CELEX: C2005/143/26
Language: it
Date: 2005-06-11 00:00:00
Title: Causa C-127/05: Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, proposto il 21 marzo 2005

11.6.2005   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 143/18
            
         Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, proposto il 21 marzo 2005
   (Causa C-127/05)
   (2005/C 143/26)
   Lingua processuale: l'inglese
   Il 21 marzo 2005 la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. M.-J. Jonczy e N. Yerrell, del suo servizio giuridico, ha proposto, dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee, un ricorso contro il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.
   La Commissione chiede che la Corte voglia:
   
               1.
            
            
               dichiarare che il Regno Unito, avendo ridotto l'obbligo dei datori di lavoro di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in tutti gli aspetti connessi con il lavoro ad un obbligo da adempiere «per quanto ragionevolmente praticabile», è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti ai sensi dell'art. 5, nn. 1 e 4, della direttiva del Consiglio 12 giugno 1989, 89/391/CEE, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (1);
            
         
               2.
            
            
               condannare il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti
   Il ricorso della Commissione si basa sulla sezione 2, n. 1, dell'Health and Safety at Work Act 1974, la quale dispone che ogni datore di lavoro è obbligato a garantire la salute, la sicurezza ed il benessere di tutto il suo personale «per quanto ragionevolmente praticabile». La Commissione rileva che tale caratteristica dell'obbligo dei datori di lavoro è incompatibile con l'art. 5, nn. 1 e 4, della direttiva 89/391/CEE (in prosieguo: «La direttiva»).
   La Commissione afferma che:
   
               i)
            
            
               L'art. 5, n. 1, impone al datore di lavoro una responsabilità relativa a tutti gli eventi nocivi per la salute e la sicurezza dei suoi lavoratori, a meno che possano essere invocate le circostanze eccezionali di cui all'art. 5, n. 4.
            
         
               ii)
            
            
               Ciò è confermato, tra l'altro, dall'iter legislativo della direttiva e dal rifiuto espresso del legislatore comunitario di inserire una clausola «per quanto ragionevolmente praticabile».
            
         
               iii)
            
            
               Per contro, la normativa del Regno Unito (come interpretata dai giudici nazionali) consente ad un datore di lavoro di sottrarsi alla responsabilità qualora possa provare che il sacrificio connesso con l'adozione di misure ulteriori, sia esso in termini di denaro, di tempo o di inconvenienti, sarebbe ampiamente sproporzionato rispetto al rischio.
            
         
               iv)
            
            
               Tale «balancing test» risulta applicato dai giudici nazionali in tutti i casi e non solo nelle situazioni eccezionali di cui all'art. 5, n. 4, della direttiva.
            
         
               v)
            
            
               Inoltre, la valutazione di cosa sia «ragionevolmente praticabile» consente di introdurre considerazioni relative al costo (in termini finanziari) per il datore di lavoro, contrariamente a quanto disposto dall'art. 5, n. 4, della direttiva, letto in combinato disposto con il tredicesimo «considerando» della stessa.
            
         
      (1)  GU L 183, pag. 1.