CELEX: 51995PC0295
Language: it
Date: 1995-09-08
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO AIUTI ALLE POLITICHE E AI PROGRAMMI DEMOGRAFICI NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

Avis juridique important

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51995PC0295

Proposta di REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO AIUTI ALLE POLITICHE E AI PROGRAMMI DEMOGRAFICI NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO  /* COM/95/295 DEF - SYN 95/0166 */  

Gazzetta ufficiale n. C 310 del 22/11/1995 pag. 0013

Proposta  di regolamento (CE) del Consiglio - Aiuti alle politiche e ai programmi demografici nei paesi in  via di sviluppo (95/C 310/14) COM(95) 295 def. - 95/0166(SYN)(Presentata dalla Commissione  l'8 settembre 1995) IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 130 W, vista la proposta della Commissione, in cooperazione con il Parlamento europeo, considerando che la capacità della maggior parte dei paesi in via di sviluppo di progredire dal  punto di vista socioeconomico è notevolmente limitata da elevati tassi di crescita demografica e  che in tali paesi sono stati approvati programmi nazionali in materia di frequenza delle nascite; considerando che con le risoluzioni dell'11 novembre 1986, «Popolazione e sviluppo» e del 18  novembre 1992, «La pianificazione familiare nelle politiche demografiche dei paesi in via di  sviluppo», il Consiglio ha riconosciuto la necessità di rispondere alla domanda urgente  insoddisfatta di servizi di pianificazione familiare, pur sottolineando la necessità di aiutare i  paesi in via di sviluppo ad attuare programmi demografici globali che tengano conto dei vari  fattori che influenzano il contenimento della fecondità; considerando che dal 1990 la Comunità partecipa al finanziamento di progetti aventi tali obiettivi  con azioni specifiche e pilota, e che, in base al piano d'azione della Conferenza internazionale  sulla popolazione e lo sviluppo del Cairo, è opportuno che la Comunità aumenti le proprie  iniziative in materia di cooperazione specifica; considerando che la Comunità europea si è impegnata a proseguire l'opera della conferenza del  Cairo, segnatamente fornendo un maggiore sostegno finanziario ai programmi demografici nei paesi in  via di sviluppo; considerando che occorre permettere ai paesi beneficiari di avviare politiche demografiche  equilibrate compatibili con lo sviluppo sostenibile, nonché di mettere a punto strategie per  l'emancipazione femminile, fattore decisivo del contenimento delle nascite, mediante azioni a  carattere sociale, economico e culturale, in particolare nei settori chiave della sanità e  dell'istruzione; considerando che nuove azioni in tal senso favoriscono il progresso economico e sociale sostenibile  dei paesi in via di sviluppo e il loro inserimento armonioso e progressivo nell'economia mondiale; considerando che il presente programma deve essere finanziato sul bilancio comunitario sotto forma  di aiuti non rimborsabili; considerando che devono essere determinate le modalità e le regole di gestione di tale forma di  cooperazione, DECIDE: Articolo 1 La Comunità attua azioni di cooperazione al fine di sostenere le  politiche demografiche nei paesi in via di sviluppo. Articolo 2 1. Le azioni da finanziare nell'ambito della cooperazione di cui all'articolo 1  dovranno tener conto dei seguenti obiettivi prioritari: - consentire alle donne e agli uomini di scegliere liberamente con cognizione di causa il numero di  figli che desiderano e la frequenza delle nascite; - contribuire a creare un ambiente socioculturale, economico ed educativo, in particolare per le  donne, favorevole al libero esercizio di tale scelta; - aiutare a sviluppare o a riformare i sistemi sanitari per migliorare l'accessibilità e la qualità  dell'assistenza alla salute riproduttiva e in tal modo ridurre notevolmente i rischi sanitari per  le donne e i bambini. 2. L'aiuto comunitario può essere assegnato a progetti comprendenti attività riguardanti: - il sostegno alla creazione e allo sviluppo dei servizi di pianificazione familiare, nell'ambito  di politicheattuate dai governi, dagli organismi internazionali e dalle ONG, rivolte segnatamente  ai gruppi emarginati in cui tale problematica è più sentita; - il sostegno all'azione nei settori dell'istruzione femminile e della sanità, che si tratti della  definizione, dell'applicazione o del finanziamento delle politiche; - il miglioramento delle infrastrutture, delle attrezzature, dei rifornimenti o della formazione  per quanto riguarda l'assistenza alla salute riproduttiva; - il sostegno alle campagne d'informazione, istruzione e sensibilizzazione onde favorire in  particolare la presa di coscienza dei vantaggi per l'intera società derivanti dall'accelerazione  della transizione demografica; - lo sviluppo dell'organizzazione comunitaria, del settore associativo, delle ONG locali e della  cooperazione Sud/Sud per l'attuazione dei programmi nonché per lo scambio di esperienze e il  sostegno delle reti di cooperazione fra partner. Articolo 3 I beneficiari dell'aiuto e i partner della cooperazione comprenderanno non soltanto  Stati e regioni, ma anche servizi decentrati, organizzazioni regionali, agenzie governative,  comunità tradizionali o locali, industrie e operatori privati, comprese cooperative ed  organizzazioni non governative nonché associazioni rappresentative delle popolazioni locali. Articolo 4 1. I mezzi che possono essere impiegati nel quadro delle azioni di cui all'articolo 2  comprendono segnatamente studi, assistenza tecnica, formazione o altri servizi, forniture e lavori,  revisioni contabili e missioni di valutazione e di controllo. 2. Il finanziamento comunitario può coprire spese tanto di investimento, ad esclusione  dell'acquisto di beni immobili, quanto di funzionamento, in valuta o in moneta locale, secondo le  esigenze di esecuzione delle azioni. Tuttavia, ad eccezione dei programmi di formazione, le spese  di funzionamento possono in generale essere prese in carico unicamente per la fase di avvio e in  modo decrescente. 3. Ci si adopererà sistematicamente per ottenere un contributo, segnatamente finanziario, dai  richiedenti o dai partner ai quali è destinato il beneficio finale dell'azione (paesi, comunità  locali, imprese o altri), nei limiti delle loro possibilità e in funzione della natura di ciascuna  azione. 4. Si cercheranno possibilità di cofinanziamento, in particolare con gli Stati membri o con  organizzazioni multilaterali, regionali o di altro tipo. Saranno prese le misure necessarie per  mantenere il carattere comunitario degli aiuti forniti ai sensi del presente regolamento. 5. Al fine di accrescere la coerenza e la complementarità tra le azioni finanziate dalla Comunità e  quelle finanziate dagli Stati membri, allo scopo di garantire l'efficacia ottimale di tali azioni  nel loro complesso, la Commissione prende tutte le misure necessarie di coordinamento, in  particolare: a) l'instaurazione di un sistema di scambio sistematico di informazioni sulle azioni finanziate o  il cui finanziamento è previsto dalla Comunità e dagli Stati membri; b) un coordinamento sul luogo di attuazione delle azioni mediante riunioni periodiche e lo scambio  di informazioni fra i rappresentanti della Commissione e degli Stati membri nel paese  beneficiario. Articolo 5 Il sostegno finanziario ai sensi del presente regolamento è concesso sotto forma di  aiuti non rimborsabili. Articolo 6 1. La Commissione ha il compito di istruire, decidere e gestire le azioni di cui al  presente regolamento secondo le procedure di bilancio e le altre procedure in vigore, in  particolare quelle previste dal regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle  Comunità. 2. Le decisioni riguardanti le azioni il cui finanziamento a titolo del presente regolamento supera  i 2 Mio di ECU per azione e qualsiasi modifica che comporti un aumento superiore al 20 %  dell'importo inizialmente convenuto per l'azione stessa vengono prese secondo la procedura di cui  all'articolo 7. 3. Qualsiasi convenzione o contratto di finanziamento concluso a titolo del presente regolamento  prevede che la Commissione e la Corte dei conti possano effettuare controlli in loco secondo le  consuete modalità stabilite dalla Commissione nell'ambito delle disposizioni in vigore, in  particolare quelle del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità. 4. Quando le azioni comportano una convenzione di finanziamento tra la Comunità e il paese  beneficiario questa prevede che i pagamenti di tasse, dazi e oneri non siano a carico della  Comunità. 5. La partecipazione alle gare e ai contratti d'appalto è aperta, a parità di condizioni, a tutte  le persone fisiche e giuridiche degli Stati membri e dello Stato beneficiario. Essa può essere  estesa ad altri paesi in via di sviluppo. 6. Le forniture sono originarie degli Stati membri, dello Stato beneficiario o di altri paesi in  via di sviluppo. In casi eccezionali, debitamente giustificati, le forniture possono provenire da  altri paesi. Articolo 7 1. La Commissione è assistita da un comitato consultivo composto dai rappresentanti  degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione, vale a dire, a seconda del  paese o della regione beneficiaria delle misure: a) per i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, il comitato FES, istituito dall'articolo 21  dell'accordo interno n. 91/401/CEE, relativo al finanziamento e alla gestione degli aiuti della  Comunità nell'ambito della Quarta convenzione di Lomé, concluso il 16 luglio 1990 dai  rappresentanti degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio; b) per i paesi del Mediterraneo, il comitato MED, istituito dall'articolo 6 del regolamento (CEE)  n. 1762/92 del Consiglio (1), adottato dal Consiglio il 29 giugno 1992; c) per i paesi dell'America Latina e dell'Asia, il comitato ALA, istituito dall'articolo 15 del  regolamento (CEE) n. 443/92 del Consiglio (2), adottato dal Consiglio il 25 febbraio 1992. 2. Il rappresentante della Commissione presenta al comitato un progetto delle misure da adottare.  Il comitato presenta il proprio parere sul progetto in questione entro un termine che il presidente  ha la facoltà di fissare in funzione dell'urgenza della questione, se del caso procedendo a  votazione. Il parere è inserito nel verbale e ciascuno Stato membro ha il diritto di chiedere che la sua  posizione vi figuri. La Commissione tiene nel massimo conto il parere del comitato e lo informa della maniera in cui ne  ha tenuto conto. 3. Una volta l'anno si procederà a uno scambio di pareri in base alla presentazione, da parte del  presidente della Commissione, degli orientamenti generali per le azioni da attuare nell'anno  successivo, nell'ambito di una riunione congiunta dei tre comitati di cui al paragrafo 1. Articolo 8 Alla fine di ogni esercizio finanziario la Commissione sottopone al Parlamento europeo  e al Consiglio una relazione annuale comprendente la sintesi delle azioni finanziate nel corso  dell'esercizio e una valutazione sull'esecuzione del presente regolamento nel corso dello stesso  esercizio. La sintesi contiene in particolare informazioni riguardanti gli operatori con i quali  sono stati conclusi i contratti d'appalto. La relazione include altresì un riassunto delle eventuali valutazioni esterne effettuate su azioni  specifiche. Articolo 9 Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione  nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente  applicabile in ciascuno degli Stati membri. (1) GU n. L 181 dell'1. 7. 1992, pag. 1.  (2) GU n. L 32 del 27. 2. 1992, pag. 1.   Proposta  di regolamento (CE) del Consiglio - Aiuti alle politiche e ai programmi demografici nei paesi in  via di sviluppo (95/C 310/14) COM(95) 295 def. - 95/0166(SYN)(Presentata dalla Commissione  l'8 settembre 1995) IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 130 W, vista la proposta della Commissione, in cooperazione con il Parlamento europeo, considerando che la capacità della maggior parte dei paesi in via di sviluppo di progredire dal  punto di vista socioeconomico è notevolmente limitata da elevati tassi di crescita demografica e  che in tali paesi sono stati approvati programmi nazionali in materia di frequenza delle nascite; considerando che con le risoluzioni dell'11 novembre 1986, «Popolazione e sviluppo» e del 18  novembre 1992, «La pianificazione familiare nelle politiche demografiche dei paesi in via di  sviluppo», il Consiglio ha riconosciuto la necessità di rispondere alla domanda urgente  insoddisfatta di servizi di pianificazione familiare, pur sottolineando la necessità di aiutare i  paesi in via di sviluppo ad attuare programmi demografici globali che tengano conto dei vari  fattori che influenzano il contenimento della fecondità; considerando che dal 1990 la Comunità partecipa al finanziamento di progetti aventi tali obiettivi  con azioni specifiche e pilota, e che, in base al piano d'azione della Conferenza internazionale  sulla popolazione e lo sviluppo del Cairo, è opportuno che la Comunità aumenti le proprie  iniziative in materia di cooperazione specifica; considerando che la Comunità europea si è impegnata a proseguire l'opera della conferenza del  Cairo, segnatamente fornendo un maggiore sostegno finanziario ai programmi demografici nei paesi in  via di sviluppo; considerando che occorre permettere ai paesi beneficiari di avviare politiche demografiche  equilibrate compatibili con lo sviluppo sostenibile, nonché di mettere a punto strategie per  l'emancipazione femminile, fattore decisivo del contenimento delle nascite, mediante azioni a  carattere sociale, economico e culturale, in particolare nei settori chiave della sanità e  dell'istruzione; considerando che nuove azioni in tal senso favoriscono il progresso economico e sociale sostenibile  dei paesi in via di sviluppo e il loro inserimento armonioso e progressivo nell'economia mondiale; considerando che il presente programma deve essere finanziato sul bilancio comunitario sotto forma  di aiuti non rimborsabili; considerando che devono essere determinate le modalità e le regole di gestione di tale forma di  cooperazione, DECIDE: Articolo 1 La Comunità attua azioni di cooperazione al fine di sostenere le  politiche demografiche nei paesi in via di sviluppo. Articolo 2 1. Le azioni da finanziare nell'ambito della cooperazione di cui all'articolo 1  dovranno tener conto dei seguenti obiettivi prioritari: - consentire alle donne e agli uomini di scegliere liberamente con cognizione di causa il numero di  figli che desiderano e la frequenza delle nascite; - contribuire a creare un ambiente socioculturale, economico ed educativo, in particolare per le  donne, favorevole al libero esercizio di tale scelta; - aiutare a sviluppare o a riformare i sistemi sanitari per migliorare l'accessibilità e la qualità  dell'assistenza alla salute riproduttiva e in tal modo ridurre notevolmente i rischi sanitari per  le donne e i bambini. 2. L'aiuto comunitario può essere assegnato a progetti comprendenti attività riguardanti: - il sostegno alla creazione e allo sviluppo dei servizi di pianificazione familiare, nell'ambito  di politicheattuate dai governi, dagli organismi internazionali e dalle ONG, rivolte segnatamente  ai gruppi emarginati in cui tale problematica è più sentita; - il sostegno all'azione nei settori dell'istruzione femminile e della sanità, che si tratti della  definizione, dell'applicazione o del finanziamento delle politiche; - il miglioramento delle infrastrutture, delle attrezzature, dei rifornimenti o della formazione  per quanto riguarda l'assistenza alla salute riproduttiva; - il sostegno alle campagne d'informazione, istruzione e sensibilizzazione onde favorire in  particolare la presa di coscienza dei vantaggi per l'intera società derivanti dall'accelerazione  della transizione demografica; - lo sviluppo dell'organizzazione comunitaria, del settore associativo, delle ONG locali e della  cooperazione Sud/Sud per l'attuazione dei programmi nonché per lo scambio di esperienze e il  sostegno delle reti di cooperazione fra partner. Articolo 3 I beneficiari dell'aiuto e i partner della cooperazione comprenderanno non soltanto  Stati e regioni, ma anche servizi decentrati, organizzazioni regionali, agenzie governative,  comunità tradizionali o locali, industrie e operatori privati, comprese cooperative ed  organizzazioni non governative nonché associazioni rappresentative delle popolazioni locali. Articolo 4 1. I mezzi che possono essere impiegati nel quadro delle azioni di cui all'articolo 2  comprendono segnatamente studi, assistenza tecnica, formazione o altri servizi, forniture e lavori,  revisioni contabili e missioni di valutazione e di controllo. 2. Il finanziamento comunitario può coprire spese tanto di investimento, ad esclusione  dell'acquisto di beni immobili, quanto di funzionamento, in valuta o in moneta locale, secondo le  esigenze di esecuzione delle azioni. Tuttavia, ad eccezione dei programmi di formazione, le spese  di funzionamento possono in generale essere prese in carico unicamente per la fase di avvio e in  modo decrescente. 3. Ci si adopererà sistematicamente per ottenere un contributo, segnatamente finanziario, dai  richiedenti o dai partner ai quali è destinato il beneficio finale dell'azione (paesi, comunità  locali, imprese o altri), nei limiti delle loro possibilità e in funzione della natura di ciascuna  azione. 4. Si cercheranno possibilità di cofinanziamento, in particolare con gli Stati membri o con  organizzazioni multilaterali, regionali o di altro tipo. Saranno prese le misure necessarie per  mantenere il carattere comunitario degli aiuti forniti ai sensi del presente regolamento. 5. Al fine di accrescere la coerenza e la complementarità tra le azioni finanziate dalla Comunità e  quelle finanziate dagli Stati membri, allo scopo di garantire l'efficacia ottimale di tali azioni  nel loro complesso, la Commissione prende tutte le misure necessarie di coordinamento, in  particolare: a) l'instaurazione di un sistema di scambio sistematico di informazioni sulle azioni finanziate o  il cui finanziamento è previsto dalla Comunità e dagli Stati membri; b) un coordinamento sul luogo di attuazione delle azioni mediante riunioni periodiche e lo scambio  di informazioni fra i rappresentanti della Commissione e degli Stati membri nel paese  beneficiario. Articolo 5 Il sostegno finanziario ai sensi del presente regolamento è concesso sotto forma di  aiuti non rimborsabili. Articolo 6 1. La Commissione ha il compito di istruire, decidere e gestire le azioni di cui al  presente regolamento secondo le procedure di bilancio e le altre procedure in vigore, in  particolare quelle previste dal regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle  Comunità. 2. Le decisioni riguardanti le azioni il cui finanziamento a titolo del presente regolamento supera  i 2 Mio di ECU per azione e qualsiasi modifica che comporti un aumento superiore al 20 %  dell'importo inizialmente convenuto per l'azione stessa vengono prese secondo la procedura di cui  all'articolo 7. 3. Qualsiasi convenzione o contratto di finanziamento concluso a titolo del presente regolamento  prevede che la Commissione e la Corte dei conti possano effettuare controlli in loco secondo le  consuete modalità stabilite dalla Commissione nell'ambito delle disposizioni in vigore, in  particolare quelle del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità. 4. Quando le azioni comportano una convenzione di finanziamento tra la Comunità e il paese  beneficiario questa prevede che i pagamenti di tasse, dazi e oneri non siano a carico della  Comunità. 5. La partecipazione alle gare e ai contratti d'appalto è aperta, a parità di condizioni, a tutte  le persone fisiche e giuridiche degli Stati membri e dello Stato beneficiario. Essa può essere  estesa ad altri paesi in via di sviluppo. 6. Le forniture sono originarie degli Stati membri, dello Stato beneficiario o di altri paesi in  via di sviluppo. In casi eccezionali, debitamente giustificati, le forniture possono provenire da  altri paesi. Articolo 7 1. La Commissione è assistita da un comitato consultivo composto dai rappresentanti  degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione, vale a dire, a seconda del  paese o della regione beneficiaria delle misure: a) per i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, il comitato FES, istituito dall'articolo 21  dell'accordo interno n. 91/401/CEE, relativo al finanziamento e alla gestione degli aiuti della  Comunità nell'ambito della Quarta convenzione di Lomé, concluso il 16 luglio 1990 dai  rappresentanti degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio; b) per i paesi del Mediterraneo, il comitato MED, istituito dall'articolo 6 del regolamento (CEE)  n. 1762/92 del Consiglio (1), adottato dal Consiglio il 29 giugno 1992; c) per i paesi dell'America Latina e dell'Asia, il comitato ALA, istituito dall'articolo 15 del  regolamento (CEE) n. 443/92 del Consiglio (2), adottato dal Consiglio il 25 febbraio 1992. 2. Il rappresentante della Commissione presenta al comitato un progetto delle misure da adottare.  Il comitato presenta il proprio parere sul progetto in questione entro un termine che il presidente  ha la facoltà di fissare in funzione dell'urgenza della questione, se del caso procedendo a  votazione. Il parere è inserito nel verbale e ciascuno Stato membro ha il diritto di chiedere che la sua  posizione vi figuri. La Commissione tiene nel massimo conto il parere del comitato e lo informa della maniera in cui ne  ha tenuto conto. 3. Una volta l'anno si procederà a uno scambio di pareri in base alla presentazione, da parte del  presidente della Commissione, degli orientamenti generali per le azioni da attuare nell'anno  successivo, nell'ambito di una riunione congiunta dei tre comitati di cui al paragrafo 1. Articolo 8 Alla fine di ogni esercizio finanziario la Commissione sottopone al Parlamento europeo  e al Consiglio una relazione annuale comprendente la sintesi delle azioni finanziate nel corso  dell'esercizio e una valutazione sull'esecuzione del presente regolamento nel corso dello stesso  esercizio. La sintesi contiene in particolare informazioni riguardanti gli operatori con i quali  sono stati conclusi i contratti d'appalto. La relazione include altresì un riassunto delle eventuali valutazioni esterne effettuate su azioni  specifiche. Articolo 9 Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione  nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente  applicabile in ciascuno degli Stati membri. (1) GU n. L 181 dell'1. 7. 1992, pag. 1.  (2) GU n. L 32 del 27. 2. 1992, pag. 1.