CELEX: C2004/300/89
Language: it
Date: 2004-12-04 00:00:00
Title: Causa T-375/04: Ricorso della Grandits GmbH e di altri cinque ricorrenti contro la Commissione delle Comunità europee, proposto il 17 settembre 2004

4.12.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 300/45
            
         Ricorso della Grandits GmbH e di altri cinque ricorrenti contro la Commissione delle Comunità europee, proposto il 17 settembre 2004
   (Causa T-375/04)
   (2004/C 300/89)
   Lingua processuale: il tedesco
   Il 17 settembre 2004 la Grandits GmbH, con sede in Kirchschlag (Austria), la Scheucher-Fleisch GmbH, con sede in Ungerdorf (Austria), la Tauernfleisch Vertriebs GmbH, con sede in Flattach (Austria), la Wech-Kärntner Truthahnverarbeitung GmbH, con sede in Glanegg (Austria), la Wech-Geflügel GmbH, con sede in St. Andrä (Austria) e Johann Zsifkovics, residente in Vienna (Austria), rappresentati dagli avv.ti J. Hofer e T. Humer, hanno proposto, dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee, un ricorso contro la Commissione delle Comunità europee.
   I ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               annullare la decisione della Commissione 30 giugno 2004, C(2004) 2037 def., relativa all'aiuto di Stato NN 34A 2000/Austria «Programmi di controllo della qualità, marchio biologico AMA e marchio di qualità AMA»;
            
         
               —
            
            
               condannare la Commissione alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti
   I ricorrenti fanno valere anzitutto la violazione di norme processuali. La Commissione avrebbe considerato le misure oggetto della decisione impugnata come aiuti notificati, sebbene l'Austria non avesse effettuato alcuna notifica. La Commissione avrebbe violato l'art. 4, n. 4, del regolamento n. 659/1999, in quanto essa non disporrebbe di alcun margine discrezionale ed avrebbe dovuto avviare il procedimento di indagine formale. La Commissione avrebbe violato l'obbligo di motivazione, non avendo esaminato con diligenza e imparzialità tutti gli elementi di fatto e di diritto comunicatile dai ricorrenti. Un periodo di 52 mesi non sarebbe adeguato nell'ambito del procedimento di indagine preventiva e costituirebbe una violazione del principio generale del termine ragionevole.
   I ricorrenti fanno valere inoltre la violazione dell'art. 87, n. 3, lett. c), CE. La Commissione avrebbe affermato sulla base di indagini e di accertamenti di fatto insufficienti che i requisiti per la fattispecie derogatoria di cui all'art. 87, n. 3, lett. c), CE sono soddisfatti.
   I ricorrenti lamentano infine la violazione del divieto di esecuzione di cui agli artt. 88, n. 3, terza frase, CE e 3 del regolamento n. 659/99. L'esecuzione di aiuti non notificati sarebbe vietata. Una regolarizzazione retroattiva per mezzo della decisione finale sarebbe illegittima.