CELEX: 31990R3262
Language: it
Date: 1990-11-05 00:00:00
Title: REGOLAMENTO  (CEE) N. 3262/90 DELLA COMMISSIONE  del 5 novembre 1990  che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di audiocassette originarie del Giappone, della Repubblica di Corea e di Hong Kong

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31990R3262

REGOLAMENTO  (CEE) N. 3262/90 DELLA COMMISSIONE  del 5 novembre 1990  che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di audiocassette originarie del Giappone, della Repubblica di Corea e di Hong Kong  

Gazzetta ufficiale n. L 313 del 13/11/1990 pag. 0005 - 0019

*****REGOLAMENTO  (CEE) N. 3262/90 DELLA COMMISSIONE  del 5 novembre 1990  che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di audiocassette originarie del Giappone, della Repubblica di Corea e di Hong Kong  LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,  visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,  previa consultazione in seno al comitato consultivo a norma del regolamento suddetto,  considerando quanto segue:  A. PROCEDIMENTO  (1) Nel novembre 1988 la Commissione ha ricevuto una denuncia presentata dal Consiglio europeo delle federazioni dell'industria chimica (CEFIC), a nome dei produttori di nastri in bobine e di audiocassette che rappresentavano la maggior parte della produzione comunitaria in questione. La denuncia conteneva elementi di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni dei prodotti suddetti originari del Giappone, della Repubblica di Corea e di Hong Kong e al pregiudizio sostanziale da esse derivante che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'avvio di un procedimento. Pertanto, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di audiocassette e di nastri per audiocassette in forma di bobine, di cui al codice NC 8523 11 00, originari del Giappone, della Corea e di Hong Kong, e ha iniziato un'inchiesta.  (2) La Commissione ha debitamente informato gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e tutti i produttori comunitari ricorrenti e ha offerto alle parti interessate la possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite.  (3) Tutti gli esportatori coreani interessati, quasi tutti gli esportatori giapponesi, alcuni esportatori di Hong Kong e tutti i produttori comunitari ricorrenti hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto. Anche alcuni importatori hanno comunicato osservazioni scritte.  (4) Il Bureau européen des unions des consommateurs (BEUC) ha presentato osservazioni scritte in merito agli interessi dei consumatori nell'ambito della presente procedura.  (5) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni provvisorie e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:  a) Produttori comunitari  - Agfa-Gevaert AG, Monaco, Repubblica federale di Germania,  - Basf Aktiengesellschaft, Ludwigshafen, Repubblica federale di Germania,  - Suma, Gien, Francia.  I produttori comunitari suddetti sono membri del CEFIC;  b) Produttori/esportatori giapponesi  - TDK, Tokio, Giappone,  - Maxell, Tokio, Giappone,  - Fuji Film, Tokio, Giappone,  - Denon Columbia, Tokio, Giappone;  c) Produttori/esportatori coreani  - Goldstar Co., Seoul, Corea,  - Saehan Media Co., Seoul, Corea,  - Sunkyong Magnetic Ltd (SKM), Seoul, Corea,  - Sungnam Ltd, Seoul, Corea,  - Nakayama, Seoul, Corea (3);  d) Produttori/esportatori di Hong Kong  - Swire Magnetics (HK) Ltd, Hong Kong,  - Yee Keung Industrial Company Ltd, Hong Kong,  - Magnetic Enterprise Ltd, Hong Kong,  - Forward Electronics Ltd, Hong Kong,  - Tomei Magnetics Ltd, Hong Kong;  e) Importatori nella Comunità  - Goldstar Deutschland GmbH, Ratingen, Repubblica federale di Germania,  - TDK Electronics Europe GmbH, Ratingen, Repubblica federale di Germania,  - TDK Recording Media Europe GmbH, Ratingen, Repubblica federale di Germania,  - Maxell GmbH, Ratingen, Repubblica federale di Germania,  - Denon Columbia GmbH, Ratingen, Repubblica federale di Germania,  - Fuji Film Ltd, Londra, Regno Unito,  - TDK UK Ltd, Croydon, Regno Unito,  - Maxell UK Ltd, Londra, Regno Unito,  - Sunkyong Europe Ltd, Londra, Regno Unito,  - Maxell Netherlands BV, Amsterdam, Paesi Bassi,  - Sunkyong Netherlands BV, Amsterdam, Paesi Bassi.  (6) La Commissione ha chiesto e ricevuto osservazioni scritte e orali particolareggiate dai produttori comunitari rappresentati dal ricorrente, dagli esportatori citati e da alcuni importatori e ha verificato per quanto necessario le informazioni fornite.  Uno dei produttori comunitari rappresentati dal ricorrente ha tuttavia comunicato le informazioni richieste due mesi dopo il termine fissato, adducendo che il ritardo era stato provocato da difficoltà di gestione interne. Tale giustificazione non è stata ritenuta accettabile e non si è comunque tenuto conto delle informazioni, per non ostacolare il corretto svolgimento del procedimento.  Uno dei produttori comunitari rappresentato dal CEFIC è una società consociata di un altro produttore comunitario. Le due società sono state pertanto considerate come un unico produttore comunitario indipendente.  Un esportatore giapponese non ha fornito alcuna informazione in merito al valore normale e ha limitato le proprie osservazioni alle questioni inerenti al pregiudizio. La Commissione ha pertanto elaborato le sue conclusioni in materia di dumping in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.  Una società di Hong Kong (Tomei Magnetics), che all'inizio del periodo dell'inchiesta aveva trasferito tutta la produzione di audiocassette nella Repubblica popolare cinese e aveva chiuso gli impianti di Hong Kong, è stata esclusa dalla procedura.  (7) A causa del numero elevato di parti interessate e delle numerose proroghe delle scadenze chieste da alcuni esportatori, il periodo necessario per lo svolgimento dell'inchiesta ha superato il termine di dodici mesi.  (8) L'inchiesta relativa al dumping riguardava il periodo 1o gennaio - 31 dicembre 1988 (periodo dell'inchiesta).  B. PRODOTTO IN ESAME, PRODOTTO SIMILE E INDUSTRIA COMUNITARIA  1. Prodotto in esame  (9) L'avviso di apertura del presente procedimento antidumping riguarda un unico tipo di prodotti, indicati come nastri audio in bobine o in cassette.  Dall'inchiesta è tuttavia emerso che i nastri audio in bobine e in cassette sono in realtà due prodotti diversi, a causa delle differenze riscontrate in termini di caratteristiche fisiche e impieghi.  (10) Le bobine di nastri magnetici hanno un grande diametro e sono utilizzate per la fabbricazione delle cassette. Una parte del nastro, di lunghezza determinata, è caricata in un involucro di plastica, che, una volta caricato, costituisce un'audiocassetta.  In nastri in bobine sono pertanto prodotti semilavorati, con un valore pari ad un terzo di quello dell'audiocassetta, che rappresenta il prodotto finito. Sul piano qualitativo le bobine contengono le caretteristiche essenziali necessarie per la registrazione del suono e sono normalmente vendute a società che effettuano l'avvolgimento dei nastri oppure il montaggio delle cassette.  (11) Le audiocassette sono invece prodotti finiti utilizzati generalmente dai consumatori finali in registratori oppure in lettori di cassette per registrare o riprodurre suoni di qualsiasi origine acustica.  (12) Benché nella denuncia i nastri in bobine o in cassette siano considerati come un unico prodotto ai fini del presente procedimento, dall'inchiesta è emerso che si tratta di prodotti distinti in termini di carretteristiche fisiche, impieghi, canali di distribuzione, percezione dei consumatori e mercati. I due prodotti sono pertanto diversi e il regolamento della Commissione riguarda unicamente i nastri in cassette.  (13) Esistono diversi modelli di audiocassette, con differenze inerenti alla qualità, alla lunghezza e al rivestimento del nastro e alla forma dell'involucro.  Tutti i tipi di audiocassette presentano tuttavia analogie in termini di caretteristiche fisiche essenziali, applicazioni e impieghi, percezione dei consumatori e canali di distribuzione.  Le eventuali differenze relative alla qualità, alla lunghezza e al rivestimento del nastro e alla forma dell'involucro sono effettivamente compensate dall'analogia delle caratteristiche e delle funzioni, che rende le audiocassette praticamente intercambiabili dal punto di vista del consumatore.  (14) Le audiocassette che presentano differenze fisiche rilevanti per dimensioni, parti e impieghi, come le microcassette, le cassette a nastro continuo per segreterie telefoniche e le cassette per elaboratori elettronici oppure per registratori digitali (DAT), non sono invece prodotti simili a quelli precedentemente descritti e pertanto sono esclusi dal presente procedimento.  Ai fini del presente regolamento si intende pertanto per audiocassette le audiocassette aventi una lunghezza di 100 mm, un'altezza di 64 mm e uno spessore di 12 mm, con una tolleranza di circa 1 mm.  2. Prodotto simile  (15) Dall'inchiesta è emerso che i diversi tipi di audiocassette venduti sul mercato del Giappone, della Corea e di Hong Kong, nonostante alcune differenze secondarie inerenti alla lunghezza e al rivestimento del nastro, alla forma e alla qualità, presentano numerose analogie. La stessa osservazione vale anche per i modelli esportati dai paesi suddetti nella Comunità, che pertanto possono essere considerati prodotti simili.  Analogamente, escluse alcune eventuali differenze secondarie, le audiocassette esportate dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong nella Comunità sono simili alle audiocassette prodotte nella Comunità.  3. Industria comunitaria  (16) La Commissione ha accertato che nel periodo dell'inchiesta i produttori del prodotto simile nella Comunità potevano essere ripartiti in tre categorie:  - società di assemblaggio che sono in gran parte consociate degli esportatori giapponesi e che pertanto devono essere escluse dalla definizione di industria comunitaria in conformità dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, in quanto sono collegate agli esportatori soggetti alla presente procedura;  - società di assemblaggio indipendenti;  - produttori comunitari a nome dei quali è stata presentata la denuncia.  Dalla definizione di industria comunitaria sono state escluse le società di assemblaggio consociate degli esportatori. I ricorrenti, che hanno prodotto oltre l'80 % della restante produzione comunitaria del prodotto simile, rappresentano quindi la maggior parte della produzione comunitaria complessiva.  C. VALORE NORMALE  1. Valore normale basato sui prezzi nel paese esportatore  a) Considerazioni generali  (17) In linea di massima quasi tutti i modelli degli esportatori sono stati venduti in quantitativi sufficienti e a prezzi che permettevano il ricupero di tutti i costi adeguatamente ripartiti nel corso di normali operazioni commerciali sul mercato interno. Il valore normale è stato pertanto determinato a titolo provvisorio in base alla media ponderata dei prezzi di tali modelli vigenti sul mercato interno. Dai prezzi sono stati dedotti tutti gli sconti e le riduzioni direttamente collegati alle vendite di audiocassette.  Quando il volume di tali vendite era inferiore al margine minimo utilizzato dalla Commissione in casi precedenti, pari al 5 % del volume delle esportazioni degli stessi modelli nella Comunità, la Commissione ha ritenuto che tali vendite non fossero sufficientemente rappresentative e ha determinato il valore normale in base al valore costruito.  b) Sconti e abbuoni  (18) Numerosi esportatori giapponesi e coreani hanno affermato che dal valore normale determinato dovevano essere dedotti gli sconti e gli abbuoni accordati ai clienti sul mercato interno.  (19) Le domande relative alla deduzione degli sconti e degli abbuoni dalla media ponderata dei prezzi interni non sono state tuttavia accolte quando non sono stati forniti elementi di prova sufficienti per dimostrare che tali sconti erano effettivamente collegati alle vendite in esame.  (20) Un esportatore giapponese ha chiesto che il valore di diversi prodotti gratuiti (quali schede e fotografie) che sono inseriti nell'involucro delle audiocassette vendute sul mercato interno per incentivare le vendite fosse considerato come una riduzione e quindi dedotto dal prezzo del prodotto in questione sul mercato interno. La domanda non è stata accolta poiché il costo di tali prodotti, date le loro caratteristiche specifiche, rientrava nelle spese promozionali per le quali, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, non si effettuano deduzioni.  (21) È stato inoltre effettuato un adeguamento per quanto riguarda l'importo complessivo degli sconti dedotto dal prezzo applicato sul mercato interno da un esportatore coreano. Lo sconto era stato infatti calcolato in base al giro d'affari complessivo dell'esportatore ed è quindi stato ridotto proporzionalmente alle sole vendite di audiocassette.  c) Modelli riuniti in serie  (22) Un esportatore giapponese ha riunito le vendite di modelli simili venduti sul mercato interno e ha comunicato una media ponderata dei prezzi di vendita che non corrispondeva esattamente ai prezzi dei singoli modelli in questione. La stessa procedura è stata applicata ai dati chiesti in materia di margini di profitto, costi di produzione e confronto tra i modelli.  (1) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1.  (2) GU n. C 11 del 14. 1. 1989, pag. 9.  (3) I documenti sono stati controllati presso la sede della TDK a Tokio.  L'esportatore ha successivamente comunicato alla Commissione che la classificazione dei modelli per serie e la corrispondente media ponderata dei prezzi non fornivano dati sufficientemente precisi per calcolare il valore normale sul mercato interno e, dopo la verifica effettuata dai servizi della Commissione, ha presentato un documento contenente i singoli costi di produzione di alcuni dei modelli venduti sul mercato interno.  Poiché dal rendiconto dei singoli costi di produzione emergono alcune divergenze rispetto ai costi di produzione registrati per serie di prodotti e controllati dalla Commissione e poiché il rendiconto si riferisce a modelli venduti in quantitativi non rilevanti e talvolta in perdita, ai fini delle conclusione provvisorie la Commissione ha deciso di non tener conto di tali informazioni.  Il valore normale è stato pertanto calcolato in base alla media ponderata dei prezzi dei modelli classificati per serie che sono stati venduti in quantitativi sufficienti sul mercato interno.  2. Valore basato sul valore costruito  a) Considerazioni generali  (23) Quando sul mercato interno non sono state effettuate vendite di modelli di audiocassette direttamente comparabili a quelli venduti all'esportazione nella Comunità, quando tali vendite riguardavano quantitativi insufficienti oppure quando erano effettuate in quantitativi rilevanti nel periodo dell'inchiesta a prezzi che non permettevano il ricupero, nel corso di normali operazioni commerciali e nel periodo dell'inchiesta, di tutti i costi ragionevolmente ripartiti, il valore normale è stato determinato in base al valore costruito dei singoli modelli in esame.  Il valore costruito è stato determinato in base ai costi, fissi e variabili, sostenuti nel paese d'origine per i materiali e la produzione dei modelli venduti, ai quali è stato aggiunto un importo adeguato per tener conto delle spese generali, amministrative e di vendita e del margine di profitto, calcolati in funzione dei conti verificati dell'esportatore, debitamente ripartiti in base al fatturato del modello in questione.  b) Subappalti  (24) Due esportatori coreani hanno svolto unicamente la funzione di subappaltatori di società giapponesi per la produzione e l'esportazione di audiocassette nella Comunità e non hanno venduto il prodotto simile sul mercato interno coreano. Il valore normale è stato in tal caso costruito aggiungendo a tutti i costi, fissi e variabili, sostenuti in Corea per i materiali e la produzione, la media ponderata delle spese generali, amministrative e di vendita e del profitto ricavato dalle vendite di audiocassette effettuate sul mercato interno da tutti gli altri produttori ed esportatori coreani.  (25) Quando dall'inchiesta è emerso che i costi di produzione o le spese generali che avrebbero dovuto essere sostenuti dal subappaltatore coreano per la produzione delle audiocassette sono stati effettivamente sostenuti dalle società giapponesi, tali costi sono stati aggiunti a quelli sostenuti in Corea.  c) Spese generali, amministrative e di vendita  (26) Gli importi delle spese generali, amministrative e di vendita sono stati calcolati in funzione delle spese sostenute dal produttore per le vendite di modelli comparabili sul mercato interno, quando la Commissione ha potuto accertare che tali spese corrispondevano effettivamente a quelle sostenute per i modelli venduti sul mercato interno.  In tutti gli altri casi tali spese sono state calcolate in funzione delle spese sostenute da altri produttori per le vendite redditizie del prodotto simile sui rispettivi mercati in Giappone, in Corea e a Hong Kong.  (27) Un esportatore giapponese ha chiesto di dedurre dai costi di produzione delle audiocassette le entrate realizzate da un settore separato della società responsabile unicamente degli investimenti finanziari. La Commissione non ha tuttavia effettuato tale deduzione per tener debitamente conto dei costi degli investimenti nel settore della produzione di audiocassette. Le entrate finanziarie non avevano effettivamente alcun rapporto con la produzione di audiocassette.  (28) I costi e in particolare le spese generali, amministrative e di vendita sono stati normalmente ripartiti, secondo i casi, proporzionalmente al fatturato di ciascun modello in esame. Quando la ripartizione dei costi non è stata effettuata in base al fatturato, l'importo da ripartire è stato calcolato in conformità delle procedure contabili del produttore, a condizione che la Commissione avesse accertato che tale metodo era equo per i costi in questione.  (29) Dall'inchiesta relativa ad un esportatore giapponese è emerso che il fatturato comunicato per alcuni dei modelli in esame non costituiva una base attentibile per la ripartizione delle spese generali, amministrative e di vendita, in quanto comprendeva anche le vendite di altri tipi di audiocasette. La Commissione ha pertanto ritenuto opportuno ripartire tali spese esprimendo l'importo complessivo delle spese generali, amministrative e di vendita della produzione di audiocassette in percentuale di tutti i costi di fabbricazione di tale settore. Tale percentuale è stata quindi applicata al costo di fabbricazione e alle spese generali per determinare il costo di produzione dei modelli in questione.  d) Profitto  (30) Il profitto è stato calcolato in funzione dei profitti realizzati da ciascun produttore interessato sulle vendite di modelli comparabili sul mercato interno, dopo che la Commissione aveva accertato che tali profitti corrispondevano a quelli effettivamente realizzati sulle vendite suddette. Quando le vendite redditizie di determinati modelli erano insufficienti, il profitto da inserire nel calcolo del valore costruito è stato determinato in base alla media ponderata dei profitti realizzati dagli altri esportatori sulle vendite redditizie effettuate sul mercato interno, rispettivamente in Giappone, in Corea e a Hong Kong.  D. PREZZO ALL'ESPORTAZIONE  1. Considerazioni generali  (31) Per ogni esportatore la Commissione ha verificato almeno il 70 % di tutte le transazioni effettuate nel periodo dell'inchiesta. Tale percentuale è stata considerata sufficientemente rappresentativa di tutte le transazione degli esportatori in tale periodo.  (32) Quando i produttori del Giappone, della Corea e di Hong Kong hanno effettuato esportazioni dirette a importatori indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili per il prodotto venduto.  (33) In altri casi, le esportazioni sono state effettuate a società consociate che hanno importato il prodotto nella Comunità. Dato il rapporto esistente tra esportatore e importatore, è stato ritenuto opportuno costruire i prezzi all'esportazione in base ai prezzi ai quali il prodotto importato è stato rivenduto al primo acquirente indipendente, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento (CEE) n. 2423/88.  Dal prezzo applicato all'acquirente indipendente sono stati dedotti sconti e riduzioni. Sono stati inoltre effettuati adeguamenti per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita che sono normalmente a carico dell'importatore, compreso un adeguato margine per le spese generali e il profitto.  2. Tasso di cambio  (34) Tutte le transazioni all'esportazione effettuate dalle società coreane sono state espresse in moneta coreana in seguito alla conversione del valore in dollari delle rispettive fatture. Gli esportatori coreani hanno affermato che la Commissione dovrebbe impiegare un tasso di cambio basato su una media annua per calcolare i prezzi all'esportazione. In considerazione tuttavia delle rilevanti fluttuazioni registrate dalla moneta coreana nel periodo di riferimento, la Commissione ha ritenuto necessario calcolare i prezzi all'esportazione in base alla media mensile del tasso di cambio attribuito agli esportatori e da essi accettato.  3. Spese generali, amministrative e di vendita  (35) Quando era necessario costruire i prezzi all'esportazione e pertanto tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, questi ultimi sono stati ripartiti in base al fatturato.  (36) A tal fine sono stati utilizzati i costi e i fatturati relativi all'ultimo esercizio finanziario dell'importatore collegato, in base ai documenti contabili sottoposti a revisione. Quando le spese generali, amministrative e di vendita non sono state ripartite in base al fatturato, l'importo da ripartire è stato calcolato in base ai dati contabili disponibili relativi ai costi direttamente collegati alle vendite in questione.  (37) Un importatore, collegato a un importatore giapponese, ha chiesto di tener conto di spese generali e amministrative ripartite in base al fatturato comprendente le funzioni di ufficio finanziario per le altre consociate del gruppo. La Commissione ha ritenuto che tale domanda non corrispondesse ai costi normalmente sostenuti dall'importatore per il prodotto in questione e non ha tenuto conto delle spese inerenti alle transazioni finanziarie.  (38) La Commissione ha inoltre adeguato il prezzo all'esportazione relativo a numerosi importatori per tener conto delle spese di pubblicità corrispondenti alle vendite effettuate nella Comunità, che tuttavia erano state pagate o rimborsate dagli esportatori giapponesi o coreani ai quali gli importatori erano collegati, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88.  4. Profitto  (39) Per calcolare il prezzo all'esportazione costruito al prezzo netto franco frontiera comunitaria sono stati effettuati adeguamenti per tener conto dei dazi all'importazione nella Comunità e di un profitto del 5 % sul fatturato. Il margine di profitto del 5 % è stato determinato in base ai dati comunicati dagli importatori indipendenti di audiocassette, dai quali risultava che nel periodo dell'inchiesta il margine medio di redditività delle vendite relativo agli operatori indipendenti in tale settore poteva essere ragionevolmente stimato al 5 %.  Ai fini della procedura provvisoria tale percentuale è stata pertanto applicata a tutte le vendite degli importatori collegati ai primi acquirenti indipendenti nella Comunità.  E. CONFRONTO  1. Aspetti generali  (40) Per effettuare un equo confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione e in conformità dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha tenuto debitamente conto delle differenze che possono incidere sulla comparabilità dei prezzi e in particolare delle differenze inerenti alle caratteristiche fisiche e alle spese di vendita, quando le parti hanno potuto dimostrare che tali differenze erano direttamente collegate alle vendite in esame. Tutti i confronti sono stati effettuati allo stadio franco fabbrica.  2. Differenze inerenti alle caratteristiche fisiche delle merci  (41) Il valore normale è stato adeguato per tener conto degli effetti che le differenze inerenti alle caratteristiche fisiche possono avere sul valore di mercato del prodotto nel paese d'origine o d'esportazione.  A tal fine le differenze tra i valori di mercato sono state determinate in base alle differenze significative in termini di costi pieni, comprendenti la quota di spese generali, amministrative e di vendita e il margine di profitto normalmente inseriti nei prezzi interni dei modelli presi in considerazione per il confronto.  3. Differenze inerenti alle spese di vendita  (42) Riguardo alle differenze inerenti alle spese di vendita, il valore normale e i prezzi all'esportazione sono stati ridotti per tener conto delle differenze relative a condizioni di credito, garanzie, commissioni, retribuzioni del personale di vendita, imballaggio, trasporto, assicurazione, movimentazione e costi accessori, quando è stato dimostrato che tali costi erano direttamente collegati alle spese in esame.  a) Retribuzioni del personale di vendita  (43) Numerosi esportatori giapponesi e coreani hanno chiesto di tener conto delle spese relative al personale di vendita, unitamente a quelle corrispondenti ad altri dipendenti che svolgevano in parte o integralmente mansioni amministrative. L'importo dell'adeguamento è stato pertanto stimato in ciascun caso in base ai dati disponibili ed applicato unicamente alle retribuzioni del personale occupato esclusivamente in attività di vendita diretta. In tale contesto non sono state dedotte le spese del personale di vendita inerenti all'uso di autoveicoli oppure alle conversazioni telefoniche, in quanto tali spese non rientrano nelle retribuzioni, bensì nelle spese generali degli esportatori.  b) Vendite all'esportazione di grandi quantitativi  (44) Riguardo al margine di profitto da aggiungere al costo di produzione, un esportatore coreano ha affermato che le vendite di audiocassette esportate dalla Corea nella Comunità sono effettuate in base a contratti OEM (Original Equipment Manufacture) e che pertanto la Commissione avrebbe dovuto applicare un margine di profitto ridotto per tener conto di tale situazione specifica. La domanda si basava sul fatto che tali vendite all'esportazione erano effettuate ad un cliente comunitario che aveva esigenze ben determinate in materia di colore, design, materiali, etichette e imballaggio. Tali vendite inoltre riguardavano grandi quantitativi ed essendo essenzialmente effettuate franco fabbrica con la marca del cliente non implicavano spese di pubblicità o di distribuzione.  (45) In casi precedenti, per determinare il valore normale costruito, la Commissione ha generalmente applicato un margine di profitto ridotto, quando le vendite all'esportazione nella Comunità erano effettuate in base a contratti OEM.  Tali transazioni erano di norma destinate a integrare oppure a sostituire l'attività di fabbricazione dei produttori di materiale originale, in quanto i prodotti in questione erano venduti a prezzi inferiori al loro costo di produzione nella Comunità. I prodotti importati sono quindi stati rivenduti nella Comunità con la marca affermata della società OEM, che ha assunto l'intera responsabilità del produttore in materia di garanzie, servizi di assistenza, manutenzione, fornitura di pezzi di ricambio e riparazioni. Era quindi possibile identificare chiaramente i prodotti venduti dalle società OEM rispetto a tutti gli altri prodotti dello stesso tipo.  (46) Per quanto riguarda gli importatori di audiocassette in esame, non sono stati forniti elementi di prova sufficienti per dimostrare che detti importatori acquistavano audiocassette fabbricate esclusivamente per loro e che svolgevano, parzialmente o integralmente, le attività di vendita assumendo le responsabilità di un esportatore nella Comunità.  (47) La Commissione ritiene pertanto che tali vendite all'esportazione dalla Corea nella Comunità non siano effettuate su base OEM e che non si debba quindi tener conto di eventuali differenze in termini di costi o di profitti. c) Vendite all'esportazione effettuate a distributori esclusivi  (48) Un esportatore giapponese ha chiesto un adeguamento per tener conto di presunte differenze in termini di stadio commerciale, in quanto una parte delle vendite nella Comunità sarebbe stata effettuata a distributori esclusivi che acquistavano grandi quantitativi a prezzi inferiori alla media, mentre le vendite sul mercato interno erano effettuate direttamente ai rivenditori.  La Commissione ha esaminato la domanda e ha concluso che era infondata. Gli elementi di prova comunicati erano infatti insufficienti per identificare con precisione lo stadio commerciale all'esportazione o sul mercato interno. L'esportatore interessato non ha potuto dimostrare l'esistenza di una netta distinzione tra i quantitativi venduti, né di una differenza evidente nella politica dei prezzi, né di alcun coerente listino prezzi che riflettessero le funzioni specifiche dei distributori rispetto ad altri clienti indipendenti. Non è stato pertanto dimostrato che i prezzi all'esportazione e quelli vigenti sul mercato interno corrispondessero a due diversi livelli dell'attività commerciale e che la presunta differenza incidesse sulla comparabilità dei prezzi.  F. MARGINI DI DUMPING  (49) Poiché i prezzi all'esportazione variavano sensibilmente, i valori normali relativi ai modelli degli esportatori venduti sul mercato interno sono stati confrontati con i prezzi all'esportazione di modelli comparabili, prendendo in esame le singole transazioni. Dall'esame preliminare dei fatti risulta l'esistenza di pratiche di dumping sulle importazioni nella Comunità di audiocassette originarie del Giappone, della Corea e di Hong Kong per quanto riguarda quasi tutti gli esportatori sottoposti all'inchiesta. Il margine di dumping è pari all'importo del quale il valore normale determinato supera il prezzo all'esportazione nella Comunità. Il margine di dumping varia secondo l'esportatore, con la seguente media ponderata:  esportatori giapponesi  - Maxell: 80,20 %,  - Fuji: 64,20 %,  - TDK: 48,20 %,  - Denon Columbia: 44,50 %;  esportatori coreani  - Goldstar: 19,40 %,  - Sunkyong Magnetic: 3,10 %;  esportatori di Hong Kong  - Yee Keung: 2,40 %,  - Magnetic Enterprise: 0,50 %,  - Forward Electronics: 0,43 %.  (50) Per i produttori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7 del regolamento (CEE) n. 2423/88. A questo proposito la Commissione ha ritenuto che i risultati dell'inchiesta costituissero la base più adeguata per la determinazione del margine di dumping e, poiché si sarebbe offerta l'opportunità di eludere il dazio se a tali produttori fosse stato applicato un margine di dumping inferiore ai margini massimi dell'80,2 % per il Giappone e del 19,5 % per la Corea, ha considerato opportuno applicare al gruppo di produttori in questione i margini massimi accertati.  Per quanto riguarda gli esportatori di Hong Kong, occorre rilevare che la maggior parte delle esportazioni di audiocassette da Hong Kong nella Comunità non è stata effettuata dagli esportatori che hanno collaborato con la Commissione nel corso dell'inchiesta.  Data la gravità della mancata collaborazione, si poteva prendere in considerazione l'ipotesi di elaborare le conclusioni in materia di dumping nei confronti di tali esportatori in base all'importo del quale il valore normale medio di Hong Kong supera il prezzo all'esportazione medio registato nelle statistiche Eurostat della Comunità per il 1988, oppure in base alle informazioni contenute nella denuncia. Tuttavia, dato il volume relativamente limitato delle esportazioni di audiocassette da Hong Kong nella Comunità, come risulta dalle statistiche ufficiali per il 1988 che, tra l'altro, classificano le audiocassette insieme con altri prodotti magnetici, è stato ritenuto opportuno attribuire a tale categoria di esportatori il margine massimo accertato per i prodotti esportati da Hong Kong, pari al 2,4 %.  (51) Un produttore giapponese, la società Sony, non ha compilato la parte del questionario della Commissione relativa al dumping e ha risposto unicamente alle domande relative al pregiudizio. È stato considerato che, in tali circostanze, si offrirebbe l'opportunità di eludere il dazio e si premierebbe la mancata collaborazione se a tale produttore fosse attribuito un margine di dumping inferiore al margine massimo determinato nei confronti dei produttori giapponesi che hanno collaborato nel corso dell'inchiesta. Per tali motivi e in conformità dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, è stato considerato opportuno applicare a tale società il margine di dumping massimo.  (52) Non sono state accertate pratiche di dumping nei confronti delle società Saehan Media, Sungnam, Nakayama, Tomei Magnetics e Swire.  (53) In considerazione del fatto che le società Magnetic Enterprise e Forward Electronics hanno esportato quantitativi limitati di audiocassette, è stato deciso di consideare i margini di dumping corrispondenti come minimi e tali da non giustificare l'adozione di misure di difesa.  G. PREGIUDIZIO  1. Cumulo  (54) La Commissione ha ritenuto che gli effetti delle importazioni dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong dovessero essere esaminati cumulativamente. I prodotti esportati da ciascuno dei paesi suddetti erano del tutto simili e intercambiabili e sono stati commercializzati nella Comunità in periodi di tempo comparabili. Tali prodotti erano inoltre in concorrenza tra di loro e con le audiocassette prodotte nella Comunità. Tali esportazioni hanno quindi avuto conseguenze analoghe e simultanee sull'industria comunitaria, che devono essere valutate congiuntamente.  Occorre inoltre rilevare che la quota di mercato degli esportatori di Hong Kong che hanno collaborato nel corso della procedura è limitata, ma non trascurabile.  2. Andamento del consumo nella Comunità  (55) Tra il 1985 e il 1988 il mercato della Comunità ha avuto un'espansione costante, passando da 339 milioni di unità a 439 milioni di unità, con un incremento del 29 %. Benché le audiocassette siano un prodotto relativamente maturo, il mercato non ha ancora raggiunto il punto di saturazione e si prevede un ulteriore aumento del consumo. I mercati del Regno Unito, della Repubblica federale di Germania e della Francia rappresentano rispettivamente il 31 %, il 29 % e il 15 % del mercato complessivo della Comunità. I tre paesi considerati complessivamente rappresentano il 75 % del consumo globale della Comunità.  3. Volume e quote di mercato delle importazioni in dumping dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong  a) Volume e quote di mercato delle importazioni in dumping dal Giappone  (56) Il volume delle audiocassette vendute dalle società giapponesi nella Comunità era di 233 milioni di unità nel 1985, 216 milioni di unità nel 1986 e 276 milioni di unità nel 1987. Nel periodo dell'inchiesta (1988), il volume di tali vendite ha raggiunto 296 milioni di unità.  (57) Il volume delle audiocassette importate dal Giappone, pari a 142 milioni di unità nel 1985, era di 113 milioni di unità nel 1986 e di 116 milioni di unità nel 1987. Per il periodo dell'inchiesta (1988), il volume delle importazioni in dumping era di 154 milioni di unità, con un incremento dell'8 % rispetto al 1985.  (58) Nel 1985 gli esportatori giapponesi avevano già ottenuto una quota di mercato del 69 % nella Comunità. Tra il 1985 e il 1987 le esportazioni giapponesi hanno seguito l'incremento globale del consumo e hanno mantenuto la loro posizione, già ragguardevole, raggiungendo una quota di mercato del 68 % nel 1988. Tra il 1985 e il 1988 la quota di mercato delle importazioni in dumping di audiocassette originarie del Giappone è scesa dal 42 % al 35 %. Occorre tuttavia rilevare che in tale periodo gli esportatori giapponesi hanno accelerato la diversificazione delle loro fonti di approvvigionamento del mercato comunitario. Nel 1985 le audiocassette vendute nella Comunità erano fabbricate per il 61 % in Giappone, per il 22 % in Corea e per il 17 % nella Comunità europea. Nel 1988 soltanto il 51 % delle audiocassette era fabbricato in Giappone, mentre il 17 % proveniva dalla Corea, il 27 % dalla Comunità e il 5 % da altri paesi. Tale tendenza è dovuta al fatto che le società giapponesi hanno iniziato a costruire impianti di produzione o di assemblaggio nella Comunità, invece di esportare direttamente.  b) Volume e quote di mercato delle importazioni in dumping dalla Corea  (59) Il volume delle audiocassette importate dalla Corea era di 7 milioni di unità nel 1985, 19 milioni di unità nel 1986 e 25 milioni di unità nel 1987. Nel periodo dell'inchiesta il volume di tali importazioni era di 51 milioni di unità, con un incremento del 628,5 % rispetto al 1985.  (60) Nel 1985, quando ha iniziato ad esportare su vasta scala nella Comunità, il produttore coreano ha ottenuto una quota di mercato comunitario del 2 %. Nel 1986 tale quota era passata al 6 % e nel 1988 rappresentava il 12 % del mercato comunitario complessivo.  (61) Benché la quota di mercato delle esportazioni coreane sia rimasta inferiore ai livelli estremamente elevati raggiunti dai prodotti giapponesi, occorre tener conto del fatto che le importazioni coreane aumentano a un ritmo molto rapido. Una parte rilevante di tali esportazioni è inoltre costituita da audiocassette fabbricate per conto degli esportatori giapponesi e quindi rivendute nella Comunità con una marca giapponese.  c) Volume e quota di mercato delle importazioni in dumping da Hong Kong  (62) Il volume delle audiocassette importate da Hong Kong era di 4,9 milioni di unità nel 1985, 4,5 milioni di unità nel 1986, 5,5 milioni di unità nel 1987 e di 7 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta.  (63) La quota di mercato di tutti gli esportatori di Hong Kong è rimasta praticamente invariata tra il 1985 e il 1988, passando dall'1,5 % all'1,6 %.  d) Volume e quota di mercato delle importazioni in dumping dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong  (64) Tra il 1985 e il 1988 il volume di tutte le importazioni in dumping dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong è aumentato da 154 milioni di unità a 212 milioni di unità, con un incremento del 38 %.  (65) La quota di mercato di tutti gli esportatori nei confronti dei quali sono state accertate pratiche di dumping sui prodotti in questione, pari al 72 % nel 1985, è aumentata all'81 % nel 1988. Nello stesso periodo la quota di mercato delle importazioni dai paesi nei confronti dei quali sono state accertate pratiche di dumping è passata dal 45 % al 48 %.  4. Prezzo delle importazioni oggetto di dumping  (66) La Commissione ha esaminato la sottoquotazione dei prezzi praticata dagli esportatori del Giappone, della Corea e di Hong Kong durante il periodo dell'inchiesta. A tal fine sono state prese in considerazione le vendite degli esportatori nei tre principali mercati comunitari, Regno Unito, Repubblica federale di Germania e Francia, dove è stato venduto il 75 % delle cassette esportate da tali paesi nella Comunità.  La Commissione ha effettuato una prima selezione dei modelli rappresentativi delle diverse categorie e audiocassette commercializzate dai produttori comunitari e ha quindi selezionato i modelli rappresentativi esportati dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong che rientravano nelle categorie direttamente comparabili ai modelli dei produttori comunitari.  Date tuttavia le caratteristiche specifiche del mercato, ai fini del confronto sono stati presi in considerazione soltanto alcuni modelli della gamma dei prodotti degli esportatori.  La selezione è stata effettuata in base a un elenco fornito dall'industria comunitaria e dagli esportatori per accertare che i modelli selezionati dell'esportatore avessero almeno le stesse caratteristiche dei modelli dell'industria comunitaria con i quali erano confrontati. I modelli dell'industria comunitaria erano quelli più venduti nella Comunità.  I modelli selezionati sono stati confrontati in base alle vendite al primo acquirente indipendente in ciascuno dei diversi canali di vendita accertati (distributore esclusivo, grossista, rivenditore). Il prezzo di vendita medio dei singoli modelli esportati dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong è stato confrontato in ciascuno degli Stati membri interessati con le cifre corrispondenti relative ai modelli comparabili dell'industria comunitaria. Sono stati apportati adeguamenti per tener conto delle differenze relative alle spese e ai margini di profitto quando i confronti non sono stati effettuati all'interno dello stesso canale di vendita. Non sono stati chiesti adeguamenti per tener conto di differenze qualitative, in quanto i modelli selezionati erano direttamente e interamente comparabili. A causa delle disparità geografiche il confronto è stato limitato, se necessario, ad alcuni Stati membri e a un numero limitato di modelli.  (67) I risultati di tale confronto variano sensibilmente secondo gli esportatori:  - è stata accertata una rilevante sottoquotazione dei prezzi nei confronti di tutti gli esportatori della Corea e di Hong Kong i cui modelli sono stati sottoposti all'inchiesta. I risultati relativi ai due esportatori coreani riguardavano percentuali comprese tra il 44 % e il 53 %. La sottoquotazione media accertata nei confronti dell'esportatore di Hong Kong era del 68 %;  - è stato accertato che la media ponderata della sottoquotazione dei prezzi praticata dagli esportatori giapponesi sul mercato comunitario era del 6 %. Tale percentuale rifletteva le diverse condizioni di mercato nei singoli paesi. Sui mercati del Regno Unito e della Francia (che rappresentano la metà del mercato comunitario), dove l'industria comunitaria ha già una quota di mercato limitata, la sottoquotazione dei prezzi accertata era insignificante. Sul mercato tedesco, invece, dove l'industria comunitaria aveva mantenuto una quota di mercato più consistente, la sottoquotazione dei prezzi media era dell'11 %.  5. Altri fattori economici pertinenti  a) Capacità, tasso di utilizzazione degli impianti, produzione e scorte  (68) Tra il 1985 e il 1988 l'effettiva capacità di produzione dell'industria comunitaria nella Comunità è passata da 110 milioni di unità a 154 milioni di unità. In tale periodo, tuttavia, le società comunitarie che avevano rifornito il mercato comunitario con prodotti fabbricati dalle loro consociate nei paesi terzi hanno costantemente ridotto tale volume di produzione e nel periodo dell'inchiesta hanno cessato ogni attività di questo tipo. Il relativo incremento della capacità di produzione nella Comunità è quindi dovuto a tali circostanze. (69) Benché l'industria comunitaria avesse cessato di rifornire i mercati comunitari con i prodotti fabbricati in paesi terzi, il tasso di utilizzazione degli impianti, pari al 100 % nel 1985, è sceso al 96 % nel 1986, al 90 % nel 1987 ed era soltanto del 77 % nel 1988. In tale periodo il volume delle scorte dell'industria comunitaria è rimasto praticamente invariato (20 milioni di unità nel 1985 e 19 milioni di unità nel 1988), ad un livello corrispondente ad oltre il 20 % del volume delle vendite di audiocassette.  b) Volumi e quote di mercato dell'industria comunitaria  (70) Tra il 1985 e il 1988 il numero di audiocassette prodotto dall'industria comunitaria è lievemente aumentato, passando da 116 milioni di unità a 119 milioni di unità, mentre i quantitativi venduti dall'industria comunitaria sono diminuiti dell'8,5 %, da 94 milioni di unità a 86 milioni di unità.  Tale andamento contrasta nettamente con l'incremento del consumo totale della Comunità (+ 29 %).  (71) In base ai quantitativi venduti, è stato accertato che la quota di mercato, pari al 27 % nel 1985, è costantemente diminuità, scendendo al 23 % nel 1987 e al 19 % nel 1988.  c) Andamento dei prezzi  (72) È stata effettuata un'analisi accurata della determinazione dei prezzi nella Comunità in funzione dei prezzi di vendita dei prodotti venduti dall'industria comunitaria e dagli esportatori interessati. È stato accertato che tra il 1985 e il 1988 i prezzi di tutti i modelli di audiocassette sono diminuiti del 12 % in media ponderata.  d) Redditività  (73) La Commissione ha accertato che dal 1985 in poi le vendite dell'industria comunitaria non erano remunerative. Nel periodo dell'inchiesta l'industria comunitaria ha ottenuto risultati lievemente positivi, con un indice di redditività globale dell'1,89 %. Tale modesto risultato è stato ottenuto soltanto perché, in seguito alla costante contrazione delle vendite, l'industria comunitaria ha tentato di ridurre i costi e ha concentrato le vendite su una gamma di prodotti che rimangono abbastanza remunerativi. La redditività delle vendite nel periodo dell'inchiesta non riflette pertanto alcun miglioramento sul piano dei profitti, bensì la costante flessione delle vendite non remunerative di audiocassette.  e) Occupazione e investimenti  (74) Tra il 1985 e il 1988 sono stati perduti 680 posti di lavoro nell'industria comunitaria. Rispetto al personale occupato in tale periodo nell'industria comunitaria, il calo dell'occupazione corrispondeva al 23 %.  (75) Nel periodo 1985 - 1988 l'industria comunitaria ha ridotto del 20 % i suoi investimenti nella produzione di audiocassette.  6. Conclusione  (76) Per determinare se l'industria comunitaria avesse subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88, la Commissione ha tenuto conto di diversi elementi:  - le importazioni di audiocassette dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong sono aumentate più rapidamente del tasso di consumo globale, passando da 154 milioni di unità nel 1985 a 212 milioni di unità nel 1988, con un incremento del 38 %;  - la quota di mercato degli esportatori nei confronti dei quali sono state accertate pratiche di dumping è aumentata del 10 %, mentre la quota di mercato di tutte le importazioni in dumping è aumentata del 3 %;  - nel periodo 1985 - 1988 i prezzi di vendita dei produttori ricorrenti nella Comunità sono sensibilmente diminuiti;  - tra il 1985 e il 1988 i produttori comunitari non hanno potuto aumentare in modo significativo la loro produzione e le loro vendite sono diminuite dell'8,5 %, nonostante l'incremento del 30 % del consumo complessivo;  - tra il 1985 e il 1988 la redditività delle vendite dell'industria comunitaria ha avuto una tendenza costantemente negativa, mentre nel 1988 la situazione è migliorata a causa del ritiro dei modelli in perdita;  - tra il 1985 e il 1988 le misure di razionalizzazione hanno provocato un calo dell'occupazione nella Comunità pari al 23 % della forza lavoro addetta alla produzione di audiocassette.  (77) In considerazione della perdita di quota di mercato, dell'erosione dei prezzi, della mancanza di redditività e del calo dell'occupazione, la Commissione ha concluso, ai fini delle risultanze provvisorie, che l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88.  H. CAUSA DEL PREGIUDIZIO  1. Aspetti generali  (78) Per determinare se l'industria comunitaria avesse subito un pregiudizio notevole a causa delle conseguenze delle importazioni in dumping, è opportuno prendere in considerazione in primo luogo la situazione generale del mercato delle audiocassette nella Comunità. A questo proposito è stato accertato che nella fascia più bassa del mercato numerosi produttori a basso prezzo della Corea e di Hong Kong si fanno concorrenza principalmente in termini di prezzi, con prodotti di tecnologia standard che non presentano differenze significative per caratteristiche e qualità. L'inizio e la rapida espansione delle esportazioni nella Comunità da Hong Kong e dalla Corea, che tra il 1985 e il 1988 hanno conquistato quasi il 14 % del mercato comunitario, ha avuto conseguenze estremamente negative sui volumi e sui prezzi di vendita e sulle quote di mercato dell'industria comunitaria.  D'altra parte, l'industria comunitaria ha dovuto affrontare la concorrenza sempre più intensa dei produttori giapponesi nella fascia più alta del mercato. La concorrenza in tale settore riguardava in misura maggiore elementi non legati al prezzo, quali la marca, il marketing, le caratteristiche e gli aspetti estetici dei prodotti. Nel periodo dell'inchiesta (1988) gli esportatori giapponesi dominavano la fascia più alta del mercato, in cui qualsiasi variazione dell'equilibrio tra gli elementi relativi al prezzo, alla marca, alle caratteristiche e al marketing mix di un determinato modello può alterare sensibilmente la sua capacità concorrenziale rispetto ad un altro modello direttamente competitivo. In tale settore i prezzi sono infatti soltanto un elemento della concorrenza, che si basa principalmente sul riconoscimento del consumatore, ottenuto attraverso la promozione e il marketing.  2. Conseguenze delle importazioni oggetto di dumping  (79) Per determinare se il pregiudizio notevole subito dall'industria comunitaria fosse stato provocato dalle conseguenze delle pratiche di dumping di cui ai punti 41 e 42, la Commissione ha accertato che l'incremento delle importazioni dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong coincideva con una rilevante perdita della quota di mercato e con un calo della redditività dell'industria comunitaria. Nello stesso periodo sono state accertate sottoquotazioni dei prezzi e i prezzi delle audiocassette prodotte nella Comuntà sono diminuiti oppure sono rimasti eccessivamente bassi.  a) Conseguenze del volume delle importazioni oggetto di dumping  (80) Tra il 1985 e il 1988 la quota di mercato comunitario degli esportatori nei cui confronti sono state accertate pratiche di dumping è aumentata dal 72 % all'81 %, mentre nello stesso periodo la quota di mercato dell'industria comunitaria è diminuita dal 27 % al 19 %. Tale situazione è dovuta al fatto che l'industria comunitaria è stata sottoposta alla duplice pressione delle esportazioni giapponesi, che hanno assunto una posizione di predominio sul mercato, e delle esportazioni a basso prezzo dalla Corea e da Hong Kong, in rapida espansione.  (81) Tra il 1985 e il 1988 gli esportatori giapponesi hanno conservato quote di mercato predominanti pur diversificando le loro fonti di approvvigionamento. Il volume delle loro vendite è infatti aumentato in misura sufficiente per salvaguardare una quota di mercato comunitario di almeno il 70 %. Dato che tre esportatori rappresentavano più del 60 % di tale quota di mercato e che uno di essi aveva una quota pari a un terzo del totale, le società giapponesi potevano esercitare una sensibile influenza sulle tendenze del mercato comunitario nei settori in cui avevano una posizione predominante.Benché tali esportatori abbiano ridotto le esportazioni dal Giappone, sostituendole con quelle di prodotti da essi fabbricati in paesi terzi e con un rilevante incremento della loro produzione nella Comunità, le importazioni oggetto di dumping dal Giappone sono rimaste la principale fonte di approvvigionamento del mercato comunitario e, data la loro quota di mercato predominante, hanno avuto un'incidenza negativa sull'industria comunitaria.  (82) Tra il 1985 e il 1988 le esportazioni dalla Corea e da Hong Kong hanno avuto una rapida espansione sul mercato comunitario grazie ad una strategia basata esclusivamente sui prezzi e nel periodo dell'inchiesta hanno raggiunto una quota di mercato pari a quasi il 14 %.  b) Effetti della discriminazione dei prezzi  (83) A causa degli elevati profitti realizzati sul mercato interno, che fruisce di un elevato grado di protezione, gli esportatori giapponesi hanno potuto finaziare ingenti spese di marketing e di promozione nella Comunità, per imporre la loro immagine di marca ai consumatori e incrementare il volume delle vendite. Gli esportatori giapponesi hanno conquistato in tal modo una posizione predominante su tutti i mercati della Comunità, ad eccezione di uno Stato membro. La posizione di predominio è stata inoltre potenziata dai vantaggi di costo derivanti dalle economie di scala ottenute in seguito all'incremento del volume delle vendite in dumping. A questo proposito occorre rilevare che nel periodo dell'inchiesta è stato accertato che una parte significativa dei prodotti importati dal Giappone in condizioni di dumping è stata venduta nella Comunità a prezzi inferiori ai costi di produzione.  c) Effetti dei prezzi delle importazioni oggetto di dumping  (84) Nell'unico Stato membro (R. f. di Germania) in cui l'industria comunitaria ha mantenuto un'elevata quota di mercato gli esportatori giapponesi hanno praticato una significativa sottoquotazione dei prezzi, sino ad un margine massimo del 18,5 %.  Negli altri Stati membri (e principalmente nel Regno Unito, in Francia e in Italia), dove già avevano una quota di mercato predominante, gli esportatori giapponesi hanno rivenduto i prodotti importati in condizioni di dumping a prezzi tali da costringere l'industria comunitaria ad applicare prezzi sfavorevoli per salvaguardare la propria quota di mercato.  (85) L'industria comunitaria ha dovuto inoltre affrontare la concorrenza dei numerosi esportatori di Hong Kong e della Corea che, attuando una strategia di riduzione dei prezzi tra il 1985 e il 1988, si sono rapidamente affermati sul mercato comunitario. Nel periodo dell'inchiesta tali esportatori hanno praticato considerevoli sottoquotazioni dei prezzi e pertanto l'industria comunitaria non ha potuto far fronte a questa forma di concorrenza sleale.  d) Conclusione  (86) La redditività dell'industria comunitaria si è deteriorata a causa della forzata riduzione dei prezzi e della contrazione del volume delle vendite, nonché in seguito alla minore capacità di attrazione del prodotto. I prodotti dell'industria comunitaria erano infatti sempre più percepiti come di qualità inferiore rispetto a quelli giapponesi, poiché, oltre a subire il calo dei prezzi, l'industria comunitaria non disponeva dei mezzi finanziari necessari per sostenere le proprie marche e per accedere ai canali di distribuzione più noti, né poteva investire capitali sufficienti nella promozione e nel design dei prodotti. Tale tendenza è stata accelerata dalla riduzione delle economie di scala dovuta alla contrazione delle vendite.  (87) L'industria comunitaria, che già doveva affrontare crescenti difficoltà per difendere l'equilibrio tra i prezzi, le marche, i prodotti e il marketing nei confronti delle importazioni dal Giappone, non ha potuto far fronte ai prezzi eccessivamente bassi delle importazioni in dumping da Hong Kong e dalla Corea senza pregiudicare definitivamente l'equilibrio tra tali elementi.  L'industria comunitaria si è quindi trovata in una situazione critica e, fatta eccezione per la nicchia di mercato detenuta dalle cassette al cromo, i suoi prodotti sono stati sempre più percepiti come di qualità inferiore, senza alcuna effettiva possibilità di competere con le importazioni giapponesi a prezzi di dumping in termini di immagine, promozione e design, né di far fronte alla concorrenza dei prodotti importati da Hong Kong e dalla Corea basata essenzialmente sui prezzi.  3. Effetti di altri fattori  a) Errori di gestione  (88) Gli esportatori giapponesi hanno affermato che la perdita della quota di mercato subita dall'industria comunitaria era dovuta a cause diverse dal dumping.  (89) Alcuni esportatori giapponesi hanno inoltre affermato che i produttori comunitari erano meno efficienti in termini di costi.  Occorre rilevare a questo proposito che, per gli esportatori giapponesi in questione, l'efficienza in termini di costi è dovuta ad economie di scala ottenute con sostanziali vendite a prezzi di dumping e talvolta a prezzi inferiori ai costi di produzione, come risulta dal punto 81.  (90) È stato inoltre osservato che l'industria comunitaria non ha messo in atto un'adeguata strategia di marketing, poiché ha concentrato la produzione sulle cassette al cromo, mentre la domanda sul mercato comunitario era orientata essenzialmente verso le cassette al ferro.  (91) Non stati tuttavia forniti elementi sufficienti per dimostrare che l'industria comunitaria abbia applicato una strategia di mercato sbagliata promuovendo la produzione e la vendita delle cassette al cromo. In realtà, di fronte al deterioramento della redditività e alla contrazione delle vendite provocati dalle pratiche di dumping, l'industria comunitaria ha reagito logicamente decidendo di intensificare la propria attività nel settore delle cassette al cromo, nel quale ha realizzato discreti profitti nel periodo dell'inchiesta.  b) Incidenza delle altre importazioni e delle vendite di audiocassette prodotte nella Comunità  (92) Oltre agli effetti delle importazioni in dumping, la Commissione ha considerato l'incidenza di tutte le altre importazioni, nonché delle vendite delle cassette prodotte nella Comunità dalle consociate degli esportatori giapponesi.  (93) A questo proposito la Commissione ammette che tali fattori abbiano avuto un'incidenza negativa sull'industria comunitaria, ma occorre rilevare che quest'ultima si trovava già in una situazione critica a causa delle pratiche commerciali sleali degli esportatori interessati e che pertanto era maggiormente vulnerabile nei confronti della concorrenza delle altre importazioni e delle cassette prodotte nella Comunità.  4. Conclusione  (94) In considerazione del volume e della quota di mercato delle importazioni in dumping e dei prezzi ai quali i prodotti importati sono stati venduti nella Comunità, provocando la perdita della quota di mercato e il calo dei profitti dell'industria comunitaria, la Commissione ha concluso che le importazioni in dumping di audiocassette, considerate isolatamente, hanno provocato un pregiudizio sostanziale all'industria comunitaria. I. INTERESSE DELLA COMUNITÀ  1. Considerazioni generali  (95) L'obiettivo dei dazi antidumping è di eliminare le pratiche di dumping che provocano pregiudizio all'industria comunitaria e di ripristinare una situazione di concorrenza aperta e leale sul mercato comunitario, nell'interesse generale della Comunità.  (96) La Commissione, pur ammettendo che l'istituzione di dazi antidumping possa incidere sul livello dei prezzi applicati dagli esportatori interessati nella Comunità e che quindi possa influire sulla competitività relativa dei loro prodotti, non ritiene che l'istituzione di misure antidumping limiti la concorrenza nella Comunità. Al contrario, l'eliminazione dei vantaggi sleali ottenuti con le pratiche di dumping dovrebbe evitare il declino dell'industria comunitaria, contribuendo quindi a mantenere una vasta offerta di prodotti e a potenziare la concorrenza.  (97) La Commissione ha inoltre preso in considerazione gli effetti dei dazi antidumping sulle audiocassette importate dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong rispetto agli interessi specifici dell'industria comunitaria e delle altre parti interessate, compresi i consumatori.  2. Interesse dell'industria comunitaria  (98) Dato il pregiudizio notevole subito dall'industria comunitaria, principalmente in termini di redditività e quota di mercato, la Commissione ritiene che, se non venissero attuate misure contro le importazioni causa del pregiudizio, a breve termine la produzione integrata dell'industria comunitaria scomparirebbe. Occorre rilevare a questo proposito che l'Agfa ha recentemente annunciato di avere intenzione di ritirarsi da tale attività e di cedere il settore della produzione di audiocassette alla Basf.  (99) Un'ulteriore contrazione dell'industria comunitaria metterebbe in pericolo migliaia di posti di lavoro nell'industria stessa, nonché tra i fornitori e nei settori collegati.  (100) La scomparsa di tale settore produttivo avrebbe anche un'incidenza negativa sulla produzione comunitaria di materie prime e dei prodotti magnetici collegati.  Sul piano tecnologico, infatti, le audiocassette sono collegate a numerosi prodotti elettronici. Qualsiasi perdita di know-how nel settore delle audiocassette implicherebbe una perdita globale di vantaggi concorrenziali nell'intero settore industriale della registrazione e della riproduzione del suono. Un eventuale ritardo tecnologico inciderebbe inoltre sullo sviluppo e sullo sfruttamento di nuove tecnologie, quali per esempio, le cassette per registratori digitali.  (101) Il mercato comunitario delle audiocassette non ha ancora raggiunto il punto di saturazione e potrebbe espandersi ulteriormente. L'industria comunitaria potrebbe soddisfare un eventuale incremento della domanda derivante dal ripristino di normali condizioni concorrenziali, sfruttando i risultati ottenuti con il processo di razionalizzazione e di ristrutturazione della capacità produttiva avviato nel 1985. Tali prospettive sarebbero tuttavia vanificate se non fossero eliminate le pratiche di dumping.  3. Interesse di altre parti  (102) Le associazioni di consumatori hanno sostenuto che l'istituzione di dazi antidumping provocherebbe l'aumento dei prezzi, ridurrebbe la scelta dei consumatori e danneggerebbe le altre industrie comunitarie.  (103) Occorre rilevare a questo proposito che i consumatori non possono esigere di continuare a beneficiare di pratiche commerciali sleali. I dazi antidumping hanno l'obiettivo di evitare la scomparsa dell'industria comunitaria e di salvaguardare la scelta dei consumatori. Gli interessi di questi ultimi saranno tutelati in quanto l'eliminazione della concorrenza sleale migliorerà a termine le condizioni concorrenziali e provocherebbe una diminuzione dei prezzi.  4. Conclusione  (104) In conclusione, dopo aver valutato i diversi interessi delle parti, la Commissione ritiene che l'istituzione di dazi antidumping nella fattispecie contribuirà a ripristinare le condizioni di concorrenza leale eliminando il pregiudizio provocato dalle pratiche di dumping.  La Commissione ritiene pertanto che nell'interesse della Comunità sia opportuno istituire misure antidumping in forma di dazio provvisorio.  J. DAZIO  (105) Per calcolare l'importo del dazio necessario per eliminare il pregiudizio, la Commissione ha tenuto conto del fatto che il pregiudizio si manifesta principalmente in termini di diminuzione della redditività e di calo delle vendite dell'industria comunitaria. È pertanto necessario prendere misure che permettano all'industria comunitaria di realizzare un profitto equo e di contenere la diminuzione delle vendite.  (106) Il margine di profitto dell'industria comunitaria è determinato da due fattori, ovvero il volume delle vendite e gli utili realizzati sul fatturato. Deve pertanto essere istituito un dazio provvisorio che permetta all'industria comunitaria di aumentare i prezzi e le vendite in misura sufficiente per coprire i costi di produzione ed ottenere un profitto equo.  (107) La Commissione ha considerato che un adeguato utile sulle vendite nel settore industriale in questione e nel corso di normali operazioni commerciali corrisponde al 12 % [vedi regolamento (CEE) n. 1768/89 del Consiglio (1)]. Tuttavia, in considerazione del livello eccessivamente basso del volume delle vendite e dell'utilizzazione degli impianti (vedi punto 68), tale tasso di profitto, applicato all'attuale volume delle vendite, sarebbe insufficiente per eliminare il pregiudizio. La Commissione ha dovuto pertanto tenere conto del fatto che il profitto globale è eccessivamente basso a causa della diminuzione del fatturato dell'industria comunitaria e della depressione dei prezzi. Il mancato profitto è stato calcolato in base al profitto traguardo suddetto e a un adeguato fatturato dell'industria comunitaria (capacità massima). L'incremento del prezzo necessario per l'industria comunitaria, ottenuto applicando l'importo del mancato profitto al fatturato attuale, è del 17,36 %. Affinché l'industria comunitaria possa aumentare i propri prezzi di tale percentuale, è necessario che i prezzi degli esportatori aumentino in media in misura equivalente.  (108) Per tener conto dei diversi contributi al pregiudizio attribuibili ai singoli esportatori, in funzione delle rispettive pratiche commerciali nella Comunità, il tasso medio di incremento dei prezzi è stato adeguato in base ai seguenti elementi:  - il livello relativo dei prezzi di ciascun esportatore nel mercato comunitario determinato in base ad un confronto, allo stadio cif frontiera comunitaria, tra i prezzi dei modelli importati in dumping e i prezzi delle audiocassette prodotte nella Comunità che erano direttamente concorrenziali;  - il volume relativo delle importazioni in dumping dei prodotti esportati dalle singole società rispetto a tutti gli altri esportatori.  (109) In base a tale calcolo, effettuato in conformità delle conclusioni provvisorie della Commissione, è stato determinato un margine di dumping per ciascun esportatore, che rappresenta il contributo dei singoli esportatori al pregiudizio globale e che permette all'industria comunitaria di aumentare i prezzi per ripristinare una situazione economica sana.  (110) Nei confronti delle società che non hanno risposto al questionario della Commissione e non si sono manifestate altrimenti oppure che hanno rifiutato l'accesso alle informazioni ritenute necessarie dalla Commissione per il controllo della documentazione contabile della società, la Commissione ha ritenuto opportuno istituire il margine di dumping massimo determinato, corrispondente al 22,3 % per i prodotti originari del Giappone, al 19,4 % per i prodotti originari della Corea e al 2,4 % per i prodotti originari di Hong Kong. Si premierebbe infatti la mancata collaborazione se i dazi relativi a tali esportatori fossero inferiori ai margini di dumping massimi accertati.  (111) È opportuno fissare un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni e chiedere un'audizione. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni elaborate ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate qualora la Commissione proponga di istituire un dazio definitivo,  HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:  Articolo 1  1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di nastri audio in cassette di cui al codice NC ex 8523 11 00 (codice Taric 8523 11 00 * 00) originari del Giappone, della Repubblica di Corea e di Hong Kong.  2. L'aliquota del dazio applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, prima dello sdoganamento, è la seguente:  a) 22,3 % per i nastri audio in cassette originari del Giappone (codice addizionale Taric 8487), ad eccezione dei prodotti fabbricati e venduti per l'esportazione nella Comunità dalle società qui di seguito elencate, alle quali si applicano le seguenti aliquote del dazio:  Sony: 18,6 % (codice addizionale Taric 8483)  Maxell: 18,5 % (codice addizionale Taric 8484)  Fuji: 15 % (codice addizionale Taric 8485)  Denon: 14,7 % (codice addizionale Taric 8486)  b) 19,4 % per i nastri audio in cassette originari della Repubblica di Corea (codice addizionale Taric 8488), ad eccezione dei prodotti fabbricati e venduti per l'esportazione nella Comunità dalla società di seguito menzionata, cui si applica la seguente aliquota del dazio:  Sunkyong Magnetic Ltd (SKM): 3,1 % (codice addizionale Taric 8489)  c) 2,4 % per i nastri audio in cassette originari di Hong Kong (codice addizionale Taric 8514).  3. Non sono soggette ai dazi di cui al paragrafo 2 le importazioni dei prodotti di cui al paragrafo 1 fabbricati dalle seguenti società coreane:  Sahean Media Co., Seoul (codice addizionale Taric 8490)  Sungnam Ltd, Seoul (codice addizionale Taric 8490)  Nakayama Ltd, Seoul (codice addizionale Taric 8490)  Tomei Magnetics, Hong Kong (codice addizionale Taric 8515)  Swire, Hong Kong (codice addizionale Taric 8515)  Magnetic Enterprise, Hong Kong (codice addizionale Taric 8515)  Forward Electronics, Hong Kong (codice addizionale Taric 8515).  4. Ai fini del presente regolamento si intende per nastri audio in cassette le audiocassette aventi una lunghezza di 100 mm, un'altezza di 64 mm e uno spessore di 12 mm, con una tolleranza di circa 1 mm.  5. Quando la società esportatrice non è la stessa che ha fabbricato il prodotto, si applica l'aliquota del dazio relativa a quest'ultima.  6. Si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.  7. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 originari del Giappone, della Corea e di Hong Kong è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.  Articolo 2  Salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettere b) e c) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni scritte e chiedere di essere sentite dalla Commissione.  Articolo 3  Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.  Fatte salve le disposizioni degli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, salvo provvedimenti definitivi del Consiglio prima della scadenza di detto periodo.  Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.  Fatto a Bruxelles, il 5 novembre 1990.  Per la Commissione  Frans ANDRIESSEN  Vicepresidente  (1) GU n. L 174 del 22. 6. 1989, pag. 1.