CELEX: 62014TN0669
Language: it
Date: 2014-09-15 00:00:00
Title: Causa T-669/14: Ricorso proposto il 15 settembre 2014 — Trioplast Industrie/Commissione

17.11.2014   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 409/50
            
         Ricorso proposto il 15 settembre 2014 — Trioplast Industrie/Commissione
   (Causa T-669/14)
   2014/C 409/72
   Lingua processuale: l'inglese
   
      Parti
   
   
      Ricorrente: Trioplast Industrier AB (Smålandsstenar, Svezia) (rappresentante: T. Pettersson, avvocato)
   
      Convenuta: Commissione europea
   
      Conclusioni
   
   La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
   
               1)
            
            
               relativamente all’annullamento:
               
                           a)
                        
                        
                           annullare la lettera della Commissione europea, del 3 luglio 2014, nella causa COMP/38354 — Sacchi industriali — Trioplast Industrier AB;
                        
                     
                           b)
                        
                        
                           cancellare, o ridurre, l’importo degli interessi di mora, pari a EUR 6 74  033,32, imposti alla ricorrente dalla lettera della Commissione;
                        
                     
                           c)
                        
                        
                           condannare la Commissione a rimborsare alla ricorrente le spese, per l’importo di EUR 4  686,64, sostenute per fornire la garanzia del pagamento degli interessi di mora.
                        
                     
         
               2)
            
            
               In via subordinata, condannare al risarcimento dei danni, ex articolo 340, paragrafo 2, TFUE, risultanti dalle violazioni del diritto della UE esposte nel ricorso, e consistenti:
               
                           a)
                        
                        
                           nell’importo totale corrispondente agli interessi di mora, o in parte di tale importo; e
                        
                     
                           b)
                        
                        
                           nelle spese, di EUR 4  686,64, sostenute per fornire la garanzia del pagamento degli interessi di mora.
                        
                     
         
               3)
            
            
               Condannare al risarcimento dei danni, ex articolo 340, paragrafo 2, TFUE, risultanti dalle violazioni del diritto della UE nel periodo in cui la Commissione non ha consentito di svincolare o di ridurre l’ammontare della garanzia bancaria a seguito della sentenza del Tribunale nella causa T-40/06, e relativi alle spese sostenute per fornire garanzie per la somma di EUR 22  783,90, o parte della stessa.
            
         
               4)
            
            
               Condannare al pagamento degli interessi sull’importo accertato come dovuto.
            
         
               5)
            
            
               Condannare la Commissione al pagamento delle spese di giudizio.
            
         
      Motivi e principali argomenti
   
   A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce sei motivi.
   
               1.
            
            
               Primo motivo, vertente sulla mancanza di fondamento giuridico della lettera della Commissione:
               
                           —
                        
                        
                           la decisione della Commissione del 30 novembre 2005, come modificata dalla decisione della Commissione del 7 dicembre 2005, nella causa COMP/38354 — Sacchi industriali — Trioplast Industrier AB (in prosieguo: la «decisione del 2005»), non ha mai costituito un valido fondamento giuridico per la richiesta, nei confronti della ricorrente, del pagamento degli interessi di mora, in quanto non ha specificato l’ammontare esatto ed incondizionato dell’ammenda irrogata alla ricorrente. Inoltre, la decisione è stata annullata dal Tribunale con sentenza del 13 settembre 2010, Trioplast Industrier AB/Commissione (T-40/06, Racc. pag. II-4893, in prosieguo: la «sentenza del 2010»), nella parte in cui infliggeva un’ammenda alla ricorrente.
                        
                     
         
               2.
            
            
               Secondo motivo, vertente sulla violazione delle forme sostanziali e sull’incompetenza:
               
                           —
                        
                        
                           la lettera della Commissione costituisce una decisione illecitamente adottata da un membro della DG Bilancio, privo della legittimazione necessaria per vincolare la Commissione all’adozione di tale provvedimento. La lettera della Commissione non può essere considerata come meramente attuativa di una decisione anteriore e, pertanto, una misura accessoria di gestione. Al contrario, poiché né la decisione del 2005, né la sentenza del 2010, determinano la somma che deve essere pagata dalla ricorrente, è la lettera della Commissione a costituire la decisione che determina l’ammontare effettivo dell’ammenda. Una tale decisione, per avere efficacia giuridica vincolante, può essere adottata soltanto dal collegio dei commissari.
                        
                     
         
               3.
            
            
               Terzo motivo, vertente sulla violazione del principio della certezza del diritto e dei principi della personalità delle pene e delle sanzioni:
               
                           —
                        
                        
                           intimando alla ricorrente il pagamento della controversa somma di interessi, la Commissione ha di fatto sanzionato la ricorrente per una situazione creata dalla propria violazione del principio della certezza del diritto e dei principi della personalità delle pene e delle sanzioni. La Commissione non ha ancora rimediato a tale violazione.
                        
                     
         
               4.
            
            
               Quarto motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 266 TFUE:
               
                           —
                        
                        
                           la Commissione ha violato l’articolo 266 TFUE in quanto non si è conformata alla sentenza del 2010. La lettera della Commissione dimostra la sua scelta definitiva di non adottare una nuova decisione formale in cui venga specificato l’esatta somma che la ricorrente è tenuta a pagare, nonostante l’obbligo di agire in tal senso in seguito alla sentenza del 2010. La lettera costituisce pertanto una dichiarazione precisa e definitiva che testimonia la volontà della Commissione di non adempiere agli obblighi ad essa derivanti ex articolo 266 TFUE.
                        
                     
         
               5.
            
            
               Quinto motivo, vertente sulla violazione del principio di proporzionalità:
               
                           —
                        
                        
                           la Commissione non ha rispettato il principio di proporzionalità, in quanto ha condannato la ricorrente al pagamento degli interessi di mora su un’ammenda il cui ammontare non è mai risultato chiaro ed è stato annullato nella sua totalità, senza che la Commissione abbia adottato una nuova decisione definitiva sulla somma che la ricorrente è tenuta a pagare a titolo di ammenda. Le finalità delle norme che in altri casi conferiscono alla Commissione il diritto di richiedere il pagamento degli interessi di mora non ricorrono nel caso di specie. In subordine, risulta quantomeno sproporzionato infliggere un tasso di interesse che ha carattere punitivo, in quanto alla ricorrente è stato impedito, dal comportamento della stessa Commissione, di evitare tale onere.
                        
                     
         
               6.
            
            
               Sesto motivo, vertente sull’errore di diritto commesso dalla Commissione nel non consentire, in seguito alla sentenza del 2010, lo svincolo della garanzia bancaria costituita dalla ricorrente:
               
                           —
                        
                        
                           con detta sentenza, il Tribunale ha annullato la decisione del 2005, che originariamente condannava al pagamento di ammende, lasciando la Commissione priva di qualsiasi pretesa giuridica nei confronti della ricorrente fino all’adozione di una nuova decisione. Negando lo svincolo della garanzia bancaria in seguito alla sentenza del 2010, la Commissione non ha rispettato la pronuncia del Tribunale. Tale errore di diritto ha direttamente causato ulteriori oneri per la ricorrente, che ha dovuto mantenere la garanzia bancaria. In subordine, in seguito alla pronuncia della sentenza, la Commissione avrebbe immediatamente dovuto quantomeno ridurre l’ammontare della garanzia bancaria all’importo massimo stabilito dal Tribunale.