CELEX: 52003PC0080
Language: it
Date: 2003-02-19
Title: Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di nerofumo per gomma originarie dell'Egitto e della Russia

Avis juridique important

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52003PC0080

Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di nerofumo per gomma originarie dell'Egitto e della Russia  /* COM/2003/0080 def. */  

Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di nerofumo per gomma originarie dell'Egitto e della Russia(presentata dalla Commissione)RELAZIONEIl 21 dicembre 2001, la Commissione ha aperto un'inchiesta antidumping relativa alle importazioni nella Comunità di nerofumo per gomma originarie dell'Egitto e della Russia.L'inchiesta ha rivelato l'esistenza di dumping pregiudizievole. Considerata la necessità di esaminare ulteriormente alcuni aspetti dei nessi causali e dell'interesse della Comunità, non sono state istituite misure antidumping provvisorie sul nerofumo per gomma originario dell'Egitto e della Russia.La seguente proposta di regolamento del Consiglio si basa sulle risultanze definitive che hanno confermato l'esistenza di pratiche di dumping e di pregiudizio, concludendo che esiste un nesso causale tra le pratiche di dumping e il pregiudizio. L'esame dell'interesse di tutte le parti coinvolte, in particolare dell'interesse dell'industria comunitaria, degli importatori non collegati e degli utilizzatori, ha permesso di concludere che l'istituzione di misure definitive non è contraria all'interesse della Comunità.Si propone dunque che il Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro il 20 marzo 2003.Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di nerofumo per gomma originarie dell'Egitto e della RussiaIL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea,visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio del 22 dicembre 1995 [1] relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea, in particolare l'articolo 11, paragrafi 2 e 3,[1]  GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1, regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1972/2002, GU L 305 del 7.11.2002, pag. 1.vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,considerando quanto segue:1. PROCEDIMENTO1.1. Apertura(1) Il 21 dicembre 2001, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (avviso di apertura), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di nerofumo per gomma originarie dell'Egitto e della Russia [2].[2]  GU C 367 del 21.12.2001, pag. 16.(2) * Il procedimento è stato aperto a seguito di una denuncia presentata nel novembre 2001 dal CEFIC (Consiglio europeo dell'industria chimica) (il denunziante) per conto di produttori che rappresentano una proporzione maggioritaria, in questo caso superiore al 75% [3], della produzione comunitaria complessiva di nerofumo per gomma. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto in questione e al conseguente grave pregiudizio, che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento antidumping.[3]  Per motivi di riservatezza la cifra più precisa non può essere comunicata.(3) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento i produttori esportatori e gli importatori notoriamente interessati, nonché le loro associazioni, i rappresentanti dei paesi esportatori in esame, i produttori comunitari denunzianti, l'altro produttore comunitario e gli utilizzatori. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di presentare le proprie osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine stabilito nell'avviso di apertura.(4) Vari produttori esportatori dei paesi interessati e produttori, utilizzatori e importatori della Comunità hanno comunicato le proprie osservazioni per iscritto. Sono state sentite tutte le parti che ne hanno fatto richiesta entro il termine di cui sopra dimostrando di avere particolari motivi per chiedere di essere sentite.1.2. Questionari(5) Al fine di permettere ai produttori esportatori russi di presentare, se lo desideravano, una domanda per il riconoscimento dello status di economia di mercato [4] o una richiesta di trattamento individuale, la Commissione ha inviato i necessari formulari alle società russe notoriamente interessate. La Commissione ha inoltre inviato questionari a tutti i produttori comunitari, a tutti i produttori esportatori, a tutti gli importatori e a tutti gli utilizzatori notoriamente interessati, nonché a tutte le parti che si sono manifestate entro il termine stabilito nell'avviso di apertura. Sono stati inviati questionari anche agli operatori commerciali di paesi esterni alla Comunità, quando è risultato evidente che la loro collaborazione sarebbe stata utile ai fini della determinazione delle effettive esportazioni (volume e prezzi) nella Comunità.[4]  Va osservato che il procedimento è cominciato prima della modifica del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995 da parte del regolamento (CE) n. 1972/2002 del Consiglio, del 5 novembre 2002.(6) Tre produttori comunitari denunzianti, un produttore comunitario non denunziante, sette produttori esportatori dei paesi in esame, quattro operatori commerciali di paesi esterni alla Comunità, due importatori collegati e cinque importatori non collegati a produttori esportatori comunitari hanno compilato e spedito i questionari. Infine, la Commissione ha ricevuto la richiesta di riconoscimento dello status di economia di mercato e di trattamento individuale da parte di due produttori esportatori russi e la richiesta di trattamento individuale da parte di altri due produttori esportatori russi del prodotto in esame.(7) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione del dumping, del pregiudizio e dell'interesse della Comunità. Sono state effettuate visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:Produttori comunitari:- Cabot Europe Ltd., Francia;- Columbian Chemicals Europa GmbH, Germania;- Degussa AG, Germania;- Deutsche Gasrusswerke GmbH & Co, Germania.Importatori comunitari non collegati:- CIE s.r.l., Italia;- C.D.M.A. S.A., Francia;- Lehmann & Voss & Co, Germania.Produttori esportatori in Russia:- Omsky Zavod Technicheskogo Ugleroda OJSC, Omsk- Jaroslavsky Technichesky Uglerod OJSC, Jaroslavl- Tuimasytechuglerod OJSC, Tuimasy- Ivanovsky Techuglerod I Resina OJSC, Mikhalevo- Techuglerodexport CJSC, Mosca e Jejune Trade Ltd., operatori commerciali della Tuimasytechuglerod e della Ivanovsky Techuglerod. (La verifica della Jejune Trade Ltd. è avvenuta a Mosca anche se la società è registrata a Cipro)Produttori esportatori egiziani:- Alexandria carbon Black Co. S.A.E.(ACB), AlessandriaImportatori collegati ai produttori esportatori egiziani:- ACB (UK) Ltd., Wolverhampton, Regno Unito- ACB Belgium BVBA, Rumst, BelgioOperatori commerciali:- Taurus Carbonpack KFT, Ungheria- Carbon Black Ltd., UngheriaPaese analogo:- Columbian Tiszai Carbon Ltd., UngheriaUtilizzatori:- Goodyear Dunlop Tyres Europe B.V., Belgio;- Nokian Tyre plc., Finlandia;- Manufacture Française des Pneumatiques Michelin, Francia;- Continental AG, Germania;- Bridgestone / Firestone Europe S.A., Belgio;- Pirelli Pneumatici S.p.A., Italia;- Vredestein NV, Paesi Bassi;- Cooper-Avon Tyres Ltd, Cooper Standard Automotive France SA e Cooper Standard Automotive UK sealing Ltd, Regno Unito e Francia.1.3 Periodo dell'inchiesta(8) L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo 1° ottobre 2000 - 30 settembre 2001 (periodo dell'inchiesta). L'analisi delle tendenze necessarie per valutare il pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1997 e la fine del periodo dell'inchiesta (periodo considerato).1.4 Trattamento doganale(9) Il prodotto in esame entra nella Comunità in regime di esenzione da dazi doganali.1.5 Misure provvisorie(10) Considerata la necessità di esaminere ulteriormente alcuni aspetti dei nessi causali e dell'interesse della Comunità, non sono state istituite misure antidumping provvisorie sul nerofumo per gomma originario dell'Egitto e della Russia.1.6 Procedimento successivo(11) Il 20 settembre 2002, tutte le parti che hanno collaborato sono state informate delle conclusioni preliminari dell'inchiesta e hanno potuto presentare le osservazioni. Ove opportuno, le conclusioni della Commissione sono state modificate in base a tali osservazioni.(12) La Commissione ha chiesto ulteriori informazioni praticamente a tutte le parti che hanno collaborato, continuando a raccogliere e verificare le informazioni ritenute necessarie per giungere a conclusioni definitive. In particolare, sono state effettuate nuove visite di verifica presso le sedi di due utilizzatori, in modo da completare le visite di tutti gli utilizzatori che hanno collaborato.(13) Tutte le parti sono state informate dei principali fatti e delle considerazioni in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi antidumping definitivi. È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti avrebbero potuto presentare le loro osservazioni in merito. Le osservazioni comunicate oralmente e per iscritto dalle parti sono state esaminate e, ove ritenuto opportuno, in seguito a tale esame le conclusioni sono state debitamente modificate.2. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE2.1. Prodotto in esame(14) Il prodotto in esame è il nerofumo per gomma, una sostanza chimica a base di carbonio utilizzata come carica di rinforzo per rendere più resistenti i prodotti in gomma, originaria dell'Egitto e della Russia, attualmente classificabile ai codici NC ex 2803 00 10 e ex 2803 00 80.(15) Il prodotto in esame viene prodotto in vari tipi. L'inchiesta ha rivelato che le proprietà rinforzanti del nerofumo per gomma variano in modo significativo da tipo a tipo. Alcuni tipi, cosiddetti "non attivi", non possiedono tali proprietà, e non agiscono come carica di rinforzo nelle mescole di gomma. Alcuni tipi, che possiedono tali capacità di rinforzo, possono essere utilizzati in prodotti diversi dalla gomma, per esempio nella preparazione di inchiostri o di prodotti di materiale plastico. Nella misura in cui un tipo possiede tali proprietà rinforzanti e può pertanto agire come carica di rinforzo nelle mescole di gomma, esso rientra nel prodotto in esame, indipendentemente dall'impiego effettivo. Pertanto, ai fini del presente procedimento, tutti i tipi di nerofumo per gomma, ad esclusione dei tipi "non attivi", che non possiedono le proprietà rinforzanti, vanno considerati prodotto in esame. Inoltre, i diversi tipi di prodotto che possiedono le proprietà rinforzanti hanno le medesime caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche di base e vanno pertanto considerati un prodotto unico.(16) L'inchiesta ha rivelato che per essere considerato nerofumo per gomma con proprietà rinforzanti, il tipo di prodotto deve possedere tre caratteristiche necessarie e sufficienti: la "superficie specifica", la "struttura" e la "resistenza alla compressione del pellet". Tali caratteristiche possono essere misurate utilizzando diversi test. Ai fini del presente procedimento, sono stati scelti i test ASTM [5], quelli maggiormente usati a livello internazionale. Dopo avere esaminato le osservazioni delle parti interessate, l'inchiesta ha concluso che il modo migliore per accertare se un tipo di nerofumo possiede proprietà rinforzanti, e se può quindi essere considerato prodotto in esame ai fini della presente inchiesta, è quello di analizzare l'area di superficie con il metodo dell'assorbimento dello iodio, analizzare la struttura del prodotto con il metodo dell'assorbimento del dibutilftalato e analizzare la resistenza alla compressione del pellet utilizzando il metodo "Automated Individual Pellet Hardness".[5]  ASTM = American Society for Testing and Materials(17) L'assorbimento dello iodio, l'assorbimento del dibutilftalato e la durezza del pellet sono misurati utilizzando i test ASTM, rispettivamente il test ASTM D1510-02a, il test ASTM D2414-02a e il test ASTM D5230-00e1.(18) Tutti i tipi di nerofumo per gomma i cui valori di reazione al test dell'assorbimento dello iodio, al test dell'assorbimento del dibutilftalato e al test della durezza del pellet non sono stati inferiori alla soglia minima e il cui valore di reazione al test dell'assorbimento del dibutilftalato non è stato superiore alla soglia massima prevista dai tre standard hanno proprietà rinforzanti e sono considerati prodotto in esame. I valori sono:&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(19) Due produttori russi hanno sostenuto che il loro prodotto non rientrava nella definizione di prodotto in esame ai sensi della presente inchiesta. L'inchiesta ha dimostrato che il prodotto esportato da uno dei due produttori non possedeva le tre caratteristiche necessarie e sufficienti ed è stato pertanto considerato come estraneo al campo d'indagine del procedimento. Per quanto concerne l'altro produttore, la sua richiesta è stata respinta perché il suo prodotto rientrava nella definizione di prodotto in esame.2.2. Prodotto simile(20) I tipi di nerofumo per gomma definiti ai considerandi precedenti prodotti dai produttori comunitari e venduti sul mercato comunitario sono prodotti simili ai tipi di nerofumo per gomma prodotti in Egitto e Russia ed esportati nella Comunità, nonché ai prodotti venduti sui mercati interni di tali paesi, poiché non ci sono differenze nelle caratteristiche fisiche, tecniche e chimiche di base e negli impieghi. Lo stesso vale per i tipi di nerofumo per gomma prodotti e venduti per l'esportazione verso la Comunità rispetto al nerofumo per gomma prodotto e venduto in Ungheria, il paese scelto come paese terzo a economia di mercato per la Russia. Tali prodotti sono pertanto tutti considerati prodotti simili a norma dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 384/96 (regolamento di base).3. DUMPING3.1. EGITTO3.1.1. Valore normale(21) Per quanto concerne l'unico produttore esportatore egiziano, poiché le vendite interne totali del prodotto simile da esso effettuate nel periodo dell'inchiesta sono state inferiori al 5% delle vendite totali per esportazione nella Comunità, il valore normale è stato costruito. Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, del regolamento di base, il valore normale è stato costruito aggiungendo ai costi di produzione sostenuti dall'esportatore un congruo importo corrispondente alle spese generali, amministrative e di vendita e al margine di profitto. Poiché le vendite interne del prodotto in esame non sono state rappresentative, in mancanza di altre possibilità, ai fini della determinazione del dumping, il congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e i profitti è stato calcolato, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera c), del regolamento di base, utilizzando i dati presentati dal produttore che ha collaborato in Ungheria, il paese analogo scelto per la Russia.(22) Il produttore esportatore egiziano ha sostenuto che il margine di profitto fissato dalla Commissione era esageratamente alto e che la Commissione non aveva verificato il profitto normalmente ottenuto da altri esportatori o produttori in Egitto sulle vendite della stessa categoria generale di prodotto. A tale proposito, va osservato che l'importo aggiunto ai costi di produzione dell'esportatore non corrisponde solamente al profitto, ma anche alle spese generali, amministrative e di vendita e rappresenta pertanto il margine lordo corrispondente ad entrambe le voci. L'importo relativo ai profitti non può essere analizzato separatamente in quanto dipende, tra le altre cose, dalle spese generali, amministrative e di vendita. Nella fattispecie, le spese generali, amministrative e di vendita sono limitate, poiché la società è una società di produzione controllata da un gruppo più importante. Va inoltre osservato che il margine lordo del produttore nel paese analogo è paragonabile al margine lordo di uno dei principali produttori USA di nerofumo. Infine, gli elementi di prova forniti dall'esportatore non si riferiscono alle società produttrici di nerofumo o prodotti della stessa categoria generale. Per tutte queste ragioni, la richiesta è stata respinta.(23) L'industria comunitaria ha sostenuto che per calcolare il valore normale avrebbero dovuto essere usati i prezzi interni. Tuttavia, poiché i volumi delle vendite interne a clienti non collegati erano inferiori alla soglia di dui all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base e poiché non sono emersi elementi di prova che i prezzi interni fossero rappresentativi per il mercato considerato, il valore normale ha dovuto essere costruito.2.1.2. Prezzo all'esportazione(24) In alcuni casi, il prodotto in esame è stato venduto ed esportato ad acquirenti indipendenti nella Comunità e il prezzo all'esportazione è stato stabilito in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, ovvero in base al prezzo effettivamente pagato o pagabile.(25) In altri casi, il prodotto in esame è stato esportato a due importatori comunitari collegati (cosiddetti 'stazioni di rifornimento'). In tali casi, il prezzo all'esportazione è stato costruito sulla base del prezzo a cui il prodotto importato viene rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base. Per stabilire un prezzo all'esportazione attendibile al livello frontiera comunitaria, sono stati applicati adeguamenti relativi ai costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita. Nel caso di un importatore collegato, i costi dichiarati non corrispondevano a tutti i costi sostenuti. Poiché tale importatore non ha fornito ulteriori elementi, un adeguamento è stato applicato sulla base dei dati disponibili. Il margine di profitto utilizzato (5%) si basa su dati relativi a operatori commerciali comunitari indipendenti.2.1.3. Confronto(26) Il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati confrontati a livello franco fabbrica. Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base, si è tenuto debitamente conto, sotto forma di adeguamenti, delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi. Pertanto, se opportuno e giustificato da elementi di prova attendibili, sono stati applicati adeguamenti per le differenze relative a sconti, riduzioni, trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, imballaggio e costo del credito.2.1.4. Margine di dumping(27) Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10 e paragrafo 11, del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato confrontando la media ponderata del valore normale con la media ponderata del prezzo all'esportazione.(28) Il confronto ha rivelato l'esistenza di dumping, con un margine pari all'importo di cui il valore normale superava il prezzo all'esportazione. Tale margine, espresso come percentuale del prezzo cif all'importazione frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è pari a:- Alexandria Carbon Black: 6,6%(29) Poiché il produttore esportatore che ha collaborato è notoriamente il solo produttore esportatore del prodotto in esame in Egitto, il margine di dumping residuo per l'Egitto è pari al livello fissato per la società.3.2. RUSSIA3.2.1. Livello di collaborazione(30) Il livello di collaborazione è stato alto, in quanto hanno collaborato al procedimento tre produttori esportatori, responsabili dell'85% delle esportazioni nella Comunità.3.2.2. Status di impresa operante in un'economia di mercato(31) Poiché all'apertura del procedimento la Russia non era considerata un paese a economia di mercato [6], il valore normale ha dovuto essere determinato a norma dei paragrafi 1 - 6 dell'articolo 2 del regolamento di base [7] solamente per quei produttori per i quali si è accertata la rispondenza ai criteri di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), ovvero quando è stata dimostrata la prevalenza di condizioni dell'economia di mercato relativamente alla produzione e alla vendita del prodotto in esame.[6]  Vedi articolo 2 del regolamento (CE) n. 1972/2002 del Consiglio.[7]  Regolamento di base prima della modifica da parte del regolamento (CE) n. 1972/2002 del Consiglio.(32) Compilando e inviando l'apposito formulario, due produttori esportatori russi hanno chiesto lo status di economia di mercato in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera b), del regolamento di base, oppure un trattamento individuale qualora l'inchiesta avesse stabilito che essi non soddisfacevano le condizioni per il riconoscimento dello status di economia di mercato.(33) La Commissione ha raccolto tutte le informazioni ritenute necessarie e verificato presso le sedi delle società richiedenti tutte le informazioni presentate nelle domande.(34) Entrambe le società possedevano una serie ben definita di documenti contabili di base, che sono stati sottoposti a revisione contabile indipendente conformemente agli standard contabili internazionali. I costi di produzione e la situazione finanziaria di entrambe le società non sono risultati soggetti a distorsioni significative ereditate dal precedente regime commerciale di tipo statale, mentre le società sono risultate soggette a leggi in materia fallimentare e di proprietà. Le conversioni del tasso di cambio sono state effettuate ai tassi di mercato. Le decisioni relative ai prezzi, ai costi e ai fattori produttivi sono state adottate in risposta a tendenze del mercato, senza significative interferenze statali. Per quanto concerne i valori di mercato, si è notato che i prezzi del petrolio (materia prima) e dell'energia potrebbero venire adeguati ad un livello di mercato più appropriato, qualora emergesse dall'inchiesta successiva che tali prezzi non sono completamente attendibili.(35) Alla luce di tali fatti, si è concluso che i criteri di cui all'articolo 2, paragrafo 7, lettera c), del regolamento di base sono stati soddisfatti e che ad entrambe le società dovrebbe essere concesso lo status di economia di mercato.(36) Alle società interessate e ai denunzianti è stata offerta la possibilità di presentare osservazioni in merito alle suddette risultanze. I denunzianti hanno sostenuto che lo status di economia di mercato non va concesso in quanto in Russia i prezzi dell'energia sono fortemente influenzati dagli interventi statali e non rispecchiano i valori di mercato. Tale argomentazione non è stata accolta in quanto il livello generale dei prezzi dell'energia in Russia non può essere interpretato come un'indicazione di indebita interferenza statale nelle decisioni strategiche delle società nella misura in cui, come nel caso in oggetto, le eventuali distorsioni possono essere corrette con adeguamenti opportuni al momento del calcolo del valore normale. L'esistenza di possibili distorsioni nella determinazione del valore normale e dei costi può essere sempre presa in considerazione in conformità dell'articolo 2, paragrafo 3, e dell'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base.3.2.3. Trattamento individuale(37) Ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 5, del regolamento di base, la prassi consolidata della Commissione consiste nel calcolare un dazio unico relativo al paese, per i paesi che rientrano nei casi citati nell'articolo 2, paragrafo 7, ad eccezione dei casi in cui le società dimostrano che i propri prezzi all'esportazione, i quantitativi esportati e le condizioni di vendita sono fissati liberamente, che le conversioni del tasso di cambio sono state effettuate ai tassi di mercato e che le eventuali interferenze statali non sono tali da permettere l'elusione delle misure, se gli esportatori hanno aliquote di dazio diverse. Se tali condizioni sono soddisfatte, è giustificato derogare dalla fissazione di un dazio unico per il paese.(38) Due produttori esportatori russi collegati hanno chiesto il trattamento individuale. Nel caso di uno degli esportatori, la questione si è rivelata irrilevante in quanto esso non aveva effettuato esportazioni del prodotto in esame nella Comunità nel periodo dell'inchiesta. La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per stabilire se l'altro richiedente rispondesse o meno ai criteri per ottenere tale trattamento. È emerso che i prezzi all'esportazione, i quantitativi esportati e le condizioni di vendita sono stati fissati liberamente, che le conversioni del tasso di cambio sono state effettuate ai tassi di mercato e che la società era sufficientemente indipendente da interferenze statali. Si è pertanto concluso che, pur concedendo il trattamento individuale, il rischio di elusione delle misure non sussisteva. Si è così deciso di concedere alla società il trattamento individuale.3.2.4. Paese analogo(39) In conformità dell'articolo 2, paragrafo 7, del regolamento di base, per le società alle quali non si è potuto accordare lo status di economia di mercato, si è dovuto determinare il valore normale in base al prezzo o al valore costruito in un paese analogo.(40) Nell'avviso di apertura del procedimento, la Commissione ha espresso l'intenzione di utilizzare l'Ungheria come paese analogo allo scopo di calcolare il valore normale per la Russia ed ha invitato le parti interessate ad esprimersi su tale intenzione.(41) Alcuni esportatori russi ed altre parti interessate hanno suggerito che la Polonia avrebbe rappresentato una scelta più adatta, in particolare perché il mercato di tale paese è più grande di quello dell'Ungheria e la concorrenza è maggiore, mentre, si è sostenuto, le importazioni del prodotto in esame in Ungheria erano trascurabili. Tuttavia, il mercato ungherese è stato considerato sufficientemente grande per essere ritenuto rappresentativo rispetto al volume delle esportazioni russe del prodotto in questione verso l'Unione europea. È inoltre emerso che il volume delle importazioni e la presenza di vari clienti sul mercato ungherese implicavano un grado sufficiente di concorrenza su tale mercato, non inferiore a quella caratteristica della Polonia. Si è inoltre considerato che le dimensioni del produttore ungherese fossero significativamente superiori a quelle dei due produttori polacchi considerati insieme, e molto più vicine alle dimensioni delle società russe, responsabili della maggioranza delle esportazioni russe verso la Comunità. Ciò avrebbe garantito la disponibilità di informazioni più appropriate, per esempio in termini di economie di scala. La Commissione ha pertanto confermato la scelta dell'Ungheria come paese analogo.3.2.5. Dumping3.2.5.1. Valore normale nel paese analogo(42) Ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base, il valore normale per il produttore russo al quale è stato concesso il trattamento individuale è stato fissato in base alle informazioni, verificate, ricevute dal produttore del paese analogo.(43) È emerso che il tipo esportato da tale produttore non era né fabbricato né venduto dal produttore che ha collaborato nel paese analogo. Il valore normale è stato pertanto costruito utilizzando i costi di produzione dei tipi più simili prodotti dalla società che ha collaborato nel paese analogo. Tali costi di produzione sono stati adeguati per tenere conto della differenza di valore di reazione al test dell'assorbimento dello iodio tra i due tipi. Ai costi di produzione così stabiliti è stato aggiunto un congruo importo corrispondente alle spese generali, amministrative e di vendita e al margine di profitto. Tale importo corrispondente alle spese e al profitto è stato fissato in base agli importi medi ottenuti dalla società ungherese nelle sue vendite sul mercato interno.3.2.5.2. Valore normale per le società a cui è stato concesso lo status di economia di mercato(44) Nel caso di entrambe le società, le vendite interne hanno rappresentato complessivamente più del 5% del volume di vendita nella Comunità del prodotto in esame.(45) Si è successivamente considerato se tali vendite fossero state realizzate nell'ambito di normali operazioni commerciali. A tale proposito, va osservato che i prezzi di elettricità e gas non sono stati considerati completamente attendibili; essi non avrebbero perciò permesso una valutazione appropriata di tutti i costi relativi alla produzione e alla vendita del prodotto in esame. Il confronto dei prezzi pagati dalle due società per questi servizi con i prezzi pagati per servizi analoghi nei paesi OCSE ha dimostrato effettivamente che i primi erano significativamente più bassi e nessuna spiegazione convincente è stata fornita in proposito. Pertanto, per entrambi i produttori esportatori, i costi di produzione sono stati adeguati per quanto riguarda i prezzi di elettricità e gas. Per tali adeguamenti si è utilizzato il prezzo, al netto delle imposte, pagato dagli utilizzatori industriali di elettricità e gas in Ungheria, pubblicato dall'Agenzia internazionale per l'energia. Tali prezzi sono risultati essere quasi identici ai prezzi russi all'esportazione pubblicati dalla stessa agenzia.(46) Per quanto concerne il petrolio, la Commissione non ha effettuato alcun adeguamento ai costi presentati dalla società. Poiché il prezzo del petrolio petrolchimico russo corrispondeva a circa l'80% del prezzo utilizzato per il confronto, è sembrato verosimile che la differenza del 20% fosse in larga misura dovuta ai vantaggi specifici di cui la Russia beneficia in tale mercato. Non sono nemmeno stati effettuati adeguamenti relativamente al petrolio carbochimico, in quanto non è stata osservata una grande differenza tra i prezzi russi e quelli di altri paesi e poiché è stato considerato che il prezzo pagato per l'altro prodotto, il petrolio petrolchimico (la cui attendibilità è stata suffragata da elementi di prova), è risultato accettabile.(47) Entrambi i produttori esportatori hanno contestato gli adeguamenti fatti ai prezzi di elettricità e gas e hanno comunicato una serie di osservazioni in merito.(48) Innanzitutto, essi hanno sostenuto che qualsiasi confronto tra i prezzi russi e i prezzi internazionali di gas ed elettricità non sarebbe equo, poiché la Russia beneficia di un certo vantaggio economico, in quanto dispone di significative risorse di gas, petrolio e carbone. Tale obiezione è stata respinta in quanto è stato appurato che i prezzi pagati dai due produttori esportatori per elettricità e gas erano anormalmente bassi, come dimostra il fatto che i prezzi interni russi corrispondono al 15%-30% dei corrispondenti prezzi ungheresi. Inoltre, aspetto rilevante dell'indagine, è stato accertato che il mercato interno russo dell'energia viene regolato dall'autorità pubblica, che ha competenza per la fissazione dei prezzi.(49) I due produttori esportatori hanno inoltre sostenuto che la Commissione non aveva chiesto la collaborazione dei produttori russi di energia allo scopo di stabilire se i fornitori ricavano un margine di profitto dalle vendite. Tale argomentazione è stata respinta in quanto irrilevante. In effetti, anche se i fornitori in questione ricavano un profitto dalle vendite interne, ciò non toglie che i prezzi vengano fissati dalle autorità pubbliche e che siano completamente sproporzionati rispetto ai prezzi praticati altrove, in modo da non potere essere ritenuti attendibili.(50) Entrambe le società hanno sostenuto che i propri documenti contabili riflettevano correttamente i prezzi pagati per le materie prime. Tale argomentazione è stata respinta in quanto, pur avendo verificato che gli importi che figuravano nei documenti contabili alle voci gas ed elettricità erano stati effettivamente pagati dai produttori, la Commissione non ha ritenuto tali prezzi neppure vagamente paragonabili al valore di mercato.(51) I due produttori esportatori hanno quindi sostenuto che la Commissione, nel caso presente, avrebbe dovuto aprire un'inchiesta antisovvenzioni, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 10, del regolamento (CE) n. 3284/94 del Consiglio. La Commissione ha respinto tale richiesta in quanto le situazioni che derivano dall'esistenza di sovvenzioni possono essere esaminate nel corso di un'inchiesta antidumping. Come si evince dall'ultima frase dell'articolo 14, paragrafo 1, nel quadro del regolamento di base si possono affrontare situazioni di dumping causate da sovvenzioni.(52) I due produttori esportatori hanno inoltre sostenuto che la Commissione non li aveva consultati al momento della scelta provvisoria del paese analogo a proposito della possibilità che prezzi dell'energia ungherese potessero essere utilizzati per adeguare i loro costi relativi all'energia. La Commissione ha respinto tale argomentazione in quanto alle società è stato concesso lo status di economia di mercato e l'Ungheria non è pertanto stata utilizzata come paese analogo per stabilire il valore normale, ma solo per fornire indicazioni sui prezzi, in quanto questi particolari prezzi russi non potevano essere utilizzati.(53) I due produttori esportatori hanno sostenuto che se si utilizzasse il prezzo del gas in Ungheria per adeguare i prezzi russi, bisognerebbe tenere conto delle differenze dei costi di trasporto. La richiesta è stata accolta nella sostanza, ma poiché la quantificazione fornita non è stata sufficientemente sorretta da dati, la Commissione ha calcolato autonomamente l'adeguamento concesso. I due produttori hanno inoltre sostenuto che il prezzo del gas dovrebbe essere ridotto della differenza tra le imposte che gravano sul prezzo all'esportazione del gas e quelle sul prezzo interno. Tale richiesta è stata accolta in quanto adeguatamente giustificata.(54) Infine, una società ha contestato il metodo di adeguare i costi di produzione relativamente ai costi delle materie prime riciclate. La richiesta è stata respinta in quanto il metodo proposto dalla società non ha potuto essere verificato. Al contrario, è stata accettata un'altra richiesta, debitamente giustificata, relativa al calcolo dell'adeguamento del costo dell'energia elettrica.(55) Nel caso di una società, le vendite interne di ciascun tipo, quando rappresentative, sono state effettuate nel corso di normali operazioni commerciali anche dopo avere adeguato i costi di produzione ed hanno potuto pertanto essere utilizzate per il calcolo del valore normale. Per i due tipi relativamente ai quali le vendite interne non sono state rappresentative, il valore normale è stato costruito in base ai costi di produzione (adeguati) di ciascun tipo, ai quali è stato aggiunto un importo medio corrispondente alle spese generali, amministrative e di vendita e al margine (adeguato) di profitto relativamente alle vendite interne del prodotto in esame, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base.(56) Nel caso dell'altra società, le vendite interne sono state rappresentative solamente per un tipo. Tuttavia, per questo tipo, le transazioni interne redditizie hanno rappresentato meno del 10% del volume totale di vendite sul mercato interno. Pertanto, per tutti tipi, il valore normale è stato costruito in base ai costi di produzione (adeguati) di ciascun tipo, ai quali è stato aggiunto un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e per i profitti, corrispondente alla media delle spese generali, amministrative e di vendita e del profitto delle transazioni effettuate nel corso di normali operazioni commerciali relative alle vendite interne del prodotto simile, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento di base.3.2.5.3. Prezzo all'esportazione(57) Il produttore a cui è stato concesso il trattamento individuale ha venduto il prodotto in esame nella Comunità attraverso due operatori commerciali collegati attivi in Russia, uno dei quali è tuttavia registrato a Cipro, e attraverso un operatore commerciale non collegato bulgaro, che non ha collaborato.(58) Nel caso di uno dei produttori esportatori a cui è stato concesso lo status di economia di mercato, il prodotto in esame veniva esportato nella Comunità o direttamente, a un acquirente non collegato con sede nella Comunità, o indirettamente, attraverso operatori commerciali indipendenti con sede in Polonia e in Ungheria. Nel caso dell'altra società a cui è stato concesso lo status di economia di mercato, il prodotto in esame veniva esportato nella Comunità esclusivamente attraverso operatori commerciali non collegati con sede in Svizzera e in Ungheria.(59) Per le tre società, il prezzo all'esportazione è stato stabilito ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 8, del regolamento di base, ovvero in base ai prezzi all'esportazione effettivamente pagati o pagabili dal primo acquirente indipendente nella Comunità o dagli operatori commerciali indipendenti con sede nei paesi di cui sopra. Nel secondo caso, per determinare quali vendite dei due produttori esportatori sono state effettivamente spedite nella Comunità, sono state utilizzate le informazioni presentate dai relativi operatori commerciali non collegati.3.2.5.4. Confronto(60) Il valore normale e il prezzo all'esportazione sono stati confrontati a livello franco fabbrica. Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base, si è tenuto debitamente conto, sotto forma di adeguamenti, delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi. Sono stati concessi gli opportuni adeguamenti ogniqualvolta si è accertato che essi fossero ragionevoli, accurati e giustificati da elementi di prova sottoposti a verifica. Pertanto, se opportuno e giustificato da elementi di prova sottoposti a verifica, sono stati applicati adeguamenti per le differenze relative a trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, imballaggio e credito.3.5.5.5. Margine di dumping(61) Il margine di dumping è stato calcolato confrontando la media ponderata del valore normale con la media ponderata del prezzo all'esportazione, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 10 e paragrafo 11, del regolamento di base.(62) Il confronto ha rivelato l'esistenza di dumping, con un margine pari all'importo di cui il valore normale superava il prezzo all'esportazione. Il margine di dumping è stato quindi espresso in percentuale del prezzo cif all'importazione, franco frontiera comunitaria. In alcuni casi, il prezzo cif all'importazione, franco frontiera comunitaria, ha dovuto essere determinato in base alle informazioni presentate dagli operatori commerciali indipendenti con sede in Svizzera, Polonia e Ungheria, che hanno collaborato al procedimento. I margini di dumping così calcolati sono:a) Società a cui è stato concesso lo status di economia di mercato:- Omsky Zavod Technicheskogo Ugleroda OJSC: 20,5%- Jaroslavsky Technichesky Uglerod OJSC: 54,8%b) Società a cui è stato concesso il trattamento individuale:- Tuimasytechuglerod OJSC: 35%(63) Poiché il volume delle esportazioni imputabili ai produttori esportatori russi che hanno collaborato corrispondeva all'85% dei dati relativi alle importazioni registrati da Eurostat durante il periodo dell'inchiesta, si ritiene che il livello di collaborazione sia stato sufficientemente alto, ovvero che tutti i produttori esportatori abbiano effettivamente collaborato all'inchiesta. Pertanto, il margine di dumping residuo per la Russia è stato fissato al livello più alto calcolato per un produttore che ha collaborato, ovvero al 54,8%.4. PREGIUDIZIO4.1. Definizione di industria comunitaria(64) I tre produttori comunitari denunzianti hanno risposto ai questionari, collaborando pienamente all'inchiesta. Nel periodo dell'inchiesta essi hanno rappresentato più del 75% della produzione comunitaria.(65) Il quarto produttore comunitario, la Deutsche Gasrusswerke GmbH & Co. (DGW), sebbene non fosse un denunziante, non ha sostenuto la denuncia, né vi si è opposto, ma ha collaborato all'inchiesta. La società rappresenta il resto della produzione comunitaria; per il 50% è controllata da un produttore comunitario denunziante e per l'altro 50% da utilizzatori del prodotto in esame, ovvero da produttori di articoli in gomma. A causa della sua situazione particolare, si ritiene che la DGW sia protetta dalla concorrenza con gli altri produttori comunitari o con gli importatori sul mercato libero di nerofumo per gomma. Aspetto ancora più rilevante, la DGW è collegata, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento di base, a utilizzatori che importano il prodotto in esame dai paesi in questione. Per tale ragione, la sua produzione non può essere attribuita al produttore comunitario in questione.(66) Alla luce di tali fatti, i tre produttori comunitari denunzianti rappresentano l'industria comunitaria in conformità dell'articolo 4, paragrafo 1 e dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base.4.2. Consumo sul mercato comunitario(67) Il consumo sul mercato comunitario è stato determinato in base ai volumi delle vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario, le "vendite" dell'altro produttore comunitario sul mercato comunitario, le informazioni fornite dal produttore esportatore egiziano che ha collaborato e i dati Eurostat relativi alle importazioni dalla Russia e dagli altri paesi terzi, opportunamente adeguati.(68) Su tale base, il consumo comunitario è aumentato del 6% tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta.(69) Il consumo di nerofumo per gomma nella Comunità è aumentato bruscamente tra il 1997 e il 1998, è rimasto relativamente stabile fino al 2000, per poi diminuire leggermente, del 2%, nel periodo dell'inchiesta. L'aumento osservato nel 1998 è stato dovuto al clima economico generale positivo, in particolare per quanto riguarda l'industria automobilistica e degli pneumatici. Va osservato che gli operatori presenti sul mercato comunitario hanno beneficiato in misura diversa dell'andamento del settore nel 1998. Le vendite dell'industria comunitaria sono aumentate del 4%, le "vendite" del quarto produttore comunitario del 5%, le importazioni dall'Egitto e dalla Russia del 59% e le importazioni da altri paesi del 33%.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.3. Importazioni dai paesi interessati4.3.1. Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni in esame(70) La Commissione ha esaminato se le importazioni dai paesi interessati dovessero essere valutate cumulativamente in base ai criteri definiti nell'articolo 3, paragrafo 4, del regolamento di base.(71) I margini di dumping accertati per i paesi interessati sono risultati superiori al margine minimo e i volumi di tali importazioni non sono trascurabili; si è ritenuto opportuno effettuare una valutazione cumulativa date le condizioni di concorrenza esistenti tra le importazioni dai paesi interessati e il prodotto comunitario simile. Le condizioni simili di concorrenza sono evidenziate dal fatto che il nerofumo per gomma importato dai paesi interessati e quello prodotto e venduto dall'industria comunitaria sul mercato comunitario erano simili e distribuiti attraverso gli stessi canali commerciali. Inoltre, tutti i volumi delle importazioni sono risultati sostanziali, corrispondenti a significative quote di mercato, le quali sono aumentate tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, e venduti a prezzi significativamente inferiori a quelli dell'industria comunitaria.(72) Si è pertanto concluso che è opportuno valutare cumulativamente le importazioni originarie dei due paesi in esame.4.3.2. Volume e quota di mercato delle importazioni in esame(73) Le importazioni di nerofumo per gomma originarie dei paesi in esame nella Comunità sono aumentate di volume, passando dalle 23.000 tonnellate del 1997 alle 98.000 tonnellate nel periodo dell'inchiesta, pari al 332%. La quota di mercato corrispondente è aumentata, passando dal 2,1% del 1997 all'8,7% del periodo dell'inchiesta, ovvero di 6,6 punti percentuali, corrispondenti ad un aumento di circa il 300%.&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;(74) Il produttore esportatore egiziano e le altre parti hanno sostenuto che le importazioni originarie dell'Egitto dovrebbero essere considerate in combinazione con le importazioni originarie della Thailandia, in quanto, a causa di una decisione di natura commerciale, adottata dalla società madre indiana del produttore esportatore egiziano e di una società thailandese di produzione di nerofumo, di ridistribuire tra il produttore egiziano e tale società thailandese le esportazioni di nerofumo in Europa occidentale, le importazioni originarie dell'Egitto hanno semplicemente sostituito le importazioni originarie della Thailandia.(75) Anche se tale affermazione è fondata, essa non è confermata dai fatti. Pur considerato in combinazione, l'andamento tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta delle importazioni dalla Thailandia e dall'Egitto è analogo a quello delle importazioni originarie del solo Egitto. L'andamento delle importazioni non sarebbe pertanto significativamente diverso anche se si dovesse accettare l'argomentazione delle parti in questione.4.3.3. Prezzi delle importazioni in dumping4.3.3.1. Andamento dei prezzi(76) La media ponderata dei prezzi delle importazioni originarie dei paesi in esame è aumentata del 17% nel periodo dell'inchiesta, passando cioè dai 441 euro/t del 1997 ai 516 euro/t del periodo dell'inchiesta. L'inchiesta ha rivelato che l'andamento dei prezzi del nerofumo per gomma è collegato all'andamento del prezzo del petrolio (vedi considerando (88)) ed ha seguito l'andamento dei prezzi osservato sul mercato comunitario. Il 1998 ha rappresentato un'eccezione (vedi considerando (69)) poiché in tale anno, in un momento in cui i prezzi del petrolio erano bassi e con tendenza alla diminuzione, i prezzi del nerofumo per gomma originario dei paesi in esame sono aumentati, mentre i prezzi del nerofumo prodotto dall'industria comunitaria e dagli altri paesi terzi sono diminuiti (vedi considerando (105)). Tuttavia, i prezzi dell'industria comunitaria sono rimasti superiori a quelli delle importazioni originarie dei paesi in esame per tutto il periodo considerato.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.3.3.2. Sottoquotazione(77) La Commissione ha esaminato se i produttori esportatori dei paesi interessati avevano praticato prezzi inferiori a quelli dell'industria comunitaria durante il PI. Per effettuare quest'analisi, i prezzi cif dei produttori esportatori sono stati debitamente adeguati per tenere conto dei costi successivi all'importazione e confrontati, allo stesso stadio commerciale, con i prezzi franco fabbrica dei produttori comunitari. Tutti i prezzi sono stati confrontati al netto di tutti gli sconti e delle riduzioni.(78) I margini di sottoquotazione così accertati, espressi come percentuale dei prezzi dei produttori comunitari, variano dal 4% all'8% per quanto riguarda il produttore egiziano e dal 17,2% al 31,2% per quanto riguarda i produttori russi.(79) Va osservato che tali margini di sottoquotazione dei prezzi non illustrano completamente gli effetti delle importazioni in dumping sui prezzi dell'industria comunitaria, che hanno compreso sia depressione che contenimento dei prezzi. Ciò è dimostrato dall'esiguo margine di profitto realizzato dall'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta (vedi considerando (90)), un livello notevolmente inferiore al profitto normale che l'industria comunitaria avrebbe potuto realizzare in assenza di dumping.4.4. Situazione dell'industria comunitaria(80) L'analisi del pregiudizio si è concentrata esclusivamente sui tre produttori comunitari denunzianti. Per quanto concerne il quarto produttore comunitario (DGW), come già affermato, la sua produzione non può essere attribuita all'industria comunitaria e la sua situazione non è stata presa in considerazione nella valutazione della situazione pregiudizievole dell'industria comunitaria.4.4.1. Produzione(81) La produzione dell'industria comunitaria è rimasta relativamente stabile tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta. Dopo un aumento di circa il 6% tra il 1997 e il 1998, aumento da circa 925.000 tonnellate a circa 983.000 tonnellate, essa è diminuita costantemente fino al periodo dell'inchiesta, quando è tornata ai livelli del 1997. L'aumento registrato nel 1998 è dipeso dal clima economico positivo, che si è anche tradotto in un alto tasso di utilizzo degli impianti (vedi considerando (81)).&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.4.2. Capacità(82) L'effettiva capacità produttiva totale dell'industria comunitaria dedicata esclusivamente al prodotto in esame è diminuita del 2% nel periodo considerato. All'inizio, essa è gradualmente aumentata, raggiungendo un picco di massimo nel 2000, per poi perdere il 7% nel periodo dell'inchiesta. La diminuzione è dipesa dalla chiusura di due impianti di produzione di un produttore comunitario, in Francia e nel Regno Unito, dovuta alla scarse prospettive di domanda e alla redditività insufficiente. Ciò ha comportato inoltre una notevole perdita di posti di lavoro.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.4.3. Utilizzo degli impianti(83) L'utilizzo degli impianti ha avuto un andamento relativamente irregolare. Nel 1997, era all'85%, ha raggiunto il livello massimo del 90% nel 1998, grazie al buon livello della domanda, ed è successivamente sceso all'84% nel 1999 e nel 2000, per poi aumentare nuovamente e raggiungere l'87% nel periodo dell'inchiesta. L'aumento dell'utilizzo degli impianti dipende dalla riduzione della capacità produttiva descritta sopra. Va osservato che, considerata la natura dell'industria in oggetto, ad uso intensivo di capitale, è fondamentale mantenere un alto tasso di utilizzo degli impianti.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.4.4. Volume delle vendite nella Comunità(84) Nonostante l'aumento del consumo, il volume delle vendite dell'industria comunitaria è diminuito del 2,7% tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, passando da circa 855.000 tonnellate a circa 832.000 tonnellate. L'andamento è stato positivo nel 1998 rispetto al 1997 con un incremento del 4% (vedi considerando (69)), per poi rimanere relativamente stabile tra il 1999 e il 2000 e quindi diminuire nel periodo dell'inchiesta. Tale andamento è in contrasto con l'andamento delle importazioni di cui al considerando (73).&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.4.5. Scorte(85) Gli inventari non sono particolarmente utili alla determinazione del pregiudizio nel caso presente perché l'industria in esame lavora in base a contratti con i clienti principali, per cui la prevedibilità è essenziale per entrambe le parti. I contratti hanno scadenza trimestrale, annuale o, talvolta, pluriennale. Le scorte, che rappresentano circa il 7% del volume delle vendite comunitarie, consistono fondamentalmente di merce che è stata prodotta su ordinazione ma non è ancora stata consegnata. Tuttavia l'andamento delle scorte è stato analizzato per completezza. Il livello delle scorte è diminuito di circa il 6% tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, passando da circa 62.000 t a circa 58.000 t. Le scorte sono aumentate del 2% tra il 1997 e il 1998 per poi diminuire continuamente e quindi aumentare lievemente nel periodo dell'inchiesta.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.4.6. Quota di mercato&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;(86) L'industria comunitaria ha perso 6,9 punti percentuali di quota di mercato tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, passando dall'80,5% al 73,6%. Nello stesso periodo, i paesi in esame hanno guadagnato 6,6 punti percentuali di quota di mercato, passando dal 2,1% del 1997 all'8,7% del periodo dell'inchiesta. Il quarto produttore comunitario ha perso 0,3 punti percentuali e le importazioni originarie degli altri paesi hanno guadagnato 0,6 punti percentuali.4.4.7. Prezzi di vendita dell'industria comunitaria(87) Durante il periodo considerato, i prezzi di vendita unitari dell'industria comunitaria sono aumentati, in media, dell'11%. In particolare, essi sono diminuiti del 7% tra il 1997 e il 1999, passando da 528 euro/t a 492 euro/t. Successivamente, essi sono saliti del 12% nel 2000 e ancora del 6% nel periodo dell'inchiesta.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;(88) L'andamento dei prezzi di vendita deve essere interpretato alla luce dell'elevata dipendenza del nerofumo per gomma dal prezzo del petrolio, che, nel periodo dell'inchiesta, ha rappresentato il 45% dei costi di produzione totali (contro il 32% nel 1997). La principale materia prima utilizzata per la produzione di nerofumo per gomma è l'olio combustibile pesante. Il prezzo del petrolio è aumentato significativamente nel 1999 e nel 2000 (su base mensile, esso è più che triplicato), con un'incidenza diretta sui costi di produzione e quindi sui prezzi delle vendite dal 1999 in poi. I prezzi, comunque, non hanno potuto essere aumentati in modo tale da coprire l'aumento dei costi. Va inoltre osservato che ad eccezione dell'anno 1998, l'andamento dei prezzi è stato paragonabile a quello delle importazioni dai paesi in esame.(89) &gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;A tale proposito, la Commissione ha anche considerato perché, a differenza dell'andamento tipico degli anni precedenti, tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta i costi di produzione unitari sono leggermente aumentati mentre il costo del petrolio è leggermente diminuito (vedi grafico). In primo luogo, dal momento in cui il petrolio viene acquistato al momento in cui viene consumato passano circa due mesi. In secondo luogo, anche altre voci relative ai costi hanno avuto un andamento opposto a quello del costo del petrolio. In particolare il gas naturale, che, tipicamente, segue l'andamento del prezzo del petrolio con un ritardo di circa sei mesi. Nel periodo dell'inchiesta, il gas ha rappresentato circa l'8% dei costi di produzione totali.4.4.8. Redditività e utile sul capitale investito(90) La redditività, espressa come percentuale sulle vendite nette, ha perso, tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, oltre 9 punti percentuali. Mentre l'industria comunitaria ha realizzato margini di profitto del 9,7% nel 1997, del 16% nel 1998 e del 10% nel 1999, nel 2000 e nel periodo dell'inchiesta si è osservata una brusca diminuzione, con i margini che sono scesi al -1,7% e allo 0,4%, rispettivamente. L'aumento dei prezzi osservato tra il 1999 e il 2000 e descritto al paragrafo 4.4.7, non è stato sufficiente ad assorbire l'aumento ancora maggiore dei costi causato dall'impennata del prezzo del petrolio. Il lieve miglioramento dei profitti osservato nel periodo dell'inchiesta rispetto al 2000 è dipeso sia dal taglio dei costi (per esempio, la chiusura di due impianti di produzione) che dall'aumento limitato dei prezzi nel periodo dell'inchiesta. Il controllo dei prezzi è stato però ottenuto a scapito della quota di mercato, che ha perso altri 0,7 punti percentuali.(91) Nel periodo considerato, l'utile sul capitale investito ha seguito approssimativamente la curva della redditività scendendo dal 21% del 1997 e dal 33% del 1998 al - 3% del 2000 e all'1% del periodo dell'inchiesta.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.4.9. Flusso di cassa(92) Come la maggioranza degli altri indicatori, il flusso di cassa generato dalle vendite del prodotto in esame è cresciuto nel 1998 rispetto al 1997, per poi diminuire bruscamente passando dai 112 milioni di euro del 1998 ai 20 milioni di euro del 2000 e quindi risalire leggermente nel periodo dell'inchiesta, fino a raggiungere 31 milioni di euro.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.4.10. Capacità di reperire capitali(93) Nessuna delle società ha dichiarato di incontrare attualmente delle difficoltà nell'ottenere capitali. Va osservato a tale proposito che i tre produttori comunitari denunzianti fanno parte di gruppi importanti, in due casi di società multinazionali, che godono di una buona classificazione creditizia. Tuttavia, le singole società dei gruppi in questione devono dimostrare la capacità di ottenere un certo livello di utili per giustificare altri investimenti. Quindi, qualora l'andamento del flusso di cassa continuasse a peggiorare, tale situazione potrebbe cambiare.4.4.11. Occupazione e salari(94) Il numero di addetti direttamente collegati o assegnati alla produzione di nerofumo per gomma è calato, diminuendo costantemente in tutto il periodo considerato, del 13%. L'occupazione è passata dalle 1903 unità del 1997 alle 1665 del periodo dell'inchiesta.(95) &gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;I salari complessivi hanno seguito un andamento analogo a quello del numero di addetti dell'industria. Il salario medio per addetto è gradualmente aumentato nel periodo considerato, ad eccezione del periodo dell'inchiesta, quando è diminuito rispetto al 2000. Tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, l'incremento complessivo è stato di circa il 11%. Tale valore è superiore all'inflazione dei prezzi al consumo registrata nella Comunità nello stesso periodo (7%), ma rimane inferiore al tasso di aumento della retribuzione nominale media per addetto (12%) osservata nella Comunità nello stesso periodo (tutti i settori).4.4.12. Produttività(96) Nel periodo considerato, la produttività è aumentata considerevolmente, passando da 486 t/addetto nel 1997 a 559 t/addetto nel periodo dell'inchiesta, un incremento che rappresenta un aumento generale del 15% nel periodo considerato e che rispecchia gli sforzi di razionalizzazione.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.4.13. Investimenti(97) Nel periodo considerato, gli investimenti hanno mantenuto un livello relativamente stabile raggiungendo, nel periodo dell'inchiesta, i 59 milioni di euro. Tali investimenti sono soprattutto serviti per rinnovare o migliorare le strutture esistenti.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;4.4.14. Crescita(98) Se, da una parte, il consumo della Comunità è cresciuto del 7% tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, le quantità vendute dall'industria comunitaria sono diminuite del 2,7% e la sua quota di mercato ha perso 7 punti percentuali. L'industria comunitaria non ha pertanto beneficiato della crescita del mercato. Contemporaneamente, le importazioni originarie dei paesi in esame sono aumentate del 332%, mentre l'aumento della quota di mercato da queste detenuta (passata dal 2,2% all'8,7%) ha coinciso con la riduzione della quota di mercato dell'industria comunitaria.4.4.15. Entità del margine di dumping(99) Considerati il volume e i prezzi delle importazioni originarie dei paesi in esame e l'entità e i margini effettivi di dumping, l'impatto sull'industria comunitaria non può essere considerato trascurabile.4.4.16. Conclusioni in merito all'analisi della situazione dell'industria comunitaria(100) L'analisi del periodo considerato ha permesso di rilevare il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria. Tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, la maggioranza degli indicatori di pregiudizio ha manifestato un andamento negativo. Tutti gli indicatori relativi a quota di mercato, volumi delle vendite, redditività, utile sul capitale investito, flusso di cassa e occupazione hanno avuto un andamento negativo. Il recupero marginale dei profitti nel periodo dell'inchiesta non è stato sufficiente a invertire tale tendenza (vedi considerando (90)). Altri indicatori, quali produzione, capacità produttiva, utilizzo degli impianti e investimenti, sono rimasti relativamente stabili nel periodo considerato, mentre i prezzi di vendita sono aumentati (vedi considerando (88)). I buoni risultati dal punto di vista della produttività ottenuti tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta e la diminuzione del numero degli addetti illustrano gli sforzi fatti dall'industria comunitaria per rimanere competitiva dal punto di vista dei prezzi. Tuttavia, tali andamenti positivi non possono da soli, come indicato sopra, controbilanciare la debolezza generale della posizione dell'industria comunitaria. L'industria comunitaria, pur tentando di limitare le perdite aumentando il prezzo di vendita (una tendenza osservata anche per le importazioni originarie dei paesi in esame), non è riuscita a scaricare tali aumenti dei costi, e quindi l'aumento dei prezzi di vendita si è rivelato insufficiente.(101) Considerando che gli indicatori relativi a quota di mercato, volume delle vendite, redditività, utile sul capitale investito, flusso di cassa e occupazione sono stati negativi e che l'aumento dei prezzi di vendita non è stato sufficiente, si conclude che l'industria comunitaria ha subito un grave pregiudizio.5. NESSO DI CAUSALITÀ5.1. Introduzione(102) Conformemente all'articolo 3, paragrafi 6 e 7, del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se le importazioni in dumping originarie dell'Egitto e della Russia abbiano arrecato all'industria comunitaria un pregiudizio di dimensioni tali da potersi definire grave. Si sono inoltre esaminati fattori noti diversi dalle importazioni in dumping che, nello stesso periodo, avrebbero potuto arrecare pregiudizio all'industria comunitaria, per assicurarsi che l'eventuale pregiudizio provocato da detti altri fattori non fosse tale da inficiare il nesso causale tra le importazioni oggetto di dumping originarie dell'Egitto e della Russia e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.5.2. Effetti delle importazioni oggetto di dumping5.2.1. Volume delle importazioni oggetto di dumping&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;(103) Nel periodo considerato, le importazioni originarie dei paesi in esame sono aumentate costantemente sia dal punto di vista del volume, del 32%, che da quello della quota di mercato, passata dal 2,1% all'8,7%, un aumento pari a 6,6 punti percentuali. Tale andamento è coinciso con la riduzione di circa il 3% del volume delle vendite dell'industria comunitaria e con la perdita di quota di mercato di una percentuale esattamente pari a quella guadagnata dai paesi esportatori in esame, ovvero di circa sette punti percentuali.(104) In tale contesto, la Commissione ha esaminato con particolare attenzione il fatto che le importazioni del prodotto in esame occupano una quota di mercato relativamente piccola, pari all'8,7% considerate cumulativamente, rispetto alla quota di mercato dell'industria comunitaria che, nel periodo dell'inchiesta, è stata pari al 73,6%. La questione delle importazioni effettuate dall'industria comunitaria da stabilimenti di proprietà situati in paesi terzi non comunitari viene affrontata al considerando (116). Innanzitutto, va osservato che le quote di mercato dei paesi in esame sono, considerate individualmente, non solo superiori alla soglia minima (1% del consumo comunitario), ma di entità non trascurabile. Inoltre, il prodotto in esame è standardizzato e viene venduto su un mercato trasparente. Pertanto, anche quantità relativamente piccole offerte a basso prezzo possono avere un'incidenza immediata e sostanziale sui prezzi. In particolare, quando gli utilizzatori, per esempio i produttori di pneumatici, hanno concesso la loro omologazione ad un impianto di un produttore per quanto concerne un tipo specifico di nerofumo per gomma, si ritiene che tale materiale possegga le stesse caratteristiche fisiche e la stessa qualità, indipendentemente dall'origine. A questo punto, il prezzo diventa l'unico elemento variabile in base a cui l'utilizzatore sceglie.5.2.2. Prezzi delle importazioni in dumping(105) Sebbene i prezzi delle importazioni in dumping siano aumentati di più (17%) tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, rispetto a quelli dell'industria comunitaria (11%), essi sono state tuttavia significativamente inferiori (del 12%) ai prezzi dell'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta, causando un'importante contenimento dei prezzi, come illustra il fatto che l'industria comunitaria ha operato a livello di pareggio nel periodo dell'inchiesta, anche se avrebbe potuto ottenere profitti molto maggiori in assenza delle importazioni in dumping.(106) Nel 1997, il volume delle importazioni originarie dei paesi in esame è stato relativamente esiguo. Tuttavia, vendendo nerofumo a prezzi estremamente bassi, tali paesi sono riusciti a guadagnare quote di mercato. Una volta consolidata la presenza sul mercato europeo, i produttori esportatori di Egitto e Russia hanno potuto alzare i prezzi e i margini di profitto pur continuando a praticare prezzi inferiori a quelli dei produttori comunitari.(107) Va inoltre osservato che, come per i produttori comunitari, i costi di produzione sostenuti dagli esportatori dei paesi in esame sono strettamente collegati all'andamento del prezzo del petrolio.5.2.3. Presunti analoghi aumenti di prezzo sui mercati comunitario e statunitense di nerofumo per gomma(108) Una parte interessata ha affermato che se le importazioni egiziane e russe hanno avuto un'incidenza così negativa sull'industria comunitaria, gli aumenti di prezzo applicati dall'industria comunitaria sul mercato statunitense e sul mercato comunitario dovrebbero, logicamente, essere diversi. La parte interessata ha sostenuto che l'industria comunitaria ha invece praticato un identico aumento di prezzo su entrambi i mercati. Tale parallelismo, si è sostenuto, negherebbe che il contenimento dei prezzi sul mercato comunitario sia stato causato dal nerofumo egiziano e russo. La parte interessata ha fornito alla Commissione elementi di prova a sostegno di tale argomentazione.(109) La Commissione ha analizzato la questione e ha permesso all'industria comunitaria di presentare osservazioni in proposito. Apparentemente, gli elementi di prova relativi ai prezzi forniti dalla parte interessata non coprono il periodo dell'inchiesta ma solamente il periodo 1999-2000. È inoltre emerso che gli elementi di prova forniti non rappresentano una serie completa di informazioni sull'evoluzione dei prezzi, ma piuttosto, per usare un termine usato dalla parte interessata, un "campione" di comunicazioni, alcune delle quali si riferiscono a prodotti che non sono soggetti all'attuale procedimento, e pertanto non adatto a illustrare precisamente l'andamento dei prezzi in tale periodo. Inoltre, l'aumento dei prezzi nella Comunità era espresso in euro mentre l'aumento negli Stati Uniti in dollari USA. Tra il gennaio 1999 e il dicembre 2000, l'euro ha perso il 23% rispetto al dollaro USA ed è pertanto fuorviante confrontare gli aumenti di prezzo di un prodotto collegato al petrolio senza tenere in considerazione le variazioni dei tassi di cambio. Infine, la Commissione ha chiesto all'industria comunitaria di fornire informazioni sui prezzi applicati al mercato americano del nerofumo relativi agli anni dal 1997 al periodo dell'inchiesta che fossero confrontabili con i dati, presentati nel quadro della presente inchiesta, sulle vendite dell'industria comunitaria sul mercato comunitario. Dopo l'applicazione degli opportuni adeguamenti relativi alle differenze del tasso di cambio, è emerso che tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, l'aumento del prezzo del nerofumo per gomma negli Stati Uniti è stato del 31%, mentre il prezzo delle vendite dell'industria comunitaria nella Comunità europea è aumentato dell'11% (vedi considerando (87)).5.3. Effetti di altri fattori5.3.1. Importazione dagli altri paesi terzi(110) Le importazioni provenienti da altri paesi terzi sono aumentate del 18% durante il periodo considerato, passando da circa 79.600 t nel 1997 a 91.600 t nel periodo dell'inchiesta. La relativa quota di mercato è rimasta pressoché stabile nel periodo considerato, passando dal 7,5% nel 1997 all'8,1% nel periodo dell'inchiesta. Sulla base dei dati Eurostat, i prezzi medi delle importazioni da altri paesi terzi sono stati sostanzialmente più alti dei prezzi sia dei paesi in esame che dell'industria comunitaria. I prezzi erano di 791 euro/t nel 1997 e sono aumentati del 29% tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, raggiungendo i 1017 euro/t. Per quanto concerne le singole quote di mercato degli altri paesi terzi, tutte, ad eccezione dell'Ungheria, sono state di livello minimo, ovvero inferiori all'1% del consumo comunitario, durante il periodo dell'inchiesta.(111) Durante il periodo dell'inchiesta, la quota di mercato delle importazioni originarie dell'Ungheria è stata pari al 2,2% del consumo comunitario, un valore leggermente inferiore al 2,5% del 1997. Nel periodo considerato, il volume delle importazioni ungheresi è diminuito del 7%, passando da 26.600 t nel 1997 a 24.550 t nel periodo dell'inchiesta. I prezzi medi delle importazioni ungheresi sono aumentati del 21%, passando dai 523 euro/t del 1997 ai 633 euro/t del periodo dell'inchiesta. A titolo di confronto, nel periodo dell'inchiesta il prezzo dell'industria comunitaria era di 588 euro/t.(112) Considerati i volumi trascurabili rappresentati da ogni singolo paese, ad eccezione dell'Ungheria, la relativa stabilità della quota di mercato e il fatto che i loro prezzi medi siano aumentati più velocemente e siano stati significativamente più alti di quelli dei paesi in esame e dell'industria comunitaria, si conclude che le importazioni dagli altri paesi terzi non hanno contribuito al grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Stessa conclusione vale per l'Ungheria considerata separatamente, alla luce della diminuzione del volume delle importazioni e della quota di mercato e dei prezzi che, mediamente, sono stati più alti dei prezzi dell'industria comunitaria.5.3.2. Aumento dei prezzi delle materie prime(113) Alcune parti interessate hanno sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria è stato causato dall'aumento del prezzo delle materie prime e non dalle importazioni in dumping.(114) L'inchiesta ha rivelato che i prezzi delle materie prime, ovvero petrolio e gas, hanno subito un'impennata tra il 1999 e il 2000. Come spiegato in precedenza (vedi considerando (88)), il petrolio e il gas hanno rappresentato più del 50% dei costi totali di produzione dell'industria comunitaria nel 2000 e nel periodo dell'inchiesta. Pertanto, i costi di produzione sono stati pesantemente influenzati dall'andamento dei prezzi del petrolio e del gas osservati nel 1999 e nel 2000. Tuttavia, a causa della pressione sui prezzi esercitata dalle importazioni originarie dei paesi in esame, l'industria comunitaria non è riuscita a aumentare i propri prezzi di vendita ad un livello di ragionevole redditività. In realtà, l'aumento del prezzo del petrolio non ha prodotto un pregiudizio paragonabile, ma ha potuto essere scaricato sugli acquirenti. L'argomentazione viene pertanto respinta.5.3.3. Importazioni proprie dell'industria comunitaria da altri paesi terzi(115) Alcune parti interessate hanno sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria è stato il risultato delle importazioni proprie provenienti, per essere rivendute sul mercato comunitario, da altri paesi terzi, quali l'Ungheria, la Polonia, la Repubblica ceca, gli Stati Uniti e il Brasile, dove l'industria comunitaria possiede degli stabilimenti.(116) L'inchiesta ha permesso di stabilire che durante il periodo dell'inchiesta, un produttore comunitario ha importato il prodotto in esame dall'Ungheria e dal Brasile, mentre un secondo produttore ha importato il prodotto in esame dalla Repubblica ceca e dagli Stati Uniti. Il terzo produttore comunitario, contrariamente a quanto sostenuto, non ha importato il prodotto in esame dalla Polonia o da altri paesi terzi. I produttori comunitari importano il prodotto in esame essenzialmente per completare la gamma di prodotti fornita ai loro clienti.(117) Le importazioni dall'Ungheria, già trattate al considerando (111), rappresentano le uniche che abbiano raggiunto un volume apprezzabile (2,2% della quota di mercato nel periodo dell'inchiesta). Come risulta dal considerando (111), durante il periodo dell'inchiesta i prezzi delle importazioni dall'Ungheria sono stati superiori a quelli dell'industria comunitaria. Secondo Eurostat, praticamente tutte le importazioni originarie dell'Ungheria possono essere attribuite allo stesso produttore comunitario. Tutte le altre importazioni dagli stabilimenti di proprietà di produttori comunitari nella Repubblica ceca, negli Stati Uniti e in Brasile sono state, singolarmente e collettivamente, di livello minimo. Considerando, tra le altre cose, l'andamento negativo della quota di mercato, del volume delle vendite, dell'occupazione e, in particolare, della redditività, dell'utile sul capitale investito e del flusso di cassa, non ci sono indicazioni che tali importazioni abbiano contribuito al pregiudizio, come risulta dal considerando (100).5.3.4. Pretesa inefficienza dell'industria comunitaria(118) Alcune parti interessate hanno sostenuto che il pregiudizio subito dall'industria comunitaria sia il risultato dell'inefficienza di tale industria.(119) Non si è sostenuto che l'industria comunitaria è all'avanguardia per quanto riguarda la ricerca e sviluppo e che essa è costantemente impegnata nell'innovazione del prodotto in esame e nella messa a punto di nuovi tipi di nerofumo. L'industria comunitaria ha sistematicamente realizzato investimenti finalizzati alla razionalizzazione, al miglioramento della qualità e al rispetto dell'avanzatissima normativa europea in materia di ambiente. Inoltre, l'industria comunitaria ha compiuto sforzi di razionalizzazione per ridurre i costi di produzione, come dimostrano in modo evidente la diminuzione del numero degli addetti e l'aumento della produttività. Anche non considerando le perdite di posti di lavoro collegate con la chiusura dei due impianti nel 2000, l'occupazione è diminuita di 201 addetti, ovvero del 10%, tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta. Tale sforzo di razionalizzazione è dimostrato dal fatto che la produttività per addetto è aumentata del 15% nel periodo considerato, una percentuale che è superiore all'aumento della produttività a medio termine registrato per l'economia comunitaria in generale (1,5% all'anno). L'argomentazione viene pertanto respinta.5.3.5. Andamento delle esportazioni dell'industria comunitaria(120) Tra il 1997 e il periodo dell'inchiesta, la Comunità ha aumentato le vendite all'esportazione di circa l'8%, passando da circa 65.000 tonnellate a circa 70.000 tonnellate e registrando l'incremento massimo nel 2000. Nel periodo dell'inchiesta le vendite all'esportazione hanno rappresentato il 7% delle vendite totali dell'industria comunitaria del prodotto in esame. Su tali basi, l'industria ha quindi dimostrato di essere competitiva. Le sue attività di esportazione, dunque, non possono aver contribuito al pregiudizio che ha subito.5.3.6. Forte posizione sul mercato dell'industria comunitaria(121) Si è considerato se la posizione sul mercato dell'industria comunitaria, che detiene almeno il 74% della quota di mercato, non sia tale da infirmare il nesso causale tra le importazioni in dumping e il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.(122) Tuttavia, il fatto che l'aumento dei prezzi dell'industria comunitaria sia stato in linea con il generale aumento dei prezzi osservato sul mercato, che il petrolio rappresenti una proporzione significativa del costo totale e dei prezzi di vendita del prodotto in esame e che gli aumenti di prezzo non siano stati sufficienti a produrre un congruo livello di profitto dimostra che l'industria comunitaria non domina il mercato. Ciò è dimostrato in modo particolare dal fatto che l'industria comunitaria non sia in grado di trasferire l'effetto del considerevole aumento del prezzo del petrolio, incapacità che ha prodotto una situazione finanziaria di semplice pareggio.(123) Infine, va osservato che i principali clienti del nerofumo per gomma sono grandi società. Tali importanti clienti, che acquistano il prodotto in grandi quantità, sembrerebbero in grado di esercitare una propria pressione sui prezzi del mercato (vedi considerando (125)), che è naturalmente facilitata dalla presenza delle importazioni in dumping. Per tali utilizzatori, i prezzi sono in pratica trasparenti. Ne consegue che, nonostante la ampia quota di mercato detenuta, l'industria comunitaria non gode di un altrettanto ampio potere di orientare i prezzi.5.3.7. Ruolo dell'altro produttore comunitario(124) È stato inoltre esaminato l'effetto sulla situazione dell'industria comunitaria dell'altro produttore comunitario. È emerso che l'altro produttore comunitario non ha avuto alcun effetto, in quanto tale società non è in concorrenza sul mercato libero (vedi considerando (65)) e si trova in una posizione neutrale tra l'industria comunitaria da una parte e gli utilizzatori dall'altra, che si dividono il suo capitale.5.3.8. Pressione sui prezzi esercitata dagli utilizzatori(125) Gli utilizzatori possono avere esercitato una pressione sui prezzi dell'industria comunitaria. Fino al 1999, però, quest'ultima è riuscita a reagire e ad essere redditizia. Dopo il 1999 quando l'industria comunitaria ha dovuto far fronte alla presenza sempre maggiore di importazioni oggetto di dumping dai paesi in esame, è diventato estremamente difficile trasferire completamente sui clienti gli effetti degli aumenti del prezzo del petrolio verificatisi da quell'anno in poi.5.3.9. Conclusione sulle cause(126) In conclusione, viene confermato che il grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria, caratterizzato dalla diminuzione della quota di mercato, del volume delle vendite, della redditività, dell'utile sul capitale investito, del flusso di cassa, dell'occupazione e dei prezzi, è stato causato dalle importazioni oggetto di dumping in esame. In effetti, l'incidenza su tale andamento negativo dell'industria comunitaria delle importazioni originarie di altri paesi terzi, dell'aumento del prezzo delle materie prime, delle importazioni proprie dell'industria comunitaria, della supposta inefficienza dell'industria comunitaria, dell'andamento delle esportazioni dell'industria comunitaria, della forte posizione sul mercato dell'industria comunitaria, del ruolo dell'altro produttore comunitario e della pressione sui prezzi esercitata dagli utilizzatori è stata praticamente nulla.(127) Alla luce di quest'analisi, nella quale si è provveduto alle opportune separazioni e distinzioni tra gli effetti di tutti i fattori noti e gli effetti pregiudizievoli delle importazioni in dumping sulla situazione dell'industria comunitaria, si è concluso che detti altri fattori non sono tali da inficiare il nesso causale tra il pregiudizio subito dall'industria comunitaria e le importazioni oggetto di dumping.6. LIVELLO NECESSARIO PER ELIMINARE IL PREGIUDIZIO(128) Alla luce delle conclusioni raggiunte in merito al dumping, al pregiudizio, alla causa del pregiudizio e all'interesse della Comunità, si ritiene opportuno adottare misure antidumping definitive onde impedire che le importazioni in dumping arrechino un ulteriore pregiudizio all'industria comunitaria. Allo scopo di stabilire il livello del dazio, la Commissione ha tenuto conto dei margini di dumping riscontrati e dell'importo del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.(129) Per stabilire il livello del dazio necessario ad eliminare il pregiudizio causato dal dumping, sono stati calcolati i margini di pregiudizio. L'aumento di prezzo necessario è stato determinato in base al confronto tra la media ponderata dei prezzi all'importazione e il prezzo non pregiudizievole del nerofumo per gomma venduto dall'industria comunitaria sul mercato comunitario.(130) Il prezzo non pregiudizievole è stato ottenuto sommando ai prezzi di vendita effettivi dell'industria comunitaria, dopo averli adeguati a un punto di equilibrio, il margine di profitto che si sarebbe potuto ragionevolmente ottenere in assenza del dumping pregiudizievole. Il margine di profitto utilizzato in questo calcolo è pari all'7% del fatturato.(131) Il denunziante ha affermato che il margine di profitto adeguato sarebbe del 13% rispetto al capitale investito, sostenendo che tale sarebbe stato il livello necessario ai reinvestimenti a lungo termine e ad un adeguato rendimento del capitale netto per gli azionisti.(132) Il Tribunale di primo grado ha stabilito che "la prassi normale della Comunità prevede che il margine di profitto debba essere limitato al margine di profitto che l'industria comunitaria potrebbe ragionevolmente prevedere in normali condizioni di concorrenza, in assenza delle importazioni oggetto di dumping" [8]. Pertanto, la questione della redditività è stata risolta alla luce di tali parametri.[8]  Causa T-210/95, sentenza del 28 ottobre 1999, considerando 60.(133) Tra il 1997 e il 1999, i margini di profitto medi dell'industria comunitaria sono stati superiori al 10% (del giro d'affari). Ciò indica che l'industria comunitaria è in grado di ottenere buoni margini di profitto in normali condizioni di mercato. Tuttavia, le condizioni di mercato in tale periodo non sono necessariamente rappresentative delle condizioni di mercato registrate nel periodo dell'inchiesta. Pertanto, sono stati analizzati gli eventuali cambiamenti che hanno caratterizzato il mercato tra l'inizio e la fine del periodo considerato.(134) Tra il 2000 e il periodo dell'inchiesta, i principali utilizzatori del prodotto in esame, i produttori di pneumatici, hanno dovuto affrontare un rallentamento economico e la diminuzione dei margini di profitto. Sulla base delle osservazioni presentate, è chiaro che nel periodo considerato la loro capacità di trasferire ai clienti (innanzitutto ai produttori di automobili) gli aumenti di prezzi è diminuita. Per conservare i margini di profitto o contenere le perdite, cercheranno di resistere il più possibile agli aumenti dei costi propri. Contemporaneamente, sono aumentati i prezzi delle materie prime. In tali circostanze, si è concluso che è del tutto improbabile che l'industria comunitaria abbia ottenuto percentuali di redditività a due cifre durante il periodo dell'inchiesta. Tutto considerato, il 7% (sul giro d'affari) rappresenta il margine di profitto che l'industria comunitaria avrebbe ragionevolmente potuto ottenere nel periodo dell'inchiesta in assenza di importazioni oggetto di dumping.(135) La differenza risultante dal confronto tra la media ponderata dei prezzi all'importazione e il prezzo non pregiudizievole dell'industria comunitaria è stata quindi espressa in percentuale del valore totale cif all'importazione. Sono stati calcolati i seguenti margini di pregiudizio [9]:[9]  Per motivi di riservatezza vengono riportati solo gamme di valori.- Alexandria Carbon Black: 12,1%- Omsky Zavod Technicheskogo Ugleroda OJSC: 29,3%- Jaroslavsky Technichesky Uglerod OJSC: 55,6%- Tuimasytechuglerod OJSC: 50,8%(136) Alla luce di quanto precede, si considera che, ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 4, del regolamento di base, è opportuno istituire un dazio antidumping definitivo sulle importazioni originarie di Egitto e Russia, a livello dei margini di dumping rilevati, poiché questi sono inferiori ai margini di pregiudizio, per tutte le società esportatrici in esame.7. INTERESSE DELLA COMUNITÀ7.1. Osservazione preliminare(137) Ai sensi dell'articolo 21 del regolamento di base, la Commissione ha esaminato se l'istituzione di misure antidumping possa essere contraria all'interesse complessivo della Comunità. La determinazione dell'interesse della Comunità si è basata su una valutazione degli interessi di tutte le parti coinvolte, in particolare degli interessi dell'industria comunitaria, degli importatori non collegati e degli utilizzatori del prodotto in esame.(138) Al fine di valutare la probabile incidenza dell'istituzione o meno delle misure, la Commissione ha chiesto informazioni a tutte le parti interessate, le quali erano notoriamente interessate o si erano manifestate presso la Commissione stessa. I tre produttori comunitari denunzianti, l'altro produttore comunitario, 12 importatori non collegati, 21 utilizzatori e sei associazioni di utilizzatori hanno ricevuto il questionario. I tre produttori comunitari denunzianti, l'altro produttore comunitario noto, quattro importatori e otto utilizzatori hanno risposto al questionario. Un'associazione di utilizzatori ha presentato osservazioni.(139) Su tale base è stato esaminato se, nonostante le conclusioni relative al dumping, alla situazione dell'industria comunitaria e alla causa del pregiudizio, esistessero validi motivi per concludere che, in questo caso particolare, l'imposizione delle misure non fosse nell'interesse della Comunità.7.2. Interesse dell'industria comunitaria7.2.1. Capacità produttiva dei paesi in esame(140) Sulla base delle informazioni fornite dai produttori esportatori dei paesi in esame, la capacità produttiva è aumentata passando da 207.000 tonnellate nel 1997 a 272.000 tonnellate nel 2001. Per gli anni 2002 - 2004, gli esportatori egiziani e russi che hanno collaborato prevedono una stabilizzazione della capacità produttiva. Per quanto riguarda gli ultimi anni, il produttore egiziano è responsabile praticamente di tutto l'aumento della capacità cumulata. In effetti, la capacità egiziana è più che raddoppiata tra il 1997 e il 2000, mentre la capacità russa è aumentata solo in misura marginale.(141) Le informazioni, comprese le previsioni, che figurano nella tabella annessa, provengono dagli stessi esportatori che hanno collaborato. Ciò dimostra che l'effettiva e verificata capacità ammonta attualmente a 272.000 tonnellate per anno, una cifra che deve essere confrontata con la quantità di prodotto importato nella Comunità europea durante il periodo dell'inchiesta dall'Egitto dalla Russia (circa 100.000 tonnellate).(142) Per quanto concerne la Russia, al momento, la produzione e l'esportazione di nerofumo per gomma adeguato ai bisogni specifici dei produttori di pneumatici europei riguardano essenzialmente due importanti fornitori che hanno collaborato (Omsk and Yaroslav). Tuttavia, ci sono pochi dubbi che il potenziale a medio termine delle esportazioni verso la Comunità sia maggiore, a condizione che l'attuale base industriale venga modernizzata.&gt;RIFERIMENTO A UN GRAFICO&gt;(143) Il produttore egiziano ha ripetutamente manifestato l'ambizione di diventare il più importante produttore mondiale di nerofumo con sede in una sola località, ruolo che intende raggiungere nel medio termine grazie ad una capacità produttiva di 180.000 tonnellate all'anno. Considerate le dimensioni ridotte del mercato interno egiziano (circa 12.000 tonnellate) e il tasso di crescita delle esportazioni egiziane verso la Comunità degli ultimi anni, la probabilità di un aumento significativo delle importazioni è molto alta. Va inoltre osservato che tale produttore fa parte di un gruppo di livello globale, che, nel passato, ha dimostrato la volontà e la capacità di spostare la produzione da uno stabilimento all'altro.(144) Infine, l'inchiesta ha rivelato che numerosi utilizzatori che hanno cooperato stanno sperimentando il prodotto egiziano e russo in una prospettiva di possibile approvvigionamento sistematico. Va osservato che non tutti gli utilizzatori che hanno collaborato hanno cominciato ad importare il prodotto in esame dai paesi considerati.(145) Concludendo, in assenza di misure, le probabilità che le importazioni a prezzi di dumping aumentino significativamente sono molto elevate.7.2.2. Rischio di imminente ulteriore diminuzione della capacità nella Comunità(146) Nel 2000, un produttore comunitario ha chiuso due stabilimenti, in Francia e nel Regno Unito (vedi considerando (82)). Considerata la situazione, è probabile che, se le importazioni in dumping dovessero continuare, si procederebbe alla chiusura di altri stabilimenti. Recentemente, un altro produttore comunitario ha adottato misure ufficiali per chiudere gli stabilimenti di alcuni Stati membri.7.2.3. Conclusione sull'interesse dell'industria comunitaria(147) Molto probabilmente, senza l'istituzione di misure che compensino l'effetto pregiudizievole delle importazioni oggetto di dumping, l'industria comunitaria perderà un'altra parte di quota di mercato, assisterà ad un'ulteriore deterioramento della propria situazione finanziaria e sarà costretta a chiudere altri stabilimenti. L'industria comunitaria si è dimostrata un'industria strutturalmente solida, come ha confermato l'andamento positivo della sua situazione economica nel periodo in cui la concorrenza non era distorta dalle pratiche di dumping. Effettivamente, tra il 1997 e il 1999, quando la quota di mercato delle importazioni originarie dei paesi in esame era ancora relativamente bassa (dal 2% al 3%), la sua redditività è stata buona (tra il 10% e il 16%). Se le misure venissero istituite, è probabile che l'industria comunitaria riuscirebbe a migliorare la propria situazione finanziaria, a riconquistare una quota di mercato e ad aumentare il volume delle vendite. Ciò permetterebbe l'aumento dell'utilizzo degli impianti e la conseguente riduzione dei costi fissi.7.3. Interesse degli importatori non collegati(148) La Commissione ha inviato il questionario a 12 importatori non collegati, quattro dei quali hanno risposto. Gli importatori che hanno collaborato si sono opposti all'istituzione delle misure antidumping per ragioni di difficoltà nel reperimento di nuovi fornitori e di possibili perdite di posti di lavoro.(149) Rispetto alla difficoltà di reperire nuovi fornitori nel caso dell'istituzione delle misure, l'inchiesta ha stabilito che esistono fuori dalla Comunità altre fonti di approvvigionamento che non sono attualmente soggette a dazi. Nel periodo dell'inchiesta le importazioni originarie di altri paesi terzi hanno rappresentato l'8,1% del consumo comunitario. Il 2,7% di tali importazioni provenivano da società collegate all'industria comunitaria (vedi considerando (116)), ma il rimanente 5,4% non era controllato dall'industria comunitaria. Tale fonte di nerofumo, che può aumentare con il ritorno a normali condizioni di mercato, è accessibile a tutti i produttori del prodotto in esame.(150) Per quanto concerne le possibili perdite di posti di lavoro, gli stessi importatori che hanno collaborato hanno ammesso che ciò riguarderebbe un numero molto basso di posti di lavoro, corrispondente al numero di addetti, su un totale di 276, impiegati nel commercio del prodotto in esame. Va osservato che per gli importatori che hanno collaborato, l'attività legata al prodotto in esame rappresentava in media, in termini di fatturato, il 2% dell'attività totale.(151) Inoltre, è emerso che il nerofumo per gomma viene essenzialmente venduto direttamente agli utilizzatori, mentre le vendite attraverso gli importatori sono relativamente limitate. Effettivamente, l'inchiesta ha mostrato che, nel periodo dell'inchiesta, gli importatori che hanno collaborato sono stati responsabili solo del 2% delle importazioni egiziane nella Comunità del prodotto in esame e del 28% di quelle russe. Nello stesso periodo, le importazioni effettuate direttamente dagli utilizzatori che hanno collaborato hanno rappresentato rispettivamente il 71% e il 67% delle importazioni in questione.(152) Alla luce di tali fatti, si è concluso che l'istituzione delle misure non avrebbe, in generale, un significativo effetto negativo sugli importatori.7.4. Interesse degli utilizzatori(153) Come ricordato al capitolo 2, il nerofumo per gomma viene utilizzato nella fabbricazione di pneumatici e di altri articoli in gomma. La Commissione ha spedito il questionario a 21 utilizzatori e a sei associazioni di utilizzatori ed ha ricevuto la risposta di otto produttori di pneumatici e osservazioni da un'associazione di utilizzatori, la BLIC (Bureau de liaison des Industries du caoutchouc). Nel periodo dell'inchiesta, gli utilizzatori che hanno collaborato hanno importato il 71% delle importazioni nella Comunità del prodotto in esame originario dall'Egitto e il 67% delle importazioni originarie della Russia. Essi hanno rappresentato l'82% circa delle vendite dell'industria comunitaria e il 60% circa del consumo di nerofumo per gomma nella Comunità. Non tutti gli otto utilizzatori che hanno collaborato importano il prodotto in esame dall'Egitto o dalla Russia.7.4.1. Osservazioni generali(154) Secondo le informazioni da loro presentate, gli otto utilizzatori che hanno collaborato rappresentano il 93% del mercato comunitario dei pneumatici per autovettura (vendite per sostituzione).(155) Gli utilizzatori che hanno collaborato vendono il loro prodotto attraverso due canali di vendita: le vendite per equipaggiamenti di serie (ES), che rappresentano il 28% delle vendite totali e le vendite di sostituzione (72%). Il potere di determinare i prezzi dei produttori di pneumatici differisce in base al canale di vendita. Nelle vendite per l'equipaggiamento di serie, i produttori di pneumatici "subiscono" i prezzi, a causa della pressione dei produttori di autovetture e di camion, mentre nelle vendite di sostituzione essi "impongono" i prezzi, col risultato che il prezzo degli pneumatici che fanno parte di un equipaggiamento di serie è del 25% circa inferiore al prezzo degli pneumatici di sostituzione. Nel primo caso, i produttori di pneumatici sono legati all'attività del settore automobilistico, che nel periodo dell'inchiesta, ha cominciato a vedere diminuire il volume delle vendite. L'industria produttrice di pneumatici sostiene che a causa del minore potere d'acquisto e della fortissima concorrenza, i produttori di autovetture chiedono e ottengono la diminuzione dei prezzi degli pneumatici per equipaggiamento di serie del 2%-6% all'anno. Nel periodo dell'inchiesta, numerosi utilizzatori che hanno collaborato hanno affermato di non avere ottenuto alcun profitto nel settore delle vendite per equipaggiamento di serie. Al contrario, i profitti sono stati ottenuti sul mercato della sostituzione, in cui i produttori di pneumatici possiedono i canali di distribuzione o lavorano con numerosi piccoli distributori dal limitato potere d'acquisto. Per questa ragione, i produttori di pneumatici più piccoli hanno deciso di essere presenti solo sul mercato della sostituzione. L'inchiesta ha evidenziato che gli utilizzatori che hanno collaborato hanno realizzato nel periodo dell'inchiesta un margine di profitto medio ponderato del 3%-5%, mentre l'industria comunitaria ha operato a livello di pareggio. Si ritiene pertanto che gli utilizzatori che hanno collaborato, sebbene esposti a una certa pressione del mercato, rimangono in una posizione finanziaria positiva.7.4.2. L'impatto delle misure antidumping sugli utilizzatori(156) Gli utilizzatori che hanno collaborato hanno sostenuto che l'istituzione delle misure antidumping avrebbe un grave effetto negativo sulla loro situazione finanziaria in quanto essi non riuscirebbero a trasferire sui clienti il prevedibile aumento dei costi causato da tali misure.7.4.2.1. Effetti sui costi(157) L'inchiesta ha rivelato che il nerofumo per gomma rappresenta in media il 5% dei costi di fabbricazione degli utilizzatori che hanno collaborato e il 3,7% dei costi totali. La media ponderata del dazio per i paesi in esame è pari al 17%.(158) Per quanto concerne il possibile effetto sui costi degli utilizzatori, sono state fatte le seguenti considerazioni.(159) Uno scenario estremo (scenario 1) prevede che il consumo di tutti i tipi di nerofumo per gomma, compresi quelli prodotti dall'industria comunitaria, subisca gli effetti dall'aumento di prezzo del 17%, ovvero che non solo aumentino i prezzi delle importazioni, ma che anche l'industria comunitaria aumenti i propri prezzi.(160) Tale situazione produrrebbe un aumento dello 0,7% dei costi produttivi totali degli utilizzatori che hanno collaborato e, ipotizzando che essi non riescano a trasferire sui clienti gli aumenti dei prezzi, ridurrebbe la loro redditività di 0,7 punti percentuali. L'inchiesta ha dimostrato che, a differenza dell'industria comunitaria, gli utilizzatori che hanno collaborato hanno ottenuto dei profitti nel periodo dell'inchiesta (in media, tra il 3% e il 5% del giro d'affari).(161) Una seconda possibilità (scenario 2) prevede che solamente il nerofumo per gomma importato dall'Egitto e dalla Russia subisca un aumento di prezzo del 17%. In tale caso, i costi produttivi totali degli utilizzatori che hanno collaborato aumenterebbero dello 0,1%; l'impatto sui loro profitti sarebbe pertanto pari a 0,1 punti percentuali.(162) In conclusione, è probabile che si produca una situazione a metà strada tra i due scenari, per le seguenti ragioni.(163) Verosimilmente, l'industria comunitaria aumenterà, in una certa misura, i prezzi, ma approfitterà anche probabilmente della diminuzione della pressione sui prezzi per riguadagnare una quota di mercato praticando prezzi concorrenziali rispetto ai prezzi delle importazioni egiziane e russe e rendendo improbabile un aumento del 17%. Inoltre, nel periodo dell'inchiesta l'industria comunitaria ha operato al di sotto della capacità massima. Il ritorno alla capacità massima ridurrebbe i costi unitari e garantirebbe una redditività maggiore a prezzi più bassi. Inoltre, il 10% circa del consumo di nerofumo per gomma viene alimentato da fornitori alternativi (metà della produzione della DGW e le importazioni non controllate dall'industria comunitaria). Pertanto, è improbabile, e forse addirittura impossibile, che si verifichi un aumento generale dei prezzi.(164) Questi calcoli dell'impatto sui costi si basano sull'ipotesi che l'aumento dei costi si ripercuota completamente sui profitti. Uno scenario più realistico prevede tuttavia che tutti i costi supplementari vengano trasferiti, almeno in parte, ai clienti, senza perciò gravare completamente sui profitti. Gli utilizzatori che hanno collaborato hanno sostenuto di non essere in grado di trasferire gli aumenti di prezzo ai loro clienti del settore dell'equipaggiamento di serie, ma, considerata la quota di mercato collettiva degli utilizzatori che hanno collaborato (93% del mercato comunitario dei pneumatici), in particolare nel contesto dello scenario 1, in cui essi sarebbero tutti colpiti in modo omogeneo, esisterebbe sempre la possibilità di scaricare, almeno in parte, l'aumento di prezzo. Tale argomentazione si applica tanto più nel segmento dei pneumatici da sostituzione, che rappresentano il 72% delle vendite totali di pneumatici.7.4.2.2. Effetti sui prezzi(165) Un altro modo per valutare l'impatto delle misure antidumping è quello di considerare i prezzi.(166) L'inchiesta ha rivelato che il prezzo medio di vendita franco fabbrica per la sostituzione di un "normale" pneumatico per autovettura è di circa 40 euro, mentre nel caso di un camion, il prezzo sale a 203 euro. Secondo lo scenario 1, il prezzo di uno pneumatico per autovettura e quello di uno pneumatico per camion, aumentano rispettivamente di 26 centesimi e di 1 euro e 28 centesimi, ovvero dello 0,7% in entrambi i casi. Secondo lo scenario 2, gli aumenti di prezzo sono rispettivamente di 2 centesimi e di 11 centesimi, ovvero dello 0,1% in entrambi i casi.(167) Per quanto concerne i pneumatici per autovettura venduti al dettaglio al cliente finale, considerando un prezzo base medio di 59 euro a pneumatico, l'aumento di prezzo sarebbe di 30 centesimi secondo lo scenario 1 e 3 centesimi secondo lo scenario 2.(168) Per quanto riguarda gli pneumatici per l'equipaggiamento di serie, per uno pneumatico per autovettura di 30 euro ed uno pneumatico per camion di 182 euro, gli incrementi sarebbero i seguenti: secondo lo scenario 1, il prezzo di uno pneumatico per autovettura e quello di uno pneumatico per camion, aumentano rispettivamente di 19 centesimi e di 1 euro e 15 centesimi, ovvero, in entrambi i casi, dello 0,7%. Secondo lo scenario 2, gli aumenti di prezzo sono rispettivamente di 2 centesimi e di 10 centesimi, ovvero dello 0,1% in entrambi i casi, come rivela la tabella riassuntiva.&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;Fonte: utilizzatori che hanno collaborato * Per pneumatico 185/65HR14, prezzo IVA esclusa ma compreso montaggio ed equilibratura ** Media ponderata degli otto utilizzatori che hanno collaborato Scenario1 = aumento di prezzo (EUR) di tutto il nerofumo per gomma Scenario 2 = aumento di prezzo (EUR) del nerofumo per gomma di Egitto e Russia7.4.3. Concorrenza con i produttori di pneumatici di paesi terzi(169) Alcuni produttori di pneumatici che hanno collaborato hanno sostenuto che l'istituzione di misure rafforzerebbe la concorrenza delle importazioni di pneumatici non soggette all'effetto dei dazi. Come dimostrato al capitolo 7.4.2, il rischio di aumento dei prezzi e di deterioramento della concorrenza è minimo. Si rammenta inoltre che il mercato comunitario degli pneumatici viene rifornito al 93% dagli utilizzatori che hanno collaborato che beneficiano del vantaggio di essere vicini al cliente.(170) Gli utilizzatori che hanno collaborato hanno inoltre sostenuto che gli pneumatici prodotti nella Comunità ed esportati a paesi terzi si troverebbero in una situazione di distorsione della concorrenza rispetto agli pneumatici dei produttori non soggetti a misure antidumping sui mercati di tali paesi terzi. In primo luogo, il regime di perfezionamento attivo permetterebbe ai produttori di pneumatici destinati all'esportazione di chiedere il rimborso delle misure antidumping riscosse sul nerofumo originario di Egitto e Russia. Inoltre, le vendite di pneumatici a paesi terzi hanno rappresentato il 27% circa delle vendite totali di pneumatici nel periodo dell'inchiesta. Mentre alcuni utilizzatori che hanno collaborato sono effettivamente esportatori netti di pneumatici, altri sono importatori netti, il che significa che una parte delle loro vendite nella Comunità non sarà affatto toccata dalle misure.(171) Gli utilizzatori hanno inoltre sostenuto che in tali circostanze, essi si troverebbero costretti a trasferire gli stabilimenti fuori dalla Comunità. Nel recente passato, un certo numero di produttori di pneumatici si sono in effetti trasferiti fuori dalla Comunità, ma tale scelta sembra essere stata dettata da ragioni strategiche, al fine di trasferire la produzione più vicino ai mercati in espansione e di ridurre il costo della manodopera. Non ci sono indicazioni che le misure possano gravemente accelerare tale processo e produrre distorsioni del mercato comunitario dei pneumatici.7.4.4. Aspetti relativi alla concorrenza7.4.4.1. Forte posizione sul mercato(172) Si è considerato se la forte posizione sul mercato di detenuta dai produttori comunitari forse tale da precludere la concorrenza sul mercato comunitario nel caso di istituzione delle misure.(173) Nel periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria ha detenuto una quota di mercato del 73,6%. Considerando le importazioni effettuate dall'industria comunitaria dall'Ungheria, dalla Repubblica ceca, dagli Stati Uniti e dal Brasile, la quota di mercato sale al 76,3%. La quota di mercato che non dipende dall'industria comunitaria è pertanto pari al 23,7%.(174) Sebbene sia possibile che, in seguito all'istituzione delle misure, il volume delle vendite e la quota di mercato delle importazioni in esame possano diminuire, le importazioni originarie di altri paesi terzi rappresenterebbero comunque una fonte alternativa di approvvigionamento. Tali importazioni hanno rappresentato l'8,1% del consumo comunitario (il 5,4% se si escludono le importazioni effettuate dall'industria comunitaria) e il 48% circa delle importazioni sul mercato comunitario nel periodo dell'inchiesta (il 32% se si escludono le importazioni effettuate dall'industria comunitaria da stabilimenti propri). Inoltre, il ritorno a normali condizioni di mercato dovrebbe rendere il mercato comunitario più attraente per tali fonti alternative di approvvigionamento.(175) Va inoltre ricordato che lo scopo delle misure antidumping non è quello di impedire l'accesso alla Comunità delle importazioni contro cui sono istituite le misure, ma di eliminare gli effetti di distorsione del mercato che dipendono dalla presenza delle importazioni oggetto di dumping.(176) Infine, va osservato che tutti i produttori egiziani e russi (i cui dazi sono basati sui margini di dumping) continuerebbero, anche dopo l'istituzione delle misure, a vendere ad un prezzo inferiore al prezzo non pregiudizievole calcolato per determinare i dazi.7.4.4.2. Difficoltà di utilizzo di fonti alternative di approvvigionamento(177) Gli utilizzatori hanno sostenuto che, a causa della lunga procedura di autorizzazione necessaria per approvare un nuovo fornitore di nerofumo, che dura da 2 a 5 anni, sarebbe impossibile passare rapidamente da un fornitore a un altro in seguito alla eventuale istituzione delle misure.(178) L'inchiesta ha confermato che è effettivamente necessaria una procedura di autorizzazione per approvare un nuovo fornitore di nerofumo anche se la sua durata può essere significativamente minore di due anni (nella migliore delle ipotesi, sei mesi). Ne consegue che i produttori di pneumatici avrebbero bisogno di tempo per passare a fonti di approvvigionamento alternative all'Egitto e alla Russia. È pertanto probabile che essi continuino ad acquistare il prodotto dai paesi in esame, pagando i dazi, prima di passare ad altre fonti di approvvigionamento.(179) Inoltre, l'inchiesta ha rivelato che il 20% circa del consumo del prodotto in esame riguarda articoli in gomma diversi dai pneumatici, che non a richiedono tale procedura di autorizzazione. Tali utilizzatori potranno pertanto passare più rapidamente ad altre fonti di approvvigionamento.(180) Infine, considerata la natura del prodotto in esame e i prezzi relativamente alti di trasporto di tale prodotto, gli utilizzatori hanno tutto l'interesse a conservare fornitori comunitari importanti, affidabili ed efficienti vicino ai propri stabilimenti.7.4.4.3. Concorrenza tra produttori comunitari(181) Numerose parti interessate hanno sostenuto che l'industria comunitaria si accordava sui prezzi e adottava gli aumenti di prezzo in modo coordinato. Nel quadro della presente inchiesta, tali parti interessate hanno presentato elementi di prova relativi a un aumento di prezzo più o meno simultaneo avvenuto nell'aprile 2002.(182) Sebbene le informazioni riguardino un periodo successivo al periodo dell'inchiesta, la Commissione ha approfondito la questione, nel quadro ed entro i limiti del regolamento di base, allo scopo di definire il possibile impatto dell'inchiesta in termini di concorrenza sul mercato comunitario. In primo luogo, va osservato che la Commissione non ha adottato alcuna decisione su eventuali violazioni delle regole della concorrenza. Un procedimento antitrust è stato effettivamente aperto, ma ciò non deve, in mancanza di conclusioni sorrette da elementi di prova, privare i produttori comunitari di nerofumo del diritto, previsto dal regolamento di base, di essere difese da pratiche commerciali sleali. In secondo luogo, in merito a tali osservazioni, la Commissione ha ricevuto anche elementi di prova che, nel periodo considerato, alcuni produttori comunitari hanno perduto volumi di vendita e che altri ne hanno guadagnati, un fatto che indica che, in questi casi, i rapporti tra i produttori comunitari si sono basati sulla concorrenza.(183) Inoltre, come già affermato, i costi di produzione del nerofumo per gomma dipendono strettamente dal prezzo del petrolio. L'aumento di prezzo, annunciato nell'aprile 2002, è seguito ad un aumento del 30% del prezzo del petrolio, avvenuto nel febbraio 2002 e che è stato solo parzialmente compensato dal successivo aumento di prezzo del prodotto in questione. Il fatto che gli aumenti di prezzo siano avvenuti simultaneamente può dipendere dal fatto che i tre produttori comunitari hanno dovuto affrontare lo stesso aumento dei costi in un momento di riduzione dei profitti. In effetti, nei contratti a più lungo termine, i produttori comunitari prevedono di solito adeguamenti trimestrali del prezzo di vendita basati sul prezzo del petrolio.(184) Alla luce di tale conclusioni, e nel quadro ed entro i limiti del regolamento di base, non si può concludere a questo stadio che la situazione generale della concorrenza sul mercato comunitario costituisca una ragione valida che dimostra che l'istituzione delle misure sia contraria all'interesse comunitario.(185) Inoltre, ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 1, del regolamento n. 17 del Consiglio, del 6 febbraio 1962, che fissa le norme procedurali delle inchieste ai sensi dell'articolo 81 e dell'articolo 82 del trattato CE, "le informazioni raccolte in applicazione degli articoli 11, 12, 13 e 14 possono essere utilizzate soltanto per lo scopo per il quale sono state richieste". L'articolo 20, paragrafo 2, vieta la divulgazione di informazioni raccolte in applicazione del regolamento n. 17. Nelle circostanze presenti, ciò implica che le informazioni raccolte nel contesto di un'inchiesta antitrust possono essere utilizzate solamente per le finalità per cui sono state raccolte. Tali informazioni non possono pertanto in nessun caso essere utilizzate nel quadro dell'inchiesta antidumping. Al termine dell'inchiesta sulla concorrenza, la Commissione ne valuterà le implicazioni per l'attuale caso antidumping. Se la Commissione dovesse stabilire che sono state violate le regole sulla concorrenza del trattato CE, le autorità della Comunità adotterebbero immediatamente le misure necessarie per garantire che le società interessate non beneficino delle misure antidumping.8. IMPEGNI(186) I due produttori esportatori russi a cui è stato concesso lo status di economia di mercato hanno offerto impegni sui prezzi entro il termine previsto per la presentazione di osservazioni relative alla comunicazione delle risultanze definitive.(187) Tali offerte, nella loro forma attuale, sono state considerate inattuabili e pertanto inaccettabili soprattutto perché le vendite dei due produttori esportatori alla Comunità nel periodo dell'inchiesta sono state effettuate indirettamente, attraverso operatori commerciali. Le offerte ricevute non hanno spiegato il modo in cui sarebbe cambiato tale sistema, inaccettabile nel quadro di un impegno.(188) Alla luce di tali fatti, si è concluso che non sarebbe stato possibile garantire un adeguato controllo.(189) Le parti interessate sono state informate e gli esportatori in oggetto hanno ricevuto spiegazioni dettagliate del perché le offerte di impegno non hanno potuto essere accettate.9. CONCLUSIONE(190) Per le ragioni sopra esposte, è improbabile che i possibili effetti sugli importatori, sugli utilizzatori e sulla concorrenza controbilancino l'effetto positivo sull'industria comunitaria delle misure contro il dumping pregiudizievole. Di conseguenza, si ritiene che non esistano ragioni valide che rendano contraria all'interesse della Comunità l'istituzione, proposta al considerando 136, di misure antidumping sulle importazioni oggetto di dumping pregiudizievole originarie dei paesi in esame.HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:Articolo 11. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni dei tipi di nerofumo per gomma il cui valore di reazione al test dell'assorbimento dello iodio è maggiore o uguale a 20 mg/g, il cui valore di reazione al test dell'assorbimento del dibutilftalato è compreso tra i 25 ml e i 200 ml/100 g e il cui valore di reazione al test della "Individual Pellet Hardness" è maggiore o uguale a 15g [10], attualmente classificabili ai codici NC ex 2803 00 10 (codice TARIC: 2803 00 10 10) e ex 2803 00 80 (codice TARIC: 2803 00 80 10) originarie dell'Egitto e della Russia.[10]  Ai fini del presente regolamento, l'assorbimento dello iodio, l'assorbimento del dibutilftalato e la Individual Pellet Hardness sono misurati utilizzando i test standard dell'American Society for Testing and Materials (ASTM). I nomi di tali standard sono: ASTM D1510-02a, per l'assorbimento dello iodio, ASTM D2414-02a per l'assorbimento del dibutilftalato e ASTM D5230-00e1 per la "Automated Individual Pellet Hardness".2. Le aliquote del dazio applicabili al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, per i prodotti fabbricati dalle società sottoelencate sono le seguenti:&gt;SPAZIO PER TABELLA&gt;Salvo diversa indicazione, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.Articolo 2Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.Fatto a Bruxelles, il [...]Per il ConsiglioIl Presidente