CELEX: 62010CJ0101
Language: it
Date: 2011-07-07
Title: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 7 luglio 2011.#Gentcho Pavlov e Gregor Famira contro Ausschuss der Rechtsanwaltskammer Wien.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Oberste Berufungs- und Disziplinarkommission - Austria.#Relazioni esterne - Accordi di associazione - Normativa nazionale che, prima dell’adesione della Repubblica di Bulgaria all’Unione europea, escludeva i cittadini bulgari dall’iscrizione all’albo degli avvocati praticanti - Compatibilità di una siffatta normativa con il divieto di qualsiasi discriminazione basata sulla cittadinanza, per quanto riguarda le condizioni di lavoro, previsto dall’accordo di associazione CE-Bulgaria.#Causa C-101/10.

Causa C‑101/10
      Gentcho Pavlov
      e
      Gregor Famira
      contro
      Ausschuss der Rechtsanwaltskammer Wien
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberste Berufungs- und Disziplinarkommission)
      «Relazioni esterne — Accordi di associazione — Normativa nazionale che, prima dell’adesione della Repubblica di Bulgaria all’Unione europea, escludeva i cittadini bulgari
         dall’iscrizione all’albo degli avvocati praticanti — Compatibilità di una siffatta normativa con il divieto di qualsiasi discriminazione basata sulla cittadinanza, per quanto
         riguarda le condizioni di lavoro, previsto dall’accordo di associazione CE-Bulgaria»
      
      Massime della sentenza
      Accordi internazionali — Accordo di associazione Comunità-Bulgaria — Circolazione dei lavoratori — Accesso alle professioni
            regolamentate 
      (Accordo di associazione Comunità-Bulgaria, artt. 38, n. 1, e 47)
      Il divieto di discriminazione sancito dall’art. 38, n. 1, primo trattino, dell’accordo europeo che istituisce un’associazione
         tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da un lato, e la Repubblica di Bulgaria, dall’altro, deve essere interpretato
         nel senso che esso non ostava, prima dell’adesione della Repubblica di Bulgaria all’Unione europea, ad una normativa di uno
         Stato membro in forza della quale un cittadino bulgaro, a causa di un requisito relativo alla cittadinanza imposto da tale
         normativa, non poteva ottenere la sua iscrizione all’albo degli avvocati praticanti né, di conseguenza, un certificato di
         abilitazione alla rappresentanza in giudizio.
      
      Infatti, il suddetto accordo di associazione non contiene alcun elemento che consenta di dedurre dal suo art. 38, n. 1, primo
         trattino, o da altre disposizioni, la volontà delle parti contraenti di eliminare qualsiasi discriminazione fondata sulla
         cittadinanza per quanto riguarda l’accesso dei cittadini bulgari alle professioni regolamentate. A tal proposito, occorre
         inoltre tener conto del fatto che tale disposizione è inserita nel titolo IV del citato accordo, capitolo I, rubricato «Circolazione
         dei lavoratori», mentre lo stesso accordo menziona le professioni regolamentate al suo art. 47, contenuto nel capitolo II
         dello stesso accordo, dedicato allo stabilimento e che tratta dell’accesso alle professioni regolamentate senza imporre a
         tal riguardo un obbligo di non discriminazione fondata sulla cittadinanza.
      
      L’iscrizione all’albo degli avvocati praticanti, che costituisce una condizione di accesso alla professione regolamentata
         di avvocato, non può dunque essere considerata come costituente una condizione di lavoro ai sensi del suddetto art. 38, n. 1,
         primo trattino. 
      
      (v. punti 27-28, 30 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
      7 luglio 2011 (*)
      
      «Relazioni esterne – Accordi di associazione – Normativa nazionale che, prima dell’adesione della Repubblica di Bulgaria all’Unione europea, escludeva i cittadini bulgari
         dall’iscrizione all’albo degli avvocati praticanti – Compatibilità di una siffatta normativa con il divieto di qualsiasi discriminazione basata sulla cittadinanza, per quanto
         riguarda le condizioni di lavoro, previsto dall’accordo di associazione CE-Bulgaria»
      
      Nel procedimento C‑101/10,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 267 TFUE, dall’Oberste Berufungs-
         und Disziplinarkommission (Austria), con decisione 18 gennaio 2010, pervenuta in cancelleria il 23 febbraio 2010, nella causa
      
      Gentcho Pavlov,
      Gregor Famira
      contro
      Ausschuss der Rechtsanwaltskammer Wien,
      LA CORTE (Quarta Sezione),
      composta dal sig. J.-C. Bonichot, presidente di sezione, dal sig. L. Bay Larsen (relatore), dalle sig.re C. Toader, A. Prechal
         e dal sig. E. Jarašiūnas, giudici, 
      
      avvocato generale: sig. P. Mengozzi,
      cancelliere: sig. K. Malacek, amministratore,
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 13 gennaio 2011,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per i sigg. Pavlov e Famira, dagli avv.ti R. Keisler e S. Werinos, Rechtsanwälte, 
      –        per il governo austriaco, dai sigg. E. Riedl e G. Holley, in qualità di agenti,
      –        per la Commissione europea, dai sigg. F. Erlbacher e G. Braun, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 17 marzo 2011,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 38, n. 1, primo trattino, dell’accordo europeo
         che istituisce un’associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da un lato, e la Repubblica di Bulgaria, dall’altro,
         concluso e approvato a nome delle Comunità con decisione del Consiglio e della Commissione 19 dicembre 1994, 94/908/CE, CECA,
         Euratom (GU L 358, pag. 1; in prosieguo: l’«accordo di associazione con la Repubblica di Bulgaria»). 
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra il sig. Pavlov, cittadino bulgaro, e il sig. Famira, avvocato
         a Vienna, da un lato, e l’Ausschuss der Rechtsanwaltskammer Wien (commissione dell’Ordine degli avvocati di Vienna), dall’altro,
         in merito al rigetto da parte di quest’ultima della domanda volta ad ottenere, da una parte, l’iscrizione del sig. Pavlov
         all’albo degli avvocati praticanti e, dall’altra, un certificato di abilitazione alla rappresentanza in giudizio a favore
         di quest’ultimo.
      
       Contesto normativo
       Il diritto dell’Unione 
       L’accordo di associazione con la Repubblica di Bulgaria
      3        Ai sensi dell’art. 7, n. 1, dell’accordo di associazione con la Repubblica di Bulgaria «[l’]associazione prevede un periodo
         transitorio della durata massima di dieci anni diviso in due fasi successive, che in linea di principio durano cinque anni
         ciascuna. La prima fase inizia all’entrata in vigore del presente accordo». Il predetto accordo d’associazione è entrato in
         vigore il 1° febbraio 1995. 
      
      4        L’art. 38, n. 1, dell’accordo di associazione con la Repubblica di Bulgaria, contenuto nel titolo IV di quest’ultimo, intitolato
         «Circolazione dei lavoratori, stabilimento, prestazione di servizi», capitolo I, dedicato alla circolazione dei lavoratori,
         così dispone: 
      
      «Nel rispetto delle condizioni e modalità applicabili in ciascuno Stato membro:
      –        il trattamento accordato ai lavoratori di nazionalità bulgara legalmente occupati nel territorio di uno Stato membro è esente
         da qualsiasi discriminazione basata sulla nazionalità, per quanto riguarda le condizioni di lavoro, di retribuzione o di licenziamento,
         rispetto ai cittadini di quello Stato,
      
      (…)».
      5        L’art. 42, n. 1, del suddetto accordo di associazione prevede quanto segue:
      
      «1. Tenendo conto della situazione del mercato del lavoro nello Stato membro, nel rispetto della sua legislazione e delle
         regole in vigore in quello Stato membro in materia di mobilità dei lavoratori:
      
      –        si dovrebbero mantenere e, se possibile, ampliare le agevolazioni esistenti per l’accesso all’occupazione dei lavoratori bulgari
         accordate dagli Stati membri ai sensi di accordi bilaterali;
      
      –        gli altri Stati membri considerano favorevolmente l’opportunità di concludere accordi analoghi». 
      6        L’art. 45, n. 1, dello stesso accordo di associazione, che figura nel titolo IV, capitolo II, di quest’ultimo, intitolato
         «Stabilimento», così recita: 
      
      «A partire dall’entrata in vigore del presente accordo, ciascuno Stato membro accorda un trattamento non meno favorevole di
         quello accordato alle proprie società e ai propri cittadini per lo stabilimento di società e cittadini bulgari e per le attività
         di società e cittadini bulgari stabiliti sul suo territorio, fatta eccezione per i settori specificati nell’allegato XVa».
         
      
      7        L’art. 47 dell’accordo di associazione in esame, contenuto in suddetto capitolo II, dispone quanto segue:
      
      «Al fine di rendere più agevole per i cittadini della Comunità e della Bulgaria l’avviamento e lo svolgimento di attività
         professionali regolamentate rispettivamente in Bulgaria e nella Comunità, il Consiglio di associazione valuta le iniziative
         da prendere per permettere il reciproco riconoscimento dei titoli professionali. Il Consiglio di associazione può adottare
         tutte le misure necessarie a tal fine». 
      
      8        L’art. 59, n. 1, dell’accordo di associazione di cui trattasi, che compare nel titolo IV, capitolo IV, di quest’ultimo, intitolato
         «Disposizioni generali», così recita: 
      
      «Ai fini del titolo IV, il presente accordo non impedisce in alcun modo alle Parti di applicare le rispettive leggi e disposizioni
         in materia di ingresso e soggiorno, lavoro, condizioni di lavoro e stabilimento delle persone fisiche, nonché di prestazione
         dei servizi, a condizione che, così facendo, esse non le applichino in modo da vanificare o compromettere i benefici spettanti
         all’una o all’altra ai sensi di una specifica disposizione del presente accordo (…)».
      
       La normativa nazionale
      9        Le disposizioni che disciplinano la professione forense e l’accesso a tale professione sono contenute, rispettivamente, nella
         legge sull’esame di accesso alla professione di avvocato (Rechtsanwaltsprüfungsgesetz BGBl. 556/1985, nella sua versione pubblicata
         nel BGBl. 71/1999, applicabile alla controversia di cui trattasi; in prosieguo: il «RAPG»), nonché nel regolamento austriaco
         relativo alla professione forense (Österreichische Rechtsanwaltsordnung RGBl. 96/1868, nella versione pubblicata nel BGBl.
         128/2004, applicabile alla controversia principale; in prosieguo: la «RAO»). 
      
       Il RAPG 
      10      Le disposizioni del RAPG rilevanti ai fini della controversia principale sono del seguente tenore: 
      
      «Articolo 1
      L’esame di avvocato è inteso ad accertare le capacità e le conoscenze del candidato, necessarie per l’esercizio della professione
         forense, in particolare la sua abilità nell’istruire e curare le questioni pubbliche e private affidate ad un avvocato, nonché
         la sua capacità di redigere atti e perizie giudiziarie nonché di esporre in modo ordinato, per iscritto e verbalmente, una
         situazione in fatto e in diritto. 
      Articolo 2
      1)      L’esame di avvocato può essere sostenuto dopo avere conseguito il dottorato in scienze giuridiche («Doktorat der Rechte»)
         ovvero, per i titolari di un Diplomstudium ai sensi della legge 2 marzo 1978, (...) sullo studio universitario delle scienze
         giuridiche, il Magisterium der Rechtswissenschaften e dopo una pratica triennale, di cui almeno nove mesi presso un organo
         giudiziario e almeno due anni presso lo studio di un avvocato.
      
       (…)».
      
       La RAO
      11      Le disposizioni della RAO pertinenti ai fini della controversia principale sono redatte nei seguenti termini: 
      
      «Articolo 1
      1)      Ai fini dell’esercizio della professione forense in [Austria] non è necessaria una nomina da parte di un’autorità, bensì semplicemente
         la prova del possesso dei seguenti requisiti e l’iscrizione nell’albo degli avvocati (articoli 5 e 5a).
      
      (…)
      2)      I requisiti sono i seguenti:
      a)      la cittadinanza austriaca;
      (…)
      d)      la pratica nelle modalità e per la durata stabilita dalla legge;
      e)      il superamento dell’esame di abilitazione alla professione di avvocato;
      (…)
      3)      La cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea o di un altro Stato contraente dell’Accordo sullo Spazio economico
         europeo o della Confederazione svizzera è considerato equivalente alla cittadinanza austriaca.
      
      Articolo 2 
      1)      La pratica necessaria ai fini dell’esercizio della professione di avvocato deve constare nell’esercizio di attività della
         professione forense presso un tribunale o una procura e presso un avvocato; (...) La pratica presso un avvocato è computabile
         solo qualora sia svolta come attività professionale principale e senza pregiudizio da parte di un’altra attività professionale
         (…)
      
      2)      La pratica nell’accezione del n. 1, dura cinque anni. Di questi almeno nove mesi devono essere effettuati in Austria presso
         un ufficio giudiziario giudicante o una procura e almeno tre anni presso un avvocato.
      
      (…)
      Articolo 15
      1)      Qualora la legge prescriva il patrocinio legale obbligatorio, l’avvocato può farsi rappresentare dinanzi a tutte le giurisdizioni
         e a tutte le autorità, assumendosene la responsabilità, da un avvocato praticante, autorizzato alla sostituzione, che svolga
         la pratica presso il suo studio; un avvocato praticante non può tuttavia firmare memorie indirizzate a organi giurisdizionali
         o ad autorità.
      
      2)      È autorizzato alla sostituzione un avvocato praticante che abbia superato l’esame di abilitazione alla professione forense.
         (…)
      
      3)      Qualora la legge non prescriva il patrocinio legale obbligatorio, l’avvocato può farsi rappresentare dinanzi a tutte le giurisdizioni
         e le autorità, assumendosene la responsabilità, da un altro avvocato praticante che svolga la pratica presso il suo studio;
         un avvocato praticante non può tuttavia firmare memorie indirizzate a organi giurisdizionali o ad autorità.
      
      4)      La commissione dell’Ordine degli avvocati è tenuta a rilasciare certificati di legittimazione ai praticanti che svolgano la
         pratica presso un avvocato, da cui risulti l’autorizzazione alla sostituzione ai sensi del n. 2 [“groβe Legitimationsurkunde”]
         o l’autorizzazione alla rappresentanza ai sensi del n. 3 [“kleine Legitimationsurkunde”]. 
      
      (…)
      Articolo 30
      1)      Ai fini dell’iscrizione nell’albo degli avvocati praticanti, al momento dell’inizio della pratica presso un avvocato, deve
         esserne data comunicazione alla commissione [dell’Ordine] unitamente all’attestazione del possesso della cittadinanza austriaca
         e del possesso dei requisiti prescritti per l’accesso alla pratica forense; la suddetta pratica è computata solo a partire
         dal giorno di ricezione della suddetta comunicazione. 
      
      (…)
      4)      Gli interessati hanno diritto di presentare ricorso presso l’Oberste Berufungs‑ und Disziplinarkommission (commissione superiore
         d’appello e disciplinare degli avvocati) avverso il diniego di iscrizione all’albo degli avvocati praticanti, la radiazione
         dal suddetto albo e il diniego di omologazione della pratica forense. (…) 
      
      5)      La cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea o di un altro Stato contraente dell’Accordo sullo Spazio economico
         europeo o della Confederazione svizzera è considerata equivalente alla cittadinanza austriaca».
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      12      Il sig. Pavlov ha concluso i suoi studi di scienze giuridiche a Vienna nel 2002. Dal 2004, egli è assunto alle dipendenze
         dello studio legale del sig. Famira, avvocato stabilito a Vienna. Il sig. Pavlov è titolare di un permesso di soggiorno austriaco
         e di un permesso di stabilimento ai sensi del diritto austriaco, che gli consentono di accedere ad un impiego e di svolgere
         quest’ultimo su tutto il territorio austriaco. Il sig. Famira è titolare di un permesso, rilasciato dall’ufficio di collocamento,
         che lo autorizzava ad assumere il sig. Pavlov come avvocato praticante dipendente per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre
         2004.
      
      13      Il 2 gennaio 2004, i sigg. Famira e Pavlov hanno chiesto l’iscrizione di quest’ultimo nell’albo degli avvocati praticanti.
         Essi hanno contemporaneamente chiesto, a favore di quest’ultimo, il rilascio di un certificato di abilitazione alla rappresentanza
         in giudizio («kleine Legitimationsurkunde»), ai sensi dell’art. 15, n. 3, della RAO. 
      
      14      Con ordinanza 6 aprile 2004, la seconda sezione dell’Ausschuss der Rechtsanwaltskammer Wien ha respinto tale domanda con la
         motivazione che il sig. Pavlov non era in possesso del requisito della cittadinanza di cui all’art. 30, nn. 1 e 5, della RAO.
         L’impugnazione proposta avverso suddetta ordinanza è stata respinta il 15 giugno 2004 dal predetto Ausschuss in seduta plenaria.
         
      
      15      Con ordinanza 1° agosto 2006, l’Oberste Berufungs‑ und Disziplinarkommission ha respinto l’appello interposto dai sigg. Pavlov
         e Famira contro l’ordinanza 15 giugno 2004, adducendo che, essendo la professione di avvocato una professione regolamentata,
         essa dispiegherebbe i suoi effetti anche nei confronti degli avvocati praticanti. Essa ha statuito che, ai termini dell’accordo
         di associazione con la Repubblica di Bulgaria, le discriminazioni sono vietate unicamente per quanto riguarda le condizioni
         di lavoro, ma che, per quanto attiene all’accesso alle professioni regolamentate, gli Stati che hanno concluso tale accordo
         mantengono la possibilità di prevedere limitazioni.
      
      16      L’8 ottobre 2007, il Verfassungsgerichtshof (Corte costituzionale) ha annullato l’ordinanza 1° agosto 2006 e ha rinviato la
         causa dinanzi all’Oberste Berufungs- und Disziplinarkommission, con la motivazione che quest’ultima non aveva adito in via
         pregiudiziale la Corte di giustizia dell’Unione europea con una questione di interpretazione delle disposizioni rilevanti
         dell’accordo di associazione di cui trattasi, così violando il diritto dei ricorrenti ad un procedimento dinanzi al giudice
         naturale, quale garantito dalla Costituzione nazionale. 
      
      17      Con ordinanza 17 aprile 2008, l’Oberste Berufungs- und Disziplinarkommission ha annullato le ordinanze dell’Ausschuss der
         Rechtsanwaltskammer Wien del 6 aprile e del 15 giugno 2004, in considerazione della mutata situazione giuridica determinata
         dall’adesione della Repubblica di Bulgaria all’Unione, la quale aveva preso effetto il 1° gennaio 2007. Ritenendo che, a partire
         da tale data, le condizioni previste dall’art. 30, nn. 1 e 5, della RAO fossero soddisfatte, essa ha rinviato la causa dinanzi
         al suddetto Ausschuss affinché questo statuisse nuovamente con un supplemento d’istruttoria.
      
      18      Il 2 luglio 2009, il Verfassungsgerichtshof ha annullato l’ordinanza 17 aprile 2008, adducendo che l’adesione della Repubblica
         di Bulgaria all’Unione non aveva per nulla modificato il fatto che gli anni 2004‑2006 fossero significativi per il sig. Pavlov
         poiché, da una parte, egli può sostenere l’esame di abilitazione alla professione di avvocato solo dopo aver effettuato una
         pratica almeno biennale presso un avvocato e, dall’altra, per essere iscritti all’albo degli avvocati, occorre provare di
         aver svolto una pratica almeno triennale presso un avvocato. Pertanto, per risolvere la questione relativa agli anni 2004‑2006,
         era necessario, conformemente alla decisione 8 ottobre 2007 dello stesso giudice, adire la Corte in via pregiudiziale con
         una questione di interpretazione dell’art. 38 dell’accordo di associazione con la Repubblica di Bulgaria. 
      
      19      Ciò premesso, l’Oberste Berufungs- und Disziplinarkommission ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte
         le seguenti questioni pregiudiziali: 
      
      «1)      Se, nel periodo compreso fra il 2 gennaio 2004 e il 31 dicembre 2006, l’art. 38, n. 1, dell’[Accordo di associazione con la
         Repubblica di Bulgaria] dovesse essere direttamente applicato nell’ambito del procedimento per l’iscrizione di un cittadino
         bulgaro nell’albo degli avvocati praticanti. 
      
      In caso di soluzione affermativa della prima questione:
      2)      Se l’art. 38, n. 1, dell’[Accordo di associazione con la Repubblica di Bulgaria] ostasse, da un lato, all’applicazione dell’art. 30,
         nn. 1 e 5, della [RAO] – secondo cui uno dei requisiti per la registrazione è costituito, fra l’altro, dalla prova della cittadinanza
         austriaca o di una cittadinanza equivalente – alla domanda di iscrizione all’albo degli avvocati praticanti austriaci presentata
         il 2 gennaio 2004 da un cittadino bulgaro in servizio presso un avvocato austriaco nonché alla richiesta di emissione di un
         certificato di abilitazione alla rappresentanza in giudizio ai sensi dell’art. 15, n. 3, della [RAO] e, dall’altro, al rigetto
         della domanda fondato esclusivamente sulla cittadinanza, nonostante la sussistenza degli altri requisiti e di un permesso
         di stabilimento e di lavoro rilasciato solo per l’Austria». 
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      20      Con le sue due questioni, che vanno esaminate congiuntamente, il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se, prima dell’adesione
         della Repubblica di Bulgaria all’Unione, il divieto di discriminazione, sancito dall’art. 38, n. 1, primo trattino, dell’accordo
         di associazione con quest’ultima, ostasse ad una normativa di uno Stato membro, come quella contenuta nell’art. 30, nn. 1
         e 5, della RAO, in forza della quale un cittadino bulgaro, a causa di un requisito relativo alla cittadinanza imposto da tale
         normativa, non poteva ottenere la sua iscrizione all’albo degli avvocati praticanti né, di conseguenza, un certificato di
         abilitazione alla rappresentanza in giudizio. 
      
      21      Dalla formulazione dell’art. 38, n. 1, primo trattino, dell’accordo di associazione con la Repubblica di Bulgaria emerge che
         il divieto sancito da questa disposizione osta a qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, di cui l’interessato,
         già legalmente occupato, potrebbe essere oggetto per quanto riguarda le sue condizioni di lavoro, di retribuzione o di licenziamento.
         
      
      22      A tal riguardo, il sig. Pavlov sostiene che l’iscrizione all’albo degli avvocati praticanti riguarda le condizioni di lavoro
         di tale professione e che il diniego di iscrizione al predetto albo, fondato sulla cittadinanza, oppostogli a norma dell’art. 30,
         nn. 1 e 5, della RAO configura quindi una discriminazione vietata dall’art. 38, n. 1, primo trattino, dell’accordo di associazione
         con la Repubblica di Bulgaria. 
      
      23      Dalle informazioni fornite alla Corte dal giudice del rinvio si evince che, ai sensi della normativa nazionale in esame nella
         causa principale, l’accesso alla pratica è necessariamente legato all’iscrizione all’albo degli avvocati praticanti e che
         tale iscrizione costituisce dunque una condizione di accesso al tirocinio forense. Prima di essere iscritto a detto albo,
         l’interessato può lavorare legalmente soltanto come giurista e non come avvocato praticante. 
      
      24      Va aggiunto che l’esercizio delle attività svolte da un avvocato praticante, pur potendo rientrare in un rapporto di lavoro
         come avviene nella causa principale, costituisce altresì la parte pratica della formazione necessaria per l’accesso alla professione
         regolamentata di avvocato (v., in tal senso, sentenza 13 novembre 2003, causa C‑313/01, Morgenbesser, Racc. pag. I‑13467,
         punto 51).
      
      25      Pertanto, si deve concluderne che suddetta iscrizione all’albo degli avvocati praticanti costituisce una condizione di accesso
         alla professione regolamentata di avvocato, di cui trattasi nella causa principale. 
      
      26      È quindi necessario accertare se il divieto di discriminazione fondato sulla cittadinanza, sancito dall’art. 38, n. 1, primo
         trattino, dell’accordo di associazione con la Repubblica di Bulgaria, si estenda a norme di accesso alla professione regolamentata
         di avvocato come quelle in esame nella causa principale. 
      
      27      Va evidenziato che l’accordo di associazione con la Repubblica di Bulgaria non contiene alcun elemento che consenta di dedurre
         dall’art. 38, n. 1, primo trattino, del medesimo accordo o da altre disposizioni di quest’ultimo, la volontà delle parti contraenti
         di eliminare qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza per quanto riguarda l’accesso dei cittadini bulgari alle
         professioni regolamentate. A tal proposito, occorre inoltre tener conto del fatto che tale disposizione è inserita nel titolo
         IV del citato accordo, capitolo I, rubricato «Circolazione dei lavoratori», mentre lo stesso accordo menziona le professioni
         regolamentate al suo art. 47, contenuto nel capitolo II dello stesso accordo, dedicato allo stabilimento e che tratta dell’accesso
         alle professioni regolamentate senza imporre a tal riguardo un obbligo di non discriminazione fondata sulla cittadinanza.
      
      28      Ne consegue che il divieto di discriminazione enunciato all’art. 38, n. 1, primo trattino, dell’accordo di associazione con
         la Repubblica di Bulgaria deve essere interpretato nel senso che esso non si estende a norme nazionali riguardanti l’accesso
         alla professione regolamentata di avvocato, come quelle in esame nella causa principale. Pertanto, non si può considerare
         che l’iscrizione all’albo degli avvocati praticanti che, come specificato al punto 25 della presente sentenza, costituisce
         una condizione di accesso alla professione regolamentata di avvocato, configuri una condizione di lavoro ai sensi del suddetto
         art. 38, n. 1, primo trattino. 
      
      29      Per quanto attiene al permesso di soggiorno e al permesso di lavoro, invocati dal sig. Pavlov come conferentigli accesso al
         tirocinio forense, è sufficiente constatare che spetta al giudice del rinvio verificare se tali permessi, rilasciati dalle
         autorità dello Stato membro ospitante, secondo la normativa nazionale costituiscano decisioni aventi una siffatta portata
         e che consentono, di per sé stesse, l’accesso alla professione forense. 
      
      30      Dalle considerazioni che precedono emerge che le questioni sollevate dal giudice del rinvio vanno risolte dichiarando che
         il divieto di discriminazione sancito dall’art. 38, n. 1, primo trattino, dell’accordo di associazione con la Repubblica di
         Bulgaria, deve essere interpretato nel senso che esso non ostava, prima dell’adesione di quest’ultima all’Unione, ad una normativa
         di uno Stato membro, come quella contenuta nell’art. 30, nn. 1 e 5, della RAO, nella versione applicabile alla controversia
         principale, in forza della quale un cittadino bulgaro, a causa di un requisito relativo alla cittadinanza imposto da tale
         normativa, non poteva ottenere la sua iscrizione all’albo degli avvocati praticanti né, di conseguenza, un certificato di
         abilitazione alla rappresentanza in giudizio. 
      
       Sulle spese
      31      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
      Il divieto di discriminazione sancito dall’art. 38, n. 1, primo trattino, dell’accordo europeo che istituisce un’associazione
            tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da un lato, e la Repubblica di Bulgaria, dall’altro, concluso e approvato a
            nome delle Comunità con decisione del Consiglio e della Commissione 19 dicembre 1994, 94/908/CE, CECA, Euratom, deve essere
            interpretato nel senso che esso non ostava, prima dell’adesione della Repubblica di Bulgaria all’Unione europea, ad una normativa
            di uno Stato membro, come quella contenuta nell’art. 30, nn. 1 e 5, del regolamento austriaco relativo alla professione forense
            (Österreichische Rechtsanwaltsordnung), nella versione applicabile alla controversia principale, in forza della quale un cittadino
            bulgaro, a causa di un requisito relativo alla cittadinanza imposto da tale normativa, non poteva ottenere la sua iscrizione
            all’albo degli avvocati praticanti né, di conseguenza, un certificato di abilitazione alla rappresentanza in giudizio.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.