 167 del 21 luglio 2003; in prosieguo: il «decreto legislativo
         n. 109/92»).
      
      22     L’art. 12, n. 3, del decreto legislativo n. 109/92 dispone:
      «Al titolo alcolometrico si applicano le seguenti tolleranze in più o in meno, espresse in valori assoluti: 
      (…)
      d)      0,3% vol. per le bevande diverse da quelle indicate alle lettere a), b) e c)».
      23     L’art. 18, n. 3, di detto decreto legislativo prevede:
      «La violazione delle disposizioni [dell'art. 12] è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro seicento a euro
         tremilacinquecento».
      
       Controversia nella causa principale e questioni pregiudiziali
      24     La Jürgen Weber GmbH produce in Germania una bevanda alcolica, denominata «amaro alle erbe», sulla cui etichetta viene indicato
         un titolo alcolometrico volumico di 35%.
      
      25     Il 13 marzo 2003, le competenti autorità sanitarie regionali prelevavano cinque campioni di tale bevanda in un punto di vendita,
         appartenente alla rete della Lidl Italia, situato a Monselice.
      
      26     Dalle analisi di tali campioni, effettuate in laboratorio il 17 marzo 2003, risultava un titolo alcolometrico volumico effettivo
         del 33,91%, inferiore a quello menzionato nell'etichetta del prodotto interessato.
      
      27     Successivamente, la Lidl Italia chiedeva una controperizia. A tal fine, altri campioni del prodotto controverso venivano prelevati
         e le analisi di questi ultimi, effettuate da un laboratorio il 20 novembre 2003, rivelavano un titolo alcolometrico volumico
         effettivo che, per quanto più elevato, e cioè del 34,54%, era sempre inferiore a quello figurante sull'etichetta del detto
         prodotto.
      
      28     Con verbale del 3 luglio 2003, le competenti autorità sanitarie regionali contestavano alla Lidl Italia la violazione dell'art. 12,
         n. 3, lett. d), del decreto legislativo n. 109/92, in quanto il titolo alcolometrico volumico effettivo della bevanda in questione
         era inferiore a quello figurante sulla sua etichetta, tenendo conto del margine di tolleranza dello 0,3%.
      
      29     Al termine di un procedimento amministrativo, il Comune di Arcole, con provvedimento del suo direttore generale del 23 dicembre
         2004, constatava l'esistenza di un'infrazione e, ai sensi dell'art. 18, n. 3, del decreto legislativo n. 109/92, ingiungeva
         alla Lidl Italia di pagare una sanzione amministrativa pecuniaria di EUR 3 115.
      
      30     La Lidl Italia proponeva ricorso contro tale provvedimento amministrativo dinanzi al Giudice di pace di Monselice.
      31     Il giudice del rinvio rileva che la Lidl Italia ha sostenuto dinanzi ad esso che le prescrizioni comunitarie in materia di
         etichettatura dei prodotti e degli alimenti destinati ad essere consegnati come tali non si rivolgono all'operatore economico
         che si limita a commercializzare l'alimento, ma riguardano esclusivamente il fabbricante di tale alimento.
      
      32     Il distributore, infatti, non potrebbe essere a conoscenza del carattere esatto o erroneo delle informazioni figuranti sull'etichetta
         apposta sul prodotto dal produttore e non potrebbe in nessun caso intervenire nella fabbricazione del prodotto né nella redazione
         dell'etichetta con la quale quest'ultimo è venduto al consumatore finale.
      
      33     Il giudice del rinvio aggiunge che la Lidl Italia ha fatto valere inoltre che, nel diritto comunitario, il principio della
         responsabilità del produttore risulta anche dalla direttiva 85/374.
      
      34     Alla luce di quanto sopra, il Giudice di pace di Monselice, ritenendo che l'interpretazione della normativa comunitaria fosse
         necessaria per la soluzione della controversia a lui sottoposta, ha deciso di sospendere il giudizio e di proporre alla Corte
         le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se la direttiva 2000/13/CE (…), per quanto riguarda i prodotti preconfezionati di cui all'articolo 1 della [detta] direttiva
         (…), debba essere interpretata nel senso che gli obblighi normativi in essa previsti, ed in particolare quelli di cui agli
         articoli 2, 3 e 12, debbano essere considerati imposti esclusivamente al produttore dell'alimento preconfezionato.
      
      2)      In caso di risposta affermativa al primo quesito, se gli articoli 2, 3 e 12 della direttiva 2000/13/CE debbano essere interpretati
         nel senso che escludono che il semplice distributore, situato all'interno di uno Stato membro, di un prodotto preconfezionato
         (come definito dall'articolo 1 della direttiva 2000/13/CE) da un operatore situato in uno Stato membro diverso dal primo –
         possa essere considerato responsabile di una violazione contestata da un'Autorità pubblica, consistente nella differenza tra
         il valore (nella fattispecie titolo alcolometrico) indicato dal produttore sull'etichetta del prodotto alimentare preconfezionato
         e venga di conseguenza sanzionato anche se lo stesso (il semplice distributore) si limita a commercializzare il prodotto alimentare
         così come consegnato dal produttore dell'alimento stesso».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      35     Con le sue due questioni, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se gli artt. 2,
         3 e 12 della direttiva 2000/13 debbano essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa di uno Stato membro, come
         quella controversa nella causa principale, che prevede la possibilità per un operatore, stabilito in tale Stato membro, che
         distribuisce una bevanda alcolica destinata ad essere consegnata come tale, ai sensi dell'art. 1 della detta direttiva, e
         prodotta da un operatore stabilito in un altro Stato membro, di essere considerato responsabile di una violazione di detta
         normativa, constatata da una pubblica autorità, derivante dall'inesattezza del titolo alcolometrico volumico indicato dal
         produttore sull'etichetta di detto prodotto, e di subire conseguentemente una sanzione amministrativa pecuniaria, mentre si
         limita, nella sua qualità di semplice distributore, a commercializzare tale prodotto così come a lui consegnato dal produttore.
      
      36     L’art. 2, n. 1, della direttiva 2000/13 vieta in particolare che l'etichettatura e le modalità con le quali essa è effettuata
         inducano l'acquirente in errore su una delle caratteristiche dei prodotti alimentari.
      
      37     Questo divieto generale è concretizzato all'art. 3, n. 1, di detta direttiva che contiene un elenco tassativo di indicazioni
         che devono obbligatoriamente figurare nell'etichetta dei prodotti alimentari destinati ad essere consegnati come tali al consumatore
         finale.
      
      38     Per quanto riguarda le bevande con contenuto alcolico superiore all'1,2% in volume, come la bevanda denominata «amaro alle
         erbe» di cui trattasi nella causa principale, il punto 10 di detta disposizione impone l'indicazione del titolo alcolometrico
         volumico effettivo nell'etichetta delle bevande stesse.
      
      39     Le modalità per l'indicazione del titolo alcolometrico volumico, di cui all'art. 12, secondo comma, della direttiva 2000/13,
         sono disciplinate dalla direttiva 87/250, il cui art. 3, n. 1, prevede un margine di tolleranza in più o in meno dello 0,3%.
      
      40     Se discende così dal combinato disposto degli artt. 2, 3 e 12 della direttiva 2000/13 che l'etichettatura di talune bevande
         alcoliche, come quella di cui trattasi nella causa principale, deve indicare, salvo un certo margine di tolleranza, il titolo
         alcolometrico volumico effettivo di queste ultime, non è meno vero che tale direttiva, contrariamente ad altri atti comunitari
         che impongono obblighi in materia di etichettatura (v., in particolare, la direttiva controversa nella causa C‑40/04, in cui
         è stata pronunciata la sentenza 8 settembre 2005, Yonemoto, Racc. pag. I‑7755), non designa l'operatore che deve adempiere
         tale obbligo in materia di etichettatura e non contiene neppure alcuna norma ai fini della designazione dell'operatore che
         può essere considerato responsabile in caso di violazione di detto obbligo.
      
      41     Pertanto, non risulta dalla formulazione degli artt. 2, 3 e 12 né del resto da quella di altre disposizioni della direttiva
         2000/13 che, in forza di detta direttiva, il controverso obbligo in materia di etichettatura sia, come sostiene la Lidl Italia,
         imposto esclusivamente al produttore di tali bevande alcoliche o che tale direttiva escluda che il distributore sia considerato
         responsabile in caso di violazione di questo stesso obbligo.
      
      42     D'altro canto, secondo una giurisprudenza costante, ai fini dell'interpretazione di una norma di diritto comunitario si deve
         tener conto non soltanto del suo tenore letterale, ma anche del sistema e del contesto della norma e degli scopi perseguiti
         dalla normativa di cui essa fa parte (v., in questo senso, in particolare, sentenze 17 settembre 1997, causa C‑83/96, Dega,
         Racc. pag. I‑5001, punto 15, e 13 novembre 2003, causa C‑294/01, Granarolo, Racc. pag. I‑13429, punto 34).
      
      43     Orbene, da un esame sistematico degli artt. 2, 3 e 12 della direttiva 2000/13, del contesto in cui essi si collocano nonché
         degli obiettivi perseguiti da tale direttiva risulta una serie sufficiente di indizi concordanti che consentono di giungere
         alla conclusione che la direttiva stessa non osta ad una normativa nazionale, come quella controversa nella causa principale,
         ai sensi della quale un distributore può essere considerato responsabile di una violazione dell'obbligo in materia di etichettatura
         imposto da dette disposizioni.
      
      44     Infatti, per quanto riguarda, in primo luogo, il sistema delle citate disposizioni della direttiva 2000/13 e il contesto nel
         quale esse si collocano, è importante rilevare che altre disposizioni di tale direttiva si riferiscono ai distributori nell'ambito
         dell'adempimento di taluni obblighi in materia di etichettatura.
      
      45     Ciò si verifica in particolare nel caso dell'art. 3, n. 1, punto 7, di detta direttiva, che include tra le indicazioni obbligatorie
         in materia di etichettatura «il nome o la ragione sociale e l'indirizzo del fabbricante o del condizionatore o di un venditore
         stabilito nella Comunità».
      
      46     Per quanto riguarda la disposizione, identica a quella di tale punto 7, di cui all'art. 3, n. 1, punto 6, della direttiva
         del Consiglio 18 dicembre 1978, 79/112/CEE, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura
         e la presentazione dei prodotti alimentari destinati al consumatore finale, nonché la relativa pubblicità (GU 1979, L 33,
         pag. 1), direttiva abrogata e sostituita dalla direttiva 2000/13, la Corte ha già dichiarato che tale disposizione ha come
         obiettivo principale quello di consentire che i responsabili del prodotto, tra i quali, oltre ai produttori e ai condizionatori,
         si trovano anche i venditori, siano facilmente identificabili dal consumatore finale affinché quest'ultimo possa, se del caso,
         comunicare loro le sue critiche positive o negative relative al prodotto acquistato (v., in questo senso, citata sentenza
         Dega, punti 17 e 18).
      
      47     Per quanto riguarda, in secondo luogo, la finalità della direttiva 2000/13, sia dal sesto ‘considerando’ di tale direttiva
         sia dal suo art. 2 discende che essa è stata concepita con l'intento di informare e tutelare il consumatore finale dei prodotti
         alimentari, segnatamente per quanto concerne la natura, l'identità, le qualità, la composizione, la quantità, la conservazione,
         l'origine o la provenienza e il modo di fabbricazione o di ottenimento di questi prodotti (v., per quanto riguarda la direttiva
         79/112, citata sentenza Dega, punto 16).
      
      48     La Corte ha dichiarato che, se una materia non è disciplinata da una direttiva a causa dell'armonizzazione incompleta che
         essa comporta, gli Stati membri restano in linea di principio competenti a prescrivere norme in materia, purché tuttavia tali
         norme non siano tali da compromettere seriamente il risultato prescritto dalla direttiva di cui trattasi (citata sentenza
         Granarolo, punto 45).
      
      49     Orbene, una normativa nazionale, come quella controversa nella causa principale, che prevede, in caso di violazione di un
         obbligo in materia di etichettatura imposto dalla direttiva 2000/13, la responsabilità non solo dei produttori ma anche dei
         distributori non è assolutamente tale da compromettere il risultato prescritto da tale direttiva.
      
      50     Al contrario, una siffatta normativa, in quanto dà una definizione ampia della cerchia degli operatori che possono essere
         considerati responsabili di violazioni degli obblighi in materia di etichettatura contenuti nella direttiva 2000/13, è manifestamente
         idonea a contribuire al conseguimento dell'obiettivo di informazione e di protezione del consumatore finale dei prodotti alimentari
         perseguito da tale direttiva.
      
      51     Questa conclusione non può essere rimessa in discussione dall'argomento, sollevato dalla Lidl Italia sia dinanzi al giudice
         del rinvio sia dinanzi alla Corte, secondo il quale il diritto comunitario imporrebbe il principio della responsabilità esclusiva
         del produttore per quanto riguarda l'esattezza delle indicazioni figuranti nell'etichetta dei prodotti destinati ad essere
         consegnati come tali al consumatore finale, principio che risulterebbe anche dalla direttiva 85/374.
      
      52     Al riguardo, si deve innanzi tutto constatare che il diritto comunitario non sancisce un siffatto principio generale.
      53     Al contrario, anche se il regolamento n. 178/2002 non è applicabile ratione temporis ai fatti della causa principale, dall'art. 17,
         n. 1, di detto regolamento, intitolato «Obblighi», risulta che spetta agli operatori del settore alimentare garantire che
         nelle imprese da essi controllate gli alimenti soddisfino le disposizioni della legislazione alimentare inerenti alle loro
         attività in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione e verificare che tali disposizioni
         siano soddisfatte.
      
      54     Per quanto riguarda poi la direttiva 85/374, è giocoforza constatare che tale direttiva non è pertinente nel contesto di una
         situazione come quella di cui trattasi nella causa principale.
      
      55     Infatti, la responsabilità del distributore per infrazioni alla normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari,
         che espone detto distributore in particolare al pagamento di sanzioni amministrative pecuniarie, è estranea al campo di applicazione
         specifico del regime di responsabilità oggettiva istituito dalla direttiva 85/374.
      
      56     Pertanto, gli eventuali principi in materia di responsabilità che la direttiva 85/374 comporterebbe non sono trasponibili
         nel contesto degli obblighi in materia di etichettatura prescritti dalla direttiva 2000/13.
      
      57     In ogni caso, la direttiva 85/374 prevede effettivamente, al suo art. 3, n. 3, una responsabilità, per quanto limitata, del
         fornitore nella sola ipotesi in cui il produttore non possa essere individuato (sentenza 10 gennaio 2006, causa C‑402/03,
         Skov e Bilka, Racc. pag. I‑199, punto 34).
      
      58     Infine, occorre ricordare che, secondo una giurisprudenza costante della Corte relativa all'art. 10 CE, pur conservando la
         scelta delle sanzioni, gli Stati membri devono segnatamente vegliare a che le violazioni del diritto comunitario siano punite,
         sotto il profilo sostanziale e procedurale, in forme analoghe a quelle previste per le violazioni del diritto interno simili
         per natura e importanza e che, in ogni caso, conferiscano alla sanzione stessa un carattere effettivo, proporzionale e dissuasivo
         (v., in particolare, sentenza 3 maggio 2005, cause riunite C‑387/02, C‑391/02 e C‑403/02, Berlusconi e a., Racc. pag. I‑3565,
         punto 65 e giurisprudenza ivi citata).
      
      59     Nei limiti così posti dal diritto comunitario, spetta in linea di principio al diritto nazionale fissare le modalità secondo
         le quali un distributore può essere considerato responsabile di una violazione dell'obbligo in materia di etichettatura imposto
         dagli artt. 2, 3 e 12 della direttiva 2000/13 e, in particolare, disciplinare la ripartizione delle responsabilità rispettive
         dei vari operatori che intervengono nell'immissione in commercio del prodotto alimentare considerato.
      
      60     Alla luce di tutto quanto precede, occorre risolvere le questioni sollevate dichiarando che gli artt. 2, 3 e 12 di direttiva
         2000/13 devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa di uno Stato membro, come quella controversa
         nella causa principale, che prevede la possibilità per un operatore, stabilito in tale Stato membro, che distribuisce una
         bevanda alcolica destinata ad essere consegnata come tale, ai sensi dell'art. 1 di detta direttiva, e prodotta da un operatore
         stabilito in un altro Stato membro, di essere considerato responsabile di una violazione di detta normativa, constatata da
         una pubblica autorità, derivante dall'inesattezza del titolo alcolometrico volumico indicato dal produttore sull'etichetta
         di detto prodotto, e di subire conseguentemente una sanzione amministrativa pecuniaria, mentre esso si limita, nella sua qualità
         di semplice distributore, a commercializzare tale prodotto così come a lui consegnato da detto produttore.
      
       Sulle spese
      61     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
      Gli artt. 2, 3 e 12 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 marzo 2000, 2000/13/CE, relativa al ravvicinamento
            delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa
            pubblicità, devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa di uno Stato membro, come quella controversa
            nella causa principale, che prevede la possibilità per un operatore, stabilito in tale Stato membro, che distribuisce una
            bevanda alcolica destinata ad essere consegnata come tale, ai sensi dell'art. 1 di detta direttiva, e prodotta da un operatore
            stabilito in un altro Stato membro, di essere considerato responsabile di una violazione di detta normativa, constatata da
            una pubblica autorità, derivante dall'inesattezza del titolo alcolometrico volumico indicato dal produttore sull'etichetta
            di detto prodotto, e di subire conseguentemente una sanzione amministrativa pecuniaria, mentre esso si limita, nella sua qualità
            di semplice distributore, a commercializzare tale prodotto così come a lui consegnato da detto produttore.
      Firme
      * Lingua processuale: l'italiano.