CELEX: C2007/199/30
Language: it
Date: 2007-08-25 00:00:00
Title: Causa C-269/07: Ricorso presentato il 6 giugno 2007 — Commissione/Germania

25.8.2007   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 199/19
            
         Ricorso presentato il 6 giugno 2007 — Commissione/Germania
   (Causa C-269/07)
   (2007/C 199/30)
   Lingua processuale: il tedesco
   Parti
   
      Ricorrente: Commissione delle Comunità europee (rappresentanti: R. Lyal e W. Mölls)
   
      Convenuta: Repubblica federale di Germania
   Conclusioni della ricorrente
   La ricorrente chiede che la Corte voglia:
   
               —
            
            
               dichiarare che la Repubblica federale di Germania, avendo istituito e mantenuto disposizioni in materia di regime pensionistico integrativo negli artt. 79-99 dell'Einkommensteuergesetz (legge sull'imposta sul reddito), è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli artt. 39 CE, 7 del regolamento del Consiglio 15 ottobre 1968, n. 1612/68 (1), 18 CE e 12 CE,
               poiché tali disposizioni
               
                           a)
                        
                        
                           non riconoscono ai lavoratori frontalieri (e ai loro coniugi) il diritto al premio integrativo, dato che questi non sono integralmente assoggettati ad imposta;
                        
                     
                           b)
                        
                        
                           non consentono che il capitale costituito sia utilizzato per l'acquisto di un alloggio a fini abitativi del proprietario se il detto alloggio non è situato in Germania;
                        
                     
                           c)
                        
                        
                           prevedono che l'aiuto ricevuto venga restituito quando cessa la situazione di assoggettamento integrale ad imposta.
                        
                     
         
               —
            
            
               condannare la Repubblica federale di Germania alle spese del procedimento.
            
         Motivi e principali argomenti
   Nel 2001 la Repubblica federale di Germania ha introdotto un c.d. premio integrativo di previdenza pensionistica, destinato ad incentivare la costituzione di una pensione integrativa per compensare l'abbassamento dei livelli delle pensioni del regime pubblico. Tale premio è tuttavia concesso solo quando l'interessato è assoggettato integralmente ad imposta in Germania, ad esclusione, quindi, dei lavoratori frontalieri, i quali sono assoggettati ad imposizione in forza di una convenzione diretta ad evitare la doppia imposizione che attribuisce il potere impositivo al loro Stato di residenza. Essi, pertanto, non pagano imposte in Germania. Tali disposizioni prevedono inoltre la possibilità di investire il capitale in tal modo costituito per l'acquisto di un alloggio, ma solo per quanto riguarda beni situati in Germania e non per quelli che si trovano all'estero, nell'area vicina alla frontiera. Infine, il premio deve essere restituito quando l'interessato perde lo status di soggetto integralmente assoggettato.
   Secondo la Commissione, tali disposizioni violano norme di diritto comunitario in materia di divieto di discriminazione per motivi legati alla nazionalità, di libera circolazione dei lavoratori e di parità di trattamento dei lavoratori di altri Stati membri per quanto riguarda i vantaggi sociali e fiscali. Il divieto di discriminazione di lavoratori di altri Stati membri in base alla nazionalità, infatti, non copre solo le discriminazioni evidenti basate sulla nazionalità, ma anche tutte le forme dissimulate di discriminazione che, utilizzando altri criteri distintivi, conducono in realtà allo stesso risultato. Dalla giurisprudenza della Corte risulta inoltre che anche i lavoratori frontalieri hanno diritto a vantaggi sociali in virtù dell'art. 7, n. 2, del regolamento n. 1612/68.
   Per la Commissione il premio integrativo di previdenza pensionistica, dato che corrisponde alla definizione di «vantaggio sociale», deve essere concesso anche nel caso in cui il lavoratore frontaliero e/o il suo coniuge non siano del tutto soggetti ad imposta in Germania. A suo avviso, il vantaggio è infatti collegato alla qualifica oggettiva di lavoratore della persona interessata. La pensione del regime pubblico, il cui livello è stato abbassato e al cui completamento mira il premio integrativo, riguarda in prima linea persone con rapporti di lavoro, anche se, marginalmente, sono interessati anche altri gruppi di persone. Inoltre, nella nozione di vantaggio sociale rientrano anche le agevolazioni concesse semplicemente in forza della residenza del beneficiario nel territorio nazionale. Risulta così che i lavoratori frontalieri, di regola, si trovano nella stessa situazione dei lavoratori residenti: entrambe le categorie sono colpite dall'abbassamento del livello delle pensioni del regime pensionistico tedesco, al quale sono affiliate e versano contributi. Secondo la Commissione, entrambe queste categorie hanno interesse a costituire, come compensazione, una pensione complementare durante il periodo di attività lavorativa. La normativa tedesca, in forza della quale il potere impositivo nei confronti dei lavoratori frontalieri è assegnato, ai sensi di una convenzione diretta ad evitare la doppia imposizione, allo Stato di residenza, sono esclusi dai vantaggi fiscali e ciò rappresenta una discriminazione dissimulata e viola pertanto l'art. 39, n. 2, CE, nonché l'art. 7, n. 2, del regolamento n. 1612/68. La qualifica del premio integrativo di previdenza pensionistica come «fiscale» o «sociale» è, in fin dei conti, irrilevante, dato che i lavoratori frontalieri hanno diritto alla parità di trattamento anche per quanto riguarda i vantaggi «fiscali».
   Anche per quanto riguarda il divieto di utilizzare il capitale per un alloggio a scopi abitativi nel caso in cui tale alloggio non sia situato in Germania vale il ragionamento secondo cui si tratta di un vantaggio sociale. Anche se si trattasse di un vantaggio fiscale, si verificherebbe comunque una violazione della libertà di circolazione dei lavoratori. Tale condizione, infatti, limita la possibilità di avvalersi di un vantaggio sociale: essa rende impossibile al lavoratore frontaliero utilizzare il capitale accumulato per un alloggio qualora quest'ultimo sia situato all'estero vicino alla frontiera, come è normale nel caso di siffatti lavoratori. Rispetto al lavoratore che risiede nel territorio nazionale risulterebbe ridotta la flessibilità con cui i lavoratori frontalieri tipo possono utilizzare il premio integrativo quando il contratto di pensione integrativa giunge nella fase del pagamento. Il valore del premio integrativo come vantaggio sociale risulterebbe quindi diminuito. Tale svantaggio subito dai lavoratori frontalieri costituisce quindi anch'esso una discriminazione dissimulata in base alla nazionalità ed è quindi contrario all'art. 39, n. 2, CE e all'art. 7, n. 2, del regolamento n. 1612/68.
   L'obbligo di rimborso previsto dalla normativa tedesca in caso di cessazione dell'assoggettamento integrale riguarda, secondo la Commissione, in prima linea gli stranieri. Il numero di stranieri che al termine della loro vita lavorativa ritornano nei paesi di origine è infatti molto maggiore rispetto al numero di tedeschi che, raggiunta la pensione, si trasferiscono all'estero. Inoltre, l'obbligo di rimborso dissuaderebbe gli interessati dallo spostare la loro residenza in un altro Stato membro. Per di più, la normativa controversa potrebbe ridurre fin dall'inizio il valore del premio integrativo per i lavoratori migranti rispetto ai lavoratori nazionali e dar luogo in tal modo ad una discriminazione dissimulata già sul piano della concessione del vantaggio. Ciò si verificherebbe nel caso in cui il lavoratore migrante, per evitare ab initio il rimborso, non presenta neppure la domanda per ottenere il premio integrativo. Anche in questa circostanza, per la Commissione, non si ravvisa alcuna valida giustificazione. Per quanto riguarda la coerenza fiscale, essa viene garantita già dalla normativa in materia di doppia imposizione. Anche l'obbligo di rimborso in caso di cessazione dell'assoggettamento integrale rappresenterebbe una discriminazione dissimulata basata sulla nazionalità e violerebbe quindi l'art. 39 CE, l'art. 7, n. 2, del regolamento n. 1612/68, nonché gli artt. 12 CE e 18 CE.
   
      (1)  GU L 257, pag. 2.