CELEX: 62003CO0268
Language: it
Date: 2004-06-08
Title: Ordinanza della Corte (Seconda Sezione) dell'8 giugno 2004. # Jean-Claude De Baeck contro Regno del Belgio. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Rechtbank van eerste aanleg te Antwerpen - Belgio. # Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura - Legislazione fiscale - Imposta sul reddito delle persone fisiche - Cessione di una partecipazione considerevole detenuta nel capitale di una società residente - Modalità d'imposizione della plusvalenza realizzata. # Causa C-268/03.

Causa C-268/03
      Jean-Claude De Baeck
      contro
      Stato belga
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Rechtbank van eerste aanleg te Antwerpen)
      «Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura — Legislazione fiscale — Imposta sul reddito delle persone fisiche — Cessione
         di una partecipazione considerevole detenuta nel capitale di una società residente — Modalità di imposizione della plusvalenza
         realizzata»
      
      Massime dell’ordinanza
      Libera circolazione delle persone — Libertà di stabilimento — Legislazione fiscale — Imposte sul reddito — Esenzione per le
            plusvalenze realizzate all’atto della cessione a titolo oneroso di azioni o quote societarie limitata alle cessioni realizzate
            a beneficio delle società aventi sede nello Stato membro di imposizione — Inammissibilità — Restrizione della libera circolazione
            dei capitali in caso di mancato acquisto, da parte del cessionario, di un’influenza sufficiente all’interno della società
      (Artt. 43 CE, 48 CE et 56 CE)
      Gli artt. 43 CE e 48 CE ostano a una disposizione legislativa nazionale ai sensi della quale le plusvalenze realizzate in
         occasione della cessione a titolo oneroso, al di fuori dell’esercizio di un’attività professionale, su azioni o quote rappresentative
         di diritti societari in società, associazioni, istituzioni o enti sono imponibili qualora la cessione avvenga a favore di
         società, associazioni, istituzioni o enti stabiliti in un altro Stato membro, mentre, nella stessa situazione, tali plusvalenze
         non sono imponibili qualora la cessione avvenga a favore di società, associazioni, istituzioni o enti aventi sede nello Stato
         membro interessato, purché la partecipazione ceduta conferisca al suo titolare una sicura influenza sulle decisioni della
         società e gli consenta di indirizzarne le attività.
      
      L’art. 56 CE osta a una siffatta disposizione legislativa nazionale qualora la partecipazione ceduta non sia di tale natura.
      (v. punto 28, dispositivo 1 e 2)
      
      
      
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            ORDINANZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)8 giugno 2004(1)
            
            
         
            «Art. 104, n. 3, del regolamento di procedura  –  Legislazione fiscale  –  Imposta sul reddito delle persone fisiche  –  Cessione di una partecipazione considerevole detenuta nel capitale di una società residente  –  Modalità d'imposizione della plusvalenza realizzata»
            
          Nel procedimento C-268/03,
          avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale sottoposta alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, dal Rechtbank van
         eerste aanleg te Antwerpen (Belgio) nella causa dinanzi ad esso pendente tra 
         
         
         
         Jean-Claude De Baeck
         
         e
         
         Stato belga,
         
          domanda vertente sull'interpretazione degli artt. 43 CE, 46 CE, 48 CE, 56 CE e 58 CE,
         
         
         
         
         LA CORTE (Seconda Sezione),
         
          composta dal sig. C.W.A. Timmermans (relatore), presidente di Sezione, dai sigg. C. Gulmann, J.-P. Puissochet, J.N. Cunha
         Rodrigues e dalla sig.ra N. Colneric, giudici, 
         
          avvocato generale: sig. F.G. Jacobscancelliere: sig. R. Grass
         
         
         informato il giudice del rinvio dell'intenzione della Corte di statuire con ordinanza motivata in conformità all'art. 104,
            n. 3, del regolamento di procedura,
         
         
         invitati gli interessati di cui all'art. 23 dello Statuto della Corte di giustizia a presentare le loro eventuali osservazioni
            in merito,
          sentito l'avvocato generale,
         ha emesso la seguente
         
         
         Ordinanza
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          Con ordinanza 13 giugno 2003, pervenuta in cancelleria il 19 giugno successivo, il Rechtbank van eerste aanleg te Antwerpen
         ha sottoposto a questa Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, una questione pregiudiziale vertente sull’interpretazione degli artt. 43
         CE, 46 CE, 48 CE, 56 CE e 58 CE.
         
         
         
         2
            
          La detta questione è stata sollevata nell’ambito di una controversia tra il sig. De Baeck e lo Stato belga in merito all’imposizione
         della plusvalenza realizzata in occasione della vendita, da parte del sig. De Baeck, di azioni di società belghe a una società
         francese.
         
         
            
               Normativa nazionale
            
         
         3
            
          Nella versione in vigore all’epoca dei fatti della controversia principale, l’art. 67, n. 8, del codice belga delle imposte
         sui redditi 26 febbraio 1964 disponeva quanto segue:
         «Entrate diverse (…) sono (…) le plusvalenze realizzate in occasione della cessione a titolo oneroso, al di fuori dell’esercizio
         di una delle attività professionali menzionate nell’art. 20, di azioni o di quote rappresentative di diritti societari in
         società, associazioni, istituzioni o enti di qualsiasi tipo che abbiano in Belgio la loro sede sociale, il loro stabilimento
         principale o la loro sede di gestione o amministrativa qualora, in caso di acquisizione delle azioni o delle quote a titolo
         non oneroso, in un momento qualsiasi nel quinquennio che precede la cessione, il cedente o il suo dante causa abbiano detenuto
         direttamente o indirettamente, da soli o assieme al coniuge, ai loro discendenti, ascendenti e affini fino al secondo grado,
         inclusi quelli del coniuge, più del 25% dei diritti nella società le cui azioni o quote sono state cedute».
         
         
         
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          L’art. 67 ter dello stesso codice così dispone:
         «Le plusvalenze menzionate all’art. 67, n. 8, non sono imponibili qualora siano state realizzate in occasione della ripartizione
         del patrimonio sociale della società di cui costituiscono diritti societari, ovvero dell’acquisto da parte di tale società
         delle proprie azioni, ovvero della cessione delle azioni o quote a un residente nel Regno del Belgio assoggettato all’imposta
         sul reddito delle persone fisiche o a un non residente soggetto passivo dell’imposta applicabile ai non residenti o a un contribuente
         come definito dagli artt. 94, n. 1, e 136».
         
         Controversia principale e questione pregiudiziale
         
         5
            
          Il giudice del rinvio afferma che, secondo l’amministrazione, nel 1989 il sig. De Baeck, agendo in proprio nome e per conto
         terzi, ha venduto a una società francese azioni delle società belghe appartenenti al gruppo Antverpia per un importo di BEF
         1 705 000 000.
         
         
         
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          Poiché le azioni sono state vendute a una società straniera e la famiglia del sig. De Baeck ha detenuto una considerevole
         partecipazione nelle società belghe appartenenti al gruppo Antverpia, secondo l’amministrazione la plusvalenza realizzata
         era imponibile.
         
         
         
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          Secondo il giudice del rinvio, dalla normativa nazionale si evince che le plusvalenze non sono imponibili qualora le azioni
         o le quote vengano cedute a società, associazioni, istituzioni o enti belgi, mentre tali plusvalenze sono imponibili qualora
         le azioni o le quote vengano cedute a società, associazioni, istituzioni o enti esteri.
         
         
         
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          La detta normativa prevede pertanto un trattamento differenziato delle plusvalenze su azioni o quote a seconda del luogo di
         stabilimento della società, dell’associazione, dell’istituzione o dell’ente cessionario.
         
         
         
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          Poiché nutriva dubbi in merito alla conformità di una simile normativa al diritto comunitario, il Rechtbank van eerste aanleg
         te Antwerpen ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
         «Se gli artt. 43 [CE], 46 [CE], 48 [CE], 56 [CE] e 58 CE ostino a una disposizione legislativa nazionale belga, come quella
         prevista dagli artt. 67, n. 8, e 67 ter del codice delle imposte sui redditi, nella sua versione del 1964, ai sensi della
         quale le plusvalenze realizzate in occasione della cessione a titolo oneroso, al di fuori dell’esercizio di un’attività professionale,
         su azioni o quote rappresentative di diritti societari in società, associazioni, istituzioni o enti belgi sono imponibili
         qualora la cessione avvenga a favore di società, associazioni, istituzioni o enti stranieri, mentre, nella stessa situazione,
         tali plusvalenze non sono imponibili qualora la cessione avvenga a favore di società, associazioni, istituzioni o enti belgi»
         
         Sulla questione pregiudizialeOsservazioni presentate alla Corte
         
         10
            
          Il sig. De Baeck propone di risolvere la questione pregiudiziale in senso affermativo. Richiamandosi, in particolare, alla
         sentenza 21 novembre 2002, causa C-436/00, X e Y (Racc. pag. I-10829), egli afferma che una norma come quella di cui trattasi
         nella causa principale costituisce una restrizione sia alla libertà di stabilimento sia alla libera circolazione dei capitali.
         
         
         
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          Infatti, una simile norma sarebbe tale da ostacolare il contribuente nell’esercizio del diritto, conferitogli dall’art. 43
         CE, di esercitare le proprie attività per mezzo di una società in un altro Stato membro o di cedere azioni o quote ad una
         tale società nonché da dissuadere i residenti in uno Stato membro dal contrarre prestiti o dal fare investimenti in altri
         Stati membri. Il sig. De Baeck rileva che non esiste alcuna ragione che giustifichi le dette restrizioni.
         
         
         
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          La Commissione delle Comunità europee sostiene inoltre che una normativa nazionale come quella di cui trattasi nella causa
         principale è incompatibile con il diritto comunitario. Facendo riferimento alle sentenze 13 aprile 2000, causa C‑251/98, Baars
         (Racc. pag. I-2787), e X e Y, cit., essa osserva che occorre operare una distinzione tra la libertà di stabilimento e la libera
         circolazione dei capitali.
         
         
         
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          Secondo la stessa, se la partecipazione del sig. De Baeck conferisce a quest’ultimo una certa influenza sulle decisioni della
         società e gli consente di indirizzarne le attività, la questione pregiudiziale dev’essere analizzata dal punto di vista della
         libertà di stabilimento. In caso contrario, essa dovrebbe essere analizzata dal punto di vista della libera circolazione dei
         capitali. Spetterebbe al giudice del rinvio verificare quale delle due ipotesi corrisponda alla realtà.
         
         
         
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          Per quanto riguarda la libertà di stabilimento, la Commissione, riferendosi alla citata sentenza X e Y, fa valere che l’imposizione
         controversa nella causa principale rischia di avere un effetto deterrente sull’esercizio, da parte di una società stabilita
         in un altro Stato membro, del diritto, conferitole dall’art. 43 CE, di svolgere la propria attività in Belgio attraverso una
         società. Sarebbe infatti più interessante per il sig. De Baeck vendere la sua partecipazione ad un’impresa belga, poiché,
         in tal caso, egli non sarebbe debitore dell’imposta. Una simile disparità di trattamento costituirebbe una restrizione alla
         libertà di stabilimento.
         
         
         
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          Per quanto riguarda la libera circolazione dei capitali, la Commissione, facendo ancora riferimento alla citata sentenza X
         e Y, osserva che la normativa nazionale in questione nella causa principale è tale da dissuadere i soggetti passivi dell’imposta
         belga sui redditi dal cedere azioni a società cessionarie stabilite in altri Stati membri. D’altra parte, la detta normativa
         limiterebbe altresì la libertà dei residenti in altri Stati membri di investire il loro capitale in alcune imprese belghe,
         poiché i detti residenti dovrebbero convincere il venditore belga a sceglierli come acquirenti, nonostante l’imposizione controversa.
         Essa costituirebbe, pertanto, una restrizione alla libera circolazione dei capitali ai sensi dell’art. 56 CE.
         
         
         
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          La Commissione osserva che il giudice del rinvio non menziona alcun elemento idoneo a giustificare le restrizioni individuate
         dalla stessa. Essa ritiene inoltre che non sussistano elementi tali da giustificarle.
         
         Soluzione della Corte
         
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          Alla luce del fatto che la soluzione della questione sollevata può essere chiaramente desunta dalla giurisprudenza, la Corte,
         ai sensi dell’art. 104, n. 3, del suo regolamento di procedura, ha informato il giudice del rinvio che intendeva statuire
         con ordinanza motivata ed ha invitato gli interessati di cui all’art. 23 dello Statuto della Corte di giustizia a presentare
         le loro eventuali osservazioni in merito.
         
         
         
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          Solo il sig. De Baeck ha risposto all’invito della Corte indicando che la citata sentenza X e Y, a suo avviso, non era identica
         alla causa in esame, ma presentava analogie con la stessa. Egli si affida pertanto alla valutazione della Corte per determinare
         se, nel caso di specie, la soluzione possa essere desunta da tale sentenza. Egli ritiene che possa esserlo.
         
         
         
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         È giurisprudenza costante che, se è pur vero che la materia delle imposte dirette rientra nella competenza degli Stati membri,
         questi ultimi devono tuttavia esercitarla nel rispetto del diritto comunitario (v., in particolare, sentenza 11 dicembre 2003,
         causa C-364/01, Barbier, Racc. pag. I-15013, punto 56, e la giurisprudenza ivi citata).
         
         
         
         20
            
          Al punto 36 della citata sentenza X e Y, la Corte ha dichiarato che la privazione di un vantaggio fiscale che consiste nel
         rifiutare al cedente il beneficio di un differimento dell’imposta sulle plusvalenze realizzate sulle azioni cedute sottoprezzo,
         per il fatto che la società cessionaria nella quale il soggetto passivo detiene una partecipazione ha sede in un altro Stato
         membro, può avere un effetto deterrente sull’esercizio, da parte dello stesso, del diritto, conferitogli dall’art. 43 CE,
         di svolgere la propria attività in tale altro Stato membro attraverso una società.
         
         
         
         21
            
          La Corte ha rilevato che una simile disparità di trattamento costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento dei
         cittadini dello Stato membro interessato nonché, del resto, a quella dei cittadini di altri Stati membri che risiedono nel
         territorio del detto Stato membro, che detengono una partecipazione nel capitale di una società con sede in un altro Stato
         membro, purché, tuttavia, tale partecipazione conferisca loro una sicura influenza sulle decisioni della società e consenta
         loro di indirizzarne le attività. Essa ha affermato che spetta al giudice del rinvio verificare se tale condizione sia soddisfatta
         nella causa principale (v. sentenza X e Y, cit., punto 37, e la giurisprudenza ivi citata).
         
         
         
         22
            
          Del resto, qualora, secondo le verifiche che devono essere svolte dal giudice del rinvio, l’art. 43 CE non si applichi alla
         luce del grado insufficiente della partecipazione del cedente nella società cessionaria con sede in un altro Stato membro,
         la privazione di un vantaggio fiscale è idonea a dissuadere i soggetti passivi dell’imposta sulle plusvalenze dal cedere sottoprezzo
         azioni a società cessionarie stabilite in altri Stati membri nelle quali essi detengono, direttamente o indirettamente, una
         partecipazione e, pertanto, costituisce per tali soggetti passivi una restrizione alla libera circolazione dei capitali, ai
         sensi dell’art. 56 CE (v. sentenza X e Y, cit., punto 70, e la giurisprudenza ivi citata).
         
         
         
         23
            
         È pacifico che, nella causa principale, le plusvalenze non sono imponibili qualora le azioni o le quote vengano cedute a società,
         associazioni, istituzioni o enti belgi, mentre le stesse sono imponibili qualora le azioni o le quote vengano cedute a società,
         associazioni, istituzioni o enti stabiliti in un altro Stato membro.
         
         
         
         24
            
          Orbene, la privazione del vantaggio fiscale, in tal caso, è ancora più marcata che nella citata causa X e Y, in cui la detta
         privazione consisteva nel rifiutare al cedente il beneficio di un differimento dell’imposta, provocandogli quindi uno svantaggio
         in termini di liquidità (v. sentenza X e Y, cit., punto 36). La normativa nazionale di cui trattasi nella causa principale,
         infatti, ha come conseguenza che il cedente che cede le sue quote ad una società stabilita in un altro Stato membro subisce
         un’imposizione sulle plusvalenze realizzate, imposizione che il cedente che cede le sue quote ad una società belga non subisce.
         
         
         
         25
            
          Si può quindi dedurre chiaramente dalla citata sentenza X e Y che la disparità di trattamento attuata dalla disposizione nazionale
         di cui trattasi nella causa principale a scapito del contribuente che cede azioni o quote a società, associazioni, istituzioni
         o enti stabiliti in un altro Stato membro costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento. Infatti, rendendo la cessione
         delle azioni o quote in questione a cessionari stabiliti in un altro Stato membro meno attraente, l’esercizio, da parte di
         questi ultimi, del loro diritto di stabilimento rischia di essere limitato, purché la partecipazione ceduta conferisca al
         suo titolare una certa influenza sulle decisioni della società e gli consenta di indirizzarne le attività. Spetta al giudice
         del rinvio verificare se tale condizione sia soddisfatta nella causa principale.
         
         
         
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          Qualora ciò non avvenga, si deve rilevare che la disparità di trattamento attuata dalla disposizione nazionale di cui trattasi
         nella causa principale costituisce una restrizione alla libera circolazione dei capitali ai sensi dell’art. 56 CE, in quanto
         la cessione delle azioni o quote in questione ad un cessionario stabilito in un altro Stato membro è resa meno attraente.
         
         
         
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          Poiché nessun elemento idoneo a giustificare le restrizioni di cui sopra è stato comunicato alla Corte, non occorre esaminare
         se queste ultime perseguano un obiettivo legittimo compatibile con il Trattato CE e siano giustificate da ragioni imperative
         di interesse generale.
         
         
         
         28
            
          La questione sollevata dev’essere pertanto risolta come segue:
         
         
         
          
         –
            gli artt. 43 CE e 48 CE ostano a una disposizione legislativa nazionale, come quella prevista dagli artt. 67, n. 8, e 67 ter
               del codice belga delle imposte sui redditi, nella versione in vigore all’epoca dei fatti di cui alla causa principale, ai
               sensi della quale le plusvalenze realizzate in occasione della cessione a titolo oneroso, al di fuori dell’esercizio di un’attività
               professionale, su azioni o quote rappresentative di diritti societari in società, associazioni, istituzioni o enti sono imponibili
               qualora la cessione avvenga a favore di società, associazioni, istituzioni o enti stabiliti in un altro Stato membro, mentre,
               nella stessa situazione, tali plusvalenze non sono imponibili qualora la cessione avvenga a favore di società, associazioni,
               istituzioni o enti belgi, purché la partecipazione ceduta conferisca al suo titolare una sicura influenza sulle decisioni
               della società e gli consenta di indirizzarne le attività.
            
         
         
         
         
          
         –
            l’art. 56 CE osta a una disposizione legislativa nazionale come quella succitata qualora la partecipazione ceduta non sia
               tale da conferire al suo titolare una certa influenza sulle decisioni della società e da consentirgli di indirizzarne le attività.
            
         
         
         
         
         Sulle spese
         29
            
          Le spese sostenute dalla Commissione, che ha presentato osservazioni alla Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti
         delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice del rinvio,
         cui spetta quindi statuire sulle spese.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            LA CORTE (Seconda Sezione),
         
         
          pronunciandosi sulla questione sottopostale dal Rechtbank van eerste aanleg te Antwerpen con sentenza 13 giugno 2003, dichiara:
         
            
            
            
               1)
                  Gli artt. 43 CE e 48 CE ostano a una disposizione legislativa nazionale, come quella prevista dagli artt. 67, n. 8, e 67 ter
                     del codice belga delle imposte sui redditi, nella versione in vigore all’epoca dei fatti di cui alla causa principale, ai
                     sensi della quale le plusvalenze realizzate in occasione della cessione a titolo oneroso, al di fuori dell’esercizio di un’attività
                     professionale, su azioni o quote rappresentative di diritti societari in società, associazioni, istituzioni o enti sono imponibili
                     qualora la cessione avvenga a favore di società, associazioni, istituzioni o enti stabiliti in un altro Stato membro, mentre,
                     nella stessa situazione, tali plusvalenze non sono imponibili qualora la cessione avvenga a favore di società, associazioni,
                     istituzioni o enti belgi, purché la partecipazione ceduta conferisca al suo titolare una sicura influenza sulle decisioni
                     della società e gli consenta di indirizzarne le attività.
                  
               
            
            
            
            
               2)
                  L’art. 56 CE osta a una disposizione legislativa nazionale come quella succitata qualora la partecipazione ceduta non sia
                     tale da conferire al suo titolare una certa influenza sulle decisioni della società e da consentirgli di indirizzarne le attività.
                  
               
            
             Lussemburgo, 8 giugno 2004
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente della Seconda Sezione
               
            
         
         
         
                  R. Grass
               
               
                  C.W.A. Timmermans
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: l'olandese.