CELEX: 62016CN0652
Language: it
Date: 2016-12-19 00:00:00
Title: Causa C-652/16: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Administrativen sad Sofia-grad (Bulgaria) il 19 dicembre 2016 — Nigyar Rauf Kaza Ahmedbekova, Rauf Emin Ogla Аhmedbekov/Zamestnik-predsedatel na Darzhavna agentsia za bezhantsite

20.3.2017   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 86/11
            
         Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Administrativen sad Sofia-grad (Bulgaria) il 19 dicembre 2016 — Nigyar Rauf Kaza Ahmedbekova, Rauf Emin Ogla Аhmedbekov/Zamestnik-predsedatel na Darzhavna agentsia za bezhantsite
   (Causa C-652/16)
   (2017/C 086/14)
   Lingua processuale: il bulgaro
   
      Giudice del rinvio
   
   Administrativen sad Sofia-grad
   
      Parti
   
   
      Ricorrenti: Nigyar Rauf Kaza Ahmedbekova, Rauf Emin Ogla Аhmedbekov
   
      Convenuto: Zamestnik-predsedatel na Darzhavna agentsia za bezhantsite
   
      Questioni pregiudiziali
   
   
               1)
            
            
               Se in base all’articolo 78, paragrafi 1 e 2, lettere a), d) e f), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nonché al considerando 12 e all’articolo 1 della direttiva 2013/32/UE (1) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (rifusione), la previsione relativa al motivo di inammissibilità delle domande di protezione internazionale di cui all’articolo 33, paragrafo 2, lettera e), della direttiva in parola costituisca una disposizione con effetto diretto che gli Stati membri non possono disapplicare, ad esempio, applicando disposizioni più vantaggiose del diritto nazionale in base alle quali la prima domanda di protezione internazionale, necessaria ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva, deve essere esaminata al fine di determinare anzitutto se il richiedente soddisfi i requisiti per essere qualificato come rifugiato e, successivamente, se l’interessato abbia diritto alla protezione sussidiaria.
            
         
               2)
            
            
               Se dall’articolo 33, paragrafo 2, lettera e), della direttiva 2013/32 in combinato disposto con gli articoli 7, paragrafo 3, e 2, lettere a), c) e g), e con il considerando 60 della direttiva in parola, risulti che, nelle circostanze del procedimento principale, una domanda di protezione internazionale presentata da un genitore a nome di un minore accompagnato è inammissibile quando la domanda è motivata sulla base del fatto che il bambino è un familiare della persona che ha richiesto protezione internazionale adducendo il proprio status di rifugiato ai sensi dell’articolo 1A della convenzione di Ginevra [relativa allo status dei rifugiati; in prosieguo: la «convenzione di Ginevra»].
            
         
               3)
            
            
               Se dall’articolo 33, paragrafo 2, lettera e), della direttiva 2013/32 in combinato disposto con gli articoli 7, paragrafo 1, e 2, lettere a), c) e g) e con il considerando 60 della direttiva in parola risulti che, nelle circostanze del procedimento principale, una domanda di protezione internazionale presentata a nome di un maggiorenne è inammissibile se, nei procedimenti dinanzi alle autorità amministrative competenti, la domanda è motivata unicamente sulla base del fatto che il richiedente è un familiare della persona che ha richiesto protezione internazionale adducendo il proprio status di rifugiato ai sensi dell’articolo 1A della convenzione di Ginevra e il richiedente, all’atto della presentazione della domanda, non ha alcun diritto a svolgere un’attività economica.
            
         
               4)
            
            
               Se, in base all’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva 2011/95/UE (2) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione), in combinato disposto con il considerando 36 della medesima direttiva, sia necessario che la valutazione della sussistenza di un timore fondato di subire persecuzioni o di un rischio effettivo di subire un danno grave avvenga sulla sola base dei fatti e delle circostanze riguardanti il richiedente.
            
         
               5)
            
            
               Se, a norma dell’articolo 4 della direttiva 2011/95 in combinato disposto con il suo considerando 36 e con l’articolo 31, paragrafo 1, della direttiva 2013/32 sia ammissibile una giurisprudenza nazionale in uno Stato membro che:
               
                           a)
                        
                        
                           obbliga l’autorità competente a esaminare le domande di protezione internazionale presentate dagli appartenenti a una stessa famiglia nell’ambito di un unico procedimento quando le domande in parola sono motivate sulla base degli stessi fatti, nello specifico, sull’asserito status di rifugiato di uno solo dei familiari;
                        
                     
                           b)
                        
                        
                           obbliga l’autorità competente a sospendere i procedimenti vertenti sulle domande di protezione internazionale presentate dai familiari che non soddisfano personalmente le condizioni per una siffatta protezione sino alla conclusione del procedimento vertente sulla domanda del familiare presentata sulla base dell’asserito status di rifugiato dell’interessato ai sensi dell’articolo 1A della convenzione di Ginevra.
                        
                     Se una siffatta giurisprudenza sia ammissibile anche alla luce di considerazioni attinenti all’interesse del minore, al mantenimento dell’unità del nucleo familiare e al rispetto del diritto alla vita privata e alla vita familiare, nonché del diritto a rimanere nello Stato membro sino all’esame della domanda, vale a dire, in ragione degli articoli 7, 18 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dei considerando 12 e 60 e dell’articolo 9 della direttiva 2013/32, dei considerando 16, 18 e 36 e dell’articolo 23 della direttiva 2011/95 e dei considerando 9, 11 e 35 e degli articoli 6 e 12 della direttiva 2013/33/UE (3) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.
            
         
               6)
            
            
               Se dai considerando 16, 18 e 36 e dall’articolo 3 della direttiva 2011/95 in combinato disposto con il considerando 24 e con gli articoli 2, lettere d) e j), 13 e 23, paragrafi 1 e 2, della direttiva in parola emerga che è ammissibile una disposizione nazionale come quella di cui all’articolo 8, paragrafo 9, dello Zakon za ubezhishteto i bezhantsite (legge sull’asilo e i rifugiati) oggetto del procedimento principale, secondo cui anche i familiari di uno straniero cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato sono considerati come rifugiati se ciò è compatibile con il loro status personale e non sussistono, in base al diritto nazionale, motivi ostativi al riconoscimento dello status di rifugiato.
            
         
               7)
            
            
               Se dalla disciplina dei motivi di persecuzione di cui all’articolo 10 della direttiva 2011/95 consegua che la presentazione di un ricorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato di origine dell’interessato comporta la sua appartenenza a uno dei particolari gruppi sociali di cui all’articolo 10, paragrafo 1, lettera d), della direttiva in parola, o se la proposizione del ricorso debba essere considerata un’opinione politica ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 1, lettera e), della direttiva.
            
         
               8)
            
            
               Se dall’articolo 46, paragrafo 3, della direttiva 2013/32 derivi che il giudice è tenuto a esaminare, nel merito, i nuovi motivi per il riconoscimento della protezione internazionale dedotti nel corso del procedimento giurisdizionale ma non indicati nel ricorso proposto avverso la decisione di diniego della protezione internazionale.
            
         
               9)
            
            
               Se dall’articolo 46, paragrafo 3, della direttiva 2013/32, emerga che il giudice è tenuto a valutare l’ammissibilità della domanda di protezione internazionale sulla base dell’articolo 33, paragrafo 2, lettera e), della stessa direttiva nell’ambito del procedimento giudiziario relativo all’impugnazione della decisione di diniego della protezione internazionale se, ai fini della decisione impugnata, la domanda, come necessario in base all’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva, è stata valutata esaminando anzitutto se al richiedente sia attribuibile la qualifica di rifugiato e, successivamente, se egli abbia diritto alla protezione sussidiaria.
            
         
      (1)  GU 2013, L 180, pag. 60.
   
      (2)  GU 2011, L 337, pag. 9.
   
      (3)  GU 2013, L 180, pag. 96