CELEX: 62010TO0343
Language: it
Date: 2011-09-21
Title: Ordinanza del Tribunale (Settima Sezione) del 21 settembre 2011. # Etimine SA e AB Etiproducts Oy contro Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). # Ricorso di annullamento - REACH - Identificazione dell’acido borico e del tetraborato di disodio anidro come sostanze ad altissimo rischio - Mancanza di incidenza diretta - Irricevibilità. # Causa T-343/10.

Causa T‑343/10
      Etimine SA e AB Etiproducts Oy
      contro
      Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA)
      «Ricorso di annullamento — REACH — Identificazione dell’acido borico e del tetraborato di disodio anidro come sostanze ad altissimo rischio — Mancanza di incidenza diretta — Irricevibilità»
      Massime dell’ordinanza
      Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente e individualmente — Incidenza
            diretta — Criteri — Decisione dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) che identifica i borati come sostanze ad
            altissimo rischio 
      [Art. 263, quarto comma, TFUE; regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1907/2006, artt. 7, nn. 2 e 3, 31, n. 9,
            lett. a), 33, 34, lett. a), 59 e allegato XIV]
      L’incidenza diretta nei confronti del ricorrente, quale requisito di ricevibilità di un ricorso di annullamento proposto da
         una persona fisica o giuridica contro una decisione non indirizzata a quest’ultima, richiede che il provvedimento contestato
         produca direttamente effetti sulla situazione giuridica del singolo e che non lasci alcun potere discrezionale ai destinatari
         del provvedimento stesso incaricati della sua applicazione, la quale abbia carattere meramente automatico e derivi dalla sola
         normativa dell’Unione, senza intervento di altre norme intermedie.
      
      Al riguardo occorre considerare che la decisione dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) che identifica i borati
         come sostanze ad altissimo rischio, per la loro eventuale inclusione nell’elenco dell’allegato XIV del regolamento n. 1907/2006,
         concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce
         un’Agenzia europea per le sostanze chimiche, come modificato, non produce direttamente effetti sulla situazione giuridica
         di un ricorrente, importatore di borati, rispetto agli obblighi previsti da detto regolamento, dal momento che è stabilito,
         da un lato, che l’identificazione dei borati come sostanze ad altissimo rischio, risultante dalla procedura di cui all’art. 59
         del regolamento n. 1907/2006, non costituisce una nuova informazione che possa incidere sulle misure di gestione dei rischi
         né una nuova informazione sui pericoli ai sensi dell’art. 31, n. 9, lett. a), di detto regolamento, cosicché il ricorrente
         non è tenuto ad aggiornare la scheda dei dati di sicurezza e, dall’altro, che il ricorrente non è interessato dagli obblighi
         d’informazione risultanti dagli artt. 7, n. 2, 33 e 34, lett. a), dello stesso regolamento. 
      
      Inoltre, il solo fatto che un atto possa influire sulla situazione materiale di un ricorrente non è sufficiente a far ritenere
         che lo riguardi direttamente. Solo l’esistenza di circostanze specifiche può legittimare ad agire in forza dell’articolo 263,
         quarto comma, TFUE, chi pretende che l’atto si ripercuota sulla sua posizione nel mercato. Non dimostra l’esistenza di siffatte
         circostanze specifiche il ricorrente che si limiti a rilevare la riluttanza dei suoi clienti nel continuare ad acquistare
         prodotti figuranti nell’elenco delle sostanze candidate.
      
       (v. punti 22, 24, 37, 39-41)
ORDINANZA DEL TRIBUNALE (Settima Sezione)
      21 settembre 2011 (*)
      
      «Ricorso di annullamento – REACH – Identificazione dell’acido borico e del tetraborato di disodio anidro come sostanze ad altissimo rischio – Mancanza di incidenza diretta – Irricevibilità»
      Nella causa T‑343/10,
      Etimine SA, con sede in Bettembourg (Lussemburgo), 
      
      AB Etiproducts Oy, con sede in Espoo (Finlandia),
      
      rappresentate dagli avv.ti C. Mereu e K. Van Maldegem,
      ricorrenti,
      contro
      Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), rappresentata dalla sig.ra M. Heikkilä e dal sig. W. Broere, in qualità di agenti, assistiti dagli avv.ti J. Stuyck e A.-M. Vandromme,
         
      
      convenuta,
      sostenuta da
      Commissione europea, rappresentata dai sigg. P. Oliver e E. Manhaeve, in qualità di agenti, assistiti dalla sig.ra K. Sawyer, barrister,
      
      interveniente,
      avente ad oggetto la domanda di annullamento della decisione dell’ECHA, pubblicata in data 18 giugno 2010, che identifica
         l’acido borico (CE n. 233-139-2) e il tetraborato di disodio anidro (CE n. 215-540-4) come sostanze rispondenti ai criteri
         di cui all’art. 57 del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre 2006, n. 1907, concernente la registrazione,
         la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un’Agenzia europea per le
         sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento
         (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE,
         93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE (GU L 396, pag. 1), e che include tali sostanze nell’elenco delle sostanze candidate all’eventuale
         inclusione nell’allegato XIV del detto regolamento, in conformità dell’art. 59 di tale regolamento,
      
      IL TRIBUNALE (Settima Sezione),
      composto dal sig. A. Dittrich (relatore), presidente, dalla sig.ra I. Wiszniewska-Białecka e dal sig. M. Prek, giudici,
      cancelliere: sig. E. Coulon
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
       Fatti
      1        La prima ricorrente, la Etimine SA, è una società di diritto lussemburghese. La seconda ricorrente, la AB Etiproducts Oy,
         è una società di diritto finlandese. L’attività delle ricorrenti consiste nell’importazione e nella vendita, all’interno dell’Unione
         europea, di acido borico (CE n. 233-139-2) e di tetraborato di disodio anidro (CE n. 215-540-4) (in prosieguo, congiuntamente:
         i «borati») a esse forniti dalla loro società madre, una società di diritto turco. 
      
      2        Fra gli impieghi dei borati vi sono in particolare il vetro e la fibra di vetro per isolamento. I borati sono altresì impiegati
         nei detersivi e nelle preparazioni per liscivie nonché come trattamenti per la conservazione del legno. 
      
      3        I borati sono stati inclusi nell’allegato I della direttiva del Consiglio 27 giugno 1967, 67/548/CEE, concernente il ravvicinamento
         delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura
         delle sostanze pericolose (GU 196, pag. 1), dalla direttiva della Commissione 21 agosto 2008, 2008/58/CE, recante trentesimo
         adeguamento al progresso tecnico della direttiva 67/548 (GU L 246, pag. 1), entrata in vigore in data 5 ottobre 2008. Con
         tale inclusione, i borati sono stati classificati fra le sostanze tossiche per la riproduzione, di categoria 2. 
      
      4        Con l’entrata in vigore, il 20 gennaio 2009, del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008,
         n. 1272, relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e
         abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006 (GU L 353, pag. 1), l’allegato I
         della direttiva 67/548 è stato abrogato e il suo contenuto, nella versione precedente alla modifica portata dalla direttiva
         2008/58, è stato trasferito nell’allegato VI, parte 3, del regolamento n. 1272/2008. Pertanto, al momento dell’entrata in
         vigore del regolamento n. 1272/2008, tale ultimo allegato non menzionava i borati. 
      
      5        Con l’entrata in vigore, il 25 settembre 2009, del regolamento (CE) della Commissione 10 agosto 2009, n. 790, recante modifica,
         ai fini dell’adeguamento al progresso tecnico e scientifico, del regolamento n. 1272/2008 (GU L 235, pag. 1), la classificazione
         dei borati fra le sostanze tossiche per la riproduzione, di categoria 2, è stata ripresa nell’allegato VI, parte 3, del regolamento n. 1272/2008.
         Secondo l’art. 2, nn. 2 e 3, del regolamento n. 790/2009, tale classificazione si applicava a decorrere dal 1° dicembre 2010,
         ma poteva essere applicata anteriormente a tale data. 
      
      6        In data 8 marzo 2010 la Repubblica federale di Germania e la Repubblica di Slovenia hanno inviato all’Agenzia europea per
         le sostanze chimiche (ECHA) un fascicolo da esse predisposto concernente l’identificazione dell’acido borico come sostanza
         rispondente ai criteri di cui all’art. 57, lett. c), del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre
         2006, n. 1907, concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH),
         che istituisce un’Agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento
         (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio
         e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE (GU L 396, pag. 1), successivamente modificato,
         in particolare, dal regolamento n. 1272/2008, con riferimento alla classificazione dell’acido borico fra le sostanze tossiche
         per la riproduzione, di categoria 2, nell’allegato VI, parte 3, del regolamento n. 1272/2008. 
      
      7        Lo stesso giorno il Regno di Danimarca ha trasmesso all’ECHA un fascicolo da esso predisposto concernente l’identificazione
         del tetraborato di disodio anidro come sostanza rispondente ai criteri di cui all’art. 57, lett. c), del regolamento n. 1907/2006,
         con riferimento alla classificazione del tetraborato di disodio anidro fra le sostanze tossiche per la riproduzione, di categoria
         2, nell’allegato VI, parte 3, del regolamento n. 1272/2008. 
      
      8        Successivamente, l’ECHA ha pubblicato sul proprio sito Internet alcuni avvisi con i quali invitava le parti interessate a
         presentare le loro osservazioni sui fascicoli predisposti per i borati. Dopo aver ricevuto osservazioni sui fascicoli in parola,
         in particolare dall’Associazione europea dei borati, di cui le ricorrenti sono membri, e dalla prima ricorrente, l’ECHA ha
         rinviato tali fascicoli al suo comitato degli Stati membri. Tale comitato è giunto, in data 9 giugno 2010, a un accordo unanime
         sull’identificazione dei borati come sostanze ad altissimo rischio rispondenti ai criteri di cui all’art. 57, lett. c), del
         regolamento n. 1907/2006. 
      
      9        Il 18 giugno 2010 è stato pubblicato sul sito Internet dell’ECHA l’elenco delle sostanze identificate per l’eventuale inclusione
         nell’allegato XIV del regolamento n. 1907/2006 (in prosieguo: l’«elenco delle sostanze candidate») comprendente i borati.
         
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      10      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 18 agosto 2010, le ricorrenti hanno proposto un ricorso diretto all’annullamento
         della decisione dell’ECHA, pubblicata in data 18 giugno 2010, che identifica i borati come sostanze rispondenti ai criteri
         di cui all’art. 57 del regolamento n. 1907/2006 e che include tali sostanze nell’elenco delle sostanze candidate in conformità
         dell’art. 59 del detto regolamento (in prosieguo: la «decisione impugnata»). 
      
      11      Con lettera registrata nella cancelleria del Tribunale il 10 dicembre 2010, la Commissione europea ha chiesto di intervenire
         nel presente procedimento a sostegno delle conclusioni dell’ECHA. Tale domanda è stata accolta, sentite le parti principali,
         con ordinanza del presidente della Settima Sezione del Tribunale 12 gennaio 2011.
      
      12      Con atto separato, depositato nella cancelleria del Tribunale il 14 dicembre 2010, l’ECHA ha sollevato un’eccezione di irricevibilità
         ai sensi dell’art. 114, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale. Il 31 gennaio 2011 le ricorrenti hanno depositato
         le loro osservazioni sull’eccezione di irricevibilità.
      
      13      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale in data 18 febbraio 2011, la Commissione ha rinunciato al deposito
         di una memoria di intervento limitata alla ricevibilità.
      
      14      Nel ricorso, le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare il ricorso ricevibile e fondato;
      –        annullare la decisione impugnata;
      –        dichiarare l’illegittimità del regolamento n. 790/2009 nella parte riguardante i borati;
      –        condannare l’ECHA alle spese. 
      15      Nella propria eccezione di irricevibilità, l’ECHA chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare irricevibile il ricorso;
      –        condannare le ricorrenti alle spese. 
      16      Nelle loro osservazioni sull’eccezione di irricevibilità le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia respingere l’eccezione
         di irricevibilità ovvero impegnare la discussione nel merito prima di statuire al riguardo. 
      
       In diritto
      17      Ai sensi dell’art. 114, nn. 1 e 4, del regolamento di procedura, su richiesta di una parte, il Tribunale può statuire sull’eccezione
         di irricevibilità senza impegnare la discussione nel merito. Conformemente al n. 3 dello stesso articolo, salvo contraria
         decisione del Tribunale, il procedimento prosegue oralmente. Il Tribunale considera, nella fattispecie, di essere sufficientemente
         informato attraverso gli atti del fascicolo e che non occorre aprire la fase orale.
      
      18      A sostegno delle proprie conclusioni, l’ECHA solleva due motivi di irricevibilità, vertenti sulla mancanza di incidenza diretta
         nei confronti delle ricorrenti e sul fatto che la decisione impugnata, che non costituirebbe un atto regolamentare ai sensi
         dell’art. 263, quarto comma, TFUE, non le riguarderebbe individualmente. 
      
      19      Risulta opportuno esaminare, anzitutto, il motivo di irricevibilità derivante da una mancanza di incidenza diretta nei confronti
         delle ricorrenti.
      
      20      Ai sensi dell’art. 263, quarto comma, TFUE, qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre, alle condizioni previste al
         primo e secondo comma, un ricorso contro gli atti adottati nei suoi confronti o che la riguardano direttamente e individualmente,
         e contro gli atti regolamentari che la riguardano direttamente e che non comportano alcuna misura d’esecuzione.
      
      21      Nella fattispecie, è pacifico che la decisione impugnata non sia stata indirizzata alle ricorrenti, le quali non sono pertanto
         le destinatarie di tale atto. In una siffatta situazione, in forza dell’art. 263, quarto comma, TFUE, le ricorrenti possono
         proporre un ricorso di annullamento contro tale atto solo a condizione che questo le riguardi direttamente.
      
      22      Per quanto attiene all’incidenza diretta, secondo giurisprudenza costante tale requisito postula, in primo luogo, che il provvedimento
         contestato produca direttamente effetti sulla situazione giuridica del singolo e, in secondo luogo, che non lasci alcun potere
         discrezionale ai destinatari del provvedimento stesso incaricati della sua applicazione, la quale abbia carattere meramente
         automatico e derivi dalla sola normativa dell’Unione, senza intervento di altre norme intermedie (sentenze della Corte 5 maggio
         1998, causa C‑386/96 P, Dreyfus/Commissione, Racc. pag. I‑2309, punto 43 ; 29 giugno 2004, causa C‑486/01 P, Front national/Parlamento,
         Racc. pag. I‑6289, punto 34, e 10 settembre 2009, cause riunite C‑445/07 P e C‑455/07 P, Commissione/Ente per le Ville vesuviane
         e Ente per le Ville vesuviane/Commissione, Racc. pag. I‑7993, punto 45).
      
      23      In primo luogo, con riferimento all’argomento delle ricorrenti secondo il quale la decisione impugnata le riguarda direttamente
         nella misura in cui la loro situazione giuridica sarebbe pregiudicata dall’art. 31, n. 9, lett. a), del regolamento n. 1907/2006,
         occorre rilevare che tale disposizione mira all’aggiornamento di una scheda di dati di sicurezza la cui compilazione è prevista
         al n. 1 di tale articolo. In virtù dell’art. 31, n. 1, lett. a), del regolamento n. 1907/2006, il fornitore di una sostanza
         deve trasmettere al destinatario di quest’ultima una scheda di dati di sicurezza quando la sostanza risponde ai criteri di
         classificazione come sostanza pericolosa a norma della direttiva 67/548. L’art. 31, n. 9, lett. a), di tale regolamento dispone
         al riguardo che i fornitori aggiornano tempestivamente tale scheda di dati di sicurezza non appena si rendono disponibili
         nuove informazioni che possono incidere sulle misure di gestione dei rischi o nuove informazioni sui pericoli.
      
      24      Occorre pertanto esaminare se l’identificazione dei borati come sostanze ad altissimo rischio risultante dalla procedura di
         cui all’art. 59 del regolamento n. 1907/2006 operata nella decisione impugnata costituisca una nuova informazione ai sensi
         dell’art. 31, n. 9, lett. a), del regolamento n. 1907/2006 che possa far insorgere l’obbligo previsto da tale disposizione,
         ossia l’aggiornamento della scheda di dati di sicurezza, con la conseguenza che la decisione impugnata avrebbe effetto diretto
         sulla situazione giuridica delle ricorrenti.
      
      25      Per quanto riguarda la scheda di dati di sicurezza, l’art. 31, n. 1, del regolamento n. 1907/2006 dispone che quest’ultima
         deve essere compilata a norma dell’allegato II del regolamento stesso. Secondo tale allegato, che contiene una guida alla
         compilazione delle schede di dati di sicurezza, tali schede costituiscono un meccanismo per trasmettere le informazioni di
         sicurezza appropriate sulle sostanze classificate agli utilizzatori situati immediatamente a valle nella catena d’approvvigionamento.
         Lo scopo di tale allegato è garantire la coerenza e la precisione del contenuto di ciascuna delle voci obbligatorie elencate
         nell'art. 31, n. 6, del regolamento n. 1907/2006, in modo che le schede di dati di sicurezza che ne risultano permettano agli
         utilizzatori di adottare le misure necessarie in materia di tutela della salute umana e della sicurezza sul luogo di lavoro
         e di tutela dell'ambiente.
      
      26      Secondo le ricorrenti, l’identificazione dei borati come sostanze ad altissimo rischio, risultante dalla procedura di cui
         all’art. 59 del regolamento n. 1907/2006, costituisce una nuova informazione relativa alle voci 2 (identificazione dei pericoli)
         e 15 (informazioni sulla regolamentazione) dell’art. 31, n. 6, del detto regolamento.
      
      27      Con riferimento alla voce 2 (identificazione dei pericoli), secondo l’allegato II, punto 2, del regolamento n. 1907/2006,
         la classificazione di una sostanza deve essere indicata in base ai criteri di classificazione della direttiva 67/548. I pericoli
         che una sostanza presenta per l’uomo e per l’ambiente devono essere indicati chiaramente e brevemente.
      
      28      Nella fattispecie, l’identificazione dei borati come sostanze ad altissimo rischio risultante dalla procedura di cui all’art. 59
         del regolamento n. 1907/2006 non riguarda la classificazione di tali sostanze in conformità della direttiva 67/548. Tale identificazione
         è stata effettuata per il motivo che i borati rispondevano, ai sensi dell’art. 57, lett. c), del regolamento n. 1907/2006,
         ai criteri di classificazione fra le sostanze tossiche per la riproduzione, di categoria 2, conformemente alla direttiva 67/548.
         Orbene, il fatto che i borati rispondessero a tali criteri era già stato stabilito nell’allegato I della direttiva 67/548,
         come modificata dalla direttiva 2008/58, e, successivamente, nell’allegato VI, parte 3, del regolamento n. 1272/2008, come
         modificato dal regolamento n. 790/2009 (v. punti 3‑5 supra). Conformemente all’art. 59, n. 3, del regolamento n. 1907/2006,
         gli Stati membri interessati hanno fatto riferimento, nei fascicoli che hanno trasmesso all’ECHA in data 8 marzo 2010, all’inclusione
         dei borati nell’allegato VI, parte 3, del regolamento n. 1272/2008 (v. punti 6 e 7 supra).
      
      29      Vero è che, al momento della pubblicazione della decisione impugnata, ossia il 18 giugno 2010, le ricorrenti non erano obbligatoriamente
         assoggettate a una classificazione dei borati. Infatti, con l’entrata in vigore, in data 20 gennaio 2009, del regolamento
         n. 1272/2008, l’allegato I della direttiva 67/548 comprendente i borati era stato abrogato e l’obbligo di classificare i borati
         in conformità alle classificazioni armonizzate definite nell’allegato VI, parte 3, del regolamento n. 1272/2008 come modificato
         dal regolamento n. 790/2009 non trovava applicazione, in quanto l’art. 2, n. 2, del regolamento n. 790/2009 stabiliva la data
         del 1° dicembre 2010 come momento del suo insorgere.
      
      30      Ciononostante, i pericoli che avevano condotto alla classificazione dei borati erano stati definiti in modo giuridicamente
         adeguato al momento della pubblicazione della decisione impugnata. Da un lato, era chiaro a tutte le parti interessate che
         tali pericoli non erano cessati per il solo fatto della soppressione dell’allegato I della direttiva 67/548 il cui contenuto
         doveva essere iscritto nell’allegato VI, parte 3, del regolamento n. 1272/2008. Dall’altro, con l’entrata in vigore del regolamento
         n. 790/2009, in data 25 settembre 2009, la classificazione dei borati fra le sostanze tossiche per la riproduzione, di categoria
         2, è stata ripresa nell’allegato VI, parte 3, del regolamento n. 1272/2008. Il fatto che non fosse obbligatorio applicare
         tali classificazioni prima del 1° dicembre 2010 non rimette in discussione l’esistenza giuridica della constatazione secondo
         cui i criteri di classificazione erano soddisfatti a decorrere dal momento dell’entrata in vigore del regolamento n. 790/2009.
         L’art. 2, n. 2, del regolamento n. 790/2009 si limita a rinviare al 1° dicembre 2010 gli obblighi giuridici risultanti da
         tali classificazioni in forza del regolamento n. 1272/2008, come modificato dal regolamento n. 790/2009. Tale considerazione
         è avvalorata dal fatto che dall’art. 2, n. 3, del regolamento n. 790/2009 risulta che le classificazioni armonizzate dell’allegato VI,
         parte 3, del regolamento n. 1272/2008, come modificato dal regolamento n. 790/2009, potevano essere applicate prima del 1° dicembre
         2010.
      
      31      Ne consegue che l’identificazione dei borati come sostanze ad altissimo rischio non conteneva alcuna nuova informazione relativa
         alle proprietà pericolose di tali sostanze, ma rappresentava il risultato della procedura di identificazione di cui all’art. 59
         del regolamento n. 1907/2006. La decisione impugnata non ha pertanto apportato alcuna nuova informazione sull’identificazione
         dei pericoli ai sensi della voce 2 dell’art. 31, n. 6, del regolamento n. 1907/2006.
      
      32      Per quanto riguarda la voce 15 (informazioni sulla regolamentazione) dell’art. 31, n. 6, del regolamento n. 1907/2006, occorre
         rilevare che, secondo l’allegato II, punto 15, del detto regolamento, se la sostanza di cui alla scheda di dati di sicurezza
         è oggetto di specifiche disposizioni dell’Unione in relazione alla protezione dell’uomo o dell’ambiente, ad esempio, autorizzazioni
         rilasciate a norma del titolo VII del detto regolamento o restrizioni a norma del titolo VIII dello stesso regolamento, tali
         disposizioni devono, per quanto possibile, essere indicate.
      
      33      Al riguardo, occorre, in primo luogo, constatare che, se è vero che l’identificazione di una sostanza come sostanza ad altissimo
         rischio, risultante dalla procedura di cui all’art. 59 del regolamento n. 1907/2006, può far insorgere obblighi di informazione
         in capo agli operatori economici, ciò non comporta che la sostanza di cui trattasi ricada nell’ambito di applicazione di un
         regime particolare con la conseguenza che essa sarebbe oggetto di specifiche disposizioni. La detta identificazione non ha,
         invece, alcuna incidenza sull’immissione sul mercato e sull’uso della sostanza.
      
      34      In secondo luogo, per quanto riguarda la procedura di autorizzazione di cui al titolo VII del regolamento n. 1907/2006 e le
         restrizioni imposte in virtù del titolo VIII di tale regolamento, l’allegato II, punto 15, dello stesso contempla come unici
         esempi rientranti nell’ambito di applicazione di tale disposizione le autorizzazioni rilasciate e le restrizioni. Poiché l’identificazione
         di una sostanza come sostanza ad altissimo rischio risultante dalla procedura di cui all’art. 59 del regolamento n. 1907/2006
         non riguarda le restrizioni imposte a norma del titolo VIII del detto regolamento, ma rientra nella procedura di autorizzazione
         di cui al titolo VII di tale regolamento, il riferimento alle restrizioni al punto 15 dell’allegato II del regolamento n. 1907/2006
         non depone a favore del fatto che la detta identificazione ricada nell’ambito di applicazione della voce 15 dell’art. 31,
         n. 6, del detto regolamento.
      
      35      Con riferimento alle autorizzazioni rilasciate, dal titolo VII del detto regolamento risulta che queste costituiscono le autorizzazioni
         rilasciate conformemente all’art. 60 dello stesso regolamento che fanno parte di un’ulteriore fase della procedura di autorizzazione
         (artt. 60‑64 di tale regolamento). Esse possono essere richieste all’ECHA ai sensi dell’art. 62, n. 1, di tale regolamento
         per uno o più usi di una sostanza la cui immissione sul mercato è vietata per via della sua inclusione nell’allegato XIV del
         detto regolamento. Orbene, occorre rilevare che, con riferimento alla procedura di autorizzazione di cui al titolo VII del
         regolamento n. 1907/2006, l’identificazione di una sostanza come sostanza ad altissimo rischio, risultante dalla procedura
         di cui all’art. 59 di tale regolamento, non è stata espressamente menzionata dal legislatore nell’allegato II, punto 15, di
         detto regolamento. Se è vero che il riferimento alle autorizzazioni rilasciate in virtù del titolo VII di tale regolamento
         è fornito a titolo meramente esemplificativo, è altrettanto vero che tale riferimento è l’unico che riguardi la procedura
         di autorizzazione in virtù del titolo VII del regolamento n. 1907/2006. Sebbene non sia escluso che la voce 15 della scheda
         di dati di sicurezza possa essere oggetto di altre disposizioni specifiche dell’Unione in relazione alla protezione dell’uomo
         e dell’ambiente, con riferimento alla procedura di autorizzazione di cui al titolo VII del regolamento n. 1907/2006, tale
         considerazione depone anche a favore del fatto che solo le autorizzazioni rientrano nell’ambito di applicazione di tale voce.
         Tale conclusione è suffragata dalla circostanza che l’art. 31, n. 9, lett. b), di detto regolamento dispone che la scheda
         di dati di sicurezza debba essere aggiornata allorché sia stata rilasciata o rifiutata un’autorizzazione.
      
      36      Ne consegue che a causa della sua identificazione come sostanza ad altissimo rischio risultante dalla procedura di cui all’art. 59
         del regolamento n. 1907/2006, una sostanza non forma oggetto di disposizioni specifiche dell’Unione in relazione alla protezione
         dell’uomo e dell’ambiente ai sensi dell’allegato II, punto 15, del detto regolamento.
      
      37      Alla luce di quanto precede, l’identificazione dei borati come sostanze ad altissimo rischio, risultante dalla procedura di
         cui all’art. 59 del regolamento n. 1907/2006, non costituiva una nuova informazione che potesse incidere sulle misure di gestione
         dei rischi né una nuova informazione sui pericoli ai sensi dell’art. 31, n. 9, lett. a), del regolamento n. 1907/2006, cosicché
         le ricorrenti non erano tenute ad aggiornare la scheda dei dati di sicurezza. Di conseguenza, la decisione impugnata non produce
         direttamente effetti sulla situazione giuridica delle ricorrenti in ragione dell’obbligo previsto da tale disposizione.
      
      38      In secondo luogo, per quanto riguarda l’argomento delle ricorrenti secondo il quale la decisione impugnata le riguarda direttamente
         in quanto la loro situazione giuridica sarebbe pregiudicata dall’art. 34, lett. a), del regolamento n. 1907/2006, occorre
         rilevare che, ai sensi di tale articolo, ogni attore della catena d’approvvigionamento di una sostanza deve comunicare le
         nuove informazioni sulle proprietà pericolose, indipendentemente dagli usi interessati, all’attore o al distributore situato
         immediatamente a monte nella catena stessa.
      
      39      Al riguardo, in primo luogo, si deve constatare che, contrariamente a quanto sostenuto dalle ricorrenti, tale disposizione
         non pone a carico delle ricorrenti un obbligo di informazione nei confronti dei loro clienti. Infatti, l’art. 34, lett. a),
         del regolamento n. 1907/2006 prevede l’obbligo di informazione nei confronti degli attori o distributori situati immediatamente
         a monte nella catena di approvvigionamento e non a valle di tale catena. In secondo luogo, poiché l’identificazione dei borati,
         nella decisione impugnata, come sostanze ad altissimo rischio non conteneva alcuna nuova informazione relativa alle proprietà
         pericolose di tali sostanze (v. punti 27‑31 supra), gli obblighi di informazione di cui all’art. 34, lett. a), del regolamento n. 1907/2006
         non gravavano sulle ricorrenti. Ne consegue che la decisione impugnata non produce effetti diretti sulla situazione giuridica
         delle ricorrenti in ragione dell’obbligo previsto da tale disposizione.
      
      40      In terzo luogo, per quanto riguarda l’argomento delle ricorrenti secondo cui, tenuto conto delle sanzioni penali previste
         dagli Stati membri in caso di violazione degli obblighi imposti dal regolamento n. 1907/2006, i consumatori a valle devono
         essere informati sull’identificazione, che li aiuterebbe a rendersi conto dei loro obblighi derivanti dall’art. 7, n. 2, e
         dall’art. 33 di tale regolamento, è pacifico che tali disposizioni non riguardano le ricorrenti, in quanto esse non hanno
         né lo statuto di produttore o importatore di articoli né quello di fornitore di un articolo, come definiti all’art. 3, punti 4,
         11 e 33, dello stesso regolamento. Gli obblighi di cui all’art. 7, n. 2, e all’art. 33 del detto regolamento possono quindi
         espressamente riguardare direttamente solo i clienti delle ricorrenti laddove essi siano produttori o importatori di articoli
         o fornitori di un articolo. Vero è che il diciottesimo ‘considerando’ e l’art. 1 del regolamento n. 1907/2006 sottolineano
         che la responsabilità della gestione dei rischi connessi alle sostanze incombe ai fabbricanti, agli importatori e agli utilizzatori
         a valle delle sostanze. Tuttavia, il regolamento n. 1907/2006 stabilisce un sistema dettagliato di obblighi che non può essere
         esteso invocando le considerazioni generali contenute nelle dette disposizioni.
      
      41      In quarto luogo, con riferimento all’argomento delle ricorrenti secondo il quale la decisione impugnata le riguarderebbe direttamente,
         in quanto inciderebbe sulla loro situazione materiale, occorre rilevare che il solo fatto che un atto possa influire sulla
         situazione materiale di un ricorrente non è sufficiente a far ritenere che lo riguardi direttamente. Solo l’esistenza di circostanze
         specifiche può legittimare ad agire in forza dell’articolo 263, quarto comma, TFUE chi pretenda che l’atto si ripercuota sulla
         sua posizione nel mercato (sentenza della Corte 10 dicembre 1969, cause riunite 10/68 e 18/68, Eridania e a./Commissione,
         Racc. pag. 459, punto 7, e ordinanza del Tribunale 18 febbraio 1998, causa T‑189/97, Comité d’entreprise de la Société française
         de production e a./Commissione, Racc. pag. II‑335, punto 48). Nella fattispecie, poiché le ricorrenti si sono limitate a sostenere
         che i loro clienti sarebbero restii a continuare ad acquistare prodotti che figurano nell’elenco delle sostanze candidate,
         esse non hanno stabilito l’esistenza di tali circostanze specifiche.
      
      42      Alla luce di quanto precede, si deve constatare che la decisione impugnata non produce effetti diretti sulla situazione giuridica
         delle ricorrenti. Poiché il primo criterio dell’incidenza diretta non è soddisfatto, le ricorrenti non sono direttamente interessate
         dalla decisione impugnata. 
      
      43      Di conseguenza, il presente motivo di irricevibilità deve essere accolto e il ricorso deve essere dichiarato irricevibile
         senza che occorra esaminare l’altro motivo di irricevibilità sollevato dall’ECHA.
      
       Sulle spese
      44      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Peraltro, ai sensi del n. 4 di detto articolo, le istituzioni intervenute nel procedimento sopportano le proprie
         spese.
      
      45      Le ricorrenti, rimaste soccombenti, vanno condannate a sopportare le loro spese nonché quelle sostenute dall’ECHA, conformemente
         alle conclusioni di quest’ultima. La Commissione sopporterà le proprie spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Settima Sezione)
      così provvede:
      1)      Il ricorso è respinto in quanto  irricevibile.
      2)      La Etimine SA e la AB Etiproducts Oy sono condannate a sopportare le proprie spese nonché quelle sostenute dall’Agenzia europea
            per le sostanze chimiche (ECHA).
      3)      La Commissione europea sopporterà le proprie spese.
      Lussemburgo, 21 settembre 2011
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                     Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                     A. Dittrich
            
         * Lingua processuale: l'inglese.