CELEX: 62006CJ0534
Language: it
Date: 2008-06-05
Title: Sentenza della Corte (Ottava Sezione) del 5 giugno 2008. # Industria Lavorazione Carni Ovine Srl contro Regione Lazio. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Corte suprema di cassazione - Italia. # Politica agricola comune - FEAOG - Art. 13 del regolamento (CEE) n. 866/90 - Esclusione degli investimenti relativi alla trasformazione di prodotti provenienti da paesi terzi - Principio di proporzionalità. # Causa C-534/06.

Causa C‑534/06
      Industria Lavorazione Carni Ovine Srl
      contro
      Regione Lazio
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte suprema di cassazione)
      «Politica agricola comune — FEAOG — Art. 13 del regolamento (CEE) n. 866/90 — Esclusione degli investimenti relativi alla trasformazione di prodotti provenienti da paesi terzi — Principio di proporzionalità»
      Massime della sentenza
      Coesione economica e sociale — Interventi strutturali — Miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione
            dei prodotti agricoli
      (Regolamento del Consiglio n. 866/90, art. 13)
      L’art. 13 del regolamento n. 866/90, relativo al miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione
         dei prodotti agricoli, deve essere interpretato nel senso che non esclude il versamento di un contributo finanziario in caso
         di commercializzazione o trasformazione riguardante anche prodotti non provenienti dall’area comunitaria, allorché il programma
         specifico in relazione al quale è stato ottenuto il finanziamento è stato rispettato, in quanto sono stati commercializzati
         e/o trasformati nella misura programmata prodotti provenienti dall’area comunitaria.
      
      (v. punto 31 e dispositivo)
      
SENTENZA DELLA CORTE (Ottava Sezione)
      5 giugno 2008 (*)
      
      «Politica agricola comune – FEAOG – Art. 13 del regolamento (CEE) n. 866/90 – Esclusione degli investimenti relativi alla trasformazione di prodotti provenienti da paesi terzi – Principio di proporzionalità»
      Nel procedimento C‑534/06,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dalla Corte suprema
         di cassazione, con decisione 23 novembre 2006, pervenuta in cancelleria il 27 dicembre 2006, nella causa
      
      Industria Lavorazione Carni Ovine Srl
      contro
      Regione Lazio,
      LA CORTE (Ottava Sezione),
      composta dal sig. G. Arestis, presidente di sezione, dai sigg. J. Malenovský e T. von Danwitz (relatore), giudici,
      avvocato generale: sig. D. Ruiz‑Jarabo Colomer
      cancelliere: sig. R. Grass
      vista la fase scritta del procedimento,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per l’Industria Lavorazione Carni Ovine Srl, dagli avv.ti G. Fontana e P. Galli; 
      –        per il governo italiano, dal sig. I. M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dall’avv. G. Aiello, avvocato dello Stato;
      –        per il governo ellenico, dal sig. I. Chalkias e dalla sig.ra I. Pouli, in qualità di agenti;
      –        per la Commissione delle Comunità europee, dalla sig.ra C. Cattabriga, in qualità di agente,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 13 del regolamento (CEE) del Consiglio 29 marzo 1990,
         n. 866, relativo al miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli (GU L 91,
         pag. 1).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra l’Industria Lavorazione Carni Ovine Srl (in prosieguo:
         l’«ILCO») e la Regione Lazio in merito al rifiuto di quest’ultima di versare all’Ilco un contributo finanziario.
      
       Contesto normativo 
      3        L’art. 13 del regolamento n. 866/90 prevede che «sono esclusi gli investimenti (…) per la commercializzazione o la trasformazione
         di prodotti provenienti da paesi terzi».
      
      4        L’art. 17 di tale regolamento, intitolato «Procedura di versamento della contribuzione», così dispone al n. 2:
      
      «L’autorità o l’organismo intermediario di cui al paragrafo 1 verificano le pezze giustificative delle spese dei beneficiari
         finali e ne accertano la regolarità, prima di versare la contribuzione finanziaria comunitaria. (…)».
      
      5        L’art. 24 del regolamento (CEE) del Consiglio 19 dicembre 1988, n. 4253, recante disposizioni di applicazione del regolamento
         (CEE) n. 2052/88 per quanto riguarda il coordinamento tra gli interventi dei vari Fondi strutturali, da un lato, e tra tali
         interventi e quelli della Banca europea per gli investimenti e degli altri strumenti finanziari esistenti, dall’altro (GU L 374,
         pag. 1), come modificato dal regolamento (CEE) del Consiglio 20 luglio 1993, n. 2082 (GU L 193, pag. 20), dispone:
      
      «Riduzione, sospensione o soppressione del contributo
      1.      Se la realizzazione di un’azione o di una misura sembra non giustificare né in parte né totalmente il contributo finanziario
         assegnato, la Commissione procede ad un esame appropriato del caso nel quadro della partnership (…)
      
      2.      In seguito a questo esame la Commissione può ridurre o sospendere il contributo per l’azione o la misura in questione, se
         l’esame conferma l’esistenza di un’irregolarità o una modifica importante che riguardi la natura o le condizioni di attuazione
         dell’azione o della misura e per la quale non sia stata chiesta l’approvazione della Commissione.
      
      3.      Qualsiasi somma che dia luogo a ripetizione di indebito deve essere restituita alla Commissione. (…)».
       Causa principale e questione pregiudiziale
      6        L’ILCO ha ottenuto la concessione di un contributo finanziario pari al 50% delle spese ammissibili, metà del quale a carico
         del bilancio della Regione Lazio e l’altra a carico del Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG), per la
         realizzazione in due fasi di uno stabilimento per la macellazione, la trasformazione e la conservazione di carni ovine sul
         territorio del comune di Acquapendente.
      
      7        Con verbale del 17 ottobre 1996 la Regione Lazio prevedeva inizialmente il versamento del saldo del contributo ancora dovuto
         all’ILCO.
      
      8        Tuttavia, nel corso del medesimo mese, a seguito di un controllo in loco, le autorità regionali constatavano che nella struttura
         cofinanziata erano stati macellati ovini provenienti da paesi terzi.
      
      9        Avendo la Regione Lazio, per tale motivo, deciso di sospendere il versamento del saldo del contributo finanziario, l’ILCO
         adiva il Tribunale di Roma con una domanda di ingiunzione di pagamento di ITL1 617 575 382, accolta con ordinanza del 5 giugno
         1997.
      
      10      Risulta dalle osservazioni dell’ILCO che il 19 giugno 1997 la Commissione fissava la data di scadenza del termine per l’esecuzione
         dei pagamenti dovuti all’ILCO al 31 dicembre 1997 e che la Regione Lazio informava la Commissione, con lettere ad essa indirizzate
         nei mesi di giugno, agosto e ottobre 1997, che le inchieste giudiziarie in corso avrebbero potuto prolungarsi oltre tale data
         e chiedeva informazioni quanto alla procedura da seguire.
      
      11      Il 1° ottobre 1997 la Regione Lazio proponeva opposizione contro l’ordinanza del Tribunale di Roma del 5 giugno 1997, respinta
         con sentenza del 26 marzo 1999.
      
      12      Tale sentenza veniva tuttavia riformata in secondo grado dalla Corte d’appello di Roma, con sentenza 9 settembre 2002.
      
      13      Secondo le osservazioni della Commissione, risulta dai controlli effettuati che il 7,4% del totale dei capi macellati dall’ILCO
         nell’impianto cofinanziato nel 1997, 1998 e 2000 era di origine extracomunitaria.
      
      14      Peraltro, nelle osservazioni dell’ILCO e della Commissione è riportata la circostanza che il 26 settembre 2002 la Commissione
         ha proposto alla Regione Lazio di ridurre, senza ricorrere a una decisione di riduzione sulla base dell’art. 24 del regolamento
         n. 4253/88, come modificato dal regolamento n. 2082/93, il saldo spettante all’ILCO di una somma pari all’11,47% dell’importo
         totale del contributo. Con decisione del 18 ottobre 2002 la Regione Lazio ha accettato tale proposta.
      
      15      Il 9 gennaio 2003 l’ILCO ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d’appello di Roma del 9 settembre
         2002, invocando segnatamente una violazione dell’art. 13 del regolamento n. 866/90. 
      
      16      Dinanzi alla Corte suprema di cassazione l’ILCO ha sostenuto, dal momento che tale articolo prevede soltanto che il contributo
         comunitario non può essere concesso per finanziare iniziative che abbiano quale scopo la trasformazione di prodotti provenienti
         da paesi terzi, che da ciò non consegue che un operatore economico che ha ottenuto e utilizzato il finanziamento in ottemperanza
         alla normativa comunitaria, e che ha rispettato gli obblighi assunti e raggiunto gli obiettivi previsti nel programma in questione,
         non possa macellare anche capi provenienti da paesi terzi.
      
      17      Considerando che il ricorso in cassazione dell’ILCO dovrebbe essere respinto se l’art. 13 del regolamento n. 866/90 imponesse
         che l’impianto cofinanziato sia destinato unicamente alla trasformazione di prodotti di origine comunitaria, la Corte suprema
         di cassazione ha sospeso il giudizio e ha sottoposto alla Corte la seguente questione pregiudiziale: 
      
      «Se l’art. 13 del regolamento (...) n. 866/90 (...) debba essere interpretato nel senso che il finanziamento va escluso nei
         casi in cui sia posta in essere la commercializzazione e/o trasformazione (anche) di prodotti non provenienti dall’area comunitaria,
         nonostante il rispetto del programma specifico in relazione al quale è stato ottenuto il finanziamento, con la commercializzazione
         e/o trasformazione di prodotti provenienti dall’area comunitaria nella misura programmata».
      
       Sulla questione pregiudiziale
      18      Occorre preliminarmente precisare che la Corte è esplicitamente chiamata a interpretare l’art. 13 del regolamento n. 866/90,
         ad esclusione dell’art. 24 del regolamento n. 4253/88, che costituisce il fondamento giuridico di un’eventuale decisione della
         Commissione recante riduzione, sospensione o soppressione di un contributo finanziario.
      
      19      Poiché risulta dalla decisione di rinvio che la controversia nella causa principale verte sul contributo finanziario concesso
         all’ILCO nella sua totalità, occorre stabilire se, in un contesto come quello della causa principale, l’art. 13 del regolamento
         n. 866/90 consenta all’autorità competente, nell’ambito del suo rapporto giuridico con il beneficiario ultimo, di rifiutare
         completamente il versamento del contributo finanziario concesso a quest’ultimo.
      
      20      Nelle loro osservazioni l’ILCO e la Commissione sostengono che la commercializzazione o la trasformazione di ovini provenienti
         da paesi terzi non potrebbe escludere l’intero finanziamento. Il governo ellenico, dal canto suo, sottolinea che, a certe
         condizioni, il beneficiario del contributo può utilizzare l’unità cofinanziata anche per la trasformazione e la commercializzazione
         di ovini provenienti da paesi terzi.
      
      21      Il governo italiano, da parte sua, suggerisce un’interpretazione restrittiva dell’art. 13 del regolamento n. 866/90, escludendo
         qualunque contributo finanziario comunitario nel caso in cui nello stabilimento oggetto di tale contributo siano stati commercializzati
         o trasformati prodotti extracomunitari. A sostegno di questa tesi, detto governo sostiene che, per ogni deroga alle condizioni
         imposte da tale articolo, il legislatore comunitario ha previsto una disposizione espressa.
      
      22      Questa tesi non può tuttavia essere accolta. Occorre, infatti, rilevare che, in circostanze come quelle della causa principale,
         non si discute sulla deroga formale alle condizioni previste da detto articolo. Si tratta piuttosto di stabilire se l’autorità
         competente possa rifiutare l’intero pagamento del contributo concesso qualora risulti a posteriori che un investimento oggetto
         di un contributo finanziario è servito, in parte, alla commercializzazione o alla trasformazione di prodotti provenienti da
         paesi terzi. A tale proposito, occorre esaminare le condizioni di cui all’art. 13 del regolamento n. 866/90 e del principio
         di proporzionalità.
      
      23      Quanto all’interpretazione dell’art. 13 del regolamento n. 866/90, va rilevato che tale disposizione, secondo il suo tenore
         letterale, non prevede espressamente alcun obbligo per il beneficiario di un contributo finanziario, bensì impone delle condizioni
         per la concessione di tale contributo.
      
      24      Tuttavia, il fatto che in detto art. 13 il legislatore comunitario preveda unicamente il divieto di finanziare un progetto
         di investimento per la commercializzazione o la trasformazione di prodotti provenienti da paesi terzi implica logicamente
         che il beneficiario, al momento dell’attuazione del progetto finanziato, debba rispettare l’obiettivo comunitario su cui è
         basato il finanziamento, come giustamente rileva il governo ellenico nelle sue osservazioni. Infatti, se il beneficiario di
         un contributo finanziario fosse libero di utilizzare gli stabilimenti cofinanziati per la commercializzazione o la trasformazione
         di prodotti provenienti dall’esterno della Comunità, l’obiettivo di questa disposizione dell’art. 13 del regolamento n. 866/90,
         vale a dire il miglioramento della commercializzazione e della trasformazione dei prodotti agricoli comunitari, non potrebbe
         essere raggiunto.
      
      25      Quanto alla questione se l’inosservanza di un tale obbligo in capo al detto beneficiario consenta all’autorità competente
         di rifiutare completamente il versamento del contributo finanziario, occorre ricordare che il principio di proporzionalità,
         che costituisce un principio generale del diritto comunitario più volte confermato dalla giurisprudenza della Corte, segnatamente
         nell’ambito della politica agricola comune, deve essere rispettato in quanto tale sia dal legislatore comunitario sia dai
         legislatori e dai giudici nazionali che applicano il diritto comunitario. Questo principio esige che gli atti delle istituzioni
         comunitarie non eccedano i limiti di ciò che è idoneo e necessario per il conseguimento degli scopi legittimamente perseguiti
         dalla normativa di cui trattasi, fermo restando che, qualora sia possibile una scelta tra più misure appropriate, si deve
         ricorrere alla meno restrittiva e che gli inconvenienti causati non devono essere sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti
         (v. sentenza 17 gennaio 2008, cause riunite C‑37/06 e C‑58/06, Viamex Agrar Handel e ZVK, non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punti 33 e 35 e giurisprudenza ivi citata).
      
      26      A tale proposito, va verificato, in conformità ad una giurisprudenza costante, se gli obblighi di cui trattasi in un contesto
         come quello della causa principale debbano essere considerati come obblighi principali, la cui osservanza è di fondamentale
         importanza per il buon funzionamento di un sistema comunitario e la cui violazione può essere sanzionata con la perdita dell’intero
         contributo senza che ciò comporti una violazione del principio di proporzionalità, ovvero come obblighi secondari, la cui
         violazione non dovrebbe essere sanzionata con lo stesso rigore dell’inosservanza di un obbligo principale (v., per analogia,
         trattandosi della questione dell’incameramento totale di una cauzione, sentenza 27 novembre 1986, causa 21/85, Maas, Racc. pag. 3537,
         punto 15 e giurisprudenza ivi citata).
      
      27      Si deve constatare che l’art. 13 del regolamento n. 866/90 non fornisce alcun elemento che permetta di precisare la portata
         dell’obbligo del beneficiario, in particolare quanto alla sua durata nel tempo, all’influenza che determinate circostanze
         particolari possono avere su questo obbligo e all’incidenza dell’esistenza di un programma specifico che fissa degli obiettivi
         riguardo all’utilizzo dello stabilimento cofinanziato.
      
      28      Orbene, a tale proposito, il governo ellenico e la Commissione rilevano giustamente che esistono ragioni legittime che possono
         indurre il beneficiario di un finanziamento ad utilizzare in seguito gli impianti finanziati anche per la commercializzazione
         o la trasformazione di prodotti provenienti da paesi terzi. Quindi, in circostanze come quelle della fattispecie principale,
         il fatto che l’epidemia di encefalopatia spongiforme bovina abbia provocato un notevole aumento della domanda di carne ovina,
         tanto da ridurre la disponibilità di questo prodotto sul mercato comunitario, può costituire siffatta ragione legittima, come
         sostiene la Commissione.
      
      29      Inoltre, occorre rilevare che la quantità di prodotti provenienti dagli Stati membri trattati nello stabilimento cofinanziato
         di cui trattasi nella causa principale corrisponde al quantitativo previsto dal programma specifico nell’ambito del quale
         è stato concesso il contributo finanziario e che solo il 7,4% del totale di capi macellati in tale stabilimento era di origine
         extracomunitaria.
      
      30      Si deve pertanto considerare che, tenuto conto delle peculiarità della causa principale, ricordate ai punti 28 e 29 della
         presente sentenza, e in mancanza di precisazioni da parte dell’art. 13 del regolamento n. 866/90 quanto alla portata dell’obbligo
         da parte del beneficiario di un contributo finanziario di non utilizzare gli stabilimenti cofinanziati per la commercializzazione
         o la trasformazione di prodotti provenienti da paesi terzi, non si può, in una situazione come quella della causa principale,
         constatare una violazione di un obbligo principale che comporti la perdita totale del relativo contributo finanziario. Peraltro,
         questa valutazione è corroborata dall’accordo raggiunto tra la Regione Lazio e la Commissione di ridurre il saldo del contributo
         in oggetto di un importo pari all’11,47% del totale del contributo, senza che la Commissione abbia preso la decisione di ridurre,
         o tanto meno di sopprimere detto contributo.
      
      31      Alla luce di quanto precede, occorre rispondere alla questione sottoposta che l’art. 13 del regolamento n. 866/90 deve essere
         interpretato nel senso che, in circostanze come quelle della causa principale, esso non esclude il versamento di un contributo
         finanziario in caso di commercializzazione o trasformazione riguardante anche prodotti non provenienti dall’area comunitaria,
         allorché il programma specifico in relazione al quale è stato ottenuto il finanziamento è stato rispettato, in quanto sono
         stati commercializzati e/o trasformati nella misura programmata prodotti provenienti dall’area comunitaria.
      
       Sulle spese
      32      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Ottava Sezione) dichiara:
      L’art. 13 del regolamento (CEE) del Consiglio 29 marzo 1990, n. 866, relativo al miglioramento delle condizioni di trasformazione
            e di commercializzazione dei prodotti agricoli, deve essere interpretato nel senso che, in circostanze come quelle della causa
            principale, esso non esclude il versamento di un contributo finanziario in caso di commercializzazione o trasformazione riguardante
            anche prodotti non provenienti dall’area comunitaria, allorché il programma specifico in relazione al quale è stato ottenuto
            il finanziamento è stato rispettato, in quanto sono stati commercializzati e/o trasformati nella misura programmata prodotti
            provenienti dall’area comunitaria.
      Firme
      * Lingua processuale: l’italiano.