CELEX: 62004TJ0135
Language: it
Date: 2005-11-24
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 24 novembre 2005. # GfK AG contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Marchio comunitario - Domanda di marchio denominativo comunitario Online Bus - Marchio anteriore figurativo contenente l'elemento denominativo "BUS" nonché un'immagine costituita da tre triangoli intrecciati - Uso effettivo del marchio anteriore - Art. 15, n. 2, lett. a), e art. 43, nn. 2 e 3, del regolamento (CE) n. 40/94 - Rischio di confusione - Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94. # Causa T-135/04.

Causa T-135/04
      GfK AG
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI)
      «Marchio comunitario — Domanda di marchio denominativo comunitario Online Bus — Marchio anteriore figurativo contenente l’elemento verbale “BUS” nonché un’immagine costituita da tre triangoli intrecciati
         — Uso effettivo del marchio anteriore — Art. 15, n. 2, lett. a), e art. 43, nn. 2 e 3, del regolamento (CE) n. 40/94 — Rischio di confusione — Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94»
      
      Sentenza del Tribunale (Quarta Sezione) 24 novembre 2005 
      Massime della sentenza
      1.     Marchio comunitario — Osservazioni dei terzi e opposizione — Esame dell’opposizione — Prova dell’uso del marchio anteriore
            — Uso in una forma che si differenzia per taluni elementi che non alterano il carattere distintivo del marchio
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, artt. 15, n.  2, lett. a), e 43, nn. 2 e 3]
      2.     Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti relativi alla registrazione — Opposizione
            da parte del titolare di un marchio anteriore identico o simile registrato per prodotti o servizi identici o simili — Rischio
            di confusione con il marchio anteriore — Marchio denominativo Online Bus e marchio figurativo contenente l’elemento verbale
            «BUS»
      [Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 8, n. 1, lett. b)]
      1.     In forza dell’applicazione del combinato disposto dell’art. 15, n. 2, lett. a), e dell’art. 43, nn. 2 e 3, del regolamento
         n. 40/94 sul marchio comunitario, la prova dell’uso effettivo di un marchio anteriore, nazionale o comunitario, su cui si
         fonda un’opposizione proposta avverso una domanda di marchio comunitario, comprende anche la prova dell’uso del marchio anteriore
         in una forma che si differenzia per taluni elementi che non alterano il carattere distintivo di tale marchio nella forma in
         cui esso è stato registrato.
      
      Per quanto riguarda un marchio anteriore nazionale, le disposizioni del diritto nazionale dello Stato membro in cui questo
         è registrato non sono pertinenti per valutare tale uso.
      
      (v. punti 30-31)
      2.     Vi è per il pubblico tedesco un rischio di confusione tra il segno denominativo Online Bus, la cui registrazione come marchio
         comunitario è stata chiesta per «ricerche e analisi di mercato», appartenenti alla classe 35 ai sensi dell’Accordo di Nizza,
         e il marchio figurativo comprendente l’elemento verbale «BUS», registrato anteriormente in Germania per, in particolare, i
         servizi di «consulenza di direzione aziendale», appartenenti alla stessa classe. A causa della grande somiglianza tra i servizi
         interessati e la forte somiglianza fonetica tra i marchi in conflitto, la sola differenza visiva tra tali marchi, generata
         dalla presenza dell’elemento figurativo nel marchio anteriore, non è tale da escludere l’esistenza di un rischio di confusione.
         Infatti, il consumatore di riferimento, di fronte ai marchi in questione, rileverà soprattutto l’elemento verbale «bus», presente
         nei due marchi e dominante a livello di pronuncia. 
      
      (v. punto 80)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      24 novembre 2005 (*)
      
      «Marchio comunitario – Domanda di marchio denominativo comunitario Online Bus – Marchio anteriore figurativo contenente l’elemento denominativo ‘BUS’ nonché un’immagine costituita da tre triangoli intrecciati
         – Uso effettivo del marchio anteriore – Art. 15, n. 2, lett. a), e art. 43, nn. 2 e 3, del regolamento (CE) n. 40/94 – Rischio di confusione – Art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94»
      
      Nella causa T‑135/04,
      GfK AG, con sede in Norimberga (Germania), rappresentata dagli avv.ti U. Brückmann e R. Lange,
      
      ricorrente,
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato dal sig. T. Lorenzo Eichenberg, in qualità di agente,
      
      convenuto,
      controinteressata nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso dell’UAMI:
      BUS – Betreuungs- und Unternehmensberatungs GmbH, con sede in Monaco di Baviera (Germania),
      
      avente ad oggetto l’annullamento della decisione 4 febbraio 2004 della prima commissione di ricorso dell’UAMI (procedimento
         R 327/2003‑1), relativa all’opposizione proposta dal titolare di un marchio figurativo tedesco contenente l’elemento denominativo
         «BUS» nonché un’immagine costituita da tre triangoli intrecciati, contro la registrazione del marchio denominativo comunitario
         Online Bus per servizi rientranti nella classe 35,
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
      
      composto dal sig. H. Legal, presidente, dalla sig.ra P. Lindh e dal sig. V. Vadapalas, giudici,
      cancelliere: sig.ra C. Kristensen, amministratore,
      visto il ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale l’8 aprile 2004,
      visto il controricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 29 settembre 2004,
      in seguito alla trattazione orale dell’8 giugno 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti della controversia
      1       Il 15 novembre 1999, la ricorrente ha presentato una domanda di marchio comunitario all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato
         interno (marchi, disegni e modelli) (in prosieguo: l’«UAMI»), ai sensi del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993,
         n. 40/94, sul marchio comunitario (GU 1994, L 11, pag. 1), come modificato.
      
      2       Il marchio di cui è stata chiesta la registrazione è il segno denominativo Online Bus.
      3       La registrazione è stata chiesta per alcuni servizi rientranti nella classe 35 dell’Accordo di Nizza 15 giugno 1957, sulla
         classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come riveduto e modificato,
         e corrispondenti alla seguente descrizione: «stesura di statistiche in materia di economia, marketing, ricerche e analisi
         di mercato, consulenza di direzione aziendale, consulenza organizzativa, consulenza professionale per le aziende, raccolta
         e fornitura di notizie in materia economica».
      
      4       La domanda è stata pubblicata nel Bollettino dei marchi comunitari n. 57/2000, del 17 luglio 2000.
      
      5       Il 6 ottobre 2000, la società BUS – Betreuungs- und Unternehmensberatungs GmbH ha presentato opposizione contro la registrazione
         del marchio richiesto per tutti i servizi indicati nella domanda. A sostegno della sua opposizione, essa ha invocato il rischio
         di confusione con il marchio tedesco di cui essa è titolare, registrato il 12 settembre 1988 per, in particolare, il servizio
         di «consulenza di direzione aziendale», rientrante nella classe 35, e che tutela il segno figurativo qui di seguito riprodotto:
      
      
         
      6       A seguito della richiesta della prova dell’uso del marchio anteriore, avanzata dalla ricorrente ai sensi dell’art. 43, nn. 2
         e 3, del regolamento n. 40/94, la controinteressata nel procedimento dinanzi all’UAMI ha addotto tale prova relativamente
         al segno qui di seguito riprodotto: 
      
      
         
      7       Con decisione 25 febbraio 2003, la divisione di opposizione ha accolto l’opposizione.
      8       Il 29 aprile 2003, la ricorrente ha proposto un ricorso dinanzi all’UAMI avverso la decisione della divisione di opposizione,
         ai sensi degli artt. 57‑62 del regolamento n. 40/94.
      
      9       Con decisione 4 febbraio 2004 (procedimento R 327/2003‑1), notificata alla ricorrente il 13 febbraio 2004 (in prosieguo: la
         «decisione impugnata»), la prima commissione di ricorso dell’UAMI ha respinto il ricorso. Essa ha statuito, innanzi tutto,
         che l’elemento figurativo composto da triangoli intrecciati e l’elemento denominativo «bus» erano i due elementi distintivi
         del marchio anteriore. L’uso del segno, la cui prova sarebbe stata prodotta, non avrebbe quindi pregiudicato il carattere
         distintivo del marchio registrato. Inoltre, la commissione di ricorso ha constatato che i marchi in conflitto presentavano
         poche somiglianze sul piano visivo, ma erano simili sul piano fonetico, il che giustificava l’esistenza di un rischio di confusione
         nella mente del pubblico tedesco di riferimento, tenuto conto di una forte somiglianza tra i servizi in questione. 
      
       Conclusioni delle parti
      10     La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      –       annullare la decisione impugnata;
      –       respingere l’opposizione della controinterssata nel procedimento dinanzi all’UAMI;
      –       condannare l’UAMI alle spese.
      11     L’UAMI chiede che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
       Sulla portata delle conclusioni della ricorrente
      12     Per quanto riguarda il primo capo delle sue conclusioni, in udienza la ricorrente ne ha ristretto la portata domandando l’annullamento
         della decisione impugnata solo nella parte in cui essa riguarda i servizi di «ricerche e analisi di mercato», indicati nella
         sua domanda di marchio. 
      
      13     Tale domanda deve essere interpretata nel senso che la ricorrente chiede l’annullamento solo parziale della decisione impugnata
         (v., in tal senso, sentenza 5 marzo 2003, causa T‑194/01, Unilever/UAMI (Pasticca ovoidale), Racc. pag. II‑383, punto 14).
         Una siffatta domanda non è di per sé contraria al divieto, risultante dall’art. 135, n. 4, del regolamento di procedura del
         Tribunale, di modificare dinanzi al Tribunale l’oggetto della controversia di cui è stata investita la commissione di ricorso
         (v., in tal senso, sentenza Pasticca ovoidale, cit., punto 15). Quindi, si deve ritenere che la ricorrente abbia rinunciato
         al suo ricorso nella parte in cui aveva chiesto l’annullamento della decisione impugnata per i servizi diversi da quelli di
         «ricerche e analisi di mercato».
      
       Sulla ricevibilità
      14     Con il secondo capo delle sue conclusioni, in sostanza la ricorrente chiede che il Tribunale ingiunga all’UAMI di respingere
         l’opposizione alla registrazione del suo marchio. 
      
      15     Al riguardo si deve ricordare che, conformemente all’art. 63, n. 6, del regolamento n. 40/94, l’UAMI è tenuto a prendere i
         provvedimenti necessari per conformarsi alla sentenza del giudice comunitario. Di conseguenza, non spetta al Tribunale rivolgere
         ingiunzioni all’UAMI. Incombe, infatti, a quest’ultimo trarre le conseguenze dal dispositivo e dalla motivazione delle sentenze
         del Tribunale [v. sentenza del Tribunale 21 aprile 2005, causa T‑164/03, Ampafrance/UAMI – Johnson & Johnson (monBeBé), Racc.
         pag. II‑1401, punto 24, e giurisprudenza ivi citata]. Il secondo capo delle conclusioni della ricorrente è quindi irricevibile.
      
       Nel merito
      16     A sostegno del suo ricorso, la ricorrente deduce due motivi. Il primo è relativo ad una violazione dell’art. 15, n. 2, lett. a),
         e dell’art. 43, n. 2, del regolamento n. 40/94. Il secondo è relativo ad una violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), dello
         stesso regolamento. 
      
       Sul primo motivo, relativo ad una violazione dell’art. 15, n. 2, lett. a), e dell’art. 43, n. 2, del regolamento n. 40/94
      
       Argomenti delle parti
      17     La ricorrente sostiene che l’opposizione andava respinta in base all’art. 43, n. 2, seconda frase, del regolamento n. 40/94,
         in quanto il marchio anteriore non è stato usato nella forma corrispondente a quella registrata. 
      
      18     Al riguardo, la disposizione rilevante per valutare l’uso, sotto una forma diversa da quella registrata, del marchio tedesco
         invocato nella fattispecie sarebbe l’art. 26, n. 3, del Gesetz über den Schutz von Marken und sonstigen Kennzeichen (legge
         tedesca sui marchi, BGBl. 1994 I, pag. 3082 e BGBl. 1995 I, pag. 156; in prosieguo: il «Markengesetz»), che ha trasposto nel
         diritto tedesco l’art. 10, n. 2, della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle
         legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa (GU 1989, L 40, pag. 1). La ricorrente richiama anche una sentenza
         del Bundesgerichtshof (Corte federale di cassazione) tedesco del 13 aprile 2000, relativa all’interpretazione della citata
         disposizione del Markengesetz. 
      
      19     Nel caso concreto, gli elementi distintivi del segno utilizzato si differenzierebbero da quelli del marchio registrato. 
      20     Innanzi tutto il segno utilizzato non includerebbe l’elemento denominativo «Betreuungsverbund für Unternehmer und Selbständige
         e.V.». In assenza di tale elemento, il pubblico non comprenderebbe il senso dell’elemento «bus», che costituirebbe l’acronimo
         del precedente titolare del marchio anteriore. 
      
      21     Inoltre, nel segno registrato, l’elemento «bus» sarebbe scritto in lettere nere e posto sotto l’elemento figurativo costituito
         da tre triangoli intrecciati, mentre, nel segno utilizzato, esso sarebbe composto da lettere bianche di diverso carattere,
         iscritte in rettangoli neri situati a sinistra di detto elemento figurativo. Al riguardo, occorrerebbe tenere conto del fatto
         che, essendo il marchio anteriore di tipo figurativo, anche la presentazione tipografica dell’elemento «bus» è protetta. Quindi,
         il suo titolare non dispone delle stesse possibilità di usarlo in forme diverse che avrebbe, invece, se si trattasse, ad esempio,
         di un marchio denominativo. 
      
      22     Infine, il colore dell’elemento figurativo composto da tre triangoli intrecciati sarebbe diverso nel segno utilizzato, che
         includerebbe anche un elemento figurativo supplementare, ossia un quadrato nero. 
      
      23     Tutte queste differenze altererebbero il carattere distintivo del marchio invocato, di modo che il pubblico non assocerebbe
         il segno utilizzato a tale marchio. 
      
      24     L’UAMI fa valere che il regolamento n. 40/94 non contiene alcuna disposizione espressa relativa all’uso, sotto una forma diversa
         da quella registrata, di un marchio nazionale invocato a sostegno dell’opposizione. Tuttavia, l’art. 10, n. 2, lett. a), della
         direttiva 89/104 contiene una disposizione armonizzata, analoga all’art. 15, n. 2, lett. a), del regolamento n. 40/94. Si
         dovrebbe quindi applicare tale disposizione armonizzata, contenuta nell’art. 15, n. 2, lett. a), del regolamento n. 40/94
         o nella corrispondente disposizione della direttiva 89/104. Il rinvio alla normativa nazionale sarebbe escluso, costituendo
         il regime comunitario dei marchi un sistema autonomo.
      
      25     Il carattere distintivo del marchio anteriore invocato nella fattispecie non risulterebbe in alcun modo alterato nella forma
         in cui è utilizzato. La soppressione dell’elemento «Betreuungsverbund für Unternehmer und Selbständige e.V.» sarebbe trascurabile,
         poiché tale elemento, non solo avrebbe un’importanza secondaria sul piano visivo ma, inoltre, costituirebbe un riferimento
         descrittivo. La riproduzione in negativo dell’elemento «bus» e dell’elemento figurativo costituito da tre triangoli intrecciati
         potrebbe essere accettata come una variante corrente della forma registrata, senza alcun effetto sul suo carattere distintivo.
         L’aggiunta del quadrato nero sarebbe insignificante trattandosi di una figura geometrica elementare. 
      
      26     Infine, tenuto conto della finalità dell’art. 15, n. 2, lett. a), del regolamento n. 40/94, il titolare di un marchio dovrebbe
         disporre di un margine di manovra nel suo utilizzo, per poter adattare la rappresentazione del segno protetto alle regole
         della grafica pubblicitaria e al gusto dell’epoca. 
      
       Giudizio del Tribunale
      27     Ai sensi dell’art. 43, n. 2, del regolamento n. 40/94: 
      «Su istanza del richiedente, il titolare di un marchio comunitario anteriore che abbia presentato opposizione deve addurre
         la prova che, nel corso dei cinque anni che precedono la pubblicazione della domanda di marchio comunitario, il marchio comunitario
         anteriore è stato seriamente utilizzato nella Comunità (…). In mancanza di tale prova, l’opposizione è respinta».
      
      28     L’art. 43, n. 3, dello stesso regolamento rende la precedente disposizione applicabile ai marchi nazionali anteriori, fermo
         restando che l’utilizzazione nella Comunità è sostituita dall’utilizzazione nello Stato membro in cui il marchio nazionale
         anteriore è tutelato.
      
      29     Ai sensi dell’art. 15, n. 2, lett. a), del regolamento n. 40/94, è considerato come uso del marchio comunitario la sua utilizzazione
         «in una forma che si differenzia per taluni elementi che non alterano il carattere distintivo del marchio nella forma in cui
         esso è stato registrato».
      
      30     Nella fattispecie, poiché il marchio invocato a sostegno dell’opposizione è un marchio nazionale, occorre innanzi tutto precisare
         l’oggetto del primo motivo, con cui la ricorrente, in sostanza, fa valere la violazione del combinato disposto dei nn. 2 e
         3 dell’art. 43, del regolamento n. 40/94 da parte della commissione di ricorso.
      
      31     Inoltre, occorre precisare che, in forza dell’applicazione del combinato disposto dell’art. 15, n. 2, lett. a), e dell’art. 43,
         nn. 2 e 3, del regolamento n. 40/94, la prova dell’uso effettivo di un marchio anteriore, nazionale o comunitario, su cui
         si fonda un’opposizione proposta avverso una domanda di marchio comunitario, comprende anche la prova dell’uso del marchio
         anteriore in una forma che si differenzia per taluni elementi che non alterano il carattere distintivo di tale marchio nella
         forma in cui esso è stato registrato [v., in tal senso, sentenza del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑156/01, Laboratorios
         RTB/UAMI – Giorgio Beverly Hills (GIORGIO AIRE), Racc. pag. II‑2789, punto 44].
      
      32     Di conseguenza, il rinvio al diritto nazionale operato dalla ricorrente non è pertinente.
      33     Alla luce di tali considerazioni, occorre esaminare se la forma in cui il marchio anteriore è stato utilizzato presenti differenze
         che alterano il suo carattere distintivo.
      
      34     Innanzi tutto, si osservi che le due forme del marchio anteriore, ossia quella registrata e quella utilizzata, includono l’elemento
         denominativo «bus» e un elemento figurativo composto da tre triangoli intrecciati, il cui carattere distintivo non è oggetto
         di contestazione tra le parti.
      
      35     Per quanto riguarda la diversa rappresentazione di tali elementi nella forma utilizzata, occorre osservare che né la tipografia
         dell’elemento «bus» né i colori del marchio anteriore, bianco e nero, sono particolarmente originali o inusuali in nessuna
         delle due forme del marchio anteriore. La loro variazione non è quindi tale da compromettere il carattere distintivo di tale
         marchio. 
      
      36     Inoltre, per quanto riguarda la menzione «Betreuungsverbund für Unternehmer und Selbständige e.V.», si ricorda che la valutazione
         del carattere distintivo e dominante di una o più componenti di un marchio complesso si deve fondare sulle qualità intrinseche
         di ciascuna di tali componenti nonché sulla posizione relativa delle diverse componenti nella configurazione del marchio [v.,
         in tal senso, sentenza del Tribunale 23 ottobre 2002, causa T‑6/01, Matratzen Concord/UAMI – Hukla Germany (MATRATZEN), Racc.
         pag. II‑4335, punti 33‑35].
      
      37     Nella fattispecie, la menzione in questione è un elemento denominativo lungo, scritto in piccoli caratteri e posto in una
         posizione secondaria, in basso rispetto al segno. Il suo significato (Associazione di assistenza agli imprenditori e ai lavoratori
         autonomi, associazione registrata) richiama i servizi in questione. Pertanto, alla luce del contenuto descrittivo dell’elemento
         in esame nonché della sua posizione accessoria nella presentazione del segno, occorre concludere che esso non è distintivo.
      
      38     Tale conclusione non può essere messa in discussione dall’argomento della ricorrente in base al quale la soppressione dell’elemento
         in questione priverebbe di senso l’elemento «bus», che costituirebbe l’acronimo del precedente titolare del marcio anteriore.
         È pacifico che l’elemento «bus» è dotato di un carattere distintivo intrinseco. Anche supponendo che il pubblico di riferimento
         si renda conto che esso può anche avere il valore di acronimo, il suo carattere distintivo non verrebbe compromesso dalla
         soppressione dell’elemento esplicativo.
      
      39     Tale conclusione non è nemmeno inficiata dall’argomento, invocato dalla ricorrente in udienza, secondo cui la dicitura in
         questione designa il precedente titolare del segno, così personalizzando il marchio anteriore. Infatti, anche ammettendo che
         l’elemento in questione si riferisca al nome del precedente titolare del marchio, ciò non cambierebbe in alcun modo la valutazione
         circa il contenuto descrittivo di tale elemento e la sua posizione nella rappresentazione visiva del segno, fattori, questi,
         che, nella fattispecie, permettono di concludere per l’assenza del suo carattere distintivo. 
      
      40     Infine, per quanto riguarda il quadrato nero presente nella versione utilizzata del marchio e assente in quella registrata,
         si tratta di una figura geometrica elementare e, pertanto, priva di carattere distintivo. Tale conclusione non è, del resto,
         influenzata dalla sua posizione nella forma utilizzata. 
      
      41     Da quanto precede risulta che la forma in cui il marchio anteriore è utilizzato non presenta differenze tali da alterare il
         carattere distintivo di tale marchio, ai sensi del combinato disposto delle disposizioni dell’art. 15, n. 2, lett. a), e dell’art. 43,
         nn. 2 e 3, del regolamento n. 40/94. Pertanto, la commissione di ricorso ha correttamente valutato che la prova dell’uso del
         marchio dell’opponente era stata prodotta. 
      
      42     Occorre quindi respingere il primo motivo. 
       Sul secondo motivo, relativo ad una violazione dell’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94
       Argomenti delle parti
      43     La ricorrente afferma che la commissione di ricorso ha errato nel giudicare che l’elemento dominante nel marchio anteriore
         era l’elemento denominativo «bus», comune ai due segni, e che i segni in conflitto erano simili. 
      
      44     Da un lato, il marchio anteriore conterrebbe altri elementi distintivi, che determinano l’impressione complessiva da esso
         prodotto. In particolare, per quanto riguarda l’elemento figurativo del marchio anteriore, esso sarebbe costituito da un’immagine
         grafica elaborata, dotata di un forte carattere distintivo. In alcuni casi, la controinteressata nel procedimento dinanzi
         all’UAMI utilizzerebbe esclusivamente l’elemento figurativo del marchio anteriore. Esso avrebbe quindi un’importanza perlomeno
         equivalente a quella dell’elemento denominativo «bus». Per quanto riguarda l’elemento «Betreuungsverbund für Unternehmer und
         Selbständige e.V.», esso sarebbe rilevante in quanto spiegherebbe il senso dell’acronimo «bus». 
      
      45     Dall’altro, l’elemento denominativo «bus» non sarebbe, di per sé, in grado di caratterizzare il marchio anteriore, a causa
         del suo debole carattere distintivo rispetto ai servizi interessati. Infatti, diversi marchi composti dall’elemento denominativo
         «bus» sarebbero registrati relativamente alla classe 35 e, su Internet, il termine «bus» sarebbe impiegato molto spesso in
         associazione con il termine «marketing». 
      
      46     Quindi, i segni in conflitto non sarebbero simili. Sul piano visivo, il marchio anteriore sarebbe caratterizzato dall’elemento
         figurativo, assente nel marchio richiesto. Sul piano fonetico, il marchio denominativo richiesto Online Bus sarebbe nettamente
         più lungo e, pertanto, diverso dalla parola «bus» presente nel marchio anteriore. Inoltre, a livello di pronuncia, bisognerebbe
         riconoscere maggiore importanza all’elemento «online», essendo questo posto all’inizio del segno denominativo. Sul piano concettuale,
         l’elemento «bus» presente nel marchio anteriore suggerirebbe un mezzo di trasporto pubblico, mentre il segno Online Bus farebbe
         riferimento al settore informatico. Vi sarebbe quindi una differenza tra i segni in conflitto anche a livello concettuale.
         
      
      47     L’UAMI, invocando la citata sentenza MATRATZEN (punti 33 e 34), replica che l’impressione globale prodotta da un marchio complesso
         può essere dominata da una delle sue componenti. La concordanza dei rispettivi elementi dominanti comporterebbe la somiglianza
         dei segni in conflitto. 
      
      48     Per quanto riguarda la somiglianza fonetica dei segni in conflitto, la commissione di ricorso avrebbe dichiarato, a ragione,
         che essi erano molto simili a causa del comune elemento denominativo dominante «bus». 
      
      49     Per quanto riguarda l’argomento della ricorrente diretto a dimostrare il debole carattere distintivo dell’elemento «bus»,
         esso, addotto per la prima volta dinanzi alla commissione di ricorso, sarebbe tardivo ai sensi dell’art. 74, n. 2, del regolamento
         n. 40/94. 
      
      50     Inoltre, esso non sarebbe stato sufficientemente suffragato da elementi nel ricorso. Al riguardo, l’elenco dei marchi registrati
         contenenti l’elemento «bus» non costituirebbe una prova adeguata, in quanto l’indebolimento del carattere distintivo potrebbe
         derivare unicamente da marchi utilizzati. La ricerca su Internet relativa all’uso congiunto dei termini «bus» e «marketing»
         non apporterebbe una prova del genere, innanzi tutto perché i servizi interessati riguarderebbero il marketing solo in minima
         parte. Inoltre, essa non permetterebbe di valutare se l’elemento «bus» sia utilizzato in Internet per contraddistinguere i
         servizi di cui trattasi. Infine, la ricerca includerebbe il settore degli autobus, che non rileva nella fattispecie, e non
         sarebbe limitata alla Germania, territorio di riferimento. 
      
      51     I segni in conflitto sarebbero inoltre simili sul piano visivo e concettuale.
      52     Per quanto riguarda il confronto visivo, sotto tale aspetto il marchio anteriore non sarebbe caratterizzato dal suo elemento
         figurativo. Generalmente, nei marchi complessi, il pubblico presterebbe attenzione agli elementi denominativi. Nel caso concreto,
         tutt’al più si potrebbe attribuire all’elemento figurativo un valore comparabile a quello dell’elemento denominativo dominante
         «bus». 
      
      53     Per quanto riguarda il confronto concettuale, il termine «bus» costituirebbe, in entrambi i segni, un’abbreviazione usuale
         in Germania per designare un autobus o un omnibus. Sotto tale profilo, in analogia con le sentenze del Tribunale 30 giugno
         2004, causa T‑186/02, BMI Bertollo/UAMI – Diesel (DIESELIT) (Racc. pag. II‑1887, punto 58), e 13 luglio 2004, causa T‑115/03,
         Samar/UAMI – Grotto (GAS STATION) (Racc. pag. II‑2939, punto 36), esisterebbe una somiglianza concettuale tra i segni in conflitto.
         
      
       Giudizio del Tribunale
      54     Dall’art. 8, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 emerge che un marchio è escluso dalla registrazione se, a causa dell’identità
         o della somiglianza di detto marchio col marchio anteriore e dell’identità o somiglianza dei prodotti o servizi contrassegnati
         dal marchio anteriore e dal marchio richiesto, sussiste un rischio di confusione per il pubblico del territorio nel quale
         il marchio anteriore è tutelato.
      
      55     Ai sensi di una giurisprudenza costante, il rischio di confusione dev’essere valutato globalmente, secondo la percezione che
         il pubblico di riferimento ha dei segni e dei prodotti o servizi di cui trattasi e tenendo conto di tutti i fattori rilevanti
         del caso di specie, in particolare dell’interdipendenza tra la somiglianza dei segni e quella dei prodotti o servizi designati
         [v. sentenza del Tribunale 9 luglio 2003, causa T‑162/01, Laboratorios RTB/UAMI – Giorgio Beverly Hills (GIORGIO BEVERLY HILLS),
         Racc. pag. II‑2821, punto 33 e giurisprudenza ivi citata].
      
      56     Nella fattispecie, le parti non contestano né la definizione del pubblico di riferimento operata dalla commissione di ricorso
         né l’affermazione relativa ad una forte somiglianza tra i servizi in questione (punti 25 e 26 della decisione impugnata).
         La ricorrente sostiene, invece, che i marchi in conflitto non sono simili e che non esiste alcun rischio di confusione tra
         di essi. Occorre quindi limitare l’esame del presente motivo a tali due aspetti. 
      
      57     Ai sensi di una giurisprudenza costante, la valutazione globale del rischio di confusione deve fondarsi, per quanto attiene
         alla somiglianza visiva, fonetica o concettuale dei marchi di cui trattasi, sull’impressione complessiva prodotta dai marchi,
         in considerazione, in particolare, degli elementi distintivi e dominanti dei marchi medesimi (v., per analogia, relativamente
         all’interpretazione della direttiva 89/104, sentenze della Corte 11 novembre 1997, causa C‑251/95, SABEL, Racc. pag. I‑6191,
         punti 22 e 23, e 22 giugno 1999, causa C‑342/97, Lloyd Schuhfabrik Meyer, Racc. pag. I‑3819, punto 25).
      
      58     Nella fattispecie, occorre osservare che nei segni in conflitto una componente è identica, ossia l’elemento denominativo «bus».
      59     Al riguardo, si deve rilevare che l’identità di una componente dei segni interessati consente di concludere che essi sono
         simili solo se tale componente costituisce l’elemento dominante nell’impressione complessiva prodotta da ciascun segno, di
         modo che tutte le altre componenti sono trascurabili sotto tale aspetto (sentenza MATRATZEN, cit., punto 33).
      
      60     La commissione di ricorso ha dichiarato (al punto 22 della decisione impugnata) che l’elemento «bus» costituiva l’elemento
         dominante del marchio richiesto e uno degli elementi dominanti del marchio anteriore.
      
      61     La ricorrente sostiene che l’elemento denominativo «bus» ha un debole carattere distintivo rispetto ai servizi in questione
         e, pertanto, che esso non può, di per sé, caratterizzare i segni in conflitto. 
      
      62     Essa si fonda, da un lato, sul fatto, invocato per la prima volta in udienza, che il termine «bus» designa un tipo di indagine
         utilizzato nell’ambito degli studi di mercato. 
      
      63     Ora, tale fatto, che non era mai stato invocato prima dinanzi alle autorità dell’UAMI, non può essere preso in considerazione
         dal Tribunale. Infatti, dall’art. 74, n. 1, in fine, del regolamento n. 40/94, secondo il quale, in procedure concernenti
         impedimenti relativi alla registrazione, l’UAMI si limita, in tale esame, ai fatti, prove ed argomenti addotti e alle richieste
         presentate dalle parti, risulta che questi non è tenuto a prendere in considerazione, d’ufficio, fatti non dedotti dalle parti
         [sentenza del Tribunale 15 febbraio 2005, causa T‑296/02, Lidl Stiftung/UAMI – REWE-Zentral (LINDENHOF), Racc. pag. II‑563,
         punto 31]. Ne consegue che nessuna illegittimità può essere rimproverata all’UAMI sulla base di elementi di fatto che non
         sono stati addotti dinanzi ad esso.
      
      64     Dall’altro, la ricorrente invoca i risultati delle ricerche effettuate su Internet nonché sulla banca dati per marchi di Cedelex.
         L’UAMI deduce il carattere tardivo di tali prove, addotte per la prima volta dinanzi alla commissione di ricorso.
      
      65     Al riguardo, occorre ricordare che dalla giurisprudenza risulta che le commissioni di ricorso possono, con la sola eccezione
         dell’art. 74, n. 2, del regolamento n. 40/94, accogliere il ricorso sulla base di fatti nuovi invocati dalla parte che ha
         proposto il ricorso o ancora sulla base di nuove prove prodotte da quest’ultima [sentenza del Tribunale 23 settembre 2003,
         causa T‑308/01, Henkel/UAMI – LHS (UK) (KLEENCARE), Racc. pag. II‑3253, punto 26]. Ne deriva che le prove di cui trattasi
         sono ammissibili. 
      
      66     Tuttavia, le ricerche prodotte dalla ricorrente non bastano per affermare che il carattere distintivo del termine «bus» è
         affievolito relativamente ai servizi interessati. 
      
      67     Per quanto riguarda l’elenco di risultati ottenuti grazie al motore di ricerca Google, secondo cui molto spesso il termine
         «bus» viene rinvenuto su Internet accanto al termine «marketing», una tale ricerca, condotta sulla base di criteri molto generici,
         non basta a dimostrare che tali due termini siano associati nella mente del pubblico di riferimento. Infatti, essa non indica
         in alcun modo se il termine «bus» sia usato nel territorio rilevante per contraddistinguere i servizi interessati. 
      
      68     Relativamente alla ricerca sulla banca dati Cedelex, il solo fatto che diversi marchi riferibili alla classe 35 contengano
         l’elemento «bus» non basta ad affermare che tale elemento sia diventato debolmente distintivo a causa del suo uso frequente
         nel settore interessato. Da un lato, la ricerca in questione non fornisce alcuna informazione sui marchi effettivamente utilizzati
         per i servizi interessati. Dall’altro, essa include diversi marchi in cui la parola «bus» è usata, in maniera descrittiva,
         da imprese di trasporto pubblico.
      
      69     Peraltro, per quanto riguarda l’altro elemento denominativo del marchio anteriore, «Betreuungsverbund für Unternehmer und
         Selbständige e.V.», esso è privo di carattere distintivo e, pertanto, è trascurabile nell’impressione complessiva prodotta
         da tale marchio (v. precedenti punti 37‑39).
      
      70     Relativamente all’elemento denominativo «online» del marchio richiesto, esso non può essere considerato l’elemento distintivo.
         Infatti si tratta di un termine molto diffuso, associato alla comunicazione via Internet. Poiché tale forma di comunicazione
         può essere utilizzata per la prestazione dei servizi in questione, il termine di cui trattasi è descrittivo. Ora, da una giurisprudenza
         costante risulta che, in generale, il pubblico non considererà un elemento descrittivo facente parte di un marchio complesso
         come l’elemento distintivo e dominante dell’impressione globale che tale marchio complesso produce [v. sentenza del Tribunale
         6 ottobre 2004, cause riunite da T‑117/03 a T‑119/03 e T‑171/03, New Look/UAMI - Naulover (NLSPORT, NLJEANS, NLACTIVE e NLCollection),
         Racc. pag. II‑3471, punto 34 e giurisprudenza ivi citata]. 
      
      71     Da quanto precede consegue che la commissione di ricorso ha potuto legittimamente affermare che l’elemento «bus» costituiva
         l’elemento denominativo dominante in entrambi i segni in conflitto.
      
      72     Alla luce di tali considerazioni, occorre procedere al confronto dei segni in conflitto.
      73     Nell’ambito del confronto visivo, occorre rilevare che la commissione di ricorso, al punto 20 della decisione impugnata, ha
         dichiarato che il marchio anteriore era caratterizzato sia dall’elemento denominativo «bus» sia dal suo elemento figurativo
         composto da tre triangoli intrecciati. Tale valutazione non è contraddetta dall’argomento della ricorrente secondo cui l’elemento
         figurativo del marchio anteriore riveste un carattere distintivo perlomeno equivalente a quello dell’elemento «bus».
      
      74     Ora, se è vero che i segni in conflitto presentano una differenza visiva di cui si deve tenere conto in sede di valutazione
         globale del rischio di confusione, tale differenza non rimette in discussione l’esistenza di una somiglianza visiva generata
         dall’identità dell’elemento «bus», che rappresenta l’elemento dominante del marchio richiesto e, sul piano visivo, uno degli
         elementi dominanti del marchio anteriore. 
      
      75     In sede di confronto fonetico, occorre dichiarare, tenuto conto dell’identità dell’unico elemento denominativo dominante nei
         segni in conflitto, «bus», che essi presentano una forte somiglianza fonetica.
      
      76     Per quanto riguarda il confronto concettuale, si rileva che la commissione di ricorso ha correttamente dichiarato che tale
         confronto tra i segni in conflitto non era possibile. 
      
      77     A fronte dell’affermazione della ricorrente secondo cui il segno Online Bus fa riferimento al settore informatico, occorre
         evidenziare che tale riferimento dipende dall’elemento «online» del marchio richiesto. Ora, tale elemento, essendo privo di
         carattere distintivo nell’ambito del marchio richiesto, non può determinarne il contenuto concettuale. 
      
      78     Nemmeno può essere accolto l’argomento della ricorrente secondo cui il marchio anteriore richiama il concetto di autobus,
         e ciò senza che occorra pronunciarsi sulla tesi dell’UAMI secondo cui un tale richiamo caratterizza i due segni in conflitto.
         È pacifico che i servizi interessati non sono minimamente collegati ai trasporti pubblici. Anche se è vero che l’analisi concettuale
         di un segno non è compromessa dal fatto che il significato di tale segno non sia correlato ai servizi considerati, ciò nondimeno
         tale significato deve essere chiaro di modo che il pubblico di riferimento possa immediatamente comprenderlo (v., in tal senso,
         sentenza del Tribunale 14 ottobre 2003, causa T‑292/01, Phillips-Van Heusen/UAMI – Pash Textilvertrieb und Einzelhandel (BASS),
         Racc. pag. II‑4335, punto 54]. Ora, nel caso concreto, tenuto conto della natura dei servizi in questione, il pubblico di
         riferimento non assocerà spontaneamente l’elemento «bus» a un mezzo di trasporto pubblico.
      
      79     Infine, per quanto riguarda la valutazione globale dei segni in conflitto, occorre ricordare che non si può escludere che
         la sola somiglianza fonetica tra due marchi possa creare un rischio di confusione [sentenza Lloyd Schuhfabrik Meyer, cit.,
         punto 28, e sentenza del Tribunale 15 gennaio 2003, causa T‑99/01, Mystery Drinks/UAMI – Karlsberg Brauerei (MYSTERY), Racc.
         pag. II‑43, punto 42]. 
      
      80     Alla luce dell’insieme delle considerazioni esposte, e in particolare a causa della grande somiglianza tra i servizi interessati
         e la forte somiglianza fonetica tra i marchi in conflitto, occorre concludere che la sola differenza visiva tra tali marchi,
         generata dalla presenza dell’elemento figurativo nel marchio anteriore, non è tale da escludere l’esistenza di un rischio
         di confusione nella fattispecie. Infatti, il consumatore di riferimento, di fronte ai marchi in questione, rileverà soprattutto
         l’elemento denominativo «bus», presente nei due marchi e dominante a livello di pronuncia. Pertanto, la commissione di ricorso
         ha correttamente concluso che esisteva un rischio di confusione tra i marchi in conflitto.
      
      81     Di conseguenza, il secondo motivo non può essere accolto. 
      82     Ne deriva che il ricorso dev’essere respinto nel suo insieme. 
       Sulle spese
      83     Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, il soccombente è condannato alle spese se ne viene
         fatta domanda. Poiché la ricorrente è rimasta soccombente, sarà condannata alle spese conformemente alla domanda dell’UAMI.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La ricorrente è condannata alle spese.
      
               Legal 
            
            
                Lindh 
            
            
                Vadapalas 
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 24 novembre 2005. 
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      H. Legal
            
         * Lingua processuale: il tedesco.