CELEX: 62018CO0131
Language: it
Date: 2019-04-11
Title: Ordinanza della Corte (Decima Sezione) dell'11 aprile 2019.#Vanessa Gambietz contro Erika Ziegler.#Rinvio pregiudiziale – Diritto societario – Lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali – Direttiva 2011/7/UE – Articolo 6 – Risarcimento delle spese di recupero – Pagamento di un importo forfettario e di un risarcimento ragionevole – Deduzione dell’importo forfettario dalle spese sostenute per l’affidamento dell’incarico a un avvocato prima di agire in sede giudiziaria.#Causa C-131/18.

ORDINANZA DELLA CORTE (Decima Sezione)
      11 aprile 2019 (
            *1
         )
      «Rinvio pregiudiziale – Diritto societario – Lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali – Direttiva 2011/7/UE – Articolo 6 – Risarcimento delle spese di recupero – Pagamento di un importo forfettario e di un risarcimento ragionevole – Deduzione dell’importo forfettario dalle spese sostenute per l’affidamento dell’incarico a un avvocato prima di agire in sede giudiziaria»
      Nella causa C‑131/18,
      avente ad oggetto una domanda di pronuncia pregiudiziale ai sensi dell’articolo 267 TFUE, proposta dal Bundesgerichtshof (Corte federale di giustizia, Germania) con decisione del 18 gennaio 2018, pervenuta alla cancelleria della Corte il 19 febbraio 2018, nel procedimento
      
         Vanessa Gambietz
      
      contro
      
         Erika Ziegler,
      
      LA CORTE (Decima Sezione),
      composta da C. Lycourgos (relatore), presidente di sezione, E. Juhász e M. Ilešič, giudici,
      avvocato generale: G. Hogan,
      cancelliere: A. Calot Escobar
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di statuire con ordinanza motivata, conformemente all’articolo 99 del regolamento di procedura della Corte,
      ha emesso la seguente
      
         Ordinanza
      
      
               1
            
            
               La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (GU 2011, L 48, pag. 1).
            
         
               2
            
            
               Tale domanda è stata formulata nell’ambito di una controversia tra la sig.ra Vanessa Gambietz e la sig.ra Erika Ziegler avente ad oggetto il recupero del credito vantato dalla prima nei confronti della seconda.
            
         
         Contesto normativo
      
      
               3
            
            
               I considerando 19 e 20 della direttiva 2011/7 così recitano:
               
                        «(19)
                     
                     
                        Un risarcimento equo dei creditori, relativo ai costi di recupero sostenuti a causa del ritardo di pagamento, serve a disincentivare i ritardi di pagamento. Tra i costi di recupero dovrebbero essere inclusi anche i costi amministrativi e i costi interni causati dal ritardo di pagamento, per i quali la presente direttiva dovrebbe determinare un importo minimo forfettario che possa cumularsi agli interessi di mora. Il risarcimento sotto forma di importo forfettario dovrebbe mirare a limitare i costi amministrativi e i costi interni legati al recupero. Il risarcimento delle spese di recupero dovrebbe essere determinato fatte salve le disposizioni nazionali in base alle quali l’autorità giurisdizionale nazionale può concedere al creditore un risarcimento per eventuali danni aggiuntivi connessi al ritardo di pagamento del debitore.
                     
                  
                        (20)
                     
                     
                        Oltre ad avere diritto al pagamento di un importo forfettario per coprire i costi interni legati al recupero, il creditore dovrebbe poter esigere anche il risarcimento delle restanti spese di recupero sostenute a causa del ritardo di pagamento del debitore. Tali spese dovrebbero comprendere, in particolare, le spese sostenute dal creditore per aver affidato un incarico a un avvocato o a un’agenzia di recupero crediti».
                     
                  
         
               4
            
            
               L’articolo 6 della direttiva di cui trattasi, dal titolo «Risarcimento delle spese di recupero», così dispone:
               «1.   Gli Stati membri assicurano che, ove gli interessi di mora diventino esigibili in transazioni commerciali in conformità dell’articolo 3 o 4, il creditore abbia il diritto di ottenere dal debitore, come minimo, un importo forfettario di 40 [euro].
               2.   Gli Stati membri assicurano che l’importo forfettario di cui al paragrafo 1 sia esigibile senza che sia necessario un sollecito e quale risarcimento dei costi di recupero sostenuti dal creditore.
               3.   Il creditore, oltre all’importo forfettario di cui al paragrafo 1, ha il diritto di esigere dal debitore un risarcimento ragionevole per ogni costo di recupero che ecceda tale importo forfettario sostenuto a causa del ritardo di pagamento del debitore. Ciò potrebbe comprendere anche le spese che il creditore ha sostenuto per aver affidato un incarico a un avvocato o a una società di recupero crediti».
            
         
         Procedimento principale e questione pregiudiziale
      
      
               5
            
            
               La sig.ra Gambietz chiedeva la condanna della sig.ra Ziegler, sua debitrice, al pagamento della somma dovuta a titolo di debito principale e di interessi maturati, oltre a un importo aggiuntivo di EUR 112, corrispondenti, da una parte, all’importo forfettario di EUR 40, previsto all’articolo 288, paragrafo 5, prima frase, del Bürgerliches Gesetzbuch (codice civile tedesco; in prosieguo: il «BGB»), e, dall’altra, a spese legali per EUR 72.
            
         
               6
            
            
               Avendo l’Amtsgericht Eilenburg (Tribunale circoscrizionale di Eilenburg, Germania) accolto detta domanda fatta eccezione per la richiesta dell’importo forfettario di EUR 40, la ricorrente nel procedimento principale impugnava la sentenza de qua dinanzi al Landgericht Leipzig (Tribunale del Land di Lipsia, Germania). Quest’ultimo ha respinto il ricorso affermando che, conformemente all’articolo 288, paragrafo 5, terza frase, del BGB, il succitato importo forfettario doveva essere imputato alle spese legali della fase precontenziosa.
            
         
               7
            
            
               Avverso detta decisione, la ricorrente nel procedimento principale presentava, dinanzi al giudice del rinvio, un ricorso per cassazione («Revision»).
            
         
               8
            
            
               Il giudice del rinvio ritiene, in primis, che, conformemente all’articolo 288, paragrafo 5, terza frase, del BGB, l’importo forfettario di EUR 40 spettante alla ricorrente in forza dell’articolo 288, paragrafo 5, prima frase, del BGB, debba essere imputato alle spese legali pari a EUR 72 da essa sostenute in fase precontenziosa per la tutela dei propri diritti.
            
         
               9
            
            
               Tuttavia, in secondo luogo, esso si chiede se una siffatta interpretazione dell’articolo 288 del BGB sia compatibile con l’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7.
            
         
               10
            
            
               A tal riguardo, il giudice del rinvio tende a ritenere che anche questa disposizione preveda una simile imputazione dell’importo forfettario. Tuttavia, esso osserva che i considerando 19 e 20 della direttiva 2011/7 potrebbero condurre a un’interpretazione differente. Del pari, in caso di imputazione dell’importo forfettario alle spese legali sostenute ai fini del recupero del credito, potrebbe accadere che detto importo forfettario sia ampiamente, se non addirittura interamente, assorbito, il che comporterebbe, in definitiva, il riconoscimento al creditore unicamente del diritto a reclamare un importo corrispondente alle spese legali sostenute nella fase precontenziosa.
            
         
               11
            
            
               Date tali condizioni, il Bundesgerichtshof (Corte federale di giustizia, Germania) ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
               «Se l’articolo 6, paragrafo 3, della [direttiva 2011/7] debba essere interpretato nel senso che l’importo forfettario di EUR 40 menzionato dall’articolo 6, paragrafo 1, della medesima direttiva possa essere imputato alle spese legali esterne generate a seguito del ritardo di pagamento del debitore per aver affidato un incarico a un avvocato nella fase precontenziosa e debbano pertanto essere risarcite ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva».
            
         
         Sulla questione pregiudiziale
      
      
               12
            
            
               Con la questione sollevata il giudice del rinvio chiede essenzialmente se l’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7 debba essere interpretato nel senso che dal risarcimento ragionevole ivi previsto deve essere dedotto l’importo forfettario di EUR 40, riconosciuto al creditore in forza dell’articolo 6, paragrafo 1, di detta direttiva.
            
         
               13
            
            
               In forza dell’articolo 99 del regolamento di procedura della Corte, quando una questione pregiudiziale è identica a una questione sulla quale la Corte ha già statuito, quando la risposta a tale questione può essere chiaramente desunta dalla giurisprudenza o quando la risposta alla questione pregiudiziale non dà adito a nessun ragionevole dubbio, la Corte, su proposta del giudice relatore, sentito l’avvocato generale, può statuire in qualsiasi momento con ordinanza motivata.
            
         
               14
            
            
               La citata disposizione trova applicazione nel presente procedimento di rinvio pregiudiziale.
            
         
               15
            
            
               L’articolo 6 della direttiva 2011/7 è volto a garantire un risarcimento dei costi di recupero sostenuti dal creditore qualora siano esigibili interessi di mora in forza di tale direttiva. Il paragrafo 1 dell’articolo summenzionato prevede il riconoscimento al creditore di un importo forfettario di EUR 40. In forza del paragrafo 3 di detto articolo, tale creditore ha, inoltre, diritto a un risarcimento ragionevole per ogni costo di recupero che ecceda tale importo forfettario.
            
         
               16
            
            
               Pertanto, dal tenore letterale stesso dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7 emerge che il risarcimento ragionevole previsto da detta disposizione riguarda ogni costo di recupero non indennizzato dall’importo forfettario riconosciuto al creditore in forza dell’articolo 6, paragrafo 1, della stessa direttiva.
            
         
               17
            
            
               Inoltre, ai punti da 22 a 24 della sentenza del 13 settembre 2018, Česká pojišťovna (C‑287/17, EU:C:2018:707), la Corte ha precisato che, utilizzando all’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7 l’espressione «che ecceda tale importo», il legislatore dell’Unione ha inteso sottolineare che possono pertanto costituire oggetto di un risarcimento ragionevole i costi di recupero, di qualunque entità, che eccedono l’importo di EUR 40.
            
         
               18
            
            
               Dalla formulazione stessa della disposizione controversa risulta, quindi, che il risarcimento ragionevole da essa previsto vale per l’insieme delle spese, di qualsiasi natura, che non siano già indennizzate dall’importo di EUR 40 concesso forfettariamente a norma dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2011/7.
            
         
               19
            
            
               Siffatta interpretazione è avvalorata dall’obiettivo perseguito dalla direttiva 2011/7.
            
         
               20
            
            
               Quest’ultima persegue, infatti, la lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, ritardi che costituiscono, ai sensi del considerando 12 di tale direttiva, una violazione contrattuale resa finanziariamente attraente per i debitori dai bassi livelli dei tassi degli interessi di mora applicati o dalla loro assenza (sentenze del 16 febbraio 2017, IOS Finance EFC, C‑555/14, EU:C:2017:121, punto 24, e del 13 settembre 2018, Česká pojišťovna, C‑287/17, EU:C:2018:707, punto 25).
            
         
               21
            
            
               Ne consegue che la suddetta direttiva ha lo scopo di tutelare efficacemente i creditori dai ritardi di pagamento. Una tale tutela implica che sia accordato ai suddetti creditori un risarcimento il più completo possibile delle spese di recupero che essi hanno sostenuto, al fine di disincentivare simili ritardi di pagamento (sentenza del 13 settembre 2018, Česká pojišťovna, C‑287/17, EU:C:2018:707, punto 26).
            
         
               22
            
            
               Tuttavia, poiché il risarcimento previsto all’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7 deve essere ragionevole, esso non può comprendere né la parte di tali costi già coperta dall’importo forfettario di EUR 40 di cui al paragrafo 1 dello stesso articolo né costi che appaiano eccessivi tenuto conto di tutte le circostanze del caso di specie (sentenza del 13 settembre 2018, Česká pojišťovna, C‑287/17, EU:C:2018:707, punto 30).
            
         
               23
            
            
               Inoltre, occorre aggiungere che la circostanza che il risarcimento ragionevole non possa comprendere la parte di costi già coperta dall’importo forfettario di EUR 40 non è idonea a contestare la finalità dissuasiva del risarcimento previsto all’articolo 6 della direttiva 2011/7. Infatti, detto articolo riconosce in ogni caso al creditore il diritto di ottenere, oltre all’importo forfettario di EUR 40 che gli spetta in maniera automatica, un risarcimento ragionevole per la parte restante delle spese da lui sostenute, evitando che uno stesso costo di recupero sia risarcito due volte.
            
         
               24
            
            
               Pertanto, sia dal tenore letterale dell’articolo 6 della direttiva 2011/7 che dalla finalità perseguita dalla direttiva medesima risulta che tale articolo deve essere interpretato nel senso che il risarcimento ragionevole, previsto al paragrafo 3 per le spese di recupero sostenute dal creditore, deve essere calcolato escludendo dall’importo di dette spese i costi di recupero già coperti dagli EUR 40 concessi al creditore in via forfettaria, in forza del paragrafo 1 di detto articolo.
            
         
               25
            
            
               Spetta quindi ai giudici nazionali riconoscere al creditore un risarcimento ragionevole a norma dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7, purché la somma complessiva delle spese di recupero, sostenute dal creditore e reputate ragionevoli da detti giudici, ecceda EUR 40 e previa deduzione da detta somma dell’importo di EUR 40 già riconosciuto in via forfettaria.
            
         
               26
            
            
               Tale interpretazione non può essere rimessa in discussione dai considerando 19 e 20 della direttiva 2011/7.
            
         
               27
            
            
               Infatti, da detti considerando non si può dedurre che le spese di recupero «interne» possono essere risarcite unicamente mediante l’importo forfettario di EUR 40, mentre le altre spese di recupero dovrebbero essere oggetto di un risarcimento autonomo a norma dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7 (v., in tal senso, sentenza del 13 settembre 2018, Česká pojišťovna, C‑287/17, EU:C:2018:707, punti da 34 a 37).
            
         
               28
            
            
               Inoltre, e in ogni caso, il preambolo di un atto di diritto dell’Unione non ha valore giuridico vincolante e non può essere fatto valere né per derogare alle disposizioni stesse dell’atto interessato né al fine di interpretare tali disposizioni in un senso manifestamente in contrasto con la loro formulazione (sentenza del 13 settembre 2018, Česká pojišťovna, C‑287/17, EU:C:2018:707, punto 33). Orbene, come osservato del resto dal giudice del rinvio, l’articolo 6 della direttiva 2011/7 non stabilisce alcuna distinzione tra le spese di recupero interne e le altre spese di recupero.
            
         
               29
            
            
               Da quanto precede risulta che occorre rispondere alla questione sollevata che l’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7 deve essere interpretato nel senso che dal risarcimento ragionevole previsto da tale disposizione deve essere dedotto l’importo forfettario di EUR 40, riconosciuto al creditore in forza dell’articolo 6, paragrafo 1, della suddetta direttiva.
            
         
         Sulle spese
      
      
               30
            
            
               Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
            
          
            
               Per questi motivi, la Corte (Decima Sezione) dichiara:
            
          
               
                  
                     L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, deve essere interpretato nel senso che dal risarcimento ragionevole previsto da tale disposizione deve essere dedotto l’importo forfettario di EUR 40, riconosciuto al creditore in forza dell’articolo 6, paragrafo 1, della suddetta direttiva.
                  
               
             
               
                  
                     Firme
                  
               
            (
            *1
         )	Lingua processuale: il tedesco.