CELEX: C2005/057/10
Language: it
Date: 2005-03-05 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Prima Sezione), 11 gennaio 2005, nel procedimento C-26/03 [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall'Oberlandesgericht Naumburg (Germania)]: Stadt Halle, RPL Recyclingpark Lochau GmbH contro Arbeitsgemeinschaft Thermische Restabfall- und Energieverwertungsanlage TREA Leuna («Direttiva 92/50/CEE — Appalti pubblici di servizi — Affidamento senza pubblica gara d'appalto — Affidamento dell'appalto ad una società mista pubblico-privata — Tutela giurisdizionale — Direttiva 89/665/CEE»)

5.3.2005   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 57/6
            
         
      SENTENZA DELLA CORTE
   
   (Prima Sezione)
   11 gennaio 2005
   nel procedimento C-26/03 [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall'Oberlandesgericht Naumburg (Germania)]: Stadt Halle, RPL Recyclingpark Lochau GmbH contro Arbeitsgemeinschaft Thermische Restabfall- und Energieverwertungsanlage TREA Leuna (1)
   
   («Direttiva 92/50/CEE - Appalti pubblici di servizi - Affidamento senza pubblica gara d'appalto - Affidamento dell'appalto ad una società mista pubblico-privata - Tutela giurisdizionale - Direttiva 89/665/CEE»)
   (2005/C 57/10)
   Lingua processuale: il tedesco
   Nel procedimento C-26/03, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, dall'Oberlandesgericht Naumburg (Germania) con ordinanza in data 8 gennaio 2003, pervenuta in cancelleria il 23 gennaio 2003, nella causa dinanzi ad esso pendente tra Stadt Halle, RPL Recyclingpark Lochau GmbH e Arbeitsgemeinschaft Thermische Restabfall- und Energieverwertungsanlage TREA Leuna, la Corte (Prima Sezione), composta dal sig. P. Jann, presidente di sezione, e dai sigg. J.N. Cunha Rodrigues, E. Juhász (relatore), M. Ilešič e E. Levits, giudici; avvocato generale: sig.ra C. Stix-Hackl; cancelliere: sig. R. Grass, ha pronunciato, l'11 gennaio 2005, una sentenza il cui dispositivo è del seguente tenore:
   
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               L'art. 1, n. 1, della direttiva del Consiglio 21 dicembre 1989, 89/665/CEE, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all'applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, come modificata dalla direttiva del Consiglio 18 giugno 1992, 92/50/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, a sua volta modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 13 ottobre 1997, 97/52/CE, deve essere interpretato nel senso che l'obbligo degli Stati membri di garantire la possibilità di mezzi di ricorso efficaci e rapidi contro le decisioni prese dalle amministrazioni aggiudicatrici si estende anche alle decisioni adottate al di fuori di una formale procedura di affidamento di appalto e prima di un atto di formale messa in concorrenza, ed in particolare alla decisione sulla questione se un determinato appalto rientri nell'ambito di applicazione ratione personae e ratione materiae della direttiva 92/50, come modificata. Tale possibilità di ricorso è concessa a qualsiasi soggetto che abbia o abbia avuto interesse a ottenere l'appalto di cui trattasi e che sia stato o rischi di essere leso a causa di una violazione denunciata, a partire dal momento in cui viene manifestata la volontà dell'amministrazione aggiudicatrice idonea a produrre effetti giuridici. Pertanto, gli Stati membri non sono autorizzati a subordinare la possibilità di ricorso al fatto che la procedura di affidamento di appalto pubblico in questione abbia formalmente raggiunto una fase determinata.
            
         
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               Nell'ipotesi in cui un'amministrazione aggiudicatrice intenda concludere un contratto a titolo oneroso relativo a servizi rientranti nell'ambito di applicazione ratione materiae della direttiva 92/50, come modificata dalla direttiva 97/52, con una società da essa giuridicamente distinta, nella quale la detta amministrazione detiene una partecipazione insieme con una o più imprese private, le procedure di affidamento degli appalti pubblici previste dalla citata direttiva debbono sempre essere applicate.
            
         
      (1)  GU C 101 del 26.4.2003.