CELEX: 62008CJ0373
Language: it
Date: 2010-02-11
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) dell'11 febbraio 2010.#Hoesch Metals and Alloys GmbH contro Hauptzollamt Aachen.#Domanda di pronuncia pregiudiziale: Finanzgericht Düsseldorf - Germania.#Codice doganale comunitario - Art. 24 - Origine non preferenziale delle merci - Trasformazione o lavorazione che conferisce il carattere originario - Blocchi di silicio originari della Cina - Separazione, frantumazione e pulitura dei blocchi, nonché vagliatura, cernita dei granuli in funzione delle loro dimensioni e loro imballaggio in India - Dumping - Validità del regolamento (CE) n. 398/2004.#Causa C-373/08.

Causa C‑373/08
      Hoesch Metals and Alloys GmbH
      contro
      Hauptzollamt Aachen
      (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Finanzgericht Düsseldorf)
      «Codice doganale comunitario — Art. 24 — Origine non preferenziale delle merci — Trasformazione o lavorazione che conferisce il carattere originario — Blocchi di silicio originari della Cina — Separazione, frantumazione e pulitura dei blocchi, nonché vagliatura, cernita dei granuli in funzione delle loro dimensioni
         e loro imballaggio in India — Dumping — Validità del regolamento (CE) n. 398/2004»
      
      Massime della sentenza
      1.        Origine delle merci — Determinazione — Trasformazione o lavorazione sostanziale — Nozione
      (Regolamento del Consiglio n. 2913/92, art. 24)
      2.        Politica commerciale comune — Difesa contro le pratiche di dumping — Validità del regolamento n. 398/2004 — Procedimento di
            riesame di misure in previsione della loro scadenza — Distinzione rispetto al procedimento di inchiesta iniziale
      (Regolamento del Consiglio n. 384/96, artt. 5 e 11, n. 2)
      3.        Politica commerciale comune — Difesa contro le pratiche di dumping — Validità del regolamento n. 398/2004 — Procedimento di
            riesame di misure in previsione della loro scadenza instaurato in forza dell’art. 11, n. 2, del regolamento n. 384/96 — Possibilità
            di mantenere o di abrogare la misura antidumping — Divieto di modificare la misura
      (Regolamento del Consiglio n. 384/96, art. 11, nn. 2 e 6)
      1.        La separazione, la frantumazione e la pulitura dei blocchi di silicio, nonché la vagliatura, la cernita e l’imballaggio finali
         dei granuli di silicio ottenuti dalla frantumazione, non costituiscono una trasformazione o una lavorazione che conferisce
         il carattere originario ai sensi dell’art. 24 del regolamento n. 2913/92, che istituisce un codice doganale comunitario, in
         quanto non modificano le proprietà o la composizione del prodotto.
      
      (v. punto 55, dispositivo 1)
      2.        Esiste un’oggettiva differenza tra il procedimento di inchiesta iniziale diretto a determinare l’esistenza di una pratica
         di dumping e il procedimento di riesame di una misura antidumping destinata a cessare. Infatti, mentre le importazioni soggette
         alla procedura di riesame sono quelle che sono state già assoggettate a misure antidumping definitive e nei confronti delle
         quali sono stati raccolti, in linea di principio, elementi probatori sufficienti ad accertare che l’eliminazione di tali misure
         implica probabilmente il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio, per contro, qualora importazioni
         vengano assoggettate ad un’inchiesta iniziale, anche se il suo avvio presuppone l’esistenza di elementi di prova sufficienti
         a giustificare l’apertura di un siffatto procedimento, il suo oggetto consiste appunto nell’accertare l’esistenza, il grado
         e l’effetto di qualsiasi asserito dumping.
      
      (v. punti 65-66)
      3.        Nell’ambito del riesame delle misure antidumping destinate a cessare, effettuato ai sensi dell’art. 11, n. 2, del regolamento
         n. 384/96, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea,
         modificato dal regolamento n. 461/2004, le autorità comunitarie devono solo accertare se la scadenza di tali misure implichi
         il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio o, in caso contrario, abrogarle. Per contro,
         un riesame delle misure destinate a cessare effettuato in forza di tale disposizione non può comportare la loro modifica.
         Ne consegue che, avendo le autorità comunitarie, all’esito di questo riesame, concluso che la scadenza delle misure antidumping
         comporterebbe probabilmente la reiterazione del pregiudizio, il regolamento n. 398/2004, che istituisce un dazio antidumping
         definitivo sulle importazioni di silicio originario della Repubblica popolare cinese, è valido nella parte in cui mantiene
         il dazio antidumping.
      
      (v. punti 76-78)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      11 febbraio 2010 (*)
      
      «Codice doganale comunitario – Art. 24 – Origine non preferenziale delle merci – Trasformazione o lavorazione che conferisce il carattere originario – Blocchi di silicio originari della Cina – Separazione, frantumazione e pulitura dei blocchi, nonché vagliatura, cernita dei granuli in funzione delle loro dimensioni
         e loro imballaggio in India – Dumping – Validità del regolamento (CE) n. 398/2004»
      
      Nel procedimento C‑373/08,
      avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Finanzgericht
         Düsseldorf (Germania) con decisione 30 luglio 2008, pervenuta in cancelleria il 14 agosto 2008, nella causa
      
      Hoesch Metals and Alloys GmbH
      contro
      Hauptzollamt Aachen,
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. J. N. Cunha Rodrigues, presidente della Seconda Sezione, facente funzione di presidente della Terza Sezione,
         dalla sig.ra P. Lindh, dai sigg. A. Rosas, U. Lõhmus (relatore) e A. Ó Caoimh, giudici,
      
      avvocato generale: sig. J. Mazák
      cancelliere: sig.ra R. Şereş, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 9 luglio 2009,
      considerate le osservazioni presentate:
      –        per la Hoesch Metals and Alloys GmbH, dall’avv. H. Bleier, Rechtsanwalt;
      –        per il Consiglio dell’Unione europea, dal sig. J.-P. Hix, in qualità di agente, assistito dagli avv.ti G.M. Berrisch e G.
         Wolf, Rechtsanwälte; 
      
      –        per la Commissione europea, dai sigg. R. Lyal, H. van Vliet e B.‑R. Killmann, in qualità di agenti,
      vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 24 del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre
         1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario (GU L 302, pag. 1; in prosieguo: il «codice doganale»), e sulla
         validità del regolamento (CE) del Consiglio 2 marzo 2004, n. 398, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni
         di silicio originario della Repubblica popolare cinese (GU L 66, pag. 15).
      
      2        Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Hoesch Metals and Alloys GmbH (in prosieguo: la «Hoesch»)
         e lo Hauptzollamt Aachen (autorità doganale di Aquisgrana), in merito alla determinazione dell’origine non preferenziale del
         silicio proveniente dalla Cina e che ha subìto vari trattamenti in India.
      
       Contesto normativo 
       L’accordo relativo alle regole in materia di origine
      3        L’accordo relativo alle regole in materia di origine (OMC‑GATT 1994), allegato all’atto finale firmato a Marrakech dalla Comunità
         europea il 15 aprile 1994 e approvato a nome di quest’ultima con la decisione del Consiglio 22 dicembre 1994, 94/800/CE, relativa
         alla conclusione a nome della Comunità europea, per le materie di sua competenza, degli accordi dei negoziati multilaterali
         dell’Uruguay Round (1986-1994) (GU 1994, L 336, pag. 1), è inteso all’armonizzazione delle regole in materia di origine e
         ha istituito, durante un periodo transitorio, un programma di lavoro per l’armonizzazione.
      
       La normativa doganale comunitaria
      4        L’art. 24 del codice doganale così dispone: 
      
      «Una merce alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi è originaria del paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione
         o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata ed effettuata in un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa
         con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione».
      
      5        Gli artt. 35-40 nonché gli allegati 10 e 11 al regolamento (CEE) della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, che fissa talune
         disposizioni d’applicazione del regolamento n. 2913/92 (GU L 253, pag. 1), precisano, per taluni prodotti, le trasformazioni
         e le lavorazioni che conferiscono il carattere originario conformemente all’art. 24 del codice doganale. Il silicio metallico
         non fa parte dei prodotti previsti da tali disposizioni.
      
      6        La voce 2804 della nomenclatura combinata che costituisce l’allegato I al regolamento (CEE) del Consiglio 23 luglio 1987,
         n. 2658, relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune (GU L 256, pag. 1), come modificata
         dal regolamento (CE) della Commissione 11 settembre 2003, n. 1789 (GU L 281, pag. 1; in prosieguo: la «NC»), è formulata nel
         seguente modo:
      
      «2804          Idrogeno, gas rari ed altri elementi non metallici:
      (...)
                                 – Silicio
      2804 61 00  – – contenente, in peso, almeno 99,99% di silicio
      2804 69 00 – – altro
      (...)».
       La normativa comunitaria sulle misure antidumping
      7        Le disposizioni relative all’istituzione di dazi antidumping da parte della Comunità europea sono contenute nel regolamento
         (CE) del Consiglio 22 dicembre 1995, n. 384/96, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di
         paesi non membri della Comunità europea (GU 1996, L 56, pag. 1), come modificato dal regolamento (CE) del Consiglio 8 marzo
         2004, n. 461 (GU L 77, pag. 12; in prosieguo: il «regolamento di base»).
      
      8        L’art. 3, n. 1, del regolamento di base così prevede:
      
      «Ai fini del presente regolamento si intende per “pregiudizio”, salvo altrimenti disposto, un pregiudizio grave, la minaccia
         di pregiudizio grave a danno dell’industria comunitaria, oppure un grave ritardo nella creazione di tale industria. Il termine
         è interpretato in conformità con le disposizioni del presente articolo».
      
      9        L’art. 5 dello stesso regolamento disciplina l’apertura del procedimento d’inchiesta iniziale diretto ad accertare l’esistenza,
         il grado e l’effetto di qualsiasi dumping lamentato in una denuncia. 
      
      10      L’art. 9, n. 4, di detto regolamento così dispone:
      
      «Quando dalla constatazione definitiva dei fatti risulta l’esistenza di dumping e di un conseguente pregiudizio e quando gli
         interessi della Comunità esigono un intervento a norma dell’articolo 21, il Consiglio, deliberando su una proposta presentata
         dalla Commissione dopo aver sentito il comitato consultivo, istituisce un dazio antidumping definitivo. La proposta è adottata
         dal Consiglio a meno che questo non decida a maggioranza semplice di respingerla entro un mese dalla sua presentazione da
         parte della Commissione. Se è stato istituito un dazio provvisorio, una proposta di misura definitiva deve essere presentata
         al più tardi un mese prima della scadenza di tale dazio. L’importo del dazio antidumping non deve superare il margine di dumping
         accertato e dovrebbe essere inferiore a tale margine, qualora un importo inferiore sia sufficiente per eliminare il pregiudizio
         causato all’industria comunitaria».
      
      11      Ai sensi dell’art. 11 del regolamento di base:
      
      «(...)
      2.      Le misure di antidumping definitive scadono dopo cinque anni dalla data in cui sono state istituite oppure dopo cinque anni
         dalla data della conclusione dell’ultimo riesame relativo al dumping e al pregiudizio, salvo che nel corso di un riesame non
         sia stabilito che la scadenza di dette misure implica il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio.
         Il riesame in previsione della scadenza è avviato per iniziativa della Commissione oppure su domanda dei produttori comunitari
         o dei loro rappresentanti e le misure restano in vigore in attesa dell’esito del riesame.
      
      Il riesame in previsione della scadenza viene avviato se la domanda contiene sufficienti elementi di prova del rischio del
         persistere o della reiterazione del dumping o del pregiudizio, in assenza di misure. Tali elementi di prova possono riguardare,
         tra l’altro, il persistere del dumping o del pregiudizio oppure il fatto che l’eliminazione del pregiudizio sia dovuta in
         parte o integralmente all’applicazione delle misure oppure la probabilità che, alla luce della situazione degli esportatori
         o delle condizioni del mercato, vengano attuate nuove pratiche di dumping arrecanti pregiudizio.
      
      (...).
      5.      Le disposizioni del presente regolamento relative alle procedure e allo svolgimento delle inchieste, escluse quelle relative
         ai termini, si applicano ai riesami effettuati a norma dei paragrafi 2, 3 e 4 del presente articolo. I riesami effettuati
         in forza dei paragrafi 2 e 3 si svolgono rapidamente e si concludono entro dodici mesi dalla data del loro inizio. (…).
      
      6.      (...) Secondo l’esito del riesame, le misure sono abrogate o vengono lasciate in vigore a norma del paragrafo 2 oppure abrogate,
         lasciate in vigore o modificate a norma dei paragrafi 3 e 4 dall’istituzione comunitaria che le ha adottate. (...).
      
      (…)».
      12      Con il regolamento (CEE) 27 luglio 1990, n. 2200 (GU L 198, pag. 57), il Consiglio ha istituito per la prima volta un dazio
         antidumping definitivo sulle importazioni di silicio metallico originario della Cina. La Commissione, a seguito di un avviso
         di scadenza delle misure adottate dal regolamento n. 2200/90, pubblicato nel mese di febbraio 1995, ha ricevuto una domanda
         di riesame integrata da elementi di prova del dumping di cui è oggetto il prodotto di cui trattasi, i quali sono stati ritenuti
         sufficienti per giustificare l’apertura di un’inchiesta. Il Consiglio, tenuto conto delle conclusioni di quest’ultima, ha
         adottato il regolamento (CE) 11 dicembre 1997, n. 2496, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni
         di silicio metallico originario della Repubblica popolare cinese (GU L 345, pag. 1).
      
      13      Il ventiquattresimo ‘considerando’ del regolamento n. 2496/97 enuncia quanto segue:
      
      «(…)
      Il margine di dumping, espresso in percentuale del prezzo all’esportazione cif, franco frontiera comunitaria è del 68,1%».
      14      L’art. 1, n. 2, di detto regolamento così dispone:
      
      «L’aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto,
         è del 49%».
      
      15      La Commissione, in seguito alla pubblicazione nel mese di marzo 2002 di un avviso di imminente scadenza delle misure antidumping,
         ha ricevuto una domanda di riesame ai sensi dell’art. 11, n. 2, del regolamento di base. All’esito di tale riesame, il Consiglio,
         tramite l’adozione del regolamento n. 398/2004, ha deciso di lasciare in vigore le misure istituite dal regolamento n. 2496/97.
      
      16      Il ventisettesimo ‘considerando’ del regolamento n. 398/2004 enuncia quanto segue:
      
      «A norma dell’articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato confrontando la media
         ponderata dei valori normali e la media ponderata dei prezzi all’esportazione, determinate come illustrato sopra. Il confronto
         ha dimostrato l’esistenza di pratiche di dumping. Il margine di dumping espresso in percentuale del prezzo cif alla frontiera
         comunitaria, dazio non corrisposto, era rilevante, vale a dire del 12,5%, sebbene fosse di molto al di sotto dei livelli rilevati
         nell’inchiesta precedente».
      
      17      La tabella 6 del preambolo di detto regolamento, riguardante il volume delle vendite di silicio dell’industria comunitaria
         all’interno della Comunità, è la seguente:
      
      
               «
            
            
               1998
            
            
               1999
            
            
               2000
            
            
               2001
            
            
               PI
            
         
               Tonnellate
            
            
               86 718
            
            
               114 587
            
            
               133 568
            
            
               128 219
            
            
               136 421
            
         
               Indice
            
            
               100
            
            
               132
            
            
               154
            
            
               148
            
            
               157
            
         
               Variazione annua
            
             
            
               +32%
            
            
               +17%
            
            
               -7%
            
            
               +6%»
            
         
      18      Il cinquantunesimo ‘considerando’ del regolamento n. 398/2004 enuncia quanto segue:
      
      «Le vendite dell’industria comunitaria ad acquirenti indipendenti della Comunità sono aumentate del 57% tra il 1998 e il PI».
      19      La tabella 8 del preambolo di detto regolamento, la quale illustra le quote di mercato dell’industria comunitaria sul mercato
         del silicio, indica quanto segue:
      
      
               «
            
            
               1998
            
            
               1999
            
            
               2000
            
            
               2001
            
            
               PI
            
         
               Percentuale del mercato
            
            
               29,8%
            
            
               35,2%
            
            
               34,3%
            
            
               34,3%
            
            
               36,7%
            
         
               Indice
            
            
               100
            
            
               118
            
            
               115
            
            
               115
            
            
               123»
            
         
      20      Ai sensi del cinquantaquattresimo ‘considerando’ del regolamento n. 398/2004: 
      
      «La quota di mercato dell’industria comunitaria è salita dal 29,8% nel 1998 al 36,7% nel PI in linea con l’aumento della produzione
         e dei volumi delle vendite grazie all’apertura di un nuovo impianto nella Comunità. Un forte aumento si è verificato fra il
         1998 e il 1999 (+5,4% del mercato) con l’introduzione dei nuovi impianti di fabbricazione dell’Unione europea. Un aumento
         più ridotto (+2,4%) si è verificato tra il 2001 e il PI».
      
      21      I ‘considerando’ dal settantunesimo al settantaquattresimo di tale regolamento sono formulati nel seguente modo:
      
      «(71) Come spiegato e mostrato in precedenza, dal 1998 al 2000 l’industria comunitaria ha potuto beneficiare di una crescita del
         mercato del 34% e di un notevole aumento delle vendite e della quota di mercato. In seguito tuttavia, i volumi delle vendite
         e la quota di mercato sono stagnati e la situazione finanziaria dell’industria comunitaria (prezzi, redditività e flusso di
         cassa) è peggiorata.
      
      (72)      Un più attento esame rivela che i principali sviluppi positivi per l’industria comunitaria si sono verificati tra il 1998
         e il 2000. A partire dal 2000 non si sono rilevati miglioramenti effettivi.
      
      (73) I miglioramenti verificatisi fra il 1998 e il 2000 possono essere attribuiti direttamente a decisioni prese dall’industria
         comunitaria nel 1998 di investire in ulteriori impianti di produzione nella Comunità. Tra il 1998 e il 2000 la capacità di
         produzione dell’Unione europea è aumentata del 26% (da 125 000 a 158 000 tonnellate). Queste decisioni sono state prese in
         risposta alle misure antidumping sulle importazioni di silicio dalla Cina che, come delineato nel ‘considerando’ 1, erano
         state prorogate nel 1997. (…). Si può pertanto rilevare che l’industria comunitaria era in grado di beneficiare delle misure
         antidumping sulle importazioni di silicio proveniente dalla Cina. Dal 2000 al PI la situazione dell’industria comunitaria
         è peggiorata; in particolare i prezzi sono scesi di 46 EUR la tonnellata, la redditività è calata del 7,1%, il flusso di cassa
         del 59% e gli investimenti del 55%. Durante il PI l’industria comunitaria registrava perdite. Per tali motivi, si ritiene
         che durante il PI l’industria comunitaria si sia trovata in posizione molto precaria e vulnerabile.
      
      (…).
      (74)      Il volume delle importazioni oggetto di dumping dalla Cina è notevolmente aumentato durante il periodo in esame ed è probabile
         che senza misure antidumping grossi quantitativi del prodotto sarebbero inviati sul mercato comunitario a prezzi molto bassi,
         sottoquotando i prezzi dell’industria comunitaria. In considerazione del livello del dazio antidumping in vigore, la differenza
         di prezzo fra il prodotto importato e quello fabbricato dall’industria comunitaria potrebbe essere superiore al 35% se le
         misure venissero lasciate scadere».
      
      22      Ai sensi dell’art. 1, nn. 1 e 2, del regolamento n. 398/2004:
      
      «1.      È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di silicio di cui [alla sottovoce] 2804 69 00 [della NC] originario
         della Repubblica popolare cinese.
      
      2.      L’aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto, franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto,
         è del 49%». 
      
       Causa principale e questioni pregiudiziali
      23      Il 15 giugno e il 12 agosto 2004 la Hoesch ha presentato presso lo Hauptzollamt Duisburg (ufficio doganale principale di Duisburg)
         una dichiarazione relativa a silicio metallico, rientrante nella sottovoce 2804 69 00 della NC, ai fini della sua immissione
         in libera pratica. La ricorrente aveva importato tale prodotto dall’India e aveva dichiarato tale Stato come paese d’origine.
         
      
      24      Tuttavia, dalla decisione di rinvio emerge che il silicio metallico di cui trattasi nella causa principale proveniva dalla
         Cina ed era stato consegnato alla ditta Metplast, con sede in India, in blocchi delle dimensioni di due metri per tre. Tale
         società, poi, aveva effettuato su detti blocchi varie operazioni, nel senso che questi ultimi erano stati separati, frantumati
         e puliti. I granuli ottenuti a seguito della frantumazione sono stati vagliati, poi selezionati in base alle dimensioni e
         infine imballati. La pulitura del silicio è stata realizzata tramite eliminazione, in parte manuale e in parte meccanica,
         delle scorie indesiderate presenti nei granuli di silicio risultanti dalla frantumazione dei blocchi. Il ferro libero presente
         nel silicio è stato poi estratto con un trattamento magnetico. A seguito di tutte le operazioni effettuate da detta società,
         il grado di purezza del silicio metallico superava il 98,5%, essendo un grado siffatto necessario, secondo la Hoesch, per
         l’utilizzo del silicio metallico nella produzione di leghe di alluminio. Tuttavia, secondo il giudice del rinvio, non era
         noto il grado di purezza presente nel silicio prima della sua importazione dalla Cina.
      
      25      Successivamente alle inchieste svolte dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), lo Hauptzollamt Aachen ha affermato
         che il silicio metallico di cui trattasi nella causa principale non era stato oggetto in India di trasformazione o di lavorazione
         sostanziale e, di conseguenza, non poteva essere considerato originario di tale Stato. Esso, pertanto, ha ritenuto che detto
         prodotto dovesse essere considerato originario della Cina. Tale autorità, tramite due avvisi di accertamento del 6 giugno
         2007, sul fondamento dell’art. 1 del regolamento n. 398/2004, ha reclamato alla Hoesch la riscossione a posteriori dei dazi
         antidumping d’importo pari a EUR 99 974,74. 
      
      26      La Hoesch, con ricorso proposto dinanzi al Finanzgericht Düsseldorf, ha sollecitato l’annullamento di detti avvisi, facendo
         valere che il silicio di cui trattasi nella causa principale aveva subìto in India una trasformazione o una lavorazione sostanziale
         e, pertanto, doveva essere considerato originario di tale Stato. Secondo tale società, la frantumazione dei blocchi di silicio
         aveva comportato una loro trasformazione in granuli e la pulitura di questi ultimi, per la quale si era reso necessario un
         lavoro considerevole, aveva consentito di aumentare il grado di purezza del silicio. La Hoesch, inoltre, eccepisce l’invalidità
         del regolamento n. 398/2004.
      
      27      Il giudice del rinvio ritiene che l’esito del ricorso dipenda dalla circostanza se il trattamento effettuato in India costituisca
         una trasformazione o una lavorazione che conferisce il carattere originario ai sensi dell’art. 24 del codice doganale, nel
         qual caso il silicio metallico importato non sarebbe soggetto ai dazi antidumping. In caso negativo, esso s’interroga sulla
         validità del regolamento n. 398/2004.
      
      28      Esso osserva che non si tratta di stabilire la portata che possono avere le cosiddette regole «di elenco» elaborate dalla
         Commissione allo scopo di precisare le nozioni contenute nell’art. 24 del codice doganale e disponibili sul suo sito Internet.
      
      29      Ciò considerato, il Finanzgericht Düsseldorf ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti
         questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 24 del [codice doganale] debba essere interpretato nel senso che la separazione, la pulitura e la frantumazione
         di blocchi di silicio metallico, nonché la vagliatura, la cernita e l’imballaggio successivi dei granuli di silicio ottenuti
         dalla frantumazione, configurino una trasformazione o lavorazione avente carattere rilevante per l’origine.
      
      2)      In caso di risposta negativa alla prima questione, se il regolamento [n. 398/2004] sia valido».
       Sulle questioni pregiudiziali
       Sulla prima questione
       Osservazioni presentate alla Corte
      30      La Hoesch ritiene anzitutto che l’origine non preferenziale del silicio metallico debba essere determinata esclusivamente
         sul fondamento dell’art. 24 del codice doganale e che, nella causa principale, siano soddisfatte tutte le condizioni di applicazione
         di tale disposizione, cosicché l’operazione di cui trattasi nella causa principale dev’essere ritenuta come costituente una
         trasformazione o una lavorazione sostanziale che conferisce l’origine non preferenziale a detto prodotto.
      
      31      Secondo tale società, le operazioni effettuate in India sul silicio importato dalla Cina devono essere considerate una trasformazione
         sostanziale di quest’ultimo, in quanto la nozione di trasformazione sostanziale può essere definita nella fattispecie come
         una modifica dei materiali precursori tale da comportare per questi ultimi l’acquisizione di altre caratteristiche. In seguito
         all’operazione di frantumazione, infatti, i blocchi di silicio avrebbero perduto la loro forma iniziale. La Hoesch invoca
         altresì la giurisprudenza della Corte in base alla quale l’ultima trasformazione di un prodotto è «sostanziale», ai sensi
         dell’art. 24 del codice doganale, solo qualora il prodotto che ne risulta abbia composizione e proprietà specifiche che non
         possedeva prima di essere sottoposto a tale trasformazione (v., in tal senso, sentenza 26 gennaio 1977, causa 49/76, Gesellschaft
         für Überseehandel, Racc. pag. 41, punto 6). Nella causa principale l’operazione di pulitura avrebbe comportato l’eliminazione
         delle impurità contenute nei blocchi di silicio, modificato la destinazione del silicio e consentito in tal modo il suo utilizzo
         in una lega di alluminio.
      
      32      La Hoesch fa poi valere che l’esigenza di cambiamento di classificazione tariffaria di cui alle regole di elenco, contrariamente
         a numerose regole in materia di origine delle merci, non figura tra le condizioni previste dall’art. 24 del codice doganale.
         Pertanto, il cambiamento di voce tariffaria non costituisce una condizione di applicazione di detto art. 24. Inoltre, le regole
         di elenco e le note introduttive al capitolo 28 di queste ultime (in prosieguo: le «note introduttive»), dato che non sono
         state pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e sono disponibili unicamente su Internet in lingua inglese, non presenterebbero alcun carattere vincolante. La Hoesch ritiene
         che, anche se, tuttavia, fosse necessario invocare le note introduttive, queste ultime confermerebbero l’origine non preferenziale
         del prodotto di cui trattasi nella causa principale. Infatti, da dette note introduttive risulterebbe che le operazioni di
         pulitura e di frantumazione del silicio possono costituire, a determinate condizioni, una trasformazione o una lavorazione
         sostanziale che conferisce il carattere originario a quest’ultimo. Nella causa principale tali condizioni sarebbero soddisfatte.
         
      
      33      Per contro, la Commissione suggerisce di tener conto delle regole di elenco e delle note introduttive al fine di garantire,
         in particolare, l’uniformità nell’applicazione della legislazione doganale e la conformità dell’applicazione di tale legislazione
         agli obblighi contratti dalla Comunità nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Tali regole, infatti,
         menzionerebbero i risultati provvisori dei negoziati nell’ambito del lavoro per l’armonizzazione in seno al comitato sulle
         regole in materia di origine di tale organizzazione, previsto dall’accordo relativo alle regole in materia di origine.
      
      34      Peraltro, il ricorso, nelle regole di elenco, al criterio del cambiamento di classificazione tariffaria, criterio in base
         al quale si deve ritenere che la merce di cui trattasi abbia subìto la sua ultima trasformazione o lavorazione sostanziale
         unicamente qualora la sua sottovoce tariffaria sia modificata, è giustificato, a parere della Commissione, da un punto di
         vista tecnico, in quanto nella causa principale tale criterio terrebbe conto delle operazioni necessarie alla produzione del
         silicio metallico nonché degli obiettivi di produzione di quest’ultimo. Infatti, la classificazione del silicio nelle sottovoci
         2804 61 o 2804 69 della NC si baserebbe sul grado di pulitura di quest’ultimo, vale a dire, rispettivamente, per la prima
         sottovoce, su un grado pari o superiore al 99,9% e, per la seconda, su un grado inferiore al 99,9%, e corrisponderebbe quindi
         non soltanto all’utilizzo che ne viene fatto, ma anche al lavoro necessario alla fabbricazione di tale prodotto. Inoltre,
         la Commissione fa valere che nella causa principale non si può effettuare una distinzione oggettiva e concreta tra il prodotto
         base, vale a dire il silicio sotto forma di blocchi di metallo, e i granuli di silicio metallico ottenuti per separazione,
         poi vagliatura, cernita e imballaggio, poiché tali operazioni non hanno in alcun modo modificato le proprietà o la composizione
         del silicio metallico, il quale rimane silicio metallurgico il cui oggetto resta limitato alla fabbricazione di leghe di alluminio.
         
      
      35      La Commissione, tuttavia, basandosi sulle note introduttive nn. 3 e 4, ritiene che la pulitura e la frantumazione del silicio,
         in particolari circostanze, malgrado il mancato cambiamento di classificazione tariffaria, possano costituire una trasformazione
         o una lavorazione sostanziale che conferisce il carattere originario, a condizione, da un lato, che la pulitura rappresenti
         una fase di fabbricazione durante la quale viene eliminato almeno l’80% delle impurità esistenti o che, all’esito di quest’ultima,
         venga raggiunto un livello di purezza tale da permettere un uso specifico del prodotto esistente o, dall’altro, che la frantumazione
         corrisponda ad una riduzione deliberata del silicio che conduce ad un determinato risultato. Orbene, la Commissione osserva
         che, secondo quanto accertato dal giudice del rinvio, non è stata dimostrata l’eliminazione di almeno l’80% delle impurità.
         Peraltro, la Commissione rileva che i granuli di silicio così ottenuti sono stati vagliati, il che significherebbe che essi
         avevano dimensioni diverse prima della vagliatura. Pertanto, non occorrerebbe ritenere che sia stata effettuata una riduzione
         deliberata e controllata dei blocchi di silicio.
      
       Risposta della Corte
      36      Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se la separazione, la frantumazione e la pulitura di
         blocchi di silicio nonché la vagliatura, la cernita e l’imballaggio finali dei granuli di silicio risultanti dalla frantumazione
         costituiscano una trasformazione o una lavorazione che conferisce il carattere originario ai sensi dell’art. 24 del codice
         doganale.
      
      37      Dall’art. 24 del codice doganale emerge che, qualora più paesi abbiano contribuito alla produzione di una merce, quest’ultima
         è considerata come originaria del paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, operazione economicamente
         giustificata ed effettuata in un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto
         nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione.
      
      38      Al riguardo, la Corte ha dichiarato che dall’art. 5 del regolamento (CEE) del Consiglio 27 giugno 1968, n. 802, relativo alla
         definizione comune della nozione di origine delle merci (GU L 148, pag. 1), disposizione che ha preceduto l’art. 24 del codice
         doganale, ma redatta in termini identici a quest’ultimo, risulta che il criterio determinante è quello dell’ultima trasformazione
         o lavorazione sostanziale (sentenze 13 dicembre 1989, causa C‑26/88, Brother International, Racc. pag. 4253, punto 15, e 13
         dicembre 2007, causa C‑372/06, Asda Stores, Racc. pag. I‑11223, punto 32).
      
      39      Riguardo all’applicabilità delle regole di elenco, si deve ricordare che la Corte, nella sua sentenza 10 dicembre 2009, causa
         C‑260/08, HEKO Industrieerzeugnisse (non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 20 e 21), ha dichiarato che, se è pur vero
         che le regole di elenco elaborate dalla Commissione contribuiscono a determinare l’origine non preferenziale delle merci,
         tali regole non sono giuridicamente vincolanti. Pertanto, il contenuto di queste regole deve essere conforme alle regole in
         materia di origine, come quella enunciata all’art. 24 del codice doganale, e non può modificarne la portata. Tale constatazione
         vale anche per le note introduttive.
      
      40      Parimenti, sebbene gli atti di diritto derivato pertinenti debbano essere interpretati alla luce degli accordi adottati nel
         contesto dell’OMC, cionondimeno l’accordo sulle regole in materia di origine costituisce attualmente solo un programma di
         lavoro per l’armonizzazione in un periodo transitorio. Poiché tale accordo non rappresenta un’armonizzazione completa, i membri
         dell’OMC dispongono di un margine di discrezionalità nell’adattamento delle proprie regole in materia di origine (citata sentenza
         HEKO Industrieerzeugnisse, punto 22).
      
      41      Da tali considerazioni risulta che i giudici degli Stati membri possono ricorrere sia alle note introduttive sia alle regole
         di elenco per interpretare l’art. 24 del codice doganale, purché ciò non determini una modifica di tale disposizione (v. citata
         sentenza HEKO Industrieerzeugnisse, punto 23).
      
      42      Per quanto concerne la questione della pertinenza del criterio del cambiamento di classificazione tariffaria, criterio risultante
         dalle regole di elenco, al fine di determinare se le operazioni di cui trattasi nella causa principale costituiscano una trasformazione
         o una lavorazione che conferisce il carattere originario ai sensi dell’art. 24 del codice doganale, la Corte ha già dichiarato
         che non basta ricercare i criteri per la determinazione dell’origine delle merci nella classificazione doganale dei prodotti
         trasformati, giacché la tariffa doganale comune è stata concepita in funzione di esigenze specifiche, non già al fine di consentire
         la determinazione dell’origine delle merci (v. sentenze Gesellschaft für Überseehandel, cit., punto 5; 23 marzo 1983, causa
         162/82, Cousin e a., Racc. pag. 1101, punto 16, nonché HEKO Industrieerzeugnisse, cit., punto 29).
      
      43      La Corte ha dichiarato altresì che, sebbene sia certamente esatto che il cambiamento di classificazione tariffaria di una
         merce, dovuto all’operazione di trasformazione di essa, costituisce un’indicazione del carattere sostanziale della sua trasformazione
         o della sua lavorazione, cionondimeno una trasformazione o una lavorazione può avere carattere sostanziale anche in mancanza
         di un siffatto cambiamento di classificazione tariffaria (citata sentenza HEKO Industrieerzeugnisse, punto 35). Tale constatazione
         si applica altresì al criterio del cambiamento di classificazione tariffaria.
      
      44      Ne consegue che, per determinare se le operazioni di trasformazione di cui trattasi nella causa principale siano quelle che
         conferiscono il carattere originario tenuto conto delle condizioni di cui all’art. 24 del codice doganale, devono essere presi
         in considerazione criteri diversi da quello relativo al cambiamento di classificazione tariffaria.
      
      45      Al riguardo, emerge dalla giurisprudenza della Corte che la determinazione dell’origine delle merci dev’essere effettuata
         in base ad una distinzione oggettiva e concreta fra prodotto base e prodotto trasformato, tenendo conto in sostanza delle
         caratteristiche materiali specifiche di ciascuno dei suddetti prodotti (v. citate sentenze Gesellschaft für Überseehandel,
         punto 5; Cousin e a., punto 16, nonché HEKO Industrieerzeugnisse, punto 29).
      
      46      Va altresì ricordato che l’ultima trasformazione o lavorazione è «sostanziale», ai sensi dell’art. 24 del codice doganale,
         solo qualora il prodotto che ne risulta abbia composizione e proprietà specifiche che non possedeva prima di essere sottoposto
         a tale trasformazione o lavorazione. Le operazioni che modificano l’aspetto esteriore del prodotto ai fini della sua successiva
         utilizzazione, lasciandone sostanzialmente inalterate, sotto il profilo qualitativo, le caratteristiche essenziali, non possono
         determinare l’origine del prodotto stesso (v. sentenze Gesellschaft für Überseehandel, cit., punto 6; 23 febbraio 1984, causa
         93/83, Zentrag, Racc. pag. 1095, punto 13, e HEKO Industrieerzeugnisse, cit., punto 28). 
      
      47      La Corte, peraltro, ha precisato che le operazioni di trasformazione di un prodotto che non ne comportano una modifica sostanziale
         delle proprietà e della composizione, dato che esse consistono soltanto in una ripartizione e in una modifica del suo aspetto
         esteriore, non costituiscono, per contro, una modifica qualitativa abbastanza marcata tale da poter essere considerata come
         fabbricazione di un prodotto nuovo ovvero come costituente una fase importante della fabbricazione di detto prodotto (v.,
         in tal senso, citata sentenza Zentrag, punto 14).
      
      48      Nella causa principale si deve rilevare che la scelta della classificazione del silicio nelle sottovoci tariffarie 2804 61
         o 2804 69 della NC si basa sul grado di purezza del silicio, vale a dire, rispettivamente, per la prima sottovoce, su un grado
         pari o superiore al 99,9% e, per la seconda, su un grado inferiore al 99,9%. Occorre considerare, al pari della Commissione,
         che una siffatta differenza di classificazione corrisponde sia alla differenza di utilizzo del silicio sia al lavoro necessario
         alla sua fabbricazione.
      
      49      Nella fattispecie, le operazioni di trasformazione del silicio effettuate in India comprendono la separazione, la frantumazione,
         la pulitura, la vagliatura, la cernita e l’imballaggio di quest’ultimo. Per quanto riguarda, in primo luogo, la separazione,
         la vagliatura, la cernita e l’imballaggio del silicio, dal fascicolo sottoposto alla Corte risulta che tali operazioni non
         ne hanno in alcun modo modificato le proprietà o la composizione, dal momento che esso, in seguito a dette operazioni di trasformazione,
         rimane silicio metallurgico, il quale, secondo i dati non contestati contenuti in questo fascicolo, serve alla fabbricazione
         di leghe con l’alluminio.
      
      50      Infatti, la Corte ha già dichiarato, da un lato, che la macinatura, più o meno fine, di un prodotto base non può essere considerata
         trasformazione o lavorazione sostanziale di quest’ultimo, giacché ha il solo effetto di modificare la consistenza e l’aspetto
         esteriore del prodotto ai fini del suo ulteriore impiego, ma non implica alcuna modifica importante, sotto il profilo qualitativo,
         del prodotto base. Dall’altro, il controllo di qualità, mediante cernita, cui è soggetto il prodotto macinato nonché l’imballaggio
         di quest’ultimo sono necessari solo per la messa in commercio del prodotto e ne lasciano inalterate le caratteristiche sostanziali
         (v., per quanto riguarda la determinazione dell’origine della caseina grezza, citata sentenza Gesellschaft für Überseehandel,
         punto 7). 
      
      51      Risulta in tal modo che la separazione dei blocchi di silicio metallico, da un lato, nonché la vagliatura, la cernita e l’imballaggio
         finali dei granuli di silicio risultanti dalla frantumazione di quest’ultimo, dall’altro, non possono essere considerati operazioni
         atte a conferire il carattere originario al silicio metallico.
      
      52      Per quanto riguarda, in secondo luogo, le operazioni di pulitura e di frantumazione di un prodotto, dalle note introduttive
         emerge che queste due operazioni possono conferire il carattere originario al prodotto oggetto di tali operazioni, e ciò anche
         in mancanza di cambiamento di classificazione tariffaria di quest’ultimo. Ciò varrebbe, di conseguenza, secondo la formulazione
         della nota introduttiva n. 3, rispetto alla pulitura se quest’ultima fosse effettuata in una fase di fabbricazione del prodotto
         durante la quale viene eliminato almeno l’80% delle impurità esistenti. Lo stesso varrebbe, in forza della nota introduttiva
         n. 4, per la frantumazione, qualora essa corrisponda alla riduzione volontaria e controllata, solo tramite la semplice macinazione,
         del prodotto in particelle aventi caratteristiche fisiche o chimiche diverse dai materiali precursori.
      
      53      Al riguardo, va constatato che i criteri risultanti dalle note introduttive nn. 3 e 4 consentono di tener conto della modifica
         qualitativa sostanziale delle proprietà del silicio, della distinzione oggettiva e concreta tra prodotto base e prodotto trasformato,
         nonché della destinazione del silicio. Essi, pertanto, sono conformi alla giurisprudenza richiamata ai punti 45-47 della presente
         sentenza. Dato che detti criteri non modificano la portata dell’art. 24 del codice doganale, il ricorso a questi ultimi è
         giustificato nelle circostanze di cui alla causa principale. 
      
      54      Tuttavia, il giudice del rinvio rileva che i criteri previsti dalle note introduttive nn. 3 e 4 non sono soddisfatti nella
         causa principale, poiché non è dimostrato che l’operazione di pulitura di cui trattasi nella causa principale avrebbe eliminato
         l’80% delle impurità esistenti, né è possibile constatare che la frantumazione di cui alla causa principale corrisponde alla
         riduzione volontaria e controllata in particelle dei blocchi di silicio. Ciò considerato, le operazioni di pulitura e di frantumazione
         del silicio, come effettuate in India, non costituiscono una trasformazione o una lavorazione sostanziale ai sensi dell’art. 24
         del codice doganale tali da considerare il prodotto ottenuto come originario dello Stato in cui tali operazioni hanno avuto
         luogo.
      
      55      Tenuto conto delle considerazioni che precedono, occorre risolvere la prima questione pregiudiziale dichiarando che la separazione,
         la frantumazione e la pulitura di blocchi di silicio, nonché la vagliatura, la cernita e l’imballaggio finali dei granuli
         di silicio ottenuti dalla frantumazione, come quelli effettuati nella causa principale, non costituiscono una trasformazione
         o una lavorazione che conferisce il carattere originario ai sensi dell’art. 24 del codice doganale.
      
       Sulla seconda questione
      56      Nell’ipotesi in cui il silicio metallico di cui trattasi nella causa principale fosse considerato originario della Cina, il
         giudice del rinvio, con la sua seconda questione pregiudiziale, s’interroga sulla validità del regolamento n. 398/2004. In
         particolare, esso s’interroga sulla questione se, da un lato, il Consiglio abbia commesso un errore di valutazione basandosi
         su una premessa errata nell’accertamento dell’esistenza del danno causato all’industria comunitaria e, dall’altro, se il mantenimento
         dell’aliquota del dazio antidumping del 49% da parte del regolamento n. 398/2004 sia compatibile con l’art. 9, n. 4, del regolamento
         di base. 
      
       Osservazioni preliminari
      57      Si deve rilevare, in primo luogo, che il giudice del rinvio, con la sua questione pregiudiziale, come risulta dalla decisione
         di rinvio, ha solo ritenuto necessario chiedere alla Corte un controllo di validità del regolamento n. 398/2004 per quanto
         riguarda l’esistenza del danno causato all’industria comunitaria e il mantenimento da parte di tale regolamento dell’aliquota
         del dazio antidumping.
      
      58      La Hoesch ritiene che il regolamento n. 398/2004 sia invalido a causa, da un lato, di un errore manifesto di valutazione nell’accertamento
         del nesso di causalità tra le importazioni di origine cinese e il danno subìto dall’industria comunitaria, nonché, dall’altro
         lato, del superamento del termine processuale nel riesame delle misure antidumping.
      
      59      Secondo giurisprudenza costante, il procedimento in forza dell’art. 267 TFUE si fonda su una netta separazione delle funzioni
         tra i giudici nazionali e la Corte, di modo che spetta esclusivamente al giudice nazionale, cui è stata sottoposta la controversia
         e che deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze
         della causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di emettere la propria sentenza, sia la rilevanza
         delle questioni che sottopone alla Corte (v., in tal senso, sentenza 26 giugno 2007, causa C‑305/05, Ordre des barreaux francophones
         et germanophone e a., Racc. pag. I‑5305, punto 18).
      
      60      Di conseguenza, non occorre estendere l’esame della validità del regolamento n. 398/2004 con riferimento alle motivazioni
         non considerate dal giudice del rinvio (v., per analogia, citata sentenza Ordre des barreaux francophones et germanophone
         e a., punti 17-19).
      
      61      In secondo luogo, occorre ricordare che, in materia di politica commerciale comune e, specialmente, nell’ambito delle misure
         di difesa commerciale, le istituzioni comunitarie godono di un ampio potere discrezionale in considerazione della complessità
         delle situazioni economiche, politiche e giuridiche che devono esaminare (sentenza 27 settembre 2007, causa C‑351/04, Ikea
         Wholesale, Racc. pag. I‑7723, punto 40 e la giurisprudenza ivi citata).
      
      62      Inoltre, da giurisprudenza costante risulta che la determinazione dell’esistenza di un pregiudizio per l’industria comunitaria
         presuppone la valutazione di situazioni economiche complesse e il controllo giurisdizionale di siffatta valutazione deve essere
         quindi limitato alla verifica del rispetto delle norme procedurali, dell’esattezza materiale dei fatti considerati nell’operare
         la scelta contestata, dell’assenza di errore di valutazione manifesto o di sviamento di potere (v. sentenze Ikea Wholesale,
         cit., punto 41 e la giurisprudenza ivi citata, nonché 28 febbraio 2008, causa C‑398/05, AGST Draht- und Biegetechnik, Racc. pag. I‑1057,
         punto 34).
      
      63      Alla luce delle considerazioni che precedono si deve esaminare la validità del regolamento n. 398/2004.
      
       Sull’accertamento del danno causato all’industria comunitaria
      64      Il giudice del rinvio osserva, in primo luogo, che i dubbi da esso nutriti in merito alla validità del regolamento n. 398/2004
         trovano la loro origine nella sentenza del Tribunale 14 marzo 2007, causa T‑107/04, Aluminium Silicon Mill Products/Consiglio
         (Racc. pag. II‑669), con la quale quest’ultimo ha annullato l’art. 1 del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2003,
         n. 2229, che istituisce un dazio antidumping definitivo e riscuote definitivamente il dazio provvisorio istituito sulle importazioni
         di silicio originario della Russia (GU L 339, pag. 3), in quanto, in particolare, il Consiglio ha commesso manifesti errori
         di valutazione nell’accertamento del danno causato all’industria comunitaria. Il giudice del rinvio sottolinea che il regolamento
         annullato da tale sentenza riguardava gli stessi periodi d’inchiesta e di riferimento rispetto a quelli relativi al regolamento
         n. 398/2004 e che l’evoluzione economica del mercato comunitario del silicio è identica per questi due regolamenti, cosicché
         il regolamento n. 398/2004 dovrebbe essere annullato per gli stessi motivi. 
      
      65      Al riguardo va constatato che i due regolamenti si distinguono per un aspetto sostanziale. Infatti, il regolamento n. 2229/2003
         ha istituito per la prima volta dazi antidumping sulle importazioni di silicio metallico originario della Russia ed è stato
         adottato all’esito di una prima inchiesta condotta in base all’art. 5 del regolamento di base. Il Consiglio, pertanto, era
         tenuto ad accertare l’esistenza di un danno causato all’industria comunitaria da dette importazioni. Per contro, il regolamento
         n. 398/2004 lascia in vigore le misure antidumping sulle importazioni di silicio originario della Cina, misure in vigore dal
         1990, ed è stato quindi adottato in seguito ad un riesame effettuato ai sensi dell’art. 11, n. 2, del regolamento di base.
         A tale proposito, occorre ricordare che un procedimento di riesame è, in linea di principio, oggettivamente differente dal
         procedimento di un’inchiesta iniziale, disciplinato da disposizioni diverse dello stesso regolamento [sentenza 27 gennaio
         2005, causa C‑422/02 P, Europe Chemi-Con (Deutschland)/Consiglio, Racc. pag. I‑791, punto 49]. 
      
      66      Infatti, la differenza oggettiva esistente tra i due procedimenti risiede nel fatto che le importazioni soggette alla procedura
         di riesame sono quelle che sono state già assoggettate a misure antidumping definitive e nei confronti delle quali sono stati
         raccolti, in linea di principio, elementi probatori sufficienti ad accertare che l’eliminazione di tali misure implica probabilmente
         il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio. Per contro, qualora importazioni vengano assoggettate
         ad un’inchiesta iniziale, anche se il suo avvio presuppone l’esistenza di elementi di prova sufficienti a giustificare l’apertura
         di un siffatto procedimento, il suo oggetto consiste appunto nell’accertare l’esistenza, il grado e l’effetto di qualsiasi
         asserito dumping [citata sentenza Europe Chemi-Con (Deutschland)/Consiglio, punto 50].
      
      67      Infatti, dall’art. 11, n. 2, del regolamento di base risulta che il mantenimento delle misure antidumping oltre la data in
         cui esse normalmente scadono è possibile solo qualora sia stato stabilito in sede di riesame che la scadenza delle misure
         «implica il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio». Ne consegue che le constatazioni effettuate
         dal Tribunale nella citata sentenza Aluminium Silicon Mill Products/Consiglio riguardo all’esistenza di un danno nell’ambito
         dell’esame della validità del regolamento n. 2229/2003 sono di per sé irrilevanti ai fini della valutazione della validità
         del regolamento n. 398/2004.
      
      68      In secondo luogo, il giudice del rinvio ritiene che esista una contraddizione tra, da un lato, la seconda frase del settantunesimo
         ‘considerando’ del regolamento n. 398/2004, in base alla quale il volume delle vendite e la quota di mercato dell’industria
         comunitaria sono «stagnati» dopo il 2000, e, dall’altro, le indicazioni relative al volume delle vendite nonché alla quota
         di mercato dell’industria comunitaria contenute nelle tabelle 6 e 8 del preambolo di detto regolamento. 
      
      69      Al riguardo occorre anzitutto ricordare che da detta tabella 6 emerge che tra il 1998 e il 2000 le vendite di silicio dell’industria
         comunitaria sono aumentate del 54%, mentre tali vendite, tra il 2000 e il periodo d’inchiesta, hanno registrato un aumento
         di circa il 2,1%. Inoltre, la tabella 8 di tale regolamento indica che la quota di mercato dell’industria comunitaria è passata
         dal 29,8% al 34,3% tra il 1998 e il 2000 e dal 34,3% al 36,7% tra il 2000 e il periodo d’inchiesta. 
      
      70      Ne risulta che, sebbene in effetti il volume delle vendite di silicio e la quota di mercato dell’industria comunitaria siano
         aumentati nel periodo d’inchiesta, resta cionondimeno il fatto che l’industria comunitaria, tenuto conto del notevole aumento
         del volume delle vendite tra il 1998 e il 2000, vale a dire nella misura del 54%, ha cessato di evolversi dal 2000 e può pertanto
         considerarsi stagnante. Di conseguenza, non c’è alcuna contraddizione tra, da un lato, le tabelle 6 e 8 del preambolo del
         regolamento n. 398/2004 e, dall’altro, il settantunesimo ‘considerando’ di detto regolamento.
      
      71      Si deve poi rilevare che dal settantaduesimo ‘considerando’ del regolamento n. 398/2004, il cui contenuto non è contestato,
         risulta che dal 2000 non si è rilevato alcun miglioramento effettivo nell’evoluzione dell’industria comunitaria. Parimenti,
         il settantatreesimo ‘considerando’ di tale regolamento, anch’esso non contestato, enuncia che tra il 2000 e il periodo d’inchiesta
         la situazione dell’industria comunitaria è peggiorata ed è divenuta molto precaria e vulnerabile durante detto periodo.
      
      72      Infine, in forza dell’art. 1, n. 2, del regolamento n. 2496/97, l’aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile alle
         importazioni di silicio metallico originario della Cina, dazio non corrisposto, era del 49%. Pertanto, è verosimile che le
         quote di mercato delle importazioni cinesi di silicio erano meno elevate di quanto lo sarebbero state in mancanza d’imposizione
         dei dazi antidumping. In tale contesto, dato che dal settantaquattresimo ‘considerando’ del regolamento n. 398/2004, il cui
         contenuto non è contestato, emerge che il volume delle importazioni oggetto di dumping dalla Cina è notevolmente aumentato
         durante il periodo compreso tra il 1° gennaio 1998 e la fine del periodo d’inchiesta, e che è probabile che, senza le misure
         antidumping allora in vigore, grossi quantitativi del prodotto sarebbero stati inviati sul mercato comunitario a prezzi molto
         bassi, sottoquotando i prezzi dell’industria comunitaria, il Consiglio ha giustamente concluso per l’esistenza di un rischio
         elevato per l’industria comunitaria nel caso d’importazioni cinesi di silicio in mancanza d’imposizione di dazi antidumping.
      
      73      Ciò considerato, il Consiglio, nel concludere che vi sarà probabilmente una reiterazione di un pregiudizio per l’industria
         comunitaria in caso di eliminazione delle misure antidumping, non ha commesso alcun manifesto errore di valutazione.
      
       Sul mantenimento dell’aliquota del dazio antidumping 
      74      Il giudice del rinvio chiede se il mantenimento da parte dell’art. 1, n. 2, del regolamento n. 398/2004 dell’aliquota del
         dazio antidumping al 49% sia compatibile con l’art. 9, n. 4, ultima frase, del regolamento di base, mentre il margine di dumping,
         il quale era del 68,1% in base al ventiquattresimo ‘considerando’ del regolamento n. 2496/97, era soltanto del 12,5% in forza
         del ventisettesimo ‘considerando’ del regolamento n. 398/2004.
      
      75      Al riguardo, la Hoesch ha fatto valere che, secondo l’art. 9, n. 4, del regolamento di base, applicabile altresì ai riesami
         ai sensi dell’art. 11, n. 5, di detto regolamento, è vietato fissare un’aliquota doganale superiore al margine antidumping.
      
      76      Va rilevato che, come specificato ai punti 66 e 67 della presente sentenza, nell’ambito del riesame delle misure antidumping
         destinate a cessare, effettuato ai sensi dell’art. 11, n. 2, del regolamento di base, le autorità comunitarie devono solo
         accertare se la scadenza di tali misure implichi il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio,
         nel qual caso dette misure sarebbero lasciate in vigore. In caso contrario, le misure antidumping sono abrogate. Tale affermazione
         è confermata dal tenore letterale dell’art. 11, n. 6, di detto regolamento, in base al quale, se i riesami lo giustificano,
         le misure sono abrogate o lasciate in vigore in forza del n. 2 di tale articolo, mentre da detto n. 6 risulta che le misure
         possono essere non solo abrogate e mantenute, ma anche modificate in base ai nn. 3 e 4 di detto articolo. Di conseguenza,
         un riesame delle misure destinate a cessare non può comportare la modifica delle misure in vigore.
      
      77      Peraltro, l’art. 9, n. 4, ultima frase, del regolamento di base prevede un requisito secondo cui l’importo del dazio antidumping
         «non deve superare il margine di dumping accertato e dovrebbe essere inferiore a tale margine, qualora un importo inferiore
         sia sufficiente per eliminare il pregiudizio causato all’industria comunitaria». Orbene, considerata l’economia generale e
         gli obiettivi del sistema in cui tale articolo s’inserisce, quest’ultimo non è applicabile al procedimento previsto dall’art. 11,
         n. 2, di detto regolamento. Inoltre, come indicato al punto precedente della presente sentenza, le autorità comunitarie, nell’ambito
         del riesame delle misure antidumping effettuato in base all’art. 11, n. 2, del regolamento di base, possono solo lasciare
         in vigore o abrogare dette misure. 
      
      78      Nella fattispecie, le autorità comunitarie, all’esito di questo riesame, hanno concluso che la scadenza delle misure antidumping
         comporterebbe probabilmente la reiterazione del pregiudizio. Pertanto, il Consiglio, giustamente, e conformemente all’art. 11,
         nn. 2 e 6, del regolamento di base, ha deciso di mantenere l’aliquota del dazio antidumping del 49%.
      
      79      Alla luce di tutto quanto sopra considerato, occorre risolvere la seconda questione pregiudiziale nel senso che l’esame di
         quest’ultima non ha rivelato alcun elemento atto ad inficiare la validità del regolamento n. 398/2004.
      
       Sulle spese
      80      Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice
         del rinvio, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla
         Corte non possono dar luogo a rifusione.
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
      1)      La separazione, la frantumazione e la pulitura dei blocchi di silicio, nonché la vagliatura, la cernita e l’imballaggio finali
            dei granuli di silicio ottenuti dalla frantumazione, come effettuati nella causa principale, non costituiscono una trasformazione
            o una lavorazione che conferisce il carattere originario ai sensi dell’art. 24 del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre
            1992, n. 2913, che istituisce un codice doganale comunitario. 
      2)      L’esame della seconda questione pregiudiziale sottoposta dal giudice del rinvio non ha rivelato alcun elemento atto ad inficiare
            la validità del regolamento (CE) del Consiglio 2 marzo 2004, n. 398, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle
            importazioni di silicio originario della Repubblica popolare cinese.
      Firme
      * Lingua processuale: il tedesco.