CELEX: 62003CJ0551
Language: it
Date: 2006-04-06 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 6 aprile 2006. # General Motors BV contro Commissione delle Comunità europee. # Impugnazione - Intese - Art. 81 CE - Regolamenti (CEE) n. 123/85 e (CE) n. 1475/95 - Distribuzione di autoveicoli con il marchio Opel - Compartimentazione del mercato - Restrizioni delle esportazioni - Sistema restrittivo di premi - Ammenda - Orientamenti per il calcolo delle ammende. # Causa C-551/03 P.

Causa C‑551/03 P
      General Motors BV, già 
      General Motors Nederland BV e Opel Nederland BV,
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Intese — Art. 81 CE — Regolamenti (CEE) n. 123/85 e (CE) n. 1475/95 — Distribuzione di autoveicoli con il marchio Opel — Compartimentazione del mercato — Restrizioni delle esportazioni — Sistema restrittivo di premi — Ammenda — Orientamenti per il calcolo delle ammende»
      Conclusioni dell’avvocato generale A. Tizzano, presentate il 25 ottobre 2005 
      Sentenza della Corte (Terza Sezione) 6 aprile 2006 
      Massime della sentenza
      1.     Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado — Motivi — Erronea valutazione dei fatti — Irricevibilità — Controllo
            da parte della Corte della valutazione degli elementi di prova — Esclusione salvo caso di snaturamento 
      (Art. 225, n. 1, CE; Statuto della Corte di giustizia, art. 58, primo comma)
      2.     Concorrenza — Intese — Lesione della concorrenza 
      (Art. 81, n. 1, CE)
      3.     Concorrenza — Intese — Accordi fra imprese — Lesione della concorrenza 
      (Art. 81, n. 1, CE)
      4.     Concorrenza — Intese — Lesione della concorrenza 
      (Art. 81, n. 1, CE)
      5.     Concorrenza — Intese — Lesione della concorrenza 
      (Art. 81, n. 1, CE)
      6.     Concorrenza – Intese – Lesione della concorrenza 
      (Art. 81, n. 1, CE)
      1.     Risulta dagli artt. 225 CE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia che il Tribunale è il solo competente,
         da un lato, ad accertare i fatti, salvo il caso in cui l’inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dai documenti
         del fascicolo ad esso sottoposti, e, dall’altro, a valutare tali fatti. Una volta che il Tribunale abbia accertato o valutato
         i fatti, la Corte è competente, ai sensi dell’art. 225 CE, ad effettuare il controllo sulla qualificazione giuridica di tali
         fatti e sulle conseguenze di diritto che il Tribunale ne ha tratto.
      
      La Corte non è pertanto competente ad accertare i fatti né, in linea di principio, ad esaminare le prove sulle quali il Tribunale
         ha basato il proprio accertamento dei fatti stessi. Infatti, una volta che tali prove siano state acquisite regolarmente e
         che i principi generali del diritto e le norme di procedura applicabili in materia di onere e di produzione della prova siano
         stati rispettati, spetta unicamente al Tribunale pronunciarsi sul valore da attribuire agli elementi dinanzi ad esso prodotti.
         Questa valutazione non costituisce quindi, salvo il caso di snaturamento di tali elementi, una questione di diritto, come
         tale soggetta al controllo della Corte. 
      
      A tale proposito, un siffatto snaturamento deve risultare manifestamente dai documenti del fascicolo, senza che sia necessario
         effettuare una nuova valutazione dei fatti né delle prove. 
      
      (v. punti 51-52, 54)
      2.     Si può ritenere che un accordo abbia un oggetto restrittivo anche se non ha come unico obiettivo una restrizione della concorrenza,
         bensì persegue anche il conseguimento di altri obiettivi legittimi. 
      
      (v. punto 64)
      3.     Al fine di determinare se un accordo abbia un oggetto restrittivo ai sensi dell’art. 81 CE, occorre tener conto non solo dei
         termini del detto accordo, ma anche di altri fattori, quali gli scopi perseguiti dall’accordo in quanto tale, alla luce del
         contesto economico e giuridico. 
      
      (v. punto 66)
      4.     Un accordo in materia di distribuzione ha un oggetto restrittivo ai sensi dell’art. 81 CE se manifesta chiaramente la volontà
         di trattare le vendite all’esportazione in maniera meno favorevole rispetto alle vendite nazionali e porta così ad una compartimentazione
         del mercato in questione.
      
      Un tale obiettivo può essere raggiunto non solo tramite restrizioni dirette delle esportazioni, ma anche attraverso misure
         indirette, come l’applicazione da parte di un fornitore di autoveicoli, nell’ambito di contratti di concessione, di una misura
         che esclude le vendite all’esportazione dal sistema di premi accordati ai concessionari, dal momento che esse influiscono
         sulle condizioni economiche di tali transazioni.
      
      (v. punti 67-68)
      5.     Per stabilire se un accordo debba considerarsi vietato in ragione delle alterazioni del gioco della concorrenza che ne conseguono,
         occorre considerare come la concorrenza si svolgerebbe in assenza dell’accordo controverso.
      
      Pertanto, in una situazione come quella dell’applicazione, da parte di un fornitore di autoveicoli, nell’ambito di contratti
         di concessione, di una misura che esclude le vendite all’esportazione dal sistema di premi accordati ai concessionari, occorre
         esaminare il comportamento di questi ultimi e la situazione della concorrenza sul mercato in questione, nell’ipotesi in cui
         le vendite all’esportazione non fossero state escluse dalla politica dei premi.
      
      (v. punti 72-73)
      6.     La prova dell’intenzione delle parti di un accordo di restringere la concorrenza non rappresenta un elemento necessario per
         determinare se tale accordo abbia oggetto restrittivo.
      
      Per contro, anche se l’intenzione delle parti non costituisce un elemento necessario per determinare la natura restrittiva
         di un accordo, nulla vieta alla Commissione o ai giudici comunitari di tener conto di tale intenzione. 
      
      (v. punti 77-78)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      6 aprile 2006 (*)
      
      «Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado – Intese – Art. 81 CE – Regolamenti (CEE) n. 123/85 e (CE) n. 1475/95 – Distribuzione di autoveicoli con il marchio Opel – Compartimentazione del mercato – Restrizioni delle esportazioni – Sistema restrittivo di premi – Ammenda – Orientamenti per il calcolo delle ammende»
      Nel procedimento C‑551/03 P,
      avente ad oggetto un ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado, proposto, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto
         della Corte di giustizia, il 29 dicembre 2003,
      
      General Motors BV, già General Motors Nederland BV e Opel Nederland BV, con sede in Lage Mosten (Paesi Bassi), rappresentata dai sigg. D. Vandermeersch
         e R. Snelders, advocaten, nonché dal sig. T. Graf, Rechtsanwalt, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui l’altra parte è:
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. W. Mölls e A. Whelan, in qualità di agenti, assistiti dal sig. J. Flynn, QC, con domicilio eletto
         in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. J. Malenovský, S. von Bahr (relatore), A. Borg Barthet e U. Lõhmus,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig. A. Tizzano,
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale,
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 14 luglio 2005,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 25 ottobre 2005,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       Con il presente ricorso la General Motors BV chiede l’annullamento parziale della sentenza del Tribunale di primo grado delle
         Comunità europee 21 ottobre 2003, causa T‑368/00, General Motors Nederland e Opel Nederland/Commissione (Racc. pag. II‑4491;
         in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale quest’ultimo ha annullato in parte la decisione della Commissione 20
         settembre 2000, 2001/146/CE, relativa ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81 del Trattato CE (Caso COMP/36.653 – Opel)
         (GU 2001, L 59, pag. 1; in prosieguo: la «decisione controversa»).
      
       Fatti all’origine della controversia
      2       I fatti e il contesto normativo, come risultano dalla sentenza impugnata, possono essere riassunti nel modo seguente.
      3       La Opel Nederland BV (in prosieguo: la «Opel Nederland») veniva costituita il 30 dicembre 1994 come società controllata al
         100% dalla General Motors Nederland BV (in prosieguo: la «General Motors Nederland»). Essa è l’unica società nazionale di
         vendita del marchio Opel nei Paesi Bassi. Le sue attività includono l’importazione, l’esportazione e il commercio all’ingrosso
         di autoveicoli come pure dei relativi pezzi di ricambio e accessori. Essa ha concluso contratti di concessione per la vendita
         e l’assistenza con circa 150 concessionari i quali, in forza di tali contratti, sono integrati come rivenditori autorizzati
         nella rete di distribuzione Opel in Europa.
      
      4       I contratti di concessione sono esonerati, a talune condizioni, dall’applicazione dell’art. 85, n. 1, del Trattato CE (divenuto
         art. 81, n. 1, CE) dal regolamento (CEE) della Commissione 12 dicembre 1984, n. 123/85, relativo all’applicazione dell’articolo
         [81, paragrafo 3, CE] a categorie di accordi per la distribuzione di autoveicoli e il servizio di assistenza alla clientela
         (GU 1985, L 15, pag. 16). Quest’ultimo regolamento, a partire dal 1° ottobre 1995, è stato sostituito dal regolamento (CE)
         della Commissione 28 giugno 1995, n. 1475 (GU L 145, pag. 25). 
      
      5       L’art. 3, n. 10, lett. a), di ambedue i detti regolamenti autorizza il costruttore e/o il suo importatore a vietare ai concessionari
         di fornire prodotti contrattuali e prodotti corrispondenti ad un rivenditore che non appartenga alla rete distributiva. Per
         contro, i medesimi regolamenti non autorizzano il costruttore e/o il suo importatore a vietare ai concessionari di fornire
         prodotti contrattuali e prodotti corrispondenti agli utilizzatori finali, ai loro intermediari mandatari o ad altri rivenditori
         appartenenti alla rete distributiva del costruttore e/o dell’importatore.
      
      6       Il 28 e il 29 agosto 1996 la Opel Nederland indirizzava una lettera a 18 concessionari che avevano esportato, nel corso del
         primo semestre del 1996, almeno dieci autovetture. In tale lettera si legge:
      
      «(...) Abbiamo notato che la Sua impresa ha venduto un notevole quantitativo di vetture Opel all’estero nella prima metà del
         1996. Data l’entità di tali vendite dubitiamo fortemente che esse rispettino la lettera e lo spirito dell’accordo Opel attuale
         e futuro (...). Confronteremo la Sua risposta con i dati registrati nei Suoi libri contabili. Vi informeremo successivamente
         del seguito che sarà dato al Vostro caso. Ciò non modifica in alcun modo il fatto che la Sua principale responsabilità è di
         conseguire un livello di vendite soddisfacente nella Sua zona di influenza (...)».
      
      7       Nel corso di una riunione, tenutasi il 26 settembre 1996, la direzione della Opel Nederland decideva di adottare alcune misure
         in merito all’esportazione dai Paesi Bassi. Il resoconto di tale riunione descrive tali misure nei seguenti termini:
      
      «(...) Decisioni adottate:
      1)      Opel Nederland BV procederà ad un controllo di tutti i concessionari (20) che a quanto le risulta effettuano esportazioni.
         Si comincerà dai concessionari più importanti, quali risultano dall’elenco “Concessionari che effettuano esportazioni”, datato
         26 settembre 1996. L’operazione sarà organizzata dal sig. Naval, [direttore finanziario].
      
      2)      Il sig. De Heer [direttore delle vendite e del marketing] risponderà a tutti i concessionari che avranno risposto alla prima
         lettera inviata loro da Opel in merito alle attività di esportazione. I concessionari verranno informati dei controlli e del
         fatto che la scarsa disponibilità dei prodotti determinerà una limitazione del numero di veicoli assegnati.
      
      3)      Entro le prossime due settimane, i responsabili di zona delle vendite discuteranno la questione delle attività di esportazione
         con i concessionari che effettuano esportazioni. I concessionari saranno informati del fatto che, a causa di una minore disponibilità
         di prodotti, essi riceveranno (fino a nuova comunicazione) solo un numero di veicoli corrispondente a quello che risulta dalla
         guida di valutazione delle vendite. Ai concessionari verrà chiesto di segnalare al responsabile di zona quali unità dei loro
         ordini inevasi essi intendano effettivamente ricevere. Saranno quindi i concessionari stessi a dover risolvere eventuali problemi
         con i loro clienti.
      
      4)      I concessionari che informeranno il responsabile di zona di non avere intenzione di cessare le esportazioni di veicoli su
         vasta scala saranno invitati ad incontrare i sigg. De Leeuw [direttore generale] e De Heer il 22 ottobre 1996. 
      
      5)      Il sig. Notenboom [direttore del personale di vendita] incaricherà GMAC di effettuare un controllo delle scorte dei concessionari
         al fine di determinare il numero esatto di unità ancora disponibili. C’è da attendersi che nel frattempo un numero considerevole
         di veicoli possa essere stato esportato.
      
      6)      Per le future campagne di vendita, non verranno presi in considerazione i veicoli che non sono stati immatricolati nei Paesi
         Bassi. Condizioni analoghe sono applicate anche dai concorrenti.
      
      7)      Il sig. Aukema [responsabile delle vendite] cancellerà dagli elenchi delle campagne di vendita i nomi dei concessionari che
         effettuano esportazioni. Saranno i risultati dei controlli a determinare la futura inclusione negli elenchi.
      
      8)      Il sig. Aelen [direttore del personale e delle finanze] redigerà una lettera ai concessionari per informarli che, a decorrere
         dal 1° ottobre 1996, Opel Nederland BV addebiterà NLG 150 per fornire, su richiesta, dichiarazioni ufficiali degli importatori,
         come il certificato di omologazione, e per predisporre i documenti doganali richiesti per le vendite di autoveicoli esenti
         da imposte (ad esempio quelli destinati a diplomatici)».
      
      8       A seguito delle lettere 28 e 29 agosto 1996 e delle risposte dei concessionari, la Opel Nederland indirizzava in data 30 settembre
         1996 una nuova lettera ai 18 concessionari interessati. In tale lettera si legge:
      
      «(...) Riteniamo che la Sua risposta sia insoddisfacente perché Lei non sembra comprendere gli interessi comuni di tutti i
         concessionari Opel e di Opel Nederland. Il nostro ufficio contabile esaminerà scrupolosamente le Sue dichiarazioni. Nel frattempo
         non Le verranno inviate informazioni sulle campagne perché dubitiamo dell’esattezza dei suoi dati sulle vendite al dettaglio
         (...)».
      
      9       I previsti controlli si svolgevano tra il 19 settembre e il 27 novembre 1996.
      10     Il 24 ottobre 1996 la Opel Nederland inviava a tutti i concessionari una circolare circa le vendite agli utilizzatori finali
         all’estero. Secondo tale circolare, i concessionari sono liberi di vendere agli utilizzatori finali residenti nell’Unione
         europea e gli utilizzatori finali possono anche fare ricorso ai servizi di un intermediario.
      
      11     A seguito delle informazioni ricevute, secondo le quali la Opel Nederland perseguiva una strategia consistente nel frapporre
         sistematicamente ostacoli alle esportazioni di veicoli nuovi dai Paesi Bassi verso altri Stati membri, il 4 dicembre 1996
         la Commissione delle Comunità europee adottava una decisione con la quale ordinava accertamenti ai sensi dell’art. 14, n. 3,
         del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17, primo regolamento di applicazione degli artt. [81 CE] e [82 CE] (GU 1962,
         n. 13, pag. 204). I detti accertamenti venivano effettuati l’11 e il 12 dicembre 1996 presso la Opel Nederland e la Van Twist,
         un concessionario Opel in Dordrecht (Paesi Bassi).
      
      12     Il 12 dicembre 1996 la Opel Nederland distribuiva ai concessionari orientamenti circa la vendita di autoveicoli nuovi ai rivenditori
         e agli intermediari.
      
      13     Con circolare 20 gennaio 1998 la Opel Nederland informava i concessionari che l’esclusione di versamenti di premi in caso
         di vendita all’esportazione era stata soppressa con effetto retroattivo.
      
      14     Il 21 aprile 1999 la Commissione notificava alla General Motors Nederland e alla Opel Nederland una comunicazione di addebiti.
      15     Il 20 settembre 2000 la Commissione adottava la decisione controversa.
       La decisione controversa
      16     Mediante la decisione controversa, la Commissione ha inflitto alle ricorrenti un’ammenda di EUR 43 milioni per violazione
         dell’art. 81, n. 1, CE. In tale decisione la Commissione ha concluso che la Opel Nederland aveva stipulato con i concessionari
         Opel stabiliti nei Paesi Bassi accordi destinati a restringere o a vietare le vendite all’esportazione di autoveicoli Opel
         agli utilizzatori finali residenti in altri Stati membri e ai concessionari Opel stabiliti anch’essi in altri Stati membri.
      
      17     Tale conclusione era basata sulle seguenti principali affermazioni: in primo luogo, nel settembre 1996, la Opel Nederland
         aveva adottato una strategia generale diretta a restringere o a impedire ogni vendita all’esportazione dai Paesi Bassi; in
         secondo luogo, la strategia generale della Opel Nederland era stata eseguita mediante misure individuali attuate di comune
         accordo con i suoi concessionari nell’ambito dell’esecuzione pratica degli accordi di concessione e che erano divenute parte
         integrante dei rapporti contrattuali che la Opel Nederland intratteneva con i concessionari della sua rete di distribuzione
         selettiva nei Paesi Bassi.
      
      18     Secondo la decisione controversa, la strategia generale implicava, in particolare, le seguenti misure:
      –       una politica di restrizione delle forniture;
      –       una politica restrittiva in materia di premi, applicata a partire dal 1° ottobre 1996 al 20 gennaio 1998, che escludeva le
         vendite all’esportazione a consumatori finali dalle campagne di premi sulle vendite al dettaglio; 
      
      –       un divieto diretto di esportazione senza distinzioni, applicato dal 31 agosto al 24 ottobre 1996 per quanto riguarda le vendite
         ai consumatori finali e dal 31 agosto al 12 dicembre 1996 per quanto riguarda le vendite agli altri concessionari Opel.
      
      19     In merito alla fissazione dell’importo dell’ammenda, nella decisione controversa viene affermato che la Commissione deve,
         in virtù delle disposizioni dell’art. 15 del regolamento n. 17, considerare tutte le circostanze di rilievo ed in particolare
         la gravità e la durata dell’infrazione.
      
      20     Nella decisione controversa la Commissione ha qualificato l’infrazione come molto grave, dal momento che la Opel Nederland
         aveva frapposto ostacoli alla realizzazione dell’obiettivo del mercato unico. Essa ha preso in considerazione la posizione
         importante che il marchio Opel occupa sul mercato di cui trattasi nell’Unione. Secondo tale decisione, l’infrazione aveva
         anche prodotto conseguenze sui mercati di altri Stati membri. La Opel Nederland avrebbe agito intenzionalmente, poiché non
         poteva ignorare che le misure contestate mirassero a restringere la concorrenza. In conclusione, la Commissione ha ritenuto
         che un importo di EUR 40 milioni costituisse una base appropriata ai fini della determinazione dell’importo dell’ammenda.
      
      21     Per quanto riguarda la durata dell’infrazione, la Commissione ha ritenuto che l’infrazione commessa si fosse protratta da
         fine agosto/inizio settembre 1996 fino al gennaio 1998, e quindi per 17 mesi, fatto che integrava un’infrazione di media durata.
         Prendendo in considerazione le rispettive durate delle tre misure specifiche, la Commissione ha ritenuto giustificato applicare
         all’importo di EUR 40 milioni una maggiorazione del 7,5%, ovvero di EUR 3 milioni, portando l’importo dell’ammenda ad EUR
         43 milioni.
      
      22     La Commissione, infine, ha considerato che nella specie non ricorrevano circostanze attenuanti, in particolare perché la Opel
         Nederland aveva proseguito l’attuazione di un elemento essenziale della detta infrazione, e cioè della politica in materia
         di premi restrittivi, dopo gli accertamenti effettuati l’11 e il 12 dicembre 1996.
      
       La sentenza impugnata
      23     Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 30 novembre 2000, la General Motors Nederland e la Opel
         Nederland hanno proposto un ricorso diretto ad ottenere l’annullamento della decisione controversa e, in subordine, l’annullamento
         o la riduzione dell’importo dell’ammenda inflitta da tale decisione.
      
      24     Nell’ambito del primo motivo, la General Motors Nederland e la Opel Nederland hanno contestato che la Opel Nederland abbia
         mai adottato una strategia destinata a frapporre ostacoli o a restringere indistintamente tutte le esportazioni. Un’esatta
         lettura dei documenti sui quali si è basata la Commissione, in particolare del resoconto della riunione tenutasi il 26 settembre
         1996, mostrerebbe che la strategia era unicamente intesa a restringere le vendite all’esportazione irregolari a rivenditori
         non autorizzati, vietate dai contratti di concessione in vigore, e non a limitare le esportazioni lecite a consumatori finali
         o ad altri concessionari.
      
      25     Il Tribunale ha rilevato, al punto 45 della sentenza impugnata, che le affermazioni della Commissione erano basate sul resoconto
         della riunione della direzione del 26 settembre 1996, il quale costituiva un documento finale relativo alle misure adottate
         dai più alti responsabili della Opel Nederland. 
      
      26     Al punto 47 della sentenza impugnata il Tribunale ha indicato che la tesi delle ricorrenti, secondo la quale la Opel Nederland
         ha cercato soltanto di limitare le esportazioni non conformi ai contratti di concessione, non trova alcun riflesso nella formulazione
         del resoconto. 
      
      27     Al punto 48 della sentenza impugnata il Tribunale ha aggiunto che tale interpretazione era confermata dalla lettura di alcuni
         documenti interni, i quali dimostravano che i responsabili della Opel Nederland erano preoccupati dall’aumento delle esportazioni
         e che avevano messo allo studio misure dirette a limitare, se non a bloccare, tutte le esportazioni.
      
      28     Il Tribunale ha rilevato inoltre, al punto 49 della sentenza impugnata, che la decisione adottata dalla Opel Nederland di
         non concedere più premi per vendite all’esportazione per la sua stessa natura poteva riguardare solo vendite conformi ai contratti
         di concessione, dato che non erano mai stati concessi premi per vendite a destinatari diversi dai consumatori finali. 
      
      29     Al punto 50 della sentenza impugnata il Tribunale ha aggiunto che l’interpretazione della Commissione era altresì corroborata
         dal fatto che, al momento dell’adozione della decisione, i controlli presso i concessionari sospettati di aver venduto all’esportazione
         non erano ancora stati effettuati e che la Opel Nederland non poteva pertanto sapere se i concessionari «esportatori» avessero
         effettivamente consentito vendite a rivenditori non autorizzati. 
      
      30     Al punto 56 della sentenza impugnata il Tribunale ha rilevato che la Commissione aveva giustamente concluso che la Opel Nederland
         il 26 settembre 1996 aveva adottato una strategia generale mirante a frapporre ostacoli a tutte le esportazioni. 
      
      31     Nell’ambito del secondo motivo, la General Motors Nederland e la Opel Nederland hanno fatto valere che la Commissione aveva
         commesso un errore di fatto e di diritto avendo rilevato che la Opel Nederland aveva posto in essere una politica di restrizione
         delle forniture in contrasto con l’art. 81 CE.
      
      32     Al punto 88 della sentenza impugnata il Tribunale ha dichiarato che non risultava sufficientemente dimostrato che la misura
         di restrizione delle forniture fosse stata comunicata ai concessionari e ancor meno che tale misura fosse entrata nell’ambito
         delle relazioni contrattuali tra la Opel Nederland e i suoi concessionari.
      
      33     Alla luce di ciò, il Tribunale ha dichiarato che il secondo motivo era fondato. Pertanto, esso ha annullato la decisione controversa
         nella parte in cui aveva constatato l’esistenza di una misura di restrizione delle forniture in contrasto con l’art. 81, n. 1,
         CE. 
      
      34     Con il terzo motivo, la General Motors Nederland e la Opel Nederland hanno affermato che la Commissione aveva commesso un
         errore di fatto e di diritto avendo rilevato che la Opel Nederland aveva attuato un sistema restrittivo di premi al dettaglio
         in contrasto con l’art. 81 CE.
      
      35     Al punto 98 della sentenza impugnata il Tribunale ha anzitutto rilevato che l’esclusione delle vendite all’esportazione dal
         sistema di premi, che era divenuta parte integrante dei contratti di concessione tra la Opel Nederland e i suoi concessionari,
         costituiva un accordo ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE.
      
      36     Inoltre, ai punti 99 e seguenti, il Tribunale ha esaminato se la misura di cui trattasi avesse per oggetto la restrizione
         della concorrenza. 
      
      37     Al punto 100 della sentenza impugnata il Tribunale ha rilevato che la Commissione aveva giustamente sostenuto che, poiché
         i premi non erano più concessi per le vendite all’esportazione, il margine economico di cui i concessionari disponevano per
         effettuare siffatte vendite si trovava già ridotto rispetto a quello di cui essi disponevano per effettuare vendite nazionali.
         A tale proposito, esso ha indicato che i concessionari erano obbligati o ad applicare condizioni meno favorevoli ai clienti
         stranieri rispetto ai clienti nazionali o ad accontentarsi di un margine minore in caso di vendite all’esportazione. Una volta
         soppressi i premi per le vendite all’esportazione, queste ultime divenivano, secondo il Tribunale, meno interessanti per i
         clienti stranieri o per i concessionari. Di conseguenza, il Tribunale ha rilevato che la misura era, per sua stessa natura,
         idonea ad influenzare negativamente le vendite all’esportazione, anche in assenza di limitazioni di forniture.
      
      38     Riferendosi all’esame del primo motivo, il Tribunale ha aggiunto, al punto 101 della sentenza impugnata, che le misure adottate
         dalla direzione della Opel Nederland erano state indotte dall’aumento delle vendite all’esportazione e miravano alla riduzione
         di queste ultime.
      
      39     Tenuto conto della natura e degli scopi perseguiti dalla misura e alla luce del contesto economico nel quale doveva essere
         applicata, il Tribunale ha considerato, al punto 102 della sentenza impugnata, che, conformemente ad una giurisprudenza costante,
         la detta misura costituiva un accordo avente per oggetto la restrizione della concorrenza (v., in questo senso, sentenze della
         Corte 1° febbraio 1978, causa 19/77, Miller/Commissione, Racc. pag. 131, punto 7; 8 novembre 1983, cause riunite 96/82-102/82,
         104/82, 105/82, 108/82 e 110/82, IAZ e a./Commissione, Racc. pag. 3369, punti 23-25, e 28 marzo 1984, cause riunite 29/83
         e 30/83, CRAM e Rheinzink/Commissione, Racc. pag. 1679, punto 26).
      
      40     In subordine, la General Motors Nederland e la Opel Nederland hanno fatto valere che l’ammenda di EUR 43 milioni inflitta
         era priva di ogni ragionevole nesso con la gravità e la durata dell’infrazione. Inoltre, la Commissione non avrebbe tenuto
         conto dell’assenza di un intento illecito, dell’impatto limitato di tale infrazione sul commercio intracomunitario e delle
         misure correttive adottate immediatamente dalla Opel Nederland di propria iniziativa.
      
      41     Al punto 199 della sentenza impugnata il Tribunale ha affermato che l’importo di EUR 40 milioni fissato, sempreché si dovesse
         ritenere l’esistenza delle tre misure contestate, appariva giustificato e debitamente motivato nella decisione controversa.
         Tuttavia, il Tribunale ha rilevato, al punto 200 della sentenza impugnata, che tale importo andava ridotto, in considerazione
         del fatto che non era stata dimostrata l’esistenza della misura restrittiva delle forniture. Nelle circostanze del caso di
         specie, il Tribunale ha fissato l’importo di base, per quanto riguarda la gravità dell’infrazione, in EUR 33 milioni. Al punto
         203 della sentenza impugnata il Tribunale ha inoltre rilevato che la maggiorazione del 7,5% dell’importo effettuata dalla
         Commissione alla luce della durata delle infrazioni era giustificata. Pertanto, l’importo dell’ammenda è stato elevato ad
         EUR 35 475 000.
      
       Sull’impugnazione
      42     La General Motors Nederland e la Opel Nederland hanno chiesto alla Corte:
      –       di annullare la sentenza impugnata nella parte che riguarda l’asserita strategia generale restrittiva delle esportazioni e
         la politica di premi della Opel Nederland e che conferma l’ammenda su questi punti;
      
      –       di annullare la decisione controversa, nella parte in cui non è stata ancora annullata dalla sentenza impugnata e riguarda
         l’asserita strategia delle esportazioni e la politica di premi della Opel Nederland e che impone l’ammenda su questi punti;
         
      
      –       in ogni caso, di ridurre l’ammenda di EUR 35 475 000;
      –       in subordine, di rinviare la causa al Tribunale per un riesame alla luce della sentenza della Corte; 
      –       di condannare la Commissione alle spese.
      43     La Commissione ha chiesto alla Corte di respingere il ricorso e di condannare la General Motors Nederland e la Opel Nederland
         alle spese.
      
      44     Con lettera 20 giugno 2005 la Corte è stata informata dalla General Motors Nederland e dalla Opel Nederland del fatto che
         queste due società avevano effettuato una fusione e costituivano ormai un’unica società con la ragione sociale «General Motors
         BV» (in prosieguo: la «General Motors»).
      
       Sul primo motivo
       Argomenti della General Motors
      45     Con il primo motivo la General Motors fa valere che il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel confermare la constatazione
         della Commissione secondo cui la Opel Nederland avrebbe applicato una politica generale diretta a restringere tutte le esportazioni.
      
      46     La General Motors sostiene, in primo luogo, che l’iter logico del Tribunale snatura palesemente il tenore letterale del resoconto
         della riunione del 26 settembre 1996, il quale non conterrebbe alcun riferimento ad una qualsiasi strategia generale diretta
         a restringere tutte le esportazioni.
      
      47     La General Motors fa valere, in secondo luogo, che il Tribunale ha violato l’obbligo di motivazione, da un lato, per aver
         considerato, che la Commissione non aveva basato le sue affermazioni sui documenti interni della Opel Nederland e, dall’altro,
         per essersi basato esso stesso, in realtà, sui medesimi documenti al fine di stabilire l’esistenza di una strategia generale
         diretta a restringere tutte le esportazioni.
      
      48     La General Motors rileva, in terzo luogo, che l’iter logico del Tribunale è circolare. Essa afferma che quest’ultimo si basa
         anzitutto sulla politica di premi per stabilire l’esistenza di una strategia generale diretta a restringere le esportazioni
         di autoveicoli e si fonda, in seguito, sull’asserita strategia generale per stabilire la natura restrittiva di tale politica
         di premi.
      
      49     La General Motors fa valere, infine, che il Tribunale ha violato l’obbligo di motivazione e ha snaturato gli elementi di prova
         avendo affermato, al punto 50 della sentenza impugnata, che l’interpretazione della Commissione era corroborata dal fatto
         che, al momento della riunione del 26 settembre 1996, i controlli presso i concessionari non erano ancora stati effettuati
         e che la Opel Nederland non poteva pertanto sapere se i concessionari «esportatori» avessero effettivamente consentito vendite
         a rivenditori non autorizzati. Infatti, secondo la General Motors, almeno un controllo sarebbe stato effettuato prima della
         riunione del 26 settembre 1996. Del resto, tale riunione sarebbe stata preceduta da una lettera inviata ai concessionari con
         cui la Opel Nederland avrebbe richiesto informazioni sulla regolarità delle attività di vendita, ma a cui non sarebbe stata
         data alcuna risposta soddisfacente da parte di questi ultimi.
      
       Giudizio della Corte
      50     Come è rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 51 delle sue conclusioni, la General Motors, con il suo primo motivo,
         anche se fa valere errori di motivazione, cerca in realtà di rimettere in discussione la valutazione dei fatti effettuata
         dal Tribunale e, in particolare, di contestare il valore probatorio di alcuni fatti e documenti che hanno condotto quest’ultimo
         a rilevare l’adozione da parte della Opel Nederland di una strategia generale diretta a restringere tutte le esportazioni.
      
      51     A tale proposito, risulta dagli artt. 225 CE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia che il Tribunale è
         il solo competente, da un lato, ad accertare i fatti, salvo il caso in cui l’inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti
         dai documenti del fascicolo ad esso sottoposti, e, dall’altro, a valutare tali fatti. Una volta che il Tribunale abbia accertato
         o valutato i fatti, la Corte è competente, ai sensi dell’art. 225 CE, ad effettuare il controllo sulla qualificazione giuridica
         di tali fatti e sulle conseguenze di diritto che il Tribunale ne ha tratto (v., in particolare, sentenza 17 dicembre 1998,
         causa C‑185/95 P, Baustahlgewebe/Commissione, Racc. pag. I‑8417, punto 23).
      
      52     La Corte non è pertanto competente ad accertare i fatti né, in linea di principio, ad esaminare le prove sulle quali il Tribunale
         ha basato il proprio accertamento dei fatti stessi. Infatti, una volta che tali prove siano state acquisite regolarmente e
         che i principi generali del diritto e le norme di procedura applicabili in materia di onere e di produzione della prova siano
         stati rispettati, spetta unicamente al Tribunale pronunciarsi sul valore da attribuire agli elementi dinanzi ad esso prodotti
         (v., in particolare, ordinanza 17 settembre 1996, causa C‑19/95 P, San Marco/Commissione, Racc. pag. I‑4435, punto 40). Questa
         valutazione non costituisce quindi, salvo il caso di snaturamento di tali elementi, una questione di diritto, come tale soggetta
         al controllo della Corte (sentenza Baustahlgewebe/Commissione, cit., punto 24).
      
      53     Pertanto, occorre esaminare solo gli argomenti della General Motors diretti a dimostrare che il Tribunale avrebbe snaturato
         gli elementi di prova.
      
      54     A tale proposito occorre ricordare che un siffatto snaturamento deve risultare manifestamente dai documenti del fascicolo,
         senza che sia necessario effettuare una nuova valutazione dei fatti né delle prove (ordinanza 9 luglio 2004, causa C‑116/03
         P, Fichtner/Commissione, non pubblicata nella Raccolta, punto 34).
      
      55     Per quanto riguarda l’argomento della General Motors secondo cui il Tribunale avrebbe snaturato i termini del resoconto della
         riunione del 26 settembre 1996 confermando che quest’ultimo mostrava una strategia generale diretta a limitare le vendite
         all’esportazione, è pacifico che la General Motors Nederland e la Opel Nederland avevano riconosciuto dinanzi al Tribunale
         che i documenti su cui la Commissione si era basata, segnatamente il detto resoconto, mostravano l’esistenza di una strategia
         diretta a restringere le vendite all’esportazione a rivenditori non autorizzati, vietate dai contratti di concessione.
      
      56     Poiché il resoconto del 26 settembre 1996 menziona misure differenti dirette a limitare le esportazioni, e in particolare
         l’esclusione delle vendite all’esportazione dalle campagne di premi, senza operare alcuna distinzione fra le esportazioni
         regolari e quelle irregolari, la General Motors non è riuscita a dimostrare che il Tribunale abbia snaturato manifestamente
         tale documento.
      
      57     Per quanto riguarda l’argomento della General Motors secondo cui il Tribunale avrebbe snaturato elementi di prova conferendo,
         al punto 50 della sentenza impugnata, una certa importanza alla circostanza che tutti i controlli dei concessionari erano
         stati effettuati dopo il 26 settembre 1996, è sufficiente constatare che, in ogni caso, l’affermazione del Tribunale al detto
         punto 50 non può costituire uno snaturamento degli elementi di prova tale da pregiudicare la conclusione del Tribunale per
         quanto riguarda l’esistenza della suddetta strategia generale.
      
      58     Alla luce di ciò, il primo motivo dev’essere respinto, in parte come irricevibile e in parte come infondato.
       Sul secondo motivo
       Argomenti della General Motors
      59     Con il secondo motivo la General Motors fa valere che il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel confermare la constatazione
         della Commissione secondo cui la Opel Nederland avrebbe attuato un sistema restrittivo di premi sulla vendita al dettaglio
         in violazione dell’art. 81 CE.
      
      60     La General Motors sostiene, in primo luogo, che si può ritenere che un accordo abbia un oggetto restrittivo ai sensi dell’art. 81
         CE solo se, a prima vista, esso ha manifestamente come unico obiettivo o effetto evidente quello di restringere sensibilmente
         la concorrenza. Secondo la General Motors, la politica di premi della Opel Nederland non può essere considerata un tale accordo.
         
      
      61     In secondo luogo, la General Motors sostiene che la giurisprudenza citata dal Tribunale, al punto 102 della sentenza impugnata,
         relativa ai divieti all’esportazione o ad altre barriere all’esportazione, non sostiene la conclusione del Tribunale secondo
         cui la politica di premi della Opel Nederland dovrebbe essere qualificata come un accordo avente un oggetto restrittivo ai
         sensi dell’art. 81 CE. Un’interpretazione eccessivamente estensiva di tale nozione rischierebbe, d’altra parte, di condannare
         accordi assolutamente inoffensivi per la concorrenza e violerebbe, in mancanza di possibilità di confutarla, la presunzione
         di innocenza e il diritto di essere sentiti.
      
      62     In terzo luogo, la General Motors rileva che la comparazione effettuata dal Tribunale, al punto 100 della sentenza impugnata,
         tra le vendite nazionali e le vendite all’esportazione è priva di rilevanza. La General Motors indica che, dal momento che
         i concessionari potevano ottenere un margine di profitto indipendentemente dal versamento dei premi, e che la fornitura di
         automobili non era limitata, la politica di premi della Opel Nederland non ha ridotto l’interesse dei concessionari olandesi
         ad esportare durante le campagne di premi. Ad ogni modo, la General Motors fa valere che, poiché le condizioni economiche
         delle vendite nazionali nei Paesi Bassi e delle vendite all’esportazione sono molto diverse, segnatamente alla luce dell’importo
         elevato dell’imposta olandese sulle automobili, l’esclusione delle vendite all’esportazione dalle campagne di premi non conduce
         necessariamente ad un aumento dei prezzi o ad una riduzione dei margini delle vendite all’esportazione rispetto alle vendite
         nazionali.
      
      63     In quarto luogo, la General Motors fa valere che, al punto 101 della sentenza impugnata, il Tribunale si è erroneamente basato
         sull’intenzione della Opel Nederland per stabilire l’esistenza di un accordo avente un oggetto restrittivo ai sensi dell’art. 81
         CE. Orbene, l’oggetto di un accordo ai sensi di tale articolo dovrebbe essere valutato obiettivamente, e non riferendosi all’intenzione
         soggettiva di una parte.
      
       Giudizio della Corte
      64     Per quanto riguarda la prima parte di tale motivo, è sufficiente rilevare, come precisa l’avvocato generale al paragrafo 67
         delle sue conclusioni, che, contrariamente a quanto sostenuto dalla General Motors, si può ritenere che un accordo abbia un
         oggetto restrittivo anche se non ha come unico obiettivo una restrizione della concorrenza, bensì persegue anche il conseguimento
         di altri obiettivi legittimi (v. sentenze 13 luglio 1966, cause riunite 56/64 e 58/64, Consten e Grundig/Commissione, Racc. pag. 457,
         in particolare pag. 520; IAZ e a./Commissione, cit., punto 25; 8 luglio 1999, causa C‑235/92 P, Montecatini/Commissione, Racc. pag. I‑4539,
         punto 122, e 15 ottobre 2002, cause riunite C‑238/99 P, C‑244/99 P, C‑245/99 P, C‑247/99 P, da C‑250/99 P a C‑252/99 P e C‑254/99
         P, Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, Racc. pag. I‑8375, punto 491). 
      
      65     Ne consegue che la prima parte del secondo motivo dev’essere respinta.
      66     Per quanto riguarda la seconda parte del secondo motivo, risulta dalla giurisprudenza citata al punto 102 della sentenza impugnata,
         come il Tribunale ricorda giustamente in tale punto, che occorre tener conto non solo dei termini di un accordo, ma anche
         di altri fattori, quali gli scopi perseguiti dall’accordo in quanto tale, alla luce del contesto economico e giuridico, al
         fine di determinare se un accordo abbia un oggetto restrittivo ai sensi dell’art. 81 CE.
      
      67     Anche se la giurisprudenza citata al punto 102 della sentenza impugnata riguarda divieti di esportazione o restrizioni analoghe,
         da tale giurisprudenza risulta che un accordo in materia di distribuzione ha un oggetto restrittivo ai sensi dell’art. 81
         CE se manifesta chiaramente la volontà di trattare le vendite all’esportazione in maniera meno favorevole rispetto alle vendite
         nazionali e porta così ad una compartimentazione del mercato in questione (v. in particolare, in tal senso, sentenza IAZ,
         cit., punto 23). 
      
      68     Come afferma l’avvocato generale al paragrafo 72 delle sue conclusioni, un tale obiettivo può essere raggiunto non solo tramite
         restrizioni dirette delle esportazioni, ma anche attraverso misure indirette, come quelle di cui trattasi nella presente causa,
         dal momento che esse influiscono sulle condizioni economiche di tali transazioni.
      
      69     Pertanto, risulta che il Tribunale ha potuto basare il suo iter logico su un riferimento alla giurisprudenza citata al punto
         102 della sentenza impugnata.
      
      70     Alla luce di ciò, non si può neanche ritenere che la detta sentenza contenga una definizione troppo ampia della nozione di
         accordo avente un oggetto restrittivo ai sensi dell’art. 81 CE, in violazione della presunzione di innocenza o del diritto
         di essere sentiti.
      
      71     Occorre pertanto respingere la seconda parte del secondo motivo.
      72     Per quanto riguarda, poi, la terza parte del secondo motivo, va rilevato che, secondo una giurisprudenza costante, per stabilire
         se un accordo debba considerarsi vietato in ragione delle alterazioni del gioco della concorrenza che ne conseguono, occorre
         considerare come la concorrenza si svolgerebbe in assenza dell’accordo controverso (v. sentenze 28 maggio 1998, causa C‑7/95
         P, Deere/Commissione, Racc. pag. I‑3111, punto 76, e causa C‑8/95 P, New Holland Ford/Commissione, Racc. pag. I‑3175, punto
         90).
      
      73     Come rileva l’avvocato generale al paragrafo 74 delle sue conclusioni, in una situazione come quella oggetto della presente
         causa occorreva esaminare il comportamento dei concessionari olandesi e la situazione della concorrenza sul mercato in questione,
         nell’ipotesi in cui le vendite all’esportazione non fossero state escluse dalla politica dei premi.
      
      74     Risulta che il Tribunale ha effettivamente svolto un tale esame rilevando segnatamente, al punto 100 della sentenza impugnata,
         che, poiché i premi non erano più concessi per le vendite all’esportazione, il margine economico dei concessionari per effettuare
         siffatte vendite era già ridotto rispetto a quello di cui essi disponevano per effettuare vendite nazionali.
      
      75     La circostanza che le vendite nazionali nei Paesi Bassi e le vendite all’esportazione, in mancanza di un’armonizzazione fiscale,
         non siano soggette a condizioni identiche non pregiudica tale conclusione.
      
      76     Pertanto, occorre respingere la terza parte del secondo motivo in quanto infondata.
      77     Infine, per quanto riguarda la quarta parte del secondo motivo, secondo cui il Tribunale avrebbe commesso un errore, al punto
         101 della sentenza impugnata, basandosi sull’intenzione della Opel Nederland di restringere la concorrenza, occorre precisare
         che la prova di tale intenzione non rappresenta un elemento necessario per determinare se un accordo abbia oggetto restrittivo
         (v., in tal senso, citate sentenze Miller/Commissione, punto 18, nonché CRAM e Rheinzink/Commissione, punto 26). 
      
      78     Per contro, anche se l’intenzione delle parti non costituisce un elemento necessario per determinare la natura restrittiva
         di un accordo, nulla vieta alla Commissione o ai giudici comunitari di tener conto di tale intenzione (v., in tal senso, sentenza
         IAZ e a./Commissione, cit., punti 23-25). 
      
      79     Ne consegue, come rileva l’avvocato generale al paragrafo 79 delle sue conclusioni, che il Tribunale poteva legittimamente
         fare riferimento anche alle intenzioni della Opel Nederland per determinare se l’esclusione delle vendite all’esportazione
         dal sistema di premi perseguisse un oggetto restrittivo ai sensi dell’art. 81 CE.
      
      80     Occorre pertanto respingere la quarta parte del secondo motivo e, di conseguenza, il secondo motivo nel suo complesso.
       Sul terzo motivo
       Argomenti della General Motors
      81     La General Motors fa valere che il Tribunale ha commesso un errore di diritto avendo confermato, essenzialmente, il calcolo
         dell’ammenda effettuato dalla Commissione nella decisione controversa.
      
      82     Essa rileva, in primo luogo, che la motivazione della sentenza impugnata relativa all’ammenda viola l’art. 15, n. 2, del regolamento
         n. 17, in quanto è basata su conclusioni erronee riguardo all’esistenza dell’asserita strategia generale diretta a limitare
         le esportazioni e alla conformità della politica di premi con l’art. 81 CE.
      
      83     In secondo luogo, la General Motors sostiene che il Tribunale ha commesso un errore di diritto e ha snaturato elementi di
         prova avendo affermato che le azioni della Opel Nederland non costituivano una cessazione delle infrazioni sin dai primi interventi
         della Commissione. 
      
      84     In terzo luogo, la General Motors fa valere che, in molti altri casi, la Commissione ha riconosciuto che la rapida cessazione
         di un’infrazione costituisce una circostanza attenuante, la quale giustifica una riduzione dell’ammenda. In particolare, essa
         fa riferimento alla decisione della Commissione 20 giugno 2001, 2002/405/CE, relativa ad un procedimento in forza dell’articolo
         82 del Trattato CE (Caso COMP/E-2/36.041/PO – Michelin) (GU 2002, L 143, pag. 1), in cui la cessazione dell’infrazione, avvenuta
         prima della comunicazione degli addebiti, ma tre anni dopo l’inizio delle indagini e un anno e mezzo dopo l’attuazione da
         parte della Commissione di ispezioni in loco, ha dato «diritto a circostanze attenuanti».
      
       Giudizio della Corte
      85     Va rilevato, anzitutto, che la prima parte del terzo motivo è direttamente connessa con gli argomenti fatti valere dalla General
         Motors a sostegno dei primi due motivi secondo cui il sistema di premi non costituirebbe una violazione dell’art. 81 CE. Poiché
         i detti argomenti sono stati respinti nell’ambito dell’esame di tali motivi, occorre di conseguenza respingere la prima parte
         del terzo motivo.
      
      86     Per quanto riguarda la seconda e la terza parte del terzo motivo, va ricordato che gli orientamenti per il calcolo delle ammende
         inflitte in applicazione dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e dell’art. 65, n. 5, del Trattato CECA prevedono una riduzione
         dell’importo di base dell’ammenda per circostanze attenuanti quale aver posto fine alle attività illecite sin dai primi interventi
         della Commissione.
      
      87     È pacifico che la Opel Nederland ha posto fine al sistema di premi solo il 20 gennaio 1998, vale a dire più di un anno dopo
         i primi interventi della Commissione.
      
      88     Alla luce di ciò, anche se la Commissione aveva ridotto l’ammenda in una situazione analoga, il Tribunale poteva rilevare
         giustamente, al punto 204 della sentenza impugnata, che la Commissione non era tenuta a prendere in considerazione circostanze
         attenuanti nella decisione controversa.
      
      89     Pertanto, la seconda e la terza parte del terzo motivo e, di conseguenza, anche il terzo motivo nel suo complesso devono essere
         respinti.
      
      90     Poiché nessuno dei motivi fatti valere dalla General Motors a sostegno del suo ricorso è fondato, occorre di conseguenza respingere
         tale ricorso.
      
       Sulle spese
      91     Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, che si applica al procedimento di impugnazione ai sensi dell’art. 118
         del medesimo regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione
         ne ha fatto domanda, la General Motors, rimasta soccombente, va condannata alle spese.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Il ricorso è respinto.
      2)      La General Motors BV è condannata alle spese.
      Firme
      * Lingua processuale: l'inglese.