CELEX: 52014DC0411
Language: it
Date: 2014-06-02 00:00:00
Title: Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2014 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2014 della Francia

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		52014DC0411
		
			Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2014 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2014 della Francia /* COM/2014/0411 final - 2014/ () */
			
				
		
		
			
			   	 
 
Raccomandazione di
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
sul programma nazionale di riforma 2014 della
Francia
e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2014 della
Francia

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, in particolare l'articolo 121, paragrafo 2, e l'articolo 148,
paragrafo 4,
visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del
Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle
posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle
politiche economiche[1],
in particolare l'articolo 5, paragrafo 2,
visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla
prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici[2], in particolare l'articolo
6, paragrafo 1,
vista la raccomandazione della Commissione
europea[3],
viste le risoluzioni del Parlamento europeo[4],
viste le conclusioni del Consiglio europeo,
visto il parere del comitato per l'occupazione,
visto il parere del comitato economico e
finanziario,
visto il parere del comitato per la protezione
sociale,
visto il parere del comitato di politica
economica,
considerando quanto segue:
(1)                   
Il 26 marzo 2010 il Consiglio europeo ha approvato
la proposta della Commissione di lanciare Europa 2020, una nuova strategia per
la crescita e l'occupazione basata su un maggiore coordinamento delle politiche
economiche e incentrata sui settori chiave in cui occorre intervenire per
rafforzare il potenziale di crescita sostenibile e di competitività dell'Europa.
(2)                   
Il 13 luglio 2010 il Consiglio ha adottato, sulla
base delle proposte della Commissione, una raccomandazione sugli orientamenti
di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell'Unione
(2010-2014) e, il 21 ottobre 2010, una decisione sugli orientamenti per le
politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione, che insieme formano gli
"orientamenti integrati". Gli Stati membri sono stati invitati a
tener conto degli orientamenti integrati nelle proprie politiche nazionali in
materia economica e di occupazione.
(3)                   
Il 29 giugno 2012 i capi di Stato o di governo
hanno convenuto un patto per la crescita e l'occupazione che offre un quadro
coerente per l'adozione di misure a livello nazionale, dell'UE e della zona
euro con il ricorso a tutti gli strumenti, leve e politiche possibili. Essi
hanno stabilito le misure da adottare a livello degli Stati membri, in
particolare affermando il pieno impegno verso il conseguimento degli obiettivi
della strategia Europa 2020 e l'attuazione delle raccomandazioni specifiche per
paese.
(4)                   
Il 9 luglio 2013 il Consiglio ha adottato una
raccomandazione sul programma nazionale di riforma 2013 della Francia e ha
formulato il suo parere sul programma di stabilità aggiornato della Francia
2012-2017. Il 15 novembre 2013, in linea con il regolamento (UE)
n. 473/2013[5],
la Commissione ha presentato il suo parere sul documento programmatico di
bilancio 2014 della Francia[6].
(5)                   
Il 13 novembre 2013 la Commissione ha adottato l'analisi
annuale della crescita[7],
segnando l'inizio del semestre europeo di coordinamento delle politiche
economiche 2014. Lo stesso giorno la Commissione ha adottato, sulla base del
regolamento (UE) n. 1176/2011, la relazione sul meccanismo di allerta[8], in cui la Francia è
stata annoverata tra gli Stati membri che avrebbero fatto oggetto di un esame
approfondito.
(6)                   
Il 20 dicembre 2013 il Consiglio europeo ha
approvato le priorità per garantire la stabilità finanziaria, il risanamento di
bilancio e le azioni a favore della crescita. Esso ha sottolineato la necessità
di portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla
crescita, di ripristinare le normali condizioni per l'erogazione di prestiti
all'economia, di promuovere la crescita e la competitività, di contrastare la
disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi e di modernizzare la
pubblica amministrazione.
(7)                   
Il 5 marzo 2014 la Commissione ha pubblicato i
risultati dell'esame approfondito per la Francia[9]
a norma dell'articolo 5 del regolamento (UE) n. 1176/2011. In base alla
sua analisi la Commissione è giunta alla conclusione che la Francia continua a
presentare squilibri macroeconomici che richiedono un monitoraggio specifico e
un'azione politica risoluta. In particolare, il deterioramento della bilancia
commerciale e della competitività e le conseguenze dell'elevato livello di
indebitamento del settore pubblico meritano un'attenzione costante a livello
delle politiche.
(8)                   
Il 7 maggio 2014 la Francia ha presentato il suo
programma nazionale di riforma 2014 e il suo programma di stabilità 2014. I due
programmi sono stati valutati contemporaneamente, onde tener conto delle loro
correlazioni.
(9)                   
Obiettivo della strategia di bilancio delineata nel
programma di stabilità 2014 è la correzione del disavanzo eccessivo entro il
2015 e il raggiungimento dell'obiettivo a medio termine nel 2017. Il programma
di stabilità conferma il precedente obiettivo di un bilancio in pareggio in
termini strutturali, che è più rigoroso di quello richiesto dal patto di
stabilità e crescita. Il programma prevede che il disavanzo si attesti al 3%
del PIL nel 2015, al di sopra dell'obiettivo fissato dalla raccomandazione del
Consiglio del 21 giugno 2013. In seguito, l'aggiustamento (ricalcolato)
previsto verso l'obiettivo a medio termine è inferiore al requisito minimo
dello 0,5% del PIL. Nel complesso la strategia di bilancio delineata nel
programma è solo parzialmente in linea con i requisiti del patto di stabilità e
crescita. Il programma prevede che il debito pubblico raggiungerà il suo massimo,
pari al 95,6% del PIL, nel 2014 e nel 2015, per poi scendere al 91,9% nel 2017.
Lo scenario macroeconomico su cui si fondano le proiezioni di bilancio del
programma è plausibile per il 2014 e leggermente ottimistico per il 2015, con
una previsione di crescita del PIL rispettivamente dell'1,0% e dell'1,7% contro
l'1,0% e l'1,5% delle previsioni di primavera 2014 della Commissione. Nell'aprile
2014 un ente indipendente, lo "Haut Conseil des finances publiques",
ha emesso un parere sullo scenario macroeconomico del programma. Il 5 marzo
2014 la Commissione ha raccomandato alla Francia di compiere ulteriori sforzi
per assicurare il pieno rispetto delle raccomandazioni formulate dal Consiglio
nell'ambio della procedura per i disavanzi eccessivi. Per il 2014 il programma
indica una serie di misure aggiuntive, tra cui la soppressione degli
stanziamenti ministeriali, che dovrà essere adottata come parte di un bilancio
supplementare, e i primi effetti di un piano di risparmio di 50 miliardi di EUR
annunciato dal governo. Su questa base, e anche tenendo conto del fatto che lo
sforzo di bilancio realizzato nel 2013 è stato superiore a quanto previsto all'epoca
della raccomandazione della Commissione, si può ritenere che il programma
fornisca una risposta sostanzialmente adeguata a quella raccomandazione. Il
grado di specificità delle misure di risanamento di bilancio è insufficiente
per garantire in maniera credibile la correzione della situazione di disavanzo
eccessivo entro il 2015, come risulta dalle previsioni della Commissione che
indicano un disavanzo pari al 3,4% del PIL per il prossimo anno e un relativo
aggiustamento strutturale ben al di sotto del livello raccomandato dal
Consiglio. Inoltre, gli obiettivi del governo rischiano di dover essere
riveduti al ribasso. In particolare, non è ancora stata adottata una parte
delle misure aggiuntive per il 2014 annunciate del programma, e l'importo dei
risparmi previsto per il 2015 è molto ambizioso. Stando alle previsioni della
Commissione, lo sforzo di bilancio per il periodo 2013-2014 è inferiore di 0,2
punto percentuale del PIL, in termini di variazione (corretta) del saldo
strutturale, e di 0,1 punto percentuale del PIL, per quanto riguarda l'importo
delle misure ritenute necessarie al momento della formulazione della
raccomandazione del Consiglio. In base alla sua valutazione del programma e
alle previsioni della Commissione, a norma del regolamento (CE) n. 1466/97
del Consiglio, il Consiglio ritiene che le misure che sostengono la strategia
di bilancio debbano essere ulteriormente specificate e che vadano compiuti
ulteriori sforzi per conformarsi alla raccomandazione del Consiglio e
assicurare in seguito un adeguato percorso di aggiustamento verso l'obiettivo a
medio termine. In particolare, la futura legge di rettifica del bilancio 2014
dovrebbe specificare gli sforzi aggiuntivi.
(10)               
Dato che il debito pubblico è alto e tuttora in
ascesa e che il termine per correggere il disavanzo eccessivo è stato prorogato
al 2015, è più che mai importante attuare con rigore il bilancio 2014 e
perseguire con fermezza sostanziali sforzi di risanamento nel 2015. In
particolare, la spesa pubblica dovrebbe crescere a un ritmo molto più lento che
negli anni precedenti, come previsto dal governo francese. Occorre pertanto precisare ulteriormente la strategia di
riduzione della spesa, intensificando il processo in corso di revisione della
spesa pubblica e ridefinendo, se del caso, la portata dell'azione del governo.
Non è possibile conseguire a breve termine risparmi di una certa entità senza
ridurre in modo considerevole la spesa per la sicurezza sociale, che
rappresenta circa la metà della spesa del settore pubblico. Ciò implica una
riduzione dei costi per la sanità e le pensioni, ad esempio definendo obiettivi
più ambiziosi per la spesa sanitaria annuale e congelando temporaneamente le
pensioni nonché altre prestazioni sociali, come attualmente previsto dal
governo. La prevista nuova legge sul decentramento dovrebbe inoltre
razionalizzare i diversi livelli amministrativi in Francia al fine di eliminare
sovrapposizioni e aumentare le sinergie, l'efficienza e i risparmi
tramite la fusione o la soppressione di livelli amministrativi. Al riguardo,
occorre ricordare non solo che le riforme strutturali delineate nel programma
di stabilità prenderanno effetto solo a medio termine, sebbene il calendario
sia stato rispettato da quando è stato formulato il programma di stabilità, ma
che la loro attuazione è a rischio. Occorre inoltre rafforzare il controllo
della spesa delle amministrazioni locali, anche limitando l'aumento del loro
gettito fiscale contestualmente all'applicazione rigorosa della riduzione delle
sovvenzioni dell'amministrazione centrale. Al di là della necessità di
risparmiare nel breve termine, anche la sostenibilità a lungo termine delle
finanze pubbliche è motivo di preoccupazione. Se è vero che la spesa pubblica
per la sanità è stata tenuta sotto controllo negli ultimi anni, sono necessari
ulteriori sforzi per migliorare l'efficacia del sistema sanitario in termini di
costi. In particolare, è necessario continuare ad attuare politiche di
contenimento dei costi poiché si prevede che a medio e lungo termine il sistema
sanitario dovrà affrontare un aumento significativo della spesa. Tra i settori
in cui occorre migliorare l'efficacia figurano la spesa farmaceutica ed
amministrativa e le cure ospedaliere. Infine, nel dicembre 2013 è stata
adottata una riforma delle pensioni allo scopo di assicurare la sostenibilità a
lungo termine del sistema. Tuttavia questa riforma non basterà ad eliminare il
disavanzo del sistema pensionistico e, in particolare, il disavanzo generato
dai regimi per i funzionari pubblici e gli impiegati in varie imprese
pubbliche. Nel complesso, stando alle previsioni delle autorità francesi, i
nuovi provvedimenti pensionistici dimezzeranno soltanto il disavanzo
complessivo del sistema a circa lo 0,5% del PIL nel 2020. L'entità dell'aggiustamento
sottostà inoltre a rischi non indifferenti poiché lo scenario macroeconomico
sul quale si fondano le proiezioni potrebbe rivelarsi eccessivamente
ottimistico. Un comitato per il monitoraggio delle pensioni di recente
creazione ("Comité de suivi des retraites") dovrebbe garantire la
graduale eliminazione del disavanzo del sistema.
(11)               
La Francia è tra gli Stati membri con il più alto costo
del lavoro. Gli elevati oneri fiscali che gravano sul lavoro riducono
soprattutto la redditività delle imprese. Per sostenere la competitività, il
governo francese ha adottato una serie di iniziative volte a ridurre gli oneri
fiscali sul lavoro. Nel dicembre 2012 è stata adottata una riduzione d'imposta
per favorire la competitività e l'occupazione (crédit d'impôt
pour la compétitivité et l'emploi — CICE), che equivale a
una riduzione del costo del lavoro per i salari inferiori a 2,5 volte il
salario minimo. Nel gennaio 2014 è stato annunciato un ulteriore taglio del
costo del lavoro pari a 10 miliardi di EUR nel contesto di un "patto di
responsabilità e solidarietà". Queste due misure apporteranno insieme 30
miliardi di EUR, pari all'1,5% del PIL, un importo commisurato all'aumento
complessivo registrato a livello di imposizione delle imprese nel 2010-2013, e
dovrebbero colmare solo la metà del divario tra la Francia e la media della
zona euro in termini di contributi sociali a carico dei datori di lavoro.
Inoltre, le imprese esportatrici che tendenzialmente hanno alti livelli
salariali beneficeranno in misura minore della riduzione d'imposta CICE
rispetto alle imprese non esportatrici, riducendo così l'impatto della misura
in termini di competitività. Il patto di responsabilità e solidarietà prevede
una riduzione del costo del lavoro per i livelli salariali bassi e mira a
salari che siano da 1,6 a 3,5 superiori al salario minimo. Quest'ultima misura,
la cui entrata in vigore è prevista a partire dal 2016, dovrebbe avere un
impatto più diretto sulle imprese esportatrici. In Francia, la fissazione dei
salari tende a creare distorsioni della struttura salariale e a limitare la
capacità delle imprese di procedere ad aggiustamenti salariali nei periodi di recessione
economica. L'alto consiglio per il finanziamento della protezione sociale ("Haut
Conseil du financement de la protection sociale") ha valutato l'impatto
sull'occupazione di diversi scenari di esenzione dai contributi sociali, ma è
stata prestata un'attenzione limitata all'impatto sull'evoluzione salariale.
Tuttavia, anche se sono state concesse ampie esenzioni ai lavoratori che
percepiscono il salario minimo, il costo del lavoro retribuito al minimo rimane
alto. Tali esenzioni hanno contribuito a contenere i costi del lavoro nel 2013,
segnando uno sviluppo positivo, ma il livello del salario minimo in Francia è
tale da offrire un potere d'acquisto tra i più alti dell'UE. Occorre quindi che
il salario minimo continui a evolvere secondo criteri che sostengano la
competitività e la creazione di posti di lavoro. In Francia ci sono solo poche
eccezioni al salario minimo garantito e si dovrebbero compiere sforzi
aggiuntivi per ridurre il costo del lavoro per i gruppi vulnerabili.
(12)               
In una serie di inchieste internazionali sul
contesto imprenditoriale delle imprese la posizione della Francia a livello
mondiale si è deteriorata. Benché siano stati compiuti progressi nell'ambito di
un'energica azione di semplificazione lanciata nel luglio 2013 che aveva ad
oggetto i rapporti tra le imprese e le amministrazioni pubbliche, occorre
migliorare ulteriormente il contesto imprenditoriale. Non sono inoltre state
ancora definite e attuate alcune misure previste nell'ambito del piano di
semplificazione. In particolare, va prestata attenzione specifica alle
disposizioni del codice del lavoro o alle norme in materia contabile collegate
a specifiche soglie di inquadramento a seconda delle dimensioni delle imprese,
un vincolo che ostacola la crescita delle imprese francesi. Tali norme possono
costituire un ostacolo che impedisce alle PMI di raggiungere una dimensione che
consentirebbe loro di esportare e innovarsi. Le iniziative politiche volte a
promuovere gli investimenti delle imprese private in R&S e innovazione, in
particolare il credito d'imposta sulle attività di ricerca e i poli di
competitività, hanno prodotto risultati contrastanti. Il peso sempre minore
dell'industria all'interno del settore privato francese è all'origine della
stagnazione degli investimenti delle imprese private in R&S, e ciò
nonostante i notevoli sforzi a livello di singole imprese. Di conseguenza, una
forte percentuale degli investimenti in R&S continua ad essere finanziata
con fondi pubblici, sia direttamente attraverso la ricerca pubblica, sia indirettamente
attraverso sussidi. Occorre continuare a migliorare l'efficacia degli strumenti
esistenti al fine di favorire maggiori investimenti in R&S da parte delle
imprese private nonché l'innovazione del settore privato. Le risorse assegnate
ai poli di competitività potrebbero promuovere in modo più efficace effetti di
scala e diffondere maggiormente l'innovazione. L'efficacia della strategia
potrebbe essere inoltre rafforzata consentendo a questi poli di divenire reti
di imprese a tutti gli effetti, generando ricadute positive. Infine, il costo
del credito d'imposta sulle attività di ricerca dovrebbe raggiungere 5,8
miliardi di EUR nel 2014 (quasi lo 0,3% del PIL). Nonostante il costo di questo
provvedimento, non è disponibile una valutazione ex post della sua efficacia in
termini di R&S.
(13)               
Gli ostacoli concernenti la forma giuridica e i
requisiti in materia di partecipazioni o di tariffe sono stati eliminati per
alcune professioni (ad esempio per i veterinari), ma nella maggioranza dei casi
chi vuole avviare o esercitare una professione si trova ancora a dover
affrontare tali difficoltà (ciò vale, ad esempio, per i tassisti, le
professioni del settore sanitario, i notai e le professioni legali in
generale). Il principio del numero chiuso per accedere a molte professioni
(medico, farmacista, ecc.) continua ad ostacolare l'accesso ai servizi e
potrebbe essere riveduto senza rischio per la qualità e la sicurezza. Ad oggi
non è stata svolta alcuna valutazione generale della necessità e
proporzionalità delle restrizioni che interessano le professioni regolamentate.
Nel settore del commercio al dettaglio permangono onerose prescrizioni per l'ottenimento
della licenza ad aprire un punto vendita, dovute in particolare alla normativa
urbanistica, ed è tuttora vietata la vendita in perdita, il che incide
negativamente sulla competitività e i consumatori. Ad oggi la Francia non ha
adottato alcun provvedimento per rimuovere gli ostacoli di accesso al settore
del commercio al dettaglio. Nella distribuzione di gas ed energia elettrica, i
prezzi regolamentati sono in via di graduale eliminazione per la clientela non
domestica. I prezzi continuano però ad essere regolamentati per la clientela
domestica e, per l'energia elettrica, sono fissati ad di sotto del livello dei
costi, e l'accesso di fornitori alternativi è limitato. Per quanto riguarda l'interconnessione
energetica, occorre completare i progetti in corso, soprattutto quelli con la
Spagna, al fine di rafforzare le interconnessioni di energia elettrica e di gas
con i paesi vicini. Nel settore ferroviario, gli ostacoli all'accesso al
mercato impediscono ancora il funzionamento efficiente del mercato. La Francia
non ha aperto alla concorrenza il suo mercato ferroviario per il trasporto
passeggeri, ad eccezione dei servizi internazionali, dove sono pochi gli
operatori nuovi. Il governo ha avviato una riforma del sistema ferroviario allo
scopo di renderlo più sostenibile sotto il profilo finanziario. Un progetto di
legge, presentato nell'ottobre 2013, è attualmente discusso in parlamento. Le
misure proposte prevedono l'introduzione di un vero e proprio gestore dell'infrastruttura
nel contesto di una struttura integrata verticalmente, che comprende anche l'operatore
storico. Questa nuova struttura potrebbe ostacolare l'accesso alla rete di
operatori alternativi.
(14)               
L'onere fiscale della Francia è elevato e in
aumento. Nel 2013 il rapporto gettito fiscale/PIL si è attestato al 45,9%,
registrando uno dei valori più alti dell'UE e un aumento di 3,3 punti
percentuali dall'avvio del risanamento di bilancio nel 2010. In questo
contesto, una commissione speciale ("Assises de la fiscalité") ha
contribuito alla riforma del sistema fiscale. I progressi finora realizzati per
abbassare le aliquote previste per legge nelle imposte sui redditi delle
persone fisiche e delle società e per migliorare l'efficacia dell'IVA sono
modesti. È stata invece estesa al 2015 la sopratassa temporanea a carico delle
grandi imprese, il che porterà l'aliquota generale dell'imposta sul reddito
delle società a un picco del 38,1% (l'attuale aliquota applicata per legge del
33,3% è già una delle più alte dell'UE). Il governo francese ha annunciato una
graduale riduzione al 28% dell'aliquota applicata per legge entro il 2020, ma
non ha fornito informazioni in merito al calendario dettagliato per l'attuazione
della misura. Nell'anno trascorso si sono compiuti progressi limitati per
ridurre e razionalizzare le agevolazioni nelle imposte sui redditi. Nonostante
alcuni progressi nella fiscalità ambientale (ad esempio la graduale
introduzione di una tassa sul CO2 o "contribution climat
énergie") la percentuale risultante dalle imposte ambientali nel PIL
continua a rimanere bassa. In particolare, in Francia le accise non sono
indicizzate in base all'inflazione e permangono alcuni sussidi dannosi dal
punto di vista ambientale, quale l'aliquota preferenziale dell'accisa sul
diesel. Nel 2013 nono sono state infine adottate misure
supplementari per ovviare alla tendenza all'indebitamento nell'imposizione
delle imprese al fine di prevenire un ulteriore aumento dell'indebitamento
privato.
(15)               
Nonostante l'adozione di una serie di misure
politiche, nel 2013 la situazione del mercato del lavoro si è ulteriormente
deteriorata in Francia e alcune grandi sfide rimangono irrisolte. Nel 2013 la
disoccupazione è salita al 10,3% (rispetto al 7,5% nel 2008). Il mercato del
lavoro francese rimane segmentato con un livello molto basso di passaggio da
contratti a tempo determinato a contratti a tempo indeterminato (nel 2010 la
probabilità di passare da un posto di lavoro temporaneo a uno a tempo
indeterminato era solo del 10,6% rispetto al 25,9% della media UE). Nel luglio
2013 è stata adotta una legge che recepisce l'accordo interprofessionale sulla
sicurezza dell'impiego. Benché questa riforma rappresenti un passo nella giusta
direzione, il suo impatto è disomogeneo nella fase attuale. In particolare, un
numero molto limitato di imprese ha fatto ricorso alle disposizioni per gli
accordi collettivi di impresa istituiti dalla legge al fine di aumentare la flessibilità
delle condizioni di lavoro in caso di difficoltà economiche temporanee. Si è
però registrata una riduzione significativa della percentuale di cause
intentate per licenziamento effettivo. Se è vero che nel 2014 le parti sociali
hanno svolto negoziazioni per riformare il sistema delle indennità di
disoccupazione, non sembra che il nuovo accordo sia in grado di ridurre in modo
incisivo il disavanzo creato dal sistema. In termini cumulativi, il sistema
delle indennità di disoccupazione, che nel 2013 ha registrato un disavanzo pari
a quasi l'1% del PIL, necessita di ulteriori interventi per garantire la
propria sostenibilità. A seguito dell'ultimo accordo tra le parti sociali nel
marzo 2014, alcuni elementi — condizioni di ammissibilità, regressività dei
sussidi nel tempo o tassi di sostituzione per i lavoratori con le retribuzioni
più alte — sono stati modificati solo marginalmente e vanno ulteriormente
riformati per assicurare la presenza di adeguati incentivi al lavoro. Grazie a
varie riforme delle pensioni, il tasso di occupazione della fascia di età
compresa tra i 55 e i 64 anni è costantemente cresciuto negli ultimi tre anni.
Tuttavia, in Francia il tasso di occupazione dei lavoratori anziani (45,6% nel
2012) rimane ben al di sotto della media dell'UE (di ‑4,5 punti
percentuali) e solo il 55% dei lavoratori passa direttamente dal lavoro alla
pensione (2008-2011). Ne consegue che il tasso di disoccupazione di questo
gruppo è fortemente aumentato negli ultimi anni. Occorre quindi rafforzare le
misure volte a migliorarne l'occupabilità, rivedendo gli incentivi per continuare
o tornare a lavorare.
(16)               
Il programma per la valutazione internazionale
degli studenti 2013 mostra che le disuguaglianze in materia di istruzione in
Francia sono tra le più alte dei paesi OCSE. Un sesto dei giovani francesi
abbandona l'istruzione o la formazione senza aver conseguito una qualifica,
dato particolarmente preoccupante se si considera che, a fine 2013, il tasso di
disoccupazione giovanile era del 25,5% e che il rischio di non trovare lavoro è
quasi doppio per i giovani meno qualificati. Le formule di promozione dell'apprendistato
dovrebbero coinvolgere soprattutto i giovani meno qualificati. È stato compiuto
qualche progresso per affrontare il problema con l'avvio della riforma dell'istruzione
obbligatoria nel luglio 2013 e l'adozione di una legge sulla formazione
professionale e l'apprendimento permanente nel marzo 2014. È però troppo presto
per valutare se queste misure ridurranno davvero le diseguaglianze del sistema
dell'istruzione, e deve ancora essere attuato il nuovo piano per le scuole di
istruzione secondaria inferiore nelle aree svantaggiate, annunciato nel gennaio
2014. È stato infine agevolato il passaggio dalla scuola al lavoro, ma il
numero di apprendisti è calato nel 2012, e a beneficiare in misura crescente
dei provvedimenti sono stati gli studenti degli istituti d'istruzione
superiore.
(17)               
Nell'ambito del semestre europeo la Commissione ha
effettuato un'analisi completa della politica economica della Francia e ha valutato
il programma di stabilità e il programma nazionale di riforma. La Commissione
ha tenuto conto non soltanto della loro pertinenza ai fini della sostenibilità
della politica di bilancio e della politica socioeconomica della Francia, ma
anche della loro conformità alle norme e agli orientamenti dell'UE, alla luce
della necessità di rafforzare la governance economica dell'Unione nel suo
insieme, offrendo un contributo a livello UE per le future decisioni nazionali.
Le sue raccomandazioni nell'ambito del semestre europeo
trovano riscontro nelle raccomandazioni di cui ai punti da 1 a 7.
(18)               
Alla luce della valutazione di cui sopra, il
Consiglio ha esaminato il programma di stabilità della Francia e il suo parere[10] trova riscontro, in
particolare, nella raccomandazione di cui al punto 1.
(19)               
Alla luce dell'esame approfondito della Commissione
e della citata valutazione, il Consiglio ha esaminato il programma nazionale di
riforma e il programma di stabilità. Le sue raccomandazioni a norma dell'articolo
6 del regolamento (UE) n. 1176/2011 trovano riscontro nelle
raccomandazioni di cui ai punti da 1 a 6.
(20)               
Nell'ambito del semestre europeo la Commissione ha
effettuato inoltre un'analisi della politica economica della zona euro nel suo
complesso. Sulla base di tale analisi, il Consiglio ha formulato
raccomandazioni specifiche rivolte agli Stati membri la cui moneta è l'euro. La
Francia dovrebbe altresì assicurare l'attuazione piena e tempestiva di tali
raccomandazioni,
RACCOMANDA che la Francia adotti
provvedimenti nel periodo 2014-2015 al fine di:
1.           rafforzare
la strategia di bilancio, anche specificando ulteriormente le misure su cui
essa si fonda, per l'anno 2014 e oltre, in modo da assicurare una correzione
sostenibile del disavanzo eccessivo entro il 2015, realizzando lo sforzo di
aggiustamento strutturale indicato nelle raccomandazioni del Consiglio nel
quadro della procedura per i disavanzi eccessivi; ai fini della correzione
duratura degli squilibri di bilancio, dare attuazione credibile a riforme
strutturali ambiziose per aumentare la capacità di aggiustamento e promuovere
la crescita e l'occupazione; dopo la correzione del disavanzo eccessivo,
perseguire l'aggiustamento strutturale verso l'obiettivo a medio termine con
uno sforzo annuo pari ad almeno lo 0,5% del PIL, o superiore in condizioni
economiche favorevoli o se necessario, al fine di garantire il rispetto della
regola del debito e innescare una tendenza duratura al ribasso per l'elevato
rapporto debito pubblico/PIL; intensificare gli sforzi per aumentare l'efficienza
in tutti i sottosettori delle amministrazioni pubbliche, ridefinendo anche, se
pertinente, la portata dell'azione del governo; adottare in particolare
provvedimenti per ridurre considerevolmente l'aumento della spesa per la
sicurezza sociale, come previsto a partire dal 2015, fissando obiettivi più
ambiziosi per la spesa sanitaria annuale, contenendo i costi per le pensioni
nonché razionalizzando le prestazioni familiari e le indennità di alloggio;
definire un calendario chiaro per il processo di decentramento in corso e
attuare i primi provvedimenti entro dicembre 2014, nell'intento di eliminare le
sovrapposizioni di competenze amministrative, facilitare le fusioni tra le
amministrazioni locali e, all'interno di queste, definire le responsabilità ad
ogni livello; introdurre un massimale per l'aumento annuale del gettito fiscale
delle amministrazioni locali riducendo nel contempo, come previsto, le
sovvenzioni dell'amministrazione centrale; al di là della necessità di
realizzare risparmi a breve termine, intervenire per contrastare l'aumento
della spesa pubblica per la sanità previsto a medio e lungo termine, compresa
la componente per i farmaci, e adottare provvedimenti complementari, se e
laddove necessario, per conseguire un pareggio duraturo del regime
pensionistico entro il 2020, prestando particolare attenzione ai regimi
speciali esistenti;
2.           garantire che la riduzione
del costo del lavoro risultante dal "crédit d'impôt pour la compétitivité
et l'emploi" sia duratura; adottare
ulteriori provvedimenti per ridurre i contributi sociali a carico del datore di
lavoro, conformemente agli impegni presi nell'ambito del patto di
responsabilità e solidarietà, assicurando che nessun'altra misura ne vanifichi
gli effetti e che siano mantenuti gli obiettivi attuali; continuare a valutare
l'impatto economico delle esenzioni dai contributi sociali, in particolare sull'occupazione,
l'evoluzione salariale e la competitività e, se del caso, adottare misure
adeguate; ridurre ulteriormente il costo del lavoro secondo modalità che non
incidano sul bilancio in particolare per i livelli più bassi della scala
salariale, specialmente mediante riduzioni mirate dei contributi sociali a
carico del datore di lavoro, tenendo conto delle diverse formule di sostegno
salariale;
3.           semplificare le regole
amministrative, di bilancio e contabili delle società e adottare misure
concrete per attuare, entro dicembre 2014, l'attuale "piano di
semplificazione" del governo; eliminare gli ostacoli regolamentari alla
crescita delle imprese, in particolare riesaminando i criteri relativi alle
dimensioni definiti nella normativa allo scopo di evitare gli effetti soglia;
intervenire per semplificare e migliorare l'efficacia delle politiche di
innovazione, specialmente mediante la valutazione e, se del caso, l'adeguamento
del "crédit d'impôt recherche"; far sì che le risorse vadano
soprattutto a beneficio dei poli di competitività più efficienti e promuovere
ulteriormente l'impatto delle innovazioni sviluppate da tali poli;
4.           eliminare le restrizioni
ingiustificate all'accesso e all'esercizio delle professioni regolamentate,
ridurre i costi di entrata e promuovere la concorrenza nei servizi; adottare
ulteriori misure per ridurre l'onere regolamentare che ostacola il
funzionamento del settore del commercio al dettaglio, in particolare
semplificando l'ottenimento della licenza ad aprire un punto vendita e
revocando il divieto di vendere in perdita; pur mantenendo condizioni
favorevoli per i gruppi vulnerabili, assicurare che le tariffe vincolate di gas
ed energia elettrica per la clientela domestica siano fissate a livelli
adeguati che non pregiudichino la concorrenza; potenziare le capacità di
interconnessione con la Spagna nei settori del gas e dell'energia elettrica;
potenziare in particolare la capacità di interconnessione nel settore del gas
per integrare completamente il mercato del gas iberico nel mercato europeo; nel
settore ferroviario, assicurare l'indipendenza del nuovo gestore unico dell'infrastruttura
dall'operatore storico e intervenire per aprire alla concorrenza il trasporto
nazionale di passeggeri prima del 2019;
5.           ridurre gli oneri fiscali sul
lavoro e intensificare gli sforzi per semplificare e aumentare l'efficienza del
sistema fiscale; a tal fine, a partire dal bilancio 2015, adottare misure volte
a eliminare le agevolazioni inefficaci nelle imposte sui redditi delle persone
fisiche e delle società sulla scorta delle valutazioni recenti e dell'iniziativa
"Assises de la fiscalité", riducendo nel contempo le aliquote
previste per legge; adottare misure aggiuntive per eliminare la distorsione a
favore del debito nella tassazione delle imprese; allargare la base imponibile
specialmente sui consumi; abolire gradualmente i sussidi dannosi dal punto di
vista ambientale;
6.           adottare ulteriori provvedimenti
per contrastare le rigidità del mercato del lavoro, in particolare riformando
le condizioni degli "accords de maintien de l'emploi" per
incoraggiarne il ricorso da parte delle imprese che si trovano in difficoltà;
in collaborazione con le parti sociali, avviare ulteriori misure per riformare
il sistema delle indennità di disoccupazione al fine di garantirne la
sostenibilità, facendo in modo che siano forniti adeguati
incentivi per riprendere il lavoro; migliorare i servizi
di consulenza e di formazione professionale per i lavoratori più anziani e
rivedere le relative disposizioni in materia di indennità di disoccupazione;
7.           portare avanti la
modernizzazione dell'istruzione e formazione professionale, attuare la riforma
dell'istruzione obbligatoria e adottare ulteriori provvedimenti per ridurre le
diseguaglianze in materia d'istruzione, in particolare rafforzando le misure
sull'abbandono scolastico; far sì che le politiche attive del mercato del
lavoro sostengano effettivamente i gruppi più vulnerabili; migliorare il
passaggio dalla scuola al lavoro, promuovendo soprattutto le misure volte a
sviluppare ulteriormente l'apprendistato, con particolare attenzione alle persone
scarsamente qualificate.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
[2]               GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
[3]               COM(2014) 411 final.
[4]               P7_TA(2014)0128 e P7_TA(2014)0129.
[5]               GU L 140 del 27.5.2013, pag. 11.
[6]               C(2013) 8004 final
[7]               COM(2013) 800 final.
[8]               COM(2013) 790 final.
[9]               SWD(2014) 81 final.
[10]             A norma dell'articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (CE)
n. 1466/97 del Consiglio.