CELEX: C2006/212/29
Language: it
Date: 2006-09-02 00:00:00
Title: Causa C-270/06: Ricorso presentato il 20 giugno 2006 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica d'Austria

2.9.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 212/17
            
         Ricorso presentato il 20 giugno 2006 — Commissione delle Comunità europee/Repubblica d'Austria
   (Causa C-270/06)
   (2006/C 212/29)
   Lingua processuale: il tedesco
   Parti
   
      Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: H. Støvlbæk, agente, B. Wägenbaur, avvocato)
   
      Convenuta: Repubblica d'Austria
   Conclusioni della ricorrente
   
               1.
            
            
               Constatare, ai sensi dell'art. 226, primo comma, CE, che la Repubblica d'Austria, in ragione del fatto che alcuni istituti di credito, collegati ad un istituto centrale, sono obbligati a mantenere presso il loro istituto centrale (e secondo le condizioni prestabilite dall'istituto centrale) una riserva di liquidità pari ad una determinata percentuale dei loro depositi, ed in tal modo viene loro impedito di depositare le loro liquidità presso altro istituti finanziari europei, è venuta meno ai propri obblighi ai sensi dell'art. 56, n. 1, CE.
            
         
               2.
            
            
               Condannare la convenuta alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti
   Ai sensi dell'art. 56, n. 1, CE, sono vietate tutte le disposizioni nazionali che limitano i movimenti di capitale tra Stati membri, nonché tra Stati membri e paesi terzi. Tale divieto va al di là dell'eliminazione di una disparità di trattamento degli operatori dei mercati finanziari in base alla loro nazionalità e comprende in generale ogni restrizione che renda meno attraente l'esercizio di tale libertà fondamentale. Secondo la giurisprudenza della Corte costituiscono restrizioni ai movimenti di capitali i provvedimenti di uno Stato membro idonei a trattenere i residenti dal contrarre crediti o effettuare investimenti in un altro Stato membro.
   La Commissione ritiene che la disposizione della legge federale austriaca in materia bancaria, la quale obbliga determinati istituti di credito collegati ad un istituto centrale a mantenere presso l'istituto centrale una determinata percentuale della loro riserva di liquidità, rappresenti una limitazione della libera circolazione dei capitali. Tale obbligo legislativo impedirebbe infatti alle banche primarie di depositare una parte ingente delle loro liquidità, corrispondente all'importo di tale deposito obbligatorio, presso altri istituti di credito europei e ottenere in un altro Stato membro, attraverso un trasferimento all'estero di tali liquidità, remunerazioni maggiori di quelle ad esse garantite dall'istituto centrale.
   La controversa disposizione della legge federale austriaca in materia bancaria non potrebbe essere giustificata né dalle ragioni espressamente indicate nell'art. 58 CE, né da motivi relativi alla tutela dei consumatori o ad altre esigenze imperative di interesse generale.
   Secondo quanto afferma la Commissione, il deposito obbligatorio presso l'istituto centrale prescritto dalla legge, di cui trattasi, non è necessario al fine della tutela dei consumatori. In primo luogo già esisterebbero in Austria disposizioni legislative sulla garanzia di liquidità, applicabili a tutte le banche, in secondo luogo esisterebbero strumenti meno incisivi, per il conseguimento di una liquidità sufficiente, che non ostacolerebbero, o ostacolerebbero in maniera minore, la libera circolazione dei capitali. La disposizione esistente avrebbe effetti addirittura controproducenti per la tutela dei consumatori, in quanto impedirebbe alle banche primarie di investire all'estero ed eventualmente in maniera più proficua, nell'interesse dei clienti, la loro riserva di liquidità. Non vi sarebbe inoltre alcuna ragione per la quale l'insolvenza di singole banche primarie dovrebbe necessariamente comportare una reazione a catena e provocare una corsa ai depositi a risparmio di altre banche primarie del settore. Un siffatto catastrofico scenario non sarebbe convincente già per il fatto che sistemi analoghi in altri Stati membri operano facendo a meno di depositi obbligatori imposti per legge e da molti decenni funzionano stabilmente, senza che si siano ivi verificati fallimenti di banche in serie.
   Poiché il presente obbligo legislativo degli istituti di credito interessati non è nemmeno necessario alla tutela della fama di correttezza e del buon nome del settore finanziario austriaco né all'attuazione di un efficace vigilanza degli istituti finanziari, esso rappresenta una limitazione sproporzionata della libera circolazione dei capitali.