CELEX: 62000TJ0230
Language: it
Date: 2003-07-09
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 9 luglio 2003. # Daesang Corp. e Sewon Europe GmbH contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Intesa - Lisina - Orientamenti per il calcolo dell'importo delle ammende - Fatturato - Circostanze attenuanti - Cooperazione durante il procedimento amministrativo. # Causa T-230/00.

Causa T-230/00 Daesang Corp. e Sewon Europe GmbHcontroCommissione delle Comunità europee
            «Concorrenza – Intesa – Lisina – Orientamenti per il calcolo dell'importo  delle ammende – Fatturato – Circostanze attenuanti – Cooperazione  durante il procedimento amministrativo»
            
               
                  Sentenza del Tribunale (Quarta Sezione) 9 luglio 2003 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime della sentenza
         
         
                  1..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Determinazione – Orientamenti adottati dalla Commissione – Obbligo per quest'ultima di conformarvisi  (Regolamento del Consigliio n. 17, art. 15, n. 2) 
         
                  2..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Determinazione – Criteri – Gravità delle infrazioni – Presa in considerazione del fatturato globale dell'impresa interessata e del fatturato realizzato con le vendite delle merci
                     oggetto dell'infrazione – Limiti  
                  (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2) 
         
                  3..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Determinazione – Criteri – Gravità delle infrazioni – Misura della capacità effettiva di causare un pregiudizio sul mercato interessato – Carattere pertinente delle quote di mercato detenute dall'impresa interessata  (Art. 81, n. 1, CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2) 
         
                  4..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Determinazione – Criteri – Gravità delle infrazioni – Misura dell'impatto reale sulla concorrenza del comportamento illecito di ciascuna impresa – Carattere pertinente del fatturato realizzato con le vendite dei prodotti oggetto di una pratica restrittiva  (Art. 81, n. 1, CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2) 
         
                  5..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Determinazione – Criteri – Cooperazione dell'impresa durante il procedimento amministrativo – Riduzione dell'ammenda – Richiesta di informazioni – Procedura di verifica – Incidenza  (Regolamento del Consiglio n. 17, artt. 11 e 15) 
         
                  6..
                  Concorrenza – Ammende – Importo – Determinazione – Metodo di calcolo definito dagli orientamenti adottati dalla Commissione – Applicazione delle percentuali all'importo base dell'ammenda  (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2) 
         
         1.
          La Commissione non può discostarsi dalle regole che essa stessa si è imposte. In particolare, quando la Commissione adotta
         orientamenti destinati a precisare, nel rispetto del Trattato, i criteri che intende applicare nell'esercizio del suo potere
         discrezionale di valutazione della gravità di un'infrazione, ne deriva un'autolimitazione di questo potere in quanto essa
         è tenuta a conformarsi alle norme indicative che essa stessa si è imposte. v. punti 38, 89
         
         2.
          Tra i criteri di valutazione della gravità di un'infrazione delle regole comunitarie di concorrenza possono figurare, secondo
         i casi, il volume e il valore delle merci oggetto dell'infrazione, le dimensioni e la potenza economica dell'impresa e, pertanto,
         l'influenza che essa può aver esercitato sul mercato. Da un lato, ne consegue che, per determinare l'ammenda, si può tener
         conto tanto del fatturato complessivo dell'impresa, il quale costituisce un'indicazione, sia pure approssimata e imperfetta,
         delle sue dimensioni e della sua potenza economica, quanto della frazione di quel dato proveniente dalla vendita delle merci
         oggetto dell'infrazione e che è quindi atta a fornire un'indicazione della sua gravità. Dall'altro, ne risulta che non si
         deve attribuire né all'uno né all'altro di questi dati un peso eccessivo rispetto agli altri criteri di valutazione, di modo
         che la determinazione dell'adeguato importo di un'ammenda non può essere il risultato di un semplice calcolo basato sul fatturato
         complessivo. v. punto 44
         
         3.
          Nell'ambito della determinazione dell'importo delle ammende inflitte per violazione delle regole comunitarie di concorrenza,
         l'analisi dell'effettiva capacità economica delle imprese sanzionate di arrecare un danno consistente ad un mercato determinato
         implica una valutazione dell'importanza reale delle dette imprese sul mercato interessato, vale a dire della loro influenza
         su quest'ultimo. A tal fine, sono pertinenti le quote di mercato detenute da un'impresa sul mercato interessato, mentre non
         lo è il suo fatturato globale. v. punto 49
         
         4.
          Nell'ambito della determinazione dell'importo delle ammende inflitte per violazione delle regole comunitarie di concorrenza,
         la valutazione del peso specifico, vale a dire dell'impatto reale del comportamento configurante infrazione di ciascuna impresa,
         che la Commissione deve ormai effettuare in forza degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione
         dell'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e dell'art. 65, n. 5, del Trattato CECA, qualora essa ritenga che sia opportuno
         ponderare gli importi di base dell'ammenda in quanto trattasi di un'infrazione che coinvolge più imprese (tipo cartello) tra
         le quali esistono disparità considerevoli di dimensione, consiste nel determinare l'estensione dell'infrazione commessa da
         ciascuna di esse e non l'importanza dell'impresa in questione in termini di dimensioni o di potenza economica. A tale riguardo,
         la parte del fatturato corrispondente alle vendite di merci coinvolte nell'infrazione può fornire una corretta indicazione
         dell'entità dell'infrazione nel mercato rilevante. In particolare, il volume d'affari realizzato sui prodotti che abbiano
         costituito oggetto di una pratica restrittiva costituisce un elemento oggettivo che fornisce il giusto metro della nocività
         della pratica medesima rispetto al normale gioco della concorrenza. v. punti 50, 52
         
         5.
          Una collaborazione all'inchiesta avviata dalla Commissione su un'eventuale violazione delle norme comunitarie di concorrenza,
         che non oltrepassa quanto incombe alle imprese in forza dell'art. 11, nn. 4 e 5, del regolamento n. 17, non giustifica una
         riduzione dell'ammenda. Tuttavia una riduzione dell'ammenda è giustificata quando l'impresa ha fornito informazioni ben più
         dettagliate di quelle che può pretendere la Commissione in forza dell'art. 11 del regolamento n. 17. La circostanza che una richiesta di informazioni sia stata rivolta all'impresa che ha cooperato, in forza dell'art. 11, n. 1,
         del regolamento n. 17, non può essere determinante per escludere il beneficio di un'importante riduzione, compresa tra il
         50% e il 75% dell'ammontare dell'ammenda, ai sensi del punto C della comunicazione sulla cooperazione, tanto più che una tale
         richiesta è un atto meno vincolante di un accertamento effettuato sulla base di una decisione, mentre il detto accertamento
         a sua volta non esclude necessariamente l'applicazione del punto C qualora esso non fornisca una base sufficiente per giustificare
         l'avvio del procedimento in vista dell'adozione di una decisione per infrazione delle regole di concorrenza. v. punti 136-137, 140-141
         
         6.
          Tenuto conto della formulazione degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell'art. 15, n. 2,
         del regolamento n. 17 e dell'art. 65, n. 5, del Trattato CECA, le percentuali corrispondenti agli aumenti o alle riduzioni,
         adottate in funzione delle circostanze aggravanti o attenuanti, debbono essere applicate all'importo di base dell'ammenda,
         determinato in funzione della gravità e della durata dell'infrazione, e non all'importo di una maggiorazione precedentemente
         applicata in funzione della durata dell'infrazione o al risultato dell'attuazione di una prima maggiorazione o riduzione per
         effetto di una circostanza aggravante o attenuante. Tale metodo di calcolo dell'importo delle ammende consente di garantire
         parità di trattamento fra diverse imprese partecipanti ad uno stesso cartello. v. punto 152
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)9 luglio 2003 (1)
         
         
               «Concorrenza – Intesa – Lisina – Orientamenti per il calcolo dell'importo delle ammende – Fatturato – Circostanze attenuanti – Cooperazione durante il procedimento amministrativo»
               
             Nella causa T-230/00, 
            
            
            Daesang Corp., con sede in Seoul (Corea del Sud),Sewon Europe GmbH, con sede in Eschborn (Germania),rappresentate dagli avv.ti J.-F. Bellis e S. Reinart e dal sig. A. Kmiecik, solicitor, con domicilio eletto in Lussemburgo,
            
            
            ricorrenti, 
            
            contro
            Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. W. Wils e R. Lyal, in qualità di agenti, assistiti dal sig. J. Flynn, barrister, con domicilio eletto
            in Lussemburgo,
            
            convenuta, 
            
             avente ad oggetto una domanda di riduzione dell'ammenda inflitta dalla Commissione alle ricorrenti con decisione 7 giugno
            2000, 2001/418/CE, relativa ad un procedimento a norma dell'articolo 81 del Trattato CE e dell'articolo 53 dell'accordo SEE
            (Caso COMP/36.545/F3 ─ Aminoacidi) (GU 2001, L 152, pag. 24),
            
            
            IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO  DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
            
             composto dal sig. M. Vilaras, presidente, dalla sig.ra V. Tiili e dal sig. P. Mengozzi, giudici, 
            
             cancelliere: sig.ra D. Christensen, amministratore 
            
            
            vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 25 aprile 2002,
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
            
               Fatti all'origine della controversia
            
         
         1
            
          Le ricorrenti, la Daesang Corp. (in prosieguo: la  
         Daesang) e la sua controllata europea, la Sewon Europe GmbH (in prosieguo: la  
         Sewon Europe), operano nel settore della produzione di mangimi e aminoacidi. La Daesang, creata alla fine del 1997, è un'impresa coreana
         sorta dalla fusione della Miwon Corp. Ltd con la Daesang Industrial Ltd, che si chiamava precedentemente Sewon Corp. Ltd (in
         prosieguo: la  
         Sewon Corp.). Nel primo semestre del 1998, la Daesang ha ceduto la propria attività mondiale nel settore della lisina ad un'altra impresa.
         
         
         
         2
            
          La lisina è il principale aminoacido utilizzato nell'alimentazione animale a fini nutrizionali. La lisina sintetica è impiegata
         come additivo negli alimenti con un tenore insufficiente di lisina naturale, ad esempio i cereali, al fine di permettere ai
         nutrizionisti di elaborare diete a base di proteine rispondenti al fabbisogno alimentare degli animali. Gli alimenti integrati
         con lisina sintetica possono anche sostituire alimenti dotati di un sufficiente tenore di lisina allo stato naturale, ad esempio
         la soia. 
         
         
         3
            
          Nel 1995, in seguito ad un'indagine segreta svolta dal Federal Bureau of Investigation, negli Stati Uniti sono state effettuate
         perquisizioni nei locali di molte imprese operanti sul mercato della lisina. Nei mesi di agosto e di ottobre 1996, le società
         Archer Daniels Midland Co. (in prosieguo: l'
         ADM Company), Kyowa Hakko Kogyo Co. Ltd, Sewon Corp., Cheil Jedang Corp. (in prosieguo: la  
         Cheil) e Ajinomoto Co. Inc. sono state accusate dalle autorità americane di aver costituito un accordo finalizzato alla fissazione
         dei prezzi e alla ripartizione dei volumi delle vendite di lisina tra il giugno 1992 e il giugno 1995. In seguito ad accordi
         conclusi con il Ministero della Giustizia americano, il giudice investito della causa ha inflitto alcune ammende alle dette
         imprese, vale a dire un'ammenda di dollari americani (USD) 10 milioni alla Kyowa Hakko Kogyo e all'Ajinomoto Co. Inc., un'ammenda
         di USD 70 milioni all'ADM Company e un'ammenda di USD 1,25 milioni alla Cheil. L'importo dell'ammenda irrogata alla Sewon
         Corp. ammontava, a detta di quest'ultima, a USD 328 000. Inoltre, tre dirigenti dell'ADM Company sono stati condannati a pene
         detentive ed al pagamento di ammende per il ruolo svolto nell'accordo. 
         
         
         4
            
          Nel luglio 1996 l'Ajinomoto, richiamandosi alla comunicazione della Commissione 96/C 207/04 sulla non imposizione o sulla
         riduzione delle ammende nei casi d'intesa tra imprese (GU 1996, C 207, pag. 4; in prosieguo: la  
         comunicazione sulla cooperazione), ha offerto alla Commissione la sua cooperazione per accertare l'esistenza di un cartello sul mercato della lisina ed i
         suoi effetti nello Spazio economico europeo (SEE). 
         
         
         5
            
          L'11 e il 12 giugno 1997 la Commissione, in applicazione dell'art. 14, n. 3, del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962,
         n. 17, primo regolamento d'applicazione degli articoli [81] e [82] del Trattato (GU 1962, 13, pag. 204), ha effettuato accertamenti
         negli impianti europei dell'ADM Company e in quelli della Kyowa Hakko Europe GmbH. In seguito ai detti accertamenti, la Kyowa
         Hakko Kogyo e la Kyowa Hakko Europe hanno manifestato l'intenzione di collaborare con la Commissione e le hanno fornito alcune
         informazioni relative, in particolare, alla cronologia delle riunioni tra i produttori di lisina. 
         
         
         6
            
          Il 28 luglio 1997 la Commissione, in conformità dell'art. 11 del regolamento n. 17, ha rivolto all'ADM Company e alla sua
         controllata europea Archer Daniels Midland Ingredients Ltd (in prosieguo: l'
         ADM Ingredients), alla Sewon Corporation e alla Sewon Europe GmbH (in prosieguo, collettivamente: la  
         Sewon), nonché alla Cheil, alcune richieste di informazioni in merito al loro comportamento sul mercato degli aminoacidi e alle
         riunioni del cartello menzionate nelle dette richieste. In risposta alla detta richiesta, la Sewon ha comunicato di essere
         disposta a collaborare con la Commissione. Essa ha prodotto verbali delle riunioni tra i produttori di lisina e fornito informazioni
         relative a riunioni che non erano identificate nella richiesta della Commissione. In seguito, la stessa ha continuato ad integrare
         tali informazioni. 
         
         
         7
            
          Il 30 ottobre 1998, sulla base delle informazioni che le erano state fornite, la Commissione ha inviato una comunicazione
         degli addebiti alle ricorrenti e alle altre imprese interessate, vale a dire all'ADM Company e all'ADM Ingredients (in prosieguo,
         collettivamente: l'
         ADM), all'Ajinomoto e alla sua controllata europea, l'Eurolysine SA (in prosieguo, collettivamente: l'
         Ajinomoto), alla Kyowa Hakko Kogyo e alla sua controllata europea, la Kyowa Hakko Europe (in prosieguo, collettivamente: la  
         Kyowa) e alla Cheil, per violazione dell'art. 81, n. 1, CE e dell'art. 53, n. 1, dell'accordo sullo Spazio economico europeo (in
         prosieguo: l'
         Accordo SEE). Nella comunicazione degli addebiti, la Commissione rimproverava alle dette imprese di aver fissato i prezzi della lisina
         nel SEE, nonché quote di vendita per tale mercato, e di essersi scambiate informazioni sui rispettivi quantitativi di vendita,
         a decorrere dai mesi di settembre 1990 (l'Ajinomoto, la Kyowa e la Sewon), di marzo 1991 (la Cheil) e di giugno 1992 (la ADM)
         fino al giugno 1995. 
         
         
         8
            
          In seguito all'audizione orale delle imprese in questione il 1° marzo 1999, la Commissione ha inviato a queste ultime, il
         17 agosto 1999, una comunicazione degli addebiti supplementare relativa alla durata dell'intesa, a cui le ricorrenti hanno
         risposto l'8 ottobre 1999. 
         
         
         9
            
          Al termine del procedimento, la Commissione ha adottato la decisione 7 giugno 2000, 2001/418/CE, relativa ad un procedimento
         a norma dell'articolo 81 del Trattato CE e dell'articolo 53 dell'accordo SEE (Caso COMP/36.545/F3 ─ Aminoacidi) (GU 2001,
         L 152, pag. 24; in prosieguo: la  
         Decisione). La Decisione è stata notificata alla Daesang e alla Sewon Europe, rispettivamente, il 19 e il 28 giugno 2000. 
         
         
         10
            
          La Decisione comprende le seguenti disposizioni: Articolo 1[ADM Company] e la sua controllata europea [ADM Ingredients], Ajinomoto Company Incorporated e la sua controllata europea
         Eurolysine SA, Kyowa Hakko Kogyo Company Limited e la sua controllata europea Kyowa Hakko Europe GmbH, [Daesang] e la sua
         controllata europea [Sewon Europe], nonché [Cheil], hanno violato l'articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE e l'articolo
         53, paragrafo 1, dell'accordo SEE per avere partecipato ad accordi sui prezzi, sui volumi di vendita e sullo scambio di informazioni
         specifiche relativamente ai volumi di vendita di lisina sintetica nell'intero SEE.L'infrazione si è protratta per i seguenti periodi:
         
         a)
          per [ADM Company] e [ADM Ingredients] dal 23 giugno 1992 al 27 giugno 1995; 
         
         
         b)
          per Ajinomoto Company Incorporated, e Eurolysine SA almeno dal luglio 1990 al 27 giugno 1995; 
         
         
         c)
          per Kyowa Hakko Kogyo Company Limited e Kyowa Hakko Europe GmbH almeno dal luglio 1990 al 27 giugno 1995; 
         
         
         d)
          per [Daesang] e [Sewon Europe] almeno dal luglio 1990 al 27 giugno 1995; 
         
         
         e)
          per [Cheil] dal 27 agosto 1992 al 27 giugno 1995. 
         Articolo 2 Alle imprese di cui all'articolo 1 vengono inflitte le seguenti ammende per le infrazioni indicate in detto articolo:
         
         a)
         [ADM Company] e[ADM Ingredients],in solido, un'ammenda di:  47 300 000 EUR
         
         
         b)
          Ajinomoto Company Incorporated eEurolysine SA,in solido, un'ammenda di:  28 300 000 EUR
         
         
         c)
          Kyowa Hakko Kogyo Company Limited eKyowa Hakko Europe GmbH,in solido, un'ammenda di:  13 200 000 EUR
         
         
         d)
         [Daesang] e[Sewon Europe],in solido, un'ammenda di:  8 900 000 EUR
         
         
         e)
         [Cheil], un'ammenda di:  12 200 000 EUR
         (...).
         
         
         11
            
          Per il calcolo dell'importo delle ammende, la Commissione ha applicato, nella Decisione, il metodo stabilito negli orientamenti
         per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, e dell'art. 65, n. 5, del
         Trattato CECA (GU 1998, C 9, pag. 3; in prosieguo: gli  
         orientamenti), nonché la comunicazione sulla cooperazione. 
         
         
         12
            
          In primo luogo, l'importo di base dell'ammenda, determinato in funzione della gravità e della durata dell'infrazione, è stato
         fissato, per quanto riguarda le ricorrenti, a EUR 21 milioni. Per quanto concerne le società Ajinomoto, ADM, Kyowa e Cheil,
         l'importo di base dell'ammenda è stato fissato, rispettivamente, a EUR 42, 39, 21 e 19,5 milioni (punto 314 della Decisione).
         
         
         
         13
            
          Per calcolare le ammende in funzione della gravità dell'infrazione, la Commissione è partita dalla considerazione che le imprese
         di cui trattasi avevano commesso un'infrazione molto grave, tenuto conto della sua natura, del suo impatto concreto sul mercato
         della lisina nel SEE e dell'estensione del mercato geografico rilevante. Constatando poi, sulla base del fatturato globale
         realizzato nell'ultimo anno del periodo in cui è stata commessa l'infrazione, che esisteva una disparità considerevole nella
         dimensione delle imprese che hanno commesso l'infrazione, la Commissione ha applicato un trattamento differenziato. Di conseguenza,
         l'importo di base delle ammende è stato fissato a EUR 30 milioni per l'ADM e l'Ajinomoto e a EUR 15 milioni per la Kyowa,
         la Cheil e le ricorrenti (punto 305 della Decisione). 
         
         
         14
            
          Per tenere conto della durata dell'infrazione commessa da ciascuna impresa, l'importo di base così determinato è stato poi
         maggiorato del 10% all'anno, ossia del 30% per quanto riguarda l'ADM e la Cheil e del 40% per quanto riguarda l'Ajinomoto,
         la Kyowa e le ricorrenti (punto 313 della Decisione). 
         
         
         15
            
          In secondo luogo, applicando le circostanze aggravanti, la Commissione ha maggiorato del 50% gli importi di base delle ammende
         per l'ADM e l'Ajinomoto, aumentandoli rispettivamente di EUR 19,5 milioni per l'ADM e di EUR 21 milioni per l'Ajinomoto, per
         il fatto che le dette imprese avevano svolto un ruolo di leader nella commissione dell'infrazione (punto 356 della Decisione).
         
         
         
         16
            
          In terzo luogo, applicando le circostanze attenuanti, la Commissione ha ridotto del 20% la maggiorazione dell'ammenda inflitta
         alle ricorrenti a causa della durata dell'infrazione, per il fatto che la Sewon aveva svolto un ruolo passivo nell'intesa
         a decorrere dall'inizio del 1995 (punto 365 della Decisione). La Commissione ha inoltre ridotto del 10% gli importi di base
         delle ammende di ciascuna delle imprese di cui trattasi, per il fatto che tutte avevano posto fine all'infrazione sin dai
         primi interventi dell'autorità pubblica (punto 384 della Decisione). 
         
         
         17
            
          In quarto luogo, la Commissione ha applicato una  
         significativa riduzione dell'importo delle ammende, ai sensi del punto D della comunicazione sulla cooperazione. A tale titolo, la Commissione ha
         concesso all'Ajinomoto e alle ricorrenti una riduzione del 50% dell'importo dell'ammenda che sarebbe stata loro inflitta in
         assenza di cooperazione, alla Kyowa e alla Cheil una riduzione del 30% e all'ADM, infine, una riduzione del 10% (punti 431,
         432 e 435 della Decisione). 
         Procedimento e conclusioni delle parti
         
         18
            
          Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 30 agosto 2000, le ricorrenti hanno proposto il presente ricorso. 
         
         
         19
            
          Su relazione del giudice relatore il Tribunale (Quarta Sezione) ha deciso di passare alla fase orale e, a titolo delle misure
         di organizzazione del procedimento, ha chiesto alla Commissione di rispondere per iscritto a vari quesiti. La convenuta ha
         ottemperato alla detta richiesta entro il termine stabilito. 
         
         
         20
            
          Le parti hanno svolto le loro difese orali e risposto ai quesiti del Tribunale in occasione dell'udienza tenutasi il 25 aprile
         2002. 
         
         
         21
            
          Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             ridurre l'importo dell'ammenda che è stata loro inflitta; 
          ridurre l'importo dell'ammenda che è stata loro inflitta; 
         
         
         
         ─
             condannare la Commissione alle spese. 
          condannare la Commissione alle spese. 
         
         
         
         
         22
            
          La Commissione chiede che il Tribunale voglia: 
         
         
         ─
             respingere il ricorso; 
          respingere il ricorso; 
         
         
         
         ─
             condannare in solido le ricorrenti alle spese. 
          condannare in solido le ricorrenti alle spese. 
         
         
         In diritto
         
         23
            
          Il ricorso verte su quattro censure principali. In primo luogo, le ricorrenti rimproverano alla Commissione di aver calcolato
         l'importo dell'ammenda sulla base dei criteri stabiliti dagli orientamenti. In secondo luogo, esse contestano alla Commissione
         di non aver tenuto conto, nel valutare la gravità della loro infrazione, del fatturato pertinente. In terzo luogo, le ricorrenti
         sostengono che la Commissione non ha tenuto conto di alcune circostanze attenuanti. Infine, in quarto luogo, le stesse rimproverano
         alla Commissione di aver valutato erroneamente la loro cooperazione durante il procedimento amministrativo. 
         
         
         24
            
          In udienza le ricorrenti hanno rinunciato alla censura concernente la pretesa applicazione retroattiva degli orientamenti,
         come esposta al punto II B del ricorso, rinuncia di cui il Tribunale ha preso atto nel processo verbale dell'udienza. 
          Sul fatturato preso in considerazione a titolo della gravità dell'infrazione
          Argomenti delle parti
         
         
         25
            
          Le ricorrenti fanno valere che, nell'ambito della determinazione dell'importo di base dell'ammenda in considerazione della
         gravità dell'infrazione, la Commissione ha commesso una violazione del principio di proporzionalità e del principio della
         parità di trattamento.
         ─ Sulla violazione del principio di proporzionalità
         
         
         26
            
          Le ricorrenti contestano alla Commissione di aver fissato l'importo di base dell'ammenda, determinato in funzione della gravità
         dell'infrazione, basandosi sul fatturato mondiale della Sewon anziché sul solo fatturato relativo alle vendite di lisina nel
         SEE. Il fatto di non aver preso in considerazione quest'ultimo fatturato costituirebbe una violazione del principio di proporzionalità,
         dato che l'importo di base dell'ammenda rappresenterebbe, nel caso di specie, il 100% del totale delle vendite di lisina realizzate
         dalla Sewon nel SEE nel 1995. 
         
         
         27
            
          Secondo le ricorrenti, la Commissione ha erroneamente affermato che il fatturato relativo alle vendite del prodotto oggetto
         dell'infrazione nel mercato geografico di cui trattasi non costituisce un fattore pertinente ai fini del calcolo dell'importo
         di base dell'ammenda (punto 318 della Decisione). Così facendo, essa avrebbe violato il principio di proporzionalità, sancito
         dall'art. 5 CE, che impone di adottare misure che non vadano al di là di quanto necessario per il raggiungimento dell'obiettivo
         perseguito. 
         
         
         28
            
          Secondo le ricorrenti, dalla sentenza della Corte 7 giugno 1983, cause riunite da 100/80 a 103/80, Musique Diffussion française
         e a./Commissione (Racc. pag. 1825, punto 121) risulta che il fatturato complessivo non è rilevante per commisurare l'importo
         dell'ammenda e che un fatturato esiguo per le vendite del prodotto oggetto dell'infrazione dev'essere preso in considerazione.
         Tale analisi sarebbe confermata dalla sentenza del Tribunale 14 luglio 1994, causa T-77/92, Parker Pen/Commissione (Racc.
         pag. II-549), in cui l'importo dell'ammenda è stato ridotto per tenere conto dell'esiguo fatturato proveniente dalle vendite
         del prodotto oggetto dell'infrazione rispetto a quello risultante dall'insieme delle vendite realizzate. 
         
         
         29
            
          Il fatto di non aver preso in considerazione il fatturato relativo alle vendite del prodotto oggetto dell'infrazione nel mercato
         geografico di cui trattasi condurrebbe ad una valutazione erronea dell'estensione reale dell'infrazione per la determinazione
         dell'importo di base dell'ammenda. Infatti, nessuno dei fattori considerati consentirebbe di valutare l'impatto dell'infrazione.
         Anzitutto, il criterio relativo alla natura dell'infrazione, sebbene pertinente, sarebbe distinto da quello concernente la
         sua estensione. Inoltre la Decisione, sebbene menzioni l'impatto dell'intesa sui produttori (punti 261-296), non opererebbe
         nessuna quantificazione in proposito; per fare ciò sarebbe stato necessario un riferimento al volume delle operazioni realizzate
         con il prodotto in questione. La Decisione indicherebbe altresì il fatto che l'infrazione ha interessato il mercato del SEE
         (punto 297 della Decisione), ma il numero dei paesi interessati da un'intesa non significherebbe necessariamente che essa
         abbia avuto un impatto significativo. Per quanto riguarda il confronto delle dimensioni della Sewon con quelle delle altre
         imprese partecipanti all'intesa, neanch'esso consentirebbe di tenere conto dell'importanza dell'impatto dell'infrazione sulla
         concorrenza. 
         ─ Sulla considerazione di un fatturato erroneo e sulla violazione del principio della parità di trattamento
         
         
         30
            
          Le ricorrenti sostengono che la Commissione, per effettuare il confronto tra le dimensioni delle imprese interessate al fine
         di fissare l'importo di base delle ammende in funzione della gravità dell'infrazione (punti 303-305 della Decisione), si è
         basata su un fatturato erroneo riguardo alla Sewon, il che ha condotto ad una discriminazione a danno di quest'ultima. 
         
         
         31
            
          Le ricorrenti sottolineano che il fatturato complessivo della Sewon a cui la Commissione fa riferimento, vale a dire, secondo
         la prima colonna della tabella riportata al punto 304 della Decisione, EUR 946 milioni nel 1995, è erroneo, poiché il detto
         importo era di soli EUR 295 milioni. 
         
         
         32
            
          Le ricorrenti ne deducono che, dato che il fatturato della Sewon era tre volte inferiore a quello indicato, il confronto effettuato
         dalla Commissione è manifestamente erroneo. In particolare, il fatturato mondiale della Sewon rappresentava solo il 10% di
         quello della Kyowa e il 15% di quello della Cheil, mentre le dette imprese sono state considerate di dimensioni paragonabili.
         
         
         
         33
            
          Per effettuare un trattamento differenziato che riflettesse tali differenze di dimensione, quindi, sarebbe stato necessario
         collocare la Sewon in una terza categoria d'imprese. Alo stato attuale delle cose, l'importo di base dell'ammenda inflitta
         alla Sewon, in funzione della gravità dell'infrazione, equivarrebbe al 50% di quello relativo all'ADM e all'Ajinomoto mentre,
         sulla base dei fatturati complessivi realizzati nel 1995, le dimensioni della Sewon rappresentavano solo il 2% di quelle dell'ADM
         e il 6% di quelle dell'Ajinomoto. Inoltre, l'importo di base dell'ammenda per la Sewon corrisponderebbe al 5% circa del suo
         fatturato complessivo nel 1995, contro lo 0,5% e lo 0,79%, rispettivamente, per la Kyowa e la Cheil. 
         
         
         34
            
          Nella replica, le ricorrenti affermano che la tesi della Commissione, esposta nel controricorso, in base alla quale essa si
         sarebbe basata sul fatturato complessivo reale della Sewon, pari a EUR 227 milioni, per effettuare il confronto contestato,
         è di difficile comprensione. Infatti, il detto fatturato rappresentava l'8% di quello della Kyowa e il 12% di quello della
         Cheil. Anche supponendo che la Commissione si sia veramente basata su tale importo, il trattamento riservato alla Sewon rimarrebbe
         comunque discriminatorio. 
         
         
         35
            
          Quanto all'argomento della Commissione secondo cui il fatturato della Sewon per le vendite di lisina nel SEE nel 1995 era,
         ad ogni modo, paragonabile a quelli della Cheil e della Kyowa, esso costituirebbe una giustificazione ex post che la stessa
         aveva eliminato dalla Decisione. 
         
         
         36
            
          La Commissione fa valere, sostanzialmente, che l'importo di base dell'ammenda determinato in funzione della gravità dell'infrazione
         non è né sproporzionato né discriminatorio. L'importo dell'ammenda, peraltro, dovrebbe essere fissato in funzione non del
         fatturato nel SEE, ma della gravità e della durata dell'infrazione. 
          Giudizio del Tribunale
         ─ Sulla violazione del principio di proporzionalità
         
         
         37
            
          Da una giurisprudenza consolidata risulta che la Commissione dispone, nell'ambito del regolamento n. 17, di un margine di
         discrezionalità nella determinazione dell'importo delle ammende al fine di orientare il comportamento delle imprese verso
         il rispetto delle regole della concorrenza (sentenze del Tribunale 6 aprile 1995, causa T-150/89, Martinelli/Commissione,
         Racc. pag. II-1165, punto 59; 11 dicembre 1996, causa T-49/95, Van Megen Sports/Commissione, Racc. II-1799, punto 53, nonché
         21 ottobre 1997, causa T-229/94, Deutsche Bahn/Commissione, Racc. pag. II-1689, punto 127). L'efficace applicazione delle
         dette norme implica che la Commissione possa sempre adeguare l'entità delle ammende alle esigenze della politica comunitaria
         della concorrenza, se del caso anche aumentandone l'entità (sentenze Musique Diffusion française e a./Commissione, cit., punto 109).
         
         
         
         38
            
          Occorre ricordare che, nella Decisione, la Commissione ha determinato l'importo dell'ammenda inflitta alle ricorrenti applicando
         il metodo di calcolo che essa stessa si è imposta negli orientamenti. Orbene, è giurisprudenza costante che la Commissione
         non può discostarsi dalle regole che essa stessa si è imposte (v. sentenza del Tribunale 17 dicembre 1991, causa T-7/89, Hercules
         Chemicals/Commissione, Racc. pag. II-1711, punto 53, confermata in sede d'impugnazione con sentenza della Corte 8 luglio 1999,
         causa C-51/92 P, Hercules Chemicals/Commissione, Racc. pag. I-4235, e la giurisprudenza citata). In particolare, quando la
         Commissione adotta orientamenti destinati a precisare, nel rispetto del Trattato, i criteri che intende applicare nell'esercizio
         del suo potere discrezionale, ne deriva un'autolimitazione di questo potere in quanto essa è tenuta a conformarsi alle norme
         indicative che essa stessa si è imposta (sentenze del Tribunale 12 dicembre 1996, causa T-380/94, AIUFFASS e AKT/Commissione,
         Racc. pag. II-2169, punto 57, e 30 aprile 1998, causa T-214/95, Vlaams Gewest/Commissione, Racc. pag. II-717, punto 89). 
         
         
         39
            
          Secondo gli orientamenti, la Commissione prende come punto di partenza, per il calcolo delle ammende, un importo determinato
         in funzione della gravità dell'infrazione (in prosieguo: l'
         importo di base generale). La gravità delle infrazioni è stabilita in funzione di molteplici elementi, di alcuni dei quali la Commissione deve ormai
         tenere obbligatoriamente conto. 
         
         
         40
            
          A tale proposito, gli orientamenti dispongono che, a parte la natura dell'infrazione, il suo impatto concreto sul mercato
         e l'estensione geografica di quest'ultimo, è necessario valutare in che misura gli autori dell'infrazione abbiano l'effettiva
         capacità economica di arrecare un danno consistente agli altri operatori, in particolare ai consumatori, e fissare l'importo
         dell'ammenda ad un livello tale da garantirle un carattere sufficientemente dissuasivo (punto 1 A, quarto capoverso). 
         
         
         41
            
          Del resto, si può altresì tenere conto del fatto che le imprese di grandi dimensioni sono meglio in grado di valutare il carattere
         di infrazione del loro comportamento e le conseguenze che ne derivano (punto 1 A, quinto capoverso). 
         
         
         42
            
          Nei casi che riguardano molte imprese, come i cartelli, può essere opportuno ponderare l'importo di base generale, in modo
         da tenere conto del peso specifico e dunque dell'impatto reale sulla concorrenza del comportamento configurante infrazione
         di ciascuna impresa, in particolare qualora esista una disparità considerevole nella dimensione delle imprese che commettono
         il medesimo tipo di infrazione, ed adattare conseguentemente l'importo di base generale secondo le caratteristiche specifiche
         di ciascuna impresa (in prosieguo: l'
         importo di base specifico) (punto 1 A, sesto capoverso) 
         
         
         43
            
          Occorre rilevare che gli orientamenti non prevedono che l'importo delle ammende sia calcolato in funzione del fatturato complessivo
         o del fatturato realizzato dalle imprese sul mercato in questione. Tuttavia, essi non ostano neppure a che tali fatturati
         siano presi in considerazione per la determinazione dell'importo dell'ammenda affinché siano rispettati i principi generali
         del diritto comunitario e qualora le circostanze lo richiedano. In particolare, il fatturato può essere preso in considerazione
         al momento della valutazione dei diversi elementi elencati sopra, ai punti 40-42 (sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa
         T-23/99, LR AF 1998/Commissione, Racc. pag. II-1705, punti 283 e 284). 
         
         
         44
            
          D'altra parte, occorre ricordare che, per giurisprudenza costante, tra i criteri di valutazione della gravità dell'infrazione
         possono figurare, secondo i casi, il volume e il valore delle merci oggetto dell'infrazione, le dimensioni e la potenza economica
         dell'impresa e, pertanto, l'influenza che essa può aver esercitato sul mercato. Da un lato, ne consegue che, per determinare
         l'ammenda, si può tener conto tanto del fatturato complessivo dell'impresa, il quale costituisce un'indicazione, sia pure
         approssimata e imperfetta, delle sue dimensioni e della sua potenza economica, quanto della frazione di quel dato proveniente
         dalla vendita delle merci oggetto dell'infrazione e che è quindi atta a fornire un'indicazione della sua gravità. Dall'altro,
         ne risulta che non si deve attribuire né all'uno né all'altro di questi dati un peso eccessivo rispetto agli altri criteri
         di valutazione, di modo che la determinazione dell'importo di un'ammenda adeguata non può essere il risultato di un semplice
         calcolo basato sul fatturato complessivo (sentenze Musique Diffusion française e a./Commissione, cit., punti 120 e 121; Parker
         Pen/Commissione, cit., punto 94, e sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T-327/94, SCA Holding/Commissione, Racc. pag. II-1373,
         punto 176). 
         
         
         45
            
          Nel caso di specie, dalla Decisione risulta che, per determinare l'importo di base dell'ammenda, la Commissione ha anzitutto
         preso in considerazione la natura dell'infrazione, il suo impatto concreto sul mercato e l'estensione geografica di quest'ultimo.
         La Commissione ha poi indicato che, nell'ambito del trattamento differenziato da applicare alle imprese, occorreva tenere
         conto dell'
         effettiva capacità economica delle imprese interessate di arrecare un danno consistente al mercato della lisina nel SEE, della portata dissuasiva dell'ammenda e delle rispettive dimensioni delle dette imprese. Per valutare tali elementi, la
         Commissione ha deciso di basarsi sul fatturato globale realizzato da ciascuna delle imprese in questione, nel corso dell'ultimo
         anno dell'infrazione, ritenendo che il detto fatturato le consentisse di  
         valutare le risorse e l'importanza reale delle imprese interessate sui mercati interessati dalla loro condotta illegale (punto 304 della Decisione). 
         
         
         46
            
          Le ricorrenti lamentano precisamente che la Commissione abbia preso in considerazione il fatturato di cui sopra, anziché quello
         proveniente dalle vendite del prodotto in questione nel SEE. 
         
         
         47
            
          A questo punto va sottolineato che, vista una certa ambiguità derivante dalla lettura combinata della Decisione e delle memorie
         presentate dalla convenuta nel presente procedimento, la Commissione ha chiarito in udienza, su espressa richiesta del Tribunale,
         di aver tenuto conto non solo del fatturato  
         globale delle imprese di cui trattasi, vale a dire quello relativo a tutte le loro attività, ma anche del fatturato mondiale sul
         mercato della lisina, due tipi di fatturato riportati in una tabella inserita al punto 304 della Decisione. Inoltre, va rilevato
         che, ai sensi del punto 318 della Decisione,  
         la Commissione ha tenuto debito conto dell'importanza economica della specifica attività oggetto dell'infrazione nelle sue
         conclusioni relative alla gravità. 
         
         
         48
            
          E' tuttavia pacifico che la Commissione non ha tenuto conto del fatturato realizzato dalle imprese in questione sul mercato
         interessato dall'infrazione, vale a dire quello della lisina nel SEE. 
         
         
         49
            
          Orbene, per quanto riguarda l'analisi della  
         effettiva capacità economica delle imprese interessate di arrecare un danno consistente al mercato della lisina nel SEE (punto 304 della Decisione), che implica una valutazione dell'importanza reale delle dette imprese sul mercato interessato,
         vale a dire della loro influenza su quest'ultimo, il fatturato globale fornisce solo una visione inesatta delle cose. Non
         si può escludere, infatti, che un'impresa potente, con molteplici attività diverse, sia presente solo in maniera accessoria
         su un mercato di prodotti specifico come quello della lisina. Inoltre, non si può escludere che un'impresa con una posizione
         importante in un mercato geografico extracomunitario disponga soltanto di una posizione debole nel mercato comunitario o del
         SEE. In casi come questi, il solo fatto che l'impresa interessata realizzi un notevole fatturato globale non significa necessariamente
         che essa eserciti un'influenza determinante sul mercato interessato dall'infrazione. E' per questo motivo che la Corte ha
         sottolineato, nella sentenza 17 dicembre 1998, causa C-185/95 P, Baustahlgewebe/Commissione (Racc. pag. I-8417, punto 139),
         che, se è vero che le quote di mercato detenute da un'impresa non possono essere determinanti per concludere che essa fa parte
         di un gruppo economico potente, sono però rilevanti al fine di determinare l'influenza che essa ha potuto esercitare sul mercato.
         Ebbene, nel caso di specie la Commissione non ha tenuto conto né dei quantitativi delle quote di mercato delle imprese in
         questione nel mercato interessato, né del fatturato delle imprese nel mercato interessato (quello della lisina nel SEE), il
         quale avrebbe consentito, tenuto conto della mancanza di produttori terzi, di determinare l'importanza relativa di ciascuna
         impresa nel mercato rilevante facendo risultare indirettamente le loro quote di mercato in valore (v. sentenza della Corte
         10 dicembre 1985, cause riunite 240/82-242/82, 261/82, 262/82, 268/82 e 269/82, Stichting Sigarettenindustrie/Commissione,
         Racc. pag. 3831, punto 99). 
         
         
         50
            
          D'altra parte, dalla Decisione risulta che la Commissione non ha fatto esplicito riferimento alla valutazione del  
         peso specifico e dunque dell'impatto reale sulla concorrenza del comportamento configurante infrazione di ciascuna impresa, valutazione che essa deve ormai effettuare in forza degli orientamenti quando ritiene, come nel caso di specie, che sia
         opportuno ponderare gli importi di base dell'ammenda in quanto trattasi di un'infrazione che coinvolge più imprese (tipo cartello)
         tra le quali esistono disparità considerevoli di dimensione (v. punto 1 A, sesto capoverso, degli orientamenti). 
         
         
         51
            
          A tale proposito, il riferimento, nella Decisione (ultima frase del punto 304) all'
         importanza reale delle imprese non è tale da colmare la lacuna di cui sopra. 
         
         
         52
            
          Infatti, la valutazione del peso specifico, vale a dire dell'impatto reale, dell'infrazione commessa da ciascuna impresa consiste,
         in realtà, nel determinare l'estensione dell'infrazione commessa da ciascuna di esse e non l'importanza dell'impresa in questione
         in termini di dimensioni o di potenza economica. Orbene, come risulta da una giurisprudenza costante (v., in particolare,
         sentenza Musique Diffusion française e a./Commissione, cit., punto 121, e sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T-347/94,
         Mayr-Melnhof/Commissione, Racc. pag. II-1751, punto 369), la parte del fatturato corrispondente alle merci coinvolte nell'infrazione
         può fornire una corretta indicazione dell'entità dell'infrazione nel mercato rilevante. In particolare, come ha sottolineato
         il Tribunale, il volume di affari realizzato sui prodotti che abbiano costituito oggetto di una pratica restrittiva costituisce
         un elemento oggettivo che fornisce il giusto metro della nocività della pratica medesima rispetto al normale gioco della concorrenza
         (v. sentenza del Tribunale 11 marzo 1999, causa T-151/94, British Steel/Commissione, Racc. pag. II-629, punto 643). 
         
         
         53
            
          Da quanto sopra risulta che, basandosi sui fatturati mondiali della Sewon senza prendere in considerazione il suo fatturato
         nel mercato interessato dall'infrazione, vale a dire quello della lisina nel SEE, la Commissione non ha tenuto conto del punto 1 A,
         quarto e sesto capoverso, degli orientamenti. 
         
         
         54
            
          Alla luce di ciò, spetta al Tribunale verificare se il fatto di non aver preso in considerazione il fatturato nel mercato
         interessato e di avere pertanto trascurato gli orientamenti abbia condotto la Commissione a violare, nel caso di specie, il
         principio di proporzionalità quando ha fissato l'importo dell'ammenda. In proposito, occorre ricordare che la valutazione
         del carattere proporzionato dell'ammenda inflitta rispetto alla gravità ed alla durata dell'infrazione ─ criteri questi contemplati
         dall'art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 ─ rientra nel potere di controllo giurisdizionale anche di merito conferito al Tribunale
         dall'art. 17 del medesimo regolamento. 
         
         
         55
            
          Nel presente caso, le ricorrenti fanno valere, sostanzialmente, che l'importo di base specifico dell'ammenda, fissato in EUR 15
         milioni, è sproporzionato in quanto equivale al fatturato realizzato dalla Sewon nel mercato della lisina nel SEE durante
         l'ultimo anno d'infrazione. 
         
         
         56
            
          Occorre innanzitutto far presente che la circostanza che l'importo di base specifico dell'ammenda sia equivalente al fatturato
         realizzato nel mercato di cui trattasi non è di per sé concludente. Tale importo, infatti, pari a EUR 15 milioni, costituisce
         solo un valore intermedio che, in sede di applicazione del metodo definito dagli orientamenti, viene poi adattato in funzione
         della durata dell'infrazione e delle circostanze aggravanti o attenuanti constatate. 
         
         
         57
            
          In secondo luogo, la natura stessa dell'infrazione, l'impatto reale di quest'ultima, l'estensione geografica del mercato rilevante,
         la necessaria portata dissuasiva dell'ammenda e le dimensioni delle imprese in questione sono tanti elementi, che la Commissione
         ha considerato nella fattispecie, idonei a giustificare un tale importo intermedio. La convenuta ha giustamente qualificato
         l'infrazione  
         molto grave, in quanto la Sewon ha partecipato ad un'intesa orizzontale avente ad oggetto la fissazione di obiettivi di prezzi e di quote
         di vendita e la creazione di un sistema di scambio d'informazioni sui quantitativi di vendita, che ha esercitato un'influenza
         concreta sul mercato della lisina nel SEE facendo aumentare artificiosamente i prezzi e ridurre i detti quantitativi. Per
         quanto concerne le dimensioni delle imprese e la portata dissuasiva delle ammende, occorre sottolineare che la Commissione
         ha opportunamente deciso di basarsi sul fatturato globale delle imprese interessate. Secondo la giurisprudenza, infatti, è
         proprio il volume d'affari complessivo a rivelare le dimensioni di un'impresa (v., in tal senso, sentenza Musique diffusion
         française e a./Commissione, cit., punto 121) nonché la sua potenza economica, determinante per valutare la portata dissuasiva
         di un'ammenda nei suoi confronti. 
         
         
         58
            
          In terzo luogo va sottolineato che l'ammenda di EUR 15 milioni inflitta alle ricorrenti è notevolmente inferiore a quella
         minima di EUR 20 milioni che gli orientamenti normalmente prevedono per questo tipo d'infrazione molto grave (v. punto 1 A,
         secondo capoverso, terzo trattino). 
         
         
         59
            
          A sostegno delle loro allegazioni, le ricorrenti si richiamano altresì in maniera esplicita alla sentenza Parker Pen/Commissione,
         citata, nella quale il Tribunale ha accolto il motivo vertente su una violazione del principio di proporzionalità perché la
         Commissione non aveva preso in considerazione il fatto che il fatturato realizzato con i prodotti cui si riferiva l'infrazione
         era relativamente esiguo rispetto a quello dell'insieme delle vendite realizzate dall'impresa in questione, il che ha giustificato
         una riduzione dell'importo dell'ammenda (punti 94 e 95). 
         
         
         60
            
          Va osservato, anzitutto, che la soluzione adottata dal Tribunale nella sentenza Parker Pen/Commissione, citata, riguarda la
         fissazione dell'importo definitivo dell'ammenda e non, come nel caso di specie, dell'importo di base dell'ammenda rispetto
         alla gravità dell'infrazione. 
         
         
         61
            
          Inoltre, anche supponendo che la giurisprudenza di cui sopra possa essere trasposta alla fattispecie in esame, occorre ricordare
         che il Tribunale ha competenza per valutare, nell'ambito della sua competenza anche di merito, l'adeguatezza dell'importo
         delle ammende. Orbene, questa valutazione può giustificare la produzione e la presa in considerazione di elementi aggiuntivi
         d'informazione (v., in tal senso, sentenza della Corte 16 novembre 2000, causa C-297/98 P, SCA Holding/Commissione, Racc.
         pag. I-10101, punti 53-55) quali, eventualmente, il fatturato realizzato dalla Sewon sul mercato della lisina nel SEE, non
         preso in considerazione nella Decisione. 
         
         
         62
            
          A tale proposito occorre sottolineare che dal confronto dei diversi fatturati della Sewon per il 1995 risultano due elementi
         informativi. Da un lato, è vero che il fatturato proveniente dalle vendite di lisina nel SEE può essere considerato esiguo
         rispetto al fatturato complessivo, in quanto il primo rappresenta soltanto il 5% del secondo. Dall'altro risulta, per contro,
         che il fatturato corrispondente alle vendite di lisina nel SEE rappresenta una quota relativamente importante del fatturato
         realizzato sul mercato mondiale della lisina, nella specie più del 22%. 
         
         
         63
            
          Poiché le vendite di lisina nel SEE rappresentano quindi non una parte esigua, bensì una quota significativa di quest'ultimo
         fatturato, non si può addurre validamente una violazione del principio di proporzionalità, tanto più che l'importo di base
         dell'ammenda non è stato determinato soltanto sulla base di un mero calcolo riportato al fatturato complessivo, ma anche sulla
         base del fatturato settoriale e di altri elementi rilevanti quali la natura dell'infrazione, l'impatto concreto di quest'ultima
         sul mercato, l'estensione del mercato geografico rilevante, la necessaria portata dissuasiva della sanzione, le dimensioni
         e la potenza delle imprese. 
         
         
         64
            
          Per le ragioni di cui sopra, il Tribunale ritiene, nell'ambito del suo potere discrezionale, che l'importo di base dell'ammenda
         determinato in considerazione della gravità dell'infrazione commessa dalla Sewon sia adeguato e che, poiché il fatto che la
         Commissione non abbia tenuto conto degli orientamenti non ha provocato, nel caso di specie, una violazione del principio di
         proporzionalità, occorra pertanto respingere la censura dedotta a tale proposito dalle ricorrenti. 
         ─ Sulla violazione del principio della parità di trattamento
         
         
         65
            
          Nel determinare l'importo delle ammende, la Commissione non può non tener conto del principio della parità di trattamento,
         principio generale del diritto comunitario che, secondo una giurisprudenza costante, viene trasgredito soltanto quando situazioni
         analoghe siano trattate in maniera differenziata o quando situazioni diverse siano trattate in maniera identica, a meno che
         un tale trattamento non sia obiettivamente giustificato (v. sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T-311/94, BPB de
         Eendracht/Commissione, Racc. pag. II-1129, punto 309, e la giurisprudenza citata). 
         
         
         66
            
          In conformità a tale principio, il punto 1 A, sesto capoverso, degli orientamenti prevede che, in caso di infrazioni che coinvolgono
         più imprese, gli importi di base delle ammende possano essere ponderati in modo da tenere conto del peso specifico e dunque
         dell'impatto reale sulla concorrenza del comportamento configurante infrazione di ciascuna impresa, in particolare qualora
         esista una disparità considerevole nella dimensione delle imprese che commettono il medesimo tipo di infrazione. 
         
         
         67
            
          Così, ai sensi del punto 1 A, settimo capoverso, degli orientamenti, il principio di parità della sanzione per un medesimo
         comportamento può dar luogo, in determinate circostanze, all'applicazione di importi differenti per le imprese interessate,
         senza che tale differenziazione derivi da un calcolo rigorosamente aritmetico. 
         
         
         68
            
          Nella Decisione (punti 303 e 304) la Commissione ha constatato che esisteva una disparità considerevole nella dimensione delle
         imprese autrici dell'infrazione. Di conseguenza, essa ha ritenuto che, per tener conto dell'effettiva capacità economica delle
         imprese interessate di arrecare un danno consistente al mercato della lisina nel SEE e della necessità di fissare l'importo
         dell'ammenda ad un livello tale da garantirle un carattere sufficientemente dissuasivo, occorresse, con riferimento alle dimensioni
         di tali imprese, suddividerle in due gruppi: da un lato, l'Ajinomoto e l'ADM, alle quali è stata inflitta un'ammenda di base
         di EUR 30 milioni e, dall'altro, la Kyowa, la Cheil e la Sewon, sanzionate con un'ammenda di EUR 15 milioni. 
         
         
         69
            
          Contrariamente all'argomento sviluppato nell'ambito del motivo vertente su una violazione del principio di proporzionalità,
         le ricorrenti non lamentano più, ormai, l'omessa considerazione del fatturato nel mercato della lisina nel SEE. Esse si basano,
         al contrario, sul confronto dei fatturati mondiali delle imprese partecipanti all'intesa per giustificare la loro affermazione
         relativa al carattere discriminatorio dell'importo di base dell'ammenda, sottolineando che nel 1995 il detto importo ammontava,
         per quanto le riguarda, a EUR 295 milioni e non a EUR 946 milioni, come erroneamente indicato dalla Commissione. 
         
         
         70
            
          Va rilevato che la Commissione ha riconosciuto che il fatturato complessivo della Sewon riportato nella tabella del punto 304
         della Decisione non era esatto ed ha precisato di aver considerato, in realtà, il fatturato realizzato dalla Sewon nel 1995
         indicato al punto 16 della Decisione, vale a dire EUR 227 milioni, che è inferiore all'importo indicato dalle ricorrenti.
         
         
         
         71
            
          Anche se il fatturato complessivo della Sewon nel 1995, pari a EUR 227 milioni o a EUR 295 milioni, risulta in effetti notevolmente
         inferiore a quello realizzato dalla Cheil e dalla Kyowa, imprese con le quali è stata raggruppata, non si può tuttavia concludere
         che nella fattispecie sia stato violato il principio della parità di trattamento. 
         
         
         72
            
          Infatti, il confronto tra i fatturati realizzati nel mercato mondiale della lisina dalle imprese Cheil, Kyowa e Sewon, riportati
         nella seconda colonna della tabella figurante al punto 304 della Decisione, rivela che a buon diritto tali imprese sono state
         raggruppate insieme e sanzionate con un'ammenda di base identica. 
         
         
         73
            
          Così, è pacifico che la Sewon ha realizzato nel 1995 un fatturato nel mercato mondiale della lisina di EUR 67 milioni e che
         quest'ultimo è molto vicino a quello della Kyowa, che è di EUR 73 milioni, e di poco superiore a quello della Cheil, pari
         a EUR 40 milioni, ovvero EUR 52 milioni secondo il punto 18 della Decisione, e che la Commissione poteva legittimamente ragionare,
         nella fattispecie, in termini di ordine di grandezza ai sensi del punto 1 A, settimo capoverso, degli orientamenti, come le
         ricorrenti hanno riconosciuto in udienza. 
         
         
         74
            
          La Commissione sostiene, del resto, che la suddivisione operata è inoltre giustificata dal confronto tra i fatturati nel mercato
         della lisina nel SEE realizzati dalle imprese in questione. 
         
         
         75
            
          Se è vero che la Commissione non ha tenuto conto, nella Decisione, di tali fatturati, occorre tuttavia ricordare, come indicato
         sopra, al punto 54, che il Tribunale è legittimato a valutare, nell'ambito della competenza giurisdizionale anche di merito
         riconosciutagli dagli artt. 229 CE e 17 del regolamento n. 17, l'adeguatezza dell'importo delle ammende. Orbene, tale valutazione
         può giustificare la produzione e la presa in considerazione di elementi aggiuntivi d'informazione quali, eventualmente, il
         fatturato realizzato dalle imprese in causa nel mercato della lisina nel SEE (v., in tal senso, sentenza 16 novembre 2000,
         SCA Holding/Commissione, cit., punti 53-55). 
         
         
         76
            
          A considerare il fatturato realizzato dalla Sewon nel mercato della lisina nel SEE appare precisamente che la ricorrente versi
         in una situazione quasi identica a quella degli altri  
         piccoli produttori ossia le società Cheil e Kyowa. Mentre nel 1995 l'Ajinomoto e l'ADM hanno realizzato, nel detto mercato, fatturati
         pari [rispettivamente] a EUR 75 milioni e 41 milioni (punti 5 e 10 della Decisione), i fatturati delle società Cheil, Kyowa
         e Sewon nel medesimo stesso mercato ammontavano, rispettivamente, a EUR 17, 16 e 15 milioni. Risulta così che l'influenza
         della Sewon sul mercato in questione era paragonabile a quella degli altri due  
         piccoli produttori, la Cheil e la Kyowa. Visto che tali imprese hanno partecipato tutte alla medesima infrazione, è giusto che l'importo
         di base dell'ammenda loro inflitta sia identico. 
         
         
         77
            
          Ne consegue che l'importo di base di EUR 15 milioni stabilito nei confronti delle ricorrenti non è discriminatorio. 
          Sulle circostanze attenuanti
          Argomenti delle parti
         
         
         78
            
          Le ricorrenti sostengono che la Commissione avrebbe dovuto accordare loro una riduzione dell'importo dell'ammenda, conformemente
         al punto 3, secondo trattino, degli orientamenti, concernente la  
         non applicazione di fatto degli accordi o delle pratiche illecite, per il fatto che la Sewon avrebbe eseguito gli accordi sui prezzi e sui quantitativi in modo molto meno significativo rispetto
         agli altri produttori. 
         
         
         79
            
          In primo luogo, la Commissione non avrebbe tenuto conto delle nette differenze nell'applicazione degli accordi sui prezzi
         tra i produttori. Orbene, come risulterebbe da una tabella comparativa dei prezzi (allegato 6 al ricorso e punto 47 della
         Decisione), i prezzi praticati dalla Sewon erano di gran lunga inferiori agli obiettivi di prezzi fissati dagli accordi e
         ai prezzi praticati dagli altri produttori. In particolare, il prezzo medio mensile praticato dalla Sewon in Europa sarebbe
         stato il più basso fra quelli attuati da tutti i produttori per 27 mesi. 
         
         
         80
            
          L'inosservanza degli accordi sui prezzi da parte della Sewon sarebbe provata altresì da numerosi elementi contenuti nel fascicolo.
         A tale proposito, le ricorrenti citano le critiche formulate dall'Ajinomoto e dalla Kyowa nei confronti della Sewon, alla
         riunione del 12 marzo 1991 a Tokyo (allegato 7 al ricorso), quindi dall'Ajinomoto alla riunione del 2 novembre 1992 a Seoul
         (punto 89 della Decisione e allegato 8 al ricorso), la relazione di un rappresentante della Kyowa del 20 aprile 1993 e le
         critiche di tale impresa alla riunione del 27 maggio 1993 (allegati 9 e 10 al ricorso), un telefax del 17 maggio 1994 all'attenzione
         della Kyowa (allegato 11 al ricorso), alcuni rimproveri formulati dall'ADM nel giugno 1994 (allegato 12 al ricorso), dichiarazioni
         dell'Ajinomoto del 23 novembre 1994 (allegato 13 al ricorso) ed un verbale dell'Ajinomoto (allegato 14 al ricorso). 
         
         
         81
            
          In secondo luogo, la Commissione non avrebbe tenuto in considerazione il fatto che la Sewon ha aumentato continuamente la
         sua produzione ed ha massimizzato le vendite, il che avrebbe condotto ad una mancata applicazione di fatto degli accordi.
         
         
         
         82
            
          La Commissione si sarebbe limitata ad affermare, al punto 378 della Decisione, che gli accordi sui quantitativi erano stati
         rispettati, senza produrre elementi probatori concludenti. La sua tesi secondo cui si tratterebbe di un accordo su quantità
         minime sarebbe del resto difficile da comprendere in quanto intese di questo tipo implicano al contrario una riduzione della
         produzione al fine di aumentare i prezzi. Ad ogni modo, dal fascicolo risulterebbe che la Sewon, al contrario, ha cercato
         di massimizzare le vendite. A tale proposito, le ricorrenti invocano un aumento delle loro vendite nel 1991 (punto 211 della
         Decisione), nonché nel 1992 e 1993, una relazione interna che attesta la politica di produzione a pieno regime della Sewon
         (allegato 15 al ricorso) nonché la dichiarazione di un rappresentante dell'ADM ad una riunione del 23 agosto 1994 (allegato
         16 al ricorso). 
         
         
         83
            
          All'argomento della Commissione secondo cui il ruolo svolto dalla Sewon è stato considerato passivo a decorrere dal 1995,
         ragione per cui essa ha già beneficiato di una riduzione d'ammenda del 20%, le ricorrenti replicano che, ai sensi degli orientamenti,
         il  
         ruolo passivo di un'impresa all'interno di un'intesa e la  
         non applicazione di fatto di un accordo sono due concetti distinti. Di conseguenza, il fatto che la Sewon abbia ottenuto una riduzione dell'importo
         dell'ammenda a causa del suo ruolo passivo in merito alla ripartizione dei quantitativi di vendita non può giustificare il
         rifiuto di concederle una riduzione in funzione dell'applicazione più limitata degli accordi. 
         
         
         84
            
          La Commissione decide per il rifiuto delle pretese delle ricorrenti affermando che la mancata esecuzione di un accordo non
         va confusa con una partecipazione ingannevole all'infrazione e che la Sewon ha già ottenuto una riduzione d'ammenda per il
         suo atteggiamento passivo in merito alla ripartizione dei quantitativi a decorrere dal 1995 (punto 365 della Decisione). 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         85
            
          Come risulta dalla giurisprudenza, qualora un'infrazione sia stata commessa da più imprese, è necessario determinare la gravità
         relativa della partecipazione di ciascuna di esse (sentenze della Corte 16 dicembre 1975, cause riunite da 40/73 a 48/73,
         50/73, da 54/73 a 56/73, 111/73, 113/73, 114/73, Suiker Unie e a./Commissione, Racc. pag. 1663, punto 623, e 8 luglio 1999,
         causa C-49/92 P, Commissione/Anic Partecipazioni, Racc. pag. I-4125, punto 150), per determinare se esistano, nei loro confronti,
         circostanze aggravanti o attenuanti. 
         
         
         86
            
          I punti 2 e 3 degli orientamenti prevedono una variazione dell'importo di base dell'ammenda in funzione di determinate circostanze
         aggravanti e attenuanti. 
         
         
         87
            
          In particolare, il punto 3 degli orientamenti, intitolato  
         circostanze attenuanti, riporta una lista non esaustiva di circostanze che possono condurre ad una riduzione dell'importo di base dell'ammenda.
         Si fa così riferimento al ruolo passivo dell'impresa, alla mancata applicazione di fatto degli accordi, alla cessazione delle
         attività illecite sin dai primi interventi della Commissione, all'esistenza di un dubbio ragionevole dell'impresa circa il
         carattere di infrazione del comportamento perseguito, al fatto che l'infrazione sia stata commessa per negligenza nonché alla
         collaborazione effettiva dell'impresa alla procedura, al di là del campo di applicazione della comunicazione sulla cooperazione.
         
         
         
         88
            
          A tale proposito, la Commissione ha fatto riferimento, nel controricorso, alla sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa
         T-308/94, Cascades/Commissione (Racc. pag. II-925), in cui il Tribunale ha dichiarato che la circostanza che un'impresa, la
         cui partecipazione ad un'intesa in materia di prezzi sia dimostrata, non abbia adeguato il proprio comportamento sul mercato
         a quello concordato con i suoi concorrenti non costituisce necessariamente un elemento da prendere in considerazione alla
         stregua di una circostanza attenuante in sede di determinazione dell'importo dell'ammenda da infliggere (punto 230). 
         
         
         89
            
          Va osservato che, nell'ambito della sentenza di cui sopra, il Tribunale ha svolto il suo controllo in merito ad una decisione
         della Commissione che non aveva applicato gli orientamenti, poiché anteriore all'adozione degli stessi, i quali prevedono
         ormai espressamente che la mancata applicazione di fatto di un accordo illecito venga presa in considerazione come circostanza
         attenuante. Orbene, come è già stato affermato sopra, al punto 38, è giurisprudenza costante che la Commissione non può discostarsi
         dalle regole che essa stessa si è imposta. In particolare, quando la Commissione adotta orientamenti destinati a precisare,
         nel rispetto del Trattato, i criteri che intende applicare nell'esercizio del suo potere discrezionale, ne deriva un'autolimitazione
         di questo potere in quanto essa è tenuta a conformarsi alle norme indicative che essa stessa si è imposta (sentenze AIUFFASS
         e AKT/Commissione, cit., punto 57, e Vlaams Gewest/Commissione, cit., punto 89). 
         
         
         90
            
          Resta da accertare se, nella fattispecie, la Commissione abbia potuto giustamente rilevare che le ricorrenti non potevano
         beneficiare di una circostanza attenuante per effetto della mancata applicazione di fatto degli accordi, in forza del punto 3,
         secondo trattino, degli orientamenti. A tal fine occorre verificare se le circostanze addotte dalle ricorrenti siano tali
         da dimostrare che, durante il periodo in cui la Sewon ha aderito agli accordi illeciti, essa si sia effettivamente sottratta
         alla loro applicazione adottando un comportamento concorrenziale sul mercato (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 15
         marzo 2000, cause riunite T-25/95, T-26/95, da T-30/95 a T-32/95, da T-34/95 a T-39/95, da T-42/95 a T-46/95, T-48/95, da
         T-50/95 a T-65/95, da T-68/95 a T-71/95, T-87/95, T-88/95, T-103/95 e T-104/95, Cimenteries CBR e a./Commissione, Racc. pag. II-491,
         punti 4872-4874). 
         
         
         91
            
          Con riferimento, in primo luogo, alla pretesa inosservanza degli accordi sui prezzi, la Commissione ha fatto presente, al
         punto 376 della Decisione, che tali accordi riguardavano obiettivi di prezzo (o  
         prezzi obiettivo), di modo che la loro applicazione richiede non che sia praticato un prezzo corrispondente all'obiettivo di prezzo concordato,
         ma che le parti si sforzino di avvicinarsi ai loro obiettivi di prezzo. Essa ha affermato inoltre che  
         [d]alle informazioni di cui dispone la Commissione appare con chiarezza che nel caso in esame, successivamente alla conclusione
         della maggior parte degli accordi sui prezzi, le parti fissavano i loro prezzi in modo conforme a tali accordi. 
         
         
         92
            
          In risposta a un quesito scritto del Tribunale la Commissione ha precisato che le informazioni suesposte sono quelle sui prezzi
         delle imprese riferiti al punto 47 della Decisione ed ha prodotto un grafico che mostra l'evoluzione dei prezzi obiettivo
         e quella dei prezzi praticati da ciascuna delle imprese interessate. 
         
         
         93
            
          Alla luce di tale documento si può innanzitutto osservare che, se i prezzi praticati dalla Sewon non coincidono con quelli
         obiettivo, in quanto normalmente più bassi di questi ultimi, altrettanto può dirsi dei prezzi praticati dagli altri produttori
         di lisina, tranne l'ADM, dal marzo 1992 alla fine dell'infrazione nel giugno 1995. 
         
         
         94
            
          Risulta poi che, pure se i prezzi fissati dalla Sewon erano equivalenti a quelli della Cheil (a volte leggermente superiori,
         a volte leggermente inferiori) e di regola inferiori a quelli praticati dagli altri produttori, le differenze constatate non
         possono essere ritenute significative e sintomatiche di un comportamento nel mercato realmente indipendente e concorrenziale.
         
         
         
         95
            
          Infine, occorre soprattutto rilevare che l'evoluzione dei prezzi della Sewon ha corrisposto, per tutto il periodo dell'infrazione,
         all'evoluzione degli obiettivi di prezzo concordati tra i membri dell'intesa, il che avvalora, del resto, la tesi secondo
         la quale quest'ultima ha danneggiato il mercato (v., in tal senso, sentenza 17 dicembre 1991, Hercules Chemicals/Commissione,
         cit., punto 340). Tale corrispondenza, per un periodo così lungo, dimostra la mancanza di qualsiasi volontà della Sewon di
         sottrarsi effettivamente all'applicazione degli accordi sui prezzi. 
         
         
         96
            
          Al riguardo occorre osservare che, nel corso del giugno 1993, i cinque produttori di lisina si sono accordati per fissare
         il prezzo di quest'ultima a DEM 3,20 per chilogrammo (punti 104 e 198 della Decisione), prevedendo un nuovo aumento graduale
         dei prezzi. Il prezzo della lisina è in seguito effettivamente aumentato in modo considerevole ed è stato fissato a DEM 5,30
         per chilogrammo in base a un accordo concluso nell'ottobre 1993 (punti 114 e 199 della Decisione). Orbene, dal mese di agosto
         1993 la Sewon ha partecipato appieno all'aumento che ha interessato tutti i produttori di lisina: i suoi prezzi sono passati
         da DEM 2,81 per chilogrammo nel luglio 1993 a DEM 3,45 nell'agosto dello stesso anno, poi a DEM 3,94 in settembre e infine
         a DEM 4,55 nell'ottobre 1993. La Sewon non ha minimamente tentato, nel corso di questa importante fase dell'intesa, di distinguersi
         dagli altri produttori mercé una politica dei prezzi davvero competitiva. 
         
         
         97
            
          Per quanto riguarda le reazioni degli altri partecipanti all'intesa nei confronti del comportamento della Sewon, queste non
         possono essere considerate la prova di una mancata applicazione di fatto degli accordi anticoncorrenziali, ma corrispondono
         a logiche recriminazioni dirette ad un aderente che stava cercando di ottenere vantaggi commerciali rispetto agli altri partecipanti
         pur restando nell'ambito della detta intesa. 
         
         
         98
            
          Da tali considerazioni risulta che la mancata applicazione di fatto degli accordi sui prezzi da parte della Sewon non è dimostrata,
         atteso che il diverso grado di attuazione dei detti accordi, invocato come tale dalle ricorrenti nel ricorso, non può essere
         confuso, nel caso di specie, con la loro mancata esecuzione di fatto. 
         
         
         99
            
          Per quanto riguarda, in secondo luogo, l'allegata inosservanza degli accordi sui volumi di vendita, occorre anzitutto ricordare
         che, nella Decisione (punto 378), la Commissione ha sostenuto che i partecipanti al cartello consideravano le quote loro attribuite
         come  
         quantità minime e che  
         finché ciascuna delle parti era in grado di vendere almeno le quantità ad essa assegnate l'accordo risultava rispettato. 
         
         
         100
            
          Come è stato sottolineato, giustamente, da tutte le imprese in questione, tale affermazione è perlomeno in contraddizione
         con i fatti contestati, in quanto l'obiettivo di aumento dei prezzi, che era principalmente perseguito dai membri dell'intesa,
         implicava necessariamente una limitazione della produzione di lisina e quindi l'assegnazione di quote massime di vendita.
         Ciò è confermato segnatamente dai punti 221 e segg. della Decisione, dedicati alla valutazione degli accordi sui quantitativi
         rispetto all'articolo 81, n. 1, CE, nei quali si fa riferimento alle limitazioni delle vendite. La detta affermazione della
         Commissione dev'essere quindi ritenuta priva di pertinenza. 
         
         
         101
            
          Va poi osservato che, alla luce della stessa Decisione, nell'ambito dell'analisi dell'applicazione di fatto degli accordi
         sui quantitativi di vendita da parte della Sewon vanno distinti due periodi, vale a dire prima e dopo il gennaio 1995. 
         
         
         102
            
          Per quanto riguarda il primo periodo, occorre rilevare che, ai sensi del punto 211 della Decisione, in seguito alle riunioni
         del 18 febbraio e del 12 marzo 1991 è intervenuto un accordo tra le società Ajinomoto, Kyowa e Sewon in base al quale, nel
         1991 e in Europa, quest'ultima avrebbe mantenuto quantitativi di vendita uguali a quelli del 1990. Del resto, dopo aver accettato
         il piano di ripartizione dei quantitativi di vendita per il 1992 proposto dall'Ajinomoto e dalla Kyowa, la Sewon ha acconsentito
         a limitare a 6000 tonnellate le proprie vendite in Europa (punto 214 della Decisione). Infine, se è vero che le imprese partecipanti
         all'intesa non hanno raggiunto un accordo complessivo sulla ripartizione dei quantitativi di vendita per il 1993, l'8 dicembre
         1993 la Sewon ha sottoscritto un accordo relativo ad una ripartizione completa di volumi di vendita fra tutti i produttori
         per il 1994, ai sensi del quale le è stata concessa una quota di base uguale a quella delle vendite da essa realizzate nel
         1993 nonché una quota supplementare pari a 2000 tonnellate sulla base dell'incremento stimato delle vendite (punti 215 e 216
         della Decisione). A questo punto va ricordato che le ricorrenti hanno espressamente indicato nel ricorso di non mettere in
         discussione o di non contestare nessuno dei rilievi di fatto contenuti nella Decisione, ma che la contestazione riguardava
         soltanto l'importo dell'ammenda che era stata loro inflitta dall'art. 2 di tale Decisione. 
         
         
         103
            
          A sostegno della loro affermazione in merito all'inosservanza degli accordi sui quantitativi, le ricorrenti invocano un aumento
         continuo della produzione e delle vendite di lisina a decorrere dal 1990. 
         
         
         104
            
          A tale proposito le ricorrenti fanno riferimento, in primo luogo, a diverse cifre esposte nel ricorso e relative alle attività
         menzionate, le quali non provano assolutamente la mancata applicazione di fatto degli accordi sui quantitativi di vendita
         di cui sopra, al punto 102. 
         
         
         105
            
          Così, le cifre menzionate in una tabella, riportata a pag. 33 del ricorso e ripresa al punto 48 della Decisione, esprimono
         in tonnellate la produzione e le vendite complessive di lisina e non dimostrano quindi l'inosservanza degli accordi di limitazione
         delle dette vendite in Europa cui la Sewon aveva aderito. Inoltre, per il 1994, le cifre riportate nella detta tabella fanno
         risultare che la Sewon ha rispettato la quota che le era stata assegnata per quell'anno. D'altra parte, se le ricorrenti non
         hanno fornito nessun importo relativo alle vendite di lisina in Europa nel 1990, rendendo impossibile qualsiasi confronto
         tra il 1990 ed il 1991, i dati comunicati per il 1992 rilevano che le vendite della Sewon in Europa erano molto inferiori
         a 6 000 tonnellate. 
         
         
         106
            
          In secondo luogo, anche il riferimento fatto ad una relazione interna sul marketing risalente al 3 maggio 1993 (allegato 15
         al ricorso), in cui figura la menzione  
         Perseguite la politica di produzione/vendita a pieno regime di tutti i quantitativi, è del tutto privo di pertinenza in quanto la detta menzione corrisponde soltanto all'espressione di una mera intenzione
         che non dimostra assolutamente la mancata applicazione di fatto degli accordi sui quantitativi. 
         
         
         107
            
          In terzo luogo, la dichiarazione di un rappresentante dell'ADM risalente al 23 agosto 1994 (allegato 16 al ricorso), in base
         alla quale  
         è sempre la [Sewon] che chiede un quantitativo supplementare quando [è] già l'unica che [vende] a pieno regime, non è di per sé idonea a provare la mancata applicazione di cui sopra. Per il resto, va osservato che, per quanto riguarda
         lo stesso 1994, dalla tabella riportata al punto 267 della Decisione, nella quale è stato effettuato un confronto tra le quote
         di mercato a livello mondiale attribuite, in tale anno, a ciascun membro dell'intesa in forza degli accordi e le quote effettivamente
         detenute, risulta che la Sewon non ha manifestamente superato la quota attribuita ai sensi dell'accordo in questione, dato
         che la sua quota di mercato mondiale effettiva era addirittura inferiore a quella che le era stata assegnata. A tale proposito,
         le ricorrenti non hanno fornito alcun elemento che dimostri l'erroneità dei dati riportati nella detta tabella. 
         
         
         108
            
          Ne consegue che le ricorrenti non possono beneficiare di una circostanza attenuante per effetto della mancata applicazione
         di fatto degli accordi sui quantitativi di vendita per il periodo compreso tra luglio 1990 e dicembre 1994. 
         
         
         109
            
          Per quanto riguarda il periodo costituito dagli ultimi sei mesi dell'intesa, vale a dire da gennaio a giugno 1995, occorre
         rilevare che, alla riunione del 18 gennaio 1995, tutte le imprese in questione hanno concordato di mantenere le quote di mercato
         che erano state fissate per il 1994, ad eccezione della Sewon, che ha rifiutato la quota proposta ed ha chiesto una quota
         di mercato più rilevante (punto 154 della Decisione). Inoltre, alla riunione del 21 aprile 1995, tutti i partecipanti all'intesa
         hanno confrontato le quote di produzione che erano state fissate per il 1994 nonché per il periodo compreso tra gennaio e
         marzo 1995 con i dati relativi alle vendite effettivamente realizzate nello stesso periodo. In tale occasione si sono avute
         notevoli proteste da parte delle società Ajinomoto, ADM, Cheil e Kyowa contro il fatto che la Sewon aveva aumentato il volume
         delle proprie vendite oltre la quota attribuitale per il 1995, il che non ha impedito a quest'ultima di riconfermare il suo
         obiettivo di vendita (punto 160 della Decisione). Infine, nel corso della riunione del 27 aprile 1995, le società ADM, Kyowa
         e Cheil si sono lamentate ancora una volta dell'aumento del volume di vendita della Sewon nonché delle informazioni incomplete
         che essa forniva (punto 164 della Decisione). 
         
         
         110
            
          Sulla base di tali elementi, la Commissione ha affermato che la Sewon aveva svolto un ruolo passivo a decorrere dal 1995 riguardo
         all'accordo sui quantitativi per il fatto che essa non aveva più partecipato al detto accordo e che, del resto, aveva smesso
         di comunicare agli altri produttori i propri quantitativi di vendita (punto 365 della Decisione). 
         
         
         111
            
          La descrizione del comportamento della Sewon effettuata sopra, al punto 109, fa risultare che la detta impresa, in realtà,
         si è sottratta all'applicazione dell'accordo sui quantitativi per il periodo compreso tra gennaio e giugno 1995, analisi condivisa
         in definitiva dal rappresentante della Commissione nell'udienza del 25 aprile 2002. 
         
         
         112
            
          Ciò non toglie che, nonostante la questione relativa alla corretta qualificazione del comportamento della Sewon rispetto alle
         circostanze attenuanti menzionate negli orientamenti, le ricorrenti hanno beneficiato, nella Decisione, di una riduzione del
         20% della maggiorazione che era stata loro applicata in funzione della durata, ovvero di una riduzione del 5,71% dell'importo
         di base dell'ammenda. 
         
         
         113
            
          Poiché la riduzione concessa dalla Commissione e quella chiesta dalle ricorrenti si basano esattamente sugli stessi fatti,
         nell'ambito della competenza giurisdizionale anche di merito del Tribunale, l'entità della riduzione già concessa alle ricorrenti
         va considerata del tutto adeguata, visto il comportamento della Sewon relativo all'accordo sui quantitativi di vendita per
         il periodo compreso tra gennaio e giungo 1995. 
          Sulla cooperazione della Sewon durante il procedimento amministrativo
          Argomenti delle parti
         
         
         114
            
          Le ricorrenti sostengono che la Commissione ha violato le disposizioni del punto C della comunicazione sulla cooperazione
         poiché ha rifiutato alle stesse l'importante riduzione dell'ammontare dell'ammenda, compresa tra il 50% e il 75%, ed ha concesso
         loro soltanto una riduzione del 50% a titolo del punto D della detta comunicazione. 
         
         
         115
            
          A tale proposito, esse fanno valere, da un lato, che la Commissione ha concluso erroneamente che la Sewon non soddisfaceva
         la condizione di cui al punto B, lett. d), della comunicazione sulla cooperazione, a cui il punto C della stessa segnatamente
         rinvia, ritenendo che la sua cooperazione  
         non è stata (...) del tutto volontaria, mentre essa le aveva fornito tutte le informazioni utili ed aveva assicurato una permanente e totale cooperazione per tutto
         il corso dell'indagine, conformemente a quanto richiesto da tale disposizione. Il fatto che fossero già stati avviati alcuni
         accertamenti presso la Kyowa e l'ADM e che alla Sewon fosse stata comunicata una richiesta di informazioni sarebbe privo di
         pertinenza, poiché né il punto B, lett. d), né il punto C della comunicazione sulla cooperazione richiederebbero che la cooperazione
         inizi prima che siano avviati atti d'indagine. 
         
         
         116
            
          Dall'altro lato, sarebbe soddisfatta la seconda condizione del detto punto C, ossia che l'informazione sia fornita dopo accertamenti,
         ma prima che la Commissione sia in possesso di prove sufficienti ad avviare il procedimento in vista dell'adozione di una
         decisione. Infatti, gli accertamenti presso l'ADM e la Kyowa non avrebbero consentito di rivelare informazioni concernenti
         l'infrazione commessa tra il 1990 ed il 1992. 
         
         
         117
            
          La Commissione sostiene anzitutto che, se è vero che la Sewon è stata la prima a fornire elementi determinanti e completi
         riguardanti la durata dell'intesa, l'Ajinomoto è stata la prima a fornire prove decisive in merito al periodo successivo all'ingresso
         dell'ADM sul mercato. 
         
         
         118
            
          La Sewon, poi, non soddisfarebbe la condizione del punto B, lett. d), della comunicazione sulla cooperazione poiché, affinché
         una cooperazione possa considerarsi  
         permanente e totale, l'impresa dovrebbe fornire prove complete spontaneamente, e non, come nel caso di specie, in seguito ad una richiesta di
         informazioni ai sensi dell'art. 11 del regolamento n. 17. Tale interpretazione sarebbe confermata dalla sentenza Cascades/Commissione,
         citata. 
         
         
         119
            
          Inoltre, secondo la Commissione, non si trattava di una situazione in cui, in seguito agli accertamenti effettuati presso
         le imprese partecipanti all'intesa, essa non disponeva di informazioni sufficienti per giustificare l'avvio di un procedimento.
         
         
         
         120
            
          Infine, anche supponendo che la Sewon abbia soddisfatto le condizioni del punto C della comunicazione sulla cooperazione,
         essa non avrebbe necessariamente beneficiato di una riduzione superiore a quella ottenuta a titolo del punto D di tale comunicazione,
         vale a dire il 50% dell'importo dell'ammenda che altrimenti le sarebbe stata inflitta. 
          Giudizio del Tribunale
         
         
         121
            
          In via preliminare, occorre ricordare che la Commissione, nella comunicazione sulla cooperazione, ha definito le condizioni
         alle quali le imprese che cooperano con la stessa nel corso delle sue indagini relative ad un'intesa potranno evitare l'imposizione
         delle ammende che altrimenti sarebbero loro inflitte, o beneficiare di riduzioni del loro ammontare (v. punto A 3 della comunicazione
         sulla cooperazione). 
         
         
         122
            
          Per quanto riguarda l'applicazione della comunicazione sulla cooperazione alla situazione della Sewon, è pacifico che questa
         non rientra nella sfera di applicazione del punto B di tale comunicazione, il quale riguarda il caso in cui un'impresa abbia
         denunciato un'intesa segreta alla Commissione prima che quest'ultima abbia proceduto ad un accertamento (ipotesi che può condurre
         ad una riduzione pari almeno al 75% dell'ammontare dell'ammenda). 
         
         
         123
            
          Poiché le ricorrenti affermano, per contro, che erroneamente la Commissione rifiuta loro il beneficio della riduzione di cui
         al punto C della comunicazione sulla cooperazione, occorre verificare se la Commissione abbia tenuto conto delle condizioni
         di applicazione del detto punto. 
         
         
         124
            
          Il punto C della comunicazione sulla cooperazione, intitolato  
         Importante riduzione dell'ammontare dell'ammenda, dispone che: L'impresa che, soddisfatte le condizioni di cui al punto B, lettere da b) ad e), denunci l'intesa segreta dopo che la Commissione
         abbia proceduto ad accertamenti, previa decisione, presso imprese partecipanti all'intesa stessa, senza che tali accertamenti
         abbiano potuto fornire una base sufficiente per giustificare l'avvio del procedimento in vista dell'adozione di una decisione,
         beneficia di una riduzione dal 50% al 75% dell'ammontare dell'ammenda.
         
         
         125
            
          Le condizioni del punto B, cui il punto C rinvia, riguardano l'impresa che: 
         
         b)
          sia la prima a fornire elementi determinanti ai fini della prova dell'esistenza dell'intesa; 
         
         
         c)
          abbia cessato di partecipare all'attività illecita al più tardi al momento in cui denuncia l'intesa; 
         
         
         d)
          fornisca alla Commissione tutte le informazioni utili nonché tutti i documenti e gli elementi probatori di cui dispone riguardanti
         l'intesa e assicuri una permanente e totale cooperazione per tutto il corso dell'indagine; 
         
         
         e)
          non abbia costretto un'altra impresa a partecipare all'intesa né abbia svolto un ruolo di iniziazione o determinante nell'attività
         illecita
         . 
         
         
         126
            
          Nella Decisione, la Commissione ha affermato che nessuna delle imprese in questione poteva beneficiare di un'importante riduzione
         dell'ammontare dell'ammenda, ai sensi del punto C della comunicazione sulla cooperazione, poiché nessuna di esse soddisfaceva
         le condizioni cui al punto B, lett. da b) a e), cui il punto C rinvia (punto 429). 
         
         
         127
            
          Dai punti 423-425 della Decisione risulta che, come sostengono le ricorrenti senza essere contestate, la Commissione ha implicitamente
         ammesso che, per le ragioni esposte al punto 423 della Decisione, la Sewon soddisfaceva le condizioni previste dal punto B,
         lett. b), c) ed e), della comunicazione sulla cooperazione. Il beneficio della riduzione prevista dal punto C di quest'ultima
         è stato loro rifiutato soltanto perché è stato affermato che la cooperazione della Sewon non soddisfaceva le condizioni del
         punto B, lettera d), della comunicazione sulla cooperazione. 
         
         
         128
            
          Orbene, le ragioni addotte dalla Commissione in proposito (punto 424 della Decisione), sono manifestamente contrarie sia alla
         lettera del punto B, lett. d), della comunicazione sulla cooperazione, sia allo spirito delle disposizioni del punto C di
         tale comunicazione. 
         
         
         129
            
          Per quanto riguarda la prima ragione addotta ─ ossia che, quando Sewon iniziò a cooperare, la Commissione disponeva già di
         sufficienti informazioni per determinare l'esistenza del cartello al momento dell'ingresso nel mercato dell'ADM ─ , essa non
         è tale da giustificare il rifiuto di considerare soddisfatta la condizione di cui al punto B, lett. d), e pertanto di applicare
         il punto C della comunicazione sulla cooperazione. 
         
         
         130
            
          A tale proposito, dal punto 423 della Decisione risulta che la Commissione stessa ha affermato che la Sewon è stata  
         la prima impresa partecipante al cartello a fornire informazioni complete e decisive sull'infrazione riscontrata e che i documenti trasmessi dalla stessa costituiscono, riguardo alla prima fase dell'intesa compresa tra il 1990 ed il 1992,
          
         la principale fonte di prova utilizzata dalla Commissione per giungere alla presente decisione. Nell'ambito della sua difesa, la Commissione riconosce altresì che la Sewon è stata la prima a fornire informazioni complete
         e decisive sulla durata dell'intesa. Alla luce di ciò, non si può negare che la Sewon ha fornito alla Commissione  
         tutte le informazioni utili nonché tutti i documenti e gli elementi probatori di cui dispone[va] riguardanti l'intesa, ai sensi del punto B, lett. d), della comunicazione sulla cooperazione. 
         
         
         131
            
          Va osservato che la Commissione, nelle sue memorie, ha cercato di giustificare la sua posizione adducendo la seconda condizione
         prevista dal punto C della comunicazione sulla cooperazione, secondo cui è necessario che gli accertamenti effettuati non
         abbiano fornito una base sufficiente per giustificare l'avvio del procedimento in vista dell'adozione di una decisione. La
         stessa vuole così sostenere che, quando la Sewon ha cooperato, essa disponeva già di informazioni fornite dall'Ajinomoto relative
         all'esistenza di un'intesa tra il 1992 ed il 1995, il che le consentiva fin da quel momento di avviare un procedimento. 
         
         
         132
            
          Questo argomento non può essere accolto dal Tribunale. 
         
         
         133
            
          Oltre al fatto che la Commissione non si basa, nella Decisione, su questa seconda condizione del punto C della comunicazione
         sulla cooperazione, ma soltanto sull'inapplicabilità del punto B, lett. d), di quest'ultima a cui esso rinvia, ciò non toglie
         che, ad ogni modo, sono le informazioni fornite dalla Sewon in merito all'esistenza precedente dell'intesa, tra il 1990 ed
         il 1992, che hanno consentito alla Commissione di avviare il procedimento contro l'Ajinomoto, la Kyowa e la stessa Sewon per
         il detto periodo dell'infrazione e, quindi, di aumentare sostanzialmente l'importo delle ammende inflitte alle dette imprese
         in funzione della durata dell'infrazione. Di conseguenza, anche se interpretata letteralmente, la condizione del punto C relativa
         all'impossibilità di avviare il procedimento sulla base delle informazioni ottenute nella fase degli accertamenti sarebbe
         soddisfatta dal momento che, nel caso di specie, la Commissione non era in condizioni di avviare un procedimento per il periodo
         dell'infrazione compreso tra il 1990 ed il 1992 prima che la Sewon fornisse gli elementi probatori di cui disponeva. 
         
         
         134
            
          Per quanto riguarda la seconda ragione addotta ─ ossia che la Sewon aveva denunciato l'intesa dopo che la Commissione aveva
         effettuato un accertamento nei locali dell'ADM e della Kyowa ─, essa è altresì priva di fondatezza, sia riguardo alle disposizioni
         del punto B, lett. d), della comunicazione sulla cooperazione, sia ai sensi delle disposizioni del punto C di quest'ultima
         relative alla seconda condizione. Le prime non subordinano la loro applicazione all'assenza di accertamenti. Le seconde riguardano
         anche precisamente l'ipotesi in cui siano stati effettuati accertamenti presso le imprese partecipanti all'intesa. 
         
         
         135
            
          Infine, per quanto riguarda l'ultima ragione addotta nella Decisione, relativa al fatto che una parte sostanziale delle informazioni
         fornite dalla Sewon lo è stata nell'ambito di una richiesta di informazioni ai sensi dell'art. 11, n. 1, del regolamento n. 17
         e che, pertanto, la cooperazione della Sewon non è stata del tutto volontaria, essa dev'essere respinta. 
         
         
         136
            
          A tale proposito, la Commissione invoca la giurisprudenza costante secondo cui una collaborazione all'inchiesta che non oltrepassa
         quanto incombe alle imprese in forza dell'art. 11, nn. 4 e 5, del regolamento n. 17 non giustifica una riduzione dell'ammenda
         (sentenze del Tribunale 10 marzo 1992, causa T-12/89, Solvay/Commissione, Racc. pag. II-907, punto 341, e Cascades/Commissione,
         cit., punto 260). 
         
         
         137
            
          Tuttavia, da questa stessa giurisprudenza risulta altresì che una riduzione d'ammenda è giustificata quando l'impresa ha fornito
         informazioni ben più dettagliate di quelle che può pretendere la Commissione in forza dell'art. 11 del regolamento n. 17 (v.,
         in tal senso, sentenza Cascades/Commissione, cit., punti 261 e 262). 
         
         
         138
            
          Ora, nel caso di specie, è sufficiente rilevare che le informazioni fornite dalla Sewon nella sua risposta erano ben più dettagliate
         di quelle richieste. Infatti, come la Commissione stessa ha affermato al punto 172 della Decisione,  
         Sewon ha inoltre comunicato informazioni dettagliate anche su riunioni non menzionate nella richiesta della Commissione [ed]
         ha poi continuato ad integrare tali informazioni. 
         
         
         139
            
          D'altra parte, il fatto di rifiutare alle ricorrenti il beneficio della riduzione prevista dal punto C della comunicazione
         sulla cooperazione, a causa del fatto che alle stesse era stata rivolta una richiesta di informazioni, è contrario altresì
         alle condizioni previste da tale disposizione. 
         
         
         140
            
          Come è stato rilevato, il punto C della comunicazione sulla cooperazione riguarda l'ipotesi in cui  
         accertamenti, previa decisione, atti previsti dall'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, siano stati effettuati dalla Commissione  
         presso imprese partecipanti all'intesa stessa senza che ciò le abbia consentito di avviare un procedimento. Nel caso di specie, nella fase in cui la Sewon ha cooperato,
         la Commissione aveva effettuato due accertamenti presso imprese partecipanti all'intesa, vale a dire l'ADM e la Kyowa (punto 168
         della Decisione), senza che ciò, di per sé, avesse consentito alla stessa di avviare un procedimento in vista dell'adozione
         di una decisione. Successivamente ai detti accertamenti, il procedimento d'indagine preliminare è stato proseguito tramite
         l'invio di richieste d'informazioni in conformità dell'articolo 11 del regolamento n. 17 (punto 171 della Decisione). Inoltre,
         si può rilevare che nessun accertamento era stato effettuato nei locali della Sewon, il che, del resto, non avrebbe escluso
         necessariamente l'applicazione del punto C della comunicazione sulla cooperazione qualora neanche il detto accertamento avesse
         fornito una base sufficiente per giustificare l'avvio del procedimento in vista dell'adozione di una decisione. 
         
         
         141
            
          D'altra parte, la circostanza che una richiesta di informazioni sia stata rivolta a quest'ultima, in forza dell'art. 11, n. 1,
         del regolamento n. 17, non può essere determinante per escludere il beneficio di un'importante riduzione, compresa tra il
         50% e il 75% dell'ammontare dell'ammenda, ai sensi del punto C della comunicazione sulla cooperazione, tanto più che una tale
         richiesta è un atto meno vincolante di un accertamento effettuato sulla base di una decisione. 
         
         
         142
            
          La detta interpretazione è chiaramente confermata dalla sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T-352/94, Mo och Domsjö/Commissione
         (Racc. pag. II-1989), in cui il Tribunale, dopo aver sottolineato che la Stora aveva fornito informazioni ben più dettagliate
         di quelle che poteva pretendere la Commissione nell'ambito di una richiesta di informazioni (punto 401 della sentenza), ha
         dichiarato che  
         anche se la collaborazione della Stora ha avuto inizio soltanto dopo che la Commissione avesse svolto accertamenti presso
         le imprese in forza dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, la Commissione, riducendo di due terzi l'ammenda inflitta alla
         Stora, non ha oltrepassato i limiti del potere discrezionale di cui dispone ai fini della determinazione dell'importo delle
         ammende (punto 402 della sentenza). Sebbene la sentenza citata riguardi una decisione precedente alla pubblicazione della comunicazione
         sulla cooperazione, l'interpretazione in essa contenuta rimane valida nell'ambito dell'applicazione delle disposizioni contenute
         nel punto C di tale comunicazione. 
         
         
         143
            
          Alla luce di ciò, va rilevato che la Commissione ha violato il punto C della comunicazione sulla cooperazione. 
         
         
         144
            
          Di conseguenza, spetta al Tribunale, nell'ambito della sua competenza giurisdizionale anche di merito, statuire sull'importo
         della riduzione d'ammenda che dev'essere concessa alle ricorrenti a titolo del punto C della comunicazione sulla cooperazione.
         La Commissione sostiene che la riduzione accordata a detto titolo non sarebbe stata necessariamente superiore a quella concessa
         nel caso di specie ai sensi del puto D di tale comunicazione, vale a dire il 50%. 
         
         
         145
            
          Occorre tuttavia rilevare che le informazioni fornite dalla Sewon sono state determinanti per rilevare l'esistenza di un'infrazione
         tra il 1990 ed il 1992 e, quindi, per stabilire la durata dell'intesa, il che giustifica il beneficio di una riduzione pari
         al 60% dell'importo dell'ammenda. 
         Sul metodo di calcolo e sull'importo definitivo dell'ammenda
         
         146
            
          Nella Decisione la Commissione ha concesso alle ricorrenti il beneficio di due circostanze attenuanti, una in funzione del
         ruolo passivo della Sewon nel 1995 a proposito delle quote di vendita, che ha provocato una riduzione del 20% della maggiorazione
         applicata alla detta impresa per effetto della durata dell'infrazione (punto 365), l'altra in considerazione dell'aver posto
         fine alle attività illecite sin dai primi interventi dell'autorità pubblica (punto 384), che ha giustificato una riduzione
         del 10% applicata al risultato della prima riduzione di cui sopra. 
         
         
         147
            
          Si deve necessariamente rilevare che la Commissione non ha applicato, nei due casi specifici citati e al contrario di quanto
         ha fatto con la Cheil, le riduzioni concesse in funzione delle circostanze attenuanti all'importo di base dell'ammenda, determinato
         in funzione della gravità e della durata dell'infrazione. 
         
         
         148
            
          Con quesito scritto notificato alla Commissione il 7 febbraio 2002, il Tribunale ha invitato quest'ultima, in particolare,
         a precisare e giustificare il suo metodo di calcolo dell'importo delle ammende. 
         
         
         149
            
          Nella risposta datata 27 febbraio 2002, la Commissione ha affermato che il modo corretto di calcolare le maggiorazioni e le
         riduzioni destinate a tener conto delle circostanze aggravanti e attenuanti consiste nell'applicare una percentuale all'importo
         di base dell'ammenda. Essa ha altresì riconosciuto di non aver seguito sistematicamente il detto metodo di calcolo nell'ambito
         della sua Decisione, in particolare riguardo alla situazione dell'Ajinomoto e dell'ADM. 
         
         
         150
            
          In sede di udienza, le ricorrenti hanno precisato di non avere obiezioni in merito al metodo di calcolo dell'importo delle
         ammende proposto dalla Commissione. 
         
         
         151
            
          In tale contesto occorre sottolineare che, ai sensi degli orientamenti, la Commissione, dopo aver determinato l'importo di
         base dell'ammenda in considerazione della gravità e della durata dell'infrazione, procede ad un aumento e/o ad una riduzione
         del detto importo in funzione delle circostanze aggravanti o attenuanti. 
         
         
         152
            
          Tenuto conto della formulazione degli orientamenti, il Tribunale ritiene che le percentuali corrispondenti agli aumenti o
         alle riduzioni, adottate in funzione delle circostanze aggravanti o attenuanti, debbano essere applicate all'importo di base
         dell'ammenda, determinato in funzione della gravità e della durata dell'infrazione, e non all'importo di una maggiorazione
         precedentemente applicata in funzione della durata dell'infrazione o al risultato dell'attuazione di una prima maggiorazione
         o riduzione per effetto di una circostanza aggravante o attenuante. Come la Commissione ha giustamente sottolineato nella
         risposta al quesito scritto del Tribunale, il metodo di calcolo dell'importo delle ammende descritto sopra si deduce dalla
         formulazione degli orientamenti e consente di garantire parità di trattamento fra diverse imprese partecipanti ad uno stesso
         cartello. 
         
         
         153
            
          Va ricordato che, nell'ambito dell'analisi del comportamento della Sewon riguardo agli accordi sui quantitativi di vendita,
         il Tribunale ha dichiarato (v. sopra, punto 111) che quest'ultima in realtà si è sottratta all'applicazione di tali accordi
         per il periodo compreso tra gennaio e giugno 1995. Dopo aver rilevato che la riduzione concessa dalla Commissione a titolo
         del ruolo passivo della Sewon in merito alle quote di vendita e quella chiesta dalle ricorrenti per la mancata esecuzione
         degli accordi si basavano esattamente sugli stessi fatti, il Tribunale ha ritenuto (v. sopra, punto 113) l'entità della riduzione
         del 20% della maggiorazione che le era stata applicata in funzione della durata dell'infrazione pienamente adeguata. Orbene,
         quest'ultima riduzione equivale ad una riduzione del 5,71% dell'importo di base dell'ammenda (EUR 21 milioni). 
         
         
         154
            
          Va inoltre rilevato che la riduzione del 10% concessa dalla Commissione in funzione della cessazione delle attività illecite
         sin dai primi interventi dell'autorità pubblica ed applicata al risultato dell'attuazione della prima riduzione adottata a
         titolo del ruolo passivo della Sewon, ossia ad un importo di EUR 19,8 milioni, equivale ad una riduzione del 9,43% circa dell'importo
         di base, la cui entità è effettivamente adeguata. 
         
         
         155
            
          Alla luce di ciò, il Tribunale dichiara, nell'ambito della sua competenza giurisdizionale anche di merito, che occorre aggiungere
         alla riduzione del 5,71% quella del 9,43% di cui al punto precedente, vale a dire una riduzione complessiva del 15,14% in
         funzione delle circostanze attenuanti, che dev'essere applicata all'importo di base dell'ammenda, il che equivale ad un'ammenda
         di importo pari a EUR 17 820 600 precedente all'applicazione delle disposizioni della comunicazione sulla cooperazione. 
         
         
         156
            
          Per le ragioni di cui sopra, occorre concedere alle ricorrenti una riduzione pari al 60% dell'importo di EUR 17 820 600 ai
         sensi del punto C della comunicazione sulla cooperazione, il che equivale ad una riduzione di EUR 10 692 360. Di conseguenza,
         l'importo definitivo dell'ammenda inflitta alle ricorrenti dev'essere fissato a EUR 7 128 240. 
         
         Sulle spese
         157
            
          Ai sensi dell'art. 87, n. 3, del regolamento di procedura del Tribunale, quest'ultimo, se le parti soccombono rispettivamente
         su uno o più capi, può ripartire le spese o decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese. Nel caso di specie, si
         deve decidere che le ricorrenti sopporteranno le proprie spese nonché, in solido, i due terzi di quelle sostenute dalla Commissione.
         
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce: 
         
            
            1)
             L'importo dell'ammenda inflitta in solido alla Daesang Corp. e alla Sewon Europe GmbH è fissato a EUR 7 128 240. 
            
            
            2)
             Il ricorso, per il resto, è respinto. 
            
            
            3)
             La Daesang Corp. e la Sewon Europe GmbH sono condannate a sopportare le proprie spese nonché, in solido, i due terzi di quelle
            della Commissione. La Commissione sopporterà un terzo delle proprie spese. 
            
            
                  Vilaras
               
               
                  Tiili 
               
               
                  Mengozzi 
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 9 luglio 2003. 
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung 
               
               
                  M. Vilaras  
               
            
         
            
         
      
          1 –
            
             Lingua processuale: l'inglese.