CELEX: 51997PC0498
Language: it
Date: 1997-10-01
Title: Proposta di regolamento (CE) del Consiglio che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di calzature con tomaie di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ1 EUROPEE
     •ir   -ir
                                                     Bruxelles, 01.10.1997
                                                     COM(97) 498 def.
                                        Proposta di
                        REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
    che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di
calzature con tomaie di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e
                                    dell'Indonesia
                             (presentata dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                        RELAZIONE
1)     Con il regolamento (CE) n. 165/97' la Commissione ha istituito dazi antidumping
       provvisori sulle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di calzature con tomaie
       di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia.
2)     Alcune parti interessate, produttori comunitari, esportatori e importatori hanno
       presentato osservazioni scritte. Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno
       ottenuto la possibilità di essere ascoltate dalla Commissione. La Commissione ha
       esaminato tutte le opinioni espresse prima di trarre le sue conclusioni definitive.
3)     La Commissione ha accolto l'obiezione di un esportatore indonesiano relativa
       all'omissione nel calcolo del dumping di un fattore che incideva sulla
       comparabilità dei prezzi, e ha di conseguenza rivisto al ribasso i suoi calcoli del
       valore normale e del dumping sia per l'Indonesia, sia per la Cina, dato che
       l'Indonesia era stata utilizzata come paese analogo per calcolare il valore normale
       per la Cina.
4)     A seguito delle osservazioni presentate e di un'ulteriore analisi dei dati
       disponibili,    inoltre, la Commissione ha ritenuto opportuno             aumentare
       l'adeguamento utilizzato nella fase provvisoria per tener conto dei diversi stadi
       commerciali tra le importazioni CIF e le vendite allo stadio della consegna dei
       produttori comunitari nel calcolo dei livelli di eliminazione del pregiudizio.
 GU n. L 29 del 31.1.1997, pag. 3.
                                               -1-
 ---pagebreak--- 5) Successivamente all'istituzione delle misure provvisorie, la Commissione ha
   esaminato ulteriormente gli elementi ritenuti rilevanti per l'analisi della questione
   dell'interesse comunitario. Avendo esaminato tutta una serie di aspetti e i vari
   interessi in causa, non sono emerse ragioni convincenti che inducessero a
   concludere che l'istituzione di misure definitive non fosse nell'interesse della
   Comunità.
6) Alla luce di quanto sopra, la Commissione ha confermato le sue conclusioni
   provvisorie, e cioè che le calzature in esame originarie dell'Indonesia e della
   Repubblica popolare cinese erano oggetto di dumping nella Comunità e
   arrecavano grave pregiudizio all'industria comunitaria, e ha concluso che è
   nell'interesse della Comunità adottare misure protettive sotto forma di dazi
   antidumping definitivi e riscuotere definitivamente i dazi provvisori all'aliquota
   di dazio istituita a titolo definitivo.
7) Gli adeguamenti dei calcoli di cui sopra modificano le conclusioni provvisorie,
   nel senso che le singole aliquote di dazio per le imprese indonesiane che hanno
   collaborato sono ridotte a un livello compreso tra lo 0 e il 14,1%, così come sono
   ridotti i livelli residui di eliminazione del pregiudizio che sono pari al 15,4% per
   l'Indonesia e al 61,2% per la Repubblica popolare cinese.
8) Conformemente all'articolo 9 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, la
   Commissione propone pertanto che il Consiglio istituisca dazi antidumping
   definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di calzature con tomaie di materie tessili
   originarie della Repubblica popolare cinese e dell'Indonesia. Data l'entità del
   pregiudizio, si raccomanda inoltre che il Consiglio riscuota i dazi antidumping
   provvisori in ragione dell'ammontare dei dazi definitivi istituiti.
 ---pagebreak---                    REGOLAMENTO (CE) N. ...J91 DEL CONSIGLIO
                                     del
      che istituisce dazi antidumping definitivi sulle importazioni di alcuni tipi di
 calzature con tomaie di materie tessili originarie della Repubblica popolare cinese e
                                         dell'Indonesia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea1, in particolare l'articolo 9,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
                                  A. MISURE PROVVISORIE
1) Con il regolamento (CE) n. 165/97 della Commissione2 (in appresso denominato
     "regolamento sui dazi provvisori") sono stati istituiti dazi antidumping provvisori
     sulle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di calzature con tomaie di materie
     tessili di cui ai codici NC 6404 19 10 ed ex 6404 19 90 originarie della Repubblica
     popolare cinese e dell'Indonesia.
1
    GU n. L 56 del 6.3.1996, pag. 1, modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (GU n. L 317 del
    6.12.1996, pag. 1).
2
    GUn.L 29 del 31.1.1997, pag. 3.
                                                  -lfc-
 ---pagebreak---                       B. FASE SUCCESSIVA DEL PROCEDIMENTO
2) Dopo l'istituzione delle misure antidumping provvisorie, alcune parti interessate
    hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni.
3) Le parti che ne hanno fatto richiesta hanno ottenuto la possibilità di essere sentite
    dalla Commissione.
4) La Commissione ha continuato a chiedere e a verificare tutte le informazioni ritenute
    necessarie ai fini delle risultanze definitive.
5) Le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali in base ai quali
    si intendeva raccomandare l'imposizione di dazi antidumping definitivi e la
    riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. È stato
    inoltre concesso loro un lasso di tempo entro il quale comunicare le loro osservazioni
    dopo aver ricevuto le informazioni in questione.
6) Le osservazioni comunicate oralmente e per iscritto dalle parti interessate sono state
    esaminate e, ove ritenuto opportuno, prese in considerazione ai fini delle risultanze
    definitive della Commissione.
                   C. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
 1.     Prodotto in esame
7) Ai fini delle conclusioni preliminari, la Commissione ha considerato un'unica
    categoria di prodotti le calzature "non per lo sport" con suole esterne di gomma o di
    materia plastica e con tomaie di materie tessili, per uso interno o esterno (di cui ai
    codici NC 6404 19 10 ed ex 6404 19 90 ). A questo proposito, alcune parti
    interessate hanno sostenuto che le pantofole e la calzature per l'esterno erano troppo
    diverse, in particolare dal punto di vista dell'uso, per appartenere alla stessa categoria
    di prodotti.
 ---pagebreak--- 8) A tale riguardo, vale la pena di ricordare che la maggior parte delle scarpe leggere per
    uso esterno del tipo in esame possono sostituire le pantofole (possono essere, e di
    fatto vengono, utilizzate in casa) e sono pertanto in diretta concorrenza con le
    pantofole. Si conferma dunque che le pantofole e le calzature per l'esterno del tipo in
    esame vanno considerate un'unica categoria di prodotti.
9) Per quanto riguarda l'esclusione, nella fase provvisoria, di alcuni tipi di calzature
    dette anche "espadrilles", varie parti interessate hanno chiesto, con diverse
    motivazioni, che fossero esclusi dall'ambito del procedimento anche altri prodotti, a
    ragione della loro notevole specificità. Tali richieste sono analizzate qui di seguito.
    a) Scarpette di neoprene
10) Alcuni importatori hanno chiesto che fossero esclusi alcuni tipi di calzature dette
    anche "scarpette per immersione subacquea", fatte di neoprene e utilizzate per alcuni
    sport acquatici quali l'immersione subacquea. In effetti, quando viene utilizzato per
    la fabbricazione di calzature il neoprene è generalmente rinforzato con un
    rivestimento di tessuto, cosicché la materia tessile è il materiale che copre la maggior
    parte della superficie esterna della tomaia e quindi le calzature in questione possono
    essere classificate al la voce NC 6404. Inoltre, dato che alcuni sport acquatici, come
    appunto l'immersione subacquea, non sono espressamente considerati "attività
    sportive" ai sensi della nomenclatura combinata, le scarpette di neoprene in
    questione, si sosteneva, erano classificabili al codice NC 6404 19 90, benché un
    prodotto così specifico non appartenesse all'unica categoria di prodotti in esame.
 ---pagebreak--- 11 ) Avendo esaminato più a fondo la questione, la Commissione ha rilevato che le
     scarpette di neoprene sono vendute nei negozi di attrezzature per gli sport acquatici e
     non nei negozi di calzature e che appartengono chiaramente a un mercato distinto. Le
     loro caratteristiche fisiche e l'uso cui sono destinate ne fanno, agli occhi del
     consumatore, un prodotto chiaramente diverso da quelli appartenenti all'unica
     categoria delle "calzature non per lo sport con tomaie di materie tessili" in esame.
 12) Interpellati al proposito, i rappresentanti dell'industria comunitaria denunziarne non
     hanno sollevato obiezioni, ma hanno precisato che la loro principale preoccupazione
     era che, se si fosse concessa un'esclusione, la descrizione delle calzature in esame
     fosse abbastanza precisa da evitare elusioni dei dazi.
13) Per tutti i motivi sopra esposti e in considerazione del fatto che le calzature in
     questione sono chiaramente identificabili ad opera delle autorità doganali, si ritiene
     che le scarpette di neoprene dette anche "scarpette da immersione subacquea" o
     "scarpette per sport acquatici" debbano essere escluse dall'ambito del procedimento.
     b) "Scarpe da trekking"
14) Ai sensi della nomenclatura combinata, il "trekking" non è considerato un'attività
     sportiva e dunque le scarpe da trekking con tomaie di materie tessili ricadono
     generalmente nel codice NC 6404 19 90. Alcune parti hanno chiesto che questo
     prodotto fosse escluso dall'ambito del procedimento per due motivi. La prima
     argomentazione si basava sul fatto che il prodotto in questione sarebbe venduto a un
     prezzo elevato e non sarebbe oggetto di dumping. Alcuni importatori hanno inoltre
     sostenuto che essi avrebbero potuto legittimamente aspettarsi che le scarpe da
     trekking non fossero soggette a misure in quanto nella versione spagnola dell'avviso
     di apertura3 le parole "cross-country ski footwear" sono state tradotte, nell'elenco
     delle esclusioni, "botas de senderismo", e cioè l'equivalente spagnolo di "scarpe da
     trekking".
3
    GU n. C 45 del 22.2.1995, pag. 2.
                                                 -4
 ---pagebreak--- 15) Per quanto riguarda la prima argomentazione, si deve osservare che le informazioni
    fornite dagli esportatori che hanno collaborato e utilizzate dalla Commissione per
    l'indagine sul dumping non hanno confermato l'assenza di dumping per questo tipo
    di calzature.
16) Quanto alla seconda argomentazione, e cioè l'asserita legittima aspettativa di alcuni
    importatori che le scarpe da trekking non fossero assoggettate a misure (derivante dal
    fatto che nella versione spagnola dell'avviso di apertura erano state tradotte
    erroneamente le parole "cross-country ski footwear"), tale obiezione non può essere
    accettata per i motivi di seguito elencati.
    Anzitutto si deve fare riferimento alla giurisprudenza della Corte di giustizia
    (Anklagemyndigheden e. Schumacher e altri, sentenza del 27 ottobre 1981, causa
    250/80), in base alla quale, in caso di divergenze tra le varie versioni linguistiche
    delle disposizioni, esse vanno collocate nel contesto dell'insieme delle norme
    comunitarie in questione e interpretate in particolare tenendo conto dei loro obiettivi.
    Le istituzioni comunitarie hanno tradizionalmente seguito l'impostazione di stabilire
    un elenco chiuso delle cosiddette "attività sportive" nel quadro della nomenclatura
    combinata. Più precisamente, era ben chiaro che la formulazione dell'avviso di
    apertura altro non era che una citazione delle disposizioni della nota di sottovoce 1 b)
    del capitolo 64 della nomenclatura combinata, nella cui versione spagnola le parole
    "ski-boots and cross-country ski footwear" sono tradotte con le parole "calzado para
    esquiar" e non con le parole "botas de esqui, senderismo".
 ---pagebreak--- 17) Infine, si deve sottolineare che le calzature con tomaie di materie tessili del tipo detto
    "scarpe da trekking" sono ampiamente prodotte nella CE, erano oggetto della
    denuncia e ricadevano chiaramente nell'ambito dell'inchiesta. In effetti, la maggior
    parte di questi prodotti possono anche essere utilizzati, e di fatto lo sono, a fini
    diversi da quello "tecnico" cui sono teoricamente destinati, il che conferma la loro
    appartenenza all'unica categoria di prodotti in esame.
    Si ritiene pertanto che le cosiddette "scarpe da trekking" debbano rimanere
    nell'ambito del procedimento.
    e) Scarpe per uso medico
18) Le scarpe ortopediche, cioè le scarpe destinate a correggere un'anormalità fisica o
    una disabilità specifica e permanente, appartengono al capitolo 90 della
    Nomenclatura combinata e non sono oggetto dell'inchiesta in questione. Il prodotto
    contemplato dal codice NC 6404 19 90 per il quale si chiedeva un'esclusione è una
    calzatura per uso medico del tipo venduto in farmacia non al paio ma "a piede", che
    non è specificamente adattato a una determinata persona, ma è destinato a chiunque
    abbia, ad esempio, una caviglia rotta o slogata. Questa obiezione è stata presentata in
    base al fatto che un prodotto così specifico non poteva appartenere alla singola
    categoria di prodotti in esame.
19) È chiaro che le scarpe per uso medico in questione appartengono a un mercato
    diverso (non sono vendute nei negozi di calzature, ma in farmacia). Esse sono inoltre
    commercializzate in un modo molto specifico ("al piede" e non al paio, e con forme
    particolari per calzare un gesso, anziché un piede), il che ne fa, agli occhi del
    consumatore, un prodotto chiaramente distinto da quelli appartenenti alla singola
    categoria di prodotti in esame.
                                                 6-
 ---pagebreak--- 20) Interpellati in proposito, i rappresentanti dell'industria comunitaria denunziante
    hanno dichiarato che nella Comunità c'è una certa produzione di calzature per uso
    medico, ma non si sono opposti alla conclusione che le scarpe in questione erano
    abbastanza specifiche, dal punto di vista delle caratteristiche fisiche e degli usi, da
    farle escludere dalla categoria delle "calzature non per lo sport con tomaie di materie
    tessili" in esame.
21) Per tutti i motivi sopra esposti (e tenendo conto del fatto che un prodotto così
    specifico è chiaramente identificabile ad opera delle autorità doganali), si ritiene che
    le calzature per uso medico del tipo venduto in farmacia, non al paio ma "al piede",
    vadano escluse dall'ambito del procedimento.
    d) Pantofole "usa e getta "
22) La parte che ha chiesto l'esclusione delle pantofole "usa e getta" ha spiegato che
    generalmente le calzature in questione, importate ad un prezzo unitario molto basso,
    non sono vendute ai consumatori finali, ma offerte gratuitamente (ad esempio da
    alcuni alberghi ai loro ospiti, o da alcune compagnie aeree ai loro passeggeri), per cui
    le calzature in questione non sarebbero dovute rientrare nella singola categoria di
    prodotti in esame.
23) Interpellati in proposito, i rappresentanti dell'industria comunitaria denunziante
    hanno dichiarato che il concetto di calzature "usa e getta" (o "fuori commercio") era
    abbastanza soggettivo e che le calzature in questione erano chiaramente, dal punto di
    vista delle caratteristiche fìsiche e degli usi, pantofole appartenenti alla singola
    categoria di prodotti in esame.
                                                 -7-
 ---pagebreak--- 24) In effetti, le calzature in questione hanno caratteristiche fisiche, applicazioni e usi
    non diversi da quelli delle altre pantofole. Sebbene al livello degli importatori le
    cosiddette pantofole usa e getta sembrino appartenere a un mercato distinto
    (l'obiezione è stata presentata da un'impresa del ramo "prodotti per i servizi
    alberghieri e il volo", e non da un distributore di calzature), la situazione risulta
    molto meno chiara al livello del consumatore, dato che il prodotto in questione è
    puramente e semplicemente intercambiabile con le pantofole del tipo in esame.
25) Per i motivi sopra indicati, si ritiene che le cosiddette pantofole "usa e getta" debbano
    rimanere nell'ambito del procedimento.
2.      Prodotto simile
    a) Argomentazioni basate sull'esistenza di diversi metodi di produzione
26) Alcune parti interessate hanno riproposto la questione delle calzature vulcanizzate,
    già sollevata nella fase dell'inchiesta provvisoria (cfr. considerando 18 del
    regolamento sui dazi provvisori). In particolare, si è ripetuto che l'industria
    comunitaria non produrrebbe scarpe con suole vulcanizzate in quantitativi sufficienti
    e che la sua produzione si concentrerebbe piuttosto sullo stampaggio per iniezione. I
    risultati delle ulteriori indagini eseguite sono i seguenti.
                                                  -8
 ---pagebreak--- 27) Benché sia chiaro che il processo di vulcanizzazione è diverso da quello dello
    stampaggio per iniezione, è bene ricordare che i principali criteri da applicare a.\ fini
    della determinazione del "prodotto simile" riguardano le caratteristiche tecniche o
    fisiche generali e sull'impiego o sulle funzioni dei prodotti, e non i metodi utilizzati
    per la loro produzione. Di conseguenza, le piccole differenze derivanti da diversi
    processi di produzione sono generalmente ignorate.
28) Per quanto riguarda le argomentazioni tecniche sollevate da varie parti, in particolare
    il fatto che vulcanizzazione significa gomma, mentre iniezione significa, tra l'altro,
    PVC, e pertanto differenze di accesso alla materia prima, differenze visive (il PVC è
    più "brillante" della gomma) e di odore (la gomma ha un tipico odore, mentre il PVC
    è inodore) e diverse proprietà di soluzione e di fusione, è innegabile che le reazioni
    chimiche e fisiche che si verificano nel corso del processo di fabbricazione di questi
    tipi di calzature sono di natura diversa. Tuttavia, si dovrebbe tenere presente che in
    generale nella fabbricazione delle calzature si utilizza gomma sintetica. Tutte le
    materie prime impiegate in questi processi - la gomma sintetica e il PVC - sono
    dunque prodotti petrolchimici derivati, trasformati ovunque si sia in grado di gestire
    il processo industriale in questione (ad esempio in Europa, negli Stati Uniti
    d'America e nel Medio Oriente).
                                               -9-
 ---pagebreak---     La gomma sintetica è infatti disponibile in tutto il mondo, e trova una delle principali
    applicazioni nell'industria dei pneumatici. Non si può dunque considerare pertinente
    l'argomentazione in base alla quale i produttori di calzature vulcanizzate dei paesi in
    via di sviluppo avrebbero un migliore accesso alle materie prime, dato che ciò può
    rendere il processo di produzione più efficiente in termini di costi, ma non incide sul
    fatto che il prodotto in questione sia simile al prodotto comunitario. Si noti anche
    che, per differenziare le scarpe in questione, le parti hanno dovuto appellarsi a criteri
    che si discostano ampiamente dai criteri usuali corrispondenti all'uso normale. Se è
    vero che il PVC, a differenza della gomma, fonde, ciò avviene sopra gli 80°C, ben al
    di sopra delle normali condizioni d'uso. Analogamente, in condizioni normali è
    molto improbabile che i consumatori effettuino una prova di soluzione prima
    dell'acquisto.
29) Per quanto riguarda il preteso calo della produzione di scarpe vulcanizzate nella
    Comunità, occorre sottolineare che questo aspetto è stato sollevato da alcuni
    importatori in una fase molto avanzata del procedimento. Gli elementi di prova sin
    qui raccolti, tuttavia, dimostrano che questo processo di produzione è ancora in uso
    nella Comunità (ad esempio in Spagna, dove vari produttori hanno dichiarato che
    potrebbero ancora produrre complessivamente 22 milioni di paia all'anno di questo
    tipo di scarpe) e che nella Comunità vi sono numerosi produttori in grado di produrre
    calzature vulcanizzate e pronti a farlo.
    L'inchiesta ha inoltre dimostrato che, contrariamente a quanto sostenuto da varie
    parti, le calzature vulcanizzate importate dalla Repubblica popolare cinese e
    dell'Indonesia sono a volte vendute come prodotto di marca, confezionate in una
    scatola di cartone e vendute in negozi di scarpe specializzati, mentre le calzature a
    stampaggio per iniezione prodotte nella Comunità possono essere vendute come
    prodotto senza marca, in sacchetti di plastica e nei magazzini a prezzi scontati.
                                               - io-
 ---pagebreak--- 30) La conclusione da trarre da quanto precede è che, nonostante le differenze tecniche
    tra i processi di produzione utilizzati, le calzature vulcanizzate sono in diretta
    concorrenza con le calzature fabbricate tramite stampaggio per iniezione. Questi tipi
    di calzature, anzi, sono talmente simili da qualsiasi punto di vista che il consumatore
    medio non sarebbe in grado di distinguerle.
    Non c'è dunque motivo di ritenere che le calzature vulcanizzate prodotte nella
    Repubblica popolare cinese e in Indonesia ed esportate nella Comunità non siano un
    prodotto simile alle calzature fabbricate tramite stampaggio per iniezione prodotte
    nella Comunità, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 384/96
    (in appresso denominato "il regolamento di base").
    b) Argomentazioni basate sulla pretesa esistenza di diversi "segmenti di prodotto"
31) Alcune parti hanno nuovamente sostenuto che le calzature importate e quelle
    prodotte nella Comunità appartengono a segmenti di prodotto diversi che non sono in
    concorrenza tra loro. A loro dire, infatti, le calzature importate a un prezzo superiore
    alla media, non sarebbero simili, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento
    di base, alle calzature importate a un prezzo pari o inferiore alla media.
32) Questa questione è stata all'origine di ripetute e apparentemente contraddittorie
    dichiarazioni degli importatori, dato che alcuni sostenevano di importare calzature di
    bassa qualità che semplicemente non riuscivano a trovare nella Comunità, mentre
    altri sostenevano di ordinare nella Repubblica popolare cinese o in Indonesia prodotti
    sofisticati fabbricati in base alle proprie specificazioni, ai propri disegni e a volte con
    le loro materie prime.
                                                 - il -
 ---pagebreak---     Questa contraddizione dimostra semplicemente che la Repubblica popolare cinese e
    l'Indonesia sono effettivamente in grado di produrre, di fatto producono ed esportano
    nella Comunità l'intera gamma dei prodotti in offerta sul mercato, anche se ciò non
    emerge dalle statistiche sulle importazioni in quanto i prezzi medi dipendono dalla
    massa delle importazioni che è costituita appunto dalle calzature a basso prezzo. Le
    importazioni in questione e i prodotti fabbricati dall'industria comunitaria sono
    pertanto simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
    e) Conclusioni
33) Alla luce di quanto sopra, si conferma che le calzature oggetto del presente
    procedimento prodotte nella Repubblica popolare cinese e in Indonesia ed esportate
    nella Comunità sono un prodotto simile alle calzature prodotte nella Comunità ai
    sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base. Analogamente, le calzature
    oggetto della presente inchiesta prodotte in Indonesia sono un prodotto simile alle
    calzature prodotte ed esportate dalla Repubblica popolare cinese nella Comunità.
                                          D. DUMPING
1.      Indonesia
    a) Valore normale
34) Gli esportatori indonesiani hanno contestato l'impiego, fatto dalla Commissione nella
    ricostruzione del valore normale, di un margine di utile stabilito sulla base delle
    vendite remunerative di un'azienda a livello nazionale per un prodotto diverso dal
    prodotto in esame, nella fattispecie calzature con tomaie di pelle o di plastica. Questo
    margine di utile, a detta di tali esportatori, era eccessivo e non era rappresentativo del
    settore.
                                                 - 12-
 ---pagebreak---     Inoltre, poiché detto margine di utile era stato utilizzato nella ricostruzione del valore
    normale per tutte le aziende indonesiane del campione, si è obiettato che i valori
    normali e di conseguenza i margini di dumping erano eccessivi e non erano equi.
    Secondo i suddetti esportatori, infatti, si sarebbe dovuto utilizzare il margine di utile
    del 7% ritenuto accettabile dalla Commissione nel caso dell'industria comunitaria.
35) Questa tesi è stata giudicata inaccettabile. Anzitutto, l'articolo 2, paragrafo 6, lettera
    b) del regolamento di base prevede che, qualora non vi siano vendite del prodotto in
    esame sul mercato interno dell'esportatore, le spese generali, amministrative e di
    vendita (SGAV) e i profitti da utilizzare nella ricostruzione del valore normale
    possano     essere   stabiliti sulla  base    degli   importi   effettivamente   sostenuti
    dall'esportatore o dal produttore in questione nel mercato interno del paese d'origine
    per la produzione e la vendita di prodotti appartenenti alla stessa categoria generale.
    Questa è stata la metodologia applicata nel caso dell'azienda di cui al considerando
    34 del presente regolamento.
    Nel caso delle due aziende comprese nel campione che non avevano vendite sul
    mercato interno del prodotto in esame, né della stessa categoria generale di prodotti,
    si è dovuto stabilire il valore normale conformemente all'articolo 2, paragrafo 6,
    lettera e) del regolamento di base, e cioè con qualsiasi altro metodo ragionevole. Date
    le circostanze della presente inchiesta, si è ritenuto che il metodo più ragionevole
    fosse quello di utilizzare le SGAV e i profitti riscontrati per l'azienda di cui al
    considerando 34 del presente regolamento.
    In secondo luogo, il margine di utile del 7% utilizzato nel calcolo di un prezzo non
    pregiudizievole per l'industria comunitaria è il minimo che la Commissione
    considera necessario per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria e
    pertanto non ha nulla a che vedere con il margine di utile utilizzato nella
    ricostruzione del valore normale, che deve basarsi sugli utili effettivamente ottenuti
    nel mercato indonesiano. A questo proposito, è bene notare che la Corte di giustizia
    europea ha costantemente indicato che nella ricostruzione del valore normale si deve
    privilegiare l'uso dei margini di utile effettivi.
                                                  13-
 ---pagebreak--- 36) Una delle imprese indonesiane comprese nel campione ha obiettato che, nel calcolare
     i suoi valori normali, la Commissione avrebbe dovuto utilizzare le slime dei costi da
     essa fornite nel corso della verifica in loco. A questo proposito, si deve osservare che
     l'impresa in questione non aveva un sistema di contabilità dei costi e disponeva
     unicamente delle stime dei costi utilizzate per presentare offerte di prezzi a potenziali
    clienti. Queste ultime erano i costi riportati nella risposta al questionario.
    Si è dovuto respingere questa richiesta in quanto l'azienda non è stata in grado di
    dimostrare la correttezza delle stime dei costi. Per alcuni modelli, inoltre, non era
    disponibile alcuna informazione relativa ai costi e per nessun modello era disponibile
    alcuna informazione oltre ai costi materiali diretti. Si conferma pertanto
    l'impostazione adottata nel regolamento sui dazi provvisori, consistente nel
    ricalcolare i costi ripartendo il costo complessivo delle vendite, escluse le SGAV e
    gli utili, tra i modelli interessati utilizzando il fatturato risultante dalla contabilità
    dell'impresa stessa, in quanto è stato giudicato il metodo più adeguato per stabilire i
    costi di ciascun modello di calzature.
    b) Prezzo all'esportazione
37) In assenza di osservazioni sulla determinazione dei prezzi all'esportazione, si
    confermano le conclusioni provvisorie.
                                                  14
 ---pagebreak---     e) Con/rotilo
38) L'esportatore indonesiano le cui vendite remunerative sul mercato nazionale sono
    state utilizzate nella ricostruzione del valore normale per l'Indonesia e di cui al
    considerando 34 del presente regolamento ha sostenuto che la Commissione non
    avrebbe tenuto conto di un fattore che incideva sulla comparabilità dei prezzi, come
    previsto all'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, non concedendo un
    adeguamento del valore normale per tener conto del costo dei crediti. Avendo
    accertato che tale adeguamento era stato effettivamente omesso, la Commissione ha
    rivisto di conseguenza i suoi calcoli. Poiché le SGAV di questa impresa sono state
    utilizzate nella ricostruzione del valore normale per le altre imprese indonesiane
    comprese nel campione, si è dovuto ridurre anche il valore normale di queste ultime
    per tener conto dell'adeguamento concesso. Tutti i calcoli del dumping sono stati
    corretti di conseguenza.
39) L'impresa di cui al considerando 36 del presente regolamento ha obiettato che il
    margine di dumping era stato ottenuto facendo la media dei costi dei singoli modelli e
    applicando un margine di profitto artificialmente elevato nella ricostruzione del valore
    normale. A suo dire infatti l'uso delle medie significava che i valori normali erano
    gonfiati e che tutte le esportazioni a basso prezzo risultavano oggetto di dumping.
    L'impresa sosteneva inoltre che se si fossero utilizzati i singoli valori normali da essa
    forniti e se si fosse applicato un utile ragionevole si sarebbe giunti alla conclusione che
    non vi era alcun dumping.
    Alla luce delle circostanze di cui al considerando 36 del presente regolamento, la
    Commissione ha ritenuto che, per giungere a un calcolo ragionevolmente preciso dei
    costi, non aveva alternative se non quella di ricalcolarli utilizzando le registrazioni
    contabili dell'impresa stessa e ripartire il costo totale delle vendite, esclusi le SGAV e
    gli utili, tra i modelli in esame.
                                                  -15-
 ---pagebreak---     d) Margini di dumping
40) Le metodologie utilizzate per calcolare i margini di dumping definitivi sono le stesse
    che sono state utilizzate per il calcolo dei margini di dumping provvisori. I margini di
    dumping, tuttavia, sono stati modificati per tener conto dell'adeguamento del valore
    normale concesso come indicato nel considerando 38 del presente regolamento.
    i) Imprese comprese nel campione che hanno collaborato
41)1 margini in tal modo stabiliti ed espressi in termine di percentuale del prezzo CIF
    franco frontiera comunitaria sono i seguenti:
         -  P.T. Dragon                                 4,0%
         -  P.T. Emperor Footwear                       0,0%
         -  P.T. Sindoll Pratama                       24,9%
    ii) Produttori/esportatori che hanno collaborato non sottoposti all'inchiesta
42) Tenuto conto dei suddetti cambiamenti apportati ai margini di dumping delle imprese
    che hanno collaborato comprese nel campione, il margine stabilito per le due imprese
    che hanno collaborato non sottoposte all'inchiesta, espresso in percentuale del prezzo
    CIF franco frontiera comunitaria, è ora stabilito definitivamente al 14,2%.
    iii) Margine di dumping residuo
43) Tenuto conto dei suddetti cambiamenti apportati ai margini di dumping delle imprese
    che hanno collaborato comprese nel campione, il margine stabilito ai fini delle
    conclusioni definitive, espresso in percentuale del prezzo CIF franco frontiera
    comunitaria, è ora del 39,7%.
                                                 -16
 ---pagebreak--- 2.      Repubblica popolare cinese
    a) Trattamento individuale
44) Gli esportatori cinesi hanno sostenuto che la Commissione non aveva motivato a
    sufficienza il rifiuto di concedere il trattamento individuale richiesto dagli esportatori
    cinesi che hanno collaborato e hanno rinnovato la richiesta di trattamento individuale
    per le conclusioni definitive.
    E bene ricordare che, per i paesi non retti da economie di mercato, la politica della
    Commissione consiste nel calcolare un unico dazio per tutto il paese, tranne i casi in
    cui le imprese possono dimostrare la loro indipendenza dallo stato. Nessuna delle
    imprese in questione è stata tuttavia in grado di dimostrare adeguatamente tale
    indipendenza, in quanto tutte erano legate allo stato cinese, direttamente o tramite le
    autorità municipali o provinciali. In mancanza di ulteriori informazioni in proposito,
    si confermano le conclusioni provvisorie relative alla mancata accettazione delle
    richieste di trattamento individuale.
    I?) Valore normale
45) Gli esportatori cinesi hanno detto di aver ricevuto informazioni insufficienti dalla
    Commissione in merito alle scarpe indonesiane utilizzate per il confronto con i
    modelli cinesi esportati; in particolare, le informazioni fornite in relazione alle
    materie prime utilizzate e ai processi di produzione impiegati nella fabbricazione
    delle scarpe indonesiane sarebbero state insufficienti per poter chiedere adeguamenti
    per le caratteristiche fisiche diverse.
                                                  17-
 ---pagebreak---      A questo riguardo è bene notare che, per effettuare il confronto più oggettivo
     possibile tra modelli, la Commissione ha ripetutamente cercato di ottenere
     informazioni dagli esportatori cinesi rispetto al disegno e alla conformazione dei
     modelli da essi esportati nella Comunità e ai materiali utilizzati, ma gli esportatori
    cinesi si sono limitati a fornire informazioni molto parziali. La Commissione ha
    quindi dovuto effettuare la sua valutazione della comparabilità sulla base delle
    informazioni disponibili e, come già per le misure provvisorie, i modelli indonesiani
    utilizzati sono stati quelli ritenuti simili o, in assenza di modelli simili, quelli più
    vicini ai modelli cinesi esportati nella Comunità dalle imprese cinesi comprese nel
    campione. Tutte le informazioni sulle quali si è basato il confronto sono state fornite
    agli esportatori cinesi.
    e) Prezzo all'esportazione
46) In essenza di osservazioni sulla determinazione dei prezzi all'esportazione si
    confermano le conclusioni provvisorie.
    d) Confronto
47) Poiché l'Indonesia era il paese analogo utilizzato per determinare il valore normale
    per la Repubblica popolare cinese, anche il margine unico per la Repubblica popolare
    cinese è stato ridotto in funzione dell'adeguamento concesso ai valori normali
    indonesiani per tener conto dei costi dei crediti di cui ai considerando 38 e 40 del
    presente regolamento.
 ---pagebreak---     e) Margine di dumping
48) In alcuni casi gli esportatori cinesi hanno contestato il fatto che la Commissione
    abbia messo a confronto la media ponderata dei valori normali con i prezzi
    all'esportazione cinesi delle singole operazioni di esportazione nella Comunità. Essi
    sostenevano che le differenze dei prezzi all'esportazione relative ai diversi acquirenti
    non erano sufficienti e che pertanto, conformemente all'articolo 2, paragrafo 11 del
    regolamento di base, sia il prezzo all'esportazione, sia il valore normale andrebbero
    confrontati sulla base della media ponderata. Avendo riesaminato i propri calcoli, la
    Commissione ha accertato che le differenze di prezzo erano modeste e che, ai fini
    delle conclusioni definitive, si dovrebbero effettivamente mettere a confronto la
    media ponderata dei valori normali con la media ponderata dei prezzi
    all'esportazione.
    In base a quanto precede, si è concluso che il margine di dumping unico calcolato per
    la Repubblica popolare cinese, espresso in percentuale del prezzo CIF franco
    frontiera comunitaria, è del 133,2%.
                             E. INDUSTRIA COMUNITARIA
49) Alcune parti hanno ribadito e ampliato le loro osservazioni in base alle quali la
    Commissione avrebbe omesso di accertare il carattere rappresentativo dell'industria
    comunitaria che ha fornito elementi di prova del pregiudizio. Tale affermazione si
    basava su una pretesa scarsa attendibilità della cifra utilizzata per la "produzione
    comunitaria complessiva" e presupponeva una critica della tecnica di campionamento
    applicata dalla Commissione. Si è inoltre contestata la giustificazione del
    "trattamento anonimo" concesso ad alcuni produttori comunitari.
                                              -19
 ---pagebreak--- 1.       Produzione comunitaria complessiva
50) Si ricordi che il livello del sostegno della denuncia è stato verificato prima
    dell'apertura dell'inchiesta. Il volume stimato della produzione comunitaria
    complessiva del prodotto simile, rispetto al quale si è verificata la posizione dei 68
    produttori comunitari denunzianti, è stato successivamente riesaminato (per il
    periodo 1991-1994) presso le sedi delle federazioni nazionali dei calzaturieri e se ne
    è confermata la precisione.
    Si deve inoltre sottolineare che la cifra della "produzione complessiva" del prodotto
    simile, rispetto alla quale si è valutata la posizione, è stata fissata pari alla massima
    produzione possibile nella Comunità. In mancanza di dati attendibili, infatti, non si
    sono potute svolgere analisi per stabilire, conformemente a quanto disposta
    dall'articolo 4, paragrafo 1, lettera a) del regolamento di base, se si dovesse escludere
    il volume della produzione di alcuni produttori non denunzianti dalla cifra della
    "produzione complessiva" in quanto la loro attività principale sarebbe stata
    l'importazione piuttosto che la produzione all'interno della CE.
    Questi presunti produttori comunitari, alcuni dei quali hanno notoriamente effettuato
    consistenti importazioni, risultano anche produrre nella CE una quantità abbastanza
    ingente di calzature. Se fossero state fornite informazioni sufficienti al riguardo,
    probabilmente una parte di questo volume di produzione comunitaria sarebbe stata
    esclusa dalla cifra della produzione complessiva. La verifica dell'"attività principale"
    è stata invece effettuata per le 28 imprese del "primo gruppo", definito ai sensi del
    considerando 6 del regolamento sui dazi provvisori, e si è riscontrato (come illustrato
    nel considerando 55 del regolamento sui dazi provvisori) che avevano tutte la loro
    attività principale nella Comunità.
51) Si conferma pertanto il carattere rappresentativo dell'industria comunitaria sottoposta
    all'inchiesta, accertata in modo ragionevole e sulla base di cifre pienamente adeguate.
                                                  20-
 ---pagebreak--- 2.      Campionamento
52) A questo proposito, occorre ricordare che, dato il grandissimo numero delle
    potenziali parti del procedimento, l'avviso di apertura del presente procedimento
    diceva esplicitamente che l'inchiesta           si sarebbe potuta svolgere tramite
    campionamento. Di conseguenza, fin dall'inizio dell'inchiesta è stato invitato a
    collaborare (tramite le federazioni nazionali) un numero limitato di produttori
    comunitari scelti tra le 68 imprese che hanno sostenuto la denuncia.
    Si sono ottenute risposte significative da 28 produttori, nove dei quali sono stati
    scelti a fine di verifica. Le risposte di questi ultimi sono state sottoposte a verifiche
    approfondite in loco (nel regolamento sui dazi provvisori quest'ultimo gruppo è
    denominato "il campione per la verifica").
    Le 28 imprese del primo gruppo rappresentano poco più del 25% della produzione
    comunitaria del prodotto simile e quindi si qualificano, in mancanza di manifesta
    opposizione alla denuncia, come industria comunitaria. Questa andrebbe considerata
    una circostanza eccezionale, derivante dal fatto che il primo gruppo era stato
    originariamente costituito (tra l'altro) in modo da rappresentare più del 25% della
    produzione. Il regolamento di base, comunque, non prevede questa condizione, che
    andrebbe considerata un'ulteriore convalida della rappresentatività dell'industria
    comunitaria più che il rispetto di un requisito giuridico.
53) Per quanto riguarda la rappresentatività dell'industria comunitaria oggetto
    dell'inchiesta, si deve sottolineare che le conclusioni relative al pregiudizio si sono
    basate su informazioni verificate raccolte da diverse fonti adeguate, tutte
    rappresentative dell'industria comunitaria:
                                                 21
 ---pagebreak---     ° la produzione, le vendite, la quota di mercato e l'occupazione nella Comunità sono
    state determinate al livello di ciascuna federazione nazionale dei calzaturieri e
    coprono quindi l'intera produzione comunitaria del prodotto simile. Questo fatto
    smentisce chiaramente la tesi sostenuta da una parte interessata in seguito alle
    comunicazioni finali, secondo la quale le cifre relative alla Federazione italiana dei
    calzaturieri sarebbero state omesse al momento di stabilire gli indicatori generali del
    pregiudizio;
    ° le tendenze generali relative ai prezzi, ai costi e alla remunerati vita sono state
    determinate al livello dei 28 produttori del primo gruppo che hanno collaborato;
    " il calcolo della sottoquotazione e delle vendite sottocosto è stato eseguito sulla base
    di dati pienamente verificati sui prezzi e sui costi raccolti dalle nove imprese
    comprese nel campione per la verifica, che sono rappresentative dal punto di vista
    delle dimensioni e della gamma di prodotti e hanno sede nei principali Stati membri
    produttori.
3.      Trattamento anonimo delle nove imprese comprese nel campione di verifica
54) Alcune parti hanno ribadito e ampliato la loro obiezione in base alla quale la
    Commissione avrebbe concesso senza alcuna giustificazione un "trattamento
    anonimo" alle nove imprese comprese nel campione per la verifica. Dette parti hanno
    sostenuto che le industrie nazionali denuncianti dovrebbero essere disposte a esporsi
    a qualsiasi tipo di "rappresaglia commerciale" e hanno chiesto che fossero
    comunicati almeno i nomi delle 28 imprese del primo gruppo.
                                                 22
 ---pagebreak--- 55) A questo proposito, si deve ancora una volta sottolineare che il trattamento anonimo
    in questione è stato concesso perché le minacce formulate andavano ben oltre quello
    che sarebbe stato per il normale esercizio della libertà di approvvigionamento degli
    importatori e di quanto si potrebbe considerare "normale" nelle relazioni
    commerciali. La limitata protezione in tal modo garantita è stata per di più
    considerata    particolarmente     opportuna    nel   contesto    di   un'operazione    di
    campionamento, in cui alcune imprese prescelte sono particolarmente esposte pur
    rappresentando un gruppo molto più vasto, e agendo a vantaggio di tale gruppo.
56) Per quanto riguarda le 28 imprese del primo gruppo, in generale le ragioni sociali cui
    si riferivano le risposte non riservate ai questionari erano state sostituite da un codice
    di identificazione e la maggior parte delle federazioni nazionali dei calzaturieri (che
    hanno trasmesso le risposte) avevano elencato a parte i nomi delle imprese che
    avevano risposto, senza ovviamente rivelare la corrispondenza tra i codici di
    identificazione e i nomi dell'elenco. Si deve pertanto sottolineare che tutte le parti
    interessate avevano avuto accesso ai dati non riservati forniti dai 28 produttori del
    primo gruppo e, in un dossier a parte, ai dati verificati e confermati delle nove
    imprese comprese nel campione per la verifica.
57) Dato che le risposte al questionario delle 28 imprese del primo gruppo e gli elenchi
    compilati dalle federazioni erano stati messi a disposizioni di tutte le parti prima che
    la Commissione venisse a conoscenza delle pressioni di cui sopra, si è ritenuto che i
    dossier in questione, che consentivano di identificare 22 imprese (su 28) non
    potessero essere resi anonimi a posteriori e dovessero pertanto continuare ad essere
    accessibili nella stessa forma immutata. Poste queste premesse, si è ritenuto
    opportuno comprendere, nella comunicazione finale inviata a tutte le parti, l'elenco
    delle 28 imprese del primo gruppo, mentre non si è comunicato il nome delle nove
    imprese del campione per la verifica.
                                                 23-
 ---pagebreak---                                        F. PREGIUDIZIO
1.      Valutazione cumulativa degli effetti delle importazioni oggetto di dumping
58) Alcune parti hanno sostenuto che l'impatto delle importazioni dalla Repubblica
    popolare cinese e dall'Indonesia non dovrebbe essere valutato cumulativamente. In
    particolare, si è sostenuto che non erano soddisfatte due condizioni indispensabili per
    rendere possibile il cumulo.
59) Anzitutto, si è sostenuto che per determinare, ai fini dell'applicazione dell'articolo 3,
    paragrafo 4 del regolamento di base, se il margine di dumping riscontrato in relazione
    alle importazioni di ciascun paese (per il quale si considera l'ipotesi di cumulo con
    altri) non era irrilevante, le istituzioni non dovrebbero tener conto dei margini
    residui, ma dovrebbero basarsi piuttosto basarsi sui margini accertati per gli
    esportatori che hanno collaborato. Tale affermazione non può essere accettata, in
    particolare tenuto conto dello scarso livello di cooperazione ottenuto dagli esportatori
    indonesiani. È bene inoltre notare che i margini di dumping riscontrati per i due
    esportatori indonesiani che hanno collaborato (dei tre selezionati nel campione) non
    erano irrilevanti.
60) In secondo luogo, si è sostenuto che determinate differenze relative alle condizioni di
    concorrenza (che sarebbero state dimostrate dai prezzi d'importazione medi al paio,
    notevolmente superiori nel caso dell'Indonesia rispetto a quelli della Repubblica
    popolare cinese) erano tali da rendere il cumulo ingiustificato. A questo proposito,
    sebbene le pretese differenze siano in certa misura confermate dai dati Eurostat, si è
    ritenuto che:
        -   tali differenze non siano tali da consentire una netta distinzione tra le politiche
            dei prezzi indonesiana e cinese (in particolare se si confrontano i prezzi medi
            dell'Indonesia e della Repubblica popolare cinese con quelli degli altri paesi
            terzi che riforniscono il mercato comunitario, che sono molto superiori ai
            prezzi medi di entrambi i paesi in esame);
                                                 24-
 ---pagebreak---         -    da un esame particolareggiato delle informazioni disponibili emerge che le
            importazioni dall'Indonesia e quelle dalla Repubblica popolare cinese
            coprono l'intera gamma dei prezzi; e
        -    in base alle informazioni disponibili, la spiegazione più plausibile della
            differenza esistente è un mix di prodotti leggermente diverso, più che una
             politica dei prezzi chiaramente distinta.
61) Vanno pertanto confermate le conclusioni provvisorie a tale riguardo (esposte nei
    considerando 64-69 del regolamento sui dazi provvisori).
2.      Fattori generali di pregiudizio
62) Poiché nessuna delle parti interessate ha presentato nuove osservazioni in merito alla
    determinazione provvisoria dei fattori generali di pregiudizio (quali, tra l'altro, il
    consumo del mercato comunitario, la produzione, le vendite, la remuneratività e
    l'occupazione nell'industria comunitaria), non si è proceduto ad alcun riesame delle
    conclusioni in questione.
3.        Calcolo della sottoquotazione
63) Si è sostenuto che, ammesso che vi sia stata sottoquotazione, essa non è sempre stata
    praticata al livello indicato nel regolamento sui dazi provvisori. Nel corso delle
    udienze alcune parti hanno mostrato dei campioni di modelli a loro dire comparabili
    in cui i modelli importati (generalmente fabbricati conformemente alle specificazioni
    e ai disegni dell'importatore) erano più costosi di quelli prodotti nella Comunità.
                                                  25
 ---pagebreak---     Sebbene in alcuni casi particolari tali affermazioni possano essere vere, si deve
    sottolineare che non hanno trovato conferma a livello più generale nell'inchiesta sui
    prezzi degli esportatori per determinati modelli, né nei prezzi di Eurostat. Di
    conseguenza, la Commissione ha ritenuto opportuno, nel trarre le sue conclusioni
    definitive, continuare a basarsi esclusivamente sulle informazioni specifiche e/o
    globali raccolte (e per quanto possibile verificate) nel corso dell'inchiesta, in base
    alle quali è stata positivamente accertata l'esistenza di una sottoquotazione dei
    prezzi.
64) Si è detto che l'adeguamento per le differenze di stadio commerciale era insufficiente
    e andava rivisto. In particolare, si sono forniti elementi di prova a dimostrazione del
    fatto che l'adeguamento del 13% concesso nella fase provvisoria per tener conto
    delle differenze di stadio commerciale tra importatori e clienti dei produttori
    comunitari copriva unicamente il trasporto all'interno della CE e altri costi accessori.
    Si è pertanto eseguita una nuova analisi concentrandosi sugli importatori per i quali
    erano stati forniti dati documentati relativi a tale adeguamento, e cioè i cinque
    importatori che hanno collaborato citati nel regolamento sui dazi provvisori. Detti
    importatori erano stati oggetto di una visita di verifica e rappresentavano
    complessivamente il 14,8% del volume delle importazioni in questione nel periodo
    dell'inchiesta.
                                                 26-
 ---pagebreak--- Si è potuto verificare che tre di loro non si erano approvvigionati in misura
significativa del prodotto in esame da produttori comunitari nel periodo
dell'inchiesta, ma avevano anzi gli stessi clienti dei produttori comunitari. Si è
dunque concluso che, per poter essere confrontati in modo corretto, si dovevano
adeguare i prezzi all'importazione tenendo conto dei costi sostenuti tra
l'importazione e il punto in cui i prodotti raggiungevano effettivamente i clienti,
nonché di un ragionevole utile. A tal fine, si è tenuto conto di tutti i costi che
potevano essere attribuiti al prodotto in esame, fatta eccezione per quelli che
risultavano far parte dei costi di produzione (quali le materie prime fomite
dall'importatore al produttore nel paese di esportazione) e che erano pertanto stati
compresi nel valore in dogana delle merci registrato da Eurostat.
Due dei cinque importatori sono invece risultati clienti dei produttori comunitari,
cosicché si è tenuto conto unicamente dei loro costi dallo stadio CIF a quello dei
prodotti allo stadio "reso sdoganato" (delivered duty paid, DDP) ai loro magazzini,
corrispondente allo stadio commerciale al quale erano stati determinati i prezzi e i
costi dei produttori comunitari.
Per ciascun importatore, si è esaminato il rapporto tra il prezzo medio
all'importazione per il prodotto in esame e i costi di cui sopra. Da questa analisi è
emerso che, per adeguare il prezzo CIF a uno stadio commerciale paragonabile a
quello delle forniture dei produttori comunitari, si doveva tener conto di due
elementi. Benché una parte dei costi possa essere considerata proporzionale al valore
delle merci, infatti, si è riscontrato che un adeguamento corretto richiedeva anche una
cifra fissa per ogni paio di calzature, per tener conto dei costi inevitabilmente
sostenuti per ogni importazione, indipendentemente dal valore delle merci.
                                               27-
 ---pagebreak--- 65) In base agli elementi di prova esaminati, si è rilevato che, per poterlo correttamente
    confrontare con i prezzi e i costi dei produttori comunitari, il prezzo CIF
    all'importazione del prodotto in esame doveva essere aumentato del 20%, e quindi di
    0,2 ECU al paio, più la normale aliquota di dazio.
66) I calcoli sono stati modificati di conseguenza, e hanno confermato l'esistenza delle
    pratiche di sottoquotazione accertate nel regolamento sui dazi provvisori. In base a
    un'analisi per categorie degli esportatori che hanno collaborato soggetti a un dazio
    antidumping provvisorio, i margini medi di sottoquotazione, espressi in percentuale
    dei prezzi dell'industria comunitaria, sono risultati superiori al 10% per l'Indonesia e
    al 30% per la Repubblica popolare cinese.
4.       Conclusioni relative al pregiudizio
67) Alla luce di quanto sopra e in assenza di altre osservazioni, si conferma che, come
    accertato nel considerando 84 del regolamento sui dazi provvisori, l'industria
    comunitaria ha subito un pregiudizio grave ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di
    base.
                                        G. CAUSALITÀ
68) La maggior parte degli esportatori e degli importatori ha riproposto il caso delle
    importazioni dal Vietnam, che sarebbero state all'origine del pregiudizio subito
    dall'industria comunitaria. A questo proposito, si deve sottolineare che all'epoca in
    cui è stata sporta la denuncia la quota di mercato del Vietnam risultava relativamente
    limitata. L'aumento verificatosi in seguito si poteva già notare nel periodo
    dell'inchiesta, durante il quale la quota di mercato dei prodotti originari del Vietnam
    è stata, comunque, molto più limitata di quella dei prodotti cinesi. Ne deriva che gli
    effetti delle importazioni dal Vietnam non possono aver interrotto il nesso di
    causalità accertato tra le importazioni oggetto della presente inchiesta e il pregiudizio
    subito dall'industria comunitaria.
                                               -28
 ---pagebreak--- 69) Poiché non sono stati ipotizzati, con elementi di prova documentati, altri potenziali
    motivi di pregiudizio, si confermano le conclusioni provvisorie a questo proposito
    illustrate nei considerando 85-95 del regolamento sui dazi provvisori.
                            H. INTERESSE DELLA COMUNITÀ
1.      Impatto sui consumatori
70) Sebbene non si siano ricevute osservazioni né da consumatori, né da organizzazioni
    di consumatori successivamente alla pubblicazione del regolamento sui dazi
    provvisori, alcune parti hanno sostenuto che le misure antidumping avrebbero gravi
    ripercussioni sui consumatori comunitari, e in particolare su quelli con i redditi più
    bassi.
    Questa tesi relativa al prevedibile impatto delle misure sul prezzo di acquisto per i
    consumatori è stata esaminata a fondo. I risultati di tale esame sono i seguenti.
    a) Impatto in termini assoluti
71) Anzitutto, per quanto riguarda i prezzi delle calzature per i distributori, è probabile
    che l'industria comunitaria - che ha una quota di mercato del 29% e un prezzo medio
    di 4,82 ECU al paio - non possa aumentare i suoi prezzi più del 4,4% necessario per
    raggiungere il ragionevole profitto definito ai sensi del regolamento sui dazi
    provvisori (considerando 106) senza rischiare di aggravare la netta tendenza al
    peggioramento in termini di quota di mercato in atto. Le importazioni da paesi non
    interessati al presente procedimento rappresentano inoltre il 21,4% del mercato del
    prodotto in esame e si prevede che i produttori di questi paesi terzi non siano
    intenzionati né in condizioni tali da imporre significativi aumenti di prezzo.
                                               -29
 ---pagebreak---      Per quanto riguarda l'Indonesia, si ricordi che il livello di eliminazione del
    pregiudizio previsto per questo paese è notevolmente inferiore a quello della
    Repubblica popolare cinese, dato che il prezzo medio all'importazione è di 2,34 ECU
    al paio. Dato che la quota di mercato delle calzature originarie della Repubblica
    popolare cinese è del 39,9% (con un prezzo medio di 1,65 ECU al paio), e tenuto
    conto dell'aliquota di dazio proposta, il massimo impatto medio prevedibile delle
    misure proposte sul complesso del mercato delle calzature in esame è di 0,5 ECU al
    paio.
    Pertanto, solo se la distribuzione decidesse di mantenere inalterati i propri margini e
    scaricare tutto l'aumento dei costi sui consumatori questi ultimi dovrebbero a loro
    volta pagare l'importo corrispondente di 0,5 ECU al paio. Dato che il consumo
    medio pro capite delle calzature in questione nella Comunità è inferiore al paio per
    persona all'anno, l'impatto delle misure proposte per i consumatori rimane
    chiaramente marginale.
    b) Impatto in termini relativi, effetto dei prezzi sul consumo
72) In termini relativi, i calcoli si sono basati sul prezzo medio delle calzature in
    questione allo stadio di consegna al magazzino del distributore, e cioè 3,6 ECU al
    paio, che tiene conto, per le importazioni, dell'adeguamento per le differenze di
    stadio commerciale di cui al considerando 65 del presente regolamento. Utilizzando
    il ricarico più basso rilevato tra i canali di distribuzione analizzati qui di seguito, e
    cioè il 125%, si stima che il prezzo medio per il consumatore del prodotto in esame
    sia superiore a 8,1 ECU al paio. Di conseguenza, l'impatto sul prezzo al consumatore
    dei dazi totalmente scaricati sull'acquirente sarebbe inferiore al 6,2%.
                                                -30-
 ---pagebreak---      Questa percentuale, come si è visto, andrebbe esaminata alla luce del valore assoluto
    dell'aumento (0,5 ECU al paio) e dell'andamento generale dei prezzi. In effetti,
     nell'arco dei quattro anni esaminati, e a causa della penetrazione delle importazioni
    oggetto di dumping, il prezzo medio di mercato allo stadio di consegna al magazzino
    del distributore è diminuito in termini nominali, con un calo superiore all' 11% se si
    tiene conto del tasso generale d'inflazione.
73) Si aggiunga che, pur confrontando i prezzi proposti in un determinato momento in
    diversi negozi, i consumatori sono generalmente meno sensibili, per quanto riguarda
    il prodotto in esame, all'andamento del livello generale dei prezzi. Il calo dei prezzi
    di cui sopra, infatti, non ha influenzato in maniera proporzionale il consumo globale
    del prodotto in esame (come sarebbe dovuto succedere se i consumatori avessero
    reagito in una situazione di "disponibilità costante").
    Questo si può spiegare con una certa saturazione che si può osservare per i prodotti
    costantemente venduti a prezzi così bassi che i consumatori sono poco portati a
    reagire a un cambiamento generale limitato del livello dei prezzi. Sebbene
    l'andamento dei consumi non sia necessariamente simmetrico nel breve termine, è
    improbabile che, a parità di condizioni, un ricarico globale del dazio e cioè un
    aumento massimo dei prezzi del 6,2%, provochi una contrazione relativa della
    domanda superiore all' 1,6%.
74) In assenza di altre reazioni da parte delle organizzazioni dei consumatori, si è dunque
    concluso che l'impatto delle misure proposte sui consumatori delle calzature in
    esame sarebbe probabilmente irrilevante.
                                                -31
 ---pagebreak--- 2.      Impatto sulla distribuzione
    a) Impatto sul complesso della distribuzione
75) Si è detto che l'imposizione delle misure avrebbe un forte impatto negativo sugli
    importatori. A livello più globale, si sono espresse opinioni divergenti sulla
    situazione dell'intera catena di distribuzione che, si è detto, era un'attività molto più
    significativa nella Comunità che la produzione di calzature, in termini di fatturato e
    di occupazione.
    Si ricordi anzitutto che, per sua natura, rispetto a un determinato territorio
    geopolitico, la distribuzione avrà sempre un fatturalo superiore a quello delle imprese
    manifatturiere dalle quali si approvvigiona, per il semplice effetto del suo margine di
    distribuzione. In secondo luogo, non si possono confrontare le cifre relative
    all'occupazione nella distribuzione delle calzature in generale, che vende tutti i tipi di
    calzature, con quelle della produzione comunitaria relative unicamente al prodotto in
    esame, indicate nel regolamento sui dazi provvisori (considerando 81).
    Si deve comunque rilevare l'importanza delle aziende di distribuzione del settore
    delle calzature in generale, e in particolare ai fini della presenta analisi, soprattutto
    alla luce del valore aggiunto da tali aziende. NelPesaminare il possibile impatto delle
    misure sulla distribuzione, si deve aver cura di distinguere le considerazioni di
    carattere generale, che hanno ripercussioni indirette sul prodotto in questione, da
    quelle che si riferiscono specificamente al prodotto in esame.
    Poiché i consumatori non acquistano scarpe in quantitativi significativi al di fuori
    della Comunità, eventuali conseguenze negative dei dazi antidumping per la
    distribuzione nel suo complesso potrebbero derivare solo da una significativa
    riduzione dei consumi e quindi del fatturato o da una pressione al ribasso sui margini
    di distribuzione finalizzata appunto a minimizzare l'aumento dei prezzi al consumo
    (e un calo dei consumi).
                                               -32-
 ---pagebreak---     Come si è già spiegato, alla luce dell'impatto prevedibile delle eventuali misure sui
    consumatori del prodotto in esame, si può ritenere estremamente improbabile che il
    consumo del prodotto in esame subisca una flessione significativa, anche se il settore
    della distribuzione non dovesse ridurre i suoi attuali margini.
    Nel complesso, si può dunque concludere che gli effetti delle eventuali misure sulla
    distribuzione, limitandosi in linea teorica a quella del prodotto in esame, saranno
    molto limitati. Ci si è tuttavia sforzati di analizzare questa conclusione alla luce della
    struttura della distribuzione delle calzature nella Comunità.
    b) Struttura della distribuzione delle calzature nella Comunità
76) Nell'ambito della distribuzione delle calzature nella CE, si individuano generalmente
    quattro diversi canali di vendita al cliente finale: le catene di marca, i dettaglianti
    indipendenti, i supermercati non specializzati e, quarta categoria, gli altri tipi di
    distribuzione generalmente non specializzata (ad esempio i negozi di abbigliamento e
    i grandi magazzini in generale).
    i) I dettaglianti indipendenti
77) Il canale di distribuzione tradizionale consiste nei dettaglianti indipendenti, che
    generalmente si riforniscono dai grossisti. Nell'evoluzione della distribuzione, però, i
    grossisti tendono a scomparire, in quanto i dettaglianti stringono rapporti più stretti
    con un numero più limitato di produttori o tendono a raggrupparsi in associazioni di
    acquirenti pur mantenendo la loro indipendenza.
                                                 -33
 ---pagebreak---     Per quanto riguarda i dettaglianti, essi devono far fronte a una situazione
    concorrenziale difficile sia per la loro individuale mancanza di controllo sui prezzi
    nei confronti dei fornitori, sia per gli alti margini di cui hanno bisogno per coprire i
    costi abbastanza elevati dei centri cittadini (dal 150 al 200%). Di fatto, in un certo
    numero di Stati membri i dettaglianti hanno perso terreno rispetto alle forme più
    recenti di distribuzione raggruppate nelle altre tre categorie, in particolare le catene di
    marca.
    Grazie alla loro forte presenza in alcuni altri Stati membri e alla loro collocazione
    all'estremità superiore del mercato, in cui mantengono una relazione commerciale
    continuativa con i loro clienti, si dovrebbe comunque notare che i dettaglianti
    costituiscono tuttora, se non altro in termini di valore aggiunto e di occupazione (più
    di 250.000 addetti), il canale di distribuzione più importante della Comunità, anche
    se probabilmente non il primo in termini di quota di mercato (in volume).
    ii) Le catene di marca
78) Queste catene, in alcuni casi coinvolte in un'attività di produzione nella Comunità,
    sono generalmente di proprietà di una o due grandi aziende in ciascun paese, che
    possiedono varie marche e operano su tutta la gamma del mercato. Tali aziende
    gestiscono supermercati o negozi a prezzi scontati (discount) fuori dal centro
    cittadino in grado di resistere, grazie al volume del fatturato, ai prezzi e alla
    specializzazione, alla pressione dei supermercati non specializzati.
                                                -34
 ---pagebreak---     Le catene di marca vendono anche tramite negozi nel centro cittadino che
    sostituiscono i dettaglianti indipendenti con negozi meno costosi e standardizzati che
    rispondono all'esigenza, per una parte degli acquisti dei clienti, di trovare un
    ambiente di acquisto più curato rispetto ai discount. Si attribuiscono alle varie
    marche diversi segmenti di mercato, con il risultato che quando sul mercato sono
    presenti due aziende, o anche all'interno della stessa azienda, la marca superiore ne
    risente negativamente. Grazie al loro potere d'acquisto, al loro accesso a forniture a
    livello mondiale (importano direttamente dall'estero) e ai margini relativamente bassi
    con cui operano, generalmente attorno al 25% del costo delle vendite per il canale
    commerciale centrale e al 100% in media per i negozi, nel loro periodo di
    introduzione sul mercato queste catene sono in grado di guadagnare rapidamente
    quota di mercato e registrare tassi di crescita superiori al 5% l'anno.
    iii) I supermercati non specializzati
79) Importanti in termini di volume, ma non altrettanto in termini di valore rispetto al
    mercato complessivo delle calzature a causa del basso prezzo delle loro vendite, i
    supermercati non specializzati hanno una forte influenza sull'estremità inferiore del
    mercato. Benché a volte acquistino direttamente i prodotti da fornitori
    extracomunitari, di solito si affidano a importatori specializzati per le loro
    importazioni, che costituiscono una parte consistente delle loro vendite di calzature.
    Il loro ricarico è generalmente attorno al 100%, ma può andare dal 60% circa per le
    operazioni promozionali a più del 130% per alcune produzioni comunitarie. Dati il
    passaggio supplementare dell'importatore e la parte dei costi fissi sostenuti, le
    importazioni dai paesi in esame tramite questo canale commerciale raggiungono
    generalmente il cliente finale ad un prezzo di tre volte superiore al livello CIF.
                                                -35
 ---pagebreak---      iv) Altri canali commerciali
80) Gli altri canali commerciali, quali le società di ordinazioni per corrispondenza o i
     grandi magazzini di abbigliamento, hanno acquistato una certa importanza in alcuni
     Stati membri, ma non sufficiente per consentire a un determinato tipo di assumere
     rilievo comunitario. In alcuni Stati membri, società specializzate nelle ordinazioni
     per corrispondenza hanno una struttura dei costi analoga a quella delle catene di
     marca. Anche le catene di "piccoli" negozi di abbigliamento presenti in tutta la
     Comunità introducono le calzature nei loro magazzini come articoli di moda di
     marca, generalmente con margini superiori a quelli dei loro articoli tradizionali. Dato
     il loro collegamento con la moda, queste vendite costituiscono una forma di
    concorrenza per le catene di marca, in generale però meno marcata di quella praticata
    dai grandi magazzini situati nel centro delle città.
     e) Specifico impatto delle misure proposte sui vari canali di vendita
81 ) Per quanto riguarda i dettaglianti indipendenti, che costituiscono ancora la maggiore
     l'onte di occupazione nella distribuzione comunitaria di calzature, la conclusione
     generale esposta nel considerando 75 del presente regolamento è rafforzata dal fatto
    che generalmente nel caso dei dettaglianti solo una piccola percentuale delle forniture
    del prodotto in esame è originaria dell'Indonesia o della Repubblica popolare cinese.
    Si aggiunga poi che i dettaglianti sono raggruppati in una confederazione che
    comprende otto Stati membri a livello rappresentativo e che né da questa fonte, né da
    altre, è stata presentata alcuna osservazione contraria all'eventuale imposizione di
    misure antidumping.
                                               -36
 ---pagebreak--- 82) Le imprese proprietarie di catene di marca hanno contestato, da parte loro, l'esigenza
    di istituire misure antidumping. Sebbene le conclusioni generali siano applicabili
    anche a tali imprese, il fatto che alcune di loro dipendano più dei dettaglianti
    indipendenti sulle importazioni oggetto di dumping per i loro approvvigionamenti del
    prodotto in esame spiega come mai, nell'ambito della distribuzione, esse possano
    temere un effetto negativo delle misure sulla loro situazione concorrenziale relativa.
    L'effetto diretto delle eventuali misure sulla situazione finanziaria di queste aziende
    sarà trascurabile se l'intero ammontare dei dazi sarà scaricato sui consumatori. Ci si
    potrebbero aspettare effetti finanziari indiretti unicamente se, a causa di tale aumento
    di prezzo, i consumatori riducessero i loro acquisti del prodotto in esame. Qualora
    ciò dovesse verificarsi, tuttavia, ciò avverrebbe solo in misura limitata, anche se per
    le catene di marca si superasse leggermente la media dell' 1,6% di cui al considerando
    73.
    Il prodotto in esame, inoltre, non è mai venduto separatamente in negozi specializzati
    e, dati i prezzi particolarmente bassi, rappresenta meno del 10% del fatturato delle
    imprese che gestiscono catene di marca che hanno collaborato. Date queste premesse,
    anche una lieve contrazione della domanda del prodotto in esame, che sembra
    improbabile, avrebbe un impatto trascurabile sul complesso delle imprese, in
    particolare se la domanda fosse almeno in parte riorientata verso calzature di prezzo
    superiore, con un probabile margine superiore in termini assoluti.
83) Per quanto riguarda i supermercati non specializzati o altri negozi non specializzati,
    alla luce dell'incidenza ancora inferiore del prodotto in esame sulle loro vendite, la
    loro situazione non dovrebbe risentire dell'istituzione di misure anche nel caso di
    un'evoluzione del mercato come quella sopra ipotizzata.
                                                 37-
 ---pagebreak--- 84) Si è esaminata la situazione degli importatori che riforniscono questi canali di
    distribuzione non specializzati, dato che in alcuni casi importavano una percentuale
     maggiore del loro fatturato dai paesi in questione rispetto ai loro clienti. Queste
     imprese sono generalmente gestite con una struttura molto limitata e flessibile, che
    consente loro di vendere solo quando il margine commerciale previsto copre i costi
     sostenuti. La loro esperienza nel mercato e la loro capacità di progettare e vendere
     non risentono in alcun modo del paese di origine delle merci. Poiché le misure
     antidumping si ripercuotono su tutta la distribuzione di calzature, questi importatori
    potranno beneficiare di qualsiasi situazione del mercato e continuare a rifornire i loro
    clienti di importazioni cinesi o indonesiane, o di qualsiasi prodotto non oggetto di
    dumping, nonché di calzature prodotte nella Comunità.
85) In conclusione, non si è potuto accertare che l'istituzione di misure antidumping in
    relazione alle calzature in esame sarebbe tale da ripercuotersi in misura significativa
    sulla situazione finanziaria della distribuzione di calzature nel suo complesso o su
    una parte di detta distribuzione.
3.       Impatto sull'industria comunitaria e sui suoi fornitori
86) È stata riproposta la tesi in base alla quale le misure non avrebbero alcun effetto
    positivo sulla situazione dell'industria comunitaria in quanto sposterebbero gli
    approvvigionamenti verso altri paesi terzi. Inoltre, è stato sostenuto che la situazione
    dell'industria calzaturiera tessile a questo proposito sarebbe paragonabile a quella dei
    produttori di borsette sintetiche e che quindi anche nel presente caso il Consiglio
    dovrebbe astenersi dal prendere misure4.
4
    V. capoversi 105 e 106 del Regolamento del Consiglio (CE) n° 1567/97 (GU n° L 208, del 2.8.1997,
    p.31).
                                                    38
 ---pagebreak---     Il trasferimento delle fonti di approvvigionamento da un paese all'altro costituisce
    già da tempo una caratteristica saliente del mercato delle calzature. A questo
    proposito, si noti che l'industria comunitaria è riuscita, tramite l'automazione e la
    razionalizzazione, a compensare in parte, aumentando a sua volta le esportazioni, il
    continuo avvicendarsi dei paesi dai quali venivano importati nella Comunità volumi
    sempre diversi di prodotti. Questo tuttavia non è stato possibile nel caso del
    massiccio incremento delle importazioni oggetto di dumping dai due paesi in esame
    nel presente procedimento. Per quanto riguarda l'asserito parallelismo tra il presente
    procedimento e il caso delle borsette sintetiche, si deve sottolineare che la notevole
    quota di mercato detenuta tuttora dall'industria comunitaria denunziante nel presente
    caso, la natura dei detentori del capitale nella maggior parte delle imprese
    esportatrici, oltre all'importante investimento industriale necessario per produrre
    calzature, esclude chiaramente ogni ragionevole e significativo paragone tra le due
    industrie. Il Consiglio dunque non può accettare che in nome della coerenza debba
    astenersi dal prendere misure nel presente caso.
87) Si è nuovamente sostenuto che l'eventuale imposizione di misure avrebbe
    conseguenze negative sui produttori di macchinari per la fabbricazione di calzature,
    le cui forniture all'Indonesia e alla Repubblica popolare cinese sarebbero limitate.
    Per quanto riguarda i fornitori di macchinari, si noti che l'industria comunitaria sta
    chiaramente investendo nell'automazione, e in particolare nel processo di iniezione.
    Tale automazione è collegata agli investimenti in macchinari e in forme di stampa
    prodotti nella Comunità, che continuano a creare un circolo virtuoso di miglioramenti
    tecnologici. Non sono invece stati forniti elementi di prova del fatto che gli
    esportatori dell'Indonesia e della Repubblica popolare cinese siano importanti clienti
    dei produttori di macchinari comunitari.
88) Non essendo stati forniti ulteriori elementi di prova in relazione a queste tesi, si
    confermano le conclusioni illustrate nei considerando 99 e 104 del regolamento sui
    dazi provvisori.
                                                39
 ---pagebreak--- 4.      Restrizioni quantitative sulle pantofole
89) Si è nuovamente sostenuto che le pantofole non dovrebbero essere assoggettate a
    misure antidumping essendo già soggette, se di provenienza cinese, a un contingente.
    In linea di principio, si deve ricordare che, a seguito di un'inchiesta antidumping che
    ha dimostrato la necessità delle misure (per porre riparo a un pregiudizio collegato ai
    prezzi), l'imposizione di tali misure andrebbe considerata indipendentemente
    dall'esistenza di qualsiasi restrizione quantitativa eventualmente applicabile ai
    prodotti in questione. Si ricorda inoltre che più del 75% delle calzature oggetto della
    presente inchiesta non sono soggette ad alcuna restrizione quantitativa.
5.      Conclusioni relative all'interesse della Comunità
90) In conclusione, ed avendo esaminato tutti i vari interessi in causa, si ritiene che non
    vi siano ragioni convincenti per non procedere nei confronti delle importazioni
    oggetto di dumping in questione. Si confermano pertanto le conclusioni di cui al
    considerando 105 del regolamento sui dazi provvisori.
                                                40
 ---pagebreak---                                   I. MISURE ANTIDUMPING
1.      Livello necessario per eliminare il pregiudizio
    a) Considerazioni generali
91) Si ricordi che i calcoli utilizzati nella fase provvisoria del procedimento al fine di
    determinare il livello necessario per eliminare il pregiudizio si basavano su due
    diverse serie di confronti dei prezzi. Per quanto riguardava gli esportatori che hanno
    collaborato, si sono confrontati i prezzi dei modelli più esportati con i corrispondenti
    prezzi non pregiudizievoli dell'industria comunitaria sulla base di una suddivisione
    in 16 "famiglie" di calzature. Per la grande maggioranza delle importazioni, in
    mancanza di collaborazione da parte di qualsiasi esportatore, si è dovuto invece
    calcolare il livello di eliminazione del pregiudizio in base alla media dei codici NC in
    questione, seguendo l'impostazione del confronto "categoria per categoria".
92) Si è sostenuto che, nel l'effettuare tali confronti, la Commissione non ha tenuto conto
    delle pretese differenze tra calzature vulcanizzate e calzature fabbricate tramite
    stampaggio per iniezione. Oltre a quanto si è già spiegato nei considerando 26-30 del
    presente regolamento, si ritiene che non esistano differenze globali tra calzature
    vulcanizzate e calzature fabbricate tramite stampaggio per iniezione tali da incidere
    in maniera significativa sui confronti globali tra i prezzi.
    In effetti, la differenza tra i processi produttivi utilizzati per la fabbricazione delle
    suole di due modelli comparabili non induce una diversa percezione del
    consumatore. Per quanto riguarda gli esportatori che hanno collaborato, nel caso in
    cui si sono messi a confronto i modelli vulcanizzati d'importazione con la calzature
    fabbricate tramite stampaggio per iniezione prodotte nella Comunità in quanto erano
    i modelli più simili che si sono trovati, si è data agli esportatori la possibilità di
    presentare le loro osservazioni sulla base dei documenti e dei dossier non riservati a
    loro disposizione, e nessuno di loro ha contestato il confronto effettuato.
                                                  41
 ---pagebreak--- 93) Alcuni esportatori della Repubblica popolare cinese hanno sostenuto che gli elementi
     descrittivi dei modelli prodotti nella Comunità utilizzati a fini di confronto erano
     insufficienti. A questo proposito, si ricorda che agli esportatori sono state fomite
     copie dei dossier non riservati, che riportavano fotografie dei modelli prodotti nella
     Comunità e utilizzati come riferimento per ciascuna famiglia, in aggiunta alle
     spiegazioni scritte fornite e alle tabelle di calcoli incluse nei documenti pubblicati.
94) A seguito delle osservazioni presentate dagli importatori, e per effettuare il confronto
     tra i prezzi nel calcolo del livello necessario per eliminare il pregiudizio, i prezzi CIF
     all'importazione sono stati adeguati per tener conto del livello dei prezzi allo stadio
    di reso sdoganato al cliente utilizzando la metodologia di adeguamento impiegata per
    la valutazione della sottoquotazione e illustrata nel considerando 65 del presente
    regolamento.
95) Alcuni importatori hanno sostenuto che i calcoli delle aliquote di dazio residue non
    potevano essere capiti nella forma in cui sono stati presentati nella notifica dei fatti e
    delle considerazioni essenziali in base ai quali sono state istituite le misure
    provvisorie. Ciò dipendeva, almeno in parte, dal fatto che in tale notifica non si
    fornivano i prezzi non pregiudizievoli dei produttori comunitari.
    Si è successivamente deciso che questi prezzi medi non pregiudizievoli per le
    calzature interessate, che derivavano da calcoli relativi a diversi produttori
    comunitari, potevano essere comunicati per facilitare la comprensione dei confronti
    dei prezzi senza rischiare una violazione della riservatezza. Poiché tuttavia i calcoli
    provvisori risentivano della modifica dell'adeguamento per lo stadio commerciale di
    cui sopra, la comunicazione dei particolari relativi ai calcoli provvisori non si poteva
    ritenere di particolare interesse. Di conseguenza, nelle comunicazioni definitive
    inviate alle parti si sono fornite spiegazioni particolareggiate in merito al livello di
    eliminazione del pregiudizio, con tutte le cifre e i grafici.
                                                   42-
 ---pagebreak--- 96) Alcuni importatori hanno sostenuto che, ammesso che si verificasse un dumping
    pregiudizievole in relazione alle calzature con un prezzo di importazione inferiore a
    tre USD, ciò non avveniva per le calzature più sofisticate. Secondo gli importatori in
    questione, a queste ultime calzature si dovrebbe riconoscere un livello di
    eliminazione del pregiudizio dello 0%.
    A questo proposito si ricorda che, benché grandi volumi di calzature siano
    effettivamente importati a meno di 2,5 ECU (pari a 3 USD), tali calzature
    costituivano, nel campione delle operazioni degli importatori esaminato, solo il 48%
    in valore delle importazioni in questione. Il fatto che la maggioranza del fatturato
    delle importazioni fosse superiore al preteso limite di prezzo dimostra che in realtà le
    importazioni del prodotto in esame - benché effettuate a prezzi estremamente bassi
    rispetto ai prezzi che si dovrebbero registrare se prevalessero normali condizioni di
    concorrenza - si distribuiscono lungo tutta la scala dei prezzi.
    Inoltre, anche i livelli dei prezzi non pregiudizievoli stabiliti per i produttori della
    Comunità sottoposti all'inchiesta erano sia inferiori, sia superiori al preteso prezzo
    limite, adeguato per tener conto dell'appropriato stadio di consegna al cliente (3,7
    ECU), a seconda del tipo di scarpe. In assenza di qualsiasi altro elemento di prova
    relativo a questo aspetto del mercato, la contestazione dev'essere pertanto respinta.
97) Non essendo state presentate altre osservazioni, è dunque confermata la metodologia
    generale per il calcolo del livello di eliminazione del pregiudizio stabilita nei
    considerando 106-112 del regolamento sui dazi provvisori.
    La modifica dell'adeguamento relativo allo stadio commerciale comporta tuttavia un
    cambiamento delle conclusioni provvisorie, come di seguito indicato.
                                                43-
 ---pagebreak---     b) Indonesia
98) Conformemente alla metodologia illustrata nel regolamento sui dazi provvisori, i
    livelli corretti di eliminazione del pregiudizio per le imprese indonesiane che hanno
    collaborato comprese nel campione, espressi in percentuale del prezzo CIF
    all'importazione, andavano dallo 0 al 31,5%, con una media applicabile alle imprese
    che hanno collaborato non comprese nel campione del 14,1%. Analogamente, il
    margine residuo corretto, stabilito in base alle statistiche Eurostat, è risultato del
    15,4%.
    e) Repubblica popolare cinese
99) Conformemente alla metodologia illustrata nel regolamento sui dazi provvisori, il
    singolo livello di eliminazione del pregiudizio corretto per la Repubblica popolare
    cinese è risultato del 61,2%.
2.      Dazio
100) Una delle imprese indonesiane che hanno collaborato non compresa nel campione
      ha contestato il fatto che le fosse stato attribuito un dazio basato sulla media
      ponderata dei margini di dumping accertati per il campione.
      Non si è potuto accogliere tale obiezione in quanto l'articolo 9, paragrafo 6 del
      regolamento di base dispone che, se la Commissione ha svolto un esame limitato a
      norma dell'articolo 17, il dazio antidumping imposto alle imprese che hanno
      collaborato non comprese nel campione non supera la media ponderata del margine
      di dumping stabilito per le parti inserite nel campione. Come indicato nel
      considerando 23 del regolamento sui dazi provvisori, inoltre, si ricorda che le
      imprese indonesiane interessate avevano accettato questa metodologia.
                                               -44-
 ---pagebreak--- 101) Poiché il livello di eliminazione del pregiudizio residuo per l'Indonesia e per la
     Repubblica popolare cinese, nonché il singolo livello per la ST Sindoll Pratama,
     sono inferiori ai margini di dumping corrispondenti, il dazio antidumping dovrebbe
     basarsi su tali livelli. Per gli altri esportatori indonesiani che hanno collaborato, il
     dazio antidumping dovrebbe basarsi sui margini di dumping sopra stabiliti.
102) Le aliquote di dazio antidumping applicabili al prezzo netto, franco frontiera
     comunitaria, prima del dazio dovrebbero pertanto essere le seguenti:
     Paese                                   Produttore ed esportatore Aliquota di dazio
 REPUBBLICA POPOLARE CINESE Tutte le imprese                                      61.2%
 INDONESIA                                   PT Dragon                              4,0%
                                             PT Emperor Footwear Indonesia          0%
                                             PT Sindoll Pratama                     0%
                                             PT Bosaeng Jay a                      14,1%
                                             PTVolmacarol                         14,1%
                                             Tutte le altre imprese                15,4%
                         J. RISCOSSIONE DI DAZI PROVVISORI
103) Data l'entità dei margini di dumping accertati per i produttori e i paesi esportatori e
     in considerazione della gravità del pregiudizio arrecato all'industria comunitaria, si
     ritiene necessario che gli importi depositati a titolo di dazi antidumping provvisori
     ai sensi del regolamento (CE) n. 165/97 siano definitivamente riscossi in ragione
     dell'aliquota di dazio istituita in via definitiva. Tuttavia, ove si possa dimostrare, in
     maniera giudicata sufficiente dalle autorità doganali, che gli importi depositati si
     riferivano a importazioni di scarpe escluse dall'applicazione del presente
     procedimento, come indicato all'articolo 1, paragrafo 3, lettera b) e lettera e) del
     presente regolamento, detti importi dovranno essere interamente liberati.
                                                 -45
 ---pagebreak---                          K. NUOVI PRODUTTORI ESPORTATORI
104) A norma dell'articolo 11, paragrafo 4 del regolamento di base, nel quadro del
     presente procedimento non si può avviare un riesame dei nuovi esportatori per
     stabilire i singoli margini di dumping per quanto riguarda l'Indonesia in quanto
     nell'inchiesta originale si è fatto ricorso al campionamento. Tuttavia, per assicurare
     una parità di trattamento tra eventuali nuovi produttori esportatori e le imprese che
     hanno collaborato all'inchiesta, si ritiene opportuno prevedere disposizioni per
     l'applicazione della media ponderata dei dazi imposti a queste ultime imprese agli
     eventuali nuovi produttori esportatori che avrebbero altrimenti avuto diritto a un
     riesame ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 4,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
                                         Articolo 1
1. Sono istituiti dazi antidumping definitivi sulle importazioni di calzature di cui al
   codice NC 6404 19 10 e, con l'eccezioni sotto indicate, delle calzature di cui al
   codice NC 6404 19 90 (codice TARIC 6404 19 90 * 90) originarie della Repubblica
   popolare cinese e dell'Indonesia.
2. L'aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco
   frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, è la seguente:
                                               -46
 ---pagebreak--- Paese                 Prodotto fabbricato da                    Aliquota     di Ulteriori
                                                                dazio (%)        codici
                                                                                 TARIC
Repubblica            Tutte le imprese                                  61,2%
popolare cinese
Indonesia            Tutte le imprese                                    15,4%          8900
                      fatta eccezione per:
                      P.T. Dragon                                         4,0%          8941
                      P.T. Emperor Footwear Indonesia                     0,0%          8942
                     P.T. Sindoll Pratama                                 0,0%          8942
                      P.T. Bosaeng Jaya                                  14,1%          8943
                     P.T. Volmacarol                                     14,1%          8943
3. L'aliquota di dazio non si applica:
    a) alle cosiddette "espadrilles", che, ai fini del presente regolamento, sono scarpe con
    tomaie di tela e suole di corda intrecciata, anche rinforzate con gomma o plastica su
    una superficie variabile, senza tacco, e con suola di spessore non superiore a 2,5 cm
    (codice TARIC 6404 19 90 * 10);
    b) alle cosiddette "scarpette da immersione subacquea" o "scarpette per sport
    acquatici", che, ai fini del presente regolamento, sono scarpe con tomaie di neoprene,
    laminate su una o entrambe le superfici con materie tessili, in cui lo spessore del
    neoprene è uguale o superiore a 2,5 mm, che coprono interamente il piede, con suola
    resistente all'abrasione, e destinate ad alcuni sport acquatici quali l'immersione
    subacquea (codice TARIC 6404 19 90 * 20);
                                                   47-
 ---pagebreak---    e) alle cosiddette "scarpe per uso medico", che, ai fini del presente regolamento, sono
    scarpe che, sebbene non siano fabbricate in base alle esigenze mediche di una singola
    persona, sono destinate a facilitare il recupero nel corso o a seguito di una terapia o di
   un'operazione, quali ad esempio le scarpe per camminare con un piede ingessato o
   bendato. Dette scarpe non coprono interamente il piede ed hanno una grande apertura
   che permette di infilarvi anche un piede bendato. Non sono vendute a paia ma
   individualmente e presentano al tempo stesso più di una delle seguenti caratteristiche:
       -    il dispositivo di chiusura può essere adattato alle dimensioni della fasciatura o
           del gesso;
       -    si possono inserire speciali suole o cuscinetti interni a scopo medico;
       -    la struttura della suola è tale da impedire contatti pericolosi del piede con il
           suolo, ma al tempo stesso impedisce un uso della scarpa diverso da quello
           medico;
       -   la struttura è funzionale e non fa uso di decorazioni o altri accessori di moda.
   (codice TARIC 6404 19 90 * 30)
4. Qualora una parte indonesiana fornisca alla Commissione sufficienti elementi di
   prova di non aver esportato le merci descritte all'paragrafo 1 nel periodo
   dell'inchiesta, di non essere collegata ad alcun esportatore o produttore assoggettato
   alle misure istituite dal presente regolamento e di aver esportato le merci in questione
   dopo il periodo dell'inchiesta o di aver sottoscritto un obbligo contrattuale
   irrevocabile di esportarne un quantitativo significativo nella Comunità, il Consiglio,
   deliberando a maggioranza semplice su proposta presentata dalla Commissione,
   sentito il Comitato consultivo, può emendare il paragrafo 2 attribuendo a tale parte il
   dazio applicabile ai produttori esportatori che hanno collaborato, e cioè il 14,1%.
                                                -48
 ---pagebreak---  5.  Salvo diversa indicazione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi e altre prassi
     doganali.
                                             Articolo 2
 I. Gli importi costituiti a titolo di dazi antidumping provvisori a norma del regolamento
     (CE) n. 165/97 sono riscossi a titolo definitivo in ragione del dazio istituito a titolo
     deiinitivo, fatta eccezione per gli importi per i quali si può dimostrare, in maniera
     ritenuta sufficiente dalle autorità doganali, che si riferivano a importazioni di scarpe di
     cui all'articolo 1(3), lettere b) e e), che sono interamente liberati.
2.   Gli importi depositati sono svincolati nella parte eccedente l'aliquota del dazio
     antidumping definitivo.
                                             Articolo 3
Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sulla
Gazzetta ufficiale delle ( \mnmità europee.
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in
ciascuno degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles,
                                                                               Per il Consiglio
                                                                                 Il presidente
                                                    49
 ---pagebreak---                                                                     ISSN 0254-1505
                                                             COM(97) 498 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                                      02 11
                                            N. di catalogo : CB-CO-97-502-IT-C
                                                              ISBN 92-78-25134-8
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo
                                               So