CELEX: 62000CJ0204
Language: it
Date: 2004-01-07 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 7 gennaio 2004. # Aalborg Portland A/S (C-204/00 P), Irish Cement Ltd (C-205/00 P), Ciments français SA (C-211/00 P), Italcementi - Fabbriche Riunite Cemento SpA (C-213/00 P), Buzzi Unicem SpA (C-217/00 P) e Cementir - Cementerie del Tirreno SpA (C-219/00 P) contro Commissione delle Comunità europee. # Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Concorrenza - Mercato del cemento - Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) - Competenza del Tribunale - Diritti della difesa - Accesso al fascicolo - Infrazione unica e continua - Imputazione di un'infrazione - Prova della partecipazione all'accordo generale e alla sua attuazione - Ammenda - Determinazione dell'importo. # Cause riunite C-204/00 P, C-205/00 P, C-211/00 P, C-213/00 P, C-217/00 P e C-219/00 P.

Cause riunite C-204/00 P, C-205/00 P, C-211/00 P, C-213/00 P, C-217/00 P e C-219/00 P Aalborg Portland A/S e altricontroCommissione delle Comunità europee
            «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Concorrenza – Mercato del cemento – Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) – Competenza del Tribunale – Diritti della difesa – Accesso al fascicolo – Infrazione unica e continuata – Imputazione di un'infrazione –   Prova della partecipazione all'accordo generale e alla sua attuazione – Ammenda – Determinazione dell'importo»
            
               
                  Conclusioni dell'avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate l'11 febbraio 2003 nella causa C-204/00 P 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
               
                  Conclusioni dell'avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate l'11 febbraio 2003 nella causa C-205/00 P 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
               
                  Conclusioni dell'avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate l'11 febbraio 2003 nella causa C-211/00 P 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
               
                  Conclusioni dell'avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate l'11 febbraio 2003 nella causa C-213/00 P 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
               
                  Conclusioni dell'avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate l'11 febbraio 2003 nella causa C-217/00 P 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
               
                  Conclusioni dell'avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate l'11 febbraio 2003 nella causa C-219/00 P 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
               
                  Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 7 gennaio 2004 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime della sentenza
         
         
                  1..
                  Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Motivi – Erronea valutazione dei fatti – Irricevibilità – Controllo da parte della Corte della valutazione degli elementi di prova – Esclusione salvo caso di snaturamento  (Art. 225 CE; Statuto CE della Corte di giustizia, art. 51) 
         
                  2..
                  Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Motivi – Motivo vertente sullo snaturamento degli elementi di prova – Motivo che riprende tali e quali gli argomenti presentati dinanzi al Tribunale – Irricevibilità  [Art. 225 CE; Statuto CE della Corte di giustizia, art. 51; regolamento di procedura della Corte, art. 112, n. 1, primo comma,
                  lett. c)] 
         
                  3..
                  Concorrenza – Regole comunitarie – Infrazioni – Imputazione – Criterio cosiddetto «della continuità economica dell'impresa» – Imputazione ad una società di nuova creazione di un'infrazione commessa da un'altra società che non ha cessato di esistere – Ammissibilità in considerazione dei vincoli capitalistici tra le due società  [Trattato CE, art. 85, n. 1 (divenuto art. 81, n. 1, CE)] 
         
                  4..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Rispetto dei diritti della difesa – Richiesta di informazioni indirizzata ad un'impresa – Diritto di negare una risposta che implichi il riconoscimento di un'infrazione – Richiesta indirizzata ad un'associazione di imprese – Diritto di rifiutarsi di testimoniare contro i propri membri – Esclusione  (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 11) 
         
                  5..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Comunicazione degli addebiti – Provvisorietà – Rinuncia agli addebiti rivelatisi non fondati – Obbligo per la Commissione di informarne gli interessati mediante un'ulteriore comunicazione degli addebiti – Esclusione  (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 19; regolamento della Commissione n. 99/63/CEE, art. 2) 
         
                  6..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Inapplicabilità dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo – Rispetto delle garanzie procedurali da parte della Commissione – Principio del contraddittorio – Portata – Limiti – Diritto dell'impresa di interrogare gli autori dei documenti a carico – Esclusione  
         
                  7..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Rispetto dei diritti della difesa – Accesso al fascicolo – Portata – Rifiuto di comunicare un documento – Conseguenze – Necessità di distinguere, a livello di onere della prova incombente sull'impresa interessata, tra i documenti a carico e quelli
                     a discarico  
                  
         
                  8..
                  Concorrenza – Intese – Partecipazione di un'impresa ad un'iniziativa anticoncorrenziale – Idoneità a far sorgere la responsabilità dell'impresa di un'approvazione tacita, senza presa di distanze pubblica né denuncia
                     alle autorità competenti  
                  [Trattato CE, art. 85, n. 1 (divenuto art. 81, n. 1, CE)] 
         
                  9..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Determinazione – Criteri – Gravità e durata dell'infrazione – Infrazione commessa da più imprese – Gravità relativa della partecipazione di ciascuna di loro  (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2) 
         
                  10..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Violazione dei diritti della difesa – Accesso irregolare al fascicolo – Accesso assicurato nel corso del procedimento giudiziario – Regolarizzazione – Esclusione  
         
                  11..
                  Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Motivi – Motivo con cui si contesta la valutazione da parte del Tribunale sull'esistenza di una violazione dei diritti della difesa
                     in un procedimento di applicazione delle regole di concorrenza – Ricevibilità  
                  (Art. 225 CE; Statuto CE della Corte di giustizia, art. 51) 
         
                  12..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Rispetto dei diritti della difesa – Accesso al fascicolo – Determinazione dei documenti utili alla difesa da parte della sola Commissione – Inammissibilità – Esclusione dal fascicolo dei documenti privi di nesso obiettivo con le allegazioni contenute nella comunicazione degli addebiti – Ammissibilità  
         
                  13..
                  Concorrenza – Intese – Divieto – Infrazioni – Accordi e pratiche concordate idonei ad essere considerati costitutivi di un'infrazione unica – Imputazione di una responsabilità a un'impresa in ragione di una partecipazione all'infrazione considerata nel suo insieme
                     nonostante il suo ruolo limitato – Ammissibilità  
                  [Trattato CE, art. 85, n. 1 (divenuto art. 81, n. 1, CE)] 
         
                  14..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Decisione della Commissione che accerta un'infrazione adottata successivamente alla decisione di un'autorità nazionale della
                     concorrenza riguardante la stessa impresa – Assenza di identità tra le infrazioni oggetto delle due decisioni – Violazione del principio del «ne bis in idem» – Insussistenza  
                  
         
                  15..
                  Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Motivi – Insufficienza di motivazione – Impiego da parte del Tribunale di una motivazione implicita – Ammissibilità – Presupposti  (Art. 225 CE; Statuto CE della Corte di giustizia, art. 51) 
         
         1.
          Ai sensi degli artt. 225 CE e 51, primo comma, dello Statuto CE della Corte di giustizia, l'impugnazione dev'essere limitata
         a questioni di diritto e fondata su motivi attinenti all'incompetenza del Tribunale, a vizi del procedimento dinanzi al Tribunale
         recanti pregiudizio agli interessi della parte ricorrente nonché alla violazione del diritto comunitario da parte di quest'ultimo.
         Il ricorso contro una sentenza del Tribunale di primo grado può quindi fondarsi solo su motivi relativi alla violazione di
         norme di diritto, ad esclusione di qualsiasi valutazione dei fatti. Solo il Tribunale è competente, da un lato, ad accertare
         i fatti, salvo il caso in cui l'inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dai documenti del fascicolo ad esso sottoposto,
         e, dall'altro, a valutare tali fatti. Ne consegue che la valutazione dei fatti, salvo il caso dello snaturamento degli elementi
         di prova addotti dinanzi al Tribunale, non costituisce una questione di diritto, come tale soggetta al sindacato della Corte
         in sede d'impugnazione. v. punti 47-49
         
         2.
          Gli artt. 225 CE, 51, primo comma, dello Statuto CE della Corte di giustizia e 112, n. 1, primo comma, lett. c), del regolamento
         di procedura impongono al ricorrente che alleghi uno snaturamento di elementi di prova da parte del Tribunale di indicare
         con precisione gli elementi che sarebbero stati snaturati da quest'ultimo e di dimostrare gli errori di valutazione che, a
         suo avviso, avrebbero portato il Tribunale a tale snaturamento. Non soddisfa i requisiti risultanti da tali disposizioni l'impugnazione che si limiti a ripetere i motivi e gli argomenti
         già presentati dinanzi a tale giudice, compresi quelli basati su fatti esplicitamente negati da quest'ultimo. Infatti, un'impugnazione
         di tal genere costituisce in realtà una domanda diretta ad ottenere un semplice riesame del ricorso presentato dinanzi al
         Tribunale, il che esula dalla competenza della Corte. v. punti 50-51
         
         3.
          Ai fini dell'applicazione dell'art. 85 del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE), il cambiamento della forma giuridica
         e del nome dell'impresa non ha necessariamente l'effetto di creare una nuova impresa esente dalla responsabilità per i comportamenti
         anticoncorrenziali della precedente, qualora, sotto l'aspetto economico, vi sia identità fra le due imprese. Si è in presenza di un'identità del genere allorché le attività precedentemente svolte da una società, prima della sua trasformazione
         in holding, sono riprese da una società di nuova creazione di cui essa detiene la metà del capitale. v. punti 59, 357-358
         
         4.
          Nell'esercizio del compito affidatole dall'art. 89 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 85 CE), la Commissione
         ha il diritto di interrogare l'impresa oggetto di una misura d'indagine in merito alle condotte di tutte le altre imprese
         interessate e il regolamento n. 17 impone all'impresa un obbligo di collaborazione attiva che trova un limite solo nel diritto,
         per quest'ultima, di rifiutarsi, qualora le sia rivolta una richiesta di informazioni, di fornire risposte attraverso le quali
         essa sarebbe indotta ad ammettere l'esistenza dell'infrazione, che deve invece essere provata dalla Commissione.  Tali considerazioni valgono altresì per quanto riguarda l'interrogatorio di un'associazione di imprese sul comportamento individuale
         dei suoi membri. Pertanto, il riconoscimento di un diritto al silenzio dell'associazione, che avrebbe l'effetto di proteggere
         i suoi membri impedendo a quest'ultima di testimoniare contro di loro, andrebbe oltre quanto necessario per preservare i diritti
         della difesa delle imprese e costituirebbe un ostacolo ingiustificato allo svolgimento, da parte della Commissione, del suo
         compito, che consiste nel vigilare sul rispetto delle regole di concorrenza nel mercato comune. v. punti 65, 207-208
         
         5.
          La comunicazione degli addebiti rappresenta un documento preparatorio le cui valutazioni di fatto e di diritto hanno un carattere
         puramente provvisorio, in quanto la decisione che chiude il procedimento amministrativo non deve necessariamente ricalcarne
         tutti gli addebiti. Di conseguenza, la Commissione può, e anzi deve, tener conto delle risultanze del procedimento amministrativo,
         tra l'altro per rinunciare agli addebiti che si siano rivelati infondati.  In un caso del genere, la Commissione non è obbligata a fornire alle parti interessate l'opportunità di far conoscere il loro
         punto di vista sulla rinuncia agli addebiti, in quanto un'ulteriore comunicazione degli addebiti agli interessati è necessaria
         solo qualora il risultato degli accertamenti induca la Commissione a porre atti nuovi a carico delle imprese o ad assumere
         fatti notevolmente diversi come prova delle infrazioni contestate. v. punti 67, 192
         
         6.
          Il rispetto del principio del contraddittorio, come quello delle altre garanzie processuali sancite dall'art. 6, n. 1, della
         Convenzione europea dei diritti dell'uomo, riguarda solo il procedimento giurisdizionale dinanzi ad un «tribunale», senza
         implicare alcun principio generale ed astratto secondo cui le parti devono avere, in ogni caso, la facoltà di assistere ai
         colloqui svolti o di ricevere comunicazione di tutti i documenti presi in considerazione che coinvolgono altri soggetti. 
         Pertanto, nell'ambito di un procedimento amministrativo dinanzi alla Commissione in materia di applicazione delle regole di
         concorrenza, non spetta a quest'ultima fornire all'impresa interessata la possibilità di controinterrogare un particolare
         testimone, come l'autore di documenti contenenti elementi di prova a carico, e di analizzare le sue dichiarazioni nella fase
         istruttoria. v. punti 70, 200
         
         7.
          Corollario del principio del rispetto dei diritti della difesa, il diritto di accesso al fascicolo, in un procedimento amministrativo
         in materia di applicazione delle regole di concorrenza, implica che la Commissione debba dare all'impresa interessata la possibilità
         di procedere ad un esame di tutti i documenti presenti nel fascicolo istruttorio che potrebbero essere rilevanti per la sua
         difesa. Questi ultimi comprendono tanto i documenti a carico quanto quelli a discarico, fatti salvi i segreti aziendali di
         altre imprese, i documenti interni della Commissione e le altre informazioni riservate. Tuttavia, la mancata comunicazione di un documento costituisce una violazione dei diritti della difesa solo se l'impresa interessata
         dimostra, da un lato, che la Commissione si è basata su tale documento per suffragare il suo addebito relativo all'esistenza
         di un'infrazione e, dall'altro, che tale addebito può essere provato solo facendo riferimento al detto documento. In particolare,
         all'impresa interessata spetta dimostrare che il risultato al quale è pervenuta la Commissione nella sua decisione sarebbe
         stato diverso se dai mezzi di prova a carico avesse dovuto essere eliminato un documento non comunicato sul quale la Commissione
         si è basata per incriminare tale impresa. Invece, per quanto riguarda la mancata comunicazione di un documento a discarico,
         l'impresa interessata deve solo provare che la sua mancata divulgazione ha potuto influenzare, a scapito di quest'ultima,
         lo svolgimento del procedimento ed il contenuto della decisione della Commissione, in quanto l'impresa avrebbe potuto far
         valere elementi che non concordavano con le deduzioni operate dalla Commissione. v. punti 68, 71, 73-75
         
         8.
          La tacita approvazione, da parte di un'impresa, di un'iniziativa illecita, in quanto anticoncorrenziale, senza distanziarsi
         pubblicamente dal suo contenuto o denunciarla agli organi amministrativi, ha l'effetto di incoraggiare la continuazione dell'infrazione
         e pregiudica la sua scoperta. Tale complicità rappresenta una modalità passiva di partecipazione all'infrazione, idonea a
         far sorgere la responsabilità dell'impresa. Inoltre, la circostanza che essa non dia alcun seguito ai risultati di una riunione
         avente un oggetto anticoncorrenziale non è atta a escludere la responsabilità della medesima per la sua partecipazione ad
         un'intesa, a meno che essa non abbia preso pubblicamente le distanze dal suo contenuto. v. punti 84-85
         
         9.
          L'importo dell'ammenda che sanziona la violazione delle regole di concorrenza è fissato in funzione della gravità dell'infrazione
         e, se occorre, della sua durata. La gravità dell'infrazione dev'essere accertata sulla scorta di criteri come le circostanze
         proprie al caso di specie, il suo contesto e l'effetto dissuasivo delle ammende. Devono essere presi in considerazione elementi
         obiettivi come il contenuto e la durata dei comportamenti anticoncorrenziali, il loro numero e la loro intensità, l'estensione
         del mercato interessato e il deterioramento subìto dall'ordine pubblico economico. Si devono considerare altresì l'importanza
         relativa e la quota di mercato delle imprese responsabili, nonché un'eventuale recidiva. In particolare, quando un'infrazione è stata commessa da più imprese, occorre esaminare la gravità relativa della partecipazione
         di ciascuna di esse. Ciò può accertarsi prendendo in considerazione, segnatamente, l'adesione continuata a un accordo anticoncorrenziale
         mediante partecipazione o collaborazione a una o più misure di applicazione dello stesso e l'incidenza dei comportamenti sulla
         concorrenza e sulla compartimentazione dei mercati nazionali. v. punti 89-92, 374
         
         10.
          Un annullamento totale o parziale della decisione che infligge ammende ad alcune imprese per violazione delle regole di concorrenza
         può essere pronunciato sul fondamento di un accesso irregolare al fascicolo del procedimento amministrativo solo mediante
         la constatazione che tale accesso irregolare ha impedito alle imprese interessate di prendere conoscenza di documenti che
         avrebbero potuto eventualmente essere utili alla loro difesa e ha in tal modo violato i loro diritti della difesa.  Nell'ambito del ricorso giurisdizionale proposto contro la detta decisione, il Tribunale può ordinare misure di organizzazione
         del procedimento ed organizzare un accesso completo al fascicolo, per valutare se il rifiuto della Commissione di divulgare
         un documento o di comunicare un elemento possa nuocere alla difesa dell'impresa incriminata.  Poiché tale esame si limita ad un controllo giurisdizionale dei motivi sollevati, esso non ha né per oggetto né per effetto
         di sostituire un'istruzione completa della causa nell'ambito di un procedimento amministrativo. Infatti, la conoscenza tardiva
         di taluni documenti del fascicolo non reintegra l'impresa che ha proposto un ricorso nella situazione che sarebbe stata la
         sua se essa avesse potuto basarsi sugli stessi documenti per presentare le sue osservazioni scritte ed orali dinanzi a tale
         istituzione e non sana la violazione dei diritti della difesa intervenuta nella fase del procedimento amministrativo. v. punti 100-104
         
         11.
          Il problema di sapere se il Tribunale abbia applicato criteri corretti per determinare se il diniego, opposto dalla Commissione,
         di accedere ad un documento, nel corso di un procedimento amministrativo di applicazione delle regole in materia di concorrenza,
         abbia arrecato pregiudizio ai diritti della difesa dell'impresa incriminata è una questione di diritto che può formare oggetto
         del controllo da parte della Corte in sede di impugnazione. Lo stesso vale per il problema di sapere se un documento debba
         essere qualificato come «documento a discarico» che può essere utile alla difesa di un'impresa. v. punto 125
         
         12.
          Nell'ambito del procedimento amministrativo di applicazione delle regole in materia di concorrenza, la determinazione dei
         documenti utili alla difesa dell'impresa interessata non può spettare alla sola Commissione, che notifica gli addebiti e adotta
         la decisione che infligge una sanzione. Tuttavia, le è consentito di escludere dal fascicolo del procedimento amministrativo
         gli elementi che non hanno alcun rapporto con le considerazioni di fatto e di diritto riportate nella comunicazione degli
         addebiti e che non hanno, quindi, alcuna rilevanza per l'indagine. Questo criterio, che si fonda su un nesso obiettivo, non
         consente di escludere i documenti che contengono elementi a discarico o anche indicazioni sul contesto del mercato o sul comportamento
         degli operatori presenti su tale mercato, a condizione che essi facciano riferimento in modo obiettivo agli addebiti eventualmente
         ascritti all'impresa interessata. v. punti 126, 128
         
         13.
          Una violazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) può risultare non soltanto da un atto isolato,
         ma anche da una serie di atti o perfino da un comportamento continuato, benché uno o più elementi di questa serie di atti
         o di questo comportamento continuato possano altresì costituire di per sé e presi isolatamente una violazione della detta
         disposizione. Ne consegue che, ove queste diverse azioni facciano parte di un «piano d'insieme», a causa del loro identico
         oggetto di distorsione del gioco della concorrenza all'interno del mercato comune, la Commissione può imputare la responsabilità
         di tali azioni in funzione della partecipazione all'infrazione considerata nel suo insieme.  Allo stesso modo, la distinzione tra un «accordo unico» e un «unico disegno criminoso» non riveste alcuna importanza, poiché,
         ai fini dell'applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato, è superfluo prendere in considerazione gli effetti concreti di
         un accordo, ove risulti che quest'ultimo ha per oggetto di restringere, impedire o falsare il gioco della concorrenza all'interno
         del mercato comune.  Ove si accerti che un'impresa è a conoscenza dei comportamenti illeciti delle altre partecipanti all'intesa o che può ragionevolmente
         prevederli ed è pronta ad accettarne i rischi, essa è considerata responsabile, per tutta la durata della sua partecipazione
         all'infrazione, dei comportamenti attuati da altre imprese nell'ambito della medesima infrazione.  Il fatto che un'impresa non abbia preso parte a tutti gli elementi costitutivi di un'intesa o che abbia svolto un ruolo secondario
         negli aspetti cui ha partecipato non è rilevante per provare l'esistenza dell'infrazione da parte sua, poiché un elemento
         siffatto dev'essere preso in considerazione solo nel valutare la gravità dell'infrazione e, all'occorrenza, nel determinare
         l'ammenda. v. punti 258, 261, 292, 328
         
         14.
          L'applicazione del principio del ne bis in idem è soggetta ad una triplice condizione di identità dei fatti, di unità del
         contravventore e di unità dell'interesse giuridico tutelato. Esso vieta quindi di sanzionare lo stesso soggetto più di una
         volta per un medesimo comportamento illecito, al fine di tutelare lo stesso bene giuridico.  Ne consegue che non vi è violazione del principio del ne bis in idem quando la Commissione sanziona un comportamento di un'impresa
         diverso da quello imputato alla stessa impresa che ha fatto oggetto della decisione di un'autorità nazionale della concorrenza.
         v. punti 338-340
         
         15.
          L'obbligo di motivazione non impone al Tribunale di fornire, nella sua sentenza, una spiegazione che segua esaustivamente
         e uno per uno tutti i ragionamenti svolti dalle parti della controversia. La motivazione può quindi essere implicita, a condizione
         che consenta agli interessati di conoscere le ragioni sulle quali la sentenza si fonda ed alla Corte di disporre degli elementi
         sufficienti per esercitare il suo controllo in sede d'impugnazione. v. punto 372
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)7 gennaio 2004 (1)
         
         
            
         
               «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Concorrenza – Mercato del cemento – Art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) – Competenza del Tribunale – Diritti della difesa – Accesso al fascicolo – Infrazione unica e continuata – Imputazione  di un'infrazione – Prova della partecipazione all'accordo generale e alla sua attuazione – Ammenda – Determinazione dell'importo»
               
             Nei procedimenti riuniti C-204/00 P, C-205/00 P, C-211/00 P, C-213/00 P, C-217/00 P e C-219/00 P, 
            
            
            Aalborg Portland A/S, con sede in Aalborg (Danimarca), rappresentata dai sigg. K. Dyekjær-Hansen e K. Høegh, advokaterne (C-204/00 P),Irish Cement Ltd, con sede in Dublino (Irlanda), rappresentata dal sig. P. Sreenan, SC, su incarico del sig. J. Glackin, solicitor, con domicilio
            eletto in Lussemburgo (C-205/00 P), Ciments français SA, con sede in Parigi (Francia), rappresentata dal sig. A. Winckler, avocat, con domicilio eletto in Lussemburgo (C-211/00
            P),Italcementi ─ Fabbriche Riunite Cemento SpA, con sede in Bergamo, rappresentata dagli avv.ti A. Predieri, M. Siragusa, M. Beretta, C. Lanciani e F. M. Moretti, con domicilio
            eletto in Lussemburgo (C-213/00 P),Buzzi Unicem SpA, già Unicem SpA, con sede in Casale Monferrato, rappresentata dagli avv.ti C. Osti e A. Prastaro, con domicilio eletto in
            Lussemburgo (C-217/00 P),eCementir ─ Cementerie del Tirreno SpA, con sede in Roma, rappresentata dagli avv.ti G.M. Roberti e G. Bellitti (C-219/00 P),
            
            
            ricorrenti, 
            
             aventi ad oggetto i ricorsi diretti all'annullamento parziale della sentenza pronunciata dal Tribunale di primo grado delle
            Comunità europee (Quarta Sezione ampliata) il 15 marzo 2000 nelle cause riunite T-25/95, T-26/95, da T-30/95 a T-32/95, da
            T-34/95 a T-39/95, da T-42/95 a T-46/95, T-48/95, da T-50/95 a T-65/95, da T-68/95 a T-71/95, T-87/95, T-88/95, T-103/95 e
            T-104/95, Cimenteries CBR e a./Commissione (Racc. pag. II-491), 
            
             procedimento in cui l'altra parte è: 
            Commissione delle Comunità europee, rappresentata, nella causa C-204/00 P, dai sigg. R. Lyal e H.P. Hartvig, in qualità di agenti, e, nelle altre cause, dal
            sig. R. Lyal, assistito dal sig. N. Coutrelis, avocat (C-211/00 P), e dall'avv. A. Dal Ferro (C-213/00 P, C-217/00 P e C-219/00
            P), con domicilio eletto in Lussemburgo,convenuta in primo grado, 
            
            LA CORTE (Quinta Sezione),,
            
             composta dal sig. P. Jann, facente funzione di presidente della Quinta Sezione, e dai sigg. D.A.O. Edward (relatore) e A. La
            Pergola, giudici, 
            
             avvocato generale: sig. D. Ruiz-Jarabo Colomer cancelliere: sigg. H. von Holstein, cancelliere aggiunto, e H.A. Rühl, amministratore principale 
            
            
            vista la relazione d'udienza, sentite le difese orali svolte dalle parti all'udienza del 4 luglio 2002, durante la quale l'Aalborg Portland A/S è stata
            rappresentata dall'avv. K. Dyekjær-Hansen, l'Irish Cement Ltd dal sig. P. Sreenan, la Ciments français SA dai sigg. A. Winckler,
            avocat, e F. Brunet, avocat, l'Italcementi ─ Fabbriche Riunite Cemento dagli avv.ti M. Siragusa, C. Lanciani e F.M. Moretti,
            la Buzzi Unicem SpA dall'avv. C. Osti, la Cementir ─ Cementerie del Tirreno SpA dall'avv. G.M. Roberti e dall'avv. G. Bellitti,
            e la Commissione, nella causa C-204/00 P, dai sigg. R. Lyal e H.P. Hartvig e, nelle altre cause, dal sig. R. Lyal, assistito
            dal sig. N. Coutrelis, avocat (C-211/00 P) e dall'avv. A. Dal Ferro (C-213/00 P, C-217/00 P C-219/00 P),
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza dell'11 febbraio 2003,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
          Con atti depositati nella cancelleria della Corte tra il 24 e il 31 marzo 2000 l'Aalborg Portland A/S (in prosieguo: l'
         Aalborg), l'Irish Cement Ltd (in prosieguo: l'
         Irish Cement), la Ciments français SA (in prosieguo: la  
         Ciments français), l'Italcementi ─ Fabbriche Riunite Cemento SpA (in prosieguo: l'
         Italcementi), la Buzzi Unicem SpA (in prosieguo: la  
         Buzzi Unicem), la quale, risultante dalla fusione tra la Fratelli Buzzi SpA e l'Unicem SpA (in prosieguo: l'
         Unicem), fa valere nel presente grado di giudizio solo gli interessi di quest'ultima, nonché la Cementir ─ Cementerie del Tirreno
         SpA (in prosieguo: la  
         Cementir), hanno proposto, a norma dell'art. 49 dello Statuto CE della Corte di giustizia, ciascuna un ricorso diretto all'annullamento
         della sentenza pronunciata dal Tribunale di primo grado il 15 marzo 2000 nelle cause riunite T-25/95, T-26/95, da T-30/95
         a T-32/95, da T-34/95 a T-39/95, da T-42/95 a T-46/95, T-48/95, da T-50/95 a T-65/95, da T-68/95 a T-71/95, T-87/95, T-88/95,
         T-103/95 e T-104/95, Cimenteries CBR e a./Commissione (Racc. pag. II-491; in prosieguo: la  
         sentenza impugnata), con la quale quest'ultimo ha confermato, in particolare, l'esistenza della maggior parte delle infrazioni dell'art. 85,
         n. 1, del Trattato CE (divenuto art. 81, n. 1, CE) accertate nei loro confronti dalla decisione della Commissione 30 novembre
         1994, 94/815/CE, relativa ad una procedura d'applicazione dell'art. 85 del Trattato CE (Caso IV/33.126 e 33.322 ─ Cemento)
         (GU L 343, pag. 1; in prosieguo: la  
         decisione Cemento), ma per una durata più breve di quella constatata da tale decisione. 
         
            
               I ─ Fatti all'origine della controversia
            
         
         2
            
          Dall'aprile 1989 al luglio 1990 la Commissione ha effettuato una serie di accertamenti ai sensi dell'art. 14 del regolamento
         del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d'applicazione degli artt. 85 e 86 del Trattato (GU 1962, n. 13, pag. 204),
         presso alcuni produttori europei di cemento e associazioni di categoria del settore.  
          La comunicazione degli addebiti
         
         
         3
            
          Il 25 novembre 1991 la Commissione ha inviato alle 76 imprese ed associazioni di imprese interessate una comunicazione degli
         addebiti (in prosieguo: la  
         CA), conformemente all'art. 2, n. 1, del regolamento della Commissione 25 luglio 1963, n. 99/63/CEE, relativo alle audizioni
         previste all'art. 19, paragrafi 1 e 2, del regolamento n. 17 del Consiglio (GU 1963, n. 127, pag. 2268). 
         
         
         4
            
          La CA distingue due ordini di addebiti, vale a dire i comportamenti che si sono verificati su scala internazionale e quelli
         che si sono verificati a livello nazionale in taluni Stati membri. Il testo della CA, contenuto in un unico documento, non
         è stato tuttavia inviato in forma integrale a tutte le imprese ed associazioni coinvolte nel procedimento. Ciascuna di esse
         ha ricevuto solo la parte della CA relativa alle infrazioni accertate a suo carico. I capitoli relativi ai comportamenti su
         scala internazionale sono stati comunicati solo a 61 imprese e associazioni. I capitoli relativi ai comportamenti a livello
         nazionale sono stati inviati soltanto a quelle con sede nello Stato membro interessato. 
         
         
         5
            
          La Commissione non ha allegato alla CA i documenti sui quali basava le proprie conclusioni né gli altri documenti che considerava
         attinenti. Dato il numero elevato dei documenti di cui trattasi, essa ha preparato una cassa contenente i documenti  
         più importanti relativi alle intese internazionali (in prosieguo: la  
         cassa), messa a disposizione di ciascun destinatario della CA alla fine del 1991. 
         
         
         6
            
          La Commissione ha redatto un elenco di tutti i documenti registrati nei fascicoli nn. IV/33.126, IV/33.322 e IV/27.997, con
         indicazione, per ciascun destinatario della CA, di quelli da esso consultabili (in prosieguo: l'
         elenco). Per quanto riguarda l'accesso al fascicolo del procedimento amministrativo (in prosieguo: il  
         fascicolo istruttorio), ciascuna impresa o associazione ha avuto accesso ai documenti raccolti dalla Commissione presso detta impresa o associazione,
         nonché ai documenti relativi ai capitoli della CA che le erano stati comunicati. I destinatari hanno avuto accesso solo al
         fascicolo nazionale dello Stato membro sul territorio del quale avevano la propria sede. 
         
         
         7
            
          Poiché la Commissione ha rifiutato di accogliere le domande dei destinatari di trasmettere loro i capitoli della CA che non
         avevano ricevuto e di consentire loro la consultazione di tutti i documenti del fascicolo istruttorio, eccetto i documenti
         interni e riservati, talune imprese ed associazioni, da un lato, hanno proposto, dinanzi al Tribunale, un ricorso diretto
         all'annullamento della decisione della Commissione recante rigetto dell'istanza di trasmissione dei documenti richiesti e,
         dall'altro, hanno chiesto l'adozione, con procedimento sommario, di provvedimenti provvisori diretti alla sospensione del
         procedimento avviato. Le domande di provvedimenti provvisori sono state respinte con ordinanza 23 marzo 1992, cause riunite
         da T-10/92 R a T-12/92 R, T-14/92 R e T-15/92 R, Cimenteries CBR e a./Commissione (Racc. pag. II-1571). 
         
         
         8
            
          Tutte le imprese e associazioni coinvolte hanno presentato, non oltre il 31 marzo 1992, le loro osservazioni in merito alla
         CA loro inviata dalla Commissione. Sono state sentite dal 1° marzo al 1° aprile 1993. Le audizioni sono state strutturate
         in tre fasi: una fase riguardante il mercato del cemento, aperta alla partecipazione di tutte le imprese e associazioni d'imprese;
         una fase dedicata alla parte internazionale della CA, alla quale potevano partecipare soltanto le imprese e associazioni d'imprese
         che avevano ricevuto questa parte della CA, e una fase riguardante le parti nazionali, cui potevano assistere, separatamente
         per ciascuna parte, le imprese e associazioni d'imprese dello Stato membro interessato.  
         
         
         9
            
          In seguito alle risposte scritte alla CA ed ai chiarimenti forniti oralmente durante le audizioni la Commissione ha deciso,
         il 23 settembre 1993, di rinunciare agli addebiti relativi alle intese nazionali (in prosieguo: la  
         decisione di rinuncia agli addebiti nazionali). Essa ha altresì deciso di rinunciare agli addebiti relativi alla parte internazionale della CA nei confronti di dodici
         imprese tedesche e di sei imprese spagnole e, conseguentemente, di chiudere il procedimento avviato a loro carico. 
         
         
         10
            
          Il 5 ottobre e il 23 novembre 1994 la Commissione ha sentito il parere del comitato consultivo in materia di intese e posizioni
         dominanti. 
          La decisione Cemento
         
         
         11
            
          Al termine del procedimento amministrativo, il 30 novembre 1994, la Commissione ha adottato la decisione Cemento, con la quale
         ha inflitto ammende a 42 imprese ed associazioni attive nel settore del mercato del cemento grigio. Gli importi delle ammende
         inflitte oscillavano fra ECU 40 000 ed ECU 32 492 000, per un totale pari a ECU 242 420 000. Inoltre, la detta decisione ha
         condannato sei imprese impegnate nel settore del mercato del cemento bianco ad ammende i cui importi oscillavano tra ECU 554 000
         ed ECU 1 088 000, per un totale di ECU 5 546 000. 
         
         
         12
            
          Per quanto riguarda il mercato del cemento grigio, l'art. 1 della decisione Cemento ha constatato l'esistenza di un accordo
         generale (in prosieguo: l'
         accordo Cembureau), avente ad oggetto l'osservanza dei limiti dei mercati nazionali e la regolamentazione dei trasferimenti di cemento da un
         paese all'altro, in violazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato. Per quanto riguarda le sei ricorrenti nelle impugnazioni
         in esame, l'inizio dell'infrazione è stato fissato dalla Commissione al 14 gennaio 1983, data in cui si è svolta una riunione
         dei capidelegazione dei produttori europei di cemento membri della Cembureau ─ Association européenne du ciment (in prosieguo:
         la  
         Cembureau). Salvo la Ciments français, tutti i ricorrenti nelle impugnazioni in esame erano membri di tale associazione.  
         
         
         13
            
          L'accordo Cembureau è stato considerato unico e continuo dalla Commissione, in quanto sarebbe stato attuato nell'ambito di
         intese bilaterali o multilaterali, la cui esistenza viene constatata agli artt. 2-6 della decisione Cemento (in prosieguo:
         le  
         misure di attuazione). In sostanza, tali misure comprendono, secondo la detta decisione: 
         
         
         ─
             accordi tra la Cembureau ed i suoi membri relativi allo scambio di informazioni sui prezzi, allo scopo di facilitare l'esecuzione
            dell'accordo Cembureau (art. 2, n. 1, della decisione Cemento); 
          accordi tra la Cembureau ed i suoi membri relativi allo scambio di informazioni sui prezzi, allo scopo di facilitare l'esecuzione
         dell'accordo Cembureau (art. 2, n. 1, della decisione Cemento); 
         
         
         
         ─
             pratiche concordate tra la Cembureau ed i suoi membri relative allo scambio di informazioni sui prezzi e miranti a facilitare
            l'esecuzione dell'accordo Cembureau (art. 2, n. 2, della decisione Cemento); 
          pratiche concordate tra la Cembureau ed i suoi membri relative allo scambio di informazioni sui prezzi e miranti a facilitare
         l'esecuzione dell'accordo Cembureau (art. 2, n. 2, della decisione Cemento); 
         
         
         
         ─
             pratiche concordate tra imprese francesi e un'impresa italiana (art. 3, n. 1, della decisione Cemento); un accordo relativo
            ai mercati spagnolo e portoghese (art. 3, n. 2, della decisione Cemento); accordi e pratiche concordate relativi ai mercati
            francese e tedesco (art. 3, n. 3, della decisione Cemento); 
          pratiche concordate tra imprese francesi e un'impresa italiana (art. 3, n. 1, della decisione Cemento); un accordo relativo
         ai mercati spagnolo e portoghese (art. 3, n. 2, della decisione Cemento); accordi e pratiche concordate relativi ai mercati
         francese e tedesco (art. 3, n. 3, della decisione Cemento); 
         
         
         
         ─
             una concertazione tra diversi produttori europei per reagire alle importazioni di cemento e di clinker greci negli Stati membri
            della Comunità verso la metà degli anni '80. Tale concertazione avrebbe dato luogo alla costituzione della European Task Force
            (in prosieguo: l'
            ETF) (art. 4, n. 1, della decisione Cemento), alla creazione della società Interciment (in prosieguo: l'
            Interciment), avente come obiettivo l'attuazione di misure persuasive e dissuasive nei confronti di chiunque minacciasse la stabilità
            dei mercati (art. 4, n. 2, della decisione Cemento), e la partecipazione ad accordi e pratiche concordate relative all'adozione
            di misure dirette ad impedire e/o a ridurre le importazioni di cemento e clinker greci negli Stati membri, in particolare
            sul mercato italiano (art. 4, nn. 3 e 4, della decisione Cemento), e 
          una concertazione tra diversi produttori europei per reagire alle importazioni di cemento e di clinker greci negli Stati membri
         della Comunità verso la metà degli anni '80. Tale concertazione avrebbe dato luogo alla costituzione della European Task Force
         (in prosieguo: l'
         ETF) (art. 4, n. 1, della decisione Cemento), alla creazione della società Interciment (in prosieguo: l'
         Interciment), avente come obiettivo l'attuazione di misure persuasive e dissuasive nei confronti di chiunque minacciasse la stabilità
         dei mercati (art. 4, n. 2, della decisione Cemento), e la partecipazione ad accordi e pratiche concordate relative all'adozione
         di misure dirette ad impedire e/o a ridurre le importazioni di cemento e clinker greci negli Stati membri, in particolare
         sul mercato italiano (art. 4, nn. 3 e 4, della decisione Cemento), e 
         
         
         
         ─
             pratiche concordate nell'ambito di due comitati, cioè lo European Cement Export Committee (in prosieguo: l'
            ECEC) (art. 5 della decisione Cemento) e lo European Export Policy Committee (in prosieguo: l'
            EPC) (art. 6 della decisione Cemento), relativi, in particolare, allo scambio di informazioni sui prezzi, nonché alla situazione
            dell'offerta e della domanda nei paesi terzi importatori e nei mercati interni, allo scopo di prevenire eventuali incursioni
            dei concorrenti nei rispettivi mercati nazionali all'interno della Comunità.  
          pratiche concordate nell'ambito di due comitati, cioè lo European Cement Export Committee (in prosieguo: l'
         ECEC) (art. 5 della decisione Cemento) e lo European Export Policy Committee (in prosieguo: l'
         EPC) (art. 6 della decisione Cemento), relativi, in particolare, allo scambio di informazioni sui prezzi, nonché alla situazione
         dell'offerta e della domanda nei paesi terzi importatori e nei mercati interni, allo scopo di prevenire eventuali incursioni
         dei concorrenti nei rispettivi mercati nazionali all'interno della Comunità.  
         
         
         
         
         14
            
          Per quanto riguarda il mercato del cemento bianco, l'art. 7 della decisione Cemento constata la partecipazione di sei imprese
         ad accordi e a pratiche concordate nell'ambito del White Cement Committee, relativi, in particolare, all'osservanza dei limiti
         dei mercati nazionali.  
         
         
         15
            
          Secondo il dispositivo della decisione Cemento, tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame hanno partecipato, direttamente
         o indirettamente, all'accordo Cembureau nel settore del cemento grigio. Più in particolare, tale decisione descrive nel modo
         seguente la loro partecipazione alle misure di attuazione: 
         
         
         ─
             tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame, salvo la Ciments français, hanno partecipato agli scambi di informazioni
            sui prezzi menzionati all'art. 2 di tale decisione; 
          tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame, salvo la Ciments français, hanno partecipato agli scambi di informazioni
         sui prezzi menzionati all'art. 2 di tale decisione; 
         
         
         
         ─
             la Ciments français ha partecipato alle pratiche concordate menzionate all'art. 3, nn. 1, lett. b), e 3, lett. a), di tale
            decisione; 
          la Ciments français ha partecipato alle pratiche concordate menzionate all'art. 3, nn. 1, lett. b), e 3, lett. a), di tale
         decisione; 
         
         
         
         ─
             tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame hanno partecipato alla costituzione dell'ETF, menzionata all'art. 4, n. 1,
            di tale decisione; 
          tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame hanno partecipato alla costituzione dell'ETF, menzionata all'art. 4, n. 1,
         di tale decisione; 
         
         
         
         ─
             la Ciments français, l'Italcementi, l'Unicem e la Cementir hanno partecipato alla creazione dell'Interciment, menzionata all'art. 4,
            n. 2, di tale decisione; 
          la Ciments français, l'Italcementi, l'Unicem e la Cementir hanno partecipato alla creazione dell'Interciment, menzionata all'art. 4,
         n. 2, di tale decisione; 
         
         
         
         ─
             tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame hanno partecipato alle pratiche concordate miranti a sottrarre ai produttori
            greci il loro cliente Calcestruzzi SpA (in prosieguo: la  
            Calcestruzzi), menzionate all'art. 4, n. 3, lett. a), di tale decisione, ma solo l'Italcementi, l'Unicem e la Cementir hanno partecipato
            ad un accordo riguardante i contratti, allo scopo di impedire importazioni di cemento greco da parte della Calcestruzzi, come
            menzionato all'art. 4, n. 3, lett. b), della detta decisione; 
          tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame hanno partecipato alle pratiche concordate miranti a sottrarre ai produttori
         greci il loro cliente Calcestruzzi SpA (in prosieguo: la  
         Calcestruzzi), menzionate all'art. 4, n. 3, lett. a), di tale decisione, ma solo l'Italcementi, l'Unicem e la Cementir hanno partecipato
         ad un accordo riguardante i contratti, allo scopo di impedire importazioni di cemento greco da parte della Calcestruzzi, come
         menzionato all'art. 4, n. 3, lett. b), della detta decisione; 
         
         
         
         ─
             tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame, salvo la Ciments français, hanno partecipato alle pratiche concordate nell'ambito
            dell'ECEC menzionate all'art. 5 di tale decisione, e 
          tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame, salvo la Ciments français, hanno partecipato alle pratiche concordate nell'ambito
         dell'ECEC menzionate all'art. 5 di tale decisione, e 
         
         
         
         ─
             la Ciments français ha partecipato alle pratiche concordate nell'ambito dell'EPC menzionate all'art. 6 della detta decisione.
            
          la Ciments français ha partecipato alle pratiche concordate nell'ambito dell'EPC menzionate all'art. 6 della detta decisione.
         
         
         
         
         
         16
            
          La decisione Cemento ha inflitto un'ammenda globale a ciascuna impresa tenendo conto del ruolo svolto da ciascuna di esse
         nella conclusione dell'accordo Cembureau o nell'adozione delle misure di attuazione, nonché della durata delle infrazioni.
         
         
         
         17
            
          L'art. 9 della decisione Cemento infligge alle ricorrenti nelle impugnazioni in esame,  
         per l'infrazione constatata all'articolo 1, la quale è stata segnatamente messa in atto con i comportamenti descritti negli
         articoli 2, 3, 4, 5 e 6, nel settore del mercato del cemento grigio, ammende per gli importi seguenti: 
         
         
         ─
             per l'Aalborg, ECU 4 008 000; 
          per l'Aalborg, ECU 4 008 000; 
         
         
         
         ─
             per l'Irish Cement, ECU 3 524 000; 
          per l'Irish Cement, ECU 3 524 000; 
         
         
         
         ─
             per la Ciments Français, ECU 24 716 000; 
          per la Ciments Français, ECU 24 716 000; 
         
         
         
         ─
             per l'Italcementi, ECU 32 492 000; 
          per l'Italcementi, ECU 32 492 000; 
         
         
         
         ─
             per l'Unicem, ECU 11 652 000; 
          per l'Unicem, ECU 11 652 000; 
         
         
         
         ─
             per la Cementir, ECU 8 248 000. 
          per la Cementir, ECU 8 248 000. 
         
         
         
         
         18
            
          Per quanto riguarda il settore del mercato del cemento bianco, la Ciments français e l'Italcementi sono state condannate rispettivamente
         ad ammende di ECU 1 052 000 e di ECU 1 088 000 per la loro partecipazione agli accordi menzionati all'art. 7 della decisione
         Cemento. 
         II ─ Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
         
         19
            
          Con atti introduttivi depositati presso la cancelleria del Tribunale tra il 14 febbraio e il 12 aprile 1995, 41 delle imprese
         ed associazioni oggetto della decisione Cemento, comprese le ricorrenti nelle impugnazioni in esame, hanno proposto ricorsi
         dinanzi al Tribunale. 
         
         
         20
            
          Esse hanno chiesto, in particolare, l'annullamento, totale o parziale, della decisione Cemento e, in subordine, l'annullamento
         dell'ammenda che tale decisione aveva loro inflitto, ovvero la riduzione del suo importo. 
         
         
         21
            
          Tra il 1996 e il 1997, in seguito a denunce relative a violazioni delle forme sostanziali nel corso del procedimento amministrativo,
         il Tribunale ha ordinato diverse misure di organizzazione del procedimento (in prosieguo: le  
         misure di organizzazione del procedimento) per consentire alle ricorrenti in primo grado di individuare i brani della CA ed i documenti pertinenti che non erano stati
         loro comunicati nel corso del procedimento amministrativo. 
         
         
         22
            
          Più in particolare, il Tribunale ha invitato: 
         
         
         ─
             la Commissione a produrre diversi documenti, compresa la CA come notificata a ciascuna impresa o associazione interessata,
            il verbale dell'audizione di quest'ultima, l'elenco, la cassa e la corrispondenza intercorsa durante il procedimento amministrativo
            tra l'istituzione e l'impresa o l'associazione interessata (in prosieguo: le  
            misure di organizzazione del procedimento 19 gennaio - 2 febbraio 1996); 
          la Commissione a produrre diversi documenti, compresa la CA come notificata a ciascuna impresa o associazione interessata,
         il verbale dell'audizione di quest'ultima, l'elenco, la cassa e la corrispondenza intercorsa durante il procedimento amministrativo
         tra l'istituzione e l'impresa o l'associazione interessata (in prosieguo: le  
         misure di organizzazione del procedimento 19 gennaio - 2 febbraio 1996); 
         
         
         
         ─
             la Commissione ad autorizzare le ricorrenti in primo grado a consultare, nei suoi locali, i capitoli nazionali della CA e,
            per ciascuna intesa nazionale, a dare loro un accesso al fascicolo nazionale identico a quello di cui avevano fruito durante
            il procedimento amministrativo i destinatari della CA con sede nel territorio dello Stato membro considerato (in prosieguo:
            la  
            misura di organizzazione del procedimento 2 ottobre 1996); 
          la Commissione ad autorizzare le ricorrenti in primo grado a consultare, nei suoi locali, i capitoli nazionali della CA e,
         per ciascuna intesa nazionale, a dare loro un accesso al fascicolo nazionale identico a quello di cui avevano fruito durante
         il procedimento amministrativo i destinatari della CA con sede nel territorio dello Stato membro considerato (in prosieguo:
         la  
         misura di organizzazione del procedimento 2 ottobre 1996); 
         
         
         
         ─
             le ricorrenti in primo grado ad individuare i brani della CA ed i documenti pertinenti che non erano stati loro comunicati
            nel corso del procedimento amministrativo e a spiegare in che modo il procedimento amministrativo avrebbe potuto raggiungere
            un diverso risultato se detti elementi fossero stati resi loro accessibili durante tale procedimento; 
          le ricorrenti in primo grado ad individuare i brani della CA ed i documenti pertinenti che non erano stati loro comunicati
         nel corso del procedimento amministrativo e a spiegare in che modo il procedimento amministrativo avrebbe potuto raggiungere
         un diverso risultato se detti elementi fossero stati resi loro accessibili durante tale procedimento; 
         
         
         
         ─
             la Commissione, con decisione notificata il 27 febbraio 1997, a precisare esattamente i documenti resi accessibili alle ricorrenti
            in primo grado in seguito all'adozione della misura 2 ottobre 1996, individuandoli nell'elenco. Al riguardo, dalla risposta
            della Commissione dell'8 e del 17 aprile 1997 risulta che essa ha reso loro accessibile solo un quarto circa dell'insieme
            dei fascicoli nn. IV/33.126 e IV/33.322; 
          la Commissione, con decisione notificata il 27 febbraio 1997, a precisare esattamente i documenti resi accessibili alle ricorrenti
         in primo grado in seguito all'adozione della misura 2 ottobre 1996, individuandoli nell'elenco. Al riguardo, dalla risposta
         della Commissione dell'8 e del 17 aprile 1997 risulta che essa ha reso loro accessibile solo un quarto circa dell'insieme
         dei fascicoli nn. IV/33.126 e IV/33.322; 
         
         
         
         ─
             la Commissione, con decisioni notificate il 18 e il 19 giugno 1997, a depositare nella cancelleria del Tribunale, entro il
            30 settembre 1997, l'originale di tutti i documenti repertoriati nell'elenco per i fascicoli nn. IV/33.126 e IV/33.322, ad
            eccezione dei documenti contenenti segreti commerciali o altre informazioni riservate e dei documenti interni della Commissione.
            La Commissione era invitata a precisare la natura di ciascun documento interno presente nell'elenco. Era del pari invitata
            a inserire nel fascicolo istruttorio versioni non riservate o sunti non riservati al posto dei documenti riservati; 
          la Commissione, con decisioni notificate il 18 e il 19 giugno 1997, a depositare nella cancelleria del Tribunale, entro il
         30 settembre 1997, l'originale di tutti i documenti repertoriati nell'elenco per i fascicoli nn. IV/33.126 e IV/33.322, ad
         eccezione dei documenti contenenti segreti commerciali o altre informazioni riservate e dei documenti interni della Commissione.
         La Commissione era invitata a precisare la natura di ciascun documento interno presente nell'elenco. Era del pari invitata
         a inserire nel fascicolo istruttorio versioni non riservate o sunti non riservati al posto dei documenti riservati; 
         
         
         
         ─
             le 39 ricorrenti in primo grado a consultare, presso la cancelleria del Tribunale, la versione originale e non riservata dei
            documenti depositati dalla Commissione. Esse erano autorizzate a depositare una memoria che si limitasse ad individuare precisamente
            ciascun documento non reso accessibile durante il procedimento amministrativo che avrebbe potuto avere un ruolo nella loro
            difesa e a spiegare brevemente le ragioni per le quali detto procedimento amministrativo sarebbe potuto pervenire ad un risultato
            diverso se il documento di cui trattasi fosse stato reso loro accessibile. La Commissione è stata invitata a depositare un
             controricorso nelle cause considerate. 
          le 39 ricorrenti in primo grado a consultare, presso la cancelleria del Tribunale, la versione originale e non riservata dei
         documenti depositati dalla Commissione. Esse erano autorizzate a depositare una memoria che si limitasse ad individuare precisamente
         ciascun documento non reso accessibile durante il procedimento amministrativo che avrebbe potuto avere un ruolo nella loro
         difesa e a spiegare brevemente le ragioni per le quali detto procedimento amministrativo sarebbe potuto pervenire ad un risultato
         diverso se il documento di cui trattasi fosse stato reso loro accessibile. La Commissione è stata invitata a depositare un
          controricorso nelle cause considerate. 
         
         
         
         
         23
            
          Le udienze si sono svolte dinanzi al Tribunale nei giorni 16, 18, 23, 25 e 30 settembre 1998, nonché 2, 7, 9, 14, 16 e 21
         ottobre 1998. 
         
         
         24
            
          Il 15 marzo 2000 il Tribunale ha pronunciato la sentenza impugnata, riunendo ai fini della sentenza tutte le cause relative
         alla decisione Cemento. 
         
         
         25
            
          Nella causa T-39/95, Ciments français/Commissione, il Tribunale ha dichiarato e statuito, al punto 12 del dispositivo della
         sentenza impugnata: 
         
         
         ─
             l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata oltre il 17 febbraio 1989 e nella parte in cui constata che la ricorrente ha attuato l'accordo Cembureau (...)
            partecipando all'infrazione indicata nell'art. 3, n. 1, lett. b); 
          l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata oltre il 17 febbraio 1989 e nella parte in cui constata che la ricorrente ha attuato l'accordo Cembureau (...)
         partecipando all'infrazione indicata nell'art. 3, n. 1, lett. b); 
         
         
         
         ─
             l'art. 3, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
            ad un accordo sulla ripartizione del mercato della Saar e nella parte in cui constata la partecipazione della ricorrente a
            un'infrazione all'art. 85, n. 1, del Trattato successivamente al 12 agosto 1987; 
          l'art. 3, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
         ad un accordo sulla ripartizione del mercato della Saar e nella parte in cui constata la partecipazione della ricorrente a
         un'infrazione all'art. 85, n. 1, del Trattato successivamente al 12 agosto 1987; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata oltre il 31 maggio 1987; 
          l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata oltre il 31 maggio 1987; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata oltre il 7 novembre 1988; 
          l'art. 4, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata oltre il 7 novembre 1988; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
          l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
         
         
         
         ─
             l'art. 6 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui accerta a carico della ricorrente la partecipazione all'infrazione
            contestata prima del 18 novembre 1983; 
          l'art. 6 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui accerta a carico della ricorrente la partecipazione all'infrazione
         contestata prima del 18 novembre 1983; 
         
         
         
         ─
             l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 12 519 000 euro; 
          l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 12 519 000 euro; 
         
         
         
         ─
             l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 10 della decisione [Cemento] è fissato in 1 051 000 euro;  
          l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 10 della decisione [Cemento] è fissato in 1 051 000 euro;  
         
         
         
         ─
            [il ricorso è respinto per il resto;] 
         [il ricorso è respinto per il resto;] 
         
         
         
         ─
             la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
          la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
         
         
         
         ─
             la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
          la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
         . 
         
         
         26
            
          Nella causa T-44/95, Aalborg Portland/Commissione, il Tribunale ha dichiarato e statuito, al punto 15 del dispositivo della
         sentenza impugnata: 
         
         
         ─
             l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata oltre il 31 dicembre 1988; 
          l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata oltre il 31 dicembre 1988; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui constata che sono stati raggiunti accordi riguardanti
            scambi di informazioni sui prezzi nel corso delle riunioni del comitato esecutivo della Cembureau (...) e nella parte in cui
            considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata oltre il 19 marzo 1984; 
          l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui constata che sono stati raggiunti accordi riguardanti
         scambi di informazioni sui prezzi nel corso delle riunioni del comitato esecutivo della Cembureau (...) e nella parte in cui
         considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata oltre il 19 marzo 1984; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente nella parte in cui constata che lo scambio
            periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi e olandesi,
            i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente al Lussemburgo,
            i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese; 
          l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente nella parte in cui constata che lo scambio
         periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi e olandesi,
         i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente al Lussemburgo,
         i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata prima del 9 settembre 1986 e oltre il 31 maggio 1987; 
          l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata prima del 9 settembre 1986 e oltre il 31 maggio 1987; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
            all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
          l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
         all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
         
         
         
         ─
             l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
          l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
         
         
         
         ─
             l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 2 349 000 euro; 
          l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 2 349 000 euro; 
         
         
         
         ─
             il ricorso è respinto per il resto; 
          il ricorso è respinto per il resto; 
         
         
         
         ─
             la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
          la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
         
         
         
         ─
             la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
          la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
         . 
         
         
         27
            
          Nella causa T-50/95, Unicem/Commissione, il Tribunale ha dichiarato e statuito, al punto 19 del dispositivo della sentenza
         impugnata: 
         
         
         ─
             l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata prima del 9 settembre 1986 e oltre il 3 aprile 1992; 
          l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata prima del 9 settembre 1986 e oltre il 3 aprile 1992; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
          l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente, da un lato, nella parte in cui constata
            che lo scambio periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi
            e olandesi, i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente
            al Lussemburgo, i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese, nonché, d'altro lato, nella parte in cui considera
            che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
          l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente, da un lato, nella parte in cui constata
         che lo scambio periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi
         e olandesi, i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente
         al Lussemburgo, i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese, nonché, d'altro lato, nella parte in cui considera
         che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata prima del 9 settembre 1986 e oltre il 31 maggio 1987; 
          l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata prima del 9 settembre 1986 e oltre il 31 maggio 1987; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
          l'art. 4, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
            all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
          l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
         all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
         
         
         
         ─
             l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
          l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
         
         
         
         ─
             l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 6 399 000 euro; 
          l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 6 399 000 euro; 
         
         
         
         ─
             il ricorso è respinto per il resto; 
          il ricorso è respinto per il resto; 
         
         
         
         ─
             la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
          la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
         
         
         
         ─
             la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
          la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
         . 
         
         
         28
            
          Nella causa T-60/95, Irish Cement/Commissione, il Tribunale ha dichiarato e statuito, al punto 29 del dispositivo della sentenza
         impugnata: 
         
         
         ─
             l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata oltre il 31 dicembre 1988; 
          l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata oltre il 31 dicembre 1988; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui constata che sono stati raggiunti accordi riguardanti
            scambi di informazioni sui prezzi nel corso delle riunioni del comitato esecutivo della Cembureau (...) e nella parte in cui
            considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata oltre il 19 marzo 1984; 
          l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui constata che sono stati raggiunti accordi riguardanti
         scambi di informazioni sui prezzi nel corso delle riunioni del comitato esecutivo della Cembureau (...) e nella parte in cui
         considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata oltre il 19 marzo 1984; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente nella parte in cui constata che lo scambio
            periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi e olandesi,
            i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente al Lussemburgo,
            i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese; 
          l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente nella parte in cui constata che lo scambio
         periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi e olandesi,
         i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente al Lussemburgo,
         i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata prima del 9 settembre 1986 e oltre il 31 maggio 1987; 
          l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata prima del 9 settembre 1986 e oltre il 31 maggio 1987; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
            all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
          l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
         all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
         
         
         
         ─
             l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
          l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
         
         
         
         ─
             l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 2 065 000 euro; 
          l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 2 065 000 euro; 
         
         
         
         ─
             il ricorso è respinto per il resto; 
          il ricorso è respinto per il resto; 
         
         
         
         ─
             la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
          la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
         
         
         
         ─
             la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
          la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
         . 
         
         
         29
            
          Nella causa T-65/95, Italcementi ─ Fabbriche Riunite Cemento/Commissione, il Tribunale ha dichiarato e statuito, al punto
         34 del dispositivo della sentenza impugnata: 
         
         
         ─
             l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata prima del 19 marzo 1984 e oltre il 3 aprile 1992; 
          l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata prima del 19 marzo 1984 e oltre il 3 aprile 1992; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui constata che sono stati raggiunti accordi riguardanti
            scambi di informazioni sui prezzi nel corso delle riunioni del comitato esecutivo della Cembureau (...) e nella parte in cui
            considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata prima del 19 marzo 1984 e oltre tale data; 
          l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui constata che sono stati raggiunti accordi riguardanti
         scambi di informazioni sui prezzi nel corso delle riunioni del comitato esecutivo della Cembureau (...) e nella parte in cui
         considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata prima del 19 marzo 1984 e oltre tale data; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente, da un lato, nella parte in cui constata
            che lo scambio periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi
            e olandesi, i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente
            al Lussemburgo, i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese, nonché, d'altro lato, nella parte in cui considera
            che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata prima del 19 marzo 1984; 
          l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente, da un lato, nella parte in cui constata
         che lo scambio periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi
         e olandesi, i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente
         al Lussemburgo, i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese, nonché, d'altro lato, nella parte in cui considera
         che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata prima del 19 marzo 1984; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata oltre il 31 maggio 1987; 
          l'art. 4, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata oltre il 31 maggio 1987; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata oltre il 7 novembre 1988; 
          l'art. 4, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata oltre il 7 novembre 1988; 
         
         
         
         ─
             l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
          l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
         
         
         
         ─
             l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 25 701 000 euro; 
          l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 25 701 000 euro; 
         
         
         
         ─
             il ricorso è respinto per il resto; 
          il ricorso è respinto per il resto; 
         
         
         
         ─
             la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
          la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
         
         
         
         ─
             la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
          la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
         . 
         
         
         30
            
          Nella causa T-87/95, Cementir ─ Cementerie del Tirreno/Commissione, il Tribunale ha dichiarato e statuito, al punto 39 del
         dispositivo della sentenza impugnata: 
         
         
         ─
             l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
            contestata oltre il 3 aprile 1992; 
          l'art. 1 della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione
         contestata oltre il 3 aprile 1992; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui constata che sono stati raggiunti accordi riguardanti
            scambi di informazioni sui prezzi nel corso delle riunioni del comitato esecutivo della Cembureau (...) e nella parte in cui
            considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata oltre il 14 gennaio 1983; 
          l'art. 2, n. 1, della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui constata che sono stati raggiunti accordi riguardanti
         scambi di informazioni sui prezzi nel corso delle riunioni del comitato esecutivo della Cembureau (...) e nella parte in cui
         considera che la ricorrente ha partecipato all'infrazione contestata oltre il 14 gennaio 1983; 
         
         
         
         ─
             l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente nella parte in cui constata che lo scambio
            periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi e olandesi,
            i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente al Lussemburgo,
            i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese; 
          l'art. 2, n. 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente nella parte in cui constata che lo scambio
         periodico di informazioni tra la Cembureau (...) e i suoi membri ha riguardato, relativamente ai prezzi belgi e olandesi,
         i prezzi minimi per le forniture di cemento autotrasportate dei produttori di questi due paesi e, relativamente al Lussemburgo,
         i prezzi scontati praticati dal produttore di tale paese; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, nn. 1 e 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
          l'art. 4, nn. 1 e 2, della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
         
         
         
         ─
             l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
            all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
          l'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione [Cemento] è annullato nella parte in cui considera che la ricorrente ha partecipato
         all'infrazione contestata prima del 9 settembre 1986; 
         
         
         
         ─
             l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
          l'art. 5 della decisione [Cemento] è annullato nei confronti della ricorrente; 
         
         
         
         ─
             l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 7 471 000 euro; 
          l'importo dell'ammenda inflitta alla ricorrente nell'art. 9 della decisione [Cemento] è fissato in 7 471 000 euro; 
         
         
         
         ─
             il ricorso è respinto per il resto; 
          il ricorso è respinto per il resto; 
         
         
         
         ─
             la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
          la ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché un terzo delle spese sostenute dalla Commissione; 
         
         
         
         ─
             la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
          la Commissione sopporterà due terzi delle proprie spese
         . 
         III ─ Domande nelle impugnazioni
         
         31
            
          L'Aalborg chiede che la Corte voglia: 
         
         
         ─
             in via principale, annullare la sentenza impugnata per quanto riguarda tale società nella parte in cui conferma nei confronti
            di quest'ultima la decisione Cemento e rinviare la causa al Tribunale per un nuovo esame; 
          in via principale, annullare la sentenza impugnata per quanto riguarda tale società nella parte in cui conferma nei confronti
         di quest'ultima la decisione Cemento e rinviare la causa al Tribunale per un nuovo esame; 
         
         
         
         ─
             in subordine, annullare parzialmente la sentenza impugnata per quanto riguarda l'Aalborg nella misura in cui conferma nei
            confronti di quest'ultima la decisione Cemento e rinviare la causa al Tribunale per un nuovo esame; 
          in subordine, annullare parzialmente la sentenza impugnata per quanto riguarda l'Aalborg nella misura in cui conferma nei
         confronti di quest'ultima la decisione Cemento e rinviare la causa al Tribunale per un nuovo esame; 
         
         
         
         ─
             in via principale, annullare l'ammenda interamente e, in subordine, parzialmente, nonché 
          in via principale, annullare l'ammenda interamente e, in subordine, parzialmente, nonché 
         
         
         
         ─
             condannare la Commissione al pagamento delle spese sostenute dall'Aalborg nei procedimenti dinanzi al Tribunale e alla Corte.
            
          condannare la Commissione al pagamento delle spese sostenute dall'Aalborg nei procedimenti dinanzi al Tribunale e alla Corte.
         
         
         
         
         
         32
            
          L'Irish Cement chiede che la Corte voglia: 
         
         
         ─
             annullare in tutto o parzialmente la sentenza impugnata nella parte in cui conferma la decisione Cemento nei confronti di
            tale società; 
          annullare in tutto o parzialmente la sentenza impugnata nella parte in cui conferma la decisione Cemento nei confronti di
         tale società; 
         
         
         
         ─
             in subordine, dichiarare nulla la decisione Cemento e/o ridurre l'ammenda inflitta all'Irish Cement, e  
          in subordine, dichiarare nulla la decisione Cemento e/o ridurre l'ammenda inflitta all'Irish Cement, e  
         
         
         
         ─
             condannare la Commissione alle spese. 
          condannare la Commissione alle spese. 
         
         
         
         
         33
            
          La Ciments français chiede che la Corte voglia: 
         
         
         ─
             annullare parzialmente, ai sensi degli artt. 225 CE e 54 dello Statuto CE della Corte di giustizia, la sentenza impugnata;
            
          annullare parzialmente, ai sensi degli artt. 225 CE e 54 dello Statuto CE della Corte di giustizia, la sentenza impugnata;
         
         
         
         
         ─
             annullare, ai sensi dell'art. 230 CE, la decisione Cemento; 
          annullare, ai sensi dell'art. 230 CE, la decisione Cemento; 
         
         
         
         ─
             in subordine, ridurre, ai sensi degli artt. 229 CE e 17 del regolamento n. 17, l'ammenda inflitta alla Ciments français, e
            
          in subordine, ridurre, ai sensi degli artt. 229 CE e 17 del regolamento n. 17, l'ammenda inflitta alla Ciments français, e
         
         
         
         
         ─
             condannare la Commissione alle spese. 
          condannare la Commissione alle spese. 
         
         
         
         
         34
            
          L'Italcementi chiede che la Corte voglia: 
         
         
         ─
             in via principale, annullare in toto la sentenza impugnata; 
          in via principale, annullare in toto la sentenza impugnata; 
         
         
         
         ─
             in via subordinata, annullare in parte la detta sentenza: 
          in via subordinata, annullare in parte la detta sentenza: 
         
         
         
         ─
             annullare parzialmente la decisione Cemento nella misura in cui la Corte accolga il ricorso avverso la detta sentenza; 
          annullare parzialmente la decisione Cemento nella misura in cui la Corte accolga il ricorso avverso la detta sentenza; 
         
         
         
         ─
             ridurre l'ammenda all'importo che la Corte giudicherà adeguato; 
          ridurre l'ammenda all'importo che la Corte giudicherà adeguato; 
         
         
         
         ─
             rinviare la causa al Tribunale, qualora consideri che lo stato del procedimento non le consente, in tutto o in parte, di statuire
            definitivamente sulla controversia, e  
          rinviare la causa al Tribunale, qualora consideri che lo stato del procedimento non le consente, in tutto o in parte, di statuire
         definitivamente sulla controversia, e  
         
         
         
         ─
             condannare la Commissione al pagamento delle spese sostenute dinanzi al Tribunale e alla Corte. 
          condannare la Commissione al pagamento delle spese sostenute dinanzi al Tribunale e alla Corte. 
         
         
         
         
         35
            
          La Buzzi Unicem chiede che la Corte voglia: 
         
         
         ─
             in via principale, annullare la sentenza impugnata e la decisione Cemento, nonché condannare la Commissione alle spese; 
          in via principale, annullare la sentenza impugnata e la decisione Cemento, nonché condannare la Commissione alle spese; 
         
         
         
         ─
             in via subordinata, nell'ipotesi in cui la Corte decida di non annullare la sentenza impugnata, ridurre la sanzione inflitta
            all'Unicem, e 
          in via subordinata, nell'ipotesi in cui la Corte decida di non annullare la sentenza impugnata, ridurre la sanzione inflitta
         all'Unicem, e 
         
         
         
         ─
             in ogni caso, assumere ogni altro provvedimento che si imporrà o che la Corte riterrà opportuno o di giustizia. 
          in ogni caso, assumere ogni altro provvedimento che si imporrà o che la Corte riterrà opportuno o di giustizia. 
         
         
         
         
         36
            
          La Cementir chiede che la Corte voglia: 
         
         
         ─
             in via principale, annullare in tutto o in parte la sentenza impugnata e, conseguentemente, annullare in tutto o in parte
            la decisione Cemento e/o annullare, o quanto meno ridurre, l'ammenda irrogata alla Cementir; 
          in via principale, annullare in tutto o in parte la sentenza impugnata e, conseguentemente, annullare in tutto o in parte
         la decisione Cemento e/o annullare, o quanto meno ridurre, l'ammenda irrogata alla Cementir; 
         
         
         
         ─
             in subordine, annullare, in tutto o in parte, la sentenza impugnata e rimettere la causa dinanzi al Tribunale affinché la
            giudichi nel merito alla luce delle indicazioni che la Corte vorrà fornirgli, e 
          in subordine, annullare, in tutto o in parte, la sentenza impugnata e rimettere la causa dinanzi al Tribunale affinché la
         giudichi nel merito alla luce delle indicazioni che la Corte vorrà fornirgli, e 
         
         
         
         ─
             condannare la Commissione alle spese sostenute dinanzi al Tribunale e alla Corte. 
          condannare la Commissione alle spese sostenute dinanzi al Tribunale e alla Corte. 
         
         
         
         
         37
            
          La Commissione chiede che la Corte voglia: 
         
         
         ─
             per quanto riguarda l'impugnazione proposta dalla Ciments français, in via principale, dichiarare irricevibile la domanda
            di annullamento della decisione Cemento, nonché dichiarare il ricorso infondato per il resto e, in subordine, dichiarare il
            ricorso globalmente infondato; 
          per quanto riguarda l'impugnazione proposta dalla Ciments français, in via principale, dichiarare irricevibile la domanda
         di annullamento della decisione Cemento, nonché dichiarare il ricorso infondato per il resto e, in subordine, dichiarare il
         ricorso globalmente infondato; 
         
         
         
         ─
             per quanto riguarda le altre impugnazioni, dichiararle irricevibili, in quanto i motivi fatti valere non possono essere riesaminati
            nell'ambito di un'impugnazione e, per il resto, dichiararle infondate, e 
          per quanto riguarda le altre impugnazioni, dichiararle irricevibili, in quanto i motivi fatti valere non possono essere riesaminati
         nell'ambito di un'impugnazione e, per il resto, dichiararle infondate, e 
         
         
         
         ─
             condannare tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame al pagamento delle spese sostenute dalla Commissione nell'ambito
            di tali impugnazioni. 
          condannare tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame al pagamento delle spese sostenute dalla Commissione nell'ambito
         di tali impugnazioni. 
         
         
         IV ─ Procedimento dinanzi alla Corte e motivi dell'impugnazione
         
         38
            
          Con ordinanze motivate 5 giugno 2002 la Corte ha subito dichiarato manifestamente irricevibili e/o manifestamente infondati,
         in applicazione dell'art. 119 del regolamento di procedura, alcuni dei motivi e degli argomenti fatti valere dalle ricorrenti
         nelle impugnazioni in esame. 
         
         
         39
            
          I motivi dell'Aalborg che non sono stati subito respinti con l'ordinanza 5 giugno 2002, causa C-204/00 P, Aalborg Portland/Commissione
         (non pubblicata nella Raccolta), attengono: 
         
         
         ─
             a una violazione dei diritti della difesa risultante dal mancato accesso a documenti idonei a contenere elementi a discarico;
            
          a una violazione dei diritti della difesa risultante dal mancato accesso a documenti idonei a contenere elementi a discarico;
         
         
         
         
         ─
             a un'errata imputazione della responsabilità delle violazioni dell'art. 85 del Trattato; 
          a un'errata imputazione della responsabilità delle violazioni dell'art. 85 del Trattato; 
         
         
         
         ─
             a una violazione dei principi fondamentali applicabili alla fissazione delle ammende; 
          a una violazione dei principi fondamentali applicabili alla fissazione delle ammende; 
         
         
         
         ─
             a una violazione del regolamento (CEE) del Consiglio 26 novembre 1974, n. 2988, relativo alla prescrizione in materia di azioni
            e di esecuzione nel settore del diritto dei trasporti e della concorrenza della Comunità economica europea (GU L 319, pag. 1).
            
          a una violazione del regolamento (CEE) del Consiglio 26 novembre 1974, n. 2988, relativo alla prescrizione in materia di azioni
         e di esecuzione nel settore del diritto dei trasporti e della concorrenza della Comunità economica europea (GU L 319, pag. 1).
         
         
         
         
         
         40
            
          I motivi dell'Irish Cement che non sono stati interamente respinti subito con l'ordinanza 5 giugno 2002, causa C-205/00 P,
         Irish Cement/Commissione (non pubblicata nella Raccolta), attengono: 
         
         
         ─
             a un difetto di competenza del Tribunale; 
          a un difetto di competenza del Tribunale; 
         
         
         
         ─
             a un vizio di procedura; 
          a un vizio di procedura; 
         
         
         
         ─
             a una violazione del diritto comunitario e ad errori manifesti di valutazione per quanto riguarda le norme di procedura che
            tutelano i diritti della difesa e la pertinenza di talune prove documentali; 
          a una violazione del diritto comunitario e ad errori manifesti di valutazione per quanto riguarda le norme di procedura che
         tutelano i diritti della difesa e la pertinenza di talune prove documentali; 
         
         
         
         ─
             a un difetto di motivazione, nonché ad una mancata risposta agli argomenti della ricorrente. 
          a un difetto di motivazione, nonché ad una mancata risposta agli argomenti della ricorrente. 
         
         
         
         
         41
            
          Gli unici motivi della Ciments français che non sono stati subito respinti con l'ordinanza 5 giugno 2002, causa C-211/00 P,
         Ciments français/Commissione (non pubblicata nella Raccolta), riguardano: 
         
         
         ─
             un errore di valutazione in merito alla cifra d'affari impiegata per il calcolo dell'importo dell'ammenda inflittale; 
          un errore di valutazione in merito alla cifra d'affari impiegata per il calcolo dell'importo dell'ammenda inflittale; 
         
         
         
         ─
             una violazione del principio di proporzionalità attinente all'importo di tale ammenda. 
          una violazione del principio di proporzionalità attinente all'importo di tale ammenda. 
         
         
         
         
         42
            
          I motivi dell'Italcementi che non sono stati subito respinti con l'ordinanza 5 giugno 2002, causa C-213/00 P, Italcementi
         ─ Fabbriche Riunite Cemento/Commissione (non pubblicata nella Raccolta), attengono: 
         
         
         ─
             a violazioni dei diritti della difesa derivanti dall'accesso incompleto ai documenti riportati nel fascicolo istruttorio;
            
          a violazioni dei diritti della difesa derivanti dall'accesso incompleto ai documenti riportati nel fascicolo istruttorio;
         
         
         
         
         ─
             a una violazione dei diritti della difesa, a una motivazione insufficiente e ad un contrasto con una precedente decisione
            per quanto riguarda la rinuncia agli addebiti nazionali; 
          a una violazione dei diritti della difesa, a una motivazione insufficiente e ad un contrasto con una precedente decisione
         per quanto riguarda la rinuncia agli addebiti nazionali; 
         
         
         
         ─
             a un'erronea applicazione del diritto comunitario, nonché a una contraddizione nella motivazione per quanto riguarda la valutazione
            del carattere illecito dell'accordo relativo alle convenzioni stipulate nel 1987 con la Calcestruzzi; 
          a un'erronea applicazione del diritto comunitario, nonché a una contraddizione nella motivazione per quanto riguarda la valutazione
         del carattere illecito dell'accordo relativo alle convenzioni stipulate nel 1987 con la Calcestruzzi; 
         
         
         
         ─
             a una violazione dei principi di equità, di proporzionalità e di non discriminazione per quanto riguarda l'intangibilità dell'ammenda;
            
          a una violazione dei principi di equità, di proporzionalità e di non discriminazione per quanto riguarda l'intangibilità dell'ammenda;
         
         
         
         
         ─
             a una violazione dell'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, nonché a una motivazione insufficiente per quanto riguarda la
            valutazione della gravità dell'infrazione accertata nei confronti dell'Italcementi; 
          a una violazione dell'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, nonché a una motivazione insufficiente per quanto riguarda la
         valutazione della gravità dell'infrazione accertata nei confronti dell'Italcementi; 
         
         
         
         ─
             a una violazione della stessa disposizione per quanto riguarda la valutazione della durata dell'infrazione accertata nei confronti
            dell'Italcementi. 
          a una violazione della stessa disposizione per quanto riguarda la valutazione della durata dell'infrazione accertata nei confronti
         dell'Italcementi. 
         
         
         
         
         43
            
          I motivi della Buzzi Unicem che non sono stati interamente respinti con l'ordinanza 5 giugno 2002, causa C-217/00 P, Buzzi
         Unicem/Commissione (non pubblicata nella Raccolta), riguardano: 
         
         
         ─
             una violazione dei diritti della difesa, un'errata applicazione delle norme di diritto nonché una motivazione erronea e contraddittoria
            per quanto riguarda: 
          una violazione dei diritti della difesa, un'errata applicazione delle norme di diritto nonché una motivazione erronea e contraddittoria
         per quanto riguarda: 
         
         
         ─
          il rifiuto di autorizzare l'accesso alla CA e ai documenti riportati nel fascicolo istruttorio; 
         
         
         
         ─
          la rinuncia agli addebiti nazionali; 
         
         
         
         ─
          i contratti stipulati tra la Calcestruzzi e i produttori italiani; 
         
         
         
         ─
          la partecipazione dell'Unicem all'ETF; 
         
         
         
         ─
          il collegamento tra l'ETF e l'accordo Cembureau; 
         
         
         
         
         
         ─
             un'asserita violazione dei principi del ne bis in idem e di parità di trattamento; 
          un'asserita violazione dei principi del ne bis in idem e di parità di trattamento; 
         
         
         
         ─
             un'asserita violazione del diritto di non contribuire alla propria incriminazione; 
          un'asserita violazione del diritto di non contribuire alla propria incriminazione; 
         
         
         
         ─
             un errore manifesto di valutazione dei documenti probatori; 
          un errore manifesto di valutazione dei documenti probatori; 
         
         
         
         ─
             un errore di diritto ed una motivazione insufficiente in merito alla designazione dell'Unicem come  
            membro diretto della Cembureau; 
          un errore di diritto ed una motivazione insufficiente in merito alla designazione dell'Unicem come  
         membro diretto della Cembureau; 
         
         
         
         ─
             un'asserita violazione dell'art. 190 del Trattato CE (divenuto art. 253 CE), dell'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, del
            principio di parità di trattamento e del principio di proporzionalità per quanto riguarda: 
          un'asserita violazione dell'art. 190 del Trattato CE (divenuto art. 253 CE), dell'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, del
         principio di parità di trattamento e del principio di proporzionalità per quanto riguarda: 
         
         
         ─
          l'irrogazione di un'ammenda unica per l'insieme delle infrazioni constatate sul mercato del cemento grigio; 
         
         
         
         ─
          la valutazione delle responsabilità rispettive nell'infrazione relativa alla partecipazione all'accordo Cembureau; 
         
         
         
         ─
          il calcolo della durata dell'infrazione. 
         
         
         
         
         
         
         44
            
          I motivi della Cementir che non sono stati interamente respinti subito con l'ordinanza 5 giugno 2002, causa C-219/00 P, Cementir
         ─ Cementerie del Tirreno/Commissione (non pubblicata nella Raccolta), attengono: 
         
         
         ─
             a una violazione dei diritti della difesa per quanto riguarda l'accesso al fascicolo istruttorio; 
          a una violazione dei diritti della difesa per quanto riguarda l'accesso al fascicolo istruttorio; 
         
         
         
         ─
             a un errore di diritto, a un difetto di motivazione e a una violazione dei diritti della difesa per quanto riguarda: 
          a un errore di diritto, a un difetto di motivazione e a una violazione dei diritti della difesa per quanto riguarda: 
         
         
         ─
          l'esistenza dell'accordo Cembureau; 
         
         
         
         ─
          gli scambi di informazioni sui prezzi; 
         
         
         
         ─
          le misure menzionate all'art. 4, nn. 3 e 4, della decisione Cemento; 
         
         
         
         
         
         ─
             a un errore di diritto e a un difetto di motivazione per quanto riguarda la nozione di accordo unico e continuo; 
          a un errore di diritto e a un difetto di motivazione per quanto riguarda la nozione di accordo unico e continuo; 
         
         
         
         ─
             a un errore di diritto e a un'errata valutazione dei criteri per il calcolo della sanzione inflitta alla Cementir. 
          a un errore di diritto e a un'errata valutazione dei criteri per il calcolo della sanzione inflitta alla Cementir. 
         
         
         
         
         45
            
          Occorre, per ragioni di connessione, riunire i procedimenti in esame ai fini della sentenza, conformemente all'art. 43 del
         regolamento di procedura della Corte.  
         V ─ Sul controllo svolto dalla Corte nell'ambito delle impugnazioni in esame
         
         46
            
          Occorre formulare talune osservazioni preliminari quanto al sindacato giurisdizionale svolto in caso di impugnazione, nonché
         quanto al contesto giuridico e di fatto della ricerca e della sanzione dei comportamenti anticoncorrenziali. Tali considerazioni
         sono dirette a chiarire l'ambito giuridico all'interno del quale la Corte procede all'esame delle impugnazioni di cui trattasi.
         
          Il ruolo della Corte nell'ambito di un'impugnazione
         
         
         47
            
          Nell'ambito di un'impugnazione, la Corte, nello svolgimento della funzione assegnatale, si limita ad esaminare se, in occasione
         dell'esercizio del suo potere di sindacato giurisdizionale, il Tribunale abbia commesso un errore di diritto. Ai sensi degli
         artt. 225 CE e 51, primo comma, dello Statuto CE della Corte di giustizia, l'impugnazione dev'essere limitata a questioni
         di diritto e fondata su motivi attinenti all'incompetenza del Tribunale, a vizi del procedimento dinanzi al Tribunale recanti
         pregiudizio agli interessi della parte ricorrente nonché alla violazione del diritto comunitario da parte di quest'ultimo.
         
         
         
         48
            
          Il ricorso contro una sentenza del Tribunale di primo grado può quindi fondarsi solo su motivi relativi alla violazione di
         norme di diritto, ad esclusione di qualsiasi valutazione dei fatti. Solo il Tribunale è competente, da un lato, ad accertare
         i fatti, salvo il caso in cui l'inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dai documenti del fascicolo ad esso sottoposto,
         e, dall'altro, a valutare tali fatti (v., in particolare, sentenza 16 marzo 2000, causa C-284/98 P, Parlamento/Bieber, Racc.
         pag. I-1527, punto 31). 
         
         
         49
            
          Ne consegue che la valutazione dei fatti, salvo il caso dello snaturamento degli elementi di prova addotti dinanzi al Tribunale,
         non costituisce una questione di diritto, come tale soggetta al sindacato della Corte (v., in particolare, sentenza 21 giugno
         2001, cause riunite da C-280/99 P a C-282/99 P, Moccia Irma e a./Commissione, Racc. pag. I-4717, punto 78). 
         
         
         50
            
          Gli artt. 225 CE, 51, primo comma, dello Statuto CE della Corte di giustizia e 112, n. 1, primo comma, lett. c), del regolamento
         di procedura impongono al ricorrente che alleghi uno snaturamento di elementi di prova da parte del Tribunale di indicare
         con precisione gli elementi che sarebbero stati snaturati da quest'ultimo e di dimostrare gli errori di valutazione che, a
         suo avviso, avrebbero portato il Tribunale a tale snaturamento. 
         
         
         51
            
          Non soddisfa i requisiti risultanti da tali disposizioni l'impugnazione che, senza neppure contenere un argomento specificamente
         diretto ad individuare l'errore di diritto che vizierebbe la sentenza del Tribunale, si limiti a ripetere i motivi e gli argomenti
         già presentati dinanzi a tale giudice, compresi quelli basati su fatti esplicitamente negati da quest'ultimo. Infatti, un'impugnazione
         di tal genere costituisce in realtà una domanda diretta ad ottenere un semplice riesame del ricorso presentato dinanzi al
         Tribunale, il che esula dalla competenza della Corte (v., in particolare, ordinanza 9 luglio 1998, causa C-317/97 P, Smanor
         e a./Commissione, Racc. pag. I-4269, punto 21, e sentenza 4 luglio 2000, causa C-352/98 P, Bergaderm e Goupil/Commissione,
         Racc. pag. I-5291, punto 35). 
         
         
         52
            
          E' in particolare sulla base di tali considerazioni che la Corte ha subito dichiarato manifestamente irricevibili alcuni dei
         motivi e degli argomenti fatti valere dalle ricorrenti nelle impugnazioni in esame (v. punto 38 della presente sentenza).
         
          Il contesto giuridico e di fatto del controllo delle pratiche e degli accordi anticoncorrenziali
         
         
         53
            
          La partecipazione di un'impresa a pratiche ed accordi anticoncorrenziali costituisce un'infrazione economica diretta a massimizzare
         i suoi profitti mediante, generalmente, una limitazione volontaria dell'offerta, una ripartizione artificiale del mercato
         ed un aumento artificioso dei prezzi. L'effetto di tali accordi o di tali pratiche è di restringere la libera concorrenza
         e di impedire la realizzazione del mercato comune, ostacolando in particolare il commercio intracomunitario. Tali effetti
         nocivi si ripercuotono direttamente sui consumatori in termini di aumenti di prezzo e di minore diversità dell'offerta. In
         caso di pratica o accordo anticoncorrenziale nel settore del cemento, tutto il settore della costruzione e degli alloggi,
         nonché il mercato immobiliare, subiscono effetti del genere. 
         
         
         54
            
          I poteri attribuiti alla Commissione dal regolamento n. 17 hanno lo scopo di consentirle di espletare il compito, ad essa
         affidato dall'art. 89 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 85 CE), di vegliare sull'osservanza delle norme
         sulla concorrenza nel mercato comune. Infatti, come risulta dal punto precedente, evitare le pratiche e gli accordi anticoncorrenziali,
         così come scoprirli e sanzionarli, risponde a un interesse generale. 
         
         
         55
            
          Poiché sono noti tanto il divieto di partecipare a pratiche e accordi anticoncorrenziali quanto le sanzioni che possono essere
         irrogate ai contravventori, di norma le attività derivanti da tali pratiche ed accordi si svolgono in modo clandestino, le
         riunioni sono segrete, spesso in un paese terzo, e la documentazione ad esse relativa è ridotta al minimo. 
         
         
         56
            
          Anche se la Commissione scoprisse documenti attestanti in modo esplicito un contatto illegittimo tra operatori, come i resoconti
         di una riunione, questi ultimi sarebbero di regola solo frammentari e sporadici, di modo che si rivela spesso necessario ricostituire
         taluni dettagli per via di deduzioni. 
         
         
         57
            
          Nella maggior parte dei casi, l'esistenza di una pratica o di un accordo anticoncorrenziale dev'essere dedotta da un certo
         numero di coincidenze e di indizi i quali, considerati nel loro insieme, possono rappresentare, in mancanza di un'altra spiegazione
         coerente, la prova di una violazione delle regole sulla concorrenza. 
         
         
         58
            
          Inoltre, la Commissione può trovarsi di fronte a difficoltà inerenti alle strutture complesse di taluni operatori, a ristrutturazioni
         e a modifiche della personalità giuridica delle imprese. 
         
         
         59
            
          Occorre in tale contesto ricordare che l'art. 85 del Trattato riguarda le attività delle  
         imprese. Ai fini di tale disposizione, il cambiamento della forma giuridica e del nome dell'impresa non ha necessariamente l'effetto
         di creare una nuova impresa esente dalla responsabilità di comportamenti anticoncorrenziali della precedente, qualora, sotto
         l'aspetto economico, vi sia identità fra le due imprese (v., in tal senso, sentenza 28 marzo 1984, cause riunite 29/83 e 30/83,
         CRAM e Rheinzink/Commissione, Racc. pag. 1679, punto 9). 
         
         
         60
            
          Tuttavia, la comunicazione degli addebiti deve precisare in maniera inequivocabile la persona giuridica alla quale potranno
         essere inflitte ammende e dev'essere inviata a quest'ultima (sentenza 2 ottobre 2003, causa C-176/99 P, ARBED/Commissione,
         Racc. pag. I-10687, punto 21). 
         
         
         61
            
          Al fine di preservare l'effetto utile del potere d'indagine conferitole dall'art. 11, nn. 1 e 5, del regolamento n. 17, la
         Commissione ha il diritto di obbligare un'impresa, eventualmente mediante decisione, a fornirle tutte le informazioni necessarie
         attinenti ai fatti di cui essa possa avere conoscenza ed a comunicarle, se del caso, i relativi documenti di cui sia in possesso,
         anche se questi possono servire a dimostrare, nei confronti di tale impresa o di un'altra impresa, l'esistenza di un comportamento
         anticoncorrenziale. 
         
         
         62
            
          Il regolamento n. 17 impone all'impresa nei cui confronti viene svolta un'indagine un obbligo di attiva collaborazione, per
         cui deve tenere a disposizione della Commissione tutte le informazioni riguardanti l'oggetto dell'indagine (v. sentenza 18
         ottobre 1989, causa 374/87, Orkem/Commissione, Racc. pag. 3283, punto 27). 
         
         
         63
            
          Nello svolgimento delle sue funzioni, la Commissione deve peraltro vegliare affinché i diritti della difesa non siano pregiudicati
         nell'ambito di procedimenti d'indagine previa che possano essere determinanti per la costituzione di prove attestanti l'illegittimità
         di comportamenti di imprese che possono farne sorgere la responsabilità (sentenza 21 settembre 1989, cause riunite 46/87 e
         227/88, Hoechst/Commissione, Racc. pag. 2859, punto 15). 
         
         
         64
            
          I diritti della difesa sono diritti fondamentali che fanno parte integrante dei principi generali del diritto dei quali la
         Corte garantisce l'osservanza (v., in tal senso, sentenza 28 marzo 2000, causa C-7/98, Krombach, Racc. pag. I-1935, punti 25
         e 26) ispirandosi alle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri e alle indicazioni fornite dai Trattati internazionali
         a cui gli Stati membri hanno cooperato o aderito, come la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e
         delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (in prosieguo: la  
         CEDU) (v. sentenza 6 marzo 2001, causa C-274/99 P, Connolly/Commissione, Racc. pag. I-1611, punti 37 e 38). 
         
         
         65
            
          Pertanto, la Commissione non può imporre all'impresa, con una richiesta di informazioni, l'obbligo di fornire risposte attraverso
         le quali questa sarebbe indotta ad ammettere l'esistenza dell'infrazione, che deve invece essere provata dalla Commissione
         (v. sentenza Orkem/Commissione, cit., punto 35). 
         
         
         66
            
          Il rispetto dei diritti della difesa esige altresì che l'impresa interessata sia stata messa in grado, durante il procedimento
         amministrativo, di far conoscere in modo efficace il proprio punto di vista sulla realtà e sulla rilevanza dei fatti e delle
         circostanze allegati, nonché sui documenti di cui la Commissione ha tenuto conto per suffragare l'asserita infrazione del
         Trattato (v. sentenze 7 giugno 1983, cause riunite 100/80-103/80, Musique Diffusion française e a./Commissione, Racc. pag. 1825,
         punto 10, e 6 aprile 1995, causa C-310/93 P, BPB Industries e British Gypsum/Commissione, Racc. pag. I-865, punto 21). 
         
         
         67
            
          In tal senso, il regolamento n. 17 prevede l'invio alle parti di una comunicazione degli addebiti che deve enunciare, in modo
         chiaro, tutti gli elementi essenziali sui quali si fonda la Commissione in quello stadio del procedimento. Tuttavia, tale
         indicazione può farsi in modo sommario e la decisione non deve necessariamente ricalcare l'elenco degli addebiti (v. sentenza
         Musique Diffusion française e a./Commissione, cit., punto 14), poiché tale comunicazione rappresenta un documento preparatorio
         le cui valutazioni di fatto e di diritto hanno un carattere puramente provvisorio (v., in tal senso, sentenza 17 novembre
         1987, cause riunite 142/84 e 156/84, BAT e Reynolds/Commissione, Racc. pag. 4487, punto 70). Di conseguenza, la Commissione
         può, e anzi deve, tener conto delle risultanze del procedimento amministrativo, tra l'altro per rinunciare agli addebiti che
         si siano rivelati infondati (v. sentenza Musique Diffusion française e a./Commissione, cit., punto 14). 
          Il diritto di accesso al fascicolo
         
         
         68
            
          Corollario del principio del rispetto dei diritti della difesa, il diritto di accesso al fascicolo implica che la Commissione
         debba dare all'impresa interessata la possibilità di procedere ad un esame di tutti i documenti presenti nel fascicolo istruttorio
         che potrebbero essere rilevanti per la sua difesa (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 29 giugno 1995, causa T-30/91,
         Solvay/Commissione, Racc. pag. II-1775, punto 81, e della Corte 2 ottobre 2003, causa C-199/99 P, Corus UK/Commissione, Racc.
         pag. I-11177, punti 125-128). Questi ultimi comprendono tanto i documenti a carico quanto quelli a discarico, fatti salvi
         i segreti aziendali di altre imprese, i documenti interni della Commissione e le altre informazioni riservate (v. sentenze
         13 febbraio 1979, causa 85/76, Hoffman-La Roche/Commissione, Racc. pag. 461, punti 9 e 11; 8 luglio 1999, causa C-51/92 P,
         Hercules Chemicals/Commissione, Racc. pag. I-4235, punto 75, e 15 ottobre 2002, cause riunite C-238/99 P, C-244/99 P, C-245/99 P,
         C-247/99 P, da C-250/99 P a C-252/99 P e C-254/99 P, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. I-8375, punto 315).
         
         
         
         69
            
          Può infatti accadere che l'impresa attiri l'attenzione della Commissione su documenti idonei a dare una spiegazione economica
         diversa dalla valutazione economica globale formulata da quest'ultima, in particolare quelli che chiariscono la nozione di
         mercato di cui trattasi, nonché l'entità ed il comportamento delle imprese che agiscono su tale mercato (v., in tal senso,
         sentenza Solvay/Commissione, cit., punti 76 e 77). 
         
         
         70
            
          La Corte europea dei diritti dell'uomo ha peraltro precisato che il rispetto del principio del contraddittorio, come quello
         delle altre garanzie processuali sancite dall'art. 6, n. 1, della CEDU, riguarda solo il procedimento giurisdizionale dinanzi
         ad un  
         tribunale, senza implicare alcun principio generale ed astratto secondo cui le parti devono avere, in ogni caso, la facoltà di assistere
         ai colloqui svolti o di ricevere comunicazione di tutti i documenti presi in considerazione che coinvolgono altri soggetti
         (v., in tal senso, Corte europea D.U., sentenze 19 luglio 1995, Kerojärvi/Finlandia, serie A, n. 322, paragrafo 42, e 18 marzo
         1997, Mantovanelli/Francia,  
         Recueil des arrêts et décisions 1997-II, paragrafo 33). 
         
         
         71
            
          La mancata comunicazione di un documento costituisce una violazione dei diritti della difesa solo se l'impresa interessata
         dimostra, da un lato, che la Commissione si è basata su tale documento per suffragare il suo addebito relativo all'esistenza
         di un'infrazione (v., in tal senso, sentenza 9 novembre 1983, causa 322/81, Michelin/Commissione, Racc. pag. 3461, punti 7
         e 9) e, dall'altro, che tale addebito può essere provato solo facendo riferimento al detto documento (v. sentenze 25 ottobre
         1983, causa 107/82, AEG/Commissione, Racc. pag. 3151, punti 24-30, e Solvay/Commissione, cit., punto 58). 
         
         
         72
            
          In presenza di altre prove documentali, di cui le parti hanno preso conoscenza durante il procedimento amministrativo, che
         sostengono specificamente le conclusioni della Commissione, l'eliminazione dai mezzi di prova del documento a carico non comunicato
         non inficerebbe la fondatezza degli addebiti accertati nella decisione contestata (v., in tal senso, citate sentenze Musique
         Diffusion française e a./Commissione, punto 30, e Solvay/Commissione, punto 58). 
         
         
         73
            
          All'impresa interessata spetta altresì dimostrare che il risultato al quale è pervenuta la Commissione nella sua decisione
         sarebbe stato diverso se dai mezzi di prova a carico avesse dovuto essere eliminato un documento non comunicato sul quale
         la Commissione si è basata per incriminare tale impresa. 
         
         
         74
            
          Invece, per quanto riguarda la mancata comunicazione di un documento a discarico, l'impresa interessata deve solo provare
         che la sua mancata divulgazione ha potuto influenzare, a scapito di quest'ultima, lo svolgimento del procedimento ed il contenuto
         della decisione della Commissione (v. sentenza Solvay/Commissione, cit., punto 68). 
         
         
         75
            
          E' sufficiente che l'impresa dimostri che essa avrebbe potuto utilizzare i detti documenti a discarico per la sua difesa (v.
         citate sentenze Hercules Chemicals/Commissione, punto 81, e Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, punto 318), nel
         senso che, se essa avesse potuto avvalersene durante il procedimento amministrativo, avrebbe potuto far valere elementi che
         non concordavano con le deduzioni operate in quello stadio dalla Commissione e avrebbe potuto quindi influenzare, in una qualsiasi
         maniera, le valutazioni svolte da quest'ultima nell'eventuale decisione, almeno per quanto riguarda la gravità e la durata
         del comportamento contestatole e, di conseguenza, l'entità dell'ammenda (v., in tal senso, sentenza Solvay/Commissione, cit.,
         punto 98). 
         
         
         76
            
          La possibilità che un documento non divulgato abbia potuto influire sullo svolgimento del procedimento e sul contenuto della
         decisione della Commissione può essere accertata solo dopo un esame provvisorio di taluni mezzi di prova che faccia emergere
         che i documenti non divulgati avrebbero avuto, alla luce di tali mezzi di prova, un'importanza che non avrebbe potuto essere
         trascurata (v. sentenza Solvay/Commissione, cit., punto 68). 
         
         
         77
            
          Nell'ambito di tale analisi provvisoria, spetta soltanto al Tribunale valutare la portata che occorre attribuire agli elementi
         che gli sono stati sottoposti (v. ordinanza 17 settembre 1996, causa C-19/95 P, San Marco/Commissione, Racc. pag. I-4435,
         punto 40). Infatti, come rammentato al punto 49 della presente sentenza, la sua valutazione dei fatti non costituisce, salvo
         il caso dello snaturamento degli elementi di prova, una questione di diritto soggetta, in quanto tale, al sindacato della
         Corte. 
          L'accertamento della responsabilità delle imprese
         
         
         78
            
          Come recentemente sottolineato dal Consiglio nel quinto  
         considerando del regolamento (CE) 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli artt. 81
         e 82 del Trattato (GU 2003, L 1, pag. 1), alla parte o all'autorità che asserisce un'infrazione delle regole sulla concorrenza
         spetta l'onere di provare l'esistenza di tale infrazione ed all'impresa o all'associazione di imprese che invocano il beneficio
         della difesa contro l'esistenza di un'infrazione incombe l'onere di provare che le condizioni per l'applicazione di detta
         difesa sono soddisfatte, di modo che la detta autorità dovrà ricorrere ad altri elementi di prova. 
         
         
         79
            
          Anche se, secondo tali principi, l'onere legale della prova grava tanto sulla Commissione quanto sull'impresa o sull'associazione
         interessata, gli elementi di fatto che una parte fa valere possono essere tali da obbligare l'altra parte a fornire una spiegazione
         o una giustificazione, in mancanza della quale è lecito ritenere che l'onere della prova sia stato soddisfatto. 
         
         
         80
            
          Nella decisione Cemento la Commissione ha concluso nel senso dell'esistenza di un cartello nel settore del cemento al quale
         avevano partecipato, a suo avviso, 42 imprese ed associazioni fra le quali le ricorrenti nelle impugnazioni in esame. Tale
         decisione è stata essenzialmente confermata dal Tribunale, che ha modificato le sanzioni inflitte in funzione del suo controllo
         delle constatazioni fatte dalla Commissione in merito al grado di coinvolgimento e di partecipazione delle imprese al cartello.
         Le ricorrenti nelle impugnazioni in esame, oltre a far valere errori di diritto e di motivazione nella sentenza impugnata,
         contestano sostanzialmente le valutazioni del Tribunale in merito alla loro partecipazione al cartello ed al grado o alla
         durata di tale partecipazione. 
         
         
         81
            
          Secondo una giurisprudenza costante, è sufficiente che la Commissione dimostri che l'impresa interessata ha partecipato a
         riunioni durante le quali sono stati conclusi accordi di natura anticoncorrenziale, senza esservisi manifestamente opposta,
         affinché sia sufficientemente provata la partecipazione della detta impresa all'intesa. Ove sia stata dimostrata la partecipazione
         a riunioni siffatte, spetta a tale impresa dedurre indizi atti a dimostrare che la sua partecipazione alle dette riunioni
         era priva di qualunque spirito anticoncorrenziale, dimostrando che essa aveva dichiarato alle sue concorrenti di partecipare
         alle riunioni in un'ottica diversa dalla loro (v. sentenze 8 luglio 1999, causa C-199/92 P, Hüls/Commissione, Racc. pag. I-4287,
         punto 155, e causa C-49/92 P, Commissione/Anic Partecipazioni, Racc. pag. I-4125, punto 96). 
         
         
         82
            
          La ragione soggiacente a tale principio di diritto è che, avendo partecipato alla detta riunione senza distanziarsi pubblicamente
         dal suo contenuto, l'impresa ha dato l'impressione agli altri partecipanti che essa appoggiava il suo risultato e che vi si
         sarebbe conformata. 
         
         
         83
            
          I principi sanciti dalla giurisprudenza rammentata al punto 81 della presente sentenza valgono altresì per la partecipazione
         all'attuazione di un unico accordo. Per provare la partecipazione di un'impresa ad un siffatto accordo, la Commissione deve
         dimostrare che l'impresa intendeva contribuire con il proprio comportamento agli obiettivi comuni perseguiti da tutti i partecipanti
         e che era a conoscenza dei comportamenti materiali previsti o attuati da altre imprese nel perseguire i medesimi obiettivi,
         oppure che poteva ragionevolmente prevederli ed era pronta ad accettarne i rischi (v. sentenza Commissione/Anic Partecipazioni,
         cit., punto 87). 
         
         
         84
            
          Al riguardo, la tacita approvazione di un'iniziativa illecita, senza distanziarsi pubblicamente dal suo contenuto o denunciarla
         agli organi amministrativi, ha l'effetto di incoraggiare la continuazione dell'infrazione e pregiudica la sua scoperta. Tale
         complicità rappresenta una modalità passiva di partecipazione all'infrazione, idonea quindi a far sorgere la responsabilità
         dell'impresa nell'ambito di un unico accordo. 
         
         
         85
            
          Inoltre, la circostanza che un'impresa non dia alcun seguito ai risultati di una riunione avente un oggetto anticoncorrenziale
         non è atta a escludere la responsabilità della medesima per la sua partecipazione ad un'intesa, a meno che essa non abbia
         preso pubblicamente le distanze dal suo contenuto (v. sentenza 16 novembre 2000, causa C-291/98 P, Sarrió/Commissione, Racc.
         pag. I-9991, punto 50). 
         
         
         86
            
          Peraltro, il fatto che un'impresa non abbia preso parte a tutti gli elementi costitutivi di un'intesa o che abbia svolto un
         ruolo secondario negli aspetti cui ha partecipato non è rilevante per dimostrare l'esistenza di un'infrazione da parte sua.
         Occorre prendere in considerazione tali elementi solo in sede di valutazione della gravità dell'infrazione e, eventualmente,
         della determinazione dell'ammenda (v., in tal senso, sentenza Commissione/Anic Partecipazioni, cit., punto 90). 
         
         
         87
            
          Qualora, secondo la Commissione, la responsabilità di imprese per comportamenti anticoncorrenziali risulti dalla loro partecipazione
         a riunioni aventi ad oggetto tali comportamenti, spetta al Tribunale verificare se tali imprese abbiano avuto la possibilità,
         tanto durante il procedimento amministrativo quanto dinanzi ad esso, di confutare le conclusioni che ne erano state tratte
         e, eventualmente, di dimostrare circostanze che pongano sotto una luce diversa i fatti stabiliti dalla Commissione e che permettano
         così di dare una diversa spiegazione dei fatti rispetto a quella accolta da tale istituzione. 
         
         
         88
            
          Nell'ambito di un'impugnazione, spetta alla Corte verificare se il Tribunale non sia incorso, al riguardo, in errori di diritto
         o di motivazione, ovvero in uno snaturamento degli elementi di prova. 
          I criteri rilevanti per la fissazione dell'importo dell'ammenda
         
         
         89
            
          L'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 determina le condizioni che devono essere soddisfatte affinché la Commissione possa
         infliggere ammende in caso di comportamento anticoncorrenziale. L'infrazione dev'essere stata commessa deliberatamente o per
         negligenza. D'altra parte, l'importo dell'ammenda è fissato in funzione della gravità dell'infrazione e, se occorre, della
         sua durata (v. sentenza 17 luglio 1997, causa C-219/95 P, Ferriere Nord/Commissione, Racc. pag. I-4411, punto 32). 
         
         
         90
            
          Per quanto riguarda la gravità dell'infrazione, la Corte ha dichiarato che essa dev'essere accertata sulla scorta di criteri
         come le circostanze proprie al caso di specie, il suo contesto e l'effetto dissuasivo delle ammende (v. sentenza Ferriere
         Nord/Commissione, cit., punto 33). 
         
         
         91
            
          Devono essere presi in considerazione elementi obiettivi come il contenuto e la durata dei comportamenti anticoncorrenziali,
         il loro numero e la loro intensità, l'estensione del mercato interessato e il deterioramento subìto dall'ordine pubblico economico.
         L'analisi deve considerare altresì l'importanza relativa e la parte di mercato delle imprese responsabili, nonché un'eventuale
         recidiva. 
         
         
         92
            
          Quando un'infrazione è stata commessa da più persone, sarà esaminata la gravità relativa della partecipazione di ciascuna
         di esse (v. sentenza 16 dicembre 1975, cause riunite 40/73-48/73, 50/73, 54/73-56/73, 111/73, 113/73 e 114/73, Suiker Unie
         e a./Commissione, Racc. pag. 1663, punti 622 e 623). 
         VI ─ Sui motivi delle impugnazioni
         
         
         A ─
          I motivi attinenti agli asseriti vizi del procedimento e ad una violazione dei diritti della difesa
          1. I motivi riguardanti il ruolo del Tribunale nell'organizzazione del procedimento
          Argomenti delle parti
         
         
         93
            
          L'Aalborg, l'Irish Cement, l'Italcementi, la Buzzi Unicem e la Cementir contestano al Tribunale di aver violato norme processuali
         o sostanziali non annullando automaticamente la decisione Cemento, sebbene esso abbia espressamente riconosciuto, al punto 52
         della sentenza impugnata, che la Commissione non aveva dato un accesso regolare al fascicolo istruttorio, poiché essa aveva
         negato l'accesso a circa tre quarti dei documenti ivi presenti.
         
         
         94
            
          Con riferimento alla sentenza Hercules Chemicals/Commissione, cit., l'Italcementi e la Buzzi Unicem fanno valere che il diritto
         delle parti a prendere conoscenza dei documenti che costituiscono il fascicolo istruttorio rappresenta il corollario indispensabile
         del diritto di difendersi, strettamente connesso al diritto di essere sentiti, alla presunzione d'innocenza, alla necessità
         di rispettare il principio audi alteram partem durante il procedimento e al principio fondamentale della parità delle armi
         tra la Commissione e le imprese interessate. Il diritto d'accesso a tali documenti dovrebbe essere considerato un diritto
         fondamentale, ai fini dell'art. F del Trattato sull'Unione europea (divenuto, in seguito a modifica, art. 6 UE), nonché ai
         sensi dell'art. 6 della CEDU e dell'art. 42 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza il
         7 dicembre 2000 (GU C 364, pag. 1).
         
         
         95
            
          Il diritto d'accesso al fascicolo dovrebbe quindi essere effettivo nel contesto del procedimento amministrativo che si svolge
         dinanzi alla Commissione e non in quello di una fase successiva. Non si può ammettere che la Commissione, nella sua doppia
         funzione di autorità che notifica e di autorità che statuisce sull'esistenza eventuale delle infrazioni contestate, sia autorizzata
         a decidere unilateralmente sull'utilità dei documenti in suo possesso e ad impedire all'impresa interessata di prenderne conoscenza
         per elaborare la sua strategia di difesa nell'ambito del procedimento in contraddittorio alla quale essa partecipa con i servizi
         della Commissione. Ciò è vero a maggior ragione in quanto il Tribunale non avrebbe alcuna competenza per riservarsi il diritto
         di effettuare, nell'ambito giurisdizionale, valutazioni sulla rilevanza di documenti, ai fini dell'amministrazione della prova,
         che avrebbero dovuto essere svolte a livello dell'indagine amministrativa. 
         
         
         96
            
          Sottolineando che una violazione dei diritti della difesa nello stadio del procedimento amministrativo non può essere sanata
         durante il procedimento dinanzi al Tribunale, l'Irish Cement, l'Italcementi, la Buzzi Unicem e la Cementir contestano al Tribunale
         di aver tentato, con misure di organizzazione del procedimento, di rimediare al mancato rispetto, da parte della Commissione,
         delle esigenze del procedimento. Tale approccio sarebbe in contrasto con le citate sentenze Hercules Chemicals/Commissione
         e Solvay/Commissione, nonché con le sentenze del Tribunale 29 giugno 1995, causa T-36/91, ICI/Commissione (Racc. pag. II-1847),
         e causa T-37/91, ICI/Commissione (Racc. pag. II-1901), e con le conclusioni presentate dall'avvocato generale Warner nella
         causa 30/78, Distillers Company/Commissione, decisa con sentenza 10 luglio 1980 (Racc. pag. 2229). 
         
         
         97
            
          Tale modo di operare non rientrerebbe nella competenza riservata al Tribunale e altererebbe quindi l'equilibrio dei poteri
         e delle funzioni instaurato dal Trattato. 
         
         
         98
            
          La Commissione, pur riconoscendo che l'organizzazione di accesso al fascicolo istruttorio non è stata all'altezza del livello
         di trasparenza auspicabile, fa valere che l'argomento secondo cui la mancata divulgazione di documenti durante il procedimento
         amministrativo rappresenta un vizio del procedimento che conduce automaticamente all'annullamento della decisione presa in
         esito a tale procedimento è contraria tanto alla giurisprudenza menzionata al punto precedente quanto ai principi generali
         del diritto. 
         
         
         99
            
          Il Tribunale avrebbe verificato se ed in quale misura si fosse realmente prodotta un'irregolarità del procedimento tale da
         comportare l'annullamento della decisione Cemento. Ordinando le misure di organizzazione del procedimento menzionate, esso
         non avrebbe organizzato un accesso al fascicolo in uno stadio successivo con l'intenzione di riparare alle eventuali carenze
         dell'accesso accordato dalla Commissione, ma avrebbe voluto esaminare se, non mettendo a disposizione delle parti documenti
         utili alla loro difesa, la Commissione avesse effettivamente arrecato pregiudizio ai diritti della difesa. Di conseguenza,
         esso non avrebbe oltrepassato la sfera di sua competenza. 
          Giudizio della Corte
         
         
         100
            
          E' pacifico che, durante il procedimento amministrativo, la Commissione non ha comunicato la maggior parte dei documenti del
         fascicolo istruttorio e non ha dato alle ricorrenti nelle impugnazioni in esame un accesso regolare al fascicolo istruttorio,
         di modo che il procedimento amministrativo è stato sicuramente irregolare al riguardo. 
         
         
         101
            
          Tuttavia, come constatato dal Tribunale al punto 240 della sentenza impugnata, l'annullamento totale o parziale della decisione
         Cemento avrebbe potuto essere pronunciato su tale base solo mediante la constatazione che l'accesso irregolare al fascicolo
         istruttorio accordato alle imprese interessate durante il procedimento amministrativo aveva impedito loro di prendere conoscenza
         di documenti che avrebbero potuto eventualmente essere utili alla loro difesa e aveva in tal modo violato i loro diritti della
         difesa. 
         
         
         102
            
          Nell'ambito del ricorso giurisdizionale proposto contro la decisione che chiude un procedimento amministrativo, il Tribunale
         può ordinare misure di organizzazione del procedimento ed organizzare un accesso completo al fascicolo, per valutare se il
         rifiuto della Commissione di divulgare un documento o di comunicare un elemento possa nuocere alla difesa dell'impresa incriminata.
         
         
         
         103
            
          Poiché tale esame si limita ad un controllo giurisdizionale dei motivi sollevati, esso non ha né per oggetto né per effetto
         di sostituire un'istruzione completa della causa nell'ambito di un procedimento amministrativo (v. sentenza Solvay/Commissione,
         cit., punti 98 e 103). E' pacifico che la conoscenza tardiva di taluni documenti del fascicolo non restituisce l'impresa che
         ha proposto un ricorso nei confronti di una decisione della Commissione nella situazione che sarebbe stata la sua se essa
         avesse potuto basarsi sugli stessi documenti per presentare le sue osservazioni scritte ed orali dinanzi a tale istituzione
         (v. sentenza Hercules Chemicals/Commissione, cit., punto 79). 
         
         
         104
            
          Inoltre, è incontestabile che qualsiasi violazione dei diritti della difesa intervenuta nella fase del procedimento amministrativo
         non può essere sanata dal semplice fatto che l'accesso è stato reso possibile in una fase ulteriore, in particolare nel corso
         del procedimento giurisdizionale relativo ad un eventuale ricorso diretto all'annullamento della decisione contestata (v.
         citate sentenze Hercules Chemicals/Commissione, punto 78, e Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, punto 318).  
         
         
         105
            
          Nel caso di specie, contrariamente a quanto sostenuto dalle ricorrenti nelle impugnazioni in esame, il Tribunale, quando ha
         ordinato le misure di organizzazione del procedimento, non ha affatto tentato di sostituirsi alla Commissione nel suo ruolo
         di istruzione, né di sanare i vizi del procedimento imputabili a quest'ultima. Al riguardo esso ha soltanto proceduto, nell'ambito
         delle funzioni ad esso devolute, ad un esame provvisorio dei mezzi di prova, per determinare se avesse avuto luogo una violazione
         dei diritti della difesa. 
         
         
         106
            
          Poiché il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto ordinando le misure di organizzazione del procedimento invece
         di annullare subito la decisione Cemento, i motivi attinenti al ruolo del Tribunale nell'organizzazione del procedimento non
         sono fondati. 
          2. I motivi attinenti alla valutazione, da parte del Tribunale, dell'utilità di documenti per la difesa delle imprese interessate
          Argomenti delle parti
         
         
         107
            
          Le ricorrenti nelle impugnazioni in esame fanno valere diversi argomenti, con i quali esse contestano il quadro analitico
         esposto dal Tribunale ai punti 241-248 della sentenza impugnata. 
         ─ Sul criterio di  
         nesso obiettivo
         
         
         108
            
          L'Italcementi e la Cementir sostengono che il requisito di un nesso obiettivo, come enunciato dal Tribunale, tra i documenti
         non divulgati e un addebito accertato nei confronti dell'impresa interessata nella decisione Cemento è del tutto arbitrario
         e privo di fondamento. La sua applicazione equivarrebbe in sostanza a privare di qualsiasi significato il diritto fondamentale
         di accesso al fascicolo istruttorio. 
         
         
         109
            
          Da un lato, tale requisito disconoscerebbe la natura generale del diritto di accesso al fascicolo istruttorio, che sarebbe
         esteso alla totalità dei documenti in esso contenuti. Infatti, essa implicherebbe che anche una restrizione grave all'esercizio
         dei diritti della difesa durante la fase istruttoria non rappresenterebbe necessariamente un vizio del procedimento tale da
         invalidare la decisione finale. Dall'altro, escludendo documenti che, pur non presentando alcun nesso diretto con gli addebiti
         specificamente accertati nei confronti dell'impresa interessata, sono tali da gettare una luce diversa sul contenuto del mercato,
         nonché sul comportamento e il grado di partecipazione di quest'ultima ai fatti controversi, il Tribunale avrebbe violato il
         principio secondo cui qualsiasi infrazione dev'essere valutata nel suo contesto economico e di fatto. 
         
         
         110
            
          Ciò è vero a maggior ragione in quanto tali documenti potrebbero contenere elementi a discarico e, quindi, rivestire un'importanza
         essenziale per la fondatezza degli addebiti accertati contro un'impresa determinata. Fornendo indicazioni utili sul mercato,
         essi potrebbero influire sul significato stesso e sulla forza probatoria di documenti che si ritiene contengano la prova dell'infrazione.
         
         
         
         111
            
          La Commissione, invece, approva pienamente il requisito di un nesso obiettivo, applicato dal Tribunale nella sentenza impugnata.
         Un documento privo di collegamento con gli addebiti contenuti nella decisione Cemento non può infatti comparire nell'ambito
         dell'infrazione contestata dalla detta decisione e sarebbe difficile distinguere in che modo possa essere utile all'impresa
         un documento senza alcun rapporto con gli addebiti accertati nei suoi confronti. 
         ─ Sul criterio relativo alla conseguenza della mancata divulgazione di documenti
         
         
         112
            
          L'Irish Cement, l'Italcementi, la Buzzi Unicem e la Cementir contestano l'affermazione del Tribunale, al punto 247 della sentenza
         impugnata, secondo cui la mancata divulgazione di un documento può costituire una violazione dei diritti della difesa solo
         nell'ipotesi in cui, alla luce degli elementi di prova forniti dalla Commissione a sostegno degli addebiti presi in considerazione
         nella decisione Cemento, la produzione di tale documento avrebbe avuto una possibilità, anche minima, di far giungere il procedimento
         amministrativo a un risultato diverso se l'impresa avesse potuto avvalersene durante tale procedimento. 
         
         
         113
            
          In primo luogo, l'Italcementi critica l'applicazione di tale principio al caso di specie. A suo avviso, vi sarebbe una diversità
         palese ed arbitraria tra l'esame teorico al quale il Tribunale ha espressamente affermato di voler limitare le proprie verifiche
         e l'esame pratico dell'utilità dei diversi documenti non comunicati che esso avrebbe di fatto svolto in gran parte della sentenza
         impugnata. 
         
         
         114
            
          Secondo l'Italcementi e la Cementir, il Tribunale ha confuso la valutazione dei motivi di forma avanzati dalle ricorrenti
         in primo grado con l'analisi di merito della rilevanza effettiva di documenti ai fini dell'apprezzamento della fondatezza
         degli addebiti accertati dalla Commissione. Esso avrebbe così finito per sostituire la propria valutazione a quella che la
         Commissione avrebbe dovuto effettuare in pendenza del procedimento amministrativo. In tal modo, il Tribunale avrebbe agito
         come giudice di ultima ─ ed unica ─ istanza, privando le imprese interessate del loro diritto ad un vaglio della loro posizione
         prima da parte dell'autorità amministrativa e poi da parte dell'autorità giudiziaria. 
         
         
         115
            
          Secondo l'Irish Cement, il Tribunale non disponeva del potere di trarre le conclusioni alle quali è giunto, in quanto gli
         era impossibile porsi effettivamente nella stessa situazione, con lo stesso livello di conoscenza e di comprensione della
         Commissione nel 1992 e nel 1993. 
         
         
         116
            
          In secondo luogo, l'Irish Cement, l'Italcementi, la Buzzi Unicem e la Cementir sostengono che, adottando tale criterio arbitrario,
         il Tribunale ha commesso un errore di diritto ed ha violato i principi sanciti nelle citate sentenze Hercules Chemicals/Commissione,
         Solvay/Commissione e nella sentenza 29 giugno 1995, causa T-36/91, ICI/Commissione. Secondo l'Irish Cement, la distinzione
         operata dal Tribunale per allontanarsi da tale giurisprudenza è fondata su un ragionamento circolare che implica un pregiudizio
         della soluzione della controversia. 
         
         
         117
            
          Tanto l'Italcementi quanto la Buzzi Unicem fanno valere il fatto che, nella sentenza Hercules Chemicals/Commissione, cit.,
         la Corte ha precisato che non è necessario che le imprese provino ex post che la loro conoscenza eventuale del fascicolo durante
         il procedimento amministrativo avrebbe condotto la Commissione ad adottare una decisione finale radicalmente diversa da quella
         effettivamente presa. Sarebbe sufficiente che queste ultime provassero che i documenti non comunicati avrebbero potuto presentare
         una qualsiasi utilità per la loro difesa. 
         
         
         118
            
          Tale regola di valutazione ─ meno restrittiva ─ consentirebbe anche di evitare che il Tribunale, nell'ambito del suo controllo
         giurisdizionale, svolga una valutazione analitica del significato e delle implicazioni dei diversi documenti rimasti inaccessibili
         durante la fase istruttoria. 
         
         
         119
            
          Infine, l'Italcementi, la Buzzi Unicem e la Cementir sostengono che, in violazione del principio secondo cui spetta alla Commissione
         fornire la prova che un'infrazione è stata commessa, l'approccio adottato dal Tribunale ha come conseguenza quella di invertire
         i ruoli, imponendo alle imprese interessate l'onere di dimostrare che i documenti di cui esse non avevano fino ad allora conoscenza
         sono, di per sé, idonei a confutare le conclusioni formulate nella decisione della Commissione. 
         ─ Sulla rilevanza di prove documentali specifiche
         
         
         120
            
          In primo luogo, facendo valere la debolezza delle prove apportate dalla Commissione a sostegno dell'esistenza dell'accordo
         Cembureau, tanto l'Irish Cement quanto l'Italcementi contestano l'affermazione del Tribunale, al punto 260 della sentenza
         impugnata, secondo cui la Commissione ha basato la constatazione di infrazioni nella CA e nella decisione Cemento  
         unicamente su prove documentali dirette. Secondo la Cementir, tale criterio ─ che conduce il Tribunale a svolgere una specie di indagine differita sul significato
         e sulle implicazioni dei documenti non comunicati ─ non trova alcun fondamento nella giurisprudenza comunitaria. 
         
         
         121
            
          Secondo l'Italcementi, concludendo nel senso che essa aveva aderito all'oggetto dell'accordo Cembureau per il semplice fatto
         di aver partecipato alla riunione dei capidelegazione dei produttori europei di cemento membri della Cembureau del 19 marzo
         1984 (in prosieguo: la  
         riunione del 19 marzo 1984) senza manifestare pubblicamente il suo dissenso, il Tribunale si è basato su un'interpretazione estensiva del concetto di
         prova diretta ed ha ammesso un uso smisurato di presunzioni, il che giustificherebbe l'annullamento della sentenza impugnata.
         
         
         
         122
            
          In secondo luogo, l'Irish Cement, l'Italcementi e la Cementir contestano al Tribunale di aver male interpretato la sentenza
         29 giugno 1995, causa T-37/91, ICI/Commissione, cit., esigendo dalle ricorrenti in primo grado la prova che gli elementi del
         fascicolo istruttorio rimasti inaccessibili contraddicevano il tenore delle prove dirette addotte dalla Commissione. Esso
         avrebbe così escluso a priori l'utilità di documenti che avrebbero potuto dare un'altra spiegazione economica dei comportamenti
         dei produttori di cemento sul mercato. Tale modo di operare avrebbe seriamente limitato le loro possibilità di difesa. 
         
         
         123
            
          Inoltre, la Cementir rileva che, nella sentenza 29 giugno 1995, causa T-37/91, ICI/Commissione, cit., il Tribunale si è chiaramente
         limitato ad una valutazione generale ex ante e non ha proceduto ad una valutazione ex post del contenuto specifico e della
         rilevanza di ciascun documento non comunicato sotto il profilo probatorio. 
         
         
         124
            
          Infine, la Buzzi Unicem fa valere che la motivazione del Tribunale è contraddittoria. Il Tribunale avrebbe chiaramente indicato,
         al punto 264 della sentenza impugnata, in un modo incompatibile con i principi emersi al punto precedente di tale sentenza,
         che la presentazione di altre spiegazioni economiche non avrebbe comunque potuto far giungere il procedimento amministrativo
         ad un diverso risultato, proprio perché la fondatezza della tesi della Commissione sarebbe stata confermata da prove documentali
         dirette. 
          Giudizio della Corte
         
         
         125
            
          Il problema di sapere se il Tribunale abbia applicato criteri corretti per determinare se l'esclusione, da parte della Commissione,
         di un determinato documento abbia arrecato pregiudizio ai diritti della difesa di un'impresa incriminata è un problema di
         diritto che può formare oggetto di un controllo da parte della Corte. Lo stesso vale per il problema di sapere se un documento
         debba essere qualificato come  
         documento a discarico che può essere utile alla difesa di un'impresa (v., in tal senso, sentenza Corus/Commissione, cit., punto 131). 
         
         
         126
            
          Per quanto riguarda, in primo luogo, il criterio del nesso obiettivo, la determinazione dei documenti utili alla difesa dell'impresa
         interessata non può spettare alla sola Commissione, che notifica gli addebiti e adotta la decisione che infligge una sanzione
         (v. sentenza Solvay/Commissione, cit., punti 81 e 83). Tuttavia, le è consentito di escludere dal procedimento amministrativo
         gli elementi che non hanno alcun rapporto con le considerazioni di fatto e di diritto riportate nella comunicazione degli
         addebiti e che non hanno, quindi, alcuna rilevanza per l'indagine. Un ricorrente non può utilmente invocare come motivo di
         annullamento la mancata comunicazione di documenti non rilevanti. 
         
         
         127
            
          Occorre al riguardo rilevare che una violazione dei diritti della difesa dev'essere esaminata in relazione alle circostanze
         specifiche del caso di specie, in quanto è sostanzialmente legata agli addebiti di cui la Commissione ha tenuto conto per
         dimostrare l'infrazione contestata all'impresa interessata (v. sentenza Solvay/Commissione, cit., punto 60). 
         
         
         128
            
          Contrariamente a quanto sostenuto dall'Italcementi e dalla Cementir, il criterio di un nesso obiettivo non esclude i documenti
         che contengono elementi a discarico o anche indicazioni sul contesto del mercato o sul comportamento degli operatori presenti
         su tale mercato, a condizione che essi facciano riferimento in modo obiettivo agli addebiti eventualmente ascritti all'impresa
         interessata. 
         
         
         129
            
          Il Tribunale non ha quindi commesso alcun errore di diritto giudicando, al punto 241 della sentenza impugnata, che occorreva
         esaminare se i documenti che non erano stati resi accessibili durante il procedimento amministrativo presentassero un nesso
         obiettivo con un qualsiasi addebito ascritto all'impresa nella decisione Cemento. 
         
         
         130
            
          Per quanto riguarda poi i criteri di valutazione ai quali il Tribunale ha fatto ricorso nel caso di specie per giudicare se
         la mancata divulgazione di un documento abbia potuto nuocere alla difesa di un'impresa interessata durante il procedimento
         amministrativo, occorre operare, come fatto dal Tribunale ai punti 237-248 e 281-379 della sentenza impugnata, una distinzione
         tra l'accesso a documenti idonei a discolpare l'impresa e l'accesso a documenti che provano l'esistenza dell'infrazione contestata
         (v. sentenza 29 giugno 1995, causa T-37/91, ICI/Commissione, cit., punto 60). 
         
         
         131
            
          Il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto giudicando, ai punti 241 e 247 della sentenza impugnata, che esso doveva
         valutare, alla luce degli elementi di prova presentati dalla Commissione a sostegno degli addebiti formulati nella decisione
         Cemento, se la divulgazione di un documento avesse avuto una possibilità, anche minima, di far giungere il procedimento amministrativo
         ad un risultato diverso nell'ipotesi in cui l'impresa interessata avesse potuto avvalersene nel corso del detto procedimento.
         Così facendo, esso ha solo enunciato la condizione secondo cui tale impresa deve dimostrare che un documento avrebbe potuto
         essere utile per la sua difesa. 
         
         
         132
            
          Un esame siffatto implica necessariamente che il Tribunale proceda ad un'analisi comparativa e provvisoria del valore probatorio
         dei documenti non divulgati nonché degli elementi di prova che la Commissione considera sufficienti per giungere alle conclusioni
         formulate nella decisione Cemento. Qualora la Commissione accerti che l'impresa di cui trattasi ha partecipato ad una misura
         anticoncorrenziale, spetta a tale impresa fornire, ricorrendo non solo a documenti non divulgati, ma altresì a tutti i mezzi
         di cui dispone, una diversa spiegazione del suo comportamento. Ne deriva che gli addebiti relativi ad un'asserita inversione
         dell'onere della prova e ad un'asserita violazione della presunzione d'innocenza non sono fondati. 
         
         
         133
            
          Infine, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto dichiarando, ai punti 260-264 della sentenza impugnata, che,
         qualora la Commissione, per accertare diverse infrazioni e la partecipazione di imprese a queste ultime, si fondi, tanto nella
         CA quanto nella decisione Cemento, unicamente su prove documentali dirette, le dette imprese devono dimostrare che elementi
         rimasti inaccessibili nel corso del procedimento amministrativo contraddicono il tenore di tali prove o, quanto meno, offrono
         di esse una luce diversa. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dalla Buzzi Unicem, tali punti non comportano alcuna
         contraddizione. 
         
         
         134
            
          Alla luce di quanto precede, i motivi relativi alla valutazione, da parte del Tribunale, dell'utilità di documenti per la
         difesa delle imprese interessate devono essere respinti. 
          3. I diversi motivi riguardanti l'applicazione alle circostanze di specie, da parte del Tribunale, dei criteri relativi alla
         forza probatoria di documenti non divulgati
          Argomenti delle parti
         
         
         135
            
          L'Aalborg, l'Irish Cement e la Cementir contestano al Tribunale di aver applicato in modo troppo restrittivo nel caso di specie
         i principi da esso enunciati al punto 247 della sentenza impugnata per la valutazione del valore probatorio dei documenti
         non divulgati. ─ Le prove attinenti all'esistenza dell'accordo Cembureau (infrazione riportata all'art. 1 della decisione Cemento)
         
         
         136
            
          In primo luogo, la Cementir contesta al Tribunale di aver rifiutato di riaprire la fase orale del procedimento nonostante
         il fatto che la Commissione avesse espressamente riconosciuto dinanzi a tale giudice, durante le udienze, che le imprese interessate
         avrebbero dovuto avere accesso, durante il procedimento amministrativo, alla nota del sig. Toscano del 17 febbraio 1983 (in
         prosieguo: la  
         nota del sig. Toscano), riguardante la riunione dei capidelegazione dei produttori europei di cemento membri della Cembureau del 14 gennaio 1983
         (in prosieguo: la  
         riunione del 14 gennaio 1983), nota secondo cui, durante la detta riunione, si sarebbe discusso di problemi di dumping. Tali dichiarazioni sarebbero fondamentali
         per valutare correttamente la rilevanza della nota del sig. Toscano e quindi le conseguenze del mancato accesso a tale documento
         durante il procedimento amministrativo. 
         
         
         137
            
          In secondo luogo, l'Aalborg, l'Irish Cement e la Cementir considerano manifestamente errata la valutazione del Tribunale,
         ai punti 1122-1132 della sentenza impugnata, secondo cui l'impiego della nota del sig. Toscano nell'ambito della loro difesa
         non avrebbe comportato una possibilità, anche minima, di far giungere il procedimento amministrativo ad un risultato diverso.
         
         
         
         138
            
          Secondo l'Irish Cement, il Tribunale non ha risposto al suo argomento secondo cui la detta nota inficerebbe l'interpretazione
         data dalla Commissione in merito all'obiettivo o al contenuto della riunione del 14 gennaio 1983. Secondo la Cementir, tale
         nota, che fa riferimento esclusivamente a discussioni relative ad importazioni in dumping da altri paesi del continente, fornisce
         un'altra interpretazione dell'ordine del giorno della detta riunione. Il Tribunale avrebbe dunque dovuto considerare che essa
         rappresentava un documento  
         utile per la difesa e che la sua mancata comunicazione violava i diritti della difesa. 
         
         
         139
            
          Secondo l'Aalborg, la nota del sig. Toscano, che sarebbe un documento interno che rende conto direttamente della riunione
         del 14 gennaio 1983, senza riferirsi in alcun modo ad un accordo anticoncorrenziale, avrebbe potuto evidentemente avere un'incidenza
         determinante sull'esito del procedimento amministrativo. 
         
         
         140
            
          L'Irish Cement contesta al Tribunale di aver commesso un errore attribuendo più importanza ai documenti preparatori della
         riunione del 14 gennaio 1983 fatti valere dalla Commissione che a un resoconto autentico della stessa riunione. Esso non avrebbe
         dato alcuna spiegazione circa la ragione per la quale ha respinto l'argomento secondo cui un passaggio della nota del sig.
         Toscano confermava che l'intenzione dei partecipanti a tale riunione era di rispettare le regole comunitarie della concorrenza.
         
         
         
         141
            
          Secondo l'Irish Cement, il Tribunale si è altresì sbagliato concludendo nel senso che la nota del sig. Toscano non sembrava
         costituire un resoconto esaustivo della riunione. Il Tribunale sarebbe quindi caduto nella trappola di un ragionamento circolare
         ed avrebbe effettivamente spostato l'onere della prova dalla Commissione all'impresa. 
         
         
         142
            
          La Cementir aggiunge che il valore probatorio della nota del sig. Toscano è rafforzato da altri due documenti, menzionati
         al punto 1131 della sentenza impugnata, che non conterrebbero alcuna traccia di una discussione sulla regola del rispetto
         dei mercati nazionali. Di conseguenza, vi sarebbe una serie di elementi probatori che confutano chiaramente la tesi della
         Commissione secondo cui il tema degli scambi infraeuropei trattato nella riunione del 14 gennaio 1983 implicava necessariamente
         che i partecipanti a tale riunione intendessero concludere un accordo anticoncorrenziale. 
         
         
         143
            
          L'Aalborg contesta al Tribunale di avere erroneamente concluso, ai punti 1209-1213 della sentenza impugnata, nel senso che
         diversi documenti relativi al dumping e un sistema di punti di parità non erano idonei a mettere in una luce diversa le diverse
         prove documentali dirette citate nella CA e nella decisione Cemento. 
         
         
         144
            
          Da un lato, l'Aalborg fa valere che essa avrebbe potuto far riferimento, durante il procedimento amministrativo, ai fascicoli
         di notifica presentati dalla Cement Makers' Federation britannica (in prosieguo: la  
         CMF), nonché ai contatti intercorsi tra l'industria europea del cemento e la Commissione in merito all'introduzione di un sistema
         di formazione di prezzi (in prosieguo: il  
         BPS), per dimostrare che la presentazione del sig. Van Hove durante la riunione del 14 gennaio 1983 riguardava un sistema di
         punti di parità legale e che l'oggetto delle discussioni condotte era l'instaurazione su scala bilaterale o europea, nel rispetto
         del diritto comunitario della concorrenza, di un sistema di formazione dei prezzi analogo al BPS. 
         
         
         145
            
          D'altro lato, l'Aalborg sostiene che essa avrebbe potuto fondarsi su diversi altri documenti (inclusi la lettera del sig.
         Van Hove del 18 febbraio 1983 e il documento n. 33.126/6162, che allude alle  
         regole del gioco) per suffragare il suo argomento secondo cui il dumping era il soggetto al quale erano in realtà dedicate le riunioni di
         cui trattasi del 1983 e del 1984. 
         
         
         146
            
          Il Tribunale avrebbe quindi applicato un criterio più restrittivo di quello sancito dalla giurisprudenza comunitaria. L'errore
         di diritto così commesso dovrebbe condurre, secondo l'Aalborg, all'annullamento in toto della sentenza impugnata. ─ Le prove relative agli scambi di informazioni sui prezzi (infrazioni menzionate all'art. 2 della decisione Cemento)
         
         
         147
            
          La Cementir contesta al Tribunale di aver rifiutato di prendere in considerazione documenti che avrebbero confermato come
         i prezzi praticati da una società variavano marcatamente in funzione di vari fattori. A suo avviso, tali documenti presentavano
         un'utilità obiettiva ai fini della difesa, in quanto dimostravano che gli scambi di informazioni sui prezzi non potevano in
         alcun modo contribuire alla funzionalità dell'asserito accordo Cembureau. Essi sarebbero quindi idonei a porre in una prospettiva
         diversa gli elementi presi in considerazione dalla Commissione. ─ Le prove attinenti alla riunione nel corso della quale è stato costituito l'ETF (infrazione menzionata all'art. 4, n. 1,
         della decisione Cemento)
         
         
         148
            
          Secondo l'Aalborg, diversi documenti contenenti elementi a discarico, compresi i resoconti di riunioni della CMF, una nota
         interna della società Blue Circle Industries plc (in prosieguo: la  
         Blue Circle) ed altri documenti relativi ad iniziative di lobbying, avrebbero potuto suffragare il suo argomento secondo cui la sua presenza
         alla riunione dei produttori europei di cemento membri della Cembureau a Baden-Baden (Germania) del 9 settembre 1986 (in prosieguo:
         la  
         riunione del 9 settembre 1986), nel corso della quale è stato costituito l'ETF, non era il segno della sua partecipazione all'intesa illecita dell'ETF.
         L'Aalborg avrebbe solo partecipato a una riunione di preparazione, nell'ambito di attività di lobbying, di un'azione di sensibilizzazione,
         prevista l'indomani a Strasburgo (Francia), di membri del Parlamento europeo nei confronti del problema posto dalle sovvenzioni
         illegali accordate dalla Repubblica ellenica alla sua industria del cemento. 
         
         
         149
            
          Più in particolare, l'Aalborg sottolinea l'importanza di tali documenti come elementi a discarico, in quanto essi dimostrerebbero
         la sua passività durante una breve riunione, nell'ambito della quale gli altri partecipanti avrebbero saputo che essa era
         presente con uno scopo diverso e lecito. Di conseguenza, tali documenti avrebbero dovuto influenzare il grado della sua responsabilità
         per quanto riguarda l'ETF, nonché l'importo dell'ammenda inflitta. 
         
         
         150
            
          L'Aalborg contesta al Tribunale di aver erroneamente concluso, ai punti 2888-2898 della sentenza impugnata, nel senso che
         nessuno dei suoi commenti avrebbe avuto una possibilità, anche minima, di far giungere il procedimento amministrativo ad un
         risultato diverso. A suo avviso, il Tribunale non ha applicato in pratica il criterio da esso esposto al punto 241 della sentenza
         impugnata. Infatti, il suo approccio esigerebbe dall'impresa interessata che essa provi con certezza che, se fossero stati
         divulgati i documenti di cui trattasi, sarebbe stata adottata un'altra decisione, fondata su una valutazione di prove diverse.
         In realtà, il Tribunale avrebbe riconosciuto al detto criterio un campo di applicazione talmente limitato che non sussisterebbe
         alcun caso in cui violazioni, anche molto gravi, del diritto di accesso al fascicolo e, quindi, dei diritti della difesa delle
         imprese potrebbero comportare conseguenze. 
         
         
         151
            
          Pertanto, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto nell'applicazione del criterio dell'utilità dei documenti per
         la difesa, come esso risulta dalla giurisprudenza comunitaria, il che implicherebbe che la sentenza impugnata debba essere
         annullata in toto o, in ogni caso, parzialmente, nella parte in cui conferma le infrazioni relative all'ETF. ─ Le prove riguardanti gli accordi con la Calcestruzzi [infrazione menzionata all'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione
         Cemento]
         
         
         152
            
          La Cementir contesta al Tribunale di aver omesso di spiegare le ragioni per cui esso non ha tenuto conto dei documenti seguenti,
         che confermerebbero che la sua partecipazione agli accordi con la Calcestruzzi era guidata esclusivamente da considerazioni
         commerciali: 
         
         
         ─
             il verbale della riunione del 23 luglio 1986 del consiglio di amministrazione della Heracles General Cement Company (in prosieguo:
            la  
            Heracles) (documenti nn. 33.126/19878-19880), che dimostra, secondo la Cementir, che la Heracles e la Titan Cement Company SA (in
            prosieguo: la  
            Titan) avevano concluso tra loro accordi per far fronte ad una comune fornitura in Italia e conferma la fondatezza della sua tesi
            secondo cui, considerata la rilevanza del volume della domanda espressa dalla Calcestruzzi, la Cementir doveva partecipare
            a un accordo che coinvolgeva altri produttori, accordo sottoscritto unicamente per ragioni commerciali; 
          il verbale della riunione del 23 luglio 1986 del consiglio di amministrazione della Heracles General Cement Company (in prosieguo:
         la  
         Heracles) (documenti nn. 33.126/19878-19880), che dimostra, secondo la Cementir, che la Heracles e la Titan Cement Company SA (in
         prosieguo: la  
         Titan) avevano concluso tra loro accordi per far fronte ad una comune fornitura in Italia e conferma la fondatezza della sua tesi
         secondo cui, considerata la rilevanza del volume della domanda espressa dalla Calcestruzzi, la Cementir doveva partecipare
         a un accordo che coinvolgeva altri produttori, accordo sottoscritto unicamente per ragioni commerciali; 
         
         
         
         ─
             i documenti nn. 33.126/2945-2951, 2934, 2935, 3065-3068 e 2954-2966, che mostrerebbero, secondo la Cementir, che taluni produttori
            italiani avevano adottato misure  
            locali dirette a tutelare il loro mercato dalle importazioni provenienti dalla Grecia, misure che non avrebbero avuto alcun collegamento
            con l'accordo Cembureau; 
          i documenti nn. 33.126/2945-2951, 2934, 2935, 3065-3068 e 2954-2966, che mostrerebbero, secondo la Cementir, che taluni produttori
         italiani avevano adottato misure  
         locali dirette a tutelare il loro mercato dalle importazioni provenienti dalla Grecia, misure che non avrebbero avuto alcun collegamento
         con l'accordo Cembureau; 
         
         
         
         ─
             i documenti nn. 33.126/19369-19377, 19387, 19389 e 19412, nonché nn. 20275-20282, 20294, 19889, 19781, 20124-20137, 20140-20156,
            19433, 20001, 19401 e 19410, che, esponendo la marcata penetrazione delle importazioni greche in Italia, suffragano, secondo
            la Cementir, la sua tesi secondo cui gli accordi con la Calcestruzzi non hanno prodotto alcun effetto pregiudizievole sul
            commercio di cemento tra l'Italia e la Grecia. 
          i documenti nn. 33.126/19369-19377, 19387, 19389 e 19412, nonché nn. 20275-20282, 20294, 19889, 19781, 20124-20137, 20140-20156,
         19433, 20001, 19401 e 19410, che, esponendo la marcata penetrazione delle importazioni greche in Italia, suffragano, secondo
         la Cementir, la sua tesi secondo cui gli accordi con la Calcestruzzi non hanno prodotto alcun effetto pregiudizievole sul
         commercio di cemento tra l'Italia e la Grecia. 
         
         
         
         
         153
            
          Rammentando che non esistono prove dirette del fatto che la sua adesione agli accordi con la Calcestruzzi era connessa a discussioni
         all'interno dell'ETF, la Cementir sostiene che il Tribunale non ha correttamente valutato la rilevanza dei documenti di cui
         trattasi per garantire il pieno esercizio dei diritti della difesa e che esso ha trascurato in particolare elementi di sicura
         importanza che pongono in una luce completamente diversa la condotta commerciale dell'impresa. ─ Le prove riguardanti l'accordo tra cementieri italiani [infrazione menzionata all'art. 4, n. 3, lett. b), della decisione
         Cemento]
         
         
         154
            
          Secondo l'Italcementi, il Tribunale ha commesso un errore di interpretazione quando ha considerato, al punto 118 della sentenza
         impugnata, che il nesso inscindibile tra le intese nazionali e le intese internazionali esisteva in un solo senso, dato che
         l'accordo Cembureau e le misure di attuazione di quest'ultimo a livello internazionale non dipendevano in alcun modo dall'esistenza
         di intese nazionali. 
         
         
         155
            
          L'Italcementi contesta al Tribunale di avere giudicato, sulla base di tale ragionamento errato, che la prova dell'esistenza
         di intese illecite a livello nazionale era priva d'interesse e non aveva alcun impatto sui rapporti intracomunitari. Esso
         si sarebbe quindi astenuto, in violazione dei diritti della difesa, dall'esaminare i documenti prodotti dall'Italcementi a
         sostegno della sua analisi complessa e dettagliata dei rapporti tra cementieri a livello nazionale, compiuta a seguito della
         consultazione del fascicolo amministrativo. 
          Giudizio della Corte
         ─ Sulle prove riguardanti l'esistenza dell'accordo Cembureau
         
         
         156
            
          Per quanto riguarda il rifiuto del Tribunale di accogliere la domanda della Cementir diretta ad ottenere la riapertura della
         fase orale del procedimento, tale giudice ha giustamente riconosciuto, al punto 1123 della sentenza impugnata, che la nota
         del sig. Toscano era rilevante per la difesa nel senso che essa faceva direttamente riferimento agli addebiti formulati dalla
         Commissione e che, pertanto, tale documento del fascicolo istruttorio avrebbe dovuto essere comunicato alle imprese oggetto
         dell'indagine. 
         
         
         157
            
          Tuttavia, la mancata divulgazione di tale nota non implica automaticamente una violazione dei diritti della difesa. Le dichiarazioni
         della Commissione durante le udienze dinanzi al Tribunale hanno avuto come oggetto solo quello di ribadire tale posizione
         e quindi non costituiscono affatto una qualsivoglia confessione. Esse non hanno avuto alcuna incidenza decisiva sul corso
         del procedimento. 
         
         
         158
            
          Per quanto riguarda la valutazione, da parte del Tribunale, dell'utilità della nota del sig. Toscano come documento a discarico
         per la difesa delle imprese incriminate, il Tribunale non ha mai negato che tale nota provasse il fatto che, in occasione
         della riunione del 14 gennaio 1983, era stato discusso il problema delle importazioni di cemento in dumping (v. punto 1130
         della sentenza impugnata). Tuttavia, secondo la valutazione del Tribunale, letta alla luce degli altri elementi di prova,
         la detta nota non può essere considerata lo specchio fedele ed esauriente delle discussioni svoltesi durante la detta riunione
         e non poteva giustificare una diversa interpretazione delle prove documentali dirette su cui si è basata la Commissione (v.
         punti 1129 e 1130 della sentenza impugnata). 
         
         
         159
            
          Le ricorrenti nelle impugnazioni in esame non hanno indicato in modo preciso gli elementi che sarebbero stati snaturati dal
         Tribunale e non hanno dimostrato gli errori che l'avrebbero condotto a tale snaturamento. 
         
         
         160
            
          D'altra parte, contrariamente a quanto sostenuto dall'Irish Cement, il Tribunale non ha erroneamente attribuito più importanza
         ai documenti preparatori della riunione del 14 gennaio 1983 fatti valere dalla Commissione che al resoconto di tale riunione,
         bensì ha considerato che la nota del sig. Toscano fosse irrilevante rispetto agli elementi di prova presentati dalla Commissione.
         
         
         
         161
            
          Inoltre, le censure dedotte dall'Irish Cement per il fatto che il Tribunale non avrebbe risposto ai suoi argomenti relativi
         alla nota del sig. Toscano non possono essere accolte. Il Tribunale ha risposto in modo dettagliato ai detti argomenti ai
         punti 1126-1130 della sentenza impugnata prima di dichiararli infondati e l'Irish Cement non può contestare il ragionamento
         del Tribunale per il solo motivo che essa avrebbe preferito una diversa interpretazione. 
         
         
         162
            
          Secondo il Tribunale, le diverse prove documentali menzionate ai punti 9 e 61 della CA, nonché ai punti 18, 19 e 45 della
         motivazione della decisione Cemento, hanno dimostrato in misura sufficiente che, durante la riunione del 14 gennaio 1983,
         i capidelegazione si sono accordati sul principio dell'osservanza dei limiti dei mercati nazionali. Secondo la valutazione
         del Tribunale, i documenti a discarico fatti valere dalle ricorrenti in primo grado provavano al massimo che anche i problemi
         del dumping e del BPS erano stati discussi durante tale riunione. Essi non potevano giustificare una diversa interpretazione
         delle prove documentali dirette sulle quali si era fondata la Commissione (v. punti 1183 e 1211 della sentenza impugnata).
         
         
         
         163
            
          Il Tribunale ha concluso nel senso che l'insieme di tali documenti era irrilevante rispetto agli elementi di prova fatti valere
         dalla Commissione. 
         
         
         164
            
          L'Aalborg si limita a riprodurre testualmente gli argomenti da essa fatti valere dinanzi al Tribunale, senza indicare in modo
         preciso gli elementi che sarebbero stati snaturati dal Tribunale o dimostrare gli errori che l'avrebbero condotto a tale snaturamento.
         Per i motivi esposti ai punti 47-52 della presente sentenza, tali argomenti devono essere pertanto respinti. 
         ─ Sulle prove relative agli scambi d'informazioni sui prezzi
         
         
         165
            
          Il motivo della Cementir attinente ad una violazione dei diritti della difesa mira a inficiare la fondatezza della conclusione
         del Tribunale secondo cui gli scambi di informazioni sui prezzi contestati costituivano una misura di attuazione dell'accordo
         Cembureau. Contrariamente a quanto sostenuto dalla Cementir, risulta chiaramente dai punti 1772 e 1773 della sentenza impugnata
         che il Tribunale ha constatato che i detti documenti erano stati presi in considerazione dalla Commissione durante il procedimento
         amministrativo, ma non apparivano a quest'ultima sufficientemente convincenti alla luce delle altre prove di cui disponeva.
         I commenti aggiuntivi che la Cementir avrebbe potuto formulare all'epoca per dimostrare il carattere variabile delle informazioni
         sui prezzi scambiate non avrebbero quindi potuto inficiare le valutazioni svolte dalla Commissione. Ne consegue che non è
         stata commessa alcuna violazione dei diritti della difesa. 
         ─ Sulle prove relative alla riunione del 9 settembre 1986
         
         
         166
            
          Per quanto riguarda la valutazione, da parte del Tribunale, delle prove relative alla riunione del 9 settembre 1986, quest'ultimo
         ha rilevato, al punto 2890 della sentenza impugnata, che la Commissione aveva giustamente preso in considerazione, nella decisione
         Cemento, la dimensione politica ed il contesto economico del problema connesso alle importazioni provenienti dalla Grecia.
         Tuttavia, secondo la sua valutazione, i documenti fatti valere dall'Aalborg non erano tali da condurre ad escludere i documenti
         sulla base dei quali la Commissione aveva concluso che, parallelamente alle azioni di sensibilizzazione, l'insorgere della
         questione di tali importazioni aveva dato luogo alla costituzione dell'ETF finalizzata allo studio delle misure di dissuasione
         e di persuasione atte ad eliminare le importazioni di cemento a basso prezzo (prioritariamente quelle provenienti dalla Grecia)
         in Europa occidentale. 
         
         
         167
            
          Contrariamente a quanto sostenuto dall'Aalborg, il Tribunale non ha chiesto in realtà che quest'ultima dimostrasse che la
         decisione Cemento sarebbe stata diversa se tale impresa avesse potuto fondarsi sui documenti a discarico. Nel caso di specie,
         esso ha sentito gli argomenti fatti valere dall'Aalborg in merito al vero motivo della partecipazione del suo rappresentante,
         il sig. Larsen, alla riunione del 9 settembre 1986 ed alle conseguenze che i documenti a discarico avrebbero potuto avere
         sulle valutazioni della Commissione quanto alla gravità ed alla durata della partecipazione di tale impresa all'ETF. 
         
         
         168
            
          Tuttavia, il Tribunale ha respinto tali argomenti alla luce delle prove presentate dalla Commissione. Da un lato, come giudicato
         dal Tribunale al punto 2891 della sentenza impugnata, i documenti a discarico allegati non erano tali da inficiare la constatazione
         oggettiva fatta dalla Commissione, secondo cui il sig. Larsen aveva assistito alla riunione del 9 settembre 1986, durante
         la quale sono state ricordate in successione la costituzione dell'ETF, il suo obiettivo anticoncorrenziale, la sua composizione,
         la sua organizzazione dei lavori e le varie misure affidate alla sua valutazione. 
         
         
         169
            
          D'altro lato, come rilevato dal Tribunale allo stesso punto della sentenza impugnata, le osservazioni che l'Aalborg avrebbe
         potuto formulare durante il procedimento amministrativo sulla base dei documenti a discarico allegati per tentare di dimostrare
         di aver partecipato a tale riunione unicamente nella prospettiva di azioni politiche non avrebbero potuto ovviare alla totale
         mancanza di elementi atti a dimostrare che, durante la riunione del 9 settembre 1986, essa aveva esplicitamente informato
         gli altri partecipanti che assisteva a tale riunione in una prospettiva completamente diversa dalla loro. 
         
         
         170
            
          In realtà, tale censura si limita ad una mera riproduzione dei motivi già sollevati dinanzi al Tribunale e mira ad ottenere
         un mero riesame del ricorso proposto dinanzi al Tribunale. 
         ─ Sulle prove riguardanti gli accordi con la Calcestruzzi
         
         
         171
            
          Per quanto riguarda le prove relative agli accordi con la Calcestruzzi, come risulta chiaramente dai punti 3390 e 3391 della
         sentenza impugnata, la Cementir non fa che ribadire dinanzi alla Corte censure già formulate dinanzi al Tribunale e dichiarate
         infondate da quest'ultimo al termine di una motivazione dettagliata. Al riguardo la Cementir non può contestare al Tribunale
         alcuna carenza di motivazione. 
         
         
         172
            
          Contrariamente a quanto sostenuto dalla Cementir, il Tribunale, al punto 3392 della sentenza impugnata, ha ammesso la forza
         probatoria dei resoconti della riunione dell'ETF dell'11 febbraio 1987 (in prosieguo: la  
         riunione dell'11 febbraio 1987) e di quella del 15 marzo 1987, durante le quali il rappresentante italiano ha presentato un rapporto sull'evoluzione dell'accordo
         tra le cementerie italiane e la società madre della Calcestruzzi, la Ferruzzi (v. punto 27, n. 5, della motivazione della
         decisione Cemento). Inoltre, tali prove sono rafforzate dal fatto che la Cementir ha sottoscritto, il 3 e il 15 aprile 1987,
         convenzioni e contratti con la Calcestruzzi, con l'Italcementi e con l'Unicem, con i quali essa si impegnava in solido a soddisfare
         tutti i bisogni di cemento del gruppo Calcestruzzi ed a cooperare con i detti produttori italiani di cemento (v. punto 27,
         n. 6, della motivazione della decisione Cemento). Per di più, la Cementir ha attivamente partecipato alla negoziazione con
         la Titan e gli altri produttori italiani svoltasi a Lussemburgo nel maggio 1987 (in prosieguo: la  
         riunione di Lussemburgo, v. punto 27, nn. 7-10, della motivazione della decisione Cemento). 
         
         
         173
            
          Il Tribunale ha quindi considerato che tale insieme di documenti costituiva la prova convincente di un accordo tra l'Italcementi,
         l'Unicem e la Cementir diretto ad evitare una minaccia d'importazione di cemento proveniente dalla Grecia da parte della Calcestruzzi.
         A suo avviso, gli argomenti fatti valere dalla Cementir quanto alla sua motivazione commerciale ed al contesto economico del
         mercato italiano di fronte alla forte penetrazione degli esportatori greci non erano tali da inficiare le conclusioni alle
         quali conducevano i documenti fatti valere dalla Commissione. 
         
         
         174
            
          Poiché la Cementir si è limitata a contestare la valutazione della prova da parte del Tribunale, le sue censure esulano dal
         controllo della Corte e devono essere respinte. 
         ─ Sulle prove relative agli accordi tra cementieri italiani
         
         
         175
            
          Per quanto riguarda le prove relative agli accordi ed alle pratiche concordate tra cementieri italiani, la CA operava una
         distinzione netta tra le intese a livello nazionale in Italia, cioè gli accordi con la Calcestruzzi che hanno dato luogo alla
         costituzione della Società Italiana per le Promozioni ed Applicazioni del Calcestruzzo SpA (in prosieguo: la  
         SIPAC), e le intese tra tali cementieri aventi effetti a livello internazionale, cioè le pratiche concordate tra l'Italcementi,
         l'Unicem e la Cementir, dirette a sottrarre ai produttori greci un cliente importante per garantire la loro penetrazione sul
         mercato italiano. 
         
         
         176
            
          Sembra che le intese a livello internazionale non dipendessero affatto dall'esistenza delle intese nazionali. Il ragionamento
         del Tribunale non è quindi viziato da alcuna contraddizione al riguardo. 
         
         
         177
            
          La censura relativa alla rilevanza dei documenti relativi ai rapporti tra cementieri italiani a livello nazionale non contiene
         alcun riferimento che consenta di identificare gli argomenti presentati dinanzi al Tribunale, i documenti fatti valere a sostegno
         ovvero i punti contestati della sentenza impugnata. Più in particolare, omettendo di fornire tali informazioni, l'Italcementi
         non ha dimostrato gli errori che, a suo avviso, hanno condotto il Tribunale a snaturare elementi di prova. 
         
         
         178
            
          Alla luce di quanto precede, i motivi riguardanti l'applicazione da parte del Tribunale alle circostanze di specie dei criteri
         riguardanti la forza probatoria di documenti non divulgati devono essere respinti. 
          4. I motivi attinenti ad una violazione dei diritti della difesa per quanto riguarda la decisione di stralcio degli addebiti
         nazionali
          Argomenti dell'Italcementi
         
         
         179
            
          L'Italcementi contesta al Tribunale, da un lato, di aver rifiutato di censurare la violazione dei diritti della difesa che
         sarebbe stata commessa per il fatto della mancata comunicazione previa della decisione di stralcio degli addebiti nazionali
         e, dall'altro, di non aver tenuto conto della contraddizione tra tale decisione e la decisione Cemento. 
         
         
         180
            
          Essa sostiene che, se la decisione di procedere allo stralcio degli addebiti nazionali le fosse stata comunicata prima della
         sua adozione definitiva, essa avrebbe potuto quanto meno convincere la Commissione a limitare le sue accuse agli effetti della
         conclusione dell'accordo tra cementieri italiani direttamente legati dall'accordo Cembureau. A suo avviso, non esiste alcun
         nesso tra la finalità dell'accordo Cembureau e l'esecuzione dei contratti di fornitura conclusi tra i cementieri italiani
         e la Calcestruzzi. 
         
         
         181
            
          L'Italcementi fa altresì valere che emerge una contraddizione tra la decisione della Commissione di stralciare i suoi addebiti
         a livello nazionale, come descritti ai capitoli 3-9 e 13-19 della CA, e l'art. 4, n. 3, lett. b), della decisione Cemento,
         che pone a livello internazionale l'infrazione asseritamente commessa dai produttori italiani a causa della loro partecipazione
         ad un accordo avente la finalità di evitare importazioni di cemento greco da parte della Calcestruzzi. 
         
         
         182
            
          Secondo l'Italcementi, il Tribunale ha erroneamente affermato che tale accordo formava altresì oggetto della parte della CA
         dedicata agli addebiti internazionali, sottintendendo così che non vi era alcuna contraddizione tra la decisione di stralciare
         gli addebiti nazionali e la decisione Cemento. L'Italcementi fa valere che, ai capitoli 2 e 10 della CA, dedicati ad addebiti
         internazionali, non si fa alcun riferimento ad un accordo tra produttori italiani di cemento diretto ad arginare le importazioni
         greche. Invece, i rapporti fra tali produttori sarebbero analizzati al capitolo 13, punto 70, della CA, intitolato  
         Accordi e pratiche descritti al capitolo 3 ─ Italia. 
         
         
         183
            
          L'Italcementi precisa che la decisione di stralciare addebiti nazionali menziona tuttavia espressamente i capitoli 3 e 13
         come facenti parte di quelli il cui oggetto è stralciato. Il Tribunale avrebbe effettuato un'analisi approssimativa della
         decisione Cemento, alla luce della CA e della decisione di stralcio degli addebiti nazionali, omettendo di appurare l'illegittimità
         dell'art. 4, n. 3, lett. b), della decisione Cemento e di sanzionare il comportamento della Commissione in proposito. 
         
         
         184
            
          Più in particolare, essa sostiene che, se avesse avuto la possibilità di esprimersi sulle intenzioni della Commissione circa
         lo stralcio degli addebiti nazionali, essa non avrebbe mancato di segnalare tale anomalia e avrebbe forse potuto convincere
         la Commissione ad assumere un altro atteggiamento, ossia a ritirare ogni accusa relativa ai rapporti tra i produttori italiani
         di cemento e la Calcestruzzi. 
         
         
         185
            
          Al riguardo l'Italcementi contesta la valutazione del Tribunale secondo cui gli argomenti che essa avrebbe potuto far valere
         riguardo alle conseguenze dello stralcio degli addebiti nazionali non avrebbero avuto una possibilità, anche minima, di condurre
         la Commissione a non sanzionare l'accordo tra i cementieri italiani e la Calcestruzzi come espressione dell'accordo Cembureau.
         A suo avviso, considerato che il primo accordo è l'unico aspetto degli addebiti nazionali che non è stato stralciato dalla
         Commissione, non è logico escludere che tali argomenti avrebbero potuto convincere la Commissione. 
          Giudizio della Corte
         
         
         186
            
          Per quanto riguarda, in primo luogo, l'asserita contraddizione tra la decisione di stralcio degli addebiti nazionali e la
         decisione Cemento, è vero che lo stralcio dei capitoli 3 e 13 della CA, relativi all'Italia, ha avuto l'effetto di rinunciare
         alle accuse relative alla costituzione, in seguito ad accordi tra l'Italcementi, l'Unicem, la Cementir e la Calcestruzzi,
         della filiale, la SIPAC, attraverso la quale i tre cementieri italiani hanno cooperato per soddisfare solidalmente tutti i
         bisogni di cemento del gruppo Calcestruzzi e per praticare riduzioni di prezzo. 
         
         
         187
            
          Nonostante tale rinuncia, la Commissione ha continuato ad esaminare gli effetti internazionali dell'accordo tra l'Italcementi,
         l'Unicem e la Cementir relativo a tali convenzioni con la Calcestruzzi prima di accertare nei loro confronti l'infrazione
         menzionata all'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione Cemento. 
         
         
         188
            
          Ora, contrariamente a quanto sostenuto dall'Italcementi, tale esame e tale incriminazione da parte della Commissione non sono
         affatto incompatibili con la sua decisione di stralciare gli addebiti nazionali. Tale istituzione ha solo operato una distinzione
         tra le misure aventi conseguenze puramente nazionali e quelle aventi effetti internazionali. 
         
         
         189
            
          Per quanto riguarda, poi, l'asserita mancanza di qualsiasi riferimento a un accordo tra l'Italcementi, l'Unicem e la Cementir
         nella CA, come rilevato dal Tribunale al punto 443 della sentenza impugnata, risulta chiaramente dal punto 61, lett. h), iv),
         della CA, che fa parte del capitolo 10 del capo della CA relativo agli addebiti internazionali ed il cui contenuto è riprodotto
         al punto 55, lett. a), n. 1, della decisione Cemento, che  
         [l]e pressioni esercitate su Calcestruzzi e la mancata esecuzione da parte sua del contratto di acquisto di cemento da Titan
         sono il risultato di pratiche concordate tra i produttori italiani Italcementi, Unicem e Cementir e tra questi ultimi e gli
         altri partecipanti alla  
         Cembureau Task Force, (...), finalizzate a sottrarre ai produttori greci un cliente importante per consentire la loro penetrazione sul mercato
         italiano. 
         
         
         190
            
          Questo passaggio della CA opera una netta distinzione tra, da un lato, le  
         pratiche concordate tra i produttori italiani Italcementi, Unicem e Cementir [oggetto degli addebiti formulati dall'art. 4, n. 3, lett. b), della decisione Cemento] e, dall'altro, le pratiche concordate
         tra gli stessi produttori italiani e gli altri partecipanti all'ETF [oggetto degli addebiti formulati all'art. 4, n. 3, lett. a),
         della decisione Cemento]. 
         
         
         191
            
          Di conseguenza, non può essere accolto l'argomento dell'Italcementi secondo cui il Tribunale avrebbe erroneamente ignorato
         la mancanza di qualsiasi menzione, nel capo della CA relativo agli addebiti internazionali, di un accordo tra tali soli produttori
         italiani. 
         
         
         192
            
          Per quanto riguarda, infine, la necessità di fornire all'Italcementi l'opportunità di far conoscere il suo punto di vista
         sullo stralcio degli addebiti nazionali, occorre rammentare che, secondo la giurisprudenza della Corte, un'ulteriore comunicazione
         degli addebiti agli interessati è necessaria solo qualora il risultato degli accertamenti induca la Commissione a porre atti
         nuovi a carico delle imprese o ad assumere fatti notevolmente diversi come prova delle infrazioni contestate (v. sentenza
         14 luglio 1972, causa 53/69, Sandoz/Commissione, Racc. pag. 845, punto 14). 
         
         
         193
            
          Ora, nel caso di specie, come giustamente rilevato dal Tribunale ai punti 439 e 440 della sentenza impugnata, lo stralcio
         degli addebiti nazionali non ha affatto modificato il contesto fattuale e giuridico degli addebiti accertati nei confronti
         dell'Italcementi. Tale stralcio era anzi conforme al suo interesse. Di conseguenza, il rispetto dei diritti della difesa non
         richiedeva che l'Italcementi fosse autorizzata a presentare ulteriori sue osservazioni. 
         
         
         194
            
          D'altra parte, l'Italcementi aveva già avuto occasione di tentare di convincere la Commissione a limitare le sue accuse relative
         al nesso tra la conclusione dell'accordo stipulato dai cementieri italiani e l'accordo Cembureau, da un lato, quando ha presentato
         le sue osservazioni sulla CA (il cui capo relativo agli addebiti internazionali attestava pratiche concordate fra tali cementieri)
         nonché, dall'altro, quando è stata sentita dalla Commissione tra il marzo e l'aprile 1993. 
         
         
         195
            
          Inoltre, considerato il fatto che il capo della CA relativo agli addebiti nazionali riguardava espressamente le pratiche concordate
         tra i cementieri italiani, sono irrilevanti gli argomenti che contestano la valutazione del Tribunale, al punto 447 della
         sentenza impugnata, secondo cui i commenti che l'Italcementi avrebbe potuto far valere sullo stralcio degli addebiti nazionali
         non avrebbero, chiaramente, indotto la Commissione ad abbandonare l'addebito internazionale relativo all'accordo tra i produttori
         italiani di cemento. 
         
         
         196
            
          Considerato quanto precede, si devono dichiarare infondati i motivi attinenti ad una violazione dei diritti della difesa per
         quanto riguarda la decisione di stralcio degli addebiti nazionali. 
          5. Il motivo attinente al diritto di controinterrogare gli autori dei documenti fatti valere dalla Commissione
          Argomenti dell'Irish Cement
         
         
         197
            
          L'Irish Cement contesta al Tribunale di avere erroneamente respinto, al punto 1399 della sentenza impugnata, il suo argomento
         relativo all'inopponibilità delle note interne della Blue Circle (documenti nn. 33.126/11332-11337) e della dichiarazione
         del sig. Kalogeropoulos (documenti nn. 33.126/19875-19877), dato che essa non avrebbe avuto modo di controinterrogare gli
         autori di tali documenti. 
         
         
         198
            
          Secondo l'Irish Cement, l'utilizzazione nei suoi confronti di tali documenti, che non emanano da essa e gli autori dei quali
         non ha potuto controinterrogare, rappresenta una violazione dei principi fondamentali di giustizia e delle norme procedurali.
         
          Giudizio della Corte
         
         
         199
            
          Come rilevato dal Tribunale al punto 1399 della sentenza impugnata, le note interne della Blue Circle e la dichiarazione del
         sig. Kalogeropoulos non costituivano la base esclusiva o determinante dell'incriminazione dell'Irish Cement, poiché altri
         documenti, che l'Irish Cement ha avuto modo di consultare e di commentare, dimostravano la conclusione e la conferma dell'accordo
         Cembureau nel corso di riunioni dei capidelegazione, nonché la partecipazione a queste ultime dell'Irish Cement. 
         
         
         200
            
          Poiché il procedimento dinanzi alla Commissione ha solo natura amministrativa, non spetta a tale istituzione fornire all'impresa
         interessata la possibilità di controinterrogare un particolare testimone e di analizzare le sue dichiarazioni nella fase istruttoria.
         Quanto alla CEDU, essa non disciplina il regime delle prove in quanto tale (v. sentenza Mantovanelli/Francia, cit., paragrafo 34).
         
         
         
         201
            
          Pertanto, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto respingendo gli argomenti dell'Irish Cement in quanto il controinterrogatorio
         dell'autore di documenti da parte dell'impresa alla quale essi sono opposti non è previsto dalle pertinenti disposizioni dei
         regolamenti nn. 17 e 99/63 e dichiarando che, al riguardo, non era stata commessa alcuna violazione dei diritti della difesa.
         
         
         
         202
            
          Il motivo dev'essere quindi dichiarato infondato. 
          6. Il motivo attinente ad un'asserita violazione del diritto di non contribuire alla propria incriminazione
          Argomenti della Buzzi Unicem
         
         
         203
            
          La Buzzi Unicem contesta al Tribunale di aver disatteso la sentenza Orkem/Commissione, cit., avendo rifiutato di riconoscere
         che la Commissione aveva violato i diritti della difesa dell'Unicem fondando la sua argomentazione su dichiarazioni fatte
         dalle parti durante il procedimento, in spregio al principio di  
         non testimonianza contro se stessi. 
         
         
         204
            
          Da un lato, il Tribunale, al punto 733 della sentenza impugnata, avrebbe erroneamente concluso nel senso che la Commissione
         aveva il diritto di basarsi, nei confronti dell'Unicem, sul riconoscimento dell'esistenza di un'infrazione commessa da soggetti
         diversi dall'Unicem. Se una siffatta dichiarazione non può essere utilizzata nei confronti del soggetto dal quale emana, ne
         risulterebbe necessariamente che essa non può essere prodotta come prova del comportamento illecito di un'altra impresa, a
         pena di violazione del principio di parità di trattamento e di difesa. 
         
         
         205
            
          D'altro lato, la motivazione riportata al punto 735 della sentenza impugnata sarebbe errata. L'affermazione del Tribunale
         secondo cui le imprese non erano tenute a rispondere a una richiesta di informazioni ai sensi dell'art. 11, n. 1, del regolamento
         n. 17 sarebbe del tutto irrilevante per quanto riguarda l'Unicem, in quanto le informazioni che l'avrebbero riguardata sarebbero
         state fornite sulla base dell'art. 14, n. 2, del detto regolamento. 
          Giudizio della Corte
         
         
         206
            
          La Buzzi Unicem non sostiene affatto che la Commissione ha posto all'Unicem quesiti relativi a talune pratiche o misure che
         potevano costringerla ad ammettere le infrazioni. La violazione dei diritti della difesa fatta valere dall'Unicem sarebbe
         stata causata solo dalle risposte fornite dalla Cembureau in occasione di un accertamento effettuato ai sensi dell'art. 14,
         n. 2, del regolamento n. 17, nonché dalle risposte date da quest'ultima a seguito della CA. 
         
         
         207
            
          Nell'esercizio del compito affidatole dall'art. 89 del Trattato, la Commissione ha il diritto di interrogare l'impresa oggetto
         di una misura d'indagine in merito alle condotte di tutte le altre imprese interessate. Inoltre, il regolamento n. 17 impone
         all'impresa un obbligo di collaborazione attiva e la Commissione può ridurre l'importo dell'ammenda eventualmente inflitta
         alla detta impresa in funzione della sua collaborazione all'indagine (v., in tal senso, sentenza 10 marzo 1992, causa T-13/89,
         ICI/Commissione, Racc. pag. II-1021, punto 393). 
         
         
         208
            
          Tali considerazioni valgono altresì per quanto riguarda l'interrogatorio delle associazioni di imprese sul comportamento individuale
         dei loro membri. Il riconoscimento di un diritto al silenzio nei termini definiti dalla Buzzi Unicem, che avrebbe l'effetto
         di proteggere i membri di un'associazione di imprese impedendo a quest'ultima di testimoniare contro i suoi membri, andrebbe
         infatti oltre quanto necessario per preservare i diritti della difesa delle imprese e costituirebbe un ostacolo ingiustificato
         allo svolgimento, da parte della Commissione, del suo compito, che consiste nel vigilare sul rispetto delle regole di concorrenza
         nel mercato comune. 
         
         
         209
            
          Ne consegue che il Tribunale non ha commesso un errore di diritto considerando, al punto 733 della sentenza impugnata, che
         la Commissione non aveva violato, durante il procedimento amministrativo, il diritto dell'Unicem di non testimoniare contro
         se stessa, in quanto le risposte di cui trattasi provenivano dalla Cembureau e non da tale impresa. 
         
         
         210
            
          Occorre quindi dichiarare il motivo infondato. 
         
         
         211
            
          Dall'insieme di quanto precede deriva che i motivi attinenti agli asseriti vizi del procedimento e ad una violazione dei diritti
         della difesa devono essere respinti nel loro insieme. 
         
         
         
         B ─
          I motivi di merito
         
         
         212
            
          Le ricorrenti nelle impugnazioni in esame hanno sollevato diversi motivi con i quali si contesta al Tribunale di aver commesso
         errori di diritto, di motivazione e di valutazione dei documenti probatori quando ha confermato la loro partecipazione all'accordo
         Cembureau ed alle misure di attuazione dello stesso. 
         
         
         213
            
          La Commissione fa valere che, con taluni di questi motivi, le dette ricorrenti si limitano, essenzialmente, a criticare le
         conclusioni di fatto del Tribunale o ad invitare la Corte a constatare i fatti in termini diversi da quelli utilizzati da
         quest'ultimo. 1. I motivi attinenti ad asseriti errori di diritto, a difetti di motivazione ed allo snaturamento di elementi di prova per
         quanto riguarda l'esistenza dell'accordo Cembureau (infrazione menzionata all'art. 1 della decisione Cemento)
          Argomenti delle parti
         ─ La qualificazione giuridica delle prove come  
         prove documentali dirette
         
         
         214
            
          L'Irish Cement, l'Italcementi, la Buzzi Unicem e la Cementir contestano l'affermazione del Tribunale, contenuta al punto 260
         della sentenza impugnata, secondo cui la Commissione si è basata  
         unicamente su prove documentali dirette per dimostrare l'esistenza dell'accordo Cembureau nei loro confronti. 
         
         
         215
            
          Più in particolare, l'Italcementi sottolinea l'inconsistenza delle sole prove documentali dirette che la Commissione ha prodotto
         a sostegno dell'esistenza dell'accordo Cembureau, cioè quelle relative alla qualifica delle imprese interessate come membri
         della Cembureau, alla partecipazione di talune di esse alle riunioni del 14 gennaio 1983 e del 19 marzo 1984, nonché alla
         riunione dei capidelegazione dei produttori europei del cemento membri della Cembureau del 7 novembre 1984 (in prosieguo:
         la  
         riunione del 7 novembre 1984), ed al contenuto dell'ordine del giorno di tali riunioni. A suo avviso, il Tribunale ha considerato che il semplice fatto
         di aver partecipato alla riunione del 19 marzo 1984 senza aver manifestato un aperto dissenso consentiva di concludere che
         l'Italcementi aveva inteso aderire all'oggetto dell'accordo Cembureau. Una siffatta conclusione non deriverebbe da una prova
         diretta, bensì da una presunzione. 
         
         
         216
            
          La Cementir aggiunge che l'esistenza di un consenso, tra imprese determinate, in merito alla conclusione dell'accordo Cembureau
         doveva essere provata sulla base di evidenze certe ed univoche e dunque al di là di ogni ragionevole dubbio. A suo avviso,
         le conclusioni formulate dal Tribunale, che confermano le valutazioni della Commissione relative alle riunioni dei capidelegazione
         in seno alla Cembureau, nonché alla conclusione dell'asserito accordo Cembureau, sono prive di fondamento sul piano della
         logica giuridica e derivano da uno snaturamento di elementi probatori essenziali. Il Tribunale sarebbe quindi giunto ad una
         qualificazione giuridica del comportamento della Cementir contravvenendo ai principi dell'onere della prova e della presunzione
         d'innocenza. Inoltre, tale qualificazione non sarebbe correttamente motivata. 
         
         
         217
            
          Rilevando che nessuno dei documenti fatti valere al riguardo dalla Commissione menziona l'Unicem, la Buzzi Unicem considera
         che il Tribunale ha dedotto l'illiceità dell'accordo Cembureau per via presuntiva e meramente interpretativa. Non pronunciandosi
         sul fatto che l'Unicem non era menzionata nei detti documenti, il Tribunale avrebbe commesso un errore di motivazione. Il
         ragionamento del Tribunale sarebbe confuso, impreciso e contraddittorio sotto molteplici profili. 
         ─ La dichiarazione del sig. Kalogeropoulos
         
         
         218
            
          Secondo l'Irish Cement, la Buzzi Unicem e la Cementir, il Tribunale si è manifestamente sbagliato nel valutare la rilevanza
         della dichiarazione del sig. Kalogeropoulos al punto 904 della sentenza impugnata. Poiché risale al 1986, tale dichiarazione
         non consentirebbe di valutare la tesi della Commissione secondo cui durante la riunione del 14 gennaio 1983 era stato concluso
         un accordo. Inoltre, il Tribunale non avrebbe risposto al loro argomento secondo cui la dichiarazione del sig. Kalogeropoulos
         era una dichiarazione politica destinata a spiegare le difficoltà della Heracles, nonché a tentare di giustificare e di prorogare
         gli aiuti di Stato concessi a tale impresa. 
         ─ Le note interne della Blue Circle
         
         
         219
            
          L'Irish Cement sostiene che il Tribunale non ha risposto agli argomenti di contestazione del valore probatorio delle note
         interne della Blue Circle. Tali note non dimostrerebbero che l'accordo Cembureau o il principio di tale accordo era quello
         che era stato accettato in occasione della riunione del 14 gennaio 1983. 
         
         
         220
            
          Secondo la Buzzi Unicem, tali note, che non menzionerebbero l'Unicem, non costituiscono una prova diretta della realizzazione
         dell'accordo Cembureau, né della partecipazione dell'Unicem al detto accordo. In ogni caso, esse non dimostrerebbero che l'accordo
         Cembureau riguardava tutta l'Europa. 
         
         
         221
            
          La Cementir fa valere che il suo nome non è affatto menzionato nelle note interne della Blue Circle, che sarebbero state redatte
         da un terzo ad essa ignoto. Inoltre, essa critica la valutazione del Tribunale secondo cui tali note non potevano essere interpretate
         nel senso che riguardavano importazioni in dumping da paesi terzi. Secondo la Cementir, le dette note non possono costituire,
         in quanto tali, un indizio certo ─ e ancor meno una prova diretta ─ della sua responsabilità. 
         ─ La confessione della Cembureau
         
         
         222
            
          La Buzzi Unicem sostiene che la confessione della Cembureau (documenti nn. 33.126/11525 e 13568-13573) non contiene alcun
         riferimento all'eventuale partecipazione dell'Unicem all'accordo Cembureau e non può quindi costituire una prova diretta del
         suo coinvolgimento nel detto accordo. Non pronunciandosi su tale punto, il Tribunale avrebbe commesso un errore di motivazione.
         
         ─ Le lettere di convocazione alla riunione del 14 gennaio 1983
         
         
         223
            
          L'Irish Cement, la Buzzi Unicem e la Cementir criticano il valore probatorio attribuito dal Tribunale, ai punti 934-940 della
         sentenza impugnata, alle lettere di convocazione alla riunione del 14 gennaio 1983. 
         
         
         224
            
          L'Irish Cement contesta al Tribunale di aver omesso di esaminare il suo argomento secondo cui la lettera del sig. Braz de
         Oliveira non aveva la natura di una lettera di convocazione alla riunione dei capidelegazione, poiché l'autore non agiva in
         qualità di rappresentante ufficiale della Cembureau, bensì solo in quanto membro del comitato esecutivo di quest'ultima. La
         detta lettera avrebbe avuto la sola finalità di informare i due altri membri del detto comitato, cioè i rappresentanti danese
         e irlandese, del fatto che era stata organizzata una riunione. 
         
         
         225
            
          La Buzzi Unicem contesta al Tribunale di aver omesso di rilevare che l'esempio di  
         misure appropriate citato in tale lettera di convocazione riguardava esclusivamente gli scambi tra il Belgio ed i Paesi Bassi. 
         
         
         226
            
          La Cementir critica la conclusione del Tribunale, ai punti 935 e 936 della sentenza impugnata, secondo cui le due versioni
         della lettera di convocazione (cioè, da un lato, la lettera firmata dal sig. Braz de Oliveira che fa riferimento agli scambi
         di cemento tra i paesi d'origine dei membri della Cembureau e, dall'altro, la convocazione  
         ufficiale alla riunione del 14 gennaio 1983, che omette un siffatto riferimento) non erano affatto contraddittorie. Secondo la Cementir,
         il Tribunale è giunto a tale conclusione mediante deduzione. 
         
         
         227
            
          D'altra parte, la Cementir fa valere che la conclusione del Tribunale, al punto 940 della sentenza impugnata, secondo cui
         la detta convocazione  
         ufficiale è un elemento di prova rilevante nei suoi confronti, è fondata su motivi privi di pertinenza. Al riguardo essa sostiene di
         non aver mai ricevuto la lettera del sig. Braz de Oliveira che faceva riferimento agli scambi di cemento. Inoltre, essa non
         avrebbe partecipato alla riunione del comitato esecutivo della Cembureau del 5 novembre 1982, alla quale, secondo il Tribunale,
         faceva riferimento tale convocazione e durante la quale avrebbero avuto luogo discussioni in merito al bisogno di proteggere
         l'industria del cemento da  
         problemi seri con  
         misure appropriate. 
         ─ La relazione introduttiva del presidente della riunione del 14 gennaio 1983
         
         
         228
            
          Secondo la Cementir, il Tribunale ha erroneamente concluso, sulla base del testo meramente provvisorio della relazione introduttiva
         del presidente della riunione del 14 gennaio 1983, che la fissazione, da parte di operatori economici, di  
         regole del gioco costituiva un accordo anticoncorrenziale. Considerato che il detto documento esprimeva solo un auspicio di vedere fissate
         eventuali regole, non si potrebbe fornire una prova certa ed univoca in merito al fatto che la Cementir abbia prestato un
         consenso con riferimento ad un'intesa anticoncorrenziale, per giunta di carattere quasi decennale. La conclusione del Tribunale
         sarebbe quindi manifestamente illogica e mal motivata. Essa risulterebbe da uno snaturamento radicale del documento di cui
         trattasi ai fini della qualificazione giuridica della condotta di tale impresa. 
         
         
         229
            
          Inoltre, la Cementir contesta al Tribunale di aver erroneamente confermato la sua responsabilità nella conclusione dell'accordo
         Cembureau sulla base del fatto che il presidente della riunione del 14 gennaio 1983 aveva annunciato che non vi sarebbe stato
         un resoconto di quest'ultima. L'assenza di resoconti della riunione non potrebbe rappresentare una prova diretta e positiva
         della conclusione di tale accordo. La volontà dei partecipanti a tale riunione di mantenere segrete le loro eventuali azioni
         sarebbe irrilevante ai fini della prova della partecipazione della Cementir al detto accordo. 
         ─ Le riunioni del 19 marzo e del 7 novembre 1984
         
         
         230
            
          La Cementir contesta la valutazione del Tribunale relativa al carattere  
         confermativo della riunione del 19 marzo 1984, facendo valere che essa non era presente alla detta riunione. 
         
         
         231
            
          La Cementir e la Buzzi Unicem criticano il ragionamento del Tribunale secondo cui la dichiarazione dei capidelegazione favorevole
         alla conclusione di un accordo tra produttori spagnoli e greci (in prosieguo: l'
         accordo greco-spagnolo) suffragava la conclusione secondo cui, durante la riunione del 7 novembre 1984, i capidelegazione avevano manifestato la
         volontà di confermare la loro adesione all'asserito accordo Cembureau. Una siffatta dichiarazione non potrebbe essere considerata
         un indizio chiaro ed univoco dell'esistenza dell'asserito accordo Cembureau senza violare il principio di presunzione d'innocenza.
         
         
         
         232
            
          Secondo la Cementir, il Tribunale ha commesso un errore nella qualificazione della natura stessa delle prove, considerando
         prova diretta un elemento che in realtà ha formato oggetto di una deduzione logica e rappresenta quindi una prova indiretta.
         Tale errore rivelerebbe altresì il carattere contraddittorio della motivazione del Tribunale. 
         
         
         233
            
          La Buzzi Unicem sostiene che il Tribunale ha ingiustamente respinto il suo argomento, con il quale contestava l'interpretazione,
         da parte della Commissione, del documento del 12 novembre 1984 che riassumeva le discussioni svoltesi durante la riunione
         del 7 novembre precedente (in prosieguo: le  
         Summary Notes), in base alla quale l'espressione  
         raggiungere un accordo definito tra i maggiori esportatori europei ivi riportata non proverebbe la conclusione di un accordo tra i produttori europei. Inoltre, l'Unicem non avrebbe potuto
         far parte del gruppo dei grandi esportatori di cemento. 
         ─ Altri elementi a discarico
         
         
         234
            
          Secondo la Cementir, il Tribunale ha prestato scarsa attenzione ad elementi come il fatto che, dal 1983 al 1985, si sono svolte
         altre due riunioni dei capidelegazione, durante le quali non si è discusso di commercio intracomunitario, la constatazione
         che la Cementir avrebbe partecipato solo a due riunioni sulle cinque di cui trattasi, di cui la seconda non riguardava sicuramente
         il tema degli scambi intracomunitari, e la circostanza che tale società avrebbe partecipato solo in misura minima alle attività
         della Cembureau, poiché avrebbe concentrato la sua attività sulla clientela a carattere regionale. 
         
         
         235
            
          La Cementir sostiene che il rigetto, da parte del Tribunale, di tali elementi non riflette una valutazione corretta dei comportamenti
         delle diverse imprese. In presenza di prove frammentarie, incerte e non univoche, essenzialmente incentrate sulla natura di
         discussioni asseritamente tenute nella riunione del 14 gennaio 1983, ed alla luce della confusione tra prove dirette ed indirette,
         gli elementi menzionati al punto precedente non avrebbero potuto essere considerati del tutto privi di rilevanza probatoria.
         
          Giudizio della Corte
         
         
         236
            
          L'Irish Cement, l'Italcementi, la Buzzi Unicem e la Cementir contestano al Tribunale di aver trascurato il fatto che i documenti
         sui quali la Commissione si era basata non rappresentavano prove inconfutabili della conclusione dell'accordo Cembureau e
         della loro complicità in tale intesa. Tali censure sembrano fondate su un'interpretazione inesatta della nozione di  
         prove dirette. 
         
         
         237
            
          Contrariamente a quanto sostenuto dall'Italcementi e dalla Cementir, il Tribunale non ha operato né un'inversione indebita
         dell'onere della prova, né una violazione della presunzione d'innocenza. Il Tribunale ha concluso, da un lato, che i documenti
         menzionati al punto 18 della motivazione della decisione Cemento, cioè le note interne della Blue Circle, la dichiarazione
         del sig. Kalogeropoulos e le dichiarazioni della stessa Cembureau (documenti nn. 33.126/11525 e 13568-13573), attestavano
         esplicitamente l'esistenza di un'intesa tra i produttori europei di cemento avente ad oggetto l'osservanza dei limiti dei
         mercati interni e la regolamentazione delle vendite da un paese all'altro (v. punto 920 della sentenza impugnata) e, dall'altro,
         che i documenti menzionati ai punti 19 e 45 della motivazione della decisione Cemento indicavano che, nell'ambito della riunione
         del 14 gennaio 1983, era stato concluso un accordo ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato (v. punto 1003 della sentenza
         impugnata). Il Tribunale ha quindi legittimamente qualificato i detti documenti, al punto 862 della sentenza impugnata, come
          
         prove documentali dirette dell'esistenza dell'accordo Cembureau. 
         
         
         238
            
          Poiché costituiscono solo la riproduzione testuale di motivi già sollevati dinanzi al Tribunale e non identificano alcun errore
         di diritto, gli argomenti relativi alla rilevanza della dichiarazione del sig. Kalogeropoulos devono essere respinti nell'ambito
         delle impugnazioni in esame, conformemente ai principi richiamati al punto 51 della presente sentenza. 
         
         
         239
            
          Per quanto riguarda la censura attinente a un difetto di motivazione del rigetto, con la sentenza impugnata, dell'argomento
         relativo alla natura di tale dichiarazione, è sufficiente constatare che il Tribunale ha espressamente menzionato tale argomento
         al punto 902 della sentenza impugnata prima di respingerlo come non credibile al punto 907 della stessa sentenza, considerato
         il fatto che la detta dichiarazione non conteneva alcun riferimento ad aiuti di Stato dei quali la Heracles avrebbe potuto
         beneficiare, né alcuna giustificazione riguardante il comportamento precedente di tale società. Tale motivazione dettagliata
         non può essere oggetto di alcuna critica. 
         
         
         240
            
          La contestazione del valore probatorio delle note interne della Blue Circle, in quanto esse non avrebbero menzionato né l'accordo
         Cembureau né le parti di tale accordo, è fondata sullo stesso errore già identificato al punto 235 della presente sentenza,
         relativo alla nozione di  
         prove dirette. Come rilevato dal Tribunale ai punti 876-878 della sentenza impugnata, da un lato, tali note attestano un accordo, un principio
         o una politica di osservanza dei limiti dei mercati interni europei, che esse ricollegano alla Cembureau. Dall'altro, la Blue
         Circle ha svolto un ruolo attivo in seno alla Cembureau ed il sig. Reiss, autore delle dette note e direttore regionale della
         divisione esportazioni della Blue Circle, ha partecipato a numerose riunioni dell'EPC. Tali elementi sono sufficienti per
         qualificare le due note come  
         prove dirette dell'esistenza dell'accordo Cembureau. 
         
         
         241
            
          La natura di  
         prove dirette delle dette note non è affatto inficiata dalla circostanza che esse non riguardano esplicitamente le imprese di cui trattasi.
         Al contrario, la partecipazione di tali imprese all'accordo Cembureau risulta dalla loro partecipazione alla riunione dei
         capidelegazione o, nel caso dell'Unicem, dalla sua partecipazione ad una misura di attuazione, cioè la costituzione dell'ETF,
         con la presenza del suo rappresentante, il sig. Albert, alla riunione del sottogruppo  
         Misure di difesa del 17 marzo 1987 (in prosieguo: la  
         riunione del 17 marzo 1987). 
         
         
         242
            
          La Cementir si limita a criticare le conclusioni del Tribunale senza dimostrare gli errori che l'avrebbero condotto ad uno
         snaturamento degli elementi di prova. La sua critica costituisce solo un tentativo di sostituire la sua versione dei fatti
         alla valutazione del Tribunale. 
         
         
         243
            
          Per quanto riguarda le dichiarazioni della Cembureau, il Tribunale, dopo aver menzionato l'affermazione della Cembureau secondo
         cui i riferimenti all'accordo Cembureau nelle note interne della Blue Circle rinviavano al rispetto  
         degli usi e della deontologia progressivamente emersi dalle relazioni tra imprese e dall'evoluzione economica nei vari paesi, ha concluso, al punto 917 della sentenza impugnata, che la Cembureau non aveva negato l'esistenza di un consenso tra se
         stessa ed i suoi membri in merito a norme di buon vicinato o a usi e norme deontologiche. 
         
         
         244
            
          Anche se la confessione della Cembureau non riguarda espressamente l'Unicem, essa possiede una forza probatoria circa l'esistenza
         del consenso necessario per aversi un accordo ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato. Poiché tale confessione non riguardava
         la partecipazione dell'Unicem all'accordo, il Tribunale non ha commesso alcun errore di motivazione non pronunciandosi sull'argomento
         secondo cui l'Unicem non era menzionata nella detta confessione. 
         
         
         245
            
          Gli argomenti relativi alle lettere di convocazione alla riunione del 14 gennaio 1983 si limitano a criticare la fondatezza
         delle valutazioni di fatto del Tribunale e non fanno che ribadire una presentazione dei fatti che è già stata respinta dal
         Tribunale. Per quanto riguarda l'asserita assenza di motivazione della valutazione della natura della lettera del sig. Braz
         de Oliveira, il Tribunale ha esposto, al punto 933 della sentenza impugnata, l'argomento dell'Irish Cement secondo cui la
         detta lettera era stata inviata  
         dal suo autore, a titolo personale, ai soli capidelegazione danese (sig. Larsen) ed irlandese (sig. Dempsey). Tuttavia, esso ha respinto tale argomento, al punto 934 della sentenza impugnata, in quanto la lettera di convocazione era
         stata  
         inviata all'Aalborg, nonché all'Irish Cement (...)  
         a nome del presidente della Cembureau, il sig. Jean Bailly. Tale motivazione chiara e logica non può essere oggetto di alcuna critica. 
         
         
         246
            
          L'argomento della Buzzi Unicem relativo agli scambi tra il Belgio e i Paesi Bassi dev'essere respinto, dato che esso non contiene
         elementi di diritto. 
         
         
         247
            
          Per quanto riguarda l'argomento fondato sulla coerenza tra la lettera del sig. Braz de Oliveira e la convocazione  
         ufficiale alla riunione del 14 gennaio 1983, le critiche della Cementir attengono solo all'interpretazione dei mezzi di prova da parte
         del Tribunale e non identificano uno snaturamento degli elementi di prova. Anche se le lettere di convocazione a tale riunione
         non riguardano la Cementir personalmente, esse confermano, alla luce dell'insieme degli elementi di prova, l'obiettivo anticoncorrenziale
         della riunione del 14 gennaio 1983, riunione alla quale la Cementir ha assistito. 
         
         
         248
            
          Gli argomenti relativi alla relazione introduttiva del presidente della riunione del 14 gennaio 1983 sono fondati sullo stesso
         errore identificato al punto 236 della presente sentenza in merito alla portata della nozione di  
         prove dirette. Anche se tale presidente non ha proposto l'adozione di un accordo formale in seno alla Cembureau, esso ha espresso l'auspicio
         che i partecipanti alla detta riunione si intendessero su  
         regole del gioco. Ora, la fissazione, da parte di operatori economici, di  
         regole del gioco applicabili al loro comportamento sul mercato rappresenta innegabilmente, alla luce della giurisprudenza comunitaria, un
         accordo ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato. Al riguardo non può essere constatato alcuno snaturamento degli elementi
         di prova, né alcun difetto di motivazione. Quanto alla critica fondata sul valore probatorio della mancanza di resoconto della
         riunione, essa costituisce solo una riproduzione dei motivi già respinti dal Tribunale al punto 976 della sentenza impugnata.
         
         
         
         249
            
          Per quanto riguarda la riunione del 19 marzo 1984, il Tribunale ha giudicato, al punto 1353 della sentenza impugnata, che
         la responsabilità della Cementir nella conclusione dell'accordo Cembureau deriva dal fatto che, con la sua presenza ad una
         o a più riunioni dei capidelegazione durante le quali è stato manifestato o ribadito un consenso generale sul principio dell'osservanza
         dei limiti dei mercati interni e sulla regolamentazione delle vendite da un paese all'altro, essa aveva aderito o, quanto
         meno, fatto pensare agli altri partecipanti di aderire al contenuto dell'accordo Cembureau. Il Tribunale non ha commesso alcun
         errore di diritto concludendo, al punto 1376 della sentenza impugnata, che la semplice presenza della Cementir a una delle
         riunioni dei capidelegazione durante le quali è stato concluso o confermato l'accordo Cembureau bastava a far giudicare accertata
         la sua partecipazione al concorso di volontà raggiunto. La valutazione del Tribunale quanto al carattere  
         confermativo della riunione del 19 marzo 1984 non è quindi affatto inficiata dalla circostanza che la Cementir non era presente alla detta
         riunione. 
         
         
         250
            
          Per quanto riguarda la riunione del 7 novembre 1984, dopo aver scrupolosamente esaminato le diverse interpretazioni possibili
         delle  
         Summary Notes, il Tribunale ha respinto gli argomenti dell'Unicem e della Cementir, in particolare, secondo cui l'accordo greco-spagnolo
         menzionato in tale documento aveva per solo oggetto la stabilizzazione dei prezzi all'esportazione al di fuori dell'Europa.
         Secondo il Tribunale, al quale spetta in via esclusiva la valutazione degli elementi di prova sottopostigli, i capidelegazione,
         con il loro sostegno al detto accordo, hanno perseguito un duplice obiettivo, cioè, da un lato, ottenere prezzi migliori all'esportazione
         e, dall'altro, evitare il rischio di una destabilizzazione in Europa. Secondo il Tribunale, l'osservanza dei limiti dei mercati
         interni e la canalizzazione delle esportazioni andavano di pari passo (v. punti 1034-1036 della sentenza impugnata). 
         
         
         251
            
          Ora, gli argomenti della Buzzi Unicem e della Cementir attinenti ad una qualificazione asseritamente erronea degli elementi
         di prova ed al carattere contraddittorio della motivazione del Tribunale mirano in realtà solo a rimettere in discussione
         valutazioni di fatto, il che non può essere ammesso nell'ambito di un'impugnazione. Più in particolare, gli argomenti attinenti
         ad una qualificazione asseritamente erronea degli elementi di prova sono fondati su un'interpretazione inesatta della nozione
         di  
         prove dirette. 
         
         
         252
            
          Considerato che il sostegno all'accordo greco-spagnolo manifestato durante la riunione del 7 novembre 1984 aveva esattamente
         lo stesso scopo dell'accordo Cembureau, cioè la prevenzione di una destabilizzazione dei mercati europei, il Tribunale ha
         giustamente concluso, al punto 1046 della sentenza impugnata, nel senso che le  
         Summary Notes erano elementi di prova rilevanti, in quanto indicavano che il concorso di volontà riguardante il principio dell'osservanza
         dei limiti dei mercati interni e della regolamentazione delle vendite da un paese all'altro era stata confermata durante la
         detta riunione. Il Tribunale non è quindi incorso in alcuno snaturamento degli elementi di prova né, d'altra parte, in alcuna
         illogicità della motivazione confermando, al punto 1037 della sentenza impugnata, la fondatezza della conclusione formulata
         al punto 45, n. 2, secondo comma, della motivazione della decisione Cemento, secondo cui il contenuto dell'accordo Cembureau
         era stato confermato durante la riunione del 7 novembre 1984. 
         
         
         253
            
          Inoltre, per quanto riguarda l'esistenza di altre riunioni dei capidelegazione tra il 1983 e il 1985, in cui non sarebbe stato
         discusso il commercio intracomunitario, la valutazione, da parte del Tribunale, della forza probatoria di elementi asseritamente
         a discarico opposti alle prove presentate dalla Commissione non è soggetta, in quanto tale, al controllo della Corte e nulla
         negli argomenti presentati dalla Cementir giustifica un riesame di tale valutazione nel caso di specie. Il Tribunale non è
         incorso in alcuno snaturamento degli elementi di prova giudicando, al punto 1049 della sentenza impugnata, che i documenti
         attestanti che il commercio comunitario non era stato argomento di discussione durante le riunioni del 30 maggio 1983 e del
         10 giugno 1985 non erano tali da giustificare una diversa interpretazione della nutrita serie di prove documentali presentate
         dalla Commissione, dalla quale si ricava che durante le riunioni del 14 gennaio 1983, del 19 marzo e del 7 novembre 1984 è
         stato concluso, e poi confermato, un accordo sull'osservanza dei limiti dei mercati interni. 
         
         
         254
            
          Occorre quindi dichiarare irricevibili e/o infondati i motivi attinenti ad asseriti errori di diritto, a difetti di motivazione
         ed allo snaturamento di elementi di prova per quanto riguarda l'esistenza dell'accordo Cembureau. 
          2. I motivi relativi ad asseriti errori di diritto, a difetti di motivazione ed allo snaturamento di elementi di prova per
         quanto riguarda la natura unica e continua dell'accordo Cembureau
          Argomenti delle parti
         
         
         255
            
          L'Italcementi, la Buzzi Unicem e la Cementir contestano al Tribunale di aver erroneamente considerato come  
         accordo unico l'accordo Cembureau e le misure di attuazione, ritenendo che l'oggetto fosse in tutti i casi identico e rilevando che vi
         era identità delle parti. 
         
         
         256
            
          Secondo la Buzzi Unicem, la nozione di  
         accordo unico presuppone un comportamento unico, ininterrotto e continuato nel tempo. Essa sostiene che le condotte esaminate durante le
         fasi amministrativa e giurisdizionale non rappresentano un comportamento siffatto. Ciò sarebbe provato dai lunghi intervalli
         tra le riunioni dei capidelegazione. Il periodo di quattordici mesi trascorso tra la riunione del 14 gennaio 1983 e quella
         del 19 marzo 1984 escluderebbe, alla luce della sentenza del Tribunale 7 luglio 1994, causa T-43/92, Dunlop Slazenger/Commissione
         (Racc. pag. II-441), che esse possano considerarsi sufficientemente vicine nel tempo per dedurne la continuazione di un comportamento
         unico. L'esatta riconduzione dei comportamenti imputati alle ricorrenti nell'ambito di un  
         unico disegno criminoso, piuttosto che nell'ambito di un  
         accordo unico, avrebbe potuto indurre la Commissione e il Tribunale a fissare l'ammenda in funzione del ruolo svolto da ciascuna impresa.
         
         
         
         257
            
          L'Italcementi contesta al Tribunale di aver erroneamente giudicato che, una volta desunta l'adesione al principio dell'accordo
         Cembureau, tutti i comportamenti delle imprese interessate sul mercato non potevano che costituire misure di attuazione che
         ne confermavano la concreta vigenza. Poiché tali misure miravano, secondo quanto asserito, ad attuare un'intesa la cui esistenza
         era stata ritenuta dimostrata direttamente mediante prove documentali, si sarebbe presunto che esse fossero state dimostrate
         da prove documentali dirette. 
          Giudizio della Corte
         
         
         258
            
          Una violazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato può risultare non soltanto da un atto isolato, ma anche da una serie di atti
         o perfino da un comportamento continuato. Tale interpretazione non può essere contestata sulla base del fatto che uno o più
         elementi di questa serie di atti o di questo comportamento continuato potrebbero altresì costituire di per sé e presi isolatamente
         una violazione della detta disposizione (v., in tal senso, sentenza Commissione/Anic Partecipazioni, cit., punto 81). Ove
         le diverse azioni facciano parte di un  
         piano d'insieme, a causa del loro identico oggetto di distorsione del gioco della concorrenza all'interno del mercato comune, la Commissione
         può imputare la responsabilità di tali azioni in funzione della partecipazione all'infrazione considerata nel suo insieme.
         
         
         
         259
            
          Nel caso di specie, contrariamente a quanto sostenuto dalla Buzzi Unicem, è artificioso suddividere in più comportamenti distinti
         l'accordo Cembureau, caratterizzato da una serie di sforzi diretti ad un'unica finalità economica, cioè l'osservanza dei limiti
         dei mercati interni. 
         
         
         260
            
          Considerando che ciascuno dei detti comportamenti rientra nella nozione di infrazione ai sensi dell'art. 85, n. 1, del Trattato,
         occorre escludere, in quanto manifestamente irrilevante nel caso di specie, la sentenza Dunlop Slazenger/Commissione, cit.,
         che riguardava la certezza del diritto in materia di onere della prova. Nell'ambito di un accordo globale esteso su diversi
         anni, importa poco un intervallo di qualche mese tra le estrinsecazioni dell'intesa. E' invece determinante il fatto che le
         diverse azioni rientrino in un  
         piano d'insieme a causa del loro identico oggetto. 
         
         
         261
            
          Allo stesso modo, la distinzione operata dalla Buzzi Unicem tra un  
         accordo unico e un  
         unico disegno criminoso non riveste alcuna importanza. Ai fini dell'applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato, è superfluo prendere in considerazione
         gli effetti concreti di un accordo, ove risulti che quest'ultimo ha per oggetto di restringere, impedire o falsare il gioco
         della concorrenza all'interno del mercato comune (v. sentenza 11 gennaio 1990, causa C-277/87, Sandoz prodotti farmaceutici/Commissione,
         Racc. pag. I-45). 
         
         
         262
            
          Ne consegue che il Tribunale, confermando l'analisi della Commissione secondo cui l'accordo Cembureau è unico nonché continuo
         e costituito dagli  
         accordi conclusi nel quadro di Cembureau e delle riunioni e contatti bilaterali e multilaterali (punto 46, n. 1, della motivazione della decisione Cemento), non ha commesso alcun errore di valutazione. 
         
         
         263
            
          Occorre quindi dichiarare infondati i motivi attinenti ad asseriti errori di diritto, a difetti di motivazione ed allo snaturamento
         di elementi di prova per quanto riguarda la natura unica e continua dell'accordo Cembureau. 
          3. I motivi attinenti ad asseriti errori di diritto, a un difetto di motivazione e ad una violazione dei diritti della difesa
         per quanto riguarda gli scambi di informazioni sui prezzi
          Argomenti delle parti
         
         
         264
            
          L'Aalborg, la Buzzi Unicem e la Cementir sollevano diversi motivi con i quali si contesta al Tribunale di aver applicato un'errata
         qualificazione giuridica, da un lato, agli scambi puntuali di informazioni sui prezzi durante le riunioni dei capidelegazione
         (menzionati all'art. 2, n. 1, della decisione Cemento; in prosieguo: gli  
         scambi puntuali) e, dall'altro, agli scambi periodici di informazioni [menzionati all'art. 2, n. 2, lett. b), della decisione Cemento; in
         prosieguo: gli  
         scambi periodici], avendoli considerati alla stregua di misure di attuazione. Il Tribunale avrebbe altresì esagerato la durata dell'accordo
         Cembureau. 
         ─ L'oggetto anticoncorrenziale degli scambi di informazioni sui prezzi
         
         
         265
            
          Secondo l'Aalborg, la Buzzi Unicem e la Cementir, gli scambi periodici, nonché, secondo la Cementir, gli scambi puntuali erano
         neutri dal punto di vista della concorrenza per i motivi seguenti: 
         
         
         ─
             i prezzi di vendita del cemento erano facilmente accessibili al pubblico e addirittura, per quanto riguarda il mercato danese,
            pubblicati; 
          i prezzi di vendita del cemento erano facilmente accessibili al pubblico e addirittura, per quanto riguarda il mercato danese,
         pubblicati; 
         
         
         
         ─
             tali prezzi erano spesso soggetti a misure di controllo pubblico, come l'approvazione del Monopoltilsyn danese; 
          tali prezzi erano spesso soggetti a misure di controllo pubblico, come l'approvazione del Monopoltilsyn danese; 
         
         
         
         ─
             la raccolta di dati relativi ai prezzi praticati faceva tradizionalmente parte dei compiti di un'associazione professionale
            e non aveva alcuna importanza dal punto di vista della concorrenza, considerata la sua portata limitata, e 
          la raccolta di dati relativi ai prezzi praticati faceva tradizionalmente parte dei compiti di un'associazione professionale
         e non aveva alcuna importanza dal punto di vista della concorrenza, considerata la sua portata limitata, e 
         
         
         
         ─
             le informazioni sui prezzi erano sempre state inviate dalla Cembureau ai suoi membri dopo che i prezzi comunicati erano entrati
            in vigore al momento di un aggiornamento annuale. 
          le informazioni sui prezzi erano sempre state inviate dalla Cembureau ai suoi membri dopo che i prezzi comunicati erano entrati
         in vigore al momento di un aggiornamento annuale. 
         
         
         
         
         266
            
          L'Aalborg sostiene che il Tribunale, sebbene abbia considerato che gli scambi periodici erano irrilevanti dal punto di vista
         della concorrenza, ha erroneamente esteso la portata dell'accordo Cembureau ad una pratica lecita che sarebbe esistita tra
         le stesse parti durante un lungo periodo prima della conclusione di tale accordo. 
         
         
         267
            
          La Buzzi Unicem aderisce a tali argomenti e fa valere che le valutazioni del Tribunale sono in contraddizione con i criteri
         incontestabili utilizzati in modo costante nella materia dalla giurisprudenza comunitaria, secondo cui una violazione dell'art. 85,
         n. 1, del Trattato presuppone che le informazioni scambiate possano essere considerate alla stregua di segreti professionali.
         
         
         
         268
            
          Secondo l'Aalborg e la Buzzi Unicem, la motivazione utilizzata dal Tribunale ai punti 1651 e 1652 della sentenza impugnata
         per provare che gli scambi periodici facilitavano l'esecuzione dell'accordo Cembureau è poco chiara ed illogica. Constatare
         che tali scambi hanno natura concorrenziale perché hanno la stessa finalità anticoncorrenziale dell'accordo Cembureau equivarrebbe
         ad un ragionamento circolare. 
         ─ L'errore nella versione italiana della sentenza impugnata
         
         
         269
            
          La Buzzi Unicem contesta al Tribunale di aver motivato in modo errato il rigetto del suo motivo, ai punti 1680-1682 della
         sentenza impugnata, secondo cui gli scambi di informazioni erano in ogni caso leciti poiché il mercato non era oligopolistico.
         Anche se, come sostiene la Commissione, si tratta di un semplice errore di redazione nella versione italiana che non invalida
         affatto la conclusione formulata dal Tribunale, la Buzzi Unicem fa valere che i suoi diritti della difesa sono stati violati
         in quanto non era possibile identificare tale errore e quindi presentare diversamente il suo motivo. 
         ─ L'asserita disparità di trattamento
         
         
         270
            
          La Buzzi Unicem critica la motivazione del rigetto da parte del Tribunale del suo motivo attinente ad una disparità di trattamento
         e ad una violazione dei diritti della difesa, in quanto gli addebiti relativi allo scambio di informazioni non sono stati
         contestati nei confronti dell'Associazione italiana tecnico-economica del cemento (in prosieguo: l'
         AITEC), che si sarebbe trovata in una situazione analoga alla sua. La Buzzi Unicem fa valere che il requisito impostole dal Tribunale,
         cioè di dimostrare che la mancata contestazione di questo stesso addebito nei confronti dell'AITEC l'ha posta in una situazione
         meno favorevole, è una sorta di probatio diabolica. Solo se anche l'AITEC fosse stata inclusa nel procedimento l'Unicem avrebbe
         potuto fornire una prova tangibile e certa di ciò che sarebbe potuto accadere in tale ipotesi. 
         
         
         271
            
          Secondo la Buzzi Unicem, il Tribunale ha altresì commesso un errore di diritto non tenendo conto della costante giurisprudenza
         comunitaria che condanna il comportamento delle associazioni di categoria attraverso le quali siano posti in essere scambi
         di informazioni. 
         ─ La qualificazione degli scambi come misura di attuazione
         
         
         272
            
          L'Aalborg, la Buzzi Unicem e la Cementir contestano al Tribunale di aver commesso un errore di diritto, uno snaturamento degli
         elementi di prova nonché un errore di motivazione affermando che gli scambi di informazioni sui prezzi facevano parte integrante
         di un asserito accordo pluriennale unico e continuo. A loro avviso, mancherebbe il nesso temporale necessario fra tali scambi
         e le riunioni del 14 gennaio 1983, del 19 marzo e del 7 novembre 1984, durante le quali si è considerato che sia stato concluso
         e confermato l'accordo Cembureau, e i detti scambi non potrebbero essere considerati come una misura di esecuzione di tale
         accordo. 
         
         
         273
            
          In primo luogo, la Cementir fa valere che non risulta da alcun passaggio della relazione introduttiva del presidente della
         riunione del 14 gennaio 1983 che i dati scambiati puntualmente in tale ambito potevano facilitare la creazione o il funzionamento
         di un meccanismo collusivo. A suo avviso, tale testo ha un carattere assolutamente generico, che non permette di trarre alcuna
         conclusione circa la valenza anticoncorrenziale dei dati diffusi. 
         
         
         274
            
          In secondo luogo, la Cementir sostiene che i due documenti citati dalla Commissione in relazione alla riunione del 19 marzo
         1984 non le sono opponibili, atteso che essa non era presente alla detta riunione. Il Tribunale avrebbe riconosciuto che non
         le può essere imputata alcuna responsabilità per gli scambi intervenuti in quella circostanza. Di conseguenza, l'ipotesi formulata
         dal Tribunale, secondo cui i dati scambiati avrebbero reso possibile un confronto tra il livello dei prezzi esistente sui
         diversi mercati nazionali, sarebbe priva di fondamento. 
         
         
         275
            
          In terzo luogo, per quanto riguarda gli scambi periodici, la Cementir contesta al Tribunale di avere snaturato elementi di
         prova e di aver viziato la sua motivazione per quanto riguarda la valutazione giuridica dei detti scambi, per i motivi seguenti:
         
         
         
         ─
             Il Tribunale avrebbe commesso un errore logico dichiarando che i riferimenti ai prezzi nazionali contenuti nella relazione
            introduttiva del presidente della riunione del 14 gennaio 1983 dovevano essere messi in rapporto con lo scambio di dati verificatosi
            in quella riunione. Ciò non sarebbe sufficiente per considerare illegittimo un sistema di scambio di dati in vigore molto
            tempo prima della detta riunione. 
          Il Tribunale avrebbe commesso un errore logico dichiarando che i riferimenti ai prezzi nazionali contenuti nella relazione
         introduttiva del presidente della riunione del 14 gennaio 1983 dovevano essere messi in rapporto con lo scambio di dati verificatosi
         in quella riunione. Ciò non sarebbe sufficiente per considerare illegittimo un sistema di scambio di dati in vigore molto
         tempo prima della detta riunione. 
         
         
         
         ─
             Contrariamente a quanto affermato dal Tribunale ai punti 1645 e 1646 della sentenza impugnata, il documento relativo ai prezzi
            medi nazionali che, secondo il Tribunale, illustrava lo scambio di informazioni sui prezzi tra i membri della Cembureau sarebbe
            stato distribuito durante la riunione del 30 maggio 1983, riunione alla quale la Cementir non avrebbe partecipato, e non durante
            quella del 14 gennaio 1983. Tale documento non sarebbe quindi rilevante per dimostrare un'infrazione a carico della Cementir.
            
          Contrariamente a quanto affermato dal Tribunale ai punti 1645 e 1646 della sentenza impugnata, il documento relativo ai prezzi
         medi nazionali che, secondo il Tribunale, illustrava lo scambio di informazioni sui prezzi tra i membri della Cembureau sarebbe
         stato distribuito durante la riunione del 30 maggio 1983, riunione alla quale la Cementir non avrebbe partecipato, e non durante
         quella del 14 gennaio 1983. Tale documento non sarebbe quindi rilevante per dimostrare un'infrazione a carico della Cementir.
         
         
         
         
         
         276
            
          Più in particolare, la Buzzi Unicem fa valere che il punto 1698 della sentenza impugnata racchiude un ragionamento circolare,
         in quanto considera come prova del coinvolgimento dell'Unicem nell'accordo Cembureau la sua partecipazione allo scambio di
         informazioni e, come prova di quest'ultima, la sua partecipazione al detto accordo. 
         
         
         277
            
          A suo avviso, le deduzioni del Tribunale in merito all'esistenza di un nesso tra il rispetto dell'accordo Cembureau e la partecipazione
         dell'Unicem agli scambi periodici non rappresentano, conformemente alla giurisprudenza comunitaria,  
         l'unica plausibile spiegazione per tale condotta, ma mere supposizioni ed ipotesi dal valore probatorio non certamente maggiore rispetto a quello delle motivazioni, assolutamente
         plausibili, addotte dall'Unicem. 
         ─ La durata degli scambi
         
         
         278
            
          Sottolineando che il carattere lecito degli scambi di informazioni sui prezzi non era affatto cambiato dopo la conclusione
         dell'accordo Cembureau, l'Aalborg ritiene che nulla nella giurisprudenza comunitaria né negli stessi scambi possa giustificare
         l'estensione della durata dell'accordo Cembureau fino al 31 dicembre 1988. Ne risulterebbe che i fatti per i quali la decisione
         Cemento ha inflitto un'ammenda sarebbero prescritti per quanto la riguarda e l'ammenda inflittale dovrebbe quindi essere annullata
         o ridotta. 
          Giudizio della Corte
         
         
         279
            
          Per quanto riguarda gli scambi di informazioni sui prezzi, l'Aalborg, la Buzzi Unicem e la Cementir riproducono essenzialmente
         gli stessi argomenti già invocati invano dinanzi al Tribunale. Ora, il controllo che i giudici comunitari esercitano sulle
         valutazioni economiche complesse fatte dalla Commissione si limita necessariamente alla verifica del rispetto delle regole
         di procedura e di motivazione, dell'esattezza materiale dei fatti, nonché dell'insussistenza di errore manifesto di valutazione
         e di sviamento di potere (v., in particolare, sentenze 11 luglio 1985, causa 42/84, Remia e a./Commissione, Racc. pag. 2545,
         punto 34, nonché BAT e Reynolds/Commissione, cit., punto 62). 
         
         
         280
            
          Per quanto riguarda gli scambi periodici, il Tribunale, ai punti 1628-1630 della sentenza impugnata, ha esplicitamente dichiarato
         infondati gli argomenti attinenti alla natura lecita delle informazioni sui prezzi scambiati, in quanto tali informazioni
         erano meno neutre di quanto asserito dalle imprese interessate. 
         
         
         281
            
          Come esposto dal Tribunale ai punti 1510, 1511 e 1634 della sentenza impugnata, anche se le informazioni oggetto dei detti
         scambi sono di dominio pubblico o riguardano prezzi storici e puramente statistici, il loro scambio viola l'art. 85, n. 1,
         del Trattato se rappresenta il supporto di un altro meccanismo anticoncorrenziale. Tale interpretazione è basata sulla considerazione
         che la circolazione di informazioni sui prezzi, limitata ai membri di un'intesa anticoncorrenziale, ha l'effetto di aumentare
         la trasparenza su un mercato in cui la concorrenza è già fortemente attenuata e di facilitare la sorveglianza del rispetto
         dell'intesa da parte dei suoi membri. 
         
         
         282
            
          Nel caso di specie, importa poco che le informazioni sui prezzi di cui trattasi siano state fornite due settimane prima della
         riunione del 14 gennaio 1983, dato che esse sono servite da base di discussione durante la detta riunione. Neanche l'argomento
         dell'Aalborg circa la legittimità della trasmissione di informazioni siffatte da parte di un'associazione di categoria come
         la Cembureau può essere accolto. 
         
         
         283
            
          Inoltre, ai punti 1648-1653 della sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato e respinto, in quanto irrilevante, il fatto
         che i prezzi danesi erano stati soggetti al controllo delle autorità danesi della concorrenza fino al 1989. Rifiutando, da
         un lato, di esaminare se le caratteristiche intrinseche delle informazioni scambiate abbiano potuto o meno conferire un carattere
         illegittimo agli scambi e concludendo, dall'altro, che tanto gli scambi puntuali quanto quelli periodici avevano la finalità
         di facilitare l'esecuzione dell'accordo Cembureau e, quindi, rivestivano un carattere anticoncorrenziale, il Tribunale non
         è incorso in alcun errore di diritto. La qualificazione giuridica che il Tribunale ha dato a detti scambi non può essere rimessa
         in discussione. 
         
         
         284
            
          Per quanto riguarda l'assenza della negazione davanti alla parola corrispondente a  
         oligopolistico al punto 1680 della versione italiana della sentenza impugnata, si tratta solo di un mero errore materiale di scrittura che
         non figura nelle altre versioni linguistiche. In quanto tale, esso è senza importanza, considerato che il contesto e gli altri
         punti della sentenza impugnata conducono ad un'interpretazione di tale punto diversa dal suo tenore letterale. Alla luce del
         fatto che il punto 1681 della sentenza impugnata elimina qualsiasi ambiguità al riguardo, il detto errore non è tale da viziare
         la motivazione della sentenza impugnata. Non avendo potuto indurre in errore la Buzzi Unicem, esso non ha in nessun caso inciso
         sui suoi diritti della difesa. 
         
         
         285
            
          L'argomento attinente ad un'asserita disparità di trattamento tra l'Unicem e l'AITEC è stato respinto dal Tribunale, ai punti 1701-1703
         della sentenza impugnata. Basandosi sulla sentenza della Corte 31 marzo 1993, cause riunite C-85/95, C-104/85, C-114/85, C-116/85,
         C-117/85 e da C-125/85 a C-129/85, Ahlström Osakeythiö e a./Commissione (Racc. pag. I-1307, punto 146), il Tribunale ha precisato
         che la circostanza che l'AITEC non si è vista imputare l'infrazione di cui trattasi non consentiva di escludere la responsabilità
         dell'Unicem. Poiché all'Unicem non è stato impedito di venire in possesso di documenti in grado di suffragare proficuamente
         la sua difesa durante il procedimento amministrativo, non può essere constatata alcuna violazione dei diritti della difesa.
         
         
         
         286
            
          Per quanto riguarda l'attuazione dell'accordo Cembureau mediante gli scambi di informazioni sui prezzi, il Tribunale ha verificato
         che la Commissione aveva fornito gli elementi di prova idonei a dimostrare sufficientemente, da un lato, che i diversi comportamenti
         anticoncorrenziali avevano contribuito, dato il loro identico obiettivo, alla realizzazione dell'infrazione nel suo insieme
         e, dall'altro, che l'elemento soggettivo richiesto esisteva in capo alle imprese coinvolte. 
         
         
         287
            
          Dopo aver esaminato con cura le prove sottopostegli, il Tribunale non ha trovato errori nelle conclusioni della Commissione.
         Esso ha confermato, da un lato, che la finalità degli scambi puntuali intervenuti durante le riunioni del 14 gennaio 1983
         e del 19 marzo 1984 era di rafforzare l'accordo generale di osservanza dei limiti dei mercati interni concluso, poi confermato
         durante tali riunioni (v. punto 1518 della sentenza impugnata) e, dall'altro, che una delle funzioni assegnate agli scambi
         periodici era stata di garantire l'applicazione del detto accordo (v. punto 1644 della sentenza impugnata). 
         
         
         288
            
          Secondo il giudizio del Tribunale, tali scambi avevano quindi la finalità di frenare le importazioni intracomunitarie di cemento,
         cioè, in definitiva, di facilitare l'esecuzione dell'accordo Cembureau. 
         
         
         289
            
          Ora, nel caso di specie, gli argomenti della Cementir attinenti alla forza probatoria del progetto di relazione introduttiva
         del presidente della riunione del 14 gennaio 1983 sono prive di rilevanza. Occorre fare riferimento alla constatazione del
         Tribunale, al punto 1521 della sentenza impugnata, data in risposta ad un analogo argomento dell'Irish Cement, secondo cui
         un passaggio del progetto della detta relazione mostrava che la finalità di tale riunione era  
         di valutare i rischi che possono derivare dall'espansione di alcune importazioni unita alla marcata riduzione di alcuni prezzi. Secondo il Tribunale,  
         [c]ollocate nel loro contesto (...), queste indicazioni significano chiaramente che l'oggetto dello scambio di informazioni
         sui prezzi dei paesi membri della Cembureau avvenuto durante tale riunione era quello di porre in risalto i divari esistenti
         tra i vari livelli di prezzo nazionali, alcuni dei quali avevano subìto marcate riduzioni, al fine  
         di esaminare (...) soluzioni capaci di attenuare l'andamento dei mercati, prima che il  
         fenomeno dell'espansione delle importazioni e della notevole diminuzione di alcuni prezzi avesse  
         il tempo di assumere grande dimensione e gravità. Pertanto, esso non ha riscontrato alcun errore nella conclusione della Commissione secondo cui lo scambio di cui trattasi
         mirava ad agevolare l'applicazione dell'accordo Cembureau, concluso durante la detta riunione. Tali valutazioni di fatto non
         possono essere inficiate nell'ambito di un'impugnazione. 
         
         
         290
            
          Per quanto riguarda le critiche formulate dalla Cementir e dall'Aalborg a proposito dell'assenza di nesso temporale tra gli
         scambi periodici e le riunioni del 14 gennaio 1983 e del 19 marzo 1984, occorre rilevare che, in proposito, si deve solo determinare
         se gli scambi facciano parte di un  
         piano d'insieme, considerato il loro identico oggetto, senza tener conto della loro particolare cronologia. Il Tribunale ha correttamente
         dichiarato, al punto 1644 della sentenza impugnata, che la circostanza che il sistema degli scambi periodici era stato allestito
         molto tempo prima dell'adozione dell'accordo Cembureau non poteva impedire alla Commissione di considerare che, a partire
         dalla conclusione dell'accordo Cembureau, tale sistema aveva accolto e poi perpetuato la finalità anticoncorrenziale perseguita
         con le discussioni svoltesi durante le riunioni del 14 gennaio 1983 e del 19 marzo 1984, nonché con gli scambi puntuali avvenuti
         nella cornice di queste due riunioni. 
         
         
         291
            
          Per quanto riguarda la prova dell'elemento soggettivo in capo a ciascuna impresa coinvolta, spettava al Tribunale verificare
         se la Commissione avesse dimostrato che la detta impresa intendeva contribuire, con il proprio comportamento, agli obiettivi
         comuni perseguiti da tutti i partecipanti e se fosse a conoscenza dei comportamenti materiali previsti o attuati da altre
         imprese nel perseguire i medesimi obiettivi, oppure se potesse ragionevolmente prevederli e fosse pronta ad accettarne i rischi
         (v. sentenza Commissione/Anic Partecipazioni, cit., punto 87). 
         
         
         292
            
          Il fatto che un'impresa non abbia preso parte a tutti gli elementi costitutivi di un'intesa o che abbia svolto un ruolo secondario
         negli aspetti cui ha partecipato non è rilevante per provare l'esistenza dell'infrazione. Un elemento siffatto dev'essere
         preso in considerazione solo nel valutare la gravità dell'infrazione e, all'occorrenza, nel determinare l'ammenda (v., in
         tal senso, sentenza Commissione/Anic Partecipazioni, cit., punto 90). 
         
         
         293
            
          Poiché la Cementir ha espressamente ammesso di aver assistito alla riunione del 14 gennaio 1983, durante la quale sono avvenuti
         scambi d'informazioni (v. punto 1566 della sentenza impugnata), non è importante, ai fini della prova dell'esistenza di un'infrazione
         complessiva, il fatto che essa non sia stata presente alla riunione del 19 marzo 1984. Il Tribunale non ha quindi commesso
         alcun errore considerando che la Commissione si era giustamente basata, per dimostrare l'esistenza dell'infrazione e la partecipazione
         della Cementir alla detta riunione, sulle note di seduta e sul documento relativo ai prezzi medi nazionali che fa riferimento
         a tale riunione. 
         
         
         294
            
          Per quanto riguarda gli argomenti della Buzzi Unicem attinenti ad un'asserita illogicità di motivazione e ad uno snaturamento
         degli elementi di prova per quanto attiene alla partecipazione dell'Unicem agli scambi periodici, è pacifico che, poiché l'Unicem
         non ha assistito alle riunioni del 14 gennaio 1983 e del 19 marzo 1984, la decisione Cemento non conteneva alcun indizio idoneo
         a dimostrare che tale impresa aveva aderito all'accordo Cembureau prima del 9 settembre 1986 attraverso la sua partecipazione
         agli scambi periodici (v. punto 4246 della sentenza impugnata). Tuttavia, al punto 1698 della sentenza impugnata, il Tribunale
         ha constatato che, a partire dal 9 settembre 1986 (data di costituzione dell'ETF), l'Unicem aveva partecipato, spinta dalla
         volontà di vedere applicato l'accordo Cembureau, agli scambi periodici. In nessun punto della sentenza impugnata il Tribunale
         ha affermato che la partecipazione dell'Unicem ai detti scambi accreditava la sua adesione all'accordo Cembureau. E' la sua
         adesione a partire dalla data di costituzione dell'ETF, il 9 settembre 1986, che spiega la sua partecipazione negli scambi
         di informazioni sui prezzi. Il ragionamento del Tribunale non contiene quindi illogicità. 
         
         
         295
            
          Per quanto riguarda la durata degli scambi periodici in quanto misura di attuazione dell'accordo Cembureau, il Tribunale,
         al punto 1641 della sentenza impugnata, ha constatato che era pacifico che tali scambi sono proseguiti dopo le riunioni dei
         capidelegazione del 1983 e del 1984, quanto meno sino alla fine del 1988. 
         
         
         296
            
          Considerato che i detti scambi costituivano il supporto dell'accordo Cembureau, è del tutto logico considerare, in mancanza
         di elementi di prova in senso contrario, che tale accordo è giunto a termine in occasione dell'ultimo di tali scambi. Ne consegue
         che non si può ammettere che vengano rimesse in discussione le valutazioni o la motivazione del Tribunale in merito alla durata
         dell'accordo Cembureau. Allegando in modo generico che tale giudice avrebbe dovuto giungere ad una conclusione diversa se
         avesse accolto i suoi argomenti, l'Aalborg si limita in realtà a contestare nella sua globalità la valutazione dei fatti operata
         dal Tribunale, senza far valere alcun argomento serio per sostenere che quest'ultimo avrebbe snaturato elementi di prova o
         commesso un errore di diritto. Gli argomenti relativi alla durata degli scambi periodici sono quindi irricevibili. 
         
         
         297
            
          Si devono quindi dichiarare irricevibili e/o infondati i motivi attinenti ad asseriti errori di diritto, ad un difetto di
         motivazione e ad una violazione dei diritti della difesa per quanto riguarda gli scambi di informazioni sui prezzi. 
          4. I motivi attinenti ad asseriti errori di diritto, ad un difetto di motivazione, allo snaturamento di elementi di prova
         e ad una violazione dei diritti della difesa per quanto riguarda le attività nell'ambito dell'ETF, nonché gli accordi e le
         pratiche dirette a difendere il mercato italiano
          Argomenti delle parti
         ─ La partecipazione alla costituzione dell'ETF
         
         
         298
            
          L'Aalborg contesta al Tribunale di averle erroneamente imputato la responsabilità per la costituzione dell'ETF (infrazione
         menzionata all'art. 4, n. 1, della decisione Cemento). Il Tribunale si sarebbe basato unicamente sulla presenza passiva del
         sig. Larsen durante la brevissima presentazione dell'ETF che sarebbe stata svolta alla fine della riunione del 9 settembre
         1986. 
         
         
         299
            
          Secondo l'Aalborg, il Tribunale si basa unicamente sul fatto che essa non si è espressamente distanziata durante tale presentazione
         dell'ETF. Facendo valere che essa era presente alla detta riunione solo per ragioni lecite, cioè per fare lobbying, l'Aalborg
         sostiene che una siffatta responsabilità non può essere basata su informazioni fornite  
         a margine di una riunione di cui essa non aveva alcuna conoscenza e che, a maggior ragione, essa non poteva affatto condizionare. 
         
         
         300
            
          Il Tribunale sarebbe quindi incorso in un errore di diritto estendendo la responsabilità dell'Aalborg per  
         mancata presa di distanza molto al di là di quanto consentito dai criteri di un  
         accordo continuo emersi nella giurisprudenza comunitaria. La costituzione dell'ETF e il suo mantenimento fino al maggio 1987 nonché le attività
         degli attori principali di quest'ultima non possono, secondo l'Aalborg, essere considerati alla stregua di condotte facenti
         parte di un piano globale del quale essa avrebbe consentito l'adozione e che conterrebbe elementi costitutivi di un'intesa.
         
         
         
         301
            
          Lo stesso vale, a maggior ragione, in quanto il Tribunale avrebbe riconosciuto che essa non aveva partecipato ad alcun'altra
         riunione, non era stata informata in merito ad iniziative ulteriori e non aveva partecipato alle misure dissuasive e persuasive
         o ad altre azioni svolte dall'ETF. La sua responsabilità non potrebbe quindi essere basata sulla sua presenza puramente passiva
         durante la relazione relativa all'ETF, il 9 settembre 1986, né essere constatata al di là di tale data. 
         ─ La qualificazione della costituzione dell'ETF come accordo unico relativo all'ETF e misura di attuazione dell'accordo Cembureau
         
         
         302
            
          L'Aalborg sostiene che il nesso temporale tra, da un lato, la riunione del 9 settembre 1986 e, dall'altro, le riunioni del
         14 gennaio 1983 e del 19 marzo e 7 novembre 1984, durante le quali, secondo la Commissione e il Tribunale, è stato concluso
         e confermato l'accordo Cembureau, non è sufficiente per far considerare la costituzione dell'ETF, per quanto riguarda la detta
         impresa, alla stregua di una misura esecutiva del detto accordo. 
         
         
         303
            
          La Buzzi Unicem sostiene che il Tribunale ha erroneamente basato la sua valutazione sugli  
         elementi costitutivi dell'ETF e sulla  
         proposta del sig. Albert per affermare che l'Unicem era necessariamente cosciente del fatto che l'accordo Cembureau e le pratiche
         concordate cui aveva partecipato si inserivano in una strategia complessiva destinata ad eliminare le importazioni. 
         ─ Durata dell'infrazione relativa alla costituzione dell'ETF
         
         
         304
            
          L'Aalborg contesta il fatto che la sua responsabilità per la costituzione dell'ETF sia stata accertata fino al 31 maggio 1987
         in quanto i suoi partecipanti attivi hanno svolto riunioni fino a tale data. Tuttavia il Tribunale avrebbe riconosciuto che
         essa aveva partecipato solo alla riunione del 9 settembre 1986, non era stata informata in merito ad iniziative ulteriori
         e non aveva partecipato alle misure dissuasive e persuasive o ad altre azioni svolte dall'ETF. La sua responsabilità non potrebbe
         quindi essere constatata al di là della data della detta riunione, alla quale essa avrebbe assistito in modo assolutamente
         passivo. 
         ─ La partecipazione all'infrazione relativa alla costituzione dell'ETF
         
         
         305
            
          L'Aalborg contesta al Tribunale di averla erroneamente resa responsabile, a causa della sua partecipazione all'ETF, della
         pratica concordata diretta a sottrarre la Calcestruzzi, nella sua qualità di cliente, ai produttori greci, in particolare
         alla Titan, segnatamente nella misura in cui tale infrazione le viene imputata per il periodo successivo al 9 settembre 1986.
         
         
         
         306
            
          Al riguardo essa solleva gli stessi argomenti già fatti valere per contestare l'infrazione consistente nella costituzione
         dell'ETF, cioè che il Tribunale si sarebbe basato unicamente sulla presenza passiva di uno dei rappresentanti dell'Aalborg
         alla riunione del 9 settembre 1986 e sul fatto che essa non si era espressamente distanziata, durante la breve comunicazione
         fatta in tale occasione, in merito alle riunioni tra i produttori italiani di cemento e la Ferruzzi. 
         
         
         307
            
          Tale pratica sarebbe stata applicata sul mercato italiano, lontano dal suo mercato di prossimità naturale, considerato il
         costo del trasporto del cemento e, a quanto pare, essenzialmente da imprese italiane. Né la decisione Cemento né la sentenza
         impugnata conterrebbero una qualsivoglia spiegazione e ancor meno una spiegazione convincente della conoscenza, dell'interesse
         o dell'influsso che essa avrebbe potuto avere relativamente alla detta pratica concordata. 
         
         
         308
            
          Secondo la Cementir, nessuno degli elementi sui quali il Tribunale si è basato per dichiarare l'esistenza di una pratica concordata
         su scala europea diretta a far sì che la Calcestruzzi non fosse più cliente dei produttori greci accredita la tesi di una
         partecipazione della Cementir a tale pratica concordata: 
         
         
         ─
             il verbale della riunione del 9 settembre 1986 non sarebbe rilevante nei suoi confronti, considerato che essa non ha partecipato
            a tale riunione; 
          il verbale della riunione del 9 settembre 1986 non sarebbe rilevante nei suoi confronti, considerato che essa non ha partecipato
         a tale riunione; 
         
         
         
         ─
             la lettera della Titan ai suoi avvocati londinesi del 2 settembre 1988 (doc. n. 33.126/19196) non potrebbe in alcun modo dimostrare
            che il comportamento della Cementir nei confronti della Calcestruzzi era connesso ad una pratica concordata con altri produttori
            europei nell'ambito dell'ETF, organismo del quale la Cementir non avrebbe fatto parte, come avrebbe ammesso il Tribunale;
            
          la lettera della Titan ai suoi avvocati londinesi del 2 settembre 1988 (doc. n. 33.126/19196) non potrebbe in alcun modo dimostrare
         che il comportamento della Cementir nei confronti della Calcestruzzi era connesso ad una pratica concordata con altri produttori
         europei nell'ambito dell'ETF, organismo del quale la Cementir non avrebbe fatto parte, come avrebbe ammesso il Tribunale;
         
         
         
         
         ─
             né la riunione dell'11 febbraio 1987 né quella del 17 marzo 1987 riguarderebbero la Cementir, dato che essa non ha partecipato
            ad alcuna riunione dell'ETF; 
          né la riunione dell'11 febbraio 1987 né quella del 17 marzo 1987 riguarderebbero la Cementir, dato che essa non ha partecipato
         ad alcuna riunione dell'ETF; 
         
         
         
         ─
             i due telex inviati alla Titan per confermare la sospensione delle forniture di cemento convenute fra tale impresa e la Calcestruzzi
            non indicherebbero che la Cementir o altre società hanno concluso un accordo commerciale con la Calcestruzzi nell'ambito dell'esecuzione
            di un piano anticoncorrenziale definito a livello europeo. 
          i due telex inviati alla Titan per confermare la sospensione delle forniture di cemento convenute fra tale impresa e la Calcestruzzi
         non indicherebbero che la Cementir o altre società hanno concluso un accordo commerciale con la Calcestruzzi nell'ambito dell'esecuzione
         di un piano anticoncorrenziale definito a livello europeo. 
         
         
         
         
         309
            
          Le valutazioni del Tribunale su tale punto sarebbero quindi prive di congrua motivazione. Il Tribunale si sarebbe basato su
         una mera presunzione, non suffragata né da prove dirette né da prove indirette. Inoltre, una siffatta presunzione imporrebbe
         alla Cementir l'onere di una probatio diabolica, consistente nella prova dell'assenza di un collegamento, contrariamente ai
         principi che reggono l'acquisizione delle prove a tutela della presunzione di innocenza. 
         
         
         310
            
          La Cementir aggiunge di non aver mai contestato il fatto che la Calcestruzzi era un cliente dal 1979 e che, tenuto conto delle
         notevoli quantità fornite, lo considerava come un cliente da non perdere. In presenza di tali elementi, il comportamento della
         Cementir avrebbe dovuto essere qualificato, sul piano del diritto della concorrenza, come un comportamento del tutto autonomo
         e competitivo, e non certo come un comportamento collusivo pluriannuale da assoggettare, come tale, ad una gravosissima sanzione.
         
         ─ La qualificazione degli accordi con la Calcestruzzi come un accordo unico relativo all'ETF e come misure di attuazione dell'accordo
         Cembureau
         
         
         311
            
          Secondo la Cementir, il Tribunale ha commesso un errore evidente di qualificazione affermando un collegamento tra l'adesione
         della Cementir agli accordi con la Calcestruzzi e le intese anticoncorrenziali eventualmente concluse da altri produttori
         nell'ambito dell'ETF. In primo luogo, la sentenza impugnata non attesterebbe alcuna prova diretta di un siffatto collegamento.
         In secondo luogo, il Tribunale non avrebbe ricercato l'esistenza o meno delle prove indirette del detto collegamento. Secondo
         la Cementir, tali prove non esistevano, dato che essa avrebbe partecipato agli accordi con la Calcestruzzi unicamente per
         ragioni commerciali che nulla avevano a che vedere con le iniziative dell'ETF. Essa avrebbe quindi partecipato alla riunione
         di Lussemburgo all'unico scopo di preservare il funzionamento del suo accordo con la Calcestruzzi e non, come affermerebbe
         erroneamente la sentenza impugnata, quello dell'accordo tra la Calcestruzzi e la Titan. L'analisi del Tribunale al punto 3359
         della sentenza impugnata avrebbe snaturato il suo argomento. 
         ─ L'asserito errore di analisi giuridica circa la natura illecita degli accordi con la Calcestruzzi
         
         
         312
            
          Secondo l'Italcementi, il Tribunale ha commesso un errore considerando rilevante e sanzionabile l'esecuzione dei contratti
         di fornitura tra i cementieri italiani e la Calcestruzzi perché, da un lato, tali contratti non costituivano l'oggetto dell'accusa
         e, dall'altro, lo scopo della protezione del mercato italiano dalle importazioni sarebbe stato realizzato con la rottura del
         contratto tra la Titan e la Calcestruzzi. 
         
         
         313
            
          L'Italcementi non comprende per quale ragione il Tribunale concluda la sua analisi degli accordi con la Calcestruzzi imputando
         ad essa, all'Unicem e alla Cementir un'infrazione alle disposizioni dell'art. 85, n. 1, del Trattato, dal 3 aprile 1987 al
         3 aprile 1992, posto che ciò implica che l'illecito sia consistito anche nell'esecuzione dei contratti con la Calcestruzzi.
         A suo avviso, si tratta di una profonda contraddizione, nonché di un errore di analisi giuridica. 
         
         
         314
            
          Per l'Italcementi è chiaro che, nel momento in cui l'accordo orizzontale fra i tre cementieri italiani e le pressioni sulla
         Calcestruzzi avevano ottenuto il risultato di interrompere il rapporto di fornitura tra quest'ultima e la Titan, essi avevano
         altresì esaurito i loro effetti anticoncorrenziali riconducibili all'accordo Cembureau. Invece, il Tribunale sembrerebbe aver
         considerato, senza produrre alcuna motivazione al riguardo, che anche i contratti con la Calcestruzzi costituivano espressione
         di tale accordo. 
         
         
         315
            
          L'Italcementi sostiene di aver dimostrato, senza essere smentita sul punto dal Tribunale, che le importazioni di cemento greco
         in Italia erano aumentate in modo esponenziale dal 1986 in poi. Infatti, la Calcestruzzi avrebbe rappresentato solo il 5%
         della domanda italiana di cemento e il cemento greco avrebbe quindi potuto agevolmente dirigersi su altri acquirenti. Secondo
         l'Italcementi, la Calcestruzzi poteva approvvigionarsi altrove per una parte consistente (20%) del proprio fabbisogno. Di
         conseguenza, l'accordo non avrebbe avuto l'obiettivo di arginare il flusso delle importazioni greche in Italia, bensì mirava
         ad escludere che queste ultime avessero luogo nell'ambito di un contratto di una certa durata concluso tra la Calcestruzzi
         e la Titan. La conclusione dei contratti con la Calcestruzzi segnerebbe quindi la fine, e non l'inizio, dell'illecito imputato
         all'art. 4, n. 3, lett. b), della decisione Cemento. 
         ─ Il motivo attinente al principio del ne bis in idem
         
         
         316
            
          Tanto la Buzzi Unicem quanto l'Italcementi sostengono che la sanzione delle convenzioni da esse concluse con la Calcestruzzi,
         nonché degli accordi fra i tre cementieri italiani è incompatibile con la decisione di stralciare gli addebiti nazionali ed
         inconciliabile con la decisione dell'autorità italiana della concorrenza. Riprendere gli addebiti attinenti a tali convenzioni
         e a tali accordi nell'art. 4, n. 3, della decisione Cemento avrebbe comportato nei loro confronti una doppia imputazione di
         responsabilità, a livello comunitario ed a livello nazionale, per un medesimo comportamento, in violazione del principio del
         ne bis in idem. 
         
         
         317
            
          La Buzzi Unicem ribadisce che la decisione di stralciare gli addebiti nazionali costituiva un evidente indice del fatto che
         gli accordi nazionali eventualmente intercorsi tra i cementieri italiani non si inserivano nell'ambito dell'ETF e dell'accordo
         Cembureau. Tuttavia, la Commissione avrebbe considerato i detti accordi come una prova del coinvolgimento di tali cementieri
         nell'accordo Cembureau al fine di evitare eventuali importazioni di cemento greco da parte della Calcestruzzi. 
         
         
         318
            
          La Buzzi Unicem considera che la motivazione con cui il Tribunale ha giustificato, al punto 3386 della sentenza impugnata,
         il duplice esame di comportamenti nazionali non è convincente, ed appare anzi macchinosa e cavillosa. Il Tribunale si sarebbe
         infatti basato a torto su una differenziazione dell'oggetto dei due procedimenti, nazionale e comunitario, rilevando, in primo
         luogo, che l'esame dell'autorità italiana della concorrenza aveva l'obiettivo di verificare la liceità dei contratti conclusi
         tra la Calcestruzzi ed i produttori italiani e, in secondo luogo, che l'analisi condotta dalla Commissione e dal Tribunale
         riguardava l'accordo, intercorso tra gli stessi produttori, dal quale deriverebbero tali contratti e che avrebbe avuto l'obiettivo
         di impedire alla Calcestruzzi di importare cemento dalla Grecia. Ora, in realtà, dai punti 3356 e 3396 della sentenza impugnata
         risulterebbe che tale ultima analisi riguardava altresì i detti contratti. 
         
         
         319
            
          L'Italcementi fa valere argomenti analoghi. Essa sostiene che, dal punto di vista del loro contenuto, i contratti conclusi
         con la Calcestruzzi regolavano relazioni di vendita esclusivamente nazionali, i cui elementi anticoncorrenziali erano già
         stati sanzionati a livello nazionale con una decisione dell'autorità italiana della concorrenza nel marzo 1996. La loro esecuzione
         non avrebbe avuto alcun rapporto né con l'ETF né con l'accordo Cembureau. 
         ─ L'asserito snaturamento degli elementi di prova
         
         
         320
            
          La Buzzi Unicem contesta al Tribunale di avere snaturato il significato dei resoconti delle riunioni del 17 giugno e del 4
         settembre 1987, nonché di aver fornito una motivazione insufficiente e contraddittoria, al punto 2683 della sentenza impugnata,
         per dichiarare la partecipazione dell'Unicem a pratiche concordate. Essa sostiene che le prove documentali dirette non hanno
         la natura di prove inconfutabili attribuita loro dal Tribunale. 
         ─ Durata dell'infrazione menzionata all'art. 4, n. 3, lett. b), della decisione Cemento
         
         
         321
            
          L'Italcementi e la Buzzi Unicem contestano la valutazione del Tribunale relativa alla durata dell'infrazione rappresentata
         dall'accordo Cembureau. La sentenza impugnata modificherebbe il termine di tale infrazione e giungerebbe alla conseguenza
         che, dal 19 maggio 1989 al 3 aprile 1992, i soli aderenti all'accordo Cembureau erano i cementieri italiani. 
          Giudizio della Corte
         
         
         322
            
          Gli argomenti dell'Aalborg riguardanti la sua partecipazione all'ETF ribadiscono in parte la sua versione degli avvenimenti
         che hanno avuto luogo durante la riunione del 9 settembre 1986. Ora, poiché tali argomenti diretti a dimostrare il carattere
         lecito degli oggetti della detta riunione sono già stati respinti, in quanto non convincenti, ai punti 2600, 2656 e 2891 della
         sentenza impugnata, l'Aalborg non può rimettere in discussione tali valutazioni in fatto svolte del Tribunale. 
         
         
         323
            
          E' incontestabile che il sig. Larsen, dell'Aalborg, era presente alla riunione del 9 settembre 1986, nella quale tanto l'obiettivo
         dell'ETF quanto le sue misure dissuasive e persuasive contro le incursioni di cemento a basso prezzo sui mercati europei sono
         stati ricordati fin dall'inizio. Poiché l'Aalborg non ha provato di essersi distanziata dalle discussioni sull'ETF, il Tribunale
         poteva legittimamente confermare le conclusioni della Commissione secondo cui, con la sua presenza senza riserve alla riunione
         del 9 settembre 1986, durante la quale è stato evocato l'obiettivo dell'ETF, l'Aalborg ha partecipato al concorso di volontà
         che ha condotto alla costituzione di quest'ultima. Esso non ha commesso alcun errore respingendo, in quanto irrilevante, il
         ruolo passivo dell'Aalborg durante la detta riunione e la sua mancata partecipazione alle riunioni successive e di esecuzione
         delle iniziative menzionate (punto 2891 della sentenza impugnata). 
         
         
         324
            
          Per quanto riguarda gli argomenti della Buzzi Unicem relativi alla costituzione dell'ETF, occorre rammentare che i motivi
         attinenti ad errori in merito alla partecipazione dell'Unicem all'ETF sono già stati dichiarati manifestamente infondati dalla
         Corte (v. ordinanza Buzzi Unicem/Commissione, cit., punti 133-165). 
         
         
         325
            
          Per quanto riguarda la qualificazione della costituzione dell'ETF come accordo unico, il Tribunale, ai punti 2537, 2538 e
         3701 della sentenza impugnata, ha dichiarato che tale costituzione mirava all'esame di misure dissuasive e persuasive idonee
         ad eliminare le importazioni in Europa, in particolare quelle provenienti dalla Grecia. L'ETF era quindi animata dalla medesima
         finalità economica anticoncorrenziale degli altri accordi e pratiche concordate menzionati all'art. 4 della decisione Cemento.
         Il Tribunale ha considerato che tale identità oggettiva è rafforzata dalla circostanza che le dette misure illecite sono state
         adottate, o quanto meno discusse, nel corso di una serie di riunioni dell'ETF o relative all'ETF, svoltesi tra il 28 maggio
         1986 e la fine del mese di maggio 1987 (v. punto 3705 della sentenza impugnata). 
         
         
         326
            
          Per quanto riguarda l'attuazione dell'accordo Cembureau da parte dell'ETF, il Tribunale, ai punti 2560 e 3701 della sentenza
         impugnata, ha dichiarato che quest'ultima aveva una sfera di azione più ampia di quella di impedire le importazioni a basso
         prezzo provenienti dalla Grecia, cioè quella di impedire qualsiasi importazione di cemento a basso prezzo che potesse destabilizzare
         i mercati europei. 
         
         
         327
            
          Per quanto riguarda la durata delle infrazioni, dal punto 2795 della sentenza impugnata risulta che la sorte dell'ETF è stata
         discussa per l'ultima volta in occasione della riunione di Lussemburgo svoltasi alla fine di maggio 1987. Al punto 3309 della
         sentenza impugnata, il Tribunale ha motivato in modo chiaro la ragione per cui era stata accertata la data del 15 marzo 1987
         come data della fine dell'infrazione relativa alle misure di difesa. Essa faceva riferimento alla riunione del 17 marzo 1987,
         nel corso della quale si è riferito per l'ultima volta in merito alle trattative tra i produttori italiani di cemento ed il
         gruppo Ferruzzi. 
         
         
         328
            
          E' vero che la Commissione non ha dimostrato che l'Aalborg aveva assistito a tali riunioni. Tuttavia, secondo la giurisprudenza
         della Corte, il fatto che un'impresa non abbia preso parte a tutti gli elementi costitutivi di un'intesa o che abbia svolto
         un ruolo secondario negli aspetti cui ha partecipato non è rilevante per dimostrare l'esistenza di un'infrazione (v., in tal
         senso, sentenza Commissione/Anic Partecipazioni, cit., punto 90). Ove si accerti che un'impresa era a conoscenza dei comportamenti
         illeciti delle altre partecipanti o che poteva ragionevolmente prevederli ed era pronta ad accettarne i rischi, essa è altresì
         considerata responsabile, per tutta la durata della sua partecipazione all'infrazione, dei comportamenti attuati da altre
         imprese nell'ambito della medesima infrazione (v. sentenza Commissione/Anic Partecipazioni, cit., punto 83). Ora, l'Aalborg
         non ha fornito alcun elemento determinante per dimostrare che essa avrebbe revocato il suo sostegno all'ETF o alle misure
         di difesa prima delle ultime discussioni ad esse relative. 
         
         
         329
            
          Per quanto riguarda la responsabilità dell'Aalborg per le misure di difesa del mercato italiano, occorre rammentare che il
         Tribunale, ai punti 3200-3202 della sentenza impugnata, ha chiarito dettagliatamente che l'Aalborg aveva assistito alla riunione
         del 9 settembre 1986, durante la quale era stata esaminata la situazione delle importazioni di cemento greco da parte della
         Ferruzzi e si era preso atto della possibilità che le trattative tra i produttori italiani di cemento e la Ferruzzi giungessero
         a risultati concreti. Come risulta dal punto 3196 della sentenza impugnata, l'Aalborg non ha mai contestato tali fatti. 
         
         
         330
            
          Inoltre, come emerge dal punto 3203 della sentenza impugnata, l'Aalborg non ha dimostrato che, durante tale riunione, essa
         aveva apertamente manifestato la sua disapprovazione nei confronti di tali pratiche illecite o aveva informato gli altri partecipanti
         che intendeva assistere alla riunione in un'ottica diversa dalla loro. 
         
         
         331
            
          Il Tribunale non ha commesso alcun errore dichiarando, allo stesso punto, che la Commissione poteva legittimamente considerare
         che l'Aalborg, tra l'altro, aveva aderito a tali pratiche o, quanto meno, aveva dato questa impressione agli altri partecipanti
         per spirito di solidarietà di fronte alla decisione delle industrie greche del cemento di esportare le proprie eccedenze produttive
         sui mercati dell'Europa occidentale, decisione avvertita come una gravissima minaccia per la stabilità del complesso di questi
         mercati. 
         
         
         332
            
          Per quanto riguarda gli argomenti fatti valere dalla Cementir, diretti a rimettere in discussione le valutazioni del Tribunale
         a proposito di elementi di prova, è pacifico che, come rilevato dal Tribunale al punto 2768 della sentenza impugnata, tale
         impresa non ha assistito alle riunioni dell'ETF. Tuttavia, il Tribunale ha accertato che la decisione Cemento conteneva diversi
         indizi idonei a dimostrare che la Cementir intendeva contribuire con il proprio comportamento agli obiettivi comuni perseguiti
         dall'insieme dei partecipanti all'ETF (punti 3153-3155 e 3284-3287 della sentenza impugnata). 
         
         
         333
            
          Ora, gli argomenti della Cementir non contengono alcun elemento serio idoneo a dimostrare che il Tribunale ha snaturato tali
         elementi di prova. Il fatto che la Cementir non abbia assistito alle riunioni dell'ETF assume una rilevanza minore, dato che
         dai documenti relativi alle dette riunioni emerge chiaramente che essa ha contribuito, con il proprio comportamento, agli
         obiettivi comuni perseguiti dall'insieme dei partecipanti. A tal riguardo, secondo il giudizio formulato dal Tribunale al
         punto 3288 della sentenza impugnata, il complesso di tali documenti dimostrava che la Cementir era uno dei produttori italiani
         di cemento che erano intervenuti presso il gruppo Ferruzzi per ottenere che la Calcestruzzi sospendesse l'esecuzione del contratto
         di fornitura che aveva concluso con la Titan. 
         
         
         334
            
          Inoltre, dalle constatazioni di fatto svolte dal Tribunale al punto 3155 della sentenza impugnata emerge che i cementieri
         italiani, rappresentati dall'Italcementi, hanno chiesto  
         ai loro colleghi europei di avvertire i rispettivi rappresentanti presso la CEE affinché non si oppongano alla richiesta di applicazione della legge italiana in base alla quale ogni importazione di cemento dev'essere preventivamente notificata.
         Pertanto, tali cementieri, inclusa la Cementir, erano a conoscenza dei comportamenti sostanziali previsti o attuati da altre
         imprese nel perseguimento di obiettivi anticoncorrenziali. 
         
         
         335
            
          D'altra parte, il fatto che vi fossero motivi commerciali che potevano indurre la Cementir a partecipare all'intesa anticoncorrenziale
         non è importante, dato che quest'ultima ha avuto l'effetto di restringere la concorrenza. Poiché è dimostrata la sua partecipazione
         all'intesa, non è necessario esaminare se essa avesse un interesse a parteciparvi. 
         
         
         336
            
          Per quanto riguarda la qualificazione degli accordi con la Calcestruzzi, considerato che la Cementir ha collaborato alle azioni
         ed alle convenzioni relative alla Calcestruzzi per far fronte alle importazioni provenienti dalla Grecia, la conclusione del
         Tribunale secondo cui la Cementir era consapevole di partecipare ad un'intesa generale di ripartizione dei mercati non può
         essere considerata arbitraria o erronea. 
         
         
         337
            
          Il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto dichiarando, al punto 3289 della sentenza impugnata, che la Commissione
         poteva legittimamente considerare, all'art. 4, n. 3, lett. a), della decisione Cemento, che la Cementir aveva partecipato
         alle pratiche concordate dirette a sottrarre ai produttori greci, e in particolare alla Titan, il cliente Calcestruzzi. 
         
         
         338
            
          Circa il rispetto del principio del ne bis in idem, si deve rammentare che l'applicazione di tale principio è soggetta ad
         una triplice condizione di identità dei fatti, di unità del contravventore e di unità dell'interesse giuridico tutelato. Tale
         principio vieta quindi di sanzionare lo stesso soggetto più di una volta per un medesimo comportamento illecito, al fine di
         tutelare lo stesso bene giuridico. 
         
         
         339
            
          Il Tribunale si è limitato a constatare la differenza di oggetto tra, da un lato, i contratti di fornitura e le convenzioni
         di collaborazione stipulati tra la Calcestruzzi ed i tre cementieri italiani e, dall'altro, la parte dell'accordo fra tali
         cementieri diretta ad evitare importazioni di cemento provenienti dalla Grecia da parte della Calcestruzzi. La partecipazione
         all'accordo Cembureau di osservanza dei limiti dei mercati nazionali rappresenta l'infrazione sanzionata con la decisione
         Cemento e il Tribunale ha considerato che quest'ultima aveva un oggetto diverso da quello esaminato dalla decisione dell'autorità
         italiana della concorrenza in merito ai contratti di fornitura ed alle convenzioni di cooperazione tra la Calcestruzzi e i
         detti cementieri. 
         
         
         340
            
          Poiché manca l'identità dei fatti, non sussistono violazioni del principio del ne bis in idem. 
         
         
         341
            
          Per quanto riguarda l'argomento della Buzzi Unicem secondo cui il Tribunale avrebbe snaturato il senso che avrebbe dovuto
         essere attribuito ai resoconti delle riunioni del 17 giugno e del 4 settembre 1987, si deve rilevare che il Tribunale non
         ha né deformato le prove né esposto una motivazione contraddittoria. La Buzzi Unicem si è limitata ad esprimere il suo disaccordo
         nei confronti della valutazione dei documenti pertinenti operata dal Tribunale ed ha ribadito la sua versione dei fatti, già
         respinta dal Tribunale. 
         
         
         342
            
          Per quanto riguarda la durata dell'infrazione, essa è stata fissata sulla base della durata dei contratti di fornitura e delle
         convenzioni di cooperazione stipulati tra i cementieri italiani e la Calcestruzzi. La circostanza che tali cementieri hanno
         rispettato l'accordo Cembureau fino al 3 aprile 1992, mentre gli altri produttori di cemento avevano cessato di applicarlo,
         indica che essi hanno mantenuto in vigore l'accordo più a lungo dei detti produttori. Per quanto riguarda la pratica concordata
         diretta a sottrarre ai produttori greci e in particolare alla Titan il cliente Calcestruzzi, essa è stata prorogata fino all'ultima
         riunione tenuta a tal fine in seno all'ETF (v. punti 3301-3310 della sentenza impugnata). 
         
         
         343
            
          Occorre quindi dichiarare irricevibili e/o infondati i motivi attinenti ad asseriti errori di diritto, ad un difetto di motivazione,
         allo snaturamento di elementi di prova e ad una violazione dei diritti della difesa per quanto riguarda le attività nell'ambito
         dell'ETF, nonché gli accordi e le pratiche dirette a difendere il mercato italiano. 
         
         
         
         C ─
          Sull'imputazione di responsabilità
         
         
         344
            
          Dalla sentenza impugnata risulta che l'Aalborg è stata costituita il 26 giugno 1990 ed ha acquistato, con effetto retroattivo
         al 1° gennaio 1990, la cementeria della società Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement Fabrik. Quest'ultima è divenuta una
         holding che detiene, come la Blue Circle, il 50% delle azioni dell'Aalborg. 
          Argomenti delle parti
         
         
         345
            
          L'Aalborg fa valere che il Tribunale ha illegittimamente confermato, nella decisione impugnata, la decisione della Commissione
         di imputare a tale società la responsabilità delle infrazioni commesse dall'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement Fabrik.
         
         
         
         346
            
          L'Aalborg conclude che il Tribunale, al punto 1336 della sentenza impugnata, sembra fondare la sua responsabilità sulla considerazione
         che i fatti menzionati al punto 344 della presente sentenza costituivano una riorganizzazione in seno alla stessa entità giuridica.
         Essa sostiene di aver affermato durante le udienze dinanzi al Tribunale che non era esatto che la sua creazione si iscrivesse
         nell'ambito di una riorganizzazione del gruppo al quale appartiene. Infatti, un'altra entità giuridica, la Blue Circle, avrebbe
         acquisito la proprietà economica della metà delle attività precedentemente esercitate dall'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement
         Fabrik. 
         
         
         347
            
          L'Aalborg fa valere che la giurisprudenza della Corte riguardante il trasferimento della responsabilità (citate sentenze Suiker
         Unie e a./Commissione, CRAM e Rheinzink/Commissione nonché Commissione/Anic Partecipazioni) concerne solo casi in cui l'impresa
         responsabile aveva cessato di esistere ed un'altra impresa aveva acquistato l'insieme delle sue risorse materiali ed umane.
         La Corte vi avrebbe indicato che il criterio cosiddetto della  
         continuità economica entra in gioco solo qualora la persona giuridica responsabile della gestione dell'impresa abbia cessato di esistere giuridicamente
         dopo aver commesso l'infrazione. 
         
         
         348
            
          Nel caso di specie, la persona giuridica responsabile delle infrazioni contestate nella decisione Cemento, l'Aktieselskabet
         Aalborg Portland-Cement Fabrik, non avrebbe cessato di esistere, il che, d'altronde, non sembrerebbe essere stato oggetto
         di contestazione da parte della Commissione. Di conseguenza, tale responsabilità, secondo l'Aalborg, non può esserle imputata,
         come è invece stato fatto nella detta decisione e nella sentenza impugnata. 
         
         
         349
            
          L'Aalborg sostiene inoltre che il difetto di motivazione per quanto riguarda la persona giuridica responsabile dell'infrazione
         deve implicare l'annullamento della sentenza impugnata. Il fatto che essa non abbia specificamente segnalato, durante il procedimento
         amministrativo, un'eventuale ambiguità per quanto attiene alla persona giuridica responsabile non può avere la conseguenza
         che la Commissione non era tenuta a designare precisamente il soggetto responsabile, motivando la sua scelta. 
         
         
         350
            
          L'Aalborg precisa al riguardo che essa non aveva ragioni particolari per correggere l'indicazione, da parte della Commissione,
         del destinatario della CA, in quanto tale indicazione sarebbe stata basata su una diversa tesi, quella di un'intesa asseritamente
         ancora vigente. 
         
         
         351
            
          Tuttavia, poiché tale tesi è stata modificata nella decisione Cemento, il problema dell'identità del destinatario della decisione
         sarebbe divenuto essenziale. L'Aalborg non avrebbe potuto essere ritenuta responsabile delle attività di un'impresa durante
         il periodo storico al quale la decisione Cemento, contrariamente alla CA, ricollega tale infrazione. Considerato che l'Aalborg
         non era stata ancora costituita al momento delle riunioni di cui trattasi, i suoi rappresentanti sarebbero stati incontestabilmente
         assenti alle riunioni ritenute fondamentali per l'intesa constatata nella decisione Cemento. 
         
         
         352
            
          La Commissione considera che un'entità economica resta la stessa ove l'insieme dei mezzi di produzione impiegati per la fabbricazione
         del cemento sia trasferito da un'impresa a un'altra che prosegue tale attività industriale. Essa fa valere che un apporto
         di capitale da parte di una nuova impresa non modifica in nulla il fatto che, per quanto riguarda la produzione, si tratta
         sempre della stessa entità economica. 
         
         
         353
            
          Per la Commissione, il Tribunale non ha commesso alcuna irregolarità procedurale quando ha preso in considerazione il fatto
         che l'Aalborg ha riconosciuto, durante le udienze, di non aver contestato, nella sua risposta alla CA, la possibilità di essere
         ritenuta responsabile degli atti dell'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement Fabrik. 
          Giudizio della Corte
         
         
         354
            
          Nell'ambito dell'impugnazione proposta dall'Aalborg, spetta alla Corte esaminare se il Tribunale sia incorso in un errore
         considerando che la Commissione aveva il diritto di procedere contro tale società e di considerarla responsabile dei comportamenti
         anticoncorrenziali dell'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement Fabrik prima della costituzione dell'Aalborg. 
         
         
         355
            
          Più in particolare, occorre determinare se il fatto che l'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement Fabrik esiste ancora escluda
         totalmente e necessariamente la possibilità, per la Commissione, di procedere contro l'Aalborg in quanto autore dell'infrazione
         da un punto di vista economico ed organizzativo. 
         
         
         356
            
          Non è contestato che le attività economiche nel settore del cemento dell'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement Fabrik sono
         state trasferite all'Aalborg nel 1990. 
         
         
         357
            
          Quando il Tribunale ha considerato, al punto 1335 della sentenza impugnata, che l'Aalborg e l'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement
         Fabrik costituiscono un identico soggetto economico ai fini dell'applicazione dell'art. 85, n. 1, del Trattato, tale constatazione
         dev'essere intesa nel senso che l'impresa gestita dall'Aalborg a partire dal 1990 è identica a quella precedentemente gestita
         dall'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement Fabrik (v., al riguardo, punto 59 della presente sentenza). 
         
         
         358
            
          Il fatto che l'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement Fabrik esiste ancora come entità giuridica non inficia tale conclusione
         e non costituiva quindi, di per sé, un motivo di annullamento della decisione Cemento per quanto riguarda l'Aalborg. 
         
         
         359
            
          Al riguardo, è vero che nella sentenza Commissione/Anic Partecipazioni, cit. (punto 145), la Corte ha dichiarato che può esservi
         continuità economica solo nel caso in cui la persona giuridica responsabile della gestione dell'impresa abbia cessato di esistere
         giuridicamente dopo la commissione dell'infrazione. Tale causa riguardava tuttavia il caso di due imprese esistenti ed operative,
         una delle quali aveva semplicemente ceduto all'altra una certa parte delle sue attività, e che non avevano tra di esse nessi
         strutturali. Ora, come risulta dal punto 343 della presente sentenza, ciò non si verifica nel caso di specie. 
         
         
         360
            
          Quanto all'asserito difetto di motivazione, il Tribunale poteva legittimamente considerare, al punto 1336 della sentenza impugnata,
         che, poiché l'Aalborg non ha affermato dinanzi alla Commissione di non poter essere ritenuta responsabile degli atti compiuti
         dall'Aktieselskabet Aalborg Portland-Cement Fabrik, la Commissione non era tenuta ad approfondire, nella decisione Cemento,
         le ragioni per le quali essa imputava all'Aalborg tale responsabilità. 
         
         
         361
            
          Tale motivo di annullamento deve quindi essere dichiarato infondato. 
         
         
         
         D ─
          Sulle ammende
          1. La determinazione delle ammende nella decisione Cemento
         
         
         362
            
          La decisione Cemento ha distinto due categorie o gruppi di imprese e di associazioni: da un lato, quelle che hanno partecipato
         all'accordo Cembureau e, dall'altro, quelle il cui intervento è stato meno decisivo e di minore gravità. I comportamenti descritti
         agli artt. 2-4 della decisione Cemento sono stati considerati dalla Commissione più gravi di quelli descritti agli artt. 5
         e 6 di tale decisione, che avevano effetti meno diretti sulla compartimentazione dei mercati nazionali. 
         
         
         363
            
          Alle imprese ed alle associazioni della prima categoria, che si sono sforzate di garantire il rispetto dei mercati nazionali
         con la stessa intensità ed hanno esercitato un influsso diretto sulla compartimentazione di tali mercati, è stata inflitta
         un'ammenda il cui importo corrispondeva al 4% del fatturato realizzato da ciascuna di esse sul mercato del cemento grigio
         nel 1992. L'importo dell'ammenda irrogata a quelle della seconda categoria equivaleva al 2,8% dello stesso parametro. 
         
         
         364
            
          La valutazione della proporzionalità delle ammende inflitte alla gravità e alla durata dell'infrazione rientra nella competenza
         giurisdizionale anche di merito conferita al Tribunale dall'art. 17 del regolamento n. 17. Svolgendo tale controllo, il Tribunale
         ha parzialmente accolto il ricorso delle ricorrenti in primo grado. Infatti, nella fissazione degli importi delle ammende,
         la Commissione aveva considerato che tali imprese avessero partecipato all'intesa durante 122 mesi, mentre il procedimento
         dinanzi al Tribunale ha permesso di accertare che la reale durata della loro partecipazione era più breve. Il Tribunale ha
         quindi ridotto proporzionalmente gli importi delle ammende. 
         
         
         365
            
          Nell'ambito delle impugnazioni in esame, l'analisi della Corte si limita al problema di sapere se, confermando i criteri impiegati
         dalla Commissione per la fissazione delle ammende e controllando la loro applicazione, o addirittura correggendo tale applicazione,
         il Tribunale abbia commesso un errore manifesto o sia venuto meno ai principi di proporzionalità e di uguaglianza che disciplinano
         l'irrogazione delle ammende. 
         
         
         366
            
          I motivi fatti valere nell'ambito di tali impugnazioni sono raggruppati ai fini della presente sentenza, salvo per quanto
         riguarda i motivi di una delle ricorrenti. 
          2. I motivi attinenti ai criteri di fissazione delle ammende, nonché ai principi di uguaglianza e di proporzionalità
          Argomenti delle parti
         
         
         367
            
          Tutte le ricorrenti nelle impugnazioni in esame hanno sollevato motivi diretti all'annullamento o alla riduzione delle ammende
         loro inflitte con la decisione Cemento e ridotte in seguito dal Tribunale. Essi riguardano in particolare i criteri impiegati
         dalla Commissione per irrogare le ammende, nonché asserite violazioni dei principi di proporzionalità e di uguaglianza nel
         calcolo delle ammende con l'irrogazione di sanzioni molto elevate senza prendere in considerazione il grado di partecipazione
         di ciascuna impresa. Le ricorrenti criticano altresì il fatto che la sanzione non è stata diminuita in misura maggiore dopo
         l'annullamento di diverse infrazioni e la riduzione della durata di altre infrazioni, di modo che imprese il cui intervento
         sarebbe stato meno decisivo e di minore gravità sarebbero state destinatarie della stessa sanzione. 
         
         
         368
            
          L'Aalborg e la Cementir considerano, più in particolare, che il principio di uguaglianza è stato violato nella misura in cui
         altre imprese, inquadrate come loro nel sottogruppo di quelle la cui responsabilità era maggiore, avevano partecipato all'intesa
         più intensamente. La Buzzi Unicem considera altresì che l'annullamento, da parte del Tribunale, di taluni articoli della decisione
         Cemento, in quanto non era dimostrata la partecipazione dell'Unicem alle infrazioni ivi descritte, deve implicare una riduzione
         dell'ammenda. 
         
         
         369
            
          Secondo la Commissione, la posizione del Tribunale è diretta conseguenza del rigetto dell'argomento secondo cui le ammende
         dovrebbero essere proporzionali alle misure esecutive dell'accordo Cembureau attuate da ciascuna impresa. Il Tribunale avrebbe
         così confermato l'analisi della Commissione, al punto 65 della motivazione della decisione Cemento, secondo cui occorreva
         sanzionare la partecipazione in generale all'esecuzione di tale accordo. La scelta di non ridurre l'importo dell'ammenda come
         conseguenza dell'annullamento di talune parti degli artt. 3 e 4 della detta decisione sarebbe conforme a tale analisi, dato
         che, per quanto riguarda il mercato del cemento grigio, l'ammenda sarebbe basata sull'art. 1 della stessa decisione. In ogni
         caso il Tribunale, conformemente all'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, avrebbe graduato la sanzione a seconda della gravità
         del comportamento di ciascuna impresa, nonché della sua durata e del ruolo svolto da ciascuna di esse nell'intesa. 
          Giudizio della Corte
         
         
         370
            
          Poiché fanno riferimento a questioni di fatto o si limitano a riprodurre argomenti già esposti in primo grado ed ai quali
         il Tribunale ha risposto ai punti 4964-4969 della sentenza impugnata, i motivi attinenti ai criteri di fissazione delle ammende
         e alla gravità della partecipazione delle ricorrenti nelle presenti impugnazioni sono irricevibili. 
         
         
         371
            
          Per quanto riguarda l'asserito difetto di motivazione della sentenza impugnata in merito ai criteri di fissazione delle ammende,
         occorre rilevare che, senza escludere che il Tribunale non abbia risposto in modo esplicito all'uno o all'altro argomento
         isolato in un testo unitario e completo, la sentenza impugnata contiene una motivazione sufficiente. Infatti, il Tribunale
         ha confermato la scelta della Commissione di valutare la responsabilità complessiva delle imprese e di sanzionare l'infrazione
         rappresentata dall'accordo Cembureau piuttosto che i diversi elementi costitutivi della detta infrazione. Esso ha spiegato
         che il numero di infrazioni specifiche commesse da un'impresa non costituiva un criterio pertinente di valutazione del suo
         grado di responsabilità nel detto accordo. Esso ha altresì confermato la valutazione della Commissione secondo cui le misure
         di protezione dirette dei mercati nazionali erano più gravi delle misure di canalizzazione delle eccedenze di produzione verso
         i paesi terzi (punti 4965, 4966-4968 e 4975 della sentenza impugnata). 
         
         
         372
            
          D'altra parte, l'obbligo di motivazione non impone al Tribunale di fornire una spiegazione che segua esaustivamente e uno
         per uno tutti i ragionamenti svolti dalle parti della controversia. La motivazione può quindi essere implicita, a condizione
         che consenta agli interessati di conoscere le ragioni per le quali sono state adottate le misure di cui trattasi ed al giudice
         competente di disporre degli elementi sufficienti per esercitare il suo controllo (v., in tal senso, sentenza 25 ottobre 2001,
         causa C-120/99, Italia/Consiglio, Racc. pag. I-7997, punto 28). 
         
         
         373
            
          Per quanto riguarda i criteri di fissazione dell'ammenda e il rispetto dei principi di uguaglianza e di proporzionalità, il
         Tribunale ha confermato i criteri adottati dalla Commissione. Esso ha quindi dichiarato che la Commissione ha legittimamente
         scelto di sanzionare la partecipazione all'accordo Cembureau in quanto tale, a prescindere dai comportamenti e dal numero
         di misure di esecuzione adottati da ciascuna impresa. Allo stesso modo, il Tribunale ha considerato che la distinzione operata
         dalla Commissione tra partecipanti diretti (prima categoria) e indiretti (seconda categoria) era fondata e che la Commissione
         non era quindi tenuta a valutare il ruolo specifico svolto da ciascuna di esse nei diversi fatti costitutivi d'infrazione
         constatati. Il Tribunale ha altresì dichiarato che il numero di infrazioni specifiche commesse da una data impresa nell'ambito
         dell'accordo Cembureau non costituiva, nella fattispecie, un criterio pertinente di valutazione del suo grado di responsabilità.
         
         
         
         374
            
          I criteri utilizzati dal Tribunale, cioè l'adesione continuata all'accordo Cembureau mediante partecipazione o collaborazione
         a una o più misure di applicazione di tale accordo e l'incidenza dei comportamenti sulla concorrenza e sulla compartimentazione
         dei mercati nazionali, sono conformi ai principi, esposti ai punti 89-92 della presente sentenza, che disciplinano l'irrogazione
         di ammende. 
         
         
         375
            
          Occorre quindi dichiarare irricevibili e/o infondati i motivi attinenti ai criteri di fissazione delle ammende, nonché ai
         principi di uguaglianza e di proporzionalità. 
          3. Sul capo del sesto motivo della Cementir, attinente al calcolo del fatturato
          Argomenti della Cementir
         
         
         376
            
          La Cementir fa valere un errore contabile nel calcolo del fatturato effettuato dalla Commissione, nel senso che il prezzo
         del trasporto del cemento o quello dei sacchi in cui esso era consegnato sarebbero stati inclusi nel prezzo di vendita. Dato
         che il fatturato delle altre imprese oggetto della decisione Cemento non includeva tali elementi di costo, essa sarebbe vittima
         di una disparità di trattamento. 
          Giudizio della Corte
         
         
         377
            
          Tale capo del sesto motivo della Cementir è irricevibile, in quanto tale impresa si limita a ribadire argomenti già esposti
         in primo grado ed ai quali il Tribunale ha risposto ai punti 5030-5032 della sentenza impugnata. Quanto al punto di tale capo
         del motivo riguardante il principio di parità di trattamento, è sufficiente rilevare che la Cementir non ha prodotto alcun
         elemento che consenta di dimostrare che la sentenza impugnata costituisce una violazione del detto principio nei suoi confronti.
         
         
         
         378
            
          Occorre quindi dichiarare in parte irricevibile e in parte infondato il capo del sesto motivo della Cementir relativo al calcolo
         del fatturato. 
          4. Sul secondo motivo della Ciments français, relativo alla sua controllata belga
          Argomenti delle parti
         
         
         379
            
          Nel calcolo delle ammende inflitte alla Ciments français, la Commissione ha tenuto conto dei fatturati realizzati dalle controllate
         spagnole, greca e belga di tale società. Il Tribunale avrebbe confermato nel proprio calcolo il fatturato della controllata
         belga, dato che la Ciments français non aveva contestato di averne il controllo al momento in cui erano state commesse le
         infrazioni. Secondo la Ciments français la sentenza impugnata contiene al riguardo un errore di valutazione manifesto, in
         quanto dal fascicolo del procedimento di primo grado risulta che essa ha assunto il controllo della Compagnie des ciments
         belges SA (in prosieguo: la  
         CCB) a partire dall'ottobre 1990. La valutazione del Tribunale conterrebbe altresì un errore di diritto per violazione del divieto
         di discriminazione, poiché tale valutazione avrebbe indotto il Tribunale a trattare diversamente imprese che si trovavano
         nella stessa situazione: le controllate della Ciments français sarebbero state sanzionate più severamente delle controllate
         di altre società e la controllata belga della Ciments français sarebbe stata trattata più severamente delle controllate spagnole
         e greca di quest'ultima. La Ciments français chiede quindi l'annullamento parziale della sentenza impugnata e la riduzione
         da EUR 12,52 milioni a EUR 9,62 milioni dell'importo dell'ammenda inflittale per l'infrazione commessa sul mercato del cemento
         grigio. 
         
         
         380
            
          La Commissione fa valere che il motivo solleva un problema di mero fatto ed è quindi irricevibile. Il Tribunale avrebbe indicato
         che un calcolo dell'ammenda sulla base del fatturato complessivo del gruppo non significa che sono le controllate a dover
         versare tale ammenda. Il motivo sarebbe inoltre privo di fondamento in quanto, in primo grado, la Ciments français avrebbe
         fatto riferimento solo alla propria lettera del 28 febbraio 1994, nella quale non avrebbe menzionato la data in cui aveva
         assunto il controllo della sua filiale belga. I documenti che ne fornirebbero la prova sarebbero stati prodotti solo in sede
         di replica e il dibattimento dinanzi al Tribunale non avrebbe riguardato l'incidenza della data di acquisizione della controllata
         sul calcolo dell'ammenda, di modo che l'errore eventualmente commesso a tal proposito dal Tribunale non può essere considerato
         manifesto. Infine, la posizione del Tribunale non sarebbe del tutto coerente in quanto, se l'ammenda dev'essere calcolata
         in funzione del fatturato globale dell'impresa responsabile, si dovrebbe tener conto del fatturato delle controllate che facevano
         parte del gruppo alla data presa in considerazione per fissare le ammende. Non vi sarebbe alcuna ragione di escludere le imprese
         che non facevano parte del gruppo al momento dell'infrazione. 
          Giudizio della Corte
         
         
         381
            
          Il fascicolo amministrativo, la stessa decisione Cemento [punto 5, n. 7, lett. g), terzo trattino, secondo comma, della motivazione]
         e il fascicolo di primo grado, inclusa una lettera del 22 settembre 1998 in risposta ad un quesito del giudice relatore, fanno
         emergere che la Ciments français aveva indicato a più riprese di aver assunto il controllo della CCB solo nel mese di ottobre
         1990. 
         
         
         382
            
          Il Tribunale ha escluso dal calcolo delle ammende inflitte alla Ciments français il fatturato delle controllate spagnole e
         greca di tale società in quanto aveva accertato che quest'ultima non le controllava ancora al momento in cui si era resa colpevole
         dei comportamenti costitutivi dell'infrazione. Il Tribunale ha peraltro ammesso che, nel 1990, la Ciments français aveva cessato
         qualsiasi comportamento controverso. 
         
         
         383
            
          Ora, dalla stessa decisione Cemento risulta che la Ciments français aveva assunto il controllo della CCB durante il 1990,
         cioè lo stesso anno in cui aveva assunto il controllo delle sue filiali spagnole e greca. Contrariamente a quanto sostenuto
         dalla Commissione, il Tribunale ha quindi commesso un errore manifesto riscontrabile leggendo un documento come la decisione
         Cemento, che si trovava evidentemente, fin dall'inizio, al centro del dibattimento. 
         
         
         384
            
          Si deve quindi accogliere il secondo motivo della Ciments français e ricollegare a tale errore del Tribunale la stessa conseguenza
         giuridica che esso ha applicato alle controllate spagnole e greca di tale società, sottraendo il fatturato realizzato dalla
         CCB nel 1992 dalla base di calcolo delle ammende. La sentenza impugnata è quindi annullata nella parte in cui ha fissato a
         EUR 12 519 000 l'importo dell'ammenda che sanziona le infrazioni commesse dalla Ciments français sul mercato del cemento grigio.
         
         
         
         385
            
          Considerato che la Corte dispone di tutti gli elementi necessari per statuire essa stessa definitivamente sulla controversia,
         in applicazione dell'art. 61, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, l'ammenda inflitta alla Ciments français
         dall'art. 9 della decisione è ricondotta a EUR 9 620 000, calcolo basato sui dati che tale impresa ha fornito dinanzi al Tribunale,
         poi dinanzi alla Corte, e che non sono stati contestati dalla Commissione. 
          5. Altri motivi
         
         
         386
            
          L'Italcementi sostiene che il Tribunale non ha distinto le epoche durante le quali la sua adesione all'accordo Cembureau era
         stata meno intensa da quelle durante le quali essa vi era più coinvolta. L'Italcementi contesta al Tribunale di non aver ridotto
         l'importo dell'ammenda, nonostante l'annullamento dell'art. 2, nn. 1 e 2, della decisione Cemento e la constatazione che il
         comportamento descritto all'art. 5 della stessa decisione non era contrario all'art. 85, n. 1, del Trattato. 
         
         
         387
            
          Al riguardo si deve rilevare che il Tribunale ha proceduto ad una riduzione proporzionale dell'importo dell'ammenda in funzione
         della durata della partecipazione dell'Italcementi all'accordo Cembureau, di modo che l'annullamento del detto art. 2, per
         quanto la riguarda, si è ripercosso sull'importo dell'ammenda (v. punto 4381 della sentenza impugnata). Quanto all'annullamento
         dell'art. 5, esso non diminuisce né la gravità né la durata del comportamento dell'Italcementi e non è quindi tale da avere
         una ripercussione sull'importo dell'ammenda. Il Tribunale non ha violato il principio di proporzionalità considerando che
         il numero di infrazioni specifiche commesse da un'impresa non determina la valutazione del suo grado di responsabilità in
         un accordo. Quanto alla distinzione tra diversi periodi secondo il grado di coinvolgimento dell'Italcementi, tale argomento
         si riferisce ai fatti e non può essere esaminato nell'ambito di un'impugnazione. Pertanto, tale motivo dev'essere dichiarato
         in parte irricevibile e in parte infondato. 
         
         
         388
            
          D'altra parte, l'Irish Cement sostiene che il Tribunale non ha risposto al suo argomento secondo cui il suo comportamento
         non era tale da incidere sulla compartimentazione dei mercati nazionali e secondo cui essa ha partecipato solo in misura marginale
         ai fatti contestati dalla Commissione. 
         
         
         389
            
          Tale motivo dev'essere respinto in quanto il Tribunale ha risposto implicitamente al detto argomento ai punti 4966 e 4975
         della sentenza impugnata. Inoltre, esso fa riferimento ai fatti, senza sollevare alcun problema di diritto. 
         
         Sulle spese
         390
            
          Conformemente all'art. 69, n. 2, primo comma, del regolamento di procedura, reso applicabile al procedimento di impugnazione
         in forza dell'art. 118 dello stesso regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda.
         Poiché la Commissione ha fatto domanda di condannare alle spese le ricorrenti nelle impugnazioni in esame, l'Aalborg, l'Irish
         Cement, l'Italcementi, la Buzzi Unicem e la Cementir, rimaste soccombenti, devono essere condannate alle spese nelle cause
         C-204/00 P, C-205/00 P, C-213/00 P, C-217/00 P e C-219/00 P. 
         
         
         391
            
          Ai sensi dell'art. 122, primo comma, del regolamento di procedura, quando l'impugnazione è accolta e la controversia viene
         definitivamente decisa dalla Corte, quest'ultima statuisce sulle spese. Ai sensi dell'art. 69, n. 3, primo comma, di tale
         regolamento, reso applicabile al procedimento d'impugnazione in forza dell'art. 118 dello stesso regolamento, la Corte può
         decidere che ciascuna delle parti sopporti le proprie spese se le parti soccombono rispettivamente su uno o più punti. Poiché
         la Ciments français e la Commissione sono rimaste parzialmente soccombenti nella causa C-211/00 P, occorre statuire che ciascuna
         di esse sopporterà le proprie spese in tale causa. 
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            LA CORTE (Quinta Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce:  
         
            
            1)
             Il punto 12, settimo trattino, del dispositivo della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 15 marzo
            2000, cause riunite T-25/95, T-26/95, da T-30/95 a T-32/95, da T-34/95 a T-39/95, da T-42/95 a T-46/95, T-48/95, da T-50/95
            a T-65/95, da T-68/95 a T-71/95, T-87/95, T-88/95, T-103/95 e T-104/95, Cimenteries CBR e a./Commissione, è annullato. 
            
            
            2)
             L'importo dell'ammenda inflitta alla Ciments français SA per l'infrazione constatata all'art. 1 della decisione della Commissione
            30 novembre 1994, 94/815/CE, relativa ad una procedura d'applicazione dell'art. 85 del Trattato CE (Caso IV/33.126 e 33.322
            ─ Cemento), è fissato a EUR 9 620 000. 
            
            
            3)
            I ricorsi contro la sentenza del Tribunale di primo grado sono respinti quanto al resto. 
            
            4)
            L'Aalborg Portland AS, l'Irish Cement Ltd, l'Italcementi ─ Fabbriche Riunite Cemento Spa, la Buzzi Unicem Spa e la Cementir ─ Cementerie
               del Tirreno Spa sono condannate alle spese rispettivamente nelle cause C-204/00 P, C-205/00 P, C-213/00 P, C-217/00 P e C-219/00 P.
               
            
            5)
            La Ciments français SA e la Commissione delle Comunità europee sopporteranno ciascuna le proprie spese nella causa C-211/00 P.
               
            
                  Jann
               
               
                  Edward 
               
               
                  La Pergola 
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 7 gennaio 2004. 
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente 
               
            
         
         
         
                   R. Grass 
               
               
                  V. Skouris  
               
            
      
      
          1 –
            
             Lingue processuali: il danese,il francesee l'italiano.