CELEX: 62010CP0491
Language: it
Date: 2010-12-07 00:00:00
Title: Presa di posizione dell'avvocato generale Bot presentata il 7 dicembre 2010. # Joseba Andoni Aguirre Zarraga contro Simone Pelz. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Oberlandesgericht Celle - Germania. # Causa C-491/10 PPU.

PRESA DI POSIZIONE DELL’AVVOCATO GENERALE
      YVES BOT
      presentata il 7 dicembre 2010 (1)
      
      Causa C‑491/10 PPU
      Joseba Andoni Aguirre Zarraga
      contro
      Simone Pelz
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberlandesgericht Celle (Germania)]
      «Procedimento pregiudiziale d’urgenza – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Diritto di affidamento provvisorio – Sottrazione di minore – Decisione certificata che prescrive il ritorno di un minore in seguito ad una decisione contro il ritorno – Condizioni per il rilascio del certificato – Possibilità per il minore di essere sentito – Carta dei diritti fondamentali – Audizione del minore da parte dell’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento conclusosi
         con la decisione contro il ritorno – Competenza del giudice dello Stato membro dell’esecuzione ad opporsi all’esecuzione di una decisione che prescrive il ritorno
         del minore adottata in seguito ad una decisione contro il ritorno»
      1.        I conflitti all’interno di una coppia in fase di divorzio relativi alla sorte dei figli comuni possono costituire per questi
         ultimi un’esperienza dolorosa, se non traumatizzante. Tale esperienza può risultare ancor peggiore qualora, nel caso di una
         coppia mista, uno dei genitori, non accettando i provvedimenti adottati in relazione ai figli dal giudice dello Stato membro
         in cui risiedeva la coppia, si trasferisca con i figli nel proprio Stato di origine e tenti di ottenere dai giudici di tale
         Stato una decisione contraria. Se vi riesce, la situazione dei figli risulta disciplinata da decisioni giurisdizionali contraddittorie,
         che comportano, nella maggior parte dei casi, l’interruzione più o meno prolungata di qualsiasi rapporto o di rapporti normali
         con l’altro genitore.
      
      2.        La gravità del danno causato ai minori da tali comportamenti ha indotto gli Stati, anzitutto per via convenzionale, con la
         Convenzione dell’Aia 25 ottobre 1980 (2), e successivamente, nell’ambito dell’Unione europea, per via prima convenzionale e in seguito regolamentare, ad istituire
         sistemi di cooperazione tra i giudici di Stati diversi destinati, nei casi in cui un minore venga sottratto o trattenuto illecitamente
         da uno dei genitori, a garantirne il ritorno nel più breve tempo possibile nel luogo in cui risiedeva prima di essere sottratto.
      
      3.        Il regolamento (CE) del Consiglio n. 2201/2003 (3), applicabile al caso di specie, prevede infatti un sistema in base al quale il giudice del luogo in cui risiede il minore,
         qualora il giudice dello Stato membro in cui il minore è stato condotto illecitamente emetta una decisione contro il suo ritorno,
         ha in qualche modo l’ultima parola e può prescrivere tale ritorno con una decisione esecutiva ipso iure e non contestabile
         negli altri Stati membri.
      
      4.        Tale esecutività rafforzata è subordinata al rilascio da parte del giudice che ha adottato tale decisione di un certificato
         che attesti, in particolare, che il minore ha avuto la possibilità di essere sentito, salvo che la sua età o il suo grado
         di maturità non lo consentissero, e che detto giudice ha tenuto conto degli elementi in base ai quali il giudice del luogo
         in cui il minore è stato condotto illecitamente aveva adottato una decisione contro il ritorno.
      
      5.        L’esecuzione di decisioni così certificate ha già dato luogo a varie difficoltà di interpretazione, che hanno consentito alla
         Corte di confermare e precisare la portata della loro specifica efficacia esecutiva (4). In tal senso, nella citata sentenza Povse, la Corte ha dichiarato che, in base alla ripartizione di competenze tra i giudici
         dello Stato membro d’origine e quelli dello Stato membro dell’esecuzione, quest’ultimo deve limitarsi a constatare l’efficacia
         esecutiva di una decisione certificata e le contestazioni relative al certificato possono essere sollevate soltanto nello
         Stato membro di origine (5).
      
      6.        Nella presente causa l’Oberlandesgericht Celle (Germania) chiede se, malgrado l’efficacia esecutiva specifica di una decisione
         certificata, esso possa opporsi all’esecuzione della stessa in caso di violazione particolarmente grave di un diritto fondamentale
         del minore, qualora quest’ultimo non sia stato sentito, in violazione delle disposizioni del regolamento n. 2201/2003 interpretate
         conformemente alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta dei diritti fondamentali»).
         Detto giudice chiede, in subordine, se sia tenuto ad eseguire tale decisione nel caso in cui il certificato che lo accompagna
         contenga una dichiarazione manifestamente errata per quanto riguarda l’audizione del minore.
      
      7.        Il giudice del rinvio ha precisato, inoltre, di non chiedere l’applicazione del procedimento pregiudiziale d’urgenza in ragione
         del fatto che le sue due questioni erano fondamentali e che il loro esame doveva essere effettuato nell’ambito di un procedimento
         pregiudiziale approfondito.
      
      8.        La Corte, conformemente al potere conferitole dall’art. 104 ter, n. 1, terzo e ultimo comma, del suo regolamento di procedura,
         ha ritenuto tuttavia che sussistessero le condizioni per l’applicazione del procedimento d’urgenza e ha deciso di esaminare
         la presente causa secondo detto procedimento.
      
      9.        Nella presente presa di posizione, prima di procedere all’esame delle questioni pregiudiziali, proporrò alla Corte di pronunciarsi
         sulla fondatezza della premessa sulla quale tali questioni si fondano. Dette questioni si basano infatti sulla premessa che
         la minore non ha avuto la possibilità di essere sentita, contrariamente a quanto indicato nel certificato che accompagna la
         decisione che ne prescrive il ritorno e che, pertanto, le condizioni cui è subordinato il rilascio di tale certificato non
         sono state rispettate dal giudice dello Stato membro di origine.
      
      10.      Dagli atti, tuttavia, sebbene risulti effettivamente che la minore non ha potuto essere sentita da detto giudice, emerge altresì
         che si era proceduto alla sua audizione su richiesta dell’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito
         del procedimento conclusosi con la decisione contro il ritorno, e che il parere espresso dalla minore durante tale audizione
         è stato evocato nella controversa decisione certificata.
      
      11.      Pertanto, nella presente presa di posizione proporrò alla Corte di esaminare, preliminarmente, la fondatezza della premessa
         del giudice del rinvio e di pronunciarsi quindi sulla questione se, in tali circostanze, ricorresse la condizione secondo
         cui una decisione che prescrive il ritorno del minore può essere certificata solo se quest’ultimo ha avuto la possibilità
         di essere ascoltato.
      
      12.      Esporrò i motivi per i quali, a mio avviso, si deve ritenere che tale condizione sia stata effettivamente rispettata.
      
      13.      Indicherò poi, in subordine, che, anche ammettendo che detta condizione non sia stata soddisfatta, un giudice dello Stato
         membro richiesto non può opporsi all’esecuzione di una decisione certificata. Ricorderò che, sulla base della rigorosa ripartizione
         di competenze tra i giudici degli Stati membri interessati, le contestazioni relative ad una decisione di questo tipo e ad
         un certificato rilasciato ai sensi dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003 rientrano nella competenza esclusiva dei giudici
         dello Stato membro d’origine.
      
      I –    Contesto normativo
      14.      Le disposizioni pertinenti sono la Convenzione dell’Aia del 1980, il regolamento n. 2201/2003 e la Carta dei diritti fondamentali.
      
      15.      La Convenzione dell’Aia del 1980, entrata in vigore il 1° dicembre 1983, è stata ratificata da tutti gli Stati membri. Essa
         continua ad applicarsi tra loro, ma le sue disposizioni sono integrate da quelle del regolamento n. 2201/2003. Le disposizioni
         di tale regolamento, nei rapporti tra gli Stati membri, prevalgono su quelle della Convenzione (6).
      
      A –    La Convenzione dell’Aia del 1980
      16.      La Convenzione dell’Aia del 1980 parte dal presupposto che qualsiasi trasferimento improvviso di un minore dal luogo della
         sua residenza abituale senza il consenso di chi ne ha l’affidamento lede gravemente gli interessi del minore e costituisce
         una via di fatto che occorre far cessare nel più breve tempo possibile, senza esame nel merito della controversia esistente
         tra i genitori.
      
      17.      Secondo il suo art. 1, detta Convenzione ha quindi lo scopo di far rispettare effettivamente negli altri Stati membri contraenti
         i diritti di affidamento esistenti in uno Stato contraente e di assicurare l’immediato rientro in tale Stato di un minore
         illecitamente trasferito o trattenuto.
      
      18.      Ai sensi dell’art. 3 della detta Convenzione, un trasferimento è ritenuto illecito quando avviene in violazione dei diritti
         di custodia assegnati ad una persona in base alla legislazione o ad una decisione giudiziaria dello Stato in cui il minore
         aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento.
      
      19.      Per qualsiasi questione relativa all’affidamento, deve prevalere «l’interesse del minore». Questi ha diritto alla stabilità
         e a rimanere nella sua residenza abituale, considerata uno dei fondamenti essenziali del suo equilibrio e del suo sviluppo.
         Il minore non è un oggetto che i genitori possano strumentalizzare in caso di conflitto tra loro.
      
      20.      In tale contesto, qualora venga constatato un trasferimento illecito, viene ordinato il ritorno immediato del minore alla
         sua residenza abituale. La decisione che prescrive il ritorno è quindi disgiunta dall’attribuzione del diritto di affidamento,
         che può essere meglio valutato dal giudice della residenza abituale.
      
      21.      L’art. 12 della Convenzione dell’Aia del 1980 dispone quindi quanto segue:
      
      «Qualora un minore sia stato illecitamente trasferito o trattenuto ai sensi dell’articolo 3, e sia trascorso un periodo inferiore
         ad un anno, a decorrere dal trasferimento o dal mancato ritorno del minore fino alla presentazione dell’istanza presso l’autorità
         giudiziaria o amministrativa dello Stato contraente dove si trova il minore, l’autorità adita ordina il suo ritorno immediato.
      
      L’Autorità giudiziaria o amministrativa, benché adita dopo la scadenza del periodo di un anno di cui al capoverso precedente,
         deve ordinare il ritorno del minore, a meno che non sia dimostrato che il minore si è integrato nel suo nuovo ambiente.
      
      (…)».
      22.      Gli autori di tale Convenzione, tuttavia, hanno voluto temperare il meccanismo semiautomatico del ritorno con eccezioni che
         consentono di tenere conto dell’interesse del minore e delle circostanze. L’art. 13 della detta Convenzione prevede quindi
         che l’autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto non è tenuta ad ordinare il ritorno del minore qualora la
         persona, istituzione o ente che si oppone al ritorno dimostri:
      
      –        che la persona cui era affidato il minore non esercitava effettivamente il diritto di affidamento al momento del trasferimento
         o aveva acconsentito, anche successivamente, al trasferimento, o
      
      –        che sussiste un fondato rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, a pericoli fisici e psichici,
         o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile, o
      
      –        che il minore si oppone al ritorno e ha raggiunto un’età e un grado di maturità tali che risulta opportuno tener conto del
         suo parere.
      
      23.      L’applicazione della Convenzione dell’Aia del 1980, conformemente al suo art. 4, cessa allorché il minore compie sedici anni.
         Inoltre, secondo l’art. 20 della medesima Convenzione, il ritorno del minore, in conformità con le disposizioni dell’art. 12
         della stessa, può essere rifiutato nel caso non fosse consentito dai principi fondamentali dello Stato richiesto relativi
         alla protezione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
      
      B –    Il regolamento n. 2201/2003
      24.      Il regolamento n. 2201/2003, al pari della Convenzione dell’Aia del 1980, mira a dissuadere le sottrazioni di minori assicurando
         il rapido rientro del minore sottratto nello Stato membro d’origine. Detto regolamento rientra nello spazio di libertà, di
         sicurezza e di giustizia che, come ricordato al suo secondo ‘considerando’, si basa sul riconoscimento reciproco delle decisioni
         giudiziarie.
      
      25.      A tal fine, il legislatore comunitario ha inteso instaurare il seguente sistema:
      
      –        rimangono competenti i giudici dello Stato membro d’origine. Il trasferimento illecito del minore non comporta di per sé il
         trasferimento di competenza;
      
      –        i giudici dello Stato membro richiesto devono garantire il rapido ritorno del minore;
      –        se il giudice dello Stato membro richiesto decide di non prescrivere il ritorno del minore, esso deve trasmettere la sua decisione
         e gli elementi di prova alla base di tale decisione al giudice competente dello Stato membro d’origine, e i due giudici devono
         collaborare;
      
      –        se il giudice dello Stato membro d’origine prescrive il ritorno del minore, la sua decisione, qualora sia stata certificata
         dal medesimo giudice, è esecutiva ipso iure nello Stato membro richiesto e non può essere oggetto di contestazione in detto
         Stato.
      
      26.      In tal senso, il diciassettesimo ‘considerando’ del regolamento n. 2201/2003 è così formulato:
      
      «In caso di trasferimento o mancato rientro illeciti del minore, si dovrebbe ottenerne immediatamente il ritorno e a tal fine
         dovrebbe continuare ad essere applicata la convenzione dell’Aia del (…) 1980, quale integrata dalle disposizioni del presente
         regolamento, in particolare l’articolo 11. I giudici dello Stato membro in cui il minore è stato trasferito o trattenuto illecitamente
         dovrebbero avere la possibilità di opporsi al suo rientro in casi precisi, debitamente motivati. Tuttavia, una simile decisione
         dovrebbe poter essere sostituita da una decisione successiva emessa dai giudici dello Stato membro di residenza abituale del
         minore prima del suo trasferimento illecito o mancato rientro. Se la decisione implica il rientro del minore, esso dovrebbe
         avvenire senza che sia necessario ricorrere a procedimenti per il riconoscimento e l’esecuzione della decisione nello Stato
         membro in cui il minore è trattenuto».
      
      27.      Secondo il ventunesimo ‘considerando’ di tale regolamento, il «riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni rese in uno Stato
         membro dovrebbero fondarsi sul principio della fiducia reciproca e i motivi di non riconoscimento dovrebbero essere limitati
         al minimo indispensabile».
      
      28.      A termini del ventitreesimo ‘considerando’ di detto regolamento, le «decisioni in materia di diritto di visita o di ritorno,
         che siano state certificate nello Stato membro d’origine conformemente alle disposizioni del presente regolamento, dovrebbero
         essere riconosciute e avere efficacia esecutiva in tutti gli altri Stati membri senza che sia richiesto qualsiasi altro procedimento.
         Le modalità relative all’esecuzione di tali decisioni sono tuttora disciplinate dalla legge nazionale». Il ventiquattresimo
         ‘considerando’ del regolamento n. 2201/2003 prosegue indicando che il «certificato rilasciato allo scopo di facilitare l’esecuzione
         della decisione non dovrebbe essere impugnabile. Non dovrebbe poter dare luogo a una domanda di rettifica se non in caso di
         errore materiale, ossia se il certificato non rispecchia correttamente il contenuto della decisione».
      
      29.      Inoltre, tale regolamento riconosce l’importanza dell’audizione del minore. Infatti, secondo il suo diciannovesimo ‘considerando’,
         l’«audizione del minore è importante ai fini dell’applicazione del presente regolamento, senza che detto strumento miri a
         modificare le procedure nazionali applicabili in materia».
      
      30.      Secondo il ventesimo ‘considerando’ di detto regolamento, l’«audizione del minore in un altro Stato membro può essere effettuata
         in base alle modalità previste dal regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativo alla cooperazione
         fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale [(7)]».
      
      31.      Infine, il trentatreesimo ‘considerando’ del regolamento n. 2201/2003 precisa che il «presente regolamento riconosce i diritti
         fondamentali e osserva i principi sanciti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali (…). In particolare, mira a
         garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali del bambino quali riconosciuti dall’articolo 24 della Carta dei diritti
         fondamentali (…)».
      
      32.      Queste diverse intenzioni del legislatore sono state attuate come segue negli articoli del regolamento n. 2201/2003.
      
      33.      Ai sensi dell’art. 2, punto 11, di detto regolamento, che riproduce sostanzialmente la stessa definizione contenuta nella
         Convenzione dell’Aia del 1980, sussiste «trasferimento illecito o mancato ritorno del minore» quando tale trasferimento o
         mancato ritorno avviene in violazione dei diritti di affidamento derivanti da una decisione in base alla legislazione dello
         Stato membro nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato
         rientro e se il diritto di affidamento era effettivamente esercitato.
      
      34.      L’art. 11 del suddetto regolamento, rubricato «Ritorno del minore», così dispone:
      
      «1.      Quando una persona, istituzione o altro ente titolare del diritto di affidamento adisce le autorità competenti di uno Stato
         membro affinché emanino un provvedimento in base alla convenzione dell’Aia del (…) 1980 per ottenere il ritorno di un minore
         che è stato illecitamente trasferito o trattenuto in uno Stato membro diverso dallo Stato membro nel quale il minore aveva
         la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, si applicano i paragrafi da 2 a 8.
      
      2.      Nell’applicare gli articoli 12 e 13 della convenzione dell’Aia del 1980, si assicurerà che il minore possa essere ascoltato
         durante il procedimento se ciò non appaia inopportuno in ragione della sua età o del suo grado di maturità.
      
      3.      Un’autorità giurisdizionale alla quale è stata presentata la domanda per il ritorno del minore di cui al paragrafo 1 procede
         al rapido trattamento della domanda stessa, utilizzando le procedure più rapide previste nella legislazione nazionale.
      
      Fatto salvo il primo comma l’autorità giurisdizionale, salvo nel caso in cui circostanze eccezionali non lo consentano, emana
         il provvedimento al più tardi sei settimane dopo aver ricevuto la domanda.
      
      4.      Un’autorità giurisdizionale non può rifiutare di ordinare il ritorno di un minore in base all’articolo 13, lettera b), della
         convenzione dell’Aia del 1980 qualora sia dimostrato che sono previste misure adeguate per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno.
      
      (…)
      6.      Se un’autorità giurisdizionale ha emanato un provvedimento contro il ritorno di un minore in base all’articolo 13 della convenzione
         dell’Aia del 1980, l’autorità giurisdizionale deve immediatamente trasmettere direttamente ovvero tramite la sua autorità
         centrale una copia del provvedimento giudiziario contro il ritorno e dei pertinenti documenti, in particolare una trascrizione
         delle audizioni dinanzi al giudice, all’autorità giurisdizionale competente o all’autorità centrale dello Stato membro nel
         quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, come stabilito
         dalla legislazione nazionale. L’autorità giurisdizionale riceve tutti i documenti indicati entro un mese dall’emanazione del
         provvedimento contro il ritorno.
      
      7.      A meno che l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima
         dell’illecito trasferimento o mancato ritorno non sia già stata adita da una delle parti, l’autorità giurisdizionale o l’autorità
         centrale che riceve le informazioni di cui al paragrafo 6 deve informarne le parti e invitarle a presentare all’autorità giurisdizionale
         le proprie conclusioni, conformemente alla legislazione nazionale, entro tre mesi dalla data della notifica, affinché quest’ultima
         esamini la questione dell’affidamento del minore.
      
      Fatte salve le norme sulla competenza di cui al presente regolamento, in caso di mancato ricevimento delle conclusioni entro
         il termine stabilito, l’autorità giurisdizionale archivia il procedimento.
      
      8.      Nonostante l’emanazione di un provvedimento contro il ritorno in base all’articolo 13 della convenzione dell’Aia del 1980,
         una successiva decisione che prescrive il ritorno del minore emanata da un giudice competente ai sensi del presente regolamento
         è esecutiva conformemente alla sezione 4 del capo III, allo scopo di assicurare il ritorno del minore».
      
      35.      L’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, che fa parte di detta sezione 4 del capo III, dispone quanto segue:
      
      «1.      Il ritorno del minore di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), ordinato con una decisione esecutiva emessa in uno
         Stato membro, è riconosciuto ed è eseguibile in un altro Stato membro senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività
         e senza che sia possibile opporsi al riconoscimento, se la decisione è stata certificata nello Stato membro d’origine conformemente
         al paragrafo 2.
      
      Anche se la legislazione nazionale non prevede l’esecutività di diritto, nonostante eventuali impugnazioni, di una decisione
         che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo 8, l’autorità giurisdizionale può dichiarare che la
         decisione in questione è esecutiva.
      
      2.      Il giudice di origine che ha emanato la decisione di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), rilascia il certificato
         di cui al paragrafo 1 solo se:
      
      a)      il minore ha avuto la possibilità di essere ascoltato, salvo che l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della
         sua età o del suo grado di maturità,
      
      b)      le parti hanno avuto la possibilità di essere ascoltate; e
      c)      l’autorità giurisdizionale ha tenuto conto, nel rendere la sua decisione, dei motivi e degli elementi di prova alla base del
         provvedimento emesso conformemente all’articolo 13 della convenzione dell’Aia del 1980.
      
      Nel caso in cui l’autorità giurisdizionale o qualsiasi altra autorità adotti misure per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno nello Stato della residenza abituale, il certificato contiene i dettagli di tali misure.
      
      Il giudice d’origine rilascia detto certificato di sua iniziativa utilizzando il modello standard di cui all’allegato IV (certificato
         sul ritorno del minore).
      
      Il certificato è compilato nella lingua della decisione».
      36.      Ai sensi dell’art. 47, n. 2, del regolamento n. 2201/2003, «[o]gni decisione pronunciata dall’autorità giurisdizionale di
         uno Stato membro e dichiarata esecutiva (…) o certificata conformemente (…) all’articolo 42, paragrafo 1, è eseguita nello
         Stato membro dell’esecuzione alle stesse condizioni che si applicherebbero se la decisione fosse stata pronunciata in tale
         Stato membro».
      
      C –    La Carta dei diritti fondamentali
      37.      La Carta dei diritti fondamentali, che, ai sensi dell’art. 6 TUE, ha lo stesso valore giuridico dei trattati, menziona, all’art. 24,
         i diritti del minore nei termini seguenti:
      
      «1.      I minori hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la
         propria opinione. Questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della
         loro maturità.
      
      2.      In tutti gli atti relativi ai minori, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore
         del minore deve essere considerato preminente.
      
      3.      Il minore ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora
         ciò sia contrario al suo interesse».
      
      II – La controversia principale e le questioni pregiudiziali
      38.      I fatti all’origine della controversia principale, quali descritti dal giudice del rinvio, possono essere riassunti come segue.
      
      39.      Il sig. Aguirre Zarraga e la sig.ra Pelz si sono sposati il 25 settembre 1998 ad Erandio (Spagna). Dal matrimonio, in data
         31 gennaio 2000, è nata la figlia Andrea. La residenza familiare comune dei genitori della minore si trovava a Sondika (Spagna).
      
      40.      Alla fine del 2007 i genitori si separavano. Entrambi depositavano reciproche istanze di divorzio, chiedendo ciascuno l’affidamento
         esclusivo di Andrea.
      
      41.      Con ordinanza 12 maggio 2008 il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao (Spagna) concedeva provvisoriamente
         al padre l’affidamento di Andrea. Conseguentemente, Andrea si trasferiva presso il domicilio del padre. Nel giugno 2008 la
         madre della minore si trasferiva in Germania. Dopo la visita presso la madre durante le ferie estive del 2008, quest’ultima
         tratteneva Andrea presso di sé. Dal 15 agosto 2008 Andrea vive quindi presso il domicilio della madre in Germania. Nella stessa
         data il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao pronunciava un’ordinanza recante il divieto per Andrea di
         espatrio dalla Spagna.
      
      42.      Il padre di Andrea presentava quindi istanza per il ritorno della figlia in Spagna in base alla Convenzione dell’Aia del 1980.
         Tale istanza veniva respinta con decisione 1° luglio 2009, adottata sul fondamento dell’art. 13, secondo comma, della detta
         Convenzione. Dall’audizione di Andrea, tenutasi all’epoca, emergeva la netta opposizione di quest’ultima al ritorno in Spagna.
         Dalla consulenza tecnica disposta dal Tribunale in seguito a detta audizione risultava che, in considerazione dell’età e della
         maturità di Andrea, era necessario tenere conto della sua opinione.
      
      43.      Il Ministero tedesco della Giustizia trasmetteva detta sentenza all’autorità centrale spagnola con lettera dell’8 luglio 2009.
      
      44.      Lo stesso mese il procedimento per l’affidamento della minore proseguiva dinanzi al Juzgado de Primera Instancia e Instrucción
         n. 5 di Bilbao. Detto giudice, ritenendo necessario ordinare una nuova consulenza tecnica e ascoltare personalmente Andrea,
         fissava le relative udienze a Bilbao. A tali udienze non comparivano né Andrea né la madre. Il giudice spagnolo non accoglieva
         l’istanza presentata in precedenza dalla madre della minore volta ad ottenere un salvacondotto per sé e per la figlia per
         poter lasciare liberamente la Spagna in seguito alla consulenza tecnica e all’audizione di Andrea. Detto giudice non accoglieva
         nemmeno l’espressa richiesta della madre di procedere all’audizione di Andrea tramite videoconferenza.
      
      45.      Con sentenza 16 dicembre 2009 il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao assegnava al padre l’affidamento
         esclusivo della minore.
      
      46.      La madre della minore interponeva appello avverso detta sentenza, invocando in particolare la necessità di un’audizione di
         Andrea. Con ordinanza 21 aprile 2010 l’Audiencia Provincial de Vizcaya (Corte d’appello di Biscaglia, Spagna) respingeva tale
         istanza per lo svolgimento di un’audizione della minore.
      
      47.      Il 5 febbraio 2010 il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao certificava la sentenza 16 dicembre 2009 conformemente
         all’art. 42 del regolamento n. 2201/2003.
      
      48.      La madre della minore chiedeva, per parte sua, che non si procedesse all’esecuzione forzata e che venisse negato il riconoscimento
         di detta sentenza.
      
      49.      Con ordinanza 28 aprile 2010 l’Amtsgericht – Familiengericht – Celle (Sezione famiglia del Tribunale distrettuale di Celle,
         Germania) accoglieva tale domanda, in ragione del fatto che il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao non
         aveva ascoltato Andrea prima di emettere la sua decisione.
      
      50.      Il 18 giugno 2010 il padre della minore proponeva appello contro tale ordinanza.
      
      51.      L’Oberlandesgericht Celle, adito con tale ricorso, afferma di trovarsi di fronte alle due questioni seguenti.
      
      52.      Sebbene la sentenza 16 dicembre 2009 sia un provvedimento che prescrive il ritorno della minore a seguito di una decisione
         contro il ritorno, in relazione al quale il giudice dello Stato membro dell’esecuzione, in linea di principio, non ha nessun
         potere di controllo, come risulta dalle citate sentenze Rinau e Povse, esso ritiene di dover disporre, in caso di violazione
         particolarmente grave di diritti fondamentali, di un proprio potere di controllo per potersi opporre all’esecuzione di una
         decisione del genere.
      
      53.      L’Oberlandesgericht Celle ritiene infatti che, nella controversia principale, la mancata audizione di Andrea da parte del
         giudice dello Stato membro d’origine costituisca una violazione dell’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali.
         Si tratterebbe di una violazione di gravità tale da giustificare il riconoscimento di una competenza di controllo del giudice
         dello Stato membro dell’esecuzione sulla base di un’interpretazione dell’art. 42, n. 1, del regolamento n. 2201/2003 conforme
         alla Carta dei diritti fondamentali.
      
      54.      Inoltre, l’Oberlandesgericht Celle si interroga sulla questione se, nel caso in cui, nonostante tale violazione dei diritti
         fondamentali, il giudice dello Stato membro dell’esecuzione fosse privo di qualsiasi potere di controllo, esso possa essere
         vincolato da un certificato, emesso in forza dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, il cui contenuto sia manifestamente
         erroneo. Tale ipotesi ricorrerebbe appunto nel caso di specie, in cui il certificato conterrebbe una dichiarazione manifestamente
         errata, vale a dire che la minore sarebbe stata sentita dal Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao.
      
      55.      L’Oberlandesgericht ha pertanto deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se, sulla base di un’interpretazione dell’art. 42 del regolamento [n. 2201/2003] conforme alla Carta dei diritti fondamentali,
         nel caso in cui si debba dare esecuzione alla decisione di uno Stato membro di origine viziata da gravi violazioni dei diritti
         fondamentali, il giudice dello Stato membro dell’esecuzione disponga eccezionalmente di propri poteri di esame.
      
      2)      Se il giudice dello Stato membro dell’esecuzione sia obbligato a dare esecuzione ad un certificato rilasciato dal giudice
         dello Stato membro d’origine ai sensi dell’art. 42 regolamento [n. 2201/2003], benché tale certificato, sulla base degli atti
         di causa, risulti manifestamente inesatto».
      
      III – Analisi
      56.      Con le sue questioni il giudice del rinvio chiede, anzitutto, se il regolamento n. 2201/2003 debba essere interpretato nel
         senso che il giudice dello Stato membro richiesto può opporsi all’esecuzione di un provvedimento che prescrive il ritorno
         di un minore emanato sul fondamento dell’art. 11, n. 8, di detto regolamento qualora risulti che il minore in questione non
         è stato sentito in violazione delle disposizioni dell’art. 42 del medesimo regolamento, interpretate conformemente al diritto
         fondamentale enunciato all’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali. Esso chiede poi se, in caso di soluzione in senso
         negativo della prima questione, detto giudice sia tenuto a procedere a tale esecuzione qualora risulti che il certificato
         che accompagna il provvedimento controverso sia manifestamente errato, in quanto indicherebbe erroneamente che il minore è
         stato sentito.
      
      57.      Queste due questioni si fondano quindi sulla premessa che, nella causa principale, la minore non abbia avuto la possibilità
         di essere ascoltata, in violazione dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, letto alla luce dell’art. 24 della Carta dei
         diritti fondamentali.
      
      58.      Dalle indicazioni fornite dal giudice del rinvio e dagli atti risulta tuttavia che un’audizione della minore è stata effettuata
         dall’Amtsgericht – Familiengericht – Celle all’udienza del 20 marzo 2009, nell’ambito del procedimento conclusosi con la decisione
         contro il ritorno adottata da tale giudice il 1° luglio 2009.
      
      59.      Risulta inoltre dall’esame della sentenza pronunciata dal Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao il 16 dicembre
         2009, che prescrive il ritorno della minore in seguito a detta decisione contro il ritorno, che detto giudice ha preso in
         considerazione tale audizione e ha esposto i motivi per i quali, malgrado il rifiuto della minore di tornare a vivere in Spagna,
         riteneva che il ritorno di quest’ultima costituisse la soluzione più conforme ai suoi interessi.
      
      60.      Secondo il giudice del rinvio, detta audizione e il riferimento alla stessa contenuto nella sentenza 16 dicembre 2009 non
         consentono di ritenere che sia stato rispettato il diritto fondamentale della minore, sancito dall’art. 42, n. 2, lett. a),
         del regolamento n. 2201/2003. Tale disposizione prevede, lo ricordo, che il giudice dello Stato membro d’origine che decide
         di prescrivere il ritorno del minore nonostante un provvedimento contro il ritorno può certificare la propria decisione e
         conferirle così un’efficacia esecutiva rafforzata solo se il minore ha avuto la possibilità di essere ascoltato, salvo che
         l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della sua età o del suo grado di maturità.
      
      61.      La premessa del giudice del rinvio si fonda quindi su un’interpretazione dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003 secondo
         cui il giudice dello Stato membro d’origine non può limitarsi a fare riferimento ad un’audizione del minore effettuata dall’autorità
         giudiziaria dello Stato richiesto, nell’ambito di un procedimento conclusosi con il provvedimento contro il ritorno, ma deve
         procedere esso stesso ad una nuova audizione del minore, salvo ledere gravemente il suo diritto fondamentale sancito dall’art. 24
         della Carta dei diritti fondamentali.
      
      62.      È essenziale, a mio parere, che la Corte, prima di esaminare le questioni sottopostele dal giudice del rinvio, si pronunci
         sulla validità di tale premessa, dato che essa, da un lato, condiziona la pertinenza di tali questioni e, dall’altro, verte
         su un elemento importante del sistema e delle garanzie previste dal regolamento n. 2201/2003.
      
      A –    La fondatezza della premessa sottesa alle questioni pregiudiziali
      63.      Propongo alla Corte di pronunciarsi in via preliminare sulla seguente questione:
      
      «Se l’audizione del minore effettuata dall’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento
         conclusosi con un provvedimento contro il ritorno e di cui il giudice dello Stato membro di origine ha tenuto conto nella
         sua decisione che prescrive il ritorno, adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003, consenta di ritenere
         che sia stata soddisfatta la condizione di cui all’art. 42, n. 2, lett. a), di tale regolamento, secondo cui il minore deve
         avere avuto la possibilità di essere sentito».
      
      64.      Per rispettare il principio del contraddittorio, le parti della causa principale e le altre parti autorizzate a presentare
         osservazioni dinanzi alla Corte, per iscritto o nel corso della fase orale, sono state invitate a pronunciarsi su tale questione.
      
      65.      Il governo tedesco e la Commissione europea sostengono che occorre risolvere detta questione in senso negativo. Essi hanno
         fondato tale posizione su vari argomenti che possono essere riassunti nel modo seguente.
      
      –        L’audizione dinanzi al giudice dello Stato membro dell’esecuzione e quella di cui all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento
         n. 2201/2003 hanno oggetti diversi, dato che la prima verte sul ritorno del minore, mentre la seconda è volta a permettere
         di statuire sul diritto di affidamento definitivo del minore e ha quindi una portata più ampia.
      
      –        Ammettere che la condizione di cui all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 risulti soddisfatta allorché
         il minore è stato sentito dal giudice dello Stato membro dell’esecuzione avrebbe la conseguenza di dispensare sistematicamente
         il giudice dello Stato membro di origine dall’obbligo di sentire il minore e consentirebbe quindi di eludere la suddetta disposizione.
         Ciò contrasterebbe inoltre con l’economia della medesima disposizione, la quale enuncia, alla lett. a), l’obbligo di sentire
         il minore, e non solo, alla lett. c), l’obbligo di tenere conto degli elementi alla base del provvedimento contro il ritorno.
      
      –        Secondo la Commissione, nel caso in esame il tempo trascorso tra l’audizione della minore da parte del giudice dello Stato
         membro richiesto e l’adozione della decisione che ne prescriveva il ritorno, ossia circa nove mesi, non consentiva di considerare
         soddisfatta la condizione prevista dall’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003.
      
      66.      Nel corso dell’udienza del 6 dicembre 2010 anche la sig.ra Pelz nonché i governi ellenico, francese e lettone hanno sostenuto
         tale posizione.
      
      67.      A differenza delle menzionate parti intervenienti e del giudice del rinvio, sono del parere, sostenuto anche dal sig. Aguirre
         Zamaga e dal governo spagnolo, che occorra rispondere in senso affermativo alla questione in esame. La mia posizione si fonda,
         da un lato, sul contenuto del diritto fondamentale del minore di essere sentito, sancito dall’art. 42, n. 2, lett. a), del
         regolamento n. 2201/2003, e, dall’altro, sul sistema di cooperazione tra i giudici di Stati membri diversi previsto da detto
         regolamento.
      
      1.      Il contenuto del diritto fondamentale del minore di essere sentito
      68.      Sosterrò, per quanto riguarda il diritto fondamentale del minore di essere sentito, quale sancito dall’art. 42, n. 2, lett. a),
         del regolamento n. 2201/2003, in primo luogo, che esso deve formare oggetto di un’interpretazione autonoma, in secondo luogo,
         che esso è inteso a che il minore dotato di una capacità di discernimento sufficiente abbia la possibilità di esprimere la
         propria opinione in merito al suo ritorno e, in terzo luogo, che tale opinione non è vincolante per il giudice, ma costituisce
         un elemento che consente di valutare se l’interesse superiore del minore osti a tale ritorno.
      
      a)      Un’interpretazione autonoma
      69.      È pacifico che il regolamento n. 2201/2003, al pari di qualsiasi atto di diritto dell’Unione, deve essere applicato in conformità
         dei diritti fondamentali. Come enuncia il suo trentatreesimo ‘considerando’, tale regolamento osserva i principi sanciti dalla
         Carta dei diritti fondamentali e mira, in particolare, a garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali del minore quali
         riconosciuti dall’art. 24 di quest’ultima. Inoltre, come indicato dal suo diciannovesimo ‘considerando’, l’audizione del minore
         è importante ai fini dell’applicazione del regolamento.
      
      70.      Il regolamento n. 2201/2003 contiene in tal senso quattro disposizioni secondo cui il minore deve aver avuto la possibilità
         di essere sentito, ossia gli artt. 11, n. 2, e 42, n. 2, lett. a), che riguardano il ritorno di un minore trasferito o trattenuto
         illecitamente, l’art. 23, lett. b), relativo ai motivi di non riconoscimento delle decisioni relative alla responsabilità
         genitoriale, e l’art. 41, n. 2, lett. c), che riguarda il riconoscimento di una decisione sul diritto di visita.
      
      71.      Certamente, le suddette disposizioni non prevedono le modalità procedurali dell’audizione. Tali modalità, come indicato nel
         diciannovesimo ‘considerando’ del regolamento n. 2201/2003, sono tutt’ora stabilite da ciascuno Stato membro, conformemente
         al principio dell’autonomia procedurale. Tuttavia, ciò non significa, secondo me, che la questione relativa al rispetto dei
         diritti fondamentali del minore nell’attuazione della condizione richiesta dall’art. 42, n. 2, lett. a), di detto regolamento
         debba essere valutata rispetto all’ordine pubblico di ciascuno Stato membro.
      
      72.      Infatti, se si esaminano i diversi articoli del regolamento n. 2201/2003 che prevedono tale audizione, si constata che solo
         l’art. 23 fa espressamente riferimento all’ordine pubblico dello Stato membro dell’esecuzione. Tale articolo dispone, infatti,
         che le decisioni relative alla responsabilità genitoriale non sono riconosciute se, salvo i casi d’urgenza, la decisione è
         stata resa senza che il minore abbia avuto la possibilità di essere ascoltato, «in violazione dei principi fondamentali di
         procedura dello Stato membro richiesto».
      
      73.      Tale riferimento non esiste invece nell’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003, né peraltro negli altri due
         articoli sopra menzionati. Tale differenza di redazione dimostra, a mio parere, che il rispetto della condizione prevista
         in tale disposizione, secondo cui il minore deve avere avuto la possibilità di essere sentito, non dipende dal rispetto dei
         diritti fondamentali del minore quali previsti nell’ordinamento giuridico dello Stato membro dell’esecuzione. Il rispetto
         della condizione espressa all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamenton. 2201/2003 non è subordinato al fatto che il minore
         abbia avuto la possibilità di essere ascoltato conformemente alla legge fondamentale dello Stato membro in cui è stato trasferito
         o viene trattenuto illecitamente.
      
      74.      Infatti, una disposizione di diritto comunitario che non contenga alcun espresso richiamo al diritto degli Stati membri per
         quanto riguarda la determinazione del suo senso e della sua portata deve essere oggetto, secondo costante giurisprudenza,
         di un’interpretazione autonoma (8). La Corte ha già applicato tale giurisprudenza nell’ambito del regolamento n. 2201/2003 per quanto riguarda le nozioni di
         «materie civili», di cui all’art. 1, n. 1,dello stesso (9), e di «residenza abituale», di cui all’art. 8, n. 1, dello stesso (10).
      
      75.      Inoltre, il carattere autonomo del contenuto della condizione enunciata all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003
         è confermato, secondo me, anche dall’autonomia procedurale dell’efficacia esecutiva di una decisione che prescrive il ritorno
         di un minore successiva ad una decisione contro il ritorno (11). Infatti, per assicurare il ritorno effettivo e rapido del minore, tale decisione, ai sensi dell’art. 11, n. 8, di detto
         regolamento, è esecutiva conformemente al capo III, sezione 4, di detto regolamento, vale a dire che essa è riconosciuta e
         beneficia dell’esecutività nello Stato membro in cui il minore è stato illecitamente trasferito o trattenuto senza che sia
         necessaria alcuna dichiarazione che ne riconosca l’esecutività e senza che sia possibile opporsi al suo riconoscimento (12).
      
      76.      Il regolamento n. 2201/2003 si differenzia quindi dalla Convenzione dell’Aia del 1980, il cui art. 20 prevede che il ritorno
         del minore può essere rifiutato nel caso non sia consentito dai principi fondamentali dello Stato richiesto. Il «valore aggiunto»
         del regolamento n. 2201/2003 rispetto a tale Convenzione consiste quindi nel consentire di superare le situazioni di stallo
         che potrebbero derivare da divergenze di valutazione relative all’interesse superiore del minore nei casi in cui tale valutazione
         venga effettuata dal giudice di origine e dal giudice richiesto alla luce dei rispettivi diritti fondamentali.
      
      77.      L’effetto utile di tale regolamento verrebbe infatti compromesso qualora il giudice dello Stato membro d’origine dovesse verificare
         il rispetto delle condizioni di rilascio del certificato che conferisce tale efficacia esecutiva specifica alla sua decisione
         con riferimento ai diritti fondamentali dello Stato membro in cui il minore è stato trasferito o viene trattenuto illecitamente.
      
      78.      Ne consegue, secondo me, che il diritto fondamentale del minore di essere sentito, quale previsto dall’art. 42 del regolamento
         n. 2201/2003, deve avere un contenuto autonomo. Ciò implica, nella specie, che la questione se l’art. 42, n. 2, lett. a),
         di detto regolamento sia stato rispettato deve essere valutata alla luce non delle esigenze della legge fondamentale tedesca,
         bensì del contenuto di tale condizione, quale dev’essere inteso uniformemente in tutti gli Stati membri, secondo l’interpretazione
         fornita dalla Corte. Rilevo, a tale riguardo, che il governo tedesco condivide questa analisi.
      
      b)      Il contenuto del diritto di essere sentito
      79.      L’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 prevede che il giudice dello Stato membro d’origine può certificare
         la sua decisione che prescrive il ritorno del minore in seguito ad una decisione contro il ritorno solo se «il minore ha avuto
         la possibilità di essere ascoltato, salvo che l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della sua età o del suo
         grado di maturità».
      
      80.      Dal testo di tale disposizione, letto alla luce dell’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali, risulta che il minore
         oggetto di una decisione che prescrive il ritorno resa sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003 deve
         avere avuto la possibilità di esprimere liberamente la propria opinione in merito a tale ritorno. Detto articolo traduce,
         nel settore della sottrazione di minori, l’evoluzione contemporanea dei diritti internazionale ed europeo, in virtù della
         quale, attualmente, il parere di un minore capace di discernimento deve essere preso in considerazione nelle decisioni che
         lo riguardano (13).
      
      81.      Vari insegnamenti un po’ più precisi possono essere tratti dalla formulazione di tale diritto fondamentale, quale attuato
         dall’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003. È importante sottolineare anzitutto che detto diritto fondamentale
         deve concorrere a tutelare l’interesse superiore del minore.
      
      82.      Nell’ambito delle disposizioni del regolamento n. 2201/2003 applicabili in caso di trasferimento o trattenimento illecito
         di un minore, l’interesse superiore di quest’ultimo impone, in linea di principio, un rapido ritorno al luogo della sua residenza
         iniziale, in quanto la via di fatto di cui il minore è vittima ne lede il diritto fondamentale di intrattenere relazioni dirette
         e personali con entrambi i genitori (14). Di conseguenza, è possibile derogare a tale ritorno solo se esso risulta contrario, di per sé, all’interesse del minore.
      
      83.      Il diritto conferito al minore dall’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 ha quindi lo scopo di consentirgli
         di partecipare al processo decisionale che deve concludersi con la decisione finale sul suo ritorno, ma tale partecipazione
         non dev’essere neppure a sua volta contraria al suo interesse. La tensione fra tali diritti e tali interessi consente, a mio
         parere, di trarre le seguenti indicazioni.
      
      84.      Anzitutto, l’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 sancisce un diritto al quale si può derogare solo per il
         motivo enunciato in detta disposizione, vale a dire qualora l’audizione risulti «inopportuna» in ragione dell’età o del grado
         di maturità del minore. È interessante notare che la disposizione impiega il termine «inopportuna» e non fa riferimento ad
         uno stato di incapacità fisica oggettiva accertata da un medico. Tale inopportunità rinvia quindi ad una valutazione da parte
         del giudice dell’idoneità del minore ad esprimere un’opinione personale. Il principio che deve guidare tale valutazione è
         che ogni minore capace di discernimento deve essere stato messo in condizione di esprimere il proprio parere. Tuttavia, non
         sembra irragionevole presumere che, prima di una certa età, un minore non sia in grado di esprimere un parere personale che
         occorra prendere in considerazione (15).
      
      85.      Nella specie non si ravvisano divergenze di valutazione tra il giudice dello Stato membro dell’esecuzione e quello dello Stato
         membro di origine per quanto riguarda l’idoneità di Andrea ad essere sentita, dato che il secondo l’aveva convocata per l’audizione.
      
      86.      Inoltre, l’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 sancisce il diritto del minore di avere la possibilità di
         essere sentito. Esso non prevede che il minore debba essere stato sentito. Tale formulazione comporta, a mio avviso, due conseguenze.
         In primo luogo, il minore che abbia una capacità di discernimento sufficiente deve essere stato informato del fatto che ha
         il diritto di esprimere liberamente la sua opinione. Poiché, materialmente, l’audizione di un minore, in particolare quella
         di un minore in tenera età, dipende dal concorso del genitore che lo ha sottratto o che lo trattiene illecitamente, gli Stati
         membri devono fornire al giudice i mezzi necessari per superare, se del caso, gli ostacoli all’audizione del minore eventualmente
         opposti da tale genitore.
      
      87.      In secondo luogo, detta formulazione implica che il minore abbia anche il diritto di non pronunciarsi. Il minore non deve
         essere costretto a scegliere tra il genitore che lo ha sottratto o lo trattiene illecitamente e l’altro genitore. Non deve
         neppure essere messo in una situazione nella quale possa avere l’impressione di essere l’unico responsabile della decisione
         relativa al proprio ritorno e, pertanto, della sofferenza che tale decisione potrebbe eventualmente causare ad uno dei genitori.
         Le condizioni in cui viene raccolto il parere del minore devono essere adeguate alle circostanze e alla sua età nonché alla
         sua maturità, in modo da non costituire per lo stesso un’esperienza traumatizzante (16). Il giudice nazionale, a mio parere, deve poter far ascoltare il minore da una persona competente in un contesto appropriato,
         qualora ritenga inopportuno procedere esso stesso a tale audizione. Inoltre, il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción
         n. 5 di Bilbao poteva anche ritenere, a mio parere, che nel contesto della presente causa l’audizione mediante videoconferenza
         di un minore in tenera età, quale Andrea, fosse inopportuna.
      
      88.      È alla luce di tali circostanze che il giudice dello Stato membro d’origine deve accertare, prima di certificare la propria
         decisione ai sensi dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, se il minore abbia avuto la possibilità di essere sentito ai
         sensi del n. 2, lett. a), dello stesso articolo.
      
      c)      L’opinione del minore non è vincolante per il giudice dello Stato membro d’origine
      89.      Infine, il parere espresso dal minore nel corso della sua audizione non è vincolante per il giudice dello Stato membro d’origine
         competente ad adottare una decisione sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003. Nella Convenzione dell’Aia
         del 1980 l’opposizione del minore al suo ritorno viene espressamente menzionata, all’art. 13, tra i motivi che possono giustificare
         una decisione contro il ritorno (17), senza tuttavia che essa sia vincolante per il giudice dello Stato membro dell’esecuzione. Il regolamento n. 2201/2003 non
         riprende tale disposizione nelle norme che conferiscono al giudice dello Stato membro d’origine il potere di statuire in seguito
         a tale decisione.
      
      90.      L’art. 42, n. 2, lett. c), del regolamento n. 2201/2003 prevede semplicemente che il giudice dello Stato membro d’origine
         che prescrive il ritorno del minore in un caso del genere debba certificare di avere adottato la propria decisione tenendo
         conto dei motivi e degli elementi di prova sulla base dei quali il giudice dello Stato membro dell’esecuzione aveva adottato
         una decisione contro il ritorno.
      
      91.      Il testo del regolamento n. 2201/2003, ancor più di quello della Convenzione dell’Aia del 1980, dimostra quindi che l’opinione
         del minore costituisce un elemento di valutazione di cui il giudice deve tenere conto, ma che non è per esso vincolante.
      
      92.      Qualora, come nel caso di specie, il minore abbia dichiarato di opporsi al proprio ritorno nel corso dell’audizione effettuata
         dal giudice dello Stato membro dell’esecuzione e quest’ultimo, nell’esercizio del suo libero apprezzamento, abbia ritenuto
         di dover adottare una decisione contro il ritorno, tale parere deve certamente essere preso in considerazione dal giudice
         dello Stato membro d’origine nella sua decisione finale, ma non è per esso vincolante.
      
      93.      Detto parere non lo obbliga neppure a procedere esso stesso ad una nuova audizione del minore prima di adottare tale decisione
         finale, come esporrò nella seconda parte della mia analisi, dedicata al sistema del regolamento n. 2201/2003.
      
      2.      Il sistema del regolamento n. 2201/2003
      94.      In limine, si deve sottolineare che l’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 non prevede che il giudice dello
         Stato membro d’origine debba procedere esso stesso all’audizione del minore. Esso richiede semplicemente che il minore abbia
         avuto la possibilità di essere sentito. Tale condizione può quindi essere soddisfatta se il minore è stato sentito dall’autorità
         giudiziaria di un altro Stato membro, come conferma il ventesimo ‘considerando’ di detto regolamento, secondo cui l’audizione
         del minore in un altro Stato membro può essere effettuata in base alle modalità previste dal regolamento n. 1206/2001 relativo
         alla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile
         o commerciale.
      
      95.      Qualora il minore interessato sia stato sentito dai servizi giudiziari dello Stato membro dell’esecuzione non su richiesta
         del giudice dello Stato membro d’origine, ai sensi del regolamento n. 1206/2001, bensì nell’ambito del procedimento conclusosi
         con una decisione contro il ritorno, non ritengo, tenuto conto del sistema previsto dal regolamento n 2201/2003, che il giudice
         dello Stato membro d’origine sia tenuto, in forza dell’art. 42, n. 2, lett. a), del menzionato regolamento, a procedere obbligatoriamente
         ad una nuova audizione.
      
      96.      La caratteristica principale del sistema previsto da detto regolamento in caso di sottrazione di minore consiste nel fatto
         che il procedimento dinanzi al giudice dello Stato membro dell’esecuzione conclusosi con una decisione contro il ritorno e
         quello dinanzi al giudice dello Stato membro d’origine chiamato ad adottare la decisione finale su tale ritorno non sono procedimenti
         separati e concorrenti l’uno rispetto all’altro. Essi costituiscono le componenti complementari di un unico procedimento,
         che riguarda la situazione di un minore di cui i genitori si contendono l’affidamento, e in cui due giudici di Stati membri
         diversi hanno l’obbligo imperativo, ai sensi del regolamento n. 2201/2003, di collaborare per individuare la soluzione migliore
         ai fini della tutela dell’interesse del minore.
      
      97.      In virtù di tale sistema, se il genitore di un minore sottratto o trattenuto illecitamente in un altro Stato membro ne ha
         chiesto il ritorno, il giudice dello Stato membro dell’esecuzione e quello dello Stato membro d’origine vengono investiti
         in ordine successivo della medesima questione. Si tratta di sapere se sussista un motivo legittimo ed imperativo che osti
         al ritorno del minore. Come la Corte ha dichiarato nella citata sentenza Povse, tale sistema comporta un duplice esame della
         questione del ritorno del minore, garantendo così una maggiore fondatezza della decisione e una tutela rafforzata degli interessi
         del minore (18).
      
      98.      La fiducia e il riconoscimento reciproci che governano il regolamento n. 2201/2003 mirano quindi a creare, nello spazio giudiziario
         europeo, un sistema che si avvicini il più possibile alla situazione che si verifica all’interno di un solo Stato membro quando
         un genitore rifiuta di assoggettarsi a provvedimenti provvisori relativi all’affidamento di un figlio comune. In ambito puramente
         interno, il trattamento giudiziario di un simile rifiuto assume la forma di un incidente che si innesta sul procedimento principale
         di divorzio.
      
      99.      Pertanto, secondo me, prevedendo sia all’art. 11, n. 2, del regolamento n. 2201/2003, sia nel successivo art. 42, n. 2, lett. a),
         del medesimo regolamento che il minore deve aver avuto la possibilità di essere sentito, il legislatore comunitario non ha
         inteso fare dell’audizione del minore un’esigenza formale che si impone obbligatoriamente in qualsiasi fase del procedimento
         relativo al ritorno del minore. Esso ha voluto che il minore oggetto di tale procedimento abbia effettivamente avuto la possibilità
         di esprimersi nell’ambito complessivo dello stesso, e ciò a partire dalla fase avviata nello Stato membro richiesto. Non ha
         prescritto che il minore venga sistematicamente sentito un’altra volta dal giudice dello Stato membro d’origine chiamato a
         prendere una decisione sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003.
      
      100. Detto giudice deve potersi basare sull’audizione effettuata dal giudice dello Stato membro dell’esecuzione, qualora vi riscontri
         gli elementi necessari per adottare la propria decisione.
      
      101. Fondo la mia analisi, da un lato, sull’art. 11, n. 6, del regolamento n. 2201/2003, secondo cui tutti gli elementi raccolti
         dal giudice dello Stato membro dell’esecuzione e sulla cui base detto giudice ha deciso di adottare una decisione contro il
         ritorno, in particolare le trascrizioni delle audizioni, devono essere trasmessi al giudice dello Stato membro d’origine competente
         ad adottare la decisione definitiva in merito a tale ritorno (19).
      
      102. Dall’altro, la mia analisi si basa sul fatto che, ai sensi dell’art. 42, n. 2, lett. c), del regolamento n. 2201/2003, il
         giudice dello Stato membro d’origine deve tener conto dei motivi e degli elementi di prova sulla base dei quali il giudice
         dello Stato membro richiesto aveva reso la sua decisione contro il ritorno.
      
      103. La trascrizione dell’audizione del minore, alla quale il giudice dello Stato membro dell’esecuzione era tenuto a procedere
         nell’ambito del procedimento conclusosi con una decisione contro il ritorno, è quindi parte integrante degli elementi che
         devono essere trasmessi al giudice dello Stato membro d’origine territorialmente competente e di cui quest’ultimo deve tenere
         conto.
      
      104. Infine, mi sembra che la mia analisi sia confermata dall’imperativo di celerità che presiede a tale procedimento. Il ritorno
         di un minore sottratto o trattenuto illecitamente implica, in generale, che detto minore non abbia ancora avuto il tempo di
         integrarsi completamente nel suo nuovo ambiente. È per tale motivo che il regolamento n. 2201/2003 impone ai giudici aditi
         con una richiesta di ritorno di pronunciarsi celermente, utilizzando le procedure più rapide previste dal loro diritto nazionale
         e al più tardi sei settimane dopo aver ricevuto la domanda (20). Tale imperativo di celerità, logicamente, si impone anche al giudice dello Stato membro d’origine chiamato ad adottare la
         decisione finale sul ritorno del minore.
      
      105. Certamente, tale giudice può ritenere utile od opportuno sentire nuovamente il minore prima di adottare la propria decisione
         finale. Sottolineo che, nella specie, il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 de Bilbao, in seguito alla decisione
         contro il ritorno resa dall’Amtsgericht– Familiengericht –Celle, ha convocato la minore e sua madre per sentirle in Spagna.
      
      106. Tuttavia, il fatto che, in seguito alla mancata comparizione di Andrea e della madre, esso abbia adottato la propria decisione
         finale che prescrive il ritorno della minore senza avere proceduto all’audizione di quest’ultima mediante videoconferenza,
         e senza avere tentato di organizzare un’audizione in Germania spostandosi esso stesso o delegando a tal fine i servizi giudiziari
         tedeschi, rientra nel suo potere sovrano di valutazione e non può essere considerato una violazione del diritto fondamentale
         del minore di avere la possibilità di essere sentito.
      
      107. Ritengo che neppure il fatto che il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao, nella sua sentenza 16 dicembre
         2009, abbia non solo ordinato il ritorno di Andrea, ma anche statuito sul suo affidamento, attribuendolo al padre, giustificherebbe
         una conclusione diversa.
      
      108. Il regolamento n. 2201/2003, come dichiarato dalla Corte nella citata sentenza Povse, consente al giudice dello Stato membro
         d’origine di prescrivere il ritorno del minore in seguito ad una decisione contro il ritorno senza doversi previamente pronunciare
         sul suo affidamento definitivo (21). Tuttavia, esso gli consente altresì di collegare le due cose pronunciandosi sull’affidamento definitivo del minore, come
         risulta chiaramente dal suo art. 11, n. 7, e, in tal caso, la decisione relativa al ritorno del minore appare come la conseguenza
         di tale attribuzione.
      
      109. Questo modus operandi presenta il vantaggio di evitare un andirivieni del minore tra gli Stati interessati nel caso in cui
         il giudice dello Stato membro d’origine dovesse ritenere che l’affidamento debba essere attribuito in definitiva al genitore
         che l’ha sottratto o lo trattiene illecitamente. Esso presuppone, tuttavia, che detto giudice disponga di elementi sufficienti
         per statuire su tale attribuzione, ivi compresa l’audizione del minore, se quest’ultimo dispone di una capacità di discernimento
         sufficiente.
      
      110. A differenza del governo tedesco e della Commissione, non credo che, in tal caso, l’audizione del minore effettuata dal giudice
         dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento conclusosi con una decisione contro il ritorno sia necessariamente
         insufficiente per poter ritenere che sia stato rispettato il diritto del minore di essere sentito, in quanto detta audizione
         avrebbe un oggetto molto più limitato, circoscritto al ritorno.
      
      111. La questione del ritorno e quella dell’affidamento definitivo non sono estranee l’una all’altra. Ciò vale a maggior ragione,
         nella specie, in quanto Andrea ha dichiarato di opporsi al proprio ritorno in Spagna, il che implica, a fortiori, la  sua
         opposizione a che il suo affidamento venga attribuito al padre. La possibilità per il giudice dello Stato membro d’origine
         di considerare che la minore ha potuto essere sentita in merito all’attribuzione del suo affidamento dipende quindi dalle
         circostanze e dal contenuto dell’audizione di tale minore effettuata nello Stato membro dell’esecuzione. A mio avviso, a tal
         riguardo occorre lasciare al giudice nazionale la possibilità di valutare se in detta audizione si riscontrino elementi sufficienti
         per statuire sull’affidamento definitivo della minore nell’ambito della sua decisione adottata sul fondamento dell’art. 11,
         n. 8, del regolamento n. 2201/2003.
      
      112. Occorre inoltre aggiungere che, come indicato in udienza dal governo spagnolo, una decisione sull’affidamento di un minore
         come la sentenza 16 dicembre 2009 del Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao viene chiamata «definitiva»
         solo per distinguerla dai provvedimenti provvisori adottati nel corso della procedura di divorzio e che, in linea di principio,
         siffatta decisione può sempre essere rivista, sia in caso di accordo tra i genitori, sia qualora sopravvengano nuovi elementi.
      
      113. Infine, la Commissione sostiene che, nella specie, il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao non poteva
         validamente ritenere che la condizione di cui all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 fosse soddisfatta,
         dato il periodo trascorso dall’audizione della minore effettuata in Germania, ossia circa nove mesi.
      
      114. Certamente, tale lasso di tempo può apparire lungo nell’ambito di un procedimento di ritorno, ma, ancora una volta, non vedo
         quali nuovi elementi avrebbe potuto apportare una nuova audizione della minore, dal momento che essa aveva dichiarato di opporsi
         al proprio ritorno in Spagna.
      
      115. In base a tutte queste considerazioni, propongo quindi alla Corte di dichiarare che l’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento
         n. 2201/2003 deve essere interpretato nel senso che la condizione enunciata in detta disposizione risulta soddisfatta allorché
         il minore è stato sentito dall’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento conclusosi
         con una decisione contro il ritorno e il giudice dello Stato membro competente ha tenuto conto di tale audizione nella sua
         decisione che prescrive il ritorno, adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del medesimo regolamento.
      
      B –    L’esame delle questioni pregiudiziali
      116. Tenuto conto della mia posizione in merito alla premessa su cui si fondano le questioni pregiudiziali sollevate dall’Oberlandesgericht
         Celle, esaminerò tali questioni solo in via subordinata.
      
      117. Con dette questioni, che propongo di esaminare congiuntamente, detto giudice chiede, sostanzialmente, se il regolamento n. 2201/2003
         debba essere interpretato nel senso che il giudice dello Stato membro richiesto può opporsi all’esecuzione di una decisione
         certificata, che prescrive il ritorno del minore in seguito ad una decisione contro il ritorno, qualora risulti che il minore
         in questione, contrariamente a quanto indicato nel certificato emesso ai sensi dell’art. 42 di detto regolamento, non ha avuto
         la possibilità di essere sentito, in violazione delle disposizioni di detto articolo e del diritto fondamentale enunciato
         all’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali.
      
      118. Si deve quindi procedere all’analisi di tale questione dando per assodato che la minore oggetto della decisione adottata in
         forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003 non abbia avuto la possibilità di essere sentita, contrariamente a
         quanto indicato nel certificato che accompagna tale decisione.
      
      119. Sono del parere, al pari della Commissione e a differenza del governo tedesco, che nemmeno in questo caso il giudice dello
         Stato membro dell’esecuzione possa opporsi all’esecuzione della decisione controversa. Il mio punto di vista si fonda sul
         sistema previsto dal regolamento n. 2201/2003, quale interpretato dalla giurisprudenza.
      
      120. Come si è visto, detto regolamento, al pari della Convenzione dell’Aia del 1980, parte dalla premessa che il trasferimento
         o il trattenimento illecito di un minore in violazione di una decisione giudiziaria leda gravemente i suoi interessi e che
         occorra quindi disporne il ritorno nel luogo della sua residenza iniziale nel più breve tempo possibile.
      
      121. Si è visto inoltre che il valore aggiunto di detto regolamento rispetto alla menzionata Convenzione consiste nell’avere instaurato
         un sistema in virtù del quale, in caso di divergenza di valutazione tra il giudice della residenza abituale del minore e quello
         in cui quest’ultimo è stato condotto illecitamente, il primo rimane competente e ha, in qualche modo, l’ultima parola per
         decidere se il minore debba effettivamente ritornare o meno al suo luogo di residenza iniziale.
      
      122. Tale competenza del giudice dello Stato membro d’origine si fonda sul presupposto che esso si trovi nella posizione migliore
         per adottare la decisione finale sul ritorno, in quanto può raccogliere presso l’ambiente del minore e l’insieme delle persone
         con le quali il minore era in contatto tutti gli elementi che consentono di valutare se sussista un motivo legittimo per opporsi
         al suo ritorno.
      
      123. L’economia e la finalità di tale sistema sono state esplicitate molto chiaramente dalla Corte nella citata sentenza Povse,
         in risposta alla questione se una decisione che accordava un diritto di affidamento provvisorio, resa successivamente da un
         giudice dello Stato membro dell’esecuzione e considerata esecutiva secondo il diritto di tale Stato, si opponesse all’esecuzione
         di una decisione anteriore che prescriveva il ritorno del minore, adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003
         e certificata conformemente all’art. 42 del medesimo regolamento.
      
      124. La Corte ha dichiarato quanto segue:
      
      «73      Dalle disposizioni [degli artt. 42, n. 1, e 43, nn. 1 e 2, del regolamento n. 2201/2003], che delineano una netta ripartizione
         di competenze tra i giudici dello Stato membro d’origine e quelli dello Stato membro di esecuzione e che mirano a un rapido
         ritorno del minore, risulta che un certificato rilasciato in forza dell’art. 42 [di tale] regolamento, che conferisce alla
         decisione così certificata un’efficacia esecutiva specifica, non è in alcun modo impugnabile. Il giudice richiesto deve limitarsi
         a constatare l’efficacia esecutiva di tale decisione, e nei confronti del certificato può soltanto essere proposta domanda
         di rettifica, oppure possono essere sollevati dubbi in merito alla sua autenticità, conformemente alla legge nazionale dello
         Stato membro di origine (v., in tal senso, sentenza Rinau, cit., punti 85, 88 e 89). Le uniche norme dello Stato membro richiesto
         che possono trovare applicazione sono quelle che disciplinano le questioni procedurali.
      
      74      Per contro, le questioni attinenti alla fondatezza della decisione in quanto tale, e segnatamente la questione se ricorrano
         i presupposti perché il giudice competente possa pronunciare tale decisione, ivi incluse le eventuali contestazioni in merito
         alla competenza, devono essere sollevate dinanzi ai giudici dello Stato membro di origine, in conformità delle norme del suo
         ordinamento giuridico. Del pari, la domanda di sospensione dell’esecuzione di una decisione certificata può essere presentata
         soltanto al giudice competente dello Stato membro di origine, in conformità delle norme del suo ordinamento giuridico.
      
      75      Pertanto, contro l’esecuzione di siffatta decisione non vi è alcun mezzo d’impugnazione esperibile dinanzi ai giudici dello
         Stato membro del trasferimento, e le uniche norme giuridiche di tale Stato che siano applicabili sono quelle procedurali,
         ai sensi dell’art. 47, n. 1, [di detto] regolamento, vale a dire le modalità di esecuzione della decisione. Orbene, un procedimento
         come quello che costituisce oggetto della presente questione pregiudiziale non riguarda né requisiti di forma né questioni
         procedurali, bensì questioni di merito.
      
      76      Di conseguenza, l’incompatibilità, ai sensi dell’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento [n. 2201/2003], di una decisione
         certificata con una decisione esecutiva successiva dev’essere verificata soltanto rispetto alle eventuali decisioni pronunciate
         successivamente dai giudici competenti dello Stato membro di origine».
      
      125. In sintesi, dunque, il giudice dello Stato membro dell’esecuzione non può opporsi all’esecuzione di una decisione certificata
         adottata sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003.
      
      126. Sono del parere che tale interpretazione del menzionato regolamento debba valere anche nel caso in cui, eccezionalmente, il
         certificato sia stato redatto erroneamente, in quanto il minore non ha avuto la possibilità di essere sentito.
      
      127. Infatti, in detto regolamento il legislatore comunitario ha tratto indicazioni dall’insufficienza del sistema della Convenzione
         dell’Aia del 1980, in cui le divergenze di valutazione tra i giudici degli Stati contraenti riguardo all’interesse superiore
         del minore, allorché tale interesse veniva valutato con riferimento all’ordine pubblico di ciascuno Stato membro, portavano
         a legalizzare la sottrazione del minore.
      
      128. Il legislatore comunitario ha quindi previsto, da un lato, che, nell’ambito dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, tali
         diritti fondamentali dovevano avere un contenuto autonomo, uniforme in tutti gli Stati membri, vale a dire quello della Carta
         dei diritti fondamentali. Dall’altro, esso ha ritenuto che il livello di fiducia reciproca degli Stati membri nella capacità
         dei giudici degli altri Stati membri di assicurare una tutela effettiva di tali diritti consentisse di seguire questa logica
         fino in fondo e di conferire alla decisione finale adottata dal giudice territorialmente competente un’efficacia esecutiva
         specifica, non contestabile negli altri Stati membri.
      
      129. A tale riguardo, è sufficiente confrontare il testo delle disposizioni della sezione 4 del capo III del regolamento n. 2201/2003,
         che prevedono tale efficacia esecutiva specifica, con quello degli articoli della decisione quadro del Consiglio 2002/584/GAI (22), relativa al mandato d’arresto europeo. Tale decisione quadro prevede esplicitamente che la consegna di una persona oggetto
         di un mandato di arresto europeo deve conseguire ad una decisione di un giudice dello Stato membro dell’esecuzione ed elenca
         i motivi per i quali detto giudice può o deve opporsi alla consegna (23). Nella decisione quadro il legislatore dell’Unione ha quindi voluto che il rispetto dei diritti fondamentali fosse oggetto
         di un duplice controllo, da parte dei giudici dello Stato membro richiedente e di quelli dello Stato membro richiesto.
      
      130. Per contro, nel regolamento n. 2201/2003 il legislatore comunitario ha fatto un passo avanti verso il mutuo riconoscimento,
         poiché non ha previsto tale duplice controllo. Tuttavia, tale passo avanti non deve comportare una minore tutela dei diritti
         fondamentali del minore. Si è visto che, al trentatreesimo ‘considerando’ del menzionato regolamento, il legislatore comunitario
         ha rammentato l’importanza del rispetto dei suddetti diritti. Tuttavia ha ritenuto che essi potessero essere tutelati dai
         giudici dello Stato membro d’origine.
      
      131. Spetta quindi al genitore secondo cui la decisione che prescrive il ritorno del minore sarebbe stata adottata senza che questi
         abbia avuto la possibilità di essere sentito, in violazione del suo diritto fondamentale, e secondo cui, pertanto, il certificato
         sarebbe erroneo contestare tale decisione dinanzi al giudice competente dello Stato membro d’origine; tuttavia, l’esercizio
         di tale mezzo di ricorso non può giustificare di per sé la sospensione dell’esecuzione di detta decisione nello Stato membro
         dell’esecuzione.
      
      132. Il governo tedesco invita la Corte a estendere oltre il suo ragionamento prendendo in considerazione l’ipotesi in cui i giudici
         competenti dello Stato membro d’origine siano venuti meno ai loro obblighi e non abbiano riformato una decisione viziata da
         una manifesta violazione dei diritti fondamentali.
      
      133. Detto governo sostiene infatti che il giudice dello Stato membro richiesto deve potersi opporre all’esecuzione di tale decisione
         qualora il ricorso dinanzi ai giudici dello Stato membro d’origine non sia stato accolto nonostante la manifesta violazione
         del diritto fondamentale del minore. Il suddetto governo afferma che, in tal caso, il regolamento n. 2201/2003 non può imporre
         l’esecuzione di una decisione palesemente lesiva dei diritti fondamentali. Esso fonda il suo argomento sul fatto che, nella
         specie, il ricorso proposto dalla madre di Andrea in Spagna contro la sentenza 16 dicembre 2009 non è stato accolto.
      
      134. Sono del parere che il presente procedimento non si presti a una presa di posizione su un’ipotesi del genere. Infatti, da
         un lato, se la Corte accoglie la mia analisi relativa alla premessa sottesa alle questioni pregiudiziali, il diritto fondamentale
         della minore di essere sentita non è stato oggetto di una violazione manifesta. Tale diritto è stato rispettato. Dall’altro,
         il governo spagnolo in udienza ha contestato l’affermazione secondo la quale la madre della minore avrebbe esaurito tutti
         i mezzi di ricorso esperibili in Spagna. Inoltre, tale governo sostiene che, nel proprio ordinamento giuridico interno, esiste
         un mezzo di ricorso ad hoc allorché una parte allega una violazione dei suoi diritti fondamentali.
      
      135. A tale proposito ritengo che l’esistenza nell’ordinamento giuridico dello Stato membro di origine di mezzi di ricorso (presenti
         nella fattispecie) volti a consentire alle parti di contestare la fondatezza di una decisione certificata ai sensi dell’art. 42
         del regolamento n. 2201/2003 – e, pertanto, il rispetto dei diritti fondamentali da parte del giudice che ha emesso tale decisione
         – sia l’indispensabile contropartita dell’assenza di qualunque possibilità di contestazione di tale decisione nello Stato
         membro dell’esecuzione.
      
      136. In ogni caso e in linea di principio, l’ipotesi prefigurata dal governo tedesco non dovrebbe neppure realizzarsi. I giudici
         nazionali devono applicare il diritto dell’Unione in conformità dei diritti fondamentali e, in caso di dubbio sulla portata
         degli stessi, sono tenuti ad adire la Corte con un rinvio pregiudiziale. Gli Stati membri devono inoltre prevedere, nel loro
         ordinamento giuridico, i mezzi di ricorso necessari ad assicurare che tali diritti vengano effettivamente rispettati. Infine,
         il rispetto di tali obblighi è soggetto al controllo della Commissione, la quale può, tra l’altro, avviare un procedimento
         per inadempimento contro uno Stato membro qualora i suoi giudici e, in particolare, la sua Corte suprema vengano meno a tali
         obblighi (24).
      
      137. Il caso in esame non permette di dubitare dell’idoneità dell’ordinamento giuridico di ciascuno Stato membro ad assicurare
         un’applicazione del regolamento n. 2201/2003 rispettosa dei diritti fondamentali del minore.
      
      138. Esso dimostra, al contrario, che il riconoscimento a favore dei giudici dello Stato membro dell’esecuzione di un diritto di
         opposizione sarebbe atto a ricreare eventuali situazioni di stallo o ritardi ingiustificati nell’esecuzione di decisioni che
         prescrivono il ritorno di un minore adottate sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003. Come si è già
         avuto modo di esporre, nel settore specifico e molto doloroso delle sottrazioni di minori, ogni mese di ritardo nell’esecuzione
         di una decisione che prescrive il ritorno rende quest’ultimo più difficile ed aggrava quindi la situazione. Pertanto, l’effetto
         utile del regolamento n. 2201/2003 risulterebbe seriamente compromesso qualora l’esecuzione di tale decisione potesse essere
         contestata in un modo o nell’altro dinanzi all’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione e dipendesse quindi
         dall’esito di un procedimento dinanzi a detti giudici.
      
      139. In base a tali considerazioni, propongo alla Corte di completare la risposta precedente aggiungendo che, anche ammettendo
         che il minore non abbia avuto la possibilità di essere sentito, contrariamente a quanto indicato nel certificato emesso ai
         sensi dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003 e in violazione delle disposizioni di tale articolo, nonché del diritto fondamentale
         enunciato all’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali, detto regolamento deve essere interpretato nel senso che
         il giudice dello Stato membro richiesto non può opporsi all’esecuzione di una decisione certificata che prescrive il ritorno
         di un minore adottata sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del medesimo regolamento.
      
      IV – Conclusione
      140. Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo di risolvere le questioni sottoposte dall’Oberlandesgericht Celle nel
         modo seguente:
      
      «L’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento (CE) del Consiglio 27 novembre 2003, n. 2201, relativo alla competenza, al riconoscimento
         e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento
         (CE) n. 1347/2000, deve essere interpretato nel senso che la condizione enunciata in detta disposizione risulta soddisfatta
         allorché il minore è stato sentito dall’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento
         conclusosi con una decisione contro il ritorno e allorché il giudice dello Stato membro competente ha tenuto conto di tale
         audizione nella sua decisione che prescrive il ritorno adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del medesimo regolamento.
      
      Anche ammettendo che il minore non abbia avuto la possibilità di essere sentito, contrariamente a quanto indicato nel certificato
         emesso ai sensi dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003 e in violazione delle disposizioni di tale articolo, nonché del
         diritto fondamentale enunciato all’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali, detto regolamento deve essere interpretato
         nel senso che il giudice dello Stato membro richiesto non può opporsi all’esecuzione di una decisione certificata che prescrive
         il ritorno di un minore adottata sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del medesimo regolamento».
      
      1  –	Lingua originale: il francese.
      
      2 –	Convenzione sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori (in prosieguo: la «Convenzione dell’Aia del
         1980»).
      
      3 –	Regolamento 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale
         e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000 (GU L 338, pag. 1).
      
      4 –	V. sentenze 11 luglio 2008, causa C‑195/08 PPU, Rinau (Racc. pag. I‑5271), e 1° luglio 2010, causa C‑211/10 PPU, Povse.
      
      5 –	Sentenza Povse, cit. (punti 73‑75).
      
      6 –	Artt. 60 e 62 di detto regolamento.
      
      7 –	GU L 174, pag. 1.
      
      8 –	Sentenza 2 aprile 2009, causa C‑523/07, A (Racc. pag. I‑2805, punto 34).
      
      9 –	Sentenza 27 novembre 2007, causa C‑435/06, C (Racc. pag. I‑10141, punto 46).
      
      10 –      Sentenza A, cit. (punti 35‑37).
      
      11 –      Citate sentenze Rinau (punto 63) e Povse (punto 56).
      
      12 –	Sentenza Rinau, cit. (punto 68).
      
      13 –	In tal senso, l’art. 12 della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, adottata dall’Assemblea generale delle
         Nazioni Unite il 20 novembre 1989, prevede quanto segue:
      
            «1.	Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione
         su ogni questione che lo interessa (…).
      
            2.	A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa
         che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole
         di procedura della legislazione nazionale».
      
            L’art. 3 della Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei minori, del 25 gennaio 1996, e l’art. 6 della Convenzione
         europea sulle relazioni personali riguardanti i fanciulli, del 15 maggio 2003, prevedono il diritto del minore di essere informato,
         consultato e di esprimere la sua opinione sulle procedure. V., in particolare, A. Gouttenoire, «L’audition de l’enfant dans
         le règlement “Bruxelles II bis”», in Le nouveau droit communautaire du divorce et de la responsabilité parentale, Dalloz, 2005, pagg. 201 e segg.
      
      14 –	Sentenza 23 dicembre 2009, causa C‑403/09 PPU, Detiček (Racc. pag. I‑12193, punto 54). V. anche Corte eur. D. U., sentenza
         29 aprile 2003, Iglesias Gil e A.U.I./Spagna, Recueil des arrêts et décisions 2003‑V.
      
      15 –	V. Corte eur. D. U., sentenza 22 giugno 2004, Pini, Bertani, Manera e Atripaldi/Romania, Recueil des arrêts et décisions 2004‑IV, in cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto che le autorità nazionali non avessero ecceduto il loro
         margine discrezionale nel fissare a dieci anni l’età a partire dalla quale si doveva tener conto del consenso del minore alla
         sua adozione.
      
      16 –      V. Corte eur. D. U., sentenza 8 luglio 2003, Sahin/Germania, Recueil des arrêts et décisions 2003‑VIII, in cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto che, nell’ambito di un procedimento vertente sul diritto
         di visita di un genitore che non ha l’affidamento di un minore, il giudice non può essere tenuto a sentire sistematicamente
         il minore in udienza, ma deve disporre di un margine di discrezionalità per quanto riguarda le condizioni di tale audizione
         in funzione delle circostanze particolari del caso di specie, nonché dell’età e del grado di maturità del minore interessato
         (§ 73).
      
      17 –	L’art. 13, secondo comma, della Convenzione dell’Aia dispone quanto segue:
      
            «L’Autorità giudiziaria o amministrativa può altresì rifiutarsi di ordinare il ritorno del minore qualora essa accerti che
         il minore si oppone al ritorno, e che ha raggiunto un’età ed un grado di maturità tali che sia opportuno tener conto del suo
         parere».
      
      18 –	Punto 60.
      
      19 –	Ricordo che l’art. 11, n. 6, del regolamento n. 2201/2003 dispone quanto segue:
      
            «Se un’autorità giurisdizionale ha emanato un provvedimento contro il ritorno di un minore in base all’articolo 13 della convenzione
         dell’Aia del 1980, l’autorità giurisdizionale deve immediatamente trasmettere direttamente ovvero tramite la sua autorità
         centrale una copia del provvedimento giudiziario contro il ritorno e dei pertinenti documenti, in particolare una trascrizione delle audizioni dinanzi al giudice [il corsivo è mio], all’autorità giurisdizionale competente o all’autorità centrale dello Stato membro nel quale il minore
         aveva la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, come stabilito dalla legislazione
         nazionale. L’autorità giurisdizionale riceve tutti i documenti indicati entro un mese dall’emanazione del provvedimento contro
         il ritorno».
      
      20 –	V. art. 11, nn. 3 e 6, del regolamento n. 2201/2003.
      
      21 –	Il punto 54 di detta sentenza è così formulato:
      
            «Analogamente, gli artt. 40 e 42­47 del regolamento [n. 2201/2003] non subordinano affatto l’esecuzione di una decisione emessa
         ai sensi dell’art. 11, n. 8, e certificata ai sensi dell’art. 42, n. 1, del regolamento, alla previa adozione di una decisione
         in materia di affidamento».
      
      22 –	Decisione quadro 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (GU L 190,
         pag. 1; in prosieguo: la «decisione quadro»).
      
      23 –	V. artt. 3 e 4 della decisione quadro.
      
      24 –	Sentenza 9 dicembre 2003, causa C‑129/00, Commissione/Italia (Racc. pag. I‑14637, punto 32).
      
    ---documentbreak--- 
      PRESA DI POSIZIONE DELL’AVVOCATO GENERALE
      YVES BOT
      presentata il 7 dicembre 2010 (1)
      
      Causa C‑491/10 PPU
      Joseba Andoni Aguirre Zarraga
      contro
      Simone Pelz
      [domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberlandesgericht Celle (Germania)]
      «Procedimento pregiudiziale d’urgenza – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Diritto di affidamento provvisorio – Sottrazione di minore – Decisione certificata che prescrive il ritorno di un minore in seguito ad una decisione contro il ritorno – Condizioni per il rilascio del certificato – Possibilità per il minore di essere sentito – Carta dei diritti fondamentali – Audizione del minore da parte dell’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento conclusosi
         con la decisione contro il ritorno – Competenza del giudice dello Stato membro dell’esecuzione ad opporsi all’esecuzione di una decisione che prescrive il ritorno
         del minore adottata in seguito ad una decisione contro il ritorno»
      1.        I conflitti all’interno di una coppia in fase di divorzio relativi alla sorte dei figli comuni possono costituire per questi
         ultimi un’esperienza dolorosa, se non traumatizzante. Tale esperienza può risultare ancor peggiore qualora, nel caso di una
         coppia mista, uno dei genitori, non accettando i provvedimenti adottati in relazione ai figli dal giudice dello Stato membro
         in cui risiedeva la coppia, si trasferisca con i figli nel proprio Stato di origine e tenti di ottenere dai giudici di tale
         Stato una decisione contraria. Se vi riesce, la situazione dei figli risulta disciplinata da decisioni giurisdizionali contraddittorie,
         che comportano, nella maggior parte dei casi, l’interruzione più o meno prolungata di qualsiasi rapporto o di rapporti normali
         con l’altro genitore.
      
      2.        La gravità del danno causato ai minori da tali comportamenti ha indotto gli Stati, anzitutto per via convenzionale, con la
         Convenzione dell’Aia 25 ottobre 1980 (2), e successivamente, nell’ambito dell’Unione europea, per via prima convenzionale e in seguito regolamentare, ad istituire
         sistemi di cooperazione tra i giudici di Stati diversi destinati, nei casi in cui un minore venga sottratto o trattenuto illecitamente
         da uno dei genitori, a garantirne il ritorno nel più breve tempo possibile nel luogo in cui risiedeva prima di essere sottratto.
      
      3.        Il regolamento (CE) del Consiglio n. 2201/2003 (3), applicabile al caso di specie, prevede infatti un sistema in base al quale il giudice del luogo in cui risiede il minore,
         qualora il giudice dello Stato membro in cui il minore è stato condotto illecitamente emetta una decisione contro il suo ritorno,
         ha in qualche modo l’ultima parola e può prescrivere tale ritorno con una decisione esecutiva ipso iure e non contestabile
         negli altri Stati membri.
      
      4.        Tale esecutività rafforzata è subordinata al rilascio da parte del giudice che ha adottato tale decisione di un certificato
         che attesti, in particolare, che il minore ha avuto la possibilità di essere sentito, salvo che la sua età o il suo grado
         di maturità non lo consentissero, e che detto giudice ha tenuto conto degli elementi in base ai quali il giudice del luogo
         in cui il minore è stato condotto illecitamente aveva adottato una decisione contro il ritorno.
      
      5.        L’esecuzione di decisioni così certificate ha già dato luogo a varie difficoltà di interpretazione, che hanno consentito alla
         Corte di confermare e precisare la portata della loro specifica efficacia esecutiva (4). In tal senso, nella citata sentenza Povse, la Corte ha dichiarato che, in base alla ripartizione di competenze tra i giudici
         dello Stato membro d’origine e quelli dello Stato membro dell’esecuzione, quest’ultimo deve limitarsi a constatare l’efficacia
         esecutiva di una decisione certificata e le contestazioni relative al certificato possono essere sollevate soltanto nello
         Stato membro di origine (5).
      
      6.        Nella presente causa l’Oberlandesgericht Celle (Germania) chiede se, malgrado l’efficacia esecutiva specifica di una decisione
         certificata, esso possa opporsi all’esecuzione della stessa in caso di violazione particolarmente grave di un diritto fondamentale
         del minore, qualora quest’ultimo non sia stato sentito, in violazione delle disposizioni del regolamento n. 2201/2003 interpretate
         conformemente alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta dei diritti fondamentali»).
         Detto giudice chiede, in subordine, se sia tenuto ad eseguire tale decisione nel caso in cui il certificato che lo accompagna
         contenga una dichiarazione manifestamente errata per quanto riguarda l’audizione del minore.
      
      7.        Il giudice del rinvio ha precisato, inoltre, di non chiedere l’applicazione del procedimento pregiudiziale d’urgenza in ragione
         del fatto che le sue due questioni erano fondamentali e che il loro esame doveva essere effettuato nell’ambito di un procedimento
         pregiudiziale approfondito.
      
      8.        La Corte, conformemente al potere conferitole dall’art. 104 ter, n. 1, terzo e ultimo comma, del suo regolamento di procedura,
         ha ritenuto tuttavia che sussistessero le condizioni per l’applicazione del procedimento d’urgenza e ha deciso di esaminare
         la presente causa secondo detto procedimento.
      
      9.        Nella presente presa di posizione, prima di procedere all’esame delle questioni pregiudiziali, proporrò alla Corte di pronunciarsi
         sulla fondatezza della premessa sulla quale tali questioni si fondano. Dette questioni si basano infatti sulla premessa che
         la minore non ha avuto la possibilità di essere sentita, contrariamente a quanto indicato nel certificato che accompagna la
         decisione che ne prescrive il ritorno e che, pertanto, le condizioni cui è subordinato il rilascio di tale certificato non
         sono state rispettate dal giudice dello Stato membro di origine.
      
      10.      Dagli atti, tuttavia, sebbene risulti effettivamente che la minore non ha potuto essere sentita da detto giudice, emerge altresì
         che si era proceduto alla sua audizione su richiesta dell’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito
         del procedimento conclusosi con la decisione contro il ritorno, e che il parere espresso dalla minore durante tale audizione
         è stato evocato nella controversa decisione certificata.
      
      11.      Pertanto, nella presente presa di posizione proporrò alla Corte di esaminare, preliminarmente, la fondatezza della premessa
         del giudice del rinvio e di pronunciarsi quindi sulla questione se, in tali circostanze, ricorresse la condizione secondo
         cui una decisione che prescrive il ritorno del minore può essere certificata solo se quest’ultimo ha avuto la possibilità
         di essere ascoltato.
      
      12.      Esporrò i motivi per i quali, a mio avviso, si deve ritenere che tale condizione sia stata effettivamente rispettata.
      
      13.      Indicherò poi, in subordine, che, anche ammettendo che detta condizione non sia stata soddisfatta, un giudice dello Stato
         membro richiesto non può opporsi all’esecuzione di una decisione certificata. Ricorderò che, sulla base della rigorosa ripartizione
         di competenze tra i giudici degli Stati membri interessati, le contestazioni relative ad una decisione di questo tipo e ad
         un certificato rilasciato ai sensi dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003 rientrano nella competenza esclusiva dei giudici
         dello Stato membro d’origine.
      
      I –    Contesto normativo
      14.      Le disposizioni pertinenti sono la Convenzione dell’Aia del 1980, il regolamento n. 2201/2003 e la Carta dei diritti fondamentali.
      
      15.      La Convenzione dell’Aia del 1980, entrata in vigore il 1° dicembre 1983, è stata ratificata da tutti gli Stati membri. Essa
         continua ad applicarsi tra loro, ma le sue disposizioni sono integrate da quelle del regolamento n. 2201/2003. Le disposizioni
         di tale regolamento, nei rapporti tra gli Stati membri, prevalgono su quelle della Convenzione (6).
      
      A –    La Convenzione dell’Aia del 1980
      16.      La Convenzione dell’Aia del 1980 parte dal presupposto che qualsiasi trasferimento improvviso di un minore dal luogo della
         sua residenza abituale senza il consenso di chi ne ha l’affidamento lede gravemente gli interessi del minore e costituisce
         una via di fatto che occorre far cessare nel più breve tempo possibile, senza esame nel merito della controversia esistente
         tra i genitori.
      
      17.      Secondo il suo art. 1, detta Convenzione ha quindi lo scopo di far rispettare effettivamente negli altri Stati membri contraenti
         i diritti di affidamento esistenti in uno Stato contraente e di assicurare l’immediato rientro in tale Stato di un minore
         illecitamente trasferito o trattenuto.
      
      18.      Ai sensi dell’art. 3 della detta Convenzione, un trasferimento è ritenuto illecito quando avviene in violazione dei diritti
         di custodia assegnati ad una persona in base alla legislazione o ad una decisione giudiziaria dello Stato in cui il minore
         aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento.
      
      19.      Per qualsiasi questione relativa all’affidamento, deve prevalere «l’interesse del minore». Questi ha diritto alla stabilità
         e a rimanere nella sua residenza abituale, considerata uno dei fondamenti essenziali del suo equilibrio e del suo sviluppo.
         Il minore non è un oggetto che i genitori possano strumentalizzare in caso di conflitto tra loro.
      
      20.      In tale contesto, qualora venga constatato un trasferimento illecito, viene ordinato il ritorno immediato del minore alla
         sua residenza abituale. La decisione che prescrive il ritorno è quindi disgiunta dall’attribuzione del diritto di affidamento,
         che può essere meglio valutato dal giudice della residenza abituale.
      
      21.      L’art. 12 della Convenzione dell’Aia del 1980 dispone quindi quanto segue:
      
      «Qualora un minore sia stato illecitamente trasferito o trattenuto ai sensi dell’articolo 3, e sia trascorso un periodo inferiore
         ad un anno, a decorrere dal trasferimento o dal mancato ritorno del minore fino alla presentazione dell’istanza presso l’autorità
         giudiziaria o amministrativa dello Stato contraente dove si trova il minore, l’autorità adita ordina il suo ritorno immediato.
      
      L’Autorità giudiziaria o amministrativa, benché adita dopo la scadenza del periodo di un anno di cui al capoverso precedente,
         deve ordinare il ritorno del minore, a meno che non sia dimostrato che il minore si è integrato nel suo nuovo ambiente.
      
      (…)».
      22.      Gli autori di tale Convenzione, tuttavia, hanno voluto temperare il meccanismo semiautomatico del ritorno con eccezioni che
         consentono di tenere conto dell’interesse del minore e delle circostanze. L’art. 13 della detta Convenzione prevede quindi
         che l’autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto non è tenuta ad ordinare il ritorno del minore qualora la
         persona, istituzione o ente che si oppone al ritorno dimostri:
      
      –        che la persona cui era affidato il minore non esercitava effettivamente il diritto di affidamento al momento del trasferimento
         o aveva acconsentito, anche successivamente, al trasferimento, o
      
      –        che sussiste un fondato rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, a pericoli fisici e psichici,
         o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile, o
      
      –        che il minore si oppone al ritorno e ha raggiunto un’età e un grado di maturità tali che risulta opportuno tener conto del
         suo parere.
      
      23.      L’applicazione della Convenzione dell’Aia del 1980, conformemente al suo art. 4, cessa allorché il minore compie sedici anni.
         Inoltre, secondo l’art. 20 della medesima Convenzione, il ritorno del minore, in conformità con le disposizioni dell’art. 12
         della stessa, può essere rifiutato nel caso non fosse consentito dai principi fondamentali dello Stato richiesto relativi
         alla protezione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
      
      B –    Il regolamento n. 2201/2003
      24.      Il regolamento n. 2201/2003, al pari della Convenzione dell’Aia del 1980, mira a dissuadere le sottrazioni di minori assicurando
         il rapido rientro del minore sottratto nello Stato membro d’origine. Detto regolamento rientra nello spazio di libertà, di
         sicurezza e di giustizia che, come ricordato al suo secondo ‘considerando’, si basa sul riconoscimento reciproco delle decisioni
         giudiziarie.
      
      25.      A tal fine, il legislatore comunitario ha inteso instaurare il seguente sistema:
      
      –        rimangono competenti i giudici dello Stato membro d’origine. Il trasferimento illecito del minore non comporta di per sé il
         trasferimento di competenza;
      
      –        i giudici dello Stato membro richiesto devono garantire il rapido ritorno del minore;
      –        se il giudice dello Stato membro richiesto decide di non prescrivere il ritorno del minore, esso deve trasmettere la sua decisione
         e gli elementi di prova alla base di tale decisione al giudice competente dello Stato membro d’origine, e i due giudici devono
         collaborare;
      
      –        se il giudice dello Stato membro d’origine prescrive il ritorno del minore, la sua decisione, qualora sia stata certificata
         dal medesimo giudice, è esecutiva ipso iure nello Stato membro richiesto e non può essere oggetto di contestazione in detto
         Stato.
      
      26.      In tal senso, il diciassettesimo ‘considerando’ del regolamento n. 2201/2003 è così formulato:
      
      «In caso di trasferimento o mancato rientro illeciti del minore, si dovrebbe ottenerne immediatamente il ritorno e a tal fine
         dovrebbe continuare ad essere applicata la convenzione dell’Aia del (…) 1980, quale integrata dalle disposizioni del presente
         regolamento, in particolare l’articolo 11. I giudici dello Stato membro in cui il minore è stato trasferito o trattenuto illecitamente
         dovrebbero avere la possibilità di opporsi al suo rientro in casi precisi, debitamente motivati. Tuttavia, una simile decisione
         dovrebbe poter essere sostituita da una decisione successiva emessa dai giudici dello Stato membro di residenza abituale del
         minore prima del suo trasferimento illecito o mancato rientro. Se la decisione implica il rientro del minore, esso dovrebbe
         avvenire senza che sia necessario ricorrere a procedimenti per il riconoscimento e l’esecuzione della decisione nello Stato
         membro in cui il minore è trattenuto».
      
      27.      Secondo il ventunesimo ‘considerando’ di tale regolamento, il «riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni rese in uno Stato
         membro dovrebbero fondarsi sul principio della fiducia reciproca e i motivi di non riconoscimento dovrebbero essere limitati
         al minimo indispensabile».
      
      28.      A termini del ventitreesimo ‘considerando’ di detto regolamento, le «decisioni in materia di diritto di visita o di ritorno,
         che siano state certificate nello Stato membro d’origine conformemente alle disposizioni del presente regolamento, dovrebbero
         essere riconosciute e avere efficacia esecutiva in tutti gli altri Stati membri senza che sia richiesto qualsiasi altro procedimento.
         Le modalità relative all’esecuzione di tali decisioni sono tuttora disciplinate dalla legge nazionale». Il ventiquattresimo
         ‘considerando’ del regolamento n. 2201/2003 prosegue indicando che il «certificato rilasciato allo scopo di facilitare l’esecuzione
         della decisione non dovrebbe essere impugnabile. Non dovrebbe poter dare luogo a una domanda di rettifica se non in caso di
         errore materiale, ossia se il certificato non rispecchia correttamente il contenuto della decisione».
      
      29.      Inoltre, tale regolamento riconosce l’importanza dell’audizione del minore. Infatti, secondo il suo diciannovesimo ‘considerando’,
         l’«audizione del minore è importante ai fini dell’applicazione del presente regolamento, senza che detto strumento miri a
         modificare le procedure nazionali applicabili in materia».
      
      30.      Secondo il ventesimo ‘considerando’ di detto regolamento, l’«audizione del minore in un altro Stato membro può essere effettuata
         in base alle modalità previste dal regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativo alla cooperazione
         fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale [(7)]».
      
      31.      Infine, il trentatreesimo ‘considerando’ del regolamento n. 2201/2003 precisa che il «presente regolamento riconosce i diritti
         fondamentali e osserva i principi sanciti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali (…). In particolare, mira a
         garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali del bambino quali riconosciuti dall’articolo 24 della Carta dei diritti
         fondamentali (…)».
      
      32.      Queste diverse intenzioni del legislatore sono state attuate come segue negli articoli del regolamento n. 2201/2003.
      
      33.      Ai sensi dell’art. 2, punto 11, di detto regolamento, che riproduce sostanzialmente la stessa definizione contenuta nella
         Convenzione dell’Aia del 1980, sussiste «trasferimento illecito o mancato ritorno del minore» quando tale trasferimento o
         mancato ritorno avviene in violazione dei diritti di affidamento derivanti da una decisione in base alla legislazione dello
         Stato membro nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato
         rientro e se il diritto di affidamento era effettivamente esercitato.
      
      34.      L’art. 11 del suddetto regolamento, rubricato «Ritorno del minore», così dispone:
      
      «1.      Quando una persona, istituzione o altro ente titolare del diritto di affidamento adisce le autorità competenti di uno Stato
         membro affinché emanino un provvedimento in base alla convenzione dell’Aia del (…) 1980 per ottenere il ritorno di un minore
         che è stato illecitamente trasferito o trattenuto in uno Stato membro diverso dallo Stato membro nel quale il minore aveva
         la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, si applicano i paragrafi da 2 a 8.
      
      2.      Nell’applicare gli articoli 12 e 13 della convenzione dell’Aia del 1980, si assicurerà che il minore possa essere ascoltato
         durante il procedimento se ciò non appaia inopportuno in ragione della sua età o del suo grado di maturità.
      
      3.      Un’autorità giurisdizionale alla quale è stata presentata la domanda per il ritorno del minore di cui al paragrafo 1 procede
         al rapido trattamento della domanda stessa, utilizzando le procedure più rapide previste nella legislazione nazionale.
      
      Fatto salvo il primo comma l’autorità giurisdizionale, salvo nel caso in cui circostanze eccezionali non lo consentano, emana
         il provvedimento al più tardi sei settimane dopo aver ricevuto la domanda.
      
      4.      Un’autorità giurisdizionale non può rifiutare di ordinare il ritorno di un minore in base all’articolo 13, lettera b), della
         convenzione dell’Aia del 1980 qualora sia dimostrato che sono previste misure adeguate per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno.
      
      (…)
      6.      Se un’autorità giurisdizionale ha emanato un provvedimento contro il ritorno di un minore in base all’articolo 13 della convenzione
         dell’Aia del 1980, l’autorità giurisdizionale deve immediatamente trasmettere direttamente ovvero tramite la sua autorità
         centrale una copia del provvedimento giudiziario contro il ritorno e dei pertinenti documenti, in particolare una trascrizione
         delle audizioni dinanzi al giudice, all’autorità giurisdizionale competente o all’autorità centrale dello Stato membro nel
         quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, come stabilito
         dalla legislazione nazionale. L’autorità giurisdizionale riceve tutti i documenti indicati entro un mese dall’emanazione del
         provvedimento contro il ritorno.
      
      7.      A meno che l’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima
         dell’illecito trasferimento o mancato ritorno non sia già stata adita da una delle parti, l’autorità giurisdizionale o l’autorità
         centrale che riceve le informazioni di cui al paragrafo 6 deve informarne le parti e invitarle a presentare all’autorità giurisdizionale
         le proprie conclusioni, conformemente alla legislazione nazionale, entro tre mesi dalla data della notifica, affinché quest’ultima
         esamini la questione dell’affidamento del minore.
      
      Fatte salve le norme sulla competenza di cui al presente regolamento, in caso di mancato ricevimento delle conclusioni entro
         il termine stabilito, l’autorità giurisdizionale archivia il procedimento.
      
      8.      Nonostante l’emanazione di un provvedimento contro il ritorno in base all’articolo 13 della convenzione dell’Aia del 1980,
         una successiva decisione che prescrive il ritorno del minore emanata da un giudice competente ai sensi del presente regolamento
         è esecutiva conformemente alla sezione 4 del capo III, allo scopo di assicurare il ritorno del minore».
      
      35.      L’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, che fa parte di detta sezione 4 del capo III, dispone quanto segue:
      
      «1.      Il ritorno del minore di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), ordinato con una decisione esecutiva emessa in uno
         Stato membro, è riconosciuto ed è eseguibile in un altro Stato membro senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività
         e senza che sia possibile opporsi al riconoscimento, se la decisione è stata certificata nello Stato membro d’origine conformemente
         al paragrafo 2.
      
      Anche se la legislazione nazionale non prevede l’esecutività di diritto, nonostante eventuali impugnazioni, di una decisione
         che prescrive il ritorno del minore di cui all’articolo 11, paragrafo 8, l’autorità giurisdizionale può dichiarare che la
         decisione in questione è esecutiva.
      
      2.      Il giudice di origine che ha emanato la decisione di cui all’articolo 40, paragrafo 1, lettera b), rilascia il certificato
         di cui al paragrafo 1 solo se:
      
      a)      il minore ha avuto la possibilità di essere ascoltato, salvo che l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della
         sua età o del suo grado di maturità,
      
      b)      le parti hanno avuto la possibilità di essere ascoltate; e
      c)      l’autorità giurisdizionale ha tenuto conto, nel rendere la sua decisione, dei motivi e degli elementi di prova alla base del
         provvedimento emesso conformemente all’articolo 13 della convenzione dell’Aia del 1980.
      
      Nel caso in cui l’autorità giurisdizionale o qualsiasi altra autorità adotti misure per assicurare la protezione del minore
         dopo il suo ritorno nello Stato della residenza abituale, il certificato contiene i dettagli di tali misure.
      
      Il giudice d’origine rilascia detto certificato di sua iniziativa utilizzando il modello standard di cui all’allegato IV (certificato
         sul ritorno del minore).
      
      Il certificato è compilato nella lingua della decisione».
      36.      Ai sensi dell’art. 47, n. 2, del regolamento n. 2201/2003, «[o]gni decisione pronunciata dall’autorità giurisdizionale di
         uno Stato membro e dichiarata esecutiva (…) o certificata conformemente (…) all’articolo 42, paragrafo 1, è eseguita nello
         Stato membro dell’esecuzione alle stesse condizioni che si applicherebbero se la decisione fosse stata pronunciata in tale
         Stato membro».
      
      C –    La Carta dei diritti fondamentali
      37.      La Carta dei diritti fondamentali, che, ai sensi dell’art. 6 TUE, ha lo stesso valore giuridico dei trattati, menziona, all’art. 24,
         i diritti del minore nei termini seguenti:
      
      «1.      I minori hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la
         propria opinione. Questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della
         loro maturità.
      
      2.      In tutti gli atti relativi ai minori, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore
         del minore deve essere considerato preminente.
      
      3.      Il minore ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora
         ciò sia contrario al suo interesse».
      
      II – La controversia principale e le questioni pregiudiziali
      38.      I fatti all’origine della controversia principale, quali descritti dal giudice del rinvio, possono essere riassunti come segue.
      
      39.      Il sig. Aguirre Zarraga e la sig.ra Pelz si sono sposati il 25 settembre 1998 ad Erandio (Spagna). Dal matrimonio, in data
         31 gennaio 2000, è nata la figlia Andrea. La residenza familiare comune dei genitori della minore si trovava a Sondka (Spagna).
      
      40.      Alla fine del 2007 i genitori si separavano. Entrambi depositavano reciproche istanze di divorzio, chiedendo ciascuno l’affidamento
         esclusivo di Andrea.
      
      41.      Con ordinanza 12 maggio 2008 il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao (Spagna) concedeva provvisoriamente
         al padre l’affidamento di Andrea. Conseguentemente, Andrea si trasferiva presso il domicilio del padre. Nel giugno 2008 la
         madre della minore si trasferiva in Germania. Dopo la visita presso la madre durante le ferie estive del 2008, quest’ultima
         tratteneva Andrea presso di sé. Dal 15 agosto 2008 Andrea vive quindi presso il domicilio della madre in Germania. Nella stessa
         data il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao pronunciava un’ordinanza recante il divieto per Andrea di
         espatrio dalla Spagna.
      
      42.      Il padre di Andrea presentava quindi istanza per il ritorno della figlia in Spagna in base alla Convenzione dell’Aia del 1980.
         Tale istanza veniva respinta con decisione 1° luglio 2009, adottata sul fondamento dell’art. 13, secondo comma, della detta
         Convenzione. Dall’audizione di Andrea, tenutasi all’epoca, emergeva la netta opposizione di quest’ultima al ritorno in Spagna.
         Dalla consulenza tecnica disposta dal Tribunale in seguito a detta audizione risultava che, in considerazione dell’età e della
         maturità di Andrea, era necessario tenere conto della sua opinione.
      
      43.      Il Ministero tedesco della Giustizia trasmetteva detta sentenza all’autorità centrale spagnola con lettera dell’8 luglio 2009.
      
      44.      Lo stesso mese il procedimento per l’affidamento della minore proseguiva dinanzi al Juzgado de Primera Instancia e Instrucción
         n. 5 di Bilbao. Detto giudice, ritenendo necessario ordinare una nuova consulenza tecnica e ascoltare personalmente Andrea,
         fissava le relative udienze a Bilbao. A tali udienze non comparivano né Andrea né la madre. Il giudice spagnolo non accoglieva
         l’istanza presentata in precedenza dalla madre della minore volta ad ottenere un salvacondotto per sé e per la figlia per
         poter lasciare liberamente la Spagna in seguito alla consulenza tecnica e all’audizione di Andrea. Detto giudice non accoglieva
         nemmeno l’espressa richiesta della madre di procedere all’audizione di Andrea tramite videoconferenza.
      
      45.      Con sentenza 16 dicembre 2009 il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao assegnava al padre l’affidamento
         esclusivo della minore.
      
      46.      La madre della minore interponeva appello avverso detta sentenza, invocando in particolare la necessità di un’audizione di
         Andrea. Con ordinanza 21 aprile 2010 l’Audiencia Provincial de Vizcaya (Corte d’appello di Biscaglia, Spagna) respingeva tale
         istanza per lo svolgimento di un’audizione della minore.
      
      47.      Il 5 febbraio 2010 il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao certificava la sentenza 16 dicembre 2009 conformemente
         all’art. 42 del regolamento n. 2201/2003.
      
      48.      La madre della minore chiedeva, per parte sua, che non si procedesse all’esecuzione forzata e che venisse negato il riconoscimento
         di detta sentenza.
      
      49.      Con ordinanza 28 aprile 2010 l’Amtsgericht – Familiengericht – Celle (Sezione famiglia del Tribunale distrettuale di Celle,
         Germania) accoglieva tale domanda, in ragione del fatto che il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao non
         aveva ascoltato Andrea prima di emettere la sua decisione.
      
      50.      Il 18 giugno 2010 il padre della minore proponeva appello contro tale ordinanza.
      
      51.      L’Oberlandesgericht Celle, adito con tale ricorso, afferma di trovarsi di fronte alle due questioni seguenti.
      
      52.      Sebbene la sentenza 16 dicembre 2009 sia un provvedimento che prescrive il ritorno della minore a seguito di una decisione
         contro il ritorno, in relazione al quale il giudice dello Stato membro dell’esecuzione, in linea di principio, non ha nessun
         potere di controllo, come risulta dalle citate sentenze Rinau e Povse, esso ritiene di dover disporre, in caso di violazione
         particolarmente grave di diritti fondamentali, di un proprio potere di controllo per potersi opporre all’esecuzione di una
         decisione del genere.
      
      53.      L’Oberlandesgericht Celle ritiene infatti che, nella controversia principale, la mancata audizione di Andrea da parte del
         giudice dello Stato membro d’origine costituisca una violazione dell’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali.
         Si tratterebbe di una violazione di gravità tale da giustificare il riconoscimento di una competenza di controllo del giudice
         dello Stato membro dell’esecuzione sulla base di un’interpretazione dell’art. 42, n. 1, del regolamento n. 2201/2003 conforme
         alla Carta dei diritti fondamentali.
      
      54.      Inoltre, l’Oberlandesgericht Celle si interroga sulla questione se, nel caso in cui, nonostante tale violazione dei diritti
         fondamentali, il giudice dello Stato membro dell’esecuzione fosse privo di qualsiasi potere di controllo, esso possa essere
         vincolato da un certificato, emesso in forza dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, il cui contenuto sia manifestamente
         erroneo. Tale ipotesi ricorrerebbe appunto nel caso di specie, in cui il certificato conterrebbe una dichiarazione manifestamente
         errata, vale a dire che la minore sarebbe stata sentita dal Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao.
      
      55.      L’Oberlandesgericht ha pertanto deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se, sulla base di un’interpretazione dell’art. 42 del regolamento [n. 2201/2003] conforme alla Carta dei diritti fondamentali,
         nel caso in cui si debba dare esecuzione alla decisione di uno Stato membro di origine viziata da gravi violazioni dei diritti
         fondamentali, il giudice dello Stato membro dell’esecuzione disponga eccezionalmente di propri poteri di esame.
      
      2)      Se il giudice dello Stato membro dell’esecuzione sia obbligato a dare esecuzione ad un certificato rilasciato dal giudice
         dello Stato membro d’origine ai sensi dell’art. 42 regolamento [n. 2201/2003], benché tale certificato, sulla base degli atti
         di causa, risulti manifestamente inesatto».
      
      III – Analisi
      56.      Con le sue questioni il giudice del rinvio chiede, anzitutto, se il regolamento n. 2201/2003 debba essere interpretato nel
         senso che il giudice dello Stato membro richiesto può opporsi all’esecuzione di un provvedimento che prescrive il ritorno
         di un minore emanato sul fondamento dell’art. 11, n. 8, di detto regolamento qualora risulti che il minore in questione non
         è stato sentito in violazione delle disposizioni dell’art. 42 del medesimo regolamento, interpretate conformemente al diritto
         fondamentale enunciato all’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali. Esso chiede poi se, in caso di soluzione in senso
         negativo della prima questione, detto giudice sia tenuto a procedere a tale esecuzione qualora risulti che il certificato
         che accompagna il provvedimento controverso sia manifestamente errato, in quanto indicherebbe erroneamente che il minore è
         stato sentito.
      
      57.      Queste due questioni si fondano quindi sulla premessa che, nella causa principale, la minore non abbia avuto la possibilità
         di essere ascoltata, in violazione dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, letto alla luce dell’art. 24 della Carta dei
         diritti fondamentali.
      
      58.      Dalle indicazioni fornite dal giudice del rinvio e dagli atti risulta tuttavia che un’audizione della minore è stata effettuata
         dall’Amtsgericht – Familiengericht – Celle all’udienza del 20 marzo 2009, nell’ambito del procedimento conclusosi con la decisione
         contro il ritorno adottata da tale giudice il 1° luglio 2009.
      
      59.      Risulta inoltre dall’esame della sentenza pronunciata dal Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao il 16 dicembre
         2009, che prescrive il ritorno della minore in seguito a detta decisione contro il ritorno, che detto giudice ha preso in
         considerazione tale audizione e ha esposto i motivi per i quali, malgrado il rifiuto della minore di tornare a vivere in Spagna,
         riteneva che il ritorno di quest’ultima costituisse la soluzione più conforme ai suoi interessi.
      
      60.      Secondo il giudice del rinvio, detta audizione e il riferimento alla stessa contenuto nella sentenza 16 dicembre 2009 non
         consentono di ritenere che sia stato rispettato il diritto fondamentale della minore, sancito dall’art. 42, n. 2, lett. a),
         del regolamento n. 2201/2003. Tale disposizione prevede, lo ricordo, che il giudice dello Stato membro d’origine che decide
         di prescrivere il ritorno del minore nonostante un provvedimento contro il ritorno può certificare la propria decisione e
         conferirle così un’efficacia esecutiva rafforzata solo se il minore ha avuto la possibilità di essere ascoltato, salvo che
         l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della sua età o del suo grado di maturità.
      
      61.      La premessa del giudice del rinvio si fonda quindi su un’interpretazione dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003 secondo
         cui il giudice dello Stato membro d’origine non può limitarsi a fare riferimento ad un’audizione del minore effettuata dall’autorità
         giudiziaria dello Stato richiesto, nell’ambito di un procedimento conclusosi con il provvedimento contro il ritorno, ma deve
         procedere esso stesso ad una nuova audizione del minore, salvo ledere gravemente il suo diritto fondamentale sancito dall’art. 24
         della Carta dei diritti fondamentali.
      
      62.      È essenziale, a mio parere, che la Corte, prima di esaminare le questioni sottopostele dal giudice del rinvio, si pronunci
         sulla validità di tale premessa, dato che essa, da un lato, condiziona la pertinenza di tali questioni e, dall’altro, verte
         su un elemento importante del sistema e delle garanzie previste dal regolamento n. 2201/2003.
      
      A –    La fondatezza della premessa sottesa alle questioni pregiudiziali
      63.      Propongo alla Corte di pronunciarsi in via preliminare sulla seguente questione:
      
      «Se l’audizione del minore effettuata dall’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento
         conclusosi con un provvedimento contro il ritorno e di cui il giudice dello Stato membro di origine ha tenuto conto nella
         sua decisione che prescrive il ritorno, adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003, consenta di ritenere
         che sia stata soddisfatta la condizione di cui all’art. 42, n. 2, lett. a), di tale regolamento, secondo cui il minore deve
         avere avuto la possibilità di essere sentito».
      
      64.      Per rispettare il principio del contraddittorio, le parti della causa principale e le altre parti autorizzate a presentare
         osservazioni dinanzi alla Corte, per iscritto o nel corso della fase orale, sono state invitate a pronunciarsi su tale questione.
      
      65.      Il governo tedesco e la Commissione europea sostengono che occorre risolvere detta questione in senso negativo. Essi hanno
         fondato tale posizione su vari argomenti che possono essere riassunti nel modo seguente.
      
      –        L’audizione dinanzi al giudice dello Stato membro dell’esecuzione e quella di cui all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento
         n. 2201/2003 hanno oggetti diversi, dato che la prima verte sul ritorno del minore, mentre la seconda è volta a permettere
         di statuire sul diritto di affidamento definitivo del minore e ha quindi una portata più ampia.
      
      –        Ammettere che la condizione di cui all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 risulti soddisfatta allorché
         il minore è stato sentito dal giudice dello Stato membro dell’esecuzione avrebbe la conseguenza di dispensare sistematicamente
         il giudice dello Stato membro di origine dall’obbligo di sentire il minore e consentirebbe quindi di eludere la suddetta disposizione.
         Ciò contrasterebbe inoltre con l’economia della medesima disposizione, la quale enuncia, alla lett. a), l’obbligo di sentire
         il minore, e non solo, alla lett. c), l’obbligo di tenere conto degli elementi alla base del provvedimento contro il ritorno.
      
      –        Secondo la Commissione, nel caso in esame il tempo trascorso tra l’audizione della minore da parte del giudice dello Stato
         membro richiesto e l’adozione della decisione che ne prescriveva il ritorno, ossia circa nove mesi, non consentiva di considerare
         soddisfatta la condizione prevista dall’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003.
      
      66.      Nel corso dell’udienza del 6 dicembre 2010 anche la sig.ra Pelz nonché i governi ellenico, francese e lettone hanno sostenuto
         tale posizione.
      
      67.      A differenza delle menzionate parti intervenienti e del giudice del rinvio, sono del parere, sostenuto anche dal sig. Aguirre
         Zamaga e dal governo spagnolo, che occorra rispondere in senso affermativo alla questione in esame. La mia posizione si fonda,
         da un lato, sul contenuto del diritto fondamentale del minore di essere sentito, sancito dall’art. 42, n. 2, lett. a), del
         regolamento n. 2201/2003, e, dall’altro, sul sistema di cooperazione tra i giudici di Stati membri diversi previsto da detto
         regolamento.
      
      1.      Il contenuto del diritto fondamentale del minore di essere sentito
      68.      Sosterrò, per quanto riguarda il diritto fondamentale del minore di essere sentito, quale sancito dall’art. 42, n. 2, lett. a),
         del regolamento n. 2201/2003, in primo luogo, che esso deve formare oggetto di un’interpretazione autonoma, in secondo luogo,
         che esso è inteso a che il minore dotato di una capacità di discernimento sufficiente abbia la possibilità di esprimere la
         propria opinione in merito al suo ritorno e, in terzo luogo, che tale opinione non è vincolante per il giudice, ma costituisce
         un elemento che consente di valutare se l’interesse superiore del minore osti a tale ritorno.
      
      a)      Un’interpretazione autonoma
      69.      È pacifico che il regolamento n. 2201/2003, al pari di qualsiasi atto di diritto dell’Unione, deve essere applicato in conformità
         dei diritti fondamentali. Come enuncia il suo trentatreesimo ‘considerando’, tale regolamento osserva i principi sanciti dalla
         Carta dei diritti fondamentali e mira, in particolare, a garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali del minore quali
         riconosciuti dall’art. 24 di quest’ultima. Inoltre, come indicato dal suo diciannovesimo ‘considerando’, l’audizione del minore
         è importante ai fini dell’applicazione del regolamento.
      
      70.      Il regolamento n. 2201/2003 contiene in tal senso quattro disposizioni secondo cui il minore deve aver avuto la possibilità
         di essere sentito, ossia gli artt. 11, n. 2, e 42, n. 2, lett. a), che riguardano il ritorno di un minore trasferito o trattenuto
         illecitamente, l’art. 23, lett. b), relativo ai motivi di non riconoscimento delle decisioni relative alla responsabilità
         genitoriale, e l’art. 41, n. 2, lett. c), che riguarda il riconoscimento di una decisione sul diritto di visita.
      
      71.      Certamente, le suddette disposizioni non prevedono le modalità procedurali dell’audizione. Tali modalità, come indicato nel
         diciannovesimo ‘considerando’ del regolamento n. 2201/2003, sono tutt’ora stabilite da ciascuno Stato membro, conformemente
         al principio dell’autonomia procedurale. Tuttavia, ciò non significa, secondo me, che la questione relativa al rispetto dei
         diritti fondamentali del minore nell’attuazione della condizione richiesta dall’art. 42, n. 2, lett. a), di detto regolamento
         debba essere valutata rispetto all’ordine pubblico di ciascuno Stato membro.
      
      72.      Infatti, se si esaminano i diversi articoli del regolamento n. 2201/2003 che prevedono tale audizione, si constata che solo
         l’art. 23 fa espressamente riferimento all’ordine pubblico dello Stato membro dell’esecuzione. Tale articolo dispone, infatti,
         che le decisioni relative alla responsabilità genitoriale non sono riconosciute se, salvo i casi d’urgenza, la decisione è
         stata resa senza che il minore abbia avuto la possibilità di essere ascoltato, «in violazione dei principi fondamentali di
         procedura dello Stato membro richiesto».
      
      73.      Tale riferimento non esiste invece nell’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003, né peraltro negli altri due
         articoli sopra menzionati. Tale differenza di redazione dimostra, a mio parere, che il rispetto della condizione prevista
         in tale disposizione, secondo cui il minore deve avere avuto la possibilità di essere sentito, non dipende dal rispetto dei
         diritti fondamentali del minore quali previsti nell’ordinamento giuridico dello Stato membro dell’esecuzione. Il rispetto
         della condizione espressa all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamenton. 2201/2003 non è subordinato al fatto che il minore
         abbia avuto la possibilità di essere ascoltato conformemente alla legge fondamentale dello Stato membro in cui è stato trasferito
         o viene trattenuto illecitamente.
      
      74.      Infatti, una disposizione di diritto comunitario che non contenga alcun espresso richiamo al diritto degli Stati membri per
         quanto riguarda la determinazione del suo senso e della sua portata deve essere oggetto, secondo costante giurisprudenza,
         di un’interpretazione autonoma (8). La Corte ha già applicato tale giurisprudenza nell’ambito del regolamento n. 2201/2003 per quanto riguarda le nozioni di
         «materie civili», di cui all’art. 1, n. 1,dello stesso (9), e di «residenza abituale», di cui all’art. 8, n. 1, dello stesso (10).
      
      75.      Inoltre, il carattere autonomo del contenuto della condizione enunciata all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003
         è confermato, secondo me, anche dall’autonomia procedurale dell’efficacia esecutiva di una decisione che prescrive il ritorno
         di un minore successiva ad una decisione contro il ritorno (11). Infatti, per assicurare il ritorno effettivo e rapido del minore, tale decisione, ai sensi dell’art. 11, n. 8, di detto
         regolamento, è esecutiva conformemente al capo III, sezione 4, di detto regolamento, vale a dire che essa è riconosciuta e
         beneficia dell’esecutività nello Stato membro in cui il minore è stato illecitamente trasferito o trattenuto senza che sia
         necessaria alcuna dichiarazione che ne riconosca l’esecutività e senza che sia possibile opporsi al suo riconoscimento (12).
      
      76.      Il regolamento n. 2201/2003 si differenzia quindi dalla Convenzione dell’Aia del 1980, il cui art. 20 prevede che il ritorno
         del minore può essere rifiutato nel caso non sia consentito dai principi fondamentali dello Stato richiesto. Il «valore aggiunto»
         del regolamento n. 2201/2003 rispetto a tale Convenzione consiste quindi nel consentire di superare le situazioni di stallo
         che potrebbero derivare da divergenze di valutazione relative all’interesse superiore del minore nei casi in cui tale valutazione
         venga effettuata dal giudice di origine e dal giudice richiesto alla luce dei rispettivi diritti fondamentali.
      
      77.      L’effetto utile di tale regolamento verrebbe infatti compromesso qualora il giudice dello Stato membro d’origine dovesse verificare
         il rispetto delle condizioni di rilascio del certificato che conferisce tale efficacia esecutiva specifica alla sua decisione
         con riferimento ai diritti fondamentali dello Stato membro in cui il minore è stato trasferito o viene trattenuto illecitamente.
      
      78.      Ne consegue, secondo me, che il diritto fondamentale del minore di essere sentito, quale previsto dall’art. 42 del regolamento
         n. 2201/2003, deve avere un contenuto autonomo. Ciò implica, nella specie, che la questione se l’art. 42, n. 2, lett. a),
         di detto regolamento sia stato rispettato deve essere valutata alla luce non delle esigenze della legge fondamentale tedesca,
         bensì del contenuto di tale condizione, quale dev’essere inteso uniformemente in tutti gli Stati membri, secondo l’interpretazione
         fornita dalla Corte. Rilevo, a tale riguardo, che il governo tedesco condivide questa analisi.
      
      b)      Il contenuto del diritto di essere sentito
      79.      L’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 prevede che il giudice dello Stato membro d’origine può certificare
         la sua decisione che prescrive il ritorno del minore in seguito ad una decisione contro il ritorno solo se «il minore ha avuto
         la possibilità di essere ascoltato, salvo che l’audizione sia stata ritenuta inopportuna in ragione della sua età o del suo
         grado di maturità».
      
      80.      Dal testo di tale disposizione, letto alla luce dell’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali, risulta che il minore
         oggetto di una decisione che prescrive il ritorno resa sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003 deve
         avere avuto la possibilità di esprimere liberamente la propria opinione in merito a tale ritorno. Detto articolo traduce,
         nel settore della sottrazione di minori, l’evoluzione contemporanea dei diritti internazionale ed europeo, in virtù della
         quale, attualmente, il parere di un minore capace di discernimento deve essere preso in considerazione nelle decisioni che
         lo riguardano (13).
      
      81.      Vari insegnamenti un po’ più precisi possono essere tratti dalla formulazione di tale diritto fondamentale, quale attuato
         dall’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003. È importante sottolineare anzitutto che detto diritto fondamentale
         deve concorrere a tutelare l’interesse superiore del minore.
      
      82.      Nell’ambito delle disposizioni del regolamento n. 2201/2003 applicabili in caso di trasferimento o trattenimento illecito
         di un minore, l’interesse superiore di quest’ultimo impone, in linea di principio, un rapido ritorno al luogo della sua residenza
         iniziale, in quanto la via di fatto di cui il minore è vittima ne lede il diritto fondamentale di intrattenere relazioni dirette
         e personali con entrambi i genitori (14). Di conseguenza, è possibile derogare a tale ritorno solo se esso risulta contrario, di per sé, all’interesse del minore.
      
      83.      Il diritto conferito al minore dall’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 ha quindi lo scopo di consentirgli
         di partecipare al processo decisionale che deve concludersi con la decisione finale sul suo ritorno, ma tale partecipazione
         non dev’essere neppure a sua volta contraria al suo interesse. La tensione fra tali diritti e tali interessi consente, a mio
         parere, di trarre le seguenti indicazioni.
      
      84.      Anzitutto, l’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 sancisce un diritto al quale si può derogare solo per il
         motivo enunciato in detta disposizione, vale a dire qualora l’audizione risulti «inopportuna» in ragione dell’età o del grado
         di maturità del minore. È interessante notare che la disposizione impiega il termine «inopportuna» e non fa riferimento ad
         uno stato di incapacità fisica oggettiva accertata da un medico. Tale inopportunità rinvia quindi ad una valutazione da parte
         del giudice dell’idoneità del minore ad esprimere un’opinione personale. Il principio che deve guidare tale valutazione è
         che ogni minore capace di discernimento deve essere stato messo in condizione di esprimere il proprio parere. Tuttavia, non
         sembra irragionevole presumere che, prima di una certa età, un minore non sia in grado di esprimere un parere personale che
         occorra prendere in considerazione (15).
      
      85.      Nella specie non si ravvisano divergenze di valutazione tra il giudice dello Stato membro dell’esecuzione e quello dello Stato
         membro di origine per quanto riguarda l’idoneità di Andrea ad essere sentita, dato che il secondo l’aveva convocata per l’audizione.
      
      86.      Inoltre, l’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 sancisce il diritto del minore di avere la possibilità di
         essere sentito. Esso non prevede che il minore debba essere stato sentito. Tale formulazione comporta, a mio avviso, due conseguenze.
         In primo luogo, il minore che abbia una capacità di discernimento sufficiente deve essere stato informato del fatto che ha
         il diritto di esprimere liberamente la sua opinione. Poiché, materialmente, l’audizione di un minore, in particolare quella
         di un minore in tenera età, dipende dal concorso del genitore che lo ha sottratto o che lo trattiene illecitamente, gli Stati
         membri devono fornire al giudice i mezzi necessari per superare, se del caso, gli ostacoli all’audizione del minore eventualmente
         opposti da tale genitore.
      
      87.      In secondo luogo, detta formulazione implica che il minore abbia anche il diritto di non pronunciarsi. Il minore non deve
         essere costretto a scegliere tra il genitore che lo ha sottratto o lo trattiene illecitamente e l’altro genitore. Non deve
         neppure essere messo in una situazione nella quale possa avere l’impressione di essere l’unico responsabile della decisione
         relativa al proprio ritorno e, pertanto, della sofferenza che tale decisione potrebbe eventualmente causare ad uno dei genitori.
         Le condizioni in cui viene raccolto il parere del minore devono essere adeguate alle circostanze e alla sua età nonché alla
         sua maturità, in modo da non costituire per lo stesso un’esperienza traumatizzante (16). Il giudice nazionale, a mio parere, deve poter far ascoltare il minore da una persona competente in un contesto appropriato,
         qualora ritenga inopportuno procedere esso stesso a tale audizione. Inoltre, il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción
         n. 5 di Bilbao poteva anche ritenere, a mio parere, che nel contesto della presente causa l’audizione mediante videoconferenza
         di un minore in tenera età, quale Andrea, fosse inopportuna.
      
      88.      È alla luce di tali circostanze che il giudice dello Stato membro d’origine deve accertare, prima di certificare la propria
         decisione ai sensi dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, se il minore abbia avuto la possibilità di essere sentito ai
         sensi del n. 2, lett. a), dello stesso articolo.
      
      c)      L’opinione del minore non è vincolante per il giudice dello Stato membro d’origine
      89.      Infine, il parere espresso dal minore nel corso della sua audizione non è vincolante per il giudice dello Stato membro d’origine
         competente ad adottare una decisione sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003. Nella Convenzione dell’Aia
         del 1980 l’opposizione del minore al suo ritorno viene espressamente menzionata, all’art. 13, tra i motivi che possono giustificare
         una decisione contro il ritorno (17), senza tuttavia che essa sia vincolante per il giudice dello Stato membro dell’esecuzione. Il regolamento n. 2201/2003 non
         riprende tale disposizione nelle norme che conferiscono al giudice dello Stato membro d’origine il potere di statuire in seguito
         a tale decisione.
      
      90.      L’art. 42, n. 2, lett. c), del regolamento n. 2201/2003 prevede semplicemente che il giudice dello Stato membro d’origine
         che prescrive il ritorno del minore in un caso del genere debba certificare di avere adottato la propria decisione tenendo
         conto dei motivi e degli elementi di prova sulla base dei quali il giudice dello Stato membro dell’esecuzione aveva adottato
         una decisione contro il ritorno.
      
      91.      Il testo del regolamento n. 2201/2003, ancor più di quello della Convenzione dell’Aia del 1980, dimostra quindi che l’opinione
         del minore costituisce un elemento di valutazione di cui il giudice deve tenere conto, ma che non è per esso vincolante.
      
      92.      Qualora, come nel caso di specie, il minore abbia dichiarato di opporsi al proprio ritorno nel corso dell’audizione effettuata
         dal giudice dello Stato membro dell’esecuzione e quest’ultimo, nell’esercizio del suo libero apprezzamento, abbia ritenuto
         di dover adottare una decisione contro il ritorno, tale parere deve certamente essere preso in considerazione dal giudice
         dello Stato membro d’origine nella sua decisione finale, ma non è per esso vincolante.
      
      93.      Detto parere non lo obbliga neppure a procedere esso stesso ad una nuova audizione del minore prima di adottare tale decisione
         finale, come esporrò nella seconda parte della mia analisi, dedicata al sistema del regolamento n. 2201/2003.
      
      2.      Il sistema del regolamento n. 2201/2003
      94.      In limine, si deve sottolineare che l’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 non prevede che il giudice dello
         Stato membro d’origine debba procedere esso stesso all’audizione del minore. Esso richiede semplicemente che il minore abbia
         avuto la possibilità di essere sentito. Tale condizione può quindi essere soddisfatta se il minore è stato sentito dall’autorità
         giudiziaria di un altro Stato membro, come conferma il ventesimo ‘considerando’ di detto regolamento, secondo cui l’audizione
         del minore in un altro Stato membro può essere effettuata in base alle modalità previste dal regolamento n. 1206/2001 relativo
         alla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile
         o commerciale.
      
      95.      Qualora il minore interessato sia stato sentito dai servizi giudiziari dello Stato membro dell’esecuzione non su richiesta
         del giudice dello Stato membro d’origine, ai sensi del regolamento n. 1206/2001, bensì nell’ambito del procedimento conclusosi
         con una decisione contro il ritorno, non ritengo, tenuto conto del sistema previsto dal regolamento n 2201/2003, che il giudice
         dello Stato membro d’origine sia tenuto, in forza dell’art. 42, n. 2, lett. a), del menzionato regolamento, a procedere obbligatoriamente
         ad una nuova audizione.
      
      96.      La caratteristica principale del sistema previsto da detto regolamento in caso di sottrazione di minore consiste nel fatto
         che il procedimento dinanzi al giudice dello Stato membro dell’esecuzione conclusosi con una decisione contro il ritorno e
         quello dinanzi al giudice dello Stato membro d’origine chiamato ad adottare la decisione finale su tale ritorno non sono procedimenti
         separati e concorrenti l’uno rispetto all’altro. Essi costituiscono le componenti complementari di un unico procedimento,
         che riguarda la situazione di un minore di cui i genitori si contendono l’affidamento, e in cui due giudici di Stati membri
         diversi hanno l’obbligo imperativo, ai sensi del regolamento n. 2201/2003, di collaborare per individuare la soluzione migliore
         ai fini della tutela dell’interesse del minore.
      
      97.      In virtù di tale sistema, se il genitore di un minore sottratto o trattenuto illecitamente in un altro Stato membro ne ha
         chiesto il ritorno, il giudice dello Stato membro dell’esecuzione e quello dello Stato membro d’origine vengono investiti
         in ordine successivo della medesima questione. Si tratta di sapere se sussista un motivo legittimo ed imperativo che osti
         al ritorno del minore. Come la Corte ha dichiarato nella citata sentenza Povse, tale sistema comporta un duplice esame della
         questione del ritorno del minore, garantendo così una maggiore fondatezza della decisione e una tutela rafforzata degli interessi
         del minore (18).
      
      98.      La fiducia e il riconoscimento reciproci che governano il regolamento n. 2201/2003 mirano quindi a creare, nello spazio giudiziario
         europeo, un sistema che si avvicini il più possibile alla situazione che si verifica all’interno di un solo Stato membro quando
         un genitore rifiuta di assoggettarsi a provvedimenti provvisori relativi all’affidamento di un figlio comune. In ambito puramente
         interno, il trattamento giudiziario di un simile rifiuto assume la forma di un incidente che si innesta sul procedimento principale
         di divorzio.
      
      99.      Pertanto, secondo me, prevedendo sia all’art. 11, n. 2, del regolamento n. 2201/2003, sia nel successivo art. 42, n. 2, lett. a),
         del medesimo regolamento che il minore deve aver avuto la possibilità di essere sentito, il legislatore comunitario non ha
         inteso fare dell’audizione del minore un’esigenza formale che si impone obbligatoriamente in qualsiasi fase del procedimento
         relativo al ritorno del minore. Esso ha voluto che il minore oggetto di tale procedimento abbia effettivamente avuto la possibilità
         di esprimersi nell’ambito complessivo dello stesso, e ciò a partire dalla fase avviata nello Stato membro richiesto. Non ha
         prescritto che il minore venga sistematicamente sentito un’altra volta dal giudice dello Stato membro d’origine chiamato a
         prendere una decisione sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003.
      
      100. Detto giudice deve potersi basare sull’audizione effettuata dal giudice dello Stato membro dell’esecuzione, qualora vi riscontri
         gli elementi necessari per adottare la propria decisione.
      
      101. Fondo la mia analisi, da un lato, sull’art. 11, n. 6, del regolamento n. 2201/2003, secondo cui tutti gli elementi raccolti
         dal giudice dello Stato membro dell’esecuzione e sulla cui base detto giudice ha deciso di adottare una decisione contro il
         ritorno, in particolare le trascrizioni delle audizioni, devono essere trasmessi al giudice dello Stato membro d’origine competente
         ad adottare la decisione definitiva in merito a tale ritorno (19).
      
      102. Dall’altro, la mia analisi si basa sul fatto che, ai sensi dell’art. 42, n. 2, lett. c), del regolamento n. 2201/2003, il
         giudice dello Stato membro d’origine deve tener conto dei motivi e degli elementi di prova sulla base dei quali il giudice
         dello Stato membro richiesto aveva reso la sua decisione contro il ritorno.
      
      103. La trascrizione dell’audizione del minore, alla quale il giudice dello Stato membro dell’esecuzione era tenuto a procedere
         nell’ambito del procedimento conclusosi con una decisione contro il ritorno, è quindi parte integrante degli elementi che
         devono essere trasmessi al giudice dello Stato membro d’origine territorialmente competente e di cui quest’ultimo deve tenere
         conto.
      
      104. Infine, mi sembra che la mia analisi sia confermata dall’imperativo di celerità che presiede a tale procedimento. Il ritorno
         di un minore sottratto o trattenuto illecitamente implica, in generale, che detto minore non abbia ancora avuto il tempo di
         integrarsi completamente nel suo nuovo ambiente. È per tale motivo che il regolamento n. 2201/2003 impone ai giudici aditi
         con una richiesta di ritorno di pronunciarsi celermente, utilizzando le procedure più rapide previste dal loro diritto nazionale
         e al più tardi sei settimane dopo aver ricevuto la domanda (20). Tale imperativo di celerità, logicamente, si impone anche al giudice dello Stato membro d’origine chiamato ad adottare la
         decisione finale sul ritorno del minore.
      
      105. Certamente, tale giudice può ritenere utile od opportuno sentire nuovamente il minore prima di adottare la propria decisione
         finale. Sottolineo che, nella specie, il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 de Bilbao, in seguito alla decisione
         contro il ritorno resa dall’Amtsgericht– Familiengericht –Celle, ha convocato la minore e sua madre per sentirle in Spagna.
      
      106. Tuttavia, il fatto che, in seguito alla mancata comparizione di Andrea e della madre, esso abbia adottato la propria decisione
         finale che prescrive il ritorno della minore senza avere proceduto all’audizione di quest’ultima mediante videoconferenza,
         e senza avere tentato di organizzare un’audizione in Germania spostandosi esso stesso o delegando a tal fine i servizi giudiziari
         tedeschi, rientra nel suo potere sovrano di valutazione e non può essere considerato una violazione del diritto fondamentale
         del minore di avere la possibilità di essere sentito.
      
      107. Ritengo che neppure il fatto che il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao, nella sua sentenza 16 dicembre
         2009, abbia non solo ordinato il ritorno di Andrea, ma anche statuito sul suo affidamento, attribuendolo al padre, giustificherebbe
         una conclusione diversa.
      
      108. Il regolamento n. 2201/2003, come dichiarato dalla Corte nella citata sentenza Povse, consente al giudice dello Stato membro
         d’origine di prescrivere il ritorno del minore in seguito ad una decisione contro il ritorno senza doversi previamente pronunciare
         sul suo affidamento definitivo (21). Tuttavia, esso gli consente altresì di collegare le due cose pronunciandosi sull’affidamento definitivo del minore, come
         risulta chiaramente dal suo art. 11, n. 7, e, in tal caso, la decisione relativa al ritorno del minore appare come la conseguenza
         di tale attribuzione.
      
      109. Questo modus operandi presenta il vantaggio di evitare un andirivieni del minore tra gli Stati interessati nel caso in cui
         il giudice dello Stato membro d’origine dovesse ritenere che l’affidamento debba essere attribuito in definitiva al genitore
         che l’ha sottratto o lo trattiene illecitamente. Esso presuppone, tuttavia, che detto giudice disponga di elementi sufficienti
         per statuire su tale attribuzione, ivi compresa l’audizione del minore, se quest’ultimo dispone di una capacità di discernimento
         sufficiente.
      
      110. A differenza del governo tedesco e della Commissione, non credo che, in tal caso, l’audizione del minore effettuata dal giudice
         dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento conclusosi con una decisione contro il ritorno sia necessariamente
         insufficiente per poter ritenere che sia stato rispettato il diritto del minore di essere sentito, in quanto detta audizione
         avrebbe un oggetto molto più limitato, circoscritto al ritorno.
      
      111. La questione del ritorno e quella dell’affidamento definitivo non sono estranee l’una all’altra. Ciò vale a maggior ragione,
         nella specie, in quanto Andrea ha dichiarato di opporsi al proprio ritorno in Spagna, il che implica, a fortiori, la  sua
         opposizione a che il suo affidamento venga attribuito al padre. La possibilità per il giudice dello Stato membro d’origine
         di considerare che la minore ha potuto essere sentita in merito all’attribuzione del suo affidamento dipende quindi dalle
         circostanze e dal contenuto dell’audizione di tale minore effettuata nello Stato membro dell’esecuzione. A mio avviso, a tal
         riguardo occorre lasciare al giudice nazionale la possibilità di valutare se in detta audizione si riscontrino elementi sufficienti
         per statuire sull’affidamento definitivo della minore nell’ambito della sua decisione adottata sul fondamento dell’art. 11,
         n. 8, del regolamento n. 2201/2003.
      
      112. Occorre inoltre aggiungere che, come indicato in udienza dal governo spagnolo, una decisione sull’affidamento di un minore
         come la sentenza 16 dicembre 2009 del Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao viene chiamata «definitiva»
         solo per distinguerla dai provvedimenti provvisori adottati nel corso della procedura di divorzio e che, in linea di principio,
         siffatta decisione può sempre essere rivista, sia in caso di accordo tra i genitori, sia qualora sopravvengano nuovi elementi.
      
      113. Infine, la Commissione sostiene che, nella specie, il Juzgado de Primera Instancia e Instrucción n. 5 di Bilbao non poteva
         validamente ritenere che la condizione di cui all’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento n. 2201/2003 fosse soddisfatta,
         dato il periodo trascorso dall’audizione della minore effettuata in Germania, ossia circa nove mesi.
      
      114. Certamente, tale lasso di tempo può apparire lungo nell’ambito di un procedimento di ritorno, ma, ancora una volta, non vedo
         quali nuovi elementi avrebbe potuto apportare una nuova audizione della minore, dal momento che essa aveva dichiarato di opporsi
         al proprio ritorno in Spagna.
      
      115. In base a tutte queste considerazioni, propongo quindi alla Corte di dichiarare che l’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento
         n. 2201/2003 deve essere interpretato nel senso che la condizione enunciata in detta disposizione risulta soddisfatta allorché
         il minore è stato sentito dall’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento conclusosi
         con una decisione contro il ritorno e il giudice dello Stato membro competente ha tenuto conto di tale audizione nella sua
         decisione che prescrive il ritorno, adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del medesimo regolamento.
      
      B –    L’esame delle questioni pregiudiziali
      116. Tenuto conto della mia posizione in merito alla premessa su cui si fondano le questioni pregiudiziali sollevate dall’Oberlandesgericht
         Celle, esaminerò tali questioni solo in via subordinata.
      
      117. Con dette questioni, che propongo di esaminare congiuntamente, detto giudice chiede, sostanzialmente, se il regolamento n. 2201/2003
         debba essere interpretato nel senso che il giudice dello Stato membro richiesto può opporsi all’esecuzione di una decisione
         certificata, che prescrive il ritorno del minore in seguito ad una decisione contro il ritorno, qualora risulti che il minore
         in questione, contrariamente a quanto indicato nel certificato emesso ai sensi dell’art. 42 di detto regolamento, non ha avuto
         la possibilità di essere sentito, in violazione delle disposizioni di detto articolo e del diritto fondamentale enunciato
         all’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali.
      
      118. Si deve quindi procedere all’analisi di tale questione dando per assodato che la minore oggetto della decisione adottata in
         forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003 non abbia avuto la possibilità di essere sentita, contrariamente a
         quanto indicato nel certificato che accompagna tale decisione.
      
      119. Sono del parere, al pari della Commissione e a differenza del governo tedesco, che nemmeno in questo caso il giudice dello
         Stato membro dell’esecuzione possa opporsi all’esecuzione della decisione controversa. Il mio punto di vista si fonda sul
         sistema previsto dal regolamento n. 2201/2003, quale interpretato dalla giurisprudenza.
      
      120. Come si è visto, detto regolamento, al pari della Convenzione dell’Aia del 1980, parte dalla premessa che il trasferimento
         o il trattenimento illecito di un minore in violazione di una decisione giudiziaria leda gravemente i suoi interessi e che
         occorra quindi disporne il ritorno nel luogo della sua residenza iniziale nel più breve tempo possibile.
      
      121. Si è visto inoltre che il valore aggiunto di detto regolamento rispetto alla menzionata Convenzione consiste nell’avere instaurato
         un sistema in virtù del quale, in caso di divergenza di valutazione tra il giudice della residenza abituale del minore e quello
         in cui quest’ultimo è stato condotto illecitamente, il primo rimane competente e ha, in qualche modo, l’ultima parola per
         decidere se il minore debba effettivamente ritornare o meno al suo luogo di residenza iniziale.
      
      122. Tale competenza del giudice dello Stato membro d’origine si fonda sul presupposto che esso si trovi nella posizione migliore
         per adottare la decisione finale sul ritorno, in quanto può raccogliere presso l’ambiente del minore e l’insieme delle persone
         con le quali il minore era in contatto tutti gli elementi che consentono di valutare se sussista un motivo legittimo per opporsi
         al suo ritorno.
      
      123. L’economia e la finalità di tale sistema sono state esplicitate molto chiaramente dalla Corte nella citata sentenza Povse,
         in risposta alla questione se una decisione che accordava un diritto di affidamento provvisorio, resa successivamente da un
         giudice dello Stato membro dell’esecuzione e considerata esecutiva secondo il diritto di tale Stato, si opponesse all’esecuzione
         di una decisione anteriore che prescriveva il ritorno del minore, adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003
         e certificata conformemente all’art. 42 del medesimo regolamento.
      
      124. La Corte ha dichiarato quanto segue:
      
      «73      Dalle disposizioni [degli artt. 42, n. 1, e 43, nn. 1 e 2, del regolamento n. 2201/2003], che delineano una netta ripartizione
         di competenze tra i giudici dello Stato membro d’origine e quelli dello Stato membro di esecuzione e che mirano a un rapido
         ritorno del minore, risulta che un certificato rilasciato in forza dell’art. 42 [di tale] regolamento, che conferisce alla
         decisione così certificata un’efficacia esecutiva specifica, non è in alcun modo impugnabile. Il giudice richiesto deve limitarsi
         a constatare l’efficacia esecutiva di tale decisione, e nei confronti del certificato può soltanto essere proposta domanda
         di rettifica, oppure possono essere sollevati dubbi in merito alla sua autenticità, conformemente alla legge nazionale dello
         Stato membro di origine (v., in tal senso, sentenza Rinau, cit., punti 85, 88 e 89). Le uniche norme dello Stato membro richiesto
         che possono trovare applicazione sono quelle che disciplinano le questioni procedurali.
      
      74      Per contro, le questioni attinenti alla fondatezza della decisione in quanto tale, e segnatamente la questione se ricorrano
         i presupposti perché il giudice competente possa pronunciare tale decisione, ivi incluse le eventuali contestazioni in merito
         alla competenza, devono essere sollevate dinanzi ai giudici dello Stato membro di origine, in conformità delle norme del suo
         ordinamento giuridico. Del pari, la domanda di sospensione dell’esecuzione di una decisione certificata può essere presentata
         soltanto al giudice competente dello Stato membro di origine, in conformità delle norme del suo ordinamento giuridico.
      
      75      Pertanto, contro l’esecuzione di siffatta decisione non vi è alcun mezzo d’impugnazione esperibile dinanzi ai giudici dello
         Stato membro del trasferimento, e le uniche norme giuridiche di tale Stato che siano applicabili sono quelle procedurali,
         ai sensi dell’art. 47, n. 1, [di detto] regolamento, vale a dire le modalità di esecuzione della decisione. Orbene, un procedimento
         come quello che costituisce oggetto della presente questione pregiudiziale non riguarda né requisiti di forma né questioni
         procedurali, bensì questioni di merito.
      
      76      Di conseguenza, l’incompatibilità, ai sensi dell’art. 47, n. 2, secondo comma, del regolamento [n. 2201/2003], di una decisione
         certificata con una decisione esecutiva successiva dev’essere verificata soltanto rispetto alle eventuali decisioni pronunciate
         successivamente dai giudici competenti dello Stato membro di origine».
      
      125. In sintesi, dunque, il giudice dello Stato membro dell’esecuzione non può opporsi all’esecuzione di una decisione certificata
         adottata sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003.
      
      126. Sono del parere che tale interpretazione del menzionato regolamento debba valere anche nel caso in cui, eccezionalmente, il
         certificato sia stato redatto erroneamente, in quanto il minore non ha avuto la possibilità di essere sentito.
      
      127. Infatti, in detto regolamento il legislatore comunitario ha tratto indicazioni dall’insufficienza del sistema della Convenzione
         dell’Aia del 1980, in cui le divergenze di valutazione tra i giudici degli Stati contraenti riguardo all’interesse superiore
         del minore, allorché tale interesse veniva valutato con riferimento all’ordine pubblico di ciascuno Stato membro, portavano
         a legalizzare la sottrazione del minore.
      
      128. Il legislatore comunitario ha quindi previsto, da un lato, che, nell’ambito dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003, tali
         diritti fondamentali dovevano avere un contenuto autonomo, uniforme in tutti gli Stati membri, vale a dire quello della Carta
         dei diritti fondamentali. Dall’altro, esso ha ritenuto che il livello di fiducia reciproca degli Stati membri nella capacità
         dei giudici degli altri Stati membri di assicurare una tutela effettiva di tali diritti consentisse di seguire questa logica
         fino in fondo e di conferire alla decisione finale adottata dal giudice territorialmente competente un’efficacia esecutiva
         specifica, non contestabile negli altri Stati membri.
      
      129. A tale riguardo, è sufficiente confrontare il testo delle disposizioni della sezione 4 del capo III del regolamento n. 2201/2003,
         che prevedono tale efficacia esecutiva specifica, con quello degli articoli della decisione quadro del Consiglio 2002/584/GAI (22), relativa al mandato d’arresto europeo. Tale decisione quadro prevede esplicitamente che la consegna di una persona oggetto
         di un mandato di arresto europeo deve conseguire ad una decisione di un giudice dello Stato membro dell’esecuzione ed elenca
         i motivi per i quali detto giudice può o deve opporsi alla consegna (23). Nella decisione quadro il legislatore dell’Unione ha quindi voluto che il rispetto dei diritti fondamentali fosse oggetto
         di un duplice controllo, da parte dei giudici dello Stato membro richiedente e di quelli dello Stato membro richiesto.
      
      130. Per contro, nel regolamento n. 2201/2003 il legislatore comunitario ha fatto un passo avanti verso il mutuo riconoscimento,
         poiché non ha previsto tale duplice controllo. Tuttavia, tale passo avanti non deve comportare una minore tutela dei diritti
         fondamentali del minore. Si è visto che, al trentatreesimo ‘considerando’ del menzionato regolamento, il legislatore comunitario
         ha rammentato l’importanza del rispetto dei suddetti diritti. Tuttavia ha ritenuto che essi potessero essere tutelati dai
         giudici dello Stato membro d’origine.
      
      131. Spetta quindi al genitore secondo cui la decisione che prescrive il ritorno del minore sarebbe stata adottata senza che questi
         abbia avuto la possibilità di essere sentito, in violazione del suo diritto fondamentale, e secondo cui, pertanto, il certificato
         sarebbe erroneo contestare tale decisione dinanzi al giudice competente dello Stato membro d’origine; tuttavia, l’esercizio
         di tale mezzo di ricorso non può giustificare di per sé la sospensione dell’esecuzione di detta decisione nello Stato membro
         dell’esecuzione.
      
      132. Il governo tedesco invita la Corte a estendere oltre il suo ragionamento prendendo in considerazione l’ipotesi in cui i giudici
         competenti dello Stato membro d’origine siano venuti meno ai loro obblighi e non abbiano riformato una decisione viziata da
         una manifesta violazione dei diritti fondamentali.
      
      133. Detto governo sostiene infatti che il giudice dello Stato membro richiesto deve potersi opporre all’esecuzione di tale decisione
         qualora il ricorso dinanzi ai giudici dello Stato membro d’origine non sia stato accolto nonostante la manifesta violazione
         del diritto fondamentale del minore. Il suddetto governo afferma che, in tal caso, il regolamento n. 2201/2003 non può imporre
         l’esecuzione di una decisione palesemente lesiva dei diritti fondamentali. Esso fonda il suo argomento sul fatto che, nella
         specie, il ricorso proposto dalla madre di Andrea in Spagna contro la sentenza 16 dicembre 2009 non è stato accolto.
      
      134. Sono del parere che il presente procedimento non si presti a una presa di posizione su un’ipotesi del genere. Infatti, da
         un lato, se la Corte accoglie la mia analisi relativa alla premessa sottesa alle questioni pregiudiziali, il diritto fondamentale
         della minore di essere sentita non è stato oggetto di una violazione manifesta. Tale diritto è stato rispettato. Dall’altro,
         il governo spagnolo in udienza ha contestato l’affermazione secondo la quale la madre della minore avrebbe esaurito tutti
         i mezzi di ricorso esperibili in Spagna. Inoltre, tale governo sostiene che, nel proprio ordinamento giuridico interno, esiste
         un mezzo di ricorso ad hoc allorché una parte allega una violazione dei suoi diritti fondamentali.
      
      135. A tale proposito ritengo che l’esistenza nell’ordinamento giuridico dello Stato membro di origine di mezzi di ricorso (presenti
         nella fattispecie) volti a consentire alle parti di contestare la fondatezza di una decisione certificata ai sensi dell’art. 42
         del regolamento n. 2201/2003 – e, pertanto, il rispetto dei diritti fondamentali da parte del giudice che ha emesso tale decisione
         – sia l’indispensabile contropartita dell’assenza di qualunque possibilità di contestazione di tale decisione nello Stato
         membro dell’esecuzione.
      
      136. In ogni caso e in linea di principio, l’ipotesi prefigurata dal governo tedesco non dovrebbe neppure realizzarsi. I giudici
         nazionali devono applicare il diritto dell’Unione in conformità dei diritti fondamentali e, in caso di dubbio sulla portata
         degli stessi, sono tenuti ad adire la Corte con un rinvio pregiudiziale. Gli Stati membri devono inoltre prevedere, nel loro
         ordinamento giuridico, i mezzi di ricorso necessari ad assicurare che tali diritti vengano effettivamente rispettati. Infine,
         il rispetto di tali obblighi è soggetto al controllo della Commissione, la quale può, tra l’altro, avviare un procedimento
         per inadempimento contro uno Stato membro qualora i suoi giudici e, in particolare, la sua Corte suprema vengano meno a tali
         obblighi (24).
      
      137. Il caso in esame non permette di dubitare dell’idoneità dell’ordinamento giuridico di ciascuno Stato membro ad assicurare
         un’applicazione del regolamento n. 2201/2003 rispettosa dei diritti fondamentali del minore.
      
      138. Esso dimostra, al contrario, che il riconoscimento a favore dei giudici dello Stato membro dell’esecuzione di un diritto di
         opposizione sarebbe atto a ricreare eventuali situazioni di stallo o ritardi ingiustificati nell’esecuzione di decisioni che
         prescrivono il ritorno di un minore adottate sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del regolamento n. 2201/2003. Come si è già
         avuto modo di esporre, nel settore specifico e molto doloroso delle sottrazioni di minori, ogni mese di ritardo nell’esecuzione
         di una decisione che prescrive il ritorno rende quest’ultimo più difficile ed aggrava quindi la situazione. Pertanto, l’effetto
         utile del regolamento n. 2201/2003 risulterebbe seriamente compromesso qualora l’esecuzione di tale decisione potesse essere
         contestata in un modo o nell’altro dinanzi all’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione e dipendesse quindi
         dall’esito di un procedimento dinanzi a detti giudici.
      
      139. In base a tali considerazioni, propongo alla Corte di completare la risposta precedente aggiungendo che, anche ammettendo
         che il minore non abbia avuto la possibilità di essere sentito, contrariamente a quanto indicato nel certificato emesso ai
         sensi dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003 e in violazione delle disposizioni di tale articolo, nonché del diritto fondamentale
         enunciato all’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali, detto regolamento deve essere interpretato nel senso che
         il giudice dello Stato membro richiesto non può opporsi all’esecuzione di una decisione certificata che prescrive il ritorno
         di un minore adottata sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del medesimo regolamento.
      
      IV – Conclusione
      140. Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo di risolvere le questioni sottoposte dall’Oberlandesgericht Celle nel
         modo seguente:
      
      «L’art. 42, n. 2, lett. a), del regolamento (CE) del Consiglio 27 novembre 2003, n. 2201, relativo alla competenza, al riconoscimento
         e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento
         (CE) n. 1347/2000, deve essere interpretato nel senso che la condizione enunciata in detta disposizione risulta soddisfatta
         allorché il minore è stato sentito dall’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’esecuzione nell’ambito del procedimento
         conclusosi con una decisione contro il ritorno e allorché il giudice dello Stato membro competente ha tenuto conto di tale
         audizione nella sua decisione che prescrive il ritorno adottata in forza dell’art. 11, n. 8, del medesimo regolamento.
      
      Anche ammettendo che il minore non abbia avuto la possibilità di essere sentito, contrariamente a quanto indicato nel certificato
         emesso ai sensi dell’art. 42 del regolamento n. 2201/2003 e in violazione delle disposizioni di tale articolo, nonché del
         diritto fondamentale enunciato all’art. 24, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali, detto regolamento deve essere interpretato
         nel senso che il giudice dello Stato membro richiesto non può opporsi all’esecuzione di una decisione certificata che prescrive
         il ritorno di un minore adottata sul fondamento dell’art. 11, n. 8, del medesimo regolamento».
      
      1  –	Lingua originale: il francese.
      
      2 –	Convenzione sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori (in prosieguo: la «Convenzione dell’Aia del
         1980»).
      
      3 –	Regolamento 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale
         e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000 (GU L 338, pag. 1).
      
      4 –	V. sentenze 11 luglio 2008, causa C‑195/08 PPU, Rinau (Racc. pag. I‑5271), e 1° luglio 2010, causa C‑211/10 PPU, Povse
         (non ancora pubblicata nella Raccolta).
      
      5 –	Sentenza Povse, cit. (punti 73‑75).
      
      6 –	Artt. 60 e 62 di detto regolamento.
      
      7 –	GU L 174, pag. 1.
      
      8 –	Sentenza 2 aprile 2009, causa C‑523/07, A (Racc. pag. I‑2805, punto 34).
      
      9 –	Sentenza 27 novembre 2007, causa C‑435/06, C (Racc. pag. I‑10141, punto 46).
      
      10 –	Sentenza A, cit. (punti 35‑37).
      
      11 –	Citate sentenze Rinau (punto 63) e Povse (punto 56).
      
      12 –	Sentenza Rinau, cit. (punto 68).
      
      13 –	In tal senso, l’art. 12 della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, adottata dall’Assemblea generale delle
         Nazioni Unite il 20 novembre 1989, prevede quanto segue:
      
      	«1.	Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione
         su ogni questione che lo interessa (…).
      
      	2.	A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa
         che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole
         di procedura della legislazione nazionale».
      
      	L’art. 3 della Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei minori, del 25 gennaio 1996, e l’art. 6 della Convenzione
         europea sulle relazioni personali riguardanti i fanciulli, del 15 maggio 2003, prevedono il diritto del minore di essere informato,
         consultato e di esprimere la sua opinione sulle procedure. V., in particolare, A. Gouttenoire, «L’audition de l’enfant dans
         le règlement “Bruxelles II bis”», in Le nouveau droit communautaire du divorce et de la responsabilité parentale, Dalloz, 2005, pagg. 201 e segg.
      
      14 –	Sentenza 23 dicembre 2009, causa C‑403/09 PPU, Detiček (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 54). V. anche Corte
         eur. D. U., sentenza 29 aprile 2003, Iglesias Gil e A.U.I./Spagna, Recueil des arrêts et décisions 2003‑V.
      
      15 –	V. Corte eur. D. U., sentenza 22 giugno 2004, Pini, Bertani, Manera e Atripaldi/Romania, Recueil des arrêts et décisions 2004‑IV, in cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto che le autorità nazionali non avessero ecceduto il loro
         margine discrezionale nel fissare a dieci anni l’età a partire dalla quale si doveva tener conto del consenso del minore alla
         sua adozione.
      
      16 –	V. Corte eur. D. U., sentenza 8 luglio 2003, Sahin/Germania, Recueil des arrêts et décisions 2003‑VIII, in cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto che, nell’ambito di un procedimento vertente sul diritto
         di visita di un genitore che non ha l’affidamento di un minore, il giudice non può essere tenuto a sentire sistematicamente
         il minore in udienza, ma deve disporre di un margine di discrezionalità per quanto riguarda le condizioni di tale audizione
         in funzione delle circostanze particolari del caso di specie, nonché dell’età e del grado di maturità del minore interessato
         (§ 73).
      
      17 –	L’art. 13, secondo comma, della Convenzione dell’Aia dispone quanto segue:
      
      	«L’Autorità giudiziaria o amministrativa può altresì rifiutarsi di ordinare il ritorno del minore qualora essa accerti che
         il minore si oppone al ritorno, e che ha raggiunto un’età ed un grado di maturità tali che sia opportuno tener conto del suo
         parere».
      
      18 –	Punto 60.
      
      19 –	Ricordo che l’art. 11, n. 6, del regolamento n. 2201/2003 dispone quanto segue:
      
      	«Se un’autorità giurisdizionale ha emanato un provvedimento contro il ritorno di un minore in base all’articolo 13 della
         convenzione dell’Aia del 1980, l’autorità giurisdizionale deve immediatamente trasmettere direttamente ovvero tramite la sua
         autorità centrale una copia del provvedimento giudiziario contro il ritorno e dei pertinenti documenti, in particolare una trascrizione delle audizioni dinanzi al giudice [il corsivo è mio], all’autorità giurisdizionale competente o all’autorità centrale dello Stato membro nel quale il minore
         aveva la residenza abituale immediatamente prima dell’illecito trasferimento o mancato ritorno, come stabilito dalla legislazione
         nazionale. L’autorità giurisdizionale riceve tutti i documenti indicati entro un mese dall’emanazione del provvedimento contro
         il ritorno».
      
      20 –	V. art. 11, nn. 3 e 6, del regolamento n. 2201/2003.
      
      21 –	Il punto 54 di detta sentenza è così formulato:
      
      	«Analogamente, gli artt. 40 e 42­47 del regolamento [n. 2201/2003] non subordinano affatto l’esecuzione di una decisione
         emessa ai sensi dell’art. 11, n. 8, e certificata ai sensi dell’art. 42, n. 1, del regolamento, alla previa adozione di una
         decisione in materia di affidamento».
      
      22 –	Decisione quadro 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (GU L 190,
         pag. 1; in prosieguo: la «decisione quadro»).
      
      23 –	V. artt. 3 e 4 della decisione quadro.
      
      24 –	Sentenza 9 dicembre 2003, causa C‑129/00, Commissione/Italia (Racc. pag. I‑14637, punto 32).