CELEX: E2016J0005
Language: it
Date: 2017-04-06 00:00:00
Title: Sentenza della Corte, del 6 aprile 2017, nella causa E-5/16 — Comune di Oslo (Direttiva 2008/95/CE – Marchi d’impresa – Diritto d’autore – Ordine pubblico – Dominio pubblico – Carattere distintivo – Carattere descrittivo – Segni costituiti esclusivamente dalla forma che dà un valore sostanziale al prodotto)

13.7.2017   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 224/18
            
         SENTENZA DELLA CORTE
   del 6 aprile 2017
   nella causa E-5/16
   Comune di Oslo
   
      (Direttiva 2008/95/CE – Marchi d’impresa – Diritto d’autore – Ordine pubblico – Dominio pubblico – Carattere distintivo – Carattere descrittivo – Segni costituiti esclusivamente dalla forma che dà un valore sostanziale al prodotto)
   
   (2017/C 224/09)
   Nella causa E-5/16, Comune di Oslo – ISTANZA alla Corte, ai sensi dell’articolo 34 dell’accordo tra gli Stati EFTA relativo all’istituzione di un’Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia, da parte del Klagenemnda for industrielle rettigheter (Commissione di ricorso della Norvegia per i diritti di proprietà industriale) riguardo all’interpretazione della direttiva 2008/95/CE sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa, e in particolare dell’articolo 3, paragrafo 1, lettere b-f), la Corte, composta da Carl Baudenbacher, presidente, Per Christiansen (giudice relatore) e Páll Hreinsson, giudici, ha emesso, il 6 aprile 2017, la sua sentenza, il cui dispositivo è il seguente.
   
               1.
            
            
               La registrazione come marchio d’impresa di un segno costituito da opere per le quali il periodo di tutela del diritto d’autore è scaduto non è di per sé contraria all’ordine pubblico o al buon costume ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2008/95/CE.
            
         
               2.
            
            
               Il fatto che la registrazione di segni costituiti da opere d’arte come marchi d’impresa sia o meno rifiutata sulla base di principi di buon costume ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2008/95/CE dipende segnatamente dallo statuto o dalla percezione dell’opera d’arte nello Stato SEE interessato. Il rischio di appropriazione indebita o dissacrazione di un’opera può svolgere un ruolo importante all’atto di una tale valutazione.
            
         
               3.
            
            
               La registrazione di un segno può essere rifiutata solo sulla base dell’eccezione di ordine pubblico di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2008/95/CE, se il segno consiste esclusivamente in un’opera di dominio pubblico e la registrazione di tale segno costituirebbe una minaccia autentica e sufficientemente grave nei confronti di un interesse fondamentale della società.
            
         
               4.
            
            
               L’articolo 3, paragrafo 1, lettera e) iii), della direttiva 2008/95/CE può applicarsi a rappresentazioni bidimensionali di forme tridimensionali, comprese le sculture.
            
         
               5.
            
            
               L’articolo 3, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2008/95/CE deve essere interpretato come applicabile alle rappresentazioni bidimensionali e tridimensionali della forma di un prodotto.
            
         
               6.
            
            
               L’articolo 3, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2008/95/CE deve essere interpretato nel senso che, se un segno è descrittivo ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera c), esso manca necessariamente del carattere distintivo di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettera b). Qualora l’organo di rinvio dovesse ritenere che il segno di cui trattasi non sia descrittivo, può valutarne il carattere distintivo ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, lettera b), in relazione ai beni e servizi designati dal marchio e alle presunte aspettative di un consumatore medio «normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto» della categoria di beni e servizi in questione.