CELEX: 62008FO0042
Language: it
Date: 2009-02-18
Title: Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica (Prima Sezione) del 18 febbraio 2009. # Luigi Marcuccio contro Commissione delle Comunità europee. # Funzione pubblica - Funzionari - Ricorso per risarcimento danni - Mancato rispetto di un termine ragionevole per proporre una domanda di risarcimento - Irricevibilità manifesta. # Causa F-42/08.

ORDINANZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA
      (Prima Sezione)
      18 febbraio 2009 
      Causa F-42/08
      Luigi Marcuccio
      contro
      Commissione delle Comunità europee 
      «Funzione pubblica – Funzionari – Ricorso per risarcimento danni – Mancato rispetto di un termine ragionevole per proporre una domanda di risarcimento – Irricevibilità manifesta»
      Oggetto: Ricorso, proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA, con il quale il sig. Marcuccio chiede, in sostanza, la condanna della
         Commissione a risarcirlo del danno derivante dal fatto che quest’ultima gli avrebbe inviato una nota ad un numero di telecopiatrice
         che essa non avrebbe dovuto utilizzare.
      
      Decisione: Il ricorso è respinto in quanto manifestamente irricevibile. Il ricorrente è condannato alle spese.
      
      Massime
      Funzionari – Ricorso – Termini – Domanda di risarcimento rivolta ad un’istituzione – Osservanza di un termine ragionevole
      (Statuto della Corte di giustizia, art. 46; Statuto dei funzionari, art. 90)
      Spetta ai funzionari o agli agenti presentare all’istituzione, entro un termine ragionevole, domande dirette ad ottenere dalla
         Comunità un risarcimento a seguito di un danno eventualmente imputabile a quest’ultima, e ciò a decorrere dal momento in cui
         sono venuti a conoscenza della situazione che essi lamentano. Il carattere ragionevole del termine deve essere valutato in
         funzione delle circostanze proprie di ciascun caso di specie e, in particolare, della rilevanza della controversia per l’interessato,
         della complessità del caso e del comportamento delle parti coinvolte.
      
      Al riguardo, occorre altresì tener conto del termine di confronto offerto dal termine di prescrizione di cinque anni previsto
         in materia di azioni per responsabilità extracontrattuale dall’art. 46 dello Statuto della Corte di giustizia. Tuttavia, il
         termine di cinque anni non può costituire un limite rigido e intangibile entro il quale sarebbe ricevibile qualsiasi domanda,
         indipendentemente dal tempo fatto trascorrere dal ricorrente per presentare all’amministrazione la sua domanda e dalle circostanze
         del caso di specie.
      
      (v. punti 19-22)
      Riferimento:
      Tribunale di primo grado: 5 ottobre 2004, causa T‑144/02, Eagle e a./Commissione (Racc. pag. II‑3381, punti 65 e 66)
      Tribunale della funzione pubblica: 1° febbraio 2007, causa F‑125/05, Tsarnavas/Commissione (non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punti 76 e 77)
      
ORDINANZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Prima Sezione)
      18 febbraio 2009 (*)
      
      «Funzione pubblica – Funzionari – Ricorso per risarcimento danni – Mancato rispetto di un termine ragionevole per proporre una domanda di risarcimento – Irricevibilità manifesta»
      Nella causa F‑42/08,
      avente ad oggetto il ricorso proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA,
      Luigi Marcuccio, dipendente della Commissione delle Comunità europee, abitante a Tricase (Italia), rappresentato dall’avv. G. Cipressa,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. J. Currall e dalla sig.ra C. Berardis‑Kayser, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. A. Dal Ferro,
         
      
      convenuta,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione),
      composto dai sigg. S. Gervasoni, presidente, H. Kreppel (relatore) e H. Tagaras, giudici,
      cancelliere: sig.ra W. Hakenberg
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
      1        Con ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 31 marzo 2008, il sig. Marcuccio chiede, in sostanza, la condanna
         della Commissione delle Comunità europee a risarcirlo del danno derivante dal fatto che questa gli avrebbe inviato una comunicazione
         ad un numero di apparecchio per telecopia che non avrebbe dovuto usare. 
      
       Fatti all’origine della controversia
      2        Il ricorrente, dipendente di grado A 7 presso la Direzione Generale (DG) «Sviluppo» della Commissione, è stato assegnato a
         Luanda in seno alla delegazione della Commissione in Angola (in prosieguo: la «delegazione») come dipendente in prova a decorrere
         dal 16 giugno 2000 e, successivamente, come dipendente di ruolo a decorrere dal 16 marzo 2001. 
      
      3        A decorrere dal 4 gennaio 2002, il ricorrente si trovava in congedo per malattia presso la sua abitazione in Tricase. 
      
      4        Con lettera del 20 gennaio 2002, il ricorrente chiedeva alla delegazione chiarimenti circa le azioni da intraprendere in ragione
         della prossima scadenza del suo visto di ingresso in Angola e chiedeva alla detta delegazione di inviargli ogni informazione
         utile in merito a tale questione per telecopia, indirizzata, alla sua attenzione, su un numero telefonico riservato che egli
         comunicava a titolo eccezionale. In tale lettera il ricorrente formulava il seguente rilievo: 
      
      «Tengo tuttavia a precisare che tale apparecchio per telecopia non è né sotto il mio controllo, né sotto quello di una persona
         di fiducia, e che pertanto, per evidenti ragioni di riservatezza, esso non può essere usato per altri tipi di comunicazione.
         Per ogni altro argomento (...) Vi prego di indirizzare qualsiasi documento all’indirizzo ove io attualmente risiedo: Via Palestrina,
         4 – 73039 Tricase (Le) – Italia».
      
      5        Con decisione del 18 marzo 2002, l’autorità che ha il potere di nomina (in prosieguo: l’«APN») assegnava il ricorrente presso
         la sede della DG «Sviluppo» a Bruxelles. 
      
      6        Con telecopia del 18 marzo 2002 indirizzata al numero di cui al punto 4 della presente ordinanza, il facente funzione di capodelegazione
         inviava al ricorrente una lettera avente per oggetto «Suo alloggio» e redatta nei seguenti termini: 
      
      «All’amministrazione della delegazione è stato riferito che il Suo alloggio è occasionalmente frequentato da una persona sconosciuta
         ai servizi della delegazione e alla quale Lei ha affidato le chiavi. 
      
      Non rientra nei compiti dell’amministrazione verificare la frequenza di tali visite, né la loro durata o natura. Tuttavia,
         al fine di tutelare i Suoi interessi, mi trovo a doverLe rammentare il testo dell’art. 6 “Cessione – Subaffitto” dell’accordo
         sull’alloggio che è stato firmato tra Lei e la Commissione. 
      
      Tale articolo, tra l’altro, dispone che “al dipendente è fatto divieto di cedere a titolo gratuito o no parte del suo alloggio”.
         
      
      Pertanto, nella – poco probabile – eventualità che tale persona disponga di effetti personali nell’alloggio messo a Sua disposizione,
         La prego di adottare ogni utile iniziativa affinché sia posto immediatamente termine a tale situazione. 
      
      Stante peraltro la Sua protratta assenza, nonché per ragioni di sicurezza, saranno date istruzioni al servizio di vigilanza
         di non autorizzare più l’accesso a tale alloggio a partire dal 21 [marzo] 2002, fatta eccezione per le persone espressamente
         autorizzate dalla delegazione. 
      
      Pure per motivi di sicurezza, l’amministrazione della delegazione desidera visitare i beni messi a Sua disposizione. Tenuto
         conto della Sua prossima assegnazione presso la sede, tale visita si rende ugualmente necessaria al fine di prendere conoscenza
         di vari elementi necessari nell’ambito di un’eventuale ridistribuzione degli alloggi e del mobilio. 
      
      Salvo contraria indicazione da parte Sua, una prima visita avrà luogo il 31 [marzo] 2002. 
      Le sarei grato se vorrà adottare, nella misura del possibile, ogni iniziativa utile al fine di consentirci l’accesso in ogni
         parte della casa».
      
      7        Il ricorrente fa presente che avrebbe avuto conoscenza della lettera del 18 marzo 2002 il successivo 20 marzo. 
      
      8        Con lettera dell’8 marzo 2007 il ricorrente presentava all’APN una domanda intesa a ottenere il risarcimento del danno, stimato
         in EUR 30 000, che egli avrebbe subìto in conseguenza dell’invio, mediante telecopia, della lettera del 18 marzo 2002 ad un
         numero che la Commissione non avrebbe dovuto usare a tal fine (in prosieguo: la «domanda dell’8 marzo 2007»). 
      
      9        Poiché il silenzio serbato dall’APN sulla domanda dell’8 marzo 2007 ha prodotto, allo scadere di un periodo di quattro mesi
         dalla presentazione di tale domanda, una decisione di rigetto (in prosieguo: la «decisione di rigetto della domanda»), il
         ricorrente, con lettera del 10 settembre 2007, ha proposto un reclamo ai sensi dell’art. 90, n. 2, dello Statuto dei funzionari
         delle Comunità europee (in prosieguo: lo «Statuto»). 
      
      10      Con decisione del 9 gennaio 2008, l’APN respingeva il reclamo. 
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      11      Il ricorrente ha proposto il presente ricorso il 31 marzo 2008.
      
      12      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia: 
      
      «–      [annullare la] decisione di rigetto della domanda (...);
      –        [annullare], per quanto necessario, [la] decisione di rigetto del reclamo datato 10 settembre 2007; 
      –        [annullare], per quanto necessario, [la decisione del] 9 gennaio 2008;
      –        [accertare il] fatto generatore del danno de quo;
      –        [accertare l’]illiceità del fatto generatore del danno de quo; 
      –        [dichiarare l’]illiceità del fatto generatore del danno de quo; 
      –        [condannare la Commissione] ad elargire al ricorrente, a titolo di risarcimento del danno de quo, la somma di [EUR] 100 000=
         (diconsi euro centomila//00), ovvero quella somma maggiore ovvero minore che [il] (...) Tribunale riterrà giusta ed equa,
         maggiorata degli interessi nella misura del 10% all’anno, e con capitalizzazione annuale, a decorrere dalla data della domanda
         datata 8 marzo 2007 e fino al [soddisfacimento]; 
      
      –        [condannare la Commissione] alla rifusione, in favore del ricorrente, di tutte le spese, diritti ed onorari di procedura,
         ivi inclusi quelli relativi alla redazione di perizia di parte».
      
      13      La Commissione conclude che il Tribunale voglia: 
      
      «–      respingere il ricorso come irricevibile o infondato;
      –        condannare il ricorrente al pagamento delle spese ai sensi dell’art. 87, n. 1, del regolamento di procedura (...)».
       In diritto
       Osservazioni in limine sull’oggetto della controversia
      14      Si deve in limine ricordare che, secondo la costante giurisprudenza, la decisione di un’istituzione che respinge una domanda
         risarcitoria costituisce parte integrante del procedimento amministrativo preliminare alla proposizione del ricorso diretto
         all’accertamento della responsabilità dinanzi al Tribunale e che, di conseguenza, quest’ultimo non può conoscere delle domande
         di annullamento presentate contro questa decisione in modo autonomo rispetto alla domanda di accertamento della responsabilità.
         Infatti, l’atto in cui è espressa la presa di posizione dell’istituzione durante la fase precontenziosa produce unicamente
         l’effetto di consentire alla parte che affermi di aver subìto un pregiudizio di proporre domanda risarcitoria dinanzi al Tribunale
         (v., in tal senso, sentenze del Tribunale di primo grado 18 dicembre 1997, causa T‑90/95, Gill/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑471
         e II‑1231, punto 45; 6 marzo 2001, causa T‑77/99, Ojha/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑61 e II‑293, punto 68, e 5 dicembre
         2002, causa T‑209/99, Hoyer/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑243 e II‑1211, punto 32).
      
      15      Da quanto precede risulta che, poiché il presente ricorso ha come unico oggetto quello di ottenere il risarcimento del danno
         che il ricorrente ritiene di aver subito a causa dell’azione della sua istituzione, non occorre statuire in modo autonomo
         sulle domande di annullamento da questi proposte. 
      
       Sulla ricevibilità
      16      Ai sensi dell’art. 76 del regolamento di procedura, quando il Tribunale è manifestamente incompetente a conoscere di un ricorso
         o di alcune sue conclusioni o quando il ricorso è, in tutto o in parte, manifestamente irricevibile o manifestamente infondato
         in diritto, il Tribunale può, senza proseguire il procedimento, statuire con ordinanza motivata. 
      
      17      Nella specie, il Tribunale si ritiene sufficientemente informato dai documenti versati al fascicolo e, in applicazione di
         tali disposizioni, decide di statuire senza proseguire il procedimento. 
      
       Sulla ricevibilità delle conclusioni miranti a che il Tribunale «accert[i] il fatto generatore del danno de quo», «accert[i]
         l’illiceità del fatto generatore del danno de quo» e «dichiar[i] l’illiceità del fatto generatore del danno de quo». 
      
      18      Si deve rilevare che le conclusioni sopra menzionate mirano in realtà a far sì che il Tribunale dichiari fondati alcuni dei
         motivi addotti a sostegno della domanda di risarcimento. Tuttavia, dal momento che non compete al Tribunale fare dichiarazioni
         in diritto (v., in tal senso, sentenza della Corte 13 luglio 1989, causa 108/88, Jaenicke Cendoya/Commissione, Racc. pag. 2711,
         punti 8 e 9), tali domande vanno respinte in quanto manifestamente irricevibili. 
      
       Sulla ricevibilità delle domande di indennizzo
      19      Si deve in limine ricordare che, secondo la costante giurisprudenza, i dipendenti o gli agenti che intendono ottenere dalla
         Comunità un risarcimento in ragione di un danno ad essa imputabile devono fare ciò entro un termine ragionevole a decorrere
         dal momento in cui sono venuti a conoscenza della situazione che essi lamentano (sentenza del Tribunale di primo grado 5 ottobre
         2004, causa T‑144/02, Eagle e a./Commissione, Racc. pag. II‑3381, punti 65 e 66).
      
      20      Il carattere ragionevole del termine deve essere valutato in funzione delle circostanze proprie di ciascun caso di specie
         e, in particolare, della rilevanza della controversia per l’interessato, della complessità del caso e del comportamento delle
         parti coinvolte (sentenza Eagle e a./Commissione, cit., punto 66).
      
      21      Si deve a questo proposito altresì tener conto del termine di confronto offerto dal termine di prescrizione di cinque anni
         previsto in materia di azioni per responsabilità extracontrattuale dall’art. 46 dello Statuto della Corte di giustizia, per
         quanto tale termine non trovi applicazione in controversie tra la Comunità e i suoi agenti (v., in tal senso, sentenza della
         Corte 22 ottobre 1975, causa 9/75, Meyer-Burckhardt/Commissione, Racc. pag. 1171, punti 7, 10 e 11). Il Tribunale di primo
         grado ha da ciò concluso, al punto 71 della citata sentenza Eagle e a./Commissione, che gli interessati, dal momento che ritenevano
         di essere oggetto di un trattamento discriminatorio illecito, avrebbero dovuto presentare all’istituzione comunitaria una
         domanda diretta ad ottenere l’adozione da parte sua delle misure idonee a rimediare a tale situazione e a porvi termine, entro
         un termine ragionevole che non avrebbe potuto eccedere i cinque anni a decorrere dal momento in cui essi erano venuti a conoscenza
         della situazione di cui si lamentavano (v., altresì, sentenza del Tribunale 1° febbraio 2007, causa F‑125/05, Tsarnavas/Commissione,
         non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 71).
      
      22      Tuttavia, il termine di cinque anni non può costituire un limite rigido e intangibile entro il quale ogni domanda sarebbe
         ricevibile, qualunque siano il tempo fatto trascorrere dal ricorrente per presentare all’amministrazione la sua domanda e
         le circostanze del caso di specie (v., in tal senso, sentenza Tsarnavas/Commissione, cit., punti 76 e 77).
      
      23      Si deve nella fattispecie constatare che tra la data in cui il ricorrente ha avuto conoscenza della situazione di cui si lamenta
         nel presente ricorso, cioè il 20 marzo 2002, e la domanda di risarcimento che ha indirizzato alla Commissione con la lettera
         dell’8 marzo 2007 sono trascorsi quasi cinque anni. 
      
      24      La rilevanza della controversia non pare essere notevole per il ricorrente, in quanto questi ha comunicato i suoi problemi
         alla Commissione solo dopo un periodo di quasi cinque anni. 
      
      25      Inoltre, il caso non è complesso. Infatti, il pregiudizio asserito deriva soltanto dalle conseguenze dell’invio, mediante
         telecopia, della lettera del 18 maggio 2002 a un numero che, a parere del ricorrente, la Commissione non avrebbe dovuto usare.
         
      
      26      Del resto, il ricorrente non deduce alcun elemento idoneo a dimostrare che il considerevole lasso di tempo al termine del
         quale ha presentato alla Commissione la domanda di risarcimento si spiegherebbe con il comportamento di quest’ultima ovvero
         per altro motivo. 
      
      27      Ciò considerato, tenuto conto in particolare della limitata rilevanza della controversia, del carattere circoscritto delle
         questioni sollevate dal ricorrente e della lunga durata, senza alcuna giustificazione, della sua inazione, si deve concludere
         che la domanda di risarcimento dell’interessato non è stata presentata alla Commissione entro un termine ragionevole. Di conseguenza,
         la domanda di risarcimento del presente ricorso deve considerarsi manifestamente irricevibile. 
      
      28      Alla luce di tutti gli elementi che precedono, il ricorso nel suo insieme è manifestamente irricevibile. 
      
       Sulle spese
      29      Ai sensi dell’art. 87, n. 1, del regolamento di procedura, fatte salve altre disposizioni del capo relativo alle spese, la
         parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. A norma del n. 2 del medesimo articolo, per ragioni
         di equità, il Tribunale può decidere che una parte soccombente sia condannata solo parzialmente alle spese o addirittura che
         non debba essere condannata a tale titolo. 
      
      30      Dalla motivazione qui sopra esposta risulta che la parte soccombente è il ricorrente. Inoltre la Commissione, nelle sue conclusioni,
         ne ha chiesto espressamente la condanna alle spese. Poiché le circostanze della fattispecie non giustificano l’applicazione
         delle disposizioni dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, il ricorrente dev’essere condannato alle spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      così provvede:
      1)      Il ricorso è manifestamente irricevibile.
      2)      Il sig. Marcuccio è condannato alle spese. 
      Lussemburgo, 18 febbraio 2009
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               W. Hakenberg 
            
             
            
                      S. Gervasoni
            
         * Lingua processuale: l’italiano.