CELEX: 62021TN0760
Language: it
Date: 2021-11-29 00:00:00
Title: Causa T-760/21: Ricorso proposto il 29 novembre 2021 — DCM Film Distribution/Commissione

31.1.2022   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
            
            
               C 51/37
            
         
      Ricorso proposto il 29 novembre 2021 — DCM Film Distribution/Commissione
      (Causa T-760/21)
      (2022/C 51/50)
      Lingua processuale: l’inglese
      
         Parti
      
      
         Ricorrente: DCM Film Distribution GmbH (Berlino, Germania) (rappresentanti: A. Huttenlauch, M. Klasse e P. Hesse, avvocati)
      
         Convenuta: Commissione europea
      
         Conclusioni
      
      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
      
                  —
               
               
                  annullare la decisione della Commissione europea C(2021) 7095 final, del 28 settembre 2021, concernente il controllo sulla legittimità di un atto dell’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura, a norma del regolamento (CE) n. 58/2003 (1) del Consiglio, conformemente all’articolo 264, paragrafo 1, TFUE; e
               
            
                  —
               
               
                  condannare la Commissione europea alle spese.
               
            
         Motivi e principali argomenti
      
      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce sette motivi.
      
                  1.
               
               
                  Primo motivo, vertente sul fatto che l’interpretazione fornita dalla Commissione di «società europea» sarebbe incompatibile con il significato letterale delle linee guida e del programma di lavoro.
                  
                              —
                           
                           
                              Si sostiene che la Commissione ha errato in diritto nell’interpretare il criterio della nazionalità nel senso che esso si riferisce soltanto alle persone giuridiche che detengono la società ricorrente. In tal modo, la Commissione avrebbe erroneamente inteso il termine «proprietà» nel senso di «proprietà finale». La formulazione non consente di pervenire alla conclusione secondo cui è la cittadinanza degli «azionisti finali», e non solo dei diretti azionisti, ad essere decisiva per la qualificazione della ricorrente come società europea. Non solo l’interpretazione restrittiva data dalla Commissione non è suffragata dal tenore letterale, ma essa è anche non conforme e contraria alla comune comprensione dei termini «nazionalità», «società dell’UE» e «opera europea» in base al diritto dell’Unione europea.
                           
                        
            
                  2.
               
               
                  Secondo motivo, vertente sul fatto che l’interpretazione di «società europea» data dalla Commissione sarebbe incompatibile con le norme di rango superiore del diritto dell’Unione.
                  
                              —
                           
                           
                              Si afferma che, nel basarsi su tale erronea interpretazione senza prendere adeguatamente in considerazione i fatti del caso di specie, la decisione della Commissione è in contrasto con gli obiettivi del diritto dell’Unione applicabile.
                           
                        
            
                  3.
               
               
                  Terzo motivo, vertente sul fatto che la decisione della Commissione sarebbe in contraddizione con il regolamento (UE) n. 1295/2013 (2) su cui è basato il programma di finanziamento MEDIA di Europea creativa.
                  
                              —
                           
                           
                              Si sostiene che il fatto di basarsi sulla cittadinanza dei proprietari finali della società ricorrente quale prerequisito di ammissibilità per il finanziamento non trova alcun fondamento nel regolamento Europa creativa; esso è infatti in contraddizione con il concetto di un’attuazione coerente degli obiettivi generali e specifici del sottoprogramma MEDIA di Europa creativa.
                           
                        
            
                  4.
               
               
                  Quarto motivo, vertente sul fatto che la decisione della Commissione violerebbe anche i requisiti stabiliti dal regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 (3).
                  
                              —
                           
                           
                              Si sostiene che l’interpretazione dei criteri di ammissibilità fornita dalla Commissione non soddisfa i principi di parità di trattamento e di non discriminazione che la Commissione è tenuta ad osservare nelle sue decisioni di finanziamento concernenti sovvenzioni.
                           
                        
            
                  5.
               
               
                  Quinto motivo, vertente sul fatto che la decisione della Commissione violerebbe l’articolo 20 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
                  
                              —
                           
                           
                              Si afferma che la decisione della Commissione conduce a un trattamento diverso di casi simili, a scapito di determinate entità, che non sarebbe oggettivamente giustificato.
                           
                        
            
                  6.
               
               
                  Sesto motivo, vertente sul fatto che la Commissione avrebbe travalicato i limiti dei suoi poteri discrezionali.
                  
                              —
                           
                           
                              Si sostiene che il fatto di optare per un’interpretazione che disattende il diritto dell’Unione europea e che contrasta con esso, nonostante sussistano diverse interpretazioni alternative, compatibili con il diritto dell’Unione, costituisce un abuso di potere discrezionale da parte della Commissione.
                           
                        
            
                  7.
               
               
                  Settimo motivo, vertente sul fatto che la decisione della Commissione non rispetterebbe il principio di proporzionalità.
                  
                              —
                           
                           
                              Si afferma che la concessione di finanziamenti subordinata alla riserva che sia impedito l’esodo degli utili verso paesi terzi avrebbe costituito un mezzo altrettanto efficace, ma meno severo.
                           
                        
            
         (1)  Regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari (GU 2003, L 11, pag. 1).
      
         (2)  Regolamento (UE) n. 1295/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013 che istituisce il programma Europa creativa (2014-2020) e che abroga le decisioni n. 1718/2006/CE, n. 1855/2006/CE e n. 1041/2009/CE (GU 2013, L 347, pag. 221).
      
         (3)  Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione, che modifica i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e la decisione n. 541/2014/UE e abroga il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (GU 2018, L 193, pag. 1).