CELEX: 62021TN0101
Language: it
Date: 2021-02-05 00:00:00
Title: Causa T-101/21: Ricorso proposto il 5 febbraio 2021 — Primagra/Commissione

3.5.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 163/39
            
         
      Ricorso proposto il 5 febbraio 2021 — Primagra/Commissione
      (Causa T-101/21)
      (2021/C 163/52)
      Lingua processuale: l’inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Primagra a.s. (Milín, Repubblica ceca) (rappresentanti: S. Sobolová e O. Billard, avvocati)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare il divieto di concedere sovvenzioni imposto con la lettera della convenuta del 22 ottobre 2020, ARES (2020) 5759350;
               
            
                  —
               
               
                  condannare la convenuta alle spese sostenute dalla ricorrente.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce cinque motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sul fatto che i diritti fondamentali della ricorrente sarebbero stati violati, sia direttamente che indirettamente, dalla convenuta, in quanto la ricorrente non ha mai potuto esercitare il suo diritto di essere ascoltata nel corso dell’indagine che ha portato all’adozione della misura contestata.
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sul fatto che la convenuta non avrebbe alcuna competenza a sottoporre ad audit sovvenzioni specifiche e a decidere su specifiche domande di sovvenzioni a carico dei Fondi strutturali e di investimento europei, in quanto la convenuta è soltanto legittimata ad esaminare la conformità generale dei sistemi di gestione e di controllo attuati dagli Stati membri, ma non ha alcun potere di effettuare un audit minuzioso e di decidere su specifiche domande di sovvenzioni presentate da singole società.
               
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sul fatto che la convenuta non avrebbe alcuna competenza a interpretare e applicare il diritto interno degli Stati membri, in quanto le sue competenze sono strettamente limitate dal principio di attribuzione enunciato agli articoli 5 e 13 del Trattato sull’Unione europea; ogni deroga deve essere valutata restrittivamente; e il principio di attribuzione e le disposizioni dei Trattati considerati congiuntamente implicano chiaramente che la convenuta non è competente ad applicare il diritto interno di uno Stato membro. In ogni caso, le disposizioni di diritto ceco fatte valere dalla convenuta non possono essere oggetto di controllo ai sensi del regolamento n. 1303/2013 (1), il quale costituisce la base giuridica della procedura di audit che ha portato all’adozione della misura contestata.
               
            
                  4.
               
               
                  Quarto motivo, vertente sul fatto che la convenuta non avrebbe dimostrato il contenuto del diritto ceco e avrebbe errato nell’interpretazione ed applicazione di quest’ultimo. La convenuta, anziché dimostrare il contenuto del diritto ceco, come richiesto dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, avrebbe manifestamente interpretato in modo errato il diritto ceco e, in particolare, l’articolo 4 c della legge sul conflitto di interessi, ignorando deliberatamente la giurisprudenza dei giudici cechi nonché la decisione finale, vincolante ed esecutiva delle autorità ceche relativa all’oggetto della procedura di audit che ha portato all’adozione della misura contestata.
               
            
                  5.
               
               
                  Quinto motivo, vertente sul fatto che la convenuta avrebbe anche errato nell’interpretazione ed applicazione del diritto dell’Unione europea, in quanto essa ha erroneamente concluso per la sussistenza di una violazione dell’articolo 61 del regolamento finanziario (2) e ha omesso di prendere in considerazione il fatto che le norme ceche sul conflitto di interessi sono in contrasto con i principi fondamentali del diritto dell’Unione europea.
               
            
         (1)  Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (GU 2013 L 347, pag. 320).
      
         (2)  Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione, che modifica i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e la decisione n. 541/2014/UE e abroga il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (GU 2018 L 193, pag. 1).