CELEX: 62012FO0133
Language: it
Date: 2013-12-12
Title: ORDINANZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Seconda Sezione) 12 dicembre 2013.#Luigi Marcuccio contro Commissione europea.#Funzione pubblica – Funzionari – Responsabilità extracontrattuale dell’Unione – Risarcimento del danno risultante dall’invio da parte dell’istituzione all’avvocato del ricorrente di una lettera relativa alle spese poste a carico del ricorrente – Ricorso in parte manifestamente irricevibile e in parte manifestamente infondato – Articolo 94 del regolamento di procedura.#Causa F‑133/12.

ORDINANZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Seconda Sezione)
      
      12 dicembre 2013 (*)
      
      «Funzione pubblica – Funzionari – Responsabilità extracontrattuale dell’Unione – Risarcimento del danno risultante dall’invio da parte dell’istituzione all’avvocato del ricorrente di una lettera relativa
         alle spese poste a carico del ricorrente – Ricorso in parte manifestamente irricevibile e in parte manifestamente infondato – Articolo 94 del regolamento di procedura»
      
      Nella causa F‑133/12,
      avente ad oggetto un ricorso proposto ai sensi dell’articolo 270 TFUE, applicabile al Trattato CEEA ai sensi del suo articolo
         106 bis,
      
      Luigi Marcuccio, ex funzionario della Commissione europea, residente in Tricase (Italia), rappresentato da G. Cipressa, avvocato,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione europea, rappresentata da C. Berardis-Kayser e G. Gattinara, in qualità di agenti, assistiti da A. Dal Ferro, avvocato,
      
      convenuta,
      IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA (Seconda Sezione)
      
      composto da M.I. Rofes i Pujol (relatore), presidente, R. Barents e K. Bradley, giudici,
      cancelliere: W. Hakenberg
      ha emesso la seguente
      Ordinanza
      1        Con ricorso pervenuto alla cancelleria del Tribunale il 12 novembre 2012, il sig. Marcuccio chiede, da una parte, l’annullamento
         della decisione con la quale la Commissione europea ha respinto la sua domanda di risarcimento del danno che sarebbe risultato
         dall’invio, all’avvocato che lo ha rappresentato dal giugno 2007 dinanzi ai giudici dell’Unione europea (in prosieguo: l’«avvocato
         del ricorrente» o «il suo avvocato»), di una lettera attinente al pagamento delle spese relative a 24 cause passate in giudicato
         nelle quali è stato condannato a sopportare le spese della Commissione e, dall’altra, la condanna della Commissione a versargli
         i relativi interessi.
      
       Fatti
      2        Il 16 giugno 2000 il ricorrente veniva nominato funzionario in prova di grado A 7 presso la direzione generale (DG) «Sviluppo»
         della Commissione. Era messo a disposizione della direzione «Servizio esterno» della DG «Relazioni esterne» e assegnato in
         pari data presso la delegazione della Commissione a Luanda (Angola). Il 16 marzo 2001 è divenuto funzionario di ruolo.
      
      3        Dal gennaio 2002, il ricorrente è stato in congedo malattia in Italia. Con decisione dell’autorità che ha il potere di nomina
         (in prosieguo: l’ «APN») del 18 marzo 2002, con effetti a decorrere dal 1º aprile 2002, il ricorrente veniva riassegnato nell’interesse
         del servizio alla sede della Commissione a Bruxelles (Belgio). Tale decisione di riassegnazione veniva annullata con sentenza
         del Tribunale dell’Unione europea del 14 settembre 2011, Marcuccio/Commissione (T‑236/02). L’impugnazione proposta dal ricorrente,
         che ha dato luogo alla causa C‑617/11 P, Marcuccio/Commissione, veniva respinta con ordinanza della Corte del 3 ottobre 2013.
      
      4        Con decisione del 30 maggio 2005, notificata al ricorrente con lettera in pari data, alla quale era allegato il parere della
         commissione di invalidità, l’APN, in applicazione dell’articolo 53 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea, collocava
         il ricorrente a riposo per invalidità a partire dal 31 maggio 2005 e gli concedeva il beneficio di un’indennità d’invalidità
         fissata in conformità all’articolo 78, terzo comma, di detto Statuto.
      
      5        Il ricorrente contestava la decisione di collocamento a riposo per invalidità, che veniva annullata con sentenza del Tribunale
         del 4 novembre 2008, Marcuccio/Commissione (F‑41/06). Decidendo sull’impugnazione, il Tribunale dell’Unione europea, con sentenza
         dell’8 giugno 2011, Commissione/Marcuccio (T‑20/09 P), annullava la menzionata sentenza e rinviava la causa al Tribunale.
         
      
      6        Decidendo sul rinvio a seguito di annullamento, il Tribunale, con sentenza del 6 novembre 2012, Marcuccio/Commissione (F‑41/06 RENV,
         oggetto di impugnazione attualmente pendente dinanzi al Tribunale dell’Unione europea, causa T‑20/13 P), respingeva il ricorso
         e condannava il ricorrente alle spese. 
      
      7        Successivamente alla sua riassegnazione a Bruxelles, nel 2002, il ricorrente presentava ai giudici dell’Unione europea numerosi
         altri ricorsi, segnatamente contro la Commissione, alcuni dei quali ancora pendenti. Nella maggior parte delle sentenze e
         ordinanze che hanno posto fine alle controversie, il ricorrente, in quanto soccombente, è stato condannato a sopportare, oltre
         alle proprie spese, le spese della parte convenuta. 
      
      8        Con lettera del 3 maggio 2011 (in prosieguo: la «lettera del 3 maggio 2011»), la Commissione informava il ricorrente dell’importo
         del quale sarebbe stato debitore a titolo delle spese alle quali era stato condannato nelle 24 cause che aveva instaurato
         dinanzi al giudice dell’Unione, sfociate nelle seguenti sentenze e ordinanze: sentenza del Tribunale di primo grado delle
         Comunità europee del 20 ottobre 2008, Marcuccio/Commissione (T‑278/07 P); ordinanza del Tribunale del 6 dicembre 2007, Marcuccio/Commissione
         (F‑40/06); ordinanza del Tribunale di primo grado del 28 settembre 2009, Marcuccio/Commissione (T‑46/08 P); ordinanza del
         Tribunale di primo grado del 26 giugno 2009, Marcuccio/Commissione (T‑114/08 P); ordinanza della Corte di giustizia dell’Unione
         europea del 9 dicembre 2009, Marcuccio/Commissione (C‑432/08 P); ordinanza della Corte del 9 dicembre 2009, Marcuccio/Commissione
         (C‑513/08 P); ordinanza della Corte del 9 dicembre 2009, Marcuccio/Commissione (C‑528/08 P); ordinanza del Tribunale del 4
         novembre 2008, Marcuccio/Commissione (F‑87/07); ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 23 marzo 2010, Marcuccio/Commissione
         (T‑16/09 P); ordinanza del Tribunale del 4 novembre 2008, Marcuccio/Commissione (F‑133/06); sentenza del Tribunale dell’Unione
         europea del 24 novembre 2010, Marcuccio/Commissione (T‑9/09 P); ordinanza del Tribunale del 7 ottobre 2009, Marcuccio/Commissione
         (F‑122/07); ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 18 ottobre 2010, Marcuccio/Commissione (T‑516/09 P); ordinanza
         del Tribunale del 31 marzo 2009, Marcuccio/Commissione (F‑146/07); ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 4 aprile
         2011, Marcuccio/Commissione (T‑239/09 P); ordinanza del Tribunale del 7 ottobre 2009, Marcuccio/Commissione (F‑3/08); ordinanza
         del Tribunale dell’Unione europea del 18 ottobre 2010, Marcuccio/Commissione (T‑515/09 P); ordinanza del Tribunale del 18
         febbraio 2009, Marcuccio/Commissione (F‑42/08); ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 15 settembre 2010, Marcuccio/Commissione
         (T‑157/09 P); ordinanza del Tribunale del 25 novembre 2009, Marcuccio/Commissione (F‑11/09); ordinanza del Tribunale dell’Unione
         europea del 17 marzo 2011, Marcuccio/Commissione (T‑44/10 P); ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 28 ottobre 2010,
         Marcuccio/Commissione (T‑32/09 P); ordinanza del Tribunale dell’Unione europea dell’8 luglio 2010, Marcuccio/Commissione (T‑166/09 P)
         e ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 17 dicembre 2010, Marcuccio/Commissione (T‑38/10 P).
      
      9        L’importo indicato come dovuto nella lettera del 3 maggio 2011 era pari a EUR 228 010. Secondo la Commissione, tale somma
         corrispondeva agli onorari dell’avvocato che l’aveva assistita nelle 24 cause menzionate nella lettera in oggetto. Sempre
         nella lettera del 3 maggio 2011, la Commissione indicava la propria disponibilità ad effettuare una compensazione con le spese
         del ricorrente di cui egli aveva chiesto il pagamento con due lettere del 28 dicembre 2009 e del 16 marzo 2010, fatto salvo
         il diritto del ricorrente di introdurre procedimenti di liquidazione delle spese dinanzi ai giudici dell’Unione europea. La
         Commissione informava il ricorrente del fatto che, in assenza di una sua domanda di liquidazione delle spese o di una sua
         proposta di compensazione, essa avrebbe emesso una nota di addebito per la somma reclamata. La lettera del 3 maggio 2011 veniva
         inviata al ricorrente, con copia al suo avvocato. I due invii venivano effettuati mediante lettera raccomandata con avviso
         di ricevimento. 
      
      10      La Commissione si rendeva conto successivamente del fatto che un errore materiale viziava il testo della lettera del 3 maggio
         2011, più precisamente l’indicazione della somma reclamata nei confronti del ricorrente (EUR 228 010 invece di EUR 128 010)
         e, due giorni dopo, il 5 maggio 2011, inviava al ricorrente, con copia al suo avvocato, un corrigendum alla lettera del 3
         maggio 2011. Anche tali due nuovi invii venivano effettuati mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. 
      
      11      Poiché il ricorrente non ritirava all’ufficio postale le due lettere inviate per raccomandata al suo indirizzo entro i 30
         giorni successivi all’avviso di deposito, esse ritornavano alla Commissione. Per contro, le lettere raccomandate indirizzate
         all’avvocato del ricorrente venivano ricevute dal destinatario il 14 maggio 2011.
      
      12      Il ricorrente sostiene che, tra il mese di maggio e il mese di agosto 2011, sarebbe venuto a conoscenza del fatto che la lettera
         del 3 maggio 2011 e il relativo corrigendum erano stati inviati dalla Commissione al suo avvocato. Inoltre, avrebbe appreso
         che tale lettera e il relativo corrigendum erano stati inviati a lui personalmente. Il ricorrente afferma di essere venuto
         a conoscenza del contenuto della lettera del 3 maggio 2011 e del relativo corrigendum solo il 28 marzo 2012, quando ha ricevuto
         la notifica del controricorso nella causa F‑143/11, allora pendente, definita con ordinanza del Tribunale del 18 giugno 2013,
         Marcuccio/Commissione, recante rigetto del ricorso in quanto manifestamente irricevibile.
      
      13      Ritenendo che l’invio al suo avvocato delle copie della lettera del 3 maggio 2011 e del corrigendum alla lettera stessa fosse
         illegittimo e lo avesse danneggiato, il ricorrente presentava, il 29 agosto 2011, domanda di risarcimento di tale danno dinanzi
         alla Commissione, che non vi dava riscontro. 
      
      14      Il 19 marzo 2012, il ricorrente introduceva quindi reclamo avverso «la decisione, comunque formatasi» con cui la Commissione
         avrebbe respinto la sua domanda risarcitoria. Tale reclamo veniva respinto dalla Commissione con decisione del 4 luglio 2012,
         della quale il ricorrente sostiene di aver compreso solo il dispositivo, poiché la decisione era redatta in francese, lingua
         della quale egli non avrebbe avuto una perfetta padronanza. 
      
       Conclusioni delle parti e procedimento
      15      Il ricorrente conclude che il Tribunale voglia: 
      
      –        annullare la decisione di rigetto della sua domanda del 29 agosto 2011; 
      –        in quanto necessario, annullare l’atto di rigetto del reclamo del 19 marzo 2012;
      –        in quanto necessario, annullare la decisione della Commissione del 4 luglio 2012, «ricevuta (…) in data non antecedente al
         tredici agosto duemiladodici»;
      
      –        condannare la Commissione a risarcire il danno che avrebbe subito a causa dell’invio al suo avvocato della lettera del 3 maggio
         2011 e del relativo corrigendum, danno stimato in EUR 10 000;
      
      –        condannare la Commissione a versargli, a decorrere dal giorno successivo alla data di ricezione della domanda del 29 agosto
         2011 e fino all’effettivo pagamento della menzionata somma di EUR 10 000, gli interessi su quest’ultima, nella misura del
         10% all’anno e con capitalizzazione annuale; 
      
      –        condannare la Commissione alle spese. 
      16      La Commissione chiede che il Tribunale voglia: 
      
      –        respingere il ricorso in quanto infondato; 
      –        condannare il ricorrente alla totalità delle spese. 
      17      Con lettera della cancelleria del 25 gennaio 2013, le parti sono state informate del fatto che la Seconda Sezione, cui era
         stata attribuita la presente causa, intendeva rimettere la causa al giudice unico, ai sensi dell’articolo 14 del regolamento
         di procedura, e veniva attribuito loro un termine con scadenza al 1º febbraio 2013 per presentare le loro osservazioni su
         tale eventuale rimessione al giudice unico.
      
      18      Soltanto la Commissione ha preso posizione entro il termine impartito, dichiarandosi favorevole alla rimessione della causa
         al giudice unico. La Seconda Sezione del Tribunale, tuttavia, nella sua riunione del 26 giugno 2013 ha deciso che la causa
         doveva essere decisa da un collegio di tre giudici. 
      
       In diritto
       Argomenti delle parti
      19      A sostegno delle sue domande sia di annullamento sia di risarcimento danni, il ricorrente solleva tre motivi: il primo attiene
         alla violazione delle regole relative alla tutela della riservatezza della persona; il secondo riguarda la violazione del
         dovere di sollecitudine e del principio di buona amministrazione; il terzo attiene alla violazione delle norme relative al
         risarcimento, da parte della Commissione, del danno causato dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni. Il ricorrente
         sollecita l’adozione di diverse misure istruttorie, segnatamente l’escussione di due testimoni e l’organizzazione di una perizia.
         
      
      20      Nel contesto del primo motivo, attinente alla violazione delle regole relative alla tutela della riservatezza della persona,
         il ricorrente fa valere che la lettera del 3 maggio 2011 e il relativo corrigendum contenevano informazioni riservate e non
         avrebbero dovuto essere portate a conoscenza di terzi senza la sua espressa autorizzazione e senza che egli venisse informato
         del loro tenore. Il comportamento della Commissione, inoltre, avrebbe manifestamente violato norme giuridiche comuni agli
         ordinamenti giuridici degli Stati membri dell’Unione in materia di rappresentanza, di mandato e di elezione di domicilio,
         nonché l’obbligo di riservatezza e di rispetto del segreto professionale, che incombono su ogni istituzione dell’Unione ai
         sensi dell’articolo 339 TFUE.
      
      21      Quanto alla dimostrazione dell’illegittimità del comportamento della Commissione, il ricorrente sostiene che sia inconferente
         il fatto che il suo avvocato lo abbia rappresentato e assistito e tuttora lo rappresenti e lo assista nel contesto di cause
         pendenti dinanzi ai giudici dell’Unione europea. Afferma che, se è pur vero che, in alcune occasioni, ha anche eletto domicilio
         presso il suo avvocato in forza di mandati ad litem puntuali e specifici, tali mandati sono stati conferiti individualmente
         per ciascuna delle cause ed erano limitati alla «difesa tecnica in giudizio». In forza di tali mandati, il suo avvocato non
         era abilitato a prendere conoscenza di questioni di natura riservata concernenti i suoi rapporti con la Commissione. Il ricorrente
         aggiunge che il suo avvocato non l’ha rappresentato e assistito in tutte le cause elencate nella lettera del 3 maggio 2011;
         così, nella causa definita con la menzionata ordinanza del 6 dicembre 2007, Marcuccio/Commissione, egli non era rappresentato
         dal suo avvocato bensì da un altro avvocato. 
      
      22      Con il suo secondo motivo, fondato sulla violazione del dovere di sollecitudine e del principio di buona amministrazione,
         il ricorrente richiama l’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea in connessione con la violazione
         del principio di buona amministrazione e afferma che la Commissione non ha debitamente tenuto conto dei suoi diritti e dei
         suoi interessi. 
      
      23      Con il suo terzo motivo, con il quale si deduce la violazione delle norme relative al risarcimento, da parte della Commissione,
         del danno causato dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni, il ricorrente sostiene che le tre condizioni che fondano
         l’obbligo risarcitorio, vale a dire l’illegittimità del comportamento imputabile all’istituzione, l’esistenza di un danno
         e il nesso di causalità, ricorrono manifestamente nella specie. 
      
      24      Al fine di dimostrare l’illegittimità del comportamento della Commissione, che egli considera sufficientemente qualificata,
         grave e manifesta, il ricorrente rinvia agli argomenti dedotti a sostegno del primo e del secondo motivo. Per quanto riguarda
         l’esistenza del danno, il ricorrente indica che l’invio al suo avvocato delle copie delle lettere controverse è effettivamente
         avvenuto, cosa che la Commissione stessa riconoscerebbe, e che il semplice fatto di aver subito tale illecito consistente
         nell’invio al suo avvocato delle copie delle lettere controverse costituisce fonte di danno in capo alla sua persona; propone
         comunque al Tribunale, in quanto necessario, che vengano escussi alcuni testimoni e che venga disposta una perizia; aggiunge
         che, nella maggior parte dei casi in cui gli eventi generatori del danno vengono in essere, il danno si produce, e che sarebbe
         pertanto ragionevole e razionale giungere alla conclusione che egli ha subito il danno, danno il cui valore dovrebbe essere
         stimato secondo equità dal Tribunale. Infine, quanto al nesso di causalità, al punto 37 del ricorso il ricorrente afferma
         di trovare superfluo identificare il nesso di causalità tra l’atto illegittimo e il danno, apparendogli tale nesso del tutto
         evidente.
      
      25      Nel controricorso, la Commissione eccepisce l’irricevibilità del ricorso argomentando che esso non è stato preceduto da una
         domanda risarcitoria motivata e, per l’ipotesi in cui il Tribunale decidesse di trattare il ricorso nel merito, confuta i
         tre motivi del ricorrente in quanto manifestamente irricevibili o manifestamente infondati in diritto. 
      
       Giudizio del Tribunale
      26      Ai sensi dell’articolo 76 del regolamento di procedura, quando il ricorso è, in tutto o in parte, manifestamente irricevibile
         o manifestamente infondato, il Tribunale può, senza proseguire il procedimento, statuire con ordinanza motivata.
      
      27      Secondo giurisprudenza costante, ove alla lettura del fascicolo di una causa il collegio giudicante, ritenendosi sufficientemente
         edotto dagli atti di causa, sia pienamente convinto dell’irricevibilità manifesta del ricorso o della sua manifesta infondatezza
         e, inoltre, ritenga che lo svolgimento di un’udienza non potrebbe offrire il minimo elemento nuovo al riguardo, il rigetto
         del ricorso mediante ordinanza motivata, sul fondamento dell’articolo 76 del regolamento di procedura, non solo contribuisce
         all’economia processuale, ma risparmia altresì alle parti i costi che lo svolgimento di un’udienza comporterebbe (ordinanza
         del Tribunale del 25 aprile 2012, Oprea/Commissione, F‑108/11, punto 12 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      28      Nel caso di specie, il Tribunale si reputa sufficientemente edotto dagli atti del fascicolo per potersi pronunciare e decide
         dunque, a norma dell’articolo 76 del regolamento di procedura, di statuire senza proseguire il procedimento.
      
      29      Si deve peraltro rammentare che il giudice dell’Unione può legittimamente valutare, in considerazione delle circostanze della
         specie, se la buona amministrazione della giustizia giustifichi il rigetto del ricorso nel merito, senza statuire preliminarmente
         sulla censura di irricevibilità fatta valere dalla parte convenuta (sentenza del Tribunale del 20 gennaio 2009, Klein/Commissione,
         F‑32/08, punto 20, e la giurisprudenza citata).
      
      30      Nelle circostanze del caso di specie, e in un’ottica di economia processuale, occorre esaminare anzitutto i motivi invocati
         dal ricorrente nel merito, senza statuire prima sulla irricevibilità del ricorso dedotta dalla Commissione sulla base del
         difetto di previa domanda risarcitoria motivata, dal momento che, comunque e per le ragioni qui di seguito esposte, il ricorso
         è, in parte, manifestamente irricevibile e, in parte, manifestamente infondato in diritto. 
      
       Sulla domanda di annullamento
      31      Occorre rilevare anzitutto che il ricorrente chiede l’annullamento, da una parte, della decisione della Commissione «comunque
         formatasi», recante rigetto della sua domanda del 29 agosto 2011, vale a dire della previa domanda di risarcimento che aveva
         indirizzato all’istituzione prima di presentare il ricorso di risarcimento danni, dall’altra, dell’ «atto di ripulsa» del
         suo reclamo del 19 marzo 2012, che era diretto contro «la decisione, comunque formatasi» con la quale la Commissione aveva
         respinto la sua domanda risarcitoria e, infine, in quanto necessario, della decisione del 4 luglio 2012 che ha respinto esplicitamente
         il suo reclamo del 19 marzo 2012.
      
      32      Orbene, secondo costante giurisprudenza, la domanda di annullamento diretta contro l’atto contenente la presa di posizione
         dell’istituzione in materia risarcitoria durante la fase precontenziosa non può essere valutata in modo autonomo rispetto
         alla domanda risarcitoria poiché tale atto produce l’unico effetto di consentire di presentare al Tribunale le domande stesse
         (sentenza del Tribunale di primo grado del 14 ottobre 2004, I/Corte di giustizia, T‑256/02, punto 47, e la giurisprudenza
         citata).
      
      33      Conseguentemente, non vi è luogo a statuire in modo autonomo sulla domanda di annullamento presentata dal ricorrente.
      
       Sulla domanda risarcitoria
      34      Secondo consolidata giurisprudenza, l’insorgere della responsabilità extracontrattuale dell’Unione ai sensi dell’articolo 340,
         secondo comma, TFUE è subordinato al soddisfacimento di tre condizioni cumulative, ossia l’illegittimità di un atto amministrativo
         o di un comportamento contestato alle istituzioni, l’effettiva esistenza del danno e la sussistenza di un nesso di causalità
         fra il comportamento censurato e il danno lamentato (sentenze del Tribunale del 21 febbraio 2008, Skoulidi/Commissione, F‑4/07,
         punto 43, e del 23 febbraio 2010, Faria/UAMI, F‑7/09, punto 62, e la giurisprudenza citata).
      
      35      Ne consegue che la mancanza di una di queste tre condizioni è sufficiente per respingere un ricorso per risarcimento danni
         (sentenza della Corte del 9 settembre 1999, Lucaccioni/Commissione, C‑257/98 P, punti 11 e 14, e la giurisprudenza citata).
      
      36      Nella specie, quanto alla prima condizione, occorre anzitutto ricordare che, in 23 delle 24 cause elencate nella lettera del
         3 maggio 2011 (v. supra, punto 8), il ricorrente era rappresentato dal suo avvocato e negli atti di causa nessun elemento
         consente di stabilire che, tra la pronuncia di ciascuna di tali 23 decisioni che concludono il procedimento e l’invio al suo
         avvocato delle copie della lettera del 3 maggio 2011 e del relativo corrigendum, il ricorrente avrebbe revocato il mandato.
         Al contrario, risulta da numerose recenti decisioni dei giudici dell’Unione su ricorsi presentati precedentemente agli invii
         controversi, in particolare da tre ordinanze della Corte del 28 febbraio 2013, Commissione/Marcuccio (C‑432/08 P‑DEP, C‑513/08 P‑DEP
         e C‑528/08 P‑DEP), da un’ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 28 maggio 2013, Marcuccio/Commissione (T‑278/07 P‑DEP)
         e da due ordinanze di questo stesso giudice del 20 giugno 2013, Marcuccio/Commissione (T‑114/08 P‑DEP e T‑16/09 P‑DEP) nonché
         da tre ordinanze del Tribunale del 27 giugno 2013, Marcuccio/Commissione (F‑133/06 DEP; F‑86/07 DEP e F‑87/07 DEP), che l’avvocato
         del ricorrente non aveva smesso di rappresentarlo dinanzi ai giudici dell’Unione europea dal mese di giugno 2007 – quindi
         anche alla data di invio della copia della lettera del 3 maggio 2011 e a quella dell’invio della copia del corrigendum – e
         che egli godeva quindi della sua fiducia. 
      
      37      Per quanto riguarda poi il fatto che l’importo delle spese sostenute dalla Commissione nella causa definita con la menzionata
         ordinanza del 6 dicembre 2007, Marcuccio/Commissione, causa nella quale il ricorrente non era rappresentato dal suo avvocato
         ma da un altro avvocato, figurasse anch’esso nella lettera del 3 maggio 2011, il Tribunale rileva che, come risulta dal testo
         stesso della lettera, tale informazione era già contenuta in una precedente lettera, datata 8 luglio 2010, lettera che era
         stata parimenti inviata all’avvocato del ricorrente e nei confronti della quale quest’ultimo non sembra aver reagito, sicché
         si trattava di un’informazione di cui l’avvocato del ricorrente era già a conoscenza. Inoltre, se è pur vero che, in tale
         causa, l’avvocato del ricorrente non lo ha rappresentato in primo grado, lo ha tuttavia rappresentato in fase di impugnazione
         dinanzi al Tribunale di primo grado, impugnazione che è stata respinta con ordinanza del 28 settembre 2009, Marcuccio/Commissione
         (T‑46/08 P).
      
      38      Ne consegue che, ben prima dell’invio della lettera del 3 maggio 2011, l’avvocato del ricorrente, il quale era tenuto a rispettare,
         comunque, il carattere eventualmente riservato delle informazioni ricevute, anche in assenza di uno specifico mandato relativo
         alle questioni sollevate dalla lettera del 3 maggio 2011 (ordinanza del Tribunale del 6 febbraio 2013, Marcuccio/Commissione,
         F‑67/12, punto 23, confermata su impugnazione dall’ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 21 ottobre 2013, T‑226/13 P),
         era a conoscenza del fatto che il ricorrente era stato condannato alle spese sostenute dalla Commissione in primo grado e
         anche in sede d’impugnazione. 
      
      39      Infine, con la lettera del 3 maggio 2011 – essendo quella del 5 maggio 2011 intesa alla mera correzione dell’errore materiale
         contenuto nella prima – la Commissione si è limitata a indicare l’importo di cui si accingeva a chiedere il rimborso al ricorrente
         a titolo di spese che essa aveva sostenuto, a proporre al ricorrente di procedere ad una compensazione con le sue proprie
         spese sostenute nelle cause nelle quali la Commissione era stata condannata alle spese, spese di cui il ricorrente aveva chiesto
         il pagamento con lettere del 28 dicembre 2009 e del 16 marzo 2010, e a informare il ricorrente del proprio intento di emettere
         una nota di addebito se, entro un termine di 90 giorni, questi non avesse avviato un procedimento di liquidazione delle spese
         o proposto una compensazione.
      
      40      Occorre aggiungere che, anche a voler ritenere, come sembra sostenere il ricorrente, che nel procedere alla riscossione delle
         spese presso un ricorrente condannato a tal titolo la parte convenuta sia tenuta a rivolgersi unicamente a quest’ultimo, astenendosi
         da qualsivoglia contatto con l’avvocato del ricorrente stesso, è giocoforza rilevare che, in considerazione del contenuto
         della lettera del 3 maggio 2011, l’invio di una copia di tale lettera all’avvocato del ricorrente non presenta una particolare
         gravità e certamente non può essere qualificato come un comportamento tale da far sorgere la responsabilità extracontrattuale
         della Commissione. In ogni caso, nulla nel contenuto della lettera del 3 maggio 2011, né in quello del corrigendum del 5 maggio
         2011, giustifica le affermazioni del ricorrente riprese supra ai punti 20 e 21.
      
      41      Inoltre, il ricorrente non ha dimostrato l’esistenza di un comportamento illegittimo della Commissione in connessione con
         il dovere di sollecitudine e il principio di buona amministrazione, obblighi asseritamente violati nella specie. 
      
      42      Si deve infatti ricordare in proposito che, ai sensi dell’articolo 35, paragrafo 1, lettera e), del regolamento di procedura,
         il ricorso deve contenere l’esposizione dei motivi e degli argomenti di fatto e di diritto dedotti. Tali elementi devono essere
         sufficientemente chiari e precisi per consentire alla parte convenuta di predisporre la propria difesa e al Tribunale di pronunciarsi
         sul ricorso, eventualmente senza altre informazioni. La certezza del diritto e una buona amministrazione della giustizia richiedono
         che, affinché un ricorso sia ricevibile, gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali esso si fonda emergano in
         modo coerente e comprensibile dal testo stesso dell’atto di ricorso (sentenza del Tribunale del 15 febbraio 2011, AH/Commissione,
         F‑76/09, punto 29).
      
      43      Ciò vale tanto più in quanto, in forza dell’articolo 7, paragrafo 3, dell’allegato I dello Statuto della Corte di giustizia
         dell’Unione europea, la fase scritta del procedimento dinanzi al Tribunale comprende, in linea di massima, un solo scambio
         di memorie, salvo decisione contraria del Tribunale. Tale ultima particolarità della procedura dinanzi al Tribunale spiega
         perché, a differenza di quanto previsto dinanzi alla Corte o al Tribunale dell’Unione europea dall’articolo 21, primo comma,
         dello Statuto della Corte, l’esposizione dei motivi e degli argomenti nell’atto introduttivo non può essere sommaria. Tale
         flessibilità avrebbe l’effetto, in pratica, di privare di gran parte della sua utilità la regola, speciale e posteriore, prevista
         dall’allegato I dello Statuto della Corte (sentenza AH/Commissione, cit., punto 30).
      
      44      Occorre aggiungere che l’articolo 19, terzo comma, dello Statuto della Corte, applicabile al procedimento dinanzi al Tribunale
         conformemente all’articolo 7, paragrafo 1, dell’allegato I dello stesso Statuto, prevede che le parti diverse dagli Stati
         membri, dalle istituzioni dell’Unione europea, dagli Stati parti contraenti dell’accordo sullo Spazio economico europeo e
         dall’Autorità di vigilanza AELS prevista da detto accordo devono essere rappresentate da un avvocato. Il ruolo essenziale
         di quest’ultimo, in quanto ausiliario di giustizia, è appunto quello di basare le conclusioni del ricorso su argomenti di
         diritto sufficientemente comprensibili e coerenti, tenendo conto del fatto che la fase scritta del procedimento dinanzi al
         Tribunale comprende, in linea di principio, un solo scambio di memorie (sentenza AH/Commissione, cit., punto 31).
      
      45      Orbene, il Tribunale rileva che, se è pur vero che, ai punti 28 e 29 del ricorso, il ricorrente menziona l’articolo 41 della
         Carta in relazione alla violazione del principio di buona amministrazione e afferma che la Commissione non ha debitamente
         tenuto conto dei suoi diritti e interessi, tali censure, tuttavia, sono enunciate solo in termini generici e non sono affatto
         corroborate da una qualsivoglia argomentazione, contrariamente a quanto previsto dall’articolo 35, paragrafo 1, lettera e),
         del regolamento di procedura. Conseguentemente, esse devono essere dichiarate manifestamente irricevibili. 
      
      46      Ne consegue che la prima condizione richiesta per l’insorgere della responsabilità extracontrattuale dell’Unione, vale a dire
         l’illegittimità del comportamento imputabile all’istituzione, manifestamente non è soddisfatta nella specie. Si deve pertanto
         respingere la domanda risarcitoria del ricorrente senza che occorra né dar seguito alla sua domanda di escussione di testimoni
         e di svolgimento di perizie né procedere a verificare se ricorrano nella specie le altre due condizioni necessarie perché
         sorga la responsabilità extracontrattuale dell’Unione.
      
      47      Ad abundantiam, occorre tuttavia rilevare che è altamente improbabile che l’asserito pregiudizio grave e multiplo menzionato
         nel ricorso, anche a volerlo ritenere reale e certo, cosa che spetta al ricorrente provare (sentenza della Corte del 9 novembre
         2006, Agraz e a./Commissione, C‑243/05 P, punto 27, e la giurisprudenza ivi citata), possa conseguire all’invio della copia
         di lettere come quella del 3 maggio 2011 e del corrigendum del 5 maggio 2011. D’altronde, lo stesso ricorrente non fa valere
         alcun argomento inteso a stabilire il nesso di causalità tra l’illecito invocato e il danno dedotto, limitandosi ad affermare
         che tale legame trasparirebbe «in modo inconfutabile dall’esame della vicenda» e a dichiarare di non intendere «tediare ulteriormente
         [il] Tribunale in merito».
      
      48      Orbene, in assenza di qualsiasi spiegazione da parte del ricorrente, il Tribunale non vede affatto in qual modo il pregiudizio
         morale, grave e multiplo, da lui lamentato avrebbe potuto trarre origine dal semplice fatto di essere egli venuto a conoscenza
         della circostanza che il suo avvocato era destinatario in copia di una lettera indirizzata al ricorrente medesimo, lettera
         nella quale la Commissione, da una parte, menzionava l’importo delle spese che essa aveva sostenuto nelle 24 cause proposte
         dal ricorrente e passate in giudicato e che intendeva recuperare nei confronti del ricorrente (importo d’altronde consueto
         per questo tipo di controversie), d’altra parte, indicava di essere disposta a procedere ad una compensazione con le spese
         poste a proprio carico e reclamate dal ricorrente in due lettere datate 28 dicembre 2009 e 16 marzo 2010 e, infine, informava
         il ricorrente del fatto che, se non avesse chiesto la liquidazione delle spese o proposto una compensazione, essa avrebbe
         emesso una nota di addebito per la somma reclamata. 
      
      49      Conseguentemente, occorre respingere integralmente il ricorso, in quanto in parte manifestamente irricevibile e in parte manifestamente
         infondato. 
      
       Sulle spese
      50      Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo VIII del
         titolo II del regolamento medesimo, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Ai sensi del
         paragrafo 2 dello stesso articolo, il Tribunale può decidere, per ragioni di equità, che una parte soccombente sia condannata
         solo parzialmente alle spese, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.
      
      51      Dalla motivazione sopra esposta risulta la soccombenza del ricorrente. Inoltre, nelle sue conclusioni la Commissione ha espressamente
         chiesto la condanna del ricorrente alle spese. Poiché le circostanze della fattispecie non giustificano l’applicazione delle
         disposizioni dell’articolo 87, paragrafo 2, del regolamento di procedura, il ricorrente deve sopportare le proprie spese ed
         è condannato a sopportare quelle sostenute dalla Commissione. 
      
      52      Peraltro, a norma dell’articolo 94 del regolamento di procedura, se il Tribunale ha dovuto sopportare spese che avrebbero
         potuto essere evitate, in particolare se il ricorso è manifestamente ingiustificato, esso può condannare la parte che le ha
         provocate a rimborsarle integralmente o in parte, senza che l’importo di tale rimborso possa eccedere la somma di EUR 2 000.
      
      53      I giudici dell’Unione hanno già constatato a più riprese che il ricorrente aveva optato senza alcuna valida giustificazione
         per la via contenziosa. Orbene, è manifesto che la presente causa si colloca nel solco di tale comportamento.
      
      54      Inoltre, nel caso in esame, il Tribunale rileva che non è la prima volta che il ricorrente si rivolge a un’istituzione e poi
         al giudice dell’Unione per ottenere, segnatamente, il risarcimento del danno che sostiene di aver subito a causa dell’invio
         al suo avvocato, o al suo ex avvocato, di un’impugnazione, di una nota, o ancora della copia di una lettera che gli era indirizzata,
         e che in tutte le cause instaurate dal ricorrente a tal fine il ricorso è stato respinto con ordinanza in quanto manifestamente
         irricevibile o manifestamente infondato in diritto: in tal senso hanno statuito l’ordinanza del Tribunale dell’Unione europea
         del 6 luglio 2010, Marcuccio/Corte di giustizia (T‑401/09, confermata su impugnazione dall’ordinanza della Corte del 14 aprile
         2011, Marcuccio/Corte di giustizia, C‑460/10 P), la menzionata ordinanza del 16 marzo 2011, Marcuccio/Commissione, confermata
         su impugnazione dall’ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 15 novembre 2012, Marcuccio/Commissione, T‑286/11 P),
         l’ordinanza del Tribunale dell’8 settembre 2011, Marcuccio/Commissione (F‑69/10, confermata su impugnazione dall’ordinanza
         del Tribunale dell’Unione europea dell’8 novembre 2012, Marcuccio/Commissione, T‑616/11 P) e la menzionata ordinanza del Tribunale
         del 6 febbraio 2013, Marcuccio/Commissione. In tutte queste cause, il ricorrente ha sollevato motivi e censure simili, se
         non addirittura identici, a quelli dedotti a sostegno del ricorso nella presente causa, e che sono stati appena respinti.
      
      55      In tale contesto, in considerazione del carattere manifestamente ingiustificato del presente ricorso, il ricorrente dev’essere
         condannato a rimborsare al Tribunale un importo di EUR 2 000, che è l’importo massimo previsto dall’articolo 94 del regolamento
         di procedura.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA (Seconda Sezione)
      così provvede:
      1)      Il ricorso è respinto in quanto, in parte, manifestamente irricevibile e, in parte, manifestamente infondato.
      2)      Il sig. Marcuccio sopporterà le proprie spese ed è condannato a sopportare quelle sostenute dalla Commissione europea.
      3)      Il sig. Marcuccio è condannato a versare al Tribunale la somma di EUR 2 000.
      Lussemburgo, 12 dicembre 2013
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               W. Hakenberg 
            
             
            
                     M.I. Rofes i Pujol
            
         * Lingua processuale: l’italiano.