CELEX: 51999PC0296
Language: it
Date: 1999-06-16
Title: Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sui requisiti di rendimento energetico dei reattori per lampade fluorescenti

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51999PC0296

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sui requisiti di rendimento energetico dei reattori per lampade fluorescenti  /* COM/99/0296 def. - COD 99/0127 */  

Gazzetta ufficiale n. C 274 E del 28/09/1999 pag. 0010 - 0015

Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sui requisiti di rendimento energetico dei reattori per lampade fluorescenti(presentata dalla Commissione)RELAZIONE1.  Il rendimento energetico - situazione generaleCome emerge dal Libro bianco "Una politica energetica per l'Unione europea" (1) il maggior rendimento dell'energia utilizzata costituisce il filo conduttore della politica energetica della Comunità europea, poiché un miglior rendimento energetico soddisfa i tre obiettivi della politica energetica, ovvero la garanzia di approvvigionamento, di competitività e di tutela dell'ambiente. Il rendimento energetico riduce il consumo di energia, e di conseguenza la quantità di risorse esauribili utilizzate, nonché la dipendenza da fonti energetiche importate da paesi extracomunitari. Inoltre nel miglioramento dell'efficienza energetica soggiace un notevole beneficio economico potenziale (poiché il valore dell'energia risparmiata permette di ammortizzare in pochi anni i costi della maggiore efficienza), che non può essere realizzato altrimenti sul mercato. In altre parole il miglioramento del rendimento energetico può migliorare la posizione concorrenziale dell'industria e del commercio comunitari, in quanto permette di utilizzare meno energia per un dato risultato e apporta quindi un beneficio economico agli utilizzatori dell'energia. Tuttavia sull'attuale scena politica l'aspetto più importante del rendimento energetico è quello della generazione di biossido di carbonio (CO2) e delle relative emissioni nell'atmosfera, principale causa dell'effetto serra. L'efficienza energetica rappresenta pertanto una delle più importanti campagne politiche per il conseguimento dell'obiettivo comunitario di riduzione delle emissioni di CO2.(1)  COM(95) 682 def.Molte iniziative per migliorare il rendimento energetico hanno anche una dimensione di mercato interno, in quanto vertono sui requisiti delle apparecchiature che consumano energia commercializzate nella Comunità; per prevenire potenziali ostacoli agli scambi, tali requisiti devono essere armonizzati a livello comunitario. Inoltre il mercato interno presuppone che nei limiti del possibile il settore industriale e commerciale operino a parità di condizioni in tutta la Comunità, il che a maggior ragione richiede una cooperazione tra gli Stati membri in materia di energia e di aspetti ambientali connessi. Tuttavia la definizione precisa delle misure volte a migliorare il rendimento energetico dovrà spesso tenere conto di diverse situazioni e possibilità nazionali, e laddove non sia indispensabile l'intervento comunitario potrà essere demandata alla competenza nazionale, conformemente al principio di sussidiarietà. Tutte queste considerazioni, relative ad obiettivi comuni in campo energetico ed ambientale, al mercato interno ed al principio di sussidiarietà, forniscono il contesto in cui si sono sviluppati gli interventi sul rendimento energetico che descriviamo nel seguito.Data la particolare importanza che l'elettricità riveste nel settore energetico, occupando circa il 35% dell'uso totale di energia primaria e generando circa il 30% delle emissioni di CO2 antropiche nell'atmosfera, il 5 giugno 1989 il Consiglio ha adottato una decisione concernente un programma d'azione comunitario per un impiego più efficiente dell'energia elettrica, denominato PACE (2). La decisione prevede che gli Stati membri gestiscano delle azioni e la Commissione le coordini, salvo condurre ove opportuno interventi propri. L'importanza del rendimento energetico rispetto alla riduzione delle emissioni di CO2 è ribadita nella decisione del Consiglio del 29 ottobre 1991, che istituisce il programma SAVE (3), volto a dare nuovo impulso alla promozione dell'efficienza energetica nella Comunità. Questo programma descrive il tipo di interventi da perseguire, ovvero iniziative che toccano tutte le aree dell'economia che consumano energia, (edilizia, settore dei trasporti, industria, ecc.), nonché i metodi da adottare per promuoverle (informazione, accordi negoziali, requisiti di rendimento minimi, campagne promozionali ecc.). Recentemente, il 16 dicembre 1996, il Consiglio ha deciso un programma pluriennale (SAVE II) (4) per proseguire e consolidare il programma SAVE, che incorpora tra l'altro il programma PACE. L'esigenza di consolidare i provvedimenti per la promozione dell'energia è ribadita nella recente Comunicazione della Commissione su "L'efficienza energetica nella Comunità europea - verso una strategia per l'uso razionale dell'energia" (5), le cui principali conclusioni sono state riprese dal Consiglio nella risoluzione relativa all'efficienza energetica nella Comunità europea (6): essa auspica di realizzare il consolidamento mediante l'uso generalizzato delle procedure di etichettatura, certificazione e normalizzazione e di accordi negoziati su base volontaria.(2)  GU L 157 del 9.6.1989, pag. 32. La sigla deriva dal nome in francese: "Programme d'action communautaire visant à améliorer l'efficacité de l'utilisation de l'électricité".(3)  GU L 307 dell'8.11.1991, pag. 34. Promozione dell'efficienza energetica nella Comunità.(4)  GU L 335 del 24.12.1996.(5)  COM(98) 246 def.(6)  GU C 394 del 17.12.1998.Inoltre, come già accennato, le misure sul rendimento energetico che si applicano a beni scambiabili devono essere istituite su base comunitaria, onde evitare gli ostacoli agli scambi che potrebbero risultare da regolamentazioni a livello nazionale. A questo proposito il programma SAVE prevede iniziative per migliorare il rendimento energetico delle attrezzature che consumano energia. Il 21 maggio 1992 è stata adottata una direttiva (7) che stabilisce i requisiti di rendimento per le caldaie domestiche, la prima direttiva di questo genere. Il 3 settembre 1996 è stata adottata una direttiva (8) sui requisiti di rendimento per i frigoriferi domestici. La Commissione prevede di continuare e rafforzare le sue attività di trasformazione del mercato delle apparecchiature destinate al consumo finale, e prevede in particolare di introdurre (mediante regolamentazione o accordi negoziali) requisiti minimi di rendimento per elettrodomestici, motori elettrici, caldaie ad acqua elettriche, condizionatori d'aria, pompe, ecc.(7)  GU L 167 del 22.6.1992.(8)  GU L 236 del 18.9.1996.Si è già detto che i requisiti di rendimento minimi costituiscono un elemento essenziale di qualunque strategia sul rendimento energetico. Si noti che in tre documenti diversi redatti dal Consiglio nell'ultimo anno "relazione al Consiglio europeo di Vienna, follow up di Cardiff, 11-12 dicembre 1998, sull'integrazione ambientale e lo sviluppo sostenibile nel settore della politica energetica"; risoluzione del Consiglio (9) del 7 dicembre 1998 relativa all'"efficienza energetica nella Comunità europea"; decisione 2179/98/CE (10) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 1998, relativa "al riesame del programma comunitario di politica ed azione a favore dell'ambiente e di uno sviluppo sostenibile «Per uno sviluppo durevole e sostenibile»" si fa esplicita menzione del ruolo fondamentale dei requisiti di rendimento per le apparecchiature nel conseguimento degli obiettivi ambientali.(9)  GU C 394 del 17.12.1998.(10)  GU L 275 del 10.10.1998, pag.1.2.  Perché è necessario fissare dei requisiti di rendimento energetico?Con il programma SAVE, la Commissione ha studiato i modi per migliorare il rendimento energetico nel settore prioritario dell'illuminazione. Un'analisi approfondita sulle "misure per promuovere l'illuminazione ad alto rendimento energetico nel settore commerciale in Europa (11)", condotta per conto della Commissione europea, conclude che "probabilmente un insieme di norme minime obbligatorie relative al rendimento produrrebbe i maggiori risparmi energetici" e che l'"elaborazione di norme di assorbimento, soprattutto per i reattori per lampade fluorescenti, è una delle azioni più efficaci che la CE potrebbe intraprendere per ridurre il consumo energetico a fini d'illuminazione negli edifici commerciali, e merita quindi ulteriore analisi e sviluppo". Inoltre lo studio indica che le "azioni non connesse a requisiti obbligatori sono probabilmente meno efficaci" e che l'"etichettatura energetica fornirebbe ulteriori informazioni per i responsabili di progetto e delle specifiche e, se opportunamente promossa, potrebbe condurre all'uso di componenti per illuminazione più efficienti. Tuttavia l'effetto che tale programma di etichettatura avrebbe sul consumo energetico è difficile da determinare".(11)  "Measures to Promote Energy Efficiency Lighting in the Commercial Sector in Europe", studio condotto dalla Building Research Establishment, Regno Unito (relazione finale nel dicembre 1994). L'illuminazione degli edifici del settore terziario (edifici del settore commerciale e del settore pubblico) nella Comunità consuma circa 110 terawatt-ora all'anno (TWh/a), ovvero circa il 5% dell'elettricità totale, cui si aggiungono 40 terawatt-ora all'anno per l'illuminazione nel settore industriale e 50 terawatt-ora all'anno nelle abitazioni. I livelli di consumo di elettricità associati alle lampade fluorescenti lineari nel settore industriale, residenziale e terziario sono rispettivamente 35 TWh/a, 3 TWh/a e 67 TWh/a, ovvero in totale 105 TWh/a (lo stesso ordine di grandezza del consumo di frigoriferi e congelatori domestici). Le lampade fluorescenti lineari rappresentano circa il 53% dell'elettricità totale usata nella Comunità a fini di illuminazione.Accade sovente che nel settore commerciale chi acquista gli apparecchi per l'illuminazione non ne sia poi l'utilizzatore, e non si preoccupi quindi dei costi di esercizio: per esempio i proprietari degli edifici adibiti ad uffici tendono ad installare i sistemi di illuminazione più a buon mercato per minimizzare i propri costi, mentre chi poi occuperà gli uffici, e pagherà le bollette dell'elettricità, non ha alcun influsso sulla scelta delle apparecchiature. Poiché le apparecchiature destinate al settore terziario sono selezionate da personale informato dal punto di vista tecnico, che conosce il consumo energetico, l'apposizione di etichette relative al consumo energetico non risulterebbe particolarmente utile. Per il settore commerciale ed industriale la misura più efficace per aumentare il rendimento energetico delle apparecchiature consiste nell'intervenire in fase di produzione, e nella fattispecie nell'introdurre requisiti di rendimento minimi.Il comitato delle associazioni dei costruttori europei di apparecchi per l'illuminazione, il CELMA, ha introdotto nel 1997 uno schema di classificazione dell'"energia" (12), che è ora ampiamente adottato dai produttori di tutta la Comunità. La Commissione riconosce l'utilità dello schema, ma ritiene che una classificazione non basti ad ottenere i risparmi desiderati, in quanto chi acquista un reattore sceglie nella maggior parte dei casi in base a decisioni economiche subottimali e al prezzo di acquisto, piuttosto che in base al costo riferito al ciclo di vita.(12)  Lo schema del CELMA prevede sette classi: la classe D contiene gli alimentatori "ad alta perdita"; la classe C gli alimentatori "convenzionali"; gli alimentatori "a bassa perdita" appartengono alle classi B1 e B2. Gli alimentatori elettronici occupano le classi A3, A2 e A1 (che è riservata agli alimentatori dimmerabili). I requisiti di rendimento minimi costituiscono uno strumento di trasformazione del mercato estremamente efficace, che permette di ottenere con un dispendio minimo un grosso risparmio energetico, soprattutto se gli acquirenti delle attrezzature non sono influenzati da informazioni ed etichette. Numerose parti interessate (principalmente i fabbricanti) si sono dichiarati favorevoli alla conclusione di accordi negoziali (13), in virtù dei quali l'industria elimina gradualmente e volontariamente i prodotti ad alto assorbimento dal mercato.(13)  Due accordi negoziali conclusi di recente, il primo riguardante televisori e videoregistratori ed il secondo lavatrici domestiche, sono stati negoziati tra le associazioni commerciali dei produttori europei e la Commissione.La Commissione ha discusso approfonditamente la possibilità di concludere un accordo negoziale con il CELMA. Quest'ultimo ha tuttavia dichiarato che l'accordo negoziale non costituiva un'opzione percorribile a causa del gran numero di reattori importati nella Comunità. Se i produttori europei si impegnassero alla graduale eliminazione volontaria dei reattori ad alto assorbimento, essi libererebbero un segmento di mercato che sarebbe immediatamente occupato dai produttori di paesi terzi.Tutte le lampade fluorescenti installate sono accompagnate da un reattore. Questo dissipa una notevole quantità di energia, fenomeno che può essere ridotto mediante reattori a bassa perdita. Gli esperti sono concordi nel considerare il reattore un elemento fondamentale per ridurre il consumo energetico. Esistono due tipi di alimentatori: il più comune è il reattore ad avvolgimento, che si suddivide in tre sottotipi, definiti nello schema del CELMA in funzione della perdita di energia che comportano: i reattori "ad alta perdita" (classe D) sono generalmente fabbricati con materiali di scarsa qualità, e sono i più economici; i reattori "convenzionali" (classe C) possono presentare materiali di qualità leggermente più alta (ad esempio rame), e di conseguenza presentano minori perdite di energia, ma un costo maggiore; i reattori "a bassa perdita" (classe B) utilizzano avvolgimenti in rame su nuclei laminati in acciaio di alta qualità, e sono relativamente costosi. Il secondo tipo di alimentatori è il "reattore elettronico", che presenta perdite relativamente basse, simili a quelle dei migliori reattori ad avvolgimento (14). Attualmente tuttavia i reattori elettronici sono significativamente più costosi di quelli con spirale di tungsteno. Poiché gli sviluppi del prossimo futuro consisteranno principalmente nell'affinare la tecnologia esistente, si avranno probabilmente reattori elettronici meno costosi, ma il consumo di energia resterà invariato.(14)  Inoltre le lampade fluorescenti hanno un'efficienza maggiore se associate ad un reattore elettronico, e producono in tal caso il 20% di luminescenza in più rispetto al normale funzionamento con pari potenza a 50 Hz.Si è già detto che esistono ora tecnologie che permettono di produrre reattori ad alto rendimento, e che la gamma del rendimento dei reattori attualmente disponibili sul mercato è estremamente variabile. Inoltre, poiché la quota di mercato delle classi di reattori sopra descritte non è cambiata in modo significativo negli ultimi anni (15), si può concludere che sono necessarie iniziative atte a promuovere il rendimento energetico dei reattori, e nella fattispecie requisiti minimi di efficienza. Questi ultimi presentano un buon rapporto costo-efficacia e sono stati adottati o in via di adozione in molti paesi (16).(15)  Nel 1994 i reattori "ad alta perdita" occupavano una quota di mercato del 15%; i reattori "convenzionali" occupavano il 65% del mercato; i reattori "a bassa perdita" avevano una quota di mercato del 15%; ed i reattori elettronici del 5%.(16)  Tra cui: USA, Canada, Corea del Sud, Filippine, Messico, Nuova Zelanda, Australia e Taiwan.3.  I livelli di efficienza proposti per i reattoriSebbene l'ideale per i consumatori consista in un costo minimo lungo il ciclo di vita, purché il periodo di ammortamento (17) sia inferiore alla durata del reattore, ciò potrebbe richiedere modelli dal prezzo d'acquisto troppo elevato e comportare quindi una diminuzione delle vendite (per esempio gli utilizzatori potrebbero procrastinare la sostituzione dei sistemi di illuminazione). Un criterio economico/tecnico più realistico per l'imposizione di requisiti di rendimento prescrive che i miglioramenti del rendimento abbiano un periodo di ammortamento breve, e comunque inferiore a tre anni (18). La durata del periodo di payback deve essere calibrata in modo da non ripercuotersi negativamente sui produttori sotto forma di calo delle vendite.(17)  Il periodo di ammortamento ("payback") rappresenta il periodo necessario a recuperare l'investimento supplementare del consumatore mediante minori spese di esercizio e un maggior rendimento.(18)  Questo è considerato un tempo di ammortamento accettabile da parte della maggior parte degli utilizzatori finali, sebbene i reali investimenti nel rendimento energetico siano effettuati solo se il tasso di ritorno interno è maggiore del 50%. Questo è un tipico ostacolo di mercato.Come già detto, nel 1997 il comitato delle associazioni europee dei costruttori di apparecchi per illuminazione, il CELMA, ha introdotto uno schema di classificazione. La Commissione ha concluso con i fabbricanti che l'imposizione di livelli minimi di rendimento sarebbe più efficace se si rifacesse allo schema di classificazione del CELMA, in quanto coinciderebbe con una segmentazione del mercato decisa dall'industria e semplificherebbe la vigilanza del mercato.Un'approfondita analisi costi-benefici è stata svolta per conto della Commissione nel 1996 (19), per valutare l'impatto dei requisiti di rendimento minimi. Per dare ai produttori di reattori il tempo di adeguarsi, pur garantendo al contempo un'evoluzione verso livelli di rendimento tecnicamente ed economicamente accettabili, lo studio raccomanda l'adozione di tre livelli progressivi di rendimento minimo, tutti più esigenti di quelli proposti. All'epoca (1996) l'industria ha accettato i livelli della presente proposta, ma secondo un calendario più serrato (20). I requisiti di rendimento della presente proposta si basano sull'analisi costi-benefici di cui sopra e sul dibattito con l'industria. Inoltre nel dicembre 1998 il CELMA ha dichiarato che i costruttori sono d'accordo con i livelli proposti.(19)  "Cost Benefit Analysis of the Implementation of Minimum Efficiency Standards for Fluorescent Lamp Ballasts", studio condotto dal Building Research Establishment, Regno Unito (relazione finale nel settembre 1996).(20)  Lo studio raccomandava uno scenario caratterizzato dal seguente calendario di attuazione: divieto dei reattori di classe D dal 1º gennaio 1998, seguito dal divieto dei reattori di classe C e B2 a partire dal 1º gennaio 2003. L'industria ha accettato lo scenario seguente: divieto dei reattori di classe D a partire dal 1º gennaio 1998 seguito dal divieto dei reattori di classe C dal 1º gennaio 2003 e di quelli di classe B2 dal 1º gennaio 2008.Per minimizzare l'impatto sui produttori è stato previsto un approccio scaglionato, associato a lunghi periodi di transizione prima dell'entrata in vigore di ciascun livello di requisiti di rendimento. Il primo livello della proposta consiste nell'eliminare i reattori di classe D ("ad alta perdita") ed entra in vigore un anno dopo l'adozione della direttiva (presumendo l'adozione il 1º.1.2001, entrerebbe in vigore il 1º.1.2002). Un periodo di transizione di un anno è giudicato sufficiente per i piccoli investimenti ed adeguamenti necessari a conformarsi al primo livello. Dopo tre anni (nella nostra ipotesi il 1º.1.2005) è previsto un secondo livello di rendimento, in virtù del quale verrebbero eliminati i reattori di classe C ("convenzionali"). Poiché questi rappresentano il grosso dell'attuale mercato, per questa fase sono stati concessi tempi piuttosto lunghi: soprattutto se si considera che i fabbricanti hanno concordato questa tappa all'inizio del 1996 (21), si tratta di un periodo di transizione protratto. La terza ed ultima tappa della proposta sarà attuata dopo altri tre anni (1º.1.2008) e si baserà sulla situazione del momento, nella fattispecie il prezzo dei reattori elettronici (classi A1, A2, A3) ed i più efficienti reattori magnetici sul mercato (classe B1). Poiché il mercato potrebbe trasformarsi profondamente in risposta all'introduzione dei primi due livelli, è proposto di rianalizzare la situazione tecnica e di mercato al momento dell'entrata in vigore del secondo livello.(21)  "Desideriamo concentrare l'attenzione su un'ipotesi realistica circa i tempi della conversione verso reattori più efficienti dal punto di vista energetico. Attenendoci alla classificazione che i produttori di reattori stanno sviluppando in Europa, si può dire che i prodotti inseriti nella classe D potrebbero essere eliminati entro il 1º gennaio 1998. Un periodo transitorio di due anni tra la pubblicazione della norma sui metodi di misurazione dei reattori e l'inizio di una politica normativa sul rendimento minimo per il mercato europeo è accettabile, e dobbiamo concedere un periodo di cinque anni per la conversione agli alimentatori a bassa perdita (classe C)".L'aumento di prezzo associato ai tre livelli progressivi di rendimento è minore di 2 ?, ma supererebbe i 20 ? se i cambiamenti dovessero riguardare i reattori elettronici (classe A) (22). I requisiti di rendimento minimi per i reattori si applicherebbero a tutti gli acquirenti ed alle installazioni, mentre il divieto assoluto di tutti i reattori ad avvolgimento sarebbe impraticabile, in quanto comporterebbe un costo di circa 20 ? in più per apparecchiatura.(22)  Per gli utilizzatori in ambito domestico (che acquistano da dettaglianti e che fanno un uso annuale di 600 ore/anno), il periodo di ammortamento varia dai due ai sei anni per la sostituzione di reattori ad avvolgimento (classe D, C e B1), sulla base di un prezzo medio dell'elettricità in Europa di 0,15 ?/kWh. Qualsiasi passaggio dai reattori magnetici ai reattori elettronici è attualmente associato ad un periodo di ammortamento fra i 17 e i 28 anni. Nei settori dei servizi ed industriale, i reattori ad avvolgimento possono essere sostituiti da un reattore dello stesso tipo di classe più efficiente, fino alla classe B1, con un periodo di ammortamento di meno di due anni, sulla base di un prezzo medio per l'elettricità di 0,1 ?/kWh.Si può quindi concludere che il divieto dei reattori ad avvolgimento costituirebbe un onere troppo gravoso nel settore delle abitazioni (23). Al contrario, i requisiti di rendimento minimi proposti offrono come già detto un periodo di ammortamento accettabile per tutti gli utilizzatori, ed un impatto accettabile sull'industria.(23)  Nei prossimi cinque-otto anni, il prezzo dei reattori elettronici potrà diminuire fortemente, riducendo la differenza di prezzo fra i reattori ad avvolgimento e quelli elettronici a 10-15 ?. Anche in questo caso il periodo di ammortamento per gli utilizzatori domestici andrebbe dai 10 ai 15 anni.4.  Applicazione dei requisiti di rendimento energeticoQuale elemento fondamentale del completamento del mercato interno, sono stati sviluppati a livello comunitario sistemi ben definiti di armonizzazione e normalizzazione. Il nuovo "approccio all'armonizzazione e alle norme tecniche" adottato nel 1985 (24) codifica l'uso della normalizzazione quale supporto al processo legislativo della Comunità in campo tecnico. Secondo il "nuovo approccio", gli enti di normalizzazione europei sono chiamati a redigere, con mandato della Commissione, norme intese a fornire una presunzione di conformità ai requisiti essenziali armonizzati. Il "nuovo approccio" prevede che i requisiti essenziali delle norme armonizzate siano definiti da direttive, anziché dalla vecchia alternativa del riconoscimento reciproco delle eventuali norme nazionali.(24)  Risoluzione del Consiglio relativa ad una nuova strategia in materia di armonizzazione tecnica e normalizzazione, GU C 136 del 4.6.1985, pag. 1.Come accennato nel primo capitolo, il rendimento energetico è uno dei capisaldi delle politiche energetiche e ambientali in quanto è uno dei principali strumenti di riduzione delle emissioni di CO2; inoltre il rendimento energetico è strettamente legato alle politiche industriali e di tutela dei consumatori, poiché permette forti risparmi agli utilizzatori dell'energia ed ha impatti positivi sui produttori. Nel caso del rendimento energetico, il requisito essenziale é il "livello di efficienza", una decisione politica che non può essere lasciata ad alcuna delle parti interessate, né può essere delegata. Come descritto nella risoluzione sul "nuovo approccio", "i requisiti essenziali di sicurezza cui devono conformarsi i prodotti immessi sul mercato dovranno essere definiti in forma sufficientemente precisa affinché possano divenire, nella trasposizione nel diritto nazionale, obblighi sanzionabili". Ciò significa che una disposizione generica secondo cui le apparecchiature devono essere efficienti dal punto di vista energetico non può essere considerata un requisito essenziale: la legislazione deve contenere una chiara definizione del livello di rendimento.Le due precedenti direttive relative ai requisiti di rendimento, cioè quella sulle "caldaie" e quella sui "frigoriferi", contengono negli allegati i livelli minimi di rendimento. Nel corso delle discussioni al Consiglio, alcuni Stati membri hanno suggerito di delegare i requisiti tecnici agli enti di normalizzazione. Tuttavia nel caso del rendimento energetico dare agli enti di normalizzazione il mandato di definire liberamente i livelli appropriati significherebbe delegare una decisione politica a degli enti tecnici, che a volte sono prevalentemente composti da rappresentanti dell'industria.La presente proposta si applica a tutti i reattori immessi sul mercato comunitario. Poiché i reattori prodotti nella Comunità sono in gran numero esportati sotto forma di singole componenti o all'interno di apparecchiature complete, per non compromettere la competitività dei fabbricanti comunitari si propone di escludere dal campo di applicazione della proposta i reattori destinati ai mercati di esportazione. La direttiva è strutturata in modo analogo a una delle direttive relative ai "frigoriferi", in quanto entrambe si prefiggono il medesimo obiettivo, ovvero introdurre requisiti di rendimento minimi per apparecchiature elettriche; inoltre ambedue le direttive utilizzano la marcatura CE quale marchio di conformità.5.  Procedure amministrative proposteSulla base del cosiddetto "approccio globale" (25),  (26) sono anche stati adottati a livello comunitario dei metodi di valutazione della conformità dei prodotti rispetto alle norme armonizzate, che sono stati incorporati nella presente proposta. Questo metodo permette di utilizzare uno o più di una serie di "moduli" che descrivono le diverse procedure di valutazione della conformità di un prodotto rispetto alle norme obbligatorie. I vari moduli sono concepiti per corrispondere alle diverse circostanze possibili e possono essere selezionati a seconda delle necessità di adempimento ai requisiti della direttiva applicabile.(25)  Risoluzione del Consiglio concernente un approccio globale in materia di valutazione della conformità, GU C 10 del 16.1.1990, pag. 1.(26)  Decisione 90/683/CEE del Consiglio concernente i moduli relativi alle diverse fasi delle procedure di valutazione della conformità da utilizzare nelle direttive di armonizzazione tecnica , GU L 380 del 31.12.1990, pag. 13.Una procedura di verifica obbligatoria della "conformità al tipo" a cura di enti appositamente designati dai governi degli Stati membri (i cosiddetti "organismi notificati") sarebbe estremamente onerosa e richiederebbe un notevole dispendio di tempo e denaro sia da parte dei fabbricanti sia da parte degli organismi notificati stessi. Si propone pertanto una procedura di valutazione della conformità basata sull'autocertificazione, che peraltro si applica anche alla valutazione della conformità ai sensi di altre direttive che riguardano i reattori, ovvero la direttiva "bassa tensione" (27) e la "direttiva sulla compatibilità elettromagnetica" (28).(27)  GU L 77 del 26.3.1973, pag. 29.(28)  GU L 139 del 23.5.1989, pag. 19, modificata da GU L 126 del 12.5.1992, pag. 11.Ai sensi del modulo di autocertificazione, i produttori sono tenuti a redigere, oltre alla documentazione tecnica e ai resoconti di prova, anche una dichiarazione di conformità. Tutti questi documenti devono essere conservati a fini ispettivi e tenuti sempre a disposizione delle autorità competenti, soprattutto nell'eventualità che sorgano dubbi circa la conformità di un particolare modello di apparecchio. Queste procedure formali devono essere espletate dal produttore prima di poter legittimamente apporre la marcatura CE, in quanto questa permette al prodotto di essere commercializzato e circolare liberamente sul mercato comunitario. Alcuni osservatori nutrono riserve circa l'efficacia della procedura di autocertificazione, ma nel caso specifico qui trattato essa è ritenuta sufficiente, a maggior ragione se si tiene conto della perseguibilità ai sensi della legislazione sulle denominazioni commerciali di ciascun paese e della pubblicità negativa che deriverebbe da una falsa dichiarazione di rendimento energetico. Comunque è previsto che, conformemente agli orientamenti sulle procedure di valutazione della conformità comunitarie, la relazione sul funzionamento della direttiva dedichi particolare attenzione all'efficacia delle procedure di conformità. Inoltre i servizi della Commissione stanno studiando le possibilità di rafforzare la vigilanza del mercato, sia da parte dei servizi della Commissione sia di autorità di vigilanza nazionali o di terzi.6.  Ambito di applicazione della direttiva proposta e risultati previstiObiettivo della direttiva proposta è ottenere un risparmio energetico con un buon rapporto costo-efficacia nel settore dell'illuminazione con lampade fluorescenti, risparmio che non potrebbe essere conseguito mediante altri provvedimenti. La direttiva proposta riguarda solo i reattori di nuova produzione, che occupano un'ampia quota del consumo di elettricità e che presentano pertanto un ampio potenziale di risparmio energetico.Il ciclo di vita medio di un'installazione a lampade fluorescenti è di circa 20 anni, ed il ciclo di vita medio di un reattore è di almeno 15 anni, a seconda del numero di ore di utilizzo all'anno. Poiché in media viene sostituita ogni anno solo una piccola percentuale di reattori (29), l'impatto sul consumo di elettricità delle norme proposte sarà relativamente lento, per quanto sia destinato ad aumentare costantemente. Si stima che i requisiti di rendimento previsti dalla presente direttiva potranno dare le seguenti riduzioni di consumo di elettricità e quindi di emissioni di CO2 (30):(29)  Inoltre saranno installati nuovi reattori negli edifici commerciali costruiti dopo l'entrata in vigore della direttiva.(30)  Le cifre si basano sulle previsioni di generazione di elettricità nella Comunità nel periodo in questione.Previsione del risparmio di elettricità e delle conseguenti riduzioni delle emissioni di CO2 nella Comunità ottenuti mediante requisiti di rendimento per reattori (adozione il 1º gennaio 2001)>SPAZIO PER TABELLA>Il risparmio assoluto diventa cospicuo nel corso del tempo raggiungendo 12 TWh/a entro il 2020, una volta che sia stato sostituito tutto il parco installato, per un valore complessivo di circa di 1 000 milioni di ? all'anno per gli utilizzatori del settore commerciale ed industriale (il risparmio cumulativo fino all'anno 2020 corrisponde a circa 9 000 milioni di ?. Si tratta di una riduzione del 10% circa del consumo di elettricità delle lampade fluorescenti. Va da sé che le misure per migliorare il rendimento energetico debbano essere applicate a tutti i molti e diversi usi dell'energia delle nostre economie moderne. Secondo le stime della Commissione, il processo di trasformazione del mercato delle principali apparecchiature elettriche destinate al consumo finale, (31)provocherà di qui all'anno 2010, mediante la sommatoria dei risparmi individuali, a partire dalla direttiva sui frigoriferi, un risparmio di elettricità pari almeno al 10% del consumo totale di elettricità, ovvero a 220 TWh/a.(31)  Ciò comprende i principali elettrodomestici (frigoriferi e congelatori, lavatrici, lavastoviglie, ecc.), caldaie, componenti per l'illuminazione, motori elettrici, condizionatori, pompe, compressori, ecc.Alla luce dell'impatto costante ma relativamente lento delle norme sui reattori, la Commissione intende prendere provvedimenti che potenzino ed accelerino il processo di rinnovo delle apparecchiature. Lo farà promuovendo una maggiore sensibilizzazione sugli aspetti di rendimento energetico degli apparecchi per l'illuminazione e finanziando la dimostrazione di tecnologie innovative, le campagne di informazione, l'acquisizione di know-how tecnologico e le iniziative sul lato della domanda. Il programma "EU Green Light", di prossima pubblicazione, contribuirà in modo sostanziale a promuovere questa trasformazione del mercato.7.  Conclusioni  La proposta fa parte della strategia della Commissione per migliorare l'efficienza delle apparecchiature elettriche destinate al consumo finale, descritta dalla recente comunicazione della Commissione su "L'efficienza energetica nella Comunità europea - verso una strategia per l'uso razionale dell'energia". Essa segue lo stesso approccio della direttiva relativa ai "frigoriferi", e si basa sugli accordi negoziali conclusi per televisori, videoregistratori e lavatrici. Altre apparecchiature (ad esempio motori elettrici, caldaie elettriche, ecc.) faranno oggetto di iniziative future.  I requisiti minimi di rendimento per i reattori sono essenziali per migliorare l'efficienza delle lampade fluorescenti; come illustrato sopra, un programma di classificazione e di etichettatura avrebbe un impatto solo limitato. I produttori di reattori non sono stati in grado di proporre un impegno negoziale, e concordano sull'introduzione di requisiti di rendimento minimi. Si è dimostrato che i requisiti di rendimento proposti presentano un valido rapporto costi-efficacia.  I livelli proposti avrebbero un impatto minimo sull'industria, dato il lungo il periodo di adeguamento concesso, mentre avrebbero un impatto molto positivo su tutti gli utilizzatori di lampade fluorescenti.  Il risparmio di elettricità e di emissioni di CO2, sebbene relativamente limitato (ma paragonabile a quello generato dalla direttiva sui "frigoriferi"), aumenterà nel corso del tempo, e aggiunto a quello generato da altre apparecchiature elettriche per il consumo finale diverrà considerevole. La presente proposta contribuisce alle iniziative della Comunità e degli Stati membri volte a ridurre le emissioni di CO2 e a conseguire gli obiettivi di Kyoto secondo modalità che presentano un buon rapporto costi-benefici.Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sui requisiti di rendimento energetico dei reattori per lampade fluorescenti (Testo rilevante ai fini del SEE)IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95,vista la proposta della Commissione, (32)(32)  GU Cvisto il parere del Comitato economico e sociale, (33)(33)  GU Cdeliberando in conformità della procedura di cui all'articolo 251 del trattato (34),(34)  Parere del Parlamento europeo del 26 ottobre 1995 (GU C 308 del 20.11.1995, pag. 134), posizione comune del Consiglio dell'11 marzo 1996 (GU C 120 del 24.4.1996, pag. 10) e decisione del Parlamento europeo del 18 giugno 1996 (GU C 198 dell'8.7.1996).(1)  considerando che è importante promuovere misure per assicurare il buon funzionamento del mercato interno;(2)  considerando che nella risoluzione del 15 gennaio 1985, concernente il miglioramento dei programmi di risparmio di energia degli Stati membri (35), il Consiglio ha invitato gli Stati membri a proseguire e eventualmente aumentare i loro sforzi per promuovere un'utilizzazione più razionale dell'energia grazie alla messa a punto di politiche integrate di risparmio energetico;(35)  GU C 20 del 22.1.1985, pag. 1.(3)  considerando che l'elettricità consumata dalle lampade fluorescenti rappresenta una percentuale non trascurabile del consumo di elettricità della Comunità e quindi del consumo totale di energia; che i vari modelli di reattori per lampade fluorescenti attualmente disponibili sul mercato comunitario presentano, per pari tipo di lampada, livelli di assorbimento estremamente diversi, cioè rendimenti energetici variabili;(4)  considerando che taluni Stati membri sono in procinto di adottare disposizioni legislative riguardanti il rendimento energetico dei reattori per lampade fluorescenti suscettibili di creare ostacoli al commercio di questi prodotti all'interno della Comunità;(5)  considerando che in sede di ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative degli Stati membri in materia di sanità, sicurezza, tutela dell'ambiente e protezione dei consumatori occorre basarsi su un livello di protezione elevato; che la presente direttiva, oltre a garantire un elevato livello di tutela dell'ambiente e di protezione dei consumatori, si prefigge di aumentare in modo significativo il rendimento energetico dei reattori;(6)  considerando che l'adozione di questi provvedimenti è di competenza della Comunità; che, conformemente a quanto disposto all'articolo 5 del trattato, tali provvedimenti rientrano nei limiti degli obiettivi assegnati alla Comunità;(7)  considerando inoltre che l'articolo 174 del trattato prevede, fra gli obiettivi della politica della Comunità in materia di ambiente, la tutela e il miglioramento della qualità dell'ambiente ed un'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali; che la produzione e il consumo di elettricità rappresentano circa il 30% delle emissioni antropiche di biossido di carbonio (CO2) e circa il 35% del consumo di energia primaria nella Comunità e che queste percentuali sono in aumento;(8)  considerando altresì che la decisione 89/364/CEE del Consiglio, del 5 giugno 1989, concernente un programma d'azione comunitario per un impiego più efficiente dell'energia elettrica, (36)persegue il duplice obiettivo di indurre i consumatori a utilizzare strumenti ed apparecchiature a rendimento più elevato e di migliorare il rendimento di tali strumenti ed apparecchiature;(36)  GU L 157 del 9.6.1989, pag. 32.(9)  considerando che il Consiglio, nelle sue conclusioni del 29 ottobre 1990, ha stabilito l'obiettivo di stabilizzare entro il 2000 le emissioni di biossido di carbonio (CO2) della Comunità ai livelli del 1990; che il protocollo di Kyoto concordato il 10 dicembre 1997 in seno alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico auspica una riduzione dell'8% delle emissioni di gas ad effetto serra della Comunità entro il 2012; che per conseguire tali obiettivi sono necessarie misure più incisive volte a limitare e ridurre le emissioni di CO2 nella Comunità;(10)  considerando che la decisione 91/565/CEE (37) ha istituito un programma per promuovere l'efficienza energetica nella Comunità (programma SAVE); che la decisione 96/737/CE (38) ha istituito un nuovo programma pluriennale (programma SAVE II) volto a proseguire e consolidare l'azione del primo;(37)  GU L 307 dell'8.11.1991, pag. 34.(38)  GU L 335 del 24.12.1996, pag. 50.(11)  considerando che la maggior parte dei reattori a bassa perdita presenta un costo più elevato, ma che tale differenza di costo iniziale può essere compensata entro pochi anni dall'energia così risparmiata; che inoltre nel computo non rientra l'ulteriore vantaggio di evitare i costi esterni della produzione di energia elettrica, quali le emissioni di biossido di carbonio (CO2) e di altri inquinanti;(12)  considerando che la presente direttiva, intesa ad eliminare gli ostacoli tecnici al miglioramento del rendimento energetico dei reattori per lampade fluorescenti, deve seguire il «nuovo approccio» stabilito dalla risoluzione del Consiglio, del 7 maggio 1985, relativa ad una nuova strategia in materia di armonizzazione tecnica e normalizzazione (39), la quale enuncia espressamente che l'armonizzazione normativa è limitata all'adozione, mediante direttive, dei requisiti essenziali cui i prodotti immessi sul mercato devono conformarsi;(39)  GU C 136 del 4.6.1985, pag. 1.(13)  considerando che le conclusioni del Consiglio del 19 giugno 1998 impongono un programma di misure comune e coordinate complementari e coordinate, quali norme sui prodotti migliori e mirate a ridurre in modo dinamico il consumo energetico;(14)  considerando che ai fini di una corretta attuazione della direttiva è importante instaurare un efficace dispositivo di esecuzione, che garantisca eque condizioni di concorrenza per i produttori e la tutela dei diritti dei consumatori;(15)  considerando che occorre altresì tener conto della decisione 93/465/CEE del Consiglio, del 22 luglio 1993, concernente i moduli relativi alle varie fasi delle procedure di valutazione della conformità e le norme per l'apposizione e l'utilizzazione della marcatura CE di conformità, da utilizzare nelle direttive di armonizzazione tecnica (40);(40)  GU L 220 del 30.8.1993, pag. 23.(16)  considerando che, nell'interesse del commercio internazionale, può essere opportuno in alcuni casi applicare norme internazionali; che l'assorbimento elettrico di un reattore è definito dal Comitato europeo di normalizzazione nella norma EN 50294, del luglio 1998, sulla base di norme internazionali;(17)  considerando che, per poter circolare liberamente, i reattori per lampade fluorescenti conformi ai requisiti di rendimento energetico della presente direttiva devono recare la marcatura «CE» e le relative informazioni;(18)  considerando che la presente direttiva si applica esclusivamente ai reattori per lampade fluorescenti alimentati dalla rete elettrica;(19)  considerando che, a causa delle massicce importazioni nel mercato comunitario, non appare possibile conseguire gli obiettivi della presente proposta mediante accordi negoziali con il comitato delle associazioni europee dei costruttori di apparecchi per illuminazione, o CELMA,HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1La presente direttiva si applica agli alimentatori per lampade fluorescenti nuovi, alimentati della rete elettrica, definiti all'allegato I e denominati in appresso «reattori».Sono tuttavia esclusi dalla direttiva i reattori esportati dalla Comunità come singole componenti o all'interno di apparecchi di illuminazione.Articolo 21.  Gli Stati membri prendono gli opportuni provvedimenti per garantire che i reattori oggetto della presente direttiva possano essere immessi in commercio e messi in servizio soltanto se il loro assorbimento elettrico è inferiore o uguale al livello massimo ammesso per la rispettiva categoria di appartenenza, calcolato secondo le procedure definite nell'allegato I.2.  Il fabbricante dei reattori di cui alla presente direttiva, il suo mandatario stabilito nella Comunità o il responsabile della commercializzazione di tali dispositivi provvedono affinché ciascun reattore immesso sul mercato sia conforme al requisito di cui al paragrafo 1.Articolo 31.  Gli Stati membri non possono vietare, limitare o impedire l'immissione in commercio o la messa in servizio nel loro territorio di reattori recanti la marcatura «CE» e conformi al disposto della presente direttiva.2.  Salvo prova contraria, gli Stati membri presumono conformi al disposto della presente direttiva i reattori che recano la marcatura «CE» di cui all'articolo 5.3.  (a)  Qualora i reattori siano assoggettati anche ad altre direttive concernenti altri aspetti, le quali prevedono l'apposizione della marcatura «CE», questa indica che, fino a prova contraria, il reattore si presume conforme anche al disposto di tali direttive.  (b)  Tuttavia, nel caso in cui una o più di dette direttive lascino al fabbricante la facoltà di scegliere il regime da applicare durante un periodo transitorio, la marcatura «CE» deve indicare che il reattore soddisfa soltanto il disposto delle direttive applicate dal fabbricante. In tal caso gli estremi delle direttive applicate, così come pubblicati nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, devono essere riportati nei documenti, nelle avvertenze o nelle istruzioni prescritte dalle direttive stesse e che accompagnano il reattore in questione.  (c)  Se il reattore è destinato all'esportazione dalla Comunità come componente singola o all'interno di un apparecchio per illuminazione, ciò deve essere chiaramente indicato dal fabbricante, dal suo mandatario autorizzato stabilito nella Comunità o dal responsabile della commercializzazione dei reattori nel mercato comunitario nei documenti, nelle avvertenze o nelle istruzioni prescritte dalle direttive stesse e che accompagnano il reattore in questione.Articolo 4Le procedure di valutazione della conformità e gli obblighi relativi alla marcatura «CE» dei reattori sono stabiliti all'allegato II.Articolo 51.  Quando sono immessi in commercio, i reattori recano la marcatura «CE». Questa è costituita dalle iniziali «CE», nella veste tipografica indicata all'allegato III, che deve essere apposta in modo visibile, leggibile e indelebile sul reattore ed eventualmente sull'imballaggio.2.  È vietato apporre sui reattori marchi o iscrizioni che possano trarre in inganno i terzi circa il significato o il simbolo grafico della marcatura «CE». Sul reattore, sull'imballaggio, sulle istruzioni o su altri documenti possono essere apposti altri marchi, purché ciò non pregiudichi la visibilità e leggibilità della marcatura «CE».Articolo 61.  Se uno Stato membro constata che la marcatura «CE» è stata apposta indebitamente, impone al fabbricante o al suo mandatario stabilito nella Comunità di rendere conforme il prodotto e di porre fine alla violazione alle condizioni stabilite dallo Stato membro stesso. Nel caso in cui né il fabbricante né il suo mandatario siano stabiliti nella Comunità, tale obbligo incombe alla persona responsabile dell'immissione in commercio del reattore.2.  In caso di inosservanza di tale obbligo, lo Stato membro prende, conformemente alla procedura di cui all'articolo 7, gli opportuni provvedimenti atti a vietare o limitare l'immissione in commercio del reattore in questione o a garantirne il ritiro dal commercio.Articolo 71.  Le eventuali decisioni prese in virtù della presente direttiva nel senso di limitare l'immissione in commercio di reattori devono essere debitamente motivate. La decisione è tempestivamente comunicata ai soggetti interessati, che sono contestualmente informati delle possibili vie di ricorso in base alla legislazione vigente nello Stato membro di competenza e dei termini entro i quali i ricorsi devono essere promossi.2.  Lo Stato membro informa tempestivamente la Commissione del provvedimento adottato, motivando la decisione. La Commissione trasmette l'informazione agli altri Stati membri.Articolo 81.  Entro un anno dall'adozione della presente direttiva gli Stati membri adottano e pubblicano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla stessa. Essi ne informano immediatamente la Commissione. Essi applicano tali disposizioni allo scadere del termine di un anno a decorrere dalla data di adozione della presente direttiva. Quando gli Stati membri adottano dette disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva oppure sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della loro pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione i testi delle disposizioni di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.3.  Per un periodo di un anno a decorrere dall'adozione della presente direttiva, gli Stati membri autorizzano l'immissione sul mercato di reattori che soddisfano i requisiti vigenti nel loro territorio alla data di adozione della presente direttiva.Articolo 91.  Dopo quattro anni dall'adozione della presente direttiva diventa applicabile il secondo gruppo di valori massimi ammessi di assorbimento elettrico, riportato all'allegato IA.2.  Entro quattro anni dall'adozione della presente direttiva, la Commissione confronta i risultati ottenuti con quelli previsti. Nell'ottica di varare una terza fase di aumento del rendimento energetico, essa esamina, in collaborazione con le parti interessate, l'eventuale necessità di stabilire un terzo gruppo di valori massimi ammessi di assorbimento elettrico, per un ulteriore significativo aumento del rendimento energetico dei reattori. In tal caso, i nuovi valori e la relativa data di entrata in vigore si baseranno sui livelli economicamente e tecnicamente praticabili in quel momento contingente. Sarà altresì considerata ogni altra misura ritenuta idonea a migliorare il rendimento energetico dei reattori.Articolo 10La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Articolo 11Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a Bruxelles, addìPer il Parlamento europeo Per il ConsiglioIl Presidente Il PresidenteALLEGATO IMetodo di calcolo dell'assorbimento elettrico massimo ammesso per ciascun tipo di reattore e relative procedure di verifica della conformitàIl consumo di elettricità di un circuito lampada-reattore dipende dalla potenza in ingresso nel circuito, a sua volta funzione della potenza della lampada e del tipo di reattore. Per questo motivo l'assorbimento massimo ammesso di un dato reattore è definito mediante la massima potenza del circuito lampada-reattore, con livelli diversi definiti per ciascuna potenza di lampada e tipo di reattore. Per calcolare l'assorbimento elettrico massimo di un reattore, quest'ultimo deve innanzitutto essere classificato nell'opportuna categoria dell'elenco seguente:Categoria Descrizione1 Reattore per lampada lineare2 Reattore per lampada compatta a 2 tubi3 Reattore per lampada compatta piatta a 4 tubi4 Reattore per lampada compatta a 4 tubi5 Reattore per lampada compatta a 6 tubi6 Reattore per lampada compatta tipo 2DL'assorbimento massimo di elettricità, espresso in W, è definito dalla seguente tabella:>SPAZIO PER TABELLA>Definizioni:La terminologia utilizzata nel presente allegato si rifà alle definizioni della norma europea EN 50294, del luglio 1998, elaborata dal Comitato europeo di normalizzazione.ALLEGATO IASecondo gruppo di valori massimi ammessi di assorbimento elettrico, che diventa applicabile quattro anni dopo l'adozione della presente direttiva.>SPAZIO PER TABELLA>ALLEGATO IIProcedure di valutazione della conformità (Modulo A)1.  Questo allegato descrive la procedura con cui il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità, che soddisfa gli obblighi di cui al punto 2, accerta e dichiara che il reattore è conforme alle prescrizioni delle direttive ad esse applicabili. Il fabbricante appone su ciascun reattore la marcatura CE e redige per iscritto una dichiarazione di conformità.2.  Il fabbricante predispone la documentazione tecnica descritta al punto 3 e lui stesso o il suo mandatario stabilito nella Comunità la tiene a disposizione delle autorità nazionali competenti, a fini ispettivi, per almeno tre anni dalla data di fabbricazione dell'ultimo esemplare prodotto.Nel caso in cui né il fabbricante né il suo mandatario siano stabiliti nella Comunità, l'obbligo di tenere a disposizione la documentazione tecnica incombe alla persona responsabile dell'immissione del prodotto nel mercato comunitario.3.  La documentazione tecnica deve consentire di valutare la conformità del reattore alle prescrizioni della presente direttiva. Nella misura necessaria a tal fine essa deve comprendere una descrizione del progetto, della fabbricazione e del funzionamento del reattore e contenere almeno i seguenti elementi:i)  nome ed indirizzo del fabbricante;ii)  una descrizione del modello sufficientemente dettagliata da permetterne l'identificazione;iii)  principali specifiche di progettazione del modello, eventualmente corredate da disegni, con particolare riferimento agli aspetti rilevanti per l'assorbimento elettrico;iv)  istruzioni per l'uso, se previste;v)  rapporti sulle misurazioni dell'assorbimento elettrico effettuate conformemente al punto 5;vi)  particolari sulla conformità di tali misurazioni rispetto ai requisiti di rendimento energetico di cui all'allegato I.4.  Se corrisponde ai requisiti del presente allegato, può essere usata la documentazione tecnica predisposta a norma di altre normative comunitarie;5.  I fabbricanti di reattori sono responsabili della determinazione dell'assorbimento elettrico di ciascun reattore assoggettato alla presente direttiva mediante le procedure descritte dalla norma europea EN 50294, nonché della conformità del dispositivo con i requisiti di cui all'articolo 2.6.  Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità conserva con la documentazione tecnica una copia della dichiarazione di conformità.7.  Il fabbricante prende tutte le misure necessarie affinché, nel processo di fabbricazione, sia garantita la conformità del prodotto alla documentazione tecnica di cui al punto 2 e alle prescrizioni della direttiva ad esso applicabili.ALLEGATO IIIMarcatura "CE" di conformitàLa marcatura di conformità è costituita dalle iniziali "CE" secondo il simbolo grafico che segue:In caso di riduzione o ingrandimento della marcatura "CE", devono essere rispettate le proporzioni indicate dal simbolo graduato di cui sopra.I diversi elementi della marcatura "CE" devono avere sostanzialmente la stessa dimensione verticale, che non può essere inferiore a 5 mm.VALUTAZIONE DELL'IMPATTOImpatto della proposta sulle impresecon particolare riferimento alle piccole e medie imprese (PMI)Denominazione della proposta:  Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sui requisiti di rendimento energetico dei reattori per lampade fluorescentiNumero di repertorio del documento:  990021.  La propostaIn considerazione del principio di sussidiarietà, quali sono i motivi per i quali è necessaria una normativa comunitaria in questo settore, e quali ne sono gli obiettivi principali?Il consumo energetico delle lampade fluorescenti ammonta a 105 TWh (terawatt/ora); queste lampade sono utilizzate soprattutto negli edifici del settore terziario (uffici, scuole, ospedali, ecc.) e nelle fabbriche. Si possono ottenere notevoli risparmi di energia, e conseguenti riduzioni delle emissioni di CO2, se i reattori, componenti indispensabili dei sistemi a lampade fluorescenti, hanno un più elevato rendimento energetico. A tal fine è necessario promuovere apparecchi a bassa perdita ed eliminare in modo graduale quelli meno efficienti. Tra il prodotto migliore e quello peggiore sul mercato vi è una differenza di rendimento energetico del 60% circa. I reattori più efficienti costano di più, ma in pochi anni la differenza di prezzo viene ammortizzata, rendendo i reattori a basso assorbimento validi dal punto di vista del rapporto costo-efficacia.I reattori sono prevalentemente acquistati dai fabbricanti OEM (Original Equipment Manufacturers) (41), che li installano nei sistemi di illuminazione. Non traendo vantaggio dal (notevole) risparmio di elettricità dei reattori ad alto rendimento, i costruttori tendono a privilegiare nelle loro specifiche le apparecchiature che presentano il più basso costo iniziale. Lo stesso vale per i proprietari degli edifici ad uso commerciale che rinnovano i sistemi di illuminazione per poi affittare i locali a terzi. Pertanto un sistema di etichettatura volto ad informare gli utilizzatori del beneficio economico dei reattori ad alto rendimento avrebbe effetti limitati. Gli esperti del settore e gli Stati membri concordano sul fatto che lo strumento più efficace per ottenere una trasformazione del mercato in termini di rendimento energetico consiste nell'imporre per i reattori requisiti minimi di rendimento.(41)  Il mercato si suddivide in due segmenti: l'industria dei beni di consumo primari (OEM) e la distribuzione (al dettaglio). Questi segmenti variano da paese a paese, ma in media l'OEM occupa circa l'80% del mercato, e la distribuzione circa il 20%. I prezzi al dettaglio tendono ad essere circa 2,5 volte più alti dei prezzi OEM. Il prezzo al dettaglio medio nel 1994 dei reattori ad alta perdita (classe D) era di circa 3 ?, il prezzo medio dei reattori convenzionali (classe C) era di circa 4 ?, ed il prezzo dei reattori a bassa perdita (classi B2 e B1) era di 5,6 e 6,6 ? rispettivamente. I reattori elettronici (classe A) costavano circa 4 volte di più dei reattori di classe B, sebbene si preveda che questa differenza di prezzo diminuirà.La Commissione ha esplorato ogni possibilità di giungere ad un accordo negoziale con l'industria nel senso di una graduale eliminazione dei reattori a basso rendimento. I fabbricanti europei sarebbero pronti ad eliminarli progressivamente su base volontaria, ma temono che la quota di mercato da loro abbandonata sarebbe immediatamente occupata da prodotti d'importazione. Ritengono pertanto che la cosa migliore sarebbe una direttiva che introduca requisiti di rendimento minimi "armonizzati".Inoltre, nell'ambito della strategia di riduzione delle emissioni di CO2 conseguente agli accordi di Kyoto, gli Stati membri stanno contemplando le possibilità di emanare norme nazionali di efficienza dei reattori. Poiché si tratta di beni scambiabili, qualsiasi normativa che imponga requisiti di rendimento minimi in uno Stato membro è suscettibile di costituire un potenziale ostacolo agli scambi.Di qui la legittimità di una normativa comunitaria in questo settore, che contribuirà in maniera efficace rispetto ai costi a ridurre le emissioni di CO2, apporterà notevoli benefici economici per gli utilizzatori dei sistemi di illuminazione ed avrà ripercussioni minime sui fabbricanti, nella salvaguardia del mercato interno.Del resto un approccio simile è già stato seguito per altre apparecchiature che consumano energia (ad es. i frigoriferi domestici). Gli Stati membri sono consapevoli del fatto che, al fine di salvaguardare il mercato interno, i requisiti di rendimento debbono essere armonizzati a livello comunitario mediante direttive (questo tipo di misura rientra nella strategia comune concordata a Kyoto).2.  L'impatto sulle impresea)  Incidenza della proposta:- sui vari settori di attività- sulle diverse dimensioni delle imprese (con indicazione della concentrazione di piccole e medie imprese)- particolari aree geografiche della Comunità in cui sono concentrate tali impreseLa proposta si ripercuoterebbe innanzitutto sui fabbricanti di reattori, ed in secondo luogo sugli occupanti degli edifici commerciali e degli stabilimenti industriali. Si tratta di due tipi di impatto completamente diversi.Per quanto riguarda l'impatto sui fabbricanti di reattori, l'attuale struttura del mercato è in grado di assorbire circa 120 milioni di reattori convenzionali (circa 20 milioni dei quali sono a bassissimo rendimento e 17 milioni ad alto rendimento) e 10 milioni di reattori elettronici all'anno. Per quanto riguarda la dimensione delle imprese, si tratta in generale di piccole e medie imprese classificabili in quattro gruppi:- 5 imprese con impianti di produzione in Germania, Francia, Italia, Finlandia e Austria. In media le unità produttive hanno una capacità installata di 15-20 milioni di pezzi ed occupano circa 250-300 persone ciascuna;- imprese di dimensioni piccole e medie con una capacità di 5-10 milioni di pezzi e che occupano circa 50-100 persone, prevalentemente situate in Francia e Spagna;- imprese con capacità di circa 1-2 milioni di pezzi, che operano principalmente a livello nazionale, con stabilimenti di produzione in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Regno Unito. Ciascuna unità produttiva occupa circa 50 persone;- alcune grandi multinazionali (come ad es. Philips, Siemens, General Electric/Thorn, Osram), che tendono a produrre internamente tutti i componenti del sistema di illuminazione: ad es. lampade, reattori e altri apparecchi di illuminazione. In quest'ultimo gruppo la produzione di reattori serve prevalentemente il fabbisogno intraziendale. Le unità produttive sono situate nei Paesi Bassi, Francia, Italia, Regno Unito e Germania.b)  Obblighi imposti alle imprese per conformarsi alla propostaPer conformarsi alla proposta, i fabbricanti dovranno eliminare progressivamente la produzione dei reattori a basso rendimento (ovvero esimersi dal commercializzarli nella Comunità). La proposta prevede un periodo di transizione relativamente lungo prima dell'applicazione dei valori proposti. L'associazione dei costruttori dell'UE, il CELMA, ha sviluppato in collaborazione con la Commissione europea un sistema di classificazione del rendimento energetico, che è stato usato come base per i livelli di efficienza proposti. Non esistono produttori UE che non siano in grado di soddisfare il primo livello di rendimento.Tutti i fabbricanti che producono reattori a basso rendimento (ovvero di classe D secondo la classificazione CELMA) producono anche unità di medio rendimento (classe C), ed in ogni caso non sono necessarie per questi ultimi nuove linee di produzione. Per soddisfare i valori proposti per il primo livello non c'è quindi bisogno di nuove tecnologie o particolare know-how, ma basta l'uso di materiali di miglior qualità (ad es. rame anziché alluminio, acciaio di più alta qualità, ecc.) ed un miglior controllo di qualità della fabbricazione.Per il secondo livello è stato previsto un periodo di adattamento più lungo, poiché più linee di produzione dovranno essere adeguate. In generale i reattori magnetici a più alto rendimento richiedono più materiale di quelli a basso rendimento: nella fattispecie, i reattori a bassa perdita (classe B) richiedono circa il 50% di materiale in più. La maggiore lunghezza del modulo in acciaio con proprietà magnetiche comporterà una perdita di produttività delle linee che producono reattori convenzionali (classe C), il che significa che per produrre le stesse quantità l'industria dovrà allestire nuove linee di produzione. Il tempo necessario ad allestire una nuova linea di produzione va dai 18 ai 24 mesi. Per la seconda fase, ovvero l'eliminazione della classe C, è previsto un periodo di transizione di quattro anni dall'adozione della presente proposta: viene quindi concesso ai produttori tempo sufficiente per modificare le linee di produzione. La prima tappa (graduale eliminazione della classe D) richiede investimenti molto minori e può essere ottenuta mediante l'uso di materiali di miglior qualità, ragion per cui è stato previsto un periodo di adattamento di un anno.c)  Prevedibile incidenza economica della proposta.- sull'occupazione- sugli investimenti e sulla costituzione di nuove imprese- sulla competitività delle impreseCome indicato nella relazione (cfr. nota 15), la quota di mercato occupata nel 1994 dai quattro tipi di reattori era la seguente: reattori "ad alta perdita" (classe D) 15%; reattori "convenzionali" (classe C) 65%; reattori "a bassa perdita" (classe B) 15%; reattori elettronici: 5%. Si calcola che se i requisiti minimi di rendimento non venissero imposti (nello scenario "business as usual") nel 2010 le quattro classi occuperebbero le seguenti quote di mercato: classe D 5%, classe C 20%, classe B 25%, reattori elettronici 50%. Con l'introduzione dei requisiti di rendimento proposti si prevede di ottenere la seguente composizione del mercato: classe B 20%, reattori elettronici 80%.Il principale costo in cui incorre l'industria per conformarsi alla direttiva proposta è quello dell'allestimento di nuove linee di produzione di reattori più efficienti; vi è poi il costo dell'aggiornamento del personale, che è comunque di alcuni ordini di grandezza minore.Dalla consultazione dei fabbricanti è emerso che convertire una linea di produzione progettata per i reattori di classe C (circa 1 milione di pezzi all'anno) alla produzione di reattori di classe B costa circa 1 milione di ?; una nuova linea che produca reattori elettronici (circa 1 milione di pezzi all'anno), costa circa 3 milioni di ?.Il costo principale per l'industria corrisponde quindi alla differenza fra lo scenario business as usual e lo scenario della proposta. Poiché saranno fabbricati circa 40 milioni di reattori elettronici in più, il costo per l'industria risulta essere 120 milioni di ?. In genere una linea di produzione ha una durata di circa 20 anni ed il costo potrà perciò essere recuperato attraverso le vendite, tenendo presente che prezzo di mercato dei reattori di classe B e dei reattori elettronici è leggermente maggiore.Si prevede un impatto (positivo) sull'industria siderurgica, che dovrà far fronte ad una maggior domanda di acciaio proveniente dal mercato dei reattori, in quanto il passaggio dai reattori convenzionali a quelli a bassa perdita implicherà un maggior uso di acciaio per circuiti magnetici. In conclusione i requisiti di rendimento proposti comporteranno sicuramente un aumento della manodopera sia nella produzione di materie prime, sia in quella di reattori. Inoltre si creerà una domanda di nuove macchine utensili e la conversione di quelle esistenti.Dato che i reattori a basso rendimento sono prevalentemente importati dai paesi dell'Europa centrale e orientale, la direttiva proposta aumenterà la quota di mercato dei produttori comunitari. Questi costruiranno prodotti di miglior qualità e quindi il loro vantaggio concorrenziale nei mercati extracomunitari risulterà rafforzato dalla proposta. Inoltre molti paesi extracomunitari stanno per adottare requisiti di rendimento o provvedimenti che promuovono i reattori elettronici. La proposta non fa che accelerare la transizione dell'industria comunitaria verso la produzione di reattori elettronici.Anche i produttori di reattori elettronici saranno colpiti in modo positivo dalla proposta, in quanto aumenterà la loro quota di mercato. Tuttavia, poiché il reattore elettronico costituisce un bene prodotto su larga scala mediante un processo di produzione altamente automatizzato, l'accresciuta produzione di reattori elettronici avrà effetti molto limitati sull'occupazione. Un secondo aspetto tipico del segmento dei reattori elettronici è che essi sono fabbricati in paesi a basso costo di manodopera, come il Messico e l'Estremo Oriente. Non vi sarà quindi un impatto significativo sull'occupazione nella Comunità.Tutte le piccole e medie imprese utilizzano nelle loro sedi illuminazione fluorescente (uffici, officine, negozi, fabbriche, ecc.). Una volta adottata, la proposta comporterà l'uso di reattori più efficienti, e quindi un risparmio sul costo dell'elettricità. Poiché il costo del miglioramento del rendimento ha un periodo di ammortamento di meno di due anni, vi sarà un beneficio economico netto per tutti.Il beneficio per gli utilizzatori di lampade fluorescenti consiste in un risparmio di circa 250 milioni di ? all'anno dei costi di elettricità di qui all'anno 2010, senza contare il beneficio supplementare delle emissioni di CO2 così evitate.3.  La proposta contiene misure destinate a tener conto della situazione specifica delle piccole e medie imprese (esigenze più limitate o diverse ecc.)?I miglioramenti del rendimento proposti sono relativamente facili da conseguire e prevedono lunghi periodi di adattamento, in modo tale che nessun produttore sia indebitamente svantaggiato dai requisiti imposti.Il lungo periodo di adattamento previsto prima dell'applicazione di ciascun livello di rendimento si rivolge in particolar modo alle piccole e medie imprese, che altrimenti potrebbero essere penalizzate dall'introduzione di prescrizioni legislative, dati gli investimenti necessari per la riprogettazione o l'adeguamento dei reattori che non soddisfano i livelli obbligatori.L'industria comunitaria dei reattori sarà rafforzata dalla presente proposta, in quanto è costretta ad affrontare la concorrenza sempre più agguerrita dei reattori di importazione di bassa qualità, a basso prezzo e a basso rendimento.4.  ConsultazioneOrganizzazioni consultate in merito alla proposta e loro principali osservazioni.Da parecchi anni ormai la Commissione è impegnata a migliorare il rendimento energetico delle lampade fluorescenti, in collaborazione con le organizzazioni del settore. Per discutere gli interventi a tal fine ed i criteri sottesi all'elaborazione di requisiti di rendimento energetico per i reattori, essa ha organizzato numerose riunioni, alle quali ha invitato tutte le parti interessate. In questa sede un gruppo di rappresentanti degli Stati membri ha sottolineato l'esigenza di studiare attentamente la possibilità di accordi negoziali da parte dell'industria circa il rendimento delle apparecchiature. Numerose discussioni si sono tenute sull'argomento tra i rappresentanti dell'industria, ed in particolare tra il CELMA, comitato di coordinamento delle associazioni europee dei fabbricanti di apparecchi per illuminazione, ed i funzionari della Commissione assistiti da esperti. I progressi sono stati anche discussi in una serie di riunioni tenute con le amministrazioni degli Stati membri. Data la natura fortemente competitiva del settore e la quota di mercato occupata dai reattori d'importazione, era estremamente difficile concordare accordi negoziali significativi a livello comunitario e questa possibilità è stata infine esclusa dai fabbricanti. Un'ultima proposta di accordo negoziale è stata sottoposta al CELMA di recente (dicembre 1998), ma l'idea di un accordo volontario è stata definitivamente esclusa dal CELMA. Dopo numerosi incontri tra i funzionari della Commissione ed i fabbricanti è stato accettato lo strumento legislativo proposto.5.  Sorveglianza e modificaPER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO: 599PC0296.1Il mercato comunitario dei reattori sarà sorvegliato dalla Commissione in collaborazione con le autorità degli Stati membri e l'associazione dei costruttori europei. Come già detto i costi che l'industria dovrà sostenere per conformarsi sono quelli associati all'allestimento di nuove linee di produzione per i reattori elettronici. Ne consegue, che sorvegliando la quota di mercato dei reattori elettronici, le pubbliche autorità avranno un'idea degli effetti della direttiva sia in termini di riduzione delle emissioni di CO2 che di impatto sull'industria. Inoltre sia l'analisi costi-benefici sia alcuni Stati membri hanno raccomandato una terza tappa, volta soprattutto all'eliminazione dei reattori di classe B2, perché sarebbe conveniente per gli utilizzatori. La Commissione ritiene che sia il caso di valutare innanzitutto l'impatto su costruttori e utilizzatori delle prime due tappe proposte, e poi di decidere se siano necessari altri interventi (nella fattispecie prescivendo un nuovo livello di rendimento). A questo fine l'articolo 9 della direttiva prevede che la Commissione proceda ad una valutazione dell'impatto della direttiva e, in consultazione con le parti interessate, proponga se necessario ulteriori misure.6.  InterlocutoriPer ricevere una copia dell'analisi costi-benefici e per delucidazioni, osservazioni o ulteriori informazioni si prega di contattare:M. Paolo BERTOLDICommissione Europea, DG XVII/C1Rue de la Loi, 200B-1049 BrusselsTel: +32-2-2952204Fax: +32-2-2964254E-mail: Paolo.Bertoldi@bxl.dg17.cec.be