CELEX: 62005CJ0106
Language: it
Date: 2006-06-08
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) dell'8 giugno 2006.#L.u.P. GmbH contro Finanzamt Bochum-Mitte.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesfinanzhof - Germania.#Sesta direttiva IVA - Esenzioni - Art. 13, parte A, nn. 1, lett. b) e c), e 2, lett. a) - Cure mediche assicurate da enti diversi da quelli di diritto pubblico - Prestazioni mediche effettuate nell'esercizio di professioni mediche - Analisi mediche effettuate da un laboratorio privato esterno ad una struttura sanitaria a fronte di prescrizioni mediche - Presupposti per l'esenzione - Potere discrezionale degli Stati membri - Limiti.#Causa C-106/05.

Causa C‑106/05
      L.u.P. GmbH
      contro
      Finanzamt Bochum-Mitte
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesfinanzhof)
      «Sesta direttiva IVA — Esenzioni — Art. 13, parte A, nn. 1, lett. b) e c), e 2, lett. a) — Cure mediche assicurate da enti diversi da quelli di diritto pubblico —Cure alla persona effettuate nell’esercizio di professioni mediche — Analisi mediche effettuate da un laboratorio privato esterno ad una struttura sanitaria a fronte di prescrizioni di medici
         generici — Presupposti per l’esenzione — Potere discrezionale degli Stati membri — Limiti»
      
      Massime della sentenza
      Disposizioni tributarie — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte sulla cifra di affari — Sistema comune d’imposta sul
            valore aggiunto — Esenzioni contemplate dalla sesta direttiva 
      [Direttiva del Consiglio 77/388, art. 13, parte A, nn. 1, lett. b), e 2, lett. a)]
      L’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva 77/388, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati
         membri relative alle imposte sulla cifra di affari, deve essere interpretato nel senso che analisi mediche che hanno ad oggetto
         l’osservazione e l’esame dei pazienti a titolo preventivo, effettuate da un laboratorio privato esterno ad una struttura sanitaria
         a fronte di prescrizioni di medici generici, possono rientrare nell’esenzione di cui a tale disposizione come cure mediche
         dispensate da un altro istituto di diritto privato debitamente riconosciuto ai sensi della detta disposizione.
      
      Infatti, le prestazioni mediche rese allo scopo di tutelare, vuoi mantenendola o vuoi ristabilendola, la salute delle persone
         beneficiano dell’esenzione prevista dalla detta norma. Orbene, analisi mediche che sono prescritte da medici generici nell’ambito
         di cure da loro dispensate sono idonee a contribuire al mantenimento della salute delle persone, dal momento che, come qualsiasi
         altra prestazione medica effettuata a titolo preventivo, esse sono dirette a consentire l’osservazione e l’esame dei pazienti
         ancor prima che diventi necessario diagnosticare, curare o guarire un’eventuale malattia.
      
      L’art. 13, parte A, nn. 1, lett. b), e 2, lett. a), della sesta direttiva non osta ad una normativa nazionale che subordina
         l’esenzione di tali analisi mediche a condizioni che, da un lato, non si applicano all’esenzione delle cure dispensate dai
         medici generici che le hanno prescritte e, dall’altro, sono diverse da quelle che si applicano alle operazioni strettamente
         connesse alle cure mediche ai sensi della prima di tali disposizioni. Spetta tuttavia ai giudici nazionali valutare se gli
         Stati membri, imponendo simili condizioni, abbiano rispettato i limiti del loro potere discrezionale applicando i principi
         comunitari, in particolare il principio di parità di trattamento, il quale, in materia di imposta sul valore aggiunto, si
         traduce nel principio di neutralità fiscale.
      
      L’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva osta quindi ad una normativa nazionale che subordina l’esenzione
         di queste analisi mediche alla condizione che esse siano effettuate sotto controllo medico. La nozione di «cure mediche» contenuta
         in tale disposizione, infatti, comprende non solo le prestazioni fornite direttamente da medici o da altri professionisti
         del settore sanitario sotto controllo medico, ma anche le prestazioni paramediche fornite in ambito ospedaliero sotto la sola
         responsabilità di persone che non posseggono la qualifica di medico.
      
      Per contro, tale disposizione non osta a che questa stessa normativa subordini l’esenzione delle dette analisi alla condizione
         che esse siano, almeno per il 40%, destinate a persone assicurate presso un ente previdenziale. Per determinare se enti di
         diritto privato possano essere riconosciuti ai fini dell’applicazione dell’esenzione di cui all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b),
         della sesta direttiva, le autorità nazionali, in conformità al diritto comunitario e sotto il controllo dei giudici nazionali,
         possono infatti tener conto, in particolare, oltre che del carattere di interesse generale delle attività del soggetto passivo
         in questione e del fatto che altri soggetti passivi che svolgono le stesse attività beneficiano già di un simile riconoscimento,
         anche del fatto che i costi delle prestazioni in esame siano eventualmente presi a carico in gran parte da casse di malattia
         o da altri enti previdenziali.
      
      (v. punti 29‑30, 48, 51, 53, 55 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      8 giugno 2006(*)
      
      «Sesta direttiva IVA – Esenzioni – Art. 13, parte A, nn. 1, lett. b) e c), e 2, lett. a) – Cure mediche assicurate da enti diversi da quelli di diritto pubblico – Cure alla persona effettuate nell’esercizio di professioni mediche – Analisi mediche effettuate da un laboratorio privato esterno ad una struttura sanitaria a fronte di prescrizioni mediche
         – Presupposti per l’esenzione – Potere discrezionale degli Stati membri – Limiti»
      
      Nel procedimento C-106/05,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte ai sensi dell’art. 234 CE, dal Bundesfinanzhof
         (Germania), con decisione 25 novembre 2004, pervenuta in cancelleria il 3 marzo 2005, nella causa tra
      
      L.u.P. GmbH
      e
      Finanzamt Bochum-Mitte,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J. Malenovský, J.‑P. Puissochet, U. Lõhmus e A. Ó Caoimh (relatore),
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. M. Poiares Maduro
      cancelliere: sig.ra M. Ferreira, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 19 gennaio 2006,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la L.u.P. GmbH, inizialmente dai sigg. R. Todtenhöfer e N. Bohn, consulenti fiscali, successivamente dal sig. W. Krieger,
         Rechtsanwalt;
      
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. D. Triantafyllou, in qualità di agente,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 7 marzo 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 13, parte A, nn. 1, lett. b) e c), e 2, lett. a),
         della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati
         membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme
         (GU L 145, pag. 1; in prosieguo: la «sesta direttiva»).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la L.u.P. GmbH (in prosieguo: la «L.u.P.») e il Finanzamt
         Bochum‑Mitte (ufficio delle imposte di Bochum‑Mitte; in prosieguo: il «Finanzamt»), in merito al rifiuto di quest’ultimo di
         esentare dall’imposta sul valore aggiunto (in prosieguo: l’«IVA») analisi mediche effettuate dalla L.u.P. per alcune società
         che gestiscono laboratori cui sono associati i medici generici che hanno prescritto le dette analisi nell’ambito di cure da
         loro dispensate.
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3        L’art. 13, parte A, n. 1, lett. b) e c), della sesta direttiva dispone quanto segue:
      
      «1.      Fatte salve le altre disposizioni comunitarie, gli Stati membri esonerano, alle condizioni da essi stabilite per assicurare
         la corretta e semplice applicazione delle esenzioni previste in appresso e per prevenire ogni possibile frode, evasione ed
         abuso: 
      
      (…)
      b)      l’ospedalizzazione e le cure mediche nonché le operazioni ad esse strettamente connesse, assicurate da organismi di diritto
         pubblico oppure, a condizioni sociali analoghe a quelle vigenti per i medesimi, da istituti ospedalieri, centri medici e diagnostici
         e altri istituti della stessa natura debitamente riconosciuti;
      
      c)      le prestazioni mediche effettuate nell’esercizio delle professioni mediche e paramediche quali sono definite dagli Stati membri
         interessati».
      
      4        L’art. 13, parte A, n. 2, lett. a), terzo trattino, della medesima direttiva prevede:
      
      «2. a) Gli Stati membri possono subordinare, caso per caso, la concessione, ad enti diversi da quelli di diritto pubblico,
         di ciascuna delle esenzioni previste al paragrafo 1, lettera b, (…) all’osservanza di una o più delle seguenti condizioni:
         
      
      (…)
      –        [gli enti di cui trattasi] devono praticare prezzi approvati dalle autorità pubbliche o che non superino detti prezzi approvati,
         ovvero, per le operazioni i cui prezzi non sono sottoposti ad approvazione, praticare prezzi inferiori a quelli richiesti
         per servizi analoghi da imprese commerciali soggette all’imposta sul valore aggiunto».
      
       La normativa nazionale
      5        L’art. 4, punto 14, prima frase, della legge relativa all’imposta sulla cifra d’affari (Umsatzsteuergesetz 1980/1993, in prosieguo:
         l’«UStG») prevede l’esenzione per le «operazioni derivanti dall’esercizio della professione di medico, medico dentista, fisioterapista,
         kinesiterapista, ostetrico o da qualsiasi altra attività medica analoga ai sensi dell’art. 18, n. 1, punto 1, dell’Einkommensteuergesetz
         (legge relativa all’imposta sul reddito) oppure della professione di chimico-clinico».
      
      6        Secondo il giudice del rinvio, un laboratorio medico costituito in società a responsabilità limitata (Gesellschaft mit beschränkter
         Haftung) può fruire di tale disposizione. Infatti, per il Bundesverfassungsgericht (Corte costituzionale federale tedesca),
         il principio di parità di trattamento vieta distinzioni ai fini dell’esenzione, o meno, dell’imposta sulla cifra d’affari,
         unicamente in base alla forma giuridica di un’impresa.
      
      7        L’art. 4, punto 16, lett. c), dell’UStG dispone come segue:
      
      «Tra le attività menzionate all’art. 1, n. 1, punti 1‑3, sono esenti da imposta:
      (…)
      16.      le operazioni strettamente connesse alla gestione di ospedali, cliniche specializzate in esami diagnostici e altri centri
         medici, diagnostici o di analisi cliniche, (…) qualora:
      
      (…)
      c)      nel caso di cliniche specializzate in esami diagnostici e di altri centri medici, diagnostici o di analisi cliniche, le prestazioni
         vengano effettuate sotto controllo medico e almeno il 40% delle prestazioni dell’anno precedente siano state dispensate alle
         persone di cui al punto 15, lett. b)». 
      
      8        Le persone indicate in quest’ultima disposizione sono gli assicurati presso un ente previdenziale, i beneficiari di sussidi
         sociali e i titolari di una pensione di vecchiaia (o di guerra).
      
       La controversia nella causa principale e la questione pregiudiziale
      9        La L.u.P. è una società a responsabilità limitata di diritto tedesco che ha come socio unico il dottor Scharmann, medico specializzato
         in medicina di laboratorio. Essa esegue analisi mediche, in particolare, per conto di società che gestiscono laboratori cui
         sono associati i medici generici che hanno prescritto le dette analisi nel contesto dei loro trattamenti. 
      
      10      Secondo il Finanzamt tali prestazioni dovevano essere assoggettate all’IVA. 
      
      11      La decisione del Finanzamt veniva confermata dal Finanzgericht (Sezione tributaria del tribunale) con la motivazione che,
         da un lato, sebbene la L.u.P. sia un «altro centro medico» ai sensi dell’art. 4, punto 16, dell’UStG, le prestazioni controverse
         non erano state rese «sotto il necessario controllo medico», come richiesto da tale disposizione e, dall’altro, la L.u.P.
         non aveva dimostrato che almeno il 40% delle sue prestazioni era andato a beneficio dei soggetti indicati all’art. 4, punto
         15, lett. b), dell’UStG. 
      
      12      La L.u.P. impugnava tale decisione dinanzi al Bundesfinanzhof (Corte tributaria federale) con un ricorso per «Revision» (ricorso
         per cassazione). 
      
      13      Nella sua decisione di rinvio, il Bundesfinanzhof rileva che il Finanzgericht ha giustamente ritenuto che le prestazioni controverse
         non sono esenti in base all’art. 4, punto 16, lett. c), dell’UStG, essendo accertato che tali prestazioni non sono andate
         a beneficio, nella percentuale richiesta, delle categorie di soggetti indicate al punto 15 della medesima disposizione. 
      
      14      Tale giudice tuttavia si chiede, innanzi tutto, se le prestazioni controverse debbano essere considerate «operazioni strettamente
         connesse» alle «cure mediche» assicurate da istituti «ospedalieri» ai sensi dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta
         direttiva oppure «prestazioni mediche effettuate nell’esercizio delle professioni mediche e paramediche» ai sensi del n. 1,
         lett. c), dello stesso articolo. 
      
      15      Da un lato, il Bundesfinanzhof rileva che, nonostante le analisi mediche contribuiscano alla diagnosi delle malattie e possano
         quindi costituire prestazioni mediche ai sensi dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva, i laboratori
         che effettuano tali analisi normalmente non forniscono le loro prestazioni nell’ambito di un rapporto di fiducia con il paziente,
         il che esclude l’applicazione dell’esenzione prevista da tale disposizione (sentenza 10 settembre 2002, causa C‑141/00, Kügler,
         Racc. pag. I‑6833, punto 35). Dall’altro, tale giudice osserva che, nonostante dalla sentenza 11 gennaio 2001, causa C‑76/99,
         Commissione/Francia (Racc. pag. I‑249, punto 20), si evinca che le analisi mediche costituiscono, secondo la Corte, operazioni
         strettamente connesse alle cure mediche ai sensi dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della detta direttiva, le prestazioni
         dei medici che hanno prescritto le dette analisi sono, a suo avviso, esenti in forza dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. c),
         della medesima direttiva. Orbene, quest’ultima disposizione non si applicherebbe alle operazioni strettamente connesse alle
         cure mediche. 
      
      16      Secondo il giudice del rinvio, nel caso in cui le prestazioni controverse fossero esenti in forza dell’art. 13, parte A, n. 1,
         lett. c), della sesta direttiva, l’art. 4, punto 16, lett. c), dell’UStG attuerebbe in modo inadeguato le disposizioni di
         tale direttiva. Peraltro, qualora tali prestazioni rientrassero nella sfera di applicazione dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. b),
         della detta direttiva, tale giudice si chiede se l’esenzione di operazioni strettamente connesse all’ospedalizzazione e alle
         cure mediche possa essere negata invocando le condizioni elencate in tale numero e al n. 2 del detto articolo, mentre le cure
         mediche, invece, sono esenti anche se non soddisfano tali condizioni. È vero che la formulazione dell’art. 13, parte A, n. 1,
         lett. b), autorizzerebbe tale interpretazione. Tuttavia, il requisito di cui a tale disposizione per quanto riguarda gli istituiti
         di cura autorizzati potrebbe anche essere interpretato nel senso che riguarda unicamente l’ospedalizzazione e le cure mediche
         e non anche le operazioni che vi sono strettamente connesse. Inoltre, l’accesso alle cure mediche ed ospedaliere sarebbe reso
         più difficoltoso qualora venissero applicati requisiti più rigidi all’esenzione delle operazioni strettamente connesse all’ospedalizzazione
         e alle dette cure. Questa situazione contravverrebbe anche al principio di neutralità fiscale, dato che gli ospedali, così
         come i centri medici e diagnostici, sono svantaggiati sotto il profilo fiscale ove non realizzino essi stessi le loro analisi
         mediche. 
      
      17      Il Bundesfinanzhof ha quindi deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
      
      «Se l’art. 13, parte A, nn. 1, lett. b), e 2, della [sesta direttiva] consenta di subordinare l’esenzione fiscale di analisi
         mediche di laboratorio, prescritte da medici generici, alle condizioni indicate in tale norma, anche qualora le cure fornite
         dai medici siano ad ogni modo esenti».
      
       Sulla questione pregiudiziale
      18      Con la sua questione, il giudice del rinvio intende in sostanza individuare le condizioni cui l’art. 13, parte A, della sesta
         direttiva consente di subordinare la concessione dell’esenzione dell’IVA per quanto riguarda le analisi mediche effettuate
         da laboratori privati esterni a una struttura sanitaria a fronte di prescrizioni di medici generici. 
      
      19      Per poter rispondere a tale questione, occorre innanzitutto verificare se, come suppone il detto giudice, tale disposizione
         consente effettivamente agli Stati membri di esentare, alla stregua di quanto prevede la normativa nazionale controversa,
         analisi mediche di questo tipo e, in caso affermativo, a quali condizioni può essere subordinata tale esenzione.
      
       Sull’esenzione delle prestazioni controverse nella causa principale
      20      Come osserva il giudice del rinvio, le prestazioni mediche possono rientrare tra le esenzioni previste all’art. 13, parte
         A, n. 1, lett. b) e c), della sesta direttiva. 
      
      21      Ai sensi dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), di tale direttiva, gli Stati membri esonerano, tra l’altro, le cure mediche
         nonché le operazioni ad esse strettamente connesse, assicurate da organismi di diritto pubblico oppure, a condizioni sociali
         analoghe a quelle vigenti per i medesimi, da istituti ospedalieri, centri medici e diagnostici e altri istituti della stessa
         natura debitamente riconosciuti. Quanto al n. 1, lett. c), di tale articolo, esso prevede l’esenzione delle prestazioni mediche
         effettuate nell’esercizio delle professioni mediche e paramediche quali sono definite dallo Stato membro interessato.
      
      22      Secondo la giurisprudenza della Corte, il criterio in base al quale va delimitata la sfera di applicazione di questi due casi
         di esenzione non è tanto la natura della prestazione, quanto, piuttosto, il luogo della sua erogazione. Infatti, l’art. 13,
         parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva esonera prestazioni che comprendono un complesso di cure mediche presso enti
         che perseguono scopi sociali, come la tutela della salute umana, mentre il medesimo numero, lett. c), riguarda l’esenzione
         delle prestazioni effettuate al di fuori degli istituti ospedalieri, nello studio privato del prestatore quanto nel domicilio
         del paziente o altrove (v., in tal senso, sentenze 23 febbraio 1988, causa 353/85, Commissione/Regno Unito, Racc. pag. 817,
         punti 32 e 33; Kügler, cit., punti 35 e 36, e 6 novembre 2003, causa C‑45/01, Dornier, Racc. pag. I‑12911, punto 47). 
      
       Sulla natura delle prestazioni controverse nella causa principale
      23      Nel caso di specie, nonostante il giudice del rinvio, nella sua decisione, nonché la L.u.P. e la Commissione delle Comunità
         europee, nelle loro osservazioni scritte, sembrino essere d’accordo nel considerare che le analisi mediche come quelle controverse
         nella causa principale possono costituire «operazioni (…) strettamente connesse» alle cure mediche ai sensi dell’art. 13,
         parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva, occorre verificare se tali analisi siano nondimeno «cure mediche» ai sensi
         della medesima disposizione oppure «prestazioni mediche» ai sensi del n. 1, lett. c), del medesimo articolo. Infatti, se così
         fosse, le dette analisi sarebbero esentate in virtù della sesta direttiva, a prescindere dal luogo in cui sono erogate, anche
         se quest’ultima disposizione non prevede espressamente l’esenzione delle operazioni strettamente connesse alle cure mediche
         (v., al riguardo, sentenza Dornier, cit., punto 47).
      
      24      Secondo la giurisprudenza della Corte, le esenzioni di cui all’art. 13 della sesta direttiva devono essere interpretate restrittivamente,
         dato che costituiscono deroghe al principio generale secondo cui l’IVA è riscossa per ogni prestazione di servizi effettuata
         a titolo oneroso da un soggetto passivo. Tuttavia, l’interpretazione dei termini di tale disposizione deve essere conforme
         agli obiettivi perseguiti dalle dette esenzioni e rispettare le prescrizioni derivanti dal principio di neutralità fiscale
         relativo al sistema comune di IVA (sentenze Dornier, cit., punto 42, e 26 maggio 2005, causa C‑498/03, Kingscrest Associates
         e Montecello, Racc. pag. I‑4427, punto 29). 
      
      25      Come la Corte ha già dichiarato, sia l’esenzione prevista all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva, sia
         quella di cui allo stesso numero, lett. c), hanno l’obiettivo di ridurre i costi delle cure mediche (sentenze Dornier, cit.,
         punto 43, e 20 novembre 2003, causa C‑307/01, D’Ambrumenil e Dispute Resolution Services, Racc. pag. I‑13989, punto 58).
      
      26      Per quanto riguarda le prestazioni di natura medica, risulta dalla giurisprudenza che i termini «cure mediche» di cui all’art. 13,
         parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva devono essere interpretati nel senso che in essi rientra il complesso delle
         prestazioni mediche considerate allo stesso numero, lett. c) (sentenza Dornier, cit., punto 50), poiché queste due disposizioni
         hanno come oggetto quello di disciplinare la totalità delle esenzioni delle prestazioni mediche in senso stretto (sentenza
         Kügler, cit, punto 36). 
      
      27      Di conseguenza, la nozione di «cure mediche» di cui all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva e quella di
         «prestazioni mediche» di cui al medesimo numero, lett. c), riguardano entrambe prestazioni che hanno lo scopo di diagnosticare,
         di curare e, nella misura del possibile, di guarire malattie o problemi di salute (v., in tal senso, citata sentenza Dornier,
         punto 48).
      
      28      Nel caso di specie, il giudice del rinvio dubita che analisi mediche quali quelle controverse nella causa principale costituiscano
         cure di questo tipo, pur riconoscendo che le dette analisi contribuiscono alla diagnosi delle malattie. Quanto alla Commissione,
         essa sostiene sia che, secondo un’interpretazione funzionale e teleologica delle pertinenti disposizioni della sesta direttiva,
         un laboratorio che esegue analisi di questo tipo non può essere assimilato ad un centro diagnostico perché le dette analisi
         consentono soltanto di effettuare la diagnosi, sia che, secondo un’interpretazione sistematica delle stesse disposizioni,
         tali analisi potrebbero essere considerate cure mediche, in quanto permettono di effettuare la diagnosi e sono ad essa inerenti.
         
      
      29      Al riguardo, occorre rammentare che, sebbene le «cure mediche» e le «prestazioni mediche» debbano avere uno scopo terapeutico,
         non ne consegue necessariamente che la finalità terapeutica di una prestazione debba essere intesa in un’accezione particolarmente
         rigorosa. Come deriva dalla giurisprudenza della Corte, le prestazioni mediche effettuate a fini di prevenzione possono beneficiare
         di un’esenzione ai sensi dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva. Infatti, anche nel caso in cui appaia
         che le persone che sono state oggetto di esami o di altri trattamenti medici a carattere preventivo non soffrono di alcuna
         malattia o anomalia di salute, l’inclusione di tali prestazioni nella nozione di «cure mediche» e di «prestazioni mediche»
         è conforme all’obiettivo di ridurre il costo delle spese sanitarie, che è comune tanto all’esenzione prevista dall’art. 13,
         parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva quanto a quella prevista dallo stesso numero, lett. c). Pertanto, le prestazioni
         mediche rese allo scopo di tutelare, vuoi mantenendola, vuoi ristabilendola, la salute delle persone possono beneficiare dell’esenzione
         prevista all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b) e c), della detta direttiva (v., in tal senso, sentenze 20 novembre 2003, causa
         C‑212/01, Unterpertinger, Racc. pag. I‑13859, punti 40 e 41, nonché d’Ambrumenil e Dispute Resolution Services, cit., punti
         58 e 59). 
      
      30      Orbene, analisi mediche che, come nella fattispecie, sono prescritte da medici generici nell’ambito di cure da loro dispensate
         sono idonee a contribuire al mantenimento della salute delle persone, dal momento che, come qualsiasi altra prestazione medica
         effettuata a titolo preventivo, esse sono dirette a consentire l’osservazione e l’esame dei pazienti ancor prima che diventi
         necessario diagnosticare, curare o guarire un’eventuale malattia. 
      
      31      Ciò premesso, come la L.u.P. ha sostenuto all’udienza, e come il giudice del rinvio e la Commissione hanno ammesso che sia
         possibile, occorre considerare che, tenuto conto dell’obiettivo di ridurre i costi delle spese sanitarie perseguito dalle
         suddette esenzioni, analisi mediche quali quelle controverse nella causa principale, che hanno ad oggetto l’osservazione e
         l’esame dei pazienti a titolo preventivo, possono costituire «cure mediche» ai sensi dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. b),
         della sesta direttiva o «prestazioni mediche» ai sensi del medesimo numero lett. c) (v., in tal senso, sentenza Commissione/Francia,
         cit. punto 30).
      
      32      Tale interpretazione è inoltre conforme al principio di neutralità fiscale, il quale osta a che prestazioni di servizi di
         uno stesso tipo, che si trovano quindi in concorrenza tra di loro, siano trattate in maniera diversa sotto il profilo dell’IVA
         (sentenze 23 ottobre 2003, causa C‑109/02, Commissione/Germania, Racc. pag. I‑12691, punto 20, nonché Kingscrest Associates
         e Montecello, cit., punto 54). Infatti, tale principio non sarebbe rispettato qualora le analisi mediche prescritte da medici
         generici fossero soggette ad un regime IVA diverso a seconda del luogo in cui sono effettuate, mentre la loro qualità è equivalente
         tenuto conto della formazione dei soggetti che le erogano (v., in tal senso, sentenze Dornier, cit., punto 49, e 27 aprile
         2006, cause riunite C‑443/04 e C‑444/04, Solleveld e van den Hout-van Eijnsbergen, Racc. pag. I‑3617, punti 40 e 41).
      
       Sulla qualifica degli istituti che erogano le prestazioni controverse nella causa principale
      33      Nel caso di specie, si evince dalla decisione di rinvio che le analisi mediche controverse nella causa principale sono state
         effettuate al di fuori dello studio professionale del medico generico che le ha prescritte. Ciò premesso, occorre esaminare
         se le dette analisi possono rientrare nella sfera d’applicazione dell’art. 13 parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva.
      
      34      Secondo la Commissione, un laboratorio quale quello di cui trattasi nella causa principale non è né un istituto ospedaliero
         né un «centro medico e diagnostico» ai sensi dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva. A suo parere, non
         è neanche un altro istituto «della stessa natura» perché la struttura di questa disposizione rimanderebbe agli istituti dotati
         di un’organizzazione elaborata. Infine, non potrebbe essere considerato come un centro diagnostico perché le analisi consentono
         soltanto di effettuare una diagnosi. 
      
      35      Tale tesi non può essere accolta. Infatti, giacché le analisi mediche rientrano, tenuto conto del loro scopo terapeutico,
         nella nozione di «cure mediche» di cui all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva, un laboratorio come quello
         di cui trattasi nella causa principale deve essere considerato un istituto «della stessa natura» degli «istituti ospedalieri»
         e dei «centri medici e diagnostici» ai sensi di tale disposizione. 
      
      36      Del resto, come risulta dai punti 31 e 32 della presente sentenza, sia l’obiettivo di ridurre il costo delle spese sanitarie
         di cui all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b) e c), della sesta direttiva sia il principio di neutralità fiscale ostano a che
         analisi mediche siano soggette ad un regime IVA diverso a seconda del luogo in cui sono effettuate, laddove la loro qualità
         è equivalente tenuto conto della formazione dei soggetti che le erogano.
      
      37      Quanto alla tesi della Commissione, secondo la quale risulterebbe dalla giurisprudenza in materia di esenzioni che le operazioni
         effettuate a monte di quelle fornite dall’ultimo soggetto che le ha erogate non sono esenti (sentenze 11 luglio 1985, causa
         107/84, Commissione/Germania, Racc. pag. 2655, punto 20; 8 marzo 2001, causa C‑240/99, Skandia, Racc. pag. I‑1951, punti 40
         e 41; 13 dicembre 2001, causa C‑235/00, CSC Financial Services, Racc. pag. I‑10237, punti 39 e 40, e 3 marzo 2005, causa C‑472/03,
         Arthur Andersen, Racc. pag. I‑1719, punto 39), cosicché solo le analisi mediche effettuate da laboratori per conto di pazienti
         nell’ambito di un rapporto contrattuale diretto con questi ultimi rientrerebbero nella sfera d’applicazione dell’art. 13,
         parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva, anch’essa deve essere respinta, poiché tale giurisprudenza si riferisce all’interpretazione
         di altre esenzioni, che sono formulate diversamente e hanno scopi diversi da quelli perseguiti da quest’ultima disposizione
         (v., in tal senso, sentenza 11 luglio 1985, Commissione/Germania, cit., punto 13). 
      
      38      Inoltre, la Corte ha già dichiarato, per quanto riguarda l’esenzione della trasmissione di prelievi da parte di laboratori
         per effettuare analisi mediche, che è indifferente, ai fini dell’applicazione dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della
         sesta direttiva, che il laboratorio che effettua il detto prelievo proceda anche alle analisi, ovvero demandi tale incarico
         ad un altro laboratorio pur restandone responsabile verso il paziente, o ancora ─ in relazione al tipo di analisi effettuate
         ─ sia costretto a trasmettere il prelievo ad un laboratorio specializzato (sentenza Commissione/Francia, cit., punto 28).
         Del pari, si evince dal punto 67 della sentenza d’Ambrumenil e Dispute Resolution Services, cit., che controlli medici diretti
         principalmente a permettere la prevenzione e l’individuazione di malattie e la verifica costante dello stato di salute dei
         lavoratori o degli assicurati possono soddisfare i requisiti per l’esenzione di cui all’art. 13, parte A, n. 1, lett. c),
         della sesta direttiva, anche se sono stati chiesti da terzi.
      
      39      Risulta quindi da quanto precede che analisi mediche effettuate da un laboratorio privato, come quello di cui trattasi nella
         causa principale, che hanno ad oggetto l’osservazione e l’esame dei pazienti a titolo preventivo, possono rientrare nella
         sfera di applicazione dell’esenzione per le cure mediche di cui all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva.
      
      40      Occorre quindi verificare a quali condizioni tale disposizione consente di assoggettare un’esenzione del genere.
      
       Sulle condizioni per l’esenzione
      41      Dall’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva deriva che laboratori privati i quali, come quello controverso
         nella causa principale, rientrano nella nozione di «altri istituti della stessa natura» di cui a tale norma devono, per beneficiare
         dell’esenzione ivi sancita, essere «debitamente riconosciuti».
      
      42      Come già dichiarato, l’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva non precisa le condizioni e le modalità di
         tale riconoscimento. Spetta quindi, in via di principio, al diritto nazionale di ogni Stato membro fissare le norme in base
         alle quali gli istituiti che lo richiedono possono ottenere tale riconoscimento. Gli Stati membri dispongono di un potere
         discrezionale al riguardo (sentenza Dornier, cit., punti 64 e 81). 
      
      43      Inoltre, l’art. 13, parte A, n. 2, lett. a), della sesta direttiva consente agli Stati membri di subordinare la concessione
         dell’esenzione prevista al n. 1, lett. b), ad enti diversi da quelli di diritto pubblico all’osservanza di una delle condizioni
         menzionate nel prosieguo di tale disposizione (v., in tal senso, sentenza Dornier, cit., punto 65). Gli Stati membri sono
         liberi di imporre tali condizioni facoltative in via supplementare per la concessione della detta esenzione (v., in tal senso,
         sentenza Kingscrest Associates e Montecello, cit., punto 38).
      
      44      Dalla formulazione della questione pregiudiziale emerge che il giudice del rinvio si chiede se tali disposizioni consentono
         di subordinare l’esenzione di analisi mediche quali quelle controverse nella causa principale a condizioni cui non è soggetta
         l’esenzione delle cure rese dai medici generici che hanno prescritto tali analisi.
      
      45      A questo proposito, è sufficiente osservare che dalla formulazione stessa dell’art 13, parte A, n. 2, della sesta direttiva
         si evince che le condizioni menzionate alla lett. a), di tale articolo possono essere applicate unicamente alle prestazioni
         mediche di cui al n. 1, lett. b), e non alle cure esenti in forza del n. 1, lett. c), del medesimo. Inoltre, quest’ultima
         disposizione subordina l’esenzione delle dette cure non allo status di diritto pubblico o al riconoscimento da parte dello
         Stato membro interessato dell’ente o dell’istituto che le assicurano, ma alla condizione che tali cure siano dispensate nell’esercizio
         delle professioni mediche e paramediche quali sono definite dalla normativa nazionale (sentenza Solleveld e van den Hout-van
         Eijnsbergen, cit., punto 23).
      
      46      È pertanto insito in tali disposizioni che l’esenzione delle analisi mediche possa essere soggetta a condizioni che non si
         applicano ai medici che hanno prescritto le dette analisi. 
      
      47      Inoltre, contrariamente a quanto suggerisce il giudice del rinvio, sia dal potere discrezionale di cui godono gli Stati membri
         per riconoscere istituti di diritto privato ai fini dell’applicazione dell’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva
         sia dalle disposizioni del n. 2, lett. a), di tale articolo, il quale non obbliga i detti Stati ad imporre le condizioni ivi
         menzionate, ma consente loro di imporle caso per caso, deriva che tali Stati membri possono, in linea di principio, subordinare
         l’esenzione delle analisi mediche in quanto cure mediche a condizioni diverse da quelle applicate per l’esenzione delle operazioni
         strettamente connesse a siffatte cure.
      
      48      Secondo una giurisprudenza costante, spetta tuttavia ai giudici nazionali valutare se gli Stati membri, imponendo simili condizioni,
         abbiano rispettato i limiti del loro potere discrezionale applicando i principi comunitari, in particolare il principio di
         parità di trattamento, il quale, in materia di IVA, si traduce nel principio di neutralità fiscale (v., in tal senso, citate
         sentenze Dornier, punto 69, Kingscrest Associates e Montecello, punto 52, e Solleveld e van den Hout-van Eijnsbergen, punto
         36).
      
      49      Nel caso di specie, emerge dalla decisione di rinvio che la normativa nazionale subordina l’esenzione delle analisi mediche
         effettuate da un laboratorio quale quello di cui trattasi nella causa principale alla condizione che le dette analisi, da
         un lato, siano effettuate sotto controllo medico e, dall’altro, riguardino, per almeno il 40%, persone assicurate presso un
         ente previdenziale. 
      
      50      Al riguardo, occorre fin da subito sottolineare che il rispetto del principio di neutralità fiscale esige innanzi tutto che
         tutte le categorie di istituti privati di cui all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva siano sottoposte
         alle stesse condizioni ai fini del loro riconoscimento per l’erogazione di prestazioni analoghe. Nella fattispecie, spetta
         quindi al giudice del rinvio verificare se la normativa nazionale rispetta quest’esigenza o se, al contrario, limita l’ambito
         di applicazione delle condizioni in questione a determinati tipi di istituti, mentre altri ne restano esclusi.
      
      51      Inoltre, qualora la normativa nazionale sottoponga l’esenzione delle cure mediche analoghe a quelle controverse nella causa
         principale a tali condizioni, il che spetta al giudice del rinvio stabilire, occorre ricordare che la Corte ha già dichiarato
         che la condizione relativa al controllo medico, mirando ad escludere dal beneficio dell’esenzione le prestazioni fornite sotto
         la sola responsabilità di professionisti paramedici, va oltre i limiti del potere discrezionale attribuito agli Stati membri
         dall’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva. La nozione di «cure mediche» contenuta in tale disposizione,
         infatti, comprende non solo le prestazioni fornite direttamente da medici o da altri professionisti del settore sanitario
         sotto controllo medico, ma anche le prestazioni paramediche fornite in ambito ospedaliero sotto la sola responsabilità di
         persone che non posseggono la qualifica di medici (sentenza Dornier, cit., punto 70). 
      
      52      Pertanto, ai fini dell’esenzione di cui all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva, uno Stato membro non
         può legittimamente subordinare il riconoscimento degli enti di diritto privato alla condizione che le analisi mediche effettuate
         da questi ultimi debbano essere fornite sotto controllo medico (v., in tal senso, sentenza Dornier, cit., punti 71 e 82).
      
      53      Quanto alla seconda condizione, sempre dalla giurisprudenza deriva che, per determinare se enti di diritto privato possano
         essere riconosciuti ai fini dell’applicazione dell’esenzione di cui all’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva,
         le autorità nazionali, in conformità al diritto comunitario e sotto il controllo dei giudici nazionali, possono tener conto,
         in particolare, oltre che del carattere di interesse generale delle attività del soggetto passivo in questione e del fatto
         che altri soggetti passivi che svolgono le stesse attività beneficiano già di un simile riconoscimento, anche del fatto che
         i costi delle prestazioni in esame siano eventualmente presi a carico in gran parte da casse di malattia o da altri enti previdenziali.
      
      54      Pertanto, imponendo, ai fini del riconoscimento come laboratori di diritto privato per l’applicazione della detta esenzione,
         che le analisi mediche effettuate dai laboratori interessati siano, almeno per il 40%, a beneficio di assicurati presso un
         ente previdenziale, lo Stato membro interessato non ha ecceduto il potere discrezionale attribuitogli dalla detta disposizione.
      
      55      Considerato quanto precede, occorre risolvere la questione presentata nel senso che:
      
      –        L’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che analisi mediche che hanno
         ad oggetto l’osservazione e l’esame dei pazienti a titolo preventivo, effettuate, come quelle di cui trattasi nella causa
         principale, da un laboratorio privato esterno a una struttura sanitaria a fronte di prescrizioni di medici generici, possono
         rientrare nell’esenzione di cui a tale disposizione come cure mediche dispensate da un altro istituto di diritto privato debitamente
         riconosciuto ai sensi della detta disposizione.
      
      –        L’art. 13, parte A, nn. 1, lett. b), e 2, lett. a), della detta direttiva non osta ad una normativa nazionale che subordina
         l’esenzione di tali analisi mediche a condizioni che, da un lato, non si applicano all’esenzione delle cure dispensate dai
         medici generici che le hanno prescritte e, dall’altro, sono diverse da quelle che si applicano alle operazioni strettamente
         connesse alle cure mediche ai sensi della prima di tali disposizioni. 
      
      –        L’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della medesima direttiva osta ad una normativa nazionale che subordina l’esenzione di
         analisi mediche effettuate da un laboratorio privato esterno a una struttura sanitaria alla condizione che esse siano effettuate
         sotto controllo medico. Tale disposizione non osta invece a che questa stessa normativa subordini l’esenzione delle dette
         analisi alla condizione che esse siano, almeno per il 40%, destinate a persone assicurate presso un ente previdenziale.
      
       Sulle spese
      56      Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      L’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione
            delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto:
            base imponibile uniforme, deve essere interpretato nel senso che analisi mediche che hanno ad oggetto l’osservazione e l’esame
            dei pazienti a titolo preventivo, effettuate, come quelle di cui trattasi nella causa principale, da un laboratorio privato
            esterno a una struttura sanitaria a fronte di prescrizioni di medici generici, possono rientrare nell’esenzione di cui a tale
            disposizione come cure mediche dispensate da un altro istituto di diritto privato debitamente riconosciuto ai sensi della
            detta disposizione.
      L’art. 13, parte A, nn. 1, lett. b), e 2, lett. a), della detta direttiva non osta ad una normativa nazionale che subordina
            l’esenzione di tali analisi mediche a condizioni che, da un lato, non si applicano all’esenzione delle cure dispensate dai
            medici generici che le hanno prescritte e, dall’altro, sono diverse da quelle che si applicano alle operazioni strettamente
            connesse alle cure mediche ai sensi della prima di tali disposizioni. 
      L’art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della medesima direttiva osta ad una normativa nazionale che subordina l’esenzione di
            analisi mediche effettuate da un laboratorio privato esterno a una struttura sanitaria alla condizione che esse siano effettuate
            sotto controllo medico. Tale disposizione non osta invece a che questa stessa normativa subordini l’esenzione delle dette
            analisi alla condizione che esse siano, almeno per il 40%, destinate a persone assicurate presso un ente previdenziale.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.