CELEX: 62020TN0660
Language: it
Date: 2020-11-04 00:00:00
Title: Causa T-660/20: Ricorso proposto il 4 novembre 2020 — Zhejiang Beyondsun Green Energy Technology / Commissione

21.12.2020   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 443/29
            
         
      Ricorso proposto il 4 novembre 2020 — Zhejiang Beyondsun Green Energy Technology / Commissione
      (Causa T-660/20)
      (2020/C 443/34)
      Lingua processuale: l’inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: Zhejiang Beyondsun Green Energy Technology Co. Ltd (Huzhou, Cina) (rappresentanti: Y. Melin e B. Vigneron, avvocati)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  anullare il regolamento di esecuzione (UE) 2020/1216 della Commissione del 24 agosto 2020 che annulla le fatture emesse da Zhejiang Trunsun Solar Co Ltd. in violazione dell’impegno abrogato dal regolamento di esecuzione (UE) 2017/1570;
               
            
                  —
               
               
                  condannare la Commissione, e qualsiasi interveniente che dovesse essere autorizzato a sostenere la Commissione nell’ambito della presente causa, alle spese processuali.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce tre motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sul fatto che la Commissione è incorsa in un manifesto errore di valutazione dei fatti di causa, e ha violato l’articolo 8 del regolamento (UE) 2016/1036 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2016, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell’Unione europea, nonché l’articolo 13 del regolamento (UE) 2016/1037 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2016, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri dell’Unione europea, ed in particolare i paragrafi 9 degli stessi, là dove essa ha considerato che la ricorrente ha violato i termini dell’impegno stipulato tra la Commissione e la Camera di commercio cinese per l’importazione e l’esportazione di macchinari e di prodotti elettronici («CCCME») per conto, tra l’altro, della ricorrente. La ricorrente non ha violato gli obblighi da essa assunti in forza dell’impegno quando ha emesso talune fatture commerciali con un prezzo rivisto alla luce del dazio variabile sotto forma di prezzo minimo all’importazione («dazio variabile PMI») per quanto riguarda beni importati che sono stati immessi in libera pratica dopo l’entrata in vigore del regolamento che ha abrogato l’impegno e ha introdotto il dazio variabile PMI, vale a dire, dopo il 1o ottobre 2017.
               
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, in via subordinata, vertente sul fatto che anche se la ricorrente avesse violato l’impegno, quod non, la Commissione avrebbe agito illegittimamente nell’annullare le fatture corrispondenti e riscuotendo dazi sulle stesse, poiché i poteri sui quali si è fondata a tal fine sono o scaduti o revocati. Ciò in quanto i regolamenti di esecuzione n. 1238/2013 e n. 1239/2013 sono scaduti il 7 dicembre 2015 (ai sensi dell’articolo 5 di entrambi i regolamenti). Analogamente, i regolamenti di esecuzione (UE) 2017/367 e n. 2017/366 sono scaduti il 3 settembre 2018 (ai sensi dell’articolo 6 di entrambi i regolamenti). In ogni caso, gli articoli 2 e 3 del regolamento di esecuzione (UE) 2017/367 e gli articoli 2 e 3 del regolamento di attuazione (UE) 2017/366 sono già stati abrogati dall’articolo 1, paragrafi 4 e 5, e dall’articolo 3, paragrafi 3 e 4, del regolamento di esecuzione (UE) 2017/1570 della Commissione.
               
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, sempre in via subordinata, vertente sul fatto che, anche se la ricorrente avesse violato l'impegno e se il Tribunale non riconoscesse che i poteri utilizzati dalla Commissione erano scaduti e revocati al momento dell'adozione del regolamento impugnato, la Commissione, nell’annullare le fatture corrispondenti all’impegno e nell’incaricare le autorità doganali della riscossione retroattiva dei relativi dazi, avrebbe violato l’articolo 8, paragrafi 1, 9 e 10 e l’articolo 10, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/1036 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'Unione europea, nonché l’articolo 13, paragrafi 1, 9 e 10 e l’articolo 16, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2016/1037 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri dell'Unione europea.