CELEX: 62005CJ0280
Language: it
Date: 2007-12-06
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 6 dicembre 2007. # Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana. # Inadempimento di uno Stato - Aiuti di Stato - Incompatibilità con il mercato comune - Obbligo di recupero - Mancata esecuzione. # Causa C-280/05.

SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      6 dicembre 2007 (*)
      
      «Inadempimento di uno Stato – Aiuti di Stato – Incompatibilità con il mercato comune – Obbligo di recupero – Mancata esecuzione»
      Nella causa C‑280/05,
      avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell’art. 88, n. 2, secondo comma, CE, proposto l’11 luglio 2005,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. V. Di Bucci e dalla sig.ra E. Righini, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Repubblica italiana, rappresentata dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. D. Del Gaizo, avvocato dello Stato, con
         domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. U. Lõhmus (relatore), J.N. Cunha Rodrigues, A. Ó Caoimh e dalla
         sig.ra P. Lindh, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
      cancelliere: sig. R. Grass
      vista la fase scritta del procedimento,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che la Repubblica italiana, non
         avendo preso, entro i termini prescritti, i provvedimenti necessari per sopprimere e recuperare presso i beneficiari gli aiuti
         dichiarati illegittimi e incompatibili con il mercato comune dalla decisione della Commissione 30 marzo 2004, 2004/800/CE,
         relativa al regime di aiuto di Stato concernente disposizioni urgenti in materia di occupazione cui l’Italia ha dato esecuzione
         (GU L 352, pag. 10; in prosieguo: la «decisione»), o comunque avendo omesso di informare la Commissione in merito ai provvedimenti
         adottati, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza degli artt. 2‑4 della decisione nonché dal Trattato CE.
      
       Fatti all’origine della controversia
      2        Il 30 marzo 2004 la Commissione ha adottato la decisione, i cui artt. 1‑4 sono così formulati:
      
      «Articolo 1
      L’aiuto di Stato concernente disposizioni urgenti in materia di occupazione, cui l’Italia ha dato esecuzione in base al decreto
         legge 14 febbraio 2003, n. 23, convertito nella legge 17 aprile 2003, n. 81, è incompatibile con il mercato comune.
      
      Articolo 2
      L’Italia sopprime il regime di aiuti di cui all’articolo 1, qualora continui a produrre effetti.
      Articolo 3
      1.      L’Italia prende tutti i provvedimenti necessari per recuperare presso i beneficiari l’aiuto concesso in base al regime di
         cui all’articolo 1, già posto illegalmente a loro disposizione.
      
      2.      L’Italia sopprime l’erogazione di qualsiasi aiuto in sospeso a decorrere dalla data della presente decisione.
      3.      Il recupero viene eseguito senza indugio e secondo le procedure del diritto interno sempreché queste consentano l’esecuzione
         immediata ed effettiva della decisione.
      
      4.      L’aiuto da recuperare comprende gli interessi decorrenti dalla data in cui esso è stato posto a disposizione del beneficiario
         fino a quella del suo effettivo recupero.
      
      5.      Gli interessi sono calcolati sulla base del tasso di riferimento applicato per il calcolo dell’equivalente sovvenzione nell’ambito
         degli aiuti a finalità regionale, alla data in cui l’aiuto è stato posto a disposizione del beneficiario.
      
      6.      Il tasso di interesse di cui al paragrafo 5 si applica su base composta per l’intero periodo di cui al paragrafo 4.
      Articolo 4
      Entro due mesi dalla data di notificazione della presente decisione, l’Italia informa la Commissione, mediante il questionario
         che figura nell’allegato alla presente decisione, circa i provvedimenti presi per conformarvisi».
      
      3        Il 1° aprile 2004 la decisione è stata notificata alla Repubblica italiana.
      
      4        Con atti introduttivi depositati presso la cancelleria del Tribunale di primo grado delle Comunità europee rispettivamente
         l’11 giugno e il 4 agosto 2004, registrati con i numeri T‑239/04 e T‑323/04, la Repubblica italiana e la società Brandt Italia
         SpA hanno proposto ricorso per ottenere l’annullamento della decisione.
      
      5        Né la Repubblica italiana, né la società Brandt Italia SpA hanno chiesto la sospensione dell’esecuzione della decisione.
      
      6        Con lettera del 14 settembre 2004, i servizi della Commissione hanno chiesto alle autorità italiane di trasmettere loro le
         informazioni indicate all’art. 4 della decisione. Tale richiesta non ha ricevuto risposta. La Commissione ha dunque inviato
         a dette autorità, in data 10 novembre 2004, una lettera di diffida, che è del pari rimasta senza risposta. Lo stesso è accaduto
         per una nuova richiesta della Commissione datata 25 gennaio 2005. 
      
      7        Alla luce di tali fatti, la Commissione ha proposto il presente ricorso.
      
      8        Con sentenza 12 settembre 2007, pronunciata nelle cause riunite T‑239/04, Italia/Commissione, e T‑323/04, Brandt Italia/Commissione
         (non ancora pubblicata nella Raccolta), il Tribunale ha respinto i ricorsi di annullamento promossi avverso la decisione.
      
       Sul ricorso
       Argomenti delle parti
      9        La Commissione addebita alla Repubblica italiana di non aver preso, entro i termini prescritti, i provvedimenti necessari
         per sopprimere e recuperare presso i beneficiari gli aiuti dichiarati illegittimi e incompatibili con il mercato comune dalla
         decisione. Poiché quest’ultima è stata notificata il 1° aprile 2004, il termine impartito alla Repubblica italiana entro il
         quale essa doveva comunicare alla Commissione i provvedimenti presi per conformarvisi è scaduto il 1° giugno 2004. Tuttavia,
         la Commissione non sarebbe stata informata, né a questa data, né al momento della presentazione del ricorso, dell’adozione
         dei provvedimenti suddetti.
      
      10      La Commissione ricorda che, per giurisprudenza costante, il solo argomento di difesa che uno Stato membro può opporre ad un
         ricorso per inadempimento proposto a norma dell’art. 88, n. 2, CE è quello relativo all’impossibilità assoluta di dare correttamente
         esecuzione alla decisione. Tuttavia, lo Stato membro convenuto non avrebbe mai addotto un’impossibilità siffatta.
      
      11      La Commissione precisa che risulta altresì dalla costante giurisprudenza della Corte che l’impossibilità assoluta di esecuzione
         non può risultare dal gran numero di imprese interessate, e osserva che comunque tale circostanza non può essere fatta valere
         dalla Repubblica italiana, visto che, secondo le indicazioni da questa fornite, l’aiuto da recuperare è andato a vantaggio
         di un’unica impresa.
      
      12      Infine, la Commissione aggiunge che il fatto che uno Stato membro non possa sollevare, nell’ambito di un ricorso per inadempimento,
         motivi diversi da quello relativo all’esistenza di un’impossibilità assoluta di esecuzione non impedisce a detto Stato membro
         di sottoporre alla valutazione della Commissione, in forza dell’obbligo di leale cooperazione sancito, in particolare, dall’art. 10 CE,
         le difficoltà impreviste o imprevedibili da esso incontrate quando si rende conto di conseguenze non considerate da detta
         istituzione.
      
      13      Orbene, secondo la Commissione, le autorità italiane non hanno risposto né alle sue lettere, né alle sue richieste di informazioni.
         Lo Stato membro non avrebbe dunque addotto alcuna difficoltà o impossibilità di esecuzione, né richiesto una dilazione del
         termine previsto per il recupero degli aiuti, né, infine, prospettato modalità alternative di applicazione della decisione.
      
      14      La Repubblica italiana sostiene, nel suo controricorso, che vi è una contraddizione tra il ricorso introduttivo della Commissione,
         nel quale si afferma che dell’aiuto avrebbe beneficiato un’unica impresa, e la decisione, che fa riferimento ad una pluralità
         di imprese beneficiarie. Tale contraddizione creerebbe incertezza riguardo al soggetto (o ai soggetti) nei confronti dei quali
         sarebbe necessario procedere al recupero.
      
      15      La Repubblica italiana riteneva opportuno che la Corte sospendesse il procedimento fino a che la causa pendente dinanzi al
         Tribunale, riguardante il ricorso contro la decisione, fosse stata definita.
      
      16      Infine, secondo detto Stato membro, ove si dovesse procedere al recupero degli aiuti illegittimi nei confronti di imprese
         in amministrazione straordinaria, occorrerebbe inoltre considerare che l’obbligo di restituzione di un aiuto consiste nel
         ripristinare la situazione antecedente, evitando che il beneficiario dell’aiuto goda di un vantaggio in termini concorrenziali
         rispetto ai propri concorrenti. Ora, tenuto conto della situazione di dissesto patrimoniale di dette imprese, nonché della
         conseguente cessazione di attività da parte delle stesse, i loro concorrenti non subirebbero più alcun pregiudizio, per cui
         l’obbligo di restituzione dell’aiuto non avrebbe più alcun rapporto con l’obiettivo perseguito.
      
      17      Nella sua memoria di replica, la Commissione sottolinea che l’incertezza riguardo al numero di beneficiari dell’aiuto è imputabile
         alla Repubblica italiana stessa, che non ha mai fornito le necessarie informazioni. Infatti, sebbene sembri che un’unica impresa
         abbia beneficiato dell’aiuto, la decisione ha nondimeno preso in considerazione l’ipotesi di una pluralità di beneficiari.
         Quanto all’inutilità del recupero dell’aiuto, sarebbe sufficiente, ad avviso della Commissione, ricordare che tale recupero
         è la logica conseguenza dell’illegittimità dell’aiuto stesso e che il fatto che delle imprese si trovino in difficoltà o in
         stato di fallimento non incide sull’obbligo di recupero. In ogni caso, il recupero mira ad evitare che l’attività che ha beneficiato
         dell’aiuto venga rilevata da altre imprese grazie ad un trasferimento di attivi ad un prezzo inferiore a quello di mercato
         o attraverso una procedura non trasparente. Inoltre, risulterebbe dal diciottesimo ‘considerando’ della decisione che l’acquirente
         di un’impresa in difficoltà deve essere considerato come beneficiario del regime di aiuto in questione.
      
       Giudizio della Corte
      18      Occorre anzitutto ricordare che, per giurisprudenza consolidata, la soppressione di un aiuto illegittimo mediante recupero
         è la logica conseguenza dell’accertamento della sua illegittimità e che tale conseguenza non può dipendere dalla forma in
         cui l’aiuto è stato concesso (v., in particolare, sentenze 1° aprile 2004, causa C‑99/02, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑3353,
         punto 15, nonché 1° giugno 2006, causa C‑207/05, Commissione/Italia, non pubblicata nella Raccolta, punto 39 e giurisprudenza
         ivi citata).
      
      19      Secondo una giurisprudenza altrettanto consolidata, se la decisione della Commissione che dispone la soppressione di un aiuto
         di Stato incompatibile con il mercato comune non è stata impugnata con un ricorso diretto o se un ricorso siffatto è stato
         respinto, il solo argomento di difesa che uno Stato membro può opporre al ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione
         sulla base dell’art. 88, n. 2, CE è quello relativo all’impossibilità assoluta di dare correttamente esecuzione alla decisione
         che ingiunge il recupero (v., in particolare, sentenze 1° aprile 2004, Commissione/Italia, cit., punto 16, nonché 1° giugno
         2006, Commissione/Italia, cit., punto 45 e giurisprudenza ivi citata).
      
      20      La Corte ha statuito che uno Stato membro, il quale in occasione dell’esecuzione di una decisione della Commissione in materia
         di aiuti di Stato incontri difficoltà impreviste e imprevedibili o si renda conto di conseguenze non considerate dalla Commissione,
         deve sottoporre tali problemi alla valutazione di quest’ultima, proponendo appropriate modifiche della decisione stessa. In
         tal caso lo Stato membro e la Commissione devono – in forza del principio che impone agli Stati membri e alle istituzioni
         comunitarie doveri reciproci di leale collaborazione, al quale è ispirato in particolare l’art. 10 CE – collaborare in buona
         fede per superare le difficoltà nel pieno rispetto delle disposizioni del Trattato, soprattutto di quelle relative agli aiuti
         (v., segnatamente, sentenze 4 aprile 1995, causa C‑348/93, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑673, punto 17; 1° aprile 2004,
         Commissione/Italia, cit., punto 17, e 1° giugno 2006, Commissione/Italia, cit., punto 47).
      
      21      A questo proposito, occorre ricordare, in primo luogo, che un ricorso di annullamento proposto contro una decisione che ingiunge
         il recupero di un aiuto non ha effetto sospensivo, e che, nel caso di specie, come indicato al punto 5 della presente sentenza,
         nessuna delle parti ricorrenti dinanzi al Tribunale ha chiesto la sospensione dell’esecuzione della decisione. Ad ogni modo,
         tali ricorsi sono stati respinti dal Tribunale.
      
      22      In secondo luogo, occorre constatare come, nei suoi contatti con la Commissione, nonché nell’ambito del procedimento dinanzi
         alla Corte, la Repubblica italiana non abbia invocato un’impossibilità assoluta di dare esecuzione alla decisione. 
      
      23      Detto Stato membro ha poi rilevato, nel proprio controricorso, una contraddizione negli argomenti della Commissione riguardo
         alla determinazione dei beneficiari dell’aiuto, la quale avrebbe creato un’incertezza nell’azione di recupero.
      
      24      A questo proposito, occorre constatare, da un lato, che, come risulta dal primo ‘considerando’ della decisione, l’aiuto in
         questione è stato notificato quale regime generale di aiuti comprendente misure urgenti a favore dell’occupazione, ciò che
         spiega la formulazione in termini generali del dispositivo della decisione. Dall’altro lato, come risulta dal quattordicesimo
         ‘considerando’ della decisione, la Commissione ha osservato che, per tutta la durata del regime di aiuti, una sola impresa
         è stata ceduta secondo le modalità previste da quest’ultimo, vale a dire la società Ocean SpA, venduta alla società Brandt
         Italia SpA.
      
      25      Inoltre, secondo una giurisprudenza consolidata, la condizione attinente all’impossibilità assoluta di esecuzione non è soddisfatta
         qualora lo Stato membro convenuto si limiti a comunicare alla Commissione le difficoltà giuridiche, politiche o pratiche che
         l’attuazione della decisione presenta, senza intraprendere alcuna iniziativa presso le imprese interessate al fine di recuperare
         l’aiuto e senza proporre alla Commissione modalità alternative di messa in atto della decisione idonee a permettere il superamento
         di tali difficoltà (v., segnatamente, sentenze 29 gennaio 1998, causa C‑280/95, Commissione/Italia, Racc. pag. I‑259, punto
         14; 1° aprile 2004, Commissione/Italia, cit., punto 18, e 1° giugno 2006, Commissione/Italia, cit., punto 48).
      
      26      Tale situazione sussiste nel caso di specie. Risulta infatti che la Repubblica italiana non ha effettuato alcun tentativo
         per recuperare gli aiuti in questione, neppure presso l’impresa Brandt Italia SpA. Pertanto, la Repubblica italiana non ha
         dimostrato l’impossibilità assoluta di dare esecuzione alla decisione.
      
      27      Quanto all’argomento della Repubblica italiana secondo cui, qualora occorresse procedere al recupero, presso le imprese beneficiarie,
         degli aiuti versati a motivo del vantaggio concorrenziale da esse ottenuto, tale recupero non avrebbe più alcuna utilità sotto
         il profilo concorrenziale, proprio per il fatto che il regime di aiuti riguardava precisamente imprese in stato di fallimento
         o di cessazione dell’attività, occorre considerarlo privo di qualsiasi fondamento, atteso che la ricorrente non invoca difficoltà
         di esecuzione, bensì contesta la legittimità dell’ingiunzione di recupero. Orbene, risulta dalla giurisprudenza citata al
         punto 18 della presente sentenza che l’illegittimità di una decisione siffatta non può essere addotta a propria difesa da
         uno Stato membro nell’ambito di un ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione a norma dell’art. 88, n. 2, CE. 
      
      28      La Repubblica italiana sostiene inoltre che, tenuto conto dello stato di cessazione dell’attività delle imprese beneficiarie,
         il recupero degli aiuti sarebbe senza alcun rapporto con l’obiettivo perseguito. A questo proposito, il fatto che imprese
         beneficiarie siano in difficoltà o in stato di fallimento non incide sull’obbligo di recupero dell’aiuto, stante l’obbligo
         dello Stato membro, a seconda dei casi, di provocare la liquidazione della società (v., in particolare, sentenze 15 gennaio
         1986, causa 52/84, Commissione/Belgio, Racc. pag. 89, punto 14, e 8 maggio 2003, cause riunite C‑328/99 e C‑399/00, Italia
         e SIM 2 Multimedia/Commissione, Racc. pag. I‑4035, punto 69), di far iscrivere il proprio credito nel passivo dell’impresa
         (v., in particolare, sentenze 21 marzo 1990, causa C‑142/87, Belgio/Commissione, detta «Tubemeuse», Racc. pag. I‑959, punti 61‑64,
         e Italia e SIM 2 Multimedia/Commissione, cit., punto 85) o di adottare qualsiasi altra misura che consenta la restituzione
         dell’aiuto.
      
      29      Stanti tali premesse, il presente ricorso è fondato nella misura in cui la Commissione addebita alla Repubblica italiana di
         non aver adottato, alla scadenza del termine di due mesi fissato dalla decisione, le misure necessarie per recuperare gli
         aiuti in questione.
      
      30      Non è necessario che la Corte passi ad esaminare il capo della domanda diretto a far condannare la Repubblica italiana per
         omessa comunicazione alla Commissione delle misure di esecuzione della decisione, posto che, per l’appunto, il detto Stato
         membro non ha proceduto all’esecuzione in parola entro i termini stabiliti (v. sentenze 4 aprile 1995, Commissione/Italia,
         cit., punto 31, e 1° giugno 2006, Commissione/Italia, cit., punto 53).
      
      31      Si deve pertanto dichiarare che la Repubblica italiana, non avendo adottato, entro i termini prescritti, i provvedimenti necessari
         per recuperare presso i beneficiari gli aiuti dichiarati illegittimi e incompatibili con il mercato comune dalla decisione,
         è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza degli artt. 2 e 3 della decisione stessa.
      
       Sulle spese
      32      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente, va condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Non avendo adottato, entro i termini prescritti, i provvedimenti necessari per recuperare presso i beneficiari gli aiuti dichiarati
            illegittimi e incompatibili con il mercato comune dalla decisione della Commissione 30 marzo 2004, 2004/800/CE, relativa al
            regime di aiuto di Stato concernente disposizioni urgenti in materia di occupazione cui l’Italia ha dato esecuzione, la Repubblica
            italiana è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza degli artt. 2 e 3 di tale decisione.
      2)      La Repubblica italiana è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: l’italiano.