CELEX: 62020TN0092
Language: it
Date: 2020-02-14 00:00:00
Title: Causa T-92/20: Ricorso proposto il 14 febbraio 2020 — Fryč/Commissione

11.5.2020   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 161/42
            
         
      Ricorso proposto il 14 febbraio 2020 — Fryč/Commissione
      (Causa T-92/20)
      (2020/C 161/55)
      Lingua processuale: il ceco
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Petr Fryč (Pardubice, Repubblica ceca) (rappresentante: Š. Oharková, avvocato)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni del ricorrente
      
      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  dichiarare che le istituzioni dell’Unione europea hanno commesso una grave violazione dei propri obblighi e causato un danno al ricorrente poiché:
                  
                              —
                           
                           
                              per come ha adottato il regolamento (CE) n. 800/2008, del 6 agosto 2008 (regolamento generale di esenzione per categoria), la Commissione europea, tra l’altro, ha ecceduto la delega legislativa risultante dai Trattati, non ha garantito l’attuazione dei principi costituzionali di eccezionalità e di ragionevolezza degli interventi nella concorrenza, che incidono sul mercato comune, e ha permesso di realizzare contra legem un aiuto di Stato nell’ambito di un programma di sovvenzione (Operační program podnikání a inovace [Programma operativo per l’imprenditorialità e l’innovazione]; in proseguo: «OPPI»), che ha pregiudicato l’attività imprenditoriale del ricorrente;
                           
                        
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                              con la sua decisione del 3 dicembre 2007, peraltro neppure pubblicata, la Commissione europea ha approvato un programma operativo — l’OPPI — contrario ai Trattati e alla Carta dei diritti fondamentali;
                           
                        
                              —
                           
                           
                              la Commissione europea non ha esaminato debitamente la denuncia per illegittimità dell’OPPI proposta dal ricorrente in quanto, da una parte, non ha verificato i presupposti per l’adozione e l’attuazione dell’OPPI e, dall’altra, non ha motivato adeguatamente il proprio rigetto della denuncia medesima;
                           
                        
                              —
                           
                           
                              non esaminando nel merito il ricorso per l’annullamento del regolamento n. 800/2008 [e degli altri due regolamenti generali di esenzione per categoria citati infra, sub 2] e respingendo, invece, il ricorso in quanto manifestamente [irricevibile], il giudice dell’Unione europea ha violato il proprio obbligo costituzionale di applicazione del principio di proporzionalità e compresso unilateralmente, al contempo, per un eccesso di formalismo, il diritto costituzionale del ricorrente a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale;
                           
                        
            
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                  condannare la convenuta a versare al ricorrente l’importo di EUR 4 800 000 come risarcimento del danno cagionatogli per i suesposti motivi, entro tre giorni dalla data in cui la sentenza sarà passata in giudicato;
               
            
                  —
               
               
                  disporre il rimborso al ricorrente delle spese di giudizio.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso il ricorrente deduce 5 motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sul fatto che il ricorrente avrebbe subìto un danno derivante da responsabilità extracontrattuale dell’UE ai sensi dell’articolo 340, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).
                  A causa dell’aiuto pubblico concesso ai concorrenti del ricorrente in violazione del TFUE, la società del ricorrente ha subìto un danno in termini competitivi che l’ha portata, inizialmente, ad una riduzione del fatturato annuo e dell’utile annuo nell’ordine di milioni di corone ceche. Di seguito, vista la durata pluriennale dell’aiuto pubblico e la situazione economica insoddisfacente della società, il giudice competente della Repubblica ceca ne ha dichiarato il fallimento.
                  Anche se il regolamento della Commissione (CE) n. 800/2008 (regolamento generale di esenzione per categoria) fosse legittimo, l’attuazione selettiva e discriminatoria dell’aiuto nell’ambito del programma OPPI ha cagionato al ricorrente un danno particolare ed eccezionale, del tutto eccedente i limiti del rischio economico intrinseco all’attività commerciale della sua società.
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sul fatto che la Commissione avrebbe adottato il regolamento (CE) n. 800/2008, del 6 agosto 2008 (regolamento generale di esenzione per categoria), in una forma che non garantisce l’osservanza dell’articolo 107 TFUE
                  L’articolo 109 TFUE conferisce al Consiglio il potere di determinare, con regolamento, i settori nei quali non è necessaria la procedura ordinaria perché la Commissione esamini il progetto di aiuto nazionale e verifichi la sua conformità all’articolo 107 TFUE. Il Consiglio ha adottato il regolamento n. 659/1999 ed ivi ha autorizzato (in conformità all’articolo 108, paragrafo 4, TFUE) la Commissione a stabilire con regolamento le condizioni per la concessione di aiuti di Stato «ad hoc», al di fuori del regime di approvazione ordinario. La Commissione ha adottato, nell’ordine, i regolamenti n. 70/2001, n. 800/2008 e n. 651/2014 (regolamenti generali di esenzione per categoria).
                  Tuttavia, né il Consiglio né la Commissione avrebbero potuto disattendere, con i loro regolamenti, quanto prescritto dall’articolo 107 TFUE; loro dovere è definire le condizioni degli aiuti di Stato in modo che gli Stati membri, nell’attuare tali aiuti nei settori «esentati», non possano dare esecuzione ad alcun aiuto che, per quanto dispensato dalla procedura ordinaria dinanzi alla Commissione, risulti contrario al principio di non interferenza nella concorrenza. Per questo motivo perdura (previsto e sancito dal TFUE) l’obbligo di controllo della Commissione sui regimi di aiuto anche nei settori esentati; per questo esiste (almeno teoricamente) il procedimento di recupero dell’aiuto illegittimo; per questo, ancora, l’UE si definisce tuttora come un’economia di mercato, dunque un’economia produttiva di beni e servizi che i consumatori si procurano liberamente, cercando di ottimizzare il rapporto entrate/uscite, e non di beni e servizi determinati da politici e funzionari.
               
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sul fatto che la Commissione, con la sua decisione del 3 dicembre 2007, avrebbe approvato il programma operativo OPPI in violazione dei Trattati e della Carta e la decisione neppure sarebbe stata pubblicata.
                  La Commissione è l’unica istituzione dell’UE cui compete verificare se un aiuto di Stato sia stato attuato in conformità dell’articolo 107 TFUE.
                  In relazione al programma operativo approvato, la Commissione non ha esaminato se e per quale motivo il mercato non funzionasse, condizione per l’applicazione degli aiuti di Stato. Inoltre la Commissione non ha richiesto alla Repubblica ceca un’analisi dei costi e benefici (cost-benefit analysis, CBA) e degli indicatori oggettivi, né un’analisi degli effetti sulla concorrenza e delle altre condizioni che, a parere del ricorrente, vanno necessariamente soddisfatte per l’attuazione di un aiuto di Stato. La decisione della Commissione sarebbe stata, quindi, illegittima e contraria alla missione stessa della Commissione.
               
            
                  4.
               
               
                  Quarto motivo, vertente sul fatto che la Commissione non avrebbe tenuto conto delle numerose segnalazioni da parte del ricorrente, compresa un’analisi molto dettagliata dalla quale sarebbe emersa l’illegittimità dell’aiuto attuato sulla base dell’OPPI, non avrebbe agito in conformità al regolamento n. 659/1999 del Consiglio e neppure secondo il principio di buona amministrazione sancito dalla Carta dei diritti fondamentali. Senza intraprendere alcuna verifica o richiedere supplementi di documentazione, la Commissione avrebbe rifiutato di esaminare la denuncia del ricorrente con l’argomento che «prima facie» non sussistevano irregolarità nell’attuazione del programma di sovvenzione OPPI.
               
            
                  5.
               
               
                  Quinto motivo, vertente su un diniego di giustizia da parte della Corte di giustizia e del Tribunale dell’Unione europea (in prosieguo, insieme: «CGUE») per eccesso di formalismo.
                  Il ricorrente ha proposto ricorso dinanzi alla CGUE per l’annullamento dei 3 regolamenti di esenzione per categoria succitati, che avrebbero violato i Trattati e la Carta. La CGUE, in entrambi i gradi, ha dichiarato manifestamente irricevibile il ricorso di annullamento dei regolamenti di esenzione per categoria del ricorrente. Il motivo di rigetto era la scadenza del termine oggettivo di due mesi previsto dall’articolo 263 TFUE. La CGUE non ha punto esaminato la causa nel merito e si è limitata a procedere ad un’applicazione formalistica del termine di ricorso. Secondo il ricorrente, tuttavia, la disfunzione del meccanismo di controllo spettante alla Commissione sarebbe apparsa soltanto con la risposta della Commissione alla sua denuncia. Il ricorrente ha indicato, nel ricorso, di considerare come inizio del termine di prescrizione appunto la risposta della Commissione, che non ha voluto esaminare più a fondo la sua denuncia/reclamo.