CELEX: 62002CC0201
Language: it
Date: 2003-09-25
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Léger del 25 settembre 2003. # The Queen, su richiesta di Delena Wells contro Secretary of State for Transport, Local Government and the Regions. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: High Court of Justice (England & Wales), Queen's Bench Division (Administrative Court) - Regno Unito. # Direttiva 85/337/CEE - Valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti - Provvedimento nazionale che rilascia una concessione mineraria senza effettuare una valutazione dell'impatto ambientale - Effetto diretto delle disposizioni delle direttive in una situazione triangolare. # Causa C-201/02.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALEPhilippe LÉGER presentate il 25 settembre 2003  (1)
         Causa C-201/02 The QueencontroSecretary of State for Transport, Local Government and the Regions ex parte Delena Wells(domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dalla High Court of Justice (England & Wales) Queen's Bench Division (Administrative
         Court) (Regno Unito)
            «Ambiente – Valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti – Direttiva 85/337/CEE – Vecchie concessioni minerarie  dormienti – Approvazione di nuove condizioni di esercizio – Autorizzazione – Assenza di valutazione»
            
      
         
       1.  Nella presente causa, la High Court of Justice (England & Wales), Queen's Bench Division (Administrative Court) (Regno Unito),
      sottopone alla Corte cinque questioni pregiudiziali relative all'interpretazione della direttiva del Consiglio 85/337/CEE 
      
         			(2)
         		. Dette questioni sono state sollevate nell'ambito di una controversia tra la sig.ra Delena Wells e le autorità del Regno
      Unito in relazione alla ripresa delle attività di estrazione nel sito di Conygar Quarry, una cava di materiali da costruzione
      ubicata in prossimità dell'abitazione della ricorrente.
      
       2.  La cava in questione, il cui sfruttamento era stato autorizzato nel 1947, era inutilizzata da molti anni quando la sig.ra
      Wells ha acquistato l'abitazione nel 1984. Nel 1997 e nel 1999 le autorità competenti hanno stabilito le condizioni cui era
      subordinata la ripresa delle attività a Conygar Quarry. Esse tuttavia non hanno effettuato la previa valutazione dell'impatto
      ambientale delle attività in questione, come previsto dalla direttiva 85/337.
      
       3.  Con le questioni pregiudiziali il giudice nazionale intende sapere, da un lato, se le disposizioni della direttiva 85/337
      siano applicabili nel caso di specie e, dall'altro, se la sig.ra Wells possa agire nei confronti dello Stato per la mancata
      attuazione della direttiva.
       I ─ Ambito normativo
      
      
      A
         
       
      
      
      ─
       Diritto comunitario
      
      
       4.  La direttiva 85/337 rientra nell'ambito dei programmi di azione delle Comunità europee in materia di ambiente, secondo cui
      occorre evitare fin dall'inizio inquinamenti ed altre perturbazioni, anziché combatterne successivamente gli effetti 
      
         			(3)
         		. Essa è intesa a garantire che l'autorizzazione di progetti pubblici e privati che possono avere un impatto rilevante sull'ambiente
      venga concessa solo previa valutazione delle loro probabili rilevanti ripercussioni sull'ambiente 
      
         			(4)
         		. Essa è diretta inoltre a garantire che questa valutazione venga effettuata in base alle opportune informazioni fornite dal
      committente nonché dalle autorità e dal pubblico interessato dal progetto 
      
         			(5)
         		.
      
       5.  L'art. 1, n. 2, della direttiva definisce la nozione di  
      autorizzazione come  
      decisione dell'autorità competente, o delle autorità competenti, che conferisce al committente il diritto di realizzare il
      progetto. Conformemente alla stessa disposizione, il termine  
      progetto comprende, in particolare,  
      interventi sull'ambiente naturale o sul paesaggio, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo.
      
       6.  A norma dell'art. 2, n. 1, della direttiva 85/337, gli  
      Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell'autorizzazione, i progetti per i quali
      si prevede un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, formino
      oggetto di una valutazione del loro impatto.
      
       7.  L'art. 4, n. 1, della direttiva dispone che i progetti elencati nell'allegato I formino oggetto di una valutazione dell'impatto
      ambientale 
      
         			(6)
         		. Lo stesso articolo enuncia, al n. 2, che i progetti menzionati nell'allegato II sono sottoposti alla suddetta valutazione
      solo  
      quando gli Stati membri ritengono che le loro caratteristiche lo richiedano. Le attività estrattive di materiali da costruzione figurano nell'allegato II.
      
       8.  Inoltre gli artt. 5-10 e l'allegato III della direttiva 85/337 precisano le informazioni necessarie ai fini della valutazione,
      nonché la procedura da seguire. Conformemente a tali disposizioni, la valutazione dev'essere effettuata in base alle informazioni
      fornite dal committente. Tali informazioni devono essere trasmesse alle autorità interessate e messe a disposizione del pubblico.
      Dette autorità e il pubblico possono esprimere il loro parere. Le autorità competenti, ai fini dell'autorizzazione del progetto,
      devono prendere in considerazione tutte le informazioni raccolte nel quadro della procedura di valutazione. Infine, il pubblico
      dev'essere informato in merito al tenore della decisione e alle condizioni che eventualmente l'accompagnano.
      
      B
         
       
      
      
      ─
       Diritto nazionale
      
      
      
      
       9.  Per rispondere alle esigenze di ricostruzione in seguito al secondo conflitto mondiale, il Regno Unito, a partire dal 1946,
      ha adottato gli Interim Development Orders (IDO) (ordinanze provvisorie di pianificazione; in prosieguo: le  
      IDO), che autorizzano espressamente le operazioni di estrazione di materiali 
      
         			(7)
         		.
      
       10.  Nel 1991 è entrato in vigore il Planning and Compensation Act 1991 (legge sulla pianificazione e gli indennizzi 
      
         			(8)
         		). L'art. 22 di detta legge prevede un regime particolare per le vecchie concessioni minerarie rilasciate nel quadro di un'IDO.
      
       11.  In base a tale regime, qualsiasi persona avente un interesse per il suolo o i minerali e titolare di una vecchia concessione
      mineraria doveva registrare quest'ultima presso la Mineral Planning Authority (autorità per la pianificazione del territorio
      in materia mineraria 
      
         			(9)
         		) prima del 25 marzo 1992. In mancanza, la vecchia concessione sarebbe divenuta inefficace 
      
         			(10)
         		. In seguito, entro un anno dalla registrazione, tale persone doveva chiedere alla MPA di definire le condizioni cui era subordinata
      la concessione, in base alle condizioni proposte nella domanda. Anche tale requisito era previsto a pena di decadenza della
      concessione.
      
       12.  La legge del 1991 mantiene distinte le concessioni cosiddette  
      attive da quelle denominate  
      quiescenti. Queste ultime riguardano i casi in cui non sono state condotte attività significative nei due anni antecedenti al 1° maggio
      1991. Nel caso delle concessioni attive, lo sfruttamento può continuare ed è soggetto alle nuove condizioni, una volta approvate.
      Nel caso delle concessioni quiescenti, le operazioni non possono riprendere finché non siano state stabilite definitivamente
      le nuove condizioni.
      
       13.  La MPA deve definire le condizioni cui deve soggiacere la concessione nel termine di tre mesi, decorso il quale le condizioni
      proposte nella richiesta si presumono approvate. Se la MPA fissa le condizioni entro il termine prescritto, esse possono includere
      qualsiasi condizione apponibile al rilascio di una concessione avente ad oggetto l'estrazione e la lavorazione dei minerali
      o che implica il deposito di residui minerali
         			(11)
         		.
      
       14.  Qualora le condizioni siano diverse da quelle specificate nella domanda, il richiedente può proporre ricorso al Secretary
      of State for Transport, Local Government and the Regions 
      
         			(12)
         		. La decisione del Secretary of State può essere impugnata entro sei settimane 
      
         			(13)
         		. Analogamente, le concessioni accordate in forza di un'IDO per le quali sono state fissate nuove condizioni in base alla
      legge 1991 possono essere modificate e revocate prima che le operazioni autorizzate siano state completate 
      
         			(14)
         		.
      
       II ─Fatti
      
       A ─Fatti all'origine della controversia
      
       15.  Nel 1947 era stata rilasciata una concessione per Conygar Quarry nell'ambito di un'IDO. Nel giugno del 1991, dopo molti anni
      in cui la cava era rimasta inutilizzata, i lavori di estrazione venivano ripresi per un breve periodo. Essi comprendevano
      attività di dirompimento a mezzo di esplosivi, movimentazione di carichi pesanti sulla strada sita davanti all'abitazione
      della sig.ra Wells, nonché attività di frantumazione. Tali operazioni causavano lesioni strutturali alla casa della sig.ra
      Wells e costringevano quest'ultima a tenere le finestre chiuse 
      
         			(15)
         		.
      
       16.  Il 24 agosto 1992, i proprietari di Conygar Quarry ottenevano la registrazione della loro vecchia concessione ai sensi della
      legge del 1991. La concessione era considerata quiescente, in quanto non era stata svolta alcuna attività nei due anni precedenti
      il 1˚ maggio 1991. I proprietari chiedevano inoltre alla MPA di fissare le condizioni della concessione. Con decisione 22
      dicembre 1994, la MPA imponeva condizioni più rigide rispetto a quelle proposte nella domanda 
      
         			(16)
         		.
      
       17.  I proprietari proponevano ricorso dinanzi al Secretary of State. Il 25 giugno 1997, quest'ultimo pubblicava la decisione con
      cui subordinava la concessioni a 54 condizioni. Inoltre lasciava alla valutazione della MPA alcuni aspetti, quali il controllo
      dei livelli sonori e delle esplosioni sul sito. Questi ultimi punti venivano approvate dalla MPA l'8 luglio 1999 
      
         			(17)
         		.
      
       18.  Prima dell'adozione delle decisioni del Secretary of State 25 giugno 1997 e della MPA 8 luglio 1999 non era stata effettuata
      alcuna valutazione di impatto ambientale ai sensi della direttiva 85/337. All'epoca, le autorità del Regno Unito ritenevano
      che le disposizioni della direttiva non fossero applicabili alla definizione di nuove condizioni relative a concessioni minerarie
      effettuata in base alla legge del 1991 
      
         			(18)
         		. Tuttavia, con decisione 11 febbraio 1999 la House of Lords dichiarava, nella causa R. contro North Yorkshire County Council,
      ex parte Brown (2000, 1 A.C. 397), che la determinazione di dette condizioni poteva qualificarsi come autorizzazione ai fini
      dell'art. 1, n. 2, della direttiva 85/337 
      
         			(19)
         		. In seguito a tale decisione, la legislazione del Regno Unito veniva modificata per subordinare la determinazione di nuove
      condizioni, relative ad una concessione mineraria ai sensi della legge del 1991, ad una valutazione di impatto ambientale,
      conformemente alla direttiva. Tale modifica è entrata in vigore il 15 dicembre 2000.
      
       B ─Causa principale
      
       19.  Con lettera 10 giugno 1999, la sig.ra Wells chiedeva al Secretary of State di adottare provvedimenti atti a porre rimedio
      alla mancanza della valutazione d'impatto ambientale riguardo alla ripresa dello sfruttamento della cava di Conygar Quarry.
      La domanda rimaneva senza risposta. Di conseguenza, la sig.ra Wells proponeva ricorso dinanzi alla High Court.
      
       20.  Conformemente all'impegno assunto dinanzi a detto giudice, con lettera 28 marzo 2001 il Secretary of State rispondeva alla
      lettera del 10 giugno 1999, rifiutando di revocare o modificare la concessione mineraria o di ordinare la sospensione di qualunque
      operazione estrattiva. Esso motivava tale decisione affermando, in particolare, che il diritto comunitario non gli consentiva
      di agire direttamente contro i gestori della cava e di revocare i loro diritti di sfruttamento. Dichiarava inoltre che la
      procedura corretta sarebbe stata che la sig.ra Wells avesse impugnato nel 1997 le nuove condizioni fissate, aggiungendo che,
      tenuto conto del tempo trascorso, la modifica di tali condizioni avrebbe implicato una violazione del principio della certezza
      del diritto e sarebbe stata sproporzionata.
      
       21.  La sig.ra Wells ha chiesto alla High Court di annullare tale decisione.
      
       III ─Questioni pregiudiziali
      
       22.  La High Court ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali: 
       1) Se l'approvazione di un nuovo regime di condizioni per una concessione esistente rilasciata con un'[IDO] ai sensi dell'art. 22
      e dell'allegato 2 [della legge del 1991] costituisca un'
      autorizzazione ai fini della direttiva [85/337]. 
      
       2) Se, successivamente all'approvazione di un nuovo regime di condizioni applicabili ad una  
      vecchia concessione mineraria rilasciata con un'IDO in base [alla legge del 1991], l'approvazione di ulteriori aspetti, richiesti in base al nuovo regime
      di condizioni, possa essere essa costituire un'
      autorizzazione ai sensi della direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti. 
      
       3) Se, nel caso in cui la soluzione della questione sub [1] sia positiva e quella della questione sub [2] sia negativa, continui
      comunque ad incombere allo Stato membro un obbligo di rimediare alla sua mancata richiesta della valutazione d'impatto ambientale,
      ed in tal caso, in che modo. 
      
       4) Se (i) i privati cittadini possano far valere la mancata richiesta della valutazione d'impatto ambientale da parte dello Stato,
      o se (ii) ciò non sia consentito in conseguenza delle limitazioni imposte dalla Corte alla dottrina dell'effetto diretto,
      ad esempio per quanto riguarda l'
      effetto diretto orizzontale o l'imposizione di oneri od obblighi ai singoli da parte di un organo dello Stato. 
      
       5) In caso di soluzione positiva della questione sub [4](ii), quali siano i limiti di tali divieti relativi all'effetto diretto
      nell'ambito della presente fattispecie e quali provvedimenti possa legittimamente adottare il Regno Unito in conformità della
      direttiva [85/337]
      . 
       IV ─ Analisi
      
      
      A
         
       
      
      
      ─
       Osservazioni preliminari
      
      
       23.  Prima di esaminare le questioni pregiudiziali, ritengo necessario svolgere le due osservazioni che seguono. La prima riguarda
      la questione se lo sfruttamento di Conygar Quarry costituisca un progetto soggetto a previa valutazione di impatto ambientale
      ai sensi della direttiva 85/337. Infatti abbiamo visto che, conformemente all'art. 4, n. 2, e all'allegato II della direttiva,
      i progetti di attività estrattive di materiali da costruzione vengono sottoposti alla valutazione solo quando gli Stati membri
      ritengono che le loro caratteristiche lo richiedano. Ne consegue che, in relazione a tali progetti, gli Stati membri dispongono
      di un margine di discrezionalità al fine di stabilire se essi debbano essere sottoposti alla valutazione controversa 
      
         			(20)
         		.
      
       24.  Nel caso di specie, il Secretary of State, nella decisione impugnata con il ricorso principale, non ha dichiarato che il progetto
      di sfruttamento della Conygar Quarry dovesse essere esonerato dalla procedura di valutazione di cui all'art. 4 della direttiva
      85/337. Inoltre il governo britannico, nelle osservazioni presentate alla Corte, non ha contestato l'importanza dell'impatto
      sull'ambiente del progetto in questione. Pertanto partirò dal presupposto, ammesso implicitamente dalle parti e dal giudice
      del rinvio, che la ripresa delle attività estrattive di materiali da costruzione a Conygar Quarry possa avere ripercussioni
      di rilievo sull'ambiente.
      
       25.  La seconda osservazione riguarda la ricevibilità delle prime due questioni pregiudiziali. La Commissione nutre dubbi in proposito,
      in quanto le questioni non sarebbero pertinenti ai fini della soluzione della causa principale. Essa fa valere, in primo luogo,
      che detta controversia ha per oggetto il rifiuto del Secretary of State di revocare o modificare la concessione mineraria
      relativa a Conygar Quarry, per cui sarebbe implicito che in un determinato momento è stata effettivamente rilasciata una concessione.
      In secondo luogo, la Commissione afferma che tali questioni sono basate sul presupposto che l'individuazione del momento preciso
      in cui è stata accordata la concessione costituisca un problema di diritto comunitario mentre, nella sentenza 18 giugno 1998,
      Gedeputeerde Staten van Noord-Holland 
      
         			(21)
         		, la Corte avrebbe dichiarato, ai punti 20 e 21, che tale questione dev'essere risolta in base al diritto nazionale.
      
       26.  Ritengo che tali argomenti siano infondati. Anzitutto occorre ricordare che, conformemente ad una giurisprudenza costante,
      nell'ambito della collaborazione tra la Corte e i giudici nazionali istituita dall'art. 234 CE, spetta esclusivamente al giudice
      nazionale cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell'emananda decisione giurisdizionale
      valutare, alla luce delle particolari circostanze di ciascuna causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere
      in grado di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. La Corte ne ha dedotto
      che il rigetto di una domanda presentata da un giudice nazionale è possibile solo laddove appaia in modo manifesto che l'interpretazione
      del diritto comunitario chiesta dal detto giudice non ha alcuna relazione con l'effettività o l'oggetto della controversia
      nella causa principale 
      
         			(22)
         		.
      
       27.  Orbene, tale circostanza non si verifica nel caso di specie. Infatti dalla motivazione dell'ordinanza di rinvio emerge che
      la prima questione pregiudiziale è intesa a permettere di stabilire se la fissazione delle condizioni relative alla concessione
      di Conygar Quarry ai sensi della legge del 1991 vada considerata alla stregua di un'autorizzazione in forza dell'art. 1, n. 2,
      della direttiva 85/337. Dalla soluzione di tale questione dipende l'applicabilità della direttiva nel contesto della causa
      principale e, pertanto, l'esistenza dell'obbligo delle autorità britanniche competenti di far procedere a una previa valutazione
      d'impatto ambientale.
      
       28.  Per quanto riguarda la seconda questione pregiudiziale, essa fa riferimento al fatto che le condizioni della concessione relativa
      a Conygar Quarry sono state stabilite in due fasi, dapprima con la decisione del Secretary of State del 25 giugno 1997 e,
      in seguito, con l'approvazione delle condizioni riservate da parte della MPA in data 8 luglio 1999. Con la predetta questione,
      il giudice del rinvio intende sapere quale di tali decisioni costituisca l'autorizzazione prevista dall'art. 1, n. 2, della
      direttiva 85/337. Dalla risposta a tale quesito dipende la soluzione della questione se, prima della seconda decisione sopra
      menzionata, le autorità britanniche competenti dovessero richiedere una previa valutazione di impatto ambientale.
      
       29.  Pertanto le due questioni pregiudiziali in esame mi sembrano del tutto pertinenti ai fini della definizione della causa principale.
      
       30.  Quanto all'argomento secondo cui la nozione di autorizzazione risultante dalla direttiva 85/337 sarebbe già stata considerata
      dalla Corte come una questione da risolvere in base al diritto nazionale, non vedo come tale circostanza possa determinare
      l'irricevibilità delle due questioni controverse. Esse infatti riguardano l'interpretazione di una norma di diritto comunitario,
      e ho già rilevato che sono pertinenti ai fini della soluzione della causa principale. Pertanto l'interpretazione già fornita
      dalla Corte potrebbe eventualmente condurre a risolvere le questioni controverse in maniera semplificata, nell'ambito della
      procedura prevista all'art 104, n. 3, del regolamento di procedura, ma non a dichiararle irricevibili.
      
       31.  Propongo quindi alla Corte di considerare ricevibili e di risolvere le prime due questioni pregiudiziali.
      
      B
         
       
      
      
      ─
       Sulla prima questione pregiudiziale
      
      
      
      
       32.  Con la prima questione pregiudiziale, il giudice del rinvio chiede in sostanza se l'art. 1, n. 2, della direttiva 85/337 vada
      interpretato nel senso che il provvedimento con cui vengono fissate le condizioni applicabili ad una vecchia concessione mineraria
      costituisce un'autorizzazione ai sensi della disposizione citata nel caso in cui la vecchia autorizzazione sia decaduta nel
      1991 e le attività minerarie non possano riprendere fino a che le predette condizioni non siano state fissate definitivamente.
      
       33.  Si deve rammentare che la nozione di autorizzazione è definita all'art. 1, n. 2, della direttiva come la  
      decisione dell'autorità competente, o delle autorità competenti, che conferisce al committente il diritto di realizzare il
      progetto di cui trattasi.
      
       34.  La Commissione sostiene, in via principale, che tale nozione riveste carattere meramente nazionale. Essa basa tale interpretazione
      sui punti 20 e 21 della sentenza Gedeputeerde Staten van Noord-Holland, citata, nonché sul tenore della definizione sopra
      citata. Tale interpretazione non è condivisa dal governo britannico, né dalla sig.ra Wells. Anche io ritengo che non possa
      essere accolta.
      
       35.  E' vero che dalla definizione della nozione di autorizzazione emerge che il momento in cui il committente si vede accordare
      il diritto di avviare la realizzazione del progetto di cui trattasi è stabilito dal diritto interno di ciascuno Stato membro.
      Pertanto le regole procedurali e le condizioni per il rilascio dell'autorizzazione sono definite dal diritto nazionale. Tuttavia,
      tale rinvio al diritto interno, a mio parere, non può essere interpretato nel senso che anche la determinazione della portata
      dell'autorizzazione va lasciata alla discrezionalità degli Stati membri. Sappiamo infatti che la direttiva 85/337 è volta
      ad eliminare le disparità tra le legislazioni vigenti negli Stati membri in materia di valutazione dell'impatto ambientale
      dei progetti pubblici e privati 
      
         			(23)
         		. La direttiva precisa inoltre che devono essere armonizzati  
      i principi di valutazione dell'impatto ambientale (...), in particolare per quel che riguarda i progetti da sottoporre a valutazione 
      
         			(24)
         		. Pertanto sarebbe manifestamente contrario agli obiettivi della direttiva 85/337 e al principio dell'applicazione uniforme
      del diritto comunitario concedere agli Stati membri la possibilità di sottrarre all'applicazione della direttiva, mediante
      una definizione particolarmente restrittiva della nozione di autorizzazione, progetti che potrebbero avere ripercussioni di
      rilievo sull'ambiente.
      
       36.  Quest'analisi non mi sembra in contrasto con quanto ha dichiarato la Corte nella sentenza Gedeputeerde Staten van Noord-Holland,
      citata. In detta causa le si chiedeva se la direttiva 85/337 dovesse essere interpretata nel senso che consente ad uno Stato
      membro di esonerare dagli obblighi relativi alla valutazione dell'impatto ambientale i progetti riportati nell'allegato I
      qualora, in primo luogo, questi progetti abbiano già costituito oggetto di un'autorizzazione prima del 3 luglio 1988, data
      di scadenza del termine di attuazione della direttiva, in secondo luogo, l'autorizzazione non sia stata preceduta da uno studio
      ambientale conforme alle prescrizioni della direttiva, e, in terzo luogo, un nuovo procedimento di autorizzazione sia stato
      formalmente avviato dopo il 3 luglio 1988.
      
       37.  Come ha dichiarato la Corte al punto 21 della motivazione, il giudice del rinvio aveva accertato che i progetti controversi
      erano stati oggetto di una nuova autorizzazione ai sensi dell'art. 1, n. 2, della direttiva 85/337. In tale contesto, al punto
      20 la Corte ha dichiarato, in via preliminare, che  
      spetta al giudice nazionale determinare, in ciascuna fattispecie e sulla base della normativa nazionale vigente, se l'approvazione
      di un piano regolatore comporti un'autorizzazione ai sensi dell'art. 1, n. 2, della [detta] direttiva. A mio parere, tale dichiarazione non esclude che si possa attribuire una valenza autonoma alla nozione di autorizzazione.
      In altre parole, spetta al giudice nazionale stabilire, in base al diritto nazionale applicabile e alla luce dei criteri di
      interpretazione indicati dalla Corte, se sia stata concessa un'autorizzazione ai sensi dell'art. 1, n. 2, della direttiva
      85/337.
      
       38.  Inoltre, la Corte ha già fornito criteri interpretativi per la nozione di autorizzazione, confermando indirettamente che a
      tale nozione è attribuito un contenuto comunitario. Infatti, nella sentenza WWF e a., citata, la Corte ha precisato quali
      condizioni devono ricorrere per l'applicazione della deroga prevista all'art. 1, n. 5, della direttiva, secondo cui quest'ultima
       
      non si applica ai progetti adottati nei dettagli mediante un atto legislativo nazionale specifico. La Corte ha dichiarato, in particolare, che l'atto legislativo in questione deve presentare le medesime caratteristiche
      dell'autorizzazione di cui all'art. 1, n. 2, della direttiva 85/337, ed ha precisato che l'atto deve adottare il progetto
      nei dettagli, vale a dire in modo sufficientemente preciso e definitivo, sì da comprendere,  
      come un'autorizzazione, tutti gli elementi del progetto rilevanti ai fini della valutazione d'impatto ambientale, che il legislatore
      deve aver preso in considerazione 
      
         			(25)
         		.
      
       39.  Pertanto la nozione di  
      autorizzazione di cui alla direttiva 85/337 deve avere anche una dimensione autonoma.
      
       40.  Per quanto riguarda la soluzione della prima questione pregiudiziale, si contrappongono due tesi. Il Regno Unito ritiene che
      l'approvazione di nuove condizioni applicabili ad una concessione esistente, rilasciata nel quadro di un'IDO, non costituisca
      un'autorizzazione ai sensi della direttiva 85/337. Esso sostiene che, nella fattispecie, la situazione è assimilabile a quella
      dei progetti cosiddetti  
      pipe-line, ossia progetti per i quali la procedura di autorizzazione è stata avviata prima del 3 luglio 1988, data di scadenza del
      termine di trasposizione della direttiva, ed era ancora in corso alla predetta data. Il Regno Unito rammenta che la Corte
      ha escluso l'applicabilità della direttiva ai progetti di questo tipo.
      
       41.  Viceversa, la sig.ra Wells e la Commissione ritengono che nel caso di specie la situazione non sia assimilabile a quella dei
      progetti  
      pipe-line e che sia stata rilasciata una nuova autorizzazione ai sensi della direttiva 85/337. Condivido tale parere.
      
       42.  Si deve rammentare che la giurisprudenza della Corte in materia di progetti  
      pipe-line si è sviluppata a partire dalla sentenza 11 agosto 1995, Commissione/Germania 
      
         			(26)
         		, ed è stata successivamente chiarita dalla sentenza Gedeputeerde Staten van Noord-Holland, citata. Secondo detta giurisprudenza,
      il principio enunciato all'art. 2, n. 1, della direttiva 85/337, secondo cui i progetti per i quali si prevede un impatto
      ambientale importante devono formare oggetto di una valutazione del loro impatto, non è applicabile ai progetti per i quali
      la procedura di autorizzazione è stata avviata prima del 3 luglio 1988 ed era ancora in corso a tale data. Tale soluzione
      è stata adottata in quanto la direttiva 85/337 non prevede alcuna norma transitoria relativamente a tali progetti. Essa inoltre
      riguarda in gran parte progetti di una certa ampiezza, la cui realizzazione necessita molto spesso di un lungo periodo di
      tempo. Pertanto la Corte ha ritenuto inopportuno che procedure già complesse a livello nazionale e formalmente avviate prima
      del 3 luglio 1988 siano appesantite e ritardate dalle specifiche prescrizioni imposte dalla direttiva, e che situazioni già
      consolidate ne siano colpite 
      
         			(27)
         		.
      
       43.  Orbene, nel caso di specie la ripresa delle attività a Conygar Quarry a seguito delle decisioni del Secretary of State e della
      MPA adottate nel 1997 e nel 1999 non può essere considerata un progetto per il quale la procedura di autorizzazione è stata
      avviata prima del 3 luglio 1988 ed era ancora in corso a tale data. Dall'ordinanza di rinvio risulta, infatti, che i concessionari
      di Conygar Quarry hanno beneficiato di una vera e propria autorizzazione nel 1947, nel quadro di un'IDO, e che tale autorizzazione
      era ancora valida al 3 luglio 1988. Tale autorizzazione tuttavia è decaduta per effetto della legge 1991, in quanto, conformemente
      a tale legge, poiché non era stata condotta alcuna attività significativa nei due anni antecedenti al 1° maggio 1991, non
      poteva essere ripresa alcuna operazione finché non fossero state fissate definitivamente le nuove condizioni 
      
         			(28)
         		.
      
       44.  Inoltre, in base agli elementi di fatto e di diritto della causa principale risulta che i concessionari di Conygar Quarry,
      dopo il 3 luglio 1988, hanno presentato alle autorità competenti le domande necessarie per essere nuovamente autorizzati a
      svolgere attività di estrazione nel sito in questione. Emerge altresì che sono state le decisioni adottate dal Secretary of
      State il 25 giugno 1997 e dalla MPA l'8 luglio 1997 a consentire ai concessionari di riprendere le attività e a stabilire
      in maniera precisa e definitiva le condizioni in cui tali attività potevano essere svolte. Inoltre dette decisioni potevano
      essere impugnate. Se ne deduce che i concessionari di Conygar Quarry hanno sicuramente beneficiato di una nuova decisione
      delle autorità competenti che li autorizzava a realizzare il loro progetto di estrazione di materiali, secondo quanto prevede
      la definizione della nozione di autorizzazione di cui all'art. 1, n. 2 della direttiva 85/337 
      
         			(29)
         		.
      
       45.  L'analisi sopra svolta mi sembra conforme agli obiettivi della direttiva che, secondo il sesto  
      considerando e l'art. 2, è intesa a garantire che tutti i progetti per i quali si prevede un impatto ambientale importante siano soggetti
      al principio della valutazione preventiva. Tale analisi, inoltre, è coerente con la giurisprudenza della Corte che attribuisce
      alla direttiva un vasto ambito di applicazione. Infatti, nella sentenza 24 ottobre 1996, Kraaijeveld e a. 
      
         			(30)
         		, la Corte ha dichiarato che il solo fatto che la direttiva non menzioni espressamente le modifiche di progetti rientranti
      nell'allegato II, al contrario delle modifiche di progetti figuranti nell'allegato I, non consente di dedurre che esse non
      rientrano nel campo di applicazione della direttiva. Essa ha stabilito che la nozione di modifica di progetto rientra nel
      campo di applicazione della direttiva, anche per quanto riguarda i progetti rientranti nell'allegato II, in quanto la finalità
      della stessa verrebbe lesa se con la qualifica di modifica di progetto fosse consentito di sottrarre taluni lavori od opere
      all'obbligo di espletare uno studio dell'impatto ambientale, allorché, per la loro natura, dimensione o ubicazione, tali lavori
      od opere risultassero idonei a produrre un impatto considerevole sull'ambiente 
      
         			(31)
         		.
      
       46.  Alla luce di quanto precede, propongo alla Corte di risolvere la prima questione pregiudiziale dichiarando che l'art. 1, n. 2,
      della direttiva 85/337 va interpretato nel senso che la determinazione delle condizioni applicabili a una vecchia concessione
      mineraria costituisce un'autorizzazione ai sensi di tale disposizione qualora la vecchia concessione sia divenuta inefficace
      nel 1991 e le attività non possano essere riprese prima della fissazione definitiva delle predette condizioni.
      
      C
         
       
      
      
      ─
       Sulla seconda questione pregiudiziale
      
      
      
      
       47.  Con la seconda questione pregiudiziale, il giudice del rinvio chiede se, in caso di soluzione affermativa della prima questione
      e qualora le condizioni applicabili ad una vecchia concessione mineraria siano state stabilite in due fasi, l'approvazione
      di condizioni di dettaglio nell'ambito della seconda fase costituisca un'autorizzazione ai sensi dell'art. 1, n. 2, della
      direttiva 85/337.
      
       48.  Secondo il giudice nazionale, la questione si pone in quanto, conformemente all'ordinamento giuridico interno, l'autorizzazione
      alla ripresa delle attività minerarie è stata acquisita nella fase della fissazione delle condizioni principali da parte del
      Secretary of State, il 25 giugno 1997. Ciò implica che la determinazione, da parte della MPA, di condizioni specifiche doveva
      rispettare i parametri stabiliti dal Secretary of State. Tuttavia, senza l'approvazione delle dette condizioni di dettaglio
      da parte della MPA dell'8 luglio 1999, le attività non avrebbero potuto riprendere 
      
         			(32)
         		.
      
       49.  Conformemente alla giurisprudenza della Corte, la circostanza che le attività minerarie nel sito di Conygar Quarry non potessero
      riprendere prima della fissazione delle condizioni specifiche da parte della MPA non rappresenta il fattore decisivo per stabilire
      se la determinazione di dette condizioni specifiche costituisca o meno un'autorizzazione ai sensi della direttiva 85/337.
      Qualora la procedura amministrativa applicabile alla realizzazione di un progetto rientrante nell'ambito di applicazione della
      direttiva 85/337 sia suddivisa in più fasi, la questione fondamentale è in quale fase della procedura si possano ritenere
      conseguiti gli obiettivi della direttiva.
      
       50.  Infatti, nella sentenza 19 settembre 2000, Linster 
      
         			(33)
         		, la Corte era chiamata a pronunciarsi sull'interpretazione della nozione di atto legislativo nazionale specifico, di cui
      all'art. 1, n. 5, della direttiva 85/337, i cui effetti sono equiparabili a quelli di un'autorizzazione ai sensi della stessa
      direttiva. In detta causa si trattava di stabilire se la nozione di atto legislativo nazionale specifico comprenda una norma
      emanata da un parlamento a seguito di dibattimento parlamentare pubblico, che autorizza la costruzione di un'autostrada senza
      però definirne il percorso. La Corte ha ritenuto a ragione che una legge di questo tipo rientra nella suddetta nozione  
      quando la procedura legislativa abbia consentito il conseguimento degli obiettivi perseguiti dalla direttiva 85/337, ivi compreso
      l'obiettivo della disponibilità di informazioni, e quando le informazioni a disposizione del Parlamento, al momento dell'approvazione
      in dettaglio del progetto, siano risultate equivalenti a quelle che avrebbero dovuto essere sottoposte all'autorità competente
      nell'ambito di un'ordinaria procedura di autorizzazione del progetto 
      
         			(34)
         		. La Corte ha considerato che, sebbene il percorso dell'autostrada da realizzare non fosse stabilito nell'atto legislativo
      in questione, non si può escludere, ad esempio quando siano state studiate in dettaglio più varianti del tracciato, in base
      ad informazioni fornite dal committente nonché dalle autorità competenti e dal pubblico interessato, che il legislatore abbia
      riconosciuto che tali varianti producono un impatto ambientale equivalente 
      
         			(35)
         		.
      
       51.  Inoltre la direttiva 85/337, secondo il suo primo  
      considerando, è intesa a garantire che, durante l'iter decisionale, l'autorità competente tenga subito conto delle ripercussioni sull'ambiente
      del progetto considerato.
      
       52.  Da quanto precede discende che qualora, come nel caso di specie, la procedura di autorizzazione si articoli in due fasi, consistenti
      l'una nella fissazione delle condizioni principali per lo sfruttamento e l'altra nella determinazione di alcune condizioni
      specifiche, la valutazione d'impatto ambientale va effettuata nella prima fase. Alla luce della posizione adottata dalla Corte
      nella sentenza Linster, citata, si può ammettere che l'autorizzazione ai sensi dell'art. 1, n. 2, della direttiva 85/337 sia
      stata rilasciata nel momento in cui sono state fissate le condizioni principali, se gli obiettivi della direttiva sono stati
      conseguiti. Ciò implica che tutti gli elementi del progetto che possono avere ripercussioni sull'ambiente devono essere stati
      oggetto di una valutazione preventiva alle condizioni previste dalla direttiva 
      
         			(36)
         		.
      
       53.  A questo proposito si deve ricordare che, secondo il sesto  
      considerando della direttiva 85/337, tale valutazione va effettuata in base ad informazioni fornite dal committente e al parere delle
      autorità e del pubblico interessato. A norma dell'art. 5, n. 2, e dell'allegato III della direttiva, le informazioni che il
      committente deve fornire comportano almeno una descrizione del progetto con informazioni relative alla sua ubicazione, progettazione
      e dimensione, una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e possibilmente compensare rilevanti effetti negativi,
      nonché i dati necessari per individuare e valutare i principali effetti che il progetto può avere sull'ambiente 
      
         			(37)
         		. Dagli artt. 6 e 8 emerge inoltre che tali informazioni devono essere messe a disposizione del pubblico interessato, che
      a quest'ultimo dev'essere data la possibilità di esprimere il proprio parere e che le informazioni raccolte debbono essere
      prese in considerazione dall'autorità competente nel quadro della procedura di autorizzazione del progetto.
      
       54.  Pertanto, solo quando l'impatto sull'ambiente delle condizioni ancora da stabilire ha già formato oggetto di una valutazione
      da parte dell'autorità competente secondo le modalità sopra indicate nell'ambito della decisione che fissa le condizioni principali,
      tale decisione può essere considerata come un'autorizzazione ai sensi dell'art. 1, n. 2, della direttiva 85/337. In mancanza,
      la valutazione dovrà essere completata per poter stabilire le condizioni mancanti e la decisione che fissa tali condizioni
      andrà considerata come l'
      autorizzazione ai sensi della direttiva.
      
       55.  Spetta al giudice nazionale stabilire, nelle circostanze del caso di specie, in quale fase della procedura amministrativa
      siano stati conseguiti gli obiettivi della direttiva 85/337 
      
         			(38)
         		. Nella presente causa, non essendo stata effettuata alcuna valutazione di impatto ambientale, non vedo come il giudice del
      rinvio possa considerare che gli obiettivi della direttiva sono stati conseguiti al momento dell'adozione della decisione
      del Secretary of State del 25 giugno 1997. Di conseguenza, se le condizioni fissate dalla MPA nella decisione 8 luglio 1999
      potevano avere ripercussioni di rilievo sull'ambiente 
      
         			(39)
         		, la MPA, conformemente alla direttiva, era tenuta a richiedere una previa valutazione d'impatto. Sarà compito del giudice
      a quo valutare se le condizioni fissate dalla MPA l'8 luglio 1999 potessero avere un impatto importante sull'ambiente.
      
       56.  Alla luce di quanto precede, propongo alla Corte di risolvere la seconda questione pregiudiziale dichiarando che l'art. 1,
      n. 2, della direttiva 85/337 va interpretato nel senso che, qualora le condizioni applicabili ad una vecchia concessione mineraria
      siano state stabilite in due fasi, la fissazione delle condizioni dettagliate nel corso della seconda fase costituisce un'autorizzazione
      ai sensi della predetta disposizione se tali condizioni possono avere un impatto sull'ambiente e tale impatto non è stato
      oggetto di valutazione da parte dell'autorità competente secondo le modalità previste dalla direttiva nell'ambito della decisione
      che ha definito le condizioni principali.
      
      D
         
       
      
      
      ─
       Sulla terza questione pregiudiziale
      
      
      
      
       57.  Il giudice del rinvio ha posto la terza questione pregiudiziale solo per l'ipotesi in cui la prima questione venga risolta
      in senso affermativo e la seconda in senso negativo. Data la soluzione da me proposta per la seconda, ritengo che non occorra
      risolvere la terza questione pregiudiziale.
      
      E
         
       
      
      
      ─
       Sulla quarta questione pregiudiziale
      
      
      
      
       58.  Con tale questione, il giudice del rinvio chiede in sostanza se gli artt. 1, n. 2, e 2, n. 1, della direttiva 85/337 vadano
      interpretati nel senso che, in caso di inosservanza delle loro disposizioni, i privati possono farli valere dinanzi ai giudici
      di uno Stato membro nei confronti delle autorità nazionali, oppure se i limiti imposti dalla Corte all'effetto diretto delle
      direttive ostino alla disapplicazione o alla modifica delle decisioni incompatibili con le suddette disposizioni.
      
       59.  Dall'ordinanza di rinvio emerge che tale problema si pone in quanto il Secretary of State sostiene, tra l'altro, che l'adozione
      delle misure richieste dalla ricorrente, quali la revoca della concessione, o la modifica delle relative condizioni, obbligherebbe
      il governo del Regno Unito ad adottare provvedimenti con conseguenze negative per i concessionari di Conygar Quarry. Secondo
      il Secretary of State, tale conseguenza eccederebbe i limiti imposti dalla Corte all'effetto diretto delle direttive. Egli
      sottolinea che nella sentenza 26 febbraio 1986, Marshall 
      
         			(40)
         		, la Corte ha dichiarato che una direttiva di per sé non può creare obblighi a carico di un singolo. Osserva inoltre che,
      nella sentenza 8 ottobre 1987, Kolpinghuis Nijmegen 
      
         			(41)
         		, la Corte ha stabilito che un'autorità nazionale non può far valere a carico di un privato una disposizione di una direttiva
      per la quale non si è ancora proceduto alla necessaria attuazione nell'ordinamento giuridico nazionale.
      
       60.  Al pari della ricorrente e della Commissione, ritengo che l'argomento del Secretary of State non possa essere accolto e che
      si debba risolvere in senso affermativo la prima parte della questione in esame. Tale conclusione si basa sugli elementi di
      seguito indicati.
      
       61.  Secondo una giurisprudenza costante, qualora uno Stato membro non abbia trasposto una direttiva entro i termini in essa prescritti
      o non l'abbia trasposta correttamente, i singoli possono far valere nei suoi confronti dinanzi ai giudici nazionali le disposizioni
      della direttiva che appaiano, dal punto di vista sostanziale, incondizionate e sufficientemente precise 
      
         			(42)
         		. Inoltre, secondo una giurisprudenza consolidata, i singoli possono chiedere al giudice nazionale, quando la direttiva conferisce
      agli Stati membri un margine effettivo di discrezionalità, di verificare che questi ultimi non abbiano superato i limiti di
      tale discrezionalità. Si deve sottolineare che tale possibilità è stata riconosciuta dalla Corte, in particolare, nell'ambito
      dell'interpretazione della direttiva 85/337, con le sentenze Kraaijeveld e a., WWF e a. e Linster.
      
       62.  Nel caso di specie, è pacifico che la sig.ra Wells possa far valere le disposizioni della direttiva 85/337. Tale facoltà si
      deduce dalle predette sentenze, in quanto la sig.ra Wells, al pari dei ricorrenti nelle cause che hanno dato origine a tali
      sentenze, chiede al giudice nazionale di verificare la conformità di una misura di diritto interno con la direttiva 85/337,
      verifica che potrebbe condurre all'annullamento della misura stessa. Tale facoltà, a mio parere, potrebbe anche derivare dal
      fatto che le disposizioni della direttiva 85/337 che impongono agli Stati membri di sottoporre l'autorizzazione dei progetti
      con possibili ripercussioni di rilievo sull'ambiente ad una valutazione d'impatto preventiva, nel cui ambito gli interessati
      devono potersi esprimere, sono sufficientemente precise.
      
       63.  Il corollario di tale diritto conferito ai singoli è l'obbligo degli Stati membri, previsto all'art. 10 CE, di adottare tutte
      le misure di carattere generale e particolare atte ad assicurare l'esecuzione degli obblighi loro imposti dal diritto comunitario.
      Tra questi obblighi si trova quello di eliminare le conseguenze illecite di una violazione del diritto comunitario 
      
         			(43)
         		. Tal diritto vincola tutte le autorità degli Stati membri, comprese quelle giurisdizionali. Secondo giurisprudenza costante,
      infatti, è compito dei giudici nazionali, incaricati di applicare, nell'ambito delle loro competenze, le norme del diritto
      comunitario, garantire la piena efficacia di tali norme e tutelare i diritti da esse attribuiti ai singoli 
      
         			(44)
         		. Pertanto i giudici nazionali sono tenuti a disapplicare qualsiasi disposizione di diritto interno che osti alla piena efficacia
      delle norme comunitarie 
      
         			(45)
         		. Tale obbligo discende dai principi dell'effetto diretto e della preminenza del diritto comunitario 
      
         			(46)
         		.
      
       64.  Ne consegue che, qualora non siano state rispettate le disposizioni della direttiva 85/337, è compito dei giudici nazionali
      e delle autorità amministrative nazionali, come la Corte ha dichiarato nelle sentenze Kraaijeveld e a. e WWF e a., citate,
      adottare tutte le misure necessarie, generali o specifiche, affinché il progetto in questione sia sottoposto ad una valutazione
      di impatto ambientale.
      
       65.  A mio parere, le limitazioni imposte all'effetto diretto delle direttive dalla giurisprudenza della Corte non possono in alcun
      caso impedire l'esecuzione di tale obbligo. E' opportuno ricordare in cosa consistano le limitazioni sopra menzionate.
      
       66.  Nella sentenza Marshall, citata, la Corte ha dichiarato che la natura cogente di una direttiva, quale risulta dall'art. 249 CE,
      esiste solo nei confronti dello Stato membro cui è rivolta. Ne ha dedotto che una  
      direttiva non può di per sé creare obblighi a carico di un singolo e che una disposizione di una direttiva non può quindi
      essere fatta valere in quanto tale nei confronti dello stesso 
      
         			(47)
         		. Da tale affermazione, secondo cui una direttiva può esplicare solo un effetto verticale  
      ascendente, la giurisprudenza ha tratto due conseguenze. In primo luogo, le direttive non hanno effetto diretto  
      orizzontale, ossia non possono essere fatte valere in quanto tali da un privato nell'ambito di una controversia che oppone quest'ultimo
      ad un altro privato. Secondo la Corte, estendere la giurisprudenza sulla possibilità di far valere direttive nei confronti
      delle autorità pubbliche all'ambito dei rapporti tra singoli  
      significherebbe riconoscere in capo alla Comunità il potere di emanare norme che facciano sorgere con effetto immediato obblighi
      a carico di questi ultimi, mentre tale competenza le spetta solo laddove le sia attribuito il potere di adottare regolamenti 
      
         			(48)
         		. In secondo luogo, le direttive non possono avere effetto diretto verticale  
      discendente, vale a dire che un'autorità nazionale non può far valere nei confronti di un privato una disposizione di una direttiva non
      ancora recepita nell'ordinamento giuridico interno 
      
         			(49)
         		.
      
       67.  A mio avviso, nessuno dei principi stabiliti dalla giurisprudenza osta a che le autorità nazionali competenti adottino i provvedimenti
      richiesti dalla sig.ra Wells, quali l'annullamento della concessione o la modifica delle condizioni fissate nel 1997 e nel
      1999.
      
       68.  Per quanto riguarda, anzitutto, il principio della mancanza di effetto diretto orizzontale delle direttive, esso non costituisce
      un ostacolo in quanto la causa principale non oppone la sig.ra Wells ai concessionari di Conygar Quarry, bensì ad un ente
      statale 
      
         			(50)
         		. Pertanto si tratta di un classico caso di applicazione del principio dell'effetto diretto  
      verticale delle direttive. In un caso del genere è perfettamente possibile che la decisione che dev'essere adottata dal giudice competente
      in seguito alla pronuncia interpretativa della Corte, nonché, eventualmente, quella adottata in esecuzione della decisione
      nazionale delle autorità amministrative competenti, abbiano ripercussioni sui diritti dei singoli. Alla luce della giurisprudenza
      della Corte, neanche la certezza che ciò avverrà può giustificare l'esclusione del diritto del ricorrente di far valere le
      disposizioni di una direttiva non trasposta o trasposta in modo inadeguato. In tal senso, nella sentenza 22 giugno 1989, Fratelli
      Costanzo 
      
         			(51)
         		, la Corte ha riconosciuto il diritto di un partecipante ad una gara d'appalto di lavori pubblici di invocare le disposizioni
      di una direttiva nell'ambito di un ricorso contro la delibera di un comune che aggiudicava l'appalto ad un concorrente 
      
         			(52)
         		. Analogamente, nella sentenza 12 novembre 1996, Smith & Nephew e Primecrown 
      
         			(53)
         		, la Corte ha dichiarato che un operatore economico poteva avvalersi delle disposizioni di una direttiva al fine di contestare
      la validità di un'autorizzazione all'immissione in commercio rilasciata ad un concorrente per una specialità medicinale.
      
       69.  Per quanto riguarda poi il principio della mancanza di effetto diretto verticale discendente, neppure questo può impedire
      l'adozione delle misure richieste. Si deve infatti rammentare che tale principio è inteso ad evitare che uno Stato membro
      possa far valere le disposizioni di una direttiva quando, in violazione degli obblighi scaturenti dalla direttiva stessa e
      dall'art 10 CE, non abbia adottato i provvedimenti necessari ai fini della trasposizione nell'ordinamento giuridico interno.
      Tale principio è quindi volto ad impedire che lo Stato in questione possa trarre vantaggio da un proprio inadempimento 
      
         			(54)
         		. Tuttavia, esso non può impedire che le autorità nazionali adempiano il loro obbligo di eliminare le conseguenze della violazione
      delle disposizioni di una direttiva, disapplicando i provvedimenti nazionali con essa incompatibili, da un lato, e adottando
      le misure necessarie all'attuazione delle suddette disposizioni, dall'altro. In tal caso, lo Stato membro in questione non
      crea obblighi a carico di un singolo e a proprio vantaggio in base a una direttiva non recepita, bensì adotta tutte le misure
      necessarie all'attuazione della stessa.
      
       70.  Accogliere la tesi contraria implicherebbe che uno Stato membro che non abbia trasposto una direttiva entro i termini previsti
      o non l'abbia trasposta correttamente sarebbe impossibilitato a porre successivamente rimedio a tale inadempimento in tutti
      i casi in cui l'applicazione del diritto comunitario avrebbe l'effetto di creare obblighi a carico dei singoli o di mettere
      in forse i loro diritti. Tale interpretazione del principio della mancanza di effetto diretto verticale discendente porterebbe
      senza dubbio a rimettere in discussione il principio della preminenza del diritto comunitario, riconosciuto dalla Corte, nella
      pronuncia storica del 15 luglio 1964 nella causa Costa 
      
         			(55)
         		, quale condizione dell'esistenza stessa della Comunità.
      
       71.  Ne consegue che i limiti imposti dalla Corte all'effetto diretto delle direttive non ostano a che la sig.ra Wells possa far
      valere le disposizioni della direttiva 85/337 dinanzi al giudice nazionale né a che la pubbliche autorità, giudiziarie e amministrative,
      adottino tutti provvedimenti necessari per eliminare le conseguenze illecite della violazione della direttiva e garantire
      il rispetto delle sue disposizioni nel caso della concessione di Conygar Quarry. In mancanza di una disciplina comunitaria
      in merito alle condizioni d'esecuzione di tale obbligo sarà compito delle suddette autorità adempiere tale obbligo in base
      alle norme del diritto nazionale, nei limiti dell'autonomia procedurale degli ordinamenti nazionali attinenti ai principi
      dell'equivalenza e dell'effettività 
      
         			(56)
         		.
      
       72.  Alla luce di quanto precede, propongo alla Corte di risolvere la quarta questione pregiudiziale dichiarando che gli artt. 1,
      n. 2, e 2, n. 1, della direttiva 85/337 vanno interpretati nel senso che, qualora le disposizioni ivi contenute non siano
      state rispettate, i singoli possono farle valere dinanzi ai giudici di uno Stato membro nei confronti delle autorità nazionali
      e i limiti imposti dalla Corte all'effetto diretto delle direttive non ostano a che le decisioni incompatibili con tali disposizioni
      vengano disapplicate o modificate.
      
      F
         
       
      
      
      ─
       Sulla quinta questione pregiudiziale
      
      
      
      
       73.  Il giudice del rinvio ha posto tale questione solo per il caso in cui la questione precedente venga risolta nel senso che
      le limitazioni imposte dalla Corte all'effetto diretto delle direttive ostano a che le decisioni incompatibili con le disposizioni
      della direttiva 85/337 siano disapplicate o modificate. Data la soluzione che propongo alla Corte per la questione in esame,
      ritengo che non sia necessario risolvere la quinta questione pregiudiziale.
       
       V ─Conclusione
      
       74.  Alla luce di quanto precede, propongo alla Corte di risolvere come segue le questioni deferite dal giudice a quo: 
       1) L'art. 1, n. 2, della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale
      di determinati progetti pubblici e privati, va interpretato nel senso che la definizione delle condizioni applicabili a una
      vecchia concessione mineraria costituisce un'autorizzazione ai sensi di tale disposizione qualora la vecchia concessione sia
      divenuta inefficace nel 1991 e le attività non possano essere riprese prima della fissazione definitiva delle predette condizioni.
      
      
       2) Qualora le condizioni di esercizio siano state stabilite in due fasi, la fissazione delle condizioni dettagliate, nel corso
      della seconda fase costituisce un'autorizzazione ai sensi dell'art. 1, n. 2, della direttiva 85/337 se dette condizioni possono
      avere un impatto importante sull'ambiente e tale impatto non è stato oggetto di valutazione da parte dell'autorità competente
      secondo le modalità previste dalla direttiva nell'ambito della decisione che ha definito le condizioni principali. 
      
       3) Gli artt. 1, n. 2, e 2, n. 1, della direttiva 85/337 vanno interpretati nel senso che, qualora le disposizioni ivi contenute
      non siano state rispettate, i singoli possono farle valere dinanzi ai giudici di uno Stato membro nei confronti delle autorità
      nazionali e i limiti imposti dalla Corte all'effetto diretto delle direttive non ostano a che le decisioni incompatibili con
      tali disposizioni vengano disapplicate o modificate
      .
      
       1 –
         
           Lingua originale: l'inglese.
      
      2 –
         
         Direttiva 27 giugno 1985, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU
            L 175, pag. 40).
         
      
      3 –
         
         Primo  
            considerando.
         
      
      4 –
         
         Sesto  
            considerando.
         
      
      5 –
         
         Idem.
      
      6 –
         
         Si tratta, ad esempio, delle raffinerie di petrolio, delle centrali termiche e nucleari, degli impianti chimici o della costruzione
            di autostrade.
         
      
      7 –
         
         Ordinanza di rinvio, nota 2.
      
      8 –
         
         In prosieguo: la  
            legge del 1991.
         
      
      9 –
         
         In prosieguo: la  
            MPA.
         
      
      10 –
         
         Ordinanza di rinvio, punti 16 e 42.
      
      11 –
         
         Ordinanza di rinvio, punto 46.
      
      12 –
         
         In prosieguo: il  
            Secretary of State.
         
      
      13 –
         
         Ordinanza di rinvio, punto 50.
      
      14 –
         
         Ordinanza di rinvio, punto 52.
      
      15 –
         
         Ordinanza di rinvio, punto 12.
      
      16 –
         
         Ordinanza di rinvio, punto 17.
      
      17 –
         
         Ordinanza di rinvio, punti 27 e 29.
      
      18 –
         
         Ordinanza di rinvio, punto 20.
      
      19 –
         
         Ordinanza di rinvio, nota 6.
      
      20 –
         
         Tale margine di discrezionalità non è illimitato. Nella sentenza 16 settembre 1999, causa C-435/97, WWF e a. (Racc. pag. I-5613),
            la Corte ha dichiarato che esso trova i suoi limiti nell'obbligo, enunciato all'art. 2, n. 1, della direttiva 85/337, di sottoporre
            ad una valutazione d'impatto i progetti per i quali si prevede un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro
            natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione. La Corte ha inoltre precisato che spetta al giudice nazionale verificare
            se le autorità competenti, esonerando il progetto di cui trattasi dalla procedura di valutazione, non abbiano superato i limiti
            del loro margine di discrezionalità.
         
      
      21 –
         
         Causa C-81/96 (Racc. pag. I-3923).
      
      22 –
         
         Per un'applicazione recente, v. sentenza 21 novembre 2002, causa C-473-00, Cofidis (Racc. pag. I-10875, punto 20, e giurisprudenza
            ivi cit.).
         
      
      23 –
         
         Secondo  
            considerando.
         
      
      24 –
         
         Settimo  
            considerando.
         
      
      25 –
         
         Punto 59.
      
      26 –
         
         Causa C-431/92 (Racc. pag. I-2189, punto 32).
      
      27 –
         
         Sentenza Gedeputeerde Staten van Noord-Holland, cit. (punti 23 e 24).
      
      28 –
         
         V. paragrafo 12 delle presenti conclusioni.
      
      29 –
         
         La House of Lords è pervenuta alla stessa conclusione nella sentenza R. contro North Yorkshire County Council, ex parte Brown,
            cit.
         
      
      30 –
         
         Causa C-72/95 (Racc. pag. I-5403).
      
      31 –
         
         Punto 39.
      
      32 –
         
         Ordinanza di rinvio, punto 8.
      
      33 –
         
         Causa C-287/98 (Racc. pag. I-6917).
      
      34 –
         
         Punto 3 del dispositivo.
      
      35 –
         
         Sentenza Linster, cit. (punto 58).
      
      36 –
         
         V., in tal senso, sentenza WWF e a., cit. (punto 60).
      
      37 –
         
         Sentenza Linster, cit. (punto 55).
      
      38 –
         
         Sentenza Linster, cit. (punto 58).
      
      39 –
         
         L'ordinanza di rinvio precisa (punto 27) che i concessionari di Conygar Quarry dovevano sottoporre alla MPA, in particolare,
            piani relativi al miglioramento delle vie d'accesso, piani dettagliati dei lavori e piani di controllo delle esplosioni e
            dei livelli di rumore.
         
      
      40 –
         
         Causa 152/84 (Racc. pag. 723).
      
      41 –
         
         Causa 80/86 (Racc. pag. 3969).
      
      42 –
         
         Sentenze 19 gennaio 1982, causa 8/81, Becker (Racc. pag. 53), e 4 dicembre 1997, cause riunite da C-253/96 a C-258/96, Kampelmann
            e a. (Racc. pag. I-6907, punto 37). Per un'esempio di applicazione recente, v. sentenza 10 aprile 2003, causa C-276/01, Steffensen
            (Racc. pag. I-3735, punto 38).
         
      
      43 –
         
         Sentenza 19 novembre 1991, cause riunite C-6/90 e C-9/90, Francovich e a. (Racc. pag. I-5357, punto 36).
      
      44 –
         
         Sentenze 9 marzo 1978, causa 106/77, Simmenthal (Racc. pag. 629, punto 16), e Francovich e a., cit. (punto 32).
      
      45 –
         
         Sentenze Simmenthal, cit. (punto 22), e 19 giugno 1990, causa C-213/89, Factortame e a. (Racc. pag. I-2433, punto 20).
      
      46 –
         
         Sentenze Simmenthal (punti 14-18) e Factortame e a. (punto 18), cit.
      
      47 –
         
         Punto 48.
      
      48 –
         
         Sentenza 14 luglio 1994, causa C-91/92, Faccini Dori (Racc. pag. I-3325, punto 24). V. anche sentenze 7 marzo 1996, causa
            C-192/94, El Corte Inglès (Racc. pag. I-1281, punto 20), e 14 settembre 2000, causa C-343/98, Collino e Chiappero (Racc. pag.
            I-6659, punto 20).
         
      
      49 –
         
         Sentenze 11 giugno 1987, causa 14/86, Pretore di Salò (Racc. pag. 2545, punto 19), e Kolpinghuis Nijmegen, cit. (punto 10).
      
      50 –
         
         La Corte ha esteso la portata dell'effetto diretto  
            verticale delle direttive dichiarando che le loro disposizioni possono essere fatte valere nei confronti non solo dello Stato membro
            in quanto tale, ma anche nei confronti di organismi o enti soggetti all'autorità o al controllo dello Stato o che dispongano
            di poteri che eccedono i limiti di quelli risultanti dalle norme che si applicano nei rapporti fra singoli, come enti territoriali
            od organismi che, indipendentemente dalla loro forma giuridica, siano stati incaricati, con un atto della pubblica autorità,
            di prestare, sotto il controllo di quest'ultima, un servizio di interesse pubblico (sentenza Kampelmann e a., cit., punto
            46).
         
      
      51 –
         
         Causa 103/88 (Racc. pag. 1839).
      
      52 –
         
         Il giudice a quo chiedeva alla Corte se gli organi dell'amministrazione, compresi i comuni, siano tenuti, al pari dei giudici
            nazionali, ad applicare le disposizioni della direttiva in causa disapplicando le norme nazionali ad essa non conformi. Molto
            logicamente, la Corte ha dichiarato che  
            [s]arebbe (...) contraddittorio statuire che i singoli possono invocare (...) le disposizioni di una direttiva (...) allo
            scopo di far censurare l'operato dell'amministrazione, e al contempo ritenere che l'amministrazione non sia tenuta ad applicare
            le disposizioni della direttiva disapplicando le norme nazionali ad esse non conformi (punto 31).
         
      
      53 –
         
         Causa C-201/94 (Racc. pag. I-5819).
      
      54 –
         
         La Corte ne ha dedotto, in particolare, che una direttiva non può avere l'effetto, di per sé e indipendentemente da una legge
            interna di uno Stato membro adottata per la sua attuazione, di determinare o di aggravare la responsabilità penale di coloro
            che agiscono in violazione delle sue disposizioni (sentenze Pretore di Salò, punto 20; Kolpinghuis Nijmegen, punto 13, e 26
            settembre 1996, causa C-168/95, Arcaro, Racc. pag. I-4705, punto 37).
         
      
      55 –
         
         Causa 6/64 (Racc. pag. 1129, in particolare pagg. 1143 e segg).
      
      56 –
         
         Sentenza 16 maggio 2000, causa C-78/98, Preston e a. (Racc. pag. I-3201, punto 31).