CELEX: C2004/179/29
Language: it
Date: 2004-07-10 00:00:00
Title: causa T-170/04: Ricorso di FederDOC — Confederazione nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini italiani e altri contro la Commissione delle Comunità europee, proposto il 18 maggio 2004

10.7.2004   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 179/15
            
         Ricorso di FederDOC — Confederazione nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini italiani e altri contro la Commissione delle Comunità europee, proposto il 18 maggio 2004
   (causa T-170/04)
   (2004/C 179/29)
   Lingua processuale: l'italiano
   Il 18 maggio 2004, FederDOC — Confederazione nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini italiani e altri, con gli avvocati Luciano Spagnuolo Vigorita, Paolo Tanoni e Roberto Gandin, hanno proposto dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee un ricorso contro la Commissione europea.
   I ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:
   
               —
            
            
               disporre l'annullamento del regolamento (CE) n. 316/2004 della Commissione del 20 febbraio 2004, pubblicato sulla 
                     Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 55 del 24 febbraio 2004, pag. 16, recante modifica del regolamento (CE) n. 753/2002 che fissa talune modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1493/1999 del Consiglio per quanto riguarda la designazione, la denominazione, la presentazione e la protezione di taluni prodotti vitivinicoli,
            
         
               —
            
            
               in via alternativa subordinata, disporre l'annullamento, totale o parziale, dell'articolo 1, paragrafi 3, 8.a, 9.a, 9.b, 10 e 18 (e di conseguenza l'allegato II), del regolamento n. 316/2004,
            
         
               —
            
            
               condannare la Commissione alla rifusione delle spese.
            
         Motivi e principali argomenti
   Il presente ricorso si rivolge contro il regolamento (CE) n. 316/2004 della Commissione, del 20 febbraio 2004, recante modifiche del regolamento (CE) n. 753/2002 che fissa talune modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1493/1999 del Consiglio, per quanto riguarda la designazione, la denominazione, la presentazione e la protezione di taluni prodotti vitivinicoli (1).
   I ricorrenti, in sostanza, avvertono il reale pericolo che, con l'attuazione del regolamento impugnato, possa determinarsi una sorta di liberalizzazione, a favore dei produttori di paesi terzi, per quanto riguarda l'uso delle seguenti menzioni tradizionali, che contraddistinguono particolari vini italiani noti in tutto il mondo: Amarone, Cannellino, Brunello, Est!Est!Est!, Falerno, Governo all'uso toscano, Gutturnio, Lacryma Christi, Lambiccato, Morellino, Recioto, Sciacchetrà, Sciac-trà, Sforzato (o Sfurzat), Torcolato, Vergine, Vino Nobile, Vin santo (o Vino Santo o Vinsanto). Ciò rappresenterebbe una lesione della posizione faticosamente raggiunta dai produttori degli Sati membri nel mercato vitivinicolo (produttori vincolati al rispetto di rigidi parametri quantitativi e qualitativi) e, soprattutto, si tradurrebbe in una inaccettabile lesione dell'affidamento dei consumatori: i produttori dei paesi terzi non sarebbero infatti tenuti ad osservare i relativi disciplinari di produzione e, pertanto, potrebbero finire per mettere in commercio in ambito comunitario prodotti privi delle qualità enologiche ed organolettiche che, invece, i vini in questione devono possedere.
   Tutti i ricorrenti sono, in base alla normativa nazionale, legittimati a vigilare sull'uso delle suddette menzioni tradizionali o, comunque, ad utilizzarle.
   A sostegno delle loro pretensioni, i ricorrenti ritengono, in particolare, che la Commissione abbia operato al di là delle competenze ad essa attribuite ed abbia emanato il regolamento impugnato, privo di adeguata motivazione, senza avere ottenuto la preventiva pronuncia del Comitato di gestione per i vini istituito con il regolamento n. 1493/1999 e senza avere prima interpellato i ricorrenti stessi.
   I ricorrenti inoltre ritengono che alcune disposizioni del regolamento impugnato violino importanti principi rinvenibili nel Trattato CE, come quelli in materia di agricoltura, concorrenza, protezione dei consumatori, uguaglianza, proporzionalità, diritti quesiti e certezza del diritto. Precise norme del regolamento n. 1493/1999 (concretamente gli articoli 47, 48 e 49) risultano poi violate dal regolamento impugnato, che si pone altresì in contrasto con quanto disposto negli articoli 23, paragrafo 3, e 24, paragrafo 4, dal cosiddetto Accordo TRIps di Marrakeck del 15 aprile 1994 (Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio), di cui la Comunità Europea è parte.
   I ricorrenti fanno anche valere la violazione, dal regolamento impugnato, del dovere di motivazione degli atti.
   
      (1)  GU L 55 del 24.02.2004, pag. 16