CELEX: 62008CC0040
Language: it
Date: 2009-05-14 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Trstenjak del 14 maggio 2009. # Asturcom Telecomunicaciones SL contro Cristina Rodríguez Nogueira. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Juzgado de Primera Instancia nº 4 de Bilbao - Spagna. # Direttiva 93/13/CEE - Contratti stipulati con i consumatori - Clausola compromissoria abusiva - Nullità - Lodo arbitrale che ha acquisito autorità di cosa giudicata - Esecuzione forzata - Facoltà del giudice nazionale dell’esecuzione di rilevare d’ufficio la nullità di una clausola compromissoria abusiva - Principi di equivalenza e di effettività. # Causa C-40/08.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      VERICA TRSTENJAK
      presentate il 14 maggio 2009 1(1)
      
      Causa C‑40/08
      Asturcom Telecomunicaciones SL
      contro
      Cristina Rodríguez Nogueira
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Juzgado de Primera Instancia n. 4 de Bilbao (Spagna)]
      «Tutela dei consumatori – Direttiva 93/13/CEE – Clausole abusive contenute nei contratti stipulati con i consumatori – Facoltà di un giudice nazionale chiamato a statuire su una domanda di esecuzione forzata di esaminare d’ufficio la questione
         della nullità di una clausola compromissoria – Obbligo di garantire l’efficacia della direttiva in sede di applicazione del diritto nazionale»
      I –    Introduzione
      1.        Nella presente domanda di pronuncia pregiudiziale lo Juzgado de Primera Instancia n. 4 de Bilbao (in prosieguo: il «giudice
         del rinvio») investe la Corte di una questione pregiudiziale inerente l’interpretazione della direttiva del Consiglio 5 aprile
         1993, 93/13/CEE, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (2). 
      
      2.        In particolare, si tratta qui di stabilire se dall’obiettivo della direttiva, che consiste nella tutela dei consumatori, si
         evinca che il giudice nazionale chiamato a statuire su una domanda di esecuzione forzata può esaminare d’ufficio la questione
         della nullità di una clausola compromissoria e, di conseguenza, annullare il lodo arbitrale, in quanto la convenzione arbitrale
         contiene, a suo avviso, una clausola abusiva pregiudizievole per il consumatore.
      
      II – Contesto normativo
      A –    Normativa comunitaria
      3.        L’art. 3, n. 1, della direttiva 93/13 prevede quanto segue:
      
      «Una clausola contrattuale, che non è stata oggetto di negoziato individuale, si considera abusiva se, malgrado il requisito
         della buona fede, determina, a danno del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi delle parti
         derivanti dal contratto». 
      
      4.        L’art. 6, n. 1, della medesima direttiva così recita:
      
      «Gli Stati membri prevedono che le clausole abusive contenute in un contratto stipulato fra un consumatore ed un professionista
         non vincolano il consumatore, alle condizioni stabilite dalle loro legislazioni nazionali, e che il contratto resti vincolante
         per le parti secondo i medesimi termini, sempre che esso possa sussistere senza le clausole abusive». 
      
      5.        L’art. 7, n. 1, della direttiva è del seguente tenore:
      
      «Gli Stati membri, nell’interesse dei consumatori e dei concorrenti professionali, provvedono a fornire mezzi adeguati ed
         efficaci per far cessare l’inserzione di clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e dei consumatori».
         
      
      6.        L’allegato alla direttiva contiene un elenco indicativo delle clausole che possono essere dichiarate abusive. Tra queste,
         il punto 1, lett. q), dell’allegato annovera le clausole che hanno per oggetto o per effetto di «sopprimere o limitare l’esercizio
         di azioni legali o vie di ricorso del consumatore, in particolare obbligando il consumatore a rivolgersi esclusivamente a
         una giurisdizione di arbitrato non disciplinata da disposizioni giuridiche, limitando indebitamente i mezzi di prova a disposizione
         del consumatore o imponendogli un onere della prova che, ai sensi della legislazione applicabile, incomberebbe a un’altra
         parte del contratto».
      
      B –    Normativa nazionale
      7.        Nel diritto spagnolo la tutela dei consumatori a fronte di clausole abusive è stata garantita inizialmente dalla Ley General
         26/1984 para la Defensa de los Consumidores y Usuarios (legge generale n. 26/1984, relativa alla tutela dei consumatori e
         degli utenti) del 10 luglio 1984 (BOE n. 176 del 24 luglio 1984; in prosieguo: la «Ley 26/1984»).
      
      8.        La Ley 26/1984 è stata modificata dalla Ley 7/1998 sobre Condiciones Generales de la Contratación (legge n. 7/1998, relativa
         alle condizioni generali dei contratti) del 13 aprile 1998 (BOE n. 89 del 14 aprile 1998; in prosieguo: la «Ley 7/1998»),
         che ha recepito la direttiva 93/13 nel diritto interno.
      
      9.        La Ley 7/1998 ha aggiunto alla Ley 26/1984, inter alia, un art. 10 bis il cui n. 1 così recita:
      
      «Si considerano clausole abusive tutte quelle disposizioni contrattuali che non hanno costituito oggetto di negoziato individuale
         le quali, malgrado il requisito della buona fede, determinano a danno del consumatore uno squilibrio significativo dei diritti
         e degli obblighi contrattuali delle parti. In ogni caso, si considerano clausole abusive le disposizioni contrattuali elencate
         nella prima disposizione addizionale della presente legge.
      
      (…)».
      10.      Ai sensi dell’art. 8 della Ley 7/1998:
      
      «1. Sono nulle le condizioni generali pregiudizievoli per l’aderente e in contrasto con le disposizioni della presente legge
         o di qualsiasi altra norma imperativa, a meno che essa non sanzioni diversamente la loro violazione».
      
      2. In particolare, sono nulle le condizioni generali abusive inserite nei contratti conclusi con i consumatori quali definite,
         in ogni caso, dall’art. 10 bis e dalla prima disposizione addizionale della Ley 26/1984 (…)».
      
      11.      All’epoca dei fatti di cui alla causa principale la procedura arbitrale era disciplinata dalla Ley de Arbitraje (legge n. 60/2003,
         relativa all’arbitrato) del 23 dicembre 2003 (BOE n. 309 del 26 dicembre 2003; in prosieguo: la «Ley 60/2003»). 
      
      12.      L’art. 8, nn. 4 e 5, della Ley 60/2003 stabilisce quanto segue:
      
      «4.       Il tribunale di primo grado del luogo in cui è stato pronunciato il lodo è competente per decidere sulla sua esecuzione forzata
         ai sensi dell’art. 545, n. 2, del codice di procedura civile (…).
      
      5.       Il ricorso per annullamento del lodo arbitrale è proposto dinanzi all’Audiencia Provincial del luogo in cui esso è stato pronunciato».
      13.      L’art. 22 della Ley 60/2003 stabilisce quanto segue: 
      
      «1.       Gli arbitri possono decidere in ordine alla propria competenza, incluse le eccezioni relative all’esistenza o alla validità
         della clausola compromissoria ed ogni altra eccezione il cui accoglimento impedisca di esaminare il merito della controversia.
         A tali effetti, una clausola compromissoria contenuta in un contratto è considerata indipendente dalle altre clausole contrattuali.
         Una decisione arbitrale che dichiari nullo il contratto non comporta di per sé la nullità della clausola compromissoria.
      
      2.       Le eccezioni di cui al precedente paragrafo devono essere sollevate al più tardi nell’atto di risposta, senza che il fatto
         di aver designato o concorso a designare l’arbitro costituisca un impedimento. L’eccezione relativa all’usurpazione di competenza
         da parte degli arbitri dev’essere proposta non appena l’arbitro tratti la materia assertivamente estranea al suo ambito di
         competenza».
      
      14.      L’art. 40 della Ley 60/2003 così recita:
      
      «È possibile chiedere l’annullamento di un lodo ai sensi delle disposizioni del presente titolo».
      15.      L’art. 41, n. 1, della Ley 60/2003 contiene le seguenti disposizioni:
      
      «Un lodo può essere annullato solo qualora la parte ricorrente deduca e dimostri quanto segue:
      a)     che la clausola compromissoria non esiste o è invalida;
      b)     che non è stata debitamente informata della designazione di un arbitro o dello svolgimento del procedimento arbitrale oppure
         che, per qualsiasi altra ragione, non ha potuto far valere i propri diritti;
      
      (…)
      f)      che il lodo è contrario all’ordine pubblico».
      16.      L’art. 43 della Ley 60/2003 così recita:
      
      «Il lodo definitivo produce fra le parti effetti di cosa giudicata. Contro di esso può essere chiesta solo la revocazione
         conformemente alle disposizioni della Ley de Enjuiciamiento Civil [codice di procedura civile]».
      
      17.      Ai sensi dell’art. 44 della Ley 60/2003, l’esecuzione forzata dei lodi arbitrali è disciplinata dalle disposizioni del codice
         di procedura civile e del titolo VIII della Ley 60/2003 medesima.
      
      18.      Ai sensi dell’art. 517, n. 2, secondo comma, della Ley n. 1/2000 (codice di procedura civile) del 7 gennaio 2000 (BOE dell’8
         gennaio 2000; in prosieguo: la «Ley 1/2000»), i lodi ovvero le decisioni arbitrali sono suscettibili di esecuzione forzata.
      
      19.      L’art. 556, n. 1, della Ley 1/2000 prevede il diritto dell’esecutato di proporre opposizione al decreto di esecuzione entro
         dieci giorni dalla notifica del medesimo.
      
      20.      L’art. 559, n. 1, della Ley 1/2000 elenca alcuni vizi di procedura che l’esecutato può opporre all’esecuzione.
      
      III – Fatti, procedimento principale e questione pregiudiziale
      21.      Il 24 maggio 2004 la sig.ra María Cristina Rodríguez Nogueira (in prosieguo: la «debitrice esecutata») concludeva con l’operatore
         Asturcom Telecomunicaciones S. L. (in prosieguo: l’«Asturcom») un contratto di abbonamento ad una linea di telefonia mobile
         per privati. Tale contratto conteneva una clausola compromissoria la quale sottoponeva ogni eventuale controversia concernente
         l’esecuzione del contratto stesso all’arbitrato dell’Asociación Europea de Arbitraje de Derecho y Equidad (Associazione europea
         per l’arbitrato secondo diritto e secondo equità; in prosieguo: l’«AEADE»). 
      
      22.      Nel contratto la debitrice esecutata si impegnava, inter alia, a mantenere l’abbonamento per un periodo di 18 mesi a decorrere
         dalla data concreta di attivazione del servizio e ad effettuare un consumo minimo di EUR 6 per ciascuna linea. Essa si impegnava
         al contempo a non modificare le condizioni concordate con l’operatore. Si impegnava inoltre a pagare le fatture e a non disdire
         l’abbonamento alle altre linee telefoniche contrattate con il medesimo operatore. Veniva inoltre convenuto che, in caso di
         inadempimento del contratto, la cliente fosse tenuta a versare all’operatore un importo pari a EUR 300 per linea mediante
         apposito procedimento.
      
      23.      Poiché la debitrice esecutata non saldava alcune fatture e recedeva dal contratto prima dello scadere della sua durata minima,
         l’Asturcom presentava presso l’AEADE a Bilbao, il 16 febbraio 2005, una domanda di arbitrato nei suoi confronti per inadempimento
         del contratto. 
      
      24.      Con lodo emesso il 14 aprile 2005 la debitrice esecutata veniva condannata a pagare una somma pari a EUR 669,69. Poiché essa
         non faceva valere in giudizio la nullità del lodo arbitrale, quest’ultimo diventava definitivo.
      
      25.      Il 29 ottobre 2007 l’Asturcom presentava una domanda di esecuzione forzata nei confronti della sig.ra Rodríguez Nogueira per
         la somma summenzionata e per ulteriori EUR 300 a titolo di interessi e spese.
      
      26.      Nell’ordinanza di rinvio il giudice a quo illustra innanzitutto i motivi per cui ritiene abusiva la clausola compromissoria
         contenuta nel contratto. Al riguardo esso rinvia in particolare alla circostanza che l’associazione cui è demandato l’arbitrato
         elabora essa stessa i contratti di telefonia, che nella clausola non viene né specificata la città in cui il tribunale arbitrale
         ha la propria sede né è prevista la possibilità di scegliere tra più città, e che i costi per recarsi presso il luogo dell’arbitrato
         sono superiori all’importo del credito principale. 
      
      27.      Il giudice del rinvio precisa, tuttavia, che la legge spagnola sull’arbitrato non obbliga né autorizza gli arbitri ad esaminare
         d’ufficio le clausole compromissorie e a dichiarare la nullità di quelle che risultino nulle o abusive.
      
      28.      Il giudice del rinvio dubita della compatibilità di queste regole processuali con il diritto comunitario. Esso ha pertanto
         sospeso il procedimento al fine di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
      
      «Se la tutela dei consumatori garantita dalla direttiva del Consiglio 5 aprile 1993, 93/13/CEE, concernente le clausole abusive
         nei contratti stipulati con i consumatori, implichi che il giudice chiamato a pronunciarsi su un’istanza di esecuzione forzata
         di un lodo arbitrale definitivo, emesso in assenza del consumatore, rilevi d’ufficio la nullità della convenzione arbitrale
         e, di conseguenza, annulli il lodo, in quanto contiene la detta convenzione una clausola abusiva pregiudizievole per il consumatore».
      
      IV – Procedimento dinanzi alla Corte
      29.      L’ordinanza di rinvio del 29 gennaio 2008 è pervenuta alla cancelleria della Corte il 5 febbraio 2008. 
      
      30.      Hanno presentato osservazioni scritte, nei termini previsti dall’art. 23 dello Statuto della Corte, i governi del Regno di
         Spagna e della Repubblica ungherese nonché la Commissione.
      
      31.      Poiché nessuno ha chiesto che fosse tenuta un’udienza, dopo la riunione generale del 10 febbraio 2009 la causa era matura
         per la predisposizione delle presenti conclusioni.
      
      V –    Argomenti sostanziali delle parti
      32.      L’Asturcom propone di risolvere negativamente la questione sollevata dal giudice del rinvio. Essa rammenta che, anche se l’ordinamento
         giuridico spagnolo non conferisce espressamente al giudice nazionale una corrispondente facoltà, quest’ultimo sarebbe comunque
         legittimato, in forza della sentenza Mostaza Claro (3), ad esaminare d’ufficio la questione della nullità di una clausola compromissoria nell’ambito di un ricorso di annullamento.
         Ne conseguirebbe che la legislazione nazionale è conforme ai requisiti fissati dal diritto comunitario nel settore della tutela
         dei consumatori a fronte di clausole abusive.
      
      33.      L’Asturcom sottolinea inoltre che la giurisprudenza del Tribunal Constitucional (Corte costituzionale) spagnolo equiparerebbe
         lodi arbitrali e decisioni giudiziarie, cosicché un lodo arbitrale che non venga impugnato entro due mesi dalla notifica –
         come nel caso di specie – acquisterebbe autorità di cosa giudicata analogamente ad una decisione giudiziaria irrevocabile
         ed esecutiva. Di conseguenza, un giudice competente per l’esecuzione di un lodo arbitrale irrevocabile non potrebbe ab initio e d’ufficio verificare se la clausola compromissoria sia valida o nulla e rifiutare, quindi, di disporre l’esecuzione forzata,
         come del resto avrebbe stabilito la giurisprudenza dell’Audiencia Provincial de Madrid.
      
      34.      Un’interpretazione del genere consentirebbe non solo di rispettare il principio della certezza del diritto, il quale troverebbe
         espressione nell’autorità di cosa giudicata, ma sarebbe altresì compatibile con la summenzionata sentenza Mostaza Claro, la
         quale autorizzerebbe il giudice nazionale ad accertare la nullità di una clausola compromissoria abusiva solo nell’ambito
         di un ricorso di annullamento avverso un lodo arbitrale non ancora definitivo.
      
      35.      I governiungherese e spagnolo propongono invece alla Corte di riconoscere al giudice nazionale chiamato a pronunciarsi su un’istanza di esecuzione forzata
         di un lodo arbitrale già definitivo la competenza ad esaminare la questione della nullità della clausola compromissoria. Essi
         fanno valere argomenti sostanzialmente analoghi, soprattutto in relazione alla possibilità di un’applicazione analogica dei
         principi sviluppati nella giurisprudenza.
      
      36.      Il governo ungherese fa valere in particolare che dalla giurisprudenza della Corte emergerebbe che i motivi di interesse pubblico sui quali si
         fonderebbe l’obiettivo di tutela della direttiva esigerebbero appunto che il giudice nazionale, soprattutto in un caso come
         quello che caratterizza il procedimento principale, verifichi d’ufficio il carattere abusivo di una clausola contenuta in
         un contratto concluso con un consumatore.
      
      37.      Il governo spagnolo condivide sostanzialmente tale conclusione, procedendo ad alcuni chiarimenti in merito al diritto processuale nazionale.
      
      38.      Così, esso sottolinea che non sussisterebbe alcuna incompatibilità fra l’ordinamento giuridico dello Stato membro e l’ordinamento
         giuridico comunitario nel settore della tutela dei consumatori a fronte di clausole abusive. Ai sensi delle pertinenti disposizioni
         spagnole, la validità di una clausola compromissoria potrebbe e dovrebbe essere esaminata quale questione di ordine pubblico,
         e non solo da parte del giudice di merito, bensì anche dal giudice dell’esecuzione, a prescindere dalla circostanza che la
         parte interessata sia comparsa o meno dinanzi all’arbitro ovvero dinanzi al giudice dell’esecuzione ed abbia proposto o meno
         impugnazione.
      
      39.      Secondo il governo spagnolo, numerose decisioni giudiziarie spagnole, fra le quali una sentenza dell’Audiencia Nacional del
         9 maggio 2005, hanno, segnatamente per motivi di ordine pubblico, accordato al giudice nazionale un potere di controllo sulle
         decisioni arbitrali delle quali deve disporre l’esecuzione, anche qualora nessuna della parti abbia fatto domanda in tal senso.
      
      40.      Di conseguenza, sia una corretta attuazione della tutela dei consumatori sia un’interpretazione estensiva della nozione di
         ordine pubblico dovrebbero mettere il giudice nazionale dell’esecuzione nella condizione di esaminare d’ufficio la validità
         della convenzione arbitrale e di dichiarare nullo il lodo allorché pervenga alla conclusione che la convenzione contiene una
         clausola abusiva.
      
      41.      La Commissione richiama innanzitutto l’attenzione su talune differenze fra la fattispecie alla base della causa in oggetto e la causa Mostaza
         Claro, le quali consisterebbero, in primo luogo, nel fatto che il consumatore, nel caso presente, ha assunto un atteggiamento
         passivo e, in secondo luogo, nel fatto che la questione del carattere abusivo della clausola compromissoria si pone non nell’ambito
         di un ricorso di annullamento avverso il lodo arbitrale, bensì in sede di esecuzione forzata. La Commissione riconosce altresì
         che i poteri di controllo di un giudice dell’esecuzione sarebbero in linea di principio più limitati rispetto a quelli di
         un giudice investito di un ricorso di annullamento.
      
      42.      La Commissione fa tuttavia valere che l’importanza degli obiettivi perseguiti con la direttiva 93/13 renderebbe necessario
         che il giudice dell’esecuzione possa, in via eccezionale, verificare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola compromissoria
         e, se del caso, dichiararla nulla. In casi come questo di specie, nei quali il consumatore non ha impugnato il lodo arbitrale,
         il giudice dell’esecuzione risulterebbe essere l’unica istanza indipendente, in quanto non avrebbe alcun interesse personale
         al mantenimento della clausola compromissoria, e ciò lo predestinerebbe alla verifica della validità di tale clausola.
      
      43.      Da ultimo la Commissione si pronuncia sulla questione, sollevata dal giudice del rinvio, se la valutazione d’ufficio del carattere
         abusivo di una clausola compromissoria costituisca una facoltà o addirittura un obbligo del giudice nazionale. Sulla scorta
         del punto 38 nonché del dispositivo della sentenza Mostaza Claro essa conclude per l’obbligatorietà di tale verifica.
      
      VI – Valutazione giuridica
      A –    Osservazioni preliminari
      44.      Per clausola abusiva si intende, ai termini della definizione contenuta nell’art. 3 della direttiva 93/13, una clausola formulata
         in anticipo unilateralmente dalla parte contraente economicamente più forte e imposta alla controparte senza che quest’ultima
         abbia potuto esercitare alcuna influenza sul suo contenuto. In tale contesto il carattere abusivo di una clausola si caratterizza
         sostanzialmente, ai sensi dell’art. 3, n. 1, per il fatto che essa, malgrado il requisito della buona fede, determina, a danno
         del consumatore, un significativo ed ingiustificato squilibrio tra le parti del contratto (4). 
      
      45.      La problematica delle clausole abusive nei contratti conclusi con i consumatori era nota già molto prima dell’entrata in vigore
         della direttiva 93/13. In una società di prestazioni di servizi e di consumi in continua espansione come quella europea l’uso
         di contratti standard, le cui singole clausole non sono oggetto di negoziati individuali fra le parti, si è inevitabilmente
         diffuso sempre di più. Il pericolo legato all’impiego di siffatte clausole contrattuali formulate in anticipo unilateralmente
         risiede nella mancata o insufficiente considerazione degli interessi della controparte di colui che se ne serve (5).
      
      46.      La direttiva 93/13 mira a porre rimedio a tale situazione, segnatamente attraverso un’armonizzazione parziale delle disposizioni
         degli Stati membri nel settore della tutela dei consumatori (6). Essa è intesa ad assicurare una tutela minima comune contro le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori
         negli Stati membri della Comunità. Elementi essenziali di questa direttiva sono, da un lato, la regola contenuta nell’art. 6,
         n. 1, in base alla quale gli Stati membri prevedono che le clausole abusive contenute nei contratti stipulati fra un consumatore
         ed un professionista «non vincolano il consumatore», e, dall’altro, l’art. 7, n. 1, ai cui sensi gli Stati membri, nell’interesse
         dei consumatori e dei concorrenti professionali, provvedono a fornire mezzi adeguati ed efficaci «per far cessare l’inserzione
         di clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e dei consumatori». 
      
      47.      Gli artt. 6 e 7 della direttiva 93/13 costituiscono, sotto il profilo dogmatico‑giuridico, norme imperative di diritto secondario
         a tutela del consumatore le quali comportano una restrizione della libertà contrattuale quale espressione più importante dell’autonomia
         privata (7).
      
      B –    La competenza dei giudici nazionali ad esaminare clausole abusive secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia
      48.      La Corte, nelle sentenze Océano (8), Cofidis (9) e Mostaza Claro (10), ha interpretato tali disposizioni attribuendo loro un significato che consente al giudice nazionale, nell’esercizio delle
         sue funzioni, di procedere in maniera efficace nei confronti di clausole abusive. La causa in oggetto è influenzata in maniera
         determinante da tali sentenze. Occorre pertanto esaminare, in prosieguo, in che misura, sulla base delle affinità dei rispettivi
         casi di partenza, risulti ammissibile una trasposizione al caso concreto dei principi ivi sviluppati. 
      
      49.      Occorre innanzitutto rammentare quali siano questi principi giurisprudenziali sulla cui scorta occorre valutare il caso di
         specie. 
      
      50.      Punto di partenza delle considerazioni della Corte in sede di interpretazione degli artt. 6 e 7 della direttiva 93/13 era
         la constatazione che «il sistema di tutela istituito dalla direttiva è fondato sull’idea che il consumatore si trovi in una
         situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda sia il potere nelle trattative sia il grado di informazione,
         situazione che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte dal professionista, senza poter incidere sul contenuto delle
         stesse» (11). La Corte ha desunto da tale circostanza che «la diseguaglianza tra il consumatore e il professionista possa essere riequilibrata
         solo grazie a un intervento positivo da parte di soggetti estranei al rapporto contrattuale» (12).
      
      51.      La Corte ha inoltre rilevato che la facoltà per il giudice nazionale di esaminare d’ufficio l’abusività di una clausola costituisce
         un mezzo idoneo al conseguimento dell’obiettivo fissato dall’art. 6 della direttiva, il quale consiste nell’impedire che il
         singolo consumatore sia vincolato da una clausola abusiva. Essa ha considerato tale facoltà del giudice nazionale parimenti
         idonea a realizzare l’obiettivo dell’art. 7, dato che il suddetto esame può avere un effetto dissuasivo e, pertanto, contribuire
         a far cessare l’inserimento di clausole abusive da parte di un professionista nei contratti conclusi con i consumatori (13). La Corte ha poi accertato che la facoltà di esaminare d’ufficio l’abusività di una clausola è necessaria al fine di ottenere
         una tutela effettiva del consumatore, in quanto sussiste il rischio non trascurabile che, soprattutto per ignoranza, il consumatore
         non faccia valere l’abusività della clausola oppostagli.
      
      52.      Alla luce delle considerazioni che precedono, la Corte, nella sentenza Océano (14), ha correttamente dichiarato che la tutela assicurata ai consumatori dalla direttiva 93/13 comporta che il giudice nazionale,
         esaminando la ricevibilità dell’istanza presentatagli, possa valutare d’ufficio l’abusività di una clausola del contratto
         per cui è causa.
      
      53.      Nella sentenza Cofidis (15) la Corte ha precisato la propria giurisprudenza nel senso che la competenza di un giudice nazionale a rilevare d’ufficio
         o a seguito di un’eccezione sollevata dal consumatore la nullità di una clausola contenuta in un contratto non può essere
         fatta dipendere dall’osservanza di un termine di decadenza.
      
      54.      Infine, nella sentenza Mostaza Claro (16), la Corte ha deciso che un giudice nazionale chiamato a pronunciarsi sull’impugnazione di un lodo può esaminare d’ufficio
         la questione della nullità dell’accordo arbitrale ed annullare il lodo, nel caso ritenga che tale accordo contenga una clausola
         abusiva pregiudizievole per il consumatore, anche qualora quest’ultimo non abbia fatto valere tale nullità nell’ambito del
         procedimento arbitrale, ma solo in quello per l’impugnazione del lodo.
      
      55.      La Corte ha motivato la sua decisione asserendo che l’obiettivo perseguito dall’art. 6 della direttiva non potrebbe essere
         raggiunto qualora il giudice investito dell’impugnazione di un lodo arbitrale non potesse valutare la nullità di tale lodo
         per il solo motivo che il consumatore non ha eccepito la nullità della clausola compromissoria nell’ambito del procedimento
         arbitrale (17). Una simile omissione da parte del consumatore non potrebbe, così, mai essere compensata dall’azione di terzi. Il sistema
         di tutela speciale creato dalla direttiva risulterebbe, secondo la Corte, definitivamente compromesso (18).
      
      C –    Esame della questione pregiudiziale
      1.      Sul sindacato del giudice dell’esecuzione
      56.      Al pari della causa Mostaza Claro la presente causa ha ad oggetto una clausola compromissoria che il giudice del rinvio considera
         abusiva (19). Dalla giurisprudenza della Corte si evince che spetta al giudice nazionale determinare se una clausola contrattuale soddisfi
         i criteri per essere qualificata abusiva ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 93/13 (20). Ad avviso del giudice del rinvio, la clausola compromissoria controversa costituisce un ostacolo alla difesa e alla produzione
         di motivi da parte della sig.ra Rodríguez Nogueira, il che depone a favore della sua qualificazione ai sensi dell’art. 3,
         n. 3, della direttiva in combinato disposto con la lett. q) dell’allegato. 
      
      57.      La causa in oggetto si distingue, tuttavia, dalla causa Mostaza Claro per il fatto che la sig.ra Rodríguez Nogueira non è
         né comparsa dinanzi all’arbitro né ha impugnato il lodo. Diversamente che nella causa Mostaza Claro si pone pertanto qui la
         questione se il giudice nazionale possa accertare il carattere abusivo di una clausola nell’ambito di un procedimento di esecuzione
         forzata. Un’ulteriore differenza risiede nel fatto che nella causa Mostaza Claro i consumatori avevano invocato espressamente
         il carattere abusivo della clausola compromissoria controversa, mentre ora il giudice del rinvio chiede se il carattere abusivo
         di una siffatta clausola debba essere esaminato d’ufficio in sede di decisione su un’istanza di esecuzione forzata. 
      
      58.      Fatta eccezione per l’Asturcom, tutte le parti intervenute nel procedimento sostengono che il giudice nazionale deve poter
         rilevare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola compromissoria e dichiararla nulla anche nell’ambito di un procedimento
         di esecuzione forzata. Tale tesi deve essere esplicitamente condivisa.
      
      59.      A mio avviso, tale interpretazione è quella che tiene maggiormente conto dell’obiettivo di tutela del consumatore perseguito
         dalla direttiva 93/13. Essa è altresì conforme alla lettera dell’art. 7, n. 1, della direttiva 93/13, il quale richiede espressamente
         agli Stati membri l’applicazione di «mezzi adeguati ed efficaci» per tutelare i consumatori contro l’impiego di clausole abusive.
         Di particolare importanza per la valutazione giuridica della questione pregiudiziale è al riguardo il requisito, messo in
         evidenza dal legislatore comunitario, dell’efficacia delle misure di attuazione nazionali. Esso è in definitiva conforme alla
         costante giurisprudenza della Corte la quale esige dagli Stati membri, nell’ambito della trasposizione di una direttiva, che
         vengano assicurati in maniera effettiva i diritti dei singoli, qualora la direttiva conferisca tali diritti (21).
      
      60.      Né osta in alcun caso l’autonomia istituzionale e procedurale degli Stati membri, nota come «autonomia processuale». Dalla
         giurisprudenza costante della Corte emerge piuttosto che, in mancanza di una pertinente disciplina comunitaria, spetta a ciascuno
         Stato membro designare i giudici competenti e stabilire le modalità di procedura dei ricorsi giurisdizionali intesi a garantire
         la tutela dei diritti spettanti ai singoli in forza delle norme di diritto comunitario (22). 
      
      61.      Tutto ciò deve essere valutato alla luce del fatto che il principio della tutela giurisdizionale effettiva costituisce, secondo
         giurisprudenza costante, un principio generale del diritto comunitario che risulta dalle tradizioni costituzionali comuni
         degli Stati membri, è sancito dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle
         libertà fondamentali ed è stato ribadito anche dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (23), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 (24). A ciò si aggiunge che, secondo giurisprudenza costante della Corte, il diritto alla difesa è tutelato «in qualsiasi procedimento
         promosso nei confronti di una persona e che possa sfociare in un atto per essa lesivo» (25), quindi anche nei procedimenti arbitrali (26).
      
      62.      È vero che negli ordinamenti giuridici degli Stati membri il procedimento di esecuzione forzata non ha in linea di principio
         ad oggetto l’esame sostanziale di un lodo arbitrale, bensì esclusivamente la sua attuazione forzata, e che inoltre la facoltà
         del debitore esecutato di sollevare eccezioni sostanziali nei confronti del titolo esecutivo è di regola limitata in forza
         del diritto degli Stati membri in materia di esecuzione forzata e dipende solo dal soddisfacimento di determinati presupposti (27). A mio avviso occorre, tuttavia, accordare al giudice nazionale un sindacato analogo anche nell’ambito del procedimento di
         esecuzione forzata, se non si vuole pregiudicare l’obiettivo di tutela del consumatore perseguito dalla direttiva 93/13 (28).
      
      63.      L’interpretazione opposta comporterebbe, infatti, che il carattere abusivo di una clausola contrattuale finisca col prevalere
         e ciò irrevocabilmente a scapito del consumatore. Si verrebbe in tal modo a creare una situazione giuridica che il legislatore
         comunitario intendeva assolutamente impedire in considerazione della particolare esigenza di tutela degli interessi economici
         del consumatore. 
      
      64.      Proprio la presente fattispecie mostra in maniera particolarmente lampante che l’assenza di un corrispondente sindacato in
         capo al giudice dell’esecuzione non sarebbe compatibile con la direttiva 93/13. Per non subire le conseguenze negative di
         una clausola contrattuale nulla il consumatore dovrebbe, infatti, difendersi dalla stessa assolutamente già prima del procedimento
         di esecuzione, ossia nel procedimento che lo precede. Nel caso presente la sig.ra Rodríguez Nogueira, quale debitrice esecutata,
         avrebbe dovuto quindi partecipare già all’arbitrato, della cui legittimità il giudice del rinvio appunto dubita – in altri
         termini: il diritto nazionale si aspetterebbe dal consumatore la partecipazione ad un procedimento nullo, al fine di poter
         fare dichiarare la nullità del contratto. Tale conclusione non sarebbe accettabile e mostra che al giudice dell’esecuzione
         deve spettare un potere di controllo adeguato.
      
      65.      Il conseguimento dell’obiettivo della direttiva esige inoltre, come ha rilevato la Corte, che la disuguaglianza tra il consumatore
         e il professionista possa essere riequilibrata grazie all’intervento positivo di soggetti estranei al rapporto contrattuale (29). Stando alle informazioni del giudice del rinvio, la legge spagnola sull’arbitrato non obbliga né consente ai giudici arbitrali
         di esaminare d’ufficio le convenzioni arbitrali e di annullare quelle nulle o abusive (30). 
      
      66.      Tuttavia, anche nel caso in cui i giudici arbitrali vi fossero obbligati o autorizzati, sussisterebbero seri dubbi sulla possibilità
         di considerare un arbitro sempre indipendente e neutrale, tanto più che un giudice arbitrale può eventualmente avere un interesse
         personale al mantenimento della clausola compromissoria per la quale risulta competente. La Commissione sottolinea a buon
         diritto questo problema (31). Ciò avviene, per esempio, in una situazione come quella di specie, nella quale la clausola compromissoria è stata redatta
         dalla stessa associazione alla quale è demandato l’arbitrato. L’esame della questione della nullità di una clausola compromissoria
         abusiva non può, pertanto, essere affidato esclusivamente all’arbitro. Piuttosto, tale compito deve essere conferito ad un
         giudice che offra tutte le garanzie di indipendenza giudiziaria richieste in uno Stato di diritto. 
      
      67.      Qualora, tuttavia, l’interessato non impugni il lodo arbitrale, il che non può essere escluso proprio alla luce della frequente
         mancanza di esperienza negli affari da parte dei consumatori (32), e tale lodo diventi quindi definitivo, il giudice investito dell’esecuzione forzata sarà di regola l’unica e ultima istanza
         in grado di verificare la legittimità di una clausola contrattuale (33). È dunque logico che l’ordinamento giuridico comunitario riconosca senz’altro al giudice dell’esecuzione, proprio a causa
         della sua posizione unica, una tale competenza. Agli Stati membri incombe poi l’obbligo di assicurare che il giudice dell’esecuzione
         disponga delle necessarie competenze processuali per rigettare, una volta annullato il lodo arbitrale, la domanda di esecuzione
         forzata.
      
      68.      Un motivo per rigettare una richiesta di esecuzione forzata può risultare, in linea di principio, da considerazioni di tutela
         dell’ordine pubblico di uno Stato membro. Un’analoga regola di diritto internazionale è contenuta nell’art. 5, n. 2, lett. a),
         della Convenzione di New York del 1958 per il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali straniere (34) nonché nell’art. 29, n. 2, della Convenzione del 1966 sulla legislazione uniforme in materia di arbitrato nell’ambito del
         Consiglio d’Europa (35). Alcuni Stati membri dell’Unione europea prevedono disposizioni analoghe nei loro ordinamenti giuridici (36). 
      
      69.      Il diritto positivo spagnolo non accorda espressamente al giudice dell’esecuzione la facoltà di esaminare d’ufficio la validità
         di una clausola compromissoria. Anche il giudice a quo ne fa menzione nella sua ordinanza di rinvio. Il sindacato di un giudice
         spagnolo dell’esecuzione, come nella maggior parte degli Stati membri della Comunità, è pertanto limitato e inteso piuttosto
         a verificare il rispetto delle formalità della procedura di esecuzione forzata. Occorre tuttavia rilevare che, negli anni
         passati, diversi giudici spagnoli investiti dell’esecuzione di lodi arbitrali hanno respinto domande di esecuzione forzata
         asserendo che i lodi arbitrali controversi non fossero compatibili con l’ordine pubblico (37). Una parte considerevole della giurisprudenza (38) e della dottrina (39) spagnole sembra condividere tale posizione. Un recente indirizzo giurisprudenziale perviene sostanzialmente alla medesima
         conclusione ed indica nell’esigenza della tutela dei consumatori il motivo per un corrispondente sindacato da parte del giudice
         dell’esecuzione (40). Nonostante ciò, la situazione giuridica spagnola, in assenza di un’univoca giurisprudenza di ultimo grado, non sembra a
         tutt’oggi perfettamente chiara. 
      
      70.      Il recepimento da parte dell’ordinamento giuridico comunitario di un principio di diritto riconosciuto nel diritto internazionale
         ma anche negli ordinamenti giuridici di alcuni Stati membri dell’Unione europea, principio il quale vieta l’esecuzione di
         un lodo arbitrale che viola l’ordine pubblico, mi sembra opportuno alla luce della circostanza che la Corte, nella sentenza
         Mostaza Claro, ha implicitamente annoverato le disposizioni comunitarie a tutela del consumatore contenute nella direttiva
         93/13 tra le disposizioni di ordine pubblico (41). Da tale circostanza la Corte ha desunto la legittimità dell’annullamento di un lodo arbitrale che violi una di tali disposizioni.
         
      
      71.      Come dichiarato dalla Corte in quella sentenza, la disposizione imperativa di cui all’art. 6, n. 1, della direttiva 93/13,
         ai sensi del quale le clausole abusive contenute in un contratto concluso tra un consumatore e un professionista «non vincolano
         il consumatore», esige che il giudice nazionale verifichi d’ufficio la natura abusiva di una clausola contrattuale, ponendo
         in tal modo un argine allo squilibrio che esiste tra il consumatore e il professionista (42). Dall’altro lato, la direttiva 93/13, che ha lo scopo di rafforzare la tutela dei consumatori, costituisce, secondo la Corte,
         un provvedimento ai sensi dell’art. 3, n. 1, lett. t), CE, indispensabile per l’adempimento dei compiti affidati alla Comunità
         e, in particolare, per l’innalzamento del livello e della qualità della vita al suo interno (43). 
      
      72.      Sono naturalmente consapevole del fatto che l’interpretazione degli artt. 6 e 7 della direttiva 93/13 sostenuta in questa
         sede potrebbe sfociare in una deroga al principio dell’autorità di cosa giudicata sancito negli ordinamenti giuridici di alcuni
         Stati membri, ponendo così necessariamente la questione di come armonizzare tale interpretazione con la giurisprudenza elaborata
         sinora dalla Corte in materia di autorità di cosa giudicata di atti giuridici e di sentenze nazionali definitivi contrari
         al diritto comunitario.
      
      73.      Nella sentenza Kapferer (44) la Corte ha rammentato l’importanza che il principio dell’autorità di cosa giudicata riveste sia nell’ordinamento giuridico
         comunitario sia negli ordinamenti giuridici nazionali e ha confermato il principio secondo il quale, al fine di garantire
         sia la stabilità del diritto e dei rapporti giuridici sia una buona amministrazione della giustizia, le decisioni giurisdizionali
         divenute definitive dopo l’esaurimento delle vie di ricorso disponibili o dopo la scadenza dei termini previsti per questi
         ricorsi non dovrebbero più essere rimesse in discussione. Inoltre, fondandosi sulla sentenza Eco Swiss (45), la Corte ha deciso che il principio di cooperazione derivante dall’art. 10 CE non impone ad un giudice nazionale di disapplicare
         le norme processuali interne allo scopo di riesaminare ed annullare una decisione giudiziaria passata in giudicato qualora
         risulti che questa viola il diritto comunitario (46).
      
      74.      La Corte ha tuttavia risolto questo rapporto conflittuale fra la certezza del diritto e la tutela dei consumatori chiarendo
         implicitamente che il principio dell’autorità di cosa giudicata è soggetto alla condizione dell’osservanza dei principi di
         equivalenza e di effettività. Nel disciplinare le modalità di procedura dei ricorsi giurisdizionali intesi a garantire la
         salvaguardia dei diritti derivanti, per i privati, dall’effetto diretto delle norme comunitarie, gli Stati membri devono,
         infatti, far sì che tali modalità non siano meno favorevoli di quelle che riguardano ricorsi analoghi di natura interna (principio
         di equivalenza) e non siano strutturate in modo da rendere in pratica impossibile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento
         giuridico comunitario (principio di effettività) (47).
      
      75.      Sulla scorta delle considerazioni che precedono, e soprattutto alla luce della necessità di un’effettiva tutela dei consumatori (48) nonché della giurisprudenza della Corte (49), la quale esige espressamente un intervento positivo di una parte terza, estranea alle parti del contratto, sono convinta
         che una deroga al principio dell’autorità di cosa giudicata possa, in via eccezionale, essere necessaria.
      
      76.      Dall’insieme delle considerazioni sin qui svolte si evince che il giudice nazionale deve respingere una domanda di esecuzione
         forzata fondata su un lodo arbitrale definitivo emesso in assenza del consumatore, ed annullare il lodo stesso qualora pervenga
         alla conclusione che il compromesso arbitrale contiene una clausola abusiva pregiudizievole per il consumatore (50).
      
      2.      Obbligo di verifica a carico del giudice dell’esecuzione
      77.      Nonostante la questione pregiudiziale non sia al riguardo del tutto chiara, il giudice del rinvio sembra chiedere alla Corte
         altresì se il giudice dell’esecuzione sia non solo legittimato, bensì anche obbligato ad esaminare d’ufficio la natura abusiva
         di una clausola compromissoria.
      
      78.      In proposito occorre rilevare che la Corte, sia nella sentenza Oceano (51) che nella sentenza Cofidis (52), ha parlato della «facoltà» ovvero del «potere» del giudice nazionale di valutare d’ufficio la natura abusiva di una clausola.
         Ciò consentirebbe a prima vista di concludere nel senso che il giudice nazionale, pur potendo esaminare la natura abusiva
         di una clausola, non vi è tuttavia obbligato. Una siffatta interpretazione di quelle sentenze terrebbe tuttavia a malapena
         conto del fatto che al centro delle considerazioni della Corte si trovava l’obiettivo di tutela dei consumatori perseguito
         dalla direttiva 93/13. 
      
      79.      La Corte ha ritenuto particolarmente importante sottolineare che un tale sindacato giurisdizionale è idoneo ad esplicare un
         effetto dissuasivo e a contribuire a porre fine all’impiego, da parte dei professionisti, di clausole abusive nei contratti
         stipulati con i consumatori. Sono dell’avviso che l’effetto dissuasivo perseguito da una siffatta verifica verrebbe, tuttavia,
         considerevolmente ridotto qualora questa fosse rimessa esclusivamente alla discrezionalità del giudice dell’esecuzione. La
         tutela dei consumatori verrebbe invece assicurata, in conformità dei precetti del diritto comunitario, qualora il giudice
         dell’esecuzione fosse giuridicamente obbligato a procedere ad una siffatta verifica (53).
      
      80.      Questa tesi sembra essere alla base anche della sentenza Mostaza Claro. In tale sentenza la Corte ha constatato che l’importanza
         che la tutela dei consumatori riveste all’interno dell’ordinamento giuridico comunitario giustifica che «il giudice nazionale
         sia tenuto a valutare d’ufficio la natura abusiva di una clausola contrattuale, in tal modo ponendo un argine allo squilibrio che esiste
         tra il consumatore e il professionista»(54). 
      
      81.      Di conseguenza, la Corte, in quella sentenza, ha altresì deciso che «la direttiva 93/13 dev’essere interpretata nel senso
         che essa implica che un giudice nazionale chiamato a pronunciarsi sull’impugnazione di un lodo arbitrale rilevi la nullità
         dell’accordo arbitrale ed annulli il lodo, nel caso ritenga che tale accordo contenga una clausola abusiva, anche qualora
         il consumatore non abbia fatto valere tale nullità nell’ambito del procedimento arbitrale, ma solo in quello per l’impugnazione
         del lodo» (55). Come osservavo sopra, la Corte ha sostanzialmente motivato la propria decisione dichiarando che le disposizioni comunitarie
         poste a tutela dei consumatori costituiscono disposizioni di ordine pubblico. 
      
      82.      Dalle suesposte considerazioni consegue, dunque, che il diritto comunitario impone al giudice nazionale un obbligo di verifica.
      
      VII – Conclusione
      83.      Alla luce delle considerazioni che precedono propongo alla Corte di rispondere come segue al Juzgado de Primera Instancia
         n. 4 de Bilbao:
      
      «Dall’obiettivo di tutela dei consumatori garantito dalla direttiva del Consiglio 5 aprile 1993, 93/13/CEE, concernente le
         clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, si evince che il giudice chiamato a pronunciarsi su un’istanza
         di esecuzione forzata di un lodo arbitrale definitivo emesso in assenza del consumatore deve esaminare d’ufficio la questione
         della nullità della convenzione arbitrale e, di conseguenza, annullare il lodo qualora ritenga che la detta convenzione contiene
         una clausola abusiva pregiudizievole per il consumatore».
      
      1 –	Lingua originale: il tedesco.
      
      2 –	GU L 95, pag. 29.
      
      3 –	Sentenza 26 ottobre 2006, causa C‑168/05 (Racc. pag. I‑10421).
      
      4 –	Kohles, S., Das Recht der vorformulierten Vertragsbedingungen in Spanien – Die Umsetzung der Richtlinie 93/13/EWG über missbräuchliche Klauseln in Verbraucherverträgen, Francoforte sul Meno 2004, pag. 56.
      
      5 –	Baier, K., Europäische Verbraucherverträge und missbräuchliche Klauseln – Die Umsetzung der Richtlinie 93/13/EWG über missbräuchliche Klauseln in Verbraucherverträgen in Deutschland, Italien, England und Frankreich, Amburgo 2004, pag. 2.
      
      6 –	Anche la direttiva 93/13, così come la direttiva 85/577/CEE per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati
         fuori dei locali commerciali, la direttiva 97/7/CE in materia di contratti a distanza nonché la direttiva 1999/44/CE su taluni
         aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo, si fonda sull’approccio dell'armonizzazione minima. Tale approccio
         viene abbandonato espressamente nella proposta della Commissione 8 ottobre 2008 di direttiva del Parlamento europeo e del
         Consiglio sui diritti dei consumatori, COM(2008) 614 def., la quale mette insieme queste quattro direttive creando un unico
         strumento orizzontale. Il progetto di direttiva prevede adesso un approccio di armonizzazione completa, con la conseguenza
         che gli Stati membri non possono mantenere o adottare disposizioni divergenti da quelle fissate nella direttiva. La proposta
         intende contribuire al corretto funzionamento del mercato interno tra imprese e consumatori e al conseguimento di un elevato
         livello comune di tutela dei consumatori mediante l'armonizzazione completa degli aspetti fondamentali del diritto contrattuale
         dei consumatori che sono pertinenti per il mercato interno.
      
      7 –	V., sulla restrizione della libertà contrattuale ad opera di atti giuridici comunitari, Basedow, J., «Die Europäische Union
         zwischen Marktfreiheit und Überregulierung – Das Schicksal der Vertragsfreiheit», Sonderdruck aus Bitburger Gespräche Jahrbuch 2008/I, Monaco di Baviera 2009. Secondo l’Autore, il diritto comunitario secondario, qualora abbia ad oggetto contratti privati,
         riveste carattere prevalentemente imperativo. La maggior parte delle disposizioni restringono la libertà contrattuale, solo
         poche rimandano espressamente alla facoltà delle parti di disciplinare per contratto un determinato oggetto. In dottrina,
         la libertà contrattuale viene intesa quale la massima espressione dell’autonomia privata e quindi quale garanzia individuale.
         Sull’autonomia privata si v., sotto il profilo giuridico‑comparatistico, nella dottrina tedesca, Larenz, K., Wolf, M., Allgemeiner Teil des bürgerlichen Rechts, 9a edizione, Monaco di Baviera 2004, punto 2; nel diritto austriaco, Koziol, H., Welser, R., Grundriss des bürgerlichen Rechts. Band I: Allgemeiner Teil – Sachenrecht – Familienrecht, 11a edizione, Vienna 2000, pag. 84; nel diritto francese, Aubert, J.-L., Savaux, É., Les obligations. 1. Acte juridique, 12a edizione, Parigi 2006, pag. 72, punto 99, e, nel diritto spagnolo, Díez-Picazo, L./Gullón, A., Sistema de derecho civil, vol. I, 10a edizione, Madrid 2002, pagg. 369 e seg. Questi ultimi affermano che l’autonomia privata viene limitata sotto il profilo giuridico
         dalle norme imperative e dalle norme di ordine pubblico.
      
      8 –	Sentenza 27 giugno 2000, cause riunite da C‑240/98 a C‑244/98, Océano (Racc. pag. I‑4941).
      
      9 –	Sentenza 21 novembre 2002, causa C‑473/00, Cofidis (Racc. pag. I‑10875).
      
      10 –	Cit. alla nota 3.
      
      11 –	Sentenze Océano (cit. alla nota 8, punto 25) e Mostaza Claro (cit. alla nota 3, punto 25).
      
      12 –	Sentenze Océano (cit. alla nota 8, punto 27) e Mostaza Claro (cit. alla nota 3, punto 26).
      
      13 –	Sentenze Océano (cit. alla nota 8, punto 28), Cofidis (cit. alla nota 9, punto 32) e Mostaza Claro (cit. alla nota 3, punto
         27).
      
      14 –	Cit. alla nota 8, punto 29.
      
      15 –	Cit. alla nota 9, punto 38.
      
      16 –	Cit. alla nota 3, punto 39.
      
      17 –	Ibidem, punto 30.
      
      18 –	Ibidem, punto 31.
      
      19 –	V. il punto terzo dell’ordinanza di rinvio. 
      
      20 –	V. sentenze 1° aprile 2004, causa C‑237/02, Freiburger Kommunalbauten (Racc. pag. I‑3403, punto 22), e Mostaza Claro (cit.
         alla nota 3, punto 23).
      
      21 –	V. sentenze 22 giugno 1989, causa 103/88, Fratelli Costanzo (Racc. pag. 1839, punti 29 e segg.), e 30 maggio 1991, causa
         C‑208/90, Emmott (Racc. pag. I‑4269, punti 20 e segg.). In tal senso anche Schroeder, W., EUV/EGV – Kommentar (a cura di Rudolf Streinz), art. 249, punto 96, pag. 2183. Sull’obbligo degli Stati membri di assicurare l’efficacia pratica
         (effet utile) di una direttiva allorché viene trasposta nel diritto nazionale, v. sentenza 8 aprile 1976, causa 48/75, Royer
         (Racc. pag. 497).
      
      22 –	V., in tal senso, sentenze 16 dicembre 1976, causa 33/76, Rewe (Racc. pag. 1989, punto 5), e causa 45/76, Comet (Racc. pag. 2043,
         punto 13); 14 dicembre 1995, causa C‑312/93, Peterbroeck (Racc. pag. I‑4599, punto 12), 20 settembre 2001, causa C‑453/99,
         Courage e Crehan (Racc. pag. I‑6297, punto 29); 11 settembre 2003, causa C‑13/01, Safalero (Racc. pag. I‑8679, punto 49);
         13 marzo 2007, causa C‑432/05, Unibet (Racc. pag. I‑2271, punto 39); 7 giugno 2007, cause riunite da C‑222/05 a C‑225/05,
         van der Weerd e a. (Racc. pag. I‑4233, punto 28), nonché 12 febbraio 2008, causa C‑2/06, Kempter (Racc. pag. I‑411, punto
         57).
      
      23 –	GU C 364, pag. 1.
      
      24 –	Sentenze 15 maggio 1986, causa 222/84, Johnston (Racc. pag. 1651, punti 18 e 19); 15 ottobre 1987, causa 222/86, Heylens
         e a. (Racc. pag. 4097, punto 14); 27 novembre 2001, causa C‑424/99, Commissione/Austria (Racc. pag. I‑9285, punto 45); 25
         luglio 2002, causa C‑50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio (Racc. pag. I‑6677, punto 39), nonché 19 giugno 2003,
         causa C‑467/01, Eribrand (Racc. pag. I‑6471, punto 61).
      
      25 –	V. sentenze 29 giugno 1994, causa C‑135/92, Fiskano/Commissione (Racc. pag. I‑2885, punto 39), e 24 ottobre 1996, causa
         C‑32/95 P, Commissione/Lisrestal e a. (Racc. pag. I‑5373, punto 21).
      
      26 –	V. paragrafo 59 delle conclusioni dell’avvocato generale Tizzano 27 aprile 2006 nella causa Mostaza Claro (sentenza cit.
         alla nota 3).
      
      27 –	L’autorità competente per l’esecuzione si atterrà di regola al titolo esecutivo e non verificherà essa stessa l’esistenza
         o meno del diritto oggetto di esecuzione, in quanto al riguardo decide il giudice della causa (v. Béguin, J./Ortscheidt, J./Seraglini, C.
         «La convention d'arbitrage», La Semaine juridique – Édition Générale, giugno 2007, n. 26, pag. 17). Eccezioni possono risultare, a seconda dell’ordinamento giuridico nazionale, nel caso dell’adempimento
         e della moratoria, qualora il debitore esecutato possa dimostrarle mediante determinati documenti. Al debitore esecutato spettano,
         in linea di principio, mezzi di impugnazione con i quali può far valere vizi procedurali dell’autorità competente per l’esecuzione.
         A seconda dell’ordinamento giuridico lo stesso dispone di diverse possibilità di sollevare eccezioni sostanziali contro l’esecuzione
         forzata (v. Schellhammer, K., Zivilprozess, 10a ed., Heidelberg 2003, pagg. 109 e seg., punti 219 e 223; Lackmann, R., Zwangsvollstreckungsrecht mit Grundzügen des Insolvenzrechts, 6a ed., Monaco di Baviera 2003, pag. 80, punto 210).
      
      28 –	In tal senso anche Jordans, R., «Anmerkung zu EuGH Rs. C‑168/05 – Elisa Maria Mostaza Claro gegen Centro Móvil Milenium
         SL», Zeitschrift für Gemeinschaftsprivatrecht, 2007, pag. 50. Nonostante sia in linea di principio preclusa, nel procedimento inteso al riconoscimento e all’esecuzione
         del lodo arbitrale, la proposizione di eccezioni che potevano essere sollevate già in sede di arbitrato, l’Autore ritiene
         plausibili deroghe a tale regola in presenza di una violazione dell’ordine pubblico.
      
      29 –	V. paragrafo 50 delle presenti conclusioni.
      
      30 –	V. il punto quarto dell’ordinanza di rinvio.
      
      31 –	V. punto 37 delle osservazioni della Commissione. Picó i Junoy, J., «El abuso del arbitraje por parte de ciertas instituciones
         arbitrales», DiarioLa Ley, Jahr XXVI, n. 6198, rimanda parimenti al pericolo della parzialità di un arbitro. L’Autore rinviene in via eccezionale un
         motivo per respingere la domanda di esecuzione forzata nella sussistenza di elementi che provino tale parzialità.
      
      32 –	V. paragrafo 51 delle presenti conclusioni.
      
      33 –	In tal senso Sinne Picó i Junoy, J., op. cit. (nota 31).
      
      34 –	Disponibile sul sito Internet della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (United Nations
         Commission on International Trade Law, UNCITRAL) http://www.uncitral.org. La Convenzione, all’art. 5, n. 2, lett. a), stabilisce
         quanto segue: «Recognition and enforcement of an arbitral award may also be refused if the competent authority in the country
         where recognition and enforcement is sought finds that: (…) (b) The recognition or enforcement of the award would be contrary
         to the public policy of that country [Il riconoscimento e l’esecuzione di una sentenza arbitrale potranno essere negati se l’autorità competente
         del paese dove sono domandati riscontra che: (…) b) il riconoscimento o l’esecuzione della sentenza sia contrario all’ordine
         pubblico]». Picó i Junoy, J., op. cit. (nota 31), ritiene che il diritto spagnolo debba essere interpretato alla luce di questa
         disposizione di diritto internazionale. Il giudice nazionale dovrebbe pertanto rigettare la domanda di esecuzione forzata
         annullando il lodo arbitrale.
      
      35 –	Disponibile sul sito Internet del Consiglio d’Europa. La Convenzione prevede, all’art. 29, quanto segue: «(1) An arbitral
         award may be enforced only when it can no longer be contested before arbitrators and when an enforcement formula has been
         apposed to it by the competent authority on the application of the interested party. (2) The competent authority shall refuse
         the application if the award or its enforcement is contrary to ordre public or if the dispute was not capable of settlement by arbitration [1) Una sentenza arbitrale può essere eseguita solo se non
         è più impugnabile dinanzi a un arbitro e se, su domanda della parte interessata, l’autorità competente vi abbia apposto la
         formula esecutiva. 2) L’autorità competente rifiuterà l’attuazione se la sentenza arbitrale o la sua esecuzione sia contraria
         all’ordine pubblico o se un arbitrato non era possibile]».
      
      36 –	In Germania, le disposizioni rilevanti sono contenute nel codice di procedura civile (ZPO). Ai sensi dell’art. 1060, n. 1,
         ZPO, l’esecuzione forzata ha luogo se il lodo arbitrale viene dichiarato esecutivo. L’art. 1060, n. 2, ZPO, stabilisce che,
         in presenza di uno dei motivi di annullamento elencati all’art. 1059, n. 2, la domanda di esecuzione forzata deve essere respinta
         e il lodo arbitrale annullato. L’art. 1059, n. 2, secondo comma, lett. b), ZPO, prevede un motivo speciale di annullamento.
         Ai sensi di tale disposizione il lodo arbitrale può essere annullato se il giudice accerta che il riconoscimento o l’esecuzione
         del lodo viola l’ordine pubblico. I motivi di annullamento di cui all’art. 1059, n. 2, secondo comma, ZPO, devono essere presi
         in considerazione ‑ d’ufficio (Senat, BGHZ 142, 204, 206) ‑ nella procedura di esecuzione forzata, anche dopo lo scadere dei
         termini previsti per la domanda di annullamento (art. 1059, n. 3, ZPO). In Belgio, l’art. 1710, n. 1, del codice giudiziario
         (Code Judiciaire) enuncia che l’esecuzione forzata di un lodo arbitrale può essere disposta solo dal Presidente del Tribunale
         di primo grado su domanda della parte interessata. L’art. 1710, n. 3, prescrive che il Presidente respinga la domanda se il
         lodo viola, inter alia, l’ordine pubblico.
      
      37 –	V., per esempio, ordinanze dell’Audiencia Provincial de Madrid (sección 14) 28 luglio 2005 (rec. num. 302/2005) e 29 luglio
         2005 (rec. num. 155/2005).
      
      38 –	V. sentenza del Tribunal Supremo 6 novembre 2007, n. 8. In tale sentenza il Tribunal Supremo dichiara che le competenze
         conferite al giudice dell’esecuzione gli consentono di verificare il rispetto del primato del diritto comunitario nonché degli
         altri motivi di ordine pubblico. Il Tribunal Supremo non fa riferimento, tuttavia, ad alcun fondamento normativo per la sua
         tesi.
      
      39 –	V. Picó i Junoy, J., op. cit. (nota 31), e Lorca Navarrete, A. M., «Los motivos de la denominada acción de anulación contra
         el laudo arbitral en la vigente ley de arbitraje», Diario La Ley, n. 6005.
      
      40 –	V., per esempio, ordinanze dell’Audiencia Provincial de Madrid (sección 21) 10 giugno 2008 (rec. num. 694/2007), 19 giugno
         2007 e 24 maggio 2007.
      
      41 –	Sentenza Mostaza Claro (cit. alla nota 3, punto 38). Anche la dottrina condivide questa interpretazione. Jordans, R., op.
         cit. (nota 28), pag. 50, intende la sentenza nel senso che la Corte ha considerato la clausola in questione talmente abusiva
         da farne questione di ordine pubblico. Secondo Loos, M., «Case: ECJ – Mostaza Claro», European Review of Contract Law, 2007, vol. 4, pag. 443, la Corte ha attribuito alle disposizioni imperative della direttiva concernenti la tutela dei consumatori
         il rango di norme di ordine pubblico, come già in precedenza alle disposizioni in materia di concorrenza. Poissonnier, G./Tricoit, J.‑P.,
         «La CJCE confirme sa volonté de voir le juge national mettre en oeuvre le droit communautaire de la consommation», Petites affiches, settembre 2007, n. 189, pag. 15, riconoscono che la Corte, diversamente dalla Commissione, non ha qualificato espressamente
         come norme di ordine pubblico le disposizioni comunitarie concernenti la tutela dei consumatori. Essi ritengono, tuttavia,
         che le allegazioni della Corte in tale sentenza possano essere intese in tal senso. Secondo Courbe, P./Brière, C./Dionisi-Peyrusse, A./Jault-Seseke, F./Legros, C.,
         «Clause compromissoire et réglementation des clauses abusives: CJCE, 26 octobre 2006», Petites affiches, 2007, n. 152, pag. 14, tale giurisprudenza comporta che le disposizioni concernenti la tutela dei consumatori contenute nella
         direttiva 93/13 divengono norme di ordine pubblico.
      
      42 –	Sentenza Mostaza Claro (cit. alla nota 3, punto 38).
      
      43 –	Ibidem, punto 37.
      
      44 –	Sentenza 16 marzo 2006, causa C‑234/04 (Racc. pag. I‑2585, punto 20). 
      
      45 –	Sentenza 1° giugno 1999, causa C‑126/97 (Racc. pag. I‑3055, punti 46 e 47).
      
      46 –	Sentenza Kapferer (cit. alla nota 44, punto 24).
      
      47 –	Sentenza Kapferer (cit. alla nota 44, punto 22).
      
      48 –	V. paragrafo 59 delle presenti conclusioni.
      
      49 –	V. paragrafo 50 delle presenti conclusioni.
      
      50 –	In tal senso anche Azparren Lucas, A., «Intervención judicial en el arbitraje – La apreciación de oficio de cláusulas abusivas
         y de la nulidad del convenio arbitral», Diario La Ley, anno XXVIII, n. 6789, il quale commenta la sentenza Mostaza Claro e conclude che la soluzione della questione oggetto della
         presente causa dovrebbe sostanzialmente fondarsi sui medesimi argomenti sostenuti nella causa Mostaza Claro. A suo avviso,
         la Corte si è basata, in quella sentenza, sul principio di effettività, ai sensi del quale l’esercizio dei diritti conferiti
         dal diritto comunitario non deve essere reso eccessivamente difficile. 
      
      51 –	Cit. alla nota 8, punto 25 
      
      52 –	Cit. alla nota 9, punti 32, 33 e 35.
      
      53 –	In tal senso anche Van Huffel, M., «La condition procédurale des règles de protection des consommateurs: les enseignements
         des arrets Océano, Heininger et Cofidis de la Cour de Justice», Revue européenne de droit de la consommation, 2003, S. 97, il quale sostiene che gli obiettivi perseguiti dalla Corte sarebbero realizzabili solo qualora il giudice nazionale
         fosse obbligato ad accertare d’ufficio la natura abusiva di una clausola contrattuale.
      
      54 –	Sentenza Mostaza Claro (cit. alla nota 3, punti 35‑38). V. le diverse versioni linguistiche della sentenza, come per esempio
         la versione spagnola («deba apreciar de oficio»), la tedesca («von Amts wegen … prüfen muss»), la francese («soit tenu d’apprécier d’office»), l’inglese («being required to assess of its own motion»), l’italiana («sia tenuto a valutare d’ufficio»), l’olandese («ambtshalve dient te beoordelen») e la portoghese («deva apreciar oficiosamente»).
      
      55 –	Sentenza Mostaza Claro (cit. alla nota 3, punto 38). In tal senso viene intesa anche dalla dottrina. V. Jordans, R., op.
         cit. (nota 28), e Poissonnier, G./Tricoit, J.‑P., op. cit. (nota 41).