CELEX: 52013DC0379
Language: it
Date: 2013-05-29 00:00:00
Title: Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sull’attuazione degli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri la cui moneta è l’euro

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		52013DC0379
		
			Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sull’attuazione degli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri la cui moneta è l’euro /* COM/2013/0379 final */
			
				
		
		
			
			   	 
Raccomandazione di
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
sull’attuazione degli indirizzi di massima
per le politiche economiche degli Stati membri la cui moneta è l’euro 
IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione
europea, in particolare l’articolo 136 in combinato disposto con l’articolo 121,
paragrafo 2,
visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del
Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle
posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle
politiche economiche[1],
in particolare l’articolo 5, paragrafo 2,
visto il regolamento (UE) n. 1176/2011
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla
prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici[2], in particolare l’articolo 6,
paragrafo 1,
vista la raccomandazione della Commissione
europea[3],
viste le risoluzioni del Parlamento europeo[4],
viste le conclusioni del Consiglio europeo,
previa consultazione del comitato economico e
finanziario,
considerando quanto segue:
(1)       L’Eurogruppo ha una
responsabilità particolare nella governance economica della zona euro. La crisi
economica ha messo chiaramente in luce le strette interrelazioni esistenti nella
zona euro così come l’esigenza di un orientamento politico aggregato coerente
che rifletta i forti effetti di ricaduta tra i paesi la cui moneta è l’euro, e
di un coordinamento efficace delle politiche che consenta di reagire
rapidamente ai cambiamenti del contesto economico.
(2)       Il 2 marzo 2012, con la firma
del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’unione
economica e monetaria, gli Stati membri la cui moneta è l’euro si sono
impegnati ad attuare una serie di ampie riforme politiche supplementari e un
coordinamento delle politiche. L’entrata in vigore dei cosiddetti regolamenti
«two-pack»[5]
nel 2013 rafforzerà ulteriormente il coordinamento delle politiche economiche e
di bilancio nella zona euro.
(3)       Sono in corso lavori volti ad
approfondire ulteriormente l’unione economica e monetaria (UEM). Il 28 novembre
2012 la Commissione ha presentato una comunicazione intitolata “Piano per un’Unione
economica e monetaria autentica e approfondita”[6]
e intesa ad avviare il dibattito europeo in materia. Il piano ha individuato i
fondamenti e gli obiettivi di un’autentica UEM nonché gli strumenti e le misure
necessari per conseguirli. Il 12 settembre 2012 la Commissione ha presentato la
comunicazione “Una tabella di marcia verso l’Unione bancaria”[7], assieme alla proposta di due
regolamenti necessari per l’istituzione del meccanismo di vigilanza unico[8]. Il 5 dicembre 2012 il
presidente del Consiglio europeo ha presentato una relazione, elaborata di
concerto con il presidente della Commissione, il presidente dell’Eurogruppo e
il presidente della BCE, che conteneva una tabella di marcia specifica e
circoscritta per la realizzazione di un’autentica Unione economica e monetaria.
La relazione era articolata attorno ad un quadro politico integrato a livello
finanziario, economico e di bilancio e ai temi della legittimità democratica e della
responsabilità. Il 14 dicembre 2012 i capi di Stato o di governo hanno stabilito
i lavori da intraprendere sulla tabella di marcia per il completamento dell’UEM,
riconoscendo l’interdipendenza tra le economie degli Stati membri della zona
euro e i vantaggi che la stabilità nella zona euro può portare ai suoi membri e
all’intera Unione. 
(4)       Il Parlamento europeo è stato
debitamente coinvolto nel semestre europeo ed ha espresso il suo parere sull’approfondimento
dell’UEM nella risoluzione del 20 novembre 2012 “Verso un’autentica Unione
economica e monetaria”[9].
(5)       La gestione della crisi nella
zona euro è stata caratterizzata da una forte determinazione. L’impegno di
tutti gli Stati membri e delle istituzioni dell’UE a salvaguardare l’integrità
della zona euro è chiaramente fuori discussione. Tuttavia, l’efficacia della
governance nella zona euro nonché le modalità di gestione della crisi da parte
dell’Eurogruppo devono essere ancora migliorate per assicurare un coordinamento
efficace a livello di zona euro. Un maggiore coordinamento è inoltre necessario
per giungere ad un orientamento politico aggregato coerente nella zona euro e
per garantire che siano attuate le necessarie misure politiche. Conseguire tali
obiettivi rafforzerà la fiducia dei cittadini e dei mercati, contribuendo alla
ripresa economica e alla stabilità finanziaria nella zona euro.
(6)       L’attuazione del «two-pack»
rafforzerà ulteriormente la vigilanza di bilancio nella zona euro. La normativa
«two-pack» assegna all’Eurogruppo il compito di discutere i progetti di
bilancio dei singoli Stati membri e le prospettive di bilancio per l’intera
zona euro, al fine di garantire un’adeguata politica di bilancio globale. Tali
discussioni si basano sui pareri espressi dalla Commissione in merito ai documenti
programmatici di bilancio degli Stati membri della zona euro e sulla
valutazione della Commissione, per l’intera zona euro, di tali documenti e
della loro interazione. Per quanto riguarda il risanamento di bilancio in tutta
la zona euro, la sfida consiste nel riportare il rapporto debito/PIL su un
percorso di costante diminuzione nel tempo. Ciò può essere realizzato
perseguendo differenziate politiche di risanamento di bilancio favorevoli alla
crescita, rafforzando al tempo stesso il potenziale di crescita della zona
euro. Il braccio correttivo del patto di stabilità e crescita prevede un
aggiustamento di bilancio definito in termini strutturali, tenendo conto delle
differenze nei rischi per la sostenibilità esistenti tra gli Stati, nel breve e
medio termine, e permette il funzionamento degli stabilizzatori automatici
lungo il percorso di aggiustamento. Il braccio preventivo del patto di
stabilità e crescita prevede un graduale aggiustamento verso gli obiettivi di
medio termine, il cui parametro di riferimento è il miglioramento strutturale
annuo di almeno lo 0,5% del PIL. Il processo di aggiustamento può essere
modulato in funzione dello specifico paese, tenendo conto delle condizioni
cicliche e del rischio in materia di sostenibilità del debito. La credibilità
della politica di bilancio nel medio termine risulterebbe rafforzata da una
composizione delle spese e delle entrate pubbliche che esprima meglio l’impatto
sulla crescita delle diverse voci di spesa e fonti di entrata. Inoltre, il
potenziale di crescita dell’economia può essere rafforzato da ulteriori riforme
strutturali e sfruttando i margini di bilancio disponibili per promuovere gli
investimenti pubblici nella zona euro, avvalendosi del margine di manovra
previsto dal patto di stabilità e crescita. 
(8)       La maggior parte degli
indicatori di rischio relativi ai mercati finanziari dell’UE è migliorata
rispetto al 2012, così come il clima di mercato, in quanto è andata scemando l’intensità
delle spirali di sfiducia distruttive e che si autoalimentano. Tuttavia,
permane una notevole frammentazione del mercato. Le migliori condizioni di
finanziamento per le banche devono ancora tradursi in un aumento del credito
per l’economia reale e persistono differenze significative tra gli Stati membri
in materia di attività creditizia delle banche e di costi di finanziamento per
il settore privato. La sfida più importante nell’attuale congiuntura economica
consiste nel facilitare un processo ordinato di riduzione dell’indebitamento sia
del settore bancario che del settore privato non finanziario, mantenendo il
flusso di nuovi prestiti a fini produttivi nell’economia reale e in particolare
a favore delle PMI. 
(9)       Un ulteriore ripianamento dei bilanci delle banche e un continuo
rafforzamento delle riserve di capitale proprio, se necessario,
contribuirebbero a rimediare ai problemi dei canali del credito. In questo contesto le revisioni della qualità degli
attivi e le prove di stress effettuate dal meccanismo di vigilanza unico e dall’Autorità
bancaria europea garantiranno la trasparenza dei bilanci delle banche,
contribuiranno ad individuare le rimanenti criticità, e in tal modo
rafforzeranno la fiducia nel settore nel suo complesso.
Il rischio di un’ulteriore frammentazione del mercato finanziario e di turbolenze
finanziarie mette in luce l’importanza per la zona euro di progredire
rapidamente verso la creazione dell’Unione bancaria, evitando approcci ad hoc
nei confronti della risoluzione delle crisi bancarie. 
(10)     È necessario, pertanto,
attuare riforme strutturali nella zona euro per migliorare il funzionamento dei
mercati dei prodotti e del lavoro, in modo da promuovere la competitività,
rafforzare il processo di aggiustamento in corso e garantire la sostenibilità
della riallocazione delle risorse. Inoltre, le
riforme strutturali svolgono un ruolo essenziale nel facilitare i processi di riequilibrio
e di riduzione dell’indebitamento. Nei paesi con un disavanzo, gli incrementi
di competitività aumentano le esportazioni nette, che contribuiscono a
riequilibrare lo scenario di crescita verso i settori dei beni commerciabili (tradable)
più produttivi, a minore intensità di lavoro, sostenendo al contempo la ripresa
economica e riducendo il rapporto debito pubblico/PIL. Allo stesso tempo, le riforme
volte a migliorare la concorrenza nei paesi con un avanzo delle partite
correnti potrebbero contribuire a ridistribuire le risorse e a stimolare gli
investimenti nel settore dei beni non commerciabili (non tradable).
Ciò rafforzerebbe il ruolo della domanda interna nella composizione della
crescita rendendo più simmetrico l’aggiustamento nella zona euro. Al tempo
stesso, la crisi ha prodotto effetti ampiamente asimmetrici in termini di
occupazione negli Stati membri della zona euro, e i paesi più colpiti sono
quelli che registrano la più forte compressione della domanda interna collegata
ad una inversione delle partite correnti. In mancanza di un effettivo e rapido
assorbimento della disoccupazione ciclica, possono verificarsi effetti di
isteresi, in presenza dei quali la disoccupazione diventa cronica e meno
sensibile alle dinamiche salariali. Rimane pertanto di particolare importanza
attuare le forme strutturali nel mercato del lavoro per ridurre i rischi per la
coesione sociale e il futuro potenziale di crescita nella zona euro. Con la
firma del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’unione
economica e monetaria, il 2 marzo 2012, gli Stati membri della zona euro si
sono impegnati a coordinare tra loro ex ante tutte le grandi riforme di
politica economica che intendono intraprendere. L’impatto delle misure già
adottate dovrebbe essere monitorato dall’Eurogruppo, al fine di incoraggiare
altri interventi, ove necessario, e di rendere più ambiziose le riforme in
linea con le raccomandazioni specifiche per paese,
RACCOMANDA che, fatte salve le
competenze del Consiglio in materia di coordinamento delle politiche economiche
degli Stati membri, con particolare riferimento al coordinamento delle
politiche economiche nell’ambito dell’Eurogruppo, nel periodo 2013-2014 gli
Stati membri della zona euro adottino provvedimenti individuali e collettivi
finalizzati a:
1.           intraprendere un’azione
collettiva in seno all’Eurogruppo per garantire un orientamento politico
coerente in tutta la zona euro e adottare le decisioni politiche che sono
necessarie per assicurare il buon funzionamento della zona euro; consentire all’Eurogruppo
di svolgere un ruolo centrale nel quadro rafforzato di sorveglianza applicabile
agli Stati membri della zona euro per coordinare e monitorare l’attuazione
delle riforme a livello nazionale e della zona euro che sono necessarie ai fini
di una zona euro stabile e solida e della coerenza delle politiche.
2.           Garantire che l’Eurogruppo
controlli e coordini le politiche di bilancio degli Stati membri della zona
euro e la politica di bilancio aggregata per l’intera zona euro, per garantire
una politica di bilancio differenziata e favorevole alla crescita. A tal fine l’Eurogruppo
dovrebbe esaminare i pareri formulati dalla Commissione sui documenti
programmatici di bilancio di ciascuno Stato membro della zona euro così come la
situazione di bilancio e le prospettive per l’intera zona euro basandosi sulla
valutazione generale della Commissione dei documenti programmatici di bilancio
e della loro interazione. Il coordinamento contribuisce a garantire che il
ritmo del risanamento di bilancio sia differenziato a seconda della situazione
economica e di bilancio degli Stati membri della zona euro con l’aggiustamento
di bilancio definito in termini strutturali, consentendo agli stabilizzatori
automatici di funzionare lungo il percorso di aggiustamento e che, in vista del
rafforzamento della credibilità della politica di bilancio a medio termine, il
risanamento di bilancio sia sostenuto da un mix di spese ed entrate
complessivamente efficiente e favorevole alla crescita e da adeguate riforme
strutturali che rafforzano il potenziale di crescita economica.
3.           Valutare, nell’ambito dell’Eurogruppo,
i motivi alla base delle differenze nei tassi di prestito, in particolare quelli
applicabili alle piccole e medie imprese, in tutti gli Stati membri della zona
euro; esaminare le conseguenze della frammentazione dei mercati finanziari
della zona euro e fornire consulenza sulle modalità per eliminarla.
4.           Sulla base della ricapitalizzazione
e della ristrutturazione di questi ultimi anni, promuovere un ulteriore
ripianamento dei bilanci delle banche in quanto strumenti per invertire la
frammentazione nel mercato unico e migliorare il flusso del credito verso l’economia
reale, in particolare le PMI. A tal fine: a) garantire che le valutazioni di
bilancio e le prove di stress effettuate dal meccanismo di vigilanza unico di
concerto con l’Autorità bancaria europea siano condotte nei tempi concordati;
b) garantire condizioni eque di concorrenza nell’applicazione dei requisiti di
ripartizione degli oneri nella ricapitalizzazione delle banche; c) mettere in
atto credibili reti protettive di bilancio per l’eventuale ricapitalizzazione
delle banche prima delle valutazioni di bilancio e delle prove di stress; d)
eliminare gli incentivi di vigilanza a far corrispondere le attività e le
passività delle banche locali entro i confini nazionali; e e) accelerare le
misure necessarie per la creazione dell’Unione bancaria, comprendente il
meccanismo di vigilanza unico, un meccanismo di risoluzione unico, la capacità
di bail-in, un fondo comune di risoluzione delle crisi e una rete protettiva di
bilancio comune, inclusa la possibilità della ricapitalizzazione diretta degli istituti
finanziari. 
5.           Coordinare ex ante i
principali piani di riforma economica degli Stati membri la cui moneta è l’euro;
monitorare l’attuazione delle riforme strutturali, in particolare nei mercati
del lavoro e dei prodotti e valutarne l’impatto sulla zona euro, tenendo conto
delle raccomandazioni che il Consiglio ha rivolto ai singoli Stati membri della
zona euro; promuovere l’ulteriore aggiustamento nella zona euro, garantendo che
proceda in modo equilibrato e strutturale, seguendo attentamente le riforme che
affrontano le distorsioni nel comportamento in materia di risparmi e
investimenti negli Stati membri che registrano sia avanzi sia disavanzi delle
partite correnti; adottare le misure necessarie ai fini di un’efficace
attuazione della procedura per gli squilibri macroeconomici, in particolare
valutando i progressi negli impegni di riforma negli Stati membri che
presentano squilibri eccessivi e nell’attuazione delle riforme negli Stati
membri con squilibri che richiedono un intervento risolutivo per limitare le
ricadute negative al resto della zona euro.
Fatto a Bruxelles, il
                                                                       Per
il Consiglio
                                                                       Il
presidente
[1]               GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1.
[2]               GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
[3]               COM(2013) 379 final.
[4]               P7_TA(2013)0052 e P7_TA(2013)0053.
[5]               COM(2011) 821 def. e COM(2011) 819 def. 
[6]               COM(2012) 777 final.
[7]               COM(2012) 510 final.
[8]               COM(2012) 511 final. e COM(2012) 512 final.
[9]               P7_TA(2012)0430.