CELEX: 61992CC0294
Language: it
Date: 1994-02-08 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Darmon del 8 febbraio 1994. # George Lawrence Webb contro Lawrence Desmond Webb. # Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal - Regno Unito. # Convenzione di Bruxelles - Articolo 16, punto 1 - Azione relativa all'esistenza di un trust avente ad oggetto un bene immobile. # Causa C-294/92.

Avviso legale importante

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61992C0294

Conclusioni dell'avvocato generale Darmon dell'8 febbraio 1994.  -  GEORGE LAWRENCE WEBB CONTRO LAWRENCE DESMOND WEBB.  -  DOMANDA DI PRONUNCIA PREGIUDIZIALE: COURT OF APPEAL (ENGLAND) - REGNO UNITO.  -  CONVENZIONE DI BRUXELLES - ARTICOLO 16, PUNTO 1 - AZIONE RELATIVA ALL'ESISTENZA DI UN TRUST AVENTE AD OGGETTO UN BENE IMMOBILE.  -  CAUSA C-294/92.  

raccolta della giurisprudenza 1994 pagina I-01717

Conclusioni dell avvocato generale

++++Signor Presidente,  Signori Giudici,  1. Con la sua domanda pregiudiziale, la Court of Appeal invita la Corte a pronunciarsi sull' interpretazione dell' art. 16, punto 1, della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l' esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (1) (in prosieguo: la "convenzione") nel contesto di una controversia di cui passo a rievocare i punti essenziali.  2. Durante il 1971, il signor Lawrence Webb concludeva un contratto avente ad oggetto l' acquisizione di un appartamento sito in Antibes (Francia); le autorizzazioni richieste dalla Banca d' Inghilterra ai sensi della normativa sul controllo dei cambi venivano rilasciate a nome del figlio, Lawrence Desmond Webb.  3. I fondi necessari per detta acquisizione venivano trasferiti dal conto bancario dell' attore nella causa principale a quello aperto in Antibes dal figlio sotto il cui nome la proprietà veniva registrata.  4. Durante il mese di marzo 1990, il signor Webb proponeva dinanzi alla High Court un' azione nei confronti del figlio intesa, in principalità, a sentir dichiarare che quest' ultimo detiene il bene in qualità di fiduciario nonché ad ottenere l' ingiunzione a suo carico di confezionare i documenti necessari affinché il padre fosse riconosciuto titolare della "legal ownership".  5. Il signor Lawrence Webb, oltre al fatto di dichiararsi beneficiario di una donazione, nega la competenza dei giudici inglesi per il motivo che l' azione intrapresa, poiché verte su un diritto reale immobiliare, rientra esclusivamente sotto la competenza del giudice francese del luogo in cui l' immobile è sito. A questo proposito invoca l' art. 16, punto 1, della convenzione, secondo il quale  "Indipendentemente dal domicilio, hanno competenza esclusiva:  (...) in materia di diritti reali immobiliari e ai contratti d' affitto d' immobili, i giudici dello Stato contraente in cui l' immobile è situato".  6. Con decisione 23 maggio 1991, la High Court rigettava detta eccezione per il motivo che la domanda del padre è fondata su un rapporto fiduciario, senza che sia stata richiesta una immissione in possesso, una modifica del registro fondiario, o un accertamento della sua qualità di proprietario.  7. Veniva interposto appello. La Court of Appeal sottopone alla Corte la seguente questione:  "Se l' art. 16, punto 1, della Convenzione di Bruxelles debba essere interpretato nel senso che la causa registrata presso la High Court of Justice, Chancery Division, come Webb contro Webb 1990, W. n. 2827, rientra nella competenza esclusiva del giudice francese".  8. Si impone una osservazione preliminare: se il giudice a quo ha adito la Corte sulla base dell' art. 177 del Trattato CEE, la norma applicabile nella specie è l' art. 3 del Protocollo 3 giugno 1971. Anche in questo contesto, la Corte non può dirimere direttamente la controversia per la quale è stata adita dalla Court of Appeal, ma deve fornirle gli elementi di interpretazione necessari affinché pronunci la sua decisione. La questione deve pertanto essere riformulata e potrebbe esserlo nei seguenti termini: se l' azione proposta da un soggetto contro un altro onde far constatare che quest' ultimo detiene un bene immobile in qualità di trustee e intesa a far pronunciare nei suoi confronti l' ingiunzione di confezionare i documenti necessari affinché l' attore diventi titolare della "legal ownership" sia un' azione reale ai sensi dell' art. 16, punto 1, della convenzione.  9. Alla convenzione non è estraneo né il trust né la sua specificità poiché determina la competenza in materia nell' art. 5, punto 6. Questa disposizione è tuttavia inapplicabile alla presente fattispecie dato il carattere estremamente particolare del trust considerato. Infatti, anche se è idonea a disciplinare solo "il trust costituito in applicazione di una legge, o per iscritto, o per con clausola verbale confermata per iscritto (...)", il "resulting trust" di cui si tratta si deduce  "(...) dalla presunta intenzione della persona che fornisce i beni o dal prezzo di acquisto di detti beni" (2).  10. In merito al "resulting trust", il signor Béraudo, fornisce l' esempio  "(...) di una persona che acquista un bene a nome di un' altra. In mancanza di un' intenzione sicura di fare una donazione, la persona che ha finanziato l' acquisto si presume aver conservato la proprietà équitable e i vantaggi derivanti dal bene. Il proprietario nominale ha solo la proprietà legale. Esso si presume essere il trustee del bene" (3).  11. Per quanto riguarda l' art. 16, ricordo che questa disposizione figura nel titolo II, sezione 5, della convenzione e determina i giudici competenti quando la domanda verte, in principalità, su una delle materie ivi enunciate. Nel conferire la competenza esclusiva, questo articolo ha l' effetto di prevalere sul foro del domicilio del convenuto e di imporsi nonostante l' accordo tra le parti.  12. Infatti, come scrive M. Droz (4),  "(...) i capi di competenza enumerati nell' art. 16 hanno carattere esclusivo solo se il tribunale deve conoscere della controversia a titolo principale. Questo emerge, a contrario, ma molto chiaramente, dall' art. 19 della convenzione, il quale impone al giudice l' obbligo di dichiararsi incompetente, quando il giudice di un altro Stato contraente è esclusivamente competente in virtù dell' art. 16, solo se è investito a titolo principale di una controversia per la quale è prescritta la competenza di un organo giurisdizionale di un altro Stato contraente" (5).  13. Infine, una decisione pronunciata in un altro Stato contraente in violazione di detta regola di competenza non potrà essere né riconosciuta (art. 28) né eseguita (art. 34).  14. L' art. 16 può pertanto produrre l' effetto di attrarre le parti dinanzi a un giudice che non è quello di nessuna di esse.  15. Questa disposizione, nella parte che conferisce competenza esclusiva "in materia di diritti reali immobiliari" ai tribunali dello Stato contraente sul quale è situato l' immobile, ha fino ad ora dato luogo ad una sola pronuncia da parte vostra, la sentenza Reichert I (6), sulla quale le parti hanno concentrato le loro osservazioni, anche se ad essa non è stato fatto riferimento dinanzi ai giudici inglesi nel corso del procedimento.  16. Nella causa che ha dato luogo a detta sentenza, due coniugi, domiciliati nella Repubblica federale di Germania avevano donato ai loro figli, pure essi domiciliati in detto Stato, la nuda proprietà di un bene immobiliare sito in Francia, riservandosene l' usufrutto. La banca tedesca, creditrice dei due coniugi, aveva proposto in Francia un' azione detta "pauliana", la quale ha l' effetto di far dichiarare inopponibile nei suoi confronti l' intervenuto trasferimento di proprietà. I convenuti contestavano la competenza del giudice francese a favore del giudice tedesco del luogo del loro domicilio, e la Corte di appello di Aix-en-Provence aveva sottoposto alla Corte una questione pregiudiziale intesa, in sostanza, a sapere se l' azione pauliana costituiva un' azione reale ai sensi dell' art. 16, punto 1, della convenzione.  17. Per ricordare le sentenze Sanders (7) e Duijnstee (8) pronunciate da questa Corte, la prima relativa alla nozione di "affitto di immobili", la seconda relativa ad una controversia "in materia di registrazione o di validità dei brevetti", la Corte ha rinnovato la sua preoccupazione di affermare l' uniformità dei concetti figuranti nella convenzione, affermando che sia definito  "(...) in maniera autonoma, in diritto comunitario, la portata dell' espressione in materia di diritti reali immobiliari (...)" (9).  18. Nell' osservare poi che l' art. 16 costituiva un foro in deroga alle normali competenze, la Corte ha dedotto che esso  "(...) non dev' essere interpretato in senso più largo di quanto non richieda la finalità da esso perseguita (...)" (10),  poiché la ratio legis di questa disposizione riposa sul principio di prossimità (11) che giustifica la competenza dei giudici del luogo in cui si trova l' immobile in quanto tali giudici  "(...) sono quelli meglio in grado, vista la prossimità, di avere una buona conoscenza delle situazioni di fatto e di applicare le norme e gli usi particolari che sono, nella generalità dei casi, quelli dello Stato di ubicazione dell' immobile (...)" (12).  19. Queste considerazioni hanno indotto la Corte a interpretare detta disposizione nel senso che  "(...) la competenza esclusiva dei giudici dello Stato contraente ove si trova l' immobile non ingloba il complesso delle azioni che si riferiscono ai diritti reali immobiliari, ma solo quelle che, al tempo stesso, rientrano nel campo di applicazione della Convenzione di Bruxelles e tendono a determinare l' estensione, la consistenza, la proprietà, il possesso di beni immobili o l' esistenza di altri diritti reali su tali beni e ad assicurare ai titolari di questi diritti la protezione delle prerogative derivanti dal loro titolo" (13).  20. La Corte è stata indotta a ricercare il fondamento e l' obiettivo dell' azione intentata e ha rifiutato di fare applicazione dell' art. 16, punto 1, per il motivo che  "(...) l' azione detta pauliana ha il suo fondamento nel diritto di credito, diritto personale del creditore nei confronti del debitore, e mira a proteggere il diritto di garanzia di cui il primo può disporre sul patrimonio del secondo" (14).  21. Come rilevata dal signor Bischoff (15)  "si può così considerare, senza con ciò azzardare troppo, che la portata della sentenza va quasi certamente al di là della semplice azione pauliana e riguarda altresì tutte le azioni di annullamento, rescissione, risoluzione che, pur avendo, eventualmente, un' incidenza sulla proprietà di un immobile, trovano il loro fondamento in un diritto personale dell' attore" (16).  22. Prendendo così a base il diritto di credito, l' azione pauliana ha l' obiettivo di preservare il diritto generale di pegno del creditore sul patrimonio del debitore senza pertanto conferirgli un "jus in rem", di modo che, secondo l' Ancel (17):  "Le domande intese ad attaccare un diritto reale immobiliare mediante l' impugnazione dell' atto che ne assicura il trasferimento non interessano tanto immediatamente detta categoria di diritti quanto quelle attinenti alla loro struttura e salvaguardia. A differenza di questi ultimi, i primi si evolvono a distanza dal nucleo della realità ° la natura giuridica della proprietà ° e sono pertanto esposti al rischio di esclusione che incombe per effetto del principio di stretta interpretazione" (18).  23. Mi trovo pertanto di fronte alle seguenti tesi.  24. Da un lato, secondo il governo del Regno Unito, l' azione del padre ha come obiettivo principale di "(...) determinare se un immobile è detenuto nel contesto di un trust (...)" (19) e riguarda soltanto rapporti interni al trust, e quindi non può essere considerata come vertente su un diritto reale.  25. Questa analisi è condivisa dall' attore nella causa principale, il quale ritiene che  "(...) quando la controversia verte sull' esistenza di un diritto che risulta da un contratto stipulato tra le parti o da un certo reciproco comportamento delle parti, i tribunali del luogo dell' immobile non sono in grado di dirimere la controversia meglio di qualsiasi altro Stato contraente (...)" (20).  26. D' altra parte, la Commissione, in modo espresso, al pari della convenuta nella causa principale, che lo fa in modo implicito, insistono sulla finalità della domanda e concludono per il carattere reale dell' azione, poiché il padre rivendica, in realtà, la qualità di proprietario. Questo ha del resto indotto il difensore del convenuto, in occasione della fase orale del procedimento, a riassumere in questi termini, e non senza vena di umorismo, la pretesa dell' attore "What is the plaintiff' s claim? MY Lords, the plaintiff' s claim is to own the flat?". (In che cosa consiste la domanda dell' attore? Signori giudici, la domanda dell' attore consiste nell' ottenere la proprietà dell' appartamento?)  27. La questione non è semplice e mi pongo il problema sul modo di affrontarla, poiché la rivendicazione del diritto di proprietà travolge incontestabilmente la domanda di riconoscimento di un siffatto trust.  28. Tuttavia il metodo di valutazione che consiste nel prendere in considerazione l' obiettivo effettivamente perseguito dall' attore nella causa principale non trova conforto né nella norma né nella dottrina dominante, né nella giurisprudenza della Corte. La competenza ratione materiae di un giudice deve necessariamente essere valutata con riferimento all' oggetto della domanda, quale definito nell' atto introduttivo del procedimento (21), senza procedere all' esame della finalità.  29. La competenza esclusiva è conferita sempreché la domanda verta, in principalità, su diritti reali immobiliari. Se è vero che nella versione francese si legge: "en matière de droits réels immobiliers", in quella spagnola: "en materia de derechos reales immobiliarios", in quella italiana: "in materia di diritti reali immobiliari", va rilevata la sfumatura della versione inglese: "in proceedings which have as their object rights in rem".  30. Come rilevato dall' avvocato generale Sir Gordon Slynn nelle conclusioni presentate nella causa Roesler (22):  "Le altre versioni linguistiche paiono indicare che quello cui [l' articolo] si riferisce sono le liti il cui contenuto (piuttosto che l' oggetto) è un contratto di locazione di immobili, piuttosto che un contratto che riguardi semplicemente l' immobile stesso" (23).  31. Dalla relazione Jenard risulta altresì che:  "(...) le materie enumerate all' art. 16, (...) sono costitutive di competenza giurisdizionale esclusiva soltanto se il giudice deve conoscerne a titolo principale",  e che  "[le] norme di [competenza esclusiva] che si fondano sull' oggetto della domanda, si applicano indipendentemente dal domicilio e dalla nazionalità delle parti" (24).  32. Per quanto riguarda la giurisprudenza della Corte, il requisito di una interpretazione restrittiva dell' art. 16, posta per la prima volta dalla menzionata sentenza Sanders, mette in pratica il rifiuto opposto dalla Corte di estendere il campo di applicazione di questa disposizione a domande che riguardano solo indirettamente o in modo incidentale dei diritti reali.  33. Si deve pertanto determinare se un' azione, intesa a sentir dichiarare che una persona detiene un bene immobile per un' altra nel contesto di un trust e intimare al convenuto di confezionare i documenti necessari affinché la "legal ownership" sia a nome dell' attore, costituisca o meno un' azione reale ai sensi dell' art. 16, punto 1.  34. La distinzione dei diritti personali e dei diritti reali, ben nota ai diritti continentali, è stata così definita nella relazione Schlosser:  "Un diritto di obbligazione può essere fatto valere solo nei confronti del debitore; (...) Il diritto reale su di una cosa vale, al contrario, nei confronti di ogni altro. La conseguenza giuridica più importante per il carattere di un diritto reale è la facoltà di chi ne usufruisce di poter rivendicare il bene, sul quale sussiste tale diritto, nei confronti di ogni persona che non vanti un diritto reale più privilegiato" (25).  35. Quando un bene è trasmesso ad un trustee per essere detenuto nel contesto di un trust, si produce uno "sdoppiamento del diritto di proprietà" (26) poiché il titolo di proprietà viene emesso a nome del trustee, o di un' altra persona per conto del trustee (27), e il beneficiario è titolare del "beneficial interest" che è un "equitable interest".  36. Secondo la relazione Schlosser, gli "equitable interests" non hanno la stessa portata  "(...) dei semplici diritti di obbligazione sul continente. Possono essere in parte registrati ed hanno allora effetti erga omnes come 'legal rights' , anche nei confronti di acquirenti in buona fede. Anche se non sono registrati, essi valgono, in linea di massima, nei confronti di chiunque; soltanto gli acquirenti in buona fede sono allora protetti" (28).  37. L' inclusione dell' "equitable interest in land", nel concetto dei diritti reali è altresì preconizzata dai signori Lasok e Stone (29), i quali così scrivono:  "(...) non può esservi dubbio che un equitable interest in land, come conosciuto nel diritto inglese, va configurato come 'right in rem' ai fini dell' art. 16, n. 1; un siffatto interesse vincola tutti i soggetti, con la limitata eccezione di taluni acquirenti, quelli cioè che acquistano senza pubblicità, o beneficiano della non registrazione, o acquistano da un venditore che esercita il potere di conversione" (30).  38. Tuttavia, nella causa in esame, l' azione dell' attore nella causa principale può essere considerata come un' azione di rivendicazione dell' immobile sito in Francia sulla base di un "equitable interest", dal momento che l' oggetto della controversia verte sull' eventuale esistenza di un trust tra lui e il figlio e, in subordine, sulla reale intenzione delle parti al momento dell' acquisizione del bene (31)? Non si tratta piuttosto di una questione preliminare, che produce, certo, conseguenze determinanti per quanto riguarda la proprietà, ma che è intrinsecamente fondata su un rapporto puramente personale?  39. Per quanto intervenuta in un contesto molto diverso, poiché si trattava dell' art. 16, punto 4, la causa che ha dato luogo alla citata sentenza Duijnstee, non è priva di talune somiglianze. Ricordiamone in breve i fatti pertinenti.  40. Il signor Goderbauer, impiegato di una società, aveva depositato dei brevetti, a suo nome, in vari Stati contraenti. Il curatore del fallimento della società, il signor Duijnstee, sosteneva che questi brevetti appartenevano di fatto a detta società, al cui nome ne reclamava il trasferimento. L' art. 16, punto 4, attribuisce competenza "in materia di registrazione o di validità di brevetti (...) [ai] giudici dello Stato contraente nel cui territorio il deposito o la registrazione sono stati effettuati (...)".  41. L' avvocato generale Rozès rilevava che nessuna delle domande verteva in principalità sulla regolarità della registrazione e così proseguiva:  "Tale questione [dei rapporti tra il dipendente e la società] si pone 'a monte' delle formalità vere e proprie di voltura delle domande presentate o dei brevetti registrati (...) Solo dopo che sarà stata emessa una decisione sulla collaborazione che eventualmente il Goderbauer dovrebbe prestare al curatore del fallimento, il problema della trascrizione propriamente detta dei diritti del richiedente o dell' inventore si porrà effettivamente negli altri Stati contraenti (...)" (32).  42. La Corte ha allora considerato che l' art. 16, punto 4, era inapplicabile per il motivo che:  "(...) né la validità dei brevetti né la regolarità della loro registrazione nei vari paesi sono controverse tra le parti nella causa principale. La soluzione della controversia dipende, infatti, unicamente dal se il titolare del diritto al brevetto sia il Goderbauer ovvero la società in stato di fallimento (...) il che va accertato in base ai rapporti giuridici già intercorsi tra gli interessati" (33).  43. Se è vero che la regolarità della registrazione non era, a titolo principale, l' oggetto della controversia, essa cionondimeno dipendeva strettamente dall' intenzione e dai rapporti esistenti tra le parti al momento del deposito, di modo che l' esame di quest' ultima questione costituiva un passo preliminare al compimento delle formalità di trasferimento.  44. Per questa ragione, nella presente causa, gli argomenti della Commissione, basati sull' autorità del prof. Kaye, non mi hanno convinto. Questi, infatti, ritiene che nell' art. 16, punto 1, rientri  "un' azione intesa a far dichiarare che il terreno acquistato da una persona in nome di un' altra è soggetta ad un resulting trust a favore della prima" (34),  nella misura in cui la controversia riguarda un "equitable interest in land" e che  "non sembrano esservi buone ragioni perché l' art. 16, punto 1, non debba essere applicato qualora la proprietà immobiliare, rights in rem che costituisce l' oggetto del procedimento, sia, o si asserisca essere, proprietà soggetta a un trust, dato che le valide ragioni politiche per assoggettare siffatto procedimento alla competenza esclusiva del giudice del luogo dello Stato contraente non sono meno applicabili di quanto non sarebbe il caso se la proprietà non fosse stata assunta in trust" (35).  45. Tuttavia, oltre al fatto che menziona un dubbio circa le azioni che potrebbero essere considerate come reali, il prof. Kaye, dopo aver citato l' azione di riconoscimento di un "resulting trust" come esempio di un' azione reale, ritiene che come tale dovrebbe essere considerata pure l' azione fondata sulla section 172 del Law of Property Act 1925, che punisce la trasmissione di beni da parte di un costituente a dei trustees in frode ai diritti del creditore (36). Tale azione, assimilabile all' azione pauliana, è stata, per contro, considerata, dalla Corte di natura personale nella sentenza Reichert I.  46. A mio parere, solo le azioni che vertono direttamente sulla "(...) estensione, la consistenza, la proprietà, il possesso di beni immobili (...)" (37) entrano nel campo di applicazione dell' art. 16, punto 1.  47. A questo riguardo, la relazione Schlosser pone una siffatta distinzione:  "(...) Si potrebbe tuttavia ipotizzare che tra due persone sorga una controversia su chi sia il trustee di un bene immobiliare. Ove una di esse intentasse un' azione contro l' altra dinanzi a organi giurisdizionali tedeschi per ottenere che il convenuto accondiscenda alla cancellazione della sua iscrizione nel libro fondiario quale proprietario del bene e alla iscrizione dell' attore come proprietario effettivo, allora i giudici tedeschi godrebbero certo della competenza esclusiva in virtù dell' art. 16, punto 1 o 3. Se invece l' azione tende all' accertamento che una certa persona è trustee di un dato trust cui fanno capo dei beni, l' art. 16, punto 1, non diventa applicabile per il semplice fatto che tra questi beni si trovi anche un terreno". (38)  48. Lo spartiacque sembra pertanto situarsi bene tra le azioni il cui oggetto principale è la contestazione della proprietà tra persone che non rivendicano tra di loro alcun rapporto fiduciario e quelle che vertono sulla violazione di un obbligo fiduciario, la cui constatazione avrà conseguenze reali. In un siffatto caso, a mio parere, prevale la natura personale dei rapporti.  49. Non è il caso, a questo riguardo, di fare applicazione dell' art. 16 nella misura in cui, interpretato alla luce dell' art. 19, questa disposizione è intesa a disciplinare solo situazioni nelle quali predomina il carattere reale.  50. Rilevo, a questo proposito, che proprio questo ragionamento è adottato nella relazione Schlosser, a proposito delle azioni connesse con gli obblighi relativi al trasferimento di proprietà dei beni immobili (39). Dalle constatazioni del prof. Schlosser emerge che nei diritti francese, belga, lussemburghese e, in ampia misura, italiano la proprietà è trasmessa al momento della conclusione del contratto, momento a partire dal quale l' acquirente può procedere alle operazioni di trascrizione che hanno come conseguenza l' opponibilità del suo diritto di proprietà ai terzi. Nel Regno Unito, l' acquirente è titolare di un "equitable interest" sull' immobile opponibile ai terzi anche se deve ottenere la collaborazione del venditore affinché la sua posizione giuridica produca tutti i suoi effetti.  51. Secondo il prof. Schlosser, per quanto l' acquirente possa rivendicare il trasferimento della proprietà sulla base del diritto reale di cui è titolare, una tale azione deve essere considerata come un' azione personale sottratta al campo di applicazione dell' art. 16, punto 1. Egli così conclude:  "Le azioni derivanti da contratti, per la consegna della proprietà o di altri diritti reali su beni immobili, non hanno quindi per oggetto diritti reali". (40)  52. Secondo i signori Gothot e Holleaux (41):  "Le azioni miste, mediante le quali una persona si avvale allo stesso tempo di un diritto reale e di un diritto personale derivato dalla medesima operazione giuridica, sembrano pure fuori del campo dell' art. 16, punto 1, (...)" (42),  ritenendo del resto che un' azione di divisioni di immobili non dovrebbe essere assoggettata al criterio di competenza speciale (43).  53. Orbene, come rilevato dalla High Court, l' attore nella causa principale si basa sulla sola esistenza di un rapporto fiduciario, situazione che pare senz' altro corrispondere al caso ipotetico descritto nella relazione Schlosser.  54. Ritengo che in questa disposizione non rientri l' azione con la quale l' attore vuol fare constatare che un bene è detenuto da altri nel contesto di un trust, quando egli stesso non è titolare di diritti erga omnes, cioè opponibili a tutti. I diritti di terzi in buona fede non sono del resto compromessi dall' eventuale riconoscimento di un trust, poiché si parte dall' ipotesi che questi non sono stati previamente informati della sua esistenza.  55. La circostanza che l' attore nella causa principale miri a ottenere una ingiunzione con la quale il convenuto debba confezionare i documenti necessari per metterlo in grado di essere titolare della "legal ownership" non può modificare la natura dell' azione, poiché l' ingiunzione si concretizza in un obbligo di fare che grava sul solo convenuto e la cui mancata esecuzione indurrebbe l' attore a esperire un procedimento onde ottenere la rettifica del registro fondiario.  56. Certamente la ratio legis dell' art. 16, punto 1, riposa in parte sull' economia processuale evocata nella relazione Jenard:  "Il sistema prescelto, infine, non tiene conto anche della necessità di operare trascrizioni sui registri fondiari esistenti nel luogo in cui si trova l' immobile" (44).  57. Tale idea di economia processuale, fondamento del criterio di competenza esclusiva, è stata sostenuta in particolare dal signor Huet (45) che, nelle sue osservazioni alla sentenza Roesler, considerava che  "(...) la sola idea che consentirebbe di spiegare la competenza esclusiva prevista dall' art. 16, n. 1, è la necessaria esecuzione della sentenza che deve intervenire nel luogo in cui è sito l' immobile" (46).  58. Tuttavia, è forza constatare che la Corte non ha mai formalmente accolto questo principio. Così, nella citata sentenza Sanders, ha affermato che  "(...) le controversie relative ai diritti reali immobiliari vanno infatti risolte secondo le norme dello Stato in cui si trova l' immobile, e spesso le contestazioni comportano, in effetti, accertamenti, inchieste e perizie che dovranno effettuarsi sul posto, di guisa che l' attribuzione di competenza esclusiva risponde all' interesse di una sana amministrazione della giustizia" (47).  59. Parimenti, nella sentenza Reichert I, la Corte ha ritenuto che  "se le norme relative alla pubblicità fondiaria in vigore in certi Stati membri esigono che siano rese pubbliche le azioni giudiziarie tendenti alla revoca o alla dichiarazione d' inopponibilità a terzi degli atti relativi ai diritti soggetti a tale forma di pubblicità, nonché le decisioni giudiziarie pronunciate in seguito alle azioni medesime, questa circostanza non basta da sola per giustificare la competenza esclusiva dei giudici dello Stato contraente ove l' immobile oggetto di quei diritti è ubicato" (48).  60. Nessuno tuttavia dubita che la necessità dell' esecuzione di una sentenza nel luogo di ubicazione dell' immobile rientra nella ratio legis dell' art. 16, punto 1, quindi, se del caso, la competenza dei giudici francesi potrebbe rispondere a detto requisito.  61. Ma se la Corte perviene a riconoscere che un' azione declaratoria intesa a far constatare che una persona è trustee di un trust avente ad oggetto un immobile è un' azione di natura reale, tale analisi sarebbe necessariamente la stessa nell' ipotesi di un trust vertente su vari immobili ripartiti in vari Stati contraenti. L' attore sarebbe allora costretto di adire uno ad uno i giudici del luogo di ubicazione degli immobili, esclusivamente competente. Chi non vede che una siffatta situazione comporterebbe un grave rischio di contrasto di decisioni se ciascun giudice avesse il monopolio circa il riconoscimento dell' eventuale esistenza di un trust vertente sull' immobile sito nel territorio di sua competenza. L' art. 22 della convenzione, relativo alla connessione, non può porre rimedio in tutti i casi a un siffatto rischio poiché non costituisce un criterio attributivo di competenza (49). In una siffatta situazione, la buona amministrazione della giustizia esige che l' attore adisca un solo giudice, il quale valuterà l' eventuale esistenza di un trust con una decisione seguita sia da un procedimento di esecuzione, se il convenuto esegue l' ingiunzione, sia da un' azione diretta di rivendicazione del diritto di proprietà.  62. Concludendo, faccio presente che il motivo essenziale che giustifica la competenza esclusiva dell' art. 16, punto 1, che la Corte ha riconosciuto nella sentenza Reichert I, cioè la migliore conoscenza delle situazioni di fatto e l' applicazione delle norme e degli usi da parte del giudice del luogo di ubicazione dell' immobile, è privo di pertinenza quando, come nella specie, l' oggetto principale della controversia è l' eventuale esistenza di una relazione di carattere fiduciario fra le parti.  63. Propongo, di conseguenza alla Corte, di dichiarare che l' azione proposta da una persona contro un' altra onde far constatare che quest' ultima detiene un bene immobiliare in qualità di trustee e intesa a che gli sia ingiunto di confezionare i documenti necessari perché l' attore sia titolare della "legal ownership" non è un' azione reale ai sensi dell' art. 16, punto 1, della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968 sulla competenza giuridica e l' esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.  (*) Lingua originale: il francese.  (1) - Convenzione come modificata dalla Convenzione di adesione del 9 ottobre 1978 (GU L 304, pag. 1).  (2) - Relazione Dyer-Van Loon sui trusts e sugli analoghi istituti, Conferenza di diritto internazionale dell' Aia. Atti e documenti della 15a sessione, 8-20 ottobre 1984, vol. II, 1985, pag. 64, n. 110.  (3) - I trusts anglosassoni e il diritto francese , LGDJ, 1992, pag. 38, n. 65.  (4) - Competenza giudiziaria ed esecuzione delle sentenze nel mercato comune, Dalloz, 1972.  (5) - Punto 146. Vedi altresì la relazione Jenard (GU 1979, C 59, pagg. 34 e 38); Bellet, P.: L' elaborazione di una convenzione sul riconoscimento delle sentenze nell' ambito del mercato comune , Journal de droit international, 1965, pagg. 833, 857; Gothot e Holleaux: La convention de Bruxelles du 27 septembre 1988, Jupiter, 1985, punto 141; Kaye, P.: Civil Jurisdiction and Enforcement of Foreign Judgments, Professional Books, 1987, pag. 874.  (6) - Sentenza 10 gennaio 1990 (causa C-115/88, Racc. pag. I-27). Ricordo che a seguito di detta sentenza la Corte a quo vi aveva nuovamente interpellato onde determinare se l' azione pauliana poteva essere assimilata ad un' azione rientrante negli artt. 5, punto 3, 16, punto 5, e 24 della convenzione (sentenza 26 marzo 1992, Reichert II, causa C-261/90, Racc. pag. I-2149). Quest' ultima decisione non è pertinente ai fini del presente procedimento.  (7) - Sentenza 14 dicembre 1977 (causa 73/77, Racc. pag. 2383).  (8) - Sentenza 15 novembre 1983 (causa 288/82, Racc. pag. 3663).  (9) - Punto 8.  (10) - Punto 9.  (11) - V. su questo punto lo studio del prof. Lagarde sul Le principe de proximité dans le droit international privé contemporain , Académie de droit international, Recueil des Cours, 1986, I, vol. 196 della collezione, pagg. 9 e segg., in particolare pag. 129.  (12) - Punto 10.  (13) - Punto 11.  (14) - Punto 12.  (15) - Journal de droit international, 1990, pag. 503.  (16) - Pag. 505.  (17) - Revue critique de droit international privé, 1991, pag. 151.  (18) - Pag. 157.  (19) - Punto 9 delle osservazioni.  (20) - Pag. 12 della traduzione francese delle osservazioni.  (21) - Vedi Verheul, J.P.: The ECC Convention on Jurisdiction and Judgments of 27 september 1968 in Netherlands Legal Pratice , Netherlands International Law Review, 1975, pag. 210.  (22) - Sentenza 15 gennaio 1985 (causa 241/83, Racc. pag. 99).  (23) - Pag. 104, in fine. La dottrina britannica considera altresì che è l' oggetto ( subject matter ) della domanda a determinare il foro e non lo scopo perseguito. In questo senso, Dashwood-Hacon-White: A Guide to the Civil Jurisdiction and Judgments Convention, Kluwer, 1987, pag. 29; Anton, A.E.: Civil Jurisdiction in Scotland, Green & Son Ltd, 1984, pag. 103.  (24) - GU 1979, C 59, pag. 34, il corsivo è mio.  (25) - GU 1979, C 59, punto 166, pag. 120.  (26) - V. relazione Dyer-Van Loon, già citata, nota 2, punto 9, pag. 15.  (27) - V. in questo senso la definizione di trust di cui all' art. 2 della Convenzione dell' Aia relativa alla legge applicabile al trust e al suo riconoscimento del 1 luglio 1985, in Conferenza di diritto internazionale dell' Aia. Atti e documenti della 15a sessione, 8-20 ottobre 1984, già citata, nota 2, pag. 362.  (28) - Punto 167, b), pag. 121, secondo comma, in fine.  (29) - Conflict of Laws in the European Community, Professional Books, 1987.  (30) - Pag. 237. Vedi altresì Megarry e Wade: The Law of Real Property, 1984, pag. 114, i quali si esprimono in questi termini: Se con la rights in rem vengono (di norma) indicati diritti generalmente opponibili nei confronti di terzi, al contrario dei rights in personam, che sono opponibili solo nei confronti di determinati soggetti (ad esempio contractual rights), gli equitable rights to property, al contrario, sono indiscutibili rights in rem, in quanto diversi dai legal rights to property . Vedi altresì Kaye, op. cit., pag. 901.  (31) - Punto 11 dell' ordinanza di rinvio.  (32) - Pagg. 3683 e 3684.  (33) - Punto 26.  (34) - Pag. 903.  (35) - Pagg. 901 e 902.  (36) - Pag. 903, d).  (37) - Sentenza Reichert I, già citata, punto 11.  (38) - Punto 120, pag. 108.  (39) - Punti da 169 a 172.  (40) - Punto 172, c), pag. 122.  (41) - La convention de Bruxelles du 27 septembre 1968, Jupiter, 1985.  (42) - Punto 145, pag. 84. Essi rilevano altresì che L' art. 16, punto 1, attribuisce una competenza esclusiva ai giudici del paese dove l' immobile è sito per conoscere le azioni fondate su un diritto reale immobiliare, principale o accessorio (punto 144, il corsivo è mio).  (43) - Punto 146.  (44) - Pag. 35.  (45) - Journal de droit international, 1986, pag. 440. Vedi, altresì, in questo senso, le osservazioni del signor Bischoff, in questa stessa rivista, 1978, pagg. 388 e 393.  (46) - Pag. 444.  (47) - Punto 13.  (48) - Punto 13.  (49) - V. su questo punto, Gaudemet-Tallon, H.: Le convenzioni di Bruxelles e di Lugano , LGDI, 1993, pagg. 204 e segg.