CELEX: 62021CN0366
Language: it
Date: 2021-06-09 00:00:00
Title: Causa C-366/21 P: Impugnazione proposta il 9 giugno 2021 da Maxime Picard avverso la sentenza del Tribunale (Prima Sezione ampliata) del 24 marzo 2021, causa T-769/16, Picard / Commissione

6.9.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 357/9
            
         
      Impugnazione proposta il 9 giugno 2021 da Maxime Picard avverso la sentenza del Tribunale (Prima Sezione ampliata) del 24 marzo 2021, causa T-769/16, Picard / Commissione
      (Causa C-366/21 P)
      (2021/C 357/12)
      Lingua processuale: il francese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Maxime Picard (rappresentante: S. Orlandi, avvocato)
      
         Altra parte nel procedimento: Commissione europea
      
         Conclusioni del ricorrente
      
      Il ricorrente chiede che la Corte voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 24 marzo 2021 nella causa Picard/Commissione, T-769/16;
               
            
                  —
               
               
                  annullare la decisione che fissa anticipatamente taluni elementi dei suoi diritti a pensione, o la mancata adozione di siffatta decisione richiesta dallo Statuto derivante dal messaggio inviatogli il 4 gennaio 2016 dal responsabile del settore «Pensioni» nel quale gli è stato comunicato, in risposta alla sua domanda del medesimo giorno, che il calcolo dei suoi diritti a pensione era stato modificato in seguito alla sua riassunzione nel GF II a decorrere dal 1o giugno 2014, passando a 66 anni la sua età pensionabile e all’1,8 % il coefficiente annuo di maturazione dei suoi diritti a pensione a partire dal 1o giugno 2014;
               
            
                  —
               
               
                  annullare, ove occorra, la decisione del 25 luglio 2016 del Direttore della Direzione E della DG «Risorse umane» della Commissione, nella parte in cui respinge in quanto irricevibile per mancanza di atto lesivo e, in subordine, in quanto infondato il reclamo del ricorrente, del 1o aprile 2016, avverso la decisione o la mancata decisione derivante dalla risposta del 4 gennaio 2016;
               
            
                  —
               
               
                  condannare la Commissione alle spese dei due gradi di giudizio.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno della sua impugnazione, il ricorrente rileva che la sentenza impugnata sarebbe viziata da un errore in diritto in quanto il Tribunale avrebbe limitato la portata delle misure transitorie di cui agli articoli 21, 22, ad eccezione del paragrafo 4, 23, 24 bis e 31, paragrafi 6 e 7, dell’allegato XIII dello Statuto, che si applicano «per analogia agli altri agenti impiegati al 31 dicembre 2013» conformemente all’articolo 1, paragrafo 1, dell’allegato del Regime applicabile agli altri agenti dell’Unione (in prosieguo: il «RAA»).
      Infatti, il Tribunale avrebbe erroneamente dichiarato che la conclusione di un nuovo contratto di agente contrattuale, dopo l’entrata in vigore della riforma dello Statuto del 2014, per accedere a un gruppo di funzioni superiore, era equiparabile, per un’applicazione analogica delle disposizioni transitorie, nel caso degli agenti contrattuali, alla «cessazione definitiva dal servizio» di un funzionario che pone fine all’applicazione di dette disposizioni transitorie.
      Ciò facendo, il Tribunale avrebbe in particolare ignorato gli obiettivi perseguiti dal legislatore, le caratteristiche del regime pensionistico dei funzionari e degli altri agenti dell’Unione, la terminologia utilizzata all’articolo 1, paragrafo 1, dell’allegato al RAA, equiparando erroneamente, in tale contesto, la conclusione di un nuovo contratto immediatamente successivo a un contratto precedente, a una «cessazione dal servizio» o «fine del rapporto contrattuale», malgrado la continuità sia dell’affiliazione allo stesso regime pensionistico, sia delle mansioni svolte all’interno della stessa istituzione in qualità di agente contrattuale.