CELEX: 62012CC0209
Language: it
Date: 2013-07-11 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Sharpston del 11 luglio 2013. # Walter Endress contro Allianz Lebensversicherungs AG. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesgerichtshof - Germania. # Rinvio pregiudiziale - Direttive 90/619/CEE e 92/96/CEE - Assicurazione diretta sulla vita - Diritto di rinuncia - Assenza di informazione sulle condizioni di esercizio di tale diritto - Estinzione del diritto di rinuncia decorso un anno dal pagamento del primo premio - Conformità alle direttive 90/619/CEE e 92/96/CEE. # Causa C-209/12.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      ELEANOR SHARPSTON
      presentate l’11 luglio 2013 (
            1
         )
      
         Causa C‑209/12
      
      
         Walter Endress
      
      
         contro
      
      
         Allianz Lebensversicherungs-AG
      
      
         [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesgerichtshof (Germania)]
      
      «Assicurazione sulla vita — Diritto di rinuncia — Termine di rinuncia — Dies a quo e durata — Comunicazione delle informazioni»
      
               1. 
            
            
               Ai sensi del diritto dell’Unione, il contraente di un’assicurazione sulla vita ha diritto a un termine compreso tra i 14 e i 30 giorni dalla comunicazione della conclusione del suo contratto (in prosieguo: il «termine di rinuncia») (
                     2
                  ), entro il quale egli può rinunciare al medesimo e, prima della conclusione del contratto, deve essere informato delle modalità d’esercizio di tale diritto di rinuncia. Cosa accade se non è stato in tal modo informato? Può rinunciare al contratto? In tal caso, si pone la questione se il diritto dell’Unione osti a un provvedimento nazionale ai sensi del quale tale diritto si estingue un anno dopo il pagamento del primo premio assicurativo, indipendentemente dalla circostanza se l’informativa obbligatoria relativa al diritto di rinuncia sia stata messa a disposizione del contraente.
            
         
               2. 
            
            
               Sono questi i punti principali da prendere in considerazione per rispondere alla questione sollevata nella fattispecie.
            
         
         Diritto dell’Unione
      
      
         Seconda direttiva assicurazione vita
      
      
               3.
            
            
               La direttiva 90/619/CEE del Consiglio (in prosieguo: la «seconda direttiva assicurazione vita») (
                     3
                  ) ha modificato e integrato la direttiva del Consiglio 79/267/CEE (in prosieguo: la «prima direttiva assicurazione vita») (
                     4
                  ), che verteva sull’«assicurazione sulla vita», definita come «il ramo vita, cioè quello comprendente, in particolare l’assicurazione per il caso di vita, l’assicurazione per il caso di morte, l’assicurazione mista, l’assicurazione vita con controassicurazione, l’assicurazione di nuzialità, l’assicurazione di natalità» (
                     5
                  ).
            
         
               4.
            
            
               La seconda e terza direttiva assicurazione vita avevano l’obiettivo principale di realizzare un mercato interno dell’assicurazione sulla vita, comprendente la libera prestazione dei servizi di assicurazione sulla vita (
                     6
                  ).
            
         
               5.
            
            
               Ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, della seconda direttiva assicurazione vita, la legge applicabile era in linea di principio quella dello Stato membro dell’impegno, anche se le parti, se il diritto di tale Stato lo permetteva, potevano scegliere la legge di un altro paese. Lo «Stato membro dell’impegno» era definito all’articolo 2, lettera e), della direttiva, come «lo Stato membro in cui il contraente [aveva] la residenza abituale ovvero, se il contraente [era] una persona giuridica, lo Stato membro in cui [era] situato lo stabilimento di tale persona giuridica a cui si riferisce il contratto».
            
         
               6.
            
            
               L’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita, come modificato dall’articolo 30 della terza direttiva assicurazione vita, aveva il seguente tenore:
               «1.   Ogni Stato membro richiede che il contraente di un contratto di assicurazione sulla vita individuale disponga di un termine tra i 14 e i 30 giorni dal momento in cui è informato che il contratto è concluso per rinunciare agli effetti del contratto.
               La notifica della rinuncia al contratto da parte del contraente ha l’effetto di liberarlo in futuro da qualsiasi obbligazione derivante dal contratto.
               Gli altri effetti giuridici e le condizioni della rinuncia sono disciplinati dalla legge applicabile al contratto, definita all’articolo 4, in particolare per quanto riguarda le modalità secondo le quali il contraente viene informato della conclusione del contratto.
               2.   Gli Stati membri possono non applicare il paragrafo 1 ai contratti di durata pari o inferiore a sei mesi oppure allorché, considerati la situazione del contraente o le circostanze in cui il contratto è stato concluso, il contraente non necessiti di una tutela speciale. Nelle rispettive legislazioni, gli Stati membri specificano i casi in cui il paragrafo 1 non è applicabile.»
            
         
         Terza direttiva assicurazione vita
      
      
               7.
            
            
               A tenore del considerando 23 della terza direttiva assicurazione vita:
               «(…) nel quadro di un mercato unico delle assicurazioni il consumatore potrà scegliere tra una gamma più ampia e più diversificata di contratti; (…) per beneficiare appieno di tale varietà e della maggiore concorrenza egli deve disporre delle informazioni necessarie a scegliere il contratto più consono alle sue esigenze; (…) le informazioni risultano tanto più necessarie in quanto la durata degli impegni può protrarsi su un arco di tempo molto lungo; (…) è quindi opportuno coordinare le disposizioni minime affinché il consumatore sia informato in modo chiaro e preciso in merito alle caratteristiche essenziali dei prodotti che gli vengono proposti e in merito agli estremi degli organismi cui vanno rivolti i reclami dei contraenti, degli assicurati o dei beneficiari del contratto».
            
         
               8.
            
            
               L’articolo 31 enunciava l’obbligo di comunicare informazioni al contraente prima della conclusione del contratto:
               «1.   Prima della conclusione del contratto d’assicurazione, al contraente devono essere comunicate le informazioni di cui all’allegato II, punto A.
               2.   Il contraente deve essere tenuto informato per tutta la vigenza del contratto di qualsiasi modifica relativa alle informazioni elencate all’allegato II, punto B.
               3.   Lo Stato membro dell’impegno può prescrivere alle imprese di assicurazione di trasmettere informazioni supplementari rispetto a quelle elencate nell’allegato II soltanto se esse sono necessarie alla comprensione effettiva degli elementi essenziali dell’impegno da parte del contraente.
               4.   Le modalità di applicazione del presente articolo e dell’allegato II sono adottate dallo Stato membro dell’impegno».
            
         
               9.
            
            
               L’allegato II elencava le «informazioni che [dovevano] essere comunicate al contraente sia prima della conclusione del contratto [punto A] sia durante la vigenza del contratto [punto B]». Tali informazioni dovevano essere «formulate per iscritto con chiarezza e precisione ed essere redatte in una lingua ufficiale dello Stato membro dell’impegno». Il punto A conteneva una tabella, in cui la colonna di sinistra recava informazioni relative all’impresa di assicurazioni e la colonna di destra informazioni relative all’impegno medesimo. In quest’ultima, il punto 13 indicava, nella versione francese, «[m]odalités d’exercice du droit de renonciation», e, in quella inglese, «[a]rrangements for application of the cooling-off period» [modalità d’esercizio del diritto di rinuncia], vale a dire il periodo durante il quale poteva essere esercitato il diritto di rinuncia (
                     7
                  ). La versione in lingua tedesca, che parla di «Ausübung des Widerrufs[-] und Rücktritt[s]rechts», sembrava riferirsi a diversi aspetti del diritto di rinuncia.
            
         
         Diritto nazionale
      
      
               10.
            
            
               L’articolo 5a del Versicherungsvertragsgesetz (legge sui contratti assicurativi; in prosieguo: il «VVG»), nella versione applicabile alla pertinente epoca del procedimento principale (in prosieguo: la «versione originale dell’articolo 5a del VVG») disponeva:
               «1.   Se, al momento della proposta, l’assicuratore non ha consegnato all’assicurato le condizioni di polizza o una nota informativa ai sensi dell’articolo 10a del Versicherungsaufsichtsgesetz (
                     8
                  ), il contratto si considera concluso conformemente alla polizza, alle condizioni generali di assicurazione ed alle ulteriori indicazioni della nota informativa pertinenti per determinare il contenuto del contratto, salvo che l’assicurato abbia chiesto per iscritto il recesso entro quattordici giorni dalla consegna dei documenti (...)
               2.   Il termine inizia a decorrere solo a partire dal momento in cui l’assicurato dispone della polizza di assicurazione e dell’integralità dei documenti di cui al paragrafo 1 e quest’ultimo viene informato per iscritto, a chiare lettere, del diritto di recesso, del termine di decorrenza e della sua durata. La prova della consegna dei documenti grava sull’assicuratore. L’invio del recesso in tempo utile è sufficiente per il rispetto del termine. In deroga alla prima frase, il diritto di recesso cessa tuttavia decorso un anno dal pagamento del primo premio».
            
         
               11.
            
            
               Sebbene la versione originale dell’articolo 5a del VVG sia stata modificata con effetto dal 31 dicembre 2007, essa risulta ancora applicabile a un rilevante numero di contratti di assicurazione sulla vita stipulati prima di tale data.
            
         
               12.
            
            
               La versione originale dell’articolo 5a del VVG utilizzava i termini tedeschi «widerspricht», «Widerspruchsrecht» e «Widerspruch». Tali termini sono diversi da quelli usati all’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita (che impiegava i termini «zurückzutreten», «zurücktritt» e «Rücktritts») e nella frase «Ausübung des Widerrufs[-] und Rücktritt[s]rechts» di cui all’allegato II della terza direttiva assicurazione vita.
            
         
               13.
            
            
               Ai fini delle presenti conclusioni mi concentrerò sulla spiegazione data nel presente procedimento al modo in cui veniva applicata la versione originale dell’articolo 5a del VVG invece che sulle possibili sfumature dei termini «widerspricht», «Widerspruchsrecht» e «Widerspruch» ai sensi del diritto tedesco (
                     9
                  ).
            
         
         Fatti, procedimento e questione pregiudiziale
      
      
               14.
            
            
               Il sig. Endress ha chiesto all’Allianz Lebensversicherungs-AG (in prosieguo: l’«Allianz») la conclusione di un contratto di assicurazione sulla vita con decorrenza dal 1o dicembre 1998.
            
         
               15.
            
            
               Il sig. Endress ha ricevuto le condizioni generali e l’informativa al consumatore solo quando l’Allianz gli ha inviato il certificato di assicurazione. Ai sensi di quanto accertato dal giudice d’appello, che vincola il Bundesgerichtshof (in prosieguo: il «giudice del rinvio»), neppure al momento dell’accettazione dell’offerta del sig. Endress l’Allianz lo ha correttamente informato dei diritti conferitigli dalla versione originale dell’articolo 5a del VVG (
                     10
                  ).
            
         
               16.
            
            
               Di conseguenza, il giudice del rinvio dichiara che il termine di 14 giorni, previsto nella versione originale dell’articolo 5a del VVG, non ha iniziato a decorrere.
            
         
               17.
            
            
               Il contratto prevedeva il pagamento di un premio annuale per un periodo di cinque anni. Ai sensi delle condizioni generali applicabili al contratto, il valore di riscatto era limitato al valore garantito in caso di morte.
            
         
               18.
            
            
               Dal dicembre 1998 al dicembre 2002, il sig. Endress ha corrisposto premi assicurativi. Nel 2004 risulta che egli abbia pagato un ulteriore premio.
            
         
               19.
            
            
               Il 1o giugno 2007, il sig. Endress ha chiesto la risoluzione del contratto con decorrenza dal 1o settembre 2007. Nel settembre 2007, l’impresa di assicurazioni gli ha corrisposto il valore di riscatto, che era inferiore alla somma dei premi con interessi.
            
         
               20.
            
            
               Con lettera del 31 marzo 2008 (dunque più di un anno dopo il pagamento del primo premio assicurativo), il sig. Endress ha esercitato il suo diritto previsto nella versione originale dell’articolo 5a del VVG. Egli ha fatto valere che il suo contratto non era valido e ha chiesto all’assicuratore la restituzione di tutti i premi, oltre agli interessi (dopo la compensazione del valore di riscatto). Non è chiaro in che modo e in che momento il sig. Endress sia venuto o sia stato messo a conoscenza del suo diritto ai sensi della versione originale dell’articolo 5a del VVG e delle modalità per il suo esercizio.
            
         
               21.
            
            
               Il giudice di primo grado ha respinto la domanda del sig. Endress diretta a ottenere il pagamento di un importo ulteriore dall’impresa assicuratrice. Il giudice d’appello ha respinto l’impugnazione avverso tale decisione.
            
         
               22.
            
            
               Il sig. Endress ha allora presentato ricorso per cassazione dinanzi al Bundesgerichtshof, che ritiene che l’esito del ricorso dipenda dalla questione se la seconda e la terza direttiva assicurazione vita ostino alla norma in virtù della quale il diritto dell’assicurato, ai sensi della versione originale dell’articolo 5a, paragrafo 2, del VVG, si estingue un anno dopo il pagamento del primo premio assicurativo (in prosieguo: la «regola di un anno»). Alla luce di tali circostanze, il giudice del rinvio ha sospeso il procedimento e ha presentato la seguente questione:
               «Se l’articolo 15, paragrafo 1, primo comma, della seconda direttiva [assicurazione vita], tenuto conto dell’articolo 31, paragrafo 1, della [terza direttiva assicurazione vita], debba essere interpretato nel senso che esso osta ad una norma, come l’articolo 5a, paragrafo 2, quarta frase, del [VVG, nella versione applicabile all’epoca di cui trattasi], la quale riconosce il diritto di rinuncia o di opposizione all’assicurato, solo per un anno, al massimo, dal pagamento del primo premio assicurativo, anche se quest’ultimo non è stato informato del suo diritto di rinuncia o di opposizione».
            
         
               23.
            
            
               Il sig. Endress, l’Allianz, il governo tedesco e la Commissione hanno presentato osservazioni scritte ed esposto argomenti orali all’udienza tenutasi il 24 gennaio 2013.
            
         
         Valutazione
      
      
         Osservazioni preliminari
      
      
               24.
            
            
               Dall’ordinanza di rinvio emerge che, dinanzi ai giudici tedeschi, il sig. Endress ha sostenuto che la regola di un anno è contraria alla seconda e terza direttiva assicurazione vita.
            
         
               25.
            
            
               Esaminerò dunque se una disposizione come la versione originale dell’articolo 5a del VVG, che prevedeva la regola di un anno, fosse contraria alla seconda e terza direttiva assicurazione vita e, ove non lo fosse, esaminerò le conseguenze di tale conclusione per la fattispecie in esame.
            
         
               26.
            
            
               Sebbene la versione originale dell’articolo 5a del VVG non sia più in vigore (
                     11
                  ), un considerevole numero di contratti di assicurazione sulla vita continua a rimanere soggetto a tale disposizione. Pertanto, è probabile che la sentenza della Corte nella presente causa abbia effetti per altri assicurati, oltre che per il sig. Endress (
                     12
                  ), e potrebbe anche essere rilevante per gli assicurati che hanno stipulato contratti di assicurazione sulla vita fondati su una norma diversa dalla versione originale dell’articolo 5a del VVG, nella misura in cui il diritto di rinuncia sia soggetto alla medesima regola di un anno (o a una regola analoga).
            
         
               27.
            
            
               Gli argomenti dedotti in questo procedimento hanno offerto solo una descrizione frammentaria della normativa tedesca sull’assicurazione vita e sulle caratteristiche particolari della formazione e dell’opposizione alla formazione dei contratti di assicurazione sulla vita del tipo descritto nella versione originale dell’articolo 5a del VVG.
            
         
               28.
            
            
               A giudizio del giudice del rinvio, tale norma si applicava ai contratti conclusi secondo quello che chiamerò «il modello della polizza». Con questo approccio, la domanda presentata dal richiedente un’assicurazione sulla vita costituiva un’offerta contrattuale e l’accettazione di tale offerta da parte dell’assicuratore aveva effetto mediante l’invio al richiedente della polizza di assicurazione, delle condizioni generali di contratto e dell’informativa al consumatore. A quanto risulta, il contratto era concluso solo decorso un periodo di 14 giorni dalla comunicazione di tali documenti, purché, entro tale termine, il richiedente non esprimesse l’intenzione di non essere vincolato dal contratto. Durante detto periodo, il contratto, in diritto tedesco, era pertanto provvisoriamente privo di validità. Se il richiedente non reagiva entro tale periodo, il contratto si considerava concluso alla data in cui il richiedente aveva ricevuto la polizza, le condizioni generali e l’informativa. Se l’assicuratore ometteva di inviare correttamente tali documenti al futuro assicurato, il periodo di 14 giorni non iniziava a decorrere. Tuttavia, decorso un anno dal pagamento del primo premio assicurativo, il contraente non poteva più esprimere l’intenzione di non essere vincolato dal contratto.
            
         
               29.
            
            
               La questione sollevata dal giudice del rinvio concerne, segnatamente, la quarta frase della versione originale dell’articolo 5a, paragrafo 2, del VVG, ai sensi della quale il richiedente non poteva più esprimere la sua intenzione di non essere vincolato dal contratto decorso un anno dal pagamento del primo premio assicurativo – anche se, come osservato dal giudice del rinvio, l’assicuratore non aveva mai inviato le informazioni rilevanti (comprese quelle relative al diritto del richiedente di esprimere la sua intenzione di non essere vincolato dal contratto) e dunque detto termine di 14 giorni non aveva mai iniziato a decorrere.
            
         
               30.
            
            
               Il giudice del rinvio esamina la regola di un anno alla luce delle disposizioni della seconda e terza direttiva assicurazione vita relative, rispettivamente, al diritto di rinuncia dopo la comunicazione della conclusione del contratto e all’obbligo di comunicare talune informazioni al contraente (ossia al futuro assicurato) prima della conclusione del contratto.
            
         
               31.
            
            
               Non sono certa se la normativa nazionale pertinente debba essere intesa come disciplinante il diritto di rinuncia, ai sensi dell’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita, o un diritto diverso, non previsto da detta norma, a disposizione del contraente che desideri impedire la conclusione del contratto di assicurazione vita.
            
         
               32.
            
            
               Il testo della versione originale dell’articolo 5a del VVG suggerisce che l’oggetto di tale disposizione fosse il «Widerspruchsrecht», mentre la versione tedesca dell’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita descrive le circostanze in cui l’assicurato «zurücktritt» («rinuncia») e la versione tedesca dell’allegato II della terza direttiva assicurazione vita definisce le informazioni che devono essere comunicate prima della conclusione del contratto come comprendenti l’«Ausübung des Widerrufs[-] und Rücktritt[s]rechts». Per contro, nella sua questione il giudice del rinvio chiede alla Corte di considerare il «Rücktritts- oder Widerspruchsrecht», che sembrerebbe concernere sia il diritto previsto dalla seconda e terza direttiva assicurazione vita (o una parte di tale diritto), sia il diritto oggetto della versione originale dell’articolo 5a del VVG.
            
         
               33.
            
            
               Al fine di assistere il giudice del rinvio, evitando nel contempo di prendere una posizione definitiva sul significato del diritto tedesco, esaminerò dunque separatamente le due questioni seguenti: (i) se la seconda e terza direttiva assicurazione vita ostassero ad una norma ai sensi della quale il diritto di rinuncia non poteva più essere esercitato oltre un anno dopo il pagamento del primo premio assicurativo, indipendentemente dalla circostanza se fossero state messe a disposizione dell’assicurato le informazioni relative al diritto di rinuncia; e, (ii) a prescindere dal diritto di rinuncia ai sensi dell’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita, se la seconda e terza direttiva assicurazione vita ostassero alla formazione di contratti di assicurazione sulla vita in base alla formulazione di una disposizione come la versione originale dell’articolo 5a del VVG. La prima questione è fondata sulla premessa che tale disposizione di diritto nazionale vertesse sul diritto di rinuncia ai sensi della seconda e terza direttiva assicurazione vita; la seconda questione presume invece che così non fosse.
            
         
         Ammesso che la versione originale dell’articolo 5a del VVG concernesse il diritto di rinuncia: se la seconda e terza direttiva assicurazione vita ostassero alla regola di un anno
      
      
               34.
            
            
               Ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 1, della seconda direttiva assicurazione vita, il periodo di rinuncia iniziava a decorrere dalla comunicazione all’assicurato della conclusione del contratto. Tale punto di partenza era fondato su due premesse: anzitutto, si può recedere solo da un contratto che sia stato concluso e, in secondo luogo, un assicurato non può esercitare il diritto di rinuncia se non è stato informato correttamente e tempestivamente in merito. L’articolo 31 della terza direttiva assicurazione vita esigeva dunque che le informazioni rilevanti, come definite all’allegato II di tale direttiva, fossero comunicate al richiedente prima della conclusione del contratto.
            
         
               35.
            
            
               Tuttavia, l’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita non prevedeva le conseguenze della mancata corretta comunicazione di siffatte informazioni, che comprendevano le modalità di esercizio del diritto di rinuncia, prima della conclusione del contratto.
            
         
               36.
            
            
               Neppure l’articolo 31, paragrafo 1, della terza direttiva assicurazione vita definiva tali conseguenze né spiegava se esse dovessero essere determinate ai sensi del diritto dello Stato membro competente. L’articolo 31, paragrafo 4, disponeva soltanto che il diritto dello Stato membro dell’impegno doveva adottare le modalità di attuazione di tale articolo e dell’allegato II.
            
         
               37.
            
            
               Ciò premesso, occorre chiedersi se la seconda e terza direttiva assicurazione vita ostassero a che uno Stato membro prevedesse che, nell’ipotesi in cui le informazioni pertinenti – comprese le informazioni relative al diritto di rinuncia – non fossero state (correttamente) comunicate all’assicurato, il diritto di rinuncia poteva essere esercitato solo entro un anno dopo il pagamento del primo premio assicurativo.
            
         
               38.
            
            
               Non ritengo che sia compito della Corte spiegare in maniera esaustiva le conseguenze della mancata comunicazione delle informazioni prescritte. Spetta piuttosto agli Stati membri dare attuazione alla terza direttiva assicurazione vita (segnatamente all’articolo 31) in modo coerente con il diritto dell’Unione, in particolare con i principi della certezza del diritto, della proporzionalità e dell’effettività.
            
         
               39.
            
            
               A mio avviso, gli Stati membri non possono semplicemente omettere di ricollegare effetti alla mancata comunicazione. In tal modo, da un lato, si priverebbe l’assicuratore di qualsiasi incentivo a soddisfare l’obbligo di comunicare le informazioni e, dall’altro, non si tutelerebbe il potenziale contraente dell’assicurazione sulla vita. Nel contempo, non ritengo che la seconda e terza direttiva assicurazione vita obbligassero gli Stati membri a prevedere che il contratto sarebbe stato invalido qualora non fosse stato rispettato l’obbligo di comunicare le informazioni prima della sua conclusione. Tale sanzione potrebbe non costituire sempre un rimedio proporzionato ed efficace.
            
         
               40.
            
            
               Infatti, l’assicuratore potrebbe ad esempio avere omesso di comunicare tutte le informazioni elencate al punto A dell’allegato II della terza direttiva assicurazione vita, o una parte sostanziale delle medesime. In tal caso, è difficile immaginare come un contratto possa formarsi: una parte non avrebbe infatti avuto a disposizione tutte le informazioni essenziali relative al contratto, o molte di esse.
            
         
               41.
            
            
               Potrebbe anche accadere che sia stata omessa soltanto la comunicazione delle informazioni relative al diritto di rinuncia e alle modalità di esercizio di tale diritto, mentre il futuro contraente è stato correttamente informato riguardo ad altri aspetti. In tali circostanze, il contraente avrebbe ignorato soltanto la tutela più ampia a lui conferita da tale diritto di rinuncia. Sembra improbabile che una persona che aveva deciso di concludere un contratto di assicurazione sulla vita sarebbe stata dissuasa dal concluderlo se avesse saputo di disporre di una tutela più ampia, conferitale dal diritto di rinuncia. Uno Stato membro potrebbe decidere che il rimedio appropriato in tali circostanze è quello di mettere a disposizione dell’assicurato un termine, successivo al momento in cui egli è stato correttamente informato del suo diritto di rinuncia, entro il quale egli può esercitare tale diritto. In alternativa, uno Stato membro potrebbe decidere di conferire all’assicurato una tutela più ampia o tenere conto della circostanza che egli desiderava che tale contratto fosse dichiarato invalido (
                     13
                  ).
            
         
               42.
            
            
               Ricordo che, riguardo al diritto di rinuncia previsto dalla direttiva sulla vendita a domicilio (
                     14
                  ), nella sentenza Heininger la Corte ha sottolineato che «se il consumatore non ha conoscenza dell’esistenza di un diritto di recesso, si trova nell’impossibilità di esercitarlo» (
                     15
                  ). Tale causa verteva su una legge tedesca a norma della quale un consumatore, che non aveva ricevuto le informazioni prescritte, poteva esercitare il suo diritto di recesso finché entrambe le parti non avessero eseguito le loro obbligazioni contrattuali, ma poteva farlo entro un anno dalla sua dichiarazione di voler concludere il contratto. La Corte ha inoltre dichiarato che motivi di certezza del diritto non possono giustificare la limitazione del termine per l’esercizio del diritto di recesso qualora essi comportino una limitazione dei diritti espressamente accordati al consumatore per tutelarlo contro i rischi derivanti dal fatto che gli istituti di credito hanno scelto di stipulare contratti fuori dai loro locali commerciali (
                     16
                  ).
            
         
               43.
            
            
               Esistono differenze rilevanti tra la direttiva sulla vendita a domicilio e la seconda e terza direttiva assicurazione vita. Ciò premesso, ritengo che la posizione adottata dalla Corte nella sentenza Heininger significhi che i diritti del consumatore non dovrebbero essere indeboliti per garantire la certezza del diritto ad un venditore che ha omesso di comunicare al consumatore in modo corretto e tempestivo informazioni che avrebbero consentito a quest’ultimo di esercitare il suo diritto di recesso entro il termine definito dal legislatore dell’Unione (
                     17
                  ).
            
         
               44.
            
            
               A mio avviso, le medesime considerazioni dovrebbero applicarsi riguardo alla seconda e terza direttiva assicurazione vita.
            
         
               45.
            
            
               Alla stregua del consumatore in un accordo di vendita a domicilio, l’assicurato è il contraente più debole nella relazione contrattuale con l’assicuratore. Egli dovrebbe essere informato delle implicazioni del contratto, al fine di poter prendere una decisione consapevole sia sull’assicuratore sia sul contratto, prima di esserne giuridicamente vincolato. Come nel caso della direttiva sulla vendita a domicilio, la seconda e terza direttiva assicurazione vita fanno gravare sull’assicuratore l’onere di comunicare le informazioni necessarie (
                     18
                  ). A questo contraente non dovrebbe essere consentito invocare la certezza del diritto al fine di porre rimedio a una situazione causata dalla propria omissione di soddisfare il requisito posto dal diritto dell’Unione di comunicare un determinato elenco di informazioni (
                     19
                  ).
            
         
               46.
            
            
               Aggiungo che il pagamento del primo premio assicurativo può essere considerato come prova che l’assicurato intendeva essere vincolato dal contratto sulla base delle informazioni relative a tale contratto comunicategli in precedenza o in quel momento. Tuttavia, a causa dell’omissione dell’assicuratore, non gli sono state fornite tutte le informazioni che il diritto dell’Unione considera rilevanti per la conclusione del contratto.
            
         
               47.
            
            
               Un assicurato che non è stato informato dall’assicuratore in merito al suo diritto di rinuncia può certamente venirne conoscenza tramite un altro canale, ma l’assicuratore ha comunque mancato di soddisfare l’obbligo impostogli dalla terza direttiva assicurazione vita, a cui ha dato attuazione il diritto nazionale. Non si può consentire all’assicuratore di fare affidamento su detta omissione (ammesso che egli possa provare in che momento l’assicurato sia venuto a conoscenza del suo diritto di rinuncia) al fine di invocare la scadenza del termine di rinuncia. Solo se l’assicuratore può provare di aver comunicato tutte le informazioni prescritte, esiste sufficiente certezza del diritto perché il termine di rinuncia possa avere inizio e fine.
            
         
               48.
            
            
               Ciò non significa, tuttavia, che l’assicurato non possa rinunciare prima che l’assicuratore gli comunichi le informazioni, qualora egli sia al corrente del diritto di rinuncia o ne venga altrimenti a conoscenza. Ciò significherebbe infatti consentire all’assicuratore di trarre vantaggio dall’omessa comunicazione al fine di negare all’assicurato il suo diritto.
            
         
               49.
            
            
               Per questi motivi, concludo che l’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita e l’articolo 31 della terza direttiva assicurazione vita ostavano a che uno Stato membro prevedesse che il diritto di rinuncia non può più essere esercitato decorso un anno dal pagamento del primo premio assicurativo, senza riguardo alla circostanza se l’assicuratore abbia correttamente e tempestivamente informato l’assicurato di tale diritto. Ai sensi di tale norma, il termine di rinuncia termina con l’adempimento, da parte dell’assicurato, dei propri obblighi contrattuali (il pagamento del premio dovuto), sebbene l’assicuratore non abbia adempiuto il proprio obbligo di legge di comunicare le informazioni all’assicurato. Questo risultato sarebbe illogico.
            
         
               50.
            
            
               Questa conclusione potrebbe essere sufficiente ad assistere il giudice del rinvio nella fattispecie. Esaminerò brevemente, tuttavia, anche la questione se l’articolo 15, paragrafo 1, della seconda direttiva assicurazione vita ostasse a che uno Stato membro prevedesse un termine di rinuncia superiore a quello compreso tra 14 e 30 giorni dopo la comunicazione della conclusione del contratto.
            
         
               51.
            
            
               A mio avviso, l’articolo 15, paragrafo 1, della seconda direttiva assicurazione vita ha chiarito che il termine di rinuncia non poteva essere inferiore a 14 giorni, con decorrenza dalla data in cui è stata comunicata la conclusione del contratto. Tale termine poteva essere compreso tra 14 e 30 giorni. L’articolo 15, paragrafo 1, fissava dunque sia un limite minimo sia un limite massimo al termine di rinuncia che gli Stati membri potevano stabilire nella loro normativa. Il limite minimo serviva ovviamente a garantire un livello minimo di tutela all’assicurato, mentre il limite massimo serviva logicamente ad assicurare certezza del diritto sia per l’assicurato, sia per l’assicuratore.
            
         
               52.
            
            
               Cosa avviene se il contratto di assicurazione sulla vita non è stato stipulato conformemente ai requisiti della seconda e terza direttiva assicurazione vita? Segnatamente, cosa accade se le informazioni di cui all’articolo 31 della terza direttiva assicurazione vita sono state comunicate all’assicurato solo più tardi?
            
         
               53.
            
            
               In tale ipotesi, per i motivi che ho già esposto, l’assicurato deve essere in grado di rinunciare al contratto entro un termine che ha inizio dopo la comunicazione delle informazioni pertinenti.
            
         
               54.
            
            
               Si pone la questione se occorresse dunque concedere all’assicurato un termine di rinuncia superiore al limite massimo di cui all’articolo 15, paragrafo 1, della seconda direttiva assicurazione vita.
            
         
               55.
            
            
               Non sono di questo avviso.
            
         
               56.
            
            
               Sebbene l’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita specificasse il dies a quo del termine di rinuncia in tali circostanze (
                     20
                  ), non ritengo che il diritto nazionale possa prevedere che l’assicurato abbia il diritto di rinunciare al contratto decorso un periodo superiore al limite massimo espressamente stabilito in tale norma.
            
         
         Nell’ipotesi in cui la versione originale dell’articolo 5a del VVG non riguardasse il diritto di rinuncia: se la seconda e terza direttiva assicurazione vita ostassero alla formazione di un contratto di assicurazione sulla vita ai sensi di tale disposizione
      
      
               57.
            
            
               Nell’ipotesi in cui il giudice del rinvio dovesse decidere che il diritto di cui alla versione originale dell’articolo 5a del VVG era distinto dal diritto di rinuncia di cui all’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita, diviene rilevante esaminare se la seconda e terza direttiva assicurazione vita ostassero a che uno Stato membro adottasse un modello come il modello della polizza per la formazione di un contratto di assicurazione sulla vita. In caso di risposta negativa, la questione sollevata è di fatto ipotetica.
            
         
               58.
            
            
               Entrambe le direttive (
                     21
                  ) si applicavano alla formazione dei contratti di assicurazione sulla vita e alla rinuncia a tali contratti. Le loro disposizioni pertinenti riguardavano cinque fasi diverse: (i) la formazione del contratto; (ii) la sua conclusione; (iii) la comunicazione della sua conclusione all’assicurato; (iv) l’inizio della decorrenza del termine di rinuncia a seguito di tale comunicazione; e (v) l’eventuale rinuncia entro tale termine.
            
         
               59.
            
            
               Riguardo alla fase (i), l’articolo 31, paragrafo 1, della terza direttiva assicurazione vita prevedeva che le informazioni elencate al punto A dell’allegato II della citata direttiva dovevano essere comunicate al futuro contraente prima della conclusione del contratto. In particolare, ritengo che il contraente, affinché potesse fare una scelta consapevole, dovesse essere informato prima di scegliere un determinato assicuratore e un determinato contratto. L’obiettivo di siffatto obbligo di comunicare informazioni era quello di consentire al futuro contraente di scegliere il contratto più consono alle sue esigenze e di fornirgli informazioni «chiare e precise in merito alle caratteristiche essenziali dei prodotti che gli vengono proposti e in merito agli estremi degli organismi cui vanno rivolti i reclami dei contraenti, degli assicurati o dei beneficiari del contratto» (
                     22
                  ). Tale comunicazione doveva comprendere anche informazioni relative alle modalità di rinuncia (
                     23
                  ).
            
         
               60.
            
            
               Riguardo alle fasi da (ii) a (v), l’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita prevedeva che, dopo la conclusione del contratto e la relativa comunicazione, l’assicurato poteva rinunciarvi entro un termine di rinuncia limitato. È del tutto evidente che non si può rinunciare a un contratto non ancora concluso, allorché non si sono configurate offerta e accettazione risultanti da un accordo in cui le parti esprimono l’intenzione di essere vincolate dalle specifiche clausole del contratto.
            
         
               61.
            
            
               Ne consegue che la seconda e terza direttiva assicurazione vita, in combinato disposto, esigevano che talune informazioni fossero comunicate al (futuro) contraente prima della conclusione del contratto e che un termine di rinuncia compreso tra 14 e 30 giorni fosse quindi messo a disposizione di tale contraente dopo la comunicazione di tale conclusione. Modalità nazionali che non rispettavano siffatti requisiti erano dunque vietate da tali direttive.
            
         
               62.
            
            
               Nella misura in cui la normativa nazionale consentiva che la formazione del contratto di assicurazione sulla vita avvenisse in modo tale da escludere la comunicazione corretta e tempestiva delle informazioni pertinenti, come richiesto dall’articolo 31, paragrafo 1, della terza direttiva assicurazione vita, la direttiva medesima vi avrebbe ostato. L’obbligo di comunicare le informazioni verrebbe disatteso ove queste ultime venissero fornite solo dopo che il contraente ha fatto la sua offerta, scegliendo così un assicuratore e un contratto.
            
         
               63.
            
            
               Se la normativa di uno Stato membro prevedeva un termine entro il quale il contraente poteva opporsi alla conclusione del contratto e stabiliva che durante tale periodo il contratto non era ancora concluso, evidentemente siffatto termine non configurava un termine di rinuncia ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 1, della seconda direttiva assicurazione vita, e il diritto di opporsi alla conclusione del contratto rientrava nella fase (i) (formazione del contratto) piuttosto che in una delle fasi successive.
            
         
               64.
            
            
               In tali circostanze, il diritto di uno Stato membro avrebbe dovuto prevedere che, decorso il termine durante il quale il contraente poteva esprimere la sua intenzione di non essere vincolato dal contratto [fase (ii)], l’assicurato doveva essere messo al corrente della conclusione del contratto [fase (iii)] e del fatto che egli aveva il diritto di rinunciare al contatto entro un certo termine dalla sua conclusione [fasi (iv) e (v)], termine che era distinto da quello entro il quale egli poteva opporsi alla conclusione del contratto [fase (ii)]. In caso contrario, il termine di rinuncia risulterebbe già decorso al momento della conclusione del contratto.
            
         
         Conseguenze
      
      
               65.
            
            
               Il diritto applicabile alla controversia oggetto del procedimento principale tra il sig. Endress e l’Allianz – entrambi parti private – è il diritto tedesco. Tale diritto deve essere interpretato dal giudice del rinvio in modo da garantire la conformità con il diritto dell’Unione, in particolare con la seconda e terza direttiva assicurazione vita, applicabili al momento della conclusione del contratto. Tuttavia, in una controversia tra due parti private, è pacifico che una direttiva non può di per sé creare obblighi a carico di un singolo e non può quindi essere fatta valere in quanto tale nei suoi confronti (
                     24
                  ).
            
         
               66.
            
            
               Ho raggiunto la conclusione che l’articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita e l’articolo 31 della terza direttiva assicurazione vita devono essere interpretati nel senso che essi ostano (i) a che uno Stato membro preveda che il diritto di rinuncia non possa più essere esercitato un anno dopo il pagamento del primo premio assicurativo, senza riguardo alla circostanza se l’assicuratore abbia correttamente e tempestivamente informato l’assicurato di tale diritto e (ii) a che uno Stato membro escluda che talune informazioni obbligatorie debbano essere comunicate al (futuro) assicurato prima della conclusione del contratto e che gli venga messo a disposizione un termine di rinuncia compreso tra 14 e 30 giorni dopo la comunicazione di tale conclusione.
            
         
               67.
            
            
               Entrambe le conclusioni possono avere implicazioni rilevanti per la posizione del sig. Endress e per l’assicuratore nel procedimento principale.
            
         
               68.
            
            
               Quali saranno tali implicazioni dipenderà segnatamente dalla misura in cui il giudice del rinvio sarà in grado di interpretare il diritto tedesco in conformità con la seconda e terza direttiva assicurazione vita. A tal fine, ai sensi della giurisprudenza della Corte, il giudice del rinvio deve «prendere in considerazione tutto il diritto nazionale per valutare in quale misura possa essere applicato in modo tale da non addivenire ad un risultato contrario a quello cui mira la direttiva» (
                     25
                  ). Ciò implica che il giudice del rinvio è tenuto ad applicare quei metodi interpretativi riconosciuti dal diritto nazionale che consentono, in determinate circostanze, di interpretare una disposizione di diritto nazionale in modo tale da evitare un conflitto con un’altra norma di diritto interno, o di ridurre a tale scopo la sua portata applicandola solamente nella misura in cui è compatibile con l’altra (
                     26
                  ). Allo stesso tempo, l’obbligo di fare riferimento a una direttiva nell’interpretare e applicare il diritto nazionale «trova i suoi limiti nei principi generali del diritto, in particolare in quelli di certezza del diritto e di non retroattività, e non può servire da fondamento ad un’interpretazione contra legem del diritto nazionale» (
                     27
                  ).
            
         
               69.
            
            
               Se il risultato perseguito dalle pertinenti direttive non può essere raggiunto in tal modo, è del pari pacifico che può rendersi necessario disapplicare il diritto nazionale (
                     28
                  ) e che, posto che sussista un danno e che tale danno sia dovuto alla violazione da parte di uno Stato membro di un obbligo ad esso incombente, spetterà al giudice del rinvio «garantire il diritto dei consumatori lesi al risarcimento, nell’ambito delle norme nazionali in tema di responsabilità» (
                     29
                  ).
            
         
         Efficacia della sentenza della Corte nel tempo
      
      
               70.
            
            
               L’Allianz ha chiesto alla Corte di limitare l’efficacia nel tempo della sua decisione (
                     30
                  ), qualora essa dichiari che un regime nazionale come la regola di un anno era vietato dalla seconda e terza direttiva assicurazione vita. In tale contesto, l’Allianz sostiene che siffatta sentenza potrebbe avere ripercussioni su più di 108 milioni di contratti stipulati tra il 1995 e il 2007, comportanti il pagamento di premi per un totale di circa EUR 400 miliardi (
                     31
                  ). L’Allianz afferma di aver stipulato essa stessa circa 9 milioni di contratti di quel tipo in tale periodo, incassando premi per circa EUR 62 miliardi.
            
         
               71.
            
            
               Limitare l’efficacia nel tempo di una sentenza è una misura eccezionale, a cui la Corte ha fatto ricorso soltanto quando (i) «vi era un rischio di gravi ripercussioni economiche dovute, in particolare, all’elevato numero di rapporti giuridici costituiti in buona fede sulla base della normativa ritenuta validamente vigente» e quando (ii) «risultava che i singoli e le autorità nazionali erano stati indotti ad un comportamento non conforme al diritto dell’Unione a causa di un’oggettiva e rilevante incertezza circa la portata delle disposizioni del diritto dell’Unione, incertezza alla quale avevano eventualmente contribuito gli stessi comportamenti tenuti da altri Stati membri o dalla Commissione europea» (
                     32
                  ). Conseguenze finanziarie non giustificano di per sé tale misura eccezionale (
                     33
                  ).
            
         
               72.
            
            
               Nella fattispecie, considero che non vi siano elementi sufficienti per giustificare la limitazione dell’efficacia nel tempo della sentenza della Corte. Dinanzi ad essa non sono state prodotte prove sulla probabilità che per i contratti di assicurazione sulla vita sui quali può incidere la sentenza sarà esercitato il diritto di rinuncia, o sul costo economico risultante per l’assicuratore o sulla portata del rischio di serie ripercussioni economiche. Non sono neppure convinta che sia stata la «significativa incertezza oggettiva» delle disposizioni del diritto dell’Unione di cui trattasi a indurre in ultima analisi le autorità nazionali a mantenere il modello di polizza o a utilizzare il pagamento del primo premio assicurativo come dies a quo per il calcolo del termine pertinente ai sensi della regola di un anno.
            
         
         Conclusioni
      
      
               73.
            
            
               Alla luce di quanto precede, suggerisco alla Corte di rispondere alla domanda sottopostale dal Bundesgerichtshof nei termini seguenti:
               L’articolo 15, paragrafo 1, della direttiva 90/619/CEE del Consiglio, dell’8 novembre 1990, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti l’assicurazione diretta sulla vita, fissa le disposizioni destinate a facilitare l’esercizio effettivo della libera prestazione di servizi e modifica la direttiva 79/267/CEE, in combinato disposto con l’articolo 31 della direttiva 92/96/CEE del Consiglio, del 10 novembre 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l’assicurazione diretta sulla vita e che modifica le direttive 79/267/CEE e 90/619/CEE, deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale secondo la quale il diritto di rinuncia a un contratto di assicurazione sulla vita si estingue, al più tardi, decorso un anno dal pagamento del primo premio assicurativo, indipendentemente dalla circostanza se l’assicurato sia stato informato correttamente e tempestivamente di tale diritto.
            
         (
            1
         )	Lingua originale: l’inglese.
      (
            2
         )	La direttiva pertinente parla in proposito di «diritto di rinuncia»: v. paragrafo 9 infra.
      (
            3
         )	Direttiva 90/619/CEE del Consiglio, dell’8 novembre 1990, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti l’assicurazione diretta sulla vita, fissa le disposizioni destinate a facilitare l’esercizio effettivo della libera prestazione di servizi e modifica la direttiva 79/267/CEE (GU L 330, pag. 50). La seconda direttiva assicurazione vita è stata abrogata con direttiva 92/96/CEE del Consiglio, del 10 novembre 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l’assicurazione diretta sulla vita e che modifica le direttive 79/267/CEE e 90/619/CEE (terza direttiva assicurazione vita) (GU L 360, pag. 1) (in prosieguo: la «terza direttiva assicurazione vita»). Quest’ultima è stata a sua volta ripetutamente modificata. La seconda direttiva assicurazione vita è stata abrogata dalla direttiva 2002/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 novembre 2002, relativa all’assicurazione sulla vita (GU L 345, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 2002/83»), che è stata a sua volta abrogata dalla direttiva 2009/138/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (solvibilità II) (GU L 335, pag. 1). Gli articoli 35 e 36 della direttiva 2002/83 vertono, rispettivamente, sul diritto di rinuncia e sull’obbligo di comunicare talune informazioni al contraente. La loro formulazione è analoga a quella delle norme di cui trattasi nella presente causa. Nelle presenti conclusioni mi riferisco congiuntamente alla seconda direttiva assicurazione vita e alla terza direttiva assicurazione vita come alla «seconda e terza direttiva assicurazione vita». Posto che entrambe le direttive sono state abrogate, mi riferisco alle medesime al tempo passato.
      (
            4
         )	Prima direttiva 79/267/CEE del Consiglio, del 5 marzo 1979, recante coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l’accesso all’attività dell’assicurazione diretta sulla vita e il loro esercizio (GU L 63, pag. 1), come modificata (successivamente abrogata dalla direttiva 2002/83).
      (
            5
         )	Articolo 1, paragrafo 1, lettera a), della prima direttiva assicurazione vita.
      (
            6
         )	V., ad esempio, il considerando 19 della terza direttiva assicurazione vita.
      (
            7
         )	V. anche, ad esempio, il testo neerlandese [«(w)ijze van uitoefening van het recht van opzegging»] e il testo spagnolo [«(m)odalidades de ejercicio del derecho de renuncia»].
      (
            8
         )	Legge sulla sorveglianza delle assicurazioni.
      (
            9
         )	V. paragrafi da 28 a 32 infra.
      (
            10
         )	V. paragrafo 10 delle presenti conclusioni.
      (
            11
         )	V. paragrafo 11 supra.
      (
            12
         )	Infatti, diversi procedimenti analoghi sono pendenti dinanzi alla Corte: C‑439/12, Gawelczyk; C‑459/12, Krieger; C‑529/12, Lange, e C‑590/12, Merten.
      (
            13
         )	Nel contesto della direttiva 85/577/CEE del Consiglio, del 20 dicembre 1985, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali (GU L 372, pag. 31) (in prosieguo: la «direttiva sulla vendita a domicilio»), v., ad esempio, la sentenza del 17 dicembre 2009, Martín Martín (C-227/08, Racc. pag. I-11939, punti 34 e 35). [Detta direttiva sarà abrogata il 13 giugno 2014 dalla direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 304, pag. 64)].
      (
            14
         )	V. la nota 13 supra. Osservo che, in queste diverse direttive, il legislatore non ha adottato un approccio uniforme per l’obbligo di comunicare informazioni prima della conclusione del contratto e per il diritto di rinuncia, né la ripartizione delle competenze tra l’UE e gli Stati membri è descritta in termini uniformi. La giurisprudenza della Corte riguardo alla direttiva sulla vendita a domicilio non può pertanto essere automaticamente trasposta alla seconda e terza direttiva assicurazione vita: gli elementi specifici di una determinata direttiva devono essere distinti dagli elementi di applicazione generica.
      (
            15
         )	Sentenza del 13 dicembre 2001 (C-481/99, Racc. pag. I-9945, punto 45); v. anche il paragrafo 60 delle conclusioni presentate all’avvocato generale Léger in tale causa e le sentenze del 10 aprile 2008, Hamilton (C-412/06, Racc. pag. I-2383, punto 33), e Martín Martín, cit. alla nota 13, punti 25 e 26.
      (
            16
         )	Sentenza Heininger, cit. supra alla nota 15, punto 47.
      (
            17
         )	La Corte ha seguito un ragionamento analogo in un’altra causa vertente sulla direttiva sulla vendita a domicilio, in merito alle conseguenze della mancata informazione del consumatore del suo diritto di recesso: v., ad esempio, la sentenza del 25 ottobre 2005, Schulte (C-350/03, Racc. pag. I ‑9215, punti 100 e 101).
      (
            18
         )	V. paragrafo 8 supra.
      (
            19
         )	In risposta a un quesito rivoltogli in udienza, il governo tedesco ha ammesso che il modello di polizza favoriva l’assicuratore.
      (
            20
         )	V. paragrafi da 34 a 49 supra.
      (
            21
         )	Articolo 15 della seconda direttiva assicurazione vita, come modificato dalla terza direttiva assicurazione vita, e articolo 31 della terza direttiva assicurazione vita.
      (
            22
         )	Considerando 23 della terza direttiva assicurazione vita.
      (
            23
         )	V. paragrafo 9 supra.
      (
            24
         )	V. sentenza del 5 ottobre 2004, Pfeiffer e a. (da C-397/01 a C-403/01, Racc. pag. I-8835, punto 108 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            25
         )	Sentenza Pfeiffer e a., cit. alla nota 24 supra, punto 115 e giurisprudenza ivi citata.
      (
            26
         )	Sentenza Pfeiffer e a., cit. alla nota 24 supra, punto 116.
      (
            27
         )	Sentenza del 4 luglio 2006, Adeneler e a. (C-212/04, Racc. pag. I-6057, punto 110 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            28
         )	Sentenza del 19 gennaio 2010, Kücükdeveci (C-555/07, Racc. pag. I-365, punto 51 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            29
         )	Sentenza del 14 luglio 1994, Faccini Dori (C-91/92, Racc. pag. I-3325, punto 29); v. anche, ad esempio, la più recente sentenza Adeneler e a., cit. alla nota 27 supra, punto 112 e la giurisprudenza ivi citata.
      (
            30
         )	V., ad esempio, l’argomento analogo presentato dalla banca in causa nella sentenza Heininger, cit. alla nota 15 supra, punto 49.
      (
            31
         )	Posto che la popolazione della Germania è stata stimata in 82 milioni nel 2010, ho qualche difficoltà ad accettare l’affermazione secondo cui nel periodo tra il 1995 e il 2007 sono stati conclusi più di 108 milioni di contratti di assicurazione sulla vita.
      (
            32
         )	Sentenza del 13 dicembre 2012, Forposta (già Praxis) e ABC Direct Contact (C‑465/11, punto 45 e giurisprudenza ivi citata).
      (
            33
         )	Sentenza Forposta (già Praxis) e ABC Direct Contact, cit. alla nota 32 supra, punto 47 e giurisprudenza ivi citata.