CELEX: 62001CC0349
Language: it
Date: 2003-02-27 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Tizzano del 27 febbraio 2003. # Betriebsrat der Firma ADS Anker GmbH contro ADS Anker GmbH. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Arbeitsgericht Bielefeld - Germania. # Politica sociale - Artt. 4 e 11 della direttiva 94/45/CE - Comitato aziendale europeo - Informazione e consultazione dei lavoratori nelle imprese di dimensioni comunitarie - Obbligo della direzione centrale di fornire talune informazioni ai rappresentanti dei lavoratori. # Causa C-349/01.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      ANTONIO TIZZANO
      presentate il 27 febbraio 2003 (1)
      
      Causa C-349/01
      Betriebsrat der Fa. ADS Anker GmbH
      contro
      ADS Anker GmbH
      [domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dall’Arbeitsgericht di Bielefeld (Germania)]
      «Direttiva 94/45/CE – Comitato aziendale europeo – Gruppo di imprese – Obbligo della direzione centrale di fornire informazioni ad un’impresa appartenente al gruppo stabilita in un altro Stato
         membro – Portata»
      1.        Con ordinanza del 24 luglio 2001, l’Arbeitsgericht (Tribunale del lavoro) di Bielefeld (Germania) ha proposto alla Corte,
         in forza dell’art. 234 CE, due quesiti pregiudiziali per l’interpretazione della direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22
         settembre 1994, riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione
         dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (2) (in prosieguo: la «direttiva»). In particolare, l’Arbeitsgericht di Bielefeld chiede se l’impresa stabilita in uno Stato
         membro della Comunità, cui si deve riconoscere il ruolo di direzione centrale di un gruppo d’imprese di dimensioni comunitarie
         ai sensi della direttiva, abbia l’obbligo di fornire informazioni alle altre imprese del gruppo stabilite in altri Stati membri
         quando queste ultime abbiano ricevuto dagli organi di rappresentanza interna dei lavoratori una richiesta d’informazioni di
         cui non dispongono, e, in caso positivo, di precisare la portata di detto obbligo.
      
      I –    Quadro giuridico
      A –    Le pertinenti disposizioni della direttiva
      2.        L’art. 1 della direttiva dispone che:
      «1.      La presente direttiva è intesa a migliorare il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori nelle imprese
         e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie. 
      
      2.      A tal fine è istituito un comitato aziendale europeo o una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori
         in ogni impresa o in ciascun gruppo di imprese di dimensioni comunitarie in cui ciò sia richiesto secondo la procedura prevista
         dall’articolo 5, paragrafo 1, al fine di informare e di consultare i lavoratori nei termini, con le modalità e con gli effetti
         previsti dalla presente direttiva.
      
      (...)
      4.      Fatto salvo un campo di applicazione più ampio in virtù degli accordi di cui all’articolo 6, i poteri e le competenze dei
         comitati aziendali europei e la portata delle procedure per l’informazione e la consultazione dei lavoratori, istituiti per
         realizzare l’obiettivo indicato nel paragrafo 1, riguardano, nel caso di un’impresa di dimensioni comunitarie, tutti gli stabilimenti
         situati negli Stati membri e, nel caso di un gruppo di imprese di dimensioni comunitarie, tutte le imprese facenti parte del
         gruppo, ivi situate.
      
      (...)».
      3.        L’art. 2, n. 1, della direttiva prevede che:
      «Ai fini della presente direttiva si intende per: 
      a)      “impresa di dimensioni comunitarie”, un’impresa che impiega almeno 1 000 lavoratori negli Stati membri e almeno 150 lavoratori
         per Stato membro in almeno due Stati membri; 
      
      b)      “gruppo di imprese”, un gruppo costituito da una impresa controllante e dalle imprese da questa controllate; 
      c)      “gruppo di imprese di dimensioni comunitarie”, un gruppo di imprese che soddisfa le condizioni seguenti: 
               ─       il gruppo impiega almeno 1 000 lavoratori negli Stati membri,
               ─       almeno due imprese del gruppo si trovano in Stati membri diversi, e
               ─       almeno un’impresa del gruppo impiega non meno di 150 lavoratori in uno Stato membro e almeno un’altra impresa del gruppo impiega
         non meno di 150 lavoratori in un altro Stato membro; 
      
      (...)
      e)      “direzione centrale”, la direzione centrale dell’impresa di dimensioni comunitarie o, nel caso di un gruppo di imprese di
         dimensioni comunitarie, dell’impresa controllante;
      
      (...)». 
      4.        L’art. 3, n. 1, dispone che:
      «Ai fini della presente direttiva si intende per “impresa controllante” un’impresa che può esercitare un’influenza dominante
         su un’altra impresa (“impresa controllata”), in conseguenza, a titolo esemplificativo, della proprietà, della partecipazione
         finanziaria o delle norme che la disciplinano».
      
      5.        In virtù dell’art. 4 della direttiva:
      «1.      La direzione centrale è responsabile della realizzazione delle condizioni e degli strumenti necessari all’istituzione del
         comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione, previsti dall’articolo 1, paragrafo 2,
         per l’impresa o il gruppo di imprese di dimensioni comunitarie. 
      
      2.      Allorché la direzione centrale non è situata in uno Stato membro, il rappresentante della direzione centrale in uno Stato
         membro, che è opportuno designare ─ se del caso ─ assume la responsabilità di cui al paragrafo 1.
      
      In mancanza di detto rappresentante, la responsabilità di cui al paragrafo 1 incombe alla direzione dello stabilimento o dell’impresa
         del gruppo che impiega il maggior numero di lavoratori in uno Stato membro.
      
      3.      Ai fini della presente direttiva, il rappresentante o i rappresentanti o, in mancanza di questi, la direzione di cui al paragrafo 2,
         secondo comma sono considerati come direzione centrale».
      
      6.        L’art. 5, n. 1, della direttiva dispone che:
      «Per realizzare l’obiettivo indicato dall’articolo 1, paragrafo 1, la direzione centrale avvia la negoziazione per l’istituzione
         di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione, di propria iniziativa o previa
         richiesta scritta di almeno 100 lavoratori, o dei loro rappresentanti, di almeno due imprese o stabilimenti situati in non
         meno di due Stati membri diversi».
      
      7.        Ai sensi dell’art. 6, n. 1, della direttiva:
      «La direzione centrale e la delegazione speciale di negoziazione devono negoziare con spirito costruttivo per raggiungere
         un accordo sulle modalità di attuazione dell’informazione e della consultazione dei lavoratori previste dall’articolo 1, paragrafo 1».
      
      8.        L’art. 11 della direttiva prevede che:
      «1.       Ciascuno Stato membro provvede affinché la direzione degli stabilimenti di un’impresa di dimensioni comunitarie e la direzione
         delle imprese del gruppo d’imprese di dimensioni comunitarie situate nel suo territorio e i rappresentanti dei lavoratori
         o eventualmente i lavoratori stessi di tali stabilimenti o imprese rispettino gli obblighi stabiliti dalla presente direttiva,
         indipendentemente dal fatto che la direzione centrale sia situata o meno nel suo territorio. 
      
      2.       Gli Stati membri provvedono affinché, su richiesta delle parti interessate dall’applicazione della presente direttiva, le
         imprese rendano disponibili le informazioni sul numero dei lavoratori di cui all’articolo 2, paragrafo 1, lettere a) e c).
         
      
      3.      Gli Stati membri prevedono misure appropriate in caso di inosservanza delle disposizioni della presente direttiva; essi predispongono
         ─ in particolare ─ procedure amministrative o giudiziarie che permettano di imporre il rispetto degli obblighi derivanti dalla
         presente direttiva.
      
      (...)». 
      9.        Infine, secondo l’art. 14, n. 1, della direttiva:
      «Gli Stati membri adottano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie a conformarsi alla presente
         direttiva entro il 22 settembre 1996 o si accertano, entro tale data, che le parti sociali mettano in atto di comune accordo
         le disposizioni necessarie; gli Stati membri devono adottare tutte le disposizioni necessarie che permettano loro di essere
         in qualsiasi momento in grado di garantire i risultati imposti dalla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente
         la Commissione».
      
      B –    La normativa tedesca
      10.      La Repubblica federale di Germania ha trasposto la direttiva con il Gesetz über Europäische Betriebsräte (legge relativa ai
         comitati aziendali europei) del 28 ottobre 1996 (in prosieguo: l’«EBRG») (3). 
      
      11.      L’art. 2, n. 1, dell’EBRG stabilisce che detta legge si applichi alle imprese di dimensioni comunitarie aventi sede sul territorio
         tedesco, nonché ai gruppi di imprese di dimensioni comunitarie quando l’impresa che ne esercita il controllo si trova in territorio
         tedesco. Tuttavia, in base all’art. 2, n. 2, detta legge si applica anche quando la direzione centrale non è situata nel territorio
         tedesco, per quanto attiene, inter alia, alle disposizioni relative al calcolo del numero di lavoratori impiegati nel territorio
         tedesco (art. 4 dell’EBRG), all’esercizio del diritto di informazione (art. 5, n. 2, dell’EBRG), alla determinazione dell’impresa
         che esercita il controllo (art. 6 dell’EBRG) e al rapporto sulle istituzioni rappresentative dei lavoratori del personale
         nella Repubblica federale di Germania (art. 35, n. 2, dell’EBRG).
      
      12.      L’art. 5 dell’EBRG stabilisce che:
      «1.      La direzione centrale deve trasmettere ai rappresentanti dei lavoratori che ne abbiano fatto richiesta le informazioni sul
         numero medio dei dipendenti e sulla loro distribuzione negli Stati membri, sulle imprese e sugli stabilimenti, nonché sulla
         struttura della società o del gruppo di società.
      
      2.       Un comitato aziendale o un comitato aziendale centrale può esercitare il diritto conferito dal paragrafo 1 nei confronti della
         direzione locale dello stabilimento o dell’impresa; questa è tenuta a procurarsi presso la direzione centrale le informazioni
         e i documenti necessari per fornire i chiarimenti richiesti» (4).
      
      II – Fatti, procedimento dinanzi al giudice nazionale e quesiti pregiudiziali 
      13.      La controversia pendente dinanzi all’Arbeitsgericht di Bielefeld oppone la società tedesca ADS Anker GmbH (in prosieguo: l’«ADS
         Anker») al comitato aziendale di tale società (in prosieguo: il «comitato»).
      
      14.      Si desume dall’ordinanza di rinvio che l’ADS Anker fa parte di un gruppo d’imprese di dimensioni comunitarie, la cui capogruppo
         si trova in Svizzera. Dall’ordinanza emerge inoltre che l’ADS Anker è controllata dalla società Anker BV, stabilita nel Regno
         dei Paesi Bassi, la quale detiene quote di altre imprese appartenenti al gruppo Anker stabilite in diversi Stati membri. L’impresa
         del gruppo Anker che impiega il maggior numero di lavoratori in uno Stato membro è l’impresa britannica RIVA.
      
      15.      Nel gruppo in questione non sono stati istituiti né un comitato aziendale europeo né una procedura per l’informazione e la
         consultazione dei lavoratori ai sensi dell’art. 1, n. 2, della direttiva. Per rimediare a tale situazione, il comitato ha
         chiesto all’ADS Anker, ai sensi dell’art. 5, n. 2, dell’EBRG, di comunicargli le informazioni previste dell’art. 5, n. 1,
         dell’EBRG, nonché la denominazione degli organi di rappresentanza dei lavoratori e dei loro rappresentanti in grado di partecipare,
         per conto dei lavoratori delle imprese o delle imprese da queste dipendenti, alla costituzione di un comitato aziendale europeo.
         Di fronte al rifiuto opposto dall’ADS Anker, il comitato ha adito il giudice del rinvio per ottenere soddisfazione della propria
         pretesa. 
      
      16.      L’ADS Anker si difende sostenendo di non essere in grado di adempiere all’obbligo di procurarsi le informazioni ad essa richieste
         ai sensi dell’art. 5, n. 2, dell’EBRG, poiché tanto la società capogruppo con sede in Svizzera quanto la società olandese
         Anker BV rifiutano di fornirle le informazioni in questione. L’ADS Anker afferma inoltre di non potere, in forza della normativa
         tedesca, ottenere informazioni in possesso di imprese situate fuori dalla Germania. 
      
      17.      Il giudice del rinvio, tuttavia, ha ritenuto che l’argomento dell’ADS Anker sarebbe infondato qualora si dovesse concludere
         che, in virtù di un obbligo desumibile dalla direttiva, in particolare dagli artt. 4, n. 1, e 5, n. 1, della stessa, nonché
         dalle disposizioni nazionali di trasposizione della direttiva, la direzione centrale con sede in un altro Stato membro è tenuta
         a fornire all’ADS Anker le informazioni di cui all’art. 5, n. 1, dell’EBRG.
      
      18.      Se tale interpretazione fosse corretta e si dovesse quindi affermare l’esistenza di detto obbligo, conclude l’ordinanza di
         rinvio, occorrerebbe allora esaminare se in virtù delle medesime disposizioni la direzione centrale sia tenuta a fornire all’ADS
         Anker, oltre alle informazioni di cui all’art. 5, n. 1, dell’EBRG, anche le informazioni riguardanti la denominazione degli
         organi di rappresentanza dei lavoratori e dei loro rappresentanti in grado di partecipare, per conto dei lavoratori delle
         imprese o delle imprese da queste dipendenti, alla costituzione di un comitato aziendale europeo.
      
      19.      Per sciogliere detti interrogativi, quindi, l’Arbeitsgericht di Bielefeld ha sospeso il procedimento e ha chiesto alla Corte
         in via pregiudiziale:
      
      «1)      Se la direttiva 94/45/CE, riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione
         e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie, in particolare ai suoi
         artt. 4 e 11, imponga ad un’impresa con sede nel Regno Unito di Gran Bretagna, cui deve essere riconosciuto il ruolo di direzione
         centrale ai sensi dell’art. 4, nn. 2, secondo capoverso, e 3 della direttiva stessa, ovvero ad un’impresa con sede nel Regno
         dei Paesi Bassi, che rappresenta la direzione centrale ai sensi degli artt. 2, n. 1, lett. e), e 3, n. 1, della direttiva,
         l’obbligo di fornire ad un’altra impresa con sede nella Repubblica federale di Germania, appartenente allo stesso gruppo d’imprese,
         informazioni in merito alle imprese e agli stabilimenti appartenenti al medesimo gruppo, alla forma giuridica, alle strutture
         di rappresentanza, al numero complessivo medio dei lavoratori, nonché alla loro ripartizione tra gli Stati membri e le imprese.
      
      2)       In caso di risposta affermativa al primo quesito: se l’obbligo di informazione comprenda anche le denominazioni delle rappresentanze
         dei lavoratori e i loro rappresentanti, necessariamente partecipanti, per conto dei lavoratori delle imprese o delle imprese
         da queste dipendenti, alla costituzione di un comitato aziendale europeo».
      
      III – Procedimento dinanzi alla Corte
      20.      Nella fase scritta del procedimento hanno depositato osservazioni dinanzi alla Corte il comitato, l’ADS Anker, la Repubblica
         federale di Germania e la Commissione delle Comunità europee. Il comitato, l’ADS Anker e la Commissione hanno inoltre partecipato
         all’udienza tenutasi il 5 dicembre 2002.
      
      IV – Analisi giuridica
      A –    Sul primo quesito pregiudiziale
      21.      Con il primo quesito il giudice del rinvio chiede in sostanza alla Corte se, in base agli artt. 4 e 11 della direttiva, gli
         Stati membri sono tenuti ad imporre ad un’impresa in essi stabilita, cui si deve riconoscere il ruolo di direzione centrale
         di un gruppo d’imprese di dimensioni comunitarie ai sensi della direttiva, l’obbligo di fornire alle imprese del gruppo stabilite
         in altri Stati membri le informazioni richieste a queste ultime dai loro organi di rappresentanza interna dei lavoratori,
         qualora dette informazioni non siano nella disponibilità di tali imprese e siano necessarie al fine di potere chiedere l’avvio
         delle trattative per l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione
         dei lavoratori.
      
      22.      Prima di rispondere al presente quesito, mi pare opportuno sottolineare che né il giudice del rinvio né alcuna delle parti
         interessate nella presente causa nutrono dubbi sul dovere degli Stati membri di imporre a carico della direzione centrale,
         ai sensi dell’art. 4, n. 1, della direttiva, un obbligo d’informazione nei confronti dei lavoratori che intendono avviare
         le trattative per l’istituzione di un comitato aziendale europeo. In questo senso, d’altra parte, mi sono ampiamente espresso
         anche nelle mie conclusioni nella causa C-440/00, Kühne & Nagel (5). 
      
      23.      Né, per altro verso, vi è alcun dubbio, specie dopo la sentenza Bofrost*, quanto all’obbligo di ciascuna impresa facente parte
         di un gruppo di fornire, ai sensi dell’art. 11, n. 2, della direttiva, ai propri lavoratori le «(…) informazioni necessarie
         perché essi possano valutare se hanno o meno il diritto di chiedere l’avvio delle trattative, nonché, eventualmente di formulare
         correttamente la domanda a tale scopo» (6). In tale sentenza, la Corte ha infatti definitivamente chiarito che la portata degli obblighi derivanti dalla direttiva «non
         può essere limitata, dal lato dei datori di lavoro, alla sola direzione centrale» (7).
      
      24.      Ciò di cui invece qui si dubita è se il triangolo direzione centrale-imprese-lavoratori, nel quale il flusso di informazioni
         è incontestato sui lati direzione centrale-lavoratori e imprese-lavoratori, debba chiudersi anche sul lato direzione centrale-imprese.
         In altri termini, ci si chiede se l’obbligo d’informazione, oltre che in senso verticale, s’imponga anche in senso orizzontale
         e se quindi, in virtù della direttiva, esso sussista anche a carico della direzione centrale nei confronti delle altre imprese
         del gruppo, in particolare quando gli organi interni di rappresentanza dei lavoratori abbiano chiesto a queste ultime informazioni
         necessarie all’avvio delle trattative per l’istituzione di un comitato aziendale europeo ed esse non ne dispongano.
      
      25.      Secondo l’ADS Anker, tale quesito dovrebbe ricevere risposta negativa. A suo parere, infatti, un obbligo d’informazione della
         direzione centrale nei confronti delle altre imprese del gruppo non risulterebbe dal testo della direttiva. Pertanto la direzione
         centrale avrebbe l’obbligo di fornire le informazioni necessarie all’avvio delle trattative per l’istituzione di un comitato
         aziendale europeo solo quando le vengono richieste direttamente dai lavoratori. Tale conclusione sarebbe giustificata, continua
         l’ADS Anker, dalla considerazione che essendo i lavoratori a richiedere le informazioni, spetta ad essi adoperarsi per ottenerle
         presso la direzione centrale. Esigere che sia l’impresa ad ottenere le informazioni richieste dai propri dipendenti mediante
         un’azione legale contro la direzione centrale potrebbe avere ripercussioni negative nei rapporti infragruppo. Inoltre, qualora
         detta azione legale avesse esito negativo, i lavoratori non avrebbero più mezzi per ottenere le informazioni da essi richieste.
         
      
      26.      Il comitato, il governo tedesco e la Commissione propongono invece la soluzione opposta, per ragioni che evocherò qui di seguito.
      27.      Per quanto mi riguarda, devo subito osservare che le argomentazioni addotte dall’ADS Anker a sostegno della propria tesi non
         mi paiono convincenti. Esse, infatti, sono piuttosto fondate su ragioni di opportunità che sull’interpretazione delle disposizioni
         della direttiva. Più convincenti mi sembrano, per contro, le argomentazioni di carattere logico, sistematico e testuale addotte
         a sostegno dell’altra tesi, che tenterò ora di illustrare. 
      
      28.      Devo anzitutto ricordare che, come ho affermato nelle menzionate conclusioni relative alla causa Kühne & Nagel, «il sistema
         delineato dalla direttiva fa perno sul ruolo della direzione centrale dell’impresa o del gruppo d’imprese di dimensioni comunitarie,
         alla quale l’art. 4, n. 1, della direttiva stessa assegna la responsabilità primaria del conseguimento della finalità che
         essa si prefigge, in quanto effettivo centro decisionale dell’impresa o del gruppo» (8). Detta responsabilità include «l’obbligo di far fronte, con tutti i mezzi a disposizione, ad ogni esigenza che possa emergere
         in vista della costituzione di un comitato aziendale europeo o della creazione di una procedura d’informazione e consultazione
         dei lavoratori ai sensi della direttiva, con il solo limite che l’attività richiesta alla direzione centrale risulti effettivamente
         necessaria a questo scopo» (9). Ne discende che la direzione centrale ha «l’obbligo di predisporre tutte le condizioni e gli strumenti materiali e logistici
         perché le trattative con i rappresentanti dei lavoratori possano svolgersi regolarmente» (10).
      
      29.      Corollario di tale obbligo è certamente anche la comunicazione ai lavoratori di tutte le informazioni necessarie per esercitare
         il diritto, loro riconosciuto dall’art. 5, n. 1, della direttiva, di richiedere l’avvio delle trattative per l’istituzione
         di un comitato aziendale europeo. Pretendere però che tale obbligo si imponga solo quando i lavoratori abbiano richiesto le
         informazioni direttamente alla direzione centrale e non anche quando la richiesta provenga da altre imprese del gruppo significherebbe
         limitare in modo ingiustificato e illogico l’ampia portata dell’art. 4, n. 1, della direttiva e sminuire una responsabilità
         che, come ho detto, tale direttiva qualifica palesemente come primaria e generale.
      
      30.      Dal momento infatti che, come ha giustamente osservato la Commissione, tale disposizione attribuisce alla direzione centrale
         la responsabilità di creare le condizioni necessarie a permettere l’istituzione di un comitato aziendale europeo – e, aggiungo,
         gliela attribuisce in quanto essa è espressione dell’intero gruppo –, detta responsabilità si traduce non solo nell’obbligo
         di fornire direttamente agli organi di rappresentanza dei lavoratori le informazioni a tal fine richieste, ma anche nell’obbligo
         di fornire le medesime alle altre imprese del gruppo che abbiano ricevuto una richiesta in tal senso dai propri dipendenti.
      
      31.      In altri termini, quando gli organi interni di rappresentanza dei lavoratori di un’impresa richiedono a quest’ultima informazioni
         al fine di esercitare i diritti loro attribuiti dalla direttiva e dette imprese non dispongono di tali informazioni, ricorrono
         le condizioni per l’applicazione dell’art. 4, n. 1, della direttiva, segnatamente le condizioni perché le imprese del gruppo
         abbiano diritto di richiedere le informazioni alla direzione centrale e perché questa abbia l’obbligo di fornirle, al fine
         di realizzare, come vuole appunto tale disposizione, le condizioni per l’istituzione del comitato aziendale.
      
      32.      Diversamente, ripeto, si limiterebbe di molto la portata dell’obbligo imposto alla direzione centrale da detta disposizione
         e si violerebbe, come notano il governo tedesco e il comitato, il principio dell’effetto utile della direttiva, la quale impone
         obblighi volti ad agevolare, non ad ostacolare, l’istituzione dei comitati aziendali europei. 
      
      33.      Seguendo infatti la tesi qui criticata, anziché incoraggiare i lavoratori ad esercitare i diritti riconosciuti dalla direttiva,
         li si ostacolerebbe in tale proposito, imponendo loro a tal fine, senza alcuna oggettiva giustificazione, adempimenti onerosi
         e defatiganti, frustrando così, in contrasto con il predetto principio dell’effetto utile, il perseguimento dell’obiettivo
         che la direttiva si propone invece esplicitamente di favorire. Basti considerare, come ha giustamente osservato il comitato,
         le difficoltà cui i lavoratori sarebbero confrontati per ottenere dalla direzione centrale le informazioni necessarie a chiedere
         l’avvio delle trattative qualora questa si trovasse in uno Stato membro diverso da quello in cui sono stabiliti i lavoratori.
      
      34.      Questo sul versante, per così dire, della direzione centrale e degli obblighi che ad essa incombono. Ma un argomento ulteriore
         nel senso indicato può essere dedotto anche se ci si colloca dal versante delle singole imprese del gruppo. Come ha infatti giustamente
         osservato il governo tedesco, se la sentenza Bofrost* ha riconosciuto che ciascuna di tali imprese ha l’obbligo, ai sensi
         della direttiva, di fornire ai propri organi interni di rappresentanza dei lavoratori le «informazioni indispensabili all’avvio
         delle trattative per l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura di informazione e di consultazione
         transnazionale dei lavoratori» (11), deve necessariamente riconoscersi anche il diritto in capo a dette imprese di ottenere queste informazioni presso la direzione
         centrale. 
      
      35.      Ciò detto, non mi nascondo che potrebbero sorgere difficoltà quanto alla possibilità di rendere effettivo il rispetto dell’obbligo
         di cui si discute nei casi in cui la direzione centrale e le singole imprese operino in Stati membri diversi (ma perfino in
         casi in cui esse siano nel medesimo Stato). Devo però ricordare al riguardo che, ai sensi dell’art. 14, n. 1, della direttiva,
         gli Stati membri sono tenuti non solo ad adottare «(…) le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie
         a conformarsi alla presente direttiva», ma anche «(…) tutte le disposizioni necessarie che permettano loro di essere in qualsiasi
         momento in grado di garantire i risultati imposti dalla presente direttiva (…)» (12). Inoltre, ai sensi dell’art. 11, n. 3, essi devono predisporre «procedure amministrative o giudiziarie che permettano di
         imporre il rispetto degli obblighi derivanti dalla presente direttiva». 
      
      36.      Dette disposizioni impongono agli Stati membri un obbligo di risultato particolarmente esplicito e puntuale, che va in qualche
         modo anche al di là dei generici obblighi di trasposizione normalmente previsti dalle direttive comunitarie. Ne discende che
         gli Stati membri sono tenuti a predisporre tutti gli strumenti necessari a garantire pienamente l’adempimento degli obblighi
         risultanti dall’art. 4, n. 1, della direttiva e che, anche in assenza di espresse previsioni in tal senso, le disposizioni
         nazionali di trasposizione della direttiva o, all’occorrenza, l’ordinamento nel suo complesso vanno interpretati in conformità
         all’esplicita volontà della direttiva. 
      
      37.      Sulla base delle precedenti considerazioni, ritengo pertanto che al primo quesito debba rispondersi che gli artt. 4 e 14 della
         direttiva vanno interpretati nel senso che gli Stati membri sono tenuti ad imporre all’impresa in essi stabilita, cui si deve riconoscere
         il ruolo di direzione centrale di un gruppo d’imprese di dimensioni comunitarie ai sensi della direttiva, l’obbligo di fornire
         alle imprese del gruppo stabilite in altri Stati membri le informazioni richieste a queste ultime dai loro organi interni
         di rappresentanza dei lavoratori, qualora dette informazioni non siano nella disponibilità di tali imprese e siano necessarie
         ad istituire un comitato aziendale europeo o una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori. 
      
      B –    Sul secondo quesito pregiudiziale
      38.      Con il secondo quesito il giudice del rinvio chiede alla Corte di chiarire, qualora essa riconosca l’esistenza di un obbligo
         d’informazione della direzione centrale nei confronti di altre imprese del gruppo, la portata di detto obbligo. Detto quesito
         è praticamente identico, mutatis mutandis, al secondo quesito nella causa Kühne & Nagel. 
      
      39.      In proposito, il comitato rileva che il diritto d’informazione previsto dall’art. 5 dell’EBRG non ha solo l’obiettivo di consentire
         ai lavoratori di sapere se esistono i presupposti per la creazione del comitato aziendale europeo, ma anche quello di ottenere
         tutti i dati necessari alla sua eventuale istituzione. Siccome l’art. 5 della direttiva prevede che il comitato aziendale
         europeo può essere istituito su domanda di almeno 100 lavoratori, o dei loro rappresentanti, appartenenti ad almeno 2 imprese
         o stabilimenti situati in almeno due Stati membri, i lavoratori di uno stabilimento o impresa che vogliano farsi promotori
         dell’istituzione di tale comitato devono essere informati delle generalità concernenti le rappresentanze dei lavoratori e
         i loro rappresentanti in altre imprese o stabilimenti appartenenti al gruppo. Al secondo quesito dovrebbe pertanto darsi risposta
         affermativa. 
      
      40.      Anche il governo tedesco sostiene che a tale quesito deve darsi risposta affermativa limitandosi a richiamare le osservazioni
         presentate relativamente al secondo quesito pregiudiziale nella causa C‑440/00.
      
      41.      L’ADS Anker sostiene, al contrario, che a questo quesito deve darsi risposta negativa per due ordini di motivi. Anzitutto,
         la richiesta di informazioni in merito alla denominazione delle rappresentanze dei lavoratori e i loro rappresentanti in grado
         di partecipare, per conto dei lavoratori delle imprese o delle imprese da queste dipendenti, alla costituzione di un comitato
         aziendale europeo sarebbe troppo vaga. Tale vaghezza imporrebbe alla direzione centrale di individuare quali sono le informazioni
         necessarie all’istituzione del comitato aziendale europeo, mentre ciò spetterebbe ai lavoratori che hanno preso l’iniziativa
         d’istituirlo. In secondo luogo, a parere dell’ADS Anker, tale informazione non sarebbe necessaria per presentare una domanda
         ai sensi dell’art. 5, n. 1, della direttiva, e pertanto i lavoratori non avrebbero diritto di chiederla.
      
      42.      Da parte sua, la Commissione, richiamandosi alla sentenza della Corte nel caso Bofrost*, sostiene che a tale quesito deve
         rispondersi nel senso che un’impresa è tenuta a fornire agli organi di rappresentanza dei propri dipendenti le denominazioni
         delle rappresentanze dei lavoratori e i loro rappresentanti in grado di partecipare, per conto dei lavoratori delle imprese
         o delle imprese da queste dipendenti, alla costituzione di un comitato aziendale europeo, qualora disponga di detti dati o
         sia in grado di ottenerli ed essi costituiscano, a parere del giudice nazionale, informazioni indispensabili all’avvio delle
         trattative per l’istituzione di un comitato aziendale europeo.
      
      43.      Per quanto mi riguarda, non ho motivo di modificare la posizione che ho assunto al riguardo nelle mie conclusioni relative
         alla causa Kühne & Nagel, alla quali mi permetto quindi di rinviare (13). A mio avviso, cioè, il presente quesito va risolto nel senso che la direzione centrale del gruppo è tenuta a fornire ad
         altre imprese del gruppo, quando queste ultime abbiano ricevuto una domanda in tal senso dagli organi interni di rappresentanza
         dei lavoratori, le informazioni relative alle denominazioni delle rappresentanze dei lavoratori e i loro rappresentanti in
         grado di partecipare, per conto dei lavoratori delle imprese o delle imprese da queste dipendenti, alla costituzione di un
         comitato aziendale europeo, se a parere del giudice nazionale tali informazioni sono necessarie ai fini dell’istituzione,
         nel gruppo stesso, di un comitato aziendale europeo.
      
      V –    Conclusioni
      44.      Alla luce delle considerazioni che precedono, suggerisco pertanto alla Corte di rispondere come segue ai quesiti ad essa sottoposti
         dall’Arbeitsgericht di Bielefeld con ordinanza del 24 luglio 2001:
      
      «1.      Gli artt. 4 e 14 della direttiva del Consiglio del 22 settembre 1994, 94/45/CE, riguardante l’istituzione di un comitato aziendale
         europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni
         comunitarie, vanno interpretati nel senso che gli Stati membri sono tenuti ad imporre ad un’impresa in essi stabilita, cui
         si deve riconoscere il ruolo di direzione centrale di un gruppo d’imprese di dimensioni comunitarie ai sensi della direttiva,
         l’obbligo di fornire alle imprese del gruppo stabilite in altri Stati membri le informazioni richieste a queste ultime dai
         loro organi interni di rappresentanza dei lavoratori, qualora dette informazioni non siano nella disponibilità di tali imprese
         e siano necessarie al fine di poter chiedere l’avvio delle trattative per l’istituzione di un comitato aziendale europeo o
         di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori.
      
      2.      La direzione centrale del gruppo è tenuta a fornire ad un’impresa del gruppo che ne faccia richiesta, quando quest’ultima
         abbia ricevuto una domanda in tal senso dagli organi interni di rappresentanza dei lavoratori, le informazioni relative alle
         denominazioni delle rappresentanze dei lavoratori e i loro rappresentanti in grado di partecipare, per conto dei lavoratori
         delle imprese o delle imprese da queste dipendenti, alla costituzione di un comitato aziendale europeo, se a parere del giudice
         nazionale tali informazioni sono necessarie ai fini dell’istituzione, nel gruppo stesso, di un comitato aziendale europeo».
      
      1 –	Lingua originale: l'italiano.
      
      2  –	GU L 254, pag. 64. Essendo fondata sull’art. 2, n. 2, dell’accordo sulla politica sociale allegato al Protocollo n. 14
         del Trattato CE, in origine la direttiva non si applicava al Regno Unito. La sua applicazione è poi stata estesa a questo
         Stato membro con la direttiva 97/74/CE (GU 1998, L 10, pag. 22). 
      
      3  –	BGBl. 1996 I, pag. 1548.
      
      4  –      Traduzione non ufficiale.
      
      5  –	Conclusioni dell’11 luglio 2002, (Racc. pag. I-787).
      
      6  –	Sentenza 29 marzo 2001, causa C-62/99, Bofrost* (Racc. pag. I-2579, punto 38). 
      
      7  –	V. sentenza 29 marzo 2001, Bofrost*, cit., punto 31.  
      
      8  –	V. paragrafo 29 delle mie conclusioni nella causa C-440/00, Kühne & Nagel.
      9  –	Ibidem.
      
      10  –	V. paragrafo 30 delle mie conclusioni nella causa C-440/00, Kühne & Nagel.
      11  –	V. sentenza 29 marzo 2001, Bofrost*, cit., punto 39.
      
      12  –	Il corsivo è mio.
      
      13  –	V. paragrafi 41-44 delle mie conclusioni nella causa C-440/00, Kühne & Nagel.