CELEX: 51993PC0447
Language: it
Date: 1993-10-01
Title: Proposta di REGOLAMENTO (CEE) DEL CONSIGLIO che istituisce misure antidumping modificate sulle importazioni di ferrosilicio originario della Russia, del Kazakistan, dell' Ucraina, dell' Islanda, della Norvegia, della Svezia, del Venezuela e del Brasile

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ1 EUROPEE
                                                           COM(93) 447 def.
                                                           Bruxelles, 1 ottobre 1993
                                         Proposta di
                       RKœkAM£NTO
                       che istituisce misure antidumping modificate
 sulle importazioni di ferrosilicio originario della Russia, del Kazakistan, dell'Ucraina,
         dell'Islanda, della Norvegia, della Svezia, del Venezuela e del Brasile
                              (Presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---                                      R ELAZIQNE
1. Con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. C 115 del 6 maggio 1992, la
   Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento di riesame, in conformità degli
   articoli 14 e 15 del regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, delle misure
   antidumping imposte sulle importazioni nella Comunità di ferrosilicio originario della
   Norvegia, dell'Islanda, della Svezia, del Venezuela, del Brasile, delle repubbliche dell'ex
   URSS e dell'ex Iugoslavia.
2  La Commissione ha condotto l'inchiesta nel periodo tra il 1° gennaio 1991 e il
   30 aprile 1992
3. Per la Norvegia, l'Islanda e il Venezuela è stato costruito il valore normale, in quanto nei
   rispettivi mercati nazionali non sono state effettuate vendite sufficientemente
   rappresentative.
   Per il Brasile, a causa dell'inflazione endemica, il valore normale è stato determinato su
   base mensile, con riferimento alle vendite nazionali oppure, ove necessario, con
   riferimento a un valore costruito quando i prezzi interni erano insufficienti per
   compensare tutti i costi.
   Per il Kazakistan, l'Ucraina e la Russia, che non sono considerati paesi a economia di
   mercato, è stata scelta la Norvegia quale paese analogo. Gli esportatori non hanno
   sollevato obiezioni. Il valore normale è stato costruito in base ai costi di produzione
   norvegesi.
   Per le repubbliche dell'ex Iugoslavia non è stato calcolato alcun dumping, in quanto il
   contributo al pregiudizio è stato minimo.
4. Dal confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione nella Comunità sono
   emersi margini di dumping compresi tra il 9,2% e il 25% per il Brasile e pari al 20,4%
   per il Venezuela, al 6,8% per la Norvegia e l'Islanda, al 7,4% per la Svezia, al 74% per
   l'Ucraina, il Kazakistan e la Russia.
5. Per quanto concerne il pregiudizio, le inchieste hanno cercato di determinare se vi erano
   stati mutamenti nella situazione dell'industria comunitaria a causa del comportamento
   degli esportatori sul mercato comunitario dopo l'istituzione delle misure antidumping
   oggetto del riesame. La Commissione ha altresì valutato se la scadenza delle misure
   antidumping esistenti potesse provocare un ripetersi del pregiudizio.
   L'inchiesta ha dimostrato che data l'attuale situazione della Comunità, caratterizzata dal
   calo delle vendite, dalla diminuzione delle quote di mercato e da perdite finanziarie,
   erano ancora necessarie misure di difesa contro le importazioni oggetto di dumping
   originarie dei paesi summenzionati. È stato rilevato che le misure oggetto del riesame
   non avevano evitato la sottoquotazione dei prezzi del produttore comunitario da parte
   delle importazioni oggetto di dumping. In tali circostanze l'eliminazione delle misure
   antidumping in vigore non è giustificata.
 ---pagebreak--- Per quanto concerne l'interesse della Comunità, l'eliminazione dei vantaggi sleali ottenuti
ron le pralirhe di dumping è volta a evitare l'ulteriore declino dell'industria comunitaria
ed in tal modo contribuisce a mantenere la disponibilità per il consumatore della maggior
scelta di produttori possibile.
È stato inoltre dimostrato che, dato il ruolo trascurabile del ferrosilicio nella produzione
dell'acciaio, il mantenimento delle misure non inciderebbe in misura significativa sui
prezzi al consumo.
Le misure antidumping devono pertanto essere mantenute e modificate alla luce dei
risultati del riesame.
Poiché le soglie di pregiudizio erano superiori ai margini di dumping, i dazi devono
essere determinati in base ai margini di dumping rilevati, che sono i seguenti:
           Norvegia                               6,8%
           Islanda                                6,8%
           Svezia                                 7,4%
           Venezuela                             20,4%
           Brasile                             dal 9,2% al 25%
           Russia, Ucraina e Kazakistan          74%.
 ---pagebreak---                                             Proposta di
                           REGOLAMENTO (CEE) DEL CONSIGLIO
                           che istituisce misure antidumping modificate
    sulle importazioni di ferrosilicio originario della Russia, del Kazakistan, dell'Ucraina,
             dell'Islanda, della Norvegia, della Svezia, del Venezuela e del Brasile
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE,
visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,
visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'I 1 luglio 1988, relativo alla difesa
contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri
della Comunità economica europea (l), in particolare gli articoli 14 e 15,
vista la proposta della Commissione, presentata previa consultazione del comitato consultivo
a norma di detto regolamento,
considerando quanto segue:
A.    PROCEDURA
(1) Con il regolamento (CEE) n. 2409/87 (2), la Commissione ha istituito un dazio
      antidumping provvisorio sulle importazioni di ferrosilicio originario del Brasile e ha
      accettato impegni offerti da una società brasiliana e dall'organizzazione sovietica
      Promsyrioimport.
(2) Con il regolamento (CEE) n. 3650/87 (1), il Consiglio ha istituito un dazio antidumping
      definitivo sulle importazioni di ferrosilicio originario del Brasile.
(3) Nel febbraio 1990, con il regolamento (CEE) n. 341/90 (4), il Consiglio ha accettato
      impegni e ha istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ferrosilicio
      originario dell'Islanda, della Norvegia, della Svezia, del Venezuela e della Iugoslavia,
      eccezion fatta per i prodotti venduti per l'esportazione nella Comunità da società i cui
      impegni sono stati accettati.
(4) Con il regolamento (CEE) n. 1115/91 (5\ il Consiglio ha istituito un dazio antidumping
      definitivo nell'ambito del riesame delle misure antidumping relative alle importazioni di
      GU   n L 209 del 2 8.1988, pag I.
Ci
      GU   n L 219 dell'» 8 1987, pag 24.
<1>
      GU   n L 343 del 5.12 1987, pag I.
(4)   GU   n. L 3 8 del 10.2.1990, pag. I.
(5)   GU   n. L I H del 3.5.1991, pag. I.
 ---pagebreak---       ferrosilicio originario del Brasile.
      Con la decisione 91/240/CEE (6), la Commissione ha accettato gli impegni offerti da
      alcuni esportatori nell'ambito del riesame delle misure antidumping applicabili alle
      importazioni di ferrosilicio originario del Brasile e ha chiuso l'inchiesta per quanto
      riguarda tali esportatori.
(5) Nel febbraio 1992 la Commissione ha pubblicato l'avviso (7) dell'imminente scadenza
      degli impegni assunti dall'organizzazione sovietica Promsyrioimport, in conformità
      dell'articolo 15 del regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio.
(6) Con una domanda presentata nel febbraio 1992, il Comitato di collegamento delle
      industrie delle ferroleghe della Comunità europea (CLIFA), che rappresenta determinati
      produttori comunitari, i quali realizzano assertivamente il 98% della produzione
      comunitaria di ferrosilicio, ha chiesto ilriesamedelle misure summenzionate (punti 1-4).
  (7) Avendo deciso, previa consultazione, che esistono prove sufficienti per giustificare il
       riesame, la Commissione ha deciso di avviare il riesame dei regolamenti e delle decisioni
       di cui ai punti 1-4 conformemente agli articoli 14 e 15 del regolamento (CEE)
       n. 2423/88 e ha aperto l'inchiesta con un avviso pubblicato nel maggio 1992 (8).
(8) Nell'agosto 1992 (9J, ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 4 del regolamento (CEE)
       n. 2423/88, la Commissione ha pubblicato un avviso per comunicare che, durante la
       procedura di riesame, le misure antidumping nei confronti dell'ex Unione Sovietica
       rimanevano in vigore.
(9) La Commissione ha ufficialmente informato gli esportatori e i produttori comunitari
       notoriamente interessati dell'apertura della procedura e ha offerto loro la possibilità di
       comunicare osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione.
(10) La Commissione, a richiesta di un importatore e ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 6 del
       regolamento (CEE) n. 2423/88, ha inoltre fornito alle parti direttamente interessate la
       possibilità di incontrarsi.
(11) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini
       della determinazione del dumping e del pregiudizio e ha svolto inchieste presso la sede
       delle seguenti società:
       a) Produttori comunitari
            - Sociedad Espaftola de Carburos Metàlicos, Spagna
            - Péchiney Electrométallurgie, Francia
            - SKW Trostberg AG, Germania
 «>)   GU n. L 111 del 3.5.1991, pag. 47.
 (7)
       GU n. C 37 del 15.2.1992, pag. 22.
       GUn.C 115 del 6.5.1992, pag. 2.
       GU n. C 186 del 23.7.1992, pag. 25.
 ---pagebreak---      b) Produttori esportatori
         -  Fesil KS, Norvegia
         -  Elkem A/S, Norvegia
         -  Icelandic Alloys, Islanda
         -  Vargòn Alloys, Svezia
         -  CVG Fesilven, Venezuela
          - Companhia Brasileira Carbureto de Càlcio (CBCC), Brasile
          - Companhia de Ferroligas de Bahia Ferbasa, Brasile
          - Italmagnésio SA, Brasile
          - Companhia Paulista de Ferroligas, Brasile
          - Tovarna Dusika Ruse, Slovenia
     e) Importatori indipendenti
          - Considar, Belgio
          - S.A. des Minerais, Lussemburgo
     d) Importatori co]ledati
          - Elkem GmbH, Germania
          - Elkem Alloys Ltd., Regno Unito
          - Fesil Alloys Ltd., Regno Unito
          - Fesil GmbH, Germania
(12) La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni da parte dei ricorrenti, degli
     esportatori citati e di vari importatori, collegati e indipendenti e ha verificato per quanto
     necessario le informazioni fornite.
(13) Gli esportatori, gli importatori collegati, un importatore indipendente e l'industria
     ricorrente hanno chiesto e ottenuto di essere informati dei fatti e delle considerazioni
     essenziali in base ai quali è stato previsto di proporre l'istituzione di dazi antidumping
     modificati. Nelle risultanze della Commissione sono state prese debitamente in
   . considerazione le osservazioni delle parti interessate.
(14) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguarda il periodo dal 1° gennaio 1991 al
     30 aprile 1992. .
B.   PRODOTTO
(15) Descrizione del prodotto
     Il prodotto oggetto delPinchiesta è il ferrosilicio contenente tra il 20 e il 96% di silicio
     in peso ed esportato dai paesi oggetto del riesame, che rientra nei codici NC 7202 21 90,
     7202 21 10 e ex 7202 29 00.
(16) Un esportatore e un importatore hanno affermato che i tipi di ferrosilicio maggiormente
     commercializzati, ovvero il ferrosilicio contenente il 45% di silicio e quello contenente
 ---pagebreak---      il 75% di silicio hanno caratteristiche fisiche sostanzialmente diverse in termini di
     composizione chimica, gravità, peso, massa, densità, colore, durezza e di fattore di
     raffreddamento e che le proprietà metallurgiche non sono le stesse. Le parti hanno anche
     asserito che il procedimento di produzione dei due tipi di prodotto richiede attrezzature
     diverse e che pertanto la classificazione, la movimentazione, il consumo, la fornitura e
     i prezzi sono differenti.
     Le due parti citate hanno inoltre fatto osservare che il ferrosilicio contenente il 45% di
     silicio non è intercambiabile con quello contenente il 75% di silicio e hanno chiesto che,
     per tutte queste ragioni, il ferrosilicio contenente il 45% di silicio fosse escluso dal
     procedimento.
(17) A questo proposito la Commissione ricorda che, qualora il prodotto in questione consista
     di diversi tipi o qualità, la questione se i diversi tipi debbano essere considerati un unico
     prodotto va esaminata in base alle caratteristiche fisico-chimiche e alle applicazioni dei
      vari tipi o qualità
(18) L'inchiesta ha dimostrato che il ferrosilicio contenente il 45% di silicio e quello
     contenente il 75% hanno le stesse caratteristiche fisico-chimiche di base. I due tipi sono
      inoltre intercambiabili nelle loro principali applicazioni come disossidanti nella
      produzione dell'acciaio e come componenti per le leghe dell'acciaio ad alta temperatura
      e le lamiere e devono pertanto essere considerati un unico prodotto ai fini della presente
      procedura.
(19) Prodotto simile
      La Commissione ha accertato che il ferrosilicio prodotto nella Comunità e il ferrosilicio
      venduto o prodotto in Brasile, Venezuela, Islanda, Norvegia, Svezia e nelle repubbliche
      dell'ex Iugoslavia è simile in tutte le caratteristiche al prodotto in questione esportato dai
      paesi interessati dalla presente procedura.
(20) Il Consiglio conferma queste risultanze.
C     VALORE NORMALE E PREZZO Al l'ESPORTAZIONE
 1     Norvegia
(a) Valore normale
(21)1 produttori norvegesi facevano parte di due distinti gruppi aziendali ed esportavano
      attraverso società col legate che hanno effettuato la maggior parte delle vendite a
      importatori collegati nella Comunità.
(22) In nessun caso il volume delle vendite sul mercato interno norvegese ha raggiunto il 5%
      del volume delle esportazioni del prodotto nella Comunità, considerato dalla
      Commissione il minimo rappresentativo per il confronto
 ---pagebreak--- (23) Il valore normale per i produttori norvegesi è stato pertanto calcolato conformemente
      all'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) 2423/88. Il valore
      normale è stato costruito in base ai costi fissi e variabili sostenuti per le materie prime
      e la fabbricazione del ferrosilicio esportato nella Comunità, oltre ad un importo adeguato
      per le spese generali, amministrative e di vendita, nonché un equo margine di profitto.
      Per quanto concerne ciascuno dei due gruppi norvegesi, è stata calcolata la media
      ponderata dei costi di produzione sostenuti dalle loro società consociate.
      Poiché in entrambi i casi sul mercato nazionale non vi sono state vendite rappresentative
      di ferrosilicio o di prodotti dello stesso settore, le spese generali, amministrative e di
      vendita e i profitti sono stati calcolati in base ai dati disponibili relativi al settore in
      questione in Norvegia Questa base è stata considerata congrua e pertanto conforme
      all'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n. 2423/88
      Al costo totale del prodotto è stato aggiunto un margine di profitto del 6%,
      corrispondente a quello considerato necessario affinché l'industria comunitaria potesse
      operare efficacemente.
(b) Prezzo all'esportazione
(24) Quando il prodotto è stato venduto direttamente a importatori indipendenti nella
      Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente
      pagati o pagabili per il prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità.
(25) Quando il prodotto esportato è stato venduto a importatori collegati nella Comunità, i
      prezzi all'esportazione sono stati costruiti conformemente all'articolo 2, paragrafo 8,
      lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88 in base ai prezzi di rivendita al primo
      acquirente indipendente, con gli adeguamenti necessari in riferimento a tutte le spese
      sostenute tra l'importazione e la rivendita, nonché di un margine di profitto del 3%
      considerato equo in base alle informazioni di cui disponeva la Commissione nel settore
      in questione.
 2    Islanda
 (a) Valore normale
 (26) Poiché sul mercato interno islandese non vi sono state vendite di ferrosilicio, il valore
      normale è stato costruito conformemente all'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii)
      del regolamento (CEE) n. 2423/88. Per quantoriguardale spese generali, amministrative
      e di vendite e il profitto, la situazione era simile a quella della Norvegia e la
      determinazione è stata pertanto fatta con gli stessi criteri (cfr. punto 23).
 (b) Prezzo all'esportazione
 (27) L'unico produttore islandese, la Icelandic Alloys Ltd., ha effettuato le vendite nella
      Comunità attraverso un gruppo norvegese che ha una significativa partecipazione
      azionaria nel produttore stesso (cfr. punto 21).
 ---pagebreak--- (28) Pertanto, onde poter confrontare il valore normale e il prezzo all'esportazione,
     nupçt'nltimo è stato costruito in base al prezzo al quale il prodotto in questione è stato
      rivenduto dalla società norvegese agli acquirenti indipendenti nella Comunità, a norma
      dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88 A norma di
     detta disposizione, è stato detratto un margine stimato del 3% derivante dai profitti
      ottenuti sulle le vendite nel settore interessato.
3.    Svezia                                                                              *
(a) Valore normale
(29) Le vendite sul mercato interno del produttore svedese hanno superato il 5% delle
      esportazioni nella Comunità e pertanto sono state effettuate in quantitativi sufficienti per
      costituire un mercato rappresentativo e una base adeguata ai fini del calcolo del valore
      normale.
(30) Il valore normale è stato pertanto calcolato in base alla media ponderata dei prezzi del
      ferrosilicio venduto sul mercato interno nel corso di normali operazioni commerciali, ai
      sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento (CEE) n. 2423/88.
 (31)1 prezzi erano al netto di tutti gli sconti e delle riduzioni direttamente collegati alle
      vendite in esame.
 (b) Prezzo all'esportazione
 (32) Poiché tutti i prodotti esportati sono stati venduti direttamente a importatori indipendenti
      nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi
      effettivamente pagati o pagabili per il prodotto venduto per l'esportazione nella
      Comunità.
 4.    Venezuela
 (a) Valore normale
 (33) Le vendite del produttore venezuelano sul mercato interno hanno superato il 5% delle
      esportazioni nella Comunità e pertanto erano effettuate in quantitativi sufficienti per
       costituire un mercato rappresentativo e una base adeguata ai fini del calcolo del valore
       normale.
 (34) Sul mercato interno il 70% delle vendite è stato effettuato a società di trasformazione
       collegate. Tali vendite non possono essere considerate attendibili e realizzate nel corso
       di normali operazioni commerciali. Le restanti vendite sono state effettuate a prezzi che
       non consentivano il recupero, nel corso di normali operazioni commerciali, di tutti i costi
       adeguatamente determinati II valore normale è stato pertanto costruito ai sensi
       dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n 2423/88.
 ---pagebreak---      Dato il volume delle vendite sul mercato interno, la Commissione ha potuto calcolare
     l'importo delle spese generali, amministrative e di vendita in riferimento alle spese
     sostenute dal produttore per le vendite sul mercato intemo.
     È stato considerato equo un margine di profitto del 6% sui costi totali di produzione (cfr.
     punto 23).
(b) Prezzi all'esportazione
(35) Poiché i prodotti sono stati venduti direttamente a importatori indipendenti nella
     Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente
     pagati o pagabili per il prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità.
5.    Brasile
(a) Valore.normale
(36) Le vendite di tutti i produttori brasiliani sul mercato intemo superavano il 5% delle
      vendite all'esportazione e pertanto rappresentavano un volume sufficiente per costituire
      un mercato rappresentativo e una base adeguata ai fini del calcolo del valore normale.
(37) In considerazione delle significative variazioni di prezzo provocate dalla forte inflazione
      in Brasile, il valore normale è stato calcolato su base mensile rispetto alle vendite sul
      mercato interno oppure, se necessario, in funzione del valore costruito stabilito con il
      metodo esposto nel punto seguente.
(38) La Commissione ha verificato se le vendite sul mercato intemo erano state realizzate nel
      corso di normali operazioni commerciali, confrontando ogni transazione commerciale
      interna con il costo di produzione per tonnellata sostenuto dai singoli produttori durante
      lo stesso periodo di un mese.
      Nei mesi in cui le vendite sono state considerate remunerative, i valori normali sono stati
      determinati in base ai prezzi interni a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del
      regolamento (CEE) n. 2423/88.
      In tutti gli altri casi il valore normale è stato costruito ai sensi dell'articolo 2,
      paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento (CEE) n 2423/88.
      Dato il volume delle vendite sul mercato interno, la Commissione ha potuto calcolare
      l'importo per le spese generali, amministrative e di vendita in riferimento alle spese
      sostenute dal produttore per le vendite sul mercato interno. È stato inoltre aggiunto un
      margine di profitto del 6% (cfr. punto 23).
 (b) Prezzo all'esportazione
 (39) Poiché i prodotti sono stati venduti direttamente a importatori indipendenti nella
      Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente
      pagati o pagabili per il prodotto venduto per l'esportazione nella Comunità.
                                                10
 ---pagebreak--- 6.   Kazakistan, Ucraina e Russia
(a) ValoreLQojrmale
(40) In base alle informazioni comunicate alla Commissione, fra i paesi dell'ex URSS soltanto
     il Kazakistan, l'Ucraina e la Russia disponevano di impianti per la produzione di
     ferrosilicio. Non era tuttavia possibile distinguere i prodotti in base all'origine, in quanto
     le esportazioni venivano effettuate da un operatore russo che non teneva conto delle
     differenze di origine.
     Poiché si tratta di tre paesi a commercio di Stato ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del
     regolamento (CEE) n. 2423/88, il valore normale è stato calcolato in base alle
     informazioni ottenute in un paese ad economia di mercato in cui il prodotto è stato
     fabbricato.
     A tal fine la Commissione ha scelto la Norvegia e la scelta non è stata contestata dai tre
     paesi interessati. L'industria del ferrosilicio norvegese, caratterizzata da una forte
     produzione e da bassi costi, appariva particolarmente efficiente rispetto a tutti gli altri
     paesi noti, data la facilità di accesso all'energia idroelettrica, che è il fattore più costoso
     nella produzione di ferrosilicio. La scelta della Norvegia come mercato analogo è stata
     pertanto considerata appropriata ed equa.
(41) Il valore normale per la Norvegia è stato determinato nel modo esposto al punto 23.
(b) Prezzi all'esportazione
(42) I produttori ucraini e russi non hanno collaborato, mentre il questionario riempito dal
     produttore kazako è risultato inesatto per quanto riguarda i prezzi all'esportazione e
     pertanto le informazioni ivi contenute non hanno potuto essere utilizzate.
      La Commissione ha verificato oltre il 70% delle importazioni totali effettuate attraverso
     l'organizzazione commerciale Promsyrioimport, che rappresentava i produttori di
      Kazakistan, Ucraina e Russia. Questa quantità è stata considerata rappresentativa di tutte
      le transazioni fatte dai produttori dei tre paesi citati durante il periodo in esame.
      I prezzi all'esportazione sono pertanto stati determinati in base ai prezzi applicati al
     primo acquirente indipendente.
 D.  CONFRONTO
(43) Per ciascuno dei paesi interessati, nel confronto tra il valore normale e i prezzi
      all'esportazione per le singole transazioni, la Commissione, conformemente all'articolo
      2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ha tenuto conto, quando era
      giustificato, delle differenze che incidono direttamente sulla comparabilità dei prezzi,
      quali alcune spese di vendita, ovvero condizioni di credito, costi di trasporto,
      assicurazione e movimentazione, costi di imballaggio e spese accesorie.
                                                  Il
 ---pagebreak---      Per il Kazakistan, l'Ucraina e la Russia, si è tenuto conto di differenze inerenti alle
     caratteristiche fisiche, in particolare per quanto riguarda la vagliatura, la frantumazione
     e la pesatura. Il valore normale per tutti e tre i paesi è stato adeguato, poiché era stata
     dimostrata l'esistenza di differenze, con la detrazione di un importo basato su una stima
     equa del valore.
(44) Tutti i confronti sono stati fatti allo stesso stadio commerciale.
E.   MARGINI DI DUMPING
(45) I margini di dumping erano pari alla differenza tra il valore normale stabilito e il prezzo
     all'esportazione nella Comunità.
 1    Norvegia
(46) La media ponderata del margine di dumping per le società Elkem e Fesil, espressa in
     percentuale dei prezzi CI F franco frontiera comunitaria, al lordo del dazio doganale, è
     del 6,8%
(47) Poiché è stato accertato che queste due società avevano effettuato tutte le esportazioni
     di ferrosilicio di origine norvegese nella Comunità, è stato ritenuto opportuno applicare
     questo margine a tutte le importazioni dalla Norvegia.
2.   Islanda
(48) La media ponderata del margine di dumping per la società interessata, espressa in
     percentuale dei prezzi CIF franco frontiera comunitaria, al lordo del dazio doganale, è
     del 6.8%.
(49) Poiché è stato accertato che questa società aveva effettuato tutte le esportazioni di
     ferrosilicio di origine islandese nella Comunità, è stato ritenuto opportuno applicare
     questo margine a tutte le importazioni dall'Islanda.
3.   Svezia
(50) La media ponderata del margine di dumping per la società interessata, espressa in
     percentuale dei prezzi CIF franco frontiera comunitaria, al lordo del dazio doganale, è
     del 7.4%.
(51) Poiché è stato accertato che questa società aveva effettuato tutte le esportazioni di
     ferrosilicio di origine svedese nella Comunità, è stato ritenuto opportuno applicare questo
     margine a tutte le importazioni dalla Svezia.
4.   Venezuela
(52) La media ponderata del margine di dumping per la società CVG Fesilven, espressa in
     percentuale dei prezzi CIF franco frontiera comunitaria, al lordo del dazio doganale, era
     del 20,4%.
                                                 12
 ---pagebreak--- (53) Nei confronti delle società che non hanno collaborato all'inchiesta o che non hanno
     risposto in modo soddisfacente al qiiestionario della Commissione, quest'ultima ha
     ritenuto che il dumping dovesse essere determinato in base agli elementi disponibili ai
     sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. A questo
     proposito è stato ritenuto che il margine riscontrato per la società Fesilven fosse il più
     appropriato.
5.    Brasile
(54) Le medie ponderate dei margini di dumping per le società interessate, espresse in
      percentuale dei prezzi CIF franco frontiera comunitaria, al lordo del dazio doganale,
      erano le seguenti:
      Companhia Brasileira Carbureto de Càlcio                  9,2%
      Ferbasa                                                  22,8%
      Italmagnesio                                             25,0%
(55) Nel caso delle società brasiliane che hanno collaborato all'inchiesta e che, secondo
      quanto risulta, non hanno esportato durante il periodo dell'inchiesta (Rima
      Electrometalurgia S.A., Companhia Paulista de Ferroligas, Companhia Ferroligas Minas
      Gérais Minasligas), la Commissione ritiene che l'elemento più attendibile sia la media
      ponderata del margine di dumping accertato per le società che hanno esportato,
      corrispondente al 20,53%.
 (56) Nel caso delle società che non hanno collaborato all'inchiesta o che non hanno risposto
      in modo adeguato al questionario della Commissione, quest'ultima ha ritenuto che il
      dumping dovesse essere determinato in base agli elementi disponibili conformemente
      all'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. A questo
      proposito la Commissione ha ritenuto che gli elementi più attendibili fossero quelli
      accertati nel corso dell'inchiesta e, per prevenire l'elusione del dazio e per evitare di
      premiare la mancata collaborazione, ha ritenuto che si dovesse applicare il margine più
      elevato accertato per gli esportatori brasiliani.
 6.   Kazakistan, Ucraina e Russia
 (57) Le medie ponderate dei margini di dumping per i paesi interessati, espresse in
      percentuale dei prezzi CIF franco frontiera comunitaria, al lordo del dazio doganale,
      erano le seguenti:
      Kazakistan                                         74,0%
      Ucraina                                            74,0%
      Russia                                             74,0%
 7     Altre Repubbliche dell'ex URSS
 (58) Poiché nessun prodotto in esame originario delle altre Repubbliche dell'ex Unione
       Sovietica è stato importato nella Comunità durante il periodo dell'inchiesta, l'eventuale
       riesame delle misure nei confronti di dette Repubbliche era ingiustificato. In
                                                  13
 ---pagebreak---      conseguenza, le misure antidumping concementi dette repubbliche non dovrebbero essere
      mantenute.
8.    Ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Bosnia-Erzegovina e Slovenia
(59) Per i produttori situati in tali paesi, poiché il loro contributo al pregiudizio è stato
      minimo, non sono stati effettuati calcoli di dumping (cfr. punto 62).
9.    Conclusione
(60) Il Consiglio conferma le conclusioni di cui sopra.
F.    PREGIUDIZIO
 I    C
(61) In linea generale gli effetti delle importazioni provenienti dai paesi soggetti al riesame
      devono essere analizzati cumulativamente, in quanto le esportazioni originarie di ciascun
      paese riguardavano quantitativi rilevanti del prodotto in questione, erano in concorrenza
      con la produzione comunitaria e fra di loro e il comportamento degli esportatori sul
      mercato era simile.
(62) Le importazioni provenienti dalle Repubbliche di Bosnia-Erzegovina e di Slovenia e
      dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia erano tuttavia molto ridotte. Il fatto che le
      importazioni provenienti da detti paesi, dopo l'istituzione dei dazi, fossero trascurabili
      non costituisce una circostanza che giustifichi immediatamente, nella procedura di
      riesame, l'abrogazione dei dazi contro i paesi citati o la non cumulabilità con altre
      importazioni. È stato tuttavia riscontrato che l'impianto situato nella Repubblica di
      Bosnia-Erzegovina è stato gravemente danneggiato e che rimarrà a lungo fuori uso.
      Data inoltre l'attuale capacità dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e Slovenia,
      appare improbabile che nel prossimo futuro le loro esportazioni superino un volume
      trascurabile. Si può pertanto prevedere che il volume delle importazioni provenienti dai
      tre paesi, dopo l'abrogazione delle misure, resti a un livello minimo. A tali importazioni
      non possono pertanto essere attribuiti eventuali contributi ad un ulteriore pregiudizio o
      eventuali minacce di pregiudizio.
 (63) Il Consiglio conferma queste risultanze
 2.   Volume^quotA di .mercato, e prezzi delle importazioni oggetto di dumping
      Volume delle importazioni
(64) La quantità di ferrosilicio importato dai paesi in esame, in percentuale del consumo, è
      aumentata dal 56% del 1988 al 60% del 1991 e al 69% all'inizio del 1992:
           le importazioni originarie del Kazakistan, della Russia e dell'Ucraina sono aumentate
           considerevolmente, passando da 30 000 t nel 1988 (6% del mercato) a 72 000 t nel
                                                14
 ---pagebreak---           1991 (14% del mercato) e a 90 000 t nel 1992 (16% del mercato);
         tra il 1988 e il 1992 il volume delle importazioni provenienti dalla Norvegia (circa
          200 000 t l'anno), dall'Islanda (circa 20 000 t l'anno) e dalla Svezia (circa 12 000 t
          l'anno) è rimasto relativamente stabile, con quote di mercato del 40% circa per la
          Norvegia, del 4% per l'Islanda e di oltre il 2% per la Svezia nel 1992;
          le importazioni originarie del Brasile sono aumentate dalle 9 000 t del 1988 (circa
          il 2% del mercato) a 16 600 t nel 1991 (3,2% del mercato) e a circa 28 000 t nel
           1992 (5,5% del mercato su base annua); nello stesso periodo le importazioni dal
          Venezuela sono aumentate da I 000 t nel 1988, a 8 600 nel 1991 e a circa 9 000 t
          nel 1992 (quasi il 2% del mercato);
          le importazioni provenienti dalla Bosnia-Erzegovina e Slovenia e dall'ex Repubblica
          iugoslava di Macedonia, gli unici paesi dell'ex Iugoslavia produttori di ferrosilicio,
          nel 1992 sono fortemente diminuite, scendendo dalle 18 000 t del 1988 (quasi 4%
          del mercato) a 3 000 t per la Repubblica di Slovenia, a 2 000 t per l'ex Repubblica
          iugoslava di Macedonia e a meno di 1 000 t per la Repubblica di Bosnia-Erzegovina
          (meno dell'1,2% del mercato per i tre paesi insieme).
     Prezzo delle importazioni oggetto di dumping
(65) I prezzi CIF franco frontiera comunitaria, al netto del dazio, applicati al primo acquirente
     indipendente nella Comunità per il prodotto importato dai paesi soggetti al riesame,
     erano inferiori alla media dei prezzi franco fabbrica dei produttori comunitari, che erano
     già eccessivamente bassi.
     Dal confronto, effettuato allo stesso stadio commerciale, sono emersi margini di
     sottoquotazione pari in media a
            9,9% per la Norvegia,
            9,9% per l'Islanda,
            7,8% per la Svezia,
     -     20,1% per il Brasile,
           20% per il Venezuela,
           58,2% per l'Ucraina, la Russia e il Kazakistan.
(66) 11 Consiglio conferma queste risultanze.
3.   Situazione dell'industria comunitaria
     Produzione, capacità e tasso di utilizzazione
(67) La produzione comunitaria di ferrosilicio è scesa dalle quasi 190 000 t del 1989 alle
      132 000 t del 1991 e alle 102 000 t del 1992. Benché la capacità di produzione sia
     diminuita da quasi 255 000 t nel 1989 a circa 200 000 t nel 1992, il tasso di
     utilizzazione è sceso dal 75% del 1989 al 48% del 1992.
                                                 15
 ---pagebreak---      Volume delle vendile e quota di mercato
(68) La quantità di ferrosilicio venduto nella Comunità da produttori comunitari è diminuita
     da 163 000 t nel 1989 a 135 000 t nel 1990, a 122 000 t nel 1991 e a circa 100 000 t
     nel 1992.
     Fra il 1989 e il 1992 la quota di mercato dell'industria comunitaria è constantemente
     diminuita, scendendo dal 30% nel 1989, al 25% nel 1990, al 23% nel 1991 e al 13% nel
     1992 (4 mesi), mentre il consumo annuo nella Comunità fra il 1988 e il 1989 è
     aumentato da 490 000 a 535 000 t e da allora è rimasto stabile.
     Andamento dei prezzi
(69) A causa del basso livello dei prezzi all'importazione durante il periodo dell'inchiesta i
     produttori comunitari sono stati costretti a vendere il prodotto nella Comunità a prezzi
     che, nella maggior parte dei casi, non coprivano i costi di produzione. I produttori
     comunitari, oltre a non poter aumentare i propri prezzi per adeguarli all'aumento dei costi
     di produzione, hanno dovuto addirittura diminuirli, pur continuando a perdere quote di
     mercato.
     Profitti
(70) A causa della depressione dei prezzi e della diminuzione del tasso di utilizzazione degli
     impianti, che hanno avuto effetti negativi sulla copertura dei costi fissi di questo settore
     ad altissima intensità di capitale, l'industria comunitaria nel complesso ha registrato scarsi
     risultati finanziari a partire dal 1987 (con l'eccezione del 1989, anno in cui è stato
     ottenuto un limitato profitto). La situazione è ulteriormente peggiorata a partire dal 1990
     e in particolare nel periodo dell'inchiesta, durante il quale tutti i produttori comunitari
     hanno subito forti perdite. La media ponderata dei risultati dell'industria comunitaria
     mostra una perdita del 34% circa del fatturato nel periodo in esame.
     Occupazione e investimenti
(71) Occorre rilevare che l'industria del ferrosilicio non è ad alta intensità di manodopera. È
     stato tuttavia registrato un calo leggero ma costante dei livelli occupazionali.
     Gli investimenti sono stati tagliati e in Italia tre società hanno cessato la produzione di
     ferrosilicio.
     Conclusione
(72) A causa delle perdite finanziarie e della riduzione delle quote di mercato, la posizione
     dell'industria comunitaria è peggiorata considerevolmente. La Commissione conclude
     pertanto che l'industria ha subito un pregiudizio sostanziale ai sensi dell'articolo 4,
     paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88.
                                                   16
 ---pagebreak--- (73) Il Consiglio conferma queste risultanze e conclusioni.
4.    Nejsojgausaje fra Je importazioni oggetto di dumping e il pregiudizio
(74) La Commissione ha verificato se il pregiudizio notevole subito dall'industria comunitaria
      fosse causato dal dumping e ha riscontrato che l'aumento del volume delle importazioni
      dai paesi soggetti al riesame coincideva con una perdita notevole della quota di mercato
      e con una riduzione dei profitti dell'industria comunitaria. Dato che il mercato
      comunitario di ferrosilicio è trasparente e sensibile alle variazioni di prezzo, le
      sottoquotazioni dei prezzi praticate dai produttori dei paesi in questione hanno avuto un
      effetto depressivo immediato sui prezzi dell'industria comunitaria. I produttori comunitari
      hanno quindi dovuto adeguare i prezzi alla tendenza al ribasso.
(75) Il Consiglio conferma queste risultanze.
5.    Altri fattori
(76) La Commissione ha altresì verificato se altri fattori oltre alle importazioni di ferrosilicio
      oggetto di dumping possano aver provocato pregiudizio all'industria comunitaria
(77) È stato già rilevato che molte difficoltà incontrate dall'industria comunitaria del
      ferrosilicio sono state provocate dalle importazioni oggetto di dumping provenienti da
      altri paesi terzi (come il Sudafrica e la Cina). Rimane tuttavia valida la conclusione
      secondo la quale il volume considerevole e i bassi prezzi delle importazioni oggetto di
      dumping provenienti dai paesi soggetti al riesame hanno contribuito in misura notevole
      al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
 (78) La Commissione non ha rilevato altri fattori che possano giustificare la precaria
      situazione economica dell'industria comunitaria. Infatti tra il 1990 e il 1992 non sono
      state effettuate importazioni in grandi quantitativi oltre a quelle menzionate e non si è
      verificata una diminuzione della domanda.
 6     Conclusione
 (79) Pertanto, anche tenendo conto del fatto che le importazioni provenienti da Sudafrica,
       Cina, Polonia ed Egitto hanno contribuito alla precaria situazione dell'industria
       comunitaria, la Commissione ha concluso che gli effetti delle importazioni di ferrosilicio
      oggetto di dumping originarie di Brasile, Venezuela, Norvegia, Islanda, Svezia, Ucraina,
       Kazakistan e Russia, considerate isolatamente, provocano tuttora un pregiudizio notevole
       all'industria comunitaria. L'eventuale abrogazione delle misure nei confronti di tali
       produttori aumenterebbe pertanto il pregiudizio esistente. Le attuali circostanze non
       giustificano quindi l'abrogazione delle misure. I fatti accertati richiedono invece
       l'adattamento delle attuali misure alla nuova situazione.
       Se le misure in vigore dovessero restare immutate, scadere o essere abrogate, i prezzi
       delle importazioni diminuirebbero ulteriormente, aggravando la depressione dei prezzi
       sull'intero mercato comunitario e le perdite delle quote di mercato e dei profitti
       dell'industria comunitaria.
                                                 17
 ---pagebreak--- (80) Il Consiglio conferma queste risultanze e conclusioni.
G.    INTERESSE DELLA COMUNITÀ
(81) Nel valutare l'interesse della Comunità, la Commissione ha tenuto conto di alcuni
      elementi essenziali. Le misure antidumping hanno principalmente l'obiettivo di prevenire
      le distorsioni della concorrenza derivanti da pratiche commerciali sleali e ristabilire una
      concorrenza aperta e leale sul mercato comunitario, nell'interesse generale della
      Comunità. Inoltre, se le misure in vigore dovessero scadere, si aggraverebbe la già
      precaria situazione dell'industria comunitaria, particolarmente evidente dalla mancanza
      di profitti e dalla riduzione delle quote di mercato e sarebbe minacciata la sopravvivenza
      dell'intero settore. Se quest'industria fosse costretta a cessare la produzione, la Comunità
      diventerebbe totalmente dipendente dalle forniture dei paesi terzi.
      In assenza di misure antidumping, nel prossimo futuro alcuni produttori comunitari
      dovrebbero cessare l'attività data la gravità delle perdite subite da alcuni di essi per un
      lungo periodo. Occorre osservare a questo proposito che alcuni produttori italiani hanno
      cessato l'attività all'inizio del 1991. Un ulteriore deterioramento della situazione
      metterebbe in pericolo l'occupazione e gli investimenti del settore.
(82) La Commissione riconosce che l'istituzione dei dazi antidumping potrebbe incidere sul
      livello dei prezzi applicati dagli esportatori interessati nella Comunità e quindi sulla
      relativa competitività dei loro prodotti. Il vantaggio concorrenziale perso è dovuto
      tuttavia a pratiche commerciali sleali che le misure antidumping intendono eliminare.
(83) È stato altresì affermato che le misure antidumping ridurrebbero il numero di concorrenti
      sul mercato. La Commissione ritiene tuttavia che il numero di concorrenti non sarà
      ridotto con l'adozione di misure antidumping. AI contrario, l'eliminazione dei vantaggi
      indebiti ottenuti con le pratiche di dumping intende porre fine all'arretramento
      dell'industria comunitaria e pertanto contribuisce a mantenere un'ampia scelta di
      produttori di ferrosilicio.
 (84) Per quanto riguarda gli interessi dell'industria di trasformazione, cioè i produttori di
      acciaio speciale che sono gli utilizzatori finali del prodotto interessato nella Comunità,
      i vantaggi di prezzo a breve termine devono essere valutati alla luce degli effetti a lungo
      termine dell'assenza di concorrenza leale. Infatti, il venir meno delle misure attualmente
      in vigore minaccerebbe gravemente la efficienza economica dell'industria comunitaria,
      la cui scomparsa ridurrebbe l'offerta e la concorrenza a scapito dei consumatori. Occorre
      inoltre ricordare che il prezzo del ferrosilicio rappresenta in media soltanto lo 0,2% del
      costo di una tonnellata di acciaio. Eventuali aumenti di costo del ferrosilicio in seguito
      alle misure antidumping avrebbero pertanto un impatto insignificante sui consumatori
      finali.
 (85) La Commissione ritiene pertanto che nell'interesse della Comunità sia opportuno
      continuare ad applicare misure antidumping, al fine di evitare che le importazioni oggetto
      di dumping provochino un ulteriore pregiudizio.
 (86) Il Consiglio conferma queste conclusioni.
 ---pagebreak--- H.   IMPEGNI
(87) Due società hanno proposto nuovi impegni sui prezzi.
(88) Tutti i prezzi indicati negli impegni precedenti sono stati, nella prassi, sistematicamente
     ribassati e la Commissione ritiene che gli impegni non possano più essere considerati un
      rimedio appropriato.
(89) Il Consiglio conferma questa posizione.
1.    ALIQUOTA DEL DAZIO
(90) Per adeguare le misure alle mutate circostanze ed evitare un ulteriore pregiudizio, si
      ritiene che debbano essere stabilite misure antidumping in modo tale da consentire
      all'industria comunitaria di ottenere un equo profitto in futuro e di arginare il crollo delle
      vendite.
(91) A questo proposito la Commissione ha calcolato la media ponderata dei costi di
      produzione sostenuti dai produttori comunitari, compreso un profitto del 6% determinato
      in base ai risultati ottenuti in passato e considerato equo per finanziare investimenti
      produttivi a lungo termine. Poiché la differenza fra tali costi e la media dei prezzi
      all'importazione su base CIF franco frontiera comunitaria, al lordo del dazio, è superiore
      ai margini di dumping per tutte le società o i paesi interessati, i dazi devono basarsi sui
      margini di dumping riscontrati.
(92) Devono pertanto essere istituiti i seguenti dazi antidumping:
      Norvegia:                                                 6,8%
      Islanda:                                                  6,8%
      Svezia.                                                    7,4%
      Venezuela:                                               20,4%
      Brasile:                                                 25,0%
            Companhia Brasileira Carbureto de Càlcio              9,2%
            Ferbasa                                            22,8%
            Rima Electrometalurgia                             20,5%
            Companhia Paulista de Ferroligas                   20,5%
            Companhia Ferroligas Minas Gérais Minasligas       20,5%
       Russia.                                                 74,0%
       Ucraina:                                                74,0%
       Kazakistan:                                             74,0%
 (93) La Commissione ha ritenuto che nei confronti delle società che non hanno collaborato
      all'inchiesta i dazi debbano essere stabiliti in base agli elementi disponibili, ai sensi
      dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Per evitare di
                                                 19
 ---pagebreak---      premiare l'assenza di collaborazione, è stato ritenuto che gli elementi più validi fossero
     quelli determinati nel corso dell'inchiesta e che non vi fosse motivo di ritenere che
     eventuali dazi inferiori ai dazi più alti considerati necessari fossero sufficienti ad
     eliminare il pregiudizio provocato da tali importazioni. È stato pertanto ritenuto
     opportuno istituire il dazio più elevato calcolato per il ferrosilicio originario di ciascun
     paese soggetto all'inchiesta.
(94) Come sempre, la Commissione è disposta ad effettuare un nuovo riesame riguardo alle
     società che non abbiano esportato durante il periodo dell'inchiesta, che non siano
     collegate alle società che hanno esportato in quel periodo e che abbiano intenzione di
     iniziare ad esportare nella Comunità.
(95) Il Consiglio conferma quanto sopra.
A    ABROGAZIONE DEI REGOLAMENTI E DELLE DECISIONI
(96) Devono pertanto essere abrogati i regolamenti (CEE) nn. 2409/87, 341/90, 1115/91 e
     la decisione 9 l/240/CEE
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO
                                            Articolo 1
1.   È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di ferrosilicio contenente
     fra il 20% e il 96% di silicio in peso, di cui ai codici NC 7202 21 10, 7202 21 90 ed ex
     7202 29 00 (codice Taric 7202 29 00 11) originario della Norvegia, della Svezia,
     dell'Islanda, del Brasile, del Venezuela, del Kazakistan, della Russia e dell'Ucraina.
2.   Il dazio, calcolato in base al prezzo del prodotto franco frontiera comunitaria, non
     sdoganato, è il seguente:
           6,8%        per il ferrosilicio originario della Norvegia
           6,8%        per il ferrosilicio originario dell'Islanda
           7,4%        per il ferrosilicio originario della Svezia
          20,4%        per il ferrosilicio originario del Venezuela
          25,0%        per il ferrosilicio originario del Brasile (codice
                       addizionale Taric 8731 )
                       ad eccezione di quello prodotto dalle società qui di seguito elencate,
                       alle quali si applicano le aliquote seguenti.
                        9,2% Cia Brasileira Carbureto de Calcio, Rio de Janeiro (codice
                                addizionale Taric 8729)
                                                20
 ---pagebreak---                         22,8% Cia de Ferroligas da Bahia (Ferbasa), Pojuca, Bahia (codice
                                addizionale Taric 8730)
                        20,5% Cia Rima Electrometalurgia S A , Belo Horizonte (codice
                                addizionale Taric 8734)
                        20,5% Cia Paulista de Ferroligas, San Paolo
                                  (codice addizionale Taric 8734)
                        20,5% Cia Ferroligas Minas Gérais, Minasligas, Contagem, MG
                                 (codice addizionale Taric 8734)
          74,0%         per il ferrosilicio originario della Russia, del Kazakistan e dell'Ucraina
3.    Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.
4.    Sono abrogati i regolamenti (CEE) n. 2409/87, (CEE) n. 341/90 e (CEE) n. 1115/91 e
      la decisione 9 l/240/CEE.
                                             Articolo 2
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta
ufficiale delle Comunità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                        Per il Consiglio
                                                        Il Presidente
                                                  21
 ---pagebreak---                                                                       ISSN 0254-1505
                                                               COM (93) 447 def.
                                                           DOCUMENTI
rr                                                                               os
                                          N. di catalogo : CB-CO-93-490-IT-C
                                                             ISBN 92-77-59456-X
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo
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