CELEX: 62013FJ0120
Language: it
Date: 2014-09-10 00:00:00
Title: SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Terza Sezione) 10 settembre 2014.#KE contro Agenzia ferroviaria europea (AFE).#Funzione pubblica – Agente temporaneo – Non rinnovo di un contratto a tempo determinato – Personale di agenzia – Riduzione degli organici – Quadro finanziario pluriennale dell’AFE – Soppressione di due posti dalla tabella degli organici – Rispetto delle formalità sostanziali – Diritto di essere sentiti – Direttive interne – Interesse del servizio.#Causa F‑120/13.

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Terza Sezione)
   10 settembre 2014 (
         *1
      ) (
         i
      )
   «Funzione pubblica – Agente temporaneo – Non rinnovo di un contratto a tempo determinato – Personale di agenzia – Riduzione degli organici – Quadro finanziario pluriennale dell’AFE – Soppressione di due posti dalla tabella degli organici – Rispetto delle formalità sostanziali – Diritto di essere sentiti – Direttive interne – Interesse del servizio»
   Nella causa F‑120/13,
   avente ad oggetto un ricorso proposto ai sensi dell’articolo 270 TFUE,
   
      KE, ex agente temporaneo dell’Agenzia ferroviaria europea, residente in Bruxelles (Belgio), rappresentata da S.A. Pappas, avvocato,
   ricorrente,
   contro
   
      Agenzia ferroviaria europea (AFE), rappresentata da G. Stärkle, in qualità di agente, assistito da B. Wägenbaur, avvocato,
   convenuta,
   IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA (Terza Sezione),
   composto da S. Van Raepenbusch, presidente, E. Perillo e J. Svenningsen (relatore), giudici,
   cancelliere: X. Lopez Bancalari, amministratore
   vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 18 giugno 2014,
   ha pronunciato la seguente
   
      Sentenza
   
   
            1
         
         
            Con ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 12 dicembre 2013, KE chiede l’annullamento della decisione del direttore esecutivo dell’Agenzia ferroviaria europea (AFE o, in prosieguo: l’«Agenzia»), del 22 marzo 2013, con la quale quest’ultimo ha confermato alla ricorrente che il suo contratto di agente temporaneo sarebbe scaduto alla data prevista in tale contratto, e cioè il 30 settembre successivo.
         
      
      Contesto normativo
   
   
      
         Regime applicabile agli altri agenti dell’Unione europea
      
   
   
            2
         
         
            Ai sensi dell’articolo 2, lettera a), del Regime applicabile agli altri agenti dell’Unione europea, nella sua versione applicabile nella fattispecie (in prosieguo: il «RAA»), è considerato agente temporaneo, ai sensi del detto regime «l’agente assunto per occupare un impiego, compreso nella tabella degli organici allegata alla sezione del bilancio relativa ad ogni istituzione e al quale le autorità competenti in materia di bilancio abbiano conferito un carattere temporaneo».
         
      
            3
         
         
            L’articolo 8, primo comma, del RAA dispone:
            «Il contratto di un agente temporaneo di cui all’articolo 2, lettera a), può essere concluso per una durata determinata o indeterminata. Il contratto di durata determinata di detto agente può essere rinnovato una sola volta per una durata determinata. Qualsiasi rinnovo successivo di tale contratto diventa di durata indeterminata».
         
      
            4
         
         
            All’interno del capitolo relativo alla «[r]isoluzione del contratto», l’articolo 47, lettera b), i), del RAA, prevede che, oltre che per decesso, il contratto dell’agente temporaneo si risolve, «per i contratti a tempo determinato (…) alla data stabilita nel contratto».
         
      
      
         Il regolamento n. 881/2004
      
   
   
            5
         
         
            Ai sensi dell’articolo 22 del regolamento (CE) n. 881/2004, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che istituisce un’Agenzia ferroviaria europea (GU L 164, pag. 1), quale modificato dal regolamento n. 1335/2008, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, l’AFE è un organismo dell’Unione europea, dotato di personalità giuridica e rappresentato dal suo direttore esecutivo.
         
      
            6
         
         
            L’articolo 24, dal titolo «Personale», del regolamento n. 881/2004 dispone:
            «1.   Al personale dell’Agenzia si applicano lo [S]tatuto del personale [dell’Unione europea], il [RAA] e la regole adottate congiuntamente dalle istituzioni [dell’Unione] per l’applicazione di detti [S]tatuto e [R]egime.
            2.   Fatto salvo l’articolo 26, l’Agenzia esercita, in materia di personale, i poteri conferiti da detto [S]tatuto dei funzionari e da detto [R]egime all’autorità che ha il potere di nomina e all’autorità autorizzata a sottoscrivere contratti.
            3.   Fatto salvo l’articolo 26, paragrafo 1, il personale dell’Agenzia è composto da:
            (…)
            
                     –
                  
                  
                     altri agenti nel senso inteso dal [RAA], assegnati a compiti esecutivi o di segreteria.
                  
               (…)».
         
      
      
         La decisione del 2 ottobre 2008 dell’AFE
      
   
   
            7
         
         
            Il 2 ottobre 2008, il direttore esecutivo dell’AFE ha adottato la decisione 150/09.08 concernente la politica di rinnovo dei contratti degli agenti temporanei presso l’Agenzia (in prosieguo: la «decisione del 2 ottobre 2008»). I punti di tale decisione si riferiscono in particolare all’articolo 8, primo comma, del RAA, al piano pluriennale di politica del personale adottato dal consiglio di amministrazione dell’Agenzia e all’articolo 24, paragrafo 3, del regolamento n. 881/2004.
         
      
            8
         
         
            L’articolo 1 della decisione 2 del ottobre 2008 prevede in particolare che «[l]a durata del periodo di rinnovo dei contratti per gli agenti temporanei quali definiti dall’articolo 24, paragrafo 3, del regolamento (…) n. 881/2004 è (…) per posti a lungo termine, di due anni nel caso del primo rinnovo [; n]el caso di un secondo rinnovo, il contratto diverrà a tempo indeterminato».
         
      
            9
         
         
            Ai sensi dell’articolo 2 della decisione del 2 ottobre 2008, «[n]el caso in cui un contratto possa essere prorogato, l’agente sarà informato dal direttore esecutivo della proroga o meno del suo contratto, in linea di massima sei mesi prima della risoluzione del suo contratto».
         
      
      
         Le linee direttive sulla proroga dei contratti
      
   
   
            10
         
         
            Il 26 novembre 2008, il capo unità «Amministrazione» dell’AFE ha adottato linee direttive relative alla proroga dei contratti (in prosieguo: le «linee direttive»). Queste ultime ricordano che, in applicazione della decisione del 2 ottobre 2008, i membri del personale dipendenti dell’Agenzia saranno informati, in linea di massima con un preavviso di sei mesi, della proroga o meno del loro contratto. Le linee direttive hanno lo scopo di precisare la procedura da seguire in materia.
         
      
            11
         
         
            Nelle linee direttive viene quindi specificato, che il servizio delle risorse umane dell’unità «Amministrazione» (in prosieguo: il «servizio “Risorse umane”») informerà il capo dell’unità interessata almeno otto mesi prima della data di scadenza del contratto dell’agente di cui trattasi mediante un «formulario n. 1». Il capo unità ricorderà poi al titolare del posto la data di scadenza del suo contratto e gli offrirà la possibilità di un colloquio cui parteciperà il valutatore incaricato della redazione del rapporto di evoluzione della carriera dell’agente (in prosieguo: il «REC») entro i cinque giorni lavorativi successivi a tale comunicazione.
         
      
            12
         
         
            Il capo unità redigerà poi una nota al fascicolo, mediante un «formulario n. 2», contenente una valutazione dell’evoluzione del posto stesso e dei compiti ad esso connessi, in particolare un parere, basato segnatamente sulle informazioni risultanti dall’ultimo REC disponibile, in merito all’idoneità o meno da parte del titolare del posto a continuare ad occupare il posto stesso.
         
      
            13
         
         
            Basandosi su tali informazioni il capo unità completerà anche la proposta allegata alla nota del servizio «Risorse umane» (allegato al «formulario n. 1») vertente sul rinnovo o meno del contratto. Egli dovrà poi sottoporre la sua proposta e la nota di accompagnamento per il fascicolo al servizio «Risorse umane» almeno sette mesi prima della risoluzione del contratto. Tale servizio potrà aggiungere commenti alla nota al fascicolo («formulario n. 2»), in particolare sugli impatti di bilancio della proposta e sulla coerenza della proposta stessa rispetto alle prassi esistenti in materia di proroga dei contratti in seno all’Agenzia.
         
      
            14
         
         
            Il servizio «Risorse umane» sottoporrà per approvazione la proposta, accompagnata dai due formulari, al direttore esecutivo il quale lo informerà poi della sua decisione compilando l’allegato al «formulario n. 1». Una volta ricevuta la decisione del direttore esecutivo e nel caso in cui la decisione preveda la risoluzione del contratto, il servizio «Risorse umane» preparerà una lettera, che sarà firmata dal direttore esecutivo, con cui viene ricordata all’agente temporaneo interessato la data di scadenza del suo contratto.
         
      
            15
         
         
            Infine, le linee direttive precisano che i termini devono essere calcolati solo a partire dalla data in cui l’interessato ha ricevuto una notifica o, al più tardi, da quando sia possibile ritenere che l’agente interessato, agendo in modo diligente, sia venuto a conoscenza del contenuto dei documenti, di qualunque natura, a lui comunicati.
         
      
      
         I documenti di bilancio
      
   
   
            16
         
         
            Con decisione del 27 novembre 2012, il consiglio di amministrazione dell’AFE ha adottato il bilancio dell’Agenzia e il suo piano di esercizio per l’anno 2013. Al riguardo, il piano di esercizio per l’anno 2013 precisa che al 31 dicembre 2011 l’AFE contava, nel gruppo di funzioni degli assistenti (AST), dieci agenti temporanei di grado AST 1, che il bilancio dell’Unione aveva autorizzato solo sette impieghi corrispondenti a tale grado e che l’Agenzia aveva deciso di ridurre tale numero a quattro.
         
      
            17
         
         
            Risulta dal piano pluriennale di politica del personale, adottato il 20 marzo 2013 dal consiglio di amministrazione dell’AFE, per il periodo 2014-2016 («Multi-annual Staff Policy Plan 2014-2016 for the European Railway Agency»), che, per quanto riguarda gli impieghi del gruppo di funzioni AST occupati da agenti temporanei al 31 dicembre 2012, essi ammontavano a 42, che il numero di impieghi in tale gruppo di funzioni figurante nel bilancio votato dall’Unione per l’esercizio 2013 era di 40, che quello figurante nel progetto di bilancio dell’Unione per l’esercizio 2014 era di 39 e che, per gli anni 2015 e 2016, il numero previsto era, rispettivamente, di 37 e 36.
         
      
      Fatti
   
   
            18
         
         
            La ricorrente è stata assunta dall’AFE quale assistente di grado AST 3 in forza di un contratto della durata di quattro anni corrispondente al periodo da 1o settembre 2007 al 31 agosto 2011. Dalla lettera del 7 maggio 2007, inviatale dal direttore esecutivo dell’Agenzia, nella sua qualità di autorità abilitata a concludere i contratti di assunzione (in prosieguo: l’«AACC»), risulta che tale contratto le è stato proposto conformemente all’articolo 2, lettera a), nonché agli articoli da 8 a 50 del RAA.
         
      
            19
         
         
            Il 5 maggio 2011, tale contratto è stato prorogato sino al 30 settembre 2013 mediante una clausola addizionale convenuta tra l’AFE e la ricorrente.
         
      
            20
         
         
            Su sua domanda, la ricorrente è stata trasferita dal servizio «Finanze» dell’unità «Amministrazione» all’«Ufficio del direttore esecutivo» («Executive Director’s Office»), servizio «Comunicazione», dell’AFE al fine di svolgervi, in particolare, compiti di comunicazione. Tale riassegnazione decorreva dal 16 febbraio 2012 e si accompagnava al trasferimento dell’impiego della ricorrente ai servizi della direzione (Directorate) dell’Agenzia. Nella decisione di riassegnazione, di pari data, era altresì precisato che si trattava di una riassegnazione nell’interesse del servizio e, inoltre, che il capo unità della ricorrente, nella sua qualità di nuovo superiore gerarchico diretto di quest’ultima, era tenuto ad aggiornare la descrizione del posto della ricorrente per rispecchiare le mansioni e i compiti di cui ella sarebbe stata ormai incaricata.
         
      
      
         Il procedimento che ha portato all’adozione della decisione impugnata
      
   
   
            21
         
         
            Il 22 febbraio 2013, il capo servizio «Risorse umane» ha inviato al capo unità della ricorrente una nota nella quale gli chiedeva, conformemente alla decisione del 2 ottobre 2008, di volergli comunicare il suo parere, compilando la parte che lo riguardava del formulario allegato, dal titolo «Nota al fascicolo», entro e non oltre il 15 marzo 2013, al fine di poter informare le parti interessate sulla questione del rinnovo o meno del contratto della ricorrente che sarebbe scaduto il 30 settembre seguente.
         
      
            22
         
         
            Nel corso di un colloquio intervenuto il 14 marzo 2013, la ricorrente è stata oralmente informata dal suo capo unità dell’intenzione di quest’ultimo di non chiedere il rinnovo del suo contratto. Secondo la ricorrente, il capo unità le avrebbe spiegato che ella era stata trasferita con il suo posto ai servizi della direzione dell’Agenzia solo per svolgere compiti di comunicazione, ma era risultato che ella non aveva né la formazione né le competenze tecniche per poter operare in tale impiego ormai dipendente dalla direzione dell’Agenzia. Pertanto, non sarebbero stati invocati in tale contesto, per giustificare il non rinnovo del suo contratto, imperativi di natura finanziaria comportanti la soppressione del posto da lei occupato.
         
      
            23
         
         
            La ricorrente, nella sua risposta ad una misura di organizzazione del procedimento, ha asserito che, nel corso di tale colloquio, che sarebbe durato una ventina di minuti, ella aveva sostenuto, dal canto suo, che, a seguito del suo trasferimento alla direzione dell’Agenzia, la descrizione del suo posto avrebbe dovuto essere adeguata dal suo capo unità, cosa che questi aveva omesso di fare. Pertanto, la ricorrente ha dichiarato nella sua menzionata risposta che «[e]lla non comprendeva (…) perché le fosse ora contestato il fatto di non avere le competenze necessarie per un posto di comunicazione, quando il suo era un posto di sostegno finanziario e amministrativo». Nella stessa risposta, ella ha imputato al suo capo unità, a questo proposito, di non averla sufficientemente coinvolta nelle questioni finanziarie dei servizi della direzione dell’Agenzia.
         
      
            24
         
         
            L’Agenzia ha dal canto suo affermato, all’udienza, che la questione del rinnovo del contratto doveva inizialmente essere discussa nel corso di un colloquio previsto per il 13 marzo 2013, ma che tale colloquio non era alla fine avvenuto per l’assenza della ricorrente. Nel corso della mattinata del 14 marzo 2013, la ricorrente e il capo unità si sarebbero allora incontrati per discutere di tale questione e avrebbero convenuto di discuterne di nuovo durante la giornata, come è avvenuto in serata nel corso di un colloquio che, secondo l’Agenzia, è durato circa un’ora.
         
      
            25
         
         
            Lo stesso 14 marzo 2013, il capo unità ha affermato, nella nota al fascicolo sottoposta dal servizio «Risorse umane», sotto la voce «Valutazione dell’evoluzione del posto in sé e dei relativi compiti», che il «posto coperto dal titolare era stato creato per venire incontro al suo desiderio di acquisire esperienza al di fuori del settore finanziario». Vi era altresì precisato che, «[p]er realizzare la riduzione dei posti [del gruppo di funzioni] AST, nell’ambito del bilancio 2013 dell’U[nione europea] e di quelli degli anni successivi, e nell’interesse generale dell’Agenzia, è stato deciso di non rinnovare tale posto». Per quanto riguarda la rubrica relativa al «[p]arere sulle attitudini del titolare a continuare ad occupare il posto», egli ha affermato che, «[a] seguito del venir meno del posto, esso non [era] pertinente».
         
      
            26
         
         
            Con lettera del 22 marzo 2013, controfirmata dalla ricorrente il 25 marzo successivo, il direttore esecutivo dell’AFE le ha confermato che il suo contratto di lavoro, «efficace dal [1o ottobre] 2007, [sarebbe giunto] a scadenza il 30 [settembre] 2013» (in prosieguo: la «decisione impugnata»). La ricorrente, a seguito di propria richiesta formulata con messaggio di posta elettronica il 27 marzo 2013, ha ricevuto copia della nota al fascicolo che accompagnava la proposta di non rinnovo del suo contratto.
         
      
            27
         
         
            Il 2 aprile 2013 il capo del servizio «Risorse umane» ha firmato la parte del formulario riguardante tale servizio, cancellando la rubrica «Implicazioni di bilancio della proposta, coerenza con la prassi esistente in seno all’organizzazione e ogni altra informazione ritenuta necessaria» e, di conseguenza, non formulando alcun commento sotto tale rubrica.
         
      
            28
         
         
            Il 7 maggio 2013, la ricorrente, sul fondamento dell’articolo 90, paragrafo 2, dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea (in prosieguo: lo «Statuto»), ha presentato un reclamo contro la decisione impugnata. A sostegno di tale reclamo, ella faceva valere il mancato rispetto della procedura da parte dell’AACC in quanto il suo capo unità «non [l’aveva] informata dell’avvio dell’iter di rinnovo, né della possibilità di avere una discussione», l’esistenza di un errore manifesto di valutazione quanto all’esigenza di sopprimere il posto della ricorrente e quanto all’interesse generale dell’Agenzia a non rinnovare il suo contratto, e la mancata presa in considerazione, nella decisione impugnata, degli interessi della ricorrente, in particolare del fatto che, in caso di rinnovo del suo contratto, quest’ultimo sarebbe stato trasformato in contratto a tempo indeterminato.
         
      
      
         La decisione di rigetto del reclamo
      
   
   
            29
         
         
            Con decisione del 5 settembre 2013, l’AACC ha respinto il reclamo (in prosieguo: la «decisione di rigetto del reclamo»).
         
      
            30
         
         
            Al riguardo, l’AACC ha affermato che, prima di esporre i suoi argomenti in risposta alla ricorrente, essa intendeva ricordarle il contesto nel quale era intervenuta la decisione impugnata. Essa ha quindi sottolineato che la ricorrente, su sua domanda, era stata trasferita con il suo posto a decorrere dal 16 febbraio 2012 e che era stato deciso, di comune accordo, di modificare le sue attribuzioni nel senso di una prevalenza dei compiti di comunicazione per consentirle di proseguire una carriera presso l’AFE. Tuttavia, a seguito della riforma annunciata e dei tagli di bilancio, in particolare in materia di personale, l’AACC sarebbe stata posta di fronte a prospettive negative e costretta, su richiesta della Commissione europea, a ridurre il proprio personale sopprimendo tre posti del gruppo di funzioni AST.
         
      
            31
         
         
            La decisione di rigetto del reclamo precisava che tale riduzione del personale avrebbe dovuto proseguire sotto il controllo e la sollecitazione della Commissione che, nel suo parere del 6 marzo 2013 sul piano pluriennale di politica del personale dell’AFE per il periodo 2014-2016, aveva nuovamente richiesto che l’Agenzia seguisse la politica globale di riduzione del personale delle istituzioni dell’Unione fissata nel 2% all’anno. In questo contesto la direzione avrebbe deciso di sopprimere due posti del gruppo di funzioni AST e di scegliere tali due posti tra i cinque posti coperti da agenti temporanei del gruppo di funzioni AST i cui contratti di lavoro scadevano nel 2013. Il criterio adottato per guidare tale scelta sarebbe stato quello consistente nell’individuare i posti la cui soppressione avrebbe comportato il minor impatto possibile sul funzionamento operativo dell’Agenzia e proprio in applicazione di tale criterio la scelta dell’AFE si sarebbe orientata su un impiego del gruppo di funzioni AST in seno all’unità «Risorse e supporto» e su un impiego sul piano dei servizi della direzione, ossia quello coperto dalla ricorrente.
         
      
            32
         
         
            L’AACC precisava, sempre nella decisione di rigetto del reclamo, che era stato deciso di sopprimere il posto occupato dalla ricorrente e di non rinnovare il suo contratto di assunzione perché il suo capo unità era convinto che il grado di efficienza della ricorrente nell’esecuzione di compiti di base nel settore della comunicazione non avrebbe raggiunto, in un prevedibile futuro, il livello delle esigenze relative a quel tipo di posto. L’AACC asseriva che ciò era stato spiegato oralmente alla ricorrente in occasione del suo colloquio del 14 marzo 2013 con il suo superiore gerarchico.
         
      
            33
         
         
            L’AACC aggiungeva che proprio per questi motivi essa aveva ritenuto che il contratto della ricorrente non potesse essere rinnovato, poiché non avrebbe potuto essere finanziato nell’ambito del bilancio 2014 dell’Agenzia, non era possibile creare nuovi posti del gruppo di funzioni AST e, inoltre, nessun altro posto di tale gruppo di funzioni era o si sarebbe reso vacante in un prossimo futuro, di modo che non era possibile prendere in considerazione un trasferimento della ricorrente ad un’altra unità.
         
      
            34
         
         
            In risposta agli argomenti addotti dalla ricorrente nel suo reclamo, l’AACC ha sostenuto che il non rinnovo del contratto della ricorrente rispettava la decisione del 2 ottobre 2008 poiché l’interessata era stata debitamente informata in tal senso sei mesi prima della risoluzione del suo contratto. Per quanto riguarda la contestazione, da parte della ricorrente, dell’effettivo obbligo di bilancio gravante sull’Agenzia e dell’opportunità della soppressione del suo posto, quali esposti nella nota al fascicolo relativa alla proroga del suo contratto, l’AACC ha sostenuto che il riferimento alla riduzione del numero di posti del gruppo di funzioni AST nel bilancio generale dell’Unione per l’esercizio 2013 e in quelli successivi era sufficiente per le esigenze, in termini di motivazione, di tale nota e che ragioni più dettagliate erano fornite nei documenti ai quali veniva fatto riferimento nella nota stessa.
         
      
            35
         
         
            Per quanto riguarda la presa in considerazione degli interessi della ricorrente, l’AACC ha ricordato che l’interesse del servizio deve prevalere sull’interesse dell’agente e che, in ogni caso, l’interesse dell’agente non può impedire all’amministrazione di procedere ad una razionalizzazione dei suoi servizi ove lo ritenga necessario. L’AACC ricordava infine che, al punto 167 della sentenza AI/Corte di giustizia (F‑85/10, EU:F:2012:97), il Tribunale aveva dichiarato che «l’amministrazione non può avere l’obbligo di proporre una nuova assegnazione a un agente temporaneo le cui prestazioni professionali siano ritenute insoddisfacenti».
         
      
      Conclusioni delle parti
   
   
            36
         
         
            La ricorrente chiede al Tribunale di annullare la decisione impugnata e di condannare l’AFE alle spese.
         
      
            37
         
         
            L’Agenzia conclude per il rigetto del ricorso e per la condanna della ricorrente alle spese.
         
      
      In diritto
   
   
            38
         
         
            A sostegno del suo ricorso, la ricorrente deduce tre motivi, relativi, rispettivamente, a una violazione delle forme sostanziali, a errori manifesti di valutazione e a una violazione del dovere di sollecitudine gravante sull’AFE.
         
      
      
         Sul primo motivo, relativo a una violazione delle forme sostanziali
      
   
   
      Argomenti delle parti
   
   
            39
         
         
            Il primo motivo si suddivide in due parti relative, la prima, a una violazione dei diritti della difesa e, la seconda, a una violazione di una formalità sostanziale comportante una violazione del principio di parità di trattamento.
         
      
            40
         
         
            Al riguardo, basandosi sulla sentenza Lux/Corte dei conti (129/82 e 274/82, EU:C:1984:391, punto 20), la ricorrente sostiene che, anche se direttive interne, quali la decisione del 2 ottobre 2008 e le linee direttive, non possono essere qualificate come norme giuridiche alla cui osservanza l’amministrazione sia tenuta in ogni caso, quest’ultima non può tuttavia scostarsene senza fornire motivi validi al riguardo. Orbene, l’AACC avrebbe violato tale principio nella fattispecie poiché essa non si è scrupolosamente attenuta alla procedura che essa stessa aveva deciso di imporsi. Ciò costituirebbe non solo una violazione del principio di parità di trattamento, ma anche una violazione dei diritti della difesa.
         
      
            41
         
         
            La ricorrente fa altresì valere che il servizio «Risorse umane» ha sollecitato il parere del capo unità in merito al rinnovo del suo contratto solo il 22 febbraio 2013, ossia con un ritardo di una ventina di giorni rispetto a quanto previsto nelle linee direttive, secondo cui tale procedura di consultazione dev’essere avviata almeno otto mesi prima della data di scadenza del contratto di cui trattasi. La ricorrente imputa all’AACC anche il fatto di non averla informata, contrariamente a quanto prevedono le linee direttive, dell’avvio del procedimento di rinnovo né della possibilità di avere un colloquio entro i cinque giorni lavorativi successivi all’avvio di detto procedimento.
         
      
            42
         
         
            Non avendo informato la ricorrente della possibilità di avere un colloquio con il capo unità, cui avrebbe partecipato, se necessario, il suo valutatore, il quale, nella fattispecie, era lo stesso capo unità, l’AACC avrebbe violato il diritto della ricorrente di essere sentita e di far valere i suoi argomenti sulla questione del non rinnovo del suo contratto.
         
      
            43
         
         
            Inoltre, l’AACC avrebbe altresì commesso nella fattispecie una «violazione sostanziale della procedura» in quanto il servizio «Risorse umane», che ha ultimato la nota al fascicolo firmandola il 2 aprile 2013, non sarebbe stato consultato prima dell’adozione della decisione impugnata, avvenuta il 22 marzo precedente. Ciò costituirebbe un’irregolarità rispetto alle disposizioni delle linee direttive poiché si presume che il direttore esecutivo adotti una decisione, sul rinnovo o meno del contratto, alla luce in particolare dei commenti del servizio «Risorse umane», commenti che appunto mancavano. Orbene, tale violazione presenterebbe una particolare importanza nella fattispecie poiché la decisione impugnata si baserebbe essenzialmente su ragioni di bilancio comportanti la necessità di sopprimere dei posti. La ricorrente sostiene altresì che, se la procedura fosse stata rispettata, la decisione impugnata avrebbe potuto essere sostanzialmente diversa.
         
      
            44
         
         
            L’AFE conclude per il rigetto del motivo facendo sostanzialmente valere, in primo luogo, che, nella fattispecie, la ricorrente, in ogni caso, è stata informata della decisione di non rinnovo del suo contratto sei mesi prima della scadenza di tale contratto, il che sarebbe conforme alla decisione del 2 ottobre 2008. In secondo luogo, per quanto riguarda le linee direttive, essa sostiene sostanzialmente che queste ultime sarebbero destinate ad applicarsi solo nei casi in cui vi fosse una possibilità di rinnovare il contratto in questione, il che non si verificherebbe quando, come nella presente causa, il posto interessato dev’essere soppresso per motivi di bilancio.
         
      
      Giudizio del Tribunale
   
   – Considerazioni generali
   
   
            45
         
         
            Nell’ambito del suo primo motivo, la ricorrente contesta, in sostanza, all’Agenzia di aver violato il suo diritto di essere sentita prima dell’adozione della decisione impugnata e di non aver rispettato la procedura da lei stessa istituita al fine di garantire il rispetto di tale diritto.
         
      
            46
         
         
            Sotto tale profilo, occorre in primo luogo constatare che il RAA, in particolare l’articolo 47 di quest’ultimo, non prevede alcuna procedura specifica il cui scopo sia di permettere che un agente temporaneo assunto a tempo determinato sia debitamente sentito prima che venga adottata nei suoi confronti la decisione di non rinnovare il suo contratto, decisione che, per il suo contenuto, è tale da incidere sfavorevolmente sulla situazione lavorativa e personale dell’interessato.
         
      
            47
         
         
            Tuttavia, dinanzi al silenzio delle norme statutarie, un’istituzione o un’agenzia può prevedere procedure e modalità interne che permettano di sentire l’agente temporaneo prima che sia decisa la sorte del suo contratto, in particolare mediante l’adozione di direttive interne, purché l’uso di tale facoltà non conduca a derogare ad una norma esplicita dello Statuto o del RAA (v., in questo senso, sentenze Schneider/Commissione, T‑54/92, EU:T:1994:283, punto 19, e Petrilli/Commissione, F‑98/07, EU:F:2009:7, punto 55, e giurisprudenza ivi citata).
         
      
            48
         
         
            Al riguardo, direttive interne di questo tipo, in una materia in cui l’istituzione o l’agenzia disponga di un ampio potere di valutazione conferito dallo Statuto, possono rivestire la forma di una decisione comunicata a tutto il personale e tesa a garantire ai funzionari e agli agenti interessati un trattamento identico. Quando un’istituzione o un’agenzia adotta una siffatta decisione, quest’ultima dev’essere considerata, in quanto tale, come una regola di condotta indicativa che l’amministrazione si autoimpone e da cui essa non può scostarsi senza precisarne i motivi, a meno di violare il principio di parità di trattamento (v., in questo senso, sentenze Louwage/Commissione, 148/73, EU:C:1974:7, punto 12; Lux/Corte dei conti,EU:C:1984:391, punto 20, e Monaco/Parlamento, T‑92/96, EU:T:1997:105, punto 46; v., per quanto riguarda la valutazione del personale, sentenza Bernard/Europol, F‑99/07 e F‑45/08, EU:F:2009:84, punto 79, e giurisprudenza ivi citata).
         
      
            49
         
         
            Nella fattispecie, le linee direttive, che specificano la procedura da seguire in materia di rinnovo dei contratti di agente temporaneo in seno all’AFE, costituiscono una direttiva interna ai sensi della menzionata giurisprudenza e occorre così constatare che, prevedendo che gli interessati siano informati, in linea di massima, entro un termine di sei mesi prima della scadenza del loro contratto e specificando la procedura da seguire da parte dei servizi dell’Agenzia e che prevede la possibilità per gli interessati di far valere il loro punto di vista, l’AFE, con l’adozione della decisione del 2 ottobre 2008 e delle linee direttive, ha previsto a favore dei propri agenti il diritto di essere sentiti sull’opportunità di rinnovare il loro contratto di assunzione a tempo determinato.
         
      
            50
         
         
            In ogni caso, a partire dalla sua entrata in vigore, il 1o dicembre 2009, in quanto atto avente, in forza dell’articolo 6 TUE, lo stesso valore giuridico dei Trattati, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancisce espressamente, all’articolo 41, il diritto fondamentale di ogni persona «di essere ascoltata prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che le rechi pregiudizio». Orbene, in forza dell’articolo 51 della Carta, detto articolo 41 si rivolge direttamente alle istituzioni, agli organi e organismi dell’Unione, che sono pertanto tenuti ad applicarlo e a rispettarlo, nei limiti indicati dall’articolo 52 della Carta.
         
      
            51
         
         
            È alla luce di tutte queste considerazioni che occorre esaminare il primo motivo.
         
      – Sulla prima parte, relativa a una violazione dei diritti della difesa
   
   
            52
         
         
            In via preliminare, si deve rilevare che la ricorrente, come da lei riconosciuto in particolare all’udienza, era a conoscenza del contenuto della decisione del 2 ottobre 2008 e delle linee direttive, in applicazione delle quali la procedura di rinnovo del suo contratto, avvenuto il 5 maggio 2011, era appunto stata condotta.
         
      
            53
         
         
            Quanto al punto di stabilire se l’Agenzia, nella fattispecie, si sia pienamente conformata alle linee direttive che disciplinano in particolare il dialogo da instaurare tra l’Agenzia e l’agente interessato quanto alle possibilità di rinnovo del suo contratto, risulta dal fascicolo e dalle discussioni intervenute durante l’udienza che la ricorrente è stata informata nel corso del colloquio da lei avuto il 14 marzo 2013 con il suo capo unità delle ragioni per le quali quest’ultimo non intendeva proporre all’AACC di rinnovare il suo contratto di agente temporaneo, ossia, quanto meno a dire della ricorrente, l’inadeguatezza delle sue prestazioni rispetto alle esigenze del posto da lei occupato (v., in questo senso, sentenza Bianchi/ETF, F‑38/06, EU:F:2007:117, punto 66).
         
      
            54
         
         
            Per quanto riguarda le ragioni inizialmente accolte dal capo unità alla base della sua proposta sottoposta all’AACC, anche se ulteriori ragioni sono state alla fine prese in considerazione da quest’ultima nella decisione impugnata e nella decisione di rigetto del reclamo, la ricorrente riconosce di essersi soffermata su tale tema con il suo capo unità il 14 marzo 2013 e di aver così avuto l’occasione di contestare il punto di vista di quest’ultimo sulla qualità delle sue prestazioni e sulla possibilità che esse potessero progredire in futuro per rispondere alle esigenze dell’Agenzia. Pertanto, ella ha effettivamente avuto la possibilità di far valere il proprio punto di vista presso il suo superiore gerarchico prima che l’AACC adottasse, su proposta di quest’ultimo, la decisione impugnata.
         
      
            55
         
         
            L’Agenzia deve tuttavia far sì che l’agente interessato sia chiaramente informato, nell’ambito dell’applicazione delle linee direttive, dell’oggetto del colloquio con il suo superiore gerarchico, affinché egli possa far conoscere utilmente il suo punto di vista prima che venga adottata una decisione che incida in senso sfavorevole nei suoi confronti per quanto riguarda la scadenza del suo contratto di assunzione. Pertanto, anche se le linee direttive non impongono la forma scritta per il dialogo previsto tra il superiore gerarchico e l’agente interessato e se quindi un’informazione sull’oggetto del colloquio può essere orale e derivare dal contesto in cui quest’ultimo si è svolto, una convocazione dell’interessato per iscritto può rivelarsi più appropriata.
         
      
            56
         
         
            Sotto questo profilo, la ricorrente fa valere che, in esito al suo colloquio del 14 marzo 2013, che sarebbe avvenuto solo nella tarda serata e unicamente su sua iniziativa, ella non era stata informata del fatto che la procedura relativa al rinnovo del suo contratto era stata avviata.
         
      
            57
         
         
            A questo proposito, occorre ricordare che la ricorrente ha riconosciuto che, al momento del menzionato colloquio, ella era a conoscenza della decisione del 2 ottobre 2008 e delle linee direttive, e ciò in quanto ella aveva già beneficiato di un rinnovo del suo contratto, il 5 maggio 2011, in applicazione delle stesse linee direttive. Di conseguenza, è poco plausibile che ella non si sia accorta, alla conclusione del suo colloquio del 14 marzo 2013, che la procedura relativa al rinnovo del suo contratto era stata avviata. Inoltre, la circostanza che il colloquio si sia svolto tardivamente non è tale da rimettere in discussione il fatto che ella aveva effettivamente avuto la possibilità di far valere utilmente le sue osservazioni presso il suo capo unità, in particolare quanto al livello delle sue prestazioni professionali, nonché riguardo ai compiti previsti nel suo posto, prima che tale capo unità comunicasse all’AACC la sua proposta relativa al rinnovo del suo contratto.
         
      
            58
         
         
            La ricorrente non poteva neppure ignorare che, ove lo desiderasse, ella aveva la possibilità, espressamente prevista dalle linee direttive, di chiedere, dopo il colloquio del 14 marzo 2013, la prosecuzione del dialogo con il suo capo unità, nella sua qualità di valutatore, ed eventualmente con il superiore gerarchico di quest’ultimo. Anche se non è contestato che il capo unità sia andato in congedo il 15 marzo 2013, nulla impediva alla ricorrente, dopo aver preso conoscenza della posizione di quest’ultimo quanto al seguito da dare al suo contratto, di difendere nuovamente i suoi interessi, in particolare sottoponendo al direttore esecutivo, nella sua qualità di AACC che avrebbe adottato la decisione impugnata, osservazioni, scritte od orali, al fine di convincerlo a non conformarsi alla proposta del capo unità.
         
      
            59
         
         
            Occorre aggiungere al riguardo che otto giorni separano la data del colloquio della ricorrente con il suo capo unità dalla data di adozione della decisione impugnata. Nel corso di tale periodo, la ricorrente aveva ancora la possibilità di integrare il proprio punto di vista per iscritto (v., per analogia, sentenze Sopropé, C‑349/07, EU:C:2008:746, punti da 49 a 52, e Kamino International Logistics, C‑129/13, EU:C:2014:2041, punto 33).
         
      
            60
         
         
            Inoltre, il contenuto del reclamo della ricorrente conferma la sua buona comprensione della decisione impugnata, malgrado il carattere laconico della motivazione di quest’ultima sui motivi che avevano giustificato la sua adozione, il che conferma che ella era stata debitamente informata delle ragioni per le quali il suo capo unità aveva deciso di non chiedere il rinnovo del suo contratto (v., in questo senso, sentenza Solberg/OEDT, F‑124/12, EU:F:2013:157, punto 34).
         
      
            61
         
         
            Da tutto quanto precede risulta che l’Agenzia non ha violato nella fattispecie il diritto della ricorrente di essere sentita prima dell’adozione della decisione impugnata, tanto più che quest’ultima non verte sulla risoluzione di un contratto a tempo determinato, ma sul rinnovo facoltativo di un siffatto contratto (v., per quanto riguarda la portata del diritto di essere sentiti in relazione alla natura dell’atto lesivo, sentenza Bui Van/Commissione, T‑491/08 P, EU:T:2010:191, punti da 75 a 77).
         
      
            62
         
         
            In ogni caso, secondo la giurisprudenza, persino nel caso in cui si sia verificata una violazione dei diritti della difesa, occorre inoltre, perché il motivo sia accoglibile, che, in mancanza di tale irregolarità, il procedimento potesse sfociare in un risultato diverso (sentenza Wunenburger/Commissione, T‑246/04 e T‑71/05, EU:T:2007:34, punto 149, e giurisprudenza ivi citata).
         
      
            63
         
         
            Orbene, a questo proposito, il Tribunale rileva, ad abundantiam, che, nel suo reclamo, la ricorrente ha fatto valere ulteriori argomenti ai quali l’AACC ha risposto confermando la decisione impugnata per motivi sostanzialmente connessi ad imperativi di bilancio. Pertanto, anche se la ricorrente avesse effettivamente utilizzato la facoltà ad essa offerta di chiedere un dialogo più approfondito con il suo superiore gerarchico e avesse così avuto la possibilità di far valere questi stessi argomenti prima dell’adozione della decisione impugnata, l’iter procedurale non sarebbe sfociato in un risultato diverso.
         
      
            64
         
         
            Tenuto conto di quanto precede, occorre pertanto respingere la prima parte del primo motivo.
         
      – Sulla seconda parte, relativa ad una violazione di una formalità sostanziale comportante una violazione del principio di parità di trattamento
   
   
            65
         
         
            In via preliminare, si deve constatare che i termini previsti dalle linee direttive sono soprattutto in funzione dell’obiettivo principale, fissato nella decisione del 2 ottobre 2008, di garantire che l’Agenzia agisca con diligenza affinché l’agente temporaneo il cui contratto giunge a scadenza sia informato, almeno sei mesi prima della data di scadenza di tale contratto, in ordine al rinnovo o meno di quest’ultimo e affinché, pertanto, una decisione al riguardo sia adottata in tempo utile, in particolare perché l’interessato non sia preso alla sprovvista e possa, se del caso, iniziare a cercare un impiego e organizzare un eventuale trasloco dal luogo della sua sede di servizio verso uno Stato membro diverso da quello della sede dell’Agenzia.
         
      
            66
         
         
            Inoltre, risulta dal titolo delle rubriche da compilare a cura del capo unità che la procedura prevista nelle linee direttive mira innanzitutto a raccogliere il parere di quest’ultimo sulla questione se le mansioni relative al posto di cui trattasi siano destinate ad evolversi e se, in particolare alla luce del modo in cui ha espletato le sue mansioni in precedenza – il che forma oggetto di un REC – l’agente temporaneo che occupa tale posto meriti di continuare ad essere utilizzato in tale posto dall’AFE, giustificando con ciò il rinnovo del suo contratto. Come giustamente sottolinea l’AFE, le informazioni raccolte nel corso di tale procedura sono dirette a determinare se l’agente il cui contratto di assunzione scade possa o debba nuovamente essere assunto in tale impiego, il che, tuttavia, presuppone necessariamente che tale impiego figuri, in sede di bilancio, per il futuro, nella tabella degli organici dell’Agenzia.
         
      
            67
         
         
            Occorre altresì ricordare che, in applicazione della giurisprudenza, nel caso in cui i termini indicativi previsti nelle linee direttive non siano rispettati, bisogna inoltre che una siffatta irregolarità abbia potuto avere conseguenze sul contenuto della decisione impugnata (sentenza Wunenburger/Commissione, EU:T:2007:34, punto 149, e giurisprudenza ivi citata).
         
      
            68
         
         
            Orbene, a questo proposito, per quanto riguarda in primo luogo la circostanza che la procedura relativa al rinnovo del suo contratto è stata avviata solo il 22 febbraio 2013, ossia con un ritardo di una ventina di giorni rispetto alla scadenza prevista nelle linee direttive, la ricorrente non dimostra in che modo tale ritardo avrebbe avuto un’influenza sul contenuto della decisione impugnata.
         
      
            69
         
         
            Per quanto riguarda in secondo luogo il fatto che il servizio «Risorse umane» sia stato adito per parere solo dopo l’adozione della decisione impugnata, risulta dalle linee direttive che la consultazione di tale servizio non ha come scopo la valutazione dei meriti dell’agente interessato né quella dell’opportunità, sotto il profilo dell’interesse dell’Agenzia, di rinnovare il contratto dell’interessato. Infatti, le linee direttive si limitano a segnalare che il servizio «Risorse umane»«potrà» aggiungere ogni commento alla nota al fascicolo, in particolare sugli impatti di bilancio della proposta del capo unità e sulla coerenza di tale proposta rispetto alle prassi esistenti in materia di proroga dei contratti in seno all’Agenzia. Pertanto, il servizio «Risorse umane» poteva, in un caso come quello di specie, non formulare alcun commento a margine di una proposta di decisione che, per l’appunto, non poteva provocare alcuna conseguenza di bilancio nella sezione «spese» del bilancio dell’Agenzia dell’anno successivo ed era del resto coerente con la soppressione di un posto da parte dell’autorità di bilancio. Inoltre, nulla fa ritenere che, se il servizio «Risorse umane» avesse compilato la parte del formulario ad esso riservata prima dell’adozione della decisione impugnata, esso avrebbe avuto un commento da formulare.
         
      
            70
         
         
            Infatti, in un caso come quello di specie, in cui l’impiego in questione è destinato ad essere soppresso, gli impatti di bilancio, considerati in termini di spese per il bilancio di esercizio dell’Agenzia, di una proposta diretta a non rinnovare il contratto di agente temporaneo dell’agente che occupa tale impiego sono effettivamente neutri, come sostiene l’AFE, poiché una siffatta decisione si limita a confermare il non utilizzo di stanziamenti che sono stati annullati per il successivo esercizio finanziario. Pertanto, un’eventuale adizione del servizio «Risorse umane», anche se fosse stata effettuata entro i termini indicativi figuranti nelle dette linee direttive, non poteva avere conseguenze sul contenuto e quindi sulla legittimità della decisione impugnata.
         
      
            71
         
         
            In terzo luogo, quanto all’argomento fondato su una violazione da parte dell’AACC del principio di parità di trattamento, esso dev’essere respinto in quanto, da un lato, l’AACC ha spiegato le ragioni, nella fattispecie di bilancio e connesse a una soppressione del posto, per le quali essa non si è attenuta scrupolosamente alla procedura e ai termini indicativi previsti nelle linee direttive e, dall’altro, anche il contratto di un agente temporaneo che si trovava in una situazione analoga a quella della ricorrente si è risolto alla scadenza prevista.
         
      
            72
         
         
            Risulta da quanto precede che la seconda parte e, pertanto, il primo motivo devono essere respinti.
         
      
      
         Sul secondo motivo, relativo ad errori manifesti di valutazione
      
   
   
      Argomenti delle parti
   
   
            73
         
         
            La ricorrente sostiene innanzitutto che, affermando che il posto da lei occupato era stato creato al solo scopo di permetterle di acquisire esperienza al di fuori dell’ambito finanziario, l’AACC ha commesso un errore manifesto di valutazione poiché l’obiettivo del trasferimento della ricorrente, effettuato su sua domanda, era anche e soprattutto quello di permettere all’unità, a cui ella è stata assegnata da ultimo, di avvalersi delle competenze della ricorrente in materia finanziaria. La ricorrente contesta quindi che la scelta di sopprimere il suo posto sia stata quella che consentiva di avere il minor impatto operativo sul funzionamento dell’Agenzia.
         
      
            74
         
         
            La ricorrente contesta altresì che l’AFE fosse obbligata a sopprimere il suo posto per poter rispondere agli obiettivi fissati nelle prospettive di bilancio e finanziarie. Al riguardo, rilevando che, nel suo bilancio 2013, l’Agenzia prevedeva la creazione di due posti di amministratore, ella critica il fatto che lo sforzo di riduzione di tre posti abbia gravato solo sui posti del gruppo di funzioni AST. Ella rileva poi che, sebbene nel suo parere sul piano pluriennale di politica del personale per il periodo 2014-2016 la Commissione abbia raccomandato una riduzione del 2% del personale, la stessa ha anche attirato l’attenzione su un calo del tasso di occupazione dei posti previsti dal piano di esercizio poiché solo 139 posti su 144 erano coperti in seno all’Agenzia. Orbene, dato che l’AFE dal 2010 avrebbe da quattro a sei posti scoperti, la scelta dell AACC avrebbe potuto riguardare la soppressione di uno di tali posti anziché quello della ricorrente. Infine, la ricorrente sostiene che la soppressione richiesta dagli obblighi di bilancio riguardava posti di grado AST 1 e AST 2. Di conseguenza, poiché ella occupava un posto di grado AST 3, e addirittura AST 4 al 6 settembre 2013, il suo posto non avrebbe dovuto essere interessato da tale soppressione.
         
      
            75
         
         
            Inoltre, ella sostiene che il direttore esecutivo non poteva modificare di propria iniziativa il piano di esercizio dell’Agenzia, il quale fissa il numero di posti autorizzati per gruppo di funzioni e per grado per ciascun anno finanziario. Infatti, solo il consiglio di amministrazione dell’Agenzia disporrebbe di tale competenza.
         
      
            76
         
         
            L’Agenzia conclude per il rigetto del motivo in quanto infondato.
         
      
      Giudizio del Tribunale
   
   
            77
         
         
            Occorre ricordare che la decisione di rinnovare o meno un contratto di agente temporaneo concluso a tempo determinato rientra nell’ampio potere discrezionale di cui beneficia l’AACC in materia, di modo che, nel suo sindacato in ordine alla legittimità di una siffatta decisione, il giudice dell’Unione deve limitarsi, indipendentemente dal controllo del rispetto dell’obbligo di motivazione, alla verifica dell’assenza di errore manifesto nella valutazione dell’interesse del servizio o di sviamento di potere da parte dell’AACC (v. sentenza Bianchi/ETF, EU:F:2007:117, punti 92 e 93, e giurisprudenza ivi citata).
         
      
            78
         
         
            Al riguardo, un errore può essere qualificato come manifesto solo qualora esso sia facilmente rilevabile e possa essere individuato in modo evidente, alla luce dei criteri ai quali il legislatore ha inteso subordinare l’esercizio da parte dell’amministrazione del suo potere discrezionale. Stabilire che l’amministrazione ha commesso un errore manifesto nella valutazione dei fatti tale da giustificare l’annullamento della decisione adottata sulla base di tale valutazione presuppone quindi che gli elementi di prova, che spetta al ricorrente fornire, siano sufficienti per privare di plausibilità le valutazioni operate dall’amministrazione. In altri termini, il motivo fondato sull’errore manifesto dev’essere respinto se, malgrado gli elementi addotti dal ricorrente, la valutazione contestata può sempre essere ammessa come giustificata e coerente (v. sentenza AI/Corte di giustizia, EU:F:2012:97, punto 153, e giurisprudenza ivi citata).
         
      
            79
         
         
            Nella fattispecie, poiché la decisione impugnata non precisa esplicitamente i motivi per i quali l’AACC ha deciso di non rinnovare il contratto della ricorrente, occorre ricordare che, tenuto conto del carattere evolutivo del procedimento precontenzioso, è la motivazione figurante nella decisione di rigetto del reclamo che dev’essere presa in considerazione per l’esame della legittimità dell’atto lesivo iniziale, motivazione che si presume coincida con quella di quest’ultimo atto (sentenza Mocová/Commissione, F‑41/11, EU:F:2012:82, punto 21), e che, relativamente ad una decisione di non rinnovo di un contratto di agente temporaneo, l’AACC, nella fase del reclamo, può modificare o sostituire la motivazione di una siffatta decisione, come l’AACC ha fatto nel caso di specie (v. sentenza Mocová/Commissione, T‑347/12 P, EU:T:2014:268, punti da 33 a 46).
         
      
            80
         
         
            Ciò ricordato, per quanto riguarda innanzitutto i motivi di bilancio fatti valere dall’AFE, il Tribunale constata che, come risulta in particolare dal parere del 6 marzo 2013 rivolto dalla Commissione all’Agenzia, allegato al ricorso, l’AFE era tenuta a sopprimere degli impieghi per raggiungere l’«obiettivo del 2%» e che l’argomentazione della ricorrente che si limita a mettere in discussione la concretezza di tale obiettivo, contestando la natura e la portata degli imperativi di bilancio imposti all’Agenzia in materia, non rivela alcun errore manifesto di valutazione dell’AFE nella valutazione dei detti imperativi riguardanti la soppressione di posti.
         
      
            81
         
         
            Inoltre, occorre ricordare che l’organizzazione ed il funzionamento del servizio sono di competenza della sola istituzione, e solo l’autorità gerarchica, come, nella fattispecie, il direttore esecutivo dell’AFE, è responsabile dell’organizzazione dei servizi. Spetta ad essa sola valutare le esigenze del servizio assegnando, di conseguenza, il personale che si trova a sua disposizione (sentenze Labeyrie/Commissione, 16/67, EU:C:1968:37, pag. 445; Geist/Commissione, 61/76, EU:C:1977:127, punto 38; Pitrone/Commissione, T‑46/89, EU:T:1990:62, punto 60, e Cesaratto/Parlamento, T‑108/96, EU:T:1997:115, punto 48).
         
      
            82
         
         
            Le istituzioni e agenzie dell’Unione hanno anche la libertà di strutturare le loro unità amministrative tenendo conto di un insieme di fattori, quali la natura e l’estensione dei compiti loro affidati e le possibilità di bilancio (sentenze Bellardi-Ricci e a./Commissione, 178/80, EU:C:1981:310, punto 19; Scheuer/Commissione, T‑108/89, EU:T:1990:45, punto 41; Sebastiani/Parlamento, T‑163/89, EU:T:1991:49, punto 33, e Lacruz Bassols/Corte di giustizia, T‑109/92, EU:T:1994:16, punto 88). Orbene, tale libertà implica quella di sopprimere impieghi e di modificare l’attribuzione delle mansioni, nell’interesse di una maggiore efficacia dell’organizzazione dei lavori o al fine di rispondere ad esigenze di bilancio di soppressione di posti imposte dalle istanze politiche dell’Unione, così come il potere di riassegnare mansioni precedentemente svolte dal titolare del posto soppresso, senza che tale soppressione dell’impiego sia necessariamente sottoposta alla condizione che tutte le mansioni imposte siano espletate da un numero minore di persone rispetto a quello precedente la riorganizzazione. D’altro canto, la soppressione di un impiego non comporta obbligatoriamente il venir meno delle relative mansioni (sentenza Cesaratto/Parlamento, EU:T:1997:115, punti da 49 a 51).
         
      
            83
         
         
            Di conseguenza, decidendo, per motivi imperativi di bilancio, la soppressione di due posti di assistente, anziché di posti di amministratore, e individuando e prendendo in considerazione, tra i cinque posti di assistente coperti da agenti temporanei i cui contratti scadevano nel corso dell’anno 2013, quello coperto dalla ricorrente come uno di quelli la cui soppressione avrebbe avuto il minor impatto operativo, l’AFE è rimasta entro i limiti del suo potere discrezionale in materia (v., in questo senso, sentenza Karatzoglou/AER, T‑471/04, EU:T:2008:540, punto 59).
         
      
            84
         
         
            Quanto alla pretesa incompetenza del direttore esecutivo a modificare il piano di esercizio dell’Agenzia, che non era stata dedotta nella fase precontenziosa, la ricorrente non dimostra in che modo, con l’adozione della decisione impugnata, il direttore esecutivo dell’AFE avrebbe commesso un errore manifesto di valutazione.
         
      
            85
         
         
            Per quanto riguarda infine la decisione di riassegnazione del 16 febbraio 2012, allegata al ricorso, risulta espressamente da tale decisione che essa è stata adottata nell’interesse del servizio. Orbene, secondo una giurisprudenza costante, l’interesse del servizio implica altresì la considerazione dei desideri personali degli interessati poiché l’interesse del servizio e la situazione personale dell’agente sono inscindibilmente connessi (v., in tal senso, sentenza Ridolfi/Commissione, F‑3/09, EU:F:2009:162, punto 47). Vero è che l’AFE ha precisato, nella decisione di rigetto del reclamo, che tale decisione di riassegnazione era stata adottata su domanda della ricorrente, probabilmente per scrupolo di semplificazione e allo scopo di sottolineare che proprio in conseguenza di tale riassegnazione richiesta dalla ricorrente ella era stata assegnata ad un posto che era ormai destinato ad essere soppresso.
         
      
            86
         
         
            Tuttavia, la ricorrente non spiega ancora perché la menzione, nella decisione di rigetto del reclamo, della circostanza che ella stessa aveva chiesto di essere riassegnata sul posto ormai soppresso costituisca un errore manifesto di valutazione né perché un siffatto errore in connessione con la decisione di riassegnazione del 16 febbraio 2012, la cui legittimità non è contestata nella fattispecie, avrebbe potuto eventualmente viziare la decisione impugnata, come pure la decisione di rigetto del reclamo, le quali avevano un oggetto diverso, ossia il non rinnovo del suo contratto di agente temporaneo.
         
      
            87
         
         
            In ogni caso, risulta dalla decisione di rigetto del reclamo che l’AACC ha motivato la sua decisione di non rinnovo sostanzialmente per ragioni di natura di bilancio e solo accessoriamente essa si è riferita alla qualità delle prestazioni della ricorrente. Pertanto, anche se la ricorrente, nell’ambito del suo impiego in seno all’«Ufficio del direttore esecutivo», avesse svolto più estesi compiti di sostegno finanziario e amministrativo, dei quali ella sostiene di avere una migliore padronanza e che continuavano a figurare in quanto tali nella scheda descrittiva del suo posto che il suo capo unità non aveva ancora aggiornato nel senso di più estesi compiti di comunicazione, ciò non avrebbe avuto alcuna influenza sulla possibilità per l’AACC di decidere, come essa ha fatto, di sopprimere il posto occupato dalla ricorrente per il motivo che tale soppressione comportava il minor impatto operativo sul funzionamento dell’Agenzia.
         
      
            88
         
         
            Dalle considerazioni che precedono risulta che il secondo motivo dev’essere respinto.
         
      
      
         Sul terzo motivo, relativo ad una violazione del dovere di sollecitudine gravante sull’AFE
      
   
   
      Argomenti delle parti
   
   
            89
         
         
            Per sostenere la tesi dell’esistenza di una violazione da parte dell’AACC del suo dovere di sollecitudine nei suoi confronti e pur riconoscendo che l’interesse del servizio prevale su quello del funzionario, la ricorrente fa valere che il suo interesse avrebbe almeno dovuto essere preso in considerazione al momento della decisione di non rinnovare il suo contratto. Ella esprime altresì la sua perplessità quanto al riferimento, contenuto nella decisione di rigetto del suo reclamo, alla sentenza AI/Corte di giustizia (EU:F:2012:97), poiché ella non avrebbe dato motivi di insoddisfazione all’AACC, il che sarebbe corroborato dalla circostanza che ella è stata promossa nel settembre 2013. Ella conclude che, decidendo di non rinnovare il suo contratto unicamente a seguito del venir meno del suo posto, senza neppure esaminare i suoi meriti in quanto agente temporaneo né la possibilità di trasferirla su un altro posto, l’AACC ha violato il suo dovere di sollecitudine poiché non ha preso in considerazione gli interessi propri della ricorrente.
         
      
            90
         
         
            L’AFE conclude per il rigetto del motivo, negando al contempo di non aver esaminato la possibilità di trasferire la ricorrente su un altro posto, poiché il direttore esecutivo avrebbe al contrario esaminato una siffatta possibilità, constatando però che non sarebbero stati creati, in un prossimo futuro, posti del gruppo di funzioni AST e che sarebbe stato impossibile, riassegnare la ricorrente al suo ex impiego. Agendo in tal modo, il direttore esecutivo sarebbe andato oltre gli obblighi derivanti dalla sentenza AI/Corte di giustizia (EU:F:2012:97). In ogni caso, la ricorrente non proverebbe quali mansioni sarebbero state disponibili in seno all’Agenzia perché il suo contratto potesse essere rinnovato, nella fattispecie a tempo indeterminato.
         
      
      Giudizio del Tribunale
   
   
            91
         
         
            È importante rilevare che, anche se l’articolo 8 del RAA prevede la possibilità di rinnovare un contratto di agente temporaneo, non si tratta di un diritto, ma di una mera possibilità rimessa alla discrezionalità dell’autorità competente. Infatti, secondo una giurisprudenza costante già ricordata in precedenza, le istituzioni dell’Unione dispongono di un ampio potere discrezionale nell’organizzazione dei loro uffici in funzione dei compiti loro assegnati e nella destinazione, per lo svolgimento di tali compiti, del personale di cui dispongono, a condizione tuttavia che tale destinazione avvenga nell’interesse del servizio (sentenze Nebe/Commissione, 176/82, EU:C:1983:214, punto 18; Lux/Corte dei conti, 69/83, EU:C:1984:225, punto 17, e Potamianos/Commissione, T‑160/04, EU:T:2008:438, punto 30).
         
      
            92
         
         
            D’altro canto, contrariamente a quanto previsto per i funzionari, non esiste alcun diritto di precedenza dell’agente temporaneo, assunto a tempo determinato e il cui contratto giunga a scadenza, che gli consenta, allo scadere di tale contratto, di essere reinserito in qualsiasi altro posto dello stesso gruppo di funzioni che divenga vacante o venga ad essere creato all’interno dell’istituzione o dell’agenzia che lo aveva alle sue dipendenze (v., in questo senso, sentenza ETF/Michel, T‑108/11 P, EU:T:2013:625, punto 88).
         
      
            93
         
         
            In forza del dovere di sollecitudine, l’autorità competente è tuttavia tenuta, nel valutare l’interesse del servizio ai fini dell’adozione di una decisione sul rinnovo o meno di un contratto di agente temporaneo a tempo determinato, a prendere in considerazione tutti gli elementi che possono determinare la sua decisione, in particolare l’interesse dell’agente interessato. Fermo restando ciò, la considerazione dell’interesse personale di quest’ultimo non può giungere sino a vietare alla detta autorità la decisione di non rinnovare un contratto a tempo determinato, malgrado l’opposizione di tale agente, qualora l’interesse del servizio lo esiga (sentenza Klug/EMEA, F‑35/07, EU:F:2008:150, punto 79). Inoltre, nel caso di un’agenzia, occorre tenere conto del contesto particolare nell’ambito del quale le agenzie dell’Unione generalmente operano, contesto caratterizzato, in particolare, dal fatto che esse dispongono di un organico limitato e da vincoli operativi particolari (v., in questo senso, sentenza ETF/Schuerings, T‑107/11 P, EU:T:2013:624, punti 97 e 100).
         
      
            94
         
         
            Nella fattispecie, la decisione impugnata non rivela formalmente la motivazione sulla base della quale essa è stata adottata. Tuttavia, risulta dalla decisione di rigetto del reclamo che l’AACC ha preso in considerazione l’interesse della ricorrente al rinnovo del suo contratto, nella fattispecie a tempo indeterminato. Sotto tale profilo, essa ha precisato di non avere la possibilità di riassegnare la ricorrente ad un altro impiego vacante o che divenisse vacante in un imminente futuro.
         
      
            95
         
         
            Pertanto, per giunta in un contesto di richieste politiche globali gravanti sulle istituzioni e agenzie dell’Unione nel senso di ridurre gradualmente e annualmente il loro personale, non può essere contestato all’AACC di aver violato il principio di sollecitudine non procedendo, a seguito della soppressione nel suo bilancio di taluni posti, tra cui quello sino ad allora coperto dall’interessata, al rinnovo a tempo indeterminato del contratto della ricorrente.
         
      
            96
         
         
            Ciò vale tanto più qualora, in ogni caso, gli stati di servizio dell’agente interessato non rivelino meriti particolari nell’esecuzione dei compiti da ultimo assegnati. Infatti, discende dalla giurisprudenza, di cui si è avvalsa l’AACC nella decisione di rigetto del reclamo, benché a titolo accessorio, che la considerazione dell’interesse personale di un agente, le cui prestazioni professionali siano state ritenute insoddisfacenti, non può giungere sino a vietare all’autorità competente la decisione di non rinnovare il suo contratto a tempo determinato malgrado l’opposizione di tale agente, qualora l’interesse del servizio lo esiga (sentenze Klug/EMEA, EU:F:2008:150, punto 79; AI/Corte di giustizia, EU:F:2012:97, punti 167 e 168, e Solberg/OEDT, EU:F:2013:157, punto 45).
         
      
            97
         
         
            Orbene, nella fattispecie, anche se le valutazioni contenute nel REC della ricorrente per l’anno 2012 non possono essere prese in considerazione in quanto quest’ultimo è stato redatto dopo l’adozione della decisione impugnata, risulta dai documenti forniti dall’Agenzia che le prestazioni della ricorrente non mettevano in luce meriti particolari, o addirittura che esse non rispondevano a quanto il suo superiore gerarchico da lei si attendeva. Pertanto, la circostanza che gli stati di servizio della ricorrente non fossero dei più soddisfacenti poteva costituire, come fatto valere dall’Agenzia, un ulteriore motivo, rispetto a quello esposto al punto 83 della presente sentenza, per considerare il posto da lei coperto come uno dei due da sopprimere al fine di rispondere agli obblighi di bilancio e, così facendo, per giustificare il non rinnovo del suo contratto.
         
      
            98
         
         
            Da quanto precede risulta che il terzo motivo dev’essere respinto.
         
      
            99
         
         
            Poiché nessuno dei tre motivi della ricorrente può essere accolto, occorre respingere il ricorso.
         
      
      Sulle spese
   
   
            100
         
         
            Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo VIII del titolo secondo di detto regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Tuttavia, ai sensi dell’articolo 88 dello stesso regolamento, una parte, anche se non soccombente, può essere condannata parzialmente o addirittura totalmente alle spese, qualora ciò appaia giustificato in ragione del suo comportamento, compreso quello precedente alla presentazione del ricorso, in particolare qualora essa abbia causato all’altra parte spese che siano riconosciute superflue o defatigatorie.
         
      
            101
         
         
            Dalla motivazione esposta nella presente sentenza risulta che la ricorrente è rimasta soccombente. Inoltre, l’AFE, nelle sue conclusioni, ha espressamente chiesto la sua condanna alle spese. Tuttavia, le circostanze del caso di specie giustificano l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 88 del regolamento di procedura, dato che l’Agenzia avrebbe potuto condurre il procedimento relativo al rinnovo del contratto della ricorrente in maniera più diligente e trasparente. Pertanto, occorre decidere che l’AFE deve sopportare le proprie spese ed essere condannata a sopportare la metà delle spese sostenute dalla ricorrente.
         
       
         
            Per questi motivi,
            IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA (Terza Sezione)
            dichiara e statuisce:
         
       
         
            
                     
                        1)
                     
                  
                  
                     
                        Il ricorso è respinto.
                     
                  
               
       
         
            
                     
                        2)
                     
                  
                  
                     
                        L’Agenzia ferroviaria europea sopporterà le proprie spese ed è condannata a sopportare la metà delle spese sostenute da KE.
                     
                  
               
       
         
            
                     
                        3)
                     
                  
                  
                     
                        KE sopporterà la metà delle proprie spese.
                     
                  
               
       
            
               
                  
                     
                        Van Raepenbusch
                     
                     
                        Perillo
                     
                     
                        Svenningsen
                     
                  
                  Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 10 settembre 2014.
                  
                     
                        Il cancelliere
                        W. Hakenberg
                     
                     
                        Il presidente
                        S. Van Raepenbusch
                     
                  
               
            
         (
         *1
      )	Lingua processuale: il francese.
   (
         i
      )	Conformemente alla normativa in materia di protezione dei dati personali nell’ambito delle funzioni giurisdizionali del Tribunale, con decisione del cancelliere i dati relativi all’identità delle parti sono stati anonimizzati nella versione pubblica della sentenza.