CELEX: 51998PC0394(01)
Language: it
Date: 1998-07-22
Title: Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modificazione del regolamento (CEE) n. 1612/68 del Consiglio relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità

Avis juridique important

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51998PC0394(01)

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modificazione del regolamento (CEE) n. 1612/68 del Consiglio relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità  /* COM/98/0394 def. - COD 98/0229 */  

Gazzetta ufficiale n. C 344 del 12/11/1998 pag. 0009

Proposta di regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio recante modificazione del regolamento (CEE) n. 1612/68 del Consiglio relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità (98/C 344/07) (Testo rilevante ai fini del SEE) COM(1998) 394 def. - 98/0229(COD)(Presentata dalla Commissione il 14 ottobre 1998)IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 49,vista la proposta della Commissione,visto il parere del Comitato economico e sociale,deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 189 B del trattato,(1) considerando che è opportuno garantire che la situazione giuridica dei lavoratori degli Stati membri che si spostano all'interno della Comunità per motivi di lavoro nonché dei loro familiari si adatti all'evoluzione dell'integrazione europea;(2) considerando che l'articolo 8 del trattato ha istituito la cittadinanza dell'Unione e che la libera circolazione dei lavoratori senza ostacoli costituisce un elemento essenziale di tale cittadinanza;(3) considerando che il contributo europeo alle politiche nazionali dell'occupazione, come riconosciuto dalla risoluzione del Consiglio, del 15 dicembre 1997, sugli orientamenti in materia di occupazione per il 1998 (1), esige la piena mobilità dei lavoratori; che la mobilità è un elemento importante per facilitare l'adattabilità e la capacità di accesso all'occupazione dei lavoratori agevolando la formazione in altri Stati membri, nonché l'acquisizione di un'esperienza professionale in altri Stati membri;(4) considerando che è indispensabile procedere ad un adattamento del regolamento (CEE) n. 1612/68 del Consiglio (2), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 2434/92 (3) al nuovo contesto socioeconomico e politico della Comunità e che occorre integrare nella legislazione i principi della giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee in tale materia;(5) considerando che le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli «handicap», l'età o le tendenze sessuali rappresentano un ostacolo all'esercizio della libera circolazione dei lavoratori e dei loro familiari; che l'integrazione nello Stato ospitante dei lavoratori e dei loro familiari i quali esercitano il loro diritto alla libera circolazione può essere fortemente ostacolata da tali discriminazioni ed è dunque essenziale vietarle nel campo di applicazione del presente regolamento;(6) considerando che la libera circolazione dei lavoratori implica l'integrazione piena ed effettiva del lavoratore migrante e dei suoi familiari; che la riunificazione familiare deve essere estesa per evitare che l'esercizio del diritto alla libera circolazione da parte del lavoratore provochi la divisione del nucleo familiare;(7) considerando che l'integrazione dei familiari può essere portata a termine solo in presenza di un'autentica integrazione giuridica; che si rivela quindi necessario concedere diritti autonomi ai familiari affinché possano far valere in modo autonomo il loro diritto alla parità di trattamento, pur conservando il nesso tra questi diritti e la qualità di membro della famiglia;(8) considerando che i familiari, in particolare quelli che non sono cittadini dell'Unione, non possono essere privati della tutela giuridica relativa al diritto di soggiorno in caso di scioglimento del matrimonio; che è dunque necessario garantire loro il diritto di restare nello Stato membro ospitante dopo un periodo di residenza di tre anni, a partire dal quale è presumibile che si siano sufficientemente integrati nello Stato ospitante;(9) considerando che, nell'ambito dell'esercizio effettivo del diritto fondamentale della libera circolazione dei lavoratori e nella prospettiva di migliorare le condizioni per la creazione di posti di lavoro nella Comunità, è opportuno eliminare gli ostacoli tuttora esistenti sul piano dei diritti individuali alla mobilità dei lavoratori, in particolare quelli derivanti dal fatto che il requisito di territorialità limita l'applicazione della parità di trattamento e rende difficile tener conto delle circostanze professionali e personali del lavoratore quando si sono verificate in un altro Stato membro rispetto a quello in cui è occupato il lavoratore;(10) considerando che la situazione dell'occupazione nella Comunità e gli orientamenti in materia di occupazione presuppongono la necessità di garantire ai lavoratori la possibilità di circolare liberamente all'interno della Comunità al fine di cercare un posto di lavoro o di svolgere un tirocinio di formazione professionale; che i lavoratori devono beneficiare di tutte le possibilità di riqualificazione, riconversione e riorientamento professionale onde rafforzare la propria capacità di accesso all'occupazione e la propria adattabilità;(11) considerando che occorre modificare di conseguenza il regolamento (CEE) n. 1612/68,HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:Articolo 1 Il regolamento (CEE) n. 1612/68 è così modificato:1) All'articolo 1, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:«1. I cittadini di uno Stato membro, qualunque sia il loro luogo di residenza, hanno diritto di cercare un posto di lavoro, accedere ad un tirocinio di formazione professionale o ad un'attività di lavoro subordinato e di esercitarla sul territorio di un altro Stato membro, secondo le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative che disciplinano l'occupazione dei lavoratori cittadini di detto Stato.»2) È inserito il seguente articolo 1 bis:«Articolo 1 bisNel campo di applicazione del presente regolamento, è vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli "handicap", l'età o le tendenze sessuali.»3) All'articolo 5, è aggiunto il seguente comma:«Parimenti esso riceve il sostegno previsto per i cittadini di detto altro Stato membro al fine di svolgere un'attività di lavoro subordinato o di accedere ad un tirocinio di formazione professionale.»4) L'articolo 7 è così modificato:a) i paragrafi 1, 2 e 3 sono sostituiti dal seguente testo:«1. Il lavoratore cittadino di uno Stato membro non può ricevere sul territorio degli altri Stati membri, a motivo della propria cittadinanza, un trattamento diverso da quello dei lavoratori nazionali per quanto concerne tutte le condizioni di assunzione e di lavoro, in particolare in materia di salute, sicurezza e igiene, nonché in materia di retribuzione, licenziamento, reintegrazione professionale o ricollocamento se disoccupato o se è vittima di una totale o parziale inabilità al lavoro.2. Il lavoratore cittadino di uno Stato membro gode degli stessi vantaggi economici, fiscali, sociali, culturali e di altro genere riconosciuti ai cittadini nazionali.3. Il lavoratore cittadino di uno Stato membro fruisce, allo stesso titolo ed alle stesse condizioni dei lavoratori nazionali, dell'accesso a tutti i livelli di insegnamento ed alla formazione professionale, universitaria e non universitaria, al riadattamento e alla rieducazione, al perfezionamento ed alla riconversione professionali.»;b) è aggiunto il seguente paragrafo 5:«5. Qualora in uno Stato membro la determinazione delle condizioni di lavoro, l'avanzamento nella carriera professionale o la concessione di determinati vantaggi ai lavoratori presupponga il verificarsi di taluni fatti od avvenimenti, sono attribuiti i medesimi effetti e concessi i medesimi vantaggi a fatti ed avvenimenti analoghi verificatisi in qualsiasi altro Stato membro.»5) È inserito l'articolo 7 bis seguente:«Articolo 7 bisGli Stati membri non possono rifiutare la concessione dei vantaggi di cui all'articolo 7, paragrafo 2, al cittadino di uno Stato membro occupato sul loro territorio pur risiedendo sul territorio di un altro Stato.»6) All'articolo 8, paragrafo 1, primo comma, la seconda parte della prima frase è sostituita dalla seguente:«egli può essere escluso dalla partecipazione alla gestione di organismi di diritto pubblico e dall'esercizio di una funzione di diritto pubblico solo qualora le funzioni da esercitare implichino l'esercizio dei pubblici poteri e la tutela degli interessi generali dello Stato o delle altre collettività territoriali.»7) All'articolo 9, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:«1. Il lavoratore cittadino di uno Stato membro occupato sul territorio di un altro Stato membro gode di tutti i diritti e vantaggi accordati ai lavoratori nazionali per quanto riguarda l'alloggio, ivi compresi l'accesso alla proprietà dell'alloggio di cui necessita e i relativi mezzi di finanziamento e sovvenzioni.»8) È inserito il seguente articolo 9 bis:«Articolo 9 bisGli articoli 7, 8 e 9 si applicano al cittadino di uno Stato membro che eserciti un'attività sul territorio di uno Stato membro e venga distaccato dal datore di lavoro nel territorio di un altro Stato membro, oppure di un paese terzo, nonché al lavoratore cittadino di uno Stato membro occupato in un paese terzo, purché il suo rapporto di lavoro abbia sufficienti collegamenti con il diritto di uno Stato membro.»9) Gli articoli 10 e 11 sono sostituiti dai seguenti:«Articolo 101. Hanno diritto di risiedere con il lavoratore cittadino di uno Stato membro occupato sul territorio di un altro Stato membro, indipendentemente dalla loro cittadinanza, i soggetti seguenti:a) il coniuge o la persona ad esso equiparata secondo la legge dello Stato membro ospitante, e i loro discendenti,b) gli ascendenti e gli ascendenti del coniuge,c) ogni altro familiare o familiare del coniuge, purché sia a carico del lavoratore, oppure viva, nello stesso domicilio del lavoratore.2. Gli Stati membri favoriscono l'ammissione dei familiari che non fruiscono delle disposizioni del paragrafo 1, purché siano a carico o vivano nel paese di provenienza, nello stesso domicilio del lavoratore di cui al paragrafo 1.3. I familiari che hanno il diritto di soggiorno in uno Stato membro in forza dei paragrafi 1 e 2 godono di tutti i vantaggi economici, fiscali, sociali, culturali e di altro genere riconosciuti ai cittadini di detto Stato membro.4. I familiari di cui al presente articolo, cittadini di paesi terzi, conservano il diritto di soggiorno nello Stato membro di residenza in caso di scioglimento del matrimonio, purché vi abbiano risieduto in forza del presente articolo per un periodo di tre anni consecutivi.Le modalità per il rilascio di un titolo di soggiorno a detti familiari dopo lo scioglimento del matrimonio sono stabilite dall'articolo 4 bis della direttiva 68/360/CEE del Consiglio (*).Articolo 11I familiari di un cittadino di uno Stato membro che eserciti sul territorio di uno Stato membro un'attività di lavoro subordinato o autonomo, contemplati all'articolo 10, hanno il diritto di accedere a qualsiasi attività di lavoro subordinato od autonomo su tutto il territorio di detto Stato e di esercitarla secondo le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative all'occupazione dei lavoratori cittadini di detto Stato. Tale diritto permane in caso di scioglimento del matrimonio, purché il richiedente abbia risieduto sul territorio in forza dell'articolo 10, paragrafo 1, per un periodo di almeno cinque anni consecutivi.(*) GU L 257 del 19.10.1968, pag. 13.»10) All'articolo 12, il primo comma è sostituito dal seguente:«I familiari di un lavoratore cittadino di uno Stato membro che sia o sia stato occupato sul territorio di un altro Stato membro, contemplati all'articolo 10, sono ammessi a frequentare i corsi d'insegnamento generale, di apprendistato e di formazione professionale, universitaria e non universitaria, alle stesse condizioni previste per i cittadini di tale Stato, se i familiari stessi risiedono sul suo territorio.»Articolo 2 Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.(1) GU C 30 del 28.1.1998, pag. 1.(2) GU L 257 del 19.10.1968, pag. 2.(3) GU L 245 del 26.8.1992, pag. 1.