CELEX: 62014TN0065
Language: it
Date: 2014-01-28 00:00:00
Title: Causa T-65/14: Ricorso proposto il 28 gennaio 2014 — Bank Refah Kargaran/Consiglio

5.5.2014   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 135/43
            
         Ricorso proposto il 28 gennaio 2014 — Bank Refah Kargaran/Consiglio
   (Causa T-65/14)
   2014/C 135/55
   Lingua processuale: il francese
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Bank Refah Kargaran (Teheran, Iran) (rappresentanti: avv. J.-M. Thouvenin)
   
      Convenuto: Consiglio dell’Unione europea
   
      Conclusioni
   
   La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               annullare il regolamento d’esecuzione (UE) n. 1154/2013 del Consiglio, del 15 novembre 2013, nella parte in cui riguarda la ricorrente;
            
         
               —
            
            
               annullare la decisione 2013/661/PESC del Consiglio, del 15 novembre 20l3, nella parte in cui riguarda la ricorrente;
            
         
               —
            
            
               dichiarare inapplicabile nei suoi confronti il regolamento (UE) n. 267/2012 del Consiglio, del 23 marzo 2012;
            
         
               —
            
            
               dichiarare inapplicabile nei suoi confronti la decisione 2010/413 PESC;
            
         
               —
            
            
               in subordine, annullare il regolamento di esecuzione e la decisione menzionati ai primi due trattini delle presenti conclusioni, a decorrere dal 20 gennaio 2014;
            
         
               —
            
            
               condannare il Consiglio alle spese.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce otto motivi.
   
               1.
            
            
               Primo motivo, vertente su un difetto di motivazione, in violazione dell’articolo 296 TFUE, poiché il regolamento d’esecuzione che procede all’inserimento della ricorrente nell’elenco delle persone e delle entità colpite dalle misure restrittive non indicherebbe espressamente il fondamento giuridico sul quale è fondato.
            
         
               2.
            
            
               Secondo motivo, vertente sulla mancanza di fondamento normativo, posto che il fondamento normativo del regolamento di esecuzione contestato sarebbe il regolamento n. 267/2012 (1), il quale dovrebbe essere dichiarato inapplicabile alla ricorrente in quanto, da un lato, sarebbe stato adottato in violazione dell’obbligo di motivazione stabilito dall’articolo 296 TFUE e in violazione dell’articolo 215 TFUE e, dall’altro, il suo articolo 23 paragrafo 2, lettera d), che costituirebbe il fondamento normativo dell’inserimento della ricorrente nell’elenco dell’allegato IX del regolamento n. 267/2012, violerebbe i trattati e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
            
         
               3.
            
            
               Terzo, quarto, quinto e sesto motivo, vertenti, rispettivamente, i) su un errore di diritto, ii) su un errore di fatto e un errore manifesto di valutazione, iii) una violazione dei diritti della difesa e del diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva e iv) una violazione del principio di proporzionalità.
            
         
               4.
            
            
               Settimo motivo, vertente sulla circostanza che l’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413 (2), che costituirebbe il fondamento normativo della sanzione inflitta alla parte ricorrente, dovrebbe essere dichiarato inapplicabile a quest’ultima in quanto tale disposizione sarebbe contraria ai trattati, alla Carta dei diritti fondamentali e al principio di proporzionalità. La parte ricorrente afferma che la decisione di inserirla nell’elenco delle persone e delle entità colpite dalle misure restrittive deve pertanto essere annullata
            
         
               5.
            
            
               Ottavo motivo, vertente sulla circostanza che la sanzione contestata sarebbe divenuta illegittima a decorrere dal 20 gennaio 2014 poiché il Consiglio, in tale data, avrebbe riconosciuto che l’Iran non perseguiva più le attività nucleari che sarebbero la causa della sanzione. La parte ricorrente dichiara che la sanzione perde pertanto il suo oggetto.
            
         
      (1)  Regolamento (UE) n. 267/2012 del Consiglio, del 23 marzo 2012, concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran e che abroga il regolamento (UE) n. 961/2010 (GU L 88, pag. 1).
   
      (2)  Decisione 2010/413/PESC del Consiglio, del 26 luglio 2010, concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran e che abroga la posizione comune 2007/140/PESC (GU L 195, pag. 39).