CELEX: C2005/155/19
Language: it
Date: 2005-06-25 00:00:00
Title: Causa C-193/05: Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro il Granducato di Lussemburgo, proposto il 29 aprile 2005

25.6.2005   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 155/10
            
         Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro il Granducato di Lussemburgo, proposto il 29 aprile 2005
   (Causa C-193/05)
   (2005/C 155/19)
   lingua processuale: il francese
   Il 29 aprile 2005 la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dalla sig.ra D. Maidani e dal sig. H. Støvlbæk, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, ha proposto, dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee, un ricorso contro il Granducato di Lussemburgo.
   La Commissione delle Comunità europee chiede che la Corte voglia:
   
               (1)
            
            
               dichiarare che il Granducato di Lussemburgo, avendo mantenuto, per coloro che si vogliano stabilire con il titolo professionale di origine, taluni obblighi vertenti sulle conoscenze linguistiche, il divieto di esercitare l'attività di domiciliatario e l'obbligo di riprodurre ogni anno un certificato dello Stato membro d'origine, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 febbraio 1998, 98/5/CE (1), volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica, e in particolare degli artt. 2, 3 e 5 di tale direttiva;
            
         
               (2)
            
            
               condannare il Granducato di Lussemburgo alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti:
   L'introduzione di una verifica linguistica quale atto previo all'iscrizione dell'avvocato europeo all'albo degli avvocati è contraria all'obiettivo generale della direttiva, che è quello di facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica e viola, in particolare, l'art. 3, n. 2, di tale direttiva, ai sensi del quale lo Stato membro ospitante procede all'iscrizione dell'avvocato esclusivamente «su presentazione del documento attestante l'iscrizione di questi presso la corrispondente autorità competente dello Stato membro di origine».
   Il divieto di essere domiciliatario è contrario all'art. 5, n. 1, ai sensi del quale l'avvocato europeo «svolge le stesse attività professionali dell'avvocato che esercita con il corrispondente titolo professionale dello Stato membro ospitante».
   Nella risposta al parere motivato, il governo lussemburghese dichiara di avere preso atto dell'argomento della Commissione secondo cui l'obbligo di riprodurre ogni anno il documento attestante l'iscrizione presso la corrispondente autorità competente dello Stato membro di origine costituisce un onere amministrativo ingiustificato alla luce delle disposizioni della direttiva.
   La Commissione constata tuttavia che, al momento, tale obbligo, contrario ai termini della direttiva per i motivi esposti nel parere motivato, rimane presente nella legge 13 novembre 2002, che recepisce la direttiva 98/5 nel diritto lussemburghese.
   
      (1)  GU L 77 del 14 marzo 1998, pag. 36.