CELEX: 52013PC0748
Language: it
Date: 2013-10-30
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di biodiesel originario di Argentina e Indonesia

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		52013PC0748
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di biodiesel originario di Argentina e Indonesia /* COM/2013/0748 final - 2013/0363 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           CONTESTO DELLA PROPOSTA
Motivazione e obiettivi della proposta
La presente proposta riguarda l'applicazione
del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo
alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non
membri della Comunità europea ("il regolamento di base") nel
procedimento antidumping relativo alle importazioni di biodiesel originario di
Argentina e Indonesia.
Contesto generale
La presente proposta è presentata nel quadro
dell'applicazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta
svolta in conformità ai requisiti sostanziali e procedurali di cui al
regolamento di base.
Disposizioni vigenti nel settore della
proposta
Misure provvisorie sono state istituite con il
regolamento (UE) n. 490/2013 della Commissione (GU L 141 del 28.5.2013,
pag. 6).
Coerenza con altri obiettivi e politiche
dell'Unione
Non pertinente.
2.           CONSULTAZIONE DELLE PARTI
INTERESSATE E VALUTAZIONI D'IMPATTO
Consultazione delle parti interessate
Conformemente alle disposizioni del
regolamento di base, le parti interessate coinvolte nel procedimento hanno
avuto la possibilità di difendere i loro interessi nel corso dell'inchiesta.
Ricorso al parere di esperti
Non è stato necessario consultare esperti esterni.
Valutazione d'impatto
La presente proposta è il risultato dell'applicazione
del regolamento di base.
Il regolamento di base non contiene
disposizioni sulla valutazione generale d'impatto, ma comprende un elenco
completo delle condizioni da valutare.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA
PROPOSTA
Sintesi delle misure proposte
Il 29 agosto 2012 la Commissione ha avviato un
procedimento antidumping relativo alle importazioni di biodiesel originario di
Argentina e Indonesia.
Con il regolamento (UE) n. 490/2013, del
27 maggio 2013, la Commissione ha istituito dazi antidumping provvisori su tali
importazioni.
L'allegata proposta di regolamento del
Consiglio si basa sulle conclusioni definitive che hanno confermato l'esistenza
di dumping arrecante pregiudizio e il fatto che l'istituzione di misure non è
contraria all'interesse generale dell'Unione.
Si propone quindi che il Consiglio adotti la
proposta di regolamento allegata, da pubblicare entro il 28 novembre 2013.
Base giuridica
Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio,
del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di
dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea.
Principio di sussidiarietà
La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione
europea. Pertanto, il principio di sussidiarietà non si applica.
Principio di proporzionalità
La proposta rispetta il principio di
proporzionalità per le ragioni esposte in appresso.
Il tipo di intervento è descritto nel citato
regolamento di base e non consente l'adozione di decisioni a livello nazionale.
Non sono necessarie indicazioni su come
ridurre al minimo e rendere commisurato all'obiettivo della proposta l'onere
finanziario e amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli
enti locali e regionali, degli operatori economici e dei cittadini.
Scelta dello strumento
Lo strumento proposto è il regolamento.
Altri strumenti non sarebbero adeguati per il
seguente motivo.
Altri strumenti non sarebbero adeguati in
quanto il regolamento di base non prevede opzioni alternative.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO
Nessuna.
2013/0363 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping
definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito
sulle importazioni di biodiesel originario di Argentina e Indonesia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell'Unione
europea, 
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009
del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea[1]
("il regolamento di base"), in particolare l'articolo 9,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea previa consultazione del comitato consultivo,
considerando quanto segue:
A. PROCEDURA
1.           Misure provvisorie
(1)       Il 27 maggio 2013 La
Commissione europea ("la Commissione") ha deciso di istituire un
dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di biodiesel originario di
Argentina e Indonesia ("i paesi interessati") con il regolamento (UE)
n. 490/2013[2]
("il regolamento provvisorio").
(2)       Il procedimento è stato
avviato il 29 agosto 2012[3]
in seguito a una denuncia presentata a nome di alcuni produttori dell'Unione
("i denunzianti"), che rappresentano oltre il 60 % della
produzione totale di biodiesel dell'Unione. 
(3)       Come indicato nel
considerando 5 del regolamento provvisorio, l'inchiesta relativa al dumping e
al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1° luglio 2011 e
il 30 giugno 2012 ("il periodo dell'inchiesta" o "PI").
L'analisi delle tendenze utili per la valutazione del pregiudizio ha riguardato
il periodo compreso tra il 1° gennaio 2009 e la fine del PI (''il periodo in
esame'').
2.           Fase successiva del
procedimento 
(4)       In seguito alla comunicazione
dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali è stato deciso di
imporre un dazio antidumping provvisorio ("comunicazione delle conclusioni
provvisorie"), varie parti interessate hanno presentato osservazioni
scritte in merito alle conclusioni provvisorie. Le parti che ne hanno fatto
richiesta hanno avuto la possibilità di essere sentite. 
(5)       La Commissione ha continuato
a raccogliere e verificare tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini
delle conclusioni definitive. Le osservazioni presentate oralmente e per
iscritto dalle parti interessate sono state esaminate e le conclusioni
provvisorie sono state, se del caso, modificate di conseguenza.
(6)       Successivamente, tutte le
parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in base ai
quali si intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di biodiesel originario di Argentina e Indonesia
e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazio
provvisorio ("comunicazione delle conclusioni definitive"). A tutte
le parti è stato concesso un periodo entro il quale presentare le loro
osservazioni sulla comunicazione delle conclusioni definitive.
(7)       Esaminate le osservazioni
presentate dalle parti interessate, si è tenuto conto di quelle ritenute
pertinenti. 
B. CAMPIONAMENTO
(8)       In assenza di osservazioni in
merito al campionamento dei produttori esportatori argentini e indonesiani, si
confermano le conclusioni provvisorie dei considerando da 10 a 14 e da 16 a 20
del regolamento provvisorio.
(9)       Una parte interessata ha
chiesto ulteriori informazioni in merito alla rappresentatività del campione di
produttori dell'Unione, sia in fase di selezione provvisoria del campione di
cui al considerando 23 del regolamento provvisorio che in fase di selezione
finale di cui al considerando 83 dello stesso regolamento.
(10)     Il campione di produttori dell'Unione
selezionati in via provvisoria rappresentava il 32,5% della produzione di
biodiesel nell'Unione durante il PI. In seguito ai cambiamenti intervenuti,
spiegati nel considerando 24 del regolamento provvisorio, il campione
definitivo era costituito da otto società che rappresentavano il 27% della
produzione dell'Unione. Il campione è stato quindi considerato rappresentativo
dell'industria dell'Unione. 
(11)     Una parte interessata ha
asserito che due produttori dell'Unione inseriti nel campione avrebbero dovuto
essere rimossi da quest'ultimo in quanto collegati a produttori esportatori
argentini. Questo presunto collegamento era stato esaminato prima dell'istituzione
delle misure provvisorie e le conclusioni della Commissione sono già state
pubblicate nel considerando 82 del regolamento provvisorio. 
(12)     Tutti i presunti legami tra i
produttori esportatori argentini e le due società incluse nel campione di cui
sopra sono stati esaminati nuovamente e tra di loro non è emerso alcun legame
diretto tale da comportare l'esclusione dal campione di uno o dell'altro
produttore dell'Unione. Il campione è rimasto pertanto invariato. 
(13)     Un'altra parte interessata ha
sostenuto che la procedura utilizzata della Commissione per la selezione del
campione dei produttori dell'Unione non era corretta in quanto la Commissione
aveva proposto un campione prima dell'apertura dell'inchiesta.
(14)     Tale obiezione non è stata
accolta. La Commissione ha selezionato il campione definitivo solo dopo l'apertura
dell'inchiesta, pienamente in linea con le disposizioni del regolamento di
base.
(15)     In assenza di altre obiezioni
o osservazioni si conferma il contenuto dei considerando da 22 a 25 del
regolamento provvisorio. 
C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
1.           Introduzione
(16)     Come indicato nel considerando
29 del regolamento provvisorio, il prodotto in esame, quale definito in via
provvisoria, è costituito da
esteri monoalchilici di acidi grassi e/o da gasoli paraffinici ottenuti
mediante sintesi e/o idrotrattamento, di origine non fossile, in forma pura o
incorporati in una miscela, originari di Argentina e Indonesia, attualmente
classificabili ai codici NC ex 1516 20 98, ex 1518 00 91,
ex 1518 00 95, ex 1518 00 99, ex 2710 19 43, ex
2710 19 46, ex 2710 19 47, 2710 20 11,
2710 20 15, 2710 20 17, ex 3824 90 97,
3826 00 10 ed ex 3826 00 90 ("il prodotto in
esame", comunemente noto come "biodiesel").
2.           Asserzioni
(17)     Un produttore esportatore
indonesiano ha asserito che, contrariamente a quanto affermato nel considerando
34 del regolamento provvisorio, l'estere metilico di palma (PME) prodotto in
Indonesia non è un prodotto simile all'estere metilico di colza (RME) e ad altri
biodiesel prodotti nell'Unione né all'estere metilico di soia (SME) prodotto in
Argentina in quanto possiede un punto di intasamento a freddo dei filtri (Cold
Filter Plugging Point - CFPP) assai più elevato, il che significa che deve
essere miscelato prima di poter essere utilizzato nell'UE.
(18)     Tale obiezione non è stata
accolta. Il PME prodotto in Indonesia è in concorrenza con il biodiesel
prodotto nell'Unione, che è rappresentato non solo dall'RME ma anche da
biodiesel ottenuto da olio di palma e da altre materie prime. Il PME può essere
utilizzato in tutta l'Unione in qualsiasi momento dell'anno miscelandolo con
altri biodiesel prima dell'uso, come avviene per l'RME e per lo SME. Il PME è
quindi intercambiabile con il biodiesel prodotto nell'UE ed è quindi un
prodotto simile.
(19)     Il considerando 35 del
regolamento provvisorio riporta l'obiezione di un produttore indonesiano, il
quale ha chiesto che gli esteri metilici frazionati fossero esclusi dalla
definizione del prodotto oggetto del presente procedimento. Questo produttore
ha mantenuto tale richiesta nelle sue osservazioni in merito alla comunicazione
delle conclusioni provvisorie, in cui ha ribadito la stessa argomentazione
avanzata prima di tale comunicazione.
(20)     L'industria dell'Unione ha tuttavia
contestato questa richiesta, affermando che gli esteri metilici frazionati sono
biodiesel e devono continuare a rientrare nella definizione del prodotto.
(21)     Sulla base delle osservazioni
ricevute dopo la fase provvisoria, la decisione della Commissione di cui al
considerando 36 del regolamento provvisorio è confermata. Indipendentemente dal
fatto che vari esteri metilici di acidi grassi possiedano numeri CAS (Chemical
Abstracts Service) differenti, che la produzione di tali esteri richieda
processi diversi e che i loro usi possano essere diversi, gli esteri metilici
frazionati sono pur sempre esteri metilici di acidi grassi e possono comunque
essere utilizzati come combustibili.  Data la difficoltà di distinguere un
estere metilico di acidi grassi da un altro senza un'analisi chimica presso il
punto d'importazione e data la conseguente possibilità di eludere i dazi,
dichiarando il biodiesel di PME come estere metilico frazionato a base di olio
di palma, l'obiezione sollevata è ancora una volta respinta. 
(22)     Il considerando 37 del
regolamento provvisorio riportava che un importatore europeo di estere metilico
di acidi grassi a base di olio di palmisti ("PKE") aveva chiesto che
le importazioni di questo prodotto fossero soggette all'esenzione a motivo della
destinazione specifica, o altrimenti escluse dalla definizione del prodotto
oggetto del procedimento.
(23)     Dopo la comunicazione delle
conclusioni provvisorie l'industria dell'Unione ha presentato osservazioni sull'esenzione
concessa alle importazioni di PKE a motivo della destinazione specifica e sulla
possibilità di elusione dei dazi proposti. Data la natura fungibile del
biodiesel essa ha contestato il fatto che la Commissione autorizzasse l'uso di
tale regime per ottenere l'esenzione dai dazi antidumping: il biodiesel
dichiarato per uso diverso da quello come combustibile potrebbe invece essere
utilizzato a tale scopo dal momento che possiede le stesse proprietà fisiche.
Il PKE può essere utilizzato come combustibile, l'alcool grasso insaturo prodotto
a partire dal PKE può essere ulteriormente trasformato in biodiesel, i
controlli che le autorità doganali possono effettuare sulle importazioni in
regime di esenzione a motivo della destinazione specifica sono limitati e l'uso
di questo regime comporta un onere economico significativo.
(24)     A seguito di consultazioni in
merito a tale aspetto e dal momento che il biodiesel dichiarato per uso diverso
da quello come combustibile presenta le stesse proprietà fisiche del biodiesel
destinato all'uso come combustibile, non è opportuno autorizzare nella
fattispecie l'esenzione a motivo della destinazione specifica a favore delle
importazioni di PKE.
(25)     Un importatore tedesco ha
ribadito la richiesta di esclusione dalla definizione del prodotto e/o di
esenzione a motivo della destinazione specifica per un particolare estere
metilico di acidi grassi ottenuto dall'olio di palmisti (PKE), destinato nell'UE
ad un uso diverso da quello come combustibile. Le osservazioni formulate hanno
ribadito la posizione già respinta nella fase provvisoria e non sono stati
presentati nuovi elementi di prova tali da modificare la conclusione secondo
cui l'esenzione a motivo della destinazione specifica non deve essere concessa
e il PKE deve rientrare nella definizione del prodotto.
(26)     Un produttore esportatore
indonesiano ha fatto inoltre riferimento alla sua richiesta di esenzione a
motivo della destinazione specifica per gli esteri metilici frazionati e ha
chiesto tale esenzione per queste importazioni destinate alla fabbricazione di
alcool grasso saturo. Come indicato sopra, tutte le richieste di esenzione a
motivo della destinazione specifica sono state respinte e le argomentazioni
presentate da questa parte interessata non hanno modificato tale conclusione. 
3.           Conclusioni
(27)     In assenza di altre
osservazioni riguardo al prodotto in esame e al prodotto simile, si confermano
i considerando da 29 a 39 del regolamento provvisorio.
D. DUMPING
1.           Osservazioni preliminari
(28)     Nei
considerando 44 e 64 del regolamento provvisorio è stato spiegato che sia il
mercato argentino del biodiesel che quello indonesiano sono fortemente
regolamentati dallo Stato e che quindi le vendite sul mercato interno  non sono
state considerate eseguite nel corso di normali operazioni commerciali. Di conseguenza,
è stato necessario costruire il valore normale del prodotto simile
conformemente all'articolo 2, paragrafi 3 e 6, del regolamento di base. Tale
conclusione non è stata contestata da nessuna delle parti interessate ed è
pertanto confermata.
(29)     Sia per l'Argentina che per l'Indonesia
il valore normale costruito nella fase provvisoria è stato calcolato sulla base
dei costi di produzione effettivi (e registrati) delle società durante il
periodo dell'inchiesta, sommandovi le spese generali, amministrative e di
vendita (SGAV) sostenute e un congruo margine di profitto. Nei considerando 45
e 63 del regolamento provvisorio si osservava in particolare che la Commissione
avrebbe ulteriormente esaminato l'affermazione secondo cui i sistemi di tasse
all'esportazione differenziate (DET) di Argentina e Indonesia distorcerebbero i
prezzi delle materie prime e i costi di produzione registrati non
rispecchierebbero quindi ragionevolmente i costi associati alla produzione del
prodotto in esame.
(30)     L'ulteriore inchiesta ha
dimostrato che, effettivamente, i sistemi DET avevano fatto scendere a un
livello artificialmente basso i prezzi della principale materia prima sul
mercato interno sia dell'Argentina che dell'Indonesia, come illustrato sotto
nei considerando 35 e seguenti per l'Argentina e nel considerando 66 per l'Indonesia
e che, di conseguenza, tali sistemi incidono sui costi dei produttori di
biodiesel in entrambi i paesi interessati. Sulla base di tale constatazione si
ritiene opportuno tenere conto di questa distorsione dei costi delle principali
materie prime nello stabilire i valori normali in entrambi i paesi, data la
particolare situazione di mercato prevalente sia in Argentina che in Indonesia.
(31)     Il Tribunale ha confermato[4] che quando i prezzi delle materie
prime sono regolamentati in modo tale da risultare artificialmente bassi sul
mercato interno si può presumere che il costo di produzione del prodotto in
esame subisca una distorsione. Il Tribunale ha ritenuto che in tali circostanze
le istituzioni dell'Unione hanno il diritto di concludere che uno degli
elementi dei documenti contabili non può essere considerato ragionevole e che,
di conseguenza, può essere oggetto di un adeguamento.
(32)     Il Tribunale ha anche concluso
che dall'articolo 2, paragrafo 5, primo comma, del regolamento di base risulta
che i documenti contabili della parte interessata non sono considerati come
base per il calcolo del valore normale se i costi di produzione del prodotto
oggetto dell'inchiesta non si riflettono adeguatamente in tali documenti. In
questo caso, in base alla seconda frase di detto comma, i costi saranno
adeguati o calcolati sulla base di fonti di informazione diverse da detti
documenti. Queste informazioni possono essere tratte dai costi sostenuti da
altri produttori o esportatori oppure, qualora queste ultime informazioni non
fossero disponibili o utilizzabili, da qualsiasi altra fonte di informazione
ragionevole, comprese le informazioni provenienti da altri mercati
rappresentativi.
(33)     Nei calcoli provvisori il prezzo
effettivo di acquisto della soia sul mercato interno e i costi effettivi
imputati per l'olio di palma greggio sono stati utilizzati nel calcolo dei
costi di produzione dei produttori esportatori di, rispettivamente, Argentina e
Indonesia. 
(34)     Dato che
alcuni costi di produzione, in particolare i costi della materia prima
principale (soia e olio di soia in Argentina e olio di palma greggio in
Indonesia), sono risultati distorti, essi sono stati stabiliti sulla base dei
prezzi di riferimento pubblicati dalle autorità competenti dei paesi
interessati. Tali prezzi riflettono il livello dei prezzi internazionali.
2.           Argentina
2.1.        Valore normale
(35)     Come indicato in precedenza, la Commissione è ora giunta alla
conclusione che il sistema DET applicato in Argentina falsa i costi di
produzione dei produttori di biodiesel di tale paese. L'inchiesta ha stabilito
che durante il PI le tasse all'esportazione sulle materie prime (35% sulla soia
e 32% sull'olio di soia) erano notevolmente superiori alle tasse all'esportazione
sul prodotto finito (aliquota nominale del 20% sul biodiesel, con un'aliquota
effettiva del 14,58% tenendo conto di una riduzione d'imposta). Di fatto,
durante il PI, la differenza tra la tassa all'esportazione sulla soia e quella
sul biodiesel era di 20,42 punti percentuali, mentre quella tra l'olio di soia
e il biodiesel era di 17,42 punti percentuali.
(36)     Per determinare il livello
della tassa all'esportazione sulla soia e sull'olio di soia, il ministero
argentino dell'Agricoltura, dell'allevamento e della pesca pubblica
quotidianamente il prezzo FOB della soia e dell'olio di soia, il cosiddetto
"prezzo di riferimento"[5]. Questo
prezzo di riferimento riflette il livello dei prezzi internazionali[6] e viene utilizzato per calcolare l'importo della tassa all'esportazione
da versare alle autorità fiscali.
(37)     I prezzi sul mercato interno
seguono le tendenze dei prezzi internazionali. L'inchiesta ha stabilito che la
differenza tra il prezzo della soia e dell'olio di soia sul mercato interno e
il prezzo internazionale è data dalla tassa all'esportazione sul prodotto e
dalle altre spese sostenute per esportarlo. I prezzi di riferimento della soia
e dell'olio di soia sul mercato interno sono pubblicati dal ministero argentino
dell'Agricoltura anche come "prezzo teorico FAS"[7]. I produttori di soia e di olio di soia ottengono quindi lo stesso
prezzo netto indipendentemente dal fatto che vendano all'esportazione o sul
mercato interno.
(38)     In
conclusione, i prezzi sul mercato interno della principale materia prima
utilizzata dai produttori di biodiesel in Argentina sono risultati
artificialmente più bassi dei prezzi internazionali a causa della distorsione
dovuta al sistema argentino di tasse all'esportazione; i costi della principale
materia prima, di conseguenza, non si riflettevano adeguatamente nei documenti
contabili tenuti dai produttori argentini oggetto dell'inchiesta ai sensi dell'articolo
2, paragrafo 5, del regolamento di base, secondo l'interpretazione del
Tribunale, come illustrato sopra. 
(39)     La Commissione ha pertanto
deciso di rivedere il considerando 63 del regolamento provvisorio e di non
considerare i costi effettivi della soia (la principale materia prima
acquistata e impiegata nella produzione di biodiesel) registrati dalle società
interessate nei loro documenti contabili, ma di sostituirli con il prezzo al
quale tali società avrebbero acquistato la soia in assenza della suddetta
distorsione. 
(40)     Al fine di stabilire il costo
al quale le società interessate avrebbero acquistato la soia in assenza della
suddetta distorsione, la Commissione ha preso in considerazione la media dei
prezzi di riferimento della soia pubblicati dal ministero argentino dell'Agricoltura
per l'esportazione FOB Argentina durante il PI[8].
(41)     L'associazione di produttori
esportatori argentini (CARBIO) e le autorità argentine hanno sostenuto che un
adeguamento dei costi sostenuti dalle società a norma dell'articolo 2,
paragrafo 5, del regolamento di base è possibile solo quando i documenti
contabili, e non i costi sostenuti dalle società, non riflettono adeguatamente
i costi associati alla produzione e alla vendita del prodotto in esame. Hanno
dichiarato che, in pratica, la Commissione ha aggiunto le tasse all'esportazione
al prezzo pagato dalle società per l'acquisto della soia, inserendo quindi nei
costi di produzione una voce non legata alla produzione o alla vendita del
prodotto in esame. Hanno poi aggiunto che la sentenza "Acron" del
Tribunale citata nel documento di comunicazione delle conclusioni[9] si basa su un'interpretazione errata dell'articolo 2.2.1.1 dell'accordo
antidumping dell'OMC, è attualmente oggetto di ricorso dinanzi alla Corte di
giustizia e, in ogni caso, le considerazioni di fatto sono diverse da quelle
nel presente caso dal momento che i prezzi delle materie prime in Argentina non
sono "regolamentati" come il prezzo del gas in Russia e non sono
distorti, ma vengono determinati liberamente senza alcun intervento dello
Stato; di conseguenza, la situazione del mercato in Argentina non è tale da
consentire alla Commissione di applicare l'articolo 2, paragrafo 5, del
regolamento di base. Hanno inoltre dichiarato che il sistema DET dell'Argentina
non è incompatibile con alcuna norma commerciale. CARBIO ha sostenuto altresì
che, poiché le tasse all'esportazione non sono state prese in considerazione al
momento di stabilire il prezzo all'esportazione, la Commissione non ha
effettuato un confronto equo tra il valore normale costruito (che tiene conto
delle tasse all'esportazione) e il prezzo all'esportazione (che non tiene conto
delle tasse all'esportazione). Ha inoltre affermato che, facendo riferimento ai
prezzi internazionali della soia quali stabiliti presso il Chicago Board of
Trade (CBOT) per costruire il valore normale, ma tralasciando i profitti o le perdite
conseguenti alle attività di hedging sul CBOT per stabilire il prezzo all'esportazione
(vedi sotto), la Commissione, ancora una volta, non ha effettuato un confronto
equo tra il valore normale e il prezzo all'esportazione. CARBIO ha dichiarato
altresì che la Commissione, sostituendo semplicemente i costi registrati dalle
società oggetto dell'inchiesta con un prezzo internazionale, non ha preso in
considerazione il vantaggio competitivo naturale dei produttori argentini. L'associazione
ha infine obiettato che la Commissione non ha tenuto conto del fatto che, senza
il sistema DET in Argentina, i prezzi della soia sul CBOT sarebbero stati molto
più bassi. 
(42)     Tali obiezioni vanno respinte.
Anche se i fatti su cui verte il caso "Acron" sono diversi da quelli
del caso in esame, il Tribunale ha pur sempre stabilito il principio di diritto
che se i costi associati alla produzione del prodotto oggetto dell'inchiesta
non si riflettono adeguatamente nei documenti contabili delle società, tali
costi non possono essere utilizzati come base per il calcolo del valore
normale. Nel caso "Acron" i costi non si riflettevano adeguatamente
nei documenti contabili della società interessata in quanto il prezzo del gas
era regolamentato. Nel caso in esame è stato stabilito che i costi associati
alla produzione del prodotto in esame non si riflettono adeguatamente nei
documenti contabili delle società interessate poiché, a causa della distorsione
dovuta al sistema DET argentino, risultano artificialmente bassi. Questa conclusione
è valida indipendentemente dal fatto che i sistemi DET, in generale, siano o no
incompatibili in quanto tali con l'accordo dell'OMC. La Commissione ritiene
inoltre che il Tribunale si sia basato su un'interpretazione corretta dell'accordo
antidumping. In effetti, nella controversia China – Broilers[10] il panel ha concluso che, sebbene l'articolo 2.2.1.1 dell'accordo
antidumping stabilisca la presunzione che, di norma, i costi di
produzione siano calcolati sulla base dei libri e delle scritture della parte
oggetto dell'inchiesta, l'autorità incaricata dell'inchiesta si riserva il
diritto di non utilizzare tali libri qualora constati che i) non sono conformi
ai principi contabili generalmente accettati (GAAP) o ii) non danno una visione
corretta dei costi di produzione e delle spese di vendita del prodotto in
esame. Tuttavia, se decide di derogare alla norma, l'autorità incaricata dell'inchiesta
deve esporre i motivi che l'hanno indotta a farlo. La Commissione,
conformemente a tale interpretazione e considerata la distorsione generata dal
sistema DET, che crea una particolare situazione di mercato, ha sostituito i
costi registrati dalle società interessate per l'acquisto della principale
materia prima in Argentina con il prezzo che sarebbe stato pagato in assenza
della distorsione stabilita. Il fatto che, da un punto di vista meramente
numerico, il risultato sia analogo non significa che la metodologia applicata
dalla Commissione sia consistita semplicemente nel sommare le tasse all'esportazione
ai costi della materia prima. I prezzi internazionali dei prodotti di base sono
fissati in funzione della domanda e dell'offerta e non vi sono prove del fatto
che il sistema DET dell'Argentina incida sui prezzi CBOT. Tutte le obiezioni e
le asserzioni secondo cui la Commissione, utilizzando un prezzo internazionale,
non avrebbe effettuato un confronto equo tra il valore normale e il prezzo all'esportazione
sono pertanto prive di fondamento. Lo stesso vale per l'affermazione secondo
cui la Commissione non avrebbe preso in considerazione il vantaggio competitivo
naturale dei produttori argentini, in quanto la sostituzione dei costi
registrati dalle società è dovuta al prezzo anormalmente basso della materia
prima sul mercato interno e non a un vantaggio comparativo. 
(43)     Nel considerando 45 del
regolamento provvisorio è stato spiegato che, poiché le vendite sul mercato
interno non sono state considerate come eseguite nel corso di normali
operazioni commerciali, il valore normale ha dovuto essere costruito
utilizzando un congruo margine di profitto del 15% conformemente all'articolo
2, paragrafo 6, lettera c), del regolamento di base. Alcuni produttori
esportatori hanno affermato che la percentuale utilizzata dalla Commissione
come congruo margine di profitto (15%) per il calcolo del valore normale era
inverosimilmente elevata e costituiva un cambiamento radicale rispetto alla
prassi consolidata in una serie di altre inchieste relative a mercati analoghi
connessi ai prodotti di base (in cui il margine di profitto utilizzato è stato
del 5% circa).
(44)     Tale argomentazione va
respinta. Non è innanzitutto corretto affermare che la Commissione utilizza
sistematicamente un margine di profitto del 5% per il calcolo del valore
normale. Ogni situazione è valutata singolarmente sulla base delle circostanze
specifiche del caso. Ad esempio, nel procedimento del 2009 contro gli Stati
Uniti riguardante il biodiesel, sono stati utilizzati vari livelli di profitto,
con una media ponderata ben superiore al 15%. In secondo luogo, la Commissione ha
considerato anche il tasso debitore a breve e medio termine in Argentina, che
stando ai dati della Banca mondiale è pari al 14%. Appare certo ragionevole
aspettarsi dalle operazioni sui mercati interni del biodiesel un margine di
profitto più elevato rispetto ai costi di finanziamento. Il margine di profitto
considerato risulta addirittura inferiore ai profitti realizzati durante il PI
dai produttori del prodotto in esame, anche se tale livello è il risultato
delle distorsioni dei costi provocate dal sistema DET e dalla regolamentazione
dei prezzi del biodiesel sul mercato interno da parte dello Stato. Pertanto,
per i motivi indicati sopra, si ritiene che un margine di profitto del 15%
rappresenti un margine equo per un'industria relativamente nuova e ad alta
intensità di capitale in Argentina.
(45)     Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive CARBIO e le autorità argentine hanno sostenuto che i) il
riferimento ai margini di profitto del procedimento relativo agli Stati Uniti
non era giustificato; ii) il riferimento al tasso debitore a medio termine è
privo di logica, tale parametro non è mai stato utilizzato in passato e se
davvero lo si vuole utilizzare come riferimento non si deve impiegare quello
dell'Argentina in quanto gli investimenti sono stati effettuati in dollari US
insieme a soggetti stranieri; iii) i profitti effettivamente realizzati dai
produttori argentini non hanno potuto essere presi in considerazione a causa
della particolare situazione del mercato e iv) a titolo di confronto, il margine
di profitto di riferimento dell'industria dell'Unione è stato fissato all'11%. 
(46)     Tali obiezioni vanno respinte.
La Commissione ha ritenuto che un margine di profitto del 15% fosse ragionevole
per l'industria argentina del biodiesel poiché durante il PI, in tale paese, si
trattava ancora di un'industria giovane ad alta intensità di capitale. Il
riferimento al margine di profitto usato nel procedimento relativo agli Stati
Uniti è stato fatto per confutare l'affermazione secondo cui la Commissione utilizzerebbe
sistematicamente un margine di profitto del 5 % per costruire il valore
normale. Anche il riferimento al tasso debitore a medio termine non aveva lo
scopo di fissare un parametro di riferimento, bensì di verificare la
ragionevolezza del margine utilizzato. Lo stesso vale per i profitti
effettivamente realizzati dalle società inserite nel campione. D'altro canto,
poiché la costruzione del valore normale ha un obiettivo diverso dal calcolo
del profitto di riferimento dell'industria dell'Unione in assenza di
importazioni in dumping, nessun confronto tra i due valori è pertinente. È
quindi confermato il considerando 46 del regolamento provvisorio.
(47)     Un produttore esportatore
fabbrica biodiesel in parte nei propri impianti e in parte nel quadro di un
contratto in conto lavorazione con un produttore indipendente. Questo
produttore esportatore ha chiesto che i suoi costi di produzione fossero
ricalcolati utilizzando una media ponderata diversa per i propri costi di
produzione e per quelli di tale produttore indipendente rispetto a quella
utilizzata dalla Commissione nella fase provvisoria. Tale richiesta è stata
analizzata e ritenuta giustificata e i costi di produzione della società in
questione sono stati ricalcolati di conseguenza.
(48)     La Commissione ha ricevuto
altre obiezioni di minore portata riguardanti società specifiche, ma tali
richieste sono diventate irrilevanti in seguito al cambiamento di metodologia
per la costruzione del valore normale come indicato sopra. Sono pertanto
confermate, con le modifiche illustrate sopra, le conclusioni di cui ai
considerando da 40 a 46 del regolamento provvisorio.
2.2.        Prezzo all'esportazione 
(49)     Nel considerando 49 del
regolamento provvisorio è stato spiegato che, quando le vendite all'esportazione
sono state effettuate tramite società commerciali collegate con sede nell'Unione,
sono stati operati adeguamenti al prezzo all'esportazione, anche per tenere
conto dei profitti dell'operatore commerciale collegato conformemente all'articolo
2, paragrafo 9, del regolamento di base. Ai fini di tale calcolo, è stato
considerato ragionevole un margine di profitto del 5% per l'operatore
commerciale collegato all'interno dell'Unione. Due produttori esportatori hanno
sostenuto che un margine di profitto del 5% per l'operatore commerciale
collegato nell'Unione era troppo elevato per il commercio dei prodotti di base
e che non si doveva utilizzare alcun profitto o una percentuale più ridotta
(fino al 2% a seconda delle società).
(50)     Non è stato fornito alcun
elemento di prova a sostegno di tale affermazione. In tali circostanze il
margine di profitto del 5% per gli operatori commerciali collegati all'interno
dell'UE è confermato.
(51)     In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive, CARBIO ha sostenuto che il margine di profitto
del 5% era troppo elevato per il commercio dei prodotti di base e ha fatto
riferimento a uno studio realizzato dalla KPMG espressamente a tale scopo,
presentato alla Commissione il 1º luglio 2013 dopo la pubblicazione del
regolamento provvisorio. La Commissione ha ritenuto che i risultati dello
studio non fossero affidabili a causa dei limiti dell'analisi riconosciuti
dallo studio stesso, limiti che hanno condotto alla selezione di un numero
ridotto di società commerciali, la metà delle quali non vendeva prodotti
agricoli. Gli elementi di prova forniti sono quindi considerati non conclusivi.
Di conseguenza, il margine di profitto del 5% per gli operatori commerciali
collegati nell'UE è confermato. 
(52)     Un produttore esportatore ha
denunciato il fatto che, nello stabilire il prezzo all'esportazione, la
Commissione non aveva tenuto conto dei risultati delle operazioni di hedging,
ossia dei profitti o delle perdite dei produttori che vendono e acquistano
contratti future di olio di soia sul Chicago Board of Trade (CBOT). La
società ha sottolineato che l'hedging è un'attività necessaria nel settore del
biodiesel a causa della volatilità del prezzo della materia prima e che, per il
venditore di biodiesel, il ricavo netto non è costituito solamente dal prezzo
pagato dall'acquirente, ma anche dai profitti (o dalle perdite) derivanti dalle
operazioni di hedging soggiacenti.
(53)     Tale argomentazione va
respinta in quanto l'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base
stabilisce chiaramente che il prezzo all'esportazione è il prezzo realmente
pagato o pagabile per il prodotto venduto per l'esportazione, a prescindere da
profitti o perdite distinti, benché connessi, derivanti dalle pratiche di
hedging.
(54)     In assenza di altre
osservazioni relative ai prezzi all'esportazione, si confermano, con le
modifiche indicate sopra, i considerando da 47 a 49 del regolamento
provvisorio.
2.3.        Confronto 
(55)     Nel considerando 53 del
regolamento provvisorio è stato spiegato che, quando le vendite all'esportazione
sono state effettuate tramite società commerciali collegate situate al di fuori
dell'UE, la Commissione ha esaminato se l'operatore commerciale collegato fosse
da trattare come agente operante sulla base di commissioni e, in caso
affermativo, è stato applicato un adeguamento a norma dell'articolo 2,
paragrafo 10, lettera i), del regolamento di base per tenere conto del valore
figurativo del margine per l'operatore. 
(56)     Una società ha affermato che
il margine di profitto utilizzato dalla Commissione come valore figurativo per
l'operatore commerciale collegato al di fuori dell'UE era troppo elevato e che
un margine di profitto più basso sarebbe stato più ragionevole.
(57)     La Commissione ha esaminato
con attenzione le argomentazioni presentate dal produttore esportatore, ma ha
concluso che, date le considerevoli attività svolte dagli operatori commerciali
collegati, un margine di profitto del 5% era da considerarsi ragionevole. L'obiezione
va quindi respinta.
(58)     In assenza di altre
osservazioni riguardanti il confronto, si confermano i considerando da 50 a 55
del regolamento provvisorio.
2.4.        Margini di dumping
(59)     Tutti i produttori esportatori
argentini che hanno collaborato all'inchiesta hanno chiesto che, in caso di
istituzione di un dazio antidumping sulle importazioni di biodiesel dall'Argentina,
fosse istituito un dazio unico per tutti i produttori esportatori che avevano
collaborato, basato sulla media ponderata dei dazi antidumping di tutti i
produttori esportatori inseriti nel campione. Essi hanno giustificato tale
richiesta affermando che tutti i produttori inseriti nel campione sono uniti da
legami commerciali o di altro tipo e producono, vendono, prestano o scambiano
biodiesel fra di loro; spesso, inoltre, il prodotto di varie società è caricato
insieme nella stessa nave d'alto mare e spedito verso l'UE e non è più
possibile per le autorità doganali identificare e distinguere il prodotto di
produttori differenti. A loro avviso tali circostanze particolari rendevano
impossibile l'istituzione di aliquote individuali del dazio.
(60)     Tale richiesta deve essere
respinta malgrado provenga da tutti i produttori esportatori, compresi quelli
con un margine di dumping individuale più basso rispetto alla media ponderata,
e benché possa costituire una semplificazione per le autorità doganali. Tranne
qualora sia inevitabile, presunte difficoltà di ordine pratico non devono
infatti essere utilizzate come pretesto per derogare alle disposizioni del
regolamento di base. Nella fattispecie la prassi delle società di scambiare,
prendere in prestito o mescolare in altro modo il prodotto in esame non rende
di per sé impossibile l'istituzione di dazi individuali ai sensi dell'articolo
9, paragrafo 6, del regolamento di base.
(61)     Tre società hanno chiesto che
i loro nomi fossero inseriti nell'elenco dei produttori esportatori che hanno
collaborato all'inchiesta per poter così beneficiare dell'aliquota del dazio
antidumping per le società non incluse nel campione che hanno collaborato e non
essere sottoposte al dazio residuo per "tutte le altre società".
(62)     Due di queste tre società
producevano già biodiesel durante il PI per il mercato interno o nel quadro di
contratti in conto lavorazione per altri produttori esportatori, ma non
esportavano direttamente verso l'UE. La terza società non produceva biodiesel
durante il PI, essendo il suo stabilimento ancora in costruzione in quel
periodo.
(63)     La Commissione ritiene che le
tre società di cui sopra non soddisfino le condizioni per essere considerate
produttori esportatori che hanno collaborato all'inchiesta. Questo vale non
solo per la società che non produceva biodiesel durante il PI, ma anche per le
società che hanno collaborato all'inchiesta presentando il modulo per il
campionamento, poiché dalle risposte fornite nel modulo risulta chiaramente che
producevano per il mercato interno o per terzi ma non esportavano biodiesel
nell'UE a nome proprio.
(64)     Tale richiesta va quindi
essere respinta e alle tre società in questione va applicato il dazio
antidumping residuo.
(65)     Tenuto conto degli adeguamenti
operati sul valore normale e sul prezzo all'esportazione, come indicato sopra,
e in assenza di ulteriori osservazioni al riguardo, la tabella di cui al
considerando 59 del regolamento provvisorio è sostituita dalla tabella che segue
e i margini di dumping definitivi, espressi in percentuale del prezzo CIF
frontiera dell'Unione, dazio non pagato, sono i seguenti: 
             Società ||             Margine di dumping 
             Louis Dreyfus Commodities S.A. ||             46,7% 
             Group "Renova" (Molinos Río de la Plata S.A., Oleaginosa Moreno Hermanos S.A.F.I.C.I. y A. e Vicentin S.A.I.C.) ||             49,2% 
             Group "T6" (Aceitera General Deheza S.A., Bunge Argentina S.A.) ||             41,9% 
             Altre società che hanno collaborato ||             46,8% 
             Tutte le altre società ||             49,2% 
3.           Indonesia
3.1.        Valore normale 
(66)     Come indicato sopra nei
considerando da 28 a 34, la Commissione è ora giunta alla conclusione che il
sistema DET dell'Indonesia falsa i costi di produzione dei produttori di
biodiesel di tale paese e che pertanto i costi associati alla produzione e alla
vendita del prodotto in esame non si riflettono adeguatamente nei documenti
contabili tenuti dai produttori indonesiani oggetto dell'inchiesta. 
(67)     La Commissione ha pertanto
deciso di rivedere il considerando 63 del regolamento provvisorio e di non considerare
i costi effettivi dell'olio di palma greggio (CPO), principale materia prima
acquistata e impiegata nella produzione di biodiesel, registrati dalle società
interessate nei loro documenti contabili, ma di sostituirli con il prezzo al
quale tali società avrebbero acquistato il CPO in assenza della suddetta
distorsione. 
(68)     L'inchiesta
ha confermato che il livello dei prezzi del CPO oggetto di scambi sul mercato
interno è notevolmente inferiore rispetto al prezzo di riferimento
"internazionale" e che tale differenza si avvicina di molto alla
tassa all'esportazione applicata al CPO. Il sistema
DET, limitando le possibilità di esportare il CPO, fa sì che siano disponibili
sul mercato interno quantità maggiori di CPO ed esercita quindi una pressione al
ribasso sui prezzi di tale olio sul mercato interno. Ciò provoca una
particolare situazione di mercato.
(69)     Durante il PI alle
esportazioni di biodiesel era applicata un'aliquota della tassa all'esportazione
compresa fra il 2% e il 5%. Nello stesso periodo le esportazioni di CPO erano
soggette a una tassa all'esportazione con un'aliquota del 15-20%, mentre per le
esportazioni di RBDPO l'aliquota variava tra il 5% e il 18,5%. Le diverse
aliquote si applicano in base alla relativa fascia dei prezzi di riferimento
(che seguono le tendenze del mercato internazionale e non hanno alcun rapporto
con le differenze di qualità). La tassa all'esportazione per i frutti di palma
è fissata a un'aliquota fissa del 40%.
(70)     Per i
motivi menzionati sopra, il considerando 63 del regolamento provvisorio viene
riveduto e il costo della materia prima principale (CPO) registrato dalle
società interessate è stato sostituito, a norma dell'articolo 2, paragrafo 5,
del regolamento di base, dal prezzo all'esportazione di riferimento (HPE)[11] per il CPO pubblicato dalle autorità indonesiane, basato a sua volta
sui prezzi internazionali pubblicati (Rotterdam, Malaysia e Indonesia). Tale
adeguamento è stato operato per il CPO acquistato sia dalle società collegate
che da quelle indipendenti. Il costo del CPO di produzione propria all'interno
dello stesso soggetto giuridico è accettato in quanto non si ha alcuna prova
del fatto che tale costo sia influenzato dalla distorsione. 
(71)     Tutti i produttori esportatori
indonesiani, come pure il governo del paese, sostengono che la sostituzione dei
costi del CPO, come registrati dalle società, con il prezzo all'esportazione di
riferimento dell'Indonesia per il CPO non è consentita né dalle norme dell'OMC
né dall'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base ed è quindi
illegittima. A tale riguardo il governo indonesiano afferma che la Commissione
ha erroneamente trattato la Repubblica di Indonesia come un'economia non di
mercato. Le argomentazioni presentate dalle società possono sintetizzarsi come
segue. In primo luogo, la Commissione non ha dato alcuna giustificazione del
mancato utilizzo dei costi effettivi registrati né ha dimostrato che tali costi
non riflettono adeguatamente i costi associati alla produzione del prodotto in
esame, ma ha semplicemente dichiarato che i costi registrati erano
artificialmente bassi rispetto a quelli internazionali e andavano quindi
sostituiti. Questo è contrario alle norme dell'OMC secondo le quali il criterio
per determinare se un particolare costo possa essere utilizzato per il calcolo
dei costi di produzione è che tale costo sia associato alla produzione e alla
vendita del prodotto e non che rifletta adeguatamente il valore di mercato. In
secondo luogo, anche se l'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base
consente apparentemente di effettuare un adeguamento, l'applicazione di tale
articolo dovrebbe essere limitata ai casi in cui lo Stato interviene
direttamente sul mercato fissando o regolamentando i prezzi ad un livello
artificialmente basso. In questo caso particolare, tuttavia, la Commissione
sostiene che il prezzo del CPO sul mercato interno sia artificialmente basso
non perché regolamentato dallo Stato, ma semplicemente a causa della tassa all'esportazione
istituita sul CPO. Anche se ciò fosse vero, l'eventuale incidenza sul prezzo
praticato sul mercato interno può essere solo considerata una ripercussione
casuale o un semplice effetto collaterale del sistema di tasse all'esportazione.
In terzo luogo, la Commissione si basa erroneamente sulla sentenza Acron
per giustificare la legittimità dell'adeguamento relativo al CPO. Tale sentenza
è attualmente oggetto di ricorso e non può pertanto essere considerata un
precedente. In ogni caso, gli elementi di fatto del caso Acron erano
diversi in quanto in tale situazione i prezzi del gas erano regolamentati dallo
Stato, mentre nella fattispecie in esame i prezzi del CPO in Indonesia sono
fissati liberamente sul mercato. Infine, il governo indonesiano sostiene che l'adeguamento
a norma dell'articolo 2, paragrafo 5, sia stato effettuato unicamente per
aumentare i margini di dumping a causa delle differenze di tassazione.
(72)     L'affermazione secondo cui l'adeguamento
a norma dell'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base sarebbe
illegittimo nel quadro delle norme dell'OMC e/o dell'Unione deve essere
respinta. Il regolamento di base ha recepito l'accordo antidumping dell'OMC e,
di conseguenza, tutte le disposizioni di tale regolamento, compreso l'articolo
2, paragrafo 5, sono ritenute conformi agli obblighi che incombono all'Unione
in forza dell'accordo antidumping. A tale proposito si ricorda che l'articolo
2, paragrafo 5, del regolamento di base si applica sia ai paesi a economia di
mercato che a quelli non retti da un'economia di mercato. Come menzionato sopra
(considerando 42), nel caso Acron il Tribunale ha stabilito il principio
di diritto che se i costi associati alla produzione del prodotto oggetto dell'inchiesta
non si riflettono adeguatamente nei documenti contabili della società, tali
costi non possono essere utilizzati come base per il calcolo del valore normale
e possono essere sostituiti da costi che rispecchino un prezzo stabilito dalle
forze di mercato a norma dell'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base.
Il fatto che il caso Acron vertesse su prezzi regolamentati dallo Stato
non può tuttavia essere interpretato nel senso che la Commissione non sia
autorizzata ad applicare l'articolo 2, paragrafo 5, in relazione ad altre forme
di intervento dello Stato che falsano, direttamente o indirettamente, un
determinato mercato riducendo i prezzi ad un livello artificialmente basso.
Nella controversia China – Broilers il panel è di recente giunto a una
conclusione analoga nell'interpretare l'articolo 2.2.1.1 dell'accordo
antidumping. Nella fattispecie in esame la Commissione ha riscontrato che i
costi associati alla produzione del prodotto in esame non si riflettono
adeguatamente nei documenti contabili delle società interessate poiché, a causa
del sistema DET indonesiano, risultano artificialmente bassi. L'adeguamento, da
parte della Commissione, dei costi del CPO a norma dell'articolo 2, paragrafo
5, del regolamento di base era dunque pienamente giustificato. Per quanto
riguarda l'affermazione del governo indonesiano, si osserva che l'adeguamento a
norma dell'articolo 2, paragrafo 5, si basa sulla differenza dimostrata tra i
prezzi del CPO sul mercato nazionale e quelli internazionali e non su eventuali
differenze di tassazione.
(73)     Due produttori esportatori
indonesiani hanno sostenuto che la Commissione non è riuscita a dimostrare che
il prezzo del CPO sul mercato interno indonesiano fosse distorto. A loro
avviso, l'ipotesi di base della Commissione secondo cui il sistema DET limita
le possibilità di esportazione del CPO, rendendo quindi disponibili sul mercato
interno maggiori quantità di tale olio e facendone scendere i prezzi, sarebbe
di fatto errata in quanto il CPO viene esportato in grandi quantità (70% di
tutta la produzione). In ogni caso, anche se il mercato interno del CPO fosse
considerato falsato dal sistema DET, anche il prezzo HPE sarebbe distorto in
quanto basato su prezzi internazionali all'esportazione che includono la tassa
all'esportazione. Il prezzo HPE del CPO non può quindi essere utilizzato come
prezzo di riferimento appropriato per l'adeguamento del costo del CPO. 
(74)     Benché il CPO sia esportato
dall'Indonesia in grandi quantità, l'inchiesta ha riscontrato che il prezzo del
CPO sul mercato interno è artificialmente basso rispetto ai prezzi
internazionali. La differenza di prezzo constatata, inoltre, si avvicina di
molto alla tassa all'esportazione istituita dal sistema DET. Sembra quindi
ragionevole concludere che il basso livello dei prezzi sul mercato interno sia
il risultato di una distorsione provocata dal DET. Inoltre, i prezzi
internazionali dei prodotti di base, fra cui il CPO, sono determinati in base
alla domanda e all'offerta e riflettono quindi le dinamiche delle forze di
mercato. Non sono stati presentati elementi di prova da cui risulti che l'azione
di tali forze di mercato sia stata falsata dal sistema DET indonesiano. L'affermazione
secondo cui il prezzo HPE non sarebbe un riferimento appropriato è pertanto
respinta.
(75)     Un produttore esportatore che
è risultato non avere vendite rappresentative sul mercato interno (cfr. il
considerando 60 del regolamento provvisorio) ha affermato che la Commissione
aveva erroneamente basato il test di rappresentatività sulle vendite delle
singole società collegate invece che sulle vendite complessive di tutte le
società del gruppo. Ha tuttavia riconosciuto che questo presunto errore non
aveva avuto alcun impatto sulle conclusioni provvisorie al riguardo. Si ricorda
che, per quanto riguarda tale produttore esportatore, nessuna delle singole
società collegate aveva superato il test di rappresentatività. Pertanto, anche
se la sua obiezione fosse risultata fondata, è chiaro che un test di
rappresentatività basato sulla totalità delle vendite sul mercato interno di
tutte le società collegate non avrebbe potuto avere, come riconosciuto dal
produttore esportatore, un impatto sulle conclusioni provvisorie. In assenza di
ulteriori osservazioni si confermano i considerando da 60 a 62 del regolamento
provvisorio.
(76)     Una parte ha affermato che,
per quanto riguarda il considerando 63 del regolamento provvisorio, era stato
utilizzato nei suoi confronti un importo eccessivo per le spese generali,
amministrative e di vendita (SGAV). Dall'analisi di tale obiezione è emerso che
nella costruzione del valore normale erano state utilizzate le SGAV per le
vendite sia all'esportazione che sul mercato interno. Sono state quindi operate
le necessarie rettifiche per utilizzare le SGAV solo per le vendite sul mercato
interno.
(77)     Una parte ha messo in
discussione la costruzione del valore normale, in particolare la scelta della
metodologia di cui all'articolo 2, paragrafo 6, come indicato nel considerando
65 del regolamento provvisorio. L'articolo 2, paragrafo 6, prevede tre
metodologie alternative per stabilire le SGAV e i profitti nel caso in cui non
possano essere utilizzati i dati effettivi della società. La parte in questione
ha sostenuto che queste tre metodologie devono essere considerate nell'ordine
in cui sono presentate e che pertanto si deve innanzitutto prendere in
considerazione l'applicazione dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera a), e dell'articolo
2, paragrafo 6, lettera b). 
(78)     Premesso che il regolamento
provvisorio sembra aver considerato solo la metodologia di cui all'articolo 2,
paragrafo 6, lettera c), i considerando seguenti spiegano perché l'articolo 2,
paragrafo 6, lettera a), e l'articolo 2, paragrafo 6, lettera b), non siano
applicabili nella fattispecie.
(79)     L'articolo 2, paragrafo 6,
lettera a), non è applicabile in quanto non è stato possibile stabilire gli
importi effettivi per nessuna delle società indonesiane (e argentine) incluse
nel campione non avendo queste effettuato vendite nel corso di normali
operazioni commerciali. Non sono pertanto disponibili dati sugli importi
effettivi di altri esportatori o produttori (inseriti nel campione) che
consentano di applicare l'articolo 2, paragrafo 6, lettera a).
(80)     L'articolo
2, paragrafo 6, lettera b), non è applicabile poiché nessuna delle società
indonesiane (e argentine) incluse nel campione ha venduto, nel corso di normali
operazioni commerciali, prodotti appartenenti alla stessa categoria generale. 
(81)     In relazione all'articolo 2,
paragrafo 6, lettera b), la parte in questione ha anche argomentato che il
regolamento di base non sarebbe conforme al regolamento OMC per il fatto di introdurre
il requisito, all'articolo 2, paragrafo 6, lettera b), che le vendite siano
realizzate nel corso di normali operazioni commerciali. Tuttavia, come indicato
nel considerando 72, il regolamento di base ha recepito l'accordo antidumping
dell'OMC; si ritiene pertanto che tutte le disposizioni di tale regolamento,
fra cui l'articolo 2, paragrafo 6, siano conformi agli obblighi dell'Unione nel
quadro dell'accordo antidumping e che il requisito che le vendite siano
realizzate nel corso di normali operazioni commerciali sia pienamente conforme.
  
(82)     La scelta di applicare l'articolo
2, paragrafo 6, lettera c), per poter utilizzare qualunque altro metodo
appropriato per determinare il margine di profitto è quindi confermata.
(83)     Varie parti hanno inoltre
ritenuto eccessivo il margine di profitto del 15% utilizzato per costruire il
valore normale. A loro avviso, il regolamento provvisorio non spiega come la
Commissione sia arrivata al 15% nei suoi calcoli ed essa avrebbe quindi
determinato tale percentuale a partire dal margine di profitto utilizzato nel
calcolo del pregiudizio. Essi sostengono che in vari altri casi riguardanti
prodotti di base la Commissione ha utilizzato margini di profitto del 5% circa.
Diverse parti hanno proposto di utilizzare il margine di profitto usato nel
procedimento sul bioetanolo originario degli Stati Uniti. Una parte ha inoltre
suggerito di utilizzare il margine di profitto più basso delle sue vendite di
una miscela di biodiesel e diesel minerale. Il governo indonesiano afferma poi
che la sostituzione del costo del CPO a norma dell'articolo 2, paragrafo 5, del
regolamento di base e l'applicazione, al tempo stesso, di un margine di
profitto del 15%, che dovrebbe riflettere il margine di profitto di un mercato
senza distorsioni, a norma dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c),
costituiscono una duplicazione.  
(84)     Non è innanzitutto corretto
affermare che la Commissione utilizza sistematicamente un margine di profitto
del 5% per il calcolo del valore normale. Ogni situazione è valutata
singolarmente sulla base delle circostanze specifiche del caso. Ad esempio, nel
procedimento del 2009 contro gli Stati Uniti riguardante il biodiesel, sono
stati utilizzati vari livelli di profitto, con una media ponderata ben
superiore al 15%. In secondo luogo, dato che, secondo i dati della Banca
mondiale, il tasso debitore a breve e medio termine in Indonesia si aggira
intorno al 12%, è ragionevole attendersi che il margine di profitto derivante
da operazioni commerciali sul mercato interno del biodiesel sia più elevato
rispetto ai costi di finanziamento. In terzo luogo, indipendentemente dal fatto
che la vendita di una miscela di biodiesel e diesel minerale rientri o no nella
stessa categoria generale di prodotti, l'articolo 2, paragrafo 6, lettera
b), del regolamento di base dispone, come già ricordato nel considerando 80,
che tali vendite devono essere effettuate nel corso di normali operazioni
commerciali. Dato che le vendite di biodiesel sul mercato interno non sono
state effettuate nel corso di normali operazioni commerciali, neppure le
vendite della miscela di biodiesel e diesel minerale si ritengono, mutatis
mutandis, realizzate nel corso di normali operazioni commerciali. Pertanto, per
i motivi indicati sopra, un margine di profitto del 15% è un margine equo che
può essere realizzato da un'industria relativamente nuova e ad alta intensità
di capitale in Indonesia. L'affermazione del governo indonesiano relativa alla
duplicazione non può essere accettata poiché l'adeguamento dei costi di cui all'articolo 2,
paragrafo 5, e l'equo margine di profitto di cui all'articolo 2, paragrafo 6,
lettera c), sono due elementi chiaramente distinti. È quindi confermato il
considerando 65 del regolamento provvisorio.
(85)     Una parte ha sostenuto che,
dato che il prezzo HPE del CPO comprende i costi di trasporto internazionali e
poiché l'adeguamento del prezzo del CPO sul mercato interno al livello del
prezzo internazionale ha lo scopo di stabilire un prezzo del CPO sul mercato
interno che non sia falsato, il prezzo HPE del CPO dovrebbe essere rivisto al
ribasso per escludere i costi di trasporto. 
(86)     Tale argomentazione va
respinta. La Commissione ha considerato una serie di alternative per la
selezione del prezzo più appropriato da utilizzare come prezzo di riferimento
internazionale. Va ricordato che le stesse autorità indonesiane utilizzano il
prezzo HPE come parametro per calcolare il livello mensile dei dazi all'esportazione.
Il prezzo HPE definito dalle autorità indonesiane è stato quindi ritenuto il prezzo
di riferimento internazionale più appropriato da utilizzare come parametro per
stabilire il livello di distorsione dei costi di produzione del biodiesel in
Indonesia.
(87)     Due parti hanno segnalato che
la Commissione non aveva tenuto conto del fatto che esse producono biodiesel a
partire da materie prime diverse dal CPO, vale a dire distillato di acidi
grassi di palma ("PFAD"), olio di palma raffinato ("RPO") o
stearina di palma raffinata ("RST"). Poiché non è stato tenuto conto
della materia prima effettivamente utilizzata per la produzione di biodiesel, l'adeguamento
per il CPO (vedi considerando 70) è stato applicato sulla materia prima
sbagliata e ha portato quindi alla costruzione di un livello inesatto del
valore normale.
(88)     Tali obiezioni vanno respinte.
È opportuno sottolineare che la Commissione ha unicamente sostituito il costo
del CPO acquistato, da fornitori collegati e indipendenti, per la produzione di
biodiesel. Non sono stati apportati adeguamenti per quanto riguarda
sottoprodotti quali PFAD, RPO e RST, che derivano dalla trasformazione del CPO
acquistato e che sono ulteriormente trasformati per produrre biodiesel. 
(89)     Tre parti hanno sostenuto che
la Commissione non aveva riconosciuto che i loro acquisti di CPO da società
collegate dovevano essere trattati come produzione interna e non essere quindi
oggetto di alcun adeguamento a norma dell'articolo 2, paragrafo 5 (come
spiegato nel considerando 70). Le parti in questione affermano che le
operazioni all'interno del gruppo sono state realizzate secondo il principio di
piena concorrenza (arm's length) e non dovrebbero quindi essere oggetto
di adeguamenti né sostituite con un prezzo internazionale. Un produttore
esportatore ha inoltre dichiarato che il valore normale costruito avrebbe dovuto
essere calcolato su base mensile durante il PI. 
(90)     Poiché il prezzo interno di
trasferimento non può essere ritenuto attendibile, è prassi consolidata della
Commissione verificare se le operazioni fra parti collegate siano in effetti
realizzate secondo il principio di piena concorrenza. A tal fine la Commissione
mette a confronto il prezzo tra società collegate con il prezzo di mercato
sottostante. Poiché il prezzo sottostante sul mercato interno risulta falsato,
la Commissione non può effettuare tale verifica. Essa deve pertanto sostituire
questo prezzo inattendibile con un prezzo ragionevole, che sarebbe applicabile
secondo il principio di piena concorrenza in condizioni normali di mercato. Si
tratta, in questo caso, del prezzo internazionale. Per quanto riguarda la
richiesta di un calcolo su base mensile per costruire il valore normale, le
informazioni fornite e verificate non erano sufficientemente dettagliate da
permettere tale calcolo. Entrambe le richieste sono state pertanto respinte.
(91)     L'industria dell'Unione ha
sostenuto che anche il costo del CPO di produzione propria all'interno dello
stesso soggetto giuridico doveva essere adeguato a norma dell'articolo 2,
paragrafo 5, del regolamento di base in quanto anch'esso condizionato dalla
distorsione causata dal sistema DET. 
(92)     Tale affermazione va respinta.
Nel processo di produzione del biodiesel le materie prime passano attraverso
varie fasi di raffinazione/trasformazione e in queste fasi di produzione i
costi possono essere considerati affidabili dal momento che tali operazioni
avvengono all'interno dello stesso soggetto giuridico e il problema dei prezzi
di trasferimento inaffidabili, quale descritto sopra, non si verifica.
(93)     Un produttore esportatore ha
sostenuto che la Commissione avrebbe dovuto dedurre dal valore normale
costruito i cosiddetti adeguamenti per i prezzi. Tale argomentazione non può
essere accolta. Il valore normale costruito è stato stabilito sulla base dei
costi. Sarebbe quindi inappropriato operare adeguamenti sulla base di
considerazioni di prezzo.
3.2.        Prezzo all'esportazione 
(94)     Una parte ha messo in
discussione la definizione del prezzo all'esportazione, sostenendo che si debba
tenere conto tanto dei profitti che delle perdite derivanti dalle attività di
hedging; tali profitti e perdite avrebbero inoltre subito, nel caso del
biodiesel, un trattamento contabile incoerente. 
(95)     L'affermazione secondo cui si
dovrebbe tenere conto tanto dei profitti che delle perdite derivanti dalle
attività di hedging deve essere respinta. L'articolo 2, paragrafo 8, del
regolamento di base stabilisce chiaramente che il prezzo all'esportazione è il
prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto venduto per l'esportazione,
a prescindere da profitti o perdite distinti, benché connessi, derivanti dalle
pratiche di hedging. La metodologia di cui ai considerando 66 e 67 del
regolamento provvisorio è perciò confermata.
(96)     La Commissione riconosce che,
nella fase provvisoria, i profitti e le perdite di una parte derivanti da
attività di hedging sul biodiesel hanno subito un trattamento contabile
incoerente. Questa tesi è accolta e sono state apportate le rettifiche
necessarie. 
(97)     Una parte ha sostenuto, in
relazione al considerando 68 del regolamento provvisorio, che il margine di profitto
del 5% utilizzato per le società commerciali collegate con sede nell'Unione
comporta una redditività del capitale eccessiva e sopravvaluta il profitto
normalmente realizzato sulle vendite di biodiesel da parte di operatori
commerciali indipendenti. Tale parte afferma che una normale redditività del
capitale corrisponde a un margine di profitto compreso fra l'1,3% e l'1,8%.
(98)     Dato che gli importatori
indipendenti non hanno collaborato e che le società commerciali sono imprese di
servizi senza significativi investimenti di capitale, l'affermazione di cui
sopra sulla redditività del capitale non risulta pertinente; la Commissione
respinge quindi questa affermazione e ritiene che il margine di profitto del 5%
sia adeguato al caso in oggetto. È quindi confermato il considerando 68 del
regolamento provvisorio.
(99)     Una parte sostiene, in
relazione al considerando 69 del regolamento provvisorio, che il premio per il
doppio conteggio (double counting) del biodiesel debba essere aggiunto
al prezzo all'esportazione dato che si tratta della semplice attuazione della
legge italiana.
(100)   Anche se la Commissione
accettasse tale richiesta e aggiungesse i premi al prezzo all'esportazione,
tali premi dovrebbero essere nuovamente dedotti a norma dell'articolo 2, paragrafo
10, lettera k), per poter confrontare il prezzo all'esportazione con lo stesso
valore normale tenendo debitamente conto delle differenze che incidono sulla
comparabilità dei prezzi. Dato che in Indonesia non vi è alcun premio per il
doppio conteggio del biodiesel, il prezzo all'esportazione più elevato in
Italia non sarebbe direttamente comparabile. La richiesta è quindi respinta e
il considerando 69 del regolamento provvisorio è confermato. 
(101)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, la stessa parte ha ribadito la sua richiesta. Non sono
state tuttavia presentate ulteriori argomentazioni sostanziali tali da
modificare la valutazione della Commissione. Si conferma pertanto il
considerando 69 del regolamento provvisorio.
(102)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, vari produttori esportatori hanno richiamato l'attenzione
della Commissione su presunti errori materiali nei calcoli del dumping. Tali
richieste sono state esaminate e, ove giustificato, i calcoli sono stati
rettificati. 
3.3.        Confronto 
(103)   In assenza di altre
osservazioni riguardanti il confronto, si confermano i considerando da 70 a 75
del regolamento provvisorio.
3.4.        Margini di dumping
(104)   Tenuto conto degli adeguamenti
operati sul valore normale e sul prezzo all'esportazione di cui ai precedenti
considerando e in assenza di ulteriori osservazioni al riguardo, i margini di
dumping definitivi, espressi in percentuale del prezzo CIF frontiera dell'Unione,
dazio non pagato, sono i seguenti: 
             Società || Margine di dumping 
 PT. Ciliandra Perkasa, Jakarta || 8,8% 
 PT. Musim Mas, Medan || 18,3% 
 PT. Pelita Agung Agrindustri, Medan || 16,8% 
 PT. Wilmar Bioenergi Indonesia, Medan e PT. Wilmar Nabati Indonesia, Medan || 23,3% 
 Altre società che hanno collaborato || 20,1% 
 Tutte le altre società || 23,3% 
E. PREGIUDIZIO
1.           Produzione dell'Unione e
industria dell'Unione
(105)   Il
regolamento provvisorio, nei considerando da 80 a 82, ha definito l'industria
dell'Unione e confermato che tre società sono state escluse dalla definizione
di industria dell'Unione a causa della loro dipendenza dalle importazioni dai
paesi interessati (tali società importavano dai paesi interessati quantitativi
di biodiesel significativamente più importanti rispetto alla loro produzione).
(106)   Altre due società sono state
escluse dalla definizione di industria dell'Unione in quanto non avevano
prodotto biodiesel durante il periodo dell'inchiesta.
(107)   Dopo la pubblicazione del
regolamento provvisorio sono pervenute osservazioni indicanti che altre società
avrebbero dovuto essere escluse dalla definizione di industria dell'Unione a
causa delle loro importazioni di biodiesel dai paesi interessati e anche per il
loro collegamento con produttori esportatori argentini e indonesiani, che li
proteggeva dalle conseguenze pregiudizievoli del dumping.
(108)   Tali
osservazioni sono respinte. Dopo aver analizzato l'affermazione relativa al
collegamento tra produttori esportatori e l'industria dell'Unione, si è
constatato che una holding deteneva quote sia di un produttore esportatore
argentino che di un produttore dell'Unione. 
(109)   In primo luogo, queste società
sono risultate apertamente in concorrenza fra loro per gli stessi acquirenti
sul mercato dell'Unione, il che dimostra che tale collegamento non ha avuto
alcun impatto sulle pratiche commerciali né del produttore esportatore
argentino né del produttore dell'Unione.
(110)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive, una parte interessata ha chiesto maggiori
informazioni in merito alla conclusione della Commissione secondo cui gli
esportatori argentini e l'industria dell'Unione erano in concorrenza per gli
stessi clienti sul mercato europeo. Questo fatto è emerso dall'inchiesta sui
produttori dell'Unione e da quella sugli esportatori argentini e non sono state
fornite prove a sostegno delle asserzioni secondo cui gli esportatori argentini
e i produttori dell'Unione avrebbero concordato di non farsi concorrenza nelle
vendite di biodiesel agli utilizzatori finali. Il numero di utilizzatori finali
è relativamente modesto e composto prevalentemente da grandi raffinerie di
petrolio, che acquistano sia presso i produttori dell'Unione che presso gli
importatori.
(111)   In secondo luogo, il principale
centro di interesse del produttore dell'Unione di cui al considerando 108 è
risultato essere all'interno dell'Unione, in particolare le attività di
produzione e le relative attività di vendita come pure quelle di ricerca. La
conclusione è quindi stata che il collegamento non costituiva un motivo tale da
escludere questa società dalla definizione di industria dell'Unione a norma
dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), del regolamento di base. 
(112)   Il fatto che alcuni produttori
appartenenti all'industria dell'Unione abbiano importato e importino biodiesel
dai paesi interessati non è di per sé sufficiente a modificare la definizione
di tale industria. Come spiegato nel regolamento provvisorio, le importazioni
dell'industria dell'Unione dai paesi interessati sono state effettuate per
autodifesa. È stato inoltre riscontrato che il centro d'interesse di alcuni
produttori dell'Unione che importavano dai paesi interessati è rimasto nell'Unione:
il volume della produzione di queste società era superiore a quello delle loro
importazioni e le loro attività di ricerca erano svolte nell'Unione.
(113)   Una delle parti interessate ha
sostenuto che l'industria dell'Unione avrebbe dovuto comprendere anche le
società che acquistavano biodiesel e lo miscelavano con diesel minerale in
quanto anche tali miscele costituivano il prodotto in esame. Tale obiezione non
è stata accolta. Il prodotto in esame è il biodiesel, in forma pura o
incorporato in una miscela. I produttori del prodotto in esame sono quindi i
produttori di biodiesel e non le società che miscelano biodiesel con diesel
minerale. 
(114)   La definizione di industria
dell'Unione di cui ai considerando da 80 a 82 del regolamento provvisorio è
quindi confermata, come pure il volume di produzione durante il PI, come
indicato nel considerando 83 del regolamento provvisorio.
2.           Consumo dell'Unione
(115)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni provvisorie l'industria dell'Unione ha effettuato una piccola
rettifica delle sue vendite per il 2009, adeguando quindi il consumo dell'Unione
per tale anno. Questa rettifica non modifica l'andamento o le conclusioni
derivanti dai dati che figurano nel regolamento provvisorio. La tabella 1 è
rettificata in appresso. In assenza di altre osservazioni, si confermano i
considerando da 84 a 86 del regolamento provvisorio.
 Consumo dell'Unione || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Tonnellate || 11 151 172 || 11 538 511 || 11 159 706 || 11 728 400 
 Indice: 2009 = 100 || 100 || 103 || 100 || 105 
Fonte: Eurostat, dati
provenienti dall'industria dell'Unione.
3.           Valutazione cumulativa degli
effetti delle importazioni dai paesi interessati
(116)   Nei considerando da 88 a 90 del
regolamento provvisorio la Commissione ha stabilito che le condizioni per una
valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni dall'Argentina e dell'Indonesia
erano soddisfatte. Questa conclusione è stata contestata da una parte interessata
secondo cui il PME dall'Indonesia non era in concorrenza con il biodiesel
prodotto nell'Unione come lo SME dall'Argentina e il PME è meno costoso del
biodiesel di produzione UE in quanto la materia prima con cui è prodotto costa
meno delle materie prime disponibili nell'Unione.
(117)   Tali argomentazioni sono state
respinte. Sia lo SME che il PME sono importati nell'Unione ma anche fabbricati
nell'Unione, e sono miscelati con l'RME e altri biodiesel fabbricati nell'Unione
prima di essere venduti o miscelati con diesel minerale. Per fabbricare il
prodotto finale, gli operatori che effettuano la miscelazione hanno la
possibilità di acquistare biodiesel ottenuto da materie prime diverse e di
origini diverse, sulla base del mercato e delle condizioni climatiche durante
tutto l'anno. Il PME è venduto in maggiori quantità durante i mesi estivi e in
quantitativi minori durante i mesi invernali, ma è pur sempre in concorrenza
con l'RME, con il biodiesel fabbricato nell'Unione e con lo SME proveniente
dall'Argentina.
(118)   È quindi confermato il
considerando 90 del regolamento provvisorio.
4.           Volume, prezzo e quota di
mercato delle importazioni in dumping dai paesi interessati
(119)   Una parte interessata ha messo
in discussione i dati relativi alle importazioni riportati nella tabella 2 del
regolamento provvisorio, affermando che le importazioni dall'Indonesia erano
molto inferiori rispetto a quanto risulta dalla tabella. I dati relativi alle
importazioni riportati nella tabella 2 erano basati su dati Eurostat, attentamente
verificati e risultati corretti, e conformi ai dati raccolti presso gli
esportatori indonesiani. Il biodiesel è un prodotto relativamente recente e i
codici doganali applicabili alle importazioni di biodiesel sono cambiati negli
ultimi anni. Al momento dell'estrazione dei dati Eurostat occorre quindi
utilizzare i codici applicabili in quel momento per garantire che i dati siano
esatti. Ciò spiega perché l'estrazione dei dati relativi alla parte interessata
risulti incompleta, con importazioni inferiori rispetto all'intero set di dati
presentati nella tabella 2.
(120)   Data la piccola variazione del
consumo dell'Unione nella tabella 1, anche la quota di mercato 2009 dell'Argentina
che figura nella tabella 2 è stata lievemente modificata, mentre per l'Indonesia
non vi è stato alcun cambiamento. Ciò non modifica l'andamento dei dati né le
conclusioni tratte. La quota di mercato è rettificata in appresso.
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Importazioni dall'Argentina ||   ||   ||   ||   
 Quota di mercato || 7,7% || 10,2% || 12,7% || 10,8% 
 Indice: 2009 = 100 || 100 || 135 || 167 || 141 
Fonte: Eurostat.
5.           Undercutting dei prezzi
(121)   Come illustrato nei
considerando da 94 a 96 del regolamento provvisorio, al fine di determinare l'undercutting
dei prezzi i prezzi delle importazioni dall'Argentina e dall'Indonesia sono
stati confrontati con i prezzi di vendita dell'industria dell'Unione,
utilizzando i dati relativi alle società incluse nel campione. In questo
confronto il biodiesel importato dall'industria dell'Unione a fini di rivendita
è stato escluso dal calcolo dell'undercutting dei prezzi. 
(122)   Le parti interessate hanno
osservato che la metodologia utilizzata, ossia un confronto sulla base del
punto di intasamento a freddo dei filtri (CFPP), era diversa da quella adottata
nell'ambito di una precedente inchiesta antidumping relativa al biodiesel
originario degli USA, in cui il confronto era basato sulle materie prime.
(123)   A differenza dei produttori
esportatori argentini e indonesiani, l'industria dell'Unione non vende
biodiesel fabbricato con una sola materia prima, ma miscela diverse materie
prime per produrre il biodiesel finale destinato alla vendita. Una volta che il
prodotto risulta conforme al CFPP richiesto, il cliente finale non è a
conoscenza di quale sia la composizione del prodotto che acquista né ciò lo
interessa. Ciò che conta per il cliente è il CFPP indipendentemente dalla
materia prima utilizzata. In tali circostanze si è ritenuto opportuno, nel
presente procedimento, effettuare il confronto tra i prezzi sulla base del
CFPP.
(124)   Per le importazioni provenienti
dall'Indonesia, che presentano un CFPP pari o superiore a 13, è stato
realizzato un adeguamento, corrispondente alla differenza di prezzo tra le
vendite di CFPP 13 e quelle di CFPP0 da parte dell'industria dell'Unione, per
poter confrontare il CFPP 13 e superiore dell'Indonesia con il CFPP0 fabbricato
e miscelato nell'UE. Un produttore esportatore indonesiano ha osservato che,
poiché le vendite di CFPP13 da parte dell'industria dell'Unione hanno
interessato piccoli quantitativi per singola transazione, i prezzi avrebbero
dovuto essere comparati con quelli di transazioni di CFPP0 di dimensioni
analoghe. La differenza di prezzo riscontrata dall'analisi delle transazioni di
CFPP0 relative a quantitativi analoghi per transazione è in linea con la
differenza che risulta utilizzando tutte le transazioni di CFPP0, con
differenze di prezzo sia superiori che inferiori alla differenza media di
prezzo. Di conseguenza non vi è stato alcun cambiamento del livello di
undercutting dei prezzi accertato nel considerando 97 del regolamento
provvisorio.
(125)   Un produttore esportatore
indonesiano ha chiesto alla Commissione di divulgare il numero di controllo del
prodotto (PCN) completo delle miscele vendute dall'industria dell'Unione - le
percentuali di ciascuna materia prima nelle vendite effettuate dall'industria
dell'Unione della propria produzione. Dato che il confronto ai fini della
determinazione del pregiudizio è stato realizzato unicamente in base al CFPP,
tale richiesta non è stata accolta.
(126)   Una delle parti interessate ha
sostenuto che vi era una differenza di prezzo tra il biodiesel che soddisfa i
criteri stabiliti dalla direttiva sulle energie rinnovabili
("certificazione direttiva RED") e il biodiesel che non li soddisfa.
Secondo la parte in questione, poiché le importazioni dall'Indonesia erano
prive della certificazione direttiva RED e i prezzi quotati per il biodiesel
con certificazione direttiva RED erano più elevati, era necessario effettuare
un adeguamento.
(127)   La richiesta è stata respinta.
Quasi tutte le importazioni dall'Indonesia durante il PI avevano la
certificazione direttiva RED. In ogni caso, gli Stati membri hanno attuato
nella legislazione nazionale i criteri di sostenibilità definiti nella
direttiva RED solo nel corso del 2012 e, pertanto, il fatto che il biodiesel
avesse o meno la certificazione direttiva RED risulta irrilevante per la
maggior parte del PI.
(128)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive, un produttore esportatore indonesiano ha formulato osservazioni
sul calcolo dell'undercutting dei prezzi, sostenendo che le importazioni di PME
dall'Indonesia avrebbero dovuto essere confrontate con tutte le vendite dell'industria
dell'Unione. In realtà, il calcolo dell'undercutting si è basato sul confronto tra
le vendite di PMI originario dell'Indonesia e tutte le vendite dell'industria
dell'Unione con CFPP0, aumentando il prezzo delle importazioni indonesiane di
PMI di un fattore ottenuto comparando le vendite CFPP0 dell'industria dell'Unione
con quelle di CFPP13 della stessa industria. L'argomentazione viene quindi
respinta. L'affermazione della stessa parte interessata secondo cui i calcoli
relativi al pregiudizio avrebbero tenuto conto del prodotto importato è di
fatto errata ed è pertanto respinta. In ogni caso, il biodiesel importato e il
biodiesel prodotto nell'UE sono stati miscelati e venduti allo stesso prezzo
delle miscele prive di biodiesel importato.
(129)   Un produttore esportatore
indonesiano ha contestato anche il calcolo dei costi successivi all'importazione.
Tali costi, tuttavia, sono stati verificati e risultano corrispondere ai costi
effettivi di importazione del biodiesel meno i costi di consegna al luogo di
destinazione finale e non occorre apportare alcuna rettifica. 
6.           Indicatori macroeconomici
(130)   Come indicato nel considerando
101 del regolamento provvisorio, i seguenti indicatori macroeconomici sono
stati esaminati sulla base dei dati ricevuti riguardanti tutta l'industria dell'Unione:
produzione, capacità di produzione, utilizzo degli impianti, volume delle
vendite, quota di mercato, crescita, occupazione, produttività, entità del
margine di dumping e ripresa dagli effetti delle precedenti pratiche di
dumping.
(131)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni provvisorie l'industria dell'Unione ha sottolineato che i dati
relativi alla capacità riportati nella tabella 4 del regolamento provvisorio
facevano riferimento anche a impianti che non erano stati smantellati, ma non
erano tuttavia in condizioni da poter essere utilizzati durante il PI o negli
anni precedenti per produrre biodiesel. Per l'industria tale "capacità
inutilizzata" non avrebbe dovuto essere considerata capacità disponibile
per l'uso. I dati relativi all'utilizzo degli impianti riportati nella tabella
4 erano dunque sottostimati. Dopo un attento esame, i dati ripresentati sono
stati accettati e la tabella 4 è stata nuovamente elaborata come segue. Il
tasso di utilizzo degli impianti, in calo dal 43% al 41% nel regolamento
provvisorio, è ora in crescita dal 46% al 55%. L'industria dell'Unione ha
inoltre rettificato i dati relativi alla produzione per il 2009, che figurano
nella seguente tabella:
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Capacità di produzione (in tonnellate) || 18 856 000 || 18 583 000 || 16 017 000 || 16 329 500 
 Indice: 2009 = 100 || 100 || 99 || 85 || 87 
 Volume di produzione (in tonnellate) || 8 729 493 || 9 367 183 || 8 536 884 || 9 052 871 
 Indice: 2009 = 100 || 100 || 107 || 98 || 104 
 Utilizzo degli impianti || 46% || 50% || 53% || 55% 
 Indice: 2009 = 100 || 100 || 109 || 115 || 120 
(132)   Il considerando 103 del
regolamento provvisorio ha esaminato i precedenti dati sull'utilizzo degli
impianti, osservando che la produzione era aumentata mentre la capacità era
rimasta stabile. Con i dati riveduti la produzione risulta comunque aumentata,
ma la capacità utilizzabile risulta diminuita durante lo stesso periodo. Ciò
dimostra che l'industria dell'Unione stava riducendo la capacità disponibile di
fronte a un aumento delle importazioni dall'Argentina e dall'Indonesia,
rispondendo così ai segnali del mercato. Tali dati riveduti sono ora
maggiormente conformi alle dichiarazioni pubbliche dell'industria dell'Unione e
dei produttori dell'Unione, secondo cui durante il periodo in esame la
produzione è stata interrotta in numerosi impianti e la capacità installata non
era immediatamente disponibile per l'uso o lo sarebbe stata solo con
reinvestimenti significativi.
(133)   Varie parti interessate hanno
messo in dubbio i dati riveduti sulla capacità e sull'utilizzo degli impianti.
Nessuna di loro ha però offerto alternative. La revisione si basa sui dati
riveduti relativi alla capacità presentati dal denunziante, che riguardano
tutta l'industria dell'Unione. I dati riveduti sono stati sottoposti a un
controllo incrociato con dati pubblicamente disponibili riguardanti, in
particolare, la capacità inutilizzata e la capacità di produttori che hanno
cessato le loro attività a causa di difficoltà finanziarie. Come spiegato sopra
nella sezione 6 sugli indicatori macroeconomici, i dati riveduti forniscono una
serie di dati più precisi sulla capacità disponibile per la produzione di
biodiesel durante il periodo in esame rispetto a quelli inizialmente presentati
e pubblicati nel regolamento provvisorio.
(134)   Una parte interessata ha
sostenuto che l'industria dell'Unione non avrebbe subito pregiudizio in quanto
i volumi di produzione sono aumentati in linea con il consumo. Tale
argomentazione è respinta poiché altri importanti indicatori di pregiudizio
mostrano chiaramente l'esistenza di un pregiudizio, in particolare la perdita
di quota di mercato a favore delle importazioni dai paesi interessati e la
tendenza alla diminuzione della redditività, con conseguenti perdite.
(135)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che l'industria dell'Unione non avrebbe subito pregiudizio se si
confrontano solo le tendenze tra il 2011 e il PI rispetto a quelle del periodo
compreso tra il 1° gennaio 2009 e la fine del PI ("il periodo in
esame"). Dato che il PI copre metà del 2011 un confronto tra il 2011 e il
PI non sarebbe preciso. Inoltre, affinché un confronto sia significativo è
necessario esaminare le tendenze pertinenti ai fini della valutazione del
pregiudizio in un periodo sufficientemente lungo, come è stato fatto nel caso
di specie. Pertanto, quest'argomentazione è stata respinta. 
(136)   La stessa parte interessata ha
osservato che la Commissione non aveva pubblicato il valore complessivo delle
vendite dell'industria dell'Unione nel regolamento provvisorio e ha chiesto che
tale cifra fosse pubblicata. Tuttavia, tutti i fattori pertinenti di cui all'articolo
3, paragrafo 5, del regolamento di base erano stati esaminati, il che aveva
consentito una valutazione completa del pregiudizio. I dati relativi ai valori
delle vendite erano stato raccolti, e verificati, presso le società incluse nel
campione, che erano rappresentative dell'industria dell'Unione nel suo
complesso.
(137)   La stessa parte ha inoltre
osservato che l'industria dell'Unione era riuscita ad aumentare l'occupazione e
che quindi non vi era stato un effetto negativo sull'industria dell'Unione
durante il periodo dell'inchiesta.
(138)   Tuttavia, come spiegato nel
considerando 106 del regolamento provvisorio, in questa industria ad alta
intensità di capitale l'occupazione è relativamente bassa. Piccole variazioni
dei numeri possono quindi causare ampi movimenti a livello dei dati
indicizzati. L'aumento dell'occupazione complessiva non annulla il pregiudizio
subito dall'industria dell'Unione, come mostrato da altri indicatori.
(139)   In assenza di ulteriori
osservazioni si confermano i considerando da 103 a 110 del regolamento provvisorio.
7.           Indicatori microeconomici
(140)   Come indicato nel considerando
102 del regolamento provvisorio, sono stati esaminati i seguenti indicatori
microeconomici sulla base dei dati verificati relativi ai produttori dell'Unione
inclusi nel campione: prezzi medi
unitari, costo unitario, costi della manodopera, scorte, redditività, flusso di
cassa, investimenti, utile sul capitale investito e capacità di ottenere
capitale.
(141)   In assenza di osservazioni su
questo punto si confermano i considerando da 111 a 117 del regolamento
provvisorio.
8.           Conclusioni relative al
pregiudizio
(142)   Diverse parti hanno contestato
le conclusioni del regolamento provvisorio relative al pregiudizio per il fatto
che alcuni indicatori sembrano essere migliorati tra il 2011 e il PI. Se è vero
che alcuni indicatori hanno registrato una tendenza al rialzo tra il 2011 e il
PI (ad esempio, produzione e vendite), l'industria non è però stata in grado di
trasferire gli aumenti dei costi in questo periodo, come osservato nel
considerando 111 del regolamento provvisorio. Questo ha comportato un ulteriore
peggioramento della sua posizione, con perdite che dallo 0,2% nel 2011 sono
passate al 2,5% nel PI. Si ritiene pertanto che, anche se l'analisi del
pregiudizio fosse limitata al periodo 2011-PI, si constaterebbe comunque un
pregiudizio notevole subito dall'industria.
(143)   In assenza di altre
osservazioni, si confermano i considerando da 118 a 120 del regolamento
provvisorio.
F. NESSO DI CAUSALITÀ
1.           Effetto delle importazioni
oggetto di dumping
(144)   Una parte interessata ha
sostenuto che le importazioni dall'Argentina non potevano aver causato il
pregiudizio dal momento che i volumi delle importazioni sono rimasti stabili
dal 2010 sino alla fine del periodo dell'inchiesta, con una lieve diminuzione
dal 2011 alla fine del PI.
(145)   Questi dati sono stati tratti
dalla tabella 2 del regolamento provvisorio e sono esatti. L'analisi della
Commissione decorre tuttavia dall'inizio del periodo in esame alla fine del
periodo dell'inchiesta e, su questa base, le importazioni sono aumentate del
48%, con un incremento della quota di mercato del 41%. Inoltre, come indicato
nel considerando 90 del regolamento provvisorio, sono state considerate non
solo le importazioni dall'Argentina, ma anche quelle provenienti dall'Indonesia.

(146)   La stessa parte interessata ha
osservato, sulla base di un confronto dei prezzi da un anno all'altro, che i
prezzi delle importazioni dall'Argentina sono aumentati a un ritmo maggiore dei
prezzi di vendita dell'industria dell'Unione. Le importazioni dall'Argentina
sono tuttavia avvenute a prezzi che continuavano ad essere notevolmente
inferiori a quelli dell'industria dell'Unione, il che spiegherebbe perché i
prezzi dell'Unione non siano potuti aumentare allo stesso ritmo.
(147)   In assenza di altre
osservazioni sugli effetti delle importazioni oggetto di dumping, si confermano
i considerando da 123 a 128 del regolamento provvisorio.
2.           Effetto di altri fattori
2.1.        Importazioni da paesi terzi
diversi da quelli interessati
(148)   In assenza di osservazioni, si
conferma la conclusione di cui al considerando 129 del regolamento provvisorio
secondo cui le importazioni da altri paesi non hanno causato un pregiudizio.
2.2.        Importazioni non oggetto di
dumping dai paesi interessati
(149)   A seguito dell'applicazione
dell'articolo 2, paragrafo 5, come illustrato sopra nei considerando 38 e 70,
non sono state constatate importazioni dai paesi interessati che non fossero
oggetto di dumping. Il considerando 130 del regolamento provvisorio è stato
quindi modificato di conseguenza. 
2.3.        Altri produttori dell'Unione
(150)   In mancanza di osservazioni si
conferma il considerando 131 del regolamento provvisorio.
2.4.        Importazioni effettuate dall'industria
dell'Unione
(151)   Come indicato nei considerando
da 132 a 136 del regolamento provvisorio, l'industria dell'Unione ha importato
quantità significative di biodiesel dai paesi interessati durante il periodo in
esame, effettuando fino al 60% di tutte le importazioni nel PI da tali paesi.
(152)   Una parte interessata ha
sostenuto che queste importazioni, invece che essere effettuate per autodifesa,
rientravano in una strategia a lungo termine attentamente maturata dall'industria
dell'Unione, che prevedeva investimenti in Argentina e approvvigionamento di
biodiesel da tale paese.
(153)   La stessa parte afferma inoltre
che non vi è mai stata una logica economica che giustifichi il fatto di
importare olio di soia nell'UE e trasformarlo in biodiesel all'interno dell'Unione
stessa: solo la trasformazione dell'olio di soia in Argentina e l'esportazione
del biodiesel che ne risulta costituirebbero una soluzione economicamente
valida.
(154)   Tali obiezioni vanno respinte.
Non è stata fornita alcuna prova di una simile strategia a lungo termine, che è
stata d'altro canto negata dall'industria dell'Unione. È chiaro che, se la
strategia dell'industria dell'Unione fosse quella di integrare la propria
produzione di biodiesel producendo in Argentina e importando il prodotto
finito, sarebbe assurdo e illogico presentare poi una denuncia contro tali
importazioni.
(155)   Una parte interessata ha
ribadito che le importazioni di biodiesel effettuate per autodifesa dall'industria
dell'Unione rientravano in realtà in una strategia commerciale a lungo termine.
Questa affermazione, non corroborata da alcun elemento, è stata respinta. Non è
stata fornita alcuna prova, al di là di semplici asserzioni, di questa
strategia. Non sembra inoltre logico che i produttori dell'Unione interessati
sostengano la denuncia e, in alcuni casi, abbiano aumentato la propria capacità
nell'UE e seguano, allo stesso tempo, una strategia che prevede di soddisfare
le esigenze di produzione con le importazioni.
(156)   La stessa parte interessata ha
anche affermato che la quota di mercato dell'industria dell'Unione avrebbe
dovuto essere calcolata comprendendo le importazioni effettuate per autodifesa.
Tale richiesta è stata respinta in quanto il calcolo della quota di mercato
deve rispecchiare le vendite dell'industria dell'Unione di beni di sua
produzione e non deve tenere conto delle attività commerciali riguardanti il
prodotto finito, effettuate per rispondere ai volumi crescenti di importazioni
oggetto di dumping.
(157)   L'industria dell'Unione ha
inoltre dimostrato che negli anni precedenti era economicamente vantaggioso
importare olio di soia e olio di palma per trasformarli in biodiesel. Nessuna
prova del contrario è stata presentata dalla parte interessata in questione. È
solo con la distorsione provocata dalla tassa all'esportazione differenziata,
che consente di esportare biodiesel a costi inferiori rispetto alle materie
prime, che diventa economicamente ragionevole importare il prodotto finito.
(158)   Una parte interessata ha
sostenuto che queste importazioni hanno causato un pregiudizio in quanto solo l'industria
dell'Unione aveva la capacità di miscelare lo SME argentino e il PME
indonesiano con biodiesel prodotto nell'Unione per la rivendita alle raffinerie
di diesel. Tale asserzione non è corretta. La miscelazione è un'operazione
semplice che molte società commerciali sono in grado di realizzare nei loro
serbatoi di stoccaggio. Non è stata fornita alcuna prova del fatto che solo i
produttori dell'Unione siano in grado di effettuare tale miscelazione e l'asserzione
di cui sopra è stata quindi respinta.
(159)   Un produttore esportatore
indonesiano ha inoltre sostenuto che le importazioni dell'industria dell'Unione
non erano state effettuate per autodifesa e ha confrontato i dati relativi al
2011 con i dati del PI, che copre sei mesi dello stesso anno. Un confronto tra
i due periodi non è pertanto corretto se non si divide il PI in due metà.
Questa argomentazione è pertanto respinta.
(160)   In assenza di nuove
osservazioni per quanto riguarda le importazioni dell'industria dell'Unione,
sono confermati i considerando da 132 a 136 del regolamento provvisorio.
2.5.        Capacità dell'industria dell'Unione
(161)   I considerando da 137 a 140 del
regolamento provvisorio osservano che l'utilizzo degli impianti dell'industria
dell'Unione è rimasto scarso per tutto il periodo in esame, ma che nel corso di
tale periodo la situazione delle società incluse nel campione è peggiorata
mentre il loro utilizzo degli impianti non è diminuito in misura analoga.
(162)   La conclusione provvisoria è
stata pertanto che lo scarso tasso di utilizzo degli impianti, essendo una
caratteristica costante, non poteva essere considerato una causa del
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione.
(163)   Una parte interessata ha
formulato osservazioni sui dati presentati nel regolamento provvisorio, affermando
che, anche in assenza di importazioni, l'utilizzo degli impianti da parte dell'industria
dell'Unione sarebbe stato solo del 53% durante il PI. La stessa parte fa
inoltre notare l'aumento della capacità di produzione dal 2009 alla fine del
PI, che ha comportato una riduzione dell'utilizzo degli impianti durante il
periodo in esame.
(164)   La parte in questione non ha
tuttavia fornito alcun elemento di prova che dimostri che lo scarso utilizzo
degli impianti abbia comportato un pregiudizio tale da rompere il nesso di
causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il deterioramento della
situazione dell'industria dell'Unione. I costi fissi rappresentano solo una
piccola parte (circa il 5%) dei costi totali di produzione; questo indica che
lo scarso utilizzo degli impianti era solo un fattore di pregiudizio, ma non
quello decisivo. Lo scarso utilizzo degli impianti è anche dovuto al fatto che
l'industria dell'Unione, a causa della particolare situazione del mercato,
importava il prodotto finito. 
(165)   Inoltre, dopo l'inserimento dei
dati riveduti sulla capacità e sull'utilizzo degli impianti, l'industria dell'Unione
ha ridotto la capacità nel periodo in esame e aumentato l'utilizzo degli
impianti dal 46% al 55%. Questo dimostra che, in assenza di importazioni
oggetto di dumping, l'utilizzo degli impianti da parte dell'industria dell'Unione
sarebbe assai più elevato del 53% di cui sopra.
(166)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive varie parti interessate hanno messo in dubbio la
conclusione secondo cui lo scarso utilizzo degli impianti non era il fattore
decisivo che aveva causato il pregiudizio. Esse hanno asserito che, nell'industria
del biodiesel, i costi fissi sono assai più elevati della modesta percentuale
indicata sopra. Tali parti interessate non hanno tuttavia fornito prove a
sostegno di questa affermazione, che è stata pertanto respinta. In ogni caso i
costi fissi non hanno alcun nesso con i tassi di utilizzo degli impianti. Dalla
verifica delle società incluse nel campione è emerso un rapporto tra costi
fissi e costo totale di produzione compreso, durante il PI, tra il 3% e il 10%.
(167)   A tale proposito è stato
inoltre affermato che l'eccesso di capacità dell'industria dell'Unione era così
importante che, anche in assenza di importazioni, l'industria non avrebbe
potuto essere sufficientemente redditizia. Non è stata presentata alcuna prova
per questa asserzione e il fatto che nel 2009 l'industria dell'Unione fosse
redditizia con uno scarso utilizzo degli impianti sembra indicare che, in
assenza di importazioni oggetto di dumping, la sua redditività sarebbe stata
addirittura maggiore.
(168)   È stato inoltre sostenuto che
la diminuzione della capacità dell'industria dell'Unione era di per sé un
fattore di pregiudizio visti i costi di chiusura degli impianti e la riduzione
della capacità degli impianti che hanno continuato a funzionare. Tale
affermazione non è stata corroborata da alcun elemento e non sono state
presentate prove per dimostrare che i costi derivanti dalla riduzione della
capacità, o dalla chiusura di interi impianti o società, fossero significativi.
(169)   Per quanto riguarda la
capacità, è stato infine sostenuto che una società che avesse aumentato la
capacità di produzione del biodiesel nel corso del periodo in esame avrebbe
preso una decisione commerciale irresponsabile. Non è stato fornito alcun
elemento di prova a sostegno di tale affermazione. Inoltre, il fatto che alcune
società siano state in grado di aumentare la loro capacità di fronte all'incremento
delle importazioni di biodiesel in dumping dall'Argentina e dall'Indonesia
dimostra l'esistenza, sul mercato, di una domanda per i loro particolari
prodotti.
(170)   Gli indicatori macroeconomici
riveduti indicano inoltre che, durante tale periodo, le società hanno smesso di
utilizzare certe capacità e, verso la fine del PI, hanno avviato un processo di
chiusura degli impianti che non erano più economicamente validi. Gli aumenti
della capacità a livello di singole società, inoltre, sono dovuti
principalmente all'espansione degli impianti di biodiesel cosiddetti di
"seconda generazione", che fabbricano il prodotto a partire da oli
usati o da oli vegetali idrogenati ("HVO"). L'industria dell'Unione,
pertanto, stava razionalizzando la sua capacità, e lo fa tuttora, al fine di
soddisfare la domanda dell'Unione. 
(171)   In assenza di altre
osservazioni sulla capacità dell'industria dell'Unione, i considerando da 137 a
140 del regolamento provvisorio sono confermati.
2.6.        Mancanza di accesso alle
materie prime e di integrazione verticale
(172)   In assenza di nuove
osservazioni relative all'accesso alle materie prime, i considerando 141 e 142
del regolamento provvisorio sono confermati.
2.7.        Doppio conteggio (double
counting)
(173)   I considerando da 143 a 146 del
regolamento provvisorio hanno esaminato l'asserzione secondo cui il sistema di
"doppio conteggio", che in alcuni Stati membri consente al biodiesel
ottenuto a partire da oli usati di contare il doppio ai fini degli obblighi di
miscelazione, avrebbe comportato un pregiudizio nei confronti dell'industria
dell'Unione o perlomeno dei produttori dell'Unione che fabbricano biodiesel da
oli vergini.
(174)   Una parte interessata ha citato
le osservazioni di un produttore dell'Unione il quale ha dichiarato di aver
perso vendite, nel corso del 2011, a favore di altri produttori che
fabbricavano biodiesel ammissibile al doppio conteggio.
(175)   Le ripercussioni negative su
questo produttore sono state comunque limitate e temporanee e hanno riguardato
solo una parte del periodo dell'inchiesta in quanto il sistema del doppio
conteggio è stato introdotto nello Stato membro in cui tale società ha sede
solo nel settembre 2011. Dato che i risultati finanziari delle società incluse
nel campione, di cui tale società fa parte, sono peggiorati dopo il settembre
2011, il doppio conteggio non può essere considerato una causa di pregiudizio.
(176)   L'industria dell'Unione è
composta sia da società che producono biodiesel da oli usati e che beneficiano
del doppio conteggio in alcuni Stati membri sia da società che producono
biodiesel da oli vergini: le variazioni della domanda restano quindi all'interno
dell'industria dell'Unione. Dato che le riserve di oli usati necessari alla
produzione di biodiesel ammissibile al doppio conteggio sono limitate, è difficile
che vi sia un forte aumento della produzione di questo biodiesel. Esiste quindi
ancora una forte domanda di biodiesel di prima generazione. Durante il periodo
dell'inchiesta non sono state riscontrate importazioni significative di
biodiesel ammissibile al doppio conteggio, il che conferma che il sistema del
doppio conteggio starebbe modificando la domanda all'interno dell'industria
dell'Unione e non generando una domanda di importazioni. La Commissione non ha
ricevuto dalla parte interessata in questione dati indicanti che il biodiesel
ammissibile al doppio conteggio abbia comportato, nel corso del periodo in
esame, una diminuzione dei prezzi del biodiesel ottenuto da oli vergini. In
effetti i dati indicano che il biodiesel ammissibile al doppio conteggio
presenta una lieve maggiorazione di prezzo rispetto al biodiesel ottenuto da
oli vergini, il cui prezzo è legato al diesel minerale.
(177)   Il peggioramento dei risultati
dell'industria dell'Unione, costituita da entrambi i tipi di produttori, non
può essere attribuito al sistema di doppio conteggio in vigore in alcuni Stati
membri. In particolare, anche le società del campione che producono biodiesel
ammissibile al doppio conteggio hanno subito un peggioramento dei loro
risultati, come indicato nel considerando 145 del regolamento provvisorio, il
che dimostra che il pregiudizio causato dalle importazioni oggetto di dumping
riguarda tutta l'industria.
(178)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive varie parti interessate hanno sostenuto che le quantità
di biodiesel ammissibile al doppio conteggio erano sottostimate. Le quantità di
biodiesel ammissibile al doppio conteggio disponibili sul mercato dell'UE erano
tuttavia limitate rispetto al totale delle vendite di biodiesel durante il
periodo dell'inchiesta. Inoltre, nel caso dell'applicazione del sistema del
doppio conteggio da parte di uno Stato membro, il biodiesel ammissibile a tale
sistema è prodotto nell'UE e quindi la domanda resta all'interno dell'industria
dell'Unione. Non è stato fornito alcun elemento di prova tale da modificare
questa conclusione.
(179)   In assenza di nuove
osservazioni relative ai fattori normativi, i considerando da 143 a 146 del
regolamento provvisorio sono confermati.
2.8.        Altri fattori normativi
(180)   I considerando da 147 a 153 del
regolamento provvisorio prendono in esame le affermazioni delle parti
interessate secondo cui le restrizioni applicate negli Stati membri, come i
sistemi di quote e i regimi fiscali, avevano lo scopo di limitare le
importazioni dai paesi interessati: l'eventuale pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione, in particolare in alcuni Stati membri, non poteva quindi essere
dovuto alle importazioni.
(181)   Tali argomentazioni sono state
provvisoriamente respinte perché, fra l'altro, le importazioni oggetto di
dumping dai paesi interessati avvengono nella maggior parte degli Stati membri.
Inoltre, dopo essere stati importati in uno Stato membro, questi prodotti
potrebbero essere trasportati e venduti anche in altri Stati membri. 
(182)   Una delle parti interessate ha
segnalato la modesta quantità di biodiesel argentino sdoganato dalle autorità
doganali francesi nel 2011 e anche i ridotti quantitativi dichiarati come
importati in Germania nello stesso periodo.
(183)   In primo luogo, come spiegato
sopra, il biodiesel sdoganato in uno Stato membro può comunque essere venduto
in un altro Stato membro, il che rende inattendibili tali dati. In secondo
luogo, le società incluse nel campione in Francia e in Germania hanno entrambe
potuto dimostrare la concorrenza di prezzo esistente tra la loro produzione e
le importazioni dai paesi interessati, come pure il conseguente pregiudizio da
esse subito. 
(184)   Un'altra parte interessata ha
sostenuto che l'abrogazione dei sistemi destinati a favorire l'industria del biodiesel
in molti Stati membri ha provocato una diminuzione dei ricavi delle società del
settore nel periodo in esame, causando quindi un pregiudizio. Tale parte
interessata ha citato, in particolare, la graduale soppressione degli incentivi
fiscali in Francia e le tasse sui "carburanti verdi" in Germania.
(185)   Non esiste tuttavia una
correlazione temporale evidente tra questi cambiamenti e il peggioramento dei
risultati finanziari dell'industria dell'Unione. Molti di questi incentivi
erano destinati non ai fabbricanti di biodiesel, ma agli utilizzatori, ed erano
per la maggior parte ancora in vigore durante il PI. Non sono state fornite
prove che dimostrino che i cambiamenti di politica degli Stati membri, passati
a introdurre obblighi in materia di miscelazione, abbiano arrecato un
pregiudizio all'industria dell'Unione.
(186)   Un produttore esportatore
indonesiano ha menzionato l'inchiesta condotta attualmente dalla DG Concorrenza
sulla presunta comunicazione di prezzi distorti per la valutazione dei prezzi
del petrolio e dei biocarburanti all'agenzia Platts e ha chiesto che l'oggetto
di tale inchiesta fosse considerato una causa possibile di pregiudizio. Tale
richiesta è stata respinta in quanto l'inchiesta è tuttora in corso e le
conclusioni non sono state ancora pubblicate.
(187)   In assenza di nuove
osservazioni per quanto riguarda le politiche degli Stati membri, i
considerando da 147 a 153 del regolamento provvisorio sono confermati.
3.           Conclusioni relative al nesso
di causalità
(188)   Le importazioni del prodotto in
esame dai paesi interessati sono state effettuate a prezzi di dumping durante
il PI e a livello di prezzi inferiori rispetto alle vendite dell'industria dell'Unione.
Esiste una chiara correlazione temporale tra l'aumento delle importazioni in
dumping e il peggioramento della situazione dell'industria dell'Unione. Le
importazioni oggetto di dumping erano in concorrenza diretta con la produzione
dell'industria dell'Unione che, di conseguenza, ha perso redditività e quote di
mercato durante il periodo in esame. Anche se è possibile che altri fattori
citati sopra abbiano influito in certa misura sui risultati dell'industria dell'Unione,
resta il fatto che le importazioni oggetto di dumping dai paesi interessati
sono causa di pregiudizio per questa industria.
(189)   Non è stato fornito alcun nuovo
elemento di prova in grado di modificare la conclusione che l'effetto di altri
fattori, considerati singolarmente o collettivamente, non sia stato tale da
annullare il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. In assenza di altre osservazioni
sulle conclusioni relative al nesso di causalità, si confermano i considerando
da 154 a 157 del regolamento provvisorio. 
G. INTERESSE DELL'UNIONE
1.           Interesse dell'industria dell'Unione
(190)   In assenza di osservazioni in
merito all'interesse dell'industria dell'Unione, si confermano i considerando
da 159 a 161 del regolamento provvisorio.
2.           Interesse degli importatori e
degli operatori commerciali indipendenti
(191)   Un produttore esportatore
indonesiano ha affermato che i dazi proposti avrebbero effetti negativi per gli
importatori e gli operatori commerciali, ma non ha fornito elementi di prova a
sostegno di questa tesi. In effetti la sua affermazione indica il contrario,
ossia che i dazi potrebbero essere trasferiti agli utilizzatori e ai
consumatori mediante un aumento dei prezzi e non avrebbero quindi
presumibilmente alcun effetto sugli importatori e sugli operatori commerciali. 
(192)   Dopo la pubblicazione delle
misure provvisorie nessun importatore o operatore commerciale di biodiesel ha
formulato osservazioni. 
(193)   In assenza di altre nuove
osservazioni per quanto riguarda l'interesse degli importatori/operatori
commerciali indipendenti, i considerando 162 e 163 del regolamento provvisorio
sono confermati.
3.           Interesse degli utilizzatori
e dei consumatori
(194)   Un produttore esportatore
indonesiano ha affermato che i dazi proposti comporterebbero un aumento del
prezzo del biodiesel e i consumatori sarebbero quindi meno incentivati ad
acquistare veicoli che utilizzano biocarburanti.
(195)   Tale asserzione non è stata
accolta. Il biodiesel è principalmente destinato ad essere miscelato con diesel
minerale per la vendita ai consumatori, che non hanno quindi bisogno di
acquistare un veicolo speciale alimentato unicamente con biocarburanti puri.
(196)   Anche se il prezzo della
componente biodiesel aumentasse in caso di importazione dall'Argentina o dall'Indonesia,
come affermato nel regolamento provvisorio, l'aumento del prezzo sarebbe
modesto e impercettibile per il consumatore data la quantità minima di
biodiesel presente nel diesel venduto ai consumatori.
(197)   Gli eventuali effetti delle
misure sul prezzo finale del diesel per il consumatore, che dovrebbero essere
limitati come indicato sopra, non comprometteranno gli obiettivi della
direttiva sulle energie rinnovabili ("RED").
(198)   Nessun utilizzatore o
consumatore e nessun gruppo o associazione che rappresenta gli utilizzatori o i
consumatori ha formulato osservazioni sul regolamento provvisorio.
(199)   In assenza di altre
osservazioni per quanto riguarda l'interesse dei consumatori, i considerando da
164 a 166 del regolamento provvisorio sono confermati.
4.           Interesse dei fornitori di
materie prime
(200)   In assenza di osservazioni in
merito all'interesse dei fornitori di materie prime, si confermano i
considerando da 167 a 169 del regolamento provvisorio.
5.           Conclusione sull'interesse
dell'Unione 
(201)   Non sono pervenute osservazioni
tali da modificare l'analisi dell'interesse dell'Unione esposta nel regolamento
provvisorio e l'istituzione di misure è pertanto ancora nell'interesse dell'Unione.
Sono pertanto confermati i considerando 170 e 171 del regolamento provvisorio.
H. MISURE ANTIDUMPING DEFINITIVE
1.           Livello di eliminazione del
pregiudizio
(202)   Varie parti interessate hanno
contestato il 15% come profitto di riferimento per l'industria dell'Unione
indicato nel considerando 175 del regolamento provvisorio, affermando che tale
percentuale è irrealistica e troppo elevata rispetto a quanto si può aspettare
l'industria del biodiesel dell'Unione.
(203)   Tuttavia, molte di queste parti
interessate hanno poi proposto di sostituire il profitto di riferimento del 15%
con altri dati riguardanti altri periodi o altre inchieste, senza spiegare
perché un tale periodo o una tale inchiesta fossero più appropriati di altri.
(204)   Come spiegato nel regolamento
provvisorio, il margine di profitto del 15% era il profitto, espresso in
percentuale del fatturato, realizzato dall'industria dell'Unione tra il 2004 e
il 2006 in assenza di importazioni oggetto di dumping. Si tratta dell'ultimo
periodo in cui sono stati realizzati profitti in assenza di importazioni in
dumping poiché a partire dal 2006 queste importazioni sono sempre state
presenti sul mercato dell'Unione, prima in provenienza dagli USA e poi dall'Argentina
e dall'Indonesia. 
(205)   Il mercato del biodiesel dell'Unione
è però notevolmente maturato dal 2004-2006 e questo sotto molti punti di vista.
Tra il 2004 e il 2006 le importazioni oggetto di dumping detenevano una quota
di mercato trascurabile e anche le altre importazioni erano limitate. Durante
il PI le importazioni oggetto di dumping detenevano una quota di mercato del
19%. Nel periodo 2004-2006 l'industria dell'Unione era costituita da 40
società: ora questo numero è salito a più di 200, il che ha innalzato il
livello della concorrenza.
(206)   Tra il 2004 e il 2006 il
consumo è aumentato notevolmente, passando da 2 milioni di TM a 5 milioni di
TM, mentre nel periodo in esame il consumo ha registrato solo un lieve aumento
e l'utilizzo degli impianti, pari al 90% tra il 2004 e il 2006, è passato al
55 % durante il PI.
(207)   È pertanto opportuno tenere
conto dell'evoluzione del mercato illustrata sopra e adeguare di conseguenza il
profitto di riferimento affinché rispecchi il profitto che l'industria dell'Unione
potrebbe realizzare nelle attuali condizioni del mercato.
(208)   Di conseguenza, invece di
utilizzare il profitto percentuale, si è calcolato il profitto effettivo per
questi tre anni in EUR per TM venduta. Per ogni anno il dato considerato doveva
riflettere i prezzi del 2011 ed è poi stata effettuata una media. Il profitto
di riferimento dell'industria dell'Unione durante il PI, espresso in
percentuale del fatturato, è dell'11,0%.
(209)   Il margine di eliminazione del
pregiudizio è stato quindi ricalcolato su questa base.
(210)   In seguito alla comunicazione
delle conclusioni definitive, per quanto riguarda il calcolo del margine di
pregiudizio, una parte interessata ha sostenuto che il dazio all'importazione
del 5,1% applicato all'olio di palma RBD importato nell'UE doveva essere
eliminato dal costo di produzione dei produttori dell'UE. Tale argomentazione è
stata respinta: questo dazio costituisce infatti un costo per i produttori dell'UE
che importano olio di palma e va quindi preso in considerazione.
(211)   Un produttore esportatore
indonesiano ha contestato il calcolo del profitto di riferimento dell'industria
dell'Unione e l'uso dei dati relativi al periodo dal 2004 al 2006, proponendo
di calcolare tale profitto utilizzando solo i dati relativi al 2004. La
precedente inchiesta relativa alle importazioni dagli Stati Uniti aveva
tuttavia stabilito che era più esatto considerare la media dei tre anni invece
che il solo 2004. Non sono state avanzate argomentazioni tali da modificare
tale conclusione.
(212)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive i denunzianti hanno sostenuto che il profitto di
riferimento fissato al 15% nella fase provvisoria del procedimento dovesse
essere mantenuto. Le argomentazioni addotte dai denunzianti non riguardano
tuttavia l'obiettivo per cui occorre stabilire il profitto di riferimento,
ossia il profitto realizzato dall'industria dell'Unione in assenza di
importazioni in dumping. L'argomentazione è pertanto respinta.
(213)   In assenza di altre
osservazioni relative al livello di eliminazione del pregiudizio, si conferma
il metodo di cui ai considerando 176 e 177 del regolamento provvisorio.
2.           Misure definitive
(214)   Alla luce delle conclusioni
raggiunte in merito al dumping, al pregiudizio, al nesso di causalità e all'interesse
dell'Unione e in conformità all'articolo 9, paragrafo 4, del regolamento di
base, devono essere istituite misure antidumping definitive al livello più basso
tra i margini di dumping e di pregiudizio, conformemente alla regola del dazio
inferiore, sulle importazioni del prodotto in esame.
(215)   Le
aliquote del dazio antidumping sono state fissate confrontando i margini di
eliminazione del pregiudizio e i margini di dumping. Di conseguenza, le
aliquote del dazio antidumping definitivo, espresse in percentuale sul prezzo
CIF alla frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, sono le seguenti:
 Paese || Società || Margine di dumping || Margine di pregiudizio || Aliquota del dazio antidumping 
 Argentina || Aceitera General Deheza S.A., General Deheza, Rosario; Bunge Argentina S.A., Buenos Aires || 41,9% || 22,0% || 22,0% (216,64 EUR) 
   || Louis Dreyfus Commodities S.A., Buenos Aires || 46,7% || 24,9% || 24,9% (239,35 EUR) 
   || Molinos Río de la Plata S.A., Buenos Aires; Oleaginosa Moreno Hermanos S.A.F.I.C.I. y A., Bahia Blanca; Vicentin S.A.I.C., Avellaneda || 49,2% || 25,7% || 25,7% (245,67 EUR) 
   || Altre società che hanno collaborato || 46,8% || 24,6% || 24,6% (237,05 EUR) 
   || Tutte le altre società || 49,2% || 25,7% || 25,7% (245,67 EUR) 
 Indonesia || PT. Ciliandra Perkasa, Jakarta || 8,8% || 19,7% || 8,8% (76,94 EUR) 
   || PT. Musim Mas, Medan || 18,3% || 16,9% || 16,9% (151,32 EUR) 
   || PT. Pelita Agung Agrindustri, Medan || 16,8% || 20,5% || 16,8% (145,14 EUR) 
   || PT Wilmar Bioenergi Indonesia, Medan; PT Wilmar Nabati Indonesia, Medan || 23,3% || 20,0% || 20,0% (174,91 EUR) 
   || Altre società che hanno collaborato || 20,1% || 18,9% || 18,9% (166,95 EUR) 
   || Tutte le altre società || 23,3% || 20,5% || 20,5% (178,85 EUR) 
(216)   Tuttavia, poiché il dazio
antidumping si applicherà anche alle miscele che comprendono biodiesel (in
proporzione al loro contenuto in peso di biodiesel), oltre che al biodiesel
puro, è più preciso e più idoneo ai fini della corretta attuazione del dazio da
parte delle autorità doganali degli Stati membri esprimere il dazio come
importo fisso in euro per tonnellata netta e applicare tale importo al
biodiesel puro importato, o alla percentuale di biodiesel presente nella
miscela.
(217)   Il considerando 183 del
regolamento provvisorio ha osservato che le importazioni di biodiesel dai paesi
interessati erano soggette a registrazione; in questo modo, se necessario, i
dazi potevano essere riscossi fino a 90 giorni prima dell'istituzione delle
misure provvisorie.
(218)   Tale riscossione dei dazi sui
prodotti registrati è possibile soltanto se sono soddisfatte le condizioni di
cui all'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento di base. La verifica delle
statistiche relative alle importazioni effettuate dopo la registrazione non
mostra un incremento sostanziale delle importazioni prima dell'istituzione
delle misure provvisorie, bensì un notevole calo. Le condizioni non sono
pertanto soddisfatte e non saranno quindi riscossi dazi sulle importazioni
registrate.
(219)   Le aliquote del dazio
antidumping applicate a titolo individuale alle società specificate nel
presente regolamento sono state calcolate in base ai risultati della presente
inchiesta. Esse rispecchiano quindi la situazione delle società interessate
constatata durante l'inchiesta. Tali aliquote del dazio (diversamente dal dazio
unico per l'intero paese, applicabile a "tutte le altre società")
sono quindi applicabili esclusivamente alle importazioni del prodotto in esame
originario dei paesi interessati e fabbricato da quelle società, cioè dalle
specifiche persone giuridiche menzionate. Le importazioni del prodotto in esame
fabbricato da altre società non espressamente menzionate nel dispositivo del
presente regolamento, comprese le persone giuridiche collegate a quelle
espressamente menzionate, non possono beneficiare di tali aliquote e sono
soggette all'aliquota del dazio applicabile a "tutte le altre
società".
(220)   Eventuali richieste di
applicazione di queste aliquote individuali del dazio antidumping (ad esempio
in seguito a un cambiamento della denominazione sociale o all'istituzione di
nuove entità produttive o di vendita) vanno immediatamente inviate alla
Commissione[12],
complete di tutte le informazioni pertinenti, in particolare dell'indicazione
di eventuali modifiche delle attività della società riguardanti la produzione e
le vendite sul mercato interno e all'esportazione e connesse ad esempio al
cambiamento della denominazione sociale o ai cambiamenti a livello di entità
produttive o di vendita. Il regolamento potrà se opportuno essere modificato
aggiornando l'elenco delle società che beneficiano di aliquote di dazio
individuali.
(221)   Tutte
le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in
base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping
definitivo sulle importazioni di biodiesel originario di Argentina e Indonesia
e la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi
provvisori (comunicazione delle conclusioni definitive). A tutte le parti è
stato concesso un periodo entro il quale presentare le loro osservazioni sulla
comunicazione delle conclusioni definitive. 
(222)   Tutte le osservazioni orali e
scritte trasmesse dalle parti interessate sono state esaminate e prese in
considerazione se ritenute pertinenti.
3.           Impegni 
(223)   Due produttori esportatori indonesiani
hanno offerto impegni simili sui prezzi conformemente all'articolo 8, paragrafo
1, del regolamento di base. Va osservato che, date le notevoli variazioni del
prezzo della materia prima, non si ritiene che il prodotto sia adatto a impegni
su prezzi fissi. In tale contesto entrambe le società hanno proposto che i
prezzi minimi all'importazione fossero indicizzati periodicamente in rapporto
alle fluttuazioni dei prezzi dell'olio di palma greggio (CPO), mediante l'applicazione
di un coefficiente al costo di tale materia prima.
(224)   Per quanto riguarda le offerte
di questi due produttori esportatori, si osserva che, per stabilire un prezzo
minimo all'importazione adeguatamente indicizzato, l'indicizzazione dovrebbe
tenere conto di numerosi altri parametri che svolgono un ruolo significativo e
dimostrano la volatilità del mercato del biodiesel. Il mercato del biodiesel è
estremamente volatile e il settore è influenzato da vari altri fattori, come la
complessità del regime di scambi del biodiesel, il differenziale di prezzo tra
biodiesel e gasolio, la volatilità e l'evoluzione dei mercati degli oli
vegetali, l'interdipendenza dei vari tipi di oli vegetali e l'andamento del
tasso di cambio USD/EUR. Tali fattori richiederebbero un'indicizzazione
multipla e assai complessa che, per essere significativa, dovrebbe essere
realizzata su base giornaliera. La sola indicizzazione mensile sulla base dei
prezzi del CPO che è stata offerta è quindi considerata inadeguata e non
sarebbe in grado di conseguire i risultati desiderati.
(225)   In relazione a tali esportatori
indonesiani e ai loro acquirenti sono stati inoltre rilevati seri rischi di
compensazione incrociata dal momento che, oltre al biodiesel, anche altri
prodotti sono esportati nell'UE e anche a causa della pratica abituale del
settore che prevede il prestito e lo scambio, tra le società, di biodiesel, CPO
o altri prodotti.
(226)   Questi fattori rendono
estremamente oneroso, se non addirittura irrealizzabile, attuare e controllare
efficacemente gli impegni. Per le ragioni esposte sopra, le offerte di impegno
non possono quindi essere accettate.
4.           Riscossione definitiva dei
dazi antidumping provvisori
(227)   Dopo la comunicazione delle
conclusioni definitive una parte interessata ha sostenuto che nella fase
provvisoria erano stati commessi alcuni errori materiali nel calcolo dei
margini di dumping e che, senza tali errori, i margini di dumping sarebbero
stati irrilevanti. La parte interessata in questione ha quindi chiesto che non
fosse riscosso alcun dazio antidumping provvisorio. Tale richiesta deve essere
respinta poiché il dazio antidumping definitivo è chiaramente superiore al
dazio provvisorio.
(228)   In considerazione dei margini
di dumping accertati e del livello del pregiudizio causato all'industria dell'Unione,
è necessario riscuotere in via definitiva gli importi depositati a titolo del
dazio antidumping provvisorio istituito dal regolamento provvisorio,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.           È istituito un dazio
antidumping definitivo sulle importazioni di esteri monoalchilici di acidi
grassi e/o di gasoli paraffinici ottenuti mediante sintesi e/o idrotrattamento,
di origine non fossile, in forma pura o incorporati in una miscela, originari
di Argentina e Indonesia, attualmente classificabili ai codici NC ex 1516 20 98
(codici TARIC 1516 20 98 21, 1516 20 98 29 e 1516 20 98 30), ex 1518 00 91
(codici TARIC 1518 00 91 21, 1518 00 91 29 e 1518 00 91 30), ex 1518 00 95
(codice TARIC 1518 00 95 10), ex 1518 00 99 (codici TARIC 1518 00 99 21, 1518
00 99 29 e 1518 00 99 30), ex 2710 19 43 (codici TARIC 2710 19 43 21, 2710 19
43 29 e 2710 19 43 30), ex 2710 19 46 (codici TARIC 2710 19 46 21, 2710 19 46
29 e 2710 19 46 30), ex 2710 19 47 (codici TARIC 2710 19 47 21, 2710 19 47 29 e
2710 19 47 30), 2710 20 11, 2710 20 15, 2710 20 17, ex 3824 90 97 (codici TARIC
3824 90 97 01, 3824 90 97 03 e 3824 90 97 04), 3826 00 10 ed ex 3826 00 90
(codici TARIC 3826 00 90 11, 3826 00 90 19 e 3826 00 90 30).
2.           Le aliquote del dazio
antidumping definitivo applicabile al prodotto di cui al paragrafo 1 e
fabbricato dalle società di seguito elencate sono le seguenti:
 Paese || Società || Aliquota del dazio EUR per tonnellata netta || Codice addizionale TARIC 
 Argentina || Aceitera General Deheza S.A., General Deheza, Rosario; Bunge Argentina S.A., Buenos Aires || 216,64 EUR || B782 
   || Louis Dreyfus Commodities S.A., Buenos Aires || 239,35 EUR || B783 
   || Molinos Río de la Plata S.A., Buenos Aires; Oleaginosa Moreno Hermanos S.A.F.I.C.I. y A., Bahia Blanca; Vicentin S.A.I.C., Avellaneda || 245,67 EUR || B784 
   || Altre società che hanno collaborato: Cargill S.A.C.I., Buenos Aires; Unitec Bio S.A., Buenos Aires; Viluco S.A., Tucuman || 237,05 EUR || B785 
   || Tutte le altre società || 245,67 EUR || B999 
 Indonesia || PT Ciliandra Perkasa, Jakarta || 76,94 EUR || B786 
   || PT Musim Mas, Medan || 151,32 EUR || B787 
   || PT Pelita Agung Agrindustri, Medan || 145,14 EUR || B788 
   || PT Wilmar Bioenergi Indonesia, Medan; PT Wilmar Nabati Indonesia, Medan || 174,91 EUR || B789 
   || Altre società che hanno collaborato: PT Cermerlang Energi Perkasa, Jakarta || 166,95 EUR || B790 
   || Tutte le altre società || 178,85 EUR || B999 
3.           Il dazio antidumping sulle
miscele si applica proporzionalmente al tenore totale nella miscela, in peso,
di esteri monoalchilici di acidi grassi e di gasoli paraffinici ottenuti
mediante sintesi e/o idrotrattamento, di origine non fossile (tenore di
biodiesel).
4.           Qualora le merci siano state
danneggiate prima dell'immissione in libera pratica e, di conseguenza, il
prezzo effettivamente pagato o pagabile sia calcolato proporzionalmente ai fini
della determinazione del valore in dogana a norma dell'articolo 145 del
regolamento (CEE) n. 2454/93[13],
il dazio antidumping, calcolato sulla base degli importi di cui sopra, è
ridotto di una percentuale corrispondente alla riduzione proporzionale del
prezzo effettivamente pagato o pagabile.
5.           Salvo disposizioni contrarie,
si applicano le norme vigenti in tema di dazi doganali.
Articolo 2
Gli importi depositati a titolo di dazio
antidumping provvisorio in applicazione del regolamento (UE) n. 490/2013 della
Commissione sulle importazioni di biodiesel originario di Argentina e Indonesia
sono riscossi in via definitiva.
Articolo 3
Se un nuovo produttore esportatore argentino o
indonesiano fornisce alla Commissione elementi sufficienti per dimostrare che:
- non ha esportato nell'Unione il prodotto
descritto all'articolo 1, paragrafo 1, durante il periodo dell'inchiesta (dal
1° luglio 2011 al 30 giugno 2012),
- non è collegato a nessuno degli esportatori
o produttori di Argentina o Indonesia soggetti alle misure istituite dal
presente regolamento,
- ha effettivamente esportato nell'Unione il
prodotto in esame dopo il periodo dell'inchiesta su cui si basano le misure o
ha assunto un obbligo contrattuale irrevocabile di esportare una quantità
rilevante nell'Unione,
l'articolo 1, paragrafo 2, può essere
modificato aggiungendo il nuovo produttore esportatore alle società che hanno
collaborato ma escluse dal campione e quindi soggette all'aliquota media
ponderata del dazio del paese interessato.
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea.
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51. 
[2]               GU L 141 del 28.5.2013, pag. 6.
[3]               GU C 260 del 29.8.2012, pag. 8.
[4]               Cfr. ad esempio la sentenza T-235/08 del 7 febbraio 2013
(Acron OAO e Dorogobuzh OAO/Consiglio).
[5]               Risoluzione n. 331/2001 del ministero dell'Agricoltura,
dell'allevamento e della pesca.
[6]               Il principale mercato preso in considerazione per
determinare il livello del prezzo internazionale della soia e dell'olio di soia
è il Chicago Board of Trade.
[7]               Il valore teorico FAS è calcolato sottraendo dal valore
ufficiale FOB tutti i costi inclusi nella procedura di esportazione.
[8]               http://64.76.123.202/site/agricultura/precios_fob_-_exportaciones/index.php.
[9]               Sentenza T-235/08 del 7 febbraio 2013 (Acron OAO e
Dorogobuzh OAO/Consiglio).
[10]             Relazione del panel, China – Anti-Dumping and
Countervailing Duty Measures on Broiler Products from the United States
(WT/DS427/R, adottata il 25 settembre 2013), par. 7.164.
[11]             Dal settembre 2011 il prezzo HPE è fissato ogni mese dalle
autorità indonesiane e risulta dalla media delle informazioni sui prezzi del
mese precedente provenienti da tre diverse fonti: i) CIF Rotterdam, ii) CIF
Malaysia e iii) borsa merci indonesiana. Il prezzo HPE è fissato in base alle
stesse fonti, ma a livello FOB. Ai fini della determinazione del prezzo HPE del
CPO per la parte del PI anteriore al settembre 2011 (luglio - agosto 2011) è
stato utilizzato come riferimento solo il prezzo di Rotterdam. 
[12]             Commissione europea, Direzione generale del Commercio,
Direzione H, 1049 Bruxelles, Belgio.
[13]             Regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993,
che fissa talune disposizioni d'applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92
del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (GU L 253
dell'11.10.1993, pag. 1).