CELEX: 52013PC0687
Language: it
Date: 2013-10-07
Title: Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di determinati fili di acciaio inossidabile originari dell'India

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		52013PC0687
		
			Proposta di REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di determinati fili di acciaio inossidabile originari dell'India /* COM/2013/0687 final - 2013/0328 (NLE) */
			
				
		
		
			
			   	RELAZIONE
1.           Contesto della proposta
·      Motivazione e obiettivi della proposta
La presente proposta riguarda l'applicazione del
regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del
30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto
di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea ("il
regolamento di base") nel procedimento antidumping relativo alle
importazioni di determinati fili di acciaio inossidabile originari dell'India.
·      Contesto generale
La presente proposta viene presentata nel quadro
dell'attuazione del regolamento di base ed è il risultato di un'inchiesta
svolta in conformità ai requisiti sostanziali e procedurali di cui al
regolamento di base.
·      Disposizioni vigenti nel settore della proposta
Il regolamento (UE) n. 418/2013 della
Commissione ha istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di
determinati fili di acciaio inossidabile originari dell'India.
·      Coerenza con altri obiettivi e politiche dell'Unione
Non pertinente.
2.           Consultazione delle parti interessate e valutazione d'impatto
·      Consultazione delle parti interessate
In conformità delle disposizioni del regolamento
di base, le parti interessate coinvolte nel procedimento hanno avuto la
possibilità di difendere i loro interessi nel corso dell'inchiesta.
·      Ricorso al parere di esperti
Non è stato necessario consultare esperti esterni.
·      Valutazione d'impatto
La presente proposta è il risultato
dell'attuazione del regolamento di base.
Il regolamento di base non prevede una valutazione
dell'impatto generale ma contiene un elenco esauriente delle condizioni da
valutare.
3.           ELEMENTI GIURIDICI DELLA PROPOSTA
·      Sintesi delle misure proposte
L'allegata proposta di regolamento del Consiglio
si basa sulle conclusioni definitive riguardanti il dumping, il pregiudizio, il
nesso di causalità e l'interesse dell'Unione. Si propone pertanto che il
Consiglio adotti l'allegata proposta di regolamento del Consiglio, da
pubblicare entro l'8 novembre 2013.
·      Base giuridica
Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio,
del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni
oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea
("regolamento di base").
·      Principio di sussidiarietà
La proposta è di competenza esclusiva dell'Unione
Europea. Pertanto, il principio di sussidiarietà non si applica.
·      Principio di proporzionalità
La proposta rispetta il principio di
proporzionalità per le seguenti ragioni:
il tipo di intervento è descritto nel già citato
regolamento di base e non consente l'adozione di decisioni a livello nazionale;
non sono necessarie indicazioni su come ridurre e
rendere commisurato all'obiettivo della proposta l'onere finanziario e
amministrativo a carico dell'Unione, dei governi nazionali, degli enti
regionali e locali, degli operatori economici e dei cittadini.
·      Scelta dello strumento
Strumento proposto: regolamento.
Altri strumenti non sarebbero adeguati per il
seguente motivo:
altri strumenti non sarebbero adeguati in quanto
il regolamento di base non prevede opzioni alternative.
4.           INCIDENZA SUL BILANCIO
Nessuna.
2013/0328 (NLE)
Proposta di
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO
che istituisce un dazio antidumping
definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito
sulle importazioni di determinati fili di acciaio inossidabile originari
dell'India
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, 
visto il regolamento (CE) n. 1225/2009
del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le
importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità
europea (“il regolamento di base”)[1],
in particolare l'articolo 9,
vista la proposta presentata dalla Commissione
europea ("la Commissione") previa consultazione del comitato
consultivo,
considerando quanto segue:
1.           PROCEDURA
1.1.        Misure provvisorie 
(1)       La Commissione ha istituito
un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di determinati fili di
acciaio inossidabile originari dell'India con il regolamento (UE)
n. 418/2013[2]
(in appresso "il regolamento provvisorio").
(2)       L'inchiesta è stata aperta in
seguito a una denuncia presentata il 28 giugno 2012 dall'Associazione
europea della siderurgia (Eurofer) ("il denunciante") per conto di
produttori dell'UE che rappresentavano più del 50% della produzione totale
dell'Unione di determinati fili di acciaio inossidabile. 
(3)       Nella parallela inchiesta
antisovvenzioni, con il regolamento (UE) n. 419/2013[3] la Commissione ha istituito un
dazio compensativo provvisorio sulle importazioni di determinati fili di
acciaio inossidabile originari dell'India, dazio che è stato successivamente
convertito in definitivo dal regolamento (UE) n. 861/2013[4]. 
1.2.        Parti interessate dall'inchiesta 
(4)       Durante la fase provvisoria
dell'inchiesta ai produttori esportatori indiani ed ai produttori dell'Unione è
stata applicata la tecnica del campionamento. Nella fase provvisoria tale
campionamento era stato inoltre previsto per gli importatori indipendenti;
tuttavia, dato che due dei tre importatori scelti per l'inserimento nel campione
non hanno fatto pervenire le loro risposte al questionario, non è stato
possibile procedere con il campionamento. Tutte le informazioni disponibili
riguardanti tutti gli importatori che hanno collaborato sono state pertanto
utilizzate per giungere a conclusioni definitive, con particolare riferimento
all'interesse dell'Unione. 
(5)       Un produttore esportatore ha
sostenuto che, giacché per determinare il pregiudizio subito dall'industria
dell'Unione non sono state utilizzate le vendite dei produttori non denuncianti,
il campione selezionato di produttori dell'Unione non potesse essere
considerato rappresentativo. Tale argomentazione è stata respinta in quanto il
campione è stato selezionato sulla base delle risposte ricevute da tutti i
produttori dell'Unione che hanno collaborato, indipendentemente dal loro
sostegno alla denuncia nella fase di accertamento della situazione, e la
selezione del campione si è basata sui volumi di produzione.
(6)       Un produttore esportatore
collegato ad un produttore dell'Unione si è opposto alla denuncia ed ha chiesto
di essere esaminato a titolo individuale, in quanto non è stato incluso nel
campione di produttori esportatori in ragione del modesto volume di
esportazioni. Neanche lo stesso produttore dell'Unione è stato incluso nel campione
dell'industria dell'Unione in ragione dei modesti volumi di produzione. La
Commissione ha concesso l'esame a titolo individuale, ma il produttore
esportatore ha ritirato la propria richiesta. 
(7)       Sette produttori esportatori
indiani non inclusi nel campione hanno chiesto di essere esaminati a titolo
individuale: due di essi hanno risposto al questionario, mentre gli altri
cinque non lo hanno fatto. Dei due che hanno risposto al questionario, uno ha
ritirato la sua richiesta di esame a titolo individuale. La Commissione ha
pertanto esaminato la richiesta di un produttore esportatore indiano non
incluso nel campione:
– KEI Industries Limited, New Delhi (KEI).
(8)       Nella fase provvisoria
nessuno dei produttori esportatori inizialmente inclusi nel campione è
risultato aver presentato informazioni sufficientemente attendibili ed è stato
pertanto applicato l'articolo 18 del regolamento di base. La Commissione ha
deciso di ampliare il campione aggiungendo tre società in base ai loro volumi
di esportazione ed alla loro volontà di collaborare, manifestata in seguito
all'apertura del procedimento. La Commissione ha di conseguenza esaminato le
risposte al questionario ed ha effettuato visite di verifica presso le sedi dei
seguenti produttori esportatori indiani:
- Garg Inox, Bahadurgarh, Haryana;
- Macro Bars and Wires, Mumbai, Maharashtra;
- Nevatia Steel & Alloys, Mumbai, Maharashtra.
(9)       Indipendentemente da quanto
precede si confermano i considerando da 4 a 7 ed il
considerando 14 del regolamento provvisorio. 
1.3.        Periodo dell'inchiesta e periodo in esame 
(10)     Come indicato al
considerando 20 del regolamento provvisorio, l'inchiesta relativa al
dumping ed al pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il
1° aprile 2011 ed il 31 marzo 2012 ("periodo dell'inchiesta"
o "PI"). L'esame delle tendenze utili per la valutazione del
pregiudizio ha riguardato il periodo tra il 1° gennaio 2009 e il
31 marzo 2012 ("periodo in esame").
1.4.        Fase successiva del procedimento
(11)     In seguito alla divulgazione
dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali è stato deciso di
istituire misure antidumping provvisorie ("divulgazione delle conclusioni
provvisorie"), diverse parti interessate, segnatamente i tre produttori
esportatori inclusi nel campione, il produttore esportatore che ha ritirato la
richiesta di esame a titolo individuale, il denunciante e 11 utilizzatori,
hanno presentato le proprie osservazioni. Sono state sentite le parti che ne
hanno fatto richiesta. La Commissione ha continuato a raccogliere le
informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni definitive. Tutte le
osservazioni ricevute sono state esaminate e, ove opportuno, prese in
considerazione. 
(12)     La Commissione ha informato le
parti interessate dei fatti e delle considerazioni principali in base ai quali
intendeva raccomandare l'istituzione di un dazio antidumping definitivo sulle
importazioni di determinati fili d'acciaio inossidabile originari dell'India e
la riscossione definitiva degli importi depositati a titolo del dazio provvisorio
("divulgazione delle conclusioni definitive"). Alle parti è stato
anche concesso un termine entro il quale presentare osservazioni sulla
divulgazione delle conclusioni definitive. Tutte le osservazioni ricevute sono
state esaminate e, ove opportuno, prese in considerazione.
(13)     A seguito delle osservazioni
ricevute in merito alla divulgazione delle conclusioni definitive la
Commissione ha informato le parti interessate delle modifiche apportate alle
conclusioni riguardo al livello di dumping di alcuni produttori esportatori.
Alle parti è stato nuovamente concesso un termine entro il quale presentare
osservazioni in merito alla ulteriore divulgazione delle conclusioni. Tutte le
osservazioni ricevute sono state esaminate e, ove opportuno, prese in
considerazione. Una parte interessata, il denunciante, ha criticato il fatto
che le conclusioni riguardo al livello di dumping di alcuni produttori
esportatori fossero state modificate in base a nuovi dati ed osservazioni
ricevute in seguito alla divulgazione delle conclusioni provvisorie e nella
fase definitiva dell'inchiesta. Ha inoltre sostenuto che i suoi diritti
procedurali non sono stati rispettati.
(14)     La Commissione ha tuttavia
ritenuto di dover prendere in considerazione le osservazioni pervenute dalle
parti interessate e, laddove queste fossero giustificate, modificare
all'occorrenza le conclusioni. In nessuno di questi casi sono stati utilizzati
nuovi dati non verificati ai fini della determinazione del dumping. Sono stati
inoltre rispettati i diritti procedurali di tutte le parti interessate, in
quanto queste ultime sono state debitamente e tempestivamente informate ed è
stata data loro la possibilità di presentare osservazioni entro le stesse
scadenze. 
2.           Prodotto in esame e prodotto simile
(15)     Come
indicato al considerando 21 del regolamento provvisorio, il prodotto in esame è
definito come filo di acciaio inossidabile contenente, in peso:
–              
una percentuale di nichel pari o superiore al 2,5
%, diverso dal filo contenente, in peso, una percentuale di nichel pari o
superiore al 28 % ma non superiore al 31 % e una percentuale di cromo pari o
superiore al 20 % ma non superiore al 22 %, 
–              
una percentuale di nichel inferiore al 2,5 %,
diverso dal filo contenente, in peso, una percentuale di cromo pari o superiore
al 13 % ma non superiore al 25 % e una percentuale di alluminio pari o
superiore al 3,5 % ma non superiore al 6 %, 
attualmente classificato ai codici
NC 7223 00 19 e 7223 00 99 e originario dell'India.
(16)     Alcuni utilizzatori hanno
espresso preoccupazioni in merito all'apparente assenza di differenziazione tra
le varie tipologie del prodotto in esame e del prodotto simile, considerato che
esiste un ampio mix di prodotti a livello di tutte le tipologie di prodotto. È
stata manifestata particolare preoccupazione circa il modo per garantire,
nell'inchiesta, un confronto equo tra tutte le tipologie del prodotto. Come
avviene nella maggior parte delle inchieste, la definizione del prodotto in
esame comprende un'ampia varietà di tipologie di prodotto che presentano
caratteristiche fisiche, tecniche e chimiche di base identiche o simili. Il
fatto che tali caratteristiche possano variare da una tipologia di prodotto ad
un'altra può effettivamente far rientrare in tale definizione un'ampia gamma di
tipologie di prodotto, come nel caso della presente inchiesta. La Commissione
ha tenuto conto delle differenze tra le tipologie di prodotto ed ha garantito
un confronto equo. A ogni tipologia del prodotto fabbricato e venduto dai
produttori esportatori indiani ed a ciascuna tipologia del prodotto fabbricato
e venduto dall'industria dell'Unione è stato assegnato un numero di controllo
del prodotto (NCP) univoco. L'assegnazione del numero è avvenuta in funzione
delle principali caratteristiche del prodotto che, in questo caso, sono: il
grado acciaio, la resistenza alla trazione, il rivestimento, la superficie, il
diametro e la forma. Le tipologie di fili esportati nell'Unione sono stati
pertanto confrontati in base all'NCP con i prodotti aventi caratteristiche identiche
o simili fabbricati e venduti dall'industria dell'Unione. Tutte queste
tipologie rientravano nella definizione del prodotto in esame e del prodotto
simile di cui all'avviso di apertura[5]
ed al regolamento provvisorio.
(17)     Una
parte ha ribadito la propria affermazione relativa alla diversità delle
categorie di prodotto "ad elevato profilo tecnico" che, a suo avviso,
non sono intercambiabili con altre tipologie del prodotto in esame, ragion per
cui andrebbero escluse dalla definizione del prodotto. In base alla
giurisprudenza, nel determinare se i prodotti siano simili tanto da rientrare
nello stesso prodotto occorre valutare se siano accomunati dalle stesse
caratteristiche tecniche e fisiche, dalle stesse destinazioni d'uso fondamentali e dallo stesso rapporto qualità-prezzo. A tale
riguardo, occorre altresì valutare l'intercambiabilità e la concorrenza tra
tali prodotti.[6] Dall'inchiesta è emerso che le tipologie del prodotto "ad elevato
profilo tecnico" cui la parte ha fatto riferimento presentano le caratteristiche
fisiche, chimiche e tecniche di base proprie degli altri prodotti oggetto
dell'inchiesta. Essi sono stati ottenuti da acciaio inossidabile, sono fili, il
processo produttivo è simile e si avvale di macchinari simili tanto che i
produttori possono passare da una variante di prodotto all'altra in base alla
domanda. Di conseguenza, sebbene le varie tipologie di fili non siano
direttamente intercambiabili e non si trovino in diretta concorrenza tra di
loro, i produttori sono in concorrenza per assicurarsi contratti che riguardano
un'ampia gamma di fili di acciaio inossidabile. Queste tipologie di prodotto
sono inoltre fabbricate e vendute sia dall'industria dell'Unione sia dai
produttori esportatori indiani in base ad un metodo di produzione simile. Ne
consegue che l'argomentazione in questione non può essere accolta.
(18)     In risposta alla divulgazione
delle conclusioni definitive, una parte ha sostenuto che l'analisi condotta
dalla Commissione per stabilire se le tipologie del prodotto "ad elevato profilo
tecnico" dovessero essere incluse nell'inchiesta era insufficiente. Tale
argomentazione è respinta. L'inchiesta ha stabilito che la tipologia del
prodotto "ad elevato profilo tecnico" rientra nella definizione del
prodotto quale indicata al succitato considerando (17). La parte sostiene, a
torto, che tutti i criteri cui fa riferimento la giurisprudenza debbano essere
contemporaneamente soddisfatti. Ciò non è esatto. Secondo la giurisprudenza[7] la Commissione dispone di un
ampio potere discrezionale nel definire il prodotto e deve basare la sua
valutazione sull'insieme dei criteri elaborati dalla Corte. Spesso, come nel
caso di specie, alcuni criteri possono far propendere in una direzione e altri
criteri in un'altra: in tali circostanze la Commissione deve effettuare una
valutazione complessiva, come è avvenuto nel caso in esame. È pertanto erronea
la tesi sostenuta da questa parte interessata, secondo cui le tipologie del
prodotto devono condividere tutte le caratteristiche per poter rientrare nella
stessa definizione del prodotto. 
(19)     Alcuni utilizzatori hanno
sostenuto che i fili di acciaio inossidabile della cosiddetta "serie
200" avrebbero dovuto essere esclusi dalla definizione del prodotto. Hanno
in particolare sostenuto che praticamente l'industria dell'Unione non fabbrica
questo tipo di prodotto. Si tratta tuttavia di una tesi infondata. In primo
luogo, il fatto che una determinata tipologia di prodotto non sia fabbricata
dall'industria dell'Unione non costituisce un motivo sufficiente per escluderla
dall'ambito dell'inchiesta qualora il processo di produzione sia tale da
consentire ai produttori dell'Unione di iniziare a fabbricare la tipologia del
prodotto in questione. In secondo luogo, come per il caso dei fili "ad
elevato profilo tecnico", è stato rilevato che queste tipologie del
prodotto in esame presentano caratteristiche fisiche, chimiche e tecniche di
base identiche o simili ad altre tipologie del prodotto simile fabbricato e
venduto dall'industria dell'Unione. Ne consegue che l'argomentazione in
questione non può essere accolta.
(20)     Tali utilizzatori hanno in
subordine sostenuto che nella definizione del prodotto in esame debba essere
inclusa la vergella. Quest'ultima è la materia prima impiegata nella
fabbricazione del prodotto in esame, ma può essere usata anche per la
fabbricazione di prodotti diversi, quali elementi di fissaggio e chiodi.
Pertanto, contrariamente al prodotto in esame, la vergella non costituisce un
prodotto finito in acciaio. Essa può, mediante il processo di formatura a
freddo, essere trasformata, tra l'altro, nel prodotto in esame o nel prodotto
simile. Per questo motivo la vergella non può essere inclusa nella definizione
del prodotto ai sensi del regolamento di base.
(21)     Visto quanto precede, si
conferma la definizione del prodotto in esame e del prodotto simile di cui ai
considerando da 21 a 24 del regolamento provvisorio. 
3.           DUMPING
3.1.        Introduzione
(22)     Dalle visite di verifica
effettuate presso le sedi dei tre produttori esportatori indiani in origine
inclusi nel campione e dall'esame successivo delle informazioni raccolte è
emerso che queste società avevano fornito alcune informazioni che non potevano
considerarsi attendibili. La Commissione ha proceduto con l'inchiesta
esaminando tutte le informazioni presentate in seguito alla divulgazione delle
conclusioni provvisorie e nelle successive audizioni.
(23)     Come indicato al considerando
26 del regolamento provvisorio, nel caso di un produttore esportatore la
Commissione aveva rilevato che i costi indicati nella risposta al questionario
non trovavano riscontro nei costi riportati nel sistema di contabilità interna
della società. La società aveva sostenuto che il mancato riscontro era dovuto
ad errori di registrazione ed a differenze nel metodo di valutazione delle
scorte tra il sistema di contabilità interna ed i dati pubblicati nei conti
annuali.
(24)     Come indicato al considerando
28 del regolamento provvisorio, sebbene i dati presenti nel sistema di
contabilità interna fossero coerenti con i rendiconti finanziari sottoposti a
revisione a livello di società, non è stato possibile stabilire una relazione
tra i dati presenti nel sistema di contabilità interna relativo al reparto cavi
e le tabelle dei costi che la società aveva preparato specificamente per la risposta
al questionario dell'inchiesta. Per questo motivo, a norma dell'articolo 18 del
regolamento di base, si è ritenuto opportuno utilizzare le informazioni
presenti nel sistema di contabilità interna ai fini dell'inchiesta antidumping.

(25)     Per tale motivo la Commissione
ha provvisoriamente rettificato i dati relativi ai costi forniti dal produttore
esportatore nella risposta al questionario utilizzando i dati disponibili nel
sistema di contabilità interna.
(26)     Come rilevato al considerando
27 del regolamento provvisorio, il produttore esportatore ha affermato che i
dati del sistema di contabilità interna non erano attendibili e non dovevano
essere utilizzati ai fini dell'inchiesta. La società ha fatto notare diversi
errori e problemi concettuali relativamente alle cifre interne sulle quali la
Commissione aveva fondato la sua rettifica dei costi, ed ha sostenuto che la
Commissione avrebbe dovuto basare la propria analisi sui costi indicati nella
risposta al questionario. Inoltre, in una fase successiva all'istituzione delle
misure provvisorie, la società ha presentato un raffronto tra i costi interni
relativi al reparto in esame e quelli indicati nella risposta al questionario.
Su tale base ed alla luce degli elementi di prova raccolti durante il sopralluogo,
alcuni costi di produzione, in origine dichiarati dalla società nella sua
risposta al questionario, hanno potuto essere accolti. 
(27)     In base agli elementi di prova
a disposizione non si è tuttavia potuto considerare attendibile, ai fini
dell'inchiesta, la ripartizione di alcuni costi, come le spese generali e gli
oneri finanziari, indicati dalla società nella sua risposta al questionario. La
Commissione ha ritenuto che tali costi avrebbero dovuto essere ripartiti in
base al volume d'affari totale della società ed al costo delle merci vendute,
conformemente all'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base. Visto
quanto precede, è stato possibile accogliere la maggior parte dei costi
indicati nella risposta al questionario e la ripartizione del volume d'affari è
stata accettata dalla società nella fase definitiva dell'inchiesta. Il livello
del margine di dumping è diminuito a seguito di una revisione dei costi di
imballaggio e di alcune spese generali. Si ritiene quindi che, per stabilire il
margine di dumping di questo produttore esportatore, l'articolo 18 del
regolamento di base non vada più applicato. 
(28)     Come indicato al considerando
30 del regolamento provvisorio, nel caso di un secondo produttore esportatore
la Commissione ha rilevato che i dati relativi agli acquisti ed al consumo di
materie prime indicati nella risposta al questionario non erano suffragati dai
dati presenti nel sistema del produttore per la gestione degli inventari. In
particolare sono emerse differenze tra le due fonti nella distribuzione dei
gradi d'acciaio. La Commissione ha stabilito che il grado d'acciaio è un
fattore determinante per stabilire il costo del prodotto finito e che eventuali
informazioni inattendibili relative al grado di acciaio potrebbero alterare
notevolmente il calcolo dei costi e dei prezzi di vendita delle singole
tipologie di prodotto, potendo risultare quindi fuorvianti, ed ha in diverse
occasioni informato il produttore esportatore di questa considerazione
essenziale.
(29)     Come indicato al considerando 31
del regolamento provvisorio, il produttore esportatore ha affermato tuttavia
che gli archivi informatici contenenti i dati sugli acquisti di materia prima
raccolti dalla Commissione durante la visita di verifica erano incompleti,
perché altre unità dell'azienda avevano effettuato acquisti ulteriori non
riportati e quindi non registrati negli archivi informatici raccolti durante la
visita di verifica ed esaminati dalla Commissione. Il produttore esportatore ha
inoltre affermato che le differenze rilevate nelle quantità d'acciaio presenti
in ogni singolo grado si dovevano al fatto che alcuni gradi d'acciaio erano
parzialmente coincidenti e che alcune fasi del processo produttivo non
permettevano una tracciabilità a livello dei singoli gradi d'acciaio.
(30)     Al considerando 32 del
regolamento provvisorio la Commissione ha tuttavia osservato che tali
dichiarazioni da parte della società a proposito degli ulteriori acquisti di
materia prima non erano state comprovate e non erano ad ogni modo sufficienti a
spiegare le differenze rilevate a livello dei singoli gradi d'acciaio. La
Commissione anche ha osservato che, secondo la società, non era possibile
garantire una tracciabilità precisa in base ai singoli gradi d'acciaio in tutte
le fasi del processo produttivo. Quest'affermazione ha ulteriormente
pregiudicato l'attendibilità del sistema di resoconto dei gradi d'acciaio nel
suo complesso. Per questi motivi le informazioni sui gradi d'acciaio sono state
provvisoriamente considerate fuorvianti.
(31)     Al considerando 33 del
regolamento provvisorio la Commissione ha ritenuto che la distribuzione della
materia prima in base ai gradi d'acciaio che era stata comunicata non fosse
attendibile e andasse quindi provvisoriamente disattesa e che le conclusioni
dovessero basarsi sui dati disponibili, a norma dell'articolo 18 del
regolamento di base. Data l'inattendibilità del sistema di resoconto nel suo
complesso, non è stato possibile utilizzare i gradi d'acciaio riferiti per
formulare conclusioni. Per questo motivo, al fine di calcolare un margine
complessivo di dumping per tutti i prodotti è stato utilizzato il consumo
totale di tutte le materie prime considerate nel loro complesso, senza tener
conto della distribuzione in base ai gradi acciaio. 
(32)     A seguito della pubblicazione
delle conclusioni provvisorie, la società ha contestato in termini generali
questa impostazione provvisoria, ma ha continuato a non essere in grado di
offrire una corrispondenza univoca a livello di NCP. In una fase successiva
dell'inchiesta la società ha tuttavia presentato un livello di corrispondenza
sufficiente, ottenuto raggruppando le materie prime nelle principali serie di
gradi di acciaio inossidabile in funzione della loro composizione chimica
(serie 200, 300 e 400 nella classificazione AISI). La società ha inoltre
presentato una modalità di raggruppamento alternativa, nella quale è stato
inserito l'uso finale quale ulteriore fattore di raggruppamento. Tuttavia,
poiché l'uso finale non può essere verificato, la Commissione ha ricalcolato il
margine di dumping in base ai gradi di acciaio raggruppati in funzione della
composizione chimica espressa nelle serie di gradi di acciaio (serie 200, 300 e
400 nella classificazione AISI). Le serie di gradi di acciaio sono un criterio
di uso generale, obiettivo e verificabile, mentre per questa società l’utilizzo
dell'NCP non consente di ottenere una piena corrispondenza e non potrebbe
pertanto garantire un confronto equo in base a dati attendibili a termini del
regolamento di base. 
(33)     Poiché le informazioni
supplementari presentate dalla società non hanno tuttavia consentito di
confrontare i dati al livello di dettaglio richiesto per l'inchiesta, si
conferma la conclusione provvisoria per cui i sistemi di tracciabilità attuati
dalla società non sono sufficientemente attendibili e si applica pertanto
l'articolo 18 del regolamento di base ai fini del calcolo definitivo dei costi
di produzione e del margine di dumping, che si basa quindi sull'impostazione di
cui al considerando precedente.
(34)     Come indicato al considerando
34 del regolamento provvisorio, nel caso del terzo produttore esportatore,
durante la visita di verifica la Commissione aveva rilevato che i flussi di
materie prime indicati nella risposta al questionario non erano coerenti con i
dati presenti nel sistema di contabilità del produttore. Erano infatti emerse
differenze tra le due fonti sulla distribuzione in base ai gradi d'acciaio. 
(35)     Come indicato al considerano
35 del regolamento provvisorio, il produttore esportatore, pur ammettendo
alcuni errori nella sua risposta al questionario, aveva affermato che le
differenze nelle quantità complessive di materia prima potevano essere
riconciliate prendendo in considerazione le variazioni delle scorte. Tuttavia,
la società aveva anche affermato che una riconciliazione precisa, a livello dei
singoli gradi d'acciaio, era resa impossibile dalla parziale coincidenza degli
stessi. Nelle osservazioni presentate in seguito alle conclusioni provvisorie,
essa ha anche affermato che occasionalmente il grado di acciaio indicato nella
fattura di vendita non corrisponde all'effettivo grado di acciaio esportato. La
società ha inoltre sostenuto che i gradi d'acciaio non sono utilizzati in modo
preciso nell'industria dell'acciaio inossidabile, ma al contrario si verificano
variazioni tra le composizioni chimiche dei gradi d'acciaio pubblicate ed i
prodotti veri e propri. La società ha sostenuto che, tenendo conto di tali
spiegazioni, le discrepanze individuate dalla Commissione avrebbero riguardato
solo una minima parte delle proprie esportazioni.
(36)     Ha inoltre ritenuto che la
quantità di discrepanze rilevate non potesse giustificarsi con imprecisioni
occasionali. Le argomentazioni avanzate hanno anzi contribuito a pregiudicare
l'attendibilità dell'intero sistema di resoconto dei gradi d'acciaio impiegato
dalla società, soprattutto in considerazione del carattere fondamentale dei
gradi d'acciaio nel determinare il costo del prodotto finito.
(37)     In una fase successiva
dell'inchiesta la società ha tuttavia sostenuto che, se la Commissione non
avesse accolto i gradi di acciaio inizialmente comunicati dalla società,
sarebbe stato possibile ottenere un risultato più accurato se la Commissione
stessa avesse raggruppato solamente i gradi di acciaio specifici tra i quali
erano state individuate delle discrepanze, invece di raggruppare tutti gli NCP,
come era avvenuto in fase provvisoria o, in alternativa, se avesse raggruppato
i gradi di acciaio in funzione della composizione chimica espressa nelle serie
di gradi di acciaio (serie 200, 300 e 400 nella classificazione AISI). La
società ha inoltre presentato un altro metodo di ulteriore raggruppamento dei
gradi di acciaio in sottogruppi nell'ambito della serie 300.
(38)     La Commissione ha pertanto
ricalcolato il margine di dumping in base ai gruppi di acciaio inossidabile
stabiliti in funzione della composizione chimica, espressa nelle serie di gradi
di acciaio (serie 200, 300 e 400 nella classificazione AISI), in modo da
seguire lo stesso metodo di cui al precedente considerando 30. Le serie di
gradi di acciaio sono un criterio di uso generale, obiettivo e verificabile,
mentre per questa società l’utilizzo dell'NCP non consente di ottenere una
piena corrispondenza e non potrebbe pertanto garantire un confronto equo in
base a dati attendibili a termini del regolamento di base. 
(39)     Poiché le informazioni
supplementari presentate dalla società non hanno tuttavia consentito di
confrontare i dati al livello di dettaglio necessario per l'inchiesta, si
conferma la conclusione provvisoria per cui i sistemi di tracciabilità attuati
dalla società non sono sufficientemente attendibili e si applica pertanto
l'articolo 18 del regolamento di base ai fini del calcolo definitivo dei costi
di produzione e del margine di dumping, che si basa quindi sull'impostazione di
cui al considerando precedente.
(40)     Il denunciante ha sostenuto
che il raggruppamento del prodotto in esame in gradi di acciaio ha impedito
alla Commissione di effettuare una corretta analisi della redditività per
determinare i valori normali per ciascun NCP. 
(41)     La Commissione effettua la sua
analisi ad un livello compatibile con i sistemi di contabilità interna dei
produttori esportatori e dei produttori dell'Unione, che consente di comprovare
le cifre comunicate. L’obiezione è pertanto respinta. 
(42)     In assenza di altre
osservazioni, si confermano i considerando 37 e 38 del regolamento provvisorio.

3.2.        Valore
normale
(43)     Nel caso di un produttore
esportatore cui si applica l'articolo 18 del regolamento di base, la
determinazione del valore normale è stata riveduta in seguito al riesame del
suo costo di produzione. Nella fase definitiva il costo di produzione è stato
determinato in base ai costi di produzione comunicati, cui sono state aggiunte
le spese generali, amministrative e di vendita, al lordo degli oneri
finanziari, attraverso un metodo di ripartizione consentito a norma
dell'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento di base. 
(44)     Nel caso dei tre produttori
esportatori recentemente inclusi nel campione e del produttore esportatore che
ha ottenuto di essere esaminato a titolo individuale, i volumi delle vendite
sul mercato interno si sono rivelati nel complesso rappresentativi, in quanto
costituivano almeno il 5% del volume totale delle rispettive esportazioni del
prodotto in esame verso l'Unione. La stessa valutazione di rappresentatività è
stata inoltre effettuata per ciascuna tipologia di prodotto venduta dai
produttori recentemente inclusi nel campione sul loro mercato interno,
risultata comparabile alle tipologie di prodotto esportate verso l'Unione,
conformemente all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento di base. 
(45)     Calcolando la proporzione di
vendite remunerative effettuate sul mercato interno a clienti indipendenti
durante il PI la Commissione ha inoltre esaminato se le vendite sul mercato
interno di ciascun produttore esportatore recentemente incluso nel campione e
del produttore esportatore cui è stato concesso di essere esaminato a titolo
individuale potessero essere considerate come eseguite nell'ambito di normali
operazioni commerciali, a norma dell'articolo 2, paragrafo 4, del regolamento
di base. 
(46)     Nel caso di uno dei produttori
esportatori recentemente inclusi nel campione, la ripartizione dei costi
inizialmente presentata dalla società è stata giudicata inadeguata in quanto
effettuata senza tener conto dello spessore dei fili, che costituisce un
importante fattore di costo. Il metodo di imputazione dei costi è stato
rettificato con il consenso della società.
(47)     Nel caso di un secondo
produttore esportatore recentemente incluso nel campione è stato rettificato un
errore materiale nella determinazione del margine di dumping. Il produttore ha
inoltre chiesto alla Commissione di apportare ulteriori rettifiche all'analisi
della redditività ed ai prezzi. Tali argomentazioni non state ritenute
giustificate.
(48)     Nel caso del produttore
esportatore cui è stato concesso di essere esaminato a titolo individuale è
stato corretto un errore materiale nei calcoli. Lo stesso produttore
esportatore ha presentato ulteriori argomentazioni in merito alla
determinazione, da parte della Commissione, del livello delle spese generali,
amministrative e di vendita e dei costi di trasporto interno ed ha chiesto un
adeguamento per tener conto delle differenze fisiche del prodotto in esame tra
il mercato interno e quello per l'esportazione. Tali adeguamenti richiesti dal
produttore esportatore sono stati respinti in quanto i calcoli sono stati
effettuati in base ai dati relativi ai costi presentati dalla società, che
erano stati controllati durante la visita di verifica, e in quanto
l'argomentazione relativa alle differenze fisiche non risultava corroborata da
alcun elemento di prova. 
(49)     Si conferma pertanto il metodo
impiegato per determinare il valore normale di cui ai considerando da 39 a 48
del regolamento provvisorio, metodo che è stato applicato ai tre produttori
esportatori recentemente inclusi nel campione ed al produttore esportatore cui
è stato concesso di essere esaminato a titolo individuale. 
3.3.        Prezzo
all'esportazione
(50)     In base alle affermazioni di
un produttore esportatore sono stati rettificati alcuni errori materiali che lo
riguardavano dovuti all'utilizzo occasionale di un tasso di cambio errato ed
alla erronea inclusione di alcune vendite infragruppo nel calcolo del dumping. 
(51)     Nel caso di un secondo
produttore esportatore, nel calcolo del dumping sono state incluse le vendite
effettuate attraverso una società collegata nell'Unione.
(52)     Un produttore esportatore
recentemente incluso nel campione ha sostenuto che ai prezzi all'esportazione
dovessero essere aggiunti i benefici ricevuti a titolo dei regimi di
sovvenzione DEPB e DDS. 
(53)     Un altro produttore
esportatore recentemente incluso nel campione ha dichiarato di aver ricevuto
benefici a titolo del regime di sovvenzioni DDS tramite la concessione di
prezzi negativi, fattore che ha aumentato artificialmente i prezzi
all'esportazione. 
(54)     Per entrambe le società la
Commissione ha analizzato l'andamento dei prezzi sul mercato dell'Unione ed è
giunta alle sue conclusioni, che risultano dall'applicazione dell'articolo 2,
paragrafo 8, del regolamento di base e non richiedono pertanto un ulteriore
adeguamento. L'argomentazione della prima società è stata pertanto respinta ed
il beneficio in termini di prezzi negativi riferito dalla seconda società è
stato ignorato. 
(55)     Un produttore esportatore
recentemente incluso nel campione ha sostenuto che i suoi prezzi
all'esportazione avrebbero dovuto essere corretti verso l'alto per allinearli
ai prezzi da esso praticati sul mercato interno, dal momento che le vendite su
tale mercato avevano avuto luogo con un proprio marchio, beneficiando in tal
modo di prezzi più elevati. La società non ha tuttavia potuto dimostrare che le
fatture per cui aveva presentato la richiesta si riferissero effettivamente
alle vendite di prodotti con il proprio marchio e tale richiesta è stata
pertanto respinta. 
(56)     In assenza di altre
osservazioni, si confermano i considerando da 50 a 52 del regolamento
provvisorio. 
3.4.        Confronto
(57)     Un produttore esportatore ha
sostenuto che, poiché per il calcolo dei suoi costi di produzione sono stati
raggruppati tutti i differenti NCP, i prezzi all'esportazione avrebbero dovuto
essere trattati allo stesso modo e, ai fini del raffronto con il valore normale,
avrebbe dovuto essere impiegato un unico prezzo all'esportazione. 
(58)     Nella sua inchiesta la
Commissione intendeva ottenere dati relativi ai costi ed ai prezzi
all'esportazione in base all'NCP, ma non è riuscita ad avere dalla società
interessata i riscontri necessari che avrebbero consentito di individuare costi
di produzione attendibili in base all'NCP. Dall'inchiesta non è tuttavia emersa
alcuna anomalia nei livelli dei prezzi all'esportazione riferiti per ciascun
NCP e non sarebbe stato pertanto opportuno applicare l'articolo 18 del
regolamento di base alla determinazione dei prezzi all'esportazione effettivi.
Poiché la Commissione non ritiene che, ai fini di un equo raffronto, sia
opportuno ridurre il livello di dettaglio dei prezzi comunicati rispetto agli
standard dell'inchiesta, l'argomentazione è stata respinta. 
(59)     In assenza di altre
osservazioni, si confermano i considerando da 53 a 55 del regolamento
provvisorio.
3.5.        Margini
di dumping 
(60)     In applicazione dell'articolo
2, paragrafi 11 e 12, del regolamento di base, per ogni società inclusa nel
campione la media ponderata del valore normale stabilito per il prodotto simile
è stata messa a confronto con la media ponderata del prezzo all'esportazione
del prodotto in esame. 
(61)     Secondo le disposizioni di cui
all'articolo 9, paragrafo 6, del regolamento di base, e data l'applicazione
dell'articolo 18 del regolamento di base a due dei tre produttori esportatori
in origine inclusi nel campione, il margine di dumping dei produttori esportatori
che hanno collaborato non inclusi nel campione viene determinato in base al
margine di dumping medio del produttore esportatore in origine incluso nel
campione, cui non è più applicato l'articolo 18 del regolamento di base, e
delle due società recentemente incluse nel campione con margini di dumping
superiori ai limiti di irrilevanza. In base a quanto precede il margine di
dumping calcolato per le società che hanno collaborato non incluse nel campione
è stato fissato all'8,4 %.
(62)     Per quanto riguarda tutti gli altri produttori esportatori in
India, la Commissione ha per prima cosa stabilito il grado di collaborazione. A
tal fine ha messo a confronto il totale delle esportazioni indicate nelle
risposte al questionario per il campionamento e il totale delle importazioni
dall'India ricavabile dalle statistiche Eurostat sulle importazioni. Dato
l'elevato livello di collaborazione, il margine di dumping residuo è stato
fissato allo stesso livello del margine di dumping più
alto stabilito per i produttori esportatori inclusi nel campione. In base a quanto precede il livello di dumping a
livello nazionale è stato fissato al 16,2 %.
(63)     Date tali premesse, la media
ponderata dei margini di dumping, espressa come percentuale del prezzo CIF
franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto, è la seguente: 
 Società || Margine di dumping definitivo 
 GARG Inox || 11,8% 
 KEI Industries || 7,7% 
 Macro Bars and Wires || 0,0 % 
 Nevatia Steel & Alloys || 4,1 % 
 Raajratna Metal Industries || 16,2 % 
 Gruppo Venus || 11,6 % 
 Viraj Profiles || 6,8 % 
 Società che hanno collaborato non incluse nel campione || 8,4 % 
 Tutte le altre società || 16,2 % 
4.           Industria dell'Unione
4.1.        Industria
dell'Unione 
(64)     Alcuni utilizzatori hanno
espresso dubbi circa il numero dei produttori dell'Unione indicato al considerando
63 del regolamento provvisorio. A loro avviso la valutazione del numero dei
produttori risulta errata e in realtà sul mercato dell'Unione sarebbe presente
un minor numero di produttori. 
(65)     La Commissione sostiene che
l'affermazione di cui sopra non è stata corroborata da alcun elemento di prova.
Nel corso dell'accertamento della situazione, nonché durante l'inchiesta, la
Commissione ha verificato il numero di produttori dell'Unione indicato nella
denuncia. A tale effetto la Commissione ha contattato tutti i 27 produttori
noti dell'UE. L'inchiesta ha confermato che, durante il PI, i 27 produttori
dell'Unione hanno fabbricato il prodotto simile. L'affermazione viene pertanto
respinta e si conferma il considerando 63 del regolamento provvisorio. 
4.2.        Produzione
dell'Unione e campionamento dei produttori dell'Unione
(66)     In assenza di osservazioni, si
confermano i considerando da 64 a 67 del regolamento provvisorio. 
5.           PREGIUDIZIO
5.1.        Consumo
dell'Unione 
(67)     Alcuni utilizzatori hanno
affermato che le analisi del pregiudizio avrebbero dovuto ignorare i dati
relativi al 2009, visti gli effetti distorsivi prodotti dalla crisi finanziaria
di quell'anno, in particolare sul consumo dell'Unione. Tuttavia, anche
escludendo il 2009 dall'analisi, si confermerebbe comunque un'evoluzione
positiva dei consumi (+5%), indice questo di un miglioramento delle condizioni
di mercato. Gli effetti negativi della crisi finanziaria sono, tra l'altro,
riconosciuti nel considerando 68 del regolamento provvisorio. In mancanza
di altre osservazioni tale considerando viene confermato. 
5.2.        Importazioni
nell'Unione provenienti dal paese interessato 
(68)     Il margine di dumping
stabilito per la società Macro Bars and Wires è inferiore al limite di
irrilevanza di cui all'articolo 9, paragrafo 3, del regolamento di base. Si
ritiene pertanto che, nel corso del periodo dell'inchiesta, questo produttore
esportatore non sia ricorso a pratiche di dumping ai sensi dell'articolo 1,
paragrafo 2, del regolamento di base. I volumi delle importazioni di tale
produttore esportatore sono stati quindi esclusi dal volume di esportazioni
oggetto di dumping provenienti dall'India determinato in via provvisoria. Un
produttore esportatore, vale a dire il gruppo Venus, ha osservato che alcune
operazioni sono state erroneamente conteggiate due volte. La Commissione ha
concordato con il produttore esportatore ed ha rettificato il volume
complessivo delle importazioni oggetto di dumping, sopprimendo tali operazioni.
(69)     Il volume, la quota di mercato
e il prezzo medio delle importazioni oggetto di dumping sono stati rivisti di
conseguenza.
(70)     Volume e quota di mercato
delle importazioni oggetto di dumping:
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Volume || 15 826 || 27 291 || 34 494 || 33 252 
 Indice (2009=100) || 100 || 172 || 218 || 210 
 Quota di mercato || 12,0 % || 14,6 % || 17,6 % || 16,9 % 
 Indice (2009=100) || 100 || 121 || 146 || 140 
 Fonte: Eurostat e risposte al questionario. 
(71)     Durante il PI la società Macro
Bars and Wires ha esportato quantitativi limitati del prodotto in esame e anche
le operazioni del gruppo Venus (cui si è fatto in precedenza riferimento) hanno
riguardato quantitativi limitati. Di conseguenza lo scomputo di tali
importazioni dal volume totale delle importazioni oggetto di dumping
provenienti dall'India non determina modifiche significative a livello delle
tendenze di cui ai considerando 69 e 71 del regolamento provvisorio, che
vengono pertanto confermati.
(72)     Prezzo medio delle
importazioni oggetto di dumping:
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Prezzo medio || 2380 || 2811 || 3259 || 3207 
 Indice (2009=100) || 100 || 118 || 137 || 135 
 Fonte: Eurostat e risposte al questionario 
(73)     L'adeguamento del volume delle
importazioni oggetto di dumping non determina modifiche significative dei
prezzi medi delle importazioni indiane oggetto di dumping o del calcolo del
margine di sottoquotazione. La media ponderata del margine di sottoquotazione è
pari al 15%, il che conferma le conclusioni del regolamento provvisorio. 
(74)     Un produttore esportatore
indiano ha sostenuto che i prezzi di vendita dell'Unione apparivano fortemente
inverosimili e suscettibili di essere distorti. Si sottolinea tuttavia che i
prezzi applicati nei calcoli della sottoquotazione sono risultati dalle
informazioni raccolte e verificate durante i sopralluoghi presso le sedi dei
produttori dell'Unione inclusi nel campione.
(75)     Si confermano le conclusioni
tratte dai risultati di cui ai considerando da 75 a 77 del
regolamento provvisorio. 
5.3.        Situazione
economica dell'industria dell'Unione
(76)     Alcune
parti hanno sostenuto che i risultati ottenuti dall'industria dell'Unione
avrebbero dovuto essere considerati ragionevolmente positivi nel contesto della
crisi economica mondiale e che, ad esclusione di un indicatore di pregiudizio,
ossia la quota di mercato, tutti gli altri indicatori non lasciavano intendere
l'esistenza di un pregiudizio. 
(77)     Una
parte ha sostenuto che i prezzi medi di vendita dell'industria dell'Unione
avevano registrato un incremento del 34% circa, molto superiore a quello dei
costi di produzione, aumentati nello stesso periodo del 13%. A questo proposito
va rilevato che all'inizio del periodo in esame, vale a dire nel 2009,
l'industria dell'Unione effettuava le sue vendite a un prezzo inferiore al
costo di produzione e solo a partire dal 2011 è riuscita a realizzare vendite
al di sopra di tale costo. 
(78)     L'inchiesta ha dimostrato che,
sebbene alcuni indicatori di pregiudizio, come i volumi di produzione e la
capacità di utilizzazione degli impianti, abbiano seguito una tendenza
positiva, o siano rimasti stabili (come l'occupazione), nel periodo in esame
una serie di altri indicatori relativi alla situazione finanziaria
dell'industria dell'Unione, vale a dire la redditività, il flusso di cassa, gli
investimenti e la redditività del capitale investito, non hanno registrato un
andamento soddisfacente. L'indicatore relativo agli investimenti, dopo un
miglioramento nel 2010, è diminuito nel 2011 e durante il PI, attestandosi al
di sotto del livello del 2009. La redditività del capitale investito, pur
essendo aumentata dal 2009 al 2011 fino a raggiungere il 6,7%, è poi calata di
nuovo allo 0,8% durante il PI. Analogamente, al miglioramento degli indicatori
relativi alla redditività ed al flusso di cassa fino al 2011 è subentrato un
nuovo peggioramento nel corso del PI. Si può pertanto concludere che il miglioramento
della situazione dell'industria dell'Unione sia iniziato dopo il 2009, ma il
recupero è stato poi rallentato dalle importazioni oggetto di dumping
provenienti dall'India. 
(79)     Su richiesta di una parte
interessata si conferma che il livello delle scorte di cui al considerando 100
del regolamento provvisorio riguardava l'attività delle società dell'Unione
incluse nel campione.
(80)     L'industria dell'Unione ha
sostenuto che il margine di profitto di riferimento, fissato al 5% nella fase
provvisoria del procedimento, è troppo basso. Tale parte non ha però
sufficientemente dimostrato la fondatezza della sua obiezione. Il
considerando 95 del regolamento provvisorio illustra i motivi alla base
della scelta di questo margine di profitto e dall'inchiesta non sono emerse
ragioni per modificarlo. Il margine di profitto di riferimento del 5% è perciò
mantenuto ai fini delle conclusioni definitive.
(81)     Un produttore esportatore ha
sostenuto che le difficoltà dell'industria dell'Unione sono in gran parte dovute
a problemi strutturali e che, di conseguenza, il margine di profitto di
riferimento del 5% non era realistico. 
(82)     Si ricorda che, secondo la
giurisprudenza[8],
le istituzioni devono stabilire il margine di profitto su cui l'industria
dell'Unione potrebbe ragionevolmente contare in normali condizioni di
concorrenza, in assenza delle importazioni oggetto di dumping. Nel 2007 il
margine di profitto era pari al 3,7%; dal 2008, a causa della crisi economica e
finanziaria, il margine è diventato negativo. Secondo la denuncia, che ha
trovato conferma nell'inchiesta, le importazioni oggetto di dumping hanno
iniziato ad affluire sul mercato dell'Unione nel 2007, quando il volume delle
importazioni è aumentato passando da 17 727 tonnellate del 2006 a 24 811
tonnellate. Non è stato pertanto possibile determinare il margine di profitto
di riferimento basandosi sull'utile su cui i produttori dell'Unione che
fabbricavano il prodotto simile avrebbero potuto ragionevolmente contare. Di
conseguenza, come illustrato al considerando 95 del regolamento provvisorio, la
Commissione ha ritenuto opportuno utilizzare il margine di profitto del
5 % in base agli utili effettivi osservati in altre parti del settore
siderurgico che non risultano essere state colpite da importazioni oggetto di
dumping e di sovvenzioni, come è stato fatto in occasione di altre inchieste
recenti su prodotti analoghi nello stesso settore.[9] Va inoltre osservato che il
margine di profitto del 3,7 % registrato nel 2007 è considerato comunque
troppo basso per la presenza e per l'aumento delle importazioni oggetto di
dumping. Si conferma pertanto il margine di profitto di riferimento del 5% ai
fini delle conclusioni definitive.
5.4.        Conclusioni
relative al pregiudizio 
(83)     La Commissione conclude
pertanto che l'industria dell'Unione ha subito un notevole pregiudizio
conformemente all'articolo 3, paragrafo 5, del regolamento di base.
In assenza di altre osservazioni, si confermano i considerando da 78 a 105 del
regolamento provvisorio.
6.           Nesso di causalità
6.1.        Effetto
delle importazioni oggetto di dumping 
(84)     Un produttore esportatore ha
sostenuto che il regolamento provvisorio ha ignorato il fatto che, a partire
dal 2009, l'industria dell'Unione ha potuto beneficiare dell'aumento dei
consumi, e che la Commissione non può partire dall'ipotesi che l'industria
dell'Unione possa riuscire a conservare all'infinito la propria quota di
mercato. 
(85)     In risposta a tali
argomentazioni va osservato che dall'inchiesta è emerso che la quota di mercato
delle importazioni indiane oggetto di dumping è cresciuta più rapidamente del
consumo sul mercato dell'Unione. Il volume delle importazioni indiane oggetto
di dumping è cresciuto del 110% mentre, nello stesso periodo, il consumo è
aumentato del 50%. L'inchiesta ha inoltre dimostrato che nello stesso periodo
il prezzo medio indiano è rimasto costantemente al di sotto del prezzo medio
dell'industria dell'Unione, risultando mediamente inferiore del 15% durante il
PI. Di conseguenza l'industria dell'Unione, per quanto abbia effettivamente
beneficiato, in una certa misura, della crescita dei consumi e abbia anche
potuto aumentare i suoi volumi di vendite del 40%, non è però riuscita a
mantenere la sua quota di mercato come si sarebbe potuto prevedere a fronte del
miglioramento delle condizioni del mercato e tenuto conto della sua capacità
produttiva disponibile. 
6.2.        Effetto
di altri fattori
6.2.1.     Importazioni non oggetto di
dumping
(86)     Nel periodo in esame
l'andamento delle importazioni e dei prezzi non oggetto di dumping è paragonabile
all'andamento delle importazioni e dei prezzi oggetto di dumping. In aggiunta,
i prezzi delle importazioni oggetto di dumping si sono sostanzialmente
attestati sullo stesso livello dei prezzi delle importazioni non oggetto di
dumping, in quanto i prezzi medi delle importazioni non oggetto di dumping
erano inferiori dello 0,4%. Il volume delle importazioni non oggetto di dumping
è altresì inferiore al 6% delle importazioni totali dall'India e leggermente
superiore all'1% della quota di mercato. La Commissione ritiene quindi che il
pregiudizio causato dalle importazioni non oggetto di dumping provenienti
dall'India non sia tale da annullare il nesso di causalità tra le importazioni
oggetto di dumping, sempre provenienti dall'India, e il notevole pregiudizio
subito dall'industria dell'Unione durante il PI. 
6.2.2.     Importazioni da paesi terzi
(87)     Due produttori esportatori
indiani ed il governo indiano hanno ribadito la tesi secondo cui le
importazioni di filo di acciaio inossidabile provenienti dalla Repubblica
popolare cinese avrebbero dovuto essere incluse nell'inchiesta e che sarebbe
stato sottovalutato l'impatto sul mercato e sull'industria dell'Unione delle
importazioni provenienti da tale paese. 
(88)     Come indicato al considerando
115 del regolamento provvisorio, dalla fase di apertura fino ad ora non sono
state presentate prove di dumping arrecante pregiudizio all'industria
dell'Unione tale da giustificare l'apertura di un'inchiesta antidumping
relativa alle importazioni originarie della Repubblica popolare cinese. La tesi
secondo cui la Repubblica popolare cinese avrebbe dovuto essere inclusa
nell'inchiesta viene pertanto respinta in quanto infondata. 
(89)     Tuttavia, come indicato al
considerando 113 del regolamento provvisorio, nel corso del periodo in esame le
importazioni dalla Repubblica popolare cinese hanno registrato un andamento
crescente, raggiungendo una quota di mercato dell'8,3% nel PI. I prezzi
all'importazione cinesi sono risultati inoltre inferiori ai prezzi
dell'industria dell'Unione ed a quelli praticati dai produttori esportatori
indiani sul mercato dell'Unione. La Commissione ha quindi ulteriormente
esaminato se le importazioni dalla Repubblica popolare cinese possano aver
contribuito al pregiudizio subito dall'industria dell'Unione e possano aver
annullato il nesso di causalità tra tale pregiudizio e le importazioni oggetto
di dumping provenienti dall'India. 
(90)     Dalle informazioni disponibili
nella fase provvisoria del procedimento era emerso che il mix di prodotti
compresi nelle importazioni cinesi era diverso e la gamma di prodotti in cui la
Cina era presente era diversa dai prodotti venduti dall'industria dell'Unione o
anche dai prodotti di origine indiana venduti sul mercato dell'Unione.
(91)     In
seguito alla pubblicazione della misura provvisoria la Commissione ha ricevuto
diverse obiezioni che prospettavano l'ipotesi che il nesso di causalità tra le
importazioni indiane oggetto di dumping ed il notevole pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione durante il PI sarebbe stato annullato dalle
importazioni a basso prezzo dalla Cina.
(92)     L'analisi svolta in base alle
statistiche sulle importazioni relative ai due codici NC oggetto dell'inchiesta
ha rivelato che il 29% delle importazioni cinesi si è concentrato nel segmento
inferiore del mercato (codice NC 7223 00 99). Questo spiega in parte perché, in media, i prezzi cinesi
siano inferiori a quelli dell'industria dell'Unione e dei produttori
esportatori indiani. Dalle statistiche relative al codice
NC 7223 00 99 è risultato inoltre che i clienti dei produttori
cinesi erano concentrati nel Regno Unito, dove l'industria dell'Unione era
sostanzialmente assente. 
 Prezzo medio (EUR/tonnellata metrica) || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 7223 00 19 || 2 974 || 3 286 || 3 436 || 2 995 
 7223 00 99 || 765 || 1 458 || 1 472 || 1 320 
 Fonte: Eurostat 
(93)     Per quanto riguarda il codice
NC 7223 00 19, le analisi per NCP hanno rivelato che la
concorrenza tra l'industria dell'Unione e i produttori indiani si concentrava
prevalentemente nel segmento superiore del mercato, caratterizzato da prezzi
fino a quattro volte maggiori rispetto a quelli del segmento inferiore
classificati con lo stesso codice NC.[10]
L'inchiesta ha inoltre dimostrato che, in linea generale, le variazioni di
prezzo sono connesse alla tipologia del prodotto e al tenore di nichel. 
(94)     Per quanto riguarda il livello
dei prezzi delle importazioni provenienti dalla Repubblica popolare cinese
occorre rilevare che, dal 2009 fino al PI, il prezzo medio delle importazioni
cinesi è rimasto al di sopra del prezzo delle esportazioni oggetto di dumping
del prodotto in esame provenienti dall'India, come si evince dalla tabella
seguente, che riporta il prezzo medio delle esportazioni indiane oggetto di
dumping classificate al codice NC 7223 00 19. 
             Prezzo medio (EUR/tonnellata metrica) ||             2009 ||             2010 ||             2011 ||             PI ||             PI+1 
             7223 00 19 ||             2974 ||             3286 ||             3436 ||             2995 ||             3093 
             Fonte: Eurostat 
(95)     Durante il PI il prezzo medio
delle importazioni cinesi è sceso, per la prima volta, al di sotto del prezzo
delle importazioni indiane oggetto di dumping. Questo dato si è rivelato però
transitorio, in quanto il livello dei prezzi cinesi nell'anno successivo al PI
è aumentato, risultando di nuovo superiore ai prezzi indiani. 
(96)     Dal confronto tra il volume
delle importazioni provenienti dall'India e dalla Repubblica popolare cinese è
emerso inoltre che, durante l'intero periodo in esame e in particolare durante
il PI, il livello delle importazioni dalla Repubblica popolare cinese è
risultato molto inferiore rispetto a quello delle importazioni dall'India. Per
quanto riguarda la Repubblica popolare cinese, il volume delle importazioni è
stato sostanzialmente pari a meno della metà del totale delle importazioni
dall'India. 
(97)     Pertanto, anche nell'ipotesi
in cui le importazioni dalla Repubblica popolare cinese avessero contribuito al
pregiudizio subito dall'industria dell'Unione, esse non avrebbero potuto
influenzare la situazione dell'industria dell'Unione in misura tale da
annullare il nesso di causalità tra le importazioni oggetto di dumping
dall'India e il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione. Si conferma
pertanto il considerando 113 del regolamento provvisorio.
6.2.3.     Concorrenza di altri
produttori dell'Unione
(98)     Una parte ha sostenuto che a
causare i modesti risultati finanziari dei produttori dell'Unione potrebbe
essere stata la concorrenza degli altri produttori dell'Unione che non hanno
presentato denuncia o che non si sono espressi a sostegno dell'inchiesta nella
fase di apertura del procedimento. 
(99)     La quota di mercato degli
altri produttori dell'Unione ha registrato il seguente andamento: 
   || 2009 || 2010 || 2011 || PI 
 Vendite nell'Unione degli altri produttori dell'Unione (tonnellate metriche) || 34 926 || 55 740 || 55 124 || 55 124 
 Indice (2009= 100) || 100 || 160 || 158 || 158 
 Quota di mercato degli altri produttori dell'Unione || 26,6 % || 29,8 % || 28,1 % || 27,9 % 
 Fonte: denuncia e risposte all'accertamento della situazione 
(100)   I produttori dell'Unione che
non hanno presentato denuncia e che non si sono specificamente espressi a
sostegno dell'inchiesta rappresentavano il 44% del totale delle vendite
nell'Unione indicate al considerando 86 del regolamento provvisorio. Il volume
delle loro vendite è cresciuto del 58%, passando dalle 34 926 tonnellate
stimate nel 2009 a 55 124 tonnellate nel periodo in esame. Si tratta, tuttavia,
di una crescita relativamente modesta rispetto alla crescita, registrata nello
stesso periodo, delle importazioni oggetto di dumping provenienti dall'India
(+110%). Inoltre, la quota di mercato di tali produttori dell'Unione è rimasta
relativamente stabile durante il periodo in esame e non è emersa alcuna
indicazione che i loro prezzi fossero inferiori a quelli dei produttori
dell'Unione inclusi nel campione. Si conclude pertanto che le loro vendite sul
mercato dell'Unione non abbiano contribuito al pregiudizio subito
dall'industria dell'Unione. 
6.3.        Conclusioni
relative al nesso di causalità 
(101)   In assenza di osservazioni, si
confermano i considerando da 121 a 124 del regolamento provvisorio. 
7.           Interesse dell'Unione
7.1.        Osservazioni
generali 
(102)   In mancanza di osservazioni, si
conferma il considerando 125 del regolamento provvisorio.
7.2.        Interesse
dell'industria dell'Unione
(103)   In assenza di osservazioni, si
confermano i considerando da 126 a 133 del regolamento provvisorio. 
7.3.        Interessi
degli importatori indipendenti
(104)   In assenza di osservazioni, si
confermano i considerando da 142 a 144 del regolamento provvisorio. 
7.4.        Interesse
degli utilizzatori 
(105)   Successivamente all'istituzione
delle misure provvisorie, sette utilizzatori ed un'associazione di utilizzatori
hanno contattato la Commissione mostrando interesse a collaborare
all'inchiesta. In seguito alla loro richiesta, nell'aprile 2013 sono stati
inviati loro dei questionari. Solo due utilizzatori hanno tuttavia inviato una
risposta completa al questionario e, in generale, gli utilizzatori che hanno
collaborato rappresentavano il 12% delle importazioni totali dall'India durante
il PI ed il 2,5 % del consumo totale dell'Unione, pur impiegando 32
persone nella fabbricazione di prodotti finiti che incorporano il prodotto in
esame. L'impatto economico delle misure sugli utilizzatori è stato nuovamente
valutato in base ai nuovi dati forniti nelle risposte al questionario ed è
stato effettuato un sopralluogo presso due utilizzatori volto alla verifica
delle informazioni fornite. 
(106)   Gli utilizzatori hanno
sostenuto che il livello di redditività del 9%, indicato al considerando 136
del regolamento provvisorio, era troppo elevato e non era rappresentativo in
rapporto all'industria degli utilizzatori. Alla luce delle ulteriori risposte
al questionario, la redditività media di tutti gli utilizzatori che hanno
collaborato è stata ricalcolata e fissata al 2% del volume d'affari. 
(107)   Si è inoltre constatato che gli
acquisti dall'India hanno costituito, in media, il 44% del totale degli
acquisti del prodotto in esame per quanto riguarda gli utilizzatori che hanno
collaborato e che l'India ha rappresentato l'unica fonte di approvvigionamento
di due utilizzatori che hanno collaborato. Durante il PI il volume d'affari
relativo alla produzione che incorpora il prodotto in esame ha rappresentato,
in media, il 14% del volume d'affari totale degli utilizzatori che hanno
collaborato. 
(108)   Considerando lo scenario
peggiore per il mercato dell'Unione, ossia l'eventualità che non fosse
possibile trasferire alcun potenziale aumento dei prezzi sulla catena della
distribuzione e che gli utilizzatori continuassero ad acquistare dall'India gli
stessi volumi che in passato, l'istituzione del dazio avrebbe un'incidenza
sulla redditività degli utilizzatori derivante da attività che prevedono
l'impiego o l'incorporazione del prodotto in esame tale che gli utilizzatori
inizierebbero ad accumulare perdite, raggiungendo una redditività (negativa)
del -0,6%.
(109)   La Commissione riconosce che, a
livello individuale, l'incidenza sarà maggiore nel breve e nel medio termine
per gli utilizzatori che importano esclusivamente dall'India. Tuttavia il loro
numero è relativamente ridotto (si tratta di due degli utilizzatori che hanno
collaborato). Inoltre essi hanno la possibilità di chiedere la restituzione dei
dazi a norma dell'articolo 11 del regolamento di base, a condizione che il loro
produttore indiano collabori e che siano soddisfatte tutte le condizioni per
tale rimborso.
(110)   Alcuni utilizzatori hanno
nuovamente espresso il timore che le misure finirebbero per colpire determinati
tipologie di fili che non sono fabbricate in Europa, in particolare quelli
comprese nella cosiddetta "serie 200", secondo quanto enunciato al
considerando 139 del regolamento provvisorio. Per gli utilizzatori, la mancanza
di produzione nell'Unione è dovuta alla scarsa domanda e alla specificità del
processo di produzione. 
(111)   L'inchiesta ha tuttavia
dimostrato che l'industria dell'Unione produce questa tipologia di fili di
acciaio inossidabile e che essa rappresenta una quota limitata del mercato
dell'Unione. Gli utilizzatori hanno poi a disposizione fonti di
approvvigionamento alternative da paesi non soggetti a misure antidumping o antisovvenzioni.
Inoltre, per gli stessi scopi possono essere utilizzate altre tipologie di fili
di acciaio inossidabile. Di conseguenza l'istituzione delle misure non può
produrre effetti rilevanti sul mercato dell'Unione e su tali utilizzatori. Tale
obiezione è perciò respinta.
(112)   Alcuni utilizzatori hanno
osservato che i tempi di consegna del prodotto simile da parte dei produttori
dell'Unione sono più lunghi rispetto ai tempi consegna del prodotto in esame
proveniente dall'India. Il fatto che grossisti ed operatori commerciali possano
costituire scorte dei prodotti e renderli quindi disponibili in tempi brevi
comunque non inficia gli elementi di prova relativi agli effetti negativi delle
importazioni oggetto di dumping. Questa argomentazione deve pertanto essere
respinta. 
(113)   Tenuto conto di quanto precede,
anche se è probabile che alcuni utilizzatori subiscano più di altri gli effetti
negativi delle misure sulle importazioni provenienti dall'India, si ritiene che
nel complesso il mercato dell'Unione trarrà beneficio dall'istituzione delle
misure. In particolare, si reputa che il ripristino di condizioni commerciali
eque sul mercato dell'Unione consentirebbe all'industria dell'Unione di
allineare i propri prezzi al costo di produzione, di salvaguardare la
produzione e l'occupazione, di riconquistare la quota di mercato
precedentemente persa e di usufruire di maggiori economie di scala. In tal modo
l'industria dovrebbe conseguire margini di profitto ragionevoli che le
permetterebbero di operare in modo efficiente nel medio e nel lungo periodo,
migliorando al contempo la sua situazione finanziaria complessiva. L'inchiesta
ha inoltre stabilito che le misure avranno un impatto complessivo limitato
sugli utilizzatori e sugli importatori indipendenti. Pertanto si conclude che
il vantaggio complessivo delle misure sembra essere superiore all'incidenza che
essere avranno sugli utilizzatori del prodotto in esame nel mercato
dell'Unione. 
7.5.        Conclusioni
relative all'interesse dell'Unione
(114)   Visto quanto precede, si
conferma la valutazione di cui ai considerando 145 e 146 del regolamento
provvisorio. 
8.           Misure antidumping definitive
8.1.        Livello
di eliminazione del pregiudizio
(115)   Nel caso di un produttore
esportatore il calcolo per eliminare il pregiudizio è stato corretto verso il
basso a seguito della sua affermazione secondo cui, nel calcolo, erano stati
commessi errori materiali dovuti alla confusione del tasso di cambio in alcune
operazioni ed all'inclusione di operazioni infragruppo. In assenza di altre
osservazioni su questo punto, si confermano i considerando da 148
a 151 del regolamento provvisorio. 
(116)   Lo stesso produttore
esportatore ha sostenuto che le esportazioni indiane nell'Unione sono destinate
a grossisti, che le vendite realizzate dall'industria dell'Unione sul mercato
dell'Unione stessa sono effettuate a utilizzatori finali e che, di conseguenza,
la Commissione non ha eseguito il confronto allo stadio commerciale adeguato.
L'inchiesta ha tuttavia dimostrato che i produttori esportatori indiani vendono
il loro prodotto ad entrambe le categorie di clienti e che sono in concorrenza
con i produttori dell'Unione per le stesse categorie di clienti. 
8.2.        Conclusioni
sul livello di eliminazione del pregiudizio
(117)   Per la società Macro Bars and
Wires non è stato calcolato alcun margine di pregiudizio individuale, visto che
il suo margine antidumping definitivo è risultato essere inferiore al limite di
irrilevanza, come affermato al considerando 51. 
(118)   Si conferma il metodo impiegato
nel regolamento provvisorio. 
8.3.        Misure
definitive
(119)   Alla luce di quanto precede e
in conformità dell'articolo 9, paragrafo 4, del regolamento di base, è
opportuno istituire un dazio antidumping definitivo a un livello tale da
eliminare il pregiudizio causato dalle importazioni oggetto di dumping, tenendo
conto del margine di sovvenzione istituito dal regolamento (UE)
n. 419/2103 della Commissione.
(120)   Le aliquote del dazio
antidumping sono state quindi fissate confrontando i margini di pregiudizio con
i margini di dumping, tenendo conto al contempo dei margini di sovvenzione
scomputandoli completamente dal pertinente margine di dumping. Le aliquote del
dazio antidumping definitivo sono pertanto le seguenti:
 Società || Margine di dumping || Dazio compensativo || Margine di pregiudizio || Aliquota del dazio antidumping definitivo 
 GARG Inox || 11,8 % || 3,4 % || 22,6 % || 8,4 % 
 KEI Industries || 7,0 % || 0,0 % || 41,9 % || 7,7 % 
 Macro Bars and Wires || 0,0 % || 3,4 % || 30,3 % || 0,0 % 
 Nevatia Steel & Alloys || 4,1 % || 3,4 % || 23,8 % || 0,7 % 
 Raajratna Metal Industries || 16,2 % || 3,7 % || 17,2 % || 12,5 % 
 Gruppo Venus || 11,6 % || 3,0 % || 23,4 % || 8,6 % 
 Viraj Profiles Vpl. Ltd. || 6,8 % || 0,0 % || 32,1 % || 6,8 % 
 Società che hanno collaborato non incluse nel campione || 8,4 % || 3,4 % || 23,7 % || 5,0 % 
 Tutte le altre società || 16,2 % || 3,7 % || 41,9 % || 12,5 % 
(121)   Le aliquote del dazio
antidumping individuali applicate alle società di cui al presente regolamento
sono state stabilite in base alle risultanze della presente inchiesta. Esse
rispecchiano quindi la situazione delle società interessate constatata durante
l'inchiesta. Tali aliquote del dazio (a differenza del dazio per l'intero paese
applicabile a "tutte le altre società") sono applicabili
esclusivamente alle importazioni di prodotti originari dell'India e fabbricati
dai soggetti di diritto specificamente menzionati. Alle importazioni di
prodotti fabbricati da qualsiasi altra società non espressamente menzionata nel
dispositivo del presente regolamento, comprese le entità collegate a quelle
espressamente citate, non possono applicarsi tali aliquote, cosicché vale
l'aliquota del dazio applicabile a "tutte le altre società".
(122)   Un produttore esportatore
indiano ha proposto un impegno sui prezzi a norma dell'articolo 8, paragrafo 1,
del regolamento di base. 
(123)   Negli ultimi anni il prodotto
in esame è stato caratterizzato da prezzi estremamente variabili, fattore che
lo rende inadatto ad impegni su prezzi fissi. Per ovviare a questo problema il
produttore esportatore indiano ha proposto una clausola di indicizzazione
basata sui costi delle materie prime. A tale proposito si osserva che non si è
potuto stabilire un nesso diretto e preciso tra la fluttuazione dei prezzi e
quella dell'indice e non si è pertanto ritenuto opportuno ricorrere a tale
indicizzazione. L'inchiesta ha inoltre stabilito l'esistenza di diversi tipi
del prodotto in esame difficilmente distinguibili tra di loro e dai prezzi
sensibilmente diversi.
(124)   Il produttore esportatore
fabbrica inoltre un'ampia gamma di prodotti in acciaio inossidabile, che può
vendere agli stessi acquirenti nell'Unione europea tramite società commerciali
collegate. Ciò comporterebbe un grave rischio di compensazione incrociata e
renderebbe estremamente difficile controllare efficacemente il rispetto
dell'impegno. 
(125)   Stante quanto precede, la
Commissione ha concluso che l'offerta di impegno non può essere accettata.
(126)   Le eventuali richieste di
applicazione di un dazio antidumping a titolo individuale (ad esempio in
seguito a un cambiamento della ragione o denominazione sociale della società o
alla creazione di nuove entità produttive o di vendita) vanno inoltrate
immediatamente alla Commissione[11],
corredate di tutte le informazioni pertinenti, in particolare l'indicazione
delle eventuali modifiche nelle attività della società riguardanti la
produzione, le vendite sul mercato interno e le vendite all'esportazione,
collegate ad esempio al cambiamento della ragione o denominazione sociale o ai
cambiamenti a livello di entità produttive o di vendita. Se del caso, il
regolamento che istituisce i dazi antidumping definitivi sarà modificato di
conseguenza attraverso un aggiornamento dell'elenco delle società che
beneficiano di aliquote del dazio individuali.
8.4.        Riscossione
definitiva dei dazi antidumping provvisori
(127)   In considerazione dell'entità
dei margini di dumping accertati e del livello del pregiudizio causato
all'industria dell'Unione, si ritiene necessario che gli importi depositati a
titolo dei dazi antidumping provvisori istituiti dal regolamento provvisorio
vengano riscossi definitivamente fino a concorrenza dell'importo dei dazi
istituiti in via definitiva, 
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
1.           È istituito un dazio
antidumping definitivo sulle importazioni di filo di acciaio inossidabile
contenente, in peso:
- una percentuale di nichel pari o superiore
al 2,5 %, diverso dal filo contenente, in peso, una percentuale di nichel pari
o superiore al 28 % ma non superiore al 31 % e una percentuale di cromo pari o
superiore al 20 % ma non superiore al 22 %, 
- una percentuale di nichel inferiore al 2,5
%, diverso dal filo contenente in peso una percentuale di cromo pari o
superiore al 13 % ma non superiore al 25 % e una percentuale di alluminio pari
o superiore al 3,5 % ma non superiore al 6 %, 
attualmente classificato ai codici
NC 7223 00 19 e 7223 00 99 e originario dell'India.
2.           L'aliquota del dazio
antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco frontiera
dell'Unione, dazio non corrisposto, per il prodotto di cui al paragrafo 1 e
fabbricato dalle imprese sottoelencate, è la seguente:
 Società || Dazio (%) || Codice addizionale TARIC 
 Garg Inox, Bahadurgarh, Haryana and Pune, Maharashtra || 8,4 || B931 
 KEI Industries Ltd, New Delhi || 7,7 || B925 
 Macro Bars and Wires, Mumbai, Maharashtra || 0,0 || B932 
 Nevatia Steel & Alloys, Mumbai, Maharashtra || 0,7 || B933 
 Raajratna Metal Industries, Ahmedabad, Gujarat || 12,5 || B775 
 Venus Wire Industries Pvt. Ltd, Mumbai, Maharashtra || 8,6 || B776 
 Precision Metals, Mumbai, Maharashtra || 8,6 || B777 
 Hindustan Inox Ltd., Mumbai, Maharashtra || 8,6 || B778 
 Sieves Manufacturer India Pvt. Ltd., Mumbai, Maharashtra || 8,6 || B779 
 Viraj Profiles Ltd., Thane, Maharashtra and Mumbai, Maharashtra || 6,8 || B780 
 Società elencate nell'allegato || 5,0 || B781 
 Tutte le altre società || 12,5 || B999   
 
3.           Salvo disposizioni contrarie,
si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.
Articolo 2
Qualora un produttore esportatore dell'India
fornisca alla Commissione elementi sufficienti a dimostrare che: 
- durante il periodo dell'inchiesta
(1° aprile 2011 - 31 marzo 2012) non ha esportato le merci
di cui all'articolo 1, paragrafo 1, provenienti dall'India; 
- non è collegato ad alcun esportatore o
produttore soggetto alle misure istituite dal presente regolamento; nonché 
- successivamente al termine del periodo
dell'inchiesta, ha effettivamente esportato le merci in esame o ha assunto un
obbligo contrattuale irrevocabile di esportarne un quantitativo significativo
nell'Unione, 
l'articolo 1, paragrafo 2, può essere
modificato aggiungendo il nuovo produttore esportatore all'elenco di cui
all'allegato I.
Articolo 3
Gli importi depositati a titolo di dazi
antidumping provvisori, a norma del regolamento (UE) n. 418/2013, sulle
importazioni di filo di acciaio inossidabile contenente, in peso:
- una percentuale di nichel pari o superiore
al 2,5%, diverso dal filo contenente, in peso, una percentuale di nichel pari o
superiore al 28% ma non superiore al 31% e una percentuale di cromo pari o
superiore al 20% ma non superiore al 22%, 
- una percentuale di nichel inferiore al 2,5%,
diverso dal filo contenente in peso una percentuale di cromo pari o superiore
al 13% ma non superiore al 25% e una percentuale di alluminio pari o superiore
al 3,5% ma non superiore al 6%, 
attualmente classificato ai codici
NC 7223 00 19 e 7223 00 99 e originario dell'India,
vanno riscossi in via definitiva. Gli importi depositati sono svincolati nella
parte eccedente le aliquote definitive del dazio antidumping. 
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea. 
Il presente regolamento è
obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno
degli Stati membri.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
ALLEGATO:
Produttori esportatori indiani che hanno collaborato non inclusi nel campione
Codice addizionale TARIC B781
 Ragione sociale || Città 
 Bekaert Mukand Wire Industries || Lonand, Tal. Khandala, Satara District, Maharastra 
 Bhansali Bright Bars Pvt. Ltd. || Mumbai, Maharashtra 
 Bhansali Stainless Wire || Mumbai, Maharashtra 
 Chandan Steel || Mumbai, Maharashtra 
 Drawmet Wires || Bhiwadi, Rajastan 
 Jyoti Steel Industries Ltd. || Mumbai, Maharashtra 
 Mukand Ltd. || Thane 
 Panchmahal Steel Ltd. || Dist. Panchmahals, Gujarat 
[1]               GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.
[2]               GU L 126 dell'8.5.2013, pag. 1.
[3]               GU L 126 dell'8.5.2013, pag. 19.
[4]               GU L 240 del 7.9.2013, pag. 1.
[5]               GU C 240 del 10.8.2012, pag. 6.
[6]               Causa C-595/11, Steinel [2013], non ancora
pubblicata.
[7]               Causa T-170/94, Shanghai Bycicles, (Raccolta
1997, pag. II-1383, punto 64).
[8]               Causa T-210/95, European Fertilizer Manufacturers'
Association (EFMA) contro Consiglio, (Raccolta 1999, pag. II-3291,
punto 60).
[9]               Regolamento (CE) n. 383/2009 del Consiglio, del
5 maggio 2009, che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la
riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di
alcuni tipi di fili e trefoli di acciai non legati per cemento armato
precompresso e postcompresso originari della Repubblica popolare cinese
(GU L 118 del 13.5.2009, pag. 1); regolamento (UE)
n. 1071/2012 della Commissione, del 14 novembre 2012, che istituisce
un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di accessori fusi per tubi
filettati di ghisa malleabile, originari della Repubblica popolare cinese e
della Thailandia (GU L 318 del 15.11.2012, pag. 10);
regolamento (UE) n. 845/2012 della Commissione, del
18 settembre 2012, che istituisce un dazio antidumping provvisorio
sulle importazioni di determinati prodotti di acciaio a rivestimento organico
originari della Repubblica popolare cinese (GU L 252 del 19.9.2012,
pag. 33).
[10]             Va tuttavia osservato che, seppur in misura minore,
l'industria dell'Unione e i produttori esportatori indiani sono presenti anche
nel segmento inferiore del mercato. 
[11]             Commissione europea, Direzione generale del Commercio,
Direzione H, 1049 Bruxelles, Belgio.