CELEX: 62002CC0464
Language: it
Date: 2005-01-20 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Jacobs del 20 gennaio 2005. # Commissione delle Comunità europee contro Regno di Danimarca. # Inadempimento di uno Stato - Libera circolazione dei lavoratori - Veicoli stradali a motore - Veicolo messo a disposizione del lavoratore dal datore di lavoro - Veicolo immatricolato nello Stato membro del datore di lavoro - Lavoratore residente in un altro Stato membro - Tassazione del veicolo. # Causa C-464/02.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALEJACOBSpresentate il 20 gennaio 2005(1)
         Causa C-464/02Commissione delle Comunità europee contro Regno di Danimarca 
            «Lavoratori dipendenti  –  Utilizzazione di autoveicoli immatricolati all'estero e messi a disposizione del dipendente dal datore di lavoro»
            
      
         
        1.        Nella presente causa la Commissione ha proposto contro la Danimarca un ricorso ai sensi dell’art. 226 CE avente ad oggetto
      la normativa e la prassi disciplinanti l’utilizzo in tale Stato, da parte dei suoi residenti, di autoveicoli immatricolati
      in un altro Stato membro.
      
      
        2.        Tale situazione si verifica più frequentemente quando il residente in Danimarca viene assunto da un’impresa stabilita in un
      altro Stato membro e il datore di lavoro intende mettere a disposizione del dipendente, sia per uso esclusivamente professionale
      sia per uso anche privato, un’automobile immatricolata a nome del datore di lavoro nello Stato di stabilimento di quest’ultimo.
      
      
        Antefatti della controversia 
      
        3.        La Danimarca impone una tassa d’immatricolazione per l’acquisto di un autoveicolo nuovo calcolata in base al valore di quest’ultimo.
      L’aliquota della tassa corrisponde al 105% del prezzo d’acquisto (inclusa l’IVA e altre tasse ammontanti al 34%) sino ad una
      soglia determinata ogni anno e al 180% del valore residuo 
         			(2)
         		. Sebbene taluni altri Stati membri prevedano una tassa analoga – quantunque di importo sensibilmente meno elevato – la Svezia
      e la Germania, gli Stati membri con collegamenti stradali diretti con la Danimarca, non hanno una tale tassa.
      
      
        4.        Ai sensi della normativa di portata generale applicabile in Danimarca prima del 1º luglio 1999 
         			(3)
         		 e tuttora applicabile in taluni casi (in prosieguo: la «normativa originaria») un residente in Danimarca non può usare un
      autoveicolo immatricolato in un altro Stato membro senza autorizzazione, la quale potrà essere concessa solo qualora l’automobile
      sia utilizzata principalmente fuori dalla Danimarca e vi siano particolari motivi per non richiedere l’immatricolazione in
      Danimarca. È pacifico che l’autorizzazione viene concessa essenzialmente  solo per i viaggi diretti effettuati il fine settimana
      o durante le ferie tra il confine tedesco o svedese e la residenza del conducente; essa non consente che l’autoveicolo venga
      usato diversamente per scopi privati. Le violazioni sono sanzionabili con un’ammenda. Qualora un residente in Danimarca intenda
      utilizzare un’automobile aziendale fornita da un datore di lavoro stabilito in un altro Stato membro in circostanze in cui
      l’uso proposto non soddisfi i requisiti per l’autorizzazione egli, ai sensi della normativa originaria, può solo reimmatricolare
      l’automobile in Danimarca e pagare l’intera tassa d’immatricolazione. 
      
      
        5.        Nel 1999 la normativa originaria è stata modificata 
         			(4)
         		 in modo da consentire ad un residente in Danimarca di utilizzare in Danimarca un autoveicolo immatricolato in un altro Stato
      membro a nome del suo datore di lavoro ammesso che il residente ottenga un permesso e che svolga il suo «impiego principale»
      presso tale datore di lavoro. La condizione viene soddisfatta ove l’impiegato lavori a tempo pieno per tale datore di lavoro
      oppure da tale impiego gli derivi almeno la metà delle sue entrate. Secondo la Danimarca, il requisito dell'«impiego principale»
      era stato scelto al fine di ridurre quanto più possibile il rischio di abuso delle disposizioni.
      
      
        6.        Il permesso, che deve essere tenuto nell’autoveicolo e presentato su richiesta alla polizia, viene rilasciato solo contro
      pagamento di una tassa che rappresenta una percentuale della tassa d’immatricolazione danese. Tale tassa può essere calcolata
      in due modi.
      
      
        7.        In primo luogo, qualora l’autoveicolo sia usato solo per scopi di lavoro, è dovuta una tassa giornaliera di DKK 60 (circa
      EUR 8), nel caso di automobili e motociclette, o di DKK 30 (circa EUR 4) nel caso di automezzi, da versare per ciascun giorno
      in cui l’automobile viene utilizzata in Danimarca.
      
      
        8.        In secondo luogo, qualora e per il periodo in cui l’autoveicolo venga utilizzato sia per scopi privati sia per scopi di lavoro
      è dovuta l’intera tassa che verrebbe imposta sulla reimmatricolazione in Danimarca, da versare in rate trimestrali, ognuna
      ammontante al 3% di tale somma, oltre ad una sovrattassa che rappresenta l’1,5% del saldo del debito complessivo restante;
      in aggiunta deve essere versato un deposito unico rappresentante una rata trimestrale della tassa e la sovrattassa. Una circolare 
         			(5)
         		 specifica che il tragitto giornaliero del dipendente tra la sua residenza danese e il suo luogo di lavoro in un altro Stato
      membro è considerato uso privato; qualsiasi uso inteso in tal modo comporta, di conseguenza, l’inapplicabilità della tassa
      giornaliera. 
      
      
        9.        In entrambi i casi la tassa deve essere corrisposta dal datore di lavoro. 
      
      
        10.      Il procedimento per ottenere l’autorizzazione ai sensi della normativa modificata è il seguente. La richiesta va effettuata
      per iscritto alle autorità doganali e fiscali locali specificando se essa faccia riferimento alla tassa giornaliera o trimestrale.
      Va allegato un certificato del datore di lavoro, in cui siano specificate le condizioni di lavoro e in cui venga, in particolare,
      attestato che si tratta dell’«impiego principale» del dipendente.
      
      
        11.      Ove sia dovuta la tassa trimestrale ‑ stabilita con riferimento al valore dell’autoveicolo ‑ le autorità doganali effettuano
      una valutazione provvisoria per la quale non è necessaria generalmente la presentazione dell’autoveicolo; l’autorizzazione
      viene rilasciata subito dopo. Successivamente viene fatta una valutazione definitiva da parte dell’autorità competente per
      la valutazione dei veicoli, che è indipendente dall’autorità doganale. 
      
      
        12.      Se la richiesta è corretta, il permesso viene rilasciato automaticamente. Inoltre, vengono forniti adesivi per il parabrezza
      recanti il numero di immatricolazione dell’autoveicolo. Nel caso in cui sia dovuta la tassa giornaliera, il datore di lavoro
      o il dipendente sono tenuti a scrivere la data di utilizzo su un adesivo affinché l’autoveicolo possa essere utilizzato legalmente
      in Danimarca in tale data. Nel caso in cui sia dovuta la tassa trimestrale, viene fornito un adesivo per ciascun periodo di
      utilizzo autorizzato (sino ad un massimo di due anni).
      
      
        13.      Qualora un residente in Danimarca che guida un autoveicolo immatricolato all’estero non  possa produrre il permesso e gli
      adesivi per parabrezza egli è passibile di ammenda; inoltre, l’autoveicolo può essere sequestrato.
      
      
        14.      La normativa originaria continua ad essere applicabile nel caso in cui non venga soddisfatto il requisito dell’«impiego principale»
      previsto dalla legislazione modificata.
      
      
        15.      La Commissione chiede che venga dichiarato che la Danimarca ha violato gli obblighi ad essa incombenti in virtù del combinato
      disposto degli artt. 10 CE e 39 CE in quanto la sua normativa e prassi amministrativa 1) non consentono ai residenti in Danimarca
      impiegati in uno Stato membro limitrofo di utilizzare per scopi commerciali o privati un’automobile aziendale immatricolata
      nello Stato membro limitrofo in cui è stabilito il loro datore di lavoro e 2) consente ai residenti in Danimarca impiegati
      in un altro Stato membro di utilizzare, per scopi commerciali e/o privati, un autoveicolo, in particolare un’automobile aziendale,
      immatricolato in un altro Stato membro in cui sia stabilito il loro datore di lavoro solo a condizione che i) tale impiego
      sia il loro impiego principale e ii) che venga pagata l’imposta su tale autoveicolo.
      
      
        16.      Suppongo che la prima parte della pronuncia richiesta riguardi la normativa originaria e che la seconda riguardi la normativa
      modificata. 
      
        Ambito di applicazione dell’art. 39 CE 
      
        17.      L’argomento principale della Commissione è che sia la normativa originaria sia quella modificata contrastano con la libera
      circolazione dei lavoratori sancita dall’art. 39 CE, in quanto restringono sia il diritto dei dipendenti di cercare lavoro
      in un altro Stato membro sia la libertà dei datori di lavoro in altri Stati membri di assumere dipendenti residenti in Danimarca.
      
      
        18.      La Danimarca, sostenuta dalla Finlandia, che è intervenuta nel procedimento, sostiene in primo luogo che la normativa – originaria
      e modificata ‑ esula dall’ambito di applicazione dell’art. 39 CE in quanto non incide sull’accesso al mercato del lavoro.
      In particolare, la Danimarca asserisce che la normativa non impedisce l’accesso di un residente in Danimarca a mercati di
      lavoro di altri Stati membri né limita le imprese stabilite in altri Stati membri nell’assunzione di residenti in Danimarca:
      essa disciplina semplicemente le condizioni di utilizzo in Danimarca, da parte dei residenti in tale paese, di automobili
      aziendali immatricolate in un altro Stato membro.
      
      
        19.      Successivamente alla presentazione da parte della Commissione e della Danimarca delle loro memorie nel presente procedimento,
      la Corte ha pronunciato la sentenza Van Lent 
         			(6)
         		. In tale causa, che riguardava l’utilizzo da parte di un residente in Belgio di un’automobile messagli a disposizione dal
      suo datore di lavoro lussemburghese, la Corte ha affermato che l’art. 39 CE osta ad una normativa nazionale che vieti ad un
      lavoratore residente in uno Stato membro di utilizzare, sul territorio del detto Stato, un veicolo immatricolato in uno Stato
      membro limitrofo, appartenente ad una società di leasing stabilita nel secondo Stato membro e messo a disposizione del lavoratore
      dal suo datore di lavoro, del pari stabilito nel detto secondo Stato.
      
      
        20.      Nell’udienza del presente procedimento la Danimarca ha cercato di differenziare dalla fattispecie la causa Van Lent essenzialmente
      in quanto l’utilizzatore dell’automobile in questione, secondo le norme belghe allora in vigore, non poteva immatricolare
      a suo nome l’automobile in Belgio; la richiesta d’immatricolazione poteva essere effettuata solo dal proprietario che doveva
      avere un numero di partita IVA belga o un ufficio con sede in Belgio. Secondo la normativa danese modificata, invece, l’utilizzatore
      di un’automobile aziendale può immatricolare un’automobile di proprietà del suo datore di lavoro. 
      
      
        21.      Non ritengo tuttavia che si tratti di una distinzione rilevante. È vero che la Corte nella causa Van Lent ha affermato che
      dalla normativa belga derivava che il lavoratore non poteva ottenere l’immatricolazione del veicolo in Belgio dato che non
      ne era il proprietario e che neppure quest’ultimo, ovvero la società di leasing, poteva ottenerla, dato che essa non aveva
      sede in Belgio e non disponeva di un numero di partita IVA belga 
         			(7)
         		. Tuttavia la Corte ha poi aggiunto che «una normativa di questo tipo può indurre un datore di lavoro stabilito in uno Stato
      membro a rinunciare ad assumere un lavoratore residente in un altro Stato membro a motivo dei costi più elevati e delle difficoltà
      amministrative connesse a tale assunzione» 
         			(8)
         		.
      
      
        22.      Tale analisi può essere applicata anche al caso di specie in cui un lavoratore stabilito in un altro Stato membro può fornire
      ad un dipendente residente in Danimarca un’automobile aziendale – anche a scopi unicamente professionali – solo qualora il
      datore di lavoro sia disposto i) a reimmatricolare l’automobile in Danimarca e a pagare la tassa d’immatricolazione proibitiva
      oppure ii) a seguire la procedura per l’ottenimento di un permesso e a pagare la tassa giornaliera o l’equivalente potenzialmente
      dell’intera tassa d’immatricolazione in rate trimestrali, assieme ad un supplemento di interessi e ad un deposito. 
      
      
        23.      Come osserva la Commissione, disposizioni che impediscono o rendono più difficoltoso l’esercizio della professione da parte
      di un lavoratore, nella fattispecie imponendo un onere finanziario e amministrativo al suo potenziale datore di lavoro, pregiudicano
      l’accesso all’impiego. Più in generale, la Corte ha affermato che l’insieme delle norme del Trattato relative alla libera
      circolazione delle persone mira a facilitare ai cittadini comunitari l’esercizio di attività lavorative di qualsivoglia natura
      nel territorio della Comunità ed osta ai provvedimenti che potrebbero sfavorirli qualora intendano svolgere un’attività economica
      nel territorio di un altro Stato membro 
         			(9)
         		.
      
      
        24.      Sebbene la Danimarca ammetta che la normativa, considerata isolatamente, possa apparire atta a scoraggiare un datore di lavoro
      in un altro Stato membro dall’assumere un dipendente residente in Danimarca, essa sostiene che quest’ultima non dovrebbe essere
      considerata isolatamente e che, vista nel contesto più ampio della remunerazione e altri benefici, non ha un tale effetto.
      
      
      
        25.      Non considero necessario tuttavia trattare tale argomento separatamente. Come ha affermato la Corte nella sentenza Clean Car
      Autoservice 
         			(10)
         		, il diritto dei lavoratori di essere assunti e occupati senza discriminazioni deve necessariamente essere affiancato dal
      diritto dei datori di lavoro di assumerli nel rispetto delle norme in materia di libera circolazione dei lavoratori; tali
      norme potrebbero facilmente essere eluse se fosse sufficiente agli Stati membri, per evitarle, imporre ai datori di lavoro,
      per l’assunzione di un lavoratore, condizioni che quest’ultimo deve rispettare e che, se gli fossero imposte direttamente,
      costituirebbero restrizioni all’esercizio del diritto del lavoratore alla libera circolazione ai sensi dell’art. 39 CE.
      
      
        26.      Tali principi si applicano, a mio avviso, anche ad un caso come quello della fattispecie, in cui la normativa di uno Stato
      membro impone, piuttosto che requisiti discriminatori da soddisfare, condizioni per un elemento di retribuzione o per i benefici
      idonee a trattenere il datore di lavoro di un altro Stato membro dall’assumere un residente nel primo Stato membro. Occorre
      aggiungere che un permesso e il pagamento della tassa giornaliera sono richiesti anche nel caso in cui l’automobile aziendale
      sia destinata a scopi solamente professionali; anche in tali casi, quindi – in cui la messa a disposizione dell’automobile
      non può essere considerata parte di un pacchetto generale comprensivo di retribuzione e benefici – appare quasi certo che,
      come sostiene la Commissione, un datore di lavoro in Germania (o Svezia) preferirà assumere residenti nel suo paese per un
      impiego per il quale il dipendente sia tenuto ad effettuare viaggi di lavoro verso o attraverso la Danimarca.
      
      
        27.      Pertanto, ritengo che la normativa di cui trattasi nella fattispecie rientri nell’ambito di applicazione dell’art. 39 CE e
      sia in linea di principio contraria a tale disposizione. 
      
      
        28.      Poiché la normativa è contraria all’art. 39 CE dato il suo effetto restrittivo, non ritengo necessario trattare l’argomento
      proposto in alternativa dalla Danimarca secondo cui la normativa non è discriminatoria. Indipendentemente dalla fondatezza
      di tale argomento è chiaro che l’art. 39 CE proibisce non solo qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra i
      lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro ma anche disposizioni
      nazionali che, pur applicandosi indipendentemente dalla cittadinanza dei lavoratori interessati, costituiscono ostacoli al
      loro diritto di libera circolazione 
         			(11)
         		. Quindi, anche se fosse corretta la tesi della Danimarca secondo cui la normativa non è discriminatoria, essa contrasterebbe
      comunque con l’art. 39 CE. 
      
      
        29.      Poiché la domanda della Commissione è proposta ai sensi dell’art. 39 CE, non suggerisco di trattare separatamente la tesi
      della Commissione secondo cui la normativa danese è contraria all’art. 10 CE.
      
        Possibile giustificazione  
      
        30.      La Danimarca sostiene, in ulteriore alternativa, che la normativa in questione è giustificata.
      
      
        31.     È vero che provvedimenti nazionali che altrimenti contrasterebbero con l’art. 39 CE potrebbero tuttavia essere leciti qualora
      perseguissero uno scopo legittimo compatibile con il Trattato e fossero giustificati da motivi imperativi d’interesse pubblico,
      ammesso che siano idonei a garantire il raggiungimento dello scopo perseguito e non eccedano quanto necessario per raggiungerlo 
         			(12)
         		. La Danimarca sostiene in particolare che la normativa persegue legittimi interessi e che essa non è sproporzionata.
      
      
        32.      La Danimarca osserva innanzi tutto che dalla giurisprudenza della Corte emerge che la tassa danese d’immatricolazione delle
      automobili è compatibile con il diritto comunitario 
         			(13)
         		, che l’immatricolazione è il naturale corollario dell’esercizio della competenza fiscale e che in una situazione in cui un
      veicolo preso in leasing presso una società avente sede in uno Stato membro sia in realtà utilizzato sulla rete stradale di
      un altro Stato membro, quest’ultimo può prevedere l’obbligo per tale veicolo di essere immatricolato nel suo territorio 
         			(14)
         		. Secondo la Danimarca ne consegue che è legittima anche che gli Stati membri garantiscano la corretta applicazione della
      loro normativa in tale materia, e in particolare garantiscano il pagamento della tassa. 
      
      
        33.      Il fatto che la Corte nelle sentenze Commissione/Danimarca e De Danske Bilimportører abbia giudicato che la tassa danese d’immatricolazione
      delle automobili non è contraria agli artt. 28 CE o 90 CE non significa tuttavia necessariamente che essa non limiti la libera
      circolazione dei lavoratori contrariamente all’art. 39 CE o che ciascuna di tali restrizioni sia necessariamente giustificata
      e proporzionata. Va anche osservato che la presente fattispecie non riguarda il normale funzionamento della tassa, ma la sua
      applicazione a veicoli immatricolati in un altro Stato membro da un proprietario stabilito in tale Stato membro. È inoltre
      chiaro che gli Stati membri devono esercitare i loro poteri di tassazione nella materia non armonizzata della tassa sulle
      automobili in accordo con il diritto comunitario; infatti questo è stato espressamente affermato dalla Corte nella sentenza
      Cura Anlagen, pronunciata in una delle cause su cui si è basata la Danimarca 
         			(15)
         		. Non è quindi sufficiente che la Danimarca invochi il suo potere di riscuotere la tassa d’immatricolazione; essa deve anche
      dimostrare di aver esercitato correttamente tale potere. 
      
      
        34.      Il medesimo argomento vale per la tesi della Finlandia secondo cui la tassazione degli autoveicoli è una questione di competenza
      degli Stati membri.
      
      
        35.      La Danimarca sostiene, in secondo luogo, che qualsiasi effetto restrittivo della normativa è basato sull’esigenza di assicurare
      che non venga aggirato l’obbligo per i residenti in Danimarca di pagare la tassa d’immatricolazione. Senza tali regole i residenti
      in Danimarca potrebbero evitare di versare la tassa creando società o filiali in altri Stati membri attraverso cui acquistare
      e utilizzare in Danimarca automobili immatricolate nell’altro Stato.
      
      
        36.     È vero che Stati membri potrebbero negare i benefici derivanti dalle disposizioni relative alla libera circolazione alle persone
      colpevoli di abuso o frode. Ciò può tuttavia avvenire solo in considerazione dei singoli casi e ove sia provato un tale comportamento.
      Il semplice rischio di abuso o frode non può giustificare una restrizione generale che potrebbe impedire l’esercizio in buona
      fede di diritti comunitari 
         			(16)
         		. Restrizioni di tale tipo sono necessariamente sproporzionate in quanto rendono impossibile il legittimo esercizio di diritti
      comunitari. 
      
      
        37.      In terzo luogo, la Danimarca sostiene che la normativa tutela dall’erosione del gettito fiscale, che essa stima in circa DKK
      15 miliardi (dati del 1997). Secondo la giurisprudenza costante, tuttavia, la perdita di entrate fiscali non può mai costituire
      una giustificazione ad una restrizione all’esercizio di una libertà fondamentale 
         			(17)
         		.
      
      
        38.      In quarto luogo, la Danimarca fa valere che il requisito dell'«impiego principale» che deve essere soddisfatto affinché possa
      essere applicata la normativa modificata, è proporzionato. Tale requisito mira a garantire che un impiegato che beneficia
      di un’automobile aziendale venga realmente assunto dal fornitore; non è sufficiente un rapporto di lavoro puramente formale.
      Il requisito è oggettivo e facilmente verificabile. La Danimarca aggiunge che, qualora la normativa modificata fosse applicabile
      a qualsiasi residente in Danimarca impiegato, a tempo pieno o parziale, in un altro Stato membro, sarebbe molto più difficile
      evitare gli abusi.  Essa considera che se ciò avvenisse la polizia dovrebbe controllare ogni automobile immatricolata all’estero
      guidata in Danimarca da residenti in tale  Stato per verificare che tali conducenti siano realmente impiegati, a tempo pieno
      o parziale, in un altro Stato membro, e ciò non sarebbe praticabile.
      
      
        39.      Tale argomento non mi convince. Mi sembra che un’alternativa efficace e meno restrittiva consisterebbe in un sistema di permessi
      che consentisse di valutare l’effettività del rapporto di lavoro, senza alcuna tassa da versare ove tale rapporto risultasse
      essere reale.
      
      
        40.      Inoltre, qualora «l’impiego principale» non sia con il datore di lavoro che fornisce l’automobile aziendale, allora, per poter
      utilizzare tale automobile per scopi privati – inclusi i tragitti giornalieri – l’automobile deve essere re-immatricolata
      in Danimarca. È difficile trovare una giustificazione per tale impostazione. Secondo la giurisprudenza costante l’art. 39
      CE protegge anche i lavoratori a tempo parziale e a basso reddito 
         			(18)
         		; nella parte in cui la normativa in questione limita la libera circolazione di tali lavoratori essa contrasta con il Trattato
      sebbene l’impiego da cui trae origine l’automobile aziendale non sia il loro «impiego principale» come definito dalla normativa
      nazionale.
      
      
        41.      Anche ove sia applicabile la normativa modificata è necessario l’ottenimento di un permesso per un’automobile immatricolata
      in un altro Stato membro prima che un residente in Danimarca possa usare l’automobile in Danimarca, anche se per breve tempo
      e persino se l’automobile viene regolarmente restituita al datore di lavoro. Il tragitto giornaliero tra la residenza del
      dipendente e il suo luogo di lavoro è apparentemente parimenti considerato uso privato per cui sarà dovuta la tassa trimestrale
      anche quando questo sia il solo uso dell’automobile aziendale. Di nuovo, tale requisito sembra eccedere quanto necessario
      per raggiungere gli obiettivi invocati dalla Danimarca. Considerazioni analoghe si applicano alla circostanza che la normativa
      non contiene disposizioni che tengano conto delle diverse percentuali di uso privato e professionale.
      
      
        42.      Infine, la Danimarca asserisce che nella sentenza Cura Anlagen 
         			(19)
         		 la Corte ha ammesso che un’imposta sul consumo il cui ammontare sia proporzionato alla durata dell’immatricolazione del veicolo
      nello Stato in cui esso è usato sarebbe proporzionata; la sua affermazione che l’imposta sul consumo in questione in quella
      causa era illegittima era determinata in particolar modo dal fatto che l’importo dell’imposta non era proporzionato alla durata
      di tale immatricolazione. La Danimarca conclude da tali affermazioni che la sua normativa sulla tassa d’immatricolazione applicabile
      a veicoli immatricolati in un altro Stato membro non è incompatibile con le disposizioni del Trattato sulla libera circolazione.
      
      
        43.      Non ritengo tuttavia che la pronuncia della Corte sulla legittimità dell’imposta sul consumo in questione nella sentenza Cura
      Anlagen, il cui versamento era un presupposto per l’immatricolazione, sia rilevante nella fattispecie. Un’imposta sul consumo
      è di natura diversa rispetto ad una tassa d’immatricolazione di un’automobile; lo scopo dell’imposta sul consumo in questione
      nella causa Cura Anlagen era di garantire un comportamento rispettoso dell’ambiente nell’ambito dell’acquisto o della presa
      in leasing di veicoli privati poiché l’aliquota dell’imposta è fissata in funzione del consumo del veicolo.
      
      
        44.      Quanto alla proporzionalità vorrei, in conclusione, effettuare la seguente considerazione. Va tenuto conto del fatto che la
      tassa d’immatricolazione – come ammesso dalla Danimarca – è di importo particolarmente elevato e può di conseguenza avere,
      per le ragioni sopra esposte, un effetto sostanzialmente deterrente sull’assunzione di residenti in Danimarca da parte di
      imprese stabilite in altri Stati membri. Perciò, anche se la normativa perseguisse uno scopo legittimo compatibile con il
      Trattato e fosse giustificata da motivi imperativi di pubblico interesse che a mio avviso non sono stati dimostrati nel presente
      procedimento, mi sembra che sarebbe estremamente difficile sostenere che essa era idonea a garantire il raggiungimento dell’obiettivo
      che persegue e non ha ecceduto quanto necessario per raggiungerlo.
      
         Conclusione 
      
        45.      Propongo quindi che la Corte:
      
      1)
         Dichiari che il Regno di Danimarca ha violato gli obblighi ad esso incombenti in virtù del combinato disposto degli artt.
            10 CE e 39 CE in quanto la sua normativa e prassi amministrativa 1) non consentono ai residenti in Danimarca impiegati in
            uno Stato membro limitrofo di utilizzare in Danimarca, per scopi commerciali o privati, un’automobile aziendale immatricolata
            nello Stato membro limitrofo in cui è stabilito il loro datore di lavoro e 2) consentono ai residenti in Danimarca impiegati
            in un altro Stato membro di utilizzare in Danimarca, per scopi commerciali e/o privati, un autoveicolo, in particolare un’automobile
            aziendale, immatricolato in un altro Stato membro in cui sia stabilito il loro datore di lavoro solo a condizione che i) tale
            impiego sia il loro impiego principale e ii) che venga pagata l’imposta su tale veicolo.
         
      
      
      2)
         Ordini al Regno di Danimarca di sopportare le spese della Commissione.
      
      
      3)
         Ordini alla Repubblica di Finlandia, in quanto interveniente, di sopportare le proprie spese.
      
      
      
       1 –
         
         Lingua originale: l'inglese.
      
      2 –
         
         Per ulteriori dettagli relativi alla tassa, v. le conclusioni da me presentate il 27 febbraio 2003, nella causa C‑383/01,
            De Danske Bilimportører (Racc. pag. I‑6065, paragrafo 11).
            
         
      
      3 –
         
         In particolare gli artt. 105 bis e 106 del decreto del Ministero della Giustizia 10 gennaio 1992, n. 18, sostituito dal decreto
            del Ministero dei Trasporti 24 giugno 1996, n. 592.
            
         
      
      4 –
         
         Con legge 2 giugno 1999, n. 385, e decreto del Ministero dei Trasporti 21 giugno 1999, n. 502.
            
         
      
      5 –
         
         Circolare 28 giugno 1999, n. 102, sostituita dalla guida sulle accise e dalla circolare 20 settembre 2001, n. 172.
            
         
      
      6 –
         
         Sentenza 2 ottobre 2003, causa C‑ 232/01 (Racc. pag.  I‑11525).
            
         
      
      7 –
         
         Punto 18 della sentenza.
            
         
      
      8 –
         
         Punto 20 della sentenza.
            
         
      
      9 –
         
         V. sentenza 29 aprile 2004, causa C‑387/01, Weigel e Weigel, punto 52 e giurisprudenza ivi citata.
            
         
      
      10 –
         
         Sentenza 7 maggio 1998, causa C‑350/96 (Racc. pag. I‑2521, punti 20 e 21).
            
         
      
      11 –
         
         Weigel e  Weigel, cit. alla nota 9, punti 50 e 51.
            
         
      
      12 –
         
         Sentenza 15 dicembre 1995, causa C‑415/93, Bosman (Racc. pag. I‑4921, punto 104, e giurisprudenza ivi citata).
            
         
      
      13 –
         
         Sentenze 11 dicembre 1990, causa 47/88, Commissione/Danimarca (Racc. pag. I‑4509), e De Danske Bilimportører, cit. alla nota
            2.
            
         
      
      14 –
         
         Sentenza 21 marzo 2002, causa C‑451/99, Cura Anlagen (Racc. pag. I‑3193, punti 41 e 42).
            
         
      
      15 –
         
         Cit. alla nota 14, punto 40.
            
         
      
      16 –
         
         V., ad esempio, sentenze 17 luglio 1997, causa C‑28/95, Leur-Bloem (Racc. pag. I‑4161, punti 39 – 44); 26 settembre 2000,
            causa C‑478/98, Commissione/Belgio (Racc. pag. I‑7587, punto 45), e 21 novembre 2002, causa C‑436/00, X e Y (Racc. pag. I‑10829,
            punto 62).
            
         
      
      17 –
         
         Sentenza 12 dicembre 2002, causa C‑385/00, De Groot  ( Racc. pag. I‑11819, punto 103 e giurisprudenza ivi citata), e X eY, cit. alla nota 16, punto 50. 
            
         
      
      18 –
         
         Sentenze 23 marzo 1982, causa 53/81 Levin (Racc. pag. 1035); 3 giugno 1986, causa 139/85, Kempf (Racc. pag. 1741), e 3 luglio
            1986, causa 66/85, Lawrie-Blum (Racc. pag. 2121).
            
         
      
      19 –
         
         Cit. alla nota 14, punto 69 e dispositivo.