CELEX: 52013DC0360
Language: it
Date: 2013-05-29 00:00:00
Title: Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2013 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità della Francia 2012-2017

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		52013DC0360
		
			Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2013 della Francia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità della Francia 2012-2017 /* COM/2013/0360 final - 2013/ () */
			
				
		
		
			
			   	 
Raccomandazione di
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
sul programma nazionale di riforma 2013 della
Francia 
e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità della Francia 2012-2017
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell’Unione europea, in particolare l’articolo 121, paragrafo 2, e
l’articolo 148, paragrafo 4,
visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del
Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle
posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle
politiche economiche[1],
in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,
visto il regolamento (UE) n. 1176/2011
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011,
sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici[2], in particolare l’articolo 6,
paragrafo 1,
vista la raccomandazione della Commissione
europea[3],
viste le risoluzioni del Parlamento europeo[4],
viste le conclusioni del Consiglio europeo,
visto il parere del Comitato per
l’occupazione,
previa consultazione del Comitato economico e
finanziario,
considerando quanto segue:
(1)       Il 26 marzo 2010 il Consiglio
europeo ha approvato la proposta della Commissione di lanciare Europa 2020, una
nuova strategia per la crescita e l’occupazione basata su un maggiore
coordinamento delle politiche economiche e incentrata sui settori chiave in cui
occorre intervenire per rafforzare il potenziale di crescita sostenibile e di
competitività dell’Europa.
(2)       Sulla base delle proposte
della Commissione, il Consiglio ha adottato, il 13 luglio 2010, una
raccomandazione sugli orientamenti di massima per le politiche economiche degli
Stati membri e dell’Unione (2010-2014) e, il 21 ottobre 2010, una decisione
sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore
dell’occupazione[5],
che insieme formano gli “orientamenti integrati”. Gli Stati membri sono stati
invitati a tener conto degli orientamenti integrati nelle politiche nazionali
in materia economica e di occupazione.
(3)       Il 29 giugno 2012 i
capi di Stato o di governo hanno convenuto un patto per la crescita e
l’occupazione che offre un quadro coerente per l’adozione di misure a livello
nazionale, dell’UE e della zona euro con il ricorso a tutti gli strumenti, leve
e politiche possibili. Hanno convenuto le misure da adottare a livello degli
Stati membri, in particolare affermando l’impegno pieno verso il conseguimento
degli obiettivi della strategia Europa 2020 e l’attuazione delle
raccomandazioni specifiche per paese.
(4)       Il 6 luglio 2012 il Consiglio
ha adottato una raccomandazione sul programma nazionale di riforma 2012 della
Francia e ha formulato il suo parere sul programma di stabilità aggiornato
della Francia 2011-2016.
(5)       Il 28 novembre 2012 la
Commissione ha adottato l’analisi annuale della crescita[6], segnando l’inizio del semestre
europeo di coordinamento delle politiche economiche 2013. Sempre il 28
novembre 2012 la Commissione ha adottato, sulla base del regolamento (UE) n. 1176/2011,
la relazione sul meccanismo di allerta[7],
in cui annoverava la Francia tra gli Stati membri che sarebbero stati oggetto
di un esame approfondito.
(6)       Il 14 marzo 2013 il Consiglio
europeo ha approvato le priorità per garantire la stabilità finanziaria, il
risanamento di bilancio e le azioni a favore della crescita, sottolineando la
necessità di portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e
favorevole alla crescita, di ripristinare le normali condizioni per
l’erogazione di prestiti all’economia, di promuovere la crescita e la
competitività, di contrastare la disoccupazione e le conseguenze sociali della
crisi e di modernizzare la pubblica amministrazione.
(7)       Il 10 aprile 2013 la
Commissione ha pubblicato i risultati dell’esame approfondito per la Francia[8] a norma dell’articolo 5 del
regolamento (UE) n. 1176/2011. L’analisi ha portato la Commissione a concludere
che la Francia presenta squilibri macroeconomici che richiedono un monitoraggio
e un’azione politica risoluta. In particolare, è opportuno prestare
un’attenzione costante agli sviluppi che indicano un deterioramento della
bilancia commerciale e della competitività, connesso sia a fattori di costo che
a fattori non di costo, anche nel contesto di un peggioramento della posizione
sull’estero e di un debito pubblico elevato, al fine di attenuare il rischio di
effetti negativi sul funzionamento dell’economia francese e, in considerazione
segnatamente delle sue dimensioni, sull’Unione economica e monetaria.
(8)       Il 30 aprile 2013 la Francia
ha presentato il suo programma di stabilità 2013 relativo al periodo 2012-2017
e il suo programma nazionale di riforma 2013. I due programmi sono stati
valutati contemporaneamente onde tener conto delle loro correlazioni.
(9)       Sulla base della valutazione
del programma di stabilità 2013 a norma del regolamento (CE) n. 1466/97,
il Consiglio ritiene che, nonostante i considerevoli sforzi di risanamento
compiuti, che hanno ridotto il disavanzo nominale dal 7,5% del PIL del 2009
al 4,8% del PIL del 2012, la Francia non riuscirà a correggere il disavanzo
eccessivo entro il 2013 come il Consiglio aveva raccomandato a fine 2009. La
ragione va ricercata, in particolare, nel contesto economico peggiore rispetto
a quanto previsto all’epoca dell’adozione della raccomandazione, compensato
solo in parte da entrate straordinarie, a fronte di uno sforzo concentrato in
una certa misura nelle fasi finali del periodo programmatico. Lo scenario
macroeconomico sul quale si fondano le proiezioni di bilancio del programma è
plausibile per il 2013, ma eccessivamente ottimistico per il 2014. In particolare,
le autorità francesi prevedono che, dopo la battuta d’arresto del 2012 (0%) e
del 2013 (+0,1%), il PIL cresca dell’1,2% nel 2014, presupponendo altresì che
siano adottati provvedimenti di bilancio per riportare il disavanzo pubblico al
2,9% del PIL. Le previsioni della Commissione indicano invece che, a politiche
invariate, il PIL aumenterà dell’1,1% nel 2014, in uno scenario che, tenendo
conto solo delle misure già adottate o specificate in sufficiente dettaglio,
prospetta un disavanzo pari al 4,2% del PIL. Come nel programma dell’anno
scorso, obiettivo principale della strategia di bilancio delineata nel
programma è conseguire l’obiettivo a medio termine (OMT), ossia il pareggio di
bilancio in termini strutturali, che è più di quanto chieda il patto di
stabilità e crescita. L’anno in cui s’intende conseguire l’OMT è il 2016,
laddove il programma di stabilità precedente indicava il 2015. Il
disavanzo nominale previsto dal programma di stabilità è coerente con una
correzione del disavanzo eccessivo entro il 2014, ossia con un anno di ritardo
rispetto al termine riveduto fissato dal Consiglio a fine 2009 nel quadro della
procedura per i disavanzi eccessivi. In considerazione dell’eccessivo ottimismo
del programma circa le previsioni di crescita per il 2014, il Consiglio ritiene
che, a meno che lo sforzo per tale anno sia intensificato sostanzialmente con
l’adozione di misure supplementari, lo sforzo di bilancio prospettato dalle
autorità francesi non sia compatibile con l’effettiva correzione del disavanzo eccessivo
entro il 2014. Neanche le economie e le entrate supplementari previste sono
specificate in sufficiente dettaglio. Occorre pertanto specificare le misure
sia per il 2014 sia per il 2015 per dare un’assicurazione credibile che il
disavanzo eccessivo sarà corretto entro il 2015 [come raccomandato dal
Consiglio]. Nel 2016 il saldo strutturale ricalcolato dalla Commissione è
prospettato a -0,4% del PIL (-0,3% nel 2017): l’OMT non sarà quindi conseguito
nell’orizzonte programmatico. Si prevede che in tale anno i progressi verso il
conseguimento dell’OMT corrispondano allo 0,3% del PIL, ossia al di sotto del
parametro di riferimento dello 0,5% del PIL. Il debito pubblico è aumentato
notevolmente dall’inizio della crisi: dal 64,2% del 2007, il rapporto debito/PIL
è salito al 90,2% nel 2012 per aumentare ulteriormente in futuro, stando
alle previsioni di primavera 2013 dei servizi della Commissione, fino al 96,2%
entro il 2014. Le autorità prevedono che il debito culmini al 94,3% del PIL nel
2014 per poi scendere all’88,2% nel 2017. A partire dal 2016 la Francia
rientrerà in un periodo di transizione riguardo al soddisfacimento del criterio
del debito. 
(10)     Dato che il debito è alto e
tuttora in ascesa e che il termine per correggere il disavanzo eccessivo è
nuovamente prorogato [al 2015], è più che mai importante attuare con rigore il
bilancio 2013 e mantenere saldo uno sforzo considerevole di risanamento negli
anni successivi. È in particolare essenziale che la spesa pubblica francese
aumenti molto più lentamente del PIL potenziale, dato che, finora, il
miglioramento del disavanzo strutturale è riconducibile principalmente alle
entrate. A tal fine, indicazioni su come migliorare ulteriormente l’efficienza
della spesa pubblica dovrebbero risultare dal processo in corso di revisione
della spesa (Modernisation de l’action publique) che, oltre al governo
centrale, interessa gli enti locali e la previdenza sociale. Vi è altresì
margine per un’ulteriore razionalizzazione dei diversi livelli e delle varie
competenze dell’amministrazione per aumentare sinergie, efficienza e economie.
Quest’aspetto dovrebbe essere disciplinato nella nuova legge sul decentramento
prevista. La futura spesa sanitaria pubblica, di cui si prevede un aumento a
medio-lungo termine, dev’essere sottoposta a un esame più attento e dotata di
maggiore efficienza, specialmente nella componente per i farmaci. Le ultime
proiezioni del consiglio d’indirizzo sulle pensioni (Conseil d’orientation
des retraites) indicano persistenti disavanzi nel regime pensionistico da
qui al 2018, contrariamente all’obiettivo, fissato nella riforma del 2010, di
conseguire il pareggio entro quell’anno. Lo smantellamento parziale della
riforma del 2010 va inoltre in senso contrario alla raccomandazione del
Consiglio. Dato che il regime pensionistico sarà quindi ancora confrontato, da
qui al 2020, a disavanzi elevati, urge adottare nuove misure politiche per
sanare la situazione preservando nel contempo l’adeguatezza delle rendite, tra
cui, ad esempio: aumentare ancora l’età pensionabile per l’ottenimento della
pensione sia minima sia massima, nonché il periodo contributivo per
l’ottenimento della pensione massima; adattare le regole di indicizzazione e
rivedere le deroghe al regime generale, attualmente numerose, di cui godono
categorie specifiche di lavoratori. Si dovrebbe evitare di aumentare il livello
dei contributi sociali, dato l’impatto negativo che ciò avrebbe sul costo del
lavoro. In considerazione della sfida di finanza pubblica che incombe sulla
Francia, è indispensabile completare le misure di bilancio con
un’intensificazione dello sforzo di riforma strutturale, al fine di sostenere e
migliorare le potenzialità di crescita a lungo termine dell’economia francese.
(11)     Come emerge dall’esame
approfondito 2013, la competitività della Francia resta problematica,
situazione confermata dalla notevole erosione della quota francese di mercato
delle esportazioni registrata negli ultimi anni. Nel novembre 2012 il governo
francese ha proposto vari provvedimenti nel contesto del “patto per la
competitività”. L’introduzione di un credito d’imposta sul reddito delle
società (crédit d’impôt pour la compétitivité et l’emploi
— CICE), con un impatto sull’anno previsto in 20 miliardi di euro, rappresenta
un’evoluzione significativa che dovrebbe contribuire ad abbassare i costi del
lavoro, ma vi sono margini per ulteriori
interventi, dato che il nuovo credito d’imposta si limita a dimezzare la
differenza che separa il cuneo fiscale francese dalla media OCSE a livello di
retribuzione mediana. Inoltre, anche corretti
per la citata misura, i provvedimenti di bilancio che interessano le imprese
adottati dal 2010 hanno determinato complessivamente un aumento
dell’imposizione sulle attività economiche. Come
rilevato nella raccomandazione 2012 del Consiglio, l’aumento del salario minimo
deciso nel luglio 2012, seppur limitato, può ripercuotersi negativamente
sull’occupazione e sulla competitività. La
retribuzione oraria minima è aumentata del 38% (16% in termini reali) tra
il 2002 e il 2012. I datori di lavoro ricevono
parziale compensazione del livello elevato del salario minimo, pari ai due
terzi della retribuzione mediana, dalle varie esenzioni dal pagamento dei
contributi sociali a loro carico. Il correlato onere per le finanze pubbliche è
aumentato rapidamente negli ultimi anni fino a superare l’1% del PIL, a
parziale compensazione del rapido aumento del salario minimo. Per rispondere al
problema della povertà sul lavoro, peraltro, esistono strumenti alternativi più
efficaci del salario minimo, quali le formule di sostegno del reddito (Prime
pour l’emploi e Revenu de solidarité active). 
(12)     Riguardo alla competitività
non legata ai prezzi, benché il governo abbia rinnovato di recente la strategia
di esportazione, l’internazionalizzazione delle PMI potrebbe essere promossa
sostenendo lo sviluppo di reti e partenariati orientati all’esportazione[9]. Più in generale, si potrebbero
adottare misure atte ad assicurare che il contesto in cui operano le imprese
sia propizio alla crescita delle PMI. Nonostante i notevoli sforzi compiuti
dalle imprese nei settori ad alta intensità di R&S e il cospicuo sostegno
fornito dallo Stato (ad es. il credito d’imposta sulle attività di ricerca), i
settori ad alta e medio-alta tecnologia rappresentano soltanto una percentuale
esigua, e in calo, dell’economia francese. È quindi necessario promuovere la
creazione e la crescita delle PMI e delle aziende di medie dimensioni (ETI) in
tali settori migliorando le condizioni generali propizie all’innovazione e
all’imprenditorialità. Vi è margine per rivedere anche la politica dei bacini,
sviluppata per mettere in collegamento la ricerca pubblica con le imprese
private, indirizzandola maggiormente verso esternalità positive tra aziende
private vicine. Occorre altresì aumentare l’attrattiva degli studi di dottorato
e delle esperienze di ricerca in modo che sia atta a promuovere ulteriormente i
collegamenti fra imprese private e istituti di ricerca.
(13)     Riguardo ai servizi, nel 2012
i progressi sono stati contenuti; in particolare, non è stata avviata alcuna
riforma trasversale per eliminare le restrizioni ingiustificate nelle
professioni e nei settori regolamentati. Numerosi professionisti della
prestazione di servizi si scontrano tuttora a restrizioni quanto alla forma
giuridica dell’impresa e alla struttura dell’azionariato (ad es., restrizioni
riguardo alla proprietà del capitale per veterinari e avvocati). Per vari
mestieri e professioni (quali tassisti, alcuni operatori sanitari, notai e
altre professioni legali) permangono ostacoli considerevoli all’ingresso o alla
pratica (ad es., in termini di comunicazioni commerciali, quote o restrizioni
territoriali). Il settore del commercio al dettaglio è ancora soggetto a una
serie di regolamenti che si traducono in procedure macchinose e lungaggini per
l’ottenimento della licenza ad aprire un punto vendita. Il vigente divieto di
vendere sottocosto causa inoltre una serie di distorsioni, mentre l’obiettivo
che si prefigge (sostenere i produttori e i piccoli distributori) potrebbe essere
conseguito più efficacemente con misure meno distorsive. Quest’eccesso di
restrizioni nelle professioni e nei settori regolamentati si ripercuote
negativamente sulla concorrenza e tende a far salire i prezzi. Come emerge
dall’esame approfondito, in ultima analisi i prezzi più elevati dei servizi
d’intermediazione, che nel settore manifatturiero concorrono per quasi un
quarto ai costi di produzione, danneggiano la competitività esterna delle
imprese francesi. I progressi compiuti nel 2012 riguardo alle industrie di rete
sono stati limitati. Il grado di concentrazione sul mercato francese
dell’energia elettrica resta uno dei più elevati nell’UE. La concorrenza è
distorta dalle tariffe vincolate dell’energia elettrica e del gas, che
continuano ad ostacolare l’ingresso di nuovi operatori sul mercato. Occorre
sopprimere le tariffe vincolate per la clientela non domestica secondo il
calendario concordato con le autorità francesi. La concorrenza sul mercato
elettrico sarebbe favorita anche da un aumento della capacità
d’interconnessione con i paesi limitrofi e dalla pubblicazione dei bandi di
gara per le concessioni idroelettriche. Nel settore ferroviario il comparto
merci è meno dinamico di quello di altri Stati membri, mentre il trasporto
passeggeri è aperto alla concorrenza soltanto nei servizi internazionali.
L’imminente riforma dovrebbe assicurare l’indipendenza del nuovo “gestore
unificato dell’infrastruttura” dall’operatore storico, in modo da garantire ai
nuovi operatori un accesso equo e non discriminatorio.
(14)     Il sistema fiscale francese
resta complesso e poco efficiente a causa della vasta gamma di esenzioni e
agevolazioni, ma anche delle frequenti modifiche della normativa. Nonostante le
iniziative attuate per ridurre e razionalizzare le agevolazioni fiscali, il
mancato gettito che esse determinano resta ingente. Sarebbe più propizio alla
crescita e al benessere sociale optare per un’imposizione sui redditi delle
persone fisiche e delle società imperniata su un’aliquota bassa per una base
imponibile ampia. Per il gennaio 2014 è previsto l’aumento dell’aliquota
intermedia dell’IVA dal 7% al 10%: un passo nella giusta direzione, che
richiede tuttavia ulteriori sforzi. Il costo delle esenzioni vigenti in campo
fiscale e nella previdenza sociale rimane nel complesso elevatissimo,
raggiungendo il 10% del PIL. Nonostante la dimostrata inefficacia di alcune
aliquote ridotte dell’IVA, ad esempio per i servizi di ristorazione, non sono
stati adottati provvedimenti sufficientemente differenziati. L’introduzione del
credito d’imposta CICE, finanziato in parte dal citato innalzamento
dell’aliquota intermedia, ma anche normale, dell’IVA, allevia il carico fiscale
sul lavoro, ma è necessario un maggior margine d’azione, in particolare per
riequilibrare la quota delle imposte ambientali. L’anno scorso la Francia ha
adottato misure per superare gli incentivi fiscali all’indebitamento
nell’imposizione delle imprese, ma vi è margine di ulteriore miglioramento,
perché la detrazione degli interessi è limitata al di sopra dei 3 milioni di
euro, limite oltre il quale non sarà detraibile soltanto il 15% degli interessi
nel 2013 e il 25% nel 2014.
(15)     Il tasso di disoccupazione è
passato dal 9,7% del 2010 al 10,2% del 2012 e, secondo le previsioni della
Commissione, salirà al 10,6% nel 2013 e al 10,9% nel 2014 a causa della
persistente debolezza della crescita economica. In tale contesto la
segmentazione del mercato del lavoro francese resta una fonte di
preoccupazione. Nel 2010 la probabilità di evolvere da un lavoro temporaneo a uno
stabile era soltanto del 10,6% a fronte di una media del 25,9% nell’UE. Di
conseguenza, il peso dei processi di adeguamento del mercato del lavoro tende a
ricadere sui lavoratori precari scarsamente qualificati. Nel maggio 2013 è
stata adottata una legge, basata sull’accordo interprofessionale (ANI) sulla
sicurezza dell’impiego concluso dalle parti sociali nel gennaio 2013, che
prevede sia maggiori diritti per i lavoratori, superando l’incertezza giuridica
collegata al licenziamento, sia una maggiore flessibilità per i datori di
lavoro. La legge segna un progresso verso una maggiore fluidità del mercato del
lavoro. Per il momento regna ancora l’incertezza circa l’attuazione effettiva
della riforma e il relativo impatto in quanto, a seguito dell’adozione della
legge di recepimento dell’ANI, l’entrata in vigore piena dell’accordo
presuppone la conclusione di ulteriori accordi a livello settoriale/aziendale. 
(16)     Un sesto dei giovani francesi
lascia l’istruzione e la formazione senza qualifiche, dato particolarmente
preoccupante se si considera che, a fine 2012, il tasso di disoccupazione
giovanile era del 25,4% e che il rischio di non trovare lavoro è quasi doppio
per i giovani meno qualificati. Le formule di promozione dell’apprendistato
dovrebbero coinvolgere soprattutto i giovani meno qualificati. La risposta a
tali sfide dovrebbe essere strutturata anche tramite l’allineamento delle
formule nazionali alla raccomandazione del Consiglio sulla garanzia per i
giovani. Nonostante le riforme avviate nel 2009, in Francia il tasso di
partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente (5,7% nel 2012; per
gli adulti scarsamente qualificati la percentuale è del 2,5%) si situa al
di sotto della media dell’UE. Il programmato trasferimento delle competenze ai
consigli regionali potrebbe offrire l’occasione di colmare le carenze del
sistema attuale. Il tasso di occupazione nella fascia di età compresa tra 55 e 64
anni è fra i più bassi dell’UE (45,7% nel quarto trimestre 2012) e la
disoccupazione è in aumento fra i meno giovani. Non è chiaro in che misura i
“contratti generazionali”, che pure costituiscono un passo nella giusta
direzione, possano contribuire all’occupazione dei meno giovani e favorire il
reintegro dei disoccupati più anziani nel mondo del lavoro. Nel 2012 la spesa
pubblica francese per le indennità di disoccupazione è aumentata del 5,3% e,
stando al programma di stabilità, aumenterà ancora del 6,1% nel 2013. In
termini cumulativi, nel 2013 la disoccupazione arriverà a comportare un
disavanzo pari a quasi l’1% del PIL: s’impone quindi una riforma del sistema
delle indennità, in particolare adattandone alcuni elementi – condizioni di
ammissibilità, regressività dei sussidi nel tempo o tassi di sostituzione per i
lavoratori con le retribuzioni più alte – per assicurare la presenza di
adeguati incentivi al lavoro. La nuova convenzione trilaterale del servizio
pubblico per l’impiego (Pôle emploi) prevede un accompagnamento
differenziato delle persone in cerca di lavoro, ma l’aumento della
disoccupazione ha determinato un ulteriore ampliamento della dimensione media
del portafoglio di un consulente del lavoro e la debolezza della congiuntura
economica ostacola il riorientamento della strategia del Pôle emploi.
Nel complesso, le prospettive economiche sfavorevoli e l’ulteriore aumento
della disoccupazione previsto impongono alla Francia di adottare ulteriori
provvedimenti.
(17)     Nell’ambito del semestre
europeo la Commissione ha effettuato un’analisi completa della politica
economica della Francia, ha valutato il programma di stabilità e il programma
nazionale di riforma e ha presentato un esame approfondito. La Commissione ha
tenuto conto non soltanto della loro pertinenza ai fini della sostenibilità
della politica di bilancio e della politica socioeconomica della Francia, ma
anche della loro conformità alle norme e agli orientamenti dell’UE, alla luce
della necessità di rafforzare la governance economica dell’Unione europea nel
suo insieme, offrendo un contributo a livello dell’UE per le future decisioni
nazionali. Le sue raccomandazioni nell’ambito del semestre europeo trovano
riscontro nelle raccomandazioni di cui ai punti da 1 a 6.
(18)     Alla luce di tale valutazione,
il Consiglio ha esaminato il programma di stabilità della Francia e il suo
parere[10]
trova riscontro, in particolare, nella raccomandazione di cui al punto 1.
(19)     Alla luce dell’esame
approfondito della Commissione e della citata valutazione, il Consiglio ha
esaminato il programma nazionale di riforma e il programma di stabilità. Le sue
raccomandazioni a norma dell’articolo 6 del regolamento (UE) n. 1176/2011 sulla
prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici trovano riscontro
nelle raccomandazioni di cui ai punti 1, 2, 3, 4, 5 e 6.
(20)     Nell’ambito del semestre
europeo la Commissione ha effettuato inoltre un’analisi della politica
economica della zona euro nel suo complesso, in base alla quale il Consiglio ha
formulato raccomandazioni specifiche rivolte agli Stati membri la cui moneta è
l’euro. La Francia dovrebbe assicurare anche l’attuazione piena e tempestiva di
tali raccomandazioni,
RACCOMANDA che la Francia adotti
provvedimenti nel periodo 2013-2014 al fine di:
1.           rafforzare e portare avanti
la strategia di bilancio nel 2013; aumentare la credibilità dell’aggiustamento
specificando le misure necessarie per il 2014 e oltre entro l’autunno 2013 e
attuandole, in modo da assicurare una correzione duratura del disavanzo
eccessivo entro il 2015 e compiere lo sforzo di aggiustamento strutturale
indicato nelle raccomandazioni del Consiglio nel quadro della procedura per i
disavanzi eccessivi; destinare tutte le entrate straordinarie alla riduzione
del disavanzo; ai fini della correzione duratura degli squilibri di bilancio,
dare attuazione credibile a riforme strutturali ambiziose per aumentare la
capacità di aggiustamento e promuovere la crescita e l’occupazione; mantenere
nel risanamento di bilancio una rotta favorevole alla crescita e migliorare
ulteriormente l’efficienza della spesa pubblica, in particolare procedendo alla
programmata revisione delle categorie di spesa in tutti i comparti della
pubblica amministrazione; intervenire con l’imminente legge sul decentramento
per aumentare le sinergie e le economie tra livello centrale, livello regionale
e livello locale dell’amministrazione; una volta corretto il disavanzo
eccessivo, perseverare nello sforzo di aggiustamento strutturale con un ritmo
consono a raggiungere l’obiettivo a medio termine entro il 2016; adottare entro
il 2013 provvedimenti finalizzati a conseguire un pareggio duraturo nel
regime pensionistico entro il 2020, ad esempio adattando le regole
sull’indicizzazione, innalzando ulteriormente l’età pensionabile prevista per
legge e il periodo contributivo ai fini della pensione massima e rivedendo i
regimi speciali, senza per questo aumentare i contributi sociali a carico del
datore di lavoro, e migliorare l’efficacia in termini di costi della spesa
sanitaria, compreso nella componente per i farmaci;
2.           assicurare che il crédit d’impôt compétitivité et
emploi determini effettivamente la riduzione del costo del lavoro prevista
e che nessun’altra misura ne vanifichi l’effetto; adottare ulteriori misure per
abbassare il costo del lavoro, in particolare intervenendo ancora per ridurre i
contributi sociali a carico del datore di lavoro; assicurare che l’evoluzione
del salario minimo favorisca la competitività e la creazione di posti di
lavoro, tenuto conto dell’esistenza di formule di sostegno delle retribuzioni e
di esenzioni dai contributi sociali; 
3.           intervenire per migliorare il contesto in cui operano le
imprese e sviluppare la capacità d’innovazione e di esportazione delle aziende,
specialmente delle PMI e delle imprese di dimensioni intermedie; in
particolare, avviare l’annunciata iniziativa di semplificazione del quadro
normativo e migliorare le condizioni generali per l’innovazione, potenziando i
trasferimenti di tecnologia e lo sfruttamento commerciale della ricerca, anche
tramite un riorientamento dei poli per la competitività; 
4.           intervenire per potenziare la concorrenza nei servizi;
eliminare le restrizioni ingiustificate all’accesso e all’esercizio di servizi
professionali, in particolare relativamente a forma giuridica, struttura di
azionariato, quote e restrizioni territoriali; adottare misure per semplificare
l’ottenimento della licenza ad aprire un punto vendita e revocare il divieto di
vendere in perdita; sopprimere le tariffe vincolate del gas e dell’energia
elettrica per la clientela non domestica e potenziare la capacità
d’interconnessione con i paesi limitrofi; nel settore ferroviario, aprire alla
concorrenza il trasporto nazionale di passeggeri; 
5.           portare avanti iniziative per semplificare il sistema
fiscale e migliorarne l’efficienza, assicurando nel contempo la continuità
della normativa tributaria; adottare misure per eliminare la distorsione a
favore del debito nella tassazione delle imprese; intensificare gli sforzi per
ridurre e razionalizzare le agevolazioni nelle imposte sui redditi delle
persone fisiche e delle società riducendo nel contempo le aliquote previste per
legge; avvicinare le aliquote ridotte dell’IVA all’aliquota normale e abolire
le aliquote ridotte inefficaci; adottare ulteriori misure di trasferimento del
carico fiscale dal lavoro all’imposizione ambientale o al consumo; 
6.           dare attuazione piena e immediata, in consultazione con le
parti sociali, all’accordo interprofessionale del gennaio 2013; intervenire
ulteriormente contro la segmentazione del mercato del lavoro, in particolare
per risolvere la situazione dei lavoratori delle agenzie interinali; varare con
urgenza, in associazione con le parti sociali, una riforma delle indennità di
disoccupazione per assicurarne la sostenibilità e nel contempo fare in modo che
offrano adeguati incentivi a reintegrare il mondo del lavoro; aumentare il tasso
di occupazione dei lavoratori più anziani e incoraggiarne la partecipazione al
mercato del lavoro; adottare misure specifiche per migliorare le prospettive
occupazionali dei disoccupati più anziani, in particolare offrendo consulenza e
formazioni specifiche; aumentare la partecipazione degli adulti, specie dei
meno qualificati e dei disoccupati, all’apprendimento permanente; provvedere a
che i servizi pubblici per l’impiego offrano effettivamente sostegno
personalizzato ai disoccupati e che le politiche attive del mercato del lavoro
siano realmente mirate ai più svantaggiati; adottare ulteriori misure per
migliorare la transizione dalla scuola al lavoro tramite, ad esempio, una
garanzia per i giovani e la promozione dell’apprendistato.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
[2]               GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
[3]               COM(2013) 360 final.
[4]               P7_TA(2013)0052 e P7_TA(2013)0053.
[5]               Decisione 2013/208/UE del Consiglio del 22 aprile 2013.
[6]               COM(2012) 750 final.
[7]               COM(2012) 751 final.
[8]               SWD(2013) 117 final.
[9]               Commissione europea, 2011, “Piccole imprese, grande
mondo — un nuovo partenariato per aiutare le PMI a cogliere le opportunità
globali”, COM(2011)702.
[10]             A norma dell’articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (CE)
n. 1466/97 del Consiglio.