CELEX: E2000C0308
Language: it
Date: 2001-10-30 00:00:00
Title: 2000/308/: Decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA n. 308/2000/COL, del 30 ottobre 2001, che introduce nuovi orientamenti relativi all'applicazione delle disposizioni SEE in materia di aiuti di Stato con riguardo agli aiuti e al capitale di rischio, modificando per la ventinovesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato

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E2000C0308

2000/308/: Decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA n. 308/2000/COL, del 30 ottobre 2001, che introduce nuovi orientamenti relativi all'applicazione delle disposizioni SEE in materia di aiuti di Stato con riguardo agli aiuti e al capitale di rischio, modificando per la ventinovesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato  

Gazzetta ufficiale n. L 140 del 30/05/2002 pag. 0027 - 0037

Decisione dell'Autorità di vigilanza EFTAn. 308/2000/COLdel 30 ottobre 2001che introduce nuovi orientamenti relativi all'applicazione delle disposizioni SEE in materia di aiuti di Stato con riguardo agli aiuti e al capitale di rischio, modificando per la ventinovesima volta le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di StatoL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA,visto l'accordo sullo Spazio economico europeo(1), in particolare gli articoli da 61 a 63,visto l'accordo tra gli Stati EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia(2), in particolare l'articolo 24 e l'articolo 1 del protocollo 3,considerando che, ai sensi dell'articolo 24 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte, l'Autorità di vigilanza ha il compito di applicare le disposizioni in materia di aiuti di Stato;considerando che, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, lettera b), dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte, l'Autorità di vigilanza EFTA emette comunicazioni e adotta orientamenti sulle materie disciplinate dall'accordo SEE, purché ciò sia previsto espressamente da tale accordo o dall'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte oppure se l'Autorità di vigilanza EFTA lo ritenga necessario,richiamando le norme procedurali e sostanziali in materia di aiuti di Stato(3), adottate il 19 gennaio 1994 dall'Autorità di vigilanza EFTA (GU L 231 del 3.9.1994, Supplemento SEE n. 32);considerando che, il 23 maggio 2001, la Commissione europea ha adottato una comunicazione in tema di "Aiuti di Stato e capitale di rischio" (GU C 235 del 21.8.2001, pag. 3),visto il parere della Commissione europea;considerando che, la menzionata comunicazione è di interesse anche ai fini dello Spazio economico europeo;considerando che, si deve garantire l'applicazione uniforme in tutto lo Spazio economico europeo delle norme SEE in materia di aiuti di Stato;considerando che, ai sensi del punto II del capo "Disposizioni generali" dell'allegato XV all'accordo SEE, l'Autorità di vigilanza, dopo aver consultato la Commissione europea, ha il compito di adottare gli atti corrispondenti a quelli della Commissione europea onde preservare la parità delle condizioni di concorrenza,ricordando che, l'Autorità di sorveglianza EFTA ha consultato gli Stati EFTA nel corso di una specifica riunione multilaterale,HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:1. La Guida sugli aiuti di Stato è modificata con l'introduzione di un nuovo capitolo 10 A, intitolato "Aiuti di Stato e capitale di rischio", come riportato nell'allegato I della presente decisione.2. La presente decisione e il suo allegato I sono pubblicati nella sezione SEE e nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.3. Gli Stati EFTA sono informati della decisione mediante invio di copia della stessa e dell'allegato I.4. In conformità del punto d) del protocollo 27 dell'accordo SEE, la Commissione europea verrà informata della decisione mediante invio di copia della stessa e dell'allegato I.5. La presente decisione fa fede in lingua inglese.Fatto a Bruxelles, il 30 ottobre 2001.Per l'Autorità di vigilanza EFTAIl PresidenteKnut Almestad(1) In appresso denominato "accordo SEE".(2) In appresso denominato "accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte".(3) In appresso denominate "Guida sugli aiuti di Stato".ALLEGATO I"10A. AIUTI DI STATO E CAPITALE DI RISCHIO(1)10A.1. Introduzione(1) Nella sua comunicazione sugli 'Aiuti di Stato e capitale di rischio'(2), la Commissione europea illustra le modalità per l'applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di aiuto intese a promuovere il capitale di rischio. La Commissione ha già definito una politica generale volta a promuovere il capitale di rischio nella Comunità(3). Essa ha ad esempio espresso preoccupazione per il rischio dell'eccessiva dipendenza delle imprese comunitarie dall'indebitamento come fonte di finanziamento(4) e ha sottolineato il potenziale di crescita e di creazione di posti di lavoro che deriverebbe da un'espansione dei mercati dei capitali di rischio(5). La Commissione ritiene che per determinate imprese, ovvero per imprese che si trovino in fasi particolari della loro esistenza, il finanziamento azionario o quasi-azionario possa costituire una soluzione più idonea rispetto al solo finanziamento mediante prestiti, tenuto conto dei costi del servizio del debito e della scarsa propensione al rischio di numerosi istituti di credito.(2) La Commissione ritiene che le piccole e medie imprese europee (PMI) soffrano, rispetto alle imprese nordamericane con analoghe caratteristiche, di un'insufficiente disponibilità di capitale proprio; esiste infatti una persistente carenza del mercato dei capitali che impedisce all'offerta di uguagliare la domanda ad un prezzo accettabile per ambo le parti. Il divario tra domanda e offerta riguarda, da un lato, le imprese innovative ad alta tecnologia, per lo più di recente costituzione e con elevato potenziale di crescita e, dall'altro, un'ampia gamma di imprese di età e settori diversi con minor potenziale di crescita, che senza capitale di rischio esterno non possono finanziare i loro progetti di espansione.(3) La Commissione sottolinea altresì il fatto che l'offerta di capitali di rischio è fondamentalmente un'attività commerciale, che comporta quindi decisioni commerciali. Le condizioni economiche e di bilancio sono tali che non pare possibile, né opportuno tentare di farlo, ricorrere ai soli fondi pubblici per promuovere in tutta la misura necessaria quello sviluppo del settore dei capitali di rischio. La sfida principale consiste nel creare le condizioni affinché le ingenti riserve di capitali privati esistenti in Europa siano utilizzate per tali investimenti. Questa sfida riguarda l'incremento sia della domanda di capitali da parte degli imprenditori, sia dell'offerta di capitali da parte degli investitori. La Commissione ha anche riconosciuto che la funzione dei finanziamenti pubblici consiste unicamente nel porre rimedio alle manchevolezze riscontrate sui mercati(6).(4) L'Autorità di vigilanza EFTA (in appresso 'l'Autorità') condivide l'opinione espressa dalla Commissione. Il finanziamento pubblico delle misure volte alla promozione del capitale di rischio è tuttavia destinato a sollevare la questione della compatibilità con le norme in materia di aiuti di Stato contenute nell'accordo SEE.10A.2. Obiettivo e campo d'applicazione della presente Guida sugli aiuti di Stato e relazione con altri orientamenti in materia(1) La presente Guida si propone due obiettivi principali:- illustrare in che modo l'Autorità intende applicare la definizione di aiuti di Stato di cui all'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE ai provvedimenti volti a fornire o promuovere il capitale di rischio ('provvedimenti in favore del capitale di rischio');- fornire nuovi criteri in base ai quali l'Autorità possa autorizzare tali provvedimenti che costituiscono aiuti di Stato, anche se non sono compatibili con altri orientamenti contenuti nella guida sugli aiuti di Stato dell'Autorità.(2) Il presente documento si propone inoltre di spiegare perché si renda necessario un controllo degli aiuti di Stato nel campo considerato, di illustrare le difficoltà nell'applicazione degli attuali orientamenti ai provvedimenti in questione e di dimostrare perché secondo l'Autorità i nuovi criteri di compatibilità sono necessari ed opportuni.(3) Il presente documento non intende in alcun modo mettere in discussione la compatibilità degli aiuti di Stato che soddisfano i criteri degli altri orientamenti contenuti nella presente Guida sugli aiuti di Stato.(4) Il presente documento non comporta alcuna deroga alla Guida sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà.(5) L'Autorità presterà particolare attenzione alla necessità di prevenire l'uso della presente guida al fine di aggirare i principi sanciti negli esistenti capitoli della presente Guida sugli aiuti di Stato.10A.3. Ragioni che rendono necessario il controllo del finanziamento pubblico dei provvedimenti in favore del capitale di rischio(1) A prescindere dal fatto che è lo stesso accordo SEE a fare obbligo all'Autorità di controllare gli aiuti di Stato all'interno degli Stati EFTA, ed analogamente a quanto avviene per altre forme di interventi pubblici, al momento di decidere se destinare fondi pubblici o autorizzarne l'impiego in favore di provvedimenti volti a promuovere il capitale di rischio, le autorità nazionali e comunitarie dovrebbero limitare, in tutta la misura del possibile, le tre seguenti categorie di rischi, distinte ma tra loro collegate:- il rischio che i vantaggi conseguiti dai beneficiari (investitori o imprese) determinino un'indebita distorsione che penalizza i loro concorrenti nello Spazio economico europeo,- il cosiddetto rischio del 'peso morto', o la mancanza di un effetto incentivante; talune imprese che beneficiano di provvedimenti finanziati mediante fondi pubblici sarebbero state comunque in grado di ottenere finanziamenti alle stesse condizioni; l'esistenza di casi simili è dimostrata, seppure inevitabilmente solo a livello aneddotico; quando ciò si verifica, si ha un impiego non necessario delle risorse pubbliche,- il rischio dello 'spiazzamento': l'esistenza di provvedimenti finanziati con fondi pubblici può, di fatto, scoraggiare altri investitori potenziali dal mettere a disposizione capitali.(2) Non tutti i provvedimenti pubblici in favore del capitale di rischio rientrano nella definizione di aiuti di Stato di cui all'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE e ricadono pertanto sotto il controllo degli aiuti di Stato da parte dell'Autorità. La seguente sezione della presente Guida fornisce pertanto indicazioni sull'interpretazione data dall'Autorità della definizione di aiuti di Stato per quanto concerne i provvedimenti in favore del capitale di rischio.10A.4. Applicazione dell'articolo 61, paragrafo 1, ai provvedimenti in favore del capitale di rischio(1) Nel caso di provvedimenti che consistono in sovvenzioni o prestiti, stabilire l'identità del potenziale beneficiario, per accertare la presenza eventuale di aiuti di Stato, non pone di norma alcun problema. Le soluzioni ideate per promuovere il capitale di rischio sono invece talvolta più complesse, in quanto le autorità pubbliche introducono incentivi in favore di un gruppo di operatori economici (investitori) affinché questi finanzino un altro gruppo di operatori (ad esempio le piccole imprese). A seconda della struttura specifica del provvedimento, ed anche se l'intento delle autorità pubbliche è in realtà di offrire un'agevolazione destinata solo al secondo gruppo(7), i beneficiari effettivi degli aiuti di Stato possono essere imprese situate ad uno dei due livelli o ad entrambi. Inoltre, in taluni casi la misura porta alla costituzione di un fondo o di altro veicolo di investimento che ha un'esistenza distinta dagli investitori e dall'impresa in cui viene investito. In tali casi, è anche necessario considerare se il fondo o veicolo possa essere considerato alla stregua di un'impresa che beneficia di aiuti di Stato.(2) Nel valutare i provvedimenti in favore del capitale di rischio, l'Autorità dovrà pertanto considerare la possibilità che questi possano configurare aiuti ad almeno tre livelli diversi:- aiuti agli investitori,- aiuti a qualsiasi fondo o altro strumento utilizzato per l'attuazione del provvedimento (nel caso di un 'fondo di fondi' questo livello può a sua volta articolarsi in più d'uno),- aiuti alle imprese nelle quali sono effettuati gli investimenti.(3) Affinché un provvedimento rientri nel campo d'applicazione dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, devono essere soddisfatti tutti i quattro criteri seguenti:- il provvedimento deve comportare l'impiego di risorse statali; nel caso di una partecipazione finanziaria diretta delle autorità pubbliche ai provvedimenti in favore del capitale di rischio, o nel caso di incentivi fiscali, tale impiego è di norma evidente,- il provvedimento deve alterare la concorrenza conferendo un vantaggio al beneficiario; in conformità con la giurisprudenza della Corte di giustizia, l'Autorità deve presumere l'esistenza di aiuti di Stato ogni qualvolta il conferimento di risorse statali avvenga a condizioni che non sarebbero accettabili per un investitore privato operante in una normale economia di mercato. Quando invece le autorità pubbliche investono a condizioni che sarebbero accettabili anche per un simile investitore, non viene conferito alcun vantaggio e non vi è pertanto alcun aiuto di Stato(8). Ne consegue che quando le risorse statali sono apportate alle stesse condizioni applicate agli investitori privati (principio della parità di trattamento), sarà di norma possibile concludere che il provvedimento non conferisce alcun vantaggio. Tuttavia, se le risorse statali vengono messe a disposizione a condizioni più favorevoli, ci si troverà solitamente in presenza di un vantaggio,- il vantaggio deve essere selettivo, nel senso che è limitato a determinate imprese; un provvedimento che si applichi, senza limitazioni o distinzioni settoriali o geografiche, a tutte le imprese stabilite sul territorio di uno Stato EFTA, non è selettivo(9). Tuttavia, qualsiasi provvedimento che, per sua stessa natura, possa applicarsi solo ad un numero limitato di imprese, è da considerarsi selettivo. Analogamente, un provvedimento è selettivo se prevede investimenti solo in determinate imprese, limitate ad esempio con riferimento ad un settore o ad una regione. È opportuno osservare che un provvedimento di carattere generale per quanto concerne gli investitori (vale a dire applicabile a tutti gli investitori) può comunque essere selettivo al livello delle imprese nelle quali vengono effettuati gli investimenti(10),- il provvedimento deve avere ripercussioni per gli scambi tra le parti all'accordo SEE. Poiché l'investimento di capitali è un'attività che costituisce oggetto di scambi particolarmente intensi tra gli Stati parti all'accordo SEE, e poiché qualsiasi provvedimento che comporti un vantaggio per gli investitori ha come obiettivo dichiarato quello di influire sulle loro decisioni di investimento, l'Autorità riterrà di norma che i provvedimenti in favore del capitale di rischio destinati agli investitori soddisfino tale criterio. Nel valutare le eventuali ripercussioni sugli scambi, l'Autorità deve tenere conto degli effetti sui mercati dei capitali in generale e non limitarsi agli investitori eventualmente già presenti o meno sul mercato dell'offerta di capitale azionario alle imprese destinatarie del provvedimento. Analogamente, l'Autorità considererà che il presente criterio è soddisfatto a tutti i livelli per i quali sono rispettati gli altri criteri, a meno che non sia dimostrato che tutti gli investimenti saranno effettuati in imprese le cui attività non sono oggetto di scambi tra gli Stati parti all'accordo SEE(11).(4) La presente guida contiene anche altri capitoli che chiariscono i criteri in base ai quali singoli provvedimenti rientrano o meno nella definizione di aiuti di Stato e che possono essere pertinenti anche nel caso dei provvedimenti in favore del capitale di rischio. Tra gli altri i capitoli sulle partecipazioni finanziarie delle autorità pubbliche, sull'applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure relative alla tassazione diretta delle imprese e sulle garanzie di Stato(12). L'Autorità continuerà a riferirsi a tali comunicazioni per valutare se i provvedimenti in favore del capitale di rischio costituiscano aiuti di Stato.(5) In conformità con i principi suesposti, per determinare la presenza di un aiuto di Stato a ciascuno dei vari livelli, l'Autorità terrà conto dei fattori illustrati di seguito.(I) Aiuti agli investitoriQuando un provvedimento consente a taluni investitori di partecipare al capitale azionario di un'impresa o gruppo di imprese a condizioni più favorevoli di quelle della generalità degli investitori o di quelle alle quali essi stessi avrebbero effettuato gli investimenti in assenza del provvedimento in questione, tali investitori beneficiano di un vantaggio(13). Ciò resta vero anche qualora l'investitore sia indotto dal provvedimento a conferire a sua volta un vantaggio all'impresa o alle imprese interessate. Il fatto che, a causa di un fallimento del mercato, non si troverebbero altrimenti investitori disposti ad effettuare tali investimenti non è di per sé sufficiente a confutare la presunzione di un vantaggio. In effetti, agli investitori vengono offerte condizioni più vantaggiose per indennizzarli dei fattori che determinano una disfunzione del mercato e l'Autorità ritiene che tale indennizzo debba essere considerato un vantaggio che costituisce un aiuto, se gli investitori sono delle imprese e se sono soddisfatte le altre condizioni descritte in precedenza, in particolare quella della selettività. Se tuttavia il vantaggio si limita all'importo necessario per rimediare ai fattori che causano la disfunzione del mercato, può essere considerato compatibile con il trattato, tenuto conto della portata limitata dei suoi effetti, purché siano rispettati i principi illustrati nella sezione 10A.8.(II) Aiuti ad uno strumento o fondo intermediarioIn generale, l'Autorità è incline a considerare un fondo come uno strumento per il trasferimento degli aiuti agli investitori o alle imprese, o ad entrambi, piuttosto che come il beneficiario diretto degli aiuti. In certi casi, tuttavia, in particolare quando si tratti di provvedimenti che comportano trasferimenti in favore di fondi già esistenti cui partecipano numerosi investitori diversi, il fondo può avere le caratteristiche di un'impresa indipendente. In tal caso, ci si troverà di norma in presenza di aiuti, a meno che l'investimento non venga effettuato a condizioni che sarebbero ritenute accettabili da un normale operatore economico in un'economica di mercato e non comporti pertanto alcun vantaggio per il beneficiario.(III) Aiuti alle imprese nelle quali sono effettuati gli investimentiAncora un volta, il principale criterio è quello di stabilire se l'impresa abbia ottenuto l'investimento a condizioni che sarebbero accettabili per un operatore privato in un'economia di mercato. Tale criterio può, ad esempio, considerarsi soddisfatto quando l'investimento effettuato grazie ai provvedimenti a favore del capitale di rischio sia finanziato da uno o più investitori rispondenti a tali condizioni. Se così non è, il fatto che le decisioni di investimento vengano prese dai gestori commerciali di fondi di capitali di rischio o da rappresentanti degli investitori, interessati ad assicurare il massimo rendimento per il fondo, costituisce un indicatore importante, ma non decisivo di per se stesso. L'Autorità deve tenere conto anche della possibilità che eventuali vantaggi accordati agli investitori aderenti ai fondi vengano trasferiti alle imprese oggetto degli investimenti, quando questi ultimi sono effettuati dal fondo a condizioni che non corrispondono a quelle di un operatore privato in economia di mercato. Se un provvedimento in favore del capitale di rischio ha ridotto i rischi o aumentato il rendimento che gli investitori otterranno da un determinato investimento, si può sostenere che essi non agiscono più come normali operatori economici(14).(6) Il fatto che un provvedimento costituisca o meno un aiuto, e a quale livello, dipenderà dalla sua struttura. Ad esempio, alcune misure potrebbero essere misure generali a livello degli investitori, ma comportare aiuti di Stato a livello delle singole imprese(15), altre potrebbero comportare aiuti di Stato a favore degli investitori, ma non delle imprese in cui sono effettuati gli investimenti, a motivo dell'applicazione del principio sopra descritto(16), ed altre ancora potrebbero comportare aiuti di Stato a più di un livello(17).(7) Quando tutti gli aiuti concessi ai beneficiari sono de minimis ai sensi della definizione data degli aiuti de minimis e delle norme applicabili in tali casi, si ritiene che non si debbano soddisfare tutti i criteri di cui all'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Nel caso dei provvedimenti in favore del capitale di rischio, l'applicazione della norma de minimis è ostacolata da difficoltà di calcolo (cfr. anche sezione 10A.5) e dal fatto che i provvedimenti possono costituire aiuti non solo per le imprese beneficiarie, ma anche per altri investitori. Laddove sia possibile superare tali difficoltà, la norma de minimis resta tuttavia d'applicazione. Qualora un regime preveda apporti di capitali pubblici per un importo pari o inferiore a 100000 EUR per ciascuna impresa su un periodo di tre anni, non vi è dubbio che tutti gli aiuti in favore di tali imprese rientrino nei limiti stabiliti dalle disposizioni sugli aiuti de minimis della Guida sugli aiuti di Stato.10A.5. Valutazione della compatibilità dei provvedimenti in favore del capitale di rischio con le norme sugli aiuti di Stato: applicazione dei testi in vigore(1) Qualora i provvedimenti in favore del capitale di rischio costituiscano aiuti di Stato, l'Autorità valuterà se possono essere dichiarati compatibili con il funzionamento dell'accordo SEE a norma dell'articolo 61, paragrafi 2 e 3. La maggior parte dei provvedimenti in favore del capitale di rischio potrebbero essere considerati compatibili solo in virtù del paragrafo 3, lettera a), (per quelli applicabili alle sole regioni ammissibili a beneficiare della deroga prevista da tale paragrafo), o lettera c).(2) Tra gli obiettivi immediati dei provvedimenti in favore del capitale di rischio rientra solitamente il sostegno alle PMI, in particolare a quelle nuove o innovatrici e con un elevato potenziale di crescita, e il sostegno allo sviluppo di una determinata regione. L'Autorità ha già adottato documenti secondo o i quali gli aiuti di Stato che perseguono tali obiettivi possono essere autorizzati a norma dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera a), o lettera c)(18). L'autorità pubblica che elabora il provvedimento può anche avere come obiettivo quello di incoraggiare un numero maggiore di investitori ad offrire tipo di finanziamenti. Non esistono simili documenti in materia di aiuti di Stato in questo settore, che di fatto non è stato finora espressamente riconosciuto come un obiettivo che possa di per sé giustificare la concessione di aiuti di Stato. Ciò non impedisce tuttavia in alcun modo di dichiarare la compatibilità di un provvedimento che soddisfi le condizioni di altre discipline o altri orientamenti.(3) Una caratteristica degli orientamenti in vigore che autorizzano aiuti di Stato a norma dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera a), o lettera c), è che gli aiuti sono autorizzati fino ad un massimale che rappresenta un 'equivalente sovvenzione' pari ad una percentuale fissa di taluni dei costi dell'impresa beneficiaria. Questi 'costi ammissibili' sono rappresentati prevalentemente da investimenti fissi in terreni, fabbricati, nuovi impianti produttivi ed attività immateriali (brevetti, know-how, ecc.), costi per la manodopera legati agli investimenti fissi e costi per servizi di consulenza. L'esperienza ha dimostrato tuttavia che spesso i provvedimenti in favore del capitale di rischio non possono essere considerati compatibili con le norme in questione per le ragioni esposte di seguito:- la difficoltà di calcolare un 'equivalente sovvenzione' per il capitale azionario. Sebbene l'Autorità abbia definito norme per determinare tali equivalenti nel caso dei prestiti e delle garanzie(19), non si dispone di una formula analoga per il capitale azionario. L'Autorità ritiene tuttavia che la constatazione di una difficoltà tecnica di calcolo non basti di per sé a giustificare la conclusione che una misura è incompatibile con il funzionamento dell'accordo SEE. Intende quindi approfondire l'esame delle possibili opzioni metodologiche in materia e nel frattempo valuterà con spirito di apertura i metodi di calcolo proposti in occasione della notifica di provvedimenti a favore del capitale di rischio(20),- la difficoltà di stabilire un legame con i costi ammissibili, in particolare nel caso di provvedimenti che offrano incentivi agli investitori, specialmente per le misure in forma di fondi. Un simile legame non è facilmente conciliabile con la gestione commerciale di un fondo richiesta agli investitori aderenti ai fondi e può sollevare problemi sotto il profilo della verifica e dell'applicazione,- per i provvedimenti che comportano aiuti al livello degli investitori, il fatto che nessuno dei testi in vigore può costituire una base per l'autorizzazione di tali aiuti.(4) L'Autorità ritiene che in generale l'impostazione basata sui 'costi ammissibili' sia ampiamente giustificata. Essa offre infatti certezza, prevedibilità ed una base per limitare gli aiuti e per assicurare un trattamento paritario nelle varie regioni e tra gli Stati SEE. L'impostazione in questione si è dimostrata valida in passato e continuerà probabilmente a costituire la base per la maggior parte dell'attività di controllo degli aiuti di Stato anche in futuro. Secondo l'Autorità, per abbandonare tale impostazione devono quindi esservi valide ragioni.(5) In particolare, il rischio di abbandonare tale principio consiste nel fatto che possano essere autorizzati aiuti di Stato che sono semplicemente 'aiuti al funzionamento', vale a dire aiuti destinati a coprire le normali spese correnti di un'azienda. L'Autorità è dell'avviso che tali aiuti, i quali possono mettere il beneficiario al riparo dalle conseguenze dell'assenza di redditività commerciale, siano tra quelli in grado di produrre le maggiori distorsioni e possano pertanto essere autorizzati solo in un numero limitato di situazioni.(6) L'Autorità ritiene inoltre, tuttavia, che il fatto che i provvedimenti in favore del capitale di rischio non possano essere ritenuti compatibili sulla base degli orientamenti in vigore, ed in particolare le difficoltà summenzionate, non giustifichino di per sé che tali provvedimenti siano da considerarsi automaticamente incompatibili con il mercato comune. In relazione alle difficoltà già elencate in precedenza, essa ha osservato quanto esposto in appresso:- i costi considerati ammissibili nell'ambito delle discipline in vigore rivestono un'importanza minore nel caso di molte imprese nuove o innovatrici. In ogni caso, tali costi si prestano più spesso ad essere finanziati mediante prestiti; il fabbisogno di capitale azionario è in genere legato non solo alle immobilizzazioni, ma anche al fabbisogno di capitale circolante durante la fase di avviamento o di espansione di un'impresa,- l'assenza di un legame con i costi ammissibili secondo la definizione contenuta nei testi vigenti non costituisce necessariamente una prova dell'esistenza agli aiuti al funzionamento, intesi come aiuti che coprono le normali spese di funzionamento di un'impresa e che hanno come solo effetto quello di mantenerla in attività. Gli aiuti che costituiscono un chiaro incentivo all'avviamento o all'espansione di un'impresa non possono essere considerati aiuti al funzionamento nel senso appena citato e potrebbero quindi essere accettati a determinate condizioni,- per quanto concerne gli aiuti agli investitori, un provvedimento non può essere considerato incompatibile per il semplice fatto che, coinvolgendo il settore privato o gli investitori sul mercato, costituisce un aiuto di Stato in loro favore oltre che delle imprese destinatarie dell'investimento. In generale, l'Autorità ritiene che un provvedimento che fornisce un incentivo minimo affinché altri operatori economici effettuino il medesimo trasferimento dovrebbe essere autorizzato, anche se tecnicamente esso contiene un elemento di aiuto a favore di tali operatori.10A.6. Basi per autorizzare i provvedimenti in favore del capitale di rischio a norma dell'articolo 61, paragrafo 3, lettere a) e c), dell'accordo SEE(1) La principale motivazione che può indurre l'Autorità ad autorizzare i provvedimenti in favore del capitale di rischio, anche quando questi non rientrino nel campo d'applicazione delle norme vigenti, fa capo alla constatazione che uno dei maggiori svantaggi per le PMI, in particolare per le piccole imprese e quelle di nuova costituzione, è la difficoltà ad ottenere capitali e crediti. Tale problema è da attribuirsi principalmente alla mancanza di un'adeguata informazione, alla scarsa propensione al rischio degli investitori e degli istituti di credito e alle limitate garanzie che le PMI sono in grado di offrire(21). Un ostacolo particolare all'offerta di capitale azionario può essere rappresentato dall'elevata entità dei costi degli scambi e di quelli legati alla 'necessaria diligenza' rispetto all'importo del capitale da conferire.(2) L'Autorità riconosce che 'la funzione dei finanziamenti pubblici consiste unicamente nel porre rimedio alle manchevolezze riscontrabili sui mercati'. Una 'manchevolezza' o fallimento del mercato può definirsi come una situazione in cui l'efficienza economica non si realizza a causa di imperfezioni del meccanismo di mercato. Un fallimento del mercato può manifestarsi nell'incapacità del sistema di produrre i beni che sono richiesti (in questo caso un mercato dei capitali di rischio) ovvero in una distribuzione inadeguata delle risorse, tale che potrebbe essere migliorata aumentando il benessere di alcuni consumatori senza tuttavia peggiorare quello di nessun altro. Le esternalità implicite nelle attività di formazione e di ricerca e di sviluppo danno luogo a 'manchevolezze di mercato' che giustificano l'intervento pubblico in tali settori.(3) Poiché, secondo la teoria economica, i mercati presentano sempre in un certo senso inefficienze e disfunzioni, a meno che non siano in concorrenza perfetta, il termine 'fallimento' del mercato è riservato alle situazioni in cui si suppone esistere una grave distorsione nell'allocazione delle risorse. Due cause principali di fallimento del mercato, che interessano i mercati del capitale di rischio, possono compromettere particolarmente l'accesso al capitale da parte delle PMI e delle imprese nelle prime fasi dello sviluppo, giustificando così un intervento pubblico:- informazione imperfetta o asimmetrica: gli investitori potenziali incontrano maggiori difficoltà ad ottenere informazioni attendibili sulle prospettive aziendali nel caso di una PMI o di una nuova impresa. Se poi queste imprese sono impegnate in progetti altamente innovativi o rischiosi, l'informazione imperfetta aggraverà i problemi connessi alle difficoltà di valutazione del rischio,- costi di scambio: le operazioni di minore entità sono meno attraenti per i fondi d'investimento, dati i costi relativamente elevati da una valutazione degli investimenti e gli altri costi di scambio.(4) L'Autorità ritiene che questi fattori possano causare un fallimento del mercato che giustifichi l'erogazione di aiuti di Stato. È tuttavia necessaria una certa cautela. Il mancato soddisfacimento di richieste di finanziamenti, sia sotto forma di prestiti che di capitale azionario, non è di per sé un indicatore dell'esistenza di un fallimento del mercato. In realtà, l'Autorità ritiene che non sussista un fallimento generale del mercato del capitale di rischio nello Spazio economico europeo. Tuttavia, essa riconosce che esistono lacune di mercato per talune forme di investimento, in certi stadi della vita di un'impresa. Essa ammette inoltre che particolari difficoltà si registrano nelle regioni ammesse a beneficiare delle deroghe di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettere a) e c) ('aree assistite'). Queste insufficienze e difficoltà sono in parte già riconosciute nelle attuali discipline degli aiuti di Stato e l'Autorità intende, laddove possibile, continuare ad applicare le relative norme ai provvedimenti in favore del capitale di rischio.(5) Prima di autorizzare provvedimenti in favore del capitale di rischio che non rientrino nel campo d'applicazione della normativa vigente, l'Autorità richiederà pertanto una prova dell'esistenza di una situazione di fallimento del mercato. Essa può tuttavia essere disposta ad ammettere a priori l'esistenza di tale situazione qualora per ciascuna rata di finanziamento di un'impresa con provvedimenti in favore del capitale di rischio - finanziati a loro volta in tutto o in parte mediante aiuti di Stato - l'ammontare dell'aiuto sia pari al massimo a 500000 EUR o a 750000 EUR nel caso delle regioni di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera c), o a 1 milione di EUR per le regioni di cui alla lettera a) dello stesso paragrafo(22). Nel caso di operazioni di importo limitato, infatti, l'argomentazione secondo la quale vi sarebbe un fallimento del mercato dovuto agli elevati costi di transazione risulta più convincente. Il riconoscimento di una situazione di fallimento del mercato non altera tuttavia il carattere di aiuto di una determinata misura e non toglie nulla all'esigenza di valutarne la compatibilità, in particolare secondo le disposizioni di cui alla sezione 10A.8.(6) Laddove riconosca l'esistenza di un fallimento del mercato, l'Autorità esaminerà se gli eventuali aiuti di Stato siano proporzionati alla presunta disfunzione del mercato alla quale dovrebbero ovviare e cercherà di assicurare che le distorsioni siano ridotte al minimo. Essa ritiene che il modo migliore per raggiungere questo obiettivo sia il ricorso a provvedimenti che siano appena sufficienti per assicurare l'apporto di capitali da parte degli investitori privati e che inducano decisioni di investimento assunte secondo criteri commerciali e a condizioni per quanto possibile simili a quelle valide nella normale economia.(7) Tenuto conto dei diversi possibili modelli di provvedimenti in favore del capitale di rischio e delle relative novità di alcune delle soluzioni ideate dagli Stati EFTA, l'Autorità non è in grado di definire criteri rigidi in base ai quali decidere se autorizzare o no i provvedimenti in questione. Essa ha tuttavia individuato una serie di elementi che giudicherà rispettivamente come positivi o negativi nel corso della sua valutazione. Tali elementi sono illustrati alla sezione 10A.8. Il fatto che i criteri vengano definiti in questo modo accresce l'importanza che tutti i provvedimenti in favore del capitale di rischio che costituiscono o possono costituire aiuti di Stato siano notificati all'Autorità, a norma dell'articolo 1, paragrafo 3, del protocollo 3 dell'accordo di sorveglianza e Corte, prima di essere posti in esecuzione, a meno che non siano esentati dalla notificazione in virtù di una deroga come quella menzionata alla sezione 10A.4(7). Quando l'Autorità è in possesso di una notifica completa attestante che un provvedimento contiene numerosi elementi positivi, e nessun elemento negativo, essa provvederà ad effettuare una rapida valutazione della stessa entro i termini fissati nella parte procedurale della presente guida.10A.7. Forma della misura di aiuto(1) L'Autorità ritiene che la scelta della forma di una misura di aiuto spetti di norma agli Stati EFTA. Ciò vale anche nel caso dei provvedimenti in favore del capitale di rischio. Tuttavia, come specificato ulteriormente nella sezione 10A.8, nel valutare tali provvedimenti l'Autorità considererà se essi incoraggino gli investitori privati ad apportare capitali di rischio alle 'imprese beneficiarie' e se facciano sì che le decisioni di investimento vengano prese sulla base di criteri commerciali (vale a dire della massimizzazione del profitto). Secondo l'Autorità, le forme di incentivi agli investitori in grado di produrre tali risultati, e quindi di essere considerate positivamente alla luce dei criteri di cui alla sezione 10A.8 qualora costituiscano aiuti di Stato, sono quelle elencate in appresso.- Costituzione di fondi di investimento ('fondi di capitale di rischio') nei quali lo Stato sia socio, investitore o aderente, anche a condizioni meno vantaggiose rispetto agli altri investitori.- Sovvenzioni in favore di fondi di capitale di rischio a copertura di parte delle loro spese amministrative e dei loro costi di gestione.- Altri strumenti finanziari in favore di investitori in capitale di rischio o di fondi di capitale di rischio per incentivarli a mettere a disposizione ulteriori capitali per gli investimenti.- Garanzie prestate in favore di investitori in capitale di rischio o di fondi di capitale di rischio a copertura di una parte delle perdite legate agli investimenti, ovvero garanzie prestate in relazione ai prestiti in favore di investitori/fondi per investimenti in capitale di rischio(23).- Incentivi fiscali in favore degli investitori affinché effettuino investimenti in capitale di rischio.(2) L'Autorità non intende applicare i criteri di cui al punto seguente per autorizzare provvedimenti che forniscono capitale ad un'impresa esclusivamente sotto forma di prestiti (compresi i prestiti subordinati e i 'prestiti partecipativi') o di altri strumenti che garantiscono all'investitore/prestatore un rendimento fisso minimo, sia attraverso fondi che con altri mezzi. Apporti di capitale in tale forma non costituiscono infatti 'capitale di rischio', quale definito alla nota 3, e l'Autorità ritiene che le norme vigenti, che prevedono in particolare il calcolo degli elementi di aiuto ed il loro legame con i costi ammissibili, siano adeguate per la valutazione di tali provvedimenti.(3) L'Autorità non intende applicare i criteri di cui alla sezione seguente per autorizzare un provvedimento ad hoc volto a favorire apporti di capitale ad una singola impresa.10A.8. Criteri per la determinazione della compatibilità(1) Come già illustrato nella sezione 10A.6, i criteri sono espressi sotto forma di 'elementi positivi e negativi'. Non tutti gli elementi hanno lo stesso peso e nell'elenco seguente quelli più importanti vengono citati per primi. Nessun elemento singolarmente considerato è essenziale, né esiste un gruppo di elementi che possa essere ritenuto di per sé sufficiente per assicurare la compatibilità. In taluni casi la loro applicabilità, ed il peso loro attribuito, possono dipendere dalla forma del provvedimento. La valutazione dell'Autorità terrà conto della specificità regionale di ciascun provvedimento e sarà soggetta ad un test generale di proporzionalità.I provvedimenti verranno valutati a ciascun livello. In conformità dei punti 10A.2.3 e 10A.5.2, nei casi in cui l'apporto di capitale di rischio ad un'impresa sia legato a costi ammessi a beneficiare di aiuti a norma di un orientamento in vigore, potrà applicarsi l'orientamento in questione, in alternativa ai principi esposti di seguito, ai fini della valutazione degli aiuti all'impresa considerata. Se il provvedimento in oggetto costituisce un aiuto anche al livello degli investitori, tuttavia, tale aiuto dovrà ancora essere esaminato alla luce dei principi esposti in appresso.(2) Laddove l'importo di un'operazione non superi i massimali di cui al punto 5 della sezione 10A.6 e i beneficiari dell'aiuto di Stato configurato dal provvedimento siano esclusivamente gli investitori (o uno strumento di investimento), l'aiuto di Stato in questione è da considerarsi compatibile purché proporzionato agli svantaggi in termini di costi cui si intende ovviare. È il caso, ad esempio, dei maggiori costi relativi per l'analisi e la gestione degli investimenti di entità modesta. Nel valutare se tale criterio è soddisfatto, si farà riferimento al punto 3 della sezione 10A.8.Qualora l'importo di un'operazione superi i massimali di cui al punto 10A.6.(5), l'Autorità richiederà la prova dell'esistenza di un fallimento del mercato.(3) Una volta accertata l'esistenza di un fallimento del mercato, nel valutare un provvedimento in favore del capitale di rischio l'Autorità esaminerà i seguenti elementi alla luce delle disposizioni dell'accordo SEE relative agli aiuti di Stato.La restrizione degli investimenti, o, in alternativa, della maggior parte dei fondi investiti:- alle piccole(24) o persino 'micro' imprese, e/o- alle medie imprese durante la fase di avviamento ('start-up') o altre fasi iniziali ('early stages')(25), ovvero alle sole PMI situate nelle zone assistite; ovvero nelle zone assistite,sarà considerata come un elemento positivo. L'accesso ai finanziamenti per le medie imprese al di là della fase di avviamento o delle fasi iniziali dovrebbe essere soggetto ad una limitazione per quanto concerne l'ammontare complessivo dei finanziamenti concessi ad una stessa impresa nell'ambito del provvedimento. Anche una restrizione alle operazioni di importo modesto - ossia inferiore a 500000 EUR, o a 750000 EUR per le regioni di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera c), o a 1 milione di EUR per quelle di cui all'articolo 61, paragrafo 3, lettera a), - oppure ad un determinato livello di comprovato fallimento del mercato, sarà considerata come un elemento positivo.I provvedimenti dovrebbero essere incentrati sull'esigenza di rimediare ad un fallimento del mercato dei capitali di rischio. Il fatto che un provvedimento sia volto ad offrire finanziamenti alle imprese principalmente sotto forma di capitale azionario o quasi-azionario sarà considerato positivamente. Se i provvedimenti incentivano l'offerta di ingenti finanziamenti sotto altre forme, o non sembrano avere un effetto incentivante significativo (vale a dire quando promuovano investimenti in capitale di rischio che sarebbero stati effettuati anche in assenza del provvedimento in questione), ciò costituirà un elemento negativo. Così potrebbe essere in caso di provvedimenti che dispongono ulteriori finanziamenti a favore di un'impresa che abbia già ricevuto un apporto di capitale configurante un aiuto.Le decisioni di investire devono essere orientate alla realizzazione di un profitto. Un legame tra l'investimento e la remunerazione dei responsabili delle decisioni di investimento sarà considerato un elemento previsto. Si presuppone che ciò si verifichi nei casi seguenti:- provvedimenti in base ai quali tutti i capitali investiti nelle imprese beneficiarie provengono da investitori operanti secondo i criteri di un'economia di mercato, ossia da coloro che prendono la decisione di investire, laddove l'aiuto rappresenta solo un incentivo ad agire in tal modo, e- altri provvedimenti che prevedono una partecipazione significativa dei capitali di investitori operanti secondo i criteri di un'economia di mercato, investiti sulla base di criteri commerciali (vale a dire solo in vista della realizzazione di un profitto), direttamente o indirettamente(26), nel capitale azionario delle 'imprese beneficiarie'.Nel caso dei fondi, e sebbene ciascun provvedimento venga valutato per i suoi meriti ed anche altri aspetti incidano sulla valutazione dell'Autorità, un apporto pari ad almeno il 50 % del capitale del fondo sarebbe considerato una 'partecipazione significativa'; la percentuale in questione può essere del 30 % nel caso di provvedimenti riguardanti regioni assistite. Altri elementi positivi potrebbero essere:- un accordo tra un gestore professionale di un fondo e gli aderenti al fondo, il quale preveda che la remunerazione del gestore sia legata ai risultati e stabilisca gli obiettivi del fondo ed il calendario previsto per gli investimenti,- la rappresentanza degli investitori di mercato nell'organo decisionale, e- l'applicazione delle migliori prassi e della vigilanza regolamentare nella gestione del fondo.L'assenza di simili elementi che dimostrino che le decisioni di investimento sono prese sulla base di criteri commerciali verrà considerata negativamente. Si tratterà ad esempio dei provvedimenti di portata talmente limitata da essere incentrati solo su pochi progetti e da non risultare economicamente redditizi, o di quelli istituiti solo o principalmente per fornire finanziamenti ad una particolare impresa determinata a priori.Il livello di distorsione della concorrenza tra gli investitori e tra i fondi di investimento dovrebbe essere ridotto al minimo. L'Autorità considererà positivamente l'organizzazione di un bando di gara al fine di definire le 'condizioni preferenziali' accordate agli investitori, o l'offerta di tali condizioni ad altri investitori. Questa offerta potrebbe assumere la forma di un invito pubblico agli investitori in occasione del lancio di un fondo di investimento, ovvero configurarsi come un regime (ad esempio un regime di garanzie) aperto a nuovi aderenti per un periodo prolungato. Gli strumenti attraverso i quali concretizzare questo elemento positivo dipenderanno necessariamente dalla forma del provvedimento in questione. Tuttavia, l'assenza di qualsiasi controllo volto a verificare l'esistenza di un eccesso di compensazione degli investitori, o un provvedimento in cui il rischio di perdite sia sopportato interamente dal settore pubblico o in cui i benefici spettino interamente agli altri investitori, saranno considerati elementi negativi.Obiettivo settoriale. Nella misura in cui numerosi fondi privati sono prevalentemente indirizzati verso specifiche tecnologie o addirittura settori innovativi specifici (ad esempio, settore medico-sanitario, tecnologie dell'informazione, cultura), l'Autorità potrà accettare un obiettivo settoriale purché questo risponda ad una logica commerciale e non solo ad una logica di politica settoriale perseguita dalla mano pubblica. Tuttavia, conformemente alla politica dell'Autorità sistematicamente poco favorevole agli aiuti di Stato a carattere settoriale, in particolare nei settori sensibili afflitti da sovraccapacità, le misure in questione dovrebbero specificamente escludere la possibilità di erogare aiuti ad imprese nel settore della costruzione navale e in quelli CECA.Investimenti sulla base di piani aziendali. L'esistenza, per ciascun investimento, di un piano aziendale, contenente informazioni dettagliate sui prodotti, sull'andamento delle vendite e su quello dei profitti e tale da permettere di stabilire preventivamente la redditività dell'investimento, è una normale prassi commerciale nella gestione professionale di un fondo e sarà considerata positivamente. I provvedimenti che non prevedono alcun 'meccanismo d'uscita' in relazione alla partecipazione diretta o indiretta dello Stato in singole imprese saranno considerati negativamente.Evitare il cumulo di misure di aiuto in favore di singole imprese. Quando una misura comporta un aiuto alle imprese destinatarie dell'investimento, l'Autorità potrà chiedere allo Stato EFTA d'impegnarsi a valutare, limitandole, le altre forme di aiuti di Stato di cui possono beneficiare, anche nel quadro di regimi di aiuto autorizzati, le imprese finanziate mediante provvedimenti in favore del capitale di rischio. In tal caso lo Stato EFTA, a meno che non s'impegni a che le imprese in questione non ricevano alcun aiuto di Stato al di là dell'importo 'de minimis', dovrebbe proporre all'Autorità, perché possa esaminarla ed approvarla, un'equa valutazione dell'elemento di aiuto previsto, da utilizzare per l'applicazione delle regole di cumulo. Quando il capitale conferito ad un'impresa nell'ambito di un provvedimento a favore del capitale di rischio viene utilizzato per finanziare investimenti iniziali, costi di ricerca e sviluppo o altri costi ammissibili a beneficiare degli aiuti in virtù di altre discipline, lo Stato EFTA dovrebbe includere l'elemento di aiuto contenuto nel provvedimento in favore del capitale di rischio nel calcolo dei massimali di aiuto.10A.9. Modalità finaliL'Autorità intende applicare le disposizioni della presente guida per un periodo di cinque anni. Tuttavia, dato che l'impostazione seguita si discosta dalle precedenti metodologie di controllo degli aiuti di Stato, e trattandosi di un settore soggetto a rapidi sviluppi nell'economia dello Spazio economico europeo, si riserva il diritto di modificare e correggere tale impostazione alla luce dell'esperienza. Se necessario o opportuno, potranno anche essere forniti ulteriori chiarimenti su particolari aspetti."(1) Il presente capitolo corrisponde sostanzialmente alla comunicazione della Commissione intitolata 'Aiuti di Stato e capitale di rischio' (GU C 235 del 21.8.2001, pag. 3). La Commissione aveva già adottato numerose decisioni in questo settore prima della sua adozione della comunicazione 'Aiuti di Stato e capitale di rischio'. L'Autorità richiama, nella presente Guida sugli aiuti di Stato, le medesime decisioni citate nella comunicazione della Commissione.(2) GU C 235 del 21.8.2001, pag. 3.(3) Nel suo documento del 1998 'Il capitale di rischio: una soluzione per la creazione di posti di lavoro nell'Unione europea' [SEC(1998) 552 def. del 31 marzo 1998], la Commissione ha definito il capitale di rischio ('risk capital') come 'finanziamento azionario ad un'impresa nella sue fasi di avviamento e sviluppo', definizione utilizzata anche nella presente guida. L'espressione 'venture capital' si riferisce sostanzialmente al capitale di rischio fornito da fondi d'investimento (fondi di capitale di rischio) appositamente costituiti. Tali fondi forniscono una combinazione di finanziamenti azionari, 'mezzanine' e di prestiti subordinati; l'espressione 'venture capital' si riferisce alla totalità di tali finanziamenti.(4) 'Riforma economica: relazione sul funzionamento dei mercati dei prodotti e dei capitali', COM(1999) 10 del 20 gennaio 1999.(5) 'Il capitale di rischio: una soluzione per la creazione di posti di lavoro nell'Unione europea', SEC(1998) 552 def. del 31 marzo 1998.(6) Relazione provvisoria riguardante il piano d'azione sul capitale di rischio, COM(2000) 658 def. del 18 ottobre 2000, sezione 3.4.(7) La Corte di giustizia delle Comunità europee ha affermato che l'articolo 87 del trattato CE non distingue gli interventi di cui trattasi a seconda della loro causa o del loro scopo, ma li definisce in funzione dei loro effetti (Causa 173/73, Italia/Commissione, Racc. 1974 pag. 709).(8) Cfr. decisione della Commissione del 4 ottobre 2000, caso N 172/2000 (Irlanda), Seed and Venture Capital Fund Scheme (GU C 37 del 3.2.2001, pag. 48).(9) È quanto potrebbe verificarsi, ad esempio, nel caso di un provvedimento fiscale che promuova gli investimenti in una determinata categoria di strumenti finanziari.(10) A titolo di esempio, cfr. la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee nella causa C-156-98 Germania/Commissione Racc. 2000 I-6857.(11) A questo proposito, la Corte di giustizia delle Comunità europee ha affermato quanto segue: 'Nell'ipotesi di un programma di aiuti, la Commissione può limitarsi a studiarne le caratteristiche onde stabilire se, a causa dell'entità o dell'alta percentuale delle sovvenzioni, delle caratteristiche degli investimenti incentivati o di altre modalità del programma stesso, questo dia un notevole vantaggio ai beneficiari rispetto ai loro concorrenti e sia tale da favorire essenzialmente le imprese che partecipano agli scambi fra Stati membri'. Causa 248/84 Germania/Commissione, Racc. 1987, pag. 4013, punto 18 della motivazione (corsivo aggiunto).(12) Giova tuttavia osservare che la probabilità che le garanzie accordate dallo Stato a favore di investimenti in capitale di rischio implichino un elemento di aiuto agli investitori è maggiore di quanto avviene nel caso delle tradizionali garanzie di prestito, che sono generalmente considerate un aiuto al beneficiario del prestito piuttosto che al prestatore.(13) Per esempio, in caso di misure che forniscono agli investitori che assumono le partecipazioni un finanziamento a condizioni più favorevoli di quelle di mercato.(14) Cfr., ad esempio, la decisione 98/476/CE della Commissione (GU L 212 del 30.7.1998, pag. 50). Questo caso è stato oggetto della sentenza della Corte di giustizia nella causa C-156/98 citata alla nota 10.(15) Cfr. nota 14.(16) Cfr., ad esempio, la decisione della Commissione nel caso N 705/99, United Kingdom High Technology Fund.(17) Cfr. la decisione 2001/406/CE della Commissione, nel caso C 46/2000, Viridian Growth Fund (N. Ireland) (GU L 144 del 30.5.2001, pag. 23).(18) Cfr. gli Orientamenti sugli aiuti di Stato alle piccole e medie imprese e sugli aiuti regionali nazionali.(19) Ad esempio, gli Orientamenti sugli aiuti di Stato de minimis, sulle garanzie di Stato e gli aiuti regionali nazionali.(20) Una metodologia possibile potrebbe essere basata sul costo della fornitura di una specifica garanzia. Cfr. decisione della Commissione del 28 febbraio 2001, caso N-551/2000 (Germania): BTU-Beteiligungskapital für kleine Technologieunternehmen (GU C 117 del 21.4.2001, pag. 17).(21) Si veda il capitolo della presente guida sugli aiuti di Stato alle piccole e medie imprese (PMI).(22) Apporti di capitale distinti effettuati a distanza di meno di sei mesi sarebbero considerati come facenti parte di un'unica tranche. Lo stesso dicasi nel caso di apporti, anche distribuiti sull'arco di un periodo più lungo, impegnati nel quadro di un'unica operazione.(23) La seconda alternativa è un mezzo di intervento della US Small Business Administration in favore delle Small Business Investment Companies.(24) Ai sensi della definizione stabilita dall'Autorità nel capitolo sugli aiuti alle piccole e medie imprese (PMI) della presente guida.(25) La European Venture Capital Association definisce lo start-up financing come il 'finanziamento fornito alle imprese per lo sviluppo e la commercializzazione iniziale dei loro prodotti. Può trattarsi di imprese in via di costituzione o già in attività da un breve periodo, ma che non hanno ancora iniziato la vendita commerciale dei loro prodotti', e l'early-stage financing come 'il finanziamento di imprese ancora nella fase di ricerca e sviluppo dei prodotti o che hanno completato la fase di sviluppo dei prodotti e necessitano di ulteriori fondi per iniziare la produzione commerciale e le vendite. Si tratta di imprese che non sono ancora in grado di generare un profitto'.(26) Con 'indirettamente' si intendono gli investimenti effettuati mediante fondi o altri strumenti di investimento.