CELEX: 62020TN0647
Language: it
Date: 2020-10-21 00:00:00
Title: Causa T-647/20: Ricorso proposto il 21 ottobre 2020 — Verelst / Consiglio

11.1.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 9/27
            
         
      Ricorso proposto il 21 ottobre 2020 — Verelst / Consiglio
      (Causa T-647/20)
      (2021/C 9/39)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Jean-Michel Verelst (Eghezée, Belgio) (rappresentante: C. Molitor, avvocato)
      
         Convenuto: Consiglio dell’Unione europea
      
         Conclusioni
      
      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare l’atto impugnato;
               
            
                  —
               
               
                  condannare il convenuto alle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso contro la decisione di esecuzione (UE) 2020/1117 del Consiglio, del 27 luglio 2020, relativa alla nomina dei procuratori europei della Procura europea, nella parte in cui essa nomina il sig. Yves Van Den Berge procuratore europeo della Procura europea quale agente temporaneo di grado AD 13 per un periodo non rinnovabile di sei anni a decorrere dal 29 luglio 2020 (GU 2020, L 244, pag. 18), il ricorrente deduce due motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sulla violazione delle norme applicabili alla nomina dei procuratori europei. Si tratta degli articoli 288, 289, 291 e 296 TFUE; degli articoli 20, 21 e 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»); dei principi generali del diritto dell’Unione europea della certezza del diritto, del legittimo affidamento, di legalità e di non discriminazione; del regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio, del 12 ottobre 2017, relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata sull’istituzione della Procura europea («EPPO») (GU 2017, L 283, pag. 1), e in particolare dei suoi articoli 14, paragrafo 3, e 16, paragrafi 1, 2 e 3; dell’articolo 1 della decisione di esecuzione (UE) 2018/1696 del Consiglio, del 13 luglio 2018, concernente le regole di funzionamento del comitato di selezione di cui all’articolo 14, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2017/1939 relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata sull’istituzione della Procura europea («EPPO») (GU 2018, L 282, pag. 8); delle regole di funzionamento del comitato di selezione fissate dalla summenzionata decisione di esecuzione, in particolare gli articoli VI.2 e VII.2, e delle forme sostanziali. Con tale motivo di ricorso, il ricorrente censura l’atto impugnato, nella parte in cui esso nomina al posto di procuratore europeo uno dei candidati designati dal Belgio:
                  
                              —
                           
                           
                              in primo luogo (prima parte), per essere stato adottato non già sulla base, né tenendo conto, delle conclusioni cui il comitato di selezione è pervenuto in seguito all’esame delle candidature e all’audizione dei candidati, e formalizzate nel suo parere motivato, bensì, al contrario, in particolare, basandosi su una diversa valutazione dei meriti dei suddetti candidati effettuata nell’ambito dei pertinenti organi preparatori del Consiglio, e
                           
                        
                              —
                           
                           
                              in secondo luogo (seconda parte), per aver trattato in modo diverso il gruppo costituito dai candidati designati da Cechia, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Austria, Romania, Slovenia, Slovacchia e Finlandia, da un lato, e il gruppo costituito dai candidati designati da Belgio, Bulgaria e Portogallo, dall’altro, basandosi per i primi sul parere del comitato di selezione, come previsto dal regolamento, e applicando per i secondi una diversa procedura di valutazione dei meriti dei candidati, non prevista dal regolamento, condotta da un organo non autorizzato a tale fine.
                           
                        
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente su un difetto di motivazione, sulla violazione del diritto a una buona amministrazione e su un errore manifesto di valutazione. In particolare, tale motivo di ricorso verte sulla violazione dell’articolo 296 TFUE; sulla violazione dell’articolo 41 della Carta; sulla violazione del succitato regolamento (UE) 2017/1939, e in particolare dei suoi articoli 14, paragrafo 3, e 16, paragrafi 1, 2 e 3; sulla violazione dell’articolo 1 della succitata decisione di esecuzione (UE) 2018/1696 e sulla violazione delle regole di funzionamento del comitato di selezione fissate da dalla stessa decisione di esecuzione, in particolare gli articoli VI.2 e VII.2; sulla violazione del principio di buona amministrazione e del dovere di diligenza; sulla violazione delle forme sostanziali, e su un errore manifesto di valutazione.
                  A tale proposito, il ricorrente lamenta che con l’atto impugnato si sia deciso di nominare alla funzione di procuratore europeo, per quanto riguarda il Belgio, il candidato designato, accordandogli così la preferenza rispetto agli altri candidati, e più in particolare rispetto al ricorrente, e ciò sulla base di un’analisi dell’esperienza del candidato nominato in materia di criminalità finanziaria e di cooperazione giudiziaria internazionale, e si sia ritenuto che le qualifiche e l’esperienza professionale di detto candidato fossero più adatte per il posto di procuratore europeo.