CELEX: 62008FJ0099
Language: it
Date: 2009-11-17
Title: Sentenza del Tribunale della funzione pubblica (Prima Sezione) del 17 novembre 2009. # Rita Di Prospero contro Commissione delle Comunità europee. # Pubblico impiego - Concorso generale. # Causa F-99/08.

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA 
      (Prima Sezione)
      17 novembre 2009 
      Causa F‑99/08
      Rita Di Prospero
      contro
      Commissione delle Comunità europee 
      «Funzione pubblica – Concorso generale – Settore della lotta antifrode – Bandi di concorso EPSO/AD/116/08 e EPSO/AD/117/08 – Impossibilità per i candidati di iscriversi a più concorsi simultaneamente – Rigetto della candidatura della ricorrente al concorso EPSO/AD/117/08»
      Oggetto: Ricorso, proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA, con il quale la sig.ra Di Prospero chiede l’annullamento della decisione
         dell’Ufficio di selezione del personale delle Comunità europee (EPSO) con cui non le è stato permesso di candidarsi al concorso
         EPSO/AD/117/08, decisione risultante dalla lettura combinata del bando di concorso, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 23 gennaio 2008 (GU C 16 A, pag. 1), che prevede l’organizzazione dei concorsi generali EPSO/AD/116/08 per l’assunzione
         di amministratori (AD 8) nel settore della lotta antifrode e EPSO/AD/117/08 per l’assunzione di amministratori principali
         (AD 11) nello stesso settore, e dei messaggi elettronici inviati dall’EPSO alla ricorrente in data 26 e 27 febbraio 2008.
      
      Decisione: La decisione dell’EPSO di non consentire alla ricorrente di candidarsi al concorso EPSO/AD/117/08 è annullata. La Commissione
         sopporterà la totalità delle spese.
      
      Massime
      Funzionari – Concorso – Requisiti per l’ammissione
      (Statuto dei funzionari, art. 27, primo comma)
      L’autorità che ha il potere di nomina dispone di un ampio potere discrezionale per stabilire i criteri di idoneità richiesti
         per i posti da coprire e per determinare, in funzione di tali criteri e nell’interesse del servizio, le condizioni e le modalità
         di organizzazione di un concorso. Tuttavia, l’esercizio del potere discrezionale di cui dispongono le istituzioni nell’organizzazione
         di concorsi, in particolare per quanto riguarda la fissazione dei requisiti di ammissione delle candidature, è limitato dall’esigenza
         di compatibilità con le disposizioni imperative contenute nell’art. 27, primo comma, dello Statuto. Infatti, l’art. 27, primo
         comma, definisce in modo imperativo l’obiettivo di qualsiasi assunzione. L’autorità che ha il potere di nomina è sempre soggetta
         all’osservanza di tale disposizione e sia le esigenze connesse ai posti da coprire, sia l’interesse del servizio possono essere
         concepiti soltanto nel pieno rispetto di questa disposizione. Tuttavia, anche se le clausole che limitano l’iscrizione di
         candidati ad un concorso possono limitare le possibilità dell’istituzione di assumere i candidati migliori ai sensi dell’art. 27,
         primo comma, dello Statuto, da ciò non deriva, però, che ogni clausola che comporta una siffatta limitazione sia contraria
         al suddetto articolo. Infatti, il potere discrezionale dell’amministrazione nell’organizzazione di concorsi e, più in generale,
         l’interesse del servizio danno all’istituzione il diritto di porre le condizioni che essa ritiene appropriate e che, pur limitando
         l’accesso dei candidati ad un concorso, e quindi, necessariamente, il numero di candidati iscritti, non comportano tuttavia
         il rischio di compromettere l’obiettivo di garantire l’iscrizione dei candidati dotati delle più alte qualità di competenza,
         rendimento e integrità ai sensi dell’art. 27, primo comma, dello Statuto.
      
      Se le condizioni che limitano l’accesso dei candidati ad un concorso comportano il rischio di compromettere l’obiettivo di
         garantire l’iscrizione dei candidati dotati delle più alte qualità, le condizioni di cui trattasi devono essere ritenute contrarie
         all’art. 27, primo comma, dello Statuto. Per essere legittima, ogni clausola di ammissione ad un concorso deve rispondere
         ad una duplice condizione, la quale richiede, in primo luogo, che la clausola sia giustificata da esigenze connesse ai posti
         da coprire e, più in generale, dall’interesse del servizio e, in secondo luogo, che sia rispettata la finalità dell’art. 27,
         primo comma, dello Statuto. Sebbene, nella maggior parte dei casi, questi due aspetti coincidano ampliamente, essi rappresentano
         tuttavia concetti distinti.
      
      (v. punti 27‑30, 32 e 35)
      Riferimento:
      Tribunale di primo grado: 8 novembre 1990, causa T‑56/89, Bataille e a./Parlamento (Racc. pag. II‑597, punto 48); 6 marzo
         1997, cause riunite T‑40/96 e T‑55/96, de Kerros e Kohn-Bergé/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑47 e II‑135, punti 40 e 51);
         15 febbraio 2005, causa T‑256/01, Pyres/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑23 e II‑99, punto 36), e 27 settembre 2006, causa
         T‑420/04, Blackler/Parlamento (Racc. PI pagg. I‑A‑2‑185 e II‑A‑2‑943, punto 45 e giurisprudenza ivi citata)
      
SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Prima Sezione)
      17 novembre 2009 (*)
      
      «Funzione pubblica – Concorso generale – Settore della lotta antifrode – Bandi di concorso EPSO/AD/116/08 e EPSO/AD/117/08 – Impossibilità per i candidati di iscriversi a più concorsi simultaneamente – Rigetto della candidatura della ricorrente al concorso EPSO/AD/117/08»
      Nella causa F‑99/08,
      avente ad oggetto il ricorso proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA,
      Rita Di Prospero, agente temporaneo della Commissione delle Comunità europee, residente in Uccle (Belgio), rappresentata dagli avv.ti S. Rodrigues
         e C. Bernard-Glanz,
      
      ricorrente,
      contro
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dalle sig.re C. Berardis‑Kayser e B. Eggers, in qualità di agenti,
      
      convenuta,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione),
      composto dai sigg. S. Gervasoni (presidente), H. Kreppel e H. Tagaras (relatore), giudici,
      cancelliere: sig. R. Schiano, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 18 maggio 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 12 dicembre 2008 via fax (il deposito dell’originale
         avveniva il successivo 15 dicembre), la sig.ra Di Prospero ha proposto il presente ricorso diretto all’annullamento della
         decisione dell’Ufficio di selezione del personale delle Comunità europee (EPSO) con cui non le è stato permesso di candidarsi
         al concorso EPSO/AD/117/08, decisione risultante dalla lettura combinata del bando di concorso, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 23 gennaio 2008 (GU C 16 A, pag. 1), che prevede l’organizzazione dei concorsi generali EPSO/AD/116/08 per l’assunzione
         di amministratori (AD 8) nel settore della lotta antifrode e EPSO/AD/117/08 per l’assunzione di amministratori principali
         (AD 11) nello stesso settore (in prosieguo: il «bando di concorso») e dei messaggi elettronici inviati dall’EPSO alla ricorrente
         il 26 e 27 febbraio 2008.
      
       Contesto normativo
      2        L’art. 4 dello Statuto dei funzionari delle Comunità europee (in prosieguo: lo «Statuto») così dispone:
      
      «Le nomine e le promozioni devono servire esclusivamente a coprire i posti vacanti, alle condizioni previste dal presente
         statuto.
      
      Ogni posto vacante in una istituzione è portato a conoscenza del personale dell’istituzione stessa non appena l’autorità che
         ha il potere di nomina abbia deciso che si deve provvedere a coprire tale posto.
      
      Se non è possibile provvedere a tale vacanza mediante trasferimento, nomina a un posto conformemente all’articolo 45 bis o
         promozion[e], essa viene portata a conoscenza del personale delle altre istituzioni e/o viene organizzato un concorso interno».
      
      3        L’art. 27 dello Statuto così recita:
      
      «Le assunzioni debbono assicurare all’istituzione la collaborazione di funzionari dotati delle più alte qualità di competenza,
         rendimento e integrità, assunti secondo una base geografica quanto più ampia possibile tra i cittadini degli Stati membri
         delle Comunità».
      
      Nessun impiego deve essere riservato ai cittadini di un determinato Stato membro».
      4        L’art. 29, n. 1, dello Statuto prevede quanto segue: 
      
      «Per assegnare i posti vacanti in un’istituzione, l’autorità che ha il potere di nomina, dopo aver esaminato:
      a)      le possibilità di occupare il posto mediante:
      i)      trasferimento o
      ii)      nomina conformemente all’articolo 45 bis o 
      iii)      promozione 
      all’interno dell’istituzione;
      b)      le domande di trasferimento presentate da funzionari dello stesso grado di altre istituzioni e/o le possibilità di organizzare
         un concorso interno all’istituzione aperto unicamente ai funzionari e agli agenti temporanei di cui all’articolo 2 del regime
         applicabile agli altri agenti delle Comunità europee;
      
      bandisce un concorso per titoli o per esami, ovvero per titoli ed esami. La procedura di concorso è stabilita nell’allegato
         III.
      
      Può essere bandito un concorso anche per costituire una riserva ai fini di future assunzioni».
      5        Ai sensi dell’art. 1, n. 1, dell’allegato III dello Statuto:
      
      «Il bando di concorso è stabilito dall’autorità che ha il potere di nomina, previa consultazione della commissione paritetica.
      Il bando deve specificare:
      a)      il tipo di concorso (concorso interno nell’ambito dell’istituzione, concorso interno nell’ambito delle istituzioni, concorso
         generale, eventualmente comune a due o più istituzioni);
      
      b)      le modalità (concorso per titoli, per esami, ovvero per titoli ed esami);
      c)      la natura delle funzioni e delle attribuzioni relative ai posti da coprire e il gruppo di funzioni ed il grado proposti; 
      d)      conformemente all’articolo 5, paragrafo 3, dello statuto, i diplomi e gli altri titoli o il grado di esperienza richiesti
         per i posti da coprire;
      
      e)      nel caso di concorso per esami, il tipo degli esami e la loro rispettiva valutazione;
      f)      eventualmente, le conoscenze linguistiche richieste per la particolare natura dei posti da coprire;
      g)      eventualmente, i limiti di età, nonché l’elevazione di tali limiti per gli agenti in servizio da almeno un anno;
      h)      il termine entro il quale devono pervenire le candidature;
      i)      eventualmente, le deroghe accordate a norma dell’articolo 28, lettera a) dello statuto.
      (…)».
      6        Il bando di concorso prevede l’organizzazione dei concorsi generali EPSO/AD/116/08 per l’assunzione di amministratori (AD 8)
         e EPSO/AD/117/08 per l’assunzione di amministratori principali (AD 11) nel settore della lotta antifrode. Contemporaneamente,
         l’EPSO ha altresì organizzato, sempre nel settore della lotta antifrode, il concorso EPSO/AST/45/08 per assumere assistenti
         (AST 4), il cui bando è stato anch’esso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 23 gennaio 2008 (GU C 16 A, pag. 16).
      
      7        Il quinto comma del titolo I del bando del concorso, intitolato «Natura delle funzioni e condizioni di ammissione» (in prosieguo:
         la «clausola contestata»), è formulato come segue:
      
      «Si richiama l’attenzione dei candidati sul fatto che le prove dei concorsi [EPSO/AD/116/08, EPSO/AD/117/08 e EPSO/AST/45/08]
         potrebbero essere organizzate simultaneamente. I candidati possono dunque iscriversi ad uno solo di questi concorsi. La scelta
         deve essere fatta al momento dell’iscrizione elettronica e non potrà essere modificata successivamente al termine di iscrizione».
      
      8        Al punto B, lett. b), del titolo I del bando di concorso, relativo alle condizioni specifiche di ammissione, è previsto:
      
      «(…)
      2. Esperienza professionale
      
               EPSO/AD/116/08
               A[mministratori] (AD 8)
               I candidati devono:
               –        posteriormente al conseguimento del titolo di studio/diploma richiesto (…),
               [o]
               –        posteriormente al conseguimento del titolo di studio/diploma e in aggiunta all’esperienza professionale richiesti (…)
               avere acquisito un’esperienza professionale della durata minima di nove anni, di cui almeno la metà in attività connesse alla
                  lotta antifrode.
               
            
            
               EPSO/AD/117/08
               A[mministratori principali] (AD 11) 
               I candidati devono:
               
               –        posteriormente al conseguimento del titolo di studio/diploma richiesto (…),
               [o]
               –        posteriormente al conseguimento del titolo di studio/diploma e in aggiunta all’esperienza professionale richiesti (…)
               avere acquisito un’esperienza professionale della durata minima di sedici anni, di cui almeno la metà in attività connesse
                  alla lotta antifrode.
               
            
         (…)».
      9        Il termine ultimo per l’iscrizione elettronica ai concorsi EPSO/AD/116/08 e EPSO/AD/117/08 era il 26 febbraio 2008.
      
       Fatti all’origine della controversia
      10      La ricorrente, agente temporaneo presso l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), in data 26 febbraio 2008 presentava
         la propria candidatura elettronica al concorso EPSO/AD/116/08. Volendo, in seguito, iscriversi con lo stesso procedimento
         elettronico al concorso EPSO/AD/117/08, non era in grado di farlo in quanto il sito Internet dell’EPSO non glielo permetteva.
         Con messaggio elettronico dello stesso giorno, la ricorrente chiedeva all’EPSO che la propria iscrizione a quest’ultimo concorso
         venisse accettata; l’EPSO le rispondeva, sempre il 26 febbraio 2008, che il bando del concorso disponeva che i candidati potevano
         presentare la propria candidatura soltanto per uno dei tre concorsi. Il giorno dopo, ossia il 27 febbraio 2008, l’EPSO le
         confermava questa informazione. 
      
      11      Il 26 maggio 2008 la ricorrente presentava reclamo contro la decisione dell’EPSO di negarle la possibilità di candidarsi al
         concorso EPSO/AD/117/08. Con nota del 2 settembre 2008, notificata il 4 settembre successivo, l’EPSO respingeva tale reclamo.
      
       Conclusioni delle parti e procedimento
      12      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        dichiarare il ricorso ricevibile;
      –        annullare la decisione dell’EPSO di negarle la possibilità di candidarsi al concorso EPSO/AD/117/08;
      –        condannare la Commissione delle Comunità europee alle spese.
      13      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        condannare la ricorrente alle spese.
      14      Nell’ambito delle misure di organizzazione del procedimento adottate in conformità dell’art. 56 del regolamento di procedura
         e comunicate alle parti con lettere del 6 aprile 2009, il Tribunale ha richiesto alcuni chiarimenti alla Commissione, la quale
         ha ottemperato a tali misure di organizzazione nel termine fissato.
      
       Argomenti delle parti
      15      A sostegno delle proprie conclusioni di annullamento, la ricorrente invoca due motivi, il primo dei quali è fondato sulla
         violazione del combinato disposto degli artt. 4 e 29 dello Statuto, nonché dell’art. 1 dell’allegato III dello stesso, in
         quanto la clausola contestata aggiungerebbe «implicitamente ma necessariamente» una condizione «per avere il diritto di partecipare
         al concorso» che non è né prevista, né autorizzata dallo Statuto. Il secondo motivo è fondato sulla violazione dell’art. 27,
         primo comma, dello Statuto e dei principi che ne derivano per la relativa attuazione, in quanto la clausola contestata – ad
         avviso della ricorrente – produce l’effetto, da un lato, di non consentire l’assunzione del personale dotato delle «più alte
         qualità di competenza, rendimento e integrità» e, dall’altro, di impedire l’assunzione «secondo una base (…) quanto più ampia
         possibile».
      
      16      La Commissione, dopo aver indicato, da un lato, che in realtà la ricorrente sollevava un’eccezione di illegittimità in merito
         alla clausola contestata e, dall’altro, aver messo in discussione, in particolare all’udienza, l’interesse ad agire della
         ricorrente, chiede il rigetto dei motivi in quanto infondati. Essa sostiene, in particolare, che la clausola contestata non
         sarebbe incompatibile con l’obiettivo di cui all’art. 27, primo comma, dello Statuto e che questa sarebbe stata adottata conformemente
         all’interesse del servizio nonché secondo i principi di proporzionalità e di buona amministrazione.
      
       Giudizio del Tribunale
       Sull’interesse ad agire
      17      La Commissione ha sollevato la questione dell’interesse ad agire della ricorrente implicitamente nelle sue memorie e quindi
         esplicitamente in udienza. Essa ha invero sostenuto che la ricorrente non soddisfaceva, in ogni caso, le condizioni specifiche
         di ammissione al concorso EPSO/AD/117/08 relative all’esperienza professionale, poiché non avrebbe potuto far valere un’esperienza
         professionale di almeno sedici anni, in quanto non si sarebbe potuto tener conto del periodo di tempo necessario per la stesura
         della sua tesi di dottorato ai fini della suddetta esperienza.
      
      18      A tale riguardo, dall’atto di candidatura della ricorrente per il concorso EPSO/AD/116/08 emerge che essa indicava un’esperienza
         professionale di tredici anni e sei mesi, di cui – a suo avviso – nove anni e due mesi nel settore della lotta antifrode,
         ciò senza contare i tre anni di dottorato durante i quali, per due anni, avrebbe svolto l’attività di assistente universitaria;
         dagli atti di causa emerge peraltro che, riguardo al periodo del dottorato, la ricorrente aveva interpellato l’EPSO, con messaggio
         elettronico del 1° febbraio 2008 (ossia prima della sua iscrizione al concorso) sulla possibilità di tenerne conto ai fini
         dell’esperienza professionale, e l’EPSO aveva risposto che siffatta questione sarebbe stata decisa dalla commissione giudicatrice
         del concorso.
      
      19      Secondo la giurisprudenza, l’esperienza professionale richiesta dev’essere valutata esclusivamente alla luce delle finalità
         del concorso di cui trattasi, quali risultano dalla descrizione generale delle mansioni da svolgere (v. sentenza del Tribunale
         22 maggio 2008, causa F‑145/06, Pascual‑García/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 64).
      
      20      È vero che, nell’ambito delle sue risposte alle misure di organizzazione del procedimento, la Commissione ha indicato che
         per l’ammissione dei candidati ai concorsi EPSO/AD/116/08 e EPSO/AD/117/08, la commissione giudicatrice aveva accettato ai
         fini dell’esperienza professionale richiesta soltanto un’esperienza «professionale effettiva, normalmente basata su un contratto
         di lavoro» e che l’anno ovvero gli anni dedicati alla redazione di una tesi di dottorato non erano stati presi in considerazione,
         ad eccezione del «tempo (parziale) previsto da un contratto di lavoro, per esempio in qualità di assistente universitaria».
         Tuttavia, poiché la non ammissione della ricorrente al concorso EPSO/AD/117/08 non risulta da una decisione della commissione
         giudicatrice che accerta la sua impossibilità di soddisfare la condizione dell’esperienza professionale di almeno sedici anni,
         bensì dalla mera impossibilità di iscriversi al suddetto concorso, impossibilità pratica derivante dal sistema informatico
         attuato dall’EPSO per l’iscrizione ai concorsi in parola (citati al punto 6 della presente sentenza) e confermata e chiarita
         con lettere dell’EPSO 26 e 27 febbraio 2008, la semplice affermazione della Commissione sopra citata non è sufficiente a indurre
         il Tribunale a respingere il ricorso in quanto irricevibile per carenza di interesse ad agire.
      
      21      In primo luogo, l’affermazione della Commissione non è corredata di una dichiarazione scritta della commissione giudicatrice
         che attesta ciò che essa ha sostenuto riguardo agli anni dedicati alla redazione di una tesi di dottorato ai fini dell’esperienza
         professionale, né è accompagnata da altri mezzi di prova – ad esempio riferimenti concreti a casi simili o identici a quello
         della ricorrente, ossia a casi di candidati che si sarebbero iscritti al concorso EPSO/AD/117/08 ma la cui candidatura non
         sarebbe stata ammessa per il mancato rispetto della condizione relativa all’esperienza professionale in quanto la redazione
         di una tesi di dottorato, senza contratto di lavoro come assistente universitario, non avrebbe potuto essere presa in considerazione
         ai fini della detta esperienza. Per contro, in udienza, la ricorrente ha sostenuto (certo, senza che ciò sia stato confermato
         dalla Commissione, la quale, tuttavia, non l’ha nemmeno smentito, indicando semplicemente di poter eventualmente procedere
         a una verifica) che tra i vincitori del concorso EPSO/AD/117/08 un candidato aveva fatto valere un anno passato in una «law
         school» in Inghilterra come esperienza professionale.
      
      22      In secondo luogo, è ben vero che le commissioni giudicatrici dispongono, in linea di principio, di un potere discrezionale
         nella valutazione dell’esperienza professionale dei candidati in quanto condizione di ammissione ad un concorso, sia riguardo
         alla natura e durata di quest’ultima, sia riguardo all’attinenza più o meno stretta che essa deve presentare con le esigenze
         del posto da coprire, e che nell’ambito del suo sindacato di legittimità il giudice comunitario deve limitarsi a verificare
         che l’esercizio di tale potere non sia stato viziato da un errore manifesto (v. sentenza Pascual‑García/Commissione, cit.,
         punto 55 e giurisprudenza ivi citata). Tuttavia, anche supponendo che nella fattispecie la commissione giudicatrice si sia
         prefissata una linea di condotta secondo cui non si sarebbe dovuto considerare come esperienza professionale il tempo dedicato
         alla redazione di una tesi di dottorato, siffatta linea è stata stabilita e mantenuta automaticamente per le candidature ammissibili
         (per le quali la commissione ha dovuto esaminare la condizione relativa all’esperienza professionale) e, in ogni caso, senza
         tener conto del caso particolare della ricorrente (o, eventualmente, di altre persone cui è stato altresì impedito di iscriversi
         al concorso EPSO/AD/117/08); orbene, è probabile che l’esperienza professionale di queste ultime persone, compresa quella
         della ricorrente, presentasse peculiarità tali da indurre la commissione giudicatrice del concorso a valutare diversamente
         la condizione relativa all’esperienza professionale. Pertanto, nulla esclude che la commissione giudicatrice, se fosse stata
         a conoscenza dell’esperienza professionale della ricorrente (o di altre persone la cui iscrizione fosse stata respinta), o
         avrebbe stabilito una linea di condotta diversa, accettando la possibilità di considerare quale esperienza professionale un
         determinato periodo dedicato alla stesura della tesi senza contratto di lavoro retribuito, anche se soggetto a determinate
         condizioni (per esempio, che il periodo dedicato alla mera stesura non superi una determinata percentuale del tempo durante
         il quale, per l’elaborazione della tesi, l’interessato ha occupato un posto di lavoro retribuito quale assistente universitario
         o altro), o avrebbe ammesso deroghe in casi particolari (per esempio, per gli argomenti di tesi risultanti particolarmente
         attinenti al settore del bando di concorso).
      
      23      In terzo luogo, anche se è vero che il Tribunale, chiamato a pronunciarsi su una questione analoga, per dichiarare che era
         giusto considerare un periodo di studi di dottorato come esperienza professionale, si è espressamente riferito al fatto che
         le attività di ricerca in questione non solo erano reali ed effettive, ma anche retribuite, nulla nel ragionamento o nei termini
         della decisione del Tribunale, intervenuta in circostanze di fatto particolari, consente un’interpretazione nel senso che
         il lavoro connesso alla preparazione di un dottorato deve in ogni caso comportare anche prestazioni retribuite per essere
         qualificato come esperienza professionale e che una decisione contraria della commissione giudicatrice del concorso costituirebbe
         un errore manifesto (v. sentenza Pascual‑García/Commissione, cit., punti 57, 65 e 66).
      
      24      In quarto e ultimo luogo, dichiarare il ricorso irricevibile per carenza di interesse ad agire priverebbe la ricorrente del
         suo diritto di far esaminare dalla commissione giudicatrice – nel contesto specifico della candidatura presentata – la questione
         generale di considerare il tempo dedicato alla preparazione di un dottorato come esperienza professionale richiesta da un
         bando di concorso; ciò quando, considerato, in particolare, il potere discrezionale di cui dispone la commissione giudicatrice
         del concorso nella valutazione dell’esperienza professionale, non esiste su tale questione una giurisprudenza chiara e di
         portata generale e l’EPSO stesso, nel momento in cui la ricorrente gli ha posto la domanda, non ha potuto rispondervi e si
         è limitato ad affermare che la questione sarebbe stata decisa dalla commissione giudicatrice (v. punto 18 della presente sentenza).
      
      25      Ne consegue che il ricorso è ricevibile.
      
       Sulla domanda di annullamento
       Sull’art. 27, primo comma, dello Statuto e sulla giurisprudenza relativa al potere discrezionale e all’interesse del servizio
      26      È pacifico che le disposizioni contenute nell’art. 27, primo comma, dello Statuto, secondo cui le assunzioni debbono assicurare
         all’istituzione la collaborazione di funzionari dotati delle più alte qualità di competenza, rendimento e integrità, si fondano
         sull’obiettivo principale che ogni funzionario delle Comunità europee sia dotato di qualità di livello assai elevato.
      
      27      Vero è che l’autorità che ha il potere di nomina (in prosieguo: l’«APN») dispone di un ampio potere discrezionale per stabilire
         i criteri di idoneità ai posti da coprire e per determinare, in funzione di tali criteri e nell’interesse del servizio, le
         condizioni e le modalità d’organizzazione di un concorso (v. sentenze del Tribunale di primo grado 15 febbraio 2005, causa
         T‑256/01, Pyres/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑23 e II‑99, punto 36, e 27 settembre 2006, causa T‑420/04, Blackler/Parlamento,
         Racc. PI pagg. I‑A‑2‑185 e II‑A‑2‑943, punto 45 e giurisprudenza ivi citata). Secondo il giudice comunitario, gli artt. 4
         e 29 dello Statuto riconoscono quindi all’APN diverse possibilità di esercitare tale potere, quando sia necessario coprire
         posti vacanti in un’istituzione. Allo stesso modo, l’art. 1 dell’allegato III dello Statuto conferisce all’APN un vasto potere
         discrezionale per quanto riguarda l’organizzazione di un concorso (v. sentenza del Tribunale di primo grado 8 novembre 1990,
         causa T‑56/89, Bataille e a./Parlamento, Racc. pag. II‑597, punto 42).
      
      28      Tuttavia, l’esercizio del potere discrezionale di cui dispongono le istituzioni nell’organizzazione dei concorsi, in particolare
         per quanto riguarda la fissazione dei requisiti di ammissione delle candidature, è limitato dal requisito di compatibilità
         con le disposizioni imperative contenute nell’art. 27, primo comma, dello Statuto. Invero, «l’art. 27, primo comma, definisce
         in modo imperativo l’obiettivo di qualsiasi assunzione» (v. sentenza Bataille e a./Parlamento, cit., punto 48, e sentenza
         del Tribunale di primo grado 6 marzo 1997, cause riunite T‑40/96 e T‑55/96, de Kerros e Kohn-Bergé/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑47
         e II‑135, punto 40; queste sentenze si riferiscono anche all’art. 29, n. 1, dello Statuto).
      
      29      Per quanto riguarda, in particolare, le condizioni di ammissione a un concorso – e anche al di là dell’obbligo per l’istituzione,
         da un lato, di operare la scelta dettata dal suo ampio potere discrezionale in funzione delle esigenze connesse ai posti da
         coprire e, più in generale, dell’interesse del servizio, e, dall’altro, di dimostrare l’esistenza di un nesso sufficiente
         tra la condizione contestata e tali esigenze e interesse (v. sentenze, del Tribunale di primo grado causa T‑60/92, Noonan/Commissione,
         Racc. pag. II‑215, punto 43, e de Kerros e Kohn‑Bergé/Commissione, cit., punto 42) – è stato dichiarato che l’APN è sempre
         soggetta all’osservanza dell’art. 27, primo comma, dello Statuto e che sia le esigenze connesse ai posti da coprire, sia l’interesse
         del servizio possono essere concepiti soltanto nel pieno rispetto di questa disposizione (sentenza de Kerros e Kohn‑Bergé/Commissione,
         cit., punto 51). Pertanto, le condizioni di ammissione di ogni concorso, che risultano dalle esigenze e dall’interesse anzidetti,
         devono in ogni caso rimanere compatibili con le disposizioni dell’art. 27, primo comma, dello Statuto.
      
      30      Tuttavia, se le clausole che limitano l’iscrizione di candidati a un concorso sono tali da limitare le possibilità dell’istituzione
         di assumere i candidati migliori ai sensi dell’art. 27, primo comma, dello Statuto, da ciò non deriva, però, che ogni clausola
         che comporta una siffatta limitazione sia contraria al suddetto articolo. Invero, il potere discrezionale dell’amministrazione
         nell’ambito dell’organizzazione dei concorsi e, più in generale, l’interesse del servizio danno  all’istituzione il diritto
         di porre le condizioni che essa ritiene appropriate e che, pur limitando l’accesso dei candidati a un concorso, e quindi –
         necessariamente – il numero di candidati iscritti, non comportano tuttavia il rischio di compromettere l’obiettivo di garantire
         l’iscrizione dei candidati dotati delle più alte qualità di competenza, rendimento e integrità ai sensi dell’art. 27, primo
         comma, dello Statuto.
      
      31      Pertanto, riguardo a una condizione che richiede un’esperienza professionale di tre anni quale agente temporaneo, condizione
         che la Commissione – dando per «scontato che gli agenti temporanei possiedono le più alte qualità richieste da[ll’art. 27,
         primo comma, dello Statuto]» – ha inserito in un bando di concorso di nomina in ruolo, il Tribunale di primo grado ha accettato
         la conformità allo Statuto della detta condizione osservando, tra l’altro, che gli agenti ammessi a partecipare al procedimento
         di nomina in ruolo «hanno dimostrato (…) di meritare, grazie alle prestazioni rese nell’ambito di uno statuto temporaneo»,
         l’opportunità di essere nominati in ruolo (sentenza de Kerros e Kohn‑Bergé/Commissione, cit., punti 45 e 47). 
      
      32      Per contro, se le condizioni che limitano l’accesso dei candidati a un concorso comportano il rischio di cui al punto 30,
         ossia quello di compromettere l’obiettivo di garantire l’iscrizione dei candidati dotati delle qualità più elevate, esse sono
         ritenute contrarie all’art. 27, primo comma, dello Statuto.
      
      33      Si è così statuito, da un lato – per quanto riguarda, in particolare, l’interesse del servizio – che poiché la condizione
         di cui al punto 31 della presente sentenza, relativa a un’anzianità di servizio di tre anni, prevedeva inoltre che il periodo
         di servizio presso l’istituzione dovesse essere continuativo, tale condizione supplementare fosse evidentemente giustificata
         soltanto dalle difficoltà di ordine pratico incontrate dall’istituzione al momento dell’organizzazione dei concorsi interni,
         tenuto conto del numero elevato di agenti che avrebbero soddisfatto una semplice condizione di tre anni di anzianità di servizio,
         e che, pertanto, essa sarebbe stata incompatibile con l’art. 27, primo comma, dello Statuto e non avrebbe potuto rappresentare
         di per sé un interesse legittimo dell’istituzione (v. sentenza de Kerros e Kohn‑Bergé/Commissione, cit., punti 48‑51). Ne
         deriva che le considerazioni di carattere puramente pratico, legate alle difficoltà materiali di organizzazione e di svolgimento
         dei concorsi, non rientrano nell’interesse del servizio.
      
      34      Dall’altro, e in maniera più generale, è stato statuito che il fatto di escludere da un concorso gli agenti temporanei dell’istituzione,
         assunti al di fuori degli elenchi di riserva costituiti in esito a concorsi generali esterni, non può costituire un mezzo
         idoneo a realizzare l’obiettivo di cui all’art. 27, primo comma, dello Statuto e che ciò potrebbe altresì condurre a un risultato
         contrario alla finalità del detto articolo, ossia escludere un candidato in possesso delle stesse qualifiche o, eventualmente,
         di qualifiche migliori di quelle di altri candidati ammessi al concorso (v. sentenza Bataille e a./Parlamento, cit., punto
         48). Inoltre, l’interesse del servizio non può giustificare la decisione di un’istituzione di riservare l’accesso a un concorso
         soltanto ai propri agenti temporanei e non ai propri funzionari; ciò, tenuto conto, in particolare, del fatto che ogni procedura
         di assunzione deve portare alla nomina di funzionari dotati delle più alte qualità di competenza, di rendimento e di integrità,
         giacché nessun elemento indica che i funzionari esclusi non siano dotati di pari competenze, se non superiori, rispetto a
         quelle degli agenti temporanei interessati (v. sentenza del Tribunale di primo grado 12 novembre 1998, causa T‑294/97, Carrasco
         Benítez/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑601 e II‑1819, punto 51).
      
      35      Ne deriva che, per essere legittima, ogni clausola di ammissione a un concorso deve rispondere a una duplice condizione, la
         quale richiede, in primo luogo, che la clausola sia giustificata da esigenze connesse ai posti da coprire e, più in generale,
         dall’interesse del servizio e, in secondo luogo, che sia rispettata la finalità dell’art. 27, primo comma, dello Statuto.
         Sebbene, nella maggior parte dei casi, questi due aspetti si sovrappongano ampiamente, essi rappresentano tuttavia concetti
         distinti.
      
       Sul caso di specie
      36      Occorre innanzitutto osservare che, in realtà, la ricorrente solleva un’eccezione di illegittimità della clausola contestata
         invocando il motivo relativo alla violazione dell’art. 27, primo comma, dello Statuto a sostegno della propria domanda di
         annullamento della decisione dell’EPSO con cui non le è stato permesso di candidarsi al concorso EPSO/AD/117/08.
      
      37      È d’uopo, inoltre, formulare due osservazioni di natura generale relative all’ipotesi in cui esistano due o più concorsi (o
         più rami di uno stesso concorso) organizzati contemporaneamente e miranti a coprire posti in uno stesso settore dell’attività
         dell’Unione, con l’unica differenza fra tali concorsi (o rami di concorsi) riguardante il livello della formazione e/o dell’esperienza
         professionale richiesta nel settore e, pertanto, la categoria o il grado di entrata in servizio. Ciò è quanto ricorre, nella
         fattispecie, per i concorsi EPSO/AD/116/08, EPSO/AD/117/08 e EPSO/AST/45/08, che sono stati organizzati contemporaneamente
         per coprire posti vacanti rispettivamente di assistente (AST 4), amministratore (AD 8) e amministratore principale (AD 11)
         in seno all’OLAF, nel settore molto specifico della lotta antifrode.
      
      38      La prima osservazione riguarda, in particolare, i concorsi in un settore estremamente circoscritto dell’attività comunitaria,
         come nel caso di specie, e si articola in due parti. Da una parte, anche se è incontestabile che la possibilità per i candidati
         di accedere contemporaneamente a più concorsi (o rami di concorsi) organizzati in parallelo consentirebbe l’iscrizione di
         un numero maggiore di candidati a ciascuno di essi e, quindi, la scelta dei funzionari da assumere «fra il numero di candidati
         più ampio possibile» – necessità questa più volte riconosciuta dalla giurisprudenza (sentenza della Corte 31 marzo 1965, causa
         16/64, Rauch/Commissione, Racc. pag. 174, in particolare pag. 190; sentenze del Tribunale di primo grado 23 gennaio 2003,
         causa T‑53/00, Angioli/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑13 e II‑73, punto 50, e 8 novembre 2006, causa T‑357/04, Chetcuti/Commissione,
         Racc. PI pagg. I‑A‑2‑255 e II‑A‑2‑1323, punto 48) – tale numero, alla luce della delimitazione in ogni caso ristretta del
         settore interessato dal concorso, non potrebbe di norma essere troppo elevato. Dall’altra, se la necessità di cercare e assumere
         i candidati migliori milita necessariamente a favore di un accesso ai concorsi aperto a tutti i candidati in grado di soddisfare
         le condizioni di ammissione, ciò è ancor più vero per i concorsi in settori molto specifici dell’attività comunitaria, a causa
         del numero per definizione ridotto di persone in possesso della formazione e dell’esperienza professionale specifiche richieste
         dai bandi di concorso riguardanti tali settori.
      
      39      La seconda osservazione si fonda sulle reazioni prevedibili dei candidati riguardo alla possibilità di iscriversi contemporaneamente
         a più concorsi (o rami di concorsi) che si svolgono contestualmente. Anche se, in teoria, non è possibile fare supposizioni
         astratte sull’uso che i candidati farebbero di tale possibilità, occorre osservare che i candidati che soddisfano soltanto
         le condizioni di ammissione a un concorso che richiede meno competenze non possono avere alcun interesse a iscriversi a concorsi
         il cui livello delle competenze richieste è maggiore e non avrebbero dunque alcun motivo di farlo (in quanto non potrebbero
         aspettarsi altro che il rigetto della loro candidatura in mancanza dei requisiti richiesti), la questione può dunque porsi
         soltanto per coloro la cui formazione ed esperienza professionale si collocherebbe «al limite» dei requisiti richiesti per
         il concorso che impone le condizioni più elevate (come accade alla ricorrente nella fattispecie); orbene, questi ultimi candidati
         possono rappresentare, di norma, soltanto una percentuale esigua di tutti i candidati. È vero che, per quanto riguarda i candidati
         che, rispettando i requisiti imposti dal concorso che prevede le condizioni più elevate, rispettano anche e per definizione
         quelle di un concorso di livello inferiore, si può sostenere (e la Commissione lo ha fatto in udienza) che, in particolare
         durante una crisi economica e considerati i vantaggi di una carriera nelle istituzioni, essi abbiano interesse a presentare
         la propria candidatura anche a tale ultimo concorso, in quanto ciò aumenterebbe le loro possibilità di venire assunti presso
         le istituzioni comunitarie. Tuttavia, è altresì probabile che la maggior parte di questi candidati (in particolare quelli
         le cui competenze ed esperienza professionale si collocano nettamente al di sopra dei livelli minimi stabiliti nel bando del
         concorso meno esigente), considerato appunto il livello elevato delle competenze e dell’esperienza professionale, desideri
         candidarsi soltanto al concorso le cui condizioni di ammissione sono più difficili e i cui posti da coprire, da un lato, consentono
         di accedere al livello più elevato e, dall’altro, richiedono competenze più elevate e, infine, comportano maggiori responsabilità;
         inoltre, non è assolutamente dimostrato (per esempio con studi, statistiche, ecc.) che un numero sostanziale di questi candidati
         si iscriverebbe effettivamente al concorso di livello inferiore, che fornirebbe soltanto una prospettiva di lavoro meno consona
         al livello, che si presume più elevato, dei loro studi, della loro formazione e della loro esperienza professionale.
      
      40      Nel caso di specie, è pacifico, da un lato, che la possibilità di iscriversi contemporaneamente ai concorsi EPSO/AD/116/08,
         EPSO/AD/117/08 e EPSO/AST/45/08 avrebbe avuto come effetto l’iscrizione di un maggior numero di candidati a ciascun concorso
         e, dall’altro, di conseguenza, che la clausola contestata limiti l’accesso di potenziali candidati ai suddetti concorsi. Infatti,
         se è vero che la clausola contestata non ha per effetto immediato e diretto quello di escludere del tutto un candidato dai
         concorsi in parola, in quanto, come osservato dalla Commissione, essa lo obbliga soltanto a scegliere tra i concorsi, siffatta
         clausola impedisce comunque l’iscrizione a uno dei suddetti concorsi a un candidato in possesso, per il concorso interessato,
         delle stesse qualifiche o eventualmente di qualifiche migliori rispetto a quelle di altri candidati ammessi; ciò accade, in
         particolare, ai candidati che, in possesso dei requisiti di ammissione del concorso EPSO/AD/117/08, si sono iscritti a uno
         dei due concorsi di livello AD e non hanno potuto iscriversi all’altro, nonché a quelli che, come la ricorrente, in possesso
         delle condizioni di ammissione al concorso EPSO/AD/116/08, ma non essendo certi di soddisfare o meno le condizioni di ammissione
         del concorso EPSO/AD/117/08, si sono iscritti al primo ma non hanno potuto concorrere al secondo.
      
      41      Occorre nondimeno esaminare se il limite imposto dalla clausola contestata nel caso di specie rientri nelle ipotesi analizzate
         nel punto 30 della presente sentenza e, sotto un profilo più generale, se esso soddisfi la duplice condizione enunciata al
         punto 35 della stessa, ossia se, pur limitando l’accesso dei candidati a un concorso e, dunque, necessariamente, il numero
         dei candidati iscritti, da un lato essa sia giustificata dalle esigenze connesse ai posti da coprire e, in particolare, dall’interesse
         del servizio, e dall’altro rispetti la finalità dell’art. 27, primo comma, dello Statuto.
      
      42      La Commissione risponde in maniera affermativa a tale questione, avanzando una serie di motivi miranti in particolare a dimostrare
         che la clausola contestata è giustificata dall’interesse del servizio. In particolare, ad avviso della Commissione, la clausola
         contestata avrebbe consentito, in primo luogo, di accelerare la procedura di selezione e di assunzione, in secondo luogo,
         di favorire una concorrenza omogenea nel gruppo di candidati iscritti per ogni concorso, in terzo luogo, di evitare la sovrapposizione
         di candidati vincitori dei due concorsi di livello AD in parola, in quarto luogo, di evitare i rischi connessi alla data di
         svolgimento delle prove che avrebbero potuto svolgersi lo stesso giorno per concorsi diversi, in quinto luogo, di rispettare
         la parità tra i candidati in quanto alcuni avrebbero potuto più facilmente prendere giorni di congedo e dunque passare tutti
         i concorsi mentre altri non avrebbero potuto prendere giorni di congedo e avrebbero dovuto operare una scelta tra i concorsi
         e, in sesto luogo, di evitare ulteriori spese per l’affitto dei locali e l’acquisto di materiale, nonché spese connesse al
         costo dei quesiti, giacché questi ultimi sono preparati e trasmessi alla Commissione da consulenti esterni che li fatturerebbero
         al pezzo e a tariffe elevate.
      
      43      Il primo motivo non può essere accolto in quanto, se è vero che l’obiettivo della rapidità delle procedure di selezione e
         di assunzione può rientrare nell’interesse del servizio purché non soddisfi esigenze squisitamente organizzative (v. punto
         33 della presente sentenza), non è stato asserito, né tantomeno dimostrato, che nelle circostanze del caso di specie tale
         obiettivo non osta alla disposizione dell’art. 27, primo comma, dello Statuto, la cui imperatività è stata più volte riconosciuta
         dalla giurisprudenza; anzi, la tesi della Commissione può essere interpretata soltanto nel senso di aver concesso la priorità
         all’obiettivo della rapidità rispetto a quello dell’assunzione dei candidati in possesso delle più alte qualità ai sensi dell’art. 27,
         primo comma, dello Statuto. In ogni caso, il risparmio di tempo che la clausola contestata ha permesso di ottenere è relativamente
         limitato e non è proporzionato alla violazione dell’art. 27, primo comma, dello Statuto e alla limitazione del diritto d’accesso
         al concorso che questa stessa clausola ha comportato. In verità, a sostegno della propria tesi, la Commissione ha in particolare
         fatto osservare in udienza che un numero maggiore di candidati iscritti a ciascun concorso avrebbe avuto come conseguenza
         di prolungare la correzione dei test di preselezione per i due concorsi ai quali la ricorrente desiderava iscriversi, in particolare
         la fase in cui i candidati hanno la possibilità di contestare i voti che sono stati loro attribuiti, contestazioni in presenza
         delle quali l’istituzione è tenuta a procedere, caso per caso, alle dovute verifiche. Tuttavia, come la Commissione ha peraltro
         ammesso in udienza, la correzione dei test di preselezione è automatica e informatizzata; quanto alle affermazioni relative
         ai ritardi che deriverebbero dalle eventuali contestazioni dei risultati e dalle verifiche che tali contestazioni implicano,
         contestazioni e verifiche che sarebbero più numerose, è giocoforza constatare che siffatte affermazioni partono dalla premessa
         di un aumento sostanziale del numero di candidati per ciascun concorso, premessa che non è stata dimostrata (v. la prima constatazione
         effettuata al punto 38 della presente sentenza e le osservazioni esposte al successivo punto 39), né suffragata da alcuna
         prova fornita dalla Commissione, la quale pertanto, per sostenere la propria posizione, non è legittimata ad invocare considerazioni
         relative alla necessità di accelerare le procedure di selezione e assunzione.
      
      44      Con il secondo motivo invocato a titolo dell’interesse del servizio, la Commissione sostiene che la clausola contestata consentirebbe
         di favorire una concorrenza omogenea all’interno del gruppo di candidati iscritti per ciascun concorso, in quanto obbligherebbe
         i candidati a compiere una scelta permettendo l’organizzazione di due concorsi strettamente connessi con una concorrenza più
         equa al fine di ottenere risultati che siano anche più consoni ai profili dei posti da coprire. Siffatto motivo potrebbe essere
         compatibile con l’art. 27, primo comma, dello Statuto, in quanto la ricerca dei candidati in possesso delle più alte qualità
         di competenza, rendimento e integrità non può compiersi in abstracto, bensì alla luce dei posti da coprire; orbene, nell’ambito
         del proprio potere discrezionale in materia di concorsi l’amministrazione potrebbe essere indotta a ritenere, in particolare,
         che i candidati sovraqualificati rispetto ai posti che essi occupano non siano in grado di porre al servizio dell’istituzione
         le loro «più alte qualità» o, sotto un profilo più generale, che una procedura di concorso, per sua natura comparativa, possa
         essere concepita soltanto tra candidati con profili comparabili. A tale riguardo, tuttavia, e con riferimento a un bando di
         concorso per posti di categoria C (corrispondente a funzioni esecutive che richiedono cognizioni di livello medio inferiore
         o un’esperienza professionale di livello equivalente) che impedisce l’accesso al concorso a candidati in possesso di un diploma
         universitario, è stato statuito, tenendo conto dell’obiettivo imperativo di cui all’art. 27, primo comma, dello Statuto, che
         il possesso di un titolo universitario non può, da un lato, impedire ai suddetti candidati di svolgere le mansioni relative
         ai posti da coprire né, dall’altro, avere effetti negativi sulla qualità delle prestazioni o sul rendimento degli interessati
         (v. sentenza Noonan/Commissione, cit., punti 34 e 38‑42). Il giudice comunitario ha aggiunto, riguardo alla tesi dell’istituzione
         secondo cui se essa non avesse escluso i candidati titolari di diploma universitario gli altri avrebbero rischiato di superare
         il concorso in numero minore o anche di essere eliminati tutti, che tale argomento non poteva essere accolto, giacché esso
         non metteva affatto in dubbio la possibilità che i candidati in possesso di un diploma universitario svolgessero le future
         mansioni dei vincitori di concorso allo stesso modo degli altri candidati e soddisfacessero il criterio stabilito all’art. 27,
         primo comma, dello Statuto (v., in tal senso, sentenza Noonan/Commissione, cit., punto 36). Il giudice comunitario ha altresì
         indicato che, anche se in ogni procedura di concorso interno l’APN era tenuta a stabilire criteri di selezione in conformità
         dell’interesse del servizio, la Commissione non poteva escludere dal concorso i candidati interessati dalla condizione contestata
         con la motivazione che avrebbero migliori possibilità degli altri candidati di superarlo (v. sentenza Noonan/Commissione,
         cit., punti 36 e 37); in ogni caso, il giudice comunitario è dunque partito dalla premessa che, dal momento in cui i candidati
         soddisfano le condizioni di ammissione a un concorso, l’assenza di analogia o di comparabilità dei loro profili non costituisce
         affatto una circostanza tale da impedire che il concorso si svolga secondo le proprie finalità e esplichi la propria funzione.
      
      45      Nella fattispecie e, in particolare, alla luce della giurisprudenza citata, nessun elemento consente di dedurre che i candidati
         che soddisfacevano le condizioni di ammissione del concorso EPSO/AD/117/08 non avrebbero avuto un profilo idoneo anche per
         i posti da coprire con riferimento al concorso EPSO/AD/116/08; allo stesso modo, nulla consente di affermare che erano i candidati
         che soddisfacevano soltanto le condizioni di ammissione del concorso EPSO/AD/116/08, e non i candidati che soddisfacevano
         anche quelle del concorso EPSO/AD/117/08, quelli che avrebbero avuto necessariamente il profilo più idoneo per i posti da
         coprire con il primo dei suddetti concorsi. Inoltre, occorre rilevare che la premessa della citata sentenza Noonan/Commissione,
         come ricordata al punto precedente, vale a maggior ragione nel caso di specie, giacché i profili dei candidati che soddisfano
         le condizioni di ammissione dei concorsi EPSO/AD/117/08 e EPSO/AD/116/08 sono nell’insieme più simili tra loro che non i profili
         distinti, riguardo al possesso o meno di un titolo universitario, dal bando di concorso nella citata sentenza del Tribunale
         di primo grado, giacché soltanto la durata dell’esperienza professionale richiesta distingue i candidati che soddisfacevano
         le condizioni di ammissione dei due concorsi di cui trattasi da quelli che soddisfacevano soltanto le condizioni di ammissione
         del concorso EPSO/AD/116/08; pertanto, non si può affatto sostenere che la partecipazione di tutti i candidati potenziali
         a ciascuno di questi due concorsi (e in particolare al concorso EPSO/AD/116/08) avrebbe impedito che il concorso si svolgesse
         secondo la sua finalità, che è segnatamente di arrivare – al termine di una procedura di selezione oggettiva e comparativa
         – all’assunzione dei candidati in possesso delle più alte qualità ai sensi dell’art. 27, primo comma, dello Statuto.
      
      46      Con il terzo motivo invocato, la Commissione sostiene che la clausola contestata servirebbe a evitare la «sovrapposizione»
         di candidati che superassero contemporaneamente i due concorsi. Sebbene tale rischio di «sovrapposizione» esista, in particolare
         in quanto le stesse persone potrebbero essere iscritte sia nell’elenco di riserva del concorso EPSO/AD/117/08 sia in quello
         del concorso EPSO/AD/116/08 e, una volta che queste persone accettassero posti AD 11 del primo elenco, il secondo, per i posti
         AD 8, si troverebbe sguarnito senza che l’amministrazione abbia potuto nel frattempo soddisfare le proprie esigenze in termini
         di assunzione di funzionari AD 8, occorre osservare che siffatto rischio esiste per ogni concorso organizzato dall’EPSO, giacché
         è relativamente frequente la situazione in cui un candidato risulta iscritto contemporaneamente nell’elenco di riserva di
         diversi concorsi; orbene, in una situazione simile e al fine di evitare una possibile penuria di candidati, un maggior numero
         di candidati iscritti nell’elenco di riserva consentirebbe facilmente di attenuare tale rischio. In ogni caso, questo motivo
         invocato dalla Commissione per giustificare la clausola contestata è incompatibile con gli obiettivi di cui all’art. 27, primo
         comma, dello Statuto e non è proporzionalmente sufficiente per giustificare gli effetti provocati dalla suddetta clausola,
         in quanto è possibile trovare una soluzione alternativa, meno pregiudizievole, all’accesso ai concorsi per un impiego nelle
         istituzioni comunitarie.
      
      47      Riguardo al quarto motivo invocato relativo alle date di organizzazione delle prove, nel senso che queste ultime potrebbero
         aver luogo contemporaneamente per i diversi concorsi e un candidato sarebbe dunque convocato lo stesso giorno per sostenere
         prove di concorsi diversi, dagli atti di causa emerge che per i test di preselezione i candidati potevano scegliere la data
         a loro più congeniale, entro un lasso di tempo tra il 26 marzo e il 9 aprile 2008. Riguardo, peraltro, alle prove scritte,
         che si sono svolte lo stesso giorno, ossia il 21 ottobre 2008, ma anche alle prove orali, poiché il numero di candidati ammessi
         a tali prove era di gran lunga inferiore al numero di candidati che si erano presentati ai test di preselezione, risulta difficile
         immaginare che superare siffatto ostacolo avrebbe rappresentato per la Commissione un onere gravoso e sproporzionato sotto
         il profilo amministrativo; invero, nulla avrebbe impedito alla Commissione di prevedere date prossime ma diverse per lo svolgimento
         delle prove. In ogni caso, questo motivo non è affatto contemplato dal diritto ed essendo di natura puramente organizzativa
         non corrisponde manifestamente all’interesse del servizio (v. punto 33 della presente sentenza) e si pone in contrasto con
         l’obiettivo dell’art. 27, primo comma, dello Statuto.
      
      48      Per le stesse ragioni indicate alla fine del precedente punto, il quinto e il sesto motivo non hanno un fondamento giuridico.
         Inoltre, il primo di essi è squisitamente teorico, in quanto la Commissione non avrebbe fornito alcun elemento di prova a
         sostegno dell’affermazione secondo cui alcuni candidati non avrebbero potuto ottenere giorni di congedo ulteriori necessari
         per la partecipazione alle prove dei due concorsi cui la ricorrente desiderava presentarsi. Riguardo al motivo connesso agli
         ulteriori costi per la locazione dei locali e l’acquisto di materiale, anche se, come ha indicato la ricorrente in udienza
         senza essere contestata dalla Commissione, 1 974 candidati sono stati ammessi a partecipare al concorso EPSO/AD/116/08 e 427
         candidati sono stati ammessi al concorso EPSO/AD/117/08, questi dati numerici dimostrano e confermano che quand’anche, contrariamente
         alla prima osservazione di cui al punto 38 della presente sentenza e alle osservazioni esposte al punto 39 della medesima,
         tutti i candidati ammessi al concorso EPSO/AD/117/08 si fossero iscritti al concorso EPSO/AD/116/08 e una percentuale di candidati
         iscritti a quest’ultimo concorso (considerando – come per la ricorrente – che la loro esperienza professionale potesse essere
         ritenuta sufficiente ai fini dell’ammissione al concorso per coprire posti di grado AD 11) si fosse iscritta anche al concorso
         EPSO/AD/117/08, il costo aggiuntivo per la locazione dei locali e per l’acquisto di materiale, nonché per i quesiti complementari,
         sarebbe stato relativamente limitato; ciò implica un’osservazione identica a quella formulata per il primo motivo, ossia che
         il risparmio ottenuto non è proporzionato rispetto alla violazione dell’art. 27, primo comma, dello Statuto, né alla limitazione
         dell’accesso al concorso a causa della clausola contestata.
      
      49      Le osservazioni formulate riguardo al primo e al sesto motivo valgono a maggior ragione se, come è stato osservato in udienza
         (senza – è vero – che la Commissione abbia potuto confermarlo formalmente), i test di preselezione fossero stati dello stesso
         livello di difficoltà sia per il concorso finalizzato a coprire i posti di grado AD 8 sia per quello per i posti di grado
         AD 11, il che significa che una persona che avesse voluto partecipare ai due concorsi avrebbe potuto svolgere soltanto un
         test, che sarebbe stato valido per entrambi.
      
      50      Inoltre, e alla luce del ragionamento con cui ai punti 42‑47 della presente sentenza il Tribunale ha respinto ciascuno dei
         motivi invocati dalla Commissione, è evidente che, anche considerando tali motivi nel loro insieme, essi (dato, in particolare,
         il carattere imperativo dell’art. 27, primo comma, dello Statuto e il settore assai limitato dei concorsi in parola, vedi
         in particolare il punto 28 della presente sentenza, nonché la seconda osservazione formulata al punto 38 di quest’ultima)
         non possono comunque giustificare la clausola contestata.
      
      51      Da quanto precede emerge la fondatezza del motivo della ricorrente basato sull’incompatibilità con l’art. 27, primo comma,
         dello Statuto della clausola che vieta l’iscrizione contemporanea ai concorsi generali EPSO/AD/116/08 e EPSO/AD/117/08 per
         l’assunzione, rispettivamente, di amministratori (AD 8) e di amministratori principali (AD 11) nel settore della lotta antifrode.
      
      52      Conseguentemente, e senza necessità di pronunciarsi sull’altro motivo sollevato dalla ricorrente, occorre annullare la decisione
         dell’EPSO che applica la clausola contestata e con cui non le è stato permesso di candidarsi al concorso EPSO/AD/117/08.
      
       Sulle spese
      53      Ai sensi dell’art. 87, n. 1, del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo ottavo del titolo secondo
         del detto regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Ai sensi del n. 2 dello stesso
         articolo, per ragioni di equità, il Tribunale può decidere che una parte soccombente sia condannata solo parzialmente alle
         spese, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.
      
      54      Nella fattispecie, la Commissione è la parte soccombente. Inoltre, nelle sue conclusioni, la ricorrente ha espressamente chiesto
         che la Commissione sia condannata alle spese. Le circostanze del caso di specie non giustificano l’applicazione delle disposizioni
         dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura e occorre dunque condannare la Commissione a tutte le spese.
      
      Per questi motivi,
      IL TRIBUNALE (Prima Sezione)
      dichiara e statuisce:
      1)      La decisione dell’Ufficio europeo di selezione del personale delle Comunità europee (EPSO) con la quale alla sig.ra Di Prospero
            è stato impedito di candidarsi al concorso EPSO/AD/117/08 è annullata.
      2)      La Commissione delle Comunità europee sopporterà la totalità delle spese.
      
               Gervasoni 
            
            
                Kreppel 
            
            
                Tagaras
            
         Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 17 novembre 2009.
      
               Il cancelliere 
            
             
            
                      Il presidente
            
         
               W. Hakenberg 
            
             
            
                      S. Gervasoni
            
         
         I testi della presente decisione nonché delle decisioni dei giudici comunitari ivi citate e non ancora pubblicate nella Raccolta
            sono disponibili sul sito Internet della Corte di giustizia: www.curia.europa.eu
         
      
      * Lingua processuale: il francese.