CELEX: 62017CC0444
Language: it
Date: 2018-10-17
Title: Conclusioni dell’avvocato generale M. Szpunar, presentate il 17 ottobre 2018.#Préfet des Pyrénées-Orientales contro Abdelaziz Arib e a.#Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour de cassation.#Rinvio pregiudiziale – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Controlli alle frontiere, asilo e immigrazione – Regolamento (UE) 2016/399 – Articolo 32 – Ripristino temporaneo, da parte di uno Stato membro, del controllo di frontiera alle proprie frontiere interne – Ingresso irregolare di un cittadino di un paese terzo – Equiparazione delle frontiere interne alle frontiere esterne – Direttiva 2008/115/CE – Ambito di applicazione – Articolo 2, paragrafo 2, lettera a).#Causa C-444/17.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      MACIEJ SZPUNAR
      presentate il 17 ottobre 2018 (
            1
         )
      
         Causa C‑444/17
      
      Préfet des Pyrénées-Orientales
      contro
      Abdelaziz Arib,
      Procureur de la République,
      Procureur général près la cour d’appel de Montpellier
      
         [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour de cassation (Corte di cassazione, Francia)]
      
      «Rinvio pregiudiziale – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Codice frontiere Schengen – Articolo 32 – Controllo alle frontiere interne – Direttiva 2008/115/CE – Ambito di applicazione – Articolo 2, paragrafo 2, lettera a) – Ingresso irregolare di un cittadino di paese terzo – Esclusione dell’equiparazione delle frontiere interne alle frontiere esterne»
      
         Introduzione
      
      
               1.
            
            
               Secondo una giurisprudenza ormai costante della Corte, le disposizioni della direttiva 2008/115/CE (
                     2
                  ) ostano, in linea di principio, all’irrogazione di una pena detentiva a un cittadino di un paese terzo per la sola ragione che il suo soggiorno in uno Stato membro è irregolare. Si contemplano due uniche deroghe, di natura giurisprudenziale, nella situazione in cui sia stata applicata una procedura di rimpatrio stabilita dalla direttiva 2008/115 e l’interessato continui a soggiornare in modo irregolare nel territorio di tale Stato membro senza che sussista un giustificato motivo che preclude il rimpatrio (
                     3
                  ) e nella situazione in cui sia stata applicata una procedura di rimpatrio e l’interessato rientri nel detto territorio trasgredendo un divieto d’ingresso (
                     4
                  ).
            
         
               2.
            
            
               La questione essenziale posta dal presente rinvio pregiudiziale della Cour de cassation (Corte di cassazione, Francia) riguarda la possibilità di ammettere una terza deroga nella situazione in cui un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno è irregolare sia stato scoperto in prossimità di una frontiera interna. Si tratta quindi di stabilire non la legittimità del ripristino dei controlli alle frontiere interne, ma unicamente le conseguenze di tale ripristino.
            
         
               3.
            
            
               Così, nel contesto della presente causa, la Corte è invitata, ancora una volta, a pronunciarsi sulla compatibilità con la direttiva 2008/115 di una disposizione di diritto nazionale che consente di irrogare una pena detentiva nei confronti di un cittadino di un paese terzo, esclusivamente per la sola ragione che la sua situazione è irregolare.
            
         
               4.
            
            
               La mia analisi mi condurrà a proporre alla Corte di rispondere a tale questione in senso negativo. Ai sensi delle disposizioni della direttiva 2008/115, non esiste alcuna differenza tra lo scoprire un cittadino di paese terzo in situazione irregolare in prossimità della frontiera franco-spagnola e il fatto di scoprirlo sugli Champs-Élysées. A tale riguardo, è importante sottolineare che il ripristino provvisorio dei controlli alle frontiere interne in forza del codice frontiere Schengen (
                     5
                  ) non cambia in alcun modo tale constatazione.
            
         
         Contesto normativo
      
      
         
            Diritto dell’Unione
         
      
      
         Il codice frontiere Schengen
      
      
               5.
            
            
               L’articolo 5 del codice frontiere Schengen così dispone:
               «1.   Le frontiere esterne possono essere attraversate soltanto ai valichi di frontiera e durante gli orari di apertura stabiliti. Ai valichi di frontiera che non sono aperti 24 ore al giorno gli orari di apertura devono essere indicati chiaramente.
               Gli Stati membri notificano l’elenco dei loro valichi di frontiera alla Commissione a norma dell’articolo 39.
               (…)
               3.   Fatte salve le eccezioni di cui al paragrafo 2 o i loro obblighi in materia di protezione internazionale, gli Stati membri impongono sanzioni, a norma della legislazione nazionale, in caso di attraversamento non autorizzato delle frontiere esterne al di fuori dei valichi di frontiera e degli orari di apertura stabiliti. Tali sanzioni sono effettive, proporzionate e dissuasive».
            
         
               6.
            
            
               L’articolo 13, paragrafo 1, di detto codice prevede quanto segue:
               «La sorveglianza si prefigge principalmente lo scopo di impedire l’attraversamento non autorizzato della frontiera, di lottare contro la criminalità transfrontaliera e di adottare misure contro le persone entrate illegalmente. Una persona che ha attraversato illegalmente una frontiera e che non ha il diritto di soggiornare sul territorio dello Stato membro interessato è fermata ed è sottoposta a procedure che rispettano la direttiva 2008/115/CE».
            
         
               7.
            
            
               L’articolo 14 del suddetto codice così recita:
               «1.   Sono respinti dal territorio degli Stati membri i cittadini di paesi terzi che non soddisfino tutte le condizioni d’ingresso previste dall’articolo 6, paragrafo 1, e non rientrino nelle categorie di persone di cui all’articolo 6, paragrafo 5. Ciò non pregiudica l’applicazione di disposizioni particolari relative al diritto d’asilo e alla protezione internazionale o al rilascio di visti per soggiorno di lunga durata.
               2.   Il respingimento può essere disposto solo con un provvedimento motivato che ne indichi le ragioni precise. Il provvedimento è adottato da un’autorità competente secondo la legislazione nazionale ed è d’applicazione immediata.
               Il provvedimento motivato indicante le ragioni precise del respingimento è notificato a mezzo del modello uniforme di cui all’allegato V, parte B, compilato dall’autorità che, secondo la legislazione nazionale, è competente a disporre il respingimento. Il modello uniforme compilato è consegnato al cittadino di paese terzo interessato, il quale accusa ricevuta del provvedimento a mezzo del medesimo modello uniforme.
               3.   Le persone respinte hanno il diritto di presentare ricorso. I ricorsi sono disciplinati conformemente alla legislazione nazionale. Al cittadino di paese terzo sono altresì consegnate indicazioni scritte riguardanti punti di contatto in grado di fornire informazioni su rappresentanti competenti ad agire per conto del cittadino di paese terzo a norma della legislazione nazionale.
               L’avvio del procedimento di impugnazione non ha effetto sospensivo sul provvedimento di respingimento.
               Fatto salvo qualsiasi indennizzo concesso a norma della legislazione nazionale, il cittadino di paese terzo interessato ha diritto a che lo Stato membro che ha proceduto al respingimento rettifichi il timbro di ingresso annullato e tutti gli altri annullamenti o aggiunte effettuati, se in esito al ricorso il provvedimento di respingimento risulta infondato.
               4.   Le guardie di frontiera vigilano affinché un cittadino di paese terzo oggetto di un provvedimento di respingimento non entri nel territorio dello Stato membro interessato.
               5.   Gli Stati membri raccolgono statistiche sul numero di persone respinte, i motivi del respingimento, la cittadinanza delle persone il cui ingresso è stato rifiutato e il tipo di frontiera (terrestre, aerea, marittima) alla quale sono state respinte e le trasmettono annualmente alla Commissione (Eurostat) conformemente al regolamento (CE) n. 862/2007 (
                     6
                  ).
               6.   Le modalità del respingimento figurano nell’allegato V, parte A».
            
         
               8.
            
            
               L’articolo 23 del codice frontiere Schengen, intitolato «Verifiche all’interno del territorio», sancisce quanto segue:
               «L’assenza del controllo di frontiera alle frontiere interne non pregiudica:
               
                        a)
                     
                     
                        l’esercizio delle competenze di polizia da parte delle autorità competenti degli Stati membri in forza della legislazione nazionale, nella misura in cui l’esercizio di queste competenze non abbia effetto equivalente alle verifiche di frontiera; ciò vale anche nelle zone di frontiera. Ai sensi della prima frase, tale esercizio delle competenze di polizia può non essere considerato equivalente, in particolare, all’esercizio delle verifiche di frontiera quando le misure di polizia:
                        
                                 i)
                              
                              
                                 non hanno come obiettivo il controllo di frontiera;
                              
                           
                                 ii)
                              
                              
                                 si basano su informazioni e l’esperienza generali di polizia quanto a possibili minacce per la sicurezza pubblica e sono volte, in particolare, alla lotta contro la criminalità transfrontaliera;
                              
                           
                                 iii)
                              
                              
                                 sono ideate ed eseguite in maniera chiaramente distinta dalle verifiche sistematiche sulle persone alle frontiere esterne;
                              
                           
                                 iv)
                              
                              
                                 sono effettuate sulla base di verifiche a campione;
                              
                           
                  (…)».
            
         
               9.
            
            
               L’articolo 25 di detto codice così dispone:
               «1.   In caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna di uno Stato membro nello spazio senza controllo alle frontiere interne, detto Stato membro può in via eccezionale ripristinare il controllo di frontiera in tutte le parti o in parti specifiche delle sue frontiere interne per un periodo limitato della durata massima di trenta giorni o per la durata prevedibile della minaccia grave se questa supera i trenta giorni. L’estensione e la durata del ripristino temporaneo del controllo di frontiera alle frontiere interne non eccedono quanto strettamente necessario per rispondere alla minaccia grave.
               2.   Il controllo di frontiera alle frontiere interne è ripristinato solo come misura di extrema ratio e in conformità degli articoli 27, 28 e 29. Ogniqualvolta si contempli la decisione di ripristinare il controllo di frontiera alle frontiere interne ai sensi, rispettivamente, degli articoli 27, 28 o 29, sono presi in considerazione i criteri di cui agli articoli 26 e 30, rispettivamente.
               3.   Se la minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna nello Stato membro interessato perdura oltre il periodo di cui al paragrafo 1 del presente articolo, detto Stato membro può prorogare il controllo di frontiera alle sue frontiere interne, tenuto conto dei criteri di cui all’articolo 26 e secondo la procedura di cui all’articolo 27, per gli stessi motivi indicati al paragrafo 1 del presente articolo e, tenuto conto di eventuali nuovi elementi, per periodi rinnovabili non superiori a 30 giorni.
               4.   La durata totale del ripristino del controllo di frontiera alle frontiere interne, incluse eventuali proroghe di cui al paragrafo 3 del presente articolo, non è superiore a sei mesi. Qualora vi siano circostanze eccezionali, come quelle di cui all’articolo 29, tale durata totale può essere prolungata fino a un massimo di due anni, in conformità del paragrafo 1 di detto articolo».
            
         
               10.
            
            
               L’articolo 32 del medesimo codice così recita:
               «In caso di ripristino del controllo di frontiera alle frontiere interne, si applicano mutatis mutandis le pertinenti disposizioni del titolo II».
            
         
               11.
            
            
               Gli articoli 5, 13 e 14 di detto codice fanno parte del suo titolo II, intitolato «Frontiere esterne», mentre i suoi articoli 23, 25 e 32 rientrano nel suo titolo III, intitolato «Frontiere interne».
            
         
         La direttiva 2008/115
      
      
               12.
            
            
               L’oggetto della direttiva 2008/115 viene definito al suo articolo 1 nei seguenti termini:
               «La presente direttiva stabilisce norme e procedure comuni da applicarsi negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, nel rispetto dei diritti fondamentali in quanto principi generali del diritto comunitario e del diritto internazionale, compresi gli obblighi in materia di protezione dei rifugiati e di diritti dell’uomo».
            
         
               13.
            
            
               L’articolo 2 della direttiva 2008/115, intitolato «Ambito di applicazione», dispone quanto segue:
               «1.   La presente direttiva si applica ai cittadini di paesi terzi il cui soggiorno nel territorio di uno Stato membro è irregolare.
               2.   Gli Stati membri possono decidere di non applicare la presente direttiva ai cittadini di paesi terzi:
               
                        a)
                     
                     
                        sottoposti a respingimento alla frontiera conformemente all’articolo 13 del codice frontiere Schengen ovvero fermati o scoperti dalle competenti autorità in occasione dell’attraversamento irregolare via terra, mare o aria della frontiera esterna di uno Stato membro e che non hanno successivamente ottenuto un’autorizzazione o un diritto di soggiorno in tale Stato membro;
                     
                  
                        b)
                     
                     
                        sottoposti a rimpatrio come sanzione penale o come conseguenza di una sanzione penale, in conformità della legislazione nazionale, o sottoposti a procedure di estradizione.
                     
                  (…)».
            
         
               14.
            
            
               Il successivo articolo 3, recante il titolo «Definizioni», così recita:
               «Ai fini della presente direttiva, si intende per:
               (…)
               
                        2)
                     
                     
                        “soggiorno irregolare” la presenza nel territorio di uno Stato membro di un cittadino di un paese terzo che non soddisfi o non soddisfi più le condizioni d’ingresso di cui all’articolo 5 del codice frontiere Schengen o altre condizioni d’ingresso, di soggiorno o di residenza in tale Stato membro;
                     
                  
                        3)
                     
                     
                        “rimpatrio” il processo di ritorno di un cittadino di un paese terzo, sia in adempimento volontario di un obbligo di rimpatrio sia forzatamente:
                        
                                 –
                              
                              
                                 nel proprio paese di origine, o
                              
                           
                                 –
                              
                              
                                 in un paese di transito in conformità di accordi comunitari o bilaterali di riammissione o di altre intese, o
                              
                           
                                 –
                              
                              
                                 in un altro paese terzo, in cui il cittadino del paese terzo in questione decide volontariamente di ritornare e in cui sarà accettato;
                              
                           
                  
                        4)
                     
                     
                        “decisione di rimpatrio” decisione o atto amministrativo o giudiziario che attesti o dichiari l’irregolarità del soggiorno di un cittadino di paesi terzi e imponga o attesti l’obbligo di rimpatrio;
                     
                  
                        5)
                     
                     
                        “allontanamento” l’esecuzione dell’obbligo di rimpatrio, vale a dire il trasporto fisico fuori dallo Stato membro;
                     
                  (…)».
            
         
               15.
            
            
               L’articolo 4, paragrafo 4, della suddetta direttiva così dispone:
               «Per quanto riguarda i cittadini di paesi terzi esclusi dall’ambito di applicazione della presente direttiva conformemente all’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), gli Stati membri:
               
                        a)
                     
                     
                        provvedono affinché siano loro riservati un trattamento e un livello di protezione non meno favorevoli di quanto disposto all’articolo 8, paragrafi 4 e 5 (limitazione dell’uso di misure coercitive), all’articolo 9, paragrafo 2, lettera a) (rinvio dell’allontanamento), all’articolo 14, paragrafo 1, lettere b) e d) (prestazioni sanitarie d’urgenza e considerazione delle esigenze delle persone vulnerabili) e agli articoli 16 e 17 (condizioni di trattenimento) e
                     
                  
                        b)
                     
                     
                        rispettano il principio di non-refoulement».
                     
                  
         
               16.
            
            
               In forza dell’articolo 6 («Decisione di rimpatrio»), paragrafo 1, della direttiva in parola, «[g]li Stati membri adottano una decisione di rimpatrio nei confronti di qualunque cittadino di un paese terzo il cui soggiorno nel loro territorio è irregolare, fatte salve le deroghe di cui ai paragrafi da 2 a 5».
            
         
               17.
            
            
               Ai termini dell’articolo 16 della medesima direttiva:
               «1.   Il trattenimento avviene di norma in appositi centri di permanenza temporanea. Qualora uno Stato membro non possa ospitare il cittadino di un paese terzo interessato in un apposito centro di permanenza temporanea e debba sistemarlo in un istituto penitenziario, i cittadini di paesi terzi trattenuti sono tenuti separati dai detenuti ordinari.
               2.   I cittadini di paesi terzi trattenuti hanno la possibilità – su richiesta – di entrare in contatto, a tempo debito, con rappresentanti legali, familiari e autorità consolari competenti.
               3.   Particolare attenzione è prestata alla situazione delle persone vulnerabili. Sono assicurati le prestazioni sanitarie d’urgenza e il trattamento essenziale delle malattie.
               4.   I pertinenti e competenti organismi ed organizzazioni nazionali, internazionali e non governativi hanno la possibilità di accedere ai centri di permanenza temporanea di cui al paragrafo 1, nella misura in cui essi sono utilizzati per trattenere cittadini di paesi terzi in conformità del presente capo. Tali visite possono essere soggette ad autorizzazione.
               5.   I cittadini di paesi terzi trattenuti sono sistematicamente informati delle norme vigenti nel centro e dei loro diritti e obblighi. Tali informazioni riguardano anche il loro diritto, ai sensi della legislazione nazionale, di mettersi in contatto con gli organismi e le organizzazioni di cui al paragrafo 4».
            
         
         
            Diritto francese
         
      
      
               18.
            
            
               L’articolo L. 621-2 del code de l’entrée et du séjour des étrangers et du droit d’asile (codice sull’ingresso e sul soggiorno degli stranieri e sul diritto d’asilo; in prosieguo: il «Ceseda»), nella versione introdotta con la loi no 2012-1560, du 31 décembre 2012, relative à la retenue pour vérification du droit au séjour et modifiant le délit d’aide au séjour irrégulier pour en exclure les actions humanitaires et désintéressées (
                     7
                  ) (legge n. 2012-1560, del 31 dicembre 2012, relativa al trattenimento per la verifica del diritto di soggiorno, che modifica il reato di favoreggiamento del soggiorno irregolare al fine di escluderne le azioni umanitarie e disinteressate), così dispone:
               «È punito con una pena detentiva di un anno e con un’ammenda di EUR 3750 lo straniero non cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea:
               
                        1o
                        
                     
                     
                        che abbia fatto ingresso nel territorio metropolitano senza soddisfare le condizioni di cui all’articolo 5, paragrafo 1, lettere a), b) o c), del regolamento (CE) n. 562/2006 [ (
                              8
                           )] del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) [ (
                              9
                           )] e senza essere stato ammesso nel territorio in applicazione dell’articolo 5, paragrafo 4, lettere a) e c), del medesimo regolamento [ (
                              10
                           )],; lo stesso vale qualora lo straniero sia oggetto di segnalazione ai fini della non ammissione in applicazione di una decisione esecutiva adottata da un altro Stato contraente della convenzione firmata a Schengen il 19 giugno 1990;
                     
                  
                        2°
                     
                     
                        oppure che, provenendo direttamente dal territorio di uno Stato contraente della suddetta convenzione, abbia fatto ingresso nel territorio metropolitano senza attenersi alle disposizioni dei suoi articoli 19, paragrafi 1 o 2, 20, paragrafo 1, e 21, paragrafi 1 o 2, fatte salve le condizioni di cui all’articolo 5, paragrafo 1, lettera e), del regolamento [n. 562/2006], sopra citato, e alla lettera d), quando la segnalazione ai fini della non ammissione non risulta da una decisione esecutiva adottata da un altro Stato contraente della convenzione;
                     
                  (…)
               Ai fini dell’applicazione del presente articolo, l’azione penale può essere avviata solo quando i fatti siano stati accertati nelle circostanze previste all’articolo 53 del code de procédure pénale [codice di procedura penale]».
            
         
               19.
            
            
               L’articolo 53 del codice di procedura penale dispone quanto segue:
               «Viene considerato reato flagrante il reato attualmente in fase di perpetrazione o appena perpetrato. Sussiste altresì flagranza di reato qualora, nel periodo immediatamente successivo all’azione, la persona sospettata sia inseguita dal pubblico clamore, oppure venga trovata in possesso di cose o presenti tracce o indizi tali da far ritenere che abbia partecipato al reato.
               In seguito all’accertamento di un reato flagrante, le indagini svolte sotto il controllo del Procuratore della Repubblica nelle condizioni previste dal presente capo possono proseguire senza interruzioni per un periodo di otto giorni.
               Qualora le investigazioni necessarie all’accertamento della verità per un reato punito con una pena pari o superiore a cinque anni di reclusione non possano essere differite, il Procuratore della Repubblica può decidere di prolungare, alle stesse condizioni, le indagini per un periodo massimo di otto giorni».
            
         
               20.
            
            
               L’articolo 62-2 del codice di procedura penale così recita:
               «Il fermo di polizia è un provvedimento coercitivo disposto da un ufficiale di polizia giudiziaria, sotto il controllo dell’autorità giudiziaria, in forza del quale è mantenuta a disposizione degli inquirenti una persona a carico della quale sussistono una o più ragioni plausibili di sospettare che abbia commesso o tentato di commettere un reato punito con la reclusione.
               (…)».
            
         
               21.
            
            
               L’articolo 78-2 del codice di procedura penale dispone quanto segue:
               «Gli ufficiali di polizia giudiziaria e, su ordine e sotto la responsabilità di questi, gli agenti di polizia giudiziaria e gli agenti di polizia giudiziaria aggiunti di cui agli articoli 20 e 21-1 possono invitare a dimostrare con ogni mezzo la sua identità qualsiasi persona nei cui riguardi esistano uno o più motivi plausibili per sospettare:
               
                        –
                     
                     
                        che abbia commesso o tentato di commettere un reato;
                     
                  
                        –
                     
                     
                        o che si appresti a commettere un delitto (“délit”) o un delitto grave (“crime”);
                     
                  
                        –
                     
                     
                        o che sia in grado di fornire informazioni utili all’inchiesta in caso di delitto (“délit”) o di delitto grave (“crime”);
                     
                  
                        –
                     
                     
                        o che abbia trasgredito gli obblighi o i divieti cui è soggetta nell’ambito di un controllo giudiziario, di un provvedimento di arresti domiciliari con sorveglianza elettronica, di una pena o di una misura la cui esecuzione è seguita dal juge de l’application des peines (giudice di sorveglianza);
                     
                  
                        –
                     
                     
                        o che sia stata oggetto di ricerche ordinate da un’autorità giudiziaria.
                     
                  Su mandato scritto del procuratore della Repubblica al fine di indagare e di perseguire reati ivi precisati, può essere ugualmente controllata l’identità di ogni persona, secondo le medesime modalità, nei luoghi e per un periodo di tempo determinati da tale magistrato. Il fatto che il controllo d’identità faccia emergere reati diversi da quelli indicati nel mandato del Procuratore della Repubblica non costituisce causa di nullità delle procedure incidentali.
               Può ugualmente essere controllata l’identità di qualsiasi persona, a prescindere dal suo comportamento, secondo le modalità previste al primo comma, per prevenire una minaccia per l’ordine pubblico, e segnatamente per la sicurezza delle persone o dei beni.
               In una zona compresa tra la frontiera terrestre della Francia con gli Stati parti della convenzione firmata a Schengen il 19 giugno 1990 ed una linea tracciata a 20 chilometri dalla stessa, nonché nelle zone accessibili al pubblico dei porti, aeroporti e stazioni ferroviarie o stradali aperti al traffico internazionale ed identificati con decreto, per la prevenzione e l’accertamento dei reati connessi alla criminalità transfrontaliera, può essere parimenti controllata l’identità di qualsiasi persona, secondo le modalità previste dal primo comma, al fine di verificare il rispetto degli obblighi di legge di possedere, portare con sé ed esibire titoli e documenti. Qualora detto controllo avvenga a bordo di un treno che effettua un collegamento internazionale, esso può essere svolto sulla parte di tratta tra la frontiera e la prima fermata situata al di là dei venti chilometri dalla frontiera. Tuttavia, sulle linee ferroviarie che effettuano un collegamento internazionale e presentano caratteristiche di servizio particolari, il controllo può anche avvenire tra tale fermata ed una fermata situata entro il limite dei cinquanta chilometri seguenti. Dette linee e fermate sono individuate con decreto ministeriale. Quando esiste una tratta autostradale che inizia nella zona menzionata nella prima frase del presente comma, ed il primo casello autostradale si situa oltre la linea dei 20 chilometri, il controllo può essere effettuato anche nelle aree di sosta prima di tale primo casello, nonché presso tale casello e nelle aree di sosta attigue. I caselli interessati da tale disposizione sono individuati con decreto. Il fatto che il controllo di identità faccia emergere un reato diverso dal mancato rispetto degli obblighi sopra elencati non costituisce una causa di nullità delle procedure incidentali. Ai fini dell’applicazione del presente comma, il controllo sugli obblighi di legge di possedere, portare con sé ed esibire titoli e documenti può essere effettuato solo per un tempo non superiore alle sei ore consecutive in uno stesso luogo e non può consistere in un controllo sistematico delle persone presenti o circolanti nelle zone o nei luoghi menzionati al comma medesimo.
               (…)».
            
         
         Fatti, procedimento principale e questioni pregiudiziali
      
      
               22.
            
            
               Il sig. Abdelaziz Arib, cittadino marocchino, dopo aver fatto ingresso nel territorio francese in data ignota, ha lasciato la Francia a seguito di una misura di allontanamento notificatagli il 10 agosto 2013.
            
         
               23.
            
            
               Il 15 giugno 2016 il sig. Arib è stato sottoposto a controllo a Le Boulou (Pirenei Orientali, Francia), nella zona compresa tra la frontiera terrestre della Francia con la Spagna e una linea tracciata a 20 chilometri dalla medesima, in applicazione dell’articolo 78-2, comma 9, del codice di procedura penale, mentre si trovava a bordo di un autobus proveniente dal Marocco. Egli non ha dimostrato di essere in possesso di un visto o di un altro titolo che l’autorizzasse a soggiornare nel territorio francese.
            
         
               24.
            
            
               Sospettato di essere entrato irregolarmente nel territorio francese, reato previsto all’articolo L. 621-2 del Ceseda, il sig. Arib è stato sottoposto a fermo di polizia.
            
         
               25.
            
            
               Il 16 giugno 2016 il préfet des Pyrénées-Orientales (prefetto dei Pirenei Orientali, Francia) ha adottato nei confronti del sig. Arib un decreto recante l’obbligo di abbandonare il territorio francese e ne ha disposto il trattenimento amministrativo.
            
         
               26.
            
            
               Con ordinanza del 21 giugno 2016, il juge des libertés et de la détention (giudice competente in materia di misure restrittive della libertà personale) del Tribunal de grande instance de Perpignan (Tribunale di primo grado di Perpignan, Francia) ha dichiarato la nullità del fermo di polizia cui era stato sottoposto il sig. Arib e di tutto il procedimento successivo, compreso il trattenimento amministrativo, con la motivazione che detto fermo non poteva essere eseguito. Infatti, il sig. Arib, straniero in situazione irregolare, aveva appena attraversato una frontiera interna tra la Francia e la Spagna, il che, secondo tale giudice, doveva comportare l’applicazione della direttiva 2008/115 la quale non consentirebbe di irrogare una pena detentiva in circostanze come quelle del caso di specie.
            
         
               27.
            
            
               Il prefetto dei Pirenei Orientali ha interposto appello.
            
         
               28.
            
            
               Con ordinanza del 22 giugno 2016, il primo presidente della Cour d’appel de Montpellier (Corte d’appello di Montpellier, Francia) ha confermato la decisione di primo grado del juge des libertés et de la détention (giudice competente in materia di misure restrittive della libertà personale) del Tribunal de grande instance de Perpignan (Tribunale di primo grado di Perpignan).
            
         
               29.
            
            
               Avverso tale ordinanza, il prefetto dei Pirenei Orientali ha presentato ricorso per cassazione dinanzi al giudice del rinvio. A sostegno del ricorso egli deduce una violazione degli articoli 2, 14, 25, 27 e 32 del codice frontiere Schengen nonché dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), e degli articoli 8 e 15 della direttiva 2008/115. Il prefetto fa valere, in particolare, che in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna uno Stato membro può, in via eccezionale, ripristinare il controllo alle proprie frontiere interne, paralizzando così in parte l’applicazione della direttiva 2008/115, e che, in tale circostanza, non essendo applicabili le misure di tutela di quest’ultima direttiva, una persona entrata irregolarmente in Francia può essere controllata, conformemente alle disposizioni dell’articolo 78-2, comma 9, del codice di procedura penale e, trovandosi in una situazione di irregolarità, essere quindi sottoposta a una pena detentiva e a fermo di polizia.
            
         
               30.
            
            
               Il giudice del rinvio si pone la questione se il controllo ripristinato ad una frontiera interna di uno Stato membro sia equiparabile al controllo ad una frontiera esterna in caso di suo attraversamento da parte di un cittadino di paese terzo, privo di diritto di ingresso, e in caso di controllo operato in flagranza. Esso si chiede pertanto se uno Stato membro che abbia ripristinato il controllo alle frontiere interne possa invocare l’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115 per sottrarre all’ambito di applicazione di tale direttiva detto cittadino di paese terzo. In caso di risposta affermativa, si porrebbe ulteriormente la questione se l’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva 2008/115 debba essere interpretato nel senso che esso non osta alla detenzione del cittadino di un paese terzo nelle circostanze del caso di specie.
            
         
               31.
            
            
               Ciò premesso, la Cour de cassation (Corte di cassazione) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
               
                        «1)
                     
                     
                        Se l’articolo 32 del [codice frontiere Schengen], che prevede che, in caso di ripristino dei controlli alle frontiere interne, si applicano mutatis mutandis le pertinenti disposizioni del titolo II (sulle frontiere esterne), debba essere interpretato nel senso che il controllo ripristinato a una frontiera interna di uno Stato membro è equiparabile al controllo effettuato ad una frontiera esterna, quando questa è attraversata dal cittadino di un paese terzo privo di diritto di ingresso.
                     
                  
                        2)
                     
                     
                        Nelle stesse circostanze di ripristino dei controlli alle frontiere interne, se detto [codice] e la direttiva [2008/115] consentano di applicare alla situazione del cittadino di paese terzo, che attraversa una frontiera dove è stato ripristinato il controllo, la facoltà prevista dall’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva [2008/115], che offre agli Stati membri la possibilità di continuare ad applicare alle loro frontiere esterne procedure di rimpatrio nazionali semplificate.
                     
                  
                        3)
                     
                     
                        In caso di risposta affermativa a quest’ultima questione, se le disposizioni dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), e dell’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva [2008/115] ostino ad una normativa nazionale come quella dell’articolo L. 621‑2 del [Ceseda], che sanziona con una pena detentiva l’irregolarità dell’ingresso sul territorio nazionale del cittadino di un paese terzo per il quale non è ancora stata completata la procedura di rimpatrio stabilita da questa direttiva».
                     
                  
         
               32.
            
            
               Il prefetto dei Pirenei Orientali, i governi francese e tedesco nonché la Commissione europea hanno presentato osservazioni. I governi francese e tedesco nonché la Commissione sono stati sentiti all’udienza svoltasi il 12 giugno 2018.
            
         
         Analisi
      
      
               33.
            
            
               Pur se la presente controversia costituisce ormai la terza causa riguardante, nell’ambito del procedimento principale, la conformità dell’articolo L. 621 del Ceseda con le disposizioni della direttiva 2008/115 (
                     11
                  ), la sua peculiarità è di vertere sulla relazione tra le disposizioni di tale direttiva con quelle del codice frontiere Schengen.
            
         
         
            Prima e seconda questione
         
      
      
               34.
            
            
               Con le prime due questioni, che meritano di essere affrontate congiuntamente, il giudice del rinvio desidera sostanzialmente sapere se dall’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115 e dall’articolo 32 del codice frontiere Schengen derivi che le autorità di uno Stato membro possano decidere di non applicare la direttiva 2008/115 alla situazione di un cittadino di paese terzo fermato o scoperto in occasione dell’attraversamento irregolare di una frontiera interna presso la quale siano stati ripristinati i controlli di frontiera in applicazione dell’articolo 25 del codice frontiere Schengen (
                     12
                  ).
            
         
               35.
            
            
               Si pone quindi la questione se le disposizioni della direttiva 2008/115 si applichino obbligatoriamente nella situazione in cui uno Stato membro abbia temporaneamente ripristinato i controlli alle frontiere interne in forza dell’articolo 25 del codice frontiere Schengen.
            
         
               36.
            
            
               A norma dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), seconda ipotesi (
                     13
                  ), della direttiva 2008/115, gli Stati membri possono decidere di non applicare la direttiva in parola ai cittadini di paesi terzi fermati o scoperti dalle competenti autorità in occasione dell’attraversamento irregolare via terra, mare o aria della frontiera esterna di uno Stato membro e che non hanno successivamente ottenuto un’autorizzazione o un diritto di soggiorno in tale Stato membro.
            
         
         Attraversamento di una frontiera
      
      
               37.
            
            
               Il sig. Arib è stato fermato nel corso di un controllo effettuato a Le Boulou (Pirenei Orientali, Francia), vale a dire a meno di 20 chilometri dalla frontiera franco-spagnola (
                     14
                  ). Dato che tale controllo si è verificato fisicamente all’interno del territorio francese, occorre chiedersi se il sig. Arib sia stato fermato in occasione dell’attraversamento di una frontiera.
            
         
               38.
            
            
               In forza della giurisprudenza della Corte, l’espressione «in occasione dell’attraversamento irregolare» di una frontiera (esterna) implica uno stretto legame temporale e spaziale con tale attraversamento e presuppone che riguardi pertanto cittadini di paesi terzi fermati o scoperti dalle competenti autorità nel momento stesso dell’irregolare attraversamento della frontiera (esterna) o, successivamente all’attraversamento, in prossimità della frontiera stessa (
                     15
                  ).
            
         
               39.
            
            
               Nella presente causa, a mio avviso, sussiste appunto uno stretto legame temporale e spaziale con l’attraversamento della frontiera franco-spagnola (
                     16
                  ).
            
         
               40.
            
            
               Si pone quindi la questione se, nel caso di specie, ci troviamo in presenza di una frontiera esterna anche ai fini della direttiva 2008/115, e più specificamente del suo articolo 2, paragrafo 2, lettera a).
            
         
         Sull’articolo 2, paragrafo 2, lettera a) della direttiva 2008/115: una frontiera esterna?
      
      
               41.
            
            
               Di per sé, la direttiva 2008/115 non contiene alcuna definizione delle espressioni «frontiera interna» o «frontiera esterna». Tuttavia, dal momento che il codice frontiere Schengen è ivi menzionato a più riprese, mi sembra chiaro che sia applicabile la definizione offerta da tale codice (
                     17
                  ).
            
         
               42.
            
            
               Così, in forza dell’articolo 2, punto 1, del codice frontiere Schengen, ai fini di quest’ultimo, si intende per «frontiere interne» le frontiere terrestri comuni (
                     18
                  ) degli Stati membri [lettera a)], gli aeroporti degli Stati membri adibiti ai voli interni [lettera b)] e i porti marittimi, fluviali e lacustri degli Stati membri per i collegamenti regolari interni effettuati da traghetti. Quanto alle «frontiere esterne», esse sono definite come le frontiere terrestri degli Stati membri (
                     19
                  ), le frontiere marittime e gli aeroporti, i porti fluviali, marittimi e lacustri degli Stati membri, che non siano frontiere interne.
            
         
               43.
            
            
               Va precisato che per «Stati membri» si intendono unicamente gli Stati membri dell’Unione europea che partecipano all’acquis di Schengen nonché gli Stati terzi anch’essi partecipanti (
                     20
                  ).
            
         
               44.
            
            
               La frontiera franco-spagnola di cui trattasi, alla luce di tali definizioni, costituisce effettivamente una frontiera interna.
            
         
               45.
            
            
               In base al dettato dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115, l’analisi dovrebbe fermarsi qui. La Repubblica francese non può decidere di non applicare la direttiva 2008/115 al sig. Arib.
            
         
               46.
            
            
               Ciò risulta parimenti in modo chiaro dall’interpretazione dell’articolo 2, paragrafo 2, della direttiva 2008/115 offerta dalla Corte nella sentenza Affum (
                     21
                  ). In detta sentenza, la Corte ha infatti evidenziato che le due fattispecie previste all’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), si riferiscono esclusivamente all’attraversamento di una frontiera esterna di uno Stato membro, quale definita dall’articolo 2, punto 2, del codice frontiere Schengen, e non riguardano dunque l’attraversamento di una frontiera comune a Stati membri facenti parte dello spazio Schengen. La Corte ha ritenuto che tale disposizione non possa dunque consentire agli Stati membri di sottrarre cittadini di paesi terzi che versino in situazione di irregolare soggiorno all’ambito di applicazione della direttiva 2008/115 a motivo del loro irregolare ingresso attraverso una frontiera interna (
                     22
                  ).
            
         
         Sul ripristino dei controlli alle frontiere interne
      
      
               47.
            
            
               Occorre stabilire quali siano le eventuali conseguenze del ripristino dei controlli alle frontiere interne sull’applicabilità della direttiva 2008/115.
            
         
               48.
            
            
               A tal proposito, secondo la Repubblica francese e la Repubblica federale di Germania, dall’articolo 32 del codice frontiere Schengen risulta, nella fattispecie, che la frontiera franco-spagnola dev’essere trattata come una frontiera esterna.
            
         
               49.
            
            
               Tale tesi non può essere accolta.
            
         
               50.
            
            
               Se è vero che, a norma dell’articolo 32 del codice frontiere Schengen, in caso di ripristino del controllo di frontiera alle frontiere interne si applicano mutatis mutandis le pertinenti disposizioni del titolo II di detto codice (frontiere esterne), ciò non significa, per l’appunto, che l’espressione «frontiera esterna» sostituisca integralmente l’espressione «frontiera interna» (ai fini del codice frontiere Schengen o di altri strumenti giuridici come la direttiva 2008/15).
            
         
               51.
            
            
               Il titolo III del codice frontiere Schengen disciplina le frontiere interne. La regola generale, che costituisce la ragion d’essere e la disposizione chiave di tale codice, è formulata, nel titolo III, all’articolo 22: le frontiere interne possono essere attraversate in qualunque punto senza che sia effettuata una verifica di frontiera sulle persone (
                     23
                  ). Oltre all’assenza del controllo di frontiera alle frontiere interne, il titolo III del codice frontiere Schengen (capo I – articoli da 22 a 24) tratta del ripristino temporaneo del controllo di frontiera alle frontiere interne (capo II – articoli da 25 a 35).
            
         
               52.
            
            
               È in tale contesto che l’articolo 32 del codice frontiere Schengen prevede che in caso di ripristino del controllo di frontiera alle frontiere interne, si applicano mutatis mutandis le pertinenti disposizioni del titolo II. La disposizione in parola, quindi, si riferisce chiaramente alle altre disposizioni del codice frontiere Schengen. La direttiva 2008/115 non vi è affatto menzionata.
            
         
               53.
            
            
               Il testo dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115 è chiaro: tale disposizione parla effettivamente di una frontiera esterna.
            
         
               54.
            
            
               Detto testo mi sembra sia suffragato dall’oggetto e dalla finalità della disposizione in parola. La deroga di cui all’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115 è anch’essa subordinata all’oggetto generale della direttiva, il quale, secondo il suo articolo 1, consiste nello stabilire norme e procedure comuni da applicarsi negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (
                     24
                  ). Pertanto, è vero che gli Stati membri possono decidere di non applicare la direttiva 2008/115, ma per rimpatriare (ancor) più efficacemente i cittadini di paesi terzi.
            
         
               55.
            
            
               Se gli Stati membri si avvalgono di tale facoltà (
                     25
                  ), prevista all’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115, di non applicare quest’ultima ai cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sul territorio di uno Stato membro è irregolare, è perché è molto più facile rimpatriare un cittadino di un paese terzo da una frontiera esterna.
            
         
               56.
            
            
               Infatti, come rileva il giudice del rinvio e come già constatato dalla Corte (
                     26
                  ), l’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115 consente agli Stati membri di continuare ad applicare alle loro frontiere esterne procedure di rimpatri nazionali semplificate senza dover seguire tutte le fasi nelle quali si sviluppano le procedure previste dalla citata direttiva, al fine di poter allontanare più rapidamente i cittadini di paesi terzi scoperti mentre attraversano tali frontiere.
            
         
               57.
            
            
               Tuttavia, la situazione di un cittadino di un paese terzo che si trova già all’interno dello spazio Schengen si distingue nettamente dalla fattispecie di cui all’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115.
            
         
               58.
            
            
               Inoltre, gli Stati membri non tutelano gli stessi interessi giuridici alle frontiere esterne e a quelle interne.
            
         
               59.
            
            
               Uno Stato membro che, in forza del codice frontiere Schengen, è incaricato di controllare le frontiere esterne di tale spazio agisce nell’interesse di tutti gli Stati membri dello spazio Schengen. Per contro, uno Stato membro che decide di ripristinare i controlli alle frontiere interne agisce nel proprio interesse.
            
         
               60.
            
            
               Pertanto, propongo alla Corte di rispondere alla prima e alla seconda questione che l’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115 e l’articolo 32 del codice frontiere Schengen devono essere interpretati nel senso che le autorità di uno Stato membro non possono decidere di non applicare la direttiva 2008/115 alla situazione di un cittadino di un paese terzo fermato o scoperto in occasione dell’attraversamento irregolare di una frontiera interna presso la quale siano stati ripristinati i controlli di frontiera in applicazione dell’articolo 25 del codice frontiere Schengen.
            
         
         
            Terza questione
         
      
      
               61.
            
            
               Con la terza questione il giudice del rinvio desidera sapere se, in caso di risposta affermativa alla seconda questione, le disposizioni dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a) e dell’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva 2008/115 ostino a una normativa nazionale come quella dell’articolo L. 621-2 del Ceseda, che sanziona con una pena detentiva l’irregolarità dell’ingresso sul territorio nazionale del cittadino di un paese terzo per il quale non è ancora stata completata la procedura di rimpatrio stabilita da detta direttiva.
            
         
               62.
            
            
               Alla luce della mia risposta alla prima e alla seconda questione, la questione in esame è ipotetica. Per tale motivo la esaminerò solo per l’eventualità che la Corte non sia d’accordo con me sulla risposta da fornire alle prime due questioni del giudice del rinvio.
            
         
               63.
            
            
               Occorre a priori sottolineare che, in linea di principio, in un’ipotesi come quella formulata nella questione in parola, in forza dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115, quest’ultima non si applica al cittadino di un paese terzo. Ciò premesso, a norma dell’articolo 4, paragrafo 4, della medesima direttiva, gli Stati membri devono tuttavia provvedere affinché il trattamento e il livello di protezione riservati ai cittadini di paesi terzi non siano meno favorevoli di quelli previsti, in particolare, agli articoli 16 e 17 (condizioni di trattenimento) (
                     27
                  ).
            
         
               64.
            
            
               Come rilevato dalla Corte nella sentenza Affum, la finalità dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115, quale risulta dai lavori preparatori della stessa, consiste nel consentire agli Stati membri di continuare ad applicare alle loro frontiere esterne procedure di rimpatrio nazionali semplificate, senza dover seguire tutte le fasi nelle quali si sviluppano le procedure previste dalla citata direttiva, al fine di poter allontanare più rapidamente i cittadini di paesi terzi scoperti mentre attraversano tali frontiere (
                     28
                  ). Ciò spiega inoltre la ragion d’essere dell’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva 2008/115 che, secondo la Corte, «disciplin[a] (…) dettagliatamente l’esercizio da parte degli Stati membri della facoltà prevista dall’articolo 2, paragrafo 2, lettera a)» (
                     29
                  ) ed «è diretto in tale contesto a garantire che dette procedure nazionali semplificate rispettino le garanzie minime previste dalla direttiva 2008/115» (
                     30
                  ).
            
         
               65.
            
            
               Da tale analisi emerge, a mio avviso, che, per il legislatore dell’Unione, l’esercizio da parte di uno Stato membro della facoltà prevista all’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/15 presuppone logicamente che tale Stato membro applichi una procedura nazionale di rimpatrio semplificata.
            
         
               66.
            
            
               Si sarebbe pertanto tentati di trasporre la giurisprudenza derivante dalla sentenza Affum a una fattispecie contemplata dall’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115 e ritenere che sia impossibile infliggere la pena della reclusione al cittadino di un paese terzo.
            
         
               67.
            
            
               Tuttavia, ritengo che una siffatta interpretazione non possa essere accolta, poiché va oltre il dettato dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115, aggiungendovi un requisito ulteriore. Infatti, la giurisprudenza della Corte in materia di privazione della libertà del cittadino di un paese terzo il cui soggiorno è irregolare (
                     31
                  ), principalmente orientata da considerazioni sull’effetto utile della direttiva medesima (
                     32
                  ), in particolare dell’articolo 6, paragrafo 1 (
                     33
                  ), e dell’articolo 8, paragrafo 1 (
                     34
                  ), si riferisce specificamente all’ambito di applicazione di tale direttiva. Orbene, allorché uno Stato membro applica l’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115, la situazione del cittadino non è più disciplinata da quest’ultima e non è più possibile avvalersi di considerazioni relative al suo effetto utile.
            
         
               68.
            
            
               Pertanto, anche se si può legittimamente dubitare che un fermo di polizia possa contribuire ad allontanare più rapidamente l’interessato, tale questione non si pone, in mancanza di applicabilità della direttiva 2008/115.
            
         
               69.
            
            
               Per tale motivo, risponderei alla terza questione (ipotetica) che le disposizioni dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), e dell’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva 2008/115 non ostano ad una normativa nazionale come quella dell’articolo L. 621-2 del Ceseda che sanziona con una pena detentiva l’irregolarità dell’ingresso sul territorio nazionale del cittadino di un paese terzo per il quale non sia ancora stata completata la procedura di rimpatrio stabilita da tale direttiva.
            
         
         Conclusione
      
      
               70.
            
            
               Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, propongo alla Corte di rispondere alle questioni pregiudiziali sollevate dalla Cour de cassation (Corte di cassazione, Francia) dichiarando quanto segue:
               L’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare e l’articolo 32 del regolamento (UE) n. 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, che istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) devono essere interpretati nel senso che le autorità di uno Stato membro non possono decidere di non applicare la direttiva 2008/115 alla situazione di un cittadino di un paese terzo fermato o scoperto in occasione dell’attraversamento irregolare di una frontiera interna presso la quale siano stati ripristinati i controlli di frontiera in applicazione dell’articolo 25 del codice frontiere Schengen.
            
         (
            1
         )	Lingua originale: il francese.
      (
            2
         )	Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU 2008, L 348, pag. 98).
      (
            3
         )	V. sentenza del 6 dicembre 2011, Achughbabian (C‑329/11, EU:C:2011:807, punto 50 e secondo trattino del dispositivo).
      (
            4
         )	V. sentenza del 1o ottobre 2015, Celaj (C‑290/14, EU:C:2015:640, punto 28 e dispositivo).
      (
            5
         )	Regolamento (UE) n. 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, che istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) (GU 2016, L 77, pag. 1).
      (
            6
         )	Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 luglio 2007, relativo alle statistiche comunitarie in materia di migrazione e di protezione internazionale e che abroga il regolamento (CEE) n. 311/76 del Consiglio relativo all’elaborazione di statistiche riguardanti i lavoratori stranieri (GU 2007, L 199, pag. 23).
      (
            7
         )	JORF del 1o gennaio 2013, pag. 48.
      (
            8
         )	Che corrisponde all’articolo 6, paragrafo 1, lettere a), b) e c) del codice frontiere Schengen.
      (
            9
         )	GU 2006, L 105, pag. 1.
      (
            10
         )	Che corrisponde all’articolo 6, paragrafo 5, lettere a) e c), del codice frontiere Schengen.
      (
            11
         )	V. sentenze del 6 dicembre 2011, Achughbabian (C‑329/11, EU:C:2011:807), e del 7 giugno 2016, Affum (C‑47/15, EU:C:2016:408).
      (
            12
         )	La prima questione mi pare in effetti eccedere l’ambito della controversia principale, nei limiti in cui concerne un ventaglio di situazioni ipotetiche.
      (
            13
         )	La prima ipotesi, che riguarda i cittadini di paesi terzi sottoposti a respingimento alla frontiera a norma dell’articolo 13 del codice frontiere Schengen, non si applica al caso di specie in assenza di un siffatto provvedimento.
      (
            14
         )	Ai sensi dell’ex articolo 78-2, comma 4, del codice di procedura penale, divenuto articolo 78-2, comma 9, del codice medesimo.
      (
            15
         )	V. sentenza del 7 giugno 2016, Affum (C‑47/15, EU:C:2016:408, punto 72), nonché le mie conclusioni in tale causa (C‑47/15, EU:C:2016:68, paragrafo 71).
      (
            16
         )	La Corte, d’altronde, pronunciandosi nel contesto del precedente codice frontiere Schengen (regolamento n. 562/2006), ha dichiarato che i controlli di identità effettuati sulla base dell’articolo 78-2, comma 4, del codice di procedura penale (divenuto articolo 78-2, comma 9, del medesimo codice) potevano avere un effetto equivalente alle verifiche di frontiera [v. sentenza del 22 giugno 2010, Melki e Abdeli (C‑188/10 e C‑189/10, EU:C:2010:363, punti da 71 a 75)]. Tuttavia, poiché la Corte ha già interpretato l’espressione «in occasione dell’attraversamento irregolare» di una frontiera nel quadro della direttiva 2008/115, non è più necessario ricorrere a tale giurisprudenza nel contesto dell’articolo 23 del codice frontiere Schengen (ex articolo 21 del regolamento n. 562/2006).
      (
            17
         )	V. le mie conclusioni nella causa Affum (C‑47/15, EU:C:2016:68, paragrafo 42).
      (
            18
         )	Comprese le frontiere fluviali e lacustri.
      (
            19
         )	Comprese quelle fluviali e lacustri.
      (
            20
         )	V. considerando da 37 a 44 del codice frontiere Schengen.
      (
            21
         )	Sentenza del 7 giugno 2016 (C‑47/15, EU:C:2016:408).
      (
            22
         )	V. sentenza del 7 giugno 2016, Affum (C‑47/15, EU:C:2016:408, punto 69).
      (
            23
         )	«[I]ndipendentemente dalla loro nazionalità», come non manca di precisare detta disposizione con una logica ferrea. Infatti, l’attraversamento delle frontiere senza alcun controllo è possibile solo se riguarda tutte le persone. L’eliminazione dei controlli alle frontiere interne cui tale disposizione è preordinata si estende necessariamente ai cittadini dei paesi terzi perché connaturata all’assenza dei controlli di frontiera. V., a tal riguardo, Hoppe, M., in Lenz C.O. e Borchardt K.-D. (a cura di), EU-Verträge Kommentar, Bundeanzeiger Verlag, 6a ed., Colonia, 2013, articolo 77 AEUV, punto 5, e Müller-Graff, P.-Chr., in Pechstein M., Nowak C., Häde U. (a cura di), Frankfurter Kommentar zu EUV, GRC und AEUV, Band II, Mohr Siebeck, Tübingen, 2017, articolo 77 AEUV, punto 1.
      (
            24
         )	Nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, compresi gli obblighi in materia di protezione dei rifugiati e di diritti dell’uomo.
      (
            25
         )	La Corte, beninteso, parla di una «deroga» (v. sentenza del 7 giugno 2016, Affum, C‑47/15, EU:C:2016:408, punto 73), il che, a mio avviso, implica che la disposizione di cui trattasi va interpretata restrittivamente. V. altresì, in tal senso, Peers, S., EU Justice and Home Affairs Law (Volume I: EU Justice and Home Affairs Law), 4a edizione, OUP, Oxford, 2016, pag. 504.
      (
            26
         )	V. sentenza del 7 giugno 2016, Affum (C‑47/15, EU:C:2016:408, punto 74).
      (
            27
         )	Nonché all’articolo 8, paragrafi 4 e 5 (limitazioni del ricorso a misure coercitive), all’articolo 9, paragrafo 2, punto a) (rinvio dell’allontanamento) e all’articolo 14, paragrafo 1, punti b) e d) (prestazioni sanitarie d’urgenza e considerazione delle esigenze delle persone vulnerabili).
      (
            28
         )	V. sentenza del 7 giugno 2016, Affum (C‑47/15, EU:C:2016:408, punto 74).
      (
            29
         )	V. sentenza del 7 giugno 2016, Affum (C‑47/15, EU:C:2016:408, punto 74).
      (
            30
         )	Ibidem.
      (
            31
         )	Per una panoramica della giurisprudenza della Corte, v. le mie conclusioni nella causa Affum (C‑47/15, EU:C:2016:68, paragrafi da 48 a 56).
      (
            32
         )	V., in particolare, sentenza Achughbabian (C‑329/11, EU:C:2011:807, punto 33). V. anche le mie conclusioni nella causa Celaj (C‑290/14, EU:C:2015:285, paragrafo 60). V. altresì Bartolini, S., Bombois, Th., «Immigration Detention before the CJEU: The Interrelationship between the Returns Directive and the Recast Reception Conditions Directive and their Impact on the Rights of Third Country Nationals», European Human Rights Law Review, 2016, pagg. da 518 a 529, in particolare pag. 523.
      (
            33
         )	Che prevede che gli Stati membri adottino una decisione di rimpatrio nei confronti di qualunque cittadino di un paese terzo il cui soggiorno nel loro territorio è irregolare, fatte salve talune deroghe.
      (
            34
         )	Che dispone che gli Stati membri adottino tutte le misure necessarie per eseguire la decisione di rimpatrio (qualora non sia stato concesso un periodo per la partenza volontaria a norma dell’articolo 7, paragrafo 4, della direttiva 2008/115 o per mancato adempimento dell’obbligo di rimpatrio entro il periodo per la partenza volontaria concesso a norma dell’articolo 7 della direttiva medesima).