CELEX: 62007CJ0370
Language: it
Date: 2009-10-01 00:00:00
Title: Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 1 ottobre 2009.#Commissione delle Comunità europee contro Consiglio dell'Unione europea.#Ricorso di annullamento - Definizione delle posizioni da adottare a nome della Comunità in un organismo istituito da un accordo - Obbligo di motivazione - Indicazione del fondamento giuridico - Quattordicesima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES).#Causa C-370/07.

Causa C‑370/07
      Commissione delle Comunità europee
      contro
      Consiglio dell’Unione europea
      «Ricorso di annullamento — Definizione delle posizioni da adottare a nome della Comunità in un organismo istituito da un accordo — Obbligo di motivazione — Indicazione del fondamento giuridico — Quattordicesima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora
         e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES)»
      
      Massime della sentenza
      1.        Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata — Riferimento al fondamento giuridico di un atto
      (Art. 253 CE)
      2.        Diritto comunitario — Principi — Certezza del diritto — Normativa comunitaria
      3.        Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata
      (Artt. 230 CE, 249 CE e 253 CE)
      4.        Comunità europee — Competenze di attribuzione — Competenze interne ed esterne — Obbligo di indicare il fondamento giuridico
            di un atto
      (Artt. 5, primo comma, CE, 133 CE e 175 CE)
      5.        Atti delle istituzioni — Indicazione del fondamento giuridico scelto
      (Artt. 133 CE, 175 CE e 300, n. 2, CE)
      1.        L’obbligo di motivazione, sancito all’art. 253 CE, implica che tutti gli atti di cui trattasi contengano un’esposizione dei
         motivi che hanno indotto l’istituzione ad emanarli, in modo che la Corte possa esercitare il proprio controllo e che sia gli
         Stati membri sia i terzi interessati conoscano le condizioni nelle quali le istituzioni comunitarie hanno fatto applicazione
         del Trattato. L’obbligo di indicare il fondamento giuridico di un atto fa parte del detto obbligo di motivazione. Anche se
         l’omissione del riferimento ad una precisa disposizione del Trattato non può costituire un vizio sostanziale qualora il fondamento
         giuridico di un atto possa essere determinato con il sostegno di altri suoi elementi, un siffatto riferimento esplicito è
         tuttavia indispensabile qualora, in sua mancanza, gli interessati e la Corte siano lasciati nell’incertezza circa il preciso
         fondamento giuridico.
      
      (v. punti 37-38, 56)
      2.        L’esigenza di certezza del diritto impone che qualsiasi atto che miri a produrre effetti giuridici tragga la propria forza
         vincolante da una disposizione del diritto comunitario che dev’essere espressamente indicata come fondamento giuridico e che
         prescrive la forma giuridica di cui il provvedimento dev’essere rivestito.
      
      (v. punto 39)
      3.        L’obbligo di motivazione, che è giustificato segnatamente dal controllo giurisdizionale che deve poter essere esercitato dalla
         Corte, dev’essere applicato ad ogni atto che può formare l’oggetto di un ricorso di annullamento, vale a dire a tutti i provvedimenti
         adottati dalle istituzioni intesi alla produzione di effetti giuridici obbligatori, a prescindere dalla loro forma.
      
      Una decisione del Consiglio che stabilisce la posizione da adottare a nome della Comunità in merito ad alcune proposte presentate
         alla quattordicesima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di
         flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione produce effetti giuridici obbligatori, in quanto stabilisce la posizione
         della Comunità per quanto riguarda i settori di sua competenza, e ha un carattere vincolante, da una parte, per il Consiglio
         e per la Commissione e, dall’altra, per gli Stati membri imponendo loro di difendere la detta posizione. Pertanto, tale decisione
         dev’essere motivata e deve, di conseguenza, indicare il fondamento giuridico sul quale essa è basata, in particolare, affinché
         la Corte possa esercitare il suo controllo giurisdizionale.
      
      (v. punti 42-45)
      4.        L’indicazione del fondamento giuridico di un atto comunitario s’impone alla luce del principio delle competenze di attribuzione
         sancito all’art. 5, primo comma, CE, secondo il quale la Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite
         e degli obiettivi che le sono assegnati dal Trattato sia per l’attività comunitaria interna sia per quella internazionale.
         A tal riguardo, la scelta del fondamento giuridico appropriato riveste un’importanza di natura costituzionale, dato che la
         Comunità, disponendo soltanto di competenze di attribuzione, deve ricondurre la detta decisione ad una disposizione del Trattato
         che la legittimi ad approvare un simile atto.
      
      Del resto, l’indicazione del fondamento giuridico determina la ripartizione delle competenze tra la Comunità e gli Stati membri.
      Per quanto concerne l’adozione da parte del Consiglio di una decisione che stabilisce la posizione da adottare a nome della
         Comunità in merito ad alcune proposte presentate alla quattordicesima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione
         sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione, l’applicazione del solo
         art. 175 CE o dell’art. 133 CE non avrebbe avuto le stesse implicazioni sulla ripartizione delle competenze tra la Comunità
         e gli Stati membri rispetto ad un’eventuale applicazione combinata di queste due disposizioni, dato che l’art. 133 CE conferisce
         una competenza esclusiva alla Comunità mentre l’art. 175 CE prevede una competenza condivisa tra la Comunità e gli Stati membri.
         L’omissione dell’indicazione di un fondamento giuridico è quindi suscettibile di generare confusione circa la natura della
         competenza della Comunità ed è tale da indebolire quest’ultima nella difesa della sua posizione al momento di negoziati internazionali.
      
      (v. punti 46-47, 49)
      5.        L’indicazione del fondamento giuridico riveste un’importanza particolare al fine di preservare le prerogative delle istituzioni
         comunitarie interessate dalla procedura di adozione di un atto. Quanto ad una decisione del Consiglio che stabilisce la posizione
         da adottare a nome della Comunità in merito ad alcune proposte presentate alla quattordicesima riunione della Conferenza delle
         Parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione,
         una siffatta indicazione può incidere sulle competenze del Parlamento, dato che gli artt. 133 CE, 175 CE e 300, n. 2, CE non
         attribuiscono a quest’ultimo lo stesso grado di partecipazione al momento dell’adozione di un atto. L’indicazione del fondamento
         giuridico è ugualmente necessaria al fine di determinare le modalità di voto in seno al Consiglio, poiché, a tal riguardo,
         l’art. 300, n. 2, primo comma, CE prevede che il Consiglio deliberi a maggioranza qualificata salvo, da una parte, quando
         l’accordo riguarda un settore per il quale è richiesta l’unanimità sul piano interno e, dall’altra, per gli accordi di cui
         all’art. 310 CE.
      
      (v. punto 48)
SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
      1° ottobre 2009 (*)
      
      «Ricorso di annullamento – Definizione delle posizioni da adottare a nome della Comunità in un organismo istituito da un accordo – Obbligo di motivazione – Indicazione del fondamento giuridico – Quattordicesima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora
         e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES)»
      
      Nella causa C‑370/07,
      avente ad oggetto il ricorso di annullamento, ai sensi dell’art. 230 CE, proposto il 2 agosto 2007,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. G. Valero Jordana e C. Zadra, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
      
      ricorrente,
      contro
      Consiglio dell’Unione europea, rappresentato dai sigg. J.‑P. Jacqué, F. Florindo Gijón e dalla sig.ra K. Michoel, in qualità di agenti,
      
      convenuto,
      sostenuto da:
      Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, rappresentato dalle sig.re E. Jenkinson e I. Rao, in qualità di agenti, assistite dal sig. D. Wyatt, QC, 
      
      interveniente,
      LA CORTE (Seconda Sezione),
      composta dal sig. C. W. A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. J.‑C. Bonichot, J. Makarczyk, L. Bay Larsen (relatore)
         e dalla sig.ra C. Toader, giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra J. Kokott
      cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 4 marzo 2009,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 23 aprile 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede l’annullamento della decisione del Consiglio dell’Unione
         europea 24 maggio 2007, che stabilisce la posizione da adottare a nome della Comunità europea in merito ad alcune proposte
         presentate alla quattordicesima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul commercio internazionale delle
         specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), organizzata a L’Aia (Paesi Bassi) dal 3 al 15 giugno 2007
         (in prosieguo: la «decisione impugnata»).
      
       Contesto normativo
      2        L’art. 253 CE dispone quanto segue:
      
      «I regolamenti, le direttive e le decisioni, adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio, nonché detti
         atti adottati dal Consiglio o dalla Commissione sono motivati e fanno riferimento alle proposte o ai pareri obbligatoriamente
         richiesti in esecuzione del presente Trattato».
      
      3        Ai sensi dell’art. 300, n. 2, CE, come modificato dal Trattato di Nizza:
      
      «Fatte salve le competenze riconosciute alla Commissione in questo settore, la firma, eventualmente accompagnata da una decisione
         riguardante l’applicazione provvisoria prima dell’entrata in vigore, e la conclusione degli accordi sono decise dal Consiglio,
         che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione. Il Consiglio delibera all’unanimità quando l’accordo
         riguarda un settore per il quale è richiesta l’unanimità sul piano interno, nonché per gli accordi di cui all’articolo 310.
      
      In deroga alle norme previste dal paragrafo 3, si applicano le stesse procedure alle decisioni volte a sospendere l’applicazione
         di un accordo e allo scopo di stabilire le posizioni da adottare a nome della Comunità in un organismo istituito da un accordo,
         se tale organismo deve adottare decisioni che hanno effetti giuridici, fatta eccezione per le decisioni che integrano o modificano
         il quadro istituzionale dell’accordo.
      
      Il Parlamento europeo è immediatamente e pienamente informato di qualsiasi decisione, adottata a norma del presente paragrafo,
         relativa all’applicazione provvisoria o alla sospensione di accordi, ovvero alla definizione della posizione della Comunità
         nell’ambito di un organismo istituito da un accordo».
      
       Fatti
      4        La Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione, sottoscritta
         il 3 marzo 1973 a Washington (in prosieguo: la «CITES»), è entrata in vigore il 1° luglio 1975. Essa ha per obiettivo la tutela
         delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione, principalmente limitandone o regolamentandone il commercio.
      
      5        La Comunità non è Parte contraente della CITES. Essa gode dello status di osservatore alle Conferenze delle Parti. Tuttavia,
         dal 1982, adotta autonomamente misure che hanno per oggetto l’esecuzione, all’interno della Comunità, degli obblighi degli
         Stati membri risultanti dalla CITES.
      
      6        Lo strumento adottato più recentemente ai fini dell’autonoma attuazione della CITES è il regolamento (CE) del Consiglio 9 dicembre 1996,
         n. 338/97, relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio
         (GU 1997, L 61, pag. 1). Esso è stato adottato sulla base dell’art. 130 S, n. 1, del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica,
         art. 175, n. 1, CE).
      
      7        Il 4 aprile 2007, la Commissione ha trasmesso al Consiglio una proposta per l’adozione della decisione impugnata, la quale
         proposta faceva riferimento, quanto al fondamento giuridico di tale decisione, da una parte, agli artt. 175, n. 1, CE e 133 CE
         e, dall’altra, all’art. 300, n. 2, secondo comma, CE. 
      
      8        Il 24 maggio 2007, il Consiglio ha adottato la decisione impugnata, la quale non menziona il fondamento giuridico sul quale
         è basata.
      
      9        Con lettera del 14 giugno 2007, il Consiglio ha trasmesso la detta decisione al Parlamento.
      
      10      La decisione impugnata ha il seguente tenore:
      
      «Articolo 1
      La posizione della Comunità, per quanto riguarda i settori di sua competenza, espressa dagli Stati membri agendo congiuntamente
         nell’interesse della Comunità alla [14a riunione della Conferenza delle Parti della CITES], è conforme agli allegati alla presente decisione.
      
      Articolo 2
      Qualora le nuove informazioni scientifiche o tecniche presentate dopo l’adozione della presente decisione e prima o durante
         la [14a riunione della Conferenza delle Parti della CITES] possano influenzare la posizione di cui all’articolo 1, o nel caso in
         cui nel corso della riunione vengano presentate nuove proposte che non costituiscono ancora oggetto di una posizione della
         Comunità, la posizione di quest’ultima per quanto riguarda i settori di sua competenza viene definita mediante un coordinamento
         in loco prima che la proposta venga messa ai voti della [Conferenza delle Parti]».
      
       Conclusioni delle parti e procedura
      11      La Commissione chiede che la Corte voglia:
      
      –        annullare la decisione impugnata, e
      –        condannare il Consiglio alle spese.
      12      Il Consiglio chiede che la Corte voglia:
      
      –        respingere il ricorso;
      –        in subordine, per l’eventualità in cui la Corte ritenga di dover annullare la decisione impugnata, accertare la persistenza
         dei suoi effetti, e
      
      –        condannare la Commissione alle spese.
      13      Con ordinanza del presidente della Corte 20 novembre 2007, è stato autorizzato l’intervento del Regno Unito di Gran Bretagna
         e Irlanda del Nord a sostegno del Consiglio.
      
       Sul ricorso
       Sulla ricevibilità
      14      Il Consiglio sostiene, a titolo di osservazione preliminare di natura procedurale, che il ricorso è privo di oggetto avendo
         la decisione impugnata già esplicato tutti i suoi effetti giuridici dato che la posizione della Comunità in essa contenuta
         è stata espressa in occasione della Conferenza delle Parti della CITES tenutasi a L’Aia dal 3 al 15 giugno 2007. 
      
      15      La Commissione, la quale precisa che la proposizione del presente ricorso è finalizzata a far sì che la Corte pronunci una
         sentenza atta ad impedire che, in futuro, nel contesto della Conferenza delle Parti della CITES, il Consiglio adotti decisioni
         che non menzionino il loro fondamento giuridico, sostiene che il ricorso è ricevibile. 
      
      16      A tal riguardo, va rammentato che la Commissione non deve provare un interesse ad agire per proporre un ricorso di annullamento
         avverso decisioni di questo tipo (v., in tale senso, sentenza 26 marzo 1987, causa 45/86, Commissione/Consiglio, Racc. pag. 1493,
         punto 3).
      
      17      Occorre, inoltre, osservare che la Corte ha già dichiarato ricevibili ricorsi diretti all’annullamento di un atto che era
         già stato eseguito o che non era più applicabile al momento della proposizione del ricorso (v. sentenze 24 giugno 1986, causa 53/85,
         AKZO Chemie e AKZO Chemie UK/Commissione, Racc. pag. 1965, punto 21, e 26 aprile 1988, causa 207/86, Apesco/Commissione, Racc. pag. 2151,
         punto 16).
      
      18      Conseguentemente, il ricorso è ricevibile.
      
       Nel merito
       Argomenti delle parti
      19      La Commissione invoca un unico motivo a sostegno del suo ricorso, relativo alla violazione dell’obbligo di motivazione di
         cui all’art. 253 CE, in ragione del fatto che la decisione impugnata non menziona il fondamento giuridico sul quale essa è
         basata.
      
      20      La Commissione sottolinea di aver proposto di adottare, come fondamento giuridico sostanziale della decisione impugnata, il
         combinato disposto degli artt. 133 CE e 175 CE, dato che, nell’ambito della CITES, la regolamentazione del commercio delle
         specie e la conservazione di queste ultime hanno pari importanza. La mancata indicazione di questo duplice fondamento giuridico
         avrebbe privato le istituzioni comunitarie interessate e gli Stati membri di indicazioni in merito alle loro rispettive competenze
         e, quindi, al loro rispettivo ruolo nell’ambito della Conferenza delle Parti della CITES. La circostanza che il regolamento
         n. 338/97 sia basato unicamente sull’art. 175 CE, e non sul combinato disposto degli artt. 133 CE e 175 CE, sarebbe priva
         di pertinenza in quanto la determinazione del fondamento giuridico di un atto dev’essere operata alla luce del suo scopo e
         del suo contenuto proprio, e non alla luce del fondamento giuridico scelto per l’adozione di altri atti comunitari simili.
         
      
      21      Quanto al fondamento giuridico procedurale, la Commissione afferma che solo una decisione del Consiglio che si basi sull’art. 300,
         n. 2, secondo comma, CE può costituire lo strumento normativo appropriato per definire una posizione della Comunità quando
         si deve adottare una decisione della Conferenza delle Parti della CITES munita di effetti giuridici e che l’acquis comunitario
         può essere pregiudicato in conseguenza di tale adozione. L’omissione del detto fondamento avrebbe causato grande incertezza
         circa la procedura realmente seguita dal Consiglio e avrebbe pregiudicato le prerogative del Parlamento. 
      
      22      Richiamando la citata sentenza Commissione/Consiglio, la Commissione fa anche valere che il fondamento giuridico della decisione
         impugnata non può essere dedotto da altri elementi di quest’ultima. Del resto, il Consiglio avrebbe evitato ogni riferimento
         al Trattato nella decisione impugnata. 
      
      23      La Commissione contesta l’argomento del Consiglio relativo al fatto che la decisione impugnata non sarebbe una decisione ai
         sensi dell’art. 249 CE. Essa rileva, a tal proposito, che la distinzione tra i due tipi di decisioni effettuata dal Consiglio
         sulla base dell’impiego di due termini differenti nella versione tedesca del Trattato («Beschluß» e «Entscheidung» per «decisione»),
         il quale si presenterebbe solo in altre due versioni linguistiche del Trattato, vale a dire nella versione olandese («beschikking»
         e «besluit») e in quella slovena («odlocba» e («sklep»), non ha un fondamento nel Trattato. Invero, quest’ultimo non stabilirebbe
         una distinzione tra le decisioni di cui all’art. 253 CE e le altre decisioni. Essa sottolinea che gli atti menzionati all’art. 300,
         n. 2, secondo comma, CE sono designati con il termine «decisioni» e che, in particolare, le versioni inglese e francese del
         Trattato, considerate nel rispettivo contesto, sono conformi a tale terminologia. 
      
      24      La mancata menzione del fondamento giuridico della decisione impugnata non può essere giustificata, secondo la Commissione,
         dal fatto che tale decisione è indirizzata unicamente alle parti che hanno partecipato alla sua adozione, poiché è necessario
         preservare le prerogative delle istituzioni e non ostacolare il controllo giurisdizionale esercitato dalla Corte. 
      
      25      La Commissione contesta la pertinenza, nel caso di specie, del richiamo della sentenza 31 marzo 1971, causa 22/70, Commissione/Consiglio,
         detta «AETS» (Racc. pag. 263), la quale riguardava taluni «negoziati del Consiglio», mentre, nella presente causa, viene in
         questione una decisione del Consiglio adottata ai sensi dell’art. 300, n. 2, secondo comma, CE ed esplicitamente menzionata
         all’art. 253 CE. La Commissione precisa che, invece, nella causa che ha dato luogo alla citata sentenza AETS, veniva in questione
         un atto adottato alla luce delle circostanze molto particolari del caso di specie, considerato valido dalla Corte unicamente
         in tali circostanze, e al quale la Commissione aveva dato il suo consenso. 
      
      26      La Commissione sostiene che la mancata menzione del fondamento giuridico della decisione impugnata non costituisce un vizio
         meramente formale in quanto, secondo la Corte, la scelta del fondamento giuridico appropriato riveste un’importanza di natura
         costituzionale (parere 6 dicembre 2001, 2/00, Racc. pag. I‑9713, punto 5), sicché una tale lacuna costituisce una violazione
         che pregiudica l’equilibrio costituzionale determinato dal Trattato tra le istituzioni e tra la Comunità e gli Stati membri.
         Inoltre, il Consiglio avrebbe deliberatamente eliminato la menzione del fondamento giuridico in parola, facendo così intendere
         che esso non approvava la necessità di citarlo espressamente. 
      
      27      Peraltro, la procedura prevista all’art. 300, n. 2, secondo comma, CE non sarebbe stata rispettata dato che la decisione impugnata
         sarebbe stata trasmessa al Parlamento solo tre settimane dopo la sua adozione, ossia il 14 giugno 2007, di modo che tale trasmissione
         tardiva avrebbe pregiudicato le prerogative del Parlamento. 
      
      28      Infine, la Commissione contesta la pertinenza delle ulteriori osservazioni del Consiglio in merito alla prassi relativa alla
         definizione delle posizioni comunitarie e rammenta che, secondo la giurisprudenza, una mera prassi del Consiglio non vale
         a derogare a norme del Trattato (sentenza 23 febbraio 1988, causa 68/86, Regno Unito/Consiglio, Racc. pag. 855, punto 24).
      
      29      Il Consiglio adduce, come argomento principale, che, nel caso di specie, esso non era tenuto a citare il fondamento giuridico
         della decisione impugnata in quanto quest’ultima è una decisione sui generis, designata in tedesco con il termine «Beschluß»,
         adottata dal Consiglio nell’ambito delle relazioni esterne della Comunità, conformemente all’art. 300, n. 2, secondo comma,
         CE. Tale decisone dovrebbe essere distinta dalla decisione, designata con il termine tedesco «Entscheidung», di cui agli artt. 249 CE e
         253 CE. 
      
      30      Esso spiega che, poiché la decisione impugnata ha un’incidenza unicamente sulle relazioni tra la Comunità e gli Stati membri
         nonché sui rapporti tra le istituzioni e non ha quindi alcun effetto sui diritti ed obblighi legali di terzi quali le persone
         fisiche o le società, l’obbligo di motivazione non avrebbe ragione di esistere poiché la detta decisione si rivolge solo alle
         parti che hanno partecipato alla sua adozione. Come la Corte ha dichiarato nella citata sentenza AETS, che riguardava taluni
         «negoziati del Consiglio» in vista della conclusione di un accordo internazionale, la decisione impugnata sarebbe un «Beschluß»
         e, in quanto tale, non figurerebbe nell’elenco tassativo degli atti soggetti all’obbligo di motivazione. 
      
      31      Come argomento sussidiario, il Consiglio adduce, richiamando la sentenza 14 dicembre 2004, causa C‑210/03, Swedish Match (Racc. pag. I‑11893,
         punto 44), che il mancato riferimento, in un atto, al suo fondamento giuridico costituisce solo un vizio meramente formale.
         La mancanza di un siffatto riferimento nella decisione impugnata non avrebbe avuto infatti alcuna incidenza sulla procedura
         applicabile per la sua adozione poiché, nel caso di specie, la procedura prevista all’art. 300, n. 2, secondo comma, CE sarebbe
         stata rispettata. Il Consiglio precisa, a tal riguardo, che tale disposizione prescrive unicamente una trasmissione della
         decisione interessata al Parlamento a fini informativi, ma che essa non prevede alcun termine e non lo obbliga in alcun modo
         a sottoporre tale decisione ad un controllo parlamentare. 
      
      32      Quanto al duplice fondamento giuridico sostanziale proposto dalla Commissione, il Consiglio sostiene che, essendo stato il
         regolamento n. 338/97 adottato sulla base del solo art. 130 S del Trattato, non si sarebbe potuta raggiungere all’interno
         del Consiglio la maggioranza qualificata necessaria ad adottare il fondamento giuridico così proposto.
      
      33      Secondo il Consiglio, si doveva adottare una posizione della Comunità conformemente alle procedure previste dal Trattato prima
         dell’inizio della 14a riunione della Conferenza delle Parti della CITES. La mancata menzione del fondamento giuridico della decisione impugnata
         non avrebbe avuto alcuna incidenza sulla procedura che ha condotto all’adozione della stessa, sulla natura vincolante di tale
         decisione, sugli stessi negoziati svoltisi all’interno della detta Conferenza, né sul ruolo svolto dalla Commissione e dagli
         Stati membri in tali negoziati. Il Consiglio precisa che il ruolo della Commissione in questi ultimi era determinato – e limitato
         – dal fatto che la Comunità non è una Parte contraente della CITES e non dalla mancata menzione del fondamento giuridico della
         decisione impugnata. 
      
      34      Il Consiglio sottolinea che la mancata menzione del fondamento giuridico della decisione impugnata non ha neppure avuto un’incidenza
         sull’adozione dell’atto comunitario interno corrispondente in quanto l’art. 19 del regolamento n. 338/97 prevede che l’adozione,
         in particolare, di modifiche degli allegati di tale regolamento in seguito a decisioni della Conferenza delle Parti e a decisioni
         del Comitato permanente della CITES è soggetta ad una procedura di comitatologia. 
      
      35      Il Consiglio fa poi osservare che la prassi in materia di determinazione delle posizioni della Comunità è molto varia e continua
         ad esserlo dall’entrata in vigore del Trattato di Nizza. Da una parte, esisterebbero decisioni del Consiglio che considerano
         o solo il fondamento giuridico sostanziale o solo l’art. 300, n. 2, secondo comma, CE. Dall’altra, non sarebbe inconsueto
         che le posizioni della Comunità siano determinate dall’approvazione diretta, da parte del Consiglio, del testo in ordine al
         quale la posizione dev’essere adottata, senza che tale approvazione sia accompagnata da una decisione sui generis. In questi
         ultimi casi, il Consiglio avrebbe sempre deliberato su proposta della Commissione, tenendo conto della forma da essa prospettata.
      
      36      Il Regno Unito, che supporta l’intera argomentazione del Consiglio, aggiunge che l’art. 300, n. 2, secondo comma, CE non contiene
         alcuna disposizione che implichi, nella materia in questione, la sostituzione agli atti sui generis di decisioni ai sensi
         dell’art. 249 CE. Inoltre, la partecipazione della Commissione alla procedura che ha condotto all’adozione della decisione
         impugnata nonché ai negoziati relativi alla CITES avrebbe offerto a quest’ultima istituzione tutte le garanzie giuridiche
         che l’art. 253 CE mira ad assicurare ai terzi. Gli atti sui generis darebbero alla Comunità la flessibilità necessaria ad
         una partecipazione efficace negli organismi istituiti da accordi internazionali e sarebbe contrario agli interessi della Comunità
         imporre al Consiglio di precisare il fondamento giuridico di ogni decisione del tipo di quella in questione nella causa principale.
         Il Regno Unito precisa che il fatto che sul Consiglio non incomba un rigoroso obbligo di menzionare il fondamento giuridico
         di un atto sui generis, conformemente all’art. 253 CE, non significa che esso debba astenersi dal farne menzione.
      
       Giudizio della Corte
      37      Preliminarmente va ricordato che, secondo una giurisprudenza costante, l’obbligo di motivazione, sancito all’art. 253 CE,
         implica che tutti gli atti di cui trattasi contengano un’esposizione dei motivi che hanno indotto l’istituzione ad emanarli,
         in modo che la Corte possa esercitare il proprio controllo e che sia gli Stati membri sia i terzi interessati conoscano le
         condizioni nelle quali le istituzioni comunitarie hanno fatto applicazione del Trattato (v., in tal senso, in particolare,
         sentenza 17 maggio 1994, causa C‑41/93, Francia/Commissione, Racc. pag. I‑1829, punto 34).
      
      38      Dalla giurisprudenza della Corte deriva che l’obbligo di indicare il fondamento giuridico di un atto fa parte dell’obbligo
         di motivazione (v., in particolare, sentenze Commissione/Consiglio, cit., punto 9, e 20 settembre 1988, causa 203/86, Spagna/Consiglio,
         Racc. pag. 4563, punti 36‑38).
      
      39      La Corte ha anche affermato che l’esigenza di certezza del diritto impone che qualsiasi atto che miri a produrre effetti giuridici
         tragga la propria forza vincolante da una disposizione del diritto comunitario che dev’essere espressamente indicata come
         fondamento giuridico e che prescrive la forma giuridica di cui il provvedimento dev’essere rivestito (sentenza 16 giugno 1993,
         causa C‑325/91, Francia/Commissione, Racc. pag. I‑3283, punto 26).
      
      40      È alla luce di tali considerazioni che si deve determinare se la decisione impugnata abbia potuto essere validamente adottata
         senza che fosse menzionato il suo fondamento giuridico. A tal fine, si deve esaminare se tale decisione sia soggetta all’obbligo
         di motivazione e se essa debba, di conseguenza, indicare il fondamento giuridico. 
      
      41      A sostegno delle loro rispettive tesi, le parti presentano in primo luogo argomenti di carattere terminologico rifacendosi
         alle differenti versioni linguistiche dell’art. 300, n. 2, CE. La Commissione fa valere che la decisione impugnata è una decisione
         ai sensi dell’art. 249 CE, designata in tedesco con il termine «Entscheidung», e che essa deve, di conseguenza, essere motivata.
         Il Consiglio, sostenuto dal Regno Unito, ritiene invece che si tratti di una decisione sui generis, designata in tedesco dal
         termine «Beschluß», che non viene considerata dall’art. 253 CE. 
      
      42      A tal riguardo, va constatato che la qualificazione della decisione impugnata come decisione ai sensi dell’art. 249 CE o come
         decisione sui generis non è determinante nel caso di specie al fine di decidere se essa debba essere soggetta all’obbligo
         di motivazione. Invero, tale obbligo, che è giustificato segnatamente dal controllo giurisdizionale che deve poter essere
         esercitato dalla Corte, dev’essere applicato ad ogni atto che può formare l’oggetto di un ricorso di annullamento. Secondo
         una giurisprudenza costante, costituiscono atti impugnabili ai sensi dell’art. 230 CE tutti i provvedimenti adottati dalle
         istituzioni intesi alla produzione di effetti giuridici obbligatori, a prescindere dalla loro forma (v., in particolare, sentenze
         AETS, cit., punto 42; 11 novembre 1981, causa 60/81, IBM/Commissione, Racc. pag. 2639, punto 9, e 17 luglio 2008, causa C‑512/06 P,
         Athinaïki Techniki/Commissione, Racc. pag. I‑5829, punto 42). Ne consegue che, in linea di principio, ogni atto avente effetti
         giuridici è soggetto all’obbligo di motivazione.
      
      43      Nel caso di specie, ai sensi del suo art. 1, la decisione impugnata stabilisce la posizione della Comunità, per quanto riguarda
         i settori di sua competenza, che sarà espressa dagli Stati membri agendo congiuntamente nell’interesse della Comunità alla
         14a riunione della Conferenza delle Parti della CITES.
      
      44      La decisione impugnata è quindi un atto che produce effetti giuridici obbligatori, in quanto stabilisce la posizione della
         Comunità nell’ambito della detta 14a riunione, e ha un carattere vincolante, da una parte, per il Consiglio e per la Commissione e, dall’altra, per gli Stati
         membri imponendo loro di difendere la detta posizione.
      
      45      Ne consegue che la decisione impugnata dev’essere motivata e deve, di conseguenza, indicare il fondamento giuridico sul quale
         essa è basata, in particolare, affinché la Corte possa esercitare il suo controllo giurisdizionale.
      
      46      L’indicazione del detto fondamento giuridico s’impone anche alla luce del principio delle competenze di attribuzione sancito
         all’art. 5, primo comma, CE, secondo il quale la Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite e degli
         obiettivi che le sono assegnati dal Trattato sia per l’attività comunitaria interna sia per quella internazionale (v. parere
         28 marzo 1996, 2/94, Racc. pag. I‑1759, punto 24).
      
      47      Va rilevato a tal proposito che la Corte ha già affermato che la scelta del fondamento giuridico appropriato riveste un’importanza
         di natura costituzionale, dato che la Comunità, disponendo soltanto di competenze di attribuzione, deve ricondurre la decisione
         impugnata ad una disposizione del Trattato che la legittimi ad approvare un simile atto (v., in tal senso, parere 2/00, cit.,
         punto 5).
      
      48      L’indicazione del fondamento giuridico riveste anche un’importanza particolare al fine di preservare le prerogative delle
         istituzioni comunitarie interessate dalla procedura di adozione di un atto. Ad esempio, nella presente causa, una siffatta
         indicazione può incidere sulle competenze del Parlamento, dato che gli artt. 133 CE, 175 CE e 300, n. 2, CE non attribuiscono
         a quest’ultimo lo stesso grado di partecipazione al momento dell’adozione di un atto. Inoltre, l’indicazione del fondamento
         giuridico è necessaria al fine di determinare le modalità di voto in seno al Consiglio. Orbene, a tal riguardo, l’art. 300,
         n. 2, primo comma, CE prevede che il Consiglio delibera a maggioranza qualificata salvo, da una parte, quando l’accordo riguarda
         un settore per il quale è richiesta l’unanimità sul piano interno e, dall’altra, per gli accordi di cui all’art. 310 CE. 
      
      49      Del resto, l’indicazione del fondamento giuridico determina la ripartizione delle competenze tra la Comunità e gli Stati membri.
         Invero, nel caso di specie, l’applicazione del solo art. 175 CE o dell’art. 133 CE non avrebbe avuto le stesse implicazioni
         sulla ripartizione delle competenze tra la Comunità e gli Stati membri rispetto ad un’eventuale applicazione combinata di
         queste due disposizioni, dato che l’art. 133 CE conferisce una competenza esclusiva alla Comunità mentre l’art. 175 CE prevede
         una competenza condivisa tra la Comunità e gli Stati membri. L’omissione dell’indicazione di un fondamento giuridico è quindi
         suscettibile di generare confusione circa la natura della competenza della Comunità ed è tale da indebolire quest’ultima nella
         difesa della sua posizione al momento di negoziati internazionali.
      
      50      La conclusione che la decisione impugnata avrebbe dovuto menzionare il fondamento giuridico sul quale essa è basata non può
         essere messa in discussione dagli argomenti invocati dal Consiglio e dal Regno Unito.
      
      51      Quanto, in primo luogo, all’argomento del Consiglio relativo alla citata sentenza AETS, si deve rilevare che la decisione
         impugnata e la deliberazione in questione in tale sentenza non sono state adottate in situazioni comparabili. Infatti, quest’ultima
         riguardava modalità appropriate di cooperazione al fine di assicurare con la maggiore efficacia possibile la difesa degli
         interessi della Comunità nella negoziazione e nella conclusione dell’Accordo europeo relativo al lavoro degli equipaggi dei
         veicoli che effettuano trasporti internazionali su strada, in un momento in cui l’attuazione della nuova ripartizione di competenze
         all’interno della Comunità poteva compromettere un esito fruttuoso dei negoziati. Si trattava dunque di un atto adottato nelle
         circostanze peculiari della causa che ha dato luogo alla citata sentenza AETS. Del tutto differente risulta la situazione
         nel presente caso di specie, avendo il Consiglio adottato una decisione conformemente all’art. 300, n. 2, secondo comma, CE.
      
      52      Quanto, in secondo luogo, all’argomento del Regno Unito secondo il quale un eccessivo formalismo disturberebbe seriamente
         l’efficacia della partecipazione della Comunità negli organismi istituiti da accordi internazionali, si deve notare, da una
         parte, che, se anche la necessità di una flessibilità dei mezzi di azione può indubbiamente rivestire una certa importanza
         nell’ambito di negoziati internazionali, nondimeno la Comunità dispone solo di competenze di attribuzione e può agire solo
         nei limiti di queste. Dall’altra, secondo una giurisprudenza costante, il requisito della motivazione viene valutato alla
         luce della natura dell’atto in questione e del suo contesto (v., in tal senso, sentenza 22 dicembre 2008, causa C‑333/07,
         Régie Networks, Racc. pag. I‑10807, punto 63 e giurisprudenza ivi citata). Di conseguenza, se è pur vero che una motivazione
         di tale atto, secondo i casi più o meno dettagliata, può rispondere alle eventuali difficoltà riscontrate al momento di negoziati
         internazionali, l’indicazione del suo fondamento giuridico non può tuttavia costituire un eccessivo sforzo di motivazione.
         L’indicazione del fondamento giuridico deve, pertanto, essere considerata, in linea di principio, come un dato minimo che
         consente di soddisfare il requisito della motivazione stante che la Comunità deve ricondurre l’atto adottato ad una disposizione
         del Trattato che la legittima a tal fine. 
      
      53      In terzo luogo, l’argomento, anch’esso invocato dal Regno Unito, relativo a scadenze vincolanti non può essere accolto. Disponendo
         la Comunità, infatti, solo di competenze di attribuzione, occorre determinare l’articolo del Trattato che le conferisce la
         sua competenza prima che essa agisca. Inoltre, menzionare il fondamento giuridico successivamente, in un atto diretto a dare
         esecuzione a livello comunitario alle modifiche apportate alla CITES, contrariamente a quanto sostiene il Consiglio, non può
         essere sufficiente a rispettare l’obbligo di motivazione, poiché la motivazione di un atto deve figurare in esso (v. sentenze
         16 novembre 2000, causa C‑291/98 P, Sarrió/Commissione, Racc. pag. I‑9991, punti 73 e 75, e 21 gennaio 2003, causa C‑378/00,
         Commissione/Parlamento e Consiglio, Racc. pag. I‑937, punto 66). 
      
      54      Infine, non si può accogliere neanche l’argomento invocato dal Consiglio, secondo il quale, in passato, decisioni comparabili
         non avrebbero nemmeno menzionato il fondamento giuridico sul quale erano basate. Invero, a tal riguardo basti osservare che
         una mera prassi del Consiglio non vale a derogare a norme del Trattato e, di conseguenza, non può costituire un precedente
         che vincola le istituzioni della Comunità relativamente al corretto fondamento giuridico (sentenze Regno Unito/Consiglio,
         cit., punto 24, e 26 marzo 1996, causa C‑271/94, Parlamento/Consiglio, Racc. pag. I‑1689, punto 24). 
      
      55      Dalle considerazioni che precedono risulta che la decisione impugnata doveva, perlomeno, menzionare il fondamento giuridico
         sul quale essa è basata al fine di soddisfare l’obbligo di motivazione.
      
      56      Va, tuttavia, rammentato che l’omissione del riferimento ad una precisa disposizione del Trattato non può costituire un vizio
         sostanziale qualora il fondamento giuridico di un atto possa essere determinato con il sostegno di altri suoi elementi. Un
         siffatto riferimento esplicito è tuttavia indispensabile qualora, in sua mancanza, gli interessati e la Corte siano lasciati
         nell’incertezza circa il preciso fondamento giuridico (v. sentenza Commissione/Consiglio, cit., punto 9). 
      
      57      Nel caso di specie, il fondamento giuridico non può essere determinato sulla base di nessun elemento della decisione impugnata.
         Infatti, quest’ultima si limita a far riferimento alla proposta di decisione del Consiglio che la Commissione gli ha presentato.
         Il punto 1 della motivazione della decisione impugnata indica che la CITES è stata attuata nella Comunità mediante il regolamento
         n. 338/97. Quanto ai punti 2‑4 di tale motivazione, questi si limitano a rilevare che talune risoluzioni della Conferenza
         delle Parti della CITES possono influenzare la normativa comunitaria, che la Comunità non è ancora Parte contraente della
         CITES e che, qualora siano state adottate norme comunitarie per il raggiungimento degli obiettivi del Trattato, gli Stati
         membri non possono, fuori dall’ambito delle istituzioni comunitarie, assumere impegni atti ad incidere su tali norme o ad
         alterarne il campo di applicazione.
      
      58      Dalle memorie presentate dinanzi alla Corte risulta, inoltre, che la scelta del fondamento giuridico pertinente è stata oggetto
         di controversie in seno al Consiglio. A tal proposito, la Commissione ha analogamente rivelato, senza venir contraddetta al
         riguardo, che taluni Stati membri hanno formulato obiezioni rispetto al duplice fondamento giuridico sostanziale proposto
         dalla Commissione, preferendo molti di loro adottare il solo art. 175 CE, mentre altri Stati membri hanno manifestato il loro
         dissenso quanto al fondamento giuridico procedurale proposto, consistente nell’art. 300, n. 2, secondo comma, CE.
      
      59      Del resto, il Consiglio afferma che, nell’adottare la decisione impugnata, esso ha agito conformemente alla procedura di cui
         all’art. 300, n. 2, secondo comma, CE, ma che esso ha reputato non fosse indispensabile menzionare il fondamento giuridico
         procedurale. Esso precisa che non è stato possibile raggiungere un accordo in ordine al duplice fondamento giuridico sostanziale
         proposto dalla Commissione.
      
      60      Ne consegue che il fondamento giuridico della decisione impugnata non può essere chiaramente dedotto da quest’ultima e che
         la mancata menzione del fondamento giuridico si spiega per l’esistenza di dissensi in seno al Consiglio, perlomeno relativamente
         al fondamento giuridico sostanziale.
      
      61      Ciò considerato, contrariamente a quanto sostengono il Consiglio e il Regno Unito, la mancata menzione, nella decisione impugnata,
         di un fondamento giuridico non può essere considerata come un vizio meramente formale. 
      
      62      Ne consegue che la decisione impugnata dev’essere annullata a motivo della mancata menzione, nella stessa, del fondamento
         giuridico sul quale essa è basata.
      
       Sulla richiesta di conservare gli effetti della decisione impugnata
      63      Il Consiglio, sostenuto a tal riguardo dal Regno Unito, chiede alla Corte, nel caso in cui essa annullasse la decisione impugnata,
         di mantenerne in vigore gli effetti. La Commissione non si è opposta a tale richiesta.
      
      64      Ai sensi dell’art. 231, secondo comma, CE, la Corte può, ove lo reputi necessario, precisare gli effetti del regolamento annullato
         che devono essere considerati come definitivi. Tale disposizione può applicarsi per analogia anche ad una decisione, qualora
         esistano importanti ragioni di certezza del diritto, paragonabili a quelle che sorgono in caso di annullamento di taluni regolamenti,
         idonee a giustificare l’esercizio da parte della Corte del potere conferitole in tale ambito dall’art. 231, secondo comma,
         CE (sentenza 6 novembre 2008, causa C‑155/07, Parlamento/Consiglio, Racc. pag. I‑8103, punto 87 e giurisprudenza ivi citata).
      
      65      Va rilevato che la decisione impugnata era diretta a stabilire la posizione della Comunità in merito ad alcune proposte esaminate
         alla 14a riunione della conferenza delle Parti della CITES che si è tenuta a L’Aia dal 3 al 15 giugno 2007. In proposito è pacifico
         che tale posizione della Comunità è stata effettivamente espressa dagli Stati membri conformemente alla decisione impugnata.
      
      66      Alla luce di ciò, occorre mantenere in vigore, per ragioni di certezza del diritto, gli effetti della decisione impugnata,
         di cui viene pronunciato l’annullamento con la presente sentenza.
      
       Sulle spese
      67      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, il Consiglio, risultato soccombente, deve essere condannato alle spese.
         Ai sensi del n. 4, primo comma, dello stesso articolo, il Regno Unito, interveniente nel presente procedimento, sopporta le
         proprie spese. 
      
      Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      La decisione del Consiglio dell’Unione europea 24 maggio 2007, che stabilisce la posizione da adottare a nome della Comunità
            europea in merito ad alcune proposte presentate alla 14a riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche
            minacciate di estinzione (CITES), organizzata a L’Aia (Paesi Bassi) dal 3 al 15 giugno 2007, è annullata.
      2)      Gli effetti della decisione annullata sono mantenuti in vigore.
      3)      Il Consiglio dell’Unione europea è condannato alle spese.
      4)      Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopporta le proprie spese.
      Firme
      * Lingua processuale: l’inglese.