CELEX: 52000PC0363
Language: it
Date: 2000-06-15
Title: Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 384/96 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea

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52000PC0363

Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 384/96 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea  /* COM/2000/0363 def. - ACC 2000/0160 */  

Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO Che modifica il regolamento (CE) n° 384/96 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(presentata dalla Commissione)RELAZIONERIESAME DEL REGIME ANTIDUMPING APPLICABILE ALLA RUSSIA E ALLA CINA E AD UNA PROPOSTA DI REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO RECANTE MODIFICA DEL REGOLAMENTO (CE) N. 384/96 DEL CONSIGLIO1 PreamboloNell' aprile 1998 la Commissione ed il Consiglio hanno convenuto che il regime speciale anti-dumping applicabile alla Russia ed alla Repubblica polare cinese, e questo congiuntamente all'applicazione dello stesso ad altri Paesi definiti come "paesi non retti da economia di mercato", per quanto concerne l'anti-dumping, avrebbe fatto l'oggetto di un riesame nel corso dell'anno 2000.Questo documento presenta il risultato di tale riesame e funge da "Explanatory Memorandum" per una proposta per un Regolamento del Consiglio che modifichi il Regolamento (EC) n° 384/96 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte non membri della Comunità Europea.2. Sintesi1. Nell'aprile 1998, il Consiglio ha modificato il regolamento antidumping di base per offrire, caso per caso, l'opportunità alle singole imprese russe e cinesi di dimostrare che esse operano in condizioni di economia di mercato, conformemente a determinati criteri stabiliti dalla legislazione. Qualora possano provare di operare in tali condizioni, il calcolo del dumping per le società in questione si basa sui prezzi e i costi praticati sul loro mercato interno. L'emendamento introdotto non ha accordato lo status di economia di mercato a pieno titolo a Russia e Cina, tanto che il principio del paese di riferimento (paese analogo) viene mantenuto per le imprese di questi Stati che non soddisfano i criteri definiti per il trattamento riservato alle economie di mercato. L'emendamento è entrato in vigore il 1° luglio 1998.2. Il suddetto trattamento differisce da quello riservato ad altri paesi terzi classificati come economie non di mercato (Non-Market Economies - NME). Nei procedimenti antidumping relativi a tali Stati viene effettuata un'unica determinazione del dumping per l'intero paese, mediante il confronto dei suoi prezzi all'esportazione con un valore normale stabilito in base ai dati provenienti da imprese di un paese terzo ad economia di mercato, cioè il paese di riferimento. Il valore normale viene determinato sulla base di un mercato di riferimento allo scopo di annullare l'effetto di distorsione sui prezzi/costi dovuto all'intervento dello Stato in un'economia non di mercato.3. L'emendamento alla legislazione nel caso di Russia e Cina è stato introdotto in risposta alle riforme in corso in quei paesi nonché in considerazione del fatto che talune imprese russe e cinesi operano in condizioni di economia di mercato, e che pertanto i loro prezzi e costi possono essere adeguatamente utilizzati per il calcolo del valore normale.4. La Commissione e il Consiglio avevano concordato di sottoporre a revisione il suddetto regime speciale dopo un periodo di due anni dall'entrata in vigore, prevedendo inoltre di esaminare la situazione di altri paesi attualmente classificati come economie non di mercato.5. Dal luglio 1998 ad oggi, soltanto una piccola percentuale di imprese che hanno chiesto il trattamento riservato alle economie di mercato sono riuscite a dimostrare la fondatezza delle loro affermazioni, cioè poco più del 10%. Tuttavia, ciò non è dovuto tanto ad un eccessivo rigore dei criteri per accedere a tale trattamento quanto alla situazione economica in Russia e in Cina. L'esperienza ha infatti dimostrato che questi criteri costituiscono un buon quadro di riferimento per valutare se una società opera o meno in un contesto tipico di un'economia di mercato.6. Per quanto riguarda la situazione economica in Russia e in Cina, benché in ambedue i paesi si debba constatare un certo arretramento del processo di riforma economica, i due governi continuano a realizzare dei progressi. È evidente però che sia l'uno che l'altro devono ancora percorrere un tratto di strada prima di poter essere considerati paesi ad economia di mercato. Lo stesso regime speciale contribuisce del resto ad imprimere un certo slancio ai processi di riforma in corso in questi paesi. Per questi motivi, si ritiene opportuno continuare ad applicare tale regime ai procedimenti antidumping riguardanti la Russia e la Cina.7. In seguito ad un riesame della situazione degli altri paesi attualmente classificati come economie non di mercato al fine di adeguare il trattamento loro riservato nei procedimenti antidumping, tali Stati possono essere suddivisi in tre gruppi. Il primo gruppo comprende l'Ucraina, il Vietnam e il Kazakistan; nel secondo rientrano i paesi attualmente classificati ai fini dell'antidumping come "economie non di mercato", ma che sono membri dell'OMC (cioè la Georgia, il Kirghizistan e la Mongolia), mentre nel terzo sono inclusi i rimanenti Stati NME. Considerati i progressi realizzati dai paesi del primo gruppo nel campo delle riforme economiche e dato che l'adesione all'OMC implica, per quelli appartenenti al secondo, l'aver raggiunto un determinato livello di tali riforme economiche, si propone l'estensione del regime speciale antidumping ai suddetti Stati. Per quanto riguarda i paesi del terzo gruppo, viene proposta l'estensione automatica del regime ad hoc a tutti i restanti paesi NME che aderiscano in futuro all'OMC.8. Uno dei problemi che sorgono nell'applicazione del regime riservato alle economie di mercato è quello della giustapposizione dei criteri stabiliti per l'economia di mercato, che si applicano in sostanza alla situazione di un'impresa sul mercato nazionale, e dei criteri per il cosiddetto "trattamento individuale", il quale riguarda invece le attività di esportazione di una società. Il trattamento individuale significa che, per quelle società dei NME in grado di dimostrare che le loro attività di esportazione sono determinate dalle forze del mercato e non sono influenzate dall'intervento statale (in base ai criteri definiti dalla Commissione), viene calcolato un margine di dumping individuale sulla base di un confronto tra i loro prezzi all'esportazione e il valore normale determinato a partire dal paese di riferimento. Tuttavia, questa giustapposizione dei criteri è alla radice di un'anomalia per cui soltanto gli esportatori in grado di soddisfare i requisiti per ottenere il trattamento di economia di mercato a pieno titolo possono richiedere il trattamento individuale. Dato che per poter beneficiare di quest'ultimo la questione essenziale è che le operazioni di esportazione non siano soggette ad interferenze da parte dello Stato, si propone di modificare i criteri di conseguenza, incentrandoli piuttosto su quei settori aventi un impatto diretto sulle attività di esportazione della società esportatrice in questione.9. Il contenuto della nota allegata è il seguente:- un riesame dell'applicazione del regime speciale antidumping nei confronti di Russia e Cina;- informazioni sulle riforme economiche in corso in Vietnam, Ucraina e Kazakistan e una proposta di modifica del regolamento antidumping di base volta ad estendere il regime speciale riservato alle economie di mercato a questi tre paesi;- una proposta di estendere il regime speciale riservato alle economie di mercato ai paesi attualmente classificati come NME ai fini dell'antidumping, ma che sono membri dell'OMC, nonché di estendere in futuro automaticamente tale regime a tutti gli altri paesi NME al momento della loro adesione all'OMC;- una proposta di modifica dei criteri stabiliti per il trattamento individuale nelle inchieste antidumping.RIESAME DEL REGIME ANTIDUMPING APPLICABILE ALLA RUSSIA E ALLA CINA E AD UNA PROPOSTA DI REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO RECANTE MODIFICA DEL REGOLAMENTO (CE) N. 384/96 DEL CONSIGLIOA. INTRODUZIONE E MOTIVAZIONE DEL RIESAME(1) Nell'aprile 1998, il Consiglio ha modificato il regolamento antidumping per quanto riguarda il trattamento dei produttori esportatori della Federazione russa e della Repubblica popolare cinese nell'ambito dei procedimenti antidumping - Regolamento (CE) n. 905/98 del Consiglio [1]. A condizione che vengano soddisfatti determinati criteri, tale emendamento dispone il ricorso ai prezzi e costi praticati sul mercato interno per il calcolo del "valore normale" nei procedimenti antidumping. L'emendamento è entrato in vigore il 1° luglio 1998.[1]  GU L 128 del 30.04.1998, pag. 18.(2) All'atto dell'adozione dell'emendamento, una dichiarazione iscritta nel verbale del Consiglio stabiliva che il regime sarebbe stato sottoposto a revisione dopo due anni dall'entrata in vigore. Un'ulteriore dichiarazione disponeva un riesame della situazione di altri paesi classificati ai fini dell'antidumping come "economie non di mercato", allo scopo di estendere anche ad essi tale regime, qualora lo si fosse ritenuto opportuno. Dichiarazioni iscritte nel verbale del Consiglio - Allegato 1.(3) Fino all'aprile 1998, la normativa antidumping dell'UE classificava i paesi terzi come "economie di mercato" (Market Economy - ME) o come "economie non di mercato" (Non-Market Economy - NME), includendo in quest'ultima categoria gli Stati della CSI, l'Albania, la Cina, la Corea del Nord e il Vietnam. In pratica, questa distinzione comportava che, ai fini della determinazione del valore normale nelle inchieste antidumping riguardanti i NME, le informazioni relative ai prezzi e ai costi praticati sul mercato interno non erano considerate attendibili a causa del notevole effetto di distorsione determinato dall'intervento e dal controllo statale nonché dell'assenza di orientamenti significativi del mercato dovuti all'interferenza dello Stato. Di conseguenza, in questi casi il valore normale viene stabilito in base ai dati provenienti da imprese di un altro paese ad economia di mercato, cioè il paese di riferimento.(4) La prassi sopra descritta, tuttavia, non teneva conto delle riforme economiche e politiche in atto in paesi quali la Russia e la Cina; si è ritenuto pertanto che il metodo di calcolo del valore normale automaticamente applicato nelle inchieste antidumping riguardanti questi due Stati non risultasse più adeguato per tutti i procedimenti. Di conseguenza, si è considerato che fosse chiaramente giustificato da un punto di vista economico modificare la prassi antidumping dell'UE in modo da tener conto dell'impatto delle riforme in corso sulle singole imprese. Il regolamento antidumping è stato perciò emendato ed è stato introdotto un regime specifico per le società esportatrici di Russia e Cina.(5) L'emendamento non ha accordato lo status di economia di mercato ai due paesi summenzionati né ha abolito il regime del paese di riferimento per le inchieste antidumping riguardanti tali Stati. Tuttavia, esso ha introdotto un regime grazie al quale le imprese russe e cinesi possono sostenere, caso per caso e sulla base di cinque criteri specifici, di operare in condizioni di economia di mercato. Qualora possano provare di operare in tali condizioni, il valore normale viene determinato sulla base dei prezzi e dei costi praticati sul loro mercato interno piuttosto che in base ai dati provenienti da imprese di un paese di riferimento.B. PRECEDENTI(6) Il regime sopra descritto è stato applicato in nove inchieste antidumping relative alla Cina e in una riguardante la Russia - Allegato 2. In totale, 29 imprese hanno chiesto il trattamento riservato alle economie di mercato (ME), di cui 27 cinesi e 2 russe. Soltanto 3 società cinesi hanno ottenuto il trattamento ME, vale a dire circa il 10% di tutte le imprese che hanno presentato domanda. Il fatto che una percentuale piuttosto bassa di domande di trattamento ME presentate da imprese russe sia stata accolta dalla Commissione era in contrasto con le aspettative iniziali, dal momento che la situazione nel paese appariva più promettente al momento dell'adozione del regime di quanto non lo fosse in seguito. È evidente che la situazione interna del paese ha avuto gravi ripercussioni sulla capacità delle imprese russe di soddisfare i criteri per il trattamento ME.(7) I cinque criteri selezionati per determinare se un'impresa opera o meno in condizioni di economia di mercato non solo consentono un'analisi oggettiva della situazione delle singole società, ma prendono anche in esame questioni specifiche ritenute essenziali nel quadro delle inchieste antidumping. I criteri possono essere brevemente riassunti come segue:- le decisioni delle società vengono prese senza significative interferenze da parte dello Stato e in risposta ad orientamenti del mercato;- i documenti contabili devono essere soggetti a revisione contabile indipendente e in linea con le norme internazionali in materia di contabilità;- i costi di produzione e la situazione finanziaria delle imprese non sono soggetti a distorsioni derivanti dal precedente sistema di economia pianificata, dal commercio di scambio e dai pagamenti effettuati mediante compensazione dei debiti;- le imprese in questione sono soggette a leggi in materia fallimentare e di proprietà;- le conversioni del tasso di cambio vengono effettuate ai tassi di mercato.(8) I suddetti criteri hanno offerto ai servizi della Commissione un quadro di riferimento adeguato per effettuare un'analisi che tenga conto dei diversi contesti dei due processi di riforma in atto in Russia e in Cina. Come si è già ricordato sopra, tre società hanno dimostrato che era possibile soddisfare interamente tali criteri. I motivi principali per cui il trattamento ME non è stato accordato alle restanti imprese sono i seguenti:- restrizioni alla vendita sul mercato interno. Si tratta di uno dei principali strumenti cui ha fatto ricorso il governo cinese per proteggere dalla concorrenza l'inefficiente industria nazionale, utilizzato del resto su scala più ampia rispetto a quanto si riteneva inizialmente. Infatti, anche quando tali restrizioni non figuravano più nei documenti legali, si è constatato in molti casi che esse continuavano di fatto ad essere applicate;- significative interferenze dello Stato nel processo decisionale, con particolare riguardo all'obbligo di investimenti imposti dallo Stato, al ricorso obbligatorio a determinati fornitori di materie prime, a regolamenti governativi che impongono alle imprese con una partecipazione di capitali stranieri di pagare il 120% del salario versato ad un lavoratore di livello equivalente di un'impresa di proprietà statale;- l'assenza di documenti contabili sottoposti ad una corretta revisione contabile. Molte società hanno presentato documenti incompleti, o che in molti casi non erano stati sottoposti ad alcuna revisione o comunque a verifiche non in linea con le norme internazionali in materia, mentre molte imprese avevano adottato politiche contabili incoerenti, soprattutto in relazione al deprezzamento. Sebbene la legislazione contabile sia ormai conforme alle norme internazionalmente riconosciute, di fatto tali norme registrano un'attuazione soltanto lenta e graduale;- significative distorsioni dei costi dovute ad una precedente partecipazione statale nella società, ad es. nel caso di valutazioni scorrette o rivalutazioni arbitrarie di attività trasferite dalla precedente proprietà statale dell'impresa, spesso combinate a politiche di deprezzamento soggette a modifiche e non conformi alla normale prassi;- si è accertato che il commercio di scambio è diffuso presso un buon numero di imprese.(9) Si deve osservare che i criteri che non è stato possibile soddisfare non sono gli stessi per tutte le imprese. In proposito, si fa riferimento segnatamente all'inchiesta antidumping relativa alle importazioni di lamiere quarto originarie, tra l'altro, della Cina. Nel corso di tale inchiesta sei società hanno chiesto il trattamento ME. Benché nessuna di queste imprese, prese singolarmente, rispondesse a tutti i criteri, le sei società, considerate come gruppo, dimostravano che in realtà era possibile soddisfare tutti i criteri previsti.Conclusioni(10) Pertanto, le esperienze e la pratica hanno dimostrato che i criteri suesposti sono non soltanto realistici e realizzabili, ma rappresentano il minimo necessario per provare di aver raggiunto lo status di economia di mercato. Di conseguenza, si propone che tali criteri rimangano invariati.C. SITUAZIONE ECONOMICA IN RUSSIA E CINA(11) La comunicazione iniziale della Commissione (COM(1997) 677 definitivo) che conteneva la proposta di modifica della normativa antidumping recita:"...Risulta in ogni caso evidente che entrambi i paesi [Russia e Cina] si sono allontanati definitivamente dal modello di economia dirigista..."In appresso viene delineata una breve sintesi della situazione economica attuale di Russia e Cina, al fine di stabilire se il regime speciale antidumping sia ancora adeguato alla realtà di questi paesi.Russia(12) In base ad una valutazione effettuata dalla BERS (1999), la crisi economico-finanziaria verificatasi in Russia nella seconda metà del 1998 ha avuto ripercussioni negative sull'andamento complessivo delle riforme strutturali. Ad esempio, in seguito alla crisi dell'agosto 1998 sono stati imposti controlli temporanei dei prezzi, sebbene nella maggior parte dei casi siano rimasti in vigore soltanto per qualche mese. È stata inoltre imposta una serie di restrizioni valutarie, alcune delle quali sono state tuttavia abolite nel corso del 1999 in osservanza alle condizioni del nuovo programma dell'FMI.(13) Tuttavia, il miglioramento di alcune delle principali variabili macroeconomiche nel corso del 1999 ha permesso di registrare dei progressi nell'opera di ristrutturazione dell'economia russa finalizzata alla ripresa. Sebbene il processo di privatizzazione si sia praticamente arrestato tra la fine del 1998 e l'inizio del 1999, esso potrebbe riacquistare slancio grazie ai piani del Fondo federale russo di proprietà per la cessione di ingenti pacchetti azionari di una serie di società petrolifere e del gas. Sono stati realizzati alcuni passi in avanti nel rafforzare l'amministrazione fiscale con l'impegno a migliorare la gestione fiscale nel quadro del nuovo accordo FMI e con l'introduzione di una normativa fallimentare assai più rigorosa. Il governo si è inoltre impegnato ad introdurre le norme contabili internazionali (IAS) per le imprese di grandi dimensioni entro la fine del 2000, mentre per le società minori si provvederà ad un allineamento graduale alle IAS delle norme contabili russe.(14) Ulteriori progressi dipenderanno dalle (eventuali) politiche di riforma che verranno adottate dopo le elezioni presidenziali tenutesi a fine marzo.Cina(15) Il ritmo del processo di riforma in Cina è stato in qualche modo rallentato da una serie di considerazioni relative alle sue ripercussioni sociali, soprattutto in termini di disoccupazione. La prosecuzione delle riforme è stata resa ancor più difficile dal recente rallentamento della crescita economica, imputabile in larga misura alla fragilità che caratterizza le imprese di proprietà statale. Tuttavia, la strategia del governo cinese consiste nell'esercitare sull'intero sistema delle imprese statali una continua pressione in direzione delle riforme attraverso una serie di iniziative: il miglioramento della gestione di queste società; una ristrutturazione del settore su vasta scala mediante privatizzazioni, chiusure e fusioni; la riduzione della forza lavoro in esubero; il rafforzamento della situazione finanziaria delle imprese e del settore finanziario mediante la cancellazione di debiti; la costituzione di società di gestione degli attivi; e infine l'invito rivolto al settore bancario a concedere prestiti tenendo conto non di considerazioni di ordine politico, ma delle forze del mercato.(16) Per quanto riguarda il settore privato, il governo ha annunciato nel gennaio 2000 l'abolizione di tutte le restrizioni e i regolamenti discriminatori che sono di ostacolo allo sviluppo del settore, incluse le norme fiscali, i diritti di utilizzo dei terreni, i diritti di importazione di esportazione e l'accesso alla borsa valori. Benché si prevedano mutamenti soltanto graduali (le società di proprietà privata registrate sono appena 950 circa, e le banche pubbliche accordano ormai malvolentieri dei prestiti a imprese non statali), tale annuncio è interpretato come un'indicazione importante dell'impegno del governo cinese a promuovere lo sviluppo del settore privato. Le autorità si stanno inoltre adoperando per incoraggiare gli investimenti esteri diretti, dato che a partire dal 1998 si è registrato un netto declino in questo settore.(17) Per quanto i suddetti sviluppi possano probabilmente contribuire ad accelerare il ritmo delle riforme, non sono tuttavia esenti da alcuni rischi a breve termine: comporteranno infatti un aumento della disoccupazione e creeranno tensioni nel tessuto della società cinese, esponendo i riformatori all'accusa di voler distruggere l'industria nazionale a vantaggio dei capitalisti stranieri e di quelli emersi all'interno del paese. Di conseguenza, il processo di riforma in Cina prosegue tenendo ben presenti le sue ripercussioni sul piano sociale e politico.Conclusioni(18) Benché abbiano dovuto registrare ostacoli e rallentamenti nel processo di riforma, è evidente che sia la Russia che la Cina continuano ad orientarsi verso un sistema di economia di mercato. In ogni caso, lo stesso regime speciale contribuisce a sostenere le iniziative politiche dei governi di questi paesi volte a promuovere un processo di ristrutturazione di base a livello delle singole società, in particolare mediante l'introduzione di moderni sistemi di contabilità e revisione contabile, di moderne tecniche di gestione e di un'efficace normativa fallimentare. A tale proposito, il regime ha ad esempio contribuito all'abolizione di talune restrizioni alla vendita sul mercato interno da parte del governo cinese.(19) Nel caso della Cina, il nuovo slancio derivante dai recenti sviluppi, venutosi ad aggiungere alle riforme economiche, contribuirà a migliorare il contesto economico e a far sì che un maggior numero di imprese cinesi sia in grado di soddisfare in futuro i criteri ME. Quanto alla Russia, la situazione interna era tale che, fino ad oggi, si è rivelato impossibile, di fatto, applicare il regime. Ciononostante, un'eventuale sospensione del regime costituirebbe un pessimo segnale politico e sarebbe controproducente per il processo di riforma in atto nel paese.(20) Si ritiene pertanto opportuno mantenere invariato il regime applicabile ad entrambi i paesi.(21) La posizione dell'UE è in linea con quella espressa da altri partner dell'OMC, in particolare l'Australia e gli Stati Uniti.(22) È probabile che sia opportuno continuare ad applicare il suddetto regime a Russia e Cina ancora per un certo periodo, fin quando essi avranno aderito all'OMC e anche dopo la loro adesione.D. MONITORAGGIO DI ALTRI PAESI NME(23) Nell'aprile 1998, al momento dell'adozione del primo emendamento alla normativa antidumping, la Commissione e il Consiglio avevano stabilito di effettuare un monitoraggio della situazione di altri paesi NME al fine di estendere anche ad essi, qualora lo si ritenesse opportuno, il regime speciale antidumping.(24) Questi paesi sono: Albania, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Corea del Nord, Kirghizistan, Moldavia, Mongolia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan e Vietnam. Essi possono essere suddivisi in tre gruppi:i. paesi che, in base alle riforme economiche adottate, erano già stati identificati come potenziali candidati per una futura applicazione del regime speciale ME e/o che avevano chiesto che tale regime venisse applicato nei loro confronti, cioè Ucraina, Vietnam e Kazakistan;ii. paesi attualmente classificati ai fini dell'antidumping come "economie non di mercato", ma che sono membri dell'OMC;iii. i restanti paesi NME.Ucraina(25) Per il governo ucraino, il trattamento riservato al paese nei procedimenti antidumping rappresenta una questione politica, dal momento che lo ritiene discriminatorio rispetto a quello che l'UE accorda alla Russia. Le autorità hanno perciò sollevato il problema in ogni possibile occasione, segnatamente a livello ministeriale.(26) Il processo di riforma in Ucraina ha registrato una serie di alti e bassi, mentre la crisi russa ha avuto qualche ripercussione negativa sulla situazione del paese. Nonostante siano stati realizzati dei progressi in alcuni settori (privatizzazioni, deregolamentazione, riforma fiscale e della pubblica amministrazione, vigilanza bancaria), in una certa misura le imprese private continuano a dover operare in un contesto normativo instabile e persino ostile. Le riforme avviate in altre aree, soprattutto nei settori dell'agricoltura e dell'energia, procedono lentamente e con risultati deludenti.(27) La privatizzazione delle piccole imprese è stata pressoché completata attraverso un programma di massa avviato nel 1995. Per quanto riguarda invece le imprese di dimensioni maggiori, è stato venduto soltanto poco più di un quarto di quelle destinate in origine alla privatizzazione. La scarsa trasparenza delle procedure ha comportato un tasso di partecipazione relativamente basso degli investitori esteri o strategici. Tuttavia, nel corso di quest'anno il governo dovrebbe accelerare il processo di privatizzazione per incrementare le entrate di bilancio e ottenere valuta straniera con cui far fronte al debito estero del paese.(28) Benché si registrino dei progressi per quanto riguarda la deregolamentazione e lo smantellamento dei monopoli, il contesto normativo non è particolarmente favorevole allo sviluppo del settore privato. Gli investimenti esteri diretti sono scoraggiati a causa dei numerosi permessi necessari per avviare un'impresa e operare nel commercio estero, mentre le società che esportano in Ucraina devono far fronte ad una serie di ostacoli non tariffari e di pratiche discriminatorie (ad esempio, devono soddisfare taluni requisiti di certificazione e collaudo e sono soggette a determinate accise).(29) L'Ucraina ha introdotto per le banche e le imprese regole di contabilità conformi alle norme contabili internazionali (IAS): l'allineamento nella pratica a tali norme procede in modo graduale.(30) Per quanto riguarda le riforme fiscali e della pubblica amministrazione, il governo ucraino ha introdotto una serie di miglioramenti, in particolare l'abolizione di talune esenzioni fiscali nel quadro del regime IVA, la soppressione di una trattenuta speciale sulla busta paga utilizzata per finanziare il fondo per Chernobyl e una riduzione di personale nel settore pubblico. La frequente concessione di esenzioni ad imprese in perdita ha portato allo sviluppo di un'economia sommersa e determinato un aumento delle transazioni di compensazione (commercio di scambio). Il primo ministro ha promesso tuttavia di ridurre i privilegi e le esenzioni fiscali, ma non ha ancora dato seguito a tale impegno. Il Parlamento ha bloccato l'adozione di un'imposta sul reddito delle persone fisiche. Nel settore dell'energia, i prezzi sono tuttora inferiori ai livelli di recupero dei costi, mentre il mancato pagamento per la fornitura di energia è una pratica comune.(31) Nell'agosto 1999 è stata approvata una nuova normativa fallimentare destinata ad entrare in vigore nel 2000. Occorre tuttavia rafforzarne l'applicazione, che appare ancora insufficiente. Per quanto riguarda la legislazione sulla proprietà, la proprietà privata di beni immobili, senza restrizioni, è stata autorizzata nel 1993; la proprietà privata di piccoli appezzamenti di terreno è consentita ai cittadini ucraini fin dal 1996, ma il primo ministro si è impegnato ad autorizzare in futuro la proprietà privata a pieno titolo di lotti di maggiori dimensioni, che rimane per il momento proibita.(32) Nonostante la persistente debolezza del settore bancario, la vigilanza nel settore è stata rafforzata. Il paese dispone di un sistema di pagamenti moderno ed efficiente. Per quanto riguarda la convertibilità della valuta, nel 1996 l'Ucraina ha accettato gli obblighi imposti dall'FMI che implicavano la piena convertibilità della sua valuta per le operazioni correnti. Sebbene nel 1998, in seguito alla crisi russa, siano state introdotte alcune restrizioni sulla convertibilità della moneta nazionale, il governo ucraino ha provveduto ad abolirle nel 1999.Vietnam(33) Il processo di riforma in Vietnam prosegue, per quanto il paese sembri aver subito in modo particolarmente grave gli effetti della crisi economica regionale, senza tuttavia riuscire a beneficiare della ripresa economica oggi in atto nell'Asia del Sud-est.(34) Sebbene le riforme nel settore delle imprese di proprietà statale siano già state avviate dal 1989, i progressi realizzati appaiono poco incoraggianti. Tuttavia, l'inizio della recessione economica è servito a riportare la riforma del settore statale tra le priorità politiche di primo piano. Il comitato per la riforma delle imprese pubbliche ha elaborato un programma globale di riforma del settore consistente in misure rivolte alla diversificazione della proprietà, alla ristrutturazione e al ridimensionamento delle grandi imprese destinate a rimanere di proprietà statale, nonché alla riduzione del numero di società pubbliche non redditizie. In tale contesto, nel corso del 1999 sono state avviate alcune iniziative: si è provveduto a classificare le imprese di Stato sulla base di criteri finanziari ed economici, sono stati adottati dei regolamenti per eliminare alcune delle società più piccole ed è stato istituito un fondo per la ristrutturazione per finanziare i costi dei licenziamenti di personale in esubero conseguenti alle riforme. L'apertura della prima borsa valori in Vietnam nel 1999 dovrebbe inoltre contribuire al processo di privatizzazione.(35) A partire dal 1998, il governo vietnamita ha moltiplicato le iniziative per liberalizzare il regime e il quadro normativo relativi al commercio estero, fino ad allora molto restrittivi, e questi sforzi hanno cominciato a produrre alcuni risultati. La liberalizzazione dei diritti per il commercio e l'approvazione di una legge sulle imprese hanno determinato una rapida crescita del numero di società occupate in attività di import-export, in particolare nel settore privato. Tuttavia, è necessario rafforzare l'effettiva applicazione di tali normative.(36) Si deve constatare uno sviluppo tuttora insufficiente delle normali strutture di sostegno necessarie per il funzionamento di un'economia di mercato: un sistema giudiziario inadeguato, l'assenza di studi contabili e la carenza o l'assenza di agenzie di informazione. La mancanza di infrastrutture tipiche dell'economia di mercato è uno dei problemi a cui sono confrontati gli investitori stranieri. Tuttavia, un calendario triennale per la riforma del settore bancario prevede l'introduzione per banche e imprese delle norme contabili internazionali, attraverso una loro attuazione graduale. Si sono registrati alcuni progressi per quanto riguarda la legge sulla proprietà, in particolare con la concessione dei diritti di utilizzo dei terreni alle società straniere che investono nelle aree industriali e nelle zone di trasformazione per l'esportazione. Il calendario delle riforme prevede inoltre ulteriori miglioramenti nel campo delle normative sulla proprietà.(37) La moneta vietnamita, il dong, non è convertibile. L'80% delle entrate in valuta estera devono essere vendute alle banche pubbliche e la gestione del tasso di cambio è affidata alla Banca centrale, che annuncia il tasso di cambio medio scambiato il giorno precedente sul mercato interbancario. Le imprese hanno l'obbligo di cedere e convertire in moneta nazionale il 50% del loro saldo in valuta estera. Occorre sottolineare tuttavia che l'importo è stato ridotto, visto che fino all'agosto 1999 si doveva restituire addirittura l'80%.(38) Nel tentativo di accelerare il processo globale di riforma, alcuni ministeri ed agenzie hanno messo a punto una serie di programmi triennali credibili per la riforma delle imprese statali, del settore bancario e del regime commerciale. Benché tali programmi non siano ancora stati messi in opera, un piano di attuazione potrebbe essere adottato nel marzo o nell'aprile di quest'anno. I donatori internazionali stanno esercitando delle pressioni affinché il paese compia progressi in tempi rapidi.Kazakistan(39) Il processo di privatizzazione in Kazakistan prosegue, sebbene lo Stato rimanga l'azionista principale in molte grandi imprese nei settori dei trasporti, del petrolio e del gas. Nel 1997 si è assistito ad un congelamento delle privatizzazioni nei settori petrolifero e del gas, per via di una disputa circa l'ampiezza della quota di partecipazione azionaria che agli stranieri dovrebbe essere permesso detenere nelle imprese. Solamente il 50% delle PMI e il 35% delle imprese di grandi dimensioni è stato privatizzato. Tuttavia, il governo ha previsto di rilanciare nel 2000 la privatizzazione delle azioni di prim'ordine ("blue chips"). La strategia di privatizzazione è stata in ogni caso criticata perché non ispirata a sani principi di mercato, mentre in molti casi il valore aggiunto apportato dai nuovi proprietari delle imprese appare discutibile.(40) Tra i paesi dell'Asia centrale, il Kazakistan è quello che presenta il contesto normativo più sviluppato nel settore del commercio. Il quadro normativo e di regolamentazione è ormai stato realizzato, sebbene permangano tuttora notevoli ostacoli che impediscono uno svolgimento efficiente delle attività commerciali. In molti casi una regolamentazione dettagliata è inadeguata o inopportuna, mentre le normative sono spesso soggette a modifiche che sono fonte di confusione sia per le imprese che per le autorità fiscali. La realizzazione di un contesto fiscale stabile per il mondo delle imprese contribuirebbe in notevole misura ad attrarre maggiori investimenti esteri e a fare del Kazakistan un partner commerciale affidabile.(41) Le autorità del Kazakistan si sono impegnate a mantenere un regime liberale degli scambi. Nel luglio 1998 sono state apportate delle modifiche al tariffario doganale per le importazioni, con una riduzione della tariffa media ponderata all'8,9%. Si è inoltre provveduto a ridurre il numero di linee tariffarie con aliquote superiori al 20%, come pure le restrizioni alle importazioni in franchigia doganale. Benché siano stati realizzati significativi progressi riguardo alla liberalizzazione dei prezzi, nel settore dei servizi pubblici è ancora largamente diffusa la pratica del sovvenzionamento interno. Inoltre, sebbene i prezzi dei servizi pubblici siano stati aumentati per conseguire livelli di recupero dei costi, le tariffe più elevate applicate alle imprese e al settore pubblico sovvenzionano tariffe ridotte per le famiglie.(42) La moneta nazionale è pienamente convertibile per ogni fine e gli esportatori possono convertire liberamente su un mercato valutario esente da distorsioni dovute all'intervento del governo.(43) L'acquisto di terreni è ancora soggetto a restrizioni. Nel 1999 è stata adottata una nuova normativa fallimentare. Recentemente sono inoltre state introdotte leggi sulla contabilità che tengono conto delle norme internazionalmente riconosciute in materia. Tuttavia, per una piena attuazione di queste normative sarà necessario ancora del tempo.Paesi NME membri dell'OMC(44) Due dei paesi attualmente classificati ai fini dell'antidumping come "economie non di mercato" sono membri dell'OMC, ovvero il Kirghizistan e la Mongolia, mentre l'adesione della Georgia è in attesa di ratifica.(45) In riconoscimento del fatto che l'adesione all'OMC presuppone un determinato grado del processo di riforma economica e di liberalizzazione degli scambi, e quale ulteriore incentivo alla transizione verso l'economia di mercato, si propone di estendere il regime speciale ad hoc ME alle importazioni provenienti da quei paesi classificati come NME ai fini dell'antidumping che siano membri dell'OMC.Gli altri paesi NME(46) Gli altri paesi NME sono: Albania, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Corea del Nord, Moldavia, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Alcuni di questi Stati stanno attualmente negoziando la loro adesione all'OMC. Per i motivi esposti al paragrafo (45) sopra, viene inoltre proposta l'estensione automatica del regime alle importazioni provenienti dai suddetti paesi nel caso di inchieste antidumping avviate successivamente alla loro adesione all'OMC.Conclusioni(47) È difficile stabilire con esattezza in quale fase del loro processo di riforma i paesi summenzionati potrebbero essere presi in considerazione per essere inclusi nel regime attualmente applicabile a Russia e Cina. In Ucraina, Vietnam e Kazakistan, paesi nei quali le riforme sono in corso, si stanno compiendo degli sforzi per orientarsi verso un sistema di economia di mercato. È evidente che le recenti crisi russa e asiatica hanno avuto gravi ripercussioni negative sulla situazione economica, rispettivamente, dell'Ucraina e del Vietnam. Tuttavia, nei paesi in questione sembra esservi una forte volontà politica di proseguire nel processo di riforma.(48) Se si confrontano le situazioni di Ucraina, Vietnam e Kazakistan, è evidente che, per quanto riguarda determinati aspetti, l'uno o l'altro dei tre paesi ha compiuto maggiori progressi rispetto agli altri due. Sembra tuttavia difficile tentare una valutazione per stabilire quale dei tre Stati abbia raggiunto un livello accettabile di riforme. In ogni caso, la presente analisi non riguarda tanto i progressi globali realizzati sul piano macroeconomico, quanto la capacità delle singole imprese di soddisfare i criteri stabiliti per le economie di mercato nella legislazione antidumping. Del resto, si deve osservare che il regime speciale ME previsto nei procedimenti antidumping è stato specificamente concepito per valutare la situazione delle società che operano nei paesi caratterizzati da economie di transizione. La portata reale del processo di attuazione delle riforme risulterà con chiarezza soltanto quando il regime verrà applicato nelle inchieste antidumping, come è effettivamente avvenuto nel caso di Russia e Cina.(49) Ucraina, Vietnam e Kazakistan continuano ad attuare leggi volte a realizzare il quadro normativo necessario per un'economia di mercato funzionante. Come è già avvenuto nel caso di Russia e Cina, la concessione del regime ad hoc ME contribuirà a sostenere il processo di riforma e ad una ristrutturazione di base a livello delle singole società, in particolare mediante l'introduzione di una normativa fallimentare e di leggi sulla proprietà e sulla contabilità. Inoltre, eventuali proposte di estendere il regime ai suddetti tre paesi dovrebbero rappresentare un passo in avanti nella ricerca di soluzioni ai problemi di accesso ai mercati che l'UE si trova attualmente a dover affrontare. A loro volta, i progressi effettivamente registrati nella risoluzione di tali questioni servirebbero a rafforzare il contesto tipico delle economie di mercato nei tre Stati, e verrebbero pertanto presi in considerazione al momento di decidere la concessione del regime speciale antidumping nei loro confronti.(50) Di conseguenza, si propone di accordare il regime speciale ME per i procedimenti antidumping relativi ad Ucraina, Vietnam e Kazakistan.(51) Si ritiene inoltre opportuno estendere tale regime speciale ME alle importazioni provenienti da paesi classificati ai fini dell'antidumping come NME, ma che siano membri dell'OMC alla data di apertura di un'inchiesta antidumping.E. PROBLEMI FONDAMENTALI INCONTRATI NELL'APPLICAZIONE PRATICA DEL REGIME(52) Nell'adottare l'emendamento relativo a Russia e Cina, il Consiglio aveva altresì approvato i criteri (Allegato 3) che un produttore esportatore di un paese NME deve rispettare per poter ottenere il trattamento individuale. Il trattamento individuale viene accordato quando un produttore esportatore di un paese NME può dimostrare che le sue attività di esportazione non sono soggette ad interferenze da parte dello Stato. Se il trattamento viene concesso, per il produttore esportatore viene calcolato un margine di dumping individuale sulla base di un confronto tra il valore normale determinato a partire dal paese di riferimento e i prezzi all'esportazione del produttore stesso. La possibilità di ricevere il trattamento individuale viene offerta a quei produttori esportatori che non sono probabilmente in grado di soddisfare tutti criteri stabiliti per ottenere il trattamento di economia di mercato a pieno titolo; quest'ultimo, infatti, viene concesso quando un produttore esportatore può dimostrare che né le sue attività sul mercato interno né le sue operazioni di esportazione sono influenzate dall'intervento dello Stato.(53) Tuttavia, sorgono alcuni problemi nell'applicare quanto sopra per via di una non trascurabile giustapposizione tra i criteri usuali per il trattamento individuale e quelli tradizionalmente definiti per il trattamento di economia di mercato a pieno titolo; questa anomalia è stata severamente criticata dalle autorità cinesi. Essa ha infatti determinato una situazione piuttosto illogica, in cui soltanto i produttori esportatori in grado di soddisfare i requisiti per ottenere lo status di economia di mercato possono richiedere il trattamento individuale.(54) Di conseguenza, dato che nel caso del trattamento individuale il punto fondamentale è che le operazioni di esportazione non siano soggette ad interferenze da parte dello Stato, sembra logico ed equo modificare i criteri definiti per tale trattamento incentrandoli su quei settori aventi un impatto diretto sulle attività di esportazione del produttore esportatore. Questo significa che l'esportatore deve poter dimostrare di essere libero di decidere i prezzi e i quantitativi dei prodotti esportati, come pure i termini e le condizioni delle vendite all'esportazione. La richiesta deve essere inviata con accluso il questionario della Commissione debitamente compilato. A tale proposito, per stabilire se ad un produttore esportatore di un paese NME debba essere concesso il trattamento individuale vengono considerati rilevanti i seguenti criteri:i) gli esportatori devono essere liberi di rimpatriare i capitali e i profitti (si applica soltanto alle imprese di proprietà interamente straniera o alle joint venture);ii) i prezzi e i quantitativi dei prodotti esportati, come pure i termini e le condizioni di vendita devono essere determinati liberamente; la maggior parte delle azioni deve essere di proprietà di un'autentica società privata e i funzionari statali che ricoprono cariche nel consiglio di amministrazione o si trovano in una posizione direttiva fondamentale devono essere in netta minoranza. L'ipotesi di partenza è che un'impresa controllata dallo Stato non può garantire la sua indipendenza dall'intervento statale, e che spetta pertanto all'esportatore dimostrare il contrario;iii) le conversioni del tasso di cambio vengono effettuate ai tassi di mercato;iv) l'intervento dello Stato non deve essere tale da consentire l'elusione delle misure, qualora ai vari esportatori siano attribuite aliquote del dazio differenti.(55) Nell'accordare il trattamento individuale sulla base di questi criteri riveduti, la Commissione si adopererà per garantire che nessuna delle misure antidumping imposte venga elusa. Ad esempio, essa dovrebbe controllare le capacità dei singoli esportatori, dato che, se le loro esportazioni risultano superiori alle capacità, questo potrebbe indicare che ci si trova di fronte ad un fenomeno di elusione. A tale proposito, particolare attenzione verrà riservata alle esportazioni effettuate attraverso operatori commerciali. Le società interessate devono inoltre segnalare qualsiasi modifica della loro licenza commerciale, poiché anche questo potrebbe essere un indizio di eventuali elusioni. Qualora lo si ritenga necessario, lo svolgimento di un'inchiesta potrebbe comportare la revoca del trattamento individuale.F. CONCLUSIONI DEFINITIVE E PROPOSTA(56) Sulla scorta di quanto precede, la Commissione ritiene opportuno continuare ad applicare il regime attualmente in vigore alle inchieste antidumping relative alle importazioni provenienti da Russia e Cina.(57) Le riforme economiche attualmente in corso in Ucraina, Vietnam e Kazakistan dimostrano che questi paesi hanno moltiplicato le iniziative per allontanarsi da un modello di economia dirigista (o a pianificazione centrale) e orientarsi invece verso un'economia basata sui principi del mercato. In considerazione quindi dei progressi che stanno realizzando e del fatto che il regime speciale dovrebbe rappresentare un passo in avanti sia per il processo di riforma che per la ricerca di soluzioni agli attuali problemi di accesso al mercato dell'UE, si ritiene opportuno estendere ai tre paesi in questione il suddetto regime speciale antidumping. Si allega una proposta legislativa in merito.(58) In considerazione del fatto che l'adesione all'OMC indica un determinato livello del processo di riforma economica e di liberalizzazione degli scambi, si propone di estendere il regime ME ai paesi NME membri dell'OMC, nonché di estendere in futuro automaticamente tale regime agli altri Stati NME al momento della loro adesione all'OMC.(59) Infine, si propone di vagliare in futuro le richieste di trattamento individuale sulla base dei criteri riveduti di cui al paragrafo (54) sopra, al fine di eliminare l'anomalia insita nella situazione attuale e che è dovuta alla giustapposizione dei criteri per il trattamento individuale con quelli definiti per il trattamento riservato alle economie di mercato.(60) La presente proposta non richiede risorse di bilancio supplementari.ALLEGATO 1DICHIARAZIONI ISCRITTE NEL VERBALE DEL CONSIGLIO1. "Il Consiglio fa presente che in caso di trattamento individuale, cioè della determinazione di un margine di dumping individuale rispetto ad un unico margine di dumping per tutte le importazioni dallo stesso paese, previsto nel quadro del regolamento (CE) n. 384/96, la Commissione si atterrà ai criteri definiti nell'allegato alla sua comunicazione al Consiglio  (5070/98 COMER 4).2. "Il Consiglio invita la Commissione ad attuare il presente regolamento in modo che tutte le imprese, a prescindere dalle loro dimensioni, possano ugualmente trarre vantaggio dalle sue disposizioni, qualora rispondano a tutti i criteri necessari".3. "Il Consiglio e la Commissione ritengono che sarà opportuno effettuare un monitoraggio della situazione di altri paesi attualmente classificati come NME allo scopo di accordare anche ad essi, se e quando lo si riterrà opportuno, il trattamento previsto dall'articolo 1, lettera b) del presente regolamento del Consiglio."4. "Il Consiglio e la Commissione decidono che la prassi riguardante le deroghe alla regola del paese di riferimento verrà discussa entro due anni dall'entrata in vigore del presente regolamento".5. "Il Consiglio e la Commissione decidono di proseguire i loro scambi di opinioni circa l'attuazione del regolamento antidumping. Le discussioni riguarderanno, tra l'altro, le questioni della trasparenza e della certezza giuridica della procedura."6. "La Commissione vaglierà con attenzione tutte le richieste di riesame presentate in base al presente regolamento, al fine di garantire che vengano forniti elementi di prova prima facie sufficienti perché siano rispettate le condizioni stabilite all'articolo 11, paragrafo 3 del regolamento (CE) n. 384/96 per l'avvio di un riesame intermedio. Qualora gli elementi di prova presentati non siano sufficienti, le domande di riesame saranno respinte."7. "L'Austria prende nota e concorda con il parere formulato dalla Commissione europea durante le discussioni sull'emendamento al regolamento, secondo cui il primo criterio, di cui all'articolo 1, lettera c) del regolamento, riguardante il riconoscimento dello status di economia di mercato di un'impresa comprende anche la verifica dell'esistenza della libertà di stabilimento e della libertà di impiego nella specifica sfera di attività dell'impresa in questione".Inoltre, l'Austria presuppone che le norme contabili internazionali previste dal secondo criterio siano rispettate se è provato che i documenti contabili riflettono adeguatamente i costi di produzione e di vendita dei prodotti interessati."ALLEGATO 2&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;ALLEGATO 2 (continua)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;ALLEGATO 3CRITERI RELATIVI AL TRATTAMENTO INDIVIDUALEi) La maggior parte delle azioni deve essere di proprietà di un'autentica società privata e nessun funzionario statale deve ricoprire cariche nel consiglio di amministrazione o in una posizione direttiva fondamentale; il fatto che l'impresa in questione sia controllata da un investitore straniero verrà considerato una prova importante della sua indipendenza.ii) Il terreno sul quale sono situati gli impianti della società deve essere di proprietà o affittato dallo Stato a condizioni paragonabili a quelle vigenti in un paese ad economia di mercato (es. con regolare contratto di affitto).iii) La società deve avere il diritto di assumere e licenziare il personale e di fissare i salari.iv) La società deve avere il pieno controllo dell'approvvigionamento di materie prime e di fattori produttivi in generale.v) La fornitura di servizi deve essere garantita sulla base di regolari termini contrattuali.vi) Deve essere fornita la prova che i profitti possono venire esportati e i capitali investiti possono essere rimpatriati (solo nel caso di investimenti esteri, ad es. joint venture).vii) I prezzi all'esportazione devono essere determinati liberamente; sarà considerato decisivo il fatto che le vendite all'esportazione vengano effettuate ad una parte collegata situata al di fuori del paese in questione.viii) Deve essere garantita la libertà di svolgere attività commerciali, in particolare per quanto riguarda i seguenti aspetti:- non devono esservi restrizioni alla vendita sul mercato interno;- il diritto a svolgere attività commerciali non può essere revocato tranne per quanto previsto da regolari termini contrattuali;- i quantitativi prodotti per l'esportazione devono essere determinati liberamente dalla società in base alla domanda proveniente solitamente dai suoi mercati di esportazione.2000/0160 (ACC)Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO Che modifica il regolamento (CE) n° 384/96 relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europeaIL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 133,vista la proposta della Commissione, [2][2]  GU Cvisto il parere del Parlamento europeo, [3][3]  GU C(1) considerando che con il regolamento (CE) n. 384/96 [4] (in appresso denominato «regolamento antidumping di base») il Consiglio ha adottato un regime comune relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea;[4]  GU L 56 del 06.03.1996, pag. 1, modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 905/98 (GU L 128 del 30.04.1998, pag. 18).(2) considerando che l'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio prevede che, nel caso di importazioni in provenienza da paesi non retti da un'economia di mercato, e in particolare da quelli elencati in una nota a piè di pagina alla suddetta disposizione, il valore normale è determinato, inter alia, in base al prezzo o al valore costruito in un paese terzo di riferimento ad economia di mercato;(3) considerando che l'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio prevede inoltre che, nel caso di importazioni in provenienza dalla Federazione russa e dalla Repubblica popolare cinese, il valore normale può essere calcolato in base al regime applicabile ai paesi ad economia di mercato, qualora sia possibile dimostrare la prevalenza delle condizioni di mercato per uno o più produttori oggetto dell'inchiesta relativamente alla produzione e alla vendita del prodotto in questione;(4) considerando che il processo di riforma in corso in Ucraina, Vietnam e Kazakistan ha modificato in modo essenziale le economie di questi paesi e ha portato all'emergere di imprese per le quali prevalgono condizioni dell'economia di mercato; che, di conseguenza, i suddetti paesi si sono discostati dal modello economico che aveva suggerito il ricorso al metodo del paese di riferimento;(5) considerando che è opportuno modificare la prassi antidumping della Comunità per poter tener conto delle mutate condizioni economiche in Ucraina, Vietnam e Kazakistan;(6) considerando che è altresì opportuno concedere un trattamento analogo alle importazioni in provenienza dai paesi che abbiano aderito all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) alla data di apertura dell'inchiesta antidumping in questione,HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:Articolo 1L'articolo 2, paragrafo 7, lettere a) e b) del regolamento (CE) n. 384/96 è sostituito dal testo seguente:"7. a) Nel caso di importazioni in provenienza da paesi non retti da un'economia di mercato (*), il valore normale è determinato in base al prezzo o al valore costruito in un paese terzo ad economia di mercato oppure al prezzo per l'esportazione da tale paese terzo ad altri paesi, compresa la Comunità, oppure, qualora ciò non sia possibile, su qualsiasi altra base equa, compreso il prezzo realmente pagato o pagabile nella Comunità per un prodotto simile, se necessario debitamente adeguato per includere un equo margine di profitto.Un paese terzo ad economia di mercato viene opportunamente selezionato, tenendo debitamente conto di tutte le informazioni attendibili di cui si disponga al momento della scelta. Si deve inoltre tener conto dei termini e, se lo si ritiene opportuno, viene utilizzato un paese terzo ad economia di mercato sottoposto alla stessa inchiesta.Le parti interessate sono informate subito dopo l'apertura dell'inchiesta in merito al paese terzo ad economia di mercato che si prevede di utilizzare e hanno dieci giorni di tempo per presentare osservazioni.b) Nel caso di inchieste antidumping relative ad importazioni in provenienza dalla Federazione russa, dalla Repubblica popolare cinese, dall'Ucraina, dal Vietnam e dal Kazakistan, nonché da qualsiasi altro paese non retto da un'economia di mercato che sia membro dell'OMC alla data di apertura dell'inchiesta, il valore normale è determinato a norma dei paragrafi da 1 a 6 qualora, in base a richieste debitamente motivate di uno o più produttori oggetto dell'inchiesta e in funzione dei criteri e delle procedure di cui alla lettera c), sia dimostrata la prevalenza di condizioni dell'economia di mercato per il produttore o per i produttori in questione relativamente alla produzione e alla vendita del prodotto simile. Qualora ciò non sia possibile, si applica il regime di cui alla lettera a).(*) Inclusi Albania, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Corea del Nord, Kirghizistan, Moldavia, Mongolia, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan."Articolo 2Il presente regolamento entra in vigore il [data].Esso si applica a tutte le inchieste antidumping avviate successivamente alla sua entrata in vigore. Nel caso di importazioni in provenienza da paesi non retti da un'economia di mercato che divengano membri dell'OMC successivamente all'entrata in vigore del presente regolamento, esso si applica a tutte le inchieste antidumping relative ai prodotti originari di tali paesi avviate dopo la data della loro adesione all'OMC.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.Fatto a,Per il ConsiglioIl presidente