CELEX: 61988CJ0025
Language: it
Date: 1989-05-11
Title: Sentenza della Corte dell'11 maggio 1989. # Procedimento penale contro Esther Renée Wurmser, vedova Bouchara, e società Norlaine. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunal de grande instance de Bobigny - Francia. # Restrizioni di effetto equivalente - Responsabilità penale al momento della prima immissione sul mercato. # Causa 25/88.

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61988J0025

SENTENZA DELLA CORTE DELL'11 MAGGIO 1989.  -  PUBBLICO MINISTERO CONTRO E. R. WURMSER VED. BOUCHARA E LA SOCIETA NORLAINE.  -  DOMANDA DI PRONUNCIA PREGIUDIZIALE, PROPOSTA DAL TRIBUNAL DE GRANDE INSTANCE DI BOBIGNY.  -  LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI.  -  CAUSA 25/88.  

raccolta della giurisprudenza 1989 pagina 01105

MassimaPartiMotivazione della sentenzaDecisione relativa alle speseDispositivo
Parole chiave

++++Libera circolazione delle merci - Restrizioni quantitative - Misure d' effetto equivalente - Normativa che impone a chi immette per primo un prodotto sul mercato l' obbligo di verificarne la conformità con le prescrizioni relative alla sicurezza ed alla salute delle persone, alla correttezza delle operazioni commerciali ed alla tutela dei consumatori - Ammissibilità - Presupposti - Proporzionalità degli obblighi imposti agli importatori - Presa in considerazione degli attestati rilasciati nello Stato membro di produzione  ( Trattato CEE, artt . 30 e 36 )  

Massima

Allo stato attuale del diritto comunitario, una disposizione che impone al responsabile della prima immissione sul mercato nazionale di un prodotto di verificare, salvo far sorgere la sua responsabilità penale, la conformità di tale prodotto alle prescrizioni vigenti su detto mercato e relative alla sicurezza e alla salute delle persone, alla lealtà dei negozi commerciali e alla protezione dei consumatori è compatibile con gli artt . 30 e 36 del trattato CEE a condizione che la sua applicazione ai prodotti fabbricati in un altro Stato membro non sia accompagnata da obblighi che eccedano quanto necessario per conseguire lo scopo perseguito, tenuto conto, in primo luogo, della rilevanza dell' interesse generale in questione e, in secondo luogo, dei mezzi di prova normalmente a disposizione di un importatore; in particolare, relativamente alla verifica delle informazioni sulla composizione di un prodotto, fornite ai consumatori in occasione della messa in vendita di tale prodotto, l' importatore deve poter fare affidamento sui certificati rilasciati dalle autorità dello Stato membro di produzione o da un laboratorio all' uopo riconosciuto da tali autorità, oppure, se la legge di tale Stato non impone la produzione di detti certificati, su altre attestazioni che presentino un grado di garanzia analogo . 

Parti

Nel procedimento 25/88,  avente ad oggetto la domanda di pronunzia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma dell' art . 177 del trattato CEE, dal tribunal de grande instance di Bobigny nel procedimento penale intrapreso dinanzi ad esso  contro  Esther Renée Wurmser, vedova Bouchara, e della società Norlaine,  domanda vertente sull' interpretazione degli artt . 30 e 36 del trattato,  LA CORTE,  composta dai signori O . Due, presidente, R . Joliet, T.F . O' Higgins e F . Grévisse, presidenti di sezione, Sir Gordon Slynn, G.F . Mancini, F.A . Schockweiler, J.C . Moitinho de Almeida e G.C . Rodríguez Iglesias, giudici,  avvocato generale : W . Van Gerven  cancelliere : H.A . Ruehl, amministratore principale  viste le osservazioni presentate :  - per la sig.ra Esther Renée Wurmser, vedova Bouchara, imputata nel procedimento principale, e per le parti civilmente responsabili, dall' avv . J.P . Sulzer del foro di Parigi,  - per la Repubblica francese, nella fase scritta del procedimento, dalla sig.ra E . Belliard, vicedirettore presso la direzione degli affari legali del Ministero degli esteri, in qualità di agente, assistita dal sig . M . Giacomini, segretario degli affari esteri presso la direzione degli affari legali del Ministero degli esteri, in qualità di agente supplente, e, nella fase orale, dal sig . M . Giacomini, in qualità di agente, assistito dai sigg . Tibilan e Dobking, funzionari, rispettivamente, del Ministero delle finanze ( servizio repressione frodi ) e del Ministero della giustizia,  - per la Commissione delle Comunità europee, dal sig . R . Wainwright, consigliere giuridico, in qualità di agente,  vista la relazione d' udienza ed in seguito alla trattazione orale del 22 novembre 1988,  sentite le conclusioni dell' avvocato generale presentate all' udienza del 15 dicembre 1988,  ha pronunziato la seguente  Sentenza  

Motivazione della sentenza

1 Con ordinanza del 29 ottobre 1987, pervenuta alla Corte il 25 gennaio 1988, il tribunal de grande instance di Bobigny ha proposto, a norma dell' art . 177 del trattato CEE, due questioni pregiudiziali relative all' interpretazione degli artt . 30 e 36 del trattato onde valutare la compatibilità con il diritto comunitario di una disposizione di legge francese che impone all' importatore di verificare, salvo incorrere in responsabilità penali, la conformità del prodotto importato con le prescrizioni vigenti .  2 Tali questioni sono state sollevate nell' ambito dei procedimenti penali intentati nei confronti dei responsabili della società per azioni Norlaine, imputati del reato di frode per aver messo o fatto mettere in vendita prodotti tessili recanti false indicazioni in ordine alla loro composizione, reato punito in particolare dalla legge 1° agosto 1905, relativa alle frodi e alle falsificazioni in materia di prodotti o di servizi, come modificata dalla legge 21 luglio 1983, n . 83-660, relativa alla sicurezza dei consumatori ( JORF, pag . 2262 ).  3 Risulta dagli atti che nel 1984 la società Norlaine, centrale di acquisto dei negozi gestiti sotto l' insegna "Bouchara", importava tessuti forniti da fabbricanti italiani e tedeschi e accompagnati da fatture recanti la composizione dei prodotti . La società rivendeva tali tessuti ai suoi clienti riproducendo sulle sue fatture le indicazioni dei fornitori stranieri che venivano in seguito riportate sui tessuti venduti ai consumatori dai negozi "Bouchara ".  4 Dopo aver fatto analizzare i campioni prelevati in uno di tali negozi, il servizio del consumo e della repressione delle frodi constatava che la composizione dei tessuti non corrispondeva a quella così indicata . Il pubblico ministero intentava quindi dei procedimenti penali dinanzi al tribunal de grande instance di Bobigny basandosi, in particolare, sull' art . 11, n . 4, della legge precitata ai sensi del quale :  "fin dal momento della prima immissione sul mercato, i prodotti debbono rispondere alle disposizioni in vigore relative alla sicurezza e alla salute delle persone, alla lealtà delle operazioni commerciali ed alla tutela dei consumatori .  Il responsabile della prima immissione sul mercato di una merce è quindi tenuto a verificare che questa sia conforme alle disposizioni in vigore ".  5 Avendo le imputate fatto valere che tale disposizione era incompatibile con l' art . 30 del trattato CEE, il tribunale ha sospeso il giudizio sottoponendo alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali :  "1 ) Se le disposizioni dell' art . 11, n . 4, della legge 1° agosto 1905, modificata, relativa alle frodi e alle falsificazioni in materia di prodotti o servizi, siano compatibili con l' art . 30 del trattato di Roma che vieta le restrizioni quantitative all' importazione nonché le misure di effetto equivalente .  2 ) In caso di soluzione negativa della prima questione, se la normativa francese costituisca una deroga all' art . 30 del trattato di Roma giustificata dall' art . 36 dello stesso trattato ".  6 Per una più ampia illustrazione dello sfondo giuridico e degli antefatti del procedimento principale, dello svolgimento del procedimento nonché delle osservazioni presentate alla Corte si fa rinvio alla relazione d' udienza . Questi elementi del fascicolo sono richiamati solo nella misura necessaria alla comprensione del ragionamento della Corte .  7 Con le sue questioni pregiudiziali, il giudice nazionale cerca, in sostanza, di stabilire se l' applicazione a prodotti importati da un altro Stato membro di una disposizione che impone al responsabile della prima immissione sul mercato nazionale di un prodotto di verificare, salvo incorrere in responsabilità penali, la conformità di tale prodotto alle prescrizioni in vigore su detto mercato e relative alla sicurezza e alla salute delle persone, alla lealtà dei negozi commerciali e alla protezione dei consumatori sia compatibile con gli artt . 30 e 36 del trattato CEE .  8 Ai sensi dell' art . 30 del trattato "sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all' importazione nonché qualsiasi misura di effetto equivalente ". Conformemente alla giurisprudenza costante della Corte ( vedasi, in primo luogo, sentenza 11 luglio 1974, Dassonville, causa 8/74, Racc . pag . 837 ) costituisce una misura di effetto equivalente ogni provvedimento che possa ostacolare direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, gli scambi intracomunitari .  9 Occorre riconoscere che una norma che impone al responsabile della prima immissione sul mercato nazionale di un prodotto di verificare la conformità di quest' ultimo con le disposizioni vigenti su tale mercato potrebbe indurre un operatore economico, che proceda sia alla distribuzione di prodotti di fabbricazione nazionale che all' importazione di prodotti analoghi, a preferire i prodotti nazionali, la cui verifica spetta non a lui ma al fabbricante . Va pertanto esaminato se l' applicazione di una norma siffatta a prodotti importati da un altro Stato membro possa cionondimeno essere giustificata alla luce degli artt . 30 e 36 del trattato .  10 Al riguardo, occorre innanzitutto constatare che, tra gli interessi generali espressamente considerati dalla disposizione nazionale di cui è causa nel procedimento principale, solo la tutela della sicurezza e della salute delle persone rientra nell' art . 36 . Invece, la lealtà di negozi commerciali e la protezione dei consumatori figurano tra le esigenze imperative che, conformemente alla giurisprudenza della Corte ( vedasi, in primo luogo, la sentenza 20 febbraio 1979, Rewe,"Cassis de Dijon", causa 120/78, Racc . pag . 649 ), possono giustificare un provvedimento in grado di ostacolare gli scambi intracomunitari, a condizione però che tale provvedimento si applichi indistintamente ai prodotti nazionali e ai prodotti importati .  11 Una disposizione che, sia per i prodotti di fabbricazione nazionale che per i prodotti importati, imponga un obbligo di verifica al responsabile della prima immissione sul mercato si applica indistintamente, in linea di principio, a queste due categorie di prodotti . Pertanto, essa può essere giustificata nel contempo in forza dell' art . 36 e a norma dell' art . 30 del trattato quale interpretato dalla Corte nella precitata giurisprudenza .  12 Tuttavia la giustificazione, in base alle precitate norme del trattato, di un provvedimento unilaterale che ostacola il commercio intracomunitario presuppone che la materia di cui è causa non formi oggetto di una normativa comunitaria . Al riguardo, occorre constatare che non esistono, sul piano comunitario, norme generali relative alla verifica della conformità dei prodotti alle prescrizioni vigenti sul mercato interessato . Benché esistano direttive di armonizzazione in materia di pubblicità ingannevole e di denominazione di taluni prodotti, esse non disciplinano la questione di cui trattasi nel procedimento principale . Ne consegue che allo stato attuale del diritto comunitario tale questione resta assoggettata al diritto nazionale, nei limiti posti dagli artt . 30 e 36 del trattato .  13 Perché una norma nazionale in grado di produrre un effetto restrittivo sulle importazioni possa essere giustificata in forza dell' art . 36 del trattato o in base alle esigenze imperative in precedenza menzionate, essa deve però essere necessaria ai fini di una tutela efficace dell' interesse generale considerato e tale obiettivo non deve poter essere raggiunto attraverso provvedimenti meno restrittivi degli scambi comunitari . Occorre quindi esaminare se una disposizione nazionale come quella considerata nel procedimento principale risponda al principio di proporzionalità così espresso .  14 Quale provvedimento meno restrittivo degli scambi, gli imputati nel procedimento principale e la Commissione menzionano la possibilità di far intervenire la responsabilità penale del fabbricante straniero dinanzi ai giudici dello Stato membro importatore così come quella di un fabbricante nazionale .  15 Al riguardo, occorre rilevare che, anche ove il diritto penale dello Stato membro importatore contempli una siffatta possibilità, la sua applicazione presuppone che l' esportazione verso tale Stato avvenga a cura del fabbricante stesso e non di un operatore economico indipendente . Inoltre, allo stato attuale del diritto comunitario, quest' ultimo non contempla alcun obbligo di eseguire una condanna penale pronunciata dai giudici di un altro Stato membro . Stando così le cose, la possibilità di far sorgere la responsabilità penale di un fabbricante straniero che non abbia proceduto alla stessa verifica cui è tenuto il fabbricante nazionale non può bastare a conseguire l' obiettivo considerato da una disposizione come quella di cui trattasi nel procedimento principale .  16 Anche se, in linea di principio, l' obbligo, imposto al responsabile della prima messa in vendita di un prodotto sul mercato nazionale, di verificare la conformità di tale prodotto con le prescrizioni vigenti su detto mercato, allo stato attuale del diritto comunitario, può essere così giustificato da motivi attinenti alla sicurezza e alla salute delle persone, alla lealtà dei negozi commerciali e alla protezione dei consumatori, l' applicazione di un obbligo del genere nei confronti di prodotti fabbricati in un altro Stato membro deve tener conto, conformemente al principio di proporzionalità, da un lato, della rilevanza dell' interesse generale in gioco e, dall' altro, dei mezzi di prova normalmente a disposizione di un importatore .  17 In particolare, relativamente alla verifica delle informazioni sulla composizione di un prodotto fornite ai consumatori in occasione della messa in vendita del prodotto, non si può, in linea di massima, esigere che l' importatore proceda ad una verifica attraverso analisi del prodotto . Infatti, un obbligo del genere imporrebbe all' importatore un onere notevolmente maggiore in confronto a quello di un fabbricante nazionale, dal canto suo in possesso della composizione del prodotto, ed esso sarebbe spesso sproporzionato rispetto all' obiettivo perseguito, tenuto conto dell' esistenza di altre possibilità di verifica altrettanto affidabili e meno impegnative .  18 Come affermato dalla Corte, in particolare nella sua sentenza 17 dicembre 1981, Biologische Produkten ( causa 272/80, Racc . pag . 3277 ), benché non sia vietato ad uno Stato membro chiedere l' autorizzazione preliminare di taluni prodotti, anche se detti prodotti hanno già costituito oggetto di un' autorizzazione in un altro Stato membro, le autorità dello Stato importatore non hanno tuttavia il diritto di esigere senza necessità analisi tecniche o chimiche né prove di laboratorio, nel caso in cui le stesse analisi e le stesse prove siano già state effettuate nell' altro Stato membro ed i relativi risultati siano a disposizione delle autorità stesse . Tale regola costituisce espressione specifica di un principio più generale di fiducia reciproca tra le autorità degli Stati membri e deve quindi applicarsi anche qualora la verifica spetti all' importatore stesso . Ne consegue che quest' ultimo deve potersi liberare della sua responsabilità producendo un certificato riguardante la composizione del prodotto rilasciato dalle autorità dello Stato membro di produzione o da un laboratorio riconosciuto a tal fiine da dette autorità .  19 In ordine a prodotti per i quali la legge dello Stato membro produttore non impone la presentazione di certificati ufficiali relativi alla composizione del prodotto, l' importatore deve pure poter fare affidamento su altre attestazioni implicanti un grado di garanzia analogo . Spetta al giudice nazionale valutare se, tenuto conto di tutte le circostanze del caso di specie, gli attestati prodotti dall' importatore siano sufficienti a dimostrare che quest' ultimo ha soddisfatto al suo obbligo di verifica .  20 Occorre quindi risolvere le questioni pregiudiziali nel senso che, allo stato attuale del diritto comunitario, una disposizione che impone al responsabile della prima immissione sul mercato nazionale di un prodotto di verificare, salvo far sorgere la sua responsabilità penale, la conformità di tale prodotto alle prescrizioni vigenti su detto mercato e relative alla sicurezza e alla salute delle persone, alla lealtà dei negozi commerciali e alla protezione dei consumatori è compatibile con gli artt . 30 e 36 del trattato CEE, a condizione che la sua applicazione ai prodotti fabbricati in un altro Stato membro non sia accompagnata da obblighi che eccedano quanto necessario per conseguire lo scopo perseguito, tenuto conto, in primo luogo, della rilevanza dell' interesse generale in questione e, in secondo luogo, dei mezzi di prova normalmente a disposizione di un importatore; in particolare, relativamente alla verifica delle informazioni sulla composizione di un prodotto, fornite ai consumatori in occasione della messa in vendita di tale prodotto, l' importatore deve poter fare affidamento sui certificati rilasciati dalle autorità dello Stato membro di produzione o da un laboratorio all' uopo riconosciuto da tali autorità, oppure, se la legge di tale Stato non impone la produzione di detti certificati, su altre attestazioni che presentino un grado di garanzia analogo .  

Decisione relativa alle spese

Sulle spese  21 Le spese sostenute dal governo francese e dalla Commissione delle Comunità europee, che hanno presentato osservazioni alla Corte, non possono dar luogo a rifusione . Nei confronti delle parti nella causa principale, il presente procedimento ha il carattere di un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi pronunciarsi sulle spese .  

Dispositivo

Per questi motivi,  LA CORTE,  pronunciandosi sulle questioni sottopostele dal tribunal de grande istance di Bobigny, con ordinanza 29 ottobre 1988, dichiara :  Allo stato attuale del diritto comunitario, una disposizione che impone al responsabile della prima immissione sul mercato nazionale di un prodotto di verificare, salvo far sorgere la sua responsabilità penale, la conformità di tale prodotto alle prescrizioni vigenti su detto mercato e relative alla sicurezza e alla salute delle persone, alla lealtà dei negozi commerciali e alla protezione dei consumatori è compatibile con gli artt . 30 e 36 del trattato CEE, a condizione che la sua applicazione ai prodotti fabbricati in un altro Stato membro non sia accompagnata da obblighi che eccedano quanto necessario per conseguire lo scopo perseguito, tenuto conto, in primo luogo, della rilevanza dell' interesse generale in questione e, in secondo luogo, dei mezzi di prova normalmente a disposizione di un importatore; in particolare, relativamente alla verifica delle informazioni sulla composizione di un prodotto, fornite ai consumatori in occasione della messa in vendita di tale prodotto, l' importatore deve poter fare affidamento sui certificati rilasciati dalle autorità dello Stato membro di produzione o da un laboratorio all' uopo riconosciuto da tali autorità, oppure, se la legge di tale Stato non impone la produzione di detti certificati, su altre attestazioni che presentino un grado di garanzia analogo .