CELEX: 62003TO0125
Language: it
Date: 2003-10-30
Title: Ordinanza del presidente del Tribunale di primo grado del 30 ottobre 2003. # Akzo Nobel Chemicals Ltd e Akcros Chemicals Ltd contro Commissione delle Comunità europee. # Procedimento sommario - Concorrenza - Poteri di accertamento della Commissione - Tutela della riservatezza - Corrispondenza tra avvocati e clienti - Limiti. # Cause riunite T-125/03 R e T-253/03 R.

Cause riunite T-125/03 R e T-253/03 R Akzo Nobel Chemicals Ltd e Akcros Chemicals LtdcontroCommissione delle Comunità europee
            «Procedimento sommario – Concorrenza – Poteri  di accertamento della Commissione – Tutela della riservatezza –   Corrispondenza tra avvocati e clienti – Limiti»
            
               
                  Ordinanza del presidente del Tribunale 30 ottobre 2003 
                     
                
               
            
                   
               
               
            
            Massime dell'ordinanza
         
         
                  1..
                  Procedura – Intervento – Procedimento sommario – Persone interessate – Domanda di sospensione dell'esecuzione di una decisione della Commissione che respinge una domanda di tutela della riservatezza
                     di documenti copiati nel corso di un accertamento fondato sull'art. 14 del regolamento n. 17 – Lite sulla tutela della riservatezza della corrispondenza con avvocati e giuristi d'impresa – Domanda d'intervento di associazioni di avvocati e di giuristi d'impresa – Ricevibilità  
                  (Statuto della Corte di giustizia, art. 40, secondo comma) 
         
                  2..
                  Procedimento sommario – Presupposti per la ricevibilità – Ricevibilità del ricorso principale – Irrilevanza – Limiti  (Artt. 242 CE e 243 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 1) 
         
                  3..
                  Atti delle istituzioni – Decisione – Validità – Decisione di accertamento fondata sull'art. 14 del regolamento n. 17 – Circostanze di diritto e di fatto relative allo svolgimento della procedura di accertamento – Circostanze che non incidono sulla validità della detta decisione  (Art. 230 CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 14, n. 3) 
         
                  4..
                  Procedimento sommario – Sospensione dell'esecuzione – Presupposti per la concessione – Fumus boni iuris – Lesione prima facie dei diritti della difesa nel corso di un accertamento effettuato ai sensi del regolamento n. 17 – Note redatte per essere consultate da un avvocato o corrispondenza scambiata con un avvocato dipendente dell'impresa  (Artt. 242 CE e 243 CE; regolamento del Consiglio n. 17, art. 14) 
         
                  5..
                  Concorrenza – Procedimento amministrativo – Poteri di accertamento della Commissione – Rifiuto dell'impresa di produrre la corrispondenza con il suo avvocato appellandosi alla riservatezza – Poteri della Commissione  (Regolameno del Consiglio n. 17, art. 14) 
         
                  6..
                  Procedimento sommario –  Sospensione dell'esecuzione –  Presupposti per la concessione –  Danno grave e irreparabile –  Nozione – Domanda di sospensione dell'esecuzione di una decisione della Commissione che respinge una domanda di tutela della riservatezza
                     di documenti copiati nel corso di un accertamento fondato sull'art. 14 del regolamento n. 17  
                  (Artt. 242 CE e 243 CE; regolamento di procedura del Tribunale, art. 104, n. 2) 
         
                  7..
                  Procedimento sommario – Sospensione dell'esecuzione – Presupposti per la concessione – Contemperamento degli interessi in causa – Nozione – Domanda di sospensione dell'esecuzione di una decisione della Commissione che respinge una domanda di tutela della riservatezza
                     di documenti copiati nel corso di un accertamento fondato sull'art. 14 del regolamento n. 17 – Contemperamento dell'interesse delle ricorrenti a che non siano divulgate le informazioni ivi contenute con l'interesse generale
                     della Commissione al rispetto delle regole di concorrenza  
                  (Artt. 242 CE e 243 CE) 
         
         1.
          A norma dell'art. 40, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, applicabile al Tribunale ai sensi dell'art. 53,
         primo comma, del medesimo Statuto, il diritto di un singolo a intervenire nel processo è subordinato alla condizione che egli
         possa dimostrare di avere un interesse alla soluzione della controversia. E' ammesso l'intervento di associazioni rappresentative
         che abbiano come scopo la tutela dei loro membri in cause che sollevano questioni di principio idonee ad incidere su questi
         ultimi. Pertanto, associazioni di avvocati e di giuristi d'impresa che rappresentano gli interessi dei loro membri e hanno come oggetto
         la difesa di tali interessi hanno il diritto di intervenire in un procedimento sommario nel quale si pongano direttamente
         questioni di principio relative, da un lato, alla riservatezza della corrispondenza scambiata con avvocati e giuristi d'impresa
         e, dall'altro, ai presupposti in presenza dei quali il giudice del procedimento sommario può adottare misure provvisorie relative
         ai documenti dei quali la Commissione intenda prendere conoscenza ai sensi dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, ma che
         le imprese sostengono essere tutelati dal segreto professionale. Infatti, la definizione dei detti presupposti è idonea a
         incidere direttamente sugli interessi dei citati membri, in quanto possono limitare o estendere la tutela giurisdizionale
         provvisoria applicabile, in particolare, ai documenti promananti dagli avvocati e dai giuristi d'impresa e che le dette associazioni
         considerano coperti dal segreto professionale. v. punti 43, 45-46, 50, 52-53 
         
         2.
          La ricevibilità del ricorso di merito non deve, in linea di principio, essere esaminata nell'ambito di un procedimento sommario,
         a pena di pregiudicare la decisione nel merito. Tuttavia, qualora venga dedotta l'irricevibilità manifesta del ricorso di
         merito sul quale si innesta la domanda di provvedimenti provvisori, può risultare necessario accertare la sussistenza di determinati
         elementi che consentano di concludere, prima facie, per la ricevibilità del ricorso stesso. v. punto 56 
         
         3.
          Secondo un principio generale di diritto comunitario, la legittimità di un provvedimento dev'essere valutata alla luce delle
         circostanze di diritto e di fatto esistenti al momento della sua adozione, sicché atti successivi ad una decisione non possono
         pregiudicarne la validità. Pertanto, nell'ambito di un accertamento ai sensi dell'art. 14 del regolamento n. 17, un'impresa
         non può far valere una presunta illegittimità dello svolgimento delle procedure di accertamento per supportare le proprie
         conclusioni dirette all'annullamento dell'atto in base al quale la Commissione procede all'accertamento stesso. v. punti 68-69
         
         4.
          Il regolamento n. 17 dev'essere interpretato nel senso che tutela la riservatezza della corrispondenza tra avvocati e clienti
         purché, da un lato, si tratti di corrispondenza scambiata nell'ambito e ai fini dell'esercizio del diritto della difesa del
         cliente e, dall'altro, tale corrispondenza promani da avvocati indipendenti, cioè da avvocati non legati al cliente da un
         rapporto di lavoro. Questo principio della tutela delle comunicazioni fra avvocato e cliente deve ritenersi esteso anche alle note interne che
         si limitano a riprodurre il testo o il contenuto di tali comunicazioni. Un motivo diretto a dimostrare che, da un lato, documenti redatti in vista della consultazione di un avvocato e ai fini dei
         diritti della difesa, e, dall'altro, corrispondenza scambiata con un avvocato stabilmente dipendente dell'impresa, sono anch'essi
         coperti dal segreto professionale pone questioni di principio molto importanti e complesse. Un motivo del genere necessita,
         di conseguenza, un esame dettagliato nel merito. In sede di procedimento sommario tale motivo non appare pertanto manifestamente
         infondato e soddisfa la condizione relativa al  
         fumus boni iuris. v. punti 95-98, 114, 119-120, 130
         
         5.
          Qualora un'impresa sottoposta ad accertamento ai sensi dell'art. 14 del regolamento n. 17 rifiuti, invocando un diritto alla
         tutela della riservatezza, di produrre, tra i documenti aziendali richiesti dalla Commissione, la corrispondenza scambiata
         con il proprio avvocato, essa è tenuta comunque a fornire agli agenti incaricati della Commissione ─ senza per questo dover
         svelare loro il contenuto della corrispondenza in questione ─ gli opportuni elementi atti a provare che tale corrispondenza
         soddisfa i presupposti necessari per beneficiare della speciale tutela prevista. Ove ritenga che tale prova non sia stata
         fornita, spetta alla Commissione ordinare, a norma dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, che sia prodotta la corrispondenza
         in questione. E' poi possibile per l'impresa sottoposta ad accertamento presentare un ricorso di annullamento contro la decisione
         della Commissione, eventualmente accompagnato da una domanda di provvedimenti provvisori ai sensi degli artt. 242 CE e 243 CE.
         v. punti 132
         
         6.
          Il carattere urgente di una domanda di provvedimenti cautelari deve essere valutato in rapporto alla necessità di statuire
         provvisoriamente, al fine di evitare alla parte che chiede la misura provvisoria un danno grave e irreparabile. Va considerata urgente una domanda di provvedimenti cautelari diretta a ottenere la sospensione dell'esecuzione di una decisione
         della Commissione in cui quest'ultima indica che intende prendere conoscenza di documenti che sono stati fotocopiati nel corso
         di un accertamento fondato sull'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17 e collocati in una busta sigillata, e che peraltro un'impresa
         sostiene essere tutelati dal segreto professionale. Infatti, se la Commissione prendesse conoscenza di tali documenti e se, successivamente, il giudice comunitario annullasse
         tale decisione, sarebbe impossibile in pratica per la detta istituzione trarre tutte le conseguenze da tale sentenza, dato
         che i suoi funzionari avrebbero già preso conoscenza del contenuto dei documenti. In tal senso, la presa di conoscenza da
         parte della Commissione delle informazioni contenute nei detti documenti costituirebbe, di per sé, una lesione sostanziale
         ed irreversibile del diritto delle richiedenti ad ottenere il rispetto del segreto che tutela tali documenti. Inoltre, quand'anche, in caso di annullamento della decisione, le informazioni contenute in tali documenti non potessero essere
         utilizzate contro l'impresa, tale impossibilità  non avrebbe alcuna incidenza sul danno grave ed irreparabile che deriverebbe
         dalla loro semplice divulgazione, in quanto l'oggetto del segreto professionale non consiste soltanto nel tutelare l'interesse
         privato che i singoli hanno a non vedere i propri diritti della difesa lesi irrimediabilmente, bensì anche nel tutelare il
         principio secondo cui ciascun interessato deve avere la possibilità di rivolgersi in tutta libertà al proprio avvocato. Tale
         principio, che risulta formulato nell'interesse pubblico ad una buona amministrazione della giustizia e al rispetto della
         legalità, presuppone necessariamente che un cliente abbia la libertà di rivolgersi al proprio avvocato senza temere che quanto
         da lui rivelato possa essere ulteriormente divulgato a un soggetto terzo. Pertanto, la riduzione del segreto professionale
         alla semplice garanzia che le informazioni confidate da un singolo non saranno utilizzate contro di lui diluisce l'essenza
         di tale diritto, dato che è la divulgazione, anche provvisoria, di tali informazioni ad essere idonea a ledere irrimediabilmente
         l'affidamento che tale singolo riponeva, rivelando determinate informazioni al proprio avvocato, nel fatto che queste non
         sarebbero mai state divulgate. v. punti 159, 163-164, 167
         
         7.
          Nell'ambito di una domanda di provvedimenti provvisori, il giudice dell'urgenza dinanzi al quale venga prospettato il rischio
         per il richiedente di subire un danno grave e irreparabile è tenuto, allorché procede al contemperamento dei diversi interessi
         in gioco, a verificare se l'eventuale annullamento della decisione controversa da parte del giudice di merito consentirebbe
         il rovesciamento della situazione che si determinerebbe in assenza di provvedimenti provvisori e, al contrario, se la sospensione
         dell'esecuzione di tale decisione sarebbe idonea ad ostacolarne la piena efficacia nel caso in cui il ricorso di merito venisse
         rigettato. Pertanto, nell'ambito dell'esame di una domanda di provedimenti cautelari diretta a ottenere la sospensione dell'esecuzione
         di una decisione della Commissione in cui quest'ultima afferma che intende prendere conoscenza di documenti fotocopiati nel
         corso di un accertamento fondato sull'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17 e collocati in una busta sigillata, e che peraltro
         un'impresa sostiene essere tutelati dal segreto professionale, occorre contemperare l'interesse di tale impresa a che i documenti
         non siano divulgati con l'interesse generale e l'interesse della Commissione al rispetto delle regole di concorrenza del Trattato.
         L'interesse di un'impresa a che determinati documenti che essa sostiene essere coperti dal segreto professionale non vengano
         divulgati deve costituire l'oggetto di una valutazione sulla base delle circostanze di ciascun caso di specie e, in particolare,
         della natura e del contenuto dei documenti di cui trattasi. Peraltro, ove sia dimostrato che il fatto, per la Commissione,
         di prendere conoscenza di documenti rischia di determinare una lesione grave ed irreparabile del segreto professionale e dei
         diritti della difesa di un'impresa, eventuali considerazioni attinenti all'efficacia amministrativa e all'allocazione delle
         risorse non possono, in linea di principio, prevalere, malgrado la loro importanza, sui diritti della difesa, se non a condizione
         che la Commissione indichi circostanze eccezionali che giustifichino la suddetta lesione. v. punti 180-182, 186
      

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE30 ottobre 2003 (1)
            
            
         
         
            
         
            «Procedimento sommario – Concorrenza – Poteri di accertamento della Commissione – Tutela della riservatezza – Corrispondenza tra avvocati e clienti – Limiti»
            
         Nei procedimenti riuniti T-125/03 R e T-253/03 R, 
         
         
          Akzo Nobel Chemicals Ltd,  con sede in Londra (Regno Unito), Akcros Chemicals Ltd,  con sede in Surrey (Regno Unito),rappresentate dai sigg. C. Swaak e M. Mollica, avocats,
         
         
         richiedenti, 
         
         contro
          Commissione delle Comunità europee,  rappresentata dal sig. R. Wainwright e dalla sig.ra C. Ingen-Housz, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
         
         resistente, 
         
         aventi ad oggetto, in primo luogo, una domanda diretta ad ottenere, da un lato, la sospensione dell'esecuzione della decisione
         della Commissione 10 febbraio 2003, recante modifica della decisione 30 gennaio 2003 che ordina alle società Akzo Nobel Chemicals
         Ltd, Akcros Chemicals Ltd e Akcros Chemicals, nonché alle loro rispettive controllate, di acconsentire ad un accertamento
         ai sensi dell'art. 14, n. 3, del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d'applicazione degli
         artt. [81 CE] e [82 CE] (GU 1962, 13, pag. 204), e, dall'altro lato, l'emanazione di ulteriori provvedimenti provvisori destinati
         a preservare gli interessi delle richiedenti (procedimento T-125/03 R), e, in secondo luogo, una domanda diretta ad ottenere,
         da un lato, la sospensione dell'esecuzione della decisione della Commissione 8 maggio 2003, recante rigetto di un'istanza
         volta al riconoscimento della natura di atti coperti dal segreto professionale di cinque documenti fotocopiati in occasione
         di un accertamento, e, dall'altro lato, l'emanazione di ulteriori provvedimenti provvisori destinati a preservare gli interessi
         delle richiedenti (procedimento T-253/03 R),
         
         
         
         
         
         IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO  DELLE COMUNITÀ EUROPEE
         
          ha emesso la seguente 
         
         
         Ordinanza
            
               Fatti e procedimento
            
         
         1
            
         Il 10 febbraio 2003, la Commissione ha adottato una decisione sulla base dell'art. 14, n. 3, del regolamento del Consiglio
         6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento d'applicazione degli artt. [81 CE] e [82 CE] (GU 1962, n. 13, pag. 204; in prosieguo:
         la  
         decisione 10 febbraio 2003); la detta decisione ha modificato la decisione 30 gennaio 2003, con la quale la Commissione aveva ordinato, in particolare,
         alle società Akzo Nobel Chemicals Ltd e Akcros Chemicals Ltd (in prosieguo: le  
         richiedenti), nonché alle loro rispettive controllate, di acconsentire ad un accertamento volto alla ricerca delle prove di eventuali
         pratiche anticoncorrenziali (in prosieguo: la  
         decisione 30 gennaio 2003). 
         
         
         2
            
         In data 12 e 13 febbraio 2003, alcuni funzionari della Commissione, assistiti da rappresentanti dell'Office of Fair Trading
         (autorità britannica per la concorrenza), hanno effettuato un accertamento, sulla scorta delle dette decisioni, presso i locali
         delle richiedenti situati in Eccles, Manchester (Regno Unito). Durante tale accertamento, i funzionari della Commissione hanno
         estratto copia di un rilevante numero di documenti. 
         
         
         3
            
         Nel corso di tali operazioni, i rappresentanti delle richiedenti hanno segnalato ai funzionari della Commissione che taluni
         documenti contenuti in un particolare fascicolo erano idonei a beneficiare del segreto professionale che tutela le comunicazioni
         con gli avvocati (
         legal professional privilege) e che, di conseguenza, la Commissione non poteva avervi accesso. 
         
         
         4
            
         I funzionari della Commissione hanno allora fatto presente ai rappresentanti delle richiedenti la loro necessità di consultare
         sommariamente, senza esaminarli, i documenti in questione, al fine di potersi formare una propria opinione in merito alla
         tutela di cui i detti documenti dovevano eventualmente beneficiare. Al termine di una lunga discussione, e dopo che i funzionari
         della Commissione e dell'Office of Fair Trading ebbero ricordato ai rappresentanti delle richiedenti le conseguenze penali
         di un'eventuale ostruzione di operazioni di accertamento, si è deciso che il responsabile dell'accertamento avrebbe consultato
         sommariamente i documenti in questione, con la presenza al suo fianco di un rappresentante delle richiedenti. Si è deciso
         altresì che tale rappresentante, qualora avesse sostenuto che un documento era coperto dal segreto professionale, avrebbe
         dovuto motivare più dettagliatamente la propria richiesta. 
         
         
         5
            
         Durante l'esame dei documenti contenuti nel fascicolo indicato dai rappresentanti delle richiedenti, è insorta una controversia
         in merito a cinque documenti, che alla fine sono stati oggetto di due diversi tipi di trattamento. 
         
         
         6
            
         Il primo di tali documenti è una nota dattiloscritta di due pagine, datata 16 febbraio 2000, promanante dal direttore generale
         della Akcros Chemicals e indirizzata ad uno dei suoi superiori. Secondo le richiedenti, tale nota contiene informazioni raccolte
         dal direttore generale della Akcros Chemicals in occasione di discussioni interne con altri dipendenti. Tali informazioni
         sarebbero state raccolte al fine di ottenere un parere giuridico esterno nell'ambito del programma per il rispetto della normativa
         in materia di concorrenza precedentemente avviato dalla Akzo Nobel. 
         
         
         7
            
         Il secondo di tali documenti è un secondo esemplare della nota di due pagine descritta al punto precedente, sul quale figurano
         inoltre annotazioni manoscritte che fanno riferimento a contatti con un avvocato delle richiedenti, essendovi segnatamente
         menzionato il nome di costui. 
         
         
         8
            
         Dopo aver raccolto i chiarimenti delle richiedenti in merito a questi due primi documenti, i funzionari della Commissione
         non sono stati in grado di giungere sul momento ad una conclusione definitiva quanto alla tutela di cui i detti documenti
         dovevano eventualmente beneficiare. I detti funzionari hanno dunque fatto copie di tali documenti e le hanno messe in una
         busta sigillata, che hanno portato via al termine del loro accertamento. Nella loro domanda, le richiedenti hanno designato
         tali due documenti come appartenenti alla  
         serie A. 
         
         
         9
            
         Il terzo documento intorno al quale è insorta una controversia tra i funzionari della Commissione e le richiedenti è costituito
         da un insieme di note manoscritte del direttore generale della Akcros Chemicals, che le richiedenti sostengono essere state
         redatte in occasione di discussioni con alcuni dipendenti ed utilizzate al fine della redazione della nota dattiloscritta
         della serie A. 
         
         
         10
            
         Infine, gli ultimi due documenti in questione sono due messaggi di posta elettronica, scambiati tra il direttore generale
         della Akcros Chemicals e il coordinatore della Akzo Nobel competente per le questioni in materia di concorrenza. Quest'ultimo
         è un avvocato iscritto all'ordine forense olandese che, al momento dei fatti, era anche membro del servizio giuridico della
         Akzo Nobel e dunque era impiegato in via permanente da tale impresa. 
         
         
         11
            
         Dopo avere esaminato questi tre ultimi documenti e aver raccolto i chiarimenti delle richiedenti, la responsabile dell'accertamento
         ha ritenuto che i detti documenti non fossero sicuramente tutelati dal segreto professionale. Pertanto, essa ne ha estratto
         delle copie e le ha accluse al resto del fascicolo, senza isolarle in una busta sigillata, contrariamente a quanto aveva fatto
         per i documenti della serie A. Nella loro domanda di provvedimenti provvisori, le richiedenti hanno designato tali tre documenti
         come appartenenti alla  
         serie B. 
         
         
         12
            
         Il 17 febbraio 2003, le richiedenti hanno inoltrato alla Commissione una lettera, nella quale esponevano le ragioni per le
         quali, a loro avviso, tanto i documenti della serie A quanto quelli della serie B erano tutelati dal segreto professionale.
         
         
         
         13
            
         Con comunicazione in data 1° aprile 2003, la Commissione ha informato le richiedenti che gli argomenti presentati nella loro
         lettera del 17 febbraio 2003 non le consentivano di concludere che i documenti in questione fossero effettivamente coperti
         dal segreto professionale. In questa medesima comunicazione, la Commissione indicava tuttavia alle richiedenti che avevano
         la possibilità di presentare osservazioni in merito a tali conclusioni preliminari entro un termine di due settimane, alla
         scadenza del quale essa avrebbe adottato una decisione definitiva. 
         
         
         14
            
         Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale in data 11 aprile 2003, le richiedenti hanno proposto, a
         norma dell'art. 230, quarto comma, CE, un ricorso diretto, in particolare, all'annullamento della decisione 10 febbraio 2003
         e, per quanto necessario, della decisione 30 gennaio 2003,  
         nei limiti in cui la Commissione vi scorge la legittimazione e/o il fondamento della propria iniziativa (non disgiungibile
         dalla decisione) di procedere al sequestro e/o all'esame e/o alla lettura di documenti coperti dal segreto professionale. Tale causa porta il numero T-125/03. 
         
         
         15
            
         Il 17 aprile 2003, le richiedenti hanno informato la Commissione del deposito del loro atto introduttivo nella causa T-125/03.
         Le dette richiedenti hanno altresì indicato alla Commissione che le osservazioni che esse erano state invitate a presentare
         a quest'ultima in data 1° aprile 2003 erano contenute nel succitato atto introduttivo. 
         
         
         16
            
         Lo stesso giorno, le richiedenti hanno depositato una domanda ai sensi degli artt. 242 CE e 243 CE, diretta, in particolare,
         a che il giudice dell'urgenza sospenda l'esecuzione della decisione 10 febbraio 2003 e, per quanto necessario, l'esecuzione
         della decisione 30 gennaio 2003. Tale procedimento è stato registrato in cancelleria con il numero T-125/03 R. 
         
         
         17
            
         In data 8 maggio 2003, la Commissione ha adottato una decisione ai sensi dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17 (in prosieguo:
         la  
         decisione 8 maggio 2003). All'art. 1 di tale decisione, la Commissione respinge la domanda delle richiedenti diretta ad ottenere che i documenti
         della serie A e della serie B vengano ad esse restituiti e che la Commissione confermi la distruzione di tutte le copie di
         tali documenti in suo possesso. Inoltre, all'art. 2 della decisione 8 maggio 2003, la Commissione dichiara la propria intenzione
         di aprire la busta sigillata contenente i documenti della serie A. La Commissione precisa tuttavia alle richiedenti che non
         procederà a tale operazione prima della scadenza del termine utile per proporre ricorso giurisdizionale contro la decisione
         8 maggio 2003. 
         
         
         18
            
         Il 14 maggio 2003, la Commissione ha presentato le proprie osservazioni scritte in merito alla domanda di provvedimenti provvisori
         nel procedimento T-125/03 R. 
         
         
         19
            
         Il 22 maggio 2003, il presidente del Tribunale ha invitato le richiedenti a presentare le proprie osservazioni in merito alle
         conseguenze che occorreva trarre, a loro avviso, nel procedimento T-125/03 R, dalla decisione 8 maggio 2003. In data 9 giugno
         2003, le richiedenti hanno presentato tali osservazioni, alle quali la Commissione ha replicato il 3 luglio 2003. 
         
         
         20
            
         Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 4 luglio 2003, a norma dell'art. 230, quarto comma, CE,
         le richiedenti hanno proposto un ricorso diretto ad ottenere l'annullamento della decisione 8 maggio 2003 ed il pagamento
         da parte della Commissione delle spese relative al loro ricorso. Con atto separato registrato l'11 luglio 2003, le richiedenti
         hanno presentato una domanda di provvedimenti provvisori diretta ad ottenere, in particolare, che il giudice dell'urgenza
         sospenda l'esecuzione della decisione 8 maggio 2003. Tale procedimento porta il numero T-253/03 R. 
         
         
         21
            
         Nella loro domanda, le richiedenti chiedono anche la riunione dei procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R, in conformità dell'art. 50
         del regolamento di procedura del Tribunale. 
         
         
         22
            
         Il 1° agosto 2003, la Commissione ha presentato le proprie osservazioni scritte in merito alla domanda di provvedimenti provvisori
         nel procedimento T-253/03 R. 
         
         
         23
            
         Rispettivamente in data 7 e 8 agosto 2003, l'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten (Consiglio generale dell'ordine
         degli avvocati olandesi), rappresentato dal sig. O. Brouwer, avocat, ed il Council of the Bars and Law Societies of the European
         Union (Consiglio degli ordini forensi dell'Unione europea; in prosieguo: il  
         CCBE), rappresentato dal sig. J.E. Flynn, QC, hanno depositato domanda di intervento nei procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R,
         a sostegno delle conclusioni delle richiedenti. 
         
         
         24
            
         Il 12 agosto 2003, l'European Company Lawyers Association (Associazione europea dei giuristi d'impresa; in prosieguo: l'
         ECLA), rappresentata dal sig. M. Dolmans, avocat, e dal sig. J. Temple Lang, solicitor, ha depositato una domanda di intervento
         nel procedimento T-125/03 R a sostegno delle conclusioni delle richiedenti. Il 18 agosto 2003, l'ECLA ha depositato altresì
         una domanda di intervento nel procedimento T-253/03 R, sempre a sostegno delle conclusioni delle richiedenti. 
         
         
         25
            
         Rispettivamente in data 1° settembre 2003 e 2 settembre 2003, la Commissione e le richiedenti hanno depositato le loro osservazioni
         in merito alle domande di intervento nei procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R. Il 2 settembre 2003, le richiedenti hanno depositato
         altresì una domanda per il trattamento riservato di talune parti del fascicolo, ai sensi dell'art. 116, n. 2, del regolamento
         di procedura. 
         
         
         26
            
         In data 8 settembre 2003, la Commissione ha trasmesso in plico riservato al presidente del Tribunale, su richiesta di questi
         a norma degli artt. 64, n. 3, lett. d), e 67, n. 3, del regolamento di procedura, copia dei documenti della serie B nonché
         la busta sigillata contenente i documenti della serie A. 
         
         
         27
            
         Con lettere in data 4 e 5 settembre 2003, la cancelleria ha invitato le parti instanti per intervento ad essere presenti in
         occasione dell'audizione. 
         
         
         28
            
         Il 15 settembre 2003, in presenza di un rappresentante della cancelleria, il presidente del Tribunale ha proceduto all'apertura
         della busta sigillata contenente i documenti della serie A ed ha esaminato il suo contenuto. Tale operazione, al termine della
         quale i documenti esaminati sono stati posti nuovamente in una busta sigillata, ha dato luogo alla redazione di un verbale,
         che è stato inserito nel fascicolo dei procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R. 
         
         
         29
            
         Lo stesso giorno, il CCBE e l'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten hanno entrambi presentato obiezioni in merito
         a diversi punti della domanda di trattamento riservato depositata dalle richiedenti a norma dell'art. 116, n. 2, del regolamento
         di procedura. Il 16 settembre 2003, in applicazione della medesima disposizione, il presidente del Tribunale ha parzialmente
         accolto, in via provvisoria, la domanda di trattamento riservato presentata dalle richiedenti, relativamente alla fase del
         procedimento sommario. 
         
         
         30
            
         Il 19 settembre 2003, la cancelleria ha comunicato alle parti instanti per intervento una nuova versione non riservata degli
         atti di procedura relativi ai procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R. 
         
         
         31
            
         Il 23 settembre 2003, le richiedenti, la Commissione, l'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten, il CCBE e l'ECLA
         hanno presentato i loro chiarimenti orali in occasione di un'audizione. 
         Conclusioni delle parti
         
         32
            
         Nel procedimento T-125/03 R, le richiedenti chiedono al giudice dell'urgenza di adottare i seguenti provvedimenti: 
         
         
         ─
            sospendere l'esecuzione della decisione 10 febbraio 2003 e, per quanto necessario, l'esecuzione della decisione 30 gennaio
            2003, nei limiti in cui la Commissione vi scorge la legittimazione e/o il fondamento della propria iniziativa di procedere
            al sequestro e/o all'esame e/o alla lettura di documenti coperti dal segreto professionale; 
         
         
         
         ─
            ordinare alla Commissione di conservare i documenti della serie A nella busta sigillata, con obbligo di consegnare quest'ultima
            a un soggetto terzo indipendente (la cui identità dovrà essere concordata tra le parti entro i cinque giorni successivi alla
            data della decisione da adottarsi nel presente procedimento sommario), affinché questi ne assicuri la custodia fino alla decisione
            della controversia costituente l'oggetto del ricorso di merito; 
         
         
         
         ─
            ordinare alla Commissione di inserire i documenti della serie B in una busta sigillata da consegnare a un soggetto terzo indipendente
            (la cui identità dovrà essere concordata tra le parti entro i cinque giorni successivi alla data della decisione da adottarsi
            nel presente procedimento sommario), affinché questi ne assicuri la custodia fino alla decisione della controversia costituente
            l'oggetto del ricorso di merito; 
         
         
         
         ─
            ordinare alla Commissione di disfarsi di qualsiasi ulteriore copia che essa si trovi a detenere dei documenti della serie B
            e di confermarne la distruzione entro i cinque giorni successivi alla data dell'emananda decisione; 
         
         
         
         ─
            ordinare alla Commissione di non intraprendere alcuna iniziativa diretta a (continuare a) controllare o utilizzare i documenti
            tanto della serie A quanto della serie B fino alla definizione della controversia nel merito; 
         
         
         
         ─
            condannare la Commissione alle spese. 
         
         
         
         
         33
            
         La Commissione, dal canto suo, conclude, nel procedimento T-125/03 R, che il giudice dell'urgenza voglia: 
         
         
         ─
            rigettare la domanda di provvedimenti provvisori; 
         
         
         
         ─
            condannare le richiedenti alle spese; 
         
         
         
         ─
            condannare l'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten, il CCBE e l'ECLA alle spese sostenute dalla Commissione
            in relazione al loro intervento. 
         
         
         
         
         34
            
         Nel procedimento T-253/03 R, le richiedenti chiedono al giudice dell'urgenza di adottare i seguenti provvedimenti: 
         
         
         ─
            sospendere l'esecuzione della decisione 8 maggio 2003; 
         
         
         
         ─
            ordinare alla Commissione di conservare i documenti della serie A nella busta sigillata fino alla definizione della controversia
            costituente l'oggetto del ricorso di merito; 
         
         
         
         ─
            ordinare alla Commissione di inserire i documenti della serie B in una busta sigillata fino alla definizione della controversia
            costituente l'oggetto del ricorso di merito; 
         
         
         
         ─
            ordinare alla Commissione di disfarsi di qualsiasi ulteriore copia che essa si trovi a detenere dei documenti della serie B
            e di confermarne la distruzione entro i cinque giorni successivi alla data dell'emananda decisione; 
         
         
         
         ─
            ordinare alla Commissione di non intraprendere alcuna iniziativa diretta a (continuare a) controllare o utilizzare i documenti
            tanto della serie A quanto della serie B fino alla definizione della controversia nel merito; 
         
         
         
         ─
            condannare la Commissione alle spese. 
         
         
         
         
         35
            
         La Commissione, dal canto suo, conclude, nel procedimento T-253/03 R, che il giudice dell'urgenza voglia: 
         
         
         ─
            rigettare la domanda di provvedimenti provvisori; 
         
         
         
         ─
            condannare le richiedenti alle spese; 
         
         
         
         ─
            condannare l'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten, il CCBE e l'ECLA alle spese sostenute dalla Commissione
            in relazione al loro intervento. 
         
         
         In diritto
         
         36
            
         In via preliminare, occorre ricordare che l'art. 104, n. 2, del regolamento di procedura stabilisce che le domande di provvedimenti
         provvisori debbono precisare i motivi di urgenza e gli argomenti di fatto e di diritto che giustifichino prima facie (fumus
         boni iuris) l'adozione della misura richiesta. Questi presupposti sono cumulativi, di modo che, ove manchi uno di essi, l'eventuale
         domanda di sospensione dell'esecuzione dev'essere respinta [ordinanza del presidente della Corte 14 ottobre 1996, causa C-268/96
         P(R), SCK e FNK/Commissione, Racc. pag. I-4971, punto 30]. Il giudice dell'urgenza procede altresì, se del caso, al bilanciamento
         degli interessi in gioco (ordinanza del presidente della Corte 23 febbraio 2001, causa C-445/00 R, Austria/Consiglio, Racc.
         pag. I-1461, punto 73). 
         
         
         37
            
         Il provvedimento richiesto deve inoltre essere provvisorio, nel senso di non pregiudicare i punti di diritto o di fatto controversi
         e di non neutralizzare in anticipo le conseguenze della decisione da emanarsi in prosieguo nel giudizio di merito [ordinanza
         del presidente della Corte 19 luglio 1995, causa C-149/95 P(R), Commissione/Atlantic Container Line e a., Racc. pag. I-2165,
         punto 22]. 
         
         
         38
            
         Occorre inoltre sottolineare che, nell'ambito della sua valutazione complessiva, il giudice dell'urgenza dispone di un ampio
         potere discrezionale e resta libero di stabilire, alla luce delle particolarità del caso di specie, il modo in cui vanno accertati
         i vari presupposti di cui sopra nonché l'ordine in cui condurre tale esame, posto che nessuna regola di diritto comunitario
         gli impone uno schema di analisi predeterminato per valutare la necessità di statuire in via provvisoria (ordinanza Commissione/Atlantic
         Container Line e a., cit. supra al punto 37, punto 23). 
         
         1.Quanto alla riunione dei procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R
         
         
         39
            
         Nella loro domanda di provvedimenti provvisori nel procedimento T-253/03 R, le richiedenti hanno chiesto la riunione dei procedimenti
         T-125/03 R e T-253/03 R. Per parte sua, la Commissione, nelle sue osservazioni nel procedimento T-253/03 R, si oppone a tale
         riunione per il fatto che il ricorso di merito nella causa T-125/03 sarebbe manifestamente irricevibile. 
         
         
         40
            
         Tuttavia, considerato che i procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R vertono sui medesimi fatti, vedono coinvolte le medesime
         parti e sono connessi per oggetto, occorre disporre, a norma dell'art. 50 del regolamento di procedura, la loro riunione ai
         fini della presente ordinanza. 
         
         2.Quanto alle domande di intervento
         
         
         41
            
         Come indicato supra ai punti 23 e 24, il CCBE, l'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten e l'ECLA hanno depositato
         domanda di intervento nel procedimento T-125/03 R e nel procedimento T-253/03 R, a sostegno delle conclusioni delle richiedenti.
         
         
         
         42
            
         La Commissione ha fatto presente di non avere osservazioni da formulare in merito a queste tre domande di intervento. Inoltre,
         le richiedenti hanno dichiarato la propria adesione a tali domande. 
         
         
         43
            
         A norma dell'art. 40, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, applicabile al Tribunale ai sensi dell'art. 53,
         primo comma, del medesimo statuto, il diritto di un singolo a intervenire nel processo è subordinato alla condizione che egli
         possa dimostrare di avere un interesse alla soluzione della controversia. E' ammesso l'intervento di associazioni rappresentative
         che abbiano come scopo la tutela dei loro membri in cause che sollevano questioni di principio idonee ad incidere nella sfera
         giuridica di questi ultimi [ordinanze del presidente della Corte 17 giugno 1997, cause riunite C-151/97 P(I) e C-157/97 P(I),
         National Power e PowerGen, Racc. pag. I-3491, punto 66, e 28 settembre 1998, causa C-151/98 P, Pharos/Commissione, Racc. pag. I-5441,
         punto 6; ordinanze del presidente del Tribunale 22 marzo 1999, causa T-13/99 R, Pfizer/Consiglio, non pubblicate nella Raccolta,
         punto 15, e 28 maggio 2001, causa T-53/01 R, Poste Italiane/Commissione, Racc. pag. II-1479, punto 51]. 
         
         
         44
            
         Nella fattispecie, il CCBE, un'associazione di diritto belga, ha affermato nella propria domanda di intervento di essere stato
         autorizzato dai propri membri ad adottare tutte le misure necessarie per il raggiungimento del suo oggetto statutario, vale
         a dire, in particolare, attivarsi nei settori che mettono in gioco l'applicazione dei trattati dell'Unione europea alla professione
         di avvocato. 
         
         
         45
            
         Occorre pertanto affermare che il CCBE ha dimostrato, da un lato, che esso rappresenta gli interessi degli ordini forensi
         dell'Unione europea e, dall'altro, che esso ha come scopo la tutela degli interessi dei propri membri. Inoltre, posto che
         il presente procedimento solleva direttamente questioni di principio in materia di riservatezza della corrispondenza scambiata
         con avvocati, tali questioni sono idonee ad incidere nella sfera giuridica dei membri del CCBE, la funzione dei quali è, in
         particolare, quella di definire e di far rispettare le regole deontologiche valevoli per gli avvocati. 
         
         
         46
            
         Inoltre, il presente procedimento solleva direttamente questioni di principio riguardanti i presupposti in presenza dei quali
         il giudice dell'urgenza può adottare misure provvisorie relative a documenti dei quali la Commissione intenda prendere conoscenza
         ai sensi dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17 e che tuttavia le imprese sottoposte ad accertamento sostengano essere
         tutelati dal segreto professionale. La definizione di tali presupposti è idonea ad incidere direttamente sugli interessi dei
         membri del CCBE, in quanto essi possono limitare o al contrario estendere la tutela giurisdizionale provvisoria applicabile,
         in particolare, ai documenti promananti da tali membri e considerati dal CCBE come coperti dal segreto professionale. 
         
         
         47
            
         Il CCBE ha dunque dimostrato, in tale fase della procedura, la sussistenza del suo interesse a che vengano accolte le domande
         di provvedimenti provvisori presentate dalle richiedenti. Occorre dunque ammettere l'intervento del CCBE nei procedimenti
         T-125/03 R e T-253/03 R. 
         
         
         48
            
         Dal canto suo, l'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten afferma di essere l'organo incaricato in base alla legge
         olandese di vigilare sul rispetto dei principi che disciplinano la professione di avvocato nei Paesi Bassi, di definire le
         regole dell'ordine forense olandese, nonché di difendere i diritti e gli interessi di quest'ultimo. 
         
         
         49
            
         L'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten ha dunque indicato elementi idonei a dimostrare che esso rappresenta
         gli interessi degli avvocati olandesi ed ha come scopo la tutela degli interessi dei propri membri. Inoltre, il presente procedimento,
         ponendo direttamente in questione lo status degli avvocati olandesi impiegati in via permanente da un'impresa, solleva questioni
         di principio idonee ad incidere sugli interessi dei membri dell'ordine forense olandese nonché sugli interessi di questo stesso
         ordine forense. 
         
         
         50
            
         Oltre a ciò, come già statuito supra al punto 46, il presente procedimento solleva direttamente questioni di principio riguardanti
         i presupposti in presenza dei quali il giudice dell'urgenza può adottare misure provvisorie relative a documenti dei quali
         la Commissione intenda prendere conoscenza ai sensi dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, ma che le imprese sottoposte
         ad accertamento sostengono essere tutelati dal segreto professionale. La definizione dei detti presupposti è dunque idonea
         ad incidere direttamente sugli interessi dei membri dell'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten, in quanto tali
         presupposti possono limitare o al contrario estendere la tutela giurisdizionale provvisoria applicabile, in particolare, ai
         documenti promananti da tali membri e considerati dall'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten come coperti dal
         segreto professionale. 
         
         
         51
            
         L'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten ha dunque dimostrato, in tale fase della procedura, la sussistenza del
         suo interesse a che vengano accolte le domande di provvedimenti provvisori delle richiedenti. Occorre dunque ammettere l'intervento
         dell'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten nei procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R. 
         
         
         52
            
         Infine, l'ECLA ha fornito, nella propria domanda di intervento, elementi che dimostrano come essa rappresenti organizzazioni
         che a loro volta rappresentano una grande maggioranza dei giuristi d'impresa in Europa. L'ECLA ha altresì indicato di avere
         come principale attività la rappresentanza degli interessi di tali giuristi d'impresa e, in particolare, la difesa della posizione
         di questi ultimi in merito alla questione della riservatezza della corrispondenza con essi scambiata. L'ECLA ha dunque dimostrato,
         in tale fase della procedura, che essa rappresenta gli interessi dei propri membri e che il suo scopo è, in particolare, la
         difesa dei loro interessi. Inoltre, il presente procedimento, ponendo direttamente in gioco la questione della riservatezza
         della corrispondenza con giuristi d'impresa, solleva questioni di principio idonee ad incidere direttamente sugli interessi
         dei membri dell'ECLA. 
         
         
         53
            
         Inoltre, come già statuito supra ai punti 46 e 50, il presente procedimento solleva direttamente questioni di principio riguardanti
         i presupposti in presenza dei quali il giudice dell'urgenza può adottare misure provvisorie relative a documenti dei quali
         la Commissione intenda prendere conoscenza ai sensi dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17 e che tuttavia le imprese sottoposte
         ad un accertamento sostengano essere tutelati dal segreto professionale. La definizione dei detti presupposti è dunque idonea
         ad incidere direttamente sugli interessi dei membri dell'ECLA, in quanto tali presupposti possono limitare o al contrario
         estendere la tutela giurisdizionale provvisoria applicabile, in particolare, ai documenti promananti da tali membri e considerati
         dall'ECLA come coperti dal segreto professionale. 
         
         
         54
            
         L'ECLA ha dunque dimostrato, in tale fase della procedura, la sussistenza del suo interesse a che vengano accolte le domande
         di provvedimenti provvisori delle richiedenti. Occorre dunque ammettere l'intervento dell'ECLA nei procedimenti T-125/03 R
         e T-253/03 R. 
         
         3.Quanto alla domanda di trattamento riservato
         
         
         55
            
         Nella fase del procedimento sommario, occorre accordare un trattamento riservato alle informazioni considerate di tale natura
         nella comunicazione della cancelleria alle richiedenti in data 16 settembre 2003, in quanto informazioni siffatte sono idonee,
         prima facie, ad essere ritenute segrete o riservate ai sensi dell'art. 116, n. 2, del regolamento di procedura. 
         
         4.Quanto alla domanda nel procedimento T-125/03 R
         Quanto alla ricevibilità della domanda di provvedimenti provvisori
         
         
         56
            
         Secondo una giurisprudenza costante, la questione della ricevibilità del ricorso di merito non deve, in linea di principio,
         essere esaminata nell'ambito di un procedimento sommario, a pena di pregiudicare la decisione nel merito. Tuttavia, qualora
         venga dedotta l'irricevibilità manifesta del ricorso di merito sul quale si innesta la domanda di provvedimenti provvisori,
         può risultare necessario accertare la sussistenza di determinati elementi che consentano di concludere, prima facie, per la
         ricevibilità del ricorso stesso [ordinanza del presidente della Corte 12 ottobre 2000, causa C-300/00 P(R), Federación de
         Cofradías de Pescadores de Guipúzcoa e a./Consiglio, Racc. pag. I-8797, punto 34; ordinanze del presidente del Tribunale 15
         gennaio 2001, causa T-236/00 R, Stauner e a./Parlamento e Commissione, Racc. pag. II-15, punto 42, e 8 agosto 2002, causa
         T-155/02 R, VVG International e a./Commissione, Racc. pag. II-3239, punto 18]. 
         
         
         57
            
         Nel caso di specie, la Commissione contesta la ricevibilità del ricorso di merito nella causa T-125/03. Occorre dunque verificare
         se sussistano elementi che consentano nondimeno di concludere, prima facie, per la ricevibilità del ricorso di merito nella
         presente causa. 
         Argomenti delle parti quanto alla ricevibilità del ricorso di merito
         
         
         58
            
         Nella causa T-125/03, le richiedenti concludono per l'annullamento della decisione 10 febbraio 2003 e, per quanto necessario,
         della decisione 30 gennaio 2003,  
         nei limiti in cui la Commissione vi scorge la legittimazione e/o il fondamento della propria iniziativa (non disgiungibile
         dalla decisione) di procedere al sequestro e/o all'esame e/o alla lettura di documenti coperti dal segreto professionale. 
         
         
         59
            
         Le richiedenti sostengono che il loro ricorso è ricevibile, in quanto la decisione 30 gennaio 2003, la decisione 10 febbraio
         2003 e il trattamento successivo delle due serie di documenti in questione costituiscono in realtà una sola ed unica decisione
         della Commissione, la cui legittimità può essere contestata dinanzi al Tribunale. Quanto poi alla loro legittimazione ad agire,
         le richiedenti osservano come esse siano destinatarie dirette della decisione 30 gennaio 2003 e della decisione 10 febbraio
         2003. 
         
         
         60
            
         La Commissione, dal canto suo, sostiene che il ricorso di merito è manifestamente irricevibile. 
         Valutazione del giudice dell'urgenza
         
         
         61
            
         Ai sensi dell'art. 230, quarto comma, CE,  
         [q]ualsiasi persona fisica o giuridica può proporre (...) un ricorso contro le decisioni prese nei suoi confronti. 
         
         
         62
            
         Nel caso di specie, è incontestato che le richiedenti sono destinatarie delle decisioni 10 febbraio 2003 e 30 gennaio 2003
         e che ciascuna di queste decisioni produce effetti giuridici obbligatori idonei ad incidere sugli interessi delle richiedenti
         medesime. 
         
         
         63
            
         La Commissione sottolinea tuttavia come gli effetti giuridici denunciati nel ricorso di merito non derivino dalle decisioni
         10 febbraio 2003 e 30 gennaio 2003, bensì da atti successivi a queste ultime. Gli argomenti della Commissione mirano però
         a dimostrare, in sostanza, che, nel merito, nessuno dei motivi dedotti dalle richiedenti può essere utilmente invocato a sostegno
         delle conclusioni dirette all'annullamento della decisione 10 febbraio 2003 e, per quanto necessario, della decisione 30 gennaio
         2003. Risulta pertanto, prima facie, che di ciò occorrerà tener conto in sede di valutazione dell'apparenza di fondatezza
         (fumus boni iuris) del ricorso di merito. 
         
         
         64
            
         Quanto poi agli argomenti della Commissione secondo cui talune conclusioni delle richiedenti mirano all'annullamento di una
         parte soltanto della decisione 10 febbraio 2003, che modifica la decisione 30 gennaio 2003, e dovrebbero dunque essere respinte
         nei limiti in cui l'annullamento di tale decisione obbligherebbe il Tribunale a statuire ultra petita, risulta dal fascicolo
         che le richiedenti, nelle loro osservazioni del 3 luglio 2003, negano di aver chiesto l'annullamento di una parte soltanto
         di tale decisione. 
         
         
         65
            
         Sussistono pertanto elementi che consentono di concludere che la ricevibilità della domanda di annullamento formulata in conclusioni
         nella causa T-125/03 non è esclusa. 
         Quanto al fumus boni iuris
         
         
         66
            
         Le richiedenti deducono tre motivi contro la decisione 10 febbraio 2003 e, per quanto necessario, contro la decisione 30 gennaio
         2003. In primo luogo, in occasione delle operazioni di accertamento, la Commissione avrebbe violato i principi procedurali
         affermati dalla giurisprudenza (sentenza della Corte 18 maggio 1982, causa 155/79, AM & S/Commissione, Racc. pag. 1575), nonché
         il diritto delle dette richiedenti di domandare provvedimenti provvisori a norma dell'art. 242 CE, in quanto, da un lato,
         i funzionari della Commissione avrebbero letto e discusso tra loro dei documenti delle serie A e B e, dall'altro, questi stessi
         funzionari avrebbero immediatamente accluso i documenti della serie B al proprio fascicolo. In secondo luogo, sempre in occasione
         delle dette operazioni di accertamento, la Commissione avrebbe violato, nel merito, il segreto professionale che tutela le
         comunicazioni con gli avvocati, da un lato, rifiutando sul momento di ritenere i documenti della serie B coperti dal segreto
         professionale e, dall'altro, sequestrando i documenti della serie A. Questi stessi fatti costituirebbero anche, in terzo luogo,
         una violazione dei diritti fondamentali che sarebbero il fondamento stesso del segreto professionale. 
         
         
         67
            
         Dall'esposizione di cui sopra risulta che nel complesso i motivi presentati dalle richiedenti contro la decisione 10 febbraio
         2003 e, per quanto necessario, contro la decisione 30 gennaio 2003 riguardano in realtà, come sottolineato dalla Commissione,
         atti successivi alle dette decisioni, rispetto alle quali essi sono, inoltre, distinti. Infatti, contrariamente a quanto sostenuto
         dalle richiedenti, la decisione 10 febbraio 2003 e la decisione 30 gennaio 2003 sono chiaramente disgiungibili dalle operazioni
         contestate, segnatamente in quanto non contengono alcun riferimento particolare ai documenti delle serie A e B. Pertanto,
         l'individuazione e il contestato trattamento cui tali documenti sono stati sottoposti, rispetto agli altri documenti contemplati
         dalle decisioni 10 febbraio 2003 e 30 gennaio 2003, derivano necessariamente da atti distinti e successivi. 
         
         
         68
            
         Orbene, in proposito è sufficiente ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, nell'ambito di un'indagine ai sensi
         dell'art. 14 del regolamento n. 17, un'impresa non può far valere una presunta illegittimità dello svolgimento delle procedure
         di accertamento per supportare le proprie conclusioni dirette all'annullamento dell'atto in base al quale la Commissione procede
         all'accertamento stesso (v., in tal senso, sentenza della Corte 17 ottobre 1989, causa 85/87, Dow Benelux/Commissione, Racc.
         pag. 3137, punto 49, e sentenza del Tribunale 20 aprile 1999, cause riunite da T-305/94 a T-307/94, da T-313/94 a T-316/94,
         T-318/94, T-325/94, T-328/94, T-329/94 e T-335/94, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. II-931, punto
         413). 
         
         
         69
            
         Tale impossibilità non fa altro che riflettere il principio generale secondo cui la legittimità di un provvedimento dev'essere
         valutata alla luce delle circostanze di diritto e di fatto esistenti al momento della sua adozione, sicché atti successivi
         ad una decisione non possono pregiudicarne la validità (sentenze della Corte 8 novembre 1983, cause riunite 96/82-102/82,
         104/82, 105/82, 108/82 e 110/82, IAZ e a./Commissione, Racc. pag. 3369, punto 16, e Dow Benelux/Commissione, cit. supra al
         punto 68, punto 49). 
         
         
         70
            
         Pertanto, senza che si debba esaminare più dettagliatamente i motivi dedotti dalle richiedenti, occorre concludere che questi
         ultimi, anche a supporli fondati, non possono essere utilmente invocati a sostegno delle conclusioni dirette all'annullamento
         della decisione 10 febbraio 2003 e, per quanto necessario, della decisione 30 gennaio 2003. 
         
         
         71
            
         Pertanto, le richiedenti non hanno dimostrato l'esistenza di un fumus boni iuris, ciò che è sufficiente a determinare il rigetto
         della domanda nel procedimento T-125/03 R. 
         
         5.Quanto alla domanda nel procedimento T-253/03 R
         
         
         72
            
         Occorre, in primo luogo, verificare se le richiedenti abbiano dimostrato l'esistenza di un fumus boni iuris, indi, in secondo
         luogo, stabilire se esse abbiano dimostrato l'urgenza dei provvedimenti provvisori richiesti e, infine, se del caso, procedere
         al bilanciamento degli interessi in gioco. 
         Quanto al fumus boni iuris
         Argomenti delle parti
         
         
         73
            
         Le richiedenti ritengono che il loro ricorso contro la decisione 8 maggio 2003, fondato su tre motivi, non sia privo di qualsiasi
         fondamento. 
         
         
         74
            
         In primo luogo, le richiedenti sostengono che la Commissione ha violato i principi procedurali affermati dalla sentenza AM
         & S/Commissione, citata supra al punto 66, in materia di tutela del segreto professionale. Secondo le richiedenti, infatti,
         nel caso in cui un'impresa sottoposta ad un accertamento ai sensi dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17 chieda che taluni
         documenti godano della tutela offerta dal segreto professionale, la procedura che la Commissione deve seguire si articola
         nelle tre fasi seguenti. In un primo tempo, nell'ipotesi in cui l'impresa in questione invocasse il segreto professionale
         e in forza di questo rifiutasse di produrre determinati documenti, spetterebbe ad essa dimostrare che sussistono i presupposti
         di merito richiesti dalla giurisprudenza per beneficiare della tutela offerta dal segreto professionale, senza per questo
         dover rivelare il contenuto dei documenti in questione. In un secondo tempo, nel caso in cui la Commissione non fosse soddisfatta
         dei chiarimenti offerti dall'impresa sottoposta ad accertamento, spetterebbe alla detta istituzione ordinare, con una decisione
         adottata a norma dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, la produzione dei documenti in questione. Infine, in un terzo
         momento, qualora l'impresa continuasse a sostenere che tali documenti sono coperti dal segreto professionale, sarebbe rimesso
         ai giudici comunitari il compito di risolvere tale controversia. 
         
         
         75
            
         Orbene, nella fattispecie, le richiedenti ritengono che la Commissione abbia invertito le fasi di tale procedura, in quanto,
         nel corso dell'accertamento, i funzionari della Commissione avrebbero, da un lato, preso possesso e discusso tra loro, per
         vari minuti, dei documenti delle serie A e B e, dall'altro, inserito nel fascicolo i documenti della serie B senza metterli
         in una busta sigillata. In sostanza, le richiedenti ritengono che la Commissione, anziché estrarre copia dei documenti in
         questione ed adottare la decisione 8 maggio 2003, avrebbe dovuto lasciare i detti documenti sul luogo dell'accertamento e
         adottare una decisione recante ingiunzione alle richiedenti di produrre tali documenti. Questa decisione avrebbe potuto in
         tal caso costituire l'oggetto di un ricorso dinanzi ai giudici comunitari. Le richiedenti reputano altresì che il diverso
         trattamento riservato ai documenti della serie A e a quelli della serie B costituisca una violazione del principio di non
         discriminazione. 
         
         
         76
            
         Con il loro secondo motivo, le richiedenti sostengono, in sostanza, che, sin dalla fase dell'accertamento, la Commissione
         ha violato il segreto professionale, da un lato, negando qualsiasi tutela ai documenti della serie B e, dall'altro, esaminando
         in ogni dettaglio i documenti della serie A. Le richiedenti ritengono altresì che la decisione 8 maggio 2003 violi, sotto
         il profilo sostanziale, il segreto professionale, in quanto essa traduce, in particolare, il rifiuto della Commissione di
         restituire e di distruggere i documenti delle serie A e B e manifesta inoltre l'intenzione della Commissione di aprire la
         busta sigillata contenente i documenti della serie A. 
         
         
         77
            
         A questo proposito, le richiedenti precisano che i due documenti della serie A e le note manoscritte della serie B sono coperti
         dal segreto professionale, in quanto sarebbero il risultato diretto del programma per il rispetto della normativa in materia
         di concorrenza da esse predisposto con l'assistenza di consulenti esterni. 
         
         
         78
            
         Precisando poi i loro argomenti per ciascuno dei documenti in questione, le richiedenti sostengono, in primo luogo, che la
         nota costituente il fondamento dei due documenti della serie A deve essere considerata come il supporto scritto di una discussione
         telefonica con un consulente esterno, così come sarebbe attestato, in particolare, dal riferimento manoscritto al nome di
         tale avvocato su uno dei due esemplari della nota suddetta. 
         
         
         79
            
         Inoltre, ad avviso delle richiedenti, anche le note manoscritte della serie B sono coperte dal segreto professionale, in quanto
         sono servite per preparare le note della serie A, esse stesse oggetto di tutela. 
         
         
         80
            
         Quanto, infine, ai messaggi di posta elettronica della serie B, le richiedenti sottolineano come essi facciano parte della
         corrispondenza tra il direttore generale della Akcros Chemicals e un membro del servizio giuridico della Akzo Nobel. Quest'ultimo
         sarebbe un avvocato iscritto all'ordine forense olandese, assoggettato ad obblighi deontologici di indipendenza e di rispetto
         delle regole forensi assimilabili a quelli incombenti ad un avvocato esterno. Tali regole prevarrebbero sul suo dovere di
         lealtà verso il datore di lavoro. In proposito, le richiedenti ammettono che allo stato attuale la giurisprudenza comunitaria
         non riconosce la tutela del segreto professionale per le attività lavorative dei giuristi d'impresa, e tuttavia esse affermano,
         in sostanza, che numerose modifiche delle regole deontologiche degli Stati membri sono intervenute a partire dalla sentenza
         AM & S/Commissione, citata supra al punto 66, riguardanti, in particolare, l'estensione della tutela del segreto professionale
         all'attività di taluni giuristi d'impresa. Le richiedenti fanno leva altresì, in via analogica, sulla sentenza del Tribunale
         7 dicembre 1999, causa T-92/98, Interporc/Commissione (Racc. pag. II-3521, punto 41), nella quale il Tribunale avrebbe affermato
         che la corrispondenza tra il servizio giuridico della Commissione e le diverse direzioni generali di quest'ultima non poteva
         essere divulgata. Le richiedenti sottolineano inoltre come la limitazione del segreto professionale alle sole comunicazioni
         con consulenti esterni costituisca una violazione del principio di non discriminazione e rechi pregiudizio, nell'ambito della
         modernizzazione della normativa in materia di concorrenza, alla valutazione, da parte delle imprese, della conformità dei
         propri comportamenti a tale normativa. Le richiedenti notano, infine, come lo scambio di comunicazioni in questione sia intervenuto
         tra due soggetti situati, rispettivamente, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, vale a dire in due Stati che riconoscono la
         tutela del segreto professionale per le comunicazioni dei giuristi d'impresa, qualora questi siano iscritti ad un ordine forense.
         
         
         
         81
            
         Infine, con il loro terzo motivo, le richiedenti affermano che la decisione 8 maggio 2003 viola i diritti fondamentali, i
         quali sarebbero il fondamento stesso del segreto professionale, e in particolare viola i diritti della difesa, il rispetto
         della vita privata e la libertà di espressione, come precisati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.
         
         
         
         82
            
         La Commissione, dal canto suo, rigetta l'insieme di tali argomenti e ritiene che nessuno dei motivi dedotti dalle richiedenti
         sia idoneo a soddisfare il presupposto del fumus boni iuris. 
         
         
         83
            
         La Commissione contesta infatti il primo motivo dedotto dalle richiedenti, secondo cui la detta istituzione avrebbe violato
         i principi procedurali applicabili nel caso in cui un'impresa chieda che taluni documenti siano tutelati dal segreto professionale.
         In via preliminare, la Commissione rileva come la procedura definita nella sentenza AM & S/Commissione, citata supra al punto 66,
         non abbia un valore assoluto e non esiga che, quando un'impresa invoca il segreto professionale, la Commissione sia obbligata,
         da un lato, ad astenersi dall'estrarre copia dei documenti in questione e, dall'altro, ad ingiungere nuovamente la comunicazione
         di questi ultimi. Sempre in via preliminare, la Commissione contesta l'affermazione delle richiedenti secondo cui i funzionari
         della Commissione avrebbero, nel corso dell'accertamento, preso possesso dei documenti in questione e ne avrebbero discusso
         tra loro per vari minuti. 
         
         
         84
            
         La Commissione sostiene poi che l'adozione di misure conservative intese ad evitare che i documenti vengano distrutti non
         contravviene ai principi affermati nella sentenza AM & S/Commissione, citata supra al punto 66. L'adozione di tali misure
         consentirebbe alla detta istituzione di non dover fare ricorso all'assistenza delle autorità nazionali affinché queste ordinino
         formalmente la produzione dei documenti in questione. 
         
         
         85
            
         Infine, la Commissione ritiene di non aver violato il principio di non discriminazione trattando in modo differente i documenti
         della serie A e quelli della serie B, posto che tali documenti non erano identici. 
         
         
         86
            
         La Commissione afferma che anche il secondo motivo dedotto dalle richiedenti è manifestamente infondato. 
         
         
         87
            
         A questo proposito, la Commissione sostiene, in primo luogo, che i due documenti della serie A non sono coperti dal segreto
         professionale, in quanto si tratta di due esemplari di una medesima nota non contenente indicazioni idonee a dimostrare che
         sia stata redatta nel contesto o nella prospettiva di un parere giuridico da parte di un consulente esterno. La sola indicazione
         in tal senso sarebbe costituita da un riferimento manoscritto, apposto su una delle due copie, al nome di un avvocato, il
         quale proverebbe al massimo che aveva avuto luogo una conversazione con quest'ultimo in merito a tale nota. Gli elementi forniti
         dalle richiedenti sarebbero tuttavia insufficienti per dimostrare, da un lato, che la nota in questione sia stata redatta
         nella prospettiva di un parere giuridico e, dall'altro, che un tale parere sia stato dato. 
         
         
         88
            
         Ad ogni modo, secondo le stesse richiedenti, la nota rifletterebbe discussioni interne tra il direttore generale della Akcros
         Chemicals ed altri dipendenti, intervenute nell'ambito del programma per il rispetto della normativa in materia di concorrenza
         avviato dalle dette richiedenti. Pertanto, la nota in questione non rispecchierebbe discussioni intrattenute con un consulente
         esterno, contrariamente a quanto sarebbe richiesto dalla giurisprudenza (ordinanza del Tribunale 4 aprile 1990, causa T-30/89,
         Hilti/Commissione, Racc. pag. II-163, pubblicazione per estratto, punto 18). Inoltre, secondo la Commissione, il fatto che
         un documento sia stato redatto nell'ambito di un programma per il rispetto della normativa in materia di concorrenza non costituisce
         un elemento sufficiente perché tale documento sia coperto dal segreto professionale, in quanto un tale programma, per la sua
         ampiezza, eccede l'esercizio dei diritti della difesa, quanto meno in assenza di un'indagine o di una procedura avviata contro
         l'impresa. Neppure il fatto che il documento sia stato formato sulla scorta delle istruzioni di un consulente esterno nell'ambito
         di un programma siffatto sarebbe sufficiente perché esso sia coperto dal segreto professionale. Per concludere i propri chiarimenti
         in merito al programma per il rispetto della normativa in materia di concorrenza avviato dalle richiedenti, la Commissione
         sottolinea, in primo luogo, come le richiedenti non sostengano che tale programma sia menzionato nei documenti della serie
         A, in secondo luogo, come i documenti prodotti dalle richiedenti dimostrerebbero che queste hanno cercato di deviare il segreto
         professionale dalla sua finalità e, in terzo luogo, come l'esistenza del programma per il rispetto della normativa in materia
         di concorrenza non sia mai stata invocata durante l'accertamento del 12 e 13 febbraio 2003. 
         
         
         89
            
         La Commissione sostiene anche che le note manoscritte della serie B non sono tutelate dal segreto professionale, in quanto
         esse non hanno l'aspetto di una comunicazione con un avvocato esterno, non indicano alcuna intenzione delle richiedenti di
         avere una tale comunicazione e non riproducono il testo o il contenuto di comunicazioni scritte con un avvocato indipendente
         ai fini dell'esercizio dei diritti della difesa. La Commissione sottolinea peraltro come nulla indichi che tali documenti
         abbiano un legame con il programma per il rispetto della normativa in materia di concorrenza avviato dalle richiedenti, come,
         in ogni modo, un tale legame non sarebbe sufficiente per tutelare tali documenti, e infine come, secondo le richiedenti stesse,
         tali note sarebbero state redatte per la preparazione delle note della serie A, che non sono coperte dal segreto professionale.
         
         
         
         90
            
         Quanto infine ai messaggi di posta elettronica della serie B, la Commissione sostiene che essi non sono certamente coperti
         dal segreto professionale, in quanto non costituiscono una comunicazione con un avvocato indipendente, non indicano alcuna
         intenzione di comunicare con un avvocato indipendente e, in ultimo luogo, non riproducono il testo o il contenuto di comunicazioni
         scritte con un avvocato indipendente ai fini dell'esercizio dei diritti della difesa. A questo proposito, la Commissione ricorda
         che, in base al diritto comunitario, le comunicazioni con giuristi d'impresa non sono coperte dal segreto professionale (sentenza
         AM & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punto 24). La Commissione sostiene inoltre che il contenuto dei messaggi di posta
         elettronica in questione mostra come il giurista d'impresa al servizio delle richiedenti non agisse nella veste di avvocato,
         bensì in quella di dipendente. 
         
         
         91
            
         Per quanto riguarda, più in particolare, la questione della tutela delle comunicazioni con avvocati impiegati a titolo permanente,
         la Commissione fa osservare come un eventuale riconoscimento della tesi delle richiedenti creerebbe differenti regimi in seno
         all'Unione europea, a seconda che i giuristi d'impresa siano autorizzati o no dagli Stati membri ad essere iscritti ad un
         ordine forense. La Commissione ritiene anche che i principi affermati nella sentenza AM & S/Commissione, citata supra al punto 66,
         non debbano essere modificati, in quanto, in primo luogo, i giuristi d'impresa non godono della stessa indipendenza degli
         avvocati esterni, in secondo luogo, la giurisprudenza risultante dalla sentenza Interporc/Commissione, citata supra al punto 80,
         non sarebbe fondata su motivazioni attinenti al segreto professionale e, in terzo luogo, l'ampliamento della portata del segreto
         professionale porterebbe ad abusi. Infine, la Commissione sottolinea come la crescente necessità per le imprese di valutare
         personalmente la compatibilità dei propri comportamenti con la normativa in materia di concorrenza alla luce del regolamento
         (CE) del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli artt. 81
         e 82 del Trattato (GU L 1, pag. 1), non incida in alcun modo sulle questioni in materia di segreto professionale. Infatti,
         valutazioni di questo tipo si intensificherebbero soprattutto ai fini dell'applicazione dell'art. 81, n. 3, CE, mentre le
         questioni connesse al segreto professionale si porrebbero essenzialmente in vista dell'applicazione degli artt. 81, n. 1, CE
         e 82 CE. 
         
         
         92
            
         In terzo luogo, la Commissione ritiene infondato l'ultimo motivo dedotto dalle richiedenti, secondo cui la Commissione avrebbe
         violato i diritti fondamentali che costituirebbero il fondamento del segreto professionale. La Commissione reputa infatti
         che le richiedenti non abbiano dimostrato alcuna connessione tra i diritti fondamentali invocati e la violazione denunciata
         e che, in ogni caso, i diritti della difesa delle richiedenti stesse non siano stati violati, posto che essa ha seguito una
         procedura assolutamente conforme ai principi affermati nella sentenza AM & S/Commissione, citata supra al punto 66. Infine,
         la Commissione sostiene che la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo citata dalle richiedenti nella loro
         domanda non fa riferimento, contrariamente a quanto da queste sostenuto, alla tutela della vita privata. 
         Valutazione del giudice dell'urgenza
         
         
         93
            
         Nel caso di specie, il giudice dell'urgenza ritiene che occorra esaminare, anzitutto, il secondo motivo in rapporto ai documenti
         della serie A, indi, questo stesso motivo in rapporto ai documenti della serie B, e, infine, il primo motivo. 
         ─ Quanto al secondo motivo, riguardante una violazione del segreto professionale, in rapporto ai documenti della serie A
         
         
         94
            
         Nel loro secondo motivo, le richiedenti sostengono che la decisione 8 maggio 2003 ha violato il segreto professionale di cui
         beneficiano, a loro avviso, i documenti della serie A. 
         
         
         95
            
         A questo proposito, occorre in primo luogo ricordare che il regolamento n. 17 deve essere interpretato nel senso che esso
         tutela la riservatezza della corrispondenza tra avvocati e clienti purché, da un lato, si tratti di corrispondenza scambiata
         nell'ambito e ai fini dell'esercizio del diritto della difesa del cliente e, dall'altro, tale corrispondenza promani da avvocati
         indipendenti, cioè da avvocati non legati al cliente da un rapporto di lavoro (sentenza AM & S/Commissione, cit. supra al
         punto 66, punto 21). 
         
         
         96
            
         Occorre altresì ricordare che, tenuto conto della sua finalità, il principio della tutela delle comunicazioni fra avvocato
         e cliente deve ritenersi esteso anche alle note interne che si limitano a riprodurre il testo o il contenuto di tali comunicazioni
         (ordinanza Hilti/Commissione, cit. supra al punto 88, punto 18). 
         
         
         97
            
         Nel caso di specie, le richiedenti non sostengono che i documenti della serie A costituiscano, di per sé, una corrispondenza
         con un avvocato esterno ovvero un documento che riproduce il testo o il contenuto di una comunicazione di questo tipo. Per
         contro, le richiedenti affermano che i due documenti in questione costituiscono note redatte in vista di una consultazione
         telefonica con un avvocato. 
         
         
         98
            
         Il giudice dell'urgenza ritiene che il motivo dedotto dalle richiedenti sollevi questioni assai rilevanti e complesse, riguardanti
         l'eventuale necessità di estendere, in una certa misura, l'ambito del segreto professionale così come attualmente delimitato
         dalla giurisprudenza. 
         
         
         99
            
         Occorre infatti ricordare, in primo luogo, come, in base ad una costante giurisprudenza, il rispetto dei diritti della difesa
         in qualsiasi procedimento suscettibile di concludersi con l'inflizione di sanzioni, in particolare ammende o penalità di mora,
         costituisca un principio fondamentale del diritto comunitario, che va osservato anche se si tratta di un procedimento di natura
         amministrativa (v., in particolare, sentenza della Corte 15 ottobre 2002, cause riunite C-238/99 P, C-244/99 P, C-245/99 P,
         C-247/99 P, da C-250/99 P a C-252/99 P, e C-254/99 P, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. I-8375, punto
         85, e sentenza del Tribunale 14 maggio 1998, causa T-348/94, Enso Española/Commissione, Racc. pag. II-1875, punto 80). 
         
         
         100
            
         In secondo luogo, la tutela della riservatezza della corrispondenza tra avvocati e clienti costituisce un complemento necessario
         del pieno esercizio dei diritti della difesa, che lo stesso regolamento n. 17 si preoccupa di garantire, in particolare nel
         suo undicesimo  
         considerando nonché mediante le disposizioni del suo art. 19 (sentenza AM & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punto 23). 
         
         
         101
            
         In terzo luogo, il segreto professionale è intimamente connesso alla concezione del ruolo dell'avvocato, considerato come
         un coadiutore dell'amministrazione della giustizia chiamato a fornire, in assoluta indipendenza e nell'interesse di quest'ultima,
         l'assistenza legale di cui il suo cliente ha bisogno (sentenza AM & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punto 24). 
         
         
         102
            
         Orbene, affinché un avvocato possa esercitare, efficacemente ed utilmente, il proprio ruolo di coadiutore dell'amministrazione
         della giustizia e di assistenza giuridica ai fini del pieno esercizio dei diritti della difesa, può rivelarsi necessario,
         in talune circostanze, che il suo cliente prepari documenti di lavoro o di sintesi, in particolare allo scopo di riunire le
         informazioni che saranno utili, se non indispensabili, a tale avvocato per comprendere il contesto, la natura e la portata
         dei fatti a proposito dei quali viene richiesta la sua assistenza. Inoltre, la preparazione di tali documenti può risultare
         particolarmente necessaria nelle materie che mettono in gioco informazioni numerose e complesse, come è il caso, in particolare,
         delle procedure dirette a sanzionare le violazioni degli artt. 81 CE e 82 CE. 
         
         
         103
            
         In tale contesto, occorre ricordare che, sebbene il regolamento n. 17 abbia attribuito alla Commissione ampi poteri di indagine
         ed abbia imposto alle imprese l'obbligo di collaborare alle investigazioni, è nondimeno importante, secondo una costante giurisprudenza,
         evitare che i diritti della difesa possano essere irrimediabilmente compromessi nell'ambito di procedure di indagine preliminare,
         tra le quali segnatamente gli accertamenti, che possono essere determinanti ai fini della raccolta di prove dell'illegittimità
         di comportamenti delle imprese idonei a fare insorgere la responsabilità di queste ultime (sentenze della Corte 21 settembre
         1989, cause riunite 46/87 e 227/88, Hoechst/Commissione, Racc. pag. 2859, punto 15, e 18 ottobre 1989, causa 374/87, Orkem/Commissione,
         Racc. pag. 3283, punto 33). 
         
         
         104
            
         Orbene, se la Commissione, in occasione di accertamenti disposti a norma dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, potesse
         estrarre copia di documenti di lavoro o di sintesi predisposti da un'impresa unicamente al fine dell'esercizio dei diritti
         della difesa tramite il proprio avvocato, potrebbe risultarne, prima facie, una lesione irrimediabile di tali diritti, posto
         che la Commissione si troverebbe a disporre di elementi idonei a informarla immediatamente delle opzioni difensive esercitabili
         dall'impresa in questione. Occorre dunque pensare che documenti di tal genere sono idonei ad essere coperti dal segreto professionale.
         
         
         
         105
            
         Occorre pertanto verificare se, nella fattispecie, i documenti della serie A siano suscettibili di appartenere ad una categoria
         del tipo sopra descritto. 
         
         
         106
            
         In proposito, le richiedenti sottolineano come le note dattiloscritte della serie A siano state redatte nell'ambito di un
         programma per il rispetto della normativa in materia di concorrenza elaborato da uno studio legale esterno. Più precisamente,
         le note della serie A sarebbero state predisposte dal direttore generale della Akcros Chemicals sulla base di discussioni
         con alcuni dipendenti, trasmesse in un primo momento al suo superiore ed infine discusse con il consulente esterno delle richiedenti.
         
         
         
         107
            
         Allo stato attuale, il giudice dell'urgenza ritiene che, come sottolineato dalla Commissione, la semplice esistenza di un
         programma per il rispetto della normativa in materia di concorrenza elaborato da avvocati esterni non sia sufficiente, prima
         facie, per dimostrare che un documento preparato nell'ambito di un tale programma è coperto dal segreto professionale. Infatti,
         tali programmi, in virtù della loro ampiezza, comprendono incarichi che spesso eccedono di larga misura l'esercizio dei diritti
         della difesa. 
         
         
         108
            
         Fatta questa precisazione, il giudice dell'urgenza ritiene nondimeno che, nella fattispecie, non possa escludersi prima facie
         che, sulla scorta di altri elementi, le note dattiloscritte della serie A siano state effettivamente redatte al solo scopo
         di ottenere un parere giuridico dall'avvocato delle richiedenti e nell'ambito dell'esercizio dei diritti della difesa. 
         
         
         109
            
         Infatti, in primo luogo, al termine del suo esame delle note della serie A, il giudice dell'urgenza ha potuto constatare che,
         alla luce del loro contenuto, tali documenti avevano prima facie lo scopo quasi unico di riunire informazioni idonee ad essere
         comunicate ad un avvocato per ottenere la sua assistenza in merito a questioni comportanti l'eventuale applicazione degli
         artt. 81 CE e 82 CE. Dalla prima frase di tali note, infatti si evince chiaramente che il direttore generale della Akcros
         Chemicals ha inteso riunire, nei documenti della serie A, informazioni relative a talune questioni giuridiche in materia di
         concorrenza. Inoltre, per il loro contenuto e per la loro portata, sussistono seri dubbi sul fatto che tali note abbiano potuto
         essere state redatte per una finalità diversa dalla successiva consultazione di un avvocato. Oltre a ciò, sebbene allo stato
         attuale il contenuto dei detti documenti non mostri in modo assolutamente certo che sono stati redatti unicamente al fine
         dell'assistenza di un avvocato, il giudice dell'urgenza ritiene che la mancanza di un espresso riferimento, in tali note,
         alla ricerca di un'assistenza giuridica non costituisca, nella fattispecie, una ragione sufficiente per escludere completamente
         la possibilità che tale assistenza sia stata, effettivamente, il motivo della loro redazione. 
         
         
         110
            
         In secondo luogo, le richiedenti hanno prodotto dinanzi al giudice dell'urgenza il resoconto di una conversazione telefonica
         redatto da uno dei loro avvocati, il giorno stesso in cui si è svolta tale conversazione. Questo resoconto, essendo esso stesso
         suscettibile di tutela in base al segreto professionale, non ha potuto essere comunicato alla Commissione. Esso mostra, tuttavia,
         come taluni punti della discussione svoltasi riguardassero effettivamente, prima facie, informazioni contenute nei documenti
         della serie A. 
         
         
         111
            
         In terzo luogo, uno dei due esemplari della nota della serie A reca annotazioni manoscritte menzionanti il nome del consulente
         delle richiedenti e sembra indicare che vi sia stato effettivamente un colloquio telefonico con tale consulente, il giorno
         stesso in cui questi ha redatto il resoconto della propria conversazione telefonica menzionato al punto precedente. 
         
         
         112
            
         Pertanto, nelle circostanze del caso di specie, il giudice dell'urgenza ritiene che tali elementi del contesto tendano a confermare
         la possibilità che le note della serie A siano state redatte unicamente in vista dell'assistenza di un avvocato. 
         
         
         113
            
         Quanto infine al presupposto relativo all'esercizio dei diritti della difesa, risulta dall'esame dei documenti della serie A
         che questi ultimi riguardano fatti che possono, prima facie,  giustificare la consultazione di un avvocato ed avere un rapporto
         di connessione con l'indagine attualmente condotta dalla Commissione ovvero con altre indagini che le richiedenti potevano
         aver ragione di temere o di anticipare, e in vista delle quali esse intendevano pianificare una strategia e preparare, anticipatamente,
         se del caso, l'esercizio dei propri diritti della difesa. Rimane tuttavia necessario, prima facie, ai fini dell'esame del
         presente motivo, precisare gli esatti presupposti in presenza dei quali documenti di questo tipo sono idonei a configurare,
         in particolare da un punto di vista temporale e sostanziale, una modalità di esercizio dei diritti della difesa. 
         
         
         114
            
         Deriva pertanto da quanto precede che il secondo motivo dedotto dalle richiedenti, relativamente ai documenti della serie A,
         solleva numerose e delicate questioni di principio che impongono un esame dettagliato nel giudizio di merito, e che il detto
         motivo, pertanto, non risulta, allo stato attuale, manifestamente infondato. 
         ─ Quanto al secondo motivo, riguardante una violazione del segreto professionale, in rapporto ai documenti della serie B
         
         
         115
            
         Come risulta dai precedenti punti 9 e 10, i documenti della serie B sono costituiti, da un lato, da note manoscritte che le
         richiedenti affermano essere state predisposte al fine di redigere le note della serie A e, dall'altro, da messaggi di posta
         elettronica. Occorre esaminare tali tre documenti alla luce del secondo motivo dedotto dalle richiedenti, riguardante una
         violazione del segreto professionale da parte della Commissione. 
         
         
         116
            
         Quanto, in primo luogo, alle note manoscritte della serie B, risulta, sulla base di un raffronto con le note dattiloscritte
         della serie A, che le une e le altre sono costruite nel complesso secondo una medesima struttura. Esse contengono inoltre,
         nel merito, numerosi punti comuni. Non può dunque escludersi, prima facie, che, al pari delle note della serie A, le note
         manoscritte della serie B non sarebbero mai state redatte se il loro autore non avesse avuto l'intenzione di consultare, in
         merito al loro contenuto, un avvocato. Pertanto, il secondo motivo dedotto dalle richiedenti, relativamente alle note manoscritte
         della serie B, non è totalmente privo di serio fondamento. 
         
         
         117
            
         Occorre esaminare, infine, i due messaggi di posta elettronica della serie B, scambiati tra il direttore generale della Akcros
         Chemicals e il coordinatore della Akzo Nobel in relazione alla normativa in materia di concorrenza. 
         
         
         118
            
         A questo proposito, occorre ricordare che, in applicazione dei principi affermati nella sentenza AM & S/Commissione, citata
         supra al punto 66, la tutela accordata dal diritto comunitario, in particolare nell'ambito del regolamento n. 17, alla corrispondenza
         tra gli avvocati e i loro clienti si applica soltanto a condizione che tali avvocati siano indipendenti, vale a dire non legati
         al proprio cliente da un rapporto d'impiego (sentenza AM & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punto 21). 
         
         
         119
            
         Nella fattispecie, è pacifico che i messaggi di posta elettronica in questione sono stati scambiati tra il direttore generale
         della Akcros Chemicals e un avvocato impiegato in via permanente dalla Akzo Nobel. Pertanto, in base alla sentenza AM & S/Commissione,
         citata supra al punto 66, tale corrispondenza non è coperta, in linea di principio, dal segreto professionale. 
         
         
         120
            
         Nondimeno, il giudice dell'urgenza ritiene che gli argomenti addotti dalle richiedenti e dalle parti intervenute sollevino
         una questione di principio che merita un'attenzione del tutto particolare e che non può essere risolta nell'ambito del presente
         procedimento sommario. 
         
         
         121
            
         Infatti, da un lato, come sottolineato dalla Commissione, gli Stati membri non riconoscono unanimemente il principio secondo
         cui le comunicazioni scambiate con giuristi d'impresa debbono essere coperte dal segreto professionale. Inoltre, come pure
         rilevato dalla Commissione, è necessario evitare che un'eventuale estensione del segreto professionale possa facilitare abusi
         che permetterebbero di dissimulare le prove di una violazione delle regole di concorrenza fissate dal Trattato e impedirebbero
         conseguentemente alla Commissione di adempiere la missione ad essa spettante di vigilanza sul rispetto di tali regole. 
         
         
         122
            
         Dall'altro lato, tuttavia, la soluzione adottata nella sentenza AM & S/Commissione, citata supra al punto 66, è fondata, in
         particolare, su un'interpretazione dei principi comuni agli Stati membri datata al 1982. Occorre dunque stabilire se, nel
         presente procedimento, le richiedenti e le parti intervenute abbiano fornito elementi seri, idonei a dimostrare che, tenuto
         conto dell'evoluzione del diritto comunitario e dell'ordinamento giuridico degli Stati membri successivamente alla detta sentenza
         non si può escludere che la tutela del segreto professionale debba, a questo punto, essere estesa anche alle comunicazioni
         scambiate con un avvocato impiegato in via permanente da un'impresa. 
         
         
         123
            
         Il giudice dell'urgenza ritiene che nella fattispecie siano stati presentati argomenti in tal senso e che questi non siano
         totalmente privi di fondamento. 
         
         
         124
            
         Infatti, in primo luogo, le richiedenti, l'Algemene Raad van de Nederlandse Orde van Advocaten e l'ECLA hanno presentato elementi
         diretti a dimostrare che, a partire dal 1982, vari Stati membri hanno adottato norme intese a tutelare le comunicazioni scambiate
         con un giurista impiegato in via permanente da un'impresa, una volta preso atto che questi è assoggettato a talune regole
         deontologiche. Tale sembra essere il caso, in particolare, del Belgio e dei Paesi Bassi. In occasione dell'audizione, l'ECLA
         ha indicato inoltre che, nella maggior parte degli Stati membri, le comunicazioni scambiate con giuristi d'impresa sottoposti
         a particolari regole di deontologia sono tutelate dal segreto professionale. Al contrario, la Commissione ha sostenuto nelle
         proprie osservazioni che le comunicazioni con giuristi d'impresa sono coperte dal segreto professionale soltanto in una minoranza
         di Stati membri. 
         
         
         125
            
         Pur non essendo possibile in questa fase processuale esaminare ed addentrarsi in un'analisi completa e dettagliata degli elementi
         presentati dalle richiedenti e dalle parti intervenute, tali elementi risultano, prima facie, idonei a dimostrare che il ruolo
         di coadiutore dell'amministrazione della giustizia attribuito agli avvocati indipendenti, che si è dimostrato determinante
         ai fini del riconoscimento della tutela a favore degli scambi di comunicazioni ai quali costoro prendono parte (sentenza AM
         & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punto 24), è ormai suscettibile di essere condiviso, in certa misura, da talune categorie
         di giuristi impiegati in via permanente nell'ambito di imprese, qualora questi ultimi siano assoggettati a rigorose regole
         deontologiche. 
         
         
         126
            
         Pertanto, tali elementi tendono ad indicare che, nell'ordinamento giuridico degli Stati membri ed eventualmente, quale conseguenza,
         nell'ordinamento giuridico comunitario, sempre meno si può presumere che il rapporto d'impiego tra un giurista e un'impresa
         pregiudichi comunque e per principio l'indipendenza richiesta per esercitare efficacemente un ruolo di coadiutore dell'amministrazione
         della giustizia qualora, per altro verso, regole deontologiche stringenti vincolino tale giurista, all'occorrenza imponendogli
         i particolari doveri che potrebbe esigere il suo status. 
         
         
         127
            
         Occorre dunque constatare che le richiedenti e le parti intervenute hanno presentato argomenti non privi di qualsiasi fondamento
         ed idonei a giustificare la riproposizione della complessa questione dei presupposti in presenza dei quali le comunicazioni
         scambiate con un avvocato impiegato in via permanente da un'impresa possono, eventualmente, essere tutelate dal segreto professionale,
         una volta preso atto che tale avvocato è assoggettato a regole deontologiche di pari grado rispetto a quelle imposte a un
         avvocato indipendente. Orbene, nel presente procedimento, le richiedenti hanno sostenuto in occasione dell'audizione, senza
         essere chiaramente contraddette sul punto dalla Commissione, che l'avvocato da esse impiegato in via permanente era vincolato,
         per l'appunto, a regole professionali dello stesso livello di quelle che disciplinano gli avvocati indipendenti dell'ordine
         forense olandese. 
         
         
         128
            
         Inoltre, non consta prima facie che tale questione di principio debba essere esclusa, nella presente fase processuale, sulla
         scorta dell'argomento della Commissione diretto a dimostrare che il riconoscimento del segreto professionale per le comunicazioni
         scambiate con avvocati impiegati nell'ambito di un rapporto permanente creerebbe differenti regimi nell'ambito dell'Unione
         europea, a seconda che i giuristi d'impresa siano autorizzati o no dagli Stati membri ad essere membri di un ordine forense.
         
         
         
         129
            
         Tale complessa questione deve infatti costituire l'oggetto di un esame puntuale, segnatamente in rapporto, in primo luogo,
         all'esatta portata del diritto che verrebbe in tal caso riconosciuto, in secondo luogo, alle regole comunitarie e nazionali
         applicabili alle professioni di avvocato e di giurista d'impresa e, in terzo luogo, alle alternative giuridiche e pratiche
         che si offrono alle imprese stabilite in Stati membri che non consentono ai giuristi d'impresa di essere membri di un ordine
         forense. 
         
         
         130
            
         Occorre pertanto concludere che, nella fattispecie, le richiedenti hanno sollevato, con il loro secondo motivo, una questione
         di principio delicata, che impone una valutazione giuridica complessa e va riservata alla decisione del Tribunale nell'ambito
         del giudizio di merito. 
         
         
         131
            
         Occorre altresì, nel presente procedimento, esaminare il primo motivo dedotto dalle richiedenti. 
         ─ Quanto al primo motivo, riguardante una violazione dei principi procedurali affermati nella sentenza AM & S/Commissione
         nonché dell'art. 242 CE
         
         
         132
            
         Occorre ricordare come, in linea di principio, l'impresa che, sottoposta ad accertamento ai sensi dell'art. 14 del regolamento
         n. 17, rifiuti, invocando un diritto alla tutela della riservatezza, di produrre, tra i documenti aziendali richiesti dalla
         Commissione, la corrispondenza scambiata col proprio avvocato sia tenuta comunque a fornire agli agenti incaricati della Commissione
         ─ senza per questo dover svelare loro il contenuto della corrispondenza in questione ─ gli opportuni elementi atti a provare
         che tale corrispondenza soddisfa i presupposti necessari per beneficiare della speciale tutela prevista. Ove ritenga che tale
         prova non sia stata fornita, spetta alla Commissione ordinare, a norma dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, la produzione
         della corrispondenza in questione e, se necessario, infliggere all'impresa ammende o penalità di mora, in forza del medesimo
         regolamento, a titolo di sanzione per il suo rifiuto di fornire gli ulteriori elementi di prova considerati necessari dalla
         detta istituzione o di produrre la corrispondenza controversa che la Commissione abbia ritenuto sprovvista di carattere riservato
         legalmente protetto (sentenza AM & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punti 29-31). E' poi possibile per l'impresa sottoposta
         ad accertamento presentare un ricorso di annullamento contro la decisione della Commissione, eventualmente accompagnato da
         una domanda di provvedimenti provvisori ai sensi degli artt. 242 CE e 243 CE. 
         
         
         133
            
         I principi così ricordati tendono a dimostrare che, in linea di principio, nell'ipotesi in cui, da un lato, i rappresentanti
         dell'impresa sottoposta ad accertamento abbiano fornito gli opportuni elementi atti a provare che un particolare documento
         è tutelato dal segreto professionale e, dall'altro, la Commissione non si accontenti di tali spiegazioni, quest'ultima non
         è, prima facie, legittimata a prendere conoscenza del documento di cui trattasi prima di aver adottato una decisione che consenta
         all'impresa sottoposta ad accertamento di adire il Tribunale e, se del caso, il giudice dell'urgenza. 
         
         
         134
            
         Per contro, risulta che il semplice fatto che un'impresa reclami, per un determinato documento, la tutela del segreto professionale
         non è, prima facie, sufficiente per impedire alla Commissione di prendere conoscenza di tale documento qualora, per altro
         verso, tale impresa non fornisca alcun opportuno elemento atto a provare che esso è, effettivamente, tutelato dal segreto
         professionale. 
         
         
         135
            
         Nel caso di specie, il sesto  
         considerando della decisione 8 maggio 2003 segnala che, in occasione dell'esame dei documenti della serie A, i rappresentanti delle richiedenti,
         in primo luogo, hanno avuto una  
         discussione dettagliata con i funzionari della Commissione, in secondo luogo, hanno fatto riferimento ad un'annotazione manoscritta, su uno degli
         esemplari di tali note, indicante il nome di un avvocato esterno e, in terzo luogo, hanno sostenuto che le note suddette erano
         state preparate in vista di una consulenza giuridica. Tali precisazioni appaiono indicare, prima facie, che le richiedenti
         hanno fornito opportuni elementi atti a provare che, a loro avviso, i documenti in questione dovevano beneficiare della speciale
         tutela prevista. 
         
         
         136
            
         Quanto poi ai documenti della serie B, risulta dal settimo  
         considerando della decisione 8 maggio 2003, nonché dalle osservazioni della Commissione, che i rappresentanti delle richiedenti e i funzionari
         della Commissione hanno avuto una  
         discussione dettagliata anche in merito al contenuto di questi tre documenti, per cui neppure tale circostanza consente di escludere, prima facie,
         che i rappresentanti delle richiedenti abbiano fornito, durante tale discussione, elementi atti a giustificare l'eventuale
         tutela dei tre documenti della serie B, così come per i documenti della serie A. 
         
         
         137
            
         Tuttavia, il motivo presentemente dedotto dalle richiedenti solleva un'ulteriore delicata questione. Infatti, occorre anche
         stabilire se, tenuto conto del dovere che incombe ad un'impresa sottoposta ad un accertamento di presentare gli opportuni
         elementi atti a dimostrare l'effettiva tutelabilità di un documento, i funzionari della Commissione abbiano, prima facie,
         il diritto di pretendere ─ così come hanno fatto nella presente vicenda ─ di consultare sommariamente tale documento al fine
         di formarsi una propria opinione circa la tutela di cui esso deve eventualmente beneficiare. 
         
         
         138
            
         A questo proposito, risulta dalla sentenza AM & S/Commissione, citata supra al punto 66, che l'impresa oggetto di accertamento
         è bensì tenuta a presentare ai funzionari della Commissione gli opportuni elementi atti a provare l'effettiva tutelabilità
         dei documenti controversi, ma  
         senza (...) dover svelare (...) il contenuto dei medesimi (sentenza AM & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punto 29). Inoltre, se i funzionari della Commissione
         potessero consultare i documenti in questione, anche in modo sommario, esisterebbe il rischio che, ad onta del carattere superficiale
         del loro esame, essi vengano a conoscenza di informazioni coperte dal segreto professionale. Tale rischio si presenta, in
         particolare, nel caso in cui la riservatezza del documento in questione non risulti chiaramente da segni esteriori, quali
         la carta intestata di un avvocato ovvero una menzione chiara, da parte di questo avvocato, della riservatezza di cui deve
         beneficiare il documento. In tale ipotesi, spesso sarebbe solo esaminando proprio le informazioni tutelate che i funzionari
         della Commissione potrebbero assicurarsi del carattere riservato delle medesime. Per contro, il fatto che questi stessi funzionari
         mettano semplicemente una copia dei documenti in questione, senza averli previamente consultati, in una busta sigillata, portandola
         poi via ai fini della successiva definizione della controversia, consente prima facie di escludere i rischi di violazione
         del segreto professionale, permettendo al contempo alla Commissione di mantenere un certo controllo sui documenti oggetto
         dell'accertamento. 
         
         
         139
            
         Il giudice dell'urgenza ritiene dunque che allo stato attuale non sia escluso che, nell'ambito di un accertamento sulla base
         dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17, i funzionari della Commissione debbano astenersi dal consultare, anche in modo
         sommario, i documenti che un'impresa sostenga essere tutelati dal segreto professionale, quanto meno qualora tale impresa
         non vi abbia acconsentito. 
         
         
         140
            
         Ora, nel caso di specie, risulta dal verbale di accertamento redatto dalla Commissione che, da un lato, i rappresentanti delle
         richiedenti si sono opposti fermamente ad un esame sommario dei documenti contenuti nel fascicolo in questione e che, dall'altro,
         i detti rappresentanti hanno accettato di consentire alla responsabile dell'accertamento di consultare rapidamente tali documenti
         soltanto in seguito al richiamo delle possibili conseguenze penali di un atteggiamento ostruzionistico. Allo stato attuale,
         non è possibile per il giudice dell'urgenza stabilire se gli avvertimenti della Commissione fossero sufficienti per viziare
         il consenso dei rappresentanti delle richiedenti. Le circostanze nelle quali i detti avvertimenti sono stati formulati non
         consentono tuttavia di concludere, in questa fase del processo, che le richiedenti abbiano pienamente acconsentito all'esame
         sommario dei documenti delle serie A e B, che è stato poi effettuato dalla responsabile dell'accertamento, così come attestato
         dai punti 14 e 15 del verbale di accertamento. 
         
         
         141
            
         Inoltre, è pacifico tra le parti che, successivamente, a partire dalla fase dell'accertamento, la Commissione ha accluso i
         documenti della serie B al proprio fascicolo, senza adottare preliminarmente una decisione ai sensi dell'art. 14, n. 3, del
         regolamento n. 17, la quale avrebbe consentito alle richiedenti di adire il Tribunale e, se del caso, il giudice dell'urgenza.
         
         
         
         142
            
         Pertanto, allo stato attuale, risulta, da un lato, che il primo motivo dedotto dalle richiedenti solleva una complessa questione
         di interpretazione della procedura definita dalla sentenza AM & S/Commissione, citata supra al punto 66, e, dall'altro, che
         non può escludersi che la Commissione non abbia rispettato i principi procedurali affermati in questa stessa sentenza. 
         
         
         143
            
         Orbene, gli argomenti addotti dalla Commissione non rimettono in discussione né l'importanza di tale questione ermeneutica,
         né la possibilità che la Commissione abbia agito illegittimamente in relazione ai documenti della serie A e della serie B.
         
         
         
         144
            
         La detta istituzione sostiene infatti, in primo luogo, che, nella causa AM & S/Commissione, citata supra al punto 66, l'accertamento
         iniziale della Commissione era fondato sull'art. 14, n. 2, del regolamento n. 17 e che essa non aveva dunque altra scelta
         se non ordinare successivamente la produzione dei documenti in questione ai sensi dell'art. 14, n. 3, del medesimo regolamento.
         Secondo la Commissione, la situazione sarebbe differente nella presente fattispecie, in quanto la sua decisione di procedere
         all'accertamento era fondata sin dall'origine sull'art. 14, n. 3, del detto regolamento. 
         
         
         145
            
         Occorre tuttavia sottolineare come, al punto 29 della sentenza AM & S/Commissione citata supra al punto 66, la Corte non abbia
         operato alcuna distinzione a seconda che la decisione di procedere all'accertamento sulla base della quale viene inizialmente
         richiesta la comunicazione di documenti sia fondata sull'art. 14, n. 2, del regolamento n. 17 ovvero sull'art. 14, n. 3, del
         medesimo regolamento. La Corte ha infatti semplicemente fatto riferimento, in via generale, agli accertamenti decisi ai sensi
         dell'art. 14 del regolamento n. 17. Pertanto, non se ne può dedurre, prima facie, che una diversa soluzione debba necessariamente
         esistere nell'ipotesi in cui la decisione iniziale di procedere all'accertamento sia fondata sull'art. 14, n. 3, del regolamento
         n. 17, piuttosto che sull'art. 14, n. 2, del medesimo regolamento. 
         
         
         146
            
         In ogni caso, la Commissione non ha dimostrato in che modo il fatto di aver ordinato un accertamento sulla base dell'art. 14,
         n. 3, del regolamento n. 17 sarebbe sufficiente, prima facie, per consentirle di prendere immediatamente conoscenza di documenti
         potenzialmente tutelati dal segreto professionale, senza aver previamente adottato una seconda decisione che consenta all'impresa
         sottoposta ad accertamento di contestare utilmente la posizione della Commissione dinanzi al Tribunale e, se del caso, al
         giudice dell'urgenza. Vero è che la Commissione ha sostenuto, in occasione dell'audizione, che l'impresa oggetto di accertamento
         poteva contestare la prima decisione, adottata sulla base dell'art. 14, n. 3, del regolamento n. 17. Tuttavia, come già statuito
         supra al punto 68, un'impresa non può far valere una presunta illegittimità dello svolgimento delle procedure di accertamento
         per supportare le proprie conclusioni dirette all'annullamento dell'atto in base al quale la Commissione procede all'accertamento
         stesso (v., in particolare, sentenza Dow Benelux/Commissione, cit. supra al punto 68, punto 49, e sentenza 20 aprile 1999,
         Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, cit. supra al punto 68, punto 413). Inoltre, risulta che, nel caso in cui,
         in occasione di un accertamento, la Commissione intenda prendere immediatamente conoscenza di documenti che l'impresa in questione
         sostiene essere coperti da segreto professionale, è prima facie irrealistico ritenere che tale impresa, la quale è appena
         venuta a conoscenza della decisione di procedere all'accertamento, abbia la possibilità materiale ed effettiva di contestarla
         dinanzi al Tribunale e, in particolare, dinanzi al giudice dell'urgenza, prima che la Commissione prenda conoscenza dei documenti
         in questione. Pertanto, in tale evenienza, gli interessi dell'impresa non sembrano sufficientemente salvaguardati dalla possibilità
         offerta dagli artt. 242 CE e 243 CE di ottenere un ordine di sospensione dell'esecuzione della decisione adottata ovvero un
         qualsiasi altro provvedimento provvisorio (v., per analogia, sentenza AM & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punto 32).
         
         
         
         147
            
         In secondo luogo, la Commissione ha sostenuto nelle proprie osservazioni che essa era legittimata, in assenza di qualsiasi
         dubbio in merito alla non tutelabilità di un documento in base al segreto professionale, ad accludere immediatamente tale
         documento agli altri atti del proprio fascicolo, così come essa ha fatto per i documenti della serie B. 
         
         
         148
            
         Allo stato attuale, tale soluzione non può essere accolta senza un'analisi dettagliata del merito della causa. Infatti, in
         primo luogo, come risulta dai punti 137-140 di cui sopra, non è escluso che i funzionari della Commissione debbano astenersi
         dal consultare, anche sommariamente, i documenti in ordine ai quali un'impresa fornisca opportuni elementi atti a provare
         che essi sono coperti dal segreto professionale. In secondo luogo, anche a supporre che i funzionari della Commissione siano
         legittimati nel senso da questa sostenuto, rimarrebbe comunque il fatto che taluni documenti coperti dal segreto professionale,
         in particolare i documenti che riproducono il contenuto di una corrispondenza con un avvocato, hanno l'apparenza di documenti
         puramente interni e non recano necessariamente segni esteriori che ne indichino la natura riservata. Di conseguenza, in tale
         ipotesi, il solo modo per i funzionari della Commissione di non avere alcun dubbio circa la non tutelabilità di un documento
         in base al segreto professionale sarebbe, in definitiva, quello di leggere sul posto tale documento nella sua interezza e,
         dunque, di prenderne conoscenza prima di aver previamente accordato all'impresa oggetto di accertamento la possibilità di
         contestare utilmente la decisione della Commissione dinanzi al Tribunale e, se del caso, al giudice dell'urgenza. 
         
         
         149
            
         Pertanto, gli argomenti della Commissione non rimettono in discussione l'effettiva sussistenza della questione di principio
         sollevata dalle richiedenti con il loro primo motivo, vale a dire la questione delle condizioni alle quali occorre contemperare,
         su un piano procedurale, da un lato, le esigenze del segreto professionale e, dall'altro, i vincoli materiali e pratici che
         si impongono alla Commissione in materia di accertamento. 
         
         
         150
            
         Di conseguenza, il presupposto relativo al fumus boni iuris risulta soddisfatto per i documenti delle serie A e B. Occorre
         dunque verificare se le richiedenti abbiano dimostrato l'urgenza di emanare i provvedimenti provvisori richiesti per ciascuno
         dei documenti in questione. 
         Quanto all'urgenza
         Argomenti delle parti
         
         
         151
            
         Le richiedenti affermano che si deve fare una distinzione tra i documenti della serie A e quelli della serie B ai fini della
         valutazione dell'urgenza di emanare i provvedimenti provvisori richiesti. 
         
         
         152
            
         In primo luogo, quanto ai documenti della serie A, le richiedenti osservano come, nella sua decisione 8 maggio 2003, la Commissione
         abbia indicato che non avrebbe aperto la busta sigillata prima della scadenza del termine previsto per proporre ricorso giurisdizionale
         contro tale decisione. Le richiedenti si dicono disposte a ritirare la loro domanda di provvedimenti provvisori relativamente
         ai documenti della serie A se la Commissione garantirà per iscritto che la busta contenente tali documenti rimarrà sigillata
         fino al termine del giudizio di merito. 
         
         
         153
            
         In secondo luogo, le richiedenti rilevano che i documenti della serie B sono in possesso della Commissione dal mese di febbraio
         2003 e che la detta istituzione li ha già letti, sicché sarebbe necessario adottare misure urgenti al fine di evitare che
         la Commissione adotti misure irreversibili sulla scorta di tali documenti. 
         
         
         154
            
         In terzo luogo, le richiedenti affermano che potrebbero subire un danno irreparabile se gli effetti della decisione 8 maggio
         2003 non venissero sospesi. In particolare, la condizione giuridica riservata a tali documenti potrebbe avere effetti sulla
         posizione delle richiedenti nell'indagine attualmente in corso, posto che i documenti della serie B sono già stati esaminati
         e che, sulla scorta di tutti i documenti in questione, la Commissione potrebbe procedere ad ulteriori misure d'indagine ovvero
         inviare alle richiedenti una comunicazione degli addebiti. A questo proposito, le richiedenti riconoscono che eventuali irregolarità
         procedurali possono essere fatte valere nell'ambito di un ricorso contro una decisione adottata in base all'art. 81, n. 1,
         CE, e tuttavia esse sostengono che sarebbe contrario all'interesse della Commissione che tale valutazione venisse fatta in
         un momento così tardivo. Inoltre, le richiedenti affermano che l'eventualità che soggetti terzi possano accedere ai documenti
         potrebbe cagionare loro un danno irreparabile, segnatamente qualora autorità diverse dalla Commissione potessero ordinare
         ai detti terzi di comunicare ad esse determinati documenti nell'ambito di procedure di  
         discovery (esibizione coattiva di documenti). Infine, la condizione giuridica di tali documenti sarebbe della massima importanza in
         considerazione di alcune indagini che sarebbero in corso in Canada, negli Stati Uniti e in Giappone. 
         
         
         155
            
         La Commissione ritiene, al contrario, che non sussista alcuna urgenza di emanare i provvedimenti provvisori richiesti. 
         
         
         156
            
         Quanto a tale punto, la Commissione afferma, in primo luogo, che non aprirà la busta contenente i documenti della serie A
         prima che il giudice dell'urgenza si sia pronunciato sulla domanda presentata nel presente procedimento. Quanto poi ai documenti
         sia della serie A sia della serie B, la Commissione sottolinea che, nel caso in cui il Tribunale statuisse, in sede di merito,
         che la decisione 8 maggio 2003 è illegittima, essa sarebbe obbligata a ritirare dal proprio fascicolo i documenti viziati
         da tale illegittimità e non potrebbe utilizzare tali informazioni come elementi di prova. Tuttavia, la Commissione ritiene
         che potrebbe fondare la propria strategia futura sui documenti ritirati dal fascicolo, in quanto essa non sarebbe tenuta a
         soffrire di  
         amnesia acuta (sentenza della Corte 16 luglio 1992, causa C-67/91, Asociación Española de Banca Privada e a., Racc. pag. I-4785, punto 39,
         in cui si fa richiamo alla sentenza Dow Benelux/Commissione, cit. supra al punto 68, punti 18 e 19). 
         
         
         157
            
         La Commissione afferma inoltre che non consentirà a soggetti terzi di accedere ai documenti in questione prima che il Tribunale
         abbia statuito sul ricorso di merito, ciò che ovvierebbe a qualsiasi rischio di divulgazione a favore di terzi. 
         
         
         158
            
         Infine, il rischio dell'apertura di procedimenti giurisdizionali al di fuori della Comunità sarebbe puramente ipotetico e
         pertanto non potrebbe essere preso in considerazione in sede di esame dell'urgenza dell'emanazione dei provvedimenti provvisori
         richiesti [ordinanza del presidente della Corte 14 dicembre 1999, causa C-335/99 P(R), HFB e a./Commissione, Racc. pag. I-8705,
         punto 67]. 
         Valutazione del giudice dell'urgenza
         
         
         159
            
         Risulta da una costante giurisprudenza che il carattere urgente di una domanda di provvedimenti cautelari deve essere valutato
         in rapporto alla necessità di statuire provvisoriamente, al fine di evitare alla parte che chiede la misura provvisoria un
         danno grave e irreparabile. Spetta a tale parte fornire la prova che essa non può attendere l'esito del giudizio di merito
         senza dover subire un pregiudizio di tale natura (v., in particolare, ordinanze del presidente del Tribunale 30 aprile 1999,
         causa T-44/98 R II, Emesa Sugar/Commissione, Racc. pag. II-1427, punto 128, e 7 aprile 2000, causa T-326/99 R, Fern Olivieri/Commissione,
         Racc. pag. II-1985, punto 136). 
         
         
         160
            
         Tuttavia, soprattutto quando la realizzazione del danno dipenda dal sopravvenire di un insieme di fattori, basta che tale
         danno sia prevedibile con un sufficiente grado di probabilità (v., in particolare, ordinanza della Corte 29 giugno 1993, causa
         C-280/93 R, Germania/Consiglio, Racc. pag. I-3667, punti 22 e 34, e ordinanza HFB e a./Commissione, cit. supra al punto 158,
         punto 67). 
         
         
         161
            
         Nel caso di specie, occorre verificare separatamente, da un lato, se il presupposto relativo all'urgenza sia soddisfatto per
         i documenti appartenenti alla serie A e, dall'altro, se questo medesimo presupposto risulti soddisfatto quanto ai documenti
         appartenenti alla serie B. 
         ─ Documenti della serie A
         
         
         162
            
         Posto che la Commissione non ha ancora avuto accesso ai documenti della serie A, che sono contenuti in una busta sigillata,
         occorre stabilire se sia necessario, al fine di impedire il verificarsi di un danno grave e irreparabile, ordinare alla Commissione
         di non prendere conoscenza di tali documenti e, conseguentemente, sospendere l'esecuzione dell'art. 2 della decisione 8 maggio
         2003. 
         
         
         163
            
         A questo proposito, occorre ricordare che, se la Commissione prendesse conoscenza dei documenti della serie A e se, successivamente,
         il Tribunale ritenesse, nella sua sentenza di merito, che illegittimamente la Commissione ha rifiutato di considerare tali
         documenti come coperti dal segreto professionale, sarebbe impossibile in pratica per la detta istituzione trarre tutte le
         conseguenze da tale sentenza di annullamento, posto che i suoi funzionari avrebbero già preso conoscenza del contenuto dei
         documenti della serie A. 
         
         
         164
            
         In tal senso, la presa di conoscenza da parte della Commissione delle informazioni contenute nei documenti della serie A costituirebbe,
         di per sé, una lesione sostanziale ed irreversibile del diritto delle richiedenti ad ottenere il rispetto del segreto che
         tutela tali documenti. 
         
         
         165
            
         La Commissione sottolinea tuttavia che, se venisse successivamente dichiarata l'illegittimità della decisione 8 maggio 2003,
         essa sarebbe costretta a ritirare dal proprio fascicolo i documenti viziati da tale illegittimità e si troverebbe dunque nell'impossibilità
         di utilizzarli come elementi di prova. 
         
         
         166
            
         Il giudice dell'urgenza ritiene che tale impossibilità consenta effettivamente di impedire l'aggravarsi di una parte del danno
         che le richiedenti potrebbero soffrire, vale a dire il danno relativo all'ulteriore utilizzazione dei documenti in questione
         quali elementi di prova. 
         
         
         167
            
         Per contro, l'impossibilità per la Commissione di utilizzare i documenti della serie A quali elementi di prova non avrebbe
         alcuna incidenza sul danno grave ed irreparabile che deriverebbe dalla loro semplice divulgazione. L'argomento della Commissione
         non tiene infatti conto della natura particolare del segreto professionale. La finalità di quest'ultimo non consiste unicamente
         nel tutelare l'interesse privato che i singoli hanno a non vedere i propri diritti della difesa lesi irrimediabilmente, bensì
         anche nel tutelare il principio secondo cui ciascun interessato deve avere la possibilità di rivolgersi in tutta libertà al
         proprio avvocato (v., in tal senso, sentenza AM & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punto 18). Tale principio, che risulta
         formulato nell'interesse pubblico ad una buona amministrazione della giustizia e al rispetto della legalità, presuppone necessariamente
         che un cliente abbia la libertà di rivolgersi al proprio avvocato senza temere che quanto da lui rivelato possa essere ulteriormente
         divulgato a un soggetto terzo. Pertanto, la riduzione del segreto professionale alla semplice garanzia che le informazioni
         confidate da un singolo non saranno utilizzate contro di lui diluisce l'essenza di tale diritto, posto che è la divulgazione,
         anche provvisoria, di tali informazioni ad essere idonea a ledere irrimediabilmente l'affidamento che tale singolo riponeva,
         rivelando determinate informazioni al proprio avvocato, nel fatto che queste non sarebbero mai state divulgate. 
         
         
         168
            
         Pertanto, il divieto per la Commissione di utilizzare le informazioni contenute nei documenti della serie A potrebbe tutt'al
         più impedire l'aggravarsi di un danno che si sarebbe già prodotto per effetto della divulgazione dei detti documenti. 
         
         
         169
            
         Occorre dunque ritenere che il presupposto relativo all'urgenza sussista quanto ai documenti della serie A. 
         ─ Documenti della serie B
         
         
         170
            
         In via preliminare, occorre ricordare che la Commissione, contrariamente a quanto aveva fatto per i documenti della serie A,
         ha già preso conoscenza dei tre documenti della serie B, che non sono stati inseriti in una busta sigillata. Non è dunque
         più possibile fare in modo che la Commissione non prenda conoscenza di tali documenti. Tuttavia, se la decisione 8 maggio
         2003 verrà annullata nel merito, la detta istituzione non potrà utilizzare le informazioni in questione quali elementi di
         prova. 
         
         
         171
            
         Le richiedenti sostengono, tuttavia, che è urgente emanare provvedimenti provvisori al fine di evitare tre tipi di danni irreversibili.
         
         
         
         172
            
         Il primo di tali danni consisterebbe, anzitutto, nel fatto che sarebbe necessario evitare che la Commissione adotti iniziative
         procedurali irreversibili sulla base dei documenti della serie B e, in particolare, intraprenda ulteriori operazioni d'indagine
         ovvero formuli una comunicazione degli addebiti. 
         
         
         173
            
         Tuttavia, nel caso in cui la Commissione ─ così come essa asserisce nelle proprie osservazioni ─ fosse legalmente autorizzata
         ad utilizzare le informazioni in questione quali semplici indizi, il danno subito dalle richiedenti sarebbe già realizzato
         ed irreversibile, avendo la Commissione già preso conoscenza dei documenti di cui trattasi. Orbene, non spetta al giudice
         dell'urgenza adottare misure intese a compensare un danno che si è già prodotto in maniera irreversibile (ordinanza Austria/Consiglio,
         cit. supra al punto 36, punto 113). 
         
         
         174
            
         Peraltro, nella contraria ipotesi in cui non fosse autorizzata ad utilizzare come indizi i documenti in questione, la Commissione
         avrebbe l'obbligo, in caso di annullamento nel giudizio di merito, di adottare le misure che l'esecuzione della sentenza del
         Tribunale comporta (v., in particolare, sentenza del Tribunale 18 settembre 1995, causa T-548/93, Ladbroke Racing/Commissione,
         Racc. pag. II-2565, punto 54) e, di conseguenza, di far cessare le misure in precedenza adottate, ciò che sarebbe idoneo ad
         evitare l'insorgere del danno prospettato dalle richiedenti. Pertanto, in pratica si potrebbe constatare un danno soltanto
         nel caso in cui la Commissione adottasse misure ispirate dalle informazioni contenute nei documenti della serie B e fosse
         tuttavia impossibile per le richiedenti dimostrare in seguito e con sufficiente certezza che esiste effettivamente una connessione
         tra tali informazioni, da un lato, e le misure adottate, dall'altro. Il giudice dell'urgenza ritiene che le richiedenti non
         abbiano dimostrato che sia necessario e possibile adottare una misura provvisoria per prevenire un rischio che, in assenza
         di dimostrazione contraria, resta ipotetico e, dunque, non dev'essere preso in considerazione dal detto giudice nel valutare
         l'urgenza (ordinanza HFB e a./Commissione, cit. supra al punto 158, punto 67). 
         
         
         175
            
         Le richiedenti fanno valere un secondo danno consistente, in sostanza, nel fatto che, essendo i documenti della serie B acclusi
         al fascicolo della Commissione, soggetti terzi potrebbero chiedere di avervi accesso. Ora, esisterebbe il rischio che tali
         terzi siano essi stessi costretti a comunicare i documenti in questione ad altri terzi. Sarebbe dunque necessario che la Commissione
         restituisse o distruggesse tutte le copie dei documenti della serie B che essa detiene. 
         
         
         176
            
         Occorre tuttavia sottolineare come, nelle proprie osservazioni, la Commissione abbia dichiarato che non avrebbe permesso a
         soggetti terzi di avere accesso ai documenti della serie A e della serie B prima della pronuncia della sentenza di merito.
         Il giudice dell'urgenza, così com'è sua facoltà (v. ordinanza del presidente della Corte 21 agosto 1981, causa 232/81 R, Agricola
         Commerciale Olio e a./Commissione, Racc. pag. 2193), prende atto, con la presente ordinanza, di tale dichiarazione della Commissione.
         Stanti tali circostanze, si deve escludere il secondo tipo di danno prospettato dalle richiedenti. 
         
         
         177
            
         Quanto infine al terzo tipo di danno fatto valere dalle richiedenti, occorre constatare come queste ultime facciano riferimento
         unicamente alla natura asseritamente assai importante dei documenti in questione in rapporto ad indagini che sarebbero in
         corso in Canada, negli Stati Uniti e in Giappone. Considerato il carattere particolarmente vago di tali argomenti, occorre
         concludere che le richiedenti non hanno dimostrato la necessità di prevenire un danno irreparabile. In occasione dell'audizione,
         le richiedenti hanno effettivamente precisato che la reale importanza dei documenti della serie B non può essere valutata
         nella fase attuale. Tuttavia, anche a supporre che sia effettivamente così, ciò non toglierebbe che, come rilevato dalla Commissione,
         le richiedenti abbiano, ancora una volta, fatto riferimento a rischi meramente ipotetici. 
         
         
         178
            
         Alla luce di quanto precede, il presupposto relativo all'urgenza non risulta soddisfatto per quanto riguarda i documenti della
         serie B. Per contro, essendo il detto presupposto soddisfatto quanto ai documenti della serie A, occorre procedere, soltanto
         per questi ultimi, al bilanciamento degli interessi in gioco. 
         Quanto al bilanciamento degli interessi
         
         
         179
            
         Sotto il profilo del bilanciamento degli interessi, la Commissione rileva come i documenti in questione potrebbero esserle
         utili nel prosieguo del procedimento amministrativo, segnatamente al fine di consentirle di formulare richieste di informazioni.
         Il ritardo in cui incorrerebbe l'indagine nell'ipotesi in cui le misure richieste venissero emanate pregiudicherebbe l'interesse
         generale della Comunità, e più in generale della società nel suo insieme, a che le indagini in materia di concorrenza vengano
         condotte in modo quanto più rapido ed efficace possibile. Tale celerità sarebbe altresì importante per le imprese oggetto
         della medesima indagine cui sono sottoposte le richiedenti e per le quali la Commissione non esclude che possano essere danneggiate
         dall'incertezza che deriverebbe da una sospensione dell'esecuzione della decisione 8 maggio 2003. La Commissione sostiene,
         in ultimo luogo, che la procedura raccomandata dalle richiedenti ─ ossia quella secondo cui un accertamento dovrebbe essere
         sospeso relativamente ad un determinato documento qualora l'impresa invochi il segreto professionale ─ costituirebbe una procedura
         irrealistica idonea a dar luogo a numerosi abusi. Soltanto la possibilità per la Commissione di porre un documento in una
         busta sigillata in caso di dubbio circa la tutela del medesimo in base al segreto professionale consentirebbe alla detta istituzione
         di mantenere un minimo di controllo sullo svolgimento della procedura. 
         
         
         180
            
         Nell'ambito di una domanda di provvedimenti provvisori, il giudice dell'urgenza dinanzi al quale venga prospettato il rischio
         per il richiedente di subire un danno grave e irreparabile è tenuto, allorché procede al bilanciamento dei diversi interessi
         in gioco, a verificare se l'eventuale annullamento della decisione controversa da parte del giudice di merito consentirebbe
         il rovesciamento della situazione che si determinerebbe in assenza di provvedimenti provvisori e, al contrario, se la sospensione
         dell'esecuzione di tale decisione sarebbe idonea ad ostacolarne la piena efficacia nel caso in cui il ricorso di merito venisse
         rigettato (v., in tal senso, ordinanze del presidente della Corte 26 giugno 2003, cause riunite C-182/03 R e C-217/03 R, Belgio
         e Forum 187/Commissione, Racc. pag. I-6887, punto 142, e Commissione/Atlantic Container Line e a., cit. supra al punto 37,
         punto 50). 
         
         
         181
            
         Nel caso di specie, occorre prendere in considerazione, in primo luogo, l'interesse delle richiedenti a che i documenti della
         serie A non vengano divulgati e, in secondo luogo, l'interesse generale e l'interesse della Commissione al rispetto delle
         regole di concorrenza del Trattato. 
         
         
         182
            
         In primo luogo, occorre sottolineare come l'interesse di un'impresa a che determinati documenti che essa sostiene essere coperti
         dal segreto professionale non vengano divulgati debba costituire l'oggetto di una valutazione sulla base delle circostanze
         di ciascun caso di specie e, in particolare, della natura e del contenuto dei documenti di cui trattasi. Orbene, nella fattispecie,
         dopo aver esaminato i documenti della serie A, il giudice dell'urgenza ritiene che la loro divulgazione sarebbe idonea a cagionare
         alle richiedenti un danno grave e irreparabile non soltanto per il semplice fatto della divulgazione stessa, bensì anche a
         motivo del contenuto di tali documenti. 
         
         
         183
            
         Occorre tuttavia bilanciare tale interesse con l'interesse della Commissione e, più in generale, con l'interesse pubblico
         a che le indagini in materia di concorrenza vengano condotte con la massima celerità, tenuto conto dell'importanza delle regole
         di concorrenza ai fini della realizzazione degli obiettivi del Trattato CE. 
         
         
         184
            
         A questo proposito, occorre constatare in primo luogo che, se il ricorso di merito viene respinto, la Commissione potrà avere
         accesso ai documenti della serie A. Pertanto, in linea di principio, a tale data, anche nell'ipotesi in cui l'indagine dovesse
         essere stata ritardata, la Commissione sarà nondimeno in grado di utilizzare i documenti della serie A al fine, se del caso,
         di completare la propria indagine. 
         
         
         185
            
         In occasione dell'audizione, la Commissione ha però precisato che l'incertezza in cui essa si trovava quanto al contenuto
         dei documenti in questione le cagionava rilevanti problemi nella destinazione delle proprie risorse e nella definizione delle
         proprie priorità e l'obbligava, di conseguenza, a sospendere la propria indagine. 
         
         
         186
            
         Occorre tuttavia ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, i diritti della difesa, dei quali il segreto professionale
         è un complemento necessario (sentenza AM & S/Commissione, cit. supra al punto 66, punto 23), costituiscono un diritto fondamentale
         (v., in particolare, sentenza 15 ottobre 2002, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, cit. supra al punto 99, punto 85,
         e sentenza Enso Española/Commissione, cit. supra al punto 99, punto 80). Tale carattere fondamentale ha come conseguenza che,
         nell'ambito del presente bilanciamento degli interessi in gioco, ove sia dimostrato che il fatto, per la Commissione, di prendere
         conoscenza dei documenti della serie A rischia di determinare una lesione grave ed irreparabile del segreto professionale
         e dei diritti della difesa delle richiedenti, eventuali considerazioni attinenti all'efficacia amministrativa ed all'allocazione
         delle risorse non possono, in linea di principio, prevalere, malgrado la loro importanza, sui diritti della difesa, se non
         a condizione che la Commissione indichi circostanze eccezionali che giustifichino la suddetta lesione. Infatti, nell'ipotesi
         contraria, sarebbe pressoché sempre possibile per la Commissione giustificare una grave lesione dei diritti della difesa allegando
         considerazioni amministrative a carattere puramente interno, ciò che sarebbe contrario alla natura fondamentale dei detti
         diritti della difesa. 
         
         
         187
            
         Orbene, il giudice dell'urgenza ritiene che la Commissione non abbia dimostrato nella fattispecie l'esistenza di circostanze
         siffatte, posto che essa ha fatto riferimento ad inconvenienti che possono, per loro natura, derivarle da qualsiasi sospensione
         dell'esecuzione di una decisione che rifiuta di considerare determinati documenti come coperti dal segreto professionale.
         
         
         
         188
            
         Per giunta, occorre constatare che, nell'ambito del giudizio di merito, la Commissione ha la possibilità di depositare dinanzi
         al Tribunale, contemporaneamente al proprio controricorso, una domanda ai sensi dell'art. 76 bis del regolamento di procedura,
         diretta a che il ricorso di merito venga trattato con procedimento accelerato. Certo non è possibile per il giudice dell'urgenza
         garantire che il beneficio di tale tipo di procedura verrà accordato nella presente causa. Tuttavia, occorre tener conto del
         fatto che, qualora la detta domanda venisse accolta, ciò avrà l'effetto di permettere una pronuncia entro termini rapidi e,
         dunque, di circoscrivere l'incertezza in cui la Commissione si trova attualmente. Nelle particolari circostanze del caso di
         specie, il giudice dell'urgenza ritiene che l'esistenza di tale possibilità non rafforzi l'interesse della Commissione al
         rigetto delle domande di provvedimenti provvisori. 
         
         
         189
            
         Inoltre, la Commissione non ha fatto riferimento ad elementi precisi e concreti che consentano di dimostrare e di valutare
         gli inconvenienti che, a suo avviso, potrebbero derivare, per le imprese oggetto della stessa indagine cui sono sottoposte
         le richiedenti, da una sospensione dell'esecuzione dell'art. 2 della decisione 8 maggio 2003. 
         
         
         190
            
         Alla luce di quanto precede, la ponderazione degli interessi in gioco porta a favorire una sospensione dell'esecuzione delle
         disposizioni della decisione 8 maggio 2003 con le quali la Commissione dispone l'apertura della busta sigillata contenente
         i documenti della serie A, vale a dire l'art. 2 della detta decisione. 
         
         
         191
            
         Infine, posto che, da un lato, i documenti della serie A costituiranno verosimilmente un elemento essenziale della valutazione
         del Tribunale nell'ambito del giudizio di merito e che, dall'altro, si è stabilito nella presente ordinanza che la Commissione
         non dovrà prendere conoscenza dei detti documenti prima della sentenza di merito, occorre ordinare che i documenti della serie A
         vengano conservati presso la cancelleria del Tribunale, fino alla data di tale sentenza. 
         
         Per questi motivi, 
         
         
         
            
            IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE
         
         
         così provvede:
         
            
            1)
            I procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R vengono riuniti ai fini della presente ordinanza. 
            
            
            2)
            Gli interventi del Council of the Bars and Law Societies of the European Union, dell'Algemene Raad van de Nederlandse Orde
            van Advocaten e dell'European Company Lawyers Association vengono ammessi nei procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R. 
            
            
            3)
            Vengono accolte, nella fase del procedimento sommario, le domande di trattamento riservato presentate dalle richiedenti per
            taluni elementi contenuti negli atti dei procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R e considerati di natura riservata nella lettera
            della cancelleria inviata alle richiedenti in data 16 settembre 2003. 
            
            
            4)
            La domanda di provvedimenti provvisori nel procedimento T-125/03 R è respinta. 
            
            
            5)
            Si prende atto della dichiarazione della Commissione secondo cui essa non consentirà a soggetti terzi di aver accesso ai documenti
            della serie B fino alla sentenza di merito nella causa T-253/03. 
            
            
            6)
            Nel procedimento T-253/03 R è sospesa l'esecuzione dell'art. 2 della decisione della Commissione 8 maggio 2003, relativa ad
            una domanda di tutela in base al segreto professionale (pratica COMP/E-1/38.589), fino a che il Tribunale non avrà statuito
            sul ricorso di merito. 
            
            
            7)
            La busta sigillata contenente i documenti della serie A sarà conservata dalla cancelleria del Tribunale fino a che il Tribunale
            non avrà statuito sul ricorso di merito. 
            
            
            8)
            La domanda di provvedimenti provvisori nel procedimento T-253/03 R è respinta per il resto. 
            
            
            9)
            La decisione sulle spese nei procedimenti T-125/03 R e T-253/03 R è riservata. 
            
            Lussemburgo, 30 ottobre 2003 
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il Presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung 
               
               
                  B. Vesterdorf  
               
            
      
      
          1 –
            
             Lingua processuale: l'inglese.