CELEX: 62001TJ0146
Language: it
Date: 2003-12-17 00:00:00
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Prima Sezione) del 17 dicembre 2003. # DLD Trading Co. contro Consiglio dell'Unione europea. # Responsabilità extracontrattuale - Nesso di causalità tra il comportamento censurato e il danno lamentato - Insussistenza. # Causa T-146/01.

Causa T-146/01 DLD Trading Co.controConsiglio dell'Unione europea
            «Responsabilità extracontrattuale – Nesso di causalità tra il comportamento censurato e il danno lamentato – Insussistenza»
            
               
                  Sentenza del Tribunale (Prima Sezione) 17 dicembre 2003  
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime della sentenza
         
         
                  1..
                  Procedura – Intervento – Mezzo come l'eccezione di irricevibilità non sollevato dal convenuto – Irricevibilità  (Statuto della Corte di giustizia, art. 40, quarto comma; regolamento di procedura del Tribunale, art. 116, n. 3) 
         
                  2..
                  Responsabilità extracontrattuale – Presupposti – Illiceità – Danno – Nesso di causalità – Insussistenza di uno dei presupposti – Rigetto totale del ricorso per risarcimento danni  (Art. 288, secondo comma, CE) 
         
                  3..
                  Atti delle istituzioni – Regolamenti – Applicabilità diretta – Competenza di esecuzione che implica una discrezionalità degli Stati membri – Compatibilità  (Art. 249 CE) 
         
                  4..
                  Responsabilità extracontrattuale – Presupposti – Regolamento o direttiva che autorizza uno Stato membro a derogare all'applicazione di una franchigia doganale o fiscale comunitaria – Danno subìto da un esportatore stabilito in un paese terzo limitrofo – Nesso di causalità – Insussistenza  (Art. 288, secondo comma, CE) 
         
         1.
          Le parti intervenienti devono, ai sensi dell'art. 116, n. 3, del regolamento di procedura del Tribunale, accettare il procedimento
         nello stato in cui si trova al momento del loro intervento, e le conclusioni formulate nella loro istanza di intervento possono
         essere dirette, a norma dell'art. 40, quarto comma, dello Statuto della Corte di giustizia, soltanto a supportare le conclusioni
         della parte principale a sostegno della quale esse intervengono. Un interveniente non è quindi legittimato a far valere una
         causa di irricevibilità del ricorso non formulata nelle conclusioni del convenuto. v. punti 47-48
         
         2.
          Il sorgere della responsabilità extracontrattuale della Comunità presuppone che la parte proponente azione di risarcimento
         provi l'illegittimità del comportamento addebitato all'istituzione interessata, l'effettività del danno e l'esistenza di un
         nesso diretto di causa-effetto fra tale comportamento e il danno lamentato, vale a dire che il danno debba derivare in modo
         diretto dal comportamento censurato, cosa che spetta al ricorrente provare. Posto che questi tre presupposti sono cumulativi,
         l'assenza di uno di essi è sufficiente per determinare il rigetto di un ricorso per risarcimento. v. punti 71-74
         
         3.
          L'applicabilità diretta di un regolamento comunitario non osta in alcun modo a che proprio le norme di quest'ultimo autorizzino
         gli Stati membri ad adottare le misure di attuazione di natura legislativa, regolamentare, amministrativa e finanziaria necessarie
         per la sua effettiva applicazione né a che gli Stati membri dispongano a tal fine di un potere discrezionale. v. punto 82
         
         4.
          Adottando un regolamento che autorizza uno Stato membro a derogare all'applicazione di una franchigia doganale comunitaria
         relativa a determinati prodotti, e che si limita ad imporgli il rispetto di un importo minimo di franchigia espressa in valuta,
         il Consiglio non impone allo Stato membro interessato alcun obbligo di far ricorso alla deroga così concessagli. Pertanto,
         le autorità nazionali restano legittimate ad adottare in qualsiasi momento, nella loro legislazione interna, il livello di
         franchigia comunitaria di diritto comune per porre termine alla situazione di deroga. Un regolamento del genere non può quindi ritenersi causa diretta del danno, sotto forma di lucro cessante connesso alla vendita
         di tali prodotti a viaggiatori che li importano nello Stato membro interessato, lamentato da un operatore economico stabilito
         in un paese terzo limitrofo di tale Stato membro, a motivo della fissazione, da parte delle autorità di quest'ultimo, di importi
         di franchigia che la normativa comunitaria non imponeva loro di adottare. Analogamente, una direttiva che limiti i quantitativi di determinati prodotti ammissibili al beneficio di una franchigia fiscale,
         e che si limiti espressamente a conferire agli Stati membri la facoltà di ridurre tali quantitativi, facoltà di cui le autorità
         nazionali si avvalgono, non può, neanch'essa, essere ritenuta causa diretta di tale danno. v. punti 76-78, 80, 91-92, 94
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DEL TRIBUNALE (Prima Sezione)17 dicembre 2003 (1)
         
         
               «Responsabilità extracontrattuale – Nesso di causalità tra il comportamento censurato e il danno lamentato – Insussistenza»
               
             Nella causa T-146/01, 
            
            
            DLD Trading Co.,   con sede in Brno (Repubblica ceca), rappresentata dagli avv.ti J. Hintermayr, G. Minichmayr, P. Burgstaller e M. Krüger, 
            
            
            ricorrente, 
            
            contro
            Consiglio dell'Unione europea,   rappresentato dalle sig.re M.-C. Giorgi, A.-M. Colaert, nonché dal sig. J.-P. Hix, in qualità di agenti,
            
            convenuto,  sostenuto daRepubblica d'Austria,   rappresentata dalla sig.ra C. Pesendorfer e dai sigg. W. Okresek e H. Dossi, in qualità di agenti, con domicilio eletto in
            Lussemburgo,daCommissione delle Comunità europee,   rappresentata dal sig. J. Schieferer, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,e daRepubblica di Finlandia,   rappresentata dalle sig.re T. Pynnä e A. Guimaraes-Purokoski, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
            
            intervenienti, 
            
             avente ad oggetto un ricorso diretto ad ottenere il risarcimento del danno asseritamente subito a motivo dell'illegittimità
            da cui sarebbero viziati, da un lato, il regolamento (CE) del Consiglio 14 dicembre 1998, n. 2744, che modifica il regolamento
            (CE) n. 355/94 e che proroga la misura temporanea di deroga applicabile all'Austria (GU L 345, pag. 9), e, dall'altro, la
            direttiva del Consiglio 28 maggio 1969, 69/169/CEE, relativa all'armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari
            e amministrative riguardanti la franchigia dalle imposte sulla cifra d'affari e dalle altre imposizioni indirette interne
            riscosse all' importazione nel traffico internazionale di viaggiatori (GU L 133, pag. 6), come modificata,
            
            
            IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Prima Sezione),
            
             composto dal sig. B. Vesterdorf, presidente, dalla sig.ra P. Lindh e dal sig. H. Legal, giudici, 
            
             cancelliere: I. Natsinas, amministratore 
            
            
            vista la fase scritta del procedimento e in seguito all'udienza del 18 marzo 2003,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
            
               Contesto giuridico-normativo
            
         
         1
            
          L'importazione nella Comunità delle merci provenienti dai paesi terzi dà luogo, da un lato, alla riscossione di dazi doganali
         mediante applicazione della tariffa doganale comune e, dall'altro, al prelievo dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) e di
         alcune imposte sui consumi. 
         
         
         2
            
          Tuttavia, nei limiti in cui siano prive di qualsiasi carattere commerciale, le importazioni a scopi privati di merci contenute
         nei bagagli personali dei viaggiatori sono, salvo alcune limitazioni, esentate dai dazi doganali in forza dell'art. 45 del
         regolamento (CEE) del Consiglio 28 marzo 1983, n. 918, relativo alla fissazione del regime comunitario delle franchigie doganali
         (GU L 105, pag. 1). 
         
         
         3
            
          Alcune misure di liberalizzazione del regime fiscale applicabile alle importazioni effettuate nell'ambito del traffico viaggiatori
         sono state introdotte anche dalla direttiva del Consiglio 28 maggio 1969, 69/169/CEE, relativa all'armonizzazione delle disposizioni
         legislative, regolamentari e amministrative riguardanti la franchigia dalle imposte sulla cifra d'affari e dalle altre imposizioni
         indirette interne riscosse all'importazione nel traffico internazionale di viaggiatori (GU L 133, pag. 6). 
         
         
         4
            
          Tali franchigie doganali e fiscali sono espresse in valore o in quantitativi, a seconda del tipo di merce. Il valore dei prodotti
         per i quali la franchigia è espressa in quantitativi non viene preso in considerazione per stabilire se le importazioni di
         un viaggiatore raggiungono o no il limite massimo della franchigia commisurata al valore. 
         
         
         5
            
          Le franchigie riconosciute ai viaggiatori dal regolamento n. 918/83 e dalla direttiva 69/169 sono state soppresse a far data
         dal 1° gennaio 1993 nell'ambito dei movimenti di merci intracomunitari. Per contro, esse restano applicabili al traffico tra
         la Comunità e i paesi terzi. 
          Franchigie doganali, espresse in valore, applicabili alle importazioni effettuate da passeggeri di prodotti diversi dai prodotti
         del tabacco, dai prodotti alcolici, dai profumi e dalle acque da toletta
         
         
         6
            
          Per i prodotti diversi dai prodotti del tabacco, dalle bevande alcoliche, dai profumi e dalle acque da toletta, l'art. 47
         del regolamento n. 918/83, come modificato dal regolamento (CE) del Consiglio 14 febbraio 1994, n. 355 (GU L 46, pag. 5),
         ha portato ad ECU 175, a partire dal 1° aprile 1994, l'importo della franchigia dai dazi all'importazione espressa in valore,
         fino ad allora fissata in ECU 45 per viaggiatore. 
         
         
         7
            
          L'art. 151, n. 2, dell'Atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica d'Austria, della Repubblica di Finlandia
         e del Regno di Svezia e agli adattamenti dei trattati sui quali si fonda l'Unione europea (GU 1994, C 241, pag. 9) stabilisce
         che, su richiesta debitamente motivata di uno dei nuovi Stati membri, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta
         della Commissione,  
         può adottare anteriormente al 1° gennaio 1995, data di entrata in vigore del detto atto di adesione, misure temporanee di deroga ad atti delle istituzioni adottati ─ come
         nel caso del regolamento n. 355/94 ─ tra il 1° gennaio 1994 e la data della firma del trattato di adesione. 
         
         
         8
            
          A seguito di una richiesta in tal senso presentata dalla Repubblica d'Austria il 5 settembre 1994, il Consiglio ha adottato
         il regolamento (CE) 22 dicembre 1994, n. 3316, che modifica il regolamento n. 355/94 con l'introduzione di una deroga temporanea
         applicabile all'Austria in materia di franchigie doganali (GU L 350, pag. 12, come rettificato in GU 1995, L 38, pag. 19).
         
         
         
         9
            
          L'art. 2 del regolamento n. 355/94, come modificato dal regolamento n. 3316/94, ha differito fino al 1° gennaio 1998 l'obbligo
         della Repubblica d'Austria di applicare la franchigia comunitaria di ECU 175 alle importazioni di beni effettuate da viaggiatori
         che entrano nel territorio di tale Stato membro in particolare attraverso una frontiera terrestre situata tra il medesimo
         e i paesi terzi diversi dai paesi membri dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA). 
         
         
         10
            
          La detta disposizione ha previsto altresì che la Repubblica d'Austria  
         [avrebbe applicato] (...) una franchigia non inferiore a 75 ECU, a decorrere dall'entrata in vigore del trattato di adesione. 
         
         
         11
            
          Tale deroga è stata concessa a motivo delle notevoli difficoltà economiche che l'innalzamento della franchigia ad ECU 175
         avrebbe potuto provocare per la Repubblica d'Austria, tenuto conto delle differenze esistenti tra i prezzi rispettivamente
         praticati in tale paese e nei paesi dell'Est ad esso limitrofi. 
         
         
         12
            
          Pertanto, l'art. 97, lett. a), della legge austriaca per l'attuazione della normativa doganale, come modificata (BGBl. 1995 I,
         pag. 6672), è stato riformulato dall'Assemblea nazionale austriaca nei seguenti termini: Le merci importate dai viaggiatori che entrano nel territorio di applicazione della presente legge attraverso una frontiera
         terrestre situata tra tale territorio e i paesi diversi dagli Stati membri e dai paesi dell'EFTA sono ammesse a beneficiare
         di una franchigia di ECU 75 a partire dall'entrata in vigore del Trattato di adesione fino al 31 dicembre 1997.
         
         
         13
            
          Con lettera 23 luglio 1997, la Repubblica d'Austria ha chiesto al Consiglio una proroga della deroga suddetta, facendo valere
         il permanere, ed anzi l'aggravarsi, delle difficoltà che avevano motivato l'adozione di tale misura. 
         
         
         14
            
          Prima che il Consiglio si fosse pronunciato su tale richiesta, la deroga che consentiva alla Repubblica d'Austria di applicare
         una franchigia doganale di ECU 75 è venuta a scadenza il 31 dicembre 1997. Ciò malgrado, la Repubblica d'Austria non ha aumentato
         l'importo della franchigia fino al livello comunitario di ECU 175. Infatti, l'Assemblea nazionale austriaca ha adottato, poco
         prima della fine del 1997, una versione modificata dell'art. 97, lett. a), della succitata legge per l'attuazione della normativa
         doganale (BGBl. 1998 I, pag. 441). 
         
         
         15
            
          La detta disposizione prevedeva, nella nuova versione modificata, quanto segue: «Il Ministero federale delle Finanze è autorizzato a ridurre ad ECU 75 la franchigia applicabile alle merci importate dai
         viaggiatori che entrano nel territorio di applicazione della presente legge attraverso una frontiera terrestre situata tra
         tale territorio e i paesi diversi dagli Stati membri e dai paesi dell'EFTA».
         
         
         16
            
          Con il regolamento (CE) 14 dicembre 1998, n. 2744, che modifica il regolamento n. 355/94 (GU L 345, pag. 9), il Consiglio
         ha prorogato la deroga temporanea concessa alla Repubblica d'Austria. Il regolamento n. 2744/98 è entrato in vigore il 19
         dicembre 1998, giorno della sua pubblicazione nella  
         Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Tale testo disponeva tuttavia che esso era applicabile a far data dal 1° gennaio 1998. 
         
         
         17
            
          L'art. 2 del regolamento n. 355/94, come modificato dal regolamento n. 2744/98, ha dunque prorogato, dal 1° gennaio 1998 al
         1° gennaio 2003, la deroga che esonerava la Repubblica d'Austria dall'applicazione della franchigia comunitaria di ECU 175.
         
         
         
         18
            
          In forza della detta disposizione, la Repubblica d'Austria era tenuta ad ammettere le importazioni dei prodotti in questione
         al beneficio di una franchigia non inferiore ad ECU 75 fino al 31 dicembre 1998 e ad ECU 100 a partire dal 1° gennaio 1999,
         e ad innalzare poi gradualmente tale importo al fine di applicare alle dette importazioni, al più tardi il 1° gennaio 2003,
         l'importo di ECU 175 in vigore nella Comunità. 
          Franchigie fiscali, espresse in quantitativi, applicabili alle importazioni effettuate da viaggiatori di prodotti del tabacco,
         bevande alcoliche, profumi e acque da toletta
         
         
         19
            
          Il regime delle franchigie fiscali attinenti al traffico internazionale dei viaggiatori, espresse in quantitativi, è definito
         dagli artt. 4 e 5 della direttiva 69/169, come modificata. Tali articoli dispongono quanto segue: Articolo 4
         1.
          Fatte salve le disposizioni nazionali applicabili in materia ai viaggiatori non residenti in Europa, ogni Stato membro applica
         i seguenti limiti quantitativi per quanto riguarda l'importazione, in franchigia dalle imposte sulla cifra d'affari e dalle
         altre imposizioni indirette interne, delle merci in appresso indicate:
          Traffico tra paesi terzi e Comunità
         
         a)
          Prodotti di tabacco: 
         
         
         
         ─
             sigarette 200 pezzi o 
          sigarette 200 pezzi o 
         
         
         
         ─
             sigaretti (sigari di peso massimo di 3 grammi al pezzo) 100 pezzi o 
          sigaretti (sigari di peso massimo di 3 grammi al pezzo) 100 pezzi o 
         
         
         
         ─
             sigari 50 pezzi o 
          sigari 50 pezzi o 
         
         
         
         ─
             tabacco da fumare 250 grammi 
          tabacco da fumare 250 grammi 
         
         
         b)
          Alcol e bevande alcoliche: 
         
         
         
         ─
             bevande distillate e bevande alcoliche, di gradazione alcolica superiore a 22% vol;in totale 1 litro alcol etilico non denaturato di 80% vol e piùoppure
          bevande distillate e bevande alcoliche, di gradazione alcolica superiore a 22% vol;in totale 1 litro alcol etilico non denaturato di 80% vol e piùoppure
         
         
         
         ─
             bevande distillate e bevande alcoliche,aperitivi a base di vino o di alcole, tafia, saké o bevande in totale 2 litri simili di un grado alcolico pari oinferiore a 22% vol; vini spumanti, vini liquorosi e 
          bevande distillate e bevande alcoliche,aperitivi a base di vino o di alcole, tafia, saké o bevande in totale 2 litri simili di un grado alcolico pari oinferiore a 22% vol; vini spumanti, vini liquorosi e 
         
         
         
         ─
             vini tranquilli in totale 2 litri 
          vini tranquilli in totale 2 litri 
         (...)Articolo 5(...)8. Gli Stati membri hanno la facoltà di ridurre le quantità delle merci di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettere a) e d),
         per i viaggiatori che, venendo da un paese terzo, entrano in uno Stato membro.
         
         
         20
            
          In base a quest'ultima disposizione, l'art. 3, lett. a), del regolamento del Ministro federale delle Finanze austriaco, che
         modifica il regolamento relativo alle esenzioni dalle imposte sui consumi [«Verordnung des Bundesministers für Finanzen, mit
         der die Verbrauchssteuerbefreiungsverordnung geändert wird» (BGBl. 1997 II, pag. 733)], ha così ridotto la franchigia fiscale
         espressa in quantitativi, con effetto al 1° luglio 1997: La franchigia dalle imposte sui consumi applicabile ai prodotti del tabacco importati nei loro bagagli personali dai viaggiatori
         residenti nel territorio di applicazione del presente regolamento ed entranti in tale territorio attraverso una frontiera
         terrestre situata tra quest'ultimo e i paesi diversi dagli Stati membri dell'Unione europea e dai membri dell'EFTA, è limitata
         a:1. 25 sigarette o2. 5 sigari o3. 10 sigaretti (sigari di un peso massimo di 3 grammi al pezzo) o4. 25 grammi di tabacco da fumo o5. un assortimento di tali prodotti non eccedente 25 grammi.(...).
         Fatti all'origine della controversia
         
         21
            
          La DLD Trading Co. gestisce, nella Repubblica ceca, due punti di vendita in regime di esenzione fiscale siti in Hevlin e in
         Hate, nell'immediata prossimità della frontiera austriaca. La detta impresa vi vende i seguenti prodotti: tabacchi manufatti,
         bevande alcoliche, profumi, acque da toletta, prodotti cosmetici, prodotti alimentari, prodotti elettronici di largo consumo,
         prodotti tessili, additivi, giochi e oggetti di uso corrente. In pratica, i suoi clienti sono quasi esclusivamente viaggiatori
         che importano in Austria, nei loro bagagli, tali prodotti destinati al loro uso personale. 
         
         
         22
            
          La ricorrente sostiene di aver effettuato massicci investimenti, tra i quali rientra l'apertura del suo negozio in Hevlin
         nel dicembre 1996, in previsione dell'innalzamento da ECU 75 a ECU 175, al 31 dicembre 1997, della franchigia doganale applicabile
         alle importazioni dei prodotti in questione in Austria effettuate dai viaggiatori. 
         
         
         23
            
          Tuttavia, il rinvio del detto innalzamento, da un lato, e la riduzione, da parte della Repubblica d'Austria, dei quantitativi
         di prodotti del tabacco importabili in esenzione dall'IVA e dalle altre imposte sui consumi, dall'altro, avrebbero preso la
         ricorrente alla sprovvista e le avrebbero cagionato un danno notevole sotto forma di perdita di introiti. 
         Rinvio pregiudiziale dinanzi alla Corte di giustizia
         
         24
            
          Il 23 gennaio 2001, la ricorrente ha proposto dinanzi al Landesgericht für Zivilrechtssachen Wien (Tribunale circondariale
         per le cause civili di Vienna, Austria) una domanda diretta ad ottenere la condanna della Repubblica d'Austria al pagamento
         di un risarcimento di EUR 726 728,34. 
         
         
         25
            
          Con decisione in data 5 novembre 2001, il detto giudice ha sottoposto alla Corte di giustizia in via pregiudiziale, a norma
         dell'art. 234 CE, in particolare la questione se la normativa austriaca fosse contraria ad una qualche disposizione di diritto
         comunitario per il fatto di prevedere un limite di valore della franchigia doganale, nonché talune restrizioni dei quantitativi
         di prodotti del tabacco importabili dai viaggiatori interessati in esenzione dalle imposte sulla cifra d'affari e dalle altre
         imposte sui consumi (causa DLD Trading Company Import-Export, registrata nella cancelleria della Corte con il numero C-447/01).
         
         
         
         26
            
          Con ordinanza 21 marzo 2002, la Corte ha dichiarato irricevibile tale domanda di pronuncia pregiudiziale, per il fatto che
         le indicazioni contenute nella decisione di rinvio non la ponevano in condizione di fornire un'interpretazione utile del diritto
         comunitario in rapporto alla situazione di fatto e di diritto costituente l'oggetto della causa nazionale. 
         Procedimento dinanzi al Tribunale di primo grado
         
         27
            
          Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 2 luglio 2001, la ricorrente ha proposto il presente ricorso.
         
         
         
         28
            
          Con ordinanze del Presidente della Prima Sezione rispettivamente in data 9 e 17 gennaio 2002, la Commissione, da un lato,
         e la Repubblica d'Austria e la Repubblica di Finlandia, dall'altro, sono state ammesse ad intervenire a sostegno delle conclusioni
         del Consiglio. 
         
         
         29
            
          La Repubblica d'Austria e la Commissione hanno depositato le loro memorie di intervento, rispettivamente in data 28 febbraio
         2002 e 5 marzo 2002. 
         
         
         30
            
          In seguito all'impedimento di uno dei giudici della Prima Sezione, il Presidente del Tribunale ha designato, in data 9 gennaio
         2003, il giudice sig.ra P. Lindh, a norma dell'art. 32, n. 3, del regolamento di procedura del Tribunale, per integrare il
         collegio giudicante. 
         
         
         31
            
          Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Prima Sezione) ha deciso di aprire la fase orale. 
         
         
         32
            
          In occasione dell'udienza svoltasi il 18 marzo 2003, sono state sentite le difese orali della ricorrente, del Consiglio e
         della Commissione, nonché le loro risposte ai quesiti posti dal Tribunale. 
         Conclusioni delle parti
         
         33
            
          La ricorrente conclude che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             condannare il convenuto a versare alla ricorrente un risarcimento di EUR 726 728,34; 
          condannare il convenuto a versare alla ricorrente un risarcimento di EUR 726 728,34; 
         
         
         
         ─
             dichiarare contrari al diritto comunitario il regolamento n. 2744/98 e l'art. 5, n. 8, della direttiva 69/169, come modificata;
            
          dichiarare contrari al diritto comunitario il regolamento n. 2744/98 e l'art. 5, n. 8, della direttiva 69/169, come modificata;
         
         
         
         
         ─
             condannare il convenuto alle spese. 
          condannare il convenuto alle spese. 
         
         
         
         
         34
            
          Il Consiglio, sostenuto dalla Repubblica d'Austria e dalla Commissione, conclude che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             in via principale, dichiarare il ricorso irricevibile; 
          in via principale, dichiarare il ricorso irricevibile; 
         
         
         
         ─
             in subordine, respingere il ricorso perché infondato; 
          in subordine, respingere il ricorso perché infondato; 
         
         
         
         ─
             condannare la ricorrente alle spese. 
          condannare la ricorrente alle spese. 
         
         
         Sulla ricevibilità del ricorso
         
         35
            
          Il Consiglio e la Commissione sostengono che il ricorso è irricevibile e fanno valere, a tal fine, le due seguenti cause di
         irricevibilità. 
          Quanto all'assenza di conformità dell'atto introduttivo alle prescrizioni di cui all'art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento
         di procedura
         
         
         36
            
          Il Consiglio afferma che la ricorrente ha omesso di allegare al proprio atto introduttivo un documento analitico illustrante
         le proprie perdite, violando così le prescrizioni di cui all'art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento di procedura. 
         
         
         37
            
          In tal modo, il Consiglio sarebbe stato messo nell'impossibilità di conoscere il preciso oggetto della controversia e di valutare
         la fondatezza del ricorso e, dunque, di svolgere utilmente le proprie difese. 
         
         
         38
            
          La ricorrente obietta che, per dimostrare la reale esistenza e la portata del danno da essa subito, ha fatto riferimento ai
         propri risultati di gestione nonché alle proprie cifre di fatturato attinenti ai pertinenti esercizi. La ricorrente precisa
         che l'atto introduttivo mira, in un primo tempo, a far constatare la causa generatrice della responsabilità extracontrattuale
         della Comunità. 
         
         
         39
            
          Secondo una costante giurisprudenza, una domanda di risarcimento danni intesa ad ottenere un indennizzo qualunque manca della
         precisione necessaria e deve, di conseguenza, essere considerata irricevibile (sentenza del Tribunale 15 giugno 1999, causa
         T-277/97, Ismeri Europa/Corte dei conti, Racc. pag. II-1825, punto 65, confermata, in sede di impugnazione, dalla sentenza
         della Corte 10 luglio 2001, causa C-315/99 P, Ismeri Europa/Corte dei conti, Racc. pag. I-5281). 
         
         
         40
            
          In effetti, l'atto introduttivo non contiene alcuna valutazione attendibile del danno lamentato. La ricorrente si è limitata,
         in tale documento, a fornire una stima del danno minimo da essa asseritamente subito. 
         
         
         41
            
          Tuttavia, la ricorrente ha comunque indicato, nel proprio atto introduttivo, gli elementi che consentono di valutare la natura
         e l'ampiezza del danno lamentato. In tale documento, essa ha infatti stimato il danno subito in misura pari al 20% delle perdite
         complessive in cui sarebbe incorsa dal 1° luglio 1997 relativamente alle vendite dei prodotti interessati dalle misure comunitarie
         di cui trattasi. 
         
         
         42
            
          Inoltre, tale mancanza di cifre attendibili in merito al danno asseritamente subito non ha in alcun modo influito, nel caso
         concreto, sull'esercizio, da parte del Consiglio, dei diritti ad esso spettanti nella sua qualità di convenuto. La ricorrente
         ha integrato i dati in questione nella propria replica ed ha così consentito al convenuto di discutere effettivamente la natura
         e l'ampiezza del danno tanto in sede di controreplica quanto in occasione dell'udienza (v., in tal senso, sentenza 15 giugno
         1999, Ismeri Europa/Corte dei conti, cit., punto 67). 
         
         
         43
            
          D'altra parte, nella propria controreplica, il Consiglio ha lasciato aperta la possibilità di fissare l'importo esatto del
         danno successivamente a un'eventuale sentenza che riconosca il principio della responsabilità della Comunità, e si è riservato
         la facoltà di contestare soltanto in tale fase successiva la valutazione del danno prospettata dalla ricorrente. 
         
         
         44
            
          Occorre dunque rigettare l'eccezione di irricevibilità fondata sul fatto che l'atto introduttivo mancherebbe della precisione
         necessaria per essere conforme alle prescrizioni di cui all'art. 44, n. 1, lett. c), del regolamento di procedura. 
          Quanto al difetto di legittimazione della ricorrente a chiedere l'annullamento di disposizioni regolamentari
         
         
         45
            
          Nella sua memoria d'intervento, la Commissione conclude per l'irricevibilità del ricorso in quanto questo debba essere inteso
         come diretto all'annullamento del regolamento n. 2744/98, da un lato, e dell'art. 5, n. 8, della direttiva 69/169, come modificata,
         dall'altro. Posto che tali disposizioni di applicazione generale non riguardano né direttamente né indirettamente la DLD Trading
         Co., quest'ultima non sarebbe legittimata a chiederne l'annullamento. 
         
         
         46
            
          Dopo aver ripreso tale tesi nella propria controreplica, il Consiglio ha dichiarato, all'udienza, la propria rinuncia a farla
         valere. 
         
         
         47
            
          Secondo una costante giurisprudenza, le parti intervenienti devono, ai sensi dell'art. 116, n. 3, del regolamento di procedura,
         accettare il procedimento nello stato in cui si trova al momento del loro intervento, e le conclusioni formulate nella loro
         istanza di intervento possono essere dirette, a norma dell'art. 40, quarto comma, dello Statuto della Corte di giustizia,
         soltanto a supportare le conclusioni della parte principale a sostegno della quale esse intervengono (sentenza del Tribunale
         25 giugno 1998, cause riunite T-371/94 e T-394/94, British Airways e a./Commissione, Racc. pag. II-2405, punto 75). 
         
         
         48
            
          Pertanto, la Commissione, in quanto parte interveniente, non è legittimata a far valere una causa di irricevibilità del ricorso
         non formulata nelle conclusioni del convenuto (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 21 gennaio 1999, cause riunite T-185/96,
         T-189/96 e T-190/96, Riviera Auto Service e a./Commissione, Racc. pag. II-93, punto 25). 
         
         
         49
            
          In proposito, è pacifico che il Consiglio ha rinunciato in corso di giudizio a eccepire il difetto di legittimazione ad agire
         della ricorrente, il quale comunque era stato dedotto soltanto tardivamente, in sede di controreplica. 
         
         
         50
            
          Pertanto, l'eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione, parte interveniente, non può essere accolta. 
         
         
         51
            
          Occorre comunque rilevare che, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, il ricorso della DLD Trading Co. non può essere
         considerato come diretto all'annullamento, sulla scorta dell'art. 230, quarto comma, CE, delle disposizioni comunitarie contestate.
         
         
         
         52
            
          Infatti, sebbene la DLD Trading Co. chieda al Tribunale di dichiarare la contrarietà al diritto comunitario del regolamento
         n. 2744/98 e dell'art. 5, n. 8, della direttiva 69/169, come modificata, ciò è soltanto al fine di dimostrare il fondamento
         giuridico di una domanda di risarcimento presentata ai sensi dell'art. 288, secondo comma, CE, e non anche per ottenere, in
         via separata e distinta, l'annullamento delle dette disposizioni ai sensi dell'art. 230, quarto comma, CE. 
         
         
         53
            
          Pertanto, per poter essere legittimata a proporre la propria azione di risarcimento e ad eccepire l'illegittimità delle disposizioni
         regolamentari che, a suo avviso, giustificano tale azione, la DLD Trading Co. non è tenuta a soddisfare il presupposto di
         cui all'art. 230, quarto comma, CE, ossia che tali disposizioni la riguardino direttamente e individualmente. 
         
         
         54
            
          Pertanto, non si può che respingere la dedotta eccezione di difetto di legittimazione ad agire in capo alla ricorrente. 
         
         
         55
            
          Dalle considerazioni di cui sopra consegue che il ricorso è ricevibile. 
         Sulla fondatezza del ricorso Argomenti delle parti
         
         
         56
            
          La ricorrente sostiene, anzitutto, che le disposizioni di diritto comunitario relative all'importo delle franchigie doganali
         e fiscali violano vari diritti fondamentali e principi generali del diritto e, inoltre, che esse sono state all'origine di
         una contrazione della sua attività commerciale con conseguente insorgere di un danno. 
         
         
         57
            
          In primo luogo, la DLD Trading Co. ritiene che il regolamento n. 2744/98 violi i principi del legittimo affidamento e di irretroattività,
         in quanto le sue norme, entrate in vigore il 19 dicembre 1998, prorogano retroattivamente a far data dal 1° gennaio 1998 la
         deroga che consente alla Repubblica d'Austria di limitare a ECU 75 l'importo della franchigia doganale applicabile al traffico
         viaggiatori. 
         
         
         58
            
          In tal modo, il Consiglio avrebbe avallato la prassi ─ priva di qualsiasi fondamento legale e manifestamente contraria al
         diritto comunitario ─ unilateralmente instaurata dall'amministrazione fiscale austriaca dal 1° gennaio 1998 al 19 dicembre
         1998. 
         
         
         59
            
          Quanto all'art. 5, n. 8, della direttiva 69/169, come modificata, esso violerebbe il principio di proporzionalità, in quanto
         autorizza gli Stati membri a limitare, senza condizioni né restrizioni, i quantitativi di prodotti importabili dai viaggiatori
         in franchigia dalle imposte sulla cifra d'affari e dalle imposte sui consumi. 
         
         
         60
            
          Pertanto, infrangendo i principi generali del diritto nonché taluni diritti fondamentali tutelati dall'ordinamento giuridico
         comunitario, le disposizioni censurate comporterebbero una violazione sufficientemente caratterizzata di norme di rango superiore.
         
         
         
         61
            
          Il Consiglio obietta che l'adozione di una tariffa doganale comune non gli vieta di derogare a quest'ultima nel caso in cui
         la situazione economica lo esiga, così come indicato peraltro dall'art. 27, lett. d), CE. 
         
         
         62
            
          L'applicazione retroattiva del regolamento n. 2744/98 sarebbe stata giustificata dalla finalità perseguita da tale testo normativo
         e non sarebbe stata idonea a violare il legittimo affidamento della ricorrente. Un operatore prudente e avveduto non avrebbe
         potuto rimanere sorpreso dalla proroga della deroga comunitaria controversa. 
         
         
         63
            
          Peraltro, qualsiasi deroga consentita agli Stati membri da una direttiva dovrebbe essere attuata entro i limiti tracciati
         dal Trattato e, in particolare, rispettando il limite costituito dall'applicazione del principio di proporzionalità. 
         
         
         64
            
          Il Consiglio aggiunge che, lungi dall'aver gravemente violato una norma giuridica destinata ad attribuire determinati diritti
         ai singoli, esso ha debitamente proceduto alla ponderazione dei diversi interessi pubblici e privati in gioco. Il Consiglio
         sottolinea inoltre che la franchigia ammessa a beneficio dei viaggiatori non è destinata ad attribuire diritti ai commercianti
         stabiliti, come la ricorrente, in paesi terzi, bensì soltanto ai viaggiatori stessi. 
         
         
         65
            
          La DLD Trading Co. sostiene, in secondo luogo, che le illegittimità denunciate le hanno cagionato un grave pregiudizio, che
         il Consiglio, al quale è imputabile il comportamento generatore di tale danno, sarebbe tenuto a risarcire a norma dell'art. 288,
         secondo comma, CE. 
         
         
         66
            
          La limitazione retroattiva della franchigia doganale espressa in valore, la quale è passata, in virtù del regolamento n. 2744/98,
         da ECU 175 a ECU 75 al 1° gennaio 1998, e successivamente l'innalzamento di questa stessa franchigia limitato a ECU 100 a
         partire dal 1° gennaio 1999 avrebbero avuto come effetto di ridurre sostanzialmente l'importo della franchigia generalmente
         applicabile di ECU 175, della quale avrebbero dovuto beneficiare i clienti della ricorrente. La ricorrente avrebbe così subito
         un danno commerciale considerevole a partire dal 1° gennaio 1998. 
         
         
         67
            
          Inoltre, la limitazione introdotta dall'art. 5, n. 8, della direttiva 69/169, come modificata, dei quantitativi massimi di
         prodotti del tabacco importabili in franchigia dalle imposte sulla cifra d'affari e dalle imposte sui consumi avrebbe anch'essa
         causato alla ricorrente un danno cospicuo a partire dal 1° luglio 1997. 
         
         
         68
            
          Il Consiglio ribatte che la ricorrente non ha dimostrato l'esistenza di un danno effettivo, avendo mancato di produrre documenti
         di prova in tal senso. In subordine, il Consiglio contesta la stima del danno presentata dalla ricorrente. 
         
         
         69
            
          Infine, la DLD Trading Co. fa valere, in sostanza, che l'importo della franchigia in deroga di ECU 75 è previsto da un regolamento
         comunitario direttamente applicabile e che quest'ultimo, non consentendo alla Repubblica d'Austria di fissare un diverso importo,
         è direttamente all'origine del danno. 
         
         
         70
            
          Il Consiglio obietta che le disposizioni comunitarie contestate lasciano un certo margine discrezionale alle autorità austriache,
         le quali potevano scegliere di fissare la franchigia a un livello più elevato. Pertanto, considerate le possibilità di scelta
         di cui le dette autorità disponevano, mancherebbe nel caso di specie un nesso di causalità diretto tra il comportamento addebitato
         al Consiglio e il danno lamentato. 
          Giudizio del Tribunale
         ─ Quanto al nesso di causalità tra il comportamento addebitato al Consiglio e il danno lamentato
         
         
         71
            
          Occorre ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, il sorgere della responsabilità extracontrattuale della Comunità
         presuppone che la parte proponente azione di risarcimento provi l'illegittimità del comportamento addebitato all'istituzione
         interessata, l'effettività del danno e l'esistenza di un nesso di causalità fra tale comportamento e il danno lamentato (sentenze
         della Corte 29 settembre 1982, causa 26/81, Oleifici Mediterranei/CEE, Racc. pag. 3057, punto 16, e 14 gennaio 1993, causa
         C-257/90, Italsolar/Commissione, Racc. pag. I-9, punto 33). 
         
         
         72
            
          Inoltre, il nesso di causalità richiesto dall'art. 288, secondo comma, CE presuppone che esista un rapporto diretto di causa-effetto
         tra l'illegittimità del comportamento dell'istituzione coinvolta e il danno lamentato, vale a dire il danno deve derivare
         in modo diretto dal comportamento censurato (sentenze della Corte 4 ottobre 1979, cause riunite 64/76, 113/76, 167/78, 239/78,
         27/79, 28/79 e 45/79, Dumortier frères e a./Consiglio, Racc. pag. 3091, punto 21, e 5 marzo 1996, cause riunite C-46/93 e
         C-48/93, Brasserie du pêcheur, Racc. pag. I-1029, punto 51; sentenze del Tribunale 11 luglio 1996, causa T-175/94, International
         Procurement Services/Commissione, Racc. pag. II- 729, punto 55, e 25 giugno 1997, causa T-7/96, Perillo/Commissione, Racc.
         pag. II-1061, punto 41). 
         
         
         73
            
          Spetta alla parte ricorrente fornire la prova dell'esistenza di un tale nesso diretto (sentenza del Tribunale 18 settembre
         1995, causa T-168/94, Blackspur e a./Consiglio e Commissione, Racc. pag. II-2627, punto 40). 
         
         
         74
            
          Posto che i tre presupposti per l'insorgere della responsabilità extracontrattuale della Comunità sono cumulativi, l'assenza
         di uno di essi è sufficiente per determinare il rigetto di un ricorso per risarcimento (sentenza della Corte 9 settembre 1999,
         causa C-257/98 P, Lucaccioni/Commissione, Racc. pag. I-5251, punto 14; sentenza del Tribunale 24 aprile 2002, causa T-220/96,
         EVO/Consiglio e Commissione, Racc. pag. II-2265, punto 39). 
         ─ Quanto al danno asseritamente derivante dalla limitazione della franchigia doganale, espressa in valore, applicabile alle
         importazioni effettuate da viaggiatori di prodotti diversi dai prodotti del tabacco, dai prodotti alcolici, dai profumi e
         dalle acque da toletta
         
         
         75
            
          Risulta dall'esposizione del contesto giuridico-normativo della controversia, di cui ai precedenti punti 6-20, che la Repubblica
         d'Austria è stata inizialmente autorizzata dall'art. 2 del regolamento n. 355/94, come modificato dal regolamento n. 3316/94,
         a non ammettere le merci in questione al beneficio della franchigia doganale comunitaria di ECU 175 prima del 1° gennaio 1998
         e ad applicare invece a tali merci, tra il 1° gennaio 1995, data di entrata in vigore del Trattato di adesione, e il 31 dicembre
         1997, una franchigia in deroga di ammontare fissato in ECU 75. 
         
         
         76
            
          Successivamente, l'art. 2 del regolamento n. 355/94, come modificato dal regolamento n. 2744/98, ha prorogato, con effetto
         retroattivo al 1° gennaio 1998 e fino al 1° gennaio 2003, l'autorizzazione concessa alla Repubblica d'Austria a derogare all'applicazione
         della franchigia doganale comunitaria di ECU 175, imponendole soltanto un importo di franchigia che non fosse inferiore ad
         ECU 75 fino al 31 dicembre 1998 e ad ECU 100 a partire dal 1° gennaio 1999, da aumentarsi poi gradualmente fino a raggiungere
         ECU 175 al più tardi il 1° gennaio 2003. 
         
         
         77
            
          Ne consegue che, adottando il regolamento n. 2744/98, censurato dalla ricorrente, il Consiglio si è limitato ad imporre alle
         autorità austriache il rispetto di un importo minimo di franchigia doganale inferiore al minimo comunitario generalmente applicabile.
         Così facendo, il Consiglio non ha imposto allo Stato membro interessato alcun obbligo di far ricorso alla deroga concessagli.
         
         
         
         78
            
          Pertanto, le autorità nazionali restavano legittimate ad adottare in qualsiasi momento, nella loro legislazione interna, il
         livello di franchigia comunitaria di ECU 175, senza attendere la scadenza dei termini fissati dall'art. 2 del regolamento
         n. 355/94, come modificato dal regolamento n. 2744/98, per porre termine alla situazione di deroga. 
         
         
         79
            
          Sotto tale profilo, il regolamento n. 2744/98 costituiva dunque una semplice autorizzazione alle autorità nazionali ─ non
         comportante alcun obbligo ─ a procedere all'applicazione di importi di franchigia minimi inferiori a quelli imposti dal diritto
         comunitario. 
         
         
         80
            
          Pertanto, il detto regolamento non può ritenersi causa diretta del danno lamentato, a motivo della fissazione, da parte delle
         autorità nazionali, di importi di franchigia che la normativa comunitaria non imponeva loro di adottare. 
         
         
         81
            
          A questo proposito, la ricorrente non può dedurre dall'applicabilità diretta dei regolamenti comunitari la mancanza di potere
         discrezionale in capo alle dette autorità nell'applicazione delle disposizioni in questione. 
         
         
         82
            
          Infatti, l'applicabilità diretta di un regolamento comunitario non osta in alcun modo a che proprio le norme di quest'ultimo
         autorizzino gli Stati membri ad adottare le misure di attuazione di natura legislativa, regolamentare, amministrativa e finanziaria
         necessarie per la sua effettiva applicazione (sentenza della Corte 27 settembre 1979, causa 230/78, Eridania, Racc. pag. 2749,
         punto 34) né a che gli Stati membri dispongano a tal fine di un potere discrezionale (sentenza della Corte 30 novembre 1978,
         causa 31/78, Bussone, Racc. pag. 2429, punto 10). 
         
         
         83
            
          Per ogni utile fine, occorre ancora stabilire se possa per altro verso esistere un nesso di causalità tra, da un lato, l'illegittimità
         da cui sarebbe viziato il regolamento n. 2744/98 a motivo della retroattività delle sue disposizioni al 1° gennaio 1998 e,
         dall'altro, il danno che la ricorrente sostiene di aver subito a partire da tale data fino al 19 dicembre 1998, data di entrata
         in vigore del detto regolamento. 
         
         
         84
            
          Anche a supporre che il regolamento n. 2744/98, entrato in vigore il 19 dicembre 1998, fosse illegittimo in quanto ha fatto
         retroagire al 1° gennaio 1998 la proroga della deroga accordata alla Repubblica d'Austria, esso non può in ogni caso essere
         ritenuto la causa diretta del danno asseritamente subito dalla ricorrente quanto al periodo compreso tra la seconda delle
         date suindicate e il 19 dicembre 1998. 
         
         
         85
            
          Sono state infatti le autorità austriache che, senza essere state previamente autorizzate in tal senso dal Consiglio, hanno
         unilateralmente deciso, con l'art. 97, lett. a), della legge per l'attuazione della normativa doganale, come modificata, riportato
         supra al punto 15, di  
         ridurre a ECU 75 la franchigia applicabile alle merci in questione, a far data dal 1° gennaio 1998. 
         
         
         86
            
          Ora, a partire da tale data, la deroga che era stata accordata alle autorità austriache fino al 31 dicembre 1997 dall'art. 2
         del regolamento n. 355/94, come modificato dal regolamento n. 3316/94, era scaduta e l'importo della franchigia comunitaria
         fissato a ECU 175 avrebbe normalmente dovuto essere applicato. 
         
         
         87
            
          Pertanto, le importazioni in Austria che i viaggiatori interessati hanno effettuato dal 1° gennaio 1998 al 19 dicembre 1998
         sono state ammesse a beneficiare di una franchigia limitata a ECU 75 soltanto in applicazione di disposizioni adottate dalle
         autorità austriache in assenza di previa autorizzazione comunitaria. 
         
         
         88
            
          Stanti tali premesse, se la disposizione del regolamento n. 2744/98 intesa a sanare a posteriori la situazione della Repubblica
         d'Austria dal punto di vista del diritto comunitario, mediante la concessione di un'autorizzazione retroattiva a tale Stato
         membro, non fosse stata adottata, ciò non avrebbe influito in alcun modo sull'insorgere del danno lamentato dalla ricorrente.
         
         
         
         89
            
          Ne consegue che la questione della legittimità della deroga retroattiva contenuta nel regolamento n. 2744/98 è irrilevante
         ai fini dell'esame della domanda di risarcimento presentata dalla ricorrente. 
         
         
         90
            
          Da quanto sopra consegue che il danno asseritamente subito dalla ricorrente a partire dal 1° gennaio 1998, per effetto della
         limitazione degli importi della franchigia doganale, espressa in valore, applicabile alle importazioni effettuate da viaggiatori,
         non costituisce la conseguenza diretta della normativa comunitaria di cui viene dedotta l'illegittimità e che il comportamento
         colpevole attribuito al Consiglio non è dunque collegato al danno lamentato da un nesso di causalità sufficientemente stretto
         per giustificare il profilarsi della responsabilità della Comunità. 
         ─ Quanto al danno asseritamente derivante dalla limitazione dei quantitativi di prodotti del tabacco, di prodotti alcolici,
         di profumi e di acque da toletta idonei ad essere ammessi a beneficiare della franchigia fiscale applicabile alle importazioni
         effettuate da viaggiatori
         
         
         91
            
          L'art. 5, n. 8, della direttiva 69/169, come modificata, si limita espressamente a conferire agli Stati membri la  
         facoltà di ridurre le quantità delle merci da ammettere in franchigia ai sensi dell'art. 4, n. 1, lett. a) e d), della medesima direttiva. 
         
         
         92
            
          Come risulta dal precedente punto 20, è stato l'art. 3, lett. a), del regolamento del Ministro federale delle Finanze austriaco,
         relativo alle esenzioni dalle imposte sui consumi, come modificato, che ha ridotto, con effetto al 1° luglio 1997, sfruttando
         l'autorizzazione concessa alle autorità nazionali dalla direttiva 69/169, come modificata, i quantitativi di prodotti del
         tabacco ammessi in regime di franchigia fiscale. 
         
         
         93
            
          Come ha fatto osservare la stessa ricorrente nel proprio atto introduttivo, sono state in effetti tali disposizioni nazionali
         a ridurre fortemente i quantitativi di merci in questione che potevano essere importati dai viaggiatori interessati in franchigia
         dalle imposte sui consumi. 
         
         
         94
            
          Date tali premesse, il comportamento del Consiglio non può essere ritenuto causa diretta del danno che sarebbe stato cagionato
         alla ricorrente a partire dal 1° luglio 1997, a motivo della riduzione dei quantitativi di prodotti in questione ammessi in
         franchigia dalle imposte sui consumi. 
         
         
         95
            
          Pertanto, costituisce esercizio di una facoltà conferita alla Repubblica d'Austria dai due testi normativi comunitari contestati
         ─ ossia il regolamento n. 2744/98 e l'art. 5, n. 8, della direttiva 69/169, come modificata ─ il fatto che le autorità austriache
         abbiano, da un lato, applicato importi di franchigia doganale, espressa in valore, inferiori al livello comunitario di ECU 175
         e, dall'altro, limitato i quantitativi di merci ammessi in franchigia fiscale a una frazione del massimo autorizzato dal legislatore
         comunitario. 
         
         
         96
            
          Un nesso di causalità diretto tra il comportamento del Consiglio e il danno lamentato dalla ricorrente non può dunque ritenersi
         sussistente ai fini dell'eventuale insorgere della responsabilità della Comunità. 
         
         
         97
            
          Occorre dunque respingere il ricorso per risarcimento danni, senza che si debba verificare se la ricorrente abbia dimostrato
         l'esistenza di un comportamento colpevole da parte del Consiglio né valutare l'effettiva esistenza e l'entità del danno che
         essa sostiene di aver subito. 
         
         Sulle spese
         98
            
          Ai sensi dell'art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. 
         
         
         99
            
          La DLD Trading Co. è rimasta soccombente e va quindi condannata a sopportare, oltre alle proprie spese, quelle sostenute dal
         Consiglio, conformemente alle conclusioni da quest'ultimo presentate in tal senso. 
         
         
         100
            
          Ai sensi dell'art. 87, n. 4, primo comma, del regolamento di procedura, gli Stati membri e le istituzioni comunitarie intervenuti
         in una causa sopportano le proprie spese. 
         
         
         101
            
          Ne consegue che la Commissione, la Repubblica d'Austria e la Repubblica di Finlandia sopporteranno le proprie spese. 
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce: 
         
            
            1)
             Il ricorso è respinto. 
            
            
            2)
             La ricorrente sopporterà le proprie spese, nonché quelle sostenute dal Consiglio. 
            
            
            3)
             La Commissione, la Repubblica d'Austria e la Repubblica di Finlandia sopporteranno le proprie spese. 
            
            
                  Vesterdorf
               
               
                  Lindh 
               
               
                  Legal 
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 17 dicembre 2003. 
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il Presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung 
               
               
                  B. Vesterdorf  
               
            
         
            
         
      
          1 –
            
             Lingua processuale: il tedesco.