CELEX: 62010CJ0385
Language: it
Date: 2012-10-18 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 18 ottobre 2012. # Elenca Srl contro Ministero dell'Interno. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato - Italia. # Libera circolazione delle merci - Restrizioni quantitative e misure d’effetto equivalente - Rivestimenti interni dei camini e delle canne fumarie - Assenza di una marcatura di conformità CE - Commercializzazione esclusa. # Causa C-385/10.

Raccolta della giurisprudenza
                                     SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)
                                                18 ottobre 2012 *
          «Libera circolazione delle merci — Restrizioni quantitative e misure d’effetto equivalente —
   Rivestimenti interni dei camini e delle canne fumarie — Assenza di una marcatura di conformità CE —
                                           Commercializzazione esclusa»
   Nella causa C-385/10,
   avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi
   dell’articolo 267 TFUE, dal Consiglio di Stato, con decisione del 27 aprile 2010, pervenuta in
   cancelleria il 30 luglio 2010, nel procedimento
   Elenca Srl
   contro
   Ministero dell’Interno,
                                           LA CORTE (Quinta Sezione)
   composta dal sig. M. Ilešič, facente funzione di presidente della Quinta sezione, dai sigg. E. Levits
   (relatore) e J.-J. Kasel, giudici,
   avvocato generale: sig. Y. Bot
   cancelliere: sig.ra A. Impellizzeri
   vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 28 settembre 2011,
   considerate le osservazioni presentate:
   — per l’Elenca Srl, da E. Pasquinelli e G. Saltini, avvocati;
   — per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da C. Colelli, avvocato dello
        Stato;
   — per il governo ceco, da M. Smolek e T. Müller, in qualità di agenti;
   — per il governo ungherese, da K. Szíjjártó e Z. Tóth, nonché da G. Koós, in qualità di agenti;
   — per la Commissione europea, da C. Zadra e G. Zavvos, in qualità di agenti,
   * Lingua processuale: l’italiano.
IT
           ECLI:EU:C:2012:634                                                                             1
 ---pagebreak---                                       SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSA C-385/10
                                                      ELENCA
  vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza
  conclusioni,
  ha pronunciato la seguente
                                                    Sentenza
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione della direttiva 89/106/CEE del
  Consiglio, del 21 dicembre 1988, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari
  e amministrative degli Stati Membri concernenti i prodotti da costruzione (GU 1989, L 40, pag. 12),
  come modificata dal regolamento (CE) n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del
  29 settembre 2003 (GU L 284, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 89/106») nonché sull’interpretazione
  delle disposizioni del Trattato FUE relative alla libera circolazione delle merci.
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra l’Elenca Srl (in prosieguo:
  l’«Elenca»), che commercializza guaine gonfiabili per camini e canne fumarie, ed il Ministero
  dell’Interno in merito ad una regolamentazione nazionale concernente l’immissione sul mercato di
  dette guaine in Italia.
  Contesto normativo
  La normativa dell’Unione
3 L’articolo 2, paragrafo 1, della direttiva 89/106 enuncia:
  «Gli Stati membri prendono le misure necessarie per far sì che i prodotti di cui all’articolo 1 destinati
  ad essere impiegati in opere possano essere immessi sul mercato solo se idonei all’impiego previsto, se
  hanno cioè caratteristiche tali che le opere in cui devono essere inglobati, montati, applicati o installati
  possano, se adeguatamente progettate e costruite, soddisfare i requisiti essenziali di cui all’articolo 3, se
  e nella misura in cui tali opere siano soggette a regolamentazioni che prevedano tali requisiti».
4 L’articolo 4, paragrafo 2, di tale direttiva prevede quanto segue:
  «Gli Stati membri presumono idonei al loro impiego i prodotti che consentono alle opere in cui sono
  utilizzati, se adeguatamente progettate e costruite, di soddisfare i requisiti essenziali di cui all’articolo 3
  qualora i suddetti prodotti rechino la marcatura CE che indica che essi soddisfano tutte le disposizioni
  della presente direttiva, comprese le procedure di valutazione di conformità previste al capitolo V e la
  procedura prevista al capitolo III. La marcatura CE attesta:
  a)    che sono conformi alle relative norme nazionali in cui sono state trasposte le norme armonizzate, i
        cui estremi sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Gli Stati membri
        pubblicano gli estremi di tali norme nazionali;
  b)    che sono conformi ad un benestare tecnico europeo rilasciato secondo la procedura di cui al
        capitolo III, oppure
  c)    che sono conformi alle specificazioni tecniche di cui al paragrafo 3 nella misura in cui non
        esistano specificazioni armonizzate; un elenco di tali specificazioni nazionali è redatto secondo la
        procedura prevista all’articolo 5, paragrafo 2».
  2                                                                                          ECLI:EU:C:2012:634
 ---pagebreak---                                        SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSA C-385/10
                                                       ELENCA
5 L’articolo 6 della direttiva citata dispone quanto segue:
  «1. Gli Stati membri non ostacolano la libera circolazione, l’immissione sul mercato o l’utilizzazione
  nel proprio territorio di prodotti che soddisfano le disposizioni della presente direttiva.
  Gli Stati membri provvedono affinché l’utilizzazione di tali prodotti ai fini cui sono destinati non venga
  proibita da norme o condizioni imposte da organismi pubblici o privati che agiscono sotto forma di
  impresa pubblica o di organismo pubblico, in base ad una posizione di monopolio.
  2. Gli Stati membri consentono tuttavia che i prodotti non contemplati dall’articolo 4, paragrafo 2,
  siano immessi sul mercato nel proprio territorio, se soddisfano prescrizioni nazionali conformi al
  Trattato, fintantoché le specificazioni tecniche europee di cui ai capitoli II e III [non] dispongano
  diversamente. La Commissione ed il comitato di cui all’articolo 19 seguono e rivedono periodicamente
  l’evoluzione delle specificazioni tecniche europee.
  (...)».
  La normativa nazionale
6 Il decreto legislativo n. 152/2006, del 4 aprile 2006, prevede al paragrafo 1 del suo articolo 285
  intitolato «Caratteristiche tecniche»:
  «Gli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore al valore di soglia devono rispettare
  le caratteristiche tecniche previste dalla parte II dell’Allegato IX alla parte quinta del presente decreto
  pertinenti al tipo di combustibile utilizzato (...)».
7 L’allegato IX del suddetto decreto legislativo, intitolato «Impianti termici civili», nella parte II, intitolata
  «Requisiti tecnici e costruttivi», dispone quanto segue:
  «2. Caratteristiche dei camini
  (…)
  2.7 Gli impianti (...) devono essere dotati di camini realizzati con prodotti su cui sia stata apposta la
         marcatura “CE”. In particolare, tali camini devono:
         — essere realizzati con materiali incombustibili;
  (…)».
8 La circolare n. 4853/2009 del Ministero dell’Interno – Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso
  pubblico e della difesa civile – Direzione centrale per la prevenzione e sicurezza tecnica (in prosieguo:
  la «circolare impugnata») così recita:
  «(...) [I] sistemi per il rivestimento interno di condotti fumari realizzati con materiale plastico (...)
  rientrano nel campo di applicazione della direttiva 89/106/CEE. Ad oggi non risulta ancora disponibile
  alcuna norma armonizzata specifica. L’unica norma elaborata dal CEN applicabile a condotti fumari
  realizzati in materiale plastico (...) è la EN 14471/2005 [che] esclude infatti esplicitamente quelli
  applicati allo scopo di modificare le proprietà della superficie a contatto con i prodotti della
  combustione. La marcatura CE di tali sistemi potrebbe pertanto essere possibile solo con riferimento
  ad un Benestare Tecnico Europeo, rilasciato da un organismo membro dell’EOTA.
  (...)
  ECLI:EU:C:2012:634                                                                                             3
 ---pagebreak---                                         SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSA C-385/10
                                                         ELENCA
   [L’]impiego dei prodotti di cui trattasi è da escludere in impianti termici civili aventi potenza nominale
   superiore a 35 kW;
   per gli impianti termici al di sotto dei 35 kW, (...), è comunque parere dell’Amministrazione scrivente
   che l’eventuale utilizzo di tali prodotti debba essere ristretto esclusivamente a quelli recanti la
   marcatura CE sulla base di un benestare tecnico europeo, installati in conformità all’uso previsto dal
   fabbricante».
   Procedimento principale e questioni pregiudiziali
9  L’Elenca importa e distribuisce sul mercato italiano guaine termoindurenti gonfiabili per camini e
   canne fumarie prodotte in Ungheria. Le guaine di cui trattasi consentono di risanare vecchi camini e
   vecchie canne fumarie senza effettuazione di opere murarie. Tale tecnologia è stata introdotta su vari
   mercati europei, soprattutto su quello italiano, in alternativa ai sistemi tradizionali precedentemente
   utilizzati, consistenti nell’installazione di canne fumarie esterne, in prevalenza in acciaio inox o
   ceramica, o di tubi rigidi all’interno degli edifici.
10 Secondo l’Elenca, la circolare impugnata, basata sul decreto legislativo n. 152/2006, viola in particolare
   gli articoli 34 TFUE-37 TFUE, in quanto subordinare la possibilità di commercializzazione di un
   prodotto proveniente da un altro Stato membro dell’Unione europea (nella specie l’Ungheria) ad un
   requisito tecnico, ossia l’apposizione della marcatura CE, al quale non è possibile ottemperare, in
   quanto non esiste allo stato una corrispondente norma armonizzata, ne impedisce di fatto la
   possibilità di importazione e distribuzione.
11 Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla
   Elenca diretto all’annullamento della circolare impugnata, in quanto quest’ultima non aveva natura di
   atto regolamentare e non era passibile di impugnazione.
12 L’Elenca ha interposto appello dinanzi al Consiglio di Stato avverso detta decisione. Il giudice del rinvio
   ha accolto il ricorso dell’Elenca, ritenendo che la circolare impugnata pregiudicasse la situazione
   giuridica di detta società. Essa condivide parimenti i dubbi di quest’ultima sulla legittimità della
   normativa nazionale con riferimento al diritto dell’Unione.
13 In tali circostanze, il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla
   Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
   «1) Se la circolare impugnata in primo grado e le norme interne nella stessa invocate siano compatibili
         o meno con il diritto comunitario e con le norme sopra specificamente richiamate; in particolare,
         se le stesse violino i principi e le regole poste dalla direttiva 89/106(...) concernente i prodotti da
         costruzione, la quale non impone in alcun modo la marcatura CE e prevede anzi (all’articolo 6,
         paragrafi 1 e 2 [della direttiva 89/106]) che gli Stati membri “non ostacolano la libera
         circolazione, l’immissione sul mercato o l’utilizzazione nel proprio territorio di prodotti che
         soddisfano le disposizioni” della direttiva [89/106], provvedendo affinché “l’utilizzazione di tali
         prodotti ai fini cui sono destinati non venga proibita da norme o condizioni imposte da
         organismi pubblici o privati, che agiscono sotto forma di impresa pubblica o di organismo
         pubblico, in base ad una posizione di monopolio” e consentendo che “i prodotti non contemplati
         dall’articolo 4, paragrafo 2 [della direttiva 89/106], siano immessi sul mercato nel proprio
         territorio, se soddisfano prescrizioni nazionali conformi al Trattato, fintantoché le specificazioni
         tecniche europee di cui ai capitoli II e III [non] dispongano diversamente”;
   2)    Se la circolare impugnata e le norme interne in essa invocate violino, in particolare, gli articoli da
         34 TFUE a 37 TFUE, che vietano le restrizioni all’importazione e le misure di effetto equivalente; e
         ciò in quanto il subordinare la commercializzazione di un prodotto proveniente da un altro Stato
   4                                                                                          ECLI:EU:C:2012:634
 ---pagebreak---                                         SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSA C-385/10
                                                        ELENCA
        [dell’Unione], come nel caso in esame, ad un requisito tecnico, ossia l’apposizione del
        marchio CE – apposizione che sarebbe possibile e legittima solo ove esistesse una corrispondente
        norma armonizzata – viene in effetti ad impedire l’importazione e la distribuzione del prodotto di
        cui trattasi sul territorio dello Stato italiano, in contrasto con i principi dettati con le citate norme
        del Trattato CE e del diritto comunitario, che garantiscono la libertà e la concorrenza, esigendo
        principi capaci di assicurare un trattamento non discriminatorio, paritario, nonché trasparenza,
        proporzionalità e rispetto dei diritti delle singole imprese;
   3)   Se, ancora, il quadro di regole derivanti dal diritto comunitario, improntato a garantire una
        concorrenza effettiva anche nel settore nell’ambito del quale si inserisce la controversia in esame,
        non avrebbe dovuto imporre al legislatore nazionale ed all’amministrazione di evitare l’adozione
        delle misure normative indicate nella circolare [impugnata] e nel d.lgs. n. 152/2006 sopra
        menzionati;
   4)   Se, infine, la tutela del pluralismo e della concorrenza nel settore garantita dal diritto europeo sia
        assicurata da una disciplina nazionale – come il d.lgs. n. 152/2006 (in particolare con riguardo
        all’articolo 285 e alla parte II dell’Allegato IX, punti 2.7 e 3.4) – i quali prevedono e impongono i
        limiti sopra precisati».
   Sulle questioni pregiudiziali
   Sulla prima questione
14 Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se la direttiva 89/106 debba essere
   interpretata nel senso che osta a prescrizioni nazionali che subordinano d’ufficio la
   commercializzazione di prodotti da costruzione, quali quelli di cui trattasi nel procedimento
   principale, provenienti da un altro Stato membro, all’apposizione della marcatura CE.
15 A tal riguardo, occorre ricordare che lo scopo principale della direttiva 89/106 è l’eliminazione degli
   ostacoli agli scambi mediante l’introduzione di condizioni che consentano ai prodotti da costruzione
   di essere liberamente commercializzati all’interno dell’Unione. A tal fine, detta direttiva precisa i
   requisiti essenziali che i prodotti da costruzione devono soddisfare, requisiti attuati da norme
   armonizzate e da norme nazionali di trasposizione, da benestare tecnici europei nonché da
   specificazioni tecniche nazionali riconosciute a livello dell’Unione (v., in tal senso, sentenza del
   13 marzo 2008, Commissione/Belgio, C-227/06, punto 31).
16 È pacifico che le guaine gonfiabili per camini e canne fumarie in questione sono «prodotti da
   costruzione», ai sensi della direttiva 89/106.
17 Per di più, in udienza è stato evidenziato che detti prodotti da costruzione non sono oggetto né di una
   norma armonizzata o di un benestare tecnico europeo, né di una specifica tecnica nazionale
   riconosciuta a livello dell’Unione, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 89/106.
18 Orbene, per quanto riguarda un prodotto da costruzione non rientrante nell’articolo 4, paragrafo 2,
   della direttiva 89/106, l’articolo 6, paragrafo 2, della stessa dispone che gli Stati membri autorizzano la
   sua immissione sul mercato nel loro territorio se tale prodotto soddisfa prescrizioni nazionali conformi
   al Trattato, fintantoché le specifiche tecniche europee non dispongano altrimenti (v., in tal senso,
   sentenza Commissione/Belgio, cit., punto 33, nonché sentenza del 1o marzo 2012, Ascafor e Asidac,
   C-484/10, punto 40).
   ECLI:EU:C:2012:634                                                                                           5
 ---pagebreak---                                         SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSA C-385/10
                                                        ELENCA
19 Ne deriva che uno Stato membro non può esigere d’ufficio l’apposizione della marcatura CE su un
   prodotto da costruzione non rientrante nell’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 89/106, proveniente
   da un altro Stato membro, affinché detto prodotto possa essere commercializzato nel suo territorio.
   Tale Stato può assoggettare detta commercializzazione solo a prescrizioni nazionali che sono conformi
   agli obblighi derivanti dal Trattato, segnatamente al principio della libera circolazione delle merci
   enunciato agli articoli 34 TFUE e 36 TFUE (v. sentenze citate Commissione/Belgio, punto 34, nonché
   Ascafor e Asidac, punto 50).
20 Pertanto, occorre rispondere alla prima questione che la direttiva 89/106 deve essere interpretata nel
   senso che essa osta a prescrizioni nazionali che subordinano d’ufficio la commercializzazione di
   prodotti da costruzione, quali quelli di cui trattasi nel procedimento principale, provenienti da un
   altro Stato membro, all’apposizione della marcatura CE.
   Sulla seconda questione
21 Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se gli articoli 34 TFUE-37 TFUE
   debbano essere interpretati nel senso che ostano a prescrizioni nazionali che subordinano d’ufficio la
   commercializzazione di prodotti da costruzione, come quelli di cui trattasi nel procedimento
   principale, provenienti da un altro Stato membro, alla marcatura CE.
   Sull’esistenza di un ostacolo alla libera circolazione delle merci
22 Secondo costante giurisprudenza, ogni normativa commerciale degli Stati membri idonea ad ostacolare
   direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, il commercio nell’ambito dell’Unione deve essere
   considerata come una misura d’effetto equivalente a restrizioni quantitative ai sensi
   dell’articolo 34 TFUE (v., in particolare, sentenze dell’11 luglio 1974, Dassonville, 8/74, Racc. pag. 837,
   punto 5, e del 2 dicembre 2010, Ker-Optika, C-108/09, Racc. pag. I-12213, punto 47). Pertanto, il solo
   fatto di essere dissuaso dall’introdurre o dal commercializzare i prodotti di cui trattasi nello Stato
   membro interessato costituisce per l’importatore un ostacolo alla libera circolazione delle merci
   (sentenza del 12 luglio 2012, C-171/11, Fra.bo, punto 22 e giurisprudenza ivi citata).
23 Da giurisprudenza parimenti costante risulta che l’articolo 34 TFUE riflette l’obbligo di rispettare i
   principi di non discriminazione e di mutuo riconoscimento dei prodotti legalmente fabbricati e
   commercializzati in altri Stati membri e di assicurare, altresì, ai prodotti dell’Unione libero accesso ai
   mercati nazionali (v. sentenze del 10 febbraio 2009, Commissione/Italia, C-110/05, Racc. pag. I-519,
   punto 34, e Ker-Optika, cit., punto 48).
24 Nella fattispecie, la condizione relativa alla marcatura CE, prevista dalle prescrizioni nazionali
   pertinenti, benché applicabile senza distinzione, vieta la commercializzazione in Italia dei prodotti da
   costruzione controversi, commercializzati legalmente in altri Stati membri.
25 Ciò premesso, l’obbligo di marcatura CE deve essere considerato come avente un effetto equivalente ad
   una restrizione quantitativa all’importazione ai sensi dell’articolo 34 TFUE e costituisce, pertanto, un
   ostacolo alla libera circolazione delle merci.
   Sulla giustificazione all’ostacolo alla libera circolazione delle merci
26 È pacifico che un ostacolo alla libera circolazione delle merci può essere giustificato da motivi di
   interesse generale indicati nell’articolo 36 TFUE, oppure da ragioni imperative. In entrambi i casi, la
   misura nazionale deve essere idonea a garantire la realizzazione dell’obiettivo perseguito e non deve
   andare oltre quanto necessario per il suo raggiungimento (v. citate sentenze Ker-Optika, punto 57,
   nonché Ascafor e Asidac, punto 58).
   6                                                                                         ECLI:EU:C:2012:634
 ---pagebreak---                                          SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSA C-385/10
                                                         ELENCA
27 Nella fattispecie, il governo italiano sottolinea che la normativa nazionale controversa è giustificata
   dall’obiettivo di tutela della pubblica sicurezza, della salute e della vita delle persone in quanto è
   diretta a garantire che prodotti del tipo di cui trattasi soddisfino i requisiti di sicurezza richiesti.
28 Sebbene, a tale titolo, sia certamente pacifico che, in assenza di norme armonizzatrici, spetta agli Stati
   membri decidere del livello a cui intendono garantire la tutela della salute e della vita delle persone e
   della necessità di controllare i prodotti interessati al momento del loro uso (v., in tal senso, sentenze
   del 27 giugno 1996, Brandsma, C-293/94, Racc. pag. I-3159, punto 11, e del 10 novembre 2005,
   Commissione/Portogallo, C-432/03, Racc. pag. I-9665, punto 44), occorre tuttavia constatare che una
   normativa che vieta in maniera automatica ed assoluta la commercializzazione nel territorio nazionale
   di prodotti legalmente commercializzati in altri Stati membri, perché detti prodotti non recano la
   marcatura CE, non è compatibile con il requisito di proporzionalità posto dal diritto dell’Unione.
29 Infatti, come sottolineato in particolare dal governo ungherese e dalla Commissione, detto requisito
   rigoroso della marcatura CE che impedisce, a monte, l’applicazione stessa del principio del mutuo
   riconoscimento dei prodotti per i quali il legislatore europeo non ha effettuato una piena
   armonizzazione o redatto benestare tecnici europei, vietando il controllo dell’osservanza, da parte dei
   prodotti controversi, dei requisiti di sicurezza richiesti sulla base delle procedure di omologazione e di
   certificazione realizzate nello Stato membro d’origine, va oltre quanto necessario per raggiungere
   l’obiettivo di sicurezza perseguito.
30 Con riferimento a quanto precede, occorre rispondere alla seconda questione che gli
   articoli 34 TFUE-37 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano a prescrizioni nazionali che
   subordinano d’ufficio la commercializzazione di prodotti da costruzione, quali quelli di cui trattasi nel
   procedimento principale, provenienti da un altro Stato membro, all’apposizione della marcatura CE.
   Sulla terza e quarta questione
31 Per quanto riguarda la terza e la quarta questione, occorre innanzitutto constatare che le prescrizioni
   del diritto dell’Unione in materia di concorrenza, di cui il giudice del rinvio chiede l’interpretazione,
   sono manifestamente inapplicabili in un contesto come quello del procedimento principale.
32 Di conseguenza, occorre considerare che la terza e la quarta questione poste dal giudice del rinvio sono
   irricevibili (v., in tal senso, sentenza del 1o luglio 2010, C-393/08, Sbarigia, Racc. pag. I-6337, punti 29
   e 38).
   Sulle spese
33 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente
   sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri
   soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
   Per questi motivi, la Corte (Quinta Sezione) dichiara:
   1)    La direttiva 89/106/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1988, relativa al ravvicinamento delle
         disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri concernenti i
         prodotti da costruzione, come modificata dal regolamento (CE) n. 1882/2003 del
         Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 settembre 2003, deve essere interpretata nel
         senso che essa osta a prescrizioni nazionali che subordinano d’ufficio la
         commercializzazione di prodotti da costruzione, quali quelli di cui trattasi nel procedimento
         principale, provenienti da un altro Stato membro, all’apposizione della marcatura CE.
   ECLI:EU:C:2012:634                                                                                         7
 ---pagebreak---                                 SENTENZA DEL 18. 10. 2012 – CAUSA C-385/10
                                                ELENCA
2)  Gli articoli 34 TFUE-37 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano a prescrizioni
    nazionali che subordinano d’ufficio la commercializzazione di prodotti da costruzione, quali
    quelli di cui trattasi nel procedimento principale, provenienti da un altro Stato membro,
    all’apposizione della marcatura CE.
Firme
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