CELEX: 62006CJ0070
Language: it
Date: 2008-01-10
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 10 gennaio 2008.#Commissione delle Comunità europee contro Repubblica portoghese.#Inadempimento di uno Stato - Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento - Mancata esecuzione - Sanzione pecuniaria.#Causa C-70/06.

Causa C-70/06
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Repubblica portoghese
      «Inadempimento di uno Stato — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Mancata esecuzione — Sanzione pecuniaria»
      Conclusioni dell’avvocato generale J. Mazák, presentate il 9 ottobre 2007 
      Sentenza della Corte (Prima Sezione) 10 gennaio 2008 
      Massime della sentenza
      1.     Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Inadempimento dell’obbligo di eseguire la sentenza
            — Sanzioni pecuniarie
      (Art. 228, n. 2, CE)
      2.     Ricorso per inadempimento — Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento — Inadempimento dell’obbligo di eseguire la sentenza
            — Sanzioni pecuniarie — Penalità di mora 
      (Art. 228, n. 2, CE)
      1.     Nell’ambito della procedura prevista dall’art. 228, n. 2, CE, spetta alla Corte, in ciascuna causa, valutare alla luce delle
         circostanze della specie le sanzioni pecuniarie da adottare. A questo proposito, le proposte della Commissione non possono
         vincolare la Corte e costituiscono soltanto un’utile base di riferimento. Parimenti, orientamenti quali quelli contenuti nelle
         comunicazioni della Commissione non vincolano la Corte, ma contribuiscono a garantire la trasparenza, la prevedibilità e la
         certezza del diritto dell’azione condotta da tale istituzione. La condanna al pagamento di una penalità e/o di una somma forfettaria
         è intesa a svolgere su uno Stato membro che non ottempera all’obbligo di esecuzione di una sentenza per inadempimento una
         pressione economica che lo spinga a porre fine all’inadempimento accertato. Le sanzioni pecuniarie inflitte devono pertanto
         essere decise in funzione del grado di persuasione necessario affinché lo Stato membro in questione modifichi il suo comportamento.
      
      (v. punti 31, 34-35)
      2.     Allorché si tratta di infliggere a uno Stato membro una penalità per sanzionare la mancata esecuzione di una sentenza per
         inadempimento spetta alla Corte, nell’esercizio del suo potere discrezionale, fissare detta penalità in modo tale che questa,
         da un lato, sia adeguata alle circostanze e, dall’altro, commisurata all’inadempimento accertato nonché alla capacità finanziaria
         dello Stato membro interessato. In questa prospettiva, i criteri fondamentali da prendere in considerazione per garantire
         la natura coercitiva della penalità ai fini dell’uniforme ed efficace applicazione del diritto comunitario sono, in linea
         di principio, la durata dell’infrazione, il suo livello di gravità e la capacità finanziaria dello Stato membro di cui trattasi.
         Per l’applicazione di tali criteri si deve tener conto, in particolare, delle conseguenze dell’omessa esecuzione sugli interessi
         privati e pubblici come pure dell’urgenza di indurre lo Stato membro di cui trattasi a conformarsi ai suoi obblighi.
      
      (v. punti 38-39)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      10 gennaio 2008 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Sentenza della Corte che accerta l’inadempimento – Mancata esecuzione – Sanzione pecuniaria»
      Nella causa C‑70/06,
      avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell’art. 228 CE, proposto il 7 febbraio 2006,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. X. Lewis, A. Caeiros e P. Andrade, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Repubblica portoghese, rappresentata dal sig. L. Fernandes, dalla sig.ra P. Fragoso Martins e dal sig. J. de Oliveira, in qualità di agenti, con
         domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, dai sigg. A. Tizzano (relatore), R. Schintgen, A. Borg Barthet e E. Levits,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. J. Mazák
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 5 luglio 2007,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 9 ottobre 2007,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       Con il presente ricorso la Commissione delle Comunità europee chiede che la Corte voglia:
      –       dichiarare che, non avendo adottato i provvedimenti necessari per dare esecuzione alla sentenza della Corte 14 ottobre 2004,
         Commissione/Portogallo (causa C‑275/03, non pubblicata nella Raccolta), la Repubblica portoghese è venuta meno agli obblighi
         ad essa incombenti in forza dell’art. 228, n. 1, CE;
      
      –       condannare la Repubblica portoghese a versare alla Commissione sul conto «Risorse proprie della Comunità europea», una penalità
         pari a EUR 21 450 per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della sopra menzionata sentenza Commissione/Portogallo, a decorrere
         dal giorno della pronuncia della presente sentenza fino al giorno di esecuzione della detta sentenza Commissione/Portogallo;
      
      –       condannare la Repubblica portoghese alle spese.
      Ambito normativo
      2       Il terzo, quarto e sesto ‘considerando’ della direttiva del Consiglio 21 dicembre 1989, 89/665/CEE, che coordina le disposizioni
         legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione
         degli appalti pubblici di forniture e di lavori (GU L 395, pag. 33) così recitano:
      
      «considerando che l’apertura degli appalti pubblici alla concorrenza comunitaria rende necessario un aumento notevole delle
         garanzie di trasparenza e di non discriminazione e che occorre, affinché essa sia seguita da effetti concreti, che esistano
         mezzi di ricorso efficaci e rapidi in caso di violazione del diritto comunitario in materia di appalti pubblici o delle norme
         nazionali che recepiscano tale diritto;
      
      considerando che l’assenza o l’insufficienza di mezzi di ricorso efficaci in vari Stati membri dissuade le imprese comunitarie
         dal concorrere nello Stato dell’autorità aggiudicatrice interessata; che è pertanto necessario che gli Stati membri interessati
         pongano rimedio a tale situazione;
      
      (…)
      considerando la necessità di garantire in tutti gli Stati membri procedure adeguate che permettano l’annullamento delle decisioni
         illegittime e l’indennizzo delle persone lese da una violazione».
      
      3       L’art. 1, n. 1, della direttiva 89/665 così dispone:
      «Gli Stati membri prendono i provvedimenti necessari per garantire che, per quanto riguarda le procedure di aggiudicazione
         degli appalti pubblici disciplinati dalle direttive 71/305/CEE e 77/62/CEE, le decisioni prese dalle autorità aggiudicatrici
         possano essere oggetto di un ricorso efficace e, in particolare, quanto più rapido possibile (…) in quanto tali decisioni
         hanno violato il diritto comunitario in materia di appalti pubblici o le norme nazionali che recepiscono tale diritto».
      
      4       A tenore dell’art. 2, n. 1, della direttiva 89/665:
      «Gli Stati membri fanno sì che i provvedimenti presi ai fini dei ricorsi di cui all’articolo 1 prevedano i poteri che permettano
         di: 
      
      (…)
      c) accordare un risarcimento danni alle persone lese dalla violazione».
       Fatti
       La sentenza Commissione/Portogallo
      5       Al punto 1 del dispositivo della citata sentenza Commissione/Portogallo, la Corte ha dichiarato e statuito:
      «Non avendo abrogato il decreto legge 21 novembre 1967, n. 48 051, che subordina alla prova della colpa o del dolo la concessione
         del risarcimento danni alle persone lese da una violazione del diritto comunitario sugli appalti pubblici o delle norme nazionali
         che lo recepiscono, la Repubblica portoghese è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in virtù degli artt. 1, n. 1,
         e 2, n. 1, lett. c), della direttiva 89/665 (…)».
      
       Il procedimento precontenzioso
      6       Con lettera 4 novembre 2004, la Commissione ha chiesto alla Repubblica portoghese di comunicarle i provvedimenti che avrebbe
         adottato o che aveva l’intenzione di adottare al fine di modificare il diritto nazionale e di conformarsi così alla citata
         sentenza Commissione/Portogallo.
      
      7       Nella risposta 19 novembre 2004, la Repubblica portoghese ha affermato, in sostanza, che un recente cambiamento di governo
         aveva comportato un ritardo nell’adozione dei provvedimenti che l’esecuzione della citata sentenza Commissione/Portogallo
         implicava. Tale Stato membro ha altresì trasmesso alla Commissione un progetto di legge che abroga il decreto legge n. 48 051
         e prevede un nuovo regime giuridico di responsabilità civile extracontrattuale dello Stato portoghese e degli altri enti pubblici
         interessati, chiedendole di indicare se le soluzioni adottate in tale progetto fossero conformi ai requisiti di una trasposizione
         corretta e completa della direttiva 89/665.
      
      8       Il 21 marzo 2005, la Commissione inviava alle autorità portoghesi una lettera di messa in mora nella quale sosteneva, da un
         lato, che i cambiamenti di governo intervenuti non potevano, conformemente alla giurisprudenza della Corte, giustificare il
         mancato rispetto degli obblighi e dei termini prescritti dalla direttiva 89/665. Dall’altro lato, in tale lettera la Commissione
         ha rilevato che comunque il progetto di legge sopra menzionato, che peraltro non era stato ancora approvato dal Parlamento
         (Assembleia da República), non era conforme alla direttiva 89/665.
      
      9       Non soddisfatta della risposta fornita dalla Repubblica portoghese il 25 maggio 2005, la Commissione, in data 13 luglio 2005,
         ha inviato a quest’ultima un parere motivato dove constatava che, non avendo ancora adottato i provvedimenti necessari che
         l’esecuzione della citata sentenza Commissione/Portogallo implicava, tale Stato membro era venuto meno agli obblighi che ad
         esso incombevano ai sensi dell’art. 228, n. 1, CE. La Commissione ha invitato il detto Stato a conformarsi a tale parere motivato
         entro il termine di due mesi a decorrere dal ricevimento dello stesso.
      
      10     Rispondendo al detto parere motivato in data 12 dicembre 2005, la Repubblica portoghese ha precisato che il progetto di legge
         7 dicembre 2005, n. 56/X, sulla responsabilità civile extracontrattuale dello Stato e degli altri enti pubblici (in prosieguo:
         il «progetto di legge n. 56/X»), che abroga il decreto legge n. 48 051, era già stato presentato al Parlamento per l’approvazione
         definitiva e ne era stata chiesta l’iscrizione prioritaria ed urgente nell’ordine del giorno di tale assemblea.
      
      11     Ritenendo che la Repubblica portoghese non avesse pur sempre ancora dato esecuzione alla citata sentenza Commissione/Portogallo,
         il 7 febbraio 2006, la Commissione ha proposto il presente ricorso.
      
       Sull’inadempimento ascritto
       Argomenti delle parti
      12     La Commissione ritiene che la Repubblica portoghese, non avendo abrogato il decreto legge n. 48 051, non ha adottato i provvedimenti
         necessari per dar esecuzione alla citata sentenza Commissione/Portogallo. Il governo portoghese si sarebbe di fatto limitato,
         al fine di conformarsi alla detta sentenza, ad adottare il progetto di legge n. 56/X. Orbene, quest’ultimo non sarebbe stato
         ancora approvato dal Parlamento e il suo contenuto non sarebbe comunque conforme ai requisiti di una corretta e completa trasposizione
         della direttiva 89/665.
      
      13     La Repubblica portoghese sostiene, per contro, che il ricorso è infondato in quanto il regime figurante nel progetto di legge
         n. 56/X, per quanto non ancora definitivamente approvato dal Parlamento, costituisce una trasposizione adeguata delle disposizioni
         della direttiva 89/665 e garantisce l’integrale esecuzione degli obblighi derivanti dalla citata sentenza Commissione/Portogallo.
      
      14     Tale Stato membro sostiene inoltre di avere sempre avuto «ferma intenzione» di istituire un regime di responsabilità civile
         degli enti di diritto pubblico conforme ai requisiti della direttiva 89/665, ma che difficoltà di ordine costituzionale, la
         cui natura e importanza dovrebbero quantomeno comportare un’attenuazione della sua responsabilità, hanno impedito di pervenire
         a siffatto risultato.
      
      15     La Repubblica portoghese sostiene infine che, comunque, gli artt. 22 e 271 della sua Costituzione, come pure il nuovo codice
         di procedura dei Tribunali amministrativi, assicurano in misura sufficiente l’esecuzione della citata sentenza Commissione/Portogallo,
         in quanto già prevedono la responsabilità dello Stato per danni causati da atti commessi dai propri funzionari e agenti.
      
       Giudizio della Corte
      16     Al punto 1 del dispositivo della citata sentenza Commissione/Portogallo, la Corte ha dichiarato che, non avendo abrogato il
         decreto legge n. 48 051, la Repubblica portoghese era venuta meno agli obblighi che le incombevano in forza degli artt. 1,
         n. 1, e 2, n. 1, lett. c), della direttiva 89/665.
      
      17     Nell’ambito del presente procedimento per inadempimento, al fine di verificare se la Repubblica portoghese abbia adottato
         i provvedimenti che l’esecuzione della detta sentenza implica, si deve stabilire se sia stato abrogato il decreto legge n. 48 051.
      
      18     Si deve a questo proposito ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, la data di riferimento per valutare l’esistenza
         di un inadempimento ai sensi dell’art. 228 CE si colloca alla scadenza del termine fissato nel parere motivato emesso a norma
         di tale disposizione (sentenze 12 luglio 2005, causa C‑304/02, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑6263, punto 30; 18 luglio
         2006, causa C‑119/04, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑6885, punto 27, e 18 luglio 2007, causa C‑503/04, Commissione/Germania,
         Racc. pag. I‑-6153, punto 19). 
      
      19     Nella specie è pacifico che alla data alla quale è scaduto il termine impartito nel parere motivato inviatole il 13 luglio
         2005, la Repubblica portoghese non aveva ancora abrogato il decreto legge n. 48 051.
      
      20     Considerato quanto sopra precede, si deve concludere che, non avendo adottato le misure necessarie che l’esecuzione della
         citata sentenza Commissione/Portogallo implica, la Repubblica portoghese è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza
         dell’art. 228, n. 1, CE.
      
      21     Tale conclusione non può essere messa in discussione con l’argomento dedotto dalla Repubblica portoghese secondo il quale
         difficoltà di natura costituzionale le avrebbero impedito di pervenire all’approvazione definitiva di un testo che abroga
         il decreto legge n. 48 051 e, quindi, di dare esecuzione alla citata sentenza Commissione/Portogallo.
      
      22     Infatti, secondo una costante giurisprudenza, uno Stato membro non può eccepire disposizioni, prassi o situazioni del proprio
         ordinamento giuridico interno per giustificare l’inosservanza degli obblighi derivanti dal diritto comunitario (v. sentenza
         18 luglio 2007, Commissione/Germania, cit., punto 38 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      23     Non può neppure essere accolto l’argomento della Repubblica portoghese secondo il quale la responsabilità dello Stato in ragione
         dei danni provocati da atti commessi dai propri funzionari e agenti è già prevista da altre disposizioni del proprio diritto
         nazionale. Infatti, come la Corte ha dichiarato al punto 33 della citata sentenza Commissione/Portogallo, tale circostanza
         è ininfluente sull’inadempimento consistente nell’aver lasciato in essere il decreto legge n. 48 051 nell’ordinamento giuridico
         interno. L’esistenza di siffatte disposizioni non può pertanto garantire l’esecuzione della detta sentenza.
      
      24     Di conseguenza, si deve constatare che, non avendo abrogato il decreto legge n. 48 051, che subordina la concessione del risarcimento
         danni ai soggetti lesi da una violazione del diritto comunitario sugli appalti pubblici o di norme nazionali che lo recepiscono
         alla prova della colpa o del dolo, la Repubblica portoghese non ha adottato le misure necessarie che la menzionata sentenza
         Commissione/Portogallo implica, ed è di conseguenza venuta meno agli obblighi che le incombono a norma dell’art. 228, n. 1,
         CE.
      
       Sulla sanzione pecuniaria
       Argomenti delle parti
      25     Basandosi sul metodo di calcolo definito nelle comunicazioni 96/C 242/07, del 21 agosto 1996, sull’applicazione dell’art. [228]
         del Trattato (GU C 242, pag. 6; in prosieguo: la «comunicazione del 1996»), e 97/C 63/02, del 28 febbraio 1997, sul metodo
         di calcolo della penalità prevista dall’art. [228] del Trattato CE (GU C 63, pag. 2; in prosieguo: la «comunicazione del 1997»),
         la Commissione ha proposto alla Corte di infliggere alla Repubblica portoghese una penalità di EUR 21 450 per ogni giorno
         di ritardo nell’esecuzione della citata sentenza Commissione/Portogallo, a partire dalla data della pronuncia della emananda
         sentenza nella presente causa fino al giorno in cui sarà stato posto termine all’inadempimento constatato.
      
      26     La Commissione ritiene che la condanna al pagamento di una penale costituisca la sanzione più appropriata per far cessare
         il più rapidamente possibile l’infrazione accertata. L’importo di tale penalità va calcolato moltiplicando un forfait di base
         di EUR 500 per un coefficiente di 11 (su una scala graduata da 1 a 20) a titolo della gravità dell’infrazione, un coefficiente
         di 1 (su una scala graduata da 1 a 3) a titolo della durata dell’infrazione, nonché un coefficiente di 3,9, calcolato sulla
         base del prodotto interno lordo della Repubblica portoghese e del numero di voti di cui tale Stato membro dispone al Consiglio
         dell’Unione europea, a titolo di capacità di pagamento del detto Stato membro.
      
      27     La Repubblica portoghese sostiene che l’importo della penalità proposto dalla Commissione è manifestamente sproporzionato,
         tenuto conto delle circostanze della specie e non è conforme alla consolidata giurisprudenza della Corte in materia.
      
      28     Le obiezioni formulate da tale Stato membro vertono, in particolare, su due aspetti delle modalità di calcolo della penalità.
         In primo luogo, il coefficiente di gravità 11 applicato dalla Commissione sarebbe eccessivo per sanzionare un asserito inadempimento
         parziale di uno Stato membro nel settore dei pubblici appalti dal momento che nell’ambito dei ricorsi per inadempimento relativi
         a settori più sensibili di quello qui in considerazione, quali, in particolare, quelli della sanità pubblica (sentenza 4 luglio
         2000, causa C‑387/97, Commissione/Grecia, Racc. pag. I‑5047) o dell’ambiente (sentenza 25 novembre 2003, causa C‑278/01, Commissione/Spagna,
         Racc. pag. I‑14141), la Commissione avrebbe proposto coefficienti di gravità rispettivamente 6 e 4. Di conseguenza, la Corte
         dovrebbe, nella presente fattispecie, fissare la penalità sulla base di un coefficiente di gravità non eccedente 4. In secondo
         luogo, conformemente al punto 13.3 della comunicazione della Commissione sull’attuazione dell’art. 228 CE [SEC(2005) 1658;
         in prosieguo: la «comunicazione del 2005»], il calendario di riferimento che si deve nella specie considerare per valutare
         la conformità della normativa nazionale di cui trattasi alla direttiva 89/665 dovrebbe avere una base annua e non, come chiesto
         dalla Commissione, una base giornaliera.
      
      29     La Repubblica portoghese sostiene inoltre che, indipendentemente dalla riduzione dell’importo della detta penalità e dalla
         fissazione della periodicità di questa su base annua, la Corte dovrebbe disporre la sospensione dell’applicazione di tale
         sanzione fino all’entrata in vigore del progetto di legge n. 56/X. Tale possibilità sarebbe infatti prevista dal punto 13.4
         della comunicazione del 2005, ai sensi del quale la Corte può, in casi eccezionali, disporre la sospensione della penalità
         qualora uno Stato membro abbia già adottato le misure necessarie per conformarsi ad una sentenza che accerta un inadempimento,
         ma deve inevitabilmente trascorrere un certo lasso di tempo prima che il risultato richiesto venga raggiunto. Orbene, la Repubblica
         portoghese ritiene che tale sarebbe nella specie il caso.
      
       Giudizio della Corte
      30     La Corte, siccome ha accertato che la Repubblica portoghese non si è conformata alla sua menzionata sentenza Commissione/Portogallo,
         può, a norma dell’art. 228, n. 2, terzo comma, CE, infliggere a tale Stato membro il pagamento di una somma forfettaria o
         di una penalità.
      
      31     Si deve a questo proposito ricordare che spetta alla Corte, in ciascuna causa, valutare, alla luce delle circostanze della
         specie, le sanzioni pecuniarie da adottare (sentenze 12 luglio 2005, Commissione/Francia, cit., punto 86, e 14 marzo 2006,
         causa C‑177/04, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑2461, punto 58).
      
      32     Nella specie, come rilevato al punto 25 della presente sentenza, la Commissione propone alla Corte di infliggere una penalità
         alla Repubblica portoghese.
      
      33     Tale proposta è basata sul metodo di calcolo che la Commissione ha definito nelle sue comunicazioni del 1996 e del 1997. Si
         deve del resto precisare che tali due comunicazioni sono state sostituite dalla comunicazione del 2005 che, conformemente
         al suo n. 25, si applica alle decisioni di adire la Corte ai sensi dell’art. 228 CE adottate dalla Commissione a partire dal
         1° gennaio 2006.
      
      34     A questo proposito, si deve innanzi tutto rilevare che le proposte della Commissione non possono vincolare la Corte e costituiscono
         soltanto un’utile base di riferimento (v. citate sentenze Commissione/Grecia, punto 80, e Commissione/Spagna, punto 41). Parimenti,
         orientamenti quali quelli contenuti nelle comunicazioni della Commissione non vincolano la Corte, ma contribuiscono a garantire
         la trasparenza, la prevedibilità e la certezza del diritto dell’azione condotta da tale istituzione (v., in tal senso, citate
         sentenze 12 luglio 2005, Commissione/Francia, punto 85, e 14 marzo 2006, Commissione/Francia, punto 70).
      
      35     La Corte ha altresì precisato che la condanna al pagamento di una penalità e/o di una somma forfettaria è intesa a svolgere
         su uno Stato membro che non ottempera all’obbligo di esecuzione di una sentenza per inadempimento una pressione economica
         che lo spinga a porre fine all’inadempimento accertato. Le sanzioni pecuniarie inflitte devono pertanto essere decise in funzione
         del grado di persuasione necessario affinché lo Stato membro in questione modifichi il suo comportamento (v., in tal senso,
         citate sentenze 12 luglio 2005, Commissione/Francia, punto 91, e 14 marzo 2006, Commissione/Francia, punti 59 e 60).
      
      36     Orbene, nella specie, è giocoforza constatare che, nel corso dell’udienza della Corte del 5 luglio 2007, l’agente della Repubblica
         portoghese ha confermato che il decreto legge n. 48 051 era ancora in vigore in tale data.
      
      37     Poiché si deve considerare che l’inadempimento di cui trattasi perdurava alla data alla quale la Corte ha esaminato i fatti,
         è giocoforza constatare che, come proposto dalla Commissione, la condanna della Repubblica portoghese al pagamento di una
         penalità costituisce uno strumento adeguato per spingere quest’ultima ad adottare le misure necessarie per dare esecuzione
         alla menzionata sentenza Commissione/Portogallo (v., in tal senso, citate sentenze 12 luglio 2005, Commissione/Francia, punto 31;
         14 marzo 2006, Commissione/Francia, punto 21, e Commissione/Italia, punto 33).
      
      38     Per quanto poi riguarda le modalità di calcolo dell’importo di una siffatta penalità, spetta alla Corte, nell’esercizio del
         suo potere discrezionale, fissare tale penalità in modo tale che questa, da un lato, sia adeguata alle circostanze e, dall’altro,
         commisurata all’inadempimento accertato nonché alla capacità finanziaria dello Stato membro interessato (v., in particolare,
         citate sentenze 12 luglio 2005, Commissione/Francia, punto 103, e 14 marzo 2006, Commissione/Francia, punto 61).
      
      39     In questa prospettiva, i criteri fondamentali da prendere in considerazione per garantire la natura coercitiva della penalità
         ai fini dell’uniforme ed efficace applicazione del diritto comunitario sono, in linea di principio, la durata dell’infrazione,
         il suo grado di gravità e la capacità finanziaria dello Stato membro di cui trattasi. Per l’applicazione di tali criteri si
         deve tener conto, in particolare, delle conseguenze dell’omessa esecuzione sugli interessi privati e pubblici come pure dell’urgenza
         di indurre lo Stato membro di cui trattasi a conformarsi ai suoi obblighi (v., in particolare, citate sentenze 12 luglio 2005,
         Commissione/Francia, punto 104, e 14 marzo 2006, Commissione/Francia, punto 62).
      
      40     Per quanto riguarda, in primo luogo, la gravità dell’infrazione e, in particolare, le conseguenze dell’omessa esecuzione della
         menzionata sentenza Commissione/Portogallo sugli interessi privati e pubblici, si deve ricordare che, conformemente al terzo
         ‘considerando’ della direttiva 89/665, l’apertura dei pubblici appalti alla concorrenza comunitaria richiede un accrescimento
         sostanziale delle garanzie di trasparenza e di non discriminazione. Orbene, affinché a tale apertura seguano effetti concreti,
         è necessario che esistano strumenti di ricorso efficaci e rapidi in caso di violazione del diritto comunitario in materia
         di pubblici appalti o norme nazionali che recepiscano tale diritto.
      
      41     A tal fine, l’art. 1, n. 1, della detta direttiva fa obbligo agli Stati membri di garantire che le decisioni illegittime delle
         autorità aggiudicatrici possano costituire oggetto di ricorsi efficaci e quanto più rapidi possibile, mentre l’art. 2, n. 1,
         lett. c), mette l’accento sul fatto che è importante prevedere procedimenti nazionali che consentano di accordare un risarcimento
         danni ai soggetti lesi da una tale violazione.
      
      42     Orbene, l’omessa abrogazione, da parte della Repubblica portoghese, del decreto legge n. 48 051 che subordina la concessione
         del risarcimento dei danni ai singoli alla produzione della prova della colpa o del dolo imputabile allo Stato portoghese
         o a enti pubblici interessati deve considerarsi seria in quanto, pur non rendendo impossibili i ricorsi giurisdizionali promossi
         dai singoli, produce tuttavia il risultato, come altresì rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 51 delle sue conclusioni,
         di rendere tali ricorsi più difficili e più onerosi ed è così di ostacolo alla piena efficacia della politica comunitaria
         in materia di pubblici appalti.
      
      43     Si deve cionondimeno rilevare che il coefficiente 11 (su una scala graduata da 1 a 20) proposto dalla Commissione appare,
         nella specie, eccessivo, mentre il coefficiente 4 riflette in modo più appropriato il grado di gravità dell’infrazione di
         cui trattasi.
      
      44     Per quanto riguarda, in secondo luogo, il coefficiente relativo alla durata dell’infrazione, la proposta della Commissione,
         intesa a che questo sia fissato a 1, non può essere accolta. Dagli atti risulta infatti che tale coefficiente è stato calcolato
         sulla base del lasso di tempo intercorso tra la data della pronuncia della menzionata sentenza Commissione/Portogallo, e quella
         della presentazione del presente ricorso.
      
      45     Orbene, si deve ricordare che la durata dell’infrazione deve essere valutata tenendo conto del momento in cui la Corte esamina
         i fatti e non di quello in cui quest’ultima è adita dalla Commissione (v., in tal senso, sentenza 14 marzo 2006, Commissione/Francia,
         cit., punto 71). 
      
      46     Nella specie, l’inadempimento della Repubblica portoghese al suo obbligo di dare esecuzione alla citata sentenza Commissione/Portogallo,
         perdura da più di tre anni visto il considerevole lasso di tempo trascorso dal 14 ottobre 2004, data della pronuncia della
         detta sentenza.
      
      47     Ciò considerato, il coefficiente 2 (su una scala graduata da 1 a 3) appare più appropriato per rendere conto della durata
         dell’infrazione.
      
      48     In terzo luogo, la proposta della Commissione, consistente nel moltiplicare un importo di base per un coefficiente basato
         sul prodotto interno lordo dello Stato membro interessato e sul numero di voti di cui questo dispone in seno al Consiglio,
         costituisce, in linea di principio, una maniera adeguata di tenere conto della capacità finanziaria di tale Stato membro,
         pur mantenendo un divario ragionevole tra i diversi Stati membri (v., in tal senso, citate sentenze Commissione/Grecia, punto
         88; Commissione/Spagna, punto 59, e 12 luglio 2005, Commissione/Francia, punto 109).
      
      49     Tuttavia, nella specie, il coefficiente 3,9 proposto dalla Commissione non riflette in modo adeguato l’evoluzione dei fattori
         che stanno alla base della valutazione della capacità finanziaria della Repubblica portoghese, in particolare per quanto riguarda
         la crescita del suo prodotto interno lordo. Pertanto, come del resto risulta dal punto 18.1 della comunicazione del 2005,
         tale coefficiente deve essere portato da 3,9 a 4,04.
      
      50     Parimenti, l’importo di base cui sono applicati i coefficienti moltiplicatori deve essere fissato in EUR 600, conformemente
         all’indicizzazione dell’importo di EUR 500 operato dalla Commissione al punto 15 di questa stessa comunicazione, al fine di
         tener conto dell’evoluzione dell’inflazione dopo la pubblicazione della comunicazione del 1997.
      
      51     Tenuto conto di tutto quanto precede, la moltiplicazione dell’importo di base di EUR 600 per coefficienti fissati a 4, a titolo
         della gravità dell’infrazione, a 2, a titolo della durata di questa, e a 4,04, a titolo della capacità finanziaria dello Stato
         membro interessato, approda, nella specie, ad un importo di EUR 19 392 per ogni giorno di ritardo. Questo importo deve essere
         considerato adeguato tenuto conto delle finalità della penalità quali menzionate al punto 35 della presente sentenza.
      
      52     Per quanto riguarda la periodicità della penalità, nella presente causa, che ha ad oggetto l’esecuzione di una sentenza della
         Corte che implica l’adozione di una disposizione di legge di modifica, si deve optare per una penalità inflitta su base giornaliera
         (v., in tal senso, sentenza 14 marzo 2006, Commissione/Francia, cit., punto 77).
      
      53     Non possono infine essere accolti gli argomenti della Repubblica portoghese secondo i quali la Corte può disporre, nella specie,
         la sospensione della penalità, ai sensi del punto 13.4 della comunicazione del 2005. Infatti, a prescindere dal fatto che,
         com’è ricordato al punto 34 della presente sentenza, tale comunicazione non vincola la Corte, è sufficiente rilevare che comunque,
         contrariamente a quanto richiesto al detto punto 13.4 per la concessione di una siffatta sospensione, le misure che l’esecuzione
         della citata sentenza Commissione/Portogallo comporta, non sono state adottate.
      
      54     Alla luce di tutto quanto sopra considerato, la Repubblica portoghese va condannata a pagare alla Commissione, sul conto «Risorse
         proprie della Comunità europea», una penalità di EUR 19 392 per ogni giorno di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie
         per conformarsi alla citata sentenza Commissione/Portogallo, a partire dal giorno della pronuncia della presente sentenza
         fino all’esecuzione della detta sentenza Commissione/Portogallo.
      
       Sulle spese
      55     Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ha chiesto la condanna della Repubblica portoghese, quest’ultima, rimasta soccombente, va condannata
         alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Non avendo abrogato il decreto legge 21 novembre 1967, n. 48 051, che subordina il risarcimento ai soggetti lesi da una violazione
            del diritto comunitario in materia di pubblici appalti o di norme nazionali che recepiscono tale diritto alla prova della
            colpa o del dolo, la Repubblica portoghese non ha adottato le misure necessarie che l’esecuzione della sentenza 14 ottobre
            2004, Commissione/Portogallo (causa C‑275/03) implica, ed è di conseguenza venuta meno agli obblighi che le incombono in forza
            dell’art. 228, n. 1, CE.
      2)      La Repubblica portoghese è condannata a pagare alla Commissione delle Comunità europee, sul conto «Risorse proprie della Comunità
            europea», una penalità di EUR 19 392 per ogni giorno di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla
            menzionata sentenza 14 ottobre 2004, Commissione/Portogallo, a decorrere dal giorno della pronuncia della presente sentenza
            fino all’esecuzione della detta sentenza 14 ottobre 2004.
      3)      La Repubblica portoghese è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: il portoghese.