CELEX: 62007CJ0349
Language: it
Date: 2008-12-18 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 18 dicembre 2008.#Sopropé - Organizações de Calçado Lda contro Fazenda Pública.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Supremo Tribunal Administrativo - Portogallo.#Codice doganale comunitario - Principio del rispetto dei diritti della difesa - Recupero a posteriori dei dazi doganali all’importazione.#Causa C-349/07.

Causa C‑349/07
      Sopropé − Organizações de Calçado Lda
      contro
      Fazenda Pública
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Supremo Tribunal Administrativo)
      «Codice doganale comunitario — Principio del rispetto dei diritti della difesa — Recupero dei dazi doganali all’importazione»
      Massime della sentenza
      1.        Diritto comunitario — Principi generali del diritto — Diritti fondamentali — Diritti della difesa — Termine stabilito dal
            diritto nazionale in un procedimento di recupero dei dazi doganali
      (Art. 6 UE)
      2.        Risorse proprie delle Comunità europee — Recupero dei dazi all’importazione o all’esportazione — Diritti della difesa
      (Art. 6 UE)
      1.        Per quanto riguarda la riscossione di un debito doganale al fine di procedere al recupero di dazi doganali all’importazione,
         un termine da otto a quindici giorni concesso all’importatore sospettato di aver commesso un’infrazione doganale affinché
         questi presenti le proprie osservazioni è, in linea di principio, conforme alle prescrizioni del diritto comunitario. 
      
      Un simile termine in linea di principio non rende praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti
         della difesa conferiti dall’ordinamento giuridico comunitario. Infatti, le imprese che possono essere coinvolte dal procedimento
         sono professionisti che abitualmente ricorrono all’importazione. D’altro canto, la normativa comunitaria applicabile prevede
         che tali imprese debbano essere in grado di dimostrare, a fini di controllo, la regolarità del complesso delle operazioni
         da loro effettuate. Infine, l’interesse generale della Comunità europea e, in particolare, l’interesse a recuperare tempestivamente
         le entrate proprie impone che i controlli possano essere realizzati prontamente ed efficacemente.
      
      (v. punti 41, 52, dispositivo 1)
      2.        Spetta al giudice nazionale adito stabilire, alla luce delle circostanze particolari della causa, se, nell’ambito di un recupero
         dei dazi doganali all’importazione, il termine concretamente concesso a un importatore gli abbia consentito di essere utilmente
         ascoltato dalle autorità doganali.
      
      A tale scopo, possono essere presi in considerazione diversi criteri. Nel caso di importazioni effettuate con paesi dell’Asia,
         possono assumere rilevanza elementi quali la complessità delle operazioni di cui trattasi, la distanza o ancora la qualità
         dei rapporti solitamente intrattenuti con le amministrazioni locali competenti. Deve altresì tenersi conto delle dimensioni
         dell’impresa e del fatto che essa intrattenga o meno abituali relazioni commerciali con i paesi in questione. Inoltre, vanno
         prese in considerazione anche circostanze atte a dimostrare che l’impresa interessata è stata sentita, con cognizione di causa,
         nel corso dell’ispezione. Quindi, un procedimento d’ispezione che si svolga nel corso di più mesi, che comporti verifiche
         in loco e l’audizione dell’impresa coinvolta le cui dichiarazioni sono verbalizzate consente di presumere che la predetta
         impresa sia a conoscenza delle ragioni per le quali il procedimento d’ispezione è stato intrapreso e la natura dei fatti che
         le vengono addebitati.
      
      Il giudice nazionale deve inoltre verificare se, in considerazione del periodo intercorso tra il momento in cui l’amministrazione
         interessata ha ricevuto le osservazioni dell’importatore e la data in cui ha adottato la sua decisione, sia possibile o meno
         ritenere che essa abbia tenuto adeguatamente conto delle osservazioni che le sono state trasmesse.
      
      (v. punti 44-46, 53-54, dispositivo 2-3)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      18 dicembre 2008 (*)
      
      «Codice doganale comunitario – Principio del rispetto dei diritti della difesa – Recupero dei dazi doganali all’importazione»
      Nel procedimento C‑349/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Supremo Tribunal
         Administrativo (Portogallo), con decisione 12 giugno 2007, pervenuta in cancelleria il 27 luglio 2007, nella causa
      
      Sopropé - Organizações de Calçado Lda
      contro
      Fazenda Pública,
      con l’intervento di:
      Ministério Público,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. J.‑C. Bonichot (relatore), K. Schiemann, P. Kūris e
         L. Bay Larsen, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra V. Trstenjak
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Sopropé - Organizações de Calçado Lda, dall’avv. A. Caneira, advogado; 
      –        per il governo portoghese, dalle sig.re H. Ventura, C. Guerra Santos e dal sig. L. Fernandes, in qualità di agenti;
      –        per il governo italiano, dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. G. Albenzio, avvocato dello Stato;
         
      
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. S. Schønberg e P. Guerra e Andrade, in qualità di agenti,
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 2 ottobre 2008,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione del principio del rispetto dei diritti della difesa.
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che vede contrapposta la società Sopropé – Organizações de
         Calçado Lda (in prosieguo: la «Sopropé») alla Fazenda Pública (Erario), in merito ad una richiesta di recupero a posteriori
         di un debito doganale decisa in seguito ad un controllo sull’origine delle merci importate in Portogallo dalla suddetta società
         negli anni 2000‑2002.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3        Il regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario (GU L 302, pag. 1)
         è stato modificato dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 16 novembre 2000, n. 2700 (GU L 311, pag. 17;
         in prosieguo: il «Codice doganale»).
      
      4        Il Titolo VII, capitolo 3, del Codice doganale disciplina, agli artt. 217‑232, il recupero del debito doganale. 
      
      5        L’art. 221, n. 1, del Codice doganale dispone quanto segue:
      
      «L’importo dei dazi deve essere comunicato al debitore secondo modalità appropriate, non appena sia stato contabilizzato».
      6        Ai termini dell’art. 222, n. 1, lett. a), del Codice doganale:
      
      «1. Ogni importo di dazi comunicato ai sensi dell’articolo 221 deve essere pagato dal debitore nei termini indicati in appresso:
      a) se questi non fruisce di una facilitazione di pagamento di cui agli articoli da 224 a 229, il pagamento deve essere effettuato
         nel termine che gli è stato fissato.
      
      Fatto salvo il secondo comma dell’articolo 244, questo termine non può eccedere dieci giorni dalla comunicazione al debitore
         dell’importo di dazi da pagare e, in caso di contabilizzazioni globali alle condizioni stabilite dall’articolo 218, paragrafo
         1, secondo comma, esso deve essere fissato in modo da non consentire al debitore di ottenere un termine di pagamento più lungo
         di quello di cui avrebbe beneficiato se avesse ottenuto una dilazione di pagamento.
      
      (…)».
      7        Gli artt. 243‑246, inclusi nel titolo VIII del Codice doganale, riguardano il diritto di ricorso. 
      
      8        L’art. 245 di tale Codice ha il seguente tenore:
      
      «Le norme di attuazione della procedura di ricorso sono adottate dagli Stati membri».
       La normativa nazionale
      9        La legge generale tributaria (in prosieguo: la «LGT»), approvata con decreto legge 12 dicembre 1998, n. 398, prevede espressamente
         il principio di partecipazione al procedimento tributario, enunciato all’art. 267 della Costituzione della Repubblica portoghese
         e già previsto, per quanto attiene al procedimento amministrativo, dagli artt. 100 e seguenti del Codice di procedura amministrativa.
         
      
      10      Ai termini dell’art. 60 di tale legge, nel testo applicabile ai fatti oggetto della causa principale:
      
      «1.      Salvo contraria disposizione di legge, i contribuenti partecipano alla formazione delle decisioni che li riguardano in uno
         dei modi seguenti:
      
      a)      diritto all’audizione prima del recupero;
      (…)
      e)      diritto all’audizione prima della conclusione della relazione d’ispezione tributaria.
      (…)
      4.      Il diritto all’audizione deve essere esercitato entro un termine fissato dall’amministrazione tributaria con lettera raccomandata
         inviata a tal fine al domicilio fiscale del contribuente.
      
      (…)
      6.      Il termine per esercitare oralmente o per scritto il diritto all’audizione non può essere inferiore a 8 giorni né superiore
         a 15 giorni.
      
      (...)».
      11      Il regolamento complementare del procedimento di ispezione tributaria è stato adottato con decreto legge 31 dicembre 1998,
         n. 413. 
      
      12      L’art. 60 del predetto decreto legge, relativo all’audizione preventiva, è formulato come segue:
      
      «1.      Terminati gli atti d’ispezione e nel caso in cui essi diano luogo a provvedimenti tributari o in materia di tributaria sfavorevoli
         al soggetto nei cui confronti si è svolta l’ispezione, il progetto di conclusioni della relazione, comprendente l’individuazione
         di tali provvedimenti nonché la loro motivazione, deve essere notificato a detto soggetto entro un termine di 10 giorni.
      
      2.      La notifica deve prevedere un termine da 8 a 15 giorni per consentire al soggetto nei cui confronti ha avuto luogo l’ispezione
         di pronunciarsi riguardo al progetto di conclusioni in parola.
      
      3.      Il soggetto nei cui confronti si è svolta l’ispezione può pronunciarsi in maniera scritta o orale, in quest’ultima ipotesi
         le sue dichiarazioni vengono verbalizzate.
      
      4.      La relazione definitiva viene elaborata entro di 10 giorni dalle dichiarazioni di cui al paragrafo precedente».
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      13      La Sopropé è un’impresa portoghese che vende calzature importate dall’Asia. La controversia principale riguarda 52 operazioni
         d’importazione di calzature dichiarate provenire dalla Cambogia, che hanno beneficiato, in virtù della loro presunta origine,
         di un trattamento doganale preferenziale, in forza del Sistema delle preferenze generalizzate, nell’arco di due anni e mezzo,
         dal 2000 alla metà del 2002.
      
      14      Agli inizi del 2003 la direzione dei Servizi antifrode delle dogane portoghesi ha condotto un’operazione di controllo, nell’ambito
         di una missione di cooperazione amministrativa avviata dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode della Commissione (OLAF),
         al fine di verificare l’origine delle calzature importate dall’Asia. 
      
      15      Il 14 febbraio 2003 sono iniziate le verifiche da parte dell’autorità doganale presso la Sopropé. Sulla base di tali verifiche
         le autorità portoghesi hanno ritenuto che le 52 operazioni d’importazione sopra menzionate fossero state realizzate presentando
         certificati d’origine e documenti di trasporto falsificati.
      
      16      I servizi doganali ne hanno dedotto che le merci importate non avessero origine preferenziale e non potessero pertanto beneficiare
         del Sistema delle preferenze generalizzate, e che, di conseguenza, occorresse applicare alle stesse l’aliquota dei dazi doganali
         applicabile alle merci provenienti da paesi terzi.
      
      17      Il 3 luglio 2003 è stato comunicato alla Sopropé che, in applicazione dell’art. 60 della LGT, essa avrebbe potuto esercitare
         il suo diritto all’audizione preventiva in merito al progetto di conclusioni della relazione d’ispezione e relativi allegati
         entro un termine di otto giorni. La società ha esercitato tale diritto l’11 luglio 2003.
      
      18      Ritenendo che la Sopropé non avesse apportato alcun nuovo elemento atto a modificare il progetto di relazione d’ispezione,
         l’amministrazione doganale, con lettera datata 16 luglio 2003 e ricevuta il giorno successivo a tale data, l’ha informata
         che, in conformità dell’art. 222 del Codice doganale, essa avrebbe disposto di un termine di dieci giorni per pagare i dazi
         doganali dovuti. Tali dazi doganali ammontavano a EUR 212 684,98, maggiorati di EUR 36 757,99 di imposta sul valore aggiunto
         e di EUR 19,30 d’interessi compensatori, per un totale di EUR 249 462,27. 
      
      19      Pertanto, tra la data della notifica ai fini dell’esercizio del diritto all’audizione e la data della notifica relativa al
         pagamento sono trascorsi tredici giorni.
      
      20      La Sopropé ha rifiutato di pagare il debito doganale che gli era stato notificato entro il termine stabilito. L’8 settembre
         2003 essa ha proposto ricorso dinanzi al Tribunal Administrativo e Fiscal di Lisbona, lamentando in particolare la violazione
         del principio del rispetto dei diritti della difesa, imputabile all’insufficienza del termine accordatole per far valere le
         proprie osservazioni. Il giudice ha nondimeno ritenuto che la decisione di recupero fosse giustificata, non essendo stato
         prodotto alcun elemento di prova idoneo a metterla in discussione. Esso ha inoltre reputato che i diritti della difesa fossero
         stati rispettati, posto che l’obbligo di audizione preventiva, come definito dalla LGT, era stato soddisfatto e che il Regolamento
         del procedimento d’ispezione fiscale era stato osservato.
      
      21      La Sopropé ha interposto appello dinanzi al Supremo Tribunal Administrativo (Corte suprema amministrativa) avverso tale pronuncia
         adducendo in particolare il fatto che il giudice di primo grado non aveva correttamente applicato il principio dei diritti
         della difesa così come garantito dal diritto comunitario.
      
      22      Nell’ambito del suddetto ricorso il Supremo Tribunal Administrativo ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre
         alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se il termine da 8 a 15 giorni stabilito all’art. 60, n. 6, della legge generale tributaria e all’art. 60, n. 2, del Regolamento
         complementare del procedimento di ispezione tributaria, approvato con decreto legge 31 dicembre 1998, n. 413, ai fini dell’esercizio
         orale o scritto del diritto del contribuente di essere ascoltato, sia conforme al principio del diritto di difesa. 
      
      2)      Se un termine di 13 giorni, calcolato a decorrere dalla data in cui l’autorità doganale ha notificato a un importatore comunitario
         (nella fattispecie una piccola ditta portoghese di commercio di calzature) che aveva 8 giorni per esercitare il suo diritto
         di audizione fino alla data della notifica dell’obbligo di pagare entro 10 giorni i dazi doganali riguardanti 52 operazioni
         di importazione di calzature dall’Estremo oriente effettuate ai sensi del Sistema delle preferenze generalizzate nell’arco
         di due anni e mezzo (tra il 2000 e la metà del 2002), possa essere ritenuto un termine ragionevole per l’importatore per l’esercizio
         del suo diritto di difesa».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      23      Con le sue due questioni, che è d’uopo esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede alla Corte se un termine di
         otto giorni concesso ad un’impresa al fine di far valere le proprie osservazioni in merito ad un progetto di decisione di
         recupero a posteriori di dazi all’importazione per un importo di EUR 249 462,27, in relazione a 52 operazioni di importazione
         di merci che hanno avuto luogo in un arco di tempo di due anni e mezzo, soddisfi le condizioni imposte dal diritto comunitario
         e, in particolare, il principio generale del rispetto dei diritti della difesa, considerato, in particolare, che la decisione
         di recupero è stata adottata dall’amministrazione cinque giorni dopo lo scadere di tale termine.
      
       Osservazioni presentate alla Corte
      24      La ricorrente della causa principale rammenta che in base alla giurisprudenza della Corte, il principio del rispetto dei diritti
         della difesa impone che ogni soggetto nei confronti del quale si intenda assumere una decisione ad esso lesiva deve esser
         messo in condizione di far conoscere utilmente il proprio punto di vista (v., in particolare, sentenze 24 ottobre 1996, causa
         C‑32/95 P, Commissione/Lisrestal e a., Racc. pag. I‑5373, punto 21; 21 settembre 2000, causa C‑462/98 P, Mediocurso/Commissione,
         Racc. pag. I‑7183, punto 36, e 12 dicembre 2002, causa C‑395/00, Cipriani, Racc. pag. I‑11877, punto 51).
      
      25      La Sopropé pertanto afferma che un termine, come quello concesso in forza della LGT ad un importatore per esercitare il suo
         diritto ad essere ascoltato, può considerarsi conforme al principio del rispetto dei diritti della difesa soltanto se consente
         allo stesso di far conoscere utilmente il proprio punto di vista. Orbene, in circostanze come quelle della causa principale,
         a suo giudizio, il termine concessole non è stato sufficiente.
      
      26      La Repubblica portoghese sostiene che il principio del rispetto dei diritti della difesa non si applica rispetto al procedimento
         di audizione preventiva previsto dalla LGT. Infatti, detto procedimento sarebbe espressione del principio di partecipazione
         alla decisione, e non del diritto ad esperire un ricorso. Inoltre, dalla giurisprudenza della Corte ed in particolare dalla
         sentenza 2 ottobre 2003, causa C‑176/99 P, ARBED/Commissione (Racc. pag. I‑10687) risulterebbe che il principio del diritto
         ad essere ascoltato preventivamente fa parte dei diritti della difesa solo nel contesto di un procedimento di sanzione, che
         non è il caso della causa principale. Di conseguenza, la Repubblica portoghese stima che il termine di cui all’art. 60 della
         LGT non possa essere oggetto di valutazione alla luce del principio dei diritti della difesa. Tale termine non può pertanto
         essere ritenuto irragionevole, atteso che lo stesso non fa altro che aggiungersi ai vari mezzi di ricorso previsti nei confronti
         di una decisione impositiva, rafforzando quindi la possibilità effettiva di esercizio dei diritti della difesa.
      
      27      La Repubblica portoghese aggiunge che, nel caso in cui la Corte dovesse dichiarare che i diritti della difesa si applicano
         al procedimento di audizione preventiva di cui alla LGT, il termine di cui si discute nella causa principale è compatibile
         con il diritto comunitario, dal momento che rispetta i principi di equivalenza e di effettività (v., in particolare, sentenza
         17 giugno 2004, causa C‑30/02, Recheio – Cash & Carry, Racc. pag. I‑6051). Ad avviso di detto Stato membro, il principio di
         equivalenza è rispettato, in quanto la LGT prevede un termine identico per tutti i provvedimenti di liquidazione di introiti
         fiscali, siano essi fondati sulla normativa comunitaria ovvero sulla normativa nazionale. Spetterebbe al giudice nazionale
         giudicare dell’osservanza del principio di effettività.
      
      28      La Repubblica italiana rileva che il Codice doganale neppure prevede l’audizione del debitore prima del recupero del suo debito
         doganale. Essa si fonda sull’art. 245 di tale codice per sostenere che le disposizioni sull’attuazione della procedura di
         ricorso sono di competenza degli Stati membri. Tale Stato membro quindi ritiene che la Corte dovrebbe limitarsi a ribadire
         il principio del diritto di un operatore ad essere ascoltato, sia nella fase amministrativa che in quella giudiziale, in conformità
         della normativa nazionale.
      
      29      La Commissione delle Comunità europee osserva che dalla giurisprudenza della Corte emerge che il rispetto dei diritti della
         difesa impone che ogni destinatario di una decisione che incide sensibilmente sui suoi interessi abbia il diritto di essere
         ascoltato, ossia che possa manifestare utilmente il proprio punto di vista, circostanza che esige il rispetto di un termine
         ragionevole per presentare le proprie osservazioni (v., in particolare, sentenze 14 luglio 1972, causa 55/69, Cassella Farbwerke
         Mainkur/Commissione, Racc. pag. 887; 29 giugno 1994, causa C‑135/92, Fiskano/Commissione, Racc. pag. I‑2885, nonché 13 settembre
         2007, cause riunite C‑439/05 P e C‑454/05 P, Land Oberösterreich e Austria/Commissione, Racc. pag. I‑7141).
      
      30      La Commissione afferma che le decisioni di recupero adottate in applicazione del Codice doganale sono idonee ad incidere sensibilmente
         sugli interessi di importatori come la ricorrente della causa principale e che, di conseguenza, i diritti della difesa devono
         essere assicurati dagli Stati membri nell’attuazione delle disposizioni del suddetto codice relative alle modalità di recupero
         dei debiti doganali, pur non figurandovi nessuna disposizione attinente al diritto di audizione.
      
      31      Essa ne deduce che un termine come quello previsto dalla LGT è compatibile con il principio del diritto all’audizione se i
         soggetti i cui interessi sono sensibilmente lesi da decisioni assunte nell’ambito del diritto comunitario hanno la possibilità
         di manifestare effettivamente il loro punto di vista su tali decisioni.
      
      32      A giudizio della Commissione, al giudice nazionale compete valutare se, alla luce del contesto giuridico, tanto comunitario
         quanto nazionale, ed in seguito ad una valutazione complessiva dei fatti all’origine della controversia principale, le prescrizioni
         relative al rispetto dei diritti della difesa siano soddisfatte. Essa ritiene che il giudice del rinvio, per decidere in merito
         al rispetto del diritto all’audizione, possa ispirarsi ai criteri che potrebbero trarsi dalla giurisprudenza della Corte,
         vale a dire la finalità delle norme comunitarie applicabili, la complessità dei fatti e dei motivi sottesi alla decisione,
         la complessità del contesto giuridico, l’eventuale possibilità di chiedere una proroga del termine impartito e, infine, la
         possibilità di presentare osservazioni supplementari.
      
       Risposta della Corte
      33      I diritti fondamentali sono parte integrante dei principi giuridici generali dei quali la Corte garantisce l’osservanza. A
         tal fine, quest’ultima si ispira alle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri oltre che alle indicazioni fornite
         dai trattati internazionali relativi alla tutela dei diritti dell’uomo a cui gli Stati membri hanno cooperato o aderito (v.,
         in particolare, sentenza 6 marzo 2001, causa C‑274/99 P, Connolly/Commissione, Racc. pag. I‑1611, punto 37).
      
      34      D’altro canto, da costante giurisprudenza della Corte risulta che, quando una normativa nazionale rientra nella sfera di applicazione
         del diritto comunitario, la Corte, adita in via pregiudiziale, deve fornire tutti gli elementi di interpretazione necessari
         alla valutazione, da parte del giudice nazionale, della conformità di detta normativa ai diritti fondamentali di cui la Corte
         garantisce il rispetto (v., in particolare, sentenze 18 giugno 1991, causa C‑260/89, ERT, Racc. pag. I‑2925, punto 42, e 4
         ottobre 1991, causa C‑159/90, Society for the Protection of Unborn Children Ireland, Racc. pag. I‑4685, punto 31).
      
      35      Dal momento che le questioni pregiudiziali vertono sulle modalità in base alle quali le autorità nazionali devono applicare
         il Codice doganale comunitario, la Corte è competente a fornire al giudice del rinvio tutti gli elementi d’interpretazione
         necessari alla valutazione da parte di quest’ultimo della compatibilità della normativa nazionale in causa con i diritti fondamentali
         di cui essa garantisce l’osservanza. 
      
      36      Orbene, il rispetto dei diritti della difesa costituisce un principio generale del diritto comunitario che trova applicazione
         ogniqualvolta l’amministrazione si proponga di adottare nei confronti di un soggetto un atto ad esso lesivo. 
      
      37      In forza di tale principio i destinatari di decisioni che incidono sensibilmente sui loro interessi devono essere messi in
         condizione di manifestare utilmente il loro punto di vista in merito agli elementi sui quali l’amministrazione intende fondare
         la sua decisione. A tal fine essi devono beneficiare di un termine sufficiente (v., in particolare, sentenze citate Commissione/Lisrestal
         e a., punto 21, e Mediocurso/Commissione, punto 36). 
      
      38      Tale obbligo incombe sulle amministrazioni degli Stati membri ogniqualvolta esse adottano decisioni che rientrano nella sfera
         d’applicazione del diritto comunitario, quand’anche la normativa comunitaria applicabile non preveda espressamente siffatta
         formalità. Trattandosi dell’attuazione del principio in parola e, più in particolare, dei termini per esercitare i diritti
         della difesa, si deve precisare che, qualora non siano fissati dal diritto comunitario, come nella causa principale, essi
         rientrano nella sfera del diritto nazionale purché, da un lato, siano dello stesso genere di quelli di cui beneficiano i singoli
         o le imprese in situazioni di diritto nazionale comparabili, e, dall’altro, non rendano praticamente impossibile o eccessivamente
         difficile l’esercizio dei diritti della difesa conferiti dall’ordinamento giuridico comunitario.
      
      39      Quanto al principio del rispetto dei diritti della difesa, il giudice del rinvio si pone due questioni, vale a dire, da un
         lato, se un termine da otto a quindici giorni quale quello previsto come regola generale dal diritto nazionale affinché il
         contribuente possa esercitare il proprio diritto ad essere ascoltato possa ritenersi sufficiente e, dall’altro, se, alla luce
         delle circostanze della causa a qua, il termine di tredici giorni intercorso tra il momento in cui la Sopropé è stata messa
         in condizione di far valere le proprie osservazioni e la data della decisione di recupero sia sufficiente per l’osservanza
         del suddetto principio.
      
      40      Quanto al primo punto, occorre rilevare che è normale e peraltro opportuno che le disposizioni legislative e regolamentari
         nazionali stabiliscano, nell’ambito di vari procedimenti amministrativi, regole generali sui termini. La previsione di regole
         del genere è altresì in linea con il rispetto del principio di uguaglianza. Per quanto riguarda le normative nazionali che
         rientrano nella sfera d’applicazione del diritto comunitario, spetta agli Stati membri stabilire termini in funzione, segnatamente,
         della rilevanza che le decisioni da adottare rivestono per gli interessati, della complessità dei procedimenti e della legislazione
         da applicare, del numero di soggetti che possono essere coinvolti e degli altri interessi pubblici o privati che devono essere
         presi in considerazione.
      
      41      Quanto al recupero a posteriori di dazi doganali all’importazione si deve affermare che un termine che consenta al contribuente
         di esercitare il suo diritto all’audizione, che non può essere inferiore ad otto giorni né superiore a quindici giorni, in
         linea di principio non rende praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti della difesa conferiti
         dall’ordinamento giuridico comunitario. Infatti, le imprese che possono essere coinvolte dal procedimento oggetto della causa
         principale sono professionisti che abitualmente ricorrono all’importazione. D’altro canto, la normativa comunitaria applicabile
         prevede che tali imprese debbano essere in grado di dimostrare, a fini di controllo, la regolarità del complesso delle operazioni
         da loro effettuate. Infine, l’interesse generale della Comunità europea e, in particolare, l’interesse a recuperare tempestivamente
         le entrate proprie impone che i controlli possano essere realizzati prontamente ed efficacemente.
      
      42      La ricorrente nella causa principale fa tuttavia valere dinanzi al giudice del rinvio che essa aveva fruito soltanto di un
         termine di otto giorni per manifestare la propria posizione e che la decisione di recupero era stata assunta appena tredici
         giorni dopo essere stata invitata a presentare le proprie osservazioni. Per tale ragione il giudice del rinvio chiede alla
         Corte di chiarire se termini simili siano compatibili con il diritto comunitario.
      
      43      Sebbene la Corte non sia competente, ai sensi dell’art. 234 CE, ad applicare la norma comunitaria ad una determinata controversia,
         e neppure a qualificare una disposizione di diritto nazionale alla luce di tale norma, tuttavia, nell’ambito della collaborazione
         giudiziaria instaurata dal detto articolo e in base al contenuto del fascicolo, essa può fornire al giudice nazionale gli
         elementi d’interpretazione del diritto comunitario che possono essergli utili per la valutazione degli effetti di detta disposizione
         (sentenze 8 dicembre 1987, causa 20/87, Gauchard, Racc. pag. 4879, punto 5; 5 marzo 2002, cause riunite C‑515/99, da C‑519/99
         a C‑524/99 e da C‑526/99 a C‑540/99, Reisch e a., Racc. pag. I‑2157, punto 22, nonché 11 settembre 2003, causa C‑6/01, Anomar
         e a., Racc. pag. I‑8621, punto 37).
      
      44      In proposito occorre precisare che, quando una disciplina legislativa o regolamentare nazionale, come nel caso della normativa
         di legge applicabile in esame nella causa principale, fissa il termine finalizzato a raccogliere le osservazioni degli interessati
         individuando una forbice di tempo, spetta al giudice nazionale verificare che il termine così impartito dall’amministrazione
         nel singolo caso sia confacente alla situazione particolare della persona o dell’impresa coinvolta e che abbia loro consentito
         di esercitare i loro diritti della difesa nel rispetto del principio di effettività. Spetta a detto giudice, in tal caso,
         tenere debitamente conto dei dati peculiari alla causa. Nel caso di importazioni effettuate con paesi dell’Asia, possono assumere
         rilevanza anche elementi quali la complessità delle operazioni di cui trattasi, la distanza o ancora la qualità dei rapporti
         solitamente intrattenuti con le amministrazioni locali competenti. Deve altresì tenersi conto delle dimensioni dell’impresa
         e del fatto che essa intrattenga o meno abituali relazioni commerciali con i paesi in questione.
      
      45      Quanto alle operazioni di controllo come quelle di cui alla causa principale, va rilevato che esse costituiscono un insieme.
         Quindi, un procedimento d’ispezione che si svolga nel corso di più mesi, che comporti verifiche in loco e l’audizione dell’impresa
         coinvolta le cui dichiarazioni sono verbalizzate consente di presumere che la predetta impresa sia a conoscenza delle ragioni
         per le quali il procedimento d’ispezione è stato intrapreso e la natura dei fatti che le vengono addebitati. 
      
      46      Anche circostanze del genere atte a dimostrare che l’impresa interessata è stata sentita, con cognizione di causa, nel corso
         dell’ispezione vanno prese in considerazione.
      
      47      Spetta al giudice investito della controversia principale esaminare se, alla luce in particolare di tali vari criteri, il
         termine concesso dall’amministrazione competente all’interno della forbice temporale prevista dalla legge nazionale soddisfi
         le prescrizioni del diritto comunitario sopra rammentate. 
      
      48      Quanto alla questione di quale incidenza possa avere sulla decisione contestata nella causa principale il fatto che la stessa
         sia stata adottata tredici giorni dopo che la società era stata informata di avere un termine di otto giorni di tempo per
         presentare le sue osservazioni, occorre fornire le seguenti precisazioni.
      
      49      La regola secondo cui il destinatario di una decisione ad esso lesiva deve essere messo in condizione di far valere le proprie
         osservazioni prima che la stessa sia adottata ha lo scopo di mettere l’autorità competente in grado di tener conto di tutti
         gli elementi del caso. Al fine di assicurare una tutela effettiva della persona o dell’impresa coinvolta, la suddetta regola
         ha in particolare l’obiettivo di consentire a queste ultime di correggere un errore o far valere elementi relativi alla loro
         situazione personale tali da far sì che la decisione sia adottata o non sia adottata, ovvero abbia un contenuto piuttosto
         che un altro.
      
      50      In tale contesto, il rispetto dei diritti della difesa implica, perché possa ritenersi che il beneficiario di tali diritti
         sia stato messo in condizione di manifestare utilmente il proprio punto di vista, che l’amministrazione esamini, con tutta
         l’attenzione necessaria, le osservazioni della persona o dell’impresa coinvolta. 
      
      51      Spetta unicamente al giudice nazionale verificare se, tenuto conto del periodo intercorso tra il momento in cui l’amministrazione
         interessata ha ricevuto le osservazioni e la data in cui ha assunto la propria decisione, sia possibile o meno ritenere che
         essa abbia tenuto debitamente conto delle osservazioni che le sono state trasmesse.
      
      52      Occorre pertanto rispondere al giudice del rinvio dichiarando che, per quanto riguarda la riscossione di un debito doganale
         al fine di procedere al recupero a posteriori di dazi doganali all’importazione, un termine da otto a quindici giorni concesso
         all’importatore sospettato di aver commesso un’infrazione doganale affinché questi presenti le proprie osservazioni è, in
         linea di principio, conforme alle prescrizioni del diritto comunitario.
      
      53      Spetta al giudice nazionale adito stabilire se, alla luce delle circostanze particolari della causa, il termine concretamente
         concesso a detto importatore gli abbia consentito di essere utilmente ascoltato dalle autorità doganali. 
      
      54      Il giudice nazionale deve inoltre verificare se, in considerazione del periodo intercorso tra il momento in cui l’amministrazione
         interessata ha ricevuto le osservazioni dell’importatore e la data in cui ha adottato la sua decisione, sia possibile o meno
         ritenere che essa abbia tenuto debitamente conto delle osservazioni che le sono state trasmesse.
      
       Sulle spese
      55      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara: 
      1)      Per quanto riguarda la riscossione di un debito doganale al fine di procedere al recupero a posteriori di dazi doganali all’importazione,
            un termine da otto a quindici giorni concesso all’importatore sospettato di aver commesso un’infrazione doganale affinché
            questi presenti le proprie osservazioni è, in linea di principio, conforme alle prescrizioni del diritto comunitario. 
      2)      Spetta al giudice nazionale adito stabilire se, alla luce delle circostanze particolari della causa, il termine concretamente
            concesso a detto importatore gli abbia consentito di essere utilmente ascoltato dalle autorità doganali. 
      3)      Il giudice nazionale deve inoltre verificare se, in considerazione del periodo intercorso tra il momento in cui l’amministrazione
            interessata ha ricevuto le osservazioni dell’importatore e la data in cui ha adottato la sua decisione, sia possibile o meno
            ritenere che essa abbia tenuto adeguatamente conto delle osservazioni che le sono state trasmesse.
      Firme
      * Lingua processuale: il portoghese.