CELEX: E2019J0005
Language: it
Date: 2020-02-04 00:00:00
Title: Sentenza della Corte del 4 febbraio 2020 nella causa E-5/19 Procedimento penale a carico di F e G (Direttiva 2003/6/CE – Manipolazione del mercato – Armonizzazione – Operazioni reali – Informazioni false o fuorvianti – Fissazione del prezzo a un livello anormale o artificiale – Motivazioni legittime – Diffusione di informazioni) 2020/C 132/07

23.4.2020   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 132/9
            
         
      SENTENZA DELLA CORTE
      del 4 febbraio 2020
      nella causa E-5/19
      Procedimento penale a carico di F e G
      
         
            (Direttiva 2003/6/CE – Manipolazione del mercato – Armonizzazione – Operazioni reali – Informazioni false o fuorvianti – Fissazione del prezzo a un livello anormale o artificiale – Motivazioni legittime – Diffusione di informazioni)
         
      
      (2020/C 132/07)
      Nella causa E-5/19, procedimento penale contro F e G – ISTANZA della Corte d’appello di Borgarting (Borgarting lagmannsrett) ai sensi dell’articolo 34 dell’accordo tra gli Stati EFTA sull’istituzione di un’Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia in merito all’interpretazione della direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, relativa all’abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato (abusi di mercato), Páll Hreinsson, presidente (e giudice relatore), Per Christiansen e Bernd Hammermann, giudici, il 4 febbraio 2020 hanno pronunciato la sentenza, il cui dispositivo è il seguente:
      
                  1.
               
               
                  Le operazioni che sono eseguite, trasferendo spese e rischi con pieno effetto tra parti indipendenti, e segnalate correttamente al mercato, potrebbero fornire informazioni false ovvero fuorvianti in merito all’offerta, alla domanda o al prezzo degli strumenti finanziari, ai sensi dell’articolo 1, punto 2, lettera a), primo trattino, della direttiva 2003/6/CE. Una valutazione volta a stabilire se si sia verificata una manipolazione del mercato ai sensi dell’articolo 1, punto 2, lettera a), primo trattino, della direttiva 2003/6/CE deve fondarsi su fattori oggettivi e sull’esame dei risultati dell’operazione e dei loro effetti. Tuttavia, nell’esame volto a stabilire se un’operazione fornisca informazioni false o fuorvianti, il reale interesse all’acquisto e alla vendita del valore mobiliare in questione può sostenere l’accertamento di tali fattori oggettivi.
               
            
                  2.
               
               
                  Non è compatibile con l’articolo 1, punto 2, lettera a), secondo trattino, della direttiva 2003/6/CE il fatto di stabilire se un prezzo sia a un livello «anormale» o «artificiale» sulla base dei prerequisiti individuali dell’investitore che esegue un’operazione.
                  È possibile stabilire se un prezzo sia «anormale» o «artificiale» ai sensi dell’articolo 1, punto 2, lettera a), secondo trattino, della direttiva 2003/6/CE sulla base di una singola operazione. Spetta al giudice del rinvio valutare e stabilire quali informazioni e fattori siano rilevanti ai fini della sua valutazione. Tra tali fattori si possono annoverare i confronti con i prezzi precedentemente rilevati e i cambiamenti delle condizioni degli scambi e del mercato, per quanto riguarda il mercato rilevante, lo strumento finanziario e il suo emittente.
                  Un prezzo può essere fissato ai sensi dell’articolo 1, punto 2, lettera a), secondo trattino, della direttiva 2003/6/CE in un’operazione riguardante un valore mobiliare che non è negoziato in un sistema d’asta, ma che è oggetto di negoziazioni dirette tra due società di intermediazione. Spetta al giudice del rinvio stabilire se il prezzo sia stato fissato, tenendo conto di fattori come la natura e il tipo del mercato in questione, ivi compresi il tipo e la fissazione del prezzo dello strumento finanziario negoziato sul mercato, se il mercato e lo strumento finanziario in questione siano caratterizzati da scarsa liquidità nella negoziazione, nonché le informazioni disponibili ai partecipanti al mercato, ivi compresi i mezzi con cui sono messe a disposizione le informazioni sulle negoziazioni.
               
            
                  3.
               
               
                  Le motivazioni legate alla rivelazione della situazione di mercato relativa all’offerta, alla domanda o al prezzo di uno strumento finanziario, o all’avvantaggiarsi dell’incertezza di altri investitori in proposito, possono, in linea di massima, costituire motivazioni legittime ai sensi dell’articolo 1, punto 2, lettera a), secondo trattino, della direttiva 2003/6/CE, purché non siano in contrasto con gli obiettivi della direttiva. Spetta al giudice nazionale valutare questo aspetto, alla luce del comportamento complessivo dell’investitore. Spetta inoltre al giudice nazionale valutare se esista una prassi di mercato ammessa, applicabile al mercato e allo strumento finanziario in questione. Sia la condizione di una motivazione legittima, sia quella della conformità dell’operazione a una prassi di mercato ammessa devono essere soddisfatte affinché un investitore possa beneficiare della deroga di cui all’articolo 1, punto 2, lettera a), secondo trattino.
               
            
                  4.
               
               
                  Non è compatibile con l’articolo 1, punto 2, lettera c), della direttiva 2003/6/CE considerare che le informazioni sono diffuse quando, in una situazione come quella di cui si tratta nella causa principale, un investitore ha dato a un broker informazioni su una potenziale operazione affinché siano trasmesse a uno o più altri investitori nel mercato, oppure quando il broker ha effettivamente trasmesso tali informazioni.