CELEX: 62002CJ0018
Language: it
Date: 2004-02-05
Title: Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 5 febbraio 2004. # Danmarks Rederiforening, che agisce per conto del DFDS Torline A/S contro LO Landsorganisationen i Sverige, che agisce per conto del SEKO Sjöfolk Facket för Service och Kommunikation. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Arbejdsret - Danimarca. # Convenzione di Bruxelles - Art. 5, punto 3 - Competenza in materia di delitti o quasi-delitti - Luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto - Provvedimento assunto da un sindacato in uno Stato contraente contro l'armatore di una nave registrata in un altro Stato contraente. # Causa C-18/02.

Causa C-18/02
      Danmarks Rederiforening, che agisce per conto della DFDS Torline A/S
      contro
      LO Landsorganisationen i Sverige, che agisce per conto della SEKO Sjöfolk Facket för Service och Kommunikation
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Arbejdsret)
      «Convenzione di Bruxelles — Art. 5, punto 3 — Competenza in materia di delitti o quasi-delitti — Luogo in cui l’evento dannoso
         è avvenuto — Misura adottata da un sindacato in uno Stato contraente contro l’armatore di una nave registrata in un altro
         Stato contraente»
      
      Massime della sentenza
      1.        Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni — Protocollo relativo all’interpretazione
            della Convenzione da parte della Corte di giustizia — Giudici nazionali legittimati ad adire la Corte in via pregiudiziale
            — Arbejdsret del diritto danese, competente in prima e ultima istanza in materia di conflitti relativi alla legittimità di
            talune azioni sindacali — Inclusione
      (Protocollo 3 giugno 1971, art. 2)
      2.        Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni — Competenze speciali — Competenza «in
            materia di delitti o quasi-delitti» — Nozione — Causa riguardante la legittimità di un’azione sindacale, rientrante nella
            competenza esclusiva di un giudice diverso da quello competente per statuire su eventuali domande di risarcimento danni —
            Inclusione
      (Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, art. 5, punto 3)
      3.        Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni — Competenze speciali — Competenza «in
            materia di delitti o quasi-delitti» — Luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto — Danni derivanti da un’azione sindacale avviata
            da un sindacato in uno Stato contraente che ha accolto nelle sue acque territoriali una nave registrata in un altro Stato
            contraente — Localizzazione del danno nello Stato di bandiera — Presa in considerazione del criterio di nazionalità della
            nave — Limiti
      (Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, art. 5, punto 3)
      1.        L’Arbejdsret, organo giurisdizionale danese che statuisce, sulla base di una competenza esclusiva, in prima e ultima istanza
         su taluni conflitti in materia di diritto del lavoro, in particolare su quelli relativi alla legittimità delle azioni sindacali
         volte ad ottenere un contratto collettivo, è competente a presentare una domanda di pronuncia pregiudiziale dinanzi alla Corte
         in forza dell’art. 2, punto 1, secondo trattino, del Protocollo 3 giugno 1971 relativo all’interpretazione da parte della
         Corte della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia
         civile e commerciale. Infatti, benché tale giudice non sia menzionato nel detto punto 1 e non giudichi in grado d’appello,
         come previsto al punto 2 di questo stesso articolo, il quale elenca le giurisdizioni degli Stati contraenti che hanno il potere
         di domandare alla Corte di pronunciarsi, in via pregiudiziale, su una questione di interpretazione della Convenzione, il fatto
         di constatare la mancanza di legittimazione da parte sua ad adire la Corte avrebbe come conseguenza – inaccettabile – che,
         in Danimarca, le questioni aventi ad oggetto l’interpretazione della Convenzione sorte nell’ambito di talune azioni rientranti
         nel settore del diritto del lavoro non potrebbero in alcun caso essere oggetto di un rinvio pregiudiziale.
      
      (v. punti 14-18)
      2.        L’art. 5, punto 3, della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni
         in materia civile e commerciale dev’essere interpretato nel senso che è riconducibile alla nozione di «materia di delitti
         o quasi-delitti» una causa relativa alla legittimità di un’azione sindacale per la quale, conformemente al diritto dello Stato
         contraente interessato, sia esclusivamente competente un giudice diverso da quello competente a pronunciarsi sulle domande
         di risarcimento dei danni cagionati da tale azione sindacale.
      
      Ai fini dell’applicazione dell’art. 5, punto 3, della Convenzione a una tale situazione è sufficiente, d’altro canto, che
         l’azione sindacale sia un presupposto necessario di azioni di solidarietà idonee a cagionare danni, senza che sia indispensabile
         che il danno risulti certamente o verosimilmente dall’azione sindacale in sé.
      
      Infine, l’applicazione della detta disposizione non è messa in discussione dal fatto che la parte che ha depositato il preavviso
         di azione ha sospeso l’attuazione dell’azione sindacale in attesa della pronuncia relativa alla legittimità dell’azione stessa.
      
      (v. punti 28-29, 34, 38, dispositivo 1)
      3.        L’art. 5, punto 3, della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni
         in materia civile e commerciale dev’essere interpretato nel senso che i danni derivanti da un’azione sindacale attuata da
         un sindacato di uno Stato contraente in cui naviga una nave registrata in un altro Stato contraente non devono necessariamente
         essere considerati come avvenuti nello Stato di bandiera, di modo che l’armatore possa ivi esperire un’azione di risarcimento
         contro tale sindacato.
      
      A questo proposito, lo Stato in cui la nave è registrata dev’essere considerato solamente come uno tra gli elementi che concorrono
         a identificare il luogo in cui è intervenuto il danno. Per contro, lo Stato di bandiera dovrebbe necessariamente essere considerato
         come il luogo in cui l’evento dannoso ha cagionato i danni nell’ipotesi in cui i danni si siano materializzati a bordo della
         nave. 
      
      (v. punti 44-45, dispositivo 2)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (Sesta Sezione)5 febbraio 2004(1)
         
         
               «Convenzione di Bruxelles  –  Art. 5, punto 3  –  Competenza in materia di delitti o quasi-delitti  –  Luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto  –  Misura adottata da un sindacato in uno Stato contraente contro l'armatore di una nave registrata in un altro Stato contraente»
               
             Nel procedimento C-18/02, 
             avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma del Protocollo 3 giugno 1971 relativo
            all'interpretazione da parte della Corte di giustizia della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale
            e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dall'Arbejdsret (Danimarca) nella causa dinanzi ad esso pendente
            tra
            
            
            
            Danmarks Rederiforening, che agisce per conto della DFDS Torline A/S
            
            e
            
            LO Landsorganisationen i Sverige, che agisce per conto della SEKO Sjöfolk Facket för Service och Kommunikation,
            
             domanda vertente sull'interpretazione dell'art. 5, punto 3, della citata Convenzione 27 settembre 1968 (GU 1972, L 299, pag.
            32), come modificata dalla Convenzione 9 ottobre 1978 relativa all'adesione del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno
            Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (GU L 304, pag. 1, e – testo modificato – pag. 77), dalla Convenzione 25 ottobre
            1982 relativa all'adesione della Repubblica ellenica (GU L 388, pag. 1), dalla Convenzione 26 maggio 1989 relativa all'adesione
            del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese (GU L 285, pag. 1) e dalla Convenzione 29 novembre 1996 relativa all'adesione
            della Repubblica d'Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia (GU 1997, C 15, pag. 1), 
            
            LA CORTE (Sesta Sezione),,
            
             composta dal sig. V. Skouris, facente funzione di presidente della Sesta Sezione, dai sigg. J.N. Cunha Rodrigues (relatore),
            J.-P. Puissochet e R. Schintgen, e dalla sig.ra F. Macken, giudici, 
            
             avvocato generale: sig. F.G. Jacobscancelliere: sig. H. von Holstein, cancelliere aggiunto
            
            
            viste le osservazioni scritte presentate:
               
               –
                per la Danmarks Rederiforening, che agisce per conto della DFDS Torline A/S, dal sig. P. Voss, advokat; 
               
               –
                per la LO Landsorganisationen i Sverige, che agisce per conto della SEKO Sjöfolk Facket för Service och Kommunikation, dal
               sig. S. Gärde, advokat;
               
               –
                per il governo danese, dai sigg. J. Molde e J. Bering Liisberg, in qualità di agenti;
               
               –
                per il governo svedese, dal sig. A. Kruse, in qualità di agente;
               
               –
                per il governo del Regno Unito, dal sig. J.E. Collins, in qualità di agente, assistito dal sig. K. Beal, barrister;
               
               –
                per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. N. Rasmussen, in qualità di agente, 
               
               
            
            
            
            
            sentite le osservazioni orali della Danmarks Rederiforening, che agisce per conto della DFDS Torline A/S, rappresentata dal
               sig. P. Voss, della LO Landsorganisationen i Sverige, che agisce per conto della SEKO Sjöfolk Facket för Service och Kommunikation,
               rappresentata dai sigg. S. Gärde e H. Nielsen, advokat, del governo danese, rappresentato dal sig. J. Molde, del governo svedese,
               rappresentato dal sig. A. Kruse, e della Commissione, rappresentata dal sig. N. Rasmussen e dalla sig.ra A.-M. Rouchaud, in
               qualità di agente, all'udienza del 20 maggio 2003,
            
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del  18 settembre 2003,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
          Con ordinanza 25 gennaio 2002, pervenuta in cancelleria il 29 gennaio seguente, l’Arbejdsret, in applicazione del Protocollo
         3 giugno 1971 relativo all’interpretazione da parte della Corte di giustizia della Convenzione 27 settembre 1968 concernente
         la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (in prosieguo: il «protocollo»),
         ha sottoposto alla Corte due questioni pregiudiziali relative all’interpretazione dell’art. 5, punto 3, di tale Convenzione
         (GU 1972, L 299, pag. 32), come modificata dalla Convenzione 9 ottobre 1978 relativa all’adesione del Regno di Danimarca,
         dell’Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (GU L 304, pag. 1, e – testo modificato – pag. 77), dalla
         Convenzione 25 ottobre 1982 relativa all’adesione della Repubblica ellenica (GU L 388, pag. 1), dalla Convenzione 26 maggio
         1989 relativa all’adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese (GU L 285, pag. 1) e dalla Convenzione 29 novembre
         1996 relativa all’adesione della Repubblica d’Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia (GU 1997, C 15,
         pag. 1; in prosieguo: la «Convenzione di Bruxelles»). 
         
         
         
         2
            
          Tali questioni sono state sollevate nell’ambito di una controversia tra la Danmarks Rederiforening (associazione di armatori
         danesi), che agisce per conto della DFDS Torline A/S (in prosieguo: la «DFDS»), che è un armatore, e la LO Landsorganisationen
         i Sverige (confederazione generale del lavoro in Svezia), che agisce per conto della SEKO Sjöfolk Facket för Service och Kommunikation
         (in prosieguo: la «SEKO»), che è un’organizzazione sindacale, avente ad oggetto la legittimità dell’azione sindacale da quest’ultima
         promossa contro la DFDS.
         
         
            
               Ambito normativo
            
         
         3
            
          L’art. 2 del protocollo dispone quanto segue: 
         «Le seguenti giurisdizioni hanno il potere di domandare alla Corte di giustizia di pronunciarsi, in via pregiudiziale, su
         una questione di interpretazione:
         
         1)
            (...)
         
         
         
          
         
            
               –
                  in Danimarca: højesteret (Corte di cassazione),
                  
               
         
         
         
               (...);
                  
               
         
         
         
         
         2)
            le giurisdizioni degli Stati contraenti quando giudicano in grado d’appello (...);
         
         (...)».
         
         
         
         4
            
          L’art. 2, primo comma, della Convenzione di Bruxelles prevede quanto segue: 
         «Salve le disposizioni della presente convenzione, le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente sono
         convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti agli organi giurisdizionali di tale Stato». 
         
         
         
         5
            
          Ai sensi dell’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles: 
         «Il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente:
         (...)
         
         3)
            in materia di delitti o quasi-delitti, davanti al giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto».
         
         
         Causa principale e questioni pregiudiziali
         
         6
            
          La causa principale riguarda la legittimità di un preavviso di azione sindacale, depositato dalla SEKO nei confronti della
         DFDS, volta ad ottenere un contratto collettivo per i marinai polacchi che costituiscono l’equipaggio della nave da carico
         Tor Caledonia, di proprietà della DFDS, che opera sulla linea Göteborg (Svezia)-Harwich (Regno Unito). 
         
         
         
         7
            
          La Tor Caledonia è iscritta nel registro internazionale danese ed è soggetta alla legge danese. All’epoca dei fatti di cui
         alla causa principale, i marinai polacchi erano stati assunti sulla base di contratti individuali stipulati conformemente
         ad un accordo quadro tra un certo numero di sindacati danesi, da un lato, e tre associazioni di armatori danesi, dall’altro.
         Tali contratti risultavano disciplinati dalla legge danese. 
         
         
         
         8
            
          A seguito del rigetto da parte della DFDS di una richiesta di contratto collettivo formulata dalla SEKO per l’equipaggio polacco,
         quest’ultima ha depositato, mediante fax del 21 marzo 2001 con effetto dal 28 marzo successivo, un preavviso di azione sindacale
         con cui chiedeva ai suoi membri svedesi di non accettare impieghi sulla Tor Caledonia. Nel citato fax si precisava altresì
         che la SEKO richiedeva azioni di solidarietà. A seguito di tale appello, la Svenska Transportarbetareförbundet (federazione
         svedese dei lavoratori nel settore dei trasporti; in prosieguo: la «STAF» ) ha depositato, il 3 aprile seguente, un preavviso
         di manifestazione di solidarietà, con effetto dal 17 aprile 2001, che comportava il rifiuto di svolgere qualsiasi attività
         lavorativa riferibile alla Tor Caledonia e volta ad impedire il carico e lo scarico della nave nei porti svedesi.
         
         
         
         9
            
          Il 4 aprile 2001 la DFDS ha presentato ricorso dinanzi all’Arbejdsret contro la SEKO e la STAFF, volto ad ingiungere a questi
         due sindacati di riconoscere che le azioni principali e quelle di solidarietà erano illegittime e altresì di revocare i citati
         preavvisi.
         
         
         
         10
            
          L’11 aprile 2001, cioè il giorno stesso della prima udienza dinanzi all’Arbejdsret, la SEKO ha deciso di sospendere l’azione
         sindacale nell’attesa della decisione finale di tale giudice, mentre il preavviso di solidarietà depositato dalla STAFF è
         stato ritirato il 18 aprile seguente.
         
         
         
         11
            
          Tuttavia, il 16 aprile 2001, cioè il giorno prima dell’inizio dell’azione di solidarietà annunciata dalla STAFF, la DFDS ha
         deciso di ritirare la Tor Caledonia dalla linea Göteborg‑Harwich, la quale è stata servita, a partire dal 30 maggio successivo,
         da un’altra nave da carico noleggiata a tale scopo. 
         
         
         
         12
            
          La DFDS ha presentato un ricorso per risarcimento danni contro la SEKO dinanzi al Sø-og Handelsret (Danimarca), affermando
         che in capo alla convenuta sussisteva una responsabilità da fatto illecito in quanto quest’ultima aveva depositato un preavviso
         di azione sindacale illegittima e aveva provocato il preavviso di azione di solidarietà, parimenti illegittimo, depositato
         da un altro sindacato svedese. Il risarcimento danni richiesto si riferisce al danno che la DFDS afferma di aver subito a
         causa dell’immobilizzazione della Tor Caledonia e del noleggio di una nave sostitutiva. Il giudice suddetto ha deciso di sospendere
         il giudizio su tale causa di risarcimento danni sino alla decisione dell’Arbejdsret.
         
         
         
         13
            
          Ritenendo che, ai fini della decisione sulla questione sollevata dalla SEKO in ordine alla sua competenza, nonché per pronunciarsi
         sulla legittimità dell’azione sindacale di cui è causa, fosse necessario interpretare l’art. 5, punto 3, della Convenzione
         di Bruxelles, l’Arbejdsret ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
         
         
         
                  «1)
                        a)
                     
               
                  Se l’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles debba essere interpretato nel senso che ricomprende le cause relative
                           alla legittimità di un’azione sindacale mirante ad ottenere un contratto collettivo, quando i danni eventuali risultanti dall’illegittimità
                           di un’azione del genere possono dar luogo a risarcimento secondo i principi della responsabilità in materia di delitti o quasi-delitti,
                           di modo che la causa relativa alla legittimità dell’azione sindacale oggetto di preavviso può essere proposta dinanzi al tribunale
                           del luogo competente a risolvere la questione del risarcimento dei danni risultanti da tale azione.
                        
                     
            
         
            
               b)
                  Se sia eventualmente indispensabile che il danno risulti certamente o verosimilmente dall’azione sindacale considerata in
                     sé e per sé o se sia sufficiente che tale azione costituisca il presupposto necessario di azioni di solidarietà che producano
                     danni e possa costituirne il fondamento.
                  
               
         
         
         
            
               c)
                  Se la situazione sia diversa quando l’attuazione dell’azione sindacale oggetto di preavviso sia stata sospesa, dopo la proposizione
                     della causa, dalla parte che ha depositato il preavviso, in attesa della pronuncia del tribunale sulla legalità dell’azione.
                  
               
         
         
         
         2)
            Se l’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles debba essere interpretato nel senso che i danni derivanti da un’azione
               sindacale attuata da un sindacato in un paese in cui naviga una nave registrata in un altro paese (Stato di bandiera), al
               fine di ottenere un contratto per tutelare il posto di lavoro dell’equipaggio a bordo di detta nave, possono essere considerati
               dall’armatore della nave come avvenuti nello Stato di bandiera, di modo che, in applicazione di detto articolo, l’armatore
               può esperire contro il sindacato un’azione di risarcimento nello Stato di bandiera».
            
         
         
         Sulla ricevibilità della domanda di decisione pregiudiziale
         
         14
            
          Si deve preliminarmente rilevare che l’Arbejdsret non è menzionato dall’art. 2, punto 1, secondo trattino, del protocollo
         e che esso non giudica in grado d’appello, come previsto al punto 2 dello stesso articolo, il quale elenca le giurisdizioni
         degli Stati contraenti che hanno il potere di domandare alla Corte di pronunciarsi, in via pregiudiziale, su una questione
         di interpretazione della Convenzione di Bruxelles.
         
         
         
         15
            
          Emerge tuttavia dall’ordinanza di rinvio che, secondo il diritto danese, l’Arbejdsret è l’unico competente a pronunciarsi
         su taluni conflitti in materia di diritto del lavoro, in particolare su quelli relativi alla legittimità delle azioni sindacali
         volte ad ottenere un contratto collettivo. L’Arbejdsret statuisce quindi in prima ed ultima istanza.
         
         
         
         16
            
          In tali circostanze, un’interpretazione letterale del protocollo, da cui risulti che il giudice del rinvio non è legittimato
         ad adire la Corte, avrebbe come conseguenza che in Danimarca le questioni aventi ad oggetto l’interpretazione della Convenzione
         di Bruxelles sorte nell’ambito di un’azione quale quella di cui alla causa principale non potrebbero in alcun caso essere
         oggetto di un rinvio pregiudiziale.
         
         
         
         17
            
         È palese che una tale interpretazione dell’art. 2, punti 1 e 2, del protocollo contrasterebbe con gli obiettivi enunciati
         nel preambolo della Convenzione di Bruxelles, segnatamente quelli relativi alla determinazione della competenza delle giurisdizioni
         degli Stati contraenti nell’ordinamento internazionale e alla tutela giuridica delle persone ivi residenti.
         
         
         
         18
            
          Ne deriva che la domanda di decisione pregiudiziale presentata dall’Arbejdsret è ricevibile.
         
         Sulla prima questione, sub a)
         
         19
            
          Con la prima questione, sub a), il giudice del rinvio chiede in sostanza se l’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles
         debba essere interpretato nel senso che è riconducibile alla nozione di «materia di delitti o quasi-delitti» una causa relativa
         alla legittimità di un’azione sindacale per la quale, conformemente al diritto dello Stato contraente interessato, sia esclusivamente
         competente un giudice diverso da quello competente a pronunciarsi sulle domande di risarcimento dei danni cagionati dall’azione
         stessa.
         
         
         
         20
            
          In Danimarca, l’Arbejdsret è competente a pronunciarsi in ordine alla legittimità di un’azione sindacale, mentre altre giurisdizioni
         sono competenti a pronunciarsi sulle domande di risarcimento relative ai danni risultanti da una simile azione.
         
         
         
         21
            
          La SEKO afferma che la controversia dinanzi al giudice del rinvio non può essere ricondotta alla nozione di «materia di delitti
         o quasi-delitti», ai sensi dell’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles, in quanto tale giurisdizione non è stata
         investita di una domanda di risarcimento danni. Del resto, se l’Arbejdsret accertasse l’illegittimità dell’azione sindacale
         che è stata sospesa dalla SEKO, quest’ultima dovrebbe ritirare il suo preavviso e la DFDS non avrebbe motivo di presentare
         in seguito una domanda di risarcimento danni. Secondo la SEKO, da ciò discende che è applicabile l’art. 2 della Convenzione
         di Bruxelles.
         
         
         
         22
            
          Questo argomento non può essere accolto.
         
         
         
         23
            
          Infatti, da un lato, risulta da una giurisprudenza costante che l’oggetto della Convenzione di Bruxelles non è quello di unificare
         le norme di diritto processuale degli Stati contraenti, bensì di ripartire le competenze giurisdizionali ai fini della soluzione
         delle controversie in materia civile e commerciale nell’ambito delle relazioni tra gli Stati contraenti e di facilitare l’esecuzione
         delle decisioni giudiziarie (v., segnatamente, sentenze 7 marzo 1995, causa C‑68/93, Shevill e a., Racc. pag. I‑415, punto 35,
         e 6 giugno 2002, causa C‑80/00, Italian Leather, Racc. pag. I‑4995, punto 43). 
         
         
         
         24
            
          Pertanto, il Regno di Danimarca può istituire un sistema secondo cui la competenza a giudicare, rispettivamente, sulla legittimità
         di un’azione sindacale e sulle azioni di risarcimento dei danni che possono derivarne non è attribuita alle medesime giurisdizioni
         nazionali.
         
         
         
         25
            
          Orbene, se si accogliesse l’interpretazione sostenuta dalla SEKO si avrebbe come conseguenza che, per ottenere il risarcimento
         dei danni derivanti da un’azione sindacale svoltasi in Danimarca e la cui responsabilità risulti essere in capo a una parte
         domiciliata in un altro Stato contraente, l’attore sarebbe obbligato, in un primo tempo, a introdurre dinanzi a un giudice
         dello Stato del domicilio del convenuto un’azione relativa alla legittimità dell’azione sindacale e, in un secondo tempo,
         a intentare un’azione di risarcimento danni dinanzi a un giudice danese.
         
         
         
         26
            
          Una tale interpretazione sarebbe contraria ai principi di una corretta amministrazione della giustizia, della certezza del
         diritto nonché della non moltiplicazione dei fori competenti relativamente a un medesimo rapporto giuridico, che, come la
         Corte ha più volte affermato, costituiscono gli obiettivi della Convenzione di Bruxelles (v., segnatamente, sentenze 3 luglio
         1997, causa C‑269/95, Benincasa, Racc. pag. I‑3767, punto 26, e Italian Leather, cit., punto 51).
         
         
         
         27
            
          D’altra parte, la Corte ha già stabilito che non può essere accolta un’interpretazione dell’art. 5, punto 3, della Convenzione
         di Bruxelles secondo cui l’applicazione della citata disposizione sarebbe subordinata all’effettivo verificarsi di un danno
         e che il rilievo che il giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto è normalmente il più idoneo a pronunciarsi, in
         particolare per ragioni di prossimità alla controversia e di facilità di produzione delle prove, vale in ugual misura, sia
         che la controversia abbia ad oggetto la riparazione di un danno già avvenuto, sia che essa riguardi un’azione volta ad impedire
         il verificarsi del danno (sentenza 1° ottobre 2002, causa C‑167/00, Henkel, Racc. pag. I‑8111, punti 46 e 48). 
         
         
         
         28
            
          Da quanto precede, si deve risolvere la prima questione, sub a), dichiarando che l’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles
         dev’essere interpretato nel senso che è riconducibile alla nozione di «materia di delitti o quasi-delitti» una causa relativa
         alla legittimità di un’azione sindacale per la quale, conformemente al diritto dello Stato contraente interessato, è esclusivamente
         competente un giudice diverso da quello competente a pronunciarsi sulle domande di risarcimento dei danni cagionati da tale
         azione sindacale. 
         
         Sulla prima questione, sub b)
         
         29
            
          Con la prima questione, sub b), il giudice del rinvio chiede in sostanza se, ai fini dell’applicazione dell’art. 5, punto 3,
         della Convenzione di Bruxelles a una situazione quale quella di cui alla causa principale, sia indispensabile che il danno
         risulti certamente o verosimilmente dall’azione sindacale in sé, ovvero se sia sufficiente che tale azione sia un presupposto
         necessario di azioni di solidarietà idonee a cagionare danni.
         
         
         
         30
            
          Emerge dal fascicolo che all’epoca dei fatti di cui alla causa principale la DFDS impiegava, a bordo della Tor Caledonia,
         solamente marinai polacchi. Posto che il preavviso di azione sindacale depositato dalla SEKO consisteva nel chiedere ai suoi
         membri svedesi di non accettare impieghi sulla nave da carico di cui trattasi, l’azione sindacale non poteva, di per sé, cagionare
         danni alla DFDS. Essa era tuttavia necessaria perché si potesse legittimamente compiere un’azione di solidarietà che, come
         nel caso di specie, comportava il rifiuto di qualsiasi lavoro di carico o scarico della Tor Caledonia nei porti svedesi.
         
         
         
         31
            
          Senza il preavviso di azione sindacale depositato dalla SEKO, dunque, non si sarebbero verificati i danni che la DFDS afferma
         di aver subito a causa del ritiro della Tor Caledonia dalla linea Göteborg-Harwich e del noleggio di un’altra nave da carico.
         
         
         
         32
            
          Orbene, secondo la giurisprudenza della Corte, la responsabilità in materia di delitti o quasi-delitti non può esistere se
         non a condizione che sia possibile accertare un nesso causale fra il danno e il fatto dal quale esso trae origine (sentenza
         30 novembre 1976, causa 21/76, Bier, detta «Mines de potasse d’Alsace», Racc. pag. 1735, punto 16). È giocoforza rilevare
         che, in una situazione quale quella di cui alla causa principale, potrebbe essere individuato un nesso causale tra i danni
         che la DFDS afferma di aver subito ed il preavviso di azione sindacale depositato dalla SEKO.
         
         
         
         33
            
          Quanto alla tesi della SEKO secondo cui per fondare la competenza dei tribunali danesi sarebbe necessario che l’azione sindacale
         sia stata realizzata ed abbia cagionato un danno produttivo di una perdita finanziaria, e sarebbe altresì necessario che sia
         stata presentata una domanda di risarcimento danni, è sufficiente ricordare che, come stabilito dalla Corte al punto 27 della
         presente sentenza, l’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles può essere applicato ad un’azione preventiva destinata
         a impedire il verificarsi di un futuro evento dannoso. 
         
         
         
         34
            
          Pertanto, la prima questione, sub b), dev’essere risolta nel senso che, ai fini dell’applicazione dell’art. 5, punto 3, della
         Convenzione di Bruxelles a una situazione quale quella di cui alla causa principale, è sufficiente che l’azione sindacale
         sia un presupposto necessario di azioni di solidarietà idonee a cagionare danni.
         
         Sulla prima questione, sub c)
         
         35
            
          Con la prima questione, sub c), il giudice del rinvio intende sapere se l’applicazione dell’art. 5, punto 3, della Convenzione
         di Bruxelles sia messa in discussione dal fatto che la parte che ha depositato il preavviso ha sospeso l’attuazione dell’azione
         sindacale in attesa della pronuncia relativa alla legittimità dell’azione stessa.
         
         
         
         36
            
          Si deve ricordare a tal proposito che, alla luce di una giurisprudenza costante, uno degli obiettivi della Convenzione di
         Bruxelles è il potenziamento della tutela giuridica delle persone residenti nella Comunità, permettendo all’attore di identificare
         facilmente il giudice che può adire così come al convenuto di prevedere ragionevolmente dinanzi a quale giudice può essere
         citato (v. sentenze 19 febbraio 2002, causa C‑256/00, Besix, Racc. pag. I‑1699, punti 25 e 26, nonché 17 settembre 2002, causa
         C‑334/00, Tacconi, Racc. pag. I‑7357, punto 20).
         
         
         
         37
            
          Il citato obiettivo non sarebbe raggiunto qualora, a seguito dell’introduzione di un’azione che rientra nell’ambito applicativo
         dell’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles dinanzi al giudice competente di uno Stato contraente, la sospensione,
         da parte del convenuto, del comportamento illecito che è stato all’origine di una tale azione potesse avere la conseguenza
         di sottrarre al giudice adito la sua competenza e di attribuirla ad un giudice di un altro Stato contraente.
         
         
         
         38
            
          Si deve quindi risolvere la prima questione, sub c), nel senso che l’applicazione dell’art. 5, punto 3, della Convenzione
         di Bruxelles non è messa in discussione dal fatto che la parte che ha depositato il preavviso ha sospeso l’attuazione dell’azione
         sindacale nell’attesa della pronuncia relativa alla legittimità dell’azione stessa.
         
         Sulla seconda questione
         
         39
            
          Con la seconda questione, il giudice del rinvio chiede in sostanza se l’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles debba
         essere interpretato nel senso che i danni derivanti da un’azione sindacale attuata da un sindacato di uno Stato contraente
         in cui naviga una nave registrata in un altro Stato contraente possano essere considerati come avvenuti nello Stato di bandiera,
         di modo che l’armatore può ivi esperire un’azione di risarcimento contro tale sindacato.
         
         
         
         40
            
          Per costante giurisprudenza, qualora il luogo in cui avviene il fatto implicante un’eventuale responsabilità da delitto o
         quasi delitto non coincida col luogo in cui tale fatto ha causato un danno, l’espressione «luogo in cui l’evento dannoso è
         avvenuto» di cui all’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles va intesa nel senso che si riferisce tanto al luogo ove
         è insorto il danno quanto al luogo ove si è verificato l’evento generatore dello stesso, di modo che il convenuto può essere
         citato, a scelta dell’attore, dinanzi al giudice dell’uno o dell’altro di tali due luoghi (v., segnatamente, le citate sentenze
         Mines de potasse d’Alsace, punti 24 e 25; Shevill e a., punto 20, e Henkel, punto 44).
         
         
         
         41
            
          Nella fattispecie, l’evento causale è stato il preavviso di azione sindacale depositato e diffuso dalla SEKO in Svezia, Stato
         contraente in cui, oltretutto, tale organizzazione sindacale ha sede. Pertanto, il luogo ove si è verificato il fatto implicante
         un’eventuale responsabilità da delitto o quasi delitto del suo autore può essere solo la Svezia, in quanto costituisce il
         luogo di origine del fatto dannoso (v., in tal senso, sentenza Shevill e a., citata, punto 24).
         
         
         
         42
            
          Peraltro, i danni asseritamente cagionati alla DFDS dalla SEKO sono consistiti in perdite finanziarie derivanti dal ritiro
         della Tor Caledonia dalla sua linea abituale e dal noleggio di un’altra nave da carico per servire la medesima linea.
         
         
         
         43
            
          Spetta al giudice nazionale stabilire se può ritenersi che tali perdite finanziarie si siano verificate nel luogo in cui la
         DFDS ha sede.
         
         
         
         44
            
          Nell’ambito di tale giudizio operato dal giudice nazionale, lo Stato di bandiera, cioè lo Stato in cui la nave è registrata,
         dev’essere considerato solamente come uno tra gli elementi che concorrono a identificare il luogo in cui è intervenuto il
         danno. La nazionalità della nave può avere un ruolo decisivo solamente qualora il giudice nazionale giunga alla conclusione
         che i danni si sono materializzati a bordo della Tor Caledonia. In tale ultima ipotesi, lo Stato di bandiera dovrebbe necessariamente
         essere considerato come il luogo in cui l’evento dannoso ha cagionato i danni.
         
         
         
         45
            
          Alla luce delle considerazioni che precedono, si deve risolvere la seconda questione dichiarando che, in circostanze quali
         quelle di cui alla causa principale, l’art. 5, punto 3, della Convenzione di Bruxelles dev’essere interpretato nel senso che
         i danni derivanti da un’azione sindacale attuata da un sindacato di uno Stato contraente in cui naviga una nave registrata
         in un altro Stato contraente non devono essere necessariamente considerati come avvenuti nello Stato di bandiera, di modo
         che l’armatore possa ivi esperire un’azione di risarcimento contro tale sindacato.
         
         
         Sulle spese
         46
            
          Le spese sostenute dai governi danese, svedese e del Regno Unito, nonché dalla Commissione, che hanno presentato osservazioni
         alla Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale, il presente procedimento
         costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. 
         
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            LA CORTE (Sesta Sezione),
         
         
          pronunciandosi sulle questioni sottopostele dall’Arbejdsret con ordinanza 25 gennaio 2002, dichiara: 
         
            
                     1)
                           a)
                        
                  
                     L’art. 5, punto 3, della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni
                                 in materia civile e commerciale, come modificata dalla Convenzione 9 ottobre 1978 relativa all’adesione del Regno di Danimarca,
                                 dell’Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dalla Convenzione 25 ottobre 1982 relativa all’adesione
                                 della Repubblica ellenica, dalla Convenzione 26 maggio 1989 relativa all’adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese
                                 e dalla Convenzione 29 novembre 1996 relativa all’adesione della Repubblica d’Austria, della Repubblica di Finlandia e del
                                 Regno di Svezia, dev’essere interpretato nel senso che è riconducibile alla nozione di «materia di delitti o quasi‑delitti»
                                 una causa relativa alla legittimità di un’azione sindacale per la quale, conformemente al diritto dello Stato contraente interessato,
                                 sia esclusivamente competente un giudice diverso da quello competente a pronunciarsi sulle domande di risarcimento dei danni
                                 cagionati da tale azione sindacale. 
                        
               
               
                  
                     b)       Ai fini dell’applicazione dell’art. 5, punto 3, della citata Convenzione a una situazione quale quella di cui alla causa principale,
                        è sufficiente che l’azione sindacale sia un presupposto necessario di azioni di solidarietà idonee a cagionare danni.
                     
                  
               
            
               
                  
                     c)       L’applicazione dell’art. 5, punto 3, della stessa Convenzione non è messa in discussione dal fatto che la parte che ha depositato
                        il preavviso ha sospeso l’attuazione dell’azione sindacale in attesa della pronuncia relativa alla legittimità dell’azione
                        stessa.
                     
                  
               
            
            2)       In circostanze quali quelle di cui alla causa principale, l’art. 5, punto 3, della citata Convenzione dev’essere interpretato
               nel senso che i danni derivanti da un’azione sindacale attuata da un sindacato di uno Stato contraente in cui naviga una nave
               registrata in un altro Stato contraente non devono necessariamente essere considerati come avvenuti nello Stato di bandiera,
               di modo che l’armatore possa ivi esperire un’azione di risarcimento contro tale sindacato. 
            
                  Skouris
               
               
                  Cunha Rodrigues 
               
               
                  Puissochet 
               
            
                  Schintgen
               
               
                  
               
               
                  Macken 
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 5 febbraio 2004.
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  R. Grass
               
               
                  V. Skouris
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: il danese.