CELEX: 62009CJ0261
Language: it
Date: 2010-11-16
Title: Sentenza della Corte (grande sezione) del 16 novembre 2010. # Gaetano Mantello. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Oberlandesgericht Stuttgart - Germania. # Rinvio pregiudiziale - Cooperazione giudiziaria in materia penale - Mandato d’arresto europeo - Decisione quadro 2002/584/GAI - Art. 3, n. 2 - Principio del ne bis in idem - Nozione di "stessi fatti" - Possibilità per l’autorità giudiziaria di esecuzione di negare l’esecuzione di un mandato di arresto europeo - Sentenza definitiva nello Stato membro emittente - Detenzione di sostanze stupefacenti - Traffico di sostanze stupefacenti - Organizzazione criminale. # Causa C-261/09.

Causa C‑261/09
      Gaetano Mantello
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberlandesgericht Stuttgart)
      «Rinvio pregiudiziale — Cooperazione giudiziaria in materia penale — Mandato d’arresto europeo — Decisione quadro 2002/584/GAI — Art. 3, n. 2 — Principio del ne bis in idem — Nozione di “stessi fatti” — Possibilità per l’autorità giudiziaria di esecuzione di negare l’esecuzione di un mandato di arresto europeo — Sentenza definitiva nello Stato membro emittente — Detenzione di sostanze stupefacenti — Traffico di sostanze stupefacenti — Organizzazione criminale»
      Massime della sentenza
      1.        Unione europea — Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale — Decisione quadro relativa al mandato d’arresto
            europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri — Motivi di non esecuzione obbligatoria del mandato di arresto europeo
            
      (Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, art. 54; decisione quadro del Consiglio 2002/584, art. 3, punto 2)
      2.        Unione europea — Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale — Decisione quadro relativa al mandato d’arresto
            europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri — Motivi di non esecuzione obbligatoria del mandato di arresto europeo
            
      (Decisione quadro del Consiglio 2002/584, art. 3, punto 2)
      1.        Ai fini dell’emissione e dell’esecuzione di un mandato di arresto europeo, la nozione di «stessi fatti» di cui all’art. 3,
         n. 2, della decisione quadro 2002/584, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri,
         costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione. Peraltro, la nozione di «stessi fatti» figura parimenti nell’art. 54
         della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen e, in questo contesto, è stata interpretata nel senso della sola
         identità dei fatti materiali, ricomprendente un insieme di circostanze concrete inscindibilmente collegate tra loro, indipendentemente
         dalla qualificazione giuridica dei fatti medesimi o dall’interesse giuridico tutelato. Alla luce dell’obiettivo comune degli
         artt. 54 della citata convenzione e 3, n. 2, della menzionata decisione quadro, consistente nell’evitare che una persona venga
         nuovamente perseguita o giudicata penalmente per gli stessi fatti, l’interpretazione di tale nozione fornita nell’ambito della
         Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen si applica parimenti nel contesto della decisione quadro 2002/584.
      
      (v. punti 39-40, 51 e dispositivo)
      2.        In presenza di circostanze in cui, rispondendo ad una richiesta di informazioni ai sensi dell’art. 15, n. 2, della decisione
         quadro 2002/584, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, formulata dall’autorità
         giudiziaria di esecuzione, l’autorità giudiziaria emittente, in applicazione della propria legge nazionale e nel rispetto
         delle esigenze derivanti dalla nozione di «stessi fatti» consacrata nell’art. 3, n. 2, di tale decisione quadro, abbia espressamente
         rilevato che la precedente decisione pronunciata nel proprio ordinamento giuridico non costituiva una sentenza definitiva
         riguardante gli stessi fatti oggetto del proprio mandato di arresto e non ostava, quindi, al perseguimento dei reati indicati
         nel mandato di arresto medesimo, l’autorità giudiziaria di esecuzione non ha alcun motivo per applicare, con riguardo alla
         sentenza medesima, il motivo di non esecuzione obbligatoria previsto dall’art. 3, n. 2.
      
      Infatti, si ritiene che una persona ricercata sia stata oggetto di una sentenza definitiva per gli stessi fatti, ai sensi
         dell’art. 3, n. 2, della decisione quadro 2002/584, nel caso in cui, in esito ad un procedimento penale, l’azione penale si
         sia definitivamente estinta o, ancora, qualora l’autorità giudiziaria di uno Stato membro abbia emanato una decisione di definitivo
         proscioglimento dell’imputato per i fatti contestatigli. La natura «definitiva» di una sentenza, ai sensi dell’art. 3, n. 2,
         della decisione quadro rientra nella sfera del diritto dello Stato membro in cui tale sentenza è stata pronunciata. In tal
         senso, una decisione che, secondo la legge dello Stato membro che abbia avviato un procedimento penale nei confronti di una
         persona, non estingua definitivamente l’azione penale a livello nazionale per taluni fatti non può, in linea di principio,
         produrre l’effetto di costituire un ostacolo procedurale all’avvio o al proseguimento di un procedimento penale, per gli stessi
         fatti, a carico di tale persona in uno degli Stati membri dell’Unione. Ciò si verifica, segnatamente, nel caso in cui l’autorità
         giudiziaria emittente indichi espressamente che, in base alla propria legge nazionale, l’imputato è stato oggetto di una sentenza
         definitiva riguardante singoli fatti di illecita detenzione di sostanze stupefacenti, ma che le imputazioni oggetto del suo
         mandato di arresto si fondano su fatti differenti, attinenti al reato di criminalità organizzata nonché ad altri reati di
         illecita detenzione di sostanze stupefacenti ai fini della loro rivendita, che non hanno costituito oggetto della sentenza
         precedente, benché le autorità inquirenti disponessero già di talune informazioni in punto di fatto relative a tali reati.
         Dal momento che dalla risposta fornita dall’autorità giudiziaria emittente emerge che la prima sentenza pronunciata da un
         giudice nazionale non può essere considerata nel senso che essa abbia definitivamente estinto l’azione penale a livello nazionale,
         con riguardo ai fatti oggetto del relativo mandato d’arresto, l’autorità giudiziaria di esecuzione deve trarre tutte le conseguenze
         dalle valutazioni espresse nella risposta dell’autorità giudiziaria emittente. 
      
      (v. punti 45-47, 49-51 e dispositivo)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
      16 novembre 2010 (*)
      
      «Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia penale – Mandato d’arresto europeo – Decisione quadro 2002/584/GAI – Art. 3, n. 2 – Principio del ne bis in idem – Nozione di “stessi fatti” – Possibilità per l’autorità giudiziaria di esecuzione di negare l’esecuzione di un mandato di arresto europeo – Sentenza definitiva nello Stato membro emittente – Detenzione di sostanze stupefacenti – Traffico di sostanze stupefacenti – Organizzazione criminale»
      Nel procedimento C‑261/09,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale ai sensi dell’art. 35 UE, proposta dall’Oberlandesgericht Stoccarda
         (Germania), con decisione 29 giugno 2009, pervenuta in cancelleria il 14 luglio 2009, nella causa relativa all‘esecuzione
         di un mandato di arresto europeo emesso nei confronti di 
      
      Gaetano Mantello,
      
      LA CORTE (Grande Sezione),
      composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. A. Tizzano, J.N. Cunha Rodrigues, K. Lenaerts e J.‑C. Bonichot, presidenti
         di sezione, dai sigg. M. Ilešič, J. Malenovský, U. Lõhmus, E. Levits, A. Ó Caoimh, L. Bay Larsen, dalle sig.re C. Toader (relatore)
         e M. Berger, giudici,
      
      avvocato generale: sig. Y. Bot
      cancelliere: sig. B. Fülöp, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 6 luglio 2010,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per il governo tedesco, dalla sig.ra S. Unzeitig e dal sig. J. Möller, in qualità di agenti;
      –        per il governo ceco, dal sig. M. Smolek, in qualità di agente;
      –        per il governo greco, dalla sig.ra T. Papadopoulou e dal sig. G. Karipsiadis, in qualità di agenti;
      –        per il governo spagnolo, dal sig. M. Muñoz Pérez, in qualità di agente;
      –        per il governo francese, dal sig. G. de Bergues, e dalla sig.ra B. Beaupère-Manokha in qualità di agenti;
      –        per il governo italiano, dalla sig.ra G. Palmieri, in qualità di agente, assistita dal sig. P. Gentili, avvocato dello Stato;
      –        per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra M. de Ree, in qualità di agente;
      –        per il governo polacco, dal sig. M. Dowgielewicz, in qualità di agente;
      –        per il governo svedese, dalle sig.re A. Falk e C. Meyer-Seitz, in qualità di agenti;
      –        per il governo del Regno Unito, dal sig. S. Hathaway, in qualità di agente, assistito dalla sig.ra S. Lee, barrister;
      –        per la Commissione europea, dalla sig.ra S. Grünheid e dal sig. R. Troosters, in qualità di agenti,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 7 settembre 2010,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 3, n. 2, della decisione quadro del Consiglio 13
         giugno 2002, 2002/584/GAI, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (GU L 190,
         pag. 1; in prosieguo: la «decisione quadro») e, in particolare, sul principio del ne bis in idem.
      
      2        Tale domanda è stata proposta nell’ambito dell’esecuzione in Germania di un mandato di arresto europeo relativo a taluni procedimenti
         penali intentati dalle autorità italiane nei confronti del sig. Mantello e di altre 76 persone sospette di aver organizzato
         un traffico di cocaina nella regione di Vittoria (Italia).
      
       Contesto normativo
       Il diritto dell’Unione
      3        I ‘considerando’ primo, quinto, ottavo, decimo, nonché dodicesimo della decisione quadro così recitano:
      
      «(1) In base alle conclusioni del Consiglio di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999, ed in particolare il punto 35, è opportuno
         abolire tra gli Stati membri la procedura formale di estradizione per quanto riguarda le persone che si sottraggono alla giustizia
         dopo essere state condannate definitivamente ed accelerare le procedure di estradizione per quanto riguarda le persone sospettate
         di aver commesso un reato. 
      
      (…)
      (5) L’obiettivo dell’Unione di diventare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia comporta la soppressione dell’estradizione
         tra Stati membri e la sua sostituzione con un sistema di consegna tra autorità giudiziarie. Inoltre l’introduzione di un nuovo
         sistema semplificato di consegna delle persone condannate o sospettate, al fine dell’esecuzione delle sentenze di condanna
         in materia penale o per sottoporle all’azione penale, consente di eliminare la complessità e i potenziali ritardi inerenti
         alla disciplina attuale in materia di estradizione. Le classiche relazioni di cooperazione finora esistenti tra Stati membri
         dovrebbero essere sostituite da un sistema di libera circolazione delle decisioni giudiziarie in materia penale, sia intervenute
         in una fase anteriore alla sentenza, sia definitive, nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia».
      
      (…)
      «(8) Le decisioni relative all’esecuzione di un mandato d’arresto europeo devono essere sottoposte a un controllo sufficiente,
         il che implica che l’autorità giudiziaria dello Stato membro in cui la persona ricercata è stata arrestata dovrà prendere
         la decisione relativa alla sua consegna».
      
      (…)
      (10) Il meccanismo del mandato d’arresto europeo si basa su un elevato livello di fiducia tra gli Stati membri. L’attuazione
         di tale meccanismo può essere sospesa solo in caso di grave e persistente violazione da parte di uno Stato membro dei principi
         sanciti all’articolo 6, paragrafo 1, del trattato sull’Unione europea, constatata dal Consiglio in applicazione dell’articolo
         7, paragrafo 1, dello stesso trattato, e con le conseguenze previste al paragrafo 2 dello stesso articolo.
      
      (…)
      (12) La presente decisione quadro rispetta i diritti fondamentali ed osserva i principi sanciti dall’articolo 6 del trattato
         sull’Unione europea e contenuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (...), segnatamente il capo VI. Nessun
         elemento della presente decisione quadro può essere interpretato nel senso che non sia consentito rifiutare di procedere alla
         consegna di una persona che forma oggetto di un mandato d’arresto europeo qualora sussistano elementi oggettivi per ritenere
         che il mandato d’arresto europeo sia stato emesso al fine di perseguire penalmente o punire una persona a causa del suo sesso,
         della sua razza, religione, origine etnica, nazionalità, lingua, opinione politica o delle sue tendenze sessuali oppure che
         la posizione di tale persona possa risultare pregiudicata per uno di tali motivi.
      
      (...)».
      4        L’art. 1 della decisione quadro così dispone:
      
      «1. Il mandato d’arresto europeo è una decisione giudiziaria emessa da uno Stato membro in vista dell’arresto e della consegna
         da parte di un altro Stato membro di una persona ricercata ai fini dell’esercizio di un’azione penale o dell’esecuzione di
         una pena o una misura di sicurezza privative della libertà. 
      
      2.       Gli Stati membri danno esecuzione ad ogni mandato d’arresto europeo in base al principio del riconoscimento reciproco e conformemente
         alle disposizioni della presente decisione quadro.
      
      3.       L’obbligo di rispettare i diritti fondamentali e i fondamentali principi giuridici sanciti dall’articolo 6 del trattato sull’Unione
         europea non può essere modificat[o] per effetto della presente decisione quadro».
      
      5        A termini dell’art. 2, nn. 1 e 2, della decisione quadro:
      
      «1. Il mandato d’arresto europeo può essere emesso per dei fatti puniti dalle leggi dello Stato membro emittente con una pena
         privativa della libertà o con una misura di sicurezza privativ[a] della libertà della durata massima non inferiore a dodici
         mesi oppure, se è stata disposta la condanna a una pena o è stata inflitta una misura di sicurezza, per condanne pronunciate
         di durata non inferiore a quattro mesi.
      
      2.       Danno luogo a consegna in base al mandato d’arresto europeo, alle condizioni stabilite dalla presente decisione quadro e indipendentemente
         dalla doppia incriminazione per il reato, i reati seguenti, quali definiti dalla legge dello Stato membro emittente, se in
         detto Stato membro il massimo della pena o della misura di sicurezza privative della libertà per tali reati è pari o superiore
         a tre anni:
      
      –        partecipazione a un’organizzazione criminale,
      (…)
      –        traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope,
      (…)»
      6        La decisione quadro, all’art. 3, intitolato «Motivi di non esecuzione obbligatoria del mandato di arresto europeo», prevede
         quanto segue:
      
      «L’autorità giudiziaria dello Stato membro di esecuzione (in prosieguo: “autorità giudiziaria dell’esecuzione”) rifiuta di
         eseguire il mandato d’arresto europeo nei casi seguenti:
      
      (…)
      2)      se in base ad informazioni in possesso dell’autorità giudiziaria dell’esecuzione risulta che la persona ricercata è stata
         giudicata con sentenza definitiva per gli stessi fatti da uno Stato membro a condizione che, in caso di condanna, la sanzione
         sia stata applicata o sia in fase di esecuzione o non possa più essere eseguita in forza delle leggi dello Stato membro della
         condanna; (...).
      
      (…)».
      7        L’art. 15 della decisione quadro, intitolato «Decisione sulla consegna», così dispone:
      
      «1. L’autorità giudiziaria dell’esecuzione decide la consegna della persona nei termini e alle condizioni stabilite dalla
         presente decisione quadro.
      
      2. L’autorità giudiziaria dell’esecuzione che non ritiene le informazioni comunicatele dallo Stato membro emittente sufficienti
         per permetterle di prendere una decisione sulla consegna, richiede urgentemente le informazioni complementari necessarie segnatamente
         in relazione agli articoli 3, 4, 5 e 8 e può stabilire un termine per la ricezione delle stesse, tenendo conto dell’esigenza
         di rispettare i termini fissati all’articolo 17.
      
      3. L’autorità giudiziaria emittente può, in qualsiasi momento, trasmettere tutte le informazioni supplementari utili all’autorità
         giudiziaria dell’esecuzione».
      
      8        L’art. 54 della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, del 14 giugno 1985, tra i governi degli Stati dell’Unione
         economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese relativo all’eliminazione graduale dei
         controlli alle frontiere comuni (GU 2000, L 239, pag. 19; in prosieguo: la «CAAS»), firmata a Schengen (Lussemburgo) il 19
         luglio 1990, così recita:
      
      «Una persona che sia stata giudicata con sentenza definitiva in una Parte contraente non può essere sottoposta ad un procedimento
         penale per i medesimi fatti in un’altra Parte contraente a condizione che, in caso di condanna, la pena sia stata eseguita
         o sia effettivamente in corso di esecuzione attualmente o, secondo la legge dello Stato contraente di condanna, non possa
         più essere eseguita».
      
      9        Ai termini del successivo art. 57, nn. 1 e 2, della CAAS:
      
      «1.      Quando una persona è imputata di un reato in una Parte contraente e le autorità competenti di questa Parte contraente hanno
         motivo di ritenere che l’imputazione riguarda gli stessi fatti per i quali la persona è già stata giudicata in un’altra Parte
         contraente con sentenza definitiva, tali autorità, qualora lo ritengano necessario, chiederanno le informazioni rilevanti
         alle autorità competenti della Parte contraente sul cui territorio la sentenza è stata pronunciata.
      
      2.      Le informazioni richieste saranno fornite al più presto possibile e saranno tenute in considerazione nel decidere se il procedimento
         deve continuare».
      
      10      Dall’informazione relativa alla data di entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee del 1° maggio 1999 (GU L 114, pag. 56), risulta che la Repubblica federale di Germania ha effettuato una dichiarazione ai
         sensi dell’art. 35, n. 2, UE, con la quale ha accettato la competenza della Corte a pronunciarsi in via pregiudiziale secondo
         le modalità di cui all’art. 35, n. 3, lett. b), UE.
      
       Le normative nazionali
       La normativa tedesca
      11      L’art. 3, n. 2, della decisione quadro è stato trasposto nel diritto tedesco dall’art. 83, n. 1, della legge 23 dicembre 1982
         sull’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale [Gesetz über die internationale Rechtshilfe in Strafsachen (IRG)],
         nel testo risultante dalla legge sul mandato d’arresto europeo 20 luglio 2006 [Europäisches Haftbefehlsgesetz – BGBI. I, pag. 1721
         (EuHbG)]. Tale articolo, rubricato «Ulteriori requisiti di ammissibilità», così recita:
      
      «L’estradizione non è ammissibile, qualora 
      1.      la persona ricercata sia stata già giudicata in un altro Stato membro con sentenza definitiva per gli stessi fatti oggetto
         della domanda di estradizione, a condizione che, in caso di condanna, la sanzione sia stata già eseguita o sia in fase di
         esecuzione ovvero non possa più essere eseguita in forza della legge dello Stato membro della condanna (…).
      
      (…)»
       La normativa italiana 
      12      Gli artt. 73 e 74 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, recante «Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti
         e sostanze psicotrope», prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, così dispongono:
      
      «Articolo 73. Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope 
      1. Chiunque, senza l’autorizzazione di cui all’articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette
         in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per
         qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope (…) è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro
         26.000 a euro 260.000.
      
      (…)
      6. Se il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro, la pena è aumentata.
      Articolo 74. Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope
      1. Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall’articolo 73, chi promuove,
         costituisce, dirige, organizza o finanzia l’associazione è punito per ciò solo con la reclusione non inferiore a venti anni.
      
      2. Chi partecipa all’associazione è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni.
      3. La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci (…).
      (…)»
      13      Ai sensi dell’art. 649 del codice di procedura penale italiano, «[l’]imputato prosciolto o condannato con sentenza o decreto
         penale divenuti irrevocabili non può essere di nuovo sottoposto a procedimento penale per il medesimo fatto, neppure se questo
         viene diversamente considerato per il titolo, per il grado o per le circostanze».
      
      14      Secondo le indicazioni del governo italiano, dalla giurisprudenza della Corte suprema di cassazione emerge che la «preclusione
         di cui all’art. 649 del codice di procedura penale non può essere invocata qualora il fatto, in relazione al quale sia già
         intervenuta una pronuncia irrevocabile, configuri un’ipotesi di concorso formale di reati, in quanto la condotta, già definitivamente
         valutata in un precedente giudizio penale, può essere riconsiderata come elemento di fatto e inquadrata, con valutazione diversa
         o anche alternativa, in una più ampia fattispecie incriminatrice».
      
       I fatti e il procedimento nella causa principale 
      15      Il 7 novembre 2008, il Tribunale di Catania, Sezione del Giudice per le indagini preliminari, emetteva un mandato d’arresto
         europeo (in prosieguo: il «mandato di arresto») a carico del sig. Mantello, fondato su un mandato d’arresto nazionale dello
         stesso Tribunale di Catania, emesso il 5 settembre 2008 nei confronti del medesimo nonché di altri 76 coimputati.
      
      16      Nel mandato d’arresto europeo, il sig. Mantello veniva accusato di due fatti.
      
      17      Da un lato, nel periodo compreso tra il gennaio 2004 ed il novembre 2005, egli avrebbe partecipato, nell’ambito di un’associazione
         per delinquere formata da almeno altre dieci persone, a un traffico di cocaina organizzato a Vittoria, nonché in altre città
         italiane e in Germania. Il sig. Mantello non si sarebbe limitato a svolgere il ruolo di corriere e di mediatore, ma sarebbe
         stato altresì incaricato del procacciamento di cocaina e del relativo commercio. Orbene, a termini dell’art. 74, commi 1 e
         3, del DPR n. 309/90, tali fatti sono passibili, nell’ordinamento italiano, di una pena reclusiva della durata minima di 20
         anni.
      
      18      Dall’altro, nel medesimo periodo e nelle stesse località, agendo singolarmente o come complice, egli sarebbe entrato illegittimamente
         in possesso e avrebbe trasportato, venduto o ceduto cocaina a terzi. Per tali fatti, la legge italiana prevede per il reo
         una pena reclusiva compresa tra 8 e 20 anni, oltre eventuali aggravanti.
      
      19      In tale contesto, nei confronti del sig. Mantello venivano fatte valere circostanze aggravanti, considerato che questi aveva
         ceduto, tramite la rete di vendita, cocaina ad un minore.
      
      20      Secondo le indicazioni fornite nel mandato d’arresto nazionale, varie autorità italiane, a partire dal mese di gennaio 2004,
         svolgevano indagini su un traffico illecito di cocaina nella zona di Vittoria. Tali indagini sono consistite, in particolare,
         in intercettazioni telefoniche su ampia scala che hanno consentito di acclarare l’esistenza di una rete organizzata, comprendente
         due associazioni criminali, il che implicava l’applicabilità dell’art. 74 del DPR n. 309/90. Peraltro, le intercettazioni
         delle conversazioni telefoniche del sig. Mantello nel periodo compreso tra il 19 gennaio e il 13 settembre 2005 confermavano
         la sua partecipazione a tale rete. Egli veniva altresì pedinato dalle autorità inquirenti in occasione di alcuni suoi spostamenti,
         in particolare tra la Sicilia e Milano il 28 luglio nonché il 12 agosto 2005, e tra la Sicilia, Esslingen (Germania) e Catania
         il 12 settembre 2005. 
      
      21      In occasione di quest’ultimo spostamento, il sig. Mantello acquistava 150 g di cocaina a Esslingen e, al suo ritorno, la sera
         del 13 settembre 2005, veniva fermato, mentre scendeva dal treno alla stazione di Catania, dalla polizia ferroviaria, che
         procedeva alla sua perquisizione scoprendo che trasportava due sacchetti contenenti, rispettivamente, 9,5 e 145,96 grammi
         di cocaina, corrispondenti a 599‑719 dosi individuali.
      
      22      Con sentenza 30 novembre 2005, il Tribunale di Catania condannava il sig. Mantello alla pena reclusiva di anni tre, mesi sei,
         e giorni venti, nonché alla pena pecuniaria pari a EUR 13 000. Nella sua requisitoria, il pubblico ministero contestava al
         sig. Mantello di aver posseduto illecitamente, il 13 settembre 2005, 155,46 g di cocaina ai fini dell’ulteriore rivendita.
         Il Tribunale di Catania riteneva acquisita la prova dell’effettività di tali circostanze. Su richiesta del sig. Mantello,
         il Tribunale statuiva secondo il rito abbreviato, il che gli consentiva di ottenere una riduzione della pena. Con sentenza
         18 aprile 2006, la Corte d’appello di Catania confermava la sentenza del Tribunale.
      
      23      Successivamente, il Tribunale di Catania riduceva per indulto la pena del sig. Mantello, ragion per cui questi ha effettivamente
         scontato una pena di soli 10 mesi e 20 giorni di reclusione beneficiando inoltre di una riduzione dell’ammenda.
      
      24      Essendo giunta a conoscenza, il 3 dicembre 2008, del mandato d’arresto europeo in base al sistema informativo previsto dall’Accordo
         di Schengen (in prosieguo: il «SIS»), la Generalstaatsanwaltschaft Stuttgart (procura generale di Stoccarda) disponeva l’arresto
         del sig. Mantello presso la sua abitazione il 29 dicembre 2008, traducendolo dinanzi all’Amtsgericht Stuttgart. All’atto della
         comparizione, il sig. Mantello si opponeva alla sua consegna all’autorità giudiziaria emittente e non rinunciava ad avvalersi
         della regola della specialità. Su richiesta della detta procura generale, l’Oberlandesgericht Stuttgart chiedeva alle autorità
         italiane, con decisione 22 gennaio 2009, di verificare se la sentenza pronunciata dal Tribunale di Catania il 30 novembre
         2005 non ostasse all’esecuzione del mandato d’arresto.
      
      25      Non avendo ottenuto nessuna informazione dalle dette autorità, l’Oberlandesgericht Stuttgart, con decisione 20 marzo 2009,
         sospendeva il mandato d’arresto. Tenuto conto delle problematiche, tanto in fatto quanto in diritto, insite nella causa principale,
         il giudice medesimo assegnava peraltro al sig. Mantello un difensore d’ufficio.
      
      26      Successivamente e in risposta alla richiesta di informazioni effettuata dall’autorità giudiziaria di esecuzione, il giudice
         per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catania rispondeva infine, in data 4 aprile 2009, nella sua qualità di
         autorità giudiziaria emittente del mandato d’arresto, che la sentenza 30 novembre 2005 non ostava al perseguimento dei reati
         di cui al mandato d’arresto e che non si trattava, quindi, di una fattispecie che potesse ricadere nell’ambito del principio
         del «ne bis in idem». La procura generale di Stoccarda chiedeva pertanto al giudice del rinvio l’esecuzione del mandato d’arresto.
      
      27      L’Oberlandesgericht Stuttgart si chiede, tuttavia, se possa opporsi all’esecuzione del mandato d’arresto emesso per i reati
         di criminalità organizzata tenuto conto del fatto che, a suo parere, al momento dell’inchiesta da cui è scaturita la condanna
         del sig. Mantello per detenzione di dosi di cocaina ai fini della rivendita, gli inquirenti italiani disponevano già di prove
         sufficienti per incolparlo ed incriminarlo per le imputazioni contenute nel mandato d’arresto europeo, segnatamente per il
         traffico di droga organizzato. Tuttavia, nell’interesse della conduzione delle indagini, al fine di poter smantellare tale
         traffico e arrestare gli altri soggetti implicati, dette autorità inquirenti non avrebbero comunicato al Giudice per le indagini
         preliminari le informazioni e le prove in loro possesso, né avrebbero chiesto, all’epoca, l’avvio di un procedimento penale
         per tali fatti. 
      
      28      Secondo il giudice del rinvio, nel diritto tedesco, come interpretato dal Bundesgerichtshof, un reato di associazione, in
         linea di principio, potrebbe essere ancora penalmente perseguito a posteriori se, da un lato, soltanto singole azioni del
         membro di tale organizzazione sono state oggetto della denuncia e dell’indagine giudiziaria precedenti e se, dall’altro, l’imputato
         non ha acquisito il legittimo affidamento sul fatto che il primo procedimento riguardasse tutte le azioni compiute nell’ambito
         dell’associazione. Il giudice del rinvio non sembra tuttavia condividere pienamente tale posizione del Bundesgerichtshof.
         Esso suggerisce, infatti, di aggiungere una terza condizione, vale a dire che, al momento della decisione giudiziaria sul
         fatto singolo, gli inquirenti ignorassero necessariamente la sussistenza di altri reati individuali e di un reato associativo,
         contrariamente a quanto, appunto, verificatosi per quanto riguarda le autorità inquirenti in Italia.
      
      29      Il giudice medesimo rileva, peraltro, che, da un lato, nella causa principale non sussisterebbero elementi transnazionali,
         in quanto il potenziale «idem» sarebbe costituito da una pronuncia giudiziaria del medesimo Stato membro di emissione e non
         di un altro Stato membro. Dall’altro, tale giudice rileva che la nozione di «stessi fatti» non ha ancora costituito oggetto
         di una pronuncia della Corte nel contesto del mandato d’arresto europeo. Orbene, l’Oberlandesgericht si chiede, quindi, se
         la giurisprudenza elaborata nell’ambito della CAAS possa essere trasposta ad una fattispecie come quella oggetto della causa
         principale.
      
      30      Ciò premesso, l’Oberlandesgericht Stuttgart ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti
         questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se la questione relativa alla sussistenza degli “stessi fatti”, ai sensi dell’art. 3, n. 2, della [decisione quadro] debba
         essere risolta sulla base:
      
      a)      della legge dello Stato membro emittente, ovvero
      b)      della legge dello Stato membro di esecuzione, ovvero
      c)      di una interpretazione della nozione di “stessi fatti” autonoma e uniforme nell’Unione. 
      2)      Se illecite importazioni di sostanze stupefacenti costituiscano, rispetto all’appartenenza ad una associazione a delinquere
         volta all’illecito traffico di stupefacenti, “stessi fatti” ai sensi dell’art. 3, n. 2, della decisione quadro, laddove le
         autorità inquirenti disponevano, al momento della pronuncia della sentenza sulle dette importazioni, di informazioni e di
         prove che alimentavano il forte sospetto dell’appartenenza ad un’associazione criminosa, omettendo tuttavia, per motivi tattici
         nella conduzione delle indagini, di sottoporre le relative informazioni e prove all’autorità giudiziaria e di promuovere la
         conseguente azione penale». 
      
      31      Su richiesta del giudice del rinvio, motivata dalla preoccupazione del giudice medesimo di non procrastinare i tempi della
         consegna sollecitata dalle autorità italiane, la sezione designata ha esaminato la necessità di sottoporre il presente procedimento
         alla procedura d’urgenza prevista dall’art. 104 ter del regolamento di procedura della Corte. Con decisione 20 luglio 2009,
         adottata a termini del n. 1, quarto comma, del detto articolo, la Sezione designata, sentito l’avvocato generale, ha deciso
         di non accogliere la richiesta.
      
       Sulle questioni pregiudiziali
      32      Con le questioni pregiudiziali il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se, in circostanze come quelle oggetto della
         causa principale, possa opporsi all’esecuzione del mandato d’arresto sulla base dell’art. 3, n. 2, della decisione quadro.
      
      33      Infatti, dal primo quesito pregiudiziale, riguardante la questione se la nozione di «stessi fatti» di cui al detto art. 3,
         n. 2, costituisca una nozione autonoma del diritto dell’Unione, emerge, che, a parere del giudice del rinvio, qualora tale
         nozione dovesse essere esaminata unicamente alla luce del diritto dello Stato membro di emissione o di quello dello Stato
         membro d’esecuzione, detto giudice sarebbe quindi tenuto a procedere alla consegna del sig. Mantello. Tale conclusione scaturisce
         dal fatto che, da un lato, nel diritto tedesco come interpretato dal Bundesgerichtshof, un reato di associazione, in linea
         di principio, può essere ancora penalmente perseguito a posteriori qualora, da un lato, soltanto singole azioni del membro
         di tale organizzazione, siano state oggetto della denuncia e dell’indagine giudiziaria precedenti e se l’imputato non abbia
         acquisito il legittimo affidamento sul fatto che il primo procedimento riguardasse tutte le azioni compiute nell’ambito dell’associazione.
         Dall’altro, alla luce della giurisprudenza della Corte di cassazione italiana, menzionata supra al punto 14 e nelle informazioni,
         riportate supra al punto 26, fornite al giudice del rinvio il 4 aprile 2009 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale
         di Catania, la sentenza 30 novembre 2005 pronunciata dal Tribunale medesimo, non osta, nel diritto italiano, al perseguimento
         per imputazioni come quelle contenute nel mandato d’arresto.
      
      34      Per contro, qualora la nozione di «stessi fatti» di cui all’art. 3, n. 2, della decisione quadro dovesse essere considerata
         quale nozione autonoma del diritto dell’Unione, il giudice del rinvio chiede, con il secondo quesito pregiudiziale, se, contrariamente
         ai diritti italiano e tedesco, come interpretati dai supremi giudici degli Stati medesimi, tale disposizione della decisione
         quadro esiga, al fine di consentire il perseguimento di una persona per un’imputazione più ampia di quella già oggetto di
         una sentenza definitiva riguardante una singola azione, che le autorità inquirenti ignorassero necessariamente, al momento
         della prima incriminazione da cui sia scaturita tale sentenza definitiva, l’esistenza di altri reati singoli e di un reato
         di associazione, diversamente da quanto, in realtà, accaduto nel caso delle autorità inquirenti italiane.
      
      35      Si deve ricordare, in limine, che, come risulta in particolare dall’art. 1, nn. 1 e 2, della decisione quadro nonché dai suoi
         ‘considerando’ quinto e settimo, essa è intesa a sostituire il sistema multilaterale di estradizione tra gli Stati membri
         con un sistema di consegna tra autorità giudiziarie di persone condannate o sospettate, ai fini dell’esecuzione di sentenze
         o dell’instaurazione di azioni penali, fondato sul principio del reciproco riconoscimento (sentenza 6 ottobre 2009, causa
         C‑123/08, Wolzenburg, Racc. pag. I‑9621, punto 56).
      
      36      Il principio del riconoscimento reciproco, cui è improntata l’economia della decisione quadro, implica, a norma dell’art. 1,
         n. 2, di quest’ultima, che gli Stati membri sono, in linea di principio, tenuti a dar corso ad un mandato di arresto europeo
         (sentenza 1° dicembre 2008, causa C‑388/08 PPU, Leymann e Pustovarov, Racc. pag. I‑8983, punto 51). 
      
      37      Infatti, gli Stati membri possono rifiutare l’esecuzione di un mandato siffatto soltanto nel caso di non esecuzione obbligatoria
         previsto dall’art. 3 della decisione quadro nonché nei casi elencati dal successivo art. 4 (v., in tal senso, sentenza Leymann
         e Pustovarov, cit., punto 51).
      
      38      A tal riguardo, la nozione di «stessi fatti» di cui all’art. 3, n. 2, della decisione quadro non può essere lasciata alla
         discrezionalità delle autorità giudiziarie dei singoli Stati membri sulla base del loro diritto nazionale. Infatti, dalla
         necessità di garantire l’applicazione uniforme del diritto dell’Unione discende che i termini di una disposizione di tale
         diritto, laddove non contenga alcun espresso richiamo al diritto degli Stati membri con riguardo alla nozione medesima, devono
         essere oggetto, nell’intera Unione, di un’interpretazione autonoma e uniforme (v., per analogia, sentenza 17 luglio 2008,
         causa C‑66/08, Kozłowski, Racc. pag. I‑6041, punti 41 e 42). Essa costituisce, quindi, una nozione autonoma del diritto dell’Unione
         la quale, come tale, può costituire oggetto di una domanda di pronuncia pregiudiziale da parte di qualsiasi giudice dinanzi
         al quale sia stata proposta una controversia a tal riguardo, nel rispetto delle condizioni stabilite nel titolo VII del protocollo
         n. 36 del TFUE relativo alle disposizioni transitorie.
      
      39      Si deve rilevare che tale nozione di «stessi fatti» figura parimenti nell’art. 54 della CAAS. In tale contesto, detta nozione
         è stata interpretata nel senso della sola identità dei fatti materiali, ricomprendente un insieme di fatti inscindibilmente
         collegati tra loro, indipendentemente dalla qualificazione giuridica dei fatti medesimi o dall’interesse giuridico tutelato
         (v. sentenze 9 marzo 2006, causa C‑436/04, Van Esbroeck, Racc. pag. I‑2333, punti 27, 32 e 36, e 28 settembre 2006, causa
         C‑150/05, Van Straaten, Racc. pag. I‑9327, punti 41, 47 e 48).
      
      40      Alla luce dell’obbiettivo comune degli artt. 54 della CAAS e 3, n. 2, della decisione quadro, consistente nell’evitare che
         una persona venga nuovamente perseguita o giudicata penalmente per gli stessi fatti, si deve riconoscere che l’interpretazione
         di tale nozione fornita nell’ambito della CAAS si applica parimenti nel contesto della decisione quadro.
      
      41      L’autorità giudiziaria di esecuzione, qualora giunga a conoscenza dell’esistenza, in uno Stato membro, di una sentenza definitiva
         per gli «stessi fatti» oggetto del mandato di arresto europeo notificatole, deve, a termini dell’art. 3, n. 2, della decisione
         quadro, rifiutare l’esecuzione del mandato d’arresto medesimo, a condizione che, in caso di condanna, la sanzione sia stata
         applicata o sia in fase di esecuzione o non possa più essere eseguita in forza delle leggi dello Stato membro della condanna.
      
      42      Nella domanda di pronuncia pregiudiziale il giudice del rinvio fa presente di essere incline, prima facie, a considerare i
         fatti oggetto della sentenza definitiva 30 novembre 2005, vale a dire la detenzione da parte del sig. Mantello di 155,46 g
         di cocaina in data 13 settembre 2005 a Vittoria, differenti, con riguardo alla nozione di «stessi fatti», rispetto a quelli
         indicati nel mandato di arresto, vale a dire, da un lato, i fatti, ricompresi tra i mesi di gennaio 2004 e novembre 2005,
         relativi alla partecipazione del sig. Mantello all’organizzazione criminale in qualità di corriere, intermediario e responsabile
         per il procacciamento di stupefacenti, nonché, dall’altro, quelli relativi all’illecito possesso di droga nel corso dello
         stesso periodo e in varie città italiane e tedesche.
      
      43      Si deve quindi ritenere che, in realtà, i quesiti del giudice del rinvio vertano piuttosto sulla nozione di «sentenza definitiva»
         che non su quella di «stessi fatti». Infatti, detto giudice si chiede se, considerato che le autorità inquirenti italiane
         disponevano, al momento dell’emanazione della sentenza 30 novembre 2005, di elementi probatori attinenti a fatti, ricompresi
         in un periodo intercorrente tra i mesi di gennaio 2004 e di novembre 2005, che avrebbero potuto consentire di dimostrare i
         reati di partecipazione del sig. Mantello all’organizzazione criminale nonché di illecita detenzione di droga, tale sentenza
         possa essere considerata nel senso che non solo costituisca una sentenza definitiva di condanna per i singoli fatti verificatisi
         il 13 settembre 2005 per i quali è stato accertato il reato di illecito possesso di sostanze stupefacenti destinate alla rivendita,
         bensì parimenti una sentenza che osti all’ulteriore perseguimento per reati del genere di quelli oggetto del mandato di arresto.
      
      44      In altri termini, il giudice a quo si chiede se la circostanza che le autorità inquirenti disponessero di elementi di prova
         relativi a fatti costitutivi dei reati indicati nel mandato di arresto, ma non sottoposti al giudizio del Tribunale di Catania
         nel momento in cui questo si è pronunciato sui singoli fatti verificatisi il 13 settembre 2005, consenta di ritenere la sussistenza
         di una decisione assimilabile ad una sentenza definitiva per i fatti esposti nel mandato di arresto medesimo.
      
      45      A tal riguardo, si deve rilevare che si ritiene che una persona ricercata sia stata oggetto di una sentenza definitiva per
         gli stessi fatti, ai sensi dell’art. 3, n. 2, della decisione quadro, quando, in esito ad un procedimento penale, l’azione
         penale sia definitivamente estinta (v., par analogia, sentenze 11 febbraio 2003, cause riunite C‑187/01 e C‑385/01, Gözütok
         e Brügge, Racc. pag. I‑1345, punto 30, nonché 22 dicembre 2008, causa C‑491/07, Turanský, Racc. pag. I‑11039, punto 32) ovvero
         qualora l’autorità giudiziaria di uno Stato membro abbia emanato una decisione di definitivo proscioglimento dell’imputato
         per i fatti contestatigli (v., per analogia, sentenze Van Straaten, cit., punto 61, nonché Turanský, cit., punto 33).
      
      46      La natura «definitiva» di una sentenza, ai sensi dell’art. 3, n. 2, della decisione quadro rientra nella sfera del diritto
         dello Stato membro in cui tale sentenza è stata pronunciata.
      
      47      In tal senso, una decisione che, secondo il diritto dello Stato membro che ha avviato un procedimento penale, non estingue
         definitivamente l’azione penale a livello nazionale per taluni fatti non può, in linea di principio, produrre l’effetto di
         costituire un ostacolo procedurale all’avvio o al proseguimento di un procedimento penale, per gli stessi fatti, a carico
         di tale persona in un altro Stato membro dell’Unione (v., per analogia, sentenza Turanský, cit., punto 36). 
      
      48      A tal riguardo, l’art. 15, n. 2, della decisione quadro, al pari del quadro di cooperazione previsto dall’art. 57 della CAAS,
         consente all’autorità giudiziaria di esecuzione di richiedere, all’autorità giudiziaria dello Stato membro sul cui territorio
         sia stata pronunciata una decisione, informazioni giuridiche sulla precisa natura della decisione medesima al fine di accertare
         se questa, alla luce del diritto di tale Stato, possieda natura tale da dover ritenere che essa abbia definitivamente estinto
         l’azione penale a livello nazionale (v., in tal senso, per analogia, sentenza Turanský, cit., punto 37).
      
      49      Orbene, nella causa principale, il giudice del rinvio si è avvalso appunto del quadro di cooperazione previsto dall’art. 15,
         n. 2, della decisione quadro. L’autorità giudiziaria emittente ha espressamente indicato, nella propria risposta, che, in
         base al diritto italiano, l’imputato era stato oggetto di una sentenza definitiva riguardante singoli fatti di illecita detenzione
         di sostanze stupefacenti, ma che le imputazioni oggetto del suo mandato di arresto si fondavano su fatti differenti, attinenti
         al reato di criminalità organizzata nonché ad altri reati di illecita detenzione di sostanze stupefacenti ai fini della loro
         rivendita, che non avevano costituito oggetto della sentenza 30 novembre 2005 pronunciata dallo stesso giudice emittente.
         In tal modo, benché le autorità inquirenti disponessero di talune informazioni in punto di fatto relative a tali reati, dalla
         risposta fornita dall’autorità giudiziaria emittente emerge che la prima sentenza del Tribunale di Catania non può essere
         considerata nel senso che essa abbia definitivamente estinto l’azione penale a livello nazionale con riguardo ai fatti oggetto
         del mandato di arresto.
      
      50      Conseguentemente, in presenza di circostanze come quelle di cui trattasi nella causa principale in cui l’autorità giudiziaria
         emittente, rispondendo ad una richiesta di informazioni ai sensi dell’art. 15, n. 2, della decisione quadro formulata dall’autorità
         giudiziaria di esecuzione, ha espressamente rilevato, fornendo relativa motivazione, che la propria precedente decisione non
         riguardava gli stessi fatti oggetto del suo mandato di arresto e non ostava, quindi, al perseguimento dei reati indicati nel
         mandato di arresto medesimo, detta autorità giudiziaria di esecuzione doveva trarre tutte le conseguenze dalle valutazioni
         espresse nella risposta dell’autorità giudiziaria emittente.
      
      51      Alla luce delle suesposte considerazioni, la questione pregiudiziale dev’essere risolta nel senso che, ai fini dell’emissione
         e dell’esecuzione di un mandato di arresto europeo, la nozione di «stessi fatti» di cui all’art. 3, n. 2, della decisione
         quadro costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione. In presenza di circostanze come quelle oggetto della causa
         principale, in cui l’autorità giudiziaria emittente, rispondendo ad una richiesta di informazioni ai sensi dell’art. 15, n. 2,
         della decisione quadro formulata dall’autorità giudiziaria di esecuzione, abbia espressamente rilevato, in applicazione della
         propria legge nazionale e nel rispetto delle esigenze derivanti dalla nozione di «stessi fatti» consacrata nell’art. 3, n. 2,
         della decisione quadro, che la precedente decisione pronunciata nel proprio ordinamento giuridico non costituiva una sentenza
         definitiva riguardante gli stessi fatti oggetto del proprio mandato di arresto e non ostava, quindi, al perseguimento dei
         reati indicati nel mandato di arresto medesimo, l’autorità giudiziaria di esecuzione non ha alcun motivo per applicare, con
         riguardo alla sentenza medesima, il motivo di non esecuzione obbligatoria previsto dall’art. 3, n. 2, della menzionata decisione
         quadro.
      
       Sulle spese
      52      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte
         non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:
      Ai fini dell’emissione e dell’esecuzione di un mandato di arresto europeo, la nozione di «stessi fatti», di cui all’art. 3,
            n. 2, della decisione quadro del Consiglio 13 giugno 2002, 2002/584/GAI, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure
            di consegna tra Stati membri, costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione.
      In presenza di circostanze come quelle oggetto della causa principale, in cui l’autorità giudiziaria emittente, rispondendo
            ad una richiesta di informazioni ai sensi dell’art. 15, n. 2, della decisione quadro formulata dall’autorità giudiziaria di
            esecuzione, abbia espressamente rilevato, in applicazione della propria legge nazionale e nel rispetto delle esigenze derivanti
            dalla nozione di «stessi fatti» consacrata nell’art. 3, n. 2, della decisione quadro, che la precedente decisione pronunciata
            nel proprio ordinamento giuridico non costituiva una sentenza definitiva riguardante gli stessi fatti oggetto del proprio
            mandato di arresto e non ostava quindi al perseguimento dei reati indicati nel mandato di arresto medesimo, l’autorità giudiziaria
            di esecuzione non ha alcun motivo per applicare, con riguardo alla sentenza medesima, il motivo di non esecuzione obbligatoria
            previsto dall’art. 3, n. 2, della menzionata decisione quadro.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.