CELEX: 52014PC0163
Language: it
Date: 2014-04-01
Title: Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce un visto di circolazione e che modifica la Convenzione d'applicazione dell'accordo di Schengen e i regolamenti (CE) n. 562/2006 e (CE) n. 767/2008

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		52014PC0163
		
			Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce un visto di circolazione e che modifica la Convenzione d'applicazione dell'accordo di Schengen e i regolamenti (CE) n. 562/2006 e (CE) n. 767/2008 /* COM/2014/0163 final - 2014/0095 (COD) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO
DELLA PROPOSTA
Nel quadro della cooperazione intergovernativa
Schengen sono state stabilite norme dettagliate in merito all'ingresso dei
cittadini di paesi terzi nell'UE e al loro soggiorno per una durata massima di
tre mesi nell'arco di un periodo di sei mesi (i cosiddetti "soggiorni di
breve durata)[1].
Questo allo scopo di garantire la sicurezza dello spazio Schengen[2] permettendovi al tempo
stesso la libera circolazione, anche per i cittadini dei paesi terzi. Queste
norme sono state ulteriormente sviluppate e consolidate nel quadro dell'Unione europea,
a seguito dell'entrata in vigore del trattato di Amsterdam. Ai fini della
presente proposta, i principali strumenti legislativi vigenti sono i seguenti:
–                        
regolamento (CE) n. 562/2006 (codice frontiere
Schengen) e successive modifiche[3],
che stabiliscono, fra l'altro, le condizioni d'ingresso per i cittadini di
paesi terzi per i soggiorni di breve durata;
–                        
regolamento (CE) n. 539/2001 (regolamento
visti) e successive modifiche[4],
che adottano l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini
devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle
frontiere esterne per soggiorni di breve durata, e l'elenco dei paesi i
cui cittadini sono esenti da tale obbligo;
–                        
regolamento (CE) n. 810/2009 (codice dei
visti) e successive modifiche[5],
che introducono procedure e condizioni armonizzate per il trattamento delle
domande di visto per soggiorno di breve durata e per il rilascio dei visti;
–                        
Convenzione di applicazione dell'accordo di
Schengen[6]
(CISA) e sue modifiche, che stabiliscono il principio del "riconoscimento
reciproco" dei visti per soggiorni di breve durata. Prevedono inoltre il
diritto alla libera circolazione per un periodo non superiore a 90 giorni su un
periodo di 180 giorni per i cittadini di paesi terzi in possesso di un titolo
di soggiorno in corso di validità o di un visto nazionale per soggiorno di
lunga durata in corso di validità rilasciati da uno degli Stati membri[7].
I cittadini di paesi terzi possono ovviamente
soggiornare nello spazio Schengen per un periodo superiore ai tre mesi o ai 90
giorni, ma non sulla base delle esistenti disposizioni relative ai soggiorni di
breve durata. A tal fine è necessario ottenere lo status di residente in uno
degli Stati membri: i cittadini di paesi terzi devono cioè richiedere un
permesso di soggiorno o un visto per soggiorno di lunga durata allo Stato
membro interessato. Tali titoli sono legati a una specifica finalità: lavoro,
affari, studi, ricongiungimento familiare, ecc. In linea di principio non
vengono rilasciati per scopi turistici. Non vi sono norme generali e
orizzontali a livello UE che stabiliscano le condizioni per il rilascio di
permessi di soggiorno o di visti per soggiorni di lunga durata. Esistono
tuttavia direttive settoriali riguardanti specifiche categorie di cittadini di
paesi terzi (ad es. lavoratori o studenti). Queste direttive non portano però a
una piena armonizzazione e lasciano agli Stati membri un margine per eccezioni
e deroghe e per regolamentare certi dettagli attraverso la loro normativa
nazionale.
La "limitazione" dei 90 giorni su un
periodo di 180 giorni prevista dall'acquis di Schengen non è unica nella
legislazione sugli stranieri. Le leggi nazionali sugli stranieri distinguono
tradizionalmente fra ingressi per soggiorni di breve durata (uno, tre, sei
mesi) ‒ "visitatori", in particolare per turismo e con
condizioni meno restrittive -, e l'ammissione di cittadini di paesi terzi
che intendono soggiornare più a lungo per lavoro, studio, ecc., cui si
applicano condizioni più rigorose. In ogni caso, indipendentemente dalla
distinzione fra visite brevi e residenza e dalle condizioni imposte agli
interessati, le legislazioni nazionali prevedono apposite autorizzazioni per l'ingresso,
il soggiorno e la residenza, quale che sia la durata della permanenza prevista
nel territorio di uno Stato membro (visti con diversa durata di validità,
proroghe dei visti, permessi temporanei di soggiorno, permessi permanenti di
soggiorno, ecc.).
L'attuale acquis Schengen e l'acquis
dell'UE in materia di migrazione non prevedono tuttavia un sistema che riguardi
tutti i tipi di soggiorni previsti, come avviene nelle legislazioni nazionali.
Per ragioni giuridiche e politiche, come sopra indicato, l'acquis di
Schengen riguarda solo soggiorni di breve durata nel territorio di tutti gli
Stati membri, mentre gli strumenti giuridici dell'UE elaborati nel contesto della
politica di immigrazione / ammissione forniscono alle legislazioni
nazionali un quadro da applicare per l'ammissione di cittadini di paesi terzi
per soggiorni di più di tre mesi sul loro proprio territorio.
Lo spazio Schengen si è ampliato a 26 paesi e
molti cittadini di paesi terzi (turisti, artisti dello spettacolo, ricercatori,
studenti, ecc.) hanno legittimi motivi per viaggiare in tale spazio per più di
90 giorni su un dato periodo di 180 giorni senza essere considerati "immigranti".
Queste persone non intendono e / o non hanno bisogno di risiedere in un
particolare Stato membro per più di tre mesi. Tuttavia, non esiste
alcun visto "Schengen" o altra autorizzazione che consenta una
permanenza di più di tre mesi o 90 giorni nello spazio Schengen.
Nel corso degli anni la Commissione ha
ricevuto molti reclami e richieste di soluzioni a questo problema da parte di
cittadini di paesi terzi, sia soggetti all'obbligo del visto che esenti da tale
obbligo. La "limitazione" dei 90 giorni su un periodo di 180 giorni
poteva essere adeguata alle dimensioni dei cinque membri fondatori della
cooperazione Schengen. Ora che lo spazio Schengen comprende 26 Stati membri,
tuttavia, tale limitazione costituisce un considerevole ostacolo per molti
cittadini di paesi terzi che hanno il legittimo interesse a viaggiare negli
Stati membri, e porta anche a una perdita di opportunità economiche per gli
Stati membri.
La principale caratteristica dei viaggiatori
che segnalano questo tipo di problemi è il fatto che essi intendono "circolare"
in Europa / negli Stati membri, e intendono restare nello spazio Schengen
più di 90 giorni (su un periodo di 180 giorni). Così, se sono cittadini di
paesi terzi soggetti all'obbligo di visto, non possono richiedere un visto
"Schengen" per soggiorni di breve durata, poiché questo tipo di visto
è rilasciato solo per viaggi di un massimo di 90 giorni consecutivi. In linea
di principio, non possono farlo neanche i cittadini di paesi terzi esenti
dall'obbligo del visto. Ma né l'una né l'altra categoria di cittadini di
paesi terzi intende restare più di 90 giorni in un dato Stato membro, e quindi
non può neanche ottenere un visto "nazionale" per soggiorni di lunga
durata[8]
o un permesso di soggiorno.
Questo vacuum legis fra l'acquis
di Schengen e le norme europee e nazionali sull'immigrazione implica che gli
interessati dovrebbero, in linea di principio, lasciare lo spazio Schengen l'ultimo
giorno del loro soggiorno di 90 giorni consecutivi e "aspettare" 90 giorni
fuori dal territorio degli Stati membri prima di poter farvi ritorno per un
altro soggiorno legale. Questa situazione non può essere giustificata da
questioni di sicurezza degli Stati membri né serve i loro interessi in campo
economico, culturale ed educativo.
In particolare, le associazioni e i gruppi di
interesse degli artisti dello spettacolo sottolineano che la "limitazione"
dei 90 giorni di soggiorno su un periodo di 180 giorni spesso ostacola l'organizzazione
delle tournée in Europa. Le compagnie itineranti non
soddisfano generalmente i requisiti per la residenza necessari affinché gli
artisti, il personale e i loro familiari possano ottenere un visto per
soggiorno di lunga durata o un permesso di soggiorno. Il personale di queste
compagnie, inoltre, è spesso altamente specializzato e qualificato e non è
generalmente possibile sostituirlo, se non a costi elevati o con gravi
conseguenze sul lavoro da svolgere. La European Circus
Association (ECA) segnala che vi sono state perdite di introiti per ingaggio
(cioè per ogni città in cui si esibisce un gruppo noto), di circa 380 000 euro
in un caso e di 920 000 euro in un altro (assunzioni locali per le
maschere, licenze, imprese di pulizia, affitto dei locali, tasse e diritti,
fornitori locali, tipografi, marketing, servizi, alberghi e ristoranti, servizi
di trasporto locale, cachet e salari pagati in ogni città). L'ECA ha anche
segnalato casi in cui una compagnia ha dovuto sostituire / alternare
il cast e lo staff per rispettare la "limitazione" di soggiorno. In
un caso la sostituzione di 36 membri dello staff è costata alla compagnia circa
110 000 euro. Secondo la Performing Arts Employers Associations League
Europe (Pearle*), l'assenza di un'autorizzazione "alternativa" costa
all'UE fra i 500 milioni e il miliardo di euro all'anno ‑ una
cifra considerevole visto l'attuale contesto economico e finanziario.
Le agenzie di viaggio, così come le numerose
richieste di informazioni ricevute dalla Commissione, indicano che vi è anche
un numero crescente di viaggiatori "individuali" (studenti,
ricercatori, artisti e professionisti della cultura, pensionati, persone che
viaggiano per affari, fornitori di servizi, ecc.) con un forte interesse ad
essere autorizzati a circolare nello spazio Schengen per più di 90 giorni su un
periodo di 180 giorni.
Vi sono inoltre molti cittadini di paesi
terzi, già residenti nello spazio Schengen con un visto per soggiorno di lunga
durata e con un permesso di soggiorno rilasciato da uno Stato membro, che hanno
necessità o intenzione di recarsi in altri Stati membri durante o dopo il loro
soggiorno. Ad esempio, gli studenti cittadini di paesi terzi possono voler
viaggiare nello spazio Schengen per, diciamo, sei mesi alla fine dei loro studi
prima di tornare a casa. A norma dell'articolo 21 della CISA queste persone, in
linea di principio, hanno il diritto di circolare liberamente negli Stati
membri sulla base del loro visto per soggiorno di lunga durata o del loro
permesso di soggiorno validi, ma sono soggetti al tempo stesso alla "limitazione"
dei 90 giorni su un periodo di 180 giorni.
La norma generale non pone alcun problema per
la grande maggioranza dei viaggiatori, ed è quindi opportuno mantenerla. Già
nel 2001, tuttavia, la Commissione ha riconosciuto la necessità di integrarla
introducendo un'autorizzazione per soggiorni nello spazio Schengen di durata superiore ai tre mesi. Ha così proposto la direttiva del Consiglio
relativa alle condizioni alle quali i cittadini di paesi terzi possono
circolare liberamente all'interno del territorio degli Stati membri per un
periodo non superiore a tre mesi, all'introduzione di un'autorizzazione
specifica di viaggio e alla fissazione delle condizioni d'ingresso in
previsione di uno spostamento di durata non superiore a sei mesi[9]. 
La Commissione aveva
proposto di introdurre un'autorizzazione specifica di
viaggio per i cittadini dei paesi terzi che prevedono
di viaggiare all'interno del territorio degli Stati membri
per un periodo di durata non superiore a sei mesi nell'arco di un periodo di
dodici mesi. L'autorizzazione avrebbe consentito un soggiorno di sei mesi
consecutivi nello spazio Schengen, ma i beneficiari non avrebbero potuto
soffermarsi per più di tre mesi in un solo e stesso Stato membro. La proposta –
che riguardava varie altre questioni, ad es. l'allontanamento – è
stata ufficialmente ritirata dalla Commissione nel marzo 2006.
La principale preoccupazione degli Stati membri all'epoca era la base giuridica
e la prevista burocrazia legata al permesso in questione Alcuni di essi non
concordavano col progetto di introdurre tale permesso per i cittadini di paesi
terzi soggetti all'obbligo del visto per i soggiorni di breve durata, poiché
ritenevano che ciò avrebbe potuto intaccare l'integrità del regime per i visti
per soggiorni di breve durata.
Il vuoto legislativo sopra discusso porta gli
Stati membri ad adattare le norme e a ricorrere a strumenti giuridici non
concepiti per "prorogare" un soggiorno autorizzato nello spazio Schengen:
applicazione dell'articolo 20, paragrafo 2[10],
della CISA, o rilascio di visti con validità territoriale limitata (visti
VTL) ai sensi dell'articolo 25, paragrafo 1, lettera b), del codice dei
visti[11].
Queste pratiche sono descritte in dettaglio nell'allegato 7 della valutazione d'impatto[12] che accompagna la
proposta, presentata simultaneamente, di regolamento del Parlamento europeo e
del Consiglio relativo a un codice dei visti dell'Unione (codice dei visti)
(rifusione)[13].
È quindi auspicabile l'introduzione di un
nuovo tipo di visto per i cittadini di paesi terzi – sia esenti dall'obbligo di
visto che soggetti a tale obbligo – con un legittimo interesse a circolare
nello spazio Schengen per più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni.
L'obiettivo della proposta è colmare il vuoto
legislativo che esiste fra l'acquis di Schengen sui soggiorni di breve
durata e la legislazione UE / le legislazioni nazionali sulla residenza in un
particolare Stato membro. Questo attraverso:
–                        
l'istituzione di un nuovo tipo di visto ("visto
di circolazione") per un soggiorno previsto in due o più Stati membri, che
duri più di 90 giorni ma non più di 1 anno (con possibilità di proroga fino a 2
anni), a condizione che il richiedente non intenda fermarsi per più di 90
giorni su un periodo di 180 giorni in uno stesso Stato membro;
–                        
la fissazione delle procedure di domanda e delle
condizioni di rilascio di tali visti di circolazione.
La proposta non disciplina né le condizioni e
le procedure d'ammissione dei cittadini di paesi terzi per soggiorni di
più di tre mesi in uno Stato membro, né le condizioni e procedure di
rilascio dei permessi di lavoro o di autorizzazioni equivalenti (cioè l'accesso
al mercato del lavoro).
La proposta prevede che al trattamento del
nuovo tipo di visto vengano applicate molte delle disposizioni del codice dei
visti. Il fatto che si tratti di una proposta separata – invece che dell'integrazione
delle norme in oggetto nella proposta di modifica del codice dei visti – è
tuttavia giustificato, poiché l'ambito di quest'ultimo sono le norme e
procedure di rilascio dei visti ai cittadini di paesi terzi soggetti a tale
obbligo (si veda l'allegato I del regolamento (CE) n. 539/2001).
2.           CONSULTAZIONI
DELLE PARTI INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
·                        
Consultazione delle parti interessate
La consultazione delle parti interessate è
illustrata nella valutazione d'impatto (VI) già menzionata nella sezione 1. In
generale i gruppi di interesse, in particolare le associazioni d'artisti,
confermano che il vuoto nell'attuale quadro giuridico è un grave ostacolo alla
mobilità – professionale o per svago –, e accolgono favorevolmente l'introduzione
di un nuovo tipo di visto. La maggioranza degli Stati membri, tuttavia, sembra
scettica quanto alla necessità di un intervento, dato il gruppo limitato di
richiedenti che sarebbero interessati. Alcuni degli Stati membri hanno
sollevato questioni sulla base giuridica (vedi sezione 3).
·                        
Valutazione d'impatto
La valutazione
dell'impatto che avrebbe l'introduzione di un'autorizzazione che consenta ai
cittadini di paesi terzi di soggiornare per più di 90 giorni su un periodo di
180 giorni nello spazio Schengen è inclusa nella VI che accompagna la proposta
di modifica del codice dei visti.
La VI ha preso in
considerazione due opzioni di natura normativa. 
Una delle
opzioni - ossia un nuovo tipo di autorizzazione per un
soggiorno previsto nello spazio Schengen di più di 90 giorni ma non superiore a
360 giorni – era stata concepita "solo" per un gruppo limitato di
cittadini di paesi terzi, cioè per artisti (o sportivi), professionisti
della cultura e relativo staff ingaggiati da compagnie od organizzazioni di
spettacoli dal vivo affidabili e riconosciute, così come per gli stretti
familiari che viaggiano con loro. La limitazione dei beneficiari a
questa categoria era basata sul fatto che essi sembrano il gruppo principale
di cittadini di paesi terzi ostacolati dal vuoto legislativo esistente. 
Un'altra
opzione prendeva in considerazione un'autorizzazione simile non solo per la specifica categoria sopra indicata, ma per tutti i
cittadini di paesi terzi (cioè viaggiatori "individuali" come
turisti, ricercatori, studenti, persone che viaggiano per affari). Poiché il
problema da affrontare è dovuto a un vuoto legislativo fra l'acquis di
Schengen sui soggiorni di breve durata nello spazio Schengen e la legislazione
relativa all'ammissione di cittadini di paesi terzi per soggiorni superiori ai
90 giorni sul territorio di uno Stato membro, un'opzione di natura non
normativa non è stata elaborata.
La VI ha mostrato[14] che la mancanza di
un'autorizzazione che consenta ai viaggiatori di soggiornare nello spazio
Schengen per più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni porta a una
considerevole perdita economica per l'UE. Secondo lo studio alla base della
VI, il numero di potenziali beneficiari della nuova autorizzazione è piuttosto
limitato. L'attuazione della prima opzione potrebbe interessare circa 60 000
richiedenti, e la seconda opzione potrebbe interessarne il doppio. Si tratta di
cifre piuttosto piccole se si pensa che nel 2012 sono state presentate più di
15 milioni di domande di visto "Schengen" e che il numero di domande
aumenta costantemente. 
Si ritiene
tuttavia che questi viaggiatori "spendano molto", e possano quindi
generare considerevoli introiti e potenziare l'attività economica nell'UE, non
per ultimo per il semplice fatto che si fermano più a lungo nello spazio
Schengen. La prima opzione potrebbe portare a un reddito supplementare stimato
di 500 milioni di euro all'anno per lo spazio Schengen. L'impatto economico
dell'altra opzione è stimato a circa 1 miliardo di euro. Per entrambe le
opzioni, il guadagno economico sarebbe dovuto alle spese dei "nuovi"
viaggiatori attirati dalla nuova opportunità di fermarsi più a lungo nello
spazio Schengen senza dover ricorrere ad "alternative" complicate e
ai limiti della legalità, come l'ottenimento di visti VTL. 
La VI ha anche
mostrato che i costi amministrativi del trattamento del nuovo tipo di
autorizzazione non sarebbero significativi, dato il limitato numero di domande
previste e i diritti che verrebbero riscossi. Attualmente i cittadini di paesi
terzi devono già sostenere dei costi per la presentazione delle domande di
nuovi visti o di proroghe. Per quanto riguarda la seconda opzione, la VI ha
evidenziato uno specifico rischio: il fatto cioè che i titolari della nuova
autorizzazione possano cercare lavoro sul mercato nero.
3.           ELEMENTI
GIURIDICI DELLA PROPOSTA
·                        
Spiegazione dettagliata della proposta
L'obiettivo della proposta è colmare un vuoto
legislativo. L'articolo 1 della proposta istituisce pertanto un nuovo
tipo di visto, denominato "visto di circolazione" (visto di tipo T).
Questo articolo precisa inoltre che il regolamento non incide sull'acquis
in materia di ammissione / immigrazione. Ciò implica, ad esempio, che
non incide sulle norme nazionali relative alle conseguenze, sul permesso di
soggiorno, dell'"assenza" di cittadini di paesi terzi con lo status
di residenti quando viaggiano in altri Stati membri in virtù di un visto di
circolazione. Non rientrano nel campo d'applicazione del regolamento neanche i
cittadini di paesi terzi che esercitano la mobilità (intra-UE) ai sensi delle
norme dell'UE.
L'articolo 2 instaura un principio
fondamentale con un riferimento incrociato alle disposizioni del codice dei visti
e del regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, concernente il sistema di informazione
visti (VIS) e lo scambio di dati tra Stati membri sui visti per soggiorni
di breve durata (regolamento VIS)[15]. Il visto di
circolazione è piuttosto diverso, sotto molti aspetti, dal visto per soggiorno
di breve durata quale definito all'articolo 2 del codice dei visti.
Tuttavia, è molto simile a un visto uniforme poiché, in linea di principio, è
valido per il territorio di tutti gli Stati membri. Il nuovo tipo di visto è
istituito in virtù della stessa base giuridica dei visti e dei permessi per
soggiorni di breve durata, cioè l'articolo 77 del TFUE. L'applicazione, al
visto di circolazione, delle disposizioni pertinenti del codice dei visti è
quindi, in linea di massima, giustificata. Gli articoli seguenti (da 4 a 9)
specificano nel dettaglio quali disposizioni del codice dei visti sono
applicabili per quanto riguarda le condizioni e le procedure di rilascio dei
visti di circolazione, e prevedono deroghe e aggiunte a tali
norme, tenuto conto delle specificità del nuovo tipo di visto. A tal fine, gli
articoli successivi seguono la struttura del codice di visti, riprendendo ogni
capo e confermando, per ogni singola disposizione, se essa si applica e se vi
sono aggiunte o deroghe. Poiché la Commissione sta preparando simultaneamente
una rifusione del codice dei visti[16],
la presente proposta si riferirà alle disposizioni del proposto regolamento di
rifusione piuttosto che al regolamento esistente[17]. Il regolamento VIS,
quale modificato dalla presente proposta, si applicherà pienamente al visto di
circolazione senza alcuna necessità di aggiunte o deroghe. 
L'articolo 3 stabilisce che alcune definizioni
del codice dei visti (ad es. "cittadino di paesi terzi", "visto
adesivo", "domanda", "consolato") siano applicabili
anche alla presente proposta. Esso definisce inoltre il "visto di
circolazione" come un'autorizzazione rilasciata da
uno Stato membro ai fini di un soggiorno previsto sul territorio di due o più
Stati membri per un totale di più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni, a
condizione che il richiedente non intenda fermarsi per più di 90 giorni su un
periodo di 180 giorni[18] nello stesso Stato membro. Quest'ultima "limitazione"
esclude l'ammissione per soggiorni superiori ai tre mesi in un solo
Stato membro.
L'articolo 4 enuncia le disposizioni
del codice dei visti relative alle autorità interessate alle procedure connesse
alle domande che dovrebbero applicarsi al visto di circolazione. Esclude la
possibilità che le domande di visto di circolazione siano presentate alle
frontiere esterne: autorizzare un soggiorno nello spazio Schengen che può
eventualmente durare fino a due anni richiede difatti un esame approfondito che
non può essere effettuato alle frontiere esterne. L'articolo 4 deroga inoltre
all'articolo 5 del codice dei visti disponendo che lo Stato membro competente per l'esame delle domande di
visto di circolazione e per le decisioni sul merito dovrebbe essere lo Stato
membro attraverso le cui frontiere esterne il richiedente intende entrare nel
territorio degli Stati membri. Questo è giustificato dal fatto che le
disposizioni dell'attuale codice dei visti (destinazione principale in termini
di finalità o durata del soggiorno) difficilmente sarebbero applicabili a molti
dei cittadini di paesi terzi che intendono circolare nello spazio Schengen per
più di 90 giorni. La finalità della visita è, in linea di principio, la stessa
in tutti gli Stati membri (ad es., spettacoli dal vivo o turismo), e, in molti
casi, i richiedenti possono non conoscere in anticipo la durata del loro
soggiorno nei vari Stati membri. L'articolo 4, infine, autorizza alcune
categorie di cittadini di paesi terzi a presentare la domanda di visto di circolazione
nel territorio dello Stato membro in cui sono legalmente presenti. Ciò è giustificato dal fatto che molti cittadini di paesi terzi
residenti nel territorio degli Stati membri, così come cittadini di paesi terzi
esenti dall'obbligo di visto per soggiorni fino a 90 giorni (soggiorni di breve
durata), hanno mezzi finanziari sufficienti e un legittimo interesse a
circolare in altri Stati membri per più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni
mentre risiedono / soggiornano in uno specifico Stato membro (o immediatamente
dopo). Esigere che queste persone lascino lo spazio Schengen per chiedere il
visto di circolazione nel loro paese d'origine non serve gli interessi dell'Unione
né in materia di sicurezza né sotto il profilo economico.
L'articolo 5 indica le norme del codice
dei visti applicabili alla procedura di domanda del visto di circolazione e
introduce disposizioni supplementari e deroghe. Ai sensi di tale articolo il
richiedente deve presentare un documento di viaggio valido, riconosciuto dallo Stato membro competente per l'esame delle domande e per le decisioni sul
merito e da almeno un altro degli Stati membri in cui intende recarsi. Una condizione supplementare è che i richiedenti devono presentare
una prova adeguata dell'intenzione di soggiornare nel territorio di due o più
Stati membri per un periodo superiore ai 90 giorni in totale senza però
fermarsi più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni sul territorio di uno
solo di tali Stati membri. L'articolo non prevede
deroghe al codice dei visti per quanto riguarda i diritti da corrispondere, che
saranno quindi di 60 euro (cioè i diritti standard per una domanda di visto per
soggiorno di breve durata). Ciò è giustificato dal fatto che i compiti
del consolato, che essi trattino domande di visti per soggiorni di breve durata
o di visti di circolazione, sono sostanzialmente gli stessi. Dovrebbero inoltre
applicarsi le disposizioni del codice dei visti riguardanti la riduzione e l'esenzione
dai diritti di visto. Si applicheranno parimenti le disposizioni del codice dei
visti relative ai diritti per servizi prestati, che possono essere percepiti
dai fornitori esterni di servizi e che non possono superare la metà dell'importo
del diritto per il visto, che è pari a 60 euro.
Un altro importante
criterio previsto in questo articolo è che i richiedenti dovranno dimostrare di
disporre di mezzi di sussistenza sufficienti e l'esistenza di una situazione
economica stabile presentando la busta
paga o estratti bancari che coprano i 12 mesi precedenti la data della domanda,
e/o documenti giustificativi che provino che durante il soggiorno otterranno
legalmente tali sufficienti mezzi finanziari (ad es. prova del diritto alla
pensione). L'articolo prevede anche che i titolari di un visto di circolazione
saranno autorizzati a chiedere, nello Stato membro in cui sono legalmente
presenti, i permessi di lavoro necessari nei prossimi Stati membri in cui hanno
previsto di recarsi. Questa disposizione non interferisce con le norme relative
all'accesso al mercato del lavoro, non disciplina l'esigenza o meno del
permesso di lavoro né incide sulle condizioni del suo rilascio: essa disciplina
esclusivamente il luogo di presentazione della domanda, nella misura in cui un
cittadino di un paese terzo dovrebbe essere autorizzato a chiedere un permesso
di lavoro senza dover lasciare lo spazio Schengen. L'articolo
5 prevede alcune agevolazioni procedurali (ad es. eventuale esenzione dalla
presentazione di certi documenti giustificativi) per specifiche categorie di
richiedenti che lavorano per o sono invitati da una società, organizzazione o
istituzione affidabile e riconosciuta, in particolare a livello manageriale, o
in qualità di ricercatori, artisti, professionisti della cultura, ecc. Le parti
interessate fanno osservare giustamente che, per queste categorie di persone,
la procedura non dovrebbe concentrarsi solo sul richiedente "individuale",
ma anche sullo status di affidabilità della società / organizzazione /
istituzione che invita / ospitante.
A parte i riferimenti alle norme generali del
codice dei visti sull'esame delle domande e sulle decisioni sul merito che
saranno applicabili ai visti di circolazione, la disposizione principale dell'articolo
6 riguarda la particolare attenzione da prestare alla situazione
finanziaria del richiedente, che deve disporre di sufficienti mezzi finanziari
di sussistenza per la durata complessiva del soggiorno previsto, inclusi
mezzi sufficienti per l'alloggio. Questo articolo stabilisce inoltre un termine
generale di 20 giorni di calendario per pronunciarsi su una domanda: si tratta
di un termine più lungo dell'attuale tempo di trattamento delle domande di
visti per soggiorni di breve durata, ed è giustificato dalla necessità di un
esame approfondito dello stato finanziario del richiedente. 
Poiché per integrare il nuovo tipo di visto
nel "sistema" è necessario chiarire l'interazione fra i soggiorni
basati sugli esistenti visti per soggiorni di breve durata, visti per soggiorni
di lunga durata e permessi di soggiorno in contrapposizione ai soggiorni
in virtù dei visti di circolazione, l'articolo 6 consente la combinazione di
soggiorni basati su visti di circolazione con soggiorni precedenti / futuri in
base a regimi di esenzione dal visto, a visti per soggiorni di breve durata,
visti per soggiorni di lunga durata o permessi di soggiorno. Disposizioni
analoghe saranno introdotte nel codice dei visti e nel codice frontiere
Schengen.
L'articolo 7 riguarda il rilascio del
visto di circolazione, cui dovrebbero applicarsi anche specifiche disposizioni
del codice dei visti. L'articolo stabilisce che il visto di circolazione deve
sempre consentire ingressi multipli. Per quanto riguarda la durata del
soggiorno autorizzato, in combinato disposto con l'articolo 8, la proposta
prevede la possibilità di un soggiorno fino a due anni consecutivi nello spazio
Schengen per tutti i cittadini di paesi terzi che possano provare che
soddisfano le condizioni richieste per una permanenza di così lungo periodo.
Nel valutare una domanda, e in particolare nel definire la durata di un
soggiorno autorizzato, i consolati dovrebbero prendere in considerazione tutti
i fattori rilevanti, ad es. il fatto che i cittadini di paesi terzi esenti dall'obbligo
del visto per i soggiorni di breve durata abitualmente non pongono problemi di
immigrazione irregolare o rischi di sicurezza. Il
periodo di validità del visto dovrebbe corrispondere alla durata del soggiorno
autorizzato. Data la natura del nuovo visto, l'articolo 7 esclude la
possibilità di rilascio di un visto di circolazione con validità limitata al
territorio di un solo Stato membro: si presume difatti che un visto di
circolazione, per definizione, consenta ai richiedenti di spostarsi in più
Stati membri. 
Il visto di circolazione deve essere emesso
secondo il modello uniforme (visto adesivo) di cui al regolamento (CE) n. 1683/95,
e reca la lettera "T" come indicazione del tipo. L'articolo 77,
paragrafo 2, lettera a), del TFUE menziona sia i "visti" che i "titoli di soggiorno di breve durata". Dato che i titoli
di soggiorno sono rilasciati in formato tessera (plastificata) conformemente al
regolamento (CE) n. 1030/2002 del 13 giugno 2002[19], e tenendo presente
che la maggior parte dei consolati degli Stati membri non sono attrezzati per
rilasciare permessi in tale formato, obbligare gli Stati membri a rilasciare la
nuova autorizzazione in tale formato tessera creerebbe loro un onere eccessivo.
L'articolo 8 riguarda la modifica di un
visto già rilasciato, cioè la proroga, l'annullamento e la revoca. Esso
contempla la possibilità di prorogare la durata del soggiorno autorizzato per
un periodo che va fino ai 2 anni. Contrariamente a quanto prevedono le
disposizioni che disciplinano la proroga dei visti per soggiorni di breve
durata, i richiedenti non saranno tenuti a giustificare circostanze "eccezionali"
In effetti, molti potenziali richiedenti di questo tipo di visto (soprattutto
gli artisti dello spettacolo) hanno spesso bisogno di fermarsi per lunghi
periodi nello spazio Schengen senza stabilire la propria residenza in nessuno
degli Stati membri. Per chiedere la proroga di un visto di circolazione, i
richiedenti dovranno dimostrare che continuano a soddisfare le condizioni di
ingresso e di rilascio del visto, e che nel corso del soggiorno rispetteranno l'obbligo
di non fermarsi per più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni sul
territorio di un solo Stato membro. 
L'articolo 9 indica
quali disposizioni del capo del codice dei visti intitolato "Gestione
amministrativa e organizzazione" si applicherebbero anche ai fini del
rilascio dei visti di circolazione. Nell'ambito della
cooperazione locale Schengen, i consolati dovrebbero scambiarsi statistiche e
altre informazioni sui visti di circolazione. 
Gli articoli da 10 a 16 sono le
cosiddette disposizioni finali e/o operative, che riguardano, fra gli altri
aspetti, le istruzioni operative per il trattamento dei visti di circolazione
(che forniranno maggiori chiarimenti sul rapporto fra le disposizioni del
codice dei visti e quelle enunciate nella presente proposta), il monitoraggio,
l'entrata in vigore, ecc. Il principale obiettivo delle modifiche del codice
frontiere Schengen e del regolamento VIS è "integrare" il visto di
circolazione nell'acquis di Schengen. 
Questo significa, innanzitutto, che le
condizioni d'ingresso stabilite all'articolo 5 del codice frontiere
Schengen si applicano anche come condizioni per il rilascio del visto di
circolazione; occorre inoltre garantire che le domande di visto di circolazione
e i visti stessi siano registrati nel VIS. Va osservato tuttavia che la
proposta riguarda anche i cittadini dei paesi terzi che sono esenti dall'obbligo
del visto per soggiorno di breve durata (cfr. allegato II del regolamento
visti: si tratta di persone i cui dati non sono quindi registrati nel VIS) dato
che, in linea di principio, i viaggiatori originari di tali paesi non pongono
agli Stati membri rischi in materia di sicurezza e di immigrazione. Pertanto,
tenendo presente il principio di proporzionalità, non è giustificato rilevare
le impronte digitali dei cittadini di questi paesi terzi (ad es. Australia,
Canada, Stati Uniti). Questa deroga è prevista all'articolo 5, e apre agli
Stati membri la strada all'accettazione della presentazione della domanda
di visto di circolazione, da parte dei cittadini di tali paesi terzi, per via
elettronica o postale.
L'articolo 12
necessita di spiegazioni supplementari. Abroga parzialmente l'articolo 20,
paragrafo 2, della Convenzione d'applicazione dell'accordo di Schengen, secondo
cui, se uno Stato membro ha concluso un accordo bilaterale di esenzione dal
visto con un paese terzo figurante nell'elenco dell'allegato II del regolamento
visti ("elenco dei paesi esenti dall'obbligo di visto") prima dell'entrata
in vigore della CISA (o della data dell'adesione successiva dello Stato membro
all'accordo di Schengen), lo Stato membro può basarsi
sulle disposizioni di tale accordo bilaterale per "prorogare" al di
là dei tre mesi un soggiorno in regime di esenzione dal visto sul suo
territorio per i cittadini del paese terzo interessato. 
I cittadini del
Canada, della Nuova Zelanda o degli Stati Uniti possono quindi, per esempio,
soggiornare in tali Stati membri per il periodo previsto dall'accordo
bilaterale di esenzione dal visto in vigore fra gli Stati membri e questi tre
paesi (di solito tre mesi), oltre al soggiorno generale di 90 giorni nello
spazio Schengen. La Commissione è a conoscenza del fatto che per questi paesi
esistono diversi accordi bilaterali, il che significa che i loro cittadini
possono soggiornare legalmente nello spazio Schengen per un periodo praticamente
illimitato sulla base delle esenzioni dai visti per soggiorni di breve durata.
La Nuova Zelanda, ad esempio, ha concluso 16 accordi bilaterali di esenzione
dal visto: oltre al soggiorno di 90 giorni in regime di esenzione dal visto in
virtù del regolamento visti, i suoi cittadini possono in pratica restare sul
territorio dello spazio Schengen per 51 mesi (tre mesi più 48 mesi). 
Già nel 1998 gli
Stati membri ritenevano che un soggiorno illimitato di questo tipo non fosse
compatibile con lo spirito di uno spazio senza frontiere. Il comitato esecutivo
ha adottato una decisione relativa all'armonizzazione degli accordi sull'esonero
dall'obbligo del visto[20].
In virtù di questa decisione, gli Stati membri dovevano introdurre nei loro
accordi bilaterali clausole standard di limitazione della durata dei soggiorni
in regime di esenzione dal visto a tre mesi per periodo di sei mesi nello
spazio Schengen (piuttosto che sul territorio dello Stato membro
interessato).
Dopo l'integrazione dell'acquis di
Schengen nel quadro comunitario con l'entrata in vigore del trattato di
Amsterdam, l'articolo 20, paragrafo 2, della CISA non solo era in conflitto con
lo spirito dello spazio senza frontiere, ma è diventato
pure incompatibile col trattato: l'articolo 62, paragrafo 3, del trattato
che istituisce la Comunità europea (TCE) si riferisce alle "misure
che stabiliscono a quali condizioni i cittadini dei paesi terzi hanno libertà
di spostarsi all'interno del territorio degli Stati membri per un periodo non
superiore a tre mesi". Pertanto la
Commissione, nella sua iniziativa del 2001 relativa al diritto di circolazione
ha proposto di abrogare l'articolo 20, paragrafo 2.
Il trattato sul
funzionamento dell'Unione europea (TFUE) non limita più il "soggiorno di
breve durata" nello spazio Schengen a tre mesi, e non
ne precisa la durata. Tuttavia, l'articolo 20, paragrafo 2, e l'esistenza
di "proroghe dei soggiorni" bilaterali rimangono incompatibili con l'articolo
77, paragrafo 2, lettere a) e c), del trattato, poiché la politica comune in
materia di visti non può essere basata sull'esistenza di accordi bilaterali del
passato. La portata della libertà di circolazione dei cittadini di paesi terzi
non dovrebbe dipendere dal numero e dal contenuto di accordi bilaterali
conclusi in passato. A tutti i cittadini di paesi terzi esenti dall'obbligo di
visto dovrebbero applicarsi le stesse regole. L'applicazione dell'articolo 20,
paragrafo 2, solleva problemi pratici e crea incertezza del diritto sia per le
autorità che per i viaggiatori, soprattutto quando questi ultimi devono
lasciare lo spazio Schengen. Inoltre, il futuro sistema di ingressi / uscite
richiede norme chiarissime e, per ragioni tecniche, nel verificare il periodo
di soggiorno autorizzato, non si può tenere conto dell'eventuale continua
applicazione di accordi bilaterali di esenzione dal visto. Infine, una delle
idee sottese all'introduzione del visto di circolazione è proprio fornire un
quadro giuridico e un'adeguata autorizzazione che consenta ai cittadini di
paesi terzi esenti dall'obbligo del visto di soggiornare nello spazio Schengen
per più di 90 giorni.
La proposta prevede un periodo transitorio di
cinque anni affinché gli Stati membri "smaltiscano" progressivamente
gli effetti dei loro accordi bilaterali per quanto riguarda la durata totale
del soggiorno nello spazio Schengen dei cittadini di paesi terzi. Ciò richiede
tempo e bisogna pure riconoscere che certi paesi terzi attribuiscono grande
importanza al mantenimento dello status quo. 
Da un punto di vista politico, questo è
comprensibile. Un accordo di esenzione dal visto è uno di quegli strumenti
giuridici che apporta vantaggi concreti e diretti ai cittadini di entrambe le
Parti. Occorre precisare che la soppressione di una parte dell'articolo 20,
paragrafo 2, non implica che questi accordi diventino immediatamente e
completamente inapplicabili. Inoltre, sostituire l'esistente regime di proroghe
dei soggiorni di breve durata basati sui vecchi accordi bilaterali di esenzione
dal visto con un nuovo tipo di visto di una durata massima di
un anno ‑ con possibilità di proroga fino a due anni – non
avrebbe nella pratica conseguenze negative su molti americani, canadesi,
neo-zelandesi, ecc.: molte delle persone che intendono soggiornare un anno o
più nello spazio Schengen probabilmente lavoreranno durante quel periodo, e
dovranno quindi stabilire la residenza in uno degli Stati membri e chiedere
pertanto un visto per soggiorno di lunga durata o un permesso di soggiorno.
·                        
Collegamento con la proposta, presentata
simultaneamente, di regolamento di rifusione del codice dei visti, e con altre
proposte
Sul presente testo
si ripercuoteranno i negoziati relativi alla proposta, presentata
simultaneamente, di regolamento di rifusione del codice dei visti. Va quindi
prestata particolare attenzione a garantire le necessarie sinergie fra queste
due proposte durante il processo di negoziazione. Se nel
corso delle trattative si profila come possibile l'adozione dei due strumenti
in tempi ravvicinati, la Commissione intende unire le due proposte in
una sola proposta di rifusione. 
Analogamente, in
una fase successiva, occorrerà garantire sinergie con la proposta di
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema di
ingressi / uscite per la registrazione dei dati di ingresso e uscita
dei cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne degli Stati
membri dell'Unione europea[21]. L'oggetto e l'ambito d'applicazione potrebbero dover essere
modificati se viene deciso di avvalersi del sistema di
ingressi / uscite per controllare gli ingressi e le uscite dei titolari del
visto di circolazione alle frontiere esterne[22].
·                        
Base giuridica
L'articolo 77 del TFUE
conferisce all'Unione la competenza ad intervenire in materia di "soggiorni
di breve durata" nello spazio Schengen. Ai sensi dell'articolo 77,
paragrafo 2, del TFUE:
"[…] il Parlamento europeo e il
Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano le
misure riguardanti:
a) la politica comune dei visti e di altri
titoli di soggiorno di breve durata;
b) i controlli ai quali sono sottoposte le
persone che attraversano le frontiere esterne;
c) le condizioni alle quali i cittadini dei
paesi terzi possono circolare liberamente nell'Unione per un breve periodo;"
La presente proposta
contiene misure riguardanti ognuno di questi tre elementi. L'articolo 77,
paragrafo 2, lettere a), b) e c) del TFUE risulta quindi essere la base
giuridica appropriata.
L'articolo 79 del TFUE
conferisce all'Unione, nell'ambito di una politica comune
dell'immigrazione, la competenza a legiferare in materia di visti e di
titoli di soggiorno di lunga durata, entrambi collegati alla residenza
regolare negli Stati membri, cioè a soggiorni di lunga durata in uno solo
Stato membro. Il paragrafo
introduttivo (1.) dell'articolo 79 così come il paragrafo 2, lettera b), si
riferiscono esplicitamente ai cittadini di paesi terzi regolarmente soggiornanti
negli Stati membri. I destinatari della presente proposta non intendono né
hanno bisogno di risiedere in uno degli Stati membri: essi preferiscono
difatti viaggiare per l'Europa, cioè circolare nello spazio
Schengen, prima di lasciarlo. L'articolo 79 non è quindi una base giuridica
appropriata per la presente proposta.
L'articolo 62 del TCE, che è diventato l'articolo
77 del TFUE, al paragrafo 3 si riferisce alle "misure che stabiliscono a quali condizioni i cittadini dei paesi terzi
hanno libertà di spostarsi all'interno del territorio degli Stati membri per un
periodo non superiore a tre mesi". L'articolo 77, paragrafo 2, lettera c) del TFUE non limita più il "breve
periodo" a tre mesi. Questo chiaro cambiamento nel trattato ha
eliminato un ostacolo che, nei trattati anteriori, avrebbe potuto ostacolare l'adozione
di una simile proposta.
In conclusione, l'articolo 77, paragrafo 2,
lettere a), b) e c) del TFUE è la base giuridica appropriata per la presente
proposta, che intende regolamentare la circolazione dei cittadini di paesi
terzi nello spazio Schengen, e in cui non rientrano le fattispecie contemplate
dall'articolo 79 del TFUE (ammissione per
soggiorni di lunga durata nel territorio di un singolo Stato membro). Quest'ultimo
aspetto è garantito dalla definizione proposta, secondo la quale i titolari del
visto di circolazione non dovrebbero essere autorizzati a fermarsi per
più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni sul territorio dello stesso
Stato membro. 
·                        
Principi di sussidiarietà e di proporzionalità
Ai
sensi dell'articolo 5, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE), nei
settori che non sono di sua competenza esclusiva l'Unione interviene soltanto
se e in quanto gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere conseguiti
in misura sufficiente dagli Stati membri, ma possono, a motivo della portata o
degli effetti dell'azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di
Unione. Per quanto riguarda la presente proposta, la
necessità di un intervento a livello dell'Unione è chiarissima. Un'autorizzazione
che sia valida in tutti gli Stati membri può essere introdotta solo a
livello UE; il "riconoscimento reciproco" dei visti di circolazione
di ogni Stato non può essere predisposto a livello nazionale. Le condizioni e
le procedure di rilascio devono essere uniformi in tutti gli Stati membri, cosa
che può essere realizzata solo con un'azione a livello dell'Unione.
Ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 4, del TUE, l'azione dell'Unione si
limita a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati.
La forma scelta per questa azione dell'UE deve permettere di realizzare l'obiettivo
della proposta e di attuarla nel modo più efficace possibile. La presente
proposta non contiene alcun elemento che non sia direttamente collegato agli
obiettivi. Essa è inoltre proporzionata in termini di costi. È pertanto
conforme al principio di proporzionalità.
·                        
Scelta dello strumento
La presente proposta istituirà un nuovo tipo
di visto che in linea di principio sarà valido in tutti gli Stati membri, e
stabilirà le condizioni e le procedure per il suo rilascio. Il regolamento è quindi l'unico strumento
giuridico che si presti a tale scopo.
4.           ELEMENTI
SUPPLEMENTARI
·                        
Partecipazione
La presente
proposta sviluppa l'acquis di Schengen, in quanto concerne l'ulteriore
sviluppo della politica comune in materia di visti. Devono pertanto essere
prese in considerazione le conseguenze dei vari protocolli allegati ai trattati
e accordi con i paesi associati esposte in appresso. 
Danimarca - A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo n. 22 sulla posizione
della Danimarca, allegato al TUE e al TFUE, la Danimarca non partecipa all'adozione
di misure a norma del titolo V della parte terza del trattato sul funzionamento
dell'Unione europea. Dato che il presente regolamento si basa sull'acquis
di Schengen, la Danimarca deve decidere, ai sensi dell'articolo 4 di tale
protocollo, entro un periodo di sei mesi dalla decisione del Consiglio sul
presente regolamento, se intende recepirlo nel proprio diritto interno.
Regno Unito e
Irlanda - Ai sensi degli articoli 4 e 5 del protocollo
sull'integrazione dell'acquis di Schengen nell'ambito dell'Unione europea,
della decisione 2000/365/CE del Consiglio, del 29 maggio 2000, riguardante la
richiesta del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, e della
decisione 2002/192/CE del Consiglio, del 28 febbraio 2002, relativa alla
domanda dell'Irlanda di partecipare ad alcune disposizioni dell'acquis
di Schengen, il Regno Unito e l'Irlanda non partecipano all'attuazione della
politica comune in materia di visti e in particolare del regolamento (CE)
n. 810/2009 che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei
visti). Pertanto il Regno Unito e l'Irlanda non partecipano all'adozione del
presente regolamento e non sono da questo vincolati né sono soggetti alla sua
applicazione.
Islanda e
Norvegia - Le procedure previste nell'accordo d'associazione
concluso dal Consiglio dell'Unione europea con la Repubblica d'Islanda e
il Regno di Norvegia sull'associazione di questi due Stati all'attuazione, all'applicazione
e allo sviluppo dell'acquis di Schengen sono applicabili in quanto
la presente proposta costituisce uno sviluppo dell'acquis di Schengen ai
sensi dell'allegato A di tale accordo[23].
Svizzera - Il presente regolamento
costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen ai
sensi dell'accordo tra l'Unione europea, la Comunità europea e la Confederazione
svizzera riguardante l'associazione della Confederazione Svizzera all'attuazione,
all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen[24].
Liechtenstein -
Il presente regolamento costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di
Schengen ai sensi del protocollo tra l'Unione europea, la Comunità europea, la
Confederazione svizzera e il Principato del Liechtenstein sull'adesione del
Principato del Liechtenstein all'accordo tra l'Unione europea, la Comunità
europea e la Confederazione svizzera riguardante l'associazione della
Confederazione svizzera all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis
di Schengen[25].
Cipro - il presente regolamento costituisce un atto basato sull'acquis
di Schengen o ad esso altrimenti connesso ai sensi dell'articolo 3, paragrafo
2, dell'atto di adesione del 2003.
Bulgaria e
Romania - Il presente regolamento
costituisce un atto basato sull'acquis di Schengen o ad esso altrimenti
connesso ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, dell'atto di adesione del 2005.
Croazia: Il presente regolamento costituisce un atto
basato sull'acquis di Schengen o ad esso altrimenti connesso ai sensi
dell'articolo 4, paragrafo 2, dell'atto di adesione del 2011.
2014/0095 (COD)
Proposta di
REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO
che istituisce un visto di circolazione e che
modifica la Convenzione d'applicazione dell'accordo di Schengen e i regolamenti
(CE) n. 562/2006 e (CE) n. 767/2008
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO
DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, in particolare l'articolo 77, paragrafo 2,
lettere a), b) e c),
vista la proposta della Commissione europea[26],
previa trasmissione del progetto di atto
legislativo ai parlamenti nazionali,
visto il parere del Comitato economico e
sociale europeo[27],
deliberando secondo la procedura legislativa
ordinaria,
considerando quanto segue:
(1)       La legislazione dell'Unione
ha istituito norme armonizzate relative all'ingresso e al soggiorno dei
cittadini di paesi terzi negli Stati membri per un periodo non superiore a 90
giorni su un periodo di 180 giorni.
(2)       Per regolamentare le
condizioni d'ammissione dei cittadini di paesi terzi sul territorio degli
Stati membri per un periodo superiore ai tre mesi sono state adottate diverse
direttive settoriali. L'articolo 21 della Convenzione d'applicazione dell'accordo
di Schengen[28]
conferisce ai cittadini di paesi terzi in possesso di un titolo di soggiorno in
corso di validità o di un visto nazionale per soggiorno di lunga durata in
corso di validità, rilasciati da uno degli Stati membri, il diritto alla libera
circolazione nel territorio degli altri Stati membri per un periodo non
superiore a 90 giorni su un periodo di 180 giorni.
(3)       I cittadini di paesi terzi,
che siano soggetti all'obbligo del visto o esenti da tale obbligo, possono
avere un legittimo interesse a circolare nello spazio Schengen per più di 90 giorni
su un periodo di 180 giorni, senza fermarsi in uno stesso Stato membro per più
di 90 giorni. Devono quindi essere adottate delle norme per consentire tale
possibilità.
(4)       Gli artisti dello spettacolo,
in particolare, spesso incontrano difficoltà nell'organizzare tournée nell'Unione.
Studenti, ricercatori, professionisti della cultura, pensionati, persone che
viaggiano per affari, fornitori di servizi, così come i turisti, possono anch'essi
avere intenzione di soggiornare nello spazio Schengen per un periodo superiore
a 90 giorni su un periodo di 180 giorni. La mancanza di un'autorizzazione
adeguata porta a una perdita di potenziali visitatori e di conseguenza a una
perdita economica.
(5)       Il trattato stabilisce una
distinzione fra, da un lato, le condizioni d'ingresso negli Stati membri e
lo sviluppo di una politica comune in materia di visti per soggiorni di breve
durata e, dall'altro, le condizioni d'ingresso ai fini della residenza legale
in uno Stato membro e il rilascio di visti per soggiorni di lunga durata e di
permessi di soggiorno a tal fine. Il trattato non definisce tuttavia la nozione
di soggiorno di breve durata.
(6)       Occorre istituire un nuovo
tipo di visto ("visto di circolazione") per i cittadini di
paesi terzi, esenti dall'obbligo del visto o soggetti a tale obbligo, che
prevedono di circolare nel territorio di due o più Stati membri per più di 90 giorni, a condizione che non intendano soggiornare per
più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni sul territorio dello stesso Stato
membro. Al tempo stesso la regola dei 90 giorni su un periodo di 180 giorni
va mantenuta, a titolo di delimitazione generale fra soggiorni di breve durata
e soggiorni di lunga durata, poiché non pone alcun problema alla grande maggioranza
dei viaggiatori.
(7)       Nei casi pertinenti, alla
richiesta e al rilascio dei visti di circolazione dovrebbero applicarsi le
disposizioni del regolamento (UE) n. xxx/201x
del Parlamento europeo e del Consiglio[29] e del regolamento (CE) n. 767/2008
del Parlamento europeo e del Consiglio[30].
Date le diverse esigenze e condizioni dei cittadini di paesi terzi che
richiedono un visto di circolazione, e in funzione delle considerazioni
economiche e in materia di sicurezza, occorre tuttavia introdurre norme
specifiche, riguardanti, fra l'altro, le autorità interessate alle procedure,
la fase della domanda, l'esame della domanda e la decisione in merito, e il
rilascio e il rifiuto del visto di circolazione.
(8)       I cittadini di paesi terzi il
cui elenco figura all'allegato II del regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio[31]
dovrebbero godere di alcune facilitazioni, come l'esonero dal rilevamento
delle impronte digitali.
(9)       Per garantire la certezza del
diritto occorre chiarire l'interazione fra i soggiorni basati sui visti per
soggiorni di breve durata, sui visti per soggiorni di lunga durata e sui
permessi di soggiorno, da un lato, e i soggiorni basati sui visti di
circolazione dall'altro. Dovrebbe essere possibile combinare soggiorni basati
su visti di circolazione con soggiorni precedenti e futuri in base a regimi di
esenzione dal visto, a visti per soggiorni di breve durata, visti per soggiorni
di lunga durata o permessi di soggiorno. 
(10)     Dovrebbe essere possibile
prorogare il soggiorno autorizzato, tenendo conto degli specifici schemi ed
esigenze di viaggio, a condizione che i titolari del visto di circolazione
continuino a soddisfare le condizioni di ingresso e di rilascio del visto e
possano dimostrare che durante la proroga del soggiorno rispetteranno l'obbligo
di non fermarsi per più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni sul territorio
dello stesso Stato membro.
(11)     Occorre integrare il regime
relativo al visto di circolazione negli strumenti giuridici pertinenti dell'acquis
di Schengen. Pertanto occorre modificare il regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio[32] e il regolamento (CE)
n. 767/2008. Come condizioni di rilascio del visto dovrebbero applicarsi le condizioni d'ingresso
di cui all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 562/2006. Le domande di visto di circolazione e le decisioni in merito
dovrebbero essere registrate nel sistema d'informazione visti.
(12)     Come conseguenza dell'istituzione
del visto di circolazione occorre modificare l'articolo 20, paragrafo 2, della
Convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen in quanto incompatibile
con l'articolo 77, paragrafo 2, lettere a) e c) del trattato sul funzionamento
dell'Unione europea. La politica comune in materia di visti non può in effetti
basarsi sull'esistenza o inesistenza di accordi bilaterali di esenzione dal
visto conclusi dagli Stati membri. La durata autorizzata del soggiorno dei
cittadini dei paesi terzi non deve dipendere dal numero e dal contenuto di
tali accordi bilaterali conclusi in passato.
(13)     Occorre prevedere un periodo
transitorio di cinque anni per eliminare gradualmente gli effetti degli accordi
bilaterali di esenzione dal visto per quanto riguarda la durata totale del soggiorno
nello spazio Schengen dei cittadini di paesi terzi.
(14)     Al fine di garantire
condizioni uniformi di applicazione del presente regolamento, occorre
attribuire alla Commissione competenze di esecuzione per stabilire le
istruzioni operative sulle prassi e le procedure che gli Stati membri devono
seguire nel trattamento delle domande di visto di circolazione. Queste
competenze devono essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011
del Parlamento europeo e del Consiglio[33].
Per l'adozione di tali atti d'esecuzione occorre ricorrere alla procedura d'esame.
(15)     Il presente regolamento
rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti,
segnatamente, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. In
particolare, il presente regolamento mira a garantire il pieno rispetto della
vita privata e della vita familiare di cui all'articolo 7, la protezione dei
dati di carattere personale di cui all'articolo 8 e i diritti del bambino di
cui all'articolo 24 della Carta.
(16)     La direttiva 95/46/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio[34]
si applica agli Stati membri per quanto riguarda il trattamento dei dati
personali ai sensi del presente regolamento. 
(17)     Poiché gli obiettivi del
presente regolamento, vale a dire l'introduzione di un nuovo tipo di visto
valido in tutti gli Stati membri e l'instaurazione di condizioni e procedure di
rilascio uniformi, possono essere realizzati
solo a livello di Unione, quest'ultima può adottare misure in base al principio
di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il
presente regolamento si limita a quanto necessario per conseguire gli obiettivi
in questione in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato
nello stesso articolo.
(18)     A norma degli articoli 1 e 2
del protocollo n. 22 sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato
sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
la Danimarca non partecipa all'adozione del presente regolamento, non è da esso
vincolata né soggetta alla sua applicazione. Dato che il presente regolamento
si basa sull'acquis di Schengen, la Danimarca decide, ai sensi dell'articolo
4 di tale protocollo, entro un periodo di sei mesi dalla decisione del
Consiglio sul presente regolamento, se intende recepirlo nel proprio diritto
interno.
(19)     Il presente regolamento
costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen a
cui il Regno Unito non partecipa, a norma della decisione 2000/365/CE del
Consiglio[35];
il Regno Unito non partecipa pertanto alla sua adozione, non è da esso
vincolato né è soggetto alla sua applicazione.
(20)     Il presente regolamento
costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen a
cui l'Irlanda non partecipa, a norma della decisione 2002/192/CE del Consiglio[36]; l'Irlanda non
partecipa pertanto alla sua adozione, non è da esso vincolata né è soggetta
alla sua applicazione. 
(21)     Per quanto riguarda l'Islanda
e la Norvegia, il presente regolamento costituisce uno sviluppo delle
disposizioni dell'acquis di Schengen ai sensi dell'accordo concluso dal
Consiglio dell'Unione europea con la Repubblica d'Islanda e il Regno di
Norvegia sulla loro associazione all'attuazione, all'applicazione e allo
sviluppo dell'acquis di Schengen[37],
che rientrano nel settore di cui all'articolo 1, lettera B, della
decisione 1999/437/CE del Consiglio[38].
(22)     Per quanto riguarda la
Svizzera, il presente regolamento costituisce uno sviluppo dell'acquis
di Schengen ai sensi dell'accordo tra l'Unione europea, la Comunità europea
e la Confederazione svizzera riguardante l'associazione di quest'ultima all'attuazione,
all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen[39], che rientrano nel settore di cui all'articolo
1, punto B, della decisione 1999/437/CE del Consiglio in
combinato disposto con l'articolo 3 della decisione 2008/146/CE del Consiglio[40].
(23)     Per quanto riguarda il
Liechtenstein, il presente regolamento costituisce uno sviluppo delle
disposizioni dell'acquis di Schengen ai sensi del protocollo tra l'Unione
europea, la Comunità europea, la Confederazione Svizzera e il Principato del
Liechtenstein sull'adesione del Principato del Liechtenstein all'accordo tra l'Unione
europea, la Comunità europea e la Confederazione Svizzera riguardante l'associazione
della Confederazione Svizzera all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo
dell'acquis di Schengen[41], che rientrano nel settore di cui all'articolo
1, punto B, della decisione 1999/437/CE, in combinato disposto con l'articolo
3 della decisione 2011/350/UE del Consiglio[42] sulla
firma di detto protocollo.
(24)     Per quanto concerne Cipro, il
presente regolamento costituisce un atto basato sull'acquis di Schengen
o ad esso altrimenti connesso ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, dell'atto
di adesione del 2003.
(25)     Per quanto riguarda la
Bulgaria e la Romania, il presente regolamento costituisce un atto basato sull'acquis
di Schengen o ad esso altrimenti connesso ai sensi dell'articolo 4,
paragrafo 2, dell'atto di adesione del 2005.
(26)     Per quanto riguarda la
Croazia, il presente regolamento costituisce un atto basato sull'acquis
di Schengen o ad esso altrimenti connesso ai sensi dell'articolo 4,
paragrafo 2, dell'atto di adesione del 2011,
HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Capo I – Disposizioni generali
Articolo 1
Oggetto
e ambito d'applicazione
1.         Il presente regolamento stabilisce
le condizioni e le procedure relative al rilascio dei visti di circolazione.
2.         Esso si applica ai cittadini di paesi terzi che non sono
cittadini dell'Unione ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 1, del trattato, fermi
restando:
(a)        il diritto di libera circolazione di cui godono i cittadini
di paesi terzi che sono familiari di cittadini dell'Unione;
(b)        i diritti equivalenti di cui godono i cittadini di paesi
terzi e i loro familiari, che, nell'ambito di accordi fra l'Unione e i suoi
Stati membri da un lato e tali paesi terzi dall'altro, beneficiano di diritti
di libera circolazione equivalenti a quelli dei cittadini dell'Unione e dei
loro familiari.
3.         Il presente regolamento non incide sulle disposizioni del
diritto dell'Unione o delle legislazioni nazionali applicabili ai cittadini di
paesi terzi per quanto riguarda:
(a)        l'ammissione per soggiorni di più di tre mesi sul territorio
di uno Stato membro e la susseguente mobilità sul territorio di altri Stati
membri;
(b)        l'accesso
al mercato del lavoro e l'esercizio di un'attività economica.
Articolo 2
Applicazione
del regolamento (CE) n. 767/2008 e del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)] 
1.         Ai visti di circolazione si applica il regolamento (CE)
n. 767/2008.
2.         Ai visti di
circolazione si applica il regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti
(rifusione)], come previsto dagli articoli da 4 a 10.
Articolo 3
Definizioni
Ai fini del presente regolamento: 
(1)                   
si applicano le definizioni di cui all'articolo 2,
paragrafo 1 e paragrafi da 11 a 16, del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)];
(2)                   
con "visto di circolazione" si intende un'autorizzazione
rilasciata da uno Stato membro ai fini di un soggiorno previsto sul territorio
di due o più Stati membri per una durata di più di 90 giorni su un periodo di
180 giorni, a condizione che il richiedente non intenda fermarsi per più di 90
giorni su un periodo di 180 giorni sul territorio dello stesso Stato membro.
Capo II – Condizioni e procedure per il
rilascio dei visti di circolazione
Articolo 4
Autorità interessate dalle procedure connesse alle domande
1.         Si applicano l'articolo 4, paragrafi 1,
3, 4 e 5, l'articolo 6, paragrafo 1 e l'articolo 7, paragrafi 2 e 3, del
regolamento (UE) n. xxx/201x [codice
dei visti (rifusione)].
2.         Le domande non possono essere oggetto né
di un esame né di una decisione alle frontiere esterne degli Stati membri. 
3.         Lo Stato membro competente per l'esame
delle domande di visto di circolazione e per le decisioni sul merito è lo Stato
membro attraverso le cui frontiere esterne il richiedente intende entrare nel
territorio degli Stati membri.
4.         I
cittadini dei paesi terzi il cui elenco figura all'allegato II del regolamento (CE) n. 539/2001,
legalmente presenti nel territorio di uno Stato membro, possono presentare domanda
nel territorio di tale Stato membro a condizione che il consolato dello Stato
membro competente abbia almeno 20 giorni di calendario per decidere in merito.
5.         I cittadini di paesi terzi in possesso di un permesso di
soggiorno in corso di validità o di un visto per soggiorno di lunga durata in
corso di validità rilasciato da uno Stato membro possono,
indipendentemente dalla loro cittadinanza, presentare domanda nel territorio di
tale Stato membro almeno 20 giorni di calendario prima della scadenza del permesso
di soggiorno o del visto per soggiorno di lunga durata.
6.         Nei casi di cui ai paragrafi 4 e 5, lo
Stato membro competente per l'esame delle domande di visto di circolazione e
per le decisioni sul merito è il primo Stato membro in cui il richiedente
intende entrare avvalendosi del visto di circolazione.
Articolo 5
Domanda
1.         Si applicano l'articolo 8, paragrafi 1, 2, 5, 6 e 7, l'articolo 9, l'articolo 10, paragrafi 1 e
da 3 a 7, l'articolo 11, lettere b) e c), l'articolo 12, l'articolo 13,
paragrafo 1, lettere da a) a d), l'articolo 13, paragrafi 5, 6 e 7, l'articolo
14 e l'articolo 15 del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)].
2.         Il modulo di domanda di visto di circolazione è conforme al
modello di cui all'allegato I.
3.         Oltre ai criteri di cui all'articolo 11, lettere b) e c) del
regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)], i richiedenti presentano un documento di viaggio riconosciuto dallo
Stato membro competente per l'esame
delle domande e per le decisioni sul merito e da almeno un altro degli Stati
membri in cui intendono recarsi. 
4.         Oltre alle categorie di persone di cui all'articolo 12,
paragrafo 7, del regolamento (UE)
n. xxx/201x [codice dei visti
(rifusione)], sono esenti dall'obbligo
di rilevamento delle impronte digitali i cittadini dei paesi terzi il
cui elenco figura all'allegato II del regolamento (CE) del Consiglio n. 539/2001. In tali casi va inserita nel VIS la
menzione "non applicabile" a norma dell'articolo 8, paragrafo 5, del
regolamento (CE) n. 767/2008. 
5.         Oltre ai documenti giustificativi elencati all'articolo 13,
paragrafo 1, del regolamento (UE)
n. xxx/201x [codice dei visti
(rifusione)], i richiedenti presentano: 
(a)        una prova adeguata dell'intenzione di soggiornare nel
territorio di due o più Stati membri per un periodo superiore ai 90 giorni su
un periodo di 180 giorni senza però fermarsi più di 90 giorni su un periodo di
180 giorni sul territorio di uno solo di tali Stati membri;
(b)        la prova del possesso di un'assicurazione malattia per tutti
i rischi normalmente coperti per i cittadini degli Stati membri in cui intendono recarsi.
6.         Il possesso di mezzi di sussistenza
sufficienti e l'esistenza di una situazione economica stabile sono dimostrati
presentando la busta paga o estratti bancari che coprano i 12 mesi
precedenti la data della domanda, e/o documenti giustificativi che provino che
durante il soggiorno il richiedente beneficerà di mezzi finanziari sufficienti
o li otterrà legalmente.
7.         Se la finalità del viaggio richiede un permesso di lavoro in
uno o più Stati membri, al momento della richiesta del visto di circolazione è
sufficiente dimostrare il possesso del permesso di lavoro allo Stato membro competente
per l'esame delle domande di visto di
circolazione e per le decisioni sul merito. I titolari di
un visto di circolazione sono autorizzati a chiedere, nello Stato membro in cui
sono legalmente presenti, il permesso di lavoro necessario nel prossimo Stato
membro in cui intendono recarsi.
8.         I consolati possono derogare all'obbligo della presentazione
di uno o più documenti giustificativi se i richiedenti lavorano per o sono
invitati da una società, organizzazione o istituzione affidabile e nota al consolato,
in particolare a livello manageriale, o in qualità di ricercatori,
studenti, artisti, professionisti della cultura, sportivi o staff con
conoscenze specialistiche, esperienza e competenza tecnica, e se il
consolato riceve prove adeguate in proposito. La deroga può anche essere
concessa ai familiari stretti del richiedente, fra cui il coniuge, i figli di
età inferiore ai 18 anni e i genitori di un bambino di età inferiore ai 18
anni, se hanno intenzione di viaggiare insieme.
Articolo 6
Esame
della domanda e decisione sul merito
1.         Si applicano gli articoli 16 e 17, l'articolo 18, paragrafi 1, 4, 5, 9, 10 e 11, l'articolo
19 e l'articolo 20, paragrafo 4, ultima frase, del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)].
2.         Oltre agli accertamenti previsti all'articolo
17, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)], per valutare la ricevibilità della domanda, il consolato competente
verifica se il documento di viaggio soddisfa i requisiti di cui all'articolo 5,
paragrafo 3.
3.         L'esame di una domanda di visto di circolazione implica, in
particolare, valutare se i richiedenti dispongano di sufficienti mezzi
finanziari di sussistenza per l'intera durata del soggiorno previsto,
incluso per l'alloggio, a meno che questo non sia fornito dalla società,
organizzazione o istituzione che invita / ospitante. 
4.         L'esame di una domanda di visto di circolazione e la
decisione in merito a tale domanda non tengono conto di eventuali soggiorni
autorizzati in virtù di precedenti visti per soggiorni di breve durata, esenzioni
da visti per soggiorni di breve durata, visti per soggiorni di lunga
durata o permessi di soggiorno.
5.         La decisione è presa entro 20 giorni di calendario dalla
data della presentazione di una domanda ricevibile. Eccezionalmente detto
termine può essere prorogato fino a un massimo di 40 giorni di calendario.
Articolo 7
Rilascio
del visto di circolazione
1.         Si applicano l'articolo 21, paragrafo 6, l'articolo 24,
paragrafi 1, 3 e 4, l'articolo 25, l'articolo 26, paragrafi 1 e 5, gli articoli
27 e 28, l'articolo 29, paragrafo 1,
lettera a) da (i) a (iii), (v) e (vi), e lettera b), e l'articolo 29,
paragrafi 3 e 4, del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)].
2.         Il visto di circolazione consente ingressi multipli sul
territorio di tutti gli Stati membri, fermo restando il paragrafo 5.
3.         La durata del soggiorno autorizzato è decisa in base a un
esame approfondito della domanda. Tale durata non è superiore a un anno, ma può
essere prorogata al massimo di un altro anno conformemente all'articolo 8.
4.         Il periodo di validità del visto di circolazione corrisponde
alla durata del soggiorno autorizzato.
5.         Se i richiedenti possiedono un documento
di viaggio riconosciuto da uno o più Stati membri, ma non da tutti, il
visto di circolazione è valido per il territorio degli Stati membri che
riconoscono il documento di viaggio, a condizione che il soggiorno previsto sia
superiore a 90 giorni su un periodo di 180 giorni sul territorio degli
Stati membri interessati.
6.         Il visto di circolazione è rilasciato secondo il modello
uniforme per i visti stabilito dal regolamento (CE) n. 1683/95 del
Consiglio[43],
e la dicitura che specifica il tipo di visto è la lettera "T". 
7.         Oltre ai motivi di rifiuto elencati all'articolo 29, paragrafo
1, del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)], il visto è rifiutato se i richiedenti non forniscono:
a)         la prova adeguata del fatto che intendono soggiornare sul
territorio di due o più Stati membri per più di 90 giorni su un periodo di 180
giorni, senza però fermarsi più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni sul
territorio di uno solo di tali Stati membri; 
b)         la prova che dispongono di un'assicurazione malattia per
tutti i rischi normalmente coperti per i cittadini degli Stati membri in cui intendono recarsi.
8.         La decisione di rifiuto e i motivi su
cui si basa sono notificati al richiedente mediante il modulo uniforme di cui
all'allegato II.
Articolo 8
Modifica
di un visto già rilasciato 
1.         Si applicano l'articolo 30, paragrafi 1, 3, 6 e 7 e l'articolo 31, paragrafi da 1 a
5 e paragrafi 7 e 8, del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)].
2.         Oltre alla possibilità di proroga per motivi specifici di
cui all'articolo 30, paragrafo 1, del regolamento
(UE) n. xxx/201x [codice dei
visti (rifusione)], i titolari di un visto di circolazione
possono chiedere una proroga sul territorio degli Stati membri non prima di 90
giorni e al massimo 15 giorni prima della scadenza del loro visto di
circolazione.
3.         Il consolato competente per l'esame della domanda di proroga
e per la decisione in merito è quello del prossimo Stato membro in cui il
richiedente intende recarsi.
4.         Per chiedere la proroga i richiedenti compilano e presentano
il modulo di domanda di cui all'allegato I.
5.         Ogni domanda di proroga dà luogo
alla riscossione di un diritto pari a 30 EUR.
6.         Per quanto riguarda i permessi di lavoro, alle proroghe si
applica, se del caso, l'articolo 5, paragrafo 7.
7.         Le decisioni sulle domande di proroga sono prese entro 15
giorni di calendario dalla data della presentazione della domanda.
8.         Nel presentare una domanda di proroga, i richiedenti
dimostrano di continuare a soddisfare le condizioni di ingresso e di rilascio
del visto e a rispettare l'obbligo di non soggiornare per più di 90 giorni su
un periodo di 180 giorni sul territorio di un solo Stato membro.
9.         Nel corso dell'esame di una domanda di proroga, l'autorità
competente può, in casi giustificati, convocare i richiedenti per un colloquio
e richiedere documenti supplementari.
10.       La proroga non supera un anno, e la durata complessiva del
soggiorno autorizzato, cioè la durata del soggiorno inizialmente autorizzato
più la proroga, non supera due anni.
11.       La decisione di rifiutare una proroga e i motivi su cui si basa sono notificati al richiedente
mediante il modulo uniforme di cui all'allegato II.
12.       I richiedenti cui sia stata respinta la domanda di proroga
hanno il diritto di presentare ricorso. I ricorsi sono proposti nei confronti
dello Stato membro che ha adottato la decisione definitiva in merito alla
domanda di proroga e disciplinati conformemente alla legislazione nazionale di
tale Stato membro. Gli Stati membri forniscono ai richiedenti informazioni
dettagliate sulla procedura cui attenersi in caso di ricorso, come precisato
nell'allegato II.
13.       La decisione di annullamento o di revoca di un visto di
circolazione e i motivi su cui si basa sono notificati al richiedente mediante
il modulo uniforme di cui all'allegato II.
Capo III – Gestione amministrativa e
organizzazione
Articolo 9
Gestione
amministrativa e organizzazione
1.         Si applicano gli articoli da 35 a 43, l'articolo
45, l'articolo 52, paragrafo 1, lettere a), da c) a f) e h), e l'articolo 52,
paragrafo 2, del regolamento
(UE) n. xxx/201x [codice dei
visti (rifusione)].
2.         Gli Stati membri compilano statistiche annuali sui visti di
circolazione, conformemente all'allegato III. Queste statistiche sono
presentate alla Commissione entro il 1° marzo di ogni anno per l'anno civile
precedente.
3.         Le informazioni relative ai termini per l'esame delle
domande da comunicare ai cittadini, di cui all'articolo 45, paragrafo 1,
lettera e), del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)], includono anche i termini applicabili ai visti di circolazione
fissati all'articolo 6, paragrafo 5, del presente regolamento. 
4.         Nell'ambito della cooperazione locale Schengen, ai sensi
dell'articolo 46 del regolamento (UE)
n. xxx/201x [codice dei visti
(rifusione)], sono scambiate statistiche trimestrali sui visti di circolazione
richiesti, rilasciati e rifiutati, così come informazioni sulle categorie di
richiedenti. 
Capo IV – Disposizioni finali
Articolo 10
Istruzioni
relative all'applicazione pratica del presente regolamento
La Commissione adotta, per mezzo di atti d'esecuzione,
le istruzioni operative relative all'applicazione pratica delle disposizioni
del presente regolamento. Tali atti d'esecuzione sono adottati conformemente
alla procedura d'esame di cui all'articolo 11, paragrafo 2.
Articolo 11
Procedura di comitato
1.         La Commissione è assistita dal comitato
istituito dall'articolo 51, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. xxx/201x [codice dei visti (rifusione)] ("il comitato visti").
2.         Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo,
si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.
Articolo 12
Modifiche
della Convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen
L'articolo 20, paragrafo 2, della Convenzione
di applicazione dell'accordo di Schengen è sostituito dal testo seguente:
"2. Le disposizioni del paragrafo 1 non
ostano al diritto di ciascuna Parte contraente di prorogare oltre i 90 giorni il
soggiorno di uno straniero nel proprio territorio in circostanze eccezionali."
Articolo 13
Modifiche
del regolamento (CE) n. 562/2006
Il regolamento (CE) n. 562/2006 è così
modificato:
(1) L'articolo 5 è modificato come segue:
a)         al paragrafo 1, la lettera b) è
sostituita dal testo seguente:
"b) essere in possesso di un visto
valido, se richiesto a norma del regolamento (CE) n. 539/2001
del Consiglio*, o essere titolari di un visto di circolazione in corso di
validità quale definito all'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (UE)
n. xxx/201x del xxx **, di un permesso
di soggiorno in corso di validità o di un visto per soggiorno di lunga durata in
corso di validità; 
_________
* Regolamento
(CE) n. 539/2001 del Consiglio*, del 15 marzo 2001, che adotta l'elenco
dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto
dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui
cittadini sono esenti da tale obbligo (GU L 81 del 21.3.2001, pag.
1).
** Regolamento (UE) n. xxx/201x del Parlamento europeo e del
Consiglio, del xx.xx.201x, che istituisce un visto di circolazione e che
modifica la Convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen
e i regolamenti (CE) n. 562/2006 e (CE) n. 767/2008 (GU L xxx)."
b)         il
paragrafo 1 bis è sostituito dal testo seguente.
"1 bis. Ai fini dell'applicazione
del paragrafo 1, la data d'ingresso è considerata quella del primo giorno di
soggiorno sul territorio degli Stati membri e la data d'uscita è considerata quella
dell'ultimo giorno di soggiorno sul territorio degli Stati membri. I periodi di soggiorno autorizzati in virtù di un visto di
circolazione, di un permesso di soggiorno o di un visto per soggiorno di lunga
durata non sono presi in considerazione nel calcolo della durata del soggiorno
sul territorio degli Stati membri."
c)         è inserito il seguente paragrafo 3 bis:
"3 bis. I paragrafi da 1 a 3 sono applicabili mutatis
mutandis agli ingressi legati a soggiorni in virtù di un visto di
circolazione in corso di validità."
(2)
L'articolo 7, paragrafo 3, è modificato come segue:
a)         la
lettera a bis) è sostituita dal testo seguente:
"a
bis) se il cittadino di paese terzo è in possesso di un visto o di un
visto di circolazione ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 1, lettera b), il
controllo approfondito all'ingresso comprende anche l'accertamento dell'identità
del titolare del visto e dell'autenticità del visto o del visto di circolazione
tramite consultazione del sistema di informazione visti (VIS), conformemente
all'articolo 18 del regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento europeo e
del Consiglio***;
_________
***
Regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008,
concernente il sistema di informazione visti (VIS) e lo scambio di dati tra
Stati membri sui visti per soggiorni di breve durata (regolamento VIS) (GU L
218, del 13.8.2008, pag. 60)."
b)         la
penultima frase della lettera a ter) è sostituita dal testo seguente:
"Tuttavia,
in tutti i casi in cui sussista un dubbio quanto all'identità del titolare del
visto o del visto di circolazione e/o all'autenticità del visto o del visto di
circolazione, il VIS è consultato sistematicamente utilizzando il numero di
vignetta visto in combinazione con la verifica delle impronte digitali."
c)         alla
lettera c), il punto i) è sostituito dal testo seguente:
"i) l'accertamento che la persona sia in
possesso di un visto valido, qualora
richiesto ai sensi del regolamento (CE) n. 539/2001,
o di un visto di circolazione valido, tranne nel caso in
cui sia titolare di un permesso di soggiorno valido o di un visto per soggiorno
di lunga durata valido; tale accertamento può comportare la consultazione del
VIS conformemente all'articolo 18 del regolamento
(CE) n. 767/2008;"
Articolo 14
Modifica
del regolamento (CE) n. 767/2008
Il regolamento (CE) n. 767/2008 è così
modificato:
(1) L'articolo 1 è modificato come segue:
"Il presente regolamento definisce lo scopo e le funzionalità del
sistema d'informazione visti (VIS) istituito dall'articolo 1 della decisione
2004/512/CE, nonché le relative responsabilità. Esso definisce le condizioni e
le procedure per lo scambio di dati tra Stati membri in ordine alle domande di
visto per soggiorni di breve durata e di visto di circolazione quale definito
all'articolo 3, paragrafo 2 del regolamento (UE) n. xxx/201x del xxx*, e
alle decisioni adottate al riguardo, incluse le decisioni di annullamento,
revoca o proroga del visto, al fine di agevolare l'esame di tali domande e le
relative decisioni.
_________
* Regolamento (UE) n. xxx/201x del Parlamento europeo e del
Consiglio, del xx.xx.201x, che istituisce un visto di circolazione e che
modifica la Convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen e i regolamenti (CE) n. 562/2006 e (CE) n. 767/2008
(GU L xxx)."
(2) L'articolo 4 è modificato come segue:
a)         al punto 1 è aggiunta la seguente
lettera:
"e)
un 'visto di circolazione' quale definito all'articolo 3, paragrafo 2n del
regolamento (UE) n. xxx/201x;"
b)         i
punti 4 e 5 sono sostituiti dai testi seguenti:
"4.
'modulo di domanda', il modulo armonizzato per la domanda di visto che figura
all'allegato I del regolamento (UE) n. xxx/201x
[codice dei visti (rifusione)] o all'allegato I del regolamento (UE)
n. xxx/201x;
5. 'richiedente', chiunque sia soggetto all'obbligo del visto a norma
del regolamento (CE) n. 539/2001** ed abbia presentato una domanda di
visto, o chiunque abbia presentato una domanda di visto di circolazione a norma
del regolamento (UE) n. xxx/201x;
_________
** Regolamento
(CE) n. 539/2001 del Consiglio, del 15 marzo 2001, che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in
possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco
dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (GU L 81 del 21.3.2001, pag. 1). "
(3) All'articolo 14, paragrafo 2, è aggiunta
la seguente lettera e):
'e) richiesta di proroga e continuo rispetto
delle condizioni da parte del titolare del visto di circolazione."
Articolo 15
Monitoraggio
e valutazione
Entro [tre anni dalla data d'applicazione del
presente regolamento] la Commissione valuta l'applicazione del presente
regolamento.
Articolo 16
Entrata
in vigore
1.         Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno
successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
2.         Esso si applica a decorrere dal [6
mesi dopo l'entrata in vigore del presente regolamento].
3.         L'articolo 12 si applica a
decorrere dal [5 anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento].
4.         Il presente regolamento è obbligatorio in tuti i suoi
elementi e direttamente applicabile negli Stati membri conformemente ai
trattati.
Fatto a Bruxelles, il
Per il Parlamento europeo                                                     Per
il Consiglio
Il Presidente                                                                            Il
Presidente
[1]               Va osservato che fino al 18 ottobre 2013 le pertinenti
disposizioni dell'acquis di Schengen si riferivano a "tre mesi su
un periodo di sei mesi dalla data di primo ingresso". Il regolamento (UE)
n. 610/2013 (GU L 182 del 29.6.2013, pag. 1) ha ridefinito la nozione
di "soggiorno di breve durata" (cioè il campo d'applicazione
temporale dell'acquis di Schengen), e si riferisce a " 90 giorni su
un periodo di 180 giorni."
[2]               http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/borders-and-visas/schengen/index_en.htm.
[3]               La versione consolidata è disponibile al seguente
indirizzo:
                http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CONSLEG:2006R0562:20100405:IT:PDF.
[4]               La versione consolidata è disponibile al seguente
indirizzo:
                http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CONSLEG:2001R0539:20110111:IT:PDF.
[5]               La versione consolidata è disponibile al seguente
indirizzo:
                http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CONSLEG:2009R0810:20120320:IT:PDF.
[6]               GU L 239 del 22.9.2000,
pag. 19.
[7]               Se non altrimenti specificato, con "Stati membri"
si intendono gli Stati membri che applicano integralmente la politica comune in
materia di visti (tutti gli Stati membri ad eccezione di Bulgaria, Croazia, Cipro,
Irlanda, Romania e Regno Unito), cosi come i paesi associati Schengen (Islanda,
Liechtenstein, Norvegia e Svizzera).
[8]               Cfr. articolo 19 della CISA ( riferimento indicato alla
nota 6).
[9]               COM(2001) 388 def. (GU C 270 del 25.9.2001,
pag. 244).
[10]             "Gli
stranieri non soggetti all'obbligo del visto possono circolare liberamente nei
territori delle Parti contraenti per una durata massima di 90 giorni nel corso
di un periodo di 180 giorni, […]. Le disposizioni del paragrafo 1 non ostano al
diritto di ciascuna Parte contraente di prorogare oltre i 90 giorni il soggiorno di uno straniero nel proprio territorio in
circostanze eccezionali ovvero in applicazione delle disposizioni di un accordo
bilaterale concluso prima dell'entrata in vigore della presente
Convenzione."
[11]             "I visti con validità territoriale limitata sono
rilasciati eccezionalmente nei seguenti casi: […] b) quando, per motivi ritenuti giustificati dal
consolato, viene rilasciato un nuovo visto per un soggiorno durante 180 giorni
nel corso del quale il richiedente ha già utilizzato un visto uniforme o un
visto con validità territoriale limitata per un soggiorno di 90 giorni."
[12]             SWD(2014) 68.
[13]             COM(2014) 164.
[14]             Nella VI si osserva anche che, data la mancanza di dati e
di una solida metodologia per le stime, è molto difficile valutare l'impatto
economico e finanziario in questo settore. Le cifre indicate in questo
paragrafo vanno quindi prese con prudenza.
[15]             GU L 218 del 13.8.2008, pag. 60.
[16]             COM(2014) 164.
[17]             Eventuali modifiche apportate alla proposta di rifusione
del codice dei visti durante l'iter legislativo dovranno quindi a loro volta
riflettersi nella presente proposta.
[18]             Come già indicato, i cittadini di paesi terzi, che siano
soggetti o meno all'obbligo del visto, possono, in virtù del regime per i soggiorni
di breve durata, fermarsi fino a 90 giorni su un
periodo di 180 giorni nello spazio Schengen, cosa che può anche significare un
soggiorno in un solo Stato membro. A seconda degli ingressi e delle uscite, ciò
significa che, su un periodo di 1 anno, la durata massima di un soggiorno
legale è di 180 giorni (2 x 90 giorni). Dato che i visti di circolazione
potrebbero essere rilasciati per una durata massima di 1 anno (360 giorni), il
riferimento al "periodo di 180 giorni" è necessario per garantire che
i titolari dei visti di circolazione non siano svantaggiati, in termini di
durata del soggiorno autorizzato in uno stesso Stato membro, rispetto ai
cittadini di paesi terzi esenti dall'obbligo del visto o ai titolari di visti
per ingressi multipli per soggiorni di breve durata rilasciati con una validità
di 2 anni o più. L'assenza del riferimento al "periodo di 180 giorni"
significherebbe ad esempio che, mentre un cittadino russo con un visto per
ingressi multipli per soggiorni di breve durata valido per 1 anno potrebbe in
linea di principio soggiornare nello stesso Stato membro per 180 giorni (non
consecutivi) nell'anno di validità del visto, il titolare di un visto di
circolazione con validità di 1 anno potrebbe, nell'anno di validità di tale
visto di circolazione, soggiornare nello stesso Stato membro solo per 90 giorni.
[19]             GU L 157 del 15.6.2002, pag. 1.
[20]             SCH/Com-ex (98) 24 del 23.6.1998.
[21]             COM(2013) 95 final del 28.2.2013.
[22]             La proposta di decisione del Parlamento europeo e del
Consiglio che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone
alle frontiere esterne basato sul riconoscimento unilaterale, da parte della
Croazia e di Cipro, di determinati documenti come equipollenti al loro visto
nazionale di transito o per soggiorni previsti di non più di 90 giorni su un
periodo di 180 giorni nel loro territorio e che abroga le decisioni del Parlamento
europeo e del Consiglio n. 895/2006/CE e n. 582/2008/CE (COM(2013) 441 final
del 21.6.2013) sarà sicuramente adottata molto prima della presente proposta.
Una volta adottata questa nuova "decisione sul transito", nella
presente proposta va aggiunto un nuovo articolo per integrare il visto di
circolazione all'articolo 2 della futura decisione. Nella prospettiva che la
nuova decisione abroghi la decisione n. 895/2006/CE e la decisione
n. 582/2008/CE, la presente proposta non contiene disposizioni che
modifichino questi due ultimi atti.
[23]             GU L, 176 del 10.7.1999, pag. 36.
[24]             GU L, 53 del 27.2.2008, pag. 52.
[25]             GU L 160 del 18.6.2011, pag. 19.
[26]             GU C... del..., pag....
[27]             GU C... del..., pag....
[28]             Convenzione
di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 tra i governi degli
Stati dell'Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e
della Repubblica francese relativo all'eliminazione graduale dei controlli alle
frontiere comuni, GU L 239 del 22.9.2000, pag. 19.
[29]             Regolamento (UE) n. xxx/201x
del Parlamento europeo e del Consiglio, del xxx, che istituisce un
codice dei visti dell'Unione (codice dei visti) (rifusione) (GU L x del xxx, pag. x).
[30]             Regolamento (CE) n. 767/2008 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, concernente il sistema
di informazione visti (VIS) e lo scambio di dati tra Stati membri sui visti per
soggiorni di breve durata (regolamento VIS) (GU L 218 del 13.8.2008, pag. 60).
[31]             Regolamento (CE) n. 539/2001 del
Consiglio*, del 15 marzo 2001, che adotta l'elenco dei
paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento
delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti
da tale obbligo (GU L 81 del 21.3.2001,
pag. 1).
[32]             Regolamento
(CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006,
che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento
delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) (GU L 105
del 13.4.2006, pag. 1).
[33]             Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi
generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio
delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011,
pag. 13).
[34]             Direttiva
95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo
al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati
(GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31).
[35]             Decisione 2000/365/CE del Consiglio,
del 29 maggio 2000, riguardante la richiesta del Regno Unito di Gran Bretagna e
Irlanda del Nord di partecipare ad alcune disposizioni dell'acquis di
Schengen (GU L 131 dell'1.6.2000, pag. 43).
[36]             Decisione 2002/192/CE del Consiglio, del 28 febbraio 2002
riguardante la richiesta dell'Irlanda di partecipare ad alcune disposizioni
dell'acquis di Schengen (GU L 64
del 7.3.2002, pag. 20).
[37]             GU L 176 del 10.7.1999, pag. 36.
[38]             Decisione 1999/437/CE del Consiglio,
del 17 maggio 1999, relativa a talune modalità di applicazione dell'accordo
concluso dal Consiglio dell'Unione europea con la Repubblica d'Islanda e il
Regno di Norvegia sull'associazione di questi due Stati all'attuazione, all'applicazione
e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (GU L 176 del 10.7.1999, pag. 31).
[39]             GU L 53 del 27.2.2008, pag. 52.
[40]             Decisione 2008/146/CE del Consiglio, del 28 gennaio 2008,
relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, dell'accordo tra l'Unione
europea, la Comunità europea e la Confederazione svizzera, riguardante l'associazione
della Confederazione svizzera all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo
dell'acquis di Schengen (GU L 53 del 27.2.2008, pag. 1).
[41]             GU L 160 del 18.6.2011, pag. 21.
[42]             Decisione 2011/350/UE del Consiglio, del 7 marzo 2011, sulla
conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo tra l'Unione europea,
la Comunità europea, la Confederazione svizzera e il Principato del
Liechtenstein sull'adesione del Principato del
Liechtenstein all'accordo tra l'Unione europea, la Comunità europea e la
Confederazione svizzera riguardante l'associazione della Confederazione
svizzera all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di
Schengen, con particolare riguardo alla soppressione dei controlli alle
frontiere interne e alla circolazione delle persone (GU L 160 del 18.6.2011,
pag. 19).
[43]             Regolamento (CE) n. 1683/95 del Consiglio, del 29
maggio 1995, che istituisce un modello uniforme per i visti (GU L 164 del 14.7.1995,
pag. 1).