CELEX: 62008TJ0204
Language: it
Date: 2011-06-16 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale (Ottava Sezione) del 16 giugno 2011.#Team Relocations NV (T-204/08) e Amertranseuro International Holdings Ltd, Trans Euro Ltd e Team Relocations Ltd (T-212/08) contro Commissione europea.#Concorrenza - Intese - Mercato dei servizi di traslochi internazionali in Belgio - Decisione che accerta un'infrazione all'art. 81 CE - Fissazione dei prezzi - Ripartizione del mercato - Manipolazione delle procedure di gara - Infrazione unica e continuata - Imputabilità del comportamento configurante infrazione - Ammende - Orientamenti per il calcolo delle ammende del 2006.#Cause riunite T-204/08 e T-212/08.

Cause riunite T‑204/08 e T‑212/08
      Team Relocations NV e altri 
      contro
      Commissione europea
      «Concorrenza — Intese — Mercato dei servizi internazionali di trasloco in Belgio — Decisione che constata un’infrazione all’art. 81 CE — Fissazione dei prezzi — Ripartizione del mercato — Manipolazione della presentazione delle offerte — Infrazione unica e continuata — Imputabilità del comportamento illecito — Ammende — Orientamenti per il calcolo delle ammende del 2006»
      Massime della sentenza
      1.      Concorrenza — Intese — Accordi e pratiche concordate costitutivi di un’unica infrazione — Nozione
      (Art. 81, n. 1, CE)
      2.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Fatturato
      (Comunicazione della Commissione 2006/C 210/02, n. 13)
      3.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione — Principio di personalità delle sanzioni
      (Regolamento del Consiglio n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della Commissione 2006/C 210/02)
      4.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Durata dell’infrazione
      (Comunicazione della Commissione 2006/C 210/02)
      5.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Carattere dissuasivo — Valutazione
      (Comunicazione della Commissione 2006/C 210/02, n. 25)
      6.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Circostanze attenuanti — Valutazione
      (Comunicazione della Commissione 2006/C 210/02, n. 29)
      7.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Circostanze attenuanti — Comportamento anticoncorrenziale autorizzato o
            incoraggiato da pubbliche autorità 
      (Comunicazione della Commissione 2006/C 210/02, n. 29, ultimo trattino)
      8.      Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Riduzione in ragione della situazione finanziaria dell’impresa — Presupposti
      (Comunicazione della Commissione 2006/C 210/02, n. 35)
      1.      Sarebbe artificioso frazionare un comportamento continuato, caratterizzato da un’unica finalità, ravvisandovi più infrazioni
         distinte, mentre si tratta, al contrario, di un’infrazione unica che si è progressivamente concretizzata sia in accordi sia
         in pratiche concordate.
      
      In circostanze del genere, un’impresa che abbia partecipato ad un’infrazione attraverso comportamenti propri, rientranti nelle
         nozioni di accordo o pratica concordata aventi oggetto anticoncorrenziale ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE e diretti a contribuire
         alla realizzazione dell’infrazione nel suo complesso, è responsabile, per tutta la durata della sua partecipazione alla detta
         infrazione, anche dei comportamenti attuati da altre imprese nell’ambito della medesima infrazione.
      
      Per provare l’esistenza di un’infrazione unica e continuata, la Commissione deve dimostrare che l’impresa intendeva contribuire
         con il proprio comportamento agli obiettivi comuni perseguiti da tutti i partecipanti e che era a conoscenza dei comportamenti
         materiali previsti o attuati da altre imprese nel perseguire i medesimi obiettivi, oppure che poteva ragionevolmente prevederli
         ed era pronta ad accettarne i rischi.
      
      Infatti, le intese possono essere considerate elementi costitutivi di un accordo anticoncorrenziale unico solo se si è dimostrato
         che esse si inseriscono in un piano complessivo che persegue un obiettivo comune. Inoltre, è soltanto se l’impresa, quando
         ha partecipato a siffatte intese, sapeva o avrebbe dovuto sapere che, ciò facendo, essa s’inseriva nell’accordo unico, che
         la sua partecipazione alle intese di cui trattasi può costituire l’espressione della sua adesione all’accordo stesso.
      
      Dunque, affinché sia stabilita la partecipazione ad un’infrazione unica e continuata, devono essere soddisfatte tre condizioni,
         vale a dire l’esistenza di un piano generale che persegue un obiettivo comune, il contributo intenzionale dell’impresa a detto
         piano e il fatto che essa fosse a conoscenza (provata o presunta) dei comportamenti illeciti degli altri partecipanti.
      
      Con riguardo all’esistenza di un piano complessivo che persegue un obiettivo comune, la nozione di obiettivo comune non può
         essere determinata con un riferimento generico alla distorsione della concorrenza sul mercato interessato dall’infrazione,
         dal momento che il pregiudizio per la concorrenza costituisce, come oggetto o effetto, un elemento intrinseco a qualunque
         comportamento rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 81, n. 1, CE. Una siffatta definizione della nozione di obiettivo
         comune rischierebbe di privare la nozione di infrazione unica e continuata di una parte del suo significato, in quanto avrebbe
         per conseguenza che vari comportamenti concernenti un settore economico, vietati dall’art. 81, n. 1, CE, dovrebbero essere
         sistematicamente qualificati come elementi costitutivi di un’infrazione unica. Pertanto, ai fini della qualificazione di comportamenti
         diversi come infrazione unica e continuata, occorre tenere conto di tutte le circostanze che possono provare o mettere in
         dubbio un nesso di complementarità, quali il periodo di applicazione, il contenuto (incluso il metodo utilizzato) e, correlativamente,
         l’obiettivo dei diversi comportamenti in questione.
      
      (v. punti 33-37, 40)
      2.      Il punto 13 degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 23, n. 2, lett. a), del regolamento
         n. 1/2003, così recita: «Al fine di determinare l’importo di base dell’ammenda da infliggere, la Commissione utilizzerà il
         valore delle vendite dei beni o servizi, ai quali l’infrazione direttamente o indirettamente si riferisce, realizzate dall’impresa
         (…)». Da tale disposizione non emerge che soltanto il valore delle vendite risultante dalle operazioni realmente interessate
         dalle pratiche illecite può essere preso in considerazione per calcolare il pertinente valore delle vendite. Infatti, il disposto
         del punto 13 dei suddetti orientamenti fa riferimento alle «vendite [alle quali] l’infrazione direttamente o indirettamente
         si riferisce» e non alle «vendite oggetto dell’infrazione». La formulazione del punto 13 si riferisce dunque alle vendite
         realizzate sul mercato rilevante.
      
      Siffatta interpretazione è confortata dall’obiettivo perseguito dalle norme dell’Unione sulla concorrenza. Per determinare
         l’importo di base delle ammende da infliggersi nelle cause relative ad intese, la Commissione non ha l’obbligo di stabilire
         in ciascun caso quali siano le singole vendite oggetto dell’intesa. Infatti, un simile obbligo non è mai stato imposto dai
         giudici dell’Unione e nulla indica che la Commissione avesse l’intenzione di imporselo nei summenzionati orientamenti. Inoltre,
         è inevitabile, nelle cause vertenti su intese, che sono per natura segrete, che determinati documenti attestanti ciascuna
         delle manifestazioni delle pratiche anticoncorrenziali non vengano scoperti.
      
      Inoltre, la quota di fatturato corrispondente alle merci coinvolte nell’infrazione è di natura tale da fornire un’indicazione
         corretta dell’entità della medesima sul mercato interessato. In particolare, il fatturato realizzato coi prodotti che siano
         stati oggetto di una pratica restrittiva costituisce un elemento obiettivo che fornisce il giusto metro della nocività della
         pratica medesima per il normale gioco della concorrenza.
      
      (v. punti 61-66)
      3.      Qualora un’infrazione sia stata commessa da più imprese, è necessario determinare la gravità relativa della partecipazione
         all’infrazione di ciascuna di esse. Questa conclusione costituisce la conseguenza logica del principio della personalità delle
         pene e delle sanzioni, secondo il quale un’impresa può essere sanzionata esclusivamente per fatti ad essa individualmente
         ascritti, principio applicabile in qualsiasi procedimento amministrativo suscettibile di concludersi con l’inflizione di sanzioni
         in forza della normativa comunitaria sulla concorrenza. La gravità dell’infrazione dev’essere oggetto di valutazione individuale
         che tenga conto di un gran numero di elementi come, segnatamente, le circostanze proprie al caso di specie, il suo contesto
         e l’effetto dissuasivo delle ammende. Il fatto che un’impresa non abbia preso parte a tutti gli elementi costitutivi di un’intesa
         o che abbia svolto un ruolo secondario negli aspetti cui ha partecipato dev’essere tenuto in considerazione nel valutare la
         gravità dell’infrazione e, all’occorrenza, nel determinare l’ammenda.
      
      Tuttavia, la valutazione delle circostanze individuali è effettuata non nell’ambito dell’accertamento della gravità dell’infrazione,
         vale a dire all’atto della fissazione dell’importo di base dell’ammenda, ma nel quadro dell’adeguamento dell’importo di base
         in funzione delle circostanze attenuanti e aggravanti.
      
      La Commissione è libera di prendere in considerazione taluni aspetti della «gravità», ai sensi dell’art. 23 del regolamento
         n. 1/2003, nell’ambito delle circostanze attenuanti ed aggravanti e non nel quadro della «gravità» ai sensi degli orientamenti
         per il calcolo delle ammende.
      
      Gli orientamenti suddetti hanno comportato un cambiamento fondamentale di metodologia per il calcolo delle ammende. In primo
         luogo, è stata abolita la classificazione delle infrazioni in tre categorie («meno grave», «grave» e «molto grave»). Il sistema
         attuale, che prevede una forcella compresa tra lo 0% e il 30%, consentirebbe una differenziazione più precisa in funzione
         della gravità delle infrazioni. In secondo luogo, gli importi forfettari sono stati aboliti. Adesso l’importo di base è calcolato
         sulla base del valore delle vendite, realizzate da ciascuna impresa individuale, in relazione diretta o indiretta con l’infrazione.
         Siffatta nuova metodologia consente dunque di tenere conto più facilmente dell’entità della partecipazione individuale di
         ciascuna impresa all’infrazione, nel quadro della valutazione della gravità della medesima. Essa consente anche di tenere
         conto di un’eventuale diminuzione della gravità di un’infrazione unica nel corso del tempo.
      
      Anche se devono essere prese in considerazione la gravità relativa della partecipazione all’infrazione e le circostanze particolari
         della fattispecie, resta consentito alla Commissione, in applicazione dei citati orientamenti, procedere a siffatta presa
         in considerazione nella valutazione della gravità dell’infrazione o nell’adeguamento dell’importo di base in funzione di circostanze
         attenuanti e aggravanti. Nell’ipotesi in cui la Commissione adotti quest’ultimo approccio, la valutazione delle circostanze
         attenuanti e aggravanti deve tuttavia consentire di tenere conto adeguatamente della gravità relativa della partecipazione
         ad un’infrazione unica, nonché di un’eventuale variazione di tale gravità nel corso del tempo.
      
      (v. punti 84-87, 89-90, 92)
      4.      Con riferimento alla moltiplicazione dell’importo determinato in funzione del valore delle vendite per il numero di anni di
         partecipazione all’infrazione, l’art. 23, n. 3, del regolamento n. 1/2003 si limita ad indicare che «(p)er determinare l’ammontare
         dell’ammenda occorre tener conto, oltre che della gravità dell’infrazione, anche della sua durata», senza tuttavia precisare
         concretamente in che modo occorra tenere conto della durata. La moltiplicazione per il numero di anni di partecipazione all’infrazione,
         prevista negli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 23, n. 2, lett. a), del regolamento
         n. 1/2003, equivale ad un aumento dell’importo del 100% all’anno. Siffatto approccio rappresenta un cambiamento fondamentale
         di metodologia per quanto concerne la presa in considerazione della durata dell’intesa. L’art. 23, n. 3, del regolamento n. 1/2003
         tuttavia non osta a siffatta evoluzione.
      
      Sebbene la Commissione abbia talvolta tenuto conto dell’evoluzione nel tempo di un’infrazione in sede di aumento dell’importo
         dell’ammenda in ragione della durata, nessuna disposizione dei suddetti orientamenti la obbliga ad applicare in tal caso un
         coefficiente di moltiplicazione non superiore a due o a ridurre la percentuale del valore delle vendite applicata in ragione
         della gravità.
      
      (v. punti 107-110)
      5.      Il punto 25 degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 23, n. 2, lett. a), del regolamento
         n. 1/2003 prevede quanto segue: «[A] prescindere dalla durata della partecipazione di un’impresa all’infrazione, la Commissione
         inserirà nell’importo di base una somma compresa fra il 15% e il 25% del valore delle vendite (…) al fine di dissuadere ulteriormente
         le imprese dal prendere parte ad accordi orizzontali di fissazione dei prezzi, di ripartizione dei mercati e di limitazione
         della produzione».
      
      Qualora la Commissione applichi lo stesso importo supplementare a tutti i destinatari della propria decisione, per il fatto
         che hanno tutti partecipato all’infrazione unica e continuata che comprendeva la fissazione dei prezzi e/o la ripartizione
         del mercato, il principio della parità di trattamento non risulta violato.
      
      Il disposto del punto 25 di tali orientamenti («inserirà», «inclura», «will include» e «fügt hinzu») mostra del resto che,
         per quanto riguarda le violazioni flagranti, l’imposizione di un importo supplementare è un’operazione automatica, che non
         presuppone la presenza di altri fattori.
      
      (v. punti 116-117)
      6.      In forza del terzo trattino del punto 29 degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 23,
         n. 2, lett. a), del regolamento n. 1/2003, al fine di beneficiare di una riduzione dell’ammenda a causa di circostanze attenuanti,
         l’impresa di cui trattasi deve «fornire la prova che la propria partecipazione all’infrazione è stata sostanzialmente marginale»
         e «dimostra[re] altresì che, nel periodo in cui ha aderito agli accordi illeciti, non ha di fatto dato loro applicazione adottando
         un comportamento concorrenziale sul mercato».
      
      Tuttavia, l’uso del termine «quali» indica che l’elenco delle circostanze di cui al punto 29 di detti orientamenti non è tassativo.
         Inoltre, le circostanze particolari della fattispecie, segnatamente la partecipazione o meno di un’impresa a tutti gli elementi
         costitutivi dell’infrazione, devono essere prese in considerazione, se non nella valutazione della gravità dell’infrazione,
         almeno nel quadro dell’adeguamento dell’importo di base in funzione delle circostanze attenuanti e aggravanti. Infatti, tale
         obbligo era una delle ragioni che hanno consentito alla Corte di affermare che la nozione di infrazione unica e continuata
         non contraddice il principio secondo il quale la responsabilità per le infrazioni al diritto della concorrenza ha un carattere
         personale. I soli criteri enunciati al terzo trattino di detto punto 29 non sono idonei a garantire tale possibilità.
      
      (v. punti 126-127)
      7.      Il punto 29, ultimo trattino, degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 23, n. 2,
         lett. a), del regolamento n. 1/2003 prevede che «[l’] importo di base può essere diminuito (…) se il comportamento anticoncorrenziale
         dell’impresa è stato autorizzato o incoraggiato da pubbliche autorità o da testi di legge». A tale riguardo, la semplice conoscenza
         del comportamento anticoncorrenziale non implicherebbe che tale comportamento sia stato implicitamente «autorizzato o incoraggiato»
         dall'istituzione, ai sensi del punto 29, ultimo trattino, di tali orientamenti. Infatti, un’asserita inerzia non può essere
         equiparata ad un atto positivo come un’autorizzazione o un incoraggiamento.
      
      (v. punti 131, 134)
      8.      Una riduzione dell’ammenda in virtù del punto 35 degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione
         dell’art. 23, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1/2003 è subordinata a tre condizioni cumulative, ossia: la presentazione
         di una domanda nel corso della procedura amministrativa, l’esistenza di un particolare contesto sociale ed economico e la
         mancanza di capacità contributiva dell’impresa, la quale è tenuta a fornire gli elementi di prova oggettivi a dimostrazione
         che l’imposizione di un’ammenda pregiudicherebbe irrimediabilmente la sua redditività economica e priverebbe i suoi attivi
         di qualsiasi valore.
      
      La presentazione di una domanda volta ad ottenere una riduzione dell’ammenda non costituisce un semplice requisito formale,
         ma un requisito senza il quale non si può effettuare alcuna valutazione valida della situazione economica, atteso che la Commissione
         non dispone in tal caso degli elementi pertinenti, come i dati interni dell’impresa interessata, che consentono di valutare
         la sua redditività economica.
      
      (v. punti 171, 176)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
      16 giugno 2011 (*)
      
      «Concorrenza – Intese – Mercato dei servizi internazionali di trasloco in Belgio – Decisione che constata un’infrazione all’art. 81 CE – Fissazione dei prezzi – Ripartizione del mercato – Manipolazione della presentazione delle offerte – Infrazione unica e continuata – Imputabilità del comportamento illecito – Ammende – Orientamenti per il calcolo delle ammende del 2006»
      Nelle cause riunite T‑204/08 e T‑212/08,
      Team Relocations NV, con sede in Zaventem (Belgio), rappresentata dagli avv.ti H. Gilliams e J. Bocken,
      
      ricorrente nella causa T‑204/08,
      Amertranseuro International Holdings Ltd,
      Trans Euro Ltd,
      Team Relocations Ltd,
      con sede in Londra (Regno Unito), rappresentate dall’avv. L. Gyselen,
      ricorrenti nella causa T‑212/08,
      contro
      Commissione europea, rappresentata dalla sig. A. Bouquet, dalla sig.ra A. Antoniadis e dal sig. N. von Lingen, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento parziale della decisione della Commissione 11 marzo 2008, C(2008) 926 def.,
         relativa a una procedura di applicazione dell’articolo 81 [CE] e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/38.543 – Servizi
         internazionali di trasloco), nonché, in subordine, una domanda d’annullamento o di riduzione dell’ammenda inflitta alle ricorrenti,
      
      IL TRIBUNALE (Ottava Sezione),
      composto dai sigg. S. Papasavvas, facente funzione di presidente, N. Wahl e A. Dittrich (relatore), giudici,
      cancelliere: sig. N. Rosner, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 28 aprile 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti
      1.     Oggetto della controversia 
      1        Ai sensi della decisione della Commissione 11 marzo 2008, C(2008) 926 def., relativa a una procedura di applicazione dell’articolo
         81 [CE] e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (caso COMP/38.543 – Servizi internazionali di trasloco) (in prosieguo: la «Decisione»),
         di cui è stata pubblicata una sintesi sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 11 agosto 2009 (GU C 188, pag. 16), la Team Relocations NV ha partecipato ad un’intesa sul mercato dei servizi internazionali
         di trasloco in Belgio, vertente sulla fissazione diretta e indiretta dei prezzi, sulla ripartizione del mercato e sulla manipolazione
         della procedura tramite il ricorso alla presentazione di offerte. La Commissione delle Comunità europee afferma che l’intesa
         ha funzionato per circa 19 anni (dall’ottobre 1984 al settembre 2003). I suoi membri avrebbero stabilito i prezzi, presentato
         falsi preventivi (cosiddetti «preventivi di comodo»; in prosieguo: i «PDC») ai clienti e si sarebbero risarciti reciprocamente
         per le offerte respinte mediante un sistema di compensazioni finanziarie (in prosieguo: le «commissioni»).
      
      2.     Ricorrenti
      2        La Team Relocations è stata costituita il 7 maggio 1993 con la denominazione sociale Transeuro Worldwide Movers NV (Belgium).
         La sua ragione sociale è stata modificata il 5 settembre 2002. Dal gennaio 1994 la società controllante al 100% della Team
         Relocations è la Team Relocations Ltd, una società attiva nel settore dei servizi di traslochi e in cui il 100% delle azioni
         è posseduto dalla società Trans Euro Ltd. Dall’8 settembre 2000, il 100 % delle azioni della Trans Euro è detenuto dall’Amertranseuro
         International Holdings Ltd (in prosieguo: l’«Amertranseuro»).
      
      3        Durante l’esercizio concluso il 30 settembre 2006, l’Amertranseuro ha realizzato un fatturato mondiale consolidato pari ad
         EUR 44 352 733.
      
      3.     Procedimento amministrativo
      4        In base alla Decisione, la Commissione ha avviato il procedimento di propria iniziativa, poiché disponeva di informazioni
         secondo cui talune società belghe, operanti nel settore dei traslochi internazionali, partecipavano ad accordi che potevano
         rientrare nell’ambito del divieto di cui all’art. 81 CE.
      
      5        Di conseguenza, sul fondamento dell’art. 14, n. 3, del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento
         di attuazione degli articoli [81 CE] e [82 CE] (GU n. 13, pag. 204), nel settembre 2003 sono state effettuate verifiche presso
         la Allied Arthur Pierre NV, la Interdean NV, la Transworld International NV e la Ziegler SA. A seguito di tali verifiche,
         la Allied Arthur Pierre ha presentato domanda di immunità o di riduzione dell’ammenda conformemente alla comunicazione della
         Commissione relativa all’immunità dalle ammende e alla riduzione dell’importo delle ammende nei casi di cartelli tra imprese
         (GU 2002, C 45, pag. 3; in prosieguo: la «comunicazione del 2002 sulla cooperazione»). La Allied Arthur Pierre ha ammesso
         la propria partecipazione agli accordi sulle commissioni e sui PDC, ha elencato i concorrenti coinvolti, in particolare un
         concorrente precedentemente ignoto ai servizi della Commissione, e ha consegnato taluni documenti che confermavano le proprie
         dichiarazioni orali.
      
      6        Conformemente all’art. 18 del regolamento (CE) del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l’applicazione delle
         regole di concorrenza di cui agli articoli 81 [CE] e 82 [CE] (GU 2003, L 1, pag. 1), sono state inviate varie richieste scritte
         di informazioni alle imprese coinvolte negli accordi anticoncorrenziali, a concorrenti, nonché ad una organizzazione professionale.
         Il 18 ottobre 2006 la comunicazione degli addebiti è stata adottata e notificata a più società. Tutti i destinatari vi hanno
         risposto. I loro rappresentanti, ad eccezione di quelli della Amertranseuro, della Stichting Administratiekantoor Portielje,
         della Team Relocations Ltd e della Trans Euro, hanno fatto valere il loro diritto di accesso ai documenti contenuti nel fascicolo
         della Commissione, che erano accessibili soltanto nei locali di quest’ultima. L’accesso è stato loro accordato tra il 6 e
         il 29 novembre 2006. L’audizione si è svolta il 22 marzo 2007.
      
      7        L’11 marzo 2008 la Commissione ha adottato la Decisione.
      
      4.     Decisione
      8        La Commissione afferma che i destinatari della Decisione, tra cui le ricorrenti, Team Relocations, Amertranseuro, Trans Euro
         e Team Relocations Ltd, hanno partecipato ad un’intesa nel settore dei servizi internazionali di trasloco in Belgio, ovvero
         ne sono considerati responsabili. I partecipanti all’intesa avrebbero fissato prezzi, si sarebbero ripartiti i clienti e avrebbero
         manipolato la presentazione di offerte almeno dal 1984 al 2003. Di conseguenza, avrebbero commesso un’infrazione unica e continuata
         dell’art. 81 CE.
      
      9        Secondo la Commissione, i servizi di cui trattasi comprendono sia il trasloco di beni di persone fisiche, privati o dipendenti
         di un’impresa o di un’istituzione pubblica, sia il trasloco di beni di imprese o di istituzioni pubbliche. Tali traslochi
         sarebbero caratterizzati dalla circostanza che il Belgio costituisce il loro luogo di partenza o di arrivo. Tenendo conto
         anche del fatto che tutte le società di traslochi internazionali in esame sono situate in Belgio e che l’attività dell’intesa
         si svolge in Belgio, la Commissione ha ritenuto che il centro geografico dell’intesa fosse il Belgio.
      
      10      Il fatturato cumulativo dei partecipanti all’intesa per i servizi internazionali di trasloco in Belgio è stato stimato dalla
         Commissione in EUR 41 milioni per l’anno 2002. Dato che essa ha valutato le dimensioni del settore in circa EUR 83 milioni,
         la quota di mercato cumulata delle imprese coinvolte è stata fissata intorno al 50%.
      
      11      La Commissione osserva che l’intesa era volta, in particolare, a stabilire e a mantenere prezzi elevati e a ripartirsi il
         mercato contemporaneamente o successivamente sotto varie forme: accordi sui prezzi, accordi sulla ripartizione del mercato
         mediante un sistema di offerte di copertura (i PDC) e accordi su un sistema di compensazioni finanziarie per le offerte respinte
         o nel caso di mancanza di offerte (le commissioni).
      
      12      La Commissione considera che tra il 1984 e l’inizio degli anni ’90 l’intesa ha funzionato in particolare sulla base di accordi
         scritti di fissazione dei prezzi. Parallelamente, sarebbero stati introdotti le commissioni e i PDC. Una commissione costituirebbe
         un elemento nascosto del prezzo finale che il consumatore era tenuto a pagare senza ricevere una prestazione equivalente.
         Infatti, essa rappresenterebbe una somma di denaro che la società di trasloco che aveva ottenuto il contratto di trasloco
         internazionale doveva corrispondere ai concorrenti che non avevano ottenuto il contratto, sia che avessero anch’essi presentato
         un’offerta, sia che si fossero astenuti dal farlo. Si tratterebbe pertanto di una sorta di compensazione finanziaria per le
         società di trasloco che non avevano ottenuto il contratto. I membri dell’intesa avrebbero emesso fatture reciproche relative
         alle commissioni per le offerte respinte o non presentate, menzionando servizi fittizi, e l’importo di tali commissioni sarebbe
         stato fatturato ai clienti. La Commissione afferma che tale prassi va considerata come una fissazione indiretta di prezzi
         per i servizi internazionali di trasloco in Belgio.
      
      13      I membri di detta intesa avrebbero anche cooperato per presentare PDC che avrebbero erroneamente indotto i clienti, vale a
         dire i datori di lavoro che pagavano il trasloco, a credere di poter scegliere in base a criteri fondati sulla concorrenza.
         Un PDC sarebbe un preventivo fittizio presentato al cliente, o alla persona che traslocava, da parte di una società di trasloco
         che non intendeva eseguire il trasloco. Con la presentazione di PDC, la società di trasloco che voleva ottenere il contratto
         (in prosieguo: la «società richiedente») si sarebbe adoperata affinché l’istituzione o l’impresa ricevesse più preventivi,
         o direttamente, o indirettamente tramite la persona che aveva l’intenzione di traslocare. A tale fine, la società richiedente
         avrebbe comunicato ai suoi concorrenti il prezzo, il premio assicurativo e i costi di magazzinaggio cui essi dovevano fatturare
         il servizio. Tale prezzo, maggiore rispetto al prezzo proposto dalla società richiedente, sarebbe stato successivamente comunicato
         nei PDC. Secondo la Commissione, dato che un datore di lavoro sceglie normalmente la società di trasloco che offre il prezzo
         più basso, le società coinvolte nel medesimo trasloco internazionale sapevano in anticipo, in linea di principio, quale tra
         di esse avrebbe potuto ottenere il contratto per detto trasloco.
      
      14      Inoltre, la Commissione rileva che il prezzo chiesto dalla società richiedente poteva essere più alto di quello che sarebbe
         stato altrimenti praticato, perché le altre società coinvolte nello stesso trasloco avrebbero presentato PDC nei quali figurava
         un prezzo indicato dalla società richiedente. A titolo di esempio, la Commissione cita, al punto 233 della Decisione, una
         mail interna della Allied Arthur Pierre in data 11 luglio 1997 che precisa: «[I]l cliente ha richiesto due [PDC], possiamo
         quindi chiedere un prezzo elevato». Pertanto, la Commissione fa valere che la presentazione di PDC ai clienti costituiva una
         manipolazione della procedura tramite il ricorso alla presentazione di offerte, cosicché i prezzi indicati in tutte le offerte
         sarebbero stati deliberatamente più alti del prezzo della società richiedente e comunque superiori rispetto a quelli che sarebbero
         stati praticati in un contesto concorrenziale.
      
      15      La Commissione sostiene che tali accordi sono stati dimostrati sino al 2003. A suo avviso, dette attività complesse avevano
         il medesimo oggetto di fissare i prezzi, di ripartire il mercato e di falsare in tal modo la concorrenza.
      
      16      In conclusione, la Commissione ha adottato il dispositivo della Decisione, il cui art. 1 è formulato nel seguente modo:
      
      «Le seguenti imprese hanno violato l’art. 81, n. 1, [CE] fissando in maniera diretta e indiretta prezzi per i servizi internazionali
         di trasloco in Belgio, spartendosi una parte di questo mercato e manipolando la procedura tramite il ricorso alla presentazione
         di preventivi fasulli nell’arco dei periodi indicati:
      
      (…)
      g)      la [Team Relocations], dal 20 gennaio 1997 al 10 settembre 2003; con la Trans Euro (…) e la Team Relocations Ltd, dal 20 gennaio
         1997 al 7 settembre 2000; con la [Amertranseuro], la Trans Euro […] e la Team Relocations Ltd, dall’8 settembre 2000 al 10
         settembre 2003;
      
      (…)».
      17      Di conseguenza, all’art. 2, lett. i), della Decisione, la Commissione ha inflitto alla Team Relocations un’ammenda pari a
         EUR 3,49 milioni, di cui EUR 3 milioni per i quali la Trans Euro e la Team Relocations Ltd sono considerate responsabili in
         solido e EUR 1,3 milioni per i quali la Amertranseuro, la Trans Euro e la Team Relocations Ltd (in prosieguo, congiuntamente,
         il «gruppo Amertranseuro») sono considerate responsabili in solido.
      
      18      Per calcolare l’importo delle ammende la Commissione ha applicato nella Decisione la metodologia descritta nei suoi orientamenti
         per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 23, n. 2, lett. a), del regolamento n. 1/2003 (GU 2006, C 210,
         pag. 2; in prosieguo: gli «orientamenti del 2006»).
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      19      Con atti introduttivi depositati presso la cancelleria del Tribunale il 4 giugno 2008, le ricorrenti hanno proposto i ricorsi
         in esame.
      
      20      Con ordinanza del presidente dell’Ottava Sezione del Tribunale 5 marzo 2010 le cause T‑204/08 e T‑212/08 sono state riunite
         ai fini della trattazione orale e della pronuncia della sentenza, in conformità dell’art. 50 del regolamento di procedura
         del Tribunale.
      
      21      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Ottava Sezione) ha deciso di aprire la fase orale. Le parti hanno svolto
         le proprie difese orali ed hanno risposto ai quesiti posti dal Tribunale all’udienza del 28 aprile 2010. Con lettera depositata
         presso la cancelleria il 6 agosto 2010, la Team Relocations ha chiesto la riapertura della fase orale. Tale richiesta è stata
         respinta con decisione 23 settembre 2010.
      
      22      Nella causa T‑204/08, la Team Relocations conclude che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare l’art. 1 della Decisione;
      –        annullare l’art. 2 della Decisione, nella parte in cui le infligge un’ammenda di EUR 3,49 milioni;
      –        in subordine, ridurre sostanzialmente l’ammenda inflitta con la Decisione;
      –        in ogni caso, condannare la Commissione alle spese.
      23      Inoltre, la Team Relocations invita il Tribunale ad ingiungere alla Commissione di divulgare i fattori da essa presi in considerazione
         per concedere alla Interdean una riduzione del 70 % dell’ammenda che le sarebbe altrimenti stata inflitta.
      
      24      Nella causa T‑212/08, l’Amertranseuro, la Trans Euro e la Team Relocations Ltd concludono che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare l’art. 2, lett. i), della Decisione, nella parte in cui le dichiara solidalmente responsabili della presunta infrazione
         commessa dalla Team Relocations all’art. 81 CE e all’art. 53 dell’accordo SEE nel periodo compreso tra il gennaio 1997 e il
         settembre 2003;
      
      –        in subordine, annullare l’art. 2, lett. i) della Decisione nella parte in cui non limita effettivamente la responsabilità
         solidale della Amertranseuro all’importo di EUR 1,3 milioni;
      
      –        condannare la Commissione alle spese.
      25      Nelle cause T‑204/08 e T‑212/08, la Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare le ricorrenti alle spese.
       In diritto
      26      La Team Relocations solleva otto motivi volti all’annullamento della Decisione e alla revoca o alla riduzione dell’ammenda.
         La Amertranseuro, la Trans Euro e la Team Relocations Ltd sollevano due motivi, relativi all’assenza di imputabilità delle
         infrazioni commesse dalla Team Relocations e alla loro incapacità di pagare l’ammenda. Atteso che questi ultimi due motivi
         corrispondono, rispettivamente, alla prima parte del settimo motivo e all’ottavo motivo della Team Relocations, occorre affrontarli
         nell’ambito dell’esame di tali censure.
      
      1.     Sul primo motivo, relativo alla circostanza che la Team Relocations non ha partecipato all’infrazione unica e continuata descritta
            dalla Decisione
      27      Con questo motivo, la Team Relocations contesta di aver partecipato all’infrazione unica e continuata descritta dalla Decisione.
      
       Argomenti delle parti
      28      La Team Relocations afferma che, al fine di imputarle la responsabilità dell’infrazione unica di cui alla Decisione, la Commissione
         deve fornire la prova, in primo luogo, che la Team Relocations conosceva il comportamento illecito degli altri partecipanti,
         o che poteva ragionevolmente prevederlo e che era disposta ad accettarne il rischio, e, in secondo luogo, che le diverse pratiche
         descritte nella Decisione perseguivano obiettivi comuni e che la Team Relocations con il suo proprio comportamento aveva l’intenzione
         di contribuire a perseguire siffatti obiettivi.
      
      29      Secondo la Team Relocations, la Commissione non ha dimostrato la sussistenza di tali requisiti. In primo luogo, essa non avrebbe
         avuto conoscenza dell’esistenza di un’infrazione unica e continuata. La Decisione non avrebbe fatto menzione di alcuna prova
         documentale che dimostri che la Team Relocations conosceva, o doveva necessariamente conoscere, gli accordi sui prezzi e i
         PDC, allorché, con decorrenza dal 1997, ha talvolta acconsentito a commissioni. Sarebbe solo nel febbraio 2002 che essa avrebbe
         emesso o chiesto per la prima volta un PDC. La Team Relocations non avrebbe neppure partecipato a riunioni di natura anticoncorrenziale,
         nel corso delle quali sarebbe stato concluso un piano generale anticoncorrenziale.
      
      30      In secondo luogo, la Team Relocations fa valere di non aver partecipato né ad un piano generale, né ad un’infrazione «continuata».
         Essa non avrebbe preso parte ad alcuno degli accordi scritti di fissazione dei prezzi. Le commissioni alle quali avrebbe acconsentito
         sarebbero state volte a permettere ai singoli traslocatori di recuperare le spese sostenute per un determinato trasloco, e
         non a stabilire prezzi, a ripartirsi la clientela o a dividersi il mercato. Tali accordi sulle commissioni sarebbero stati
         saltuari e non applicabili in modo generale o automatico. I PDC sarebbero sempre stati ottenuti su domanda, o almeno con il
         consenso, della persona fisica che traslocava e sarebbero stati emessi soltanto dopo che il cliente aveva scelto l’impresa
         di traslochi.
      
      31      La Commissione contesta siffatte affermazioni e considera che, prendendo parte ad almeno due di tali accordi, la Team Relocations
         conosceva, o doveva necessariamente conoscere, il piano generale configurante l’infrazione unica. Inoltre, la Commissione
         ritiene che l’affermazione secondo la quale la Team Relocations non ha partecipato all’accordo scritto sui prezzi non ha alcuna
         incidenza sulla responsabilità ad essa imputabile per l’infrazione unica e continuata.
      
       Giudizio del Tribunale
      32      Con questo motivo, la Team Relocations non contesta di aver commesso infrazioni all’art. 81 CE. Per contro, essa fa valere
         di non aver partecipato all’infrazione unica e continuata descritta dalla Decisione. Di conseguenza occorre innanzitutto ricordare
         la nozione di infrazione unica e continuata.
      
       Sulla nozione di infrazione unica e continuata
      33      Nella sentenza 8 luglio 1999, causa C‑49/92 P, Commissione/Anic Partecipazioni (Racc. pag. I‑4125, punto 82), la Corte ha
         affermato che sarebbe artificioso frazionare un comportamento continuato, caratterizzato da un’unica finalità, ravvisandovi
         più infrazioni distinte, mentre si tratta, al contrario, di un’infrazione unica che si è progressivamente concretizzata sia
         in accordi sia in pratiche concordate.
      
      34      In circostanze del genere, un’impresa che abbia partecipato ad un’infrazione attraverso comportamenti propri, rientranti nelle
         nozioni di accordo o pratica concordata aventi oggetto anticoncorrenziale ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE, e diretti a contribuire
         alla realizzazione dell’infrazione nel suo complesso, è responsabile, per tutta la durata della sua partecipazione alla detta
         infrazione, anche dei comportamenti attuati da altre imprese nell’ambito della medesima infrazione (sentenza Commissione/Anic
         Partecipazioni, punto 33 supra, punto 83).
      
      35      Da tale sentenza risulta che, per provare l’esistenza di un’infrazione unica e continuata, la Commissione deve dimostrare
         che detta impresa intendeva contribuire con il proprio comportamento agli obiettivi comuni perseguiti da tutti i partecipanti
         e che era a conoscenza dei comportamenti materiali previsti o attuati da altre imprese nel perseguire i medesimi obiettivi,
         oppure che poteva ragionevolmente prevederli ed era pronta ad accettarne i rischi (sentenza Commissione/Anic Partecipazioni,
         punto 33 supra, punto 87).
      
      36      Infatti, le intese possono essere considerate elementi costitutivi di un accordo anticoncorrenziale unico solo se si è dimostrato
         che esse si inseriscono in un piano complessivo che persegue un obiettivo comune. Inoltre, è soltanto se l’impresa, quando
         ha partecipato a siffatte intese, sapeva o avrebbe dovuto sapere che, ciò facendo, essa s’inseriva nell’accordo unico, che
         la sua partecipazione alle intese di cui trattasi può costituire l’espressione della sua adesione all’accordo stesso (sentenza
         del Tribunale 15 marzo 2000, cause riunite T‑25/95, T‑26/95, da T‑30/95 a T‑32/95, da T‑34/95 a T‑39/95, da T‑42/95 a T‑46/95,
         T‑48/95, da T‑50/95 a T‑65/95, da T‑68/95 a T‑71/95, T‑87/95, T‑88/95, T‑103/95 e T‑104/95, Cimenteries CBR e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑491, punti 4027 e 4112).
      
      37      Da tale giurisprudenza emerge pertanto che, affinché sia stabilita la partecipazione ad un’infrazione unica e continuata,
         devono essere soddisfatte tre condizioni, vale a dire l’esistenza di un piano generale che persegue un obiettivo comune, il
         contributo intenzionale dell’impresa a detto piano e il fatto che essa fosse a conoscenza (provata o presunta) dei comportamenti
         illeciti degli altri partecipanti.
      
      38      È dunque alla luce di queste condizioni che occorre esaminare il presente motivo.
      
       Sulla qualificazione del comportamento illecito di cui trattasi
      –       Sull’esistenza di un piano complessivo che persegue un obiettivo comune
      39      Con riguardo, in primo luogo, all’esistenza di un piano complessivo che persegue un obiettivo comune, la Commissione fa valere
         che le imprese di cui trattasi miravano ad un unico scopo economico, ossia quello di falsare l’andamento dei prezzi.
      
      40      Tuttavia, la nozione di obiettivo comune non può essere determinata con un riferimento generico alla distorsione della concorrenza
         sul mercato interessato dall’infrazione, dal momento che il pregiudizio per la concorrenza costituisce, come oggetto o effetto,
         un elemento intrinseco a qualunque comportamento rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 81, n. 1, CE. Una siffatta
         definizione della nozione di obiettivo comune rischierebbe di privare la nozione di infrazione unica e continuata di una parte
         del suo significato, in quanto avrebbe per conseguenza che vari comportamenti concernenti un settore economico, vietati dall’art. 81,
         n. 1, CE, dovrebbero essere sistematicamente qualificati come elementi costitutivi di un’infrazione unica. Pertanto, ai fini
         della qualificazione di comportamenti diversi come infrazione unica e continuata, occorre tenere conto di tutte le circostanze
         che possono provare o mettere in dubbio un nesso di complementarità, quali il periodo di applicazione, il contenuto, incluso
         il metodo utilizzato e, correlativamente, l’obiettivo dei diversi comportamenti in questione (v., in tal senso, sentenza del
         Tribunale 12 dicembre 2007, cause riunite T‑101/05 e T‑111/05, BASF e UCB/Commissione, Racc. pag. II‑4949, punti 179‑181).
      
      41      Nella fattispecie, dalla Decisione emerge che l’obiettivo comune, perseguito in diversi modi che si inserivano in un piano
         complessivo, era quello di stabilire e mantenere un livello di prezzi elevato per la prestazione di servizi internazionali
         di trasloco in Belgio e di ripartirsi tale mercato. Siffatto obiettivo comune è descritto dettagliatamente ai punti 314 e
         322‑344 della Decisione.
      
      42      Gli argomenti della Team Relocations non sono idonei a rimettere in discussione tale constatazione.
      
      43      A questo riguardo, occorre osservare che il sistema delle commissioni è un sistema di compensazioni che si inserisce nel quadro
         della ripartizione della clientela e che la predisposizione dei PDC è un elemento essenziale della ripartizione della clientela
         quando i clienti vogliono ricevere offerte da diversi partecipanti all’intesa.
      
      44      Contrariamente alle affermazioni della Team Relocations, gli accordi relativi alle commissioni e ai PDC riguardavano i prezzi.
         Per quanto riguarda le commissioni, il loro numero e il loro livello erano stabiliti in anticipo, prima che le imprese di
         traslochi presentassero ai clienti i loro preventivi. Anche ammesso, come afferma la Team Relocations, che i relativi importi
         non si sommassero direttamente al prezzo del trasloco, è inevitabile che essi dovessero figurare nei calcoli delle imprese
         e rincarare i loro servizi. Per quanto concerne i preventivi, il prezzo indicato nel preventivo «falso» era determinato dalla
         società che ne aveva fatto domanda ed accettato dalla società che predisponeva il PDC, il che consentiva alla prima di fissare
         il suo prezzo ad un livello più elevato di quello risultante dal libero gioco della concorrenza, prossimo al prezzo «falso»
         convenuto di comune accordo. Al punto 233 della Decisione, la Commissione ha dimostrato siffatto effetto sui prezzi della
         pratica dei PDC (v. precedente punto 14).
      
      45      Entrambe le pratiche, come anche l’accordo scritto sui prezzi, perseguivano un obiettivo comune, ossia quello di restringere
         il gioco della concorrenza tra i partecipanti all’intesa, fissando un livello di prezzo più elevato di quello che sarebbe
         esistito in assenza degli accordi. Le commissioni versate ai concorrenti che non ottenevano il contratto costituivano un forte
         incentivo per astenersi dal proporre un prezzo competitivo e, scambiandosi informazioni sui loro preventivi nel quadro dei
         PDC, i partecipanti all’intesa hanno ristretto la concorrenza mediante i prezzi. Inoltre, l’accordo sui PDC consentiva ai
         partecipanti di mantenere i prezzi ad un livello superiore a quello che avrebbero praticato senza il medesimo.
      
      46      Con riguardo agli argomenti secondo i quali i PDC venivano presentati solo quando il cliente aveva già fatto la sua scelta,
         occorre sottolineare che la persona in contatto con il fornitore, ad esempio l’agente della Commissione, non è il vero cliente
         delle imprese di traslochi. Di fatto, spetta all’impresa o all’istituzione che paga il trasloco selezionare una società di
         traslochi. Numerose imprese e istituzioni pubbliche richiedono la presentazione di varie offerte proprio per riservarsi una
         possibilità di scelta.
      
      –       Sul contributo intenzionale della Team Relocations al piano complessivo
      47      Per quanto riguarda, in secondo luogo, il contributo della Team Relocations all’infrazione, non è contestato che essa ha partecipato
         a due delle tre pratiche descritte nella Decisione, ossia l’accordo sulle commissioni e quello sui PDC.
      
      48      Per contro, la Team Relocations non ha mai partecipato all’accordo scritto sui prezzi. Orbene, se è vero che un’impresa che
         ha partecipato ad un’infrazione con comportamenti ad essa propri può anche essere considerata responsabile per comportamenti
         attuati da altre imprese nell’ambito della medesima infrazione, ciò vale solo per il periodo della sua partecipazione a siffatta
         infrazione (sentenza Commissione/Anic Partecipazioni, punto 33 supra, punto 83). Di conseguenza, la Team Relocations non può
         essere considerata responsabile di comportamenti cessati più di cinque anni prima della sua adesione all’intesa.
      
      49      Tuttavia, nella Decisione, la Commissione ha constatato una violazione dell’art. 81, n. 1, CE da parte della Team Relocations
         soltanto per il periodo dal 20 gennaio 1997 al 10 settembre 2003, periodo durante il quale la Team Relocations ha partecipato
         a tutte le manifestazioni dell’intesa. Pertanto, la Commissione ha debitamente tenuto conto del fatto che essa ha partecipato
         all’intesa solo dal 1997.
      
      50      Inoltre, le affermazioni della Team Relocations secondo le quali gli accordi sulle commissioni e i PDC non erano applicati
         simultaneamente e i meccanismi vertenti sulle commissioni sono stati sporadici, sono prive di pertinenza atteso che, contrariamente
         a quanto asserito da tale ricorrente, queste pratiche perseguivano entrambe uno stesso obiettivo.
      
      –       Sulla conoscenza da parte della Team Relocations dei comportamenti illeciti
      51      Per quanto riguarda, in terzo luogo, la questione se la Team Relocations fosse a conoscenza dei comportamenti illeciti degli
         altri partecipanti all’intesa, occorre rilevare che, nel corso della sua partecipazione, non ci sono state riunioni anticoncorrenziali.
         Tuttavia, la circostanza che la Team Relocations non abbia mai assistito a siffatte riunioni non è determinante, in quanto
         il funzionamento dell’intesa mostra che i suoi membri non dovevano necessariamente partecipare alle riunioni per essere informati
         degli accordi sulle commissioni o sui PDC o per prendervi parte. Gli accordi erano generalmente conclusi per telefono, per
         posta elettronica e/o per telefax.
      
      52      Inoltre, la Team Relocations doveva necessariamente essere a conoscenza dei comportamenti illeciti degli altri partecipanti,
         atteso che la pratica delle commissioni e dei PDC si fondava su una cooperazione reciproca con partner che si alternavano
         in ciascuna occasione. Infatti, questo sistema poggiava sul principio «do ut des», per cui ciascuna impresa che pagava una
         commissione o emetteva un PDC si aspettava, in futuro, di potersi avvalere a sua volta di questo sistema e di ottenere commissioni
         o PDC. Pertanto, contrariamente a quanto asserisce la Team Relocations, detti meccanismi non erano sporadici, ma presentavano
         un nesso di complementarità.
      
      53      L’allegazione della Team Relocations, secondo cui essa non conosceva gli accordi scritti e non sapeva della pratica delle
         commissioni prima del 1997, è priva di pertinenza, atteso che la Decisione ritiene la Team Relocations responsabile della
         violazione soltanto con decorrenza da tale data. Al più tardi nel 1997, quando ha accettato la sua prima commissione, la Team
         Relocations ha appreso che non tutte le imprese esercitavano le loro attività in condizioni normali di concorrenza. Essa conosceva
         dunque i comportamenti illeciti, nonché l’obiettivo anticoncorrenziale perseguito dalle altre imprese. Ciò premesso, non è
         credibile che la Team Relocations abbia avuto conoscenza della pratica dei PDC solo nel 2002.
      
      54      Di conseguenza, la Commissione era legittimata a concludere che la Team Relocations era a conoscenza, o avrebbe dovuto essere
         a conoscenza, dei comportamenti illeciti degli altri partecipanti all’intesa.
      
      55      Da quanto precede risulta che correttamente la Commissione ha constatato che la Team Relocations aveva preso parte all’infrazione
         unica e continuata descritta nella Decisione. Pertanto, il primo motivo dev’essere respinto.
      
      2.     Sul secondo motivo, relativo al calcolo del valore delle vendite della Team Relocations
       Argomenti delle parti
      56      Con il suo secondo motivo, la Team Relocations contesta il valore delle vendite preso in considerazione per calcolare l’ammontare
         di base dell’ammenda.
      
      57      In via principale, la Team Relocations fa valere che, per calcolare il valore delle vendite pertinente della Team Relocations,
         ai sensi del punto 13 degli orientamenti del 2006, può essere preso in considerazione solo il valore delle vendite risultante
         dai traslochi che sono stati realmente oggetto delle pratiche illecite – e non il fatturato complessivo realizzato dalla Team
         Relocations sul mercato belga dei traslochi internazionali.
      
      58      In subordine, la Team Relocations considera che il valore delle vendite pertinente non comprende il fatturato realizzato sui
         traslochi di privati, vale a dire di persone fisiche che devono sopportare personalmente le spese del loro trasloco. Sarebbe
         pacifico che, per quanto concerne la Team Relocations, sia le commissioni sia i PDC non sono mai stati convenuti o applicati
         a traslochi di privati. La Team Relocations spiega che, al punto 528 della Decisione, la Commissione ha accettato di non includere
         i servizi di traslochi militari nel valore delle vendite della Gosselin, in quanto questi non erano interessati dall’infrazione.
         Pertanto, neppure le vendite generate da traslochi di privati potrebbero essere prese in considerazione al fine di calcolare
         il valore delle vendite pertinente della Team Relocations.
      
      59      La Commissione contesta tali argomenti.
      
       Giudizio del Tribunale
      60      La Team Relocations rimette in discussione il calcolo del valore delle vendite pertinente e sostiene, in subordine, che tale
         valore non dovrebbe comprendere il fatturato realizzato sui traslochi pagati da soggetti privati.
      
       Sul valore delle vendite pertinente
      61      Per quanto concerne il valore delle vendite da prendere in considerazione per calcolare l’importo di base dell’ammenda, contestato
         nella prima parte del motivo, il punto 13 degli orientamenti del 2006 prevede quanto segue:
      
      «Al fine di determinare l’importo di base dell’ammenda da infliggere, la Commissione utilizzerà il valore delle vendite dei
         beni o servizi, ai quali l’infrazione direttamente o indirettamente si riferisce, realizzate dall’impresa (…)».
      
      62      Contrariamente alle affermazioni della Team Relocations, da tale disposizione non discende che soltanto il valore delle vendite
         risultante dai traslochi che sono stati realmente oggetto delle pratiche illecite può essere preso in considerazione per calcolare
         il valore delle vendite pertinente.
      
      63      Infatti, il disposto del punto 13 degli orientamenti del 2006 fa riferimento alle «vendite [alle quali] l’infrazione direttamente
         o indirettamente si riferisce» e non alle «vendite oggetto dell’infrazione». La formulazione del punto 13 si riferisce dunque
         alle vendite realizzate sul mercato rilevante. Ciò risulta del resto molto chiaramente dalla versione tedesca del punto 6
         degli orientamenti del 2006, che si riferisce all’«Umsatz auf den vom Verstoß betroffenen Märkten» (vendite realizzate sui
         mercati interessati dall’infrazione). A fortiori, il punto 13 non si riferisce soltanto ai casi per i quali la Commissione
         dispone di prove documentali dell’infrazione.
      
      64      Siffatta interpretazione è confortata dall’obiettivo perseguito dalle norme comunitarie sulla concorrenza. Infatti, l’interpretazione
         proposta dalla Team Relocations comporterebbe che, per determinare l’importo di base delle ammende da infliggersi nelle cause
         relative ad intese, la Commissione sarebbe tenuta a stabilire in ciascun caso quali siano le singole vendite oggetto dell’intesa.
         Siffatto obbligo non è mai stato imposto dai giudici dell’Unione e nulla indica che la Commissione avesse l’intenzione di
         imporselo negli orientamenti del 2006.
      
      65      Inoltre, è inevitabile, nelle cause vertenti su intese, che sono per natura segrete, che determinati documenti attestanti
         ciascuna delle manifestazioni delle pratiche anticoncorrenziali non vengano scoperti. Nella fattispecie, sarebbe effettivamente
         impossibile trovare elementi relativi a ciascuno dei traslochi effettuati. La Team Relocations conferma infatti nell’atto
         di ricorso che i « [PDC] e le commissioni non erano catalogati nei sistemi della ricorrente, di modo che solo le persone incaricate
         della pratica erano in grado di trovarli».
      
      66      Infine, da una giurisprudenza costante emerge che la quota di fatturato corrispondente alle merci coinvolte nell’infrazione
         è di natura tale da fornire un’indicazione corretta dell’entità della medesima sul mercato interessato (sentenza della Corte
         7 giugno 1983, cause riunite da 100/80 a 103/80, Musique Diffusion française e a./Commissione, Racc. pag. 1825, punto 121).
         In particolare, il fatturato realizzato coi prodotti che siano stati oggetto di una pratica restrittiva costituisce un elemento
         obiettivo che fornisce il giusto metro della nocività della pratica medesima per il normale gioco della concorrenza (sentenze
         del Tribunale 11 marzo 1999, causa T‑151/94, British Steel/Commissione, Racc. pag. II‑629, punto 643, e 8 luglio 2008, causa
         T‑50/03, Saint-Gobain Gyproc Belgium/Commissione, non pubblicata nella Raccolta, punto 84). Tale principio è stato ripreso
         negli orientamenti del 2006.
      
      67      In udienza, la Team Relocations ha fatto osservare che, contrariamente alla fattispecie, nella causa «Carglass» (Caso COMP/39.125
         – Vetro destinato al settore auto), una sintesi della quale è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale 25 luglio 2009 (GU C 173,
         pag. 13), la Commissione aveva considerato vendite pertinenti ai fini del calcolo dell’ammenda solo le vendite dei fornitori
         di vetro ai costruttori di automobili per le quali esistevano prove dirette dell’intesa. Tuttavia, occorre osservare che,
         al punto 663 della decisione «Carglass», la Commissione si fonda sul principio secondo il quale il fatto che non siano disponibili
         prove specifiche per ciascuna discussione vertente sui «clienti abituali di veicoli» non limita la determinazione del valore
         delle vendite ai soli clienti per i quali siano disponibili prove dirette, atteso che le pratiche collusive sono, per loro
         natura, accordi segreti e che le prove nella maggior parte dei casi, se non nella loro totalità, resteranno incomplete. Se
         è vero che la Commissione ha successivamente precisato tale principio ai punti 664‑667 di questa decisione, è giocoforza constatare
         che lo ha fatto unicamente per due periodi eccezionali all’inizio e alla fine del periodo d’infrazione, in quanto presumeva
         che, in tali periodi, i fornitori di vetro per automobili avessero modificato le loro offerte soltanto per una selezione di
         grandi clienti. Pertanto, l’approccio seguito dalla Commissione in tale decisione non è contrario a quello applicato nella
         Decisione.
      
      68      Inoltre, da una giurisprudenza costante emerge che decisioni concernenti altre cause rivestono un carattere meramente indicativo
         per quanto riguarda l’eventuale esistenza di una discriminazione, atteso che non è verosimile che le circostanze ad esse proprie,
         come i mercati, i prodotti, le imprese e i periodi interessati, siano identiche (sentenze della Corte 21 settembre 2006, causa
         C‑167/04 P, JCB Service/Commissione, Racc. pag. I‑8935, punti 201 e 205, e 7 giugno 2007, causa C‑76/06 P, Britannia Alloys
         & Chemicals/Commissione, Racc. pag. I‑4405, punto 60). Alla luce delle circostanze enunciate ai punti 664-667 della decisione
         «Carglass», la Team Relocations non ha fornito elementi sufficienti per concludere che nella fattispecie siffatte condizioni
         erano soddisfatte.
      
      69      Conseguentemente, il primo capo del presente motivo dev’essere respinto.
      
       Sui traslochi pagati da privati
      70      Per quanto concerne l’argomento dedotto in subordine, secondo il quale il valore pertinente delle vendite non dovrebbe comprendere
         il fatturato realizzato sui traslochi di privati, ossia non a carico di un terzo, occorre osservare che per traslochi di questo
         tipo non venivano mai predisposti PDC, in quanto un privato non avrebbe mai accettato di ricevere vari preventivi da una sola
         impresa di traslochi. I PDC sono stati utilizzati solo per i traslochi per i quali il datore di lavoro della persona che traslocava
         chiedeva di ottenere preventivi da parte di almeno un altro traslocatore come condizione alla presa a carico delle spese di
         trasloco.
      
      71      Orbene, dal punto 537 della Decisione emerge che taluni degli altri destinatari di tale decisione sembrano aver acconsentito
         a versare commissioni per traslochi internazionali pagati da privati. Pertanto, contrariamente ai traslochi militari per i
         quali la Gosselin interveniva come subappaltatore di traslocatori americani, non si può escludere che taluni traslochi privati
         siano stati oggetto dell’infrazione unica in discussione. Infatti, la differenza cruciale tra i traslochi militari e i traslochi
         di privati è che per i traslochi militari i partecipanti all’intesa non conducevano essi stessi le trattative commerciali
         e non avevano dunque alcuna influenza sul contratto principale. Siffatta garanzia strutturale, che esclude ogni potenziale
         incidenza, non esiste nel caso dei traslochi privati. Da ciò consegue che, escludendo una categoria di traslochi ma non l’altra,
         la Commissione non ha violato il principio della parità di trattamento.
      
      72      È vero che, per quanto concerne la Team Relocations, la Commissione non ha dimostrato che siano state convenute o applicate
         commissioni a traslochi pagati da soggetti privati. Tuttavia, accettare questo argomento significherebbe obbligare la Commissione
         ad includere nel valore delle vendite pertinente soltanto le singole vendite che sono state oggetto dell’intesa e per le quali
         dispone di prove documentali. Orbene, l’esistenza di siffatto obbligo è già stata esclusa nel quadro dell’esame della prima
         parte del presente motivo.
      
      73      Conseguentemente, il secondo motivo deve essere respinto.
      
      3.     Sul terzo motivo, vertente sull’applicazione di una percentuale del 17% al valore delle vendite realizzate dalla Team Relocations
            per stabilire l’importo di base dell’ammenda inflittale.
      74      Questo motivo si articola in quattro parti. Le prime due parti vertono, rispettivamente, su una violazione dell’obbligo di
         determinare l’importo dell’ammenda sulla base del ruolo individuale della Team Relocations nell’infrazione e su una violazione
         del principio della parità di trattamento. Con la terza parte, la Team Relocations fa valere che la fissazione della percentuale
         al 17% viola il principio di proporzionalità. La quarta parte di questo motivo verte su un difetto di motivazione.
      
       Argomenti delle parti
      75      In primo luogo, la Team Relocations fa valere che, secondo una giurisprudenza costante, un’ammenda deve riflettere fedelmente
         la gravità dell’infrazione effettivamente commessa da ciascuna impresa (sentenze del Tribunale 15 marzo 2006, causa T‑15/02,
         BASF/Commissione, Racc. pag. II‑497, punto 280; 26 aprile 2007, cause T‑109/02, T‑118/02, T‑122/02, T‑125/02, T‑126/02, T‑128/02,
         T‑129/02, T‑132/02 e T‑136/02, Bolloré e a./Commissione, Racc. pag. II‑947, punto 429, e 12 settembre 2007, causa T‑36/05,
         Coats Holdings e Coats/Commissione, Racc. pag. II-110, punti 207 e 209). Nella fattispecie, diverse circostanze specifiche
         o insolite avrebbero dovuto essere prese in considerazione per valutare il livello di gravità dell’infrazione commessa dalla
         Team Relocations. Segnatamente, essa prima del 2002 non avrebbe emesso o chiesto alcun PDC e non avrebbe mai preso parte agli
         accordi scritti che fissavano i prezzi e le altre condizioni per la prestazione di servizi internazionali di trasloco in Belgio.
         La Commissione non avrebbe dunque stabilito il ruolo individuale svolto dalla Team Relocations nelle pratiche oggetto della
         Decisione. A causa di siffatta erronea valutazione, la proporzione del valore delle vendite considerata (17 %), e dunque l’ammenda
         inflitta alla Team Relocations, sarebbero manifestamente eccessive.
      
      76      In secondo luogo, la Team Relocations ritiene che, rispetto agli accordi generali scritti sui prezzi che sono stati conclusi
         tra taluni degli altri destinatari della Decisione, la natura dell’infrazione da essa commessa era radicalmente diversa e
         nettamente meno grave. Applicando la stessa proporzione del valore delle vendite (17 %) per calcolare sia l’ammenda inflitta
         alla Team Relocations sia quelle inflitte agli altri destinatari della Decisione, la Commissione avrebbe pertanto violato
         il suo obbligo di fissare l’importo delle ammende senza discriminazione.
      
      77      In terzo luogo, la Team Relocations sostiene che il fatto di prendere in considerazione il 17% del valore delle vendite conduce
         inevitabilmente ad un importo dell’ammenda che, sotto diversi profili, è manifestamente sproporzionato al grado effettivo
         di gravità del suo comportamento, ossia alla sua responsabilità reale, nonché alla gravità limitata e alla lieve incidenza
         economica dell’infrazione da essa commessa.
      
      78      In quarto luogo, la Team Relocations spiega che la Decisione non indica la ragione per la quale la Commissione non ha preso
         in considerazione il fatto che la Team Relocations non ha partecipato a tutti gli elementi dell’infrazione. La motivazione
         relativa alla fissazione della percentuale del valore delle vendite sarebbe insufficiente e contraddittoria.
      
      79      La Commissione ritiene che essa avesse la facoltà di fissare, nei confronti della Team Relocations, la medesima proporzione
         del valore delle vendite del 17% applicata agli altri partecipanti all’intesa, atteso che la Team Relocations avrebbe partecipato
         ad un’infrazione unica e continuata, idonea ad essere qualificata come infrazione molto grave all’art. 81 CE. Il ruolo individuale
         di un’impresa in un’infrazione non sarebbe preso in considerazione nella valutazione della gravità della medesima, bensì nell’adeguamento
         dell’ammenda, al fine di tenere conto di circostanze attenuanti e/o aggravanti. Infine, la Commissione fa valere di aver assolto
         il suo obbligo di motivazione in quanto nella Decisione ha indicato gli elementi di valutazione che le hanno consentito di
         misurare la gravità dell’infrazione commessa.
      
       Giudizio del Tribunale
      80      Nell’ambito di questo motivo, la Team Relocations contesta, in sostanza, l’applicazione, in sede di valutazione della gravità
         dell’infrazione, di una percentuale unica del 17% a tutte le imprese in causa. A questo riguardo occorre distinguere, segnatamente,
         due problematiche diverse, ossia, da una parte, la questione se il trattamento riservato a quest’ultima fosse appropriato
         rispetto a quello riservato agli altri partecipanti all’intesa (prima e seconda parte) e, dall’altra, la questione se, considerata
         isolatamente, la percentuale applicata dalla Commissione fosse proporzionata al comportamento della Team Relocations (terza
         parte).
      
       Sull’obbligo di determinare l’importo di base dell’ammenda in funzione del ruolo individuale della Team Relocations
      81      Per quanto riguarda le prime due parti del motivo, che vanno trattate congiuntamente perché strettamente connesse, occorre
         ricordare la giurisprudenza costante secondo la quale il principio di non discriminazione o della parità di trattamento, che
         si annovera tra i principi fondamentali del diritto comunitario, vieta non soltanto che situazioni analoghe siano trattate
         in modo diverso, ma anche che situazioni diverse siano trattate allo stesso modo, a meno che siffatti trattamenti non siano
         oggettivamente giustificati (v., in questo senso, sentenze della Corte 8 ottobre 1986, causa 91/85, Christ-Clemen e a./Commissione,
         Racc. pag. 2853, punto 10, e 28 giugno 1990, causa C‑174/89, Hoche, Racc. pag. I‑2681, punto 25, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      82      Orbene, è giocoforza constatare che, nell’ambito della valutazione della gravità dell’infrazione, la Commissione effettivamente
         non ha trattato in modo diverso i partecipanti nella scelta della proporzione del valore delle vendite considerato, ma ha
         applicato una percentuale uniforme del 17% a tutte le imprese di cui trattasi. La Commissione giustifica tale approccio con
         il fatto che si trattava di un’infrazione unica e continuata.
      
      83      Si pone dunque la questione se, alla luce della giurisprudenza richiamata dalla Team Relocations, fosse consentito alla Commissione
         rinunciare ad applicare qualsiasi differenziazione tra i partecipanti all’infrazione e a prendere in considerazione le circostanze
         specifiche della fattispecie al fine di determinare la gravità dell’infrazione commessa dalla Team Relocations.
      
      84      A questo riguardo, discende da una giurisprudenza consolidata che, qualora un’infrazione sia stata commessa da più imprese,
         è necessario determinare la gravità relativa della partecipazione all’infrazione di ciascuna di esse (sentenze della Corte
         16 dicembre 1975, cause riunite da 40/73 a 48/73, 50/73, da 54/73 a 56/73, 111/73, 113/73 e 114/73, Suiker Unie e a./Commissione,
         Racc. pag. 1663, punto 623, e Commissione/Anic Partecipazioni, punto 33 supra, punto 150). Questa conclusione costituisce
         la conseguenza logica del principio della personalità delle pene e delle sanzioni, secondo il quale un’impresa può essere
         sanzionata esclusivamente per fatti ad essa individualmente ascritti, principio applicabile in qualsiasi procedimento amministrativo
         suscettibile di concludersi con l’inflizione di sanzioni in forza della normativa comunitaria sulla concorrenza (sentenza
         del Tribunale 29 novembre 2005, causa T‑62/02, Union Pigments/Commissione, Racc. pag. II‑5057, punto 119).
      
      85      Inoltre, da numerose sentenze della Corte e del Tribunale discende che la gravità dell’infrazione dev’essere oggetto di valutazione
         individuale che tenga conto di un gran numero di elementi come, segnatamente, le circostanze proprie al caso di specie, il
         suo contesto e l’effetto dissuasivo delle ammende (v. sentenze della Corte Musique Diffusion française e a./Commissione, punto
         66 supra, punto 106, e 17 luglio 1997, causa C‑219/95 P, Ferriere Nord/Commissione, Racc. pag. I‑4411, punto 33, e giurisprudenza
         ivi citata; sentenza del Tribunale 18 luglio 2005, causa T‑241/01, Scandinavian Airlines System/Commissione, Racc. pag. II‑2917,
         punti 83 e segg.). Allo stesso modo, la Corte ha giudicato che il fatto che un’impresa non abbia preso parte a tutti gli elementi
         costitutivi di un’intesa o che abbia svolto un ruolo secondario negli aspetti cui aveva partecipato dev’essere tenuto in considerazione
         nel valutare la gravità dell’infrazione e, all’occorrenza, nel determinare l’ammenda (v. sentenza Commissione/Anic Partecipazioni,
         punto 33 supra, punto 90, e Bolloré e a./Commissione, punto 75 supra, punto 429, e la giurisprudenza ivi citata).
      
      86      Tuttavia, nella prassi giurisprudenziale del Tribunale, la valutazione delle circostanze individuali è effettuata non nell’ambito
         dell’accertamento della gravità dell’infrazione, vale a dire all’atto della fissazione dell’importo di base dell’ammenda,
         ma nel quadro dell’adeguamento dell’importo di base in funzione delle circostanze attenuanti e aggravanti (sentenza del Tribunale
         8 ottobre 2008, causa T‑73/04, Carbone-Lorraine/Commissione, Racc. pag. II‑2661, punti 100 e segg., confermata in sede d’impugnazione
         con sentenza della Corte 12 novembre 2009, causa C‑554/98 P, Carbone-Lorraine/Commissione, non pubblicata nella Raccolta).
         Pertanto, anche se nei passi delle sentenze BASF/Commissione e Coats Holdings e Coats/Commissione, punto 75 supra, citate
         dalla Team Relocations, viene menzionato il termine «gravità», esso non attiene alla determinazione dell’importo di base dell’ammenda,
         ma, di fatto, alla questione se la Commissione fosse legittimata a tenere conto, rispettivamente, del ruolo di leader come
         circostanza aggravante (sentenza BASF/Commissione, punto 75 supra, punto 280), e di un ruolo minore, più prossimo a quello
         di mediatore, come circostanza attenuante (sentenza Coats Holdings e Coats/Commissione, punto 75 supra, punto 214).
      
      87      Tale giurisprudenza è tuttavia conforme alla giurisprudenza citata ai precedenti punti 84 e 85. Infatti, in queste sentenze,
         il termine «gravità» è stato utilizzato in modo generale per descrivere l’intensità dell’infrazione, e non nel senso tecnico
         degli orientamenti per il calcolo delle ammende. Di conseguenza, la Commissione era libera di prendere in considerazione taluni
         aspetti della «gravità», ai sensi dell’art. 23 del regolamento n. 1/2003, nell’ambito delle circostanze attenuanti ed aggravanti
         e non nel quadro della «gravità» ai sensi degli orientamenti per il calcolo delle ammende.
      
      88      Ciò avviene, in particolare, per la valutazione della gravità relativa della partecipazione ad un’infrazione unica e continuata
         commessa da diverse imprese. A questo riguardo, la Corte ha confermato, relativamente agli orientamenti per il calcolo delle
         ammende inflitte in applicazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e dell’art. 65, n. 5, del trattato CECA (GU 1998,
         C 9, pag. 3, in prosieguo: «gli orientamenti del 1998»), che la gravità relativa della partecipazione all’infrazione di ciascuna
         delle imprese considerate dev’essere esaminata nell’ambito dell’eventuale applicazione di circostanze aggravanti o attenuanti
         (sentenza 12 novembre 2009, Carbone-Lorraine/Commissione, punto 86 supra, punto 27). Nell’ipotesi di un’infrazione unica e
         continuata, la nozione di «infrazione», come utilizzata negli orientamenti del 1998, si riferisce dunque all’infrazione globale
         che coinvolge diverse imprese e la «gravità» di tale infrazione unica è la medesima per tutti i partecipanti.
      
      89      La sentenza 12 novembre 2009, Carbone-Lorraine/Commissione, punto 86 supra, riguarda tuttavia gli orientamenti del 1998. Gli
         orientamenti del 2006 hanno comportato un cambiamento fondamentale di metodologia per il calcolo delle ammende. In primo luogo,
         è stata abolita la classificazione delle infrazioni in tre categorie («meno grave», «grave» e «molto grave»). Il sistema attuale,
         che prevede una forcella compresa tra lo 0% e il 30%, consentirebbe una differenziazione più precisa in funzione della gravità
         delle infrazioni.
      
      90      In secondo luogo, gli importi forfettari sono stati aboliti. Adesso l’importo di base è calcolato sulla base del valore delle
         vendite, realizzate da ciascuna impresa individuale, in relazione diretta o indiretta con l’infrazione. Siffatta nuova metodologia
         consente dunque di tenere conto più facilmente dell’entità della partecipazione individuale di ciascuna impresa all’infrazione,
         nel quadro della valutazione della gravità della medesima. Essa consente anche di tenere conto di un’eventuale diminuzione
         della gravità di un’infrazione unica nel corso del tempo.
      
      91      In terzo luogo, in udienza, la Commissione ha confermato che, nella sua prassi decisionale, essa non applica più necessariamente
         una percentuale unica a tutti i partecipanti ad un’infrazione del genere. Infatti, nelle decisioni 1° ottobre 2008, C(2008) 5476,
         «Candle waxes», relativa ad un procedimento a norma dell’art. 81 [CE] e dell’art. 53 dell’Accordo SEE (Caso COMP/C.39.181
         – Cere per candele), di cui una sintesi è pubblicata nella Gazzetta ufficiale 4 dicembre 2009 (GU C 295, pag. 17), e 11 novembre
         2009, C(2009) 8682, «Heat stabilisers», relativa ad un procedimento d’applicazione dell’art. 81 [CE] e dell’art. 53 dell’Accordo
         SEE (Caso COMP/38.589 – Stabilizzatori termici), di cui una sintesi è pubblicata nella Gazzetta ufficiale 12 novembre 2010
         (GU C 307, pag. 9), la Commissione ha applicato percentuali diverse alle diverse categorie di partecipanti alle intese in
         questione, in funzione della gravità relativa della loro partecipazione all’infrazione. In particolare, in quest’ultimo caso,
         è stata applicata una percentuale più elevata per le imprese che avevano partecipato non solo ad una fissazione dei prezzi,
         ma anche ad una suddivisione della clientela e/o del mercato.
      
      92      Tuttavia, la nuova metodologia non impone un siffatto approccio. Se la giurisprudenza citata ai precedenti punti 84 e 85 indica
         che devono essere prese in considerazione la gravità relativa della partecipazione all’infrazione e le circostanze particolari
         della fattispecie, resta consentito alla Commissione, in applicazione degli orientamenti del 2006, procedere a siffatta presa
         in considerazione nella valutazione della gravità dell’infrazione o nell’adeguamento dell’importo di base in funzione di circostanze
         attenuanti e aggravanti. Nell’ipotesi in cui la Commissione adotti quest’ultimo approccio, la valutazione delle circostanze
         attenuanti e aggravanti deve tuttavia consentire di tenere conto adeguatamente della gravità relativa della partecipazione
         ad un’infrazione unica, nonché di un’eventuale variazione di tale gravità nel corso del tempo.
      
      93      Nella fattispecie, la Commissione ha fissato una percentuale unica del 17% per tutte le imprese di cui trattasi. Nella misura
         in cui la Team Relocations sostiene che la gravità relativa della sua partecipazione è meno importante di quella di altre
         imprese implicate e che avrebbero dovuto essere prese in considerazione diverse circostanze specifiche o insolite, il suo
         argomento svolto a sostegno di tale affermazione sarà dunque esaminato nell’ambito degli addebiti relativi alla valutazione
         errata delle circostanze attenuanti ad opera della Commissione. La Team Relocations ha partecipato a tutti gli elementi del
         cartello praticati nel periodo della sua partecipazione all’intesa e fa valere soltanto una minore intensità della sua implicazione. Pertanto,
         occorre respingere la prima e la seconda parte del presente motivo e tenere conto degli argomenti della Team Relocations nell’ambito
         dell’esame del sesto motivo (punti 125 e segg., infra).
      
       Sulla presunta violazione del principio di proporzionalità
      94      Per quanto concerne la presunta violazione del principio di proporzionalità, il Tribunale considera che, presa isolatamente,
         una percentuale del 17% non è sproporzionata rispetto alla responsabilità reale della Team Relocations nell’infrazione, che
         è consistita, in particolare, nella ripartizione del mercato e nella manipolazione della procedura ricorrendo alla presentazione
         di offerte. Il punto 23 degli orientamenti del 2006 indica chiaramente che la proporzione da applicare per gli accordi orizzontali
         di fissazione dei prezzi e di ripartizione del mercato si situerà generalmente «sui valori più alti previsti». La Commissione
         era dunque legittimata ad infliggere una percentuale del 17%, che si situa nella parte inferiore dei «valori più alti previsti».
      
       Sul presunto difetto di motivazione
      95      Per quanto concerne la quarta parte del presente motivo, è giocoforza constatare che la motivazione relativa alla fissazione
         dell’importo di base dell’ammenda effettivamente non è molto dettagliata. Tuttavia, la Corte ha stabilito che la Commissione
         adempie il suo obbligo di motivazione quando, nella sua Decisione, precisa gli elementi di giudizio che le hanno consentito
         di misurare la gravità dell’infrazione commessa, senza essere tenuta ad inserirvi una spiegazione più dettagliata ovvero i
         dati numerici relativi al metodo di calcolo dell’ammenda (v. sentenza del Tribunale 29 aprile 2004, cause riunite T‑236/01,
         T‑239/01, da T‑244/01 a T‑246/01, T‑251/01 e T‑252/01, Tokai Carbon e a./Commissione, Racc. pag. II‑1181, punto 252, e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      96      Nel caso di specie la Commissione, al punto 542 della Decisione, ha indicato i motivi che l’avevano condotta a concludere
         per la natura molto grave dell’infrazione, vale a dire la natura stessa delle restrizioni manifeste alla concorrenza che erano
         state constatate. Inoltre, essa, nel medesimo punto, ha chiarito il motivo per cui non aveva esaminato l’estensione geografica
         e l’impatto dell’infrazione, facendo riferimento alla giurisprudenza in base alla quale, in caso di restrizioni flagranti,
         l’infrazione può essere qualificata come molto grave senza che sia necessario che simili comportamenti siano caratterizzati
         da un’estensione geografica o da un impatto particolare (sentenze del Tribunale Scandinavian Airlines System/Commissione,
         punto 85 supra, punti 84 e 85, e 27 luglio 2005, cause riunite da T‑49/02 a T‑51/02, Brasserie nationale e a./Commissione,
         Racc. pag. II‑3033, punti 178 e 179). Ne consegue che la Commissione, alla luce di detta giurisprudenza, ha sufficientemente
         motivato la qualificazione dell’infrazione come «molto grave».
      
      97      Tuttavia, in primo luogo, è auspicabile che la Commissione rafforzi la motivazione relativa al calcolo delle ammende per consentire
         alle imprese di conoscere dettagliatamente la modalità di calcolo dell’ammenda loro inflitta. In via più generale, ciò può
         contribuire alla trasparenza dell’azione amministrativa e agevolare l’esercizio da parte del Tribunale della sua competenza
         anche di merito, che deve consentire allo stesso di valutare, oltre alla legittimità della decisione impugnata, la congruità
         dell’ammenda irrogata (sentenza della Corte 16 novembre 2000, causa C‑248/98 P, KNP BT/Commissione, Racc. pag. I‑9641, punto 46).
      
      98      In secondo luogo, va rilevato che la giurisprudenza citata dalla Commissione si riferisce agli orientamenti per il calcolo
         delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2 del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5
         [CA] (GU 1998, C 9, pag. 3), e che essa risale al periodo precedente l’adozione degli orientamenti. Gli orientamenti del 2006,
         tuttavia, hanno comportato un cambiamento fondamentale di metodologia per il calcolo delle ammende. In particolare, è stata
         abolita la classificazione delle infrazioni in tre categorie («meno grave», «grave» e «molto grave») ed è stata introdotta
         una forcella compresa tra lo 0% e il 30% per consentire una differenziazione più precisa. Inoltre, l’importo di base dell’ammenda
         è ormai «legato ad una proporzione del valore delle vendite, determinata in funzione del grado di gravità dell’infrazione,
         moltiplicata per il numero di anni dell’infrazione» (punto 19 degli orientamenti del 2006). Come regola generale, «la proporzione
         considerata del valore delle vendite sarà fissata a un livello che può raggiungere il 30% del valore delle vendite» (punto
         21). Quanto agli accordi orizzontali di fissazione dei prezzi, di ripartizione del mercato e di limitazione della produzione,
         che «[p]er la loro stessa natura (...) costituiscono alcune delle più gravi restrizioni della concorrenza», la proporzione
         del valore delle vendite considerata va situata generalmente «sui valori più alti previsti» (punto 23).
      
      99      Ciò considerato, in linea di principio la Commissione non può più limitarsi a motivare unicamente la qualificazione di un’infrazione
         come «molto grave» e non la scelta della proporzione delle vendite presa in considerazione. Infatti, come sopra indicato,
         il corollario del potere discrezionale di cui si avvale la Commissione in materia di ammende è un obbligo di motivazione che
         consenta al singolo di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e al Tribunale di esercitare il proprio controllo.
      
      100    Nella fattispecie, è giocoforza constatare che la Commissione, al punto 543 della Decisione, ha fissato questa percentuale
         ad un livello appena più elevato della metà di detta forcella, vale a dire al 17%, motivando la propria scelta solamente con
         la natura «molto grave» dell’infrazione. Tuttavia, la Commissione non ha chiarito più dettagliatamente in che modo la qualificazione
         dell’infrazione come «molto grave» l’abbia indotta a fissare la percentuale al 17% e non ad una proporzione nettamente maggiore,
         «sui valori più alti previsti». Detta motivazione può essere sufficiente soltanto nell’ipotesi in cui la Commissione applichi
         un tasso molto prossimo al limite inferiore della forcella previsto per le restrizioni più gravi, che, inoltre, è molto favorevole
         alla ricorrente. Infatti, in questo caso, non è necessaria una motivazione addizionale che vada oltre la motivazione inerente
         agli orientamenti. Per contro, se avesse voluto applicare una percentuale più elevata, avrebbe dovuto fornire una motivazione
         più dettagliata, come ha fatto nelle decisioni «Carglass» (punti 669-678), «Heat Stabilisers» e «Candle Waxes» (punti 641-653).
      
      101    Per quanto concerne la motivazione relativa alla fissazione della percentuale non differenziata al 17%, si può desumere dalla
         Decisione che la Commissione si fonda sul principio che la constatazione di un’infrazione unica e continua giustifica l’applicazione
         di una percentuale unica. Detta constatazione è sufficientemente motivata e fondata (v. precedenti punti 39 e segg.).
      
      102    Pertanto, la quarta parte del motivo dev’essere respinta.
      
      103    Alla luce di quanto precede, occorre respingere il terzo motivo nel suo complesso.
      
      4.     Sul quarto motivo, relativo alla mancanza di fondamento della moltiplicazione dell’importo determinato in funzione del valore
            delle vendite per il numero di anni di partecipazione all’infrazione
       Argomenti delle parti
      104    La Team Relocations sostiene che il punto 24 degli orientamenti del 2006, che prevede la moltiplicazione sistematica dell’importo
         determinato in funzione del valore delle vendite per il numero di anni di partecipazione all’infrazione da parte di un’impresa,
         conferisce alla presunta durata dell’infrazione una portata sproporzionata rispetto agli altri fattori rilevanti, e segnatamente
         alla gravità dell’infrazione. Siffatta disposizione non terrebbe dunque adeguatamente conto dell’esigenza che l’importo dell’ammenda
         inflitta a ciascuna impresa sia adeguato al singolo caso e prevederebbe una formula di calcolo dell’ammenda che attribuisce
         un’importanza manifestamente sproporzionata alla durata dell’infrazione.
      
      105    In subordine, la Team Relocations chiede al Tribunale di applicare un coefficiente di moltiplicazione che non superi il due.
         In ogni caso, se il Tribunale confermasse una moltiplicazione per sette, la Team Relocations fa valere che, nel suo caso,
         la proporzione del valore delle vendite deve essere ricondotta per i primi cinque anni (dal 1997 al 2001) ad una percentuale
         massima del 5%, in quanto essa non avrebbe partecipato ai PDC nel corso di questi anni, e per gli ultimi due anni (vale a
         dire il 2002 e il 2003) ad una percentuale massima del 12%.
      
      106    La Commissione chiede il rigetto di queste conclusioni.
      
       Giudizio del Tribunale
      107    Anche se la Team Relocations invoca una «mancanza di fondamento» con riguardo alla moltiplicazione dell’importo determinato
         in funzione del valore delle vendite per il numero di anni di partecipazione all’infrazione, essa non contesta che siffatta
         metodologia è fondata sul disposto degli orientamenti del 2006. Pertanto, il presente motivo verte piuttosto sul difetto di
         proporzionalità del punto 24 degli orientamenti del 2006, ove si prevede siffatta moltiplicazione.
      
      108    A questo riguardo, l’art. 23, n. 3, del regolamento n. 1/2003 si limita ad indicare che, «(p)er determinare l’ammontare dell’ammenda
         occorre tener conto, oltre che della gravità dell’infrazione, anche della sua durata», senza tuttavia precisare concretamente
         in che modo occorra tenere conto della durata. Tale disposizione generale è stata precisata nei diversi orientamenti per il
         calcolo delle ammende. Più specificamente, gli orientamenti del 1998 prevedevano, per le infrazioni di lunga durata (generalmente
         oltre i cinque anni) un aumento dell’importo adottato per la gravità dell’infrazione del 10% per ciascun anno. Per contro,
         la moltiplicazione per il numero di anni di partecipazione all’infrazione, prevista negli orientamenti del 2006, equivale
         ad un aumento dell’importo del 100% all’anno.
      
      109    Siffatto approccio rappresenta un cambiamento fondamentale di metodologia per quanto concerne la presa in considerazione della
         durata dell’intesa. L’art. 23, n. 3, del regolamento n. 1/2003 tuttavia non osta a siffatta evoluzione. È vero che la versione
         francese della disposizione sembra attribuire un ruolo secondario alla durata rispetto alla gravità ai fini della determinazione
         dell’importo delle ammende. Per contro, altre versioni linguistiche, come quella inglese [«(…) regard shall be had both to
         the gravity and to the duration of the infringement»] e quella tedesca [«(…) ist sowohl die Schwere der Zuwiderhandlung als
         auch deren Dauer zu berücksichtigen»], indicano che tale disposizione attribuisce lo stesso peso alla gravità e alla durata
         dell’infrazione.
      
      110    Per quanto riguarda le domande in subordine, è sufficiente constatare che, sebbene in passato la Commissione abbia talvolta
         tenuto conto dell’evoluzione nel tempo di un’infrazione in sede di aumento dell’importo dell’ammenda in ragione della durata,
         nessuna disposizione degli orientamenti del 2006 la obbliga ad applicare in tal caso un coefficiente di moltiplicazione non
         superiore a due o a ridurre la percentuale del valore delle vendite applicata in ragione della gravità. Il Tribunale ritiene,
         nell’esercizio della sua competenza estesa anche al merito, che non si possa concedere la riduzione oggetto della prima domanda
         della Team Relocations. Con riguardo alla seconda domanda, essa verrà esaminata ai successivi punti 125 e segg.
      
      111    Fatto salvo quest’ultimo punto, il quarto motivo dev’essere respinto.
      
      5.     Sul quinto motivo, relativo ad una mancanza di fondamento per l’imposizione di un importo supplementare
      112    Nell’ambito di questo motivo, la Team Relocations invoca una violazione del principio della parità di trattamento e del principio
         di proporzionalità.
      
       Argomenti delle parti
      113    In primo luogo, la Team Relocations fa valere che l’inclusione di un importo supplementare in virtù del punto 25 degli orientamenti
         del 2006 viola il principio della parità di trattamento atteso che, a differenza di taluni altri destinatari della Decisione,
         essa non avrebbe concluso accordi sia di fissazione dei prezzi, sia di ripartizione del mercato. Inoltre, le pratiche poste
         in essere dalla Team Relocations non rientrerebbero nelle categorie di infrazione che possono giustificare l’inclusione di
         un importo supplementare nell’importo di base dell’ammenda.
      
      114    In secondo luogo, la Team Relocations ritiene che, in considerazione del limitato grado di gravità dell’infrazione da essa
         commessa, la Decisione viola il principio di proporzionalità fissando l’importo supplementare al 17% del valore delle vendite.
      
      115    La Commissione sostiene che l’imposizione di un importo supplementare del 17% era giustificata.
      
       Giudizio del Tribunale
      116    La Team Relocations invoca una violazione del principio della parità di trattamento (prima parte) e del principio di proporzionalità
         (seconda parte) per quanto concerne il calcolo dell’importo supplementare. A questo riguardo, il punto 25 degli orientamenti
         del 2006 prevede quanto segue:
      
            «[A] prescindere dalla durata della partecipazione di un’impresa all’infrazione, la Commissione inserirà nell’importo di base
         una somma compresa fra il 15 % e il 25 % del valore delle vendite (…) al fine di dissuadere ulteriormente le imprese dal prendere
         parte ad accordi orizzontali di fissazione dei prezzi, di ripartizione dei mercati e di limitazione della produzione».
      
      117    Per quanto concerne la prima parte del motivo, occorre osservare che il principio della parità di trattamento non è stato
         violato, dato che la Commissione ha applicato lo stesso importo supplementare a tutti i destinatari della Decisione, per il
         fatto che hanno tutti partecipato all’infrazione unica e continuata che comprendeva la fissazione dei prezzi e/o la ripartizione
         del mercato. Il disposto del punto 25 degli orientamenti del 2006 («inserirà», «inclura», «will include» e «fügt hinzu») mostra
         del resto che, per quanto riguarda le violazioni flagranti, l’imposizione di un importo supplementare è un’operazione automatica,
         che non presuppone la presenza di altri fattori. Per il resto, si deve rinviare ai precedenti punti 81 e segg., in quanto
         il ragionamento ivi esposto si applica, mutatis mutandis, all’imposizione di un importo supplementare.
      
      118    Con riguardo alla seconda parte del motivo, occorre rinviare al precedente punto 94, dove il Tribunale ha dichiarato che,
         presa isolatamente, una percentuale del 17% era proporzionata alla responsabilità reale della Team Relocations nell’infrazione.
         Considerazioni analoghe si applicano all’importo supplementare, anch’esso fissato al 17%. Inoltre, il Tribunale considera
         una percentuale del 17% appropriata al fine di garantire un adeguato effetto dissuasivo. Il fatto che, per quanto concerne
         l’importo supplementare, la forcella prevista dagli orientamenti del 2006 vada dal 15 al 25% e non dallo 0 al 30% è privo
         di effetto a questo riguardo.
      
      119    Di conseguenza, il quinto motivo deve essere respinto.
      
      6.     Sul sesto motivo, relativo all’esistenza di circostanze attenuanti
       Argomenti delle parti
      120    La ricorrente fa valere che esistono diverse circostanze attenuanti che giustificano che, in virtù dei punti 20 e 29 degli
         orientamenti del 2006, la sua ammenda sia sostanzialmente ridotta. La partecipazione limitata dell’impresa all’infrazione
         costituirebbe una siffatta circostanza attenuante. La Team Relocations fa valere che, nella fattispecie, essa non ha partecipato
         attivamente alla conclusione di accordi anticoncorrenziali, che non ha mai assistito ad una riunione il cui oggetto fosse
         quello di restringere la concorrenza, che non ha mai partecipato agli elementi più gravi dell’infrazione, vale a dire gli
         accordi scritti di fissazione dei prezzi e gli accordi sulle commissioni stipulati per traslochi di uffici, che non ha acconsentito
         a commissioni o emesso o richiesto PDC se non occasionalmente e in casi specifici, e per un numero molto limitato di clienti
         e di traslochi, e che non ha emesso o richiesto alcun PDC prima del 2002. Ciononostante, il carattere limitato della partecipazione
         della Team Relocations all’infrazione non sarebbe affatto stato preso in considerazione – né in sede di valutazione della
         gravità o della durata dell’infrazione né al fine dell’esame delle circostanze attenuanti.
      
      121    Inoltre, la Team Relocations sostiene che diversi PDC sono stati chiesti da agenti della Commissione. Le dichiarazioni della
         Allied Arthur Pierre confermerebbero chiaramente che i PDC erano ampiamente noti agli agenti della Commissione a tutti i livelli
         della gerarchia e addirittura richiesti da costoro. La Commissione non potrebbe negare la sua responsabilità con riguardo
         alle pratiche dei PDC che sarebbero state utilizzate con il benestare, o su domanda, dei suoi propri agenti.
      
      122    La Commissione sostiene che gli argomenti dedotti dalla Team Relocations sono privi di rilevanza, inoperanti e/o ingannevoli.
         Segnatamente, essa non ritiene che gli accordi ai quali la Team Relocations ha partecipato siano meno gravi degli accordi
         scritti sui prezzi.
      
       Giudizio del Tribunale
      123    Dalla Decisione emerge che la Commissione non ha applicato alcuna circostanza attenuante. Tuttavia, la Team Relocations sostiene
         che esistono diverse circostanze che contraddistinguono l’infrazione che ha commesso da quella commessa da altre imprese interessate,
         che dimostrano il carattere limitato della sua partecipazione o che sono legate al comportamento della Commissione.
      
       Sulla partecipazione alla stipula di accordi anticoncorrenziali
      124    In primo luogo, con riguardo all’affermazione secondo la quale la Team Relocations non ha partecipato attivamente alla stipula
         degli accordi anticoncorrenziali di cui trattasi, occorre rilevare che la sua prima partecipazione documentata all’attuazione
         dell’accordo sulle commissioni risale effettivamente al 1997, mentre siffatte pratiche sono state introdotte negli anni ’80.
         Tuttavia, questo elemento è pertinente solo nel quadro della questione se un’impresa abbia svolto un ruolo di capofila o di
         istigatore, ruolo che può essere considerato come circostanza aggravante ai sensi del punto 28 degli orientamenti del 2006.
         Per contro, il fatto di non aver partecipato attivamente alla predisposizione degli accordi anticoncorrenziali di cui trattasi
         non costituisce, in sé, una circostanza attenuante.
      
       Sul presunto carattere limitato della partecipazione della Team Relocations all’infrazione
      125    In secondo luogo, con riguardo al presunto carattere molto limitato della sua partecipazione all’infrazione, è pacifico che
         la Team Relocations non ha mai partecipato agli accordi scritti di fissazione dei prezzi, alle riunioni con oggetto anticoncorrenziale,
         alla fissazione ad hoc dei prezzi per un determinato trasloco e agli accordi sulle commissioni conclusi per traslochi di uffici.
         Inoltre, la Team Relocations ha preso parte alle pratiche dei PDC solo tra il febbraio 2002 e il settembre 2003.
      
      126    A questo riguardo, occorre osservare che, in forza del terzo trattino del punto 29 degli orientamenti del 2006, al fine di
         beneficiare di una riduzione dell’ammenda a causa di circostanze attenuanti, l’impresa di cui trattasi deve «fornire la prova
         che la propria partecipazione all’infrazione è stata sostanzialmente marginale» e «dimostrare altresì che, nel periodo in
         cui ha aderito agli accordi illeciti, non ha di fatto dato loro applicazione adottando un comportamento concorrenziale sul
         mercato». Ebbene, tali condizioni non sono soddisfatte nella fattispecie.
      
      127    Tuttavia, l’uso del termine «quali» indica che l’elenco delle circostanze di cui al punto 29 degli orientamenti del 2006 non
         è tassativo. Inoltre, come è stato constatato nell’ambito del terzo motivo, le circostanze particolari della fattispecie,
         segnatamente la partecipazione o meno di un’impresa a tutti gli elementi costitutivi dell’infrazione, devono essere prese
         in considerazione, se non nella valutazione della gravità dell’infrazione, almeno nel quadro dell’adeguamento dell’importo
         di base in funzione delle circostanze attenuanti e aggravanti. Infatti, tale obbligo era una delle ragioni che hanno consentito
         alla Corte di affermare che la nozione di infrazione unica e continuata non contraddice il principio secondo il quale la responsabilità
         per le infrazioni al diritto della concorrenza ha un carattere personale (sentenza Commissione/Anic Partecipazioni, punto
         33 supra, punto 84). I soli criteri enunciati al terzo trattino di detto punto 29 non sono idonei a garantire tale possibilità.
         Di conseguenza, occorre valutare le circostanze particolari della fattispecie.
      
      128    A questo proposito, è pacifico che l’infrazione di cui trattasi si è evoluta nel tempo. Gli accordi scritti sono stati applicati
         nella prima fase dell’infrazione, dal 1984 sino all’inizio degli anni ’90, e sono stati successivamente abbandonati. La seconda
         fase dell’infrazione si caratterizza con il ricorso ai PDC e alle commissioni. Di conseguenza, la proporzione del valore delle
         vendite da considerare in forza del punto 19 degli orientamenti del 2006 potrebbe, in linea di principio, essere modulata
         nel tempo. Tale circostanza potrebbe anche giustificare una riduzione dell’ammenda in ragione delle circostanze attenuanti.
      
      129    Orbene, occorre considerare che i comportamenti ai quali la Team Relocations ha partecipato non rappresentano infrazioni meno
         gravi degli accordi scritti di fissazione dei prezzi o della fissazione ad hoc di prezzi per determinati traslochi. Infatti,
         contrariamente a quanto sostenuto dalla Team Relocations, anche i PDC e le commissioni avevano avuto effetti sui prezzi (v.
         punto 44 supra). Allo stesso modo, nelle circostanze della fattispecie, il fatto che la Team Relocations non abbia partecipato
         agli accordi sulle commissioni stipulati per traslochi di uffici e la mancata partecipazione al sistema relativo ai PDC prima
         del febbraio 2002 sono piuttosto insignificanti per valutare la gravità dell’infrazione. La stessa cosa vale per la mancata
         partecipazione alle riunioni con oggetto anticoncorrenziale, dato che l’intesa ha funzionato mediante meccanismi che rendevano
         inutili siffatte riunioni.
      
      130    Ne consegue che la Commissione poteva legittimamente fissare una percentuale unica per tutta la durata dell’infrazione unica
         e continuata e non tenere conto dell’evoluzione di detta infrazione nel tempo come circostanza attenuante.
      
       Sulla presunta autorizzazione dei comportamenti
      131    In terzo luogo, per quanto concerne l’argomento relativo al fatto che la Commissione avrebbe autorizzato o incoraggiato la
         pratica dei PDC, occorre constatare che il punto 29, ultimo trattino, degli orientamenti del 2006 prevede che «[l’] importo
         di base può essere diminuito (…) se il comportamento anticoncorrenziale dell’impresa è stato autorizzato o incoraggiato da
         pubbliche autorità o da testi di legge».
      
      132    Orbene, il fascicolo non comporta alcun elemento che dimostri che la Commissione, in quanto istituzione, ha autorizzato, incoraggiato
         o richiesto PDC. Di fatto, la Commissione non avrebbe avuto alcun interesse ad incoraggiare o tollerare il sistema dei PDC,
         in quanto pregiudicava i suoi interessi. Il fatto che taluni funzionari abbiano richiesto PDC per un trasloco in definitiva
         rimborsato dalla Commissione non significherebbe che l’istituzione avesse conoscenza di tale pratica, né che vi avesse preso
         parte, atteso che occorre distinguere tra gli agenti della Commissione e la Commissione come istituzione.
      
      133    Ammesso che un agente di un’istituzione abbia richiesto dei PDC, la Team Relocations avrebbe dovuto sapere che siffatte domande
         non potevano essere formulate in nome o su richiesta delle istituzioni, essendo manifestamente contrarie ai loro interessi
         finanziari. Infatti, l’obbligo di fornire due o tre preventivi era diretto proprio a garantire un minimo di concorrenza e
         ad evitare che una sola impresa di traslochi potesse determinare unilateralmente il prezzo di un trasloco.
      
      134    Inoltre, la semplice conoscenza del comportamento anticoncorrenziale non implicherebbe che tale comportamento sia stato implicitamente
         «autorizzato o incoraggiato» dalla Commissione, ai sensi del punto 29, ultimo trattino, degli orientamenti del 2006. Infatti,
         un’asserita inerzia non può essere equiparata ad un atto positivo come un’autorizzazione o un incoraggiamento.
      
      135    In ogni caso, va necessariamente rilevato che gli argomenti della Team Relocations riguardano soltanto i PDC. Orbene, la pratica
         dei PDC è solo una delle componenti di un’infrazione unica e continuata. Gli argomenti sollevati non possono dunque in alcun
         caso giustificare il pagamento di commissioni.
      
      136    Da ciò consegue che questi argomenti, e pertanto il sesto motivo nella sua interezza, devono essere respinti.
      
      7.     Sul settimo motivo della Team Relocations e primo motivo del gruppo Amertranseuro, relativi alla mancanza di imputabilità
            al gruppo Amertranseuro delle infrazioni commesse dalla Team Relocations
      137    Con il suo settimo motivo, la Team Relocations fa valere, in sostanza, che la Commissione ha erroneamente preso in considerazione
         il fatturato della Amertranseuro ai fini della determinazione del massimale del 10% previsto all’art. 23, n. 2, secondo comma,
         del regolamento n. 1/2003, per il motivo che quest’ultima non sarebbe stata a conoscenza delle pratiche anticoncorrenziali
         della sua controllata. Il gruppo Amertranseuro contesta, più in generale, la possibilità che gli vengano imputate infrazioni
         commesse dalla Team Relocations.
      
       Argomenti delle parti
      138    La Team Relocations sostiene di essere l’unica persona giuridica che può essere considerata responsabile del comportamento
         adottato da alcuni dei suoi dipendenti. Tuttavia, l’importo dell’ammenda supererebbe di oltre il 60% il suo fatturato globale.
         Né la Amertranseuro, né la Trans Euro, né la Team Relocations Ltd sarebbero responsabili di siffatte pratiche. Le sue società
         controllanti non sarebbero mai state a conoscenza degli accordi occasionali sulle commissioni e sui PDC e non avrebbero neppure
         avuto motivo di sospettarne l’esistenza. Nell’ipotesi in cui il Tribunale ritenesse che la Commissione era legittimata ad
         imputare alle società controllanti della Team Relocations una parte dell’infrazione commessa da quest’ultima, essa sostiene
         tuttavia che, nelle circostanze specifiche della fattispecie, non è conforme al principio di proporzionalità fissare il massimale
         del 10% alla luce del fatturato consolidato dell’Amertranseuro.
      
      139    Il gruppo Amertranseuro osserva, in primo luogo, che la Commissione ha giustificato la responsabilità solidale delle ricorrenti
         con il motivo che le tre società controllanti erano tutte in una posizione che consentiva loro di esercitare un’influenza
         determinante sulla politica commerciale della Team Relocations. Tuttavia, la Corte e il Tribunale avrebbero sovente descritto
         l’entità del potere di esercitare un’influenza determinante in termini nettamente più ristretti di quelli impiegati dalla
         Commissione al punto 394 della Decisione.
      
      140    In secondo luogo, il gruppo Amertranseuro fa notare che una nozione troppo ristretta del potere delle società controllanti
         di esercitare un’influenza determinante sulle loro controllate comporta una presunzione di responsabilità pressoché assoluta.
         Di fatto, la loro responsabilità diverrebbe una responsabilità oggettiva (strict liability). Soltanto dei semplici investitori
         finanziari, senza interesse a determinare il comportamento strategico delle società nelle quali hanno investito, sfuggirebbero
         a siffatta responsabilità.
      
      141    In terzo luogo, il gruppo Amertranseuro considera che la Team Relocations godeva di un’autonomia di gestione completa e che
         nessuna delle tre società controllanti era a conoscenza delle pratiche di cui si tratta. Esse non avrebbero dunque omesso
         di conformarsi al loro dovere di diligenza.
      
      142    In quarto luogo, il gruppo Amertranseuro rimprovera alla Commissione di avere adottato un approccio «asimmetrico» con riguardo
         alla responsabilità delle società controllanti nella fattispecie. Per il periodo precedente l’8 settembre 2000, essa avrebbe
         ritenuto responsabili due società controllanti intermedie della Team Relocations (vale a dire la Team Relocations Ltd e la
         Trans Euro), ma non il sig. E., il proprietario definitivo a capo di questo gruppo. Per contro, per il periodo decorrente
         dall’8 settembre 2000, essa avrebbe constatato non solo la responsabilità di queste due società controllanti intermedie, ma
         anche quella dell’Amertranseuro, il nuovo proprietario della Trans Euro. Atteso che l’Amertranseuro possiede l’intero capitale
         di queste due società controllanti intermedie, ciò implicherebbe che i suoi azionisti siano di fatto responsabili per la totalità
         dell’infrazione.
      
      143    La Commissione contesta tali argomenti.
      
       Giudizio del Tribunale
      144    Con questo motivo, la Team Relocations fa valere che la Commissione ha violato l’art. 23 del regolamento n. 1/2003 (prima
         parte) e il principio di proporzionalità (seconda parte), infliggendole un’ammenda il cui ammontare supera il 10% del suo
         fatturato. Atteso che la fondatezza della prima parte dipende dalla questione se si possa prendere in considerazione il fatturato
         dell’Amertranseuro per la determinazione del massimale del 10% previsto all’art. 23, n. 2, secondo comma, del regolamento
         n. 1/2003, occorre esaminare congiuntamente questa censura e il primo motivo del gruppo Amertranseuro, vertente sull’impossibilità
         d’imputare le infrazioni commesse dalla Team Relocations ai membri del gruppo Amertranseuro.
      
       Sull’imputazione delle infrazioni commesse dalla Team Relocations ai membri del gruppo Amertranseuro
      145    Le regole di concorrenza dell’Unione riconoscono che varie società appartenenti ad uno stesso gruppo costituiscono un’entità
         economica e pertanto un’impresa ai sensi degli artt. 81 CE e 82 CE se le società interessate non determinano in modo autonomo
         il loro comportamento sul mercato (sentenza della Corte 14 luglio 1972, causa 48/69, Imperial Chemical Industries/Commissione,
         Racc. pag. 619, punti 132 e 133, e sentenza del Tribunale 30 settembre 2003, causa T‑203/01, Michelin/Commissione, Racc. pag. II‑4071,
         punto 290). Il comportamento anticoncorrenziale di un’impresa può dunque essere imputato ad un’altra allorché essa non decida
         in modo autonomo quale debba essere il proprio comportamento sul mercato, ma applichi, in sostanza, le direttive impartitele
         da quest’ultima, alla luce, in particolare, dei vincoli economici e giuridici tra di esse intercorrenti (sentenza della Corte
         28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P, C‑202/02 P, da C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri e a./Commissione,
         Racc. pag. I‑5425, punto 117).
      
      146    Si pone dunque la questione di sapere quando un’impresa non determina il suo comportamento sul mercato in modo autonomo, ma
         applica essenzialmente le direttive impartitele dalla sua società controllante.
      
      147    A questo riguardo, dalla giurisprudenza emerge che devono essere cumulativamente soddisfatte due condizioni: da un lato, la
         società controllante deve essere in grado di esercitare un’influenza determinante sulla sua controllata e, dall’altro, essa
         deve effettivamente esercitare siffatta influenza (sentenza Imperial Chemical Industries/Commissione, punto 145 supra, punto 137).
      
      148    Quanto alla prima condizione, non vi è alcun dubbio che una società controllante può esercitare un’influenza determinante
         sulla sua controllata allorché, come nel caso dell’Amertranseuro, essa possiede il 100% del suo capitale, vuoi direttamente
         vuoi indirettamente, mediante partecipazioni in altre società.
      
      149    Con riguardo ai requisiti per provare l’esercizio effettivo da parte della controllante di un’influenza determinante sulla
         sua controllata, le ricorrenti ritengono che la responsabilità dell’infrazione possa essere imputata alla società controllante
         solo se, oltre al possesso dell’intero capitale sociale, essa era a conoscenza della pratiche sanzionate o aveva omesso di
         rispettare il suo obbligo di diligenza.
      
      150    La Commissione, dal canto suo, al punto 386 della Decisione si fonda sulla giurisprudenza secondo la quale, nel caso particolare
         in cui una società controllante possieda il 100% del capitale della sua controllata autrice di un comportamento illecito,
         come nella fattispecie, esiste una presunzione relativa secondo la quale siffatta società controllante esercita un’influenza
         determinante sulla politica commerciale della sua controllata (v., in tal senso, sentenze della Corte 25 ottobre 1983, causa
         107/82, AEG-Telefunken/Commissione, Racc. pag. 3151, punto 50, e 16 novembre 2000, causa C‑286/98 P, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione,
         Racc. pag. I‑9925, punto 29, e sentenze del Tribunale 20 aprile 1999, cause riunite da T‑305/94 a T‑307/94, da T‑313/94 a
         T‑316/94, T‑318/94, T‑325/94, T‑328/94, T‑329/94 e T‑335/94, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. II‑931,
         punti 961 e 984, e 12 dicembre 2007, causa T‑112/05, Akzo Nobel e a./Commissione, Racc. pag. II‑5049, punto 62).
      
      151    Tale giurisprudenza è stata confermata dalla Corte nella sentenza 10 settembre 2009, causa C‑97/08 P, Akzo Nobel e a./Commissione
         (Racc. pag. I‑8237). Detta sentenza ha indicato, segnatamente, che, se era pur vero che la Corte, ai punti 28 e 29 della sentenza
         Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, punto 150 supra, aveva menzionato, oltre alla detenzione del 100% del capitale della
         controllata, altre circostanze, quali la mancata contestazione dell’influenza esercitata dalla controllante sulla politica
         commerciale della propria controllata e la rappresentanza comune delle due società durante il procedimento amministrativo,
         ciò non toglie che tali circostanze fossero state rilevate dalla Corte solo con l’obiettivo di mostrare tutti gli elementi
         su cui il Tribunale aveva fondato il suo ragionamento e non per subordinare l’applicazione della presunzione sopra menzionata
         alla produzione di indizi supplementari relativi all’effettivo esercizio di un’influenza della società controllante (punto
         62 della sentenza).
      
      152    Nella fattispecie, le ricorrenti non sono riuscite a confutare la presunzione dell’esercizio di un’influenza determinante,
         atteso che il loro argomento si fonda su considerazioni politiche e su semplici affermazioni, come la presunta autonomia di
         gestione della Team Relocations. In ogni caso, dai punti 490 e 491 della Decisione emerge che, per imputare all’Amertranseuro
         la responsabilità della partecipazione della Team Relocations all’intesa, la Commissione non si è fondata esclusivamente sul
         possesso non contestato della totalità del capitale della Team Relocations da parte dell’Amertranseuro, ma anche su altri
         elementi di fatto, volti a dimostrare che l’Amertranseuro esercitava un’influenza determinante sulla politica commerciale
         della Team Relocations.
      
      153    Ad esempio, dal 1994 al settembre 2001 si sono tenute riunioni mensili tra la direzione della Team Relocations e i rappresentanti
         della Trans Euro incaricati della gestione operativa e finanziaria della controllata belga, nonché con il proprietario del
         gruppo Trans Euro di quell’epoca, che era incaricato della gestione del gruppo e aveva la responsabilità generale della controllata
         belga. Dal 6 settembre 2001 sino al settembre 2003 si sono altresì tenute riunioni informali tra la Team Relocations e il
         rappresentante dell’Amertranseuro incaricato della gestione del gruppo con la responsabilità generale della controllata belga.
         La Commissione ha inoltre constatato che la Team Relocations ha dovuto presentare diverse relazioni, segnatamente i bilanci
         annuali di gestione, alla Team Relocations Ltd, dal 1° gennaio 1994 al 7 settembre 2000, nonché all’Amertranseuro con decorrenza
         dall’8 settembre 2000, dunque nel periodo della sua partecipazione all’infrazione.
      
      154    In circostanze del genere, la Commissione era legittimata ad imputare all’Amertranseuro le infrazioni commesse dalla Team
         Relocations, in quanto le ricorrenti costituiscono un’unica entità economica, e dunque un’impresa ai sensi del diritto comunitario
         della concorrenza. Di conseguenza, il fatturato dell’Amertranseuro può essere preso in considerazione ai fini della determinazione
         del massimale del 10%, previsto all’art. 23, n. 2, secondo comma, del regolamento n. 1/2003. Ne consegue che le censure relative
         a siffatta presa in considerazione devono essere respinte.
      
       Sul presunto approccio «asimmetrico» della Commissione
      155    Il gruppo Amertranseuro addebita alla Commissione di avere adottato un approccio «asimmetrico» ritenendo responsabile l’Amertranseuro
         con decorrenza dalla data in cui essa ha acquisito il gruppo Trans Euro, vale a dire dall’8 settembre 2000, mentre essa non
         ha ritenuto responsabile il precedente proprietario del gruppo Trans Euro, sig. E., per il periodo precedente l’8 settembre
         2000.
      
      156    Dato che il gruppo Amertranseuro fa valere che la Commissione avrebbe dovuto considerare responsabile dell’infrazione anche
         il sig. E. sino al 7 settembre 2000, occorre sottolineare che, anche se la Commissione avesse potuto farlo, la circostanza
         che non lo abbia fatto non può essere invocata dalle ricorrenti per dimostrare l’illegittimità della Decisione. Infatti, dalla
         giurisprudenza emerge che la Commissione dispone di un potere discrezionale per estendere la responsabilità di un’infrazione
         ad una società controllante, oltre alla società direttamente implicata nel comportamento anticoncorrenziale (v., in tal senso,
         sentenza del Tribunale 14 dicembre 2006, cause riunite da T‑259/02 a T‑264/02 e T‑271/02, Raiffeisen Zentralbank Österreich
         e a./Commissione, Racc. pag. II‑5169, punti 331 e 332). Siffatto potere discrezionale implica parimenti che la Commissione
         può scegliere di indirizzare la decisione soltanto alle attuali controllanti dell’impresa interessata, e non ai precedenti
         proprietari del gruppo.
      
      157    Del resto, la Commissione non ha esteso la responsabilità per l’infrazione di cui trattasi neppure alla Zenic International
         Holdings Ltd, l’attuale società holding delle ricorrenti. Pertanto, la Decisione non può essere considerata come «asimmetrica».
      
      158    Di conseguenza, tale censura dev’essere respinta.
      
       Sugli argomenti relativi al secondo capo di conclusioni del gruppo Amertranseuro
      159    Nelle sue conclusioni e nell’ambito del suo primo motivo, il gruppo Amertranseuro sembra affermare che, benché l’Amertranseuro
         sia stata considerata responsabile solo per un importo di EUR 1,3 milioni, che riflette la sua responsabilità per una durata
         limitata, vale a dire con decorrenza dall’8 settembre 2000, essa di fatto è stata considerata responsabile per l’intero importo
         dell’ammenda, essendo proprietaria ed azionista della Trans Euro e della Team Relocations Ltd.
      
      160    Siffatta affermazione non è idonea a rimettere in discussione la legittimità della Decisione, posto che essa si limita a descrivere
         talune conseguenze che ne deriverebbero per l’Amertranseuro. Questo capo di conclusioni deve dunque essere respinto.
      
       Sul presunto carattere sproporzionato dell’ammenda
      161    Per quanto concerne la seconda parte del motivo della Team Relocations, è sufficiente rinviare alle osservazioni formulate
         al precedente punto 94, secondo le quali la percentuale del 17% applicata è proporzionata alla responsabilità reale della
         Team Relocations nell’infrazione. Il fatto che l’ammontare dell’ammenda inflitta alla Team Relocations superi il 10% del suo
         fatturato è privo di rilevanza, dato che siffatto importo resta nettamente al di sotto della soglia del 10% del fatturato
         del gruppo Amertranseuro.
      
      162    Dalle considerazioni che precedono discende che il settimo motivo della Team Relocations e il primo motivo del gruppo Amertranseuro
         devono essere respinti.
      
      8.     Sull’ottavo motivo della Team Relocations e il secondo motivo del gruppo Amertranseuro, relativi all’incapacità contributiva
            delle ricorrenti e ad uno sviamento di potere
       Argomenti delle parti
      163    La Team Relocations fa valere che dai suoi conti annuali provvisori per l’esercizio concluso il 30 settembre 2007 emerge che
         l’importo dei suoi capitali propri, esclusa qualsiasi ammenda di cui essa fosse debitrice nei confronti della Commissione,
         è negativo, che tale esercizio evidenzia una perdita di EUR 363 432 e che il suo margine lordo di autofinanziamento era negativo.
         L’attivo della società sarebbe stato interamente impegnato. Essa non sarebbe in grado di assicurarsi un finanziamento supplementare
         e dunque di pagare l’ammenda ad essa inflitta dalla Commissione.
      
      164    A giudizio della Team Relocations, la Commissione conosceva la precarietà della sua situazione finanziaria, di modo che, infliggendole
         un’ammenda di un importo che essa manifestamente non era in grado di pagare e che determinerebbe il suo ritiro dal mercato,
         la Commissione è incorsa in uno sviamento di potere. Inoltre, la Commissione avrebbe violato il principio della parità di
         trattamento. A questo riguardo, la Team Relocations chiede al Tribunale di ridurre l’ammenda di un importo che rifletta principi
         analoghi a quelli applicati dalla Commissione alla Interdean e conclude che il Tribunale, in virtù degli artt. 58 e 65 del
         regolamento di procedura, voglia ingiungere alla Commissione di divulgare i fattori da essa presi in considerazione per concedere
         alla Interdean una riduzione del 70% dell’ammenda.
      
      165    Il gruppo Amertranseuro fa valere che l’ammenda inflitta alla Team Relocations – che equivarrebbe a quasi due terzi del suo
         fatturato annuale realizzato nel 2006 e si avvicinerebbe addirittura al massimale assoluto del 10% previsto dal regolamento
         n. 1/2003 – è totalmente sproporzionata. Ai sensi dei bilanci consolidati dell’Amertranseuro, del 30 settembre 2006, il debito
         totale del gruppo era di 35 milioni di sterline (GBP). L’Amertranseuro avrebbe inoltre evidenziato una perdita sui risultati
         provenienti dalle attività ordinarie, al netto delle imposte, i suoi attivi materiali netti sarebbero negativi e tutti gli
         attivi sarebbero integralmente impegnati. Di conseguenza, il gruppo non sarebbe in grado di pagare l’ammenda di EUR 3,49 milioni
         o di ottenere una garanzia bancaria per effettuare detto pagamento più avanti.
      
      166    Nella sua replica, il gruppo Amertranseuro aggiunge che, per quanto concerne la necessità di una domanda per l’applicazione
         del punto 35 degli orientamenti del 2006, la Commissione dovrebbe tornare all’approccio adottato negli orientamenti del 1998
         e considerare d’ufficio l’incapacità di pagare come un motivo di riduzione dell’ammenda, come avrebbe fatto in passato. Inoltre,
         essa insiste sul fatto che la situazione finanziaria del gruppo si è ulteriormente deteriorata nel corso dell’esercizio concluso
         il 30 settembre 2007.
      
      167    La Commissione contesta tali argomenti.
      
       Giudizio del Tribunale
      168    Con il loro ultimo motivo, le ricorrenti fanno valere che, infliggendo loro un’ammenda che eccederebbe la loro capacità contributiva,
         la Commissione è incorsa in uno sviamento di potere, ha violato il punto 35 degli orientamenti del 2006 e il principio della
         parità di trattamento.
      
      169    Per quanto riguarda il presunto sviamento di potere, si deve ricordare che, per giurisprudenza costante, un atto è viziato
         da sviamento di potere solo se, in base a indizi oggettivi, pertinenti e concordanti, risulta adottato allo scopo esclusivo,
         o quanto meno determinante, di raggiungere fini diversi da quelli dichiarati o di eludere una procedura appositamente prevista
         dal Trattato per far fronte alle circostanze del caso di specie (v. sentenza della Corte 13 novembre 1990, causa C‑331/88,
         Fedesa e a., Racc. pag. I‑4023, punto 24, e la giurisprudenza citata).
      
      170    Orbene, le ricorrenti non fanno valere, nella fattispecie, che la Commissione ha inflitto loro un’ammenda per perseguire fini
         diversi da quelli dichiarati, vale a dire attuare il diritto comunitario della concorrenza, o eludere una procedura specificamente
         prevista dal Trattato. Di conseguenza, la Decisione non è inficiata da uno sviamento di potere.
      
      171    Per quanto riguarda una riduzione dell’ammenda in virtù del punto 35 degli orientamenti del 2006, occorre osservare che siffatta
         riduzione è subordinata a tre condizioni cumulative, ossia:
      
      –        la presentazione di una domanda nel corso della procedura amministrativa;
      –        l’esistenza di un particolare contesto sociale ed economico;
      –        la mancanza di capacità contributiva dell’impresa, la quale è tenuta a fornire gli elementi di prova oggettivi a dimostrazione
         che l’imposizione di un’ammenda pregiudicherebbe irrimediabilmente la sua redditività economica e priverebbe i suoi attivi
         di qualsiasi valore.
      
      172    Orbene, è giocoforza constatare che almeno due di queste tre condizioni cumulative non sono soddisfatte. Infatti, in primo
         luogo, contrariamente ad altre imprese interessate, le ricorrenti non hanno presentato alcuna domanda di riduzione dell’ammenda
         per incapacità contributiva nel corso della procedura amministrativa, sebbene gli orientamenti del 2006 prevedano che tale
         domanda debba essere presentata. In questo contesto, l’argomento vertente sul fatto che, secondo gli orientamenti del 1998,
         la Commissione avrebbe potuto considerare d’ufficio l’incapacità di pagare come un motivo di riduzione dell’ammenda è privo
         di pertinenza, in quanto non è idoneo a fondare l’asserzione di una violazione degli orientamenti del 2006. Nei limiti in
         cui siffatto argomento sia invocato al fine di affermare che, indipendentemente dal punto 35 degli orientamenti del 2006,
         la Commissione sarebbe tenuta ad esaminare d’ufficio la capacità contributiva delle imprese interessate, occorre osservare
         che siffatto obbligo non risulta dalla giurisprudenza.
      
      173    In una lettera depositata in cancelleria il 6 agosto 2010, la Team Relocations ha chiesto la riapertura della fase orale del
         procedimento per il motivo che la Commissione avrebbe modificato la sua prassi concernente la necessità di presentare una
         domanda in forza del punto 35 degli orientamenti del 2006 durante la procedura amministrativa. Tale domanda è stata respinta
         con decisione 23 settembre 2010, atteso che, contrariamente alle affermazioni di questa ricorrente, nelle cause da essa citate
         le domande erano state effettivamente presentate durante la procedura amministrativa. Sebbene da un articolo della stampa
         emerga che la Commissione «intende modificare formalmente i suoi orientamenti», al fine di poter prendere in considerazione
         sviluppi intervenuti dopo l’adozione di una decisione, è giocoforza constatare che siffatta modifica non è ancora stata adottata.
         In ogni caso, un cambiamento dell’interpretazione degli orientamenti del 2006 non potrebbe rendere illegale una decisione
         presa anteriormente a tale cambiamento.
      
      174    In secondo luogo, le ricorrenti non hanno contestato la constatazione della Commissione, al punto 651 della Decisione, secondo
         la quale nella fattispecie manca «un particolare contesto sociale ed economico », ai sensi del punto 35 degli orientamenti.
      
      175    Ciò premesso, e senza che sia necessario esaminare se nella fattispecie sia soddisfatta la terza condizione, vale a dire la
         presunta mancanza di capacità contributiva delle ricorrenti, è a buon diritto che la Commissione ha ritenuto che le condizioni
         per l’applicazione del punto 35 degli orientamenti del 2006 non fossero soddisfatte.
      
      176    Per quanto riguarda la censura vertente su una violazione del principio della parità di trattamento, è sufficiente constatare
         che, diversamente dalla Interdean, le ricorrenti non hanno sollevato la questione della loro capacità contributiva nella fase
         della procedura amministrativa e che esse non hanno presentato una domanda volta ad ottenere una riduzione delle loro ammende
         per questo motivo. Pertanto, la loro situazione non è paragonabile a quella della Interdean. Ciò premesso, occorre osservare
         che la presentazione di una domanda volta ad ottenere una riduzione dell’ammenda non costituisce un semplice requisito formale,
         ma un requisito senza il quale non si può effettuare alcuna valutazione valida della situazione economica, atteso che la Commissione
         non dispone in tal caso degli elementi pertinenti, come i dati interni dell’impresa interessata, che consentono di valutare
         la sua redditività economica.
      
      177    Di conseguenza, l’ultimo motivo delle ricorrenti, nonché la domanda della Team Relocations di ordinare alla Commissione di
         divulgare i fattori da essa presi in considerazione per concedere alla Interdean una riduzione dell’ammenda del 70 %, devono
         essere respinti.
      
      178    Poiché tutti i motivi delle ricorrenti sono stati respinti, il ricorso deve essere integralmente respinto.
      
       Sulle spese
      179    Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché le ricorrenti sono rimaste soccombenti, esse devono essere condannate alle spese, conformemente alle conclusioni
         della Commissione.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      I ricorsi sono respinti.
      2)      La Team Relocations NV, la Amertranseuro International Holdings Ltd, la Trans Euro Ltd e la Team Relocations Ltd sono condannate
            alle spese.
      
               Papasavvas
            
            
               Wahl
            
            
               Dittrich
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 16 giugno 2011.
      Firme
      
      
      Indice
      
      Fatti
      1.  Oggetto della controversia
      2.  Ricorrenti
      3.  Procedimento amministrativo
      4.  Decisione
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      1.  Sul primo motivo, relativo alla circostanza che la Team Relocations non ha partecipato all’infrazione unica e continuata
         descritta dalla Decisione
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sulla nozione di infrazione unica e continuata
      Sulla qualificazione del comportamento illecito di cui trattasi
      –  Sull’esistenza di un piano complessivo che persegue un obiettivo comune
      –  Sul contributo intenzionale della Team Relocations al piano complessivo
      –  Sulla conoscenza da parte della Team Relocations dei comportamenti illeciti
      2.  Sul secondo motivo, relativo al calcolo del valore delle vendite della Team Relocations
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sul valore delle vendite pertinente
      Sui traslochi pagati da privati
      3.  Sul terzo motivo, vertente sull’applicazione di una percentuale del 17% al valore delle vendite realizzate dalla Team
         Relocations per stabilire l’importo di base dell’ammenda inflittale.
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sull’obbligo di determinare l’importo di base dell’ammenda in funzione del ruolo individuale della Team Relocations
      Sulla presunta violazione del principio di proporzionalità
      Sul presunto difetto di motivazione
      4.  Sul quarto motivo, relativo alla mancanza di fondamento della moltiplicazione dell’importo determinato in funzione del
         valore delle vendite per il numero di anni di partecipazione all’infrazione
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      5.  Sul quinto motivo, relativo ad una mancanza di fondamento per l’imposizione di un importo supplementare
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      6.  Sul sesto motivo, relativo all’esistenza di circostanze attenuanti
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sulla partecipazione alla stipula di accordi anticoncorrenziali
      Sul presunto carattere limitato della partecipazione della Team Relocations all’infrazione
      Sulla presunta autorizzazione dei comportamenti
      7.  Sul settimo motivo della Team Relocations e primo motivo del gruppo Amertranseuro, relativi alla mancanza di imputabilità
         al gruppo Amertranseuro delle infrazioni commesse dalla Team Relocations
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sull’imputazione delle infrazioni commesse dalla Team Relocations ai membri del gruppo Amertranseuro
      Sul presunto approccio «asimmetrico» della Commissione
      Sugli argomenti relativi al secondo capo di conclusioni del gruppo Amertranseuro
      Sul presunto carattere sproporzionato dell’ammenda
      8.  Sull’ottavo motivo della Team Relocations e il secondo motivo del gruppo Amertranseuro, relativi all’incapacità contributiva
         delle ricorrenti e ad uno sviamento di potere
      
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Sulle spese
      * Lingua processuale: l’inglese.