CELEX: 62013TN0383
Language: it
Date: 2013-07-17 00:00:00
Title: Causa T-383/13: Ricorso proposto il 17 luglio 2013 — Chatzianagnostou/Consiglio e a.

26.10.2013   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 313/26
            
         Ricorso proposto il 17 luglio 2013 — Chatzianagnostou/Consiglio e a.
   (Causa T-383/13)
   2013/C 313/51
   Lingua processuale: il greco
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Antonios Chatzianagnostou (Serres, Grecia) (rappresentante: avv. Ch. Makris)
   
      Convenuti: Consiglio dell’Unione europea, Eulex Kosovo e Commissione europea
   
      Conclusioni
   
   Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               annullare integralmente, in primo luogo, la decisione del capo di EULEX Kosovo, del 10 maggio 2013, intitolata «Decisione definitiva nel procedimento disciplinare 2/2013» e notificata al ricorrente il 16 maggio 2013, e, in secondo luogo, la decisione del capo di EULEX, del 10 maggio 2013, intitolata «Decisione definitiva nel procedimento disciplinare 6/2013» e notificata al ricorrente il 16 maggio 2013;
            
         
               —
            
            
               scagionare il ricorrente da ogni accusa disciplinare formulata da EULEX nei suoi confronti;
            
         
               —
            
            
               ordinare a EULEX di fornire al ricorrente, nell’ambito della presente controversia, copia di tutti i documenti contenuti nei fascicoli disciplinari che lo riguardano;
            
         
               —
            
            
               condannare i convenuti alle spese di giudizio, compreso l’onorario del legale.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   A sostegno del ricorso, il ricorrente deduce cinque motivi.
   
               1)
            
            
               Il primo motivo verte sulla violazione di una forma sostanziale, mancando gli atti impugnati di qualunque motivazione, e sulla violazione dell’articolo 296 TFUE e dei principi generali del diritto degli Stati membri dell’UE, conformemente ai quali tutti gli atti amministrativi che arrecano pregiudizio all’amministrato devono contenere una motivazione sufficiente, completa e specifica. Nella fattispecie, il ricorrente fa valere che la motivazione degli atti impugnati è del tutto inesistente, pur essendo giuridicamente necessaria e legalmente dovuta.
            
         
               2)
            
            
               Il secondo motivo verte sulla violazione da parte dei convenuti, per mezzo degli atti impugnati, di diversi diritti della difesa del ricorrente, quali derivano dalla CEDU e dai principi generali del diritto comuni agli Stati membri dell’UE. Al ricorrente, nell’ambito del procedimento disciplinare 6/2013 che lo vede contrapposto a EULEX, è stata inflitta una sanzione disciplinare per un atto per il quale né sarebbe stato mai invitato a difendersi né avrebbe avuto mai la possibilità di offrire spiegazioni. Il ricorrente sarebbe stato privato, inoltre, del diritto ad un accesso all’assistenza giudiziaria semplice, rapido ed effettivo ovvero della possibilità di farsi agevolmente difendere da un avvocato di sua scelta adeguatamente preparato e pienamente informato delle accuse disciplinari formulate nei confronti del ricorrente nell’ambito di EULEX.
            
         
               3)
            
            
               Il terzo motivo verte sull’errore di fatto che inficerebbe gli atti impugnati. Il ricorrente sostiene che il secondo atto impugnato si fonda su ipotesi e su una motivazione contraddittoria o insufficiente in violazione della presunzione d’innocenza e del diritto di non autoaccusarsi. Detto atto sarebbe peraltro erroneo, giacché non riconosce che il ricorrente ha commesso un errore di diritto scusabile o, quanto meno, non gli riconosce gli elementi a discarico costituiti dalla collaborazione attiva e dal pentimento.
            
         
               4)
            
            
               Il quarto motivo verte su una violazione delle disposizioni dell’articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, dell’articolo 10 della CEDU, dell’articolo 15 TFUE, del regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001 (1), della direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003 (2), nonché degli articoli 41 e 42 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Le decisioni del capo di EULEX impugnate, che approvano le sanzioni disciplinari proposte nei confronti del ricorrente, sarebbero viziate da un errore di diritto atteso che, diversamente, avrebbero dato seguito alle istanze del ricorrente di annullamento di dette sanzioni, in particolare per violazione delle disposizioni succitate relative al diritto di accesso del ricorrente ai fascicoli dei due procedimenti disciplinari aperti nei suoi confronti nell’ambito di EULEX.
            
         
               5)
            
            
               Il quinto motivo verte sulla violazione, con gli atti impugnati, dei principi di proporzionalità e di equità nella determinazione delle sanzioni disciplinari a carico del ricorrente.
            
         
      (1)  Relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.
   
      (2)  Relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico.