CELEX: C2006/048/27
Language: it
Date: 2006-02-25 00:00:00
Title: Causa C-423/05: Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro la Repubblica francese, proposto il  29 novembre 2005

25.2.2006   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 48/14
            
         Ricorso della Commissione delle Comunità europee contro la Repubblica francese, proposto il 29 novembre 2005
   (Causa C-423/05)
   (2006/C 48/27)
   lingua processuale: il francese
   Il 29 novembre 2005 la Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. A. Caeiros e M. Konstantinidis, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, ha proposto, dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee, un ricorso contro la Repubblica francese.
   La Commissione delle Comunità europee chiede che la Corte voglia:
   
               1.
            
            
               dichiarare che la Repubblica francese, non avendo adottato tutte le misure necessarie:
               
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                           per garantire che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo o dell'ambiente e per vietare l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti;
                        
                     
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                           affinché ogni detentore di rifiuti li consegni ad un raccoglitore privato o pubblico o ad un'impresa che effettua operazioni di smaltimento o di recupero oppure provveda egli stesso al recupero o allo smaltimento, conformandosi alle disposizioni della direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE, relativa ai rifiuti (1);
                        
                     
                           —
                        
                        
                           affinché gli stabilimenti o le imprese che effettuano operazioni di smaltimento funzionino con un'autorizzazione dell'autorità competente;
                        
                     
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                           affinché, per quanto riguarda le discariche autorizzate o già in funzione al momento del recepimento della direttiva del Consiglio 26 aprile 1999, 99/31/CE, relativa alle discariche di rifiuti (2), vale a dire il 16 luglio 2001, il gestore della discarica elabori e presenti all'approvazione dell'autorità competente, entro il 16 luglio 2002, un piano di riassetto della discarica comprendente le informazioni relative alle condizioni per la concessione dell'autorizzazione e le misure correttive che ritenga eventualmente necessarie e affinché, in seguito alla presentazione del piano di riassetto, le autorità competenti adottino una decisione definitiva sull'eventuale proseguimento delle operazioni, facendo chiudere al più presto le discariche che non ottengono l'autorizzazione a continuare a funzionare o autorizzando i necessari lavori e stabilendo un periodo di transizione per l'attuazione del piano,
                        
                     è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli artt. 4, 8 e 9 della citata direttiva 75/442/CEE, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE (3), e dell'art. 14, lett. a), b) e c), della direttiva 99/31/CE.
            
         
               2.
            
            
               condannare la Repubblica francese alle spese.
            
         Motivi e principali argomenti
   La Commissione rileva che, tollerando il funzionamento di moltissime discariche illegali e incontrollate in Francia e omettendo di adottare tutte le misure necessarie per garantire che i rifiuti siano smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza causare pregiudizio all'ambiente, la Repubblica francese è venuta meno agli obblighi di cui agli artt. 4, 8 e 9 della direttiva del Consiglio 75/442/CEE, relativa ai rifiuti, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE. Le autorità francesi non contestano tali inadempimenti, tuttavia esse contestano il numero di discariche illegali indicato dalla Commissione ed affermano che l'impatto ambientale di dette discariche è minimo, poiché le discariche non autorizzate ospitano solo rifiuti verdi, calcinacci e rifiuti ingombranti.
   Le informazioni trasmesse dalle autorità francesi non sono sufficienti per valutare la conformità del sistema delle autorizzazioni ai requisiti dell'art. 9 della direttiva 75/442/CEE: i depositi la cui superficie è inferiore a 100 m2 e la cui altezza è inferiore a 2 m, nonché le operazioni di recupero di tali rifiuti non sono soggetti ad autorizzazione. L'interpretazione delle autorità francesi secondo cui solo le discariche gestite dai comuni senza autorizzazione sono discariche illegali è erronea, poiché anche un privato può gestire una discarica senza autorizzazione.
   Sulla base delle informazioni che le sono state trasmesse, la Commissione può solo supporre che, contrariamente a quanto prevedono le disposizioni dell'art. 14 della direttiva 99/31/CE, gli stabilimenti o le imprese che assicurano le operazioni di smaltimento senza essere soggetti ad alcuna autorizzazione non abbiano elaborato né presentato all'approvazione dell'autorità competente, entro il 16 luglio 2002, un piano di riassetto di ciascuna area di discarica illegale o incontrollata. Una discarica che non possa essere adeguata ai requisiti previsti dalla suddetta direttiva dev'essere chiusa immediatamente. Il funzionamento di discariche illegali senza piano di riassetto e senza autorizzazione costituisce una violazione dell'art. 14 della direttiva 99/31/CE.
   
      (1)  GU L 194 del 25.07.1975, pag. 39.
   
      (2)  GU L 182 del 16.07.1999, pag. 1.
   
      (3)  GU L 78 del 26.03.1991, pag. 32.