CELEX: 62009CJ0331
Language: it
Date: 2011-04-14
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 14 aprile 2011. # Commissione europea contro Repubblica di Polonia. # Inadempimento di uno Stato - Aiuto di Stato - Aiuto accordato dalla Repubblica di Polonia a favore del gruppo Technologie Buczek - Decisione della Commissione che constata l’incompatibilità di tale aiuto con il mercato comune e ne dispone il recupero - Omessa esecuzione entro il termine impartito. # Causa C-331/09.

Causa C‑331/09
      Commissione europea
      contro
      Repubblica di Polonia
      «Inadempimento di uno Stato — Aiuto di Stato — Aiuto accordato dalla Repubblica di Polonia a favore del gruppo Technologie Buczek — Decisione della Commissione che constata l’incompatibilità di tale aiuto con il mercato comune e ne dispone il recupero — Omessa esecuzione entro il termine impartito»
      Massime della sentenza
      1.        Ricorso per inadempimento — Inosservanza di una decisione della Commissione relativa ad un aiuto di Stato — Obbligo di recuperare
            gli aiuti concessi — Termine di riferimento
      (Art. 88, n. 2, secondo comma, CE)
      2.        Aiuti concessi dagli Stati — Recupero di un aiuto illegale — Applicazione del diritto nazionale — Presupposti e limiti
      (Art. 88, n. 2, CE; regolamento del Consiglio n. 659/1999, art. 14, n. 3)
      3.        Ricorso per inadempimento — Inosservanza dell’obbligo di recuperare gli aiuti illegali — Mezzi difensivi — Impossibilità assoluta
            di esecuzione — Criteri di valutazione — Difficoltà di esecuzione
      (Art. 88, n. 2, CE; regolamento del Consiglio n. 659/1999, art. 14, n. 3)
      1.        La data rilevante per la valutazione di un ricorso per inadempimento proposto in forza dell’art. 88, n. 2, secondo comma,
         CE è quella che è stata prevista nella decisione di cui si fa valere la mancata esecuzione o, eventualmente, quella che la
         Commissione ha fissato successivamente. Infatti, la suddetta disposizione non prevede una fase precontenziosa, a differenza
         dell’art. 226 CE, e, di conseguenza, la Commissione non emette un parere motivato che impartisce agli Stati membri un termine
         per conformarsi alla sua decisione.
      
      Tuttavia, per stabilire la data di scadenza del termine di esecuzione occorre tener conto di un’eventuale sospensione dell’esecuzione
         della decisione della Commissione disposta mediante ordinanza del presidente del Tribunale.
      
      (v. punti 50, 52)
      2.        Conformemente all’art. 14, n. 3, del regolamento n. 659/99, recante modalità di applicazione dell’articolo 88 del Trattato CE,
         il recupero di un aiuto illegittimo imposto da una decisione della Commissione va effettuato senza indugio secondo le procedure
         previste dalla legge dello Stato membro interessato, a condizione che esse consentano l’esecuzione immediata ed effettiva
         della suddetta decisione.
      
      Nel caso delle imprese beneficiarie di aiuti dichiarati incompatibili col mercato comune e sottoposte a procedura fallimentare,
         il ripristino della situazione anteriore e l’eliminazione della distorsione di concorrenza risultante dagli aiuti illegittimamente
         erogati possono, in linea di principio, essere realizzati mediante l’iscrizione al passivo fallimentare del credito relativo
         alla restituzione degli aiuti interessati.
      
      (v. punti 59-60)
      3.        Nell’ambito di un ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, l’unico mezzo difensivo
         che uno Stato membro può opporre è quello dell’impossibilità assoluta di dare correttamente esecuzione alla decisione di recupero.
         La condizione dell’impossibilità assoluta di esecuzione non è soddisfatta quando lo Stato membro convenuto si limita a comunicare
         alla Commissione le difficoltà giuridiche, politiche o pratiche che presentava l’esecuzione della decisione, senza intraprendere
         alcuna vera iniziativa presso le imprese interessate al fine di recuperare l’aiuto e senza proporre alla Commissione altre
         modalità di esecuzione della decisione che avrebbero consentito di superare le difficoltà. Inoltre, il timore di difficoltà
         interne, nell’ambito dell’esecuzione di una decisione in materia di recupero di un aiuto di Stato dichiarato incompatibile
         con il mercato comune, non può giustificare il fatto che uno Stato membro non rispetti gli obblighi che gli incombono in forza
         del diritto dell’Unione.
      
      (v. punti 69-70, 72)
SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)
      14 aprile 2011 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Aiuto di Stato – Aiuto accordato dalla Repubblica di Polonia a favore del gruppo Technologie Buczek – Decisione della Commissione che constata l’incompatibilità di tale aiuto con il mercato comune e ne dispone il recupero – Omessa esecuzione entro il termine impartito»
      Nella causa C‑331/09,
      avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, proposto il 17 agosto 2009,
      Commissione europea, rappresentata dal sig. K. Gross e dalla sig.ra A. Stobiecka-Kuik, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Repubblica di Polonia, rappresentata dalla sig.ra M. Krasnodębska-Tomkiel, in qualità di agente,
      
      convenuta,
      LA CORTE (Prima Sezione),
      composta dal sig. A. Tizzano, presidente di sezione, dai sigg. M. Ilešič, E. Levits, M. Safjan e dalla sig.ra M. Berger (relatore),
         giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
      cancelliere: sig. A. Calot Escobar
      vista la fase scritta del procedimento,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Col suo ricorso la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che, non adempiendo gli obblighi derivantile
         dalla decisione della Commissione 23 ottobre 2007, 2008/344/CE, relativa all’aiuto di Stato C 23/06 (ex NN 35/06), concesso
         dalla Polonia a favore del produttore di acciaio gruppo Technologie Buczek (GU 2008, L 116, pag. 26), la Repubblica di Polonia
         ha violato le disposizioni risultanti dall’art. 249, quarto comma, CE, nonché dagli artt. 3, 4 e 5 della suddetta decisione.
      
       Contesto normativo 
      2        Il tredicesimo considerando del regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione dell’articolo
         [88] del trattato CE (GU L 83, pag. 1), recita come segue:
      
      «considerando che in caso di aiuti illegali non compatibili con il mercato comune occorrerebbe ripristinare la concorrenza
         effettiva; che a tal fine è necessario che l’aiuto, compresi gli interessi, venga recuperato senza indugio; che è opportuno
         che il recupero avvenga nel rispetto delle procedure di legge nazionali; che l’applicazione di queste procedure non dovrebbe
         impedire, facendo ostacolo ad un’esecuzione immediata ed effettiva della decisione della Commissione, il ripristino della
         concorrenza effettiva; che, per ottenere detto risultato, gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie
         per garantire l’efficacia della decisione della Commissione».
      
      3        L’art. 14, n. 3, del regolamento n. 659/1999 enuncia quanto segue:
      
      «Fatta salva un’eventuale ordinanza della Corte di giustizia delle Comunità europee emanata ai sensi dell’articolo [242] del
         trattato, il recupero va effettuato senza indugio secondo le procedure previste dalla legge dello Stato membro interessato,
         a condizione che esse consentano l’esecuzione immediata ed effettiva della decisione della Commissione. A tal fine e in caso
         di procedimento dinanzi ai tribunali nazionali, gli Stati membri interessati adottano tutte le misure necessarie disponibili
         nei rispettivi ordinamenti giuridici, comprese le misure provvisorie, fatto salvo il diritto comunitario».
      
      4        Ai sensi dell’art. 23, n. 1, dello stesso regolamento:
      
      «Qualora lo Stato membro interessato non si conformi ad una decisione condizionale o negativa, in particolare nei casi di
         cui all’articolo 14, la Commissione può adire direttamente la Corte di giustizia delle Comunità europee ai sensi dell’articolo
         [88], paragrafo 2, del trattato».
      
       Fatti
      5        Con l’art. 1 della decisione 2008/344, notificata alla Repubblica di Polonia il 24 ottobre 2007, la Commissione ha dichiarato
         che le misure adottate dalla Repubblica di Polonia a favore del gruppo Technologie Buczek (in prosieguo: il «GTB») costituiscono
         un aiuto di Stato incompatibile col mercato comune (in prosieguo: l’«aiuto controverso»).
      
      6        All’epoca dei fatti all’origine della presente causa, il «GTB» operava nel settore della produzione di acciaio come fabbricante
         di tubi ed era costituito dalla Technologie Buczek SA (in prosieguo: la «TB»), che possedeva numerose controllate due delle
         quali, secondo la Commissione, fruivano anch’esse dell’aiuto controverso, cioè la Buczek Automotive sp. z o.o. (in prosieguo:
         la «BA») e la Huta Buczek sp. z o.o. (in prosieguo: la «HB»).
      
      7        L’aiuto controverso a favore del GTB consisteva nell’omessa esecuzione forzata di crediti di diritto pubblico detenuti da
         vari creditori pubblici, segnatamente l’ente previdenziale, il comune di Sosnowiec, ove si trovava la sede del GTB, ed il
         Fondo statale per la riabilitazione dei disabili.
      
      8        I primi cinque articoli del dispositivo della decisione 2008/344 recitano come segue:
      
      «Articolo 1
      L’aiuto di Stato dell’importo di 20 761 643 PLN, che la Polonia ha concesso illegalmente al [GTB], viola le disposizioni dell’articolo
         88, paragrafo 3 del trattato CE ed è incompatibile con il mercato comune.
      
      Articolo 2
      L’aiuto di Stato dell’importo di 1 369 186 PLN, che la Polonia ha concesso a favore del [GTB] negli anni 1997-2003, non è
         stato utilizzato conformemente alle condizioni stabilite dal protocollo n. 8 del trattato sull’adesione e non è pertanto compatibile
         con le norme del mercato comune.
      
      Articolo 3
      1.      La Polonia recupera l’aiuto di cui all’articolo 1 illegalmente concesso al [GTB], segnatamente dalle imprese controllate [HB]
         e [BA], proporzionalmente all’aiuto di cui esse hanno effettivamente beneficiato. Pertanto, la Polonia recupera 13 578 115
         PLN dall’[HB] e 7 183 528 PLN dalla [BA].
      
      2.      La Polonia recupera dalla [TB] l’aiuto utilizzato in maniera abusiva di cui all’articolo 2, concesso al [GTB].
      3.      L’importo che deve essere restituito comprende gli interessi calcolati a decorrere dalla data in cui tale somma è stata messa
         a disposizione del beneficiario fino alla data della sua restituzione.
      
      4.      Gli interessi sono calcolati sulla base del tasso percentuale di interesse conformemente al capo V del regolamento (CE) n. 794/2004
         della Commissione, del 21 aprile 2004, recante disposizioni di esecuzione del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio recante
         modalità di applicazione dell’articolo [88] del trattato CE (...).
      
      Articolo 4
      1.      La restituzione dell’aiuto di cui agli articoli 1 e 2 deve avvenire immediatamente ed efficacemente. 
      2.      La Polonia applica la presente decisione entro quattro mesi dalla data della sua notificazione.
      Articolo 5
      1.      Entro due mesi dalla notificazione della presente decisione la Polonia presenta alla Commissione le seguenti informazioni:
      a)      l’importo totale (importo di base e interessi) che deve essere recuperato dal beneficiario;
      b.      una descrizione dettagliata delle misure già adottate e delle misure previste per attuare la presente decisione;
      c.      documenti che dimostrino che è stata chiesta al beneficiario la restituzione dell’aiuto.
      2.      La Polonia tiene costantemente al corrente la Commissione delle misure adottate a livello nazionale per conformarsi alla presente
         decisione fino alla completa restituzione dell’aiuto di cui agli articoli 1 e 2. Su richiesta della Commissione, la Polonia
         presenta immediatamente informazioni sulle misure già adottate e sulle misure previste per attuare la presente decisione.
         Inoltre, la Polonia fornisce informazioni dettagliate sull’importo dell’aiuto e degli interessi già restituiti dal beneficiario».
      
      9        Alla data di adozione della decisione 2008/344, la TB era oggetto di un procedimento fallimentare, dato che la dichiarazione
         di insolvenza era stata emessa il 16 agosto 2006. Invece la dichiarazione di insolvenza della BA è stata pronunciata il 25
         giugno 2008 e quella della HB il 29 aprile 2009, cioè dopo la scadenza del termine previsto all’art. 4 della suddetta decisione.
      
      10      L’8 gennaio 2008 la TB, la BA e la HB hanno presentato ricorsi dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee
         diretti ad ottenere l’annullamento della decisione 2008/344 (registrati, rispettivamente, con i nn. T‑465/07, T‑1/08 e T‑440/07).
         Parallelamente al loro ricorso, la HB e la BA hanno adito il presidente del suddetto Tribunale con una domanda di sospensione
         dell’esecuzione della suddetta decisione. Il 13 febbraio 2008 il presidente del Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecuzione
         di quest’ultima fino alla definitiva pronuncia sui provvedimenti urgenti. Con due ordinanze 14 marzo 2008, Buczek Automotive/Commissione
         (causa T‑1/08 R), e Huta Buczek/Commissione (causa T‑440/07 R), il presidente del Tribunale ha respinto le domande di provvedimenti
         urgenti presentate rispettivamente dalla BA e dalla HB.
      
      11      Il 18 marzo 2008 la Repubblica di Polonia è intervenuta a sostegno delle conclusioni della HB e della BA ed ha concluso per
         l’annullamento, da parte del Tribunale, della decisione 2008/344.
      
      12      Quanto alle misure di esecuzione prese dalle autorità polacche in seguito alla suddetta decisione, la Repubblica di Polonia
         ha indicato alla Commissione, con lettera del 25 gennaio 2008, alcuni organismi che dovevano procedere al recupero dell’aiuto
         controverso presso i beneficiari senza tuttavia precisare quali fossero gli importi di quest’ultimo che avrebbero potuto essere
         recuperati dalla HB e dalla BA. Facendosi scudo delle difficoltà dovute al fatto che tale aiuto era stato messo a disposizione
         dei beneficiari prima dell’adesione dello Stato membro interessato all’Unione europea, quest’ultimo ha invocato, in particolare,
         la necessità di un termine supplementare per il recupero dell’aiuto controverso in ragione dell’esigenza di ricercare e, eventualmente,
         riprodurre i documenti pertinenti. Peraltro, nella stessa lettera, le suddette autorità hanno chiesto se, ai sensi della decisione
         2008/344, fosse possibile recuperare la maggior parte dell’aiuto in parola presso la TB nel corso del procedimento fallimentare
         e di esigere dalla HB e dalla BA unicamente il rimborso della somma restante. 
      
      13      Nella risposta del 13 febbraio 2008 alla suddetta lettera, la Commissione si è opposta a tale modalità di recupero dell’aiuto
         controverso, per il motivo della sua non conformità al contenuto della decisione 2008/344.
      
      14      Con lettera del 22 febbraio 2008, le autorità polacche hanno nuovamente invocato gravi difficoltà di ordine giuridico e pratico
         per procedere al recupero dell’aiuto controverso ed hanno chiesto la proroga sino al 30 giugno 2008 del termine di esecuzione
         della suddetta decisione.
      
      15      Esse hanno addotto al riguardo, in una lettera del 7 marzo 2008, difficoltà tecniche connesse alla ricerca dei documenti originali
         grazie ai quali è stato erogato l’aiuto controverso. Dal punto di vista giuridico, esse facevano valere il rischio di un «doppio
         rimborso» di quest’ultimo da parte della TB e delle sue controllate. Un rischio siffatto trova la sua origine, secondo la
         Repubblica di Polonia, nell’assenza di fondamento giuridico che autorizzi la rinuncia, da parte degli organismi amministrativi,
         ai loro crediti nei confronti della TB, il cui curatore fallimentare è tenuto a procedere al rimborso dei suoi debiti, ivi
         comprese le somme che dovrebbero essere recuperate presso le controllate della TB, le quali erano le vere beneficiarie dell’aiuto
         controverso. Inoltre, nel caso di un rimborso di tali debiti, non sussisterebbe più, a norma del diritto fallimentare polacco,
         un fondamento giuridico che permetta alla TB di potersi rivalere contro le sue controllate per recuperare le somme da essa
         stessa pagate.
      
      16      Nella sua risposta del 4 aprile 2008, la Commissione, pur deplorando che nessuna soluzione sia stata proposta dalle autorità
         polacche per il problema del «doppio rimborso», ha suggerito un’applicazione provvisoria della decisione 2008/344 tramite
         l’apertura di un conto bancario bloccato sul quale gli effettivi beneficiari dell’aiuto controverso verserebbero gli importi
         indicati in tale decisione, maggiorati degli interessi applicabili, ma ha subordinato questa possibilità alla condizione che
         le suddette autorità garantiscano che il curatore fallimentare della TB eserciterà, nei confronti della HB, un’azione di rivalsa.
      
      17      Con lettera del 13 giugno 2008, le autorità polacche hanno comunicato alla Commissione che, nel corso dell’aprile 2008, il
         curatore fallimentare incaricato della liquidazione della TB aveva proceduto ad una suddivisione di taluni attivi talché la
         somma totale recuperata a questa data presso la società in parola si avvicinava a PLN 13 milioni, sottolineando di nuovo che
         l’obbligo di rimborso dell’aiuto di cui aveva fruito la TB troverebbe la sua origine nel diritto fallimentare polacco, Inoltre
         la Commissione è stata informata in merito agli importi addizionali che taluni creditori pubblici dovrebbero recuperare presso
         la HB e la BA.
      
      18      Nella sua lettera del 18 luglio 2008, la Commissione ha chiesto una relazione dettagliata sull’andamento del recupero effettivo
         dell’aiuto controverso ponendo una serie di quesiti precisi sugli importi pretesi dai vari creditori. Quanto alla questione
         del «doppio rimborso», la Commissione ha insistito sul fatto che, qualunque fosse la soluzione contemplata dalle autorità
         polacche, quest’ultima non doveva violare gli obblighi chiaramente definiti nella decisione 2008/344 ed ha avvertito la Repubblica
         di Polonia che, se non avesse eseguito la decisione stessa, la Commissione avrebbe potuto avviare un procedimento in forza
         dell’art. 88, n. 2, CE. 
      
      19      Con lettera del 5 settembre 2008 le autorità polacche hanno informato la Commissione del fatto che il procedimento fallimentare
         della TB era sospeso in seguito alla presentazione di un ricorso contro il piano di distribuzione. Per quanto concerne le
         controllate della TB, soltanto un organismo avrebbe intentato un’azione giurisdizionale contro le medesime, ma poiché tale
         domanda di titolo esecutivo non adempiva i requisiti formali, non si era potuto adottare al riguardo alcuna decisione. Inoltre,
         nella stessa lettera, la Repubblica di Polonia chiedeva con urgenza un incontro diretto tra i suoi rappresentanti e quelli
         della Commissione. 
      
      20      Nella sua risposta del 29 ottobre 2008, la Commissione ha nuovamente ricordato al suddetto Stato membro la possibilità di
         dare avvio ad un procedimento in forza dell’art. 88, n. 2, CE. Ponendo al tempo stesso nuovi quesiti, essa ha subordinato
         la possibilità di un incontro siffatto alla previa presentazione, da parte di tale Stato membro, di una proposta di soluzione
         del problema del «doppio rimborso». 
      
      21      Nella lettera del 22 dicembre 2008, le autorità polacche hanno comunicato alla Commissione che l’importo dell’aiuto da recuperare
         presso la TB si era rivelato superiore all’importo comunicato alla Commissione in occasione dell’elaborazione della decisione
         2008/344 e che esse avrebbero proceduto al recupero di tale importo più elevato. Peraltro esse hanno fatto sapere all’istituzione
         in parola che un giudice polacco aveva pronunciato una sentenza in merito al fallimento della BA. Le suddette autorità hanno
         annunciato, da una parte, l’organizzazione di una riunione con i diversi organismi erogatori di aiuti, al fine di discutere
         la questione del «doppio rimborso» e, dall’altra, la comunicazione di informazioni supplementari in proposito. Allegando una
         copia delle dichiarazioni di crediti di tutti i creditori alla massa degli attivi della TB, esse hanno annunciato la comunicazione
         di una proposta per il mese di gennaio 2009.
      
      22      Nella lettera del 30 gennaio 2009, le autorità polacche hanno proposto il rimborso dei debiti della TB verso gli organismi
         pubblici esistenti al 31 dicembre 2004, ivi compresi gli interessi maturati sino al 15 agosto 2006, cioè il giorno precedente
         alla dichiarazione di fallimento della TB, a partire dagli attivi del fallimento della società stessa, conformemente alle
         disposizioni nazionali in materia di rinvio di pagamento dei debiti contratti nei confronti di organismi pubblici. Invece,
         né la HB né la BA sarebbero debitori dei debiti summenzionati, ma queste ultime rimborserebbero il vantaggio economico ottenuto
         per il fatto del non-recupero dei debiti, altrimenti detto l’«equivalente aiuto», corrispondente alla differenza tra gli interessi
         realmente pagati da tali società e gli interessi che avrebbero dovuto corrispondere alle condizioni di mercato, tenuto conto
         in particolare della loro difficile situazione. Oltre all’«equivalente aiuto» propriamente detto, la HB e la BA pagherebbero
         gli interessi relativi a questo equivalente, calcolati, nel caso della BA, per il periodo dal 1° gennaio 2005 al 24 giugno
         2008, che è il giorno precedente alla dichiarazione di fallimento che la riguarda e, nel caso della HB, sino alla data del
         pagamento. 
      
      23      La proposta in questione prevedeva quindi, secondo le autorità polacche, il recupero di una somma di PLN 22 130 829, inclusi
         gli interessi di mora, di cui PLN 13 491 124,77 erano già stati rimborsati, di modo che restava ancora un importo di PLN 7 789 272,01
         da recuperare, il che, tenuto conto delle somme dovute dalla HB e dalla BA, superava l’importo delle somme da recuperare indicato
         nella decisione 2008/344.
      
      24      La Commissione ha contestato tale calcolo e sostenuto che, a suo parere, l’importo totale del recupero da effettuare presso
         la TB ammontava ad un totale di PLN 14 570 608,06. Quanto alle altre due società, un importo di PLN 180 678,22 doveva essere
         recuperato presso la HB e la BA, di cui PLN 118 163,55 per la HB e PLN 62 514,67 per la BA, tutti importi da maggiorare con
         gli interessi. 
      
      25      Di conseguenza, con lettera del 27 febbraio 2009, i servizi della Commissione hanno di nuovo ricordato alla Repubblica di
         Polonia che tali misure erano contrarie alle disposizioni della decisione 2008/344, dato che l’onere principale dell’aiuto
         controverso avrebbe continuato a gravare sulla TB e non, come prevede la decisione stessa, sulla HB e sulla BA. Nella medesima
         lettera la Commissione sottolineava inoltre che aveva già respinto la possibilità di un recupero parziale presso la TB dell’aiuto
         da recuperare dalla HB e dalla BA, talché sarebbero state adottate misure onde avviare un procedimento in forza dell’art. 88,
         n. 2, CE. 
      
      26      Il 26 ottobre 2009 le autorità polacche hanno trasmesso alla Commissione una lettera in cui la informavano sull’apertura del
         procedimento di insolvenza relativo alla HB e sulle dichiarazioni di crediti effettuate da tutti i creditori, conformemente
         alla decisione 2008/344, al fine di permettere a questi ultimi di essere liquidati nell’ambito dei procedimenti di insolvenza
         concernenti la HB e la BA.
      
      27      In seguito a tale scambio di lettere ed a vari altri solleciti, la Commissione, ritenendo che la Repubblica di Polonia non
         avesse ancora proceduto all’esecuzione corretta della decisione 2008/344, ha deciso di proporre il presente ricorso.
      
       Sul ricorso
       Argomenti delle parti
      28      La Commissione fonda il suo ricorso sull’assenza di esecuzione immediata ed effettiva della decisione 2008/344, conformemente
         agli artt. 3 e 4 di quest’ultima, la quale dispone un termine di quattro mesi a decorrere dalla data della sua notificazione
         per procedere al recupero dell’aiuto controverso. Essa fa valere al riguardo che più di ventun mesi dopo la data di ricevimento
         della suddetta decisione da parte della Repubblica di Polonia, nessun aiuto è stato restituito dalla HB e dalla BA e che,
         comunque, la Commissione non è stata informata, a norma dell’art. 5 della stessa decisione, delle misure adottate da tale
         Stato membro. In subordine la Commissione invoca il fatto che la TB ha restituito solo una parte dell’importo totale esigibile
         presso il GTB. Infine essa fa valere che la Repubblica di Polonia non ha fatto valere circostanze eccezionali che le avrebbero
         impedito di eseguire correttamente la suddetta decisione.
      
      29      Quanto al difetto di esecuzione immediata ed effettiva della decisione 2008/344, la Commissione sottolinea che, più di ventun
         mesi dopo la data di ricevimento della decisione 2008/344 da parte della Repubblica di Polonia, l’aiuto accordato alla BA
         ed alla HB non era stato ancora recuperato, di modo che quest’ultima continua a fruire del vantaggio conferito da tale aiuto.
         Affinché la Commissione consideri che il vantaggio accordato alla BA è stato soppresso, occorrerebbe, secondo la giurisprudenza
         consolidata nonché il punto 64 della comunicazione della Commissione 15 novembre 2007, intitolata «Verso l’esecuzione effettiva
         delle decisioni della Commissione che ingiungono agli Stati membri di recuperare gli aiuti di Stato illegali e incompatibili»
         (GU C 272, pag. 4, in prosieguo: la «comunicazione del 2007»), che l’aiuto di Stato rimborsabile dalla BA sia iscritto alla
         massa fallimentare della società in questione il che, stando alle informazioni di cui dispone la Commissione, non si è verificato.
      
      30      La Commissione sostiene peraltro che sembra che taluni importi restino indeterminati benché le somme da recuperare presso
         tutti i beneficiari siano chiaramente indicate nella decisione 2008/344 ed il loro importo sia stato fissato sulla base delle
         informazioni trasmesse dalle stesse autorità polacche. Avendo ricevuto solo in un caso un’informazione relativa ad un qualsivoglia
         tentativo di recupero diretto dell’aiuto ad opera dei creditori presso la HB e la BA, l’obbligo di recupero presso queste
         ultime degli importi fissati nella suddetta decisione non sarebbe stato rispettato. Inoltre i servizi della Commissione avrebbero
         ricevuto informazioni contraddittorie circa l’importo dei crediti della TB idonei ad essere iscritti alla massa fallimentare.
      
      31      La Commissione ricorda infine che, poiché la presentazione di un ricorso di annullamento a norma dell’art. 230, secondo comma,
         CE non ha effetto sospensivo dell’obbligo di eseguire la decisione 2008/344 e quindi di ottenere il rimborso dell’aiuto dichiarato
         illegale ed incompatibile, la decisione in parola deve essere eseguita nonostante l’esistenza del suddetto ricorso in assenza
         di una decisione del Tribunale, emessa in forza dell’art. 242 CE, che ordini la sospensione dell’esecuzione della decisione
         che ha prescritto il recupero dell’aiuto controverso. 
      
      32      Per quanto concerne l’esecuzione effettiva della decisione 2008/344, la Commissione, citando segnatamente le sentenze 9 marzo
         1978, causa 106/77, Simmenthal (Racc. pag. 629, punti 17, 18 e 21-24), nonché 18 luglio 2007, causa C‑119/05, Lucchini, Racc. pag. I‑6199,
         punti 60-62), fa valere che proprio le disposizioni del diritto fallimentare polacco hanno causato il ritardo sostanziale
         del recupero dell’aiuto controverso e hanno quindi impedito l’immediata esecuzione della decisione in parola. Le autorità
         polacche, avendo sollevato la questione del «doppio rimborso» nella loro corrispondenza con la Commissione, ad uno stadio
         precoce del procedimento, non avrebbero tuttavia proposto alcuna soluzione di tale problema così da permettere di assicurare
         l’esecuzione effettiva della suddetta decisione. Le proposte formulate da tali autorità conseguirebbero l’effetto che l’onere
         del rimborso graverebbe principalmente sulla TB e non già sulla HB e sulla BA, il che sarebbe contrario alle disposizioni
         della decisione 2008/344 relative all’ente che deve sopportare il peso economico del recupero dell’aiuto controverso e non
         avrebbe per effetto di ripristinare la concorrenza.
      
      33      La Commissione fa valere anche che le autorità polacche non hanno neppure proceduto all’esecuzione provvisoria della decisione
         dando ai beneficiari dell’aiuto la possibilità di versare gli importi corrispondenti su un conto bancario bloccato, come essa
         aveva proposto. Conseguentemente, pur se la Repubblica di Polonia ha incontrato difficoltà nell’esecuzione della decisione
         2008/344, ciò non toglierebbe che essa non ha adempiuto il suo obbligo di proporre ragionevoli soluzioni alternative, non
         ha seguito il suggerimento di eseguire provvisoriamente la decisione in parola e non ha riconosciuto il fatto che la Commissione
         ha chiaramente respinto la possibilità di recuperare presso la TB gli importi dell’aiuto controverso che devono essere rimborsati
         dalle controllate di quest’ultima.
      
      34      Circa l’addebito fondato sull’assenza di circostanze eccezionali che avrebbero impedito alla Repubblica di Polonia di eseguire
         correttamente la decisione 2008/344, la Commissione ricorda che, per giustificare la mancata esecuzione di una decisione che
         ordina il rimborso di un aiuto, lo Stato membro interessato può unicamente invocare argomenti che dimostrano l’impossibilità
         assoluta di eseguire la decisione stessa. Uno Stato membro, il quale incontri difficoltà impreviste o imprevedibili in occasione
         dell’esecuzione di una decisione siffatta oppure si renda conto di conseguenze non considerate dalla Commissione, dovrebbe
         sottoporre tali problemi, secondo il punto 28 della comunicazione del 2007, alla valutazione di tale istituzione, proponendo
         appropriate modifiche della decisione stessa. In tal caso la Commissione e lo Stato membro dovrebbero, a norma del principio
         di leale collaborazione alla base, segnatamente, dell’art. 10 CE, collaborare in buona fede per superare le difficoltà nel
         pieno rispetto delle norme del Trattato CE e, in particolare, di quelle relative agli aiuti. 
      
      35      La Commissione, riferendosi, da una parte, alla giurisprudenza consolidata della Corte e, dall’altra, al punto 29 della comunicazione
         del 2007, fa valere che le autorità polacche, pur essendo vero che hanno incontrato difficoltà di natura tecnica e giuridica,
         non hanno tuttavia invocato l’«impossibilità assoluta» di eseguire la decisione 2008/344. Il criterio dell’impossibilità assoluta
         non sarebbe soddisfatto quando lo Stato membro adduce circostanze giuridiche, politiche o pratiche che gli impediscono di
         eseguire la decisione di cui trattasi, senza peraltro aver tentato di recuperare l’aiuto né presentato alla Commissione ragionevoli
         soluzioni alternative per eseguire la decisione stessa ed eventualmente idonee a superare le difficoltà. Orbene, nel caso
         di specie, le autorità polacche non avrebbero alcuna soluzione soddisfacente al fine di risolvere il problema del «doppio
         rimborso». 
      
      36      La Repubblica di Polonia fa valere anzitutto che, al momento della redazione del controricorso, tutti i debitori dell’aiuto
         controverso, cioè la TB, la HB e la BA, erano oggetto di un procedimento di insolvenza e che tutti i creditori aventi crediti
         compresi nell’aiuto di Stato definito nella decisione 2008/344 avevano dichiarato i loro crediti al fine di essere liquidati
         nell’ambito di tali diversi procedimenti. Tale Stato membro sostiene che ha comunicato alla Commissione tutte le informazioni
         necessarie connesse ai procedimenti di insolvenza, talché si potrebbe legittimamente sostenere che la suddetta decisione sia
         già stata integralmente eseguita conformemente al suo contenuto. 
      
      37      La Repubblica di Polonia sostiene che una conclusione siffatta non è per nulla messa in questione dal fatto che l’integralità
         della somma indicata nella decisione 2008/344 non è stata recuperata, dato che tutti i crediti sono stati dichiarati alla
         massa di tutti i debitori menzionati dalla Commissione ed oggetto di un procedimento di insolvenza, mentre la prosecuzione
         del rimborso dell’aiuto controverso deve effettuarsi conformemente al diritto nazionale nell’ambito dei procedimenti di insolvenza
         in corso. Tale argomento sarebbe fondato sul tenore letterale dell’art. 14, n. 3, del regolamento n. 659/1999, a norma del
         quale il recupero si effettua secondo le procedure previste dalla legge dello Stato membro interessato.
      
      38      Le autorità polacche rilevano inoltre che, anche se i versamenti già effettuati sinora non fossero considerati come un rimborso
         dell’aiuto controverso, ciò non dovrebbe avere alcuna influenza sulla conclusione secondo cui la decisione 2008/344 è stata
         eseguita grazie alle dichiarazioni dei creditori nell’ambito dei vari procedimenti di insolvenza in corso, conclusione corroborata
         dal punto 64 della comunicazione del 2007.
      
      39      La Repubblica di Polonia contesta anche la posizione della Commissione relativa al «doppio rimborso», sottolineando che essa
         ha presentato i problemi connessi all’esecuzione della decisione 2008/344 non già nel senso che hanno reso impossibile il
         recupero dell’aiuto controverso, ma in quello implicante che quest’ultimo sarebbe rimborsato due volte, il che potrebbe avere
         per conseguenza l’apertura di un procedimento di insolvenza delle imprese che hanno corrisposto, per gli attivi acquisiti,
         il prezzo del mercato e non hanno quindi tratto alcun vantaggio per effetto dell’aiuto di Stato messo a disposizione della
         TB. Tale questione corrisponderebbe all’oggetto della controversia pendente dinanzi al Tribunale, nell’ambito del quale la
         Repubblica di Polonia ha descritto nei dettagli la ragione per cui, dal suo punto di vista, la Commissione ha commesso un
         errore estendendo la responsabilità per il rimborso dell’aiuto a terzi, cioè alla HB ed alla BA. 
      
      40      Secondo la Repubblica di Polonia la proposta indirizzata alla Commissione il 25 gennaio 2008 aveva per obiettivo di evitare
         una situazione in cui, da una parte, il curatore fallimentare della massa degli attivi della TB, disponendo di risorse sufficienti
         per liquidare l’integralità dei crediti dichiarati, non poteva rifiutare il pagamento dei crediti che gli erano stati dichiarati
         nel procedimento di insolvenza di tale società quando, peraltro, tale pagamento non avrebbe alcuna influenza sull’obbligo
         di recuperare gli stessi importi presso la HB e la BA. Lo Stato membro in parola si basa al riguardo sulla citata ordinanza
         Huta Buczek/Commissione che confermerebbe anzitutto la possibilità, alla luce del diritto dell’Unione, di eseguire la decisione
         2008/344 secondo la suddetta proposta delle autorità polacche.
      
      41      Inoltre, la Repubblica di Polonia considera infondato l’addebito della Commissione relativo all’assenza di esecuzione della
         decisione 2008/344 nel termine previsto all’art. 4, n. 2, di quest’ultima, in quanto la Commissione non avrebbe fissato alcuna
         data limite per l’esecuzione della decisione stessa. Infatti non si può considerare che la scadenza del termine di quattro
         mesi, calcolato a decorrere dall’adozione della suddetta decisione, costituisca una data limite per l’esecuzione di quest’ultima.
         Il suddetto termine, menzionato al punto 42 della comunicazione del 2007, indica certamente la necessità di eseguire il più
         rapidamente possibile una siffatta decisione della Commissione, ma non può essere vincolante. La Commissione avrebbe dovuto,
         tenuto conto delle particolari circostanze della presente causa, fissare un altro termine che potrebbe essere considerato
         coercitivo, il che non ha fatto.
      
      42      Rispondendo a tali argomenti, la Commissione mantiene nella sua replica l’integralità degli argomenti presentati nel ricorso.
         Essa fa poi valere che qualsiasi documento presentato alla Corte o alla Commissione dopo aver proposto il ricorso, cioè il
         17 agosto 2009, deve comunque considerarsi non pertinente ai fini della valutazione dell’inosservanza degli obblighi incombenti
         alla Repubblica di Polonia.
      
      43      Peraltro la Commissione contesta l’argomento della Repubblica di Polonia secondo cui essa non avrebbe fissato una data limite
         per l’esecuzione della decisione 2008/344. Fondandosi sul punto 53 della sentenza 14 dicembre 2006, cause riunite da C‑485/03
         a C‑490/03, Commissione/Spagna (Racc. pag. I‑11887), essa sostiene che i termini risultano chiaramente dalla decisione di
         cui trattasi ed erano appropriati ai fini della valutazione dell’inadempimento.
      
      44      La Commissione ritiene inoltre che la Repubblica di Polonia fa riferimento a informazioni ed eventi successivi alla presentazione
         del ricorso i quali, del resto, dimostrano unicamente l’iscrizione dei crediti alla massa fallimentare della TB e non il recupero
         dei medesimi.
      
      45      Infine l’istituzione in parola fa valere che, secondo una prassi costante fondata sui punti 66 e 67 della comunicazione del
         2007, in caso di recupero dell’aiuto presso un beneficiario dichiarato fallito, le autorità nazionali incaricate di eseguire
         la decisione di recupero devono impugnare qualsiasi decisione del curatore della liquidazione giudiziaria o del giudice fallimentare
         che consenta la prosecuzione dell’attività del beneficiario insolvente oltre i termini fissati nella decisione che ha ordinato
         il recupero. I tribunali nazionali, di fronte ad una situazione siffatta, dovrebbero tener conto della necessità di garantire
         l’esecuzione immediata ed effettiva della decisione di cui trattasi. La Commissione ritiene quindi che questi ultimi non devono
         permettere la prosecuzione delle attività dei beneficiari insolventi in assenza del rimborso integrale dell’aiuto controverso.
         Inoltre, qualora al comitato dei creditori si proponga un piano di prosecuzione delle attività del beneficiario, le suddette
         autorità potrebbero appoggiare tale piano unicamente se garantisce che l’aiuto sarà integralmente rimborsato entro i termini
         stabiliti nella decisione che ordina il recupero.
      
      46      Nella controreplica la Repubblica di Polonia mantiene in sostanza i suoi argomenti tendenti al rigetto integrale del ricorso
         della Commissione.
      
      47      Lo Stato membro in questione reitera poi che ha fornito alla Commissione tutte le informazioni necessarie, anche se l’ha fatto
         attraverso il suo controricorso. Poiché la Commissione non ha fatto valere nella replica che talune informazioni, tra cui
         figurerebbe la dichiarazione di insolvenza della HB, avrebbero sollevato circostanze o fatti nuovi che non sarebbero stati
         noti in precedenza, l’asserzione della stessa secondo cui le informazioni comunicate non sono pertinenti ai fini della presente
         causa per il motivo che questa comunicazione è stata effettuata dopo la data di presentazione del ricorso, non sarebbe fondata,
         giacché tali informazioni sarebbero state note alla Commissione in tale data. 
      
      48      Peraltro il suddetto Stato membro fa valere che la data del 17 agosto 2009, indicata dalla Commissione come quella della scadenza
         del termine accordato a quest’ultimo per l’esecuzione della decisione 2008/344, non tiene assolutamente conto delle particolari
         circostanze connesse all’esecuzione di quest’ultima, dovendo piuttosto considerarsi una data siffatta come quella a cui la
         Commissione ha terminato l’elaborazione del suo ricorso.
      
       Giudizio della Corte
       Sulla violazione degli artt. 3 e 4 della decisione 2008/344
      49      La Repubblica di Polonia considera che la Commissione non ha fissato una data limite per l’esecuzione della decisione 2008/344.
         Dato che il termine di quattro mesi calcolato a decorrere dalla data di notificazione di quest’ultima non potrebbe essere
         vincolante, la scadenza di un termine siffatto non può ritenersi costitutiva di una data limite per l’esecuzione della decisione
         in parola. 
      
      50      Occorre ricordare in proposito che la data rilevante per la valutazione di un ricorso per inadempimento proposto in forza
         dell’art. 88, n. 2, secondo comma, CE può essere solo – contrariamente alle asserzioni della Repubblica di Polonia ed in ragione
         del fatto che tale disposizione non prevede una fase precontenziosa, a differenza dell’art. 226 CE, e che, di conseguenza,
         la Commissione non emette un parere motivato che impartisce agli Stati membri un termine per conformarsi alla sua decisione
         – quella che è stata prevista nella decisione di cui si fa valere la mancata esecuzione o, eventualmente, quella che la Commissione
         ha fissato successivamente (sentenze 3 luglio 2001, causa C‑378/98, Commissione/Belgio, Racc. pag. I‑5107, punto 26; 2 luglio
         2002, causa C‑499/99, Commissione/Spagna, Racc. pag. I‑6031, punto 28; 1° giugno 2006, causa C‑207/05, Commissione/Italia,
         punto 31, e 5 ottobre 2006, causa C‑232/05, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑10071, punto 32).
      
      51      Nel caso di specie l’art. 4, n. 2, della decisione 2008/344 impone un termine di quattro mesi a decorrere dalla data della
         notificazione di quest’ultima per permettere alla Repubblica di Polonia di prendere le misure necessarie ai fini del recupero
         dell’aiuto controverso. Occorre perciò considerare questo termine, in assenza di un nuovo termine fissato dalla Commissione,
         come rilevante per la valutazione dell’inadempimento contestato.
      
      52      Tuttavia il presidente del Tribunale ha, con ordinanze 13 febbraio 2008, sospeso l’esecuzione della decisione 2008/344 su
         domanda della BA e della HB fino all’adozione delle ordinanze che concludono i procedimenti sommari. Con le due citate ordinanze,
         Buczek Automotive/Commissione e Huta Buczek/Commissione, il presidente del Tribunale ha respinto le domande di procedimenti
         urgenti presentate dalla BA e dalla HB, il che ha permesso di prolungare il termine di cui all’art. 4, n. 2, della decisione
         2008/344 quanto alla BA ed alla HB.
      
      53      Ciò precisato, è necessario però constatare che, alla scadenza del suddetto termine, le azioni intraprese dalle autorità polacche
         non erano sfociate in un recupero dell’aiuto controverso presso i beneficiari di quest’ultimo.
      
      54      Si deve in proposito ricordare che, come ha fatto valere la Commissione, la soppressione di un aiuto illegittimo mediante
         recupero è la logica conseguenza dell’accertamento della sua illegittimità e tale conseguenza non può dipendere dalla forma
         in cui l’aiuto è stato concesso (v., in particolare, sentenze 10 giugno 1993, causa C‑183/91, Commissione/Grecia, Racc. pag. I‑3131,
         punto 16; 27 giugno 2000, causa C‑404/97, Commissione/Portogallo, Racc. pag. I‑4897, punto 38, e 22 dicembre 2010, causa C‑507/08,
         Commissione/Slovacchia, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 42). 
      
      55      Di conseguenza lo Stato membro destinatario di una decisione che gli impone di recuperare gli aiuti illegittimi è tenuto,
         ai sensi dell’art. 249 CE, ad adottare ogni misura idonea ad assicurare l’esecuzione di tale decisione (v. sentenze 12 dicembre
         2002, causa C‑209/00, Commissione/Germania, Racc. pag. I‑11695, punto 31, 26 giugno 2003, causa C‑404/00, Commissione/Spagna,
         Racc. pag. I‑6695, punto 21, e Commissione/Francia, cit., punto 42). Esso deve giungere a un effettivo recupero delle somme
         dovute (v., segnatamente, sentenze 12 maggio 2005, causa C‑415/03, Commissione/Grecia, Racc. pag. I‑3875, punto 44, e Commissione/Francia,
         cit., punto 42). 
      
      56      Risulta inoltre dalla giurisprudenza consolidata che l’obbligo per lo Stato membro di sopprimere un aiuto ritenuto dalla Commissione
         incompatibile con il mercato comune mira al ripristino della situazione precedente sul mercato dell’Unione (sentenze 4 aprile
         1995, causa C‑350/93, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑699, punto 21, nonché 17 giugno 1999, causa C‑75/97, Belgio/Commissione,
         Racc. pag. I‑3671, punto 64). Fintanto che l’aiuto non è recuperato, il beneficiario del medesimo può conservare fondi provenienti
         dall’aiuto dichiarati incompatibili e beneficiare dell’indebito vantaggio concorrenziale che ne deriva (sentenza Commissione/Francia,
         cit., punto 47). 
      
      57      Così uno Stato membro che, sulla base di una decisione siffatta della Commissione, sia obbligato a recuperare gli aiuti illegittimi,
         è libero di scegliere i mezzi con cui adempierà tale obbligo, a condizione che le misure scelte non siano in contrasto con
         la portata e con l’efficacia del diritto dell’Unione (v. sentenze Commissione/Germania, cit., punto 34; 20 maggio 2010, causa
         C‑210/09, Scott e Kimberly Clark, Racc. pag. I‑4613, punto 21, nonché Commissione/Slovacchia, cit., punto 51).
      
      58      La Corte ha anche dichiarato che uno Stato membro può adempiere un tale obbligo di recupero solo qualora le misure da esso
         adottate siano idonee a ristabilire le normali condizioni della concorrenza che sono state falsate dalla concessione dell’aiuto
         illegittimo, il cui recupero è ordinato sulla base di una decisione della Commissione (v. sentenze Commissione/Germania, cit.,
         punto 35, nonché Scott e Kimberly Clark, cit., punto 22).
      
      59      Peraltro, conformemente all’art. 14, n. 3, del regolamento n. 659/99, il recupero di un aiuto illegittimo imposto da una decisione
         della Commissione va effettuato senza indugio secondo le procedure previste dalla legge dello Stato membro interessato, a
         condizione che esse consentano l’esecuzione immediata ed effettiva della suddetta decisione. 
      
      60      Viceversa occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza relativa alle imprese beneficiarie di aiuti dichiarati incompatibili
         col mercato comune e sottoposte a procedura fallimentare, il ripristino della situazione anteriore e l’eliminazione della
         distorsione di concorrenza risultante dagli aiuti illegittimamente erogati possono, in linea di principio, essere realizzati
         mediante l’iscrizione al passivo fallimentare del credito relativo alla restituzione degli aiuti interessati (sentenze 15
         gennaio 1986, causa 52/84, Commissione/Belgio, Racc. pag. 89, punto 14, e 21 marzo 1990, causa C‑142/87, Belgio/Commissione,
         detta «Tubemeuse», Racc. pag. I‑959, punti 60‑62, e 29 aprile 2004, causa C‑277/00, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑3925,
         punto 85).
      
      61      Proprio alla luce di tali principi, occorre valutare gli argomenti della Repubblica di Polonia.
      
      62      In primo luogo, il suddetto Stato membro fa valere che tutti i debitori dell’aiuto controverso erano sottoposti ad un procedimento
         di insolvenza e che tutti i creditori titolari dei crediti contemplati dal suddetto aiuto hanno dichiarato questi ultimi al
         fine di essere liquidati nell’ambito dei diversi procedimenti in questione. La Commissione sarebbe stata informata dalle autorità
         polacche in merito alle dichiarazioni di insolvenza concernenti i debitori stessi ed alle relative dichiarazioni di crediti
         talché la decisione 2008/344 sarebbe stata integralmente eseguita secondo il suo contenuto.
      
      63      È necessario constatare in proposito che, per quanto concerne il procedimento di insolvenza, alla data della scadenza del
         termine previsto all’art. 4, n. 2, della decisione 2008/344 e tenuto conto del prolungamento di tale termine grazie alla sospensione
         dell’esecuzione della suddetta decisione accordata dal presidente del Tribunale, solo la TB era oggetto di un procedimento
         fallimentare, dato che la dichiarazione di insolvenza era stata emessa il 16 agosto 2006. Le dichiarazioni di insolvenza della
         BA e della HB sono state emesse, rispettivamente, il 25 giugno 2008 ed il 29 aprile 2009, cioè dopo la scadenza del suddetto
         termine. 
      
      64      Ne consegue che la Repubblica di Polonia non aveva fornito, alla scadenza del suddetto termine, documenti che permettessero
         alla Commissione di concludere che il GTB era in uno stato di insolvenza ed in una situazione di cessazione di attività così
         definitivi e completi che la semplice iscrizione dei crediti relativi al recupero degli aiuti al passivo fallimentare dei
         crediti relativi alle società di tale gruppo potesse essere sufficiente per conformarsi alla decisione 2008/344.
      
      65      Pertanto, quanto alla BA ed alla HB, la giurisprudenza relativa ai beneficiari di aiuti dichiarati in fallimento non può risultare
         applicabile, cosicché l’iscrizione dei suddetti crediti successivamente alla scadenza del termine summenzionato non costituisce
         un’esecuzione corretta degli obblighi incombenti alla Repubblica di Polonia ai sensi degli artt. 4 e 5 della decisione 2008/344.
         
      
      66      Quanto alla TB, occorre constatare che, con lettera del 13 giugno 2008, la Repubblica di Polonia ha comunicato alla Commissione
         che, nel mese di aprile 2008, una somma di circa PLN 13 milioni era stata recuperata presso la TB, laddove un recupero siffatto
         era stato effettuato in esecuzione della decisione 2008/344.
      
      67      Al riguardo, pur supponendo che la somma in questione possa ritenersi come un recupero dell’aiuto controverso in esecuzione
         della decisione 2008/344, ciò non toglie che essa non corrisponde agli importi da recuperare quali fissati dalla decisione
         stessa.
      
      68      In secondo luogo, quanto alle circostanze di cui si avvale la Repubblica di Polonia al fine di giustificare la mancata esecuzione
         della decisione 2008/344 e, pertanto, il mancato recupero dell’aiuto controverso erogato al GTB, lo Stato membro in parola
         fa valere che il ritardo relativo al recupero di quest’ultimo è sostanzialmente dovuto all’applicazione combinata sia delle
         disposizioni del diritto processuale nazionale in materia di fallimento, sia di quelle della decisione di cui trattasi, il
         che avrebbe implicato un rischio di doppio recupero dei crediti. Inoltre essa fa valere altre difficoltà giuridiche, politiche
         e pratiche generate dall’attuazione della suddetta decisione. 
      
      69      È opportuno rammentare al riguardo la giurisprudenza consolidata secondo cui l’unico mezzo difensivo che uno Stato membro
         può opporre ad un ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE è quello dell’impossibilità
         assoluta di dare correttamente esecuzione alla decisione di recupero (v., sentenze 13 novembre 2008, causa C‑214/07, Commissione/Francia,
         Racc. pag. I‑8357, punto 44 nonché Commissione/Slovacchia, cit., punto 43).
      
      70      Orbene, risulta da tale giurisprudenza che la condizione dell’impossibilità assoluta di esecuzione non è soddisfatta quando
         lo Stato membro convenuto si limita a comunicare alla Commissione le difficoltà giuridiche, politiche o pratiche che presentava
         l’esecuzione della decisione, senza intraprendere alcuna vera iniziativa presso le imprese interessate al fine di recuperare
         l’aiuto e senza proporre alla Commissione altre modalità di esecuzione della decisione che avrebbero consentito di superare
         le difficoltà (v., in particolare, sentenze Commissione/Spagna, cit., punto 74, e Commissione/Francia, cit., punto 46).
      
      71      È necessario constatare nella presente controversia che la Repubblica di Polonia, benché invochi «gravi difficoltà», «problemi»
         ed «ostacoli rilevanti» incontrati in occasione dell’esecuzione della decisione 2008/344, ha chiarito essa stessa, nelle sue
         osservazioni scritte, che non ritiene i problemi esistenti tali da rendere impossibile il recupero dell’aiuto controverso.
         
      
      72      Inoltre, circa l’argomento che il suddetto Stato membro deduce dall’esistenza potenziale di un rischio di doppio rimborso,
         si deve ricordare che, secondo la costante giurisprudenza della Corte, il timore di difficoltà interne, nell’ambito dell’esecuzione
         di una decisione in materia di recupero di un aiuto di Stato dichiarato incompatibile con il mercato comune, non può giustificare
         il fatto che uno Stato membro non rispetti gli obblighi che gli incombono in forza del diritto dell’Unione (v., in tal senso,
         segnatamente, sentenze 7 dicembre 1995, causa C‑52/95, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑4443, punto 38; 9 dicembre 1997,
         causa C‑265/95, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑6959, punto 55; 29 gennaio 1998, causa C‑280/95, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑259,
         punto 16, e 18 ottobre 2007, causa C‑441/06, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑8887, punto 43).
      
      73      Risulta da quanto precede che occorre constatare che, alla scadenza del termine fissato all’art. 4, n. 2, della decisione
         2008/344 e, relativamente alla BA ed alla HB, tenuto conto del prolungamento di questo termine grazie alla sospensione dell’esecuzione
         della suddetta decisione da parte del presidente del Tribunale nell’ambito del procedimento sommario, le azioni intraprese
         dalle autorità polacche non avevano portato ad un recupero effettivo dell’aiuto controverso e che, quindi, le normali condizioni
         di concorrenza non erano state ripristinate nel medesimo termine. 
      
       Sulla violazione dell’art. 5 della decisione 2008/344
      74      La Corte non deve esaminare il capo di domanda basato sull’art. 5 della decisione 2008/344 e diretto a far condannare la Repubblica
         di Polonia per non aver informato la Commissione delle misure adottate e previste ai fini dell’esecuzione della decisione
         poiché tale Stato membro non ha per l’appunto proceduto all’esecuzione di tali obblighi entro il termine stabilito (v., in
         particolare, sentenze 20 settembre 2007, causa C‑177/06, Commissione/Spagna, punto 54, e 13 novembre 2008, Commissione/Francia,
         cit., punto 67). 
      
      75      Occorre di conseguenza constatare che, non avendo adottato nel termine impartito tutte le misure necessarie a garantire l’esecuzione
         della decisione 2008/344, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi incombentile ai sensi degli artt. 249, quarto
         comma, CE, nonché 3 e 4 della suddetta decisione. 
      
       Sulle spese
      76      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica di Polonia, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle
         spese.
      
      Per questi motivi la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Non avendo adottato nel termine impartito tutte le misure necessarie a garantire l’esecuzione della decisione della Commissione
            23 ottobre 2007, 2008/344/CE, relativa all’aiuto di Stato C 23/06 (ex NN 35/06), concesso dalla Polonia a favore del produttore
            di acciaio gruppo Technologie Buczek, la Repubblica di Polonia è venuta meno agli obblighi incombentile ai sensi degli artt. 249,
            quarto comma, CE, nonché 3 e 4 della suddetta decisione.
      2)      La Repubblica di Polonia è condannata alle spese. 
      Firme
      * Lingua processuale: il polacco.