CELEX: 62010CA0430
Language: it
Date: 2011-11-17 00:00:00
Title: Causa C-430/10: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 17 novembre 2011 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Administrativen sad Sofia-grad — Bulgaria) — Hristo Gaydarov/Director na Glavna direktsia «Ohranitelna politsia» pri Ministerstvo na vatreshnite raboti (Libera circolazione di un cittadino dell’Unione — Direttiva 2004/38/CE — Divieto di lasciare il territorio nazionale a causa di condanna penale in un altro paese — Traffico di stupefacenti — Misura giustificabile da motivi di ordine pubblico)

28.1.2012   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 25/16
            
         
      Sentenza della Corte (Quarta Sezione) 17 novembre 2011 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Administrativen sad Sofia-grad — Bulgaria) — Hristo Gaydarov/Director na Glavna direktsia «Ohranitelna politsia» pri Ministerstvo na vatreshnite raboti
      (Causa C-430/10) (1)
      
      (Libera circolazione di un cittadino dell’Unione - Direttiva 2004/38/CE - Divieto di lasciare il territorio nazionale a causa di condanna penale in un altro paese - Traffico di stupefacenti - Misura giustificabile da motivi di ordine pubblico)
      (2012/C 25/25)
      Lingua processuale: il bulgaro
      
         Giudice del rinvio
      
      Administrativen sad Sofia-grad
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Hristo Gaydarov
      
         Resistente: Director na Glavna direktsia «Ohranitelna politsia» pri Ministerstvo na vatreshnite raboti
      
         Oggetto
      
      Domanda di pronuncia pregiudiziale — Administrativen sad Sofia-grad — Interpretazione dell’art. 27, nn. 1 e 2, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE (GU L 158, pag. 77), dei «considerando» 5 e 20 del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 15 marzo 2006, n. 562, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) (GU L 105, pag. 1), e dell’art. 71, nn. 1 e 2, della Convenzione d’applicazione dell’Accordo di Schengen, del 14 giugno 1985, fra i governi degli Stati dell’Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese, relativo all'eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni (GU L 239 del 22 settembre 2000, pag. 19) — Restrizione dell’esercizio del diritto alla libera circolazione di un cittadino dell’Unione — Divieto di lasciare il territorio nazionale a causa di un reato relativo a traffico di stupefacenti commesso in uno Stato terzo — Provvedimento che può essere giustificato dall’ordine pubblico a fini di prevenzione generale e speciale.
      
         Dispositivo
      
      Gli artt. 21 TFUE e 27 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE non ostano ad una normativa nazionale che consenta restrizioni al diritto di un cittadino di uno Stato membro di spostarsi sul territorio di un altro Stato membro a causa, in particolare, di una condanna penale subita dal cittadino medesimo in un altro Stato per traffico di stupefacenti, subordinatamente alla condizione, in primo luogo, che il comportamento personale di tale cittadino costituisca una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave nei confronti di un interesse fondamentale della società, in secondo luogo, che la misura restrittiva prevista sia idonea a garantire la realizzazione dell’obiettivo perseguito e non ecceda quanto sia necessario al suo conseguimento, e, in terzo luogo, che la misura medesima possa costituire oggetto di sindacato giurisdizionale effettivo che consenta di verificarne la legittimità, in fatto e in diritto, con riguardo alle esigenze del diritto dell’Unione.
      
         (1)  GU C 301 del 6.11.2010.