CELEX: 62007CJ0082
Language: it
Date: 2008-03-06 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 6 marzo 2008.#Comisión del Mercado de las Telecomunicaciones contro Administración del Estado.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunal Supremo - Spagna.#Comunicazioni elettroniche - Reti e servizi - Artt. 3, n. 2, e 10, n. 1, della direttiva 2002/21/CE (direttiva quadro) - Piani nazionali di numerazione - Autorità di regolamentazione specifica.#Causa C-82/07.

Causa C‑82/07
      Comisión del Mercado de las Telecomunicaciones
      contro
      Administración del Estado
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal Supremo)
      «Comunicazioni elettroniche — Reti e servizi — Artt. 3, n. 2, e 10, n. 1, della direttiva 2002/21/CE (direttiva quadro) — Piani nazionali di numerazione — Autorità di regolamentazione specifica»
      Massime della sentenza
      1.        Ravvicinamento delle legislazioni — Reti e servizi di comunicazione elettronica — Quadro normativo — Direttiva 2002/21 
      (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2002/21, undicesimo ‘considerando’ e artt. 3, nn. 2 e 4, e 10, n. 1)
      2.        Ravvicinamento delle legislazioni — Reti e servizi di comunicazione elettronica — Quadro normativo — Direttiva 2002/21 
      (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2002/21, artt. 3, nn. 2, 4 e 6, e 10, n. 1)
      1.        Gli artt. 3, nn. 2 e 4, e 10, n. 1, della direttiva 2002/21, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi
         di comunicazione elettronica, letti in combinato disposto con l’undicesimo ‘considerando’ della stessa, vanno interpretati
         nel senso che le funzioni di assegnazione delle risorse nazionali di numerazione e di gestione dei piani nazionali di numerazione
         devono essere considerate funzioni di regolamentazione. Gli Stati membri non sono tenuti ad attribuire queste diverse funzioni
         ad autorità di regolamentazione nazionali distinte.
      
      (v. punto 21, dispositivo 1)
      2.        Gli artt. 10, n. 1, e 3, nn. 2, 4 e 6, della direttiva 2002/21, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i
         servizi di comunicazione elettronica, devono essere interpretati nel senso che non ostano a che le funzioni di assegnazione
         delle risorse nazionali di numerazione e quelle di gestione dei piani nazionali di numerazione siano suddivise fra diverse
         autorità di regolamentazione indipendenti, purché la ripartizione delle funzioni sia resa pubblica, facilmente accessibile
         e notificata alla Commissione.
      
      (v. punto 27, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      6 marzo 2008 (*)
      
      «Comunicazioni elettroniche – Reti e servizi – Artt. 3, n. 2, e 10, n. 1, della direttiva 2002/21/CE (direttiva quadro) – Piani nazionali di numerazione – Autorità di regolamentazione specifica»
      Nel procedimento C‑82/07,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Tribunal Supremo
         (Spagna) con decisione 23 gennaio 2007, pervenuta in cancelleria il 15 febbraio 2007, nella causa tra
      
      Comisión del Mercado de las Telecomunicaciones
      e
      Administración del Estado,
      
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. L. Bay Larsen, K. Schiemann, P. Kūris (relatore) e dalla
         sig.ra C. Toader, giudici,
      
      avvocato generale: sig. M. Poiares Maduro
      cancelliere: sig. R. Grass
      vista la fase scritta del procedimento,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Comisión del Mercado de las Telecomunicaciones, dal sig. F. Ramos Cea, procurador, e dal sig. M. Sánchez Blanco, abogado;
      –        per il governo spagnolo, dal sig. M. Muñoz Pérez, in qualità di agente;
      –        per il governo belga, inizialmente dalla sig.ra A. Hubert, successivamente dalla sig.ra C. Pochet, in qualità di agenti;
      –        per il governo ellenico, dal sig. S. Spyropoulos, nonché dalle sig.re I. Pouli e S. Trekli, in qualità di agenti;
      –        per il governo italiano, dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. P. Gentili, avvocato dello Stato;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra C. Wissels e dal sig. M. de Grave, in qualità di agenti;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. R. Vidal Puig, in qualità di agente,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 3, n. 2, e 10, n. 1, della direttiva del Parlamento
         europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/21/CE, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione
         elettronica (direttiva quadro) (GU L 108, pag. 33; in prosieguo: la «direttiva quadro»), letti in combinato disposto con l’undicesimo
         ‘considerando’ di quest’ultima.
      
      2        Tale domanda è stata formulata nell’ambito di un ricorso presentato dalla Comisión del Mercado de las Telecomunicaciones (in
         prosieguo: la «CMT») con cui essa chiede l’annullamento totale o parziale del Real Decreto 2296/2004 por el que se aprueba
         el Reglamento sobre mercados de comunicaciones electrónicas, acceso a las redes y numeración (regio decreto 10 dicembre 2004,
         n. 2296, recante approvazione del regolamento su mercati di comunicazioni elettroniche, accesso alle reti e numerazione) (BOE
         n. 314 del 30 dicembre 2004, pag. 42372), nonché di taluni paragrafi del piano nazionale di numerazione telefonica ivi allegato
         in quanto contrari alla Ley General 32/2003 de Telecomunicaciones (legge generale 3 novembre 2003, n. 32, sulle telecomunicazioni)
         (BOE n. 264 del 4 novembre 2004, pag. 38890; in prosieguo: la «LGT»), che ha recepito nel diritto nazionale la direttiva quadro.
      
       Contesto normativo comunitario
       La normativa comunitaria
      3        L’undicesimo ‘considerando’ della direttiva quadro così dispone:
      
      «In conformità al principio della separazione delle funzioni di regolamentazione dalle funzioni operative, gli Stati membri
         sono tenuti a garantire l’indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione in modo da assicurare l’imparzialità delle
         loro decisioni. Il requisito dell’indipendenza lascia impregiudicata l’autonomia istituzionale e gli obblighi costituzionali
         degli Stati membri, come pure il principio della neutralità rispetto alla normativa sul regime di proprietà esistente negli
         Stati membri sancito nell’articolo 295 del Trattato. Le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero essere dotate di
         tutte le risorse necessarie, sul piano del personale, delle competenze e dei mezzi finanziari, per l’assolvimento dei compiti
         loro assegnati».
      
      4        Il ventesimo ‘considerando’ di tale direttiva stabilisce che:
      
      «L’accesso alle risorse di numerazione in base a criteri trasparenti, obiettivi e non discriminatori è di importanza capitale
         per le imprese che desiderano competere nel settore delle comunicazioni elettroniche. È opportuno che le autorità nazionali
         di regolamentazione gestiscano tutti gli elementi dei piani nazionali di numerazione, compresi i codici di punto d’origine
         per l’indirizzamento di rete. (…)».
      
      5        L’art. 2, lett. g), della direttiva quadro definisce «l’autorità nazionale di regolamentazione» come «l’organismo o gli organismi
         incaricati da uno Stato membro di svolgere le funzioni di regolamentazione fissate da tale direttiva e dalle direttive particolari».
      
      6        Ai sensi dell’art. 2, lett. m), della direttiva di cui trattasi, la «fornitura di una rete di comunicazione elettronica» è
         definita come la realizzazione, la gestione, il controllo o la messa a disposizione di una siffatta rete.
      
      7        L’art. 3 della direttiva quadro, intitolato «Autorità nazionali di regolamentazione», prevede quanto segue:
      
      «1.      Gli Stati membri provvedono affinché le singole funzioni attribuite alle autorità nazionali di regolamentazione dalla presente
         direttiva e dalle direttive particolari vengano esercitate da un organismo competente.
      
      2.      Gli Stati membri garantiscono l’indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione provvedendo affinché esse siano
         giuridicamente distinte e funzionalmente autonome da tutti gli organismi che forniscono reti, apparecchiature o servizi di
         comunicazione elettronica. Gli Stati membri che mantengono la proprietà o il controllo di imprese che forniscono reti e/o
         servizi di comunicazione elettronica provvedono alla piena ed effettiva separazione strutturale delle funzioni di regolamentazione
         dalle attività inerenti alla proprietà o al controllo.
      
      3.      Gli Stati membri provvedono affinché le rispettive autorità nazionali di regolamentazione esercitino i loro poteri in modo
         imparziale e trasparente.
      
      4.      Gli Stati membri rendono pubbliche, in forma facilmente accessibile, le funzioni esercitate dalle autorità nazionali di regolamentazione,
         in particolare quando tali funzioni vengano assegnate a più organismi. Gli Stati membri assicurano inoltre, ove opportuno,
         la consultazione e la cooperazione fra queste autorità e tra queste e le autorità nazionali garanti della concorrenza, nonché
         le autorità nazionali incaricate di attuare la normativa sui consumatori, nelle materie di interesse comune. Quando tali questioni
         sono di competenza di più di un’autorità, gli Stati membri assicurano che le rispettive funzioni siano rese pubbliche in forma
         facilmente accessibile.
      
      (…)
      6.      Gli Stati membri notificano alla Commissione tutte le autorità nazionali di regolamentazione cui sono state attribuite funzioni
         previste dalla presente direttiva e dalle direttive particolari e le loro competenze rispettive».
      
      8        L’art. 10, n. 1, della direttiva quadro, intitolato «Numerazione, assegnazione dei nomi a dominio e indirizzamento», è così
         formulato:
      
      «Gli Stati membri garantiscono che le autorità nazionali di regolamentazione controllino l’assegnazione di tutte le risorse
         nazionali di numerazione e la gestione dei piani nazionali di numerazione. Gli Stati membri garantiscono che a tutti i servizi
         di comunicazione elettronica accessibili al pubblico vengano forniti numeri e serie di numeri adeguati. Le autorità nazionali
         di regolamentazione stabiliscono procedure obiettive, trasparenti e non discriminatorie per l’assegnazione delle risorse nazionali
         di numerazione».
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      9        Il 9 dicembre 2005, la CMT ha proposto, dinanzi al Tribunal Supremo (Corte di cassazione spagnola), un ricorso diretto ad
         ottenere l’annullamento e la cessazione degli effetti degli artt. 27, nn. 1 e 3, 28, n. 2, 34, 36, 38, 40, nn. 1 e 3, 49 e
         55 del regio decreto n. 2296/2004 nonché dei paragrafi 5.4 e 10.1 del Piano Nazionale di Numerazione Telefonica ivi allegato,
         in quanto contrari alle disposizioni della LGT.
      
      10      La CMT ha fatto valere che le disposizioni di cui trattasi non rispetterebbero la ripartizione di competenze in materia di
         gestione delle risorse di numerazione stabilite agli artt. 16 e 48 della LGT. Infatti, la competenza residuale del Ministero
         dell’Industria, del Turismo e del Commercio in detta materia, prevista dalle precedenti disposizioni di legge e da quelle
         della LGT, sarebbe stata precisata a tal punto dalle disposizioni del regio decreto n. 2296/2004 che le funzioni della CMT
         si ridurrebbero ad una mera esecuzione delle decisioni adottate da detto Ministero. La CMT ha inoltre sostenuto che il regio
         decreto in parola integra un abuso sulla LGT, con violazione dei principi di legittimità, gerarchia delle norme e certezza
         del diritto, e che viola l’art. 10, n. 1, della direttiva quadro.
      
      11      Con ordinanza 23 gennaio 2007, il Tribunal Supremo ha deciso di sospendere la pronuncia e di sottoporre alla Corte le seguenti
         questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se gli artt. 3, n. 2, e 10, n. 1, della direttiva [quadro], in combinato disposto con l’undicesimo ‘considerando’, richiedano
         agli Stati membri di attribuire ad autorità nazionali distinte le funzioni di “regolamentazione”, da un lato, e quelle di
         “gestione”, dall’altro, in materia di assegnazione di risorse di numerazione nazionali e di gestione dei piani nazionali di
         numerazione.
      
      2)      Se uno Stato membro, qualora nel recepire nel diritto interno la direttiva [quadro] abbia attribuito a un’autorità di regolamentazione
         specifica l’assegnazione di risorse di numerazione nazionali e la gestione di piani di numerazione nazionali, possa contestualmente
         ridurre le competenze di tale autorità di regolamentazione a favore di altre o della sua stessa amministrazione, in modo da
         creare in realtà una gestione ripartita di tali risorse fra diverse autorità».
      
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
      12      Preliminarmente, occorre considerare che, secondo il primo ‘considerando’ della direttiva quadro, il nuovo contesto normativo
         delle telecomunicazioni, vale a dire le direttive quadro del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/20/CE,
         relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva autorizzazioni) (GU L 108, pag. 21),
         2002/22/CE, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica
         (direttiva servizio universale) (GU L 108, pag. 51), e 2002/19/CE, relativa all’accesso alle reti di comunicazione elettronica
         e alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime (direttiva accesso) (GU L 108, pag. 7), è stato adottato quando
         il quadro normativo precedente aveva consentito di creare le condizioni per una concorrenza effettiva nel settore delle telecomunicazioni
         nella fase di transizione dal monopolio alla piena concorrenza.
      
      13      È alla luce di tali considerazioni che occorre valutare l’undicesimo ‘considerando’ della direttiva quadro secondo cui, in
         conformità al principio della separazione delle funzioni di regolamentazione dalle funzioni operative, gli Stati membri sono
         tenuti a garantire l’indipendenza della o delle autorità nazionali di regolamentazione (in prosieguo: la o le «autorità di
         regolamentazione») in modo da assicurare l’imparzialità delle loro decisioni.
      
      14      L’art. 3, n. 2, della direttiva quadro precisa le modalità che devono consentire di garantire l’indipendenza delle autorità
         di regolamentazione, prevedendo che siano giuridicamente distinte e funzionalmente autonome da tutti gli organismi che forniscono
         reti, apparecchiature o servizi di comunicazione elettronica. Quando gli Stati membri mantengono la proprietà o il controllo
         di imprese che forniscono reti e/o servizi di comunicazione elettronica, essi sono tenuti a provvedere in particolare alla
         piena ed effettiva separazione strutturale della funzione di regolamentazione dalle attività inerenti alla proprietà o al
         controllo di tali imprese.
      
      15      Per quanto riguarda le funzioni di assegnazione delle risorse nazionali di numerazione e la gestione dei piani nazionali di
         numerazione, occorre innanzi tutto precisare che esse non rientrano nelle funzioni svolte da organismi che assicurano la fornitura
         di servizi e/o di reti, come quest’ultima è definita all’art. 2, lett. m), della direttiva quadro. Esse, pertanto, devono
         essere considerate non già «funzioni operative» ai sensi dell’undicesimo ‘considerando’ della citata direttiva, ma «funzioni
         di regolamentazione».
      
      16      Peraltro, il giudice del rinvio pare interrogarsi sulla circostanza se la direttiva quadro consenta agli Stati membri di attribuire
         ad autorità di regolamentazione distinte, da un lato, le funzioni di regolamentazione e, dall’altro, quelle di gestione in
         materia di assegnazione delle risorse nazionali di numerazione e di piani nazionali di numerazione.
      
      17      A tale riguardo, dalla lettura in combinato disposto degli artt. 10, n. 1, e 3, n. 2, della direttiva quadro risulta che gli
         Stati membri devono attribuire ad una o più autorità di regolamentazione il controllo dell’assegnazione di tutte le risorse
         nazionali di numerazione, nonché la gestione dei piani nazionali di numerazione, che dette autorità di regolamentazione devono
         essere giuridicamente distinte e funzionalmente autonome da tutti gli organismi che forniscono reti, apparecchiature e servizi
         di comunicazione elettronica e, infine, che gli Stati membri che mantengono la proprietà o il controllo di imprese che forniscono
         reti o servizi devono garantire una piena ed effettiva separazione strutturale tra, da un lato, le attività attinenti alla
         proprietà o al controllo di tali imprese e, dall’altro, le funzioni di regolamentazione, incluse quelle dell’assegnazione
         di risorse di numerazione nazionali, e della gestione dei piani di numerazione nazionali.
      
      18      Tale constatazione è corroborata sia dall’undicesimo ‘considerando’ della direttiva quadro, che impone agli Stati membri di
         garantire l’indipendenza dell’autorità o delle autorità di regolamentazione, sia dall’art. 3, n. 4, della medesima direttiva,
         che stabilisce che gli Stati membri devono rendere pubbliche le funzioni esercitate dalle autorità nazionali di regolamentazione,
         in particolare quando tali funzioni vengano assegnate a più organismi.
      
      19      Inoltre, l’eventuale pluralità di autorità di regolamentazione emerge dalla stessa definizione di «autorità nazionale di regolamentazione»
         formulata all’art. 2, lett. g), della direttiva in questione.
      
      20      Per contro, va osservato che nessuna disposizione della direttiva quadro richiede che l’autorità di regolamentazione cui sono
         attribuite le funzioni di assegnazione delle risorse nazionali di numerazione e di gestione dei piani nazionali di numerazione
         sia distinta o indipendente dalle altre autorità di regolamentazione e, segnatamente, da quella cui incombe l’adozione del
         piano nazionale di numerazione o delle procedure di controllo e di gestione di quest’ultimo.
      
      21      Alla luce delle considerazioni che precedono, si deve risolvere la prima questione posta nel senso che gli artt. 3, nn. 2
         e 4, e 10, n. 1, della direttiva quadro, letti in combinato disposto con l’undicesimo ‘considerando’ della stessa, vanno interpretati
         nel senso che le funzioni di assegnazione delle risorse nazionali di numerazione e di gestione dei piani nazionali di numerazione
         devono essere considerate funzioni di regolamentazione. Gli Stati membri non sono tenuti ad attribuire dette diverse funzioni
         ad autorità di regolamentazione distinte.
      
       Sulla seconda questione
      22      Con la seconda questione, il giudice a quo chiede se uno Stato membro possa attribuire le funzioni di regolamentazione, di
         cui all’art. 10, n. 1, della direttiva quadro, a diverse autorità di regolamentazione.
      
      23      Dal tenore degli artt. 2, lett. g), e 10, n. 1, della direttiva quadro risulta chiaramente che diverse autorità di regolamentazione
         possono avere il controllo dell’assegnazione delle risorse nazionali di numerazione e della gestione dei piani nazionali di
         numerazione.
      
      24      Se è vero che gli Stati membri, in materia, dispongono di autonomia istituzionale nell’organizzare e configurare le loro autorità
         di regolamentazione ai sensi dell’art. 2, lett. g), della direttiva quadro, tale autonomia può tuttavia operare solamente
         nel pieno rispetto degli obiettivi e degli obblighi sanciti dalla direttiva in parola.
      
      25      In conformità dell’art. 3, nn. 2, 4 e 6, di detta direttiva, quindi, gli Stati membri devono non soltanto garantire l’autonomia
         funzionale delle autorità di regolamentazione rispetto agli organismi che forniscono reti, apparecchiature o servizi di comunicazione
         elettronica, ma altresì rendere pubbliche, in forma facilmente accessibile, le funzioni esercitate dalle autorità nazionali
         di regolamentazione e notificare alla Commissione il nome delle autorità di regolamentazione cui sono state attribuite le
         funzioni di cui trattasi e le loro competenze rispettive.
      
      26      Di conseguenza, qualora dette attribuzioni competano, anche parzialmente, ad autorità ministeriali, spetta ad ogni Stato membro
         provvedere a che queste ultime non siano, direttamente o indirettamente, coinvolte in «funzioni operative» ai sensi della
         direttiva quadro.
      
      27      Da quanto precede risulta che occorre risolvere la seconda questione posta nel senso che gli artt. 10, n. 1, e 3, nn. 2, 4
         e 6, della direttiva quadro devono essere interpretati nel senso che non ostano a che le funzioni di assegnazione delle risorse
         nazionali di numerazione e quelle di gestione dei piani nazionali di numerazione siano suddivise fra diverse autorità di regolamentazione
         indipendenti, purché la ripartizione delle funzioni sia resa pubblica, in forma facilmente accessibile, e notificata alla
         Commissione.
      
       Sulle spese
      28      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
      1)      Gli artt. 3, nn. 2 e 4, e 10, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/21/CE, che istituisce
            un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro), letti in combinato disposto
            con l’undicesimo ‘considerando’ della stessa, vanno interpretati nel senso che le funzioni di assegnazione delle risorse nazionali
            di numerazione e di gestione dei piani nazionali di numerazione devono essere considerate funzioni di regolamentazione. Gli
            Stati membri non sono tenuti ad attribuire dette diverse funzioni ad autorità di regolamentazione nazionali distinte.
      2)      Gli artt. 10, n. 1, e 3, nn. 2, 4 e 6, della direttiva 2002/21 devono essere interpretati nel senso che non ostano a che le
            funzioni di assegnazione delle risorse nazionali di numerazione e quelle di gestione dei piani nazionali di numerazione siano
            suddivise fra diverse autorità di regolamentazione indipendenti, purché la ripartizione delle funzioni sia resa pubblica,
            in forma facilmente accessibile, e notificata alla Commissione delle Comunità europee.
      Firme
      * Lingua processuale: lo spagnolo.