CELEX: 52001PC0624
Language: it
Date: 2001-12-10
Title: Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose

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52001PC0624

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose  /* COM/2001/0624 def. - COD 2001/0257 */  

Gazzetta ufficiale n. 075 E del 26/03/2002 pag. 0357 - 0361

Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose(presentata dalla Commissione)RELAZIONE1. IntroduzioneLa direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose [1], nota come direttiva Seveso II, si prefigge di prevenire incidenti gravi connessi a determinate sostanze pericolose e a limitarne le conseguenze per l'uomo e per l'ambiente, nell'intento di garantire in modo coerente ed efficace un livello elevato di protezione in tutta la Comunità.[1]  GU L 10 del 14.1.1997, pag. 13.La novità principale contenuta nella direttiva Seveso II, che deve essere applicata negli Stati membri a partire dal 3 febbraio 1999, è l'obbligo, da parte dei gestori di impianti industriali, di mettere in atto sistemi di gestione della sicurezza che comprendano la valutazione dettagliata dei pericoli per mezzo di diverse ipotesi di incidente. Tale valutazione dei rischi è fondamentale ai fini della prevenzione degli incidenti gravi. La direttiva prevede anche l'obbligo di fornire informazioni al pubblico sui rischi industriali e sul comportamento da tenere in caso di incidente, ravvisando in queste informazioni un elemento fondamentale per il contenimento delle conseguenze degli incidenti rilevanti.Dai recenti incidenti industriali di Baia Mare, in Romania, e di Enschede, nei Paesi Bassi, e dagli studi sulle sostanze cancerogene e sulle sostanze pericolose per l'ambiente condotti dalla Commissione su richiesta del Consiglio, risulta che, per conseguire le finalità della direttiva, il campo di applicazione della stessa deve essere esteso.La Commissione ha inoltre valutato se l'esplosione avvenuta nell'impianto chimico dell'AZF di Tolosa il 21 settembre 2001 richieda una modifica immediata della direttiva Seveso II. Il sito in questione, tuttavia, rientrava interamente nella direttiva (contrariamente a quelli di Baia Mare e di Enschede). Non è inoltre opportuno rinviare molto la copertura degli stabilimenti che dovrebbero rientrare nel campo di applicazione della direttiva Seveso II al più presto per opportunità di tutela dell'ambiente e di sicurezza.Un elemento importante che ha acuito le conseguenze dell'incidente di Tolosa e di quello di Enschede è la vicinanza di entrambi gli impianti alle zone abitate. Il nuovo articolo 12 sulla pianificazione territoriale contenuto nella direttiva Seveso II, intende separare, nel lungo termine, gli stabilimenti industriali pericolosi dalle zone abitate o da altri luoghi frequentati dal pubblico. L'inserimento di una disposizione di questo tipo nella legislazione comunitaria (caso unico) rappresenta sicuramente un importante passo in avanti, ma la Commissione e gli Stati membri devono ancora acquisire esperienza in fatto di applicazione. Come ausilio agli Stati membri in questo compito, nel 1999 è stato pubblicato un documento di orientamento sulla pianificazione territoriale; inoltre, prima dell'incidente di Tolosa, si stava già programmando un seminario europeo sulla pianificazione territoriale, organizzato proprio dalla Francia. Nel prossimo futuro la Commissione rafforzerà la collaborazione con gli Stati membri per predisporre una normativa adeguata e/o misure non legislative per verificare le conseguenze degli incidenti nelle zone sottoposte a pianificazione territoriale, per armonizzare i metodi di valutazione dei rischi generici, di mappatura dei rischi e di informazione dei cittadini. Alla luce dei risultati dei lavori svolti e delle conclusioni di varie indagini in corso sull'esplosione alla AZF, la Commissione valuterà la necessità di modificare la sua proposta o di proporre una nuova modifica alla direttiva che tenga conto dell'incidente avvenuto a Tolosa.2. Consultazione con le parti interessateCon l'adozione della direttiva Seveso II da parte del Consiglio, nel dicembre 1996, ha preso avvio un processo continuo di consultazione con le parti interessate in merito sia all'attuazione della direttiva che alle possibili migliorie e modifiche della stessa. Nell'ambito di tale consultazione sono stati organizzati vari convegni e conferenze internazionali, sono state tenute riunioni periodiche con il Comitato delle autorità competenti istituito ai sensi della direttiva Seveso II e sono stati costituiti gruppi tecnici di lavoro che si sono occupati di vari aspetti della direttiva.Per quanto riguarda la presente proposta, un primo progetto è stato pubblicato su Internet dalla direzione generale Ambiente della Commissione nell'aprile 2001 [2]. Questo progetto è stato trasmesso anche agli Stati membri, agli Stati del SEE, ai paesi candidati all'adesione, alle ONG ambientali, alle associazioni e federazioni industriali europee e nazionali e ad alcune organizzazioni internazionali, con la richiesta di provvedere nei modi più opportuni alla sua ulteriore diffusione.[2]  http://europa.eu.int/comm/environment/seveso/consultation.htmLe parti interessate sono state invitate a presentare i propri commenti entro il 25 maggio 2001 ed una riunione pubblica di consultazione si è tenuta il 31 maggio 2001 a Bruxelles. In seguito a tale riunione, i commenti scritti pervenuti sono stati pubblicati anche su Internet, con il permesso degli autori.Tutti i commenti pervenuti nel corso del processo di consultazione sono stati vagliati con attenzione. I miglioramenti apportati al testo della proposta di direttiva alla luce dei commenti presentati sono descritti punto per punto nei vari paragrafi che seguono, insieme ai motivi che hanno indotto la Commissione a non tener conto di alcune indicazioni.3. Motivazione della proposta3.1. Modifiche conseguenti all'incidente di Baia MareL'inquinamento da cianuro del fiume Tibisco causato, nel gennaio dello scorso anno, dal cedimento della diga attorno al bacino di decantazione di sterili di Baia Mare (Romania) ed un incidente analogo avvenuto nel 1998 ad Aznalcóllar (Spagna), dove il cedimento di una diga ha contaminato l'ambiente del parco nazionale di Coto Doñana, hanno sollevato interrogativi sull'efficacia delle politiche comunitarie intese a prevenire simili catastrofi, sottolineando la necessità di una politica ambientale più mirata in questo campo.Il principale campo di applicazione della direttiva Seveso II sono gli impianti chimici e i depositi nei quali siano presenti sostanze pericolose in quantità superiori a determinati livelli soglia. L'articolo 4, lettera e) della direttiva esclude dal campo di applicazione "l'attività delle industrie estrattive consistente nella prospezione ed estrazione di minerali in miniere e cave o mediante trivellazione"; alla lettera f) del medesimo articolo vengono inoltre escluse le "discariche di rifiuti."Tali esclusioni erano già previste nella direttiva 82/501/CEE del Consiglio, del 24 giugno 1982, sui rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali [3] (la prima direttiva Seveso) che non si applicava alle "attività estrattive e altre attività minerarie né agli impianti per lo smaltimento dei rifiuti tossici e pericolosi soggetti a regolamentazioni comunitarie, a condizione che tali regolamentazioni siano intese alla prevenzione di incidenti rilevanti."[3]  GU L 230 del 5.8.1982, pag. 1.Quando la proposta di direttiva Seveso II [4] fu presentata al Consiglio e al Parlamento europeo, nella relazione si giustificava il mantenimento delle suddette esclusioni adducendo a motivazione il fatto che "anche se queste zone presentano un rischio di incidente rilevante, non rientrano facilmente nel campo di applicazione della proposta a causa di alcune esigenze o rischi particolari".[4]  GU C 106 del 14.4.1994, pag. 4.Il 23 ottobre 2000 la Commissione ha adottato una comunicazione dal titolo "Sicurezza delle attività minerarie: situazione dopo i recenti incidenti" [5], in cui descrive una serie di misure che intende attuare in seguito ai recenti incidenti minerari, come già annunciato nella comunicazione "Promuovere lo sviluppo sostenibile nell'industria estrattiva non energetica dell'UE" del 3 maggio 2000 [6].[5]  COM (2000) 664 def.[6]  COM (2000) 265 def.La comunicazione fa il punto dell'attuale normativa ambientale comunitaria applicabile alle attività minerarie e definisce tre azioni prioritarie intese a migliorare la sicurezza delle miniere e riconducibili rispettivamente alla gestione dei rischi industriali, alla gestione dei rifiuti di miniera e alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento:- modifica della direttiva Seveso II nel senso di inserirvi in maniera inequivocabile la preparazione dei minerali, ed in particolare i bacini di decantazione o le dighe per gli sterili impiegati nell'ambito di tale preparazione. Questa modifica assoggetterebbe i gestori di impianti industriali che svolgono queste attività all'obbligo di mettere in atto sistemi di gestione della sicurezza, con una valutazione dettagliata dei rischi in base a possibili scenari di incidenti. Va sottolineato, in ogni caso, che le attività minerarie rientrano nel campo di applicazione della direttiva solo se sono in gioco le sostanze pericolose definite nella direttiva, in quantità superiori ai valori soglia indicati nella direttiva stessa;- un'iniziativa sulla gestione dei rifiuti di miniera riguardante gli aspetti ambientali della gestione di tali rifiuti e le migliori prassi atte a prevenire i danni ambientali legati alla gestione dei rifiuti;- un documento di riferimento sulle BAT (BREF) nel contesto della direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento [7] (nota come "direttiva IPPC") che descriva le migliori tecniche disponibili (BAT) per ridurre l'inquinamento ordinario e prevenire o ridurre gli incidenti nel settore dell'estrazione dei metalli non ferrosi.[7]  GU L 257 del 10.10.1996, pag. 1.La proposta di modifica della direttiva Seveso II e l'iniziativa sulla gestione dei rifiuti di miniera rientrano anche tra le azioni previste nella comunicazione della Commissione sul Sesto programma di azione per l'ambiente della Comunità europea [8]. La relazione finale della task force "Baia Mare" (BMFT) [9], un gruppo di lavoro internazionale istituito per determinare la dinamica dell'incidente, accertarne le cause e definire le iniziative da attuare per ridurre i rischi per il futuro, avalla l'orientamento generale fissato nella già citata comunicazione. Anche il Parlamento europeo, nella relazione riguardante detta comunicazione [10], si è dichiarato esplicitamente favorevole alla proposta estensione del campo di applicazione della direttiva Seveso II ai rischi derivanti dalle attività di deposito e lavorazione nell'industria mineraria.[8]  COM (2001) 31 def.[9]  Report of the International Task Force for Assessing the Baia Mare Accident, dicembre 2000.[10]  Parlamento europeo, A5-0214/2001.La direttiva Seveso II lascia, riguardo al campo di applicazione, un certo margine di interpretazione che può portare a considerare le attività di lavorazione dei minerali o gli impianti di gestione degli sterili come non soggetti alla disciplina della direttiva stessa. Nel testo della direttiva non viene infatti precisato se l'attività nel suo complesso (estrazione, lavorazione e deposito) debba essere considerata come un unico stabilimento oppure come due (o più) stabilimenti distinti.In base alla definizione contenuta nell'articolo 3, paragrafo 1 della direttiva, per "stabilimento" si intende "tutta l'area sottoposta al controllo di un gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all'interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse."Se si considera un impianto di gestione degli sterili come un'infrastruttura o un'attività connessa all'estrazione e alla preparazione dei minerali, l'intera attività viene a rappresentare un unico stabilimento. In questo caso, si può sostenere che l'esclusione di cui all'articolo 4, lettera e) riguardi tutte le attività delle industrie estrattive o, in subordine, che il termine "estrazione" si applichi sia all'estrazione propriamente detta che alla preparazione dei minerali. In entrambi i casi, l'intero stabilimento risulta escluso dal campo di applicazione della direttiva.Al contrario, se non si considera un impianto di gestione degli sterili come un'infrastruttura o un'attività connessa all'estrazione e alla preparazione (dal momento che il bacino può essere situato a chilometri di distanza dal luogo in cui vengono svolte queste operazioni), l'impianto stesso viene a rappresentare uno stabilimento a sé stante. In questo caso, si può sostenere che rappresenti una discarica di rifiuti, e che come tale sia escluso dal campo di applicazione della direttiva Seveso II, ai sensi dell'articolo 4, lettera f) della medesima direttiva.Per chiarire questi elementi di ambiguità, la Commissione propone di modificare l'articolo 4, lettere e) ed f) della direttiva Seveso II così da includere nel campo di applicazione della stessa le operazioni di lavorazione/preparazione e stoccaggio che comportino la presenza di sostanze pericolose e gli impianti di smaltimento degli sterili utilizzati in relazione a tali operazioni, a prescindere dall'interpretazione applicata.L'impostazione di fondo della direttiva Seveso II è finalizzata al controllo dei pericoli connessi alla presenza di sostanze pericolose, indipendentemente dall'attività industriale cui tali sostanze sono associate. Poiché un'esclusione generalizzata di tutte le attività minerarie non è compatibile con tale impostazione, la Commissione propone di limitare l'esclusione di cui all'articolo 4, lettera e) all'attività di sfruttamento di minerali in miniere e cave, ad esclusione delle operazioni di lavorazione chimica o termica, e del relativo stoccaggio, che comportano l'impiego di sostanze pericolose. Per concludere, i gestori che conferiscono sostanze pericolose in un sito minerario (cava o miniera) in congrua quantità saranno soggetti in futuro alle disposizioni della direttiva. Unito alla proposta di limitare le esclusioni di cui all'articolo 4, lettera f), ciò significherà anche che gli impianti di smaltimento degli sterili utilizzati in relazione alla preparazione chimica e termica dei minerali entreranno nel campo di applicazione della direttiva. La Commissione è consapevole del fatto che la sua proposta potrebbe non riguardare gli impianti di smaltimento degli sterili utilizzati in relazione alle operazioni di lavorazione meccanica e che non contengono sostanze pericolosediverse da quelle presenti naturalmente nel suolo o nel sottosuolo, come i metalli pesanti. Per questo propone di trattare gli aspetti legati alla sicurezza di tali impianti nell'ambito dell'iniziativa sulla gestione dei rifiuti di miniera. Peraltro, la direttiva Seveso II non è concepita per applicarsi all'industria off shore e la Commissione propone di mantenere questa impostazione.Le due principali indicazioni emerse dal processo di consultazione riguardano:- l'opportunità di continuare ad escludere dal campo di applicazione della direttiva le attività minerarie già oggetto dell'undicesima e dodicesima direttiva settoriale previste dalla direttiva 89/391/CEE del Consiglio sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori. Tuttavia, la direttiva Seveso II all'articolo 2, paragrafo 2 stabilisce chiaramente il principio di complementarità tra la direttiva stessa e la direttiva 89/391/CEE; inoltre, gli obblighi imposti dalla Seveso II (ad esempio in materia di sistemi di gestione della sicurezza, controllo dell'urbanizzazione, informazione del pubblico) vanno ben al di là di quelli previsti dall'undicesima e dalla dodicesima direttiva settoriale;- l'opportunità di limitare l'inclusione delle attività minerarie all'estrazione e alla preparazione dei minerali metallici. Effettivamente, i due incidenti sopra ricordati si sono verificati in strutture di preparazione dei minerali metallici; tuttavia, la Commissione ritiene che l'estensione progressiva del campo di applicazione delle norme in materia di sicurezza solo dopo il verificarsi di incidenti sia in contrasto con il principio di precauzione e reputa che sia necessario un approccio proattivo e non semplicemente reattivo. Questa posizione è condivisa dal Parlamento europeo, che nella già citata relazione sulla comunicazione della Commissione si è espresso a favore dell'estensione del campo di applicazione della direttiva Seveso II alle attività minerarie e che ha respinto una proposta intesa a limitare tale estensione alla preparazione dei minerali metallici.3.2. Modifiche conseguenti all'incidente di EnschedeIl 13 maggio 2000, una serie di esplosioni avvenuta a Enschede (Paesi Bassi) nello stabilimento della società Fireworks S.E, in cui venivano stoccati e prodotti fuochi d'artificio, ha causato la morte di 22 persone ed il ferimento di altre 1 000. L'incidente ha inoltre provocato gravi danni ad un'estesa area nelle immediate vicinanze della fabbrica, tra cui un quartiere residenziale e la birreria Grolsch (all'interno della quale si trovava un grande impianto di refrigerazione ad ammoniaca). Su incarico del governo olandese, la commissione Oosting ha svolto indagini sull'incidente ed ha pubblicato la propria relazione [11] nel febbraio 2001.[11]  De vuurwerkramp, Eindrapport, ISBN: 90-71082-67-9, 90-71082-68-7, 90-71082-69-5, 90-71082-70-9.A prescindere dalle riserve espresse nella relazione circa il rispetto delle condizioni dell'autorizzazione da parte del gestore e l'attuazione delle procedure di controllo previste, la gravità dell'incidente evidenzia chiaramente i pericoli associati alla lavorazione e al deposito di esplosivi e sostanze pirotecniche.La consapevolezza di questi pericoli aveva portato ad includere, per la prima volta, gli esplosivi e le sostanze pirotecniche nella direttiva Seveso II, prevedendo due categorie rispettivamente soggette al limite di 10/50 e 50/200 tonnellate. Tuttavia, le frasi di rischio usate nella direttiva non sono sempre appropriate ed in qualche caso non riflettono il diverso potenziale di rischio dei vari esplosivi. In particolare, appare inadeguata la classificazione delle sostanze pirotecniche in un'unica categoria. Inoltre la direttiva lascia un margine di interpretazione circa il rapporto tra il peso lordo dei fuochi d'artificio e la quantità di materiale esplosivo.Proprio questo ha fatto sì che la S.E. Fireworks, pur essendo titolare di un'autorizzazione per un notevole quantitativo di fuochi d'artificio, sia stata giudicata come esclusa dal campo di applicazione della direttiva Seveso II.In seguito a questo e ad altri incidenti che hanno implicato fuochi d'artificio, il Comitato delle autorità competenti (CCA) istituito ai sensi della direttiva Seveso II ha organizzato un convegno, svoltosi nel settembre 2000, per riesaminare questi gravi episodi. Il convegno mirava tra l'altro ad acquisire maggiori informazioni sull'impianto delle normative nazionali finalizzate alla prevenzione degli incidenti, sulle difficoltà incontrate dagli Stati membri nell'applicazione di tali normative e sui possibili miglioramenti. Una relazione sul convegno è stata stilata dall'Ufficio rischi di incidenti rilevanti (MAHB) del Centro comune di ricerca di Ispra [12].[12]  Convegno sugli esplosivi e sulle sostanze pirotecniche, 27 settembre 2000, Marsiglia (Francia), relazione e conclusioni.Dal convegno è emerso che il campo di applicazione e l'impianto delle normative nazionali sulle sostanze pirotecniche variano notevolmente da Stato a Stato, soprattutto per quanto riguarda le quantità limite ed i metodi di classificazione degli esplosivi e delle sostanze pirotecniche. In sei Stati membri (Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Regno Unito) l'applicabilità delle normative nazionali alle sostanze pirotecniche è molto più estesa rispetto alla direttiva Seveso II.Un altro convegno svoltosi presso la sede del MAHB lo scorso marzo ha identificato nella classificazione dei fuochi di artificio una questione cruciale. Nella maggior parte degli Stati membri, le normative nazionali sul deposito di esplosivi si basano sul sistema di classificazione previsto dall'Accordo europeo delle Nazioni Unite sul trasporto internazionale di merci pericolose su strada (ADR/ONU). La direttiva Seveso II distingue gli esplosivi sulla base delle frasi di rischio secondo la legislazione CE sulla classificazione, l'etichettatura e l'imballaggio di sostanze pericolose; le frasi di rischio si riferiscono unicamente alla sensibilità delle sostanze (facilità di combustione). Il sistema ADR/ONU, invece, distingue gli esplosivi sulla base del rischio che rappresentano, che può andare dal rischio di esplosione in massa per gli esplosivi della divisione di rischio 1.1 al rischio in caso di incendio per gli esplosivi della divisione di rischio 1.4. Questa distinzione è particolarmente appropriata nel caso delle sostanze pirotecniche e non figura nella presente direttiva, che tratta le sostanze pirotecniche come un unico gruppo.Al convegno di Ispra è stato convenuto che l'introduzione della classificazione ADR/ONU nella direttiva Seveso II migliorerebbe notevolmente la descrizione dei pericoli rappresentati dai diversi tipi di esplosivi e in particolare dai fuochi d'artificio. Si è convenuto inoltre che le sostanze pirotecniche della divisione 1.4 (essenzialmente fuochi d'artificio destinati al pubblico), pur rappresentando un pericolo e dovendo quindi essere assoggettati alle disposizioni della direttiva, presentano un pericolo notevolmente inferiore rispetto ad altri esplosivi, e che pertanto sarebbe opportuno assoggettarli ad una disciplina diversa.Tenuto conto delle indicazioni emerse da questi convegni e dei pareri espressi dall'industria e dagli Stati membri durante il processo di consultazione, la Commissione propone di rivedere le definizioni utilizzate nell'allegato I, parte 2 della direttiva affinché riflettano i pericoli rappresentati dai diversi tipi di esplosivi. Più in particolare, propone di modificare le definizioni degli esplosivi contenute nella direttiva, utilizzando allo scopo il sistema di classificazione ADR/ONU recepito nel diritto comunitario con la direttiva 94/55/CE del Consiglio e limitando l'applicazione delle quantità limite più alte agli esplosivi assegnati alla divisione 1.4, costituiti principalmente da fuochi d'artificio destinati al pubblico.Alla luce delle conclusioni del convegno di Ispra, la Commissione aveva ipotizzato di proporre una suddivisione delle sostanze esplosive in tre classi e di assegnare quantità limite sensibilmente ridotte (5/20 tonnellate) agli esplosivi più pericolosi; tuttavia, le indicazioni emerse dal processo di consultazione pubblica, dalle discussioni con l'industria e dallo studio delle valutazioni d'impatto predisposte dagli Stati membri l'hanno indotta a modificare la sua proposta nel senso indicato nel presente documento.La Commissione ritiene che, inserendo gli stabilimenti come la S.E. Fireworks nel campo di applicazione della direttiva Seveso II, gli obblighi imposti da questa direttiva riguardo ai sistemi di gestione della sicurezza, ai piani di emergenza esterni e al controllo dell'urbanizzazione contribuiranno a ridurre le conseguenze di incidenti simili a quello di Enschede se non addirittura ad evitarli. È evidente però che la normativa non può garantire il conseguimento delle finalità di protezione se non viene rispettata dai gestori degli impianti industriali e/o dalle pubbliche autorità responsabili della sua attuazione.3.3. Modifiche conseguenti a studi su sostanze cancerogene e pericolose per l'ambienteL'elenco di sostanze specificate di cui all'allegato I, parte 1 della direttiva Seveso II comprende un elenco di "sostanze cancerogene" a cui è assegnata una quantità limite di 1 kg, mentre nell'allegato I, parte 2 della direttiva è presente una categoria denominata "sostanze pericolose per l'ambiente" in cui rientrano sostanze pericolose che si ritiene presentino rischi di incidenti rilevanti per l'ambiente acquatico. Si tratta di sostanze molto tossiche per gli organismi acquatici (frase di rischio R50) o tossiche per gli organismi acquatici (frase di rischio R51) e in grado di causare effetti negativi a lungo termine sull'ambiente acquatico (frase di rischio R53).In fase di discussione della direttiva Seveso II, in Consiglio sono stati sollevati interrogativi circa i fondamenti scientifici e pratici dell'elenco delle sostanze cancerogene specificate e delle quantità limite definite per queste sostanze e per le sostanze pericolose per l'ambiente. Nell'adottare la direttiva, il Consiglio ha perciò chiesto alla Commissione di eseguire studi specifici su questi aspetti e di presentare relazioni a riguardo, accompagnandole all'occorrenza con proposte di modifica della direttiva.In risposta a questa richiesta la Commissione, consultato il Comitato delle autorità competenti (CCA) istituito ai sensi della prima direttiva Seveso, ha costituito due gruppi tecnici di lavoro (TWG 7 "Sostanze pericolose per l'ambiente" e TWG 8 "Sostanze cancerogene"), ciascuno dei quali si è riunito quattro volte presso il MAHB. Nelle relazioni finali, consegnate nell'aprile 2000 [13], [14], i gruppi tecnici di lavoro hanno proposto di aggiungere nuove sostanze, associate ad opportune quantità limite, all'elenco delle sostanze cancerogene, nonché di ridurre sensibilmente le quantità limite assegnate alle sostanze pericolose per l'ambiente.[13]  Relazione finale "Carcinogens in the context of Council Directive 96/82/EC - Report by Technical Working Group 8", a cura di Michalis Christou, Ufficio rischi di incidenti rilevanti, Istituto dei sistemi, dell'informatica e della sicurezza, Centro comune di ricerca, aprile 2000.[14]  Relazione finale "Substances dangerous for the environment in the context of Council Directive 96/82/EC - Report by Technical Working Group 7", a cura di Michalis Christou, Ufficio rischi di incidenti rilevanti, Istituto dei sistemi, dell'informatica e della sicurezza, Centro comune di ricerca, aprile 2000.3.3.1. Sostanze cancerogeneIl TWG 8 ha stabilito che è opportuno considerare con particolare attenzione sia le sostanze altamente cancerogene che le sostanze cancerogene, allorché sia comprovato che esse possono provocare effetti anche in seguito ad una singola esposizione. Il gruppo ha preso in considerazione anche le sostanze mediamente cancerogene che vengono prodotte in quantità rilevanti nell'UE. Sulla base di questa metodologia, il TWG 8 ha proposto di aggiungere le sostanze indicate in appresso all'elenco delle "sostanze cancerogene" già contenuto nell'allegato I, parte 1 della direttiva Seveso II:acrilammide1,2-dibromo-3-cloropropano1,2-dimetilidrazinasolfato di dimetilesolfato di dietilebenzotricloruroidrazina1,2-dibromoetano.Il TWG 8 ha proposto inoltre di innalzare le quantità limite dell'intero gruppo delle "sostanze cancerogene" da 1 kg a 0,5 tonnellate ai fini dell'applicazione degli articoli 6 e 7 e a 2 tonnellate ai fini dell'applicazione dell'articolo 9. In questo modo, si stabilirebbe una proporzione corretta rispetto alla quantità limite assegnata alla TCDD (1 kg), che ha un potenziale di nocività molto superiore rispetto a tutte le altre sostanze cancerogene. L'applicazione del principio dell'equivalenza degli effetti avrebbe addirittura portato a definire quantità limite simili a quelle assegnate alle sostanze "molto tossiche", pari a 5 e 20 tonnellate; tuttavia, viste le preoccupazioni che sollevano nel pubblico le sostanze cancerogene e tenuto conto del "principio di precauzione" in assenza di dati scientifici esaurienti, si è ritenuto opportuno stabilire quantità limite di un ordine di grandezza inferiore rispetto alle sostanze "molto tossiche".L'aumento proposto avrà un effetto positivo poiché escluderà dal campo di applicazione della Seveso II alcuni stabilimenti (ad esempio ospedali e istituti di ricerca) che non rientrano tra quelli a cui erano dirette in origine le disposizioni della direttiva.La Commissione ha deciso di seguire le raccomandazioni del TWG 8, ma ha introdotto due modifiche alla luce di nuove prove scientifiche e delle indicazioni emerse dalle consultazioni pubbliche:- esclusione dell'acrilammide dall'elenco proposto, tenuto conto dell'insieme delle argomentazioni riguardanti la potenza cancerogena di questa sostanza e la sua cancerogenicità in seguito ad una singola esposizione e considerato che, in caso di incidente, gli effetti neurologici, già coperti dalla classificazione di tossicità, rappresenterebbero in realtà il motivo di preoccupazione principale;- introduzione di un limite minimo di concentrazione del 5% per tutte le sostanze cancerogene quando esse sono in soluzione. In assenza di questo limite, queste soluzioni sarebbero considerate equivalenti alla sostanza pura anche a concentrazioni molto basse, fino allo 0,1 %, il che porterebbe a sopravvalutare il rischio reale. La distorsione così introdotta sarebbe particolarmente marcata nel caso dell'idrazina, che è molto utilizzata negli impianti di trattamento delle acque, in genere in soluzione all'1%.3.3.2. Sostanze pericolose per l'ambienteSulla base dell'analisi degli incidenti ambientali che in passato hanno interessato sostanze pericolose per l'ambiente e tenuto conto di altre considerazioni scientifiche, il TWG 7 ha formulato le seguenti conclusioni principali:- molti incidenti con conseguenze ambientali gravi hanno interessato sostanze pericolose per l'ambiente assegnate alle frasi di rischio R50, R50/53 ed R51/53. La relazione contiene esempi di incidenti verificatisi in passato e insegnamenti tratti dalla loro analisi;- quantità relativamente piccole di tali sostanze hanno spesso causato danni ambientali gravi;- a parità di quantità i prodotti petroliferi, benché implicati più spesso di altre sostanze pericolose per l'ambiente in incidenti con conseguenze ambientali, causano meno danni.Il TWG 7 ha anche studiato le conseguenze di diversi scenari prospettati relativamente alle quantità limite per le sostanze pericolose per l'ambiente e la sua relazione contiene una stima del numero di stabilimenti che rientrerebbero nel campo di applicazione della direttiva nei diversi scenari.Inoltre, il TWG 7 ha convenuto sulle potenziali conseguenze del processo di classificazione delle sostanze petrolifere relativamente agli effetti sull'ambiente acquatico. Ha concluso che è opportuno riservare un trattamento distinto ai prodotti petroliferi, tenuto conto delle considerazioni particolari associate a queste sostanze e dell'importanza della certezza e della coerenza nell'applicazione della direttiva, stabilendo che il modo migliore per differenziare questi prodotti sia una modifica della sostanza specificata "benzina per autoveicoli e altre essenze minerali" di cui all'allegato I, parte 1.Sulla base di queste conclusioni, il TWG7 ha proposto di:- ridurre le quantità limite assegnate alle sostanze pericolose per l'ambiente di cui al punto 9 i) dell'allegato I, parte 2 (frase di rischio R50, per la quale è opportuna una definizione che includa la frase R50/53) da 200 a 100 tonnellate ai fini dell'applicazione degli articoli 6 e 7 e da 500 a 200 tonnellate ai fini dell'applicazione dell'articolo 9;- ridurre le quantità limite assegnate alle sostanze di cui al punto 9 ii) dell'allegato I, parte 2 (frasi di rischio R51/53) da 500 a 200 tonnellate ai fini dell'applicazione degli articoli 6 e 7, e da 2 000 a 500 tonnellate ai fini dell'applicazione dell'articolo 9.- modificare la sostanza specificata "benzina per autoveicoli e altre essenze minerali" di cui all'allegato I, parte 1 allo scopo di includere i distillati medi del petrolio, e parallelamente ridurre da 5 000 a 2 000 tonnellate le quantità limite ai fini dell'applicazione degli articoli 6 e 7 e da 50 000 a 5 000 tonnellate le quantità limite ai fini dell'applicazione dell'articolo 9;Le modifiche proposte delle quantità limite relative alle sostanze pericolose per l'ambiente permetterebbero anche di garantire la coerenza tra le disposizioni della direttiva e quelle della convenzione UN/ECE sugli effetti transfrontalieri degli incidenti industriali.La Commissione ha deciso di attenersi alle raccomandazioni del TWG 7, introducendo però tre modifiche alla luce delle indicazioni emerse dal processo di consultazione:- modifica della denominazione proposta per la sostanza specificata in questione e adozione di una denominazione che definisca in modo esatto e inequivocabile i prodotti a cui si riferisce, che sono benzine, nafte, cheroseni e gasoli;- aumento da 2 000 a 2 500 tonnellate della quantità limite inferiore per tale sostanza specificata e da 5 000 a 25 000 tonnellate della quantità limite superiore, tenuto conto delle preoccupazioni espresse riguardo all'onere ingiustificato che la quantità limite proposta imporrebbe all'industria e alle autorità competenti;- separazione dei pericoli di tossicità e di ecotossicità ai fini dell'applicazione della regola della somma, tenuto conto del fatto che questi pericoli sono diversi e che il loro accorpamento potrebbe determinare un aumento sproporzionato del numero di stabilimenti soggetti alla direttiva, in particolare alla luce del processo di classificazione delle sostanze attualmente in corso.La Commissione ritiene che la proposta formulata tenga conto sia di considerazioni scientifiche che di aspetti pragmatici e rappresenti un buon punto d'incontro tra una più efficace tutela ambientale e le esigenze di fattibilità amministrativa degli Stati membri.3.4. Modifiche redazionali dell'Allegato INell'allegato I della direttiva Seveso II sono rilevabili alcune lievi imprecisioni e ambiguità. Contestualmente alla modifica della direttiva appare quindi opportuno apportare alcune modifiche redazionali al testo di tale allegato al fine di correggerne o chiarirne il contenuto. Queste modifiche non altereranno il campo di applicazione della direttiva né la sua applicazione.3.4.1. Nuova nota 6 dell'introduzioneNell'allegato I viene usato il termine "gas" senza definirne il significato, il che potrebbe creare qualche incertezza nel caso di sostanze il cui punto di ebollizione è situato nell'intervallo delle temperature ambiente. Si propone quindi di inserire una definizione scientifica ampiamente utilizzata nell'introduzione dell'allegato I.3.4.2. Nota 1 della parte 2La riformulazione del testo di questa nota riguarda vari punti. Sono stati corretti i riferimenti a direttive abrogate e sostituite, è stata eliminata una possibile fonte di confusione riguardo ai valori limite, è stato definito in modo più preciso l'elenco di sostanze che la Commissione deve compilare ed è stata corretta la procedura prevista per l'aggiornamento dello stesso.3.4.3. Nota 3 b) 1), secondo trattino della parte 2Nella frase, ripresa direttamente dalla prima direttiva Seveso, è stata omessa per errore la parola "preparati". Ovviamente, si intende riferire la definizione sia alle sostanze che ai preparati.3.4.4. Nota 3 c) 2) della parte 2Una parte del testo attuale di questa nota è ridondante perché la sostanza specificata "gas liquefatti estremamente infiammabili e gas naturale" figura già nell'allegato I, parte 1 con quantità limite di 50/200 tonnellate. Per eliminare ogni possibile fraintendimento, è necessario precisare che le quantità limite per le sostanze estremamente infiammabili dell'allegato I, parte 2 si applicano solo quando le sostanze sono allo stato gassoso.Un altro aspetto che la direttiva originaria non chiarisce riguarda gli stati supercritici, che presentano la maggior parte delle proprietà dei gas ma a cui normalmente non si applica il termine "gassoso". Appare opportuno eliminare questa ambiguità precisando che la definizione si applica anche a questi stati.3.4.5. Nota 3 c) 3) della parte 2Nella proposta di direttiva Seveso II, all'inizio della nota è stata omessa per errore la parola "infiammabili", che invece era chiaramente prevista. Se questa imprecisione non fosse corretta, anche l'acqua surriscaldata rientrerebbe nella categoria delle sostanze "estremamente infiammabili", il che naturalmente non è nelle intenzioni della direttiva.3.4.6. Nota 4 della parte 2La regola della somma definita in questa nota è stata all'origine di molte richieste di chiarimenti e di molti equivoci; si propone quindi di riformularla in modo più chiaro e più concreto. Si propone inoltre di separare la somma dei pericoli di tossicità da quella dei pericoli di ecotossicità (v. punto 3.3.2 precedente).4. Base giuridicaLa proposta fa capo all'articolo 175, paragrafo 1 (procedura di codecisione) del trattato CE, che è la base giuridica specifica della politica comunitaria in materia di ambiente.2001/0257 (COD)Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericoloseIL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 175, paragrafo 1,vista la proposta della Commissione [15],[15]  GU Cvisto il parere del Comitato economico e sociale [16],[16]  GU Cvisto il parere del Comitato delle regioni [17][17]  GU Cdeliberando in conformità della procedura di cui all'articolo 251 del trattato [18],[18]  GU Cconsiderando quanto segue:(1) La direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose [19], ha per obiettivo la prevenzione di incidenti gravi implicanti determinate sostanze pericolose e il contenimento delle loro conseguenze per l'uomo e per l'ambiente, nell'intento di assicurare in modo coerente ed efficace un elevato livello di protezione in tutta la Comunità.[19]  GU L 10 del 14.1.1997, pag. 13.(2) Alla luce dei recenti incidenti industriali e degli studi sulle sostanze cancerogene e pericolose per l'ambiente effettuati dalla Commissione su richiesta del Consiglio, occorre ampliare il campo di applicazione della direttiva 96/82/CE.(3) Il versamento di cianuro che ha causato l'inquinamento del Danubio dopo l'incidente di Baia Mare, in Romania, del gennaio 2000 ha dimostrato che talune attività di deposito e lavorazione nell'industria mineraria possono provocare gravissime conseguenze; le comunicazioni della Commissione sulla sicurezza delle attività minerarie [20] e sul Sesto programma di azione per l'ambiente della Comunità europea [21] sottolineano perciò la necessità di estendere il campo di applicazione della direttiva 96/82/CE; nella risoluzione del 5 luglio 2001 sulla comunicazione della Commissione sulla sicurezza delle attività minerarie anche il Parlamento europeo si è detto favorevole a tale estensione del campo di applicazione della direttiva, onde contemplare i rischi derivanti dalle attività di deposito e lavorazione nell'industria mineraria.[20]  COM (2000) 664 def.[21]  COM (2001) 31 def.(4) L'incidente di materiale pirotecnico di Enschede avvenuto nei Paesi Bassi nel maggio 2000 ha dimostrato che il deposito e la fabbricazione di sostanze pirotecniche possono comportare seri pericoli; di conseguenza la definizione di dette sostanze nella direttiva 96/82/CE deve essere chiarita e semplificata.(5) Studi effettuati dalla Commissione in stretta cooperazione con gli Stati membri sono a favore dell'aggiunta di nuove sostanze, associate ad opportune quantità limite, all'elenco delle sostanze cancerogene, nonché alla sensibile riduzione dei limiti quantitativi previsti per le sostanze pericolose per l'ambiente di cui alla direttiva 96/82/CE.(6) Contestualmente, è opportuno correggere o chiarire alcune parti del testo della direttiva 96/82/CE.(7) La direttiva 96/82/CE deve pertanto essere modificata.(8) Le misure della presente direttiva sono state oggetto di una procedura di consultazione pubblica con le parti interessate,HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1La direttiva 96/82/CE è così modificata:1. Il testo dell'articolo 4, lettere e) e f) è sostituito dal testo seguente:"e) allo sfruttamento (esplorazione, estrazione e preparazione) di minerali in miniere e cave, ad esclusione delle operazioni di preparazione chimica o termica, e del relativo deposito, che comportano l'impiego delle sostanze pericolose di cui all'allegato I della presente direttiva; ai pericoli connessi all'esplorazione e allo sfruttamento off shore di minerali;""f) alle discariche di rifiuti, ad eccezione degli impianti di smaltimento degli sterili contenenti le sostanze pericolose di cui all'allegato I della presente direttiva e utilizzati in relazione alla lavorazione chimica e termica dei minerali."2. L'allegato I è modificato ai sensi dell'allegato della presente direttiva.Articolo 21. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro [dodici mesi dalla sua entrata in vigore]. Essi ne informano immediatamente la Commissione.Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno da essi adottate nel settore disciplinato dalla presente direttiva.Articolo 3La presente direttiva entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Articolo 4Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a ..... ,Per il Parlamento europeo Per il ConsiglioLa Presidente Il PresidenteA L L E G A T OL'allegato I della direttiva 96/82/CE è modificato come segue.1. Nell'introduzione viene inserito il seguente punto 6:6. Ai fini della presente direttiva, un gas è una sostanza che è completamente gassosa alla temperatura di 20 °C e alla pressione normale di 101,3 kPa.2. Nella parte 1, la voce che inizia con "Le seguenti sostanze CANCEROGENE:", è sostituita dal testo seguente:&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;3. La voce "Benzina per autoveicoli e altre essenze minerali" della parte 1 è sostituita dal testo seguente:&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;4. Il testo relativo alle categorie 4 e 5 "ESPLOSIVE" di cui alla parte 2 è sostituito dal testo seguente:&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;5. Il testo relativo alla categoria 9 "SOSTANZE PERICOLOSE PER L'AMBIENTE" di cui alla parte 2 è sostituito dal testo seguente:&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;6. Il testo della nota 1 della parte 2 è sostituito dal testo seguente:"1. Le sostanze e i preparati sono classificati in base alle seguenti direttive e al loro attuale adeguamento al progresso tecnico:direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose [22];[22]  GU 196, 16.8.1967, pag. l. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2000/33/CE (GU L 136 dell'8.6.2000, pag. 90).direttiva 1999/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 maggio 1999, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura dei preparati pericolosi [23];[23]  GU L 200, 30.7.1999, pag. 1.direttiva 94/55/CE del Consiglio, del 21 novembre 1994, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose su strada (sistema di classificazione ADR/ONU) [24].[24]  GU L 319, 12.12.1994, pag. 7. Direttiva da ultimo modificata dalla direttiva 2001/7/CE della Commissione (GU L 30, 1.2.2000, pag. 43)Per quanto riguarda le sostanze o i preparati che non sono classificati come pericolosi ai sensi di una delle suddette direttive, ma che si trovano o possono trovarsi in uno stabilimento e che presentano o possono presentare, nelle condizioni esistenti in detto stabilimento, proprietà analoghe per quanto riguarda la possibilità di incidenti rilevanti, si seguono le procedure di classificazione provvisoria conformemente all'articolo che disciplina la materia nella corrispondente direttiva.Per quanto riguarda le sostanze e i preparati che, a causa delle loro proprietà, rientrano in più categorie, ai fini della presente direttiva si applicano i valori limite più bassi. Tuttavia, ai fini dell'applicazione della regola della somma di cui alla nota 4, il valore limite usato è sempre quello corrispondente alla classificazione pertinente.Ai fini della presente direttiva, la Commissione compila e aggiorna un elenco di sostanze classificate nelle categorie sopra indicate mediante il ricorso ad una decisione armonizzata in conformità della direttiva 67/548/CEE."7. Il testo della nota 2 della parte 2 è sostituito dal testo seguente:2. Per «esplosivo» si intende una sostanza o preparato classificato con la frase di rischio R2 o R3, oppure assegnato ad una divisione di rischio compresa tra 1.1 e 1.6 ai sensi del sistema di classificazione ADR/ONU. In questa definizione sono incluse le sostanze pirotecniche, che ai fini della presente direttiva sono definite come sostanze (o miscele di sostanze) destinate a produrre un effetto calorifico, luminoso, sonoro, gassoso o fumogeno o una combinazione di tali effetti grazie a reazioni chimiche esotermiche automantenute.Le divisioni e le frasi di rischio pertinenti sono:Divisione 1.1: «Materie o oggetti comportanti un rischio di esplosione in massa. (Una esplosione in massa è una esplosione che interessa in modo praticamente istantaneo la quasi totalità del carico).»Divisione 1.2: «Materie e oggetti comportanti un rischio di proiezione senza rischio di esplosione in massa.»Divisione 1.3: «Materie e oggetti comportanti un rischio di incendio con leggero rischio di spostamento di aria o di proiezione o dell'uno e dell'altro, ma senza rischio di esplosione di massa, a) la cui combustione dà luogo ad un considerevole irraggiamento termico, oppure b) che bruciano gli uni dopo gli altri con effetti minimi di spostamento di aria o di proiezione o di entrambi.»Divisione 1.4: «Materie e oggetti che presentano solo un leggero pericolo in caso di accensione o innesco durante il trasporto. Gli effetti sono essenzialmente limitati al collo e non danno luogo normalmente alla proiezione di frammenti di taglia considerevole o a distanza notevole. Un incendio esterno non deve comportare l'esplosione praticamente istantanea della quasi totalità del contenuto del collo.»Divisione 1.5: «Materie molto poco sensibili comportanti un rischio di esplosione in massa, la cui sensibilità è tale che, nelle normali condizioni di trasporto, non vi sia che una molto lieve probabilità di innesco o di passaggio dalla combustione alla detonazione. La prescrizione minima è che esse non devono esplodere durante la prova al fuoco esterno.»Divisione 1.6: «Oggetti estremamente poco sensibili non comportanti un rischio di esplosione in massa. Questi oggetti contengono solo materie detonanti estremamente poco sensibili e presentano una trascurabile probabilità di innesco o di propagazione accidentale. Il rischio è limitato all'esplosione di un unico oggetto.»R2: «Sostanze o preparati che creano un pericolo di esplosione per effetto di urto, attrito, fiamma o altre fonti di ignizione.»R3: «Sostanze o preparati che creano un pericolo gravissimo di esplosione per effetto di urto, attrito, fiamma o altre fonti di ignizione.»Nel caso di oggetti contenenti sostanze o preparati esplosivi o pirotecnici, se la quantità della sostanza o del preparato contenuto nell'oggetto è nota, ai fini della presente direttiva si tiene conto di tale quantità. Se la quantità non è nota, ai fini della presente direttiva l'intero oggetto è considerato esplosivo."8. Nelle note della parte 2 il testo della nota 3 b) 1), secondo trattino è sostituito dal testo seguente:"- le sostanze e i preparati che hanno un punto di infiammabilità inferiore a 55°C e che sotto pressione rimangono allo stato liquido, qualora particolari condizioni di utilizzazione, come la forte pressione e l'elevata temperatura, possano comportare il pericolo di incidenti rilevanti;"9. Nelle note della parte 2 il testo della nota 3 c) 2) è sostituito dal testo seguente:"2) i gas che sono infiammabili a contatto dell'aria a temperatura ambiente e a pressione normale (frase che descrive il rischio R12, secondo trattino) e che sono allo stato gassoso o supercritico, e"10. Nelle note della parte 2 il testo della nota 3 c) 3) è sostituito dal testo seguente:"3) le sostanze e i preparati liquidi infiammabili mantenuti ad una temperatura superiore al loro punto di ebollizione."11. Nelle note della parte 2 il testo della nota 4 è sostituito dal testo seguente:"4. Nel caso di uno stabilimento in cui non sono presenti singole sostanze o preparati in quantità superiori alle quantità limite corrispondenti, si applica la seguente regola della somma per determinare se lo stabilimento sia o no soggetto alle prescrizioni pertinenti della presente direttiva.La direttiva si applica se il valore ottenuto dalla sommaq1/QU + q2/ QU + q3/ QU + q4/ QU + q5/ QU + ... è maggiore di o uguale a 1,dove qx è la quantità presente di sostanze pericolose x (o di sostanze della stessa categoria) comprese nella parte 1 o nella parte 2 del presente allegato,e QU è la quantità limite corrispondente indicata nella colonna 3 della parte 1 o della parte 2.La presente direttiva si applica, ad eccezione degli articoli 9, 11 e 13, se il valore ottenuto dalla sommaq1/QL + q2/ QL + q3/ QL + q4/ QL + q5/ QL + ... è maggiore di o uguale a 1,dove qx è la quantità presente di sostanze pericolose x (o di sostanze della stessa categoria) comprese nella parte 1 o nella parte 2 del presente allegato,e QL è la quantità limite corrispondente indicata nella colonna 2 della parte 1 o della parte 2.La regola della somma va usata per valutare i pericoli complessivi associati alla tossicità, all'infiammabilità e all'ecotossicità. Di conseguenza, deve essere applicata tre volte:a) per sommare le sostanze e i preparati specificati di cui alla parte 1 classificati come tossici o molto tossici e le sostanze e i preparati delle categorie 1 o 2;b) per sommare le sostanze e i preparati specificati di cui alla parte 1 classificati come comburenti, esplosivi, infiammabili, facilmente infiammabili o estremamente infiammabili e le sostanze e i preparati delle categorie 3, 4, 5, 6, 7a, 7b o 8;c) per sommare le sostanze e i preparati che rientrano nelle categorie 9 i) o 9 ii).Le disposizioni pertinenti della direttiva si applicano se uno qualsiasi dei valori ottenuti dalle somme a), b) o c) è maggiore di o uguale a 1."