CELEX: 62017CN0561
Language: it
Date: 2017-09-22 00:00:00
Title: Causa C-561/17 P: Impugnazione proposta il 22 settembre 2017 dalla Repubblica di Polonia avverso l’ordinanza del Tribunale (Ottava Sezione) del 13 giugno 2017, causa T-137/16, Uniwersytet Wrocławski / Agenzia esecutiva per la ricerca (REA)

8.1.2018   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 5/18
            
         Impugnazione proposta il 22 settembre 2017 dalla Repubblica di Polonia avverso l’ordinanza del Tribunale (Ottava Sezione) del 13 giugno 2017, causa T-137/16, Uniwersytet Wrocławski / Agenzia esecutiva per la ricerca (REA)
   (Causa C-561/17 P)
   (2018/C 005/26)
   Lingua processuale: il polacco
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Repubblica di Polonia (rappresentante: B. Majczyna, agente)
   
      Altre parti nel procedimento: Uniwersytet Wrocławski, Agenzia esecutiva per la ricerca (REA)
   
      Conclusioni della ricorrente
   
   La ricorrente chiede che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               annullare integralmente l’ordinanza del Tribunale dell’Unione europea (Ottava Sezione) del 13 giugno 2017, causa T-137/16, Uniwersytet Wrocławski/Agenzia esecutiva per la ricerca (REA);
            
         
               —
            
            
               rinviare la causa al Tribunale ai fini del riesame;
            
         
               —
            
            
               condannare ciascuna parte a sopportare le proprie spese;
            
         
               —
            
            
               assegnare la causa alla Grande Sezione, ai sensi dell’articolo 16, terzo comma, dello Statuto.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   In primo luogo, la Repubblica di Polonia contesta all'ordinanza impugnata la violazione dell'articolo 19, commi terzo e quarto, dello Statuto, per errata interpretazione dello stesso. L'ordinanza impugnata si fonda su un orientamento giurisprudenziale dei giudici dell'Unione, secondo il quale il requisito dell'indipendenza del rappresentante, risultante dall'articolo 19 dello Statuto, è strettamente connesso all'assenza di qualsiasi rapporto di lavoro tra il rappresentante ed il suo cliente. La Repubblica di Polonia ritiene che tale orientamento giurisprudenziale sia fondamentalmente erroneo e che debba essere rivisto.
   Inoltre, l'ordinanza impugnata, pur fondandosi sull'attuale orientamento giurisprudenziale dei giudici dell'Unione, oltrepassa nel contempo i limiti stabiliti da tale giurisprudenza. Nell'ordinanza impugnata, il requisito dell'indipendenza è stato infatti collegato non più soltanto alla mancanza di un rapporto di lavoro, ma anche alla mancanza di rapporti giuridici di diritto privato nonché alla mancanza del rischio che l'ambiente lavorativo del rappresentante eserciti una qualche influenza sulla sua opinione professionale.
   Tale approccio ha l'effetto di limitare profondamente il diritto di difesa dinanzi ai giudici dell'Unione. Si tratta di una limitazione fondata su criteri molto ambigui e arbitrari, che non hanno alcuna base esplicita nelle disposizioni del diritto dell'Unione e che non sono volti al raggiungimento di un obiettivo comprensibile.
   In secondo luogo, la Repubblica di Polonia contesta all'ordinanza impugnata la violazione del principio della certezza del diritto. L'ordinanza impugnata introduce una condizione nuova e imprecisata di indipendenza del rappresentante, concernente l’assenza del rischio di un’influenza dell'ambiente lavorativo, senza dare alcuna indicazione sul modo in cui valutarla. Di conseguenza, la ricorrente non è in condizione di determinare se il rappresentante da essa prescelto soddisfi il requisito dell'indipendenza e se il suo ricorso sarà dichiarato ammissibile.
   In terzo luogo, la Repubblica di Polonia contesta all'ordinanza impugnata la mancanza di una motivazione sufficiente che consenta di comprendere le ragioni per le quali il Tribunale abbia dichiarato che il rappresentante non soddisfa il requisito dell’indipendenza ed ha respinto il ricorso da esso sottoscritto.
   In particolare, il Tribunale non ha spiegato per quale motivo una relazione come quella che lega il rappresentante all’Università di Wrocław debba essere assimilata ad un rapporto di lavoro nonostante l’assenza di subordinazione. Inoltre, il Tribunale non ha spiegato in base a quali considerazioni abbia tenuto conto di circostanze diverse da quelle attinenti alla prestazione di assistenza legale da parte del rappresentante. Il Tribunale non ha neppure spiegato come, nel caso di un contratto di diritto privato, debba essere intesa la nozione di ambiente lavorativo e quale tipo di influenza esso eserciti sul rappresentante. Inoltre, dall’ordinanza impugnata non risulta quale tipo di rischio sia legato a tale tipologia di contratto e neppure in cosa consista la limitazione dell’indipendenza, in considerazione della quale è stato escluso il rappresentante.