CELEX: 32015D0429(02)
Language: it
Date: 2015-04-21 00:00:00
Title: Decisione della Commissione, del 21 aprile 2015, che notifica a un paese terzo la possibilità di essere identificato come paese terzo non cooperante in materia di lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata

29.4.2015   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 142/7
            
         DECISIONE DELLA COMMISSIONE
   del 21 aprile 2015
   che notifica a un paese terzo la possibilità di essere identificato come paese terzo non cooperante in materia di lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata
   (2015/C 142/06)
   LA COMMISSIONE EUROPEA,
   visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,
   visto il regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che modifica i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1936/2001 e (CE) n. 601/2004 e che abroga i regolamenti (CE) n. 1093/94 e (CE) n. 1447/1999 (1), in particolare l’articolo 32,
   considerando quanto segue:
   1.   INTRODUZIONE
   
   
               (1)
            
            
               Il regolamento (CE) n. 1005/2008 («regolamento INN») istituisce un regime dell’Unione per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata («pesca INN»).
            
         
               (2)
            
            
               Il capo VI del regolamento INN stabilisce la procedura per l’identificazione dei paesi terzi non cooperanti, i provvedimenti da adottare in relazione a tali paesi, l’elaborazione di un elenco di tali paesi, la radiazione dallo stesso, la pubblicità dell’elenco e le misure di emergenza.
            
         
               (3)
            
            
               In conformità dell’articolo 32 del regolamento INN, la Commissione è tenuta a notificare ai paesi interessati la possibilità di essere identificati come paesi terzi non cooperanti. Tale notifica, di natura preliminare, deve basarsi sui criteri di cui all’articolo 31 del regolamento INN. La Commissione è altresì tenuta ad adottare tutti i provvedimenti previsti all’articolo 32 di detto regolamento nei confronti dei paesi terzi destinatari della notifica. In particolare, la Commissione deve includere nella notifica le informazioni sui fatti essenziali e le considerazioni che motivano l’identificazione e dare a tali paesi la possibilità di rispondere fornendo prove atte a confutare l’identificazione o, se del caso, un piano d’azione inteso a risanare la situazione, nonché i provvedimenti correttivi adottati. La Commissione deve accordare ai paesi terzi destinatari della notifica un termine congruo per rispondere alla stessa, nonché un termine ragionevole per porre rimedio alla situazione.
            
         
               (4)
            
            
               A norma dell’articolo 31 del regolamento INN, la Commissione è tenuta a identificare i paesi terzi che considera paesi non cooperanti in materia di lotta alla pesca INN. Devono essere identificati come non cooperanti i paesi terzi che non adempiano all’obbligo ad essi imposto dal diritto internazionale, nella loro qualità di Stati di bandiera, Stati di approdo, Stati costieri o Stati di commercializzazione, di adottare misure volte a prevenire, scoraggiare e eliminare la pesca INN.
            
         
               (5)
            
            
               L’identificazione dei paesi terzi non cooperanti deve basarsi sull’esame di tutte le informazioni indicate all’articolo 31, paragrafo 2, del regolamento INN.
            
         
               (6)
            
            
               A norma dell’articolo 33 del regolamento INN, il Consiglio deve elaborare un elenco dei paesi terzi non cooperanti. Le misure stabilite, fra l’altro, all’articolo 38 del regolamento INN si applicano a tali paesi.
            
         
               (7)
            
            
               A norma dell’articolo 20, paragrafo 1, del regolamento INN, l’accettazione di certificati di cattura convalidati da parte di Stati terzi di bandiera è subordinata alla notifica alla Commissione delle disposizioni in materia di attuazione, controllo ed osservanza delle leggi, dei regolamenti e delle misure di conservazione e di gestione applicabili ai pescherecci dei paesi terzi interessati.
            
         
               (8)
            
            
               In conformità dell’articolo 20, paragrafo 4, del regolamento INN, la Commissione deve cooperare sul piano amministrativo con i paesi terzi su questioni attinenti all’attuazione di detto regolamento.
            
         2.   PROCEDURA RELATIVA AL REGNO DI THAILANDIA
   
   
               (9)
            
            
               La notifica del Regno di Thailandia come Stato di bandiera è pervenuta alla Commissione in conformità all’articolo 20 del regolamento INN il 6 ottobre 2009.
            
         
               (10)
            
            
               Dal 18 al 22 aprile 2011 la Commissione, con il sostegno dell’Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA), ha effettuato una visita in Thailandia nell’ambito della cooperazione amministrativa di cui all’articolo 20, paragrafo 4, del regolamento INN.
            
         
               (11)
            
            
               Scopo della visita era verificare le informazioni concernenti le disposizioni della Thailandia in materia di attuazione, controllo ed esecuzione delle leggi, dei regolamenti e delle misure di conservazione e di gestione che devono essere rispettate dai pescherecci di tale paese, le misure adottate dalla Thailandia per ottemperare ai propri obblighi nella lotta contro la pesca INN e soddisfare i requisiti e gli aspetti relativi all’attuazione del sistema di certificazione delle catture dell’Unione.
            
         
               (12)
            
            
               La relazione finale sulla visita è stata inviata alla Thailandia il 30 giugno 2011.
            
         
               (13)
            
            
               Il 27 aprile 2012 si è svolta una riunione tecnica tra la Thailandia e i servizi della Commissione. Questi ultimi sono stati aggiornati dalla Thailandia in merito agli sviluppi registrati dall’aprile 2011 per quanto riguarda l’attuazione del regolamento INN. La Thailandia ha presentato una legge riveduta sulla pesca, approvata dal Consiglio dei ministri e pronta per essere adottata dal Senato e dal Parlamento, un programma relativo al sistema di controllo dei pescherecci, varato in previsione di ulteriore realizzazione nel 2013 e un progetto definitivo di piano d’azione nazionale sulla pesca INN pronto per la traduzione.
            
         
               (14)
            
            
               Dal 9 al 12 ottobre 2012 la Commissione ha effettuato un’altra visita in Thailandia per verificare il seguito dato alle misure adottate nel corso della prima visita.
            
         
               (15)
            
            
               La relazione finale sulla visita è stata inviata alla Thailandia il 9 novembre 2012.
            
         
               (16)
            
            
               Il 29 novembre 2012 la Thailandia ha trasmesso ulteriori informazioni e il 23 gennaio 2013 ha comunicato le proprie osservazioni in merito alla relazione sulla visita del novembre 2012.
            
         
               (17)
            
            
               Il 15 febbraio la Commissione ha risposto alle osservazioni contenute nella relazione della Thailandia del 23 gennaio 2013.
            
         
               (18)
            
            
               L’11 aprile 2013 la Thailandia ha fornito ulteriori informazioni attraverso un piano d’azione volto a migliorare i sistemi di tracciabilità dei prodotti ittici importati.
            
         
               (19)
            
            
               Dall’8 al 9 ottobre 2014 la Commissione ha nuovamente organizzato una visita in Thailandia per garantire il seguito delle misure adottate nel corso della visita dell’ottobre 2012.
            
         
               (20)
            
            
               La relazione finale sulla visita è stata inviata alla Thailandia il 29 ottobre 2014. Nel corso della visita la Commissione ha constatato la scarsità o l’assenza di progressi per quanto concerne le gravi carenze riscontrate dal 2011.
            
         
               (21)
            
            
               Il 19 novembre 2014 si è svolta una riunione fra la Thailandia e i servizi della Commissione, nel corso della quale la Thailandia ha formulato ulteriori osservazioni. Successivamente a tale riunione, la Thailandia ha fornito una serie di osservazioni scritte. Il 28 gennaio 2015 la Thailandia ha presentato una versione non ufficiale della legge riveduta sulla pesca pubblicata il 9 gennaio 2015 (riferimento Legge sulla pesca B.E. 2558 (2015)].
            
         
               (22)
            
            
               La Thailandia è membro della Commissione per il tonno dell’Oceano Indiano (IOTC) e ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare (UNCLOS).
            
         
               (23)
            
            
               Per valutare l’osservanza, da parte della Thailandia, degli obblighi internazionali che le incombono come Stato di bandiera, Stato di approdo, Stato costiero o Stato di commercializzazione, quali sanciti negli accordi internazionali di cui al considerando (22) e stabiliti dalla pertinente organizzazione regionale di gestione della pesca (ORGP) menzionata in tale considerando, la Commissione ha raccolto e analizzato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini di tale esercizio. Attualmente, il principale testo legislativo per la gestione della pesca in Thailandia è la legge sulla pesca del 1947. L’atto riveduto pubblicato nel gennaio 2015 dovrebbe entrare in vigore nel 2015. Esso è integrato da una serie di notifiche e regolamenti ministeriali riguardanti gli aspetti tecnici della gestione della pesca. La maggior parte di questi testi ha più di 10 anni e non è stata aggiornata. Le autorità thailandesi hanno riconosciuto la necessità di rivedere la legge sulla pesca e lavorano da anni all’elaborazione del nuovo strumento.
            
         
               (24)
            
            
               La Commissione si è inoltre avvalsa delle informazioni tratte dai dati disponibili pubblicati dalla IOTC, nonché di informazioni pubblicamente disponibili.
            
         3.   POSSIBILITÀ PER LA THAILANDIA DI ESSERE IDENTIFICATA COME PAESE TERZO NON COOPERANTE
   
   
               (25)
            
            
               A norma dell’articolo 31, paragrafo 3, del regolamento INN, la Commissione ha esaminato gli obblighi spettanti alla Thailandia come Stato di bandiera, Stato di approdo, Stato costiero o Stato di commercializzazione. Ai fini di tale esame la Commissione ha preso in considerazione i criteri elencati all’articolo 31, paragrafi da 4 a 7, del regolamento INN.
            
         3.1.   Ricorrenza di pescherecci INN e di flussi commerciali INN (articolo 31, paragrafo 4, del regolamento INN)
   
   
               (26)
            
            
               Sulla base delle informazioni raccolte nel corso delle visite in loco e di informazioni pubblicamente disponibili, la Commissione ha stabilito che almeno 11 navi sono state coinvolte in attività di pesca INN nel periodo 2010-2014 (2)
                   (3)
                   (4).
            
         
               (27)
            
            
               In base agli elementi di prova raccolti, le suddette navi battenti bandiera thailandese avrebbero commesso le infrazioni gravi di seguito indicate, in violazione delle misure di conservazione e di gestione applicabili nelle zone di pesca di cui trattasi, in quanto: hanno pescato senza essere in possesso di una licenza, di un’autorizzazione o di un permesso in corso di validità, rilasciato dallo Stato di bandiera o dallo Stato costiero interessato; hanno pescato, senza avere installato a bordo apparecchiature VMS (sistema di controllo dei pescherecci), in alto mare e in Stati costieri nei quali il VMS è obbligatorio per tutte le navi battenti bandiera estera; hanno presentato informazioni inesatte sulle zone di pesca per far convalidare i certificati di cattura dalle autorità thailandesi e importare i prodotti nell’UE; hanno falsificato o occultato la marcatura, l’identità o l’immatricolazione; hanno ostacolato i funzionari dello Stato costiero nell’esercizio delle loro funzioni ispettive volte a verificare l’osservanza delle vigenti misure di conservazione e di gestione. Inoltre, alcune di queste navi non hanno ottemperato ai loro obblighi in materia di registrazione e dichiarazione dei dati riguardanti l’entrata, l’uscita e le catture alle autorità degli Stati costieri. Il ministero della Pesca della Thailandia ha esaminato uno dei casi, come illustrato nella presente decisione (considerando (79)], senza tuttavia fornire alla Commissione elementi di prova riguardo ad altre azioni.
            
         
               (28)
            
            
               Nell’ottobre 2014, cinque pescherecci thailandesi sono stati fermati per aver pescato illegalmente nella zona economica esclusiva (ZEE) della Papua Nuova Guinea (PNG). L’assenza di VMS a bordo della maggior parte dei pescherecci thailandesi (come descritto al considerando [(37)], unitamente alla scarsa collaborazione con i paesi vicini (punto 3.2 della presente decisione), sono indice di un rischio elevato di attività di pesca INN all’interno della flotta thailandese. Tale situazione è confermata dall’ampia distribuzione dei pescherecci thailandesi coinvolti in attività di pesca INN negli oceani Indiano e Pacifico occidentale nel periodo 2011-2014 (come dichiarato al considerando (26)]. Il luogo e la distribuzione di tali episodi coincidono con la distribuzione della flotta oceanica thailandese prima del 2012.
            
         
               (29)
            
            
               Storicamente, la flotta thailandese ha contribuito al 40 % della produzione totale della pesca marittima, percentuale che si è notevolmente ridotta negli ultimi anni a causa della pesca eccessiva delle specie demersali e pelagiche nelle acque thailandesi (5). Nel 2007 la flotta thailandese avrebbe svolto attività di pesca in Indonesia, Cambogia, Malaysia, Bangladesh, Somalia, Madagascar e Myanmar con oltre 460 pescherecci noti. Oggi la flotta oceanica è ridotta a 10 pescherecci con palangari autorizzati a pescare nella zona IOTC e a 52 pescherecci da traino titolari di una licenza di pesca in Papua Nuova Guinea. Tenuto conto della diminuzione degli stock ittici nelle acque territoriali della Thailandia, unitamente alla riduzione della zona di pesca a causa della perdita dei diritti di accesso alle acque dei paesi terzi, è lecito ritenere che un numero elevato di pescherecci continui a operare in maniera illegale e non regolamentata e senza comunicare le catture tanto in alto mare quanto nelle acque degli Stati costieri.
            
         
               (30)
            
            
               La flotta è cresciuta di oltre 15 000 unità dal 2011, raggiungendo le circa 40 000 navi attuali, 7 000 delle quali classificate come navi mercantili (ciascuna con una stazza lorda superiore a 20 tonnellate). Dato che meno di un quinto del totale utilizza giornali di bordo, si può ritenere che la maggior parte delle catture non venga comunicata. A tale riguardo, la Thailandia è venuta meno alle sue responsabilità di Stato costiero di garantire un impiego ottimale delle risorse ittiche nella propria ZEE in base a fattori scientifici, ambientali ed economici, come stabilito agli articoli 61 e 62 dell’UNCLOS. Ciò contrasta altresì con il punto 24 del piano d’azione internazionale contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IPOA-IUU) (6), che prevede l’obbligo di presentare regolarmente informazioni del giornale di bordo sulle catture.
            
         
               (31)
            
            
               I considerando da (28) a (30) dimostrano che il settore della pesca thailandese è caratterizzato da una diminuzione degli stock ittici, da una riduzione della zona di pesca (zone della ZEE chiuse alla pesca e perdita di accesso alle acque di paesi terzi costieri) e da una crescente capacità di pesca (da circa 4 000 navi mercantili nel 2011 a 7 000 nel 2014). I fatti descritti in tali considerando confermano la conclusione preliminare, ossia che la flotta thailandese opera illegalmente al di fuori delle acque territoriali della Thailandia con catture non dichiarate o dichiarate in maniera inesatta.
            
         
               (32)
            
            
               Per quanto riguarda le informazioni di cui ai considerando (26), (27), (28) e (31), la Commissione ritiene che la Thailandia sia venuta meno alle proprie responsabilità, in qualità di Stato di bandiera, di impedire alla sua flotta di svolgere attività di pesca INN. A tale riguardo si ricorda che, a norma dell’articolo 94, paragrafo 2, lettera b), dell’UNCLOS, lo Stato di bandiera esercita la propria giurisdizione conformemente alla propria legislazione sulle navi che battono la sua bandiera e sui rispettivi comandanti, ufficiali ed equipaggi. Si osservi che lo Stato di bandiera ha il dovere di adottare, o di cooperare con altri Stati per adottare, nei confronti dei propri cittadini, le misure che possano risultare necessarie ai fini della conservazione delle risorse biologiche d’alto mare.
            
         
               (33)
            
            
               A norma dell’articolo 31, paragrafo 4, lettera b), del regolamento INN, la Commissione ha esaminato anche le misure adottate dalla Thailandia per quanto riguarda l’accesso al proprio mercato di prodotti della pesca provenienti dalla pesca INN.
            
         
               (34)
            
            
               La Commissione ha esaminato la documentazione e le altre informazioni relative al monitoraggio e al controllo esercitati dalla Thailandia sulle sue attività di cattura in mare e sui prodotti importati. A seguito di tale valutazione, la Commissione ritiene che la Thailandia non sia in grado di garantire che i prodotti della pesca che entrano nei suoi porti e nei suoi impianti di trasformazione non provengano da attività di pesca INN. Le autorità thailandesi non sono riuscite a dimostrare di disporre di tutte le informazioni necessarie per certificare la legalità delle importazioni e dei prodotti trasformati destinati al mercato dell’UE. Di seguito è riportata una sintesi dei principali elementi su cui si basa la valutazione della Commissione.
            
         
               (35)
            
            
               L’immatricolazione delle navi thailandesi e il rilascio delle relative licenze vengono effettuate rispettivamente dal ministero degli Affari marittimi e dal ministero della Pesca; quest’ultimo partecipa ad entrambe le attività dal 2010. Il numero di pescherecci immatricolati è quasi raddoppiato nel 2011 in seguito a un invito delle autorità a immatricolare i pescherecci non ancora immatricolati e senza licenza.
            
         
               (36)
            
            
               Dalla visita del 2012 è emerso che i due ministeri competenti in materia di immatricolazione non collaborano tra loro e che le cifre relative alle imbarcazioni immatricolate registrano una differenza di alcune migliaia. La mancanza di cooperazione tra i due ministeri limita la capacità della Thailandia di controllare le dimensioni e la capacità della flotta e consente ai potenziali operatori illegali di svolgere le proprie attività in Thailandia senza essere individuati. Sussiste un rischio elevato che i pescherecci thailandesi operino senza essere immatricolati o senza licenza e sbarchino catture non dichiarate destinate alla trasformazione.
            
         
               (37)
            
            
               Inoltre, la mancanza di un VMS per monitorare il luogo in cui si svolgono le attività di pesca compromette il processo di convalida dei certificati di cattura thailandesi in quanto le autorità non possono procedere sistematicamente e in modo indipendente a una verifica e a un riscontro tra la zona di cattura e le zone dichiarate dagli operatori. A tale riguardo, la Thailandia non rispetta i requisiti volti ad assicurare un monitoraggio, un controllo e una sorveglianza esaustivi ed efficaci delle operazioni di pesca a norma dell’articolo 94 dell’UNCLOS e del punto 24 di IPOA-IUU.
            
         
               (38)
            
            
               Le navi di paesi terzi non sono autorizzate a pescare nelle acque thailandesi. La Thailandia trasforma grandi quantitativi di prodotti della pesca provenienti da paesi terzi destinatari di notifica e non.
            
         
               (39)
            
            
               Alcuni prodotti della pesca di paesi terzi provengono da navi battenti bandiera di paesi ai quali la Commissione ha notificato che potrebbero essere identificati come paesi terzi non cooperanti a norma dell’articolo 32 del regolamento (CE) n. 1005/2008. Questi comprendono: Corea, Papua Nuova Guinea e Filippine.
            
         
               (40)
            
            
               La Thailandia trasforma altresì pesce proveniente da paesi terzi, compresi Vanuatu, gli Stati federati di Micronesia e le isole Marshall, che non hanno trasmesso alla Commissione la notifica di cui all’articolo 20 del regolamento INN. Aumenta pertanto il rischio che non si possa garantire che i prodotti della pesca destinati al mercato dell’UE non provengano da attività di pesca INN (come descritto ai considerando da (48) a (51)].
            
         
               (41)
            
            
               Le autorità thailandesi hanno messo a punto una serie di sistemi di tracciabilità per il monitoraggio e il controllo dei prodotti della pesca provenienti da paesi terzi che entrano nei porti della Thailandia per la trasformazione e la successiva esportazione.
            
         
               (42)
            
            
               Secondo le informazioni fornite dalle autorità, il 10 % degli sbarchi nei porti thailandesi è sottoposto a verifica ma le autorità non dispongono di una base giuridica per ispezionare e sanzionare i pescherecci di paesi terzi o rifiutare loro l’accesso ai porti thailandesi. Per tutte le importazioni viene rilasciata una licenza di importazione dietro presentazione di una serie di documenti (immatricolazione del peschereccio, licenza ecc.) e di un certificato di cattura qualora i prodotti siano destinati al mercato dell’UE. Le visite effettuate nel 2012 e nel 2014 hanno dimostrato che i certificati di cattura giungono spesso settimane o addirittura mesi dopo l’importazione in Thailandia. Poiché è estremamente complesso, se non impossibile, stabilire il collegamento tra licenza di importazione e numero del certificato di cattura, la tracciabilità risulta ancor più difficile.
            
         
               (43)
            
            
               Gli articoli 11.2 e 11.3 del codice di condotta della FAO stabiliscono che il commercio internazionale di pesci e prodotti della pesca non dovrebbe compromettere lo sviluppo sostenibile della pesca e dovrebbe basarsi su misure trasparenti e su leggi, regolamenti e procedure amministrative semplici ed esaustive. Il piano d’azione internazionale contro la pesca INN fornisce inoltre orientamenti su misure di mercato concordate a livello internazionale (punti 65-76) volte a contribuire alla riduzione o all’eliminazione degli scambi di pesce e di prodotti della pesca provenienti dalla pesca INN. I sistemi di tracciabilità rilevati dalla Commissione (come descritto ai considerando da (44) a (48)] dimostrano chiaramente che la Thailandia non ha adottato misure per migliorare la trasparenza dei propri mercati, misure che consentirebbero di evitare il rischio che prodotti della pesca INN siano oggetto di scambi attraverso la Thailandia.
            
         
               (44)
            
            
               Nel 2012 la Commissione ha visitato diversi operatori, intermediari e stabilimenti di trasformazione del tonno per valutare trasparenza e tracciabilità sul mercato thailandese della pesca. Sono state identificate varie lacune (come descritto ai considerando da (45) a (47)].
            
         
               (45)
            
            
               Le autorità thailandesi hanno applicato un sistema di tracciabilità messo a punto per consentire di risalire all’origine di tutti i prodotti destinati al mercato dell’UE e di rintracciarli. La Commissione ha valutato tale sistema a livello sia di autorità che di imprese di trasformazione durante la visita dell’ottobre 2012 e ha stabilito che i sistemi di tracciabilità predisposti dalle autorità pubbliche thailandesi non sono integrati nei sistemi contabili delle società e non garantiscono pertanto la completezza e l’attendibilità dei dati poiché non vi è alcun collegamento tra quanto registrato nei sistemi delle autorità, da un lato, e nella contabilità e nei sistemi di produzione delle società, dall’altro. Tale situazione compromette l’affidabilità della catena di tracciabilità a livello di impresa. Inoltre, le banche dati elettroniche su cui poggiano i sistemi delle autorità sono incomplete e documenti fondamentali della catena di approvvigionamento, quali il documento di trasporto che accompagna i prodotti importati («Import Movement Document»), non registrano dati essenziali (ad esempio, il nome del peschereccio fornitore e il quantitativo globale effettivo acquistato dall’impresa di trasformazione). Questo fatto evidenzia le carenze del sistema di tracciabilità nel suo insieme.
            
         
               (46)
            
            
               Gli operatori utilizzano in modo sbagliato i sistemi nazionali di documentazione elaborati dalle autorità a fini di tracciabilità, registrando in maniera imprecisa i quantitativi di pesce in entrata. Il sistema si presta quindi a potenziali abusi, giacché consente agli operatori di dichiarare quantità in entrata superiori a quelle effettive sulla base di certificati di cattura inesatti e di effettuare «operazioni di riciclaggio» del pescato sulla base di tali stime in eccesso.
            
         
               (47)
            
            
               Le imprese compilano una scheda riepilogativa delle materie prime («Raw Material Balance Stock sheet») ai fini di detto sistema. Compilano la scheda riferendosi ai quantitativi globali dichiarati nel certificato di cattura e non a quelli effettivamente acquistati. La scheda viene compilata dalle imprese senza alcun collegamento con i sistemi di contabilità interna e una volta effettuata la trasformazione per ottenere dalle autorità la dichiarazione di trasformazione che figura all’allegato IV. Ciò dimostra l’inadeguatezza dei sistemi di registrazione dei dati rilevati, che non tengono conto delle differenze in termini di resa di produzione e dei tassi di conversione. Inoltre, l’impossibilità di collegare quantitativi di materie prime e quantitativi di prodotti trasformati mediante sistemi di contabilità interna espone il sistema a false dichiarazioni e ad «operazioni di riciclaggio» dei prodotti della pesca INN. Il numero relativamente basso di audit realizzati dal ministero della Pesca e la mancanza di azioni tangibili nei confronti di tali sistemi di tracciabilità carenti dimostrano una certa riluttanza a garantire la trasparenza della catena di approvvigionamento e l’incapacità di adottare, nei confronti degli operatori collegati direttamente o indirettamente ad attività di pesca INN, provvedimenti conformi a quelli descritti nei punti da 72 a 74 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN.
            
         
               (48)
            
            
               Dalla visita del 2012 è emerso altresì che 40 000 tonnellate di tonno importato non erano state controllate dalle autorità doganali. Si constata una scarsa collaborazione tra il ministero della Pesca e le dogane per garantire l’esattezza delle importazioni di materie prime.
            
         
               (49)
            
            
               In vista della visita del 2014, l’Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA) ha esaminato alcune centinaia di certificati di cattura presentati alle frontiere dell’UE per le spedizioni provenienti dalla Thailandia. Tali certificati di cattura sono stati convalidati dalle autorità di pesca thailandesi sulla base di informazioni fornite dagli operatori del paese. Le conseguenze dei problemi creati dal sistema di registrazione dei dati sopra descritto si riscontrano nelle irregolarità elencate qui di seguito (come descritto ai considerando (50) e (51)].
            
         
               (50)
            
            
               Dall’esame del prodotto pescato nelle acque nazionali sono emerse le seguenti incongruenze: diversi quantitativi della stessa materia prima presentano il medesimo peso dei prodotti trasformati finali; due certificati di cattura rilasciati per la stessa bordata; aumento del peso di prodotti essiccati rispetto al calo previsto dopo il processo di disidratazione; resa di produzione variabile da un esportatore all’altro e prodotti finali che possono raggiungere il doppio del quantitativo di materie prime; data di esportazione successiva di 3-4 anni alle date di cattura e di produzione; zona di cattura non indicata; mancata indicazione delle misure di conservazione e di gestione internazionali, regionali e nazionali.
            
         
               (51)
            
            
               Dall’esame dei certificati di cattura di paesi terzi elaborati in Thailandia sono emerse le irregolarità seguenti: certificato di cattura connesso ad attività INN note; dati inesatti o incompatibili sui certificati di cattura, quali ad esempio: numero IMO errato, incompatibilità tra peso alla cattura, allo sbarco e alla trasformazione, nave non elencata nei registri approvati dell’ORGP, nave da trasporto non inserita nell’elenco delle navi da trasporto approvate dall’ORGP, date di sbarco precedenti alle date di trasbordo, quantitativi e date modificati sui certificati di cattura. La trasformazione di prodotti provenienti da catture direttamente collegate ad attività di pesca INN, nonché le catture i cui certificati presentano errori evidenti dimostrano che la Thailandia non ha collaborato con altri Stati e organizzazioni regionali di gestione della pesca per adottare adeguate misure di mercato volte a prevenire, scoraggiare ed eliminare le attività di pesca INN come specificato ai punti 68 e 72 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN.
            
         
               (52)
            
            
               Le informazioni di cui ai considerando (50) e (51) dimostrano che i prodotti trasformati in Thailandia violano le norme relative alla sostenibilità delle attività successive alla cattura descritte all’articolo 11 del codice di condotta della FAO ed evidenziano ancora una volta come la Thailandia non abbia imposto regole per garantire una cooperazione adeguata con paesi terzi di cattura, né abbia attuato misure che garantiscano la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti sul mercato conformemente ai punti 67, 68, 69, 71 e 72 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN al fine di assicurare la tracciabilità del pesce e dei prodotti della pesca.
            
         
               (53)
            
            
               Considerata la situazione illustrata al presente punto della decisione e sulla base di tutti gli elementi fattuali raccolti dalla Commissione, nonché delle dichiarazioni rilasciate dal paese, si è potuto stabilire, a norma dell’articolo 31, paragrafo 3, e paragrafo 4, lettera b), del regolamento INN, che la Thailandia non ha osservato l’obbligo, ad essa imposto dal diritto internazionale in qualità di Stato costiero e di Stato di commercializzazione, di impedire l’accesso di prodotti ittici provenienti dalla pesca INN al proprio mercato.
            
         3.2.   Mancata cooperazione e esecuzione (articolo 31, paragrafo 5, del regolamento INN)
   
   
               (54)
            
            
               A norma dell’articolo 31, paragrafo 5, lettera a), la Commissione ha esaminato la propria collaborazione con la Thailandia per valutare se questa abbia cooperato in modo efficace rispondendo alle domande, fornendo informazioni o indagando su questioni relative alla pesca INN e sulle attività connesse.
            
         
               (55)
            
            
               La collaborazione è stata valutata alla luce dei progressi compiuti dalla Thailandia di anno in anno.
            
         
               (56)
            
            
               In seguito alla visita del 2011, la Commissione ha invitato la Thailandia a cooperare su una serie di questioni relative alla gestione della pesca che richiedevano un’attenzione immediata. Tali questioni sono elencate in appresso. Il quadro giuridico e amministrativo per la gestione della pesca andava aggiornato con l’adozione di un disegno di legge riveduto sulla pesca e di un piano d’azione nazionale sulla pesca INN per garantire il recepimento nel diritto nazionale della normativa internazionale e regionale in materia di gestione della pesca. La Commissione ha invitato la Thailandia a mettere a punto un sistema sanzionatorio coerente e dissuasivo basato su un registro delle infrazioni e delle sanzioni. La Commissione ha suggerito di migliorare il quadro di monitoraggio, controllo e sorveglianza per garantire il controllo della flotta thailandese e l’accesso ai porti thailandesi di pescherecci di paesi terzi. Elaborazione del sistema di controllo dei pescherecci, nonché di un piano di ispezione. Si sarebbe dovuto rendere più efficace e trasparente il sistema di certificazione delle catture e di tracciabilità per le esportazioni destinate al mercato dell’UE.
            
         
               (57)
            
            
               Nel corso della visita in Thailandia del 2012 si sono constatati progressi scarsi o nulli nei settori problematici evidenziati dalla Commissione nel 2011 (come descritto al precedente considerando). La legge sulla pesca e il piano d’azione internazionale contro la pesca INN erano ancora in fase di progetto e i termini previsti per l’adozione erano vaghi. Non si sono registrati sviluppi per quanto concerne il quadro di monitoraggio, controllo e sorveglianza e, fatta eccezione per un ulteriore collegamento trasversale tra i documenti di importazione e i certificati di cattura di paesi terzi, non si sono constatati risultati rilevanti nell’attuazione del sistema di tracciabilità. La relazione della Commissione del novembre 2012 illustra in dettaglio i vari problemi sollevati nel presente considerando, che sono gli stessi riscontrati nella recente visita del novembre 2014.
            
         
               (58)
            
            
               La Commissione ha ribadito la necessità di cooperazione e di azioni correttive nella sua relazione del 9 novembre 2012. La Thailandia ha formulato osservazioni sulla relazione il 23 gennaio 2013. La Commissione ha risposto a tali osservazioni il 15 febbraio 2013, sottolineando che le misure della Thailandia fanno riferimento ad iniziative future senza indicare obiettivi dettagliati o un calendario di esecuzione. Non sono state presentate azioni concrete o soluzioni ai problemi evidenziati nel corso delle visite del 2011 e del 2012 e gli interrogativi in merito all’adozione del progetto di legge sulla pesca e al miglioramento del sistema di tracciabilità sono rimasti senza risposta.
            
         
               (59)
            
            
               L’11 aprile 2013 la Thailandia ha presentato un piano d’azione per il miglioramento del sistema di tracciabilità dei prodotti della pesca importati, integrato il 27 aprile 2013 da una riunione tecnica nel corso della quale il paese si è impegnato a rispettare un calendario relativo all’adozione del nuovo quadro giuridico (previsto per il 2013) con obiettivi dettagliati dei progetti in corso in materia di pesca e tracciabilità.
            
         
               (60)
            
            
               Il 30 giugno 2014 la Commissione ha presentato una nuova comunicazione per invitare a dar seguito alla visita del 2012. La visita successiva, dell’ottobre 2014, ha rivelato l’assenza di progressi dal 2012. Non si è ancora proceduto all’adozione decisiva del disegno di legge sulla pesca, che consentirebbe l’attuazione e l’applicazione dei principali strumenti di tracciabilità e di gestione della pesca, adozione prevista nel corso del 2015. La copertura VMS è stata ridotta a un minor numero di imbarcazioni rispetto al 2012 e l’esame dei certificati di cattura trattati in Thailandia ha evidenziato il rischio che prodotti della pesca INN raggiungano il mercato dell’UE. Per questi motivi, la Commissione ritiene che la Thailandia non abbia affrontato tutti i problemi individuati nel 2012 ed esercitato la propria giurisdizione sulla sua flotta in campo amministrativo, tecnico e sociale a norma dell’articolo 94 dell’UNCLOS. Inoltre, essa non ha attuato le disposizioni del paragrafo 24 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN riguardo al monitoraggio, al controllo e alla sorveglianza della sua flotta, segnatamente per quanto concerne l’attuazione del sistema VMS e gli obblighi relativi al giornale di bordo (come descritto ai considerando da (36) a (38) e da (69) a (74)].
            
         
               (61)
            
            
               Nel complesso, le autorità thailandesi si sono mostrate disposte a collaborare e in generale hanno risposto rapidamente alle richieste di informazioni o verifiche da parte degli Stati membri e della Commissione a norma dell’articolo 17, paragrafo 6, del regolamento (CE) n. 1005/2008. Tuttavia, la precisione delle loro risposte è stata compromessa dalle carenze dei loro sistemi di tracciabilità, come indicato al punto 3.1 della presente decisione. Tali carenze sono aggravate dalla mancanza di cooperazione tra le autorità thailandesi e gli Stati terzi di bandiera dai quali il paese importa materie prime.
            
         
               (62)
            
            
               Gli articoli 63 e 64 dell’UNCLOS dispongono che gli Stati costieri e gli Stati di bandiera cooperino per quanto riguarda la gestione delle specie ittiche transzonali e altamente migratorie. I punti 28 e 51 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN delineano le prassi e i settori di attività nei quali gli Stati membri dovrebbero cercare di cooperare. Tra questi figurano lo sviluppo di politiche comuni, i meccanismi per la condivisione dei dati e la collaborazione in materia di monitoraggio, controllo e sorveglianza.
            
         
               (63)
            
            
               La Thailandia, che importa tra 800 000 e 850 000 tonnellate di tonno all’anno (dati del 2008) per rifornire oltre 50 stabilimenti di trasformazione specializzati nella lavorazione del tonno, è il principale importatore mondiale di tonno. Il 90 % di tali importazioni proviene dell’Oceano Pacifico centrale e occidentale e il rimanente dall’Oceano Indiano occidentale (7). Questi dati evidenziano l’importante ruolo svolto dalla Thailandia nella catena di approvvigionamento dei prodotti trasformati della pesca in Europa e quindi l’importanza della cooperazione con il paese terzo dal quale essa importa prodotti grezzi della pesca.
            
         
               (64)
            
            
               Dal 2010 la Thailandia ha effettuato soltanto 26 controlli sulle migliaia di importazioni da Stati terzi di bandiera, i quali hanno risposto solo a 14 di essi. Tenuto conto delle questioni evidenziate nei considerando (51) e (52) per quanto riguarda i problemi con i certificati di cattura di paesi terzi, la Commissione ritiene che la Thailandia non abbia cooperato con altri Stati per agevolare la comunicazione, innanzitutto non pubblicizzando i punti di contatto ufficiali per la comunicazione tra Stati e, in secondo luogo, non concludendo accordi o intese con gli Stati dai quali importa prodotti della pesca destinati alla trasformazione.
            
         
               (65)
            
            
               Nel 2011 esistevano intese bilaterali in materia di pesca tra Thailandia e Myanmar, Yemen, Oman, Iran, Papua Nuova Guinea e Bangladesh. Di queste, soltanto quella con singole associazioni di pesca di Papua Nuova Guinea è rimasta in vigore.
            
         
               (66)
            
            
               Nell’ottobre 2014, cinque pescherecci thailandesi sono stati fermati per aver pescato illegalmente nella zona economica esclusiva (ZEE) della Papua Nuova Guinea (PNG). Questo punto è stato sollevato dalla Commissione nel corso della riunione con la Thailandia il 19 novembre 2014 ma il ministero della Pesca ha dichiarato di non esserne al corrente. Se ne evince la scarsa cooperazione tra la Thailandia ed altri paesi terzi, compresi quelli con i quali ha concluso accordi bilaterali.
            
         
               (67)
            
            
               A norma dell’articolo 31, paragrafo 5, lettera b), la Commissione ha esaminato le misure di esecuzione in vigore per prevenire, scoraggiare ed eliminare le attività di pesca INN in Thailandia.
            
         
               (68)
            
            
               Le norme in materia di immatricolazione delle navi e rilascio delle licenze non sono chiare e la mancata osservanza dell’obbligo di immatricolazione previsto dalla legge thailandese non è stata adeguatamente sanzionata dalle autorità thailandesi (8). La situazione, aggravata dalla mancanza di collaborazione tra le amministrazioni per confrontare i dati sull’immatricolazione, espone il sistema alle frodi (considerando (35) e (36)]. L’articolo 94 dell’UNCLOS e i punti 42 e 43 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN specificano chiaramente gli obblighi che incombono agli Stati di bandiera in materia di immatricolazione dei pescherecci. A tale riguardo, la Commissione ritiene che la Thailandia non abbia garantito che le navi battenti la sua bandiera fossero immatricolate e autorizzate mediante licenza e non abbia adottato misure di esecuzione efficaci per rimediare alla situazione.
            
         
               (69)
            
            
               Nel corso della riunione del novembre 2014, la Commissione ha evidenziato la scarsa entità delle sanzioni previste dal disegno di legge riveduto sulla pesca. Il livello attuale delle ammende non è sufficiente per privare le grandi navi mercantili dei vantaggi ottenuti da possibili attività illecite. Nella sua forma attuale, il sistema sanzionatorio non è sufficientemente severo ed esaustivo per poter esercitare una funzione dissuasiva. Inoltre, non disponendo di un registro delle violazioni o delle sanzioni, il ministero della Pesca non può collegare prontamente le violazioni per rilevare infrazioni ripetute. La situazione è aggravata dalla mancanza di chiarezza e trasparenza delle leggi e delle procedure, in particolare per quanto riguarda l’immatricolazione delle navi e il rilascio delle licenze, nonché la tracciabilità e l’affidabilità dei dati relativi agli sbarchi e alle catture. La Thailandia non rispetta gli obblighi di imporre misure di esecuzione efficaci a norma dell’articolo 94 dell’UNCLOS e non è riuscita a dimostrare di aver predisposto un adeguato regime di sanzioni per combattere la pesca INN, come indicato al punto 21 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN.
            
         
               (70)
            
            
               La legislazione thailandese non specifica i requisiti in materia di sistema di controllo dei pescherecci (VMS) e le navi non sono giuridicamente tenute a gestire un siffatto sistema nelle acque territoriali della Thailandia.
            
         
               (71)
            
            
               Nel 2011 il ministero della Pesca ha presentato l’avvio di un progetto pilota in materia di VMS che coinvolge oltre 300 pescherecci. Il sistema era gestito da operatori privati e la cadenza delle segnalazioni non ottemperava a norme internazionali in materia di comunicazione dei dati VMS come ad esempio quelle stabilite dalle ORGP. Inoltre, il ministero della Pesca non ha dato un seguito adeguato alle irregolarità in materia di frequenza delle segnalazioni e di comunicazione dei dati VMS.
            
         
               (72)
            
            
               Nel 2012 il progetto pilota in materia di VMS riguardava 110 pescherecci che operavano in Stati costieri o in zone d’alto mare in cui l’uso del sistema VMS è prescritto dalla legge. Il progetto avrebbe dovuto essere esteso all’intera flotta commerciale entro il 2014-2015. Ad ottobre 2014, tuttavia, la copertura VMS risultava ridotta a 50 pescherecci e non era stato predisposto un quadro giuridico per stabilire i requisiti in materia di VMS per la flotta thailandese.
            
         
               (73)
            
            
               L’assenza di una copertura VMS per la maggior parte della flotta dimostra l’incapacità di controllare le operazioni di pesca in mare e compromette la capacità del ministero della Pesca di far rispettare efficacemente le norme applicabili alle diverse zone marittime in questione. A causa di tutto ciò, oltre che della mancata cooperazione con i paesi terzi, le navi thailandesi hanno pescato senza VMS nelle acque della Papua Nuova Guinea quando la legislazione di tale paese prevede la presenza di un sistema VMS a bordo di tutte le navi di paesi terzi. La Thailandia ha elaborato un progetto di programma relativo all’installazione di trasponditori VMS sulla propria flotta (tutte le navi di stazza lorda superiore a 30 tonnellate). La mancata attuazione, da parte della Thailandia, di un efficace sistema VMS, incide negativamente sul rispetto dell’articolo 94 dell’UNCLOS e delle raccomandazioni contenute nel punto 24 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN. La Commissione ritiene pertanto che la Thailandia non assicuri un monitoraggio, un controllo e una sorveglianza esaustivi ed efficaci dei pescherecci battenti la sua bandiera.
            
         
               (74)
            
            
               La relativa scarsità dei controlli effettuati dalle autorità competenti sulle importazioni in Thailandia da paesi terzi (considerando (64)] dimostra che la Thailandia non ha collaborato proattivamente con i paesi terzi per garantire la legalità dei prodotti trasformati. Vengono così indebolite la trasparenza della catena di tracciabilità e la capacità del ministero della Pesca di individuare le violazioni e di adottare adeguate misure di esecuzione.
            
         
               (75)
            
            
               In base alle informazioni acquisite nel corso delle missioni svolte nel 2011 e nel 2012, la Commissione è del parere che non si possa ritenere che le autorità thailandesi manchino di risorse finanziarie, quanto piuttosto del contesto giuridico e amministrativo necessario per assolvere le funzioni ad esse demandate in qualità di Stato di bandiera, Stato costiero e Stato di commercializzazione.
            
         
               (76)
            
            
               La Thailandia figura tra i paesi in via di sviluppo più progrediti (9) che beneficiano di aiuti nell’ambito di partenariati con una serie di organizzazioni internazionali (ad esempio, FAO) e con l’UE. La Thailandia ha un indice di sviluppo umano elevato e nel 2014 si collocava all’89o posto su 187 paesi (10) secondo l’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite. Tenuto conto di tali elementi e di tali informazioni desunti dalle visite del 2011 e del 2014, la Commissione ritiene che la Thailandia non manchi di risorse finanziarie per assolvere le proprie funzioni di Stato di bandiera, Stato costiero, Stato di approdo e Stato di commercializzazione, quanto piuttosto degli strumenti giuridici e amministrativi necessari per garantire un esercizio efficace ed efficiente delle sue funzioni.
            
         
               (77)
            
            
               Considerata la situazione illustrata al presente punto e sulla base di tutti gli elementi fattuali raccolti dalla Commissione, nonché delle dichiarazioni rilasciate dal Regno di Thailandia, si è potuto stabilire, a norma dell’articolo 31, paragrafi 3 e 5, del regolamento INN, che la Thailandia non ha osservato gli obblighi che le incombono a norma del diritto internazionale per quanto riguarda la cooperazione e le misure di esecuzione.
            
         3.3.   Mancata applicazione delle norme internazionali (articolo 31, paragrafo 6, del regolamento INN)
   
   
               (78)
            
            
               La Thailandia ha ratificato l’UNCLOS nel 2011 ed è parte contraente della IOTC.
            
         
               (79)
            
            
               A norma dell’articolo 31, paragrafo 6, lettera b), la Commissione ha esaminato tutte le informazioni relative allo status della Thailandia quale parte contraente della IOTC. I principali punti esaminati sono stati il fermo di un peschereccio battente bandiera thailandese sorpreso a pescare senza autorizzazione o licenza di pesca nella zona economica esclusiva di Maurizio (11) nel 2011 e le possibili infrazioni di tonniere con palangari durante i trasbordi in mare nel 2013 (12). La Thailandia ha svolto le proprie indagini e ha fornito una risposta soddisfacente (13) sul caso del 2013 ma non ha risposto in merito al caso del 2011 e non ha trasmesso alcuna relazione per quanto concerne un’eventuale indagine al riguardo (14). Questa situazione non è pienamente compatibile con l’obbligo che incombe agli Stati di bandiera di indagare sulle questioni relative alle violazioni delle sue navi a norma dell’articolo 94 dell’UNCLOS e con il dovere di cooperare con altri Stati su questioni relative alla conservazione e alla gestione delle risorse biologiche conformemente all’articolo 118 dell’UNCLOS. Sono state segnalate altre questioni di minore rilievo sulla presentazione tardiva dei dati degli osservatori e dei dati riguardanti le catture in merito alle quali, però, è stata fornita una risposta entro i termini fissati (15).
            
         
               (80)
            
            
               La nuova legge riveduta sulla pesca del 2015 è stata inizialmente elaborata nel 1999 e nel dicembre 2014 è stata integrata da piccole aggiunte che prevedono misure supplementari riguardanti il controllo della pesca, l’acquacoltura, l’igiene alimentare e un sistema di sanzioni. L’attuale progetto non tiene però sufficientemente conto della complessità delle attività di pesca e degli scambi di prodotti attraverso la Thailandia quali si presentano al momento. Innanzitutto, le definizioni risultano insufficienti in quanto non comprendono le definizioni di attività considerate INN o che costituiscono un’infrazione grave. In secondo luogo, il campo d’azione è troppo limitato poiché prevede soltanto la gestione delle attività di pesca nelle acque territoriali e in tre zone al di fuori della ZEE thailandese che attualmente non sono disciplinate da accordi o autorizzazioni di pesca. Per essere efficace, il campo di applicazione dovrebbe applicarsi a tutte le navi che operano nelle acque thailandesi e alle navi thailandesi che operano al di fuori della ZEE. In terzo luogo, la redazione è antecedente alla ratifica dell’UNCLOS da parte della Thailandia nel 2011 e il testo proposto non recepisce importanti principi internazionali di conservazione e di gestione come quelli sanciti dagli articoli da 61 a 64 dell’UNCLOS. Inoltre, il testo è stato redatto prima dell’elaborazione di una serie di importanti strumenti internazionali di gestione della pesca, tra cui il piano d’azione internazionale contro la pesca INN nel 2001, e quindi non integra i principi e la definizione di tale testo ampiamente accettato, sebbene non vincolante. Infine, l’assenza di un regime sanzionatorio dissuasivo compromette la capacità della Thailandia di soddisfare i requisiti dell’articolo 73 dell’UNCLOS in materia di applicazione delle leggi e dei regolamenti e del punto 21 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN.
            
         
               (81)
            
            
               L’articolo 62, paragrafo 1, dell’UNCLOS stabilisce che gli Stati costieri devono adottare misure compatibili con quelle vigenti nella regione e nelle acque d’altura al fine di garantire la sostenibilità a lungo termine degli stock ittici transzonali e altamente migratori e promuovere lo sfruttamento ottimale delle risorse della pesca. Il quadro giuridico della Thailandia prevede soltanto misure di conservazione e di gestione limitate nelle acque territoriali.
            
         
               (82)
            
            
               Ad eccezione dell’UNCLOS del 1982, la Thailandia non ha ratificato strumenti giuridici internazionali in materia di gestione della pesca. Tenuto conto dell’importanza della Thailandia quale Stato di commercializzazione, in particolare per quanto riguarda specie migratorie quali tonnidi e specie affini, queste conclusioni pregiudicano gli sforzi compiuti dal paese per adempiere ai propri obblighi di cooperazione in conformità dell’UNCLOS (articoli 62 e 63 e 116 e 117).
            
         
               (83)
            
            
               Le carenze riscontrate in relazione all’attuazione di un sistema VMS contrastano con quanto previsto al punto 24.3 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN, secondo il quale gli Stati sono tenuti ad assicurare un monitoraggio, un controllo e una sorveglianza esaustivi ed efficaci dell’attività di pesca, dall’inizio delle operazioni, al punto di sbarco e fino alla destinazione finale, anche attuando un sistema di controllo satellitare (VMS) in conformità delle pertinenti norme nazionali, regionali e internazionali. La ratifica e il recepimento delle misure di conservazione e di gestione contenute nei suddetti strumenti internazionali permetterebbero alla flotta thailandese di non essere identificata come potenzialmente impegnata in attività di pesca INN.
            
         
               (84)
            
            
               Il codice di condotta della FAO per una pesca responsabile, anch’esso non adottato dalla Thailandia, raccomanda la trasparenza nella legislazione in materia di pesca e nella sua elaborazione, come pure nei relativi processi politici e decisionali e nei sistemi di gestione (punti 6.13 e 7.1.9 rispettivamente). Esso definisce i principi e le norme applicabili alla conservazione, gestione e valorizzazione di tutte le attività di pesca e contempla, tra gli altri aspetti, la cattura, la trasformazione e il commercio di pesci e prodotti della pesca, le operazioni di pesca e la ricerca alieutica. Il fatto che il ministero della Pesca non riconosca l’importanza di tali principi, come è emerso nel corso della riunione del novembre 2014, rafforza le conclusioni raggiunte in via preliminare dalla Commissione circa l’incapacità della Thailandia di garantire regole e procedure chiare, esaustive e trasparenti (come descritto al considerando (80)]. Inoltre, le carenze in termini di tracciabilità descritte al punto 3.1 della presente decisione contrastano con il principio sancito all’articolo 11.1.11 del codice di condotta della FAO che invita gli Stati a garantire che gli scambi internazionali e nazionali di pesci e prodotti della pesca si svolgano secondo pratiche corrette di conservazione e di gestione, grazie a un più efficace sistema di identificazione dell’origine di tali prodotti. Tenuto conto dell’importanza della Thailandia come uno dei principali paesi di trasformazione del pesce, l’applicazione di tali principi sarebbe fondamentale per garantire la conservazione sostenibile delle risorse biologiche nella zona costiera e in alto mare come previsto agli articoli 61, 117 e 119 dell’UNCLOS.
            
         
               (85)
            
            
               Per quanto riguarda l’attuazione degli strumenti internazionali, il comportamento della Thailandia non è conforme alle raccomandazioni di cui al punto 10 del piano d’azione internazionale contro la pesca INN, che invita gli Stati, in via prioritaria, a ratificare, accettare o aderire all’UNFSA. La Commissione ritiene che tale raccomandazione rivesta particolare importanza per la Thailandia, che ha una considerevole flotta di pescherecci dediti alla cattura di specie altamente migratorie (principalmente tonnidi nelle zone di competenza dell’IOTC e, forse, della WCPFC).
            
         
               (86)
            
            
               Considerata la situazione illustrata al presente punto della decisione e sulla base di tutti gli elementi fattuali raccolti dalla Commissione, nonché delle dichiarazioni rilasciate dal paese, si è potuto stabilire, a norma dell’articolo 31, paragrafi 3 e 6, del regolamento INN, che la Thailandia non ha osservato gli obblighi che le incombono a norma del diritto internazionale in relazione alle norme, ai regolamenti e alle misure di conservazione e di gestione internazionali.
            
         3.4.   Difficoltà specifiche dei paesi in via di sviluppo
   
   
               (87)
            
            
               Si rammenta che, secondo l’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, la Thailandia è considerata un paese ad alto sviluppo umano (89a su 187 paesi). Si rammenta altresì che nel regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (16), la Thailandia è elencata nella categoria dei paesi e territori a reddito medio-alto (17).
            
         
               (88)
            
            
               Si osservi che la notifica della Thailandia come Stato di bandiera è stata accettata dalla Commissione in conformità dell’articolo 20 del regolamento INN a decorrere dal 6 ottobre 2009. La Thailandia ha confermato, come previsto all’articolo 20, paragrafo 1, del regolamento INN, che dispone di una disciplina nazionale destinata a garantire l’attuazione, il controllo e l’osservanza delle leggi, dei regolamenti e delle misure di conservazione e di gestione applicabili ai suoi pescherecci.
            
         
               (89)
            
            
               È inoltre pertinente osservare che nel 2011 l’Unione aveva già finanziato in Thailandia un’azione specifica di assistenza tecnica in materia di lotta alla pesca INN (18).
            
         
               (90)
            
            
               Tenuto conto della classifica stilata dall’ONU sulla base dell’indice di sviluppo umano e delle osservazioni formulate nel corso delle visite del 2011 e del 2014, nulla lascia supporre che il mancato rispetto, da parte della Thailandia, degli obblighi che le incombono a norma del diritto internazionale sia dovuto a bassi livelli di sviluppo. Nessun elemento di prova concreto consente di mettere in correlazione le carenze in termini di monitoraggio, controllo e sorveglianza della pesca e le scarse capacità e infrastrutture. La Thailandia non ha mai sostenuto che la sua capacità di garantire un monitoraggio, un controllo e una sorveglianza rigorosi risenta di ostacoli allo sviluppo e solo di recente (novembre 2014) ha chiesto il sostegno dell’UE per migliorare i sistemi di tracciabilità e di certificazione delle catture. La Commissione ha risposto positivamente a questa richiesta.
            
         
               (91)
            
            
               Alla luce della situazione descritta al presente punto e sulla base di tutti gli elementi fattuali raccolti dalla Commissione, nonché delle dichiarazioni rilasciate dal paese, si è potuto stabilire, a norma dell’articolo 31, paragrafo 7, del regolamento INN, che lo stato di sviluppo e il comportamento complessivo della Thailandia per quanto riguarda la gestione della pesca non sono pregiudicati dal suo livello di sviluppo.
            
         4.   CONCLUSIONI CONCERNENTI LA POSSIBILE IDENTIFICAZIONE IN QUANTO PAESE TERZO NON COOPERANTE
   
   
               (92)
            
            
               Alla luce delle conclusioni tratte riguardo al mancato adempimento, da parte della Thailandia, dell’obbligo ad essa imposto dal diritto internazionale, nella sua qualità di Stato di bandiera, Stato di approdo, Stato costiero o Stato di commercializzazione, di adottare misure volte a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca INN, è opportuno notificare a tale paese, a norma dell’articolo 32 del regolamento INN, la possibilità di essere identificato dalla Commissione come paese terzo non cooperante in materia di lotta contro la pesca INN.
            
         
               (93)
            
            
               In conformità dell’articolo 32, paragrafo 1, del regolamento INN, è opportuno che la Commissione notifichi alla Thailandia la possibilità di essere identificata come paese terzo non cooperante. La Commissione dovrebbe inoltre adottare tutti i provvedimenti previsti all’articolo 32 del regolamento INN nei confronti della Thailandia. Ai fini di una corretta amministrazione è opportuno fissare un termine entro il quale tale paese possa rispondere per iscritto alla notifica e porre rimedio alla situazione.
            
         
               (94)
            
            
               Inoltre, la notifica alla Thailandia della possibilità di essere identificata come un paese che la Commissione considera non cooperante ai fini della presente decisione non esclude né comporta automaticamente che la Commissione o il Consiglio possano successivamente procedere all’identificazione e alla compilazione di un elenco di paesi non cooperanti,
            
         DECIDE:
   Articolo unico
   Si notifica alla Thailandia la possibilità di essere identificata dalla Commissione come paese terzo non cooperante in materia di lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.
   
      Fatto a Bruxelles, il 21 aprile 2015
      
         
            Per la Commissione
         
         Karmenu VELLA
         
            Membro della Commissione
         
      
   
   
      (1)  GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1.
   
      (2)  Fonte: relazione nazionale (infrazioni 2010) «Accompanying developing countries in complying with the Implementation of Regulation (EC) n 1005/2008 on Illegal, Unreported and Unregulated (IUU) Fishing» – Aiutare i paesi in via di sviluppo a conformarsi al regolamento (CE) n. 1005/2008 sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), EuropeAid/129609/C/SER/Multi.
   
      (3)  Fonte: dati dell’IOTC (infrazioni 2011) disponibili su: http://www.iotc.org/sites/default/files/documents/proceedings/2012/coc/IOTC-2012-CoC09-R%5BE%5D.pdf e pagg. 5-6 di http://iotc.org/sites/default/files/documents/proceedings/2012/coc/IOTC-2012-CoC09-08a%5BE%5D.pdf al 27.11.2014
   
      (4)  Fonte: PNG Loop Online news (infrazioni 2014) http://www.pngloop.com/2014/10/27/record-12-fishing-vessels-investigation-ffas-operation-kurukuru/ e http://www.emtv.com.pg/article.aspx?slug=Illegal-Fishing-Vessels-Apprehended& al 20.11.2014
   
      (5)  Fonte: relazione nazionale «Accompanying developing countries in complying with the Implementation of Regulation (EC) n 1005/2008 on Illegal, Unreported and Unregulated (IUU) Fishing» – Aiutare i paesi in via di sviluppo a conformarsi al regolamento (CE) n. 1005/2008 sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), EuropeAid/129609/C/SER/Multi.
   
      (6)  Piano d’azione internazionale per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, 2001.
   
      (7)  Fonte: relazione nazionale contenuta nel documento «Accompanying developing countries in complying with the Implementation of Regulation (EC) No 1005/2008 on Illegal, Unreported and Unregulated (IUU) Fishing» – Aiutare i paesi in via di sviluppo a conformarsi al regolamento (CE) n. 1005/2008 sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, EuropeAid/129609/C/SER/Multi.
   
      (8)  Cfr. nota n. 7.
   
      (9)  Fonte: http://www.fao.org/fi/oldsite/FCP/en/THA/profile.htm
   
      (10)  Fonte: http://hdr.undp.org/sites/all/themes/hdr_theme/country-notes/THA.pdf
   
      (11)  Fonte: http://www.iotc.org/sites/default/files/documents/proceedings/2012/coc/IOTC-2012-CoC09-R%5BE%5D.pdf
   
      (12)  Fonte: http://www.iotc.org/documents/report-eleventh-session-compliance-committee-0
   
      (13)  Fonte: http://www.iotc.org/documents/response-possible-infractions-thailand-under-rop
   
      (14)  Fonte: http://www.iotc.org/documents/report-eighth-session-iotc-working-party-ecosystems-and-bycatch
   
      (15)  Cfr. nota n. 12.
   
      (16)  GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.
   
      (17)  Elenco dei beneficiari di aiuti allo sviluppo del DAC: http://www.oecd.org/dac/stats/documentupload/DAC%20List%20of%20ODA%20Recipients%202014%20final.pdf
   
      (18)  Cfr. nota n. 7.