CELEX: 62002TJ0026
Language: it
Date: 2006-03-15
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Quarta Sezione) del 15 marzo 2006. # Daiichi Pharmaceutical Co. Ltd contro Commissione delle Comunità europee. # Concorrenza - Intese nel settore dei prodotti vitaminici - Orientamenti per il calcolo dell'importo delle ammende - Fissazione dell'importo di base dell'ammenda - Circostanze attenuanti - Comunicazione sulla cooperazione. # Causa T-26/02.

Causa T‑26/02
      Daiichi Pharmaceutical Co. Ltd
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Concorrenza — Intese nel settore dei prodotti vitaminici — Orientamenti per il calcolo dell’importo delle ammende — Fissazione dell’importo di base dell’ammenda — Circostanze attenuanti — Comunicazione sulla cooperazione»
      Sentenza del Tribunale (Quarta Sezione) 15 marzo 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione 
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03)
      2.     Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità delle infrazioni
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1 A)
      3.     Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione 
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 1 A)
      4.     Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Circostanze attenuanti 
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 98/C 9/03, punto 3)
      5.     Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Comunicazione della Commissione sulla non imposizione o sulla riduzione
            delle ammende in contropartita della cooperazione delle imprese incriminate 
      (Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 96/C 207/04)
      6.     Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri 
      [Regolamento del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2; comunicazione della Commissione 96/C 207/04, titolo B, lett. b)]
      1.     Se è vero che la Commissione dispone di un potere discrezionale nel fissare l’importo di ciascuna ammenda inflitta a causa
         di una violazione delle regole comunitarie di concorrenza, senza essere tenuta ad applicare una formula matematica precisa,
         essa non può discostarsi dalle regole che essa stessa si è imposta. Poiché gli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte
         in applicazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e dell’art. 65, n. 5, del Trattato CECA costituiscono uno strumento
         destinato a precisare, nel rispetto delle norme di diritto di rango superiore, i criteri che la Commissione intende applicare
         nell’esercizio di tale potere discrezionale, nel fissare l’importo delle ammende la Commissione deve effettivamente tener
         conto dei termini degli orientamenti, in particolare degli elementi ivi indicati in modo imperativo.
      
      (v. punto 49)
      2.     La Commissione può basare la sua valutazione dell’effettiva capacità economica degli autori di un’infrazione alle regole di
         concorrenza di arrecare un danno consistente agli altri operatori, ai fini della valutazione della gravità di tale infrazione
         e della determinazione dell’importo di base dell’ammenda, sui dati relativi al fatturato e alle quote di mercato nel mercato
         rilevante, a meno che circostanze particolari, quali ad esempio le caratteristiche di tale mercato, non siano tali da diminuire
         sensibilmente la rilevanza di tali dati e da imporre, per la valutazione dell’influenza delle imprese sul mercato, di prendere
         in considerazione altri fattori pertinenti, in particolare, eventualmente, l’integrazione verticale e l’ampiezza della gamma
         di prodotti. 
      
      (v. punti 61, 63)
      3.     Il metodo consistente, per quanto riguarda la fissazione dell’importo delle ammende inflitte ai diversi partecipanti ad un’intesa,
         nella ripartizione dei membri di quest’ultima in diverse categorie, il che comporta una determinazione forfettaria dell’importo
         di base fissato per le imprese appartenenti ad una stessa categoria, non può essere censurato. Tuttavia, tale ripartizione
         deve rispettare il principio di parità di trattamento, che vieta di trattare situazioni analoghe in maniera differente e situazioni
         diverse in maniera identica, a meno che un tale trattamento non sia oggettivamente giustificato. Peraltro, l’importo delle
         ammende dev’essere quantomeno proporzionato agli elementi presi in considerazione al fine di valutare la gravità dell’infrazione.
         
      
      Per verificare se una ripartizione in categorie dei membri di un’intesa sia conforme ai principi di parità di trattamento
         e di proporzionalità, il giudice comunitario, nell’ambito del suo controllo di legittimità sull’esercizio del potere discrezionale
         di cui la Commissione dispone in materia, deve tuttavia limitarsi a controllare che la detta ripartizione sia coerente ed
         oggettivamente giustificata, senza sostituire subito la sua valutazione a quella della Commissione. 
      
      A tal riguardo, una ripartizione dei membri di un’intesa in due categorie, quelli principali e gli altri, è una maniera ragionevole
         di prendere in considerazione la loro importanza relativa sul mercato al fine di modulare l’importo di base, purché non porti
         ad una rappresentazione grossolanamente alterata dei mercati in questione. 
      
      (v. punti 83-85, 87)
      4.     Non potendo discostarsi dalle regole che essa stessa si è imposta, la Commissione è tenuta a prendere in considerazione, quale
         circostanza attenuante, la violazione da parte di un’impresa degli obblighi assunti nell’ambito di un’intesa in quanto gli
         orientamenti adottati da tale istituzione per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento
         n. 17 e dell’art. 65, n. 5 del Trattato CECA prevedono espressamente che la mancata applicazione di fatto di un accordo illecito
         venga presa in considerazione come circostanza attenuante. 
      
      A tal riguardo, è importante verificare se l’impresa si sia effettivamente sottratta all’applicazione degli accordi illeciti
         adottando un comportamento concorrenziale sul mercato o, almeno, se essa abbia chiaramente e considerevolmente infranto gli
         obblighi di attuazione di tale intesa, sì da perturbarne lo stesso funzionamento. 
      
      (v. punti 105-106, 113)
      5.     La comunicazione della Commissione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d’intesa tra imprese crea
         aspettative legittime sulle quali fanno affidamento le imprese che intendono informare la Commissione dell’esistenza di un’intesa.
         Alla luce del legittimo affidamento che le imprese che intendono cooperare con la Commissione possono aver tratto dalla detta
         comunicazione, la Commissione è tenuta a conformarvisi in sede di valutazione, nell’ambito della determinazione dell’importo
         dell’ammenda imposta ad un’impresa, della cooperazione di quest’ultima. 
      
      (v. punto 147)
      6.     La concessione dell’esenzione totale o di una riduzione dell’importo dell’ammenda in applicazione della sezione B o della
         sezione C della comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d’intesa tra imprese richiede,
         in particolare, che l’impresa interessata sia stata la prima a fornire elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza
         dell’intesa. 
      
      A tal riguardo, anche se tali elementi non devono necessariamente essere di per sé sufficienti per provare l’esistenza dell’intesa,
         essi devono comunque essere determinanti a questo stesso fine. Non deve trattarsi, quindi, semplicemente di una fonte di orientamento
         per le indagini che la Commissione deve effettuare, bensì di elementi che possano essere utilizzati direttamente come base
         probatoria principale per una decisione di constatazione di infrazione. Non è necessario, del resto, che questi elementi riguardino
         tutti i fatti rilevati nella decisione della Commissione sull’intesa. 
      
      (v. punti 150, 156-157, 162)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      15 marzo 2006 (*)
      
      «Concorrenza – Intese nel settore dei prodotti vitaminici – Orientamenti per il calcolo dell’importo delle ammende – Fissazione dell’importo di base dell’ammenda – Circostanze attenuanti – Comunicazione sulla cooperazione»
      Nella causa T-26/02,
      Daiichi Pharmaceutical Co. Ltd, con sede in Tokyo (Giappone), rappresentata dagli avv.ti J. Buhart e P.-M. Louis,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. R. Wainwright e dalla sig.ra L. Pignataro-Nolin, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      avente ad oggetto la domanda di annullamento o di riduzione dell’ammenda comminata alla ricorrente dall’art. 3, lett. f),
         della decisione della Commissione 21 novembre 2001, 2003/2/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 del Trattato
         CE e dell’articolo 53 dell’Accordo SEE (Caso COMP/E-1/37.512 – Vitamine) (GU 2003, L 6, pag. 1),
      
      IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Quarta Sezione),
      
      composto dal sig. H. Legal, presidente, dal sig. P. Mengozzi e dalla sig.ra I. Wiszniewska-Białecka, giudici,
      cancelliere: sig. I. Natsinas, amministratore, 
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 23 febbraio 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
       Fatti all’origine della controversia
      1       Con decisione 21 novembre 2001, 2003/2/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 del Trattato CE e dell’articolo
         53 dell’accordo SEE (Caso COMP/E-1/37.512 – Vitamine) (GU 2003, L 6, pag. 1; in prosieguo: la «Decisione»), la Commissione
         ha constatato, all’art. 1, che varie imprese avevano violato l’art. 81, n. 1, CE e l’art. 53, n. 1, dell’Accordo sullo Spazio
         economico europeo (SEE) partecipando ad una serie di intese distinte che interessavano dodici differenti mercati di prodotti
         vitaminici, più precisamente quelli delle vitamine A, E, B 1, B 2, B 5 e B 6, dell’acido folico, delle vitamine C, D 3, H,
         del betacarotene e dei carotenoidi. In particolare, risulta dal punto 2 della Decisione che, nel contesto di tali intese,
         le imprese interessate avrebbero fissato i prezzi di diversi prodotti, assegnato quote di vendita, concordato ed applicato
         aumenti di prezzi, annunciato gli aumenti di prezzo in conformità dei loro accordi, venduto i prodotti ai prezzi concordati,
         creato un sistema per controllare e far rispettare gli accordi, nonché partecipato ad una serie di incontri regolari al fine
         dell’attuazione dei loro piani.
      
      2       Tra tali imprese figura, in particolare, l’impresa giapponese Daiichi Pharmaceutical Co. Ltd (in prosieguo: la «Daiichi» o
         la «ricorrente»), che è stata ritenuta responsabile di infrazioni relative ai mercati comunitari e del SEE delle vitamine
         B 5 e B 6 [art. 1, n. 1, lett. g), della Decisione].
      
      3       All’art. 1, n. 2, lett. f), della Decisione la Commissione ha constatato che le infrazioni alle quali avrebbe partecipato
         la Daiichi si erano protratte, rispettivamente, dal settembre 1991 al febbraio 1999 e dal gennaio 1991 al giugno 1994.
      
      4       All’art. 2 della Decisione si ordina alle imprese considerate responsabili delle infrazioni constatate di porvi immediatamente
         fine qualora non vi abbiano ancora provveduto e di astenersi dal ripetere in futuro gli atti o le condotte illecite quali
         quelli constatati e dall’adottare qualsiasi misura con oggetto o effetto identico o equivalente.
      
      5       La Commissione ha inflitto ammende per le infrazioni constatate nei mercati delle vitamine A, E, B 2, B 5, C, D 3, del betacarotene
         e dei carotenoidi, mentre non ha inflitto ammende per le infrazioni constatate nei mercati delle vitamine B 1, B 6, H e dell’acido
         folico (art. 3 della Decisione).
      
      6       Risulta, infatti, dai punti 645‑649 della Decisione che le infrazioni constatate in questi ultimi mercati erano cessate più
         di cinque anni prima che la Commissione avviasse le sue indagini e che, conseguentemente, l’art. 1 del regolamento (CEE) del
         Consiglio 26 novembre 1974, n. 2988, relativo alla prescrizione in materia di azioni e di esecuzione nel settore del diritto
         dei trasporti e della concorrenza della Comunità economica europea (GU L 319, pag. 1), era applicabile a tali infrazioni.
      
      7       Pertanto, alla Daiichi, in particolare, non sono state inflitte ammende in ragione della sua partecipazione all’infrazione
         relativa alla vitamina B 6.
      
      8       Alla Daiichi, invece, così come alle altre due imprese ritenute responsabili dell’infrazione relativa alla vitamina B 5 (acido
         pantotenico, chiamato anche «Calpan»), vale a dire la F. Hoffmann‑La Roche AG (in prosieguo: la «Roche») e la BASF AG, è stata
         comminata un’ammenda per la sua partecipazione a tale infrazione [art. 3, lett. f), della Decisione].
      
      9       L’ammontare di tale ammenda è stato fissato dalla Commissione in applicazione dei suoi orientamenti per il calcolo delle ammende
         inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato
         CECA (GU 1998, C 9, pag. 3; in prosieguo: gli «orientamenti») e della sua comunicazione sulla non imposizione o sulla riduzione
         delle ammende nei casi d’intesa tra imprese (GU 1996, C 207, pag. 4; in prosieguo: la «comunicazione sulla cooperazione»).
      
      10     Ai punti 657 e 658 della Decisione la Commissione ha enunciato i criteri generali sulla cui base ha proceduto alla determinazione
         dell’importo delle ammende, precisando di dover tenere conto di tutte le circostanze del caso di specie, in particolare della
         gravità e della durata dell’infrazione – che sono i due criteri esplicitamente menzionati all’art. 15, n. 2, del regolamento
         del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d’applicazione degli articoli [81 CE] e [82 CE] (GU 1962, n. 13, pag. 204)
         –, di dover valutare singolarmente il ruolo svolto da ciascuna impresa responsabile delle infrazioni, di dover tenere conto
         in particolare, ai fini del calcolo dell’importo dell’ammenda, delle eventuali circostanze aggravanti o attenuanti e di dover
         applicare, se del caso, la comunicazione sulla cooperazione. 
      
      11     In relazione alla gravità delle infrazioni, la Commissione ha ritenuto, tenendo conto della natura delle infrazioni in esame,
         del loro impatto sui singoli mercati di prodotti vitaminici considerati e del fatto che ciascuna di esse riguardava l’intero
         mercato comune e, dopo la sua istituzione, la totalità del SEE, che le imprese interessate dalla Decisione avessero commesso
         violazioni molto gravi dell’art. 81, n. 1, CE e dell’art. 53, n. 1, dell’accordo SEE, per ciascuna delle quali l’ammenda avrebbe
         dovuto essere di almeno EUR 20 milioni (punti 662‑674 della Decisione).
      
      12     Per determinare l’importo di base delle ammende, la Commissione, dopo aver precisato di tenere in considerazione la dimensione
         di ciascun mercato delle vitamine interessato, ha ricordato che, «[n]ell’ambito delle infrazioni molto gravi, la scala proposta
         per le possibili ammende consente di trattare in maniera differenziata le imprese, in modo da tenere conto dell’effettiva
         capacità economica dei colpevoli di pregiudicare sensibilmente la concorrenza, e da fissare l’ammenda ad un livello che ne
         garantisca una sufficiente efficacia deterrente». Essa ha osservato che «ciò è particolarmente necessario qualora, come nel
         caso in esame, esistano notevoli differenze tra le dimensioni delle imprese che partecipano all’infrazione». Ha poi aggiunto
         che, «[n]elle circostanze del caso di specie, che coinvolge varie imprese, per fissare l’importo di base dell’ammenda occorre
         tenere conto del peso specifico e quindi dell’impatto sulla concorrenza del comportamento illecito di ciascuna impresa» (punti 675,
         678 e 679 della Decisione).
      
      13     A tal fine, la Commissione ha ritenuto di poter dividere le imprese interessate in gruppi «in funzione della loro importanza
         relativa in ciascuno dei mercati dei prodotti vitaminici considerati», pur aggiungendo che «[l]a collocazione di un’impresa
         in un determinato gruppo è soggetta a correttivi, ove necessario, per tenere conto di altri fattori e in particolare dell’esigenza
         di garantire una reale efficacia deterrente». Per valutare l’importanza relativa delle diverse imprese in ciascuno dei mercati
         di prodotti vitaminici considerati, la Commissione ha ritenuto opportuno basarsi sul loro rispettivo volume d’affari mondiale
         per ciascun prodotto interessato. La Commissione ha sottolineato, infatti, che «tutti i cartelli erano di natura globale,
         e tutti avevano lo scopo, tra l’altro, di ripartire il mercato mondiale, e di eliminare pertanto la concorrenza dal mercato
         del SEE» e che «il volume d’affari mondiale di un membro di un determinato cartello fornisce anche un’indicazione del suo
         contributo all’efficacia del cartello nel suo complesso o, inversamente, dell’instabilità che lo avrebbe minato qualora detto
         membro non vi avesse preso parte». La Commissione ha altresì dichiarato di essersi basata, per identificare tale volume d’affari,
         sull’«ultimo anno civile dell’infrazione» (punti 680 e 681 della Decisione).
      
      14     Così, la Commissione ha rilevato, per quanto riguarda l’infrazione relativa alla vitamina B 5, che «Roche e Daiichi erano
         i due principali produttori di vitamina B 5 sul mercato mondiale» e le ha pertanto collocate in una prima categoria, mentre
         la BASF, «che deteneva quote minori del mercato mondiale (quasi la metà di quelle di Roche)», è stata inserita in una seconda
         categoria. L’importo di base dell’ammenda per la detta infrazione, «tenuto conto delle categorie individuate applicando il
         criterio dell’importanza relativa di un’impresa nel mercato di cui trattasi», è stato quindi fissato ad EUR 20 milioni per
         la Roche e per la Daiichi e ad EUR 14 milioni per la BASF (punti 689 e 690 della Decisione).
      
      15     Al fine di garantire che l’ammenda avesse una sufficiente efficacia dissuasiva, la Commissione ha aumentato del 100% l’importo
         di base dell’ammenda calcolato per la Roche e per la BASF, in considerazione delle loro dimensioni e delle loro risorse complessive
         (punti 697-699 della Decisione).
      
      16     A titolo della durata dell’infrazione, la Commissione, precisando che la Roche, la Daiichi e la BASF avevano commesso un’infrazione
         per un periodo prolungato, nel caso di specie di otto anni, ha applicato, per ciascuna di esse, un aumento dell’80% dell’importo
         risultante dalle operazioni indicate ai due punti precedenti. L’importo di base dell’ammenda inflitta alla ricorrente ha così
         raggiunto gli EUR 36 milioni (punti 706 e 711 della Decisione).
      
      17     Mentre alla Roche e alla BASF è stata applicata una circostanza aggravante relativa al ruolo di leader e di istigatori in
         particolare nell’ambito dell’infrazione relativa alla vitamina B 5, di modo che l’importo di base della loro ammenda è stato
         aumentato rispettivamente del 50% e del 35% (punti 712-718 della Decisione), la Commissione non ha preso in considerazione
         nessuna circostanza aggravante o attenuante nei confronti della ricorrente.
      
      18     Quest’ultima, nel procedimento amministrativo, ha chiesto di poter beneficiare di una circostanza attenuante, per il fatto
         di non essersi sempre conformata ai prezzi e ai volumi concordati, di modo che l’impatto degli accordi sul mercato ne sarebbe
         stato limitato. La Commissione, ai punti 728 e 729 della Decisione, ha respinto tale richiesta della ricorrente per le ragioni
         seguenti:
      
      «(728) La Commissione osserva che l’attuazione di accordi su prezzi obiettivo non richiede necessariamente che tali prezzi
         vengano applicati con precisione. Gli accordi possono considerarsi attuati quando le parti fissano i loro prezzi per modificarli
         in direzione dell’obiettivo concordato. Ciò è quanto avvenuto nel caso dei cartelli riguardanti i mercati delle vitamine C
         e B 5. La circostanza che un’impresa, la cui partecipazione ad una concertazione in materia di prezzi con i suoi concorrenti
         sia dimostrata, non abbia adeguato il proprio comportamento sul mercato a quello concordato con i concorrenti stessi non costituisce
         necessariamente un elemento da prendere in considerazione alla stregua di una circostanza attenuante in sede di determinazione
         dell’importo dell’ammenda da infliggere. Infatti, un’impresa che persegua, nonostante la concertazione con i suoi concorrenti,
         una politica più o meno indipendente sul mercato può semplicemente cercare di avvalersi dell’intesa a proprio vantaggio [Sentenza
         del Tribunale di primo grado del 28 febbraio 2002, causa T‑308/94, Cascades SA/Commissione, Racc. 1998, pag. II‑925, punto 230].
      
      (729) In relazione all’attuazione degli accordi sui quantitativi, è chiaro che i membri dei cartelli consideravano i quantitativi
         loro assegnati come quantitativi minimi. Fino a che ciascuna parte è riuscita a vendere almeno i quantitativi assegnati, l’accordo
         è stato rispettato. Così è avvenuto nel caso dei cartelli relativi ai mercati delle vitamine C e B 5».
      
      19     Infine, per quanto riguarda l’applicazione della comunicazione sulla cooperazione, la Commissione ha considerato che la Roche
         e la BASF, mediante il materiale messo a disposizione dei suoi servizi tra il 2 giugno e il 30 luglio 1999, erano state le
         prime a fornirle la prova decisiva dell’esistenza di accordi di cartello relativi in particolare alla vitamina B 5, impedendo
         così alla ricorrente di soddisfare la condizione prevista alla sezione B, lett. b), della comunicazione sulla cooperazione.
         Tuttavia, la Roche e la BASF, avendo agito come istigatori o avendo comunque svolto un ruolo determinante nelle attività illecite
         relative in particolare alla vitamina B 5, secondo la Commissione non soddisfacevano la condizione prevista dalla sezione B,
         lett. e), della comunicazione sulla cooperazione. Nessuna delle tre imprese interessate dagli accordi relativi alla vitamina
         B 5, pertanto, ha beneficiato di una riduzione delle ammende sulla base delle sezioni B o C di detta comunicazione (punti
         743-745 della Decisione).
      
      20     Ciascuna di esse ha però beneficiato di una riduzione dell’ammenda ai sensi della sezione D della comunicazione sulla cooperazione.
         Infatti, la Commissione ha rilevato che otto imprese destinatarie della Decisione – tra cui la Roche, la BASF e la Daiichi
         – «[avevano] collaborato con la Commissione prima che fosse emessa la comunicazione degli addebiti, [avevano] contribuito
         materialmente ad accertare l’esistenza delle infrazioni alle quali [avevano] partecipato e in sostanza non [avevano] contestato
         i fatti su cui la Commissione ha fondato le sue conclusioni» (punto 754 della Decisione).
      
      21     In particolare, la Commissione ha rilevato che la Roche e la BASF, avendo fornito prove dettagliate in merito all’organizzazione
         e alla struttura degli accordi di cartello relativi in particolare al mercato della vitamina B 5, hanno contribuito in maniera
         determinante a dimostrare o confermare aspetti essenziali di tale infrazione. La Commissione ha pertanto concluso che la Roche
         e la BASF soddisfacevano le condizioni previste alla sezione D, n. 2, primo trattino, della comunicazione sulla cooperazione
         e ha accordato loro una riduzione del 50% dell’importo dell’ammenda che sarebbe stata loro comminata in mancanza di cooperazione
         con la Commissione (punti 747, 748, 760 e 761 della Decisione).
      
      22     Per quanto riguarda la ricorrente, la Commissione ha rilevato che, con una dichiarazione datata 9 luglio 1999, essa le ha
         fornito dettagli circa l’organizzazione e la struttura del cartello relativo alla vitamina B 5 che hanno contribuito in modo
         sostanziale a dimostrare o confermare aspetti importanti dell’infrazione. Così, la Commissione ha concluso che la ricorrente
         soddisfaceva le condizioni stabilite alla sezione D, n. 2, primo trattino, della comunicazione sulla cooperazione e le ha
         concesso una riduzione del 35% dell’ammenda che le sarebbe stata inflitta qualora non avesse cooperato con la Commissione
         (punti 749, 750 e 764 della Decisione).
      
      23     Pertanto, le ammende comminate all’art. 3 della Decisione per l’infrazione relativa alla vitamina B 5 sono state fissate come
         segue:
      
      –       Roche: EUR 54 milioni;
      –       BASF: EUR 34,02 milioni;
      –       Daiichi: EUR 23,4 milioni.
       Procedimento e conclusioni delle parti
      24     Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale l’8 febbraio 2002, la ricorrente ha proposto il presente
         ricorso.
      
      25     Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Quarta Sezione) ha deciso di avviare la fase orale e, nell’ambito delle misure
         di organizzazione del procedimento previste dall’art. 64 del regolamento di procedura del Tribunale, ha sottoposto taluni
         quesiti scritti alle parti, che hanno risposto entro il termine assegnato.
      
      26     Le parti hanno svolto le loro difese orali e risposto ai quesiti orali del Tribunale all’udienza che ha avuto luogo il 23
         febbraio 2005.
      
      27     La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      –       annullare l’art. 3, lett. f), della Decisione;
      –       in subordine, ridurre sostanzialmente l’importo dell’ammenda inflitta alla ricorrente;
      –       condannare la convenuta alle spese.
      28     La convenuta chiede che il Tribunale voglia:
      –       respingere il ricorso;
      –       condannare la ricorrente alle spese.
       In diritto
      29     La ricorrente non contesta né i fatti rilevati nei suoi confronti nella Decisione né la conclusione della Commissione secondo
         cui tali fatti costituiscono violazioni degli artt. 81, n. 1, CE e 53, n. 1, dell’accordo SEE. Essa precisa che il suo ricorso
         è diretto in via principale ad ottenere l’annullamento integrale dell’art. 3, lett. f), della Decisione, in quanto la Commissione
         avrebbe dovuto esentarla totalmente ai sensi della sezione B della comunicazione sulla cooperazione e in quanto la determinazione
         da parte della Commissione dell’importo dell’ammenda inflitta alla ricorrente è viziata da molti errori. In subordine, essa
         fa valere che tali errori giustificano almeno il fatto che il Tribunale, nell’esercizio della sua competenza giurisdizionale
         anche di merito, effettui una riduzione sostanziale dell’importo dell’ammenda inflitta.
      
      30     A sostegno delle sue affermazioni la ricorrente deduce tre motivi. Con il primo motivo essa sostiene che la fissazione ad
         EUR 20 milioni dell’importo di base dell’ammenda che le è stata inflitta è inficiata da errori manifesti di valutazione, da
         un’«applicazione erronea del diritto ai fatti», da una violazione degli orientamenti, da una violazione del principio di parità
         di trattamento nonché da una violazione del principio di proporzionalità. Con il secondo motivo essa fa valere che la Commissione
         ha commesso un errore manifesto di valutazione, ha «applicato erroneamente il diritto ai fatti» ed ha violato gli orientamenti
         rifiutando di riconoscerle una circostanza attenuante a titolo dell’esecuzione solo parziale della sua parte degli accordi
         collusivi relativi alla vitamina B 5. Con il terzo motivo essa adduce errori manifesti di valutazione, un’«applicazione erronea
         del diritto ai fatti», una violazione della comunicazione sulla cooperazione ed una violazione del principio della parità
         di trattamento in sede della valutazione, da parte della Commissione, della sua cooperazione nel corso del procedimento amministrativo.
      
      1.     Sul primo motivo, vertente sulla fissazione dell’importo di base dell’ammenda
       Argomenti delle parti
      31     Il presente motivo verte sulla fissazione ad EUR 20 milioni dell’importo di base dell’ammenda inflitta alla ricorrente (v.
         punti 12-14 supra) ed è suddiviso in tre parti. 
      
      32     Con la prima parte la ricorrente fa valere che la Commissione ha commesso un errore manifesto di valutazione, ha «applicato
         erroneamente il diritto ai fatti» e ha violato gli orientamenti avendo omesso di inserire la ricorrente in una terza categoria,
         dopo la Roche e la BASF, nel determinare l’importo di base dell’ammenda in funzione della gravità.
      
      33     La ricorrente ricorda in particolare che, ai sensi degli orientamenti (punto 1 A, quarto comma), per valutare la gravità dell’infrazione
         è «necessario valutare in che misura gli autori dell’infrazione abbiano l’effettiva capacità economica di arrecare un danno
         consistente agli altri operatori, in particolare ai consumatori».
      
      34     A tale proposito la ricorrente contesta alla Commissione di aver stabilito per la ricorrente stessa il medesimo importo di
         base indicato per la Roche, più elevato di quello fissato per la BASF, senza aver preso in considerazione il fatto, di cui
         l’istituzione era peraltro a conoscenza, che la Roche e la BASF erano entrambe in grado di arrecare alla concorrenza un danno
         molto più significativo rispetto alla ricorrente.
      
      35     Infatti, da un lato, dal punto 592 della Decisione stessa risulterebbe che la Roche e la BASF, in quanto produttori di «premiscele»
         (un prodotto a valle destinato ad essere utilizzato nella produzione di mangimi e le cui vitamine costituiscono una componente
         essenziale) nonché in quanto fornitori di vitamine ad altre imprese produttrici di premiscele, erano in grado di comprimere
         i margini dei loro clienti produttori di premiscele e di arrecare un danno, effettivo o potenziale, all’attività di questi
         ultimi aumentando il prezzo delle vitamine che esse vendevano ai detti clienti. Dall’altro, la BASF e soprattutto la Roche,
         in quanto produttori di tutta la gamma delle vitamine, erano in grado di minacciare i produttori di una sola vitamina di escluderli
         dal mercato, riducendo il prezzo di tale vitamina ad un livello predatore, e di sovvenzionare la differenza con il prezzo
         delle altre vitamine. Dal punto 716 della Decisione risulterebbe che la capacità complessiva della Roche e della BASF di attuare
         e mantenere gli accordi anticoncorrenziali era rafforzata in misura rilevante in ragione dell’ampia gamma di prodotti, che
         costituivano mercati diversi ma strettamente connessi, di cui esse disponevano. Orbene, la ricorrente, la quale non disponeva
         dell’integrazione verticale e del portafoglio di vitamine della Roche e della BASF, avrebbe dovuto essere collocata dalla
         Commissione in una terza categoria, dopo queste due imprese, e le avrebbe dovuto essere assegnato un importo di base dell’ammenda
         inferiore a quelli fissati per queste ultime.
      
      36     Con la seconda parte, formulata in subordine, la ricorrente fa valere che la Commissione ha commesso un errore manifesto di
         valutazione, ha «applicato erroneamente il diritto ai fatti» e ha violato il principio di parità di trattamento, non avendo
         collocato la ricorrente nella seconda categoria con la BASF nel determinare l’importo di base dell’ammenda in funzione della
         gravità.
      
      37     A tale proposito, la ricorrente ricorda che, al punto 680 della Decisione, la Commissione ha collocato le imprese interessate
         in categorie diverse sulla base di un confronto dei fatturati mondiali per il prodotto in questione durante l’ultimo anno
         dell’infrazione, vale a dire, per la vitamina B 5, il 1998.
      
      38     Orbene, in primo luogo, da un mero confronto dei fatturati mondiali e delle quote di mercato a livello mondiale nel 1998 della
         Roche, della BASF e della ricorrente per tale vitamina risulterebbe che la Daiichi avrebbe dovuto essere collocata nella stessa
         categoria della BASF e che la Commissione ha pertanto commesso un errore manifesto di valutazione.
      
      39     Infatti, da un lato, la ricorrente sottolinea che, secondo la tabella relativa alla vitamina B 5 riportata al punto 123 della
         Decisione, i rispettivi fatturati mondiali dei produttori di tale vitamina nel 1998 erano i seguenti: Roche EUR 57 milioni,
         Daiichi EUR 43 milioni, BASF EUR 34 milioni e altri EUR 32 milioni. Essa sottolinea che il suo fatturato per la vitamina B 5
         era inferiore di EUR 14 milioni rispetto a quello della Roche ed era superiore a quello della BASF di soli EUR 9 milioni,
         per cui il fatturato della Roche era superiore del 33% a quello della ricorrente ed il fatturato della BASF era inferiore
         del 21% a quello della ricorrente.
      
      40     Dall’altro, la ricorrente precisa che le quote di mercato a livello mondiale per il 1998, calcolate sulla base dei fatturati
         riportati al punto precedente, erano le seguenti: Roche 34,3%, Daiichi 25,9%, BASF 20,5% e altre 19,3%. Essa mette così in
         evidenza che, nel 1998, la sua quota di mercato mondiale era inferiore a quella della Roche di 8,4 punti percentuali e superiore
         a quella della BASF di appena 5,4 punti percentuali.
      
      41     La ricorrente aggiunge inoltre che, anche facendo ricorso ad altri criteri, quali i fatturati per il SEE nel 1998, le quote
         di mercato nel SEE nel 1998 o le quote di mercato nel SEE per il periodo dell’infrazione 1991-1998, si giungerebbe necessariamente
         alla conclusione che essa non avrebbe dovuto essere inserita nella stessa categoria della Roche, ma piuttosto in quella della
         BASF. Solo utilizzando le quote di mercato a livello mondiale per il periodo dell’infrazione 1991-1998 la posizione della
         ricorrente sarebbe più vicina, di un solo punto percentuale, a quella della Roche rispetto a quella della BASF.
      
      42     Tenuto conto della vicinanza relativa dei fatturati e delle quote di mercato della ricorrente e della BASF, l’importo di base
         per l’ammenda inflitta alla ricorrente non avrebbe dovuto essere superiore ad EUR 14 milioni.
      
      43     In secondo luogo, secondo la ricorrente, la Decisione viola il principio di parità di trattamento, da un lato, poiché simultaneamente
         tratta situazioni diverse (quella della ricorrente e quella della Roche) nella stessa maniera e situazioni analoghe (quella
         della ricorrente e quella della BASF) in maniera diversa, senza alcuna giustificazione oggettiva possibile e, dall’altro,
         poiché la ricorrente è stata inserita nella prima categoria dell’intesa relativa alla vitamina B 5 (con un importo di base
         dell’ammenda pari ad EUR 20 milioni) mentre, per fatti essenzialmente analoghi, la BASF è stata inserita nella seconda categoria
         dell’intesa relativa alla vitamina B 2 (con un importo di base dell’ammenda pari ad EUR 10 milioni).
      
      44     A tale proposito, la ricorrente mette in evidenza il fatto che il suo fatturato e la sua quota di mercato a livello mondiale
         della vitamina B 5 nel 1998 erano inferiori al fatturato e alla quota di mercato della BASF nel mercato mondiale della vitamina
         B 2 preso in considerazione nella Decisione ai fini della ripartizione in categorie dei membri dell’intesa relativa a quest’ultima
         vitamina. D’altra parte, essa indica che, anche volendosi basare sulle quote di mercato mondiali per il prodotto in questione
         durante tutto il periodo dell’infrazione, ossia su un criterio non utilizzato nella Decisione, alla luce del principio di
         parità di trattamento essa avrebbe dovuto essere inserita nella seconda categoria dell’infrazione relativa alla vitamina B 5.
         Infatti, essa sottolinea che la sua quota media di mercato per tale vitamina durante il periodo dell’infrazione (29%) era
         identica alla quota media della BASF nel mercato della vitamina B 2 durante il periodo interessato dall’infrazione relativa
         a tale mercato e che sia essa sia la BASF, in tali mercati rispettivi, si trovavano approssimativamente a metà strada tra
         il primo e il terzo operatore.
      
      45     Con la terza parte, formulata ancora più in subordine, la ricorrente afferma che la Commissione, nel fissare l’importo di
         base dell’ammenda calcolato in funzione della gravità, ha violato il principio di proporzionalità non avendo inserito la ricorrente
         in una categoria separata, tra la Roche e la BASF, con un importo di base dell’ammenda situato tra quello della Roche e quello
         della BASF, ma più vicino a quello della BASF.
      
      46     Essa fa valere che, nella sua decisione 14 ottobre 1998, 1999/210/CE, relativa ad una procedura a norma dell’articolo 85 del
         Trattato CE (IV/F-3/33.708 – British Sugar Plc, IV/F-3/33.709 – Tate & Lyle Plc, IV/F-3/33.710 – Napier Brown & Company Ltd,
         IV/F-3/33.711 – James Budgett Sugars Ltd) (GU L 76, pag. 1; in prosieguo: la «decisione British Sugar»), la Commissione non
         ha esitato a distinguere tre categorie di produttori ai fini della determinazione dell’importo di base dell’ammenda in funzione
         della gravità. Essa sottolinea, in particolare, che la Tate & Lyle è stata inserita in una seconda categoria, dopo la British
         Sugar, sebbene le due imprese rappresentassero complessivamente il 90% delle quote di mercato dei due mercati in questione
         (zucchero industriale e al dettaglio in Gran Bretagna), la British Sugar rappresentasse tra il 51 e il 54% e la Tate & Lyle
         tra il 38 e il 40%, e le loro rispettive posizioni concorrenziali fossero molto più vicine rispetto alle posizioni detenute
         dagli altri due operatori del mercato, che possedevano insieme dal 6 all’11% del mercato e che sono stati inseriti in una
         terza categoria.
      
      47     La convenuta rileva che, classificando la ricorrente nella prima categoria dell’infrazione relativa alla vitamina B 5 insieme
         alla Roche, essa non ha né commesso errori di valutazione, né violato gli orientamenti, né violato i principi di parità di
         trattamento e di proporzionalità.
      
       Giudizio del Tribunale
       Osservazioni preliminari
      48     In via preliminare va osservato come dai punti 655-775 della Decisione risulti che le ammende inflitte dalla Commissione per
         le rilevate infrazioni agli artt. 81, n. 1, CE e 53, n. 1, dell’accordo SEE sono state fissate ai sensi dell’art. 15, n. 2,
         del regolamento n. 17 e che la Commissione – sebbene la Decisione non faccia esplicito riferimento agli orientamenti – ha
         determinato l’importo delle ammende applicando il metodo definito in questi ultimi.
      
      49     Orbene, se è vero che la Commissione dispone di un potere discrezionale nel fissare l’importo di ciascuna ammenda, senza essere
         tenuta ad applicare una formula matematica precisa (sentenza del Tribunale 6 aprile 1995, causa T-150/89, Martinelli/Commissione,
         Racc. pag. II-1165, punto 59), essa non può discostarsi dalle regole che essa stessa si è imposta (v., per analogia, sentenza
         del Tribunale 17 dicembre 1991, causa T-7/89, Hercules Chemicals/Commissione, Racc. pag. II‑1711, punto 53, confermata a seguito
         di ricorso con sentenza della Corte 8 luglio 1999, causa C-51/92 P, Hercules Chemicals/Commissione, Racc. pag. I‑4235). Poiché
         gli orientamenti costituiscono uno strumento destinato a precisare, nel rispetto delle norme di diritto di rango superiore,
         i criteri che la Commissione intende applicare nell’esercizio del suo potere discrezionale per stabilire le ammende, nel fissare
         l’importo di queste ultime la Commissione deve effettivamente tener conto dei termini degli orientamenti, in particolare degli
         elementi ivi indicati in modo imperativo (sentenza del Tribunale 8 luglio 2004, cause riunite T‑67/00, T-68/00, T-71/00 e
         T-78/00, JFE Engineering e a./Commissione, Racc. pag. II-2501, punto 537).
      
      50     Secondo il metodo definito negli orientamenti, la Commissione adotta come importo di base, per il calcolo delle ammende da
         infliggere alle imprese interessate, un importo determinato in funzione della gravità dell’infrazione. Per valutare la gravità
         dell’infrazione occorre prendere in considerazione la natura dell’infrazione, il suo impatto concreto sul mercato quando sia
         misurabile e l’estensione del mercato geografico rilevante (punto 1 A, primo comma). In tale contesto, le infrazioni sono
         classificate in tre categorie, vale a dire le «infrazioni poco gravi», per le quali l’importo delle ammende applicabili è
         compreso tra EUR 1 000 e 1 milione, le «infrazioni gravi», per le quali l’importo delle ammende applicabili è compreso tra
         EUR 1 milione e 20 milioni, e le «infrazioni molto gravi», per le quali l’importo delle ammende applicabili supera gli EUR 20
         milioni (punto 1 A, secondo comma, dal primo al terzo trattino). Nell’ambito di ciascuna di tali categorie, la forbice di
         sanzioni previste consente, ai sensi degli orientamenti, di differenziare il trattamento da riservare alle imprese in funzione
         della natura delle infrazioni commesse (punto 1 A, terzo comma). Ai sensi degli orientamenti, è inoltre necessario valutare
         in che misura gli autori dell’infrazione abbiano l’effettiva capacità economica di arrecare un danno consistente agli altri
         operatori, in particolare ai consumatori, e fissare l’ammontare dell’ammenda ad un livello tale da garantirle un carattere
         sufficientemente dissuasivo (punto 1 A, quarto comma).
      
      51     Ai sensi degli orientamenti, nell’ambito di ciascuna delle tre categorie di infrazione così definite può essere opportuno
         ponderare, in certi casi, l’importo determinato, in modo da tenere conto del peso specifico e dunque dell’impatto reale sulla
         concorrenza del comportamento configurante infrazione di ciascuna impresa, in particolare qualora esista una disparità considerevole
         nella dimensione delle imprese che commettono il medesimo tipo di infrazione, e adattare conseguentemente l’importo di base
         secondo le caratteristiche specifiche di ciascuna impresa (punto 1 A, sesto comma).
      
      52     Nel caso di specie, la ricorrente non contesta né il carattere molto grave dell’infrazione relativa alla vitamina B 5 che
         le è contestata nella Decisione né le valutazioni su cui la Commissione si è basata per affermare il carattere molto grave
         di tale infrazione, relative alla natura di quest’ultima, al suo impatto reale sul mercato e all’estensione del mercato geografico
         rilevante (punti 662-674 della Decisione).
      
      53     Inoltre, la ricorrente non rimette in discussione il criterio, seguito nel caso di specie dalla Commissione (punto 675), che
         consiste nel prendere in considerazione, ai fini della determinazione dell’importo di base delle ammende, la dimensione di
         ciascun mercato delle vitamine. Tale criterio si è tradotto essenzialmente nella modulazione, in funzione della dimensione
         di ciascun mercato interessato, dell’importo di base dell’ammenda associato alla prima categoria di imprese istituita dalla
         Commissione per ciascuna infrazione.
      
      54     Le critiche sollevate dalla ricorrente con il presente motivo riguardano il trattamento differenziato applicato, ai fini della
         determinazione degli importi di base individuali, ai membri dell’intesa relativa alla vitamina B 5, ai sensi del punto 1 A,
         quarto e sesto comma, degli orientamenti.
      
      55     Dai punti 679-681 della Decisione risulta che la Commissione, nel caso di specie, ha applicato il detto trattamento differenziato
         secondo il metodo della ripartizione delle imprese in categorie, che essa ha adottato come criterio di ripartizione quello
         dell’importanza relativa delle imprese sul mercato rilevante e che, per applicare il detto criterio, si è servita dei dati
         costituiti dai fatturati mondiali legati al prodotto in questione.
      
      56     La ricorrente non contesta il principio di una ripartizione dei membri di un’intesa in più categorie e della determinazione
         di uno stesso importo di base dell’ammenda per i membri appartenenti ad una stessa categoria. Ciò che essa contesta è il modo
         in cui essa è stata concretamente classificata, vale a dire il fatto di essere stata inserita nella prima categoria insieme
         alla Roche, mentre la BASF è stata collocata nella seconda categoria. Essa rileva, a titolo principale, che avrebbe dovuto
         essere classificata in una terza categoria dopo la Roche e la BASF (prima parte), in subordine, che avrebbe dovuto essere
         classificata nella seconda categoria insieme alla BASF (seconda parte) e, ancora più in subordine, che avrebbe dovuto essere
         classificata in una categoria intermedia tra la Roche e la BASF (terza parte).
      
       Sulla prima parte
      57     Con la prima parte del presente motivo la ricorrente contesta sostanzialmente alla Commissione di aver commesso un errore
         manifesto di valutazione e violato il criterio dell’effettiva capacità economica di arrecare un danno consistente agli altri
         operatori, di cui al punto 1 A, quarto comma, degli orientamenti, in sede di ripartizione in categorie dei membri dell’intesa
         relativa alla vitamina B 5. La Commissione avrebbe omesso di prendere in considerazione due elementi che, secondo la ricorrente,
         rivestono un’importanza essenziale ai fini del confronto di tale capacità delle tre imprese interessate: da un lato, il fatto
         che la Roche e la BASF, essendo integrate verticalmente, erano in grado, aumentando il prezzo della vitamina B 5, di comprimere
         i margini dei loro concorrenti sul mercato a valle delle premiscele; dall’altro, il fatto che queste stesse imprese, producendo
         una vasta gamma di vitamine, erano in grado di praticare prezzi predatori nel mercato della vitamina B 5 sovvenzionando le
         relative perdite con aumenti di prezzo delle altre vitamine.
      
      58     A tale proposito, occorre rilevare che l’analisi dell’«effettiva capacità economica [degli autori dell’infrazione] di arrecare
         un danno consistente agli altri operatori, in particolare ai consumatori»» – analisi che la Commissione ha il dovere di effettuare,
         ai sensi del punto 1 A, quarto comma, degli orientamenti, quale elemento «necessario» per la valutazione della gravità di
         un’infrazione – implica una valutazione dell’importanza reale delle imprese interessate sul mercato rilevante, vale a dire
         della loro influenza su quest’ultimo. In tale contesto, le quote di mercato, in volume o in valore, detenute dalle imprese
         in questione sul mercato rilevante sono un elemento di valutazione pertinente, in quanto consentono di determinare l’importanza
         relativa di ciascuna di esse sul detto mercato (v., in tal senso, sentenza della Corte 17 dicembre 1998, causa C-185/95 P,
         Baustahlgewebe/Commissione, Racc. pag. I‑8417, punto 139, e sentenza del Tribunale 9 luglio 2003, causa T-220/00, Cheil Jedang/Commissione,
         Racc. pag. II‑2473, punto 88).
      
      59     Orbene, la ricorrente non contesta la pertinenza, nell’ambito dell’applicazione del punto 1 A, quarto comma, degli orientamenti
         alla fattispecie in esame, dell’importanza relativa delle imprese sul mercato rilevante né la necessità di prendere in considerazione,
         per valutare tale importanza, i fatturati o le quote di mercato corrispondenti relativi al mercato mondiale della vitamina
         B 5. Essa contesta soltanto, nella prima parte del presente motivo, il fatto che la Commissione non abbia preso in considerazione
         l’integrazione verticale e l’ampiezza della gamma di vitamine della Roche e della BASF.
      
      60     A tale proposito, va osservato come sia vero che la quota di mercato di un’impresa rappresenta un indice approssimativo dell’influenza
         di quest’ultima sul mercato e che, come avviene ad esempio per l’analisi di una posizione dominante ai sensi dell’art. 82 CE,
         altre circostanze possono rivestire importanza per capire in maniera più completa e precisa la portata di una tale influenza
         (sentenza della Corte 13 febbraio 1979, causa 85/76, Hoffmann-La Roche/Commissione, Racc. pag. 461, punto 48).
      
      61     Cionondimeno, occorre rilevare che la Commissione può basare la sua valutazione dell’effettiva capacità economica degli autori
         di un’infrazione di arrecare un danno consistente agli altri operatori, ai fini della valutazione della gravità di tale infrazione
         e della determinazione dell’importo di base dell’ammenda, sui dati relativi al fatturato e alle quote di mercato nel mercato
         rilevante, a meno che circostanze particolari, quali ad esempio le caratteristiche di tale mercato, non siano tali da diminuire
         sensibilmente la rilevanza di tali dati e da imporre, per la valutazione dell’influenza delle imprese sul mercato, di prendere
         in considerazione altri fattori pertinenti.
      
      62     Orbene, nel caso di specie la ricorrente – che, del resto, ha riconosciuto in udienza che la ripartizione in categorie basata
         sul fatturato mondiale per la vitamina B 5 rientrava nel potere discrezionale della Commissione – non ha dimostrato l’esistenza
         di tali circostanze particolari.
      
      63     Infatti, se l’integrazione verticale e l’ampiezza della gamma di prodotti possono eventualmente costituire elementi pertinenti
         per valutare l’influenza che un’impresa è in grado di esercitare sul mercato e costituire indici di tale influenza complementari
         rispetto alle quote di mercato (v., ad esempio, per quanto riguarda l’integrazione verticale, sentenza della Corte 14 febbraio
         1978, causa 27/76, United Brands/Commissione, Racc. pag. 207, punti 67-72 e 78-81, e, per quanto riguarda l’ampiezza della
         gamma di prodotti, sentenza della Corte 9 novembre 1983, causa 322/81, Michelin/Commissione, Racc. pag. 3461, punti 55 e 56),
         si deve necessariamente rilevare che, nel caso di specie, dagli argomenti che la ricorrente basa sull’integrazione verticale
         e sull’ampiezza della gamma di prodotti della Roche e della BASF non risulta che queste ultime disponessero di vantaggi concorrenziali
         particolari e significativi nel mercato rilevante.
      
      64     Così, per quanto riguarda l’integrazione verticale, la ricorrente si limita ad affermare che la Roche e la BASF potevano,
         aumentando i prezzi della vitamina B 5, comprimere i margini dei produttori di premiscele, acquirenti di tale vitamina e concorrenti
         della Roche e della BASF sul mercato a valle delle premiscele. A tale proposito, occorre rilevare che anche la ricorrente,
         in quanto fornitore di vitamina B 5, era in grado di farlo, con l’unica differenza che, non essendo a sua volta attiva sul
         mercato delle premiscele, essa non poteva approfittarne per rafforzare la sua posizione su tale mercato a valle. La detta
         differenza, tuttavia, riguarda più le possibili motivazioni dei tre produttori per aumentare il prezzo della vitamina B 5
         che non l’influenza che essi potevano esercitare sul mercato di tale prodotto.
      
      65     Per quanto riguarda l’ampiezza della gamma di vitamine offerta, la ricorrente vi fa riferimento per sostenere che la Roche
         e la BASF erano in grado di praticare prezzi predatori per la vitamina B 5 grazie alle loro entrate provenienti dai mercati
         delle altre vitamine, i quali costituivano mercati distinti, ma strettamente connessi. A tale proposito, è sufficiente osservare
         che la capacità di praticare prezzi predatori non può essere presunta sulla base del solo fatto che l’impresa in questione
         produca una gamma più ampia di prodotti connessi rispetto ai suoi concorrenti. Per il resto, poiché la ricorrente sottolinea,
         nel contesto della sua argomentazione, che produceva solo due vitamine, è importante rilevare che, come risulta dai punti
         107 e 108 della Decisione, la produzione della ricorrente non era limitata alle vitamine B 5 e B 6, ma comprendeva «un’ampia
         gamma di prodotti farmaceutici soggetti a prescrizione medica, prodotti sanitari da banco e prodotti veterinari» e che, nel
         1998, ultimo anno civile dell’infrazione relativa alla vitamina B 5, le sue vendite complessive erano state dell’ordine di
         EUR 1 920 milioni, di cui solo 43 imputabili, secondo le tabelle riportate al punto 123 della Decisione, alla vitamina B 5.
         Orbene, la ricorrente non ha spiegato in alcun modo perché il sovvenzionamento di un’eventuale guerra di prezzi per un prodotto
         potrebbe essere effettuato solo a partire dalle entrate provenienti dalla vendita di prodotti connessi.
      
      66     Alla luce di ciò, la ricorrente non ha dimostrato che, non avendo preso in considerazione, per la ripartizione in categorie
         dei membri dell’intesa relativa alla vitamina B 5, la presenza della Roche e della BASF sul mercato delle premiscele e su
         un numero considerevole di mercati di prodotti vitaminici, la Commissione abbia commesso un errore manifesto di valutazione
         o abbia violato gli orientamenti. Di conseguenza, la prima parte del presente motivo dev’essere respinta.
      
       Sulla seconda e sulla terza parte
      67     Nell’ambito della seconda parte del presente motivo, la ricorrente fa valere che l’applicazione del criterio preso in considerazione
         nella Decisione, vale a dire quello consistente nel valutare l’importanza relativa sul mercato dei membri dell’intesa in questione
         in funzione dei dati concernenti il fatturato mondiale e le quote di mercato mondiali per il prodotto di cui trattasi durante
         l’ultimo anno civile dell’infrazione, avrebbe dovuto condurre la Commissione a classificare la Daiichi nella seconda categoria
         insieme alla BASF. Il fatto di averla inserita nella prima categoria insieme alla Roche deriverebbe da un errore manifesto
         di valutazione e sarebbe incompatibile con il principio di parità di trattamento.
      
      68     A tale proposito, occorre rilevare che tali censure della ricorrente si basano in gran parte sulla premessa erronea secondo
         cui la Commissione, nella Decisione, avrebbe valutato l’importanza relativa delle imprese sul mercato rilevante sulla base
         dei dati relativi al 1998.
      
      69     È vero che, al punto 681 della Decisione, la Commissione ha indicato che prendeva in considerazione il «volume d’affari mondiale
         relativo al prodotto nell’ultimo anno civile dell’infrazione», vale a dire, nel caso di specie, il 1988 per la vitamina B 5.
      
      70     Tuttavia, alla luce di altri passaggi della Decisione, risulta – come la convenuta ha confermato, sostanzialmente, in risposta
         ad un quesito scritto posto dal Tribunale nell’ambito delle misure di organizzazione del procedimento – che, ai fini di classificare
         le imprese in categorie, per ciascuna delle varie infrazioni per cui nella Decisione è stata effettuata una ripartizione in
         categorie, la Commissione si è basata in realtà sulle quote di mercato detenute a livello mondiale da tali imprese durante
         tutto il periodo dell’infrazione.
      
      71     Infatti, al punto 682 della Decisione è precisato che «i fattori pertinenti per individuare la categoria applicabile per ciascuno
         dei produttori» sono indicati «separatamente per ciascuna vitamina» ai punti 683-696.
      
      72     Da tali punti risulta che, per quanto riguarda ciascuna delle infrazioni relative alle vitamine A, E, B 2, B 5, C e D 3, la
         Commissione ha individuato due categorie «applicando il criterio dell’importanza relativa dell’impresa sul mercato (…)» e
         ha determinato gli importi di base, «tenuto conto [di tali] categorie». Per inserire ciascuna impresa nella prima o nella
         seconda categoria di ogni infrazione, la Commissione si è basata sui dati relativi alle quote di mercato. Tuttavia, alla luce
         dei dati riportati ai punti 691 e 693 della Decisione, si rileva che tali quote di mercato non sono state ottenute sulla base
         dei fatturati mondiali imputabili al prodotto in questione per l’ultimo anno civile dell’infrazione (pubblicati fuori parentesi
         nella seconda colonna delle tabelle relative ai vari mercati di prodotti vitaminici di cui al punto 123 della Decisione),
         bensì costituiscono le quote medie di mercato detenute dalle imprese sostanzialmente durante tutto il periodo dell’infrazione
         (le dette quote medie di mercato sono quelle indicate tra parentesi nella seconda colonna delle medesime tabelle).
      
      73     Alla luce di ciò, si deve necessariamente rilevare che il riferimento all’ultimo anno civile dell’infrazione, di cui al punto
         681 della Decisione, che deriva da una svista, risulta ininfluente e pertanto non è parte integrante del motivo per cui le
         imprese sono state inserite nell’una o nell’altra categoria.
      
      74     Inoltre, occorre sottolineare che la ricorrente non ha criticato in alcun modo la pertinenza, ai fini della ripartizione delle
         imprese in categorie sulla base della loro importanza relativa sul mercato rilevante, del fatto di prendere in considerazione
         i dati relativi a tutto il periodo dell’infrazione. D’altra parte, tale pertinenza non può essere seriamente contestata, poiché
         per la Commissione si trattava di valutare la gravità dell’infrazione commessa da ciascuna impresa durante un periodo pluriennale.
         Pertanto, nelle sue memorie, pur osservando che la ripartizione in categorie effettuata nella Decisione non era basata sui
         dati relativi a tutto il periodo dell’infrazione, la ricorrente ha nondimeno sostenuto, senza contestarne la fondatezza, che
         il prendere in considerazione tali dati portava sempre a concludere che il principio di parità di trattamento imponeva di
         inserirla nella seconda categoria insieme alla BASF (v. punto 44 supra, in fine).
      
      75     In udienza la ricorrente ha sollevato alcuni dubbi sull’affidabilità dei dati riportati nella Decisione relativi alle quote
         di mercato detenute dalle imprese durante tutto il periodo dell’infrazione. Sottolineando che l’origine di tali dati non era
         nota, poiché essi non sarebbero mai stati forniti alla Commissione, la ricorrente ha indicato che poteva trattarsi solo di
         stime fatte dalla Commissione, le quali tuttavia, in mancanza di verifica, non possono costituire elementi probatori utilizzabili.
      
      76     Tale obiezione è tardiva e quindi irricevibile, ai sensi dell’art. 48, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale. Infatti,
         la ricorrente era già in condizioni di eccepirla nella fase del ricorso, in cui, al contrario, essa si è anche basata, in
         particolare, sui dati relativi a tutto il periodo dell’infrazione − e più precisamente sulle quote di mercato nel SEE durante
         il periodo 1991-1998, pubblicati nella terza colonna della tabella relativa alla vitamina B 5 riportata al punto 123 della
         Decisione − per rafforzare il suo argomento vertente, nell’ambito della seconda parte del presente motivo, su un errore manifesto
         di valutazione (v. punto 41 supra). Ad ogni modo, anche supponendo che sia ricevibile, tale obiezione non può essere accolta,
         poiché la ricorrente si limita, in definitiva, ad una vaga critica dell’affidabilità dei dati in questione, senza fornire
         la minima indicazione che consenta di rimetterne in discussione l’esattezza.
      
      77     Da quanto sopra risulta che devono essere respinti gli argomenti che la ricorrente basa, nell’ambito della seconda parte del
         presente motivo, su un confronto successivo dei fatturati mondiali, delle quote di mercato a livello mondiale, dei fatturati
         nel SEE e delle quote di mercato nel SEE dei membri del cartello della vitamina B 5 per il 1998 (v. punti 38-41 supra).
      
      78     Per quanto riguarda il confronto delle quote di mercato nel SEE per il periodo dell’infrazione 1991-1998 effettuato dalla
         ricorrente nello stesso contesto (v. punto 41 supra), anch’esso è privo di rilevanza, in quanto la ricorrente non contesta
         la scelta della Commissione di basarsi, nel caso di specie, per realizzare il trattamento differenziato nella fase della determinazione
         degli importi di base, sui fatturati o sulle quote di mercato a livello mondiale del prodotto vitaminico interessato. Una
         tale scelta, del resto, non può essere censurata, alla luce, da una parte, della dimensione mondiale del mercato geografico
         in questione (v. punto 73 della Decisione), non contestata dalla ricorrente, e, dall’altra, della dimensione mondiale dell’intesa
         stessa. Per il resto, si può osservare che l’intesa in questione era diretta in particolare all’assegnazione di quote di vendita
         mondiali e regionali (compresa una quota europea) ai vari partecipanti (v. punti 301 e 305 della Decisione), il che avrebbe
         reso poco pertinente la scelta del fatturato o della quota di mercato nel SEE anche nell’ipotesi in cui l’estensione geografica
         del mercato del prodotto interessato fosse stata limitata al territorio del SEE (v., in tal senso, sentenza del Tribunale
         29 aprile 2004, cause riunite T-236/01, T-239/01, da T‑244/01 a T‑246/01, T-251/01 e T-252/01, Tokai Carbon e a./Commissione,
         Racc. pag. II-1181, punti 195-200).
      
      79     Orbene, si deve necessariamente rilevare come la ricorrente non sostenga che una valutazione corretta dell’importanza relativa
         delle imprese sul mercato mondiale della vitamina B 5 sulla base delle quote medie di mercato detenute da queste ultime a
         livello mondiale durante tutto il periodo dell’infrazione richiedesse il suo inserimento nella seconda categoria insieme alla
         BASF. Al contrario, essa stessa ha dovuto riconoscere che, sulla base di tali dati, la sua posizione (29%) era più vicina,
         sebbene di un solo punto percentuale, a quella della Roche (36%) rispetto a quella della BASF (21%) (v. punto 41 supra).
      
      80     Pertanto, la ricorrente non ha dimostrato che, non avendola inserita nella seconda categoria insieme alla BASF, la Commissione
         abbia commesso un errore manifesto di valutazione.
      
      81     Occorre poi esaminare congiuntamente le censure vertenti, nell’ambito della seconda parte del presente motivo, su una violazione
         del principio di parità di trattamento e, nell’ambito della terza parte del presente motivo, su una violazione del principio
         di proporzionalità. Tali censure saranno esaminate solo laddove possano essere influenti, vale a dire nei limiti in cui si
         basino, in subordine, sui dati relativi alle quote di mercato detenute dalle imprese interessate a livello mondiale durante
         tutto il periodo dell’infrazione.
      
      82     La ricorrente deduce una violazione del principio di parità di trattamento dal fatto che, per quanto riguarda l’infrazione
         relativa alla vitamina B 5, essa è stata inserita nella prima categoria insieme alla Roche, mentre la sua situazione non era
         paragonabile a quella di tale impresa, e che è stata trattata diversamente dalla BASF, mentre la situazione di quest’ultima
         era paragonabile alla sua. Inoltre, il principio di parità di trattamento sarebbe stato violato anche in ragione del fatto
         che la BASF è stata inserita nella seconda categoria dell’infrazione relativa alla vitamina B 2 mentre la sua posizione relativa
         a tale infrazione era paragonabile a quella della ricorrente nell’ambito dell’infrazione relativa alla vitamina B 5 (v. punto
         44 supra). Infine, la violazione del principio di proporzionalità deriverebbe dal fatto che la ricorrente non è stata collocata
         in una categoria intermedia tra la Roche e la BASF.
      
      83     A tale proposito, occorre sottolineare il fatto che la ricorrente non contesta di per sé il metodo consistente nella ripartizione
         dei membri di un’intesa in categorie ai fini di realizzare un trattamento differenziato nella fase della determinazione degli
         importi di base delle ammende. Orbene, tale metodo, il cui principio è stato d’altra parte convalidato dalla giurisprudenza
         del Tribunale ancorché porti ad ignorare le differenze di dimensioni tra imprese di una stessa categoria (sentenze del Tribunale
         19 marzo 2003, causa T-213/00, CMA CGM e a./Commissione, Racc. pag. II‑913, punto 385, e Tokai Carbon e a./Commissione, cit.,
         punto 217), comporta una determinazione forfetaria dell’importo di base fissato per le imprese appartenenti ad una stessa
         categoria.
      
      84     Certo, una tale ripartizione in categorie deve rispettare il principio di parità di trattamento, che vieta di trattare situazioni
         analoghe in maniera differente e situazioni diverse in maniera identica, a meno che un tale trattamento non sia oggettivamente
         giustificato. Peraltro, secondo la giurisprudenza, l’importo delle ammende dev’essere quantomeno proporzionato agli elementi
         presi in considerazione al fine di valutare la gravità dell’infrazione (v. sentenza Tokai Carbon e a./Commissione, cit., punto
         219 e giurisprudenza ivi citata).
      
      85     Per verificare se una ripartizione in categorie dei membri di un’intesa sia conforme ai principi di parità di trattamento
         e di proporzionalità, il Tribunale, nell’ambito del suo controllo di legittimità sull’esercizio del potere discrezionale di
         cui la Commissione dispone in materia, deve tuttavia limitarsi a controllare che la detta ripartizione sia coerente ed oggettivamente
         giustificata (sentenze CMA CGM e a./Commissione, cit., punti 406 e 416, e Tokai Carbon e a./Commissione, cit., punti 220 e 222),
         senza sostituire subito la sua valutazione a quella della Commissione.
      
      86     Orbene, nel caso di specie, a parte le infrazioni relative al betacarotene e ai carotenoidi, per cui è stato rilevato che
         non era appropriato creare categorie (v. punti 695 e 696 della Decisione), la Commissione ha effettuato, per ciascuna delle
         infrazioni rilevate nella Decisione, una ripartizione in due categorie: una prima categoria, che comprende il principale produttore
         o i principali produttori della vitamina interessata sul mercato mondiale, ed una seconda categoria, che comprende l’altro
         produttore (o gli altri produttori) di tale vitamina, «che detenevano quote molto inferiori del mercato» (v. punti 683, 685,
         687, 689, 691 e 693 della Decisione).
      
      87     Occorre rilevare che una ripartizione dei produttori in due categorie, quelli principali e gli altri, è una maniera ragionevole
         di prendere in considerazione la loro importanza relativa sul mercato al fine di modulare l’importo di base, purché non porti
         ad una rappresentazione grossolanamente alterata dei mercati in questione. Tale conclusione non può essere inficiata dal fatto
         che, nella decisione British Sugar (cit. al punto 46 supra), la Commissione, nell’esercizio del suo ampio potere discrezionale,
         abbia seguito un altro metodo di ripartizione decidendo di creare tre categorie anziché solo due, dato che il numero degli
         operatori oggetto di tale decisione e la distribuzione delle loro quote di mercato erano comunque diversi rispetto a quelli
         che caratterizzano la fattispecie in esame.
      
      88     Per quanto riguarda l’applicazione, per ciascuna infrazione, di tale metodo di ripartizione seguito nella Decisione, basandosi
         sulle quote di mercato sul piano mondiale, direttamente dedotte dal fatturato mondiale legato al prodotto per tutto il periodo
         dell’infrazione, la Commissione ha distribuito gli operatori nelle due suddette categorie come segue:
      
      
               
               Vitamine
            
            
               Prima categoria
               Produttore/i principale/i
               (quota di mercato)
            
            
               Seconda categoria
               Altro/i produttore/i
               (quota di mercato)
            
         
               Vitamina A
            
            
               44%
            
            
               32% - 20%
            
         
               Vitamina E
            
            
               43% - 29%
            
            
               14% - 10%
            
         
               Vitamina B 2
            
            
               47%
            
            
               29% - 12%
            
         
               Vitamina B 5
            
            
               36% - 29%
            
            
               21%
            
         
               Vitamina C
            
            
               40% - 24%
            
            
               8% - 6%
            
         
               Vitamina D 3
            
            
               40% - 32%
            
            
               15% - 9%
            
         
      89     Da tali dati risulta che la Commissione ha sempre collocato la soglia laddove è situato il massimo divario, anche se la differenza
         è di un punto percentuale. La categoria dei principali produttori è stata limitata ad un’impresa solo quando quest’ultima
         detiene quote di mercato molto elevate (44% e 47%). Certo, quote di mercato del 29% sono state considerate appartenenti sia
         alla prima sia alla seconda categoria, ma la posizione relativa dell’impresa che deteneva tali quote era diversa: l’inserimento
         nella seconda categoria corrispondeva ad un divario di 18 punti percentuali con il produttore principale (vitamina B 2), contro
         un divario di soli 7 e 14 punti per l’inserimento nella prima categoria (vitamine B 5 ed E). L’unico caso in cui quote di
         mercato del 24% hanno giustificato la classificazione di un’impresa come «principale produttore» (vitamina C) corrisponde
         a un divario di soli 16 punti percentuali con il leader del mercato e ad una posizione molto marginale (8 e 6%) degli altri
         produttori.
      
      90     Per quanto riguarda, in particolare, l’infrazione relativa alla vitamina B 5, il divario limitato fra la Roche, primo operatore,
         e la ricorrente (7 punti percentuali), tenuto conto della quota di mercato non particolarmente elevata della Roche, ha potuto
         consentire alla Commissione, in tutta coerenza e obiettività e quindi senza violare i principi di parità di trattamento e
         di proporzionalità, di trattare la ricorrente, alla stregua del primo operatore e diversamente dal terzo operatore BASF, come
         «principale produttore» e, pertanto, di fissare per essa lo stesso importo di base di quello stabilito per la Roche, superiore
         all’importo di base imposto alla BASF.
      
      91     Riguardo, in particolare, al confronto effettuato dalla ricorrente tra la sua posizione nell’infrazione relativa alla vitamina
         B 5 e quella della BASF nell’infrazione relativa alla vitamina B 2, non si può rilevare, come la convenuta ha giustamente
         fatto valere, che tali posizioni fossero analoghe, né in ragione dell’identità della quota di mercato (29%) detenuta da ciascuna
         di esse, durante tutto il periodo dell’infrazione, nei rispettivi mercati, né in ragione del fatto che entrambe, nei rispettivi
         mercati, si trovavano approssimativamente a metà strada tra il primo e il terzo operatore.
      
      92     Infatti, poiché per la Commissione si trattava di valutare l’importanza delle imprese su ciascun mercato in termini relativi,
         queste due circostanze fatte valere dalla ricorrente non possono essere valutate senza tener conto della distribuzione delle
         quote di mercato. Orbene, detta distribuzione, nei due casi esaminati, non era analoga. Da un lato, la posizione del primo
         operatore era chiaramente più forte nell’infrazione relativa alla vitamina B 2. Dall’altro, nel caso dell’infrazione relativa
         alla vitamina B 2, la quota di mercato della BASF (29%, come quella della Daiichi per la vitamina B 5) era più vicina a quella
         del terzo operatore (12%) che non a quella del primo operatore (47%), in quanto 17 e 18 punti percentuali la separavano rispettivamente
         dall’uno e dall’altro; per contro, per quanto riguarda l’infrazione relativa alla vitamina B 5, come è stato rilevato sopra,
         la quota di mercato della Daiichi (29%) era più vicina a quella del primo operatore (la Roche, 36%) che non a quella del terzo
         operatore (la BASF, 21%), in quanto 7 e 8 punti percentuali la separavano rispettivamente dall’uno e dall’altro.
      
      93     Pertanto, anche supponendo che, nell’ambito dell’applicazione dell’art. 81 CE, una violazione del principio di parità di trattamento
         possa essere invocata al di fuori dell’ipotesi di una lesione della parità di trattamento tra i membri di un’unica intesa,
         il fatto che la ricorrente per l’infrazione relativa alla vitamina B 5 e la BASF per l’infrazione relativa alla vitamina B 2
         siano state inserite in categorie diverse non risulta privo di giustificazione oggettiva e non viola quindi il detto principio.
      
      94     Di conseguenza, la seconda e la terza parte del presente motivo devono essere respinte.
      95     Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, il primo motivo dev’essere interamente respinto.
      2.     Sul secondo motivo, vertente sull’esecuzione solo parziale degli accordi da parte della ricorrente quale circostanza attenuante
       Argomenti delle parti
      96     Secondo la ricorrente, la Commissione ha commesso un errore manifesto di valutazione, ha «applicato erroneamente il diritto
         ai fatti» e ha violato gli orientamenti, avendo omesso di considerare l’esecuzione solo parziale, da parte della Daiichi,
         degli accordi collusivi relativi alla vitamina B 5 quale circostanza attenuante che giustifica una sostanziale riduzione dell’importo
         di base dell’ammenda (v. punto 18 supra).
      
      97     Essa ricorda che, ai sensi degli orientamenti, la «non applicazione di fatto degli accordi o delle pratiche illecite» costituisce
         una circostanza attenuante la cui conseguenza logica è una riduzione dell’importo dell’ammenda. Infatti, per la Commissione
         costituirebbe una saggia politica infliggere un’ammenda relativamente inferiore ad un’impresa che abbia ostacolato l’intesa
         in tutto o in parte rispetto ad un’impresa che abbia pienamente rispettato i termini dell’intesa e che abbia quindi arrecato
         un danno più consistente alla concorrenza.
      
      98     In primo luogo, la ricorrente fa valere che, nella sua dichiarazione formale della società spontaneamente trasmessa alla Commissione
         il 9 luglio 1999 e nella sua risposta alla comunicazione degli addebiti, essa ha dimostrato di avere attenuato gli effetti
         degli aumenti di prezzi concordati, in particolare non attuandoli o ritardandone l’applicazione.
      
      99     In secondo luogo, la ricorrente fa valere di non aver neanche limitato la produzione come era stato convenuto nell’ambito
         dell’intesa, ma di aver anzi regolarmente superato i piani economici che le erano assegnati per l’Europa in misura maggiore
         rispetto alla Roche o alla BASF, contribuendo così a rispondere alla domanda dei clienti e a ridurre la pressione sui prezzi.
         Inoltre, per anni essa avrebbe esportato più D-calcio pantotenato (acido pantotenico in forma pura, in prosieguo: il «D-Calpan»)
         verso l’Europa rispetto a quanto riferito alla Roche e alla BASF nell’ambito degli scambi d’informazioni interni al cartello.
      
      100   Essa contesta la conclusione della Commissione, riportata al punto 729 della Decisione, secondo cui i membri delle intese
         consideravano i quantitativi loro assegnati come quantitativi minimi. Infatti, per quanto riguarda la vitamina B 5, tale conclusione
         sarebbe contraddetta dagli elementi probatori che la ricorrente ha fornito alla Commissione nella sua dichiarazione datata
         9 luglio 1999, i quali dimostrerebbero che i quantitativi assegnati erano contingenti che non potevano essere superati in
         maniera significativa.
      
      101   In terzo luogo, al fine di rafforzare le sue affermazioni relative all’esecuzione solo parziale degli accordi e di dimostrare
         che quest’ultima non costituiva un tentativo di sfruttare il cartello a suo vantaggio, bensì un tentativo di limitare gli
         effetti negativi delle iniziative in materia di volume e di prezzo, la ricorrente sottolinea che non aveva alcun motivo economico
         diretto di partecipare alla cooperazione relativa alla vitamina B 5 e che, se vi ha partecipato, è per timore di subire una
         misura di ritorsione da parte della Roche, la quale avrebbe potuto tentare di escluderla dal mercato di tale vitamina. Infatti,
         la ricorrente fa valere che essa non voleva in modo particolare aumentare i suoi prezzi per il D-Calpan. Da un lato, essa
         temeva che i produttori di premiscele si sarebbero rivolti al D-Calpan importato dalla Cina o al DL-calcio pantotenato (un
         prodotto sostitutivo, composto sino al 45% di D-Calpan ed usato esclusivamente nell’alimentazione animale) importato dal Giappone
         o dall’Europa orientale. Dall’altro, essa temeva un indebolimento della capacità dei produttori indipendenti di premiscele
         di fare concorrenza alla Roche ed alla BASF nelle loro vendite di premiscele a produttori di mangimi, il che avrebbe accelerato
         la tendenza ad escludere dal mercato i detti produttori, i quali erano i principali clienti della ricorrente per il suo D-Calpan
         venduto in Europa.
      
      102   La convenuta ritiene di aver giustamente rifiutato, nella Decisione, di riconoscere alla ricorrente la circostanza attenuante
         fatta valere e fa riferimento alle valutazioni formulate ai punti 728 e 729 della Decisione (v. punto 18 supra). Essa aggiunge
         che gli orientamenti elencano, tra le circostanze attenuanti, la «non applicazione di fatto degli accordi o delle pratiche
         illecite» ed osserva che il comportamento della ricorrente, nel caso di specie, non può essere qualificato come tale, poiché
         la ricorrente, come essa stessa ha ammesso, ha applicato parzialmente gli aumenti di prezzi concordati nell’ambito dell’intesa.
      
       Giudizio del Tribunale
      103   Con il presente motivo la ricorrente chiede una riduzione dell’importo dell’ammenda inflittale a titolo della non applicazione
         di fatto degli accordi, che costituisce una circostanza attenuante ai sensi del punto 3, secondo trattino, degli orientamenti.
         Essa avrebbe eseguito solo parzialmente gli accordi sui prezzi e sui quantitativi, cercando così di attenuarne gli effetti
         per timore che i suoi clienti produttori di premiscele si rivolgessero ad altre fonti di approvvigionamento o fossero indeboliti
         nella loro capacità concorrenziale nei confronti della Roche e della BASF e, in tal modo, esclusi dal mercato delle premiscele.
         Rifiutando di accordarle una riduzione dell’importo dell’ammenda a questo titolo, la Commissione sarebbe incorsa in un errore
         manifesto di valutazione e in una violazione degli orientamenti.
      
      104   Al punto 728 della Decisione, la Commissione ha fatto riferimento alla sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T-308/94,
         Cascades/Commissione (Racc. pag. II‑925, punto 230), in cui il Tribunale ha dichiarato che la circostanza che un’impresa,
         la cui partecipazione ad un’intesa in materia di prezzi sia dimostrata, non abbia adeguato il proprio comportamento sul mercato
         a quello concordato con i suoi concorrenti non costituisce necessariamente un elemento da prendere in considerazione alla
         stregua di una circostanza attenuante in sede di determinazione dell’importo dell’ammenda da infliggere.
      
      105   Va osservato che, nell’ambito della sentenza di cui sopra, il Tribunale ha svolto il suo controllo in merito a una decisione
         della Commissione che non aveva applicato gli orientamenti, poiché anteriore all’adozione degli stessi, i quali prevedono
         ormai espressamente che la mancata applicazione di fatto di un accordo illecito venga presa in considerazione come circostanza
         attenuante. Orbene, come è già stato affermato al punto 49 supra, è giurisprudenza costante che la Commissione non può discostarsi
         dalle regole che essa stessa si è imposta. D’altra parte, se l’attuazione più o meno completa, da parte di un membro dell’intesa,
         delle misure concordate con gli altri membri non ha conseguenze sul sussistere della responsabilità dell’impresa stessa, essa
         può averne sull’ampiezza di tale responsabilità e dunque sull’entità della sanzione (v., in tal senso, sentenze della Corte
         15 ottobre 2002, cause riunite C-238/99 P, C-244/99 P, C-245/99 P, C‑247/99 P, da C-250/99 P a C-252/99 P e C-254/99 P, Limburgse
         Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. I‑8375, punti 508‑510, e 28 giugno 2005, cause riunite C-189/02 P, C-202/02 P,
         da C-205/02 P a C-208/02 P e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri e a./Commissione, Racc. pag. I-5433, punto 145).
      
      106   Così, avendo ritenuto di non essere tenuta a prendere in considerazione, quale circostanza attenuante, la violazione degli
         obblighi assunti dalla ricorrente nell’ambito dell’intesa relativa alla vitamina B 5, la Commissione ha violato gli orientamenti.
      
      107   Tuttavia, al fine di escludere l’applicazione nei confronti della ricorrente della circostanza attenuante fatta valere da
         quest’ultima, la Commissione ha anche rilevato, nella Decisione, che dal fascicolo non risultava che la ricorrente avesse
         effettivamente violato tali obblighi, in quanto, da un lato, i membri dell’intesa concordavano prezzi obiettivo e fissavano
         i loro prezzi per modificarli in direzione dell’obiettivo concordato e, dall’altro, i quantitativi assegnati erano quantitativi
         minimi, il cui superamento non comportava quindi alcuna violazione degli accordi.
      
      108   Orbene, se siffatte valutazioni si rivelassero pertinenti e fondate, la violazione degli orientamenti rilevata al punto 106
         supra sarebbe ininfluente, in quanto l’esclusione della circostanza attenuante in questione decisa dalla Commissione sarebbe
         in ogni caso giustificata alla luce degli orientamenti stessi, in mancanza, nel caso di specie, di una non applicazione di
         fatto degli accordi da parte della ricorrente.
      
      109   A tale proposito, in primo luogo occorre rilevare che, se è vero, come sostiene la convenuta, che l’attuazione di accordi
         in materia di prezzi obiettivo non richiede necessariamente l’applicazione dei prezzi esatti, per cui gli accordi possono
         ritenersi applicati qualora le parti fissino i loro prezzi in maniera tale da raggiungere l’obiettivo convenuto, cionondimeno
         il detto argomento non è tale, di per sé, da escludere nel caso di specie qualsiasi violazione da parte della ricorrente degli
         impegni assunti in materia di prezzi con gli altri membri dell’intesa, poiché dalla Decisione (v. punto 304) risulta che i
         membri dell’intesa relativa alla vitamina B 5 fissavano di comune accordo non solo prezzi obiettivo (i prezzi di listino),
         ma anche prezzi minimi.
      
      110   In secondo luogo, va rilevato che dal fascicolo non risulta in alcun modo che i piani economici assegnati ai membri dell’intesa
         relativa alla vitamina B 5 fossero considerati quantitativi minimi. Al contrario, risulta che essi costituivano contingenti
         che in via di principio non dovevano essere superati. Infatti, dalla Decisione risulta che la loro determinazione era effettuata
         insieme all’assegnazione ai membri dell’intesa di quote di mercato espresse in percentuale e che i detti piani economici erano
         destinati a garantire il mantenimento di tali quote di mercato (punti 296, 297, 300-302 e 305).
      
      111   Pertanto, è palese che le valutazioni della Commissione di cui al punto 107 supra non sono tali da giustificare il suo rifiuto
         di riconoscere a favore della ricorrente la circostanza attenuante fatta valere.
      
      112   Poiché quindi la Decisione risulta viziata da illegalità, spetta al Tribunale esercitare la sua competenza giurisdizionale
         anche di merito ai sensi dell’art. 229 CE e dell’art. 17 del regolamento n. 17 al fine di stabilire se la ricorrente, in ragione
         delle circostanze che essa fa valere, dovesse beneficiare di una riduzione dell’ammenda a titolo della non applicazione di
         fatto degli accordi illeciti.
      
      113   A tal fine, il Tribunale rileva che è importante verificare se siffatte circostanze siano tali da dimostrare che, durante
         il periodo in cui la ricorrente ha aderito agli accordi illeciti, essa si è effettivamente sottratta alla loro applicazione
         adottando un comportamento concorrenziale sul mercato o, almeno, che essa ha chiaramente e considerevolmente infranto gli
         obblighi di attuazione di tale intesa, sì da perturbarne lo stesso funzionamento.
      
      114   A tale proposito, occorre rilevare che gli elementi del fascicolo non consentono di risolvere tale questione in senso affermativo.
      115   Da un lato, come osserva la convenuta, la ricorrente non afferma di essersi sottratta ad ogni applicazione di fatto degli
         accordi illeciti.
      
      116   Dall’altro, sebbene la ricorrente faccia valere un’applicazione solo parziale di questi ultimi, gli elementi forniti dalla
         stessa non sono tali da dimostrare che essa si sia chiaramente e considerevolmente discostata dagli accordi collusivi, sì
         da perturbare lo stesso funzionamento dell’intesa relativa alla vitamina B 5.
      
      117   Per quanto riguarda, in primo luogo, la non applicazione di fatto degli accordi sui prezzi, la ricorrente fa valere le circostanze
         seguenti:
      
      a)      la Roche ha annunciato un aumento di prezzi superiore al 4% il 5 aprile 1997; tuttavia, i prezzi della filiale europea della
         ricorrente, la Daiichi Pharmaceutical Europe (in prosieguo: la «DPE»), avrebbero iniziato a superare il livello dell’aprile
         1997 solo nel luglio 1997 e l’aumento dei prezzi complessivo a livello della Roche si sarebbe pienamente riflesso nei prezzi
         della DPE solo dall’ottobre 1997, ossia circa sei mesi dopo l’annuncio della Roche;
      
      b)      durante una riunione con la Roche e la BASF tenutasi nel novembre 1997 o nel gennaio 1998, la ricorrente si sarebbe opposta
         invano ad un aumento dei prezzi in Europa desiderato dalla BASF;
      
      c)      la BASF ha annunciato un aumento dei prezzi del 5% il 25 febbraio 1998; tuttavia, i prezzi della DPE sarebbero aumentati (di
         meno del 5%) solo in maggio e sarebbero quindi scesi nuovamente in giugno al di sotto del livello di febbraio;
      
      d)      la ricorrente non avrebbe seguito l’aumento dei prezzi annunciato dalla BASF nell’aprile 1998, né l’aumento dei prezzi annunciato
         dalla Roche il 13 giugno 1998;
      
      e)      il D-Calpan della ricorrente sarebbe stato regolarmente venduto ad utilizzatori finali a prezzi inferiori al prezzo di listino
         e ai prezzi minimi stabiliti nell’ambito dell’intesa, in ragione del fatto che la ricorrente non eseguiva, ostacolava o ritardava
         gli aumenti di prezzo e concedeva sconti rispetto ai prezzi pubblicati; più precisamente, i prezzi del D-Calpan della ricorrente
         venduto agli utilizzatori finali sarebbero stati, in media, inferiori ai prezzi di listino di più del 10% ed inferiori ai
         prezzi minimi.
      
      118   Occorre anzitutto respingere la circostanza indicata sub b), di cui al punto 323 della Decisione, in quanto essa si limita
         a indicare che la ricorrente, durante una riunione tra i membri dell’intesa tenutasi nel novembre 1997 o nel gennaio 1998,
         ha manifestato il suo disaccordo con un aumento dei prezzi desiderato dalla BASF, ma non pregiudica assolutamente l’atteggiamento
         che la ricorrente può aver effettivamente adottato sul mercato successivamente a tale riunione.
      
      119   Per quanto riguarda le circostanze indicate sub d), l’affermazione della ricorrente secondo cui essa non avrebbe seguito un
         aumento dei prezzi annunciato dalla BASF nell’aprile 1998 non è assolutamente dimostrata, in quanto gli elementi menzionati
         dalla ricorrente non consentono al Tribunale neanche di identificare un tale aumento. Il rinvio effettuato dalla ricorrente,
         a tale proposito, al punto 103 della comunicazione degli addebiti lascia supporre che tale aumento sia in realtà quello annunciato
         dalla BASF il 25 febbraio 1998, a cui si riferisce la circostanza indicata sub c). Inoltre, da questo stesso punto della comunicazione
         degli addebiti risulta che l’aumento dei prezzi annunciato dalla Roche il 13 giugno 1998 era diretto solo a dare seguito e
         a sostenere l’iniziativa della BASF del 25 febbraio 1998. Risulta così che tutte le circostanze indicate sub c) e d) si riducono,
         in definitiva, a un adeguamento molto limitato ad un’unica iniziativa di aumento dei prezzi adottata dagli altri membri dell’intesa.
      
      120   Per quanto riguarda la circostanza indicata sub a), se essa risulta confermata sulla base di una tabella relativa ai prezzi
         medi di vendita della DPE per il periodo 1996-1999, calcolati su base mensile (in prosieguo: la «tabella DPE», fornita dalla
         ricorrente durante il procedimento amministrativo e versata agli atti nel presente procedimento), il suo significato risulta
         fortemente relativizzato alla luce di altri due documenti prodotti dalla ricorrente dinanzi alla Commissione e versati agli
         atti, che riportano su base segnatamente trimestrale i prezzi medi praticati dalla ricorrente stessa in Europa agli utilizzatori
         finali durante il periodo dell’infrazione. Tali documenti − un grafico che descrive l’evoluzione dei prezzi medi di vendita
         della Daiichi in Europa per il periodo compreso tra il 1985 e il 1999 ed una tabella relativa ai prezzi medi di vendita della
         Daiichi in Europa, calcolati su base annuale e trimestrale, per il periodo compreso tra il 1991 e il 1998 (in prosieguo, rispettivamente,
         il «grafico Daiichi» e la «tabella Daiichi») − mostrano che il livello di tali prezzi era nettamente superiore a quello dei
         prezzi della DPE risultante dalla tabella DPE. Dal grafico Daiichi risulta, in particolare, che il prezzo medio della ricorrente
         stessa all’inizio del secondo trimestre del 1997 era di marchi tedeschi (DEM) 36 contro i DEM 32,05 riportati dalla tabella
         DPE per la DPE nello stesso periodo. A sua volta, dalla tabella Daiichi risulta che il prezzo medio della ricorrente stessa
         durante il secondo trimestre del 1997 era superiore del 4,3% al suo prezzo medio per il trimestre precedente, il che risulta
         pienamente coerente con un’ipotesi di adeguamento della Daiichi all’aumento dei prezzi del 4% annunciato dalla Roche il 5
         aprile 1997.
      
      121   Invitata in udienza a spiegare il differente livello di tali prezzi e ad indicare perché sarebbe pertinente, nell’esame del
         presente motivo, riferirsi ora ai prezzi della DPE, ora ai prezzi della Daiichi, la ricorrente ha precisato che la società
         madre lasciava alla DPE, di tanto in tanto, un certo margine discrezionale e che, per decidere se la non applicazione parziale
         degli accordi di prezzo fosse dimostrata, occorrerebbe prendere in considerazione i prezzi praticati dalla società madre,
         vale a dire la ricorrente stessa. Alla luce di ciò, il confronto tra i prezzi concordati all’interno dell’intesa e i prezzi
         della DPE non può essere realmente rappresentativo del grado di adeguamento della ricorrente agli accordi sui prezzi della
         vitamina B 5.
      
      122   Per quanto riguarda la circostanza indicata sub e), dalla tabella seguente, prodotta dalla ricorrente, non contestata dalla
         convenuta e i cui dati sono tratti dai punti 304, 323 e 325 della Decisione nonché dal grafico e dalla tabella Daiichi, risulta
         che, durante il periodo compreso tra l’ottobre 1991 e la fine del 1994, i prezzi di vendita della ricorrente in Europa hanno
         rappresentato una percentuale compresa tra il 90 e il 93% dei prezzi minimi convenuti:
      
      
               
               Data
            
            
               Prezzo di listino
               per l’Europa
               (DEM)
            
            
               Prezzo
               minimo
               per l’Europa
               (DEM)
            
            
               Prezzo medio Daiichi
               agli utilizzatori in Europa
               (DEM)
            
         
               1/10/1991
            
            
               29,50
            
            
               28,50
            
            
               26,00
            
         
               1/4/1992
            
            
               32,50
            
            
               31,00
            
            
               28,50
            
         
               1/4/1993
            
            
               36,50
            
            
               35,00
            
            
               32,00
            
         
               1994
            
            
               39,00
            
            
               37,50
            
            
               35,01
            
         
               1995
            
            
               40,00
            
            
               n.d.
            
            
               35,33
            
         
               1996
            
            
               n.d.
            
            
               n.d.
            
            
               34,33
            
         
               1997
            
            
               43,00
            
            
               n.d.
            
            
               36,79
            
         
               1998
            
            
               46,00
            
            
               n.d.
            
            
               39,98
            
         
      123   Tuttavia, dal fascicolo non risulta assolutamente che il prezzo minimo di DEM 37,50 indicato per il 1994 fosse un valore medio
         per tutto l’anno. Non si può escludere, segnatamente alla luce del punto 304 della Decisione, che tale dato rappresenti solo
         un valore fisso in un momento preciso del 1994, ad esempio il 1° aprile 1994, come sembra attestare il documento BASFAG 000301
         allegato alla lettera inviata dalla BASF alla Commissione il 23 giugno 1999, di modo che il prezzo minimo medio durante questo
         stesso anno può essere stato inferiore a DEM 37,50. I prezzi medi di vendita della ricorrente nel 1994 possono quindi aver
         rappresentato anche più del 93% di tale prezzo minimo medio.
      
      124   Orbene, il divario rilevato tra i prezzi di vendita della ricorrente e i prezzi minimi concordati non appare considerevole
         e, inoltre, è accertato solo per un periodo di tre anni e tre mesi, mentre la durata complessiva dell’infrazione è stata di
         otto anni (dal gennaio 1991 al febbraio 1999, come risulta dai punti 2, 296‑300, 312, 620 e 706 della Decisione, e non dal
         settembre 1991 al febbraio 1999, come indicato, a seguito di una svista, all’art. 1, n. 2, lett. f), della Decisione). D’altra
         parte, dalla stessa tabella risulta che l’evoluzione dei prezzi di vendita della ricorrente è stata conforme, durante questo
         stesso periodo, all’evoluzione dei prezzi minimi concordati e, durante tutto il periodo dell’infrazione, a quella dei prezzi
         di listino, e ciò in maniera rilevante.
      
      125   Per quanto riguarda, in secondo luogo, un’eventuale non applicazione di fatto degli accordi sui volumi, la ricorrente fa valere,
         da un lato, di aver regolarmente superato i piani economici che le erano stati assegnati per l’Europa in misura maggiore rispetto
         alla Roche o alla BASF e, dall’altro, di aver esportato in Europa, per vari anni, più D-Calpan di quanto abbia riferito alla
         Roche ed alla BASF nell’ambito degli scambi d’informazioni all’interno del cartello.
      
      126   Per quanto riguarda il superamento dei piani economici, si deve necessariamente rilevare − sulla base della tabella seguente,
         non contestata dalla convenuta, elaborata dalla ricorrente sulla base dei dati contenuti in allegati alla comunicazione degli
         addebiti e in documenti forniti dalla ricorrente alla Commissione durante il procedimento amministrativo – che la Roche e
         la BASF, a loro volta, hanno superato spesso i loro piani economici e che i superamenti della ricorrente sono stati significativi
         solo durante il periodo 1991-1993, mentre proprio nel 1991 e nel 1992 la Roche registrava i suoi superamenti più significativi:
      
      
      
               Anni
            
            
               Piano economico della
               Daiichi
               per
               l’Europa*
            
            
               Vendite della Daiichi
               Per l’Europa*
            
            
               Indice della Daiichi**
            
            
               Indice
               della Roche**
            
            
               Indice della BASF**
            
         
               1991
            
            
               370
            
            
               411
            
            
               111%
            
            
               114%
            
            
               86%
            
         
               1992
            
            
               435
            
            
               567
            
            
               130%
            
            
               116%
            
            
               102%
            
         
               1993
            
            
               470
            
            
               646
            
            
               137%
            
            
               95%
            
            
               104%
            
         
               1994
            
            
               635
            
            
               670
            
            
               106%
            
            
               87%
            
            
               90%
            
         
               1995
            
            
               640
            
            
               607
            
            
               95%
            
            
               85%
            
            
               78%
            
         
               1996
            
            
               550
            
            
               560
            
            
               102%
            
            
               102%
            
            
               121%
            
         
               1997
            
            
               585
            
            
               606
            
            
               104%
            
            
               110%
            
            
               86%
            
         
               1998
            
            
               580
            
            
               438
            
            
               78%
            
            
               110%
            
            
               103%
            
         
      *: in milioni di tonnellate.
      **: vendite riferite in percentuale al piano economico individuale per l’Europa.
      127   Inoltre, i dati su cui si basa la ricorrente riguardano i piani economici e le vendite a livello europeo e non a livello mondiale.
         Orbene, dalle dichiarazioni della ricorrente stessa dinanzi alla Commissione, riportate al punto 88 del ricorso, risulta che
         il superamento dei piani economici a livello regionale non creava difficoltà all’interno dell’intesa, diversamente da un superamento
         maggiore del 2% dei piani economici a livello mondiale.
      
      128   Per quanto riguarda la comunicazione della ricorrente agli altri membri dell’intesa, nell’ambito del regolare scambio di informazioni
         istituito all’interno di quest’ultima, di dati che sottostimavano le sue vendite effettive in Europa, tale circostanza, supponendo
         che sia dimostrata, non può aver avuto alcun effetto autonomo di attenuazione delle conseguenze nocive per i consumatori dovute
         agli accordi anticoncorrenziali di cui trattasi nel caso di specie. Infatti, essa può al massimo aver aiutato la ricorrente
         a dissimulare e quindi a sostenere le sue violazioni della linea di condotta concordata all’interno dell’intesa per quanto
         riguarda i prezzi e i volumi di vendita.
      
      129   Pertanto, le circostanze fatte valere dalla ricorrente nell’ambito del presente motivo, anche valutate nel loro insieme, non
         consentono di concludere che essa si sia chiaramente e considerevolmente discostata dagli accordi concordati dai membri dell’intesa.
         In ogni caso, da nessun elemento del fascicolo risulta che le dette circostanze abbiano effettivamente perturbato, in un qualche
         momento, il funzionamento di tale intesa.
      
      130   Alla luce di ciò, alla ricorrente non può essere concessa una riduzione dell’importo dell’ammenda a titolo della non applicazione
         di fatto degli accordi illeciti, per cui la sua domanda in tal senso dev’essere respinta.
      
      3.     Sul terzo motivo, vertente sull’applicazione della comunicazione sulla cooperazione
      131   Il presente motivo riguarda l’applicazione della comunicazione sulla cooperazione nei confronti della ricorrente (v. punti
         19-22 supra) ed è suddiviso in quattro parti.
      
       Sulla prima e sulla seconda parte, relative, rispettivamente, all’applicazione delle sezioni B e C della comunicazione sulla
            cooperazione
      132   Con la prima e la seconda parte del presente motivo, la ricorrente sostiene che la Commissione avrebbe dovuto esentarla totalmente
         o concederle una riduzione dell’ammenda non inferiore al 75% ai sensi della sezione B della comunicazione sulla cooperazione
         ovvero, in subordine, una riduzione dell’ammenda compresa tra il 50 e il 75% ai sensi della sezione C della stessa comunicazione.
      
       Argomenti delle parti
      –       Sulla prima parte
      133   Con la prima parte del presente motivo, la ricorrente fa valere che la Commissione ha commesso un errore manifesto di valutazione,
         ha «applicato erroneamente il diritto ai fatti» ed ha violato la comunicazione sulla cooperazione non avendola esentata totalmente
         o non avendole concesso una riduzione assai significativa dell’importo dell’ammenda, dal 75% al 100%, ai sensi della sezione
         B di questa stessa comunicazione. Infatti, essa ritiene di aver soddisfatto tutte le condizioni indicate in tale sezione.
      
      134   Per quanto riguarda, in particolare, la condizione di cui alla sezione B, lett. b), la quale richiede che l’impresa «sia la
         prima a fornire elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa», la ricorrente fa valere che, all’epoca
         in cui essa ha fornito le indicazioni relative all’intesa sulla vitamina B 5 alla Commissione, quest’ultima non disponeva
         ancora di informazioni sufficienti per dimostrare l’esistenza dell’infrazione.
      
      135   La ricorrente ricorda che la Commissione, nella sua decisione 7 giugno 2000, 2001/418/CE, relativa ad un procedimento a norma
         dell’articolo 81 del Trattato CE e dell’articolo 53 dell’Accordo SEE (Caso COMP/36.545/F3 – Aminoacidi) (GU 2001, L 152, pag. 24),
         ha affermato che alcune prove sono decisive ai sensi della sezione B, lett. b), della comunicazione sulla cooperazione quando
         sono «di per sé sufficienti a stabilire l’esistenza del cartello». Orbene, affinché si possa ritenere che elementi probatori
         particolari dimostrino l’infrazione, essi devono secondo la ricorrente, riguardare e descrivere gli elementi costitutivi dell’intesa,
         vale a dire: l’identità delle società e i nomi e le qualifiche delle persone che partecipano all’infrazione; i dettagli relativi
         a ciascuno dei contatti o delle riunioni tra i partecipanti; i dettagli relativi all’oggetto delle discussioni tenutesi in
         ciascuna riunione e ad ogni accordo comune; il meccanismo fondamentale dell’intesa o modus operandi (ad esempio, la frequenza
         delle riunioni, l’esistenza di sistemi di sorveglianza, le strutture o organismi che sorvegliano gli accordi); la durata dell’infrazione.
      
      136   La ricorrente sottolinea che gli elementi probatori relativi all’intesa sulla vitamina B 5 forniti dalla Roche e dalla BASF
         prima della sua stessa dichiarazione datata 9 luglio 1999 sono quelli contenuti in una lettera inviata dalla Roche alla Commissione
         il 22 giugno 1999, iscritta nel fascicolo amministrativo il 24 giugno 1999, e in due documenti provenienti dalla BASF iscritti
         nello stesso fascicolo, rispettivamente, il 15 e il 25 giugno 1999. Orbene, secondo la ricorrente tali elementi non possono
         in alcun modo essere considerati determinanti.
      
      137   In particolare, la ricorrente fa valere che gli elementi probatori forniti dalla Roche il 24 giugno 1999 contenevano documenti
         statistici per il periodo compreso tra il 1995 e il 1998. Tuttavia, poiché l’infrazione in questione si è protratta dal gennaio
         1991 al febbraio 1999, non si potrebbe affermare che tali elementi probatori abbiano dimostrato la durata dell’infrazione.
         I detti elementi non avrebbero neanche descritto il meccanismo di base dell’intesa: essi non si riferirebbero in alcun modo
         ad iniziative concordate in materia di prezzi e si riferirebbero solo vagamente a «quote di mercato concordate», senza fornire
         indicazioni relative a riunioni particolari, al luogo in cui esse erano tenute, alle date o ai partecipanti. Secondo la ricorrente,
         gli elementi forniti dalla BASF il 15 e il 25 giugno 1999 erano leggermente più dettagliati di quelli forniti dalla Roche
         nel giugno 1999 ma, alla stregua di questi ultimi, erano incompleti, segnatamente per quanto riguarda la durata dell’infrazione.
         Infatti, ne risulterebbe che un «accordo» era stato discusso la prima volta nel 1992 e che gli «accordi relativi al Calpan»
         erano terminati alla fine o verso la fine del 1998.
      
      138   Tuttavia, la ricorrente rileva di non avere avuto accesso a determinati passaggi delle informazioni della BASF che si riteneva
         contenessero segreti aziendali. Osservando che è «infinitamente poco probabile che tali informazioni omesse abbiano reso gli
         elementi della BASF “determinanti”», la ricorrente chiede al Tribunale di ordinare alla Commissione, a titolo di misure di
         organizzazione del procedimento, di fornire al Tribunale una versione integrale dei due suddetti documenti provenienti dalla
         BASF e di confermare che le informazioni a cui la ricorrente non ha avuto accesso non hanno reso gli elementi probatori forniti
         dalla BASF determinanti.
      
      139   Per contro, gli elementi probatori forniti alla Commissione dalla ricorrente il 9 luglio 1999 sarebbero stati determinanti,
         dato il loro carattere esaustivo e dettagliato. In particolare, tale elementi avrebbero consentito alla Commissione di stabilire
         la cronistoria e il regime dell’intesa, il meccanismo di base della stessa, il calendario ed il meccanismo degli adeguamenti
         dei piani economici, i dettagli delle riunioni, il funzionamento dell’intesa dal 1991 al 1997 e la durata della stessa. Il
         carattere determinante degli elementi probatori forniti dalla ricorrente risulterebbe anche dal fatto che la Commissione si
         è basata quasi esclusivamente su questi ultimi per descrivere l’infrazione nella Decisione (sentenza del Tribunale 14 maggio
         1998, causa T-317/94, Weig/Commissione, Racc. pag. II‑1235, punto 288). In particolare, la parte della Decisione concernente
         la descrizione dell’intesa relativa alla vitamina B 5 (punti 292-329) farebbe riferimento circa venti volte a citazioni, dichiarazioni
         e documenti forniti dalla ricorrente, mentre si riferirebbe solo due volte a dichiarazioni e documenti forniti dalla BASF
         e una sola volta a una dichiarazione della Roche.
      
      140   La ricorrente osserva che, nella Decisione, la Commissione non ha motivato per ciascuna intesa sanzionata il carattere determinante
         degli elementi probatori forniti dalla Roche e dalla BASF. La Commissione avrebbe piuttosto realizzato una «determinazione
         complessiva relativa alle memorie della Roche e della BASF per tutte le varie intese sulle vitamine». Alla luce di tale approccio
         globale, sorgerebbe la questione se la Commissione abbia correttamente valutato e qualificato gli elementi probatori della
         Roche e della BASF forniti nel giugno 1999 come determinanti ai fini di dimostrare l’infrazione relativa alla vitamina B 5.
         Alla luce di ciò, la ricorrente invita il Tribunale a riesaminare tali elementi probatori e a confrontarli con quelli «dettagliati,
         completi e volontari» forniti dalla ricorrente il 9 luglio 1999.
      
      141   La convenuta contesta che la ricorrente possa beneficiare della sezione B della comunicazione sulla cooperazione, in quanto
         non è stata la prima ad averle fornito elementi determinanti probatori dell’intesa relativa alla vitamina B 5. Essa ribadisce
         gli argomenti esposti nella Decisione secondo cui la Roche e la BASF le hanno comunicato i primi elementi determinanti − vale
         a dire alcune informazioni sull’identità delle società e di determinate persone coinvolte negli accordi, sull’oggetto delle
         discussioni, sul piano di base dell’intesa e sulla durata dell’infrazione − e precisa che i detti elementi sono stati forniti
         dalla BASF il 15 e il 23 giugno 1999 e dalla Roche nella sua lettera datata 22 giugno 1999.
      
      142   Per quanto riguarda la misura di organizzazione del procedimento richiesta dalla ricorrente, da un lato, la convenuta precisa
         che la ricorrente possiede già i documenti che chiede le vengano forniti, i quali le sono stati inviati al momento dell’adozione
         della comunicazione degli addebiti, ad eccezione delle informazioni di vendita trasmesse dalla BASF e riportate alla pag.
         4413 del fascicolo amministrativo, per cui la Commissione avrebbe concesso un trattamento riservato. Dall’altro, la convenuta
         conferma il carattere determinante di tali documenti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa relativa alla vitamina
         B 5.
      
      143   Per quanto riguarda la sua domanda di misure di organizzazione del procedimento, la ricorrente, nella replica, prende atto
         del fatto che la convenuta conferma che la pag. 4413 del fascicolo amministrativo non le è stata comunicata durante il procedimento
         amministrativo a causa del trattamento riservato concesso. Essa precisa, a tale proposito, che non intende ottenere essa stessa
         una copia di tale pagina, ma chiede piuttosto che la convenuta la fornisca al Tribunale, affinché quest’ultimo sia in grado
         di valutare se le informazioni ivi riportate siano state fornite in risposta alla richiesta della Commissione ai sensi dell’art.
         11 del regolamento n. 17 e se abbiano reso la prova fornita dalla BASF determinante ai sensi della sezione B, lett. b), della
         comunicazione sulla cooperazione.
      
      –       Sulla seconda parte
      144   Per il caso in cui il Tribunale debba giudicare che essa non soddisfacesse la condizione prevista dalla sezione B, sub a),
         della comunicazione sulla cooperazione, con la seconda parte del presente motivo la ricorrente fa valere che, poiché essa
         soddisfaceva almeno le condizioni sub b)‑e) di tale sezione, la Commissione ha commesso un errore manifesto di valutazione,
         ha «applicato erroneamente il diritto ai fatti» ed ha violato la comunicazione sulla cooperazione non avendole concesso una
         riduzione significativa dell’importo dell’ammenda, dal 50% al 75%, ai sensi della sezione C di detta comunicazione.
      
      145   La convenuta osserva che la ricorrente, non essendo stata la prima a produrre elementi determinanti che dimostrano l’esistenza
         dell’intesa, non poteva neanche beneficiare dell’applicazione della sezione C della comunicazione sulla cooperazione.
      
       Giudizio del Tribunale
      146   Nella comunicazione sulla cooperazione, la Commissione ha definito le condizioni alle quali le imprese che cooperano con essa
         nel corso delle sue indagini relative ad un’intesa possono evitare l’imposizione delle ammende che altrimenti sarebbero loro
         inflitte, o beneficiare di riduzioni del loro ammontare (v. sezione A, n. 3, della comunicazione sulla cooperazione).
      
      147   Come è menzionato nella sezione E, n. 3, della comunicazione sulla cooperazione, quest’ultima ha creato aspettative legittime
         sulle quali fanno affidamento le imprese che intendono informare la Commissione dell’esistenza di un’intesa. Alla luce del
         legittimo affidamento che le imprese che intendono cooperare con la Commissione possono aver tratto dalla detta comunicazione,
         la Commissione è quindi tenuta a conformarvisi in sede di valutazione, nell’ambito della determinazione dell’importo dell’ammenda
         imposta alla ricorrente, della cooperazione di quest’ultima (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 20 marzo 2002, causa
         T-9/99, HFB e a./Commissione, Racc. pag. II‑1487, punto 608, e 8 luglio 2004, causa T‑48/00, Corus UK/Commissione, Racc. pag. II‑2325,
         punti 192 e 193).
      
      148   Conformemente alla sezione B di tale comunicazione, «beneficia di una riduzione pari almeno al 75% dell’ammontare dell’ammenda,
         che le sarebbe stata inflitta in assenza di cooperazione, o della totale non imposizione della medesima», l’impresa la quale:
      
      «a)       denunci l’intesa segreta alla Commissione prima che quest’ultima abbia proceduto ad un accertamento, previa decisione, presso
         imprese partecipanti all’intesa e senza che essa già disponga di informazioni sufficienti per dimostrare l’esistenza dell’intesa
         denunciata;
      
      b)       sia la prima a fornire elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa; 
      c)       abbia cessato di partecipare all’attività illecita al più tardi al momento in cui denuncia l’intesa; 
      d)       fornisca alla Commissione tutte le informazioni utili nonché tutti i documenti e gli elementi probatori di cui dispone riguardanti
         l’intesa e assicuri una permanente e totale cooperazione per tutto il corso dell’indagine;
      
      e)       non abbia costretto un’altra impresa a partecipare all’intesa né abbia svolto un ruolo di iniziazione o determinante nell’attività
         illecita».
      
      149   Inoltre, ai sensi della sezione C di tale comunicazione, «l’impresa che, soddisfatte le condizioni di cui [alla sezione B,
         lett. b)-e)], denunci l’intesa segreta dopo che la Commissione abbia proceduto ad accertamenti, previa decisione, presso imprese
         partecipanti all’intesa stessa, senza che tali accertamenti abbiano potuto fornire una base sufficiente per giustificare l’avvio
         del procedimento in vista dell’adozione di una decisione, beneficia di una riduzione dal 50% al 75% dell’ammontare dell’ammenda».
      
      150   La concessione dell’esenzione totale o di una riduzione dell’importo dell’ammenda ai sensi della sezione B o della sezione
         C della comunicazione sulla cooperazione richiede quindi, in particolare, che l’impresa interessata sia stata la prima a fornire
         elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa [condizione indicata alla sezione B, lett. b)].
      
      151   Al punto 743, prima frase, della Decisione, la Commissione ha considerato che «Roche e BASF, mettendo a disposizione della
         Commissione stessa il materiale più importante tra il 2 giugno 1999 e il 30 luglio 1999, [fossero] state le prime a fornirle
         la prova decisiva dell’esistenza di accordi di cartello nei mercati delle vitamine B 2, B 5, C, D3, del betacarotene e dei
         carotenoidi». Al punto 745, prima frase, essa ne ha dedotto che con ciò era stato impedito ad altre imprese di soddisfare
         questa condizione. 
      
      152   Al contrario, la ricorrente sostiene di aver soddisfatto questa stessa condizione. Con la sua dichiarazione alla Commissione
         datata 9 luglio 1999 e i relativi allegati, essa avrebbe fornito alla Commissione elementi determinanti per dimostrare l’intesa
         relativa alla vitamina B 5. Per contro, gli elementi forniti in merito alla detta intesa da parte della Roche e della BASF
         prima di tale dichiarazione, vale a dire quelli trasmessi con una lettera della Roche datata 22 giugno 1999, registrata il
         24 giugno 1999, e con due lettere della BASF datate 15 e 23 giugno 1999 (registrate rispettivamente il 15 e il 25 giugno 1999),
         non potrebbero essere considerati determinanti.
      
      153   Orbene, si deve necessariamente rilevare che la formulazione della prima frase del punto 743 della Decisione non consente
         di comprendere se la Commissione abbia ritenuto che la Roche e la BASF soddisfacessero congiuntamente la condizione di cui
         alla sezione B, lett. b), per ciascuna delle infrazioni menzionate, né se, per quanto riguarda l’infrazione relativa alla
         vitamina B 5, la sua valutazione si sia basata sulla considerazione di tutti gli elementi forniti da queste due imprese nel
         lasso di tempo indicato (compreso tra il 2 giugno e il 30 luglio 1999), inclusi dunque quelli trasmessi dopo la dichiarazione
         della ricorrente del 9 luglio 1999 (in particolare le risposte della Roche e della BASF del 16 luglio 1999 alle richieste
         di informazioni, relative in particolare alla vitamina B 5, che erano state loro rivolte dall’istituzione il 26 maggio 1999:
         v. punto 132 della Decisione).
      
      154   Ai fini della presente causa, tuttavia, non è necessario esaminare – alla luce del tenore della sezione B, lett. b), e della
         sezione C della comunicazione sulla cooperazione, che sono dirette a ricompensare, con una riduzione dell’ammenda rispettivamente
         assai significativa e significativa, l’unica impresa che sia stata realmente la «prima» a fornire elementi determinanti (sentenze
         del Tribunale 15 giugno 2005, cause riunite T‑71/03, T‑74/03, T‑87/03 e T‑91/03, Tokai Carbon e a./Commissione, non pubblicata
         nella Raccolta, punto 365) – la questione se la Commissione abbia affermato, e se del caso giustamente, che, per quanto riguarda
         l’infrazione relativa alla vitamina B 5, la Roche e la BASF soddisfacessero entrambe la condizione di cui alla sezione B,
         lett. b), della comunicazione sulla cooperazione.
      
      155   D’altra parte, l’ambiguità del punto 743 della Decisione per quanto riguarda gli elementi probatori presi in considerazione
         dalla Commissione per la sua valutazione ai sensi della sezione B, lett. b), della comunicazione sulla cooperazione non ha
         impedito alla ricorrente di esaminare la fondatezza di tale valutazione e di contestarla dinanzi al Tribunale, così come non
         impedisce al Tribunale di esercitare il suo controllo di legittimità su tale valutazione riguardo agli argomenti sollevati
         in queste parti del presente motivo.
      
      156   Per quanto riguarda la nozione di «elementi determinanti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa», da un lato, si deve
         considerare, contrariamente a quanto sostiene la convenuta, che tale nozione non comprende le prove che siano di per sé sufficienti
         per dimostrare l’esistenza dell’intesa, come confermato da un raffronto con i termini utilizzati alla sezione B, lett. a),
         della comunicazione sulla cooperazione, che contiene proprio l’aggettivo «sufficienti», il quale non è invece utilizzato alla
         sezione B, lett. b), della stessa comunicazione (v., in questo senso, sentenza 15 giugno 2005, Tokai Carbon e a./Commissione,
         cit., punto 362).
      
      157   Dall’altro, anche se gli elementi di cui alla sezione B, lett. b), della detta comunicazione non devono necessariamente essere
         di per sé sufficienti per provare l’esistenza dell’intesa, essi devono comunque essere determinanti a questo stesso fine.
         Non deve trattarsi, quindi, semplicemente di una fonte di orientamento per le indagini che la Commissione deve effettuare,
         bensì di elementi che possano essere utilizzati direttamente come base probatoria principale per una decisione di constatazione
         di infrazione.
      
      158   Nel caso di specie, non si può contestare che la ricorrente abbia fornito, con la sua dichiarazione del 9 luglio 1999, elementi
         siffatti per quanto riguarda l’intesa relativa alla vitamina B 5. Tale dichiarazione conteneva una descrizione dettagliata
         dell’intesa, con precisazioni relative in particolare all’istituzione e alla durata di quest’ultima, ai suoi membri e alle
         loro motivazioni, ai suoi principi direttivi (sistema dei piani economici diretto alla ripartizione delle vendite, aumenti
         concordati di prezzi, scambio d’informazioni), nonché un rilevamento molto minuzioso di vari contatti e riunioni avvenuti
         durante tutta la durata dell’infrazione, con l’indicazione delle relative date, luoghi, oggetto e nomi dei partecipanti. Erano
         inoltre annessi documenti che mostravano in particolare, in maniera circostanziata e con dettagli numerici, il funzionamento
         del sistema dei piani economici e gli aumenti concordati di prezzi. D’altra parte, come la ricorrente ha giustamente messo
         in evidenza, la descrizione dell’infrazione relativa alla vitamina B 5 contenuta nella Decisione si basa fondamentalmente
         sugli elementi forniti dalla ricorrente.
      
      159   Alla luce di ciò, la ricorrente sottolinea giustamente che la questione se l’impresa che ha fornito per prima elementi determinanti
         sia stata effettivamente la Roche o la BASF, e non la ricorrente, dev’essere risolta solo sulla base degli elementi trasmessi
         dalla Roche e dalla BASF alla Commissione il 9 luglio 1999. La convenuta stessa, nel controricorso, ha del resto precisato
         l’indicazione riportata al punto 743, prima frase, della Decisione, affermando che i primi elementi determinanti ai fini della
         prova dell’esistenza dell’intesa relativa alla vitamina B 5 erano stati forniti dalla BASF nelle sue lettere datate 15 e 23
         giugno 1999 e dalla Roche nella lettera 22 giugno 1999.
      
      160   Orbene, a tale proposito va rilevato che gli elementi forniti dalla BASF al 25 giugno 1999, vale a dire quelli trasmessi con
         le lettere datate 15 e 23 giugno 1999, come risultano dal fascicolo della presente causa, possono sicuramente essere considerati
         tali da costituire il fondamento probatorio principale per rilevare l’esistenza di un’intesa nel mercato della vitamina B 5
         e, di conseguenza, idonei a costituire in ogni caso un ostacolo al fatto che la ricorrente soddisfi la condizione di cui alla
         sezione B, lett. b), della comunicazione sulla cooperazione.
      
      161   Infatti, va sottolineato che dalla lettera 15 giugno 1999 risultano, oltre ai partecipanti all’intesa, precisazioni relative
         a determinate riunioni del periodo iniziale dell’intesa, con menzione dei luoghi (Basilea e Tokyo) in cui esse si erano tenute
         e dei nomi delle persone intervenute. Essa indica i nomi delle persone coinvolte nelle azioni illecite, la frequenza trimestrale
         delle riunioni del cartello ed il contenuto generale degli accordi (ripartizione di quote, scambio d’informazioni sui volumi
         di vendita su base mensile, aumento dei prezzi) e identifica come periodo dell’infrazione quello compreso tra il 1992 e la
         fine del 1998, vale a dire un periodo che copre quasi tutto il periodo dell’infrazione come rilevato nella Decisione. Inoltre,
         la lettera 23 giugno 1999 fornisce, nei suoi allegati, dati numerici relativi in particolare alle quote assegnate ai membri
         dell’intesa per il 1995 e il 1996 ed un elenco dei prezzi di listino e dei prezzi minimi al 1° aprile 1994, informazioni che
         rendono più circostanziata e documentata la descrizione delle azioni illecite contenuta nella lettera 15 giugno 1999.
      
      162   La conclusione formulata al punto 160 supra non può essere inficiata dal fatto che gli elementi forniti dalla BASF il 25 giugno
         1999 non identificassero la durata esatta dell’infrazione come rilevata nella Decisione, poiché la condizione di cui alla
         sezione B, lett. b), della comunicazione sulla cooperazione non richiede che l’impresa in questione fornisca elementi probatori
         riguardanti tutti i fatti rilevati nella decisione della Commissione. Tale conclusione non può neanche essere invalidata dal
         fatto che, nella Decisione, la Commissione abbia utilizzato gli elementi forniti dalla ricorrente in misura maggiore rispetto
         a quelli forniti dalla BASF.
      
      163   Ciò premesso, senza che sia necessario ordinare alla convenuta, conformemente alla richiesta della ricorrente in tal senso,
         di fornire la pag. 4413 o altri documenti del fascicolo amministrativo, né esaminare se gli elementi forniti dalla Roche con
         la lettera 22 giugno 1999, più limitati rispetto a quelli forniti dalla BASF, potessero, a loro volta, essere qualificati
         come determinanti ai fini della prova dell’esistenza dell’intesa relativa alla vitamina B 5, si deve necessariamente rilevare,
         con la convenuta, che la ricorrente, a dispetto della natura certamente più estesa, dettagliata e documentata degli elementi
         da essa forniti alla Commissione il 9 luglio 1999, non soddisfaceva la condizione di cui alla sezione B, lett. b), della comunicazione
         sulla cooperazione e non poteva pertanto beneficiare dell’applicazione della sezione B o della sezione C di tale comunicazione.
      
      164   Poiché la ricorrente non ha dimostrato che, rifiutando di concederle uno o l’altro dei detti benefici, la Commissione abbia
         commesso un errore manifesto di valutazione o abbia violato la comunicazione sulla cooperazione, la prima e la seconda parte
         del presente motivo devono essere respinte.
      
       Sulla terza e sulla quarta parte, relative all’applicazione della sezione D della comunicazione sulla cooperazione
      165   Con la terza e la quarta parte del presente motivo, formulate in subordine, la ricorrente fa valere che la Commissione avrebbe
         dovuto almeno concederle una riduzione dell’ammenda del 50% o, in ogni caso, superiore al 35%, ai sensi della sezione D della
         comunicazione sulla cooperazione.
      
       Argomenti delle parti
      –       Sulla terza parte
      166   Con la terza parte, la ricorrente sostiene che la Commissione ha violato il principio di parità di trattamento non avendole
         concesso, contrariamente a quanto avvenuto per la Roche e la BASF, una riduzione del 50% dell’importo dell’ammenda ai sensi
         della sezione D di tale comunicazione, dato che, secondo la ricorrente, la sua cooperazione era stata almeno tanto ampia e
         volontaria quanto quella della Roche e quella della BASF ed era intervenuta nella medesima fase del procedimento amministrativo.
      
      167   La ricorrente ricorda che, ai sensi delle sentenze del Tribunale 13 dicembre 2001, cause riunite T-45/98 e T-47/98, Krupp
         Thyssen Stainless e Acciai speciali Terni/Commissione (Racc. pag. II‑3757, punto 245), e causa T‑48/98, Acerinox/Commissione
         (Racc. pag. II‑3859, punto 139), i gradi della cooperazione fornita dalle imprese interessate devono essere considerati equiparabili
         purché tali imprese abbiano fornito alla Commissione, nella medesima fase del procedimento amministrativo e in circostanze
         analoghe, informazioni simili sui fatti loro imputati. Orbene, nel caso di specie vari fattori dimostrerebbero che la cooperazione
         della ricorrente è stata paragonabile a quella della Roche e a quella della BASF, se non addirittura più ampia: le circostanze
         in cui le imprese interessate si sono rivolte alla Commissione, la sequenza temporale della presentazione degli elementi probatori,
         la natura volontaria della produzione delle prove e il «valore aggiunto» degli elementi probatori forniti.
      
      168   La convenuta contesta che il principio di parità di trattamento imponga nel caso di specie di concedere alla ricorrente una
         riduzione del 50% dell’ammenda ai sensi della sezione D della comunicazione sulla cooperazione, ossia un trattamento identico
         a quello riservato a tale proposito alla Roche e alla BASF. Essa mette in evidenza in particolare che la ricorrente ha contattato
         la Commissione per manifestare la sua intenzione di cooperare solo più di un mese dopo la Roche e la BASF e che la sua cooperazione
         effettiva è intervenuta solo in un momento in cui la Commissione disponeva già di prove decisive sull’intesa trasmesse dalla
         Roche e dalla BASF. Pertanto, essa non avrebbe violato il principio di parità di trattamento nell’aver esercitato il suo margine
         discrezionale all’interno della forbice di riduzione (dal 10 al 15%) prevista alla sezione D della comunicazione sulla cooperazione
         concedendo alla ricorrente una riduzione del 35% dell’importo dell’ammenda inflittale.
      
      –       Sulla quarta parte
      169   Ancora più in subordine, la ricorrente fa valere, con la quarta parte del presente motivo, che la Commissione ha violato la
         comunicazione sulla cooperazione e il principio di parità di trattamento, non avendole concesso una riduzione superiore al
         35% per essersi conformata al primo e al secondo trattino della sezione D, n. 2, di tale comunicazione.
      
      170   A tale proposito, la ricorrente ricorda che le è stata concessa una riduzione del 35% per aver soddisfatto le condizioni indicate
         alla sezione D, n. 2, primo trattino, della comunicazione sulla cooperazione, vale a dire per aver fornito alla Commissione,
         prima dell’invio della comunicazione degli addebiti, informazioni, documenti o altri elementi probatori che hanno contribuito
         a confermare la sussistenza dell’infrazione. Tuttavia, la ricorrente osserva che la Commissione non ha riconosciuto in alcun
         punto della Decisione che, non avendo contestato i fatti materiali esposti nella comunicazione degli addebiti, essa abbia
         anche soddisfatto le condizioni di cui alla sezione D, n. 2, secondo trattino, di detta comunicazione.
      
      171   Orbene, dalla sezione D, n. 2, di tale comunicazione risulterebbe che il primo e il secondo trattino riguardano motivi separati
         e distinti per una riduzione dell’importo dell’ammenda. Alla luce di ciò, il fatto che la Commissione non abbia concesso alla
         ricorrente una riduzione più elevata tenendo conto del fatto che essa ha soddisfatto le condizioni del primo e del secondo
         trattino della sezione D, n. 2, della comunicazione costituirebbe un’erronea applicazione di quest’ultima o, perlomeno, una
         violazione delle legittime aspettative create da tale comunicazione.
      
      172   Inoltre, tale rifiuto della Commissione di concedere alla ricorrente una riduzione per essersi conformata ai due trattini
         della sezione D, n. 2, della comunicazione sulla cooperazione violerebbe anche il principio di parità di trattamento, in quanto
         non è conforme alla prassi della Commissione. A tale proposito, la ricorrente menziona la decisione British Sugar (v. punto 46
         supra) e la decisione della Commissione 9 dicembre 1998, 1999/271/CE, relativa ad una procedura ai sensi dell’articolo 85
         del Trattato CE (IV/34.466 – Traghetti greci) (GU 1999, L 109, pag. 24), nelle quali, rispettivamente, le imprese British
         Sugar e Anek avrebbero beneficiato di una riduzione del 50% e del 45% dell’ammenda per aver soddisfatto contemporaneamente
         le condizioni di cui al primo e al secondo trattino della sezione D, n. 2, della comunicazione sulla cooperazione.
      
      173   La convenuta contesta la richiesta della ricorrente di ottenere una riduzione dell’ammenda superiore al 35% a titolo della
         sezione D della suddetta comunicazione. Essa afferma che la riduzione del 35% concessa tiene conto anche del fatto che la
         ricorrente non abbia contestato i fatti. La Decisione menzionerebbe al punto 754 (v. punto 20 supra) la circostanza che la
         ricorrente non abbia contestato i fatti. Da una lettura corretta di tale punto risulterebbe che le due possibilità previste
         sono, la prima, che un’impresa abbia contribuito ad accertare l’esistenza delle infrazioni e non abbia contestato i fatti
         materiali e, la seconda, che essa non abbia contestato i fatti materiali senza aver contribuito ad accertare l’esistenza delle
         infrazioni. Una tale lettura si imporrebbe alla luce del contesto della frase e della Decisione nel suo insieme, da cui risulterebbe
         che, mentre nessuna delle imprese ha contestato i fatti materiali, alcune imprese, per determinati prodotti vitaminici, non
         hanno soddisfatto la condizione relativa al contributo ad accertare le infrazioni. Del resto, il livello di riduzione concesso
         alla Roche e alla BASF confermerebbe l’inesattezza dell’interpretazione della Decisione effettuata dalla ricorrente. Infatti,
         se tale interpretazione fosse esatta, le riduzioni concesse alla Roche e alla BASF non avrebbero tenuto conto dell’assenza
         di contestazione da parte di queste ultime dei fatti materiali relativi alle infrazioni loro imputate, e la concessione da
         parte della Commissione di una riduzione del 50% a ciascuna di esse sarebbe illogica, poiché a tali imprese sarebbe stata
         concessa la riduzione massima a titolo della sezione D nonostante non tutte le condizioni menzionate in tale sezione fossero
         state soddisfatte.
      
      174   Pertanto, la convenuta avrebbe semplicemente omesso, al punto 764, di menzionare nuovamente il secondo trattino della sezione
         D, tuttavia quanto enunciato in tale punto si riferirebbe genericamente alla cooperazione fornita dalla ricorrente alla Commissione.
      
       Giudizio del Tribunale
      175   La sezione D della comunicazione sulla cooperazione così dispone:
      «1.      Un’impresa che coopera senza che siano soddisfatte tutte le condizioni di cui [alle sezioni] B o C beneficia di una riduzione
         dal 10% al 50% dell’ammontare dell’ammenda che le sarebbe stata inflitta in assenza di cooperazione.
      
      2.      Ciò può verificarsi in particolare:
      –       se, prima dell’invio di una comunicazione degli addebiti, un’impresa fornisce alla Commissione informazioni, documenti o altri
         elementi probatori che contribuiscano a confermare la sussistenza dell’infrazione,
      
      –       se, dopo aver ricevuto la comunicazione degli addebiti, un’impresa informa la Commissione che non contesta i fatti materiali
         sui quali la Commissione fonda le sue accuse».
      
      176   Occorre esaminare anzitutto la questione se, come afferma la ricorrente, la riduzione del 35% dell’importo dell’ammenda che
         le è stata concessa dalla Commissione a titolo di tale sezione D lo sia stata solo in forza della cooperazione prevista al
         n. 2, primo trattino, di tale sezione o se, come sostiene la convenuta, la detta riduzione fosse diretta anche a ricompensare
         la ricorrente per non aver contestato i fatti materiali esposti nella comunicazione degli addebiti, fermo restando che la
         convenuta non nega che la ricorrente soddisfacesse la condizione di cui al n. 2, secondo trattino, di tale sezione. Del resto,
         la mancata contestazione da parte della ricorrente dei fatti materiali riportati nella comunicazione degli addebiti risulta
         chiaramente dal tenore della sua risposta a questa stessa comunicazione datata 2 ottobre 2000.
      
      177   Come osserva la convenuta, dalla Decisione (punto 148) risulta effettivamente che nessuna delle otto imprese cui sono state
         inflitte ammende nell’ambito della Decisione ha contestato nella sostanza i fatti sui quali la Commissione aveva basato detta
         comunicazione. Orbene, ancorché il punto 746 riproduca essenzialmente il testo integrale della sezione D della comunicazione
         sulla cooperazione e ancorché la Commissione abbia espressamente concesso alla Merck KgaA ed alla Aventis SA una riduzione
         dell’ammenda pari, rispettivamente, al 15% e al 10% in applicazione della citata sezione D, n. 2, secondo trattino, per non
         aver contestato i fatti loro addebitati, in merito rispettivamente all’infrazione relativa alla vitamina C e a quella relativa
         alla vitamina D 3 (punti 763 e 767), essa non ha applicato tale disposizione alla ricorrente e ha ridotto l’ammenda di quest’ultima
         solamente ai sensi della sezione D, n. 2, primo trattino (punto 764).
      
      178   Nelle sue memorie, la convenuta ha cercato di spiegare tale omissione precisando che, nei casi in cui la cooperazione delle
         imprese si era limitata ad un’assenza di contestazione dei fatti, essa ha applicato una riduzione basata unicamente su tale
         tipo di cooperazione ed ha fatto espresso riferimento al punto D, n. 2, secondo trattino, della comunicazione sulla cooperazione,
         mentre, per le imprese che avevano altresì cooperato ai sensi del primo trattino di tale disposizione, vale a dire le imprese
         Roche, BASF, Solvay Pharmaceuticals BV, Daiichi, Eisai Co. Ltd e Takeda Chemical Industries Ltd, essa ha applicato una sola
         riduzione, che raggruppava i due tipi di cooperazione; tuttavia, essa avrebbe semplicemente omesso di menzionare, per quest’ultima
         riduzione, anche il secondo trattino. In ogni caso, emergerebbe chiaramente dal contesto della Decisione che la riduzione
         concessa alla ricorrente era basata sia sul fatto che quest’ultima aveva fornito informazioni e documenti, sia sulla mancata
         contestazione dei fatti.
      
      179   È sufficiente rilevare in proposito che tale spiegazione è stata fornita dalla Commissione per la prima volta dinanzi al Tribunale,
         e che essa non risulta essere contenuta nella Decisione adottata dal collegio dei membri della Commissione. Orbene, la valutazione
         della mancata contestazione dei fatti da parte della ricorrente avrebbe dovuto risultare dai punti della motivazione relativi
         alla cooperazione dell’impresa, allo stesso modo in cui essa era espressamente menzionata – oltre che al punto 148 relativo
         alla descrizione dello svolgimento del procedimento amministrativo – ai punti 752, 753, 763 e 767 con riferimento alla Merck
         e all’Aventis (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑31/99, ABB Asea Brown Boveri/Commissione, Racc.
         pag. II‑1881, punti 242 e 244, e 29 aprile 2004, Tokai Carbon e a./Commissione, cit., punti 413-415, 439 e 453). Per quanto
         riguarda il punto 754, fatto valere dalla convenuta, si deve necessariamente rilevare, alla luce del suo tenore e in particolare
         dell’impiego dei termini «e/o» [corrispondenti, nella versione italiana, ad una semplice «e», ndt], che esso non può essere
         interpretato nel senso che indichi che la ricorrente non avesse contestato i fatti materiali su cui la Commissione aveva fondato
         le sue conclusioni, tanto più che tale punto si limita a seguire i punti della Decisione (747‑753) in cui la Commissione ha
         esaminato, per ciascuna delle imprese in questione, il tipo di cooperazione fornita e che, per quanto riguarda la ricorrente
         e contrariamente ai casi della Merck e dell’Aventis, non dimostrano una siffatta mancata contestazione dei fatti.
      
      180   Alla luce dei punti 749, 750 e 764 della Decisione, relativi alla ricorrente (v. punto 22 supra), il Tribunale deve quindi
         prendere atto del fatto che la Commissione non ha consentito all’impresa di beneficiare della disposizione di cui alla sezione
         D, n. 2, secondo trattino, della comunicazione sulla cooperazione, ancorché la ricorrente integrasse i presupposti di applicazione
         di tale disposizione.
      
      181   Emerge da quanto precede che la Commissione ha sottovalutato l’importanza della cooperazione fornita dalla ricorrente prima
         dell’adozione della Decisione e, così facendo, ha illegalmente rifiutato di far beneficiare la ricorrente di tale disposizione.
         Poiché la Commissione ha quindi violato la comunicazione sulla cooperazione, il Tribunale deve esercitare la sua competenza
         giurisdizionale anche di merito e, in tale contesto, garantire la tutela del legittimo affidamento che la sezione D di tale
         comunicazione ha potuto far sorgere nella ricorrente.
      
      182   Nell’esercizio di tale competenza, tenuto conto anche dell’ampiezza della cooperazione offerta dalla ricorrente prima dell’invio
         della comunicazione degli addebiti – come risulta dalla copiosa produzione di documenti trasmessi alla Commissione il 9 luglio
         1999 e dall’abbondante citazione, nella Decisione, di elementi forniti nell’ambito di tale cooperazione – nonché della spontaneità
         di tale cooperazione, non preceduta dall’esercizio, nei confronti della ricorrente, dei poteri d’indagine della Commissione,
         il Tribunale ritiene che occorra concedere alla ricorrente una riduzione supplementare del 15% sull’importo dell’ammenda inflittale,
         calcolato prima dell’applicazione della comunicazione sulla cooperazione, che si aggiunge alla riduzione del 35% già concessa
         dalla Commissione.
      
      183   Poiché la ricorrente beneficia così di una riduzione del 50%, vale a dire della massima riduzione prevista a titolo della
         sezione D della comunicazione sulla cooperazione, non occorre esaminare nello specifico le censure della ricorrente vertenti,
         nell’ambito delle presenti parti, sulla violazione da parte della Commissione del principio di parità di trattamento.
      
      184   Ne consegue che l’importo definitivo dell’ammenda inflitta alla ricorrente dev’essere ricondotto ad EUR 18 milioni.
       Sulla riservatezza di taluni dati riportati nella Decisione
      185   Si deve rilevare che, nelle tabelle del punto 123 della versione pubblicata della Decisione, taluni dati relativi al volume
         d’affari mondiale realizzato dal prodotto interessato in tutto l’ultimo anno civile dell’infrazione e alle quote di mercato
         detenute nel corso del periodo in cui si è avuta l’infrazione sono omessi o sostituiti da forbici di valori, al fine di salvaguardare
         il segreto commerciale. Si tratta, più precisamente, dei dati relativi ai mercati delle vitamine A, E e B 5, del betacarotene
         e dei carotenoidi.
      
      186   Né la ricorrente né la Commissione hanno inizialmente chiesto al Tribunale di disporre il trattamento riservato di tali dati.
      187   Poiché l’art. 17, n. 4, delle istruzioni al cancelliere del Tribunale di primo grado delle Comunità europee, adottate il 3
         marzo 1994 (GU 1994, L 78, pag. 32) e modificate, da ultimo, il 5 giugno 2002 (GU 2002, L 160, pag. 1), prevede che, «[s]u
         richiesta di una parte o d’ufficio, (…) taluni dati possono essere omessi nelle pubblicazioni relative ad una causa, se sussiste
         un interesse legittimo a che (…) tali dati siano tenuti riservati», il Tribunale ha invitato le parti, a titolo di misure
         di organizzazione del procedimento, a pronunciarsi sulla questione dell’esistenza, a loro avviso, di un interesse legittimo
         a che i dati di cui al punto 185 supra fossero tenuti riservati nelle pubblicazioni relative al presente procedimento.
      
      188   La ricorrente ha risposto che, stante il loro carattere storico, i dati che la riguardavano non richiedevano un trattamento
         riservato nelle pubblicazioni del Tribunale relative al presente procedimento. La convenuta, dal canto suo, pur dichiarandosi
         d’accordo ad un’eventuale pubblicazione dei dati relativi alla ricorrente, qualora questa vi acconsentisse, ha precisato che,
         invece, i dati relativi alle altre imprese non potevano essere rivelati, poiché rientrerebbero nel segreto commerciale e le
         imprese ne avevano chiesto il trattamento riservato per la pubblicazione della Decisione.
      
      189   Dal momento che i dati di cui si tratta sono relativi a periodi (che vanno fino al 1998) decorsi da almeno sei anni e non
         rivestono peraltro un valore strategico, il Tribunale, ritenendo che essi avessero ormai acquisito un carattere storico (v.,
         in questo senso, ordinanza del Tribunale 19 giugno 1996, cause riunite T‑134/94, da T‑136/94 a T‑138/94, T‑141/94, T‑145/94,
         T‑147/94, T‑148/94, T‑151/94, T‑156/94 e T‑157/94, NMH Stahlwerke e a./Commissione, Racc. pag. II‑537, punti 25 e 32), ha
         deciso che non occorreva disporne il trattamento riservato nelle pubblicazioni relative al presente procedimento. Pertanto,
         taluni dati relativi al mercato della vitamina B 5, ivi compresi quelli riguardanti imprese diverse dalla ricorrente, erano
         menzionati nella relazione d’udienza e, alla stregua di taluni dati relativi ai mercati delle vitamine A ed E, figurano anche
         nella presente sentenza, giacché aiutano peraltro alla comprensione dell’iter logico del Tribunale in relazione al primo motivo
         del presente ricorso.
      
       Sulle spese
      190   Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne
         è stata fatta domanda. Ai sensi dell’art. 87, n. 3, primo comma, dello stesso regolamento, il Tribunale può ripartire le spese
         se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi. 
      
      191   Nel caso di specie, poiché la ricorrente è risultata soccombente per una parte significativa delle sue conclusioni, il Tribunale
         farà una giusta valutazione delle circostanze della causa decidendo che essa sopporti quattro quinti delle proprie spese e
         quattro quinti delle spese sostenute dalla Commissione e che quest’ultima sopporti un quinto delle proprie spese e un quinto
         delle spese sostenute dalla ricorrente.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Quarta Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      L’importo dell’ammenda comminata alla ricorrente dall’art. 3, lett. f), della decisione della Commissione 21 novembre 2001,
            2003/2/CE, relativa ad un procedimento a norma dell’articolo 81 del Trattato CE e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso
            COMP/E-1/37.512 – Vitamine), è ricondotto ad EUR 18 000 000. 
      2)      Il ricorso è respinto per il resto.
      3)      La ricorrente sopporterà quattro quinti delle proprie spese e quattro quinti delle spese sostenute dalla Commissione, mentre
            quest’ultima sopporterà un quinto delle proprie spese e un quinto delle spese sostenute dalla ricorrente.
      
               Legal 
            
            
                Mengozzi 
            
            
                Wiszniewska-Białecka
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 15 marzo 2006.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               E. Coulon 
            
             
            
                      H. Legal
            
         Indice
      
      Fatti all’origine della controversia
      Procedimento e conclusioni delle parti
      In diritto
      1.  Sul primo motivo, vertente sulla fissazione dell’importo di base dell’ammenda
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      Osservazioni preliminari
      Sulla prima parte
      Sulla seconda e sulla terza parte
      2.  Sul secondo motivo, vertente sull’esecuzione solo parziale degli accordi da parte della ricorrente quale circostanza attenuante
      Argomenti delle parti
      Giudizio del Tribunale
      3.  Sul terzo motivo, vertente sull’applicazione della comunicazione sulla cooperazione
      Sulla prima e sulla seconda parte, relative, rispettivamente, all’applicazione delle sezioni B e C della comunicazione sulla
         cooperazione
      
      Argomenti delle parti
      –  Sulla prima parte
      –  Sulla seconda parte
      Giudizio del Tribunale
      Sulla terza e sulla quarta parte, relative all’applicazione della sezione D della comunicazione sulla cooperazione
      Argomenti delle parti
      –  Sulla terza parte
      –  Sulla quarta parte
      Giudizio del Tribunale
      Sulla riservatezza di taluni dati riportati nella Decisione
      Sulle spese
      
      * Lingua processuale: l'inglese.