CELEX: 62001CJ0256
Language: it
Date: 2004-01-13
Title: Sentenza della Corte del 13 gennaio 2004. # Debra Allonby contro Accrington & Rossendale College, Education Lecturing Services, trading as Protocol Professional e Secretary of State for Education and Employment. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) - Regno Unito. # Principio di parità della retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e di sesso femminile - Effetto diretto - Nozione di lavoratore - Docente di sesso femminile, lavoratrice autonoma, che svolge un lavoro che si presume di valore pari a quello dei colleghi di sesso maschile lavoratori subordinati, presso lo stesso istituto di istruzione superiore, ma in base ad un accordo con una società terza - Esclusione dei docenti lavoratori autonomi da un regime di pensione professionale. # Causa C-256/01.

Causa C-256/01 Debra AllonbycontroAccrington & Rossendale College e altri[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division)]
         
            «Principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile  e lavoratori di sesso femminile – Effetto diretto – Nozione di lavoratore – Docente di sesso femminile, lavoratrice autonoma, che svolge un lavoro  che si presume di valore pari a quello dei colleghi
               di sesso maschile lavoratori subordinati, presso lo stesso istituto di istruzione superiore,  ma in base ad un accordo con
               una società terza –  Esclusione dei docenti  lavoratori autonomi da un regime di pensione professionale»
            
            
               
                  Conclusioni dell'avvocato generale L.A. Geelhoed, presentate il 2 aprile 2003 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
               
                  Sentenza della Corte 13 gennaio 2004  
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime della sentenza
         
         
                  1..
                  Politica sociale – Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile – Parità di retribuzione – Art. 141, n. 1, CE – Portata – Lavoratori di sesso diverso che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di valore uguale – Differenze osservate nelle condizioni di retribuzione che non possono essere ricondotte ad un'unica fonte – Esclusione  (Art. 141, n. 1, CE) 
         
                  2..
                  Politica sociale – Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile – Parità di retribuzione – Art. 141, n. 1, CE – Portata – Lavoratori di sesso diverso che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di valore uguale – Differenze osservate nelle condizioni di retribuzione che non possono essere ricondotte ad un'unica fonte – Retribuzione comprendente un diritto d'iscrizione a un regime di pensione professionale – Esclusione  (Art. 141, n. 1, CE) 
         
                  3..
                  Politica sociale – Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile – Parità di retribuzione – Art. 141, n. 1, CE – Normativa statale che subordina l'iscrizione al regime di pensione all'esistenza di un contratto di lavoro – Regime di pensione professionale che annovera una percentuale nettamente inferiore di donne rispetto agli uomini – Nozione di lavoratore – Inammissibilità in mancanza di giustificazioni obiettive  (Art. 141, n. 1, CE) 
         
                  4..
                  Politica sociale – Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile – Parità di retribuzione – Art. 141, n. 1, CE – Sfera di applicazione – Inammissibilità di una normativa statale – Opponibilità al datore di lavoro  (Art. 141, n. 1, CE) 
         
         1.
          L'art. 141, n. 1, CE dev'essere interpretato nel senso che una donna il cui contratto di lavoro con un'impresa non sia stato
         rinnovato e che sia subito messa a disposizione del suo precedente datore di lavoro con l'intermediazione di un'altra impresa
         per fornire le stesse prestazioni non ha il diritto di avvalersi, nei confronti dell'impresa intermediaria, del principio
         della parità di retribuzione ponendo a raffronto la retribuzione percepita per uno stesso lavoro o un lavoro di pari valore
         da un uomo assunto dal precedente datore di lavoro della donna. Il fatto che il livello della retribuzione percepita da questa
         donna sia influenzato dall'importo che il suo precedente datore di lavoro paga all'impresa di intermediazione non è sufficiente
         per concludere che le due imprese costituiscano una fonte unica a cui possono essere imputate le differenze riscontrate tra
         le condizioni retributive. v. punti 48, 50, dispositivo 1
         
         2.
          L'art. 141, n. 1, CE dev'essere interpretato nel senso che una donna non ha il diritto di avvalersi del principio della parità
         di retribuzione al fine di potersi iscrivere ad un regime pensionistico professionale per insegnanti, istituito da una normativa
         statale, al quale possono iscriversi solamente gli insegnanti titolari di un contratto di lavoro subordinato, prendendo a
         confronto la retribuzione, comprensiva di tale diritto di iscrizione, percepita per lo stesso lavoro o per un lavoro dello
         stesso valore da un uomo assunto dal precedente datore di lavoro della donna. v. punto 57, dispositivo 2
         
         3.
          In mancanza di qualsiasi giustificazione obiettiva, il requisito, fissato da una normativa statale, di essere assunti in base
         ad un contratto di lavoro subordinato al fine di potersi iscrivere ad un regime pensionistico per insegnanti non è applicabile
         qualora si dimostri che tra gli insegnanti, che sono lavoratori ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE e che possiedono tutti gli
         altri requisiti per l'iscrizione, una proporzione considerevolmente più ridotta di donne che di uomini è in grado di soddisfare
         il detto requisito. La qualificazione formale di lavoratore autonomo ai sensi del diritto nazionale non esclude che una persona
         debba essere qualificata come lavoratore ai sensi del citato articolo se la sua indipendenza è solamente fittizia. v. punto 79, dispositivo 3
         
         4.
          L'art. 141, n. 1, CE dev'essere interpretato nel senso che, quando si tratti di una normativa nazionale, l'applicabilità della
         detta norma nei confronti di un'impresa non è subordinata alla condizione che il lavoratore interessato possa essere paragonato
         ad un lavoratore dell'altro sesso che è o è stato assunto dallo stesso datore di lavoro e che ha ricevuto, per lo stesso lavoro
         o per un lavoro dello stesso valore, una retribuzione più elevata. v. punto 84, dispositivo 4
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DELLA CORTE13 gennaio 2004 (1)
         
         
            
         
               «Principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e di sesso femminile – Effetto diretto – Nozione di lavoratore – Docente di sesso femminile, lavoratrice autonoma, che svolge un lavoro che si presume di valore pari a quello dei colleghi
                  di sesso maschile lavoratori subordinati, presso lo stesso istituto di istruzione superiore, ma in base ad un accordo con
                  una società terza – Esclusione dei docenti lavoratori autonomi da un regime di pensione professionale»
               
               
             Nel procedimento C-256/01, 
             avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, dalla Court of Appeal
            (England & Wales) (Civil Division) (Regno Unito) nella causa dinanzi ad essa pendente tra
            
            
            
            Debra Allonby
            
            e
            
            Accrington & Rossendale College,Education Lecturing Services, trading as Protocol Professional, già Education Lecturing Services,Secretary of State for Education and Employment,
            
            
             domanda vertente sull'interpretazione dell'art. 141 CE,
            
            LA CORTE,,
            
             composta dai sigg. V. Skouris, presidente, P. Jann, C.W.A. Timmermans, C. Gulmann e J.N. Cunha Rodrigues, presidenti di sezione,
            A. La Pergola, J.-P. Puissochet e R. Schintgen, dalle sig.re F. Macken e N. Colneric (relatore), e dal sig. S. von Bahr, giudici,
            
            
             avvocato generale: sig. L.A. Geelhoed cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale 
            
            
            viste le osservazioni scritte presentate:
               
               
               ─
                per la sig.ra Allonby, dalla sig.ra T. Gill, barrister, su incarico di Michael Scott & Co., solicitors; 
               
               
               ─
                per la Education Lecturing Services, trading as Protocol Professional, dai sigg. D. Pannick, QC, e P. Nicholls, barrister,
               su incarico di KLegal, solicitors; 
               
               
               ─
                per il governo del Regno Unito, dalla sig.ra G. Amodeo, in qualità di agente, assistita dal sig. N. Paines, QC, e dalla sig.ra
               M. Hall, barrister; 
               
               
               ─
                per il governo tedesco, dai sigg. W.-D. Plessing e R. Stüwe, in qualità di agenti; 
               
               
               ─
                per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. J. Sack e dalla sig.ra N. Yerrel, in qualità di agenti, 
               
               
            
            
            vista la relazione d'udienza,
            
            sentite le osservazioni orali della sig.ra Allonby, rappresentata dalla sig.ra T. Gill e dal sig. R. Moretto, barrister, della
               Education Lecturing Services, trading as Protocol Professional, rappresentata da Lord Lester of Herne Hill, QC, del governo
               del Regno Unito, rappresentato dalla sig.ra P. Ormond, in qualità di agente, assistita dal sig. N. Paines, e della Commissione,
               rappresentata dalla sig.ra N. Yerrel, all'udienza del 28 gennaio 2003, 
            
            
            sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 2 aprile 2003,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
         1
            
          Con ordinanza 22 giugno 2001, pervenuta in cancelleria il 13 luglio successivo, la Court of Appeal (England & Wales) (Civil
         Division) ha proposto alla Corte, ai sensi dell'art. 234 CE, due questioni pregiudiziali relative all'interpretazione dell'art.
         141 CE.  
         
         
         2
            
          Tali questioni sono state sollevate nell'ambito di una controversia che vede contrapposta la sig.ra Allonby, che lavora come
         docente, all'Accrington & Rossendale College (in prosieguo: il «College»), alla società Education Lecturing Service, trading
         as Protocol Professional (in prosieguo: l' «ELS») e al Secretary of State for Education and Employment (Segretario di Stato
         alla Pubblica Istruzione e al Lavoro; in prosieguo: il «Secretary of State»), in merito ad una pretesa di parità di retribuzione
         tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile.  
         
            
               Contesto normativo
             Diritto comunitario
         
         
         3
            
          Ai sensi dell'art. 2 CE la Comunità ha, tra gli altri, il compito di promuovere la parità tra uomini e donne.  
         
         
         4
            
          L'art. 141, n. 1, CE prevede che ciascuno Stato membro assicuri l'applicazione del principio della parità di retribuzione
         tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. 
         
         
         5
            
          L'art. 141, n. 2, primo comma, CE dispone quanto segue:  «Per retribuzione si intende, a norma del presente articolo, il salario o trattamento normale di base o minimo e tutti gli
         altri vantaggi pagati direttamente o indirettamente, in contanti o in natura, dal datore di lavoro al lavoratore in ragione
         dell'impiego di quest'ultimo».
         
         
         6
            
          L'art. 5 della direttiva del Consiglio 10 febbraio 1975, 75/117/CEE, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati
         membri relative all'applicazione del principio della parità delle retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile e quelli
         di sesso femminile (GU L 45, pag. 19), prevede quanto segue:  «Gli Stati membri adottano le misure necessarie per proteggere i lavoratori contro i licenziamenti che rappresentino una reazione
         del datore di lavoro ad una rimostranza presentata a livello aziendale o ad un'azione giudiziaria volte a far osservare il
         principio della parità delle retribuzioni».
         
         
         7
            
          L'art. 6 della detta direttiva così recita:  «Conformemente alle loro situazioni nazionali ed ai loro sistemi giuridici, gli Stati membri adottano le misure necessarie
         per garantire l'applicazione del principio della parità delle retribuzioni. Essi si rendono garanti della disponibilità di
         efficaci strumenti che consentano di provvedere all'osservanza di tale principio».
         
         
         8
            
          L'art. 2 n. 1, della direttiva del Consiglio 24 luglio 1986, 86/378/CEE, relativa all'attuazione del principio della parità
         di trattamento tra gli uomini e le donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale (GU L 225, pag. 40), come
         modificata dalla direttiva del Consiglio 20 dicembre 1996, 96/97/CE (GU 1997, L 46, pag. 20; in prosieguo: la «direttiva 86/378»),
         così dispone:  «Sono considerati “regimi professionali di sicurezza sociale” i regimi non regolati dalla direttiva 79/7/CEE aventi lo scopo
         di fornire ai lavoratori, subordinati o autonomi, raggruppati nell'ambito di un'impresa o di un gruppo di imprese, di un ramo
         economico o di un settore professionale o interprofessionale, prestazioni destinate a integrare le prestazioni fornite dai
         regimi legali di sicurezza sociale o di sostituirsi ad esse, indipendentemente dal fatto che l'affiliazione a questi regimi
         sia obbligatoria o facoltativa».
         
         
         9
            
          L'art. 5, n. 1, della direttiva 86/378 stabilisce quanto segue: «Nelle condizioni stabilite [n]elle disposizioni che seguono, il principio della parità di trattamento implica l'assenza di
         qualsiasi discriminazione direttamente o indirettamente fondata sul sesso, in particolare mediante riferimento allo stato
         matrimoniale o di famiglia, specificamente per quanto riguarda:
         
         
         ─
             il campo d'applicazione dei regimi e relative condizioni d'accesso; 
          il campo d'applicazione dei regimi e relative condizioni d'accesso; 
         
         
         
         ─
             l'obbligo di versare i contributi e il calcolo degli stessi; 
          l'obbligo di versare i contributi e il calcolo degli stessi; 
         
         (...)».
         
         
         10
            
          L'art. 6, n. 1, della detta direttiva è del seguente tenore:  «Nelle disposizioni contrarie al principio della parità di trattamento sono da includere quelle che si basano direttamente
         o indirettamente sul sesso, in particolare con riferimento allo stato coniugale o di famiglia, per:
         
         a)
          definire le persone ammesse a partecipare ad un regime professionale;  
         
         
         b)
          stabilire se la partecipazione ad un regime professionale sia obbligatoria o facoltativa;  
         
         (...)».
          Diritto nazionale
         
         
         11
            
          Nel Regno Unito il diritto alla parità delle retribuzioni tra uomini e donne è sancito dall'Equal Pay Act 1970 (legge del
         1970 sulla parità delle retribuzioni), il cui art. 1 prevede quanto segue:  
         «Obbligo di parità di trattamento tra uomini e donne per lo stesso lavoro
         
         
         1.
          Se le condizioni di un contratto in virtù del quale una donna è alle dipendenze di un'impresa in Gran Bretagna non includono
         (direttamente o con riferimento ad un contratto collettivo o altrimenti) una clausola di parità, esse saranno reputate includerla.
         
         
         2.
          Una clausola di parità è una disposizione che concerne le condizioni (siano relative alla retribuzione o meno) di un contratto
         in virtù del quale una donna è impiegata (il “contratto di assunzione di una donna”) ed ha per effetto che,
         
         (...)
         
         c)
          qualora una donna sia impiegata in un lavoro che non sia un lavoro a cui si applicano i paragrafi a) o b) di cui sopra, ma
         che risulti per le esigenze che vi sono ricollegate (sotto diversi aspetti quali, ad esempio, l'impegno, l'esperienza e la
         capacità decisionale) di valore uguale a quello di un uomo nello stesso lavoro:  
         
         i)
          qualunque clausola del contratto di assunzione di una donna che (a prescindere dalla clausola di parità) sia o divenga meno
         favorevole alla donna rispetto ad una analoga clausola del contratto in forza del quale è assunto un uomo, si intende modificata
         in modo tale da non risultare meno favorevole; e  
         
         
         ii)
          il contratto di assunzione di una donna che in qualsiasi momento (a prescindere dalla clausola di parità) non risulti includere
         una clausola corrispondente ad una clausola favorevole che figuri nel contratto di assunzione di un uomo va inteso come se
         contenesse tale clausola.  
         
         
         
         (...)
         
         6.
          Per l'applicazione della presente norma e fatte salve le disposizioni che seguono:
         
         a)
          si considera “alle dipendenze” chi presta servizio in forza di un contratto di lavoro (“contract of service”) o di apprendistato
         o di un contratto con cui s'è impegnato a svolgere personalmente un lavoro o un'attività. Nello stesso senso vanno intese
         le espressioni a questa collegate;  
         
         
         b)
         (...) 
         
         
         c)
          due datori di lavoro vanno considerati come associati se uno è una società di cui l'altro (direttamente o indirettamente)
         abbia il controllo o se entrambi siano società di cui un terzo (direttamente o indirettamente) abbia il controllo, e si deve
         considerare che un uomo e una donna svolgono lo “stesso lavoro” se l'uomo è impiegato dal datore di lavoro della donna o da
         un datore di lavoro associato nella stessa impresa o gruppo di imprese in Gran Bretagna di cui la prima fa parte e presso
         cui termini e condizioni comuni di lavoro vengono osservati sia generalmente sia per i lavoratori subordinati delle categorie
         interessate». 
         
         
         
         
         
         12
            
          Il Pensions Act 1995 (legge del 1995 sulle pensioni) contiene disposizioni che, secondo l'ordinanza di rinvio, il Regno Unito
         è stato sollecitato a porre in essere per effetto della sentenza 17 maggio 1990, causa C-262/88, Barber (Racc. pag. I 1889)
         e di una serie di sentenze che vi hanno fatto seguito. L'art. 62 di tale legge, che, secondo l'art. 63, n. 4, della stessa,
         va interpretato come parte integrante dell'art. 1 dell'Equal Pay Act 1970, dispone in particolare:  
         «La clausola relativa alla parità di trattamento
         
         
         1.
          Un regime di pensione professionale che non contenga una clausola sulla parità di trattamento sarà considerato includerla.
         
         
         2.
          Una clausola sulla parità di trattamento è una regola che concerne le condizioni in base a cui:
         
         a)
          ci si può iscrivere al regime, e
         
         
         b)
          gli iscritti al regime vengono trattati.
         
         
         
         (...)».
         
         13
            
          Il Secretary of State gestisce un regime di pensione professionale per insegnanti («Teachers' Superannuation Scheme 1988»;
         in prosieguo: il «TSS») istituito dai Teachers' Superannuation (Consolidation) Regulations 1988 (regolamento del 1988 recante
         coordinamento del regime di pensione per gli insegnanti) e dai «Teachers' Superannuation (Amendment) Regulations 1993» (regolamento
         del 1993 che modifica il regolamento istitutivo del regime di pensione per gli insegnanti). Tale regolamentazione limita gli
         impieghi che attribuiscono un diritto a pensione a quelli risultanti da un contratto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale,
         restringendo in tal modo l'iscrizione al TSS agli insegnanti titolari di un contratto di lavoro subordinato. Inoltre, solo
         determinate categorie di istituti rientrano nella sua sfera di applicazione.  
         
         
         14
            
          Secondo le spiegazioni fornite dal governo del Regno Unito all'udienza, il TSS è un regime che riguarda le persone assunte
         da enti pubblici nel settore dell'insegnamento. E' stato espressamente esteso a talune categorie di dipendenti di enti privati
         mediante assoggettamento ad una procedura che il datore di lavoro applica per essere accettato come datore di lavoro partecipante
         a tale fondo.  
         
         
         15
            
          L'art. 9, nn. 1 e 2, del del Sex Discrimination Act 1975 (legge del 1975 contro le discriminazioni fondate sul sesso) così
         dispone:  
         «Discriminazione contro i lavoratori con contratto di lavoro autonomo
         
         
         1.
          Il presente articolo si applica a qualsiasi lavoro a favore di una persona (“il committente”) svolto da singoli (“lavoratori
         con contratto di lavoro autonomo”) al servizio non del committente stesso, ma di un terzo che li mette a disposizione del
         committente in virtù di un contratto stipulato con quest'ultimo.
         
         
          2.E' illegittimo per il principale, in rapporto al lavoro cui si applica il presente articolo, effettuare discriminazioni contro
         una donna che è una lavoratrice con contratto di lavoro autonomo
         
         
         a)
          quanto alle condizioni a cui egli le consente di svolgere quel lavoro, o  
         
         
         b)
          non consentendole di svolgerlo o continuare a svolgerlo, o  
         
         
         c)
          quanto al modo con cui le permette di accedere a qualsiasi vantaggio, struttura o servizio, ovvero rifiuta o deliberatamente
         omette di consentirle l'accesso ai medesimi, o  
         
         
         d)
          facendole subire qualsivoglia altro pregiudizio». 
         
         Causa principale
         
         16
            
          La controversia principale trae origine dal licenziamento ad opera del College di un certo numero di docenti retribuiti a
         tariffa oraria, inclusa la sig.ra Allonby, via il mancato rinnovo dei rispettivi contratti di lavoro, e dalla decisione del
         medesimo College di assumere docenti retribuiti a tariffa oraria solo attraverso l'ELS, che offriva ai medesimi la possibilità
         di essere registrati in qualità di lavoratori autonomi per incarichi di insegnamento presso istituti di istruzione superiore.
          
         
         
         17
            
          La sig.ra Allonby era in origine alle dipendenze del College come docente a tempo parziale nel settore della tecnologia per
         ufficio. Esercitava tale attività dal 1990 al 1996 in forza di contratti successivi di un anno, ai sensi dei quali sarebbe
         stata retribuita su base oraria in funzione del numero di corsi dispensati.  
         
         
         18
            
          Verso il 1996, gli obblighi finanziari del College divenivano sempre più onerosi per effetto di modifiche legislative che
         imponevano di accordare ai docenti a tempo parziale un trattamento uguale o equivalente a quelli a tempo pieno, in particolare
         in materia pensionistica. Il College occupava 341 docenti a tempo parziale. Al fine di ridurre le spese generali, veniva deciso
         di cessare o non rinnovare i loro contratti di lavoro e di avvalersi delle prestazioni di tali docenti come prestatori esterni
         di servizi. Ciò è avvenuto nel caso della sig.ra Allonby, il cui contratto di lavoro non veniva rinnovato a decorrere dal
         29 agosto 1996 e a cui veniva offerta una nuova assunzione attraverso l'ELS.  
         
         
         19
            
          L'ELS operava come agenzia, gestendo una banca dati di docenti. I College potevano ricorrervi per incarichi di insegnamento,
         designando la persona interessata per via nominativa, se lo desideravano. In tal modo, la sig.ra Allonby ed altri che si trovavano
         in una situazione simile si vedevano costretti a registrarsi presso l'ELS al fine di continuare a lavorare come docenti a
         tempo parziale, divenendo lavoratori autonomi. A quel punto, la loro retribuzione costituiva una frazione del compenso per
         la prestazione concordato tra l'ELS ed il College. Il loro reddito diminuiva ed essi perdevano una serie di benefici che andavano
         dalla retribuzione in caso di assenza per malattia allo sviluppo delle carriere. L'ELS non è un datore di lavoro parte del
         TSS.  
         
         
         20
            
          Su 341 docenti assunti a tempo parziale pagati con tariffa oraria e licenziati nel 1996 dal College, si contavano 110 uomini
         e 231 donne. Tra i docenti impiegati a tempo pieno dal College, il rapporto uomini/donne passava da 74/40 nell'anno scolastico
         1994/1995 a 55/50 nell'anno scolastico 1995/1996.  
         
         
         21
            
          La banca dati dell'ELS conteneva circa altrettanti uomini che donne: rispettivamente 18 050 e 19 909 nel rendiconto più recente
         di cui il giudice adito in primo grado nella causa principale poteva disporre.  
         
         
         22
            
          La sig.ra Allonby, sostenuta dal suo sindacato, e, nell'ambito del ricorso in appello, dall'Equal Opportunities Commission
         (Commissione per le pari opportunità), avviava un procedimento avverso il College al fine di ottenere il pagamento di un'indennità
         per licenziamento economico e del risarcimento dei danni per licenziamento ingiustificato nonché per discriminazione indiretta
         fondata sul sesso conseguente al licenziamento stesso.  
         
         
         23
            
          La sig.ra Allonby ha avviato un'ulteriore serie di procedimenti facendo valere, innanzi tutto, che il College stava ponendo
         in essere una discriminazione nei suoi confronti quale lavoratrice con contratto di lavoro autonomo in violazione dell'art.
         9 del Sex Discrimination Act 1975; inoltre, che l'ELS aveva l'obbligo per legge di retribuirla allo stesso livello ─ cioè
         pro rata ─ di un insegnante assunto dal College a tempo pieno e, infine, che lo Stato, rappresentato dal Secretary of State,
         agiva in maniera illegittima negandole l'accesso, in qualità di lavoratrice autonoma, al regime TSS. Tali procedimenti potrebbero
         costituire un precedente giurisprudenziale per altre persone che si trovassero in situazioni analoghe.  
         
         
         24
            
          La richiesta di un'indennità di licenziamento per motivi economici formava oggetto di un accordo transattivo.  
         
         
         25
            
          Nel luglio 1997 l'Employment Tribunal (Tribunale del lavoro) (Regno Unito) decideva, in via preliminare, che la sig.ra Allonby
         non aveva il diritto di far riferimento alla situazione di un docente di sesso maschile occupato a tempo pieno presso il College
         per un raffronto con la propria situzione. Nell'aprile 1998 lo stesso giudice decideva che il licenziamento ad opera del College
         era ingiustificato, ma non dava luogo ad alcun risarcimento, e che costituiva una discriminazione indiretta fondata sul sesso,
         seppur giustificabile. Esso dichiarava altresì che il motivo relativo ad una presunta violazione dell'art. 9 del Sex Discrimination
         Act 1975 e i motivi dedotti avverso l'ELS e il Secretary of State non potevano essere accolti. Queste decisioni erano confermate
         nel marzo 2000 dall'Employment Appeal Tribunal (Regno Unito), il quale tuttavia autorizzava il ricorso in appello.  
         
         
         26
            
          A termini dei primi due motivi dedotti dinanzi al giudice del rinvio, il licenziamento della sig.ra Allonby da parte del College
         costituirebbe una discriminazione indiretta fondata sul sesso e il College, rifiutando successivamente all'interessata i benefici
         di cui potevano fruire i docenti stipendiati, avrebbe posto in essere nei suoi confronti una discriminazione in quanto lavoratrice
         con contratto di lavoro autonomo. Le questioni afferenti a questi due motivi sono state rinviate all'Employment Tribunal per
         riesame.  
         
         
         27
            
          Quanto agli altri motivi, il giudice del rinvio ha dichiarato quanto segue.  
         
         
         28
            
          Nei confronti dell'ELS la sig.ra Allonby fa valere che l'art. 141 CE le conferisce, quando lavora per il College, il diritto
         alla medesima retribuzione di un docente di sesso maschile, assunto dal College, per un lavoro che dev'essere considerato
         equivalente. Essa chiede che la detta società sia condannata a versarle tale retribuzione comparando la propria situazione
         a quella di un docente da lei nominativamente indicato, il sig. R. Johnson.  
         
         
         29
            
          Secondo il giudice del rinvio, le circostanze di fatto rilevanti nell'ambito dell'esame di tale domanda di uguale retribuzione
         sono le seguenti:  
         
         
         ─
             La sig.ra Allonby ed il sig. Johnson svolgono mansioni di insegnamento presso il College, benché non sempre nel medesimo luogo,
            che si presumono equivalenti.  
          La sig.ra Allonby ed il sig. Johnson svolgono mansioni di insegnamento presso il College, benché non sempre nel medesimo luogo,
         che si presumono equivalenti.  
         
         
         
         ─
             Il sig. Johnson è assunto dal College in qualità di docente ed è stipendiato dal College alle condizioni stabilite dal medesimo.
             
          Il sig. Johnson è assunto dal College in qualità di docente ed è stipendiato dal College alle condizioni stabilite dal medesimo.
          
         
         
         
         ─
             La sig.ra Allonby collabora con l'ELS in quanto lavoratrice autonoma. Essa lavora sulla base di specifici incarichi affidatile
            dall'ELS, presso il College o altri istituti. Essa non ha alcun rapporto contrattuale con il College.  
          La sig.ra Allonby collabora con l'ELS in quanto lavoratrice autonoma. Essa lavora sulla base di specifici incarichi affidatile
         dall'ELS, presso il College o altri istituti. Essa non ha alcun rapporto contrattuale con il College.  
         
         
         
         ─
             Il College decide insieme con l'ELS la retribuzione che gli verserà per gli incarichi di ciascun docente. L'ELS concorda con
            la sig.ra Allonby il compenso che questa riceverà per ogni incarico e fissa le condizioni di lavoro dei suoi docenti. Il College
            non ha il diretto controllo sull'ELS su questa o su altre materie.  
          Il College decide insieme con l'ELS la retribuzione che gli verserà per gli incarichi di ciascun docente. L'ELS concorda con
         la sig.ra Allonby il compenso che questa riceverà per ogni incarico e fissa le condizioni di lavoro dei suoi docenti. Il College
         non ha il diretto controllo sull'ELS su questa o su altre materie.  
         
         
         
         ─
             Il College e l'ELS occupano personale sia maschile che femminile.  
          Il College e l'ELS occupano personale sia maschile che femminile.  
         
         
         
         
         30
            
          Nei confronti dell'ELS, del College e del Secretary of State la sig.ra Allonby rivendica il suo diritto di iscriversi al TSS.
         Reclama tale diritto sia in virtù del raffronto con la situazione di un docente di sesso maschile assunto dal College sia,
         dal momento che il detto regime è stato istituito per via legislativa, senza la necessità di un siffatto raffronto potendo
         dimostrare statisticamente che, tra gli insegnanti che possiedono tutti gli altri requisiti per l'iscrizione, una proporzione
         considerevolmente più ridotta di docenti di sesso femminile, rispetto a quelli di sesso maschile, è in grado di soddisfare
         il requisito di essere assunti in base ad un contratto di lavoro subordinato per potersi iscrivere al detto regime pensionistico.
         Nella causa principale, i giudici aditi non si sono ancora pronunciati sull'esistenza di una tal prova né sulla questione
         di una giustificazione oggettiva. Ciononostante, il giudice del rinvio considera necessario, al fine di evitare sforzi inutili,
         sottoporre alcune questioni alla Corte prima di disporre, ove la soluzione delle questioni lo rendesse necessario, l'accertamento
         dei fatti.  
         
         
         31
            
          Secondo il giudice del rinvio, le circostanze di fatto rilevanti nell'ambito dell'esame della domanda relativa al TSS sono
         le seguenti:  
         
         
         ─
             Il regime è stato istituito dal Secretary of State grazie a poteri conferitigli da una legge.  
          Il regime è stato istituito dal Secretary of State grazie a poteri conferitigli da una legge.  
         
         
         
         ─
             Uno dei presupposti prescritti per l'iscrizione al TSS è che si tratti di lavoratore subordinato assunto in qualità di docente
            da un istituto appartenente ad una categoria specifica. Il College rientra in una di tali categorie.  
          Uno dei presupposti prescritti per l'iscrizione al TSS è che si tratti di lavoratore subordinato assunto in qualità di docente
         da un istituto appartenente ad una categoria specifica. Il College rientra in una di tali categorie.  
         
         
         
         ─
             Nessun lavoratore autonomo può iscriversi al detto regime pensionistico.  
          Nessun lavoratore autonomo può iscriversi al detto regime pensionistico.  
         
         
         
         ─
             Il TSS garantisce la corresponsione di pensioni ed altri benefici principalmente in funzione della durata della carriera degli
            iscritti e di un «salario di riferimento» percepito in un impiego rientrante in tale regime; non deve trattarsi necessariamente
            dello stesso impiego per tutto il periodo, ma l'attività dev'essersi svolta presso gli istituti che possono partecipare al
            TSS.  
          Il TSS garantisce la corresponsione di pensioni ed altri benefici principalmente in funzione della durata della carriera degli
         iscritti e di un «salario di riferimento» percepito in un impiego rientrante in tale regime; non deve trattarsi necessariamente
         dello stesso impiego per tutto il periodo, ma l'attività dev'essersi svolta presso gli istituti che possono partecipare al
         TSS.  
         
         
         
         ─
             I livelli di retribuzione che formano la base per determinare le prestazioni a norma del detto regime pensionistico possono
            differire da un datore di lavoro all'altro.  
          I livelli di retribuzione che formano la base per determinare le prestazioni a norma del detto regime pensionistico possono
         differire da un datore di lavoro all'altro.  
         
         
         
         ─
             Le prestazioni pagate dal TSS sono finanziate da contributi a carico degli iscritti e dei loro datori di lavoro.  
          Le prestazioni pagate dal TSS sono finanziate da contributi a carico degli iscritti e dei loro datori di lavoro.  
         
         
         
         ─
             Nessuno dei docenti reclutati dall'ELS è lavoratore subordinato. Di conseguenza, nessuno di loro può pretendere di iscriversi
            al TSS.  
          Nessuno dei docenti reclutati dall'ELS è lavoratore subordinato. Di conseguenza, nessuno di loro può pretendere di iscriversi
         al TSS.  
         
         
         
         
         32
            
          Dalle spiegazioni fornite dal governo del Regno Unito discende che l'ELS può partecipare al TSS per i docenti che siano suoi
         lavoratori subordinati.  
         Questioni pregiudiziali
         
         33
            
          La Court of Appeal afferma che si deve determinare, in primo luogo, se si debba considerare che due persone che lavorano nello
         stesso servizio od istituto, seppure in virtù di contratti conclusi con datori di lavoro distinti, svolgono lo stesso lavoro
         ai sensi dell'art. 141 CE, per lo meno se il lavoro viene svolto per i fini e a profitto del datore di lavoro nella cui competenza
         rientra il servizio o l'istituto. Secondo il giudice del rinvio, solo in caso di risposta negativa a tale questione non vi
         sarebbe conflitto tra la citata disposizione e l'art. 1, n. 6, dell'Equal Pay Act 1970.  
         
         
         34
            
          Da un lato, sarebbe evidente che il contratto della sig.ra Allonby controverso nella causa principale non è stato concluso
         col College, ma con l'ELS e, dall'altro, che tale società ed il College non sono datori di lavoro associati ai sensi dell'art.
         1, n. 6, lett. c), dell'Equal Pay Act 1970. Il sig. Johnson non sarebbe quindi «impiegato dal datore di lavoro [della sig.ra
         Allonby] (...) nella stessa impresa» ai sensi di tale norma, bensì assunto dal College, benché nell'ambito dello stesso istituto.
          
         
         
         35
            
          Secondo la Court of Appeal, il modo in cui l'art. 1, n. 6, dell'Equal Pay Act 1970 è redatto consentirebbe di interpretare
         eventualmente l'espressione «lo stesso lavoro» di cui al n. 2, lett. c), dello stesso articolo nel senso che questo ricomprende
         anche il lavoro svolto nello stesso servizio o istituto. Tuttavia, la versione iniziale di tale legge osterebbe a una simile
         interpretazione e la sig.ra Allonby dovrebbe quindi basare la propria azione sul diritto comunitario, sia mediante l'interpretazione
         dell'Equal Pay Act 1970 sia avvalendosi dell'effetto diretto di tale normativa.  
         
         
         36
            
          Il giudice del rinvio non dubita affatto che, se si dovesse effettuare un confronto tra la situazione della sig.ra Allonby
         e quella del sig. Johnson, ne risulterebbero numerose disuguaglianze: in particolare, il secondo beneficerebbe, contrariamente
         alla prima, di una garanzia contro il licenziamento ingiustificato e quello economico, nonché di una retribuzione in caso
         di assenza per malattia. La sig.ra Allonby non sosterrebbe che il diritto alla parità con il sig. Johnson debba applicarsi
         al di fuori delle occasioni in cui l'ELS propone a quest'ultima incarichi presso il College. Tuttavia, se il suo argomento
         dovesse essere accolto in relazione al College, lo sarebbe ─ o potrebbe esserlo ─ in rapporto ad altri istituti che ottengono
         le sue prestazioni con l'intermediazione dell'ELS.  
         
         
         37
            
          In secondo luogo, la Court of Appeal si chiede se la sig.ra Allonby possa aspirare ad un'iscrizione al TSS sulla base dell'art.
         141 CE. A questo proposito spiega che la sig.ra Allonby, nel suo rapporto di lavoro con l'ELS, essendo vincolata a tale società
         soltanto da un contratto di prestazione di servizi, non può pretendere di iscriversi al detto regime di pensione.  
         
         
         38
            
          Il giudice del rinvio afferma che, se la sig.ra Allonby potrà fondarsi sulla situazione del sig. Johnson come elemento di
         raffronto, in linea di principio otterrà soddisfazione per quest'aspetto e che, in ogni caso, l'interessata fa valere di aver
         diritto alla parità di trattamento senza che sia necessario operare un raffronto con una determinata persona di sesso maschile.
         La sig.ra Allonby rinvierebbe alla decisione dell'Employment Appeal Tribunal ─ con cui il giudice del rinvio dichiara di concordare
         ─ secondo cui, contrariamente a quanto statuito dall'Employment Tribunal, il contratto tra la sig.ra Allonby e l'ELS è, in
         forza dell'art. 1, n. 6, lett. a), dell'Equal Pay Act 1970, un contratto di lavoro subordinato ai fini della pensione.  
         
         
         39
            
          Di conseguenza, la Court of Appeal (England and Wales) (Civil Division) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre
         alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:  «1) Se l'art. 141 abbia effetto diretto, così da consentire ad una donna di esigere una retribuzione eguale a quella di un
         uomo nelle circostanze del presente caso.  
         
         2)
          Se l'art. 141 abbia effetto diretto, così da conferire alla sig.ra Allonby il diritto di rivendicare l'accesso al regime di
         pensione, sia a) ponendosi a raffronto con il sig. Johnson, sia b) dimostrando statisticamente che, rispetto ai docenti di
         sesso maschile, una percentuale considerevolmente più ridotta di docenti di sesso femminile, altrimenti in possesso dei requisiti
         per essere iscritti al regime, è in grado di soddisfare il requisito dell'assunzione in base ad un contratto di lavoro subordinato
         e provando che tale requisito non è obiettivamente giustificato». 
         
         
         
         
         40
            
          All'udienza del 28 gennaio 2003, la sig.ra Allonby ha informato la Corte che le domande rinviate dinanzi all'Employment Tribunal
         avevano formato oggetto di transazione tra lei e il College con il pagamento di un'indennità senza riconoscimento di responsabilità.
          
         Sulla prima questione
         
         41
            
          Il giudice del rinvio ha proposto la prima questione per poter statuire sulla domanda della sig.ra Allonby diretta ad ottenere
         dall'ELS una retribuzione pari a quella di un docente di sesso maschile assunto dal College.  
         
         
         42
            
          Pertanto, tale questione deve intendersi diretta a stabilire se, in circostanze come quelle di cui alla causa principale,
         l'art. 141, n. 1, CE debba essere interpretato nel senso che una donna il cui contratto di lavoro con un'impresa non sia stato
         rinnovato e che sia subito messa a disposizione del suo precedente datore di lavoro con l'intermediazione di un'altra impresa
         per fornire le stesse prestazioni ha il diritto di avvalersi, nei confronti dell'impresa intermediaria, del principio della
         parità di retribuzione ponendo a raffronto la retribuzione percepita per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore
         da un uomo assunto dal precedente datore di lavoro della donna.  
         
         
         43
            
          In via preliminare, occorre ricordare che l'art. 141, n. 1, CE non può essere invocato solamente da lavoratori ai sensi di
         questa stessa norma.  
         
         
         44
            
          Tuttavia, anche ammesso che tale condizione sia soddisfatta, non si può risolvere la prima questione in senso affermativo.
          
         
         
         45
            
          E' vero che nella formulazione dell'art. 141, n. 1, CE nulla lascia intendere che l'applicabilità di tale disposizione sia
         limitata a situazioni in cui uomini e donne svolgono la propria attività lavorativa per un medesimo datore di lavoro. Il principio
         sancito da questo articolo può essere fatto valere dinanzi ai giudici nazionali, in particolare nel caso di discriminazioni
         che traggono direttamente origine da norme di legge o da contratti collettivi di lavoro, nonché nel caso in cui il lavoro
         venga svolto nella stessa azienda o nello stesso ufficio, privati o pubblici (v., in particolare, sentenze 8 aprile 1976,
         causa 43/75, Defrenne II, Racc. pag. 455, punto 40, e 17 settembre 2002, causa C-320/00, Lawrence e a., Racc. pag. I 7325,
         punto 17).  
         
         
         46
            
          Qualora, tuttavia, le differenze rilevate nelle condizioni retributive di lavoratori che svolgono uno stesso lavoro ovvero
         un lavoro di identico valore non possano essere ricondotte ad un'unica fonte, manca un soggetto che sia responsabile della
         diseguaglianza e che possa ristabilire la parità di trattamento. Una situazione di tal genere non rientra nell'ambito d'applicazione
         dell'art. 141, n. 1, CE. Il lavoro e la retribuzione di tali lavoratori non possono in questo caso essere raffrontati sulla
         base di tale disposizione (sentenza Lawrence e a., cit., punto 18).  
         
         
         47
            
          Orbene, dall'ordinanza di rinvio risulta che il lavoratore di sesso maschile a cui si riferisce sig.ra Allonby è retribuito
         dal College a condizioni determinate da quest'ultimo, mentre l'ELS ha convenuto con la sig.ra Allonby la retribuzione che
         questa percepirà per ogni singolo incarico.  
         
         
         48
            
          Il fatto che il livello della retribuzione precepita dalla sig.ra Allonby sia influenzato dall'importo che il College paga
         all'ELS non è sufficiente per concludere che il College e l'ELS costituiscano una fonte unica a cui possono essere imputate
         le differenze riscontrate tra le condizioni retributive della sig.ra Allonby e quelle del lavoratore di sesso maschile retribuito
         dal College.  
         
         
         49
            
          Inoltre, dall'ordinanza di rinvio emerge che l'ELS e il College non sono datori di lavoro associati ai sensi dell'art. 1,
         n. 6, lett. c), dell'Equal Pay Act 1970.  
         
         
         50
            
          Conseguentemente, la prima questione dev'essere risolta dichiarando che, in circostanze come quelle di cui alla causa principale,
         l'art. 141, n. 1, CE dev'essere interpretato nel senso che una donna il cui contratto di lavoro con un'impresa non sia stato
         rinnovato e che sia subito messa a disposizione del suo precedente datore di lavoro con l'intermediazione di un'altra impresa
         per fornire le stesse prestazioni non ha il diritto di avvalersi, nei confronti dell'impresa intermediaria, del principio
         della parità di retribuzione ponendo a raffronto la retribuzione percepita per uno stesso lavoro o un lavoro di pari valore
         da un uomo assunto dal precedente datore di lavoro della donna.  
         Sulla seconda questione
         
         51
            
          La seconda questione, che comprende diverse sezioni, riguarda l'iscrizione al TSS.  
         
         
         52
            
          Occorre preliminarmente ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, un regime pensionistico, come il TSS di cui alla
         causa principale, che dipende essenzialmente dal posto ricoperto dall'interessato si ricollega alla retribuzione che quest'ultimo
         percepiva e rientra nelle previsioni dell'art. 141 CE (v., in particolare, in questo senso, sentenze 13 maggio 1986, causa
         170/84, Bilka, Racc. pag. 1607, punto 22; 17 maggio 1990, causa C-262/88, Barber, Racc. pag. I-1889, punto 28; 28 settembre
         1994, causa C-7/93, Beune, Racc. pag. I-4471, punto 46, e 10 febbraio 2000, cause riunite C-234/96 e C-235/96, Deutsche Telekom,
         Racc. pag. I-799, punto 32).  
         
         
         53
            
          Inoltre, rientrano nell'ambito d'applicazione dell'art. 141 CE non solo il diritto alle prestazioni fornite da un regime pensionistico
         professionale, ma anche il diritto ad essere iscritto a detto regime (v., in particolare, in questo senso, sentenza 28 settembre
         1994, causa C-128/93, Fisscher, Racc. pag. I-4583, punto 12).  Sulla seconda questione, lett. a)
         
         54
            
          La seconda questione, lett. a), è volta a stabilire se l'art. 141, n. 1, CE debba essere interpretato nel senso che una donna
         che si trovi in una situazione quale quella di cui alla causa principale abbia il diritto di avvalersi, nei confronti dell'impresa
         intermediaria e/o del suo precedente datore di lavoro, del principio della parità di retribuzione al fine di potersi iscrivere
         ad un regime pensionistico professionale per insegnanti, istituito da una normativa statale, al quale possono iscriversi solamente
         gli insegnanti titolari di un contratto di lavoro subordinato, prendendo a confronto la retribuzione, comprensiva di tale
         diritto di iscrizione, percepita per lo stesso lavoro o per un lavoro dello stesso valore da un uomo assunto dal precedente
         datore di lavoro della donna.  
         
         
         55
            
          Per quanto concerne il rapporto tra la sig.ra Allonby e l'ELS, occorre seguire lo stesso ragionamento applicato alla prima
         questione.  
         
         
         56
            
          Quanto al rapporto con il College, si deve constatare che, a seguito dell'accordo transattivo conluso tra la sig.ra Allonby
         e il College nel corso del procedimento dinanzi alla Corte, non è più necessario stabilire se la sig.ra Allonby abbia subìto
         una discriminazione indiretta fondata sul sesso derivante dal licenziamento e se possa eventualmente ancora rivendicare, sul
         fondamento dell'art. 141, n. 1, CE, talune voci della retribuzione nei confronti del College.  
         
         
         57
            
          Pertanto, si deve risolvere la seconda questione, lett. a), dichiarando che l'art. 141, n. 1, CE dev'essere interpretato nel
         senso che una donna che si trovi in una situazione quale quella di cui alla causa principale non ha il diritto di avvalersi
         del principio della parità di retribuzione al fine di potersi iscrivere ad un regime pensionistico professionale per insegnanti,
         istituito da una normativa statale, al quale possono iscriversi solamente gli insegnanti titolari di un contratto di lavoro
         subordinato, prendendo a confronto la retribuzione, comprensiva di tale diritto di iscrizione, percepita per lo stesso lavoro
         o per un lavoro dello stesso valore da un uomo assunto dal precedente datore di lavoro della donna.  Sulla seconda questione, lett. b)
         
         58
            
          La seconda questione, lett. b), riguarda, da un lato, lo Stato, rappresentato dal Secretary of State, e, dall'altro, l'ELS
         quale impresa intermediaria.  
         
         
         59
            
          Essa verte su un'eventuale discriminazione a livello normativo.  Sulla seconda questione, lett. b), prima parte
         
         
         60
            
          Per i profili che interessano lo Stato, il giudice del rinvio intende sapere, in sostanza, se il requisito di essere assunti
         in base ad un contratto di lavoro subordinato al fine di potersi iscrivere ad un regime pensionistico per insegnanti, istituito
         da una normativa statale, debba restare inapplicato qualora si dimostri che, tra gli insegnanti che sono in possesso degli
         altri requisiti per essere iscritti al regime, una proporzione considerevolmente più ridotta di docenti di sesso femminile,
         rispetto a quelli di sesso maschile, è in grado di soddisfare il detto requisito e che è provato che quest'ultimo non è obiettivamente
         giustificato.  
         
         
         61
            
          Per rispondere a tale questione, occorre innanzi tutto interpretare la nozione di «lavoratore» ai sensi dell'art. 141, n.
         1, CE, per poi precisare la cerchia di soggetti che possono essere ricompresi nel raffronto e, infine, esaminare le conseguenze
         di un'eventuale incompatibilità del requisito controverso con la detta norma.  
         
         
         ─
             La nozione di «lavoratore» ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE
          La nozione di «lavoratore» ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE
         
         
         
         
         62
            
          Il criterio di riferimento posto alla base dell'art. 141, n. 1, CE è la possibilità di confrontare le prestazioni lavorative
         fornite dai lavoratori dell'uno o dell'altro sesso (v., in questo senso, sentenza 15 giugno 1978, causa 149/77, Defrenne III,
         Racc. pag. 1365, punto 22). Pertanto, possono essere presi in considerazione nell'ambito del confronto previsto dall'art.
         141, n. 1, CE solamente uomini e donne che siano lavoratori ai sensi di tale articolo.  
         
         
         63
            
          A questo proposito, si deve ricordare che la nozione di lavoratore nel diritto comunitario non è univoca, ma varia a seconda
         del settore di applicazione considerato (sentenza 12 maggio 1998, causa C-85/96, Martínez Sala, Racc. pag. I-2691, punto 31).
          
         
         
         64
            
          L'espressione «lavoratore» ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE non è espressamente definita nel Trattato CE. Onde determinare
         il suo significato è quindi d'uopo avvalersi dei principi interpretativi generalmente ammessi, tenendo conto, in particolare,
         del suo contesto e delle finalità del Trattato.  
         
         
         65
            
          Secondo l'art. 2 CE, la Comunità ha l'obiettivo di promuovere, tra l'altro, l'uguaglianza tra gli uomini e le donne. L'art.
         141, n. 1, CE costituisce un'espressione specifica del principio di uguaglianza tra uomo e donna, che fa parte dei principi
         fondamentali tutelati dall'ordinamento giuridico comunitario (v., in questo senso, sentenza 10 febbraio 2000, cause riunite
         C-270/97 e C-271/97, Deutsche Post, Racc. pag. I-929, punto 57). Come già dichiarato dalla Corte nella citata sentenza Defrenne
         II (punto 12), il principio della parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici è uno dei principi fondamentali della
         Comunità.  
         
         
         66
            
          Pertanto, il termine «lavoratore» di cui all'art. 141, n. 1, CE non può definirsi mediante rinvio al diritto degli Stati membri,
         bensì ha una portata comunitaria. Inoltre, non può essere interpretato restrittivamente.  
         
         
         67
            
          Ai fini di quest'ultima norma, dev'essere considerata lavoratore la persona che fornisca, per un certo periodo di tempo, a
         favore di un'altra e sotto la direzione di quest'ultima, prestazioni in contropartita delle quali riceve una retribuzione
         (v., in relazione alla libera circolazione dei lavoratori, in particolare, sentenze 3 luglio 1986, causa 66/85, Lawrie-Blum,
         Racc. pag. 2121, punto 17, e Martínez Sala, cit., punto 32).  
         
         
         68
            
          Ai sensi dell'art. 141, n. 2, primo comma, CE, per «retribuzione» si intende, ai fini di questo stesso articolo, il salario
         o trattamento normale di base o minimo e tutti gli altri vantaggi pagati direttamente o indirettamente, in contanti o in natura,
         dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell'impiego di quest'ultimo. Da tale definizione risulta che gli autori del
         Trattato non hanno voluto includere nel termine «lavoratore» ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE i prestatori autonomi di servizi,
         che non sono legati al beneficiario dei servizi da un nesso di subordinazione (v. altresì, nell'ambito della libera circolazione
         dei lavoratori, sentenza 8 giugno 1999, causa C-337/97, Meeusen, Racc. pag. I-3289, punto 15).  
         
         
         69
            
          La soluzione al problema di stabilire se vi sia un simile nesso dev'essere trovata in ogni caso specifico in funzione di tutti
         elementi e di tutte le circostanze che caratterizzano i rapporti tra le parti.  
         
         
         70
            
          Nel momento in cui una persona è un lavoratore ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE, la natura del nesso giuridico che la lega
         all'altra parte del rapporto di lavoro è irrilevante ai fini dell'applicazione di tale articolo (v., nell'ambito della libera
         circolazione dei lavoratori, sentenze 31 maggio 1989, causa 344/87, Bettray, Racc. pag. 1621, punto 16, e 26 febbraio 1992,
         causa C-357/89, Raulin, Racc. pag. I-1027, punto 10).  
         
         
         71
            
          La qualificazione formale di lavoratore autonomo ai sensi del diritto nazionale non esclude che una persona debba essere qualificata
         come lavoratore ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE se la sua indipendenza è solamente fittizia e nasconde in tal modo un rapporto
         di lavoro ai sensi del citato articolo.  
         
         
         72
            
          Per quanto riguarda gli insegnanti che, nei confronti di un'impresa intermediaria, abbiano l'obbligo di svolgere un incarico
         presso un College, si deve esaminare, in particolare, in quale misura sia ristretta la loro libertà di determinare l'orario,
         il luogo e il contenuto del loro lavoro. Il fatto che su di loro non gravi alcun obbligo di accettare un incarico è irrilevante
         nel contesto in esame (v., in questo senso, in relazione alla libera circolazione dei lavoratori, sentenza Raulin, cit., punti
         9 e 10).  
         
         
         ─
             La cerchia di soggetti che possono essere ricompresi nel raffronto
          La cerchia di soggetti che possono essere ricompresi nel raffronto
         
         
         
         
         73
            
          Allorché si deve verificare se una normativa sia conforme a quanto disposto dall'art. 141, n. 1, CE, in linea di principio
         è la sfera di applicazione di tale normativa che determina la cerchia delle persone che possono essere incluse nel raffronto.
          
         
         
         74
            
          Così, in materia di regimi pensionistici aziendali la cui sfera di applicazione è limitata all'impresa interessata, la Corte
         ha dichiarato che un lavoratore non può far valere l'art. 119 del Trattato CE (gli artt. 117-120 del Trattato CE sono stati
         sostituiti dagli artt. 136 CE-143 CE) per rivendicare la retribuzione cui potrebbe aver diritto se appartenesse all'altro
         sesso, in mancanza, nella detta impresa, di lavoratori dell'altro sesso che svolgano al momento o abbiano svolto anteriormente
         un lavoro analogo (sentenza 28 settembre 1994, causa C-200/91, Coloroll Pension Trustees, Racc. pag. I-4389, punto 103). Invece,
         in relazione a una normativa nazionale, nella sentenza 13 luglio 1989, causa 171/88, Rinner-Kühn (Racc. pag. 2743, punto 11),
         la Corte ha fondato il suo ragionamento su statistiche relative al numero di lavoratori e lavoratrici a livello nazionale.
          
         
         
         75
            
          Al fine di dimostrare che il requisito di essere assunti in base ad un contratto di lavoro subordinato per potersi iscrivere
         al TSS, requisito che scaturisce da una normativa statale, costituisce una violazione del principio della parità delle retribuzioni
         tra lavoratori e lavoratrici sotto forma di discriminazione indiretta nei confronti delle donne, una lavoratrice può avvalersi
         di statistiche che dimostrino che, tra gli insegnanti, che sono lavoratori ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE e che possiedono
         tutti i requisiti per l'iscrizione al regime pensionistico tranne quello di essere assunti in base ad un contratto di lavoro
         subordinato ai sensi del diritto nazionale, figura una percentuale molto più elevata di donne che di uomini.  
         
         
         76
            
          Se così è, la disparità di trattamento in relazione all'iscrizione al regime pensionistico controverso dev'essere oggettivamente
         giustificata. Sotto questo profilo, dalla qualificazione formale di lavoratore autonomo ai sensi del diritto nazionale non
         può derivare alcun motivo di giustificazione.  
         
         
         ─
             Conseguenze giuridiche
          Conseguenze giuridiche
         
         
         
         
         77
            
          Qualora risulti che il requisito di essere assunti in base ad un contratto di lavoro subordinato al fine di potersi iscrivere
         ad un regime pensionistico è in contrasto con l'art. 141, n. 1, CE, la clausola interessata dev'essere disapplicata, in virtù
         del primato del diritto comunitario (v., in questo senso, sentenza 9 marzo 1978, causa 106/77, Simmenthal, Racc. pag. 629,
         punto 24).  
         
         
         78
            
          Alla luce delle osservazioni presentate dal governo del Regno Unito all'udienza del 28 gennaio 2003, occorre aggiungere che,
         ai sensi dell'art. 6, n. 1, lett. b), della direttiva 86/378, che esplicita la portata dell'art. 141 CE per quel che riguarda
         i lavoratori subordinati, anche il carattere obbligatorio o facoltativo della partecipazione a un regime professionale dev'essere
         fissato senza discriminazioni fondate sul sesso.  
         
         
         79
            
          Stante quanto precede, la seconda questione, lett. b), prima parte, dev'essere risolta dichiarando che, in mancanza di qualsiasi
         giustificazione obiettiva, il requisito, fissato da una normativa statale, di essere assunti in base ad un contratto di lavoro
         subordinato al fine di potersi iscrivere ad un regime pensionistico per insegnanti non è applicabile qualora si dimostri che
         tra gli insegnanti, che sono lavoratori ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE e che possiedono tutti gli altri requisiti per l'iscrizione,
         una proporzione considerevolmente più ridotta di donne che di uomini è in grado di soddisfare il detto requisito. La qualificazione
         formale di lavoratore autonomo ai sensi del diritto nazionale non esclude che una persona debba essere qualificata come lavoratore
         ai sensi del citato articolo se la sua indipendenza è solamente fittizia.  Sulla seconda questione, lett. b), seconda parte
         
         
         80
            
          In relazione all'ELS, il giudice del rinvio intende verificare, in sostanza, se l'applicabilità dell'art. 141, n. 1, CE nei
         confronti di un'impresa sia subordinata alla condizione che il lavoratore interessato possa essere paragonato ad un lavoratore
         dell'altro sesso che è o è stato assunto dallo stesso datore di lavoro e che ha ricevuto, per lo stesso lavoro o per un lavoro
         dello stesso valore, una retribuzione più elevata e che una donna non possa quindi far valere delle statistiche al fine di
         pretendere, sul fondamento di tale disposizione, il diritto di potersi iscrivere a un regime pensionistico istituito da una
         normativa statale.  
         
         
         81
            
          A questo proposito, si deve constatare che una donna può avvalersi di statistiche per dimostrare che una clausola contenuta
         in una normativa statale è in contrasto con l'art. 141, n. 1, CE per via del suo carattere discriminatorio nei confronti dei
         lavoratori di sesso femminile. Quando tale norma non è applicabile, le conseguenze che ne derivano non si impongono solamente
         alle pubbliche autorità o agli organismi sociali, ma anche al datore di lavoro interessato.  
         
         
         82
            
          Se, per esempio, un datore di lavoro assume solo lavoratori per i quali l'orario di lavoro normale non eccede le 10 ore settimanali
         o le 45 ore mensili e che, a prescindere dal sesso del lavoratore, non versa la retribuzione in caso di malattia perché una
         legge indirettamente discriminatoria nei confronti delle donne, come quella controversa nella causa conclusasi con la citata
         sentenza Rinner-Kühn, lo consente, le lavoratrici possono tuttavia invocare l'art. 141, n. 1, CE nei confronti del loro datore
         di lavoro, al fine di far valere i diritti derivanti dalla legislazione nazionale a favore dei lavoratori il cui orario di
         lavoro normale è più lungo e far disapplicare la clausola discriminatoria.  
         
         
         83
            
          In tale caso, è il legislatore l'unica fonte della disparità di trattamento di cui al punto 18 della citata sentenza Lawrence
         e a.  
         
         
         84
            
          La seconda questione, lett. b), seconda parte, dev'essere quindi risolta dichiarando che l'art. 141, n. 1, CE dev'essere interpretato
         nel senso che, quando si tratti di una normativa nazionale, l'applicabilità della detta norma nei confronti di un'impresa
         non è subordinata alla condizione che il lavoratore interessato possa essere paragonato ad un lavoratore dell'altro sesso
         che è o è stato assunto dallo stesso datore di lavoro e che ha ricevuto, per lo stesso lavoro o per un lavoro dello stesso
         valore, una retribuzione più elevata. 
         
         Sulle spese
         85
            
          Le spese sostenute dai governi del Regno Unito e tedesco, nonché dalla Commissione, che hanno presentato osservazioni alla
         Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce
         un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. 
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            LA CORTE,
         
         
          pronunciandosi sulle questioni sottopostele dalla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) con ordinanza 22 giugno
         2001, dichiara: 
         
            
            1)
             In circostanze come quelle di cui alla causa principale, l'art. 141, n. 1, CE dev'essere interpretato nel senso che una donna
            il cui contratto di lavoro con un'impresa non sia stato rinnovato e che sia subito messa a disposizione del suo precedente
            datore di lavoro con l'intermediazione di un'altra impresa per fornire le stesse prestazioni non ha il diritto di avvalersi,
            nei confronti dell'impresa intermediaria, del principio della parità di retribuzione ponendo a raffronto la retribuzione percepita
            per uno stesso lavoro o un lavoro di pari valore da un uomo assunto dal precedente datore di lavoro della donna. 
            
            
            2)
             L'art. 141, n. 1, CE dev'essere interpretato nel senso che una donna che si trovi in una situazione quale quella di cui alla
            causa principale non ha il diritto di avvalersi del principio della parità di retribuzione al fine di potersi iscrivere ad
            un regime pensionistico professionale per insegnanti, istituito da una normativa statale, al quale possono iscriversi solamente
            gli insegnanti titolari di un contratto di lavoro subordinato, prendendo a confronto la retribuzione, comprensiva di tale
            diritto di iscrizione, percepita per lo stesso lavoro o per un lavoro dello stesso valore da un uomo assunto dal precedente
            datore di lavoro della donna. 
            
            
            3)
             In mancanza di qualsiasi giustificazione obiettiva, il requisito, fissato da una normativa statale, di essere assunti in base
            ad un contratto di lavoro subordinato al fine di potersi iscrivere ad un regime pensionistico per insegnanti non è applicabile
            qualora si dimostri che tra gli insegnanti, che sono lavoratori ai sensi dell'art. 141, n. 1, CE e che possiedono tutti gli
            altri requisiti per l'iscrizione, una proporzione considerevolmente più ridotta di donne che di uomini è in grado di soddisfare
            il detto requisito. La qualificazione formale di lavoratore autonomo ai sensi del diritto nazionale non esclude che una persona
            debba essere qualificata come lavoratore ai sensi del citato articolo se la sua indipendenza è solamente fittizia. 
            
            
            4)
             L'art. 141, n. 1, CE dev'essere interpretato nel senso che, quando si tratti di una normativa nazionale, l'applicabilità della
            detta norma nei confronti di un'impresa non è subordinata alla condizione che il lavoratore interessato possa essere paragonato
            ad un lavoratore dell'altro sesso che è o è stato assunto dallo stesso datore di lavoro e che ha ricevuto, per lo stesso lavoro
            o per un lavoro dello stesso valore, una retribuzione più elevata.
            
            
                  Skouris
               
               
                  Jann 
               
               
                  Timmermans 
               
            
                  Gulmann
               
               
                  Cunha Rodrigues 
               
               
                  La Pergola 
               
            
                  Puissochet
               
               
                  Schintgen 
               
               
                  Macken 
               
            
                  Colneric
               
               
                  von Bahr 
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 13 gennaio 2004. 
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  R. Grass 
               
               
                  V. Skouris  
               
            
      
      
          1 –
            
             Lingua processuale: l'inglese.