CELEX: 62004CJ0249
Language: it
Date: 2005-05-26 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 26 maggio 2005. # José Allard contro Institut national d'assurances sociales pour travailleurs indépendants (INASTI). # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Cour du travail de Liège, section de Neufchâteau - Belgio. # Artt. 48 e 52 del Trattato CE (divenuti, in seguito a modifica, artt. 39 CE e 43 CE) - Regolamento (CEE) n. 1408/71 - Lavoratori autonomi che esercitano attività professionali nel territorio di due Stati membri e risiedono in uno di essi - Richiesta di un contributo di moderazione - Base di calcolo. # Causa C-249/04.

Causa C-249/04
      José Allard
      contro
      Institut national d’assurances sociales pour travailleurs indépendants (INASTI)
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour du travail de Liège, section de Neufchâteau)
      «Artt. 48 e 52 del Trattato CE (divenuti, in seguito a modifica, artt. 39 CE e 43 CE) — Regolamento (CEE) n. 1408/71 — Lavoratori autonomi che esercitano attività professionali nel territorio di due Stati membri e risiedono in uno di essi — Richiesta di un contributo di moderazione — Base di calcolo»
      Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 26 maggio 2005 
      Massime della sentenza
      1.     Previdenza sociale dei lavoratori migranti — Normativa applicabile — Lavoratore autonomo che esercita attività professionali
            in due Stati membri e risiede in uno di essi — Normativa dello Stato di residenza — Prelievo di un contributo straordinario
            effettuato dallo Stato di residenza tenendo conto dei redditi ottenuti in un altro Stato membro — Ammissibilità 
      (Regolamento del Consiglio n. 1408/71, artt. 13, n. 1, 14 bis, punto 2, 14 quater e 14 quinquies, n. 1)
      2.     Libera circolazione delle persone — Lavoratori — Libertà di stabilimento — Lavoratore autonomo che esercita attività in due
            Stati membri e risiede in uno di essi — Prelievo di un contributo straordinario effettuato dallo Stato di residenza tenendo
            conto dei redditi ottenuti in un altro Stato membro — Misura nazionale di attuazione del regolamento n. 1408/71 — Misura che
            non costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento 
      (Trattato CE, art. 52 (divenuto, in seguito a modifica, art. 43 CE); regolamento del Consiglio n. 1408/71, artt. 13 e segg.)
      1.     Dalla formulazione degli artt. 13, n. 1, 14 bis, punto 2, 14 quater e 14 quinquies, n. 1, del regolamento n. 1408/71 risulta
         che il lavoratore autonomo a cui è applicabile il regolamento è soggetto alla legislazione di un solo Stato membro e, quando
         di norma esercita un’attività non subordinata nel territorio di due o più Stati membri, è soggetto alla legislazione dello
         Stato membro nel cui territorio risiede, qualora esso eserciti parte della sua attività nel territorio di tale Stato membro.
         In un tale caso, il lavoratore à considerato come se esercitasse l’insieme della sua o delle sue attività professionali nel
         territorio dello Stato membro di residenza.
      
      Ne deriva che i detti artt. 13 e segg. richiedono che, nel caso che un lavoratore autonomo che esercita attività professionali
         nel territorio di due Stati membri e risiede in uno dei due, un contributo, quale il contributo di moderazione, previsto dalla
         normativa dello Stato di residenza, venga determinato includendo nei redditi professionali anche quelli ottenuti nel territorio
         di uno Stato membro diverso da quello che ha emanato la legislazione sociale applicabile ancorché, a fronte del versamento
         di tale contributo, il lavoratore autonomo non acquisisca il diritto ad alcuna prestazione previdenziale o di altra natura
         a carico di tale Stato.
      
      (v. punti 19, 21, 24, dispositivo 1)
      2.     L’art. 52 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 43 CE) non osta a che un contributo quale il contributo di
         moderazione, dovuto nello Stato membro di residenza e calcolato tenendo conto dei redditi ottenuti in un altro Stato membro,
         sia imposto a lavoratori autonomi che esercitano attività professionali non subordinate in questi due Stati membri.
      
      Infatti, un tale calcolo viene effettuato sulla base degli artt. 13 e segg. del regolamento n. 1408/71. L’applicazione di
         questi articoli non può ostacolare o scoraggiare l’esercizio delle libertà fondamentali garantite dal Trattato, ma, al contrario,
         contribuisce a facilitarne l’esercizio. Di conseguenza, i provvedimenti nazionali di attuazione di tali disposizioni, quali
         quelli relativi al detto contributo, non costituiscono restrizioni alla libertà di stabilimento.
      
      (v. punti 32-34, dispositivo 2)
SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)
      26 maggio 2005 (*)
      
      «Artt. 48 e 52 del Trattato CE (divenuti, in seguito a modifica, artt. 39 CE e 43 CE) – Regolamento (CEE) n. 1408/71 – Lavoratori autonomi che esercitano attività professionali nel territorio di due Stati membri e risiedono in uno di essi – Richiesta di un contributo di moderazione – Base di calcolo»
      Nel procedimento C-249/04,
      avente ad oggetto una domanda di pronuncia pregiudiziale sottoposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dalla Cour du travail
         de Liège, section de Neufchâteau (Belgio), con decisione 9 giugno 2004, pervenuta in cancelleria l’11 giugno 2004, nella causa
         tra
      
      José Allard
      e
      Institut national d’assurances sociales pour travailleurs indépendants (INASTI),
      LA CORTE (Quinta Sezione),
      composta dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, presidente di sezione, dai sigg. P. Kūris e J. Klučka (relatore), giudici,
      avvocato generale: sig. F.G. Jacobs
      cancelliere: sig. R. Grass
      vista la fase scritta del procedimento, 
      viste le osservazioni scritte presentate:
      –       per l’Institut national d’assurances sociales pour les travailleurs indépendants (INASTI), dal sig. L. Paeme, in qualità di
         amministratore generale;
      
      –       per il governo belga, dalla sig.ra E. Dominkovits, in qualità di agente;
      –       per il governo italiano, dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. P. Gentili, avvocato dello Stato;
      –       per la Commissione delle Comunità europee, dal sig. D. Martin, in qualità di agente,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di trattare la causa senza conclusioni, 
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1       La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 13 e seguenti del regolamento (CEE) del Consiglio
         14 giugno 1971, n. 1408, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori
         autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità, come modificato ed aggiornato dal regolamento (CEE)
         del Consiglio 2 giugno 1983, n. 2001 (GU L 230, pag. 6; in prosieguo: il «regolamento n. 1408/71»), nonché degli artt. 48
         e 52 del Trattato CE (divenuti, in seguito a modifica, artt. 39 CE e 43 CE).
      
      2       Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia, di cui è stata investita la Cour du travail de Liège, section
         de Neufchâteau (Corte d’appello del lavoro di Liegi, sezione di Neufchâteau; in prosieguo: la «cour»), tra il sig. Allard
         e l’Institut national d’assurances pour travailleurs indépendants (in prosieguo: l’«Inasti») relativamente al versamento e
         al metodo di calcolo di un «contributo di moderazione», dovuto, per l’anno 1985, ai sensi del regio decreto 31 marzo 1984,
         n. 289 (Moniteur belge  del 7 aprile 1984, pag. 4370; in prosieguo: il «regio decreto»).
      
       Contesto normativo 
       La normativa comunitaria
      3       L’art. 13, n. 1, del regolamento n. 1408/71 prevede quanto segue:
      «Le persone cui è applicabile il presente regolamento sono soggette alla legislazione di un solo Stato membro, fatto salvo
         l’articolo 14 quater (...)».
      
      4       L’art. 14 bis, punto 2, di tale regolamento dispone quanto segue:
      «La persona che di norma esercita un’attività autonoma nel territorio di due o più Stati membri è soggetta alla legislazione
         dello Stato membro nel cui territorio risiede, qualora essa eserciti parte della sua attività nel territorio di tale Stato
         membro (…)».
      
      5       Ai sensi dell’art. 14 quinquies, n. 1, dello stesso regolamento:
      «La persona di cui (…) all’articolo 14 bis, paragrafi 2, 3 e 4 (…), è considerata, ai fini dell’applicazione della legislazione
         determinata conformemente a [tale disposizione], come se esercitasse l’insieme della sua o delle sue attività professionali
         nel territorio dello Stato membro in questione».
      
       La normativa nazionale
      6       L’art. 1 della legge belga 6 luglio 1983 (Moniteur belge  dell’8 luglio 1983, pag. 8939), che attribuisce determinati poteri speciali al Re, autorizza quest’ultimo ad adottare tutti
         i provvedimenti necessari per garantire l’equilibrio finanziario del complesso dei regimi previdenziali dei lavoratori subordinati
         e autonomi.
      
      7       Ai sensi di quest’ultima disposizione, il regio decreto, recante talune misure provvisorie relative alla moderazione dei redditi
         dei lavoratori autonomi ai fini della riduzione degli oneri pubblici e dell’equilibrio finanziario dello status sociale dei
         lavoratori autonomi, introduce un «contributo di moderazione», che costituisce un onere professionale supplementare, imposto
         a tali lavoratori quando i loro redditi professionali per gli anni 1984, 1985 e 1986 sono superiori a quelli del 1983.
      
      8       In applicazione dell’art. 7 del regio decreto, l’Inasti è stato incaricato del calcolo e della riscossione di tale contributo.
      9       Peraltro, l’art. 11 della legge di rettifica 22 gennaio 1985 (Moniteur belge  del 24 gennaio 1985, pag. 699), che contiene disposizioni sociali, prevede che il ricavato dei contributi riscossi in forza
         del regio decreto è destinato al regime delle pensioni di vecchiaia e di reversibilità dei lavoratori autonomi.
      
       La controversia principale e le questioni pregiudiziali
      10     Il sig. Allard è un cittadino belga, che risiede in Belgio ed esercita attività autonome sia in Belgio sia in Francia. L’Inasti
         gli ha richiesto, per gli anni 1984 e 1985, il versamento del contributo di moderazione.
      
      11     Poiché il sig. Allard si è rifiutato di pagare tale contributo, l’Inasti ha adito il tribunal du travail d’Arlon (Tribunale
         del lavoro di Arlon, Belgio), il quale, il 5 dicembre 2000, ha condannato il sig. Allard a pagare detto contributo.
      
      12     Quest’ultimo ha quindi proposto appello dinanzi al giudice del rinvio. A suo parere, l’Inasti avrebbe, scorrettamente, tenuto
         conto dei suoi redditi percepiti in Francia ai fini del calcolo dell’importo del contributo per l’anno 1985. Il sig. Allard
         ha quindi chiesto la riduzione di tale importo. 
      
      13     È in tale contesto che la cour ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      «1)      Se gli artt. 13 e seguenti del regolamento (CEE) del Consiglio n. 1408/71 (…) ostino a che un contributo, quale il contributo
         di moderazione dovuto ai sensi del regio decreto (…), venga determinato includendo nei redditi professionali anche quelli
         ottenuti da un lavoratore autonomo in seguito all’esercizio di un’attività professionale nel territorio di uno Stato membro
         diverso da quello d’imposizione, allorché, a fronte del versamento di tale contributo, il lavoratore autonomo non acquisisce
         il diritto ad alcuna prestazione previdenziale o di altra natura a carico di tale Stato.
      
      2)      Se il Trattato di Roma che istituisce la Comunità europea del 25 marzo 1957 e in particolare i suoi artt. 48 e 52 (divenuti,
         in seguito a modifica, artt. 39 CE e 43 CE) ostino a che un contributo calcolato su tale base sia imposto a lavoratori autonomi
         che esercitano il diritto alla libera circolazione».
      
       Sulla prima questione
      14     Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede alla Corte, in sostanza, se gli artt. 13 e seguenti del regolamento
         n. 1408/71 ostino alla riscossione, in uno Stato membro, di un contributo quale il «contributo di moderazione» calcolato sull’insieme
         dei redditi di un lavoratore autonomo residente nel territorio di tale Stato, ma che eserciti attività professionali non subordinate
         sia nel territorio dello Stato di residenza sia in quello di un altro Stato membro.
      
      15     Emerge sia dal contenuto della decisione di rinvio sia dalla formulazione della prima questione che il giudice del rinvio
         nutre alcuni dubbi circa l’applicabilità del regolamento n. 1408/71 ad un contributo il cui prelievo non dà luogo, come contropartita,
         ad alcun diritto ad una prestazione, previdenziale o di altra natura. Esso afferma, infatti, che il contributo di moderazione
         assomiglia più ad «una forma di imposta di crisi» che ad un contributo sociale rientrante nell’ambito di applicazione materiale
         del regolamento n. 1408/71, quale definito dal suo art. 4. 
      
      16     Occorre innanzi tutto ricordare che la Corte ha già statuito che, ai fini dell’applicazione del regolamento n. 1408/71, il
         criterio determinante è quello della destinazione specifica al finanziamento di un regime previdenziale di uno Stato membro.
         L’esistenza o la mancanza di contropartite in termini di prestazioni è dunque, a questo proposito, irrilevante (sentenze 15
         febbraio 2000, causa C‑34/98, Commissione/Francia, Racc. pag. I‑995, punto 40, e causa C‑169/98, Commissione/Francia, Racc.
         pag. I‑1049, punto 38).
      
      17     Ora, nella fattispecie, non è contestato che il ricavato del contributo di moderazione è destinato al regime delle pensioni
         di vecchiaia e di reversibilità dei lavoratori autonomi.
      
      18     Ne deriva che il regolamento n. 1408/71 è applicabile ad un contributo quale il contributo di moderazione. 
      19     Come già dichiarato dalla Corte, dal tenore dell’art. 13, n. 1, del regolamento n. 1408/71 risulta, che, fatto salvo l’art. 14 quater,
         il lavoratore autonomo cui è applicabile il regolamento è soggetto alla legislazione di un solo Stato membro. Risulta del
         pari con chiarezza dai termini dell’art. 14 bis, punto 2, che una persona, quando di norma esercita un’attività nel territorio
         di due o più Stati membri, è soggetta alla legislazione dello Stato membro nel cui territorio risiede, qualora essa eserciti
         parte della sua attività nel territorio di tale Stato membro (v. ordinanza 20 ottobre 2000, causa , Vogler, Racc. pag. I‑9083, punto 19).
      
      20     Ne consegue che, nella fattispecie, il sig. Allard, ai sensi del regolamento n. 1408/71, è esclusivamente soggetto al regime
         previdenziale istituito dalla legislazione belga (v., per analogia, ordinanza Vogler, cit., punto 20).
      
      21     Inoltre, l’art. 14 quinquies, n. 1, del regolamento n. 1408/71 precisa che la persona di cui all’art. 14 bis, punto 2, dello
         stesso regolamento è considerata come se esercitasse l’insieme della sua o delle sue attività professionali nel territorio
         dello Stato membro in questione (v., per analogia, sentenza 24 marzo 1994, causa C‑71/93, Van Poucke, Racc. pag. I‑1101, punto 24).
      
      22     Di conseguenza, una persona che si trovi nella situazione descritta nella decisione di rinvio e che svolga nel contempo attività
         lavorative autonome in Belgio e in Francia deve essere soggetta, per quest’ultima attività, alla corrispondente normativa
         belga come se svolgesse detta attività lavorativa autonoma in Belgio (v., per analogia, sentenza Van Poucke, cit., punto 25).
      
      23     Ne consegue che un contributo sociale quale il contributo di moderazione dovuto in Belgio dal sig. Allard deve essere calcolato
         tenendo conto dei redditi percepiti in Francia. 
      
      24     Occorre quindi rispondere alla prima questione dichiarando che ai sensi degli artt. 13 e seguenti del regolamento n. 1408/71
         un contributo quale il contributo di moderazione va determinato includendo nei redditi professionali anche quelli ottenuti
         nel territorio di uno Stato membro diverso da quello che ha emanato la legislazione sociale applicabile ancorché, a fronte
         del versamento di tale contributo, il lavoratore autonomo non acquisisca il diritto ad alcuna prestazione previdenziale o
         di altra natura a carico di tale Stato.
      
       Sulla seconda questione
      25     Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio chiede alla Corte se gli artt. 48 e 52 del Trattato ostino a che un contributo
         sociale, quale il contributo di moderazione, sia imposto a lavoratori autonomi che esercitano il loro diritto alla libera
         circolazione. 
      
      26     In via preliminare, occorre subito rilevare che l’art. 48 del Trattato, che riguarda i lavoratori subordinati, non è applicabile
         nella fattispecie, essendo il sig. Allard un lavoratore autonomo. Di conseguenza, la Corte deve pronunciarsi unicamente sulla
         parte della questione relativa all’art. 52 del Trattato. 
      
      27     Dalla risposta alla prima questione risulta che ai sensi delle disposizioni rilevanti del regolamento n. 1408/71 si deve tenere
         conto dei redditi percepiti in un altro Stato membro ai fini del calcolo del contributo di moderazione dovuto dai lavoratori
         autonomi che si trovino nella situazione del sig. Allard.
      
      28     Occorre innanzi tutto ricordare che la Corte ha già statuito, da un lato, che, in materia di previdenza sociale, il principio
         dell’unicità della legislazione applicabile è inteso ad evitare le complicazioni che possono derivare dalla simultanea applicazione
         di più normative nazionali e, dall’altro, che il collegamento del lavoratore alla legislazione dello Stato della sua residenza,
         in caso di esercizio di una o più attività lavorative autonome nel territorio di uno o più Stati membri, non è affatto privo
         di ragionevolezza (v. ordinanza Vogler, cit., punti 26 e 27).
      
      29     Inoltre, occorre rilevare che, ai sensi dell’art. 52 del Trattato, le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini
         di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro vengono vietate e che la libertà di stabilimento importa l’accesso
         alle attività non salariate e al loro esercizio, alle condizioni definite dalla legislazione del paese di stabilimento nei
         confronti dei propri cittadini.
      
      30     Infine, secondo una giurisprudenza costante, in linea di principio, sono vietati dal Trattato, quali restrizioni alla libertà
         di stabilimento, solo i provvedimenti nazionali che possono ostacolare o scoraggiare l’esercizio delle libertà fondamentali
         garantite dal Trattato (v., in tal senso, sentenze 31 marzo 1993, causa , Kraus, Racc. pag. I‑1663, punto 32, e 30 novembre 1995, causa , Gebhard, Racc. pag. I‑4165, punto 37).
      
      31     Ora, è pacifico che, assoggettando ad una sola legislazione sociale, per l’insieme dei loro redditi, i lavoratori autonomi
         che esercitino un’attività professionale non subordinata in più Stati membri, il regolamento n. 1408/71 persegue uno scopo
         generale, ossia quello di assicurare la libera circolazione dei lavoratori subordinati e autonomi nella Comunità, rispettando
         le caratteristiche proprie alle diverse legislazioni nazionali e mira a garantire nel modo migliore la parità di trattamento
         di tutti i lavoratori occupati nel territorio di uno Stato membro nonché a non penalizzare i lavoratori che esercitano il
         loro diritto alla libera circolazione (v., in tal senso, sentenza 8 marzo 2001, causa C-68/99, Commissione/Germania, Racc.
         pag. I‑1865, punti 22 e 23).
      
      32     Ne deriva che l’applicazione degli artt. 13 e seguenti del regolamento n. 1408/71 non può, nella fattispecie, ostacolare o
         scoraggiare l’esercizio delle libertà fondamentali garantite dal Trattato, ma, al contrario, contribuisce a facilitarne l’esercizio.
      
      33     Di conseguenza, i provvedimenti nazionali di attuazione di tali disposizioni, tenendo conto dei redditi percepiti in un altro
         Stato membro ai fini del calcolo del contributo di moderazione dovuto dai lavoratori autonomi che si trovino nella situazione
         del sig. Allard, non costituiscono restrizioni alla libertà di stabilimento. 
      
      34     Pertanto, occorre rispondere al giudice del rinvio dichiarando che l’art. 52 del Trattato non osta a che un contributo sociale
         quale il contributo di moderazione, dovuto nello Stato membro di residenza e calcolato tenendo conto dei redditi ottenuti
         in un altro Stato membro, sia imposto a lavoratori autonomi che esercitano attività professionali non subordinate in questi
         due Stati membri. 
      
       Sulle spese
      35     Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute per presentare osservazioni alla Corte, diverse da quelle
         di dette parti, non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Quinta Sezione) dichiara:
      1)      Ai sensi degli artt. 13 e seguenti del regolamento (CEE) del Consiglio 14 giugno 1971, n. 1408, relativo all’applicazione
            dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno
            della Comunità, come modificato ed aggiornato dal regolamento (CEE) del Consiglio 2 giugno 1983, n. 2001, un contributo, quale
            il contributo di moderazione dovuto ai sensi del regio decreto 31 marzo 1984, n. 289, va determinato includendo nei redditi
            professionali anche quelli ottenuti nel territorio di uno Stato membro diverso da quello che ha emanato la legislazione sociale
            applicabile ancorché, a fronte del versamento di tale contributo, il lavoratore autonomo non acquisisca il diritto ad alcuna
            prestazione previdenziale o di altra natura a carico dello Stato.
      2)      L’art. 52 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 43 CE) non osta a che un contributo quale il contributo di
            moderazione, dovuto nello Stato membro di residenza e calcolato tenendo conto dei redditi ottenuti in un altro Stato membro,
            sia imposto a lavoratori autonomi che esercitano attività professionali non subordinate in questi due Stati membri.
      Firme
      * Lingua processuale: il francese.