CELEX: 62004TJ0264
Language: it
Date: 2007-04-25
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 25 aprile 2007.#WWF European Policy Programme contro Consiglio dell'Unione europea.#Accesso ai documenti - Regolamento (CE) n. 1049/2001 - Eccezioni relative alla tutela dell’interesse pubblico - Accesso parziale.#Causa T-264/04.

Causa T-264/04
      WWF European Policy Programme
      contro
      Consiglio dell’Unione europea
      «Accesso ai documenti — Regolamento (CE) n. 1049/2001 — Eccezioni relative alla tutela dell’interesse pubblico — Accesso parziale»
      Sentenza del Tribunale (Quarta Sezione) 25 aprile 2007 
      Massime della sentenza
      1.     Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata
      (Art. 253 CE; regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1049/2001)
      2.     Comunità europee — Istituzioni — Diritto di accesso del pubblico ai documenti — Regolamento n. 1049/2001
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1049/2001, art. 4)
      3.     Comunità europee — Istituzioni — Diritto di accesso del pubblico ai documenti — Regolamento n. 1049/2001
      [Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1049/2001, art. 4, n. 1, lett. a)]
      4.     Comunità europee — Istituzioni — Diritto di accesso del pubblico ai documenti — Regolamento n. 1049/2001
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1049/2001, art. 4, n. 1)
      5.     Comunità europee — Istituzioni — Diritto di accesso del pubblico ai documenti — Regolamento n. 1049/2001 
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1049/2001, art. 4, n. 6)
      6.     Comunità europee — Istituzioni — Diritto di accesso del pubblico ai documenti — Regolamento n. 1049/2001 
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1049/2001)
      7.     Comunità europee — Istituzioni — Diritto di accesso del pubblico ai documenti — Regolamento n. 1049/2001 
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1049/2001)
      1.     L’obbligo in capo all’istituzione di motivare la sua decisione di rifiuto dell’accesso ad un documento ha lo scopo, da un
         lato, di fornire all’interessato un’indicazione sufficiente per giudicare se la decisione sia fondata, o se sia eventualmente
         inficiata da un vizio che consenta di contestarne la validità, e, dall’altro, di consentire al giudice comunitario di esercitare
         il suo sindacato di legittimità sulla decisione. La portata di quest’obbligo dipende dalla natura dell’atto in questione e
         dal contesto nel quale è stato adottato.
      
      (v. punto 36)
      2.     La consultazione da parte del pubblico dei documenti delle istituzioni costituisce un principio e il diniego dell’accesso
         l’eccezione a tale principio. Di conseguenza, i casi di diniego previsti dall’art. 4 del regolamento n. 1049/2001, relativo
         all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, devono essere interpretati
         e applicati restrittivamente per non ostacolare l’applicazione del principio. Inoltre, un’istituzione è tenuta ad esaminare,
         per ogni documento per il quale si richiede l’accesso, se, in considerazione delle informazioni di cui essa dispone, la divulgazione
         del documento possa effettivamente pregiudicare uno degli aspetti dell’interesse pubblico tutelato dalle eccezioni che permettono
         il diniego. Perché tali eccezioni siano applicabili, il rischio di pregiudizio dell’interesse pubblico deve pertanto essere
         ragionevolmente prevedibile e non meramente ipotetico.
      
      (v. punto 39)
      3.     Le istituzioni dispongono di un ampio potere discrezionale nell’esaminare se l’accesso ad un documento possa pregiudicare
         l’interesse pubblico tutelato dall’art. 4, n. 1, lett. a), del regolamento n. 1049/2001, relativo all’accesso del pubblico
         ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, e, di conseguenza, il controllo esercitato dal Tribunale
         sulla legittimità delle decisioni delle istituzioni che negano la consultazione di taluni documenti a motivo delle eccezioni
         categoriche relative all’interesse pubblico deve limitarsi alla verifica dell’osservanza delle norme di procedura e di motivazione,
         dell’esattezza materiale dei fatti, nonché dell’assenza sia di un errore manifesto nella valutazione dei medesimi sia di uno
         sviamento di potere.
      
      (v. punto 40)
      4.     Le eccezioni menzionate all’art. 4, n. 1, del regolamento n. 1049/2001, relativo all’accesso del pubblico ai documenti del
         Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, sono formulate in termini categorici e le istituzioni sono quindi obbligate
         a negare la consultazione dei documenti rientranti nell’ambito di queste eccezioni categoriche qualora sia provata la sussistenza
         delle circostanze indicate in tali eccezioni. Esse si differenziano dunque dalle eccezioni riguardanti l’interesse delle istituzioni
         a tutelare la segretezza dei loro processi decisionali, previste dall’art. 4, n. 3, del regolamento n. 1049/2001, nell’applicare
         le quali le istituzioni dispongono di un potere discrezionale che consente loro di contemperare, da un lato, il loro interesse
         a tutelare la segretezza dei loro processi decisionali e, dall’altro, l’interesse del cittadino a ottenere l’accesso ai documenti.
      
      (v. punto 44)
      5.     Emerge dalla formulazione stessa dell’art. 4, n. 6, del regolamento n. 1049/2001, relativo all’accesso del pubblico ai documenti
         del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, che un’istituzione deve esaminare se sia opportuno accordare un
         accesso parziale ai documenti oggetto di una domanda di accesso, limitando un eventuale diniego ai soli dati inclusi nelle
         eccezioni previste. L’istituzione deve accordare siffatto accesso parziale se lo scopo perseguito da tale istituzione negando
         l’accesso al documento può essere raggiunto anche nell’ipotesi in cui essa si limiti a occultare i brani che possono pregiudicare
         l’interesse pubblico tutelato.
      
      (v. punto 50)
      6.     Sarebbe contrario all’imperativo di trasparenza sotteso al regolamento n. 1049/2001, relativo all’accesso del pubblico ai
         documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, che alcune istituzioni facciano appello all’inesistenza
         di documenti per eludere l’applicazione di tale regolamento. L’effettivo esercizio del diritto di accesso ai documenti implica
         che le istituzioni interessate procedano, per quanto possibile e in modo non arbitrario e prevedibile, alla redazione e alla
         conservazione della documentazione riguardante le loro attività.
      
      Non si può considerare che il Consiglio abbia proceduto in modo arbitrario o imprevedibile non avendo stilato un verbale relativo
         ad un punto dell’ordine del giorno di una riunione di uno dei suoi comitati, in considerazione del carattere meramente informativo
         di tale punto e dell’assenza di una misura particolare di attuazione. Quindi, non si può concludere che il Consiglio, adducendo
         l’inesistenza di un siffatto verbale, abbia violato il diritto dell’interessato ad accedere ai documenti, come riconosciuto
         dal regolamento n. 1049/2001.
      
      (v. punti 61-63)
      7.     Ai fini dell’applicazione del regolamento n. 1049/2001, relativo all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo,
         del Consiglio e della Commissione, la nozione di documento e quella di informazione devono essere distinte. Il diritto di
         accesso del pubblico a un documento delle istituzioni riguarda unicamente i documenti e non le informazioni in senso lato
         e non implica per le istituzioni il dovere di rispondere a ogni richiesta d’informazione di un privato.
      
      (v. punti 75-76)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      25 aprile 2007 (*)
      
      «Accesso ai documenti – Regolamento (CE) n. 1049/2001 – Eccezioni relative alla tutela dell’interesse pubblico – Accesso parziale»
      Nella causa T‑264/04,
      WWF European Policy Programme, con sede in Bruxelles (Belgio), rappresentato dalla sig.ra R. Haynes, barrister,
      
      ricorrente,
      contro
      Consiglio dell’Unione europea, rappresentato dai sigg. B. Driessen e M. Bauer, in qualità di agenti,
      
      convenuto,
      sostenuto da:
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dalla sig.ra E. Montaguti e dal sig. P. Aalto, in qualità di agenti,
      
      interveniente,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento della decisione del Consiglio 30 aprile 2004, con la quale esso rifiuta al ricorrente
         l’accesso a determinati documenti relativi alla riunione del comitato del Consiglio detto «comitato dell’articolo 133» tenutasi
         il 19 dicembre 2003,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO
      DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
      composto dal sig. H. Legal, presidente, dalla sig.ra I. Wiszniewska‑Białecka e dal sig. E. Moavero Milanesi, giudici,
      cancelliere: sig.ra K. Pocheć, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale dell’8 novembre 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Contesto normativo
      1       L’art. 2 del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 30 maggio 2001, n. 1049, relativo all’accesso del pubblico
         ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145, pag. 43), il quale definisce i principi,
         le condizioni e le limitazioni che disciplinano il diritto di accesso ai documenti di tali istituzioni, adottato in applicazione
         dell’art. 255 CE, così recita:
      
      «1. Qualsiasi cittadino dell’Unione e qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato
         membro ha un diritto d’accesso ai documenti delle istituzioni, secondo i principi, le condizioni e le limitazioni definite
         nel presente regolamento.
      
      (…)
      3. Il presente regolamento riguarda tutti i documenti detenuti da un’istituzione, vale a dire i documenti formati o ricevuti
         dalla medesima e che si trovino in suo possesso concernenti tutti i settori d’attività dell’Unione europea».
      
      2       L’art. 4 del regolamento n. 1049/2001 stabilisce che:
      «1.      Le istituzioni rifiutano l’accesso a un documento la cui divulgazione arrechi pregiudizio alla tutela di quanto segue:
      a)      l’interesse pubblico, in ordine: 
      –        (…)
      –       (…)
      –       alle relazioni internazionali,
      –       alla politica finanziaria, monetaria o economica della Comunità o di uno Stato membro;
      b)      la vita privata e l’integrità dell’individuo, in particolare in conformità con la legislazione comunitaria sulla protezione
         dei dati personali. 
      
      2.      Le istituzioni rifiutano l’accesso a un documento la cui divulgazione arrechi pregiudizio alla tutela di quanto segue:
      –      gli interessi commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresa la proprietà intellettuale,
      –      (…)
      a meno che vi sia un interesse pubblico prevalente alla divulgazione. 
      3.      L’accesso a un documento elaborato per uso interno da un’istituzione o da essa ricevuto, relativo ad una questione su cui
         la stessa non abbia ancora adottato una decisione, viene rifiutato nel caso in cui la divulgazione del documento pregiudicherebbe
         gravemente il processo decisionale dell’istituzione, a meno che vi sia un interesse pubblico prevalente alla divulgazione.
      
      L’accesso a un documento contenente riflessioni per uso interno, facenti parte di discussioni e consultazioni preliminari
         in seno all’istituzione interessata, viene rifiutato anche una volta adottata la decisione, qualora la divulgazione del documento
         pregiudicherebbe seriamente il processo decisionale dell’istituzione, a meno che vi sia un interesse pubblico prevalente alla
         divulgazione. 
      
      4.      Per quanto concerne i documenti di terzi, l’istituzione consulta il terzo al fine di valutare se sia applicabile una delle
         eccezioni di cui ai paragrafi 1 o 2, a meno che non sia chiaro che il documento può o non deve essere divulgato.
      
      (…)
      6.      Se solo alcune parti del documento richiesto sono interessate da una delle eccezioni, le parti restanti del documento sono
         divulgate».
      
      3       Ai sensi dell’art. 7 del regolamento n. 1049/2001: 
      «1.      Le domande di accesso ai documenti sono trattate prontamente. Al richiedente viene inviato un avviso di ricevimento. Entro
         15 giorni lavorativi dalla registrazione della domanda, l’istituzione concede l’accesso al documento richiesto e fornisce
         l’accesso ai sensi dell’articolo 10 entro tale termine, oppure, con risposta scritta, motiva il rifiuto totale o parziale
         e informa il richiedente del suo diritto di presentare una domanda di conferma ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo.
      
      2.      Nel caso di un rifiuto totale o parziale, il richiedente può, entro 15 giorni lavorativi dalla ricezione della risposta dell’istituzione,
         chiedere alla stessa di rivedere la sua posizione, presentando una domanda di conferma».
      
      4       L’art. 19 della decisione del Consiglio 22 luglio 2002, 2002/682/CE, Euratom, relativa all’adozione del suo regolamento interno
         (GU L 230, pag. 7, in prosieguo: il «regolamento interno»), statuisce quanto segue: 
      
      «1.      Il [Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper)] ha l’incarico di preparare i lavori del Consiglio e di eseguire i mandati
         che quest’ultimo gli affida. Esso vigila, in ogni caso, sulla coerenza delle politiche e delle azioni dell’Unione e sul rispetto
         dei principi e delle norme seguenti: 
      
      (…) 
      d)      norme procedurali, di trasparenza e di qualità redazionale.
      (…) 
      3.      Su iniziativa o con l’avallo del Coreper possono essere istituiti comitati o gruppi di lavoro per assolvere certi compiti
         di preparazione o di studio preventivamente definiti. 
      
      Il segretariato generale aggiorna e rende pubblico l’elenco degli organi preparatori. Soltanto i comitati e i gruppi di lavoro
         che figurano in tale elenco possono riunirsi in qualità di organi preparatori del Consiglio».
      
      5       Ai sensi dell’art. 21 del regolamento interno: 
      «Nonostante le altre disposizioni del presente regolamento interno, la presidenza organizza le riunioni dei vari comitati
         e gruppi di lavoro in modo che le loro relazioni siano disponibili prima della riunione del Coreper che le esamina.
      
      (…)». 
       Fatti all’origine della controversia 
      6       Con lettera 23 febbraio 2004 il WWF European Policy Programme, un’associazione senza scopo di lucro di diritto belga, chiedeva
         al Consiglio, sulla base dell’art. 6 del regolamento n. 1049/2001, di ottenere l’accesso ai documenti relativi al primo punto
         all’ordine del giorno della riunione dei membri supplenti del comitato detto «comitato dell’articolo 133» (in prosieguo: il
         «comitato») del 19 dicembre 2003. Tale punto era intitolato «OMC – Sviluppo sostenibile e commercio dopo Cancún». La domanda
         aveva ad oggetto, da un lato, i documenti preparatori e altre informazioni, forniti ai membri supplenti del comitato dalla
         Commissione in merito a tale punto all’ordine del giorno, i quali includevano, in particolare, secondo il ricorrente, una
         relazione sullo stato dei negoziati interessati, le posizioni adottate da altri Stati, le valutazioni dei risultati dell’attuale
         approccio dell’Unione europea e l’esposizione di idee generali in vista di una nuova strategia e, dall’altro, i verbali, le
         risoluzioni e le raccomandazioni adottati in relazione a tale punto all’ordine del giorno a seguito della riunione. 
      
      7       Dopo aver ricevuto tale domanda il Consiglio consultava, in forza dell’art. 4, n. 4, del regolamento n. 1049/2001, i servizi
         della Commissione e rispondeva, con lettera 17 marzo 2004, alla domanda del ricorrente.
      
      8       In merito alla prima parte di tale domanda, il Consiglio indicava, anzitutto, di aver individuato una nota relativa ad una
         lunga serie di quesiti sul seguito della conferenza di Cancún e che indicava il modo in cui si sarebbero dovute trattare le
         questioni relative al commercio nei negoziati multilaterali in corso presso l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).
         Tale nota, recante il numero MD 578/03 e intitolata «Sviluppo sostenibile e commercio dopo Cancún», era stata redatta il 10
         dicembre 2003 dai servizi della Commissione all’attenzione del comitato (in prosieguo: la «nota»). Il Consiglio precisava
         poi che, considerati la natura e il contenuto della nota, l’accesso a quest’ultima doveva essere rifiutato in forza dell’art. 4,
         n. 1, lett. a), terzo e quarto trattino, del regolamento n. 1049/2001, poiché la sua divulgazione avrebbe arrecato pregiudizio
         agli interessi commerciali dell’Unione europea nonché alle sue relazioni economiche con i paesi terzi menzionati nella nota.
         Infine, il Consiglio rifiutava di accordare un accesso parziale alla nota adducendo che le eccezioni succitate sarebbero state
         applicabili all’intero documento. Il Consiglio ha fornito tuttavia al ricorrente una comunicazione della Commissione al Consiglio
         e al Parlamento europeo intitolata «Un anno dopo il summit mondiale sulla sostenibilità: attuazione dei nostri impegni presi»,
         [COM(2003) 829 def.] e il suo allegato, il documento di lavoro della Commissione [SEC(2003) 1471], già disponibile al pubblico.
         
      
      9       Relativamente alla seconda parte della domanda del ricorrente il Consiglio ha indicato che i suoi servizi non avevano stilato
         alcun verbale delle riunioni dei membri supplenti del comitato.
      
      10     Con lettera 5 aprile 2004 il ricorrente, basandosi sull’art. 7, n. 2, del regolamento n. 1049/2001, presentava una domanda
         di conferma con cui chiedeva al Consiglio di rivedere la sua posizione in merito alla divulgazione dei documenti richiesti,
         e in particolare delle parti della nota riguardanti lo sviluppo sostenibile e il commercio. Inoltre esso chiedeva di precisare
         quale fosse l’istituzione che deteneva i verbali delle riunioni del comitato.
      
      11     Con decisione 30 aprile 2004 (in prosieguo: la «decisione impugnata») il Consiglio ribadiva il suo diniego di divulgare la
         nota esprimendosi nei seguenti termini: 
      
      «(L)a divulgazione del documento di cui trattasi pregiudicherebbe seriamente le relazioni economiche internazionali dell’UE
         con i paesi terzi menzionati nel documento e contrasterebbe parimenti con gli interessi commerciali dell’UE. La nota della
         Commissione verte principalmente sugli sforzi effettuati dall’UE per soddisfare le necessità e gli obiettivi dei paesi in
         via di sviluppo, al fine di potenziare il consolidamento reciproco di ambiente e sviluppo, ampliando l’accesso al mercato,
         utilizzando al meglio le tecnologie commerciali e incoraggiando gli investimenti. Il documento procede ad un riesame di questioni
         importanti relative al commercio e all’ambiente, nonché ad un’analisi approfondita delle necessità dei paesi in via di sviluppo,
         al fine di contribuire alla buona gestione degli affari pubblici in tale contesto. In tale ambito detto documento contiene
         elementi d’analisi e osservazioni sensibili riguardanti l’orientamento seguito dall’UE per potenziare la governanza internazionale
         e definire la propria linea di politica generale, nonché azioni concrete in merito agli aspetti essenziali del rapporto con
         l’OMC. La divulgazione di tali elementi e di tali osservazioni pregiudicherebbe le relazioni tra l’UE e i paesi terzi interessati
         e comprometterebbe gravemente i negoziati in corso in cui la Comunità e i suoi Stati membri sono impegnati e, in ultima analisi,
         la loro politica economica nel complesso. In considerazione di quanto esposto, il Consiglio ritiene che l’accesso al documento
         di cui trattasi deve essere negato in base all’art. 4, n. 1 [lett. a), terzo e quarto trattino, del regolamento n. 1049/2001].
         Non è neanche possibile accordare un accesso parziale al documento in applicazione dell’art. 4, n. 6 [, del regolamento n. 1049/2001],
         dato che le succitate eccezioni si applicano all’intero testo del documento». 
      
      12     Nella decisione impugnata il Consiglio confermava anche che non esistevano verbali delle riunioni dei membri supplenti del
         comitato. Esso faceva osservare che, secondo una prassi consolidata, in assenza di verbali l’avanzamento su un soggetto particolare
         era riportato, se del caso, direttamente in note, relazioni o documenti simili, redatti successivamente alle relative riunioni.
         Il Consiglio evidenziava tuttavia che nel caso di specie non possedeva documenti di tal genere, riguardanti il risultato della
         riunione del 19 dicembre 2003 in merito al primo punto all’ordine del giorno. 
      
      13     Il 1º giugno 2004 la Commissione esplicitava, in una lettera al Consiglio, la sua posizione sulla domanda del ricorrente.
         La Commissione vi indicava che, a suo parere, la nota non doveva essere divulgata in forza dell’eccezione prevista all’art. 4,
         n. 1, lett. a), terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001, volta alla tutela dell’interesse pubblico per quanto riguarda
         le relazioni internazionali. La Commissione sollevava anche, come motivo supplementare di rifiuto, l’eccezione prevista all’art. 4,
         n. 3, del regolamento n. 1049/2001, riguardante la tutela del processo decisionale delle istituzioni. 
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      14     Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 30 giugno 2004, il ricorrente ha proposto il presente
         ricorso.
      
      15     Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 23 novembre 2004, la Friends of the Earth Ltd, società di diritto
         privato stabilita a Londra (Regno Unito), ha chiesto di essere ammessa ad intervenire a sostegno delle conclusioni del ricorrente.
      
      16     Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 10 dicembre 2004, la Commissione ha chiesto di intervenire a sostegno
         delle conclusioni del Consiglio. 
      
      17     Con ordinanza del presidente della Quarta Sezione del Tribunale 14 febbraio 2005, la Commissione è stata ammessa ad intervenire.
      18     Con ordinanza del presidente della Quarta Sezione del Tribunale 18 marzo 2005, l’istanza di intervento della Friends of the
         Earth Ltd è stata respinta.
      
      19     Le difese orali e le risposte delle parti ai quesiti del Tribunale sono state sentite all’udienza dell’8 novembre 2006.
      20     Il ricorrente conclude che il Tribunale voglia annullare la decisione impugnata.
      21     Il Consiglio conclude che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso in quanto infondato;
      –       condannare il ricorrente alle spese.
      22     La Commissione conclude che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso in quanto infondato;
      –       condannare il ricorrente alle spese, comprese quelle sostenute dalla Commissione.
       In diritto
      23     Il ricorrente solleva tre motivi relativi, in primo luogo, alla violazione dell’art. 4, n. 1, del regolamento n. 1049/2001,
         poiché il Consiglio, negandogli l’accesso alla nota, non avrebbe sufficientemente motivato il suo rifiuto e non avrebbe valutato
         correttamente l’idoneità delle informazioni pertinenti ad essere divulgate; in secondo luogo, alla violazione dell’art. 4,
         n. 6, del regolamento n. 1049/2001, poiché il Consiglio, escludendo la possibilità di una divulgazione parziale della nota,
         non avrebbe applicato correttamente il principio di proporzionalità e, in terzo luogo, alla violazione dell’art. 2 del regolamento
         n. 1049/2001, poiché il Consiglio avrebbe violato il diritto del ricorrente di accedere ai documenti del ricorrente negandogli
         l’accesso al verbale relativo al primo punto all’ordine del giorno della riunione del 19 dicembre 2003 o, in assenza di verbale,
         a informazioni sul contenuto delle discussioni tenutesi nel corso di tale riunione nonché alle note dei partecipanti a detta
         riunione. 
      
       Sul primo motivo, vertente sulla violazione dell’art. 4, n. 1, del regolamento n. 1049/2001
       Argomenti delle parti
      24     Il ricorrente fa valere che il Consiglio, da un lato, non ha sufficientemente motivato il suo rifiuto di accesso alla nota
         e ha, dall’altro, valutato erroneamente la sua idoneità ad essere divulgata.
      
      25     Per quanto riguarda la necessità di una motivazione sufficiente il ricorrente sostiene che, poiché la nota riguarda l’OMC,
         e in particolare lo sviluppo sostenibile e il commercio, il Consiglio avrebbe omesso di indicare in quale modo la divulgazione
         di un contenuto talmente generale poteva veramente compromettere le relazioni internazionali e la politica economica della
         Comunità. 
      
      26     In merito alla valutazione asseritamente erronea dell’idoneità della nota ad essere divulgata, il ricorrente rammenta la giurisprudenza
         del Tribunale riguardante le norme anteriori del Consiglio relative all’accesso ai documenti, sottolineando che tale giurisprudenza
         rimane pertinente rispetto alle decisioni adottate in applicazione del regolamento n. 1049/2001 e delle regole di procedura
         interne che le sostituiscono. Conseguirebbe in particolare dalla sentenza del Tribunale 19 ottobre 1995, causa T‑194/94, Carvel
         e Guardian Newspapers/Consiglio (Racc. pag. II‑2765) che ogni risposta ad una richiesta di informazioni dovrebbe contenere
         il contemperamento, caso per caso, da un lato, dell’interesse del cittadino ad ottenere l’accesso ai documenti richiesti e,
         dall’altro, dell’interesse eventuale del Consiglio a tutelare la segretezza di tali documenti. Allo stesso modo, ogni eccezione
         dedotta dovrebbe essere interpretata restrittivamente e il rifiuto di divulgazione dovrebbe essere debitamente motivato. Inoltre,
         il Consiglio non avrebbe stabilito un nesso tra il soggetto della nota e le conseguenze negative potenzialmente collegate
         alla sua divulgazione.
      
      27     Il ricorrente ne deduce che il Consiglio ha agito erroneamente poiché ha omesso di valutare correttamente gli interessi in
         gioco nel suo esame della domanda di accesso alla nota e non ha accordato la dovuta considerazione al diritto fondamentale
         di accesso ai documenti riconosciuto dall’art. 2 del regolamento n. 1049/2001.
      
      28     Il Consiglio afferma, in primo luogo, di aver motivato la sua decisione nel modo più completo possibile, senza divulgare il
         contenuto della nota. Al fine di dimostrare la maggiore trasparenza possibile per quanto riguarda gli obiettivi dei negoziati,
         esso avrebbe trasmesso al ricorrente due documenti della Commissione che forniscono informazioni più ampie sugli obiettivi
         di cui trattasi. 
      
      29     A tale proposito la Commissione fa osservare che, nella decisione impugnata, il Consiglio ha descritto il contenuto della
         nota in modo appropriato e sufficientemente dettagliato, spiegando perché l’accesso a tale contenuto fosse soggetto a deroga.
         Conformemente ad una giurisprudenza consolidata in materia, siffatta motivazione sarebbe sufficientemente chiara da consentire
         al ricorrente di comprendere le ragioni per le quali il Consiglio non gli ha accordato l’accesso alla nota e al Tribunale
         di esercitare il suo sindacato di legittimità sulla decisione controversa. 
      
      30     In secondo luogo, il Consiglio precisa che la nota verte sul modo in cui la Comunità dovrebbe condurre i negoziati in seno
         all’OMC in materia di commercio e ambiente nell’ambito del ciclo di Doha. Più in particolare, la nota conterrebbe elementi
         d’analisi e osservazioni sensibili riguardanti l’orientamento seguito dalla Comunità per potenziare la governanza internazionale,
         ivi compresi taluni elementi relativi ad una risposta ai bisogni e agli obiettivi dei paesi in via di sviluppo. Essa definirebbe
         parimenti la linea di politica generale della Comunità nonché le azioni concrete in merito ad aspetti essenziali del suo rapporto
         con l’OMC. Il Consiglio ha precisato in udienza che si trattava di una nota d’informazione sullo stato di avanzamento dei
         negoziati che presentava, da un lato, le posizioni adottate dai paesi terzi e, dall’altro, le opzioni aperte alla Comunità.
         
      
      31     La divulgazione della nota pregiudicherebbe le relazioni tra la Comunità e i paesi terzi in essa menzionati e comprometterebbe
         gravemente le posizioni della Comunità e dei suoi Stati membri nell’ambito dei negoziati condotti in seno all’OMC e, di conseguenza,
         la loro politica economica in generale. 
      
      32     Il Consiglio evidenzia il contesto delicato di tali negoziati, le resistenze incontrate e le difficoltà per giungere ad un
         accordo, testimoniate dal fallimento dei negoziati alla conferenza dei ministri dell’OMC a Cancún, nel settembre 2003. In
         tale contesto la divulgazione della nota, la quale descrive le differenti possibilità aperte alla Comunità, proponendo l’approccio
         che quest’ultima dovrebbe adottare in tali negoziati, e analizza le posizioni delle altre parti ai negoziati, pregiudicherebbe
         gravemente il margine negoziale di cui le istituzioni della Comunità hanno bisogno per condurre a buon fine negoziati complessi
         in seno all’OMC. In tal senso, il ricorrente stesso avrebbe riconosciuto che una tattica di negoziazione, per sua natura,
         non dovrebbe essere comunicata al pubblico. 
      
      33      Il Consiglio ne desume che l’accesso alla nota dovrebbe essere negato sulla base dell’art. 4, n. 1, lett. a), terzo e quarto
         trattino, del regolamento n. 1049/2001, al fine di tutelare l’interesse pubblico in ordine alle relazioni internazionali nonché
         alla politica finanziaria, monetaria ed economica della Comunità.
      
      34     Infine, il Consiglio, sostenuto dalla Commissione, fa valere che, nel caso di specie, non doveva contemperare la necessità
         di preservare la confidenzialità della nota, da un lato, e l’interesse del ricorrente a ottenere l’accesso alla nota, dall’altro.
         Anche se i nn. 2-4 dell’art. 4 del regolamento n. 1049/2001 comportano un contemperamento in conformità con la giurisprudenza
         in materia, così non sarebbe, tuttavia, per il n. 1 di tale articolo. Non si potrebbe supporre che si tratti di una semplice
         omissione da parte del legislatore. Si tratterebbe piuttosto di una scelta esplicita, giustificata dall’importanza degli interessi
         da tutelare. Tale tesi sarebbe corroborata dall’inclusione, nell’art. 4, n. 1, lett. b), del regolamento n. 1049/2001, dell’eccezione
         relativa alla tutela della vita privata e dell’integrità dell’individuo, in conformità con la legislazione comunitaria sulla
         protezione dei dati personali. 
      
      35     Peraltro, secondo il Consiglio, anche supponendo che tutte le eccezioni previste all’art. 4 del regolamento n. 1049/2001 debbano
         essere interpretate restrittivamente, ciò non significa tuttavia che tali eccezioni debbano essere interpretate nel senso
         che non conseguano alcun effetto utile. Se le condizioni menzionate all’art. 4, n. 1, del regolamento n. 1049/2001 fossero
         soddisfatte, il Consiglio dovrebbe applicare tale disposizione e rifiutare l’accesso alla nota. 
      
       Giudizio del Tribunale
      36     Per quanto riguarda l’asserita carenza di motivazione della decisione impugnata, occorre ricordare che, secondo la costante
         giurisprudenza, l’obbligo in capo all’istituzione di motivare la sua decisione di rifiuto dell’accesso ad un documento ha
         lo scopo, da un lato, di fornire all’interessato un’indicazione sufficiente per giudicare se la decisione sia fondata, oppure
         se sia eventualmente inficiata da un vizio che consenta di contestarne la validità, e, dall’altro, di consentire al giudice
         comunitario di esercitare il suo sindacato di legittimità sulla decisione. La portata di quest’obbligo dipende dalla natura
         dell’atto in questione e dal contesto nel quale è stato adottato (v. sentenza del Tribunale 17 marzo 2005, causa T‑187/03,
         Scippacercola/Commissione, Racc. pag. II‑1029, punto 66, e la giurisprudenza citata).
      
      37     Nel caso di specie, nella decisione impugnata il Consiglio ha presentato in modo dettagliato i motivi del suo rifiuto, fornendo
         elementi che consentono di comprendere l’oggetto della nota e le ragioni per cui la sua divulgazione poteva pregiudicare la
         tutela dell’interesse pubblico in ordine alle relazioni internazionali nonché alla politica finanziaria, monetaria ed economica
         della Comunità. Come giustamente rilevato dal Consiglio, non è possibile fornire tutte le informazioni che giustifichino la
         non divulgabilità della nota senza diffonderne il contenuto e senza, di conseguenza, privare l’eccezione del suo scopo essenziale.
         Ne consegue che l’argomento del ricorrente secondo cui il Consiglio non avrebbe motivato sufficientemente il suo rifiuto non
         può essere accolto, considerato che la motivazione espressa nella decisione impugnata è sufficientemente chiara da consentire
         al ricorrente di comprendere le ragioni per cui il Consiglio non gli ha accordato l’accesso alla nota, di contestare utilmente
         tale rifiuto dinanzi al Tribunale e a quest’ultimo di esercitare il suo sindacato di legittimità sulla decisione controversa.
      
      38     Per quanto riguarda la valutazione della divulgabilità della nota e del rifiuto di accesso alla stessa in forza dell’art. 4,
         n. 1, lett. a), terzo e quarto trattino, del regolamento n. 1049/2001, si deve constatare che le disposizioni del regolamento
         n. 1049/2001 riprendono in sostanza il contenuto della normativa anteriore per quanto riguarda la portata delle eccezioni
         al diritto di accesso ai documenti. 
      
      39     Secondo la giurisprudenza relativa a tale normativa, la consultazione da parte del pubblico dei documenti delle istituzioni
         costituisce un principio e il diniego dell’accesso l’eccezione a tale principio. Di conseguenza, i casi di diniego devono
         essere interpretati ed applicati restrittivamente, per non ostacolare l’applicazione del principio. Inoltre, un’istituzione
         è tenuta ad esaminare, per ogni documento per il quale si richiede l’accesso, se, in considerazione delle informazioni di
         cui essa dispone, la divulgazione del documento possa effettivamente pregiudicare uno degli aspetti dell’interesse pubblico
         tutelato dalle eccezioni che permettono il diniego. Perché tali eccezioni siano applicabili, il rischio di pregiudizio dell’interesse
         pubblico deve pertanto essere ragionevolmente prevedibile e non meramente ipotetico (v. sentenza del Tribunale 7 febbraio
         2002, causa T‑211/00, Kuijer/Consiglio, Racc. pag. II‑485, punti 55 e 56, e la giurisprudenza citata).
      
      40      Risulta altresì dalla giurisprudenza che le istituzioni dispongono di un ampio potere discrezionale nell’esaminare se l’accesso
         ad un documento possa pregiudicare l’interesse pubblico e che, di conseguenza, il controllo esercitato dal Tribunale sulla
         legittimità delle decisioni delle istituzioni che negano la consultazione di taluni documenti a motivo delle eccezioni categoriche
         relative all’interesse pubblico deve limitarsi alla verifica dell’osservanza delle norme di procedura e di motivazione, dell’esattezza
         materiale dei fatti, nonché dell’assenza sia di un errore manifesto nella valutazione dei medesimi sia di uno sviamento di
         potere (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 19 luglio 1999, causa T-14/98, Hautala/Consiglio, Racc. pag. II-2489, punti
         71 e 72, e Kuijer/Consiglio, cit. supra al punto 39, punto 53).
      
      41     In merito all’errore manifesto nella valutazione dei fatti, dedotto in sostanza dal ricorrente, si deve constatare che il
         Consiglio ha rifiutato l’accesso alla nota al fine di non rischiare di perturbare i negoziati che si svolgevano all’epoca
         in un contesto delicato, caratterizzato da resistenze da parte sia dei paesi in via di sviluppo che dei paesi sviluppati e
         da difficoltà per giungere ad un accordo, come dimostrato dal fallimento dei negoziati della conferenza dei ministri dell’OMC
         a Cancún, nel settembre 2003. Così, ritenendo che la divulgazione di tale nota avrebbe potuto pregiudicare le relazioni con
         i paesi terzi che vi sono menzionati nonché il margine negoziale della Comunità e dei suoi Stati membri, necessario per portare
         a termine tali negoziati, il Consiglio non ha commesso alcun errore manifesto di valutazione ed ha potuto legittimamente considerare
         che la comunicazione della nota comportasse un rischio di pregiudizio, ragionevolmente prevedibile e non meramente ipotetico,
         all’interesse pubblico in ordine alle relazioni internazionali e alla politica finanziaria, monetaria o economica della Comunità.
         
      
      42     Emerge da quanto esposto che il Consiglio, da un lato, ha sufficientemente motivato il suo diniego di accesso alla nota e,
         dall’altro, non ha violato le condizioni di applicazione delle eccezioni all’accesso del pubblico ai documenti di cui all’art. 4,
         n. 1, lett. a), terzo e quarto trattino, del regolamento n. 1049/2001.
      
      43     Tali considerazioni non possono essere inficiate dall’argomentazione del ricorrente relativa alla necessità di contemperare
         il suo interesse ad avere accesso alla nota e quello del Consiglio a non comunicargliela. 
      
      44     Le eccezioni menzionate all’art. 4, n. 1, del regolamento n. 1049/2001 sono formulate in termini categorici e le istituzioni
         sono quindi obbligate a negare la consultazione dei documenti rientranti nell’ambito di queste eccezioni categoriche qualora
         sia provata la sussistenza delle circostanze indicate in tali eccezioni (v., per analogia, sentenza del Tribunale 5 marzo
         1997, causa T-105/95, WWF UK/Commissione, Racc. pag. II-313, punto 58). Esse si differenziano dunque dalle eccezioni riguardanti
         l’interesse delle istituzioni a tutelare la segretezza dei loro processi decisionali, previste dall’art. 4, n. 3, del regolamento
         n. 1049/2001, nell’applicare le quali le istituzioni dispongono di un potere discrezionale che consente loro di contemperare,
         da un lato, il loro interesse a tutelare la segretezza dei loro processi decisionali e, dall’altro, l’interesse del cittadino
         a ottenere l’accesso ai documenti (v., per analogia, sentenza Carvel e Guardian Newspapers/Consiglio, cit. supra al punto
         26, punti 64 e 65). 
      
      45     Poiché le eccezioni di cui trattasi nella controversia rientrano nell’art. 4, n. 1, del regolamento n. 1049/2001, il Consiglio
         non doveva, nel caso di specie, contemperare la tutela dell’interesse pubblico e l’interesse del ricorrente ad avere accesso
         alla nota. 
      
      46     Alla luce di quanto precede, il primo motivo dev’essere respinto.
       Sul secondo motivo, fondato sulla violazione dell’art. 4, n. 6, del regolamento n. 1049/200 
       Argomenti delle parti
      47     Il ricorrente afferma, in sostanza, che il Consiglio non ha correttamente applicato il principio di proporzionalità allorché
         ha valutato la possibilità di una divulgazione parziale della nota.
      
      48     Il Consiglio sostiene di avere esaminato la possibilità di una divulgazione parziale della nota, in conformità con l’art. 4,
         n. 6, del regolamento n. 1049/2001 e con la giurisprudenza esistente in materia, consultando su tale punto anche la Commissione,
         che aveva elaborato la nota. A seguito di tale esame il Consiglio ha ritenuto che le eccezioni previste all’art. 4, n. 1,
         lett. a), terzo e quarto trattino, del regolamento n. 1049/2001 si applicassero alla nota nel suo insieme e che, di conseguenza,
         un accesso parziale alla nota non potesse essere accordato. Inoltre sarebbe stato difficile fornire ulteriori precisazioni
         senza divulgare il contenuto della nota. 
      
      49     In udienza il Consiglio ha precisato che si trattava di un documento compatto, concepito per informare esperti in materia
         su taluni punti specifici riguardanti i negoziati in corso, e che non conteneva elementi generali che potevano essere isolati
         e divulgati. Infatti, sia gli elementi di analisi sia le osservazioni contenute nella nota avrebbero carattere sensibile.
         
      
       Giudizio del Tribunale
      50     Emerge dalla formulazione stessa dell’art. 4, n. 6, del regolamento n. 1049/2001 che un’istituzione deve esaminare se sia
         opportuno accordare un accesso parziale ai documenti oggetto di una domanda di accesso, limitando un eventuale diniego ai
         soli dati inclusi nelle eccezioni previste. L’istituzione deve accordare siffatto accesso parziale se lo scopo perseguito
         da tale istituzione negando l’accesso al documento può essere raggiunto anche nell’ipotesi in cui essa si limitasse a occultare
         i brani che possono pregiudicare l’interesse pubblico tutelato (v., in tal senso, sentenza della Corte 6 dicembre 2001, causa
         C‑353/99 P, Consiglio/Hautala, Racc. pag. I‑9565, punto 29).
      
      51     Nel caso di specie emerge dalla decisione impugnata, e ha trovato conferma in udienza, che il Consiglio ha esaminato la possibilità
         di una divulgazione parziale della nota, possibilità in merito alla quale esso ha anche consultato la Commissione, in forza
         dell’art. 4, n. 4, del regolamento n. 1049/2001. A seguito di tale esame il Consiglio ha deciso che una siffatta divulgazione
         parziale, ai sensi dell’art. 4, n. 6, del regolamento n. 1049/2001 non era possibile in quanto le eccezioni previste dall’art. 4,
         n. 1, del regolamento n. 1049/2001 si applicavano alla nota nel suo insieme. Tale valutazione è stata parimenti formulata
         dalla Commissione, autore della nota, nella sua corrispondenza con il Consiglio, e in particolare nella sua lettera 1º giugno
         2004. 
      
      52     Il Consiglio ha giustificato il suo diniego di accesso parziale alla nota con il fatto che quest’ultima era interamente composta
         di elementi di analisi e di osservazioni relative alle posizioni dei diversi partner della Comunità ai negoziati in seno all’OMC
         e alle opzioni di negoziazione aperte ai negoziatori comunitari, la cui divulgazione avrebbe pregiudicato gravemente il proseguimento
         dei negoziati in corso. Esso ha anche precisato che la nota era stata concepita per informare esperti quali i membri del comitato.
      
      53     Risulta così dalla decisione impugnata che, considerando il fatto che il primo punto all’ordine del giorno della riunione
         del comitato mirava ad analizzare lo stato dei negoziati in seno all’OMC e che proprio a tal fine la nota era stata distribuita
         precedentemente ai membri del comitato, il contenuto integrale della nota doveva essere considerato come avente carattere
         sensibile e rientrava, pertanto, nell’ambito dell’interesse pubblico in ordine alle relazioni internazionali e alla politica
         economica della Comunità, tutelato dall’eccezione prevista dall’art. 4, n. 1, lett. a), terzo e quarto trattino, del regolamento
         n. 1049/2001. 
      
      54     Ne consegue che, rifiutando al ricorrente un accesso parziale alla nota, il Consiglio non ha applicato erroneamente l’art. 4,
         n. 6, del regolamento n. 1049/2001.
      
      55     Alla luce di quanto esposto, il secondo motivo deve essere respinto.
       Sul terzo motivo, relativo alla violazione dell’art. 2 del regolamento n. 1049/2001
      56     Tale motivo si compone di tre parti. La prima si basa sul rifiuto del Consiglio di accordare l’accesso al verbale relativo
         al primo punto all’ordine del giorno della riunione del 19 dicembre 2003 a causa dell’inesistenza di un siffatto verbale.
         La seconda parte riguarda il rifiuto del Consiglio, in assenza di verbale, di fornire al ricorrente informazioni, in forma
         atta alla diffusione, sul contenuto delle discussioni aventi ad oggetto il primo punto dell’ordine del giorno della riunione
         del 19 dicembre 2003. La terza parte concerne il rifiuto del Consiglio di accordare l’accesso alle note dei partecipanti a
         tale riunione.
      
       Sulla prima parte, relativa al rifiuto del Consiglio di accordare l’accesso al verbale del primo punto all’ordine del giorno
         della riunione del 19 dicembre 2003 a causa dell’inesistenza di siffatto verbale
      
      –       Argomenti delle parti
      57     Il ricorrente ritiene che il regolamento n. 1049/2001 sia applicabile ai documenti redatti e conservati dal comitato. In forza
         dell’art. 21 del regolamento interno, dovrebbero esistere verbali delle riunioni di tale comitato, sia nella sua formazione
         composta dai membri supplenti sia in quella composta dai membri titolari, visto il suo status di comitato preparatorio del
         Consiglio.
      
      58     La mancata stesura di un verbale di una riunione del comitato sarebbe contraria al principio di trasparenza enunciato nel
         preambolo al regolamento n. 1049/2001 e nell’art. 19 del regolamento interno, nonché al principio di buona amministrazione.
         Il diritto di accesso ai documenti, come garantito dall’art. 2 del regolamento n. 1049/2001, sarebbe completamente privato
         di senso se le istituzioni non registrassero le informazioni in una forma che consenta la loro diffusione al pubblico. Le
         istituzioni sarebbero tenute a registrare le informazioni, in particolare qualora queste ultime consistano in deliberazioni
         di uno dei comitati la cui esistenza ha per scopo di chiarire il processo decisionale del Consiglio e della Commissione. 
      
      59     Il Consiglio replica che non è stato steso alcun verbale di tale riunione e che non esistono regole che impongano la stesura
         di un siffatto documento. In considerazione del numero di riunioni organizzate al Consiglio, un tale obbligo avrebbe palesemente
         conseguenze inaccettabili e rispettarlo sarebbe impossibile. 
      
      60     Il Consiglio rammenta la giurisprudenza secondo cui l’inesistenza di un documento di cui è stata richiesta la consultzione
         è presunta allorché un’affermazione in tal senso è fatta dall’istituzione interessata, e che tale presunzione semplice può
         essere rovesciata con qualsiasi mezzo, sulla base di indizi pertinenti e concordanti. Orbene, nel caso di specie, i dubbi
         espressi dal ricorrente sull’inesistenza di un verbale della riunione del 19 dicembre 2003 si fonderebbero su un’interpretazione
         erronea del regolamento interno.
      
      –       Giudizio del Tribunale
      61     Sarebbe contrario all’imperativo di trasparenza sotteso al regolamento n. 1049/2001 che alcune istituzioni facciano appello
         all’inesistenza di documenti per eludere l’applicazione di tale regolamento. L’effettivo esercizio del diritto di accesso
         ai documenti implica che le istituzioni interessate procedano, per quanto possibile e in modo non arbitrario e prevedibile,
         alla redazione e alla conservazione della documentazione riguardante le loro attività.
      
      62     Emerge dal titolo del primo punto all’ordine del giorno della riunione del 19 dicembre 2003, ed è stato confermato in udienza,
         che tale punto aveva lo scopo di informare i membri del comitato sullo stato dei negoziati in seno all’OMC. Il carattere meramente
         informativo di tale punto della riunione e il fatto che esso non richieda alcuna misura particolare di attuazione chiariscono
         perché non sia stato ritenuto necessario stilarne un verbale e perché tale punto non abbia dato luogo alla redazione di un
         documento di sintesi o ad un altro atto successivo del comitato. 
      
      63     In tal caso non si può neanche considerare che il Consiglio abbia proceduto in modo arbitrario o imprevedibile non avendo
         stilato un verbale relativo a tale punto della riunione. Quindi, non si può concludere che il Consiglio, adducendo l’inesistenza
         di un siffatto verbale, abbia violato il diritto del ricorrente ad accedere ai documenti, come riconosciuto dal regolamento
         n. 1049/2001. 
      
      64     La prima parte del terzo motivo deve essere quindi respinta.
       Sulla seconda parte, riguardante il rifiuto del Consiglio, in assenza di verbale, di fornire al ricorrente informazioni sul
         contenuto delle discussioni aventi ad oggetto il primo punto all’ordine del giorno della riunione del 19 dicembre 2003
      
      –       Argomenti delle parti
      65     Il ricorrente sottolinea che anche se, secondo il Consiglio, non esisteva un verbale della riunione del 19 dicembre 2003,
         nel senso inteso dalla Commissione nella sua lettera 1º giugno 2004, il Consiglio avrebbe dovuto accordargli un accesso all’informazione
         sul contenuto delle discussioni tenutesi durante tale riunione. 
      
      66      Il ricorrente sostiene, in primo luogo, che l’informazione sul contenuto delle discussioni della riunione avrebbe dovuto
         essere registrata in una forma atta alla diffusione al fine di dare sostanza al diritto di accesso ai documenti, il quale
         dovrebbe essere interpretato come un diritto all’informazione alla luce del principio di trasparenza e della sentenza Consiglio/Hautala,
         cit. supra al punto 50, in cui la Corte avrebbe respinto esplicitamente l’argomento del Consiglio secondo cui tale diritto
         riguarda solo l’accesso ai documenti e non l’accesso agli elementi d’informazione contenuti in questi ultimi. 
      
      67     Il diritto di accesso ai documenti, interpretato come un diritto di accesso all’informazione, si applicherebbe a maggior ragione
         nel settore della tutela dell’ambiente in forza della Convenzione di Århus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione
         del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, firmata dalla Comunità. La proposta
         di regolamento riguardante la sua applicazione alle istituzioni comunitarie che, come è stato precisato in udienza, è divenuta
         in seguito il regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 6 settembre 2006, n. 1367, sull’applicazione alle istituzioni
         e agli organi comunitari delle disposizioni della Convenzione di Århus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del
         pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale (GU L 264, pag. 13), rinvierebbe al regolamento
         n. 1049/2001 per quanto riguarda l’accesso alle informazioni sull’ambiente, che sarebbero definite come «qualsiasi informazione
         disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica o in qualunque altra forma materiale». Sarebbe dunque chiaro che
         il regolamento n. 1049/2001 si applica in modo generale all’informazione, e non meramente ai documenti.
      
      68     Il ricorrente fa valere, in secondo luogo, che, al fine di conferire piena efficacia al diritto di accesso all’informazione
         garantito dal diritto comunitario, l’informazione sulla quale un individuo vanta un diritto d’accesso dovrebbe essere fornita
         in forma appropriata e, anche se il documento in cui l’informazione è registrata non può essere fornito, essa dovrebbe essere
         redatta, estrapolata, riassunta o parafrasata a partire da tale documento originale. 
      
      69     Il Consiglio sostiene, in primo luogo, che non esiste un obbligo di registrare informazioni, quali il contenuto delle discussioni
         delle riunioni del comitato, ai fini della loro trasmissione. Infatti, l’interpretazione data dal ricorrente al diritto di
         accesso ai documenti come un diritto all’informazione deriverebbe da una lettura errata del regolamento n. 1049/2001 e della
         giurisprudenza. 
      
      70     Così, emergerebbe dalle disposizioni del regolamento n. 1049/2001, e in particolare dal titolo, dall’art. 2, n. 3, dall’art. 3,
         dall’art. 10, n. 3 e dagli artt. 11 e 14 dello stesso, che esso si applica ai documenti esistenti, ossia a documenti redatti
         o ricevuti da un’istituzione e in suo possesso. 
      
      71     Allo stesso modo, la sentenza Consiglio/Hautala, cit. supra al punto 50, risponderebbe unicamente alla questione se occorra
         accordare un accesso parziale a un documento già esistente. Nulla nella giurisprudenza indicherebbe che le istituzioni debbano
         stilare un verbale di tutte le riunioni che esse organizzano. 
      
      72      Tale considerazione non potrebbe essere inficiata dall’applicazione del principio dell’accesso all’informazione nel settore
         dell’ambiente addotta dal ricorrente sulla base della Convenzione di Århus, poiché, all’epoca in cui la decisione impugnata
         è stata adottata, né la Convenzione di Århus né il regolamento riguardante la sua applicazione erano in vigore. Per giunta,
         la nozione di informazione ambientale che vi è stabilita non includerebbe i dibattiti del comitato, visto il loro carattere
         orale, e nessuno di tali due atti giuridici imporrebbe al comitato l’obbligo di stilare verbali delle sue riunioni.
      
      73     Peraltro, emergerebbe dalle decisioni del Mediatore europeo che un’istituzione non è tenuta a produrre documenti in forza
         del regolamento n. 1049/2001 qualora non esista alcun documento di cui potrebbe accordarsi la consultazione.
      
      74     Il Consiglio fa valere, in secondo luogo, che i verbali non sono, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, documenti
         che ne riassumono altri, bensì piuttosto documenti che riassumono un dibattito orale. Sarebbe pertanto infondata l’affermazione
         del ricorrente secondo cui i mezzi necessari per stilare un verbale sono facilmente alla portata del Consiglio. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      75      In primo luogo, occorre rammentare l’ambito di applicazione del regolamento n. 1049/2001 che, conformemente all’art. 2, n. 3
         dello stesso, si applica unicamente ai «documenti detenuti da un’istituzione, vale a dire i documenti formati o ricevuti dalla
         medesima e che si trovino in suo possesso».
      
      76     In secondo luogo, emerge dalla giurisprudenza che la nozione di documento e quella di informazione devono essere distinte.
         Il diritto di accesso del pubblico a un documento delle istituzioni riguarda unicamente i documenti e non le informazioni
         in senso lato e non implica per le istituzioni il dovere di rispondere a ogni richiesta d’informazione di un privato (v.,
         per analogia, ordinanza del Tribunale 27 ottobre 1999, causa T‑106/99, Meyer/Commissione, Racc. pag. II‑3273, punti 35 e 36).
         Vero è che, come emerge dalla sentenza Consiglio/Hautala, cit. supra al punto 50, la decisione del Consiglio 20 dicembre 1993,
         93/731/CE, relativa all’accesso del pubblico ai documenti del Consiglio (GU L 340, pag. 43), antecedente al regolamento n. 1049/2001,
         non riguardava unicamente i documenti detenuti dalle istituzioni in quanto tali, bensì anche gli elementi informativi contenuti
         in tali documenti (punto 23 della sentenza). Tuttavia l’accesso agli elementi informativi, ai sensi di tale sentenza, può
         essere garantito unicamente se tali elementi compaiono in taluni documenti, il che presuppone l’esistenza di questi ultimi.
         
      
      77     Nel caso di specie, in assenza di verbale o di altri documenti relativi al primo punto all’ordine del giorno della riunione
         del comitato del 19 dicembre 2003, il Consiglio non era tenuto a fornire al ricorrente informazioni sul contenuto di tale
         punto della riunione. 
      
      78     Ne consegue che il Consiglio, rifiutando di fornire al ricorrente informazioni sul contenuto delle discussioni relative al
         primo punto all’ordine del giorno della riunione del 19 dicembre 2003, informazioni che non esistevano in forma di documento
         atto ad essere divulgato, non ha violato il diritto di accesso ai documenti del ricorrente, quale riconosciuto dal regolamento
         n. 1049/2001.
      
      79     Tale constatazione non può essere messa in discussione dagli argomenti del ricorrente relativi alla Convenzione di Århus o
         alla proposta di regolamento riguardante la sua applicazione, considerando che, come giustamente evidenziato dal Consiglio,
         all’epoca in cui la decisione impugnata è stata adottata, né la Convenzione di Århus né il regolamento riguardante la sua
         applicazione erano in vigore. 
      
      80     Pertanto, la seconda parte del terzo motivo deve essere respinta.
       Sulla terza parte, relativa al rifiuto del Consiglio di accordare l’accesso alle note dei partecipanti alla riunione del comitato
         del 19 dicembre 2003
      
      –       Argomenti delle parti
      81     Il ricorrente sottolinea, in primo luogo, che le note dei membri del comitato e della Commissione relative alle discussioni
         in seno al comitato non sono escluse dall’ambito di applicazione del regolamento n. 1049/2001 e devono, per tale ragione,
         essere accessibili al pubblico, a meno che sia applicabile l’eccezione prevista dall’art. 4, n. 3, del regolamento n. 1049/2001
         riguardante le discussioni interne. 
      
      82     Il ricorrente fa valere, in secondo luogo, che la sua domanda d’informazione era sufficientemente ampia da includere le note
         relative alle discussioni del comitato e che l’interpretazione restrittiva della nozione di «verbale» data dalla Commissione
         non è affatto giustificata. Di conseguenza, le note dei membri del comitato e della Commissione dovrebbero essere divulgate,
         dato che l’eccezione prevista all’art. 4, n. 3, del regolamento n. 1049/2001, quale eccezione a un obbligo generale, deve
         essere soggetta ad un’interpretazione restrittiva. Peraltro il Tribunale avrebbe già respinto l’argomento secondo cui la divulgazione
         delle discussioni interne dei comitati comprometterebbe necessariamente il loro corretto svolgimento e la loro efficacia.
         
      
      83     Il Consiglio sostiene di ignorare se le delegazioni nazionali o la Commissione abbiano steso note interne e in quale forma.
         Tali note, in quanto destinate esclusivamente all’uso interno dello Stato membro interessato o della Commissione, non sarebbero
         state comunicate al Consiglio. Di conseguenza, non essendo in possesso del Consiglio, tali note non rientrerebbero nell’ambito
         di applicazione dell’art. 2, n. 3, del regolamento n. 1049/2001. 
      
      84     Peraltro il Consiglio ritiene che il ricorrente, nella sua memoria di replica, asserendo che il Consiglio abbia violato il
         regolamento n. 1049/2001 in quanto non gli ha accordato l’accesso alle note interne della Commissione e delle delegazioni
         degli Stati membri, abbia modificato notevolmente la sua argomentazione per quanto riguarda la censura relativa alla sua domanda
         di accesso al verbale della riunione del 19 dicembre 2003. A tale proposito il Consiglio sottolinea che, secondo la giurisprudenza,
         la decisione presa in merito alla domanda di conferma circoscrive l’oggetto del procedimento giurisdizionale. Orbene, emergerebbe
         dalla domanda di conferma che il ricorrente non ha chiesto al Consiglio di dargli accesso a tali note interne della Commissione
         e delle delegazioni degli Stati membri. Non avendo rifiutato l’accesso a tali documenti nella decisione impugnata, il Consiglio
         non sarebbe tenuto ad esprimersi sugli argomenti del ricorrente su tale punto. 
      
      –       Giudizio del Tribunale
      85     Si deve necessariamente constatare che l’accesso alle note dei partecipanti alla riunione del 19 dicembre 2003 non è stato
         richiesto dal ricorrente al Consiglio nelle due lettere che hanno dato luogo alla decisione impugnata. Pertanto, la decisione
         impugnata non riguarda l’accesso alle note dei partecipanti alla riunione del 19 dicembre 2003. Dato che, da un lato, quando
         deve pronunciarsi su un ricorso di annullamento di una decisione del Consiglio che rifiuti l’accesso a taluni documenti, il
         giudice comunitario esercita, conformemente all’art. 230 CE, un controllo sulla legittimità limitato a tale decisione e che,
         dall’altro, la decisione impugnata non fa seguito ad una domanda di accesso alle note interne della Commissione e delle delegazioni
         degli Stati membri, gli argomenti del ricorrente riguardanti l’accesso a tali note non possono, di conseguenza, essere accolti.
         
      
      86     Comunque, anche se si dovesse considerare che la domanda del ricorrente vada interpretata nel senso che includa anche l’accesso
         alle note interne della Commissione e delle delegazioni degli Stati membri, queste ultime non possono essere trasmesse dal
         Consiglio ai sensi del regolamento n. 1049/2001, conformemente al suo art. 2, n. 3, dato che non si trovano in suo possesso
         né sono state da esso ricevute. 
      
      87     Pertanto, la terza parte del terzo motivo dev’essere respinta, così come tale motivo nella sua interezza.
      88     Consegue da tutto quanto precede che il ricorso deve essere respinto.
       Sulle spese
      89     Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Poiché il ricorrente è rimasto soccombente, si deve disporre che esso sopporti, oltre alle proprie
         spese, quelle del Consiglio, conformemente alle conclusioni di quest’ultimo. 
      
      90     Ai sensi dell’art. 87, n. 4, primo comma, del regolamento di procedura, le istituzioni intervenute nella causa sopportano
         le proprie spese. La Commissione sopporterà quindi le proprie spese. 
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      Il ricorrente sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dal Consiglio.
      3)      La Commissione sopporterà le proprie spese.
      
               Legal 
            
            
               Wiszniewska-Białecka 
            
            
               Moavero Milanesi
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 25 aprile 2007.
      
               Il cancelliere
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                     H. Legal
            
         * Lingua processuale: l'inglese.