CELEX: E2009C0341
Language: it
Date: 2009-07-23 00:00:00
Title: Decisione dell’Autorità di vigilanza EFTA n. 341/09/COL, del 23 luglio 2009 , relativa al regime notificato concernente le agevolazioni fiscali applicate a talune società cooperative (Norvegia)

16.6.2011   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               L 158/39
            
         DECISIONE DELL’AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA
   N. 341/09/COL
   del 23 luglio 2009
   relativa al regime notificato concernente le agevolazioni fiscali applicate a talune società cooperative (Norvegia)
   L’AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA (1),
   VISTO l’accordo sullo Spazio economico europeo, (2) in particolare gli articoli da 61 a 63 e il protocollo 26,
   VISTO l’accordo tra gli Stati EFTA sull’istituzione di un’Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia (3), in particolare l’articolo 24,
   VISTO l’articolo 1, paragrafo 2, della parte I, l’articolo 4, paragrafo 4, l’articolo 6 e l’articolo 7, paragrafo 5, della parte II del protocollo 3 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte (4),
   VISTA la guida dell’Autorità all’applicazione e all’interpretazione degli articoli 61 e 62 dell’accordo SEE (5), in particolare il capitolo sulla tassazione delle imprese,
   VISTA la decisione n. 195/04/COL, del 14 luglio 2004, relativa alle disposizioni di esecuzione di cui all’articolo 27 della parte II del protocollo 3 (6),
   VISTA la decisione n. 719/07/COL, del 19 dicembre 2007, di avviare il procedimento di cui all’articolo 1, paragrafo 2, della parte I del protocollo 3 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte relativa al regime notificato concernente le agevolazioni fiscali applicate a talune società cooperative,
   DOPO AVER INVITATO gli interessati a presentare osservazioni (7) e considerando le osservazioni pervenute,
   considerando quanto segue:
   I.   ANTEFATTI
   
   1.   PROCEDIMENTO
   
   Con lettera datata 28 giugno 2007 del ministero norvegese della Pubblica amministrazione e delle riforme, ricevuta e protocollata dall’Autorità il 29 giugno 2007 (doc. N. 427327), e con lettera del ministero delle Finanze datata 22 giugno 2007, ricevuta e protocollata dall’Autorità il 4 luglio 2007 (doc. n. 428135), le autorità norvegesi hanno notificato all’Autorità le modifiche proposte alle norme sulla tassazione delle società cooperative contenute nella sezione 10-50 della legge sulle imposte, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 3, della parte I del protocollo 3 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte.
   A seguito di una serie di scambi di corrispondenza (8), con lettera del 19 dicembre 2007, l’Autorità ha informato le autorità norvegesi di aver deciso di avviare il procedimento di cui all’articolo 1, paragrafo 2, della parte I del protocollo 3 in relazione al regime notificato concernente le agevolazioni fiscali applicate a talune società cooperative. Con lettera datata 20 febbraio 2008 (doc. n. 465882), le autorità norvegesi hanno presentato le loro osservazioni sulla decisione n. 719/07/COL di avviare il procedimento di indagine formale.
   La decisione n. 719/07/COL è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e nel supplemento SEE (9). L’Autorità ha invitato le parti interessate a presentare eventuali osservazioni sulla misura in questione.
   L’Autorità ha ricevuto osservazioni da alcune parti interessate (10). Con lettera datata 23 maggio 2008 (doc. n. 478026), l’Autorità ha inoltrato tali osservazioni alle autorità norvegesi, cui è stata data l’opportunità di rispondere; tuttavia le autorità hanno deciso di non presentare altre osservazioni.
   2.   DESCRIZIONE DELLA MISURA PROPOSTA
   
   2.1.   ANTEFATTI
   Nel 1992 le autorità norvegesi hanno introdotto un regime riguardante speciali deduzioni fiscali applicate a talune società cooperative. In base a tale regime, talune cooperative del settore agricolo, forestale e ittico, e le cooperative di consumatori avevano diritto a dedurre le imposte sulla base delle somme imputate al capitale proprio. Altre forme di cooperative non erano soggette a tale regime. La deduzione era limitata al 15 % del reddito netto annuale e riguardava solamente la parte del reddito derivante dagli scambi con i membri della cooperativa. La deduzione corrispondente alla soglia massima avrebbe concesso una riduzione della normale aliquota fiscale sulle imprese del 28 %, fino al raggiungimento cioè dell’aliquota del 23,8 %. L’obiettivo del regime era concedere un vantaggio fiscale alle cooperative, partendo dal presupposto che esse avevano più difficilmente accesso al capitale proprio rispetto alle altre imprese (11).
   Il regime è stato abolito a partire dall’esercizio finanziario 2005. Tuttavia, in riferimento al bilancio dello Stato per il 2007, le autorità norvegesi hanno proposto di reintrodurre il regime in forma leggermente modificata (12). Il regime è stato quindi notificato all’Autorità.
   2.2.   OBIETTIVO DEL REGIME
   Secondo quanto notificato dalle autorità norvegesi, le cooperative necessitano di un sostegno a fronte dell’interesse pubblico a mantenere imprese fondate su principi come la democrazia, l’autoassistenza, la responsabilità, l’equanimità, l’equità e la solidarietà, in alternativa alle società a responsabilità limitata. Di conseguenza, per assicurare l’interesse pubblico intangibile di mantenere le società cooperative come un’alternativa alle società a responsabilità limitata, vi è la necessità di compensare lo svantaggio sofferto da tali società cooperative rispetto ad altre forme societarie. L’obiettivo del regime notificato, stando alla notifica pervenuta, è controbilanciare alcuni degli svantaggi correlati all’accesso ai capitali.
   2.3.   LA MISURA PROPOSTA
   La misura proposta è stabilita nella nuova sezione l0-50 della legge sulle imposte, in base alla quale le società cooperative possono avere diritto a una deduzione fiscale. Il testo della legge così recita:
   
      «[…] possono essere concesse deduzioni per somme imputate al capitale collettivo fino a una soglia massima del 15 % del reddito. La deduzione è concessa soltanto in riferimento al reddito derivante da scambi con i soci. Gli scambi con i soci e altre forme di scambio equivalenti devono figurare nella contabilità e devono essere giustificati.» (13)
      
   
   Secondo le autorità norvegesi, l’espressione «capitale collettivo» non si riferisce a una voce di bilancio delle cooperative, ma si tratta puramente di un’espressione fiscale. Ne deriva che il capitale collettivo può essere costituito da capitali trattenuti, fondi premi, che sono i premi ritenuti nella cooperativa in una «successiva riserva di pagamento», (14) e da fondi individuali sotto forma di premio trasferito nei conti capitale nella cooperativa (15).
   Il termine «scambi equivalenti» è spiegato nel paragrafo 3 della sezione 10-50 della legge sulle imposte come l’acquisto di organizzazioni di vendita dei pescatori da parte dei soci di un’altra organizzazione di vendita dei pescatori, purché siano soddisfatte talune condizioni; l’acquisto di una cooperativa agricola da parte di una cooperativa corrispondente allo scopo di regolamentare il mercato e gli acquisti imposti da un’autorità statale (16).
   Dalla norma proposta emerge che una deduzione fiscale è concessa, in generale, esclusivamente in relazione a redditi derivanti dagli scambi con i soci. Di conseguenza, non è prevista alcuna deduzione sui redditi generati da scambi di altro genere. Come si legge nella bozza della sezione 10-50 della legge sulle imposte, dev’essere possibile individuare gli scambi con i soci e gli scambi equivalenti sulla base della contabilità della cooperativa. A tal fine è quindi essenziale mantenere una contabilità separata per gli scambi con i soci, onde distinguerla dalla contabilità per gli scambi con terzi. La cooperativa deve essere in grado di giustificare gli scambi con i soci e gli scambi equivalenti.
   Nella notifica le autorità norvegesi hanno calcolato che la perdita a livello di gettito fiscale derivante dall’applicazione del regime oscillerebbe tra i 35 milioni e i 40 milioni di NOK (circa 4-5 milioni di EUR) per l’esercizio fiscale 2007.
   2.4.   BENEFICIARI
   Il regime si applicherà alle società cooperative indicate nei paragrafi 2 e da 4 a 6 della proposta sezione 10-50 della legge sulle imposte. Da tali disposizioni deriva che il regime notificato comprende prevalentemente alcune cooperative di consumatori e cooperative attive nei settori agricolo, forestale e ittico.
   Per quanto riguarda le cooperative dei consumatori, dal paragrafo 2, lettera a), della proposta sezione 10-50 della legge sulle imposte emerge che soltanto le cooperative di consumatori che generano più del 50 % del proprio regolare fatturato da scambi con i soci beneficeranno del regime notificato.
   Possono inoltre beneficiare della deduzione fiscale le cooperative edili che rientrano nel campo di applicazione della legge sulle cooperative edili (17). Ciò costituisce un’estensione del regime rispetto alla versione in vigore fino al 2005 (cfr. la sezione I-2.1).
   Le cooperative diverse da quelle espressamente menzionate nella sezione 10-50 della legge sulle imposte non rientrano invece nel regime proposto. Secondo le autorità norvegesi, la selezione delle cooperative ammissibili è basata sul presupposto che esiste la forte necessità di compensare i costi aggiuntivi nei settori interessati dal regime notificato. Sempre secondo le autorità norvegesi, le cooperative operanti nei settori che non saranno coperti dal regime sono, in generale, società di più piccole dimensioni con un’attività economica limitata o prive di attività economiche.
   2.5.   DEFINIZIONE DI COOPERATIVE NELLA LEGGE NORVEGESE
   La sezione 1, paragrafo 2, della legge sulle cooperative (18) definisce una cooperativa come un’impresa
   «il cui principale obiettivo è promuovere gli interessi economici dei suoi soci da parte dei soci che partecipano alla società in qualità di acquirenti, fornitori o con altre modalità simili, quando
   
               1.
            
            
               l’utile, a parte i normali utili sul capitale investito, è lasciato nella società o suddiviso tra i soci in base alle quote di scambi nel gruppo, e
            
         
               2.
            
            
               nessuno dei soci è personalmente responsabile dei debiti del gruppo, in toto o in parti che, collettivamente, costituiscono il debito complessivo.» (19)
               
            
         Inoltre, dalla sezione 3, paragrafo 2, della legge sulle cooperative emerge che i soci di una cooperativa non sono obbligati a conferire capitali nella cooperativa, a meno che il singolo socio non abbia espressamente accettato di farlo all’atto dell’adesione alla cooperativa o in un accordo separato. Tale requisito è accantonato soltanto se lo statuto della cooperativa prevede l’obbligo di versare un contributo di adesione. Inoltre, dal medesimo disposto discende che qualsiasi obbligo di conferire capitali deve essere limitato a un determinato importo o in altro modo.
   2.6.   IL MOVIMENTO COOPERATIVO IN NORVEGIA (20)
   
   In Norvegia esistono circa 4 000 società cooperative, che assieme contano oltre 2 milioni di membri. Le cooperative operano prevalentemente nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, dell’edilizia e dei consumi, ma anche in altri ambiti dell’economia, come l’assicurazione, il trasporto, l’approvvigionamento di energia, la sanità, l’informazione, ecc.
   La Federazione delle cooperative agricole norvegesi (FNAC) comprende 14 organizzazioni su scala nazionale, impegnate in attività come la lavorazione, la vendita e l’acquisto di prodotti agricoli e beni usati per la produzione agricola (fertilizzanti, macchinari, ecc.), l’allevamento, il credito e l’assicurazione. Le cooperative agricole hanno più di 50 000 singoli soci (agricoltori), circa 19 000 dipendenti e il fatturato annuo supera i 58 miliardi di NOK (circa 6 miliardi di EUR). Le cooperative agricole possiedono alcuni dei marchi norvegesi più noti come TINE (prodotti lattiero-caseari), Gilde (carni rosse) e Prior (uova e pollame). I principali obiettivi delle cooperative agricole sono la fornitura di canali per la lavorazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli e la creazione di buone condizioni di accesso ai capitali e agli strumenti produttivi per ciascuna azienda agricola.
   Secondo la legge norvegese sul pesce crudo (21), le strutture commerciali cooperative norvegesi detengono il diritto esclusivo di gestire l’intera commercializzazione diretta di pesci e molluschi, a eccezione dei pesci di allevamento. In questo settore esistono sei strutture commerciali di tipo cooperativo. L’area operativa di ciascuna organizzazione dipende dalla zona geografica e/o dalle specie. Tali strutture sono di proprietà degli stessi pescatori. Oltre alle attività di commercializzazione, queste strutture sono investite anche di funzioni di controllo ai fini della protezione delle risorse marine. Il valore commerciale diretto di pesci e molluschi ammonta a circa 6 miliardi di NOK (circa 620 milioni di EUR). Il 90 % di tutti i pesci e molluschi viene esportato.
   La Coop NKL BA è la principale organizzazione per le cooperative di consumatori norvegesi. Si tratta di una catena di supermercati che vanta circa 1,1 milioni di soci organizzati in 140 cooperative. Essa gestisce più di 1 350 negozi, realizzando un fatturato annuo approssimativo di 34 miliardi di NOK (circa 3,6 miliardi di EUR), e dà lavoro a circa 22 000 persone. La quota di mercato equivale al 24 % del mercato di generi alimentari e drogheria. Coop si occupa inoltre di lavorazione dei prodotti alimentari e collabora con altre società cooperative scandinave per la vendita al dettaglio nel campo degli acquisti e della lavorazione. Il principale obiettivo delle cooperative di consumatori è offrire ai soci beni e servizi utili e di qualità a prezzi competitivi e – al tempo stesso – proporsi come organizzazione d’interesse per i soci in questioni legate al consumo.
   La Federazione norvegese delle associazioni cooperative per l’edilizia (NBBL) è un’associazione nazionale che rappresenta 86 associazioni cooperative per l’edilizia e comprende 772 000 soci e 378 000 unità residenziali, in quasi 5 100 cooperative edili associate. Le associazioni cooperative per l’edilizia hanno dimensioni diverse, con un numero di associati compreso tra 100 e 190 000 membri. Le cooperative edili detengono una quota significativa del mercato edile nelle zone urbane; a Oslo la quota di mercato rasenta il 40 %, mentre la media nazionale si aggira attorno al 15 %. I principali obiettivi sono fornire ai soci abitazioni sicure, di buona qualità e idonee e operare per realizzare un contesto di condizioni buone e stabili nel settore dell’edilizia cooperativa.
   2.7.   NORME NORVEGESI IN MATERIA DI TASSAZIONE DELLE IMPRESE E POSIZIONE NEI CONFRONTI DELLE COOPERATIVE
   In Norvegia l’imposta generale sul reddito delle imprese ammonta al 28 %. Essa si applica sul reddito netto imponibile delle imprese. Si applica inoltre quando il reddito viene aggiunto al capitale proprio della società. Tuttavia, la Corte suprema norvegese ha concluso che i depositi azionari non rappresentano un reddito imponibile per la società ricevente (22). Il motivo è che si ritiene che il capitale conferito sia già stato precedentemente tassato come reddito del contribuente. Di conseguenza, mentre una società è tenuta a versare una tassa del 28 % sui capitali propri realizzati attraverso il reddito della società stessa, non sono previste imposte sui depositi da parte di azionisti o del pubblico in generale. Ne deriva che le imprese organizzate come società a responsabilità limitata, ecc., possono aumentare il loro capitale proprio ricevendo depositi azionari non tassabili dagli azionisti o dal pubblico.
   Tuttavia, le cooperative non hanno questa possibilità poiché, secondo la legge norvegese sulle cooperative, non possono emettere azioni destinate al pubblico o altri certificati di partecipazione o titoli. Inoltre, si ritiene che il principio della partecipazione aperta limiti l’entità dei contributi di capitale che le cooperative possono richiedere ai loro membri.
   Secondo la notifica pervenuta, gli obblighi e le restrizioni imposti dalla legge sulle cooperative sono visti dalle autorità norvegesi come fondamentali e insiti nei principi del cooperativismo. Pertanto, le autorità norvegesi sono del parere che l’abolizione di queste restrizioni violerebbe taluni principi cooperativi fondamentali. Le autorità norvegesi osservano che, su questo aspetto, la legge norvegese sulle cooperative può essere più rigorosa rispetto alla normativa sulle cooperative in altri Stati europei. Portano ad esempio l’articolo 64 del regolamento (CE) relativo allo statuto della Società cooperativa europea (23), in base al quale la cooperativa può prevedere l’emissione di titoli diversi dalle quote, che possono essere sottoscritti dai soci o da qualunque persona estranea alla cooperativa. Tuttavia, le autorità norvegesi considerano necessarie le restrizioni imposte sulle cooperative in Norvegia.
   3.   MOTIVI PER AVVIARE IL PROCEDIMENTO
   
   Con decisione n. 719/07/COL, l’Autorità ha deciso di avviare il procedimento d’indagine formale in relazione al regime notificato. Nella decisione di avvio del procedimento, l’Autorità ha espresso il parere preliminare che il regime costituisse un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, SEE.
   In primo luogo, l’Autorità ha ritenuto che il beneficio fiscale proposto per le cooperative conferisse un vantaggio alle società cooperative. In secondo luogo, l’Autorità ha considerato selettivo il beneficio fiscale per le cooperative e ha espresso dubbi sulla possibilità che tale beneficio fosse giustificato dalla natura o dal regime generale del sistema fiscale norvegese. Considerando che il regime avrebbe ridotto l’imposta sulle imprese a carico delle cooperative, l’Autorità ha ipotizzato che il regime falsasse o minacciasse di falsare la concorrenza. In terzo e ultimo luogo, l’Autorità ha espresso dubbi sul fatto che la misura notificata potesse essere giudicata conforme a una qualsiasi delle esenzioni previste dall’articolo 61 del SEE e, pertanto, essere ritenuta compatibile con le norme sugli aiuti di Stato dell’accordo SEE.
   4.   OSSERVAZIONI DELLE AUTORITÀ NORVEGESI
   
   Le autorità norvegesi sostengono che la deduzione fiscale proposta non conferisce un vantaggio alle cooperative. Al contrario, le autorità norvegesi sono del parere che la deduzione fiscale debba essere considerata «parte di una trattativa per cui il regime fiscale costituisce erogazioni dallo Stato alle società cooperative per adeguarsi all’attuale quadro giuridico per le cooperative» (24). Lo Stato quindi salvaguardia la forma cooperativa come un’alternativa alle società a responsabilità limitata, il che è considerato un beneficio intangibile nel pubblico interesse. Al tempo stesso, le autorità norvegesi affermano che la deduzione fiscale dovrebbe essere considerata come una compensazione per i costi aggiuntivi che le cooperative devono accollarsi in ragione delle restrizioni imposte su di esse quando si tratta dell’accesso ai capitali propri, che viene considerato uno svantaggio strutturale per la società cooperativa. Le autorità norvegesi precisano di aver previsto che la misura in questione si limiterà a rimborsare e rimediare allo svantaggio fondamentale imposto alle cooperative in relazione all’accesso ai capitali propri.
   Per quanto riguarda le due argomentazioni, le autorità norvegesi sostengono che il regime è conforme al principio dell’investitore operante in un’economia di mercato. L’argomento sembra basato sul parere che gli aiuti concessi nell’ambito del regime non supereranno i costi aggiuntivi implicati nel funzionamento di una cooperativa né il beneficio pubblico di salvaguardare la forma cooperativa.
   Inoltre, le autorità norvegesi affermano che l’uso di una misura fiscale non impedisce l’applicazione del principio dell’investitore operante in un’economia di mercato, poiché la forma di sostegno scelta dallo Stato dovrebbe essere irrilevante.
   Dalla prassi dei tribunali comunitari e della Commissione europea emerge che il fatto che una misura offra un rimedio a uno svantaggio subito da un’impresa non implica che detta misura non possa essere considerata come uno strumento per conferire un vantaggio all’impresa stessa. Stando alle autorità norvegesi, questa prassi non si applica al caso di specie. Tutte le società a responsabilità limitata hanno la possibilità di accrescere il proprio capitale tramite depositi che costituiscono per la società un reddito non tassabile. Il regime proposto non fa che ovviare allo svantaggio, mettendo le società cooperative su un piano paritario rispetto alle altre società. Le autorità norvegesi precisano inoltre che il caso di specie può essere distinto dalla decisione della Commissione europea nel caso OTE
       (25), poiché nella fattispecie il beneficio fiscale e i costi aggiuntivi dovuti all’obbligo di legge si verificano contemporaneamente. Le autorità norvegesi interpretano il punto 101 del caso OTE nel senso che questa simultaneità potrebbe essere importante per la classificazione della misura come aiuto di Stato.
   Quanto alla selettività del regime, le autorità norvegesi sostengono che il regime ha come effetto quello di trattare le cooperative come se il capitale fosse stato conferito da azionisti. Il beneficio fiscale permette alla cooperativa beneficiaria di stanziare lo stesso importo come capitale proprio senza dover pagare le imposte, come se una somma analoga fosse stata ottenuta sotto forma di depositi azionari. Di conseguenza, le autorità norvegesi sono del parere che, in questo modo, la norma generale sui depositi di capitali sia resa applicabile anche alle cooperative.
   In aggiunta, le autorità norvegesi affermano che il regime notificato è conforme alle norme del SEE in materia di aiuti di Stato e ai principi espressi nella comunicazione della Commissione sulle società cooperative. (26) Le autorità norvegesi fanno riferimento, in particolare, alla sezione 3.2.6 della comunicazione della Commissione, secondo cui un trattamento fiscale particolare delle cooperative può essere accettato.
   Infine, in relazione alla distorsione della concorrenza, le autorità norvegesi ribadiscono che il regime si limita a porre rimedio a una distorsione esistente a scapito delle cooperative, e perciò presumibilmente migliora l’efficienza dei mercati interessati.
   5.   OSSERVAZIONI DI TERZI
   
   Dopo la pubblicazione della decisione n. 719/07/COL di avviare il procedimento di indagine formale in relazione all’aiuto notificato a talune società cooperative, l’Autorità di vigilanza EFTA ha ricevuto una serie di commenti da terzi.
   Le osservazioni del governo francese fanno riferimento, in sostanza, alla natura specifica delle società cooperative, sottolineando che il regime notificato è inteso esclusivamente a compensare le cooperative del loro svantaggio strutturale.
   L’associazione Cooperatives Europe rappresenta le cooperative europee e si prefigge lo scopo di sostenere e favorire lo sviluppo delle società cooperative. Inizialmente, l’organizzazione menziona la specifica natura della cooperativa, riconosciuta dalle autorità comunitarie. Cooperatives Europe ritiene che i regimi specifici di cui beneficiano le cooperative non dovrebbero essere paragonati ai regimi che si applicano ad altre forme di impresa, dal momento che essi rappresentano la traduzione concreta dei principi cooperativi. Inoltre, l’associazione sostiene che specifici accordi fiscali per le cooperative non hanno lo scopo o l’effetto di stabilire una concorrenza sleale, bensì sono concepiti per tener conto e porre rimedio in maniera proporzionata ai limiti insiti nella forma cooperativa. Secondo Cooperatives Europe, il regime è giustificato da un principio di uguaglianza, per il fatto che le società cooperative soffrono taluni svantaggi, anche in relazione all’accesso ai capitali. Cooperatives Europe è dell’idea che le cooperative siano soggette a un regime giuridico autonomo che tiene in debita considerazione le loro specificità. L’associazione afferma che se un regime fiscale specifico per le società cooperative è conforme alla logica dell’ordinamento giuridico in essere in uno Stato membro, costituisce una conseguenza delle modalità di funzionamento operativo della cooperativa accanto ai principi e ai valori cooperativi, ed è proporzionale alle restrizioni imposte da queste modalità di funzionamento cooperativo, esso non può essere considerato un aiuto di Stato o un vantaggio, ma dev’essere inteso semplicemente come un regime che scaturisce da una logica di funzionamento che differisce da altre forme d’impresa ed è giustificata da una parità di trattamento tra forme di imprese diverse. Infine, Cooperatives Europe spiega che il regime pone rimedio agli svantaggi cui sono soggette le cooperative e riconosce pertanto la logica del sistema cooperativo nonché i suoi diritti a competere su un livello paritario.
   Kooperativa Förbundet, un’organizzazione di cooperative di consumatori della Svezia, condivide le argomentazioni esposte da Cooperatives Europe.
   La Confcooperative — Confederazione Cooperative Italiane è un’organizzazione di cooperative italiane. Essa rammenta l’obiettivo mutualistico delle cooperative e, concludendo che la normativa norvegese è in linea con quella di altri Stati membri che desiderano ridurre gli svantaggi cui sono soggette le società cooperative, soprattutto per quanto concerne l’accumulo di capitali, fa presente che ogni somma in eccesso versata nella cooperativa dai soci rimane di proprietà del socio e quindi non può essere tassata come fosse di proprietà della cooperativa.
   La Legacoop — Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue è un’organizzazione di cooperative italiane attive in tutti i settori. Legacoop fa riferimento al fatto che le eccedenze delle società cooperative rappresentano una rinuncia provvisoria dei soci della cooperativa stessa al proprio premio. L’organizzazione ritiene che il regime sia in linea con la normativa civile e tributaria sulle cooperative europee e che contribuirà a ridurre gli svantaggi delle cooperative in relazione all’approvvigionamento di capitali.
   Coop de France è un’organizzazione di cooperative francesi attive nel settore agricolo. L’organizzazione fa riferimento al quadro giuridico europeo, che ha riconosciuto il ruolo specifico rivestito dalle cooperative, indipendentemente dal settore economico in cui sono attive e dagli strumenti sviluppati che conferiscono loro sicurezza giuridica. Inoltre, l’organizzazione sostiene che il regime non costituisce un aiuto, bensì semplicemente un risarcimento riconosciuto alle cooperative per gli svantaggi strutturali insiti nella loro forma giuridica. Inoltre, afferma che il regime si inserisce armoniosamente nella logica del sistema, e pertanto non è selettivo. Tali affermazioni sono perlopiù basate sull’argomentazione che il capitale delle cooperative è indivisibile e consiste in profitti dei soci non distribuiti. Coop de France menziona anche le difficoltà che le cooperative affrontano in riferimento all’accesso ai capitali propri, per l’impossibilità di emettere azioni, per il numero limitato di potenziali soci, riconducibile all’obiettivo della cooperativa, e per l’impossibilità delle cooperative di utilizzare strumenti finanziari.
   Landbrugsrådet è un’organizzazione di società cooperative attive nel settore agricolo in Danimarca. L’organizzazione sostiene che il regime crea un livello e un terreno di equità tra diversi tipi di impresa, rispettando la natura cooperativa e i principi del cooperativismo. Il regime non favorisce le cooperative, ma ovvia a uno svantaggio strutturale.
   CECOP-CICOPA-Europe rappresenta le società cooperative del settore industriale e dei servizi. L’organizzazione afferma che i regimi specifici di cui beneficiano le cooperative non dovrebbero essere paragonati ai regimi che si applicano ad altre forme di impresa, per il fatto che sono fondati sui principi che disciplinano le cooperative. Sostiene altresì che, nel confrontare la situazione delle cooperative con quella di altre società, l’Autorità sembra stabilire una sorta di gerarchia tra forme giuridiche, percependo quasi la struttura cooperativa come un’eccezione. Ciò è in contrasto con il trattato dell’Unione europea e con il regolamento relativo allo statuto della società europea. L’organizzazione, richiamando la comunicazione della Commissione sulle società cooperative, obietta che il regime notificato tiene conto e pone rimedio in maniera proporzionata alle limitazioni che sono insite nella forma cooperativa.
   Il Comitato generale della cooperazione agricola dei paesi della Comunità economica europea (Cogeca) rappresenta l’interesse economico generale delle cooperative del settore agricolo, agroalimentare, forestale e ittico in Europa. L’organizzazione ricorda il ruolo fondamentale riservato alle cooperative in questi settori, che è stato riconosciuto da molti Stati membri dell’Unione europea, e ribadisce che nei loro statuti le società cooperative salvaguardano l’interesse per la comunità (lo sviluppo sostenibile). L’organizzazione esprime preoccupazione per il fatto che un trattamento fiscale uniforme tra società cooperative e altre forme giuridiche di organizzazione possa avere come conseguenza che le cooperative modifichino la propria struttura, con conseguenti maggiori difficoltà di accesso al mercato da parte degli agricoltori.
   CCAE Confederación de Cooperativas Agrarias de España, un’organizzazione di cooperative agricole, condivide le argomentazioni di Cogeca, Coop de France e Cooperatives Europe.
   Groupement National de la Coopération è un’organizzazione del movimento cooperativo in Francia. Secondo tale organizzazione, il trattamento fiscale favorevole delle cooperative in Francia e in altri paesi europei ha lo scopo di garantire la concorrenza leale tra cooperative e altre forme societarie e non falsa la concorrenza. L’organizzazione ricorda le caratteristiche distintive delle società cooperative, sottolineando che le cooperative, per poter esistere ed evolversi, hanno bisogno di un determinato quadro giuridico e fiscale che tenga conto delle loro specificità e delle condizioni in cui svolgono le loro attività. Condivide il parere delle autorità norvegesi che il regime non conferisce alcun vantaggio alle società cooperative e sostiene che il regime non è destinato a falsare la concorrenza, perché non sarà possibile avere norme identiche per forme di impresa diverse con caratteristiche diverse. Partendo da questo presupposto, l’organizzazione rammenta che l’aiuto non sarebbe sproporzionato.
   L’organizzazione The Norwegian Standing Committee on Co-operative Affairs (in prosieguo denominata «l’NSCC») è un’associazione di cooperative norvegesi. L’NSCC sostiene anzitutto che sussiste una differenza fondamentale tra cooperative e altre forme di impresa, nel senso che il rapporto tra la società cooperativa e i suoi soci è diverso dal rapporto tra una società a responsabilità limitata e un’azionista. Ne derivano conseguenze anche sulle misure fiscali imposte alle cooperative.
   L’NSCC rammenta in primo luogo che la misura non costituisce un aiuto di Stato, poiché è giustificata dalla natura o dalla struttura generale del sistema impositivo. A tale proposito l’NSCC sostiene che le cooperative costituiscono il proprio capitale attraverso il mancato pagamento dei premi ai loro soci. Solitamente, questa eccedenza dev’essere distribuita ai soci della cooperativa, poiché costituisce una correzione di prezzo differita, che non appartiene alla cooperativa ma ai soci. Se si effettua il rimborso, esso sarà deducibile per la cooperativa. Se l’eccedenza non è rimborsata, essa costituisce di fatto un conferimento di capitale da parte dei soci della cooperativa. Rientra quindi nella logica del sistema concedere a questa eccedenza l’esenzione fiscale, indipendentemente dal fatto che sia accantonata sotto forma di capitale proprio o liquidata come rimborso ai soci. Inoltre, si applica la ratio sottesa a tale regime di evitare che una somma sia tassata due volte. Proprio come gli strumenti finanziari conferiti alla società a responsabilità limitata sono esenti da tasse, essendo già stati tassati quando erano di proprietà dell’azionista, il conferimento di capitali da parte del socio della cooperativa dovrebbe essere esente da tasse, essendo già stato tassato allorché era di proprietà del socio contribuente. Dati questi presupposti, l’NSCC considera che, anziché porre il regime in contrapposizione alle norme sulla tassazione del reddito, il quadro giuridico dovrebbe rappresentare la regola per quanto riguarda il conferimento di capitali propri da parte degli azionisti.
   In secondo luogo, l’NSCC afferma che la misura non costituisce un vantaggio, poiché essa si limita a porre rimedio agli svantaggi strutturali impliciti nella struttura giuridica delle cooperative. Con riferimento alla decisione di avviare il procedimento, l’NSCC sostiene altresì che non è importante se gli svantaggi strutturali sono controbilanciati da altri elementi nel regime sulle cooperative in Norvegia; il criterio giuridico dovrebbe essere quello che consente di rilevare se altre misure ovviano già allo svantaggio particolare che la misura si propone di controbilanciare.
   In terzo luogo, l’NSCC ribadisce che la misura non è selettiva, poiché il diverso trattamento fiscale delle cooperative e di altre società riflette le differenze introdotte dal diritto societario. Pertanto, poiché la misura fiscale in esame si applica esclusivamente a entità organizzate come cooperative, essa riguarda soltanto una forma giuridica di un’impresa che è aperta a tutti. Di conseguenza, la misura non è selettiva.
   II.   VALUTAZIONE
   
   1.   AMBITO DI APPLICAZIONE DELLA DECISIONE
   
   Come si è detto nella precedente sezione I-2.4, i potenziali beneficiari del regime sono prevalentemente le società cooperative attive nei settori dell’agricoltura, della pesca e della silvicoltura, talune cooperative di consumatori e le cooperative edili.
   L’articolo 8 dell’accordo SEE definisce lo scopo dell’accordo. L’articolo 8, paragrafo 3, dell’accordo SEE prevede quanto segue:
   
      «Ove non altrimenti specificato, le disposizioni del presente accordo si applicano soltanto:
      
                  a)
               
               
                  ai prodotti contemplati nei capitoli da 25 a 97 del sistema armonizzato di designazione e di codificazione delle merci, esclusi i prodotti elencati nel protocollo 2;
               
            
                  b)
               
               
                  ai prodotti indicati nel protocollo 3, nel rispetto delle norme specifiche previste da tale protocollo.»
               
            
   Ne deriva che i settori agricolo e ittico sono prevalentemente esclusi dal campo di applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato dell’accordo SEE.
   Di conseguenza, la presente decisione si applica alla proposta concessione fiscale per le società cooperative, a esclusione delle cooperative attive nei settori agricolo e ittico, sempre che le attività di tali cooperative non esulino dal campo di applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato dell’accordo SEE.
   2.   PRESENZA DI AIUTO DI STATO
   
   2.1.   INTRODUZIONE
   Il paragrafo 1 dell’articolo 61 dell’accordo SEE recita:
   
      «Salvo deroghe contemplate dal presente accordo, sono incompatibili con il funzionamento del medesimo, nella misura in cui incidano sugli scambi fra parti contraenti, gli aiuti concessi da Stati membri della Comunità, da Stati AELS (EFTA) o mediante risorse statali sotto qualsiasi forma, che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza».
   
   L’Autorità rammenta che, in generale, il sistema tributario di uno Stato EFTA non rientra di per sé nell’accordo SEE. Spetta a ciascuno Stato EFTA designare e applicare un sistema tributario in base alle proprie scelte politiche. Tuttavia, l’applicazione di una misura fiscale come la deduzione prevista nell’imposta sulle imprese per talune società cooperative può avere conseguenze tali da far rientrare la misura fiscale nell’ambito di applicazione dell’articolo 61, paragrafo 1, SEE. Secondo la giurisprudenza (27), l’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE non distingue tra misure di intervento statale con riferimento alle loro cause o ai loro scopi, ma le definisce in relazione ai loro effetti.
   2.2.   PRESENZA DI RISORSE STATALI
   L’aiuto, per essere considerato aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE, deve essere concesso dallo Stato o mediante risorse statali.
   L’Autorità rammenta che, secondo una costante giurisprudenza, il concetto di aiuto è più ampio di quello di sovvenzione. Esso vale a designare non soltanto prestazioni positive, ma anche interventi i quali, in varie forme, alleviano gli oneri che normalmente gravano sul bilancio di un’impresa e che di conseguenza, senza essere sovvenzioni in senso stretto, ne hanno la stessa natura e producono identici effetti (28).
   Secondo il regime notificato, le società cooperative menzionate nella sezione 10-50 della legge sulle imposte potranno accedere a una forma specifica di deduzione fiscale. Di conseguenza, dette cooperative potranno dedurre dal loro reddito gli stanziamenti ai capitali propri. La deduzione fiscale implica che l’imposta che le società cooperative interessate dal regime dovranno versare è ridotta. La misura comporta una perdita di introiti fiscali per lo Stato norvegese pari, secondo una stima delle autorità norvegesi, a 35-40 milioni di NOK (circa 4-5 milioni di EUR) per l’esercizio finanziario 2007. Secondo una costante giurisprudenza, una misura con la quale le autorità pubbliche accordano a talune imprese un’esenzione fiscale che, pur non comportando un trasferimento di risorse statali, pone i beneficiari in una situazione finanziaria più favorevole rispetto agli altri contribuenti costituisce un aiuto concesso dallo Stato o mediante risorse statali (29). L’Autorità ritiene quindi che nel regime notificato siano implicate risorse statali.
   2.3.   VANTAGGIO PER TALUNE IMPRESE O TALUNE PRODUZIONI
   2.3.1.   
         Selettività
      
   
   In primo luogo, l’aiuto deve essere selettivo nel senso che deve favorire «talune imprese o talune produzioni».
   Le cooperative ammissibili alle agevolazioni ai sensi del regime notificato sono imprese ai sensi delle norme in materia di aiuti di Stato dell’accordo SEE. Secondo costante giurisprudenza, il concetto di «impresa» comprende qualsiasi ente che eserciti un’attività economica, a prescindere dal suo status giuridico e dalle sue modalità di finanziamento (30).
   Per valutare la selettività di una misura occorre accertare se, nell’ambito di un dato regime giuridico, la suddetta misura rappresenti un vantaggio per talune imprese rispetto ad altre che si trovano in una situazione fattuale e giuridica analoga (31).
   L’Autorità quindi esaminerà tali elementi con riferimento alla deduzione fiscale in favore di talune società cooperative di cui alla sezione 10-50 della legge sulle imposte.
   La qualifica di una misura fiscale come selettiva da parte dell’Autorità presuppone necessariamente, anzitutto, l’individuazione e l’esame preliminari da parte della stessa del regime comune o «normale» del sistema tributario applicabile nella zona geografica che costituisce l’ambito di riferimento pertinente (32).
   In Norvegia, le società cooperative sono soggette alla tassazione delle imprese. L’obiettivo dell’imposta sulle imprese è quello di tassare i profitti (il reddito netto) realizzati dalle società. Tuttavia, secondo la proposta sezione 10-50 della legge sulle imposte, talune società cooperative di consumatori, cooperative attive nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca e cooperative edili hanno diritto a una deduzione fino al 15 % del reddito derivante da scambi con i soci. Pertanto, la base imponibile di tali imprese è ridotta, e di conseguenza è ridotta anche la tassa sulle imprese che sono tenute a versare. Questa norma fiscale si discosta dalle consuete norme sulle imposte che le imprese devono versare in Norvegia.
   Nella notifica le autorità norvegesi affermano che il sistema di riferimento pertinente nel caso di specie è il quadro generale per l’approvvigionamento di capitali. L’Autorità non è di questo parere. Poiché l’esenzione dalle tasse per talune cooperative costituisce una deroga all’imposta applicabile alle imprese, l’Autorità ritiene che il riferimento pertinente che deve essere utilizzato per valutare la misura notificata sia il sistema tributario relativo alle imprese. Di conseguenza, l’imposta sulle imprese costituisce il quadro di riferimento pertinente rispetto al quale dev’essere valutata la deroga.
   A questo punto, l’Autorità deve stabilire se, nell’ambito di un dato regime giuridico (in questo caso, l’imposta sulle imprese), un provvedimento statale sia tale da favorire talune imprese o la produzione di taluni beni ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE rispetto ad altre imprese che si trovino in una situazione fattuale e giuridica analoga, tenuto conto dell’obiettivo perseguito dal provvedimento interessato (33).
   Di conseguenza, l’Autorità deve valutare e accertare l’eventuale selettività del vantaggio concesso dalla misura fiscale considerata dimostrando che quest’ultima deroga a tale regime comune, in quanto introduce differenziazioni tra operatori economici che si trovano in una situazione fattuale e giuridica analoga, tenuto conto dell’obiettivo perseguito dal sistema tributario dello Stato membro interessato (34).
   Richiamandosi alla giurisprudenza poc’anzi citata, l’Autorità deve pertanto valutare se, nell’ambito dell’imposta sulle imprese, la deduzione del 15 % dal reddito delle società cooperative derivante da scambi con i soci favorisca talune società cooperative ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE rispetto ad altre società che si trovano in una situazione giuridica e fattuale analoga, tenuto conto dell’obiettivo perseguito dall’imposta sulle società.
   Come si è detto, l’obiettivo perseguito dall’imposta sulle imprese è tassare i profitti realizzati dalle società.
   A tale proposito, l’Autorità è al corrente delle specificità delle società cooperative. In particolare, l’autorità osserva che, ai sensi della comunicazione della Commissione sulle società cooperative, «[l]e cooperative operano nell’interesse dei loro membri, che sono al tempo stesso utilizzatori, e non sono gestite nell’interesse di investitori esterni. I profitti sono percepiti dai membri in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa; le riserve e gli attivi sono detenuti in comune, non sono distribuibili e sono utilizzati nell’interesse comune dei membri. Poiché i legami personali tra i membri sono di norma stretti e importanti, le nuove adesioni sono soggette ad un’approvazione, mentre il diritto di voto non è necessariamente proporzionale alla quota detenuta (una persona, un voto). La dimissione di un membro conferisce a quest’ultimo il diritto al rimborso della quota e determina una riduzione del capitale.» (35)
   
   Di conseguenza, una società cooperativa puramente mutualistica è caratterizzata, in primo luogo, da un particolare rapporto con i soci della cooperativa, nel senso che i soci sono attivamente coinvolti nella gestione delle attività della cooperativa e che sussiste un’ampia interazione tra i soci e la cooperativa, che va oltre il rapporto meramente commerciale. In secondo luogo, gli attivi della società cooperativa sono detenuti in comune dai soci e i profitti sono distribuiti esclusivamente ai soci della cooperativa, in base alle transazioni effettuate dai soci con la cooperativa stessa.
   In conformità con tali principi, l’Autorità non esclude che le cooperative puramente mutualistiche e altre forme di società possano trovarsi in una situazione giuridica e fattuale non paragonabile con altre società, tenuto conto dell’obiettivo dell’imposta sui profitti societari.
   Tuttavia, nel caso di specie, sembra che il carattere puramente mutualistico di alcune società cooperative interessate dal regime notificato sia dubbio. Buona parte delle attività di alcune cooperative interessate dal regime non riguarda gli scambi con i soci, bensì gli scambi con altri clienti. A tale proposito, l’Autorità fa riferimento alla limitazione fissata nella sezione 10-50 della legge sulle imposte, secondo cui soltanto le cooperative di consumatori che abbiano realizzato più del 50 % del loro regolare fatturato tramite scambi con i soci sono ammesse al regime notificato. L’Autorità è del parere che queste cooperative prevalentemente mutualistiche siano estremamente diverse dal modello puramente cooperativo descritto nella comunicazione della Commissione sulle società cooperative.
   Inoltre, il regime interessa soltanto le cooperative menzionate nella bozza di sezione 10-50 della legge sulle imposte, vale a dire le cooperative di consumatori, le cooperative attive nei settori agricolo, ittico e forestale e le cooperative edili. Soltanto queste cooperative hanno diritto a una deduzione fino al 15 % della parte di reddito derivante da scambi con i soci. Di conseguenza, il vantaggio fiscale in esame è accordato tenendo conto della forma giuridica dell’impresa in qualità di società cooperativa e dei settori in cui l’impresa esercita le proprie attività. È pertanto evidente che la misura è selettiva nei confronti di altri operatori economici analoghi.
   L’Autorità è del parere che, applicando un regime fiscale diverso sui profitti realizzati da talune cooperative grazie agli scambi con i soci a seconda del settore di attività delle società, la sezione 10-50 della legge norvegese sulle imposte introduca una differenziazione tra operatori economici che, tenendo conto dell’obiettivo del sistema tributario riferito alle imprese, vale a dire la tassazione dei profitti, si trovano in una situazione giuridica e fattuale analoga.
   È giurisprudenza costante che la nozione di aiuto di Stato non riguarda i provvedimenti statali che stabiliscono una differenziazione tra imprese e, pertanto, selettivi a priori, qualora tale differenziazione risulti dalla natura o dalla struttura del sistema fiscale in cui tali provvedimenti si inseriscono (36). La giurisprudenza della Corte EFTA e dei tribunali comunitari ha stabilito che una specifica misura fiscale destinata a concedere a imprese in un determinato settore un’esenzione parziale o totale dagli oneri loro derivanti dalla normale applicazione del sistema generale può essere giustificata dalla logica interna del sistema tributario se è coerente con esso (37).
   Pertanto, l’Autorità deve stabilire se la differenziazione tra talune cooperative e altre imprese sia, nonostante tutto, non selettiva, poiché deriva dalla natura o dallo schema generale del sistema tributario di cui fa parte. E, di conseguenza, se tali differenziazioni discendono direttamente dai principi informatori o basilari di tale sistema (38).
   Ne deriva dalla giurisprudenza che spetta allo Stato membro del SEE che ha introdotto una siffatta differenziazione tra imprese in materia di oneri dimostrare che essa sia effettivamente giustificata dalla natura o dalla struttura del sistema di cui trattasi (39). Le autorità norvegesi sostengono che la deduzione fiscale applicabile a talune cooperative è giustificata dalla natura o dalla struttura generale del sistema di cui trattasi, poiché implica che il sistema norvegese di finanziamento delle società tramite capitali, attraverso il conferimento di depositi non tassabili, trovi applicazione anche nel caso delle cooperative. In altre parole, il regime sarebbe teso a controbilanciare uno svantaggio cui sono soggette le società cooperative in ragione della loro forma giuridica.
   Nel caso di specie, l’Autorità è del parere che la giustificazione fornita dalle autorità norvegesi in relazione alla deduzione dell’aliquota di imposta sulle imprese, che dovrebbe essere considerata un risarcimento per i costi aggiuntivi sostenuti dalle società cooperative, a causa della difficoltà di accesso a capitali, non possa essere considerata come rientrante nella logica del sistema tributario riferito alle imprese. L’imposta sulle imprese è una tassa applicata sul reddito di una società derivante da normali scambi commerciali, mentre i depositi di azioni e di altre forme di capitale non sono considerati reddito ai sensi della legge norvegese sulle imposte (40). Pertanto, benché l’obiettivo perseguito dalle autorità norvegesi sia lodevole, esso non sembra discendere direttamente dai principi informativi o basilari del sistema in cui il provvedimento è inserito, vale a dire il sistema tributario. L’Autorità rammenta che, secondo costante giurisprudenza, l’obiettivo perseguito dagli interventi statali non è sufficiente per sottrarli ipso facto alla qualifica di aiuti ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE (41).
   Oltretutto, nel caso di specie, l’Autorità rileva che il regime notificato non è destinato a tutte le società cooperative, che in linea di principio dovrebbero subire gli stessi svantaggi strutturali indicati dalle autorità norvegesi. Al contrario, il regime interessa esclusivamente le società cooperative che sono attive nei settori espressamente menzionati nella bozza della sezione 10-50 della legge sulle imposte. Le autorità norvegesi non hanno trasmesso argomentazioni che dimostrino che la delimitazione del regime a siffatte cooperative sia in linea con la natura e la struttura generale del sistema tributario. I documenti preparatori alla sezione 10-50 della legge sulle imposte, nel riferirsi alle cooperative interessate dal regime, si limitano a definirle come rappresentanti dei tradizionali settori cooperativi (42), una considerazione questa che non è pertinente nel quadro della tassazione sulle imprese. Oltretutto, secondo le autorità norvegesi, tale delimitazione è basata sul presupposto che le cooperative interessate dal regime siano più bisognose di interventi rispetto alle cooperative operanti in altri settori. Tuttavia, le autorità norvegesi non hanno presentato informazioni obiettive a sostegno della loro ipotesi né qualsivoglia altra giustificazione obiettiva e concreta per motivare tale differenziazione.
   In linea con la giurisprudenza (43), l’Autorità ritiene che la necessità di tener conto di talune esigenze (nella fattispecie, le particolarità delle cooperative in qualità di organizzazioni), per legittime che siano, non giustifica l’esclusione di misure selettive, fossero anche specifiche, dall’ambito di applicazione dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE, poiché la considerazione degli obiettivi può in ogni caso intervenire in modo utile in sede di valutazione della compatibilità della misura di aiuto di Stato con il mercato comune, conformemente all’articolo 61, paragrafo 3, dell’accordo SEE.
   Per ribadire la sua posizione, l’Autorità fa riferimento alle osservazioni presentate dal Norwegian Standing Committee on Co-operative Affairs e all’osservazione che un’esenzione fiscale per le società cooperative potrebbe essere giustificata sulla base di argomentazioni relative alla doppia imposizione fiscale; in tal caso potrebbe rientrare nella natura e nella logica del sistema tributario applicato alle imprese. Tuttavia, in base alle informazioni disponibili, l’Autorità non può escludere che possano verificarsi situazioni in cui il capitale non sia tassato né dopo il conferimento nel patrimonio della cooperativa né a monte in quanto reddito del socio conferente.
   In aggiunta, in riferimento al caso di specie e in assenza di argomentazioni contrarie convincenti, l’Autorità è del parere che promuovere l’applicazione di un trattamento fiscale favorevole solo per talune società cooperative, senza fornire una giustificazione obiettiva per questa differenziazione, non possa essere considerato in linea con la logica del sistema tributario (44). Anche se le misure fiscali in parola determinano la loro sfera di applicazione sulla base di criteri obiettivi, ciò non toglie che esse mantengono carattere selettivo (45).
   Alla luce di quanto precede, l’Autorità ritiene che la deduzione fiscale applicabile a talune cooperative deroga al regime fiscale generale senza essere giustificata dalla natura o dalla struttura del sistema fiscale in cui si inserisce, e pertanto dev’essere considerata selettiva (46).
   2.3.2.   
         Vantaggio
      
   
   In secondo luogo, per stabilire se è stato concesso un vantaggio economico alle cooperative interessate dal regime, l’Autorità deve valutare se le misure sollevano i beneficiari dal pagamento di oneri che normalmente sostengono nel corso delle loro attività. L’Autorità è del parere che il problema di verificare se il regime conferisce un vantaggio alle cooperative interessate dev’essere considerato alla luce del sistema delle imposte sulle imprese, che si applica sia alle imprese a scopo di lucro sia alle cooperative, comprese quelle non interessate dal regime.
   In base al regime notificato, alcune cooperative hanno diritto a una deduzione fino al 15 % della parte di reddito derivante da scambi con i soci. Pertanto, la base imponibile di tali imprese è ridotta, e di conseguenza è ridotta anche la tassa sulle imprese che sono tenute a versare. Di conseguenza, il provvedimento solleva tali società da oneri che normalmente vengono sostenuti con risorse attinte dai bilanci. Questa norma fiscale si discosta dalle consuete norme sulle imposte che le imprese devono versare in Norvegia.
   Le autorità norvegesi e alcune altre parti terze che hanno presentato osservazioni in risposta alla decisione di avviare il procedimento sostengono che la deduzione fiscale proposta non conferisce un vantaggio alle società cooperative. In primo luogo, secondo le autorità norvegesi, il regime è in linea con il principio dell’investitore operante in un’economia di mercato e dovrebbe essere considerato come uno stanziamento destinato alle cooperative affinché mantengano la propria forma giuridica, che è di pubblico interesse. In secondo luogo, la deduzione fiscale rappresenta un risarcimento per i costi aggiuntivi sostenuti dalle cooperative in ragione delle restrizioni loro imposte, in particolare per quanto riguarda l’accesso ai capitali propri, e non prevede una compensazione eccessiva.
   Innanzitutto, riguardo al principio dell’investitore operante in un’economia di mercato, l’argomento sembra basato sul parere che gli aiuti concessi nell’ambito del regime non supereranno i costi aggiuntivi correlati al funzionamento di un’impresa che opera in qualità di cooperativa (compensazione eccessiva) né il beneficio pubblico di salvaguardare le società cooperative. Le autorità norvegesi affermano che il principio dell’investitore operante in un’economia di mercato si applica quando lo Stato acquisisce benefici intangibili per il pubblico interesse a prezzo di mercato, perlomeno laddove il beneficio intangibile per lo Stato sia completamente estraneo agli interessi dell’impresa interessata (47).
   L’Autorità ritiene che vi siano più ragioni per dimostrare che il principio dell’investitore operante in un’economia di mercato non si applica nella fattispecie. Innanzitutto, l’Autorità non condivide la posizione delle autorità norvegesi secondo cui il fatto di operare come una cooperativa non produce vantaggi a un’impresa. A tale riguardo l’Autorità fa riferimento alla comunicazione della Commissione sulle cooperative, in cui la Commissione europea afferma, tra le altre cose, che il modello cooperativo può essere un «mezzo per affermare o accrescere il potere economico delle piccole e medie imprese (PMI) sul mercato» (48).
   Inoltre, l’Autorità è dell’idea che il beneficio intangibile che lo Stato intende «acquisire» nel caso di specie sia il mantenimento del settore cooperativo in Norvegia alle condizioni attuali, con riferimento in particolare alle restrizioni poste all’accesso ai capitali propri. L’Autorità ritiene che sia impossibile applicare il principio dell’investitore operante in un’economia di mercato al caso di specie, per il semplice fatto che nessun investitore privato effettuerebbe mai una transazione simile a quella proposta dalle autorità norvegesi. In questo caso lo Stato non sta agendo come un investitore o un’impresa operante in un’economia di mercato. Al contrario, lo Stato sta applicando la sua sovranità e le sue funzioni amministrative, essendo l’imposizione di tasse una delle componenti chiave di tali funzioni. Di conseguenza, l’Autorità non vede come possa essere considerato applicabile il principio dell’investitore operante in un’economia di mercato.
   Le autorità norvegesi hanno inoltre affermato che il regime non implica una compensazione eccessiva e che l’aiuto concesso non eccede il beneficio pubblico di salvaguardare le società cooperative. L’Autorità osserva che le autorità norvegesi non hanno presentato cifre né altre informazioni al riguardo, ma si sono limitate a sostenere che esse suppongono che ciò avvenga. Pertanto, l’Autorità non può accettare tale argomentazione.
   Inoltre, l’Autorità valuterà se è possibile concludere che il regime non comporti un vantaggio per le cooperative da questo interessate sulla base del fatto che l’aiuto è concesso al fine di ovviare agli svantaggi strutturali cui sono soggette le società cooperative. Si è ammesso che, in talune circostanze specifiche, i vantaggi strutturali possono essere compensati dalla concessione di aiuti (49). In alcune situazioni, la compensazione di uno svantaggio non costituisce un vantaggio, soprattutto nel caso di ristrutturazione di ex monopoli di Stato, che, al momento dell’apertura del mercato alla concorrenza, vengono trasformati in operatori di mercato. Questi precedenti si riferiscono a una situazione di fatto che è diversa dalla fattispecie. Oltretutto, né la giurisprudenza dei tribunali comunitari né la prassi della Commissione europea sembrano sostenere il fatto che una misura come quella notificata non conferisce un vantaggio all’impresa in questione per il solo fatto che essa compensa uno «svantaggio» subito da detta impresa (50).
   Alla luce di quanto precede, l’Autorità conclude che la concessione fiscale proposta conferisce un vantaggio alle cooperative interessate dal regime.
   2.4.   DISTORSIONE DELLA CONCORRENZA E INCIDENZA SUGLI SCAMBI FRA LE PARTI CONTRAENTI
   Per quanto concerne i criteri di cui all’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE in materia di aiuti che falsano o minacciano di falsare la concorrenza perché incidono sugli scambi tra le parti contraenti, dalla giurisprudenza discende che non è necessario dimostrare un’incidenza effettiva di questi aiuti sugli scambi tra parti contraenti e un’effettiva distorsione della concorrenza, bensì è sufficiente esaminare se i detti aiuti siano idonei a incidere su tali scambi e a falsare la concorrenza (51).
   Le autorità norvegesi rilevano che lo scopo del regime è contrastare lo svantaggio concorrenziale in cui si trovano le società cooperative in relazione all’accesso ai capitali propri. In tal senso sostengono che il regime non falsa né minaccia di falsare la concorrenza. L’Autorità osserva che l’effetto del regime proposto è ridurre l’imposta sulle imprese delle società cooperative interessate dal regime rispetto ad altre società. Pertanto, la posizione concorrenziale di tali cooperative è rafforzata. Il fatto che le cooperative siano soggette a taluni limiti previsti dal diritto norvegese, che tra l’altro non sono imposti alle società a responsabilità limitata, non può essere un’argomentazione decisiva nel caso di specie.
   Inoltre, allorché un aiuto concesso dallo Stato rafforzi la posizione di un’impresa nei confronti di altre imprese concorrenti negli scambi all’interno del SEE, questi sono da considerarsi influenzati dall’aiuto. Peraltro, non è necessario che l’impresa beneficiaria dell’aiuto partecipi direttamente a detti scambi (52). La deduzione fiscale proposta rafforza la posizione delle cooperative nei confronti dei loro concorrenti che possiedono una struttura diversa. La deduzione fiscale si applica a tutte le principali forme di cooperative, e perlomeno alcune di loro sono anche attive sui mercati all’interno del SEE. A tale proposito, l’Autorità nota che la cooperativa di consumatori Coop NKL BA possiede una quota di mercato nel settore dei generi alimentari e della drogheria in Norvegia pari al 24 %. Inoltre, Coop NKL BA collabora con altre società cooperative scandinave per la vendita al dettaglio nel campo degli acquisti e della lavorazione.
   Dati questi presupposti, l’Autorità conclude che il regime notificato è responsabile di falsare la concorrenza e di influenzare gli scambi tra le parti contraenti dell’accordo SEE.
   2.5.   LA COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE SULLE SOCIETÀ COOPERATIVE
   Le autorità norvegesi sembrano sostenere che il regime notificato non costituisce un aiuto di Stato in quanto conforme ai principi stabiliti nella comunicazione della Commissione sulle società cooperative. Le autorità norvegesi si riferiscono, in particolare, alla sezione 3.2.6 della comunicazione della Commissione, in cui la Commissione europea dichiara, tra le altre cose, che un trattamento fiscale particolare per le cooperative può essere accettato. In questo punto la comunicazione così recita:
   
      «Alcuni Stati membri (Belgio, Italia e Portogallo) ritengono che le restrizioni inerenti alla natura specifica del capitale delle cooperative richieda un trattamento fiscale particolare. Ad esempio, il fatto che le azioni delle società cooperative non siano quotate in borsa e, pertanto, non siano negoziabili, ha per effetto di rendere pressoché impossibile la realizzazione di plusvalenze; il fatto che le azioni siano rimborsate al valore nominale (non hanno valore speculativo) e che i rendimenti siano in genere limitati, rischia di scoraggiare nuove adesioni. Inoltre, le cooperative sono spesso soggette a prescrizioni rigorose per quanto riguarda le dotazioni di riserva. Un trattamento fiscale particolare può essere accettato, ma in tutti gli aspetti della legislazione sulle cooperative andrebbe rispettato il principio secondo il quale le protezioni o i vantaggi concessi ad un tipo particolare di organismo devono essere proporzionati ai vincoli giuridici, al valore aggiunto sociale e alle limitazioni proprie di tale forma e non devono dar luogo ad una concorrenza sleale. Inoltre, ogni altro “vantaggio” concesso non deve permettere a cooperative fittizie di utilizzare la forma cooperativa per eludere i propri obblighi in materia di pubblicità e di governo societario. La Commissione invita gli Stati membri che intendono applicare un trattamento fiscale appropriato e proporzionato per i fondi propri e le riserve delle cooperative, ad assicurarsi che queste disposizioni non creino situazioni anticoncorrenziali […]».
   
   Tuttavia, l’Autorità nota che alla sezione 3.2.7 la comunicazione della Commissione prosegue stabilendo che le «cooperative che esercitano attività economiche sono considerate “imprese” ai sensi degli articoli 81, 82 e 86-88 del trattato CE e sono di conseguenza soggette alle norme europee in materia di concorrenza e di aiuti di Stato nonché alle varie esenzioni, soglie e norme de minimis.»
   Date queste premesse, l’Autorità è del parere che, se da un lato è necessario tener conto delle specificità delle società cooperative durante l’esame della fattispecie, dall’altro lato la comunicazione della Commissione non può essere invocata, nella sua forma integrale, per sostenere che l’aiuto di Stato concesso alle cooperative esula dall’ambito di applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato di cui all’accordo SEE.
   Pertanto, l’Autorità trova che la comunicazione della Commissione sulle società cooperative, letta nella sua interezza, non richiede l’applicazione di modifiche alla conclusione che la concessione fiscale proposta conferisce un vantaggio alle società cooperative interessate dal regime.
   2.6.   CONCLUSIONE RELATIVA ALLA PRESENZA DI AIUTO DI STATO
   Alla luce di quanto precede, l’Autorità è giunta alla conclusione che il regime notificato riguardante le concessioni fiscali per talune società cooperative costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dell’accordo SEE.
   3.   OBBLIGHI PROCEDURALI
   
   Ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 3, della parte I del protocollo 3 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte, «all’Autorità di vigilanza EFTA sono comunicati, in tempo utile perché presenti le sue osservazioni, i progetti diretti a istituire o modificare aiuti […]. Lo Stato interessato non può dare esecuzione alle misure progettate prima che tale procedura abbia condotto a una decisione finale».
   Le autorità norvegesi hanno notificato il proposto regime concernente le agevolazioni fiscali applicate a talune società cooperative con lettere del 28 giugno 2007 e del 16 ottobre 2007 e non hanno attuato il detto regime in attesa di una decisione definitiva da parte dell’Autorità.
   L’Autorità può pertanto concludere che le autorità norvegesi hanno ottemperato agli obblighi di cui all’articolo 1, paragrafo 3, della parte I del protocollo 3 dell’accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte.
   4.   COMPATIBILITÀ DELL’AIUTO
   
   L’Autorità osserva che le autorità norvegesi non hanno presentato argomentazioni relative alla compatibilità dell’aiuto, né nella notifica del regime né nelle loro osservazioni alla decisione dell’Autorità di avviare il procedimento. L’Autorità tuttavia ha valutato la compatibilità della misura notificata con l’articolo 61 dell’accordo SEE sulla scorta delle informazioni in suo possesso.
   L’Autorità ritiene che nessuna delle deroghe di cui all’articolo 61, paragrafo 2, dell’accordo SEE possa essere applicata alla fattispecie.
   Per quanto riguarda l’applicazione dell’articolo 61, paragrafo 3, dell’accordo SEE, le agevolazioni fiscali per le società cooperative non possono inserirsi nel campo di applicazione dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera a), dell’accordo SEE, in quanto nessuna delle regioni norvegesi presenta i requisiti previsti da questa disposizione, ossia un tenore di vita anormalmente basso oppure una grave forma di disoccupazione. Il regime non sembra nemmeno promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo né porre rimedio a un grave turbamento dell’economia dello Stato norvegese, come prescritto per la compatibilità dall’articolo 61, paragrafo 3, lettera b), dell’accordo SEE.
   Riguardo all’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE possono considerarsi compatibili gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività economiche o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse. L’Autorità osserva che la misura non è limitata alle regioni interessate dalla carta degli aiuti a finalità regionale per la Norvegia né rientra nel campo di applicazione degli orientamenti esistenti in materia di aiuti di Stato in relazione alla compatibilità con l’accordo SEE sulla base del suo articolo 61, paragrafo 3, lettera c).
   Poiché il regime notificato non rientra in nessuna delle discipline comunitarie, l’Autorità intende esaminare la compatibilità del regime direttamente ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE (53). Le deroghe di cui all’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE devono essere oggetto di interpretazione restrittiva (54) e possono essere concesse esclusivamente quando sia possibile stabilire che l’aiuto contribuisce al conseguimento di un obiettivo di interesse comune, che non potrebbe essere garantito nelle normali condizioni di mercato. Il cosiddetto «principio della misura compensatoria» è stato introdotto dalla Corte di giustizia delle Comunità europee nella causa Philip Morris
       (55).
   Scopo fondamentale della valutazione della compatibilità degli aiuti di Stato è soppesare gli effetti negativi degli aiuti sulla concorrenza e i loro effetti positivi in termini di comune interesse (56). Affinché un aiuto possa essere considerato compatibile ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE, esso:
   
               —
            
            
               deve essere definito in maniera chiara e corrispondere all’interesse comune;
            
         
               —
            
            
               deve essere correttamente concepito per conseguire l’obiettivo di interesse comune, ossia la misura di sostegno proposta deve rappresentare uno strumento adeguato, produrre un effetto di incentivazione ed essere proporzionata;
            
         
               —
            
            
               non deve produrre distorsioni della concorrenza e incidere sugli scambi nel SEE in misura contraria all’interesse comune (57).
            
         L’Autorità deve stabilire se l’obiettivo perseguito dalla misura è necessario, in linea con gli obiettivi dell’interesse comune e, in caso affermativo, rappresenta il metodo per conseguire tale obiettivo che produce la minore distorsione possibile del mercato.
   Le autorità norvegesi hanno affermato che lo scopo ultimo del regime notificato è garantire il mantenimento della forma cooperativa. Le autorità norvegesi sostengono che favorire l’accesso delle cooperative ai capitali propri sia indispensabile per conseguire tale obiettivo.
   L’Autorità riconosce che le cooperative sono dotate di talune caratteristiche specifiche, delineate nella comunicazione della Commissione sulle società cooperative. Nella comunicazione della Commissione si precisa che la promozione del modello cooperativo può, in linea di principio, favorire un funzionamento più efficiente dell’economia e generare effetti sociali positivi. La comunicazione della Commissione sembra indicare che, in ragione degli ampi benefici sociali e a livello di uguaglianza e coordinamento che si ritengono frutto del modello cooperativo, e che altrimenti non sarebbero disponibili sul mercato, il mantenimento del modello cooperativo possa essere considerato un obiettivo di interesse comune. Oltretutto, si sottolinea il potenziale ruolo del modello cooperativo come strumento per affermare o accrescere il potere economico delle piccole e medie imprese (PMI) sul mercato, per fornire servizi che non verrebbero offerti da imprese che perseguono un profitto e per contribuire alla costruzione di una società fondata sulla conoscenza (58). Si deve tuttavia rammentare che la definizione di società cooperativa contenuta nella comunicazione della Commissione appare relativamente rigida, in quanto la comunicazione sembra riguardare esclusivamente le cooperative puramente mutualistiche (59).
   Alla luce di tali considerazioni, l’Autorità è del parere che il regime sia caratterizzato da una definizione chiara e corrisponda all’interesse comune, nella misura in cui è destinato alle cooperative puramente mutualistiche.
   Il secondo passo è valutare se l’aiuto sia correttamente concepito per raggiungere l’obiettivo del comune interesse, nella fattispecie per assicurare che la forma cooperativa sia mantenuta favorendo l’accesso delle cooperative ai capitali propri.
   Si potrebbe fare una distinzione tra cooperative puramente mutualistiche e cooperative non puramente mutualistiche, dove la mutualità rappresenta il carattere distintivo chiave delle cooperative. Maggiore è il peso che la mutualità riveste all’interno della cooperativa, più numerose sono le possibilità che la cooperativa possa essere considerata diversa da un’impresa che persegue un profitto. Pertanto, l’obiettivo di comune interesse di mantenere in vita le cooperative, definito nella comunicazione della Commissione europea sulle cooperative, può essere raggiunto al meglio garantendo aiuti alle cooperative con scopi veramente mutualistici.
   Quanto al concetto di cooperative mutualistiche, l’Autorità dubita che esso sia sufficiente per considerare una società cooperativa come caratterizzata da scopi mutualistici nel senso dato dalla comunicazione della Commissione, ossia di una cooperativa che effettua scambi prevalentemente con i suoi soci. L’Autorità è del parere che per considerare una cooperativa come dotata di scopi realmente mutualistici debbano essere valutati anche altri fattori, tra cui la frequenza dei contatti tra la cooperativa e i suoi soci; la partecipazione attiva dei soci nel funzionamento della cooperativa; la partecipazione attiva dei soci nella gestione e nel processo decisionale della cooperativa; l’assenza di automatismi in relazione al processo di affiliazione, che al contrario dovrebbe essere contraddistinto dalla presentazione di una domanda e dall’approvazione dell’adesione da parte dei soci esistenti; il pagamento ai soci, in relazione ai profitti, di buona parte dei premi; l’esistenza di ampie agevolazioni riservate ai soci rispetto alle agevolazioni concesse ai non soci; ecc. L’Autorità ritiene che, per valutare se una cooperativa sia realmente mutualistica, sia necessario considerare questi e altri criteri analoghi.
   L’Autorità osserva che alcune delle cooperative interessate dal presente regime sono cooperative puramente mutualistiche, mentre altre sono prevalentemente mutualistiche. Per quanto concerne le cooperative di consumatori, nella bozza della sezione 10-50 della legge sulle imposte si legge che il regime interessa esclusivamente le cooperative di consumatori con scopo prevalentemente mutualistico (60). Pertanto, parrebbe di capire che nella fattispecie il carattere puramente mutualistico di alcune delle cooperative interessate dal regime notificato sia dubbio. Per esempio, buona parte delle attività di alcune cooperative interessate dal regime, in particolare le cooperative di consumatori, non riguarda gli scambi con i soci, bensì gli scambi con altri clienti. Inoltre, date le dimensioni di alcune delle cooperative interessate, la partecipazione attiva dei soci alla gestione e al funzionamento della cooperativa sarà limitata. In aggiunta, l’adesione dei soci sembra perlopiù soggetta ad una procedura automatica, perlomeno per quanto concerne le cooperative di consumatori e quelle edili. Di conseguenza, secondo l’Autorità, il regime non è stato concepito soltanto per le cooperative con un’identità mutualistica particolarmente marcata.
   Per di più, laddove si tratta di stabilire se il regime è stato concepito in maniera adeguata per raggiungere l’obiettivo dell’interesse comune, si deve considerare se l’attività in esame comporta costi aggiuntivi che sono controbilanciati dall’aiuto. L’Autorità osserva che le autorità norvegesi non hanno fornito dati che permettano all’Autorità stessa di quantificare, in maniera diretta o indiretta, i costi che un’impresa deve sostenere per assumere la forma cooperativa. Non è quindi possibile per l’Autorità stabilire se l’aiuto sia necessario e proporzionato rispetto all’obiettivo perseguito.
   D’altro canto, l’Autorità nota con favore che la deduzione fiscale proposta sarà concessa, stando alla notifica, soltanto in relazione a redditi derivanti dagli scambi con i soci e da scambi equivalenti. Oltretutto, il regime notificato prevede, per le cooperative che desiderano accedere agli aiuti previsti, il mantenimento di una contabilità distinta per gli scambi con i soci rispetto alle transazioni con altre parti.
   Nonostante ciò, per le ragioni sopra esposte, l’Autorità nutre dei dubbi circa la possibilità che, grazie alla sua corretta concezione, il regime notificato raggiunga l’obiettivo del comune interesse che è quello di mantenere la forma cooperativa, in particolare la forma delle società cooperative puramente mutualistiche, favorendo l’accesso ai capitali propri.
   Infine, si deve valutare se il potenziale di falsare la concorrenza e influenzare gli scambi nello Spazio economico europeo sia contrario all’interesse comune.
   In merito alla potenziale distorsione della concorrenza e degli scambi, l’Autorità osserva che il regime dev’essere classificato come aiuto al funzionamento, per il fatto che solleva i beneficiari da oneri normalmente sostenuti da imprese nell’ordinario esercizio delle loro attività commerciali (nella fattispecie: l’imposta sulle società).
   Gli aiuti al funzionamento possono essere considerati compatibili con l’accordo SEE soltanto in via eccezionale, se permettono la promozione di un obiettivo di interesse comune che altrimenti non potrebbe essere raggiunto. L’Autorità dubita che l’obiettivo perseguito dalle autorità norvegesi di mantenere la forma societaria delle cooperative favorendone l’accesso a capitali propri non possa essere conseguito con altre misure, più proporzionate. In particolare, l’Autorità sottolinea il fatto che alcune delle cooperative interessate dal regime sono imprese di grandi dimensioni che operano in mercati altamente concorrenziali nel SEE.
   Come si è detto, l’Autorità è del parere che il regime sarebbe caratterizzato da una definizione chiara e corrisponderebbe all’interesse comune, perlomeno nella misura in cui esso è destinato alle cooperative puramente mutualistiche. Tuttavia, il carattere puramente mutualistico di alcune delle cooperative interessate dal regime non è dimostrato. Di conseguenza, l’Autorità è del parere che l’aiuto non possa essere considerato correttamente mirato. Inoltre, non è possibile per l’Autorità stabilire se l’aiuto sia necessario e proporzionato rispetto all’obiettivo perseguito.
   Alla luce di quanto precede, l’Autorità ritiene che, nonostante l’obiettivo del regime possa essere considerato come caratterizzato da una definizione chiara e corrisponda all’interesse comune, le autorità norvegesi non abbiano dimostrato che gli effetti positivi dell’aiuto saranno superiori agli effetti negativi. Pertanto, il regime non può essere considerato compatibile con l’articolo 61, paragrafo 3, lettera c), dell’accordo SEE.
   5.   CONCLUSIONE
   
   Sulla base della precedente valutazione, l’Autorità considera la notificata esenzione fiscale per talune società cooperative come un aiuto di Stato incompatibile con le norme in materia di aiuti di Stato dell’accordo SEE.
   L’Autorità desidera sottolineare che la presente decisione, come indicato nella precedente sezione II-1, non si applica alle cooperative attive nei settori agricolo e ittico, nella misura in cui le attività di tali cooperative esulano dall’ambito di applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato dell’accordo SEE,
   HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:
   Articolo 1
   Il regime pianificato concernente le agevolazioni fiscali applicate a talune società cooperative costituisce un aiuto di Stato che risulta incompatibile con il funzionamento dell’accordo SEE ai sensi dell’articolo 61 del medesimo accordo.
   Articolo 2
   Il regime notificato non può essere attuato.
   Articolo 3
   Il Regno di Norvegia è destinatario della presente decisione.
   Articolo 4
   Il testo in lingua inglese è il solo facente fede.
   
      Fatto a Bruxelles, il 23 luglio 2009.
      
         
            Per l’Autorità di vigilanza EFTA
         
         Per SANDERUD
         
            Presidente
         
         Kristján A. STEFÁNSSON
         
            Membro del Collegio
         
      
   
   
      (1)  In appresso denominata «Autorità».
   
      (2)  In appresso denominato «accordo SEE».
   
      (3)  In appresso denominato «accordo sull’Autorità di vigilanza e sulla Corte».
   
      (4)  In appresso denominato «protocollo 3».
   
      (5)  Guida all’applicazione e all’interpretazione degli articoli 61 e 62 dell’accordo SEE e dell’articolo 1 del protocollo 3 all’accordo che istituisce un’Autorità di vigilanza e una Corte, adottata ed emanata dall’Autorità di vigilanza EFTA il 19 gennaio 1994, pag. 1, pubblicata nella GU L 231 del 3.9.1994 e nel supplemento SEE n. 32 del 3.9.1994, pag. 1. In appresso denominata «guida sugli aiuti di Stato».
   
      (6)  Decisione n. 195/04/COL, del 14 luglio 2004, pubblicata in GU L 139 del 25.5.2006, pag. 37, e nel supplemento SEE n. 26 del 25.5.2006, pag. 1, e successive modifiche. La versione aggiornata della guida sugli aiuti di Stato è pubblicata sul sito Internet dell’Autorità all’indirizzo: http://www.eftasurv.int/state-aid/legal-framework/state-aid-guidelines/
   
      (7)  Pubblicate in GU C 96 del 17.4.2008, pag. 27, e nel supplemento SEE n. 20 del 17.4.2008, pag. 44.
   
      (8)  Per informazioni più dettagliate sulla corrispondenza intercorsa tra l’Autorità e le autorità norvegesi si rimanda alla decisione dell’Autorità di avviare il procedimento di indagine formale, decisione n. 719/07/COL, pubblicata in GU C 96 del 17.4.2008, pag. 27, e nel supplemento SEE n. 20 del 17.4.2008, pag. 44.
   
      (9)  Cfr. la nota 8 per il riferimento GU.
   
      (10)  Cfr. la sezione I-5.
   
      (11)  Sezione 12.2 della proposta del governo norvegese del 29 settembre 2006 (Ot.prp. nr. 1 (2006-2007) Skatte- og avgiftsopplegget 2007 - lovendringer).
   
      (12)  Ot.prp. nr. 1 (2006-2007) Skatte- og avgiftsopplegget 2007 - lovendringer.
   
   
      (13)  Traduzione italiana della traduzione inglese non ufficiale dell’Autorità. Il testo originale norvegese così recita: «[…] I tillegg kan det gis fradrag for avsetning til felleseid andelskapital med inntil 15 prosent av inntekten. Fradrag gis bare i inntekt av omsetning med medlemmene. Omsetning med medlemmene og likestilt omsetning må fremgå av regnskapet og kunne legitimeres.»
   
      (14)  Sezione 28 della legge sulle cooperative.
   
      (15)  Sezione 29 della legge sulle cooperative.
   
      (16)  Le autorità norvegesi hanno precisato che questa disposizione si applica esclusivamente alle cooperative le cui attività non rientrano nel campo di applicazione dell’accordo SEE, cfr. la lettera delle autorità norvegesi del 6 luglio 2009 (doc. n. 523765), pag. 3. Date queste premesse, l’Autorità non approfondirà l’analisi della nozione di «scambi equivalenti».
   
      (17)  Lov 6. juni 2003 No 38 Lov om bustadbyggjelag (bustadbyggjelagslova).
   
      (18)  Lov 29. juni 2007 No 8l Lov om samvirkeforetak (samvirkelova).
   
      (19)  Traduzione italiana della traduzione inglese dal sito Internet del Centro norvegese delle cooperative, www.samvirke.org
   
      (20)  Le informazioni contenute in questa sezione sono tratte perlopiù dal sito Internet del Centro norvegese delle cooperative, un ente che fornisce informazioni, documentazione e consulenza sulle cooperative, di proprietà delle principali organizzazioni delle cooperative in Norvegia, www.samvirke.org
   
      (21)  Lov 14. desember 1951 No 3 om omsetning av råfisk (Råfiskloven), cfr., in particolare, la sezione 3.
   
      (22)  Rt. 1917 pag. 627 e Rt. 1927 pag. 869.
   
      (23)  Regolamento (CE) n. 1435/2003 del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativo allo statuto della Società cooperativa europea (SCE) (GU L 207 del 18.8.2003, pag. 1).
   
      (24)  Lettera delle autorità norvegesi del 20 febbraio 2008 (doc. n. 465882), pag. 2.
   
      (25)  Decisione della Commissione europea nel caso C 2/2006 OTE.
   
      (26)  Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla promozione delle società cooperative in Europa, COM(2004)18 del 23 febbraio 2004, in appresso denominata la «comunicazione della Commissione sulle società cooperative» o la «comunicazione della Commissione».
   
      (27)  Caso E-6/98, Regno di Norvegia contro Autorità di vigilanza EFTA, [1999], Relazione Corte EFTA, pag. 76, punto 34; cause riunite E-5/04, E-6/04 e E-7/04, Fesil e Finnfjord, PIL et a. e Regno di Norvegia contro Autorità di vigilanza EFTA, [2005] Relazione Corte EFTA, pag. 121, punto 76; causa 173/73, Repubblica italiana contro Commissione delle Comunità europee, [1974] Racc. pag. 709, punto 13; e causa C-241/94, Repubblica francese contro Commissione delle Comunità europee, [1996] Racc. pag. I-4551, punto 20.
   
      (28)  Cfr., in particolare, la causa C-143/99, Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, [2001] Racc. pag. I-8365, punto 38; la causa C-501/00, Regno di Spagna contro Commissione delle Comunità europee, [2004] Racc. pag. I-6717, punto 90; e la causa C-66/02, Repubblica italiana contro Commissione delle Comunità europee, [2005] Racc. pag. I-10901, punto 77.
   
      (29)  Cfr. a tale proposito la causa C-387/92 Banco Exterior de España, [1994] Racc. pag. I-877, punto 14; e la causa C-222/04, Cassa di Risparmio di Firenze et a., [2006] Racc. pag. I-289, punto 132.
   
      (30)  Causa C-222/04, Cassa di Risparmio di Firenze et a., [2006] Racc. pag. I-289, punti 107 e segg. e la giurisprudenza ivi citata.
   
      (31)  Causa C-487/06 P, British Aggregates Association contro Commissione delle Comunità europee, punti 82 e segg.; causa C-409/00, Regno di Spagna contro Commissione delle Comunità europee, [2003] Racc. pag. I-1487, punto 47; cause riunite da C-428/06 a C-434/06, UGT-Rioja et a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 46.
   
      (32)  Cause T-211/04 e T-215/04, governo di Gibilterra contro Commissione delle Comunità europee, non ancora pubblicate nella Raccolta, punto 143.
   
      (33)  Causa C-75/97, Regno del Belgio contro Commissione delle Comunità europee, [1999] Racc. pag. I-3671, punti 28-31.
   
      (34)  Cause T-211/04 e T-215/04, governo di Gibilterra contro Commissione delle Comunità europee, non ancora pubblicate nella Raccolta, punto 143 con ulteriori riferimenti.
   
      (35)  Sezione 1.1 della comunicazione della Commissione sulle società cooperative.
   
      (36)  Causa 173/73, Repubblica italiana contro Commissione delle Comunità europee, [1974] Racc. pag. 709, punto 33; causa C-143/99, Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, [2001] Racc. pag. I-8365, punto 42.
   
      (37)  Causa E-6/98, Regno di Norvegia contro Autorità di vigilanza EFTA, cit., punto 38; cause riunite E-5/04, E-6/04 e E-7/04 Fesil e Finnfjord, PIL et a. e Regno di Norvegia contro Autorità di vigilanza EFTA, cit., punti 84-85; cause riunite T-127/99, T-129/99 e T-148/99, Territorio Histórico de Alava et a. contro Commissione delle Comunità europee, [2002] Racc. pag. II-1275, punto 163; causa C-143/99, Adria-Wien Pipeline, [2001] Racc. pag. I-8365, punto 42; causa T-308/00 Salzgitter contro Commissione delle Comunità europee, [2004] Racc. pag. II-1933, punto 42; causa C-172/03, Wolfgang Heiser, [2005] Racc. pag. I-1627, punto 43.
   
      (38)  Cause T-211/04 e T-215/04, governo di Gibilterra contro Commissione delle Comunità europee, non ancora pubblicate nella Raccolta, punto 144 con ulteriori riferimenti.
   
      (39)  Causa C-159/01, Regno dei Paesi Bassi contro Commissione delle Comunità europee, [2004] Racc. pag. I-4461, punti 43-47.
   
      (40)  Cfr. la precedente sezione I-2.3.
   
      (41)  Causa C-241/94, Repubblica francese contro Commissione delle Comunità europee, [1996] Racc. pag. I-4551, punto 21; causa C-342/96, Regno di Spagna contro Commissione delle Comunità europee, [1999] Racc. pag. I-2459, punto 23.
   
      (42)  Ot.prp. nr. 1 (2006-2007) Skatte- og avgiftsopplegget 2007 - lovendringer.
   
      (43)  Causa C-487/06 P, British Aggregates Association contro Commissione delle Comunità europee, punto 92.
   
      (44)  A tale proposito, l’Autorità rimanda alla decisione della Commissione europea concernente un regime danese di risarcimento della tassa CO2, cfr. il caso C 41/2006 (ex N 318/2004), non ancora pubblicato. Nel punto 44 della decisione, la Commissione afferma che il regime in questione riguarda soltanto alcune delle imprese che si trovano nella situazione fattuale che il regime, secondo le autorità danesi, cerca di rettificare. La Commissione considera questa situazione come una deroga alla logica generale che, secondo le autorità danesi, dovrebbe trovare applicazione e conclude che, pertanto, il regime non è in linea con questa logica.
   
      (45)  Cause riunite T-92/00 e T-103/00, Territorio Histórico de Álava - Diputación Foral de Álava et a. contro Commissione delle Comunità europee, [2002] Racc. pag. II-1385, punto 58
   
      (46)  Causa C-222/04, Cassa di Risparmio di Firenze, [2006] Racc. pag. I-289, punti 134-138; causa C-148/04, Unicredito Italiano, [2005] Racc. pag. I-11137, punti 48-49.
   
      (47)  Per corroborare la propria tesi, le autorità norvegesi fanno riferimento alle conclusioni dell’avvocato generale nella causa 251/97, Repubblica francese contro Commissione delle Comunità europee. In base alle argomentazioni proposte dalle autorità francesi in questa causa è possibile sostenere, in sostanza, che quando lo Stato acquista beni o servizi o benefici più intangibili nell’interesse pubblico generale a un prezzo di mercato, non si può parlare di aiuto, oppure l’aiuto è, perlomeno potenzialmente, compatibile. Cfr. il punto 20 delle conclusioni. L’avvocato generale, tuttavia, non si è attenuto all’argomentazione delle autorità francesi nel caso di specie.
   
      (48)  Sezione 2.1.1 della comunicazione della Commissione sulle società cooperative.
   
      (49)  Causa T-157/01, Danske Busvognmænd contro Commissione delle Comunità europee, [2004] Racc. pag. II-917.
   
      (50)  Causa 30/59, Gezamenlijke Steenkolenmijnen, [1961] Racc. pag. 3, punti 29-30; causa C-173/73, Repubblica italiana contro Commissione delle Comunità europee, [1974] Racc. pag. 709, punti 12-13; causa C-241/94, Repubblica francese contro Commissione delle Comunità europee, [1996] Racc. pag. I-4551, punti 25 e 35; causa C-251/97, Repubblica francese contro Commissione delle Comunità europee, [1999] Racc. pag. I-6639, punti 41, 46-47, e la decisione della Commissione nel caso C 2/2006 OTE, punto 92.
   
      (51)  Causa C-372/97, Repubblica italiana contro Commissione delle Comunità europee, [2004] Racc. Pag. I-3679, punto 44; causa C-66/02, Repubblica italiana contro Commissione delle Comunità europee, punto 111, e causa C-148/04, Unicredito Italiano, [2005] Racc. pag. I-11137, punto 54.
   
      (52)  Causa C-66/02, Repubblica italiana contro Commissione delle Comunità europee, cit., punti 115 e 117, e causa C-148/04, Unicredito Italiano, cit., punti 56 e 58.
   
      (53)  Causa T-288/97, Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia contro Commissione delle Comunità europee, [2001] Racc. pag. II-1169, punto 72.
   
      (54)  Causa C-301/96, Repubblica federale tedesca contro Commissione delle Comunità europee, [2003] Racc. pag. I-9919, punti 66 e 105.
   
      (55)  Causa 730/79, Philip Morris contro Commissione delle Comunità europee, [1980] Racc. pag. I-2671.
   
      (56)  Cfr. il Piano d’azione della Commissione nel settore degli aiuti di Stato, del 7 giugno 2005, COM(2005) 107, punto 11.
   
      (57)  Cfr. la decisione della Commissione, del 24 gennaio 2007, C (2006) 6630, nel caso N 270/06, punto 67.
   
      (58)  Sezione 2.1.1 della comunicazione della Commissione sulle società cooperative.
   
      (59)  Cfr. la precedente sezione II-2.3.1.
   
      (60)  Questa condizione non si applica ad altre cooperative e l’Autorità non è al corrente se altre cooperative non prevalentemente mutualistiche appartenenti ad altri settori siano interessate dal regime.