CELEX: 62006TJ0363
Language: it
Date: 2008-09-09
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 9 settembre 2008. # Honda Motor Europe Ltd contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Marchio comunitario - Opposizione - Domanda di marchio comunitario denominativo MAGIC SEAT - Marchio nazionale figurativo anteriore SEAT - Impedimento relativo alla registrazione - Rischio di confusione - Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94. # Causa T-363/06.

SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      9 settembre 2008 (*)
      
      «Marchio comunitario – Opposizione – Domanda di marchio comunitario denominativo MAGIC SEAT – Marchio nazionale figurativo anteriore SEAT – Impedimento relativo alla registrazione – Rischio di confusione – Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
      Nella causa T‑363/06,
      Honda Motor Europe Ltd, con sede in Slough, Berkshire (Regno Unito), rappresentata dai sigg. S. Malynicz, barrister, e N. Cordell, solicitor,
      
      ricorrente,
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato dalla sig.ra S. Laitinen e dal sig. A. Folliard-Monguiral, in qualità di agenti,
      
      convenuto,
      controinteressata nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI:
      Seat, SA, con sede in Barcellona (Spagna),
      
      avente ad oggetto un ricorso proposto contro la decisione della prima commissione di ricorso dell’UAMI 7 settembre 2006 (procedimento
         R 960/2005‑1), relativa ad un procedimento di opposizione tra la Seat, SA e la Honda Motor Europe Ltd,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
      
      composto dai sigg. O. Czúcz (relatore), presidente, J.D. Cooke e dalla sig.ra I. Labucka, giudici,
      cancelliere: sig.ra C. Kantza, amministratore
      visto il ricorso depositato nella cancelleria del Tribunale il 5 dicembre 2006,
      visto il controricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 5 aprile 2007,
      in seguito all’udienza dell’11 marzo 2008,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti
      1        Il 10 dicembre 2001, la ricorrente, Honda Motor Europe Ltd, ha presentato all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno
         (marchi, disegni e modelli) (UAMI) una domanda di registrazione di marchio comunitario, in forza del regolamento (CE) del
         Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario (GU L 11, pag. 1), come modificato.
      
      2        Il marchio di cui è stata chiesta la registrazione è il segno figurativo MAGIC SEAT.
      
      3        I prodotti per i quali è stata chiesta la registrazione del marchio rientrano nella classe 12 dell’Accordo di Nizza 15 giugno
         1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come
         riveduto e modificato, e corrispondono alla seguente descrizione: «Sedili di veicoli e meccanismi per sedili di veicoli e
         parti, componenti e accessori per i suddetti articoli».
      
      4        La domanda è stata pubblicata sul Bollettino dei marchi comunitari 2 settembre 2002, n. 70.
      
      5        Il 7 ottobre 2002, la Seat, SA ha proposto opposizione, ai sensi dell’art. 42 del regolamento n. 40/94, avverso la registrazione
         del marchio richiesto per tutti i prodotti da quest’ultimo contemplati.
      
      6        L’opposizione era in particolare fondata sul marchio figurativo spagnolo n. 2189822, registrato il 3 marzo 1999 per «veicoli
         terrestri, giunti e organi di trasmissione nonché altre componenti o parti di ricambio di veicoli terrestri non compresi in
         altre classi; apparecchi di locomozione terrestri, aerei o nautici», prodotti rientranti nella classe 12, di seguito riprodotto:
      
      
      7        Uno dei motivi fatti valere a sostegno dell’opposizione era il rischio di confusione, ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b),
         del regolamento n. 40/94, tra il marchio richiesto e il marchio anteriore. A sostegno dell’opposizione, la Seat deduceva parimenti
         la notorietà del suo marchio, in particolare in Spagna.
      
      8        Con decisione 10 giugno 2005, la divisione di opposizione ha accolto l’opposizione, motivando che esisteva un rischio di confusione
         tra il marchio richiesto e il marchio anteriore tenuto conto dell’identità dei prodotti e della somiglianza dei marchi in
         questione. Peraltro, essa ha precisato che, alla luce di tale conclusione, non era necessario esaminare l’accresciuto carattere
         distintivo del marchio anteriore.
      
      9        Il 5 agosto 2005, la ricorrente ha presentato ricorso dinanzi all’UAMI avverso tale decisione.
      
      10      Con decisione 7 settembre 2006 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), la prima commissione di ricorso ha respinto in toto
         il ricorso. Essa ha motivato la sua decisione indicando che esisteva un rischio di confusione tra il marchio richiesto e il
         marchio anteriore in quanto i prodotti in questione erano identici e i segni in conflitto simili. La commissione di ricorso
         ha fondato quest’ultima conclusione sulla constatazione che i segni in conflitto erano, entro certi limiti, simili dal punto
         di vista visivo, che essi erano simili dal punto di vista fonetico e che essi rischiavano di essere percepiti come simili
         dal punto di vista concettuale. Essa ha anche rilevato che il marchio anteriore aveva un elevato carattere distintivo in Spagna
         tenuto conto della sua notorietà. La commissione di ricorso ha aggiunto che, nonostante i consumatori non confondessero i
         segni tra loro e ne percepissero la differenza, essi rischiavano tuttavia di associarli e di presumere che essi avessero la
         stessa origine commerciale. 
      
       Conclusioni delle parti
      11      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata;
      –        condannare l’UAMI alle spese.
      12      L’UAMI chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare la ricorrente alle spese.
       In diritto
      13      A sostegno del suo ricorso, la ricorrente fa valere in sostanza un unico motivo vertente sulla violazione dell’art 8, n. 1,
         lett. b), del regolamento n. 40/94.
      
       Argomenti delle parti
      14      Per quanto riguarda il confronto visivo dei segni in questione, la ricorrente sostiene che la commissione di ricorso ha sottovalutato
         l’importanza del logo «S» del marchio anteriore considerando che esso sarebbe percepito come elemento decorativo o come lettera
         iniziale del termine «seat». Tale conclusione contraddirebbe del resto l’affermazione contenuta nella decisione impugnata
         secondo cui i due marchi differiscono visivamente per la presenza di detto logo nel marchio anteriore e del termine «magic»
         nel marchio richiesto. Il logo «S» sarebbe l’elemento visivo dominante del marchio anteriore mentre, nel marchio richiesto,
         il termine «magic» richiamerebbe immediatamente l’attenzione. La commissione di ricorso avrebbe dovuto quindi concludere per
         l’esistenza nel complesso di una somiglianza visiva molto debole tra i segni in conflitto. Peraltro, il logo «S» sarebbe un
         segno molto noto e distintivo, al pari dei loghi di Citroën, Peugeot, Audi, Mercedes, Toyota e Honda. Trascurare ciò condurrebbe
         ad attribuire una protezione meramente verbale a un marchio figurativo o complesso, il che non potrebbe ammettersi nell’economia
         del marchio comunitario, in quanto molto spesso i marchi meritano protezione solo per il loro elemento caratterizzante. Infine,
         il fatto di ignorare l’elemento caratterizzante nel caso di specie sarebbe un atto inaccettabile di «scomposizione radicale»
         del marchio complesso [sentenza del Tribunale 28 giugno 2005, causa T‑301/03, Canali Ireland/UAMI – Canal Jean (CANAL JEAN
         CO. NEW YORK), Racc. pag. II‑2479, punto 48]. In udienza, la ricorrente ha parimenti fatto valere a sostegno di tale argomento
         la sentenza della Corte 20 settembre 2007, causa C‑193/06 P, Nestlé/UAMI (non pubblicata nella Raccolta).
      
      15      Per quanto riguarda il confronto fonetico dei marchi in questione, la commissione di ricorso a torto avrebbe concluso che
         i segni erano simili. Da un lato, il consumatore spagnolo non pronuncerebbe il termine «magic» come una parola spagnola, in
         quanto tale parola non esisterebbe in detta lingua e, di conseguenza, neppure il marchio richiesto considerato nel suo complesso
         sarebbe pronunciato come un’espressione spagnola. Dall’altro lato, la commissione di ricorso non avrebbe neppure tenuto conto
         del fatto che «magic» è il primo termine del marchio MAGIC SEAT, per cui le differenze fonetiche con il marchio anteriore
         SEAT si riscontrerebbero nella parte iniziale del marchio richiesto.
      
      16      Per quanto riguarda il confronto concettuale, la ricorrente contesta alla commissione di ricorso di aver ritenuto che il termine
         «seat» non avesse alcun significato come tale in spagnolo e di non aver preso in considerazione il marchio anteriore nel suo
         complesso, il quale è composto dal termine «seat» e dal logo «S» e sarebbe immediatamente e chiaramente inteso dal consumatore
         spagnolo come designante l’illustre casa automobilistica spagnola Seat. Quanto al marchio richiesto MAGIC SEAT, il termine
         «magic», pur presentando similitudini con il termine spagnolo «mágico», sarebbe inteso come avente un significato in inglese,
         o per lo meno in una lingua diversa dallo spagnolo, ma in nessun caso come un riferimento alla società automobilistica spagnola
         Seat. Pertanto, la differenza concettuale tra i marchi neutralizzerebbe l’eventuale somiglianza visiva o fonetica. Inoltre,
         la commissione di ricorso non avrebbe tenuto conto degli elementi di prova prodotti dalla ricorrente sul modo in cui i consumatori
         spagnoli potrebbero percepire il marchio MAGIC SEAT, in particolare la relazione del sig. S. secondo cui i consumatori spagnoli
         che parlano inglese riconoscerebbero in «magic» un termine inglese, mentre quelli che non lo parlano potrebbero considerare
         tale termine simile al termine spagnolo «mágico», cosicché il marchio MAGIC SEAT sarebbe percepito nel suo complesso come
         un’espressione inglese o, comunque, come un’espressione straniera.
      
      17      Per quanto riguarda il rischio di confusione, quattro fattori deporrebbero contro la sua esistenza nel caso di specie. In
         primo luogo, i sedili per autovetture sarebbero talvolta molto costosi e gli acquirenti manifesterebbero pertanto a tale riguardo
         un grado di attenzione relativamente elevato. In secondo luogo, essi sarebbero solitamente acquistati avvalendosi dell’assistenza
         di un professionista. In terzo luogo, anche qualora tali prodotti siano acquistati senza l’ausilio di professionisti, i consumatori,
         probabilmente autoamatori o membri di un club automobilistico, sarebbero comunque ben informati. Infine, chiunque, professionista
         o meno, farebbe attenzione in modo del tutto particolare ad assicurarsi di acquistare il sedile corrispondente all’autovettura
         in questione. Peraltro, la commissione di ricorso non avrebbe tenuto conto del parere del perito sig. G. da cui emergerebbe
         che i sedili per autovetture sono solitamente commercializzati tramite rivenditori autorizzati, che essi sono venduti come
         componenti originali o come articoli del mercato secondario delle parti di ricambio, che essi sono in genere acquistati da
         conoscitori e che anche i sedili per autovetture del mercato secondario delle parti di ricambio necessitano di un kit di montaggio
         che corrisponda al modello di autovettura.
      
      18      L’UAMI contesta gli argomenti della ricorrente. 
      
       Giudizio del Tribunale
      19      Ai sensi dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, su opposizione del titolare di un marchio anteriore, il marchio
         richiesto è escluso dalla registrazione se, a causa dell’identità o della somiglianza di detto marchio col marchio anteriore
         e dell’identità o somiglianza dei prodotti o servizi per i quali i due marchi sono stati richiesti, sussiste un rischio di
         confusione per il pubblico del territorio nel quale il marchio anteriore è tutelato; il rischio di confusione comprende il
         rischio di associazione con il marchio anteriore. Peraltro, ai sensi dell’art. 8, n. 2, lett. a), sub ii), del regolamento
         n. 40/94, vanno in particolare intesi come marchi anteriori i marchi registrati in uno Stato membro la cui data di deposito
         sia anteriore a quella della domanda di marchio comunitario. 
      
      20      Secondo una costante giurisprudenza, costituisce un rischio di confusione la possibilità che il pubblico possa credere che
         i prodotti o i servizi in questione provengano dalla stessa impresa o eventualmente da imprese economicamente legate tra loro.
         Secondo questa stessa giurisprudenza, il rischio di confusione deve essere valutato nel complesso, prendendo in considerazione
         tutti i fattori pertinenti del caso di specie, in particolare l’interdipendenza tra la somiglianza dei marchi e quella dei
         prodotti o dei servizi designati [v. sentenze del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑162/01, Laboratorios RTB/UAMI – Giorgio
         Beverly Hills (GIORGIO BEVERLY HILLS), Racc. pag. II‑2821, punti 30‑33 e giurisprudenza ivi citata].
      
      21      Nel caso di specie, il marchio anteriore su cui si basa l’opposizione è il marchio spagnolo figurativo SEAT. Come constatato
         dalla commissione di ricorso nella decisione impugnata, il territorio di riferimento ai fini dell’applicazione dell’art. 8,
         n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 è il territorio spagnolo. Peraltro, tenuto conto della natura dei prodotti, il pubblico
         di riferimento è composto, da un lato, da rivenditori di autovetture, da proprietari di autorimesse e da meccanici e, dall’altro,
         da consumatori medi che saranno con probabilità assistiti da un meccanico o da altri competenti professionisti in materia
         al momento della sostituzione o della riparazione di ogni componente che possa riferirsi a un sedile per autovettura. Tale
         definizione di pubblico di riferimento non è del resto contestata dalla ricorrente.
      
      22      Quanto al confronto tra i prodotti di cui trattasi, la commissione di ricorso ha a giusto titolo ritenuto, senza essere contraddetta
         su tale punto dalla ricorrente, che i prodotti in questione sono identici in quanto i prodotti indicati nella domanda di registrazione,
         vale a dire i «sedili di veicoli e meccanismi per sedili di veicoli e parti, componenti e accessori per i suddetti articoli»,
         sono inclusi nella più amplia definizione di taluni prodotti coperti dal marchio anteriore, vale a dire «componenti o parti
         di ricambio di veicoli terrestri».
      
       Sul confronto tra i segni
      23      Come risulta da una costante giurisprudenza, la valutazione globale del rischio di confusione deve fondarsi, per quanto attiene
         alla somiglianza visiva, fonetica o concettuale dei segni in conflitto, sull’impressione complessiva prodotta da questi ultimi,
         in considerazione, in particolare, dei loro elementi distintivi e dominanti [v. sentenza del Tribunale 14 ottobre 2003, causa
         T‑292/01, Phillips‑Van Heusen/UAMI – Pash Textilvertrieb und Einzelhandel (BASS), Racc. pag. II‑4335, punto 47 e giurisprudenza
         ivi citata].
      
      24      Per quanto riguarda, in primo luogo, il confronto visivo dei segni in conflitto, va ricordato che nulla osta a che sia verificata
         l’esistenza di una somiglianza visiva tra un marchio denominativo e un altro marchio figurativo, dato che questi due tipi
         di marchi hanno una configurazione grafica che può dar luogo ad un’impressione visiva [sentenze del Tribunale 12 dicembre
         2002, causa T‑110/01, Vedial/UAMI – France Distribution (HUBERT), Racc. pag. II‑5275, punto 51, e 4 maggio 2005, causa T‑359/02,
         Chum/UAMI – Star TV (STAR TV), Racc. pag. II‑1515, punto 43].
      
      25      A tale riguardo, occorre considerare che un marchio complesso, composto al contempo di elementi denominativi e di elementi
         figurativi, può essere considerato simile ad un altro marchio, identico o simile ad una delle componenti del marchio complesso,
         solo se quest’ultima costituisce l’elemento dominante nell’impressione complessiva prodotta dal marchio complesso. Ciò si
         verifica quando tale componente può da sola dominare l’immagine di tale marchio che il pubblico di riferimento conserva in
         memoria, in modo tale che tutte le altre componenti del marchio risultino trascurabili nell’impressione complessiva da questo
         prodotta [sentenze del Tribunale 23 ottobre 2002, causa T‑6/01, Matratzen Concord/UAMI – Hukla Germany (MATRATZEN), Racc. pag. II‑4335,
         punto 33, e STAR TV, cit., punto 44].
      
      26      Tale approccio non significa prendere in considerazione solo una componente di un marchio complesso e paragonarla ad un altro
         marchio. Occorre invece operare un siffatto confronto esaminando i marchi di cui trattasi, considerati ciascuno nel suo complesso.
         Tuttavia, ciò non esclude che l’impressione complessiva prodotta nella memoria del pubblico di riferimento da un marchio complesso
         possa, in talune circostanze, essere dominata da una o più delle sue componenti [sentenza MATRATZEN, cit., punto 34; sentenza
         del Tribunale 11 maggio 2005, causa T‑31/03, Grupo Sada /UAMI – Sadia (GRUPO SADA), Racc. pag. II‑1667, punto 49].
      
      27      Quanto alla valutazione del carattere dominante di una o più componenti determinate di un marchio complesso, occorre tenere
         conto, in particolare, delle qualità intrinseche di ciascuna di tali componenti paragonandole con quelle di altre componenti
         (sentenze MATRATZEN, cit., punto 35, e GRUPO SADA, cit., punto 49).
      
      28      Va constatato, nel caso di specie, che i due segni da confrontare hanno in comune il termine «seat», cui è aggiunto, nel marchio
         anteriore, un logo a «S» stilizzato e, nel marchio richiesto, il termine «magic». 
      
      29      La commissione di ricorso ha considerato il termine «seat» come l’elemento dominante del marchio anteriore, vale a dire l’elemento
         che i consumatori spagnoli indicheranno quando cercheranno di identificare il marchio nel suo complesso. 
      
      30      A tale proposito, va rammentato che, secondo la giurisprudenza, quando un marchio è composto di elementi denominativi e figurativi,
         i primi sono, in linea di principio, maggiormente distintivi rispetto ai secondi, poiché il consumatore medio farà più facilmente
         riferimento al prodotto in questione citando il nome che descrivendo l’elemento figurativo del marchio [v., in tal senso,
         sentenze del Tribunale 23 ottobre 2002, causa T‑104/01, Oberhauser/UAMI – Petit Liberto (Fifties), Racc. pag. II‑4359, punto 47,
         e 14 luglio 2005, causa T‑312/03, Wassen International/UAMI – Stroschein Gesundkost (SELENIUM-ACE), Racc. pag. II‑2897, punto 37].
      
      31      Nel caso di specie, va constatato che il logo «S» del marchio anteriore è leggermente stilizzato, ma non appare come originale
         o molto elaborato. Infatti, costituisce la lettera iniziale dell’elemento denominativo «seat» che, pur posto al di sotto del
         logo «S» e riprodotto in caratteri più piccoli rispetto a detto logo, è tuttavia scritto in lettere maiuscole di grande dimensione,
         è più ampio di detto logo ed è perfettamente leggibile. Inoltre, come sostenuto a giusto titolo dall’UAMI, e a dispetto degli
         elementi cui si riferisce la ricorrente, quali la riproduzione del logo «S» nel risguardo della relazione annuale della società
         Seat o nella parte anteriore delle autovetture commercializzate da detta società, tale logo non possiede un contenuto semantico
         intrinseco che attribuirebbe al marchio anteriore un suo carattere distintivo, ma ha soprattutto l’obiettivo di porre l’accento
         sulla lettera iniziale del termine «seat». 
      
      32      La commissione di ricorso ha quindi a giusto titolo ritenuto, al punto 25 della decisione impugnata, che, nonostante il logo
         in quanto tale sia indiscutibilmente identificabile di per sè, esso si trova anche indissociabilmente connesso all’elemento
         denominativo «seat», che possiede un elevato carattere distintivo in Spagna vista la sua notorietà. Pertanto, il marchio anteriore,
         analizzato nel suo complesso, corre il rischio di essere identificato tramite l’elemento denominativo «seat», mentre il logo
         sarà percepito come un elemento decorativo o l’iniziale di «seat». Di conseguenza, occorre confermare la conclusione della
         commissione di ricorso secondo cui l’elemento denominativo «seat» è dominante nel marchio anteriore.
      
      33      Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, la commissione di ricorso ha quindi correttamente applicato la giurisprudenza
         secondo cui l’impressione complessiva prodotta nella memoria del pubblico di riferimento da un marchio complesso può, in talune
         circostanze, essere dominata da una o più delle sue componenti (sentenza Nestlé/UAMI, cit., punto 42). 
      
      34      Ne consegue anche che la commissione di ricorso ha giustamente concluso al punto 28 della decisione impugnata che, dal punto
         di vista visivo, i segni in questione erano, entro certi limiti, simili vista la presenza dell’elemento comune «seat», ma
         che essi differivano a causa dell’elemento figurativo presente nel marchio anteriore e del termine «magic», che sarà percepito,
         nel marchio richiesto, come aggettivo qualificativo del termine «seat» per la sua somiglianza con il suo equivalente spagnolo
         «mágico». 
      
      35      Infine, va parimenti respinto l’argomento della ricorrente secondo cui i punti 25 e 28 della decisione impugnata sarebbero
         tra loro incompatibili in quanto dal punto 25 emergerebbe che il logo del marchio anteriore è privo di significato e dal punto 28
         che i due segni differiscono visivamente per la presenza di detto logo nel marchio anteriore e del termine «magic» nel marchio
         richiesto. Infatti, come sopra rilevato, la commissione di ricorso non ha ignorato il logo «S» al punto 25 della decisione
         impugnata, bensì ha ritenuto che detto marchio, considerato nel suo complesso, fosse dominato dall’elemento denominativo «seat»
         e che il logo sarebbe stato percepito come un elemento decorativo o come l’iniziale di «seat». Pertanto, pur avendo la commissione
         di ricorso certamente riconosciuto, al punto 28 della decisione impugnata, che visivamente i marchi in questione differivano
         a causa dell’elemento figurativo accessorio del marchio anteriore e della parola «magic» presente nella domanda di marchio,
         essa ha anche considerato detti marchi simili, entro certi limiti, vista la presenza in entrambi della componente «seat»,
         componente dominante del marchio anteriore. 
      
      36      Per quanto riguarda, in secondo luogo, il confronto fonetico dei due marchi in questione, è pacifico che l’elemento figurativo
         a «S» del marchio anteriore non è concepito per essere pronunciato. Inoltre, occorre constatare, come giustamente rilevato
         dalla commissione di ricorso, non contraddetta dalla ricorrente, che l’elemento denominativo del marchio anteriore «seat»
         sarà pronunciato dal pubblico di riferimento in due sillabe «se‑at». 
      
      37      Quanto al marchio richiesto, va constatato che il termine «seat», riprodotto nel marchio denominativo MAGIC SEAT, rischia
         di non essere percepito dal pubblico di riferimento, compreso il consumatore che capisce l’inglese, come la traduzione inglese
         del termine «sedile», in quanto tale termine sarà immediatamente associato al nome dell’illustre casa automobilistica spagnola
         Seat. Contrariamente a quanto afferma la ricorrente, esso rischia conseguentemente di essere pronunciato come una parola spagnola
         in due sillabe, e non in una sillaba come in inglese.
      
      38      Per quanto riguarda l’argomento della ricorrente secondo cui l’analisi della commissione di ricorso sarebbe contraria alla
         giurisprudenza in base alla quale i consumatori ricorderebbero di più in via generale la parte iniziale di un segno rispetto
         alla sua parte finale, va rammentato che tale considerazione non può valere sempre [v. sentenza del Tribunale 16 maggio 2007,
         causa T‑158/05, Trek Bicycle/UAMI – Audi (ALLTREK), non pubblicata nella Raccolta, punto 70 e giurisprudenza ivi citata] e
         non può, ad ogni modo, rimettere in questione il principio per cui l’esame della somiglianza dei marchi deve tenere conto
         dell’impressione complessiva prodotta da tali marchi, dato che il consumatore medio percepisce normalmente un marchio come
         un tutt’uno e non procede a un esame dei suoi differenti dettagli.
      
      39      Orbene, come sopra rilevato, il termine «magic» sarà percepito dal pubblico di riferimento semplicemente come un aggettivo
         qualificativo del termine «seat» tenuto conto della sua somiglianza con il termine spagnolo «mágico», il quale è puramente
         lodativo. Va osservato a tale riguardo che, secondo costante giurisprudenza, in linea generale, il pubblico non considererà
         un elemento descrittivo facente parte di un marchio complesso come l’elemento distintivo e dominante dell’impressione d’insieme
         che tale marchio complessivo produce [sentenze del Tribunale 3 luglio 2003, causa T‑129/01, Alejandro/UAMI – Anheuser-Busch
         (BUDMEN), Racc. pag. II‑2251, punto 53, e 6 ottobre 2004, cause riunite da T‑117/03 a T‑119/03 e T‑171/03, New Look/UAMI –
         Naulover (NLSPORT, NLJEANS, NLACTIVE e NLCollection), Racc. pag. II‑3471, punto 34]. Per lo stesso motivo, deve essere respinto
         l’argomento secondo cui il pubblico di riferimento non pronuncerà «magic seat» come un’espressione spagnola in quanto il termine
         «magic» non esiste in tale lingua. 
      
      40      Pertanto non si può escludere che il marchio richiesto sarà pronunciato «ma‑gic se‑at» almeno da una parte del pubblico di
         riferimento. In tale contesto, l’inclusione del solo elemento denominativo del marchio anteriore nell’elemento dominante del
         marchio richiesto consente di concludere per una rilevante somiglianza fonetica tra i segni in questione e, pertanto, la valutazione
         effettuata su tal punto dalla commissione di ricorso dev’essere condivisa [v., in tal senso, sentenza NLSPORT, NLJEANS, NLACTIVE
         e NLCollection, cit., punto 37].
      
      41      Infine, per quanto riguarda il confronto concettuale dei due segni in questione, va considerata l’eventuale comprensione che
         il pubblico di riferimento avrà dei segni in questione e più in particolare dell’elemento dominante del marchio anteriore
         «seat», comune ai due segni. 
      
      42      Quanto al significato del marchio anteriore, va ricordato che il logo «S» non possiede un contenuto semantico intrinseco.
      
      43      D’altra parte, la commissione di ricorso ha dichiarato, al punto 30 della decisione impugnata, che il termine «seat» in quanto
         tale era privo di qualsiasi significato nella lingua spagnola e costituiva l’acronimo della società titolare del marchio anteriore,
         vale a dire la Sociedad Española de Automóviles de Turismo. Essa ha aggiunto che, tenuto conto della notorietà acquisita da
         detta società e dal marchio anteriore, il termine «seat» era divenuto riconoscibile come marchio automobilistico. 
      
      44      Occorre confermare tale analisi della commissione di ricorso. Infatti, il termine «seat» non esiste nella lingua spagnola,
         ma vi ha acquisito un senso secondario o un significato suo proprio in quanto designa chiaramente la casa automobilistica
         spagnola Seat (v., in tal senso e per analogia, sentenza della Corte 12 febbraio 2004, causa C‑363/99, Koninklijke KPN Nederland,
         Racc. pag. I‑1619, punto 104). La ricorrente riconosce del resto che il marchio anteriore composto dal logo e dal termine
         «seat» sarà immediatamente percepito dal consumatore di riferimento come designante l’illustre casa automobilistica spagnola
         Seat. 
      
      45      Quanto al marchio richiesto MAGIC SEAT, la commissione di ricorso ha poi concluso che esso correva il rischio di essere percepito
         come simile concettualmente al marchio anteriore SEAT, in quanto composto da un marchio con elevato carattere distintivo e
         dall’aggettivo elogiativo «magic».
      
      46      Tale analisi deve parimenti essere confermata in quanto non si può escludere che il pubblico di riferimento, dinanzi al marchio
         MAGIC SEAT che designa i sedili di veicoli venduti dalla ricorrente, associ detto marchio al marchio anteriore SEAT e quindi
         alla casa automobilistica spagnola, tenuto conto della notorietà del marchio anteriore e del carattere puramente lodativo
         dell’aggettivo «magic». 
      
      47      A tale riguardo devono essere respinte le prove linguistiche che, secondo la ricorrente, non sarebbero state prese in considerazione
         dalla commissione di ricorso. La semplice dichiarazione del perito sig. S. secondo cui la maggior parte dei consumatori spagnoli
         riconoscerebbe in «magic» un termine inglese e, nonostante possa trovarlo simile al termine spagnolo «mágico», percepirebbe
         tuttavia il marchio MAGIC SEAT, considerato nel suo complesso, come un’espressione inglese, non è sufficiente a dimostrare
         che un siffatto marchio non sarebbe interpretato almeno da una parte del pubblico di riferimento come un’espressione spagnola.
      
      48      Infatti, si tratta di un parere che non si basa su alcun dato statistico o scientifico che dimostri che il pubblico di riferimento
         capisce l’inglese. Orbene, come sopra rilevato, il pubblico di riferimento è costituito, da un lato, da rivenditori di autovetture,
         da proprietari di autorimesse e da meccanici e, dall’altro, da consumatori medi che saranno con probabilità assistiti da un
         meccanico o da altri professionisti competenti in materia al momento della sostituzione o della riparazione di ogni componente
         che possa riferirsi a un sedile per autovettura. In tale contesto, detta dichiarazione non può bastare per escludere che almeno
         una parte di detto pubblico di riferimento non intenderà il marchio richiesto come un’espressione non spagnola, ma l’assocerà
         alla casa automobilistica spagnola Seat.
      
      49      Conseguentemente, poiché i due marchi in questione rischiano di essere percepiti almeno da una parte del pubblico di riferimento
         come riferiti alla casa automobilistica Seat, la commissione di ricorso li ha a giusto titolo considerati simili concettualmente.
         
      
      50      Non essendoci alcuna differenza concettuale tra i due segni in conflitto che possa neutralizzare le loro somiglianze visive
         e fonetiche, l’argomento della ricorrente vertente sulla mancata applicazione da parte della commissione di ricorso della
         regola di contrasto deve essere respinto.
      
      51      Da quanto precede emerge che i segni in conflitto appaiono nel complesso simili, risultando detta somiglianza in particolare
         dalla riproduzione dell’elemento dominante «seat» del marchio anteriore nel marchio richiesto. 
      
       Sul rischio di confusione
      52      Va rammentato che, secondo la giurisprudenza, poiché il rischio di confusione è tanto più elevato quanto più rilevante è il
         carattere distintivo del marchio anteriore, i marchi che hanno un elevato carattere distintivo, o intrinsecamente o a motivo
         della loro notorietà sul mercato, godono di una tutela più ampia rispetto ai marchi il cui carattere distintivo è inferiore
         (v., per analogia, sentenza della Corte 22 giugno 1999, causa C‑342/97, Lloyd Schuhfabrik Meyer, Racc. pag. I‑3819, punto 20
         e giurisprudenza ivi citata). 
      
      53      Peraltro, ai fini della valutazione globale del rischio di confusione, il consumatore medio della categoria di prodotti di
         cui trattasi è normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto. Tuttavia occorre tener conto del fatto che il consumatore
         medio solo raramente ha la possibilità di procedere a un confronto diretto dei vari marchi, ma deve fare affidamento sull’immagine
         non perfetta che ne ha mantenuto nella memoria. Occorre anche prendere in considerazione il fatto che il livello di attenzione
         del consumatore medio può variare in funzione della categoria di prodotti di cui trattasi (v., per analogia, sentenza Lloyd
         Schuhfabrick Meyer, cit., punto 26) nonché il fatto che un pubblico di professionisti specializzati nel settore dei prodotti
         in oggetto può manifestare un grado elevato di attenzione al momento della scelta di tali prodotti [v. sentenza del Tribunale
         14 luglio 2005, causa T‑126/03, Reckitt Benckiser (Spagna)/UAMI – Aladin (ALADIN), Racc. pag. II‑2861, punto 96 e giurisprudenza
         ivi citata].
      
      54      Nella fattispecie, la commissione di ricorso ha concluso per l’esistenza di un rischio di confusione per il fatto che i marchi
         sono simili, il marchio anteriore ha elevato carattere distintivo in Spagna vista la sua notorietà e i prodotti in oggetto
         sono identici. Essa ha precisato in particolare che, nonostante il pubblico di riferimento non confondesse i marchi tra di
         loro e ne percepisse la differenza, esso correva tuttavia il rischio di associare questi due segni e di presumere che i prodotti
         da essi designati avessero la stessa origine commerciale.
      
      55      Dall’analisi sopra esposta emerge che i prodotti oggetto dei due segni sono identici e che i due marchi sono nel complesso
         simili.
      
      56      Inoltre, è pacifico che il marchio anteriore ha un elevato carattere distintivo in Spagna tenuto conto della sua notorietà
         per cui gode di una tutela più ampia rispetto ai marchi il cui carattere distintivo è inferiore.
      
      57      Ne deriva che esiste il rischio che il pubblico di riferimento possa credere che i prodotti di cui trattasi provengano dalla
         stessa impresa o eventualmente da imprese economicamente legate tra loro. Pertanto, la commissione di ricorso non ha commesso
         errori di valutazione nel ritenere che esistesse un rischio di confusione o di associazione agli occhi del pubblico di riferimento.
      
      58      Tale conclusione non può essere rimessa in discussione dagli argomenti della ricorrente.
      
      59      Per quanto riguarda l’argomento secondo cui il termine «seat» contenuto nella domanda di marchio comunitario perde il suo
         senso secondario di indicatore dell’origine commerciale a seguito della sua associazione con il termine inglese «magic», è
         sufficiente ricordare che, tenuto conto della notorietà del marchio SEAT e del carattere descrittivo del termine «magic»,
         quest’ultimo rischia di essere percepito dal pubblico di riferimento come aggettivo qualificativo del termine «seat», in particolare
         nell’espressione «magic seat!», come rilevato dalla commissione di ricorso al punto 27 della decisione impugnata. Inoltre,
         tale conclusione trova conferma nel fatto che, come sottolineato dall’UAMI nelle sue memorie, è sempre più frequente negli
         Stati membri non anglofoni promuovere marchi ricorrendo a termini inglesi con lo scopo di accrescere la loro immagine internazionale
         e che l’uso del termine inglese «magic» come aggettivo qualificativo elogiativo è divenuto popolare. 
      
      60      Quanto all’argomento vertente sui quattro fattori che avrebbero dovuto condurre la commissione di ricorso a concludere per
         l’assenza di rischio di confusione, vale a dire il prezzo relativamente elevato dei sedili di veicoli, l’ausilio solitamente
         fornito dal venditore al momento dell’acquisto di tali prodotti, la buona conoscenza che il consumatore ha di detti prodotti
         e il fatto che ogni consumatore, professionale o meno, farà attenzione ad assicurarsi della compatibilità del sedile con il
         modello di autovettura in questione, esso deve essere parimenti respinto. 
      
      61      Occorre infatti constatare che la ricorrente, allegando questi quattro fattori, sembra sostenere che il livello d’attenzione
         del pubblico di riferimento, professionale o meno, è elevato, il che impedirebbe di confondere i due marchi in questione.
         A tale riguardo, deve essere accolta la valutazione della commissione di ricorso di cui al punto 35 della decisione impugnata,
         secondo cui l’esistenza del rischio di confusione tra i due marchi in questione non risulta minimamente inficiata dal fatto
         che il pubblico è composto essenzialmente da specialisti. Infatti, come rilevato dalla commissione di ricorso, il commercio
         di componenti e di parti di ricambio di autovetture non è limitato ai rivenditori di automobili autorizzati per un solo marchio,
         per cui non si può escludere che un rivenditore di autovetture o un meccanico spagnolo che si riforniscano di componenti o
         parti di ricambio provenienti da diversi costruttori presumeranno che i prodotti commercializzati con il marchio richiesto
         provengano dalla Seat o da un costruttore economicamente collegato alla Seat.
      
      62      Peraltro, se l’elevato livello di attenzione del consumatore di riferimento può indubbiamente condurlo a conoscere le caratteristiche
         tecniche dei sedili per autovetture in modo tale da potersi assicurare della loro compatibilità con il modello di autovettura
         in questione, va ricordato che, tenuto conto dell’identità dei prodotti di cui trattasi, della somiglianza tra i segni in
         conflitto e dell’elevato carattere distintivo del marchio anteriore, la circostanza che il pubblico di riferimento sia composto
         da professionisti non è sufficiente a escludere che tale pubblico possa ritenere che i prodotti provengano dalla stessa impresa
         o, eventualmente, da imprese economicamente collegate (v., in tal senso, sentenza ALADIN, cit., punto 100). Infatti, se l’elevato
         livello di attenzione del pubblico di riferimento comporta che esso si informerà sui sedili di autoveicoli e potrà in tal
         modo evitare di commettere errori in merito alla loro compatibilità con il modello di autovettura in questione, non si può
         impedirgli di credere che i sedili recanti il marchio MAGIC SEAT facciano parte di una nuova gamma di prodotti progettata
         dall’illustre casa automobilistica spagnola Seat. 
      
      63      Infine, per quanto riguarda l’argomento vertente sull’asserita mancata presa in considerazione da parte della commissione
         di ricorso della dichiarazione del perito sig. G., da cui emergerebbe, secondo la ricorrente, che i sedili per autovetture
         sono solitamente commercializzati tramite rivenditori autorizzati, e venduti o come componente originale, o come parte di
         ricambio, esso va considerato privo di rilevanza in quanto, poiché le peculiari modalità di commercializzazione dei prodotti
         contraddistinti dai marchi possono variare nel tempo e secondo la volontà dei titolari dei marchi stessi, l’analisi prospettica
         del rischio di confusione tra due marchi non può dipendere dalle intenzioni commerciali, realizzate o meno, e per natura soggettive,
         dei titolari dei marchi [sentenza della Corte 15 marzo 2007, causa C‑171/06 P, T.I.M.E. ART/UAMI, non pubblicata nella Raccolta,
         punto 59].
      
      64      Inoltre, quanto al fatto che la ricorrente asserisce che la commissione di ricorso non ha preso in considerazione la dichiarazione
         del perito sig. G. secondo cui i sedili per autovetture sarebbero in genere acquistati da conoscitori che non potrebbero essere
         vittime di confusione e che anche i sedili di ricambio necessiterebbero di un kit di montaggio che corrisponda al modello
         di autovettura in questione, il suo argomento deve essere respinto in quanto è stato sopra stabilito che, se l’elevato livello
         di attenzione del pubblico di riferimento potrà evitargli di commettere errori in merito alla compatibilità dei sedili con
         il modello di autovettura in questione, non si può tuttavia escludere un rischio di confusione o di associazione per quanto
         riguarda l’origine commerciale.
      
      65      Ne deriva che l’unico motivo fatto valere nel merito dalla ricorrente non è fondato. Pertanto, il presente ricorso va respinto.
      
       Sulle spese
      66      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. La ricorrente, essendo rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese sostenute dall’UAMI, conformemente alle
         conclusioni di quest’ultimo.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      L’Honda Motor Europe Ltd è condannata alle spese.
      
               Czúcz 
            
            
                Cooke 
            
            
                Labucka
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 9 settembre 2008.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      O. Czúcz
            
         * Lingua processuale: l’inglese.
      
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