CELEX: 52001PC0321
Language: it
Date: 2001-06-06
Title: Proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE)

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52001PC0321

Proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE)  /* COM/2001/0321 def. - COD 2000/0142 */  

Gazzetta ufficiale n. 270 E del 25/09/2001 pag. 0009 - 0021

Proposta modificata di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE)RELAZIONE ILLUSTRATIVA1. INTRODUZIONE1. Il 7 giugno 2000 [1] la Commissione ha presentato una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro. Tale proposta di direttiva vuole tener conto dei nuovi sviluppi del trattato, della giurisprudenza della Corte e assicurare una coerenza tra il diritto derivato relativo a questioni identiche, come ad esempio le direttive basate sull'articolo 13 del trattato [2].[1]  COM(2000)334 Finale[2]  Direttiva 2000/48/CE e 2000/73/CE2. La base giuridica di questa proposta è l'articolo 141, paragrafo 3 del trattato CE. La modifica proposta riguarda l'applicazione del principio della parità di trattamento tra uomini e delle donne in questioni attinenti all'occupazione e al lavoro. Conformemente all'articolo 141, paragrafo 3 del trattato, il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale, adotta misure che assicurino l'applicazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, ivi compreso il principio della parità delle retribuzioni per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.3. Il Comitato economico e sociale è stato consultato sulla base di detto articolo e ha espresso un parere favorevole sulla proposta. Il Parlamento europeo, nella sua sessione plenaria del maggio 2001, ha adottato diversi emendamenti al testo iniziale della Commissione. La Commissione è stata in grado di accettare la maggioranza di tali emendamenti visto che questi tendono perlopiù a migliorare la chiarezza e la certezza giuridica del testo e assicurano una coerenza con diverse delle disposizioni presenti nelle direttive fondate sull'articolo 13.4. Per tali motivi la Commissione, sulla base dell'articolo 251, paragrafo 2 propone di modificare la sua proposta iniziale onde tenere conto di certi emendamenti proposti dal Parlamento europeo nella sua risoluzione legislativa.II. COMMENTO AGLI EMENDAMENTICONSIDERANDI5. Il primo emendamento modifica il considerando 1 che definisce il quadro in cui si situa la direttiva, facendo riferimento alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea e alle disposizioni del nuovo trattato in base alle quali la parità di trattamento è stata rafforzata.6. Il secondo emendamento rimpiazza il precedente considerando 2 e fa riferimento all'articolo 141, paragrafo 3 che costituisce la base giuridica della proposta di direttiva.7. Il terzo emendamento inserisce un nuovo considerando 3 che rinvia alla necessità di includere una definizione della discriminazione diretta e indiretta nella proposta di direttiva al fine di assicurare la coerenza con le direttive fondate sull'articolo 13.8. Il quarto emendamento inserisce un nuovo considerando 3(a) che chiarifica la possibilità di prendere in considerazione le prove statistiche in casi di discriminazione indiretta.9. Il quinto emendamento modifica il precedente considerando 3 facendone il considerando 4. Tale modifica specifica che le molestie sessuali possono verificarsi in tutti gli ambiti che rientrano nel campo di applicazione della presente proposta di direttiva.10. Il sesto emendamento inserisce un nuovo considerando 4a che allude alla necessità, per le persone responsabili, di prendere le misure necessarie per prevenire le molestie sessuali.11. Il settimo emendamento cancella l'originale considerando 4.12. L'ottavo emendamento modifica il considerando 5 che specifica le attività lavorative che possono essere escluse dal campo di applicazione di questa proposta di direttiva.13. Il nono emendamento modifica il considerando 6 e inserisce un riferimento alla protezione durante il congedo di gravidanza o di maternità nonché alle conclusioni della Corte per quanto concerne i diritti delle donne che ritornano al lavoro dopo un congedo di gravidanza o di maternità.14. Il decimo emendamento inserisce un nuovo considerando 7 relativo alla conciliazione della vita lavorativa e di quella familiare facendo riferimento alle conclusioni della Corte, alla direttiva 96/34/CE sul congedo parentale e all'Agenda sociale europea, e specifica inoltre che la presente direttiva non pregiudica la normativa di certi Stati membri che riconoscono diritti a un congedo di paternità.15. L'undicesimo emendamento modifica l'originale considerando 7 facendone il considerando 8. Questa modifica inserisce un riferimento alla Dichiarazione 28 come richiesto dal Parlamento europeo.16. Il dodicesimo emendamento modifica l'originale considerando 8 facendone il considerando 9 e riguarda la protezione contro misure di ritorsione (vittimizzazione).17. Il tredicesimo emendamento cancella l'originale considerando 9.18. Il quattordicesimo emendamento inserisce un nuovo considerando 10 che fa riferimento alla necessità, da parte degli Stati membri, di assicurare sanzioni efficaci in casi di discriminazione al fine di raggiungere gli obiettivi della direttiva, come già specificato nella giurisprudenza.19. Il quindicesimo emendamento inserisce un nuovo considerando 11 e fa riferimento alle necessità di incoraggiare i datori di lavoro a istituire piani annuali per la parità.20. Il sedicesimo emendamento modifica l'originale considerando 10 facendone il considerando 12 e fa riferimento alle necessità di assicurare un'adeguata protezione giuridica alle vittime di discriminazione sessuale, compresa la possibilità per associazioni, organizzazioni o persone giuridiche di intentare o condurre azioni legali per conto o a sostengo di persone o gruppi di persone con la loro approvazione e il loro consenso.21. Il diciassettesimo emendamento fa riferimento alla presente proposta di direttiva invece della direttiva 76/207/CEE.ARTICOLI22. Il diciottesimo emendamento modifica l'articolo 1, paragrafo 1 onde specificare, utilizzando il testo dell'articolo 141, che questa direttiva si applica a tutte le situazioni occupazionali, a prescindere dalla natura giuridica del rapporto di lavoro o di occupazione.23. Il diciannovesimo emendamento cancella l'articolo 1, paragrafo 2 perché non più pertinente alla luce delle misure già prese dalla Comunità nel campo della sicurezza sociale.24. Il ventesimo emendamento modifica l'articolo 1, paragrafo 1, lettera a) e ribadisce con chiarezza l'impegno degli Stati membri a promuovere la parità di trattamento e a eliminare le disparità.25. Il ventunesimo emendamento inserisce, nel primo paragrafo, un nuovo articolo 1bis che comprende definizioni di discriminazione diretta e indiretta, molestie basate sul sesso e molestie sessuali. Ciò ha lo scopo di assicurare la coerenza con le direttive fondate sull'articolo 13 che contengono un analogo elenco di definizioni.26. Il ventiduesimo emendamento inserisce un nuovo articolo 1ter che definisce le "molestie" e le "molestie sessuali" quale discriminazione basata sul sesso e specifica che gli Stati membri devono adottare misure per prevenire le molestie, compreso il ricorso ad un sistema di consiglieri sul posto di lavoro.27. Il ventitreesimo emendamento inserisce un nuovo articolo 1quater che proibisce i comportamenti che incitano o inducono a discriminare in funzione del sesso.28. Il ventiquattresimo emendamento cancella il sottoparagrafo contenuto nell'articolo 2, paragrafo 1 attinente alla discriminazione indiretta, poiché ora vi è un'altra definizione nel nuovo articolo 1a e modifica l'articolo 2, paragrafo 2 chiarendo il caso in cui uno Stato membro può prevedere una diversità di trattamento a motivo del sesso, specificando che ciò dovrebbe avvenire soltanto allorché le finalità sono legittime e ciò rientri nei limiti del principio di proporzionalità.29. Il venticinquesimo emendamento inserisce all'articolo 2 i paragrafi 3a e 3b che fanno riferimento, separatamente, al congedo di maternità e a quello di paternità. Per quanto concerne il congedo di maternità, esso chiarisce che, dopo un simile congedo, le donne dovrebbero beneficiare anche di qualsiasi miglioramento delle condizioni di lavoro cui avrebbero avuto titolo durante la loro assenza.30. ventiseiesimo emendamento rimpiazza l'articolo 2, paragrafo 4 e riguarda l'obbligo per gli Stati membri di presentare alla Commissione con cadenza biennale relazioni sulle misure di azione positiva, invece della cadenza triennale proposta in origine dalla Commissione e invece di quella annuale proposta dal Parlamento europeo. Esso fa anche riferimento alla Dichiarazione 28 allegata al trattato.31. Il ventisettesimo emendamento inserisce l'articolo 2bis e lascia agli Stati membri la possibilità di adottare misure che vanno al di là della protezione prevista dalla direttiva, ma non dà loro il diritto di ridurre tale protezione.32. Il ventottesimo emendamento inserisce un nuovo articolo 3, paragrafo 1 in cui si definisce il campo di applicazione preciso di questa proposta di direttiva concernente l'occupazione, la formazione e le condizioni di lavoro.33. Il ventinovesimo emendamento modifica la frase introduttiva dell'articolo 3, paragrafo 2 per inserirvi un riferimento all'articolo 141, paragrafo 4 su misure di azione positiva.34. Il trentesimo emendamento modifica l'articolo 3, paragrafo 2b sulle disposizioni contrarie al principio della parità di trattamento che vanno dichiarate prive di effetto eliminando la possibilità di emendarle.35. Il trentunesimo emendamento modifica l'articolo 3, paragrafo 2d per uniformarlo al testo del trattato (articolo 141, paragrafo 3) "principio della parità di trattamento tra uomini e donne".36. Il trentaduesimo emendamento rimpiazza gli articoli 4 lettera b) e 5 lettera b) con il testo dell'articolo 3, paragrafo 2b.37. Il trentatreesimo emendamento modifica l'articolo 6, paragrafo 2 per inserire una formulazione in base alla quale gli Stati membri sono responsabili di assicurare che vengano previste e fatte rispettare in modo efficace sanzioni reali e effettive.38. Il trentaquattresimo emendamento modifica l'articolo 7 estendendo la protezione contro la vittimizzazione non solo ai lavoratori dipendenti ma anche ai rappresentanti sindacali che li patrocinano e ai testimoni.39. Il trentacinquesimo emendamento modifica l'articolo 8bis. In virtù di questo articolo gli Stati membri devono assicurare la creazione di un organismo indipendente per l'attuazione del principio della parità di trattamento. I poteri di tali organismi rientrano nel campo di applicazione delle direttive sulla parità di trattamento elencate in questo articolo. Esso propone anche il coinvolgimento di tali organismi nelle procedure legali in caso di discriminazione, previo consenso della vittima.40. Il trentaseiesimo emendamento modifica l'articolo 8ter inserendo due nuovi paragrafi 2a e 2b che sollecitano gli Stati membri ad assicurare il dialogo su tale materia con le ONG, a incoraggiare i datori di lavoro a prendere tutte le misure necessarie per promuovere la parità e a preparare relazioni annuali in materia di parità sulla base delle quali essi potranno essere invitati a rimediare la situazione.41. Il trentasettesimo emendamento modifica la data di attuazione della direttiva modificata portandola al 31 dicembre 2002.2000/0142(COD)Proposta modificata di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, la formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro [Testo rilevante ai fini del SEE]IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,Visto il trattato che istituisce la Comunità europea, ed in particolare l'articolo 141, paragrafo 3,Vista la proposta della Commissione [3],[3]  GU CVisto il parere del Comitato economico e sociale [4],[4]  GU CAgendo in conformità alla procedura di cui all'articolo 251 del trattato [5],[5]  GU CConsiderando quanto segue:(1) La parità tra le donne e gli uomini è un principio fondamentale ai sensi degli articoli 2 e 3, paragrafo 2 del trattato CE e della giurisprudenza della Corte di giustizia. Queste disposizioni del trattato proclamano la parità di trattamento tra le donne e gli uomini quale "compito" e "obiettivo" della Comunità e impongono un obbligo positivo di "promuoverla" in tutte le sue attività.(2) L'articolo 141 del trattato, e in particolare il paragrafo 3, affronta in modo specifico "le pari opportunità e la parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego".(3) La direttiva 76/207/CEE non definisce i concetti di discriminazione diretta o indiretta. Sulla base dell'articolo 13 del trattato, il Consiglio ha adottato la direttiva 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica e la direttiva 2000/78/CE del Consiglio che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro che dà una definizione della discriminazione diretta e indiretta. E' quindi opportuno inserire definizioni coerenti con tali direttive in relazione al sesso.(3a) La valutazione dei fatti in base ai quali è possibile concludere che vi è stata una discriminazione diretta o indiretta è di competenza degli organismi giurisdizionali nazionali o di altri organismi competenti conformemente alle regole del diritto o della prassi nazionali. Tali regole possono prevedere, in particolare, che la discriminazione indiretta sia accertata con qualsiasi mezzo, quindi anche sulla base di prove statistiche.(4) Il Consiglio, nella sua Risoluzione del 29 maggio 1990 relativa alla protezione della dignità delle donne e degli uomini sul lavoro [6], ha affermato che le molestie sessuali sul posto di lavoro  casi risultare contrarie al principio della parità di trattamento tra donne e uomini ai sensi della direttiva 76/207/CEE [7] del Consiglio. . A tal fine si deve ribadire che le molestie sessuali si verificano non solo sul posto di lavoro, ma anche nel contesto dell'accesso all'occupazione e alla formazione, nel corso dell'occupazione e dell'impiego.[6]  GU C 157 del 27.6.1990, pag. 3[7]  GU L 39 del 14.2.1976, pag. 40(4a) Vanno quindi prese misure che facciano obbligo alle persone responsabili, in virtù del diritto nazionale, dell'accesso alla formazione, all'occupazione o all'impiego, e delle condizioni ad essi afferenti, a introdurre procedure per prevenire le molestie sessuali tra cui eventualmente un sistema di consiglieri confidenziali sul posto di lavoro.(5) Il numero delle attività professionali che gli Stati membri  possono escludere dal campo di applicazione della direttiva 76/207/CEE deve essere ristretto; . alle attività che richiedono l'occupazione soltanto di persone di un sesso a causa della natura delle particolari attività lavorative in questione, a patto che l'obiettivo perseguito sia legittimo e nel rispetto del principio di proporzionalità stabilito dalla giurisprudenza della Corte di giustizia.(6) La Corte di giustizia ha coerentemente riconosciuto la legittimità, per quanto riguarda il principio della parità di trattamento, della protezione della condizione biologica della donna durante e dopo la gravidanza. Essa ha inoltre a più riprese statuito che qualsiasi trattamento sfavorevole delle donne legato alla gravidanza o alla maternità costituisce una discriminazione sessuale diretta. La direttiva 92/85/CEE del Consiglio del 19 ottobre 1992 concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento [8], intende assicurare la protezione dello stato fisico e mentale delle donne gestanti, puerpere o in periodo di allattamento. I considerando della direttiva stabiliscono che la protezione della salute e della sicurezza delle lavoratrici gestante, puerpere o in periodo di allattamento non deve svantaggiare le donne sul mercato del lavoro e non pregiudica le direttive in materia di uguaglianza di trattamento tra uomini e donne. La Corte di giustizia ha riconosciuto i diritti di protezione dell'occupazione delle donne, in particolare per quanto concerne il loro diritto a ritornare  allo stesso posto di lavoro, alle stesse condizioni lavorative, oltre a beneficiare di qualsiasi miglioramento delle condizioni lavorative cui avrebbero avuto titolo durante la loro assenza.[8]  GU L 348, del 28.11.1992, pag.1(7) La conciliazione della vita familiare e di quella lavorativa è stata riconosciuta e proclamata dalla Corte di giustizia [9]. Inoltre, con la sua Risoluzione concernente la partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini all'attività professionale e alla vita familiare [10] il Consiglio l'ha confermata quale principio del Diritto comunitario. Esso si rispecchia nella direttiva 96/34/CE del Consiglio concernente l'accordo quadro sul congedo parentale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES [11]. Esso è consacrato anche nell'Agenda sociale europea alla stregua di obiettivo fondamentale. La direttiva 96/34/CE già riconosce il diritto di ritornare al lavoro per i lavoratori che hanno fruito di un congedo parentale; inoltre, tale direttiva non pregiudica il diritto degli Stati membri che riconoscono una diversa concezione di congedo di paternità in virtù del diritto e/o delle prassi nazionali a fissar regole nazionali per i lavoratori che abbiano esercitato il loro diritto al congedo di paternità.[9]  Causa C-243/95 Hill [1998] Raccolta I-3739[10]  GU L 218 del 31.7.2000, pag.5[11]  Direttiva 96/34/CE del 3.6.1996. GU L145, del 19.6.1996I diritti legati alla conciliazione della vita familiare e di quella lavorativa non dovrebbero essere considerati quali eccezioni al principio della parità di trattamento per le donne e gli uomini, ma quale condizione e strumento per conseguire un'effettiva parità di trattamento.(8) La possibilità per gli Stati membri di mantenere o adottare misure di azione positiva al fine di assicurare una piena parità nella prassi per le donne e gli uomini nella vita lavorativa è stabilita dall'articolo 141, paragrafo 4 del trattato. Tale disposizione del trattato rende ridondante l'attuale articolo 2, paragrafo 4 della direttiva 76/207/CEE.La Dichiarazione n. 28 allegata al trattato stabilisce che le misure di azione positiva dovrebbero mirare anzitutto a migliorare la situazione delle donne nella vita lavorativa. La pubblicazione di relazioni  biennali della Commissione di relazioni sull'attuazione della possibilità offerta dall'articolo 141, paragrafo 4 contribuirà alla diffusione delle buone pratiche. Tali relazioni aiuteranno gli Stati membri a comparare la modalità a comprendere l'importanza e la necessità di tali misure e a comparare il modo in cui tali disposizioni sono attuate. Inoltre esse forniranno ai cittadini un quadro completo della situazione esistente in ciascuno Stato membro.(9) La Corte di giustizia ha stabilito che, vista la natura fondamentale del diritto a un'effettiva tutela giuridica, tale protezione debba tornare a vantaggio dei dipendenti anche dopo la fine del rapporto di lavoro [12]. La protezione loro concessa contro misure di rivalsa da parte del datore di lavoro non si limita ai soli casi di licenziamento, ma copre qualsiasi altra misura di rivalsa (vittimizzazione) anche se presa dopo la conclusione del rapporto di lavoro. Inoltre, chiunque intervenga a patrocinio, in qualsiasi modo (nel contesto di procedimenti giudiziari o in altre occasioni) di una persona che si ritiene vittima di discriminazione deve fruire della stessa protezione.[12]  Causa C-185/97, Coote, Racc. 1998, pag. I-5199.[13].[13]  Causa C-180/95, Draehmpaehl, Racc. 1997, pag. I-2195.(10) Il principio di una efficace protezione giuridica e di sanzioni reali e efficaci è stato stabilito dalla Corte di giustizia [14] in cause relative all'applicazione della direttiva 76/207/CEE. Gli Stati membri dovrebbero quindi adottare misure sufficientemente efficaci per conseguire l'obiettivo della direttiva e assicurare che i diritti in tal modo garantiti abbiano forza innanzi ai tribunali nazionali [15].[14]  Causa C-180/95,Draehmpaehl,[1997] ECR I-2195[15]  Causa 222/84 Johnston (1986) Raccolta 1651Dando piena esecuzione alla giurisprudenza della Corte di giustizia si dovranno comminare le sanzioni più efficaci in virtù del diritto nazionale nei casi di discriminazione. Un tipo di sanzione è dato da un adeguato indennizzo.(11) I lavori legati alla parità di trattamento per le donne e gli uomini andranno proseguiti in modo pianificato e sistematico, anche a livello delle aziende in cui i datori di lavoro dovrebbero essere incoraggiati a predisporre piani annuali per la parità.(12) Le persone oggetto di discriminazione  in base al loro sesso, dovrebbero disporre di adeguati strumenti di protezione legale. alle associazioni, alle organizzazioni o agli enti giuridici va data facoltà di intentare procedure giudiziarie, amministrative o altre  per conto o a sostegno  di persone o gruppi di persone vittime di discriminazione, con la loro approvazione o il loro consenso.(13) Gli Stati membri devono promuovere il dialogo sociale fra le parti sociali al fine di affrontare e combattere varie forme di discriminazione fondate sul sesso nei luoghi di lavoro.(14) Gli Stati membri devono prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive in caso di mancata ottemperanza agli obblighi derivanti dalla presente direttiva .(15) In conformità del principio di sussidiarietà e di proporzionalità quale definito all'articolo 5 del trattato, gli obiettivi della presente direttiva non possono essere adeguatamente realizzati dagli Stati membri e sono pertanto meglio realizzabili a livello comunitario. Le disposizioni della presente direttiva si limitano al minimo richiesto per perseguire tali obiettivi e non vanno al di là di quanto necessario a tale scopo,(16) la direttiva 76/207/CEE deve pertanto essere modificata in conformità,HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:Articolo 1La direttiva 76/207/CEE è modificata come segue:1. All'articolo 1, il paragrafo 1 viene modificato come segue:"Obiettivo della presente direttiva è dare attuazione negli Stati membri al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra le donne e gli uomini nell'occupazione, nell'impiego e nella formazione professionale, comprese le condizioni di lavoro indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto in base al quale una persona è occupata o impiegata."2. All'articolo 1, è cancellato il paragrafo 2.3. All'articolo 1, è inserito il seguente paragrafo 1bis:"1bis Gli Stati membri introducono le misure necessarie  per eliminare le disparità e promuovere attivamente e visibilmente gli obiettivi della parità di trattamento tra gli uomini e le donne integrandole, in particolare, in tutte le leggi, regolamenti, atti amministrativi, politiche e attività nei settori di cui al paragrafo 1".4. E' inserito il seguente articolo 1bis:"Articolo 1bisDefinizioni1. Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:- discriminazione diretta: la situazione per la quale una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un'altra in una situazione analoga, a motivo del sesso;- discriminazione indiretta: la situazione per cui una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere in una posizione di particolare svantaggio le persone di un sesso rispetto alle persone dell'altro sesso a meno che tale disposizione, tale criterio o tale prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e proporzionata e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari;- molestie: la situazione che si registra allorché viene adottato un comportamento indesiderato a motivo del sesso in occasione dell'accesso al o sul posto di lavoro, di impiego o formazione e avente lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante, offensivo o sgradevole;- molestie sessuali: la situazione che si dà allorché si registra qualsiasi forma di comportamento verbale, non verbale o fisico di natura sessuale in occasione dell'accesso a o sul posto di lavoro, di impiego o formazione e avente lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante, offensivo o sgradevole".5. E' inserito il seguente articolo 1ter:"Articolo 1terLe "molestie" o le "molestie sessuali" ai sensi dell'articolo 1a sono considerate una discriminazione fondata sul sesso e sono perciò proibite.Gli Stati membri introducono misure che facciano obbligo a coloro che in virtù delle normative nazionali sono responsabili dell'accesso alla formazione, all'occupazione o all'impiego, o delle condizioni ad essi afferenti, di introdurre misure per prevenire le molestie sessuali eventualmente anche mediante un sistema di consiglieri confidenziali sul posto di lavoro."6. E' inserito il seguente articolo 1quater:"Articolo 1quaterI comportamenti che incitano, istruiscono o inducono a discriminare rientrano nelle definizioni di discriminazione diretta e indiretta."7. L'articolo 2 è modificato come segue:(a) Il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"2. Qualsiasi esclusione generale o restrizione generale imposta a un sesso nell'accesso a qualsiasi tipo di attività professionale o alla formazione necessaria per accedere a tali attività costituisce discriminazione ai sensi della presente direttiva. In circostanze eccezionali, laddove uno Stato membro stabilisce che una differenza di trattamento basata su una caratteristica legata al sesso non costituisce discriminazione per quanto concerne l'accesso all'occupazione, tale caratteristica deve costituire un requisito occupazionale preciso e definito, l'obiettivo perseguito deve essere legittimo e il requisito proporzionato.Le deroghe al principio della parità di trattamento devono restare entro i limiti di ciò che è appropriato e necessario per conseguire l'obiettivo atteso."(b) Al paragrafo 3, è aggiunto il sotto paragrafo 3(a):"Una donna che ha partorito ha diritto, allo scadere del congedo di maternità, o dopo un'assenza direttamente legata o conseguente a una gravidanza e/o un parto, a ritornare al suo posto di lavoro o a un posto di lavoro equivalente con termini e condizioni non meno favorevoli ed ha anche diritto a beneficiare di qualsiasi miglioramento nelle condizioni di lavoro cui avrebbe avuto diritto durante la sua assenza. " .(c) E' aggiunto il seguente sotto paragrafo 3(b):"Gli Stati membri che riconoscono il diritto al congedo di paternità prendono le misure necessarie per proteggere i lavoratori dal licenziamento allorché esercitano tale diritto e assicurano che, alla fine di tale congedo, essi abbiano diritto a ritornare al loro posto di lavoro o a un posto di lavoro equivalente a termini e condizioni non meno favorevoli.Qualsiasi trattamento sfavorevole di una donna a motivo di gravidanza o di maternità, ovvero di un uomo o di una donna laddove si tratti di conciliare la vita familiare e la vita lavorativa, costituisce discriminazione diretta."(d) Il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:"4.  Gli Stati membri presentano alla Commissione relazioni biennali sulle azioni positive che essi adottano o mantengono e sulla loro attuazione, relazioni in base alle quali la Commissione adotta e pubblica ogni due anni una relazione contenente una valutazione comparativa delle misure positive in vigore in ciascuno Stato membro in virtù dell'articolo 141, paragrafo 4 del trattato e alla luce della Dichiarazione n.28 allegata al trattato."8. E' inserito il seguente articolo 2bis:"Articolo 2bisGli Stati membri possono adottare o mantenere disposizioni che proteggono in modo più efficace il principio delle parità di trattamento tra gli uomini e le donne di quelle contenute nella presente direttiva.L'attuazione della presente direttiva non può servire in nessuna circostanza quale motivo per abbassare il livello di protezione contro la discriminazione già assicurato dagli Stati membri negli ambiti disciplinati dalla presente direttiva."9. L'articolo 3, paragrafo 1 è sostituito dal seguente testo:"1. L'applicazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne implica che non vi deve essere nessuna discriminazione diretta o indiretta fondata sul sesso nei settori pubblico e privato, compresi gli enti pubblici, in relazione a:(a) le condizioni di accesso all'occupazione, il lavoro autonomo o l'impiego, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, indipendentemente dal ramo di attività e a tutti i livelli della gerarchia professionale, promozioni comprese;(b) l'accesso a tutti i tipi e a tutti i livelli di orientamento professionale, formazione professionale, formazione professionale avanzata e riqualificazione, compresa l'esperienza pratica di lavoro;(c) le condizioni occupazionali e lavorative, compresi i licenziamenti e le retribuzioni;(d) l'adesione e la partecipazione a una organizzazione di lavoratori o di datori di lavoro o a qualsiasi organizzazione i cui membri svolgano una particolare professione, compresi i vantaggi previsti da tali organizzazioni."10. All'articolo 3, paragrafo 2, la frase introduttiva è modificata come segue:"2. A tal fine, e fatte salve le disposizioni dell'articolo 141, paragrafo 4 del trattato, gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che:"11. All'articolo 3, paragrafo 2, la lettera b) è rimpiazzata dal seguente testo:"b. Qualsiasi disposizione contraria al principio delle parità di trattamento tra gli uomini e le donne contenuta negli accordi collettivi, nei contratti di lavoro, nelle regole interne delle imprese o nelle regole che disciplinano le attività e le professioni autonome è priva di effetto."12. All'articolo 3, paragrafo 2 è aggiunto il seguente punto d):"(d) un'eventuale disposizione contraria al principio della parità di trattamento tra uomini e donne è considerata nulla o può essere modificata qualora riguardi l'appartenenza o l'impegno in seno ad un'organizzazione sindacale o dei datori di lavoro, o altra organizzazione i cui membri svolgono una particolare professione, compresi i vantaggi previsti da tali organizzazioni."13. L'articolo 4, lettera b) è sostituito dal seguente:"(b) qualsiasi disposizione contraria al principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne compresa in contratti collettivi, contratti di lavoro individuali, regole interne di imprese o regole che disciplinano le attività e le professioni autonome è priva di effetto."14. L'articolo 5, lettera b) è sostituito dal testo seguente:"(b) qualsiasi disposizione contraria al principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne compresa in accordi collettivi, contratti di lavoro individuali, regole interne di imprese o regole che disciplinano le attività e le professioni autonome è priva di effetto."15. L'articolo 6 è sostituito dal seguente:"Articolo 61. Gli Stati membri introducono nei rispettivi ordinamenti giuridici nazionali le misure necessarie per permettere a tutti coloro che si ritengono lesi dalla mancata applicazione nei loro confronti del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne ai sensi degli articoli 3, 4 e 5 di far valere i propri diritti in via giurisdizionale, eventualmente dopo aver fatto ricorso ad altre istanze competenti, anche dopo la fine del rapporto di lavoro.2. Gli Stati membri introducono nei rispettivi ordinamenti giuridici nazionali le misure necessarie per far sì che l'indennizzo per la perdita e il danno sopportato da una persona lesa a seguito di una discriminazione contraria agli articoli 3, 4, 5 sia reale e effettivo, proporzionato e dissuasivo e non possa essere limitato a un massimale fissato a priori o escludendo il riconoscimento di interessi per compensare la perdita subita dal beneficiario del risarcimento a seguito del ritardo con cui il capitale assegnato viene effettivamente versato."16. L'articolo 7 è modificato come segue:"Articolo 7Gli Stati membri introducono nei rispettivi ordinamenti giuridici nazionali le misure necessarie per proteggere le persone a cui si riferisce la presente direttiva, compresi i lavoratori e i rappresentanti sindacali, nel ruolo di vittime o testimoni, dal licenziamento o da qualsiasi altro trattamento o conseguenza svantaggiosi, comprese le azioni giudiziarie che potrebbero essere intentate contro di loro, in seguito a un ricorso o a un procedimento di qualsiasi genere volto a far rispettare il principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne"17. Sono inseriti i seguenti articoli 8bis, 8ter e 8quater:"Articolo 8bis1. Gli Stati membri istituiscono un organismo indipendente per la  attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne. Questo organismo può costituire parte di agenzie indipendenti preesistenti e incaricate a livello nazionale e in particolare della tutela dei diritti individuali. I poteri di tali organismi coprono gli ambiti che rientrano nel campo di applicazione della presente direttiva, della direttiva 75/117/CEE del Consiglio, della direttiva 79/7/CEE del Consiglio, della direttiva 86/378/CEE del Consiglio modificata dalla direttiva 96/97/CE, della direttiva 92/85/CE del Consiglio, della direttiva 96/34/CE del Consiglio modificata dalla direttiva 97/75/CE e della direttiva 97/80/CE del Consiglio modificata dalla direttiva 98/52/CE.2. Gli Stati membri fanno in modo che questi organismi indipendenti di cui al paragrafo 1 annoverino tra le loro funzioni quella di ricevere, esaminare e sostenere ricorsi, con l'approvazione delle parti interessate, presentati da singoli individui, gruppi di individui e organizzazioni a causa della discriminazione basata sul sesso, di avviare accertamenti o indagini riguardo alla discriminazione fondata sul sesso e di pubblicare relazioni su problemi connessi con la discriminazione fondata sul sesso.3. Gli Stati membri fanno in modo che associazioni, organizzazioni o altri enti giuridici  aventi interesse ad assicurare il rispetto delle disposizioni della presente direttiva possano perseguire, per conto e con l'approvazione del ricorrente, le eventuali procedure giudiziarie e/o amministrative previste ai fini del rispetto degli obblighi imposti dalla presente direttiva.Articolo 8ter1. Gli Stati membri adottano misure adeguate per promuovere il dialogo sociale tra le parti sociali nell'intento di promuovere la parità di trattamento, mediante tra l'altro la sorveglianza delle pratiche sul luogo di lavoro, accordi collettivi, codici di condotta, ricerche o scambi di esperienze e prassi corrette.2. Gli Stati membri incoraggiano le parti sociali, senza pregiudizio della loro rispettiva autonomia, a concludere a livello adeguato accordi che stabiliscano norme antidiscriminazione in materia di parità di trattamento fra uomini e donne.2a. Gli Stati membri incoraggiano il dialogo con le organizzazioni non governative che, conformemente alle prassi e normative nazionali, hanno un interesse legittimo a promuovere le pari opportunità.Gli Stati membri prendono tutte le misure necessarie per assicurare che i datori di lavoro promuovano la parità tra le donne e gli uomini sul posto di lavoro in modo pianificato e sistematico, compresa una pari retribuzione per lavori di pari valore2b. A tal fine gli Stati membri incoraggiano i datori di lavoro a preparare relazioni annuali in materia di parità, comprendenti statistiche sulle proporzioni di donne e uomini ai diversi livelli dell'organizzazione. In caso di discrepanze in tale ambito, i datori di lavoro sono incoraggiati a menzionare nella relazione annuale le misure che intendono adottare per migliorare la situazione.Articolo 8quater1. Gli Stati membri determinano le sanzioni da irrogare in caso di violazione delle disposizioni nazionali di attuazione della presente direttiva e prendono tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano tali disposizioni alla Commissione entro il 31 dicembre 2002, nonché, quanto prima possibile, le modifiche che le riguardano."Articolo 21. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 31 dicembre 2002 o fanno sì che entro questa data i datori di lavoro e i lavoratori introducano le disposizioni richieste tramite accordi.Gli Stati membri adottano tutte le iniziative necessarie per essere in grado in ogni momento di garantire i risultati previsti dalla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.Quando gli Stati membri adottano queste disposizioni, esse contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione entro tre anni dall'entrata in vigore della presente direttiva tutte le informazioni necessarie per consentire alla Commissione di redigere una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'applicazione della presente direttiva.3. Salvo il disposto del paragrafo 2 del presente articolo, gli Stati membri comunicano ogni  due anni alla Commissione il testo delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti misure positive adottate in base all'articolo 141, paragrafo 4 del trattato.Articolo 3Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a Bruxelles, addìPer il Parlamento europeo Per il ConsiglioLa Presidente Il Presidente