CELEX: 62008CJ0195
Language: it
Date: 2008-07-11 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) dell'11 luglio 2008.#Inga Rinau.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Lietuvos Aukščiausiasis Teismas - Lituania.#Cooperazione giudiziaria in materia civile - Competenza giurisdizionale ed esecuzione delle decisioni - Esecuzione in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale - Regolamento (CE) n. 2201/2003 - Istanza di non riconoscimento di un provvedimento di rientro di un minore illecitamente trattenuto in un altro Stato membro - Procedimento pregiudiziale d’urgenza.#Causa C-195/08 PPU.

Causa C‑195/08 PPU
      Causa promossa da 
      Inga Rinau
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal 
      Lietuvos Aukščiausiasis Teismas)
      «Cooperazione giudiziaria in materia civile — Competenza giurisdizionale ed esecuzione delle decisioni — Esecuzione in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale — Regolamento (CE) n. 2201/2003 — Istanza di non riconoscimento di un provvedimento di rientro di un minore illecitamente trattenuto in un altro Stato membro
         — Procedimento pregiudiziale d’urgenza»
      
      Massime della sentenza
      1.        Questioni pregiudiziali — Procedimento pregiudiziale d’urgenza — Presupposti 
      (Regolamento di procedura della Corte, art. 104 ter)
      2.        Cooperazione giudiziaria in materia civile — Competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale
            e in materia di responsabilità genitoriale — Regolamento n. 2201/2003 — Esecutività di una decisione certificata che prescrive
            il ritorno di un minore successiva ad un provvedimento contro il ritorno
      (Regolamento del Consiglio n. 2201/2003, artt. 11, n. 8, 40 e 42, e allegato IV)
      3.        Cooperazione giudiziaria in materia civile — Competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale
            e in materia di responsabilità genitoriale — Regolamento n. 2201/2003 — Istanza di non riconoscimento di una decisione giurisdizionale
            in mancanza della previa proposizione di un’istanza di riconoscimento
      (Regolamento del Consiglio n. 2201/2003, artt. 11, n. 8, 21, nn. 3 e 4, 40‑42)
      4.        Cooperazione giudiziaria in materia civile — Competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale
            e in materia di responsabilità genitoriale — Regolamento n. 2201/2003 — Istanza di non riconoscimento di una decisione giurisdizionale
            in mancanza della previa proposizione di un’istanza di riconoscimento
      (Regolamento del Consiglio n. 2201/2003, art. 31, n. 1)
      1.        La richiesta di un giudice del rinvio volta a sottoporre a procedimento d’urgenza ex art. 104 ter del regolamento di procedura
         della Corte un rinvio pregiudiziale relativo all’interpretazione del regolamento n. 2201/2003, relativo alla competenza, al
         riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga
         il regolamento n. 1347/2000, è giustificata allorché sia fondata sulla necessità di agire con urgenza. Ciò si verifica quando
         qualsiasi indugio sarebbe molto pregiudizievole ai rapporti tra il minore ed il genitore dal quale è separato ed il degradarsi
         di tali rapporti potrebbe essere irreparabile. Tale necessità emerge tanto dal diciassettesimo ‘considerando’ del regolamento,
         che concerne il ritorno immediato di un minore sottratto quanto dall’art. 11, n. 3, dello stesso regolamento, che fissa al
         giudice, al quale è stata presentata una domanda per il ritorno del minore, un termine di sei settimane per emanare la sua
         decisione. Anche l’esigenza di proteggere il minore da un eventuale danno e la necessità di garantire un giusto equilibrio
         tra gli interessi del minore e quelli dei genitori sono di natura tale da giustificare il ricorso al procedimento pregiudiziale
         d’urgenza.
      
      (v. punti 44-45)
      2.        Una volta che un provvedimento contro il ritorno di un minore sia stato emanato e portato a conoscenza del giudice d’origine,
         è irrilevante, ai fini del rilascio del certificato previsto all’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, relativo alla competenza,
         al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che
         abroga il regolamento n. 1347/2000, che tale provvedimento sia stato sospeso, riformato, annullato o comunque non sia passato
         in giudicato o sia stato sostituito da un provvedimento di ritorno, quando il ritorno del minore non ha effettivamente avuto
         luogo. Se non è stato sollevato alcun dubbio in merito all’autenticità di tale certificato e quest’ultimo è stato redatto
         conformemente al formulario il cui modello è riportato all’allegato IV del regolamento, l’opposizione al riconoscimento del
         provvedimento di ritorno è vietata ed al giudice adito spetta solo constatare l’esecutività del provvedimento certificato
         e pronunciare il ritorno immediato del minore.
      
      Infatti, l’esecutività di una decisione che prescrive il ritorno di un minore successiva ad un provvedimento contro il ritorno
         beneficia dell’autonomia procedurale al fine di non ritardare il ritorno di un minore illecitamente trasferito o trattenuto
         in uno Stato membro diverso da quello in cui aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o
         del suo mancato ritorno illeciti. Gli incidenti procedurali che si producono o si riproducono nello Stato membro dell’esecuzione
         dopo l’emanazione di un provvedimento contro il ritorno non sono determinanti e possono essere considerati irrilevanti ai
         fini dell’applicazione del regolamento. Se così non fosse, il regolamento rischierebbe infatti di essere privato del suo effetto
         utile, poiché l’obiettivo del rientro immediato del minore resterebbe subordinato alla condizione dell’esaurimento dei mezzi
         procedurali consentiti dall’ordinamento nazionale dello Stato membro in cui il minore è illecitamente trattenuto. Pertanto,
         anche se il regolamento n. 2201/2003 non ha per oggetto di unificare le norme di diritto sostanziale e processuale dei diversi
         Stati membri, occorre tuttavia che l’applicazione di tali norme nazionali non comprometta il suo effetto utile. Tale interpretazione
         del regolamento, che è conforme alle sue esigenze e alla sua finalità, è la sola che garantisce al meglio l’effettività del
         diritto comunitario.
      
      (v. punti 63, 80-83, 89, dispositivo 1)
      3.        Salvo i casi in cui il procedimento riguardi una decisione certificata in applicazione degli artt. 11, n. 8, e 40-42 del regolamento
         n. 2201/2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia
         di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento n. 1347/2000, la possibilità per qualsiasi parte interessata di chiedere
         il non riconoscimento di una decisione giudiziaria, anche qualora non sia stata precedentemente presentata un’istanza di riconoscimento
         di tale decisione, non può essere esclusa in generale.
      
      Infatti, da un lato, il n. 3 dell’art. 21 del regolamento conferma tale possibilità, fatte salve le disposizioni di cui alla
         sezione 4 del capo III e, d’altro lato, non è escluso che un’istanza di non riconoscimento di una decisione conduca incidentalmente
         al riconoscimento di quest’ultima, ipotesi in cui troverebbe applicazione il n. 4 di detto art. 21. La possibilità di presentare
         un’istanza di non riconoscimento di una decisione giudiziaria, senza che sia stata precedentemente proposta un’istanza di
         riconoscimento, è idonea a soddisfare esigenze diverse, tanto di ordine sostanziale, segnatamente quelle attinenti all’interesse
         superiore del minore o alla stabilità e alla tranquillità della famiglia, quanto di natura procedurale, permettendo di anticipare
         la produzione di mezzi di prova che potrebbero non essere più disponibili in seguito. Un’istanza siffatta deve tuttavia rispettare
         la procedura prevista al capo III, sezione 2, del regolamento e, in particolare, può essere proposta secondo le disposizioni
         del diritto interno solo se queste ultime non limitano la portata e gli effetti del regolamento.
      
      (v. punti 92-96, dispositivo 2)
      4.        L’art. 31, n. 1, del regolamento n. 2201/2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni
         in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento n. 1347/2000, nella parte in
         cui prevede che, in questa fase del procedimento, né la parte contro la quale l’esecuzione viene chiesta né il minore possono
         presentare osservazioni, non è applicabile ad un procedimento di non riconoscimento di una decisione giudiziaria avviato senza
         che sia stata precedentemente proposta un’istanza di riconoscimento nei confronti della stessa decisione. In una situazione
         del genere, la parte convenuta, che chiede il riconoscimento, può presentare osservazioni.
      
      Infatti, la situazione prospettata nel caso di un’istanza di non riconoscimento è diversa da quella presa in considerazione
         all’art. 31, n. 1. Pertanto, poiché il procedimento previsto dall’art. 31 del regolamento ha un carattere esecutivo ed unilaterale,
         esso non può ammettere osservazioni della parte contro la quale è chiesta l’esecuzione, senza acquisire natura dichiarativa
         e contraddittoria, il che sarebbe in contrasto con la sua stessa logica, in base alla quale i diritti della difesa sono garantiti
         mediante l’opposizione prevista all’art. 33 del regolamento. Al contrario, nel caso di un’istanza di non riconoscimento di
         una decisione giudiziaria in cui il richiedente è la persona contro la quale avrebbe potuto essere presentata l’istanza per
         la dichiarazione di esecutività ed in cui non sono soddisfatte le condizioni che giustificano l’esclusione, per la parte contro
         cui è chiesta l’esecuzione, della possibilità di presentare osservazioni, l’oggetto del procedimento mira ad un giudizio negativo,
         che, per sua natura, esige il contraddittorio. Ne consegue che la parte contro la quale è presentata l’istanza di non riconoscimento
         non può, nel caso di un’istanza di non riconoscimento, essere privata della possibilità di presentare osservazioni.
      
      (v. punti 101-107, dispositivo 3)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      11 luglio 2008 (*)
      
      «Cooperazione giudiziaria in materia civile – Competenza giurisdizionale ed esecuzione delle decisioni – Esecuzione in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale – Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Istanza di non riconoscimento di un provvedimento di rientro di un minore illecitamente trattenuto in un altro Stato membro
         – Procedimento pregiudiziale d’urgenza»
      
      Nel procedimento C‑195/08 PPU,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Lietuvos Aukščiausiasis
         Teismas (Lituania) con decisione 30 aprile 2008, pervenuta in cancelleria il 14 maggio 2008, nella causa promossa da
      
      Inga Rinau,
      
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J.N. Cunha Rodrigues (relatore), J. Klučka, dalla sig.ra P. Lindh
         e dal sig. A. Arabadjiev, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
      cancellieri: sig.ra C. Strömholm, amministratore, e sig. M.A. Gaudissart, capo unità,
      vista la domanda del giudice del rinvio 21 maggio 2008, pervenuta in cancelleria il 22 maggio seguente, di sottoporre il rinvio
         pregiudiziale ad un procedimento d’urgenza conformemente all’art. 104 ter del regolamento di procedura,
      
      vista la decisione della Terza Sezione 23 maggio 2008 di accogliere la domanda,
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 26 e del 27 giugno 2008,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la sig.ra Rinau, dagli avv.ti G. Balčiūnas e G. Kaminskas, advokatai;
      –        per il sig. Rinau, dall’avv. D. Foigt, advokatė;
      –        per il governo lituano, dal sig. D. Kriaučiūnas e dalla sig.ra R. Mackevičienė, in qualità di agenti;
      –        per il governo tedesco, dalla sig.ra J. Kemper, in qualità di agente;
      –        per il governo francese, dalla sig.ra A.‑L. During, in qualità di agente;
      –        per il governo lettone, dalle sig.re E. Balode‑Buraka e E. Eihmane, in qualità di agenti;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra C. ten Dam, in qualità di agente;
      –        per il governo del Regno Unito, dalla sig.ra E. Jenkinson, in qualità di agente, assistita dal sig. C. Howard QC;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dalle sig.re A.‑M. Rouchaud‑Joët e A. Steiblytė, in qualità di agenti,
      sentito l’avvocato generale,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione del regolamento (CE) del Consiglio 27 novembre 2003, n. 2201,
         relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità
         genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000 (GU L 338, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento»).
      
      2        Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia pendente tra la sig.ra Rinau ed il sig. Rinau in merito al ritorno
         in Germania della loro figlia Luisa, trattenuta in Lituania dalla sig.ra Rinau.
      
       Contesto normativo
       La Convenzione dell’Aia del 1980 
      3        L’art. 3 della Convenzione dell’Aia del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori (in
         prosieguo: la «convenzione dell’Aia del 1980») così recita:
      
      «Il trasferimento o il mancato rientro di un minore è ritenuto illecito:
      a)      quando avviene in violazione dei diritti di custodia assegnati ad una persona, istituzione o ogni altro ente, congiuntamente
         o individualmente, in base alla legislazione dello Stato nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente
         prima del suo trasferimento o del suo mancato rientro e
      
      b)      se tali diritti saranno effettivamente esercitati, individualmente o congiuntamente, al momento del trasferimento del minore
         o del suo mancato rientro, o avrebbero potuto esserlo se non si fossero verificate tali circostanze.
      
      Il diritto di custodia citato al capoverso a) di cui sopra può in particolare derivare direttamente dalla legge, da una decisione
         giudiziaria o amministrativa, o da un accordo in vigore in base alla legislazione del predetto Stato».
      
      4        Ai sensi dell’art. 12 della convenzione dell’Aia del 1980:
      
      «Qualora un minore sia stato illecitamente trasferito o trattenuto ai sensi dell’articolo 3, e sia trascorso un periodo inferiore
         ad un anno, a decorrere dal trasferimento o dal mancato ritorno del minore, fino alla presentazione dell’istanza presso l’autorità
         giudiziaria o amministrativa dello Stato contraente dove si trova il minore, l’autorità adita ordina il suo ritorno immediato.
         
      
      L’autorità giudiziaria o amministrativa, benché adita dopo la scadenza del periodo di un anno di cui al capoverso precedente,
         deve ordinare il ritorno del minore, a meno che non sia dimostrato che il minore sia integrato nel suo nuovo ambiente. 
      
      Se l’autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto ha motivo di ritenere che il minore è stato condotto in un
         altro Stato, essa può sospendere la procedura o respingere la domanda di ritorno del minore».
      
      5        L’art. 13 della convenzione dell’Aia del 1980 dispone quanto segue:
      
      «Nonostante le disposizioni del precedente articolo, l’autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto non è tenuta
         ad ordinare il ritorno del minore qualora la persona, istituzione od ente che si oppone al ritorno dimostri:
      
      a)      che la persona, l’istituzione o l’ente cui era affidato il minore non esercitava effettivamente il diritto di affidamento
         al momento del trasferimento o del mancato rientro, o aveva consentito, anche successivamente, al trasferimento o al mancato
         ritorno; o
      
      b)      che sussiste un fondato rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, a pericoli fisici e psichici,
         o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile.
      
      L’autorità giudiziaria o amministrativa può altresì rifiutarsi di ordinare il ritorno del minore qualora essa accerti che
         il minore si oppone al ritorno e che ha raggiunto un’età ed un grado di maturità tali che sia opportuno tener conto del suo
         parere.
      
      Nel valutare le circostanze di cui al presente articolo, le autorità giudiziarie e amministrative devono tener conto delle
         informazioni fornite dall’autorità centrale o da ogni altra autorità competente dello Stato di residenza del minore, riguardo
         alla sua situazione sociale».
      
      6        La convenzione dell’Aia del 1980 è entrata in vigore il 1° dicembre 1983. Tutti gli Stati membri dell’Unione europea sono
         parti contraenti.
      
       La normativa comunitaria
      7        Il diciassettesimo ‘considerando’ del regolamento precisa quanto segue:
      
      «In caso di trasferimento o mancato rientro illeciti del minore, si dovrebbe ottenerne immediatamente il ritorno e a tal fine
         dovrebbe continuare ad essere applicata la convenzione dell’Aia [del 1980], quale integrata dalle disposizioni del presente
         regolamento, in particolare l’articolo 11. I giudici dello Stato membro in cui il minore è stato trasferito o trattenuto illecitamente
         dovrebbero avere la possibilità di opporsi al suo rientro in casi precisi, debitamente motivati. Tuttavia, una simile decisione
         dovrebbe poter essere sostituita da una decisione successiva emessa dai giudici dello Stato membro di residenza abituale del
         minore prima del suo trasferimento illecito o mancato rientro. Se la decisione implica il rientro del minore, esso dovrebbe
         avvenire senza che sia necessario ricorrere a procedimenti per il riconoscimento e l’esecuzione della decisione nello Stato
         membro in cui il minore è trattenuto».
      
      8        Il ventunesimo ‘considerando’ del regolamento recita:
      
      «Il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni rese in uno Stato membro dovrebbero fondarsi sul principio della fiducia
         reciproca e i motivi di non riconoscimento dovrebbero essere limitati al minimo indispensabile».
      
      9        L’art. 2 del regolamento prevede quanto segue:
      
      «Ai fini del presente regolamento valgono le seguenti definizioni:
      (…)
      4)      “decisione”: una decisione di divorzio, separazione personale dei coniugi o annullamento del matrimonio emessa dal giudice
         di uno Stato membro, nonché una decisione relativa alla responsabilità genitoriale, a prescindere dalla denominazione usata
         per la decisione, quale ad esempio decreto, sentenza o ordinanza;
      
      5)      “Stato membro d’origine”: lo Stato membro in cui è stata resa la decisione da eseguire;
      6)      “Stato membro dell’esecuzione”: lo Stato membro in cui viene chiesta l’esecuzione della decisione;
      7)      “responsabilità genitoriale”: i diritti e doveri di cui è investita una persona fisica o giuridica in virtù di una decisione
         giudiziaria, della legge o di un accordo in vigore riguardanti la persona o i beni di un minore. Il termine comprende, in
         particolare, il diritto di affidamento e il diritto di visita;
      
      8)      “titolare della responsabilità genitoriale”: qualsiasi persona che eserciti la responsabilità di genitore su un minore;
      (…)
      11)      “trasferimento illecito o mancato ritorno del minore”: il trasferimento o il mancato rientro di un minore:
      a)      quando avviene in violazione dei diritti di affidamento derivanti da una decisione, dalla legge o da un accordo vigente in
         base alla legislazione dello Stato membro nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo
         trasferimento o del suo mancato rientro
      
      e
      b)      se il diritto di affidamento era effettivamente esercitato, individualmente o congiuntamente, al momento del trasferimento
         del minore o del suo mancato rientro, o lo sarebbe stato se non fossero sopravvenuti tali eventi. L’affidamento si considera
         esercitato congiuntamente da entrambi i genitori quan[d]o uno dei titolari della responsabilità genitoriale non può, conformemente
         ad una decisione o al diritto nazionale, decidere il luogo di residenza del minore senza il consenso dell’altro titolare della
         responsabilità genitoriale».
      
      10      L’art. 8 del regolamento così recita:
      
      «1.      Le autorità giurisdizionali di uno Stato membro sono competenti per le domande relative alla responsabilità genitoriale su
         un minore, se il minore risiede abitualmente in quello Stato membro alla data in cui sono aditi.
      
      2.      Il paragrafo 1 si applica fatte salve le disposizioni degli articoli 9, 10 e 12».
      11      L’art. 10 del regolamento così dispone:
      
      «In caso di trasferimento illecito o mancato rientro del minore, l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il
         minore aveva la residenza abituale immediatamente prima del trasferimento o del mancato rientro conserva la competenza giurisdizionale
         fino a che il minore non abbia acquisito la residenza in un altro Stato membro (…)».
      
      12      Ai sensi dell’art. 11 del regolamento:
      
      «1.      Quando una persona, istituzione o altro ente titolare del diritto di affidamento adisce le autorità competenti di uno Stato
         membro affinché emanino un provvedimento in base alla convenzione [dell’Aia del 1980] per ottenere il ritorno di un minore
         che è stato illecitamente trasferito o trattenuto in uno Stato membro diverso dallo Stato membro nel quale il minore aveva
         la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, si applicano i paragrafi da 2 a
         8.
      
      2.      Nell’applicare gli articoli 12 e 13 della convenzione dell’Aia del 1980, si assicurerà che il minore possa essere ascoltato
         durante il procedimento se ciò non appaia inopportuno in ragione della sua età o del suo grado di maturità.
      
      3.      Un’autorità giurisdizionale alla quale è stata presentata la domanda per il ritorno del minore di cui al paragrafo 1 procede
         al rapido trattamento della domanda stessa, utilizzando le procedure più rapide previste nella legislazione nazionale.
      
      Fatto salvo il primo comma l’autorità giurisdizionale, salvo nel caso in cui circostanze eccezionali non lo consentano, emana
         il provvedimento al più tardi sei settimane dopo aver ricevuto la domanda.
      
      4.      Un’autorità giurisdizionale non può rifiutare di ordinare il ritorno di un minore in base all’articolo 13, lettera b), della
         convenzione dell’Aia del 1980 qualora sia dimostrato che sono previste misure adeguate per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno.
      
      5.      Un’autorità giurisdizionale non può rifiutare di disporre il ritorno del minore se la persona che lo ha chiesto non ha avuto
         la possibilità di essere ascoltata.
      
      6.      Se un’autorità giurisdizionale ha emanato un provvedimento contro il ritorno di un minore in base all’articolo 13 della convenzione
         dell’Aia del 1980, l’autorità giurisdizionale deve immediatamente trasmettere direttamente ovvero tramite la sua autorità
         centrale una copia del provvedimento giudiziario contro il ritorno e dei pertinenti documenti, in particolare una trascrizione
         delle audizioni dinanzi al giudice, all’autorità giurisdizionale competente o all’autorità centrale dello Stato membro nel
         quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, come stabilito
         dalla legislazione nazionale. L’autorità giurisdizionale riceve tutti i documenti indicati entro un mese dall’emanazione del
         provvedimento contro il ritorno.
      
      7.      A meno che l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima
         dell’illecito trasferimento o mancato ritorno non sia già stato adita da una delle parti, l’autorità giurisdizionale o l’autorità
         centrale che riceve le informazioni di cui al paragrafo 6 deve informarne le parti e invitarle a presentare all’autorità giurisdizionale
         le proprie conclusioni, conformemente alla legislazione nazionale, entro tre mesi dalla data della notifica, affinché quest’ultima
         esamini la questione dell’affidamento del minore.
      
      Fatte salve le norme sulla competenza di cui al presente regolamento, in caso di mancato ricevimento delle conclusioni entro
         il termine stabilito, l’autorità giurisdizionale archivia il procedimento.
      
      8.      Nonostante l’emanazione di un provvedimento contro il ritorno in base all’articolo 13 della convenzione dell’Aia del 1980,
         una successiva decisione che prescrive il ritorno del minore emanata da un giudice competente ai sensi del presente regolamento
         è esecutiva conformemente alla sezione 4 del capo III, allo scopo di assicurare il ritorno del minore».
      
      13      Il capo III del regolamento, intitolato «Riconoscimento ed esecuzione», comprende gli artt. 21‑52. La sezione 4 di detto capo III,
         intitolata «Esecuzione di talune decisioni in materia di diritto di visita e di talune decisioni che prescrivono il ritorno
         del minore», comprende gli artt. 40‑45 del regolamento.
      
      14      L’art. 21, nn. 1 e 3, del regolamento dispone quanto segue:
      
      «1.      Le decisioni pronunciate in uno Stato membro sono riconosciute negli altri Stati membri senza che sia necessario il ricorso
         ad alcun procedimento.
      
      (…)
      3.      Fatta salva la sezione 4 del presente capo, ogni parte interessata può far dichiarare, secondo il procedimento di cui alla
         sezione 2, che la decisione deve essere o non può essere riconosciuta».
      
      15      Ai sensi dell’art. 23 del regolamento:
      
      «Le decisioni relative alla responsabilità genitoriale non sono riconosciute nei casi seguenti:
      a)      se, tenuto conto dell’interesse superiore del minore, il riconoscimento è manifestamente contrario all’ordine pubblico dello
         Stato membro richiesto;
      
      (…)».
      16      Conformemente all’art. 24 del regolamento:
      
      «Non si può procedere al riesame della competenza giurisdizionale del giudice dello Stato membro d’origine. Il criterio dell’ordine
         pubblico di cui agli articoli 22, lettera a), e 23, lettera a), non può essere applicato alle norme sulla competenza di cui
         agli articoli da 3 a 14».
      
      17      L’art. 28, n. 1, del regolamento ha il seguente tenore letterale:
      
      «Le decisioni relative all’esercizio della responsabilità genitoriale su un minore, emesse ed esecutive in un determinato
         Stato membro, sono eseguite in un altro Stato membro dopo esservi state dichiarate esecutive su istanza della parte interessata,
         purché siano state notificate».
      
      18      L’art. 31 del regolamento prevede quanto segue:
      
      «1.      L’autorità giurisdizionale adita [dell’istanza per la dichiarazione di esecutività] decide senza indugio. In questa fase del
         procedimento, né la parte contro la quale l’esecuzione viene chiesta né il minore possono presentare osservazioni.
      
      2.      L’istanza può essere respinta solo per uno dei motivi di cui agli articoli 22, 23 e 24.
      3.      In nessun caso la decisione può formare oggetto di un riesame del merito».
      19      L’art. 40 del regolamento prevede quanto segue:
      
      «1.      La presente sezione si applica:
      (…)
      b)      al ritorno del minore ordinato in seguito a una decisione che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo
         8.
      
      2.      Le disposizioni della presente sezione non ostano a che il titolare della responsabilità genitoriale chieda il riconoscimento
         e l’esecuzione in forza delle disposizioni contenute nelle sezioni 1 e 2 del presente capo».
      
      20      Ai sensi dell’art. 42 del regolamento, intitolato «Ritorno del minore»:
      
      «1.      Il ritorno del minore di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), ordinato con una decisione esecutiva emessa in uno
         Stato membro, è riconosciuto ed è eseguibile in un altro Stato membro senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività
         e senza che sia possibile opporsi al riconoscimento, se la decisione è stata certificata nello Stato membro d’origine conformemente
         al paragrafo 2.
      
      Anche se la legislazione nazionale non prevede l’esecutività di diritto, nonostante eventuali impugnazioni, di una decisione
         che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo 8, l’autorità giurisdizionale può dichiarare che la
         decisione in questione è esecutiva.
      
      2.      Il giudice di origine che ha emanato la decisione di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), rilascia il certificato
         di cui al paragrafo 1 solo se:
      
      a)      il minore ha avuto la possibilità di essere ascoltato, salvo che l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della
         sua età o del suo grado di maturità;
      
      b)      le parti hanno avuto la possibilità di essere ascoltate; e
      c)      l’autorità giurisdizionale ha tenuto conto, nel rendere la sua decisione, dei motivi e degli elementi di prova alla base del
         provvedimento emesso conformemente all’articolo 13 della convenzione dell’Aia del 1980.
      
      Nel caso in cui l’autorità giurisdizionale o qualsiasi altra autorità adotti misure per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno nello Stato della residenza abituale, il certificato contiene i dettagli di tali misure.
      
      Il giudice d’origine rilascia detto certificato di sua iniziativa e utilizzando il modello standard di cui all’allegato IV
         (certificato sul ritorno del minore).
      
      Il certificato è compilato nella lingua della decisione».
      21      Conformemente all’art. 43 del regolamento:
      
      «1.      Il diritto dello Stato membro di origine è applicabile a qualsiasi rettifica del certificato.
      2.      Il rilascio di un certificato a norma dell’articolo 41, paragrafo 1, o dell’articolo 42, paragrafo 1, non è inoltre soggetto
         ad alcun mezzo di impugnazione».
      
      22      Ai sensi dell’art. 44 del regolamento, «[i]l certificato ha effetto soltanto nei limiti del carattere esecutivo della sentenza».
      
      23      L’art. 60 del regolamento così dispone:
      
      «Nei rapporti tra gli Stati che ne sono parti, il presente regolamento prevale sulle convenzioni seguenti, nella misura in
         cui queste riguardino materie da esso disciplinate:
      
      (…)
      e)      convenzione [dell’Aia del 1980]».
      24      L’art. 68 del regolamento prevede quanto segue:
      
      «Gli Stati membri comunicano alla Commissione gli elenchi dei giudici e dei mezzi d’impugnazione di cui agli articoli 21,
         29, 33 e 34 e le modifiche apportate.
      
      La Commissione aggiorna tali informazioni e le rende accessibili a tutti mediante pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e con ogni altro mezzo appropriato».
      
      25      Dalle informazioni relative ai giudici e ai mezzi di impugnazione trasmesse conformemente all’art. 68 del regolamento n. 2201/2003
         (GU 2005, C 40, pag. 2) emerge che, in applicazione dell’art. 68, primo comma, di quest’ultimo, la Repubblica di Lituania
         ha comunicato alla Commissione che le istanze di cui agli artt. 21 e 29 nonché l’opposizione prevista dall’art. 33 del regolamento
         sono presentate dinanzi al Lietuvos apeliacinis teismas (Corte d’appello) e che la decisione adottata sull’opposizione di
         cui all’art. 34 del medesimo regolamento può formare oggetto solo di un ricorso per cassazione dinanzi al Lietuvos Aukščiausiasis
         Teismas (Corte suprema).
      
      26      Da tali informazioni emerge altresì che l’istanza diretta a ottenere la dichiarazione di esecutività, in applicazione dell’art. 28,
         n. 1, del regolamento, di una decisione emessa da un giudice di uno Stato membro diverso dalla Repubblica di Lituania, dev’essere
         presentata dinanzi al Lietuvos apeliacinis teismas.
      
      27      Ai sensi del suo art. 72, il regolamento trova applicazione sostanzialmente a partire dal 1° marzo 2005. Esso non si applica
         per quanto riguarda il Regno di Danimarca.
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      28      La sig.ra Rinau, cittadina lituana, e il sig. Rinau, cittadino tedesco, hanno contratto matrimonio il 27 luglio 2003 e sono
         stati residenti in Bergfelde (Germania). La loro figlia, Luisa, è nata l’11 gennaio 2005. Nel marzo 2005 i coniugi Rinau hanno
         iniziato a vivere separatamente. La loro figlia Luisa è rimasta con sua madre. Risale a quel periodo, secondo la decisione
         di rinvio, l’avvio di un procedimento di divorzio dinanzi all’Amtsgericht Oranienburg (Pretura di Oranienburg, Germania).
      
      29      Il 21 luglio 2006, dopo aver ricevuto dal sig. Rinau il permesso di lasciare il territorio tedesco con la loro figlia per
         un periodo di vacanze di due settimane, la sig.ra Rinau è entrata, con quest’ultima ed un figlio avuto da una precedente unione,
         in Lituania, dove è rimasta fino ad oggi.
      
      30      Il 14 agosto 2006 l’Amtsgericht Oranienburg ha provvisoriamente affidato la custodia di Luisa a suo padre. L’11 ottobre 2006
         il Brandenburgisches Oberlandesgericht (Tribunale regionale superiore di Brandeburgo, Germania) ha respinto l’appello interposto
         dalla sig.ra Rinau ed ha confermato la decisione dell’Amtsgericht Oranienburg.
      
      31      Il 30 ottobre 2006 il sig. Rinau si è rivolto al Klaipėdos apygardos teismas (Tribunale regionale di Klaipėda, Lituania) al
         fine di ottenere il ritorno in Germania di sua figlia, facendo valere la convenzione dell’Aia del 1980 ed il regolamento.
         Tale tribunale ha respinto la domanda con decisione 22 dicembre 2006.
      
      32      Secondo informazioni fornite alla Corte in udienza, detta decisione 22 dicembre 2006 è stata trasmessa dall’avvocato del sig. Rinau
         all’autorità centrale tedesca, che l’ha comunicata all’Amtsgericht Oranienburg. Successivamente a tale trasmissione l’autorità
         centrale lituana ha inviato una traduzione tedesca di detta decisione.
      
      33      Con decisione 15 marzo 2007 il Lietuvos apeliacinis teismas ha riformato la decisione del Klaipėdos apygardos teismas ed ha
         ordinato il ritorno della minore in Germania.
      
      34      Nell’aprile 2007 il Klaipėdos apygardos teismas ha pronunciato un’ordinanza di sospensione dell’esecuzione della decisione
         del Lietuvos apeliacinis teismas 15 marzo 2007. Quest’ultimo giudice ha annullato detta ordinanza con decisione 4 giugno 2007.
         Come è stato precisato in udienza, l’esecuzione della decisione 15 marzo 2007 è stata sospesa a più riprese.
      
      35      La sig.ra Rinau, il 4 giugno 2007, ed il procuratore generale della Repubblica di Lituania, il 13 giugno 2007, hanno chiesto
         al Klaipėdos apygardos teismas la riapertura del procedimento, facendo valere circostanze nuove e l’interesse della minore
         ai sensi dell’art. 13, primo comma, della convenzione dell’Aia del 1980. Il 19 giugno 2007 detto Tribunale ha respinto tali
         istanze in quanto non era competente a pronunciarsi su queste ultime, essendolo invece i giudici tedeschi. Appellata dalla
         sig.ra Rinau, tale decisione è stata confermata dal Lietuvos apeliacinis teismas con decisione 27 agosto 2007. Tali ultime
         due decisioni sono state cassate dal Lietuvos Aukščiausiasis Teismas con sentenza 7 gennaio 2008, che ha rinviato le dette
         istanze al Klaipėdos apygardos teismas.
      
      36      Con decisione 21 marzo 2008 il Klaipėdos apygardos teismas ha nuovamente respinto tali istanze. Detta decisione è stata confermata
         dal Lietuvos apeliacinis teismas con una decisione 30 aprile 2008. Dietro domanda della sig.ra Rinau, il 26 maggio 2008 il
         Lietuvos Aukščiausiasis Teismas ha deciso di statuire in cassazione su tali decisioni ed ha sospeso fino alla propria pronuncia
         nel merito l’esecuzione della decisione del Lietuvos apeliacinis teismas 15 marzo 2007, che ordinava il ritorno di Luisa in
         Germania.
      
      37      Intanto, con sentenza 20 giugno 2007, l’Amtsgericht Oranienburg ha pronunciato il divorzio dei coniugi Rinau. Esso ha affidato
         la custodia definitiva di Luisa al sig. Rinau. In considerazione segnatamente della decisione del Klaipėdos apygardos teismas
         22 dicembre 2006 che negava il ritorno della minore, l’Amtsgericht ha tenuto conto di tale decisione, nonché degli argomenti
         dedotti e ha ordinato alla sig.ra Rinau di far rientrare la minore in Germania e di affidarla alla custodia del sig. Rinau.
         La sig.ra Rinau non era presente all’udienza dinanzi a tale giudice, ma vi era rappresentata e ha presentato osservazioni.
         Lo stesso giorno l’Amtsgericht Oranienburg ha allegato alla sua decisione un certificato rilasciato ai sensi dell’art. 42
         del regolamento. 
      
      38      Il 20 febbraio 2008 il Brandenburgisches Oberlandesgericht ha respinto l’appello interposto dalla sig.ra Rinau nei confronti
         di detta sentenza, confermandola quanto alla custodia di Luisa, e ha constatato che la sig.ra Rinau era già tenuta a ricondurre
         la minore. La sig.ra Rinau era presente all’udienza e vi ha presentato osservazioni.
      
      39      La sig.ra Rinau ha presentato al Lietuvos apeliacinis teismas un’istanza diretta ad ottenere il non riconoscimento della sentenza
         dell’Amtsgericht Oranienburg 20 giugno 2007, nella parte in cui essa affidava la custodia di Luisa al sig. Rinau e obbligava
         la madre di quest’ultima a ricondurla a suo padre, affidandogliene la custodia.
      
      40      Il 14 settembre 2007 il Lietuvos apeliacinis teismas ha adottato un’ordinanza che dichiarava irricevibile tale istanza della
         sig.ra Rinau. Ad avviso di tale giudice, il certificato rilasciato dall’Amtsgericht Oranienburg ai sensi dell’art. 42 del
         regolamento indicava che erano soddisfatte tutte le condizioni, definite al n. 2 di tale articolo, necessarie al rilascio
         di un certificato siffatto. Avendo ritenuto che detta sentenza, nella parte in cui ordinava il ritorno della minore in Germania,
         dovesse essere direttamente eseguita ai sensi delle disposizioni del capo III, sezione 4, dello stesso regolamento, senza
         che fosse necessario ricorrere allo speciale procedimento di exequatur del riconoscimento e dell’esecuzione delle decisioni
         giudiziarie, il Lietuvos apeliacinis teismas ha deciso che doveva essere dichiarata irricevibile l’istanza della sig.ra Rinau
         diretta al non riconoscimento della parte di detta sentenza che la obbligava a ricondurre la minore a suo padre, affidandogliene
         la custodia.
      
      41      La sig.ra Rinau ha quindi proposto dinanzi al Lietuvos Aukščiausiasis Teismas un ricorso per cassazione diretto all’annullamento
         di detta ordinanza e all’adozione di una nuova decisione di accoglimento della sua istanza di non riconoscimento della sentenza
         dell’Amtsgericht Oranienburg 20 giugno 2007 nella parte in cui essa affidava la custodia di Luisa al sig. Rinau e obbligava
         la sig.ra Rinau a ricondurre la minore a suo padre, affidandogliene la custodia.
      
      42      Pertanto, il Lietuvos Aukščiausiasis Teismas ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti
         questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se una parte interessata, ai sensi dell’art. 21 del regolamento (...), possa domandare il non riconoscimento di una decisione
         giudiziaria, senza che sia stata proposta un’istanza di riconoscimento della decisione.
      
      2)      In caso di soluzione affermativa alla prima questione, in che modo il giudice nazionale, nel momento in cui esamina l’istanza
         di non riconoscimento della decisione presentata dalla persona nei confronti della quale la decisione è esecutiva, debba dunque
         applicare l’art. 31, n. 1, del regolamento (...), che dispone che “[i]n questa fase del procedimento, né la parte contro la
         quale l’esecuzione viene chiesta né il minore possono presentare osservazioni”.
      
      3)      Se il giudice nazionale dinanzi al quale il titolare della responsabilità genitoriale ha presentato l’istanza di non riconoscimento
         della decisione del giudice dello Stato membro d’origine che prescrive il ritorno del minore, con lui residente, nello Stato
         d’origine, per la quale è stato rilasciato un certificato ai sensi dell’art. 42 del regolamento (...), la debba esaminare
         ai sensi delle disposizioni del capo III, sezioni 1 e 2, del regolamento (...), come previsto dall’art. 40, n. 2, del suddetto
         regolamento.
      
      4)      Chiarire il significato della condizione stabilita all’art. 21, n. 3, del regolamento (...) “fatta salva la sezione 4 del
         presente capo”.
      
      5)      Se l’adozione di una decisione che prescrive il ritorno del minore e il rilascio del certificato di cui all’art. 42 del regolamento
         (...) da parte del giudice dello Stato membro d’origine, dopo che il giudice dello Stato membro nel quale il minore è trattenuto
         illecitamente abbia emanato una decisione che prescrive il ritorno del minore nello Stato d’origine, sia conforme agli obbiettivi
         e alle procedure di cui al regolamento (...).
      
      6)      Se il divieto di riesame della competenza del giudice d’origine di cui all’art. 24 del regolamento (...) significhi che il
         giudice nazionale dinanzi al quale è stata presentata istanza di riconoscimento o di non riconoscimento della decisione emanata
         da un giudice straniero, che non può riesaminare la competenza del giudice dello Stato membro d’origine e che non ha individuato
         altri motivi di non riconoscimento delle decisioni stabiliti all’art. 23 del regolamento (...), debba riconoscere la decisione
         del giudice dello Stato membro d’origine che prescrive il ritorno del minore se il giudice dello Stato membro d’origine non
         ha rispettato il procedimento stabilito dal regolamento ai fini di risolvere la questione del ritorno del minore».
      
       Sul procedimento d’urgenza
      43      Con ordinanza 21 maggio 2008, depositata nella cancelleria della Corte il 22 maggio 2008, il Lietuvos Aukščiausiasis Teismas
         ha chiesto che il rinvio pregiudiziale fosse sottoposto al procedimento d’urgenza previsto all’art. 104 ter del regolamento
         di procedura.
      
      44      Il giudice del rinvio ha motivato tale domanda facendo riferimento al diciassettesimo ‘considerando’ del regolamento, che
         concerne il ritorno immediato di un minore sottratto, ed all’art. 11, n. 3, dello stesso regolamento, che fissa al giudice,
         al quale è stata presentata una domanda per il ritorno del minore, un termine di sei settimane per emanare la sua decisione.
         Il giudice nazionale rileva la necessità di agire con urgenza, in quanto qualsiasi indugio sarebbe molto pregiudizievole ai
         rapporti tra la minore ed il genitore dal quale è separata. Il degradarsi di tali rapporti potrebbe essere irreparabile.
      
      45      Il giudice del rinvio si basa altresì sull’esigenza di proteggere la minore da un eventuale danno e sulla necessità di garantire
         un giusto equilibrio tra gli interessi della minore e quelli dei genitori, il che esigerebbe parimenti il ricorso al procedimento
         d’urgenza.
      
      46      Su proposta del giudice relatore, sentito l’avvocato generale, la Terza Sezione della Corte ha deciso di accogliere la domanda
         del giudice del rinvio diretta a sottoporre il rinvio pregiudiziale al procedimento d’urgenza.
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Osservazioni preliminari
      47      La Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni
         in materia civile e commerciale (GU 1972, L 299, pag. 32), successivamente modificata a più riprese, mirava a facilitare tra
         gli Stati contraenti il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. A tal fine, essa ha
         introdotto regole di competenza e procedure di riconoscimento e di esecuzione delle decisioni in detta materia. Tali regole
         erano fondate sul principio della reciproca fiducia da parte di giudici di uno Stato contraente nei confronti delle decisioni
         adottate da giudici di un altro Stato contraente. Ai sensi del suo art. 1, tale convenzione non si applica allo stato e alla
         capacità delle persone fisiche, né al regime patrimoniale fra coniugi.
      
      48      Considerato che l’interesse del minore riveste importanza primaria in qualsiasi questione attinente alla custodia di quest’ultimo
         e che occorre proteggerlo, sul piano internazionale, dagli effetti pregiudizievoli di un trasferimento o di un mancato rientro
         illeciti e prevedere procedimenti idonei a garantire il ritorno immediato del minore nel suo Stato di residenza abituale,
         nonché garantire la tutela del diritto di visita, è stata adottata la convenzione dell’Aia del 1980.
      
      49      L’orientamento delle convenzioni menzionate ai due punti precedenti è stato ripreso dal regolamento in materia matrimoniale
         e in materia di responsabilità genitoriale. Detto regolamento è applicabile alle materie civili relative, da un lato, al divorzio,
         alla separazione personale ed all’annullamento del matrimonio e, dall’altro, all’attribuzione, all’esercizio, alla delega
         e alla revoca totale o parziale della responsabilità genitoriale.
      
      50      Conformemente al ventunesimo ‘considerando’ del regolamento, quest’ultimo è fondato sul concetto secondo cui il riconoscimento
         e l’esecuzione delle decisioni rese in uno Stato membro dovrebbero fondarsi sul principio della fiducia reciproca e i motivi
         di non riconoscimento dovrebbero essere limitati al minimo indispensabile.
      
      51      Secondo il dodicesimo e il tredicesimo ‘considerando’ del regolamento, quest’ultimo si basa sul concetto secondo cui l’interesse
         superiore del minore deve prevalere e, conformemente al suo trentatreesimo ‘considerando’, il regolamento mira a garantire
         il pieno rispetto dei diritti fondamentali del bambino quali riconosciuti dall’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali
         dell’Unione europea.
      
      52      Il regolamento mira, in particolare, a impedire le sottrazioni di minori tra Stati membri e, in caso di sottrazione, ad ottenere
         che il ritorno del minore sia effettuato immediatamente.
      
      53      Conformemente al diciassettesimo ‘considerando’ dello stesso regolamento, quest’ultimo integra le disposizioni della convenzione
         dell’Aia del 1980, che tuttavia resta applicabile.
      
      54      Ai sensi del suo art. 60, il regolamento prevale sulla convenzione dell’Aia del 1980.
      
      55      È alla luce delle osservazioni e dei principi rammentati ai punti 47‑54 della presente sentenza che occorre risolvere le questioni
         pregiudiziali proposte.
      
       Sulle questioni dalla quarta alla sesta 
      56      Con le sue questioni dalla quarta alla sesta, che occorre esaminare congiuntamente e in primo luogo, il giudice del rinvio
         chiede, in sostanza, se l’adozione da parte di un giudice dello Stato membro d’origine di un provvedimento di ritorno del
         minore e il rilascio del certificato di cui all’art. 42 del regolamento siano conformi agli obiettivi ed alle procedure di
         quest’ultimo nel caso in cui un giudice dello Stato membro in cui il minore è illecitamente trattenuto abbia adottato un provvedimento
         di ritorno del minore verso lo Stato membro d’origine. Il giudice nazionale chiede anche di sapere se l’art. 24 del regolamento
         debba essere interpretato nel senso che il giudice dello Stato membro in cui il minore è illecitamente trattenuto deve riconoscere
         il provvedimento, pronunciato dal giudice dello Stato membro d’origine, che dispone il ritorno di quest’ultimo qualora tale
         giudice non abbia rispettato il procedimento previsto dal regolamento.
      
      57      L’art. 11, n. 8, del regolamento dispone che, «[n]onostante l’emanazione di un provvedimento contro il ritorno in base all’articolo
         13 della convenzione dell’Aia del 1980, una successiva decisione che prescrive il ritorno del minore emanata da un giudice
         competente ai sensi del presente regolamento è esecutiva conformemente alla sezione 4 del capo III, allo scopo di assicurare
         il ritorno del minore».
      
      58      Secondo talune delle osservazioni presentate alla Corte, tale disposizione ha per effetto che un certificato può essere rilasciato
         ai sensi dell’art. 42 del regolamento solo qualora sia stato precedentemente emanato un provvedimento contro il ritorno in
         applicazione dell’art. 13 della convenzione dell’Aia del 1980. Ne conseguirebbe, nella causa principale, che il fatto che
         il Lietuvos apeliacinis teismas abbia ordinato con la sua decisione 15 marzo 2007 il ritorno della minore avrebbe impedito
         ai giudici dello Stato membro d’origine di rilasciare un certificato in applicazione di detto art. 42, come deciso dall’Amtsgericht
         Oranienburg con la sua sentenza 20 giugno 2007, confermata dalla sentenza del Brandenburgisches Oberlandesgericht 20 febbraio
         2008.
      
      59      Dev’essere accolta l’interpretazione in base alla quale un certificato non può essere rilasciato ai sensi dell’art. 42 del
         regolamento senza che sia stato precedentemente emanato un provvedimento contro il ritorno.
      
      60      È, infatti, l’interpretazione che risulta dal regolamento nel suo insieme e, segnatamente, dal suo art. 11, n. 8.
      
      61      Dopo aver previsto che le decisioni adottate in uno Stato membro sono riconosciute negli altri Stati membri, senza che sia
         necessario ricorrere ad alcun procedimento, il regolamento disciplina il riconoscimento e la dichiarazione di esecutività
         delle decisioni sulla base di due modelli (artt. 21, nn. 1 e 3, 11, n. 8, 40, n. 1, e 42, n. 1). Secondo il primo modello,
         l’adozione di una decisione di riconoscimento e la dichiarazione di esecutività possono essere richieste secondo le procedure
         previste al capo III, sezione 2, del regolamento. Con il secondo modello, l’esecutività di talune decisioni relative al diritto
         di visita o che ordinano il ritorno del minore è soggetta alle disposizioni della sezione 4 dello stesso capo.
      
      62      Quest’ultimo modello è strettamente articolato sulle disposizioni della convenzione dell’Aia del 1980 e mira, in presenza
         di talune condizioni, al ritorno immediato del minore.
      
      63      Benché intrinsecamente connessa ad altre materie disciplinate dal regolamento, in particolare al diritto di custodia, l’esecutività
         di una decisione che prescrive il ritorno di un minore successiva ad un provvedimento contro il ritorno beneficia dell’autonomia
         procedurale al fine di non ritardare il ritorno di un minore illecitamente trasferito o trattenuto in uno Stato membro diverso
         da quello in cui tale minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato
         ritorno illeciti. 
      
      64      L’autonomia procedurale delle disposizioni riportate agli artt. 11, n. 8, 40 e 42 del regolamento e la precedenza riconosciuta
         alla competenza del giudice di origine nell’ambito del capo III, sezione 4, del regolamento sono tradotte negli artt. 43 e
         44 del regolamento, le cui norme prevedono che il diritto dello Stato membro d’origine è applicabile a qualsiasi rettifica
         del certificato, che il rilascio di quest’ultimo non è soggetto ad alcun mezzo di impugnazione e che tale certificato ha effetto
         soltanto nei limiti del carattere esecutivo della sentenza.
      
      65      La riserva prevista all’art. 21, n. 3, del regolamento, con l’impiego dell’espressione «[f]atta salva la sezione 4», che forma
         oggetto della quarta questione sottoposta dal giudice del rinvio, ha la finalità di precisare che la facoltà accordata da
         tale disposizione a qualsiasi parte interessata a chiedere l’adozione di una decisione di riconoscimento o di non riconoscimento
         della decisione pronunciata in uno Stato membro non esclude la possibilità, in presenza delle condizioni necessarie, di ricorrere
         al regime previsto agli artt. 11, n. 8, 40 e 42 del regolamento per il caso di un ritorno di un minore successivo ad un provvedimento
         contro il ritorno, dato che tale regime prevale su quello previsto alle sezioni 1 e 2 di detto capo III.
      
      66      Occorre sottolineare che il procedimento previsto per il caso di un ritorno di un minore successivo ad un provvedimento contro
         il ritorno riprende e rafforza le disposizioni contenute agli artt. 12 e 13 della convenzione dell’Aia del 1980. In particolare,
         il termine per pronunciarsi su un’istanza contraria al ritorno è molto breve. Inoltre, una decisione definitiva che ordina
         il ritorno può essere adottata da un giudice competente ai sensi del regolamento. Infine, il procedimento culmina con la certificazione
         della decisione che le conferisce una speciale esecutività; le condizioni per il rilascio e gli effetti del certificato sono
         espressamente definiti nel regolamento. 
      
      67      Quindi, per quanto riguarda le condizioni per il rilascio, emerge dall’art. 42, n. 2, del regolamento che il giudice d’origine
         che ha pronunciato la decisione prevista all’art. 40, n. 1, lett. b), del regolamento rilascia il certificato solo se:
      
      «a)      il minore ha avuto la possibilità di essere ascoltato, salvo che l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della
         sua età o del suo grado di maturità;
      
      b)      le parti hanno avuto la possibilità di essere ascoltate; e
      c)      l’autorità giurisdizionale ha tenuto conto, nel rendere la sua decisione, dei motivi e degli elementi di prova alla base del
         provvedimento emesso conformemente all’articolo 13 della convenzione dell’Aia del 1980».
      
      68      Quanto agli effetti della certificazione, dal momento del rilascio del certificato, la decisione di ritorno del minore menzionata
         al detto art. 40, n. 1, lett. b), è riconosciuta e beneficia dell’esecutività in un altro Stato membro, senza che sia richiesta
         alcuna dichiarazione che le riconosca esecutività e senza che sia possibile opporsi al suo riconoscimento.
      
      69      Occorre rammentare che tale regime trova applicazione solo in caso di ritorno di un minore successivo ad un provvedimento
         che vieta il ritorno di cui all’art. 11, n. 8, del regolamento.
      
      70      Depone in tal senso detto art. 11, n. 8, del regolamento, il quale stabilisce che, «[n]onostante l’emanazione di un provvedimento
         contro il ritorno in base all’articolo 13 della convenzione dell’Aia del 1980, una successiva decisione che prescrive il ritorno
         del minore emanata da un giudice competente ai sensi del presente regolamento è esecutiva conformemente alla sezione 4 del
         capo III, allo scopo di assicurare il ritorno del minore».
      
      71      Se è vero che l’espressione «[n]onostante l’emanazione di un provvedimento contro il ritorno» contiene una certa ambiguità,
         la sua articolazione con l’espressione «una successiva decisione» indica un rapporto cronologico tra un provvedimento, quello
         contro il ritorno, e la decisione successiva; una formulazione del genere non lascia spazio ad alcun dubbio per quanto riguarda
         il carattere precedente della prima decisione. 
      
      72      Il diciassettesimo ‘considerando’ del regolamento conferma tale interpretazione, precisando che una decisione contro il ritorno
         «dovrebbe poter essere sostituita da una decisione successiva emessa dai giudici dello Stato membro di residenza abituale
         del minore prima del suo trasferimento illecito o mancato rientro».
      
      73      Emerge altresì dall’art. 42, n. 2, lett. c), del regolamento, che impone al giudice di tener conto dei motivi e degli elementi
         di prova alla base del provvedimento emesso conformemente all’art. 13 della convenzione dell’Aia del 1980, che tale giudice
         può statuire solo dopo l’emanazione di un provvedimento contro il ritorno nello Stato membro dell’esecuzione.
      
      74      Ne discende che l’art. 40, n. 1, lett. b), del regolamento costituisce una disposizione che trova applicazione solo qualora
         nello Stato membro dell’esecuzione sia stato precedentemente emanato un provvedimento contro il ritorno.
      
      75      Le conseguenze che le osservazioni citate al punto 58 della presente sentenza traggono da tale interpretazione non possono
         peraltro essere accolte.
      
      76      Infatti, l’art. 11, n. 3, del regolamento esige che i giudici ai quali è stata presentata la domanda per il ritorno procedano
         rapidamente, utilizzando le procedure più rapide previste dalla normativa nazionale. Il secondo comma della stessa disposizione
         stabilisce, inoltre, che, fatto salvo tale obiettivo di celerità, il provvedimento deve essere emanato al più tardi sei settimane
         dopo la ricezione della domanda, salvo nel caso in cui circostanze eccezionali non lo consentano.
      
      77      Più precisamente, il n. 6 di detto art. 11 prevede che, qualora un giudice abbia emanato un provvedimento contro il ritorno,
         tale giudice deve immediatamente trasmettere direttamente, o tramite la sua autorità centrale, una copia del provvedimento
         giudiziario e dei pertinenti documenti, in particolare una trascrizione delle audizioni dinanzi al giudice, all’autorità giurisdizionale
         competente o all’autorità centrale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima
         dell’illecito trasferimento o mancato ritorno. Il carattere urgente di tali procedure viene rivelato altresì dall’ultima frase
         dello stesso n. 6, il quale dispone che il giudice d’origine «riceve tutti i documenti indicati entro un mese dall’emanazione
         del provvedimento contro il ritorno».
      
      78      Tali disposizione mirano non solo a garantire il rientro immediato del minore nello Stato membro in cui aveva la sua residenza
         abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato rientro illeciti, bensì anche a consentire al giudice
         d’origine di valutare i motivi e gli elementi di prova alla base dell’emanazione del provvedimento contro il ritorno.
      
      79      In particolare, il giudice d’origine è tenuto a valutare la sussistenza delle condizioni elencate al punto 67 della presente
         sentenza.
      
      80      Poiché tale valutazione spetta, in ultima analisi, al giudice d’origine, in applicazione degli artt. 10 e 40, n. 1, lett. b),
         del regolamento, gli incidenti procedurali che si producono o si riproducono nello Stato membro dell’esecuzione dopo l’emanazione
         di un provvedimento contro il ritorno non sono determinanti e possono essere considerati irrilevanti ai fini dell’applicazione
         del regolamento.
      
      81      Se così non fosse, il regolamento rischierebbe di essere privato del suo effetto utile, poiché l’obiettivo del rientro immediato
         del minore resterebbe subordinato alla condizione dell’esaurimento dei mezzi procedurali consentiti dall’ordinamento nazionale
         dello Stato membro in cui il minore è illecitamente trattenuto. Detto rischio deve essere preso tanto più in considerazione
         in quanto, trattandosi di minori in tenera età, il tempo biologico non può essere misurato secondo criteri generali, data
         la struttura intellettuale e psicologica di tali minori e la rapidità con cui essa evolve.
      
      82      Anche se il regolamento non ha per oggetto di unificare le norme di diritto sostanziale e processuale dei diversi Stati membri,
         occorre tuttavia che l’applicazione di tali norme nazionali non comprometta il suo effetto utile (v., per analogia, per quanto
         riguarda la Convenzione del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in
         materia civile e commerciale, sentenze 15 maggio 1990, causa C‑365/88, Hagen, Racc. pag. I‑1845, punti 19 e 20; 7 marzo 1995,
         causa C‑68/93, Shevill, Racc. pag. I‑415, punto 36, e 27 aprile 2004, causa C‑159/02, Turner, Racc. pag. I‑3565, punto 29).
      
      83      Si deve aggiungere che tale interpretazione del regolamento è conforme alle sue esigenze e alla sua finalità e che essa è
         la sola che garantisce al meglio l’effettività del diritto comunitario.
      
      84      Essa è inoltre confermata da due elementi. Il primo si fonda sull’espressione «una successiva decisione che prescrive il ritorno
         del minore», riportata all’art. 11, n. 8, del regolamento, espressione che manifesta l’idea secondo cui il giudice d’origine,
         dal momento dell’emanazione del provvedimento contro il ritorno, può essere tenuto ad adottare una o più decisioni al fine
         di ottenere il ritorno del minore, compreso il caso di situazioni d’impasse procedurali o di fatto. Il secondo elemento è
         di ordine sistemico ed è basato sul fatto che, contrariamente al procedimento previsto agli artt. 33‑35 del regolamento per
         l’istanza per la dichiarazione di esecutività, decisioni emesse conformemente al capo III, sezione 4, di quest’ultimo (diritto
         di visita e ritorno del minore) possono essere dichiarate esecutive dal giudice d’origine indipendentemente da qualsiasi possibilità
         di impugnazione, tanto nello Stato membro d’origine quanto in quello dell’esecuzione.
      
      85      Escludendo qualsiasi impugnazione del rilascio del certificato a norma dell’art. 42, n. 1, diversa da una domanda di rettifica
         ai sensi dell’art. 43, n. 1, del regolamento, quest’ultimo mira ad evitare che l’efficacia delle sue disposizioni sia pregiudicata
         da un impiego abusivo della procedura. Inoltre, l’art. 68 non menziona, tra le impugnazioni, quelle proposte contro decisioni
         adottate in applicazione del capo III, sezione 4, del regolamento.
      
      86      Tali considerazioni rispondono alle peculiarità della controversia principale.
      
      87      Da un lato, la sequenza delle decisioni adottate dai giudici lituani in merito tanto alla domanda per il ritorno quanto a
         quella diretta contro il riconoscimento della decisione certificata conformemente all’art. 42 del regolamento non sembra aver
         rispettato l’autonomia della procedura prevista da tale ultima disposizione. D’altro lato, il numero di decisioni e la loro
         eterogeneità (annullamenti, riforme, riaperture, sospensioni) provano che, pur essendo state eventualmente adottate le procedure
         interne più rapide, i termini trascorsi erano già, alla data del rilascio del certificato, in manifesta contraddizione con
         le esigenze del regolamento. 
      
      88      Resta da precisare che, non essendo stato sollevato alcun dubbio in merito all’autenticità del certificato rilasciato dall’Amtsgericht
         Oranienburg e contenendo tale certificato tutti gli elementi richiesti dall’art. 42 del regolamento, un’impugnazione del rilascio
         del certificato o un’opposizione al suo riconoscimento avrebbero potuto solo essere respinte, conformemente all’art. 43, n. 2,
         del regolamento, il quanto il giudice adito avrebbe solo potuto constatare l’esecutività della decisione certificata. 
      
      89      Alla luce di quanto precede, le questioni dalla quarta alla sesta devono essere risolte dichiarando che, una volta che un
         provvedimento contro il ritorno sia stato emanato e portato a conoscenza del giudice d’origine, è irrilevante, ai fini del
         rilascio del certificato previsto all’art. 42 del regolamento, che tale provvedimento sia stato sospeso, riformato, annullato
         o comunque non sia passato in giudicato o sia stato sostituito da un provvedimento di ritorno, quando il ritorno del minore
         non ha effettivamente avuto luogo. Non essendo stato sollevato alcun dubbio in merito all’autenticità di tale certificato
         ed essendo quest’ultimo stato redatto conformemente al formulario il cui modello è riportato all’allegato IV del regolamento,
         l’opposizione al riconoscimento del provvedimento di ritorno è vietata ed al giudice adito spetta solo constatare l’esecutività
         del provvedimento certificato e pronunciare il ritorno immediato del minore.
      
       Sulla prima questione 
      90      Con la sua prima questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se una parte interessata ai sensi dell’art. 21 del regolamento
         possa chiedere il non riconoscimento di una decisione giudiziaria senza che sia stata presentata un’istanza di riconoscimento
         della stessa decisione.
      
      91      La soluzione fornita alle questioni dalla quarta alla sesta esclude la possibilità di un’istanza di non riconoscimento nel
         caso in cui un provvedimento di ritorno del minore sia stato adottato e certificato conformemente alle disposizioni degli
         artt. 11, n. 8, e 42 del regolamento.
      
      92      Tuttavia, tale possibilità non può essere esclusa in generale.
      
      93      Infatti, l’art. 21, n. 3, del regolamento dispone che «[f]atta salva la sezione 4 del presente capo, ogni parte interessata
         può far dichiarare, secondo il procedimento di cui alla sezione 2, che la decisione deve essere o non può essere riconosciuta».
         Il secondo comma dello stesso numero fissa a tal fine le regole di competenza territoriale.
      
      94      Non è escluso neanche che un’istanza di non riconoscimento di una decisione conduca incidentalmente al riconoscimento di quest’ultima,
         ipotesi in cui troverebbe applicazione il n. 4 di detto art. 21.
      
      95      La possibilità di presentare un’istanza di non riconoscimento senza che sia stata precedentemente proposta un’istanza di riconoscimento
         è idonea a soddisfare esigenze diverse, tanto di ordine sostanziale, segnatamente quelle attinenti all’interesse superiore
         del minore o alla stabilità e alla tranquillità della famiglia, quanto di natura procedurale, permettendo di anticipare la
         produzione di mezzi di prova che potrebbero non essere più disponibili in seguito.
      
      96      L’istanza di non riconoscimento deve tuttavia rispettare la procedura prevista al capo III, sezione 2, del regolamento e,
         in particolare, può essere proposta secondo le disposizioni del diritto interno solo se queste ultime non limitano la portata
         e gli effetti del regolamento.
      
      97      La prima questione dev’essere quindi risolta dichiarando che, salvo i casi in cui il procedimento riguardi una decisione certificata
         in applicazione degli artt. 11, n. 8, e 40‑42 del regolamento, qualsiasi parte interessata può chiedere il non riconoscimento
         di una decisione giudiziaria, anche qualora non sia stata precedentemente presentata un’istanza di riconoscimento di tale
         decisione.
      
       Sulla seconda questione 
      98      Con la sua seconda questione il giudice del rinvio chiede, nel caso in cui occorra esaminare l’istanza di non riconoscimento
         della decisione presentata dalla persona nei confronti della quale detta decisione è esecutiva e sebbene non sia stata precedentemente
         proposta alcuna istanza di riconoscimento, in che modo debba essere applicato l’art. 31, n. 1, del regolamento, in particolare
         il periodo ai sensi del quale «[i]n questa fase del procedimento, né la parte contro la quale l’esecuzione viene chiesta né
         il minore possono presentare osservazioni».
      
      99      La riserva formulata al punto 91 della presente sentenza si applica parimenti nell’ambito della questione in esame. 
      
      100    Con tale riserva, si deve constatare che, qualora un’istanza di non riconoscimento sia stata presentata senza che sia stata
         precedentemente proposta un’istanza di riconoscimento di tale decisione, l’art. 31, n. 1, del regolamento dev’essere interpretato
         alla luce della specifica economia del capo III, sezione 2, del regolamento. Pertanto, tale disposizione deve restare inapplicata.
      
      101    Infatti, l’art. 31 del regolamento riguarda la dichiarazione di esecutività. Esso dispone che, in tal caso, la parte contro
         la quale è chiesta l’esecuzione non può presentare osservazioni. Un procedimento del genere dev’essere compreso in funzione
         del fatto che, avendo un carattere esecutivo ed unilaterale, esso non può ammettere osservazioni dalla detta parte senza acquisire
         natura dichiarativa e contraddittoria, il che sarebbe in contrasto con la sua stessa logica in base alla quale i diritti della
         difesa sono garantiti mediante l’opposizione prevista all’art. 33 del regolamento.
      
      102    La situazione prospettata nel caso di un’istanza di non riconoscimento è diversa.
      
      103    La ragione di tale differenza risiede nel fatto che il richiedente, in una situazione del genere, è la persona contro la quale
         avrebbe potuto essere presentata l’istanza per la dichiarazione di esecutività. 
      
      104    Non essendo più giustificate le esigenze menzionate al punto 101 della presente sentenza, la parte contro la quale viene proposta
         l’istanza di non riconoscimento non può essere privata della possibilità di presentare osservazioni. 
      
      105    Qualsiasi altra soluzione tenderebbe a limitare l’efficacia dell’azione del richiedente, dato che l’oggetto del procedimento
         di non riconoscimento mira ad un giudizio negativo, che, per sua natura, esige il contraddittorio.
      
      106    Ne discende che, come fatto valere dalla Commissione, la convenuta, che chiede il riconoscimento, può presentare osservazioni.
      
      107    Pertanto, la seconda questione dev’essere risolta dichiarando che l’art. 31, n. 1, del regolamento, nella parte in cui prevede
         che, in questa fase del procedimento, né la parte contro la quale l’esecuzione viene chiesta né il minore possono presentare
         osservazioni, non è applicabile ad un procedimento di non riconoscimento di una decisione giudiziaria avviato senza che sia
         stata precedentemente proposta un’istanza di riconoscimento nei confronti della stessa decisione. In una situazione del genere,
         la convenuta, che chiede il riconoscimento, può presentare osservazioni. 
      
       Sulla terza questione 
      108    Con la sua terza questione il giudice del rinvio chiede se il giudice nazionale dinanzi al quale il titolare della responsabilità
         genitoriale ha presentato l’istanza di non riconoscimento della decisione del giudice dello Stato membro d’origine che ordina
         il ritorno del minore verso lo Stato d’origine, decisione per la quale è stato rilasciato un certificato ai sensi dell’art. 42
         del regolamento, debba esaminare tale istanza sulla base delle disposizioni del capo III, sezioni 1 e 2, del regolamento,
         come previsto dall’art. 40, n. 2, di quest’ultimo.
      
      109    Come risulta dalle soluzioni fornite alle questioni precedenti, un’istanza di non riconoscimento di una decisione giudiziaria
         non è ammessa se è stato rilasciato un certificato ai sensi dell’art. 42 del regolamento. In una situazione siffatta, la decisione
         certificata beneficia dell’esecutività, dato che non può essere proposta alcuna opposizione al suo riconoscimento. 
      
      110    Non occorre quindi risolvere la terza questione.
      
       Sulle spese
      111    Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      Una volta che un provvedimento contro il ritorno sia stato emanato e portato a conoscenza del giudice d’origine, è irrilevante,
            ai fini del rilascio del certificato previsto all’art. 42 del regolamento (CE) del Consiglio 27 novembre 2003, n. 2201, relativo
            alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità
            genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, che tale provvedimento sia stato sospeso, riformato, annullato o
            comunque non sia passato in giudicato o sia stato sostituito da un provvedimento di ritorno, quando il ritorno del minore
            non ha effettivamente avuto luogo. Non essendo stato sollevato alcun dubbio in merito all’autenticità di tale certificato
            ed essendo quest’ultimo stato redatto conformemente al formulario il cui modello è riportato all’allegato IV di detto regolamento,
            l’opposizione al riconoscimento del provvedimento di ritorno è vietata ed al giudice adito spetta solo constatare l’esecutività
            del provvedimento certificato e pronunciare il ritorno immediato del minore.
      2)      Salvo i casi in cui il procedimento riguardi una decisione certificata in applicazione degli artt. 11, n. 8, e 40‑42 del regolamento
            n. 2201/2003, qualsiasi parte interessata può chiedere il non riconoscimento di una decisione giudiziaria, anche qualora non
            sia stata precedentemente presentata un’istanza di riconoscimento di tale decisione.
      3)      L’art. 31, n. 1, del regolamento n. 2201/2003, nella parte in cui prevede che, in questa fase del procedimento, né la parte
            contro la quale l’esecuzione viene chiesta né il minore possono presentare osservazioni, non è applicabile ad un procedimento
            di non riconoscimento di una decisione giudiziaria avviato senza che sia stata precedentemente proposta un’istanza di riconoscimento
            nei confronti della stessa decisione. In una situazione del genere, la convenuta, che chiede il riconoscimento, può presentare
            osservazioni.
      Firme
      * Lingua processuale: il lituano.