CELEX: 62016CA0082
Language: it
Date: 2018-05-08 00:00:00
Title: Causa C-82/16: Sentenza della Corte (Grande Sezione) dell’8 maggio 2018 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Raad voor Vreemdelingenbetwistingen — Belgio) — K.A. e a. / Belgische Staat (Rinvio pregiudiziale — Controllo alle frontiere, asilo, immigrazione — Articolo 20 TFUE — Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea — Articoli 7 e 24 — Direttiva 2008/115/CE — Articoli 5 e 11 — Cittadino di un paese terzo oggetto di un divieto di ingresso nel territorio — Domanda di soggiorno ai fini di un ricongiungimento familiare con un cittadino dell’Unione europea che non ha mai esercitato la propria libertà di circolazione — Rifiuto di esaminare la domanda)

201806150331954932018/C 231/03822016CJC23120180702IT01ITINFO_JUDICIAL201805083421Causa C-82/16: Sentenza della Corte (Grande Sezione) dell’8 maggio 2018 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Raad voor Vreemdelingenbetwistingen — Belgio) — K.A. e a. / Belgische Staat (Rinvio pregiudiziale — Controllo alle frontiere, asilo, immigrazione — Articolo 20 TFUE — Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea — Articoli 7 e 24 — Direttiva 2008/115/CE — Articoli 5 e 11 — Cittadino di un paese terzo oggetto di un divieto di ingresso nel territorio — Domanda di soggiorno ai fini di un ricongiungimento familiare con un cittadino dell’Unione europea che non ha mai esercitato la propria libertà di circolazione — Rifiuto di esaminare la domanda)
 ---documentbreak--- C2312018IT310120180508IT00033142Sentenza della Corte (Grande Sezione) dell’8 maggio 2018 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Raad voor Vreemdelingenbetwistingen — Belgio) — K.A. e a. / Belgische Staat
   (Causa C-82/16) (
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      )
   «(Rinvio pregiudiziale — Controllo alle frontiere, asilo, immigrazione — Articolo 20 TFUE — Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea — Articoli 7 e 24 — Direttiva 2008/115/CE — Articoli 5 e 11 — Cittadino di un paese terzo oggetto di un divieto di ingresso nel territorio — Domanda di soggiorno ai fini di un ricongiungimento familiare con un cittadino dell’Unione europea che non ha mai esercitato la propria libertà di circolazione — Rifiuto di esaminare la domanda)»2018/C 231/03Lingua processuale: il neerlandese
      Giudice del rinvio
   
   Raad voor Vreemdelingenbetwistingen
   
      Parti
   
   
      Ricorrenti: K.A. , M.Z., M.J., N. N. N., O.I.O., R.I., B.A.
   
      Convenuto: Belgische Staat
   
      Dispositivo
   
   
            1)
         
         
            La direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, e in particolare i suoi articoli 5 e 11, dev’essere interpretata nel senso che non osta alla prassi di uno Stato membro che consiste nel non prendere in considerazione una domanda di soggiorno ai fini di un ricongiungimento familiare, presentata nel suo territorio da un cittadino di un paese terzo, familiare di un cittadino dell’Unione che possiede la cittadinanza di tale Stato membro e che non ha mai esercitato il proprio diritto alla libera circolazione, in base al solo motivo che detto cittadino di un paese terzo è oggetto di un divieto di ingresso in tale territorio.
         
      
            2)
         
         
            L’articolo 20 TFUE dev’essere interpretato nel senso:
            
                     —
                  
                  
                     che esso osta alla prassi di uno Stato membro che consiste nel non prendere in considerazione una tale domanda unicamente in base a detto motivo, senza che sia stato esaminato se sussista un rapporto di dipendenza tra detto cittadino dell’Unione e detto cittadino di un paese terzo di natura tale che, in caso di rifiuto di concessione a quest’ultimo di un diritto di soggiorno derivato, il cittadino dell’Unione in parola sarebbe, di fatto, obbligato a lasciare il territorio dell’Unione considerato nel suo insieme e verrebbe così privato del godimento effettivo del contenuto essenziale dei diritti conferitigli dal suo status;
                  
               
                     —
                  
                  
                     che se il cittadino dell’Unione è maggiorenne, un rapporto di dipendenza — di natura tale da giustificare la concessione, al cittadino di un paese terzo interessato, di un diritto di soggiorno derivato ai sensi di detto articolo — è ravvisabile solo in casi eccezionali, nei quali, tenuto conto dell’insieme delle circostanze pertinenti, il soggetto interessato non può in alcun modo essere separato dal familiare da cui dipende;
                  
               
                     —
                  
                  
                     che se il cittadino dell’Unione è minorenne, la valutazione dell’esistenza di un siffatto rapporto di dipendenza dev’essere fondata sulla presa in considerazione, nell’interesse superiore del bambino, dell’insieme delle circostanze del caso di specie, e, segnatamente, della sua età, del suo sviluppo fisico ed emotivo, dell’intensità della sua relazione affettiva con ciascuno dei genitori, nonché del rischio che la separazione dal genitore cittadino di un paese terzo comporterebbe per l’equilibrio del minore stesso; l’esistenza di un vincolo familiare con tale cittadino, di tipo biologico o giuridico, non è sufficiente, e una convivenza con quest’ultimo non è necessaria, per fondare un tale rapporto di dipendenza;
                  
               
                     —
                  
                  
                     che è irrilevante che il rapporto di dipendenza invocato dal cittadino di un paese terzo a sostegno della sua domanda di soggiorno ai fini di un ricongiungimento familiare sia sorto dopo l’adozione, nei suoi confronti, di un divieto d’ingresso nel territorio;
                  
               
                     —
                  
                  
                     che è irrilevante che la decisione di divieto d’ingresso nel territorio di cui è oggetto il cittadino di un paese terzo sia divenuta definitiva nel momento in cui quest’ultimo deposita la sua domanda di soggiorno ai fini di un ricongiungimento familiare, e
                  
               
                     —
                  
                  
                     che è irrilevante che la decisione di divieto d’ingresso di cui è oggetto il cittadino di un paese terzo che ha depositato una domanda di soggiorno ai fini di un ricongiungimento familiare sia giustificata dal mancato rispetto di un obbligo di rimpatrio; qualora ragioni di ordine pubblico abbiano giustificato una tale decisione, esse possono portare al diniego della concessione a detto cittadino di un paese terzo di un diritto di soggiorno derivato ai sensi dell’articolo citato solo ove emerga da una valutazione in concreto di tutte le circostanze del caso di specie, alla luce del principio di proporzionalità, dell’interesse superiore del o degli eventuali bambini interessati e dei diritti fondamentali, che l’interessato rappresenta una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave per l’ordine pubblico.
                  
               
      
            3)
         
         
            L’articolo 5 della direttiva 2008/115 dev’essere interpretato nel senso che osta ad una prassi nazionale in forza della quale è adottata una decisione di rimpatrio nei confronti di un cittadino di un paese terzo, già oggetto di una decisione di rimpatrio, accompagnata da un divieto d’ingresso, ancora in vigore, senza che siano presi in considerazione gli elementi della sua vita familiare, e in particolare l’interesse del figlio minore, menzionati in una domanda di soggiorno ai fini di un ricongiungimento familiare presentata dopo l’adozione di tale divieto d’ingresso, salvo quando tali elementi avrebbero potuto essere fatti valere in precedenza dall’interessato.
         
      (
         1
      )	GU C 145 del 25.4.2016.