CELEX: C2005/143/06
Language: it
Date: 2005-06-11 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione), 21 aprile 2005, nel procedimento C-25/03 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesfinanzhof): Finanzamt Bergisch Gladbach contro HE (Sesta direttiva IVA — Costruzione di un edificio ad uso abitativo da parte di due coniugi in comproprietà senza svolgimento di attività economica in comune — Utilizzazione di un locale da parte di uno dei comproprietari ai fini dello svolgimento di attività professionale — Status di soggetto passivo di imposta — Diritto a deduzione — Modalità d'esercizio — Requisiti della fattura)

11.6.2005   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 143/7
            
         
      SENTENZA DELLA CORTE
   
   (Seconda Sezione)
   21 aprile 2005
   nel procedimento C-25/03 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesfinanzhof): Finanzamt Bergisch Gladbach contro HE
       (1)
   
   (Sesta direttiva IVA - Costruzione di un edificio ad uso abitativo da parte di due coniugi in comproprietà senza svolgimento di attività economica in comune - Utilizzazione di un locale da parte di uno dei comproprietari ai fini dello svolgimento di attività professionale - Status di soggetto passivo di imposta - Diritto a deduzione - Modalità d'esercizio - Requisiti della fattura)
   (2005/C 143/06)
   Lingua processuale: il tedesco
   Nel procedimento C-25/03, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell'art. 234 CE, dal Bundesfinanzhof (Germania) con decisione 29 agosto 2002, pervenuta in cancelleria il 23 gennaio 2003, nella causa tra Finanzamt Bergisch Gladbach e HE, la Corte (Seconda Sezione), composta dal sig. C.W. A. Timmermans, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. R. Schintgen (relatore), G. Arestis e J. Klučka, giudici, avvocato generale: sig. A. Tizzano, cancelliere: sig.ra K. Sztranc, amministratore, ha pronunciato, il 21 aprile 2005, una sentenza il cui dispositivo è del seguente tenore:
   La sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari — Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, tanto nel suo testo iniziale quanto in quello risultante dalla direttiva del Consiglio 16 dicembre 1991, 91/680/CEE, che completa il sistema comune di imposta sul valore aggiunto e modifica, in vista della soppressione delle frontiere fiscali, la direttiva 77/388/CEE, deve essere così interpretata:
   
               —
            
            
               una persona che acquisti o faccia costruire un edificio al fine di destinarlo ad abitazione per sé e per la propria famiglia agisce in qualità di soggetto passivo e beneficia, quindi, del diritto alla deduzione dell'imposta, ai sensi dell'art. 17 della sesta direttiva 77/388, nel caso in cui utilizzi un locale dell'immobile medesimo quale ufficio ai fini dell'esercizio, ancorché a titolo accessorio, di un'attività economica ai sensi degli artt. 2 e 4 della direttiva medesima e destini tale porzione dell'immobile al patrimonio della propria impresa;
            
         
               —
            
            
               nel caso in cui una comunione risultante da matrimonio, sprovvista di personalità giuridica e che non eserciti essa stessa un'attività economica ai sensi della sesta direttiva 77/388, affidi in appalto la realizzazione di un bene di investimento, i comproprietari che costituiscono tale comunione devono essere considerati, ai fini dell'applicazione della detta direttiva, quali beneficiari dell'operazione;
            
         
               —
            
            
               nel caso in cui due coniugi in comunione di fatto per effetto del matrimonio acquistino un bene di investimento, una porzione del quale venga utilizzata a fini professionali in modo esclusivo da uno dei due coniugi comproprietari, quest'ultimo beneficia del diritto alla deduzione dell'intero importo dell'imposta sul valore aggiunto a monte gravante sulla porzione del bene dal medesimo utilizzato ai fini della propria impresa, sempreché l'importo dedotto non ecceda i limiti della sua quota di comproprietà nel bene medesimo;
            
         
               —
            
            
               gli artt. 18, n. 1, lett. a), e 22, n. 3, della sesta direttiva 77/388 non esigono che il soggetto disponga, per poter esercitare il diritto alla detrazione dell'imposta in circostanze come quelle oggetto della causa principale, di una fattura emessa a suo nome e dalla quale risultino le frazioni del prezzo e dell'imposta sul valore aggiunto corrispondenti alla sua quota di comproprietà. Una fattura rilasciata indistintamente ai coniugi in comproprietà e senza menzione di tale ripartizione è sufficiente a tal fine.
            
         
      (1)  GU C 70 del 22.3.2003.