CELEX: 52013PC0743
Language: it
Date: 2013-10-25
Title: Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO che stabilisce la posizione da adottare alla diciottesima riunione ordinaria delle parti contraenti della convenzione di Barcellona per la protezione dell'ambiente marino e del litorale del Mediterraneo, per quanto riguarda la proposta di modifica degli allegati II e III del protocollo relativo alle zone specialmente protette e alla biodiversità nel Mediterraneo e per quanto riguarda la proposta di adozione di un piano d'azione regionale per i rifiuti marini

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		52013PC0743
		
			Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO che stabilisce la posizione da adottare alla diciottesima riunione ordinaria delle parti contraenti della convenzione di Barcellona per la protezione dell'ambiente marino e del litorale del Mediterraneo, per quanto riguarda la proposta di modifica degli allegati II e III del protocollo relativo alle zone specialmente protette e alla biodiversità nel Mediterraneo e per quanto riguarda la proposta di adozione di un piano d'azione regionale per i rifiuti marini /* COM/2013/0743 final - 2013/0357 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           L'Unione europea è parte
della convenzione per la protezione dell'ambiente marino e del litorale del
Mediterraneo («convenzione di Barcellona»)[1]
e dei suoi protocolli. Aderiscono alla convenzione e ai relativi protocolli
anche Italia, Grecia, Spagna, Francia, Slovenia, Malta, Cipro e Croazia, oltre
a 13 paesi mediterranei non appartenenti all'UE.
2.           La diciottesima riunione
ordinaria delle parti contraenti della convenzione di Barcellona (MOP) si terrà
dal 3 al 6 dicembre 2013 a Istanbul, Turchia.
3.           Tra i punti all'ordine del
giorno della riunione delle parti sui quali essa dovrà adottare una decisione
figurano due atti aventi effetti giuridici: 
–              
la proposta di adozione di un piano d'azione
regionale per i rifiuti marini, nell'ambito del protocollo relativo alla
protezione del mare Mediterraneo dall'inquinamento di origine tellurica
(«protocollo LBS»);
–              
la proposta di modifica degli allegati II e III del
protocollo relativo alle zone specialmente protette e alla biodiversità nel
Mediterraneo[2]
(«protocollo SPA/BD»).
4.           Per quanto riguarda la
proposta di adottare un piano d'azione regionale per i rifiuti marini:
(a)         
il protocollo LBS prevede l'adozione, da parte
della convenzione, di piani d'azione regionali per eliminare l'inquinamento
proveniente da fonti ed attività terrestri. In seguito all'adozione dei piani,
le misure e i termini ivi stabiliti diventano giuridicamente vincolanti, nel
quadro dell'attuazione dell'articolo 15 del protocollo LBS;
(b)         
il segretariato della convenzione ha elaborato una
nuova proposta di piano d'azione regionale per i rifiuti marini, che nel giugno
2013 è stata approvata nell'ambito del MEDPOL, il pertinente organismo tecnico
della convenzione. La proposta, che è in linea con la legislazione dell'UE in
materia di rifiuti e acqua[3]
e con l'impegno assunto al vertice RIO+20 di ridurre in misura significativa i
rifiuti marini[4],
sarà perfezionata dagli adeguamenti tecnici che verranno apportati in sede dell'imminente
riunione delle parti. Per raggiungere gli obiettivi della direttiva quadro
2008/56/CE[5]
sulla strategia per l'ambiente marino è necessario rafforzare la cooperazione
con i paesi terzi sul versante della protezione dell'ambiente marino;
(c)         
il piano d'azione regionale per i rifiuti marini
non pregiudica, come enunciato nel suo articolo 5, «disposizioni più rigorose,
riguardo alla gestione dei rifiuti marini, contenute in altri strumenti o
programmi, vigenti o futuri, nazionali, regionali o internazionali» e invita le
parti ad elaborare, se del caso, misure e programmi ad hoc per far fronte al
problema dei rifiuti marini.
5.           Per quanto riguarda la
proposta di modificare il protocollo SPA/BD per trasferire cinque specie di
corallo dall'allegato III all'allegato II e iscrivere altre sei specie
direttamente nell'allegato II:
(a)         
la proposta è stata discussa nell'idonea sede
tecnica della convenzione, la riunione dei punti focali del protocollo SPA/BD,
a cui ha partecipato anche la commissione generale per la pesca nel
Mediterraneo (CGPM). A norma dell'articolo 17 della convenzione e dell'articolo
14, paragrafo 1, del protocollo SPA/BD, la modifica degli allegati del
protocollo prende effetto per tutte le parti contraenti allo scadere di un
periodo stabilito dalle parti contraenti interessate al momento dell'adozione
dell'emendamento, ad esclusione delle parti che hanno notificato per iscritto
al governo depositario di non averlo approvato;
(b)         
le specie di corallo in questione sono incluse nell'allegato
I della direttiva Habitat[6]
in quanto tipi di habitat naturali di interesse comunitario la cui
conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione[7]. Cinque di queste specie (Callogorgia
verticillata, Cladocora caespitosa, Ellisella paraplexauroides, Lophelia
pertusa e Madrepora oculata) sono esplicitamente menzionate nel manuale per
l'interpretazione degli habitat dell'UE[8]
e altre specie (Antipatella subpinnata, Antipathes dichotoma, Antipathes
fragilis, Leiopathes glaberrima, Parantipathes larix, Cladocora debilis) vi
figurano come componenti di concrezioni corallifere;
(c)         
l'UE, nel sostenere queste proposte, garantisce la
coerenza tra la propria azione interna e quella esterna. L'impegno dell'UE a
cooperare sul piano internazionale per proteggere la biodiversità poggia in
primo luogo sull'articolo 191, paragrafo 1, del TFUE e sull'articolo 5 della
convenzione ONU sulla diversità biologica (CBD), ed è stato ribadito in sede
degli accordi conclusi nel corso della conferenza delle parti della convenzione
ONU sulla diversità biologica tenutasi a Nagoya nel 2010 e in occasione della
conferenza dell'ONU sullo sviluppo sostenibile nel 2012, durante la quale l'UE
ha espresso preoccupazione «per l'elevata vulnerabilità delle barriere
coralline e delle mangrovie agli effetti dei cambiamenti climatici, dell'acidificazione
degli oceani, della pesca eccessiva, delle pratiche di pesca distruttive e dell'inquinamento»,
si è impegnata a «sostenere la cooperazione internazionale al fine di
conservare gli ecosistemi delle barriere coralline e delle mangrovie per
ricavarne benefici sociali, economici e ambientali, nonché agevolare la collaborazione
tecnica e lo scambio volontario delle informazioni» e ha sottoscritto l'obiettivo
di Aichi n. 10 in materia di biodiversità in base al quale s'intende «ridurre
al minimo, entro il 2015, le molteplici pressioni antropogeniche sulle barriere
coralline e su altri ecosistemi vulnerabili che subiscono gli effetti dei
cambiamenti climatici o dell'acidificazione degli oceani, in modo da
preservarne l'integrità e il funzionamento».
6.           La proposta di modifica del protocollo
SPA/BD e la proposta di piano d'azione per i rifiuti marini a norma dell'articolo
15 del protocollo LBS non richiedono alcuna modifica della legislazione dell'Unione.
7.           In considerazione di quanto
precede, l'Unione europea deve appoggiare la proposta di adottare il piano d'azione
regionale per i rifiuti marini e la proposta di modifica degli allegati II e
III del protocollo relativo alle zone specialmente protette e alla biodiversità
nel Mediterraneo.
2013/0357 (NLE)
Proposta di
DECISIONE DEL CONSIGLIO
che stabilisce la posizione da adottare alla
diciottesima riunione ordinaria delle parti contraenti della convenzione di
Barcellona per la protezione dell'ambiente marino e del litorale del
Mediterraneo, per quanto riguarda la proposta di modifica degli allegati II e
III del protocollo relativo alle zone specialmente protette e alla biodiversità
nel Mediterraneo e per quanto riguarda la proposta di adozione di un piano
d'azione regionale per i rifiuti marini

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, in particolare l'articolo 192, paragrafo 1, in combinato disposto
con l'articolo 218, paragrafo 9, 
vista la proposta della Commissione europea[9],
considerando quanto segue:
(1)       L'Unione europea è parte contraente
della convenzione per la protezione dell'ambiente marino e del litorale del
Mediterraneo («convenzione di Barcellona»)[10].
(2)       L'Unione europea è parte del protocollo
relativo alla protezione del mare Mediterraneo dall'inquinamento di origine
tellurica («protocollo LBS») e del protocollo relativo alle zone specialmente
protette e alla biodiversità nel Mediterraneo[11]
(«protocollo SPA/BD»).
(3)       La diciottesima riunione
ordinaria delle parti contraenti della convenzione di Barcellona e dei relativi
protocolli, che si svolgerà a Istanbul (Turchia) dal 3 al 6 dicembre 2013,
esaminerà l'adozione dei seguenti atti:
(a)         
la proposta di adozione di un piano d'azione
regionale per i rifiuti marini, nell'ambito del protocollo relativo alla
protezione del mare Mediterraneo dall'inquinamento di origine tellurica
(«protocollo LBS»);
(b)         
la proposta di modifica degli allegati II e III del
protocollo relativo alle zone specialmente protette e alla biodiversità nel
Mediterraneo («protocollo SPA/BD»).
(4)       Per quanto concerne la proposta
di modifica degli allegati II e III del protocollo relativo alle zone
specialmente protette e alla biodiversità nel Mediterraneo:
(a)         
la riunione delle parti contraenti è l'organo
decisionale della convenzione e tra le facoltà che le sono state conferite vi è
quella di modificare, in funzione delle esigenze, gli allegati della
convenzione e i relativi protocolli. A norma dell'articolo 17 della convenzione
di Barcellona e dell'articolo 14, paragrafo 1, del protocollo, gli emendamenti
degli allegati del protocollo prendono effetto per tutte le parti contraenti
allo scadere di un periodo stabilito dalle parti contraenti interessate al
momento dell'adozione dell'emendamento, ad esclusione delle parti che hanno
notificato per iscritto al governo depositario di non poter approvare la
modifica;
(b)         
conformemente al memorandum d'intesa firmato tra il
piano d'azione per il Mediterraneo (UNEP/MAP) e la commissione generale per la
pesca nel Mediterraneo (CGPM), gli eventuali emendamenti degli allegati del
protocollo devono essere il frutto di consultazioni tra le parti che mantengono
un flusso rapido e adeguato di informazioni scientifiche;
(c)         
è opportuno che l'Unione europea appoggi la presente
proposta perché è scientificamente fondata, coerente con la legislazione unionale,
in particolare con quella inerente alla direttiva Habitat, e con l'impegno da
essa assunto a cooperare sul piano internazionale per proteggere la
biodiversità, conformemente all'articolo 5 della convenzione ONU sulla
diversità biologica[12],
all'obiettivo concordato in sede della convenzione sulla biodiversità nel 2010 di
ridurre in modo significativo entro il 2020 l'attuale tasso di perdita della
biodiversità, nonché all'obiettivo di Aichi n. 10 in materia di
biodiversità, che punta a «ridurre al minimo, entro il 2015, le molteplici
pressioni antropogeniche sulle barriere coralline e su altri ecosistemi
vulnerabili che subiscono gli effetti dei cambiamenti climatici o dell'acidificazione
degli oceani, in modo da preservarne l'integrità e il funzionamento».
(5)       Per quanto concerne la
proposta di adozione di un piano d'azione regionale per i rifiuti marini, nell'ambito
del protocollo relativo alla protezione del mare Mediterraneo dall'inquinamento
di origine tellurica («protocollo LBS»):
(a)         
il protocollo LBS prevede che la riunione delle
parti adotti dei piani d'azione e dei programmi regionali, che specifichino
tempi e misure, per eliminare l'inquinamento proveniente da fonti ed attività
terrestri. Ai sensi dell'articolo 15 del protocollo, una volta adottati i
piani, le misure e i tempi in essi indicati saranno vincolanti per le parti a
decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data in cui il
segretariato ne dà notifica a tutte le parti;
(b)         
il piano d'azione regionale per i rifiuti marini,
elaborato dall'organismo designato competente dalle parti a preparare la
riunione delle parti ed approvato dal pertinente organismo tecnico della
convenzione, deve essere perfezionato da alcune modifiche tecniche che lo
rendano più conforme alle pratiche vigenti nell'UE;
(c)         
il piano d'azione regionale riguarda un settore
disciplinato dal diritto unionale, in particolare in materia di rifiuti, acque e
trasporti[13],
ed è coerente con l'impegno assunto a Rio+20 di ridurre in misura significativa
i rifiuti marini. Per raggiungere gli obiettivi della direttiva quadro
2008/56/CE sulla strategia per l'ambiente marino è necessario rafforzare la
cooperazione con i paesi terzi sul versante della protezione dell'ambiente
marino.
(6)       Le due proposte che devono
essere esaminate dalla diciottesima riunione ordinaria delle parti contraenti
non richiederebbero alcuna modifica del diritto dell'Unione.
(7)       È opportuno che l'Unione
europea appoggi le proposte,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
Articolo 1
Nella diciottesima riunione ordinaria delle
parti contraenti della convenzione di Barcellona e dei relativi protocolli, la
posizione dell'Unione europea è di appoggiare l'aggiunta delle seguenti specie
all'allegato II del protocollo e la conseguente soppressione dall'allegato III:
·              
Antipatella subpinnata
(Ellis & Solander, 1786);
·              
Antipathes dichotoma (Pallas,
1766);
·              
Antipathes fragilis (Gravier,
1918);
·              
Leiopathes glaberrima (Esper,
1792);
·              
Larix parantipathes (Esper,
1790);
e l'iscrizione delle seguenti specie nell'allegato
II:
·              
Callogorgia verticillata (Pallas, 1766);
·              
Cladocora caespitosa (Linnaeus,
1767);
·              
Cladocora debilis (Edwards
& Haime, 1849);
·              
Ellisella paraplexauroides (Stiasny, 1936);
·              
Lophelia pertusa (Linnaenus,
1758);
·              
Madrepora oculata (Linnaeus,
1758).
Articolo 2
Nel corso della riunione di cui all'articolo 1,
la posizione dell'Unione europea è inoltre di appoggiare, nel quadro dell'attuazione
dell'articolo 15 del protocollo per la protezione del mare Mediterraneo dall'inquinamento
di origine tellurica, l'adozione del piano d'azione regionale per i rifiuti
marini.
I rappresentanti dell'Unione europea si
sforzano di garantire che, prima dell'adozione, il testo sia leggermente
modificato per:
- rispecchiare la necessità di elaborare
orientamenti e discutere le buone pratiche in materia di recupero di rifiuti
dal mare, 
- sostenere la compatibilità della banca dati
regionale mediterranea per i rifiuti marini con altre banche dati regionali o
globali,
- includere le microplastiche nella
definizione di «rifiuti marini», e
- rafforzare i riferimenti al coinvolgimento
dei portatori di interesse.
I rappresentanti dell'Unione possono concordare in
sede di diciottesima riunione ordinaria delle parti contraenti modifiche minori
della presente posizione, senza un'ulteriore decisione del Consiglio.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
                                                                       [...]
[1]               Decisione 77/585/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1977,
relativa alla conclusione della convenzione per la protezione del Mare
Mediterraneo dall'inquinamento e del protocollo sulla prevenzione dell'inquinamento
del Mare Mediterraneo dovuto allo scarico di rifiuti da parte di navi e di
aeromobili (GU L 240 del 19.9.1977, pag. 1).
[2]               Decisione 1999/800/CE del Consiglio, del 22 ottobre
1999, relativa alla conclusione del protocollo relativo alle zone specialmente
protette e alla biodiversità nel Mediterraneo e all'accettazione degli allegati
del protocollo (convenzione di Barcellona) (GU L 322 del 14.12.1999, pag. 1). 
[3]               Quali la direttiva quadro sui rifiuti (direttiva
2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008,
relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312 del
22.11.2008, pagg. 3‑30) e la direttiva sulle acque reflue urbane
(direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il
trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135 del 30.5.1991,
pagg. 40-52), come pure la direttiva sulle formalità di dichiarazione
delle navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri (direttiva
2010/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, GU L 283 del 29.10.2010,
pagg. 1-10) e la direttiva sugli impianti portuali di raccolta (direttiva
2000/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre 2000,
relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e
i residui del carico (GU L 332 del 28.12.2000 pagg. 81-90).
[4]               The Future We Want, documento conclusivo della
conferenza Rio+20, punto 163 «Ci impegniamo inoltre a prendere provvedimenti
entro il 2025, sulla base dei dati scientifici raccolti, al fine di conseguire
una riduzione significativa dei rifiuti marini e prevenire i danni all'ambiente
costiero e marino».
[5]               GU L 162 del 21.6.2008, pag. 11.
[6]               Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992,
relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora
e della fauna selvatiche, GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7.
[7]               Per "zona speciale di conservazione" s'intende,
come enunciato nell'articolo 1, paragrafo 1, della direttiva Habitat, un sito
di importanza comunitaria designato dagli Stati membri mediante un atto
regolamentare, amministrativo e/o contrattuale in cui sono applicate le misure
di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino, in uno stato di
conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e/o delle popolazioni delle
specie per cui il sito è designato.
[8]               http://ec.europa.eu/environment/nature/legislation/habitatsdirective/docs/Int_Manual_EU28.pdf
[9]               GU C […] del […], pag. […].
[10]             Decisione 77/585/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1977,
relativa alla conclusione della convenzione per la protezione del Mare
Mediterraneo dall'inquinamento e del protocollo sulla prevenzione dell'inquinamento
del Mare Mediterraneo dovuto allo scarico di rifiuti da parte di navi e di
aeromobili, GU L 240 del 19.9.1977, pag. 1.
[11]             Decisione 1999/800/CE del Consiglio, del 22 ottobre 1999,
relativa alla conclusione del protocollo relativo alle zone specialmente
protette e alla biodiversità nel Mediterraneo e all'accettazione degli allegati
del protocollo (convenzione di Barcellona), GU L 322 del 14.12.1999, pag. 1. 
[12]             Decisione
93/626/CEE del Consiglio, del 25 ottobre 1993, relativa alla conclusione della
convenzione sulla diversità biologica (GU L 309 del 13.12.1993, pag. 1).
[13]             Vedasi la direttiva quadro sui rifiuti (direttiva
2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008,
relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312 del
22.11.2008, pagg. 3‑30), la direttiva sulle acque reflue urbane
(direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il
trattamento delle acque reflue urbane, GU L 135 del 30.5.1991,
pagg. 40-52), la direttiva sulle formalità di dichiarazione delle navi in
arrivo o in partenza da porti degli Stati membri (direttiva 2010/65/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio, GU L 283 del 29.10.2010,
pagg. 1-10) e la direttiva sugli impianti portuali di raccolta (direttiva
2000/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre 2000, relativa
agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i
residui del carico, GU L 332 del 28.12.2000 pagg. 81-90).