CELEX: 31994R3283
Language: it
Date: 1994-12-22 00:00:00
Title: Regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea

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31994R3283

Regolamento (CE) n. 3283/94 del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea  

Gazzetta ufficiale n. L 349 del 31/12/1994 pag. 0001 - 0021 edizione speciale finlandese: capitolo 11 tomo 34 pag. 0014  edizione speciale svedese/ capitolo 11 tomo 34 pag. 0014 

REGOLAMENTO (CE) N. 3283/94 DEL CONSIGLIO del 22 dicembre 1994 relativo alla difesa contro le  importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 113, visti i regolamenti relativi all'organizzazione comune dei mercati agricoli ed i regolamenti che  sono stati adottati ai sensi dell'articolo 235 del trattato e che si applicano alle merci  risultanti dalla trasformazione di prodotti agricoli, in particolare le disposizioni di tali  regolamenti che permettono di derogare al principio generale della sostituzione di tutte le misure  di protezione alle frontiere con le sole misure istituite da detti regolamenti, vista la proposta della Commissione, visto il parere del Parlamento europeo (1), considerando che, con il regolamento (CEE) n. 2423/88  (2), il Consiglio ha istituito norme comuni  relative alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte dei paesi  non membri della Comunità europea; considerando che dette norme comuni sono state istituite in conformità degli obblighi  internazionali esistenti, in particolare quelli derivanti dall'articolo VI dell'accordo generale  sulle tariffe doganali e sul commercio (in appresso denominato «GATT»), dall'accordo relativo  all'applicazione dell'articolo VI del GATT (codice antidumping del 1979) e dall'accordo  sull'interpretazione e l'applicazione degli articoli VI, XVI e XXIII del GATT (codice delle  sovvenzioni e delle misure di compensazione); considerando che i negoziati commerciali multilaterali conclusi nel 1994 hanno condotto alla  stipula di nuovi accordi sull'applicazione dell'articolo VI del GATT e che quindi è opportuno  modificare le norme comunitarie alla luce delle nuove disposizioni; che è inoltre consigliabile,  vista la diversità delle nuove norme per il dumping e per le sovvenzioni, avere due normative  comunitarie distinte e che, di conseguenza, le nuove norme in materia di sovvenzioni e di dazi  compensativi sono fissate da un regolamento distinto; considerando che, per l'applicazione di queste norme, è essenziale che, al fine di mantenere  l'equilibrio tra diritti e obblighi derivanti dall'accordo GATT, la Comunità tenga conto della loro  interpretazione da parte dei suoi principali partner commerciali; considerando che il nuovo accordo sul dumping, ovvero l'accordo relativo all'applicazione  dell'articolo VI dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio 1994 (in appresso  l'«accordo antidumping del 1994»), contiene nuove norme circostanziate per quanto riguarda, tra  l'altro, il calcolo del dumping, la procedura relativa all'apertura e allo svolgimento successivo  delle inchieste, compresi gli aspetti inerenti all'accertamento e all'esame dei fatti,  l'istituzione di misure antidumping e l'istituzione e la riscossione dei dazi provvisori, la durata  e il riesame delle misure antidumping e la divulgazione delle informazioni relative alle inchieste  antidumping; che, data la portata delle modifiche e ai fini dell'applicazione adeguata e  trasparente delle nuove norme, è opportuno trasporre, per quanto possibile, le formulazioni del  nuovo accordo nella legislazione comunitaria; considerando che è opportuno fissare norme chiare e circostanziate sul calcolo del valore normale,  precisando che in tutti i casi dovrebbe essere basato sulle vendite rappresentative effettuate nel  corso di normali operazioni commerciali nel paese esportatore; che conviene definire le circostanze  nelle quali si può considerare che le vendite sul mercato interno, essendo state effettuate in  perdita, non possono essere prese in considerazione e che quindi è possibile fare ricorso alle  restanti vendite oppure al valore calcolato oppure alle vendite a paesi terzi; che è inoltre  opportuno prendere disposizioni adeguate per la ripartizione dei costi, anche per la fase di  avviamento e che occorre fissare gli orientamenti inerenti alla definizione di tale fase e ai  relativi metodi di ripartizione dei costi; che è inoltre necessario, per il calcolo del valore  normale, indicare il metodo da applicare per determinare gli importi delle spese generali,  amministrative e di vendita e il margine di profitto da inserire in tale valore; considerando che, per determinare il valore normale relativo ai paesi che non hanno un'economia di  mercato, conviene fissare le regole procedurali per la scelta del paese terzo da utilizzare con  riferimento e, qualora non sia possibile trovare un paese terzo adatto, stabilire che il valore  normale può essere stabilito su qualsiasi altra base equa; considerando che è opportuno definire il prezzo all'esportazione ed elencare gli adeguamenti che  possono essere applicati nei casi in cui si ritiene necessario ricostruire il prezzo rispetto al  primo prezzo sul mercato aperto; considerando che, ai fini di un equo confronto tra il prezzo all'esportazione e il valore normale,  è consigliabile elencare i fattori che possono incidere sui prezzi e sulla loro comparabilità,  nonché fissare disposizioni specifiche riguardo alle circostanze in cui si devono applicare gli  adeguamenti e alle relative modalità, tenendo presente che occorre evitare di duplicare gli  adeguamenti; che è inoltre necessario stabilire che il confronto può essere effettuato utilizzando  la media dei prezzi, anche se i singoli prezzi all'esportazione possono essere confrontati con la  media del valore normale qualora i primi varino secondo cliente, regione o periodo di tempo; considerando che è consigliabile fissare orientamenti chiari e particolareggiati sui fattori che  sono pertinenti per determinare se le importazioni oggetto di dumping abbiano causato un  pregiudizio notevole oppure minaccino di provocare pregiudizio; che, per dimostrare che il volume e  i prezzi delle importazioni in questione sono responsabili del pregiudizio subito dall'industria  comunitaria, occorre tener conto dell'incidenza di altri fattori e in particolare delle condizioni  di mercato nella Comunità; considerando che è opportuno definire il termine «industria comunitaria» e stabilire che le parti  collegate agli esportatori possono essere escluse da tale industria, definendo il termine «parti  collegate»; che occorre inoltre precisare che le azioni antidumping possono essere attuate  nell'interesse dei produttori di una regione della Comunità e fissare gli orientamenti relativi  alla definizione di regione; considerando che è necessario stabilire chi abbia diritto a presentare una denuncia antidumping,  precisando in quale misura la denuncia debba essere sostenuta dall'industria comunitaria e le  informazioni in materia di dumping, pregiudizio e nesso di causalità che devono essere comunicate;  che conviene inoltre specificare le procedure relative al rifiuto di accettazione delle denunce  oppure all'apertura dei procedimenti; considerando che è necessario stabilire le modalità con le quali alle parti interessate è data  notifica delle informazioni richieste dalle autorità, nonché sono accordate ampie possibilità di  presentare tutti gli elementi di prova pertinenti e di difendere i loro interessi; che è inoltre  opportuno fissare chiaramente le norme e le procedure da seguire durante l'inchiesta, precisando  che le parti interessate devono manifestarsi, presentare le loro osservazioni e comunicare le  informazioni pertinenti entro limiti di tempo ben precisi, affinché le osservazioni e i dati  comunicati possano essere presi in considerazione; che è inoltre opportuno fissare le condizioni  nelle quali le parti interessate possono avere accesso alle informazioni comunicate dalle altre  parti e presentare le loro osservazioni in merito; che gli Stati membri e la Commissione dovrebbero  collaborare riguardo alla raccolta di informazioni; considerando che è necessario stabilire le condizioni alle quali possono essere istituiti i dazi  provvisori, precisando che tali dazi devono essere istituiti nel periodo compreso tra 60 giorni e 9  mesi a decorrere dall'inizio dell'inchiesta; che, per motivi amministrativi, occorre stabilire che  in tutti i casi tali dazi possono essere istituiti dalla Commissione direttamente per un periodo di  9 mesi oppure per due periodi successivi di 6 e 3 mesi; considerando che occorre stabilire le procedure relative all'accettazione di impegni tali da  eliminare il dumping e il pregiudizio invece dell'istituzione di dazi provvisori o definitivi; che  è inoltre opportuno precisare le conseguenze della violazione o del ritiro di impegni e stabilire  che possono essere istituiti dazi provvisori in casi di sospetta inosservanza degli impegni oppure  qualora sia necessario effettuare un'inchiesta supplementare per completare le risultanze; che, ai  fini dell'accettazione degli impegni, occorre considerare se gli impegni proposti e la loro  applicazione non rischino di provocare un comportamento anticoncorrenziale; considerando che è necessario stabilire procedimenti che devono essere chiusi, con o senza  l'istituzione di misure, normalmente entro 15 mesi e comunque non oltre 18 mesi a decorrere  dall'inizio dell'inchiesta; che le inchieste o i procedimenti devono essere chiusi quando il  margine di dumping è irrilevante oppure il pregiudizio è trascurabile e che è opportuno definire  questi termini; che, qualora debbano essere istituite misure, è necessario stabilire le modalità di  chiusura dell'inchiesta e precisare che le misure devono essere inferiori al margine di dumping  qualora tale importo inferiore sia sufficiente per eliminare il pregiudizio, nonché specificare il  metodo di calcolo del livello delle misure in un caso di ricorso a tecniche di campionamento; considerando che è necessario stabilire che i dazi provvisori possono essere riscossi a titolo  retroattivo e precisare le circostanze che giustificano l'applicazione retroattiva dei dazi per  evitare che sia pregiudicata l'efficacia delle misure definitive; che è inoltre necessario  stabilire che i dazi possono essere applicati con effetto retroattivo in casi di violazione o di  ritiro di impegni; considerando che è necessario stabilire che le misure scadono dopo 5 anni, a meno che sia stata  effettuata un'inchiesta relativa al riesame dalla quale risulti che esse devono essere mantenute in  vigore; che è inoltre necessario stabilire che, quando sono presentati elementi di prova  sufficienti relativi alla modifica delle circostanze, devono essere svolti riesami provvisori o  inchieste per determinare se siano giustificate le restituzioni di dazi antidumping; che occorre  inoltre precisare che, qualora sia necessario ricalcolare il margine di dumping con una  ricostruzione del prezzo all'esportazione, i dazi non devono essere considerati come un costo  sostenuto tra l'importazione e la rivendita se detti dazi incidono sui prezzi dei prodotti soggetti  alle misure nella Comunità; considerando che è necessario specificare che i prezzi all'esportazione e i margini di dumping  possono essere sottoposti ad una nuova valutazione qualora il dazio sia stato assorbito  dall'esportatore con una forma di compensazione e di conseguenza non incida sui prezzi dei prodotti  soggetti alle misure nella Comunità; considerando che l'accordo antidumping del 1994 non contiene disposizioni specifiche riguardo  all'elusione delle misure antidumping, benché una decisione ministeriale distinta riconosca  l'esistenza del problema e rimetta la questione al comitato antidumping del GATT; che, poiché i  negoziati multilaterali non hanno sinora avuto alcun risultato e in attesa dell'esito del rinvio al  comitato antidumping del GATT, è necessario introdurre nella legislazione comunitaria nuove  disposizioni per far fronte a pratiche, quali il semplice assemblaggio nella Comunità oppure in un  paese terzo, volte essenzialmente ad eludere le misure antidumping; considerando che conviene autorizzare la sospensione delle misure antidumping qualora si riscontri  una modifica provvisoria delle condizioni di mercato che renda temporaneamente inopportuna  l'istituzione di tali misure; considerando che è necessario stabilire che le importazioni sottoposte all'inchiesta possono essere  soggette a registrazione al momento dell'importazione, ai fini della successiva applicazione di  misure; considerando che, ai fini di una corretta applicazione delle misure, è necessario che gli Stati  membri controllino gli scambi relativi alle importazioni dei prodotti sottoposti alle inchieste e  soggette alle misure e che informino la Commissione dei risultati del controllo e degli importi dei  dazi riscossi a norma del presente regolamento; considerando che è necessario stabilire che il comitato consultivo deve essere regolarmente sentito  in determinate fasi dell'inchiesta; che il comitato deve essere costituito da rappresentanti degli  Stati membri ed essere presieduto da un rappresentante della Commissione; considerando che è opportuno stabilire che possono essere svolte visite di verifica per controllare  le informazioni presentate in materia di dumping e di pregiudizio, ancorché tali visite dovrebbero  essere condizionate dal ricevimento di risposte adeguate ai questionari; considerando che è necessario stabilire che, nei casi in cui il numero di parti o di operazioni è  elevato, si ricorre a tecniche di campionamento affinché sia possibile concludere l'inchiesta entro  i termini fissati; considerando che è necessario stabilire che nei confronti delle parti che non collaborano in misura  sufficiente possono essere usate altre informazioni che implichino un trattamento meno favorevole  di quello che le parti avrebbero ricevuto se avessero collaborato; considerando che occorre provvedere al trattamento di informazioni riservate per evitare di  divulgare i dati comunicati dalle parti in via riservata; considerando che è necessario stabilire che le parti interessate che hanno i requisiti richiesti  possono essere informate dei fatti e delle considerazioni principali, specificando che tali  informazioni, fermo restando il processo decisorio della Commissione, devono essere comunicate in  tempo utile affinché le parti possano difendere i loro interessi; considerando che appare opportuno prevedere un sistema amministrativo nell'ambito del quale possano  essere presentate argomentazioni in merito all'interesse della Comunità, compreso l'interesse dei  consumatori e fissare i termini per la presentazione di tali osservazioni, precisando inoltre i  diritti all'informazione delle parti interessate; considerando che è assolutamente necessario collegare l'applicazione dei limiti di tempo alla  creazione delle necessarie strutture amministrative all'interno dei servizi della Commissione; che  il Consiglio deve pertanto precisare, con una decisione da adottare a maggioranza qualificata entro  il 1o aprile 1995, a decorrere da quale data si applicano detti limiti di tempo, HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1 Principi 1.  Un dazio antidumping può essere imposto su qualsiasi prodotto oggetto di dumping la cui  immissione in libera pratica nella Comunità causi un pregiudizio. 2.  Un prodotto è considerato oggetto di dumping quando il suo prezzo all'esportazione nella  Comunità è inferiore ad un prezzo comparabile del prodotto simile, applicato nel paese esportatore  nell'ambito di normali operazioni commerciali. 3.  Il paese esportatore è di norma il paese d'origine ed eventualmente un paese intermedio, salvo  quando i prodotti transitano semplicemente nel paese di esportazione oppure quando in quest'ultimo  non esiste alcuna produzione né sono applicati prezzi comparabili. 4.  Ai fini del presente regolamento, per «prodotto simile» si intende un prodotto identico, ovvero  simile sotto tutti gli aspetti al prodotto considerato oppure, in mancanza di tale prodotto, un  altro prodotto che, pur non essendo simile sotto tutti gli aspetti, abbia caratteristiche molto  somiglianti a quelle del prodotto considerato. Articolo 2 Determinazione del dumping A. VALORE NORMALE 1.  Il valore normale è di norma basato sui prezzi pagati o pagabili, nel corso di normali  operazioni commerciali, da acquirenti indipendenti nel paese esportatore. a) Qualora l'esportatore del paese esportatore non produca né venda il prodotto simile, il valore  normale può essere stabilito in base ai prezzi di altri venditori o produttori. b) Si può considerare che i prezzi tra le parti apparentemente collegate oppure vincolate da un  accordo di compensazione sono stati determinati nel corso di normali operazioni commerciali e che  quindi possono essere utilizzati per stabilire il valore normale unicamente qualora sia dimostrato  che tale collegamento non incide sui prezzi. 2.  Le vendite del prodotto simile destinato al consumo sul mercato interno sono di norma  utilizzate per determinare il valore normale se il volume di tali vendite corrisponde ad almeno il  5 % del volume delle vendite del prodotto in questione alla Comunità. Può tuttavia essere  utilizzato anche un volume di vendite inferiore, tra l'altro quando i prezzi applicati sono  considerati rappresentativi per il mercato considerato. 3.  Quando, nel corso di normali operazioni commerciali, non vi sono vendite del prodotto simile,  oppure quando tali vendite riguardano quantitativi insufficienti oppure se, a causa di una  particolare situazione di mercato, tali vendite non permettono un valido confronto, il valore  normale del prodotto è calcolato in base al costo di produzione nel paese d'origine, al quale si  aggiunge un importo adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita e per i profitti  oppure in base ai prezzi all'esportazione, nel corso di normali operazioni commerciali, ad un paese  terzo appropriato, purché tali vendite siano rappresentative. 4.  Le vendite del prodotto simile sul mercato interno del paese esportatore oppure ad un paese  terzo che sono effettuate a prezzi inferiori ai costi unitari (fissi e variabili), con l'aggiunta  delle spese generali, amministrative e di vendita, possono essere considerate come non effettuate  nell'ambito di normali operazioni commerciali a causa del prezzo e quindi si può non tenerne conto  ai fini della determinazione del valore normale, sotanto se tali vendite sono avvenute in un  periodo di tempo prolungato, in quantitativi consistenti e a prezzi che non consentono il recupero  dei costi entro un congruo periodo di tempo. a) Si ritiene che i prezzi inferiori ai costi al momento della vendita consentano il recupero dei  costi in un congruo periodo di tempo se sono superiori alla media ponderata dei costi nel periodo  dell'inchiesta. b) Per periodo prolungato si intende di norma un anno e comunque un periodo non inferiore a 6 mesi.  Si ritiene che le vendite a prezzi inferiori ai costi unitari siano effettuate in quantitativi  consistenti entro tale periodo se viene accertato che la media ponderata dei prezzi di vendita è  inferiore alla media ponderata dei costi unitari oppure che il volume delle vendite a prezzi  inferiori ai costi unitari è pari ad almeno il 20 % del volume delle vendite prese in  considerazione per determinare il valore normale. 5.  Ai fini dei paragrafi da 1 a 7, i costi sono di norma calcolati in base ai documenti contabili  tenuti dalla parte sottoposta all'inchiesta, a condizione che tali documenti siano conformi ai  principi contabili generalmente accettati nel paese interessato e che sia dimostrato che essi  esprimono adeguatamente i costi di produzione e le spese di vendita del prodotto in esame. a) Sono presi in considerazione tutti gli elementi di prova comunicati sulla corretta ripartizione  dei costi, a condizione che sia dimostrato che tali metodi sono stati sempre utilizzati. In  mancanza di un metodo più appropriato, la ripartizione dei costi è fatta di preferenza in funzione  del volume d'affari. Se l'adeguamento non è già previsto nel sistema di ripartizione di cui al  presente paragrafo, i costi sono opportunamente adeguati per tener conto delle voci di spesa  straordinarie attinenti alla produzione attuale e/o futura. b) Quando, per una parte del periodo previsto per il recupero dei costi, vengono utilizzati nuovi  impianti di produzione che implicano investimenti supplementari e bassi indici di utilizzazione  degli impianti, in seguito ad operazioni di avviamento che si svolgono nel periodo dell'inchiesta o  in una parte di esso, i costi medi per la fase di avviamento sono quelli applicabili, secondo le  regole di ripartizione sopra specificate, alla fine di tale fase e come tali sono inseriti, per il  periodo in questione, nella media ponderata dei costi di cui al paragrafo 4, lettera a). La durata  della fase di avviamento è determinata in funzione delle circostanze relative al produttore o  all'esportatore interessato e non deve comunque superare un'adeguata parte iniziale del periodo  previsto per il recupero dei costi. Per questo adeguamento dei costi applicabile durante il periodo  dell'inchiesta, le informazioni relative ad una base di avviamento che si estende oltre detto  periodo vengono prese in considerazione unicamente se sono presentate prima delle verifiche ed  entro 3 mesi a decorrere dall'inizio dell'inchiesta. 6.  Ai fini dei paragrafi da 1 a 7, gli importi relativi alle spese generali, amministrative e di  vendita e ai profitti sono basati su dati effettivi attinenti alla produzione e alla vendita, nel  corso di normali operazioni commerciali, del prodotto simile da parte dell'esportatore o del  produttore soggetti all'inchiesta. Se non è possibile determinare tali importi in base ai dati  suddetti, possono essere utilizzati i seguenti elementi: i) la media ponderata degli importi effettivi determinati per altri esportatori o produttori  sottoposti all'inchiesta riguardo alla produzione e alla vendita del prodotto simile sul mercato  interno del paese d'origine; ii) gli importi effettivamente sostenuti dall'esportatore o dal produttore in questione sul mercato  interno del paese d'origine, nel corso di normali operazioni commerciali, per la produzione e la  vendita di prodotti appartenenti alla stessa categoria generale; iii) qualunque altro metodo appropriato, a condizione che l'importo del profitto così determinato  non superi quello normalmente realizzato da altri esportatori o produttori per la vendita, sul  mercato interno del paese d'origine, dei prodotti appartenenti alla stessa categoria generale. 7.  Nel caso di importazioni in provenienza da paesi non retti da un'economia di mercato, in  particolare da quelli cui si applica il regolamento (CE) n. 519/94 del Consiglio, del 7 marzo 1994,  relativo al regime comune applicabile alle importazioni da alcuni paesi terzi e che abroga i  regolamenti (CEE) n. 1765/82, (CEE) n. 1766/82 e (CEE) n. 3420/83 (1), il valore normale è  determinato in base al prezzo o al valore calcolato in un paese terzo ad economia di mercato oppure  al prezzo per l'esportazione da tale paese terzo ad altri paesi, compresa la Comunità oppure,  qualora queste soluzioni non siano applicabili, su qualsiasi altra base equa, compreso il prezzo  realmente pagato o pagabile nella Comunità per un prodotto simile, se necessario debitamente  adeguato per includere un equo margine di profitto. a) Ai fini del presente paragrafo, un paese terzo ad economia di mercato viene opportunamente  selezionato, tenendo debitamente conto di tutte le informazioni attendibili comunicate al momento  della scelta. Si deve inoltre tener conto dei limiti di tempo e, se lo si ritiene opportuno, può  essere utilizzato un paese terzo ad economia di mercato sottoposto alla stessa inchiesta. b) Le parti interessate sono informate subito dopo l'apertura dell'inchiesta in merito al paese  terzo ad economia di mercato che si prevede di utilizzare e hanno 10 giorni di tempo per presentare  le loro osservazioni. B. PREZZO ALL'ESPORTAZIONE 8.  Il prezzo all'esportazione è il prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto venduto dal  paese esportatore alla Comunità. 9.  Quando non esiste un prezzo all'esportazione oppure quando il prezzo all'esportazione non è  considerato attendibile a causa dell'esistenza di un rapporto d'associazione o di un accordo di  compensazione tra l'esportatore e l'importatore o un terzo, il prezzo all'esportazione può essere  calcolato in base al prezzo al quale il prodotto importato è rivenduto per la prima volta ad un  acquirente indipendente, ovvero, se il prodotto non viene rivenduto ad un acquirente indipendente o  non viene rivenduto nello stato in cui è avvenuta la sua importazione, su qualsiasi altra base  equa. a) In questi casi, per stabilire un prezzo all'esportazione attendibile al livello franco frontiera  comunitaria, sono applicati adeguamenti per tener conto di tutti i costi, compresi i dazi e le  imposte, sostenuti tra l'importazione e la rivendita e dei profitti. b) I costi per i quali sono applicati gli adeguamenti comprendono quelli normalmente a carico  dell'importatore, ma che sono sostenuti da qualsiasi parte operante all'interno o all'esterno della  Comunità, che sia collegata all'importatore o all'esportatore oppure ad essi vincolata da un  accordo di compensazione. Sono inclusi in tali costi trasporto normale, assicurazione,  movimentazione, carico e scarico e spese accessorie; dazi doganali, dazi antidumping ed altre tasse  pagabili nel paese importatore per l'importazione o la vendita delle merci, nonché un margine  adeguato per le spese generali, amministrative e di vendita e i profitti. C. CONFRONTO 10.  Tra il valore normale e il prezzo all'esportazione deve essere effettuato un confronto equo,  allo stesso stadio commerciale e prendendo in considerazione vendite realizzate per quanto  possibile contemporaneamente, tenendo debitamente conto di altre differenze incidenti sulla  comparabilità dei prezzi. Se il valore normale e il prezzo all'esportazione determinati non si  trovano in tale situazione comparabile si tiene debitamente conto, in forma di adeguamenti,  valutando tutti gli aspetti dei singoli casi, delle differenze tra i fattori che, secondo quanto  viene affermato e dimostrato, influiscono sui prezzi e quindi sulla loro comparabilità.  Nell'applicazione di adeguamenti deve essere evitata qualsiasi forma di duplicazione, in  particolare per quanto riguarda sconti, riduzioni, quantitativi e stadio commerciale. Quando sono  soddisfatte le condizioni specificate, possono essere applicati adeguamenti per i fattori qui di  seguito elencati. a)Caratteristiche fisiche Viene effettuato un adeguamento per le differenze inerenti alle caratteristiche fisiche del  prodotto interessato. L'importo dell'adeguamento corrisponde alla stima del valore di mercato della  differenza. b)Oneri all'importazione e imposte indirette Il valore normale è adeguato di un importo corrispondente agli oneri all'importazione o alle  imposte indirette che gravano sul prodotto simile e sui materiali in esso incorporati destinati al  consumo nel paese esportatore e che non sono riscossi oppure sono rimborsati per i prodotti  esportati nella Comunità. c)Sconti, riduzione e quantitativi Viene applicato un adeguamento per le differenze inerenti agli sconti e alle riduzioni, compresi  quelli accordati per le differenze tra i quantitativi, a condizione che siano adeguatamente  quantificati e direttamente collegati alle vendite in questione. Può essere effettuato un  adeguamento anche per gli sconti e le riduzioni differiti, a condizione che la domanda di  adeguamento si basi su una prassi normalmente seguita in precendenza, quale l'osservanza delle  condizioni richieste per ottenere gli sconti o le riduzioni. d)Stadio commerciale Viene applicato un adeguamento per le differenze relative allo stadio commerciale, compresa ogni  differenza che può emergere nelle vendite OEM (original equipment manifacturer), se rispetto al  sistema di distribuzione nei due mercati, risulta che il prezzo all'esportazione, compreso quello  calcolato, si riferisce ad uno stadio commerciale diverso rispetto a quello del valore normale e  che la differenza incide sulla comparabilità dei prezzi, come è dimostrato dalle costanti ed  evidenti differenze tra le funzioni e i prezzi del venditore per i diversi stadi commerciali nel  mercato interno del paese esportatore. L'importo dell'adeguamento è determinato in funzione del  valore di mercato della differenza. e)Trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori Viene applicato un adeguamento per le differenze inerenti ai costi direttamente connessi sostenuti  per far pervenire il prodotto dai locali dell'esportatore ad un acquirente indipendente, quando  tali costi sono inclusi nei prezzi applicati. Sono comprese le spese di trasporto, assicurazione,  movimentazione, carico e quelle accessorie. f)Imballaggio Si applica un adeguamento per tener conto delle differenze relative ai rispettivi costi,  direttamente collegati, sostenuti per l'imballaggio del prodotto. g)Credito Si applica un adeguamento per le differenze inerenti al costo di eventuali crediti concessi per le  vendite in esame, a condizione che si sia tenuto conto di questo fattore nella determinazione dei  prezzi applicati. h)Servizio d'assistenza Viene effettuato un adeguamento per le differenze inerenti ai costi diretti sostenuti per fornire  garanzie, assistenza tecnica e servizi, a norma della legge oppure in conformità del contratto di  vendita. i)Commissioni Si applica un adeguamento per le differenze relative alle commissioni pagate per le vendite in  esame. j)Conversione valutaria Se il confronto tra i prezzi richiede una conversione valutaria, deve essere utilizzato il tasso di  cambio della data di vendita. Tuttavia, nei casi in cui la vendita di valuta straniera sui mercati  a termine sia direttamente collegata all'esportazione in questione, si utilizza il tasso di cambio  della vendita a termine. La data di vendita è di norma la data della fattura, ma si può utilizzare  la data del contratto, dell'ordine di acquisto o della conferma dell'ordine se questi documenti  stabiliscono le effettive condizioni di vendita. Non si deve tener conto delle fluttuazioni dei  cambi e gli esportatori hanno un termine di 60 giorni per modificare i propri prezzi in funzione di  sensibili variazioni dei cambi nel periodo dell'inchiesta. D. MARGINE DI DUMPING 11.  Fatte salve le disposizioni pertinenti relative all'equo confronto, l'esistenza di margini di  dumping nel corso dell'inchiesta è di norma accettata in base al confronto tra la media ponderata  del valore normale e la media ponderata dei prezzi di tutte le transazioni di esportazione nella  Comunità oppure in base al confronto tra i singoli valori normali e i singoli prezzi  all'esportazione nella Comunità per ogni operazione. Il valore normale determinato in base alla  media ponderata può tuttavia essere confrontato con i prezzi delle singole operazioni di  esportazione nella Comunità, se gli andamenti dei prezzi all'esportazione sono sensibilmente  diversi in relazione a differenti acquirenti, regioni o periodi e se con i metodi specificati nella  prima frase del presente paragrafo non è possibile valutare correttamente il margine di dumping. Il  presente paragrafo non osta all'utilizzazione delle tecniche di campionamento in conformità con  l'articolo 17. 12.  Per margine di dumping si intende l'importo di cui il valore normale supera il prezzo  all'esportazione. Quando i margini di dumping variano, può essere calcolata una media ponderata. Articolo 3 Determinazione del pregiudizio 1.  Ai fini del presente regolamento si intende per pregiudizio, salvo indicazione contraria, un  pregiudizio notevole oppure la minaccia di pregiudizio notevole a danno dell'industria comunitaria,  oppure un sensibile ritardo nella creazione di tale industria. Il termine è interpretato in  conformità con le disposizioni del presente articolo. 2.  La determinazione del pregiudizio si basa su prove dirette positive e implica un esame  obiettivo a) del volume delle importazioni in oggetto di dumping e dei loro effetti sui prezzi dei  prodotti simili sul mercato comunitario e b) dell'incidenza di tali importazioni sull'industria  comunitaria. 3.  Per quanto riguarda il volume delle importazioni oggetto di dumping, occorre esaminare se  queste ultime sono aumentate in misura significativa, tanto in termini assoluti quanto in rapporto  alla produzione o al consumo nella Comunità. Riguardo agli effetti sui prezzi deve essere esaminato  se le importazioni oggetto di dumping sono state effettuate a prezzi sensibilmente inferiori a  quelli dei prodotti simili dell'industria comunitaria oppure se tali importazioni hanno comunque  l'effetto di far scendere notevolmente i prezzi o di impedire sensibili aumenti che altrimenti  sarebbero stati applicati. Questi fattori, singolarmente o combinati, non costituiscono  necessariamente una base di giudizio determinante. 4.  Se le importazioni di un prodotto da più paesi sono simultaneamente oggetto di inchieste  antidumping, gli effetti di tali importazioni possono essere valutati cumulativamente solo se è  accertato che a) il margine di dumping stabilito per le importazioni da ciascun paese è superiore a  quello minimo definito all'articolo 9, paragrafo 3 e il volume delle importazioni da ciascun paese  non è trascurabile e che b) la valutazione cumulativa delle importazioni oggetto di dumping è  opportuna alla luce della concorrenza tra i prodotti importati e tra questi ultimi e il prodotto  comunitario simile. 5.  L'esame dell'incidenza delle importazioni oggetto di dumping sull'industria comunitaria  interessata deve comprendere una valutazione di tutti i fattori e indicatori economici pertinenti  in rapporto con la situazione dell'industria, quali il fatto che l'industria non abbia ancora  completamente superato le conseguenze di precedenti pratiche di dumping o di sovvenzioni, l'entità  del margine di dumping effettivo, la diminuzione reale e potenziale delle vendite, dei profitti,  della produzione, della quota di mercato, della produttività dell'utile sul capitale investito.  Devono essere valutati i fattori che incidono sui prezzi nella Comunità, gli effetti negativi,  reali e potenziali, sul flusso di cassa, sulle scorte, sull'occupazione, sui salari, sulla crescita  e sulla reperibilità di capitali o investimenti. L'elenco non è esauriente, né tali fattori,  singolarmente o combinati, costituiscono necessariamente una base di giudizio determinante. 6.  Deve essere dimostrato, in base a tutti gli elementi di prova, presentati in conformità con il  paragrafo 2, che le importazioni oggetto di dumping causano pregiudizio ai sensi del presente  regolamento. In particolare, occorre dimostrare che il volume e/o i prezzi individuati a norma del  paragrafo 3 hanno sull'industria comunitaria gli effetti contemplati nel paragrafo 5 e che questa  incidenza si manifesta in misura che può essere considerata notevole. 7.  Oltre alle importazioni oggetto di dumping, devono essere esaminati i fattori noti che  contemporaneamente provocano pregiudizio all'industria comunitaria per evitare che il pregiudizio  dovuto a tali fattori sia attribuito alle importazioni oggetto di dumping a norma del paragrafo 6.  I fattori che possono essere presi in considerazione a questo proposito comprendono, tra l'altro,  il volume e i prezzi delle importazioni non vendute a prezzi di dumping, la contrazione della  domanda oppure le variazioni dell'andamento dei consumi, le restrizioni commerciali attuate da  produttori di paesi terzi e comunitarie e la concorrenza tra gli stessi, nonché gli sviluppi  tecnologici e le prestazioni dell'industria comunitaria in materia di esportazioni e di  produttività. 8.  L'effetto delle importazioni oggetto di dumping è valutato in relazione alla produzione  dell'industria comunitaria del prodotto simile quando i dati disponibili permettono di individuare  distintamente tale produzione in base a criteri quali i processi di produzione, le vendite e i  profitti dei produttori. Se non è possibile individuare separatamente tale produzione, gli effetti  delle importazioni oggetto di dumping sono valutati in relazione alla produzione del gruppo o della  gamma di prodotti più ristretta possibile, comprendente il prodotto simile, per la quale possono  essere ottenute le necessarie informazioni. 9.  L'esistenza di una minaccia di un pregiudizio notevole deve essere determinata sulla base di  fatti e non di semplici asserzioni, congetture o remote possibilità. Il mutamento di circostanze  atto a creare una situazione in cui il dumping causerebbe un pregiudizio deve essere chiaramente  prevedibile ed imminente. a) Per determinare l'esistenza di una minaccia di notevole pregiudizio, devono essere presi in  considerazione, tra l'altro, i seguenti fattori: i) un sensibile tasso di incremento delle importazioni oggetto di dumping sul mercato comunitario  tale da far prevedere un sostanziale aumento delle importazioni; ii) una sufficiente disponibilità di capacità da parte dell'esportatore, ovvero l'imminente e  sensibile aumento della medesima, che denotino un probabile e sostanziale incremento delle  esportazioni oggetto di dumping nella Comunità, in considerazione della disponibilità di altri  mercati d'esportazione con capacità residua di assorbimento; iii) il fatto che le importazioni siano effettuate a prezzi tali da provocare una significativa  diminuzione dei prezzi oppure impedirne gli aumenti che altrimenti si sarebbero verificati e tali  da stimolare la domanda di altre importazioni e iv) la situazione delle scorte dei prodotti soggetti all'inchiesta. b) Nessuno dei fattori sopra elencati costituisce, in sé, una base di giudizio determinante, ma in  presenza di tutti i fattori considerati si può concludere che sono imminenti ulteriori importazioni  a prezzi di dumping dalle quali, se non venissero prese misure di difesa, deriverebbe un notevole  pregiudizio. Articolo 4 Definizione di industria comunitaria 1.  Ai fini del presente regolamento per «industria comunitaria» si intende il complesso dei  produttori di prodotti simili nella Comunità o quelli tra di essi le cui produzioni, addizionate,  costituiscono una proporzione notevole, a norma dell'articolo 5, paragrafo 4, della produzione  comunitaria totale di tali prodotti. Tuttavia: i) qualora i produttori siano collegati agli esportatori o agli importatori o siano essi stessi  importatori del prodotto per il quale si afferma l'esistenza di dumping, l'espressione «industria  comunitaria» può essere interpretata come riferita esclusivamente al resto dei produttori; ii) in circostanze eccezionali il territorio della Comunità può, per quanto riguarda la produzione  considerata, essere suddiviso in due o più mercati competitivi ed i produttori all'interno di ogni  mercato possono essere considerati un'industria distinta se a) i produttori di detto mercato  vendono tutta o quasi tutta la produzione del prodotto considerato su tale mercato e b) la domanda  su detto mercato non viene soddisfatta in modo considerevole da produttori del prodotto considerato  stabiliti altrove nella Comunità. In questo caso, l'esistenza di un pregiudizio può essere  accettata anche se una parte notevole dell'industria comunitaria totale non viene colpita da detto  pregiudizio, a condizione che vi sia una concentrazione di importazioni a prezzi di dumping in tale  mercato isolato e che inoltre tali importazioni causino pregiudizio ai produttori di tutti o quasi  tutti i prodotti presenti su detto mercato. 2.  Ai fini del paragrafo 1, si ritiene che i produttori siano collegati agli esportatori o agli  importatori solo qualora a) uno di essi controlli l'altro in forma diretta o indiretta oppure b)  entrambi siano controllati in forma diretta o indiretta da un terzo oppure c) insieme controllino  in forma diretta o indiretta un terzo, a condizione che vi siano motivi per ritenere o sospettare  che, a causa di tale rapporto, il produttore in questione sia indotto a comportarsi in modo diverso  rispetto ai produttori non collegati. Ai fini del presente paragrafo, si ritiene che una parte  controlli l'altra quando la prima è in grado, di diritto o di fatto, di imporre limitazioni od  orientamenti alla seconda. 3.  Qualora per industria comunitaria si intendono i produttori di una determinata regione, gli  esportatori hanno l'opportunità di offrire impegni a norma dell'articolo 8 riguardo alla regione  interessata. In tali casi, qualora si valuti l'interesse comunitario delle misure, occorrerà  attribuire una particolare importanza all'interesse della regione. Se non viene offerto prontamente  un impegno adeguato oppure nelle circostanze esposte nell'articolo 8, paragrafi 9 e 10, può essere  istituito un dazio provvisorio o definitivo per tutto il territorio della Comunità. In tal caso i  dazi, se possibile, possono essere applicati unicamente a determinati produttori o esportatori. 4.  Al presente articolo si applicano le disposizioni dell'articolo 3, paragrafo 8. Articolo 5 Apertura del procedimento 1.  Salvo il disposto dell'articolo 5, paragrafo 6, l'inchiesta per determinare l'esistenza, il  grado e l'effetto delle pretese pratiche di dumping è aperta in seguito ad una denuncia scritta  presentata da qualsiasi persona fisica o giuridica, nonché da qualsiasi associazione non avente  personalità giuridica, che agisce per conto dell'industria comunitaria. a) La denuncia può essere introdotta presso la Commissione o presso uno Stato membro che la fa  pervenire alla Commissione. La Commissione invia agli Stati membri copia di ogni denuncia da essa  ricevuta. Si ritiene che una denuncia sia stata presentata il primo giorno lavorativo successivo  alla consegna alla Commissione per posta raccomandata oppure al rilascio di una ricevuta da parte  della Commissione. b) Uno Stato membro che, in mancanza di una denuncia, sia in possesso di elementi di prova  sufficienti in relazione al dumping o al pregiudizio che ne risulta per un'industria della Comunità  comunica immediatamente tali elementi alla Commissione. 2.  La denuncia di cui al paragrafo 1 deve contenere elementi di prova relativi all'esistenza del  dumping, del pregiudizio e del nesso di causalità tra le importazioni assertivamente oggetto di  dumping e il preteso pregiudizio. La denuncia deve contenere tutte le informazioni di cui il  denunziante può disporre relativamente a quanto segue: i) identità del denunziante con una descrizione del volume e del valore della produzione  comunitaria del prodotto simile realizzata dal denunziante stesso; se viene presentata per conto  dell'industria comunitaria, la denuncia scritta deve definire l'industria per conto della quale è  presentata con un elenco di tutti i produttori comunitari noti (oppure delle associazioni dei  produttori comunitari) del prodotto simile e, per quanto possibile, con l'indicazione del volume e  del valore della produzione comunitaria del prodotto simile attribuibile a tali produttori; ii) descrizione completa del prodotto assertivamente oggetto di dumping, nome del paese o dei paesi  di origine o di esportazione, identità di ciascun esportatore o produttore noto dei paesi terzi,  con un elenco delle persone note che importano il prodotto in questione; iii) informazioni sui prezzi ai quali il prodotto in questione è venduto quando è destinato al  consumo nel mercato interno dei paesi di origine o di esportazione (oppure, secondo il caso,  informazioni sui prezzi ai quali il prodotto è venduto dal paese o dai paesi di origine o di  esportazione a un paese o a paesi terzi oppure sul valore calcolato del prodotto), nonché  informazioni sui prezzi all'esportazione oppure, secondo il caso, sui prezzi ai quali il prodotto è  rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente nella Comunità; iv) informazioni relative all'andamento del volume delle importazioni assertivamente oggetto di  dumping, al loro effetto sui prezzi del prodotto simile sul mercato comunitario e alla conseguente  incidenza di tali importazioni sull'industria comunitaria, quale risulta dai fattori e dagli  indicatori attinenti alla situazione dell'industria comunitaria, elencati all'articolo 3, paragrafo  3 e paragrafo 5. 3.  La Commissione esamina, per quanto possibile, l'esattezza e l'adeguatezza degli elementi di  prova contenuti nella denuncia per determinare se siano sufficienti per giustificare l'apertura di  un'inchiesta. 4.  Un'inchiesta può essere avviata a norma del paragrafo 1 unicamente se è stato accertato, dopo  aver esaminato il grado di sostegno o di opposizione alla denuncia espresso dai produttori  comunitari del prodotto simile, che la denuncia è presentata dall'industria comunitaria o per suo  conto. Si ritiene che la denuncia sia presentata dall'industria comunitaria o per suo conto se è  sostenuta dai produttori comunitari che complessivamente effettuano oltre il 50 % della produzione  totale del prodotto simile attribuibile a quella parte dell'industria comunitaria che ha espresso  sostegno od opposizione alla denuncia. L'inchiesta tuttavia non può essere aperta se i produttori  comunitari che hanno espresso un chiaro sostegno alla denuncia effettuano meno del 25 % della  produzione totale del prodotto simile realizzata dall'industria comunitaria. 5.  Le autorità, se non è stata presa la decisione di avviare l'inchiesta, evitano di divulgare la  relativa denuncia. Tuttavia, dopo aver ricevuto una denuncia adeguatamente documentata e prima di  avviare l'inchiesta, esse devono informare il governo del paese esportatore interessato. 6.  Qualora, in circostanze particolari, si decida di iniziare un'inchiesta, senza aver ricevuto  una denuncia scritta dall'industria comunitaria o per suo conto, l'inchiesta può essere aperta  unicamente se è giustificata da sufficienti elementi di prova dell'esistenza del dumping, del  pregiudizio e del nesso di causalità, conformemente al paragrafo 2. 7.  Ai fini della decisione relativa all'apertura di un'inchiesta si tiene conto simultaneamente  degli elementi di prova dell'esistenza del dumping e del pregiudizio. La denuncia deve essere  respinta se gli elementi di prova relativi al dumping o al pregiudizio non sono sufficienti per  giustificare un ulteriore procedimento. In base a tale articolo, non verranno avviati procedimenti  contro paesi le cui importazioni rappresentano una quota di mercato inferiore all'1 %, a meno che  tali paesi complessivamente rappresentino una quota pari o superiore al 3 % del consumo  comunitario. 8.  Una denuncia può essere ritirata prima dell'apertura dell'inchiesta e in tal caso è considerata  come non presentata. 9.  Se, dopo la consultazione, risulta che gli elementi di prova sono sufficienti per giustificare  l'inizio del procedimento, la Commissione inizia il procedimento entro 45 giorni a decorrere dalla  data di presentazione della denuncia e pubblica un avviso nella Gazzetta ufficiale delle Comunità  europee. Se gli elementi di prova presentati sono insufficienti, il denunziante ne è informato,  previa consultazione entro quarantacinque giorni a decorrere dalla data alla quale la denuncia è  stata presentata alla Commissione. 10.  L'avviso di apertura del procedimento annuncia l'inizio dell'inchiesta, indica il prodotto e i  paesi interessati, fornisce un riassunto delle informazioni ricevute e precisa che tutte le  informazioni pertinenti devono essere comunicate alla Commissione; l'avviso fissa inoltre i termini  entro i quali le parti interessate possono manifestarsi, comunicare per iscritto le loro  osservazioni e presentare le informazioni necessarie affinché tali osservazioni e informazioni  possano essere prese in considerazione nel corso dell'inchiesta; l'avviso precisa inoltre il  periodo entro il quale le parti interessate possono chiedere di essere sentite dalla Commissione  conformemente all'articolo 6, paragrafo 5. 11.  La Commissione informa gli esportatori, importatori e associazioni rappresentative degli  importatori o degli esportatori notoriamente interessati, nonché i rappresentanti dei paesi  esportatori e i denunzianti, in merito all'apertura del procedimento e, tenendo debitamente conto  dell'esigenza di tutelare le informazioni riservate, fornisce il testo integrale della denuncia  scritta ricevuta a norma dell'articolo 5, paragrafo 1 agli esportatori interessati e alle autorità  del paese esportatore, nonché alle altre parti interessate che ne facciano richiesta. Se gli  esportatori interessati sono molto numerosi, il testo integrale della denuncia scritta è fornito  unicamente alle autorità del paese esportatore e alle relative associazioni di categoria. 12.  L'inchiesta antidumping non osta alle procedure di sdoganamento. Articolo 6 Svolgimento dell'inchiesta 1.  Dopo l'apertura del procedimento, la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri,  inizia l'inchiesta a livello comunitario. L'inchiesta riguarda tanto le pratiche di dumping quanto  il pregiudizio, i cui aspetti sono esaminati simultaneamente. Ai fini di una conclusione  rappresentativa, deve essere scelto un periodo dell'inchiesta che per il dumping riguarda  normalmente un periodo non inferiore ai sei mesi immediatamente precedenti l'inizio del  procedimento. Le informazioni relative ad un periodo successivo al periodo dell'inchiesta non sono  di norma prese in considerazione. 2.  Le parti che ricevono i questionari utilizzati nelle inchieste antidumping hanno almeno 30  giorni di tempo per la risposta. Per gli esportatori il termine decorre dalla data di ricevimento  del questionario, che a tal fine si ritiene ricevuto una settimana dopo la data alla quale è stato  spedito all'esportatore oppure trasmesso alla competente rappresentanza diplomatica del paese  esportatore. Il termine di 30 giorni può essere prorogato, tenendo debitamente conto dei limiti di  tempo fissati per l'inchiesta e a condidzione che le parti interessate abbiano validi motivi,  riguardo alla loro situazione particolare, per chiedere tale proroga. 3.  La Commissione può chiedere agli Stati membri di fornirle informazioni e gli Stati membri  prendono le disposizioni necessarie per soddisfare le richieste della Commissione. Essi comunicano  a quest'ultima le informazioni richieste, nonché i risultati delle verifiche, dei controlli o delle  inchieste effettuati. Quando queste informazioni sono di interesse generale o sono richieste da uno  Stato membro la Commissione le comunica agli Stati membri, a condizione che non siano riservate. Se  le informazioni sono riservate è comunicato un riassunto non riservato. 4.  La Commissione può chiedere agli Stati membri di svolgere le verifiche e i controlli necessari,  segnatamente presso gli importatori, gli operatori commerciali ed i produttori della Comunità e di  effettuare inchieste in paesi terzi, a condizione che le imprese interessate siano d'accordo e che  il governo del paese considerato sia stato ufficialmente informato e non abbia fatto obiezioni. Gli  Stati membri prendono le disposizioni necessarie per soddisfare le richieste della Commissione.  Alcuni funzionari della Commissione possono, a richiesta di quest'ultima o di uno Stato membro,  assistere gli agenti degli Stati membri nell'adempimento delle loro funzioni. 5.  Le parti interessate, che si sono manifestate in conformità con l'articolo 5, paragrafo 10,  saranno sentite a condizione che, nel termine fissato dall'avviso pubblicato nella Gazzetta  ufficiale delle Comunità europee, presentino una domanda scritta nella quale dimostrino di essere  parti in causa che potrebbero avere interesse all'esito del procedimento e di avere particolari  motivi per chiedere di essere sentite. 6.  Gli importatori, gli esportatori, i rappresentanti del governo dei paesi esportatori e i  denunzianti, che si siano manifestati a norma dell'articolo 5, paragrafo 10 e che ne facciano  richiesta, hanno la possibilità di incontrarsi con le parti avverse, in modo che possano essere  presentate le tesi opposte e le eventuali confutazioni. Nel concedere tale possibilità si deve  tener conto della necessità di salvaguardare il carattere riservato delle informazioni, nonché  delle esigenze delle parti. Nessuna parte è tenuta ad assistere ad un incontro e la sua assenza non  è pregiudizievole per la sua causa. Le informazioni comunicate oralmente a norma del presente  paragrafo sono prese in considerazione se sono successivamente ripresentate per iscritto. 7.  I denunzianti, gli importatori, gli esportatori e le loro associazioni rappresentative, gli  utilizzatori e le organizzazioni di consumatori che si sono manifestati a norma dell'articolo 5,  paragrafo 10, nonché i rappresentanti del paese esportatore, che ne facciano richiesta per iscritto  possono prendere conoscenza di tutte le informazioni fornite dalle parti interessate all'inchiesta,  tranne i documenti interni preparati dalle autorità della Comunità o degli Stati membri, purché  tali informazioni siano pertinenti per la tutela dei loro interessi, non siano riservate ai sensi  dell'articolo 19 e siano utilizzate nell'inchiesta. Le parti possono rispondere presentando le loro  osservazioni, che devono essere prese in considerazione, purché siano accompagnate da sufficienti  elementi di prova. 8.  Salvo nei casi di cui all'articolo 18, l'esattezza delle informazioni comunicate dalle parti  interessate e sulle quali si basano le risultanze deve essere accertata con la massima  accuratezza. 9.  Per i procedimenti iniziati a norma dell'articolo 5, paragrafo 9, l'inchiesta verrà conclusa,  ove possibile, entro un anno. Comunque, tale inchiesta sarà conclusa in ogni caso entro 15 mesi  dall'inizio, conformemente agli accertamenti effettuati a norma dell'articolo 8 per gli impegni o  agli accertamenti effettuati a norma dell'articolo 9 per l'azione definitiva. Articolo 7 Misure provvisorie 1.  Possono essere applicate misure provvisorie qualora sia stato avviato un procedimento a norma  dell'articolo 5, sia stato pubblicato un avviso di apertura e le parti interessate abbiano avuto  adeguate possibilità di presentare informazioni e osservazioni in conformità con l'articolo 5,  paragrafo 10, sia stata accertata a titolo provvisorio l'esistenza del dumping e del conseguente  pregiudizio subito dall'industria comunitaria e l'interesse della Comunità richieda un'azione per  evitare tale pregiudizio. Le misure provvisorie devono essere istituite non prima di 60 giorni e  non oltre 9 mesi a decorrere dalla data di inizio del procedimento. 2.  L'importo del dazio provvisorio non può superare il margine di dumping provvisoriamente  accertato e deve essere inferiore a tale margine, se un dazio inferiore è sufficiente per eliminare  il pregiudizio arrecato all'industria comunitaria. 3.  Le misure provvisorie hanno la forma di una garanzia e l'immissione in libera pratica dei  prodotti in questione nella Comunità deve essere subordinata alla costituzione di tale garanzia. 4.  La Commissione applica le misure provvisorie previa consultazione oppure, in caso di estrema  urgenza, dopo aver informato gli Stati membri. In quest'ultimo caso, le consultazioni avvengono al  più tardi 10 giorno dopo la notifica della decisione della Commissione agli Stati membri. 5.  Quando l'azione immediata della Commissione è chiesta da uno Stato membro e se sono soddisfatte  le condizioni di cui all'articolo 7, paragrafo 1, la Commissione decide, entro un termine massimo  di 5 giorni lavorativi a decorrere dal ricevimento della domanda, se è opportuno istituire un dazio  provvisorio antidumping. 6.  La Commissione informa immediatamente il Consiglio e gli Stati membri di tutte le decisioni  prese in applicazione del presente articolo. Il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata,  può prendere una diversa decisione. 7.  I dazi provvisori sono istituiti per un periodo di sei mesi e possono essere prorogati di tre  mesi oppure possono essere istituiti per un periodo di nove mesi. Tuttavia i dazi possono essere  prorogati o istituiti per un periodo di 9 mesi unicamente se gli esportatori che effettuano una  percentuale notevole degli scambi in questione lo richiedono o non fanno obiezione ad una notifica  della Commissione. Articolo 8 Impegni 1.  Le inchieste possono essere chiuse senza l'imposizione di dazi provvisori o definitivi se  l'esportatore assume volontariamente un impegno soddisfacente a modificare i suoi prezzi oppure a  cessare le esportazioni a prezzi di dumping nella zona in questione, sempreché la Commissione,  previa consultazione, concluda che il pregiudizio provocato dal dumping è eliminato. Gli aumenti  dei prezzi in conformità di tali impegni non devono essere più elevati di quanto sia necessario per  eliminare il margine di dumping e dovrebbero essere inferiori al margine di dumping qualora un  importo inferiore sia sufficiente per eliminare il pregiudizio arrecato all'industria comunitaria. 2.  Gli impegni possono essere proposti dalla Commissione, senza che gli esportatori abbiano  l'obbligo di assumerli. Il fatto che gli esportatori non assumano tali impegni oppure non accettino  la proposta della Commissione non deve pregiudicare la valutazione del caso. Tuttavia, se le  importazioni oggetto di dumping continuano, si può ritenere che la minaccia di pregiudizio presenti  maggiori probabilità di concretarsi. Non sono chiesti agli esportatori impegni in materia di  prezzi, né sono accettati quelli da essi offerti se non è stata accertata a titolo provvisorio  l'esistenza del dumping e del conseguente pregiudizio. Salvo circostanze eccezionali non possono  essere offerti impegni dopo la scadenza del termine fissato conformemente all'articolo 20,  paragrafo 5 per la presentazione delle osservazioni. 3.  Gli impegni offerti non devono necessariamente essere accettati se si ritiene che la loro  accettazione provochi difficoltà, per esempio se il numero di esportatori effettivi o potenziali è  troppo elevato o per altri motivi, anche di ordine generale. Agli esportatori interessati devono  essere comunicati i motivi per i quali si intende proporre il rifiuto dell'offerta di impegno e si  può dare loro la possibilità di presentare osservazioni. I motivi del rifiuto devono essere  specificati nella decisione definitiva. 4.  Alle parti che offrono un impegno si chiede di fornire una versione non riservata dell'impegno  stesso, che possa essere comunicata alle altre parti interessate. 5.  In caso di accettazione degli impegni, previa consultazione e in assenza di obiezioni nel  comitato consultivo, l'inchiesta è chiusa. In tutti gli altri casi la Commissione presenta  immediatamente una relazione al Consiglio sull'esito delle consultazioni e propone di chiudere  l'inchiesta. L'inchiesta è chiusa se entro un mese il Consiglio, che delibera a maggioranza  qualificata, non ha deciso altrimenti. 6.  Se gli impegni sono accettati, l'inchiesta sul dumping e sul pregiudizio è normalmente  completata. In tal caso, se si conclude che il dumping o il pregiudizio non esistono, l'impegno  diventa automaticamente caduco. Tuttavia, se la determinazione dell'assenza di dumping e di  pregiudizio è dovuta soprattutto all'esistenza di un impegno, la Commissione può esigere che detto  impegno venga rispettato per un congruo periodo di tempo. Se si accerta l'esitenza di dumping o di  pregiudizio, l'impegno continua ad essere applicato conformemente alle condizioni in esso fissate e  alle disposizioni del presente regolamento. 7.  La Commissione chiede agli esportatori i cui impegni sono stati accettati di fornire  informazioni periodiche inerenti all'adempimento di tali impegni e di autorizzare la verifica dei  relativi dati. L'inosservanza di questo obbligo è considerata come una violazione dell'impegno  assunto.PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 394R3283.18.  Quando nel corso dell'inchiesta sono accettati impegni offerti da alcuni esportatori, ai fini  dell'articolo 11 si ritiene che tali impegni abbiano effetto a decorrere dalla data alla quale è  conclusa l'inchiesta nei confonti del paese esportatore. 9.  In caso di violazione o di ritiro di un impegno, può essere istituito un dazio definitivo, a  norma dell'articolo 9, in base ai fatti accertati nel corso dell'inchiesta in seguito alla quale è  stato accettato l'impegno, a condizione che l'inchiesta sia stata conclusa con la determinazione  definitiva del dumping e del pregiudizio e che l'esportatore interessato, salvo i casi di ritiro  dell'impegno, abbia avuto la possibilità di presentare le sue osservazioni. 10.  A norma dell'articolo 7, può essere istituito, previa consultazione, un dazio provvisorio  sulla base delle informazioni più attendibili quando vi sia motivo di ritenere che l'impegno sia  stato violato oppure in caso di ritiro o di violazione di un impegno qualora l'inchiesta nella  quale è stato assunto l'impegno non sia ancora conclusa. Articolo 9 Chiusura del procedimento senza l'istituzione di misure e istituzione di dazi  definitivi 1.  In caso di ritiro della denuncia il procedimento può essere chiuso, a meno che la chiusura sia  contraria all'interesse della Comunità. 2.  Qualora, previa consultazione, non si ritenga necessario adottare misure di difesa e se il  comitato consultivo non fa obiezioni, l'inchiesta o il procedimento sono chiusi. In tutti gli altri  casi, la Commissione sottopone immediatamente al Consiglio una relazione sull'esito delle  consultazioni e propone di chiudere il procedimento. Il procedimento è chiuso se nel termine di un  mese il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, non ha deciso diversamente. 3.  Per i procedimenti avviati a norma dell'articolo 5, paragrafo 9, il pregiudizio è di norma  considerato irrilevante se le importazioni in questione sono inferiori ai volumi di cui  all'articolo 5, paragrafo 7. Gli stessi procedimenti sono immediatamente chiusi se si accerta che  il margine di dumping è inferiore al 2 %, espresso in percentuale del prezzo all'esportazione, a  condizione che sia chiusa unicamente l'inchiesta quando il margine è inferiore al 2 % per i singoli  esportatori, che rimangono soggetti al procedimento e che possono essere sottoposti ad un'ulteriore  inchiesta in un eventuale riesame svolto per il paese in questione a norma dell'articolo 11. 4.  Quando dalla constatazione definitiva dai fatti risulta l'esistenza di dumping e di un  conseguente pregiudizio e quando gli interessi della Comunità esigono un'azione a norma  dell'articolo 21, il Consiglio, deliberando a maggioranza semplice su una proposta presentata dalla  Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo, istituisce un dazio antidumping definitivo.  Se è stato istituito un dazio provvisorio, la proposta relativa all'azione definitiva deve essere  presentata al Consiglio al più tardi un mese prima della scadenza dei dazi. L'importo del dazio  antidumping non deve superare il margine di dumping accertato e dovrebbe essere inferiore a tale  margine, qualora un importo inferiore sia sufficiente per eliminare il pregiudizio causato  all'industria comunitaria. 5.  Il dazio antidumping viene istituito per l'importo adeguato a ciascun caso e senza  discriminazione sulle importazioni di prodotti per le quali è stato accertato che sono oggetto di  dumping e che causano pregiudizio; indipendentemente dalla provenienza, salvo quelle effettuate  dagli esportatori i cui impegni sono stati accettati in conformità del presente regolamento. Il  regolamento indica i nomi dei fornitori oppure, qualora non sia possibile e, come regola generale,  nei casi citati nell'articolo 2, paragrafo 7, il nome del paese interessato. 6.  Se la Commissione ha svolto un esame limitato a norma dell'articolo 17, il dazio antidumping  applicato alle importazioni provenienti da esportatori o da produttori che si sono manifestati  conformemente all'articolo 17, ma che non sono stati inseriti nell'esame, non supera la media  ponderata del margine di dumping stabilito per le parti inserite nel campione. Ai fini del presente  paragrafo la Commissione non tiene conto di margini nulli o minimi, né di margini determinati nelle  circostanze di cui all'articolo 18. Le autorità devono applicare dazi o valori normali individuali  alle importazioni provenienti da esportatori o produttori che sono stati sottoposti ad un esame  individuale, a norma dell'articolo 17. Articolo 10 Retroattività 1.  Le misure provvisorie e i dazi antidumping definitivi sono applicati unicamente ai prodotti che  sono immessi in libera pratica dopo l'entrata in vigore delle decisioni prese a norma dell'articolo  7, paragrafo 1 e dell'articolo 9, paragrafo 4, a seconda dei casi, fatte salve le eccezioni  specificate nel presente regolamento. 2.  Se è stato istituito un dazio provvisorio e se viene accertata a titolo definitivo l'esistenza  di dumping e di pregiudizio, il Consiglio, indipendentemente dall'istituzione di un dazio  antidumping definitivo, decide in quale misura debba essere definitivamente riscosso il dazio  provvisorio. A tal fine non si intende per pregiudizio un ritardo sensibile nella costituzione di  un'industria comunitaria, né una minaccia di notevole pregiudizio, a meno che si accerti che, in  mancanza di misure provvisorie, tale minaccia si sarebbe trasformata in un notevole pregiudizio. In  tutti gli altri casi concernenti una minaccia di pregiudizio oppure un ritardo nella costituzione  dell'industria, gli eventuali importi depositati a titolo provvisorio sono liberati e i dazi  definitivi possono essere istituiti solo a decorrere dalla data di accertamento definitivo della  minaccia o del sensibile ritardo. 3.  Se il dazio antidumping definitivo è superiore al dazio provvisorio la differenza non viene  riscossa. Se il dazio definitivo è inferiore al dazio provvisorio il dazio viene ricalcolato. Se  l'accertamento definitivo dà esito negativo, il dazio provvisorio non viene confermato. 4.  Può essere riscosso un dazio antidumping definitivo sui prodotti immessi in consumo non oltre  90 giorni prima della data di applicazione delle misure provvisorie e non prima dell'apertura  dell'inchiesta, a condizione che le importazioni siano state registrate a norma dell'articolo 14,  paragrafo 5, che la Commissione abbia dato agli importatori interessati la possibilità di  presentare le loro osservazioni e i) che esista, per il prodotto in questione, un precedente già causa di pregiudizio per un periodo  prolungato o che l'importatore sia oppure dovesse essere informato delle pratiche di dumping per  quanto riguarda la loro portata e il pregiudizio addotto o accertato e ii) che, oltre al livello delle importazioni che hanno provocato pregiudizio nel periodo  dell'inchiesta, si rilevi un ulteriore e sostanziale aumento delle importazioni che, alla luce  della collocazione nel tempo e del volume, nonché di altre circostanze, potrebbe gravemente  compromettere l'effetto riparatore del dazio antidumping definitivo da applicare. 5.  In caso di violazione o di ritiro di un impegno, possono essere applicati dazi definitivi in  conformità del presente regolamento a prodotti immessi in consumo non oltre 90 giorni prima della  data di applicazione dei dazi provvisori, a condizione che le importazioni siano state registrate a  norma dell'articolo 14, paragrafo 5. Detta imposizione retroattiva non si applica tuttavia alle  importazioni introdotte nella Comunità prima della violazione o del ritiro dell'impegno. Articolo 11 Durata, riesami e restituzioni 1.  Le misure antidumping rimangono in vigore per il tempo e nella misura necessari per agire  contro il dumping che è causa di pregiudizio. 2.  Le misure di antidumping definitive scadono dopo 5 anni a decorrere dalla data alla quale sono  state istituite oppure dopo 5 anni dalla data della conclusione dell'ultimo riesame relativo al  dumping e al pregiudizio, a meno che nel corso di un riesame non sia stabilito che la scadenza  delle misure in questione implica il rischio che il dumping e il pregiudizio continuino oppure si  ripetano. Il riesame in previsione della scadenza è avviato per iniziativa della Commissione oppure  a richiesta dei produttori comunitari o dei loro rappresentanti e le misure rimangono in vigore in  attesa dell'esito del riesame. a) L'esame in previsione della scadenza viene avviato se la domanda contiene sufficienti elementi  di prova del fatto che, in caso di abolizione delle misure, il dumping e il pregiudizio potrebbero  continuare o ripetersi. Tali elementi di prova possono riguardare, tra l'altro, la continuazione  del dumping o del pregiudizio oppure il fatto che l'eliminazione del pregiudizio sia dovuta in  parte o integralmente all'applicazione delle misure oppure la probabilità che, alla luce della  situazione degli esportatori o delle condizioni del mercato, vengano attuate nuove pratiche di  dumping tali da provocare pregiudizio. b) Nello svolgimento delle inchieste a norma del presente paragrafo gli esportatori, gli  importatori, i rappresentanti del paese esportatore e i produttori comunitari hanno la possibilità  di sviluppare o di confutare le questioni esposte nella domanda di riesame oppure di presentare le  loro osservazioni in merito. Ai fini dell'elaborazione delle conclusioni si tiene debitamente conto  di tutti gli elementi di prova pertinenti, debitamente convalidati, che sono stati presentati in  merito alla probabilità che, in seguito all'abolizione delle misure, il dumping e il pregiudizio  continuino o si ripetano. c) A norma del presente paragrafo, un avviso di imminente scadenza delle misure è pubblicato nella  Gazzetta ufficiale delle Comunità europee nel corso dell'ultimo anno del periodo di applicazione  delle misure definito nel presente paragrafo. I produttori comunitari, non oltre 3 mesi prima della  fine del periodo di 5 anni, possono presentare una domanda di riesame in conformità del paragrafo  2, lettera a). Deve inoltre essere pubblicato anche l'avviso relativo all'effettiva scadenza delle  misure a norma del presente paragrafo. 3.  Se è necessario, può essere svolto un riesame relativo all'opportunità di continuare a  mantenere in vigore le misure, per iniziativa della Commissione oppure a richiesta di uno Stato  membro oppure, a condizione che sia trascorso almeno un anno dall'istituzione delle misure  definitive, in seguito ad una domanda presentata da qualsiasi esportatore o importatore oppure dai  produttori comunitari, che contenga sufficienti elementi di prova per giustificare l'esigenza di  tale riesame provvisorio. a) Un riesame provvisorio è avviato quando la domanda contiene sufficienti elementi di prova del  fatto che l'applicazione delle misure non è più necessaria per eliminare il dumping oppure che in  caso di abolizione o di modifica delle misure il pregiudizio non continuerebbe né si ripeterebbe  oppure che le misure in vigore non sono, o non sono più sufficienti per agire contro il dumping  causa del pregiudizio. b) Nello svolgimento delle inchieste iniziate a norma del presente paragrafo, la Commissione può,  tra l'altro, esaminare se le circostanze relative al dumping o al pregiudizio siano mutate in  misura significativa oppure se le misure in vigore realizzino l'obiettivo di eliminare il  pregiudizio precedentemente accertato a norma dell'articolo 3 del presente regolamento. A questo  proposito si deve tener conto di tutti gli elementi di prova pertinenti e debitamente convalidati  nella conclusione definitiva. 4.  Viene inoltre svolto un riesame per determinare i singoli margini di dumping nei confronti dei  nuovi esportatori dei paesi soggetti a misure che non hanno effettuato esportazioni nel periodo  dell'inchiesta in base al quale le misure sono state istituite. a) Il riesame è avviato se un nuovo esportatore o produttore può dimostrare di non essere collegato  agli esportatori o ai produttori del paese esportatore nei confronti dei quali sono state istituite  misure antidumping per il prodotto in questione e di aver effettuato esportazioni nella Comunità  dopo il suddetto periodo dell'inchiesta oppure di aver assunto un'obbligazione contrattuale  irrevocabile di esportare un quantitativo significativo nella Comunità. b) Il riesame relativo ai nuovi esportatori deve essere avviato e svolto rapidamente dopo che è  stato sentito il comitato consultivo e che i produttori comunitari hanno avuto la possibilità di  comunicare le loro osservazioni. Il regolamento della Commissione che inizia il riesame abroga il  dazio in vigore nei confronti dei nuovi esportatori interessati modificando il regolamento che  istituisce il dazio e stabilisce che le importazioni siano soggette a registrazione a norma  dell'articolo 14, paragrafo 5 affinché, qualora il riesame si concluda con la determinazione  dell'esistenza di dumping nei confronti di tali esportatori, possano essere riscossi dazi  antidumping a titolo retroattivo a decorrere dalla data di inizio del riesame. c) Le disposizioni del presente paragrafo non si applicano ai dazi istituiti a norma dell'articolo  9, paragrafo 6. 5.  Le disposizioni del presente regolamento relative alle procedure e allo svolgimento delle  inchieste, escluse quelle relative ai limiti di tempo, si applicano ai riesami effettuati a norma  dei paragrafi 2, 3 e 4. Tali riesami si svolgono rapidamente e devono di norma essere conclusi  entro 12 mesi dalla data alla quale sono stati avviati. 6.  La Commissione inizia i riesami a norma del presente articolo dopo aver sentito il comitato  consultivo. Secondo l'esito del riesame, le misure sono abrogate o mantenute in vigore a norma del  paragrafo 2 oppure abrogate, mantenute in vigore o modificate a norma dei paragrafi 3 e 4  dall'istituzione comunitaria che le ha adottate. Qualore le misure siano abrogate nei confronti dei  singoli esportatori, ma non nel paese nel suo complesso, tali esportatori rimangono soggetti al  procedimento e di conseguenza possono essere automaticamente soggetti ad una nuova inchiesta in un  successivo riesame svolto nei confronti del paese in questione a norma del presente articolo. 7.  Se un riesame svolto a norma del paragrafo 3 è in corso al termine del periodo di applicazione  delle misure definito nel paragrafo 2, tale riesame riguarda anche le circostanze di cui al  paragrafo 2. 8.  Nonostante il paragrafo 2, un importatore può chiedere la restituzione dei dazi riscossi se  dimostra che il margine di dumping in base al quale sono stati pagati i dazi è stato eliminato  oppure che è stato ridotto ad un livello inferiore al dazio in vigore. a) Per chiedere le restituzione dei dazi antidumping, gli importatori presentano una domanda alla  Commissione attraverso lo Stato membro sul territorio del quale i prodotti sono stati immessi in  libera pratica ed entro 6 mesi dalla data alla quale le autorità competenti hanno debitamente  definito l'importo dei dazi definitivi da riscuotere oppure dalla data della decisione di  riscossione definitiva degli importi depositati a titolo di dazi provvisori. Lo Stato membro  trasmette al più presto la domanda alla Commissione. b) Si ritiene che una domanda di restituzione sia sostenuta da sufficienti elementi di prova se  contiene informazioni precise sull'importo della restituzione dei dazi antidumping richiesta e  tutti i documenti doganali relativi al calcolo e al pagamento di detto importo. La domanda deve  inoltre contenere elementi di prova, per un periodo rappresentativo, relativi ai valori normali e  ai prezzi all'esportazione nella Comunità per l'esportatore o il produttore al quale si applica il  dazio. Qualora l'importatore non sia collegato all'esportatore o al produttore interessato e tali  informazioni non siano immediatamente disponibili oppure l'esportatore o il produttore non sia  disposto a comunicarle all'importatore, la domanda deve contenere una dichiarazione del produttore  o dell'esportatore dalla quale risulti che il margine di dumping è stato ridotto o eliminato,  secondo quanto è specificato nel presente articolo e che gli elementi di prova pertinenti saranno  comunicati alla Commissione. Se l'esportatore o il produttore non comunicano tali informazioni  entro un congruo periodo di tempo, la domanda è respinta. c) Dopo aver sentito il comitato consultivo, la Commissione decide se e in quale misura la domanda  debba essere accolta oppure decide in qualsiasi momento di avviare un riesame provvisorio e le  risultanze di tale riesame, svolto in conformità delle disposizioni pertinenti, sono utilizzate per  stabilire se e in quale misura la restituzione sia giustificata. Le restituzioni dei dazi devono  essere effettuate di norma entro 12 mesi e comunque non oltre 18 mesi a decorrere dalla data alla  quale la domanda di restituzione, debitamente sostenuta da elementi di prova, è stata presentata  dall'importatore del prodotto soggetto al dazio antidumping. Il pagamento delle restituzioni  autorizzate deve essere effettuato dagli Stati membri entro 90 giorni dalla decisione suddetta. 9.  In tutte le inchieste relative a riesami o restituzioni svolte a norma del presente articolo la  Commissione, se le circostanze non sono cambiate, applica gli stessi metodi impiegati  nell'inchiesta conclusa con l'istituzione del dazio, tenendo debitamente conto delle disposizioni  contenute nell'articolo 2, in particolare nei paragrafi 11 e 12 e nell'articolo 17 del presente  regolamento. 10.  Nelle inchieste svolte a norma del presente articolo la Commissione esamina l'attendibilità  dei prezzi all'esportazione in conformità dell'articolo 2. Tuttavia, se il prezzo all'esportazione  è calcolato a norma dell'articolo 2, paragrafo 9, non viene detratto l'importo dei dazi antidumping  quando sono forniti elementi di prova inoppugnabili del fatto che il dazio è debitamente inserito  nei prezzi di rivendita e nei successivi prezzi di vendita nella Comunità. Articolo 12 1.  Se l'industria comunitaria presenta informazioni sufficienti per dimostrare che  le misure non hanno provocato alcuna variazione, oppure che hanno provocato variazioni irrilevanti  dei prezzi di rivendita e dei successivi prezzi di vendita nella Comunità, l'inchiesta può essere  riaperta previa consultazione per esaminare se la misura abbia inciso sui prezzi suddetti. 2.  Durante l'inchiesta avviata a norma del presente articolo gli esportatori, gli importatori e i  produttori della Comunità hanno la possibilità di chiarire la situazione relativa ai prezzi di  rivendita e ai successivi prezzi di vendita e, qualora si concluda che la misura avrebbe dovuto  provocare variazioni di tali prezzi per eliminare il pregiudizio precedentemente accertato a norma  dell'articolo 3, i prezzi all'esportazione sono rivalutati in conformità con l'articolo 2 e i  margini di dumping sono ricalcolati in funzione dei prezzi all'esportazione così ottenuti. Se si  ritiene che la mancanza di variazioni dei prezzi nella Comunità sia dovuta al calo dei prezzi  all'esportazione, avvenuto prima o dopo l'istituzione delle misure, i margini di dumping possono  essere ricalcolati per tener conto della diminuzione dei prezzi all'esportazione. 3.  Qualora dalla nuova inchiesta risulti che il margine di dumping è aumentato, il Consiglio,  deliberando a maggioranza semplice su una proposta della Commissione, modifica le misure in vigore  in funzione delle nuove risultanze sui prezzi all'esportazione. 4.  Le disposizioni pertinenti dell'articolo 5 e dell'articolo 6 si applicano ai riesami eseguiti a  norma del presente articolo, salvo che tali riesami si svolgano rapidamente e siano di norma  conclusi entro 6 mesi a decorrere dalla data alla quale è stata riaperta l'inchiesta. 5.  In conformità del presente articolo le asserite variazioni del valore normale sono prese in  considerazione unicamente se informazioni complete sui valori normali modificati, debitamente  comprovate, sono comunicate alla Commissione entro i termini fissati nell'avviso di apertura  dell'inchiesta. Qualora l'inchiesta implichi un riesame dei valori normali, le importazioni possono  essere sottoposte a registrazione, ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 5, in attesa dell'esito  dell'inchiesta. Articolo 13 Elusione 1.  L'applicazione dei dazi antidumping istituiti a norma del presente regolamento può essere  estesa alle importazioni di prodotti simili, o di loro parti, se le misure in vigore vengono eluse.  Si intende sussistere un'elusione in presenza di una modifica dell'andamento degli scambi tra i  paesi terzi e la Comunità che derivi da pratiche, processi o lavorazioni per i quali non vi sia una  causa legittima, né una giustificazione economica oltre all'istituzione del dazio e tali da  indebolire gli effetti riparatori del dazio in termini di prezzi e di quantitativi dei prodotti  simili, ove vi siano elementi di prova dell'esistenza del dumping in relazione ai valori normali  precedentemente determinati per i prodotti simili o similari. 2.  Si ritiene che operazioni di assemblaggio nella Comunità o in un paese terzo eludano le misure  in vigore se: i) le operazioni sono iniziate o sostanzialmente aumentate dopo l'apertura dell'inchiesta  antidumping oppure nel periodo immediatamente precedente e i pezzi utilizzati sono originari del  paese soggetto alla misura; ii) il valore dei pezzi suddetti è uguale o superiore al 60 % del valore complessivo dei pezzi del  prodotto assemblato; non si ritiene tuttavia che si tratti di elusione se il valore aggiunto ai  pezzi originato nell'operazione di assemblaggio o di completamento è superiore al 25 % del costo di  produzione e iii) gli effetti riparatori del dazio sono indeboliti in termini di prezzi e di quantitativi del  prodotto simile assemblato, ove vi siano elementi di prova dell'esistenza del dumping in relazione  ai valori normali precedentemente determinati per i prodotti simili o similari. 3.  Le inchieste sono avviate a norma del presente articolo quando la domanda contiene elementi di  prova sufficienti sui fattori enunciati nel paragrafo 1. L'apertura delle inchieste, dopo che è  stato sentito il comitato consultivo, è decisa da un regolamento della Commissione che stabilisce  inoltre se autorità doganali debbano sottoporre le importazioni a registrazione a norma  dell'articolo 14, paragrafo 5 oppure chiedere garanzie. Le inchieste sono svolte dalla Commissione,  eventualmente assistita dalle autorità doganali e sono concluse entro 9 mesi. Se l'estensione delle  misure è giustificata dai fatti definitivamente accertati, la decisione è presa dal Consiglio, che  delibera a maggioranza semplice su proposta della Commissione, a decorrere dalla data alla quale è  stata imposta la registrazione a norma dell'articolo 14, paragrafo 5 oppure sono state chieste le  garanzie. Alle inchieste aperte in conformità del presente articolo si applicano le disposizioni  del presente regolamento relative alle procedure in materia di apertura e di svolgimento delle  inchieste. 4.  Non sono soggetti alla registrazione a norma dell'articolo 14, paragrafo 5, né ad alcuna misura  i prodotti che sono accompagnati da un certificato doganale che attesti che l'importazione dei  prodotti in questione non costituisce una forma di elusione. Detti certificati sono rilasciati agli  importatori che presentano una domanda scritta dalle autorità che siano state autorizzate da una  decisione della Commissione, previa consultazione oppure dalla decisione del Consiglio che  istituisce le misure. I certificati sono validi per il periodo e alle condizioni in essi fissati. 5.  Il presente articolo non osta alla normale applicazione delle disposizioni in vigore in materia  di dazi doganali. Articolo 14 Disposizioni generali 1.  I dazi antidumping provvisori o definitivi sono istituiti da un regolamento e sono riscossi  dagli Stati membri secondo la forma, l'aliquota e gli altri elementi fissati nel regolamento che li  istituisce. Tali dazi sono inoltre riscossi indipendentemente dai dazi doganali, dalle tasse e  dagli altri oneri normalmente imposti sulle importazioni. Nessun prodotto può essere soggetto a  dazi antidumping e a dazi compensativi nell'intento di porre rimedio ad una medesima situazione  risultante da pratiche di dumping oppure dalla concessione di sovvenzioni all'esportazione. 2.  I regolamenti che istituiscono dazi antidumping provvisori o definitivi e i regolamenti o le  decisioni che accettano gli impegni oppure che chiudono le inchieste o i procedimenti sono  pubblicati nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Tali regolamenti o decisioni devono tra  l'altro contenere, fermo restando che le informazioni riservate devono essere tutelate, i nomi  degli esportatori, se possibile, oppure dei paesi interessati, una descrizione del prodotto e un  riassunto dei fatti e delle considerazioni essenziali pertinenti per la determinazione del dumping  e del pregiudizio. Una copia del regolamento o della decisione è comunque inviata alle parti  notoriamente interessate. Le disposizioni del presente paragrafo si applicano, mutatis mutandis, ai  riesami. 3.  Disposizioni particolari, relative tra l'altro alla definizione comune del concetto di origine,  contenuta nel regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un  codice doganale comunitario (1), possono essere adottate nel presente regolamento o a norma di  quest'ultimo. 4.  Nell'interesse della Comunità, le misure istituite a norma del presente regolamento possono  essere sospese, previa consultazione, con una decisione della Commissione per un periodo massimo di  nove mesi. La sospensione può essere prorogata per un periodo ulteriore non superiore ad un anno,  con decisione del Consiglio, che delibera a maggioranza semplice su proposta della Commissione. Le  misure possono essere sospese unicamente qualora si sia riscontrata una modifica temporanea delle  condizioni di mercato tale da rendere improbabile il riemergere del pregiudizio a seguito della  sospensione, e a condizione che l'industria comunitaria abbia avuto la possibilità di presentare le  sue osservazioni e che tali osservazioni siano state prese in considerazione. Le misure possono  essere ripristinate in qualsiasi momento, previa consultazione, se i motivi che giustificavano la  sospensione non sono più validi. 5.  La Commissione, dopo aver sentito il comitato consultivo, può chiedere alle autorità doganali  di prendere le opportune disposizioni per registrare le importazioni, ai fini della successiva  applicazione di misure a decorrere dalla data della registrazione. Le importazioni possono essere  sottoposte a registrazione in seguito ad una domanda dell'industria comunitaria che contenga  elementi di prova sufficienti per giustificare tale azione. La registrazione è decisa da un  regolamento, che deve precisare gli scopi dell'azione e, secondo i casi, l'importo stimato di  eventuali future obbligazioni. Le importazioni non possono essere soggette a registrazione per un  periodo superiore a 9 mesi. 6.  Gli Stati membri comunicano mensilmente alla Commissione le operazioni relative  all'importazione dei prodotti soggetti alle inchieste e alle misure, nonché l'importo dei dazi  riscossi a norma del presente regolamento. Articolo 15 Consultazioni 1.  Le consultazioni previste dal presente regolamento si svolgono nell'ambito di un comitato  consultivo, composto dai rappresentanti degli Stati membri e presieduto da un rappresentante della  Commissione. Le consultazioni si effettuano immediatamente, a richiesta di uno Stato membro oppure  per iniziativa della Commissione e comunque entro un periodo di tempo che consenta di rispettare i  limiti di tempo fissati dal presente regolamento. 2.  Il comitato si riunisce su convocazione del suo presidente. Quest'ultimo comunica agli Stati  membri, nel più breve tempo possibile, tutti gli elementi d'informazione utili. 3.  Qualora sia necessario, si può procedere alle consultazioni con procedura scritta; in questo  caso la Commissione informa gli Stati membri e fissa un termine entro il quale essi possono  esprimere il loro parere o chiedere una consultazione orale. Il presidente prende le disposizioni  necessarie per l'organizzazione della consultazione orale, a condizione che quest'ultima possa  svolgersi entro un termine che consenta di rispettare i limiti di tempo fissati dal presente  regolamento. 4.  Le consultazioni riguardano in particolare: i) l'esistenza del dumping e i metodi da utilizzare per fissare il margine di dumping; ii) l'esistenza e l'entità del pregiudizio; iii) il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping e il pregiudizio; iv) le misure che, nel caso specifico, sono idonee a prevenire il pregiudizio causato dal dumping  oppure a porre rimedio agli effetti del pregiudizio, nonché le modalità di applicazione di tali  misure. Articolo 16 Visite di verifica 1.  La Commissione, se lo ritiene necessario, effettua visite per esaminare la documentazione  contabile di importatori, esportatori, operatori commerciali, agenti, produttori, associazioni e  organizzazioni di categoria, allo scopo di verificare le informazioni comunicate in materia di  dumping e di pregiudizio. In mancanza di una risposta adeguata entro i termini fissati la visita di  verifica può non essere svolta. 2.  Se necessario la Commissione può svolgere inchieste nei paesi terzi, a condizione di aver  ottenuto l'accordo delle imprese interessate e in assenza di obiezioni da parte dei rappresentanti  dei paesi in questione, che devono essere debitamente informati. Non appena ha ottenuto l'accordo  delle imprese interessate, la Commissione comunica alle autorità del paese esportatore i nomi e gli  indirizzi delle imprese da visitare e le date concordate. 3.  Le imprese interessate devono essere informate sulla natura generale delle informazioni da  verificare durante le visite e sugli ulteriori elementi da fornire, fermo restando che nel corso  delle visite possono essere chiesti altri dati particolari, alla luce delle informazioni già  ottenute. 4.  Nelle inchieste svolte in conformità del presente paragrafo la Commissione è assistita da  agenti degli Stati membri che lo abbiano richiesto. Articolo 17 Campionamento 1.  Nei casi in cui il numero di denunzianti, esportatori o importatori, tipi di prodotto o  operazioni è molto elevato, l'inchiesta può essere limitata ad un numero adeguato di parti,  prodotti o operazioni con l'utilizzazione di campioni statisticamente validi, sulla base delle  informazioni disponibili al momento della selezione, oppure al massimo volume rappresentativo della  produzione, delle vendite o delle esportazioni che possa essere adeguatamente esaminato entro il  periodo di tempo disponibile. 2.  La selezione definitiva di parti, tipi di prodotti o operazioni a norma delle disposizioni in  materia di campionamento spetta alla Commissione, anche se di preferenza la scelta del campione  avviene previa consultazione e con il consenso delle parti interessate, a condizione che dette  parti, entro tre settimane della data di apertura dell'inchiesta, si siano manifestate e abbiano  comunicato informazioni sufficienti ai fini della selezione di un campione rappresentativo. 3.  Qualora l'esame sia stato limitato ai sensi del presente articolo, deve comunque essere  determinato un margine di dumping individuale per gli esportatori o i produttori non inseriti nella  selezione iniziale che presentino le informazioni necessarie entro i limiti di tempo fissati dal  presente regolamento, a meno che il numero di esportatori o produttori sia talmente elevato da  rendere l'esame dei singoli casi indebitamente gravoso e da impedire la conclusione dell'inchiesta  entro i termini fissati. 4.  Qualora si decida di ricorrere al campionamento e le parti selezionate o alcune di esse  rifiutino di collaborare in misura tale da incidere sostanzialmente sui risultati dell'inchiesta,  può essere selezionato un nuovo campione. Tuttavia, se la mancata collaborazione continua oppure se  manca il tempo sufficiente per effettuare una nuova selezione, si applicano le disposizioni  pertinenti dell'articolo 18. Articolo 18 Mancata collaborazione 1.  Qualora una parte interessata rifiuti l'accesso alle informazioni necessarie oppure non le  comunichi entro i limiti di tempo fissati dal presente regolamento oppure ostacoli gravemente  l'inchiesta, possono essere elaborate conclusioni provvisorie o definitive, affermative o negative,  in base ai dati disponibili. Se si accerta che una parte interessata ha fornito informazioni false  o fuorvianti, non si tiene conto di tali informazioni e possono essere utilizzati i dati  disponibili. Le parti interessate devono essere informate delle conseguenze della mancata  collaborazione. 2.  La mancanza di una risposta su supporto informatico non deve essere considerata come una forma  di mancata collaborazione, a condizione che la parte interessata dimostri che per presentare la  risposta nella forma richiesta dovrebbe sostenere oneri supplementari o costi aggiuntivi  ingiustificati. 3.  Le informazioni presentate da una parte interessata che non sono perfettamente conformi alle  condizioni richieste non devono essere disattese, a condizione che le eventuali carenze non siano  tali da provocare eccessive difficoltà per l'elaborazione di conclusioni sufficientemente precise e  che le informazioni siano state presentate correttamente entro i termini fissati, siano  verificabili e la parte interessata abbia agito come meglio poteva. 4.  Se le informazioni o gli elementi di prova non sono accettati, la parte che li ha forniti deve  essere immediatamente informata del motivo e avere la possibilità di dare ulteriori spiegazioni  entro il termine specificato. Se le spiegazioni non sono considerate soddisfacenti, i motivi che  hanno giustificato il rifiuto degli elementi di prova o delle informazioni devono essere resi noti  ed indicati nelle eventuali risultanze pubblicate. 5.  Se le conclusioni, comprese quelle relative al valore normale, sono elaborate in conformità  delle disposizioni del paragrafo 1 e in particolare in base alle informazioni contenute nella  denuncia, per quanto possibile e tenendo debitamente conto dei limiti di tempo fissati per  l'inchiesta, tali informazioni devono essere verificate in relazione ai dati disponibili  provenienti da altre fonti obiettive, quali listini prezzi pubblicati, statistiche ufficiali sulle  importazioni e dichiarazioni doganali oppure in relazione alle informazioni ottenute da altre parti  interessate nel corso dell'inchiesta. 6.  L'esito dell'inchiesta per una parte interessata che non collabora oppure collabora solo in  parte, impedendo in tal modo l'accesso ad informazioni pertinenti, può essere meno favorevole  rispetto alle conclusioni che eventualmente sarebbero state raggiunte se la parte avesse  collaborato.Articolo 19 Trattamento riservato 1.  Le informazioni che sono di per sé stesse riservate (per esempio perché la loro divulgazione  implicherebbe un significativo vantaggio concorrenziale per un concorrente oppure danneggerebbe  gravemente la persona che ha fornito l'informazione o la persona dalla quale l'ha ottenuta) oppure  che sono comunicate a titolo riservato dalle parti interessate dall'inchiesta, per motivi  debitamente giustificati, devono essere trattate come tali dalle autorità. 2.  Alle parti interessate che comunicano informazioni riservate viene chiesto di presentare un  riassunto non riservato, sufficientemente particolareggiato affinché la sostanza delle informazioni  presentate a titolo riservato possa essere adeguatamente compresa. In circostanze eccezionali le  parti possono precisare che tali informazioni non si prestano ad essere riassunte, comunicando i  motivi che giustificano tale impossibilità. 3.  Se si ritiene che la domanda di trattamento riservato non sia giustificata e la parte che ha  comunicato le informazioni non è disposta a renderle pubbliche, né ad autorizzarne la divulgazione  in termini generici o sintetici, tali informazione possono essere disattese, a meno che la loro  esattezza sia adeguatamente dimostrata da fonti attendibili. Le domande di trattamento riservato  non devono essere respinte arbitrariamente. 4.  Il presente articolo non osta alla pubblicazione di informazioni generali da parte della  Comunità ed in particolare dei motivi che hanno giustificato le decisioni prese in forza del  presente regolamento, né alla pubblicazione dei fatti su cui le autorità comunitarie si sono basate  qualora essa sia necessaria per giustificare detti motivi nel corso di procedimenti giudiziari.  Tale pubblicazione deve tener conto del legittimo interesse delle parti in causa a non vedere  divulgati i loro dati riservati. 5.  Il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri, nonché i loro agenti, sono tenuti a non  divulgare, salvo esplicita autorizzazione della parte che le ha fornite, le informazioni ricevute  in applicazione del presente regolamento per le quali è stato chiesto il trattamento riservato. Le  informazioni scambiate tra la Commissione e gli Stati membri oppure le informazioni relative alle  consultazioni svolte a norma dell'articolo 15 o i documenti interni preparati dalle autorità della  Comunità o dagli Stati membri non sono divulgate, salvo diversa disposizione del presente  regolamento. 6.  Le informazioni ricevute in applicazione del presente regolamento possono essere utilizzate  soltanto per lo scopo per il quale esse sono state richieste. Articolo 20 Divulgazione di informazioni 1.  I denunzianti, gli importatori, gli esportatori e le loro associazioni rappresentative e i  rappresentanti del paese esportatore possono chiedere di essere informati degli elementi specifici  dei principali fatti e considerazioni in base ai quali sono state istituite le misure provvisorie.  Le domande di informazioni devono essere presentate per iscritto immediatamente dopo l'istituzione  delle misure provvisorie e le informazioni sono comunicate il più rapidamente possibile per  iscritto. 2.  Le parti di cui al paragrafo 1 possono chiedere di essere informate dei principali fatti e  considerazioni in base ai quali si intende raccomandare l'istituzione di misure definitive oppure  la chiusura di un'inchiesta o di un procedimento senza l'istituzione di misure definitive, in  particolare per quanto riguarda eventuali fatti e considerazioni diversi da quelli utilizzati per  le misure provvisorie. 3.  Le domande di informazioni a norma del paragrafo 2 devono essere inviate alla Commissione per  iscritto ed essere ricevute, qualora sia stato istituito un dazio provvisorio, entro un mese a  decorrere dalla data di pubblicazione dell'istituzione del dazio. Se non è stato istituito un dazio  provvisorio, le parti hanno la possibilità di chiedere informazioni finali entro i termini fissati  dalla Commissione. 4.  Le informazioni sono comunicate per iscritto, tenendo debitamente conto dell'esigenza di  tutelare le informazioni riservate, il più rapidamente possibile e comunque entro un mese prima  della decisione definitiva o della presentazione di qualsiasi proposta di azione definitiva, a  norma dell'articolo 9, da parte della Commissione. Eventuali fatti e considerazioni che la  Commissione non può comunicare al momento della risposta sono resi noti successivamente il più  rapidamente possibile. La divulgazione delle informazioni non pregiudica qualsiasi eventuale  decisione della Commissione o del Consiglio, ma, qualora tale decisione si basi su fatti o  considerazioni diversi, questi ultimi sono comunicati il più rapidamente possibile. 5.  Le osservazioni presentate dopo la comunicazione finale sono prese in considerazione unicamente  se sono ricevute entro un termine fissato dalla Commissione, in ciascun caso, in funzione  dell'urgenza della questione e comunque non inferiore a 10 giorni. Articolo 21 Interesse della Comunità 1.  A norma del presente regolamento, per decidere se sia necessario intervenire nell'interesse  della Comunità devono essere valutati i diversi interessi nel loro complesso, compresi quelli  dell'industria comunitaria, degli utilizzatori e dei consumatori. Una decisione a norma del  presente articolo può essere presa unicamente se tutte le parti hanno avuto la possibilità di  comunicare le loro osservazioni in conformità del paragrafo 2. Per valutare l'interesse della  Comunità deve essere presa in particolare considerazione l'esigenza di eliminare gli effetti del  dumping in termini di distorsioni degli scambi e di ripristinare una concorrenza effettiva. Le  misure stabilite in base al dumping e al pregiudizio accertati possono non essere applicate se le  autorità, alla luce delle informazioni presentate, concludono che l'applicazione di tali misure non  è nell'interesse della Comunità. 2.  Affinché le autorità possano tener conto, in base a validi elementi, di tutte le osservazioni e  informazioni per decidere se l'istituzione delle misure sia nell'interesse della Comunità, i  denunzianti, gli importatori e le loro associazioni rappresentative, gli utilizzatori  rappresentativi e le organizzazioni rappresentative dei consumatori possono manifestarsi e  comunicare informazioni alla Commissione, entro i termini specificati nell'avviso di apertura  dell'inchiesta antidumping. Tali informazioni oppure i relativi riassunti sono comunicati alle  altre parti citate nel presente articolo, che possono presentare le loro osservazioni in merito. 3.  Le parti che hanno agito in conformità del paragrafo 2 possono chiedere un'audizione. Le  domande devono essere presentate entro i termini fissati nel paragrafo 2 e precisare i motivi, in  termini di interesse della Comunità, per i quali le parti dovrebbero essere sentite. 4.  Le parti che hanno agito in conformità del paragrafo 2 possono comunicare osservazioni  sull'applicazione di eventuali dazi provvisori istituiti. Tali osservazioni, per poter essere prese  in considerazione, devono essere ricevute entro un mese a decorrere dall'applicazione delle misure  e, integralmente oppure in forma di riassunto, sono comunicate alle altre parti, che possono  presentare osservazioni in merito. 5.  La Commissione esamina le informazioni presentate correttamente e decide in che misura esse  sono rappresentative. I risultati di questa analisi e un parere sul merito sono comunicati al  comitato consultivo. La Commissione tiene conto del parere espresso dal comitato ai fini di  eventuali proposte a norma dell'articolo 9. 6.  Le parti che hanno agito in conformità del paragrafo 2 possono chiedere di essere informate sui  fatti e sulle considerazioni in base ai quali saranno probabilmente prese le decisioni definitive.  Tali informazioni devono essere comunicate per quanto possibile e senza pregiudizio di qualsiasi  decisione successiva della Commissione o del Consiglio. 7.  A norma del presente articolo le informazioni sono prese in considerazione unicamente se sono  sostenute da elementi di prova effettivi che ne dimostrano la validità. Articolo 22 Disposizioni finali Il presente regolamento non osta all'applicazione: i) di eventuali norme speciali stabilite da accordi conclusi tra la Comunità e i paesi terzi; ii)dei regolamenti comunitari nel settore agricolo e del regolamento (CEE) n. 1059/69 del  Consiglio, del 28 maggio 1969, che determina il regime di scambi applicabile a talune merci  risultanti dalla trasformazione di prodotti agricoli (1), del regolamento (CEE) n. 2730/75 del  Consiglio, del 29 ottobre 1975, relativo al glucosio e al lattosio (2), e del regolamento (CEE) n.  2783/75 del Consiglio, del 29 ottobre 1975, che instaura un regime comune di scambi per  l'ovoalbumina e la lattoalbumina (3); le disposizioni del presente regolamento possono essere  applicate in maniera complementare a quella dei regolamenti suddetti e in deroga alle disposizioni  degli stessi che ostano all'applicazione dei dazi antidumping; iii) di misure speciali, purché non siano incompatibili con gli obblighi assunti a norma del GATT. Articolo 23 Abrogazione della normativa vigente Il regolamento (CEE) n. 2423/88 è abrogato. I riferimenti fatti a detto regolamento devono  intendersi come fatti al presente regolamento. Articolo 24 Entrata in vigore Il presente regolamento entra in vigore il 1o gennaio 1995. Esso si applica ai procedimenti, alle  inchieste di riesame provvisorio iniziate dopo il 1o settembre 1994 e alle inchieste di riesame in  previsione della scadenza per le quali l'avviso dell'imminente scadenza delle misure è stato  pubblicato dopo la stessa data. Tuttavia, per i procedimenti iniziati a norma dell'articolo 5,  paragrafo 9, le disposizioni relative ai limiti di tempo si applicano dopo la data che sarà  specificata dal Consiglio in una decisione da adottarsi a maggioranza qualificata entro il 1o  aprile 1995, in base ad una proposta che la Commissione presenterà al Consiglio non appena saranno  disponibili le necessarie risorse di bilancio. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente  applicabile in ciascuno degli Stati membri. Fatto a Bruxelles, addì 22 dicembre 1994. Per il Consiglio Il Presidente H. SEEHOFER (1) Parere reso il 14 dicembre 1994 (non ancora pubblicato nella Gazzetta  ufficiale). (2) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 521/94 (GU  n. L 66 del 10. 3. 1994, pag. 7) e dal regolamento (CE) n. 522/94 (GU n. L 66 del 10. 3. 1994, pag.  10). (1) GU n. L 67 del 10. 3. 1994, pag. 89. (1) GU n. L 302 del 19. 10. 1992, pag. 1. (1) GU n. L 141 del 12. 6. 1969, pag. 1. (2) GU n. L 281 dell'1. 11. 1975, pag. 20. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CEE)  n. 222/88 della Commissione (GU n. L 28 dell'1. 2. 1988, pag. 1). (3) GU n. L 282 dell'1. 11. 1975, pag. 104. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CEE)  n. 4001/87 della Commissione (GU n. L 377 del 31. 12. 1987, pag. 44).