CELEX: 51998PC0059
Language: it
Date: 1998-02-12
Title: Proposta di regolamento (CE) del Consiglio che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di calzature con tomaie di cuoio o di materia plastica originarie della Repubblica popolare cinese dell'Indonesia e della Thailandia

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ' EUROPEE
if       it
 it     if
                                                  Bruxelles, 12.02.1998
                                                  COM(1998)59def.
                                                  98/0032(ACC)
                                     Proposta di
                    REGOLAMENTO (CE) DEL CONSIGLIO
  che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi di
    calzature con tomaie di cuoio o di materia plastica originarie della Repubblica
                   popolare cinese, dell'Indonesia e della Thailandia
                          (presentala dalla Commissione)
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                             RELAZIONE
  1)      Il 22 febbraio 1995, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle
          Comunità europee, la Commissione ha annuncialo l'apertura di un procedimento
          relativo alle imporla/ioni di alcuni tipi di calzature con tomaie di cuoio o di
          materia plastica originarie della Repubblica popolare cinese, dell'Indonesia e della
         Thailandia e ha avviato un'inchiesta.
 2)       Sono state svolte inchieste presso le sedi dei produttori/esportatori, degli
          importatori nella Comunità e dei produttori comunitari. I primi risultati di queste
          inchieste, comunicati al comitato consultivo nel settembre 1996, hanno messo in
          luce l'esistenza di pratiche di dumping e del conseguente pregiudizio arrecato
          all'industria comunitaria. Al termine delle inchieste, che hanno tenuto conto di
         tutti gli interessi in gioco, in particolare quelli dei distributori, si è concluso che
         era nell'interesse della Comunità l'adozione di misure.
 3)      Tuttavia, considerando che il regolamento (CE) n. 519/94' del Consiglio aveva
         introdotto restrizioni quantitative su alcuni tipi di calzature originarie della
         Repubblica popolare cinese, comprese quelle oggetto del presente procedimento,
         e dopo aver informato il comitato consultivo, è stato considerato necessario
         effettuare un'analisi degli effetti del contingente sulle importazioni in questione.
4)       L'esame supplementare ha stabilito che, sebbene il contingente avesse avuto nel
          1995 e nel 1996 il prevedibile effetto di limitare il volume delle importazioni in
        questione, originarie della Repubblica popolare cinese, non si era potuta rilevare
         alcuna significativa evoluzione del prezzo all'importazione corrispondente. Vista
         la persistenza delle pratiche pregiudizievoli sui prezzi, si ò concluso che
         l'adozione di misure era giustificata.
5)      Le misure proposte consistono in un dazio variabile basato su un prezzo minimo.
        Il livello delle misure corrisponde ai margini di eliminazione del pregiudizio,
        poiché si è constatato che essi erano inferiori ai margini di dumping. Il prezzo
        minimo ammonta a 5,7 ECU al paio per i tre paesi in questione.
6)      L'allegata proposta di regolamento del Consiglio contiene informazioni più
        dettagliate sui dati in base ai quali è stato calcolato il prezzo minimo proposto.
7)      \JC parli interessate sono state informate dei fatti e delle considerazioni essenziali
        in base ai quali la Commissione potrà decidere di proporre al Consiglio
        l'istituzione di dazi antidumping ed è stata loro concessa l'opportunità di
        formulare osservazioni, che sono state, quando giudicate valide, tenute in
        considerazione.
8)      In conformità dell'articolo 9 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, la
        Commissione propone quindi al Consiglio di istituire dazi antidumping definitivi
        sulle importazioni di alcuni tipi di calzature con tomaie di cuoio o di materia
        plastica originarie della Repubblica popolare cinese, dell'Indonesia e della
        Thailandia.
1
     GU n. L 67 del IO mar/o 1994, pag. «9.
                                             <1
 ---pagebreak---                                                Proposta di
                      REGOLAMENTO (CE) N                  /98 DEL CONSIGLIO
                                       del
    che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di alcuni tipi d{
     calzature con tomaie di cuoio o di materia plastica originarie della Repubblica
                        popolare cinese, dell'Indonesia e della Thailandia
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea,
visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla
difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della
Comunità europea1, in particolare l'articolo 9, paragrafo 4,
vista la proposta presentata dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo,
considerando quanto segue:
                                        A.       PROCEDURA
 I)        Il 22 febbraio 1995, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle
           ( 'omunilà europee2, la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento
           antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di alcuni tipi di calzature
           con tomaie di cuoio o di materia plastica originarie della Repubblica popolare
           cinese, dell'Indonesia e della Thailandia e ha iniziato un'inchiesta.
1
      (il) n. L 56 del 6 mar/o 1996, pag. I. Regolamento modiiìeato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (GU
     n. I, 3 17 del 6 dicembre 1996, pag. I).
2
     GU n. C 45 del 22 febbraio 1995, pag. 2.
 ---pagebreak--- 2) Il procedimento e stato avviato in seguito alla denuncia presentata dalla
   Confederazione europea dell'industria calzaturiera (CEC) per conto delle
   federazioni nazionali i cui membri denunziami (complessivamente 188)
   rappresentavano una proporzione maggioritaria (ovvero il 53%) della produzione
   comunitaria di calzature oggetto dell'inchiesta. La denuncia conteneva elementi
   di prova relativi all'esistenza di pratiche di dumping sul prodotto in questione e al
   conseguente grave pregiudizio, che sono stati considerati sufficienti per
   giustificare l'apertura del procedimento.
3) La Commissione ha ufficialmente informato dell'apertura del procedimento gli
   esportatori e gli importatori notoriamente interessati e le relative associazioni
   rappresentative, nonché i rappresentanti dei paesi esportatori.       Tutte le parti
   direttamente interessate hanno avuto la possibilità di comunicare le loro
   osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine fissato
   nell'avviso di apertura.
4) Le autorità dei paesi esportatori interessati, numerosi esportatori e numerosi
   importatori comunitari, nonché le relative associazioni rappresentative e
   associazioni di categoria, hanno comunicato osservazioni scritte. Tutte le parti che
   ne hanno fatto richiesta entro il termine lissato sono state sentite.
 ---pagebreak--- 5)      In considerazione del numero elevato di produttori comunitari che sostenevano la
        denuncia e in conformità dell'articolo 17 del regolamento (CE) n. 384/96 del
        Consiglio3 (in seguito denominato "regolamento di base"), si è ritenuto opportuno
        limitare    l'inchiesta   ad     un numero di       produttori    che    potesse    essere
        ragionevolmente esaminato entro il tempo disponibile. A questo proposito, i
        questionari per la raccolta dei dati ai lini della valutazione del pregiudizio
        eventualmente subito dall'industria comunitaria sono stati inviati alle federazioni
        nazionali comunitarie dei produttori e a 89 produttori comunitari selezionati tra i
        188 che hanno esplicitamente sostenuto la denuncia. Di questi 89 produttori
        comunitari, 87 hanno presentato risposte complete e significative. Ai fini della
        verifica, data la difficoltà di svolgere inchieste particolareggiate nelle sedi degli
        87 produttori comunitari suddetti (in seguito denominati "primo gruppo"), sono
        stati selezionati 15 produttori (in seguito denominati "campione per la verifica"),
        le cui risposte sono state accuratamente verificate con inchieste in loco.
6)      La Commissione ha inoltre inviato questionari:
                 ai produttori/esportatori cinesi, indonesiani e thailandesi citati nella
        denuncia,
                 agli esportatori di Hong Kong citati nella denuncia,
                 alle autorità competenti dei paesi esportatori interessati,
                 agli esportatori non citati nella denuncia che si sono manifestati e hanno
        chiesto i questionari.                                                                  ,
3
   GU n. L 56 del 6 marzo 1996, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2331/96 (GU
   n. L 317 del 6 dicembre 1996, pag. 1).
 ---pagebreak---      Complessivamente sono state ricevute 13 risposte dai produttori/esportatori
     dell'Indonesia, 17 risposte dai produttori/esportatori della Repubblica popolare
     cinese e tre risposte dai produttori/esportatori della Thailandia.
7)   In considerazione del numero elevato di risposte (complessivamente 33), la
    Commissione, in conformità dell'articolo 17 del regolamento di base, ha proposto
    di limitare l'inchiesta ad un numero ragionevole di produttori/esportatori che
    avevano collaborato, corrispondente al massimo volume rappresentativo di
    produzione che poteva essere adeguatamente esaminato entro il tempo
    disponibile. È stato raggiunto un accordo con i produttori/esportatori che hanno
    collaborato sulla selezione di un campione di quattro produttori/esportatori della
    Repubblica popolare cinese e sette dell'Indonesia. Poiché solo tre dei
    produttori/esportatori thailandesi hanno collaborato, sono stati esaminati tutti e
    tre.
8)  La Commissione ha inoltre inviato questionari a tutti gli importatori noti. Sono
    state ricevute risposte da 14 importatori.
9)  La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie
    ai fini della determinazione del dumping e del pregiudizio, ed ha svolto inchieste
    presso le sedi delle società di seguito elencate.
    a) Produttori comunitari
10) Il campione per la verifica di cui al punto 5 comprendeva complessivamente 15
    produttori comunitari situati in Francia, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito,
    ovvero in Stati membri in cui la produzione delle calzature in questione è
    rilevante.   Questi Stati membri rappresentavano nel loro insieme l'89% della
    produzione comunitaria complessiva del prodotto in questione nel 1994, vale a
    dire il periodo dell'inchiesta di cui al punto 13.
 ---pagebreak---  I 15 produttori comunitari che formavano il campione per la verifica hanno
chiesto che la loro ragione sociale non fosse divulgata, in quanto alcuni di loro
avevano ricevuto minacce di ritorsioni commerciali da parte di alcuni clienti che
erano al tempo stesso importatori e grandi rivenditori nella Comunità. L'inchiesta
ha confermato che effettivamente alcuni produttori comunitari erano stati
sottoposti ad una forte pressione commerciale, allo scopo di indurli a rinunciare
alla collaborazione e a ritirare il sostegno alla denuncia. È stato pertanto
considerato opportuno non divulgare il nome di questi 15 produttori comunitari.
I rappresentanti di taluni esportatori e importatori hanno criticato la concessione
di tale anonimato in quanto le industrie nazionali denunzianti dovrebbero essere
disposte a esporsi a qualsiasi tipo di "ritorsione commerciale". A questo
proposito, va sottolineato che il trattamento anonimo è stato concesso perché le
minacce formulale andavano ben oltre quanto si potrebbe considerare "normale"
nelle relazioni commerciali. La limitata protezione in tal modo garantita è stata
per di più considerata particolarmente opportuna nel contesto di un'operazione di
campionamento, in cui alcuni produttori comunitari prescelti sono particojarmente
esposti poiché rappresentano un gruppo molto più vasto e agiscono a vantaggio di
tale gruppo. L'identità degli 87 produttori comunitari del primo gruppo è stata
comunque rivelata alle parti che lo hanno richiesto.
h)      Importatori/distributori non collegati
        Atlex SA, Rouen (F),
        British Shoe Corporation Ltd, Leicester (UK),
        Chausseurop SA, Le Havre (F),
        Groupe André SA, Paris (F),
        Intermedium BV, Hoofddorp (NL).
 ---pagebreak---       e)      Importatori collegati
              Nick's Sports and Leisure Footwear Ltd, Warrington (UK).
      d)      Esportatori/produttori indonesiani
              PT Dragon,
              PT Emperor Footwear Indonesia,
             PT Fortune Mate,
              PT Golden Adishoes,
             PT Indosepamas Anggun / PT Primashoes Ciptakreasi,
             PT Kingherlindo.
     e)      Esportatori/produttori thailandesi
             Bangkok Rubber,
             CK Shoes,
             PSR Footwear.
     J)      Esportatore di Hong Kong
             Grosby (China) Ltd.
11 )  Le parti sono state informate dei fatti e delle considerazioni principali in base ai
     quali si intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping definitivo.
     È stato inoltre fissato un termine entro il quale le parti potevano presentare le loro
     osservazioni sulle informazioni così comunicate.
 ---pagebreak--- 12) Le osservazioni delle parti sono state esaminate e, se del caso, la Commissione ha
    modificato le proprie conclusioni.
13) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il
     I" gennaio 1994 e il 31 dicembre 1994 (in appresso denominato "periodo
    del l'inchiesta"). L'esame del pregiudizio riguardava il periodo compreso tra il
    1991 e il periodo dell'inchiesta. Inoltre, ai fini dell'esame supplementare di cui ai
    punti 138-143, sono stati presi in considerazione anche taluni sviluppi relativi agli
    anni 1995 e 1996.
    La portata geografica dell'inchiesta per tale periodo era la Comunità nella sua
    composizione al momento dell'apertura del procedimento e di conseguenza
    comprendeva tutti i quindici Stati membri.
                                                                                      r
14) A causa del volume e della complessità delle informazioni provenienti da diverse
    fonti e, in particolare, dei numerosi tipi di calzature oggetto dell'inchiesta e
    dell'esigenza di effettuare un esame supplementare inteso a valutare gli effetti del
    contingente per tutta la Comunità istituito durante il periodo dell'inchiesta sulle
    importazioni delle calzature in questione originarie della Repubblica popolare
    cinese, l'inchiesta ha superato il termine normale previsto dall'articolo 6,
    paragrafo 9 del regolamento di base. Ai sensi dell'articolo 24 del regolamento di
    base, questa inchiesta non è infatti soggetta ai termini obbligatori previsti
    dall'articolo 6, paragrafo 9.
 ---pagebreak---                B.       PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE
   1.       Descrizione del prodotto in esame
5) Il prodotto in considerazione nel presente procedimento sono le calzature "non
   sportive", che non coprono la caviglia, con suole interne di lunghezza uguale o
   superiore a 24 cm:
   • con suole esterne di gomma, materia plastica o cuoio ricostituito e tomaie di
       cuoio, di cui ai codici NC ex 6403 99 93 (se non riconoscibili come calzature
       per uomo o per donna), ex 6403 99 96 (se per uomo) e ex 6403 99 98 (se per
       donna).
   • con suole esterne di gomma, materia plastica e tomaie di materia plastica, per
       donna (di cui al codice NC ex 6402 99 98).
   Va osservalo che il presente procedimento non riguarda alcun tipo di calzature
   destinate all'attività sportiva, con suola stampata, non per iniezione, a uno o più
   strali, fabbricate con materiali sintetici appositamente progettati per attutire gli
   urti dovuti ai movimenti verticali o laterali e con caratteristiche tecniche quali
   cuscinetti ermetici contenenti gas o fluidi, componenti meccaniche che attutiscono
   o neutralizzano gli urti o materiali come i polimeri a bassa densità, che possono
   essere classificate ai fini dei controlli doganali nei codici NC summenzionati.
 ---pagebreak--- 16)  A lini pratici e allo scopo di riunire e analizzare adeguatamente i dati raccolti,
    ciascuno dei suddetti codici NC è stato considerato una "categoria". A tal fine
    sono state formulate le seguenti quattro categorie:
    Categoria 1 : codice NC ex 6403 99 93 (ovvero "unisex" adulti - tomaie di
    cuoio)
    Categoria 2:    codice NC ex 6403 99 96 (ovvero per uomo - tomaie di cuoio) r
    Categoria 3:    codice NC ex 6403 99 98 (ovvero per donna - tomaie di cuoio)
    Categoria 4:    codice NC ex 6402 99 98 (ovvero per donna - tomaie di materia
    plastica)
17) Le calzature inserite in tali categorie, pur corrispondendo ad una vasta gamma di
    forme, tipi e metodi di produzione, hanno essenzialmente le stesse caratteristiche
    di base e le stesse applicazioni e sono considerate simili dai consumatori.
    Pertanto, ai fini del presente procedimento e in conformità della prassi consueta
    della Comunità, sono state considerate un unico prodotto.
    2.      Prodotto simile
18) Riguardo alle calzature prodotte e vendute sul mercato interno di Indonesia" e
    Thailandia, quando sono state realizzate vendite di questo tipo e sono state
    comunicate informazioni pertinenti, Pinchiesta ha dimostrato che tali prodotti
    erano identici o comunque molto simili a quelli esportati nella Comunità dai paesi
    in questione.
 ---pagebreak--- 19) Analogamente, le calzature oggetto della presente inchiesta prodotte in Indonesia
    ed esportate nella Comunità sono state considerate un prodotto simile alle
    calzature prodotte ed esportate dalla Repubblica popolare cinese nella Comunità.
    Ciò riveste particolare importanza in quanto l'Indonesia è stata scelta come paese
    analogo per la determinazione del valore normale per la Repubblica popolare
    cinese, come indicato ai punti 42 e 43.
20) L'inchiesta ha stabilito inoltre che le calzature prodotte nella Comunità e quelle
    importate dai tre paesi interessati erano simili per linea, caratteristiche generali e
    impiego. Le leggere differenze esistenti tra i prodotti importati dai paesi
    interessati e la produzione comunitaria non incidono sulle caratteristiche di ba*>e,
    sulle proprietà, sulla percezione e sugli impieghi del prodotto.
21) A tale riguardo, talune parti hanno sostenuto che le calzature importate e quelle
    prodotte nella Comunità appartengono a segmenti di prodotto diversi che non
    sono in concorrenza tra loro. A loro dire, infatti, le calzature importate a un prezzo
    superiore alla media non sarebbero simili, ai sensi dell'articolo I, paragrafo 4 del
    regolamento di base, alle calzature importate a un prezzo pari o inferiore alla
    media.
                                              10
 ---pagebreak--- 22) Questa questione è stala all'origine di ripetute e apparentemente contraddittorie
    dichiarazioni degli importatori, dato che alcuni sostenevano di importare calzature
    di bassa qualità che semplicemente non riuscivano a trovare nella Comunità,
    mentre altri sostenevano di ordinare nella Repubblica popolare cinese, in
    Indonesia o in Thailandia, prodotti sofisticati fabbricati in base alle loro
    specificazioni, ai loro disegni e a volte con le loro materie prime. Questa
    contraddizione dimostra che la Repubblica popolare cinese, l'Indonesia e la
    Thailandia sono effettivamente in grado di produrre, e di fatto producono ed
    esportano nella Comunità, l'intera gamma dei prodotti in offerta sul mercato. La
    tesi secondo cui le calzature importate dai tre paesi interessati e quelle prodotte
    nella Comunità appartengono a segmenti di prodotto diversi non può quindi
    essere accettata.
23) Pertanto, le calzature oggetto del presente procedimento prodotte nella
    Repubblica popolare cinese, in Indonesia e in Thailandia e esportate neìla
    Comunità sono state considerate un prodotto simile alle calzature prodotte nella
    Comunità, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento di base.
                                            11
 ---pagebreak---                                       C.      DUMPING
     1. Considerazioni generali
24) Secondo la prassi consueta delle istituzioni, i produttori/esportatori collegati o i
    produttori/esportatori appartenenti allo slesso gruppo vengono considerati
    un'unica entità economica e viene quindi loro attribuito un unico margine di
    dumping (e, se del caso, un unico dazio). Nel presente procedimento è stata
    seguita questa prassi. In tali circostanze, infatti, il calcolo di margini di dumping e
    di aliquote di dazio antidumping individuali potrebbe incoraggiare l'elusione delle
    misure antidumping, poiché i produttori/esportatori collegati potrebbero effettuare
    le esportazioni nella Comunità attraverso il produttore/esportatore collegato (o il
    produttore/esportatore appartenente allo stesso gruppo) soggetto al dazio
    antidumping più basso.
    2.      Indonesia
    a)     Campionamento
25) Come menzionato nel punto 7, sono state utilizzate le tecniche di campionamento
    previste dall'articolo 17 del regolamento di base e sono stati prescelti come
    campione      sette    produttori/esportatori      indonesiani,     d'intesa    con   i
    produttori/esportatori che hanno collaborato.
26) In conformità dell'articolo 9, paragrafo 6 del regolamento di base, è stato deciso,
    con l'accordo degli interessati, di attribuire ai produttori/esportatori indonesiani
    che hanno collaborato all'inchiesta, ma non sono stati inseriti nel campione, la
    media ponderata dei margini di dumping stabiliti per i produttori/esportatori del
    campione.
                                              12
 ---pagebreak--- 27) I produttori/esportatori che sono stati selezionati per il campione e hanno
    collaborato pienamente all'inchiesta sono stati informati del fatto che nei loro
    confronti sarebbero stati stabiliti margini di dumping (e, se del caso, aliquote del
    da/io) individuali.
    b)       Valore normale
28) Per stabilire il valore normale relativo a ciascuno dei sette produttori/esportatori
    indonesiani del campione, si è determinato in primo luogo se le vendete
    complessive sul mercato interno delle calzature in questione da parte di ciascun
    produttore fossero rappresentative rispetto alle vendite complessive delle
    calzature in questione per l'esportazione nella Comunità. In conformità
    dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base, le vendite sul mercato interno
    sono di norma considerate rappresentative quando il volume delle vendite
    complessive del prodotto simile realizzate da ciascun produttore sul mercato
    interno e pari ad almeno il 5% del volume delle vendite complessive del prodotto
    in esame per l'esportazione nella Comunità. Successivamente è stato effettuato un
    ulteriore test di rappresentatività, relativo a ciascun modello.
29) Soltanto uno dei produttori/esportatori indonesiani che hanno collaborato
    compresi nel campione aveva realizzato, nel periodo dell'inchiesta, un volume di
    vendite dei due modelli del prodotto simile, nel corso di normali operazioni
    commerciali, sufficiente ai sensi dell'articolo 2, paragrafi 2 e 4 del regolamento di
    base, per calcolare il valore normale su tale base. Essendo state tutte queste
    vendite remunerative, il valore normale è stato quindi calcolato sulla base dei
    prezzi pagati o pagabili sul mercato interno per tutte queste vendite. Il valore
    normale per gli altri modelli di questa società è stato costruito, in conformità
    dell'articolo 2, paragrafi 3 e 6 del regolamento di base, sommando ai relativi costi
    di produzione le spese generali, amministrative e di vendita e il profitto
    riscontrato per i due modelli appena menzionati.
                                                13
 ---pagebreak--- 30)   Nessuno degli altri sei produttori/esportatori indonesiani del campione aveva
     realizzato, nel periodo dell'inchiesta, un volume sufficiente di vendite delle
     calzature in questione sul mercato interno ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2 del
     regolamento di base, l'i stato quindi considerato opportuno costruire il valore
     normale in base all'articolo 2, paragrafo 3 del regolamento di base, sommando al
     costo di produzione di ciascun modello esportato nella Comunità un importo
     ragionevole per le SGAV e i profitti. A tale riguardo, si è ritenuto opportuno, in
     conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera a) del regolamento di base,
     utilizzare gli importi delle SGAV e dei profitti del produttore/esportatore che
     aveva realizzato un volume sufficiente di vendite (cfr. punto precedente) per
     costruire il valore normale relativo agli altri sei produttori/esportatori indonesiani
     del campione.
31 )  Uno dei produttori/esportatori che aveva accettato di essere inserito nel campione
     non ha fornito i costi per modello, nonostante le numerose richieste formulate in
     tal    senso.    Poiché     era   quindi    impossibile     calcolare    per   questo
     produttore/esportatore la remuneratività delle vendite e del mercato interno e i
     valori normali costruiti, il suo margine di dumping è stato determinato in base ai
     dati disponibili come indicato al punto 41, in conformità dell'articolo 18 del
     regolamento di base.
     e)       Prezzo ali 'esportazione
32)  Le esportazioni di sei dei sette produttori/esportatori inseriti nel campione sono
     state fatte direttamente a importatori indipendenti nella Comunità. I prezzi
     all'esportazione di tali produttori/esportatori sono stati determinati in base ai
     prezzi pagati o pagabili per le calzature vendute, in conformità dell'articolo 2,
     paragrafo 8 del regolamento di base. È stato necessario adeguare (cfr. punto 36) il
     prezzo all'esportazione di uno dei produttori/esportatori indonesiani inseriti nel
     campione, che aveva effettuato vendite attraverso una società col legata di Taiwan.
                                              14
 ---pagebreak---     d)       Confronto
33) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione dei
    produttori/esportatori del campione, sono stati applicati adeguamenti per tener
    conto delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, in conformità
    dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, quando gli adeguamenti
    richiesti erano giustificati. Sono stati pertanto applicati adeguamenti per tener
    conto di differenze inerenti ai costi di trasporto, assicurazione e movimentazione,
    ai costi di carico e ai costi accessori, al costo dei crediti, alle commissioni
    bancarie, alle fideiussioni, alle garanzie e agli stadi commerciali.
34) Un produttore/esportatore indonesiano del campione ha chiesto una detrazione per
    tener    conto     di   differenze     inerenti    allo   stadio   commerciale.     Il
    produttore/esportatore ha affermato che tale detrazione era giustificata in quanto
    le sue vendile per l'esportazione nella Comunità erano effettuate in grandi
    quantitativi a distributori e a grossisti, mentre le vendite sul mercato interno
    riguardavano piccoli quantitativi ed erano fatte a dettaglianti e rivenditori. In
    seguito ad un esame più accurato durante l'inchiesta sul posto, è stato stabilito che
    in realtà, tra gli acquirenti sul mercato interno, c'erano anche distributori e
    grossisti. Di conseguenza la richiesta è stata respinta poiché, essendo il valore
    normale e il prezzo all'esportazione allo stesso stadio commerciale, non era
    necessario né giustificato alcun adeguamento.
                                              15
 ---pagebreak--- 35)   Anche due dei produttori/esportatori indonesiani del campione hanno chiesto una
     detrazione in quanto le loro vendite per l'esportazione erano, a differenza di
     quelle sul mercato interno, effettuate a titolo di OEM (Originai equipment
     manufacturer). In seguito ad un'accurata verilica durante l'inchiesta sul posto, la
     Commissione ha chiaramente stabilito che, per quanto riguarda le vendite per
     l'esportazione, esistevano canali di vendita distinti con prezzi sensibilmente
     inferiori per i clienti OEM. Poiché non è stato possibile quantificare la differenza
     di stadi commerciali per i clienti OEM a causa dell'assenza degli stessi canali di
     vendita sul mercato interno indonesiano, è stato concesso un adeguamento
     speciale, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), comma ii) del
     regolamento di base, deducendo dai valori normali costruiti per i prodotti venduti
    con il proprio marchio un importo corrispondente al 10% del margine lordo.
36)  Un produttore/esportatore indonesiano ha effettuato vendite di calzature per
     l'esportazione nella Comunità attraverso una società commerciale collegata con
    sede a Taiwan. È stato accertato che, a causa del rapporto tra le due imprese, i
    prezzi applicati dall'impresa produttrice alla società commerciale non sono
    affidabili. Per stabilire un prezzo all'esportazione affidabile, dall'Indonesia verso
    la Comunità, il prezzo applicato da Taiwan verso la Comunità è stato adeguato
    allo stadio franco Indonesia. Visto che le funzioni della società commerciale
    col legata possono essere considerate simili a quelli di un agente pagato a
    provvigione, un adeguamento del 5%, basato sulle informazioni fornite dalla
    stessa impresa, è stato dedotto dai prezzi applicati dalla società collegata ai
    consumatori indipendenti nella Comunità. Questa cifra è stata ritenuta ragionevole
    a causa del livello della partecipazione della società commerciale collegata alle
    attività di vendita dell'esportatore. Non essendo state fornite informazioni che
    contraddicano l'impiego di questa cifra, i prezzi all'esportazione sono stati
    adeguati di conseguenza.
                                              16
 ---pagebreak---      e)       Margini di dumping
37)  Per calcolare il margine di dumping di ciascun produttore/esportatore indonesiano
     del campione, si sono confrontate, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 11 del
     regolamento di base, la media ponderata dei valori normali e la media ponderata
    dei prezzi all'esportazione dei produttori/esportatori, poiché è stato chiaramente
    accertato che l'andamento dei prezzi all'esportazione non presentava sensibili
    variazioni in relazione a differenti acquirenti, regioni o periodi.
38)  Il confronto ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping sulle
    calzature    in questione     nel  periodo   dell'inchiesta   da    parte  di tutti i
    produttori/esportatori inseriti nel campione. A causa della relazione esistente tra
     P.T.    Indosepamas     Anggun      è   P.T.     Primashoes     Ciptakreasi,  questi
     produttori/esportatori sono stati considerati un'unica impresa e per essi è stato
    calcolato un unico margine, conformemente alla prassi consueta delle istituzioni
    illustrata nel punto 24.
    I margini di dumping individuali relativi a detti produttori/esportatori, così
    stabiliti ed espressi in percentuale del prezzo CIF franco frontiera comunitaria,
    sono i seguenti:
             P.T. Dragon                                                  5,9%
    •        P.T. Emperor footwear                                        2,0%
             P.T. Fortune Mate                                           14,9%
             P.T. Golden Adishoes                                         18,6%
    •        P.T. Indosepamas Anggun/P.T. Primashoes Ciptakreasi.... 12,7%
                                             17
 ---pagebreak--- 39)  I margini di dumping per i produttori/esportatori che hanno collaborato e non
    sono stati selezionati sono stati determinati in base alla media ponderata dei
     margini di dumping individuali stabiliti per ciascun produttore/esportatore del
    campione, ad eccezione del produttore/esportatore di cui al punto 31 (P.T.
     Kingherlindo) per il quale sono stati utilizzati i dati disponibili. In conformità
    dell'articolo 9, paragrafo 6 del regolamento di base, il margine di dumping di
    questa impresa non è stato tenuto in considerazione nel calcolo della media
    ponderata dei margini del campione. Il margine di dumping così stabilito ed
    espresso in percentuale del prezzo CIP franco frontiera comunitaria era del 12,3%.
     I produttori/esportatori a cui si applica questo margine sono i seguenti:
            P.T. Bosaeng Java
            P.T. Karet Murni Jelita
            P.T. Koryo International
            P.T. Lintas Adhikrida
            P.T. Universal Wisesa
            P.T. Volmacarol
40) Nei confronti dei produttori/esportatori indonesiani che non hanno risposto al
    questionario della Commissione, né si sono altrimenti manifestati, il margine di
    dumping è stato determinato in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo
    18 del regolamento di base. Tuttavia, visto il livello insolitamente elevato di
    omessa collaborazione da parte dei produttori/esportatori indonesiani (oltre il
    74%), data l'assenza di altre informazioni attendibili provenienti da fonti
    indipendenti e per evitare di premiare l'omessa collaborazione, si è considerato
    opportuno calcolare il margine di dumping residuo in base al margine di dumping
    massimo indicato nella denuncia, vale a dire il 50%.
                                               18
 ---pagebreak--- 41 )   Nel determinare il margine di dumping nei confronti del produttore/esportatore di
     cui al punto 31 (P.T. Kingherlindo), si è ritenuto opportuno operare una
     distinzione tra la collaborazione parziale da esso offerta e la totale assenza «di
     collaborazione dei produttori/esportatori citali al punto 40. Si e deciso pertanto di
      lìssare per tale produttore/esportatore un margine inferiore rispetto a quello
     calcolato per i produttori/esportatori che non hanno collaborato. Il suo margine è
     stato quindi calcolato in base alla media aritmetica del margine residuo e alla
     media ponderata del margine calcolato per il campione, vale a dire il 31,1%.
     3.       Repubblica popolare cinese
     a)       Scelta del paese analogo
42)  In conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base, il valore
     normale è stato stabilito in base ai dati comunicati dai produttori di un paese ad
     economia di mercato ("paese analogo").
43)  Nella denuncia si è proposto di scegliere la Thailandia, quale paese analogo più
     adeguato. La proposta è stata tuttavia contestata da numerosi importatori e dai
     produttori/esportatori cinesi, per motivi inerenti alla differenza di sviluppo
     economico tra la Repubblica popolare cinese e la Thailandia. Due organismi di
     categoria, la Foreign Trade Association (FTA) e la Federation of the European
     Sporting Goods Industry (FESI), e i produttori/esportatori cinesi hanno proposto
     l'Indonesia. Alcune parti interessate, in diverse fasi del procedimento, hanno
     proposto numerosi altri paesi, senza tuttavia presentare elementi di prova per
     giustilìcare la scelta di un paese rispetto ad un altro.
                                                19
 ---pagebreak---     Dopo aver esaminato le informazioni disponibili relative a tutti i paesi proposti, si
    è inline concluso che, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento
    di base, l'Indonesia poteva essere ragionevolmente scelta come paese analogo, in
    considerazione del numero elevato di fornitori operanti sul mercato e della
    relativa analogia dei processi di produzione con quelli della Repubblica popolare
    cinese. Non sono inoltre emerse differenze significative relativamente all'accesso
    alle materie prime e le vendite effettuate sul mercato interno indonesiano sono
    risultate rappresentative, in rapporto alle esportazioni della Repubblica popolare
    cinese nella Comunità. L'Indonesia era stata inoltre proposta dagli stessi
    produttori/esportatori cinesi e i produttori comunitari non hanno sollevato
    obiezioni all'intenzione di sceglierla manifestata dalla Commissione.
    h)       Trattamento individuale
44) In conformità dell'articolo 9, paragrafo 5 del regolamento di base, la politica delle
    istituzioni consiste nel calcolare un unico margine di dumping per i paesi non retti
    da un'economia di mercato, fatta eccezione per i produttori/esportatori che
    possano dimostrare di avere diritto ad un trattamento individuale, ovvero a una
    determinazione separata dei loro prezzi all'esportazione e ad un calcolo
    individuale del loro margine di dumping.                                         *
                                             20
 ---pagebreak--- 45) Tutti i produttori/esportatori cinesi che hanno risposto al questionario della
    Commissione hanno chiesto un trattamento individuale. Nell'esame del merito di
    tali richieste, la Commissione ha cercato di verilicare se i produttori/esportatori
    che hanno collaborato al procedimento godessero di un grado di autonomia
    giuridica e oggettiva dallo Stato paragonabile a quello delle imprese di un paese
    ad economia di mercato e tale da giustificare la deroga al principio secondo il
    quale deve essere determinato un unico margine di dumping per tutto il paese. A
    tal line, agli esportatori sono stati inviati questionari particolareggiati su aspetti
    relativi a proprietà, gestione, controllo e determinazione delle politiche
    commerciali e aziendali. Tra i produttori/esportatori che hanno risposto, soltanto
                                                                                       r
    la Grosby (China) Limited è riuscita a presentare alla Commissione prove
    sufficienti per dimostrare che le sue attività erano sufficientemente indipendenti
    dalle autorità cinesi per giustificare un trattamento individuale. Le altre richieste
    sono state quindi respinte e i produttori/esportatori ne sono state debitamente
    informati.
46) La Grosby (China) Limited, entità giuridica soggetta al sistema legale di Hong
    Kong, fabbricava il prodotto simile in uno stabilimento di produzione situato nella
    Repubblica popolare cinese. Nella Repubblica popolare cinese non esisteva
    alcuna entità giuridica, ma i beni strumentali lisicamentc presenti sono stati
    inclusi tra le attività nel bilancio dell'impresa di I long Kong.
                                                21
 ---pagebreak---     La Commissione ha effettuato verifiche in loco presso la sede dell'impresa a
    Hong Kong, al fine di esaminare le sue condizioni operative e le sue relazioni con
    lo Stato cinese. L'impresa è riuscita, in particolare, a dimostrare alla
    Commissione che la gestione e il controllo della fabbrica, per quanto riguarda sia
    la produzione, sia la commercializzazione, erano nelle sue mani e le sue attività
    erano sufficientemente indipendenti dalle autorità cinesi. E stato stabilito altresì
    che i prezzi all'esportazione nella Comunità e le politiche di commercializzazione
    venivano determinati dall'impresa di Hong Kong, senza alcuna interferenza dello
    Stato cinese.
    Alla luce di quanto detto finora, è stato ritenuto possibile concedere un
    trattamento individuale alla Grosby (China) Limited e, di conseguenza, calcolare
    un margine di dumping separato, in deroga al principio fissato nell'articolo 9,
    paragrafo 5 del regolamento di base, secondo il quale, per le importazioni
    provenienti da un paese non retto da un'economia di mercato, deve essere
    determinato un unico margine di dumping per tutto il paese.
    e)      Determinazione di un unico margine di dumping per la Repubblica
    popolare cinese
47) Complessivamente, hanno risposto al questionario della Commissione 17
    esportatori della Repubblica popolare cinese. I produttori/esportatori interessati,
    però, rappresentavano soltanto il 14,3% del totale delle esportazioni dalla
    Repubblica popolare cinese, per cui si è deciso, visto il livello particolarmente
    elevato di omessa collaborazione, di stabilire il margine di dumping per la
    Repubblica popolare cinese in conformità dell'articolo 18 del regolamento di
    base, ovvero in base ai dati disponibili.
                                              22
 ---pagebreak---      Per calcolare un unico margine di dumping per la Repubblica popolare cinese, la
     Commissione ha in primo luogo calcolato il margine di dumping dei 16
     produttori/esportatori cui non è stato concesso il trattamento individuale (cfr. i)
     qui di seguito) e in secondo luogo stabilito il margine di dumping per i
                                                                                     v
     produttori/esportatori che non hanno collaborato (cfr. ii) qui di seguito).
     i)      Margine di dumping per i produttori/esportatori che hanno
     collaborato
     Campionamento
48) Come menzionato nel punto 7, nei confronti dei 17 produttori/esportatori della
    Repubblica popolare cinese che hanno collaborato, è stato utilizzato il
    campionamento, come previsto dall'articolo 17 del regolamento di base.
    D'accordo con i produttori/esportatori che hanno collaborato interessati, sono stati
    pertanto selezionati quattro produttori/esportatori.
     Tuttavia, a seguito della successiva concessione di un trattamento individuale ad
    uno di questi quattro produttori/esportatori, la (ìrosby (China) Limited, l'impresa
    è slata esclusa dal campione (cfr. punto 46).
    Di conseguenza, i rimanenti tre produttori/esportatori inseriti nel campione per la
    Repubblica popolare cinese sono i seguenti:
    •        Fujian Footwear and Headgear Import & Export Corporation
    •        Zhejiang Animal By-Products Import & Export Corporation
    •        Zhangjiang Yitai.
                                            23
 ---pagebreak---      Valore normale
49) Il valore normale relativo ai produttori/esportatori cinesi inseriti nel campione è
    stato calcolato utilizzando i prezzi interni indonesiani e i valori normali costruiti
    stabiliti per i produttori/esportatori indonesiani del campione, in conformità
    del l'articolo 2, paragrafo 7 del regolamento di base.
    Va osservato che ai tre produttori/esportatori cinesi interessati era stato chiesto di
    fornire specifiche dettagliate delle calzature esportate nella Comunità. Avendw i
    produttori/esportatori fornito scarse informazioni, la Commissione ha dovuto
    stabilire, in base ai dati disponibili, quali modelli indonesiani fossero identici o, in
    assenza di modelli identici, somigliassero maggiormente ai modelli cinesi
    esportati nella Comunità. In tal modo, la Commissione ha potuto individuare
    modelli comparabili per modelli che costituivano il 34,7% del totale delle
    esportazioni dei tre produttori/esportatori interessati. Per tali modelli, è stato
    quindi possibile utilizzare i valori normali stabiliti ai fini della determinazione dei
    margini di dumping indonesiani.
50) Per quanto riguarda i modelli cinesi esportati per i quali non esistevano modelli
    simili venduti sul mercato interno indonesiano, il valore costruito è stato stabilito
    sommando ai costi di fabbricazione dei modelli indonesiani esportati comparabili
    un importo ragionevole per le SGAV e i profitti. Le SGAV e il margine di profitto
    sono stati stabiliti nel modo descritto ai punti 29 e 30.
                                               24
 ---pagebreak---       Prezzo all 'esportazione - calcolo del prezzo ali 'esportazione
51 )  Dall'inchiesta e emerso che le esportazioni dei Ire produttori/esportatori cinesi del
      campione sono state fatte direttamente ad acquirenti indipendenti nella Comunità.
      È stato pertanto possibile stabilire i prezzi all'esportazione in base ai prezzi
     effettivamente pagati o pagabili, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 8 del
     regolamento di base.
     Confronto
52)  Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione dei
     produttori/esportatori   del campione, sono stati concessi adeguamenti, in
     conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, per tener conto
     delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, quando tali differenze
     sono risultate debitamente giustificate. Sono stati pertanto applicati adeguamenti
     per tener conto di differenze inerenti alle caratteristiche fisiche, ai costi di
     trasporto, di assicurazione, di movimentazione, di carico e ai costi accessori, ai
     costi di imballaggio e al costo dei crediti.
     Margine di dumping
53)  La Commissione ha calcolato in primo luogo il margine di dumping relativo a
     ciascuno dei produttori/esportatori del campione. A tal fine, la Commissione ha
     confrontato il valore normale a livello franco fabbrica e i prezzi all'esportazione
     dei produttori/esportatori cinesi che hanno collaborato a livello FOB, franco
     frontiera cinese. Il confronto è stato fatto in base alla media ponderata dei prezzi
     di vendita di ciascun modello di calzature fabbricato dai produttori/esportatori del
     campione ed esportalo nella Comunità nel periodo dell'inchiesta, per il quale è
     stato possibile individuare un modello di calzatura comparabile.
                                              25
 ---pagebreak--- 54) In mancanza di variazioni significative dei prezzi all'esportazione in relazione a
    regioni, acquirenti e periodi, il valore normale è stato confrontato con il prezzo
    all'esportazione, sulla base della media ponderata, in conformità dell'articolo 2,
    paragrafo 11 del regolamento di base.
    Il confronto ha messo in evidenza l'esistenza di pratiche di dumping
    relativamente alle calzature in questione originarie della Repubblica popolare
    cinese ed esportate nella Comunità dai produttori/esportatori del campione nel
    periodo dell'inchiesta. La media ponderata dei margini di dumping, espressa in
    percentuale del prezzo CI F franco frontiera comunitaria, è pari al 45,2%.
    ii)     Margine di dumping per i produttori/esportatori che non hanno
    collaborato
55) Il margine di dumping per i produttori/esportatori che non hanno collaborato è
    stato stabilito in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18 del
    regolamento di base. Nella fattispecie, considerando il livello insolitamente
    elevato di omessa cooperazione e in mancanza di altre informazioni attendibili
    provenienti da fonti indipendenti, si è considerato che i dati disponibili più
    appropriati fossero i margini di dumping più elevati indicati nella denuncia. Il
    margine di dumping così stabilito era pari al 50% del prezzo CI F franco frontiera
    comunitaria.
                                            26
 ---pagebreak---     iii)    Determinazione di un unico margine di dumping per la Repubblica
    popolare cinese
56) Come precisalo nel punto 47, per la Repubblica popolare cinese è stato calcolato
    un unico margine di dumping utilizzando la media ponderata dei margini relativi
    ai produttori/esportatori che hanno collaboralo (ovvero il 45,2%, cfr. punto 54) e a
    quelli che non hanno collaborato (ovvero il 50%, cfr. punto 55).
    Il margine di dumping così stabilito per tutti i produttori/esportatori della
    Repubblica popolare cinese, ad eccezione della Grosby (China) Limited, espresso
    in percentuale del prezzo CIF franco frontiera comunitaria, è pari al 47,6%.
    d)      Margine di dumping per la Grosby (China) Limited
    i)      Valore normale
57) Per quanto riguarda la Grosby (China) Limited, va osservato che il valore normale
    è stato calcolato come per gli altri produttori/esportatori della Repubblica
    popolare cinese, vale a dire in base ai prezzi o ai valori costruiti dei modelli
    comparabili prodotti nel paese analogo, ovvero l'Indonesia.
                                            27
 ---pagebreak---       ii)     Prezzo all'esportazione
 58)  Poiché la Grosby (China) Limited ha effettualo le sue esportazioni attraverso un
      importatore collegato, la Nick's Sports and Leisure Footwear Ltd (UK), il prezzo
      all'esportazione è stato costruito, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 9 del
      regolamento di base, sulla base del prezzo al quale i prodotti importati sono stati
     rivenduti al primo acquirente indipendente. Sono stati applicati adeguamenti per
     tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita e in considerazione dei
     profitti, per stabilire un prezzo all'esportazione attendibile a livello frontièra
     comunitaria. È stato utilizzato un margine di profitto del 5%, ovvero il margine di
     profitto riscontrato per l'importatore indipendente che aveva la struttura
     commerciale più simile a quella della Nick's Sports and Leisure Footwear Ltd
     (UK) ed era stato sottoposto a verifica in loco.
     iii)     Confronto
59)  Ai fini di un equo confronto tra valore normale e prezzo all'esportazione, sono
     stati concessi adeguamenti per tener conto delle differenze inerenti ai costi di
     trasporto e assicurazione, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10 del
     regolamento di base.
     iv)      Margine di dumping
60)  In mancanza di variazioni significative dei prezzi all'esportazione in relazione a
     regioni, acquirenti e periodi, il valore normale è stato confrontato con il prezzo
     all'esportazione, sulla base della media ponderata, in conformila dell'articolo 2,
     paragrafo 11 del regolamento di base. Il margine di dumping così accertato per la
     Grosby (China) Limited èrisultatopari all' 1,3%.
                                              28
 ---pagebreak---      4.      Thailandia
     i)      Margine di dumping per i produttori/esportatori che hanno
    collaborato
      a)      Valore normale
61)  Per stabilire il valore normale di ciascuno dei tre produttori/esportatori thailandesi
    che hanno collaborato, si è determinato in primo luogo se il totale delle vendite
    sul mercato interno delle calzature in questione relativo a ciascun produttore fosse
    rappresentativo rispetto al totale delle vendite delle calzature in questione per
     l'esportazione nella Comunità. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2 del
    regolamento di base, le vendite sul mercato interno sono di norma considerate
    rappresentative quando il volume totale delle vendite del prodotto simile
    realizzate da ciascun produttore sul mercato interno è pari o superiore al 5% del
    volume totale delle vendite del prodotto in esame per l'esportazione nella
    Comunità.
62) Nel periodo dell'inchiesta, nessun produttore/esportatore aveva realizzato un
    volume sufficiente di vendite delle calzature in questione sul mercato interno, ai
    sensi dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base. È stato quindi
    considerato opportuno costruire il valore normale in conformità dell'articolo 2,
    paragrafo 3 del regolamento di base, sommando al costo di produzione di ciascun
    modello esportato nella Comunità un importo ragionevole per le SGAV e i
    profitti. Due produttori/esportatori erano collegati e uno di essi vendeva calzature
                                                                                         r
    e abbigliamento sportivi, ovvero la stessa categoria generale di prodotti, sul
    mercato interno thailandese. Le SGAV e i profitti                     per questi due
    produttori/esportatori sono stati stabiliti in riferimento alle vendite sul mercato
    interno di tali prodotti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera b) del
    regolamento di base. In mancanza di vendite sul mercato interno del prodotto in
    questione oppure della stessa categoria generale di prodotti da parte del terzo
    produttore/esportatore thailandese che ha collaborato, le SGAV e i profitti sono
    stati stabiliti, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 6, lettera e) del regolamento
    di base, con qualunque altro metodo appropriato, nella fattispecie facendo
    riferimento alle SGAV e ai profitti stabiliti per gli altri due produttori/esportatori
    che hanno collaborato appena menzionati.
                                               29
 ---pagebreak--- 63)  lino dei tre produttori/esportatori thailandesi che hanno collaborato ha prodotto ed
    esportato calzature utilizzando in parte materie prime ottenute gratuitamente Uai
    suoi clienti nella Comunità. Non essendo stato informato dei prezzi delle materie
    prime, il produttore/esportatore non ha potuto inserirli nei suoi costi di
    produzione. Dato che il produttore/esportatore non aveva effettuato vendite sul
    mercato interno, è stato necessario costruire il valore normale. In mancanza di
    informazioni complete sui costi delle materie prime, la Commissione ha costruito
    il valore normale utilizzando i costi di produzione disponibili dell'impresa e le
    SGAV e i profitti stabiliti nel modo indicato al punto precedente. Poiché sia il
    valore     costruito,   sia  il   prezzo    all'esportazione  segnalati  da   questo
    produttore/esportatore escludevano gli stessi costi delle materie prime, essi
    risultavano direttamente comparabili.
    b)       Prezzo ali 'esportazione
                                                                                       r
64) Dall'inchiesta è emerso che, fatta eccezione per il caso menzionato al punto 67, le
    esportazioni sono state fatte direttamente ad acquirenti indipendenti nella
    Comunità. I prezzi all'esportazione sono stati stabiliti quindi in base ai prezzi
    effettivamente pagati o pagabili.
    e)       Confronto
65) Ai fini di un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione dei
    produttori/esportatori, sono stati concessi adeguamenti per tener conto delle
    differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, in conformità dell'articolo
    2, paragrafo IO del regolamento di base, quando gli adeguamenti richiesti sono
    risultati giustificati. Sono stati pertanto applicati adeguamenti per tener conto di
    differenze inerenti ai costi di trasporto, di assicurazione, di movimentazione, di
    carico e ai costi accessori, al costo dei crediti, alle commissioni bancarie, alle
    fideiussioni, alle garanzie e agli stadi commerciali.
                                               30
 ---pagebreak--- 66) Un produttore/esportatore thailandese ha inoltre chiesto una detrazione, in quanto
    le sue vendite per l'esportazione, a differenza di quelle sul mercato interno, erano
    state effettuate su una base OEM. Nel corso dell'inchiesta, è stato chiaramente
    stabilito che le vendite per l'esportazione erano state effettuate a uno stadio
    commerciale diverso rispetto a quello delle vendite sul mercato interno. È stata
    pertanto concessa una detrazione, deducendo dai valori normali costruiti relativi al
    prodotto venduto col proprio marchio, un importo pari al 10% del margine di
    profitto lordo, in conformità dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera d), comma ii) del
    regolamento di base.
67) Un produttore/esportatore thailandese ha effettuato vendite di calzature per
    l'esportazione nella Comunità attraverso una società commerciale collegata con
    sede negli Stati Uniti. È stato accertato che, a causa del rapporto tra le due
    imprese, i prezzi fissati dall'impresa produttrice thailandese alla società
    commerciale      statunitense  non erano affidabili.     Per stabilire     un prezzo
    all'esportazione affidabile, dalla Thailandia verso la Comunità, il prezzo applicato
    alla Comunità è stato adeguato al livello franco Thailandia. Visto che le funzioni
    della società collegata possono essere considerate simili a quelli di un agente
    pagato a provvigione, un adeguamento del 5% è stato dedotto dai prezzi applicati
    dalla società collegata ai consumatori indipendenti nella Comunità. Questa cifra è
    stata ritenuta ragionevole a causa del livello della partecipazione della società
    commerciale collegata alle attività di vendita dell'esportatore. Non essendo state
    fornite informazioni che contraddicano questa cifra, i prezzi all'esportazione sono
    stati adeguati di conseguenza.
                                             31
 ---pagebreak---      d)        Margini di dumping
()H)  Per calcolare il margine di dumping di ciascun produttore/esportatore thailandese
     che ha collaborato, la Commissione ha confrontalo, in conformità dell'articolo 2,
     paragrafo 11 del regolamento di base, la media ponderata dei valori normali e la
     media ponderata dei prezzi all'esportazione dei produttori/esportatori, poiché è
     stato chiaramente accertato che i prezzi all'esportazione non registravano
     significative variazioni in relazione a differenti acquirenti, regioni e periodi.
69)   Il confronto ha messo in evidenza resistenza di pratiche di dumping sude
     calzature in questione nel periodo dell'inchiesta da parte di uno dei tre
     produttori/esportatori che hanno collaborato. Il margine così stabilito ed espresso
     in percentuale del prezzo CIP franco frontiera comunitaria, è il seguente:
              CK Shoes                                                        1,4%
     Dall'inchiesta è risultato che gli altri due produttori/esportatori thailandesi che
     hanno collaborato erano collegati, detenendo l'uno azioni dell'altro. Tra gli
     azionisti di uno di questi produttori/esportatori figurava inoltre un'impresa
     statunitense. Entrambi i produttori/esportatori hanno esportato il prodotto in
     questione nella Comunità nel periodo dell'inchiesta.
     Sebbene questi produttori/esportatori mantenessero impianti di produzione
     distinti, è slato calcolato un unico margine di dumping, conformemente alla prassi
     consueta delle istituzioni di cui al punto 24.
     Il margine così stabilito è stato il seguente:
     •        PSR Footwear/Bangkok Rubber Company                            0%
                                               32
 ---pagebreak---      ii)      Margine di dumping per i produttori/esportatori che non hanno
     collaborato
70)  Nei confronti dei produttori thailandesi che non hanno risposto al questionario
     della Commissione, né si sono altrimenti manifestati, il margine di dumping è
     stalo detcrminato in base ai dati disponibili, in conformità dell'articolo 18 del
     regolamento di base. Visto tuttavia il livello insolitamente elevato di omessa
     collaborazione da parte dei produttori/esportatori thailandesi (il 99%), data
     l'assenza di altre informazioni attendibili provenienti da fonti indipendenti, e per
     evitare di premiare l'omessa collaborazione, si è considerato opportuno calcolare
     il margine di dumping residuo in base al margine di dumping massimo indicato
     nella denuncia, vale a dire il 50%.
                            I).     INDUSTRIA COMUNITARIA
71 )  Come menzionalo nel punto 5, in considerazione del numero elevato di produttori
     comunitari che sostenevano la denuncia, è stato considerato opportuno raccogliere
     dati relativi all'industria comunitaria attingendo a tre fonti, vale a dire le
     federazioni nazionali dei produttori della Comunità, gli 87 produttori comunitari
     del primo gruppo e i 15 produttori comunitari compresi nel campione per la
     verifica. Gli indicatori del pregiudizio sono stati presi in considerazione al livello
     più adatto (ovvero sulla base più ampia per gli indicatori generali e su una base
     più ristretta per quelli che potevano essere ottenuti soltanto dalle singole imprese).
     Di conseguenza:
     • La produzione, le vendite, la quota di mercato e l'occupazione nella Comunità
     sono state determinate al livello di ciascuna federazione nazionale dei calzaturieri
     e coprono quindi l'intera produzione comunitaria del prodotto simile;
                                              33
 ---pagebreak---      • Le tendenze generali relative ai prezzi, ai costi e alla remunerati vita sono state
    determinate al livello degli 87 produttori comunitari del primo gruppo, che sono
    stati selezionati in modo da coprire, nel modo più equilibrato possibile, le quattro
    categorie di prodotti considerate, rispecchiando le diverse dimensioni delle
     imprese e le strulture produttive dei principali Slati membri produttori;
    • I calcoli della sotloquotazione dei prezzi e del livello di eliminazione del
    pregiudizio sono stati eseguiti sulla base di dati pienamente verilicati sui prezzi e
    sui costi raccolti dai 15 produttori comunitari compresi nel campione per la
    verifica, che sono rappresentativi dal punto di vista delle dimensioni, della gamma
    di prodotti e dell'ubicazione (avendo tutti sede nei principali Stati membri
    produttori).
72) Alcune parti hanno sostenuto che la suddetta metodologia era inadeguata, in
    quanto non conforme alle disposizioni dell'articolo 5, paragrafo 4 e dell'articolo
    4, paragrafo 1 del regolamento di base, secondo i quali il carattere rappresentatilo
    dell'industria    comunitaria     sottoposta     all'inchiesta    andrebbe    stabilito
    necessariamente in base al test sulla "proporzione maggioritaria" e le prove del
    pregiudizio, di conseguenza, dovrebbero basarsi sui dati forniti da produttori che
    rappresentino almeno il 25% della produzione comunitaria complessiva del
    prodotto simile. In particolare, è stata contestata l'attendibilità della cifra della
    "produzione comunitaria complessiva" utilizzata per valutare la rappresentatività
    dei 188 produttori comunitari denunziane.
    Anche l'operazione di campionamento effettuata dalla Commissione è stata messa
    in discussione con la motivazione che la decisione di impiegare il campionamento
    è stata presa ad uno stadio avanzato, a seguito della scarsa collaborazione
    dell'industria denunziantc durante le fasi iniziali dell'inchiesta.
                                              34
 ---pagebreak---      1.      Produzione comunitaria complessiva
73)  È opportuno evidenziare in primo luogo che il livello del sostegno della denuncia
    e slato determinato prima dell'apertura dell'inchiesta. Nel corso dell'inchiesta è
    stato stabilito che i I SS produttori comunitari denunziami continuavano a
    rappresentare una percentuale supcriore al 25% della produzione comunitaria
    complessiva (precisamente il 53%). Pertanto, i produttori comunitari denunzianti
    rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria
    complessiva del prodotto simile, come previsto dall'articolo 4, paragrafo 1 del
    regolamento di base.
    Si deve inoltre sottolineare che la cifra della "produzione comunitaria
    complessiva" del prodotto simile è stata fissata al massimo livello possibile. In
    mancanza di dati attendibili, infatti, non si sono potute svolgere analisi per
    stabilire, conformemente a quanto disposto dall'articolo 4, paragrafo 1, lettera a)
    del regolamento di base, se si dovesse escludere il volume della produzione di
    alcuni produttori non denunzianti dalla cifra della "produzione complessiva" in
    quanto la loro attività principale sarebbe l'importazione piuttosto che la
    produzione all'interno della Comunità.
    Questi presunti produttori comunitari, alcuni dei quali hanno notoriamente
    effettuato consistenti importazioni, risultano anche produrre una quantità
    abbastanza ingente di calzature nella Comunità. Se fossero state fornite
    informazioni sufficienti     al riguardo, probabilmente una parte di questa
    "produzione comunitaria complessiva" sarebbe stata esclusa. Tale riduzione
    avrebbe aumentato la quota di produzione comunitaria dei produttori comunitari
    denunzianti. Al contrario, l'inchiesta ha stabilito che, su 188 produttori comunitari
    denunzianti, 87 (ovvero i produttori comunitari del primo gruppo, definito nel
    punto 5) non erano collegati ad alcun produttore/esportatore, né effettuavano
    importazioni significative del prodotto oggetto della presente inchiesta.
                                             35
 ---pagebreak---      2.       Campionamento
74)  A questo proposilo va ricordato che, dato il numero particolarmente elevato delle
     potenziali parti del procedimento, l'avviso di apertura del presente procedimento
     menzionava esplicitamente la possibilità di far ricorso al campionamento nel
    corso dell'inchiesta. Di conseguenza, fin dalle fasi iniziali dell'inchiesta sono stati
     invitati a collaborare (tramite le federazioni nazionali) 89 produttori comunitari
     scelti tra i 188 che hanno sostenuto la denuncia.
     Si sono ottenute risposte significative da 87 produttori (indicati come "primo
    gruppo" nel punto 5), 15 dei quali sono stati scelti a fini di verifica. Le risposte di
    questi ultimi sono state sottoposte a verifiche approfondite in loco (nel punto 5
    quest'ultimo gruppo di produttori è denominato "campione per la verifica").
    Va osservato che le disposizioni del regolamento di base non prevedono che in
    caso di campionamento i dati pertinenti debbano essere raccolti da produttori
    comunitari che rappresentano una proporzione maggioritaria della produzione
    comunitaria complessiva, definita ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 e
    dell'articolo 5, paragrafo 4 del regolamento di base. Piuttosto, l'articolo 17,
    paragrafo 1 del regolamento di base contempla la possibilità di raccogliere dati da
    un campione rappresentativo dell'industria comunitaria. Lo scopo principale di
    tali disposizioni in materia di campionamento è prevedere una situazione in cui la
    quota di produzione rappresentata dai produttori comunitari compresi nel
    campione possa essere, in base alle circostanze, sensibilmente inferiore al 25%
    della produzione comunitaria complessiva.
    Dai calcoli effettuati, è emerso comunque che gli 87 produttori comunitari del
    primo gruppo rappresentavano da soli il 25,7% della produzione comunitaria del
    prodotto simile, e si qualificavano quindi, in mancanza di manifesta opposizione
    alla denuncia, come industria comunitaria.
                                              36
 ---pagebreak---     3.        Conclusione
75) Alla luce di quanto detto finora, si può concludere che il carattere rappresentativo
    dell'industria comunitaria oggetto del l'inchiesta è stato valutato in modo
    ragionevole e in conformità delle disposizioni pertinenti del regolamento di base.
                                    E.      PREGIUDIZIO
     1.      Osservazioni generali
76) Per quanto possibile, tutte le cifre Eurostat utilizzate nei calcoli specificati qui di
    seguito (relativi ai volumi d'importazione, ai valori è quindi ai prezzi al paio)
    sono state corrette in base ai dati disponibili (forniti dalla base di dati Tarie), al
    line di escludere le calzature ad alto contenuto tecnologico (che, come spiegatoci
    punto 15, non formano l'oggetto del presente procedimento).
    2.       Consumo nella Comunità
77) Per calcolare il consumo comunitario complessivo delle calzature oggetto della
    presente inchiesta, si sono sommati i seguenti fattori:
    •        il volume totale delle vendile nella Comunità di tutti i produttori
    comunitari delle calzature in questione (in base alle informazioni ottenute dalle
    federazioni nazionali dei produttori di calzature nella Comunità e ai dati Eurostat
    relativi alle esportazioni di tali produttori al di fuori della Comunità);
    •        il totale delle importazioni nella Comunità delle calzature in questione da
    paesi terzi, tra cui la Repubblica popolare cinese, l'Indonesia e la Thailandia;
                                               37
 ---pagebreak---      Si è così accertato che il consumo comunitario del prodotto in questione è
     diminuito, passando da 327 milioni di paia nel 1991 a 307 milioni di paia nel
     periodo dell'inchiesta, con un calo percentuale del 6% circa.
    3.       Volume e quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping nel
     periodo dell'inchiesta
78)  Il volume complessivo delle importazioni delle calzature oggetto della presente
    inchiesta e originarie della Repubblica popolare cinese è stato di 28,6 milioni di
    paia nel periodo dell'inchiesta.
    Nello stesso periodo, il volume complessivo delle importazioni del prodotto in
    questione originarie dell'Indonesia è stato di 15,9 milioni di paia. La cifra
    corrispondente per la Thailandia è stata di 11,8 milioni di paia.
    Calcolata in base al consumo comunitario (cfr. il punto precedente), la quota di
    mercato comunitario detenuta, nel periodo dell'inchiesta, dalle importazioni cinesi
    era del 9,3%, quella dell'Indonesia del 5,2% e quella della Thailandia del 3,9%.
    4.      Cumulo
79) In conformità dell'articolo 3, paragrafo 4 del regolamento di base, si è esaminata
    l'opportunità di valutare cumulativamente gli effetti delle importazioni oggetto di
    dumping dai tre paesi in questione.
                                             38
 ---pagebreak---      Come emerge dal punto precedente, il volume individuale delle importazioni dalla
     Repubblica popolare cinese e dall'Indonesia e le loro quote di mercato nella
     Comunità (9,3% e 5,2% rispettivamente) non erano trascurabili nel periodo
     dell'inchiesta. Inoltre, per entrambi i paesi sono stati fissati margini di dumping
     superiori alla soglia minima (cfr. punti 56 e 38-41 ).
                                                                                        «
     Analogamente, sebbene minore di quelle degli altri due paesi oggetto
     dell'inchiesta e pur avendo subito un leggero calo nel periodo 1991-1994, la quota
     del mercato comunitario detenuta dalla Thailandia era del 3,9%, vale a dire
    superiore alla soglia minima, così come il margine di dumping residuo del 50%
    stabilito per questo paese (cfr. punto 70).
80)  L'inchiesta ha inoltre rivelato che le condizioni della concorrenza sul mercato
    comunitario sono simili per quanto riguarda le calzature importate dalla
     Repubblica popolare cinese, dall'Indonesia e dalla Thailandia. In effetti i prodotti
     in questione sono:
    •        intercambiabili dal punto di vista del consumatore
    •        venduti nelle stesse zone geografiche della Comunità
    •        commercializzati attraverso gli stessi canali di distribuzione
    •        presenti simultaneamente sul mercato comunitario
    •        generalmente destinati allo stesso segmento del mercato comunitario delle
    calzature (alla fascia bassa e medio bassa del mercato)
    Inoltre, i prodotti cinesi, indonesiani e thailandesi sono commercializzati a prezzi
    che, in base ai calcoli effettuati, sottoquotavano i prezzi dell'industria comunitaria
    (cfr. punto 86).
                                               39
 ---pagebreak---  81)  Alla luce di tali elementi, si considera che la valutazione cumulativa è giustificata
      e, di conseguenza, gli effetti delle importazioni oggetto di dumping dai tre paesi
      debbano essere esaminati congiuntamente ai fini dell'analisi del pregiudizio.
      5.      Volume e quota di mercato cumulativi e andamento delle
      importazioni oggetto di dumping
82)   Il volume totale delle importazioni dalla Repubblica popolare cinese,
      dall'Indonesia e dalla Thailandia, considerate complessivamente, è passato da
      38,6 milioni di paia nel 1991 a 56,3 milioni di paia nel periodo dell'inchiesta, cpn
      un sensibile aumento superiore al 45%. La corrispondente quota di mercato
      combinata è passata dall'I 1,8% nel 1991 al 18,4% nel periodo dell'inchiesta.
     6.       Prezzi delle importazioni oggetto di dumping e sottoquotazione
83)  Considerando che all'interno di ciascuno dei quattro codici NC in questione (cfr.
     punto 17) possono aversi diverse combinazioni di prodotti, è opportuno valutare
     con molta prudenza qualsiasi analisi generale dell'evoluzione dei prezzi
     all'importazione dei prodotti oggetto di dumping tra il 1991 e il 1994 effettuata
     utilizzando esclusivamente le corrispondenti categorie di calzature. A questo
     riguardo, in base alle informazioni comunicate dagli importatori e dalle loro
     organizzazioni, dall'inchiesta è risultato che vi era stato un graduale spostamento
     delle importazioni verso tipi di calzature più sofisticate e più costose, con un
     corrispondente aumento generalizzato dei prezzi all'importazione.
84)  Per quanto riguarda la sottoquotazione dei prezzi, sono stati effettuati confronti, in
     primo luogo in base alle singole categorie, tra il prezzo CIP all'importazione
     (rilevato da Eurostat, dopo la correzione volta ad escludere le calzature ad alto
     contenuto tecnologico, come illustrato nel punto 76), adeguato a livello franco
     consegna, merce sdoganata, e i prezzi di vendita nella Comunità dei produttori
     comunitari allo stesso stadio commerciale (a livello di distributori e grossisti).
                                               40
 ---pagebreak---      E stato effettualo inoltre un secondo calcolo della sottoquotazione, selezionando i
     modelli cinesi, indonesiani e thailandesi maggiormente esportati, in volume, dai
     tre    produttori/esportatori   thailandesi    che     hanno    collaborato    e   dai
     produttori/esportatori cinesi e indonesiani appartenenti ai campioni utilizzati per
     la determinazione del dumping (divisi in 17 gruppi rappresentativi di calzature,
    per esempio calzature con lacci per uomo) e confrontando i loro prezzi adeguati a
     livello merce sdoganata all'interno della Comunità a quelli di modelli identici o
    comparabili fabbricati dai produttori comunitari inseriti nel campione per la
    verifica.
85) Nell'adeguare i prezzi all'importazione a livello franco consegna, merce
    sdoganata, si è tenuto conto dell'aliquota del dazio normale oppure dell'aliquota
                                                                                        r
    applicabile nell'ambito dell'SPG (secondo i casi), nonché di un margine per tutti i
    costi affrontati (scarico, carico, trasporto e altri costi accessori) specificamente in
    relazione alle importazioni e dei profitti ottenuti dagli importatori. In base agli
    elementi di prova esaminati relativi al prodotto in questione, si è rilevato che, per
    poterlo correttamente confrontare con i prezzi e i costi dei produttori comunitari,
    il prezzo CI F all'importazione del prodotto in esame doveva essere aumentato del
    2%, per rispecchiare i costi variabili sostenuti, e quindi di 0,96 ECU al paio, per
    rispecchiare l'importo fisso medio dei costi sostenuti, più l'aliquota del dazio.
86) I due metodi utilizzati per determinare la sottoquotazione dei prezzi descritti al
    punto 84 hanno permesso la fissazione di margini medi di sottoquotazione
    (espressi in percentuale dei prezzi dell'industria comunitaria) superiori al 25% per
    la Repubblica popolare cinese e al 10% per Indonesia e Thailandia.
                                              41
 ---pagebreak---      7.       Conclusione relativa al volume delle importazioni oggetto di dumping
     e al loro effetto sui prezzi nella Comunità
87)  Come illustrato sopra. Ira il 1991 e il periodo dell'inchiesta si e registrato un
    aumento significativo (oltre il 45%) del volume combinalo delle importazioni
    oggetto di dumping dai tre paesi in questione. 11 consumo è tuttavia diminuito del
    6% circa nello stesso periodo.
     Sebbene nel quadriennio preso in considerazione si siano osservati taluni aumenti
    dei prezzi all'importazione che rispecchiavano l'evoluzione del mix di prodotti,
    gli elevati livelli di dumping di tali prezzi determinavano una significativa
    sottoquotazione dei prezzi dei produttori comunitari.
    8.       Situazione dell'industria comunitaria
    Osservazioni preliminari
88) Riguardo ai tipi di dati sottoindicali, va rilevato che non tulle le informazioni sui
    fattori economici raccolte a livello dei singoli produttori comunitari del primo
    gruppo e del campione per la verifica avevano attinenza con la situazione
    dell'industria comunitaria delle calzature ai fini dell'accertamento del pregiudizio.
    Per esempio, poiché la produzione è effettuata su ordinazione, non vengono di
    norma tenute scorte e quindi questo indicatore non è significativo ai fini
    dell'analisi del pregiudizio; la stessa osservazione vale per la capacità produttiva e
    l'utilizzazione della capacità produttiva, in quanto la capacità inutilizzata non può
    essere attribuita unicamente al prodotto simile. Quindi, in conformità dell'articolo
    3, paragrafo 5 del regolamento di base, ai lini dell'analisi si è tenuto conto
    unicamente dei fattori economici pertinenti per i quali si è riscontrato un rapporto
    con la situazione dell'industria comunitaria interessata.
                                              42
 ---pagebreak---      Produzione
89)  Dalle informazioni ricevute dalle federazioni nazionali risulta che la produzione
     nella Comunità è diminuita da circa 259 milioni di paia nel 1991 a 224 milioni di
     paia nel periodo dell'inchiesta, con un calo del 14%.
     Volume delle vendite
90)  I dati ottenuti dalle federazioni nazionali e da Eurostat rivelano che, tra il 1991 e il
     periodo dell'inchiesta, il volume delle vendite è diminuito del 22% (il calcolo è
     stato   effettuato   sottraendo    alla produzione     comunitaria   complessiva     le
     esportazioni nei paesi terzi).
     Giro d'affari
91 ) Tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta si è registrala una diminuzione del 16% del
     valore commerciale del prodotto in questione. Tale diminuzione, sebbene meno
     evidente che in termini di volume, è stata tuttavia significativa
     Quota di mercato
92)  In base alle cifre relative ai consumi di cui al punto 77 e utilizzando i dati ottenuti
     dalle federazioni nazionali e da Eurostat, si è stabilito che la quota del mercato
     comunitario detenuta dai produttori comunitari, pari al 64,5% nel 1991, è scesa al
     53,3% nel periodo dell'inchiesta.
                                              43
 ---pagebreak---      Prezzi dei produttori comunitari
93) Come chiarito al punto 83, relativo ai prezzi all'importazione, si ritiene
    opportuno, date le diverse combinazioni di prodotti che possono aversi all'interno
    di ciascuno dei quattro codici NC in questione, valutare con prudenza le analisi
    generali dell'evoluzione dei prezzi all'importazione delle importazioni oggetto di
    dumping effettuate tra il 1991 e il 1994 utilizzando unicamente le categorie delle
    calzature. Ciò vale anche quando si analizzano a livello globale i dati relativi
    all'industria comunitaria.
                                                                                      r
    In relazione alle categorie, l'inchiesta ha evidenziato comunque alcune tendenze
    dei prezzi dei produttori comunitari: si è infatti riscontrato che soltanto la media
    ponderata dei prezzi di vendita dei prodotti comunitari appartenenti alla categoria
    1 (calzature "unisex") era aumentata significativamente nel periodo dell'inchiesta.
     Tale aumento può essere attribuito al latto che questa categoria comprende
    un'ampia lascia di calzature alla moda, assai in voga tra i giovani, che sono state
    oggetto di una forte domanda negli ultimi anni.
    Al contrario, i prezzi dei prodotti appartenenti alle altre categorie sono rimasti
    stabili o hanno registrato solo lievi aumenti. Tali aumenti non hanno comunque
    mai superato il livello medio dell'inflazione per il periodo preso in esame e non
    hanno rispecchiato l'aumento dei costi di produzione. È pertanto possibile
    concludere che vi è stata una compressione dei prezzi.                           r
                                             44
 ---pagebreak---      Redditività
94)  La redditività (in relazione al giro d'affari) delle vendite del prodotto simile
     effettuate nella Comunità dai produttori comunitari del primo gruppo è
     leggermente aumentata, passando dal 6,8% del 1991 al 7,3% del periodo
     dell'inchiesta. Anche i produttori comunitari inseriti nel campione per la verifica
    hanno confermato questa tendenza relativamente stabile, facendo registrare un
    aumento dei margini (dall'8,1% all'8,2%). La capacità dei produttori comunitari
    di mantenere la loro redditività nonostante la suddetta compressione dei prezzi è
     il risultato di un considerevole sforzo di razionalizzazione e riduzione dei costi da
     parte dei produttori comunitari ancora in attività.
     Ancora più importante e il fatto che la struttura dei costi di questa particolare
     industria obbliga le imprese ad essere redditizie se non vogliono scomparire.
     Infatti, dato che le spese dirette (materie prime, manodopera ecc.) rappresentano
    fino all'80% del         costo delle calzature, queste ultime sono          fabbricate
    esclusivamente su ordinazione, laddove la determinazione diretta dei costi abbia
    indicato un profitto sufficiente per ciascuna ordinazione. In tale situazione, se una
    società subisce perdite per vari mesi, è costretta a chiudere. Ciò spiega perché i
    produttori comunitari appartenenti al primo gruppo e al campione per la verifica
    non fossero mediamente in perdita.
     Tale struttura dei costi, unita al crescente potere di diversi grossi dettaglianti-
    importatori che sono in grado di scegliere e modificare la loro fonte di
    approvvigionamento per ciascuna ordinazione unicamente in base al prezzo (nel
    caso dei prezzi oggetto di dumping della Repubblica popolare cinese,
    dell'Indonesia e della Thailandia), rappresenta un elemento essenziale ed è
    all'origine dell'estrema vulnerabilità di questo settore industriale ad alta intensità
    di manodopera, che non dispone dei mezzi necessari per resistere a lungo alla
    forte pressione delle importazioni oggetto di dumping a basso prezzo.
                                              45
 ---pagebreak---      Pertanto, l'industria comunitaria non ha potuto fare altro che cercare di mantenere
     la propria redditività a scapito della quota di mercato. Ciò era ancora fattibile e la
    redditività è rimasta slabile intorno al 7% durante il periodo in questione fin
    quanto, nonostante una diminuzione di oltre 11 punti percentuali nella loro quota
    di mercato dal 1991, nel 1994 i produttori comunitari detenevano ancora il 53%
    del mercato comunitario.
    Occupazione e chiusura di impianti
95) Alla luce di quanto illustrato in precedenza, l'analisi degli sviluppi nel settore
    dell'occupazione e della chiusura degli impianti è sembrata particolarmente
    pertinente. Dalle informazioni comunicate dalle federazioni nazionali è risultato
    che l'occupazione nel settore che produce le calzature in esame è diminuita del
     10% circa, con un calo del numero di addetti da 127 250 nel 1991 a 114 000 nel
    periodo del l'inchiesta.
    Riguardo al numero di produttori comunitari che fabbricavano le calzature
    oggetto della presente inchiesta e che hanno cessato la produzione tra il, 1991 e il
    1994, le federazioni nazionali dei produttori hanno comunicato informazioni
    particolareggiate sulla chiusura di 67 impianti in sette Stati membri (Belgio,
    Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Spagna). Dato che per
    alcuni Stati membri le statistiche relative alle imprese minori non sono
    particolarmente dettagliate, è possibile che il numero effettivo degli impianti
    chiusi sia stato molto più alto.
    9.      Conclusioni in materia di pregiudizio
96) Tutti gli indicatori economici sopra citali, determinati in base alle informazioni
    comunicate dalle federazioni nazionali dei produttori di calzature, dimostrano
    chiaramente che la situazione dei produttori comunitari si è deteriorata tra il 19^1
    e il periodo dell'inchiesta (rispetto alla produzione, al volume delle vendite, alla
    quota di mercato, all'occupazione e alla chiusura di impianti).
                                              46
 ---pagebreak--- 97) Le cifre delle singole imprese (come quelle relative alla redditività), esaminate al
    termine del periodo di analisi del pregiudizio, riguardano le imprese ancora attive
    e, quindi, i produttori con maggiori capacità di difesa. Tali dati sottostimano
    dunque il livello del pregiudizio complessivo arrecato all'intera produzione
    comunitaria delle calzature oggetto dell'inchiesta. E solo dall'analisi della
    situazione globale che emergono la diminuzione dei produttori, la riduzione dejla
    produzione, delle vendite e dell'occupazione e quindi la reale portata del
    pregiudizio.
    Inoltre, l'apparente "prosperità" dei produttori comunitari appartenenti al primo
    gruppo o al campione per la verifica può anche derivare dal fatto che essi hanno
    assorbito parte della quota di mercato precedentemente detenuta dai produttori
    comunitari che hanno cessato l'attività nel corso del quadriennio in esame. Tali
    produttori comunitari sono inoltre stati costretti a orientare la loro produzione
    verso alcuni tipi di calzature che sono slate finora meno soggette alla pressione
    esercitata dalle importazioni oggetto di dumping (quali le calzature alla moda, che
    hanno rappresentato una delle nicchie di mercato).
    A tale riguardo, alcune delle parti interessate hanno sostenuto che i produttori
    comunitari si sono impegnati con notevole successo in una strategia di
    specializzazione mirata ai prodotti alla moda di alta gamma. Ciò implicherebbe
    che i produttori comunitari non sarebbero più in grado di fabbricare vaste quantità
    di prodotti a basso costo del tipo prodotto nei paesi esportatori interessati dal
    presente procedimento.
                                            47
 ---pagebreak---     È effettivamente vero che, dati i vantaggi legati alla loro prossimità geografica ai
    mercati comunitari e alla loro capacità di effettuare consegne rapide, volte a
    soddisfare la domanda crescente, e molto spesso effimera, di calzature alla moda
    da parte dei consumatori, i produttori comunitari hanno deciso di dedicarsi, in
    parte o completamente, a questo settore. Alcuni produttori hanno dovuto
    completamente abbandonare la produzione di linee meno alla moda, più
    economiche e a minor valore aggiunto (ma ad elevato volume), a vantaggio delle
    importazioni dai paesi terzi, mentre altri hanno tentato di produrre un tipo di
    calzature che associasse moda e linee classiche ad elevato volume. Tali linee
    classiche sono in effetti le uniche in grado di generare i volumi richiesti per
    mantenere una struttura industriale e commerciale di dimensioni redditizie.
98) Si può pertanto concludere che, nel complesso, i produttori comunitari delle
    calzature oggetto della presente inchiesta hanno subito un pregiudizio che può
    essere considerato grave.
                             F. CAUSA DEL PREGIUDIZIO
99) In conformità dell'articolo 3 del regolamento di base, si è esaminato se il grave
    pregiudizio subito dall'industria comunitaria fosse causato dalle importazioni
    oggetto di dumping dalla Cina, dall'Indonesia e dalla Thailandia oppure se altri
    fattori avessero causato tale pregiudizio oppure vi avessero contribuito.
                                             48
 ---pagebreak---       1.      Effetto delle importazioni oggetto di dumping
100) Per esaminare gli effetti delle importazioni oggetto di dumping, va tenuto presente
     che, data la natura dei prodotti in questione e il potere di alcuni grossi distributori,
     il mercato comunitario delle calzature è, almeno a livello di vendita all'ingrosso,
     trasparente e sensibile ai prezzi. Inoltre, come menzionato al punto 80, le
     importazioni di prodotti oggetto di dumping dai paesi in questione colpiscono
     principalmente la fascia bassa e medio bassa del mercato, generalmente ritenuta la
     più sensibile alle variazioni di prezzo e, quindi, quella in cui le vendite a basso
     prezzo hanno un inevitabile effetto di sostituzione.
     Va inoltre ricordato che le calzature oggetto del presente procedimento prodotte
     nella Comunità e le calzature equivalenti importate dalla Repubblica popolare
     cinese, dall'Indonesia e dalla Thailandia sono in concorrenza diretta tra loro
     essendo commercializzate attraverso gli stessi canali di vendita e poiché, per il
     consumatore, vi sono poche differenze percettibili o significative in termini di
     qualità tra le calzature importate e quelle prodotte nella Comunità.
101) A questo proposito si è che l'aumento del volume e della quota di mercato di tali
     importazioni e il rilevante margine di sottoquotazione accertato hanno coinciso
     con la perdita della quota di mercato e il deterioramento generale dell'industria
     comunitaria.
     Si è pertanto giunti alla conclusione che le importazioni oggetto di dumping a
     basso prezzo dai paesi in questione sono associate al deterioramento generale
     della situazione dell'industria comunitaria.
                                               49
 ---pagebreak---       2.      Effetto di altri fattori
102)  Si è anche considerato se altri fattori, oltre alle importazioni oggetto di dumping
     dalla Repubblica popolare cinese, dall'Indonesia e dalla Thailandia, avessero
     causato o contribuito a causare il pregiudizio grave subito dall'industria
     comunitaria, per evitare che l'eventuale pregiudizio causato da altri fattori fosse
     attribuito alle importazioni oggetto di dumping.
     a)       Importazioni da altri paesi terzi
103) Si è esaminato in primo luogo se le importazioni da paesi diversi dai tre
     attualmente sotto inchiesta potessero aver contribuito al grave pregiudizio subito
     dall'industria comunitaria. A questo proposito alcune parti interessate hanno
     richiamato l'attenzione sulle importazioni nella Comunità provenienti dal
     Vietnam. Dai dati Eurostat risulta (dopo una correzione volta ad escludere le
     calzature ad alto contenuto tecnologico, come illustrato al punto 76) che il volume
     delle importazioni nella Comunità dei prodotti in questione provenienti dal
     Vietnam è aumentato in misura assai significativa, passando da circa 30 000 paia
     nel 1991 a 15,9 milioni di paia nel 1994.
     Visto l'improvviso aumento del volume delle importazioni dal Vietnam, è
     innegabile che anche esse possano aver prodotto un effetto negativo sulla
     situazione dell'industria comunitaria. Tuttavia, riguardo ai prezzi di queste
     importazioni, a causa della mancanza di informazioni sul mix di prodotti, non è
     stato possibile stabilire dati sufficientemente attendibili per l'elaborazione di
     conclusioni. Si è ritenuto pertanto che gli elementi di prova forniti in merito alla
     determinazione dei prezzi delle esportazioni dal Vietnam nella Comunità non
     fossero sufficienti per giustificare l'estensione a tale paese del campo di
     applicazione della presente inchiesta.
                                               50
 ---pagebreak---   104)   Va inoltre osservato che la quota di mercato nella Comunità di tutti i paesi terzi,
         incluso il Vietnam, ma escluse la Repubblica popolare cinese, l'Indonesia e la
         Thailandia, è aumentata del 12% tra il 1991 e il 1994, mentre la quota di mercato
         dei tre paesi oggetto della presente inchiesta è aumentata in misura più sensibile,
         vale a dire del 46%, nel periodo dell'inchiesta.
  105)   Si può quindi concludere che, sebbene possa aver contribuito al pregiudizio subito
         dall'industria comunitaria, l'impatto delle importazioni provenienti da altri paesi
         terzi non può essere considerato tale da aver interrotto il nesso di causalità
        esistente tra le importazioni oggetto di dumping dai tre paesi in questione e il
        grave pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
        h)        Concorrenza interna
  106)   Diverse parli interessate hanno affermalo che nella Comunità vi era una forte
        concorrenza interna Ira i produttori di Italia, Portogallo e Spagna e i produttori
        degli altri Slati membri e che per questo motivo taluni produttori comunitari si
        sono trovali in una situazione economica critica. Tra gli altri elementi a sostegno
        della tesi secondo cui il pregiudizio subito è stato in gran parte prodotto dalla
        stessa industria comunitaria, sono state citate le svalutazioni competitive delle
                                                                                             •f
        divise di taluni Stati membri e la decisione della Commissione di non concedere il
        versamento di un aiuto di Stato all'industria calzaturiera italiana4, a causa - tra
        l'altro - del suo positivo stato di salute.
 107)   Riguardo alle argomentazioni suesposte, occorre distinguere tra concorrenza leale
        e sleale, ricordando che, nell'ambito di un mercato unico, operano meccanismi
        che mantengono eque condizioni di concorrenza tra i produttori comunitari.
4
    Con decisione V6/542/CI- della Commissione (Gii n. 1,231 del 12 settembre 19%. pag. 23).
                                                    51
 ---pagebreak---  Inoltre, ai fini dell'accertamento del pregiudizio subito dall'industria comunitaria,
 è stata presa in considerazione la situazione dei produttori comunitari delle
 calzature in questione in tutti gli Stati membri che fabbricano questo tipo di
 calzature. I risultati dell'accertamento riflettono la situazione dell'industria
 comunitaria nel suo complesso. I dati globali utilizzati per l'accertamento del
 pregiudizio compenserebbero quindi le eventuali differenze interne tra le
 prestazioni dell'industria comunitaria. In tale contesto, è infatti opportuno
 osservare che se la concorrenza interna fosse stata l'unica forza trainante del
 mercato, la quota di mercato dell'industria comunitaria non sarebbe diminuita dal
 64,5% del 1991 al 53,3% del 1994, poiché alla perdita della quota di mercato di
 alcuni avrebbe corrisposto il guadagno di altri.
L'inchiesta ha dimostrato che la diminuzione di produzione, quota di mercato e
occupazione dei produttori di alcuni Stati membri non è stata in alcun modo
compensata da un miglioramento della situazione dei produttori di altri Stati
membri, come affermato da diverse parti interessate.
Va inoltre sottolineato che la decisione della Commissione di non consentire la
concessione di un aiuto di Slato all'industria calzaturiera italiana ò scaturita da
una valutazione di tale industria nel suo complesso, e non del segmento di
mercato oggetto della presente inchiesta. Questa decisione si basava inoltre
sull'impatto che tale misura avrebbe potuto avere sul funzionamento del mercato
interno e riconosceva, specificamente         tra l'altro, la difficile     situazione
dell'occupazione in questo settore, comune a tutti gli Stati membri.
                                         52
 ---pagebreak--- 108)  Successivamente alla pubblicazione delle conclusioni definitive, alcune parli
      interessale hanno sostenuto che, poiché taluni produttori comunitari avevano fatto
     registrare negli ultimi anni un andamento fortemente negativo mentre altri
     avevano mantenuto il loro giro d'affari, il pregiudizio subito dall'industria
     comunitaria potrebbe essere riconducibile alle disparità nella qualità della
     gestione delle imprese e non all'impatto delle importazioni oggetto di dumping in
     questione.
109) A tale riguardo, va sottolineato che, a seguito delle differenze esistenti tra le varie
     gamme di prodotti, è normale che non tutte le imprese subiscano con la stessa
     intensità la concorrenza delle importazioni oggetto di dumping a basso prezzo. È
     altresì normale che, in un mercato competitivo, alcune imprese ottengano risultati
     migliori di altre, ed è precisamente il numero dei produttori comunitari a garantire
     la concorrenza. Inoltre, nel corso dell'inchiesta non è stata riscontrata alcuna
     prova di cattiva gestione (inerente per esempio alle politiche di investimento o di
     occupazione). Come affermato in precedenza, la concorrenza interna non può, in
     particolare, essere la causa della diminuzione globale della quota di mercato
     dell'industria comunitaria e non può pertanto essere considerata un fattore che
     interrompe il nesso di causalità esistente tra le importazioni oggetto di dumping e
     il pregiudizio subito dall'industria comunitaria.
                                              53
 ---pagebreak---       e)       Ricorso al subappallo di attività ad alla intensità di manodopera
110)  E stato sostenuto inoltre che numerosi produttori comunitari hanno trasferito
                                                                                        r
     alcune delle attività ad uso più intensivo di lavoro in paesi terzi con bassi costi
     della manodopera, contribuendo in tal modo al pregiudizio globale subito
     dall'industria comunitaria, in particolare per quanto riguarda l'occupazione. A
     questo proposito, si ritiene che il fatto che alcuni produttori abbiano dovuto
     prendere questo tipo di provvedimenti, ovvero misure difensive volte a mantenere
     i costi a livelli che consentissero di competere con le importazioni a basso prezzo,
     costituisca una prova supplementare della pressione esercitata dalle importazioni
     oggetto di dumping.
     3.       Conclusioni sul rapporto di causalità
111) Anche se altri fattori oltre alle importazioni oggetto di dumping dai paesi
     interessati possono aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria
     comunitaria, si può concludere che esiste un nesso di causalità tra le importazi&ni
     oggetto di dumping a basso prezzo da Repubblica popolare cinese, Indonesia e
     Thailandia, considerate isolatamente, e il grave pregiudizio subito dall'industria
     comunitaria. Questa conclusione è giustificata dai diversi elementi suesposti, in
     particolare dal livello della sottoquotazione dei prezzi, dalla significativa quota di
     mercato acquisita da questi paesi (e dalla corrispondente perdita di quota di
     mercato subita dall'industria comunitaria) e dal rilevante aumento dei quantitativi
     in questione, che hanno costretto numerosi produttori con sede nella Comunità a
     ritirarsi dal mercato. Questa conclusione è inoltre avallata dal fatto che
     l'efficienza globale dell'industria calzaturiera comunitaria impegnata nella
     fabbricazione dei prodotti interessati non è messa in questione, come evidenziato,
     tra l'altro, dai risultati ottenuti dai produttori comunitari sui mercati
     d'esportazione esterni alla Comunità (tra il 1991 e il 1994, il volume delle
     esportazioni dell'industria comunitaria è cresciuto infatti del 25%).
                                               54
 ---pagebreak---                            ti.    INTERESSE DELLA COMUNITÀ
112)  Alla luce di tutti gli elementi di prova presentati e nonostante la conclusione sul
     dumping e sul conseguente pregiudizio, si è esaminato se esistessero motivi
     convincenti per giustificare la conclusione che nella fattispecie l'istituzione di
      misure non era nell'interesse della Comunità. A tal fine e in conformità
     dell'articolo 21, paragrafo 1 del regolamento di base, si sono valutate l'incidenza
     di eventuali misure e le conseguenze della mancata istituzione di misure per tutte
      le parti interessate.
     Ai lini della valutazione dell'interesse della Comunità, è stata presa in particolare
     considerazione l'esigenza di eliminare le distorsioni degli scambi provocate dalle
     pratiche di dumping e di ripristinare effettive condizioni di concorrenza.
     1.        Impatto sull'industria comunitaria e sui suoi fornitori
     a)        Interesse dell'industria comunitaria
113) In mancanza di misure volte a correggere gli effetti delle importazioni oggetto di
     dumping dalla Repubblica popolare cinese, dall'Indonesia e dalla Thailandia,
     sarebbe impossibile evitare un ulteriore deterioramento della situazione <Jei
     produttori comunitari. Un numero sempre maggiore di produttori comunitari, e in
     definitiva l'industria comunitaria nel suo complesso, comincerebbero a subire
     perdite finanziarie tali da costringerli a chiudere altri impianti, causando
     un'ingente perdita di posti di lavoro, oltre a quella derivante dal processo di
     razionalizzazione e di sviluppo tecnologico. Va tenuto presente che la
     diminuzione del numero di produttori presenti sul mercato comunitario può
     provocare una corrispondente restrizione della concorrenza.
                                              55
 ---pagebreak---   14)     Alcune parti interessale hanno affermalo che, vista la mobilità su scala mondiale
         dell'industria calzaturiera, le misure antidumping contro la Repubblica popolare
         cinese, l'Indonesia e la Thailandia sarebbero inefficaci per risollevare la
         situazione dell'industria comunitaria e l'unico risultato prevedibile sarebbe un
         cambiamento di fornitori, in quanto le calzature verrebbero importate da altri
         paesi a basso costo del lavoro quali Bangladesh, India o Vietnam. Si è sostenuto
          inoltre che la situazione dell'industria delle calzature con tomaie di cuoio o di
          materia plastica sarebbe paragonabile, da questo punto di vista, a quella dei
         produttori di borsette in materiale sintetico e che pertanto anche in questo caso il
         Consiglio avrebbe dovuto astenersi dal l'adottare misure5.
  15)    Il trasferimento delle fonti di approvvigionamento da un paese all'altro costituisce
         già da tempo una caratteristica saliente del mercato delle calzature. A questo
         proposito, si noti che l'industria comunitaria è riuscita, tramite l'automazione e la
         razionalizzazione, a compensare in parte la costante ricerca, da parte degli
         importatori, dei paesi con i più bassi costi del lavoro. Ciò tuttavia non è stato
         possibile di fronte al massiccio incremento delle importazioni oggetto di dumping
         dai tre paesi in esame nel presente procedimento. Per quanto riguarda il preteso
         parallelismo tra il presente procedimento e il caso delle borsette in materiale
         sintetico, è bene ricordare che la significativa quota di mercato ancora detenuta
         dell'industria comunilaria denunziarne in questo caso, la natura degli azionisti
         della maggior parte delle imprese esportatrici e i consistenti investimenti
         industriali necessari per produrre calzature escludono chiaramente qualsiasi
         ragionevole e significativo confronto tra le due industrie. Il Consiglio non può
         dunque accettare l'argomentazione che, per coerenza, dovrebbe astenersi
         dall'adottare misure nel caso in esame.
5  Cfr. punti 105 e 106 del regolamento (CE) n. 1567/97 del Consiglio (GU n. L 208 del 2 agosto 1977,
    pag. 31).
                                                    56
 ---pagebreak---      Inoltre, il fatto che i produttori/esportatori possano trasferire i loro impianti di
    produzione in altri paesi per eludere il pagamento dei dazi antidumping non
    giusti ilea, di per sé, la mancata istituzione di misure da parte del Consiglio,
    quando sia stato stabilito che le esportazioni sono state oggetto di dumping sul
    mercato comunitario e hanno causato un pregiudizio grave all'industria
    comunitaria. Qualora ciò dovesse verificarsi, l'industria comunitaria potrà
    presentare un reclamo, richiedendo, ad esempio, l'apertura di un procedimento
    antidumping contro tali importazioni o di un'inchiesta antielusione, in conformità
    dell'articolo 13 del regolamento di base.
16) È stato inoltre affermato che, qualora venissero imposte delle misure, i
    produttori/esportatori cinesi, indonesiani e thailandesi modificherebbero la loro
    produzione, orientandosi verso settori in cui i produttori comunitari soao
    avvantaggiati per questioni tecnologiche e legate alla moda, causando in tal modo
    un ulteriore pregiudizio all'industria comunitaria.
    A parte il fatto che questo ragionamento non giustifica la conclusione secondo cui
    il Consiglio dovrebbe astenersi dall'adottare misure in presenza di dumping
    pregiudizievole, nulla impedisce che, anche in mancanza di misure, i
    produttori/esportatori dei paesi summenzionati possano decidere in futuro di
    ampliare la gamma di calzature prodotte ed esportate. Secondo le dichiarazioni di
    diversi importatori, la tendenza è infatti verso un miglioramento della qualità delle
    merci importate e, di conseguenza, un aumento del loro prezzo. Come detto in
    precedenza, tale tendenza era già iniziata prima del periodo dell'inchiesta.
                                              57
 ---pagebreak---        b)       Interesse delle imprese che forniscono materie prime e macchinari
       ali "industria comunitaria
 117)  Nella presente inchiesta è stato osservato che, in molti Stati membri, i produttori
       comunitari di calzature (e i loro fornitori di materie prime e componenti) tendono
       a concentrarsi geograficamente. La chiusura di una sola fabbrica può quindi avere
       gravi ripercussioni per altre imprese della zona e in particolare sull'occupazione.
118)   |{ stato sostenuto che l'eventuale imposizione di misure potrebbe nuocere alle
       vendite dei produttori comunitari di macchinari per la fabbricazione delle
      calzature nella Repubblica popolare cinese, in Indonesia e in Thailandia.
       Riguardo ai fornitori di macchinari per la fabbricazione delle calzature, non sono
      stati presentati elementi di prova che dimostrino che i produttori/esportatori
      cinesi, indonesiani e thailandesi rappresentino i clienti principali, o più importanti,
      dei produttori comunitari di apparecchiature.
      In ogni caso, è opportuno sottolineare che l'industria comunitaria sta chiaramente
      investendo nell'automazione, e in particolare nel processo di iniezione. Tale
      automazione, che contribuisce al miglioramento tecnologico del processo di
      fabbricazione delle calzature nella Comunità, è collegata agli investimenti in
      macchinari e in forme di slampa prodolti nella Comunità.
      2.       Impatto sui consumatori
119)  Sebbene non si siano ricevute osservazioni da parte delle organizzazioni dei
      consumatori successivamente alla pubblicazione dell'avviso di apertura del
      presente procedimento, alcune parti hanno sostenuto che le misure antidumping
      avrebbero gravi ripercussioni sui consumatori comunitari, e in particolare su
      quelli con i redditi più bassi.
                                                58
 ---pagebreak---     Questa tesi relativa al prevedibile impatto delle misure sul prezzo di acquisto per i
    consumatori è stata esaminata a fondo. I risultati di tale esame, basato sulle
    informazioni disponibili, sono i seguenti.
    a)      Impatto in termini assoluti
20) Innanzitutto, per quanto riguarda i prezzi delle calzature per i distributori, è
    probabile che, visto il livello della concorrenza e il numero di fornitori sia nella
    Comunità (dove l'industria comunitaria ha ancora una quota di mercato del
    53,3%), sia nei paesi terzi non interessati al presente procedimento (le
    importazioni dai quali rappresentano una quota di mercato del 28,3%), questi
    fornitori non potrebbero aumentare significativamente i loro prezzi senza rischiare
    di perdere quote di mercato.
    Per quanto riguarda l'Indonesia e la Thailandia, va tenuto presente che i livelli di
    eliminazione del pregiudizio stabiliti per questi paesi sono notevolmente inferiori
    a quello della Repubblica popolare cinese, dato che il loro prezzo medio
    all'importazione nel periodo dell'inchiesta è stato rispettivamente di 6,97 e 7,16
    ECU al paio. Dato che la quota di mercato delle calzature originarie della
    Repubblica popolare cinese è del 9,3% (con un prezzo medio nel periodo
    dell'inchiesta di 5,47 ECU al paio), e tenuto conto dell'aliquota di dazio proposta,
    il massimo impatto medio prevedibile delle misure proposte sul prezzo delle
    calzature in esame nel loro complesso è di 0,4 ECU al paio.
                                             59
 ---pagebreak---       Pertanto, se i distributori decidessero di mantenere inalterati i propri margini e
      scaricare tutto l'aumento dei costi sui consumatori, questi ultimi dovrebbero
      pagare soltanto un importo supplementare di 0,4 ECU al paio. Dato che il
     consumo medio pro capite delle calzature in questione nella Comunità è inferiore
     al paio per persona all'anno, l'impatto delle misure proposte sul bilancio medio
     annuo dei consumatori rimarrebbe chiaramente marginale.
     h)       Impatto in termini relativi, effetto dei prezzi sul consumo
121) In termini relativi, i calcoli si sono basati sul prezzo medio delle calzature in
     questione allo stadio di consegna al magazzino del distributore, e cioè 13,5 ECU
     al paio, che tiene conto, per le importazioni, dell'adeguamento per le differenze di
     stadio commerciale di cui al punto 85 del presente regolamento. Utilizzando il
     ricarico più basso rilevato tra i canali di distribuzione analizzati qui di seguito, e
     cioè il 125%, si stima che il prezzo medio per il consumatore del prodotto in
     esame sia superiore a 30 ECU al paio, compresi lutti i costi e i dazi intercorsi tra
     l'importazione e la vendita al consumatore finale. Di conseguenza, l'impatto dei
     dazi antidumping sul prezzo al consumatore sarebbe all'incirca pari all'1,3%.
     Questa percentuale, come si è visto, andrebbe esaminata alla luce del valore
     assoluto dell'aumento (0,4 ECU al paio) e dell'andamento generale dei prezzi nel
     periodo dell'inchiesta. In effetti, nell'arco dei quattro anni esaminati, e a causa
     della penetrazione delle importazioni oggetto di dumping, il prezzo medio di
     mercato allo stadio di consegna al magazzino del distributore è diminuito, in
     termini assoluti, di oltre il 10% se si tiene conto del tasso generale d'inflazione.
                                                60
 ---pagebreak--- 122)  Va aggiunto che, benché inclini a comparare i diversi prezzi applicati dai vari
      negozi, i consumatori sono in genere meno attenti, per quanto riguarda i prodotti
      in esame, all'evoluzione generale del livello dei prezzi. Infatti, nonostante il
      suddetto calo dei prezzi, il consumo globale del prodotto in questione è diminuito
      del 6%.
      Ciò può essere addebitato ad una certa saturazione, tipica dei prodotti venduti
      regolarmente a prezzi così bassi da rendere improbabile una reazione dei
     consumatori ad una contenuta variazione globale del livello dei prezzi. Si può
      pertanto supporre che la piena applicazione del dazio (che comporterà un aumento
      massimo dei prezzi dell'1,3%) non avrà effetti significativi sulle attuali tendenze
     della domanda nel mercato comunitario.
123) In assenza di altre reazioni da parte delle organizzazioni dei consumatori, si è
     concluso che l'impatto delle misure proposte sui consumatori delle calzature in
     esame sarebbe probabilmente irrilevante.
     3.       Impatto sulla distribuzione
     a)       Impatto sul complesso della distribuzione
124) Si è detto che l'imposizione delle misure avrebbe un forte impatto negativo anche
     sugli importatori. A livello più generale, si sono espresse opinioni divergenti sulla
     situazione dell'intera catena di distribuzione delle calzature che, si è detto, era
     un'attività molto più significativa nella Comunità che la produzione di calzature,
     in termini di fatturato e di occupazione.
                                              61
 ---pagebreak--- Va ricordato innanzitutto che, per sua stessa natura, dato un quantitativo di
calzature, il canale di distribuzione avrà sempre un fatturato superiore a quello
delle imprese manifatturiere dalle quali si approvvigiona, per il semplice effetto
del suo margine di distribuzione. In secondo luogo, non si possono confrontare le
cifre relative all'occupazione nella distribuzione delle calzature in generale, che
vende tutti i tipi di calzature, con quelle della produzione comunitaria relative
unicamente al prodotto in esame.
Poiché i consumatori finali nella Comunità non acquistano scarpe in quantitativi
significativi al di fuori della Comunità, eventuali conseguenze negative dei dazi
antidumping per la distribuzione nel suo complesso potrebbero derivare solo da
una significativa riduzione dei consumi e quindi del fatturato o da una pressione
al ribasso sui margini di distribuzione finalizzata a contenere l'aumento dei prezzi
al consumo e il calo dei consumi.
Come si è già spiegalo, alla luce dell'impatto prevedibile delle eventuali misure
sui consumatori del prodotto in esame, si può ritenere estremamente improbabile
che il consumo del prodotto in esame subisca una llessione significativa a seguito
delle misure antidumping, anche se il settore della distribuzione dovesse
mantenere i suoi attuali margini.
Nel complesso, si può dunque concludere che gli effetti delle eventuali misure sul
canale di distribuzione saranno molto limitati. Ci si è tuttavia sforzati di svolgere
un'analisi approfondita alla luce della struttura della distribuzione delle calzature
nella Comunità.
                                         62
 ---pagebreak---      h)       Struttura della distribuzione delle calzature nella Comunità
125) Nell'ambito della distribuzione delle calzature nella Comunità, si individuano
     generalmente quattro diversi canali di vendita al cliente finale: le catene di marca,
     i dettaglianti indipendenti, i supermercati non specializzati e gli altri tipi di
     distribuzione generalmente non specializzata (quali ad esempio i negozi di
     abbigliamento).
     i)       I dettaglianti indipendenti
126) Il canale di distribuzione tradizionale consiste in dettaglianti indipendenti, che
     generalmente si riforniscono dai grossisti. Nell'evoluzione della distribuzione,
     però, i grossisti tendono a scomparire, in quanto i dettaglianti stringono rapporti
     più stretti con un numero più limitato di produttori o tendono a consorziarsi in
     associazioni di acquirenti pur mantenendo la loro indipendenza.
     Per quanto riguarda i dettaglianti, essi devono far fronte a una situazione
     concorrenziale difficile sia per la loro individuale mancanza di controllo sui prezzi
     nei confronti dei fornitori, sia per gli alti margini (dal 150 al 200%) di cui hanno
     bisogno per coprire i costi piuttosto elevati dovuti al fatto di operare in zone
     centrali e spesso esclusive. Di fatto, in alcuni Stati membri i dettaglianti hanno
     perso terreno rispetto alle nuove forme di distribuzione recentemente sviluppatesi,
     raggruppate nelle altre tre categorie, in particolare le catene di marca.
                                               63
 ---pagebreak---     Grazie alla loro forte presenza in alcuni altri Stati membri e alla loro collocazione
    all'estremità superiore del mercato, in cui mantengono una relazione commerciale
    continuativa con i loro clienti, si dovrebbe comunque notare che i dettaglianti
    indipendenti costituiscono tuttora, se non altro in termini di valore aggiunto e di
    occupazione (più di 250.000 addetti), il canale di distribuzione più importante
    della Comunità, anche se probabilmente non il primo in termini di quota di
    mercato (in volume).
    ii)      Le catene di marca
27) Queste catene, in alcuni casi coinvolte anche nell'attività di produzione ndla
    Comunità, sono generalmente controllate da una o due grandi aziende in ciascun
    paese, che possiedono a loro volta varie marche e operano su tulla la gamma del
    mercato. Tali aziende operano a partire da supermercati o negozi a prezzi scontati
    (discount), situati fuori dal centro cittadino, in grado di resistere, grazie al volume
    del fatturato, ai prezzi e alla specializzazione, alla pressione dei supermercati non
    specializzati.
    Le catene di marca vendono anche tramite negozi nel centro cittadino che
    sostituiscono i dettaglianti indipendenti con negozi meno costosi e standardizzati
    che rispondono all'esigenza di alcuni clienti di trovare un ambiente di acquisto
    alternativo rispetto ai discount. Grazie al loro potere d'acquisto, al loro accesso a
    forniture a livello mondiale (importano direltamente dall'estero) e ai margini
    relativamente bassi con cui operano (generalmente attorno al 25% del costo delle
    vendite per il canale commerciale centrale e al 100% in media per i negozi) una
    volta entrate in un mercato queste catene riescono a conquistare rapidamente
    quota di mercato e registrare tassi di crescita superiori al 5% l'anno.
                                              64
 ---pagebreak---       Hi)     I supermercati non specializzali
128)  Importanti in termini di volume, ma non altrettanto in termini di valore rispetto al
      mercato complessivo delle calzature a causa del basso prezzo delle loro vendite, i
      supermercati non specializzati hanno una forte influenza sull'estremità inferiore
      del mercato. Benché a volte acquistino direttamente i prodotti da fornitori
      extracomunitari, di solito si affidano a importatori specializzati per le loro
      importazioni, che costituiscono una parte consistente delle loro vendite di
     calzature. Il loro ricarico è generalmente attorno al 100%, ma può andare dal 60%
     circa per le operazioni promozionali a più del 130% per alcune produzioni
     comunitarie. Dati il passaggio supplementare dell'importatore e la parte dei costi
     fissi sostenuti, le importazioni dai paesi in esame tramite questo canale
     commerciale raggiungono generalmente il consumatore ad un prezzo di tre volte
     superiore al livello CIF.
     iv)      Altri canali commerciali
29)  Altri canali commerciali, quali le società di vendita per corrispondenza o i grandi
     magazzini di abbigliamento, hanno acquistato una certa importanza in alcuni Stati
     membri, ma nessuno di questi canali è individualmente riuscito ad imporsi a
     livello comunitario. In alcuni Stati membri, società specializzate nella vendita per
     corrispondenza hanno una struttura dei costi analoga a quella delle catene di
     marca. Anche le catene di "piccoli" negozi di abbigliamento presenti in tutta la
     Comunità introducono le calzature nei loro magazzini come articoli di moda di
     marca, generalmente con margini superiori a quelli dei loro articoli tradizionali.
     Dato il loro collegamento con la moda, queste vendite sono in concorrenza con le
     catene di marca, anche se in misura minore rispetto ai grandi magazzini situati nel
     centro delle città.
                                             65
 ---pagebreak---       e)      Impatto specifico delle misure proposte sui vari canali di vendita
130)  Per quanto riguarda i dettaglianti indipendenti, che costituiscono ancora la
     maggiore fonte di occupazione nella distribuzione comunitaria di calzature,.la
     conclusione generale di cui al punto 124 del presente regolamento è rafforzata dal
      fallo che generalmente solo una piccola percentuale dei loro acquisti del prodotto
     in esame è originaria della Repubblica popolare cinese, dell'Indonesia o della
     Thailandia. Si aggiunga poi che i dettaglianti sono raggruppati in una
     confederazione che comprende otto Stati membri a livello rappresentativo e che
     né da questa fonte, né da altre, è stata presentata alcuna osservazione contraria
     all'eventuale imposizione di misure antidumping.
131) Le imprese proprietarie di catene di marca hanno contestato l'esigenza di istituire
     misure antidumping. Sebbene le conclusioni generali siano applicabili anche a tali
     imprese, il fatto che alcune di loro dipendano più dei dettaglianti indipendenti
     dalle importazioni oggetto di dumping per i loro approvvigionamenti del prodotto
     in esame spiega come mai, nell'ambito della distribuzione, esse possano temwre
     un effetto negativo delle misure sulla loro situazione concorrenziale relativa.
     L'effetto diretto delle eventuali misure sulla situazione finanziaria di queste
     aziende sarà trascurabile anche se l'intero ammontare dei dazi sarà scaricato sui
     consumatori. Ci si potrebbero aspettare effetti finanziari indiretti negativi
     unicamente se, a causa di tale aumento di prezzo, i consumatori riducessero
     significativamente i loro acquisti del prodotto in esame. Qualora ciò dovesse
     verificarsi, tuttavia, ciò avverrebbe solo in misura limitata, come illustrato al
     punto 122.
                                              66
 ---pagebreak---      Il prodotto in esame, inoltre, non è mai venduto separatamente in negozi
    specializzati e, dati i prezzi particolarmente bassi, rappresenta meno del 12% del
    fatturato delle imprese che hanno collaborato e che gestiscono catene di marca.
     Date queste premesse, anche una lieve contrazione della domanda del prodotto in
    esame, che sembra improbabile, avrebbe un impatto trascurabile sul complesso
    delle imprese, in particolare se la domanda fosse almeno in parte riorientata verso
    calzature di prezzo superiore, con un probabile margine superiore in termini
    assoluti.
32) Per quanto riguarda i supermercati non specializzati o altri negozi non
    specializzati, alla luce dell'incidenza ancora inferiore del prodotto in esame sulle
    loro vendite, la loro situazione non dovrebbe risentire dell'istituzione di misure
    anche nel caso di un'evoluzione del mercato come quella sopra ipotizzata.
33) Si è esaminata la situazione degli importatori che riforniscono questi canali di
    distribuzione non specializzati, poiché si è constatato che la percentuale del loro
    fatturato basala sui prodotti importati dai paesi in questione era significativa.
    Queste imprese sono generalmente gestite con una struttura molto limitata e
    flessibile, che consente loro di vendere solo quando il margine commerciale
    previsto copre i costi sostenuti. La loro esperienza nel mercato e la loro capacità
    di progettare e vendere non risentono in alcun modo del paese di origine delle
    merci. Poiché le misure antidumping si ripercuotono su tutta la distribuzione di
    calzature, questi importatori potranno beneficiare di qualsiasi situazione del
    mercato e continuare a rifornire i loro clienti di importazioni cinesi, indonesiane o
    thailandesi, o di qualsiasi prodotto non oggetto di dumping, nonché di calzature
    prodotte nella Comunità.
                                             67
 ---pagebreak--- 134)  In conclusione, non si è potuto accertare che l'isliluzione di misure antidumping
     in relazione alle calzature in esame sarebbe tale da ripercuotersi in misura
     significativa sulla situazione finanziaria della catena di distribuzione delle
     calzature nel suo complesso o su una parte di detta catena.
     4.       Conclusioni relative all'interesse della Comunità
35)  Avendo esaminato tutti i vari interessi in causa, si ritiene che esistano validi
     motivi per adottare misure e non vi siano ragioni convincenti per non procedere
     nei confronti delle importazioni oggetto di dumping in questione. In mancanza di
     un'adeguata difesa contro le pratiche di dumping causa del pregiudizio accertate,
     la situazione dell'industria comunitaria si aggraverebbe e i produttori comunitari
     sarebbero costretti a cessare l'attività oppure a trasferire la produzione al di fuori
     della Comunità. Il contenuto aumento dei prezzi che i consumatori dovranno
     subire a causa dell'istituzione di misure antidumping non può in alcun modo
     essere paragonato alle conseguenze che potrebbero derivare dalla totale
     scomparsa di un'importante industria comunitaria.
     Infine, considerando, tra l'altro, il tempo trascorso dalla chiusura dell'inchiesta
     sull'esistenza del dumping e del pregiudizio, si ritiene opportuno istituire
     direttamente, sulle importazioni del prodotto in questione, dazi antidumping
     definitivi, senza passare per la fase intermedia dei dazi provvisori.
                                               68
 ---pagebreak---                                      H.    DAZI DEFINITIVI
       1.      Applicazione simultanea di misure antidumping e restrizioni
       quantitative
      a)       Aspetti giuridici
 136) Alcune parti interessate hanno sostenuto che non dovevano essere istituite misure
      antidumping sulle importazioni dei prodotti oggetto della presente inchiesta
      originari della Repubblica popolare cinese, poiché esse sono già soggette ad un
      contingente quantitativo per tutta la Comunità, istituito dal regolamento (CE) n.
      519/94 del Consiglio6, e cioè durante il periodo dell'inchiesta.
 137) Le istituzioni comunitarie non possono accettare questa affermazione, che a loro
      parere si basa su un'interpretazione errata della logica che ispira il regolamento
      suddetto. Il regolamento ha introdotto un nuovo regime commerciale, nell'ambito
      del quale sono state abolite circa 4 617 restrizioni nazionali previste dal
      precedente regime nei confronti dei paesi non retti da un'economia di mercato,
      quasi tutte applicabili alla Repubblica popolare cinese. Queste restrizioni sono
      state sostituite da contingenti comunitari per sette prodotti cinesi e dalla
      sorveglianza comunitaria per altri ventisei prodotti.
      Globalmente,      questi    contingenti autonomi,     limitati   a pochi   prodotti
      particolarmente sensibili, non possono essere considerati un'eccezione ad un
      qualche ipotetico regime commerciale liberale con la Repubblica popolare cinese,
      ma rientrano tra gli strumenti messi in atto ai fini della liberalizzazione e,
      soprattutto, dell'uniformità del regime commerciale con la Repubblica popolare
      cinese, mentre le azioni previste dal regolamento di base sono dirette contro il
      dumping pregiudizievole.
6
    GUn.L 67 del 10 marzo 1994, pag. 89.
                                              69
 ---pagebreak---       Di conseguenza, non è stato messo in atto alcun altro strumento di difesa
     commerciale contro il pregiudizio al quale le misure antidumping dovrebbero
      porre rimedio. Pertanto, in seguito all'inchiesta antidumping dalla quale è emerso
     che le misure antidumping sono giustificate in quanto rappresentano un rimedio al
     dumping pregiudizievole, l'imposizione di tali misure è ritenuta opportuna,
     indipendentemente dall'esistenza di eventuali restrizioni quantitative applicabili ai
     prodotti in questione. La presente conclusione ha dovuto comunque essere
     sottoposta a un'ulteriore analisi di tipo economico.
     (b)      Aspetti  economici     (impatto   dei  contingenti sulle    tendenze   delle
     importazioni)
138) In base ai dati ottenuti dalle risultanze preliminari (limitate al 1995),
     successivamente al termine del periodo dell'inchiesta il volume delle importazioni
     dalla Repubblica popolare cinese era diminuito sensibilmente, mentre i prezzi
     sembravano essere aumentati.
                                                                                       <
     Tali circostanze sono slate ritenute sufficientemente eccezionali da giustificare un
     esame supplementare, sulla base dei più recenti dati disponibili, delle tendenze
     evidenziate dalle importazioni successivamente al periodo dell'inchiesta. È parso
     opportuno non istituire misure provvisorie durante il periodo necessario per
     effettuare questo esame supplementare.
139) Al fine di analizzare le tendenze delle importazioni del prodotto in questione nei
     due anni successivi all'istituzione del contingente, si sono presi in considerazione
     alcuni elementi metodologici:
                                               70
 ---pagebreak---       In primo luogo, essendo il contingente assegnato su base annua e per la durata di
      un anno civile, le stime effettuate sulla base di dati parziali relativi solo ad alcuni
      mesi del 1996 sono state considerate troppo imprecise. Di conseguenza, l'analisi
      dettagliata descritta qui di seguito è stata effettuata sulla base di informazioni
      relative ad anni completi (1995 e 1996) e non ha potuto essere completata
      fintantoché non sono stati disponibili i dati per il 1996.
      In secondo luogo, il regolamento (CE) n. 519/94 modificato, pur istituendo
      restrizioni quantitative sull'importazione di taluni tipi di calzature inserite nelle
     stesse sottovoci della nomenclatura di quelle oggetto del presente procedimento,
     escludeva da tali restrizioni le calzature ad "alto contenuto tecnologico", che sono
     vendute per definizione ad un prezzo di almeno 9 ECU (inizialmente 12 ECU) al
     paio al livello CIP. Come spiegato nel punto 15, le calzature destinate allo stesso
     uso e aventi le stesse caratteristiche di quelle ad alto contenuto tecnologico,
     indipendentemente dal loro prezzo, sono state escluse dall'inchiesta antidumping.
140) Per gli anni 1995 e 1996, le calzature ad alto contenuto tecnologico sono state
     escluse dalle importazioni totali registrate nei codici NC in questione, in base ai
     dati TARIC, ai fini della fissazione dei volumi d'importazione e dei valori del
     prodotto in questione. In mancanza di statistiche TARIC complete prima del
      1995, sono state apportate correzioni per gli anni precedenti, utilizzando tale anno
     come riferimento. Il confronto tra le cifre relative alle importazioni dalla
     Repubblica popolare cinese negli anni 1995 e 1996 e quelle relative agli anni
     precedenti all'istituzione del contingente consente di trarre le due conclusioni
     seguenti:
                                               71
 ---pagebreak---        Come previsto, il contingente ha avuto un effetto evidente sui volumi delle
       importazioni dalla Repubblica popolare cinese, che sono diminuite in particolare
       tra il 1994 e il 1995, passando da 28,6 a 16,1 milioni di paia. Più precisamente, i
       volumi d'importazione sono diminuiti per le quattro categorie del prodotto in
      questione, corrispondenti ai quattro codici NC, tra il 1994 e il 1995. I volumi
      importati sono tuttavia nuovamente aumentati tra il 1995 e il 1996, quando hanno
      raggiunto i 19,1 milioni di paia.
       Inoltre, e questo è ciò che più conta nel quadro di un procedimento antidumping, i
       prezzi non sono aumentati a seguito dell'applicazione del contingente. Benchérci
      si sarebbe potuti aspettare un incremento dei prezzi, parallelamente alla
      diminuzione dei volumi d'importazione derivante dal contingente, ciò non è
      avvenuto. Di fatto, il prezzo medio all'importazione è rimasto stabile dopo
      l'istituzione del contingente, passando da 5,75 ECU al paio nel 1993, anno record
      per il volume, a 5,69 ECU al paio nel 1996. Per quanto riguarda le quattro
      categorie in questione, non è stato osservato alcun cambiamento nell'evoluzione
      dei prezzi all'importazione dei prodotti provenienti dalla Repubblica popolare
      cinese. Va comunque rilevato che, tra tutti i paesi esportatori interessati, il livello
      dei prezzi cinesi è di gran lunga il più basso.
141 )  Nell'ambito dei quattro codici NC presi in esame, non è stato constatato neppure
      uno spostamento progressivo verso le calzature ad alto contenuto tecnologico,
      escluse dall'inchiesta e i cui prezzi sono elevati, che avrebbe potuto spiegare'il
      ristagno dei prezzi all'importazione degli altri prodotti. Di fatto, la percentuale
      delle calzature ad alto contenuto tecnologico sul totale delle importazioni dei
      prodotti di cui ai codici in questione è rimasta stabile tra il 1995 e il 1996, sia in
      termini di volume che di valore.
                                                72
 ---pagebreak--- 142)  Per quanto riguarda la Thailandia e l'Indonesia, non si è rilevato alcun
     cambiamento significativo nell'evoluzione globale delle loro importazioni e delle
     condizioni di concorrenza del mercato, tale da contraddire le conclusioni di cui ai
      punti 78-87.
143) Alla luce di quanto detto finora, si è concluso che l'impatto sull'evoluzione delle
     importazioni delle restrizioni quantitative applicabili alle importazioni delle
     calzature in questione originarie della Repubblica popolare cinese non è tale da
     giustificare un riesame globale della conclusione secondo la quale, nel caso
     attuale, le misure antidumping sono giustificate. Tuttavia, come indicato qui di
     seguito, si ritiene opportuno tenere conto di questa evoluzione nella
     determinazione della forma di tali misure.
     2.       Livello necessario per eliminare il pregiudizio
     a)      Metodologia
144) In conformità dell'articolo 9, paragrafo 4 del regolamento di base, è stato
     effettuato un esame volto a determinare quale livello del dazio sarebbe stato
     sufficiente per eliminare il pregiudizio subito dall'industria comunitaria a causa
     delle pratiche di dumping.
     Di conseguenza, si è ritenuto che il prezzo all'esportazione delle importazioni
     oggetto di dumping dovesse essere aumentato fino a un livello di prezzo superiore
     alla soglia del pregiudizio, corrispondente al costo di produzione dell'industria
     comunitaria aumentato di un profitto adeguato (in seguito denominato "prezzo
     superiore alla soglia del pregiudizio").
                                              73
 ---pagebreak---       Per quanto riguarda il costo di produzione, si è ritenuto opportuno fare riferimento
      al costo di produzione dei produttori comunitari inseriti nel campione per la
      verifica.                                                                          r
      Per quanto riguarda il margine di profitlo, si è ritenuto che un margine pari al 7%
     del giro d'affari potesse essere considerato un profitto minimo adeguato, tenendo
     conto della necessità di finanziare investimenti a lungo termine e, in particolare,
     del margine minimo che l'industria comunitaria è riuscita a conservare nel corso
     del quadriennio preso in considerazione (1991-1994), a scapito della sua quota di
     mercato.
145) Come è stato spiegato al punto 16, all'inizio dell'inchiesta si è considerato
     opportuno ripartire il prodotto in questione in diverse categorie, in base alle quali
     si sarebbe effettuato il confronto tra i prezzi. Tuttavia, come già si detto al punto
     84, nel corso dell'inchiesta è emerso che, per i produttori/esportatori che hanno
     collaborato, la corrispondenza tra i prodotti sarebbe stato più accurata con una
     ripartizione più particolareggiata tra i diversi modelli. A tal fine i modelli
     maggiormente esportati dai produttori/esportatori cinesi e indonesiani inseriti nei
     campioni e i modelli maggiormente esportati dai produttori/esportatori thailandesi
     che hanno collaborato sono stati selezionali e ripartiti in 17 gruppi di calzature.
                                              74
 ---pagebreak---       Per   calcolare  il   margine    di   eliminazione    del   pregiudizio,  il  prezzo
     all'importazione CIP, adeguato a livello franco consegna, merce sdoganata, è
     stalo confrontalo con il prezzo superiore alla soglia del pregiudizio dei produttori
     comunitari allo stesso stadio commerciale. Dato l'elevato livello di omessa
     collaborazione da parte dei tre paesi interessati, tale calcolo è stato effettuato in
     base alle categorie e, soltanto per i produttori/esportatori che hanno collaborato,fin
     base ai gruppi corrispondenti, ogniqualvolta tale grado di precisione conferiva
     loro un vantaggio per la loro collaborazione. Occorre rilevare che i prezzi
     all'importazione sono stati adeguati a livello franco consegna, merce sdoganata,
     utilizzando la metodologia di adeguamento impiegata per la determinazione della
     sottoquotazione, come indicato al punto 85.
     b)       Repubblica popolare cinese
146) Essendo il margine di dumping stabilito per la Grosby (China) Limited minimo
     (1,3%), il che presuppone un dazio antidumping definitivo dello 0%, per questa
     impresa non è stato effettuato alcun calcolo del livello necessario per eliminare il
     pregiudizio.
147) Per quanto riguarda le altre esportazioni dalla Repubblica popolare cinese, sr è
     riscontrato un margine residuo di eliminazione del pregiudizio del 46%, ovvero
     inferiore al margine di dumping stabilito. In conformità dell'articolo 9, paragrafo
     4 del regolamento di base, esso dovrebbe pertanto costituire la base per la
     fissazione del dazio antidumping definitivo per tutte le altre importazioni
     provenienti dalla Repubblica popolare cinese.
                                               75
 ---pagebreak---       e)       Indonesia
148)  I margini individuali di eliminazione del pregiudizio per i produttori/esportatori
      indonesiani che hanno collaborato e fanno parte del campione, espressi in
     percentuale del prezzo CIF, vanno dallo 0 al 99,5%. La media da applicare ai
     proti littori/esportatori che hanno collaboralo, ma non fanno parie del campione, è
     del 33,6%.
      Per tutti i produttori/esportatori del campione, tranne due (P.T. Golden Adishoes e
     P.T. Indosepamas Anggun / P.T. Primashoes Ciptakreasi), questi margini si sono
     rivelati superiori ai rispettivi margini di dumping fissati. In conformità
     dell'articolo 9, paragrafo 4 del regolamento di base, il livello del dazio
     antidumping definitivo per tutti i produttori/esportatori indonesiani che hanno
     collaborato deve pertanto basarsi sui margini di dumping stabiliti, ad eccezione
     delle seguenti imprese:
               P.T. Golden Adishoes, il cui margine di eliminazione del pregiudizio,
     inferiore al suo margine di dumping, si è rivelato nullo, il che presuppone un
     dazio antidumping definitivo dello 0% per questa impresa
               P.T. Indosepamas Anggun / P.T. Primashoes Ciptakreasi, il cui margine
     comune di eliminazione del pregiudizio (2,6%) era inferiore al loro margine ,di
     dumping e dovrebbe quindi costituire la base per la fissazione del dazio
     antidumping definitivo che sarà loro applicabile, come indicato al punto 24.
                                                76
 ---pagebreak--- 149) Per quanto riguarda il produttore/esportatore di cui al punto 31 (P.T.
     Kingherlindo), a cui si sono dovuti applicare i dati disponibili, si è ritenuto altresì
     opportuno, in questo contesto, operare una distinzione tra la cooperazione parziale
     da esso dimostrata e la totale mancanza di cooperazione dei produttori indonesiani
     che non hanno risposto al questionario, né si sono manifestati. Tuttavia, poiché un
     calcolo basato su un metodo identico a quello utilizzato per la determinazione del
     dumping (cfr. punto 40) avrebbe portato all'applicazione a questa impresa di un
     margine di eliminazione del pregiudizio del 26,9%, ovvero superiore a quello
     calcolato per i produttori/esportatori che non hanno collaborato, è stato ritenuto
     opportuno allineare il margine di eliminazione del pregiudizio della P.T.
     Kingherlindo sul margine residuo di eliminazione del pregiudizio che, come
     spiegato nel punto seguente, era pari al 20,3%.
                                                                                         r
150) Il margine di eliminazione del pregiudizio per i produttori/esportatori che non
     hanno collaborato in Indonesia ammontava al 20,3% ed era quindi inferiore al
     margine residuo del dumping del 50% fissato per questo paese. Di conseguenza, il
     dazio antidumping residuo per le importazioni originarie dell'Indonesia deve
     essere stabilito sulla base di questo margine di eliminazione del pregiudizio.
     d)       Thailandia
151) Poiché il margine di dumping stabilito per i tre produttori/esportatori thailandesi
     che hanno collaborato (ovvero la CK Shoes e la PSR Footwear/Bangkok Rubber
     Company) si era rivelato nullo o minimo, il che presuppone una dazio
     antidumping definitivo dello 0% per questi produttori/esportatori, nei loro
     confronti non è stato effettuato alcun calcolo del livello dell'eliminazione del
                                                                                         r
     pregiudizio.
                                              77
 ---pagebreak--- 152)  Il margine di eliminazione del pregiudizio per i produttori/esportatori thailandesi
     che non hanno collaborato ammontava al 24,7% ed era quindi inferiore al margine
      residuo del dumping del 50% fissato per questo paese. Di conseguenza, il da^io
     antidumping residuo per le importazioni originarie della Thailandia deve essere
     stabilito sulla base di questo margine di eliminazione del pregiudizio.
     3.        Forma dei dazi definitivi
153) Dall'analisi illustrata ai punti 138-143 emerge che, pur essendo riuscita a limitare
     i volumi d'importazione del prodotto in questione originario della Repubblica
     popolare cinese e quindi i volumi cumulativi originari dei tre paesi interessati,
     l'istituzione del contingente non ha avuto alcun effetto evidente sui prezzi delle
     importazioni in questione, che - si può pertanto concludere - sono rimasti
     pregiudizievoli. Tale effetto deriva principalmente dalla concentrazione delle
     importazioni nella fascia bassa e medio bassa del mercato.
 54) In tali condizioni, si è considerato che un dazio ad valorem inciderebbe in misura
     sproporzionata sulle calzature relativamente costose e avrebbe un effetto minore
     sulle calzature appartenenti alla fascia bassa e medio bassa del mercato. Al
     contrario, un dazio variabile, basato su un prezzo minimo, colpirebbe
     precisamente l'elemento pregiudizievole del prezzo, al quale il contingente non
     aveva posto rimedio. Di conseguenza, si è considerato che il dazio antidumping
     definitivo debba assumere la forma di un dazio variabile basato su un prezzo
     minimo.
                                              78
 ---pagebreak---     Tale misura contribuirà in effetti ad aumentare i prezzi dell'insieme delle
    importazioni che sono concentrate nella fascia bassa e medio bassa del mercato.
    Tale previsto aumento dei prezzi interesserà la gamma di prodotti più colpita dalle
    importazioni oggetto di dumping e avrà un effetto minore sulle importazioni di
    calzature più sofisticale, che sono le meno pregiudizievoli. Pertanto, sebbene il
    contingente costituisca una protezione contro gli aumenti improvvisi e
    potenzialmente pregiudizievoli delle importazioni del prodotto in questione, un
    dazio doganale variabile sembra rappresentare una protezione complementare
    adeguata contro i prezzi pregiudizievoli di queste importazioni.
55) Per quanto riguarda il livello del prezzo minimo, si sono presi in considerazione i
    seguenti elementi:
    In relazione all'industria comunitaria, si è ritenuto che le misure proposte
    dovrebbero consentire di portare il prezzo medio all'importazione, adeguato al
    livello reso ai magazzini dell'importatore (secondo il metodo illustrato al punto
    85), al prezzo non pregiudizievole medio stabilito ai fini della determinazione del
    livello di eliminazione del pregiudizio per il prodotto in questione, come indicato
    ai punti 144 e 145, vale a dire, su una base media ponderata per le quattro
    categorie interessate, a 9,6 ECU al paio su base resa.
                                            79
 ---pagebreak---  156)  Per quanto riguarda i prodotti importati e la ripartizione dei loro prezzi, i dati
       Eurostat relativi ai volumi d'importazione e ai prezzi medi sono stati
       accuratamente analizzati alla luce delle informazioni concernenti le diverse
       operazioni di esportazione fornite dai produttori/esportatori e dagli importatori
       che hanno collaborato. Su questa base, è stato stabilito che, fissando il prezzo
       minimo a 5,7 ECU al paio a livello CIP, la ripartizione dei prezzi delle
       importazioni varierebbe in modo tale che il prezzo all'importazione prevedibile
       dei prodotti originari della Repubblica popolare cinese ammonterebbe a 7,5 ECU
       al paio a livello CIF, il che equivarrebbe al prezzo non pregiudizievole di 9,6
       ECU al paio a livello reso ai magazzini dell'importatore.
      In effetti, sia in termini di volume che di valore, la maggior parte delle
      importazioni totali e una parte delle importazioni in ciascuna categoria sono state
      effettuate a un prezzo inferiore al prezzo minimo proposto. Si prevede quindi che
      l'aumento     del   prezzo    di  queste     importazioni  predominanti,    derivante
      dall'istituzione del dazio variabile, influenzi fortemente il prezzo all'importazione
      medio prevedibile. Nel l'effettuare questa analisi, si è cercato di illustrare
      correttamente l'effetlo dei contingenti sui volumi d'importazione, come indicato
      al punto 140.
157)  I dati disponibili relativi ai prodotti originari dell'Indonesia e della Thailandia
      erano, per talune categorie, troppo limitati per essere considerati rappresentativi
      dell'insieme delle importazioni originarie di tali paesi. Tuttavia, è possibile
      confermare le conclusioni generali presentate al punto precedente, nella misura in
      cui talune importazioni originarie di questi paesi sono state effettuate, nel periodo
      dell'inchiesta, a un livello di prezzi inferiore a quello previsto per il prezzo
      minimo. Si può altresì confermare che la fissazione di un prezzo minimo di 5,7
      ECU al paio per l'Indonesia e la Thailandia, conformemente alle conclusioni dei
      punti 150 e 152, garantirebbe importazioni effettuate, mediamente, a livelli di
      prezzo non pregiudizievoli.
                                                80
 ---pagebreak--- 158) Per quanto riguarda i produttori/esportatori per i quali sono stati previsti dazi
     individuali, si considera opportuno applicare loro il dazio basato sul prezzo
     minimo, se esso è inferiore a quello risultante dalla loro aliquota del dazio ad
     valorem individuale.
     Per quanto riguarda tutti i produttori/esportatori per i quali è slato stabilito un
     margine di dumping inferiore al 2%, vale a dire minimo, non verrà loro applicato
     alcun dazio, in conformità dell'articolo 9, paragrafo 3 del regolamento di base.
159) A seguito della comunicazione delle conclusioni definitive, alcune delle parti
     interessate hanno non solo contestato tutte le eventuali misure, ma hanno anche
     rimesso in discussione l'utilità di un dazio basato su un unico prezzo minimo
     applicabile alle quattro categorie di calzature in questione, oltre a sostenere che,
     per rispecchiare le differenze di prezzo, occorrerebbe fissare almeno due prezzi
     minimi diversi, uno per la categoria delle calzature con tomaie di materia plastica
     e l'altro per le tre categorie di calzature con tomaie di cuoio. Al contrario, altre
     parti interessate, venule a conoscenza della suddetta protesta, si sono opposte
     anticipatamente alla differenziazione        per categoria, sostenendo che essa
     provocherebbe un aumento del prezzo minimo applicabile alle calzature con
     tomaie di cuoio.
                                               81
 ---pagebreak--- 160)  È innegabile, a questo proposito, che i prezzi medi all'importazione delle
      calzature con tomaie di materia plastica sono inferiori a quelli delle calzature con
      tomaie di cuoio. Va tuttavia sottolineato che le importazioni dei due tipi 'di
      calzature corrispondono anche ad ampie gamme di prezzi che si sovrappongono.
      Iisse riguardano inoltre un unico prodotto simile e il consumatore non è sempre in
     grado di distinguere la materia plastica dal cuoio. In tale contesto, è possibile
     prevedere che la misura abbia un'incidenza assai limitata, se non nulla, sulla
      ripartizione abituale dei prezzi tra le quattro categorie di calzature in questione. Si
     considera pertanto che un dazio variabile basato su un prezzo minimo costituisca
     un metodo adeguato e ragionevole per ottenere l'aumento previsto del prezzo
     medio per tutte le categorie di calzature in questione.
161) I rappresentanti dell'industria comunitaria denunziante si sono interrogati
     sull'effetto correttivo di un dazio antidumping basato su un prezzo minimo, nel
     caso di importazioni ripartite su un'ampia gamma di prezzi. Essi hanno richiesto,
     di conseguenza, di sostituirlo con un dazio ad valorem.
162) Il Consiglio non può accettare questo ragionamento e conferma che i diversi
     elementi indicati nei punti 153-157 devono essere tenuti in considerazione nella
     scelta della forma delle misure e saranno debitamente valutati nella fissazione di
     un dazio antidumping variabile basato su un prezzo minimo. Tali misure non
     porteranno alla riscossione automatica di un dazio, ma dovranno consentire, per le
     importazioni originarie dei tre paesi interessati, aumenti medi dei prezzi
     compatibili con le conclusioni relative ai calcoli del livello di eliminazione del
     pregiudizio.
                                                82
 ---pagebreak--- 63) Il dazio antidumping definitivo dovrebbe quindi essere calcolato nel seguente
    modo:
    a)      Repubblica popolare cinese: per tutti i produttori/esportatori, ad eccezione
    della Grosby (China) Limited, per la quale è stato constatato un margine di
    dumping minimo, il dazio dovrebbe essere pari alla differenza tra il prezzo
                                                                                        r
    minimo di 5,7 ECU al paio e il prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio
    non corrisposto, al paio.
    b)      Indonesia: per tutti i produttori/esportatori, ad eccezione della P.T. Golden
    Adishoes, le cui esportazioni sono state vendute a prezzi superiori al livello di
    eliminazione del pregiudizio, il dazio dovrebbe essere pari alla differenza tra il
    prezzo minimo di 5,7 ECU al paio e il prezzo netto franco frontiera comunitaria,
    dazio non corrisposto, al paio.
    Per i seguenti produttori/esportatori indonesiani che hanno collaborato, il dazio
    dovrebbe essere pari alle aliquote seguenti o alla differenza tra il prezzo minimo
    di 5,7 ECU al paio e il prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non
    corrisposto, al paio, se quest'ultima è minore:
     r
                                                                                       t
                    P.T. Emperor Footwear                           2,0%
                    P.T. Indoscpamas Anggun                         2,6%
                    P.T. Primashoes Ciptakreasi                     2,6%
                    P.T. Dragon                                     5,9%
                    P.T. Fortune Mate                               14,9%
                    P.T. Bosaeng Jaya                               12,3%
                    P.T. Karet Murni Jelita                         12,3%
                    P.T. Koryo International                        12,3%
                    P.T. Lintas Adhikrida                           12,3%
                    P.T. Wisesa universel                           12,3%
                    P.T. Volmacarol                                 12,3%
                    P.T. Kingherlindo                              20,3%
                                              83
 ---pagebreak---        (e)     Thailandia: per lutti i produttori/esportatori, ad eccezione della Bangkok
        Rubber, della CK Shoes e della PSR Footwear, per le quali sono stati constatati
       margini di dumping minimi, o nulli, il dazio dovrebbe essere pari alla differenza
       tra il prezzo minimo di 5,7 ECU al paio e il prezzo netto franco frontiera
       comunitaria, dazio non corrisposto, al paio.
                       I.       NUOVI PRODUTTORI/ESPORTATORI
164)   In conformità dell'articolo 11, paragrafo 4 del regolamento di base, non è
       possibile avviare un riesame relativo a un nuovo esportatore per determinare i
       margini di dumping individuali nell'ambito del presente procedimento nei
       confronti dell'Indonesia, dato che la tecnica del campionamento è stata utilizzata
       nell'inchiesta iniziale. Tuttavia, per garantire lo stesso trattamento tanto ai nuovi
       produttori/esportatori quanto ai produttori/esportatori che hanno collaborato alla
       presente inchiesta ma non sono inseriti nel campione, si ritiene opportuno
       consentire di applicare il dazio medio ponderato ad valorem (12,3%), applicabile -
       in alternativa al dazio variabile - ai suddetti produttori/esportatori, ai nuovi
       produttori/esportatori, che altrimenti avrebbero diritto a un riesame a norma del
       summenzionato articolo 11, paragrafo 4.
        IA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO
                                             Articolo 1
    Sono istituiti dazi antidumping definitivi sulle importazioni di calzature di cui ai
    codici NC ex 6402 99 98 (codice TARIC 6402 99 98 * 90), ex 6403 99 93 (codice
    TARIC 6403 99 93 * 90), ex 6403 99 96 (codice TARIC 6403 99 96 * 90) e ex
    6403 99 98 (codice TARIC 6403 99 98 * 90), originarie della Repubblica popolare
    cinese, dell'Indonesia e della Thailandia, fatta eccezione per le calzature di cui al
    paragrafo 3.
                                                84
 ---pagebreak--- 2.    Il dazio antidumping definitivo è il seguente:
                                                                                       Codici
     Pause          Prodotti fabbricati da        Dazio variabile o ad valorcm        addizio-
                                                                                        nali
                                                                                       Taric
 Rcpuhhlica       rutti i                       pari alla differenza tra un prezzo
                                                                                        8900
 popolare         produttori/esportatori        minimo di 5,7 ECU al paio e il
 cinesc                                         prezzo netto franco frontiera
                                                comunitaria,         dazio       non
                                                corrisposto, al paio
                 ad eccezione di:
                 Grosby (China) Limited                          0%
                                                                                        8759
 Indonesia       Tutti                        i pari alla differenza tra un prezzo      8900
                  produttori/esportatori        minimo di 5,7 ECU al paio e il
                                                prezzo netto franco frontiera
                                                comunitaria,         dazio       non
                                                corrisposto, al paio
                 ad        eccezione        di:
                 P.T. Golden Adishoes                            0%                     8759
                 e / produttori/esportatori     pari alle seguenti aliquote o alla
                 seguenti:                      differenza tra un prezzo minimo
                                                di 5,7 ECU al paio e il prezzo
                                                nello        franco         frontiera
                                                comunitaria,         dazio       non
                                                corrisposto,      al     paio,     se
                                                quest'ultima è inferiore:
                 P.T. 1 imperni" Eoolwear                       2,0%                   8760
                 P.T. Indosepamas Anggun                        2,6%                   8761
                 P.T. Prirnashoes Ciptakreasi                   2,6%                   8761
                 P.T. Dragon                                    5,9%                   8763
                 P.T. Fortune Male                             14,9%                   8764
                 P.T. Bosaeng Jaya                             12,3%                   8765
                 P.T. Karet Munii Jelita                       12,3%                   8765
                 P.T. Koryo International                      12,3%                   8765
                 P.T. Lintas Adhikrida                         12,3%                   8765
                 P.T. Wisesa universel                         12,3%                   8765
                 P.T. Volmacarol                               12,3%                   8765
                 P.T. Kingherlindo                             20,3%                   8762
 Thailandia      Tutti i produltori/esportatori pari alla differenza tra un prezzo     8900
                                                minimo di 5,7 ECU al paio e il
                                                prezzo netto franco frontiera
                                                comunitaria,         dazio       non
                                                corrisposto, al paio
                 ad eccezione di:
                 Bangkok Rubber                                  0%                    8766
                 CK Shoes                                        0%                    8766
                 PSR Footwear                                    0%                    8766
                                                   85
 ---pagebreak--- 3.  Il dazio non si applica .alle calzature destinate all'attività sportiva, con suola
    stampata, non per iniezione, a uno o più strati, fabbricata con materiali sintetici
    appositamente progettali per attutire gli urti dovuti ai movimenti verticali o laterali e
    con caratteristiche tecniche quali cuscinetti ermetici contenenti gas o fluidi,
    componenti meccaniche che attutiscono o neutralizzano gli urti o materiali come i
    polimeri a bassa densità (codici TARIC 6402 99 98 * 11 e 64 99 98 * 19, 6403 99
    93 * 11 e 6403 99 93 * 19, 6403 99 96 * 11 e 6403 99 96 * 19 e 6403 99 98 * 11 e
   6403 99 9 8 * 19).
4. Qualora una parte indonesiana dimostri alla Commissione, allegando prove ritenute
   sufficienti, di non avere esportato nella Comunità i prodotti di cui al paragrafo 1
   durante il periodo dell'inchiesta, di non essere collegata a nessuno degli esportatori
   o produttori oggetto delle misure istituite dal presente regolamento e di aver
   esportato nella Comunità i prodotti in questione dopo il periodo dell'inchiesta
   oppure di aver assunto un obbligo contrattuale irrevocabile per l'esportazione di un
   ingente quantitativo nella Comunità, il Consiglio può modificare il paragrafo 2,
   deliberando a maggioranza semplice in base a una proposta presentata dalla
   Commissione previa consultazione del comitato consultivo, applicando a detta parte,
   in alternativa al dazio variabile, l'aliquota del dazio ad valorem applicabile ai
   produttori/esportatori che hanno collaborato ma non inseriti nel campione, vale a
   dire il 12,3%.
                                               86
 ---pagebreak--- 5. Salvo disposizioni contrarie, si applicano le norme vigenti in materia di dazi e di
   altre pratiche doganali.
                                         Articolo 2
   Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della
   pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
   Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente
   applicabile in ciascuno degli Stati membri.
    •'atto a Bruxelles,
                                                         Per il Consiglio
                                                         Il Presidente
                                              87
 ---pagebreak---  ---pagebreak---                                                                    ISSN 0254-1.SOS
                                                             COM(98) 59 def.
                                               DOCUMENTI
IT                                                                02   11 10
                                            N. di catalogo : CB-CO-98-062-IT-C
                                                             ISBN 92-78-30835-8
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
L-2985 Lussemburgo
                                               pe