CELEX: 62004CJ0439
Language: it
Date: 2006-07-06 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 6 luglio 2006.#Axel Kittel contro Stato belga (C-439/04) e Stato belga contro Recolta Recycling SPRL (C-440/04).#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Cour de cassation - Belgio.#Sesta direttiva IVA - Deduzione dell'IVA pagata a monte - Frodi mediante operazioni 'carosello' - Contratto di vendita inficiato da nullità assoluta nel diritto interno.#Cause riunite C-439/04 e C-440/04.

Cause riunite C-439/04 e C-440/04
      Axel Kittel
      contro
      Stato belga 
      e
      Stato belga 
      contro
      Recolta Recycling SPRL
      [domande di pronuncia pregiudiziale proposte dalla Cour de cassation (Belgio)]
      «Sesta direttiva IVA — Detrazione dell’IVA pagata a monte — Frode mediante operazioni “carosello” — Contratto di vendita inficiato da nullità assoluta nel diritto interno»
      Conclusioni dell’avvocato generale D. Ruiz-Jarabo Colomer, presentate il 14 marzo 2006 
      Sentenza della Corte (Terza Sezione) 6 luglio 2006 
      Massime della sentenza
      Disposizioni tributarie — Armonizzazione delle legislazioni — Imposte sulla cifra di affari — Sistema comune d’imposta sul
            valore aggiunto — Detrazione dell’imposta pagata a monte 
      (Direttiva del Consiglio 77/388, art. 17)
      Qualora una cessione sia operata nei confronti di un soggetto passivo che non sapeva e non avrebbe potuto sapere che l’operazione
         interessata si iscriveva in una frode commessa dal venditore, l’art. 17 della sesta direttiva 77/388 in materia di armonizzazione
         delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari, come modificata dalla direttiva 95/7, deve
         essere interpretato nel senso che osta ad una norma di diritto nazionale secondo cui l’annullamento del contratto di vendita
         – per effetto di una disposizione di diritto civile che sanziona tale contratto con la nullità assoluta in quanto contrario
         all’ordine pubblico per una causa illecita perseguita dall’alienante – comporta per il detto soggetto passivo la perdita del
         diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto. Al riguardo, è irrilevante la questione se la detta nullità derivi
         da una frode all’imposta sul valore aggiunto ovvero da altre frodi.
      
      Per contro, qualora risulti acclarato, alla luce degli elementi oggettivi, che la cessione è stata effettuata nei confronti
         di un soggetto passivo che sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare, con il proprio acquisto, ad un’operazione che si
         iscriveva in una frode all’imposta sul valore aggiunto, spetta al giudice nazionale negare al detto soggetto passivo il beneficio
         del diritto alla detrazione.
      
      (v. punti 52, 59-61 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      6 luglio 2006 (*)
      
      «Sesta direttiva IVA – Deduzione dell’IVA pagata a monte – Frodi mediante operazioni “carosello” – Contratto di vendita inficiato da nullità assoluta nel diritto interno»
      Nei procedimenti riuniti C-439/04 e C-440/04,
      aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dalla Cour de cassation
         (Belgio), con decisioni 7 ottobre 2004, pervenute in cancelleria il 19 ottobre 2004, nelle cause 
      
      Axel Kittel (procedimento C-439/04)
      
      contro
      Stato belga,
      e
      Stato belga (procedimento C-440/04)
      
      contro
      Recolta Recycling SPRL,
      
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J.-P. Puissochet, S. von Bahr (relatore), U. Lõhmus e A.Ó Caoimh,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. D. Ruiz-Jarabo Colomer
      cancelliere: sig. B. Fülöp, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 9 febbraio 2006,
      considerate le osservazioni presentate:
      –       per il sig. Axel Kittel, dall’avv. J. Bublot, avocat (procedimento C-439/04);
      –       per la Recolta Recycling SPRL, dagli avv.ti T. Afschrift e A. Rayet, avocats (procedimento C‑440/04);
      –       per lo Stato belga, dalla sig.ra E. Dominkovits, successivamente dalla sig.ra L. Van den Broeck, in qualità di agenti, assistite
         dall’avv. B. van de Walle de Ghelcke, avocat;
      
      –       per il governo italiano, dall’avv. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dall’avv. G. De Bellis, avvocato dello
         Stato;
      
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. J.-P. Keppenne e dalla sig.ra M. Afonso, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 14 marzo 2006,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       Le domande di pronuncia pregiudiziale vertono sull’interpretazione della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE,
         in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune
         di imposta sul valore aggiunto: base imponibile (GU L 145, pag. 1), come modificata dalla direttiva del Consiglio 10 aprile
         1995, 95/7/CE (GU L 102, pag. 18; in prosieguo: la «sesta direttiva»).
      
      2       Tali domande sono state sottoposte alla Corte nell’ambito di due controversie tra, rispettivamente, il sig. Kittel e la Recolta
         Recycling SPRL (in prosieguo: la «Recolta»), da una parte, e lo Stato belga, dall’altra, controversie entrambe vertenti sul
         diniego dell’Amministrazione tributaria belga di riconoscere il diritto di dedurre l’imposta sul valore aggiunto (in prosieguo:
         l’«IVA») versata a monte su operazioni connesse con frodi realizzate mediante operazioni di tipo «carosello».
      
       Contesto normativo
       La normativa comunitaria
      3       L’art. 2 della prima direttiva del Consiglio 11 aprile 1967, 67/227/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli
         Stati membri relative alle imposte sulla cifra d’affari (GU n. 71, pag. 1301), come modificata dalla sesta direttiva (in prosieguo:
         la «prima direttiva»), così recita:
      
      «Il principio del sistema comune di imposta sul valore aggiunto consiste nell’applicare ai beni ed ai servizi un’imposta generale
         sul consumo esattamente proporzionale al prezzo dei beni e dei servizi, qualunque sia il numero di transazioni intervenute
         nel processo di produzione e di distribuzione antecedente alla fase dell’imposizione.
      
      A ciascuna transazione, l’imposta sul valore aggiunto, calcolata sul prezzo del bene o del servizio all’aliquota applicabile
         al suddetto bene o servizio, è esigibile, previa deduzione dell’ammontare dell’imposta sul valore aggiunto che ha gravato
         direttamente sul costo dei diversi elementi costitutivi del prezzo.
      
      Il sistema comune d’imposta sul valore aggiunto è applicato fino allo stadio del commercio al minuto incluso».
      4       L’art. 2, punto 1, della sesta direttiva prevede quanto segue:
      «Sono soggette all’imposta sul valore aggiunto:
      1.      le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, effettuate a titolo oneroso all’interno del paese da un soggetto passivo
         che agisce in quanto tale».
      
      5       Ai termini dell’art. 4, nn. 1 e 2, della detta direttiva:
      «1.      Si considera soggetto passivo chiunque esercita in modo indipendente e in qualsiasi luogo una delle attività economiche di
         cui al paragrafo 2, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività.
      
      2.      Le attività economiche di cui al paragrafo 1 sono tutte le attività di produttore, di commerciante o di prestatore di servizi,
         comprese le attività estrattive, agricole, nonché quelle delle professioni liberali o assimilate. Si considera in particolare
         attività economica un’operazione che comporti lo sfruttamento di un bene materiale o immateriale per ricavarne introiti aventi
         un certo carattere di stabilità».
      
      6       Ai sensi dell’art. 5, n. 1, della direttiva medesima, «[s]i considera «cessione di bene» il trasferimento del potere di disporre
         di un bene materiale come proprietario».
      
      7       L’art. 17, nn. 1 e 2, lett. a), della sesta direttiva prevede quanto segue:
      «1.      Il diritto a deduzione nasce quando l’imposta deducibile diventa esigibile.
      2. Nella misura in cui beni e servizi sono impiegati ai fini di sue operazioni soggette ad imposta, il soggetto passivo è
         autorizzato a dedurre dall’imposta di cui è debitore:
      
      a)      l’imposta sul valore aggiunto dovut[a] o assolta per le merci che gli sono o gli saranno fornite e per i servizi che gli sono
         o gli saranno prestati da un altro soggetto passivo».
      
       La normativa nazionale
      8       Ai sensi dell’art. 1131 del Codice civile belga, «le obbligazioni prive di causa o aventi una causa fittizia o illecita non
         producono effetto».  
      
      9       A termini del successivo art. 1133, «la causa è illecita quando è vietata dalla legge, contraria al buon costume o all’ordine
         pubblico». 
      
       La causa principale
       Procedimento C-439/04
      10     Il giudice del rinvio rileva che la società anonima Ang Computime Belgium (in prosieguo: la «Computime») ha acquistato e rivenduto
         componenti informatici e che, secondo il processo verbale redatto dall’Amministrazione tributaria, quest’ultima ha accertato
         che la Computime aveva scientemente partecipato ad una frode all’IVA del tipo «carosello», il cui fine consisteva nel recupero,
         una o più volte, dell’importo IVA fatturato da fornitori per una sola e medesima merce,  e che le cessioni alla Computime
         erano fittizie. Su tale base, l’Amministrazione tributaria ha negato alla Computime il diritto alla deduzione dell’IVA versata
         sulle dette cessioni. 
      
      11     Dagli atti di causa risulta che l’esattoria dell’IVA di Verviers emanava avviso di liquidazione nei confronti della Computime
         in data 13 ottobre 1997. Gli importi liquidati erano pari a circa 240 milioni di BEF a titolo di imposte e a circa 480 milioni
         di BEF a titolo di ammende (per un totale di circa EUR 18 milioni).
      
      12     La Computime si opponeva a tale ingiunzione dinanzi al Tribunal de première instance di Verviers. Con decisione 28 luglio
         1999 il detto giudice dichiarava l’azione infondata. Tale decisione veniva confermata con sentenza della Cour d’appel di Liegi
         del 29 maggio 2002. 
      
      13     Avverso tale sentenza il sig. Kittel, in qualità di curatore fallimentare della Computime, proponeva allora ricorso dinanzi
         alla Cour de cassation.
      
       Procedimento C-440/04
      14     Il giudice del rinvio rileva che la Recolta ha acquistato da un certo sig. Ailliaud sedici autoveicoli di lusso, acquistati
         dal medesimo presso la società Auto-Mail. Sugli acquisti del sig. Ailliaud non è stata riscossa l’IVA da parte dell’Erario
         e il sig. Ailliaud non ha trasferito allo Stato belga l’IVA versata dalla Recolta. Quest’ultima ha rivenduto gli autoveicoli
         in esenzione IVA alla medesima società Auto‑Mail, in forza di un’autorizzazione di vendita all’esportazione. 
      
      15     Dagli atti di causa risulta che, secondo un’indagine dell’Ispettorato speciale delle imposte, il sig. Ailliaud e la Auto‑Mail
         avevano costituito un meccanismo di frode fiscale mediante operazioni di tipo «carosello», nel quale si sarebbero inserite
         le operazioni concluse con la Recolta.
      
      16     Il 26 ottobre 1989 l’esattoria dell’IVA di Verviers emanava avviso di liquidazione nei confronti della Recolta per un importo
         superiore a 4,8 milioni di BEF a titolo di imposte e di poco più di 9,7 milioni di BEF a titolo di ammende (per un totale
         di circa EUR 360 000).
      
      17     La Recolta si opponeva a tale ingiunzione dinanzi al Tribunal de première instance di Verviers. Con decisione 1° ottobre 1996
         il detto giudice, dopo aver rilevato che nessun elemento consentiva di ritenere che la Recolta e i suoi dirigenti fossero
         a conoscenza ovvero fossero consapevoli del fatto di essere implicati in un ampio meccanismo di frode, dichiarava l’avviso
         di liquidazione emanato dall’esattoria privo di fondamento e, pertanto, nullo e privo di effetti. La causa dava luogo parimenti
         ad un procedimento penale, nel corso del quale il Tribunal correctionnel di Bruxelles emanava, il 7 gennaio 1994, un’ordinanza
         di non luogo a procedere nei confronti dell’amministratore della Recolta.
      
      18     Avverso tale decisione lo Stato belga interponeva appello dinanzi alla Cour d’appel di Liegi, deducendo che i contratti posti
         alla base delle fatture erano inficiati da nullità assoluta secondo l’ordinamento interno, in considerazione del fatto che
         la ragione decisiva che aveva indotto il sig. Ailliaud a contrattare con la Recolta era costituita dalla realizzazione di
         operazioni contrarie al meccanismo dell’IVA. Poiché la causa di tali operazioni era illecita ai sensi dell’art. 1131 del codice
         civile, i requisiti necessari per il diritto alla deduzione, in particolare l’esistenza di cessioni di beni, non sarebbero
         pertanto soddisfatti. 
      
      19     Poiché la Cour d’appel di Liegi confermava la sentenza impugnata, lo Stato belga proponeva ricorso dinanzi alla Cour de cassation.
       Le questioni pregiudiziali
      20     Il giudice del rinvio osserva, anzitutto, che le disposizioni del codice belga sull’IVA oggetto delle cause principali costituiscono
         la trasposizione nell’ordinamento interno dell’art. 2, dell’art. 4, n. 1, dell’art. 5, n. 1, e dell’art. 17, n. 2, della sesta
         direttiva. 
      
      21     Il detto giudice ricorda quindi che, secondo costante giurisprudenza della Corte, la sesta direttiva si fonda sul principio
         di neutralità fiscale, che tale principio osta, in materia di riscossione dell’IVA, ad una differenziazione generalizzata
         tra le transazioni lecite e quelle illecite, ad eccezione dei casi, estranei alla fattispecie in oggetto, nei quali, a causa
         di caratteristiche particolari di talune merci, sia esclusa qualsivoglia concorrenza tra un settore economico lecito ed uno
         illecito.  
      
      22     Il giudice del rinvio rileva inoltre che, nel diritto interno, un accordo finalizzato all’organizzazione di una frode nei
         confronti di terzi, nella specie lo Stato belga, i cui diritti sono tutelati da una normativa di ordine pubblico, presenta
         una causa illecita ed è colpito da nullità assoluta. Riguardo all’interesse generale, è sufficiente che una delle parti abbia
         contrattato per fini illeciti e non occorre che tali fini siano noti all’altro contraente. 
      
      23     Nella causa C‑439/04 la Cour de cassation ricorda che la Cour d’appel di Liegi ha dichiarato che da un accordo nullo non possono
         derivare effetti giuridici, quali la deduzione dell’IVA, quando la causa illecita è la frode all’imposta stessa, e che il
         sig. Kittel fa valere, a sostegno del suo motivo di ricorso per cassazione, che l’IVA fatturata dal soggetto passivo per una
         cessione di beni può essere portata in deduzione, anche laddove sia operata in occasione di un accordo viziato, secondo l’ordinamento
         interno, da nullità assoluta, e che il diritto alla deduzione permane, ancorché la causa illecita consista in una frode alla
         stessa IVA.
      
      24     Nella causa C‑440/04, lo Stato belga afferma, a sostegno del proprio motivo di ricorso per cassazione, che l’IVA fatturata
         da un soggetto passivo per una cessione di beni non può essere portata in detrazione quando la cessione, ancorché materialmente
         operata, sia stata effettuata in virtù di un accordo viziato, secondo l’ordinamento interno, da nullità assoluta, malgrado
         la buona fede dell’acquirente.  
      
      25     Ciò premesso, la Cour de cassation decideva di sospendere il procedimento e di sollevare dinanzi alla Corte di giustizia le
         seguenti questioni pregiudiziali: 
      
       Nella causa C-439/04:
      «1)      Se, quando la cessione di beni sia destinata ad un soggetto passivo che abbia stipulato in buona fede un contratto ignorando
         la frode commessa dal venditore, il principio di neutralità fiscale dell’[IVA] osti a che la declaratoria di nullità del contratto
         di compravendita, in virtù di una norma di diritto civile interno che sanziona questo contratto con la nullità assoluta perché
         contrario all’ordine pubblico per una causa illecita in capo all’alienante, comporti per il detto soggetto passivo la perdita
         del diritto alla deduzione dell’imposta.
      
      2)      Se la soluzione da dare sia diversa qualora la nullità assoluta derivi da una frode alla stessa [IVA].
      3)      Se la soluzione da dare sia diversa qualora la causa illecita del contratto di compravendita, che ne comporta la nullità assoluta
         per il diritto interno, sia una frode all’[IVA] nota ad entrambi i contraenti».
      
       Nella causa C-440/04:
      «1)      Se, quando la cessione di beni sia destinata ad un soggetto passivo che abbia stipulato in buona fede un contratto ignorando
         la frode commessa dal venditore, il principio di neutralità fiscale dell’[IVA] osti a che la declaratoria di nullità del contratto
         di compravendita, in virtù di una norma di diritto civile interno che sanziona questo contratto con la nullità assoluta perché
         contrario all’ordine pubblico per una causa illecita in capo all’alienante, comporti per il detto soggetto passivo la perdita
         del diritto alla deduzione dell’imposta.
      
      2)      Se la soluzione da dare sia diversa qualora la nullità assoluta derivi da una frode alla stessa [IVA]».
      26     Con ordinanza 28 gennaio 2005 il presidente della Corte di giustizia ha riunito le cause C-439/04 e C-440/04 ai fini delle
         fasi scritta e orale del procedimento, nonché della sentenza definitiva.
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      27     Con le questioni pregiudiziali, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se, qualora
         una cessione sia operata nei confronti di un soggetto passivo che non sapeva e non poteva sapere che l’operazione interessata
         si iscrivesse in una frode commessa dal venditore, l’art. 17 della sesta direttiva debba essere interpretato nel senso che
         osta ad una norma di diritto nazionale in virtù della quale l’annullamento del contratto di vendita – per effetto di una disposizione
         di diritto civile che sanziona tale contratto con la nullità assoluta perché contrario all’ordine pubblico per causa illecita
         perseguita dall’alienante – comporta per il detto soggetto passivo la perdita del diritto alla deduzione dell’IVA. Il detto
         giudice si chiede se la soluzione a tale quesito sia diversa quando la nullità assoluta deriva da una frode all’IVA. 
      
      28     Il giudice del rinvio intende parimenti chiarire se la soluzione al detto quesito sia diversa quando il soggetto passivo sapeva
         ovvero avrebbe dovuto sapere che, con il suo acquisto, partecipava ad un’operazione che si iscriveva in una frode all’IVA.
         
      
       Osservazioni sottoposte alla Corte
      29     Secondo il sig. Kittel, il principio di neutralità fiscale, che deriva, segnatamente, dall’art. 2 della prima direttiva e
         dall’art. 17, n. 2, lett. a), della sesta direttiva, osta a che la mera nullità di una transazione nel diritto interno comporti,
         per il soggetto passivo, la perdita del proprio diritto alla deduzione.  
      
      30     Inoltre, l’art. 5 della sesta direttiva non osterebbe a che sia considerata quale cessione di un bene un’operazione che, per
         le sue particolari caratteristiche, si colloca nel circuito economico della concorrenza, anche se parte di tale cessione viene
         effettuata al fine di commettere una frode all’IVA. Ciò premesso, l’art. 17, n. 2, della sesta direttiva dovrebbe essere interpretato
         nel senso che consente il diritto alla deduzione all’acquirente che non agisca al fine di commettere una frode all’IVA. 
      
      31     Del pari, la detta disposizione riconoscerebbe il diritto alla deduzione dell’acquirente che non agisca al fine di commettere
         una frode all’IVA, ancorché sia al corrente del fine fraudolento del suo dante causa, indipendente dal fatto che tragga o
         meno giovamento dalla frode medesima. L’art. 17, n. 2, della sesta direttiva dovrebbe, pertanto, essere interpretato nel senso
         che consente il diritto alla deduzione dell’acquirente, ancorché sia al corrente del fine fraudolento del suo dante causa,
         indipendente dal fatto che tragga o meno giovamento dalla frode medesima.
      
      32     Secondo lo Stato belga, qualora il trasferimento di beni avvenga a favore di un soggetto passivo che ha stipulato in buona
         fede un contratto ignorando la frode commessa dal venditore, il principio di neutralità fiscale dell’IVA non osta a che venga
         negato al detto soggetto passivo il diritto alla deduzione, laddove risulti dimostrata l’insussistenza dei requisiti sostanziali
         richiesti  per beneficiare di tale diritto.
      
      33     Ciò si verificherebbe, segnatamente, quando il soggetto passivo partecipa a sua insaputa ad una frode mediante operazioni
         di tipo «carosello», in quanto non potrebbe essere considerato quale beneficiario di una cessione di beni ai sensi dell’art. 5
         della sesta direttiva ovvero quale utente dei beni in oggetto ai fini delle proprie operazioni imponibili, o ancora quando
         il soggetto passivo non sia in possesso di una fattura conforme alle disposizioni di cui agli artt. 18, n. 1 e 22, n. 3, della
         detta direttiva. 
      
      34     L’esercizio del diritto alla deduzione potrebbe parimenti essere negato qualora risulti acclarato che tale diritto viene invocato
         fraudolentemente o abusivamente. 
      
      35     La Recolta, al pari del governo italiano, ritiene che occorra risolvere in senso affermativo la prima questione, in senso
         negativo la seconda. 
      
      36     Tuttavia, quando la causa illecita del contratto di vendita consiste in una frode all’IVA nota ad entrambi i contraenti, il
         governo italiano ritiene che il principio che vieta di invocare l’applicazione del diritto comunitario a fini illeciti osta
         a che al cessionario venga riconosciuto il diritto alla deduzione dell’imposta versata.  
      
      37     A parere della Commissione delle Comunità europee, la cessione di beni a favore di un soggetto passivo che abbia stipulato
         il contratto in buona fede, ignorando la frode commessa dal dante causa, costituisce una cessione di beni ai sensi dell’art. 5,
         n. 1, della sesta direttiva, da cui sorge il diritto alla deduzione ai sensi dell’art. 17, n. 2, della direttiva medesima,
         e il principio di neutralità della detta imposta osta a che venga negato al detto soggetto passivo il diritto alla deduzione
         dell’IVA, a causa di una norma di diritto nazionale che sanziona tale contratto con la nullità assoluta in quanto contrario
         all’ordine pubblico per causa illecita perseguita dall’alienante.
      
      38     Secondo la Commissione, la soluzione delle questioni sollevate dal giudice del rinvio non è diversa qualora la causa illecita
         del contratto di compravendita, che ne comporta la nullità assoluta secondo l’ordinamento interno, sia una frode all’IVA nota
         ad entrambi i contraenti, a meno che non risulti acclarato che l’esercizio del diritto alla deduzione costituisce un uso illecito
         del detto diritto da parte dell’acquirente. 
      
       Giudizio della Corte
      39     La sesta direttiva stabilisce un sistema comune dell’IVA basato, in particolare, su una definizione uniforme delle operazioni
         imponibili (v., in particolare, sentenze 26 giugno 2003, causa C-305/01, MKG‑Kraftfahrzeuge-Factoring, Racc. pag. I‑6729,
         punto 38, e 12 gennaio 2006, cause riunite C-354/03, C‑355/03 e C‑484/03, Optigen e a., Racc. pag. I-483, punto 36).
      
      40     La detta direttiva attribuisce un’amplissima sfera di applicazione all’IVA, ricomprendendo, all’art. 2, relativo alle operazioni
         imponibili, oltre alle importazioni di beni, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso all’interno
         del paese da un soggetto passivo che agisce in quanto tale (sentenza Optigen e a., cit., punto 37).
      
      41     L’analisi delle nozioni di cessioni di beni effettuate da un soggetto passivo che agisce in quanto tale e di attività economiche
         dimostra che tali nozioni, che definiscono le operazioni imponibili ai sensi della sesta direttiva, hanno un carattere obiettivo
         e si applicano indipendentemente dagli scopi e dai risultati delle operazioni di cui trattasi (v., in tal senso, sentenza
         Optigen e a., cit., punti 43 e 44).
      
      42     Come rilevato dalla Corte al punto 24 della sentenza 6 aprile 1995, causa C‑4/94, BLP Group (Racc. pag. I-983), l’obbligo,
         da parte dell’Amministrazione finanziaria, di effettuare indagini per accertare la volontà del soggetto passivo sarebbe contrario
         agli scopi del sistema comune dell’IVA di garantire la certezza del diritto e di agevolare le operazioni inerenti all’applicazione
         dell’imposta dando rilevanza, salvo in casi eccezionali, alla natura oggettiva dell’operazione di cui trattasi.
      
      43     Sarebbe a maggior ragione in contrasto con i detti obiettivi l’obbligo dell’Amministrazione tributaria – allorché deve accertare
         se una data operazione costituisca una cessione effettuata da un soggetto passivo, che agisce in quanto tale, e un’attività
         economica – di tener conto dell’intenzione di un operatore, diverso dal soggetto passivo di cui trattasi, che intervenga nella
         stessa catena di cessioni e/o dell’eventuale natura fraudolenta, della quale il detto soggetto passivo non aveva né poteva
         avere conoscenza, di un’altra operazione facente parte di tale catena, precedente o successiva all’operazione compiuta dal
         detto soggetto passivo (sentenza Optigen e a., cit., punto 46).
      
      44     La Corte, al punto 51 della citata sentenza Optigen e a., ne ha tratto la conseguenza che operazioni che non siano di per
         sé inficiate da frodi all’IVA costituiscono cessioni di beni effettuate da un soggetto passivo che agisce in quanto tale e
         un’attività economica ai sensi degli artt. 2, punto 1, 4 e 5, n. 1, della sesta direttiva, in quanto soddisfano i criteri
         oggettivi sui quali sono fondate le dette nozioni, indipendentemente dall’intenzione di un operatore, diverso dal soggetto
         passivo di cui trattasi, che intervenga nella medesima catena di cessioni e/o dall’eventuale natura fraudolenta, della quale
         il detto soggetto passivo non aveva e non poteva avere conoscenza, di un’altra operazione che faceva parte della detta catena
         di cessioni, precedente o successiva all’operazione compiuta, dal detto soggetto passivo. 
      
      45     La Corte ha precisato che il diritto di dedurre l’IVA pagata a monte da parte di un soggetto passivo che effettua simili operazioni
         non può neanche essere compromesso dalla circostanza che, nella catena di cessioni in cui si inscrivono le dette operazioni,
         un’altra operazione, precedente o successiva a quella da esso realizzata, sia inficiata da frode all’IVA senza che tale soggetto
         passivo lo sappia o possa saperlo (sentenza Optigen e a., cit., punto 52).
      
      46     Tale conclusione non può variare allorché siffatte operazioni, senza che il soggetto passivo lo sappia o possa saperlo, vengono
         compiute nel contesto di una frode commessa dal venditore. 
      
      47     Infatti, il diritto a deduzione previsto dagli artt. 17 e seguenti della sesta direttiva costituisce parte integrante del
         meccanismo dell’IVA e, in linea di principio, non può essere soggetto a limitazioni. Tale diritto va esercitato immediatamente
         per tutte le imposte che hanno gravato le operazioni effettuate a monte (v., in particolare, sentenze 6 luglio 1995, causa
         C-62/93, BP Soupergaz, Racc. pag. I‑1883, punto 18, e 21 marzo 2000, cause riunite da C‑110/98 a C‑147/98, Gabalfrisa e a.,
         Racc. pag. I‑1577, punto 43).
      
      48     Il sistema delle deduzioni è inteso a sgravare interamente l’imprenditore dall’onere dell’IVA dovuta o pagata nell’ambito
         di tutte le sue attività economiche. Il sistema comune dell’IVA garantisce, in tal modo, la neutralità dell’imposizione fiscale
         per tutte le attività economiche, indipendentemente dallo scopo o dai risultati delle dette attività, purché queste siano,
         in linea di principio, di per sé soggette all’IVA (v., in particolare, sentenze 22 febbraio 2001, causa C‑408/98, Abbey National,
         Racc. pag. I‑1361, punto 24, e 21 aprile 2005, causa C‑25/03, HE, Racc. pag. I‑3123, punto 70).
      
      49     È irrilevante, ai fini del diritto del soggetto passivo di dedurre l’IVA pagata a monte, stabilire se l’IVA dovuta sulle operazioni
         di vendita precedenti o successive riguardanti i beni interessati sia stata versata o meno all’Erario (v., in questo senso,
         ordinanza 3 marzo 2004, causa C-395/02, Transport Service, Racc. pag. I‑1991, punto 26). In base al principio fondamentale
         inerente al sistema comune dell’IVA e risultante dagli artt. 2 della prima e sesta direttiva, l’IVA si applica a qualsiasi
         operazione di produzione o di distribuzione, detratta l’imposta che ha gravato direttamente sul costo dei diversi elementi
         costitutivi del prezzo (v., in particolare, sentenze 8 giugno 2000, causa C‑98/98, Midland Bank, Racc. pag. I‑4177, punto 29;
         27 novembre 2003, causa C‑497/01, Zita Modes, Racc. pag. I‑14393, punto 37, e Optigen e a., cit., punto 54).
      
      50     In tale contesto, come rilevato dal giudice del rinvio, risulta dalla costante giurisprudenza che il principio della neutralità
         fiscale non consente una distinzione generale fra le operazioni lecite e le operazioni illecite. Ne deriva che la qualificazione
         di un comportamento come riprovevole non comporta, di per sé, una deroga all’imposizione, ma di una tale deroga si tiene conto
         solo in situazioni specifiche nelle quali, a causa delle caratteristiche particolari di talune merci o di talune prestazioni,
         è esclusa qualsiasi concorrenza tra un settore economico lecito e un settore illecito (v., segnatamente, 29 giugno 1999, causa
         C‑158/98, Coffeeshop «Siberië», Racc. pag. I-3971, punti 14 e 21, nonché 29 giugno 2000, causa C‑455/98, Salumets e a., Racc.
         pag. I‑4993, punto 19). Orbene, è pacifico che ciò non si verifica né con i componenti informatici né con gli autoveicoli
         di cui alla causa principale.
      
      51     Alla luce delle suesposte considerazioni, risulta che gli operatori che adottano tutte le misure che si possono loro ragionevolmente
         richiedere al fine di assicurarsi che le loro operazioni non facciano parte di una frode, che si tratti di frode all’IVA o
         di altre frodi, devono poter fare affidamento sulla liceità di tali operazioni senza rischiare di perdere il proprio diritto
         alla deduzione dell’IVA pagata a monte (v., in tal senso, sentenza 11 maggio 2006, causa C‑384/04, Federation of Technological
         Industries, Racc. pag. I-0000, punto 33).
      
      52     Ne consegue che, qualora una cessione sia operata nei confronti di un soggetto passivo che non sapeva e non poteva sapere
         che l’operazione interessata si iscriveva in una frode commessa dal venditore, l’art. 17 della sesta direttiva deve essere
         interpretato nel senso che osta ad una norma di diritto nazionale secondo cui l’annullamento del contratto di vendita – per
         effetto di una disposizione di diritto civile che sanziona tale contratto con la nullità assoluta in quanto contrario all’ordine
         pubblico per una causa illecita perseguita dall’alienante – comporta per il detto soggetto passivo la perdita del diritto
         alla deduzione dell’IVA. Al riguardo, è irrilevante la questione se detta nullità derivi da una frode all’IVA o da altre frodi.
      
      53     Per contro, i criteri oggettivi su cui si fondano le nozioni di cessioni di beni effettuate da un soggetto passivo in quanto
         tale e di attività economica non sono soddisfatti in caso di frode fiscale perpetrata dallo stesso soggetto passivo (v. sentenza
         21 febbraio 2006, causa C‑255/02, Halifax e a., Racc. pag. I-0000, punto 59).
      
      54     Infatti, come la Corte ha già dichiarato, la lotta contro la frode, l’evasione fiscale e gli eventuali abusi è un obiettivo
         riconosciuto e promosso dalla sesta direttiva (v., sentenza 29 aprile 2004, cause riunite C-487/01 e C-7/02, Gemeente Leusden
         e Holin Groep, Racc. pag. I-5337, punto 76). Gli interessati non possono avvalersi abusivamente o fraudolentemente del diritto
         comunitario (v., in particolare, sentenza 12 maggio 1998, causa C-367/96, Kefalas e a., Racc. pag. I-2843, punto 20; 23 marzo
         2000, causa C-373/97, Diamantis, Racc. pag. I-1705, punto 33, e 3 marzo 2005, causa C-32/03, Fini H, Racc. pag. I-1599, punto
         32).
      
      55      Se l’Amministrazione tributaria accerta che il diritto alla detrazione è stato esercitato in modo fraudolento, può chiedere,
         con effetto retroattivo, il rimborso degli importi detratti (v., segnatamente, sentenze 14 febbraio 1985, causa 268/83, Rompelman,
         Racc. pag. 655, punto 24; 29 febbraio 1996, causa C‑110/94, INZO, Racc. pag. I-857, punto 24, e Gabalfrisa e a., cit., punto
         46) e spetta al giudice nazionale negare il beneficio del diritto a detrazione se è dimostrato, alla luce di elementi oggettivi,
         che tale diritto viene invocato in modo fraudolento o abusivo (v. sentenza Fini H, cit., punto 34).
      
      56     Del pari, un soggetto passivo che sapeva o avrebbe dovuto sapere che con il proprio acquisto partecipava ad un’operazione
         che si iscriveva in una frode all’IVA, ai fini della sesta direttiva si deve considerarlo partecipante a tale frode, indipendentemente
         dalla circostanza che egli tragga o meno beneficio dalla rivendita dei beni. 
      
      57     In una situazione del genere, infatti, il soggetto passivo collabora con gli autori della frode e ne diviene complice. 
      58     Peraltro, rendendone più difficile la realizzazione, un’interpretazione siffatta è tale da ostacolare le operazioni fraudolente.
         
      
      59     Pertanto, spetta al giudice nazionale negare il beneficio del diritto alla deduzione qualora risulti acclarato, alla luce
         degli elementi oggettivi, che il soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere che, con il proprio acquisto partecipava
         ad un’operazione che si iscriveva in una frode all’IVA, anche se l’operazione in oggetto soddisfaceva i criteri oggettivi
         sui quali si fondano le nozioni di cessioni di beni effettuate da un soggetto passivo che agisce in quanto tale e di attività
         economica. 
      
      60     Alla luce delle suesposte considerazioni, le questioni sollevate devono essere risolte nel senso che, qualora una cessione
         sia operata nei confronti di un soggetto passivo che non sapeva e non avrebbe potuto sapere che l’operazione interessata si
         iscriveva in una frode commessa dal venditore, l’art. 17 della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che osta
         ad una norma di diritto nazionale secondo cui l’annullamento del contratto di vendita – in virtù di una disposizione di diritto
         civile che sanziona tale contratto con la nullità assoluta in quanto contrario all’ordine pubblico per una causa illecita
         perseguita dall’alienante – comporta per il detto soggetto passivo la perdita del diritto alla deduzione dell’IVA. Al riguardo,
         è irrilevante la questione se detta nullità derivi da una frode all’IVA o da altre frodi.
      
      61     Per contro, qualora risulti acclarato, alla luce di elementi oggettivi, che la cessione è stata effettuata nei confronti di
         un soggetto passivo che sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare con il proprio acquisto ad un’operazione che si iscriveva
         in una frode all’IVA, spetta al giudice nazionale negare al detto soggetto passivo il beneficio del diritto alla deduzione.
         
      
       Sulle spese
      62     Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      Qualora una cessione sia operata nei confronti di un soggetto passivo che non sapeva e non avrebbe potuto sapere che l’operazione
            interessata si iscriveva in una frode commessa dal venditore, l’art. 17 della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977,
            77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari
            - Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile, come modificata dalla direttiva del Consiglio 10 aprile
            1995, 95/7/CE,  deve essere interpretato nel senso che osta ad una norma di diritto nazionale secondo cui l’annullamento del
            contratto di vendita – per effetto di una disposizione di diritto civile che sanzioni tale contratto con la nullità assoluta
            in quanto contrario all’ordine pubblico per una causa illecita perseguita dall’alienante – comporta per il detto soggetto
            passivo la perdita del diritto alla deduzione dell’imposta sul valore aggiunto. Al riguardo, è irrilevante la questione se
            tale nullità derivi da una frode all’imposta sul valore aggiunto o da altre frodi. 
      Per contro, qualora risulti acclarato, alla luce degli elementi oggettivi, che la cessione è stata effettuata nei confronti
            di un soggetto passivo che sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare con il proprio acquisto ad un’operazione che si iscriveva
            in una frode all’imposta sul valore aggiunto, spetta al giudice nazionale negare al detto soggetto passivo il beneficio del
            diritto alla deduzione.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.