CELEX: 62003CJ0134
Language: it
Date: 2005-02-17
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 17 febbraio 2005.#Viacom Outdoor Srl contro Giotto Immobilier SARL.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Giudice di pace di Genova-Voltri - Italia.#Libera prestazione di servizi - Concorrenza - Servizi di affissione di messaggi pubblicitari - Normativa nazionale che istituisce un'imposta comunale sulla pubblicità - Fornitura da parte dei comuni di un servizio di pubbliche affissioni - Potere dei comuni di disciplinare la fornitura di servizi di affissione di messaggi pubblicitari - Imposta nazionale non discriminatoria.#Causa C-134/03.

Causa C‑134/03
      Viacom Outdoor Srl
      contro
      Giotto Immobilier SARL
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Giudice di pace di Genova-Voltri)
      «Libera prestazione dei servizi — Concorrenza — Servizi di affissione di messaggi pubblicitari — Normativa nazionale che istituisce un'imposta comunale sulla pubblicità — Fornitura da parte dei comuni di un servizio di pubbliche affissioni — Potere dei comuni di disciplinare la fornitura di servizi di affissione di messaggi pubblicitari — Imposta nazionale non discriminatoria»
      Conclusioni dell'avvocato generale sig.ra J. Kokott, presentate il 28 ottobre 2004 ?
      Sentenza della Corte (Terza Sezione) 17 febbraio 2005 ?
      Massime della sentenza
      1.     Questioni pregiudiziali — Ricevibilità — Necessità di fornire alla Corte sufficienti precisazioni sul contesto fattuale e
            normativo — Portata dell'obbligo in materia di concorrenza
      (Artt. 82 CE, 86 CE e 234 CE; Statuto della Corte di giustizia, art. 23)
      2.     Libera prestazione dei servizi — Restrizioni — Imposta sulla pubblicità esterna e sull'affissione riscossa da un ente locale
            — Liceità — Presupposti
      (Art. 49 CE)
      1.     Affinché la Corte sia in grado di risolvere utilmente le questioni pregiudiziali ad essa sottoposte, è necessario che il giudice
         nazionale definisca le circostanze di fatto e di diritto in cui si inseriscono le questioni sollevate o almeno spieghi l'ipotesi
         di fatto su cui tali questioni sono basate.
      
      Tale requisito della precisazione delle circostanze di fatto e di diritto vale in modo particolare nel settore della concorrenza,
         caratterizzato da situazioni di fatto e di diritto complesse.
      
      Quanto al quadro fattuale relativo a questioni pregiudiziali vertenti sull'interpretazione degli artt. 82 CE e 86 CE, la delimitazione
         del mercato rilevante in termini merceologici e geografici nonché il calcolo delle quote di mercato detenute dalle diverse
         imprese che operano su tale mercato costituiscono il punto di partenza di qualsiasi valutazione di una situazione alla luce
         del diritto della concorrenza.
      
      (v. punti 22-23, 25, 27)
      2.     L’art. 49 CE deve essere interpretato nel senso che non osta alla riscossione da parte di un ente locale di un'imposta sulla
         pubblicità esterna e sulle affissioni, che, da un lato, a causa del fatto che essa è indistintamente applicabile a tutte le
         prestazioni di servizi che implicano una pubblicità esterna e affissioni pubbliche, non prevede alcuna distinzione relativa
         al luogo di stabilimento del prestatore o del destinatario dei servizi di affissione né relativa al luogo di origine dei prodotti
         o dei servizi oggetto dei messaggi pubblicitari diffusi e che, dall'altro, in quanto essa si applica solo ad attività pubblicitarie
         esterne implicanti l'utilizzo dello spazio pubblico gestito dalle autorità comunali e il suo importo è fissato ad un livello
         che può essere considerato modesto rispetto al valore delle prestazioni di servizi che vi sono assoggettate, non è, comunque,
         idonea a vietare, ostacolare o rendere altrimenti meno allettanti le prestazioni di servizi pubblicitari che devono essere
         effettuate nel territorio dei detti enti, compreso il caso in cui tali prestazioni abbiano carattere transfrontaliero in ragione
         del luogo di stabilimento del prestatore o del destinatario dei servizi.
      
      (v. punti 37-39 e dispositivo)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)17 febbraio 2005(1)
         
         
               «Libera prestazione di servizi  –  Concorrenza  –  Servizi di affissione di messaggi pubblicitari  –  Normativa nazionale che istituisce un'imposta comunale sulla pubblicità  –  Fornitura da parte dei comuni di un servizio di pubbliche affissioni  –  Potere dei comuni di disciplinare la fornitura di servizi di affissione di messaggi pubblicitari  –  Imposta nazionale non discriminatoria»
               
            Nel procedimento C-134/03, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale sottoposta alla Corte, ai sensi dell'art. 234 CE, dal Giudice di pace
            di Genova-Voltri con decisione 10 marzo 2003, pervenuta in cancelleria il  25 marzo 2003, nella causa tra
            
            
             Viacom Outdoor Srl 
            
            
            e
            
             Giotto Immobilier SARL, 
            
            
            
            LA CORTE (Terza Sezione),,
            
             composta dal sig. A. Rosas (relatore), presidente di sezione, dai sigg. A. Borg Barthet, J.-P. Puissochet, J. Malenovský e
            U. Lõhmus, giudici,
            
             avvocato generale: sig.ra J. Kokottcancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale,
             vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 9 settembre 2004,viste le osservazioni scritte presentate:
            
            –
             per la Viacom Outdoor Srl, dal sig. B. O'Connor, solicitor, e dall'avv. F. Filpo;
            
            –
             per la Giotto Immobilier SARL, dall'avv. G. Travaglino;
            
            –
             per la Repubblica italiana, dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. O. Fiumara, avvocato dello Stato;
            
            –
             per la Commissione delle Comunità europee, dal sig.  P. Oliver e dalla sig.ra K. Banks, in qualità di agenti, assistiti dall'avv.
            M. Bay,
            
            
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 28 ottobre 2004,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
          La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 49 CE, 82 CE, 86 CE, 87 CE e 88 CE.
         
         
         
         2
            
          Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia di natura contrattuale tra la Viacom Outdoor Srl (in prosieguo:
         la «Viacom»), con sede in Milano, e la Giotto Immobilier SARL (in prosieguo: la «Giotto»), con sede in Mentone (Francia).
         
         
            
                Causa principale 
               
            
         
         3
            
          Dagli atti risulta che la Giotto vende immobili in Francia e che, con contratto stipulato il 9 settembre 2000, ha dato incarico
         alla Viacom (già «Società Manifesti Affissioni SpA») di effettuare, per suo conto, servizi di affissione di manifesti pubblicitari
         nel territorio del Comune di Genova. I servizi oggetto di tale contratto sono stati eseguiti dalla Viacom nell’ottobre del
         2000. 
         
         
         
         4
            
          La controversia tra la Viacom e la Giotto riguarda il rifiuto di quest’ultima di rimborsare alla prima un importo di lire
         italiane (ITL) 439 385, vale a dire EUR 226,92, pagato al Comune di Genova a titolo di imposta comunale sulla pubblicità.
         Secondo il contratto concluso tra le parti, la Giotto si è impegnata a versare alla Viacom, oltre al prezzo della prestazione
         di servizi, gli «oneri specifici e documentati» sostenuti da quest’ultima nell’ambito dell’esecuzione della detta prestazione.
         Tuttavia, dinanzi al Giudice di pace di Genova-Voltri, investito della controversia, la Giotto sostiene che le disposizioni
         di diritto italiano che istituiscono e disciplinano l’imposta comunale sulla pubblicità contrastano con il diritto comunitario,
         segnatamente con la libera prestazione dei servizi di cui all’art. 49 CE e con le norme in materia di concorrenza di cui agli
         artt. 82 CE, 86 CE, 87 CE e 88 CE. 
         
          Contesto giuridico nazionale 
         
         5
            
          L’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti di affissione sono disciplinati dal decreto legislativo 15 novembre 1993,
         n. 507 – Revisione ed armonizzazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni ( Supplemento ordinario alla GURI  9 dicembre 1993, n. 288; in prosieguo: il «d. lgs. n. 507/93»), nella sua versione applicabile alla controversia principale.
         
         
         
         
         6
            
          L’art. 1 del d. lgs. n. 507/93 così dispone:
         «La pubblicità esterna e le pubbliche affissioni sono soggette, secondo le disposizioni degli articoli seguenti, rispettivamente
         ad una imposta ovvero ad un diritto a favore del comune nel cui territorio sono effettuate». 
         
         
         
         7
            
          L’art. 3 del d. lgs. n. 507/93 prevede quanto segue:
         «1. Il comune è tenuto ad adottare apposito regolamento per l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e per l’effettuazione
         del servizio delle pubbliche affissioni.
          2. Con il regolamento il comune disciplina le modalità di effettuazione della pubblicità e può stabilire limitazioni e divieti
         per particolari forme pubblicitarie in relazione ad esigenze di pubblico interesse.
          3. Il regolamento deve in ogni caso determinare la tipologia e la quantità degli impianti pubblicitari, le modalità per ottenere
         il provvedimento per l’installazione, nonché i criteri per la realizzazione del piano generale degli impianti. Deve altresì
         stabilire la ripartizione della superficie degli impianti pubblici da destinare alle affissioni di natura istituzionale, sociale
         o comunque prive di rilevanza economica e quella da destinare alle affissioni di natura commerciale, nonché la superficie
         degli impianti da attribuire a soggetti privati per l’effettuazione di affissioni dirette.
         (…)»
         
         
         
         8
            
          L’art. 5, primo comma, del d. lgs. n. 507/93 definisce il presupposto dell’imposta sulla pubblicità:
         «La diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, diverse da quelle
         assoggettate al diritto sulle pubbliche affissioni, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile
         è soggetta all’imposta sulla pubblicità prevista nel presente decreto». 
         
         
         
         9
            
          A tenore dell’art. 6, primo comma, del d. lgs. n. 507/93, soggetto passivo dell’imposta è «colui che dispone a qualsiasi titolo
         del mezzo attraverso il quale il messaggio pubblicitario viene diffuso». A norma del secondo comma dello stesso articolo,
         colui che produce o vende la merce o fornisce il servizio oggetto della pubblicità è obbligato in solido al pagamento dell’imposta.
         
         
         
         10
            
          L’art. 9 del d. lgs. n. 507/93 disciplina il pagamento dell’imposta. Il settimo comma di tale articolo recita come segue:
         «Qualora la pubblicità sia effettuata su impianti installati su beni appartenenti o dati in godimento al comune, l’applicazione
         dell’imposta sulla pubblicità non esclude quella della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, nonché il pagamento
         di canoni di locazione o di concessione commisurati, questi ultimi, alla effettiva occupazione del suolo pubblico del mezzo
         pubblicitario». 
         
         
         
         11
            
          Inoltre, quanto al servizio delle pubbliche affissioni, l’art. 18 del d. lgs. n. 507/93 così dispone:
         «1. Il servizio delle pubbliche affissioni è inteso a garantire specificamente l’affissione, a cura del comune, in appositi
         impianti a ciò destinati, di manifesti di qualunque materiale costituiti, contenenti comunicazioni aventi finalità istituzionali,
         sociali o comunque prive di rilevanza economica, ovvero, ove previsto, e nella misura stabilita nelle disposizioni regolamentari
         dell’art. 3, di messaggi diffusi nell’esercizio di attività economiche.
          2. Il servizio deve essere obbligatoriamente istituito nei comuni che abbiano una popolazione residente, al 31 dicembre del
         penultimo anno precedente a quello in corso, superiore a tremila abitanti; negli altri comuni il servizio è facoltativo.
          3. La superficie degli impianti da adibire alle pubbliche affissioni deve essere stabilita con regolamento comunale in misura
         proporzionale al numero degli abitanti e comunque non inferiore a 18 metri quadrati per ogni mille abitanti nei comuni con
         popolazione superiore a trentamila abitanti, e a 12 metri quadrati negli altri comuni». 
         
         
         
         12
            
          L’art. 19, primo comma, del d. lgs. n. 507/93 prevede il pagamento di un diritto di affissione:
         «Per l’effettuazione delle pubbliche affissioni è dovuto in solido, da chi richiede il servizio e da colui nell’interesse
         del quale il servizio stesso è richiesto, un diritto, comprensivo dell’imposta sulla pubblicità, a favore del comune che provvede
         alla loro esecuzione». 
         
         
         
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          Nel Comune di Genova le disposizioni del d. lgs. n. 507/93 sono state attuate dal nuovo regolamento per l’applicazione dell’imposta
         sulla pubblicità e per l’effettuazione del servizio delle pubbliche affissioni, adottato con delibera comunale 21 dicembre
         1998. Tale regolamento comunale ha subìto modifiche nel 1999 e nel 2000 ed è stato successivamente sostituito da un regolamento
         adottato con delibera comunale 26 marzo 2001. 
         
         I –  Procedimento preliminare alla domanda di pronuncia pregiudiziale e questioni proposte alla Corte 
         
         14
            
          Nell’ambito della controversia principale, il Giudice di pace di Genova-Voltri, con ordinanza 9 aprile 2002, ha proposto una
         prima domanda di pronuncia pregiudiziale vertente sull’interpretazione degli artt. 2 CE, 3, n. 1, lett. a), b) e c), CE, 23 CE,
         27, lett. a), b) e d), CE, 31, nn. 1 e 3, CE, 49 CE, 50 CE, 81 CE, 82 CE, 86 CE e 87 CE.
         
         
         
         15
            
          La Corte ha giudicato questa domanda irricevibile con ordinanza 8 ottobre 2002, causa C‑190/02, Viacom (Racc. pag. I‑8287).
         Innanzitutto, essa ha constatato, ai punti 13‑21 di quest’ultima, che l’ordinanza di rinvio non conteneva indicazioni sufficienti
         per giungere ad un’interpretazione del diritto comunitario utile per il giudice nazionale. La Corte ha poi precisato che le
         questioni proposte dal Giudice di pace erano manifestamente irricevibili in quanto, segnatamente, il giudice nazionale non
         aveva chiarito, nella stessa ordinanza di rinvio, l’ambito fattuale e normativo della causa principale, i motivi che lo avevano
         indotto ad interrogarsi sull’interpretazione di determinate norme comunitarie in particolare e il nesso che egli aveva stabilito
         fra tali disposizioni e la normativa nazionale applicabile alla detta causa (ordinanza Viacom, cit., punti 24 e 26).
         
         
         
         16
            
          Il Giudice di pace ha disposto, con ordinanza 18 dicembre 2002, la prosecuzione del giudizio nella causa principale. Sentite
         le parti, egli ha ritenuto che taluni dei motivi che avevano determinato il precedente rinvio pregiudiziale alla Corte persistessero
         e che occorresse proporre alla medesima una nuova domanda di pronuncia pregiudiziale, limitatamente all’interpretazione delle
         disposizioni del Trattato CE in materia di libera prestazione dei servizi ed in materia di concorrenza. Si è quindi proposto
         di fornire alla Corte ulteriori indicazioni, nonché di specificare meglio, nella nuova ordinanza di rinvio, le circostanze
         di fatto e di diritto della causa principale. 
         
         
         
         17
            
          Circa la rilevanza delle questioni sollevate in tale nuova ordinanza ai fini della soluzione della causa principale, il Giudice
         di pace rileva che l’eventuale incompatibilità col Trattato delle disposizioni nazionali che disciplinano l’imposta sulla
         pubblicità e i diritti di affissione comporterebbe l’illegittimità o l’inapplicabilità di tali disposizioni e priverebbe di
         fondamento la domanda di pagamento presentata dalla Viacom, la quale dovrebbe quindi essere respinta.
         
         
         
         18
            
          In esito alla sua analisi giuridica, il Giudice di pace riassume le conclusioni cui è giunto nel modo seguente:
         «–       ai sensi del sistema disciplinato [dal d. lgs. n.] 507/93, e successive modificazioni, nonché dei regolamenti comunali di
         esecuzione, i Comuni, enti pubblici territoriali, costituiscono imprese pubbliche che, nella fattispecie, svolgono un’attività
         economica (affissione manifesti);
         
         
         
          
         –
            (…) l’attività svolta (affissione manifesti) costituisce un’attività economica svolta in concorrenza con i privati e suscettibile
               di influenzare gli scambi intracomunitari;
            
         
         
         
         
          
         –
            (…) per quanto sopra ritenuto, si appalesa il ragionevole dubbio che i diritti e l’imposta in essi compresa, goduti dai Comuni
               nella gestione del servizio, equivalgono a diritti speciali ai sensi dell’art. 86 CE;
            
         
         
         
         
          
         –
            (…) la disciplina considerata presenta, quindi, seri dubbi di compatibilità con il diritto comunitario; l’eventuale incompatibilità
               della disciplina in questione determinerebbe l’illegittimità in parte qua della pretesa per il prezzo delle prestazioni effettuate
               da Viacom nei confronti di Giotto con conseguente infondatezza della domanda principale dell’attrice, oggetto del presente
               giudizio». 
            
         
         
         
         
         
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          Alla luce di tali elementi il Giudice di pace di Genova-Voltri ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla
         Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
         
         «1)
            Se il conferimento ad un’impresa pubblica (Comuni) della gestione di un’imposta e di diritti quali quelli considerati in premessa,
               e relativi ad un mercato che costituisce parte sostanziale del mercato comune e nel quale la stessa impresa pubblica opera
               in posizione dominante osti:
            
         
         
            
               a)
                  all’applicazione dell’art. 86 CE in combinato disposto con l’art. 82 CE;
               
         
         
         
            
               b)
                  all’applicazione dell’art. 86 CE in combinato disposto con l’art. 49 CE.
               
         
         
         
         2)
            Se la devoluzione alla detta impresa pubblica del gettito derivante dall’imposta e dai diritti in questione osti:
         
         
            
               a)
                  all’applicazione dell’art. 86 CE in combinato disposto con l’art. 82 CE;
               
         
         
         
            
               b)
                  all’applicazione degli artt. 87 CE e 88 CE, costituendo un aiuto di Stato illegittimo (non notificato), nonché incompatibile
                     con il mercato comune».
                  
               
         
         
         
          Sulla ricevibilità delle questioni pregiudiziali 
         
         20
            
          Il governo italiano solleva dubbi sulla ricevibilità della domanda di pronuncia pregiudiziale ritenendo che le circostanze
         di fatto della controversia principale, in particolare, non siano adeguatamente descritte nell’ordinanza di rinvio. Nelle
         sue osservazioni scritte, la Commissione delle Comunità europee ha concluso parimenti per l’irricevibilità della domanda di
         pronuncia pregiudiziale nella sua interezza, sottolineando le diverse lacune, contraddizioni e ambiguità che l’ordinanza di
         rinvio conterrebbe. Le circostanze di fatto e di diritto descritte in tale provvedimento sarebbero talmente oscure da rendere
         impossibile alla Commissione suggerire alla Corte soluzioni relative al merito delle questioni pregiudiziali. Tuttavia, durante
         l’udienza, la Commissione ha ritenuto che, considerati taluni chiarimenti forniti dalle parti della controversia principale
         e dal governo italiano nelle loro osservazioni e nelle loro risposte ai quesiti scritti loro sottoposti dalla Corte, fosse
         divenuto possibile fornire una soluzione utile alle questioni pregiudiziali relative all’interpretazione degli artt. 49 CE
         e 87 CE.
         
         
         
         21
            
          Occorre anzitutto rilevare che, a differenza della domanda di pronuncia pregiudiziale all’origine della citata ordinanza Viacom,
         dall’ordinanza di rinvio non emerge manifestamente che il Giudice di pace abbia omesso di fornire alla Corte indicazioni sufficienti
         sulle ragioni che l’hanno indotto ad interrogarsi sull’interpretazione di determinate disposizioni del diritto comunitario
         e sul nesso che detto giudice stabilisce tra tali disposizioni e la normativa nazionale applicabile alla controversia. Infatti,
         nella sua ordinanza il giudice del rinvio osserva espressamente che l’interpretazione da parte della Corte delle disposizioni
         del Trattato relative alla libera prestazione dei servizi (art. 49 CE), alla concessione di diritti speciali ed esclusivi
         (artt. 86 CE e 82 CE) e alla concessione di aiuti di Stato (artt. 87 CE e 88 CE) gli sembra necessaria in quanto, se le disposizioni
         nazionali relative all’imposta sulla pubblicità e ai diritti d’affissione fossero considerate incompatibili con tali disposizioni
         comunitarie, gli oneri istituiti a favore del Comune di Genova dalla normativa italiana dovrebbero essere considerati illegittimi
         e, di conseguenza, la domanda di pagamento presentata dalla Viacom sarebbe priva di fondamento giuridico e dovrebbe essere
         respinta.
         
         
         
         22
            
          Tuttavia, secondo la giurisprudenza, affinché la Corte sia in grado di risolvere utilmente le questioni pregiudiziali ad essa
         sottoposte, è inoltre necessario che il giudice nazionale definisca le circostanze di fatto e di diritto in cui si inseriscono
         le questioni sollevate o almeno spieghi le ipotesi di fatto su cui tali questioni sono basate (ordinanza Viacom, cit., punto 15
         e giurisprudenza ivi cit.).
         
         
         
         23
            
          Per assicurarsi che gli elementi forniti dal Giudice di pace soddisfino tali requisiti, occorre prendere in considerazione
         la natura e la portata delle questioni sollevate. Poiché il requisito della precisazione delle circostanze di fatto e di diritto
         vale in modo particolare nel settore della concorrenza, caratterizzato da situazioni di fatto e di diritto complesse (ordinanza
         Viacom, cit., punto 22 e giurisprudenza ivi cit.), va esaminato innanzi tutto se l’ordinanza di rinvio fornisca indicazioni
         sufficienti per consentire alla Corte di risolvere utilmente le questioni relative all’interpretazione degli artt. 82 CE,
         86 CE, 87 CE e 88 CE.
         
         
         
         24
            
          Quanto al contesto normativo, occorre constatare che, nonostante i riferimenti ambigui e contraddittori alle disposizioni
         di applicazione del d. lgs. n. 507/93 adottate dal Comune di Genova, l’ordinanza di rinvio contiene una descrizione sufficientemente
         chiara e completa delle disposizioni della normativa nazionale rilevanti per l’esame delle questioni pregiudiziali. Infatti,
         come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 39 delle sue conclusioni, sono le disposizioni del d. lgs. n. 507/93, applicabili
         su scala nazionale, che costituiscono gli elementi essenziali del contesto normativo rilevante, in quanto i regolamenti comunali
         servono solo a precisare talune di queste disposizioni. Tra gli elementi essenziali di tale contesto normativo figurano, in
         particolare, le disposizioni relative alla riscossione di un’imposta comunale sulla pubblicità e/o di un diritto d’affissione,
         quelle che stabiliscono gli obiettivi del servizio delle pubbliche affissioni e quelle che concedono ai comuni il potere di
         regolamentare l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e la fornitura dei servizi d’affissione.
         
         
         
         25
            
          Per quanto attiene, invece, alle circostanze di fatto, è giocoforza constatare che l’ordinanza di rinvio non fornisce le informazioni
         necessarie per consentire alla Corte di risolvere utilmente le questioni pregiudiziali relative all’interpretazione degli
         artt. 86 CE e 82 CE. 
         
         
         
         26
            
          Occorre rammentare che tali disposizioni del Trattato vietano, in via di principio, agli Stati membri di adottare o mantenere
         in vigore misure che consentano alle imprese pubbliche e a quelle a cui essi accordano diritti speciali o esclusivi di sfruttare
         abusivamente una posizione dominante sul mercato comune o su una parte sostanziale del medesimo.
         
         
         
         27
            
          Come sottolineato dall’avvocato generale al paragrafo 44 delle sue conclusioni, la delimitazione del mercato rilevante in
         termini merceologici e geografici nonché il calcolo delle quote di mercato detenute dalle diverse imprese che operano su tale
         mercato costituiscono il punto di partenza di qualsiasi valutazione di una situazione alla luce del diritto della concorrenza.
         
         
         
         
         28
            
          Nella fattispecie, il Giudice di pace si limita a dare qualche indicazione sul servizio di affissione dei manifesti o di messa
         a disposizione di spazi pubblicitari forniti dai comuni e ad affermare che tali servizi sono perfettamente intercambiabili
         con quelli offerti dagli operatori privati. Tuttavia, da tali indicazioni non emerge che i clienti che si rivolgono al servizio
         delle pubbliche affissioni siano effettivamente paragonabili a quelli che si rivolgono alle imprese private, in particolare
         sul piano del carattere commerciale o meno del contenuto delle loro campagne pubblicitarie e dei fondi che vi destinano. Inoltre,
         l’ordinanza di rinvio non contiene alcuna informazione sul numero di operatori che forniscono i servizi in questione, né sulle
         loro rispettive quote di mercato, anche se da tale provvedimento sembra desumibile che l’area geografica considerata rilevante
         si limiti al territorio del Comune di Genova. Tale delimitazione del mercato geograficamente rilevante appare tuttavia poco
         convincente anche considerato che il Giudice di pace basa la sua tesi relativa al pregiudizio degli scambi intracomunitari
         sul fatto che il regime istituito dal d. lgs. n. 507/93 si estende a tutti i comuni italiani. In ogni caso, gli elementi di
         fatto menzionati nell’ordinanza di rinvio sembrano troppo incompleti per consentire di concludere che il Comune di Genova
         goda di una posizione dominante sul mercato rilevante. 
         
         
         
         29
            
          Ciò premesso, non è possibile determinare se gli artt. 86 CE e 82 CE ostino alla riscossione di un’imposta comunale sulla
         pubblicità in circostanze come quelle della controversia principale. Le questioni pregiudiziali relative all’interpretazione
         di tali articoli sono quindi irricevibili. 
         
         
         
         30
            
          Quanto agli artt. 87 CE e 88 CE, di cui il giudice del rinvio parimenti chiede l’interpretazione, occorre ricordare che tali
         disposizioni si applicano agli aiuti accordati dagli Stati ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma, che, favorendo
         talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
         
         
         
         31
            
          A tal riguardo va rilevato che l’ordinanza di rinvio non contiene elementi sufficienti né sulla destinazione delle entrate
         derivanti dall’imposta comunale sulla pubblicità, né sulle modalità concrete di organizzazione del servizio delle pubbliche
         affissioni, il quale deve essere obbligatoriamente garantito nei comuni italiani la cui popolazione residente superi i 3 000
         abitanti, come previsto dall’art. 18, secondo comma, del d. lgs. n. 507/93. Di conseguenza, dagli elementi forniti dal Giudice
         di pace non si può dedurre quale grado di autonomia giuridica e di bilancio il Comune di Genova e altri comuni italiani accordino
         alle risorse umane e tecniche che destinano alla prestazione di tale servizio pubblico, né, tanto meno, si può dedurre se
         le entrate provenienti dall’imposta controversa servano interamente o in parte a finanziare le spese di funzionamento di tale
         servizio. Contrariamente alla posizione espressa dalla Commissione in udienza, non sembra dunque possibile affermare con certezza
         che le entrate in questione siano destinate esclusivamente al finanziamento del bilancio generale del comune e che esse non
         possano in nessun caso essere utilizzate per accordare un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87 CE.
         
         
         
         32
            
          Ne consegue che anche la questione pregiudiziale relativa all’interpretazione degli artt. 87 CE e 88 CE è irricevibile.
         
         
         
         33
            
          Per quanto riguarda, invece, la questione se l’imposta comunale sulla pubblicità costituisca un ostacolo alla libera prestazione
         dei servizi incompatibile con l’art. 49 CE, le informazioni fornite dall’ordinanza di rinvio sono sufficienti per consentire
         di risolvere utilmente tale questione. 
         
          Sulla questione pregiudiziale relativa all’interpretazione dell’art. 49 CE 
         
         34
            
          Con la sua questione, il Giudice di pace chiede sostanzialmente alla Corte se l’art. 49 CE osti alla riscossione di un tributo
         quale l’imposta comunale sulla pubblicità istituita mediante il d. lgs. n. 507/93, a cui sono segnatamente assoggettate le
         prestazioni di servizi di affissione aventi carattere transfrontaliero in ragione del luogo di stabilimento del prestatore
         o del destinatario dei servizi. 
         
         
         
         35
            
          Secondo la giurisprudenza della Corte, l’art. 49 CE prescrive l’eliminazione di qualsiasi restrizione alla libera prestazione
         dei servizi, anche qualora essa si applichi indistintamente ai prestatori nazionali ed a quelli di altri Stati membri, allorché
         essa è tale da vietare o da ostacolare in altro modo le attività del prestatore stabilito in un altro Stato membro, in cui
         fornisce legittimamente servizi analoghi. Peraltro, la libertà di prestazione dei servizi è a favore tanto del fornitore quanto
         del destinatario degli stessi (sentenze 13 luglio 2004, causa C‑262/02, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑6569, punto 22,
         e causa C‑429/02, Bacardi, Racc. pag. I‑6613, punto 31 e giurisprudenza ivi cit.).
         
         
         
         36
            
          Inoltre, va ricordato che la Corte ha già riconosciuto che un provvedimento tributario nazionale che ostacoli l’esercizio
         della libertà di prestazione dei servizi può costituire una misura vietata, a prescindere dal fatto che sia applicata dallo
         Stato medesimo o da un ente locale (v., in tal senso, sentenza 29 novembre 2001, causa C‑17/00, De Coster, Racc. pag. I‑9445,
         punti 26 e 27).
         
         
         
         37
            
          Quanto alla questione se la riscossione da parte delle autorità comunali di un tributo quale l’imposta sulla pubblicità costituisca
         un ostacolo incompatibile con l’art. 49 CE, occorre anzitutto rilevare che un’imposta di tale tipo è indistintamente applicabile
         a tutte le prestazioni di servizi che implicano una pubblicità esterna e affissioni pubbliche nel territorio del comune interessato.
         Le norme relative alla riscossione di tale imposta non prevedono dunque alcuna distinzione relativa al luogo di stabilimento
         del prestatore o del destinatario dei servizi d’affissione né relativa al luogo di origine dei prodotti o dei servizi oggetto
         dei messaggi pubblicitari diffusi.
         
         
         
         38
            
          Occorre poi constatare che un’imposta di tale tipo si applica solo ad attività pubblicitarie esterne implicanti l’utilizzo
         dello spazio pubblico gestito dalle autorità comunali e che il suo importo è fissato ad un livello che può essere considerato
         modesto rispetto al valore delle prestazioni di servizi che vi sono assoggettate. In tale contesto, la riscossione di un’imposta
         non è comunque idonea a vietare, ostacolare o rendere altrimenti meno allettanti le prestazioni di servizi pubblicitari che
         devono essere effettuate nel territorio dei comuni interessati, compreso il caso in cui tali prestazioni abbiano carattere
         transfrontaliero in ragione del luogo di stabilimento del prestatore o del destinatario dei servizi. 
         
         
         
         39
            
          Dalle considerazioni che precedono risulta che l’art 49 CE deve essere interpretato nel senso che esso non osta alla riscossione
         di un tributo quale l’imposta comunale sulla pubblicità istituita mediante il d. lgs. n. 507/93.
         
         
         Sulle spese
         40
            
          Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento ha il carattere di un incidente sollevato dinanzi
         al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute per presentare osservazioni alla Corte, eccetto
         quelle delle dette parti, non possono dar luogo a rifusione.
         
         
         
         
         
         
            
            
         
         
          Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
         
            
            
            
               1)
                   Le questioni pregiudiziali vertenti sull’interpretazione degli artt. 82 CE, 86 CE, 87 CE e 88 CE sono irricevibili. 
               
            
            
            
            
               2)
                   L’art. 49 CE non osta alla riscossione di un tributo quale l’imposta comunale sulla pubblicità istituita mediante il decreto
                     legislativo 15 novembre 1993, n. 507 – Revisione ed armonizzazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle
                     pubbliche affissioni. 
                  
               
            
             Firme
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: l'italiano.