CELEX: 62021TN0100
Language: it
Date: 2021-02-16 00:00:00
Title: Causa T-100/21: Ricorso proposto il 16 febbraio 2021 — Sánchez-Gavito León / Consiglio e Commissione

10.5.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 182/57
            
         
      Ricorso proposto il 16 febbraio 2021 — Sánchez-Gavito León / Consiglio e Commissione
      (Causa T-100/21)
      (2021/C 182/77)
      Lingua processuale: l’inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Maria del Carmen Sánchez-Gavito León (Reston, Virginia, Stati Uniti) (rappresentante: M. Veissiere, avvocato)
      
         Convenuti: Consiglio dell’Unione europea, Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  dichiarare illegittima l’inerzia dei convenuti;
               
            
                  —
               
               
                  ordinare all’Unione europea, rappresentata dai convenuti, in qualità di membro del comitato consultivo internazionale del cotone (ICAC), di adottare provvedimenti contro il direttore esecutivo dell’ICAC per condotta scorretta;
               
            
                  —
               
               
                  disporre la sospensione immediata dei contributi finanziari dell’Unione all’ICAC fino a che esso non rispetti i diritti umani tutelati dai trattati dell’Unione;
               
            
                  —
               
               
                  condannare l’Unione, rappresentata dalla Commissione e dal Consiglio, a versarle a titolo di risarcimento per danni morali la somma di EUR 300 000,00;
               
            
                  —
               
               
                  condannare l’Unione, rappresentata dalla Commissione e dal Consiglio, a versarle, a titolo di risarcimento per la perdita del posto di lavoro, per la perdita di opportunità e per il danno arrecato alla sua carriera, la somma di 103 542,92 dollari americani (al tasso di cambio attuale in euro), equivalente a un anno e mezzo di stipendio sulla base della sua ultima busta paga all’ICAC (69 055,28 dollari americani);
               
            
                  —
               
               
                  condannare l’Unione, rappresentata dalla Commissione e dal Consiglio, a versarle a titolo di risarcimento per danni materiali la somma di 19 368,13 dollari americani (al tasso di cambio attuale in euro) unitamente agli interessi al tasso legale annuale vigente (da giugno 2019);
               
            
                  —
               
               
                  condannare l’Unione alle spese, incluse, tra le altre, le spese legali risultanti dalle note di onorari dell’avvocato.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce tre motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sul fatto che la Commissione e il Consiglio si sarebbero astenuti dal pronunciarsi, e che la loro inerzia avrebbe causato gravi danni morali e materiali alla ricorrente, alla quale sarebbe stato negato qualsiasi accesso alla giustizia, e avrebbe violato il suo diritto alla dignità e a un ambiente di lavoro sicuro.
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sul fatto che i convenuti sarebbero tenuti ad agire conformemente ai trattati dell’Unione, in particolare all’articolo 207 TFUE, sulla cui base l’Unione europea ha aderito all’ICAC, il quale dispone che la politica commerciale comune è condotta nel quadro dei principi e obiettivi dell’azione esterna dell’Unione. La Commissione sarebbe soggetta a un obbligo ai sensi degli articoli 314 e 317 TFUE e dovrebbe rispettare gli interessi, i valori e i principi [dell’Unione] conformemente all’articolo 3 TUE e alla Carta.
               
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sul fatto che, con la loro inerzia, la Commissione e il Consiglio avrebbero violato i diritti fondamentali della ricorrente, quali il diritto di accesso alla giustizia e il diritto a un ambiente di lavoro sicuro.