CELEX: 62002TJ0312
Language: it
Date: 2004-04-01
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Terza Sezione) del 1º aprile 2004. # Lucio Gussetti contro Commissione delle Comunità europee. # Dipendenti - Assegno per figli a carico - Art. 67, n. 2, dello Statuto - Regola anticumulo applicabile agli assegni nazionali di uguale natura - Art. 85 dello Statuto - Presupposti per la ripetizione dell'indebito. # Causa T-312/02.

SENTENZA DEL TRIBUNALE (Terza Sezione)
      1° aprile 2004
      Causa T-312/02
      Lucio Gussetti
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Dipendenti — Assegno per figli a carico — Art. 67, n. 2, dello Statuto — Regola anticumulo applicabile agli assegni nazionali di uguale natura — Art. 85 dello Statuto — Presupposti per la ripetizione dell’indebito»
      Testo completo in italiano II - 0000
      Oggetto:         Ricorso diretto a ottenere l’annullamento della decisione della Commissione 15 febbraio 2002, che, in applicazione della regola
         anticumulo di cui all’art. 67, n. 2, dello Statuto, dispone la detrazione a partire dal 1° giugno 2001 delle somme indebitamente
         percepite dal ricorrente a titolo di assegno per figli a carico, corrispondenti agli assegni familiari per figli orfani versati
         al ricorrente medesimo dalle autorità belghe.
      
      Decisione:         Il ricorso è respinto. Ciascuna parte sopporterà le proprie spese.
      
      Massime
      1.     Dipendenti — Ricorso — Ricorso proposto contro la decisione di rigetto del reclamo — Ricevibilità
      (Statuto del personale, artt. 90 e 91)
      2.     Dipendenti — Ricorso — Previo reclamo amministrativo — Identità di petitum e di causa petendi — Motivi che non figurano nel
            reclamo, ma vi si ricollegano strettamente — Ricevibilità
      (Statuto del personale, artt. 90 e 91)
      3.     Dipendenti — Ripetizione dell’indebito — Presupposti — Manifesta irregolarità del versamento — Criteri
      (Statuto del personale, art. 85)
      4.     Dipendenti — Ripetizione dell’indebito — Deduzione della buona fede da parte del dipendente che abbia omesso di dichiarare
            assegni della stessa natura degli assegni familiari comunitari — Inammissibilità
      (Statuto del personale, artt. 67, n. 2, e 85)
      1.     Un ricorso di annullamento della decisione che respinge il reclamo nei confronti della decisione iniziale comporta che il
         Tribunale è chiamato a conoscere dell’atto recante pregiudizio che è stato oggetto del reclamo.
      
      (v. punto 41)
      Riferimento: Corte 17 gennaio 1989, causa 293/87, Vainker/Parlamento (Racc. pag. 23, punto 8); Tribunale 7 novembre 2002,
         causa T‑199/01, G/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑207 e II‑1085, punto 23); Tribunale 21 ottobre 2003, causa T‑302/01, Birkhoff/Commissione
         (Racc. PI pagg. I‑A‑245 e II‑1185, punto 24)
      
      2.     Nei ricorsi del personale, le conclusioni presentate dinanzi al giudice comunitario possono contenere unicamente censure basate
         sulla stessa causa delle censure esposte nel reclamo e tali censure possono, dinanzi al giudice comunitario, essere sviluppate
         mediante la deduzione di motivi e argomenti che, pur non figurando necessariamente nel reclamo, vi si ricolleghino tuttavia
         strettamente.
      
      Infatti, il procedimento precontenzioso ha lo scopo di consentire, in via prioritaria, una composizione amichevole delle controversie
         insorte tra i dipendenti od agenti e l’amministrazione. Perché un procedimento del genere possa raggiungere il suo obiettivo,
         occorre che l’autorità che ha il potere di nomina sia in grado di conoscere in maniera sufficientemente precisa le critiche
         che gli interessati formulano nei confronti della decisione contestata. In proposito, l’amministrazione non deve interpretare
         i reclami in maniera restrittiva, ma deve, al contrario, esaminarli con spirito di apertura.
      
      (v. punti 47 e 48)
      Riferimento: Corte 13 dicembre 2001, causa C‑446/00 P, Cubero Vermurie/Commissione (Racc. pag. I‑10315, punto 12); Corte 23
         aprile 2002, causa C‑62/01 P, Campogrande/Commissione (Racc. pag. I‑3793, punto 33); Tribunale 22 febbraio 2001, causa T‑144/00,
         Tirelli/Parlamento (Racc. PI pagg. I‑A‑45 e II‑171, punto 25); Tribunale 14 ottobre 2003, causa T‑174/02, Wieme/Commissione
         (Racc. PI pagg. I‑A‑241 e II‑1165, punto 18)
      
      3.     L’espressione «così evidente» utilizzata dall’art. 85 dello Statuto, allorché enuncia i presupposti per la ripetizione dell’indebito,
         dev’essere interpretata nel senso che non si tratta di sapere se l’errore fosse o no evidente per l’amministrazione, bensì
         se lo fosse per l’interessato. Questi, infatti, lungi dall’essere dispensato da qualsiasi sforzo di approfondimento e di controllo,
         è tenuto, al contrario, alla restituzione qualora si tratti di un errore rilevabile da un dipendente diligente che si presume
         essere a conoscenza delle norme che disciplinano il suo trattamento.
      
      Gli elementi presi in considerazione dal giudice comunitario al fine di valutare la capacità del dipendente in questione di
         procedere alle necessarie verifiche riguardano il suo livello di responsabilità, il suo grado e la sua anzianità, il grado
         di chiarezza delle disposizioni statutarie che definiscono le condizioni per l’erogazione della prestazione in questione,
         nonché l’entità delle modifiche prodottesi nella sua situazione personale o familiare, dal momento che il versamento della
         somma controversa è connesso alla valutazione di tale situazione da parte dell’amministrazione.
      
      (v. punti 82 e 83)
      Riferimento: Tribunale 17 gennaio 2001, causa T‑14/99, Kraus/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑7 e II‑39, punto 38); Tribunale
         30 maggio 2001, causa T‑348/00, Barth/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑119 e II‑557, punto 30); Tribunale 5 novembre 2002,
         causa T‑205/01, Ronsse/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑211 e II‑1065, punto 47)
      
      4.     Il dipendente che, pur avendo debitamente informato l’amministrazione di un mutamento intervenuto nella sua situazione familiare,
         abbia omesso di fornire a quest’ultima determinate informazioni di cui era in possesso e delle quali doveva cogliere la portata,
         non ha rispettato l’obbligo previsto dall’art. 67, n. 2, dello Statuto, ai sensi del quale incombe a ciascun dipendente interessato
         dichiarare gli assegni aventi la stessa natura degli assegni familiari comunitari. Postosi dunque, con il suo stesso comportamento,
         in una situazione irregolare, avendo omesso di fornire una tale dichiarazione, egli non può invocare la propria buona fede
         allo scopo di liberarsi dall’obbligo di ripetizione dell’indebito.
      
      (v. punti 102 e 106)
      Riferimento: Corte 30 maggio 1973, causa 36/72, Meganck/Commissione (Racc. pag. 527); Tribunale 13 marzo 1990, cause riunite
         T‑34/89 e T‑67/89, Costacurta/Commissione (Racc. pag. II‑93, punti 43‑49); Tribunale 10 maggio 1990, causa T‑117/89, Sens/Commissione
         (Racc. pag. II‑185, punto 12); Tribunale 13 luglio 1995, causa T‑545/93, Kschwendt/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑185 e II‑565,
         punto 109); Barth/Commissione, cit., punto 36; Tribunale 12 giugno 2002, causa T‑66/00, B/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑75
         e II‑361, punto 54)
      
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Terza Sezione)
      1 aprile 2004 (*)
      
      «Dipendenti – Assegno per figli a carico – Art. 67, n. 2, dello Statuto – Regola anticumulo applicabile agli assegni nazionali di uguale natura – Art. 85 dello Statuto – Condizioni per la ripetizione dell'indebito»
      Nella causa T-312/02,
      Lucio Gussetti, residente in Bruxelles (Belgio), rappresentato dall'avv. M. Merola, con domicilio eletto in Bruxelles,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. J. Currall e R. Amorosi, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, 
      
      convenuta,
      avente ad oggetto il ricorso diretto all'annullamento della decisione della Commissione 15 febbraio 2002, che, in applicazione
         della regola anticumulo di cui all'art. 67, n. 2, dello Statuto, dispone la detrazione a partire dal 1° giugno 2001 delle
         somme indebitamente percepite dal ricorrente a titolo di assegno per figli a carico, corrispondenti agli assegni familiari
         per figli orfani versati al ricorrente medesimo dalle autorità belghe,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Terza Sezione),
      composto dal sig. J. Azizi, presidente, dai sigg. M. Jaeger e F. Dehousse, giudici, 
      cancelliere: sig. J. Palacio González, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all'udienza del 29 gennaio 2004,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Contesto normativo
      1       Ai sensi dell'art. 67 dello Statuto del personale delle Comunità europee (in prosieguo: lo «Statuto»), tra gli assegni familiari
         è compreso, in particolare, l'assegno per figli a carico. A mente del n. 2 del detto articolo, «[i] funzionari che percepiscono
         gli assegni familiari (…) debbono dichiarare gli assegni di uguale natura provenienti da altra fonte; questi ultimi assegni
         sono dedotti da quelli corrisposti a norma [dello Statuto]».
      
      2       L'art. 80, quarto comma, dello Statuto dispone quanto segue:
      «Se il coniuge – né funzionario né agente temporaneo – d'un funzionario o di un ex funzionario titolare di una pensione di
         anzianità o di invalidità è deceduto, ciascun figlio risultante a carico del coniuge superstite (…) ha diritto ad una pensione
         d'orfano fissata al doppio dell'importo dell'assegno per figli a carico».
      
      3       L'art. 85 dello Statuto ha il seguente tenore:
      «Qualsiasi somma percepita indebitamente dà luogo a ripetizione se il beneficiario ha avuto conoscenza dell'irregolarità del
         pagamento o se tale irregolarità era così evidente che egli non poteva non accorgersene».
      
       Fatti all'origine della controversia
      4       Il ricorrente è dipendente della Commissione di grado A5, in servizio a Bruxelles.
      5       Il 1° aprile 2000 la moglie del ricorrente dava alla luce una bambina, per la quale il ricorrente iniziava a percepire l'assegno
         per figli a carico previsto dall'art. 67, n. 1, dello Statuto (in prosieguo: l'«assegno comunitario per figli a carico»).
         In applicazione del n. 2 di tale articolo, dall'assegno comunitario per figli a carico veniva dedotto un importo di EUR 68,48
         corrispondente agli assegni familiari versati mensilmente alla moglie del ricorrente dall'Ufficio belga degli assegni familiari
         (in prosieguo: l'«assegno familiare belga ordinario») a titolo dell'attività lavorativa subordinata da essa esercitata in
         Belgio.
      
      6       In data 8 aprile 2001 la moglie del ricorrente decedeva.
      7       Con messaggio di posta elettronica del 18 aprile 2001, il ricorrente informava la Direzione generale «Personale e Amministrazione»
         (in prosieguo: il «servizio competente») della Commissione del decesso di sua moglie. Il ricorrente, dopo aver ricordato che
         sua figlia era iscritta a suo carico, ma che veniva effettuata una detrazione per gli assegni familiari belgi, chiedeva altresì
         al servizio competente informazioni in merito alle formalità amministrative da espletare.
      
      8       Con lettera 25 aprile 2001 il servizio competente della Commissione informava il ricorrente che sua figlia aveva diritto alla
         pensione di orfano prevista dall'art. 80 dello Statuto (in prosieguo: la «pensione comunitaria di orfano») e gli chiedeva
         di completare, a tal fine, il formulario accluso in allegato alla lettera.
      
      9       Il 30 aprile 2001 il ricorrente chiedeva al servizio competente della Commissione la concessione della pensione comunitaria
         di orfano. 
      
      10     Lo stesso giorno il ricorrente chiedeva all'Ufficio belga degli assegni familiari la concessione degli assegni familiari per
         figli orfani previsti dalla normativa belga in materia di assegni familiari (in prosieguo: l’«assegno familiare belga per
         figli orfani»).
      
      11     Con decisione in data 4 maggio 2001 il servizio competente della Commissione attribuiva alla figlia del ricorrente una pensione
         comunitaria di orfano d'importo mensile pari a EUR 447,98, con effetto a partire dal 1° maggio 2001.
      
      12     In data 8 giugno 2001 il ricorrente otteneva il primo versamento degli assegni familiari belgi per figli orfani. 
      13     Il 18 luglio 2001 il ricorrente inviava al servizio competente della Commissione il seguente messaggio di posta elettronica:
      «Constato che il mio foglio paga contiene sempre la menzione “ass. figli d’altra fonte” con trattenuta di un importo di EUR 68,48.
      Come ufficialmente noto all'amministrazione sin dal mese di aprile, mia moglie, che all'epoca era titolare di assegni [familiari
         belgi ordinari], è deceduta l'8 aprile 2001. Da tale data mia figlia è beneficiaria di una pensione di orfano, secondo le
         regole statutarie.
      
      La trattenuta è ancora di attualità?».
      14     Con messaggio di posta elettronica in data 19 luglio 2001, il servizio competente della Commissione informava il ricorrente
         che la sua domanda sarebbe stata trattata da un responsabile dell'unità B.3, specializzata in tale settore.
      
      15     Con messaggio di posta elettronica del 6 febbraio 2002, un responsabile della detta unità, dopo aver spiegato al ricorrente
         che la sua pratica era rimasta sospesa a motivo del pensionamento del responsabile incaricato, gli faceva presente quanto
         segue:
      
      «Le casse di previdenza belghe dovevano normalmente detrarre l'importo dell'assegno comunitario nel caso degli orfani, in
         quanto il loro ammontare è più elevato di quello della Commissione, al fine di evitare il cumulo degli assegni familiari nazionali
         e comunitari.
      
      La posizione del Belgio è cambiata e le casse di previdenza belghe non detraggono più l'importo comunitario in quanto il diritto
         belga è prioritario; la Commissione deve dunque adeguarsi e detrarre l'importo belga, che nel caso degli orfani è più elevato
         dell'importo comunitario, e annullare l'assegno [comunitario per figli a carico].
      
      Varie pratiche vengono attualmente esaminate purtroppo con ritardo, dal momento che non tutte le casse di previdenza belghe
         hanno applicato la loro nuova legge allo stesso tempo.
      
      Sono veramente spiacente di non aver potuto trattare prima la Sua pratica, ma devo chiederLe di confermarmi che Lei percepisce
         effettivamente il tasso orfano, per quale importo e da quale data, al fine di regolarizzare la situazione».
      
      16     Con messaggio di posta elettronica in data 8 febbraio 2002, il ricorrente, pur facendo valere di non essere in grado di capire
         l'espressione «tasso orfano», segnalava al responsabile dell'unità B.3 incaricato della pratica, da un lato, che egli aveva
         informato nel maggio 2001 l'Ufficio belga degli assegni familiari del fatto che sua figlia beneficiava di una pensione comunitaria
         di orfano e, dall'altro, che egli percepiva da tale ufficio un importo di EUR 273,48 dal mese di giugno 2001.
      
      17     Con lettera 15 febbraio 2002 (in prosieguo: la «decisione impugnata») il servizio competente della Commissione faceva presente
         al ricorrente quanto segue:
      
      «In conformità dell’art. 67, n. 2, dello Statuto, una detrazione mensile equivalente agli assegni familiari belgi da Lei percepiti
         dev'essere applicata sull'importo degli assegni per figli a carico che Le vengono corrisposti dalla Commissione. Dal 1° giugno
         2001, Lei percepisce assegni familiari belgi al tasso “orfano” per Sua figlia (…), vale a dire: 
      
      EUR 273,48 mensili a partire dal 1° giugno 2001 (invece di EUR  71,20).
      Lei dovrà segnalare all'Amministrazione, ogni anno, per iscritto, gli aumenti degli assegni belgi affinché le detrazioni possano
         essere aggiornate».
      
      18     Il 15 marzo 2002 il ricorrente proponeva, a norma dell’art. 90, n. 2, dello Statuto, dinanzi all'autorità che ha il potere
         di nomina (in prosieguo: l’«APN») un reclamo contro la decisione impugnata facendo valere che le condizioni previste dall’art. 85
         dello Statuto per la ripetizione dell'indebito non risultavano soddisfatte.
      
      19     Il 26 giugno 2002 l’APN adottava una decisione recante rigetto esplicito del reclamo del ricorrente, che veniva comunicata
         a quest'ultimo in data 1° luglio 2002; in tale decisione, l'APN, dopo aver verificato se fossero soddisfatte le condizioni
         previste dall’art. 85 dello Statuto, concludeva quanto segue:
      
      «(...) pur esprimendo il proprio rincrescimento per il tempo impiegato per accorgersi dell'errore che dà luogo a rettifica,
         l'APN reputa che non sussistano i presupposti per un accoglimento del reclamo [del ricorrente], diretto ad ottenere che non
         gli sia chiesta la restituzione degli importi indebitamente percepiti per il periodo compreso tra il 1° giugno 2001 e il 1°
         febbraio 2002 e conferma [la decisione impugnata] che consente il recupero delle somme indebitamente concesse all'interessato».
      
      20     In seguito a una riunione svoltasi con il ricorrente in data 23 settembre 2002, nel corso della quale questi esponeva nuovi
         elementi a sostegno della sua tesi, il servizio competente della Commissione confermava al ricorrente, con messaggio di posta
         elettronica del 30 settembre 2002, il rigetto del suo reclamo sottolineando in particolare come l'importo di EUR 68,48 detratto
         dall'assegno comunitario per figli a carico non potesse essere esatto, posto che tale importo non era più quello ricevuto
         dall'Ufficio belga degli assegni familiari, in quanto il ricorrente riceveva in realtà da quest'ultimo una somma più elevata.
      
      21     Sulla scorta di tali fatti, il ricorrente ha proposto, con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il
         10 ottobre 2002, il presente ricorso.
      
      22     L'11 ottobre 2002 il ricorrente, sulla base dell'art. 90, n. 1, dello Statuto, ha altresì presentato dinanzi all’APN, da un
         lato, una domanda di riesame della decisione impugnata nella parte in cui la detta decisione prevede la detrazione dell'assegno
         familiare belga per figli orfani, e, dall'altro, un reclamo ai sensi dell'art. 90, n. 2, dello Statuto avverso questa medesima
         detrazione effettuata nelle buste paga a partire dal mese di luglio 2002. Il reclamo è stato respinto con lettera del 13 febbraio
         2003 in quanto irricevibile e infondato. La domanda di riesame è stata respinta con lettera in data 28 febbraio 2003.
      
      23     Il 7 novembre 2003 il Tribunale ha invitato la Commissione a produrre le lettere sopra menzionate. La Commissione ha ottemperato
         a tale richiesta nei termini fissati.
      
      24     Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Terza Sezione) ha deciso di aprire la fase orale e, nell'ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento, ha invitato le parti a produrre taluni documenti e a rispondere ad alcuni quesiti scritti.
         Le parti hanno ottemperato a tali richieste entro i termini impartiti.
      
      25     In occasione della pubblica udienza del 29 gennaio 2004, le parti hanno esposto le loro difese e risposto altresì ai quesiti
         orali proposti.
      
       Conclusioni delle parti
      26     Il ricorrente conclude che il Tribunale voglia:
      –       annullare la decisione impugnata, nonché la decisione 26 giugno 2002 recante rigetto esplicito del reclamo;
      –       condannare la convenuta a sopportare tutte le spese.
      27     La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       statuire sulle spese come di diritto.
       Sulla ricevibilità
       Argomenti delle parti
      28     La Commissione sostiene che gli argomenti dedotti nell'ambito del presente ricorso, con i quali il ricorrente mira a contestare
         l'esistenza di un indebito, sono irricevibili in quanto tale questione non ha costituito l'oggetto di un procedimento precontenzioso.
      
      29     La Commissione osserva infatti che il ricorrente, nel suo reclamo, si è espressamente limitato a contestare l'obbligo previsto
         dalla decisione impugnata di recuperare con effetto retroattivo la somma indebitamente versata dal servizio competente per
         il periodo compreso tra il 1° giugno 2001 e il 15 febbraio 2002. A parere della Commissione, limitando il suo reclamo alla
         questione dell'effetto retroattivo della decisione impugnata, il ricorrente intendeva prendere in considerazione soltanto
         la condizione di cui all’art. 85 relativa alla conoscenza dell'irregolarità, astenendosi dunque dal contestare l'esistenza
         dell'irregolarità stessa.
      
      30     Ad avviso della Commissione, è errato ritenere che nel reclamo sia stato indirettamente invocato l’art. 67, n. 2, dello Statuto
         per il fatto che l'art. 85 del medesimo menziona la nozione di irregolarità. Infatti, da un lato, se il ricorrente avesse
         realmente pensato di aver invocato nel suo reclamo l'art. 67 dello Statuto, non avrebbe poi presentato una domanda e un reclamo
         che menzionano tale norma per la prima volta. Dall'altro, il fatto di aver limitato la contestazione al passato confermerebbe
         chiaramente la volontà del ricorrente di far valere soltanto la parte dell’art. 85 dello Statuto relativa alla conoscenza
         da parte sua dell'irregolarità, mentre l'argomento relativo a una pretesa violazione dell’art. 67 dello Statuto avrebbe giustificato
         che la decisione impugnata venisse contestata anche per il futuro.
      
      31     Il ricorrente precisa che l'oggetto del suo ricorso è delimitato dall'oggetto del reclamo da lui presentato il 15 marzo 2002
         ai sensi dell’art. 90 dello Statuto, cosicché egli, con il presente ricorso, invita il Tribunale ad annullare la decisione
         di far retroagire la decisione impugnata al 1° giugno 2001. Il ricorrente conferma dunque di contestare la sussistenza delle
         condizioni previste dall'art. 85 dello Statuto. Pertanto, il presente ricorso mirerebbe non all'annullamento integrale della
         decisione impugnata, bensì al suo annullamento parziale.
      
      32     A questo proposito, il ricorrente fa valere che la domanda di riesame e il reclamo, presentati l'11 ottobre 2002 dinanzi all’APN,
         avevano come solo scopo di consentire al servizio competente di esprimersi in buona fede e in via definitiva sul resto del
         contenzioso, vale a dire sulla trattenuta operata dall'amministrazione tra il 15 febbraio 2002 e il 1° dicembre 2002, al di
         fuori del quadro di questa causa.
      
      33     Tuttavia, ad avviso del ricorrente, tali elementi non escludono affatto che il Tribunale, al fine di statuire sulla questione
         di diritto relativa alla corretta interpretazione dell’art. 85 dello Statuto applicabile nel caso di specie, esamini tutti
         i motivi e gli argomenti da lui presentati e utili a dimostrare che, nella fattispecie, non sussistevano le condizioni per
         l'applicazione della detta disposizione. In questo contesto, le disposizioni dell’art. 67 dello Statuto, che la Commissione
         avrebbe erroneamente applicato, nonché la legislazione belga cui lo stesso art. 67 rinvia quando impone di verificare se la
         prestazione nazionale abbia la stessa natura di quella comunitaria presenterebbero un'evidente rilevanza.
      
      34     Infatti, il ricorrente sottolinea come l'applicazione dell’art. 85 dello Statuto imponga al Tribunale di accertare, anzitutto,
         se si sia verificato un pagamento illecito e, successivamente, se tale irregolarità fosse evidente per l'interessato. Ad ogni
         modo, i motivi e gli argomenti intesi a dimostrare l'assenza di qualsiasi irregolarità nel pagamento dimostrerebbero a fortiori
         che tale irregolarità non era evidente.
      
      35     Da ciò risulta, secondo il ricorrente, che l'interpretazione dell'art. 85 dello Statuto nella presente causa impone al Tribunale
         di stabilire, in primo luogo, se configurasse un'irregolarità il fatto che egli percepiva allo stesso tempo l'assegno familiare
         belga per figli orfani e l'assegno familiare comunitario e se, in seconda battuta, sapesse o avrebbe dovuto sapere che le
         somme da lui percepite erano irregolari.
      
      36     Il ricorrente nega di essersi limitato a contestare nel suo reclamo la sussistenza delle condizioni previste dall’art. 85
         dello Statuto, senza contestare l'applicabilità dell'art. 67, n. 2, di quest'ultimo. Nel suo reclamo, il ricorrente avrebbe
         semplicemente limitato l'oggetto di quest'ultimo alla questione relativa alla retroattività della misura, ma non avrebbe rinunciato
         a utilizzare determinati argomenti giuridici a sostegno della sua interpretazione dell'art. 85 dello Statuto, come ad esempio
         l'assenza di irregolarità del versamento tra il 1° giugno 2001 e il 15 febbraio 2002.
      
      37     A questo proposito, il ricorrente ricorda che, secondo la giurisprudenza, nei ricorsi dei dipendenti, se è pur vero che le
         conclusioni presentate dinanzi al giudice comunitario devono avere il medesimo oggetto di quelle formulate nel reclamo e contenere
         soltanto censure che si basino sulla stessa causa di quelle esposte nel reclamo, tali censure possono nondimeno, nella fase
         contenziosa, essere sviluppate mediante la deduzione di motivi e argomenti che, pur non figurando necessariamente nel reclamo,
         vi si ricolleghino tuttavia strettamente (sentenze della Corte 20 maggio 1987, causa 242/85, Geist/Commissione, Racc. pag. 2181,
         punto 9, e 23 aprile 2002, causa C‑62/01 P, Campogrande/Commissione, Racc. pag. I‑3793, punto 34; sentenze del Tribunale 16
         luglio 1992, causa T‑1/91, Della Pietra/Commissione, Racc. pag. II‑2145, punti 24 e 25, e 6 giugno 1996, causa T‑262/94, Baiwir/Commissione,
         Racc. PI pagg. I‑A‑257 e II‑739, punti 41 e 42).
      
      38     Pertanto, nella fattispecie, il ricorrente ritiene che il ricorso contenga argomenti nuovi a sostegno di un motivo già dedotto
         nel corso della fase precontenziosa.
      
      39     Il ricorrente rileva peraltro come la stessa Commissione riconosca che la legge belga del 12 agosto 2000 è stata menzionata
         per la prima volta nella risposta al reclamo. Egli sostiene che la Commissione, applicando una norma intesa a prevenire il
         cumulo di prestazioni previste dallo Statuto e dalle norme nazionali senza specificare quale fosse la normativa nazionale
         applicabile, lo ha privato di qualsiasi possibilità di contestare tale applicazione. Solo quando il ricorrente, in seguito
         alla risposta al reclamo, ha finalmente saputo su quali norme nazionali si fondava la tesi della Commissione, ne ha potuto
         tener conto in sede di ricorso.
      
      40     Per tali motivi, il ricorrente ritiene che gli argomenti della Commissione riguardanti l'irricevibilità parziale del ricorso
         debbano essere respinti.
      
       Giudizio del Tribunale
      41     In via preliminare, occorre ricordare che, in conformità di una costante giurisprudenza, sebbene le conclusioni del ricorrente
         siano dirette anche all'annullamento della decisione dell'APN recante rigetto esplicito del reclamo da lui proposto, ai sensi
         dell'art. 90, n. 2, dello Statuto, contro la decisione impugnata, il presente ricorso comporta che il Tribunale è chiamato
         a conoscere dell'atto arrecante pregiudizio che è stato oggetto del reclamo (sentenza della Corte 17 gennaio 1989, causa 293/87,
         Vainker/Parlamento, Racc. pag. 23, punto 8; sentenze del Tribunale 7 novembre 2002, causa T‑199/01, G/Commissione, Racc. PI
         pagg. I‑A‑207 e II‑1085, punto 23, e 21 ottobre 2003, causa T‑302/01, Birkhoff/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punto 24). 
      
      42     Ne consegue che il presente ricorso è diretto all'annullamento della decisione impugnata, in base alla quale la Commissione,
         conformemente all’art. 67, n.  2, dello Statuto, in data 15 febbraio 2002 ha deciso che a partire dal 1° giugno 2001 una detrazione
         mensile equivalente all'assegno familiare belga per figli orfani percepito dal ricorrente doveva essere applicata sull'importo
         dell'assegno comunitario per figli a carico da lui percepito.
      
      43     La Commissione sostiene che il ricorso dev'essere dichiarato irricevibile nella misura in cui il ricorrente contesta l'esistenza
         di un indebito, a motivo del fatto che tale contestazione non è contenuta nel reclamo.
      
      44     A questo proposito occorre rilevare come dalla decisione impugnata risulti che con essa la Commissione ha deciso, da un lato,
         a mente dell’art. 67, n. 2, dello Statuto, di applicare all'assegno familiare belga per figli orfani la regola anticumulo
         prevista dalla detta disposizione per il fatto che tale assegno ha la stessa natura dell'assegno comunitario per figli a carico,
         e, dall'altro, in applicazione dell'art. 85 dello Statuto, di procedere al recupero delle somme indebitamente percepite dal
         ricorrente tra il 1° giugno 2001 e il 15 febbraio 2002, laddove l'indebito è costituito dal fatto di percepire cumulativamente
         da parte di quest'ultimo l'assegno familiare belga per figli orfani e dell'assegno comunitario per figli a carico durante
         il periodo suddetto.
      
      45     Contrariamente a quanto indicato all'udienza dal ricorrente in risposta a un quesito del Tribunale in ordine a tale punto,
         risulta chiaramente da diversi passaggi dell'atto introduttivo, segnatamente dai punti 63‑66, che egli, con il presente ricorso,
         fa valere non soltanto che la decisione impugnata è contraria all'art. 85 dello Statuto in quanto dispone la ripetizione dell'indebito
         per il passato, ma anche che tale decisione è contraria all’art. 67, n. 2, dello Statuto in quanto applica la regola anticumulo
         prevista da tale disposizione all'assegno familiare belga per figli orfani.
      
      46     E' giocoforza constatare come, in tal modo, il ricorrente neghi, nell'ambito del presente ricorso, l'esistenza stessa di un
         indebito.
      
      47     Risulta da una costante giurisprudenza che, nei ricorsi dei dipendenti, le conclusioni presentate dinanzi al giudice comunitario
         possono contenere unicamente censure basate sulla stessa causa di quelle esposte nel reclamo e che tali censure possono, dinanzi
         al giudice comunitario, essere sviluppate mediante la deduzione di motivi e argomenti che, pur non figurando necessariamente
         nel reclamo, vi si ricolleghino tuttavia strettamente (v., in particolare, sentenza della Corte 13 dicembre 2001, causa C‑446/00 P,
         Cubero Vermurie/Commissione, Racc. pag. I‑10315, punto 12, e sentenza del Tribunale 14 ottobre 2003, causa T‑174/02, Wieme/Commissione,
         non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 18).
      
      48     Infatti, il procedimento precontenzioso ha lo scopo di consentire, in via prioritaria, una composizione amichevole delle controversie
         insorte tra i dipendenti od agenti e l'amministrazione. Perché un procedimento del genere possa raggiungere il suo obiettivo,
         occorre che l'APN sia in grado di conoscere in maniera sufficientemente precisa le critiche che gli interessati formulano
         nei confronti della decisione contestata (sentenza Campogrande/Commissione, cit. supra al punto 37, punto 33, e sentenza del
         Tribunale 22 febbraio 2001, causa T‑144/00, Tirelli/Parlamento, Racc. PI pagg. I‑A‑45 e II‑171, punto 25). In proposito, l'amministrazione
         non deve interpretare i reclami in maniera restrittiva, ma deve, al contrario, esaminarli con spirito di apertura (sentenza
         Campogrande/Commissione, cit. supra al punto 37, punto 33). 
      
      49     E' alla luce di tali principi che occorre verificare se, nel caso di specie, il ricorrente abbia contestato nel suo reclamo
         l'esistenza di un indebito.
      
      50     Al riguardo, va rilevato anzitutto che, al punto 2 del suo reclamo, lo stesso ricorrente ha indicato quanto segue: 
      «La [decisione impugnata] conclude che l'amministrazione procederà alla detrazione dell'importo corrisposto dalle autorità
         belghe. Preciso anzitutto che io non contesto questa parte della decisione.
      
      La [decisione impugnata] precisa tuttavia anche che la differenza tra la somma attualmente detratta dal mio stipendio e l'assegno
         familiare belga [per figli orfani] verrà trattenuta dal mio stipendio a partire dal 1° giugno 2001. E' questa la parte della
         decisione che costituisce l'oggetto del mio reclamo».
      
      51     Risulta poi che, a sostegno di tale reclamo, il ricorrente cita espressamente l’art. 85 dello Statuto (punto 6). Egli fa valere
         che, a suo avviso, «nulla lasciava supporre che le somme (…) versate ogni mese fossero irregolari» (punto 4) e che «l’irregolarità
         del versamento non era evidente» (punto 8). Per concludere che l'irregolarità non era evidente, il ricorrente, pur ricordando
         i principi sviluppati dalla giurisprudenza in ordine all'interpretazione dell'art. 85 dello Statuto, sottolinea il proprio
         interessamento presso la Commissione affinché questa effettuasse le necessarie verifiche (punti 4 e 9), la difficoltà della
         materia (punti 3 e 8), la mancanza di diligenza da parte della Commissione nel disbrigo della sua pratica (punti 4, 5 e 10)
         e la propria buona fede (punto 10). Il ricorrente conclude il proprio reclamo affermando quanto segue: 
      
      «Io non intendo sopportare [i] ritardi [dell’amministrazione]. Io ho ricevuto in perfetta buona fede alcune somme, senza che
         l'amministrazione reagisse, malgrado sollecitazione da parte mia. L'amministrazione ha certo il diritto di applicare nei miei
         confronti la decisione [impugnata], ma a partire dal 15 febbraio, e non con effetto retroattivo».
      
      52     Inoltre, occorre constatare che il reclamo non cita l’art. 67, n. 2, dello Statuto e che nell'ambito degli argomenti in esso
         svolti non viene fatta neppure menzione della nozione di prestazione «di uguale natura», la quale costituisce la condizione
         per l'applicazione della regola anticumulo prevista dall'articolo suddetto (v., per analogia, sentenza Cubero Vermurie/Commissione,
         cit. supra al punto 47, punto 13). 
      
      53     Occorre altresì osservare che il distinguo temporale effettuato al punto 2 del reclamo è rilevante unicamente ai fini della
         ripetizione dell'indebito in applicazione dell'art. 85 dello Statuto, ma non ai fini dell’applicazione dell’art. 67, n. 2,
         di quest'ultimo. Infatti, in assenza di indebito, non soltanto il ricorrente non sarebbe tenuto alla restituzione per il passato,
         ma sarebbe altresì legittimato a cumulare gli assegni in questione per l'avvenire.
      
      54     Infine, occorre rilevare che, nella decisione recante rigetto esplicito del reclamo, la Commissione non ha affrontato la questione
         dell'applicazione dell’art. 67, n. 2, dello Statuto, bensì si sia limitata a dimostrare che l'errore commesso dall'amministrazione
         era evidente ai sensi dell’art. 85 dello Statuto così come interpretato dalla giurisprudenza.
      
      55     Ne consegue che, anche interpretando il reclamo con uno spirito di apertura, esso non contiene alcun elemento dal quale la
         Commissione avrebbe potuto dedurre che con esso veniva mossa una censura fondata sull’art. 67, n. 2, dello Statuto, diretta
         a contestare l'esistenza dell'indebito. Ciò risulta peraltro confermato dal fatto che lo stesso ricorrente ha ritenuto utile,
         malgrado il detto reclamo e il presente ricorso, presentare una domanda di riesame e un nuovo reclamo distinti, riguardanti
         specificamente la presunta erronea applicazione da parte della Commissione della detta disposizione dello Statuto all'assegno
         familiare belga per figli orfani.
      
      56     Occorre però ancora verificare se, come sostenuto dal ricorrente, gli argomenti di quest'ultimo riguardanti l'applicazione
         dell’art. 67, n. 2, dello Statuto possano comunque essere ritenuti come strettamente connessi al suo reclamo per il fatto
         che l'applicazione dell’art. 85 dello Statuto richiede allo stesso tempo l'esistenza di un'irregolarità e l'esistenza di un'irregolarità
         evidente.
      
      57     Quanto, in primo luogo, all'esistenza di un'irregolarità, occorre ricordare che, ai sensi dell'art. 85 dello Statuto, qualsiasi
         somma percepita indebitamente dà luogo a ripetizione se il beneficiario ha avuto conoscenza dell'irregolarità del pagamento
         o se tale irregolarità era così evidente che egli non poteva non accorgersene. 
      
      58     Ne consegue che, affinché una somma indebitamente versata possa essere ripetuta, occorre fornire la prova che il beneficiario
         aveva conoscenza effettiva del carattere irregolare del pagamento o che l'irregolarità del versamento era così evidente che
         il beneficiario non poteva non averne conoscenza (sentenza della Corte 11 ottobre 1979, causa 142/78, Berghmans/Commissione,
         Racc. pag. 3125, punto 9). L’art. 85 dello Statuto richiede dunque, per poter essere applicato, o la conoscenza dell'irregolarità
         o un'irregolarità evidente. 
      
      59     Contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, l'esistenza stessa di un'irregolarità non è una condizione per l'applicazione
         della detta disposizione. Infatti, secondo la giurisprudenza, il fatto che l'amministrazione abbia commesso un'irregolarità
         è irrilevante ai fini dell'applicazione dell'art. 85 dello Statuto, il quale presuppone appunto che l'amministrazione abbia
         commesso un errore effettuando un versamento irregolare (sentenze del Tribunale 24 febbraio 1994, causa T‑38/93, Stahlschmidt/Parlamento,
         Racc. PI pagg. I‑A‑65 e II‑227, punto 23; 1° febbraio 1996, causa T‑122/95, Chabert/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑19 e II‑63,
         punto 34, e 5 giugno 1996, causa T‑92/94, Maslias/Parlamento, Racc. PI pagg. I‑A‑249 e II‑713, punto 71). 
      
      60     L’art. 85 dello Statuto stabilisce dunque le conseguenze da trarre dal carattere illegittimo di un comportamento in rapporto
         ad un'altra disposizione di diritto sostanziale, nella fattispecie l’art. 67, n. 2, dello Statuto, prevedendo le condizioni
         in presenza delle quali la ripetizione dell'indebito, vale a dire le conseguenze che occorre trarre dall'irregolarità, può
         essere effettuata per il passato.
      
      61     Ne deriva che il ricorrente, negando l'esistenza di un'irregolarità, contesta l'applicazione dell’art. 67, n. 2, dello Statuto,
         e non – come egli sostiene – l'applicazione dell’art. 85 di quest'ultimo. 
      
      62     Quanto, in secondo luogo, al carattere evidente dell'irregolarità, risulta dalla giurisprudenza che il grado di chiarezza
         delle disposizioni dello Statuto che definiscono le condizioni per l'erogazione della prestazione in questione costituisce
         un elemento rilevante a tale proposito (sentenze del Tribunale Stahlschmidt/Parlamento, cit. supra al punto 59, punto 21;
         27 febbraio 1996, causa T‑235/94, Galtieri/Parlamento, Racc. PI pagg. I‑A‑43 e II‑129, punti 47 e 48; 12 giugno 2002, causa
         T‑66/00, B/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑75 e II‑361, punti 56 e 57, e 30 maggio 2001, causa T‑348/00, Barth/Commissione,
         Racc. PI pagg. I‑A‑119 e II‑557, punto 30). 
      
      63     Nella fattispecie, occorre dunque riconoscere che gli argomenti con i quali il ricorrente mira a dimostrare che gli assegni
         in questione non sono di uguale natura ai sensi dell’art. 67, n. 2, dello Statuto sono idonei a suffragare la tesi secondo
         cui l'irregolarità in questione non è evidente ai sensi dell’art. 85 dello Statuto. 
      
      64     Di conseguenza, anche se l’art. 67, n. 2, dello Statuto non viene citato nel reclamo a sostegno degli argomenti diretti a
         impedire la ripetizione dell'indebito prevista dall’art. 85 dello Statuto, gli argomenti addotti nell'ambito del presente
         ricorso riguardanti l'applicazione del detto art. 67, n. 2, possono essere considerati come strettamente connessi alla censura
         sollevata nel reclamo, nella sola misura in cui siano idonei a dimostrare il carattere non evidente dell'irregolarità in questione.
         All'udienza, il ricorrente ha d'altronde segnalato, rispondendo ad un quesito del Tribunale in ordine a tale punto, che i
         suoi argomenti relativi all'applicazione dell'art. 67, n. 2, dello Statuto dovevano essere intesi in tal senso.
      
      65     Da quanto precede risulta che il presente ricorso dev'essere dichiarato irricevibile unicamente nella parte in cui mira a
         negare che la Commissione abbia commesso un'irregolarità non applicando la regola anticumulo dettata dall’art. 67, n. 2, dello
         Statuto all'assegno familiare belga per figli orfani. Il ricorso deve invece essere dichiarato ricevibile per la parte restante.
      
       Nel merito
       Argomenti delle parti
      66     Il ricorrente fa valere che l'applicazione retroattiva della decisione impugnata viola l'art. 85 dello Statuto, il principio
         del legittimo affidamento e il principio di buona amministrazione.
      
      67     Secondo il ricorrente, la Commissione tenta di giustificare a posteriori un'inattività dei propri servizi ingiustificatamente
         prolungata, provocata da difficoltà interne e da una lettura erronea della legge belga e delle norme dello Statuto, che non
         hanno nulla a che vedere con la situazione specifica del ricorrente stesso.
      
      68     Il ricorrente evidenzia, anzitutto, la complessità della materia che impone un esame della normativa belga applicabile. Non
         sarebbe serio sostenere che il fatto di essere giurista e di essersi occupato negli anni 1988 e 1989 di questioni di personale
         avrebbe dovuto consentire al ricorrente, dodici anni più tardi, di essere al corrente delle ultime modifiche della legislazione
         belga in materia di assegni per figli orfani, quando di ciò non era capace il servizio competente della Commissione che, per
         dovere di ufficio, segue quotidianamente tali modifiche. A suo parere, la sua formazione giuridica e una residua conoscenza
         del sistema italiano di previdenza sociale hanno costituito in realtà un ulteriore ostacolo. Infatti, in Italia, come in gran
         parte degli Stati membri, le prestazioni concesse agli orfani sono pensioni, che nulla hanno a che vedere con gli assegni
         familiari ad un tasso speciale come in Belgio. Pertanto, non era concepibile per il ricorrente che le prestazioni per figli
         orfani erogate dal regime belga avessero la stessa natura degli assegni familiari versati, tanto prima quanto dopo il decesso
         di sua moglie.
      
      69     Contrariamente alla soppressione dell'assegno familiare, conseguenza automatica del decesso della moglie del ricorrente, l'applicazione
         della regola anticumulo, prevista dall’art. 67, n. 2, dello Statuto, all'erogazione cumulativa degli assegni familiari comunitari
         e dell'assegno familiare belga per figli orfani non sarebbe ovvia. In primo luogo, trattandosi di una norma anticumulo riguardante
         prestazioni «di uguale natura», è necessario paragonare le norme comunitarie con quelle nazionali. In secondo luogo, la circostanza
         che il ricorrente non si sia inizialmente accorto di tutta la complessità del problema è, da un lato, imputabile all'amministrazione
         comunitaria che ha menzionato le norme nazionali pertinenti soltanto nella risposta al reclamo, e, dall'altro, irrilevante
         in quanto, ai fini dell’art. 85 dello Statuto, l’irregolarità deve anzitutto esistere ed essere oggettivamente evidente. In
         terzo luogo, il fatto che le prestazioni siano di uguale natura non sarebbe palese. Certo, le prestazioni in questione vengono
         versate a titolo della stessa figlia, ma l'identità del beneficiario o del membro della famiglia che dà titolo alla prestazione
         nulla direbbe in ordine alla natura di quest'ultima.
      
      70     Il ricorrente sottolinea poi come l'intera vicenda si sia svolta in un momento particolarmente drammatico della sua vita,
         per cui egli non ha potuto procedere alle complesse ricerche legislative indispensabili, nel caso di specie, per valutare
         la regolarità delle somme che gli venivano versate. Sarebbe stato dunque soltanto in sede di preparazione del presente ricorso
         che egli avrebbe rinvenuto i testi da cui emerge che, in realtà, l'assegno familiare per figli orfani previsto dalla legislazione
         belga non è una prestazione di natura uguale all'assegno comunitario per figli a carico.
      
      71     Inoltre, il ricorrente fa valere di essersi rivolto diligentemente e tempestivamente all'amministrazione per segnalare il
         mutamento della sua situazione familiare e, successivamente, l'attribuzione di nuove prestazioni da parte dell'Ufficio belga
         degli assegni familiari. Avrebbe chiesto al servizio competente di valutare la regolarità della sua situazione, in particolare
         perché pensava – a ragione – che non potesse più giustificarsi la trattenuta effettuata prima del decesso di sua moglie per
         tener conto degli assegni familiari a costei versati dal regime belga.
      
      72     A questo proposito, il ricorrente ritiene che non si possa sostenere che l'irregolarità fosse a lui nota per il semplice fatto
         che vi era una differenza tra gli importi ricevuti prima e dopo il decesso di sua moglie. Egli avrebbe infatti preso due volte
         l'iniziativa di segnalare la propria situazione all'amministrazione e avrebbe ricevuto l'assicurazione che il responsabile
         competente era stato informato senza tuttavia ricevere alcuna risposta sino al 6 febbraio 2002, quando tale funzionario lo
         ha informato delle difficoltà sia dell'amministrazione comunitaria sia di quella belga. A suo avviso, tali giustificazioni
         dimostrano entrambe il colpevole comportamento omissivo dell'amministrazione, e non il fatto che il dipendente «sapeva o doveva
         sapere» ciò che le amministrazioni competenti non avevano ancora chiarito.
      
      73     Infine, il ricorrente afferma che, quand'anche fosse accertato che la regola anticumulo doveva applicarsi al caso di specie,
         è stato il servizio competente della Commissione a indurlo in errore con il proprio comportamento. Infatti egli era convinto,
         senza mai essere contraddetto, che vi potesse essere un problema di incoerenza fra la trattenuta mensile per l'assegno familiare
         belga ordinario e il versamento della pensione comunitaria di orfano, ma mai tra assegno comunitario per figli a carico e
         assegno familiare belga per figli orfani. A questo proposito, sottolinea che il servizio competente aveva risposto alla sua
         domanda iniziale inviando il formulario relativo alla pensione comunitaria di orfano e che dopo aver nuovamente sottoposto
         al detto servizio il medesimo problema, richiamando la sua attenzione sull'esistenza della pensione comunitaria, tale servizio
         aveva lasciato trascorrere un lasso di tempo assai lungo senza reagire, tanto da far pensare che esso non avesse nulla da
         obiettare a tale situazione. Un comportamento del genere sarebbe contrario al principio di buona amministrazione sancito dall'art. 41
         della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000, e più volte richiamato dalla
         giurisprudenza quale principio generale di diritto comune alle tradizioni costituzionali degli Stati membri (v., ad esempio,
         sentenze del Tribunale 30 gennaio 2002, causa T‑54/99, max.mobil/Commissione, Racc. pag. II‑313, punto 48, e 27 settembre
         2002, causa T‑211/02, Tideland Signal/Commissione, Racc. pag. II‑3781; ordinanza del Tribunale 4 aprile 2002, causa T‑198/01 R,
         Technische Glaswerke Ilmenau/Commissione, Racc. pag. II‑2153, punto 85).
      
      74     In proposito, la Commissione non potrebbe sostenere di aver agito rapidamente non appena ricevuti i dati mancanti in data
         8 febbraio 2002. In primo luogo, il ricorrente fa valere che egli avrebbe messo a disposizione dell'amministrazione sin dal
         18 aprile 2001 le informazioni richieste il 6 febbraio 2002, se soltanto la stessa amministrazione avesse tempestivamente
         reagito. In secondo luogo, il ricorrente avrebbe fatto presente, rispondendo alla richiesta del 6 febbraio 2002, che non comprendeva
         il senso dell'espressione «tasso orfano», e ciò prima che il servizio competente avanzasse per la prima volta nella decisione
         impugnata i propri argomenti in merito all'applicabilità dell’art. 67, n. 2, dello Statuto e citasse, per la prima volta,
         la legge belga del 12 giugno 2000 che giustificava l'applicazione di tale norma. In terzo luogo, dalla corrispondenza scambiata
         risulterebbe che, l'8 febbraio 2002, il ricorrente continuava a sollevare il problema della coesistenza della pensione comunitaria
         di orfano e dell'assegno familiare belga per figli orfani.
      
      75     In conclusione, il ricorrente ritiene che la Commissione non abbia dimostrato né che egli fosse a conoscenza dell'errore né
         che quest'ultimo fosse di un'evidenza assoluta.
      
      76     La Commissione sostiene che sussistono le condizioni per la ripetizione dell'indebito previsti dall’art. 85 dello Statuto.
         In sostanza, essa fa valere che l'errore commesso dall'amministrazione era così evidente che il ricorrente non poteva non
         esserne a conoscenza.
      
      77     Pertanto la Commissione conclude per il rigetto del ricorso.
       Giudizio del Tribunale
      78     Occorre ricordare che, ai sensi dell’art. 85 dello Statuto, qualsiasi somma percepita indebitamente dà luogo a ripetizione
         se il beneficiario ha avuto conoscenza dell'irregolarità del pagamento o se tale irregolarità era così evidente che egli non
         poteva non accorgersene.
      
      79     Ne consegue, secondo la giurisprudenza, che una somma indebitamente percepita può dar luogo a ripetizione in due casi. Nel
         primo caso, l'indebito può dar luogo a ripetizione se il beneficiario ha avuto conoscenza dell'irregolarità del pagamento.
         Tale condizione esige la prova della conoscenza effettiva, da parte del beneficiario, del carattere irregolare del versamento.
         Nel secondo caso, può procedersi a ripetizione se l'irregolarità del versamento era così evidente che il beneficiario non
         poteva non accorgersene (sentenze della Corte 27 giugno 1973, causa 71/72, Kuhl/Consiglio, Racc. pag. 705, punti 8‑10; 11
         luglio 1979, causa 252/78, Broe/Commissione, Racc. pag. 2393, punto 9, e Berghmans/Commissione, cit. supra al punto 58, punto 9).
         
      
      80     Nella fattispecie, posto che le censure del ricorrente riguardanti l'esistenza di un'irregolarità sono irricevibili per i
         motivi esposti supra ai punti 44‑65, occorre ritenere dimostrato che la Commissione ha commesso un'irregolarità ai sensi dell’art. 85
         dello Statuto allorché ha omesso di detrarre, in applicazione della regola anticumulo prevista dall’art. 67, n. 2, dello Statuto,
         l'assegno familiare belga per figli orfani dall'importo dell'assegno comunitario per figli a carico.
      
      81     Considerato che – così come confermato dalle parti all'udienza – è incontestato che il ricorrente non aveva una conoscenza
         effettiva di tale irregolarità, occorre verificare, in conformità della giurisprudenza (sentenze Berghmans/Commissione, cit.
         supra al punto 58, punto 10, e Barth/Commissione, cit. supra al punto 62, punto 28), le circostanze in presenza delle quali
         è stato effettuato il versamento, il quale risulta, nel caso di specie, dalla mancata detrazione dell'assegno familiare belga
         per figli orfani dall'importo dell'assegno comunitario per figli a carico, al fine di stabilire se l'irregolarità di tale
         versamento, di cui il ricorrente ha beneficiato, fosse «così evidente che egli non poteva non accorgersene», ai termini dell’art. 85
         dello Statuto.
      
      82     Secondo la giurisprudenza, l'espressione «così evidente» deve essere interpretata nel senso che non si tratta di sapere se
         l'errore fosse o no evidente per l'amministrazione, bensì se lo fosse per l'interessato. Questi, infatti, lungi dall'essere
         dispensato da qualsiasi sforzo di approfondimento e di controllo, è tenuto al contrario alla restituzione qualora si tratti
         di un errore rilevabile da un dipendente diligente che si presume essere a conoscenza delle norme che disciplinano il suo
         trattamento (sentenza del Tribunale 17 gennaio 2001, causa T‑14/99, Kraus/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑7 e II‑39, punto 38).
      
      83     Gli elementi presi in considerazione dal giudice comunitario al fine di valutare la capacità del dipendente in questione di
         procedere alle necessarie verifiche riguardano il suo livello di responsabilità, il suo grado e la sua anzianità, il grado
         di chiarezza delle disposizioni statutarie che definiscono le condizioni per l'erogazione della prestazione in questione,
         nonché l'entità delle modifiche prodottesi nella sua situazione personale o familiare, dal momento che il versamento della
         somma controversa è connesso alla valutazione di tale situazione da parte dell'amministrazione (sentenza Barth/Commissione,
         cit. supra al punto 62, punto 30, e sentenza del Tribunale 5 novembre 2002, causa T‑205/01, Ronsse/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑211
         e II‑1065, punto 47).
      
      84     Nel caso di specie, è certo increscioso che alla Commissione siano stati necessari nove mesi per rendersi conto dell'irregolarità
         del versamento costituita dalla mancata detrazione dell'assegno familiare belga per figli orfani dall'importo dell'assegno
         comunitario per figli a carico. Tuttavia, il ricorrente, beneficiario di quest'ultimo assegno, avrebbe dovuto, nel compiere
         il suo sforzo di approfondimento e di controllo, individuare un'irregolarità di questo genere, che non poteva sfuggire a un
         dipendente di normale diligenza.
      
      85     Infatti, la norma che disciplina il beneficio degli assegni familiari comunitari, tra i quali rientra l'assegno per figli
         a carico, è contenuta nell’art. 67, n. 2, dello Statuto. Ai sensi di tale disposizione, i dipendenti legittimati a ricevere
         tali assegni comunitari sono tenuti a dichiarare gli assegni di uguale natura provenienti da altra fonte, che devono essere
         detratti dagli assegni corrisposti a norma dello Statuto. Come statuito dalla Corte, l'art. 67, n. 2, dello Statuto sancisce
         il carattere complementare degli assegni familiari comunitari, in virtù del quale questi ultimi vengono corrisposti agli aventi
         diritto soltanto nella misura in cui superino l'importo degli analoghi assegni versati nell'ambito di un regime previsto dalla
         normativa di uno Stato membro (sentenza della Corte 7 maggio 1987, causa 186/85, Commissione/Belgio, Racc. pag. 2029, punto 24).
      
      86     Nel caso di specie, è pacifico che il ricorrente beneficiava dell'assegno comunitario per figli a carico dalla nascita di
         sua figlia, avvenuta il 1° aprile 2000. 
      
      87     E' altresì pacifico che, in applicazione della regola anticumulo dettata dall’art. 67, n. 2, dello Statuto, la Commissione
         ha detratto a partire dalla data di cui sopra l'importo dell'assegno familiare belga ordinario, percepito dalla moglie del
         ricorrente per la sua attività di lavoro subordinato in Belgio, dall'importo dell'assegno comunitario per figli a carico,
         cui il ricorrente aveva diritto in quanto dipendente comunitario. E' incontestato che tale detrazione era menzionata in maniera
         esplicita sui fogli paga mensilmente trasmessi dalla Commissione al ricorrente, sotto la voce «detrazione assegni familiari».
      
      88     Orbene, occorre rilevare che in seguito al decesso della moglie del ricorrente l'assegno familiare belga ordinario versato
         dall'Ufficio belga degli assegni familiari è stato sostituito, con effetto al 1° giugno 2001, da un assegno familiare per
         figli orfani, anch'esso versato dallo stesso Ufficio degli assegni familiari, il cui importo è circa quattro volte superiore
         a quello dell'assegno familiare belga ordinario, vale a dire EUR 273,48 invece di EUR 68,48. 
      
      89     E' pacifico che, malgrado tale circostanza, la Commissione ha continuato a detrarre dalla retribuzione del ricorrente un importo
         di EUR 68,48  per l'assegno familiare belga.
      
      90     E' dunque giocoforza constatare che, durante il periodo controverso, durato nove mesi, il ricorrente ha visto i propri assegni
         familiari nazionali aumentare in misura significativa, mentre la detrazione operata a tale titolo dalla Commissione è rimasta
         invece invariata.
      
      91     In tale contesto, il ricorrente, dipendente inquadrato nell'elevato grado A5, arrivato alla Commissione nel 1988, giurista,
         membro dell'Ufficio del presidente della Commissione ed ex membro del servizio giuridico di tale istituzione, nell'ambito
         del quale egli ha trattato le questioni connesse alla normativa statutaria, e che si trovava dunque in una situazione professionale
         privilegiata – sebbene la sua esperienza in materia di normativa statutaria risalisse a vari anni addietro – per conoscere
         con precisione le questioni oggetto della controversia (sentenze Chabert/Commissione, cit. supra al punto 59, punto 41; Barth/Commissione,
         cit. supra al punto 62, punto 33, e Ronsse/Commissione, cit. supra al punto 83, punto 48), avrebbe dovuto essere indotto a
         pensare dalla semplice lettura dei suoi fogli paga che la mancata modifica dell'importo detratto per gli assegni familiari
         nazionali, indicato sotto la voce «detrazione assegni familiari», destava perplessità dopo il decesso di sua moglie (sentenza
         Kuhl/Consiglio, cit. supra al punto 79, punto 15; sentenze del Tribunale 28 febbraio 1991, causa T‑124/89, Kormeier/Commissione,
         Racc. pag. II‑125, punto 18; Chabert/Commissione, cit. supra al punto 59, punti 36‑38; Galtieri/Commissione, cit. supra al
         punto 62, punti 50 e 55, e Maslias/Commissione, cit. supra al punto 59, punti 62‑64 e 67).
      
      92     Un dubbio siffatto doveva tanto più prospettarsi al ricorrente nel caso di specie in quanto questi aveva chiesto lo stesso
         giorno, vale a dire il 30 aprile 2001, sia la concessione della pensione comunitaria di orfano ai sensi dell'art. 80 dello
         Statuto presso il servizio competente della Commissione, sia la concessione dell'assegno familiare per figli orfani ai sensi
         della legge belga in materia di assegni familiari presso l'Ufficio belga degli assegni familiari. In simili circostanze, il
         ricorrente non poteva non essere consapevole delle potenziali difficoltà generate dalla sovrapposizione di due regimi di previdenza
         sociale, uno comunitario e l'altro nazionale, e delle incertezze che potevano risultarne in relazione alla sua situazione
         personale dopo il decesso di sua moglie. In proposito, è irrilevante il fatto che il ricorrente non abbia avuto una conoscenza
         precisa e dettagliata dell'errore commesso dalla Commissione. Infatti, secondo una costante giurisprudenza, non è necessario
         che il dipendente interessato possa stabilire con precisione l'entità o la natura dell'errore commesso dall'amministrazione,
         posto che egli, nell'esercizio del dovere di diligenza che gli incombe, era tenuto a nutrire dei dubbi quanto alla regolarità
         dei versamenti in questione (sentenze Chabert/Commissione, cit. supra al punto 59, punto 35; Kraus/Commissione, cit. supra
         al punto 82, punto 41, e Barth/Commissione, cit. supra al punto 62, punto 34).
      
      93     Inoltre, occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza, la situazione nella quale si trova un'amministrazione incaricata
         di provvedere al pagamento di migliaia di stipendi e assegni di ogni genere non può essere paragonata a quella del dipendente
         che ha un interesse personale a verificare i pagamenti che gli vengono mensilmente effettuati (sentenza Broe/Commissione,
         cit. supra al punto 79, punto 11).
      
      94     Orbene, è incontestabile che il decesso di un coniuge costituisce un cambiamento sostanziale della situazione personale e
         familiare di un dipendente, mutamento che è idoneo, con tutta evidenza, a determinare un adeguamento dei suoi diritti in materia
         di previdenza sociale.
      
      95     Risulta d'altronde dal fascicolo che il ricorrente era manifestamente consapevole del fatto che il mutamento della sua situazione
         implicava un adeguamento dei suoi diritti in materia di previdenza sociale e che tale adeguamento era connesso alla sovrapposizione
         di due regimi previdenziali, uno nazionale e l'altro comunitario. Infatti, in base al tenore del suo messaggio di posta elettronica
         del 18 luglio 2001, è lo stesso ricorrente a chiedere informazioni alla Commissione in merito all’«attualità» della «trattenuta»
         che l'amministrazione continuava ad effettuare nei suoi confronti per l'assegno familiare belga ordinario, nonostante il decesso
         di sua moglie, sottolineando in tal modo, per riprendere l'espressione utilizzata nell'atto introduttivo, un «problema d'incoerenza»
         fra la detta trattenuta e la concessione della pensione comunitaria di orfano. Inoltre, il ricorrente ha sostenuto nei suoi
         scritti difensivi che egli, con il suo messaggio di posta elettronica dell'8 febbraio 2002, continuava a sollevare il problema
         della coesistenza della pensione comunitaria di orfano e dell'assegno familiare belga per figli orfani. In tali circostanze,
         il ricorrente non può ragionevolmente sostenere che non aveva consapevolezza del fatto che l'assenza di modifiche nei suoi
         fogli paga era idonea a destare perplessità.
      
      96     Di conseguenza, occorre considerare che il ricorrente era tenuto, dando prova di una normale diligenza nell'ambito della verifica
         del pagamento della sua retribuzione, a rendersi conto del fatto che l'amministrazione aveva commesso un errore nel determinare
         tale retribuzione successivamente al decesso di sua moglie. 
      
      97     Nessuno degli argomenti addotti dal ricorrente è idoneo ad infirmare tale conclusione.
      98     Quanto, in primo luogo, alla complessità della materia, si deve rilevare che l'assegno familiare belga per figli orfani, pur
         potendo sotto taluni aspetti presentare analogie con una pensione di orfano, costituisce nondimeno, secondo la sua stessa
         denominazione, un «assegno familiare» che viene corrisposto dall'Ufficio belga degli «assegni familiari». Inoltre, è pacifico
         che tale assegno è stato versato, da un lato, in sostituzione dell'assegno familiare belga ordinario di cui beneficiava la
         moglie del ricorrente prima del suo decesso e, dall'altro, a titolo della stessa figlia. Inoltre, e soprattutto, occorre constatare
         che il formulario belga per la domanda di tali assegni, compilato dal ricorrente il 30 aprile 2001, indica espressamente che
         questi assegni vengono pagati a favore di un orfano se il padre o la madre «aveva diritto agli assegni familiari per un periodo
         di almeno sei mesi nel corso dei dodici mesi precedenti il decesso», che l'importo di tali assegni «è più elevato rispetto
         agli assegni familiari ordinari» e che, se il genitore superstite si sposa nuovamente o instaura una convivenza di tipo familiare,
         «non viene però più corrisposto l'importo maggiorato, bensì quello degli assegni familiari ordinari». Inoltre, le pertinenti
         disposizioni della legge belga applicabile fanno riferimento alla concessione di assegni familiari «al tasso» orfano. 
      
      99     E' giocoforza constatare che l'insieme di tali elementi fornisce quanto meno – senza che sia necessario svolgere ricerche
         giuridiche complesse – indicazioni chiare e concordanti del fatto che esiste uno stretto legame tra l'assegno familiare per
         figli orfani e l'assegno familiare ordinario di cui beneficiava la moglie del ricorrente prima del suo decesso (v., in tal
         senso, sentenza del Tribunale 10 maggio 1990, causa T‑117/89, Sens/Commissione, Racc. pag. II‑185, punto 14). Non può dunque
         essere accolto l'argomento relativo all'incomprensione manifestata dal ricorrente, l'8 febbraio 2002, riguardo all'espressione
         «tasso orfano» utilizzata dalla Commissione nel suo messaggio di posta elettronica del 6 febbraio 2002.
      
      100   Al riguardo, risulta irrilevante il fatto che sino al 6 febbraio 2002 il servizio competente della Commissione non avrebbe
         indicato al ricorrente le norme nazionali applicabili. Infatti, come constatato supra al punto 98, le pertinenti informazioni
         in materia risultavano già dal formulario relativo alla domanda di assegno familiare belga per figli orfani compilato dal
         ricorrente il 30 aprile 2001. 
      
      101   Di conseguenza, tenuto conto del fatto che il ricorrente doveva essere consapevole dell'esistenza di un'incertezza quanto
         all'uguale natura delle prestazioni in questione, gli argomenti relativi alla complessità della materia, sebbene tale complessità
         sia incontestabile, non possono essere accolti.
      
      102   Quanto, in secondo luogo, alla circostanza fatta valere dal ricorrente secondo cui egli avrebbe diligentemente segnalato il
         mutamento della propria situazione familiare e la concessione di nuove prestazioni da parte dell'Ufficio belga degli assegni
         familiari, occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza, il semplice fatto per un dipendente di aver debitamente informato
         l'amministrazione del mutamento intervenuto nella sua situazione familiare non vale ad esonerarlo dall'obbligo ad esso incombente
         di restituire le somme indebitamente percepite, nel caso in cui, malgrado le sue dichiarazioni, l'amministrazione abbia continuato
         a corrispondergli assegni chiaramente incompatibili con le disposizioni statutarie applicabili (sentenza Barth/Commissione,
         cit. supra al punto 62, punto 36).
      
      103   Ad ogni modo, nella fattispecie, il ricorrente erra allorché sostiene di aver informato la Commissione della concessione dell'assegno
         familiare belga per figli orfani mediante i suoi messaggi di posta elettronica del 18 aprile e 18 luglio 2001. Infatti, nel
         primo dei detti messaggi, il ricorrente, che ancora non percepiva a quella data l'assegno familiare belga per figli orfani,
         si è limitato ad informare la Commissione del decesso di sua moglie, facendo presente che una detrazione veniva effettuata
         sul suo stipendio per gli assegni familiari belgi ordinari percepiti dalla moglie. Quanto al secondo dei detti messaggi, inviato
         quando il ricorrente aveva già percepito due volte l'assegno familiare belga per figli orfani, il ricorrente si limita in
         esso a chiedere informazioni alla Commissione in merito all'attualità della trattenuta operata per gli assegni familiari belgi
         ordinari a partire dal decesso di sua moglie, indicando peraltro che sua figlia era titolare di una pensione comunitaria di
         orfano, ma senza menzionare l'assegno familiare belga per figli orfani.
      
      104   In proposito, occorre osservare che dai succitati messaggi di posta elettronica risulta piuttosto che il ricorrente intendeva
         con essi non già informare l'amministrazione del versamento di una qualsivoglia somma indebita, bensì, al contrario, contestare
         il mantenimento – secondo i suoi stessi termini – di una «trattenuta» effettuata sul suo stipendio, vale a dire la detrazione
         per gli assegni familiari belgi ordinari di sua moglie, mentre tali assegni avevano cessato di essere pagati a partire dal
         decesso di quest'ultima. All'udienza, lo stesso ricorrente ha d'altronde ammesso che la formulazione dei succitati messaggi
         di posta elettronica non era esente da imprecisioni. 
      
      105   In realtà, si deve constatare che il ricorrente, il quale percepiva l'assegno familiare belga per figli orfani dal mese di
         giugno 2001, ha informato la Commissione, in modo esplicito, dell'esistenza e dell'ammontare di tale assegno soltanto l'8
         febbraio 2002, vale a dire quasi nove mesi più tardi. Inoltre, tale informazione è stata fornita non per sua propria iniziativa,
         bensì solo quando la Commissione gliene ha fatto espressamente richiesta, in data 6 febbraio 2002. 
      
      106   Ne consegue che il ricorrente, omettendo di fornire all'amministrazione determinate informazioni di cui era in possesso e
         delle quali doveva cogliere la portata, non ha rispettato l'obbligo previsto dall’art. 67, n. 2, dello Statuto, ai sensi del
         quale incombe a ciascun dipendente interessato «dichiarare gli assegni [aventi] uguale natura [rispetto agli assegni familiari
         comunitari]». Orbene, secondo la giurisprudenza, il dipendente che con il suo stesso comportamento si sia posto in una situazione
         irregolare omettendo di fornire una dichiarazione di questo tipo non può invocare la propria buona fede allo scopo di liberarsi
         dall'obbligo di restituire le somme indebitamente percepite (sentenza della Corte 30 maggio 1973, causa 36/72, Meganck/Commissione,
         Racc. pag. 527; sentenze del Tribunale 13 marzo 1990, cause riunite T‑34/89 e T‑67/89, Costacurta/Commissione, Racc. pag.
         II‑93, punti 43‑49; Sens/Commissione, cit. supra al punto 99, punto 12; 13 luglio 1995, causa T‑545/93, Kschwendt/Commissione,
         Racc. PI pagg. I‑A‑185 e II‑565, punto 109; Barth/Commissione, cit. supra al punto 62, punto 36, e B/Commissione, cit. supra
         al punto 62, punto 54). 
      
      107   Inoltre, occorre osservare che, in seguito alla dichiarazione del ricorrente relativa all'importo dell'assegno familiare belga
         per figli orfani, effettuata l'8 febbraio 2002, il servizio competente della Commissione gli ha comunicato, il 15 febbraio
         2002, vale a dire soltanto sette giorni più tardi, la decisione impugnata. Ne risulta che, contrariamente a quanto sostenuto
         dal ricorrente, alla Commissione non può essere imputata alcuna mancanza di diligenza.
      
      108   Di conseguenza, gli argomenti del ricorrente relativi alle sue diverse comunicazioni alla Commissione devono essere respinti.
      109   Per quanto riguarda, in terzo luogo, la circostanza secondo cui la Commissione, con il proprio comportamento, avrebbe indotto
         il ricorrente in errore non contraddicendone la convinzione che esistesse tutt'al più un'eventuale incoerenza fra la trattenuta
         effettuata a titolo dell'assegno familiare belga ordinario e la pensione comunitaria di orfano, nonché il fatto che il ricorrente
         avrebbe sollevato, fino all'8 febbraio 2002, il problema della coesistenza fra la detta pensione e l'assegno familiare belga
         per figli orfani, occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza, non è necessario che il dipendente interessato possa stabilire
         con precisione l'entità o la natura dell'errore commesso dall'amministrazione, posto che egli, nell'esercizio del dovere di
         diligenza che gli incombe, era tenuto a nutrire dubbi quanto alla regolarità dei versamenti in questione (sentenza Barth/Commissione,
         cit. supra al punto 62, punto 34).
      
      110   Orbene, nella fattispecie, per i motivi illustrati supra ai punti 85‑96, il ricorrente avrebbe dovuto rendersi conto, leggendo
         i propri fogli paga, che la Commissione aveva commesso un errore nel determinare la sua retribuzione successivamente al decesso
         di sua moglie. A questo proposito, le circostanze sopra citate, lungi dal rimettere in discussione il carattere evidente dell'errore
         commesso dalla Commissione, sono anzi idonee – come già indicato supra al punto 95 – a rafforzare tale carattere evidente,
         dato che circostanze siffatte dimostrano che il ricorrente era in realtà consapevole del fatto che in seguito al decesso di
         sua moglie la determinazione della sua retribuzione era tale da destare perplessità.
      
      111   Ad ogni modo, quanto al cumulo tra la pensione comunitaria di orfano e l'assegno familiare belga per figli orfani, si deve
         rilevare come dall’art. 67, n. 2, dello Statuto risulti chiaramente che la regola anticumulo si applica unicamente agli assegni
         aventi la stessa natura degli assegni familiari comunitari, vale a dire, ai sensi del n. 1 della disposizione suddetta, l'assegno
         di famiglia, l'assegno per figli a carico e l'indennità scolastica. Inoltre, risulta chiaramente dall’art. 80 dello Statuto,
         il cui quarto comma prevede la concessione di una pensione comunitaria di orfano in caso di decesso del coniuge di un dipendente,
         che tale disposizione non prevede alcuna regola anticumulo. 
      
      112   Tenuto conto delle sue alte qualifiche in campo giuridico e della sua elevata posizione nell'amministrazione, il ricorrente
         non poteva dunque ignorare che l'assegno familiare belga per figli orfani e la pensione comunitaria di orfano sono cumulabili.
         Alla luce di tali circostanze, non si può dunque addebitare alla Commissione di non aver formulato obiezioni in ordine a tale
         cumulo, essendo quest'ultimo consentito dallo Statuto.
      
      113   Infine, per quel che riguarda, in quarto luogo, la dedotta circostanza secondo cui, nel vigore della normativa belga antecedente
         alla modifica apportata dalla legge 12 giugno 2000, gli assegni familiari belgi dovevano essere diminuiti dell'importo degli
         assegni comunitari di uguale natura, è sufficiente osservare come il decesso della moglie del ricorrente si sia verificato
         quasi un anno dopo la detta modifica. Orbene, in seguito a quest'ultima, la legge belga prevede attualmente che gli assegni
         familiari belgi, in conformità del principio di complementarità sancito dalla sentenza Commissione/Belgio, cit. supra al punto 85,
         non vengano più diminuiti dell'importo degli assegni comunitari di uguale natura. 
      
      114   Ad ogni modo, si deve rilevare che il ricorrente ha ammesso, rispondendo a un quesito scritto del Tribunale relativo a tale
         punto, che egli non ha intrapreso alcuna iniziativa presso l'amministrazione belga per segnalare a quest'ultima l'esistenza
         di un cumulo dell'assegno familiare belga per figli orfani con l'assegno comunitario per figli a carico. 
      
      115   Di conseguenza, il ricorrente non può ricavare alcun argomento dalla modifica della legislazione belga.
      116   Alla luce di quanto precede, occorre constatare che la Commissione, esigendo la restituzione dell'indebito costituito dal
         fatto di percepire cumulativamente l'assegno comunitario per figli a carico e dell'assegno familiare belga per figli orfani,
         non ha violato l’art. 85 dello Statuto. 
      
      117   Quanto alla dedotta violazione del principio del legittimo affidamento e del principio di buona amministrazione, è sufficiente
         constatare che il ricorrente non deduce alcuna specifica censura a questo proposito. Posto che l’art. 85 dello Statuto è esso
         stesso una manifestazione del principio del legittimo affidamento (sentenza Costacurta/Commissione, cit. supra al punto 106,
         punto 43), occorre dunque respingere tale censura per motivi uguali a quelli illustrati supra in relazione alla dedotta violazione
         dell’art. 85 dello Statuto. 
      
      118   Dall'insieme delle considerazioni di cui sopra, consegue che il ricorso dev'essere respinto.
       Sulle spese
      119   Ai sensi dell'art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda, fermo restando che, a norma dell'art. 88 del medesimo regolamento, nelle cause tra le Comunità e i
         loro dipendenti, le spese sostenute dalle istituzioni restano a carico di queste ultime.
      
      120   Nel caso di specie, pertanto, giusta la soccombenza del ricorrente, ciascuna parte sopporterà le proprie spese.
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Terza Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      Ciascuna parte sopporterà le proprie spese.
      
               Azizi 
            
            
                Jaeger 
            
            
                Dehousse 
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo, l' 1 aprile 2004.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               H. Jung 
            
             
            
                      J. Azizi
            
         * Lingua processuale: l'italiano.