CELEX: 62008TJ0471
Language: it
Date: 2011-06-07
Title: Sentenza del Tribunale (Seconda Sezione) del 7 giugno 2011.#Ciarán Toland contro Parlamento europeo.#Accesso ai documenti - Regolamento (CE) n. 1049/2001 - Relazione di revisione contabile sull’indennità di assistenza parlamentare - Rifiuto di accesso - Eccezione relativa alla protezione degli obiettivi delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile - Eccezione relativa alla protezione del processo decisionale.#Causa T-471/08.

Causa T‑471/08
      Ciarán Toland
      contro
      Parlamento europeo
      «Accesso ai documenti — Regolamento (CE) n. 1049/2001 — Relazione di revisione contabile sull’indennità di assistenza parlamentare — Rifiuto di accesso — Eccezione relativa alla tutela degli obiettivi delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile — Eccezione relativa alla protezione del processo decisionale»
      Massime della sentenza
      1.      Unione europea — Istituzioni — Diritto di accesso del pubblico ai documenti — Regolamento n. 1049/2001 — Eccezioni al diritto
            di accesso ai documenti — Tutela degli obiettivi delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile — Portata
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1049/2001, art. 4, n. 2, terzo trattino)
      2.      Unione europea — Istituzioni — Diritto di accesso del pubblico ai documenti — Regolamento n. 1049/2001 — Eccezioni al diritto
            di accesso ai documenti — Tutela del processo decisionale — Presupposti
      (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1049/2001, art. 4, n. 3)
      1.      L’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001, relativo all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento
         europeo, del Consiglio e della Commissione, deve essere interpretato in modo tale che questa disposizione, intesa a tutelare
         gli obiettivi delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile, sia applicabile solo se la divulgazione dei
         documenti di cui trattasi rischi di mettere in pericolo il completamento di tali attività.
      
      Certamente, i diversi atti di indagine o di ispezione possono continuare a beneficiare dell’eccezione fondata sulla tutela
         delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile finché proseguono le attività di indagine o ispettive, anche
         se l’indagine o l’ispezione particolare che ha dato luogo alla relazione cui si chiede di poter accedere è terminata.
      
      Tuttavia, ammettere che ai diversi documenti relativi ad attività ispettive, di indagine o di revisione contabile si applichi
         l’eccezione fondata sull’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 finché non sia stabilito il seguito da
         dare a tali procedimenti equivarrebbe a sottoporre l’accesso a tali documenti ad un evento aleatorio, futuro ed eventualmente
         lontano, dipendente dalla celerità e dalla diligenza delle varie autorità. Una siffatta soluzione si scontrerebbe con l’obiettivo
         consistente nel garantire l’accesso del pubblico ai documenti relativi ad eventuali irregolarità commesse nella gestione degli
         interessi finanziari, allo scopo di dare ai cittadini la possibilità di controllare in maniera più effettiva la legittimità
         dell’esercizio del potere pubblico. 
      
      L’eccezione al diritto di accesso del pubblico ai documenti fondata sulla tutela delle attività ispettive, di indagine e di
         revisione contabile può essere dichiarata applicabile ad una relazione contabile, quale una relazione del servizio interno
         di revisione contabile del Parlamento europeo riguardante l’indennità di assistenza parlamentare, la cui divulgazione metterebbe
         a repentaglio attività ispettive o di inchiesta che dovessero essere ancora in corso, entro un termine ragionevole, sulla
         base del suo contenuto. Tale ipotesi, tuttavia, non ricorre qualora la decisione che applica detta eccezione non faccia menzione
         di alcun procedimento concreto di ispezione o di indagine o di altre verifiche amministrative che siano ancora in corso al
         momento di tale decisione e che costituiscano l’attuazione delle azioni immediate preconizzate nella suddetta relazione e
         qualora la decisione medesima si limiti, nella parte dedicata al rigetto della domanda di accesso alla citata relazione, a
         fare in astratto riferimento alla necessità di lasciare all’amministrazione un termine ragionevole per l’immediata attuazione
         delle proposte contenute nella relazione controversa e a menzionare diverse iniziative intraprese in vista di una riforma
         regolamentare e/o legislativa del quadro normativo pertinente.
      
      (v. punti 43-45, 47, 51-52)
      2.      L’applicazione dell’eccezione fondata sulla tutela del processo decisionale, prevista dall’art. 4, n. 3, del regolamento n. 1049/2001,
         relativo all’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, presuppone che sia
         dimostrato che l’accesso al documento in considerazione, redatto dall’istituzione ad uso interno, sia tale da arrecare concreto
         ed effettivo pregiudizio alla tutela del processo decisionale dell’istituzione e che tale rischio di pregiudizio sia ragionevolmente
         prevedibile e non puramente ipotetico. 
      
      Inoltre, per rientrare in tale eccezione, il pregiudizio al processo decisionale deve essere grave. Ciò in particolare ricorre
         quando la divulgazione del documento considerato ha un impatto sostanziale sul processo decisionale. La valutazione della
         gravità dipende dall’insieme delle circostanze del caso di specie, in particolare dagli effetti negativi di tale divulgazione
         sul processo decisionale invocati dall’istituzione.
      
      Una relazione di revisione contabile riguardante l’indennità di assistenza parlamentare, redatta dal servizio interno di revisione
         contabile del Parlamento europeo in esecuzione dell’art. 86 del regolamento finanziario, è un documento redatto da tale istituzione
         per uso interno. L’applicazione dell’eccezione vertente sulla tutela del processo decisionale a detta relazione è tuttavia
         infondata, allorché la decisione che nega l’accesso a quest’ultima non contiene alcun elemento tangibile che consenta di concludere
         che il rischio di pregiudizio al processo decisionale era, alla data della sua adozione, ragionevolmente prevedibile e non
         puramente ipotetico e allorché, in particolare, essa non fa alcuna menzione dell’esistenza, a tale data, di attacchi o di
         tentativi di attacco al processo decisionale in corso, né di ragioni obiettive che consentissero ragionevolmente di prevedere
         che siffatti attacchi si sarebbero verificati in caso di divulgazione della suddetta relazione. A questo proposito, la circostanza
         che l’utilizzo da parte dei membri del Parlamento europeo degli strumenti finanziari messi a loro disposizione sia un soggetto
         sensibile, seguito con interesse dai media, non può costituire, di per sé, una ragione obiettiva e sufficiente per temere
         un grave pregiudizio al processo decisionale, salvo rimettere in discussione il principio stesso della trasparenza voluto
         dal Trattato CE. Parimenti, l’asserita complessità del processo decisionale non costituisce, di per sé, una ragione particolare
         per temere che la divulgazione della relazione di cui trattasi arrechi grave pregiudizio a tale processo.
      
      (v. punti 70-72, 78-81)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      7 giugno 2011 (*)
      
      «Accesso ai documenti – Regolamento (CE) n. 1049/2001 – Relazione di revisione contabile sull’indennità di assistenza parlamentare – Rifiuto di accesso – Eccezione relativa alla tutela degli obiettivi delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile – Eccezione relativa alla protezione del processo decisionale»
      Nella causa T‑471/08,
      Ciarán Toland, residente in Dublino (Irlanda), rappresentato dai sigg. A. Burke, solicitor, E. Regan, SC, e J. Newman, barrister,
      
      ricorrente,
      sostenuto da
      Regno di Danimarca, rappresentato dalla sig.ra B. Weis Fogh e dal sig. C. Vang, in qualità di agenti,
      
      Repubblica di Finlandia, rappresentata dal sig. J. Heliskoski, dalle sig.re A. Guimaraes-Purokoski e H. Leppo, in qualità di agenti,
      
      Regno di Svezia, rappresentato dalle sig.re A. Falk, S. Johannesson e K. Petkovska, in qualità di agenti,
      
      intervenienti,
      contro
      Parlamento europeo, rappresentato dai sigg. H. Krück, N. Lorenz e D. Moore, in qualità di agenti,
      
      convenuto,
      avente ad oggetto una domanda di annullamento parziale della decisione del Parlamento europeo 11 agosto 2008, recante il riferimento
         A (2008) 10636, nella misura in cui rifiuta l’accesso alla relazione n. 06/02 del servizio interno di revisione contabile
         del Parlamento 9 gennaio 2008, intitolata «Revisione contabile dell’indennità di assistenza parlamentare»,
      
      IL TRIBUNALE (Seconda Sezione),
      composto dai sigg. N.J. Forwood, presidente, F. Dehousse (relatore) e J. Schwarcz, giudici,
      cancelliere: sig.ra K. Andovà, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 7 dicembre 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Contesto normativo
      1        Il regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 30 maggio 2001, n. 1049, relativo all’accesso del pubblico ai documenti
         del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145, pag. 43), ha lo scopo di definire i principi, le condizioni
         e i limiti del diritto di accesso ai documenti di suddette istituzioni previsto dall’art. 255 CE. 
      
      2        Secondo l’art. 4, nn. 2 e 3, del regolamento n. 1049/2001:
      
      «2. Le istituzioni rifiutano l’accesso a un documento la cui divulgazione arrechi pregiudizio alla tutela di quanto segue:
      (…)
      –        gli obiettivi delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile,
      a meno che vi sia un interesse pubblico prevalente alla divulgazione.
      3. L’accesso a un documento elaborato per uso interno da un’istituzione o da essa ricevuto, relativo ad una questione su cui
         la stessa non abbia ancora adottato una decisione, viene rifiutato nel caso in cui la divulgazione del documento pregiudicherebbe
         gravemente il processo decisionale dell’istituzione, a meno che vi sia un interesse pubblico prevalente alla divulgazione.
         
      
      (…)».
       Fatti
      3        Con lettera dell’11 giugno 2008 il ricorrente, sig. Ciarán Toland, chiedeva al Parlamento di comunicargli la relazione annuale
         per l’anno 2006 del suo servizio interno di revisione contabile, comprese le sedici relazioni di revisione contabile interna
         citate al punto 24 della risoluzione del Parlamento 22 aprile 2008, contenente le osservazioni che costituiscono parte integrante
         della decisione sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2006, sezione I –
         Parlamento europeo (GU 2009, L 88, pag. 3).
      
      4        Con lettera del 23 giugno 2008 il segretario generale del Parlamento concedeva al ricorrente l’accesso alla relazione annuale
         per l’anno 2006 del servizio interno di revisione contabile del Parlamento, recante il riferimento n. 07/01 e datata 16 luglio
         2007 (in prosieguo: la «relazione n. 07/01», ad eccezione di un paragrafo di tale relazione avente ad oggetto una revisione
         contabile ancora in corso. Non veniva fatta menzione, nella lettera del 23 giugno 2008, delle altre sedici relazioni di revisione
         contabile interna richieste dal ricorrente.
      
      5        Con lettera del 19 luglio 2008, il ricorrente presentava una domanda confermativa che ripeteva la sua domanda di accesso alle
         sedici relazioni di revisione contabile interna per le ragioni esposte nella lettera dell’11 giugno 2008 e per il motivo che
         la lettera del segretario generale del Parlamento del 23 giugno 2008 non conteneva alcuna obiettiva giustificazione debitamente
         motivata al diniego di comunicare tali relazioni. Il ricorrente chiedeva altresì l’accesso al paragrafo occultato della relazione
         n. 07/01.
      
      6        Con lettera dell’11 agosto 2008 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), il Parlamento rifiutava in primo luogo di concedere
         l’accesso al paragrafo occultato della relazione n. 07/01, in secondo luogo, concedeva pieno accesso a tredici delle sedici
         relazioni di revisione contabile interna nonché accesso parziale ad altre due di tali relazioni e, in terzo luogo, rifiutava
         l’accesso alla quattordicesima di tali relazioni, cioè la relazione del suo servizio interno di revisione contabile 9 gennaio
         2008, n. 06/02 intitolata «Revisione contabile dell’indennità di assistenza parlamentare» (in prosieguo: la «relazione n. 06/02»).
      
      7        Il Parlamento, nella decisione impugnata, ha descritto la relazione n. 06/02 come contenente, in una prima parte, un’analisi
         dei rischi inerenti alle operazioni finanziarie di pagamento dell’indennità di assistenza parlamentare nonché un’analisi dettagliata
         delle regole in vigore e del loro funzionamento, in una seconda parte, un riepilogo dei programmi di azione redatti dal revisore
         interno per migliorare il funzionamento del sistema e, in una terza parte, una spiegazione dettagliata di tali programmi di
         azione (pag. 2, ultimo comma, della decisione impugnata).
      
      8        Il Parlamento ha aggiunto che la relazione n. 06/02, in quanto studio dei rischi connessi alle operazioni finanziarie dei
         servizi del Parlamento di pagamento dell’indennità di assistenza parlamentare e in quanto insieme di proposte intese a migliorare
         il sistema, costituiva una revisione contabile ai sensi dell’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 (pag. 2,
         ultimo comma, e pag. 3 in alto, della decisione impugnata).
      
      9        Il Parlamento ha considerato che la relazione n. 06/02, per quanto terminata il 9 gennaio 2008, restava coperta dall’eccezione
         al diritto di accesso prevista dall’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001. Il Parlamento ha fatto riferimento
         alla sentenza del Tribunale 6 luglio 2006, cause riunite T‑391/03 e T‑70/04, Franchet e Byk/Commissione (Racc. pag. II‑2023,
         punti 120 e segg.). Ha fatto presente che i programmi di azione contenuti nella relazione n. 06/02 enunciavano i principi
         sui quali avrebbe potuto essere fondata una revisione del quadro normativo dell’assistenza parlamentare. Inoltre, tali programmi
         di azione enunciavano altre azioni che avrebbero potuto essere già fin da allora intraprese dalla direzione generale (DG)
         «Finanze» del Parlamento, prima di ogni modifica del contesto regolamentare. Il Parlamento ha considerato che alla sua amministrazione
         avrebbe dovuto essere concesso un termine ragionevole per prendere in considerazione e dare immediata attuazione a tali proposte,
         come richiesto dall’art. 86 del regolamento (CE, Euratom) del Consiglio 25 giugno 2002, n. 1605, che stabilisce il regolamento
         finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (GU L 248, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento finanziario»).
         Secondo il Parlamento, concedere l’accesso alla relazione n. 06/02 in questo stadio, anche parzialmente, avrebbe potuto mettere
         a repentaglio il suo effettivo utilizzo e, con ciò, l’obiettivo dell’attività di revisione contabile ai sensi dell’art. 4,
         n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 (pag. 3, primo comma, della decisione impugnata).
      
      10      Inoltre, il Parlamento ha sostenuto che i programmi di azione della relazione n. 06/02 contenevano proposte che richiedevano
         l’adozione di una decisione da parte delle autorità politiche competenti, e cioè non solo l’ufficio del Parlamento e la conferenza
         dei presidenti del Parlamento, ma anche la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri. Il Parlamento ha fatto presente che,
         al momento della sua seduta plenaria del 22 aprile 2008, in primo luogo, ha incoraggiato il gruppo di lavoro dell’ufficio
         del Parlamento sullo statuto dei membri a presentare le sue conclusioni in vista di un’azione rapida ed appropriata sulle
         osservazioni contenute nella relazione n. 06/02, in secondo luogo, ha chiesto che i negoziati con gli Stati membri e il governo
         belga venissero immediatamente intrapresi, in terzo luogo, ha dato mandato al suo segretario generale di prendere contatti
         con la Commissione e il Consiglio, al fine di assicurare la possibilità di una nuova regolamentazione dell’assistenza parlamentare
         tramite una modifica del regime degli agenti contrattuali e, infine, ha conferito incarico al suo gruppo di lavoro sullo statuto
         dei membri del Parlamento, degli assistenti parlamentari e del fondo pensione di valutare, urgentemente, il funzionamento
         delle regole in vigore e, tenuto conto dell’importanza del fascicolo, di elaborare tutte le proposte di cambiamento di tali
         regole che il predetto gruppo di lavoro avesse dovuto ritenere necessarie (pag. 3, terzo trattino, della decisione impugnata).
      
      11      Il Parlamento ha aggiunto che, benché l’ufficio del Parlamento avesse adottato, il 9 luglio 2008, le misure di applicazione
         relative allo statuto dei membri del Parlamento, il processo decisionale, sensibile e complesso, nel cui contesto la relazione
         n. 06/02 costituiva un importante documento di riferimento, era ancora in corso. Il Parlamento ha sostenuto che l’utilizzo
         che i suoi membri fanno delle indennità messe a loro disposizione è un soggetto sensibile, seguito con grande interesse dai
         media e che elementi della relazione n. 06/02 avrebbero potuto essere utilizzati per far deragliare il dibattito sulla riforma
         del sistema e compromettere una rapida riforma. Di conseguenza, secondo il Parlamento, la divulgazione della relazione n. 06/02
         avrebbe recato, in questo stadio, grave pregiudizio al suo processo decisionale, ma anche «al di là» di questo, dal momento
         che la riforma di cui trattasi non potrebbe essere portata a buon fine da esso soltanto (pag. 3, ultimo comma, e pag. 4 in
         alto, della decisione impugnata).
      
      12      In conclusione, il Parlamento, considerato che la domanda del ricorrente 19 luglio 2008 non conteneva argomenti idonei a giustificare
         la divulgazione della relazione n. 06/02 e che una siffatta divulgazione, ancorché parziale, avrebbe compromesso, da un lato,
         l’obiettivo della revisione contabile ai sensi dell’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 e, dall’altro
         lato, il processo decisionale del Parlamento ai sensi dell’art. 4, n. 3, del medesimo regolamento, ha deciso di respingere
         la domanda di accesso del ricorrente alla relazione di cui trattasi (pag. 4, secondo e terzo trattino, della decisione impugnata).
      
       Procedimento e conclusioni delle parti
      13      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 23 ottobre 2008, il ricorrente ha proposto il presente
         ricorso.
      
      14      Con atti depositati presso la cancelleria del Tribunale, rispettivamente, il 13, 17 e 30 marzo 2009, il Regno di Svezia, la
         Repubblica di Finlandia e il Regno di Danimarca hanno chiesto di intervenire nel presente procedimento a sostegno delle conclusioni
         del ricorrente. 
      
      15      Con ordinanza 25 giugno 2009, il presidente della Prima Sezione del Tribunale ha accolto tali domande di intervento.
      
      16      Poiché la composizione delle sezioni del Tribunale è stata modificata, il giudice relatore è stato assegnato alla Seconda
         Sezione, cui la presente causa è stata pertanto attribuita. 
      
      17      Con atti registrati presso la cancelleria del Tribunale rispettivamente il 26 agosto, il 9 e l’11 settembre 2009, il Regno
         di Svezia, la Repubblica di Finlandia e il Regno di Danimarca hanno depositato le loro memorie di intervento.
      
      18      Il Parlamento e il ricorrente hanno formulato osservazioni in merito a tali memorie di intervento, rispettivamente il 16 e
         il 18 novembre 2009.
      
      19      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Seconda Sezione) ha deciso di aprire la fase orale del procedimento. 
      
      20      Le parti hanno svolto le proprie difese orali ed hanno risposto ai quesiti del Tribunale all’udienza del 7 dicembre 2010.
      
      21      Nell’atto di ricorso il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata nella parte in cui rifiuta l’accesso alla relazione n. 06/02;
      –        ordinare al Parlamento di consentirgli l’accesso alla relazione n. 06/02;
      –        condannare il Parlamento alle spese. 
      22      Nella replica, il ricorrente ha ritirato la domanda con la quale aveva chiesto al Tribunale di ordinare al Parlamento di consentirgli
         l’accesso alla relazione n. 06/02.
      
      23      Il Parlamento, tenuto conto di tale modifica delle conclusioni del ricorrente, chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        Respingere in quanto infondata la domanda di annullamento della decisione impugnata;
      –        condannare il ricorrente alle spese ; 
      –        ordinare che gli intervenienti sopportino le loro spese.
      24      Il Regno di Danimarca, la Repubblica di Finlandia e il Regno di Svezia sostengono, in sostanza, le conclusioni di annullamento
         del ricorrente.
      
       In diritto 
      25      Il presente ricorso, al di là di un’articolazione su tre motivi con i quali si deducono, formalmente, errore manifesto di
         valutazione, violazione dell’obbligo di motivazione e violazione del principio di proporzionalità, denuncia, in sostanza,
         errori di diritto consistenti nella violazione da parte del Parlamento, da un lato, dell’art. 4, n. 2, terzo trattino, del
         regolamento n. 1049/2001, e, dall’altro lato, dell’art. 4, n. 3, del medesimo regolamento. È in base a tale distinzione che
         occorre, dopo talune considerazioni in limine, esaminare i differenti motivi e argomenti del ricorrente.
      
       Considerazioni preliminari 
      26      Il regolamento n. 1049/2001 è inteso, come indicato all’art. 1 e all’art. 2, nn. 1 e 3, a concedere al pubblico un diritto
         di accesso ai documenti delle istituzioni in tutti i settori di attività dell’Unione, con riserva di talune eccezioni che
         esso definisce.
      
      27      Conformemente al primo ‘considerando’ di tale regolamento, esso si riconduce all’intento espresso all’art. 1, secondo comma,
         UE, inserito con il Trattato di Amsterdam, di segnare una nuova tappa nel processo di creazione di un’unione sempre più stretta
         tra i popoli dell’Europa, in cui le decisioni siano adottate nel modo più trasparente possibile e più vicino possibile ai
         cittadini. Come ricorda il secondo ‘considerando’ del regolamento 1049/2001, il diritto di accesso del pubblico ai documenti
         delle istituzioni è connesso al carattere democratico di queste ultime.
      
      28      Secondo una giurisprudenza costante, le deroghe all’accesso ai documenti devono essere interpretate ed applicate restrittivamente,
         in modo da non vanificare l’applicazione del principio generale consistente nel fornire al pubblico il più ampio accesso possibile
         ai documenti di cui dispongono le istituzioni (sentenze della Corte 18 dicembre 2007, causa C‑64/05 P, Svezia/Commissione,
         Racc. pag. I‑11389, punto 66, e 1° luglio 2008, cause riunite C‑39/05 P e C‑52/05 P, Svezia e Turco/Consiglio, Racc. pag. I‑4723,
         punto 36; sentenza Franchet e Byk/Commissione, punto 9 supra, punto 84). Peraltro, il principio di proporzionalità richiede
         che le deroghe non eccedano i limiti di quanto è opportuno e necessario per conseguire lo scopo perseguito (v., in tal senso,
         sentenza della Corte 6 dicembre 2001, causa C‑353/99 P, Consiglio/Hautala, Racc. pag. I‑9565, punto 28).
      
      29      Inoltre, l’esame previsto per il trattamento di una domanda di accesso a documenti deve avere un carattere concreto. Infatti,
         da un lato, la mera circostanza che un documento riguardi un interesse tutelato da un’eccezione non può essere sufficiente
         per giustificare l’applicazione di quest’ultima (v., per analogia, sentenza del Tribunale 13 settembre 2000, causa T‑20/99,
         Denkavit Nederland/Commissione, Racc. pag. I‑3011, punto 45). Una siffatta applicazione può essere giustificata, in linea
         di principio, solo nel caso in cui l’istituzione abbia precedentemente valutato, in primo luogo, se l’accesso al documento
         arrechi concretamente ed effettivamente pregiudizio all’interesse tutelato e, in secondo luogo, nelle ipotesi previste dall’art. 4,
         nn. 2 e 3, del regolamento n. 1049/2001, se non sussista un interesse pubblico superiore che giustifichi la divulgazione del
         documento in questione (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 19 gennaio 2010, cause riunite T‑355/04 e T‑446/04, Co-Frutta/Commissione,
         Racc. pag. II‑1, punto 123). D’altro lato, il rischio di ledere l’interesse protetto dev’essere ragionevolmente prevedibile
         e non puramente ipotetico (v., per analogia, sentenza del Tribunale 7 febbraio 2002, causa T‑211/00, Kuijer/Consiglio, Racc. pag. II‑485,
         punto 56). Questo esame deve risultare dalla motivazione della decisione (sentenze del Tribunale 13 aprile 2005, causa T‑2/03,
         Verein für Konsumenteninformation/Commissione, Racc. pag. II‑1121, punto 69, e Franchet e Byk/Commissione, punto 9 supra,
         punto 115). 
      
      30      Un esame concreto e specifico di ciascun documento è altresì necessario dal momento che, anche qualora sia chiaro che una
         domanda di accesso riguarda documenti coperti da un’eccezione, solo un esame siffatto può consentire all’istituzione di valutare
         la possibilità di accordare un accesso parziale al richiedente, conformemente all’art. 4, n. 6, del regolamento n. 1049/2001
         (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 12 ottobre 2000, causa T‑123/99, JT’s Corporation/Commissione, Racc. pag. II‑3269,
         punto 46, e Franchet e Byk/Commissione, punto 9 supra, punto 117).
      
      31      È alla luce di tali principi che occorre esaminare il presente ricorso. 
      
       Sulla violazione dell’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001
       Argomenti delle parti
      32      Il ricorrente, sostenuto dagli intervenienti, afferma che il Parlamento si è a torto avvalso, nella specie, dell’eccezione
         al diritto di accesso prevista all’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001, diretta a tutelare obiettivi
         delle attività di revisione contabile.
      
      33      Dal momento che la revisione contabile sarebbe terminata il 9 gennaio 2008, non vi sarebbe stata più alcuna ragione per negarne
         nell’agosto 2008 la divulgazione, che non poteva sotto nessun aspetto comprometterne il buon fine. Quanto ad affermare che
         una siffatta divulgazione avrebbe compromesso gli «obiettivi dell’attività di revisione contabile» in quanto avrebbe privato
         l’amministrazione di un termine ragionevole per esaminare e dare attuazione alle misure auspicate nella relazione n. 06/02,
         il ricorrente sostiene che la situazione, nella specie, differiva da quella oggetto della causa Franchet e Byk/Commissione,
         punto 9 supra. Infatti, nella specie, la decisione impugnata non avrebbe assolutamente indicato un termine dopo il quale la
         relazione n. 06/02 avrebbe potuto essere comunicata. Tale decisione avrebbe indicato che la riforma prevista era di natura
         regolamentare e legislativa e non avrebbe fatto menzione di alcuna altra indagine o ispezione il cui esito rischiava di risentire
         di una divulgazione della relazione n. 06/02. Di conseguenza, le condizioni di applicazione dell’eccezione dell’art. 4, n. 2,
         terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 sul pregiudizio agli obiettivi delle attività di revisione contabile non sarebbero
         state soddisfatte.
      
      34      Per quanto riguarda la motivazione della decisione impugnata, il ricorrente sostiene che tale decisione non spiega come l’accesso
         alla relazione n. 06/02 avrebbe potuto in concreto ed effettivamente recare pregiudizio all’interesse tutelato dall’art. 4,
         n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001. Inoltre, la stessa decisione non esaminerebbe se esisteva un interesse
         pubblico prevalente che giustificasse la divulgazione della relazione n. 06/02 nonostante l’asserito pregiudizio agli obiettivi
         dell’attività di revisione contabile. Tale decisione, in mancanza di un siffatto esame, violerebbe, inoltre, il principio
         di proporzionalità. 
      
      35      Tuttavia, secondo il ricorrente, costituirebbe chiaramente un interesse pubblico prevalente l’interesse del pubblico a prendere
         conoscenza della relazione di revisione contabile, che gli consentirebbee di essere informato del modo in cui viene impiegata
         una parte importante del pubblico denaro assegnato al Parlamento per il suo funzionamento.
      
      36      Il Parlamento sostiene che la sentenza Franchet e Byk/Commissione, punto 9 supra, riconoscerebbe la legittimità di un termine
         ragionevole lasciato all’amministrazione per decidere delle misure da adottare sulla base delle informazioni contenute in
         una relazione. Orbene, nella specie, al momento della decisione impugnata, il Parlamento avrebbe avuto appena sette mesi per
         decidere di tali misure, il che sarebbe certamente ragionevole, tenuto conto dei più lunghi termini riconosciuti come ragionevoli
         dal Tribunale nella sentenza Franchet e Byk/Commissione, punto 9 supra.
      
      37      Il Parlamento sottolinea che il carattere ragionevole del termine deve valutarsi alla data della decisione impugnata e che
         esso non è legalmente tenuto ad indicare in tale decisione in quale momento, in futuro, tale termine verrà a scadenza. A torto,
         pertanto, gli verrebbe rimproverato di non aver fornito tale indicazione.
      
      38      Per quanto riguarda l’affermazione secondo la quale la decisione impugnata non identificherebbe alcuna altra indagine o ispezione
         ancora in corso, tale decisione dovrebbe essere intesa nel senso che la menzione in essa della relazione n. 06/02 come contenente
         progetti di azione «che descrivono altre misure già adottabili dalla DG Finanze prima di ogni modifica del quadro regolamentare»
         indicherebbe evidentemente, nel contesto di tale decisione, non solo riforme legislative ma anche indagini e investigazioni.
         Peraltro, nell’agosto 2008, sarebbero state in corso inchieste amministrative sull’utilizzo da parte di taluni deputati delle
         somme pagate a titolo di indennità di assistenza parlamentare e la divulgazione della relazione n. 06/02 avrebbe potuto arrecare
         loro pregiudizio. Ciò sarebbe peraltro stato di pubblica notorità e il ricorrente ne avrebbe avuto conoscenza.
      
      39      Il Parlamento contesta che la decisione impugnata sia stata insufficientemente motivata, vuoi per quanto riguarda l’esistenza
         di un rischio di pregiudizio alla tutela degli obiettivi delle attività di revisione contabile vuoi per quanto riguarda l’assenza
         di un interesse pubblico superiore alla divulgazione. 
      
      40      Per quanto riguarda l’argomento con il quale si deduce l’asserita violazione del principio di proporzionalità, il Parlamento
         sostiene che, oltre al fatto che tale argomento, nella sostanza, è solo una ripetizione degli altri argomenti del ricorrente,
         la questione di cui trattasi nella specie nulla ha a che vedere con il test di proporzionalità, ma con la ponderazione dell’interesse
         del pubblico alla tutela di un documento con l’interesse del pubblico alla sua divulgazione.
      
      41      Infine, l’argomento secondo il quale la trasparenza potrebbe costituire un interesse pubblico prevalente che giustifica la
         divulgazione di un documento altrimenti coperto dall’eccezione di cui all’art. 4, nn. 2 o 3, del regolamento n. 1049/2001,
         ignorerebbe la logica di tale regolamento.
      
       Giudizio del Tribunale
      42      L’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 autorizza il rifiuto di accesso ad un documento nel caso in cui
         la sua divulgazione arrechi pregiudizio alla tutela degli obiettivi delle attività ispettive, d’indagine e di revisione contabile,
         a meno che vi sia un interesse pubblico prevalente alla divulgazione.
      
      43      Nella causa che ha dato luogo alla sentenza Franchet e Byk/Commissione, punto 9 supra (punto 109), il Tribunale ha giudicato
         che l’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 doveva essere interpretato in modo tale che questa disposizione,
         intesa a tutelare gli obiettivi delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile, sia applicabile solo se la
         divulgazione dei documenti di cui trattasi rischi di mettere in pericolo il completamento di tali attività.
      
      44      Certamente, i diversi atti di indagine o di ispezione possono continuare a beneficiare dell’eccezione fondata sulla tutela
         delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile finché proseguono le attività di indagine o ispettive, anche
         se l’indagine o l’ispezione particolare che ha dato luogo alla relazione cui si chiede di poter accedere è terminata (sentenza
         Franchet e Byk/Commissione, punto 9 supra, punto 110). 
      
      45      Tuttavia, ammettere che ai diversi documenti relativi ad attività ispettive, di indagine o di revisione contabile si applica
         l’eccezione fondata sull’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 finché non sia stabilito il seguito da
         dare a tali procedimenti equivarrebbe a sottoporre l’accesso a tali documenti ad un evento aleatorio, futuro ed eventualmente
         lontano, dipendente dalla celerità e dalla diligenza delle varie autorità. Una siffatta soluzione si scontrerebbe con l’obiettivo
         consistente nel garantire l’accesso del pubblico ai documenti relativi ad eventuali irregolarità commesse nella gestione degli
         interessi finanziari, allo scopo di dare ai cittadini la possibilità di controllare in maniera più effettiva la legittimità
         dell’esercizio del potere pubblico (sentenza Franchet e Byk/Commissione, punto 9 supra, punti 111 e 112). 
      
      46      Occorreva quindi verificare se, al momento dell’adozione delle decisioni di cui trattasi nella presente fattispecie, erano
         ancora in corso attività ispettive e di indagine che avrebbero potuto essere pregiudicate dalla divulgazione dei documenti
         richiesti e se tali attività siano state proseguite entro un termine ragionevole (sentenza Franchet e Byk/Commissione, punto
         9 supra, punto 113).
      
      47      Da quanto sopra enunciato consegue che l’eccezione al diritto di accesso prevista all’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento
         n. 1049/2001 può essere dichiarata applicabile ad una relazione contabile la cui divulgazione metterebbe a repentaglio attività
         ispettive o di inchiesta che dovessero essere ancora in corso, entro un termine ragionevole, sulla base del suo contenuto.
      
      48      Nella specie, alla pag. 3, primo comma, della decisione impugnata, il rifiuto di accesso alla relazione n. 06/02 opposto dal
         Parlamento a titolo dell’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001 è basato, con riferimento alla sentenza
         Franchet e Byk/Commissione, punto 9 supra, sulla considerazione che «all’amministrazione [del Parlamento] dovrebbe essere
         concesso un termine ragionevole per prendere in considerazione e mettere immediatamente in esecuzione proposte [contenute
         in tale relazione n. 06/02], come richiesto dall’art. 86 del regolamento finanziario».
      
      49      Secondo lo stesso comma della decisione impugnata, «concedere accesso alla [relazione n. 06/02] in tale stadio, anche parzialmente,
         potrebbe compromettere l’effettivo utilizzo di tale relazione e, quindi, “l’obiettivo della revisione contabile”». Alla pag. 4,
         primo e secondo comma, della decisione impugnata, il Parlamento conclude, in termini questa volta affermativi, che concedere
         un siffatto accesso anche parziale, in questo stadio, «comprometterebbe l’utilizzo effettivo [del] contenuto [della relazione
         n. 06/02]», o ancora «metterebbe in pericolo l’obiettivo della revisione contabile». 
      
      50      Da quanto sopra considerato risulta che il Parlamento sostiene, sulla base della sentenza Franchet e Byk/Commissione, punto 9
         supra, che la divulgazione della relazione n. 06/02 alla data della decisione impugnata sarebbe stata troppo precoce per consentirgli
         di portare a buon fine, ancor prima di ogni riforma del contesto regolamentare e/o legislativo dell’indennità di assistenza
         parlamentare, le azioni immediate preconizzate in tale relazione.
      
      51      Tuttavia, nella decisione impugnata non viene fatta menzione di alcun procedimento concreto di ispezione o di indagine o di
         altre verifiche amministrative che fossero ancora in corso al momento di tale decisione e che costituissero l’attuazione delle
         azioni immediate preconizzate nella relazione n. 06/02.
      
      52      La decisione impugnata si limita così, nella parte dedicata al rigetto della domanda di accesso alla relazione n. 06/02, a
         fare in astratto riferimento alla necessità di lasciare all’amministrazione un termine ragionevole per l’immediata attuazione
         delle proposte contenute in tale relazione e a menzionare diverse iniziative intraprese in vista di una riforma regolamentare
         e/o legislativa del quadro normativo dell’assistenza parlamentare.
      
      53      A questo proposito, il riferimento a tali diverse iniziative intraprese in vista di una riforma dell’assistenza parlamentare
         non riguarda tanto l’eccezione prevista dall’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001, relativo alla tutela
         dell’obiettivo delle attività ispettive, di indagine e di revisione contabile, quanto l’eccezione prevista dall’art. 4, n. 3,
         di questo stesso regolamento, relativa alla tutela del processo decisionale dell’istituzione. È pertanto in questo senso che
         a pag. 4, in alto, della decisione impugnata, il Parlamento afferma che «la divulgazione della relazione [n. 06/02] recherebbe,
         in questo stadio, grave pregiudizio al processo decisionale del Parlamento europeo».
      
      54      L’unico riferimento, nella decisione impugnata, ad un caso concreto di indagine figura nella parte di tale decisione che respinge
         la domanda di accesso a taluni passaggi occultati di relazioni contabili diverse dalla relazione n. 06/02, in quanto un accesso
         a tali passaggi comporterebbe la divulgazione di un asserito caso individuale di frode e in corso di esame da parte dell’Ufficio
         europeo per la lotta antifrode (OLAF). Rispondendo ad un quesito del Tribunale rivolto nel corso dell’udienza, il Parlamento
         ha tuttavia fatto presente che la relazione n. 06/02 non conteneva, per parte sua, alcun dato nominativo che consentisse l’identificazione
         di casi individuali. 
      
      55      Nel corso dell’udienza il Parlamento ha sostenuto che alla data della decisione impugnata erano in corso procedimenti di ispezione
         e di indagine e altre verifiche amministrative sulla base della relazione n. 06/02. Tuttavia, come indicato supra al punto 51,
         siffatta decisione non menziona alcun procedimento di tale tipo. Quindi, tale decisione, che non evoca tali asseriti procedimenti,
         ancor meno giustifica sotto quale aspetto il termine per il loro espletamento, nell’agosto 2008, avrebbe dovuto essere considerato
         ragionevole e sotto quale aspetto, soprattutto, la divulgazione della relazione n. 06/02 avrebbe pregiudicato il loro buon
         esito.
      
      56      Nel corso dell’udienza, il Parlamento ha altresì invocato la tesi secondo cui la divulgazione della relazione n. 06/02 sarebbe
         stata contraria alla natura di tale documento. Si tratterebbe di un documento interno, redatto nell’ambito del regolamento
         finanziario, e non di un documento inteso ad essere reso pubblico, come la relazione della Corte dei conti dell’Unione europea
         sull’esecuzione del bilancio che è pubblicata annualmente sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Secondo il Parlamento, la divulgazione di tale tipo di documento interno rischierebbe di indurre i revisori interni delle
         istituzioni ad autolimitarsi nei loro rilievi con conseguente minore efficacia delle revisioni contabili interne per il miglioramento
         del funzionamento delle istituzioni interessate.
      
      57      Si deve anzitutto rilevare che tale motivazione non figura nella decisione impugnata. Certamente, alle pagg. 2 e 3 della detta
         decisione, il Parlamento ha citato l’art. 86, n. 1, primo comma, del regolamento finanziario, secondo cui il revisore interno
         è il consigliere dell’istituzione nella gestione dei rischi. Tuttavia, da tali citazioni, una delle quali figura peraltro
         in una parte della decisione impugnata diversa da quella che esamina la domanda di accesso alla relazione n. 06/02, non ha
         tratto alcuna considerazione comparabile a quella avanzata per la prima volta nel corso dell’udienza. Peraltro, il fatto che
         nella specie il Parlamento abbia autorizzato l’accesso, quantomeno parziale, a quindici delle sedici relazioni di revisione
         contabile interna considerate nella domanda di accesso, sta ad indicare che non è stato tanto la natura di documento interno
         di tali relazioni di revisione contabile a determinare la decisione del Parlamento di concessione o di rifiuto di accesso
         quanto il tema e il contenuto concreto di tali relazioni.
      
      58      Tenuto conto di quanto precede, si deve considerare che il Parlamento, nella decisione impugnata, non ha dato sufficiente
         dimostrazione che l’accesso alla relazione n. 06/02 avrebbe potuto recare pregiudizio alla tutela degli obiettivi delle attività
         di revisione contabile. Pertanto, senza che si renda necessario esaminare l’esistenza di un interesse pubblico prevalente
         alla divulgazione, si deve concludere che la decisione impugnata, in quanto ha rifiutato l’accesso alla relazione n. 06/02
         sulla base dell’art. 4, n. 2, terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001, è infondata.
      
       Sulla violazione dell’art. 4, n. 3, del regolamento n. 1049/2001
       Argomenti delle parti
      59      Il ricorrente, sostenuto dagli intervenienti, afferma che il Parlamento si è, a torto, avvalso, nella specie, dell’eccezione
         al diritto di accesso di cui all’art. 4, n. 3, del regolamento n. 1049/2001, vertente sulla tutela del processo decisionale
         dell’istituzione.
      
      60      Infatti, i motivi della decisione impugnata, che deducono, da un lato, il fatto che l’utilizzo da parte dei membri del Parlamento
         dell’indennità di assistenza parlamentare sarebbe un soggetto sensibile che solleva un grande interesse mediatico, e, dall’altro
         lato, che la divulgazione della relazione n. 06/02 potrebbe far deragliare il processo decisionale, costituirebbero affermazioni
         più politiche che giuridiche, che riposano, per di più, sul presupposto che la trasparenza e l’informazione del pubblico osterebbero
         al buon svolgimento dell’attività regolamentare e legislativa. Così facendo la decisione impugnata rimetterebbe in discussione
         il principio fondamentale della trasparenza.
      
      61      Il ricorrente rileva che l’interesse pubblico prevalente ad essere informato non è stato assolutamente preso in considerazione
         dal Parlamento nella decisione impugnata. Orbene, si dovrebbe piuttosto considerare che il processo decisionale di un’istituzione
         democratica, nel campo legislativo e regolamentare, non può, in linea di principio, essere perturbato dall’informazione del
         pubblico. L’interesse pubblico prevalente alla divulgazione sarebbe più importante che la preoccupazione di allontanare il
         rischio, peraltro ipotetico, che il pubblico dibattito sia falsato da tale divulgazione. La decisione impugnata non conterrebbe
         alcuna appropriata motivazione tale da giustificare che nella specie venga fatta eccezione al principio di trasparenza. 
      
      62      Il ricorrente sostiene che la particolare importanza attribuita nel regolamento n. 1049/2001 alla trasparenza, per quanto
         riguarda documenti e informazioni rientranti nell’attività legislativa, non può essere invocata per cercare di giustificare
         un inadempimento all’obbligo di trasparenza in altri settori di attività del Parlamento, in particolare nel settore delle
         sue attività amministrative. La trasparenza non varrebbe soltanto per il settore legislativo, ma anche per la funzione esecutiva
         dell’istituzione nei suoi profili amministrativo, non legislativo e interno. 
      
      63      Il tentativo del Parlamento di confinare il principio di trasparenza, in quanto interesse pubblico prevalente, al processo
         legislativo dopo che un progetto di siffatta natura sia stato reso pubblico, testimonierebbe una visione ristretta ed inesatta
         della presente fattispecie e dei principi alla base del regolamento n. 1049/2001. Il Parlamento negherebbe a torto che la
         relazione n. 06/02 avrebbe posto i principi sui quali potrebbe effettuarsi una riforma del quadro giuridico e dissocerebbe
         artificiosamente il procedimento legislativo dai dibattiti interistituzionali che in genere precedono la presentazione di
         un formale progetto di legge da parte della Commissione.
      
      64      Quand’anche dovesse considerarsi che la sentenza Svezia e Turco/Consiglio, punto 28 supra, riguardasse soltanto l’interesse
         superiore alla trasparenza in materia legislativa, il ricorrente ritiene che l’interesse pubblico superiore alla trasparenza
         richiederebbe un pari diritto di accesso con riferimento a materie che, come nella presente fattispecie, riguardano la gestione
         delle finanze pubbliche.
      
      65      Il Parlamento, per quanto riguarda il riferimento operato dal ricorrente alla sentenza Svezia e Turco/Consiglio, punto 28
         supra, sostiene che la relazione n. 06/02 costituiva una relazione di revisione contabile interna, redatta nell’ambito del
         regolamento finanziario, e non una relazione di revisione contabile esterna né un parere giuridico. Alla data della decisione
         impugnata non sarebbe stato in corso alcun procedimento legislativo e non sarebbe pertanto stato possibile rivendicare nella
         specie il beneficio della accresciuta trasparenza che sarebbe garantito dall’art. 12, n. 2, del regolamento n. 1049/2001.
         I principi a base della sentenza Svezia e Turco/Consiglio, punto 28 supra, pronunciata nel contesto di una domanda di accesso
         ad un parere giuridico formulato in un contesto legislativo, non possono essere trasposti tali e quali nella presente causa,
         la quale avrebbe ad oggetto una relazione interna di revisione contabile redatta al di fuori di un procedimento legislativo.
         
      
      66      Il Parlamento sostiene che la decisione impugnata, laddove qualifica la relazione n. 06/02 come «documento di riferimento
         importante», fa con ciò rinvio al «processo decisionale delicato e complesso» allora in corso, e non ad un procedimento legislativo
         allora inesistente. Il ricorrente non avrebbe così identificato alcun interesse pubblico prevalente alla divulgazione. Il
         solo interesse rivendicato dal ricorrente, che si ricollegherebbe ai documenti legislativi, non potrebbe applicarsi ad una
         relazione interna di revisione contabile.
      
      67      A torto pertanto il ricorrente percepirebbe la relazione n. 06/02 come una forma di «proposta legislativa» che dovrebbe essere
         esaminata secondo il ragionamento della sentenza Svezia e Turco/Consiglio, punto 28 supra. Tutti gli argomenti aventi ad oggetto
         la necessità per i cittadini di partecipare ad un ampio dibattito sul contenuto di tale relazione sulla base della detta sentenza
         sarebbero pertanto privi di fondamento.
      
      68      La decisione impugnata non avrebbe invocato in modo perentorio e non motivato una necessità di riservatezza, ma, al contrario,
         avrebbe descritto le numerose iniziative all’epoca adottate e il processo decisionale delicato e complesso ancora in corso
         all’atto di tale decisione. Inoltre, tutti gli altri tentativi di riforma precedenti nel settore di cui trattasi sarebbero
         falliti e la situazione nel 2008 sarebbe stata ancora più incerta, sia sul principio di una riforma che sulle sue concrete
         modalità. In questo contesto era ragionevolmente da temersi che il processo di riforma fallisse nuovamente se la relazione
         n. 06/02 fosse stata divulgata. Tale divulgazione avrebbe, infatti, consentito l’utilizzo di taluni elementi di tale rapporto
         per far fallire il dibattito e nuocere alla rapidità della riforma. Sarebbero peraltro misure transitorie e urgenti, intese
         a far fronte al rischio di fallimento del processo di riforme, quelle che il Parlamento avrebbe adottato nel luglio 2008.
         A torto pertanto il ricorrente affermerebbe che il Parlamento avrebbe erroneamente invocato un processo decisionale in corso
         al fine di respingere la domanda di accesso sulla base dell’art. 4, n. 3, del regolamento n. 1049/2001. 
      
       Giudizio del Tribunale
      69      L’art. 4, n. 3, del regolamento n. 1049/2001 dispone, al primo comma, che «[l]’accesso ad un documento elaborato per uso interno
         da un’istituzione o da essa ricevuto, relativo ad una questione su cui la stessa non abbia ancora adottato una decisione,
         viene rifiutato nel caso in cui la divulgazione del documento pregiudicherebbe gravemente il processo decisionale dell’istituzione,
         a meno che vi sia un interesse pubblico prevalente alla divulgazione».
      
      70      Secondo la costante giurisprudenza, l’applicazione di tale eccezione presuppone che sia dimostrato che l’accesso al documento
         in considerazione, redatto dall’istituzione ad uso interno, fosse tale da arrecare concreto ed effettivo pregiudizio alla
         tutela del processo decisionale dell’istituzione e che tale rischio di pregiudizio fosse ragionevolmente prevedibile e non
         puramente ipotetico (v., oltre alla giurisprudenza citata supra ai punti 29 e 30, anche, in tal senso, sentenza del Tribunale
         18 dicembre 2008, causa T‑144/05, Muñiz/Commissione, non pubblicata nella Raccolta, punto 74).
      
      71      Inoltre, per rientrare nell’eccezione prevista dall’art. 4, n. 3, primo comma, del regolamento n. 1049/2001, il pregiudizio
         al processo decisionale deve essere grave. Ciò in particolare ricorre quando la divulgazione del documento considerato ha
         un impatto sostanziale sul processo decisionale. La valutazione della gravità dipende dall’insieme delle circostanze del caso
         di specie, in particolare dagli effetti negativi di tale divulgazione sul processo decisionale invocati dall’istituzione (sentenza
         Muñiz/Commissione, punto 70 supra, punto 75). 
      
      72      Occorre, innanzi tutto, rilevare che la relazione n. 06/02, che è una relazione di revisione contabile redatta dal servizio
         interno di revisione contabile del Parlamento in esecuzione dell’art. 86 del regolamento finanziario, è un documento redatto
         dall’istituzione per uso interno.
      
      73      È inoltre chiaro che tale documento – che secondo la formulazione della decisione impugnata «enunciava i principi sui quali
         potrebbe fondarsi una revisione del contesto legale dell’assistenza parlamentare» e «conteneva proposte che richiedevano l’adozione
         di una decisione da parte delle autorità politiche competenti» – si riferiva ad una questione sulla quale l’istituzione non
         aveva ancora adottato la sua decisione.
      
      74      A questo proposito, non è seriamente contestato che le decisioni relative allo statuto dei membri del Parlamento adottate
         da quest’ultimo prima della decisione impugnata non esaurivano la più ampia questione della riforma dello statuto dell’assistenza
         parlamentare. Il processo decisionale del Parlamento, sia esso condotto da tale istituzione da sola o con il Consiglio, la
         Commissione e gli Stati membri, non era pertanto concluso con le suddette decisioni. 
      
      75      Si deve pertanto esaminare se, nella decisione impugnata, il Parlamento abbia debitamente provato che la divulgazione della
         relazione n. 06/02 avrebbe leso gravemente il suo processo decisionale e, in caso affermativo, che non esistevano interessi
         pubblici prevalenti che giustificassero la divulgazione.
      
      76      Nella decisione impugnata, il Parlamento ha esposto che era sempre in corso un «processo decisionale delicato e complesso
         […] nel quale la [relazione n. 06/02] costituiva un documento di riferimento importante» e che «l’utilizzo che i membri del
         Parlamento fanno delle indennità messe a loro disposizione è un soggetto sensibile seguito con grande interesse dai media»
         (pag. 3, ultimo comma, della decisione impugnata). Il Parlamento ha proseguito affermando che «elementi della relazione n. 06/02
         potrebbero essere utilizzati per far deragliare il dibattito sulla riforma del sistema e compromettere una rapida riforma»
         (pag. 4 in alto della decisione impugnata). Di conseguenza, ha affermato il Parlamento, «la divulgazione della [relazione
         n. 06/02] recherebbe, in questa fase, grave pregiudizio al processo decisionale del Parlamento, ma anche al di là di questo,
         dal momento che questa riforma non può essere portata a buon fine dal Parlamento da solo» (ibidem). Nel prosieguo della decisione
         impugnata, il Parlamento ha reiterato la stessa affermazione circa il pregiudizio al suo processo decisionale.
      
      77      Da tale motivazione della decisione impugnata risulta che il rifiuto di accesso è, in sostanza, fondato sul timore che elementi
         della relazione n. 06/02 «potrebbero» essere utilizzati per far deragliare il dibattito sulla riforma.
      
      78      La decisione impugnata non contiene tuttavia alcun elemento tangibile che consenta di concludere che tale rischio di pregiudizio
         per il processo decisionale era, alla data della sua adozione, ragionevolmente prevedibile e non puramente ipotetico.
      
      79      In particolare, la decisione impugnata non fa alcuna menzione dell’esistenza, alla data della sua adozione, di attacchi o
         di tentativi di attacco al processo decisionale in corso, né di ragioni obiettive che consentissero ragionevolmente di prevedere
         che siffatti attacchi si sarebbero verificati in caso di divulgazione della relazione n. 06/02.
      
      80      A questo proposito, la circostanza che l’utilizzo da parte dei membri del Parlamento degli strumenti finanziari messi a loro
         disposizione sia un soggetto sensibile, seguito con interesse dai media – circostanza che il ricorrente peraltro non nega,
         anzi, tutt’altro, – non può costituire, di per sé, una ragione obiettiva e sufficiente per temere un grave pregiudizio al
         processo decisionale, salvo rimettere in discussione il principio stesso della trasparenza voluto dal Trattato CE.
      
      81      Parimenti, l’asserita complessità del processo decisionale non costituiva, di per sé, una ragione particolare per temere che
         la divulgazione della relazione n. 06/02 avrebbe recato grave pregiudizio a tale processo. 
      
      82      Per quanto riguarda la circostanza, dedotta dal Parlamento, secondo cui più tentativi di riforma dell’assistenza parlamentare
         sarebbero falliti in passato, è giocoforza constatare che tale argomento non figura nella decisione impugnata. Esso è stato
         avanzato solo tardivamente, dinanzi al Tribunale, e ancora senza indicazioni secondo cui tali fallimenti sarebbero stati prodotti
         da attacchi al processo decisionale dovuti alla divulgazione di informazioni delicate.
      
      83      Ad ogni modo, anche supponendo che il Parlamento abbia dimostrato che la divulgazione della relazione n. 06/02 pregiudicherebbe
         gravemente il suo processo decisionale, è giocoforza constatare che nella decisione impugnata non vi è alcuna motivazione
         per quanto riguarda la questione se un interesse pubblico prevalente sconsigliava, malgrado tutto, la divulgazione di tale
         relazione. 
      
      84      Infatti, l’affermazione, contenuta nella decisione impugnata, secondo cui «la domanda confermativa non contiene alcun argomento
         idoneo a giustificare la divulgazione», non può essere considerata costitutiva di una siffatta motivazione. A questo proposito,
         si deve ricordare che, a tenore dell’art. 6, n. 1, del regolamento n. 1049/2001, il richiedente l’accesso ai documenti non
         è tenuto a giustificare la sua domanda.
      
      85      Tenuto conto delle considerazioni che precedono, dalle quali risulta che, nella decisione impugnata, il Parlamento non ha
         dimostrato che l’accesso alla relazione n. 06/02 avrebbe recato grave pregiudizio al suo processo decisionale e non ha, comunque,
         motivato il suo rifiuto di accesso con riferimento al requisito dell’assenza di un prevalente interesse pubblico, si deve
         concludere che la decisione impugnata è infondata in quanto rifiuta l’accesso alla relazione n. 06/02 sul fondamento dell’art. 4,
         n. 3, del regolamento n. 1049/2001.
      
      86      Ciò considerato, il presente ricorso va accolto e la decisione impugnata va annullata in quanto nega al ricorrente l’accesso
         alla relazione n. 06/02. 
      
       Sulle spese
      87      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Ai sensi dell’art. 87, n. 4, primo comma, del medesimo regolamento, le spese sostenute dagli Stati membri intervenuti
         nella controversia restano a loro carico. 
      
      88      Il Parlamento, rimasto soccombente, va condannato alle spese sostenute dal ricorrente conformemente alle conclusioni di quest’ultimo.
         Le spese sostenute dal Regno di Danimarca, dalla Repubblica di Finlandia e dal Regno di Svezia restano a loro carico. 
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione del Parlamento europeo 11 agosto 2008, recante riferimento A (2008) 10636, è annullata nella parte in cui nega
            l’accesso alla relazione n. 06/02 del servizio interno di revisione contabile del Parlamento 9 gennaio 2008, intitolata «Revisione
            contabile dell’indennità di assistenza parlamentare».
      2)      Il Parlamento sopporterà le proprie spese nonché quelle del sig. Ciarán Toland.
      3)      Le spese sostenute dal Regno di Danimarca, dalla Repubblica di Finlandia e dal Regno di Svezia restano a loro carico. 
      
               Forwood
            
            
               Dehousse
            
            
               Schwarcz
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 7 giugno 2011.
      Firme
      * Lingua processuale: l’inglese.