CELEX: 52004PC0102
Language: it
Date: 2004-02-12
Title: Proposta di decisione del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2005-2010 {SEC(2004) 161}

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52004PC0102

Proposta di decisione del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2005-2010 {SEC(2004) 161}  /* COM/2004/0102 def. - CNS 2004/0032 */  

Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2005-2010 {SEC(2004) 161}(presentata dalla Commissione)RELAZIONEIL FER II: UNA SOLIDARIETÁ FINANZIARIA RAFFORZATA E PIÙ STRATEGICA AL SERVIZIO DEL REGIME D'ASILO COMUNE EUROPEOLa decisione del Consiglio del 28 settembre 2000 [1], relativa all'istituzione di un Fondo europeo per i rifugiati (FER), è stata una delle prime misure in materia di politica d'asilo adottata sulla base del Trattato di Amsterdam. Auspicato vivamente dal Parlamento europeo e basato su una proposta della Commissione, il FER ha permesso di porre le fondamenta di una solidarietà comunitaria in materia di accoglienza dei richiedenti asilo e delle persone bisognose di protezione internazionale nell'ambito di un approccio globale e di portare a compimento l'accordo concernente la direttiva sulla protezione temporanea in caso d'afflusso in massa di sfollati. Mentre la prima fase di armonizzazione legislativa che istituisce il regime d'asilo europeo comune è in via di definizione, la Commissione deve depositare una nuova proposta di decisione che permetta al Consiglio di riesaminare la decisione di settembre 2000 al più tardi il 31 dicembre 2004, così come previsto nella decisione stessa.[1]  Decisione 2000/596/CE del 28.9.2000, GU L 252 del 6.10.2000La preparazione di tale proposta ha beneficiato di una valutazione integrata e di un importante processo di consultazione fra gli interessati: valutazione intermedia del FER I terminata nel novembre 2003, conferenza di esame a grande partecipazione il 30 e il 31 ottobre 2003 e studio approfondito sull'impatto (documento di lavoro separato dei servizi della Commissione) [2].[2]  SEC (2004) 161 DEL 12.2.20041. I RISULTATI DEL FER I E LE NECESSITÀ INDIVIDUATE PER IL FER IIRISULTATI DEL FER IIl FER ha complessivamente adempiuto al compito assegnatogli nel 2000 quale strumento di solidarietà.RipartizioneL'importo delle risorse inizialmente previste per il FER è stato rivisto verso l'alto dall'autorità di bilancio nel 2002 e nel 2003. Per quanto riguarda il calcolo delle dotazioni annuali accordate agli Stati membri, le modalità di calcolo previste all'articolo 10 della decisione del Consiglio hanno permesso un'evoluzione della ripartizione dei fondi tra gli Stati membri in funzione dell'aumento del numero dei richiedenti asilo e delle persone che si vedevano accordare lo status di rifugiato o un'altra forma di protezione internazionale. Gli importi fissi, definiti all'articolo 10, paragrafo 1, hanno avuto un effetto correttivo positivo riequilibrando la ripartizione dei fondi, in modo paragonabile (ma più semplice in termini di gestione) ai criteri quali il carico relativo sopportato da ciascun paese (soprattutto in termini di numero di richieste d'asilo in rapporto al PIL pro capite). Per ciò che concerne la sua realizzazione, dopo alcune difficoltà incontrate dagli Stati membri all'inizio del programma, dovute in particolare all'adozione tardiva della decisione del Consiglio nel settembre 2000, l'attuazione del programma e dei progetti ha raggiunto la sua velocità di crociera nel 2002.I principali Stati membri beneficiari del FER sono la Repubblica federale di Germania, il Regno Unito, la Francia e i Paesi Bassi (circa il 64% del totale). Seguono la Svezia, l'Austria, l'Italia e il Belgio (circa il 25,5% del totale). Infine l'Irlanda, la Spagna, la Finlandia, la Grecia, il Lussemburgo e il Portogallo si dividono il restante 10,5%.Impatto sui sistemi nazionali d'asiloSono state individuate tre principali strategie nazionali nel corso dell'attuazione del FER I da parte degli Stati membri. Un primo gruppo (per esempio Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) possedeva un'esperienza limitata in materia di accoglienza, integrazione e rimpatri volontari anteriormente all'istituzione del FER. Tali Stati hanno incentrato la loro azione principalmente sullo sviluppo dei dispositivi d'accoglienza. Ciò è particolarmente evidente nel caso dell'Italia, che ha sviluppato grazie al FER un autentico programma nazionale. Un secondo gruppo di Stati membri dotati di una storia più lunga in materia di politica strutturale d'asilo (ad esempio Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Svezia e Finlandia) ha in generale scelto di sviluppare progetti di integrazione e di rimpatrio. Il terzo gruppo di Stati membri (ad esempio Francia e Lussemburgo) ha utilizzato il FER più che altro come un complemento al bilancio per il supporto di attività già esistenti. Esistono altre varianti, dovute in generale allo stato e alla qualità dei dispositivi d'accoglienza. Così alcuni Stati membri (Austria, Spagna, Germania, Grecia e Regno Unito) utilizzano il FER più che altro per azioni rivolte ai singoli individui, mentre altri (Belgio, Francia, Lussemburgo, Irlanda) considerano prioritario un approccio sistematico e strutturale.Misure e beneficiariIn materia di accoglienza e di accesso alle procedure (51% delle attività nazionali del FER tra il 2000 e il 2002), le azioni cofinanziate dal FER hanno sviluppato principalmente sviluppato l'alloggio e l'accesso alle necessità primarie, la formazione del personale che lavora a contatto dei richiedenti asilo, l'aiuto alle persone traumatizzate, la consulenza ai richiedenti asilo e il miglioramento delle reti e della cooperazione tra le pubbliche autorità, le ONG e le organizzazioni governative.In materia d'integrazione (28% delle attività nazionali del FER tra il 2000 e il 2002), il sostegno del FER è stato utilizzato per la formazione linguistica, l'inserimento professionale, la consulenza in materia di alloggio, istruzione, interpretazione e accesso agli aiuti sociali, per lo sviluppo dei partenariati tra pubbliche autorità, organizzazioni comunitarie, datori di lavoro, organismi che si occupano dell'alloggio, nonché per campagne presso l'opinione pubblica sulle problematiche relative ai rifugiati.In materia di rimpatrio (21% delle attività nazionali del FER tra il 2000 e il 2002), il sostegno del FER ha sviluppato principalmente l'assistenza materiale al rimpatrio, le reti tra le organizzazioni in Europa e/o nei paesi d'origine, la consulenza, la formazione professionale rivolta alle possibilità di reintegrazione e alla ricerca di posti di lavoro nei paesi di origine e all'attuazione di strategie d'informazione sulla situazione nei paesi d'origine. La proporzione dei progetti relativi al rimpatrio ha conosciuto un forte incremento, passando dal 15,82% nel 2000 al 24,45% nel 2002. Tuttavia, la loro realizzazione si presenta difficile.Si stima che un numero di persone compreso tra 250.000 e 350.000 (richiedenti asilo o persone che beneficiano di una protezione internazionale nell'Unione europea) abbiano beneficiato, direttamente o indirettamente, delle azioni cofinanziate dal FER tra il 2000 e il 2002.Gli importi destinati alle azioni comunitarie (5% della dotazione del FER) hanno permesso di supportare tra il 2000 e il 2002 delle attività d'analisi e di valutazione (53%), di sensibilizzazione (24%) e di potenziamento delle capacità (23%).Fino ad oggi non sono scattate le misure d'urgenza, in assenza di situazioni motivanti l'adozione di un dispositivo di protezione temporanea a livello comunitario.BISOGNI INDIVIDUATI PER LA SECONDA FASE DEL FERPotenziamento della dimensione politica europea, valore aggiunto e addizionalitàAl momento dell'istituzione del FER, l'Unione europea non si era ancora dotata di un idoneo arsenale legislativo nel settore dell'asilo. A seguito dello sviluppo di quest'ultimo, è apparso che la realizzazione dei cofinanziamenti nazionali lasciava tuttavia poco spazio alla visione globale della convergenza europea in materia di politica d'asilo. Tra i bisogni cruciali sono stati individuati: la considerazione dell'impatto della trasposizione e dell'attuazione della legislazione europea in materia di asilo, gli orientamenti politici a livello europeo, la comparazione delle pratiche sia sul piano gestionale che su quello dei progetti cofinanziati, l'individuazione di buone pratiche e di maggiori opportunità di azioni transnazionali. Tuttavia, è importante che ciascun Stato membro possa conservare una capacità di definizione delle sue scelte affinché le azioni corrispondano alle necessità specifiche del suo sistema d'asilo, derivanti dalle differenze strutturali e dalla storia dell'accoglienza ai rifugiati in ciascun Stato membro. In tale contesto, la necessità di associare maggiormente tutti i protagonisti della politica d'asilo in ogni Stato membro alla definizione delle strategie nazionali di attuazione del FER è stata particolarmente sottolineata in occasione delle consultazioni preparatorie, al fine di accrescere l'impatto del FER e l'incentivazione dei partner.Il principio di addizionalità e di valore aggiunto dei fondi comunitari deve essere rafforzato, contemporaneamente allo sviluppo di una politica comune d'asilo. I fondi del FER non devono sostituirsi alle risorse nazionali normalmente attribuite alle politiche nazionali in materia di accoglienza, integrazione e ritorno volontario, ma fornire un'assistenza agli Stati membri per lo sviluppo di capacità e di strutture finalizzate all'attuazione e al supporto della politica d'asilo, sostenendo in particolare azioni volte ad accompagnare l'attuazione delle norme comuni della legislazione comunitaria in materia d'asilo, nonché progetti innovativi.Considerazione di altri strumenti finanziari nel settore della migrazioneA partire dal 2003, l'Unione europea si è munita di nuovi strumenti, soprattutto di solidarietà, in materia di gestione dei flussi migratori. È stata istituita una linea di bilancio per sostenere progetti pilota nel 2003 e azioni preparatorie nel 2004 e 2005 al fine di sviluppare la problematica dell'integrazione dei migranti (eccetto i rifugiati) nell'Unione. Quest'ultima si è dotata nel 2003 di 4 milioni di euro e di almeno 5 milioni nel 2004. La solidarietà in materia di gestione delle frontiere esterne si esprime attraverso l'istituzione dell'Agenzia europea di gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne [3]. La Commissione ha anche proposto un supporto sotto forma di azioni preparatorie per la gestione dei rimpatri per gli anni 2005 e 2006, con una dotazione di 30 milioni in totale, incentrate su casi specificamente individuati in modo comune ed inerente sia alla problematica dei ritorni volontari sia a quella dei rimpatri forzati, ivi compresi i costi inerenti alle operazioni di rimpatrio. Il progetto di regolamento del Consiglio e del Parlamento europeo sulla cooperazione e l'assistenza tecnica con i paesi terzi in materia di migrazione e asilo dovrebbe essere adottato all'inizio del 2004. Ha una dotazione di 250 milioni di euro per il periodo 2004-2008. Il programma EQUAL, nell'ambito del FSE, riguardante in parte la problematica dell'inserimento professionale dei richiedenti asilo, terminerà nel 2007. Per tutto il periodo di programmazione 2000-2006, EQUAL avrà una dotazione di 125 milioni di euro per il settore "richiedenti asilo". È pertanto importante prendere in considerazione la necessaria coerenza e complementarietà fra tutti questi strumenti. È altrettanto evidente che il passaggio al secondo periodo di programmazione pluriennale del FER II quale proposto qui di seguito dovrà farsi tenendo conto dell'impatto di questi strumenti e del loro possibile prosieguo.[3]  COM (2003) 687 dell'11.11.2003AllargamentoSebbene i paesi aderenti siano coperti per la prima volta nel 2004 dal FER I, la loro effettiva introduzione alla gestione e agli obiettivi del FER si avrà a partire del 2005. In occasione delle consultazioni precedenti la presente proposta, è stata particolarmente sottolineata la necessità di accompagnare con orientamenti ben definiti a livello europeo l'attuazione del FER in questi nuovi Stati membri. Inoltre, è probabile che il numero di richiedenti asilo e di rifugiati di cui questi paesi saranno direttamente responsabili aumenterà gradualmente. Infine, in questi paesi, le problematiche dell'integrazione e dei ritorni volontari devono essere, per l'avvenire, particolarmente sviluppate.Modalità di gestioneLa prima fase del FER era basata su un sistema di gestione concorrente tra gli Stati membri. Nel contesto dell'attuazione di questo sistema, sono state individuate le seguenti necessità:- una maggiore esigenza in termini di rapporto costi / efficacia (in particolare a motivo dell'importanza, per i destinatari e i beneficiari della sovvenzione, dell'accesso all'informazione e alle procedure di gestione nella loro lingua materna);- un ruolo più incisivo della Commissione rispetto all'attuazione strategica e operativa del FER;- la ricerca di soluzioni alle difficoltà gestionali espresse da numerosi Stati membri in occasione della prima fase del FER, difficoltà legate in particolare alla complessità e al costo importante delle norme di gestione e alle modalità di pagamento dei fondi comunitari da parte delle amministrazioni nazionali che non dispongono, nell'ambito dei bilanci nazionali, di fondi che consentano di effettuare, a favore dei beneficiari dei progetti, il pagamento anticipato dell'intervento comunitario.2. LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL FER IIUn legame più forte con l'armonizzazione legislativa e la politica europea di asiloNel momento in cui almeno sei atti di diritto derivato, istituenti norme comuni in materia di politica d'asilo, stanno per entrare in vigore in tutti gli Stati membri, diventa indispensabile che il FER sia applicato come un'effettiva misura di accompagnamento da parte degli Stati membri che si confrontano innegabilmente con modifiche strutturali indotte dall'accoglienza di gruppi di persone coperte dal Fondo e con l'attuazione della nuova legislazione. Si sono resi necessari appositi piani di attuazione a livello nazionale. Inoltre, si è riscontrata la necessità di azioni europee nella gestione dei sistemi d'asilo, quali l'entrata organizzata nell'UE di persone bisognose di protezione internazionale (come ad esempio i meccanismi di reinsediamento). Infine, la necessità di accompagnamento e di coerenza sarà accresciuta dalla seconda fase di armonizzazione legislativa, quale definita a Tampere e nel progetto di trattato costituzionale.Ecco perché la Commissione ritiene necessario prorogare il FER, istituendo una seconda fase più strategica e tenendo maggiormente conto della legislazione comunitaria e dei suoi effetti. Questa seconda fase avrà una durata di 6 anni, permettendo una programmazione pluriennale di due periodi di tre anni ciascuno. Questa suddivisione permetterà, da un lato, di tener conto dell'impatto delle nuove prospettive finanziarie nel 2007 e, dall'altro, di esaminare le conseguenze sul FER dello sviluppo di altri strumenti finanziari nel settore della migrazione.Si propone che i destinatari siano gli stessi del FER I, con l'aggiunta delle persone ammesse nell'UE per ragioni di protezione internazionale in base ai meccanismi di reinsediamento. Sebbene questo gruppo non sia stato formalmente escluso dal FER, esso non era tuttavia menzionato, ingenerando confusione. Si tratta oggi di una problematica di interesse europeo, sottolineata dalle comunicazioni della Commissione [4], dalle recenti conclusioni della Presidenza [5], e dallo sviluppo di programmi operativi in diversi Stati membri.[4]  COM (2000) 755 del 22.11.2000, COM (2003) 152 del 26.03.2003, COM (2003) 315 del 3.06.2003[5]  Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003 e Consiglio GAI del 27.11.2003Sono mantenuti, precisandoli maggiormente sulla base dell'esperienza del FER I, i tre grandi tipi di misure (accoglienza e procedure d'asilo, integrazione, ritorni volontari) a motivo della necessaria coerenza della politica d'asilo. Si tratta anche di potenziarla permettendo il cofinanziamento di progetti riguardanti due o tre dimensioni dell'asilo. Ciò non pregiudica l'esame ulteriore, che sarà effettuato al termine dei rispettivi esercizi, dell'impatto e del controllo degli strumenti finanziari, quali i progetti pilota in materia d'integrazione o azioni preparatori per la gestione dei rimpatri volontari. L'anno 2007 si presterà peraltro perfettamente a tale esame (fine dell'esercizio di ciascuno di questi strumenti e nuove prospettive finanziarie).Le azioni comunitarie (10% della dotazione attribuita al Fondo in luogo del 5% attuale) saranno rafforzate concentrandosi sulla problematica delle buone pratiche, delle azioni aventi un carattere più spiccatamente transnazionale, sul dialogo e l'informazione circa risultati delle azioni.Sono infine confermate le misure d'urgenza in relazione all'applicazione della direttiva sulla protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati.Miglioramenti gestionali e un ruolo più strategico per la CommissioneTenuto conto, da un lato, dell'attuale diversità dei sistemi d'asilo negli Stati membri, e, dall'altra, della necessità di sostenere iniziative atte a produrre risultati e impatti sulla situazione delle persone negli Stati membri e sui sistemi di accoglienza, di integrazione e di ritorno volontario, una delega di alcuni compiti di gestione, compresa l'esecuzione di bilancio, a livello degli Stati membri, è giustificata anche per la seconda fase del FER. Inoltre, l'aumento sostanziale delle risorse del FER, proposto per la sua seconda fase, giustifica il mantenimento di tale delega.L'analisi dei risultati della prima fase del FER, la necessità di un ruolo più incisivo della Commissione, soprattutto in termini di pianificazione e di messa in comune dell'informazione, nonché l'entrata in vigore del regolamento finanziario (Regolamento finanziario e disposizioni di attuazione) che definisce in maniera più precisa le modalità di delega di compiti collegati all'esercizio di pubblici poteri a istituzioni o organismi esterni hanno condotto alla conferma della scelta, per la seconda fase del FER, di un modello di gestione «concorrente», con delega di compiti di gestione agli Stati membri, attraverso organismi designati in ciascuno Stato membro (Autorità responsabili del FER).La delega di compiti di gestione, anche finanziaria, alle Autorità responsabili del FER, si accompagnerà a misure volte a semplificare il quadro di gestione e ad assicurare una migliore coerenza e una migliore interoperabilità dei sistemi di gestione e dei sistemi informativi.Dal suo canto, la Commissione si incaricherà di esaminare e approvare le programmazioni pluriennali, effettivi piani di lavoro strategici degli Stati membri, realizzati a seguito di una consultazione nazionale con i protagonisti della politica d'asilo interessati, nonché le domande annuali di cofinanziamento. Essa realizzerà anche, a beneficio degli Stati membri, più strumenti comuni di guida e di informazione per l'attuazione del FER.3. LE RISORSE STANZIATE E I CRITERI DI RIPARTIZIONECome indicato nella sua comunicazione del 3 giugno 2003 e nello spirito del testo di progetto di trattato costituzionale redatto dalla Convenzione sul futuro dell'Europa, la Commissione ritiene che la solidarietà comunitaria in materia di politica d'asilo meriti maggiori risorse, pur nel rispetto delle prospettive finanziarie. Ecco perché si prevedono due fasi finanziarie: la prima dal 2005 al 2007, ove gli importi stanziati saranno globalmente comparabili a quelli della fase attuale, anche se in leggera progressione, e una seconda, dal 2008 al 2010, ove gli importi saranno aumentati in modo notevole, alla luce delle nuove prospettive finanziarie. Questo aumento permetterà al FER di uscire dalla sua dimensione «simbolica» e di produrre risultati e impatti significativi non soltanto sui destinatari ma anche sui sistemi d'asilo. Tale previsione unisce una gestione ragionevole del bilancio comunitario e la necessità di condurre in modo più strategico il versante finanziario della politica interna d'asilo. Queste due fasi permettono anche di tener conto di sviluppi paralleli e progressivi, sia per quanto riguarda gli importi finanziari allocati, sia in riferimento al contenuto dei fondamenti giuridici, della solidarietà generale in materia i gestione dei flussi migratori (solidarietà in materia di gestione delle frontiere esterne, strumenti della politica di rimpatrio, azioni che favoriscono l'integrazione dei cittadini dei paesi terzi, cooperazione amministrativa tra Stati membri, programma d'assistenza tecnica e finanziaria a favore dei paesi terzi nel settore dell'asilo e delle migrazioni).Tenuto conto degli obiettivi di questo strumento di solidarietà e delle diverse situazioni nelle quali si trovano gli Stati membri, la Commissione ritiene che i criteri di ripartizione iscritti nel FER I non debbano essere modificati in modo fondamentale. La referenza di base quindi restare il numero di richiedenti asilo e di persone aventi bisogno di protezione internazionale effettivamente accolti in ciascun Stato membro. Il principio correttivo della dotazione di un importo fisso deve parimenti essere conservato. Si propone di aumentare tale importo a 300.000 euro, al fine di permettere a tutti gli Stati membri di far fronte alle loro obbligazioni di gestione del Fondo e di abbandonare il principio della riduzione graduale, previsto nel FER I. Un supporto specifico ai nuovi Stati membri durante i primi 3 anni del FER II farà aumentare tale importo a 500.000 euro, affinché vengano destinati, in via prioritaria, alle modifiche strutturali necessarie.4. SCELTA DELLA BASE GIURIDICAL'articolo 63 paragrafo 2, punto b del trattato che istituisce la Comunità europea è la base giuridica appropriata per tale decisione, il cui obiettivo immediato è sostenere e incoraggiare gli sforzi degli Stati membri per accogliere i rifugiati e gli sfollati e sopportare le conseguenze di tale accoglienza. Regno Unito e Irlanda, se desiderano che la decisione venga loro applicata, devono notificarlo conformemente all'articolo 3 del protocollo sulla loro posizione, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea. La Danimarca, conformemente agli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, non partecipa all'adozione della presente decisione e non è pertanto soggetta alla sua applicazione.5. SUSSIDIARIETÀ E PROPORZIONALITÀSussidiarietàL'esigenza di mantenere un equilibrio tra gli sforzi espletati dagli Stati membri nell'ambito dell'attuazione del sistema d'asilo comune europeo richiede uno sforzo in termini finanziari diretto contemporaneamente ad alleviare l'onere degli Stati membri più colpiti ed a sviluppare le capacità degli Stati membri le cui infrastrutture e servizi destinati all'asilo sono insufficienti e presuppone un effetto di ridistribuzione a livello dell'Unione europea che non può essere assicurato dai singoli Stati membri.ProporzionalitàLa presente decisione consente di destinare il contributo finanziario del Fondo europeo per i rifugiati alle misure in esso elencate in ognuno dei settori di azione che esso comporta, pur lasciando agli Stati membri la scelta delle azioni e il modo in cui le stesse debbano essere attuate nell'ambito dei progetti adottati di concerto con la Commissione. Tuttavia, tenuto conto dell'adozione graduale, a partire dal 2000 e dalla istituzione del FER, di norme comuni in materia di politica d'asilo e dell'accresciuta importanza della solidarietà nella gestione del fenomeno migratorio, la dimensione strategica di strumento al servizio del regime d'asilo comune europeo è accentuata (in particolare attraverso la programmazione pluriennale) e, dall'altra parte, l'aumento delle risorse finanziarie è previsto nel contesto di una gestione concorrente. Inoltre, è necessario che l'utilizzo degli stanziamenti comunitari venga sottoposto a regole precise e uniformi nel quadro di una decisione del Consiglio che costituisce lo strumento adeguato all'attuazione di programmi comunitari.commento agli articoliArticolo 1Questo articolo istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo dal gennaio 2005 al dicembre 2010 e ne descrive in termini generali l'obiettivo che consiste nel sostenere gli sforzi degli Stati membri per accogliere i rifugiati e gli sfollati allo scopo di contribuire al raggiungimento dell'equilibrio tra gli sforzi da essi espletati a tale riguardo, ancorandolo maggiormente all'armonizzazione legislativa in corso e alla politica europea d'asilo.Articolo 2Questo articolo sottolinea il principio dell'annualità di bilancio e dell'iscrizione nel quadro delle prospettive finanziarie dell'Unione. Si prevede una clausola di "appuntamento" dopo l'adozione delle nuove prospettive finanziarie e la possibilità, in caso di necessità, di garantire la coerenza degli stanziamenti annuali.Articolo 3Questo articolo contiene la descrizione delle diverse categorie che costituiscono i gruppi destinatari che possono essere interessati, a questo o a quel titolo, dalle azioni oggetto della decisione.Articolo 4Questo articolo elenca i tre campi d'azione negli Stati membri nei quali il sostegno del Fondo europeo per i rifugiati contribuisce all'obiettivo esposto all'articolo 1 e li inscrive in particolare nel sostegno all'attuazione della legislazione comunitaria. Si prevede anche la considerazione di un certo numero di problematiche trasversali e si sottolinea che gli stanziamenti del Fondo non possono semplicemente sostituirsi a quelli che anche gli Stati membri devono mettere a disposizione della politica di asilo.Articolo 5Questo articolo descrive le azioni ammissibili negli Stati membri nel settore delle condizioni di accoglienza e delle procedure d'asilo.Articolo 6Questo articolo descrive le azioni ammissibili negli Stati membri nel settore dell'integrazione.Articolo 7Questo articolo descrive le azioni ammissibili negli Stati membri nel settore dei rimpatri volontari.Articolo 8Questo articolo descrive le azioni gestite direttamente dalla Commissione, entro il limite del 10% della dotazione annuale, che rivestono un carattere comunitario per la loro dimensione innovativa, transnazionale o di supporto alla legislazione e di individuazione di buone pratiche comunitarie.Articolo 9Questo articolo offre la possibilità di finanziare da parte del Fondo europeo per i rifugiati misure urgenti in caso di avvio della protezione temporanea prevista dalla direttiva 2001/55/CE (afflusso massiccio e improvviso di sfollati).Le misure urgenti si collocano al di fuori dell'applicazione delle azioni a lungo termine che beneficiano del sostegno del Fondo europeo per i rifugiati alle quali esse vengono ad aggiungersi. Esse corrispondono alle necessità primarie delle persone e alle necessità immediate degli Stati membri.Articolo 10Questo articolo sancisce il ruolo della Commissione relativamente all'attuazione della decisione del Consiglio.Articolo 11Questo articolo definisce le responsabilità individuali e congiunte della Commissione e degli Stati membri per l'attuazione e la cooperazione necessaria nell'ambito di una modalità di gestione "concorrente", ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento finanziario, adattate alle condizioni particolari del Fondo europeo per i rifugiati. Essa tiene conto in particolare delle disposizioni dell'articolo 35 delle modalità di esecuzione del Regolamento finanziario relative ai controlli preliminari dei sistemi di gestione e di controllo da attuare negli Stati membri.Articolo 12Questo articolo prevede la predisposizione, negli Stati membri, delle autorità responsabili dell'esecuzione del bilancio in gestione concorrente, le condizioni minime che queste autorità devono soddisfare, il finanziamento nazionale necessario e le diverse funzioni che esse devono garantire.Articolo 13È previsto che la Commissione sia assistita da un comitato consultivo. La scelta di questo tipo di comitato è conforme ai criteri esposti nella decisione del Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (1999/468/CE) [6].[6]  GU L 184 del 17.7.1999, pag.23Articolo 14Questo articolo prevede che l'esecuzione delle azioni negli Stati membri si attui sulla base di due grandi fasi di programmazione pluriennali (2005-2007 e 2008-2010). Questo nuovo principio permetterà di tener conto soprattutto della necessità di utilizzare il Fondo in modo più strategico per la politica d'asilo e di procedere a modifiche strutturali significative in certi Stati membri e agli adattamenti resisi necessari dall'adozione delle nuove prospettive finanziarie. La Commissione definirà le linee direttrici e le dotazioni finanziarie indicative prima dell'inizio di ciascun periodo di programmazione. Le proposte di programmazione saranno accolte dalla Commissione avuto riguardo agli obiettivi del Fondo, di un certo numero di condizioni e del calendario previsto in questo articolo.Articolo 15Questo articolo prevede che, all'interno delle programmazioni pluriennali, siano accolti programmi annuali al fine di rispettare il principio dell'annualità del bilancio. Tale procedura sarà semplificata rispetto a quella prevista nella decisione che istituisce la prima fase del Fondo, nella misura in cui tali programmi annuali si inscriveranno correttamente nel quadro pluriennale.Articolo 16Questo articolo indica su quali basi saranno ripartite le risorse disponibili tra gli Stati membri. Il sistema di ripartizione combina la ripartizione proporzionale delle persone accolte facenti parte dei gruppi di destinatari ed un importo fisso, più strutturale. La riduzione graduale di tale importo prevista nella decisione istitutiva della prima fase del Fondo è abbandonata. L'importo fisso concesso ai nuovi Stati membri è più elevato durante i primi 3 anni della seconda fase. Questa combinazione ha dimostrato di poter conciliare il sostegno agli Stati membri che ricevono un maggior afflusso di persone, il criterio del numero rispetto al PIL e gli obiettivi di ricupero strutturale.Articolo 17Questo articolo prevede le condizioni di utilizzo del cofinanziamento annuale per misure di assistenza tecnica e di gestione amministrativa del Fondo negli Stati membri.Articolo 18Questo articolo prevede le modalità specifiche per assicurare la messa in atto delle misure di urgenza in caso di protezione temporanea. Il sostegno a queste misure è limitato alla fase dell'urgenza, vale a dire a una durata di sei mesi, e non può superare l'80% del costo di ciascuna delle misure. Gli Stati membri interessati devono far sapere alla Commissione quali sono le loro necessità e le misure che intendono mettere in atto. La Commissione ripartirà le risorse disponibili fra gli Stati membri in funzione del numero di persone che beneficiano della protezione temporanea.Articolo 19Questo articolo prevede la struttura del finanziamento indicandone la forma (sovvenzioni non rimborsabili) e il principio di non cumulabilità con altre fonti a carico del bilancio comunitario (ad esempio: Fondo sociale europeo, supporto finanziario per la gestione dei rimpatri, programma di cooperazione per l'assistenza tecnica e finanziaria con i paesi terzi in materia di migrazione e asilo, ecc...). Il finanziamento proveniente dal FER è destinato a facilitare l'applicazione di misure nazionali alleviando l'onere che esse costituiscono per le finanze pubbliche, ma non a sostituirsi all'azione degli Stati membri o a permettere agli Stati membri di sottrarsi ai loro impegni. Per questo motivo, nel quadro del cofinanziamento, il livello del contributo finanziario del FER è limitato al 50% del costo totale di ogni azione particolare. Questa percentuale, tuttavia, può salire del 10% per azioni particolari o del 25% nel caso degli Stati membri che rientrano nel Fondo di coesione. A differenza della decisione sulla prima fase, questo articolo consente anche di sovvenzionare progetti di una durata compresa fra uno e tre anni, a condizione di riesaminare i progressi realizzati.Articolo 20Questo articolo precisa le condizioni di ammissibilità delle spese. Disposizioni specifiche di attuazione saranno adottate dalla Commissione conformemente alle disposizioni dell'articolo 13.Articolo 21Questo articolo fissa le condizioni degli impegni di bilancio che si assume la Commissione.Articolo 22Questo articolo precisa le modalità e le condizioni in base alle quali vengono effettuati i pagamenti alle autorità responsabili degli Stati membri.Articolo 23Questo articolo precisa le norme relative alle dichiarazioni di spesa e ai principi di buona gestione finanziaria che devono essere applicati, negli Stati membri, dalle autorità responsabili. Esso tiene conto in particolare delle disposizioni dell'articolo 42.2.a) delle modalità d'esecuzione del Regolamento finanziario.Articolo 24Questo articolo prevede le modalità e i requisiti del controllo e delle rettifiche finanziarie effettuate dagli Stati membri, conformemente alle disposizioni pertinenti del Regolamento finanziario e delle modalità di esecuzione.Articolo 25Questo articolo precisa le modalità e i requisiti del controllo e delle rettifiche finanziarie effettuate dalla Commissione, conformemente al Regolamento finanziario e nel quadro della gestione concorrente.Articolo 26Questo articolo prevede i principi generali di controllo e di valutazione del Fondo sia da parte degli Stati membri che da parte della Commissione.Articolo 27Questo articolo precisa le condizioni e il calendario entro i quali devono effettuarsi le relazioni degli Stati membri e della Commissione necessari al controllo e alla valutazione del Fondo.Articolo 28Questo articolo indica, come misura transitoria in previsione dell'adozione della decisione di istituire la seconda fase del Fondo nel corso del secondo semestre 2004, il calendario della prima programmazione pluriennale 2005-2007. Viene espressamente prevista e fissata una data limite per la designazione delle Autorità responsabili negli Stati membri.Articolo 29Questo articolo indica, come misura transitoria in previsione dell'adozione della decisione di istituire la seconda fase del Fondo nel corso del secondo semestre 2004, il calendario del primo programma annuale 2005. Viene espressamente prevista la trasmissione da parte degli Stati membri della descrizione dei sistemi di gestione e di controllo da mettere in atto (articolo 35.3 delle modalità di esecuzione del Regolamento finanziario).Articolo 30Questo articolo prevede espressamente il riesame della presente decisione alla scadenza del periodo di sei anni.Articolo 31Destinatari2004/0032 (CNS)Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2005-2010IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, e in particolare l'articolo 63, paragrafo 2, lettera b)vista la proposta della Commissione [7],[7]  GU C [...] del [...], pag. [...]visto il parere del Parlamento europeo [8],[8]  GU C [...] del [...], pag. [...]visto il parere del Comitato economico e sociale europeo [9],[9]  GU C [...] del [...], pag. [...]visto il parere del Comitato delle regioni [10],[10]  GU C [...] del [...], pag. [...]considerando quanto segue:(1) l'elaborazione di una politica comune nel settore dell'asilo, che preveda un regime europeo comune di asilo, costituisce un elemento fondamentale dell'obiettivo dell'Unione europea volto a realizzare gradualmente uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia aperto a quanti, spinti dalle circostanze, chiedono legittimamente una protezione nell'Unione europea;(2) l'attuazione di tale politica deve basarsi sulla solidarietà fra gli Stati membri e presuppone l'esistenza di meccanismi destinati a contribuire alla realizzazione di un equilibrio fra gli sforzi espletati dagli Stati membri per accogliere rifugiati e sfollati e sostenere le conseguenze di tale accoglienza. A tal fine, è stato istituito il Fondo europeo per i rifugiati tra il 2000 e il 2004;(3) è necessario proseguire in questa direzione ed istituire il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2005-2010, al fine di portare avanti questa solidarietà tra Stati membri, alla luce dello sviluppo della legislazione comunitaria nel settore dell'asilo, tenendo conto dell'esperienza maturata durante l'attuazione della prima fase del Fondo dal 2000 al 2004;(4) è necessario sostenere gli sforzi espletati dagli Stati membri per concedere ai rifugiati e agli sfollati condizioni di accoglienza adeguate, incluse procedure di asilo eque ed efficienti, allo scopo di proteggere i diritti di quanti necessitano di una protezione internazionale e di migliorare il funzionamento dei sistemi di asilo;(5) l'integrazione delle persone che beneficiano di una protezione internazionale nella società del paese in cui essi si sono stabiliti costituisce uno degli obiettivi della Convenzione di Ginevra. È necessario far condividere a queste persone i valori sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e i diritti e gli obblighi della cittadinanza europea. È d'uopo, a questo fine, sostenere le azioni degli Stati membri dirette alla promozione della loro integrazione sociale, economica e culturale, in quanto essa contribuisce alla realizzazione della coesione economica e sociale il cui mantenimento e rafforzamento figurano fra gli obiettivi fondamentali della Comunità menzionati all'articolo 2 ed all'articolo 3, punto k) del trattato;(6) è nell'interesse degli Stati membri e delle persone coinvolte che rifugiati e sfollati, che ricevono l'autorizzazione a soggiornare sul territorio degli Stati membri, vengano messi in grado di sopperire alle loro necessità attraverso un'attività lavorativa;(7) le misure che beneficiano del contributo dei Fondi strutturali, nonché le altre misure comunitarie nel settore dell'insegnamento e della formazione professionale non sono sufficienti da sole a promuovere questa integrazione, ed è quindi opportuno favorire misure specifiche per permettere ai rifugiati ed agli sfollati di beneficiare pienamente dei programmi esistenti;(8) è necessario un aiuto concreto per creare o migliorare le condizioni che permettano ai rifugiati e agli sfollati che lo desiderino, di decidere in piena conoscenza di causa di abbandonare il territorio degli Stati membri e rientrare nel loro paese di origine;(9) è necessario saggiare concretamente delle azioni innovatrici o d'interesse comunitario in questi settori e promuovere gli scambi tra gli Stati membri allo scopo di individuare e promuovere le pratiche più efficaci;(10) è opportuno costituire una riserva finanziaria destinata all'attuazione di misure d'urgenza al fine di fornire una protezione temporanea in caso di afflusso in massa di sfollati conformemente alla direttiva 2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell'accoglienza degli stessi [11];[11]  GU L 212 del 7.8.2001, pag.12(11) allo scopo di attuare in modo efficace, pertinente e proporzionale la solidarietà finanziaria e al fine di tener conto dell'esperienza dell'applicazione del Fondo europeo per i rifugiati dal 2000 al 2004, è opportuno adottare una modalità di gestione concorrente e di distinguere le responsabilità della Commissione e quelle degli Stati membri. È pertanto necessario prevedere la designazione di strutture nazionali idonee e la definizione dei loro compiti;(12) il sostegno del Fondo europeo per i rifugiati sarà più efficace e mirato qualora il cofinanziamento delle azioni ammissibili venga basato su due programmazioni strategiche pluriennali degli interventi e su un programma di lavoro annuale formulati per ciascun Stato membro in funzione della sua situazione e delle necessità constatate anche riguardo allo sviluppo del regime d'asilo comune europeo;(13) è giusto ripartire le risorse in maniera proporzionata all'onere che grava su ogni Stato membro in conseguenza degli sforzi che esso espleta per accogliere rifugiati e sfollati;(14) è opportuno che le misure necessarie per l'attuazione della presente decisione siano adottate conformemente alla decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [12];[12]  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23(15) l'attuazione delle azioni da parte degli Stati membri deve offrire garanzie per quanto riguarda le modalità e la qualità, i risultati e la loro valutazione nonché la sana gestione finanziaria e il suo controllo;(16) una delle garanzie dell'efficacia del Fondo europeo per i rifugiati è costituita da un controllo efficiente: è necessario precisare le condizioni nelle quali avviene tale controllo;(17) fatte salve le competenze della Commissione in materia di controllo finanziario, è opportuno stabilire una cooperazione fra gli Stati membri e la Commissione in questo settore;(18) è necessario stabilire la responsabilità degli Stati membri in materia di individuazione e correzione delle irregolarità e delle infrazioni, nonché quella della Commissione in caso di inadempienze degli Stati membri;(19) l'efficacia e l'incidenza delle azioni sostenute dal Fondo europeo per i rifugiati dipendono anche dalla valutazione che ne viene fatta ed è opportuno precisare le responsabilità degli Stati membri e della Commissione in materia nonché le modalità che garantiscono l'affidabilità della valutazione;(20) è opportuno procedere, da un lato, alla valutazione delle azioni in vista della loro revisione intermedia e dell'apprezzamento del loro effetto e, dall'altro, integrare il processo di valutazione nel controllo delle azioni;(21) considerato che gli obiettivi della presente decisione, vale a dire concretizzare la solidarietà tra gli Stati membri tendendo ad assicurare un equilibrio fra gli sforzi espletati dai suddetti Stati per accogliere rifugiati e sfollati alla luce degli sviluppi della legislazione comunitaria in materia d'asilo, non possono essere realizzati in maniera adeguata dai singoli Stati membri e possono quindi, in ragione delle dimensioni e degli effetti dell'azione, essere realizzati meglio a livello comunitario, la comunità può adottare misure, conformemente al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. In base al principio di proporzionalità quale enunciato da detto articolo, la presente decisione si limita al minimo necessario per raggiungere tali obiettivi;(22) la Danimarca, conformemente agli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, non partecipa all'adozione della presente decisione e non è pertanto vincolata dalla stessa, né soggetta alla sua applicazione.HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:CAPITOLO IOBIETTIVI E COMPITIArticolo primoIstituzione del Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2005-20010 e obiettivi1. La presente decisione istituisce, per il periodo dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre 2010, il Fondo europeo per i rifugiati, di seguito «Fondo».2. Il Fondo è destinato a sostenere e promuovere gli sforzi espletati dagli Stati membri per accogliere rifugiati e sfollati e sostenere le conseguenze di tale accoglienza, attraverso il cofinanziamento delle azioni previste nella presente decisione, tenendo conto della legislazione comunitaria.Articolo 2Disposizioni finanziarie1. Gli stanziamenti annuali del Fondo sono autorizzati dall'autorità di bilancio nei limiti delle prospettive finanziarie.2. Nell'ambito della procedura di bilancio per il 2008, la Commissione relazionerà, al più tardi il 1° maggio 2007, sull'adeguatezza dell'importo per il 2008-2010 rispetto alle nuove prospettive finanziarie. Se del caso, la Commissione prenderà le opportune iniziative nel corso delle procedure di bilancio 2008-2010 al fine di garantire la coerenza degli stanziamenti annuali con le prospettive finanziarie.Articolo 3Gruppi destinatari delle azioniAi fini della presente decisione, i gruppi destinatari sono composti dalle seguenti categorie:(1) qualsiasi cittadino di un paese terzo o apolide che benefici dello status definito dalla Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati del 28 luglio 1951, modificata dal Protocollo del 31 gennaio 1967 e autorizzato a risiedere a tale titolo in uno degli Stati membri;(2) qualsiasi cittadino di un paese terzo o apolide ammesso a risiedere in uno Stato membro ai sensi di un regime di protezione internazionale nell'ambito di un dispositivo di reinsediamento;(3) qualsiasi cittadino di un paese terzo o apolide che benefici di una forma di protezione sussidiaria ai sensi della direttiva [...];(4) qualsiasi cittadino di un paese terzo o apolide che abbia domandato di essere ammesso ad una delle forme di protezione previste ai punti 1 e 3;(5) qualsiasi cittadino di paesi terzi o apolidi che benefici di un regime di protezione temporanea ai sensi della direttiva 2001/55/CE.Articolo 4Azioni1. Il Fondo sostiene le azioni degli Stati membri relative:a) alle condizioni di accoglienza e alle procedure di asilo;b) all'integrazione delle persone di cui all'articolo 3, il cui soggiorno nello Stato membro interessato ha un carattere durevole e/o stabile;c) al rimpatrio volontario delle persone di cui all'articolo 3, qualora tali persone non abbiano acquisito una nuova nazionalità e non abbiano lasciato il territorio dello Stato membro.2. Fatta salva l'adozione di ulteriori atti di diritto derivato, segnatamente in materia di procedure d'asilo, di riconoscimento dello status di rifugiato, del beneficio della protezione sussidiaria e dello status di residente di lungo periodo, le azioni previste al paragrafo 1 devono, in particolare, sostenere l'attuazione delle disposizioni di cui ai regolamenti (CE) n. 2725/2000 [13] e (CE) n. 343/2003 del Consiglio [14], nonché delle direttive 2001/55/CE [15], 2003/9/CE [16] e 2003/86/CE del Consiglio [17].[13]  GU L 316 del 15.12.2000, pag.1[14]  GU L 50 del 25.2.2003, pag.1[15]  GU L 212 del 7.8.2001, pag.12[16]  GU L 31 del 6.2.2003, pag.18[17]  GU L 251 del 3.10.2003, pag.123. Le azioni tengono conto delle questioni di genere, dei particolari bisogni delle persone più vulnerabili, comprese quelle sottoposte a torture o trattamenti inumani e degradanti, nonché l'interesse superiore del minore. Le azioni previste al paragrafo 1, punti a), b) e c) possono essere oggetto di progetti combinati.Articolo 5Azioni nazionali ammissibili in materia di condizioni d'accoglienza e procedure d'asiloPossono beneficiare del sostegno del Fondo le azioni in materia di condizioni d'accoglienza e di procedure d'asilo e riguardanti in particolare:- le infrastrutture o i servizi destinati all'alloggio;- la fornitura di un aiuto materiale, di cure mediche e psicologiche;- l'assistenza sociale, l'informazione o l'assistenza nel disbrigo delle pratiche amministrative;- il supporto giuridico e linguistico;- l'istruzione, la formazione linguistica, l'inserimento professionale;- il miglioramento dell'efficacia e della qualità delle procedure di asilo;- i dispositivi di prima accoglienza e di gestione destinati negli Stati membri alle persone ammesse al reinsediamento;- l'informazione della popolazione locale del paese ospitante.Articolo 6Azioni nazionali ammissibili in materia d'integrazionePossono beneficiare del sostegno del Fondo le azioni in materia di integrazione nella società dello Stato membro di residenza delle persone di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto b), nonché dei membri della loro famiglia, riguardanti in particolare:- le azioni di assistenza sociale in settori come l'alloggio, i mezzi di sussistenza e le cure mediche e psicologiche;- l'adattamento dei beneficiari alla società dello Stato membro, anche sul piano socioculturale, nonché la condivisione dei valori sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dei diritti e obblighi della cittadinanza europea;- le azioni di promozione alla partecipazione civile e culturale dei beneficiari;- l'istruzione, la formazione professionale, il riconoscimento delle qualifiche e dei diplomi;- le azioni dirette a rendere tali persone autonome, anche sul piano economico;- le azioni dirette all'integrazione di queste persone, che coinvolgano autorità locali, i cittadini europei o organizzazioni di comunità di rifugiati, ad esempio attraverso il volontariato, la "sponsorizzazione", la partecipazione di organizzazioni socio-professionali o sindacali.Articolo 7Azioni nazionali ammissibili in materia di rimpatrio volontarioPossono beneficiare del sostegno del Fondo le azioni in materia di rimpatrio volontario, riguardanti in particolare:- l'informazione e i servizi di consulenza relativi ai programmi di rimpatrio volontario;- l'informazione relativa alla situazione nei paesi o nelle regioni d'origine;- la formazione generale o professionale e l'aiuto al reinserimento;- le azioni delle comunità d'origine residenti nell'Unione europea che facilitino il rimpatrio volontario delle persone considerate nella presente decisione.Articolo 8Azioni comunitarie1. A prescindere dalle azioni previste dagli articoli 5, 6 e 7, il Fondo può anche finanziare, su iniziativa della Commissione, e nel limite del 10% della sua dotazione annuale, azioni in materia di politica d'asilo e di misure applicabili ai rifugiati e agli sfollati, innovative o di interesse comunitario, previste al paragrafo 2.2. Le azioni comunitarie ammissibili riguardano in particolare:a) la promozione della cooperazione comunitaria nell'attuazione della legislazione comunitaria e di buone pratiche;b) il supporto alla realizzazione di reti di cooperazione transnazionali facilitanti lo scambio di esperienze e di buone pratiche;c) il supporto a progetti pilota innovativi, basati su partenariati transnazionali concepiti per incoraggiare l'innovazione e la qualità della politica d'asilo;d) il supporto a operazioni transnazionali di sensibilizzazione presso determinate categorie di pubblico circa la politica europea d'asilo e la situazione delle persone di cui all'articolo 3;e) il sostegno all'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni.Articolo 9Misure urgenti1. In caso di attivazione dei meccanismi di protezione temporanea previsti dalla direttiva 2001/55/CE del Consiglio, il Fondo può inoltre finanziare, al di fuori delle azioni di cui all'articolo 4 e in aggiunta a queste ultime, misure urgenti a favore di uno o più Stati membri.2. Le misure urgenti ammissibili coprono i seguenti tipi di azioni:a) l'accoglienza e l'alloggio;b) la fornitura di mezzi di sussistenza, compreso il vitto ed il vestiario;c) l'assistenza medica, psicologica o di altro genere;d) le spese di personale e di amministrazione conseguenti all'accoglienza delle persone interessate e la messa in atto delle misure urgenti;e) le spese logistiche e di trasporto.CAPITOLO IIMODALITÀ DI ATTUAZIONE E DI GESTIONEArticolo 10Modalità di attuazioneLa Commissione è incaricata dell'attuazione della presente decisione e adotta tutte le modalitá necessarie alla sua applicazione.Articolo 11Responsabilità della Commissione e degli Stati membri1. La Commissione:a) adotta le linee guida riguardanti le priorità dei programmi pluriennali previsti dall'articolo 14 e comunica agli Stati membri le dotazioni finanziarie indicative del Fondo;b) nell'ambito della sua responsabilità di esecuzione del bilancio generale delle Comunità europee, si accerta dell'esistenza, della pertinenza e del buon funzionamento negli Stati membri dei sistemi di gestione e di controllo, affinché i fondi comunitari siano utilizzati in modo regolare ed efficace. Tale verifica include in particolare un esame preliminare, sui documenti e in loco, delle procedure di attuazione, dei sistemi di controllo, dei sistemi di contabilità e delle procedure di appalto e di concessione delle sovvenzioni posti in essere dalle Autorità responsabili. La Commissione procede ad ogni necessario riesame in occasione di mutamenti sostanziali di procedure o di sistema;c) assicura l'attuazione delle azioni comunitarie previste all'articolo 8.2. Gli Stati membri:a) sono responsabili dell'attuazione delle azioni nazionali che beneficiano del supporto del Fondo e adottano le misure necessarie al funzionamento efficiente del Fondo a livello nazionale associandovi tutte le parti interessate alla politica d'asilo, conformemente alla prassi nazionale;b) realizzano la struttura idonea, denominata Autorità responsabile per il Fondo europeo per i rifugiati, per gestire le azioni nazionali sostenute dal Fondo conformemente alla legislazione comunitaria applicabile e al principio di buona gestione finanziaria;c) assumono in via principale la responsabilità del controllo finanziario delle azioni e si accertano che i sistemi di gestione e di controllo siano applicati in modo da assicurare un impiego efficiente e regolare dei fondi comunitari. Essi comunicano alla Commissione la descrizioni di questi sistemi;d) attestano l'esattezza delle dichiarazioni di spesa presentate alla Commissione e si accertano che esse si basino su sistemi di contabilità fondati su documenti giustificativi verificabili;e) collaborano con la Commissione per la raccolta dei dati statistici necessari all'attuazione dell'articolo 16.3. La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri:a) garantisce la diffusione dei risultati delle azioni intraprese nell'ambito della fase 2000-2004 del Fondo europeo per i rifugiati e di quelle da attuare nell'ambito della fase 2005-2010;b) si accerta che le azioni supportate dal Fondo siano oggetto di un'informazione, di una pubblicità e di un controllo adeguati;c) garantisce la coerenza globale e la complementarietà con ulteriori politiche, strumenti e azioni comunitarie pertinenti.Articolo 12Autorità responsabili1. Ciascun Stato membro designa una Autorità responsabile che sarà l'unico interlocutore della Commissione. Tale autorità può essere lo stesso Stato membro, o un organismo pubblico nazionale, o una persona giuridica di diritto privato regolata dal diritto dello Stato membro ed investita di una funzione di pubblico servizio. Nel caso in cui lo Stato membro designi una Autorità responsabile diversa da sé stesso, stabilisce le modalità concernenti le sue relazioni con tale Autorità e le relazioni di quest'ultima con la Commissione.2. L'organismo designato quale Autorità responsabile deve soddisfare i seguenti requisiti minimi:a) possedere personalità giuridica, salvo il caso in cui l'Autorità responsabile sia un organo dello Stato membro;b) disporre d'infrastrutture che consentano di comunicare agevolmente con un gran numero di utilizzatori e con le Autorità responsabili degli altri Stati membri e la Commissione;c) operare in un ambito amministrativo che gli consenta di svolgere adeguatamente i suoi compiti evitando ogni conflitto d'interessi;d) essere in grado di applicare le regole di gestione dei fondi stabilite a livello comunitario;e) possedere una capacità finanziaria e di gestione adeguata al volume dei fondi comunitari che l'Autorità responsabile sarà chiamata a gestire;f) disporre di personale dotato delle qualifiche professionali e linguistiche adeguate ad un'attività di lavoro amministrativa e finanziaria in un contesto di cooperazione internazionale.3. Lo Stato membro garantisce il finanziamento adeguato dell'Autorità responsabile di modo che essa possa adempiere i suoi compiti convenientemente e senza interruzione nel corso del periodo 2005-2010.4. Le Autorità responsabili dovranno in particolare svolgere i seguenti compiti:(a) consultare i partner interessati al fine di decidere la programmazione pluriennale (quali le organizzazioni non governative, le autorità locali, le organizzazioni internazionali competenti, le parti sociali, ecc...);(b) organizzare e pubblicare i bandi di gara e gli inviti a presentare proposte;(c) organizzare procedure di selezione e di attribuzione di cofinanziamenti da parte del Fondo, nel rispetto dei principi di trasparenza, parità di trattamento e non cumulabilità;(d) garantire la coerenza e la complementarietà tra i cofinanziamenti del Fondo e quelli previsti nell'ambito dei vari strumenti finanziari nazionali e comunitari pertinenti;(e) garantire la gestione amministrativa, contrattuale e finanziaria delle azioni;(f) esercitare attività d'informazione, di consulenza e di diffusione dei risultati;(g) garantire il controllo e la valutazione;(h) garantire la cooperazione e la collaborazione con la Commissione e le Autorità responsabili degli altri Stati membri.5. Le attività delle Autorità responsabili connesse alla gestione delle azioni realizzate negli Stati membri possono essere finanziate a titolo dell'assistenza tecnica e amministrativa di cui all'articolo 17.6. La Commissione decide, conformemente alla procedura prevista dall'articolo 13, paragrafo 2, le norme concernenti i sistemi di gestione e di controllo degli Stati membri, ivi comprese le norme di gestione amministrativa e finanziaria delle azioni nazionali cofinanziate dal Fondo.Articolo 13Comitato1. La Commissione è assistita da un comitato.2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 3 e 7 della decisione 1999/468/CE.3. Il comitato adotta il proprio regolamento interno.CAPITOLO IIIPROGRAMMAZIONEArticolo 14Programmi pluriennali1. Le azioni negli Stati membri sono attuate sulla base di due periodi di programmazione pluriennale della durata di tre anni (2005-2007 e 2008-2010).2. Per ciascun periodo di programmazione, sulla base di linee guida basate sulle priorità dei programmi pluriennali e delle dotazioni finanziarie indicative comunicate dalla Commissione e previste dall'articolo 11, paragrafo 1, ciascun Stato membro propone un progetto di programma pluriennale contenente, in particolare, i seguenti elementi:(a) una descrizione della situazione attuale nello Stato membro, avuto riguardo alle condizioni d'accoglienza, alle procedure d'asilo, d'integrazione e di rimpatrio volontario delle persone previste dall'articolo 3 della presente decisione;(b) un'analisi delle necessità dello Stato membro interessato in materia di accoglienza, di procedure d'asilo, integrazione e rimpatrio volontario e l'indicazione degli obiettivi operativi per rispondere a tali necessità nel corso del periodo coperto dalla programmazione;(c) la presentazione di una strategia appropriata al raggiungimento di tali obiettivi e la priorità da attribuire alla loro realizzazione, tenendo conto dei risultati della consultazione dei partner interessati prevista all'articolo 12, paragrafo 4, nonché di una descrizione schematica delle azioni previste per attuare le priorità;(d) una relazione sul grado di compatibilità di tale strategia con altri strumenti regionali, nazionali e comunitari;(e) un piano di finanziamento indicativo che precisi, per ciascun obiettivo e ciascun anno, la partecipazione finanziaria prevista dal Fondo, nonché l'importo globale dei cofinanziamenti pubblici o privati.3. Gli Stati membri sottopongono alla Commissione i loro progetti di programma pluriennale entro 4 mesi dalla comunicazione da parte della Commissione delle linee guida e delle dotazioni finanziarie per il periodo di riferimento.4. La Commissione approva, in base alla procedura prevista all'articolo 13, paragrafo 2, i programmi pluriennali entro 3 mesi dalla data della loro ricezione, dopo aver proceduto ad un esame delle domande soprattutto con riferimento agli orientamenti definiti nelle linee guida.Articolo 15Programmi annuali1. I programmi pluriennali approvati dalla Commissione sono attuati tramite programmi di lavoro annuali.2. La Commissione comunica agli Stati membri, al più tardi entro il 1° luglio di ogni anno una stima degli importi che saranno loro destinati per l'anno seguente all'interno degli stanziamenti globalmente concessi nel quadro della procedura di bilancio annuale, in applicazione delle modalità di calcolo definite all'articolo 16.3. Gli Stati membri presentano alla Commissione, al più tardi entro il 1° novembre di ogni anno, una proposta di programma annuale per l'anno successivo, stabilita in base al programma pluriennale approvato, comprendente in particolare:a) le modalità di selezione delle azioni da finanziare nell'ambito del programma annuale;b) la descrizione dei compiti da svolgere da parte dell'Autorità responsabile per l'attuazione del programma annuale;c) la ripartizione finanziaria prevista del contributo del FER tra le varie azioni del programma, nonché l'importo richiesto a titolo dell'assistenza tecnica e amministrativa per l'attuazione del programma annuale.4. La Commissione esamina la proposta dello Stato membro, tenendo conto in particolare dell'importo definitivo degli stanziamenti assegnati al Fondo nell'ambito della procedura di bilancio, e decide sul cofinanziamento da parte del Fondo entro il 1° marzo dell'anno di riferimento. La decisione indica l'importo attribuito allo Stato membro nonché il periodo di ammissibilità delle spese.Articolo 16Ripartizione annuale delle risorse destinate alle azioni di cui agli articoli 5, 6 e 7 attuate negli Stati membri1. Ogni Stato membro riceve, sulla dotazione annuale del Fondo, l'importo fisso di 300.000 euro. Tale importo è fissato in 500.000 euro all'anno per gli anni 2005, 2006 e 2007 a favore degli Stati entrati a far parte dell'Unione europea il 1 maggio 2004.2. Le restanti risorse annuali disponibili sono ripartite tra gli Stati membri in proporzione:a) al numero delle persone ammesse ad una delle categorie previste all'articolo 3, punti 1, 2 e 3, nel corso dei tre anni precedenti, per il 35% del loro volume.b) al numero delle persone ammesse ad una delle categorie previste all'articolo 3, punti 4 e 5, nel corso dei tre anni precedenti, per il 65% del loro volume;3. Le cifre di riferimento sono le ultime cifre stabilite dall'Istituto statistico della Comunità europea, conformemente alla legislazione comunitaria relativa alla raccolta e all'analisi delle statistiche nel settore dell'asilo.Articolo 17Assistenza tecnica e amministrativaParte del cofinanziamento annuale concesso a uno Stato membro può essere riservato alla copertura delle spese di assistenza tecnica e amministrativa necessarie per la preparazione, il controllo e la valutazione delle azioni.L'importo annuale stanziato per l'assistenza tecnica e amministrativa non potrà superare il 5% del cofinanziamento annuale totale concesso allo Stato membro, aumentato di 30.000 euro.Articolo 18Modalità particolari relative alle misure urgenti1. Gli Stati membri presentano alla Commissione uno stato delle necessità ed un piano di attuazione delle misure urgenti previste dall'articolo 9 comprendenti una descrizione delle azioni previste e degli organismi incaricati della loro esecuzione.2. Il contributo finanziario per le misure urgenti di cui all'articolo 9 proveniente dal Fondo è limitato ad una durata di sei mesi e non può superare l'80% del costo di ogni misura.3. Le risorse disponibili sono ripartite tra gli Stati membri in funzione del numero di persone che beneficiano, in ciascun Stato membro, della protezione temporanea di cui all'articolo 9, paragrafo 1.4. Si applicano gli articoli 19, paragrafi 1 e 2, 20 e da 22 a 25.CAPITOLO IVGESTIONE E CONTROLLO FINANZIARIOArticolo 19Struttura del finanziamento1. La partecipazione finanziaria del Fondo assume la forma di sovvenzioni non rimborsabili.2. Le azioni cofinanziate dal Fondo non sono ammissibili ad un finanziamento di altre fonti a carico del bilancio comunitario.3. Gli stanziamenti del Fondo devono essere complementari alle spese pubbliche o assimilabili degli Stati membri destinate ad azioni e misure coperte dalla presente decisione.4. Il contributo comunitario alle azioni sostenute non può superare:a) nell'ambito delle azioni attuate negli Stati membri, previste dagli articoli 5, 6 e 7, il 50% del costo totale di un'azione specifica. Tale proporzione può essere portata al 60% per azioni particolarmente innovative o oggetto di partenariati transnazionali e al 75% negli Stati membri sostenuti dal Fondo di coesione;b) nell'ambito degli inviti a presentare proposte per azioni comunitarie, previste dall'articolo 8, l'80% del costo totale di un'azione specifica.4. In generale, gli aiuti finanziari comunitari concessi per progetti nell'ambito del Fondo sono accordati per un periodo massimo di tre anni, con riserva di un riesame periodico dei progressi compiuti.Articolo 20Ammissibilità1. Le spese devono corrispondere a pagamenti eseguiti dai beneficiari finali delle sovvenzioni e giustificati da fatture quietanzate o da documenti contabili di valore equivalente.2. Per essere considerata ammissibile al sostegno del Fondo, una spesa deve essere stata effettuata al massimo entro il primo gennaio dell'anno al quale si riferisce la decisione di cofinanziamento della Commissione prevista dall'articolo 15, paragrafo 4.3. La Commissione decide, in base alla procedura prevista dall'articolo 13, paragrafo 2, le regole relative all'ammissibilità delle spese nell'ambito delle azioni attuate negli Stati membri previste dagli articoli 5, 6 e 7 e cofinanziate dal Fondo.Articolo 21Impegni di bilancioGli impegni di bilancio comunitari sono assunti annualmente sulla base della decisione di concedere un cofinanziamento adottata dalla Commissione prevista all'articolo 15, paragrafo 4.Articolo 22Pagamenti1. Il contributo del Fondo è versato dalla Commissione all'Autorità responsabile conformemente agli impegni di bilancio.2. Un prefinanziamento rappresentante il 50% dell'importo stanziato nella decisione annuale della Commissione relativa al cofinanziamento da parte del Fondo è versato allo Stato membro nei 60 giorni successivi all'adozione della suddetta decisione.3. Un secondo prefinanziamento è erogato entro un termine non superiore a tre mesi previa approvazione da parte della Commissione di una relazione concernente l'esecuzione del programma di lavoro annuale e di una dichiarazione di spesa che attesti un livello di spesa pari almeno al 70% dell'importo del primo prefinanziamento erogato. L'importo del secondo prefinanziamento erogato dalla Commissione non può superare il 50% dell'importo totale stanziato nella decisione di cofinanziamento o, in ogni caso, il saldo tra l'importo dei fondi comunitari effettivamente impiegati dallo Stato membro a favore delle azioni selezionate nell'ambito del programma annuale e l'importo del primo prefinanziamento erogato.4. Il pagamento del saldo, ovvero la domanda di rimborso delle somme pagate a titolo di prefinanziamento eccedenti le spese finali approvate dal Fondo, sono effettuati entro un termine non superiore a tre mesi dopo l'approvazione, da parte della Commissione, della relazione finale d'esecuzione e della dichiarazione di spesa finale del programma annuale, previste dagli articoli 23, paragrafo 3 e 27, paragrafo 2.Articolo 23Dichiarazione di spesa1. Per ogni spesa dichiarata alla Commissione, l'Autorità responsabile garantisce che i programmi nazionali di attuazione sono gestiti ai sensi alla legislazione comunitaria applicabile e che i fondi sono utilizzati conformemente al principio di buona gestione finanziaria.2. Le dichiarazioni di spesa sono certificate da un servizio o da un organo funzionalmente indipendenti dall'Autorità responsabile.3. Entro i nove mesi seguenti la data stabilita dalla decisione di cofinanziamento per l'esecuzione delle spese, l'Autorità responsabile trasmette alla Commissione una dichiarazione finale di spesa. Qualora non sia rispettato tale termine, la Commissione procederà automaticamente alla chiusura del programma e al disimpegno dei relativi stanziamenti.Articolo 24Controlli e rettifiche finanziarie effettuati dagli Stati membri1. Fatta salva la responsabilità della Commissione per l'esecuzione del bilancio generale delle Comunità europee, gli Stati membri assumono in via principale la responsabilità del controllo finanziario delle azioni. A tal fine, essi adottano, in particolare, le misure seguenti:a) organizzano, sulla base di un campione appropriato, controlli sulle azioni relativi ad almeno il 10% delle spese totali ammissibili per ciascun programma annuale di attuazione e su un campione rappresentatativo delle azioni approvate. Gli Stati membri assicurano un'adeguata separazione tra questi controlli e le procedure di attuazione o di pagamento relative alle azioni;b) prevengono, individuano e correggono le irregolarità; conformemente alla normativa in vigore, le comunicano alla Commissione che tengono informata sull'evoluzione delle procedure amministrative e giudiziarie;c) cooperano con la Commissione per assicurare un utilizzo dei fondi comunitari conforme al principio della sana gestione finanziaria.2. Gli Stati membri procedono alle rettifiche finanziarie necessarie in relazione all'irregolarità individuale o sistemica. Le rettifiche consistono in una soppressione totale o parziale del contributo del Fondo alle azioni coinvolte e determinano, in caso di mancato rimborso alla data di scadenza stabilita dallo Stato membro, la corresponsione di interessi di mora, al tasso previsto dall'articolo 25, paragrafo 4.3. La Commissione decide, conformemente alla procedura prevista dall'articolo 13, paragrafo 2, le norme e le procedure relative alle rettifiche finanziarie effettuate dagli Stati membri nell'ambito delle azioni attuate negli Stati membri previste dagli articoli 5, 6 e 7 e cofinanziate dal Fondo.Articolo 25Controlli e rettifiche finanziarie effettuate dalla Commissione1. Fatte salve le competenze della Corte dei conti e i controlli effettuati dagli Stati membri conformemente alle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative nazionali, funzionari o agenti della Commissione possono effettuare controlli in loco, in particolare per campionamento, sulle azioni finanziate dal Fondo e sui sistemi di gestione e controllo con un preavviso minimo di un giorno lavorativo. La Commissione ne informa lo Stato membro interessato, in modo da ottenere tutto l'aiuto necessario. Funzionari o agenti dello Stato membro possono partecipare a questi controlli.La Commissione può chiedere allo Stato membro interessato di effettuare un controllo in loco per verificare la regolarità di una o più operazioni. Funzionari o agenti della Commissione possono partecipare a questi controlli.2. Se, dopo aver proceduto alle verifiche necessarie, la Commissione conclude che uno Stato membro non si sia conformato agli obblighi ad esso incombenti ai sensi dell'articolo 24, la Commissione sospende i pagamenti di prefinanziamento o il pagamento finale relativi ai cofinanziamenti del Fondo per i programmi annuali in questione, nei casi seguenti:(a) se uno Stato membro non attua le azioni come convenuto nella decisione di cofinanziamento, oppure;(b) se una parte o la totalità del cofinanziamento di una o più azione del Fondo non è giustificata;(c) se esistono gravi insufficienze nei sistemi di gestione e di controllo che potrebbero provocare irregolarità di carattere sistemico.In tali casi, la Commissione, indicando le proprie ragioni, chiede allo Stato membro di presentare le sue osservazioni e, se del caso, di apportare eventuali rettifiche entro un termine stabilito.3. Alla scadenza del termine stabilito dalla Commissione, se non è stato raggiunto un accordo e se lo Stato membro non ha proceduto alle rettifiche, la Commissione, tenendo conto delle eventuali osservazioni di quest'ultimo, può decidere, entro tre mesi:(a) di ridurre il pagamento di prefinanziamento o il pagamento finale, oppure(b) di sopprimere in tutto o in parte il contributo del Fondo alle azioni in questione.In mancanza di una decisione di agire a norma delle lettere a) o b) la sospensione dei pagamenti cessa con effetto immediato.4. Gli importi da recuperare o oggetto di ripetizione dell'indebito devono essere rimessi alla Commissione. In caso di mancato rimborso alla data di scadenza fissata dalla Commissione, l'importo dovuta verrà maggiorato degli interessi di mora al tasso applicato dalla Banca centrale europea alle sue principali operazioni di rifinanziamento in euro, maggiorato di tre punti e mezzo. Il tasso di riferimento al quale si applica la maggiorazione è il tasso in vigore il primo giorno del mese della data limite di pagamento, quale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale serie C dell'Unione europea.5. La Commissione decide, ai sensi della procedura di cui all'articolo 13, paragrafo 2, le norme e le procedure relative alle rettifiche finanziarie effettuate dalla Commissione nell'ambito delle azioni attuate dagli Stati membri previste dagli articoli 5, 6 e 7 e cofinanziate dal Fondo.CAPITOLO VCONTROLLO, VALUTAZIONE E RAPPORTIArticolo 26Controllo e valutazione1. La Commissione garantisce un controllo regolare del Fondo, in collaborazione con gli Stati membri.2. Il Fondo è soggetto a una valutazione regolare, effettuata dalla Commissione in cooperazione con gli Stati membri, della pertinenza, dell'efficacia e dell'impatto delle azioni attuate con riferimento agli obiettivi previsti all'articolo 1. Tale valutazione riguarda anche la complementarietà tra le azioni attuate nell'ambito del Fondo e quelle concernenti altre politiche, strumenti e azioni comunitarie pertinenti.Articolo 27Relazioni1. L'Autorità responsabile di ogni Stato membro adotta le misure necessarie per assicurare il controllo e la valutazione delle azioni.A tal fine, gli accordi e i contratti che essa conclude in vista dell'attuazione delle azioni comportano clausole relative all'obbligo di rendere conto periodicamente, mediante una relazione dettagliata, dello stato di avanzamento dell'esecuzione dell'azione e della realizzazione degli obiettivi assegnati.2. Entro nove mesi dal termine fissato nella decisione di cofinanziamento per l'esecuzione delle spese, l'Autorità responsabile invia alla Commissione una relazione finale sull'attuazione delle azioni nonché la dichiarazione di spesa finale, prevista dall'articolo 23, paragrafo 3.3. Gli Stati membri trasmettono alla Commissione:a) entro il 31 dicembre 2006, una relazione di valutazione sull'attuazione delle azioni cofinanziate dal Fondo;b) entro il 30 giugno 2009 e il 30 giugno 2012, una relazione di valutazione dei risultati e degli effetti delle azioni cofinanziate dal Fondo.4. La Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni:a) entro il 30 aprile 2007, una relazione intermedia sui risultati ottenuti e sugli aspetti qualitativi e quantitativi dell'attuazione del Fondo, accompagnata, se del caso, da eventuali proposte di adeguamento;b) entro il 31 dicembre 2009, una relazione di valutazione intermedia accompagnata da una proposta concernente la prosecuzione del Fondo;c) entro il 31 dicembre 2012, una relazione di valutazione a posteriori.CAPITOLO VIDISPOSIZIONI TRANSITORIEArticolo 28Programma pluriennale 2005-2007In deroga all'articolo 14, si applica il seguente calendario, ai fini dell'attuazione della programmazione pluriennale relativa al periodo 2005-2007:a) entro il 31 gennaio 2005, la Commissione comunica agli Stati membri le linee guida di programmazione e le dotazioni finanziarie indicative degli importi loro destinati;b) gli Stati membri designano l'Autorità responsabile nazionale prevista all'articolo 12 e presentano alla Commissione la proposta di programmazione pluriennale per il periodo 2005-2007 prevista all'articolo 14 entro il 15 marzo 2005;c) la Commissione approva, conformemente alla procedura prevista dall'articolo 13, paragrafo 2, i programmi pluriennali entro due mesi dal ricevimento della proposta di programma pluriennale.Articolo 29Programma annuale 2005In deroga all'articolo 15, si applica il seguente calendario ai fini dell'esecuzione dell'esercizio 2005:a) entro il 31 gennaio 2005, la Commissione comunica agli Stati membri la stima degli importi loro destinati;b) gli Stati membri presentano alla Commissione la proposta di programma annuale prevista all'articolo 15 entro il 1° giugno 2005; tale proposta deve essere accompagnata da un sistema di gestione e di controllo da attuarsi in modo da assicurare un utilizzo efficace e regolare dei fondi comunitari;c) la Commissione approva le decisioni di cofinanziamento entro due mesi dal ricevimento della proposta di programma annuale, previa verifica degli elementi dall'articolo 11, paragrafo 1.b.Le spese effettivamente sostenute nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2005 e la data di adozione delle decisioni di cofinanziamento sono ammissibili ad un sostegno del Fondo.CAPITOLO VIIDISPOSIZIONI FINALIArticolo 30RiesameSu proposta della Commissione, il Consiglio riesamina la presente decisione entro il 31 dicembre 2010.Articolo 31DestinatariGli Stati membri sono destinatari della presente decisione.Fatto a Bruxelles, addìPer il ConsiglioIl PresidenteSCHEDA FINANZIARIASCHEDA FINANZIARIA LEGISLATIVASettore(i) politico(i): Giustizia e affari interniAttività: Politiche comuni in materia di immigrazione e asiloDenominazione dell'azione: Fondo europeo per i Rifugiati1. LINEE DI BILANCIO + DENOMINAZIONI18 03 03 - Fondo europeo per i rifugiati18 03 04 - Misure urgenti in caso di afflusso massiccio di rifugiati18 01 04 02 - Fondo europeo per i rifugiati - Spese per la gestione amministrativa18 01 04 03 - Misure urgenti in caso di afflusso massiccio di rifugiati - Spese per la gestione amministrativa2. DATI IN CIFRE GLOBALI2.1 Dotazione complessiva dell'azione (parte B): 670,090 milioni di euro in stanziamenti d'impegno (Gli stanziamenti relativi al periodo 2007-20010 sono forniti a titolo indicativo e dovranno essere compatibili con la programmazione finanziaria stabilita nell'ambito delle prospettive finanziarie post 2006).2.2 Periodo di applicazione:2005 - 20102.3 Stima globale pluriennale delle spese:a) Scadenziario stanziamenti d'impegno/stanziamenti di pagamento (intervento finanziario) (cfr. punto 6.1.1)Linea 18 03 03 - Fondo europeo per i rifugiatimilioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;Linea 18 03 04 - Misure d'urgenza in caso di afflusso massiccio di rifugiati importo iscritto "per memoria")milioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;b) Assistenza tecnica e amministrativa (ATA) e spese d'appoggio (SDA) (cfr. punto 6.1.2)18 01 04 02 - Fondo europeo per i rifugiati - Spese per la gestione amministrativamilioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;18 01 04 03 - Misure d'urgenza in caso d'afflusso massiccio di rifugiati - Spese per la gestione amministrativa (importo iscritto" per memoria")milioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;milioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;c) Incidenza finanziaria globale delle risorse umane ed altre spese di funzionamento(cfr. punti 7.2 e 7.3)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;2.4 Compatibilità con la programmazione finanziaria e le prospettive finanziarie|x| Proposta compatibile con la programmazione finanziaria esistente per gli stanziamenti 2004-2006. Gli stanziamenti per il periodo 2007-2010 sono forniti a titolo indicativo e dovranno essere compatibili con la programmazione finanziaria istituita nell'ambito delle prospettive finanziarie post 2006.|  | Tale proposta richiede la riprogrammazione della rubrica concernente le prospettive finanziarie,|  | compreso, eventualmente, un ricorso alle disposizioni dell'accordo interistituzionale.2.5 Incidenza finanziaria sulle entrate|x| Nessuna implicazione finanziaria (concerne gli aspetti tecnici dell'attuazione di una misura)OU|  | Incidenza finanziaria - L'effetto sulle entrate è il seguente:3. CARATTERISTICHE DI BILANCIO&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;4. BASE GIURIDICAProposta di decisione del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati (2005-2010); articolo 63 paragrafo 2, lettera b) del trattato CE.5. DESCRIZIONE E GIUSTIFICAZIONE5.1 Necessità di un intervento comunitario5.1.1 Obiettivi perseguitiL'attuazione di una politica comune in materia di asilo, quale prevista dall'articolo 63 del trattato che istituisce la Comunità europea, prevede in particolare la realizzazione di misure tendenti alla «promozione di un equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono i rifugiati e gli sfollati e subiscono le conseguenze dell'accoglienza degli stessi».A tal fine, il Fondo europeo per i rifugiati (FER), istituito per la sua prima fase (2000-2004) nel settembre 2000, rappresenta un meccanismo di supporto finanziario alle azioni degli Stati membri a favore dei richiedenti asilo e dei rifugiati, o delle persone che beneficiano o chiedono di essere ammesse al beneficio di una protezione sussidiaria o temporanea, cui gli Stati membri accedono in funzione del carico (ovvero, in particolare, del numero di persone che si trovano in queste situazioni) da essi sopportato.In ottemperanza alle disposizioni del trattato, per il periodo 2005-2010 il FER ha lo scopo di esprimere la solidarietà tra la Comunità e gli Stati membri riguardo l'accoglienza dei richiedenti asilo (tra 350.000 e 400.000 all'anno), l'integrazione delle persone che beneficiano della protezione internazionale nell'UE (tra 50.000 e 100.000 a seconda degli anni) e le azioni che agevolano i rimpatri volontari delle persone sotto protezione o dei richiedenti asilo respinti ( tra il 50% e l'80% dei casi) e ciò proprio nel momento in cui la legislazione comunitaria in materia d'asilo sta per dare il via ad importanti modifiche strutturali. L'attuazione della seconda fase del FER dovrà, segnatamente, accompagnare la realizzazione degli obiettivi definiti nella legislazione comunitaria che istituisce una politica comune in materia d'asilo (direttiva sulle norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo [18], regolamento «Dublino II» [19], direttive sulle procedure d'asilo [20] e sul riconoscimento dello status di rifugiato e la protezione sussidiaria [21]), e, in una fase ulteriore, l'obiettivo di un regime d'asilo comune europeo. In tale ambito, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di addizionalità, il FER deve permettere di sviluppare negli Stati membri misure volte al miglioramento della situazione delle persone e dell'efficienza dei sistemi in materia di accoglienza dei richiedenti asilo e delle persone che chiedono di essere ammesse al beneficio della protezione sul territorio dell'Unione europea, di integrazione delle persone che godono di una forma di protezione internazionale, nonché delle misure che incoraggiano il loro rimpatrio volontario.[18]  Direttiva 2003/9/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, GU L 31 del 6/2/2003, pag.18.[19]  Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio, del 18 febbraio 2003, che stabilisce i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo, GU L 50 del 25/02/2003, pag.1.[20]  Proposta modificata di direttiva del Consiglio recante norme minime per le procedure applicabili negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, COM(2002)326 definitivo, GU C 291 del 26/11/2002, pag. 143.[21]  Proposta di direttiva del Consiglio recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto dello status di protezione COM(2001)510 definitivo, GU C 51 E del 26/02/2002, pag. 325.Peraltro, l'esperienza degli anni 90, connessa al conflitto nella ex-Jugoslavia e nel Kossovo, richiede l'istituzione di un meccanismo d'urgenza di supporto in caso di afflusso massiccio di profughi, nell'ottica di garantire a queste persone, in ossequio alla legislazione comunitaria in materia, un dispositivo d'accoglienza efficiente e di carattere umanitario [22].[22]  Direttiva 2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell'accoglienza degli stessi, GU L 212 del 7/8/2001, pag.12.5.1.2 Disposizioni adottate in rapporto alla valutazione ex ante e disposizioni adottate a seguito della valutazione ex post.La presente proposta di decisione, che istituisce la seconda fase del FER, è stata concepita dopo un approfondito studio sul suo impatto. Tale analisi d'impatto si è basata sui risultati della valutazione intermedia della prima fase del FER, realizzata nel 2003, su una consultazione pubblica in occasione della conferenza organizzata dalla Commissione il 30 e 31 ottobre 2003, che ha riunito più di 350 partecipanti implicati nella politica d'asilo (rappresentanti delle amministrazioni nazionali, delle ONG, delle collettività regionali e locali, delle organizzazioni di rifugiati) dei 15 Stati membri e dei 10 paesi di prossima adesione. Inoltre, un questionario specifico è stato indirizzato alle organizzazioni attive nel settore dell'accoglienza, dell'integrazione e del rimpatrio volontario dei gruppi destinatari del FER, nonché alle organizzazioni nazionali incaricate della gestione delle azioni del FER a livello nazionale.I risultati dell'analisi d'impatto approfondita hanno dunque consentito di convalidare un certo numero di ipotesi individuate nel corso della prima fase del FER:- criteri di ripartizione dei fondi tra gli Stati membri, basati su criteri oggettivi che riflettono le responsabilità cui questi devono far fronte (numero delle persone che beneficiano / richiedono di beneficiare di una forma di protezione internazionale registrate sul territorio nel corso degli ultimi tre anni), accompagnati da un meccanismo correttivo (importo fisso) che tiene conto di criteri quali il carico relativo (ad esempio in relazione alla popolazione dello Stato membro, alla sua ricchezza, allo sviluppo del suo sistema nazionale d'asilo).- validità e buon rapporto costi / efficacia di un modello di gestione in cui un certo numero di compiti sono attribuiti agli Stati membri: valutazione delle priorità d'azione, legata alla considerazione delle necessità a livello nazionale, selezione dei progetti sovvenzionati, gestione finanziaria delle sovvenzioni concesse ai progetti.- validità dei gruppi destinatari delle azioni e delle misure in cui devono iscriversi tali azioni: accoglienza (ivi compresi accesso ed efficienza della procedura di esame della domanda di asilo), integrazione delle persone sotto protezione nella società dello Stato membro, agevolazione del rimpatrio volontario dei richiedenti asilo (compresi i respinti) e dei rifugiati.I risultati della valutazione intermedia hanno anche consentito di individuare un certo numero di orientamenti o proposte volte a migliorare la pertinenza, l'efficienza, l'efficacia e la sostenibilità dello strumento finanziario:- innanzitutto, un significativo aumento del bilancio, che consentirà allo strumento di uscire dalla sua dimensione «simbolica» in termini di solidarietà comunitaria e di produrre risultati e conseguenze significativi non solo sui gruppi di destinatari, ma anche sui sistemi. Tale aumento è giustificato, da un lato, dall'evoluzione del contesto in termini del numero di richiedenti asilo (aumento medio annuale del 13% del numero dei richiedenti tra il 1998 e il 2002) e, dall'altro, dal ruolo del FER a sostegno dell'attuazione di un'effettiva politica comune in materia d'asilo (vale a dire di norme minime per l'accoglienza, procedure di asilo, diritti e benefici delle persone sotto protezione e rimpatri volontari organizzati). A tal fine, l'aumento dei fondi stanziati per il FER deve permettere di migliorare la situazione delle persone che richiedono o beneficiano di una protezione internazionale, tenendo conto dell'evoluzione dei flussi e consentendo dunque di coprire le necessità immediate derivanti da queste evoluzioni. Secondo le stime emerse dalla valutazione intermedia, le azioni sviluppate nell'ambito della prima fase del FER hanno permesso di raggiungere circa il 15% dei destinatari in materia di accoglienza, il 10% in materia di integrazione e il 3% in materia di rimpatrio. La seconda fase del FER deve porsi l'obiettivo di aumentare l'impatto sui destinatari, in media al 30%. Il proposto aumento degli stanziamenti deve anche permettere di rafforzare la qualità e la sostenibilità dei sistemi e delle strutture a livello delle norme comuni. La valutazione intermedia ha messo in evidenza che gli impatti sui sistemi e sulle strutture sono stati rilevanti allorché i fondi del FER hanno rappresentato un contributo superiore al 10% delle dotazioni nazionali in materia d'asilo. Tuttavia, occorre tener conto, da un lato, delle differenze di sviluppo strutturale dei sistemi d'asilo tra gli Stati membri. In questo contesto, gli investimenti necessari al potenziamento delle capacità di accoglienza e dei sistemi collegati all'attuazione della nuova legislazione comunitaria in materia d'asilo nei nuovi Stati membri, i quali dovrebbero, verosimilmente, constatare un aumento dei flussi, devono poter beneficiare del sostegno del FER. D'altra parte, la valutazione delle risorse necessarie deve essere concepita anche sulla base del miglioramento delle modalità di programmazione e di gestione del FER, con l'obiettivo di massimizzare l'efficienza e l'efficacia del FER. Di conseguenza, la Commissione ritiene che un aumento graduale degli stanziamenti, per raggiungere, a partire dal 2008, 150 milioni annuali, permetterà ragionevolmente di raggiungere gli obiettivi di solidarietà, di complementarietà e di attuazione delle norme comunitaria in materia di asilo.- una programmazione più strategica degli interventi dello strumento, ove la Commissione dovrebbe assumere un ruolo più importante di leadership, tenendo conto in particolare dell'adozione del quadro legislativo comunitario in materia di politica d'asilo;- inoltre, la necessità di tener conto, nei criteri di ripartizione dei fondi tra gli Stati membri, non solo dei destinatari, ma anche dell'esigenza, in particolare per i nuovi Stati membri, di effettuare investimenti strutturali volti a garantire l'efficienza dei sistemi nazionali d'asilo. La valutazione intermedia ha analizzato la ripartizione tra le spese destinate al potenziamento delle strutture e dei sistemi e le spese destinate al supporto dei singoli. Tale analisi ha posto in evidenza una preponderanza di questi ultimi, con rischi di rotture e precarizzazione, in particolare per ciò che concerne l'accoglienza e l'integrazione. Considerata la situazione nei nuovi Stati membri, appare chiaramente che il potenziamento dei sistemi e delle strutture deve essere un elemento prioritario del nuovo FER - è d'uopo rammentare che questo tipo di spese esige importi più elevati di quelli per il supporto delle singole persone.- una programmazione e un ciclo di vita dei progetti che permettano una migliore utilità e sostenibilità dei risultati, attraverso strategie pluriennali stabilite sulla base di un processo di concertazione (tra partner nazionali e tra gli Stati membri e la Commissione), consentendo il finanziamento di progetti strutturali, pure su base pluriennale. Tale conclusione della valutazione intermedia è fondata sulla consultazione dei principali partner implicati nell'attuazione dei progetti ed è stata convalidata in occasione di un'analisi d'impatto approfondita, quale quella sopra descritta.- la valutazione intermedia ha altresì esaminato le azioni comunitarie dell'attuale FER, e, pur avendo individuato un certo numero di miglioramenti da apportare in questo settore, ha anche riconosciuto l'utilità e il valore aggiunto di questo tipo di azioni. Sarà dunque posto maggiormente l'accento sulla dimensione transnazionale e il valore aggiunto comunitario, attraverso sistemi di informazione e di scambio di esperienze e buone pratiche a livello comunitario e un accresciuto sostegno a progetti transnazionali innovativi. Tali progetti dovrebbero beneficiare di una maggiore durata (si veda supra), ma dovranno essere accompagnate da misure destinate a diffonderne i risultati e ad assicurarne la considerazione a livello generale.- una delega di compiti di gestione agli Stati membri unitamente a un maggiore supporto comunitario (quadro finanziario e amministrativo comune, strumenti di gestione comuni), che permettano di garantire l'attuazione dello strumento nel rispetto del principio di buona gestione finanziaria, consentendo ai progetti di sviluppare le loro azioni nelle condizioni più favorevoli. Tale raccomandazione risente fortemente della valutazione intermedia, ove, malgrado alcune critiche quanto alla pesantezza e lentezza delle procedure, vi è stata la richiesta unanime di un approccio più incisivo a livello comunitario.5.2 Azioni previste e modalità dell'intervento di bilancioIl Fondo europeo per i rifugiati rappresenta la concretizzazione del principio di solidarietà e di condivisione del carico tra la Comunità e gli Stati membri nell'istituzione di una politica d'asilo comune, e, in futuro, di un sistema d'asilo comune.A tal fine, il 90% dei fondi stanziati è ripartito tra gli Stati membri in base ad un importo fisso e al numero delle persone che appartengono al gruppo di destinatari registrati sul territorio dello Stato membro nei tre anni precedenti. La programmazione strategica delle azioni che il FER deve sostenere sarà realizzata dagli Stati membri sulla base di un periodo di tre anni. Tuttavia, allo scopo, da un lato, di tener conto dell'annualità di bilancio e di adattare la ripartizione di fondi all'evoluzione (talvolta rapida) della situazione in ciascun Stato membro, la ripartizione effettiva dei fondi sarà realizzata annualmente, in base al bilancio stanziato nell'ambito della procedura di bilancio. Tale stanziamento annuale sarà oggetto di programmi nazionali annuali di attuazione.Il rimanente 10% dei fondi sarà riservato all'attuazione a livello comunitario di azioni volte a migliorare la comunicazione e la riflessione comune sulle azioni del FER, tramite riunioni d'esperti, scambi di esperienze e attuazione di progetti transnazionali innovativi.I beneficiari identificati delle azioni del Fondo europeo per i rifugiati sono:- beneficiari finali: richiedenti asilo (numero registrato ogni anno nella UE a 15: circa 375.000), persone ammesse al beneficio dello status di rifugiato, compresi i dispositivi di reinsediamento, ad una forma di protezione sussidiaria o temporanea (numero di persone ammesse ogni anno nell'UE a 15: circa 30.000). Le necessità specifiche di persone particolarmente vulnerabili (quali minori non accompagnati, donne sole con bambini, anziani, handicappati, vittime di torture o di trattamenti degradanti) devono parimenti essere prese in considerazione.- beneficiari intermedi: servizi degli Stati membri incaricati della realizzazione di dispositivi d'accoglienza, di integrazione e di rimpatrio volontario, ivi compresi i servizi addetti alle procedure d'asilo, personale delle ONG e delle autorità regionali/locali implicate nell'attuazione dei dispositivi d'accoglienza (procedure comprese), di integrazione e di rimpatrio volontario.Le azioni supportate dal FER devono essere volte a migliorare le condizioni di accoglienza, di integrazione e di rimpatrio volontario dei beneficiari finali, nel rispetto delle condizioni minime stabilite dalla legislazione comunitaria, anche al fine di migliorare la capacità dei sistemi degli Stati membri e di favorire partenariati fra i diversi interessati (servizi dello Stato, collettività territoriali e locali, organizzazioni non governative e organizzazioni di comunità di rifugiati). A livello comunitario (azioni comunitarie), le azioni devono mirare alla messa in comune e allo scambio d'informazioni, agli scambi e al trasferimento di buone pratiche (compresi standard superiori agli standard minimi definiti nella legislazione comunitaria).Le azioni sostenute dal FER assumono la forma di sovvenzioni concesse nel rispetto delle disposizioni relative agli inviti a presentare domande o alle gare di appalto. Le azioni sostenute devono essere comprese nell'ambito degli obiettivi strategici e operativi definiti nelle programmazioni pluriennali e nei programmi annuali.Il contributo comunitario ai progetti sostenuti non può superare:- nell'ambito delle azioni attuate negli Stati membri, il 50% del costo totale di un progetto specifico. Tale proporzione può essere portata al 60% per progetti particolarmente innovativi o oggetto di partenariati transnazionali, e al 75% negli Stati membri beneficiari del Fondo di coesione;- nell'ambito degli inviti a presentare proposte di azioni comunitarie, l'80% del costo totale di un progetto specifico.Di norma, gli aiuti finanziari accordati per progetti nell'ambito del Fondo possono coprire un periodo massimo di tre anni, fatto salvo un riesame periodico dei progressi realizzati.5.3 Modalità di attuazioneLa prima fase del FER (2000-2004, Decisione del Consiglio 2000/596/CE) era basata su un sistema di gestione concorrente con gli Stati membri. Tenuto conto, da un lato, della diversità attuale dei sistemi di asilo negli Stati membri e, dall'altro, della necessità di supportare iniziative atte a produrre risultati e impatti sulla situazione delle persone negli Stati membri e sui sistemi collegati all'accoglienza, all'integrazione e al rimpatrio volontario, la delega di alcuni compiti di gestione, compresi quelli di esecuzione del bilancio, a livello degli Stati membri, è giustificata anche per la seconda fase del FER. Inoltre, l'aumento sostanziale delle risorse del FER proposto per la sua seconda fase giustifica il mantenimento di questa delega.L'esame dei risultati della prima fase del FER, la necessità evidenziatasi di un maggior ruolo della Commissione, soprattutto in termini di pianificazione e di messa in comune delle informazioni, nonché l'entrata in vigore della regolamentazione finanziaria (Regolamento finanziario e modalità di esecuzione) che definiscono più precisamente i modi di delegazione delle funzioni di pubblici poteri a istituzioni o organismi esterni hanno portato alla scelta, per la seconda fase del FER, di un modo di gestione «concorrente» con delega di compiti di gestione agli Stati membri, che designeranno per la gestione delle azioni del FER organismi nazionali pubblici o enti di diritto privato investiti di una pubblica funzione che presentino sufficienti garanzie finanziarie e rispettino le condizioni previste nelle modalità di esecuzione (Autorità responsabili del FER). L'importo concesso per assistenza tecnica sarà aumentato e composto da una parte fissa (30.000 euro e da una parte variabile, pari nel massimo al 5% della dotazione annuale erogata allo Stato membro e sarà destinata a coprire, in tutto o in parte, le spese connesse all'organizzazione degli inviti a presentare proposte, la selezione dei progetti, la gestione amministrativa, contrattuale e finanziaria dei progetti, la pubblicità e diffusione dell'informazione, il controllo e la valutazione, i controlli e le verifiche contabili di primo livello. Peraltro, la Commissione svilupperà norme comuni in materia di gestione amministrativa e finanziaria, nonché strumenti comuni di gestione.Questa struttura di gestione risponde a:- un'esigenza di rapporto costi / efficacia (a causa in particolare del necessario adeguamento dei programmi nazionali alle necessità constatate nel sistema nazionale d'asilo, e dell'importanza, per i destinatari e i beneficiari delle sovvenzioni, di un accesso alle informazioni e alle procedure di gestione nella loro lingua materna);- all'orientamento adottato di un maggior ruolo della Commissione nell'attuazione strategica e operativa del FER;- alle difficoltà incontrate da alcuni Stati membri nel corso della prima fase del FER, per i quali gli obblighi collegati ad una modalità di gestione «concorrente» erano sproporzionati in rapporto al «guadagno» derivante dall'intervento comunitario e all'esigenza di messa a disposizione delle amministrazioni nazionali incaricate della gestione del FER di strumenti di gestione comune più dettagliati (in particolare nei nuovi Stati membri).A tal fine, la delega di compiti di gestione, compresa quella finanziaria, agli Stati membri, attraverso le autorità responsabili del FER permetterà di semplificare il quadro di gestione e si accompagnerà ad una maggiore coerenza ed interoperabilità dei sistemi di gestione e dei sistemi d'informazione.La Commissione gestirà le «azioni comunitarie» con modalità centralizzata, nel rispetto della normativa applicabile (appalti pubblici, inviti a presentare proposte).6. INCIDENZA FINANZIARIA6.1 Incidenza finanziaria totale sulla parte B (per l'intero periodo di programmazione)6.1.1 Intervento finanziarioLinea 18 03 03 - Fondo europeo per i rifugiatiin milioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;Linea 18 03 04 - Misure urgenti in caso di afflusso massiccio di rifugiati (importo iscritto "per memoria")in milioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;6.1.2 Assistenza tecnica e amministrativa (ATA), spese d'appoggio (SDA) e spese TI (stanziamenti d'impegno)18 01 04 02 - Fondo europeo per i rifugiati - Spese per la gestione amministrativain milioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;18 01 04 03 - Misure d'urgenza in caso d'afflusso massiccio di rifugiati - Spese per la gestione amministrativa (importo iscritto "per memoria").in milioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;6.2. Calcolo dei costi per misura prevista nella parte B (per l'intero periodo di programmazione)stanziamenti d'impegno in milioni di euro (al 3° decimale)&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;7. INCIDENZA SU PERSONALE E SPESE AMMINISTRATIVE7.1. Incidenza sulle risorse umane&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;7.2 Incidenza finanziaria globale delle risorse umane&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;Gli importi corrispondono alle spese totali per 12 mesi, in base alle necessità di gestione dello strumento a far data dal 2008. Le necessità in termini di risorse amministrative e finanziarie saranno coperte gradualmente attraverso lo stanziamento concesso alla Direzione generale gestionaria, nell'ambito delle procedure annuali di stanziamento.7.3 Altre spese di funzionamento derivanti dall'azione&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;Gli importi corrispondono alle spese totali dell'azione per 12 mesi sulla base delle necessità di gestione dello strumento a partire dal 2008.(1) Precisare il tipo di comitato nonché il gruppo al quale appartiene.I. Totale annuale (7.2 + 7.3)  //  3.409.200EURII. Durata dell'azione  //  6 anniIII. Costo totale dell'azione  //  17.386.920EUR8. CONTROLLO E VALUTAZIONE8.1 Sistema di controlloNell'ambito del sistema di gestione previsto, saranno realizzati dei modelli standard minimi a livello di tutti gli Stati membri, per la presentazione dei progetti, il controllo e la valutazione. In quest'ambito, saranno definiti indicatori comuni per i diversi tipi d'azione, che dovranno essere raccolti in occasione della presentazione delle relazioni di esecuzione dei progetti.Parimenti, in materia finanziaria, sarà sviluppato un sistema comune di gestione con gli Stati membri (supportato da un'applicazione informatica comune), allo scopo di assicurare un controllo su basi comuni dell'esecuzione dei programmi e dei progetti supportati.8.2 Modalità e periodicità della valutazione previstaSono previste diverse valutazioni, sia a livello nazionale che comunitario. Le valutazioni si basano sul calendario di programmazione pluriennale del FER, che consta di due periodi di programmazione: 2005-2007 e 2008-2009. A tal fine, il calendario delle valutazioni previste nella proposta di decisione è il seguente:- 31 dicembre 2006: relazioni nazionali degli Stati membri sull'attuazione delle azioni del Fondo. A tali relazioni fa seguito, entro il 30 aprile 2007, una relazione di valutazione della Commissione con una sintesi delle valutazioni degli Stati. Tenuto conto della data prevista per queste relazioni, esse verteranno prioritariamente sullo stato dell'attuazione dei programmi e delle azioni: è poco probabile che una valutazione approfondita dei risultati e degli impatti delle azioni sia possibile per quella data. Tuttavia, tali relazioni sono necessarie alla preparazione della seconda fase pluriennale del FER (2008-2010).- 30 giugno 2009: relazioni nazionali degli Stati membri sulla valutazione ex-post delle azioni del Fondo per il periodo di programmazione pluriennale 2005-2007. Tale relazione è seguita, entro il 31 dicembre 2009, da una relazione di valutazione intermedia della Commissione accompagnata da una proposta per il seguito delle azioni del FER dal 2011 in poi.- 30 giugno 202 : relazioni nazionali degli Stati membri sulla valutazione ex-post delle azioni del Fondo per il periodo di programmazione pluriennale 2008-2010 e una valutazione globale ex-post delle azioni per tutto il periodo 2005-2010. Tale relazione è seguita, entro il 31 dicembre 2012, da una relazione di valutazione ex-post della Commissione.Le valutazioni, sia nazionali che a livello comunitario, si baseranno su valutazioni indipendenti realizzate secondo i termini di riferimento stabiliti dalla Commissione nell'ambito dell'articolo 26 paragrafo 2 della proposta di decisione.9. MISURE ANTIFRODELe azioni gestite in modo centralizzato direttamente dalla Commissione (azioni comunitarie, spese d'assistenza tecnica) saranno attuate conformemente alla normativa in vigore, quale definita nel Regolamento finanziario e relative modalità di esecuzione. I contratti e le convenzioni di sovvenzione utilizzati saranno i contratti e le convenzioni tipo predisposte dalla Commissione, che prevedono la possibilità di controllo da parte della Commissione e della Corte dei conti delle Comunità europee.Le norme generali di gestione amministrativa e finanziaria delle azioni negli Stati membri, che saranno adottate dalla Commissione nell'ambito dell'articolo 12 della proposta di decisione, conformemente alla procedura di comitologia definita all'articolo 13, comprenderanno disposizioni specifiche in materia di gestione e di controllo dei progetti da parte delle autorità responsabili, nonché disposizioni relative ai controlli ex-post della Commissione e della Corte dei conti delle Comunità europee.COMMISSION STAFF WORKING PAPERProposal for a Council Decision establishing the European Refugee Fundfor the period 2005-2010Extended Impact Assessment{COM(2004)102 final}COMMISSION STAFF WORKING PAPERProposal for a Council Decision establishing the European Refugee Fundfor the period 2005-2010Extended Impact Assessment1. INTRODUCTIONThe subject of this Extended Impact Assessment is the Commission proposal for the second phase of the European refugee Fund, a financial instrument that was initially created in September 2000 by Council Decision 2000/596/EC in support of the establishment of an area of freedom, security and justice, and in particular of a Common Asylum Policy as defined both by article 63 of the Treaty and by the conclusions of the European Council of Tampere of October 1999.The first phase of the European Refugee Fund, which runs from 1 January 2000 to 31 December 2004, was established by Council Decision 2000/596/EC [23]. The proposal for a legal base for the second phase of the European Refugee Fund should be presented by the Commission at the latest at the beginning of 2004 so as to enable the new instrument to be operational from 1 January 2005.[23]   Council Decision of 28 September 2000 establishing a European Refugee Fund (2000/596/EC), OJ JO L 252 of 6/10/2000, p. 12The Decision to undertake an Extended Impact Assessment for this proposal was taken late (June 2003), and is in many ways a "pilot exercise" at Commission services level so it may not address all the requirements usually expected from such an evaluation. However, a certain number of supporting documentation and consultation processes have been specifically implemented in order to develop this document, as detailed under section 7 of this document.The reflection on possible policy options for the second phase of the European Refugee Fund was already quite advanced at the time when this Extended Impact Assessment was undertaken. Also, the main choice policy choices were made in 2000, when the first phase of the ERF was created. The Extended Impact Assessment does not, therefore, set out the main architecture of the instrument. It was, however, useful to reassess the main objectives of the instrument in the light of developments since 2000 in the area of asylum policy, and adapt the specific objectives of the ERF to the overall objectives of this policy. Furthermore, it allowed the Commission services to thoroughly reflect on the expected impacts of the instrument in this broader context.The European Refugee Fund is a financial instrument whose prime objective is, in the context of the development of a Common Asylum Policy and, at a later stage, of a Common European Asylum System, to "promote a balance in the efforts made by Member States in receiving and bearing the consequences of receiving refugees and displaced persons".As a financial instrument, the assessment of the expected impact of the European Refugee Fund must take into account not only the economic, social and environmental consequences of the actions to be implemented, but also consider other issues such as effectiveness and efficiency of interventions. As an accompanying measure to a series of legislative initiatives aiming at the development of common European rules in the area of asylum, it must also take into account the effects of the adopted or to be adopted legislation in this area. Any expected impact of this instrument, and therefore policy choices made also have to take into account the accession of 10 new member States (some of them will constitute new external borders of the European Union) as from 1st May 2004.2. WHAT ISSUE/PROBLEM IS THE PROPOSAL EXPECTED TO TACKLE?* What is the issue/problem in a given policy area expressed in economic, social and environmental terms including unsustainable trends?* What are the risks inherent in the initial situation?* What is the underlying motive force?* What would happen under a "no policy change" scenario?* Who is affected?Issue and risks:The European Union as been faced with a drastic increase in the number of persons seeking asylum on the territory of the Member States since the early 1990s. These were first linked to the crisis in ex-Yugoslavia. Since then, the number of persons seeking asylum in the Union decreased until 1996 and then rose from 1997 to stabilise in 2002, when over 378.000 persons applied for asylum in a Member State of the Union and acceding countries. However while there may be a relative decrease in 2003, there are important differences among Member States, with some of them seeing a significant increase in numbers of asylum applications.TOTAL ASYLUM APPLICATIONS IN THE EU, 1986 TO 2002 * (1000)(Source: Eurostat)&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;* no data available for Italy 2001 and 2002The situation of Member States faced with an influx of asylum seekers is very different, due to a variety of factors, such as the relative level of wealth, the geographical position, the existence of historic links with third countries of origin of asylum seekers, and the presence on the Member State's territory of existing communities of refugees and third country nationals from certain countries of origin. These conditions, as well as national differences in legal frameworks related to asylum may lead to secondary movements of Asylum Seekers between Member States.DISTRIBUTION OF ASYLUM APPLICATIONS BETWEEN MEMBER STATES, 1999 - 2002 *(Source: Eurostat)&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;* no data available for Italy 2001 and 2002It is very difficult to predict future trends in numbers of asylum seekers and refugees. All international crises, wars, national conflicts, abuse of human rights have a bearing on incoming flows or on the returnability of relevant groups.The Common European Asylum policy creates common standards and has effects on the obligations of Member States with regards to the reception of asylum seekers and asylum procedures, integration of refugees and the return of asylum seekers, refugees and displaced persons. There is a growing need to enhance efficiency and decrease the duration of asylum procedures. New EC standards also aim at reducing divergences in interpretation of the needs for protection and thereby ensuring that persons who are genuinely in need of protection receive it to adequate and comparable standards in all the Member States. The implementation of the Dublin II Regulation and Eurodac clarifies the system of identification of Member State responsibility for examining an asylum claim and will also have new impacts in particular for new Member States.Europe also has an international role to play in sharing responsibilities with other regions in the world in receiving refugees and safeguarding the quality of the international protection system, the basis of which is the Geneva 1951 Convention. Europe also has a role to play in modernising the international protection system with a view to finding better durable solutions and challenges of a rapidly changing world situation. This is even more so since the adoption by the international Community in 2002 of the Agenda for protection.Economic dimension:It is difficult to have precise and comparable economic data on the cost of asylum systems in Member States, as, firstly, these figures are considered highly political at Member State level, and are therefore not widely used. Methods vary in calculation of such costs; some Member States include in their estimates all costs related to asylum related measures (including running costs of administration of the asylum procedures, social welfare and health benefits of asylum seekers and refugees, ...); others only the costs related to direct provision of services to asylum seekers or refugees. For example, Germany estimated that the cost of their reception system in 2002 was 1.5 billion Euros, while Ireland estimated the total cost of their reception, integration and voluntary return measures at 200 million Euros. In France, the cost of providing reception facilities alone to asylum seekers was estimated at 170 million EUR. It is clear, however, that the total cost of maintaining a quality asylum system can have a significant bearing on public expenses.At the same time, refugees and asylum seekers can represent a contribution to the workforce in the Member States, and valuable human capital.Social dimension:Adequate reception of asylum seekers and refugees is an obligation of International Law. That implies the provision of material conditions for reception of asylum seekers, health services, education of children etc., as well as legal guarantees for asylum seekers during the asylum procedures. Asylum seekers and refugees can be faced with racial tension and the risk of social exclusion. For refugees and other persons benefiting from international protection, there is a need to tailor integration policies to specific problems often linked to a significant degree of qualification (intellectuals, journalists, engineers, MDs) not recognised in the host country and the specific needs of vulnerable persons and victims of torture, taking also into account gender issues and the best interests of children.Questions of systemic efficiency in Member States must also be considered. These are in particular: inefficient asylum systems, lengthy procedures, administrative problems, backlog of application processing leading to very delayed decisions (up to several years), costs of reception schemes and determination procedures, opposition by local authorities and population. Developing good relationships with civil society, NGO and Refugee Community Organisations require human and financial investments on a large scale. Return of those who are either not granted protection or of refugees once conditions in their home country have changed is often difficult. It is, however, one of the conditions of the efficiency and credibility of the asylum system, as well as of other systems for organised legal migration. Such returns must be based on respect for human rights and sustainable solutions must be sought.Risks of a "no policy change" scenario:Solidarity and burden-sharing in the area of asylum are express provisions of the Treaty establishing the European Community, and were introduced through the Amsterdam Treaty. They are therefore an essential part of the progressive establishment of an area of freedom, security and justice.Furthermore, if there was no second phase to the ERF, there would be a risk that efforts undertaken under 1st phase, which have produced significant results would be undermined at the very time when the first wave of EC legislation in the field of asylum enters into force. That could be particularly detrimental for the new Member States with asylum systems in the early stages of development.Who is affected?- Asylum seekers and refugees, whose claims must be assessed fairly and efficiently, in full respect of international obligations and human dignity.- Refugees, in need of integration further to having to live in a new country following forced migration after often traumatising experiences.- Member States administrations at central, regional and local level, through the provision of services and cost to the National budget.- NGOs and Refugee Community Organisations who often provide most of the services with regard to reception, integration and return.- International organisations, other host countries and regions of origin.- EU citizens; although the social and economic costs of asylum seekers are often difficult to accept, there remains an awareness that asylum is part of our European heritage.3. WHAT MAIN OBJECTIVES IS THE PROPOSAL EXPECTED TO REACH?* What is the overall policy objective in terms of expected impacts?* Has account been taken of any previously established objectives?The general objectives of the common asylum policy are the full respect of the right to seek asylum and the establishment of a Common European Asylum System, based on the full and inclusive application of the Geneva Convention, thus ensuring that nobody is sent back to persecution, i.e. maintaining the principle of non-refoulement.This System should include, in the short term, a clear and workable determination of the State responsible for the examination of an asylum application, (a system for the identification of asylum seekers (Eurodac) also supports such a determination framework), common standards for a fair and efficient asylum procedure, common minimum conditions of reception of asylum seekers, and the approximation of rules on the recognition and content of the refugee status. It should be completed with measures on subsidiary forms of protection offering an appropriate status to any person in need of such protection. To that end, the Council should adopt, on the basis of Commission proposals, the necessary decisions according to the timetable set in the Treaty of Amsterdam.In the longer term, Community rules should lead to a common asylum procedure and a uniform status for those who are granted asylum valid throughout the Union. The Commission adopted a policy paper on this matter in November 2000.In case of mass influx of displaced persons, a special mechanism for temporary protection on the basis of solidarity between Member States will support the integrity of the asylum system.The main objective of the European Refugee Fund is set by the Treaty establishing the European Community (Article 63.2.b): to promote a balance of efforts between Member States in receiving and bearing the consequences of receiving refugees and displaced persons.The aim of the instrument is to express solidarity at Community level and to alleviate the pressures felt by Member States most affected by reception of refugees and displaced persons in facing the consequences of this reception, which includes reception conditions during asylum procedure (and ensuring fair and efficient asylum procedure), integration of recognised refugees and promoting voluntary return solutions for rejected asylum seekers and refugees who wish to return to their country of origin. Furthermore, the European Refugee Fund is one of the instruments of a Common Asylum policy, and as such the measures supported by the Fund should seek to complement and support the EU legislation already adopted or soon to be adopted in the area in order to support the progressive implementation of a Common Asylum System at all levels (common legislation and development of common best practices).The ERF is an important part of an overall policy for building a common European asylum policy. Reducing divergence between asylum systems and progressive implementation of common standards at EU level will have a cost, which will be greater for Member States with larger number of asylum seekers and refugees, but also to new Member States. The Community should contribute to correcting those imbalances and to supporting Member States in complying with their obligations. Furthermore, it should facilitate the involvement of all relevant stakeholders (governments, administrations, regional and local authorities, NGOs and Refugee Community Organisations, asylum seekers and refugees themselves) in the cross-fertilisation of ideas and in transnational exchanges of views and personnel to make the common asylum policy a practical reality.In drawing this impact assessment, and formulating the policy options available, account has been taken of previously established objectives underlying the first phase of the European Refugee Fund and their likely achievement, through the results of the mid-term review carried out in 2003 (executive summary of the report attached). Account also has to be taken of completion of other objectives (legislation) and the level of complementarity already achieved or soon to be achieved with these.Finally, account must also be taken of the other objectives being formulated in related policies, such as the integration of third country nationals, management of illegal immigration and future objectives for enhanced solidarity (including financial) in all areas as set out in the draft constitutional Treaty, which will affect the expected results, impacts, and objectives of the new phase of the European Refugee Fund.4. WHAT ARE THE MAIN POLICY OPTIONS AVAILABLE TO REACH THE OBJECTIVE?* Which policy instruments have been considered?* What is the basic approach to reach the objective?* What are the trade-offs associated with the proposed option?* What « designs » and « stringency levels » have been considered?* Which options have been discarded at an early stage?* How are subsidiarity and proportionality taken into account?4.1. Identification of policy optionsAs underlined above, the ERF forms part of a series of policy measures and is an accompanying instrument to legislative proposals. It must therefore contribute to both the objectives of promoting greater solidarity between member States in bearing the consequences of the reception of refugees and asylum seekers and support the progressive implementation of a common European asylum policy.The decision to undertake this extended impact assessment was taken late, and with the first phase of the European Refugee Fund already in force. At this time, major policy options such as "no policy change", or the simple replacement of a financial instrument by a non-financial instrument (such as open method of coordination) had already been rejected, as they did not satisfactorily address the requirements of the Treaty regarding burden-sharing. The policy options envisaged are therefore all based on the principle of financial support of the Community to the Member States, aimed at promoting a better balance of efforts and resources among Member States in the area of asylum.The mid-term evaluation of the first phase of the ERF, carried out in 2003, has already validated the main principles of the European Refugee Fund:- the allocation of the ERF to the Member States is in line with the principle of proportionality when interpreted in terms of the number of asylum applications relative to per capita GDP. This means that the distribution of funding between Member States is relevant to the overall ERF objective of promoting a balance in the efforts of the Member States in bearing the consequences of receiving refugees and displaced persons;- the measures for reception, integration and voluntary repatriation currently are and will continue to be relevant in light of the evolving needs in the Member States and in the European Union in the sense that there is clearly a need for the activities being undertaken in the fields represented by these three measures. The evaluation also concluded that currently there is no need for additional measures.- the decentralised structure of the ERF helps to ensure the relevance of the activities carried out within each measure, because the evolving needs, which the Fund is aimed at addressing are determined at the national level close to the problems.- The evaluation showed substantial results in relation to both individuals and systems/structures across all three areas. In addition the analysis showed that the projects had largely been successful in terms of achieving their planned objectives and results and the qualitative assessments of the effects on the participants were positive.However, the mid-term evaluation also raised certain questions in particular with regard to the effectiveness and the European added value of the first phase of the European Refugee Fund. Therefore, the policy options examined took into account in particular the weaknesses identified by the evaluation:- the potential added value deriving from the existence of a fund whose coverage is restricted to refugees and persons seeking protection is considerable. However, there is an overlap of funding possibilities of the ERF integration measure and those funding possibilities covered by the European Social Fund and the EQUAL Initiative.- the evaluation also found that the general level of impact on the national policies in the areas of reception, integration and voluntary repatriation, as well as on harmonisation among the Member States, remained rather limited.- Finally, the evaluation also pointed to implementation weaknesses, in particular to what was perceived as excessive administration and bureaucracy. This caused funding delays detrimental to the work of the project managers (mostly NGOs), and the need for increased support from the Commission on management of European Community Funds on a decentralised basis.Four policy options were therefore considered:- to abandon the European Refugee Fund as a separate Financial solidarity initiative, but mainstreaming measures aimed at refugees and asylum seekers into existing Community instruments such as the European Social Fund;- the continuation of the European Refugee Fund as a purely redistributive financial instrument covering the needs identified and expressed by the Member States;- a completely centralised financial instrument where the Commission would both identify needs and priorities at a European level, select and co finance actions to be supported to encourage actions that correspond to needs at Community level.- a more strategic "solidarity" instrument with a reinforced link to European asylum policy, and greater cooperation and cross-fertilisation dimension at national and European level.4.2. Impacts expected from identified policy options.The four policy options identified above were assessed with regard to potential impacts on target population, systems and structures and the management resources necessary at national and Community level.Mainstreaming of asylum seeker and refugee issues into existing solidarity programmesWith this option, specific initiatives would be sought in the actions of and the Community initiatives under the European Social Fund for the target population of asylum seekers and refugees. The advantages of this option would lie in the existence of an integrated treatment of the target population through a single instrument, and a "guichet unique" for actions aimed at integration of refugees and asylum seekers into the European labour market and European society. However, the role of such an instrument as an accompanying measure to the progressive implementation of a Common Asylum Policy (including asylum procedures) would be lost. Furthermore, the criteria of expression of "burden" or responsibility in the area of asylum are not, in most cases, related to the criteria determining the division of resources between Member States and regions within structural funds (relative wealth, in particular), and the relative distribution of funds through instruments such as the ESF would not reflect adequately the specific needs arising from the uneven distribution of asylum seekers across Member States. Finally, only part of the activities currently covered by the European Refugee Fund, and necessary to ensure a full complementarity with the development of a Common Asylum Policy could be covered through the ESF, and that is the integration of asylum seekers and refugees into the labour market. Essential actions, such as structuring and developing reception capability, improvement of asylum procedures and voluntary return schemes (representing over 70 % of measures implemented throughout the first phase of the ERF) would not be covered in such an option.The European Refugee Fund as a purely redistributive financial instrumentIn this option, the ERF would mainly act as a redistributive mechanism, based on the number of persons within the target group registered or admitted in each Member State. Each Member State would then invest the funds in accordance with its identified needs and priorities, based purely on national strategy. This option, which is, in essence, the one adopted for the first phase of the European Refugee Fund, would have the advantage of reflecting closely on the reality of needs in the field, and would be easier to manage at Community / Commission level. However, the mid-term review showed the limits of such an approach, which acts mainly as a financial compensation instrument and has little or no impact on improvement of coordination and convergence of national policies in the context of a Common European Asylum policy.A centralised financial instrumentIn view of the limitations identified above with regard to the first phase of the ERF, one could be tempted to refocus completely the financial support towards projects with a strong European added value and transnational impact, in order to ensure full adequacy of actions supported to the common standards developed. However, this approach would prove difficult to manage at EU level due to the level of human resources required and would run the risk of a disconnection between objectives and targets set at EU level and the actual needs of the target population and actors in the field (governments, NGOs, regional and local authorities) in the Member States. Furthermore, many of the actors involved would not, due to their limited size, be able to work on a transnational level or have the management capacity to present and sustain project at EU level, and an excessive centralisation of the ERF would create mainly administrative restrictions to accessing the funds for these entities. Finally, there are still significant differences in Member States asylum policies and levels of services available to asylum seekers and refugees, which require solutions adapted to those differences.A more strategic instrument of "solidarity" in the area of asylumThis last option, which is the one chosen, aims at correcting the weaknesses identified with the first phase of the ERF, building on the progressive establishment of a common asylum policy and the common European asylum system, and recognising the still wide diversity of asylum systems between Member States. It encourages a progressive convergence and consistency not only of legislation, but also of material and social conditions for the reception, the integration and the return of asylum seekers, refugees and displaced persons. In addition, strong and supportive actions at EU level would be supported, disseminated and discussed, in order to bring out innovative new approaches or methods and mainstream them into national policies and systems. Different parameters were considered in this regard, which are detailed in section 5 below.5. WHAT ARE THE IMPACTS - POSITIVE AND NEGATIVE - EXPECTED FROM THE DIFFERENT OPTIONS IDENTIFIED?* What are the expected positive and negative impacts of the options selected, particularly in terms of economic, social and environmental consequences, including impacts on management of risks? Are there potential conflicts and inconsistencies between economic, social and environmental impacts that may lead to trade-offs and related policy decisions?* How large are the additional ('marginal') effects that can be attributed to the policy proposal, i.e. those effects over and above the "no policy change" scenario? Description in qualitative terms and quantified as far as possible. Monetarisation may be used where appropriate.* Are there especially severe impacts on a particular social group, economic sector (including size-class of enterprises) or region?* What are the impacts over time?* What are the results of any scenario, risk or sensitivity analysis undertaken?5.1. Impacts of identified policy optionsWith regard to the policy option envisaged, and of the elements brought forward by the mid-term evaluation of the first phase of the European Refugee Fund, several parameters in particular were considered and discussed at the Conference organised by the Commission on 30-31 October 2003, and through a specific questionnaire addressed to a selected number of organisations, including ERF Responsible Authorities (implementing administrations at national level) in the Member States. This focused in particular on:- target groups of the ERF (continued relevance, reduction of potential overlaps with other Community programmes);- Implementation structures and management procedures (a more efficient cooperation between European and national level, more efficient management and better value for money for projects);- Increasing the impact of the ERF in all areas covered (reception, integration, return) and knowledge sharing at the European level.Measures and target groups of the ERFIn view of the often common needs of refugees and other categories of persons such as migrants, the question was raised of the continued relevance of a financial instrument targeted only at refugees and persons seeking international protection. The stakeholders consulted explicitly emphasised the importance of the need for targeted resources and expertise to deal with refugees and their needs as a positive outcome of the Fund's focus on refugees and persons seeking international protection. Even though persons seeking or enjoying international protection have the same basic needs for reception and integration as other immigrants, it should be remembered that these persons have not chosen to leave their country of origin for the purpose of economic migration and therefore may not find themselves in the same starting position as other immigrants. This indicates a need for additional help to integrate and in particular to access mainstream activities at the earliest possible opportunity. Unlike economic migrants, persons in need of international protection often have no family, communities or networks to fall back upon on arrival. Furthermore, if the available resources were to be dispersed among all migrant groups, there would be a real risk of refugees and persons in need of international protection failing to receive the necessary support. It was however noted that, in some instances, the gaps existing in the provision of services to other migrants leads to economic migrants presenting themselves as refugees in order to receive the support at a level that is otherwise available only to asylum seekers and/or refugees. Therefore, whilst a specific programme aimed at strengthening the implementation of a fair and efficient asylum system is fully justified by the specific characteristics of international protection measures, additional measures could be considered within the framework of immigration policy in order to further cover the needs of migrant populations.Implementation arrangementsDecentralisationThe main positive impact of decentralisation is that the national management level is closer to the needs of the target groups, and possesses the knowledge required to deal with the local situations, legislation and organisational structures. This means that national needs can be addressed more rapidly and effectively. Furthermore, a decentralised management model gives the National Responsible Authorities more freedom in ensuring complementarity with similar national activities, thereby making it possible to avoid duplicating activities, and ensure additionality. However, in decentralising management to the national level, it was perceived that another level of management had naturally been added to the overall structure of the Fund, complicating financial procedures and delaying payments to operators.Strategic programming and European Added ValueFinally, the duration of one year for national programmes and projects was clearly identified as a major limitation. For Member States, one year is not enough to develop a thorough strategy. Furthermore, the quite complex inter-institutional arrangements provided for in the first ERF decision had a negative consequence on the formulation of programming, the resources of both National Administrations and Commission staff having to concentrate on meeting set deadlines for adoption of documents. This was not conducive to a thorough reflection and dialogue on policy formulation and strategic planning. It is therefore proposed to move towards multi-annual strategic programming based on 3 year period, while keeping possibilities to adapt financial allocations to member States and annually, on the basis of the actual evolution of the target population. The role of the Commission in the strategic programming phase would be enhanced, in particular to encourage the development of strategies and actions aimed at the implementation of standards defined in EU legislation, as well as encouraging the development of higher standards or innovative approaches.Sustainable management rules:The choice of shared management for the European Refugee Fund, based on the model of Structural Funds, has proved very cumbersome for Member States administrations in charge of managing decentralised actions. This is particularly true for an instrument representing yearly appropriations not exceeding 45 MEUR per year, i.e. less than 0,4 % of the volume of the European Social Fund alone. It is therefore proposed, in order to ensure sound financial management and consistency of evaluation of actions co-financed, to define more precisely and develop specific management and monitoring tools for the second phase of the ERF in order to support the Member States management systems, and to raise slightly the amount of funds that can be used for the purposes of technical assistance by the Member States.Cross-fertilisation and exchange of good practices:The second phase of the ERF should also concentrate on the development of dialogue, consultations, dissemination and exchanges of information both at national and European level. To this end, the Community Actions should be strengthened, and aimed at developing easily accessible tools for dissemination of information and results (for example web-based databases), and regular consultations between actors (Commission, governments, NGOS, Refugee Community Organisations, regional and local authorities, refugees and asylum seekers themselves) at both national and EU level. Arranging meetings for project managers to create a forum for dialogue could also increase knowledge sharing, and thereby strengthen the impact of the programme. Such activities, including possibly the establishment of different EU thematic working groups, would enable worthwhile trans-national exchanges via virtual means of communication (internet and email newsletters) and occasional thematic workshops.5.2. Impacts of proposed policy optionThe table in Annex I details the expected impacts of the proposed policy options in terms of economic, social and, where possible, environmental impacts. It considers positive and negative impacts of all three measures (reception, integration and return) on the target groups of the Fund (asylum seekers and persons benefiting from international protection), as well as on other actors such as Member States, partners of the asylum policy (NGOs, local authorities) and the EU citizens. The main impacts can be summarised as follows:* Expected impacts for final beneficiaries (asylum seekers and refugees):- reception conditions and asylum procedures : improvement in quality / quantity of material reception conditions for persons seeking protection (health, housing, education, social benefits, access to the labour market), fairer and more effective asylum procedures;- integration : decrease in dependence on social welfare, improved access to the labour market for refugees enabling them to support themselves at an earlier stage, increased participation in social life through civil society organisations and other relevant channels, improved well-being and self-esteem;- voluntary return : changed or improved conditions enabling refugees and asylum seekers to return home in a sustainable way, development of skills of returnees with a positive impact on the country of origin.* For Member States:- contribution to the economic responsibility undertaken by the Member State in relation to the reception of asylum seekers and refugees and implementation of a common asylum policy;- contribution to changes in processes / policies by development of higher standards, fairer and more effective asylum procedures, reduction of the length of asylum procedures, improvement of reception, integration and return capacity, improvement of qualification of staff , exchanges of experiences and best practices at EU level.* For partners of asylum policy (NGO, Refugee Community Organisations, local and regional authorities):- capacity building and development of new services and greater involvement of self-help organisations;- improvement of qualification of staff, increased cooperation of services / structures in developing capacity in the area of reception;* For the EU citizens:- awareness raising to the issue of refugees and asylum seekers- better acceptance of reception centres by local communities.From the analysis of the tables, a few general conclusions can be drawn:First, positive impacts outweigh negative impact for all measures and at all levels. This is particularly true as regards social impacts.A redistributive analysis shows that the target group who benefits most directly is that of asylum seekers and refugees. Consideration was given to how to address illegal immigrants/residents. The conclusion was that the asylum coherence of the ERF should be safeguarded but that this could be covered by possible other instruments and budget lines within the mandate of JAI policies.Most importantly, significant important systemic effects have been identified with regard to the member States and the organisations working in this area (NGOs and Refugee Community organisations). It must be noted that the situation varies from country to country, most notably in terms of the degree of consolidation of the asylum systems and the experience with the three measures.When the type of impact is considered, the most significant are in the social sphere - economic impacts are more indirect and may be more difficult to identify given the scale of the Fund -. Direct implementation costs have not been quantified and it will be an issue to be dealt with by the monitoring system of the Fund. Indirect and associated costs are more difficult to assess. Environmental impacts are quite weak, which is consistent with the formulation of objectives (they do not include environmental considerations). It has not been possible to differentiate these impacts by target group.Identified impacts on countries of origin present a somewhat ambiguous picture - if it is clear that a better management of asylum flows accompanied by a policy of voluntary return can have positive impacts in the development of these countries, there are also associated risks. These include, for example, risks of asylum seekers and refugees losing contact with their countries of origin, and also risks of qualified people leaving these countries (brain drain).To conclude, it can be said that, overall, expected impacts across the three measures are coherent with the formulation of the mian objectives of the Fund. Indeed, the overall impacts reflect the main policy goal of the ERF, i.e. the contribution to the implementation of the common asylum standards and guidelines agreed at EU level and convergence of practices across Member States to support an open and secure European Union, fully committed to the obligations of the Geneva Convention and other relevant human rights instruments, and able to respond to humanitarian needs on the basis of solidarity.6. HOW TO MONITOR AND EVALUATE THE RESULTS AND IMPACTS OF THE PROPOSAL AFTER IMPLEMENTATION?* How will the policy be implemented?* How will the policy be monitored?* What are the arrangements for any ex-post evaluation of the policy?The proposed programme for the period 2005-2010 will be based on two programming periods of 3 years, which will give rise to multiannual strategies to be agreed between Member States and the Commission on the basis of guidelines issued by the Commission. The management of the Fund will be consolidated through harmonised management instruments (shared management between the Commission and Responsible national Authorities), which will ensure both an adequacy of actions implemented to the specific needs identified in the Member States, and improve financial management through the implementation of common administrative, financial and monitoring terms of reference. As regards monitoring, specific common reporting tools (database, set of indicators) will be developed, and used for the annual reports to be presented by Member States.The improvement of asylum statistics collection (against the background of the Action plan implemented by the Commission and the next Commission proposal for a framework Regulation for development of consistent Community statistics in the field of asylum and migration to be adopted in 2004) will support better sharing of resources.Furthermore, the "consultation, dialogue and cross-fertilisation" dimension of the programme will be reinforced through strategic dialogue with stakeholders, reinforcement of the Community dimension projects and transnational partnerships, as well as the development of specific tools for the dissemination of results and exchanges of information.Evaluations will be carried out both at national and European level at key dates :- mid-term evaluation of implementation of the programme at mid-term of the first programming period (mid-2007), in order to take into account the first results of the programme also on the basis of the final evaluation of the first phase of the European refugee Fund (ex-post evaluation to be carried out in 2005-2006), and propose adjustments of the programme in respect of the development of new solidarity instruments in the area of asylum and migration (cf. article .III-169 of the Draft Constitutional Treaty) as well as the new phase of the Financial Perspectives.- ex-post evaluation of the first multi-annual programming period at the end of 2009, with a view to contribute to a proposal to be made by the Commission on the further development of the European refugee Fund after 2010.- ex-post evaluation of the impact of the Fund at the end of 2012.7. STAKEHOLDER CONSULTATION* Which interested parties were consulted, when in the process, and for what purpose?* What were the results of the consultation?A wide consultation was carried out for the preparation of the proposal for the second phase of the European Refugee Fund, including:- a survey of all Member States national authorities as well as all projects supported between 2000 and 2002 (response rate of projects was 43 %), carried out within the framework of the mid-term evaluation of the first phase of the European Refugee Fund (January to November 2003) ;- Conference organised by the European Commission on 30-31 October 2003, which attracted over 350 participants from 15 Member States and 10 acceding countries, representing all partners involved in the implementation of asylum policy (national government representatives, regional and local authorities, NGOs, Refugee Community Organisations, . This Conference, whilst presenting the first results of the mid-term evaluation of the first phase of the European Refugee Fund, was an opportunity to gather opinions and proposals for the second phase of the instrument. The debates were organised around five workshops, focusing on new developments and needs in the three fields of intervention of the European Refugee Fund (reception, integration and return), and "horizontal" themes (development of best practices, the added value of transnationality, definition and expression of solidarity in the area of asylum policy).- a specific questionnaire on some of the questions raised by the mid-term evaluation and options envisaged through the conference was sent to a very large number of Organisations and to all Member States' responsible Authorities involved with the first phase of the ERF.The results of these consultations was the following :* The overall validation of the criteria used for the expression of solidarity needs to take into account criteria linked to the relative responsibility undertaken by each Member State (GDP), and to the short term specific needs of the 10 acceding countries with regard to structural development of their asylum systems;* The need to strengthen the European dimension of the ERF, both in terms of objectives and operations;* The ERF should receive substantially increased financial resources in order to have a substantially greater impact on structures, processes and policies, in particular given the increased need to transpose and adopt new EC legislation in the field of asylum;* The ERF should be driven by the principle of additionality to, strengthen capacity and encourage innovation;* Need for increased dialogue both at national and transnational level between all actors involved;* Multi-annual programming periods and multi-annual project duration;* A simplified and proportionate management and control system.8. COMMISSION DRAFT PROPOSAL AND JUSTIFICATION* What is the final policy choice and why?* Why was a more/less ambitious option not chosen?* Which are the trade-offs associated to the chosen option?* If current data or knowledge are of poor quality, why should a decision be taken now rather than be put off until better information is available?* Have any accompanying measures to maximise positive impacts and minimise negative impacts been taken?The mid-term review of the first phase of the evaluation as well as the wide consultation undertaken through the Conference organised by the Commission on 30-31 October 2003 have brought useful results on the assessment of measures aimed at improving the relevance, effectiveness and efficiency of the European Refugee Fund.The mid-term evaluation considered that substantial results were achieved within all three measures: reception, integration and voluntary return. The projects were largely successful in terms of achieving their planned objectives with a fairly high direct impact on the final beneficiaries, especially in the field of integration.However, the evaluation also showed that the general level of impact on the national policies in the areas of reception, integration and voluntary repatriation, as well as on harmonisation and burden sharing among Member States remains too limited to demonstrate substantial added value. This is due, in particular to the highly "symbolic" financial dimension of the Fund in terms of actual contribution to the levels of expenditure that Member States are facing in relation to asylum. It is also due to a certain number of weaknesses identified in the structure and management of the Fund: a one year project duration which does not enable innovative projects to reach their full fruition and ascertain sustainability, management arrangements causing funding delays to project promoters which are detrimental to the proper implementation of projects, complexity and heaviness of the management process with regard to the actual size of the Fund, lack of cooperation between stakeholders at national and EU level for the implementation of the Fund.Consequently there is a need to improve the implementation structures and to strengthen the role of the EC in co-ordinating national strategies in order to ensure added value and the exchange of good practice.ANNEX 15.2 IMPACTS EXPECTED FROM THE PROPOSED OPTION&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;5.2.1. RECEPTION CONDITIONS&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;5.2.2. INTEGRATION&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;5.2.3.VOLUNTARY RETURN&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;