CELEX: 62021TN0482
Language: it
Date: 2021-08-09 00:00:00
Title: Causa T-482/21: Ricorso proposto il 9 agosto 2021 — TenneT TSO e Tenne T TSO / ACER

20.9.2021   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 382/35
            
         
      Ricorso proposto il 9 agosto 2021 — TenneT TSO e Tenne T TSO / ACER
      (Causa T-482/21)
      (2021/C 382/49)
      Lingua processuale: l’inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrenti: TenneT TSO (Bayreuth, Germania), TenneT TSO BV (Arnhem, Paesi Bassi) (rappresentanti: D. Uwer, J. Meinzenbach, P. Rieger, R. Klein e S. Westphal, avvocati)
      
         Convenuta: Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia
      
         Conclusioni
      
      Le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare integralmente la decisione A-001-2021 (consolidata) della commissione di ricorso dell’ACER, del 28 maggio 2021, che conferma la decisione 30/2020 dell’ACER, del 30 novembre 2020, sulla proposta dei gestori dei sistemi di trasmissione (Transmission System Operators, «TSO») della regione di calcolo della capacità «Core» per la metodologia di ripartizione dei costi di ridispacciamento e degli scambi in controflusso (RDCTCS);
               
            
                  —
               
               
                  condannare la convenuta alle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, le ricorrenti deducono tre motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sul fatto che l’ambito di applicazione della metodologia confermata per la ripartizione dei costi di ridispacciamento e degli scambi in controflusso è illegittimo. In base a tale ambito di applicazione, in via di principio, «tutti» gli elementi della rete con livello di kilovolt pari o superiore a 220 sono soggetti alla ripartizione dei costi secondo il principio «chi inquina paga» ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 13, del regolamento (UE) 2019/943 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2019, sul mercato interno dell'energia elettrica (in prosieguo: il «regolamento sull’energia»). Ciò è illegittimo. L’ambito di applicazione della metodologia di ripartizione dei costi deve conciliarsi con la procedura di calcolo della capacità, in base alla quale soltanto elementi della rete ai quali sono associati fattori di distribuzione del trasferimento di energia (PTDF) pari o superiori al 5 % sono tecnicamente utilizzabili al fine di limitare gli scambi transfrontalieri e, di conseguenza, al fine di richiedere misure di ridispacciamento e di scambio in controflusso di rilevanza transfrontaliera.
                  La decisione impugnata deve essere annullata in quanto viola, in particolare, l'articolo 16, paragrafo 13, del regolamento sull’energia e l’articolo 74, paragrafi 2 e 4, del regolamento (UE) 2015/1222 della Commissione, del 24 luglio 2015, che stabilisce orientamenti in materia di allocazione della capacità e di gestione della congestione (in prosieguo: il «regolamento ACGC»). La commissione di ricorso trascura di considerare che è necessaria una base giuridica per estendere la ripartizione dei costi secondo il principio «chi inquina paga» anche a elementi della rete ai quali sono associati fattori di distribuzione del trasferimento di energia (PTDF) inferiori al 5 %. Orbene, una siffatta base giuridica non sussiste. Inoltre, includere quasi tutti gli elementi della rete nell’ambito di applicazione della metodologia in questione viola l’articolo 74 del regolamento ACGC, poiché ciò dà luogo a incentivi sbagliati ed è incompatibile con le responsabilità e con gli obblighi dei TSO coinvolti.
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sul fatto che la decisione impugnata deve essere annullata in quanto la commissione di ricorso ha confermato illegittimamente il Power Flow Colouring Method (metodo della colorazione del flusso di potenza, «PFC») come metodo di scomposizione del flusso applicabile alla metodologia in questione.
                  Il PFC è in contrasto con l’obiettivo, perseguito dall’articolo 16, paragrafo 13, del regolamento sull’energia, di stabilire il principio «chi inquina paga». Il PFC non si basa su flussi fisici effettivi, ma piuttosto su risultati di mercato virtuali. Tuttavia, essendo risaputo che i flussi fisici si discostano dai risultati di mercato, le risultanze del PFC non consentono di individuare in modo attendibile gli effettivi responsabili di una determinata congestione. Ne consegue che il PFC non stabilisce nemmeno incentivi corretti volti a gestire congestioni, azioni correttive ed investimenti efficaci, in contrasto con l’articolo 74 del regolamento ACGC. Per di più, la commissione di ricorso non ha valutato opportunamente gli aspetti tecnici che conducono all’illegittimità del PFC e ha tratto conclusioni non plausibili da elementi di prova inconsistenti.
                  Riguardo alla scomposizione del flusso, la commissione di ricorso ha poi illegittimamente confermato talune presunzioni applicabili esclusivamente alla procedura di scomposizione del flusso su elementi della rete con connessioni con corrente continua ad alto voltaggio (HVDC). Siffatte presunzioni sono fisicamente infondate, in contrasto con l’articolo 16, paragrafo 13, del regolamento sull’energia e comportano un aumento dell’allocazione dei costi a elementi della rete HVDC. Inoltre, tali presunzioni istituiscono un trattamento discriminatorio degli elementi della rete HVDC rispetto agli elementi della rete a corrente alternata (AC). La commissione di ricorso non ha valutato sufficientemente dette presunzioni relative a elementi della rete HVDC e ha tratto conclusioni non plausibili da elementi di prova inconsistenti.
               
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sul fatto che la decisione impugnata deve essere annullata in quanto conferma una soglia di flusso di ricircolo comune che l’ACER fissa al 10 % sulla base di stime dei costi. Ciò viola l’articolo 16, paragrafo 13, del regolamento sull’energia poiché la soglia non si basa su dati di fatto attendibili relativi al livello dei flussi di ricircolo osservabile in assenza di congestioni strutturali. L’ACER non era competente a fissare la soglia del 10 %. La soglia viola altresì l’articolo 16, paragrafo 8, del regolamento sull’energia, in base al quale i gestori dei sistemi di trasmissione possono utilizzare fino al 30 % per i flussi interni, i margini di affidabilità e i flussi di ricircolo. In aggiunta, la valutazione della commissione di ricorso si fonda su errori materiali e istituisce incentivi sbagliati per gli investimenti nella rete, in contrasto con l’articolo 74 del regolamento ACGC. Inoltre, la commissione di ricorso ha commesso un errore di diritto ritenendo che l’articolo 16, paragrafo 13, del regolamento sull’energia richieda una soglia dei flussi di ricircolo soltanto per ogni zona di offerta anziché per ogni confine tra zone di offerta.