CELEX: 51991PC0068
Language: it
Date: 1991-04-23
Title: PROPOSTA DI DIRETTIVA DEL CONSIGLIO RELATIVA ALLA VIGILANZA E AL CONTROLLO DEI GRANDI FIDI DEGLI ENTI CREDITIZI

COMMISSIONE DELLE CGMDNITA1 EUROPEE
                                    C0M(91) 68 def.-SYN 333
                                    Bruxelles» 23 aprile 1991
                           Proposta di
                    DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
    relativa alla vigilanza e al controllo dei grandi fid
                      deglI enti creditizi
                (Presentata dalla Commissione)
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                                       RELAZIONE
A. Considerazioni generali
La  suddivisione     dei    rischi   ò   una   regola   fondamentale      dell'attività
finanziaria    in generale. E' compito precipuo delle autorità di vigilanza
assicurarsi che tale regola sia pienamente rispettata dagli enti creditizi.
Nel campo dei rischi di credito una concentrazione troppo elevata di fidi a
favore  di   un   unico   soggetto può compromettere        l'autonomia     di  gestione
dell'ente    creditizio    e,   in  caso   di   insolvenza   dell'affidato,      causare
all'ente stesso perdite tali da pregiudicarne la stabi ita.
Si tratta dunque di una regola essenziale in materia di vigilanza che deve
formare oggetto di armonizzazione a livello comunitario e che era stata dei
resto menzionata     espressamente     a questo    titolo   nel  Libro bianco      della
Commissione    sul  completamento del mercato        interno. Ha    vi   è un    secondo
motivo che giustifica       l'armonizzazione. Esso risiede nella necessità di
evitare   le   distorsioni    della   concorrenza    più   palesi.    Infatti,    poiché
l'obiettivo    principale    delle  norme    sulla  suddivisione    dei    rischi  è di
limitare gli affidamenti che un ente creditizio può concedere ad un unico
cliente,   gli   altri   enti   che   fossero   soggetti   a   regole   meno    rigorose
risulterebbero avvantaggiati sul piano della concorrenza.
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    Nel quadro degli obiettivi del Libro bianco la Commissione ha già adottato
    nel 1986 una Raccomandazione sui grandi fidi d ) per permettere agli enti
    creditizi    e  agli   Stati   membri   di   adeguarsi    gradualmente   in  vista
    dell'adozione di norme di carattere vincolante. Un considerando di            tale
    raccomandazione preannuncìava esplìcitamente        l'adozione di una successiva
    proposta di direttiva. L'imminente completamento del mercato interno nonché
     il consenso delle autorità nazionali di vigilanza emerso nell'ambito del
    Comitato consultivo bancario inducono a ritenere che sia giunto il momento
    per adottare una normativa del genere.
    L'acclusa proposta di direttiva, che è sottoposta all'approvazione della
    Commissione,    contiene    norme   più    severe   di   quelle   previste   nella
    raccomandazione. Per menzionare soltanto        le regole essenziali,    il limite
    assoluto per I fidi a favore di un unico cliente è stato fissato al 25% dei
    fondi   propri   dell'ente    creditizio    concedente   (contro   il   40%  nella
    raccomandazione), mentre la soglia a partire dalla quale si parla di grandi
    rischi è stata ridotta al 10% dei fondi propri dell'istituto di credito
    concedente (invece del 15% indicato nella raccomandazione).
    Questo rafforzamento delle norme fa seguito tra l'altro a quanto auspicato
    ripetutamente dal Comitato consultivo bancario e trova ugualmente riscontro
    in un documento sulle regole di "comportamento" presentato dal Comitato di
    Basilea   alla  recente   Conferenza  mondiale    degli  organismi   di  vigilanza
    bancaria a Francoforte. Norme più rigorose non possono che rafforzare la
    solidità e la stabilità del sistema bancario della Comunità. Del resto la
    limitazione dei fidi al 25% dei fondi propri dell'ente che li accorda non
    può affatto essere considerata eccessiva perché in caso di insolvenza del
(1)            Raccomandazione della Commissione del 22.12.1986 sulla vigilanza ed i
               controllo dei grandi fidi degli enti creditizi, GU L 33 del 4.2.1987,
               na/i  1n
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cliente al     quale   fosse   stato  concesso un     fido di    tale entità,      l'ente
creditore rischierebbe di perdere pur sempre un quarto dei fondi propri; si
tratta    di    un    importo    cospicuo     che    sarebbe    opportuno      abbassare
ulteriormente. La soglia del 25% costituisce comunque un massimale e gli
 istituti   di   credito    dovrebbero    procurare    di   non   raggiungere      né  di
avvicinarsi a tale limite, se non nel caso di rischi di qualità primaria.
Bisogna tuttavia rendersi conto che la riduzione abbastanza significativa
del   massimale    rispetto    a  quello    delia   raccomandazione      può    implicare
problemi di adattamento per determinati enti creditizi, o, in maniera più
strutturale, per determinati sistemi bancari o parti di essi. Inoltre gli
affidamenti già in essere per un importo superiore al 25% dei fondi propri
non sempre potranno essere ridotti a breve scadenza dalle banche che sono
vincolate dai contratti       stipulati con gli affidati. La proposta allegata
contiene pertanto una disposizione che permette alle autorità competenti di
concedere    agli  enti   creditizi    un   termine   massimo   di    cinque   anni   per
riportare I fidi in essere entro i limiti delle soglie previste; inoltre, i
crediti   con   durata   residua    superiore   a   cinque   anni   e   di   cui   l'ente
concedente é tenuto a rispettare          i termini   contrattuali     potranno essere
mantenuti in essere fino alla loro scadenza.
B. Commento dea11 articoli
Articolo 1 ; Definizioni
L'articolo    enuncia   in sostanza    definizioni    tratte da altre      direttive    o
proposte   di   direttive    comunitarie   in materia     bancaria    e mantenute     per
motivi di coerenza.
Due definizioni sono tuttavia proprie alla presente proposta e meritano un
commento particolare.
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La prima è quella riguardante i "fidi" (lettera h) delle definizioni). La
menzionata      raccomandazione       della     Commissione    definiva    i  fidi   come
facilitazioni di qualsiasi          natura, utilizzate o no, concesse da un ente
creditizio ad un cliente o a un gruppo di clienti connessi, e iscritte o
meno nel bilancio, ivi comprese le garanzie e gli impegni accessori che le
rispettive      autorità     competenti       ritengono    rilevanti    ai   fini   della
valutazione     dei   rischi    assunti   da   tale ente creditìzio. Un elenco dei
rischi era allegato, a titolo indicativo, alla raccomandazione.
 In seguito ò stata adottata          la direttiva sul coefficiente di solvibilità
                            (1)
degli    enti  creditizi          che contiene una nomenclatura         dettagliata   dei
rischi. Richiamandosi a tale nomenclatura si ha una definizione dei rischi
più precisa e nello stesso tempo più              vincolante. Va tuttavia sottolineato
che il rinvio alla direttiva sul coefficiente di solvibilità vale soltanto
per   la classificazione        dei   rischi    e   non per   la  loro  ponderazione    in
funzione della controparte o della categoria di rischio dell'operazione. In
effetti    le ponderazioni e le categorie di rischio previste dalla direttiva
89/647/CEE sono state concepite non tanto per misurare                 l'esposizione nei
riguardi di un singolo cliente, quanto per stabilire un criterio generale
di solvibilità per coprire il rischio di credito dell'ente creditizio. Dato
l'obiettivo fondamentale sottostante alle regole di suddivisione dei rischi
(limitare il rischio di perdita massima di un ente creditizio nei riguardi
di   una   controparte    determinata)       la prudenza     impone  che   i fidi   siano
registrati    al   loro valore nominale, senza ponderazione             in funzione del
ci lente o del rischio.
 (1)                Direttiva 89/647/CEE del Consiglio del 18.12.1989 relativa al
                    coefficiente di solvibiI ita degli enti creditizi (GU L 386 del
                    3H 19  1QAa    nan. 14Ì .
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Da notare inoltre che la definizione dei rischi include anche le assunzioni
a   fermo   di    emissioni   di   valori     mobiliari.    L'importo    da   prendere   in
considerazione è quello degli           impegni netti dell'ente, previa detrazione
delle quote cedute ad altri enti creditizi o istituzioni finanziarie.
La   seconda    definizione    propria    alla proposta      di  direttiva    riguarda   la
nozione di     "gruppo di clienti        connessi" (lettera m) dell'art. 1 ) . Essa
coincide ampiamente con quella contenuta nella raccomandazione del 1986. La
prima parte (comma I)) della definizione fa riferimento all'esistenza di un
potere    di    controllo,    mentre     la   seconda   parte     (comma    li))  riguarda
l'Interdipendenza di fatto risultante da legami di cui la proposta enumera
alcuni    a  titolo     indicativo   e    esemplificativo.      Spetterà    alle  autorità
competenti valutare I raggruppamenti di rischi operati dagli enti creditizi
in applicazione delle norme nazionali che recepiscono tale definizione ed
accertarne     la conformità con       la   lettera e    lo spirito della      definizione
comunitaria.      Per   assicurare    alle     autorità   competenti     la   flessibilità
necessaria in una materia che, più che a criteri giuridici, si ricollega ad
una    valutazione     economica,    il     testo   precisa    che   le   presunzioni    di
raggruppamento di rischi che figurano nella definizione sono presunzioni
semplici, che ammettono cioè la prova contraria.
Articolo 2; Campo di applicazione
La    direttiva     si   applica    agli     enti   creditizi     autorizzati     in   base
all'articolo     3 della    direttiva     77/780/CEE    del   12 dicembre     1977   (prima
                                   (1)
direttiva di coordinamento)            , ossia a tutti gli enti creditizi            della
Comunità. Gli Stati membri possono tuttavia non applicare la direttiva:
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      agli enti esclusi in forma permanente dal campo di applicazione della
      prima direttiva di coordinamento (si tratta in sostanza delle banche
      centrali, degli uffici dei conti correnti postali e di determinati
      enti nei singoli Stati membri);
      agli enti creditizi affiliati permanentemente ad un organismo centrale
      di controllo stabilito nello stesso Stato membro e rispondenti alle
      condizioni previste dall'articolo 2, paragrafo 4, lettera a ) , della
      direttiva 77/780/CEE. In questo caso, ferma restando l'applicazione
      della   direttiva    all'organismo      centrale,     l'insieme    costituito
      dall'organismo    centrale    e   dagli    enti    affiliati    deve   essere
      assoggettato ad una vigilanza globale per quanto attiene ai grandi
      fidi.
Articolo 3: Segnalatone dei granai fidi
Una   sorveglianza   efficace   dei   grandi   fidi   richiede   evidentemente   la
notifica periodica di questi alle autorità competenti. E' questo lo scopo
del l'articolo 3.
Il paragrafo 1 stabilisce l'obbligo di segnalazione dei grandi fidi alle
autorità competenti. Gli Stati membri prevedono che la segnalazione venga
effettuata, a loro scelta, secondo una delle seguenti modalità:
      segnalazione di tutti    i grandi fidi almeno una volta all'anno, con
      l'obbligo di comunicare     inoltre nel corso dell'anno        le variazioni
      intervenute rispetto alla segnalazione annuale,
      segnalazione di tutti i grandi fidi almeno quattro volte all'anno.
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La prima di queste due formule che non figurava nella raccomandazione è
stata  suggerita     alla   Commissione   nell'ambito     del   Comitato   consultivo
bancario.
La seconda formula prevede una frequenza minima di quattro volte all'anno
anziché una sola volta come previsto nella raccomandazione. Il controllo
efficace   dei   grandi   fidi   richiede   infatti   una   informazione   abbastanza
frequente     delle     autorità    di    vigilanza.      Un    considerando     della
raccomandazione invitava d'altronde le autorità competenti a prevedere una
frequenza più elevata.
Gli Stati membri possono trasporre nella          loro legislazione nazionale una
sola di   queste formule o ambedue;        in quest'ultimo caso sono        liberi di
decidere se la scelta del metodo spetti alle autorità competenti o all'ente
creditizio stesso.
L'articolo 3, paragrafo 2, dispone che l'esposizione verso un cliente o un
gruppo di   clienti    connessi   è considerata un grande        fido quando   il suo
valore è pari o superiore al 10% dei fondi propri dell'ente concedente.
Nella raccomandazione questa percentuale era del 15%. L'abbassamento della
soglia  è giustificato      dall'obiettivo generale      di   rendere   il regime di
vigilanza sui grandi      fidi più rigoroso onde rafforzare         la stabilità del
sistema bancario della Comunità. Più precisamente, quando il limite massimo
consentito per un fido individuale è a sua volta abbassato (cfr. art. 4,
par. 1) si     riduce   logicamente anche    la soglia di notificazione. Alcuni
paesi applicano già una soglia del 10% e, sulla base della loro esperienza,
la Commissione ritiene di poter affermare che tale soglia non costituisce
un  onere   amministrativo     eccessivo.   Poiché    il   testo   limita  del   resto
ali'800% dei fondi propri l'importo globale dei grandi fidi che un ente può
concedere (cfr. art. 4, par. 3 ) , la segnalazione può riferirsi in teoria ad
un massimo di 80 fidi. Si tratta d'altronde di una segnalazione che può
essere facilmente informatizzata.
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La riduzione della soglia al 10% permette del resto di attenuare, sotto un
altro aspetto, gli adempimenti amministrativi. In effetti         la Commissione
non ha mantenuto    i paragrafi    3 e 4 dell'articolo corrispondente della
raccomandazione che prevedevano la notifica dei dieci rischi più elevati
dell'ente creditizio, anche se non appartenenti alla categoria dei grandi
fidi. Secondo il parere concorde del Comitato consultivo bancario questa
segnalazione aveva perso molto del suo interesse essendo stata ampliata la
nozione di   grandi   rischi. Per    quanto  riguarda   il controllo dei     fidi
concessi da enti la cui esposizione non supera II 10% dei fondi propri,
esso   non  rientra,    per   definizione,    in  una   regolamentazione    sulla
suddivisione dei grandi rischi.
Articolo 4
Paragrafo 1
Questa disposizione, che è di       importanza   fondamentale nel progetto di
direttiva, prevede che un ente creditizio non può assumere, nei riguardi di
uno stesso cliente o di un gruppo di clienti determinati, rischi per un
ammontare complessivo superiore al 25% dei fondi propri. Si tratta di una
notevole riduzione rispetto alla raccomandazione che prevedeva un limite
del 40%. A parte il fatto che, ad oltre quattro anni dalla raccomandazione
che  rappresentava   soltanto   il primo passo,     l'emanazione  di   norme più
restrittive   costituisce una misura logica, occorre sottolineare che questo
rafforzamento   delle    norme   è  stato   espressamente    richiesto   da   una
maggioranza significativa nell'ambito del Comitato consultivo bancario, con
riserva di un periodo transitorio per i rìschi in essere (cfr. art. 6 ) . Il
massimale del 25% trova ugualmente riscontro in un documento presentato dal
Comitato di Basilea alla Conferenza mondiale degli organismi di vigilanza
bancaria a Francoforte nell'ottobre 1990.
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Un massimale del 25% non dev'essere considerato troppo basso                in quanto,
anche mantenendosi entro questo limite, un ente creditizio può ancora, nel
peggiore dei casi, perdere un quarto dei propri             fondi. Si tratta di un
 importo  considerevole    che   sarebbe   opportuno   ridurre    ulteriormente.    Ciò
significa   che  si   tratta   di  un massimale     riferito   a rischi    di  qualità
primaria e che gli enti creditizi dovrebbero imporsi            la disciplina di non
raggiungere né di avvicinarsi a questo limite se non nel caso di rischi di
tale qualita.
Paragrafo 2
Gli organismi di vigilanza sanno per esperienza che i crediti concessi alle
 imprese  legate all'ente creditizio comportano spesso rischi maggiori. Il
Comitato consultivo bancario ha a suo tempo             invitato esplicitamente      la
Commissione   a prevedere    un    limite più basso per       i rischi    assunti  nei
confronti di imprese con cui l'ente creditizio ha dei legami (impresa madre
dell'ente    creditizio    e    altre    filiazioni    di    tale    impresa   madre).
Inizialmente si era del       resto pensato di      inserire una disposizione del
genere nella proposta di direttiva sulla vigilanza degli enti creditizi su
                    (1)
base consolidata        , ma  come   indicato nel    quarto considerando      dì  tale
proposta, è apparso più opportuno che           la questione venisse      regolata   in
maniera più globale nell'ambito della futura direttiva sui grandi fidi.
La Commissione ha fissato tale limite più basso al 20% (da confrontare con
il limite "generate" del 25% previsto al paragrafo 1 ) .
Eccezioni a tali regole sono previste ai paragrafi 6 e 7 (vedere qui di
seguito).
(1)             COM(90) 451 GU C 315 del 14.12.1990, pag. 15.
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Paragrafo 3
La Commissione ha mantenuto         il limite dell'800% dei fondi propri        imposto
per il totale cumulato dei grandi fidi, già previsto nella raccomandazione.
Essendo stata ampliata la nozione di grandi fidi (cfr. art. 3, par. 2 qui
di seguito), tale limite diventa però implicitamente più restrittivo.
Un   massimale    globale     è   considerato     un   complemento   prezioso     della
limitazione dei fidi individuali in una regolamentazione sui grandi rischi.
 In effetti   la limitazione dei fidi      individuali permette di assicurare che
nessun   rischio   superi    il massimale     previsto   e  nello  stesso   tempo   non
pregiudica    la suddivisione      dei  rischi   nell'insieme del    portafoglio.    Un
 limite globale dell'800% significa per contro che un ente potrà assumere ai
massimo 80 grandi rischi, e tutt'al più altri 32 rischi che raggiungono il
massimale individuale del 25% dei fondi propri.
Paragrafo 4
Questo paragrafo prevede        la facoltà degli Stati membri di       imporre limiti
più restrittivi di quelli previsti ai paragrafi 1, 2 e 3.
Paragrafo 5
Questo paragrafo      impone   l'osservanza   permanente dei    limiti   previsti   dai
primi   tre  paragrafi. Se      questi   limiti   fossero  superati   - ciò che     può
verificarsi occasionalmente - il testo ammette gli sconfinamenti soltanto a
titolo eccezionale e temporaneo a condizione che             le autorità competenti
fissino il termine entro il quale l'ente creditizio dovrà regolarizzare la
sua posizione.
Paragrafo 6
Tale paragrafo permette agli Stati membri di esonerare in tutto o in parte
dall'osservanza del limite speciale del 20% previsto al paragrafo 2 i fidi
concessi all'impresa finanziaria che é l'impresa madre dell'ente creditizio
nonché   alle   altre   filiali    di  tale   impresa   finanziaria   che   sono   enti
creditizi, istituzioni finanziarie, o imprese di servizi bancari ausiliari.
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apportarea presunzione di maggiore rischio che è alla base del massimale
speciale del 20% applicabile ai fidi concessi alle imprese connesse, non è
necessariamente pertinente nel caso di rischi assunti su entità bancarie e
finanziarie del gruppo. Ha      in questo caso il gruppo deve strutturarsi         in
modo tale che dette entità possano essere assoggettate ad una vigilanza su
base consolidata conformemente alle disposizioni della futura direttiva in
materia   (cfr. qui   di seguito    I riferimenti  della proposta      di   direttiva
presentata dalla Commissione).
Paragrafo 7
Questo paragrafo permette agli       Stati membri  di esonerare     in tutto o     in
parte da tutti     i limiti   previsti  ai paragrafi   1, 2 e 3 (ma non dagli
obblighi   di segnalazione previsti     all'art. 3) i fidi concessi         dall'ente
creditizio:
     all'impresa madre, purché sia anch'essa un ente creditizio. Non sembra
      infatti   giustificato   limitare   i finanziamenti   che una     filiale   può
     concedere all'ente creditizio a cui        fa capo. Naturalmente anche        in
     questo caso il presupposto è che l'ente creditizio sia compreso nella
     vigilanza su base consolidata esercitata conformemente alla direttiva
     comunitaria    in materia o, se é stabilito in un paese terzo, ad una
     vigilanza equ i va I ente ;
     alle    filiazioni  dell'ente creditizio,    a condizione     che    siano  esse
     stesse enti creditizi,      istituzioni  finanziarie o    imprese di servizi
     bancari    ausiliari.   Trattandosi   di  attività   che   l'ente     creditizio
     potrebbe esercitare direttamente, non sussistono motivi per limitare i
     finanziamenti che esso potrebbe accordare alle sue filiali. Anche in
     questo caso, l'esenzione è subordinata alla condizione che le filiali
      in questione    siano   integrate  nella  vigilanza   su   base    consolidata
     del I'impresa madre.
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 Paragrafo 8
Questo paragrafo consente agli          Stati membri     di esonerare      in tutto o     in
 parte dall'applicazione dei limiti previsti ai paragrafi 1, 2 e 3 una serie
di fidi specifici.
Le prime    lettere (da a) a f)) riguardano i rischi assunti direttamente o
 indirettamente nei riguardi dei governi centrali e delle banche centrali
della zona A, nonché delle Comunità europee. Nessuno Stato membro                   limita,
né   sembra   disposto    a   limitare,    l'ammontare    dei   fidi   che   i suoi    enti
creditizi gli concedono. Data la regola di non discriminazione nell'ambito
della Comunità questa assenza di limitazione dovrebbe valere in ogni caso
per   i fidi    concessi   agli   altri  Stati    membri. Ha per motivi        analoghi    a
quelli accolti nell'ambito della già citata direttiva 89/647/CEE, o nella
proposta di direttiva sull'adeguatezza dei fondi propri delle                   imprese di
                                            (1)
 investimento e degli enti creditizi            , sembra opportuno fare riferimento
ad   una   zona   geografica     più  ampia,    ossia   alla   zona   A   definita    nella
direttiva 89/647/CEE.
Le   lettere   g) ed    h)   riguardano    i casi     in cui    il  rischio    può   essere
considerato ridotto o nullo, ossia quando l'ente ha ricevuto in pegno un
deposito in contanti o titoli di deposito da esso emessi.
La   lettera   i) riguarda     i crediti della durata massima di un anno verso
altri    enti    creditizi,     ossia   le    transazioni     effettuate     sul   mercato
 interbancario. Si tratta di un mercato tra banche che si conoscono e che
richiede una certa elasticità per funzionare armoniosamente. La Commissione
non   ritiene    pertanto    appropriato     per   ora   stabilire     un   limite    unico
armonizzato a livello comunitario per i rischi assunti su questo mercato.
(1)               COM(90) 141, GU C 152 del 21.6.1990, pag. 6.
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 La stessa considerazione vale per        la lettera J ) , che riguarda   la carta
 commerciale e I biglietti aventi determinati requisiti, e per la lettera k)
 relativa   agli   obblighi  definiti    all'articolo   22,   paragrafo  4,   della
                                      1
 direttiva 85/611/CEE sugli OICVM < >.
 La  lettera   l) riguarda   le banche cooperative e       le casse di   risparmio
 costituite sotto forma di rete e dotate di una gestione centralizzata delle
 liquidità.
 Paragrafo 9
 Il paragrafo nove riguarda i crediti vantati direttamente o Indirettamente
 nei riguardi delle amministrazioni regionali e locali degli Stati membri.
 Tenuto conto del grado di      rischio normalmente più ridotto        la proposta
 permette di attribuire a tali crediti una ponderazione del 20% che può
 essere  ridotta allo 0% nelle condizioni        previste dall'articolo 7 della
 direttiva 89/647/CEE. Date le grandi differenze che possono esistere negli
 statuti   delle  amministrazioni   regionali    e  locali   non  comunitarie,   la
Commissione non ritiene opportuno estendere questo regime all'insieme della
 zona A.
 Paragrafo 10
Questo paragrafo enuncia il principio generale che quando un fido concesso
 ad  un   cliente   è  garantito   da   un   terzo,  secondo    modalità  ritenute
 soddisfacenti dalle autorità competenti, queste ultime possono considerare
 il fido concesso al garante e non al cliente. Cosi ad esempio se un ente
 creditizio assume un rischio di 50 verso un cliente A e di 20 verso un
 cliente B, ma    il cliente B garantisce 10 del debito di A verso           l'ente
concedente, il rischio su A e B può essere computato come segue:
      - A: 40
      - B: 30.
(1)              GU L 375 del 31.12.1985. pag. 3.
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Articolo 5: Vigilanza su base consolidata e su base non consolidata
Questo   articolo  riprende    il dispositivo già     adottato   nell'ambito   della
direttiva   89/647/CEE   sul  coefficiente   di   solvibilità, e precisamente i
paragrafi da 2 a 6 dell'articolo 3 della direttiva stessa.
 Il paragrafo 1 riguarda gli enti creditizi che non sono né imprese madri né
 imprese figlle.
Il paragrafo 2 enuncia il principio del la applicazione su base consolidata
delle regole stabilite agli articoli 3 e 4.
Il paragrafo 3 disciplina il regime di vigilanza su base non consolidata
degli enti creditizi     che sono   imprese madri e delle     loro imprese figlie
stabilite nello stesso Stato membro.
Il paragrafo 4 riguarda      il regime di vigilanza su base non         consolidata
delle imprese figlie stabilite in altri Stati membri.
Il paragrafo 5 prevede la possibilità di accordi bilaterali che consentano
alle autorità competenti     dello Stato membro     in cui è stabilita    l'impresa
figlia di delegare     I loro compiti    di vigilanza alle autorità      competenti
dello Stato membro     in cui    è stabilito   l'ente creditizio a cui      fa capo
I'impresa figlla.
Articolo 6: Disposizioni transitorie relative al fidi eccedenti I limiti
L'articolo 6 riguarda     i fidi   in essere alla data di pubblicazione della
direttiva nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee e il cui valore
superi   i limiti stabiliti dalla direttiva. E' apparso opportuno prevedere
disposizioni   transitorie per questa categoria di fidi        in modo da dare il
tempo agli enti creditizi di trovare una soluzione che non perturbi           i loro
rapporti   con  i clienti. E' possibile      infatti   che l'ente concedente sia
vincolato nei riguardi degli affidati da disposizioni contrattuali che non
gli permettono di ridurre l'ammontare dei fidi entro breve termine.
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 Il  primo  paragrafo      precisa    che   possono   beneficiare    delle   disposizioni
 transitorie     i   fidi,    eccedenti      I   limiti,   in   essere    alla   data   di
pubblicazione      della   direttiva     nella    Gazzetta   ufficiale   delle   Comunità
europee. Si è considerato           infatti    che a partire da tale data gli         enti
creditizi non dovrebbero più avere             la possibilità di assumere rischi che
eccedano i limiti che diventeranno operanti con l'entrata                in vigore della
dirett iva.
 Il primo paragrafo      invita    inoltre    le autorità competenti     ad esigere che
 l'ente creditizio prenda i provvedimenti necessari per ridurre il o i fidi
 in questione al livello prescritto dalle disposizioni della direttiva.
 Il paragrafo 2 prevede che il processo di riduzione dei fidi eccedentari
venga predisposto e concluso entro             il termine che le autorità competenti
riterranno conforme ai principi di una sana gestione e di una concorrenza
 leale. Le autorità competenti devono informare la Commissione e il Comitato
consultivo bancario del termine e delle modalità da esse stabiliti per il
rientro dei fidi.
Tuttavia, in applicazione del paragrafo 4, il termine in questione non può
superare   un   periodo     di   cinque   anni    a  decorrere   dalla   data   stabilita
dall'articolo 8, paragrafo 1, ossia dal 1' gennaio 1993, fermo restando che
i crediti con durata residua superiore a 5 anni di cui l'ente creditizio è
tenuto a rispettare       I termini contrattuali, possono essere mantenuti            fino
alla scadenza.
Il paragrafo 3 stipula che per poter beneficiare del                 termine dì cui al
paragrafo    2   l'ente    creditìzio     non    deve   prendere   alcun   provvedimento
- l'accento    è    dunque   posto    sull'aspetto     intenzionale   - che    abbia   per
effetto di aumentare        i fidi    rispetto all'importo a cui ammontavano          alla
data   di  pubblicazione       della   direttiva     nella  Gazzetta    ufficiale   delle
Comunità europee.
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 Infine, il paragrafo 5 contiene una norma specifica che gli Stati membri
possono    applicare    nei    riguardi   delle   categorie   particolari    di  enti
creditizi      previste     dal l'articolo 4,     paragrafo 2,     della    direttiva
89/646/CEE. La norma si giustifica per il fatto che questi enti dispongono
di fondi propri più limitati e che pertanto l'applicazione immediata della
soglia del 25% rischierebbe di ridurre troppo bruscamente la loro attività
creditizia. Il regime previsto dal paragrafo 5 è il seguente:
      dal    1* gennaio 1993     al   31 dicembre 1997    gli   enti   creditìzi   in
      questione possono essere assoggettati ad un limite del 40%, anziché al
       limite del 25% previsto dall'articolo 4, paragrafo 1; in questo caso
      tutti I nuovi rischi assunti da questi enti creditizi sono sottoposti
      al limite del 40%;
       i fidi in essere al momento della pubblicazione della direttiva nella
      Gazzetta ufficiale delle Comunità europee possono essere mantenuti,
      qualunque sia il loro livello, fino al 31 dicembre 1997, con l'unica
      riserva di non subire aumenti rispetto al livello a cui ammontavano
      alla data di tale pubblicazione;
      a partire dal 1* gennaio 1998 entra in vigore e si applica a tutti i
      nuovi rischi il limite del 25%;
      tuttavia i fidi in essere alla scadenza del periodo massimo di 5 anni
      (dunque in principio al 31 dicembre 1997) compresi tra il 25% e il 40%
      dei fondi propri possono essere mantenuti durante un periodo massimo
      di tre anni, che scade dunque il 31 dicembre 2000, sempreché il loro
      ammontare non subisca aumenti;
      di conseguenza, a partire dal 1' gennaio 1998, non possono più essere
     mantenuti    i fidi superiori al 40% dei fondi propri, e a partire dal
      1' gennaio 2001, i rischi superiori al 25% dei fondi propri;
      tuttavia,    in  applicazione     delle   disposizioni   del   paragrafo 4, i
     crediti che vengono a scadere dopo le summenzionate date e di cui
      l'ente   creditizio    è   tenuto   a  rispettare   I termini    contrattuali,
     possono essere in ogni caso mantenuti fino alla loro scadenza.
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Art icolo 7: Successive modifiche
 Il paragrafo 1 precisa 'e modifiche tecniche che possono essere apportate
alla   direttiva.   I   tre  primi    trattini   riguardano    l'adattamento   delle
definizioni e della terminologia. Il quarto trattino riguarda la frequenza
delle segnalazioni    dei grandi    fidi   (art. 3, par. 1 ) . Il quinto trattino
concerne la precisazione o estensione delle esenzioni previste ai paragrafi
da 5 a 9 dell'articolo 4.       Il sesto trattino      infine riguarda    il termine
massimo entro il quale devono essere ridotti i fidi superiori ai limiti, in
essere alla data di pubblicazione della direttiva nella Gazzetta ufficiale
delle Comunità europee. Questo termine massimo, menzionato all'articolo 6,
paragrafo 4, è di cinque anni.
La procedura prevista al paragrafo 2 è la procedura Ili, variante a, della
decisione 87/373/CEE del Consiglio del 13 luglio 1987 che fissa le modalità
per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione
(GU L 197 del 18.7.1987, pag. 3 3 ) .
Art icolo 8: Disposizioni finali
Il paragrafo 1, primo comma, fa obbligo agli Stati membri di conformarsi
alla direttiva entro i l i ' gennaio 1993.
Il secondo comma precisa che       le disposizioni    di diritto    interno che gli
Stati  membri   adotteranno   devono   contenere un     riferimento   alla  presente
direttiva   o essere   corredate    da   detto  riferimento   all'atto   della  loro
pubblicazione ufficiale.
Il  secondo   paragrafo   fa obbligo     agli  Stati  membri   di  comunicare   alla
Commissione le disposizioni essenziali di diritto interno da essi adottate.
Articolo 9
L'articolo contiene    la formula usuale che designa gli Stati membri           come
destinatari della direttiva.
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                                                  Proposta di
                                           DIRETTIVA DEL CONSIGLIO
                   relativa alla vigilanza e al controllo dei grandi fidi
                                             deglI ent i credit izi
IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ' EUROPEE,
visto         il     trattato        che   istituisce     la    Comunità     economica    europea,    in
particolare l'articolo 57, paragrafo 2, prima e terza frase,
                                                       (1)
vista la proposta della Commissione                        ,
in cooperazione con il Parlamento europeo (2),
visto il parere del Comitato economico e sociale (3),
considerando               che    la   presente    direttiva      si   inserisce     negli    obiettivi
enunciati nel Libro bianco della Commissione sul completamento del mercato
interno          (*);
considerando              che    l'opportunità     di   armonizzare       le   regole   essenziali   in
materia         di     vigilanza; che occorre          dunque      lasciare    agli  Stati   membri  la
facoltà         di     adottare       disposizioni    più    rigorose    di   quelle   previste   dalla
presente direttiva;
considerando che la presente direttiva é stata oggetto di una consultazione
del     Comitato             consultivo     bancario    il    quale,   a    norma   dell'articolo    6,
paragrafo          4, della         direttiva    77/780/CEE      del  Consiglio, del       12  dicembre
1977,          relativa          al     coordinamento        delle     disposizioni       legislative,
 (1)
 (2)
 (3)
 g A \ A / M 11 ne -\ n-* r\
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 regolamentari ed amministrative riguardanti              l'accesso alle attività degli
                                                 (5)
enti   creditizi     e   il    suo   esercizio       ,   modificata    da   ultimo   dalla
                           6
direttiva   89/646/CEE< >,       ha    il  compito    di   presentare   alla   Commissione
proposte opportune per il coordinamento dei coefficienti applicabili negli
Stat i membr i ;
considerando che la vigilanza e il controllo dei fidi degli enti creditizi
costituiscono     parte    integrante     della    vigilanza    su   questi   ultimi;   che
 l'eccessiva concentrazione di fidi a favore dì un unico cliente o di un
gruppo di clienti collegati può comportare il rischio di perdite di livello
 inaccettabile; che tale situazione può essere ritenuta pregiudizievole per
 la solvibilità dell'ente creditizio;
                                                                                        (7)
considerando     che    la   raccomandazione        della    Commissione    87/62/CEE
 introduce gli orientamenti        comuni    relativi alla vigilanza e al controlio
dei fidi degli enti creditizi; che era stato scelto questo strumento perché
avrebbe   consentito     di   adeguare     gradualmente      i sistemi   esìstenti    e di
istituire nuovi sistemi senza turbare il sistema bancario nella Comunità;
che, conclusa questa prima fase, é opportuno procedere ora all'adozione di
un atto vincolante applicabile a tutti gli enti creditizi della Comunità;
considerando infatti che, poiché su un mercato bancario unificato gli enti
creditizi si trovano in concorrenza diretta tra loro, è necessario che gli
obblighi   in materia di vigilanza applicabili              in tutta   la Comunità   siano
equivalenti; che, a tale scopo, i criteri per determinare ia concentrazione
dei rischi devono essere disciplinati da norme giuridicamente vincolanti a
livello    comunitario       e     non    possono      essere    lasciati    alla    piena
discrezionalità degli Stati membri; che l'adozione di norme comuni favorirà
pertanto gli     interessi    della Comunità      in quanto eviterà disparità        nelle
condizioni   di   concorrenza      rafforzando    nel    contempo   il sistema    bancario
comunitario;
(5) GU L 322 del 17.12.1977, pag. 30.
(6) GU n. L 386, del 30.12.1989, pag. 1
(7) GU L 33 del 4.02.1987, pag. 10.
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 considerando           che    per     quanto    concerne      le specifiche        tecniche    contabili
 mediante       le quali         saranno valutati         i fidi,* si      rinvia    alle   disposizioni
 della direttiva 86/635/CEE del Consiglio, dell'8 dicembre 1986, relativa ai
 conti annuali e ai conti consolidati delle banche e degli altri                                  istituti
                     8
 finanziari C > ;
 considerando             che       la     direttiva        89/647/CEE         del     Consiglio,       del
 18 dicembre 1989,              relativa      al    coefficiente      di    solvibilità      degli     enti
                (9
 creditizi         > contiene un elenco dei rischi di credito assunti dagli enti
 creditizi;         che     é    pertanto      opportuno       rinviare     a    tale   elenco     per   la
 definizione dei rischi ai sensi della presente direttiva; che per contro
 non é opportuno             rinviare alle ponderazioni              né alle categorie         di   rischi
 stabiliti       dalla       direttiva      89/647/CEE;        che   infatti      tali  ponderazioni      e
 categorie di rischi sono stati concepiti al fine di stabilire un criterio
 generale       di     solvibilità        per    coprire     il   rischio     di   credito    degli    enti
 creditizi;        che     nell'ambito        di    una   regolamentazione         sui  grandi     rischi,
  l'obiettivo         é   di     limitare      il   rischio     massimo     di    perdite   di   un    ente
 creditizio nei confronti di un cliente o di un gruppo di clienti connessi;
 che      occorre        dunque       adottare      un   approccio      prudente       consistente      nel
 registrare,          in   linea generale,          i rischi     al   loro valore nominale,          senza
 applicazione di ponderazioni o classi di rischio;
 considerando          che quando un ente creditizio                 assume      rischi   nei   confronti
 della propria           impresa madre o di altre filiali di tale impresa madre, si
  impone una prudenza particolare; che la gestione dei rischi assunti dagli
 enti      creditizi        deve       essere     condotta      in  maniera       totalmente     autonoma
 nell'osservanza dei principi di una sana gestione bancaria, a prescindere
 da qualsiasi considerazione estranea a tali principi; che le disposizioni
 della       seconda      direttiva       89/646/CEE       del    Consiglio      del   15 dicembre 1989
 relativa al coordinamento delle disposizioni                         legislative, regolamentari e
 amministrative riguardanti                 l'accesso alle attività degli enti creditizi e
  il   suo      esercizio,          direttiva       che   modifica       la    direttiva     77/780/CEE,
 prevedono,         qualora        l'influenza       esercitata     dalle     persone    che    detengono
 direttamente          o    indirettamente         una   partecipazione        rilevante     in un     ente
 creditizio, sia incompatibile con una sana e prudente gestione dell'ente,
(8) GU L 372 del 31.12.1986, pag. 1.
fQ\  /5II  I  QOfi  HA I   Oft  -IO  1QOO   «,._     +A
 ---pagebreak---                                           - 22 -
che le autorità competenti prendano le misure appropriate per porre fine a
tale situazione; che in materia di grandi rischi, occorre altresì prevedere
norme   specifiche    per    i rischi    assunti     da un ente    creditizio     verso   le
imprese del proprio gruppo, ossia norme più restrittive rispetto a quelle
previste per gli altri rischi; che tale limitazione più rigorosa non deve
tuttavia applicarsi quando l'impresa madre é un ente finanziario o un ente
creditizio e quando le imprese figlie sono enti creditizi, enti finanziari
o imprese di servizi bancari ausiliari, purché tutte queste imprese siano
ricomprese nella vigilanza su base consolidata dell'ente creditizio a cui
fanno    capo;   che    in   questo    caso     la    vigilanza   su   base    consolidata
sull'insieme cosi costituito permette infatti un controllo adeguato, senza
che sia indispensabile prevedere norme più severe per                 limitare   i rischi;
che   in    tal  modo     i  gruppi    bancari     saranno    altresì    incoraggiati    ad
organizzare le proprie strutture in maniera da permettere l'esercizio della
vigilanza su base consolidata, il che costituisce un risultato auspicabile
poiché consente di instaurare una          vigilanza più completa;
considerando che occorre prevedere, per              le categorie particolari      di enti
creditizi di cui al l'articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 89/646/CEE,
l'applicazione in due fasi del limite del 25% dei fondi propri; che infatti
questi    enti  creditizi     dispongono     di    fondi   propri   più   limitati    e  di
conseguenza     l'applicazione      in   una    sola    tappa   della   soglia    del   25%
ridurrebbe troppo bruscamente la loro attività creditizia;
considerando    che    la   direttiva    89/646/CEE      attribuisce   alla    Commissione
competenze di esecuzione analoghe a quelle che il Consiglio si é riservato
nella direttiva 89/299/CEE del          17 aprile 1989 concernente        i fondi    propri
deglI enti creditizi (10>;
(10)      GU L 124 del 5.5.1989, pag. 16.
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considerando che, tenuto conto della specificità del settore in causa, il
Comitato previsto dall'articolo 22 della direttiva 89/646/CEE deve essere
 incaricato   di  assistere     la   Commissione  ai   fini   dell'esercizio    delle
competenze ad essa attribuite, conformemente alla procedura           M I , variante
 (a) della   decisione    87/373/CEE    del  Consiglio,   del  13 luglio 1987,    che
stabilisce    le modalità     per   l'esercizio  delle   competenze  di    esecuzione
                                (11)
conferite alla Commissione           ,
HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
(fi) GU L 197 dei   18.7.1987,    pag.  33.
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                                   Articolo 1
                                  Definizioni
Ai fini della presente direttiva, si intende per:
a) "ente creditizio": un ente creditizio ai sensi dell'articolo 1, primo
   trattino, della direttiva 77/780/CEE ivi comprese le loro succursali in
   paesi terzi, e tutte le imprese private o pubbliche, ivi comprese le
   loro succursali, che corrispondono alla definizione          dell'articolo 1,
   primo trattino della direttiva 77/780/CEE e che sono state autorizzate
   in un paese terzo;
b) "autorità competenti": le autorità competenti ai sensi dell'articolo 1,
   nono   trattino,  della   direttiva                     (vigilanza   su   base
   consolidata);
e) "impresa madre": un'impresa madre ai sensi degli articoli 1 e 2 della
   direttiva 83/349/CEE del Consigiio ( 1 2 ) relativa ai conti consolidati;
d) "impresa affiliata": un'impresa figlia ai sensi degli articoli          1 e 2
   della   direttiva  83/349/CEE; ogni    affiliata   di  un'impresa   figlia   é
   parimenti considerata affiliata dell'impresa madre che é alla testa di
   tal I imprese;
e) "impresa   finanziaria":   un'impresa   ai   sensi  dell'articolo   1,   terzo
   trattino    della    direttiva                        (vigilanza    su    base
   consolidata);
(12) GU n. L 193, del 18.7.1983, pag. 1
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f) "ente finanziario": un'impresa ai sensi dell'articolo 1, sesto trattino,
   della seconda direttiva bancaria 89/646/CEE;
g) "impresa di servizi bancari ausiliari" un'impresa ai sensi dell'articolo
   1, quinto trattino della direttiva ... (vigilanza su base consolidata);
h) "fidi":    le voci   dell'attivo e gli    elementi   fuori   bilancio   enumerati
   nel l'articolo 6 e negli     allegati   I e  III della direttiva      89/647/CEE,
   senza le ponderazioni, le classificazioni o le categorie di rischio ivi
   contemplate; gli elementi fuori bilancio previsti da detto allegato            MI
   si calcolano secondo ì metodi descritti nell'allegato II della direttiva
   medesima, senza applicarvi      le ponderazioni    previste   in funzione della
   controparte; la nozione ri comprende inoltre gli impegni          irrevocabili di
   acquisto di un'emissione di       valori  mobiliari, previa      deduzione  delle
   quote cedute ad altri enti creditizi o enti finanziari;
i) "zona   A":   la zona   definita   all'articolo 2,    secondo   trattino,   della
   direttiva 89/647/CEE;
j) "zona   B":    la  zona  definita   all'articolo 2,     terzo   trattino,   della
   direttiva 89/647/CEE;
k) "fondi   propri":   i fondi  propri   di un ente creditizio ai sensi        della
   direttiva 89/229/CEE;
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I) "potere di controllo": il legame che intercorre tra un'impresa madre e
   un'affiliata,    come   definito   negli   articoli   1  e 2   deMa   direttiva
   83/349/CEE, o una relazione della stessa natura fra una persona fisica o
   giuridica e un'impresa;
m) "gruppo di clienti collegati": due o più persone fisiche o giuridiche,
   che costituiscono fino a prova contraria un insieme sotto il profilo del
   r ischio in quanto:
   i)   una detiene direttamente o       indirettamente   un potere di   controllo
        sull'altra o sulle altre; oppure
   il) esistono tra di loro legami tali che con tutta probabilità, qualora
        una di esse si trovasse in difficoltà finanziarie, l'altra o tutte
        le    altre   potrebbero    incontrare    difficoltà   di   rimborso.   In
        particolare sono da prendere in considerazione le seguenti casi di
        col legamento:
             azionisti o soci comuni,
             amministratori comuni,
             garanzie incrociate,
             interdipendenza diretta sul piano commerciale che non può essere
             sostituita a breve termine.
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                                   Articolo 2
                             Campo di applicazione
La presente direttiva si applica agli enti creditizi          che hanno ottenuto
l'autorizzazione di cui dall'articolo 3 della direttiva 77/780/CEE.
Gli Stati membri hanno tuttora       la facoltà di non applicare      la presente
direttiva:
   a)  agli  enti  creditizi   elencati   nell'articolo   2, paragrafo   2 della
       direttiva 77/780/CEE;
   b)  agli   enti   creditizi    di   uno   stesso    Stato   membro,   definiti
       all'articolo 2, paragrafo 4, lettera a) della direttiva 77/780/CEE,
       che sono affiliati permanentemente ad un organismo centrale in tale
       Stato membro.    In tal   caso,   ferma   restando   l'applicazione  della
       presente   direttiva   all'organismo    centrale,   l'insieme   costituito
       dall'organismo centrale e dagli enti affiliati deve essere soggetto
       ad una vigilanza globale per quanto attiene ai grandi fidi.
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                                   Articolo 3
                         Segnalazione dei grandi fidi
1. L'ente creditizio segnala alle autorità competenti    tutti  i grandi fidi
   di cui al paragrafo 2. Gli Stati membri prevedono che la segnalazione
   venga   effettuata,  a   loro  scelta,   secondo una  delle  due  seguenti
   modal ita:
       segnalazione di tutti    i grandi fidi almeno una volta all'anno, con
        l'obbligo di comunicare nel corso dell'anno le modifiche intervenute
       rispetto alla segnalazione annuale;
       segnalazione di tutti i grandi fidi almeno quattro volte all'anno.
2. L'esposizione di un ente creditizio verso un cliente o un gruppo di
   clienti connessi é considerata un grande fido quando      il suo valore è
   pari o superiore al 10% dei fondi propri dell'ente creditizio.
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                                    Articolo 4
                             Limiti ai grandi fidi
1. Un ente creditizio non può concedere ad un singolo cliente o a un
   singolo gruppo di clienti collegati fidi il cui valore globale superi il
   25% dei fondi propri.
2. Il limite percentuale di cui al paragrafo 1 é ridotto al 20% quando il
   cliente o   il gruppo di clienti collegati é          l'impresa madre dell'ente
   creditizio e/o una o più filiazioni dell'impresa madre.
3. Un  ente  creditizio   non   può    concedere     grandi   fidi   per  un   valore
   cumulativo che superi l'800% dei fondi propri.
4. Gli Stati membri    possono prevedere       limiti più restrittivi     di quelli
   contemplati ai paragrafi 1, 2 e 3.
5. Gli enti creditizi devono rispettare in via permanente i limiti di cui
   ai paragrafi 1, 2 e 3. Tali limiti possono essere superati solo in via
   eccezionale e temporanea; in tal caso le autorità competenti fissano il
   termine entro   il quale    l'ente    creditizio    deve  regolarizzare    la sua
   situazione.
6. Gli Stati membri possono esonerare in tutto o in parte dall'applicazione
   del  paragrafo   2  i fidi    che    l'ente    creditizio    concede  all'impresa
   finanziaria che é l'impresa madre e alle altre affiliate dell'impresa
   finanziaria, a condizione che:
   a)  l'impresa   finanziaria     sia     inclusa    nella    vigilanza   su    base
       consolidata   dell'ente   creditìzio      esercitata    in conformità    della
       direttiva               (vigilanza su base consolidata).
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   b)  tali altre affiliate siano enti creditizi, enti finanziari o imprese
       di servizi    bancari   ausiliari e siano comprese nella vigilanza su
       base   consolidata    dell'ente    creditizio,   esercitata      in  conformità
       della direttiva                  (vigilanza su base consolidata).
7. Gli Stati membri possono esonerare in tutto o in parte dall'applicazione
   dei paragrafi 1 , 2    e 3 i fidi concessi:
   a)  all'impresa madre dell'ente creditizio, a condizione che essa sia un
       ente   creditizio    soggetto   ad   una   vigilanza   su    base   consolidata
       esercitata    ai  sensi   della    direttiva              (vigilanza   su  base
       consolidata) o di norme equivalenti in vigore in un paese terzo;
   b)  alle affiliate dell'ente creditizio, a condizione che esse                siano
       enti   creditizi,    enti   finanziari    o   imprese    di   servizi   bancari
       ausiliari   e   siano   comprese   nella   vigilanza    su   base   consolidata
       dell'ente     creditizio,     esercitata     ai   sensi      della    direttiva
                      (vigilanza su base consolidata).
8. Gli Stati membri possono esonerare in tutto o in parte dall'applicazione
   dei paragrafi 1, 2 e 3 i seguenti fidi:
   a)  voci all'attivo che rappresentano crediti nei confronti di governi
       centrali e di banche centrali della zona A;
   b)  voci  dell'attivo     che  rappresentano     crediti   nei    confronti   delle
       Comunità europee;
   e)  voci  dell'attivo che rappresentano crediti          assistiti    da esplicita
       garanzia di governi      centrali   e di banche centrali        della  zona A,
       nonché delle Comunità europee;
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   d) altri fidi concessi a governi centrali e banche centrali della zona
      A ovvero da questi garantiti o altri           fidi concessi    alle Comunità
      europee o da queste garantiti;
   e) voci dell'attivo che rappresentano crediti nei confronti di governi
      centrali e di banche centrali della zona B, espressi nella moneta
      nazionale   del  debitore   e     finanziati    con  raccolta    nella    stessa
      valuta;
   f) voci dell'attivo garantite, secondo modalità ritenute soddisfacenti
      dalle autorità competenti, da         pegno su valori emessi       dai governi
      centrali  o dalle banche centrali        della zona A, o dalle         Comunità
      europee ;
   g) voci dell'attivo garantite, secondo modalità ritenute soddisfacenti
      dalle autorità competenti, da pegno su contanti presso               l'ente che
      concede il prestito o presso l'ente creditìzio che é l'impresa madre
      di quest'ultimo-,
   h) voci dell'attivo garantite, secondo modalità ritenute soddisfacenti
      dalle autorità competenti, da pegno, presso           l'ente che concede il
      prestito,    su   titoli   rappresentativi        di   deposito     emessi    da
      quest'ultimo;
   i) voci  dell'attivo    che  rappresentano      crediti    e  altri    rischi   nei
      confronti di enti creditizi, di durata pari o inferiore ad un anno,
      e che non sono fondi propri di detti enti ai sensi della direttiva
      89/299/CEE;
   j) titolo di credito cambiali, di durata pari o              inferiore all'anno,
      recanti la firma di un altro ente creditizio e cedibili in risconto
      ad una banca centrale;
   k) obbligazioni definite all'articolo 22, paragrafo 4, della direttiva
      85/611/CEE del Consiglio     < 1 3 >;
(13)   GU L 375 del 31.12.1985, pag. 3.
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    I)  voci  dell'attivo che rappresentano crediti             nei  confronti     di enti
        creditizi    regionali     o     centrali    ai    quali     l'ente     creditizio
        finanziatore    è  associato      nell'ambito    di   una   rete    in   virtù   di
        disposizioni    legali   o clausole statutarie e ai           quali    spetta,   in
        applicazione delle disposizioni citate, procedere alla compensazione
        delle attività liquide entro la rete medesima.
9. Ai fini dell'applicazione dei paragrafi 2 e 3 gli Stati membri                   possono
   applicare    una    ponderazione       del   20%   alle     voci    dell'attivo      che
   rappresentano    crediti    nei   confronti    di    amministrazioni      regionali    o
   locali degli Stati membri, nonché agli altri              fidi nei confronti       delle
   medesime o da esse garantiti; nell'osservanza delle condizioni                 previste
   dal l'articolo 7   della    direttiva     89/647/CEE    gli   Stati   membri     possono
   tuttavia applicare una ponderazione dello 0%.
10 Quando un    fido concesso     a un cliente      é garantito,       secondo    modalità
   ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti, da un terzo, gli Stati
   membri   possono   considerare     il   fido concesso a       tale   terzo e non      al
   ciiente.
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                                   Articolo 5
           Vigilanza su base consolidata e su base non consolidata
1. Se   l'ente  creditizio   non  é   né   un'impresa  madre  né   una   impresa
   affiliata, l'osservanza degli obblighi di cui agli articoli 3 e 4 forma
   oggetto di vigilanza su base non consolidata.
2. Se l'ente creditizio é un'impresa madre, l'osservanza degli obblighi di
   cui agli articoli 3 e 4 forma oggetto di vigilanza su base consolidata
   ai sensi della direttiva             (vigilanza su base consolidata).
3. Le autorità competenti per     l'autorizzazione e la vigilanza dell'ente
   creditizio che é un'impresa madre, possono altresì         imporre all'ente
   creditizio,    nonché   a   ogni   sua    affiliata   soggetta   alla    loro
   autorizzazione e vigilanza, l'osservanza       degli obblighi di cui agli
   articoli   3 e 4 su base parzialmente consolidata o non consolidata.
   Qualora non venga effettuato il controllo della suddivisione adeguata
   dei rischi all'interno di un gruppo bancario, devono essere presi altri
   provvedimenti necessari a tale scopo.
4. Quando una affiliata di un'impresa madre che é un ente creditìzio é
   stata autorizzata in un altro Stato membro, le autorità competenti che
   hanno rilasciato l'autorizzazione impongono l'osservanza degli obblighi
   di cui agli articoli 3 e 4 su base non consolidata o, se del caso,
   parzialmente consolidata.
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5. In deroga alle disposizioni del paragrafo 4, le autorità competenti per
   l'autorizzazione  dell'affiliata  di  un'impresa  madre  stabilita   in un
   altro Stato membro possono delegare, in virtù di un accordo bilaterale,
   l'esercizio  della vigilanza sul   rispetto degli  obblighi  di  cui   agli
   articoli 3 e 4 alle autorità competenti che hanno autorizzato e vigilano
   sull'impresa madre affinché esse provvedano a far osservare     i suddetti
   obblighi in applicazione delle disposizioni della presente direttiva. La
   Commissione e il Comitato consultivo bancario devono essere regolarmente
   informati del contenuto di tali accordi.
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                                    Articolo 6
                       Deposizioni transitorio relative
                           al fidi eccedenti I limiti
1. Qualora   alla  data   di  pubblicazione      della   presente   direttiva  nella
   Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, un ente creditizio abbia già
   concesso   uno o   più   fidi   il   cui   valore   supera   I  limiti  stabiliti
   dall'articolo 4 per    i singoli grandi fidi o per         il cumulo dei grandi
   fidi, le autorità competenti impongono all'ente creditizio di prendere i
   provvedimenti necessari affinché il f i d o o i fidi        in questione vengano
   adeguati   al   livello   prescritto     dalle    disposizioni    della  presente
   direttiva.
2. Il  riadeguamento    del   fido    o   dei   fidi   al   livello   autorizzato  é
   predisposto, deliberato, attuato e completato entro un termine che le
   autorità   competenti   ritengono     congruo   sotto   il  profilo  della  buona
   gestione e della concorrenza leale. Le autorità competenti informano la
   Commissione e    il Comitato consultivo bancario del calendario da esse
   stabilito per il processo generale di riadeguamento.
3. L'ente creditizio può beneficiare del          termine di cui al paragrafo 2
   soltanto se non ha preso alcun provvedimento che abbia per effetto di
   aumentare   i fidi rispetto all'importo a cui ammontavano alla data di
   pubblicazione della presente direttiva nella Gazzetta ufficiale delle
   Comunità europee.
4. Il termine di cui al paragrafo 2 non può superare un periodo di cinque
   anni a decorrere dal 1' gennaio 1993. Tuttavia, i crediti con durata
   residua  superiore a cinque       anni   che   l'ente creditizio concedente     é
   tenuto a rispettare ai termini di un contratto possono essere mantenuti
   fino alla scadenza.
 ---pagebreak---                                      - 36 -
5. Durante   un  periodo   non  superiore   a  cinque  anni    a   decorrere  dal
   1' gennaio 1993, gli Stati membri      possono elevare    il   limite previsto
   dall'articolo 4, paragrafo 1, al 40% nei riguardi degli enti creditizi
   appartenenti    alle  categorie    particolari   previste     dall'articolo 4,
   paragrafo 2,   della  direttiva  89/646/CEE.   In questo     caso   il termine
   previsto dal paragrafo 4 é ridotto ad un periodo di tre anni che decorre
   dalla scadenza del periodo previsto dal presente paragrafo. Gli Stati
   membri  interessati comunicano alla Commissione e al Comitato consultivo
   bancario i motivi per cui si sono avvalsi di questa facoltà e le misure
   adottate per riportare i fidi eccedentari entro i limiti previsti.
 ---pagebreak---                                        - 37 -
                                    Articolo 7
                              Successiva modifiche
1. Sono adottate secondo la procedura prevista nel paragrafo 2 le modifiche
   tecniche da apportare alla presente direttiva per quanto riguarda i
   punt i sot toe Ienea ti:
        l'adattamento delle definizioni per tenere conto dell'evoluzione dei
       mercati finanziari;
        il   chiarimento    delle   definizioni     allo scopo   di  assicurare
       un'applicazione uniforme della presente direttiva;
        l'adeguamento della terminologia e la formulazione delle definizioni
        in  base   a  quelle   degli   atti   successivi concernenti  gli  enti
       creditizi e le materie connesse;
        le frequenze di cui all'articolo 3, paragrafo 1;
    -   il chiarimento o l'estensione degli esoneri di cui ai paragrafi da 5
       a 9 del l'articolo 4;
        il termine previsto dall'articolo 6, paragrafo 2,.
2. La Commissione é assistita        dal  Comitato previsto dall'articolo 22,
   paragrafo 2, primo comma della direttiva 89/646/CEE.
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 Il rappresentante della Commissione sottopone al Comitato un progetto
delle misure da adottare.     Il Comitato esprime       il proprio parere sul
progetto entro un termine che      il Presidente può fissare        in funzione
dell'urgenza  della   questione  in esame.     Il   parere   é  formulato  alla
maggioranza prevista dall'articolo 148, paragrafo 2, del trattato per
l'adozione delle decisioni che il Consiglio deve prendere su proposta
della Commissione. Nelle votazioni in seno al Comitato, viene attribuita
ai voti dei rappresentanti degli Stati membri        la ponderazione definita
all'articolo precitato. Il Presidente non partecipa alle votazioni.
La Commissione   adotta   le misure   previste    qualora   siano conformi   al
parere del Comitato.
Se le misure previste non sono conformi al parere del Comitato, o in
mancanza di parere, la Commissione sottopone senza indugio al Consiglio
una proposta in merito alle misure da prendere, li Consiglio delibera a
maggioranza qualificata.
Se allo scadere di un termine dì tre mesi a decorrere dalla data di
presentazione   al   Consiglio,   quest'ultimo      non   ha   deliberato,   la
Commissione adotta le misure proposte.
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                                    Articolo 8
                               Disposizioni finali
1. GII   Stati  membri    mettono   in   vigore   le  disposizioni    legislative,
   regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente
   direttiva entro il 1* gennaio 1993. Essi ne informano immediatamente la
   Commissione.
   Le  disposizioni    in   questione    adottate   dagli  Stati   membri   devono
   contenere un riferimento alla presente direttiva o essere corredate da
   detto   riferimento   all'atto   della    loro  pubblicazione   ufficiale.   Le
   modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni
   essenziali di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato
   dalla presente direttiva.
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                                 Articolo 9
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva
Fatto a Bruxelles, addi                         Per il Consiglio,
                                                II Presidente
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                            SCHEDA FINANZIARIA
La proposta non implica alcun onere a carico del bilancio delle Comunità
europee.
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         SCHEDA DI IMPATTO SULLA COMPETITIVITA' E SULL'OCCUPAZIONE
I.   Qual è lo scopo principale della misura?
     Lo scopo principale della misura é di migliorare e di rafforzare la
     vigilanza   sugli  enti   creditizi   della  Comunità    nel  settore  della
     concentrazione dei fidi.
II.  Caratteristiche delle imprese interessate
     Le imprese interessate sono gli enti creditizi, ossia una categoria di
     imprese regolamentata.
     Data l'entità del capitale iniziale e dei fondi propri minimi prevista
     dagli articoli 4 e 10 della direttiva 89/646/CEE é improbabile che fra
     gli enti creditizi    interessati figurino un gran numero di piccole e
     medie imprese.
     Del resto non vi é da segnalare alcuna concentrazione regionale.
III. Quali sono gli obblighi imposti direttamente alle imprese?
     La   proposta   impone   alle   imprese   interessate,    ossia   agli  enti
     creditizi, l'obbligo di notificare      i loro grandi fidi alle autorità
     competenti   nonché  di   limitare   i  loro  grandi    fidi  ad  una  certa
     proporzione dei fondi propri (25% per un rischio individuale, 800% per
     la totalità dei grandi fidi concessi).
IV.  Quali sono gli obblighi che possono essere imposti indirettamente alle
     imprese da parte delle autorità locali?
     Nessun  obbligo   può essere    imposto alle    imprese   interessate  dalle
     autorità locali.
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V.   Sono previste misure speciali per le PMI? Quali?
     La   proposta    tende   a   migliorare     la   vigilanza    su   una    categoria
     regolamentata di imprese (enti creditizi); essa non riguarda pertanto
     specificamente le PMI. Inoltre, poiché           lo scopo della proposta é di
      limitare  i grandi   fidi concessi dagli enti creditizi, é             improbabile
     che   essa  abbia   l'effetto    di   limitare    i fidi   concessi    dagli   enti
     creditizi al le PMI.
VI.  Quai é l'effetto probabile
     a) sulla competitività delle imprese?
     b) sul l'occupazione?
     a) Poiché    lo scopo della proposta é di          istituire una vigilanza più
         completa   sulle   attività     degli   enti    creditizi,    il   rischio   di
         insolvenza di questi ultimi dovrebbe risultarne ridotto, il che non
         può che produrre     riflessi    positivi   sulla performance degli        enti
         creditizi e sulla stabilità dell'attività economica e finanziaria
         in generale.
     b) Non sono previsti effetti sull'occupazione.
VII. Sono state consultate le parti sociali? Quai é il loro parere?
     I rappresentanti dei      lavoratori sono stati       informati dell'intenzione
     della Commissione di procedere alla elaborazione di questa direttiva
     che non avrà alcuna ripercussione sulla loro situazione.
     Per   quanto   riguarda    le  imprese,    hanno    avuto   luogo    consultazioni
     informali   con   la Federazione      bancaria    europea,   con   l'Associazione
     europea    delle   casse    di    risparmio,     l'Associazione     delle    banche
     cooperative e la Federazione ipotecaria europea.
     In complesso tali associazioni di categorìa accettano il principio di
     una regolamentazione dei grandi fidi.
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                                                                     COM(91)68def.
                                                         DOCUMENTI
IT                                                                                            09
                                        N. di catalogo : CB-CO-9M58-IT-C
                                                              ISBN 92-77-71347-X
PREZZO DI VENDITA       fino a 30 pagine: 3#> ECU          ogni 10 pagine in più: l^t5 ECU
UfBdo delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo