CELEX: 62010CP0211
Language: it
Date: 2010-06-16
Title: Presa di posizione dell'avvocato generale Sharpston presentata il 16 giugno 2010. # Doris Povse contro Mauro Alpago. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Oberster Gerichtshof - Austria. # Cooperazione giudiziaria in materia civile - Materia matrimoniale e della responsabilità genitoriale - Regolamento (CE) n. 2201/2003 - Trasferimento illecito del minore - Provvedimenti provvisori che disciplinano il potere dei genitori di prendere decisioni relative al minore - Diritto di affidamento - Decisione che prescrive il ritorno del minore - Esecuzione - Competenza - Procedimento pregiudiziale d’urgenza. # Causa C-211/10 PPU.

PRESA DI POSIZIONE DELL’AVVOCATO GENERALE
      ELEANOR SHARPSTON
      presentata il 16 giugno 2010 1(1)
      
      Causa C‑211/10 PPU
      Doris Povse
      contro
      Mauro Alpago
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberster Gerichtshof (Austria)]
      «Procedimento pregiudiziale d’urgenza – Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Responsabilità genitoriale comune dei genitori – Trasferimento di un minore in un altro Stato membro in violazione di un divieto di uscita dal territorio – Provvedimento del giudice del primo Stato membro che revoca il divieto e dispone che le decisioni relative al minore spettino
         provvisoriamente al genitore che si è trasferito con quest’ultimo – Permanenza del minore nel secondo Stato membro per oltre un anno – Provvedimento del giudice del primo Stato membro che dispone il ritorno del minore in tale Stato – Motivi che possono giustificare il rifiuto di eseguire detto provvedimento nel secondo Stato membro»
      1.        Una minore nata in Italia nel 2006 da padre italiano e madre austriaca, non coniugati, si trova attualmente in Austria con
         la madre, contro la volontà del padre. Nell’ambito di un procedimento diretto a determinare l’esercizio della responsabilità
         genitoriale nei confronti della minore, un giudice italiano ne ha disposto il ritorno in Italia. L’Oberster Gerichtshof (Corte
         suprema austriaca) sottopone alla Corte cinque questioni concernenti i motivi per i quali l’esecuzione di tale provvedimento
         potrebbe eventualmente essere rifiutata.
      
       Ambito normativo
      2.        A livello dell’Unione europea la fattispecie è disciplinata dal regolamento (CE) del Consiglio n. 2201/2003 (2), in combinato disposto con la Convenzione dell’Aia del 1980 (3).
      
       La Convenzione
      3.        Nel preambolo di detta Convenzione, gli Stati firmatari si dichiarano «[p]rofondamente convinti che l’interesse del minore
         sia di rilevanza fondamentale in tutte le questioni pertinenti alla sua custodia» e affermano di voler «proteggere il minore,
         a livello internazionale, contro gli effetti nocivi derivanti da un suo trasferimento o mancato rientro illecit[i], e stabilire
         procedure tese ad assicurare l’immediato rientro del minore nel proprio Stato di residenza abituale, nonché a garantire la
         tutela del diritto di visita».
      
      4.        Secondo l’art. 3 della Convenzione:
      
      «Il trasferimento o il mancato rientro di un minore è ritenuto illecito:
      a)      quando avviene in violazione dei diritti di custodia assegnati ad una persona, istituzione o ogni altro ente, congiuntamente
         o individualmente, in base alla legislazione dello Stato nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente
         prima del suo trasferimento o del suo mancato rientro e:
      
      b)      se tali diritti [erano] effettivamente esercitati, individualmente o congiuntamente, al momento del trasferimento del minore
         o del suo mancato rientro, o avrebbero potuto esserlo se non si fossero verificate tali circostanze.
      
      Il diritto di custodia citato al capoverso a) di cui sopra può in particolare derivare direttamente dalla legge, da una decisione
         giudiziaria o amministrativa, o da un accordo in vigore in base alla legislazione del predetto Stato».
      
      5.        L’art 12 della Convenzione così recita:
      
      «Qualora un minore sia stato illecitamente trasferito o trattenuto ai sensi dell’articolo 3, e sia trascorso un periodo inferiore
         ad un anno a decorrere dal trasferimento o dal mancato ritorno del minore fino alla presentazione dell’istanza presso l’Autorità
         giudiziaria o amministrativa dello Stato contraente dove si trova il minore, l’autorità adita ordina il suo ritorno immediato.
      
      L’Autorità giudiziaria o amministrativa, benché adita dopo la scadenza del periodo di un anno di cui al capoverso precedente,
         deve ordinare il ritorno del minore, a meno che non sia dimostrato che il minore si è integrato nel suo nuovo ambiente.
      
      (...)».
      6.        Ai sensi dell’art. 13 della Convenzione:
      
      «Nonostante le disposizioni del precedente articolo, l’Autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto non è tenuta
         ad ordinare il ritorno del minore qualora la persona, istituzione o ente che si oppone al ritorno dimostri:
      
      a)      che la persona, l’istituzione o l’ente cui era affidato il minore non esercitava effettivamente il diritto di affidamento
         al momento del trasferimento o del mancato rientro, o aveva consentito, anche successivamente, al trasferimento o al mancato
         ritorno; o
      
      b)      che sussiste un fondato rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, a pericoli fisici e psichici,
         o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile.
      
      L’Autorità giudiziaria o amministrativa può altresì rifiutarsi di ordinare il ritorno del minore qualora essa accerti che
         il minore si oppone al ritorno, e che ha raggiunto un’età ed un grado di maturità tali che sia opportuno tener conto del suo
         parere.
      
      Nel valutare le circostanze di cui al presente articolo, le Autorità giudiziarie e amministrative devono tener conto delle
         informazioni fornite dall’Autorità centrale o da ogni altra Autorità competente dello Stato di residenza del minore, riguardo
         alla sua situazione sociale».
      
      7.        L’art. 17 della Convenzione dispone quanto segue:
      
      «Il solo fatto che una decisione relativa all’affidamento sia stata presa o sia passibile di riconoscimento dello Stato richiesto
         non può giustificare il rifiuto di fare ritornare il minore, in forza della presente Convenzione; tuttavia, le Autorità giudiziarie
         o amministrative dello Stato richiesto possono prendere in considerazione le motivazioni della decisione nell’applicare la
         Convenzione».
      
      8.        Ai sensi dell’art. 19 della Convenzione:
      
      «Una decisione relativa al ritorno del minore, pronunciata conformemente alla presente Convenzione, non pregiudica il merito
         del diritto di custodia».
      
       Il regolamento
      9.        Vari ‘considerando’ del regolamento appaiono pertinenti ai fini dell’analisi delle questioni sollevate con il presente rinvio
         pregiudiziale, in particolare:
      
      «(12) È opportuno che le regole di competenza in materia di responsabilità genitoriale accolte nel presente regolamento si informino
         all’interesse superiore del minore e in particolare al criterio di vicinanza. Ciò significa che la competenza giurisdizionale
         appartiene anzitutto ai giudici dello Stato membro in cui il minore risiede abitualmente, salvo ove si verifichi un cambiamento
         della sua residenza o in caso di accordo fra i titolari della responsabilità genitoriale.
      
      (…)
      (17)      In caso di trasferimento o mancato rientro illeciti del minore, si dovrebbe ottenerne immediatamente il ritorno e a tal fine
         dovrebbe continuare ad essere applicata la convenzione dell’Aia del 25 ottobre 1980, quale integrata dalle disposizioni del
         presente regolamento, in particolare l’articolo 11. I giudici dello Stato membro in cui il minore è stato trasferito o trattenuto
         illecitamente dovrebbero avere la possibilità di opporsi al suo rientro in casi precisi, debitamente motivati. Tuttavia, una
         simile decisione dovrebbe poter essere sostituita da una decisione successiva emessa dai giudici dello Stato membro di residenza
         abituale del minore prima del suo trasferimento illecito o mancato rientro. Se la decisione implica il rientro del minore,
         esso dovrebbe avvenire senza che sia necessario ricorrere a procedimenti per il riconoscimento e l’esecuzione della decisione
         nello Stato membro in cui il minore è trattenuto.
      
      (...)
      (21)      Il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni rese in uno Stato membro dovrebbero fondarsi sul principio della fiducia
         reciproca e i motivi di non riconoscimento dovrebbero essere limitati al minimo indispensabile.
      
      (...)
      (23)      Il Consiglio europeo di Tampere ha affermato nelle sue conclusioni (punto 34) che le decisioni pronunciate nelle controversie
         familiari dovrebbero essere “automaticamente riconosciute in tutta l’Unione senza che siano necessarie procedure intermedie
         o che sussistano motivi per rifiutarne l’esecuzione”. Pertanto le decisioni in materia di diritto di visita o di ritorno,
         che siano state certificate nello Stato membro d’origine conformemente alle disposizioni del presente regolamento, dovrebbero
         essere riconosciute e avere efficacia esecutiva in tutti gli altri Stati membri senza che sia richiesto qualsiasi altro procedimento.
         Le modalità relative all’esecuzione di tali decisioni sono tuttora disciplinate dalla legge nazionale.
      
      (24)      Il certificato rilasciato allo scopo di facilitare l’esecuzione della decisione non dovrebbe essere impugnabile. Non dovrebbe
         poter dare luogo a una domanda di rettifica se non in caso di errore materiale, ossia se il certificato non rispecchia correttamente
         il contenuto della decisione».
      
      10.      L’art. 2 del regolamento definisce alcuni dei termini ivi utilizzati. In particolare, si intende per:
      
      «4)      “decisione”: una decisione di divorzio, separazione personale dei coniugi o annullamento del matrimonio emessa dal giudice
         di uno Stato membro, nonché una decisione relativa alla responsabilità genitoriale, a prescindere dalla denominazione usata
         per la decisione, quale ad esempio decreto, sentenza o ordinanza;
      
      (...)
      11)      “trasferimento illecito o mancato ritorno del minore” il trasferimento o il mancato rientro di un minore:
      a)      quando avviene in violazione dei diritti di affidamento derivanti da una decisione, dalla legge o da un accordo vigente in
         base alla legislazione dello Stato membro nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo
         trasferimento o del suo mancato rientro
      
      e
      b)      se il diritto di affidamento era effettivamente esercitato, individualmente o congiuntamente, al momento del trasferimento
         del minore o del suo mancato rientro, o lo sarebbe stato se non fossero sopravvenuti tali eventi. L’affidamento si considera
         esercitato congiuntamente da entrambi i genitori quanto uno dei titolari della responsabilità genitoriale non può, conformemente
         ad una decisione o al diritto nazionale, decidere il luogo di residenza del minore senza il consenso dell’altro titolare della
         responsabilità genitoriale.
      
      (...)».
      11.      Ai sensi dell’art. 8 del regolamento, e fatte salve le disposizioni degli artt. 9, 10 e 12, le autorità giurisdizionali di
         uno Stato membro sono competenti per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore se il minore risiede
         abitualmente in detto Stato membro alla data in cui sono aditi i giudici.
      
      12.      A tale riguardo, l’art. 10 del regolamento (4) dispone quanto segue:
      
      «In caso di trasferimento illecito o mancato rientro del minore, l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il
         minore aveva la residenza abituale immediatamente prima del trasferimento o del mancato rientro conserva la competenza giurisdizionale
         fino a che il minore non abbia acquisito la residenza in un altro Stato membro e:
      
      a)      se ciascuna persona, istituzione o altro ente titolare del diritto di affidamento ha accettato il trasferimento o mancato
         rientro;
      
      o
      b)      se il minore ha soggiornato in quell’altro Stato membro almeno per un anno da quando la persona, istituzione o altro ente
         titolare del diritto di affidamento ha avuto conoscenza, o avrebbe dovuto avere conoscenza, del luogo in cui il minore si
         trovava e il minore si è integrato nel nuovo ambiente e se ricorre una qualsiasi delle seguenti condizioni:
      
      i)      entro un anno da quando il titolare del diritto di affidamento ha avuto conoscenza, o avrebbe dovuto avere conoscenza, del
         luogo in cui il minore si trovava non è stata presentata alcuna domanda di ritorno del minore dinanzi alle autorità competenti
         dello Stato membro nel quale il minore è stato trasferito o dal quale non ha fatto rientro;
      
      ii)      una domanda di ritorno presentata dal titolare del diritto di affidamento è stata ritirata e non è stata presentata una nuova
         domanda entro il termine di cui al punto i);
      
      iii)      un procedimento dinanzi all’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente
         prima del trasferimento o del mancato rientro è stato definito a norma dell’articolo 11, paragrafo 7;
      
      iv)      l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito
         trasferimento o del mancato ritorno ha emanato una decisione di affidamento che non prevede il ritorno del minore».
      
      13.      Ai sensi dell’art. 11 del regolamento:
      
      «1.      Quando una persona, istituzione o altro ente titolare del diritto di affidamento adisce le autorità competenti di uno Stato
         membro affinché emanino un provvedimento in base alla [Convenzione] per ottenere il ritorno di un minore che è stato illecitamente
         trasferito o trattenuto in uno Stato membro diverso dallo Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente
         prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, si applicano i paragrafi da 2 a 8.
      
      2.      Nell’applicare gli articoli 12 e 13 della [Convenzione], si assicurerà che il minore possa essere ascoltato durante il procedimento
         se ciò non appaia inopportuno in ragione della sua età o del suo grado di maturità.
      
      3.      Un’autorità giurisdizionale alla quale è stata presentata la domanda per il ritorno del minore di cui al paragrafo 1 procede
         al rapido trattamento della domanda stessa, utilizzando le procedure più rapide previste nella legislazione nazionale.
      
      Fatto salvo il primo comma l’autorità giurisdizionale, salvo nel caso in cui circostanze eccezionali non lo consentano, emana
         il provvedimento al più tardi sei settimane dopo aver ricevuto la domanda.
      
      4.      Un’autorità giurisdizionale non può rifiutare di ordinare il ritorno di un minore in base all’articolo 13, lettera b), della
         [Convenzione] qualora sia dimostrato che sono previste misure adeguate per assicurare la protezione del minore dopo il suo
         ritorno.
      
      5.      Un’autorità giurisdizionale non può rifiutare di disporre il ritorno del minore se la persona che lo ha chiesto non ha avuto
         la possibilità di essere ascoltata.
      
      6.      Se un’autorità giurisdizionale ha emanato un provvedimento contro il ritorno di un minore in base all’articolo 13 della [Convenzione],
         l’autorità giurisdizionale deve immediatamente trasmettere direttamente ovvero tramite la sua autorità centrale una copia
         del provvedimento giudiziario contro il ritorno e dei pertinenti documenti, in particolare una trascrizione delle audizioni
         dinanzi al giudice, all’autorità giurisdizionale competente o all’autorità centrale dello Stato membro nel quale il minore
         aveva la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, come stabilito dalla legislazione
         nazionale. L’autorità giurisdizionale riceve tutti i documenti indicati entro un mese dall’emanazione del provvedimento contro
         il ritorno.
      
      7.      A meno che l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima
         dell’illecito trasferimento o mancato ritorno non sia già stat[a] adita da una delle parti, l’autorità giurisdizionale o l’autorità
         centrale che riceve le informazioni di cui al paragrafo 6 deve informarne le parti e invitarle a presentare all’autorità giurisdizionale
         le proprie conclusioni, conformemente alla legislazione nazionale, entro tre mesi dalla data della notifica, affinché quest’ultima
         esamini la questione dell’affidamento del minore.
      
      Fatte salve le norme sulla competenza di cui al presente regolamento, in caso di mancato ricevimento delle conclusioni entro
         il termine stabilito, l’autorità giurisdizionale archivia il procedimento.
      
      8.      Nonostante l’emanazione di un provvedimento contro il ritorno in base all’articolo 13 della [Convenzione], una successiva
         decisione che prescrive il ritorno del minore emanata da un giudice competente ai sensi del presente regolamento è esecutiva
         conformemente alla sezione 4 del capo III, allo scopo di assicurare il ritorno del minore».
      
      14.      L’art. 15 del regolamento riguarda il possibile trasferimento delle competenze a un’autorità giurisdizionale più adatta a
         trattare il caso, e così recita:
      
      «1.      In via eccezionale le autorità giurisdizionali di uno Stato membro competenti a conoscere del merito, qualora ritengano che
         l’autorità giurisdizionale di un altro Stato membro con il quale il minore abbia un legame particolare sia più adatt[a] a
         trattare il caso o una sua parte specifica e ove ciò corrisponda all’interesse superiore del minore, possono:
      
      a)      interrompere l’esame del caso o della parte in questione e invitare le parti a presentare domanda all’autorità giurisdizionale
         dell’altro Stato membro conformemente al paragrafo 4 oppure
      
      b)      chiedere all’autorità giurisdizionale dell’altro Stato membro di assumere la competenza ai sensi del paragrafo 5.
      2.      Il paragrafo 1 è applicabile:
      a)      su richiesta di una parte o
      b)      su iniziativa dell’autorità giurisdizionale o
      c)      su iniziativa di un’autorità giurisdizionale di un altro Stato membro con cui il minore abbia un legame particolare, conformemente
         al paragrafo 3.
      
      Il trasferimento della causa può tuttavia essere effettuato su iniziativa dell’autorità giurisdizionale o su richiesta di
         un’autorità giurisdizionale di un altro Stato membro soltanto se esso è accettato da almeno una delle parti.
      
      3.      Si ritiene che il minore abbia un legame particolare con uno Stato membro, ai sensi del paragrafo 1, se tale Stato membro
      a)      è divenuto la residenza abituale del minore dopo che l’autorità giurisdizionale di cui al paragrafo 1 è stata adita; o
      b)      è la precedente residenza abituale del minore; o
      c)      è il paese di cui il minore è cittadino; o
      d)      è la residenza abituale di uno dei titolari della responsabilità genitoriale; o
      e)      la causa riguarda le misure di protezione del minore legate all’amministrazione, alla conservazione o all’alienazione dei
         beni del minore situati sul territorio di questo Stato membro.
      
      4.      L’autorità giurisdizionale dello Stato membro competente a conoscere del merito fissa un termine entro il quale le autorità
         giurisdizionali dell’altro Stato membro devono essere adite conformemente al paragrafo 1.
      
      Decorso inutilmente tale termine, la competenza continua ad essere esercitata dall’autorità giurisdizionale preventivamente
         adita ai sensi degli articoli da 8 a 14.
      
      5.      Le autorità giurisdizionali di quest’altro Stato membro possono accettare la competenza, ove ciò corrisponda, a motivo delle
         particolari circostanze del caso, all’interesse superiore del minore, entro 6 settimane dal momento in cui sono adite in base
         al paragrafo 1, lettere a) o b). In questo caso, l’autorità giurisdizionale preventivamente adita declina la propria competenza.
         In caso contrario, la competenza continua ad essere esercitata dall’autorità giurisdizionale preventivamente adita ai sensi
         degli articoli da 8 a 14.
      
      6.      Le autorità giurisdizionali collaborano, ai fini del presente articolo, direttamente ovvero attraverso le autorità centrali
         nominate a norma dell’articolo 53 (5)».
      
      15.      Il capo III del regolamento è intitolato «Riconoscimento ed esecuzione». La sezione 1 riguarda il riconoscimento. In tale
         sezione, l’art. 23 elenca, in particolare, i motivi di non riconoscimento delle decisioni relative alla responsabilità genitoriale
         e così recita:
      
      «Le decisioni relative alla responsabilità genitoriale non sono riconosciute nei casi seguenti:
      a)      se, tenuto conto dell’interesse superiore del minore, il riconoscimento è manifestamente contrario all’ordine pubblico dello
         Stato membro richiesto;
      
      b)      se, salvo i casi d’urgenza, la decisione è stata resa senza che il minore abbia avuto la possibilità di essere ascoltato,
         in violazione dei principi fondamentali di procedura dello Stato membro richiesto;
      
      c)      quando è resa in contumacia, ovvero la domanda giudiziale o un atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto
         contumace in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese, salvo che sia stato accertato che il convenuto
         ha accettato inequivocabilmente la decisione;
      
      d)      su richiesta di colui che ritiene che la decisione sia lesiva della propria responsabilità genitoriale, se è stata emessa
         senza dargli la possibilità di essere ascoltato;
      
      e)      se la decisione è incompatibile con una decisione successiva sulla responsabilità genitoriale emessa nello Stato membro richiesto;
      f)      se la decisione è incompatibile con una decisione successiva sulla responsabilità genitoriale emessa in un altro Stato membro
         o nel paese terzo in cui il minore risieda, la quale soddisfi le condizioni prescritte per il riconoscimento nello Stato membro
         richiesto;
      
      o
      g)      se la procedura prevista dall’articolo 56 non è stata rispettata (6)».
      
      16.      L’art. 24 della medesima sezione 1 così dispone:
      
      «Non si può procedere al riesame della competenza giurisdizionale del giudice dello Stato membro d’origine. Il criterio dell’ordine
         pubblico di cui [all’art.] 23, lettera a), non può essere applicato alle norme sulla competenza di cui agli articoli da [8]
         a 14 (7)».
      
      17.      La sezione 4 del capo III, intitolata «Esecuzione di talune decisioni in materia di diritto di visita e di talune decisioni
         che prescrivono il ritorno del minore», comprende gli artt. 40‑45. L’art. 40, intitolato «Campo d’applicazione», prevede:
      
      «1.      La presente sezione si applica:
      (…)
      b)      al ritorno del minore ordinato in seguito a una decisione che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo 8.
      2.      Le disposizioni della presente sezione non ostano a che il titolare della responsabilità genitoriale chieda il riconoscimento
         e l’esecuzione in forza delle disposizioni contenute nelle sezioni 1 e 2 del presente capo».
      
      18.      Ai sensi dell’art. 42, intitolato «Ritorno del minore»:
      
      «1.      Il ritorno del minore di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), ordinato con una decisione esecutiva emessa in uno
         Stato membro, è riconosciuto ed è eseguibile in un altro Stato membro senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività
         e senza che sia possibile opporsi al riconoscimento, se la decisione è stata certificata nello Stato membro d’origine conformemente
         al paragrafo 2.
      
      Anche se la legislazione nazionale non prevede l’esecutività di diritto, nonostante eventuali impugnazioni, di una decisione
         che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo 8, l’autorità giurisdizionale può dichiarare che la
         decisione in questione è esecutiva.
      
      2.      Il giudice di origine che ha emanato la decisione di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), rilascia il certificato
         di cui al paragrafo 1 solo se:
      
      a)      il minore ha avuto la possibilità di essere ascoltato, salvo che l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della
         sua età o del suo grado di maturità,
      
      b)      le parti hanno avuto la possibilità di essere ascoltate; e
      c)      l’autorità giurisdizionale ha tenuto conto, nel rendere la sua decisione, dei motivi e degli elementi di prova alla base del
         provvedimento emesso conformemente all’articolo 13 della [Convenzione].
      
      Nel caso in cui l’autorità giurisdizionale o qualsiasi altra autorità adotti misure per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno nello Stato della residenza abituale, il certificato contiene i dettagli di tali misure.
      
      Il giudice d’origine rilascia detto certificato di sua iniziativa e utilizzando il modello standard di cui all’allegato IV
         (certificato sul ritorno del minore).
      
      Il certificato è compilato nella lingua della decisione».
      19.      Tra gli elementi che devono essere certificati a tale proposito figura, al punto 13 di tale allegato IV, la seguente attestazione:
      
      «[L]a decisione stabilisce il ritorno del minore e il giudice nella sua sentenza ha tenuto conto dei motivi e degli elementi
         di prova sui quali si basa la decisione adottata conformemente all’articolo 13, lettera b), della [Convenzione]».
      
      20.      Ai sensi dell’art. 43 del regolamento:
      
      «1.      Il diritto dello Stato membro di origine è applicabile a qualsiasi rettifica del certificato.
      2.      Il rilascio di un certificato a norma dell’articolo 41, paragrafo 1, o dell’articolo 42, paragrafo 1, non è inoltre soggetto
         ad alcun mezzo di impugnazione».
      
      21.      L’art. 47 del regolamento, intitolato «Procedimento di esecuzione», così dispone:
      
      «1.      Il procedimento di esecuzione è disciplinato dalla legge dello Stato membro dell’esecuzione.
      2.      Ogni decisione pronunciata dall’autorità giurisdizionale di [un altro] Stato membro e dichiarata esecutiva ai sensi della
         sezione 2 o certificata conformemente all’articolo 41, paragrafo 1, o all’articolo 42, paragrafo 1, è eseguita nello Stato
         membro dell’esecuzione alle stesse condizioni che si applicherebbero se la decisione fosse stata pronunciata in tale Stato
         membro.
      
      In particolare una decisione certificata conformemente all’articolo 41, paragrafo 1, o all’articolo 42, paragrafo 1, non può
         essere eseguita se è incompatibile con una decisione esecutiva emessa posteriormente».
      
      22.      L’art. 53 del regolamento prevede che ciascuno Stato membro designi una o più autorità centrali incaricate di assisterlo nell’applicazione
         del regolamento. Secondo l’art. 55, lett. c), del regolamento, una delle funzioni di tali autorità, nell’ambito di cause specifiche
         alla responsabilità genitoriale, consiste nel «facilitare la comunicazione fra le autorità giurisdizionali, in relazione soprattutto
         all’attuazione dell’articolo 11, paragrafi 6 e 7, e dell’articolo 15».
      
       Fatti e procedimento
      23.      Procederò in questa sede, come ho fatto nella mia presa di posizione relativa alla causa Rinau (8), riassumendo i principali elementi del contesto fattuale e procedurale della controversia, quale risulta dall’ordinanza di
         rinvio e dai documenti ad essa allegati, in forma di tabella sinottica.
      
      
      
               Data
            
            
               Italia
            
            
               Austria
            
         
               6/12/2006
            
            
               Nascita della bambina; secondo il diritto italiano, i genitori hanno la potestà congiunta.
            
             
         
               31/1/2008
            
            
               La madre lascia con la minore la comune abitazione.
            
             
         
               4/2/2008
            
            
               Il padre chiede al Tribunale per i Minorenni di Venezia l’affidamento esclusivo della minore e il divieto per la madre di
                  lasciare il territorio italiano con la bambina.
               
            
             
         
               8/2/2008
            
            
               Il Tribunale per i Minorenni di Venezia vieta temporaneamente alla madre di lasciare l’Italia con la bambina.
            
             
          
            
               La madre chiede l’affidamento esclusivo della minore.
            
            
               Malgrado il divieto, la madre si trasferisce in Austria con la minore.
            
         
               16/4/2008
            
             
            
               Il padre chiede il ritorno della minore in forza della Convenzione.
            
         
               23/5/2008
            
            
               Prima di adottare una decisione definitiva sull’affidamento, il Tribunale per i Minorenni di Venezia dispone una perizia psicologica
                  e contatti regolari tra la minore e il padre, in parte in Italia e in parte in Austria, presso i rispettivi servizi sociali;
                  affinché la madre possa spostarsi fra i due paesi con la minore per consentire i contatti con il padre, detto giudice revoca
                  il divieto di espatrio; accorda provvisoriamente l’affidamento condiviso ai due genitori e consente alla madre di tenere la
                  minore presso di sé in Austria, con potere di decisione esclusiva sull’ordinaria amministrazione.
               
            
            
               Inizialmente, i giudici austriaci ignorano l’esistenza e il contenuto di tale decisione.
            
         
               6/6/2008
            
             
            
               Su domanda della madre, il Bezirksgericht Judenburg (Tribunale cantonale di Judenburg, cantone di residenza della madre e
                  della minore) vieta al padre di prendere contatto con la madre e la bambina, per avere molestato la madre.
               
            
         
               3/7/2008
            
             
            
               Sul fondamento dell’art. 13, lett. b), della Convenzione (rischio grave di danno psichico in caso di separazione dalla madre),
                  il Bezirksgericht Leoben (Tribunale cantonale di Leoben, cantone contiguo a quello di Judenburg (9)) respinge la domanda del padre (del 16 aprile 2008) diretta a far ordinare il ritorno della minore in Italia.
               
            
         
               1/9/2008
            
             
            
               Su appello del padre, il Landesgericht Leoben (Tribunale regionale di Leoben) annulla il decreto 3 luglio 2008 sulla base
                  dell’art. 11, n. 5, del regolamento, poiché il padre non è stato sentito dal Bezirksgericht.
               
            
         
               6/9/2008
            
             
            
               Il decreto del Bezirksgericht Judenburg del 6 giugno 2008 decade per decorrenza del termine di validità.
            
         
               21/11/2008
            
             
            
               Il Bezirksgericht Leoben sente il padre e ne respinge nuovamente la domanda, richiamando questa volta il decreto del Tribunale
                  per i Minorenni di Venezia del 23 maggio 2008 (di cui aveva nel frattempo avuto conoscenza), e dispone che la minore rimanga
                  presso la madre in Austria.
               
            
         
               7/1/2009
            
             
            
               Il Landesgericht Leoben conferma il rigetto della domanda del padre in base all’art. 13, lett. b), della Convenzione.
            
         
               9/4/2009
            
            
               Il padre chiede al Tribunale per i Minorenni di Venezia di ordinare il ritorno della minore in forza dell’art. 11, n. 8, del
                  regolamento.
               
            
             
         
               15/5/2009
            
            
               La madre eccepisce l’incompetenza del Tribunale per i Minorenni di Venezia in base all’art. 10 del regolamento; in subordine,
                  essa chiede il rinvio al Bezirksgericht Judenburg, sul fondamento dell’art. «15(b)(5)» (10) del regolamento.
               
            
             
         
               30/4/2009 e 19/5/2009
            
            
               Il Tribunale per i Minorenni di Venezia sente i rappresentanti delle parti, poiché la madre non è comparsa personalmente;
                  i rappresentanti si dichiarano disposti a discutere un programma di contatti tra padre e figlia, da redigere a cura dell’esperto
                  nominato dal Tribunale.
               
            
             
         
               26/5/2009
            
             
            
               Su domanda della madre (non notificata al Tribunale per i Minorenni di Venezia), il Bezirksgericht Judenburg si dichiara competente
                  (senza aver sentito il padre) a conoscere della domanda di affidamento presentata dalla madre, «ai sensi dell’art. 15, n. 5»
                  del regolamento; esso chiede al Tribunale per i Minorenni di Venezia di declinare la sua competenza e di trasferirigli il
                  procedimento.
               
            
         
               26/6/2009
            
            
               Il padre si dichiara disposto a conformarsi al programma di visite che verrà stabilito.
            
             
         
               27/6/2009
            
            
               La madre dichiara di non voler accettare il programma di visite che verrà stabilito, adducendo difficoltà personali e timori
                  per il benessere della minore.
               
            
             
         
               8/7/2009
            
            
               L’esperto deposita la sua proposta relativa a un programma di contatti presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia, che
                  alla stessa data riceve la domanda di trasferimento del procedimento del Bezirksgericht Judenburg.
               
            
             
         
               10/7/2009
            
            
               Il Tribunale per i Minorenni di Venezia respinge l’eccezione di incompetenza sollevata dalla madre e rifiuta di trasferire
                  la competenza al Bezirksgericht Judenburg, in quanto non sussistono le condizioni di cui all’art. 15 del regolamento (la situazione
                  non è eccezionale ai sensi del n. 1 e non è stato dimostrato un legame particolare con l’Austria ai sensi del n. 3); esso
                  rileva che non è stato possibile effettuare la perizia psicologica a causa della mancata collaborazione della madre; dispone
                  il ritorno immediato della minore in Italia, o accompagnata dalla madre (nel qual caso sarebbe stata messa a disposizione
                  un’abitazione e sarebbe stato predisposto un calendario di visite), o presso il padre, per ripristinare la relazione tra il
                  padre e la minore; certifica la propria decisione conformemente all’art. 42, n. 2, del regolamento.
               
            
             
         
               25/8/2009
            
             
            
               Il Bezirksgericht Judenburg attribuisce temporaneamente la custodia alla madre, con la motivazione che l’interesse superiore
                  della minore verrebbe gravemente compromesso in caso di ritorno in Italia. La sua decisione viene notificata al padre, senza
                  traduzione e senza informarlo del diritto di rifiutare la ricezione.
               
            
         
               22/9/2009
            
             
            
               Il padre chiede al Bezirksgericht Leoben l’esecuzione della decisione di ritorno adottata dal Tribunale per i Minorenni di
                  Venezia il 10 luglio 2009, invocando l’art. 47 del regolamento.
               
            
         
               23/9/2009
            
             
            
               Il Bezirksgericht Judenburg certifica che il suo decreto 25 agosto 2009 è passato in giudicato ed è esecutivo.
            
         
               12/11/2009
            
             
            
               Il Bezirksgericht Leoben respinge la domanda di esecuzione della decisione di ritorno adottata dal Tribunale per i Minorenni
                  di Venezia, con la motivazione che il ritorno della minore presso il padre la esporrebbe a un pericolo di danno psicologico.
               
            
         
               30/11/2009
            
             
            
               Il padre interpone appello contro la decisione del Bezirksgericht Leoben del 12 novembre 2009.
            
         
               20/1/2010
            
             
            
               Il Landesgericht Leoben accoglie l’appello del padre, invocando un’applicazione restrittiva delle disposizioni del regolamento.
            
         
               16/2/2010
            
             
            
               La madre propone ricorso per cassazione («Revision») dinanzi all’Oberster Gerichtshof contro la decisione del Landesgericht
                  Leoben del 20 gennaio 2010.
               
            
         
               20/4/2010
            
             
            
               L’Oberster Gerichtshof sottopone cinque questioni pregiudiziali alla Corte, chiedendo che vengano trattate con procedimento
                  d’urgenza.
               
            
         
               3/5/2010
            
             
            
               La domanda di pronuncia pregiudiziale perviene alla cancelleria della Corte.
            
          Le questioni sottoposte alla Corte
      24.      Il giudice del rinvio ammette che, secondo la sentenza Rinau (11), in presenza di un certificato rilasciato ai sensi dell’art. 42 del regolamento, al giudice dell’esecuzione spetta solo constatare
         l’esecutività di una decisione adottata ai sensi dell’art. 11, n. 8, e disporre il ritorno immediato del minore. Pertanto,
         in linea di principio, si deve escludere l’esame nel merito della decisione adottata dal giudice italiano. Analogamente, ai
         sensi delle regole di procedura nazionali, non è possibile far valere nell’ambito del ricorso per cassazione l’incompetenza
         territoriale di tale giudice. Tuttavia, alcuni punti necessitano a suo avviso di un esame più approfondito.
      
      25.      L’Oberster Gerichtshof ha deciso quindi di sottoporre alla Corte le cinque questioni seguenti:
      
      «1)      Se rientri nella nozione di “decisione di affidamento che non prevede il ritorno del minore” ai sensi dell’art. 10, lett. b),
         sub iv), del regolamento (…) anche un provvedimento provvisorio con cui si dispone che, fino all’adozione della decisione
         definitiva sull’affidamento, “le decisioni relative al minore”, in particolare il diritto di stabilire il luogo di residenza,
         spettano al genitore che ha sottratto il minore.
      
      2)      Se un decreto che dispone il ritorno del minore rientri nel campo di applicazione dell’art. 11, n. 8, del regolamento solo
         qualora il giudice disponga il ritorno sulla base di una decisione di affidamento da esso stesso adottata.
      
      3)      In caso di soluzione affermativa alla prima e alla seconda questione:
      a)      se nello Stato di esecuzione possa essere eccepita l’incompetenza del giudice dello Stato di origine (prima questione) o l’inapplicabilità
         dell’art. 11, n. 8, del regolamento (seconda questione) per opporsi all’esecuzione di una decisione certificata dal giudice
         di origine ai sensi dell’art. 42, n. 2, del regolamento; 
      
      b)      oppure se, in tale fattispecie, il convenuto debba richiedere la revoca del certificato nello Stato di origine, con la possibilità
         di sospendere l’esecuzione nel secondo Stato fino all’adozione della decisione nello Stato di origine.
      
      4)      In caso di soluzione negativa alle questioni prima e seconda o terza, sub a):
      se una decisione emanata da un giudice del secondo Stato, da considerarsi esecutiva ai sensi del diritto di quest’ultimo,
         con la quale la custodia viene provvisoriamente attribuita al genitore che ha sottratto il minore, osti, ai sensi dell’art. 47,
         n. 2, del regolamento, all’esecuzione di un decreto che dispone il ritorno emesso precedentemente nello Stato di origine ai
         sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, anche quando non impedirebbe l’esecuzione di un provvedimento di ritorno emanato
         dal secondo Stato ai sensi della Convenzione dell’Aia.
      
      5)      Qualora anche la quarta questione vada risolta in senso negativo:
      a)      se, nel caso di una decisione certificata dal giudice dello Stato di origine ai sensi dell’art. 42, n. 2, del regolamento,
         il secondo Stato possa rifiutarsi di darvi esecuzione qualora, successivamente alla sua adozione, le circostanze siano mutate
         in modo tale che ora l’esecuzione sarebbe gravemente lesiva per l’interesse del minore;
      
      b)      oppure se, in tal caso, il convenuto debba far valere tali mutate circostanze nello Stato di origine, con la possibilità di
         sospendere l’esecuzione nel secondo Stato fino a che sia stata adottata la decisione nello Stato di origine».
      
       Procedimento dinanzi alla Corte
      26.      Poiché la causa è stata sottoposta ad un procedimento d’urgenza ai sensi dell’art. 104 ter del regolamento di procedura della
         Corte, hanno presentato osservazioni scritte il governo austriaco e la Commissione, gli unici, ad eccezione delle parti della
         causa principale, autorizzati ad intervenire in questa fase. Le stesse parti, nonché i governi ceco, tedesco, francese, italiano,
         lettone, sloveno e del Regno Unito erano rappresentati all’udienza del 14 giugno 2010. I genitori, ancorché autorizzati a
         presentare osservazioni scritte e ad essere rappresentati in udienza, nella specie non si sono avvalsi del loro diritto.
      
       Analisi
       Osservazioni preliminari
      27.      Le questioni dell’Oberster Gerichtshof traggono origine, in misura non trascurabile, dalla percezione di un conflitto fra
         l’interpretazione letterale e quella teleologica di alcune disposizioni del regolamento. Sembra quindi importante ricordare
         i tre principi fondamentali sottesi alle pertinenti disposizioni del regolamento e che devono guidare qualsiasi interpretazione
         teleologica (12).
      
      28.      In primo luogo, il regolamento si basa sulla prevalenza dell’interesse del minore e sul rispetto dei suoi diritti. Oltre alla
         preoccupazione di tenere conto, in ciascun caso, dell’interesse superiore del minore stesso, tale idea trova espressione in
         particolare nella regola generale secondo cui sono i giudici del luogo della sua residenza abituale i più adeguati a risolvere
         ogni questione concernente l’affidamento o la responsabilità genitoriale e che hanno quindi, in linea di principio, competenza
         in materia. Tuttavia, mi sembra che, se pure il giudice chiamato a prendere una decisione in una fattispecie concreta deve
         tenere conto dell’interesse specifico di ogni minore interessato, l’interpretazione del regolamento deve comunque basarsi
         su una nozione più ampia dell’interesse superiore del minore, applicabile in generale.
      
      29.      In secondo luogo, il regolamento è volto a garantire che qualsiasi trasferimento illecito del minore resti privo di effetti
         giuridici, a meno che non venga successivamente accettato dagli altri interessati. In quest’ottica esso, da un lato, prevede
         un meccanismo quasi automatico per ottenere il ritorno immediato del minore e, dall’altro, limita in modo molto rigoroso le
         possibilità di trasferimento della competenza ai giudici dello Stato membro del trasferimento illecito del minore, consentendo
         a quelli dello Stato membro della residenza abituale anteriore di soprassedere a un’eventuale decisione contro il ritorno
         adottata sul fondamento dell’art. 13 della Convenzione.
      
      30.      Quindi, anche nell’ambito circoscritto della responsabilità genitoriale e del trasferimento illecito di minori, il regolamento
         persegue almeno due scopi – la competenza dei giudici dello Stato della residenza abituale del minore e il ritorno di quest’ultimo,
         in seguito a un trasferimento illecito, nello Stato della sua residenza abituale anteriore – che possono risultare parzialmente
         incompatibili, quanto meno se il trasferimento si è protratto nel tempo e il minore ha conseguentemente acquisito una nuova
         residenza abituale nello Stato membro del trasferimento.
      
      31.      In terzo luogo, il regolamento richiede ai giudici nazionali un livello elevato di fiducia reciproca, che limiti al minimo
         necessario i motivi di mancato riconoscimento delle decisioni di un giudice di un altro Stato membro e renda il riconoscimento
         e l’esecuzione di tali decisioni pressoché automatici. Peraltro, e con lo stesso spirito, il regolamento prevede un sistema
         di cooperazione e incita i giudici nazionali ad utilizzarlo.
      
      32.      A mio parere, occorre sottolineare anche altri due aspetti del regolamento.
      
      33.      Da un lato, il regolamento contiene solo norme concernenti la competenza, il riconoscimento e l’esecuzione. Esso non riguarda
         in alcun modo le questioni di merito. Contrariamente a quanto sembrava sostenere il governo austriaco in udienza, l’applicazione
         del regolamento non è riconducibile a un’«integrazione europea a spese del minore», bensì mira a determinare chiaramente il
         giudice competente nelle situazioni transfrontaliere e a garantire che gli altri giudici facciano affidamento sulle sue decisioni,
         dato che tutti i giudici degli Stati membri devono adottare le loro decisioni facendo prevalere l’interesse superiore del minore di cui trattasi.
      
      34.      Dall’altro, il regolamento presuppone – e in alcuni casi addirittura esige – che i giudici e le parti agiscano rapidamente
         in materia di trasferimento o mancato rientro illeciti (13) di un minore. Se tale rapidità d’azione non è effettivamente garantita, ne risente l’applicazione del regolamento, come dimostra
         il presente procedimento. In particolare, il regolamento è volto ad evitare che la situazione si complichi in ragione di nuovi
         legami che il minore potrebbe acquisire con lo Stato membro del trasferimento illecito.
      
      35.      Infine, si devono tenere presenti le fasi successive del procedimento previsto dalla Convenzione e dal regolamento in caso
         di trasferimento illecito (e contestato). Anzitutto, il genitore cui è stato sottratto il minore deve rivolgersi, ai sensi
         dell’art. 12 della Convenzione, ai giudici dello Stato membro del trasferimento, per ottenere un provvedimento di ritorno.
         Tale domanda deve essere accolta, a meno che non sussista uno dei motivi di diniego eccezionali di cui all’art. 13 della Convenzione
         e, in caso di rifiuto basato sulla lett. b) di tale articolo, non sia dimostrato che sono previste misure adeguate per assicurare
         la protezione del minore dopo il suo ritorno (v. art. 11, n. 4, del regolamento). In ogni caso, la decisione deve essere adottata,
         salvo circostanze eccezionali, entro sei settimane (art. 11, n. 3, del regolamento). Qualora venga adottata una decisione
         contro il ritorno, essa deve essere trasmessa alle autorità dello Stato membro della residenza abituale anteriore, e le parti
         (in linea di principio i genitori) devono avere la possibilità di essere sentite dal giudice competente di detto Stato. Se
         del caso, quest’ultimo giudice può disporre comunque il ritorno del minore (art. 11, n. 8, del regolamento) e la sua decisione
         sarà direttamente esecutiva nello Stato membro del trasferimento se è stata certificata conformemente all’art. 42 del regolamento.
         Tale certificazione è possibile, tuttavia, solo se il giudice ha tenuto conto dei motivi e degli elementi di prova sui quali
         si fonda il provvedimento contro il ritorno. Un giudice che disponga il ritorno in tali circostanze deve inoltre informare
         le autorità dello Stato membro del trasferimento in merito alle modalità adottate per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno.
      
       Sulla prima questione
      36.      L’Oberster Gerichtshof chiede alla Corte se rientri nella nozione di «decisione di affidamento che non prevede il ritorno
         del minore» ai sensi dell’art. 10, lett. b), sub iv), del regolamento una misura provvisoria con cui si dispone che, fino
         all’adozione della decisione definitiva di affidamento, «le “decisioni relative al minore”, in particolare il diritto di stabilire
         il luogo di residenza», spettano al genitore che ha sottratto il minore (14).
      
      37.      Nel contesto di tale procedimento occorre stabilire se, per effetto del suo provvedimento 23 maggio 2008, il Tribunale per
         i Minorenni di Venezia avesse perduto la competenza che avrebbe altrimenti conservato in virtù della regola generale di cui
         all’art. 10 del regolamento, in quanto giudice dello Stato membro in cui la minore aveva la residenza abituale immediatamente
         prima del suo trasferimento illecito. Infatti, l’Oberster Gerichtshof ritiene che la minore abbia acquisito nel frattempo
         una nuova residenza abituale in Austria e che, sebbene non sussista la condizione di cui alla lett. a) di tale articolo (nella
         specie, l’accettazione del padre), sono tuttavia soddisfatte le prime due condizioni previste dall’alternativa sub b) (ossia
         che la minore abbia soggiornato in Austria per almeno un anno dopo che il padre ha avuto conoscenza del luogo in cui si trovava
         e che essa si sia integrata nel suo nuovo ambiente). Se è anche soddisfatta almeno una delle condizioni supplementari, elencate
         da i) a iv), la competenza generale passa ai giudici dell’Austria, Stato membro della nuova residenza abituale della minore.
         L’Oberster Gerichtshof ha escluso le condizioni i)‑iii), ma considera che se – come fa valere la madre – il provvedimento
         del Tribunale per i Minorenni di Venezia 23 maggio 2008 costituisce una «decisione di affidamento che non prevede il ritorno
         del minore», la condizione sub iv) è soddisfatta.
      
      38.      L’Oberster Gerichtshof è tuttavia del parere che, secondo un’interpretazione teleologica, tale condizione non possa essere
         considerata soddisfatta, anche se, secondo l’interpretazione letterale, il provvedimento controverso costituirebbe effettivamente
         una «decisione di affidamento», in quanto deciderebbe dell’affidamento della minore, ancorché provvisoriamente, e non ne prevederebbe
         il ritorno, quanto meno nell’immediato.
      
      39.      Il suo ragionamento è, sostanzialmente, il seguente. Se una decisione di affidamento definitiva non prevede il ritorno del minore, non vi è alcun motivo per cui i giudici dello Stato di residenza abituale anteriore debbano
         conservare la competenza. Quelli del nuovo Stato di residenza abituale saranno comunque più adeguati ad adottare le successive
         decisioni relative al minore, e le condizioni di cui all’art. 10, lett. b), sub iv), del regolamento sono comprensibili e
         ragionevoli. Per contro, se un’autorizzazione provvisoria a lasciare il minore presso il «genitore autore della sottrazione» mira solo ad evitare trasferimenti del minore in attesa
         della decisione definitiva, l’interpretazione letterale, facendo perdere la competenza al giudice della residenza abituale
         anteriore, impedirebbe a quest’ultimo di adottare la decisione definitiva. Tuttavia, tenuto conto dello scopo del regolamento,
         detto giudice dovrebbe perdere la sua competenza solo nel caso in cui il procedimento relativo all’affidamento si sia concluso senza un provvedimento di ritorno. Il governo austriaco condivide in toto tale ragionamento.
      
      40.      Nella stessa ottica, la Commissione sottolinea il rischio che il giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore
         venga dissuaso dall’adottare una decisione di affidamento provvisoria, che lasci il minore nello Stato membro della sua nuova
         residenza abituale e che sia nel suo interesse, per timore di essere privato della competenza ad adottare in seguito una decisione
         definitiva. La Commissione ritiene inoltre che le condizioni per il trasferimento di competenza elencate all’art. 10 del regolamento,
         in quanto eccezioni alla regola generale del mantenimento della competenza in capo ai giudici dello Stato membro della residenza
         abituale anteriore, debbano essere interpretate restrittivamente, e non estensivamente.
      
      41.      Tutti gli Stati membri rappresentati in udienza, ad eccezione della Repubblica di Slovenia, hanno sostanzialmente sostenuto
         la stessa tesi.
      
      42.      Posso aderire, globalmente, a questa posizione, anche se ritengo che occorra precisarne alcuni dettagli ed esaminare alcune
         altre considerazioni di segno opposto, che non possono essere respinte a priori.
      
      43.      Anzitutto, rilevo che le riflessioni dell’Oberster Gerichtshof si basano in una cerrta misura sui motivi che hanno indotto
         il Tribunale per i Minorenni di Venezia a concedere l’affidamento provvisorio alla madre. Orbene, avrei qualche titubanza
         a seguire questo approccio. In linea di principio, non mi sembra auspicabile che il regolamento venga interpretato in funzione
         della motivazione specifica di una singola decisione di affidamento. Occorre piuttosto stabilire se si possa desumere una
         distinzione oggettiva a seconda che la decisione sia provvisoria o meno. Peraltro, vi è sempre il rischio che il giudice di
         uno Stato membro interpreti erroneamente la motivazione del giudice di un altro Stato membro (15). Cercherò quindi di analizzare la questione seguendo un approccio più generale.
      
      44.      Esiterei, in tale contesto, anche ad applicare tout court il principio secondo cui le eccezioni o le deroghe ad una regola
         devono essere interpretate restrittivamente. Infatti, nel caso dell’art. 10, se è vero che la regola del mantenimento della
         competenza in capo al giudice della residenza abituale anteriore risponde ad uno dei principi fondamentali del regolamento
         – ossia privare di ogni effetto giuridico l’atto illecito del genitore autore della sottrazione –, è anche vero che l’eccezione
         risponde ad un altro principio fondamentale, giacché si tratta di una regola di competenza che «si inform[a] all’interesse
         superiore del minore e in particolare al criterio di vicinanza» (16).
      
      45.      Infine, si deve riconoscere che – per quanto seducente possa apparire l’esito prospettato dal giudice del rinvio, dalla Commissione
         e da quasi tutti gli Stati membri rappresentati in udienza – alcuni argomenti, così sintetizzabili, depongono in senso opposto.
      
      46.      L’art. 10, lett. b), sub iv), del regolamento riguarda una situazione in cui il minore ha soggiornato per almeno un anno nello
         Stato membro del trasferimento illecito, dove ha acquisito una nuova residenza abituale e si è integrato nel suo nuovo ambiente,
         e in cui non solo i giudici dello Stato membro della sua residenza abituale anteriore non sono pervenuti in tale periodo ad
         una decisione definitiva in merito al suo affidamento, ma hanno anche ritenuto – certo temporaneamente, ma in ogni caso per
         il periodo di almeno un anno in questione – che il suo interesse superiore fosse quello di restare nello Stato membro del
         trasferimento. È molto probabile che, con il trascorrere del tempo, detti giudici incontreranno sempre maggiori difficoltà
         ad ottenere informazioni sulla situazione e sull’ambiente attuali del minore (attraverso, ad esempio, perizie psicologiche,
         relazioni dei servizi sociali e/o, a seconda dell’età del minore, domande dirette). Inoltre essi si trovano in uno Stato membro
         con cui è verosimile che il minore perda progressivamente contatto. In tale contesto, il principio della competenza del giudice
         più vicino al minore non dovrebbe prevalere sul mantenimento della competenza in capo al giudice della residenza abituale
         anteriore?
      
      47.      Orbene, non ritengo che si debba rispondere affermativamente a tale domanda.
      
      48.      Quando un minore viene portato illegalmente in un altro Stato membro, l’obiettivo immediato del regolamento e della Convenzione
         è garantirne rapidamente il ritorno, per privare il «genitore autore della sottrazione» di qualsiasi vantaggio pratico o giuridico
         che avrebbe potuto sperare di ottenere dalle circostanze (17). Se tale obiettivo viene conseguito efficacemente, ciò produce anche un effetto dissuasivo non trascurabile. Tuttavia, come
         spiegato nell’esposizione dei motivi della proposta della Commissione che ha preceduto l’adozione del regolamento (18), «in taluni casi può risultare legittimo che la situazione creatasi di fatto a seguito dell’illecita sottrazione del minore
         produca, come conseguenza giuridica, il trasferimento della competenza. A tal fine, occorre trovare un equilibrio tra l’opportunità
         di permettere al giudice che è ora più vicino al minore di dichiararsi competente e la necessità di evitare che l’autore della
         sottrazione goda di vantaggi che derivano dal suo illecito».
      
      49.      L’art. 10 del regolamento mira a stabilire proprio questo equilibrio – tra due dei principi individuati supra (19) – per quanto riguarda, in primo luogo, la competenza generale in materia di responsabilità genitoriale e, in subordine, per
         mezzo dell’art. 11, n. 8, dello stesso regolamento, la competenza speciale a disporre il ritorno del minore.
      
      50.      Quanto ai trasferimenti illeciti, il principio di base, volto a privare il «genitore autore della sottrazione» di qualsiasi
         vantaggio derivante dal suo atto illecito, esige che la competenza venga mantenuta dai giudici dello Stato membro della residenza
         abituale anteriore. Tale principio vale non solo per la competenza generale, ma anche, e a fortiori, per la competenza a disporre
         il ritorno.
      
      51.      Tuttavia, sembra del tutto ragionevole – e conforme alla ricerca dell’equilibrio sopra descritto – prevedere, come fa l’art. 10,
         lett. a), del regolamento, che l’acquisizione di una nuova residenza abituale, unitamente all’accettazione di ogni soggetto titolare del diritto di affidamento, possa determinare il trasferimento di tale competenza ai giudici dello Stato membro della nuova residenza abituale. In tal
         caso, la competenza a disporre il ritorno del minore non ha più ragion d’essere.
      
      52.      Potrebbe sembrare altrettanto ragionevole prevedere lo stesso trasferimento di competenza ogni volta che il minore non solo
         abbia acquisito una nuova residenza abituale, ma abbia anche soggiornato nel nuovo Stato membro per oltre un anno e si sia
         integrato nel suo nuovo ambiente, anche in assenza di accettazione espressa di tutte le parti titolari del diritto di affidamento.
         Tale è infatti la soluzione accolta all’art. 7 della Convenzione dell’Aia del 1996 (20), che sembra conforme al principio della competenza dei giudici della residenza abituale, nell’interesse superiore del minore.
         Tuttavia, benché dai lavori preparatori precedenti l’adozione del regolamento risulti che varie delegazioni erano favorevoli
         a tale soluzione (21), alla fine è stato scelto consapevolmente un approccio più esigente, che limitasse rigorosamente il trasferimento di competenza
         alle quattro ipotesi elencate tassativamente nel testo definitivo dell’art. 10, lett. b), del regolamento.
      
      53.      Le prime tre ipotesi implicano, di fatto, l’accettazione tacita da parte dei titolari di un diritto di affidamento (vale a
         dire, normalmente, il genitore cui è stato sottratto il minore), qualora nello Stato membro del trasferimento illecito non
         sia stata formulata alcuna richiesta di ritorno del minore, o tale richiesta sia stata ritirata, ovvero respinta senza che
         il richiedente avviasse il procedimento ai sensi dell’art. 11, nn. 7 e 8, del regolamento, nello Stato membro della residenza
         abituale anteriore.
      
      54.      La quarta ipotesi, che rileva nel caso di specie, è quella di una decisione sull’affidamento che non prevede il ritorno del minore, adottata da un giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore. Non si tratta in tal caso di un consenso tacito,
         da parte di detto giudice, al trasferimento di competenza, ma semmai di una decisione con cui si prende atto dell’acquisizione
         da parte del minore di una nuova residenza abituale in un altro Stato membro, che comporterà il trasferimento di competenza.
         Pertanto, mentre, quando il minore cambia la sua residenza abituale trasferendosi legalmente da uno Stato membro ad un altro,
         il trasferimento di competenza avviene automaticamente ai sensi degli artt. 8 e 9 del regolamento, per conseguire lo stesso
         risultato in caso di trasferimento illecito, il giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore deve legalizzare,
         avallandolo, detto trasferimento.
      
      55.      È pacifico che tale avallo viene espresso attraverso una decisione volta a risolvere durevolmente la questione dell’affidamento,
         sempreché siano soddisfatte le altre condizioni di cui all’art. 10, lett. b), del regolamento (nuova residenza abituale da
         più di un anno, integrazione nel nuovo ambiente). Secondo un’interpretazione letterale [il governo sloveno ha sottolineato
         la definizione molto ampia del termine «decisione» di cui all’art. 2, punto 4), del regolamento], lo stesso varrebbe per una
         decisione provvisoria, destinata ad essere sostituita da una successiva decisione duratura.
      
      56.      Tuttavia, non sono di questo parere. Il periodo di un anno che costituisce la condizione per il trasferimento di competenza
         in tutte le ipotesi previste all’art. 10, lett. b), del regolamento implica chiaramente, nei primi tre casi, una data limite
         per la presentazione o la conferma di una domanda diretta ad ottenere il ritorno del minore. Sarebbe quindi sorprendente –
         e incoerente – che nel quarto caso esso implicasse una data limite per la chiusura del procedimento. Orbene, si perverrebbe
         a tale risultato se si includessero le decisioni provvisorie nella nozione di «decisione di affidamento che non prevede il
         ritorno del minore». In tal caso, un giudice che non avesse adottato alcuna «decisione di affidamento che non prevede [immediatamente]
         il ritorno del minore» conserverebbe la propria competenza fino al termine del procedimento, mentre un giudice che avesse
         adottato siffatta decisione (che potrebbe spesso risultare auspicabile nell’interesse del minore) si imporrebbe, di fatto,
         una data limite per l’adozione della propria decisione più duratura.
      
      57.      Nelle cause vertenti sull’affidamento di minori i giudici devono spesso affrontare difficoltà particolari, soprattutto se
         la controversia si colloca nel contesto di un trasferimento illecito. L’accanimento che anima i genitori può indurre l’uno
         o l’altro ad utilizzare tutti i procedimenti disponibili per recuperare il minore. In certi casi il genitore interessato può
         scegliere la strada sbagliata, in altri può sfruttare tali procedimenti consapevolmente. Peraltro, poiché sono necessariamente
         coinvolti i giudici di due Stati membri, i procedimenti in uno Stato possono ritardare quelli nell’altro, ed un eventuale
         difetto di comunicazione può aggravare ulteriormente il ritardo. Tuttavia, in tutti i casi, sussiste realmente il rischio
         che la durata del procedimento sfugga di fatto al controllo del giudice adito nello Stato membro della residenza abituale
         anteriore.
      
      58.      Il caso di specie ne fornisce un esempio. Anzitutto, sembra che il Bezirksgericht Leoben abbia respinto la domanda di ritorno
         presentata dal padre sulla base della Convenzione solo il 3 luglio 2008, circa undici settimane dopo la presentazione di tale
         domanda in data 16 aprile 2008, mentre l’art. 11, n. 3, del regolamento prevede un termine massimo di sei settimane, «salvo
         nel caso in cui circostanze eccezionali non lo consentano». In seguito, dopo tale rifiuto, anziché rivolgersi direttamente
         al Tribunale per i Minorenni di Venezia per ottenere un provvedimento ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, il padre
         ha impugnato il diniego in Austria – due volte – in quanto il primo provvedimento di diniego è stato annullato e ne è stato
         emanato un secondo. Inoltre, anche dopo il rigetto della sua seconda impugnazione, il 7 gennaio 2009, il padre ha atteso tre
         mesi prima di presentare domanda ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento (22). In tutto questo periodo, le misure prospettate dal Tribunale per i Minorenni di Venezia per essere sufficientemente informato
         al fine di adottare una decisione duratura sull’affidamento del minore (contatti con il padre, perizia psicologica) – misure
         che avevano per l’appunto determinato la decisione di lasciare provvisoriamente la minore presso la madre in Austria – non
         hanno potuto essere portate a buon fine a causa della totale assenza di cooperazione da parte della madre. Il periodo di un
         anno è quindi decorso senza che ciò sia attribuibile all’accettazione del padre o all’inerzia del Tribunale per i Minorenni
         di Venezia (23).
      
      59.      Tuttavia, il giudice investito per primo di una controversia del genere deve spesso adottare provvedimenti provvisori immediati
         per far fronte all’urgenza, in attesa di disporre di tutti gli elementi necessari per adottare una decisione duratura in ordine
         all’affidamento del minore. Nella specie è accaduto esattamente questo. Mi sembra impensabile che il legislatore volesse che
         in tale situazione la competenza fosse trasferita automaticamente dopo un anno, mentre sarebbe stata conservata dal primo
         giudice se questi non avesse dovuto adottare immediatamente un provvedimento provvisorio rinviando ad una data successiva
         la decisione duratura in merito all’affidamento. Ciò equivarrebbe ad interrompere un procedimento avviato dinanzi al giudice
         competente solo perché quest’ultimo ha adottato un provvedimento provvisorio che riteneva necessario.
      
      60.      Al contrario, ritengo che il trasferimento della competenza ai giudici dello Stato membro del trasferimento illecito del minore
         sia giustificabile solo se il decorso del tempo è accompagnato dall’accettazione del genitore richiedente – che metta fine
         a qualsiasi procedimento già avviato, o escluda qualsiasi procedimento successivo, che possa sfociare in una decisione di
         ritorno esecutiva ai sensi degli artt. 11, n. 8, e 42 del regolamento – o da una decisione del giudice competente adito che
         ponga fine al procedimento avviato dinanzi ad esso e non preveda il ritorno del minore. In tal modo, le quattro ipotesi previste
         all’art. 10, lett. b), del regolamento trovano tutte una base coerente in una decisione, espressa o implicita, che esclude
         il successivo ricorso al meccanismo degli artt. 11, n. 8, e 42 del regolamento.
      
      61.      In udienza è stato sollevato il problema di come possa il giudice dello Stato membro del trasferimento illecito stabilire
         con certezza se la decisione del giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore abbia carattere provvisorio
         o definitivo. Infatti, le decisioni in materia di affidamento del minore sono sempre, per loro natura, soggette ad eventuale
         revisione in caso di mutamento delle circostanze e pertanto non presentano mai lo stesso grado di definitività della maggior
         parte delle altre decisioni giudiziarie (24). Peraltro, le differenze procedurali e terminologiche tra gli ordinamenti giuridici degli Stati membri possono rendere meno
         agevole il compito di distinguere una decisione provvisoria da una decisione «definitiva».
      
      62.      Mi sembra che la risposta vada cercata nel criterio esposto dal governo francese, ossia che una decisione di affidamento deve
         essere considerata provvisoria fino a quando il giudice non abbia «esaurito il novero dei provvedimenti che può adottare nell’ambito
         del procedimento». È quindi sufficiente esaminare – con l’aiuto, se necessario, delle autorità centrali competenti – se nel
         procedimento di cui trattasi rimangano ancora provvedimenti da prendere senza che occorra adire il giudice nuovamente.
      
      63.      Conseguentemente, concludo che le finalità del regolamento ostano ad un’interpretazione letterale del suo art. 10, lett. b),
         sub iv), e che un provvedimento provvisorio che attribuisce l’affidamento di un minore al genitore che lo ha sottratto fino
         all’adozione della decisione definitiva (o duratura) di affidamento non costituisce una «decisione di affidamento che non
         prevede il ritorno del minore» ai sensi di tale disposizione.
      
       Sulla seconda questione
      64.      L’Oberster Gerichtshof chiede se un decreto che dispone il ritorno del minore rientri nel campo di applicazione dell’art. 11,
         n. 8, del regolamento solo qualora il giudice ordini il ritorno sulla base di una decisione di affidamento da esso stesso
         adottata.
      
      65.      Esso spiega che la madre sostiene che solo un decreto di ritorno adottato sulla base di una decisione di affidamento ricadrebbe
         nell’art. 11, n. 8, del regolamento. La decisione del Tribunale per i Minorenni di Venezia del 10 luglio 2009, che il padre
         cerca di far eseguire, non sarebbe fondata su una decisione di affidamento e pertanto non rientrerebbe in tale disposizione.
      
      66.      L’Oberster Gerichtshof ammette giustamente che tale interpretazione non è suffragata né dal testo della disposizione – che
         parla solo di «una successiva decisione che prescrive il ritorno del minore» – né dalla sentenza Rinau (25) – che sottolinea l’autonomia procedurale della decisione successiva a una decisione contro il ritorno –, ma ritiene che essa
         non possa essere esclusa nell’ambito di un’interpretazione sistematica e teleologica. Per un verso, dall’art. 11, n. 7, del
         regolamento risulterebbe che il regime di cui ai nn. 6‑8, che lascia l’ultima parola ai giudici dello Stato membro della residenza
         abituale anteriore, si giustifica solo se il decreto di ritorno si fonda su una decisione di affidamento che prevede il ritorno
         del minore. Per l’altro, tale interpretazione renderebbe più coerente il sistema degli artt. 10‑11 nel loro insieme.
      
      67.      Preciso anzitutto di non essere affatto convinta che gli argomenti esposti dal giudice del rinvio debbano condurre al risultato
         da esso prospettato. Come già spiegato nell’ambito della prima questione, lo scopo principale della Convenzione è garantire,
         salvo che ricorrano talune circostanze eccezionali, il ritorno immediato del minore, prima che venga esaminata la questione dell’affidamento o della responsabilità genitoriale. L’art. 11 del regolamento è volto a
         rafforzare tale dispositivo, sempre nell’ottica di un ritorno immediato, e non dopo avere adottato una decisione sulla questione dell’affidamento, al termine di un procedimento che potrebbe risultare
         lungo.
      
      68.      L’Oberster Gerichtshof considera tuttavia – e tale parere è stato sostenuto anche da vari Stati membri in udienza – che un
         decreto di ritorno fondato su una decisione di affidamento che prevede il ritorno del minore, adottata dopo avere accertato
         i fatti e raccolto prove, offrirebbe migliori garanzie di fondatezza rispetto ad una decisione presa nell’ambito di un semplice
         procedimento sommario.
      
      69.      Peraltro, secondo il giudice del rinvio, se una decisione di quest’ultimo tipo ricadesse nell’art. 11, n. 8, del regolamento,
         sarebbe difficile comprendere l’articolo nel suo complesso. Infatti, anziché esigere che il giudice dello Stato del trasferimento
         illecito avvii anzitutto un procedimento di ritorno ai sensi della Convenzione, il giudice dello Stato della residenza abituale
         anteriore potrebbe adottare un semplice provvedimento di ritorno subito dopo la sottrazione del minore, che potrebbe essere
         direttamente esecutivo nell’altro Stato membro, esattamente come la decisione adottata in forza dell’art. 11, n. 8. Il procedimento
         ai sensi della Convenzione, richiesto da tale art. 11, farebbe quindi perdere tempo e non avrebbe di per sé alcuna utilità.
      
      70.      Quanto alla prima parte di tale ragionamento, riconosco che un procedimento che implichi un esame più approfondito dei fatti
         offre maggiori garanzie di fondatezza. Tuttavia, il procedimento di cui all’art. 11, n. 8, del regolamento, se svolto correttamente,
         offre a mio avviso una garanzia del tutto sufficiente. Si tratta di una situazione in cui il giudice dello Stato del trasferimento
         illecito ha già rifiutato di disporre il ritorno del minore, per uno o più dei motivi elencati all’art. 13 della Convenzione,
         e ha comunicato al giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore – con l’eventuale assistenza delle rispettive
         autorità centrali ai sensi dell’art. 55, lett. c), del regolamento – una copia della sua decisione e tutta la documentazione
         pertinente. Quest’ultimo giudice – che è più adeguato a valutare le circostanze in cui ha vissuto il minore prima del trasferimento
         e quelle in cui vivrà, eventualmente, dopo il suo ritorno – può certificare conformemente all’art. 42 del regolamento la propria
         decisione adottata ai sensi dell’art. 11, n. 8, dello stesso solo se ha tenuto conto dei motivi e degli elementi di prova
         sui quali si fonda la decisione contro il ritorno (26). Si può quindi presumere – anche conformemente al principio della fiducia reciproca sotteso al regolamento – che esso abbia
         escluso tali motivi e tali elementi di prova in base ad altri elementi di cui il primo giudice non era a conoscenza.
      
      71.      L’approccio sostenuto da alcuni Stati membri in udienza sembra invece basato sulla mancanza di fiducia dei giudici dello Stato
         membro del trasferimento nei confronti delle decisioni adottate da quelli dello Stato membro della residenza abituale anteriore.
         Tale approccio non solo costituisce la negazione del principio della fiducia reciproca, ma non tiene neanche minimamente conto
         dell’evidente vantaggio derivante dal duplice esame della domanda di ritorno da parte di due giudici, uno dei quali è più
         adeguato a tenere conto delle attuali circostanze in cui vive il minore, mentre l’altro è più adeguato a valutare le circostanze
         in cui il minore ha precedentemente vissuto e nelle quali vivrà in caso di ritorno.
      
      72.      Quanto alla seconda parte del ragionamento, mi sembra che essa si basi su una concezione errata del rapporto tra la Convenzione
         e il regolamento. La Convenzione prevede inequivocabilmente che, in caso di sottrazione del minore, occorre anzitutto rivolgersi
         ai giudici dello Stato in cui si trova il minore per ottenerne il ritorno immediato. Infatti, essi sono i più adeguati a disporre
         il ritorno nel modo più efficace. Le loro decisioni verranno eseguite direttamente secondo la procedura nazionale. Solo se
         detti giudici ritengono che sussista uno dei motivi contro il ritorno elencati all’art. 13 della Convenzione – pertanto, solo
         in casi che si presumono eccezionali – occorre rivolgersi, ai sensi dell’art. 11 del regolamento, al giudice competente dello
         Stato della residenza abituale anteriore. Quest’ultimo deve allora, per poter soprassedere alla decisione contro il ritorno
         adottata in forza della Convenzione, essere persuaso che il motivo dedotto non impedisca il ritorno.
      
      73.      Se, invece, spettasse ai giudici dello Stato della residenza abituale anteriore disporre subito il ritorno del minore, da
         un lato, il procedimento di esecuzione verrebbe reso più complesso – sempre, e non solo nel caso di un ricorso all’art. 11,
         n. 8, del regolamento – dalla necessità di una collaborazione tra le autorità dei due Stati membri diversi, che implicherebbe,
         nella maggior parte dei casi, la necessità di ottenere una traduzione della documentazione pertinente e, dall’altro, mancherebbe
         una tutela essenziale dell’interesse superiore del minore, vale a dire il duplice esame obbligatorio in caso di dubbio sull’opportunità
         di disporne il ritorno.
      
      74.      Mi sembra quindi che il sistema dell’art. 11 del regolamento, considerato nel suo complesso, sia del tutto coerente senza
         che occorra esigere una previa decisione sull’affidamento come fondamento della decisione adottata ai sensi del n. 8 di tale
         articolo.
      
      75.      L’Oberster Gerichtshof rileva inoltre che una decisione adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento, se precede una decisione duratura sull’affidamento, che potrebbe condurre ad un risultato diverso, può obbligare il minore a cambiare
         due volte il luogo di residenza. Anche questa è una considerazione che è stata sottolineata da vari Stati membri in udienza.
      
      76.      L’eventualità di un doppio trasferimento non può essere esclusa. Tuttavia, si tratta di un elemento accettato, a mio parere,
         sia dagli autori della Convenzione che da quelli del regolamento quale inevitabile corollario dell’obiettivo di garantire
         il ritorno immediato del minore in caso di trasferimento o di mancato ritorno illeciti. Tale intenzione mi sembra molto chiara
         nel sistema delle pertinenti disposizioni del regolamento. Anzitutto si fa tornare il minore nello Stato membro della sua
         residenza abituale anteriore, poi si risolvono le questioni dell’affidamento e della responsabilità genitoriale. In un certo
         numero di casi ciò implicherà necessariamente un doppio trasferimento (o meglio un triplo trasferimento, se si conta il primo
         trasferimento illecito). Benché sia indubbio che una molteplicità di trasferimenti non risponde all’interesse del minore,
         mi sembra che l’interesse più ampio, consistente nello scoraggiare qualsiasi tentativo di sottrazione, privando quest’ultima
         di ogni effetto giuridico o pratico, debba prevalere secondo lo spirito del regolamento (e della Convenzione).
      
      77.      Peraltro, si deve considerare il procedimento alla luce dello scopo perseguito, vale a dire il ritorno del minore presso il
         giudice competente. Tale ritorno consiste semplicemente nel «correggere» il primo trasferimento illecito. Il giudice competente
         deve allora esaminare la questione dell’affidamento tenendo conto di tutte le circostanze, e almeno taluni aspetti di tale
         esame, come le osservazioni psicologiche, i rapporti dei servizi sociali o, se del caso, le domande dirette, richiederanno
         normalmente la presenza del minore. Non può essere nel suo interesse complicare e prolungare tale procedimento mantenendolo
         nello Stato membro del trasferimento illecito. Infine, il giudice adotta la sua decisione, che avrà o meno come risultato
         un ultimo trasferimento, ma sarà stata presa con piena cognizione di causa.
      
      78.      Infine, l’Oberster Gerichtshof suggerisce che la possibilità per i giudici dello Stato membro della residenza abituale anteriore
         di ordinare il ritorno del minore ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, senza avere prima adottato una decisione di
         affidamento, contrasterebbe con il principio della fiducia reciproca, in quanto presupporrebbe che i giudici dell’altro Stato
         membro possano rifiutare il ritorno per ragioni soggettive.
      
      79.      Tale argomento non mi convince affatto. Come già rilevato, il procedimento fornisce semmai la garanzia di un duplice esame
         in caso di dubbio sull’opportunità di disporre il ritorno del minore, ed esige una motivazione meditata per ogni decisione
         di ritorno adottata ai sensi dell’art. 11, n. 8 del regolamento. Ciò non mi sembra affatto incompatibile con il principio
         della fiducia reciproca sotteso al regolamento, che – al contrario – esige che il giudice di uno Stato membro non imputi secondi
         fini soggettivi ai giudici di un altro Stato membro, bensì presuma che le loro decisioni siano tanto oggettivamente motivate
         quanto quelle dei giudici del suo proprio Stato membro.
      
      80.      Sono quindi del parere che nulla nel testo o nel sistema del regolamento limiti la possibilità di disporre il ritorno del
         minore ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, al caso in cui lo stesso giudice abbia già adottato una decisione sull’affidamento.
      
       Sulla terza questione
      81.      In caso di risposta affermativa alla prima o alla seconda questione, l’Oberster Gerichtshof chiede se nello Stato di esecuzione
         possa essere eccepita l’incompetenza del giudice dello Stato di origine (prima questione) o l’inapplicabilità dell’art. 11,
         n. 8, del regolamento (seconda questione) per opporsi all’esecuzione di una decisione che sia stata certificata dal giudice
         di origine ai sensi dell’art. 42, n. 2, del regolamento, oppure se, in tale fattispecie, il convenuto debba richiedere la
         revoca del certificato nello Stato di origine, il che consentirebbe di sospendere l’esecuzione nel secondo Stato fino all’adozione
         della decisione nello Stato di origine.
      
      82.      Poiché propongo di rispondere alle prime due questioni in senso negativo, la terza questione non si pone più. Tuttavia la
         esaminerò, tenuto conto della possibilità che la Corte risponda in senso affermativo alla prima o alla seconda questione,
         e alla luce soprattutto dell’interesse più generale che può esservi a chiarire i limiti della possibilità di opporsi all’esecuzione
         di una decisione certificata conformemente all’art. 42, n. 2, del regolamento.
      
      83.      L’Oberster Gerichtshof rileva che, poiché il Tribunale per i Minorenni di Venezia ha rilasciato un certificato conformemente
         all’art. 42 del regolamento, i giudici austriaci non sono competenti ad esaminarne la decisione nel merito. Tuttavia, non
         si potrebbe escludere che tali giudici possano verificare se detta decisione sia stata effettivamente adottata sul fondamento
         dell’art. 11, n. 8, del regolamento. Poiché, secondo l’art. 40 di quest’ultimo, la sezione 4 del regolamento si applica «al
         ritorno del minore ordinato in seguito a una decisione che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo 8»,
         l’art. 42, n. 1, del regolamento sarebbe applicabile, e pertanto il certificato avrebbe efficacia vincolante, solo se esistesse
         una decisione del genere, ipotesi che non ricorrerebbe in caso di risposta affermativa ad una delle prime due questioni.
      
      84.      Sempre secondo il giudice del rinvio, poiché detto certificato mira a consentire l’esecuzione immediata senza ulteriore esame
         nel merito, solo il giudice di origine potrebbe constatare che esso è stato rilasciato per errore. Orbene, l’art. 43 prevede
         solo una «rettifica» del certificato. Per contro, l’art. 10 del regolamento n. 805/2004 (27), disposizione più recente relativa ad un problema analogo, prevede che il certificato di titolo esecutivo europeo, su istanza
         presentata al giudice d’origine, venga revocato se risulta manifestamente concesso per errore. Poiché il legislatore europeo
         non ha certamente voluto prevedere una tutela giurisdizionale contro il ritorno del minore inferiore a quella contro il recupero
         di un credito non contestato, lo stesso dovrebbe valere, secondo l’Oberster Gerichtshof, per il certificato previsto nella
         fattispecie. In tal caso, si dovrebbe anche applicare per analogia l’art. 23 del regolamento n. 805/2004 (28), in modo da consentire la sospensione dell’esecuzione fino a quando il giudice di origine non abbia statuito sulla domanda
         di rettifica o di revoca del certificato.
      
      85.      Il ragionamento del giudice del rinvio è quindi ampiamente basato su un confronto con il regolamento n. 805/2004, adottato
         meno di cinque mesi dopo il regolamento, mentre gran parte dei lavori preparatori dei due regolamenti si è svolta in seno
         al Consiglio dell’Unione europea negli stessi periodi. Sarebbe quindi sorprendente, a mio parere, che la notevole differenza
         fra i due testi (rettifica solo in caso di errore materiale nel regolamento e rettifica in caso di errore materiale oltre
         a revoca se il certificato è stato rilasciato per errore nel regolamento n. 805/2004) non fosse espressione della volontà
         del legislatore di differenziare le due fattispecie. Infatti, dai suddetti lavori preparatori emerge che sono state previste
         opzioni diverse nei due casi, prima di pervenire agli attuali testi divergenti (29).
      
      86.      Mi sembra quindi da escludere che si debba cercare di interpretare il primo di tali regolamenti alla luce del secondo, tanto
         più che, sebbene rientrino entrambi nel settore generale della cooperazione giudiziaria in materia civile, le materie precise
         da essi disciplinate sono molto diverse e non richiedono necessariamente approcci analoghi. Infatti, non vi è denominatore
         comune tra l’interesse a garantire il ritorno del minore in caso di trasferimento illecito e l’interesse a recuperare un credito
         non contestato. Rilevo, inoltre, che le fattispecie disciplinate dalle disposizioni pertinenti sono diverse anche perché nell’ambito
         del regolamento si tratta di un conflitto, e quindi di una contestazione, già noto e già preso in considerazione almeno da
         due giudici, mentre nell’ambito del regolamento n. 805/2004 la domanda di revoca del certificato trasforma un credito che
         si presume non contestato in un credito almeno parzialmente contestato, il che può giustificare la sospensione da parte di
         un giudice dell’esecuzione che non era stato ancora adito per far valere il credito in questione.
      
      87.      Ciò detto, è chiaro che si tratta di sapere quali possibilità vengano offerte qualora risulti che un certificato come quello
         previsto all’art. 42 del regolamento è stato rilasciato per errore. Benché l’interesse ad ottenere il ritorno immediato di
         un minore trasferito illecitamente e a garantire l’esecuzione semplice e rapida delle decisioni che dispongono tale ritorno
         al termine del procedimento di cui all’art. 11 del regolamento militi contro la possibilità di contestare il certificato previsto
         al detto art. 42, tuttavia può accadere che un giudice rilasci tale certificato ritenendosi, erroneamente, autorizzato a farlo,
         mentre in realtà non sussistono le condizioni necessarie per adottare una decisione in forza dell’art. 11, n. 8.
      
      88.      Un esempio fornito in udienza è quello di un giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore che dispone il
         ritorno del minore senza che in precedenza sia stata adottata una decisione contro il ritorno ai sensi dell’art. 13 della
         Convenzione nello Stato membro del trasferimento illecito, e che certifica il proprio provvedimento conformemente all’art. 42
         del regolamento. Il giudice in questione sarebbe senz’altro competente ad adottare una decisione che dispone il ritorno del
         minore in queste circostanze, ma, in tal caso, non si tratterebbe di una decisione ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento.
         Pertanto, non è prevista la certificazione di tale decisione conformemente al detto art. 42 (30) e il certificato verrebbe quindi rilasciato per errore.
      
      89.      Non è pensabile che il legislatore volesse escludere ogni possibilità di porre rimedio ad un errore del genere, che non corrisponde
         necessariamente all’unica possibilità di rettifica enunciata al ventiquattresimo ‘considerando’ del regolamento, vale a dire
         «se il certificato non rispecchia correttamente il contenuto della decisione».
      
      90.      Si tratta di un problema che ho già esaminato nella mia presa di posizione relativa alla causa Rinau (31), nonché, più recentemente e in un contesto leggermente diverso, nelle mie conclusioni relative alla causa Purrucker (32). Mi limiterò qui a riassumere la conclusione che ho raggiunto in proposito, facendo riferimento anche agli argomenti esposti
         nelle due cause citate.
      
      91.      Il regolamento vieta chiaramente qualsiasi ricorso contro il rilascio del certificato. Esso non vieta invece il ricorso contro
         la decisione certificata. Se una parte ritiene che non sussistano le condizioni necessarie per consentire al giudice in questione
         di adottare tale decisione, essa deve poter contestare la competenza di detto giudice dinanzi ad esso – come sembra aver fatto
         la madre nel caso di specie – nonché, eventualmente, proponendo un’impugnazione dinanzi ad un giudice superiore. Se il diritto
         nazionale non consente di esperire alcun ricorso in tali circostanze, il giudice è tenuto, in forza dell’art. 267, terzo comma, TFUE,
         ad adire la Corte. In tale contesto, ogni ricorso o rinvio alla Corte deve essere esaminato nel più breve tempo possibile.
      
      92.      Tale conclusione risponde alla prima parte della terza questione del giudice del rinvio, che tuttavia chiede anche, nella
         seconda parte della sua questione, se in presenza di una decisione certificata, ma in caso di contestazione della fondatezza
         del certificato il giudice adito possa sospendere l’esecuzione della decisione per consentire l’eventuale revoca del certificato.
      
      93.      Nella fattispecie rilevo che nulla nell’ordinanza di rinvio né negli altri documenti sottoposti alla Corte indica che la madre
         abbia proseguito la sua contestazione della competenza del Tribunale per i Minorenni di Venezia impugnando in Italia il provvedimento
         10 luglio 2009, la cui esecuzione viene richiesta in Austria dal padre.
      
      94.      In tale contesto mi sembra totalmente escluso che i giudici austriaci possano sospendere l’esecuzione di tale decisione per
         consentire alla madre di proporre un ricorso. Tali giudici non sono competenti a conoscere essi stessi di un ricorso e, non
         essendo stato proposto alcun ricorso dinanzi ad un giudice competente, nulla nel testo o negli obiettivi del regolamento giustifica
         un ritardo nell’esecuzione di una decisione il cui scopo, lo ricordo, è ottenere il ritorno immediato del minore.
      
      95.      La situazione sarebbe diversa se la madre avesse già proposto tale ricorso prima che il padre tentasse di fare eseguire la
         decisione in Austria? La sospensione dell’esecuzione potrebbe sembrare più giustificabile in tale contesto, dato che il giudice
         dello Stato membro dell’esecuzione si trova di fronte a un’incertezza reale, e non più ipotetica, riguardo all’esecutività
         della decisione contestata. Esso potrebbe quindi evitare un trasferimento ingiustificato del minore, che sarebbe seguito o
         da un nuovo trasferimento, o dal mantenimento ingiustificato del minore nello Stato membro di origine.
      
      96.      Tuttavia, non sono convinta che il regolamento consenta tale sospensione. Non solo non la prevede espressamente, ma, inoltre,
         dalla presenza, in altre parti del regolamento, di una disposizione che consente la sospensione del giudizio su una domanda
         diretta a far dichiarare l’esecutività di una decisione avente ad oggetto l’esercizio della responsabilità genitoriale (33) si può dedurre che tale omissione è intenzionale – intenzione peraltro confermata dal fatto che le disposizioni degli attuali
         artt. 43 e 44 sono state fortemente contestate in fase di elaborazione del regolamento (34) e che non è stata adottata alcuna disposizione che consenta la sospensione dell’esecuzione.
      
      97.      Tuttavia, conformemente alla conclusione raggiunta in merito alla possibilità di contestazione della decisione (35), mi sembra chiaro che il genitore che contesta tale decisione nello Stato membro di origine deve poter anche chiedere, in
         questo stesso Stato, la sospensione dell’esecuzione della decisione, sospensione di cui i giudici dello Stato membro dell’esecuzione
         dovrebbero tenere conto.
      
      98.      Alla luce delle suesposte considerazioni, concludo quindi che la Corte dovrebbe risolvere la terza questione dell’Oberster
         Gerichtshof nel senso che, qualora una decisione certificata da un giudice di uno Stato membro conformemente all’art. 42,
         n. 2, del regolamento venga contestata per incompetenza del giudice di origine o per inapplicabilità dell’art. 11, n. 8, del
         regolamento, l’unico mezzo di ricorso possibile consiste nell’impugnare la decisione stessa (e non il certificato) dinanzi
         ai giudici di detto Stato. I giudici dello Stato membro dell’esecuzione non sono competenti a rifiutare o sospendere l’esecuzione.
      
       Sulla quarta questione
      99.      In caso di soluzione negativa della prima o della seconda questione pregiudiziale o della prima parte della terza questione,
         l’Oberster Gerichtshof chiede se una decisione emanata da un giudice dello Stato dell’esecuzione, da considerarsi esecutiva
         ai sensi del diritto di quest’ultimo, con la quale l’affidamento viene provvisoriamente attribuito al genitore che ha sottratto
         il minore, osti, ai sensi dell’art. 47, n. 2, del regolamento, all’esecuzione di un decreto che dispone il ritorno emesso
         precedentemente nello Stato di origine ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, anche quando non impedirebbe l’esecuzione
         di un provvedimento di ritorno emanato dallo Stato dell’esecuzione ai sensi della Convenzione.
      
      100. Prima di esaminare tale questione, che nell’ambito del procedimento principale riguarda gli effetti del decreto del Bezirksgericht
         Judenburg 25 agosto 2009, mi sembra utile esaminare le condizioni in cui detto giudice si è considerato competente ad adottare
         tale decreto.
      
      101. Dal decreto del Tribunale per i Minorenni di Venezia 10 luglio 2009 risulta che la madre ha chiesto anzitutto al giudice italiano
         di rinviare la causa ai giudici austriaci, ai sensi dell’art. 15 del regolamento (36). Tale domanda è stata respinta con la motivazione, in primo luogo, che la situazione non era eccezionale, bensì riguardava
         una controversia ordinaria tra genitori relativa all’affidamento della figlia (mentre l’art. 15 si applica «[i]n via eccezionale»),
         e, in secondo luogo, che la minore non aveva un «legame particolare» con l’Austria, secondo la definizione di cui all’art. 15,
         n. 3.
      
      102. Detta decisione rientra nella competenza del Tribunale per i Minorenni di Venezia e non è in discussione nell’ambito del presente
         rinvio pregiudiziale. Nondimeno, essa suscita a mio parere alcune riserve.
      
      103. In primo luogo, non mi sembra corretto escludere l’applicazione dell’art. 15 del regolamento in ragione del fatto che il procedimento riguarda una controversia ordinaria tra
         genitori relativa all’affidamento della figlia. Le parole introduttive «[i]n via eccezionale» a mio avviso non implicano che
         la disposizione sia applicabile solo in presenza di una situazione eccezionale. Esse consentono piuttosto ad un giudice competente
         di derogare alle regole generali di competenza e di rinviare la causa, o una parte della causa, ad un giudice di un altro Stato membro
         con cui il minore ha un legame particolare se ritiene che quest’ultimo giudice sia più adeguato a conoscere della controversia e che il rinvio sia conforme all’interesse
         superiore del minore, caso che, in linea di principio, sarà eccezionale.
      
      104. In secondo luogo, mi sembra che, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale per i Minorenni di Venezia nella sua motivazione,
         nella fattispecie sussistessero più di uno dei criteri alternativi di cui all’art. 15, n. 3, del regolamento (la presenza
         di uno solo dei quali sarebbe stata pertanto sufficiente a stabilire un «legame particolare»). Infatti, è pacifico che la
         minore possedeva la cittadinanza austriaca oltre a quella italiana, il che soddisfaceva la condizione di cui alla lett. c)
         della disposizione, che non riguarda solo il caso di un’unica cittadinanza. Inoltre, è chiaro che nel momento in cui è stata
         respinta la domanda di rinvio la madre aveva stabilito la propria residenza abituale in Austria, il che corrisponde al criterio
         di cui alla lett. d) (37).
      
      105. Ciò detto, e anche se la motivazione del Tribunale per i Minorenni di Venezia può essere considerata carente sotto taluni
         aspetti, è evidente che nulla nell’art. 15 del regolamento poteva obbligare tale giudice a ritenere che il Bezirksgericht Judenburg fosse più adeguato a conoscere della causa e che il rinvio sarebbe
         stato nell’interesse superiore della minore, e quindi a declinare la propria competenza in favore del giudice austriaco. Rilevo
         inoltre che la Corte non è stata informata di un’eventuale impugnazione da parte della madre contro tale rifiuto di rinvio,
         via che essa avrebbe dovuto normalmente seguire se intendeva contestare la motivazione del Tribunale per i Minorenni di Venezia.
      
      106. Inoltre, dall’ordinanza di rinvio risulta che, senza attendere l’esame della sua domanda da parte del Tribunale per i Minorenni
         di Venezia, la madre ha adito direttamente il Bezirksgericht Judenburg con una domanda di affidamento. Quest’ultimo, il 26 maggio
         2009, si è dichiarato competente «ai sensi dell’art. 15, n. 5, del regolamento» e ha chiesto al giudice italiano di trasmettergli
         il procedimento. Sembra che il Bezirksgericht Judenburg abbia emanato sulla base di tale dichiarazione di competenza la propria
         decisione 25 agosto 2009, che attribuisce provvisoriamente l’affidamento alla madre, decisione in merito alla quale l’Oberster
         Gerichtshof si chiede se essa possa essere ostativa all’esecuzione del decreto che dispone il ritorno adottato dal Tribunale
         per i Minorenni di Venezia il 10 luglio 2009.
      
      107. Non disponiamo del testo di tale decisione del 26 maggio 2009, ma il breve riassunto fornitone dall’Oberster Gerichtshof sembra
         indicare che il Bezirksgericht Judenburg si è dichiarato competente in violazione dell’art. 15 del regolamento. Infatti, tale
         articolo non consente affatto ad un giudice di dichiararsi competente di propria iniziativa. Dall’art. 15, n. 5, del regolamento
         risulta chiaramente che detta dichiarazione (38) di competenza deve essere preceduta da una domanda «in base al paragrafo 1, lettere a) o b)», quindi, su iniziativa diretta
         o indiretta del giudice competente, che sospende il giudizio invitando le parti ad adire il giudice di un altro Stato membro,
         o chiede esso stesso a tale giudice di assumere la competenza. Una domanda di rinvio, formulata da un giudice di un altro
         Stato membro con cui il minore ha un legame particolare, è certamente possibile in virtù del n. 2, lett. c) (39); tuttavia, la decisione sul seguito da dare a tale domanda spetta al giudice competente a conoscere del merito, e quindi
         a quello dello Stato membro della residenza abituale (anteriore).
      
      108. Di conseguenza, la competenza del Bezirksgericht Judenburg ad adottare la decisione 25 agosto 2009 sembra contestabile. Se,
         in virtù dell’art. 10, lett. b), sub iv), del regolamento, a quella data il Tribunale per i Minorenni di Venezia aveva perduto
         la sua competenza (questione che propongo di risolvere in senso negativo), è plausibile che il Bezirksgericht Judenburg sarebbe
         divenuto competente secondo la normale regola dell’art. 8 di tale regolamento. Per contro, esso non poteva acquisire la competenza
         attraverso l’art. 15 del regolamento, in quanto il Tribunale per i Minorenni di Venezia non ha adottato alcuna iniziativa
         in tal senso (40).
      
      109. Nella sua ordinanza di rinvio l’Oberster Gerichtshof adduce taluni motivi per i quali il certificato del Bezirksgericht Judenburg,
         che attesta che la sua decisione 25 agosto 2009 era passata in giudicato ed era esecutiva, potrebbe essere stato adottato
         indebitamente, in particolare a causa di eventuali vizi di notifica della decisione. Esso precisa, tuttavia, che il certificato
         è vincolante per tutti gli altri giudici austriaci e potrebbe essere revocato, se del caso, solo dallo stesso Bezirksgericht
         Judenburg, su istanza di parte o d’ufficio. L’Oberster Gerichtshof non fa riferimento alla possibilità che il Bezirksgericht
         Judenburg abbia dichiarato erroneamente la propria competenza e quindi non precisa se un’eventuale incompetenza sfugga anch’essa
         al suo controllo. In ogni caso, mi sembra che la dichiarazione di competenza ai sensi dell’art. 15 del regolamento debba poter
         essere oggetto di un controllo nell’ambito del sistema giurisdizionale austriaco.
      
      110. Fatte salve queste ultime considerazioni, di cui l’Oberster Gerichtshof dovrà, se del caso, tener conto, esaminerò la quarta
         questione pregiudiziale dando per presupposto, come fa lo stesso Oberster Gerichtshof, che la decisione del Bezirksgericht
         Judenburg 25 agosto 2009, che attribuisce temporaneamente l’affidamento alla madre, sia esecutiva.
      
      111. Il giudice del rinvio spiega che, sebbene, in materia di diritto di affidamento, una decisione esecutiva incompatibile con
         una decisione adottata in precedenza osti in linea di principio all’esecuzione di quest’ultima – come espressamente previsto
         dall’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento –, ciò non vale necessariamente nel diritto nazionale. Infatti, lo stesso
         Oberster Gerichtshof avrebbe recentemente dichiarato che un decreto che dispone il ritorno emanato in Austria in forza della
         Convenzione deve essere eseguito anche se vi osta un provvedimento temporaneo di affidamento adottato da un altro giudice
         austriaco, in quanto l’art. 17 della Convenzione dispone che il solo fatto che sia stata presa una decisione relativa all’affidamento
         nello Stato richiesto non può giustificare il rifiuto di fare ritornare il minore. Se, in virtù dell’art. 47, n. 2, del regolamento,
         il decreto che dispone il ritorno adottato all’estero deve essere trattato esattamente come la decisione di un giudice nazionale,
         un provvedimento provvisorio che attribuisce l’affidamento non può impedirne l’esecuzione.
      
      112. Nella sua questione l’Oberster Gerichtshof presuppone quindi che la disposizione dell’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento
         [«una decisione certificata conformemente (…) all’articolo 42, paragrafo 1, non può essere eseguita se è incompatibile con
         una decisione esecutiva emessa posteriormente»] si riferisca ad ogni decisione esecutiva emessa posteriormente, anche nello
         Stato membro di esecuzione. La Commissione contesta tale interpretazione facendo valere che essa vanificherebbe il meccanismo
         voluto dal legislatore all’art. 11, n. 8, che attribuisce ai giudici dello Stato membro della residenza abituale anteriore
         l’ultima parola sul ritorno del minore. Lo scopo della disposizione dell’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento sarebbe
         precisare che una decisione successiva di un giudice dello Stato membro di origine può caducare la decisione di ritorno adottata in virtù dell’art. 11, n. 8, che pertanto non deve essere eseguita.
      
      113. Condivido il punto di vista della Commissione, sebbene il testo della disposizione non contenga la precisazione da essa proposta.
         Oltre agli argomenti dedotti dalla Commissione – è indubbio che l’art. 11, n. 8, del regolamento non avrebbe senso se la decisione
         ivi prevista potesse essere sostituita con una decisione successiva del giudice che ha già adottato la decisione contro il
         ritorno ai sensi dell’art. 13 della Convenzione – è chiaro che la «decisione esecutiva emessa posteriormente» può solo essere
         quella di un giudice competente. Orbene, per definizione, quando si tratta di una decisione in materia di responsabilità genitoriale,
         sono competenti i giudici dello Stato membro in cui è stata adottata la decisione ai sensi dell’art. 11, n. 8, e non quelli
         dello Stato membro in cui è stato illecitamente trasferito il minore.
      
      114. In udienza è stata sollevata la questione del perché, se la disposizione di cui all’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento
         riguardava solo il caso dell’annullamento di una decisione certificata nello Stato membro d’origine, il legislatore non lo
         abbia precisato espressamente, anziché scegliere il termine «incompatibile», che si potrebbe applicare anche nel caso di una
         decisione emessa posteriormente nello Stato membro dell’esecuzione. Tuttavia, mi sembra che sia stata fornita una risposta
         soddisfacente anche a tale questione. Anche se è escluso che un giudice dello Stato membro dell’esecuzione, semplicemente
         adottando una decisione contraria, possa rendere inoperante la decisione che, ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento,
         deve rappresentare l’ultima parola in merito al ritorno del minore, si possono ipotizzare altri tipi di decisioni incompatibili
         con il decreto che dispone il ritorno, ad esempio, se il ritorno viene disposto presso un genitore che nel frattempo è stato
         condannato ad una pena detentiva. Si deve inoltre rilevare che l’art. 47 del regolamento si applica anche alle decisioni certificate
         conformemente all’art. 41, che riguardano il diritto di visita e sulle quali possono quindi incidere successive decisioni
         di tipo diverso.
      
      115. In ogni caso, il regolamento dovrebbe essere interpretato per quanto possibile in maniera conforme alla Convenzione e soprattutto
         non in modo da attribuire al potere di decisione rafforzato, conferito ai giudici dello Stato membro della residenza abituale
         anteriore dall’art. 11, n. 8, del regolamento e dal sistema di certificazione di cui all’art. 42 dello stesso, una portata
         che finirebbe con l’indebolirla rispetto alla disposizione di cui all’art. 17 della Convenzione, la quale prevede in particolare
         che il solo fatto che sia stata presa una decisione relativa all’affidamento nello Stato richiesto non può giustificare il
         rifiuto di far ritornare il minore ma che le autorità di tale Stato possono prendere in considerazione le motivazioni di tale
         decisione.
      
       Sulla quinta questione
      116. Infine, in caso di risposta negativa alla quarta questione, l’Oberster Gerichtshof chiede se l’esecuzione di una decisione
         certificata dal giudice di origine ai sensi dell’art. 42, n. 2, del regolamento possa essere negata nello Stato dell’esecuzione
         nel caso in cui, a seguito di un mutamento delle circostanze successivo all’adozione della decisione, l’esecuzione metterebbe
         gravemente a rischio l’interesse superiore del minore, oppure se tali mutate circostanze debbano essere fatte valere nello
         Stato di origine, e sia possibile sospendere l’esecuzione nello Stato dell’esecuzione fino a che il giudice dello Stato di
         origine non abbia adottato la decisione.
      
      117. Il giudice del rinvio spiega che, presumibilmente, la madre rifiuterà di recarsi in Italia con la minore e non può essere
         obbligata a farlo. L’esecuzione del decreto che dispone il ritorno separerebbe quindi la minore dalla madre per affidarla
         al padre. Secondo l’art. 47, n. 2, del regolamento, tale esecuzione dovrebbe avvenire nelle stesse condizioni che si applicherebbero
         se la decisione fosse stata adottata in Austria. Orbene, secondo la giurisprudenza austriaca, un provvedimento di ritorno
         emanato in Austria in virtù della Convenzione non può essere eseguito se un mutamento delle circostanze ha determinato un
         grave rischio che il minore venga esposto ad un danno fisico o psicologico, il che potrebbe accadere se il minore ha soggiornato
         a lungo nello Stato dell’esecuzione.
      
      118. Nella specie la minore avrebbe vissuto poco più di un anno in Italia, mentre il Tribunale per i Minorenni di Venezia ha adottato
         il decreto di ritorno un anno e mezzo dopo il trasferimento illecito in Austria. Non vi sarebbe stato alcun contatto tra padre
         e figlia nei nove mesi successivi a tale decreto e, nei diciotto mesi precedenti, i contatti si sarebbero limitati ad alcune
         visite. Pertanto, la minore avrebbe trascorso oltre due terzi della propria vita separata dal padre. Il giudice del rinvio
         ritiene che non si possa escludere che sottrarre la minore alla madre per restituirla al padre ne metterebbe gravemente in
         pericolo lo sviluppo psichico e che, per quanto l’atteggiamento della madre sia criticabile, ciò non giustificherebbe il rischio
         di esporre la minore a tale pericolo.
      
      119. Sarebbe pertanto possibile che un siffatto decreto di ritorno adottato in Austria non venisse eseguito. Poiché l’art. 47 del
         regolamento impone il medesimo trattamento previsto per le decisioni emanate nello Stato dell’esecuzione, lo stesso dovrebbe
         valere per la decisione del Tribunale per i Minorenni di Venezia.
      
      120. Tuttavia, secondo la ratio delle pertinenti disposizioni, spetta al Tribunale per i Minorenni di Venezia accertare se la situazione
         sia cambiata. Non si tratterebbe dell’esecuzione propriamente detta, bensì della giustificazione nel merito del decreto che
         dispone il ritorno. Secondo questa tesi, la madre dovrebbe chiedere al Tribunale per i Minorenni di Venezia di annullare la
         propria decisione. Nel frattempo si dovrebbe poter sospendere l’esecuzione della decisione in Austria.
      
      121. A tale riguardo, il governo austriaco rileva che, secondo l’art. 47, n. 1, del regolamento, la procedura di esecuzione è regolata
         dal diritto dello Stato membro dell’esecuzione. Si dovrebbe tener conto di tutti gli elementi ostativi all’esecuzione risultanti
         da tale diritto. Nella specie, siffatti elementi includerebbero tutte le circostanze apparse successivamente atte a mettere
         in pericolo l’interesse superiore del minore. Se il compito di esaminare detti elementi spettasse al giudice dello Stato di
         origine, ciò condurrebbe ad un esame separato dei vari elementi ostativi e ad una competenza parallela dei giudici dei due
         Stati, il che non favorirebbe né la fiducia reciproca né l’interesse superiore del minore, che deve restare il criterio supremo.
         Infine, la competenza dei giudici dello Stato dell’esecuzione corrisponderebbe al sistema del regolamento. In virtù del criterio
         di vicinanza, le autorità dello Stato in cui si trova il minore sarebbero più adeguate a valutare se la situazione sia cambiata
         dopo che è stata adottata la decisione.
      
      122. La Commissione, per contro, ritiene che l’art. 47, n. 2, del regolamento debba essere interpretato tenendo conto del principio
         del ritorno rapido del minore e della ripartizione delle competenze che ne deriva. Poiché la decisione finale vincolante in
         merito al ritorno del minore spetta al giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore, quello dello Stato dell’esecuzione
         deve solo determinare le modalità di esecuzione. L’art. 47, n. 2, primo comma, del regolamento significherebbe dunque che
         i requisiti formali dello Stato dell’esecuzione – ad esempio per quanto riguarda i termini, i servizi competenti e i regimi
         sanzionatori – sono applicabili all’esecuzione vera e propria, mentre il giudice dello Stato membro di origine sarebbe il
         solo competente a statuire sulle censure di merito relative alla regolarità del titolo esecutivo, ad esempio per stabilire
         se occorra sospendere l’esecuzione della decisione in quanto, a causa di un mutamento delle circostanze successivo al rilascio
         del titolo esecutivo, la sua attuazione non risponderebbe più all’interesse superiore del minore.
      
      123. Da parte mia, condivido il punto di vista della Commissione, che sembra convincere parzialmente anche il giudice del rinvio (41). Nel sistema del regolamento la decisione finale sull’opportunità di disporre il ritorno del minore spetta unicamente ai
         giudici dello Stato della sua residenza abituale anteriore. Se uno dei giudici dello Stato del trasferimento illecito ha adottato
         una decisione contro il ritorno ai sensi dell’art. 13 della Convenzione, la sua competenza in materia si è esaurita, tranne
         per quanto riguarda l’eventuale revoca o annullamento di detta decisione. Qualsiasi decisione nel merito successiva – che
         deve tenere conto dei motivi e degli elementi di prova sulla cui base è stata emanata la decisione contro il ritorno – spetta
         al giudice competente dello Stato membro della residenza abituale anteriore. Se del caso, tale decisione successiva dovrà
         essere eseguita obbligatoriamente nell’altro Stato membro – certo, secondo la procedura (vale a dire le forme) stabilita dal suo ordinamento, ma senza che si possa tener conto delle considerazioni di merito che potrebbero ostare all’esecuzione.
      
      124. Orbene, mi pare evidente che l’eventuale rischio di danno fisico o psicologico rientri nelle considerazioni di merito, e non
         in quelle formali. In caso di contestazione della decisione finale che dispone il ritorno del minore, la parte interessata
         deve quindi rivolgersi al giudice che l’ha adottata, e non a quello incaricato della sua esecuzione.
      
      125. Quanto alla possibilità di sospendere il procedimento in attesa del risultato di tale contestazione, valgono le stesse considerazioni
         esposte supra, ai paragrafi 93‑97 della presente presa di posizione, e si deve concludere che tale possibilità non sussiste
         dinanzi al giudice dell’esecuzione ma che, in caso di contestazione dinanzi ai giudici dello Stato membro di origine, questi
         dovrebbero poter disporre la sospensione dell’esecuzione in attesa della decisione sulla contestazione.
      
      126. Infine, e in ogni caso, rilevo che il giudice del rinvio fa riferimento ad un possibile pericolo di danno psichico derivante
         non solo dalla separazione della minore dal padre per i nove mesi successivi all’adozione della decisione del Tribunale per
         i Minorenni di Venezia 10 luglio 2009, ma anche dalla separazione per i diciotto mesi precedenti. Orbene, quand’anche l’esecuzione
         di tale decisione potesse essere messa in discussione, in qualche modo, da sviluppi successivi, ciò non potrebbe accadere
         sulla base di un qualunque aspetto della situazione anteriore, di cui il Tribunale per i Minorenni di Venezia ha già necessariamente
         tenuto conto. E, per quanto concerne tali sviluppi successivi, si deve sottolineare che il semplice decorso del tempo non
         può farne parte se la procedura prevista dal regolamento viene seguita correttamente, dato che un provvedimento adottato in
         forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento ha efficacia esecutiva immediata e non è possibile opporsi al suo riconoscimento.
      
       Conclusione
      127. Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, propongo alla Corte di risolvere nei termini seguenti le questioni pregiudiziali
         poste dall’Oberster Gerichtshof:
      
      «1)      Un provvedimento provvisorio che attribuisce l’affidamento di un minore al genitore che lo ha sottratto fino all’adozione
         della decisione di affidamento definitiva (o duratura) non costituisce una “decisione di affidamento che non prevede il ritorno
         del minore” ai sensi dell’art. 10, lett. b), punto iv), del regolamento (CE) del Consiglio 27 novembre 2003, n. 2201, relativo
         alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità
         genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000.
      
      2)      Un provvedimento che dispone il ritorno del minore rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 11, n. 8, del regolamento
         n. 2201/2003 indipendentemente dal fatto che il giudice lo abbia o meno emanato sul fondamento di una decisione sull’affidamento
         da esso stesso adottata.
      
      3)      Qualora una decisione certificata da un giudice di uno Stato membro conformemente all’art. 42, n. 2, del regolamento n. 2201/2003
         venga contestata in ragione dell’incompetenza del giudice di origine o dell’inapplicabilità dell’art. 11, n. 8, di tale regolamento,
         l’unico mezzo di ricorso esperibile consiste nell’impugnare la decisione stessa (e non il certificato) dinanzi ai giudici
         di detto Stato membro. I giudici dello Stato membro dell’esecuzione non sono competenti a rifiutare o a sospendere l’esecuzione.
      
      4)      Una decisione emanata da un giudice dello Stato dell’esecuzione che attribuisce provvisoriamente l’affidamento al genitore
         che ha sottratto il minore non osta all’esecuzione di un decreto che dispone il ritorno adottato anteriormente nello Stato
         di origine in forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003.
      
      5)      Qualora una decisione certificata da un giudice di uno Stato membro conformemente all’art. 42, n. 2, del regolamento n. 2201/2003
         venga contestata in quanto la sua esecuzione metterebbe gravemente in pericolo l’interesse superiore del minore, in ragione
         del mutamento delle circostanze intervenuto dopo l’adozione della decisione, l’unico mezzo di ricorso esperibile consiste
         nell’impugnare la decisione stessa (e non il certificato) dinanzi ai giudici di detto Stato membro. I giudici dello Stato
         membro dell’esecuzione non sono competenti a rifiutare o a sospendere l’esecuzione».
      
      1 –	Lingua originale: il francese.
      
      2 –	Regolamento 27 novembre 2003, n. 2201, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in
         materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000 (GU L 338, pag. 1;
         in prosieguo: il «regolamento»).
      
      3 –	Convenzione sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, conclusa il 25 ottobre 1980 ed entrata in
         vigore il 1° dicembre 1983, di cui sono parti tutti gli Stati membri (in prosieguo: la «Convenzione»). A differenza del regolamento,
         tale Convenzione non contiene norme in materia di competenza. A tal riguardo, il regolamento si ispira alla Convenzione sulla
         competenza giurisdizionale, la legge applicabile, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni, nonché la cooperazione,
         in materia di responsabilità genitoriale e di misure per la tutela dei minori, conclusa all’Aia il 19 ottobre 1996 (GU 2008,
         L 151, pag. 39). Si osservi che, ai sensi del suo art. 60, il regolamento prevale sulla Convenzione nella parte in cui essa
         riguarda materie disciplinate dal detto regolamento.
      
      4 –	Gli artt. 9 e 12, che riguardano, rispettivamente, il caso in cui un minore sia stato lecitamente trasferito in un altro
         Stato membro e il caso in cui la competenza dei giudici di un altro Stato membro con cui il minore ha un legame sostanziale
         venga accettata univocamente da tutte le parti, non sono pertinenti nel presente procedimento.
      
      5 –      L’art. 53 del regolamento prevede la designazione da parte di ciascuno Stato membro di una o più autorità centrali «incaricata
         di assisterlo nell’applicazione del presente regolamento» (v. infra, paragrafo 22 della presente presa di posizione).
      
      6 –      L’art. 56 del regolamento riguarda il collocamento del minore in un istituto o in una famiglia affidataria in un altro Stato
         membro.
      
      7 –      La citazione riporta solo i riferimenti alle disposizioni concernenti la responsabilità genitoriale, ad esclusione di quelle
         concernenti il divorzio, la separazione personale e l’annullamento del matrimonio, che non sono pertinenti nel caso di specie.
      
      8 –	Sentenza 11 luglio 2008, causa C‑195/08 PPU (Racc. pag. I‑5271).
      
      9 –      Dagli atti non emerge il motivo per cui in Austria sono stati avviati procedimenti dinanzi a due tribunali cantonali diversi.
      
      10 –      V. nota 36 alla presente presa di posizione.
      
      11 –	Citata supra, alla nota 8.
      
      12 –	V. anche sentenza Rinau, citata supra alla nota 8 (punti 47 e segg.), nonché la mia presa di posizione nella medesima causa
         (paragrafi 15 e segg.).
      
      13 –	Il regolamento riguarda sia le ipotesi di trasferimento illecito che quelle di mancato ritorno illecito. Nei successivi
         paragrafi farò riferimento solo al «trasferimento illecito», poiché tale è l’ipotesi che ricorre nel presente procedimento.
         Tutte le considerazioni svolte valgono nondimeno per entrambe le fattispecie.
      
      14 –	Come ha precisato il governo italiano in udienza, sembra che l’espressione «decisioni relative al minore, in particolare
         il diritto di stabilire il luogo di residenza», utilizzata nella questione pregiudiziale non rispecchi del tutto correttamente
         il contenuto del provvedimento adottato dal Tribunale per i Minorenni di Venezia il 23 maggio 2008. Tuttavia, è pacifico che
         tale provvedimento riguarda effettivamente l’affidamento della minore e non ne prevede il ritorno.
      
      15 –	Mi chiedo anche se tale ipotesi non ricorra nel caso di specie, almeno in una certa misura. Infatti, l’Oberster Gerichtshof
         sembra presumere che il Tribunale per i Minorenni di Venezia abbia attribuito l’affidamento provvisorio alla madre soprattutto
         per evitare ripetuti trasferimenti della minore, mentre, secondo la mia interpretazione del decreto 23 maggio 2008, detto
         giudice cercava in particolare di facilitare i trasferimenti della minore, con la madre, fra l’Austria e l’Italia, affinché
         mantenesse i contatti con il padre.
      
      16 –	V. dodicesimo ‘considerando’ del regolamento. Si deve osservare, inoltre, che il criterio della vicinanza può produrre
         per sua natura risultati che cambiano con il trascorrere del tempo.
      
      17 –	Condivido tuttavia la precisazione apportata dal governo francese in udienza, ossia che non si tratta di una sanzione inflitta
         al «genitore autore della sottrazione», ma piuttosto di una misura volta a ripristinare la situazione giuridica che sarebbe
         esistita in assenza del trasferimento illecito.
      
      18 –	Proposta di regolamento del Consiglio 17 maggio 2002 relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle
         decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000
         e che modifica il regolamento (CE) n. 44/2001 relativamente alle obbligazioni alimentari [COM(2002) 222 def.] in riferimento
         all’art. 21 della proposta di regolamento, che è divenuto l’art. 10 del regolamento. Il testo letterale della disposizione
         è cambiato, ma il contenuto è rimasto sostanzialmente lo stesso.
      
      19 –	V. supra, paragrafi 28 e 29 della presente presa di posizione.
      
      20 –	Citata supra, alla nota 3. Tale Convenzione è stata firmata da tutti gli Stati membri dell’Unione ad eccezione della Repubblica
         di Malta, ma finora è stata ratificata solo da otto di essi, fra i quali non rientrano la Repubblica d’Austria e la Repubblica
         italiana. Tutti gli altri Stati membri, ad eccezione del Regno di Danimarca, sono stati autorizzati a ratificarla o ad aderirvi
         simultaneamente, nell’interesse dell’Unione (v. decisione del Consiglio 5 giugno 2008, 2008/431/CE, che autorizza alcuni Stati
         membri a ratificare la convenzione dell’Aia del 1996 sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione
         e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, ovvero ad aderirvi, nell’interesse
         della Comunità europea e che autorizza alcuni Stati membri a presentare una dichiarazione sull’applicazione delle pertinenti
         norme interne del diritto comunitario – Convenzione sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione
         e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, GU L 151, pag. 36).
      
      21 –	V., in particolare, Sezione II, lett. a), del documento del Consiglio 8 novembre 2002, 13940/02 (punti 11 e segg.)
      
      22 –	Può darsi che tale ritardo fosse dovuto ad un’errata comprensione dell’art. 11, n. 7, del regolamento, che concede alle
         parti un termine di tre mesi per presentare osservazioni sulla decisione contro il ritorno, ma non sono disponibili informazioni
         in merito.
      
      23 –	Cito qui l’esempio del caso di specie, ma circostanze analoghe risultano anche dalle cause Rinau, citata, e C‑256/09, Purrucker
         (pendente dinanzi alla Corte). Nel presente procedimento rilevo che anche alcuni ritardi di comunicazione (della decisione
         del Tribunale per i Minorenni di Venezia 23 maggio 2008 ai giudici austriaci e della domanda di trasferimento della competenza
         del Bezirksgericht Judenburg del 26 maggio 2009 al Tribunale per i Minorenni di Venezia) potrebbero avere contribuito ad allungare
         la procedura.
      
      24 –	V. le mie conclusioni nella causa Purrucker, citata supra alla nota 23 (paragrafi 118 e segg.).
      
      25 –	Citata supra, alla nota 8 (v., in particolare, punti 63 e segg.).
      
      26 –	Art. 42, n. 2, primo comma, lett. c), e allegato IV, punto 13, del regolamento.
      
      27 –	Regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 21 aprile 2004, n. 805, che istituisce il titolo esecutivo europeo
         per i crediti non contestati (GU L 143, pag. 15).
      
      28 –	«Se il debitore ha (...) chiesto (…) la revoca di un certificato di titolo esecutivo europeo a norma dell’articolo 10,
         il giudice o l’autorità competente dello Stato membro dell’esecuzione può, su istanza del debitore, (...) c) in circostanze
         eccezionali sospendere il procedimento di esecuzione».
      
      29 –	V., ad esempio, nell’ambito del regolamento, il documento 7730/03 della delegazione tedesca del 21 marzo 2003, nettamente
         orientato (pag. 10) a favore della possibilità di un ricorso contro il rilascio del certificato, posizione che tuttavia non
         è stata accolta dal regolamento adottato. Nell’ambito del regolamento n. 805/2004, invece, si deve rilevare che la proposta
         iniziale della Commissione [COM(2002) 159 def.] prevedeva semplicemente, ma con un ragionamento completo ed esplicito nell’esposizione
         dei motivi, che contro la decisione che statuisce su una domanda di certificato «non è disponibile un mezzo ordinario di impugnazione»,
         posizione che la Commissione ha mantenuto nella sua proposta modificata [COM(2003) 341 def.] anche dopo una proposta di modifica
         del Parlamento europeo che prevedeva una possibilità di ricorso, ma non è stata accolta dal Parlamento e dal Consiglio nel
         testo infine adottato.
      
      30 –	V. sentenza Rinau, citata supra, alla nota 8 (punti 58 e segg.). Tale provvedimento, ancorché sprovvisto della forza esecutiva
         immediata prevista agli artt. 42 e 47 del regolamento, può comunque beneficiare dei procedimenti di riconoscimento e di esecuzione
         previsti per altre decisioni agli artt. 28 e segg.
      
      31 –	Citata supra, alla nota 8; v., in particolare, paragrafi 85‑96.
      
      32 –	Citata supra, alla nota 23; v., in particolare, paragrafi 127, 128 e 148‑154.
      
      33 –	Art. 35 del regolamento, incluso nella sezione 2 del capo III, che non si applica alle decisioni che dispongono il ritorno
         del minore, disciplinate dalla sezione 4.
      
      34 –	V. documento della delegazione tedesca 7730/03 del 21 marzo 2003, citato supra, alla nota 29; si trattava in quel caso
         dell’art. 48 del progetto di regolamento.
      
      35 –	V. supra, paragrafo 91 della presente presa di posizione.
      
      36 –	Non è certo che, richiamando l’art. «15(b)(5)» il Tribunale per i Minorenni di Venezia abbia voluto fare riferimento alla
         lett. b) dei nn. 1, 2 o 3 dell’art. 15 del regolamento, ciascuno dei quali potrebbe eventualmente essere applicabile. La spiegazione
         più plausibile sembra essere invece che la madre abbia chiesto a tale giudice, ai sensi del n. 1, lett. b), di chiedere al
         Bezirksgericht Judenburg «di assumere la competenza ai sensi del paragrafo 5».
      
      37 –	Rilevo, inoltre, che la minore aveva risieduto abitualmente in Austria per oltre metà della sua vita (a prescindere dalla
         circostanza che abbia o meno acquisito una nuova «residenza abituale» ai sensi del regolamento), il che potrebbe eventualmente
         soddisfare la condizione di cui alla lett. b), secondo il testo francese, ma non necessariamente secondo altre versioni linguistiche.
      
      38 –	Rilevo che la versione inglese del regolamento prevede, più esplicitamente, che il giudice in questione accetti la competenza, e non che esso si dichiari competente.
      
      39 –	Dal decreto del Tribunale per i Minorenni di Venezia del 10 luglio 2009 risulta che il Bezirksgericht Judenburg ha effettivamente
         presentato tale domanda, ma simultaneamente alla dichiarazione della propria competenza e quindi senza attendere la risposta
         a tale domanda.
      
      40 –	Rilevo, peraltro, che l’art. 15 si applica solo se il giudice che trasmette la causa è a sua volta competente. Basandosi
         su tale articolo, il Bezirksgericht Judenburg ha quindi riconosciuto, implicitamente ma necessariamente, la competenza del
         Tribunale per i Minorenni di Venezia alla data del 26 maggio 2009.
      
      41 –	V. supra, paragrafo 120 della presente presa di posizione.
      
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      PRESA DI POSIZIONE DELL’AVVOCATO GENERALE
      ELEANOR SHARPSTON
      presentata il 16 giugno 2010 1(1)
      
      Causa C‑211/10 PPU
      Doris Povse
      contro
      Mauro Alpago
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberster Gerichtshof (Austria)]
      «Procedimento pregiudiziale d’urgenza – Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Responsabilità genitoriale comune dei genitori – Trasferimento di un minore verso un altro Stato membro in violazione di un divieto di uscita dal territorio – Provvedimento del giudice del primo Stato membro che revoca il divieto e dispone che le decisioni relative al minore spettano
         provvisoriamente al genitore che si è trasferito con quest’ultimo – Permanenza del minore nel secondo Stato membro per oltre un anno – Provvedimento del giudice del primo Stato membro che dispone il ritorno del minore in tale Stato – Motivi che possono giustificare il rifiuto di eseguire detto provvedimento nel secondo Stato membro»
      1.        Una minore nata in Italia nel 2006, da padre italiano e madre austriaca, non coniugati, si trova attualmente in Austria con
         la madre, contro la volontà del padre. Nell’ambito di un procedimento diretto a determinare l’esercizio della responsabilità
         genitoriale nei confronti della minore, un giudice italiano ne ha disposto il ritorno in Italia. L’Oberster Gerichtshof (Corte
         suprema austriaca) sottopone alla Corte cinque questioni concernenti i motivi per i quali l’esecuzione di tale provvedimento
         potrebbe eventualmente essere rifiutata.
      
       Ambito normativo
      2.        La fattispecie è disciplinata, a livello dell’Unione europea, dal regolamento (CE) del Consiglio n. 2201/2003 (2), in combinato disposto con la Convenzione dell’Aia del 1980 (3).
      
       La Convenzione
      3.        Nel preambolo della Convenzione, gli Stati firmatari si dichiarano «[p]rofondamente convinti che l’interesse del minore sia
         di rilevanza fondamentale in tutte le questioni pertinenti alla sua custodia» e affermano di voler «proteggere il minore,
         a livello internazionale, contro gli effetti nocivi derivanti da un suo trasferimento o mancato rientro illecito, e stabilire
         procedure tese ad assicurare l’immediato rientro del minore nel proprio Stato di residenza abituale, nonché a garantire la
         tutela del diritto di visita».
      
      4.        Secondo l’art. 3 della Convenzione:
      
      «Il trasferimento o il mancato rientro di un minore è ritenuto illecito:
      a)      quando avviene in violazione dei diritti di custodia assegnati ad una persona, istituzione o ogni altro ente, congiuntamente
         o individualmente, in base alla legislazione dello Stato nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente
         prima del suo trasferimento o del suo mancato rientro e:
      
      b)      se tali diritti [erano] effettivamente esercitati, individualmente o congiuntamente, al momento del trasferimento del minore
         o del suo mancato rientro, o avrebbero potuto esserlo se non si fossero verificate tali circostanze.
      
      Il diritto di custodia citato al capoverso a) di cui sopra può in particolare derivare direttamente dalla legge, da una decisione
         giudiziaria o amministrativa, o da un accordo in vigore in base alla legislazione del predetto Stato».
      
      5.        L’art 12 della Convenzione così recita:
      
      «Qualora un minore sia stato illecitamente trasferito o trattenuto ai sensi dell’articolo 3, e sia trascorso un periodo inferiore
         ad un anno, a decorrere dal trasferimento o dal mancato ritorno del minore, fino alla presentazione dell’istanza presso l’Autorità
         giudiziaria o amministrativa dello Stato contraente dove si trova il minore, l’autorità adita ordina il suo ritorno immediato.
      
      L’Autorità giudiziaria o amministrativa, benché adita dopo la scadenza del periodo di un anno di cui al capoverso precedente,
         deve ordinare il ritorno del minore, a meno che non sia dimostrato che il minore si è integrato nel suo nuovo ambiente.
      
      (...)».
      6.        Ai sensi dell’art. 13 della Convenzione:
      
      «Nonostante le disposizioni del precedente articolo, l’Autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto non è tenuta
         ad ordinare il ritorno del minore qualora la persona, istituzione o ente che si oppone al ritorno, dimostri:
      
      a)      che la persona, l’istituzione o l’ente cui era affidato il minore non esercitava effettivamente il diritto di affidamento
         al momento del trasferimento o del mancato rientro, o aveva consentito, anche successivamente, al trasferimento o al mancato
         ritorno; o
      
      b)      che sussiste un fondato rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, ai pericoli fisici e psichici,
         o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile.
      
      L’Autorità giudiziaria o amministrativa può altresì rifiutarsi di ordinare il ritorno del minore qualora essa accerti che
         il minore si oppone al ritorno, e che ha raggiunto un’età ed un grado di maturità tali che sia opportuno tener conto del suo
         parere.
      
      Nel valutare le circostanze di cui al presente articolo, le Autorità giudiziarie e amministrative devono tener conto delle
         informazioni fornite dall’Autorità centrale o da ogni altra Autorità competente dello Stato di residenza del minore, riguardo
         alla sua situazione sociale».
      
      7.        L’art. 17 della Convenzione dispone quanto segue:
      
      «Il solo fatto che una decisione relativa all’affidamento sia stata presa o sia passibile di riconoscimento dello Stato richiesto
         non può giustificare il rifiuto di fare ritornare il minore, in forza della presente Convenzione; tuttavia, le Autorità giudiziarie
         o amministrative dello Stato richiesto possono prendere in considerazione le motivazioni della decisione nell’applicare la
         Convenzione».
      
      8.        Ai sensi dell’art. 19 della Convenzione:
      
      «Una decisione relativa al ritorno del minore, pronunciata conformemente alla presente Convenzione, non pregiudica il merito
         del diritto di custodia».
      
       Il regolamento
      9.        Vari ‘considerando’ del regolamento appaiono pertinenti ai fini dell’analisi delle questioni sollevate con il presente rinvio
         pregiudiziale, in particolare:
      
      «(12) È opportuno che le regole di competenza in materia di responsabilità genitoriale accolte nel presente regolamento si informino
         all’interesse superiore del minore e in particolare al criterio di vicinanza. Ciò significa che la competenza giurisdizionale
         appartiene anzitutto ai giudici dello Stato membro in cui il minore risiede abitualmente, salvo ove si verifichi un cambiamento
         della sua residenza o in caso di accordo fra i titolari della responsabilità genitoriale.
      
      (…)
      (17)      In caso di trasferimento o mancato rientro illeciti del minore, si dovrebbe ottenerne immediatamente il ritorno e a tal fine
         dovrebbe continuare ad essere applicata la convenzione dell’Aia del 25 ottobre 1980, quale integrata dalle disposizioni del
         presente regolamento, in particolare l’articolo 11. I giudici dello Stato membro in cui il minore è stato trasferito o trattenuto
         illecitamente dovrebbero avere la possibilità di opporsi al suo rientro in casi precisi, debitamente motivati. Tuttavia, una
         simile decisione dovrebbe poter essere sostituita da una decisione successiva emessa dai giudici dello Stato membro di residenza
         abituale del minore prima del suo trasferimento illecito o mancato rientro. Se la decisione implica il rientro del minore,
         esso dovrebbe avvenire senza che sia necessario ricorrere a procedimenti per il riconoscimento e l’esecuzione della decisione
         nello Stato membro in cui il minore è trattenuto.
      
      (...)
      (21)      Il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni rese in uno Stato membro dovrebbero fondarsi sul principio della fiducia
         reciproca e i motivi di non riconoscimento dovrebbero essere limitati al minimo indispensabile.
      
      (...)
      (23)      Il Consiglio europeo di Tampere ha affermato nelle sue conclusioni (punto 34) che le decisioni pronunciate nelle controversie
         familiari dovrebbero essere “automaticamente riconosciute in tutta l’Unione senza che siano necessarie procedure intermedie
         o che sussistano motivi per rifiutarne l’esecuzione”. Pertanto le decisioni in materia di diritto di visita o di ritorno,
         che siano state certificate nello Stato membro d’origine conformemente alle disposizioni del presente regolamento, dovrebbero
         essere riconosciute e hanno efficacia esecutiva in tutti gli altri Stati membri senza che sia richiesto qualsiasi altro procedimento.
         Le modalità relative all’esecuzione di tali decisioni sono tuttora disciplinate dalla legge nazionale.
      
      (24)      Il certificato rilasciato allo scopo di facilitare l’esecuzione della decisione non dovrebbe essere impugnabile. Non dovrebbe
         poter dare luogo a una domanda di rettifica se non in caso di errore materiale, ossia se il certificato non rispecchia correttamente
         il contenuto della decisione».
      
      10.      L’art. 2 del regolamento definisce alcuni dei termini ivi utilizzati. In particolare, si intende per:
      
      «4)      “decisione”: una decisione di divorzio, separazione personale dei coniugi o annullamento del matrimonio emessa dal giudice
         di uno Stato membro, nonché una decisione relativa alla responsabilità genitoriale, a prescindere dalla denominazione usata
         per la decisione, quale ad esempio decreto, sentenza o ordinanza;
      
      (...)
      11)      “trasferimento illecito o mancato ritorno del minore” il trasferimento o il mancato rientro di un minore:
      a)      quando avviene in violazione dei diritti di affidamento derivanti da una decisione, dalla legge o da un accordo vigente in
         base alla legislazione dello Stato membro nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo
         trasferimento o del suo mancato rientro
      
      e
      b)      se il diritto di affidamento era effettivamente esercitato, individualmente o congiuntamente, al momento del trasferimento
         del minore o del suo mancato rientro, o lo sarebbe stato se non fossero sopravvenuti tali eventi. L’affidamento si considera
         esercitato congiuntamente da entrambi i genitori quanto uno dei titolari della responsabilità genitoriale non può, conformemente
         ad una decisione o al diritto nazionale, decidere il luogo di residenza del minore senza il consenso dell’altro titolare della
         responsabilità genitoriale.
      
      (...)».
      11.      Ai sensi dell’art. 8 del regolamento, e fatte salve le disposizioni degli artt. 9, 10 e 12, le autorità giurisdizionali di
         uno Stato membro sono competenti per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore, se il minore risiede
         abitualmente in quello Stato membro alla data in cui sono aditi i giudici.
      
      12.      A tal riguardo, l’art. 10 (4) dispone quanto segue:
      
      «In caso di trasferimento illecito o mancato rientro del minore, l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il
         minore aveva la residenza abituale immediatamente prima del trasferimento o del mancato rientro conserva la competenza giurisdizionale
         fino a che il minore non abbia acquisito la residenza in un altro Stato membro e:
      
      
      a)      se ciascuna persona, istituzione o altro ente titolare del diritto di affidamento ha accettato il trasferimento o mancato
         rientro;
      
      o
      b)      se il minore ha soggiornato in quell’altro Stato membro almeno per un anno da quando la persona, istituzione o altro ente
         titolare del diritto di affidamento ha avuto conoscenza, o avrebbe dovuto avere conoscenza, del luogo in cui il minore si
         trovava e il minore si è integrato nel nuovo ambiente e se ricorre una qualsiasi delle seguenti condizioni:
      
      i)      entro un anno da quando il titolare del diritto di affidamento ha avuto conoscenza, o avrebbe dovuto avere conoscenza, del
         luogo in cui il minore si trovava non è stata presentata alcuna domanda di ritorno del minore dinanzi alle autorità competenti
         dello Stato membro nel quale il minore è stato trasferito o dal quale non ha fatto rientro;
      
      ii)      una domanda di ritorno presentata dal titolare del diritto di affidamento è stata ritirata e non è stata presentata una nuova
         domanda entro il termine di cui al punto i);
      
      iii)      un procedimento dinanzi all’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente
         prima del trasferimento o del mancato rientro è stato definito a norma dell’articolo 11, paragrafo 7;
      
      iv)      l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito
         trasferimento o del mancato ritorno ha emanato una decisione di affidamento che non prevede il ritorno del minore».
      
      13.      Ai sensi dell’art. 11 del regolamento:
      
      «1.      Quando una persona, istituzione o altro ente titolare del diritto di affidamento adisce le autorità competenti di uno Stato
         membro affinché emanino un provvedimento in base alla [Convenzione] per ottenere il ritorno di un minore che è stato illecitamente
         trasferito o trattenuto in uno Stato membro diverso dallo Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente
         prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, si applicano i paragrafi da 2 a 8.
      
      2.      Nell’applicare gli articoli 12 e 13 della [Convenzione], si assicurerà che il minore possa essere ascoltato durante il procedimento
         se ciò non appaia inopportuno in ragione della sua età o del suo grado di maturità.
      
      3.      Un’autorità giurisdizionale alla quale è stata presentata la domanda per il ritorno del minore di cui al paragrafo 1 procede
         al rapido trattamento della domanda stessa, utilizzando le procedure più rapide previste nella legislazione nazionale.
      
      Fatto salvo il primo comma l’autorità giurisdizionale, salvo nel caso in cui circostanze eccezionali non lo consentano, emana
         il provvedimento al più tardi sei settimane dopo aver ricevuto la domanda.
      
      4.      Un’autorità giurisdizionale non può rifiutare di ordinare il ritorno di un minore in base all’articolo 13, lettera b), della
         [Convenzione] qualora sia dimostrato che sono previste misure adeguate per assicurare la protezione del minore dopo il suo
         ritorno.
      
      5.      Un’autorità giurisdizionale non può rifiutare di disporre il ritorno del minore se la persona che lo ha chiesto non ha avuto
         la possibilità di essere ascoltata.
      
      6.      Se un’autorità giurisdizionale ha emanato un provvedimento contro il ritorno di un minore in base all’articolo 13 della [Convenzione],
         l’autorità giurisdizionale deve immediatamente trasmettere direttamente ovvero tramite la sua autorità centrale una copia
         del provvedimento giudiziario contro il ritorno e dei pertinenti documenti, in particolare una trascrizione delle audizioni
         dinanzi al giudice, all’autorità giurisdizionale competente o all’autorità centrale dello Stato membro nel quale il minore
         aveva la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, come stabilito dalla legislazione
         nazionale. L’autorità giurisdizionale riceve tutti i documenti indicati entro un mese dall’emanazione del provvedimento contro
         il ritorno.
      
      7.      A meno che l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima
         dell’illecito trasferimento o mancato ritorno non sia già stato adita da una delle parti, l’autorità giurisdizionale o l’autorità
         centrale che riceve le informazioni di cui al paragrafo 6 deve informarne le parti e invitarle a presentare all’autorità giurisdizionale
         le proprie conclusioni, conformemente alla legislazione nazionale, entro tre mesi dalla data della notifica, affinché quest’ultima
         esamini la questione dell’affidamento del minore.
      
      Fatte salve le norme sulla competenza di cui al presente regolamento, in caso di mancato ricevimento delle conclusioni entro
         il termine stabilito, l’autorità giurisdizionale archivia il procedimento.
      
      8.      Nonostante l’emanazione di un provvedimento contro il ritorno in base all’articolo 13 della [Convenzione], una successiva
         decisione che prescrive il ritorno del minore emanata da un giudice competente ai sensi del presente regolamento è esecutiva
         conformemente alla sezione 4 del capo III, allo scopo di assicurare il ritorno del minore».
      
      14.      L’art. 15 del regolamento riguarda il possibile trasferimento delle competenze a un’autorità giurisdizionale più adatta a
         trattare il caso, e così recita:
      
      «1.      In via eccezionale le autorità giurisdizionali di uno Stato membro competenti a conoscere del merito, qualora ritengano che
         l’autorità giurisdizionale di un altro Stato membro con il quale il minore abbia un legame particolare sia più adatt[a] a
         trattare il caso o una sua parte specifica e ove ciò corrisponda all’interesse superiore del minore, possono:
      
      a)      interrompere l’esame del caso o della parte in questione e invitare le parti a presentare domanda all’autorità giurisdizionale
         dell’altro Stato membro conformemente al paragrafo 4 oppure
      
      b)      chiedere all’autorità giurisdizionale dell’altro Stato membro di assumere la competenza ai sensi del paragrafo 5.
      2.      Il paragrafo 1 è applicabile:
      a)      su richiesta di una parte o
      b)      su iniziativa dell’autorità giurisdizionale o
      c)      su iniziativa di un’autorità giurisdizionale di un altro Stato membro con cui il minore abbia un legame particolare, conformemente
         al paragrafo 3.
      
      Il trasferimento della causa può tuttavia essere effettuato su iniziativa dell’autorità giurisdizionale o su richiesta di
         un’autorità giurisdizionale di un altro Stato membro soltanto se esso è accettato da almeno una delle parti.
      
      3.      Si ritiene che il minore abbia un legame particolare con uno Stato membro, ai sensi del paragrafo 1, se tale Stato membro
      a)      è divenuto la residenza abituale del minore dopo che l’autorità giurisdizionale di cui al paragrafo 1 è stata adita; o
      b)      è la precedente residenza abituale del minore; o
      c)      è il paese di cui il minore è cittadino; o
      d)      è la residenza abituale di uno dei titolari della responsabilità genitoriale; o
      e)      la causa riguarda le misure di protezione del minore legate all’amministrazione, alla conservazione o all’alienazione dei
         beni del minore situati sul territorio di questo Stato membro.
      
      4.      L’autorità giurisdizionale dello Stato membro competente a conoscere del merito fissa un termine entro il quale le autorità
         giurisdizionali dell’altro Stato membro devono essere adite conformemente al paragrafo 1.
      
      Decorso inutilmente tale termine, la competenza continua ad essere esercitata dall’autorità giurisdizionale preventivamente
         adita ai sensi degli articoli da 8 a 14.
      
      5.      Le autorità giurisdizionali di quest’altro Stato membro possono accettare la competenza, ove ciò corrisponda, a motivo delle
         particolari circostanze del caso, all’interesse superiore del minore, entro 6 settimane dal momento in cui sono adite in base
         al paragrafo 1, lettere a) o b). In questo caso, l’autorità giurisdizionale preventivamente adita declina la propria competenza.
         In caso contrario, la competenza continua ad essere esercitata dall’autorità giurisdizionale preventivamente adita ai sensi
         degli articoli da 8 a 14.
      
      6.      Le autorità giurisdizionali collaborano, ai fini del presente articolo, direttamente ovvero attraverso le autorità centrali
         nominate a norma dell’articolo 53 (5)».
      
      15.      Il capo III del regolamento è intitolato «Riconoscimento ed esecuzione». La sezione 1 riguarda il riconoscimento. In tale
         sezione, in particolare, l’art. 23 elenca i motivi di non riconoscimento delle decisioni relative alla responsabilità genitoriale
         e così recita:
      
      «Le decisioni relative alla responsabilità genitoriale non sono riconosciute nei casi seguenti:
      a)      se, tenuto conto dell’interesse superiore del minore, il riconoscimento è manifestamente contrario all’ordine pubblico dello
         Stato membro richiesto;
      
      b)      se, salvo i casi d’urgenza, la decisione è stata resa senza che il minore abbia avuto la possibilità di essere ascoltato,
         in violazione dei principi fondamentali di procedura dello Stato membro richiesto;
      
      c)      quando è resa in contumacia, ovvero la domanda giudiziale o un atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto
         contumace in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese, salvo che sia stato accertato che il convenuto
         ha accettato inequivocabilmente la decisione;
      
      d)      su richiesta di colui che ritiene che la decisione sia lesiva della propria responsabilità genitoriale, se è stata emessa
         senza dargli la possibilità di essere ascoltato;
      
      e)      se la decisione è incompatibile con una decisione successiva sulla responsabilità genitoriale emessa nello Stato membro richiesto;
      f)      se la decisione è incompatibile con una decisione successiva sulla responsabilità genitoriale emessa in un altro Stato membro
         o nel paese terzo in cui il minore risieda, la quale soddisfi le condizioni prescritte per il riconoscimento nello Stato membro
         richiesto;
      
      o
      g)      se la procedura prevista dall’articolo 56 non è stata rispettata (6)».
      
      16.      L’art. 24 della medesima sezione 1 così dispone:
      
      «Non si può procedere al riesame della competenza giurisdizionale del giudice dello Stato membro d’origine. Il criterio dell’ordine
         pubblico di cui [all’art.] 23, lettera a), non può essere applicato alle norme sulla competenza di cui agli articoli da [8]
         a 14 (7)».
      
      17.      La sezione 4 del capo III, intitolata «Esecuzione di talune decisioni in materia di diritto di visita e di talune decisioni
         che prescrivono il ritorno del minore», comprende gli artt. 40‑45. L’art. 40, intitolato «Campo d’applicazione», prevede:
      
      «1.      La presente sezione si applica:
      (…)
      b)      al ritorno del minore ordinato in seguito a una decisione che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo 8.
      2.      Le disposizioni della presente sezione non ostano a che il titolare della responsabilità genitoriale chieda il riconoscimento
         e l’esecuzione in forza delle disposizioni contenute nelle sezioni 1 e 2 del presente capo».
      
      18.      Ai sensi dell’art. 42, intitolato «Ritorno del minore»:
      
      «1.      Il ritorno del minore di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), ordinato con una decisione esecutiva emessa in uno
         Stato membro, è riconosciuto ed è eseguibile in un altro Stato membro senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività
         e senza che sia possibile opporsi al riconoscimento, se la decisione è stata certificata nello Stato membro d’origine conformemente
         al paragrafo 2.
      
      Anche se la legislazione nazionale non prevede l’esecutività di diritto, nonostante eventuali impugnazioni, di una decisione
         che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo 8, l’autorità giurisdizionale può dichiarare che la
         decisione in questione è esecutiva.
      
      2.      Il giudice di origine che ha emanato la decisione di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), rilascia il certificato
         di cui al paragrafo 1 solo se:
      
      a)      il minore ha avuto la possibilità di essere ascoltato, salvo che l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della
         sua età o del suo grado di maturità,
      
      b)      le parti hanno avuto la possibilità di essere ascoltate; e
      c)      l’autorità giurisdizionale ha tenuto conto, nel rendere la sua decisione, dei motivi e degli elementi di prova alla base del
         provvedimento emesso conformemente all’articolo 13 della [Convenzione].
      
      Nel caso in cui l’autorità giurisdizionale o qualsiasi altra autorità adotti misure per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno nello Stato della residenza abituale, il certificato contiene i dettagli di tali misure.
      
      Il giudice d’origine rilascia detto certificato di sua iniziativa e utilizzando il modello standard di cui all’allegato IV
         (certificato sul ritorno del minore).
      
      Il certificato è compilato nella lingua della decisione».
      19.      Tra gli elementi che devono essere certificati a tale proposito figura, al punto 13 di tale allegato IV, la seguente attestazione: «[L]a decisione stabilisce il ritorno del minore e il giudice nella sua sentenza ha tenuto conto dei motivi e degli elementi
         di prova sui quali si basa la decisione adottata conformemente all’articolo 13, lettera b), della [Convenzione]».
      
      20.      Ai sensi dell’art. 43 del regolamento:
      
      «1.      Il diritto dello Stato membro di origine è applicabile a qualsiasi rettifica del certificato.
      2.      Il rilascio di un certificato a norma dell’articolo 41, paragrafo 1, o dell’articolo 42, paragrafo 1, non è inoltre soggetto
         ad alcun mezzo di impugnazione».
      
      21.      L’art. 47 del regolamento, intitolato «Procedimento di esecuzione», così dispone:
      
      «1.      Il procedimento di esecuzione è disciplinato dalla legge dello Stato membro dell’esecuzione.
      2.      Ogni decisione pronunciata dall’autorità giurisdizionale di [un altro] Stato membro e dichiarata esecutiva ai sensi della
         sezione 2 o certificata conformemente all’articolo 41, paragrafo 1, o all’articolo 42, paragrafo 1, è eseguita nello Stato
         membro dell’esecuzione alle stesse condizioni che si applicherebbero se la decisione fosse stata pronunciata in tale Stato
         membro.
      
      In particolare una decisione certificata conformemente all’articolo 41, paragrafo 1, o all’articolo 42, paragrafo 1, non può
         essere eseguita se è incompatibile con una decisione esecutiva emessa posteriormente».
      
      22.      L’art. 53 del regolamento prevede che ciascuno Stato membro designa una o più autorità centrali incaricata di assisterlo nell’applicazione
         del regolamento. Secondo l’art. 55, lett. c), del regolamento, una delle funzioni di tali autorità, nell’ambito di cause specifiche
         alla responsabilità genitoriale, consiste nel «facilitare la comunicazione fra le autorità giurisdizionali, in relazione soprattutto
         all’attuazione dell’articolo 11, paragrafi 6 e 7, e dell’articolo 15».
      
       Fatti e procedimento
      23.      Procederò in questa sede come ho fatto nella mia presa di posizione relativa alla causa Rinau (8), riassumendo i principali elementi del contesto fattuale e procedurale della controversia, quale risulta dall’ordinanza di
         rinvio e dai documenti ad essa allegati, in forma di tabella sinottica.
      
      
      
               Data
            
            
               Italia
            
            
               Austria
            
         
               6/12/2006
            
            
               Nascita della bambina; secondo il diritto italiano, i genitori hanno la potestà congiunta.
            
             
         
               31/1/2008
            
            
               La madre lascia con la minore la comune abitazione.
            
             
         
               4/2/2008
            
            
               Il padre chiede al Tribunale per i Minorenni di Venezia l’affidamento esclusivo della minore e il divieto per la madre di
                  lasciare il territorio italiano con la bambina.
               
            
             
         
               8/2/2008
            
            
               Il Tribunale per i Minorenni di Venezia vieta temporaneamente alla madre di lasciare l’Italia con la bambina.
            
             
          
            
               La madre chiede l’affidamento esclusivo della minore.
            
            
               Malgrado il divieto, la madre si trasferisce in Austria con la minore.
            
         
               16/4/2008
            
             
            
               Il padre chiede il ritorno della minore in forza della Convenzione.
            
         
               23/5/2008
            
            
               Prima di adottare una decisione definitiva sull’affidamento, il Tribunale per i Minorenni di Venezia dispone una perizia psicologica
                  e contatti regolari tra la minore e il padre, in parte in Italia e in parte in Austria, presso i rispettivi servizi sociali;
                  affinché la madre possa spostarsi fra i due paesi con la minore per consentire i contatti con il padre, detto giudice revoca
                  il divieto di espatrio; accorda provvisoriamente l’affidamento condiviso ai due genitori e consente alla madre di tenere la
                  minore presso di sé in Austria, con potere di decisione esclusiva sull’ordinaria amministrazione.
               
            
            
               Inizialmente, i giudici austriaci ignorano l’esistenza e il contenuto di tale decisione.
            
         
               6/6/2008
            
             
            
               Su domanda della madre, il Bezirksgericht Judenburg (Tribunale cantonale di Judenburg, cantone di residenza della madre e
                  della minore) vieta al padre di prendere contatto con la madre e la bambina, per avere molestato la madre.
               
            
         
               3/7/2008
            
             
            
               Sul fondamento dell’art. 13, lett. b), della Convenzione (rischio grave di danno psichico in caso di separazione dalla madre),
                  il Bezirksgericht Leoben (Tribunale cantonale di Leoben, cantone contiguo a quello di Judenburg (9)) respinge la domanda del padre (del 16 aprile 2008) diretta a far ordinare il ritorno della minore in Italia.
               
            
         
               1/9/2008
            
             
            
               Su appello del padre, il Landesgericht Leoben (Tribunale regionale di Leoben) annulla il decreto 3 luglio 2008 sulla base
                  dell’art. 11, n. 5, del regolamento, poiché il padre non è stato sentito dal Bezirksgericht.
               
            
         
               6/9/2008
            
             
            
               Il decreto del Bezirksgericht Judenburg del 6 giugno 2008 decade per decorrenza del termine di validità.
            
         
               21/11/2008
            
             
            
               Il Bezirksgericht Leoben sente il padre e ne respinge nuovamente la domanda, richiamando questa volta il decreto del Tribunale
                  per i Minorenni di Venezia del 23 maggio 2008 (di cui aveva nel frattempo avuto conoscenza), e dispone che la minore rimanga
                  presso la madre in Austria.
               
            
         
               7/1/2009
            
             
            
               Il Landesgericht Leoben conferma il rigetto della domanda del padre in base all’art. 13, lett. b), della Convenzione.
            
         
               9/4/2009
            
            
               Il padre chiede al Tribunale per i Minorenni di Venezia di ordinare il ritorno della minore in forza dell’art. 11, n. 8, del
                  regolamento.
               
            
             
         
               15/5/2009
            
            
               La madre eccepisce l’incompetenza del Tribunale per i Minorenni di Venezia in base all’art. 10 del regolamento; in subordine,
                  essa chiede il rinvio al Bezirksgericht Judenburg, sul fondamento dell’art. «15(b)(5)» (10) del regolamento.
               
            
             
         
               30/4/2009 e
               19/5/2009
            
            
               Il Tribunale per i Minorenni di Venezia sente i rappresentanti delle parti, poiché la madre non è comparsa personalmente;
                  i rappresentanti si dichiarano disposti a discutere un programma di contatti tra padre e figlia, da redigere a cura dell’esperto
                  nominato dal Tribunale.
               
            
             
         
               26/5/2009
            
             
            
               Su domanda della madre (non notificata al Tribunale per i Minorenni di Venezia), il Bezirksgericht Judenburg si dichiara competente
                  (senza aver sentito il padre) a conoscere della domanda di affidamento presentata dalla madre, «ai sensi dell’art. 15, n. 5»
                  del regolamento; esso chiede al Tribunale per i Minorenni di Venezia di declinare la sua competenza e di trasferirigli il
                  procedimento.
               
            
         
               26/6/2009
            
            
               Il padre si dichiara disposto a conformarsi al programma di visite che verrà stabilito.
            
             
         
               27/6/2009
            
            
               La madre dichiara di non voler accettare il programma di visite che verrà stabilito, adducendo difficoltà personali e timori
                  per il benessere della minore.
               
            
             
         
               8/7/2009
            
            
               L’esperto deposita la sua proposta relativa a un programma di contatti presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia, che
                  alla stessa data riceve la domanda di trasferimento del procedimento del Bezirksgericht Judenburg.
               
            
             
         
               10/7/2009
            
            
               Il Tribunale per i Minorenni di Venezia respinge l’eccezione di incompetenza sollevata dalla madre e rifiuta di trasferire
                  la competenza al Bezirksgericht Judenburg, in quanto non sussistono le condizioni di cui all’art. 15 del regolamento (la situazione
                  non è eccezionale ai sensi del n. 1 e non è stato dimostrato un legame particolare con l’Austria ai sensi del n. 3); esso
                  rileva che non è stato possibile effettuare la perizia psicologica a causa della mancata collaborazione della madre; dispone
                  il ritorno immediato della minore in Italia, o accompagnata dalla madre (nel qual caso sarebbe stata messa a disposizione
                  un’abitazione e sarebbe stato predisposto un calendario di visite), o presso il padre, per ripristinare la relazione tra il
                  padre e la minore; certifica la propria decisione conformemente all’art. 42, n. 2, del regolamento.
               
            
             
         
               25/8/2009
            
             
            
               Il Bezirksgericht Judenburg attribuisce temporaneamente la custodia alla madre, con la motivazione che l’interesse superiore
                  della minore verrebbe gravemente compromesso in caso di ritorno in Italia. La sua decisione viene notificata al padre, senza
                  traduzione e senza informarlo del diritto di rifiutare la ricezione.
               
            
         
               22/9/2009
            
             
            
               Il padre chiede al Bezirksgericht Leoben l’esecuzione della decisione di ritorno adottata dal Tribunale per i Minorenni di
                  Venezia il 10 luglio 2009, invocando l’art. 47 del regolamento.
               
            
         
               23/9/2009
            
             
            
               Il Bezirksgericht Judenburg certifica che il suo decreto 25 agosto 2009 è passato in giudicato ed è esecutivo.
            
         
               12/11/2009
            
             
            
               Il Bezirksgericht Leoben respinge la domanda di esecuzione della decisione di ritorno adottata dal Tribunale per i Minorenni
                  di Venezia, con la motivazione che il ritorno della minore presso il padre la esporrebbe a un pericolo di danno psicologico.
               
            
         
               30/11/2009
            
             
            
               Il padre interpone appello contro la decisione del Bezirksgericht Leoben del 12 novembre 2009.
            
         
               20/1/2010
            
             
            
               Il Landesgericht Leoben accoglie l’appello del padre, invocando un’applicazione restrittiva delle disposizioni del regolamento.
            
         
               16/2/2010
            
             
            
               La madre propone ricorso per cassazione («Revision») dinanzi all’Oberster Gerichtshof contro la decisione del Landesgericht
                  Leoben del 20 gennaio 2010.
               
            
         
               20/4/2010
            
             
            
               L’Oberster Gerichtshof sottopone cinque questioni pregiudiziali alla Corte, chiedendo che vengano trattate secondo un procedimento
                  d’urgenza.
               
            
         
               3/5/2010
            
             
            
               La domanda di pronuncia pregiudiziale perviene alla cancelleria della Corte.
            
          Le questioni sottoposte alla Corte
      24.      Il giudice del rinvio ammette che, secondo la sentenza Rinau (11), in presenza di un certificato rilasciato ai sensi dell’art. 42 del regolamento, al giudice dell’esecuzione spetta solo constatare
         l’esecutività di una decisione adottata ai sensi dell’art. 11, n. 8, e disporre il ritorno immediato del minore. Pertanto,
         per principio, si deve escludere l’esame nel merito della decisione adottata dal giudice italiano. Analogamente, ai sensi
         delle regole di procedura nazionali, non è possibile far valere nell’ambito del ricorso per cassazione l’incompetenza territoriale
         di tale giudice. Tuttavia, alcuni punti necessitano a suo avviso di un esame più approfondito.
      
      25.      L’Oberster Gerichtshof ha deciso quindi di sottoporre alla Corte le cinque questioni seguenti:
      
      «1)      Se rientri nella nozione di “decisione di affidamento che non prevede il ritorno del minore” ai sensi dell’art. 10, lett. b),
         sub iv), del regolamento (…) anche un provvedimento provvisorio con cui si dispone che, fino all’adozione della decisione
         definitiva sull’affidamento, “le decisioni relative al minore”, in particolare il diritto di stabilire il luogo di residenza,
         spettano al genitore che ha sottratto il minore.
      
      2)      Se un decreto che dispone il ritorno del minore rientri nel campo di applicazione dell’art. 11, n. 8, del regolamento solo
         qualora il giudice disponga il ritorno sulla base di una decisione di affidamento da esso stesso adottata.
      
      3)      In caso di soluzione affermativa alla prima e alla seconda questione:
      a)      se nello Stato di esecuzione possa essere eccepita l’incompetenza del giudice dello Stato di origine (prima questione) o l’inapplicabilità
         dell’art. 11, n. 8, del regolamento (seconda questione) per opporsi all’esecuzione di una decisione che sia stata certificata
         dal giudice di origine ai sensi dell’art. 42, n. 2, del regolamento; 
      
      b)      oppure se, in tale fattispecie, il convenuto debba richiedere la revoca del certificato nello Stato di origine, con la possibilità
         di sospendere l’esecuzione nel secondo Stato fino all’adozione della decisione nello Stato di origine.
      
      4)      In caso di soluzione negativa alle questioni prima e seconda o terza, sub a):
      se una decisione emanata da un giudice del secondo Stato, da considerarsi esecutiva ai sensi del diritto di quest’ultimo,
         con la quale la custodia viene provvisoriamente attribuita al genitore che ha sottratto il minore, osti, ai sensi dell’art. 47,
         n. 2, del regolamento, all’esecuzione di un decreto che dispone il ritorno emesso precedentemente nello Stato di origine ai
         sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, anche quando non impedirebbe l’esecuzione di un provvedimento di ritorno emanato
         dal secondo Stato ai sensi della Convenzione dell’Aia.
      
      5)      Qualora anche la quarta questione vada risolta in senso negativo:
      a)      se, nel caso di una decisione certificata dal giudice di origine ai sensi dell’art. 42, n. 2, del regolamento, il secondo
         Stato possa rifiutarsi di darvi esecuzione qualora, successivamente alla sua adozione, le circostanze siano mutate in modo
         tale che ora l’esecuzione sarebbe gravemente lesiva per l’interesse del minore;
      
      b)      oppure se, in tal caso, il convenuto debba far valere tali mutate circostanze nello Stato di origine, con la possibilità di
         sospendere l’esecuzione nel secondo Stato fino a che sia stata adottata la decisione nello Stato di origine».
      
       Procedimento dinanzi alla Corte
      26.      Poiché la causa è stata sottoposta ad un procedimento d’urgenza ai sensi dell’art. 104 ter del regolamento di procedura della
         Corte, hanno presentato osservazioni scritte il governo austriaco e la Commissione, gli unici, ad eccezione delle parti della
         causa principale, autorizzati ad intervenire in questa fase. Le stesse parti, nonché i governi ceco, tedesco, francese, italiano,
         lettone, sloveno e del Regno Unito erano rappresentati all’udienza del 14 giugno 2010. I genitori, ancorché autorizzati a
         presentare osservazioni scritte e ad essere rappresentati in udienza, nella specie non si sono avvalsi del loro diritto.
      
       Analisi
       Osservazioni preliminari
      27.      Le questioni dell’Oberster Gerichtshof traggono origine, in misura non trascurabile, dalla percezione di un conflitto fra
         l’interpretazione letterale e quella teleologica di alcune disposizioni del regolamento. Sembra quindi importante ricordare
         i tre principi fondamentali sottesi alle pertinenti disposizioni del regolamento e che devono guidare qualsiasi interpretazione
         teleologica (12).
      
      28.      In primo luogo, il regolamento si basa sulla prevalenza dell’interesse del minore e sul rispetto dei suoi diritti. Oltre alla
         preoccupazione di tenere conto, in ogni caso, dell’interesse superiore del minore stesso, tale idea trova espressione in particolare
         nella regola generale secondo cui sono i giudici del luogo della sua residenza abituale i più adeguati a risolvere ogni questione
         concernente l’affidamento o la responsabilità genitoriale e che hanno quindi, in linea di principio, competenza in materia.
         Tuttavia, mi sembra che, se pure il giudice chiamato a prendere una decisione in una fattispecie concreta deve tenere conto
         dell’interesse specifico di ogni minore interessato, l’interpretazione del regolamento deve comunque basarsi su una nozione
         più ampia dell’interesse superiore del minore, applicabile in generale.
      
      29.      In secondo luogo, il regolamento è volto a garantire che qualsiasi trasferimento illecito del minore resti privo di effetti
         giuridici, a meno che venga successivamente accettato dagli altri interessati. In quest’ottica esso, da un lato, prevede un
         meccanismo quasi automatico per ottenere il ritorno immediato del minore e, dall’altro, limita in modo molto rigoroso le possibilità
         di trasferimento della competenza ai giudici dello Stato membro del trasferimento illecito del minore, consentendo a quelli
         dello Stato membro della residenza abituale anteriore di soprassedere a un’eventuale decisione contro il ritorno adottata
         sul fondamento dell’art. 13 della Convenzione.
      
      30.      Così, anche nell’ambito circoscritto della responsabilità genitoriale e del trasferimento illecito di minori, il regolamento
         persegue almeno due scopi – la competenza dei giudici dello Stato della residenza abituale del minore e il ritorno di quest’ultimo,
         in seguito a un trasferimento illecito, nello Stato della sua residenza abituale anteriore – che possono risultare parzialmente
         incompatibili, quanto meno se il trasferimento si è protratto nel tempo e il minore ha conseguentemente acquisito una nuova
         residenza abituale nello Stato membro del trasferimento.
      
      31.      In terzo luogo, il regolamento richiede ai giudici nazionali un livello elevato di fiducia reciproca, che limiti al minimo
         necessario i motivi di mancato riconoscimento delle decisioni di un giudice di un altro Stato membro e renda il riconoscimento
         e l’esecuzione di tali decisioni pressoché automatici. Peraltro, e con lo stesso spirito, il regolamento prevede un sistema
         di cooperazione e incita i giudici nazionali ad utilizzarlo.
      
      32.      A mio parere, occorre sottolineare anche altri due aspetti del regolamento.
      
      33.      Da un lato, il regolamento contiene solo norme concernenti la competenza, il riconoscimento e l’esecuzione. Esso non riguarda
         in alcun modo le questioni di merito. Contrariamente a quanto sembrava sostenere il governo austriaco in udienza, l’applicazione
         del regolamento non è riconducibile a un’«integrazione europea a spese del minore», bensì mira a determinare chiaramente il
         giudice competente nelle situazioni transfrontaliere e a garantire che gli altri giudici facciano affidamento sulle sue decisioni,
         dato che tutti i giudici degli Stati membri devono adottare le loro decisioni facendo prevalere l’interesse superiore del minore di cui trattasi.
      
      34.      Dall’altro, il regolamento presuppone – e in alcuni casi addirittura esige – che i giudici e le parti agiscano rapidamente
         in materia di trasferimento o mancato rientro illeciti (13) di un minore. Se tale rapidità d’azione non è effettivamente garantita, ne risente l’applicazione del regolamento, come dimostra
         la presente causa. In particolare, il regolamento è volto ad evitare che la situazione si complichi in ragione di nuovi legami
         che il minore potrebbe acquisire con lo Stato membro del trasferimento illecito.
      
      35.      Infine, si devono tenere presenti le fasi successive del procedimento previsto dalla Convenzione e dal regolamento in caso
         di trasferimento illecito (e contestato). Anzitutto, il genitore cui è stato sottratto il minore deve rivolgersi, ai sensi
         dell’art. 12 della Convenzione, ai giudici dello Stato membro del trasferimento, per ottenere un provvedimento di ritorno.
         Tale domanda deve essere accolta, a meno che sussista uno dei motivi di diniego eccezionali di cui all’art. 13 della Convenzione
         e, in caso di rifiuto basato sulla lett. b) di tale articolo, non sia dimostrato che sono previste misure adeguate per assicurare
         la protezione del minore dopo il suo ritorno (v. art. 11, n. 4, del regolamento). In ogni caso, la decisione deve essere adottata,
         salvo circostanze eccezionali, entro sei settimane (art. 11, n. 3, del regolamento). Qualora venga adottata una decisione
         contro il ritorno, essa deve essere trasmessa alle autorità dello Stato membro della residenza abituale anteriore, e le parti
         (in linea di principio, i genitori) devono avere la possibilità di essere sentiti dal giudice competente di detto Stato. Se
         del caso, quest’ultimo giudice può disporre comunque il ritorno del minore (art. 11, n. 8, del regolamento) e la sua decisione
         sarà direttamente esecutiva nello Stato membro del trasferimento se è stata certificata conformemente all’art. 42 del regolamento.
         Tale certificazione è possibile, tuttavia, solo se il giudice ha tenuto conto dei motivi e degli elementi di prova sui quali
         si fonda il provvedimento contro il ritorno. Un giudice che disponga il ritorno in tali circostanze deve inoltre informare
         le autorità dello Stato membro del trasferimento in merito alle modalità adottate per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno.
      
       Sulla prima questione
      36.      L’Oberster Gerichtshof chiede alla Corte se rientri nella nozione di «decisione di affidamento che non prevede il ritorno
         del minore» ai sensi dell’art. 10, lett. b), sub iv), del regolamento una misura provvisoria con cui si dispone che, fino
         all’adozione della decisione definitiva sull’affidamento, «le “decisioni relative al minore”, in particolare il diritto di
         stabilire il luogo di residenza», spettano al genitore che ha sottratto il minore (14).
      
      37.      Nel contesto di tale procedimento occorre stabilire se, per effetto del suo provvedimento 23 maggio 2008, il Tribunale per
         i Minorenni di Venezia avesse perduto la competenza che avrebbe altrimenti conservato in virtù della regola generale di cui
         all’art. 10 del regolamento, in quanto giudice dello Stato membro in cui la minore aveva la residenza abituale immediatamente
         prima del suo trasferimento illecito. Infatti, l’Oberster Gerichtshof ritiene che la minore abbia acquisito nel frattempo
         una nuova residenza abituale in Austria e che, sebbene non sussista la condizione di cui alla lett. a) di tale articolo (nella
         specie, l’accettazione del padre), sono tuttavia soddisfatte le prime due condizioni previste dall’alternativa sub b) (ossia
         che la minore abbia soggiornato in Austria per almeno un anno dopo che il padre ha avuto conoscenza del luogo in cui si trovava
         e che essa si sia integrata nel suo nuovo ambiente). Se è anche soddisfatta almeno una delle condizioni supplementari, elencate
         da i) a iv), la competenza generale passa ai giudici dell’Austria, Stato membro della nuova residenza abituale della minore.
         L’Oberster Gerichtshof ha escluso le condizioni i)‑iii), ma considera che se – come fa valere la madre – il provvedimento
         del Tribunale per i Minorenni di Venezia 23 maggio 2008 costituisce una «decisione di affidamento che non prevede il ritorno
         del minore», la condizione sub iv) è soddisfatta.
      
      38.      L’Oberster Gerichtshof è tuttavia del parere che, secondo un’interpretazione teleologica, tale condizione non possa essere
         considerata soddisfatta, anche se, secondo l’interpretazione letterale, il provvedimento controverso costituirebbe effettivamente
         una «decisione di affidamento», in quanto deciderebbe dell’affidamento della minore, ancorché provvisoriamente, e non ne prevederebbe
         il ritorno, quanto meno nell’immediato.
      
      39.      Il suo ragionamento è, sostanzialmente, il seguente. Se una decisione di affidamento definitiva non prevede il ritorno del minore, non vi è alcun motivo per cui i giudici dello Stato di residenza abituale anteriore debbano
         conservare la competenza. Quelli del nuovo Stato di residenza abituale saranno comunque più adeguati ad adottare le successive
         decisioni relative al minore, e le condizioni di cui all’art. 10, lett. b), sub iv), del regolamento sono comprensibili e
         ragionevoli. Per contro, se un’autorizzazione provvisoria a lasciare il minore presso il «genitore autore della sottrazione» mira solo ad evitare trasferimenti del minore in attesa
         della decisione definitiva, l’interpretazione letterale, facendo perdere la competenza al giudice della residenza abituale
         anteriore, impedirebbe a quest’ultimo di adottare la decisione definitiva. Tuttavia, tenuto conto dello scopo del regolamento,
         detto giudice dovrebbe perdere la sua competenza solo nel caso in cui il procedimento relativo all’affidamento si sia concluso senza un provvedimento di ritorno. Il governo austriaco condivide in toto tale ragionamento.
      
      40.      Nella stessa ottica, la Commissione sottolinea il rischio che il giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore
         venga dissuaso dall’adottare una decisione di affidamento provvisoria, che lasci il minore nello Stato membro della sua nuova
         residenza abituale e che sia nel suo interesse, per timore di essere privato della competenza ad adottare in seguito una decisione
         definitiva. La Commissione ritiene inoltre che le condizioni per il trasferimento di competenza elencate all’art. 10 del regolamento,
         in quanto eccezioni alla regola generale del mantenimento della competenza in capo ai giudice dello Stato membro della residenza
         abituale anteriore, debbano essere interpretate restrittivamente, e non estensivamente.
      
      41.      Tutti gli Stati membri rappresentati in udienza, ad eccezione della Repubblica di Slovenia, hanno sostanzialmente sostenuto
         la stessa tesi.
      
      42.      Posso aderire, globalmente, a questa posizione, anche se ritengo che occorra precisarne alcuni dettagli ed esaminare alcune
         altre considerazioni di segno opposto, che non possono essere respinte a priori.
      
      43.      Anzitutto, rilevo che le riflessioni dell’Oberster Gerichtshof si basano in una certa misura sui motivi che hanno indotto
         il Tribunale per i Minorenni di Venezia a concedere l’affidamento provvisorio alla madre. Orbene, avrei qualche titubanza
         a seguire questo approccio. Per principio, non mi sembra auspicabile che il regolamento venga interpretato in funzione della
         motivazione specifica di una singola decisione di affidamento. Occorre piuttosto stabilire se si possa desumere una distinzione
         oggettiva a seconda che la decisione sia provvisoria o meno. Peraltro, vi è sempre il rischio che il giudice di uno Stato
         membro interpreti erroneamente la motivazione del giudice di un altro Stato membro (15). Cercherò quindi di analizzare la questione seguendo un approccio più generale.
      
      44.      Esiterei, in tale contesto, anche ad applicare tout court il principio secondo cui le eccezioni o le deroghe ad una regola
         devono essere interpretate restrittivamente. Infatti, nel caso dell’art. 10, se è vero che la regola del mantenimento della
         competenza in capo al giudice della residenza abituale anteriore risponde ad uno dei principi fondamentali del regolamento
         – ossia privare di ogni effetto giuridico l’atto illecito del genitore autore della sottrazione –, è anche vero che l’eccezione
         risponde ad un altro principio fondamentale, giacché si tratta di una regola di competenza che «si inform[a] all’interesse
         superiore del minore e in particolare al criterio di vicinanza» (16).
      
      45.      Infine, si deve riconoscere che – per quanto seducente possa apparire l’esito prospettato dal giudice del rinvio, dalla Commissione
         e da quasi tutti gli Stati membri rappresentati in udienza – alcuni argomenti, così sintetizzabili, depongono in senso opposto.
      
      46.      L’art. 10, lett. b), sub iv), del regolamento, riguarda una situazione in cui il minore ha soggiornato per almeno un anno
         nello Stato membro del trasferimento illecito, dove ha acquisito una nuova residenza abituale e si è integrato nel suo nuovo
         ambiente, e in cui non solo i giudici dello Stato membro della sua residenza abituale anteriore non sono pervenuti in tale
         periodo ad una decisione definitiva in merito al suo affidamento, ma hanno anche ritenuto che – certo temporaneamente, ma
         in ogni caso per il periodo di almeno un anno in questione – il suo interesse superiore fosse quello di restare nello Stato
         membro del trasferimento. È molto probabile che, con il trascorrere del tempo, detti giudici incontreranno sempre maggiori
         difficoltà ad ottenere informazioni sulla situazione e l’ambiente attuali del minore (attraverso, ad esempio, perizie psicologiche,
         relazioni dei servizi sociali e/o, a seconda dell’età del minore, domande dirette). Inoltre essi si trovano in uno Stato membro
         con cui è verosimile che il minore perda progressivamente contatto. In tale contesto, il principio della competenza del giudice
         più vicino al minore non dovrebbe prevalere sul mantenimento della competenza in capo al giudice della residenza abituale
         anteriore?
      
      47.      Orbene, non ritengo che si debba rispondere affermativamente a tale domanda.
      
      48.      Quando un minore viene portato illegalmente in un altro Stato membro, l’obiettivo immediato del regolamento e della Convenzione
         è garantirne rapidamente il ritorno, per privare il «genitore autore della sottrazione» di qualsiasi vantaggio pratico o giuridico
         che avrebbe potuto sperare di ottenere dalle circostanze (17). Se tale obiettivo viene conseguito efficacemente, ciò produce anche un effetto dissuasivo non trascurabile. Tuttavia, come
         spiegato nell’esposizione dei motivi della proposta della Commissione che ha preceduto l’adozione del regolamento (18), «in taluni casi può risultare legittimo che la situazione creatasi di fatto a seguito dell’illecita sottrazione del minore
         produca, come conseguenza giuridica, il trasferimento della competenza. A tal fine, occorre trovare un equilibrio tra l’opportunità
         di permettere al giudice che è ora più vicino al minore di dichiararsi competente e la necessità di evitare che l’autore della
         sottrazione goda di vantaggi che derivano dal suo illecito».
      
      49.      L’art. 10 del regolamento mira a stabilire proprio questo equilibrio – tra due dei principi individuati supra (19) – per quanto riguarda, in primo luogo, la competenza generale in materia di responsabilità genitoriale e, in subordine, per
         mezzo dell’art. 11, n. 8, dello stesso regolamento, la competenza speciale a disporre il ritorno del minore.
      
      50.      Quanto ai trasferimenti illeciti, il principio di base, volto a privare il «genitore autore della sottrazione» di qualsiasi
         vantaggio derivante dal suo atto illecito, esige che la competenza venga mantenuta dai giudici dello Stato membro della residenza
         abituale anteriore. Tale principio vale non solo per la competenza generale, ma anche, e a fortiori, per la competenza a disporre
         il ritorno.
      
      51.      Tuttavia, sembra del tutto ragionevole – e conforme alla ricerca dell’equilibrio sopra descritto – prevedere, come fa l’art. 10,
         lett. a), del regolamento, che l’acquisizione di una nuova residenza abituale, unitamente all’accettazione di ogni soggetto titolare del diritto di affidamento, possa determinare il trasferimento di tale competenza ai giudici dello Stato membro della nuova residenza abituale. In tal
         caso, la competenza a disporre il ritorno del minore non ha più ragion d’essere.
      
      52.      Potrebbe sembrare altrettanto ragionevole prevedere lo stesso trasferimento di competenza ogni volta che il minore non solo
         abbia acquisito una nuova residenza abituale, ma abbia anche soggiornato nel nuovo Stato membro per oltre un anno e si sia
         integrato nel suo nuovo ambiente, anche in assenza di accettazione espressa da parte di tutte le parti titolari del diritto
         di affidamento. Tale è infatti la soluzione accolta all’art. 7 della Convenzione dell’Aia del 1996 (20), che sembra conforme al principio della competenza dei giudici della residenza abituale, nell’interesse superiore del minore.
         Tuttavia, benché dai lavori preparatori precedenti l’adozione del regolamento risulti che varie delegazioni erano favorevoli
         a tale soluzione (21), alla fine è stato scelto consapevolmente un approccio più esigente, che limitasse rigorosamente il trasferimento di competenza
         alle quattro ipotesi elencate tassativamente nel testo definitivo dell’art. 10, lett. b), del regolamento.
      
      53.      Le prime tre ipotesi implicano, di fatto, l’accettazione tacita da parte dei titolari di un diritto di affidamento (vale a
         dire, normalmente, il genitore cui è stato sottratto il minore), in quanto nello Stato membro del trasferimento illecito non
         sia stata formulata alcuna richiesta di ritorno del minore, o tale richiesta sia stata ritirata, ovvero respinta senza che
         il richiedente avviasse il procedimento ai sensi dell’art. 11, nn. 7 e 8, del regolamento, nello Stato membro della residenza
         abituale anteriore.
      
      54.      La quarta ipotesi, che rileva nel caso di specie, è quella di una decisione sull’affidamento che non prevede il ritorno del minore, adottata da un giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore. Non si tratta in tal caso di un consenso tacito,
         da parte di detto giudice, al trasferimento di competenza, ma semmai di una decisione con cui si prende atto dell’acquisizione
         da parte del minore di una nuova residenza abituale in un altro Stato membro, che comporterà il trasferimento di competenza.
         Pertanto, mentre, quando il minore cambia residenza abituale trasferendosi legalmente da uno Stato membro ad un altro, il
         trasferimento di competenza avviene automaticamente ai sensi degli artt. 8 e 9 del regolamento, per conseguire lo stesso risultato
         in caso di trasferimento illecito, il giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore deve legalizzare, avallandolo,
         detto trasferimento.
      
      55.      È pacifico che tale avallo viene espresso attraverso una decisione volta a risolvere durevolmente la questione dell’affidamento,
         sempreché siano soddisfatte le altre condizioni di cui all’art. 10, lett. b), del regolamento (nuova residenza abituale da
         più di un anno, integrazione nel nuovo ambiente). Secondo l’interpretazione letterale [il governo sloveno ha sottolineato
         la definizione molto ampia del termine «decisione» di cui all’art. 2, punto 4), del regolamento], lo stesso varrebbe per una
         decisione provvisoria, destinata ad essere sostituita da una successiva decisione duratura.
      
      56.      Tuttavia, non sono di questo parere. Il periodo di un anno che costituisce la condizione per il trasferimento di competenza
         in tutte le ipotesi previste all’art. 10, lett. b), del regolamento implica chiaramente, nei primi tre casi, una data limite
         per la presentazione o la conferma di una domanda diretta ad ottenere il ritorno del minore. Sarebbe quindi sorprendente – ed
         incoerente – che nel quarto caso esso implicasse una data limite per la chiusura del procedimento. Orbene, si perverrebbe
         a tale risultato se si includessero le decisioni provvisorie nella nozione di «decisione di affidamento che non prevede il
         ritorno del minore». In tal caso, un giudice che non avesse adottato alcuna «decisione di affidamento che non prevede [immediatamente]
         il ritorno del minore» conserverebbe la propria competenza fino al termine del procedimento, mentre un giudice che avesse
         adottato siffatta decisione (che potrebbe spesso risultare auspicabile nell’interesse del minore) si imporrebbe, di fatto,
         una data limite per l’adozione della propria decisione più duratura.
      
      57.      Nelle cause vertenti sull’affidamento di minori i giudici devono spesso affrontare difficoltà particolari, soprattutto se
         la controversia si colloca nel contesto di un trasferimento illecito. L’accanimento che anima i genitori può indurre l’uno
         o l’altro ad utilizzare tutti i procedimenti disponibili per recuperare il minore. In certi casi il genitore interessato può
         scegliere la strada sbagliata, in altri può sfruttare tali procedimenti consapevolmente. Peraltro, poiché sono necessariamente
         coinvolti i giudici di due Stati membri, i procedimenti in uno Stato possono ritardare quelli nell’altro, ed un eventuale
         difetto di comunicazione può aggravare ulteriormente il ritardo. Tuttavia, in tutti i casi, sussiste realmente il rischio
         che la durata del procedimento sfugga di fatto al controllo del giudice adito nello Stato membro della residenza abituale
         anteriore.
      
      58.      Il caso di specie ne fornisce un esempio. Anzitutto, sembra che il Bezirksgericht Leoben abbia respinto la domanda di ritorno
         presentata dal padre sulla base della Convenzione solo il 3 luglio 2008, circa undici settimane dopo la presentazione di tale
         domanda in data 16 aprile 2008, mentre l’art. 11, n. 3, del regolamento prevede un termine massimo di sei settimane, «salvo
         nel caso in cui circostanze eccezionali non lo consentano». In seguito, dopo tale rifiuto, anziché rivolgersi direttamente
         al Tribunale per i Minorenni di Venezia per ottenere un provvedimento ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento il padre
         ha impugnato il diniego in Austria – due volte, in quanto il primo provvedimento di diniego è stato annullato e ne è stato
         emanato un secondo. Inoltre, anche dopo il rigetto della sua seconda impugnazione, il 7 gennaio 2009, il padre ha atteso tre
         mesi prima di presentare domanda ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento (22). In tutto questo periodo, le misure prospettate dal Tribunale per i Minorenni di Venezia per essere sufficientemente informato
         al fine di adottare una decisione duratura sull’affidamento del minore (contatti con il padre, perizia psicologica) – misure
         che avevano per l’appunto determinato la decisione di lasciare provvisoriamente la minore presso la madre in Austria – non
         hanno potuto essere portate a buon fine a causa della totale assenza di cooperazione da parte della madre. Il periodo di un
         anno è quindi decorso senza che ciò sia attribuibile all’accettazione del padre o all’inerzia del Tribunale per i Minorenni
         di Venezia (23).
      
      59.      Tuttavia, il giudice investito per primo di una controversia del genere deve spesso adottare provvedimenti provvisori immediati,
         per far fronte all’urgenza, in attesa di disporre di tutti gli elementi necessari per adottare una decisione duratura in ordine
         all’affidamento del minore. Nella specie è accaduto esattamente questo. Mi sembra impensabile che il legislatore volesse che
         in tale situazione la competenza fosse trasferita automaticamente dopo un anno, mentre sarebbe stata conservata dal primo
         giudice se questi non avesse dovuto adottare immediatamente un provvedimento provvisorio rinviando ad una data successiva
         la decisione duratura in merito all’affidamento. Ciò equivarrebbe ad interrompere un procedimento avviato dinanzi al giudice
         competente solo perché quest’ultimo ha adottato un provvedimento provvisorio che riteneva necessario.
      
      60.      Al contrario, ritengo che il trasferimento della competenza ai giudici dello Stato membro del trasferimento illecito del minore
         sia giustificabile solo se il decorso del tempo è accompagnato dall’accettazione del genitore richiedente – che metta fine
         a qualsiasi procedimento già avviato, o escluda qualsiasi procedimento successivo, che possa sfociare in una decisione di
         ritorno esecutiva ai sensi degli artt. 11, n. 8, e 42 del regolamento – o da una decisione del giudice competente adito che
         ponga fine al procedimento avviato dinanzi ad esso e non preveda il ritorno del minore. In tal modo, le quattro ipotesi previste
         all’art. 10, lett. b), del regolamento trovano tutte una base coerente in una decisione, espressa o implicita, che esclude
         il successivo ricorso al meccanismo degli artt. 11, n. 8, e 42 del regolamento.
      
      61.      In udienza è stato sollevato il problema di come possa il giudice dello Stato membro del trasferimento illecito stabilire
         con certezza se la decisione del giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore abbia carattere provvisorio
         o definitivo. Infatti, le decisioni in materia di affidamento del minore sono sempre, per loro natura, soggette ad eventuale
         revisione in caso di mutamento delle circostanze e pertanto non presentano mai lo stesso grado di definitività della maggior
         parte delle altre decisioni giudiziarie (24). Peraltro, le differenze procedurali e terminologiche tra gli ordinamenti giuridici degli Stati membri possono rendere meno
         agevole il compito di distinguere una decisione provvisoria da una decisione «definitiva».
      
      62.      Mi sembra che la risposta vada cercata nel criterio esposto dal governo francese, ossia che una decisione di affidamento deve
         essere considerata provvisoria fino a quando il giudice non abbia «esaurito il novero dei provvedimenti che può adottare nell’ambito
         del procedimento». È quindi sufficiente esaminare – con l’aiuto, se necessario, delle autorità centrali competenti – se nel
         procedimento di cui trattasi rimangano ancora provvedimenti da prendere senza che occorra adire il giudice nuovamente.
      
      63.      Conseguentemente, concludo che le finalità del regolamento ostano ad un’interpretazione letterale del suo art. 10, lett. b),
         sub iv), e che un provvedimento provvisorio che attribuisce l’affidamento di un minore al genitore che l’ha sottratto fino
         all’adozione della decisione definitiva (o duratura) di affidamento non costituisce una «decisione di affidamento che non
         prevede il ritorno del minore» ai sensi di tale disposizione.
      
       Sulla seconda questione
      64.      L’Oberster Gerichtshof chiede se un decreto che dispone il ritorno del minore rientri nel campo di applicazione dell’art. 11,
         n. 8, del regolamento solo qualora il giudice ordini il ritorno sulla base di una decisione di affidamento da esso stesso
         adottata.
      
      65.      Esso spiega che la madre sostiene che solo un decreto di ritorno adottato sulla base di una decisione di affidamento ricadrebbe
         nell’art. 11, n. 8, del regolamento. La decisione del Tribunale per i Minorenni di Venezia del 10 luglio 2009, che il padre
         cerca di far eseguire, non sarebbe fondata su una decisione di affidamento e pertanto non rientrerebbe in tale disposizione.
      
      66.      L’Oberster Gerichtshof ammette giustamente che tale interpretazione non è suffragata né dal testo della disposizione – che
         parla solo di «una successiva decisione che prescrive il ritorno del minore» – né dalla sentenza Rinau (25) – che sottolinea l’autonomia procedurale della decisione successiva a una decisione contro il ritorno – ma ritiene che essa
         non possa essere esclusa nell’ambito di un’interpretazione sistematica e teleologica. Per un verso, dall’art. 11, n. 7, del
         regolamento risulterebbe che il regime di cui ai nn. 6‑8, che lascia l’ultima parola ai giudici dello Stato membro della residenza
         abituale anteriore, si giustifica solo se il decreto di ritorno si fonda su una decisione di affidamento che prevede il ritorno
         del minore. Per l’altro, tale interpretazione renderebbe più coerente il sistema degli artt. 10‑11 nel loro insieme.
      
      67.      Preciso anzitutto di non essere affatto convinta che gli argomenti esposti dal giudice del rinvio debbano condurre al risultato
         da esso prospettato. Come già spiegato nell’ambito della prima questione, lo scopo principale della Convenzione è garantire,
         salvo che ricorrano talune circostanze eccezionali, il ritorno immediato del minore, prima che venga esaminata la questione dell’affidamento o della responsabilità genitoriale. L’art. 11 del regolamento è volto a
         rafforzare tale dispositivo, sempre nell’ottica di un ritorno immediato, e non dopo avere adottato una decisione sulla questione dell’affidamento, al termine di un procedimento che potrebbe risultare
         lungo.
      
      68.      L’Oberster Gerichtshof considera tuttavia – e tale parere è stato sostenuto anche da vari Stati membri in udienza – che un
         decreto di ritorno fondato su una decisione di affidamento che prevede il ritorno del minore, adottata dopo avere accertato
         i fatti e raccolto prove, offrirebbe migliori garanzie di fondatezza rispetto ad una decisione presa nell’ambito di un semplice
         procedimento sommario.
      
      69.      Peraltro, secondo il giudice del rinvio, se una decisione di quest’ultimo tipo ricadesse nell’art. 11, n. 8, del regolamento,
         sarebbe difficile comprendere l’articolo nel suo complesso. Infatti, anziché esigere che il giudice dello Stato del trasferimento
         illecito avvii anzitutto un procedimento di ritorno ai sensi della Convenzione, il giudice dello Stato della residenza abituale
         anteriore potrebbe adottare un semplice provvedimento di ritorno subito dopo la sottrazione del minore, che potrebbe essere
         direttamente esecutivo nell’altro Stato membro, esattamente come la decisione adottata in forza dell’art. 11, n. 8. Il procedimento
         ai sensi della Convenzione, richiesto da tale art. 11, farebbe quindi perdere tempo e non avrebbe di per sé alcuna utilità.
      
      70.      Quanto alla prima parte di tale ragionamento, riconosco che un procedimento che implichi l’esame più approfondito dei fatti
         offre maggiori garanzie di fondatezza. Tuttavia, il procedimento di cui all’art. 11, n. 8, del regolamento, se svolto correttamente,
         offre a mio avviso una garanzia del tutto sufficiente. Si tratta di una situazione in cui il giudice dello Stato del trasferimento
         illecito ha già rifiutato di disporre il ritorno del minore, per uno o più dei motivi elencati all’art. 13 della Convenzione,
         e ha comunicato al giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore – con l’eventuale assistenza delle rispettive
         autorità centrali ai sensi dell’art. 55, lett. c), del regolamento – una copia della sua decisione e tutta la documentazione
         pertinente. Quest’ultimo giudice ‑ che è più adeguato a valutare le circostanze in cui ha vissuto il minore prima del trasferimento
         e quelle in cui vivrà, eventualmente, dopo il suo ritorno – può certificare conformemente all’art. 42 del regolamento la propria
         decisione adottata ai sensi dell’art. 11, n. 8, dello stesso, solo se ha tenuto conto dei motivi e degli elementi di prova
         sui quali si fonda la decisione contro il ritorno (26). Si può quindi presumere ‑ anche conformemente al principio della fiducia reciproca sotteso al regolamento – che esso abbia
         escluso tali motivi e tali elementi di prova in base ad altri elementi di cui il primo giudice non era a conoscenza.
      
      71.      L’approccio sostenuto da alcuni Stati membri in udienza sembra invece basato sulla mancanza di fiducia dei giudici dello Stato
         membro del trasferimento nei confronti delle decisioni adottate da quelli dello Stato membro della residenza abituale anteriore.
         Tale approccio non solo costituisce la negazione del principio della fiducia reciproca, ma non tiene neanche minimamente conto
         dell’evidente vantaggio derivante dal duplice esame della domanda di ritorno da parte di due giudici, uno dei quali è più
         adeguato a tenere conto delle attuali circostanze in cui vive il minore, mentre l’altro è più adeguato a valutare le circostanze
         in cui il minore ha precedentemente vissuto e nelle quali vivrà in caso di ritorno.
      
      72.      Quanto alla seconda parte del ragionamento, mi sembra che essa si basi su una concezione errata del rapporto tra la Convenzione
         e il regolamento. La Convenzione prevede inequivocabilmente che, in caso di sottrazione del minore, occorre anzitutto rivolgersi
         ai giudici dello Stato in cui si trova il minore per ottenerne il ritorno immediato. Infatti, essi sono i più adeguati a disporre
         il ritorno nel modo più efficace. Le loro decisioni verranno eseguite direttamente secondo la procedura nazionale. Solo se
         detti giudici ritengono che sussista uno dei motivi contro il ritorno elencati all’art. 13 della Convenzione – pertanto, solo
         in casi che si presumono eccezionali – occorre rivolgersi, ai sensi dell’art. 11 del regolamento, al giudice competente dello
         Stato della residenza abituale anteriore. Quest’ultimo deve allora, per poter soprassedere alla decisione contro il ritorno
         adottata in forza della Convenzione, essere persuaso che il motivo dedotto non impedisca il ritorno.
      
      73.      Se, invece, spettasse ai giudici dello Stato della residenza abituale anteriore disporre subito il ritorno del minore, da
         un lato, il procedimento di esecuzione verrebbe reso più complesso – sempre, e non solo nel caso di un ricorso all’art. 11,
         n. 8, del regolamento – dalla necessità di una collaborazione tra le autorità dei due Stati membri diversi, che implicherebbe,
         nella maggior parte dei casi, la necessità di ottenere una traduzione della documentazione pertinente e, dall’altro, mancherebbe
         una tutela essenziale dell’interesse superiore del minore, vale a dire il duplice esame obbligatorio in caso di dubbio sull’opportunità
         di disporne il ritorno.
      
      74.      Mi sembra quindi che il sistema dell’art. 11, del regolamento, considerato nel suo complesso, sia del tutto coerente senza
         che occorra esigere una previa decisione sull’affidamento come fondamento della decisione adottata ai sensi del n. 8 di tale
         articolo.
      
      75.      L’Oberster Gerichtshof rileva inoltre che una decisione adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento, se precede una decisione duratura sull’affidamento, che potrebbe condurre ad un risultato diverso, può obbligare il minore a cambiare
         due volte il luogo di residenza. Anche questa è una considerazione che è stata sottolineata da vari Stati membri in udienza.
      
      76.      L’eventualità di un doppio trasferimento non può essere esclusa. Tuttavia, si tratta di un elemento accettato, a mio parere,
         sia dagli autori della Convenzione che da quelli del regolamento, quale inevitabile corollario dell’obiettivo di garantire
         il ritorno immediato del minore in caso di trasferimento o di mancato ritorno illeciti. Tale intenzione mi sembra molto chiara
         nel sistema delle pertinenti disposizioni del regolamento. Anzitutto si fa tornare il minore nello Stato membro della sua
         residenza abituale anteriore, poi si risolvono le questioni dell’affidamento e della responsabilità genitoriale. In un certo
         numero di casi ciò implicherà necessariamente un doppio trasferimento (o meglio un triplo trasferimento, se si conta il primo
         trasferimento illecito). Benché sia indubbio che una molteplicità di trasferimenti non risponde all’interesse del minore,
         mi sembra che l’interesse più ampio, consistente nello scoraggiare qualsiasi tentativo di sottrazione, privando quest’ultima
         di ogni effetto giuridico o pratico, debba prevalere, secondo lo spirito del regolamento (e della Convenzione).
      
      77.      Peraltro, si deve considerare il procedimento alla luce dello scopo perseguito, vale a dire il ritorno del minore presso il
         giudice competente. Tale ritorno consiste semplicemente nel «correggere» il primo trasferimento illecito. Il giudice competente
         deve allora esaminare la questione dell’affidamento tenendo conto di tutte le circostanze, e almeno taluni aspetti di tale
         esame, come le osservazioni psicologiche, i rapporti dei servizi sociali o, se del caso, le domande dirette, richiederanno
         normalmente la presenza del minore. Non può essere nel suo interesse complicare e prolungare tale procedimento mantenendolo
         nello Stato membro del trasferimento illecito. Infine, il giudice adotta la sua decisione, che avrà o meno come risultato
         un ultimo trasferimento, ma sarà stata presa con piena cognizione di causa.
      
      78.      Infine, l’Oberster Gerichtshof suggerisce che la possibilità per i giudici dello Stato membro della residenza abituale anteriore
         di ordinare il ritorno del minore ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, senza avere prima adottato una decisione di
         affidamento contrasterebbe con il principio della fiducia reciproca, in quanto presupporrebbe che i giudici dell’altro Stato
         membro possano rifiutare il ritorno per ragioni soggettive.
      
      79.      Tale argomento non mi convince affatto. Come già rilevato, il procedimento fornisce semmai la garanzia di un duplice esame
         in caso di dubbio sull’opportunità di disporre il ritorno del minore, ed esige una motivazione meditata per ogni decisione
         di ritorno adottata ai sensi dell’art. 11, n. 8 del regolamento. Ciò non mi sembra affatto incompatibile con il principio
         della fiducia reciproca sotteso al regolamento, che ‑ al contrario – esige che il giudice di uno Stato membro non imputi secondi
         fini soggettivi ai giudici di un altro Stato membro, bensì presuma che le loro decisioni siano tanto oggettivamente motivate
         quanto quelle dei giudici del suo proprio Stato membro.
      
      80.      Sono quindi del parere che nulla nel testo o nel sistema del regolamento limiti la possibilità di disporre il ritorno del
         minore ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, al caso in cui lo stesso giudice abbia già adottato una decisione sull’affidamento.
      
       Sulla terza questione
      81.      In caso di risposta affermativa alla prima o alla seconda questione, l’Oberster Gerichtshof chiede se nello Stato di esecuzione
         possa essere eccepita l’incompetenza del giudice dello Stato di origine (prima questione) o l’inapplicabilità dell’art. 11,
         n. 8, del regolamento (seconda questione) per opporsi all’esecuzione di una decisione che sia stata certificata dal giudice
         di origine ai sensi dell’art. 42, n. 2, del regolamento, oppure se, in tale fattispecie, il convenuto debba richiedere la
         revoca del certificato nello Stato di origine, il che consentirebbe di sospendere l’esecuzione nel secondo Stato fino all’adozione
         della decisione nello Stato di origine.
      
      82.      Poiché propongo di rispondere alle prime due questioni in senso negativo, la terza questione non si pone più. Tuttavia la
         esaminerò, tenuto conto della possibilità che la Corte risponda in senso affermativo alla prima o alla seconda questione,
         e alla luce soprattutto dell’interesse più generale che può esservi a chiarire i limiti della possibilità di opporsi all’esecuzione
         di una decisione certificata conformemente all’art. 42, n. 2, del regolamento.
      
      83.      L’Oberster Gerichtshof rileva che, poiché il Tribunale per i Minorenni di Venezia ha rilasciato un certificato conformemente
         all’art. 42 del regolamento, i giudici austriaci non sono competenti ad esaminarne la decisione nel merito. Tuttavia, non
         si potrebbe escludere che tali giudici possano verificare se detta decisione sia stata effettivamente adottata sul fondamento
         dell’art. 11, n. 8, del regolamento. Poiché, secondo l’art. 40 di quest’ultimo, la sezione 4 del regolamento si applica «al
         ritorno del minore ordinato in seguito a una decisione che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo 8»,
         l’art. 42, n. 1, del regolamento, sarebbe applicabile, e pertanto il certificato avrebbe efficacia vincolante, solo se esistesse
         una decisione del genere, ipotesi che non ricorrerebbe in caso di risposta affermativa ad una delle prime due questioni.
      
      84.      Sempre secondo il giudice del rinvio, poiché detto certificato mira a consentire l’esecuzione immediata senza ulteriore esame
         nel merito, solo il giudice di origine potrebbe constatare che esso è stato rilasciato per errore. Orbene, l’art. 43 prevede
         solo una «rettifica» del certificato. Per contro, l’art. 10 del regolamento n. 805/2004 (27), disposizione più recente relativa ad un problema analogo, prevede che il certificato di titolo esecutivo europeo, su istanza
         presentata al giudice d’origine, viene revocato se risulta manifestamente concesso per errore. Poiché il legislatore europeo
         non ha certamente voluto prevedere una tutela giurisdizionale contro il ritorno del minore inferiore a quella contro il recupero
         di un credito non contestato, lo stesso dovrebbe valere, secondo l’Oberster Gerichtshof, per il certificato previsto nella
         fattispecie. In tal caso, si dovrebbe anche applicare per analogia l’art. 23 del regolamento n. 805/2004 (28), in modo da consentire la sospensione dell’esecuzione fino a quando il giudice di origine abbia statuito sulla domanda di
         rettifica o di revoca del certificato.
      
      85.      Il ragionamento del giudice del rinvio è quindi ampiamente basato su un confronto con il regolamento n. 805/2004, adottato
         meno di cinque mesi dopo il regolamento, mentre gran parte dei lavori preparatori dei due regolamenti si è svolta in seno
         al Consiglio dell’Unione europea negli stessi periodi. Sarebbe quindi sorprendente, a mio parere, che la notevole differenza
         fra i due testi (rettifica solo in caso di errore materiale nel regolamento e rettifica in caso di errore materiale oltre
         a revoca se il certificato è stato rilasciato per errore nel regolamento n. 805/2004) non fosse espressione della volontà
         del legislatore di differenziare le due fattispecie. E infatti, dai suddetti lavori preparatori emerge che sono state previste
         opzioni diverse nei due casi, prima di pervenire agli attuali testi divergenti (29).
      
      86.      Mi sembra quindi da escludere che si debba cercare di interpretare il primo di tali regolamenti alla luce del secondo, tanto
         più che, sebbene rientrino entrambi nel settore generale della cooperazione giudiziaria in materia civile, le materie precise
         da essi disciplinate sono molto diverse e non richiedono necessariamente approcci analoghi. Infatti, non vi è denominatore
         comune tra l’interesse a garantire il ritorno del minore in caso di trasferimento illecito e l’interesse a recuperare un credito
         non contestato. Rilevo, inoltre, che le fattispecie disciplinate dalle disposizioni pertinenti sono diverse anche perché nell’ambito
         del regolamento si tratta di un conflitto, e quindi di una contestazione, già noto e già preso in considerazione almeno da
         due giudici, mentre nell’ambito del regolamento n. 805/2004 la domanda di revoca del certificato trasforma un credito che
         si presume non contestato in un credito almeno parzialmente contestato, il che può giustificare una sospensione da parte di
         un giudice dell’esecuzione che non era stato ancora adito per far valere il credito in questione.
      
      87.      Ciò detto, è chiaro che si tratta di sapere quali possibilità vengano offerte qualora risulti che un certificato come quello
         previsto all’art. 42 del regolamento è stato rilasciato per errore. Benché l’interesse ad ottenere il ritorno immediato di
         un minore trasferito illecitamente e a garantire l’esecuzione semplice e rapida delle decisioni che dispongono tale ritorno
         al termine del procedimento di cui all’art. 11 del regolamento militi contro la possibilità di contestare il certificato previsto
         al detto art. 42, tuttavia può accadere che un giudice rilasci tale certificato ritenendosi, erroneamente, autorizzato a farlo,
         mentre in realtà non sussistono le condizioni necessarie per adottare una decisione in forza dell’art. 11, n. 8.
      
      88.      Un esempio fornito in udienza è quello di un giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore che dispone il
         ritorno del minore senza che in precedenza sia stata adottata una decisione contro il ritorno ai sensi dell’art. 13 della
         Convenzione nello Stato membro del trasferimento illecito, e che certifica il proprio provvedimento conformemente all’art. 42
         del regolamento. Il giudice in questione sarebbe senz’altro competente ad adottare una decisione che dispone il ritorno del
         minore in queste circostanze, ma, in tal caso, non si tratterebbe di una decisione ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento.
         Pertanto, non è prevista la certificazione di tale decisione conformemente al detto art. 42 (30) e il certificato verrebbe quindi rilasciato per errore.
      
      89.      Non è pensabile che il legislatore volesse escludere ogni possibilità di porre rimedio ad un errore del genere, che non corrisponde
         necessariamente all’unica possibilità di rettifica enunciata al ventiquattresimo ‘considerando’ del regolamento, vale a dire
         «se il certificato non rispecchia correttamente il contenuto della decisione».
      
      90.      Si tratta di un problema che ho già esaminato nella mia presa di posizione relativa alla causa Rinau (31), nonché, più recentemente e in un contesto leggermente diverso, nelle mie conclusioni relative alla causa Purrucker (32). Mi limiterò qui a riassumere la conclusione che ho raggiunto in proposito, facendo riferimento anche agli argomenti esposti
         nelle due cause citate.
      
      91.      Il regolamento vieta chiaramente qualsiasi ricorso contro il rilascio del certificato. Esso non vieta invece il ricorso contro
         la decisione certificata. Se una parte ritiene che non sussistano le condizioni necessarie per consentire al giudice in questione
         di adottare tale decisione, essa deve poter contestare la competenza di detto giudice dinanzi ad esso – come sembra aver fatto
         la madre nel caso di specie – nonché, eventualmente, proponendo un’impugnazione dinanzi ad un giudice superiore. Se il diritto
         nazionale non consente di esperire alcun ricorso in tali circostanze, il giudice è tenuto, in forza dell’art. 267, terzo comma, TFUE,
         ad adire la Corte. In tale contesto, ogni ricorso o rinvio alla Corte deve essere esaminato nel più breve tempo possibile.
      
      92.      Tale conclusione risponde alla prima parte della terza questione del giudice del rinvio, che tuttavia chiede anche, nella
         seconda parte della sua questione, se in presenza di una decisione certificata ma in caso di contestazione della fondatezza
         del certificato il giudice adito possa sospendere l’esecuzione della decisione per consentire l’eventuale revoca del certificato.
      
      93.      Rilevo che nulla nell’ordinanza di rinvio né negli altri documenti sottoposti alla Corte indica che la madre abbia proseguito
         la sua contestazione della competenza del Tribunale per i Minorenni di Venezia impugnando in Italia il provvedimento 10 luglio
         2009, la cui esecuzione viene richiesta in Austria dal padre.
      
      94.      In tale contesto mi sembra totalmente escluso che i giudici austriaci possano sospendere l’esecuzione di tale decisione per
         consentire alla madre di proporre un ricorso. Tali giudici non sono competenti a conoscere essi stessi di un ricorso e, non
         essendo stato proposto alcun ricorso dinanzi ad un giudice competente, nulla nel testo o negli obiettivi del regolamento giustifica
         un ritardo nell’esecuzione di una decisione il cui scopo, lo ricordo, è ottenere il ritorno immediato del minore.
      
      95.      La situazione sarebbe diversa se la madre avesse già proposto tale ricorso prima che il padre tentasse di fare eseguire la
         decisione in Austria? La sospensione dell’esecuzione potrebbe sembrare più giustificabile in tale contesto, dato che il giudice
         dello Stato membro dell’esecuzione si trova di fronte a un’incertezza reale, e non più ipotetica, riguardo all’esecutività
         della decisione contestata. Esso potrebbe quindi evitare un trasferimento ingiustificato del minore, che sarebbe seguito o
         da un nuovo trasferimento, o dal mantenimento ingiustificato del minore nello Stato membro di origine.
      
      96.      Tuttavia, non sono convinta che il regolamento consenta tale sospensione. Non solo non la prevede espressamente, ma, inoltre,
         dalla presenza, in altre parti del regolamento, di una disposizione che consente la sospensione del giudizio su una domanda
         diretta a far dichiarare l’esecutività di una decisione avente ad oggetto l’esercizio della responsabilità genitoriale (33) si può dedurre che tale omissione è intenzionale ‑ intenzione peraltro confermata dal fatto che le disposizioni degli attuali
         artt. 43 e 44 sono state fortemente contestate in fase di elaborazione del regolamento (34) e che non è stata adottata alcuna disposizione che consenta la sospensione dell’esecuzione.
      
      97.      Tuttavia, conformemente alle conclusioni raggiunte in merito alla possibilità di contestazione della decisione (35), mi sembra chiaro che il genitore che contesta tale decisione nello Stato membro di origine deve poter anche chiedere, in
         questo stesso Stato, la sospensione dell’esecuzione della decisione, sospensione di cui i giudici dello Stato membro di esecuzione
         dovrebbero tenere conto.
      
      98.      Alla luce delle suesposte considerazioni, concludo quindi che la Corte dovrebbe risolvere la terza questione dell’Oberster
         Gerichtshof nel senso che, qualora una decisione certificata da un giudice di uno Stato membro conformemente all’art. 42,
         n. 2, del regolamento venga contestata in ragione dell’incompetenza del giudice di origine o dell’inapplicabilità dell’art. 11,
         n. 8, del regolamento, l’unico mezzo di ricorso possibile consiste nell’impugnare la decisione stessa (e non il certificato)
         dinanzi ai giudici di detto Stato. I giudici dello Stato membro di esecuzione non sono competenti a rifiutare o sospendere
         l’esecuzione.
      
       Sulla quarta questione
      99.      In caso di soluzione negativa della prima o della seconda questione pregiudiziale o della prima parte della terza questione,
         l’Oberster Gerichtshof chiede se una decisione emanata da un giudice dello Stato di esecuzione, da considerarsi esecutiva
         ai sensi del diritto di quest’ultimo, con la quale l’affidamento viene provvisoriamente attribuito al genitore che ha sottratto
         il minore, osti, ai sensi dell’art. 47, n. 2, del regolamento, all’esecuzione di un decreto che dispone il ritorno emesso
         precedentemente nello Stato di origine ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, anche quando non impedirebbe l’esecuzione
         di un provvedimento di ritorno emanato dallo Stato dell’esecuzione ai sensi della Convenzione.
      
      100. Prima di esaminare tale questione, che nell’ambito del procedimento principale riguarda gli effetti del decreto del Bezirksgericht
         Judenburg 25 agosto 2009, mi sembra utile esaminare le condizioni in cui detto giudice si è considerato competente ad adottare
         tale decreto.
      
      101. Dal decreto del Tribunale per i Minorenni di Venezia 10 luglio 2009 risulta che la madre ha chiesto anzitutto al giudice italiano
         di rinviare la causa ai giudici austriaci, ai sensi del’art. 15 del regolamento (36). Tale domanda è stata respinta con la motivazione, in primo luogo, che la situazione non era eccezionale, bensì riguardava
         una controversia ordinaria tra genitori relativa all’affidamento della figlia (mentre l’art. 15 si applica «[i]n via eccezionale»),
         e, in secondo luogo, che la minore non aveva un «legame particolare» con l’Austria, secondo la definizione di cui all’art. 15,
         n. 3.
      
      102. Detta decisione rientra nella competenza del Tribunale per i Minorenni di Venezia e non è in discussione nell’ambito del presente
         rinvio pregiudiziale. Nondimeno, essa suscita a mio parere alcune riserve.
      
      103. In primo luogo, non mi sembra corretto escludere l’applicazione dell’art. 15 del regolamento in ragione del fatto che il procedimento riguarda una controversia ordinaria tra
         genitori relativa all’affidamento della figlia. Le parole introduttive «[i]n via eccezionale» a mio avviso non implicano che
         la disposizione sia applicabile solo in presenza di una situazione eccezionale. Esse consentono piuttosto ad un giudice competente
         di derogare alle regole generali di competenza e di rinviare la causa, o una parte della causa, ad un giudice di un altro Stato membro
         con cui il minore ha un legame particolare se ritiene che quest’ultimo giudice sia più adeguato a conoscere della controversia e che il rinvio sia conforme all’interesse
         superiore del minore – caso che, in linea di principio, sarà eccezionale.
      
      104. In secondo luogo, mi sembra che, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale per i Minorenni di Venezia nella sua motivazione,
         nella fattispecie sussistessero più di uno dei criteri alternativi di cui all’art. 15, n. 3, del regolamento (la presenza
         di uno solo dei quali sarebbe stata pertanto sufficiente a stabilire un «legame particolare»). Infatti, è pacifico che la
         minore possedeva la cittadinanza austriaca oltre a quella italiana, il che soddisfaceva la condizione di cui alla lett. c)
         della disposizione, che non riguarda solo il caso di un’unica cittadinanza. Inoltre, è chiaro che nel momento in cui è stata
         respinta la domanda di rinvio la madre aveva stabilito la propria residenza abituale in Austria, il che corrisponde al criterio
         di cui alla lett. d) (37).
      
      105. Ciò detto, e anche se la motivazione del Tribunale per i Minorenni di Venezia può essere considerata carente sotto taluni
         aspetti, è evidente che nulla nell’art. 15 del regolamento poteva obbligare tale giudice a ritenere che il Bezirksgericht Judenburg fosse più adeguato a conoscere della causa e che il rinvio sarebbe
         stato nell’interesse superiore della minore, e quindi a declinare la propria competenza in favore del giudice austriaco. Rilevo
         inoltre che la Corte non è stata informata di un’eventuale impugnazione da parte della madre contro tale rifiuto di rinvio,
         via che essa avrebbe dovuto normalmente seguire, se intendeva contestare la motivazione del Tribunale per i Minorenni di Venezia.
      
      106. Inoltre, dall’ordinanza di rinvio risulta che, senza attendere l’esame della sua domanda da parte del Tribunale per i Minorenni
         di Venezia, la madre ha adito direttamente il Bezirksgericht Judenburg con una domanda di affidamento. Quest’ultimo, il 26 maggio
         2009, si è dichiarato competente «ai sensi dell’art. 15, n. 5, del regolamento» e ha chiesto al giudice italiano di trasmettergli
         il procedimento. Sembra che il Bezirksgericht Judenburg abbia emanato sulla base di tale dichiarazione di competenza la propria
         decisione 25 agosto 2009, che attribuisce provvisoriamente l’affidamento alla madre, decisione in merito alla quale l’Oberster
         Gerichtshof si chiede se essa possa essere ostativa all’esecuzione del decreto che dispone il ritorno adottato dal Tribunale
         per i Minorenni di Venezia il 10 luglio 2009.
      
      107. Non disponiamo del testo di tale decisione del 26 maggio 2009, ma il breve riassunto fornitone dall’Oberster Gerichtshof sembra
         indicare che il Bezirksgericht Judenburg si è dichiarato competente in violazione dell’art. 15 del regolamento. Infatti, tale
         articolo non consente affatto ad un giudice di dichiararsi competente di propria iniziativa. Dall’art. 15, n. 5, del regolamento
         risulta chiaramente che detta dichiarazione (38) di competenza deve essere preceduta da una domanda «in base al paragrafo 1, lettere a) o b)» – quindi, su iniziativa diretta
         o indiretta del giudice competente, che sospende il giudizio invitando le parti ad adire il giudice di un altro Stato membro,
         o chiede esso stesso a tale giudice di assumere la competenza. Una domanda di rinvio, formulata da un giudice di un altro
         Stato membro con cui il minore ha un legame particolare, è certamente possibile in virtù del n. 2, lett. c) (39); tuttavia, la decisione sul seguito da dare a tale domanda spetta al giudice competente a conoscere del merito, e quindi
         a quello dello Stato membro della residenza abituale (anteriore).
      
      108. Di conseguenza, la competenza del Bezirksgericht Judenburg ad adottare la decisione del 25 agosto 2009 sembra contestabile.
         Se, in virtù dell’art. 10, lett. b), sub iv), del regolamento, a quella data il Tribunale per i Minorenni di Venezia aveva
         perduto la sua competenza (questione che propongo di risolvere in senso negativo), è plausibile che il Bezirksgericht Judenburg
         sarebbe divenuto competente secondo la normale regola dell’art. 8 di tale regolamento. Per contro, esso non poteva acquisire
         la competenza attraverso l’art. 15 del regolamento, in quanto il Tribunale per i Minorenni di Venezia non ha adottato alcuna
         iniziativa in tal senso (40).
      
      109. Nella sua ordinanza di rinvio l’Oberster Gerichtshof adduce taluni motivi per i quali il certificato del Bezirksgericht Judenburg,
         che attesta che la sua decisione del 25 agosto 2009 era passata in giudicato ed era esecutiva, potrebbe essere stato adottato
         indebitamente, in particolare a causa di eventuali vizi di notifica della decisione. Esso precisa, tuttavia, che il certificato
         è vincolante per tutti gli altri giudici austriaci e potrebbe essere revocato, se del caso, solo dallo stesso Bezirksgericht
         Judenburg, su istanza di parte o d’ufficio. L’Oberster Gerichtshof non fa riferimento alla possibilità che il Bezirksgericht
         Judenburg abbia dichiarato erroneamente la propria competenza e quindi non precisa se un’eventuale incompetenza sfugga anch’essa
         al suo controllo. In ogni caso, mi sembra che la dichiarazione di competenza ai sensi dell’art. 15 del regolamento debba poter
         essere oggetto di un controllo nell’ambito del sistema giurisdizionale austriaco.
      
      110. Fatte salve queste ultime considerazioni, di cui l’Oberster Gerichtshof dovrà, se del caso, tenere conto, esaminerò la quarta
         questione pregiudiziale dando per presupposto, come fa lo stesso Oberster Gerichtshof, che la decisione del Bezirksgericht
         Judenburg del 25 agosto 2009, che attribuisce temporaneamente l’affidamento alla madre, sia esecutiva.
      
      111. Il giudice del rinvio spiega che sebbene, in materia di diritto di affidamento, una decisione esecutiva incompatibile con
         una decisione adottata in precedenza osti in linea di principio all’esecuzione di quest’ultima – come espressamente previsto
         dall’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento – ciò non vale necessariamente nel diritto nazionale. Infatti, lo stesso
         Oberster Gerichtshof avrebbe recentemente dichiarato che un decreto che dispone il ritorno emanato in Austria in forza della
         Convenzione deve essere eseguito anche se vi osta un provvedimento temporaneo di affidamento adottato da un altro giudice
         austriaco, in quanto l’art. 17 della Convenzione dispone che il solo fatto che sia stata presa una decisione relativa all’affidamento
         nello Stato richiesto non può giustificare il rifiuto di fare ritornare il minore. Se, in virtù dell’art. 47, n. 2, del regolamento,
         il decreto che dispone il ritorno adottato all’estero deve essere trattato esattamente come la decisione di un giudice nazionale,
         un provvedimento provvisorio che attribuisce l’affidamento non può impedirne l’esecuzione.
      
      112. Nella sua questione l’Oberster Gerichtshof presuppone quindi che la disposizione dell’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento
         [«una decisione certificata conformemente (…) all’articolo 42, paragrafo 1, non può essere eseguita se è incompatibile con
         una decisione esecutiva emessa posteriormente»] si riferisca ad ogni decisione esecutiva emessa posteriormente, anche nello
         Stato membro di esecuzione. La Commissione contesta tale interpretazione, facendo valere che essa vanificherebbe il meccanismo
         voluto dal legislatore all’art. 11, n. 8, che attribuisce ai giudici dello Stato membro della residenza abituale anteriore
         l’ultima parola sul ritorno del minore. Lo scopo della disposizione dell’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento, sarebbe
         precisare che una decisione successiva di un giudice dello Stato membro di origine può caducare la decisione di ritorno adottata in virtù dell’art. 11, n. 8, che pertanto non deve essere eseguita.
      
      113. Condivido il punto di vista della Commissione, sebbene il testo della disposizione non contenga la precisazione da essa proposta.
         Oltre agli argomenti dedotti dalla Commissione – è indubbio che l’art. 11, n. 8, del regolamento, non avrebbe senso se la
         decisione ivi prevista potesse essere sostituita con una decisione successiva del giudice che ha già adottato la decisione
         contro il ritorno ai sensi dell’art. 13 della Convenzione – è chiaro che la «decisione esecutiva emessa posteriormente» può
         solo essere quella di un giudice competente. Orbene, per definizione, quando si tratta di una decisione in materia di responsabilità
         genitoriale, sono competenti i giudici dello Stato membro in cui è stata adottata la decisione ai sensi dell’art. 11, n. 8,
         e non quelli dello Stato membro in cui è stato illecitamente trasferito il minore.
      
      114. In udienza è stata sollevata la questione del perché, se la disposizione di cui all’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento,
         riguardava solo il caso dell’annullamento di una decisione certificata nello Stato membro d’origine, il legislatore non l’abbia
         precisato espressamente, anziché scegliere il termine «incompatibile», che si potrebbe applicare anche nel caso di una decisione
         emessa posteriormente nello Stato membro dell’esecuzione. Tuttavia, mi sembra che sia stata fornita una risposta soddisfacente
         anche a tale questione. Anche se è escluso che un giudice dello Stato membro dell’esecuzione, semplicemente adottando una
         decisione contraria, possa rendere inoperante la decisione che, ai sensi dell’art. 11, n. 8, del regolamento, deve rappresentare
         l’ultima parola in merito al ritorno del minore, si possono ipotizzare altri tipi di decisioni incompatibili con il decreto
         che dispone il ritorno – ad esempio, se il ritorno viene disposto presso un genitore che nel frattempo è stato condannato
         ad una pena detentiva. Si deve inoltre rilevare che l’art. 47 del regolamento si applica anche alle decisioni certificate
         conformemente all’art. 41, che riguardano il diritto di visita e sulle quali possono quindi incidere successive decisioni
         di tipo diverso.
      
      115. In ogni caso, il regolamento dovrebbe essere interpretato per quanto è possibile in maniera conforme alla Convenzione e soprattutto
         non in modo da attribuire al potere di decisione rafforzato, conferito ai giudici dello Stato membro della residenza abituale
         anteriore dall’art. 11, n. 8, del regolamento e dal sistema di certificazione di cui all’art. 42 dello stesso, una portata
         che finirebbe con l’indebolirla rispetto alla disposizione di cui all’art. 17 della Convenzione, la quale prevede in particolare
         che il solo fatto che sia stata presa una decisione relativa all’affidamento nello Stato richiesto non può giustificare il
         rifiuto di fare ritornare il minore ma che le autorità di tale Stato possono prendere in considerazione le motivazioni di
         tale decisione.
      
       Sulla quinta questione
      116. Infine, in caso di risposta negativa alla quarta questione, l’Oberster Gerichtshof chiede se l’esecuzione di una decisione
         certificata dal giudice di origine ai sensi dell’art. 42, n. 2, del regolamento, possa essere negata nello Stato di esecuzione
         qualora, a seguito di un mutamento delle circostanze successivo all’adozione della decisione, l’esecuzione metterebbe gravemente
         a rischio l’interesse del minore, oppure se tali mutate circostanze debbano essere fatte valere nello Stato di origine, e
         sia possibile sospendere l’esecuzione nello Stato di esecuzione fino a che il giudice dello Stato di origine abbia adottato
         la decisione.
      
      117. Il giudice del rinvio spiega che, presumibilmente, la madre rifiuterà di recarsi in Italia con la minore e non può essere
         obbligata a farlo. L’esecuzione del decreto che dispone il ritorno separerebbe quindi la minore dalla madre per affidarla
         al padre. Secondo l’art. 47, n. 2, del regolamento, tale esecuzione dovrebbe avvenire nelle stesse condizioni che si applicherebbero
         se la decisione fosse stata adottata in Austria. Orbene, secondo la giurisprudenza austriaca, un provvedimento di ritorno
         emanato in Austria in virtù della Convenzione non può essere eseguito se un mutamento delle circostanze ha determinato un
         grave rischio che il minore venga esposto ad un danno fisico o psicologico, il che potrebbe accadere se il minore ha soggiornato
         a lungo nello Stato dell’esecuzione.
      
      118. Nella specie la minore avrebbe vissuto poco più di un anno in Italia, mentre il Tribunale per i Minorenni di Venezia ha adottato
         il decreto di ritorno un anno e mezzo dopo il trasferimento illecito in Austria. Non vi sarebbe stato alcun contatto tra padre
         e figlia nei nove mesi successivi a tale decreto e, nei diciotto mesi precedenti, i contatti si sarebbero limitati ad alcune
         visite. Pertanto, la minore avrebbe trascorso oltre due terzi della propria vita separata dal padre. Il giudice del rinvio
         ritiene che non si possa escludere che sottrarre la minore alla madre per restituirla al padre ne metterebbe gravemente in
         pericolo lo sviluppo psichico e che, per quanto l’atteggiamento della madre sia criticabile, ciò non giustificherebbe il rischio
         di esporre la minore a tale pericolo.
      
      119. Sarebbe pertanto possibile che un siffatto decreto di ritorno adottato in Austria non venisse eseguito. Poiché l’art. 47 del
         regolamento impone il medesimo trattamento previsto per le decisioni emanate nello Stato dell’esecuzione, lo stesso dovrebbe
         valere per la decisione del Tribunale per i Minorenni di Venezia.
      
      120. Tuttavia, secondo la ratio delle pertinenti disposizioni, spetterebbe al Tribunale per i Minorenni di Venezia accertare se
         la situazione sia cambiata. Non si tratterebbe dell’esecuzione propriamente detta, bensì della giustificazione nel merito
         del decreto che dispone il ritorno. Secondo questa tesi, la madre dovrebbe chiedere al Tribunale per i Minorenni di Venezia
         di annullare la propria decisione. Nel frattempo si dovrebbe poter sospendere l’esecuzione della decisione in Austria.
      
      121. A tal riguardo, il governo austriaco rileva che, secondo l’art. 47, n. 1, del regolamento, la procedura di esecuzione è regolata
         dal diritto dello Stato membro dell’esecuzione. Si dovrebbe tenere conto di tutti gli elementi ostativi all’esecuzione risultanti
         da tale diritto. Nella specie, siffatti elementi includerebbero tutte le circostanze apparse successivamente atte a mettere
         in pericolo l’interesse superiore del minore. Se il compito di esaminare detti elementi spettasse al giudice dello Stato di
         origine, ciò condurrebbe ad un esame separato dei vari elementi ostativi e ad una competenza parallela dei giudici dei due
         Stati, il che non favorirebbe né la fiducia reciproca né l’interesse superiore del minore, che deve restare il criterio supremo.
         Infine, la competenza dei giudici dello Stato dell’esecuzione corrisponderebbe al sistema del regolamento. In virtù del criterio
         di vicinanza, le autorità dello Stato in cui si trova il minore sarebbero più adeguate a valutare se la situazione sia cambiata
         dopo che è stata adottata la decisione.
      
      122. La Commissione, per contro, ritiene che l’art. 47, n. 2, del regolamento debba essere interpretato tenendo conto del principio
         del ritorno rapido del minore e della ripartizione delle competenze che ne deriva. Poiché la decisione finale vincolante in
         merito al ritorno del minore spetta al giudice dello Stato membro della residenza abituale anteriore, quello dello Stato dell’esecuzione
         deve solo determinare le modalità di esecuzione. L’art. 47, n. 2, primo comma, del regolamento significherebbe dunque che
         i requisiti formali dello Stato del’esecuzione ‑ ad esempio per quanto riguarda i termini, i servizi competenti e i regimi
         sanzionatori – sono applicabili all’esecuzione vera e propria, mentre il giudice dello Stato membro di origine sarebbe il
         solo competente a statuire sulle censure di merito relative alla regolarità del titolo esecutivo – ad esempio per stabilire
         se occorra sospendere l’esecuzione della decisione in quanto, a causa di un mutamento delle circostanze successivo al rilascio
         del titolo esecutivo, la sua attuazione non risponderebbe più all’interesse superiore del minore.
      
      123. Da parte mia, condivido il punto di vista della Commissione, che sembra convincere parzialmente anche il giudice del rinvio (41). Nel sistema del regolamento la decisione finale sull’opportunità di disporre il ritorno del minore spetta unicamente ai
         giudici dello Stato della sua residenza abituale anteriore. Se uno dei giudici dello Stato del trasferimento illecito ha adottato
         una decisione contro il ritorno ai sensi dell’art. 13 della Convenzione, la sua competenza in materia si è esaurita, tranne
         per quanto riguarda l’eventuale revoca o annullamento di detta decisione. Qualsiasi decisione nel merito successiva – che
         deve tenere conto dei motivi e degli elementi di prova sulla cui base è stata emanata la decisione contro il ritorno – spetta
         al giudice competente dello Stato membro della residenza abituale anteriore. Se del caso, tale decisione successiva dovrà
         essere eseguita obbligatoriamente nell’altro Stato membro – certo, secondo la procedura (vale a dire le forme) stabilita dal suo ordinamento, ma senza che si possa tenere conto delle considerazioni di merito che potrebbero ostare all’esecuzione.
      
      124. Orbene, mi pare evidente che l’eventuale rischio di danno fisico o psicologico rientri nelle considerazioni di merito, e non
         in quelle formali. In caso di contestazione della decisione formale che dispone il ritorno del minore, la parte interessata
         deve quindi rivolgersi al giudice che l’ha adottata, e non a quello incaricato della sua esecuzione.
      
      125. Quanto alla possibilità di sospendere il procedimento in attesa del risultato di tale contestazione, valgono le stesse considerazioni
         esposte supra, ai paragrafi 93‑97 della presente presa di posizione, e si deve concludere che tale possibilità non sussiste
         dinanzi al giudice dell’esecuzione ma, in caso di contestazione dinanzi ai giudici dello Stato membro di origine, questi dovrebbero
         poter disporre la sospensione dell’esecuzione in attesa della decisione sulla contestazione.
      
      126. Infine, e in ogni caso, rilevo che il giudice del rinvio fa riferimento ad un possibile pericolo di danno psichico derivante
         non solo dalla separazione della minore dal padre per i nove mesi successivi all’adozione della decisione del Tribunale per
         i minorenni di Venezia 10 luglio 2009, ma anche dalla separazione per i diciotto mesi precedenti. Orbene, quand’anche l’esecuzione
         di tale decisione potesse essere messa in discussione, in qualche modo, da sviluppi successivi, ciò non potrebbe accadere
         sulla base di un qualunque aspetto della situazione anteriore, di cui il Tribunale per i Minorenni di Venezia ha già necessariamente
         tenuto conto. E, per quanto concerne tali sviluppi successivi, si deve sottolineare che il semplice decorso del tempo non
         può farne parte se la procedura prevista dal regolamento è stata seguita correttamente, dato che un provvedimento adottato
         in forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento ha efficacia esecutiva immediata e non è possibile opporsi al suo riconoscimento.
      
       Conclusione
      127. Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, propongo alla Corte di risolvere nei termini seguenti le questioni pregiudiziali
         poste dall’Oberster Gerichtshof:
      
      1)      Un provvedimento provvisorio che attribuisce l’affidamento di un minore al genitore che l’ha sottratto fino all’adozione della
         decisione di affidamento definitiva (o duratura) non costituisce una «decisione di affidamento che non prevede il ritorno
         del minore» ai sensi dell’art. 10, lett. b), punto iv), del regolamento del Consiglio 27 novembre 2003, n. 2201, relativo
         alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità
         genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000.
      
      2)      Un provvedimento che dispone il ritorno del minore rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 11, n. 8, del regolamento
         n. 2201/2003 indipendentemente dal fatto che il giudice l’abbia o meno emanato sul fondamento di una decisione sull’affidamento
         da esso stesso adottata.
      
      3)      Qualora una decisione certificata da un giudice di uno Stato membro conformemente all’art. 42, n. 2, del regolamento n. 2201/2003
         venga contestata in ragione dell’incompetenza del giudice di origine o dell’inapplicabilità dell’art. 11, n. 8, di tale regolamento,
         l’unico mezzo di ricorso esperibile consiste nell’impugnare la decisione stessa (e non il certificato) dinanzi ai giudici
         di detto Stato membro. I giudici dello Stato membro di esecuzione non sono competenti a rifiutare o a sospendere l’esecuzione.
      
      4)      Una decisione emanata da un giudice dello Stato dell’esecuzione che attribuisce provvisoriamente l’affidamento al genitore
         che ha sottratto il minore non osta all’esecuzione di un decreto che dispone il ritorno adottato anteriormente nello Stato
         di origine in forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003.
      
      5)      Qualora una decisione certificata da un giudice di uno Stato membro conformemente all’art. 42, n. 2, del regolamento n. 2201/2003
         venga contestata in quanto la sua esecuzione metterebbe gravemente in pericolo l’interesse superiore del minore, in ragione
         del mutamento delle circostanze intervenuto dopo l’adozione della decisione, l’unico mezzo di ricorso esperibile consiste
         nell’impugnare la decisione stessa (e non il certificato) dinanzi ai giudici di detto Stato membro. I giudici dello Stato
         membro dell’esecuzione non sono competenti a rifiutare o a sospendere l’esecuzione.
      
      1 –	Lingua originale: il francese.
      
      2 –	Regolamento 27 novembre 2003, n. 2201, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in
         materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000 (GU L 338, pag. 1;
         in prosieguo: il «regolamento»).
      
      3 –	Convenzione sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, conclusa il 25 ottobre 1980 ed entrata in
         vigore il 1° dicembre 1983, di cui sono parti tutti gli Stati membri (in prosieguo: la «Convenzione»). A differenza del regolamento,
         tale Convenzione non contiene norme in materia di competenza. A tal riguardo, il regolamento si ispira alla Convenzione sulla
         competenza giurisdizionale, la legge applicabile, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni, nonché la cooperazione,
         in materia di responsabilità genitoriale e di misure per la tutela dei minori, conclusa all’Aia il 19 ottobre 1996 (GU 2008,
         L 151, pag. 39). Si osservi che, ai sensi del suo art. 60, il regolamento prevale sulla Convenzione nella parte in cui essa
         riguarda materie disciplinate dal detto regolamento.
      
      4 –	Gli artt. 9 e 12, che riguardano, rispettivamente, il caso in cui un minore sia stato lecitamente trasferito in un altro
         Stato membro e il caso in cui la competenza dei giudici di un altro Stato membro con cui il minore ha un legame sostanziale
         venga accettata univocamente da tutte le parti, non sono pertinenti nella presente causa.
      
      5 –      L’art. 53 del regolamento prevede la designazione da parte di ciascuno Stato membro di una o più autorità centrali «incaricata
         di assisterlo nell’applicazione del presente regolamento» (v. infra, paragrafo 22 della presente presa di posizione).
      
      6 –      L’art. 56 del regolamento riguarda il collocamento del minore in un istituto o in una famiglia affidataria in un altro Stato
         membro.
      
      7 –      La citazione riporta solo i riferimenti alle disposizioni concernenti la responsabilità genitoriale, ad esclusione di quelle
         concernenti il divorzio, la separazione personale e l’annullamento del matrimonio, che non sono pertinenti nel caso di specie.
      
      8 –	Sentenza 11 luglio 2008, causa C‑195/08 PPU (Racc. pag. I‑5271).
      
      9 –      Dagli atti non emerge il motivo per cui in Austria sono stati avviati procedimenti dinanzi a due tribunali cantonali diversi.
      
      10 –      V. nota 36 alla presente presa di posizione.
      
      11 –	Citata supra, alla nota 8.
      
      12 –	V. anche sentenza Rinau, citata supra alla nota 8 (punti 47 e segg.), nonché la mia presa di posizione nella medesima causa
         (paragrafi 15 e segg.).
      
      13 –	Il regolamento riguarda sia le ipotesi del trasferimento illecito che quelle del mancato ritorno illecito. Nei successivi
         paragrafi farò riferimento solo al «trasferimento illecito», poiché tale è l’ipotesi che ricorre nella presente causa. Tutte
         le considerazioni svolte valgono nondimeno per entrambe le fattispecie.
      
      14 –	Come ha precisato il governo italiano in udienza, sembra che l’espressione «decisioni relative al minore, in particolare
         il diritto di stabilire il luogo di residenza», utilizzata nella questione pregiudiziale non rispecchi del tutto correttamente
         il contenuto del provvedimento adottato dal Tribunale per i Minorenni di Venezia il 23 maggio 2008. Tuttavia, è pacifico che
         tale provvedimento riguarda effettivamente l’affidamento della minore e non ne prevede il ritorno.
      
      15 –	Mi chiedo anche se tale ipotesi non ricorra nel caso di specie, almeno in una certa misura. Infatti, l’Oberster Gerichtshof
         sembra presumere che il Tribunale per i Minorenni di Venezia abbia attribuito l’affidamento provvisorio alla madre soprattutto
         per evitare ripetuti trasferimenti della minore, mentre, secondo la mia interpretazione del decreto 23 maggio 2008, detto
         giudice cercava in particolare di facilitare i trasferimenti della minore, con la madre, fra l’Austria e l’Italia, affinché
         mantenesse i contatti con il padre.
      
      16 –	V. dodicesimo ‘considerando’ del regolamento. Si deve osservare, inoltre, che il criterio della vicinanza può produrre
         per sua natura risultati che cambiano con il trascorrere del tempo.
      
      17 –	Condivido tuttavia la precisazione apportata dal governo francese in udienza, ossia che non si tratta di una sanzione inflitta
         al «genitore autore della sottrazione», ma piuttosto di una misura volta a ripristinare la situazione giuridica che sarebbe
         esistita in assenza del trasferimento illecito.
      
      18 –	Proposta 17 maggio 2002 di regolamento del Consiglio relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle
         decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000
         e che modifica il regolamento (CE) n. 44/2001 relativamente alle obbligazioni alimentari [COM(2002) 222 def.] in riferimento
         all’art. 21 della proposta di regolamento, che è divenuto l’art. 10 del regolamento. Il testo letterale della disposizione
         è cambiato, ma il contenuto è rimasto sostanzialmente lo stesso.
      
      19 –	V. supra, paragrafi 28 e 29 della presente presa di posizione.
      
      20 –	Citata supra, alla nota 3. Tale Convenzione è stata firmata da tutti gli Stati membri dell’Unione ad eccezione della Repubblica
         di Malta, ma finora è stata ratificata solo da otto di essi, fra i quali non rientrano la Repubblica d’Austria e la Repubblica
         italiana. Tutti gli altri Stati membri, ad eccezione del Regno di Danimarca, sono stati autorizzati a ratificarla o ad aderirvi
         simultaneamente, nell’interesse dell’Unione (v. decisione del Consiglio 5 giugno 2008, 2008/431/CE, che autorizza alcuni Stati
         membri a ratificare la convenzione dell’Aia del 1996 sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione
         e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, ovvero ad aderirvi, nell’interesse
         della Comunità europea e che autorizza alcuni Stati membri a presentare una dichiarazione sull’applicazione delle pertinenti
         norme interne del diritto comunitario - Convenzione sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione
         e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, GU L 151, pag. 36).
      
      21 –	V., in particolare, Sezione II, lett. a), del documento del Consiglio 8 novembre 2002, 13940/02 (punti 11 e segg.)
      
      22 –	Può darsi che tale ritardo fosse dovuto ad un’errata comprensione dell’art. 11, n. 7, del regolamento, che concede alle
         parti un termine di tre mesi per presentare osservazioni sulla decisione contro il ritorno, ma non sono disponibili informazioni
         in merito.
      
      23 –	Cito qui l’esempio del caso di specie, ma circostanze analoghe risultano anche dalle cause Rinau, citata, e C‑256/09, Purrucker
         (pendente dinanzi alla Corte). Nella presente causa rilevo che anche alcuni ritardi di comunicazione (della decisione del
         Tribunale per i Minorenni di Venezia 23 maggio 2008 ai giudici austriaci, e della domanda di trasferimento della competenza
         del Bezirksgericht Judenburg del 26 maggio 2009 al Tribunale per i Minorenni di Venezia) potrebbero avere contribuito ad allungare
         la procedura.
      
      24 –	V. le mie conclusioni nella causa Purrucker, citata supra alla nota 23 (paragrafi 118 e segg.).
      
      25 –	Citata supra, alla nota 8 (v., in particolare, punti 63 e segg.).
      
      26 –	Art. 42, n. 2, primo comma, lett. c), e allegato IV, punto 13, del regolamento.
      
      27 –	Regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 21 aprile 2004, n. 805 che istituisce il titolo esecutivo europeo
         per i crediti non contestati (GU L 143, pag. 15).
      
      28 –	«Se il debitore ha (...) chiesto (…) la revoca di un certificato di titolo esecutivo europeo a norma dell’articolo 10,
         il giudice o l’autorità competente dello Stato membro dell’esecuzione può, su istanza del debitore, (...) c) in circostanze
         eccezionali sospendere il procedimento di esecuzione».
      
      29 –	V., ad esempio, nell’ambito del regolamento, il documento 7730/03 della delegazione tedesca del 21 marzo 2003, nettamente
         orientato (pag. 10) a favore della possibilità di un ricorso contro il rilascio del certificato ‑ posizione che tuttavia non
         è stata accolta dal regolamento adottato. Nell’ambito del regolamento n. 805/2004, invece, si deve rilevare che la proposta
         iniziale della Commissione [COM(2002) 159 def.] prevedeva semplicemente, ma con un ragionamento completo ed esplicito nell’esposizione
         dei motivi, che contro la decisione che statuisce su una domanda di certificato «non è disponibile un mezzo ordinario di impugnazione»,
         posizione che la Commissione ha mantenuto nella sua proposta modificata [COM(2003) 341 def.] anche dopo una proposta di modifica
         del Parlamento europeo che prevedeva una possibilità di ricorso, ma non è stata accolta dal Parlamento e dal Consiglio nel
         testo infine adottato.
      
      30 –	V. sentenza Rinau, citata supra, alla nota 8 (punti 58 e segg.). Tale provvedimento, ancorché sprovvisto della forza esecutiva
         immediata prevista agli artt. 42 e 47 del regolamento, può comunque beneficiare dei procedimenti di riconoscimento e di esecuzione
         previsti per altre decisioni agli artt. 28 e segg.
      
      31 –	Citata supra, alla nota 8; v., in particolare, paragrafi 85‑96.
      
      32 –	Citata supra, alla nota 23; v., in particolare, paragrafi 127, 128 e 148‑154.
      
      33 –	Art. 35 del regolamento, incluso nella sezione 2 del capo III, che non si applica alle decisioni che dispongono il ritorno
         del minore, disciplinate dalla sezione 4.
      
      34 –	V. documento della delegazione tedesca 7730/03 del 21 marzo 2003, citato supra, alla nota 29; si trattava in quel caso
         dell’art. 48 del progetto di regolamento.
      
      35 –	V. supra, paragrafo 91 della presente presa di posizione.
      
      36 –	Non è certo che, richiamando l’art. «15(b)(5)» il Tribunale per i Minorenni di Venezia abbia voluto fare riferimento alla
         lett. b) dei nn. 1, 2 o 3 dell’art. 15 del regolamento, ciascuno dei quali potrebbe eventualmente essere applicabile. La spiegazione
         più plausibile sembra essere invece che la madre abbia chiesto a tale giudice, ai sensi del n. 1, lett. b), di chiedere al
         Bezirksgericht Judenburg «di assumere la competenza ai sensi del paragrafo 5».
      
      37 –	Rilevo, inoltre, che la minore aveva risieduto abitualmente in Austria per oltre metà della sua vita (a prescindere dalla
         circostanza che abbia o meno acquisito una nuova «residenza abituale» ai sensi del regolamento), il che potrebbe eventualmente
         soddisfare la condizione di cui alla lett. b), secondo il testo francese, ma non necessariamente secondo altre versioni linguistiche.
      
      38 –	Rilevo che la versione inglese del regolamento prevede, più esplicitamente, che il giudice in questione accetta la competenza, e non che esso si dichiara competente.
      
      39 –	Dal decreto del Tribunale per i Minorenni di Venezia del 10 luglio 2009 risulta che il Bezirksgericht Judenburg ha effettivamente
         presentato tale domanda – ma simultaneamente alla dichiarazione della propria competenza e quindi senza attendere la risposta
         a tale domanda.
      
      40 –	Rilevo, peraltro, che l’art. 15 si applica solo se il giudice che trasmette la causa è a sua volta competente. Basandosi
         su tale articolo, il Bezirksgericht Judenburg ha quindi riconosciuto, implicitamente ma necessariamente, la competenza del
         Tribunale per i Minorenni di Venezia alla data del 26 maggio 2009.
      
      41 –	V. supra, paragrafo 120 della presente presa di posizione.