CELEX: C2007/247/66
Language: it
Date: 2007-10-20 00:00:00
Title: Causa T-331/07: Ricorso proposto il 7 settembre 2007 — Chupa Chups/Commissione

20.10.2007   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 247/40
            
         Ricorso proposto il 7 settembre 2007 — Chupa Chups/Commissione
   (Causa T-331/07)
   (2007/C 247/66)
   Lingua processuale: lo spagnolo
   Parti
   
      Ricorrente: Chupa Chups S.A. (Barcellona, Spagna) (rappresentante: avv. Ramón Falcón Tella)
   
      Convenuta: Commissione delle Comunità europee
   Conclusioni della ricorrente
   
               —
            
            
               annullare il n. 2 dell'art. 1 della decisione della convenuta nel quale si dichiara incompatibile con il mercato comune l'aiuto regionale di EUR 800 000 concesso nel 2003 in base al programma «Minería 2» e si dichiara che, di conseguenza, tale aiuto non potrà essere pagato;
            
         
               —
            
            
               in via subordinata, annullare l'ultima frase del n. 2 dell'art. 1 della decisione, secondo la quale «di conseguenza, tale aiuto non potrà essere concesso»;
            
         
               —
            
            
               condannare in ogni caso la Commissione alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti
   La decisione impugnata considera incompatibile con il Trattato CE un aiuto a finalità regionale di EUR 800 000 concesso nel 2003 nell'ambito del programma «Minería 2», preventivamente autorizzato dalla Commissione. La decisione impugnata ha ritenuto la ricorrente non ammissibile a tale regime di aiuti, essendo dallo stesso escluse le imprese in crisi.
   A sostegno delle proprie domande la ricorrente contesta alla Commissione un manifesto errore di valutazione, nonché la violazione del principio del legittimo affidamento.
   Quanto alle inesattezze materiali e all'errore di valutazione della Commissione, la ricorrente sostiene che il 2002 è stato il primo anno in cui si registrarono perdite e che, nel disporre l'aiuto, le autorità nazionali non potevano essere a conoscenza di dette perdite, non essendo stato ancora approvato il bilancio.
   Si sostiene d'altra parte che l'impresa non può essere considerata un'impresa in crisi ai sensi del punto 5, lett. a), degli Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà, secondo il quale un'impresa si considera in difficoltà qualora abbia perduto la metà del capitale sottoscritto e la perdita di un quarto di tale capitale sia intervenuta nel corso degli ultimi dodici mesi. La Commissione commetterebbe qui un manifesto errore di valutazione, dal momento che, per calcolare la percentuale rappresentata dalle perdite e per determinare se le stesse riguardassero il capitale, essa non ha tenuto in considerazione le riserve legali e volontarie esistenti nella società, di importo più che sufficiente per assorbire la totalità delle perdite.
   L'impresa ha superato da sé, con i propri mezzi e con quelli che le sono stati forniti dai creditori e dalle banche private, la fase caratterizzata da perdite, cosicché non è possibile considerarla un'impresa in crisi, ai sensi del punto 4 degli Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà, il quale indica come imprese in crisi quelle che non sono in grado di superare la situazione senza aiuti esterni.
   Nemmeno si sono manifestati i sintomi a cui fa riferimento il punto 6 degli Orientamenti, dal momento che le perdite non sono state crescenti, ma decrescenti. Le scorte non aumentano, bensì diminuiscono. L'indebitamento non è stato crescente, ma decrescente. Gli oneri da interessi non sono aumentati, e il risultato finanziario negativo si è ridotto significativamente tra il 2002 e il 2003.
   La ricorrente sostiene anche che il divieto di dare esecuzione all'aiuto di EUR 800 000, concesso nel 2003 nell'ambito di un programma di aiuti regionali approvato dalla Commissione, viola il legittimo affidamento.
   Afferma in proposito che il divieto del pagamento dell'aiuto incide negativamente sul bilancio degli attivi e passivi dell'impresa nello stesso modo di una decisione di recupero, con la sola differenza che, in questo caso, non sono dovuti interessi.
   L'aiuto sarebbe stato approvato dalla Commissione e la Chupa Chups non avrebbe avuto alcun motivo per ritenere di non avere ad esso diritto. In mancanza dell'aiuto regionale avrebbero potuto essere prese decisioni di investimento differenti.