CELEX: 52000PC0507
Language: it
Date: 2000-10-11
Title: Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle attività di enti pensionistici per lavoratori autonomi o subordinati

Avis juridique important

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52000PC0507

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle attività di enti pensionistici per lavoratori autonomi o subordinati  /* COM/2000/0507 def. - COD 2000/0260 */  

Gazzetta ufficiale n. 096 E del 27/03/2001 pag. 0136 - 0144

Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa alle attività di enti pensionistici per lavoratori autonomi o subordinati (PRESENTATA DALLA COMMISSIONE)RELAZIONEIl Consiglio europeo di Lisbona ha sottolineato la pressante esigenza di integrare i servizi ed i mercati finanziari dell'Unione. Un mercato finanziario unico costituirà un fattore chiave per la promozione della competitività dell'economia europea, lo sviluppo della "nuova economia" e la coesione sociale. Per questo motivo, i capi di Stato e di governo hanno chiesto che l'applicazione del Piano d'azione per i servizi finanziari sia portata a termine entro il 2005. Nelle sue conclusioni, la Presidenza ha sottolineato che occorre dare la priorità all'abolizione dei rimanenti ostacoli agli investimenti nel settore dei fondi pensione.I fondi pensione svolgono una funzione essenziale per la promozione della coesione sociale in molti Stati membri e per il finanziamento dell'economia europea. In vista dell'invecchiamento della popolazione dell'Unione, è fondamentale assicurare che essi possano operare con la massima sicurezza ed efficienza.La sicurezza delle pensioni deve essere la prima preoccupazione: i diritti dei futuri pensionati devono essere protetti da rigorose norme prudenziali. Tuttavia, occorre prestare attenzione anche al problema del costo delle pensioni. Se le prestazioni pensionistiche risultano troppo care, a causa del basso rendimento dei fondi pensione o di eccessivi vincoli amministrativi, questo avrà conseguenze negative per tutti. La competitività delle imprese ne verrà limitata, risulterà più difficile per i sistemi pensionistici raggiungere il pareggio ed i pensionati potrebbero finire per ricevere prestazioni di livello più basso.Di conseguenza, la presente proposta di direttiva sugli enti pensionistici aziendali e professionali è stata pensata in modo da conciliare nel modo migliore possibile la sicurezza e il rendimento finanziario.Osservazioni generaliL'esigenza di un quadro giuridico comunitario per gli enti pensionistici aziendali o professionalia) Gli enti pensionistici aziendali e professionali e la loro importanza sociale ed economicaNegli Stati membri esistono tre categorie principali di sistemi pensionistici: i regimi previdenziali pubblici, i regimi individuali, che assumono generalmente la forma di contratti o prodotti finanziari offerti da imprese di assicurazione vita, e i regimi aziendali e professionali. La disciplina dell'organizzazione generale e delle modalità di finanziamento di questi regimi è di competenza degli Stati membri.In linea di massima, i regimi aziendali e professionali sono finanziati dai contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori che confluiscono in un fondo che, successivamente, provvederà ad erogare ai lavoratori le prestazioni pensionistiche loro spettanti. I fondi possono essere gestiti all'interno dell'impresa stessa o avvalersi dei servizi di un ente finanziario indipendente (ad es. fondo pensione, "Pensionskasse" o fondo d'investimento) che incassa i contributi, li investe ed eroga le prestazioni.Enti di questo tipo, che chiameremo d'ora in poi "enti pensionistici aziendali e professionali" (EPAP), occupano un posto importante nei sistemi pensionistici e di protezione sociale di diversi Stati membri. Si stima che quasi il 25% della popolazione attiva dell'Unione sia coperta da un regime pensionistico aziendale o professionale. Questa quota giunge a percentuali superiori all'80% in paesi quali i Paesi Bassi e la Danimarca, mentre è relativamente più bassa in altri. La quota delle pensioni aziendali o professionali sul totale delle pensioni è di circa il 10%.Il valore dei fondi gestiti da questi enti è superiore a 2 000 miliardi di euro, una cifra equivalente al 25% circa del PIL dell'Unione (contro il 45% o poco più rappresentato dall'attivo delle imprese di assicurazione). Essi svolgono dunque, accanto agli altri istituti finanziari, un ruolo essenziale nel finanziamento dell'economia europea e nel funzionamento dei mercati dei capitali dell'Unione.Gli EPAP sono caratterizzati anche dalla natura a lunghissimo termine delle loro attività, sia per quanto riguarda gli impegni dell'impresa promotrice, sia per quanto riguarda gli investimenti. Essi investono nell'arco di più decenni e, visto che i contributi ad un EPAP non possono di norma essere ritirati prima dell'età del pensionamento, sono senz'altro in grado di calcolare con una certa precisione il loro fabbisogno di liquidità. Questa circostanza consente loro, se lo considerano opportuno alla luce della natura e della durata dei loro impegni, di investire in misura significativa in attività relativamente poco liquide quali azioni, comprese quelle emesse da piccole imprese, o persino titoli non quotati. Gli EPAP possono quindi contribuire allo sviluppo del capitale di rischio secondo gli indirizzi delineati nel Piano d'azione per il capitale di rischio [1] avallato dal Consiglio europeo di Cardiff. Al fine di accrescere la diversificazione del loro portafoglio di investimenti, essi possono anche investire in misura sostanziale in azioni estere. Ad esempio, il 75% delle attività dei fondi pensione del Regno Unito nel 1998 era investito in azioni e un terzo di tali azioni erano di società estere.[1]  SEC(98) 552 def.Gli enti pensionistici aziendali e professionali occupano quindi un posto importante nei sistemi nazionali di protezione sociale, nel finanziamento dell'economia dell'Unione e nell'integrazione dei suoi mercati dei capitali. Vi sono buoni motivi per credere che, nei prossimi decenni, essi rimarranno al centro dei mutamenti economici e sociali nell'Unione. Gli sviluppi demografici (allungamento della speranza di vita e calo dei tassi di natalità) incitano ad accrescere il risparmio ai fini pensionistici. Esso può contribuire a ridurre la spesa pubblica garantendo al tempo stesso un elevato livello di prestazioni pensionistiche e quindi il mantenimento del modello sociale europeo. Gli EPAP investono in misura crescente in azioni, considerate più vantaggiose a lungo termine, e contribuiscono così ad incrementare la capitalizzazione di borsa negli Stati membri, che è ancora circa la metà di quella degli Stati Uniti. Infine, le imprese promotrici e i beneficiari possono auspicare che gli EPAP offrano i loro servizi pensionistici nell'insieme dell'Europa.Alla luce di quanto esposto, occorre instaurare un adeguato quadro comunitario per la loro attività.b) L'assenza di un quadro comunitario e le conseguenze negative di questa lacunaL'Unione europea dispone ora di norme prudenziali dettagliate per gli enti creditizi, le imprese di assicurazione e gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM). Queste norme offrono sicurezza ai consumatori ed agli investitori. Una proposta di direttiva relativa alla libertà di gestione e di investimento dei fondi detenuti dagli enti di previdenza integrativa [2] ha dovuto essere ritirata dalla Commissione nel 1994 in quanto non era stato possibile giungere ad un accordo soddisfacente in sede di Consiglio. Fino ad oggi l'attività degli EPAP non è stata disciplinata da alcuna specifica normativa comunitaria. Questa lacuna ha diverse conseguenze negative.[2]  COM(93) 237 def.- Investimenti. Non vi sono regole comunitarie che permettano agli EPAP di fare leva sul mercato unico e sull'euro per ottimizzare i loro investimenti sui mercati finanziari. Le norme alle quali devono attenersi differiscono notevolmente da un paese all'altro. Non si può escludere che alcune di queste norme siano più restrittive di quanto sarebbe necessario per assicurare la solidità prudenziale degli EPAP. Se così fosse, ne deriverebbe un ostacolo all'applicazione del principio della libertà di movimento dei capitali e un danno per il rendimento degli EPAP stessi. Tra il 1984 e il 1998, il rendimento reale medio annuo degli investimenti degli EPAP è stato del 6% circa negli Stati membri con rigide regole quantitative in materia di investimenti e di oltre il 10% negli Stati membri con regole che lasciano maggiore libertà ai gestori. Un rendimento minore significa prestazioni inferiori o contributi più elevati. Il costo indiretto del lavoro sale e cresce anche il costo del finanziamento dei regimi pensionistici. La politica d'investimento dei sistemi pensionistici integrativi dipende dal prodotto pensionistico offerto e dalle obbligazioni contrattuali assunte dall'organismo che eroga le pensioni. Limitando le opportunità di diversificazione degli investimenti, norme eccessivamente restrittive possono anche complicare la gestione del rischio e ridurre la sicurezza dei portafogli d'investimento. Eccessive restrizioni agli investimenti in azioni, che sono di norma meno volatili dei titoli di Stato nel lungo periodo in quanto i loro corsi sono correlati alla crescita dell'economia e della produttività, possono avere un'influenza negativa sotto questo profilo. È quindi essenziale che sia raggiunto un accordo su regole per gli investimenti che tengano conto dell'esistenza di un mercato dei capitali più ampio e più liquido a seguito dell'unione economica e monetaria.- Allocazione del risparmio. Gli EPAP sono chiamati a svolgere una funzione chiave per l'integrazione, l'efficienza e la liquidità dei mercati finanziari. In quanto investitori a lunghissimo termine, essi si trovano in una posizione ideale per contribuire al finanziamento di iniziative private. Se la sicurezza e la redditività dei portafogli d'investimento costituisce l'obiettivo prioritario, un quadro comunitario può anche far sì che gli EPAP contribuiscano a rendere più efficiente l'allocazione del risparmio nell'Unione.- Gestione e deposito delle attività. Attualmente gli EPAP possono essere costretti a ricorrere ai servizi di depositari e società di gestione aventi sede nel loro stesso Stato membro. Ma se si vuole che gli EPAP abbiano la possibilità di investire al meglio, essi devono essere liberi di scegliere senza restrizioni la società di gestione cui affidarsi. Per investire in un determinato settore o in una determinata area geografica possono essere utili i servizi o la consulenza di un gestore specializzato, che non è detto che abbia una sede nello stesso Stato membro dell'EPAP. Inoltre, la maggiore concorrenza tra i gestori ed i depositari potrebbe contribuire a ridurre le spese di gestione e rendere quest'ultima più efficiente. È opportuno che vi siano norme comunitarie specifiche che diano agli EPAP la facoltà di scegliere liberamente tra i soggetti che svolgono attività di gestione di patrimoni debitamente autorizzati a norma della direttiva sui servizi d'investimento, della seconda direttiva di coordinamento nel settore bancario o della terza direttiva sull'assicurazione vita [3]. A questi soggetti dovrebbero aggiungersi le società di gestione ai sensi della proposta di direttiva che modifica la direttiva sugli OICVM [4] attualmente all'esame del Consiglio e del Parlamento.[3]  Direttive 93/22/CEE, 2000/12/CE e 92/96/CEE.[4]  COM(1998) 451.- Attività transfrontaliere. In assenza di adeguato coordinamento a livello comunitario, gli EPAP sono l'unica grande categoria di enti finanziari che non possono prestare i propri servizi in uno Stato membro diverso da quello in cui hanno sede, contrariamente a quanto accade per gli enti creditizi, le imprese di assicurazione e le imprese di investimento. È stato calcolato che, per un'impresa attiva su scala paneuropea, il costo dell'istituzione di regimi di pensione aziendale separati in ciascuno degli Stati membri sarebbe di circa 40 milioni di euro l'anno. Se si consentisse agli EPAP di gestire regimi di pensione per imprese aventi sede in un altro Stato membro si otterrebbero economie di scala di diversi tipi: politiche d'investimento più efficienti grazie al raggruppamento delle attività, semplificazione dell'amministrazione e obbligo di rispettare le norme in materia prudenziale e di informativa di un'unica autorità di vigilanza. Inoltre sarebbe favorita la mobilità del lavoro: i lavoratori potrebbero più facilmente accettare di trasferirsi in un altro Stato membro se potessero continuare ad aderire allo stesso EPAP, come previsto per i lavoratori distaccati ai sensi del titolo II del regolamento (CEE) n. 1408/71 e dalla direttiva 98/49/CE relativa alla salvaguardia dei diritti a pensione complementare dei lavoratori subordinati e dei lavoratori autonomi che si spostano all'interno della Comunità europea; le multinazionali incontrerebbero meno difficoltà a spostare i loro dipendenti da uno Stato membro all'altro.- Espansione degli EPAP. La promozione del risparmio a fini pensionistici può contribuire al riequilibrio della situazione finanziaria dei sistemi pensionistici e ridare ai regimi pubblici una base finanziaria più solida. Si tratta di una decisione politica che spetta agli Stati membri e che richiede in particolare l'instaurazione di adeguati inventivi fiscali. L'esistenza di un quadro giuridico che comporti norme prudenziali europee e consenta la gestione transfrontaliera dei regimi pensionistici aziendali e professionali favorirebbe comunque l'espansione degli EPAP più che la compartimentazione dei mercati e la coesistenza di regolamentazioni diverse che si riscontrano oggi.c) I risultati del processo di consultazione avviato dalla Commissione e il Piano d'azione per i servizi finanziariIl Parlamento europeo, il Comitato economico e sociale e il settore dei servizi finanziari premono da parecchi anni per l'instaurazione di un quadro giuridico comunitario per gli EPAP. Lo dimostrano le loro reazioni al processo di consultazione e alle proposte presentate dalla Commissione nel suo Libro verde [5] del 1997 e nella sua comunicazione [6] del 1999. Il 13 aprile 2000, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione [7] che esprime il suo apprezzamento per l'intenzione della Commissione di proporre una direttiva sulle pensioni integrative.[5]  COM(97) 283.[6]  COM(1999) 134.[7]  Risoluzione A5-0053/2000.Diversi Stati membri, in risposta al Libro verde del 1997, si sono detti favorevoli all'adozione di una direttiva. Inoltre gli Stati membri, in occasione del Consiglio europeo di Colonia nel giugno 1999, hanno avallato il Piano d'azione per i servizi finanziari [8] proposto dalla Commissione nel maggio 1999. Uno degli obiettivi strategici del piano consiste nell'instaurare un autentico mercato unico per le operazioni finanziarie all'ingrosso. L'adozione di disposizioni legislative sugli investimenti degli EPAP è presentata nel piano come una condizione preliminare per il conseguimento di tale obiettivo.[8]  COM(1999) 232.La proposta di direttiva stabilisce norme prudenziali intese ad assicurare che i regimi di pensione aziendali e professionali raggiungano un elevato livello di sicurezza e di efficienza. Queste norme consentiranno anche il riconoscimento reciproco dei sistemi di vigilanza degli Stati membri, che costituisce il presupposto per la gestione transfrontaliera dei regimi di pensione aziendali e professionali.Obiettivi della propostaa) Sicurezza ed efficienza degli investimentiLa proposta di direttiva intende mettere in atto un approccio qualitativo alle regole d'investimento. La gestione dei portafogli d'investimento deve preferibilmente ispirarsi a criteri qualitativi (sicurezza, qualità, liquidità, rendimento, diversificazione) piuttosto che a criteri quantitativi uniformi. In questo modo ciascun EPAP potrà applicare i criteri previsti conformemente alla natura e alla scadenza dei suoi impegni. Saranno così garantite sia la sicurezza che l'efficienza. Negli Stati membri che si ispirano a simili principi il rendimento degli investimenti degli EPAP è generalmente superiore che negli Stati membri che impongono regole di natura più quantitativa.Dal dibattito svoltosi finora risulta però che alcuni Stati membri preferiscono comunque continuare ad applicare anche regole di natura quantitativa agli EPAP aventi sede nella loro giurisdizione, essenzialmente perché i metodi di vigilanza utilizzati in tali Stati membri dipendono strettamente dall'applicazione di regole quantitative. La proposta di direttiva tiene conto anche dei loro desideri. Tuttavia si propone che non possano essere soggetti a restrizioni eccessive gli investimenti in tre tipi di strumenti: azioni, titoli denominati in una moneta non congruente e capitale di rischio. Purché abbiano obbligazioni a lunghissimo termine e debbano far fronte a rischi di liquidità relativamente bassi, gli EPAP dovrebbero avere il diritto di investire in misura significativa in titoli che non siano molto liquidi e che siano denominati in una moneta diversa da quella in cui sono espressi i loro impegni.b) Libertà di scelta dei gestori e dei depositariCome detto sopra, gli EPAP dovrebbero avere il diritto di avvalersi dei servizi di qualsiasi gestore di portafogli o depositario dell'Unione.c) Parità delle condizioni di concorrenza per tutti i prestatori di serviziLe imprese di assicurazione vita operano sul mercato delle pensioni aziendali e professionali attraverso contratti di gruppo. Tali imprese sono disciplinate a livello comunitario da una serie di direttive sull'assicurazione vita. Occorre quindi che le norme prudenziali per gli altri EPAP siano determinate in modo tale da non introdurre distorsioni di concorrenza. Instaurando un quadro prudenziale generale, si dovrebbe evitare in linea di principio qualsiasi distorsione. Inoltre, quando le condizioni offerte dagli EPAP sono simili a quelle in uso nei contratti di gruppo - ad esempio quando l'EPAP offre una garanzia finanziaria - si propongono requisiti patrimoniali simili a quelli stabiliti nelle direttive sull'assicurazione vita. Se uno Stato membro dovesse ritenere necessaria una maggiore uniformità nel trattamento prudenziale degli EPAP e delle imprese di assicurazione vita, dovrebbe avere la facoltà di applicare talune disposizioni prudenziali della presente direttiva alle attività delle imprese di assicurazione vita nel settore delle pensioni aziendali e professionali. Si propone appunto di concedere questa facoltà agli Stati membri.d) Attività transfrontaliereArmonizzando alcune norme prudenziali di base, prevedendo il riconoscimento reciproco dei sistemi prudenziali nazionali e proponendo un sistema di comunicazione e cooperazione tra le autorità competenti, la presente proposta di direttiva rimuove tutti gli ostacoli prudenziali alla gestione transfrontaliera di regimi di pensione aziendali e professionali. Se l'attività transfrontaliera deve divenire un'opzione concreta, sarà anche necessario un certo grado di coordinamento fiscale tra gli Stati membri. Questo aspetto non è affrontato nella presente proposta ma costituirà l'oggetto di una distinta proposta della Commissione.La direttiva stabilisce inoltre che la gestione transfrontaliera deve rispettare la legislazione sociale e sul lavoro del paese dell'impresa che ha promosso il regime pensionistico. I regimi devono essere gestiti nel rispetto delle disposizioni nazionali, quale che sia la sede dell'EPAP.e) Protezione dei beneficiariPer rendere possibili le attività transfrontaliere occorre un certo livello di armonizzazione prudenziale. Prima di consentire ad un EPAP avente sede in un altro Stato membro di gestire fondi pensione sul suo territorio, ciascuno Stato membro deve assicurarsi che l'EPAP in questione sia soggetto ad una regolamentazione e ad una vigilanza che tutelino adeguatamente i diritti dei beneficiari. La presente proposta comprende perciò un insieme di norme prudenziali di base (competenza professionale ed onorabilità dei gestori e dei dirigenti, condizioni di accesso all'attività, informazioni da dare agli aderenti ed ai beneficiari, fondi propri obbligatori e principi della politica d'investimento), come pure norme applicabili alle passività degli EPAP, comprese le riserve tecniche.In generale, l'obiettivo primario della Commissione è di assicurare la massima protezione ai futuri pensionati. I contributi versati ad un EPAP sono una forma di salario differito. I diritti acquisiti attraverso il versamento dei contributi determineranno il tenore di vita degli interessati. La protezione di questi diritti svolge quindi un ruolo essenziale nell'ambito del più vasto obiettivo del rafforzamento del modello sociale europeo.f) Il mercato unico dei servizi finanziariIl coordinamento delle norme in materia di investimenti e di gestione applicabili agli EPAP costituisce uno degli elementi del Piano d'azione per i servizi finanziari. Colmando una grave lacuna della legislazione comunitaria nel settore dei servizi finanziari, si sarà compiuto un passo decisivo nella direzione di un mercato unico dei servizi finanziari in grado di contribuire pienamente alla crescita economica e all'occupazione.g) Il mercato unico delle pensioni integrativeL'adozione della presente direttiva rappresenterebbe anche un passo avanti verso regimi di pensione integrativi organizzati su scala comunitaria. Gli investitori avrebbero una più ampia scelta di prestatori di servizi ed i lavoratori potrebbero trasferirsi da un paese all'altro senza rischiare di perdere una parte dei diritti a pensione maturati Uno sviluppo in tal senso rappresenterebbe un progresso sotto il profilo economico e sociale, ma richiederebbe anche un maggiore coordinamento della legislazione fiscale, sociale e del lavoro degli Stati membri.I principi ispiratoria) Evitare qualsiasi interferenza nell'organizzazione dei sistemi pensionistici negli Stati membriL'organizzazione generale dei sistemi pensionistici, la scelta dei meccanismi di finanziamento e le modalità dettagliate di funzionamento degli EPAP sono questioni di competenza degli Stati membri, che sono tenuti semplicemente a rispettare le disposizioni del trattato. La presente proposta non pregiudica tale prerogativab) Mantenere la coerenza della legislazione comunitaria in materia di servizi finanziariNell'elaborare la presente proposta si è voluto regolamentare gli enti, conformemente all'impostazione adottata in tutta la legislazione comunitaria nel settore dei servizi finanziari. Una simile impostazione si presta anche all'auspicata messa in atto di meccanismi che consentano l'attività transfrontaliera. Tuttavia le norme prudenziali non possono prescindere dalla natura delle prestazioni offerte dagli EPAP (regime a prestazione definita o a contribuzione definita, eventuale copertura dei rischi biometrici). La proposta di direttiva comporta perciò, quando è necessario, norme differenziate secondo le caratteristiche del regime pensionistico.c) Omogeneità del campo d'applicazioneNel campo d'applicazione della direttiva rientrano tutti gli EPAP che operano secondo il principio di capitalizzazione e al di fuori dei sistemi previdenziali pubblici. Questo assicura che, in un campo nel quale le differenze fra un paese e l'altro sono molto grandi rispetto ad altri servizi finanziari, il campo d'applicazione della direttiva sia relativamente omogeneo.In breve, qualsiasi ente che incassa contributi e li investe al solo scopo di erogare prestazioni pensionistiche è considerato un EPAP. È fondamentale che le attività detenute da un EPAP non possano essere utilizzate per scopi diversi dal versamento di un capitale o di una rendita al raggiungimento dell'età pensionabile. In altri termini, i diritti acquisiti non possono essere riscattati prima dell'età del pensionamento, altrimenti non si tratta di un regime pensionistico ma di un prodotto di risparmio.La direttiva non prescrive che le prestazioni debbano essere erogate nella forma di una rendita né che l'ente debba coprire determinati rischi biometrici. Nel discutere la comunicazione sulle pensioni integrative, il Parlamento ha dedicato particolare attenzione a questo problema specifico ed è finalmente giunto alla conclusione che si dovevano assicurare i rischi legati alla longevità.Dal punto di vista della Commissione, è auspicabile che le modalità di erogazione delle prestazioni, che dipendono spesso dalla legislazione nazionale in materia fiscale, di lavoro e sociale siano decise al livello dei singoli Stati membri. Inoltre, occorre stabilire norme prudenziali che valgano per tutti i tipi di regimi pensionistici aziendali e professionali. Le imprese e gli investitori non trarrebbero alcun vantaggio dall'esclusione di determinati prodotti (in questo caso i regimi a contribuzione definita che prevedono soltanto il versamento di una capitale senza coprire i rischi biometrici) dal campo d'applicazione della legislazione comunitaria. Di conseguenza, tutti i tipi di regimi gestiti da EPAP rientrano nel campo d'applicazione della direttiva proposta, anche se la Commissione ritiene che la copertura dei rischi legati alla longevità in particolare costituisca un aspetto importante della lotta contro la povertà e l'insicurezza degli anziani.Sono invece esclusi dal campo d'applicazione della direttiva i pochi EPAP che funzionano secondo il principio di ripartizione. Ciò non rappresenta un problema, visti i principali obiettivi della proposta. L'efficienza degli investimenti e il ricorso a gestori di altri Stati membri sono questioni non pertinenti per questi enti, che utilizzano direttamente i contributi per finanziare le prestazioni. Gli Stati membri o le istituzioni competenti rimediano ad eventuali squilibri tra i contributi incassati e le prestazioni da erogare attraverso un aumento dei contributi o il ricorso alle entrate fiscali.Esulano dal campo d'applicazione della direttiva anche le imprese che costituiscono riserve contabili allo scopo di erogare prestazioni pensionistiche ai loro dipendenti. Il ricorso a riserve contabili, che è autorizzato solo in un numero limitato di Stati membri, lascia le imprese completamente libere di decidere come utilizzare le attività accantonate a fronte delle loro obbligazioni. Non sembra quindi necessario garantire in questo caso attraverso una direttiva la libertà di investimento e di gestione. Inoltre, una garanzia o un fondo di assicurazione contro il rischio di insolvenza sostituisce in genere qualsiasi norma prudenziale.Infine, dalle consultazioni finora svoltesi è emerso che né gli EPAP che funzionano secondo il principio di ripartizione né le imprese che costituiscono riserve contabili sono interessate a svolgere attività transfrontaliere, o almeno non nell'ambito di questi tipi di regimi.d) Tener conto delle differenze nazionali assicurando al tempo stesso un elevato livello di protezioneGli EPAP funzionano in modo assai diverso da uno Stato membro all'altro. In alcuni paesi essi somigliano ad imprese di assicurazione sulla vita. In altri sono più simili a fondi d'investimento. La proposta di direttiva tiene conto di queste differenze, che spesso dipendono dalla legislazione fiscale e previdenziale di ciascuno Stato membro. Essa non intende armonizzare nei dettagli le modalità di funzionamento degli EPAP.L'eterogeneità degli enti limita necessariamente il grado di armonizzazione prudenziale che può essere conseguito da questa prima proposta di direttiva. Ciò non ha però impedito di seguire un'impostazione estremamente rigorosa per quanto riguarda gli aspetti prudenziali più cruciali (obbligo di finanziamento, diversificazione degli investimenti e informazioni da dare alle autorità di vigilanza, agli aderenti e ai beneficiari). Si dovrebbe in questo modo centrare l'obiettivo fondamentale di un elevato livello di protezione dei diritti dei pensionati attuali e futuri e consentire il riconoscimento reciproco.Descrizione degli articoliArticolo 2 - Campo di applicazione- La presente proposta riguarda gli enti che gestiscono sistemi pensionistici aziendali o professionali. Si tratta di regimi privati, solitamente intesi ad integrare i regimi previdenziali pubblici obbligatori. È fondamentale mantenere una chiara distinzione tra il sistema pensionistico pubblico ed i regimi pensionistici privati/integrativi. La presente proposta non concerne dunque i regimi di sicurezza sociale ai quali si applica il termine "legislazione" secondo la definizione contenuta nell'articolo 1 del regolamento (CEE) n. 1408/71 o che sono stati oggetto di una dichiarazione di uno Stato membro ai sensi di detto articolo.- Le imprese di assicurazione vita, gli organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), gli enti creditizi e gli enti disciplinati dalla direttiva sui servizi d'investimento beneficiano già di un quadro normativo che li colloca nel mercato unico. Non sembra perciò necessario includerli nel campo d'applicazione della presente direttiva, anche se essi potrebbero gestire sistemi pensionistici aziendali o professionali.- In Germania, prestazioni pensionistiche aziendali e professionali sono finanziate, tra l'altro, da enti denominati "Unterstützungskassen". Si tratta di fondi integrativi che funzionano in modo simile agli EPAP in quanto le attività sono capitalizzate al di fuori del bilancio dell'impresa. La differenza tra questi fondi e gli EPAP sta nel fatto che gli aderenti non hanno alcun diritto giuridico a percepire prestazioni di importo predeterminato. Per motivi di convenienza fiscale le "Unterstützungskassen" sono generalmente sottocapitalizzate. Il datore di lavoro può riscattare le attività in qualsiasi momento e non è obbligato ad impiegarle per il versamento delle prestazioni. Per tutelare adeguatamente i diritti degli aderenti, le casse devono per legge contrarre obbligatoriamente un'assicurazione per il caso di insolvenza. Di conseguenza esse non sono soggette a vigilanza prudenziale. Per via di queste loro caratteristiche, questi fondi non possono essere assimilati agli EPAP di altri Stati membri che rientrano nel campo d'applicazione della direttiva e ne sono perciò esclusi.- Esulano dal campo d'applicazione della direttiva anche le imprese che costituiscono riserve contabili allo scopo di erogare prestazioni pensionistiche ai loro dipendenti. Il ricorso a riserve contabili, che è autorizzato solo in un numero limitato di Stati membri, lascia le imprese completamente libere di decidere come utilizzare le attività accantonate a fronte delle loro obbligazioni. Non sembra quindi necessario garantire in questo caso attraverso una direttiva la libertà di investimento e di gestione. Inoltre, una garanzia o un fondo di assicurazione contro il rischio di insolvenza sostituisce in genere qualsiasi norma prudenziale.- Sono invece esclusi dal campo d'applicazione della direttiva i pochi EPAP che funzionano secondo il principio di ripartizione. L'efficienza degli investimenti e il ricorso a gestori di altri Stati membri sono questioni non pertinenti per questi enti, che utilizzano direttamente i contributi per finanziare le prestazioni. Gli Stati membri o le istituzioni competenti rimediano ad eventuali squilibri tra i contributi incassati e le prestazioni da erogare attraverso un aumento dei contributi o il ricorso alle entrate fiscali.Articolo 3 - Applicazione agli enti che gestiscono regimi di sicurezza socialeIn almeno uno Stato membro, gli EPAP gestiscono due tipi di regimi: regimi pensionistici aziendali e professionali ad adesione volontaria (considerati come integrativi del sistema previdenziale pubblico) e regimi pensionistici aziendali e professionali obbligatori (considerati facenti parte del regime pubblico di sicurezza sociale). Si propone di includere tali enti nel campo d'applicazione della direttiva limitatamente alla parte delle loro attività relativa ai regimi volontari/integrativi.Articolo 4 - Applicazione agli enti disciplinati dalla direttiva 79/267/CEECome già detto riguardo all'articolo 2, non è necesario includere le imprese di assicurazione vita, gli organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), gli enti creditizi e gli enti disciplinati dalla direttiva sui servizi d'investimento. Tuttavia, deve essere evitata qualsiasi disparità di trattamento risultante dall'applicazione di normative prudenziali diverse. Il problema potrebbe porsi soprattutto in relazione alle imprese di assicurazione del ramo vita, che in taluni Stati membri sono molto presenti sul mercato delle prestazioni pensionistiche aziendali o professionali (attraverso contratti di gruppo). L'introduzione di una normativa prudenziale uniforme dovrebbe, di per sé, eliminare buona parte dei rischi di distorsione della concorrenza. Inoltre, il progetto prevede che gli enti assimilabili per certi versi alle imprese di assicurazione del ramo vita (che offrono un tasso di interesse garantito e/o coprono i rischi biometrici) siano soggetti a disposizioni equivalenti per quanto riguarda i fondi propri (cfr. in particolare l'articolo 17). Inoltre, la direttiva dà agli Stati membri la facoltà di applicare i requisiti prudenziali della direttiva stessa alle attività delle imprese di assicurazione vita nel settore delle pensioni aziendali e professionali.Articolo 5 - Regimi pensionistici pubblici e di minore rilevanza- È prevista una clausola "de minimis" che gli Stati membri hanno facoltà di applicare agli EPAP che gestiscono regimi pensionistici di dimensioni ridotte. È verosimile che tali enti non siano interessati a svolgere attività transfrontaliere. Una simile disposizione potrebbe semplificare la vigilanza negli Stati membri nei quali esistono decine di migliaia di regimi pensionistici aziendali o professionali.- In alcuni Stati membri le pensioni aziendali e professionali possono essere gestite da enti che fanno capo ad un'autorità pubblica dotata del potere di prelevare imposte. Una simile copertura è considerata sufficiente per la protezione degli aderenti e dei beneficiari.Articolo 6 - Definizioni- La presente direttiva ha per oggetto gli enti che gestiscono regimi pensionistici aziendali e professionali e che operano secondo il principio di capitalizzazione. Si tratta dell'unica delle principali categorie di istituzioni finanziarie per la quale non esiste un quadro normativo comunitario che consenta loro di beneficiare del mercato unico. Il termine "enti pensionistici aziendali o professionali" è stato prescelto in quanto sufficientemente generico da ricomprendere le diverse istituzioni di questo tipo che operano nell'Unione. Non in tutti gli Stati membri, ad esempio, esistono istituzioni che si presentano come "fondi pensione". Alcune di queste istituzioni possono anche prestare servizi non solo alle imprese, ma anche direttamente ai lavoratori dipendenti o autonomi. La direttiva è stata concepita in modo da coprire simili situazioni.- La "impresa promotrice" è di norma contraddistinta dal fatto di versare contributi ad un ente pensionistico aziendale o professionale. È tuttavia possibile che alle imprese promotrici sia concesso di sospendere temporaneamente il versamento dei contributi qualora il rendimento degli investimenti sia sufficiente a coprire i costi. Può anche avvenire che una specifica prestazione sia finanziata interamente mediante i contributi versati dai lavoratori. È chiaro comunque che tali circostanze eccezionali non pregiudicano la validità della definizione.- La definizione di "prestazioni pensionistiche" deve essere sufficientemente ampia da includere le diverse operazioni condotte dagli enti considerati.Articolo 7 - Attività degli entiLa protezione dei beneficiari presuppone che gli enti limitino le loro attività a quelle che saranno sottoposte a vigilanza nell'ambito della futura direttiva.Articolo 8 - Separazione tra impresa promotrice ed ente pensionisticoIn mancanza di una garanzia o di un'assicurazione contro il rischio d'insolvenza, l'esistenza di una separazione giuridica tra l'impresa promotrice e l'ente pensionistico costituisce un elemento essenziale ai fini della protezione dei beneficiari. Questa separazione non impedisce in alcun modo che sia il datore di lavoro sia i dipendenti dell'impresa siano rappresentati nel consiglio d'amministrazione dell'ente.Articolo 9 - Condizioni per l'esercizio dell'attivitàL'aspetto fondamentale per un'adeguata protezione degli aderenti e dei beneficiari di un regime pensionistico è che sia soggetto alla vigilanza prudenziale di un'autorità competente, che possa vigilare sull'attività dell'EPAP sulla base dei criteri seguenti: competenza professionale ed onorabilità dei gestori, dei dirigenti e di tutte le persone che controllano l'ente, esistenza di norme relative al funzionamento del regime pensionistico, corretto calcolo delle riserve tecniche effettuato da parte di attuari o altri specialisti qualificati conformemente a tecniche attuariali riconosciute, impegno contrattuale dell'impresa promotrice ed informazione sufficiente degli aderenti circa le condizioni del regime pensionistico (diritti ed obblighi contrattuali, rischi insiti nel contratto pensionistico e ripartizione dei rischi tra le parti contraenti). Per svolgere attività su scala transfrontaliera un EPAP deve disporre di una autorizzazione preliminare rilasciata dall'autorità competente dello Stato membro di origine.Articolo 10 - Conti annuali e relazione sulla gestione annualeI conti annuali e la relazione sulla gestione annuale, debitamente approvati dalle persone competenti, devono costituire la base della vigilanza finanziaria permanente esercitata sull'ente dalle autorità competenti.Articolo 11 - Informazioni da fornire agli aderenti e ai beneficiariUna corretta informazione è un elemento essenziale ai fini della protezione degli attuali pensionati (beneficiari) e di quelli futuri (aderenti). Tuttavia, il contenuto dell'informazione dovrebbe essere distinto in funzione del destinatario (aderente o beneficiario) e delle condizioni contrattuali del regime di cui trattasi. Su richiesta, i conti annuali e la relazione sulla gestione annuale devono essere messi a disposizione degli aderenti e dei beneficiari del regime.Articolo 12 - Pubblicità dei principi relativi alla politica d'investimentoSi propone di esigere dagli enti pensionistici aziendali e professionali la presentazione con periodicità triennale, e in ogni caso dopo eventuali modifiche significative della politica d'investimento, di un documento illustrante i principi alla base della loro politica d'investimento con riferimento alla natura ed alla durata degli impegni per prestazioni pensionistiche. Tra le informazioni fornite in tale documento dovrà esservi anche una descrizione dei metodi di misurazione del rischio e delle tecniche di gestione del rischio utilizzati. Il documento relativo ai principi della politica d'investimento va comunicato alle autorità di vigilanza, affinché verifichino la coerenza degli investimenti effettivamente realizzati con i principi enunciati. Un simile documento costituisce un modo per costringere i gestori a guardare con un occhio più distaccato alla gestione delle attività e delle passività ed a definire la loro strategia globale in materia di investimenti alla luce delle prospettive future. Su richiesta, il documento illustrante i principi della politica d'investimento dovrà essere inviato anche agli aderenti e ai beneficiari del regime.Articolo 13 - Informazioni da trasmettere alle autorità competentiQuesto articolo è volto a garantire che le autorità di vigilanza dispongano di sufficienti diritti all'informazione per adempiere alla loro funzione in modo adeguato e per tutelare gli interessi degli aderenti e dei beneficiari del regime.Articolo 14 - Poteri d'intervento delle autorità copetentiQuesto articolo dota le autorità di vigilanza di poteri d'intervento sufficienti per esercitare le proprie funzioni e tutelare gli interessi degli aderenti e dei beneficiari. Le autorità competenti potranno svolgere accertamenti presso gli uffici degli EPAP e, se del caso, presso società esterne alle quali questi abbiano affidato delle funzioni.Articolo 15 - Riserve tecnichePer tutelare gli interessi degli aderenti e dei beneficiari, gli enti devono costituire riserve tecniche. Quando gli enti gestiscono regimi che coprono i rischi biometrici e/o sostengono il rischio d'investimento, le riserve tecniche devono essere calcolate in modo sufficientemente prudente.Il calcolo delle riserve tecniche deve avvenire annualmente ed essere effettuato e certificato, sulla base di metodi attuariali riconosciuti, da attuari qualificati. Il calcolo delle riserve tecniche può essere effettuato ogni tre anni se l'ente comunica all'autorità competente un prospetto certificato degli adeguamenti effettuati negli anni intermedi.Il tasso d'interesse va stabilito con prudenza, conformemente alle normative nazionali e l'entità delle riserve tecniche deve sia riflettere il valore attuariale dei diritti a pensione già maturati dagli aderenti, sia essere sufficiente ad assicurare la continuazione dell'erogazione ai beneficiari delle prestazioni di cui è già iniziato il godimento.Articolo 16 - Finanziamento delle riserve tecnicheIn linea di principio, le riserve tecniche devono essere in qualsiasi momento integralmente coperte da attività adeguate. Tuttavia, tenuto conto del carattere a lunghissimo termine degli investimenti degli enti pensionistici e della minore esposizione al rischio di liquidità (derivante dall'assenza della possibilità di riscatto, contrariamente al settore assicurativo), gli Stati membri possono consentire agli enti, per un periodo limitato, di discostarsi dal principio della copertura integrale. Qualsiasi sospensione della copertura integrale deve essere accompagnata da un piano di ripristino della copertura integrale delle riserve tecniche.In caso di attività transfrontaliera, le riserve tecniche devono essere integralmente coperte in ogni momento per proteggere gli interessi degli aderenti e dei beneficiari del regime e per consentire il riconoscimento reciproco dei diversi regimi di vigilanza degli Stati membri.Articolo 17 - Fondi propri obbligatoriIn molti casi è l'impresa promotrice, e non l'ente pensionistico, che copre i rischi biometrici o garantisce determinate prestazioni o un dato rendimento degli investimenti. Tuttavia vi sono anche casi nei quali è l'EPAP che offre tale copertura o garanzia e le obbligazioni dell'impresa promotrice si limitano al versamento dei contributi necessari. In tale situazione i prodotti offerti sono simili a quelli delle imprese di assicurazione vita. La proposta di direttiva obbliga gli EPAP che offrono simili prodotti a detenere i medesimi fondi propri supplementari che le imprese di assicurazione.Articolo 18 - Norme relative agli investimentiPer quanto concerne le norme relative agli investimenti, viene proposto un approccio di tipo qualitativo. Sembra infatti preferibile che le attività vengano allocate in conformità degli impegni assunti da ciascun fondo e non in funzione di un insieme unico di criteri quantitativi. Come principio generale, l'allocazione delle attività deve essere improntata a criteri prudenti. Ciò significa, innanzitutto, un'adeguata diversificazione in termini di emittenti, tipi di valori mobiliari, paese/area geografica, valuta e settore economico. Nell'eventualità che vengano effettuati investimenti significativi nell'impresa promotrice, il fallimento dell'impresa potrebbe avere il duplice effetto di far perdere il posto di lavoro ai dipendenti e di pregiudicare i loro diritti a pensione. Gli investimenti nell'impresa promotrice vanno quindi rigorosamente limitati.I metodi di vigilanza sono molto diversi da uno Stato membro all'altro. Di conseguenza, gli Stati membri devono godere di un certo margine discrezionale quanto alle norme in materia di investimenti che intendono imporre agli enti aventi sede nel loro territorio. Questa linea è stata già seguita per le direttive sulle assicurazioni (si veda, ad esempio, l'articolo 22, paragrafo 2 della direttiva 92/96/CEE). Gli EPAP sono investitori a lunghissimo termine che si trovano in una situazione ideale per beneficiare degli elevati rendimenti e della bassa volatilità tradizionalmente offerti, nel lungo periodo, dalle azioni. Essi devono mettere le pensioni promesse in rapporto con la crescita a lungo termine dell'economia reale. Essi devono anche poter beneficiare della possibilità di diversificare i loro investimenti su scala internazionale, investendo anche in monete diverse da quelle in cui sono denominate le loro passività. Occorre quindi non restringere eccessivamente simili investimenti.In quanto investitori a lunghissimo termine, gli EPAP possono contribuire ad accrescere le dimensioni e la liquidità dei mercati comunitari del capitale di rischio. Spetta agli enti stessi decidere se investire o meno in capitale di rischio. È tuttavia essenziale che il quadro regolamentare non limiti eccessivamente questa forma d'investimento.Articolo 19 - Gestione e depositoQuesto articolo sancisce la libertà, per gli EPAP, di affidare i servizi di gestione e custodia ad enti debitamente autorizzati, situati in un altro Stato membro. L'articolo mette in atto il principio della libera prestazione di servizi per gli enti creditizi ed i gestori di patrimoni.Articolo 20 - Attività transfrontaliereIl coordinamento della vigilanza prudenziale è una delle condizioni necessarie per consentire ad un ente pensionistico di gestire regimi di pensione su base transfrontaliera. È essenziale anche un maggiore coordinamento del trattamento fiscale. Tale questione non viene tuttavia affrontata nella presente proposta. L'articolo 20 si limita a stabilire il principio del libero svolgimento di attività transfrontaliere e a proporre un meccanismo di cooperazione e di notificazione tra le autorità di vigilanza. L'articolo stabilisce inoltre che un ente che intenda gestire un regime in un altro Stato membro debba applicare le pertinenti disposizioni legislative in materia sociale e di diritto del lavoro dello Stato membro nel quale ha sede l'impresa promotrice. Si tratta essenzialmente di disposizioni che stabiliscono quali tipi di prestazioni devono essere erogati.2000/0260 (COD)Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa alle attività di enti pensionistici per lavoratori autonomi o subordinatiIL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEAvisto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 47, paragrafo 2 e gli articoli 55 e 95, paragrafo 1,vista la proposta della Commissione [9],[9]   GU C ...visto il parere del Comitato economico e sociale [10],[10]   GU C ...deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato [11],[11]   GU C ...considerando quanto segue:(1) Un autentico mercato interno dei servizi finanziari è di fondamentale importanza per la crescita economica e per la creazione di posti di lavoro nella Comunità.(2) Sono già stati compiuti notevoli progressi nell'instaurazione di tale mercato interno, consentendo alle istituzioni finanziarie di operare in altri Stati membri e garantendo un livello elevato di protezione degli utenti dei servizi finanziari.(3) La comunicazione della Commissione [12] relativa al piano d'azione indica una serie di iniziative necessarie per completare il mercato interno dei servizi finanziari e il Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 ha chiesto che questo piano sia realizzato entro il 2005.[12]  COM(1999) 232 definitivo.(4) Il piano d'azione per i servizi finanziari indica, tra le priorità più urgenti, l'elaborazione di una direttiva sulla vigilanza prudenziale degli enti pensionistici aziendali e professionali (in prosieguo "gli enti"), poiché si tratta di una categoria importante di istituzioni finanziarie che non beneficiano di un quadro normativo coerente a livello europeo che consenta loro di beneficiare appieno dei vantaggi del mercato interno.(5) La libera prestazione di servizi e la libertà di investimento, subordinata solo a requisiti prudenziali coordinati, devono essere assicurate agli enti che siano pienamente distinti da qualsiasi impresa promotrice e che operino secondo il principio di capitalizzazione al solo scopo di erogare prestazioni pensionistiche; ciò indipendentemente dal fatto che tali enti siano considerati come entità giuridiche.(6) Gli Stati membri devono conservare tutte le loro competenze per quanto concerne l'organizzazione dei loro sistemi di protezione sociale.(7) È necessario escludere dal campo d'applicazione della presente direttiva gli enti che gestiscono regimi di sicurezza sociale già coordinati a livello comunitario. È tuttavia necessario tenere conto della specificità degli enti che, in uno Stato membro, gestiscono al tempo stesso regimi di sicurezza sociale e regimi aziendali o professionali.(8) Le istituzioni finanziarie cui già si applica un quadro normativo comunitario vanno di regola escluse dal campo d'applicazione della presente direttiva. Poiché però, in taluni casi, dette istituzioni possono anche offrire prestazioni relative a pensioni aziendali o professionali, è importante far sì che la presente direttiva non produca distorsioni di concorrenza. Tali distorsioni possono essere evitate applicando i requisiti prudenziali di cui alla presente direttiva alle attività delle imprese di assicurazione sulla vita nel settore delle pensioni aziendali e professionali.(9) Dando agli Stati membri la facoltà di escludere dal campo d'applicazione della presente direttiva gli enti che gestiscono regimi con meno di cento aderenti o beneficiari si può facilitare la vigilanza in alcuni Stati membri senza compromettere il corretto funzionamento del mercato interno in questo settore.(10) Occorre escludere dal campo di applicazione della presente direttiva enti, come la "Unterstützungskassen" in Germania, i cui aderenti non hanno diritto a prestazioni di un determinato importo e i cui interessi sono protetti da un'assicurazione obbligatoria contro il rischio d'insolvenza.(11) Per proteggere gli aderenti ed i beneficiari, è opportuno che gli enti esercitino unicamente le attività, e le funzioni ad esse connesse, di cui alla presente direttiva.(12) In caso di fallimento dell'impresa che versa contributi ad un ente (in prosieguo: "l'impresa promotrice"), gli aderenti rischiano di perdere sia il loro posto di lavoro, sia i diritti a pensione acquisiti. Occorre dunque che vi sia una netta separazione tra l'impresa promotrice e l'ente.(13) Gli enti agiscono e sono soggetti a vigilanza secondo modalità significativamente diverse da uno Stato membro all'altro. In determinati Stati membri sono sottoposti a vigilanza non solo gli enti stessi, ma anche le società autorizzate a gestirli. Si può tenere conto di questa particolarità purché siano rispettati tutti i requisiti stabiliti nella presente direttiva.(14) Gli enti sono prestatori di servizi finanziari e di conseguenza devono soddisfare determinati requisiti prudenziali minimi per quanto concerne le loro attività e modalità di funzionamento.(15) L'elevatissimo numero degli enti operanti in alcuni Stati membri rende necessaria una soluzione pragmatica per quanto riguarda il requisito della loro autorizzazione preventiva. È necessario tuttavia che un ente che intenda gestire un regime pensionistico in un altro Stato membro sia autorizzato dall'autorità competente dello Stato membro di origine.(16)  I conti annuali e la relazione sulla gestione annuale, in quanto danno un quadro fedele della situazione patrimoniale, di quella finanziaria nonché del risultato economico dell'ente, secondo quanto debitamente certificato dai revisori legali dei conti, costituiscono una fonte essenziale di informazioni per gli aderenti e i beneficiari del regime e per le autorità competenti. Essi consentono in particolare alle autorità competenti di verificare la solidità finanziaria degli enti e valutare se essi siano in grado di far fronte a tutte le loro obbligazioni contrattuali.(17) Un'adeguata informazione degli aderenti e dei beneficiari dei regimi pensionistici è fondamentale. Ciò vale in particolare per quanto riguarda le informazioni concernenti la solidità finanziaria dell'ente, le clausole contrattuali, le prestazioni e l'effettivo finanziamento dei diritti a pensione maturati, la politica di investimento e la gestione dei rischi e dei costi.(18) La politica di investimento di un ente è un fattore decisivo sia per la sicurezza che per la convenienza economica delle pensioni aziendali e professionali. Gli enti devono quindi presentare, almeno ogni tre anni, un documento illustrante i principi della loro politica di investimento. Esso dovrà essere comunicato all'autorità competente e, su richiesta, anche agli aderenti e ai beneficiari del regime.(19) Per poter svolgere le loro funzioni, le autorità competenti devono disporre di diritti d'informazione e di poteri d'intervento adeguati per quanto riguarda gli enti e le persone che provvedono effettivamente alla gestione dei medesimi. Quando gli enti trasferiscono alcune funzioni di importanza fondamentale quali la gestione degli investimenti, l'informatica o la contabilità a società esterne, è opportuno estendere tali diritti d'informazione e diritti d'intervento ai soggetti che esercitano dette funzioni al fine di verificare che svolgano la loro attività conformemente alle norme di vigilanza.(20) Un calcolo prudente delle riserve tecniche è una condizione essenziale per assicurare che l'ente possa far fronte alle sue obbligazioni di erogazione delle prestazioni pensionistiche. Le riserve tecniche vanno calcolate utilizzando metodi attuariali riconosciuti e certificate da esperti qualificati. Il tasso d'interesse va scelto con prudenza, conformemente alla normativa nazionale. L'entità delle riserve tecniche deve sia rispecchiare il valore attuariale dei diritti a pensione già maturati dagli aderenti, sia essere sufficiente ad assicurare la continuazione dell'erogazione ai beneficiari delle prestazioni di cui è già iniziato il godimento.(21) I rischi coperti dagli enti variano significativamente da uno Stato membro all'altro. Gli Stati membri devono quindi avere la facoltà di assoggettare il calcolo delle riserve tecniche a disposizioni supplementari e più dettagliate rispetto a quelle contenute nella presente direttiva.(22) La copertura delle riserve tecniche mediante attività sufficienti ed adeguate protegge gli interessi degli aderenti e dei beneficiari di un regime pensionistico in caso di insolvenza dell'impresa promotrice. In particolare in caso di attività transfrontaliere, per il riconoscimento reciproco dei principi di vigilanza applicati negli Stati membri è necessario che le riserve tecniche siano integralmente coperte da attività in ogni momento.(23)  Se l'ente non svolge attività transfrontaliere gli Stati membri possono permettere che le riserve non siano pienamente coperte, a condizione che venga stabilito un piano adeguato per ripristinare la copertura integrale; devono in ogni caso essere rispettate le disposizioni della direttiva 80/987/CEE del Consiglio, del 20 ottobre 1980, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri relative alla tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro [13].[13]  GU L 283 del 28.10.1980, pag. 23; direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 87/164/CEE (GU L 66 dell'11.3.1987, pag. 11).(24) In molti casi è l'impresa promotrice, e non l'ente pensionistico, che copre i rischi biometrici o garantisce determinate prestazioni o un dato rendimento degli investimenti. Tuttavia vi sono anche casi nei quali è l'ente stesso che offre tale copertura o garanzia e le obbligazioni dell'impresa promotrice si limitano al versamento dei contributi necessari. In tale situazione i prodotti offerti sono simili a quelli delle imprese di assicurazione sulla vita e gli enti interessati devono essere tenuti a detenere i medesimi fondi propri supplementari che le imprese di assicurazione.(25) Gli enti pensionistici sono investitori a lunghissimo termine. Di norma le attività detenute dagli enti pensionistici non possono essere riscattate per scopi diversi dall'erogazione di prestazioni pensionistiche. Per proteggere adeguatamente i diritti degli aderenti e dei beneficiari, gli enti devono poter scegliere un'allocazione delle attività che sia adeguata alla specifica natura e durata delle loro passività. Per questi motivi è opportuno stabilire regole di investimento fondate su principi qualitativi, che obblighino gli enti ad operare con prudenza ma offrano loro una flessibilità sufficiente per scegliere la politica di investimento più sicura ed efficiente.(26) I metodi e le prassi di vigilanza sono diversi da uno Stato membro all'altro. Di conseguenza, gli Stati membri devono godere di un certo margine discrezionale quanto alle norme in materia di investimenti che intendono imporre agli enti aventi sede nel loro territorio, fermo restando che tali norme non devono limitare il libero movimento dei capitali se non nella misura in cui ciò sia giustificato per motivi prudenziali.(27) In quanto investitori a lunghissimo termine con un basso rischio di liquidità, gli enti sono in una posizione adatta per investire in attività scarsamente liquide quali le azioni come pure sui mercati dei capitali di rischio. Essi possono anche beneficiare dei vantaggi di una diversificazione internazionale. Occorre quindi non restringere indebitamente gli investimenti in azioni, nei mercati dei capitali di rischio e in monete diverse da quelle in cui sono espresse le loro passività.(28) Le restrizioni alla libera scelta dei gestori e dei depositari autorizzati di fondi limitano la concorrenza nel mercato interno e devono quindi essere rimosse.(29) Gli enti dovrebbero avere la possibilità di prestare i loro servizi in altri Stati membri. Questa facoltà può potenzialmente consentire agli enti di realizzare significative economie di scala, migliorare la competitività delle imprese comunitarie ed agevolare la mobilità del lavoro. A tal fine è necessario il riconoscimento reciproco della normativa prudenziale.(30) Il diritto di un ente di uno Stato membro di gestire un regime pensionistico aziendale o professionale istituito in un altro Stato membro deve essere esercitato nel pieno rispetto della previdenza e della sicurezza sociale e del diritto del lavoro in vigore nello Stato membro ospitante.(31) In base ai principî di sussidiarietà e proporzionalità enunciati all'articolo 5 del trattato, gli scopi dell'intervento prospettato, vale a dire istituire un quadro normativo per taluni enti pensionistici, non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a causa delle dimensioni e degli effetti dell'intervento stesso, essere realizzati meglio a livello comunitario. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali scopi,HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1OggettoLa presente direttiva disciplina l'accesso alle attività svolte da enti pensionistici aziendali o professionali, nonché l'esercizio di tali attività.Articolo 2Campo di applicazioneLa presente direttiva si applica ad enti pensionistici aziendali e professionali.Essa non si applica agli enti seguenti:a) agli enti che gestiscono regimi di sicurezza sociale disciplinati dal regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio [14], o che sono elencati nell'allegato II di detto regolamento, e dal regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio [15],[14]  GU L 149 del 5.7.1971, pag. 2.[15]   GU L 74 del 27.3.1972, pag. 1.b) agli enti che rientrano nel campo di applicazione delle direttive del Consiglio 79/267/CEE [16], 85/611/CEE [17], 93/22/CEE [18] e della direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio [19];[16]  GU L 63 del 13.3.1979, pag. 1.[17]  GU L 375 del 31.12.1985, pag. 3.[18]  GU L 197 del 6.8.1993, pag. 58.[19]   GU L 126 del 26.5.2000, pag. 1.c) agli enti che agiscono sulla base del principio di ripartizione;d) agli enti tedeschi denominati "Unterstützungskassen" e agli altri enti analoghi;e) alle società che utilizzano sistemi fondati sulla costituzione di riserve contabili per l'erogazione di prestazioni pensionistiche ai loro dipendenti.Articolo 3Applicazione agli enti che gestiscono regimi di sicurezza socialeGli enti pensionistici aziendali o professionali che gestiscono anche regimi pensionistici aventi carattere obbligatorio, considerati come regimi di sicurezza sociale e che rientrano nel campo di applicazione dei regolamenti (CEE) n. 1408/71 e (CEE) n. 574/72, sono soggetti alla presente direttiva solo in relazione alla loro attività di gestione di regimi pensionistici aziendali o professionali non obbligatori.Articolo 4Applicazione agli enti disciplinati dalla direttiva 79/267/CEEGli Stati membri hanno facoltà di applicare gli articoli da 11 a 16 e gli articoli 18 e 19 della presente direttiva agli enti disciplinati dalla direttiva 79/267/CEE per quanto riguarda le loro attività nel settore delle pensioni aziendali e professionali e purché i relativi attivi e passivi siano gestiti da un'entità giuridica distinta. In tal caso detta entità giuridica distinta non è soggetta agli articoli 17 e 21 della direttiva 79/267/CEE né agli articoli da 19 a 24 e 31 della direttiva 92/96/CEE del Consiglio [20].[20]   GU L 360 del 9.12.1992, pag. 1.Articolo 5Regimi pensionistici pubblici e di minore rilevanza1. Gli Stati membri possono decidere di non applicare la presente direttiva, in tutto o in parte, agli enti pensionistici che gestiscono regimi con meno di cento aderenti e beneficiari. L'articolo 20 si applica solo se lo Stato membro di cui trattasi applica a detti enti  l'intero disposto della presente direttiva.2. Gli Stati membri possono decidere di non applicare gli articoli da 9 a 17 agli enti che gestiscono regimi pensionistici aziendali e professionali stabiliti per legge e garantiti da una pubblica autorità.Articolo 6DefinizioniAi fini della presente direttiva valgono le seguenti definizioni:a) "ente pensionistico aziendale o professionale" (in prosieguo: "ente pensionistico"), un ente, operante secondo il principio di capitalizzazione, distinto da qualsiasi impresa promotrice o associazione di categoria, costituito al solo fine di erogare prestazioni pensionistiche in relazione ad un'attività lavorativa sulla base di un accordo o di un contratto stipulato individualmente o collettivamente tra datore di lavoro e lavoratore, o i loro rispettivi rappresentanti, o tra l'ente pensionistico ed il singolo lavoratore, autonomo o subordinato;b) "regime pensionistico", un contratto, un accordo, un negozio fiduciario o un insieme di disposizioni che stabilisce le prestazioni pensionistiche erogabili e le condizioni per la loro erogazione;c) "impresa promotrice", un'impresa o un altro organismo che versa contributi ad un ente pensionistico;d) "prestazioni pensionistiche", le prestazioni erogate sotto forma di pagamenti, a carattere vitalizio o temporaneo o "una tantum", liquidate in caso di morte, invalidità o cessazione del rapporto di lavoro oppure al raggiungimento di un'età predeterminata, nonché le prestazioni, sotto forma di pagamenti o servizi, in caso di malattia, stato di bisogno o morte, quando siano complementari rispetto alle prestazioni di cui sopra;e) "aderenti", le persone che hanno o che avranno diritto a percepire le prestazioni pensionistiche;f) "beneficiari", i soggetti che percepiscono le prestazioni pensionistiche;g) "autorità competenti", le autorità nazionali designate a svolgere le funzioni previste dalla presente direttiva;h) "rischi biometrici", rischi relativi alla vita umana, compresi i rischi di morte e di invalidità ed i rischi legati alla longevità;i) "mercati dei capitali di rischio", mercati che mettono fondi propri a disposizione delle imprese nelle fasi di avviamento;j) "Stato membro di origine", lo Stato membro nel quale l'ente è situato;k) "Stato membro ospitante", lo Stato membro in cui è situata l'impresa promotrice o dove risiedono gli aderenti al regime;l) "sede":- per un ente pensionistico, lo Stato membro nel quale si trovano la sua sede legale o i suoi principali uffici amministrativi;- per un'impresa promotrice, lo Stato membro nel quale si trovano la sua sede legale o i suoi principali uffici amministrativi se l'impresa promotrice è una persona giuridica, una succursale o un'agenzia ovvero lo Stato membro nel quale si trova la sua sede principale se l'impresa promotrice è una persona fisica;- nel caso di una persona fisica, lo Stato membro nel quale essa risiede.Articolo 7Attività degli entiGli Stati membri stabiliscono che gli enti pensionistici aventi sede nel loro territorio limitino le proprie attività all'esercizio di regimi pensionistici ed alle attività ad essi collegate, incluse quelle relative alla loro politica d'investimento.Articolo 8Separazione giuridica tra impresa promotrice ed ente pensionisticoGli Stati membri assicurano che vi sia una separazione giuridica tra l'impresa promotrice e l'ente pensionistico affinché, in caso di fallimento dell'impresa promotrice, le attività dell'ente pensionistico siano salvaguardate nell'interesse degli aderenti e dei beneficiari.Articolo 9Condizioni per l'esercizio dell'attività1. Gli Stati membri provvedono a quanto segue:a) che l'ente pensionistico sia registrato;b) che l'ente pensionistico sia effettivamente gestito da persone in possesso dei requisiti di onorabilità e dotate di qualifiche ed esperienza professionali adeguate o che si avvalgano di consulenti dotati di qualifiche ed esperienza professionali adeguate;c) che siano state definite in modo adeguato le regole di funzionamento del regime pensionistico e che gli aderenti siano stati adeguatamente informati di tali regole;d) che tutte le riserve tecniche siano correttamente calcolate e certificate da un attuario o da un altro specialista in materia secondo tecniche attuariali riconosciute;e) che l'impresa promotrice si impegni al regolare finanziamento delle prestazioni pensionistiche, qualora ne garantisca il pagamento;f) che gli aderenti siano stati adeguatamente informati sulle condizioni del regime pensionistico, con particolare riguardo a quanto segue:i) diritti ed obblighi contrattuali delle parti del regime pensionistico;ii) rischi finanziari, tecnici e di altro genere inerenti al contratto pensionistico;iii) ripartizione dei rischi insiti nel contratto pensionistico tra le parti contraenti.2. Gli Stati membri possono subordinare l'attività di un ente pensionistico ad altri requisiti, al fine di assicurare che gli interessi degli aderenti e dei beneficiari siano adeguatamente tutelati.3. Per esercitare attività transfrontaliere a norma dell'articolo 20, un ente pensionistico deve ottenere l'autorizzazione preventiva dell'autorità competente dello Stato membro di origine.Articolo 10Conti annuali e relazione sulla gestione annualeGli Stati membri stabiliscono che gli enti pensionistici aventi sede nel loro territorio redigano conti annuali ed una relazione sulla gestione annuale. I conti annuali e la relazione sulla gestione annuale devono dare un quadro fedele della situazione patrimoniale, di quella finanziaria nonché del risultato economico dell'ente pensionistico. Tali documenti devono essere coerenti e debitamente approvati da una persona autorizzata responsabile della revisione contabile dei conti annuali.Articolo 11Informazioni da fornire agli aderenti e ai beneficiari1. In funzione della natura del regime pensionistico, gli Stati membri provvedono affinché siano fornite le informazioni previste dai paragrafi 2, 3 e 4.2. Gli aderenti e i beneficiari ricevono quanto segue:a) su richiesta, i conti annuali e la relazione sulla gestione annuale;b) entro un termine ragionevole, tutte le informazioni relative a modificazioni delle regole del regime pensionistico.3. Ogni aderente riceve, su richiesta, informazioni dettagliate ed esaurienti riguardanti quanto segue:a) se del caso, il livello delle prestazioni che il regime si prefigge come obiettivo;b) il finanziamento effettivo dei diritti a pensione maturati;c) il livello delle prestazioni in caso di cessazione del rapporto di lavoro;d) quando l'aderente sostiene il rischio di investimento, la gamma delle possibilità di investimento ed il portafoglio di investimento effettivo, come pure informazioni sull'esposizione al rischio ed ai costi degli investimenti.Le informazioni di cui al primo comma sono comunicate insieme ai conti annuali e alla relazione sulla gestione annuale di cui al paragrafo 2, lettera a).4. A ciascun beneficiario vengono fornite adeguate informazioni sulle prestazioni pensionistiche dovutegli e sulle opzioni per la loro erogazione.Articolo 12Pubblicità dei principi relativi alla politica d'investimento1. Gli Stati membri prendono gli opportuni provvedimenti affinché ogni tre anni, e comunque in modo tempestivo dopo rilevanti mutamenti della politica d'investimento, tutti gli enti aventi sede nel loro territorio comunichino la loro politica d'investimento alle autorità competenti dello Stato membro di origine. A tal fine essi inviano un documento illustrante i principi della loro politica di investimento, nella quale siano specificati i metodi di misurazione del rischio e le tecniche di gestione del rischio utilizzati e l'allocazione strategica delle attività in relazione alla natura e alla durata delle prestazioni pensionistiche dovute.2. Il documento illustrante i principi della politica d'investimento è messo a disposizione degli aderenti e dei beneficiari che lo richiedano.Articolo 13Informazioni da trasmettere alle autorità competentiCiascuno Stato membro provvede a che l'autorità competente disponga dei poteri e degli strumenti necessari a quanto segue:a) richiedere all'ente pensionistico, ai membri del consiglio di amministrazione e agli altri amministratori o dirigenti, ovvero alle persone che controllano l'ente, di fornire informazioni su tutte le questioni relative all'attività dell'ente o di comunicare tutti i documenti relativi;b) verificare i contratti che disciplinano le relazioni tra l'ente ed altre società, che trasferiscano funzioni ad altre società (outsourcing), che influiscano sulla situazione finanziaria dell'ente o che siano comunque rilevanti ai fini di una vigilanza efficace;c) ottenere con frequenza periodica, in aggiunta ai conti annuali ed alla relazione sulla gestione annuale, tutti i documenti necessari ai fini della vigilanza, in particolare i seguenti:i) relazioni interne intermedie;ii) valutazioni attuariali;iii) studi sulle attività-passività;iv) prove della coerenza con i principi relativi alla politica d'investimento;v) prove del versamento dei contributi secondo quanto previsto;vi) la relazione del revisore legale dei conti;d) svolgere accertamenti in loco presso la sede dell'ente pensionistico e, se del caso, sulle funzioni affidate a società esterne per verificare che le attività siano svolte conformemente alle norme di vigilanza.Articolo 14Poteri d'intervento delle autorità copetenti1. L'autorità competente impone ad ogni ente pensionistico di applicare procedure amministrative e contabili sane e di dotarsi di adeguati meccanismi di controllo interno.2. L'autorità competente può adottare, nei confronti di un ente pensionistico o delle persone che lo gestiscono, le misure che ritiene adeguate e necessarie per evitare o sanare eventuali irregolarità che possano ledere gli interessi degli aderenti e dei beneficiari.Essa può inoltre limitare o vietare la libera disponibilità delle attività dell'ente pensionistico qualora:a) l'ente non abbia costituito riserve tecniche sufficienti in relazione al complesso della sua attività, ovvero disponga di attività insufficienti a coprire le riserve tecniche;b) l'ente non detenga i fondi propri obbligatori.3. Al fine di tutelare gli interessi degli aderenti e dei beneficiari del regime, l'autorità competente può trasferire, integralmente o in parte, i poteri attribuiti dalla legge o dallo statuto a coloro che gestiscono l'ente, ad un rappresentante speciale idoneo ad esercitarli.4. Le autorità competenti possono vietare all'ente pensionistico di svolgere le sue attività o limitarle, in particolare nei seguenti casi:a) se l'ente non tutela adeguatamente gli interessi degli aderenti e dei beneficiari del regime;b) se sono venute meno le condizioni di accesso;c) se l'ente manca gravemente agli obblighi previsti dalla normativa ad esso applicabile;d) se l'ente che svolga attività transfrontaliera non rispetti le disposizioni del diritto del lavoro e del diritto della previdenza e della sicurezza sociale dello Stato membro ospitante, pertinenti in materia di pensioni aziendali o professionali.La decisione di vietare all'ente di svolgere delle attività è assortita di congrua motivazione e viene comunicata all'ente interessato.5. Qualora svolga attività transfrontaliera a norma dell'articolo 20, un ente è sottoposto anche alla vigilanza delle autorità competenti dello Stato membro ospitante per quanto riguarda la conformità delle sue attività alle disposizioni del diritto del lavoro e della previdenza e sicurezza sociale dello Stato membro ospitante di cui all'articolo 20, paragrafo 5.6. Gli Stati membri prendono gli opportuni provvedimenti affinché le decisioni prese nei confronti di un ente secondo le norme di attuazione della presente direttiva possano essere oggetto di ricorso giudiziario.Articolo 15Riserve tecniche1. Gli Stati membri provvedono affinché gli enti pensionistici detengano in ogni momento passività di ammontare corrispondente alle obbligazioni finanziarie derivanti dal portafoglio di contratti pensionistici da essi detenuto.2. Gli Stati membri provvedono affinché gli enti che gestiscono regimi pensionistici aziendali o professionali che coprono rischi biometrici od offrono prestazioni che comportano una garanzia di rendimento degli investimenti o di livello delle prestazioni stesse costituiscano riserve tecniche sufficienti in relazione al complesso dei regimi che gestiscono.3. L'ammontare delle riserve tecniche è calcolato ogni anno. Gli Stati membri possono tuttavia consentire che il calcolo delle riserve tecniche sia effettuato ogni tre anni se l'ente comunica all'autorità competente un prospetto certificato degli adeguamenti effettuati negli anni intermedi. Il prospetto deve illustrare gli aggiustamenti delle riserve tecniche effettuati e le variazioni dei rischi coperti.4. Il calcolo delle riserve tecniche deve essere eseguito e certificato da un attuario o da un altro specialista in materia secondo tecniche attuariali riconosciute, nel rispetto dei seguenti principi:a) l'importo minimo delle riserve tecniche è calcolato secondo un metodo attuariale sufficientemente prudente; esso deve essere sufficiente ad assicurare la continuazione dell'erogazione ai beneficiari delle pensioni e delle altre prestazioni di cui è già iniziato il godimento ed a coprire il valore attuariale dei diritti a pensione già maturati dagli aderenti;b) il tasso d'interesse utilizzato deve essere scelto in base a criteri di prudenza e fissato secondo le norme stabilite dalle autorità competenti dello Stato membro d'origine;c) il metodo di valutazione e la base di calcolo delle riserve tecniche devono in generale rimanere costanti da un esercizio finanziario all'altro; possono essere tuttavia giustificate variazioni a seguito di cambiamenti della situazione giuridica o economica su cui si basano le valutazioni.5. Gli Stati membri possono assoggettare il calcolo delle riserve tecniche a requisiti supplementari e più dettagliati, al fine di assicurare che gli interessi degli aderenti e dei beneficiari siano adeguatamente tutelati.Articolo 16Finanziamento delle riserve tecniche1. Gli Stati membri impongono ad ogni ente pensionistico di disporre in qualsiasi momento di attività sufficienti e congrue a copertura delle riserve tecniche relative al complesso dei regimi che gestiscono.2. Gli Stati membri possono, per un periodo limitato, consentire agli enti pensionistici di derogare al disposto del paragrafo 1. Per garantire che il paragrafo 1 sia osservato dopo detto periodo, la deroga è soggetta alle seguenti condizioni:a) l'ente pensionistico è tenuto ad elaborare un piano concreto e realizzabile per ricostituire in tempo debito il complesso delle attività necessarie a coprire la totalità delle riserve tecniche; detto piano è soggetto all'approvazione delle autorità competenti;b) nell'elaborazione del piano si tiene conto della situazione specifica dell'ente pensionistico, ed in particolare della struttura delle attività-passività, del profilo di rischio, della pianificazione della liquidità, del profilo d'età degli aventi diritto alle prestazioni pensionistiche, dell'eventuale recente istituzione del regime, del passaggio di un regime da un sistema di ripartizione o di finanziamento mediante capitalizzazione solo parziale ad un sistema di capitalizzazione integrale;c) l'ente pensionistico è tenuto a predisporre e comunicare alle autorità competenti una procedura per il trasferimento delle attività ad un'altra istituzione finanziaria o organismo assimilabile in caso di cessazione del regime di pensione durante il periodo della deroga.3. In caso di attività transfrontaliera a norma dell'articolo 20, le riserve tecniche devono essere integralmente coperte da attività in ogni momento.Articolo 17Fondi propri obbligatori1. Gli Stati membri provvedono affinché gli enti pensionistici che gestiscono regimi in cui l'ente assume direttamente l'onere della copertura di rischi biometrici o in cui l'ente garantisce il rendimento degli investimenti o un determinato livello di prestazioni detengano, su base permanente, attività supplementari rispetto alle riserve tecniche in relazione al complesso dei regimi che gestiscono. Tali attività devono essere libere da qualsiasi impegno prevedibile e fungere da fondo di garanzia per compensare le eventuali differenze tra spese e ricavi previsti ed effettivi.2. Per calcolare l'importo delle attività supplementari si applicano le disposizioni della direttiva 79/267/CEE.Articolo 18Norme relative agli investimenti1. Gli Stati membri esigno che gli enti pensionistici aventi sede nell'ambito della loro giurisdizione investano secondo criteri prudenti.2. Le attività detenute in relazione a regimi nei quali il rischio di investimento grava sugli aderenti sono investite conformemente alle regole seguenti:a) le attività sono investite in modo da garantire la sicurezza, la qualità, la liquidità e la redditività del portafoglio nel suo complesso;b) le attività sono adeguatamente diversificate per evitare che nel portafoglio complessivamente considerato vi siano concentrazioni del rischio;c) non può essere investita nell'impresa promotrice una percentuale superiore al 5% del complesso del portafoglio; qualora a promuovere l'ente pensionistico sia un gruppo di imprese, gli investimenti in tali imprese promotrici sono effettuati secondo criteri prudenti, tenendo conto della necessità di un'adeguata diversificazione.3. Gli Stati membri esigono che gli enti pensionistici aventi sede nell'ambito della loro giurisdizione investano le attività detenute a copertura delle riserve tecniche conformemente alle regole seguenti:a) le attività sono investite in maniera adeguata alla natura ed alla durata delle prestazioni future previste, ed in modo da garantire la sicurezza, la qualità, la liquidità e la redditività del portafoglio nel suo complesso;b) le attività sono adeguatamente diversificate per evitare che nel portafoglio complessivamente considerato vi siano concentrazioni del rischio;c) gli investimenti nell'impresa promotrice non possono superare il 5% delle riserve tecniche; qualora a promuovere l'ente pensionistico sia un gruppo di imprese, gli investimenti in tali imprese promotrici sono effettuati secondo criteri prudenziali, tenendo conto della necessità di un'adeguata diversificazione.4. Gli Stati membri non esigono che gli enti pensionistici investano in particolari categorie di attività.5. Gli Stati membri non assoggettano le decisioni d'investimento di un ente pensionistico o del suo gestore degli investimenti ad obblighi di approvazione preventiva o di notificazione sistematica.6. In conformità dei paragrafi da 1 a 5, gli Stati membri possono emanare regole più dettagliate per gli enti pensionistici aventi sede nell'ambito della loro giurisdizione al fine di tenere conto del complesso dei regimi gestiti da tali enti.Tuttavia, a detti enti deve essere consentito quanto segue:a) investire fino al 70% delle attività a copertura delle riserve tecniche o del portafoglio complessivo, per i regimi in cui il rischio di investimento grava sugli aderenti, in azioni, titoli negoziabili equiparati ad azioni ed obbligazioni di società e decidere sul peso relativo di tali titoli nel loro portafoglio d'investimento;b) detenere attività denominate in monete non congruenti a copertura di un importo pari almeno al 30 % delle loro riserve tecniche;c) investire sui mercati del capitale di rischio.7. Il paragrafo 6, secondo comma non preclude alle autorità competenti di imporre, su base individuale, l'applicazione di regole di investimento più rigorose, purché siano giustificate sotto il profilo prudenziale, con particolare riguardo alle obbligazioni assunte dall'ente pensionistico.Articolo 19Gestione e deposito1. Gli Stati membri non limitano il potere degli enti pensionistici di nominare, per la gestione del portafoglio d'investimento, un gestore degli investimenti stabilito in altro Stato membro e debitamente autorizzato all'esercizio di tale attività a norma delle direttive 92/96/CEE, 93/22/CEE e 2000/12/CE.2. Gli Stati membri non limitano il potere degli enti pensionistici di nominare, per il deposito delle loro attività, un depositario stabilito in altro Stato membro e debitamente autorizzato a norma della direttiva 2000/12/CE o della direttiva 93/22/CEE, ovvero accettato come depositario ai fini della direttiva 85/611/CEE.Articolo 20Attività transfrontaliera1. Gli Stati membri consentono alle imprese aventi sede e alle persone residenti nel loro territorio di promuovere enti pensionistici aventi sede in altri Stati membri. Essi consentono inoltre agli enti pensionistici autorizzati nel loro territorio di accettare come promotori imprese aventi sede nel territorio di altri Stati membri.2. Se un'impresa o una persona intende fungere da promotore di un ente autorizzato in un altro Stato membro, l'ente ne dà notificazione alle autorità competenti dello Stato membro in cui è autorizzato.3. Gli Stati membri esigono che l'ente pensionistico che proponga di avere come promotore un'impresa avente sede o una persona residente nel territorio di un altro Stato membro alleghi alla notificazione le informazioni seguenti:a) il nome dello Stato membro nel cui territorio ha sede l'impresa promotrice o risiedono le persone promotrici;b) il nome dell'impresa promotrice;c) le caratteristiche del regime che l'ente pensionistico intende gestire nello Stato membro ospitante.4. Le autorità competenti dello Stato membro d'origine, sempreché non abbiano motivo di dubitare che la struttura amministrativa, la situazione finanziaria dell'ente pensionistico, ovvero l'onorabilità e la professionalità delle persone che gestiscono l'ente pensionistico non siano compatibili con le operazioni proposte nello Stato membro ospitante, comunicano alle autorità competenti dello Stato membro ospitante le informazioni di cui al paragrafo 3, entro tre mesi dal loro ricevimento.5. Prima che l'ente pensionistico inizi a gestire un regime nello Stato membro ospitante, le autorità competenti dello Stato membro ospitante, entro due mesi dal ricevimento delle informazioni di cui al paragrafo 3, comunicano alle autorità competenti dello Stato membro d'origine, se del caso, le disposizioni del diritto della previdenza e sicurezza sociale e del diritto del lavoro conformemente alle quali il regime in questione deve essere gestito nello Stato membro ospitante. Le autorità competenti dello Stato membro di origine comunicano dette informazioni all'ente pensionistico.6. Dal momento in cui riceve la comunicazione di cui al paragrafo 5 o, qualora non riceva alcuna comunicazione, dalla scadenza del termine di cui al paragrafo 5, l'ente pensionistico può iniziare a gestire il regime in questione nello Stato membro ospitante nel rispetto delle pertinenti disposizioni del diritto della previdenza e della sicurezza sociale e del diritto del lavoro, ivi vigenti.7. Le autorità competenti dello Stato membro ospitante comunicano alle autorità competenti dello Stato membro d'origine i mutamenti intervenuti nelle caratteristiche del regime gestito nello Stato membro ospitante.Articolo 21Attuazione1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 31 dicembre 2002. Essi ne informano immediatamente la Commissione.Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle principali disposizioni di diritto nazionale da essi adottate nel campo disciplinato dalla presente direttiva.Articolo 22Entrata in vigoreLa presente direttiva entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Articolo 23DestinatariGli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a Bruxelles, ilPer il Parlamento europeo   Per il ConsiglioLa Presidente Il PresidenteSCHEDA FINANZIARIA1.-9. Non applicabile in quanto la Commissione non eroga alcun finanziamento10. Spese amministrative (sezione III, parte A del bilancio)10.1 Effetto sull'organicoNon è necessario alcun posto supplementare. Le spese amministrative occasionate dalla presente direttiva possono essere coperte con le risorse esistenti.SCHEDA DI VALUTAZIONE DELL'IMPATTO IMPATTO DELLA PROPOSTA SULLE IMPRESE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE (PMI)Denominazione della proposta:Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative agli enti pensionistici aziendali e professionali.Numero di riferimento del documento:La proposta1. In considerazione del principio di sussidiarietà esporre i motivi per i quali è necessaria una normativa comunitaria in questo settore, nonché gli obiettivi principali.Contrariamente a quanto accade per gli enti creditizi, le imprese di assicurazione e le imprese di investimento, gli EPAP non sono ancora soggetti ad alcuna normativa prudenziale comunitaria. Gli EPAP svolgono un ruolo di primo piano nel promuovere la coesione sociale e nel finanziamento dell'economia negli Stati membri. In vista dell'invecchiamento della popolazione dell'Unione e del finanziamento delle pensioni future, è fondamentale assicurare che essi possano operare con la massima sicurezza ed efficienza, sfruttando i vantaggi del mercato unico e dell'euro. L'attività nel settore pensionistico è caratterizzata dalla sua natura a lunghissimo termine, sia per quanto riguarda gli impegni degli EPAP, sia per quanto riguarda gli investimenti.Il fatto che essi siano disciplinati al livello nazionale impedisce di beneficiare pienamente dei vantaggi del mercato unico e dell'euro. Gli obiettivi principali della direttiva sono i seguenti:- assicurare un'adeguata protezione degli aderenti e dei beneficiari dei regimi e la sicurezza ed efficienza degli investimenti,- consentire la libera scelta dei gestori e dei depositari all'interno dell'UE e assicurare la parità delle condizioni di concorrenza tra tutti gli enti che erogano prestazioni pensionistiche integrative,- promuovere le attività transfrontaliere e dar vita ad un autentico mercato unico delle pensioni integrative,- promuovere gli investimenti degli EPAP nell'insieme dell'UE.Rispettando pienamente la competenza degli Stati membri per l'organizzazione del sistema pensionistico alla luce delle situazioni e delle esigenze nazionali (ad es. le regolamentazioni nazionali in materia di diritto del lavoro, sociale e fiscale), la direttiva intende conciliare nel modo migliore possibile la sicurezza e il rendimento finanziario.L'impatto sulle imprese2. Determinare l'incidenza della proposta:- sui vari settori di attività:La proposta ha conseguenze sia per i datori di lavoro in tutti i settori economici (specie quelli attivi su scala transfrontaliera) sia per tutti i tipi di enti ed imprese attive nel settore delle pensioni aziendali e professionali (fondi pensioni, enti che operano secondo il principio assicurativo quali "Pensionskassen" o piani di assicurazione vita di gruppo, fondi d'investimento).- sulle diverse dimensioni delle imprese (indicare la concentrazione di piccole e medie imprese)Tutte le imprese (di qualsiasi dimensione), potenzialmente in tutti gli Stati membri, come pure tutti i tipi di EPAP esistenti negli Stati membri (ad es. fondi pensione, assicurazioni, fondi d'investimento). È tuttavia proposta una clausola "de minimis" che consente agli Stati membri di escludere dal campo d'applicazione della direttiva i regimi pensionistici di ridotte dimensioni (con un numero complessivo di aderenti e beneficiari inferiore a 100 persone) che non sono presumibilmente interessati a svolgere attività transfrontaliere. Tale disposizione faciliterà la vigilanza negli Stati membri in cui opera un numero elevatissimo di enti pensionistici.- specificare se esistono particolari aree geografiche della Comunità in cui sono concentrate tali impreseNella Comunità esistono molte forme di EPAP. Tuttavia, in termini di entità delle attività (in percentuale del PIL), i fondi più consistenti sono quelli che operano nel Regno Unito, nei Paesi Bassi e in Irlanda.3. Precisare gli obblighi imposti alle imprese per conformarsi alla proposta.Le imprese dovranno soddisfare requisiti prudenziali minimi, in funzione della natura dell'EPAP e dei rischi coperti. Questi requisiti minimi sono intesi a consentire il riconoscimento reciproco dei regimi di vigilanza nazionali e comprendono in particolare disposizioni concernenti la specializzazione delle attività, le condizioni per lo svolgimento dell'attività, i conti annuali e la relazione annuale, la comunicazione di informazioni e della politica d'investimento alle autorità di vigilanza e agli aderenti e ai beneficiari, le riserve tecniche e il finanziamento, i fondi propri obbligatori in determinate circostanze e le regole in materia di investimenti.La proposta non instaura un quadro normativo completamente nuovo per gli EPAP ma coordina per quanto possibile i principi in materia prudenziale e di vigilanza già applicati negli Stati membri.4. Definire la prevedibile incidenza economica della proposta- sull'occupazione,Ci si possono attendere effetti positivi. La maggior parte degli Stati membri ha deciso di attribuire un ruolo più importante ai sistemi fondati sul principio di capitalizzazione a complemento del regime pensionistico pubblico di base. Il mercato unico e l'euro possono rendere più efficiente il finanziamento dei regimi integrativi. L'incremento dell'efficienza economica può consentire o di accrescere le prestazioni, integrando più efficacemente i regimi pubblici obbligatori, o di ridurre i contributi necessari per ottenere un certo ammontare di prestazioni, esercitando quindi un effetto positivo sull'occupazione.- sugli investimenti e sulla costituzione di nuove imprese,Ci si possono attendere effetti positivi. Gli EPAP sono chiamati a svolgere una funzione chiave per l'integrazione, l'efficienza e la liquidità dei mercati dei capitali dell'UE. In quanto investitori a lunghissimo termine, essi si trovano in una posizione ideale per contribuire al finanziamento di iniziative private. Se la sicurezza e la redditività dei portafogli d'investimento costituisce l'obiettivo prioritario, un quadro comunitario può anche far sì che gli EPAP contribuiscano a rendere più efficiente l'allocazione del risparmio nell'UE.A causa dei mutamenti demografici, la domanda di pensioni fondate sul principio di capitalizzazione è in crescita. Attualmente molti datori di lavoro (specie le piccole e medie imprese) non hanno alternative alla sottoscrizione di contratti collettivi di assicurazione per i loro dipendenti. È da presumere che una direttiva comunitaria sugli enti pensionistici offrirà ai datori di lavoro maggiori possibilità alternative in materia di regimi pensionistici aziendali e professionali.- sulla competitività delle impreseCi si possono attendere effetti positivi. In assenza di coordinamento a livello comunitario, gli EPAP sono l'unica grande categoria di enti finanziari che non può prestare i propri servizi in uno Stato membro diverso da quello in cui hanno sede. È stato calcolato che, per un'impresa attiva su scala paneuropea, il costo dell'istituzione di regimi di pensione aziendale separati in ciascuno degli Stati membri sarebbe di circa 40 milioni di euro l'anno. Se si consentisse agli EPAP di gestire regimi di pensione per imprese aventi sede in un altro Stato membro si otterrebbero economie di scala di diversi tipi: politiche d'investimento più efficienti grazie al raggruppamento delle attività, semplificazione dell'amministrazione e obbligo di rispettare le norme in materia prudenziale e di informativa di un'unica autorità di vigilanza. Inoltre sarebbe agevolata la mobilità del lavoro: i lavoratori accetterebbero più facilmente di spostarsi in un altro paese se potessero continuare ad aderire allo stesso regime pensionistico; le multinazionali incontrerebbero meno difficoltà a spostare i loro dipendenti da uno Stato membro all'altro.5. Indicare se la proposta contiene misure destinate a tener conto della situazione specifica delle piccole e medie imprese (esigenze più limitate o diverse ecc.).È proposta una clausola "de minimis" che consente agli Stati membri di escludere dal campo d'applicazione della direttiva i regimi pensionistici di ridotte dimensioni (con un numero complessivo di aderenti e beneficiari inferiore a 100 persone) che non sono presumibilmente interessati a svolgere attività transfrontaliere. Gli Stati membri che ricorrano a tale facoltà non dovranno applicare la direttiva ai piccoli regimi. Tale disposizione faciliterà la vigilanza negli Stati membri in cui opera un numero elevatissimo di enti pensionistici.Consultazione6. Elencare le organizzazioni consultate in merito alla proposta ed esporre le principali osservazioni.Prima di presentare la sua proposta la Commissione aveva pubblicato un Libro verde. Sono pervenute osservazioni di circa 80 interessati (tra l'altro organizzazioni di categoria, Stati membri, organizzazioni dei consumatori, sindacati, docenti universitari), la maggior parte dei quali ha anche partecipato ad un'audizione organizzata dalla Commissione. I risultati della consultazione in esito al Libro verde sono stati sintetizzati in una comunicazione che ha anch'essa suscitato massicce reazioni degli interessati. In linea di massima l'orientamento delle risposte era positivo, il che ha incitato la Commissione a preparare un progetto di direttiva che disciplinasse sotto il profilo prudenziale i regimi pensionistici integrativi. Il Parlamento europeo ed il CES hanno adottato risoluzioni favorevoli, di massima, all'impostazione delineata nella comunicazione.La Commissione ha sistematicamente consultato le principali associazioni di categoria europee nel corso della preparazione della presente proposta.La Federazione europea dei regimi di pensione - European Federation for Retirement Provision (EFRP) - che rappresenta i fondi pensione, ha accolto con favore l'approccio centrato sugli enti. L'EFRP è estremamente favorevole a progressi che consentano l'attività transfrontaliera, che comporterebbe economie di scala ed a conciliare nel modo migliore possibile la sicurezza e il rendimento finanziario. Tuttavia il quadro regolamentare dovrebbe essere neutrale nei confronti delle scelte di politica sociale, del lavoro e fiscale degli Stati membri e includere nel suo campo d'applicazione tutti gli enti attivi nel campo delle pensioni aziendali e professionali.Il Comitato europeo delle assicurazioni - Comité Européen des Assurances (CEA) - in rappresentanza del settore assicurativo appoggia anch'esso l'approccio incentrato sugli enti. Secondo il CEA un prodotto pensionistico comporta per sua natura prestazioni di durata incerta legata alla durata della vita umana e dovrebbe comprendere la copertura dei rischi biometrici. Tutti gli enti, a prescindere dal regime prescelto - a prestazione definita o a contribuzione definita - devono essere obbligati a costituire riserve tecniche ed a detenere attività adeguate poiché assumono un impegno irrevocabile soggetto a rischi finanziari (ad es. rischio d'investimento) e tecnici (ad es. rischio di mortalità).Il Groupe Consultatif des Associations d'Actuaires des Pays des Communautés Européennes, in rappresentanza della professione attuariale, ritiene che la disposizioni proposte rappresentino una base ragionevole per tutti i paesi europei e che promuoveranno in particolare le attività transfrontaliere degli EPAP. Il preciso campo d'applicazione della direttiva potrà essere chiaramente definito in stretta collaborazione con gli Stati membri paese per paese. Occorrerebbe stabilire della clausole "de minimis" che esentino dall'osservanza di determinate disposizioni per ridurre gli oneri per gli EPAP di piccole dimensioni.La Fédération Européenne des Fonds et Sociétés d'Investissement (FEFSI) che rappresenta il settore dei fondi d'investimento accoglie con favore la differenziazione tra regimi pensionistici integrativi e i tradizionali prodotti di risparmio (a lungo termine). I regimi pensionistici possono includere a titolo facoltativo la copertura dei rischi biometrici ma la decisione finale dovrebbe essere presa dai singoli Stati membri o dagli interessati stessi (principio di sussidiarietà).La Association of European Cooperative and Mutual Insurers (ACME) è in generale favorevole agli orientamenti della Commissione. Per quanto riguarda le riserve tecniche, il finanziamento e i fondi propri obbligatori, sarebbe di norma propensa a stabilire regole simili a quelle applicabili alle imprese di assicurazione vita.La Confederazione europea dei sindacati (CES) è favorevole all'iniziativa. Per compiere reali progressi nel campo delle pensioni occorrerebbe affrontare i problemi non solo sotto il profilo finanziario, ma prendendo in considerazione anche i temi connessi della fiscalità, della mobilità e del trasferimento dei diritti acquisiti. Nel campo d'applicazione della direttiva dovrebbero rientrare solo gli EPAP che coprono anche i rischi biometrici.