CELEX: 31994R1506
Language: it
Date: 1994-06-27 00:00:00
Title: REGOLAMENTO (CE) N. 1506/94 DELLA COMMISSIONE del 27 giugno 1994 che istituisce dazi antidumping provvisori sulle importazioni di soluzioni di urea e nitrato di ammonio originarie della Bulgaria e della Polonia

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31994R1506

REGOLAMENTO (CE) N. 1506/94 DELLA COMMISSIONE del 27 giugno 1994 che istituisce dazi antidumping provvisori sulle importazioni di soluzioni di urea e nitrato di ammonio originarie della Bulgaria e della Polonia  

Gazzetta ufficiale n. L 162 del 30/06/1994 pag. 0016 - 0024

REGOLAMENTO (CE) N. 1506/94 DELLA COMMISSIONE del 27 giugno 1994 che istituisce dazi antidumping provvisori sulle importazioni di soluzioni di urea e nitrato di ammonio originarie della Bulgaria e della PoloniaLA COMMISSIONE DELLE  COMUNITÀ EUROPEE,  visto il trattato che istituisce la Comunità europea,  visto il regolamento (CEE) n. 2423/88, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping o di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n.  522/94 (2), in particolare l'articolo 11,  sentito il comitato consultivo,  considerando quanto segue:   A. PROCEDIMENTO  (1) Nel maggio 1993, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (3), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di soluzioni di urea e  nitrato di ammonio originarie della Bulgaria e della Polonia, di cui al codice NC 3102 80 00.  (2) L'avviso è stato pubblicato in seguito alla presentazione di una denuncia da parte dell'Associazione dei produttori europei di concimi (EFMA), presumibilmente per conto dei produttori che rappresentano una parte considerevole della produzione  comunitaria globale. La denuncia conteneva elementi di prova delle pratiche di dumping e del conseguente pregiudizio che sono state considerate sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.  (3) La Commissione ha ufficialmente informato i produttori e gli esportatori dei paesi esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti dei paesi esportatori e il denunziante. Le parti direttamente interessate hanno avuto la  possibilità di comunicare le loro osservazioni per iscritto e di chiedere audizioni.  (4) I produttori polacchi, un esportatore polacco, un produttore e un esportatore della Bulgaria, le società denunzianti e due importatori hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto.  (5) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione preliminare dei fatti e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:  a) Produttori comunitari DSM AGRO BV, Paesi Bassi Grande Paroisse SA, Francia Hydro Agri Rostock GmbH, Germania Hydro Agri Sluiski BV, Paesi Bassi Hydro Azote, Francia Kemira BV, Paesi Bassi Stickstoffwerke AG, Germania b) Produttori ed esportatori della Polonia CIECH, Varsavia Zaklady Azotowe Kedzierzyn, Kedzierzyn (ZAK) Zaklady Azotowe Pulawy, Pulawy (ZAP) c) Produttori situati nei paesi di riferimento Duslo Statny Podnik, Duslo, Repubblica slovacca Severoceske Chemicke Zavody, Lovosice, Repubblica ceca (6) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1o aprile 1992 e il 31 marzo 1993.  (7) Riguardo all'apertura del procedimento antidumping, l'esportatore bulgaro ha affermato che la Commissione aveva avviato illegalmente la presente inchiesta per tutto il territorio della Comunità. A questo proposito è stato affermato che nel periodo  dell'inchiesta le esportazioni dalla Bulgaria erano destinate unicamente ad uno Stato membro, ovvero la Francia e che i produttori francesi hanno venduto i loro prodotti unicamente sul mercato interno, nel quale le importazioni del prodotto in questione  da parte di società situate in altri Stati membri erano limitate. Secondo l'esportatore bulgaro la Commissione avrebbe quindi dovuto esaminare gli effetti delle importazioni dalla Bulgaria unicamente per quanto riguarda detto Stato membro, ai sensi  dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88 (regolamento di base).  (8) A questo proposito la Commissione osserva che le importazioni dalla Bulgaria, che nel periodo di riferimento erano destinate unicamente ad uno Stato membro, nei precedenti periodi di dodici mesi erano state effettuate anche in altri Stati membri.  Inoltre, contrariamente a quanto afferma l'esportatore bulgaro, il mercato dello Stato membro in questione è approvvigionato in misura significativa dai produttori situati in altri Stati membri. La Commissione conferma quindi che l'inchiesta sugli  effetti delle esportazioni dalla Bulgaria presumibilmente oggetto di dumping deve riguardare tutto il territorio della Comunità.   B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE  (9) Il prodotto di cui trattasi è la soluzione di urea e di nitrato di ammonio, ovvero un miscuglio di urea e di nitrato di ammonio in soluzione acquosa.  Il prodotto, utilizzato come fertilizzante azotato in agricoltura, ha un tenore di azoto compreso tra il 28 % e il 32 %. In diverse regioni geografiche della Comunità si utilizzano tradizionalmente soluzioni aventi differenti tenori di azoto, ma non  esistono differenze essenziali in termini di caratteristiche fisiche e di applicazioni.  (10) La denuncia e l'avviso di apertura coprono le soluzioni di diverse qualità corrispondenti alla definizione di cui al punto 9. Il prodotto ottenuto in Bulgaria e in Polonia ed esportato da tali paesi è simile a quello dell'industria comunitaria e  presenta, tra l'altro, le stesse caratteristiche tecniche e fisiche e le stesse applicazioni.   C. DUMPING  a) Aspetti generali (11) Per quanto riguarda la determinazione del dumping, tanto la Polonia quanto la Repubblica ceca e la Repubblica slovacca, che sono state utilizzate come paesi analoghi per la Bulgaria (vedi punto 24), sono state considerate paesi ad economia di  mercato. Il valore normale e, secondo i casi, gli adeguamenti ai prezzi all'esportazione relativi, per esempio, ai costi di trasporto, sono stati pertanto stabiliti in base ai dati attinenti ai prezzi di vendita dei produttori sul mercato interno oppure  ai rispettivi costi.  b) Polonia 1) Valore normale (12) Nel corso dell'inchiesta la Commissione ha stabilito che nel periodo dell'inchiesta e negli anni precedenti i produttori e l'esportatore della Polonia non hanno venduto il prodotto in esame sul mercato interno.  Il valore normale è stato quindi costruito a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base, in funzione di tutti i costi di fabbricazione fissi e variabili sostenuti dai produttori, ai quali è stato aggiunto un  importo per le spese generali, amministrative e di vendita e un adeguato margine di profitto. In mancanza di vendite del prodotto in esame sul mercato interno e ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base, gli  importi relativi alle spese generali, amministrative e di vendita e al profitto sono stati calcolati in funzione delle vendite effettuate dai produttori sul mercato interno nello stesso settore, ovvero nel settore dei fertilizzanti. I due produttori  avevano venduto quantitativi sostanziali di fertilizzanti sul mercato interno nel periodo dell'inchiesta.  (13) Un produttore ha applicato alcuni adeguamenti al costo di fabbricazione ai fini del calcolo del costo di produzione da comunicare alla Commissione nell'ambito dell'inchiesta antidumping. Il produttore non ha tuttavia potuto giustificare tali  adeguamenti, né fornire alcuna documentazione a sostegno. La Commissione, nella fase provvisoria dell'inchiesta e ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base, ha pertanto deciso di utilizzare il costo di fabbricazione del  produttore in questione calcolato nella contabilità dei costi interna per determinare il corrispondente valore normale.  L'altro produttore non ha inserito nel costo di produzione comunicato le spese di finanziamento che erano state sostenute. La Commissione, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base ha tenuto conto di queste spese ai fini  del calcolo del valore normale relativo al produttore in questione.  2) Prezzo all'esportazione (14) I due produttori polacchi hanno venduto il prodotto per l'esportazione nella Comunità attraverso due canali di vendita:  - direttamente ad importatori indipendenti nella Comunità e - indirettamente attraverso l'esportatore situato in Polonia.  L'esportatore ha effettuato tutte le esportazioni di prodotti chimici prima della liberalizzazione del mercato polacco, iniziata nel 1989. Nel periodo di riferimento l'esportatore ha realizzato una parte delle esportazioni complessive dei due  produttori.  Per un produttore il volume dei prodotti esportati indirettamente corrispondeva ad una percentuale relativamente poco elevata delle esportazioni complessive. La Commissione ha quindi concluso che era opportuno calcolare il prezzo all'esportazione  unicamente in base alle restanti vendite, effettuate direttamente nella Comunità.  Per l'altro produttore il volume dei prodotti esportati indirettamente costituiva una parte considerevole delle esportazioni totali. Il prezzo all'esportazione è stato pertanto stabilito tenendo conto dei prezzi applicati per le transazioni di vendita  dirette con importatori indipendenti nella Comunità, nonché delle vendite all'esportatore per la successiva esportazione nella Comunità.  (15) Riguardo alle vendite realizzate attraverso l'esportatore, la Commissione precisa di avere intenzione di esaminare ulteriormente la relazione esistente tra il produttore e l'esportatore. Nell'attuale fase dell'inchiesta, la Commissione ha concluso  a titolo provvisorio che il prezzo pagato dall'esportatore al produttore debba essere considerato il prezzo all'esportazione, poiché le vendite sono state effettuate dal produttore per l'esportazione nella Comunità.  (16) Riguardo alle esportazioni effettuate direttamente ad importatori indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili.  A questo proposito, durante il controllo svolto presso la sede di un produttore, la Commissione non era convinta della completezza della dichiarazione relativa alle transazioni all'esportazione. La Commissione ha quindi modificato le transazioni  all'esportazione e ha valutato gli adeguamenti in base agli elementi disponibili, a norma dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base.  (17) Per le vendite realizzate attraverso l'esportatore i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili al produttore per il prodotto in esame.  Riguardo a tali vendite, tuttavia, tanto l'esportatore quanto il produttore non hanno potuto fornire adeguate informazioni sul metodo applicato nel periodo dell'inchiesta per determinare la commissione versata dal produttore all'esportatore e dedotta  dal prezzo all'esportazione di quest'ultimo per stabilire il prezzo pagato o pagabile al produttore. Gli importi specifici indicati nel questionario non corrispondevano inoltre agli importi effettivamente versati, che, secondo quanto è stato accertato  nell'inchiesta in loco, erano nettamente superiori. La Commissione ha pertanto stabilito gli importi pagabili in base agli elementi disponibili ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento di base ed ha utilizzato una commissione  del 4 %, corrispondente alla percentuale più elevata accertata durante il controllo in loco. Occorre rilevare che questo margine è ancora inferiore a quello applicabile alle vendite di altri tipi di fertilizzanti effettuate dallo stesso produttore  attraverso l'esportatore.  3) Confronto tra i prezzi all'esportazione e il valore normale-margini di dumping (18) Dato che il valore normale è stato costruito in base ai costi di produzione, il confronto tra il valore normale e il prezzo all'esportazione è stato fatto per tipi di prodotto identici, secondo il diverso tenore di azoto.  (19) I prezzi all'esportazione stabiliti nei punti da 14 a 17 sono stati adeguati per tener conto dei costi effettivi di trasporto, assicurazione, movimentazione, caricazione e dei costi accessori, nonché delle retribuzioni del personale direttamente  impiegato nelle vendite all'esportazione, a norma dell'articolo 2, paragrafi 9 e 10. In tal modo i prezzi all'esportazione sono stati determinati a livello franco fabbrica, come il valore normale.  (20) I prezzi all'esportazione franco fabbrica sono stati confrontati in base alle singole transazioni con il valore normale di cui ai punti 12 e 13. Dal confronto è emerso che i prezzi franco fabbrica di tutte le transazioni all'esportazione per i due  produttori erano inferiori al valore normale, con margini di dumping pari agli importi di cui il valore normale superava il prezzo all'esportazione. Questi importi sono stati aggregati per tutte le transazioni all'esportazione e il margine generale del  dumping, espresso in percentuale del valore totale CIF frontiera comunitaria per i due produttori situati in Polonia è il seguente:  1. ZAK 40,0 % 2. ZAP 33,8 % (21) Per gli altri produttori o esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il dumping è stato determinato in base agli elementi disponibili, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b)  del regolamento di base.  A questo proposito la Commissione ha considerato che era opportuno applicare il margine di dumping più elevato determinato per un produttore che aveva collaborato all'inchiesta.  È stato ritenuto necessario ricorrere a questo metodo per evitare di premiare la mancata collaborazione e di creare una possibilità di elusione.  c) Bulgaria 1) Valore normale (22) Nell'ambito della presente inchiesta antidumping la Bulgaria è stata considerata come un paese non avente un'economia di mercato. La Commissione ha quindi stabilito il valore normale da confrontare con i prezzi all'esportazione in base ai prezzi e  ai costi di un paese analogo ad economia di mercato, a norma dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base.  (23) A questo proposito l'Associazione europea degli importatori di fertilizzanti (EFIA) ha chiesto che la Bulgaria, con la quale la Comunità stava per concludere un accordo interinale, non fosse considerata un paese non avente un'economia di mercato.  Poiché tuttavia le esportazioni sono state effettuate quando la Bulgaria era un paese al quale si applicava il regolamento (CEE) n. 1765/82 del Consiglio (4), modificato da ultimo dal regolamento (CEE) n. 848/92 (5), la Commissione doveva stabilire il  valore normale ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 5 del regolamento di base, ovvero in base ai prezzi e ai costi in un paese ad economia di mercato, nella fattispecie la ex Cecoslovacchia.  (24) Le società denunzianti avevano proposto di scegliere come paese analogo la ex Cecoslovacchia.  L'esportatore bulgaro ha affermato che la ex Cecoslovacchia non poteva essere utilizzata come paese analogo, in quanto si era divisa in due Stati indipendenti.  A questo proposito la Commissione osserva che nella maggior parte del periodo di riferimento la Cecoslovacchia era ancora uno Stato unitario. Si è quindi concluso che era possibile stabilire correttamente il valore normale in base alle attività dei due  produttori di soluzioni di urea e di nitrato di ammonio situati nella Repubblica ceca e nella Repubblica slovacca, nel territorio dell'ex Cecoslovacchia.  Secondo i risultati dell'inchiesta, inoltre, la Commissione ritiene che ai fini delle risultanze provvisorie l'ex Cecoslovacchia sia un paese analogo adeguato per i seguenti motivi:  - il mercato interno del prodotto in questione è sufficientemente rilevante per essere considerato rappresentativo rispetto al volume delle esportazioni dalla Bulgaria,  - i due produttori nazionali hanno dimensioni considerevoli,  - le importazioni del prodotto da paesi terzi sono significative,  - la tecnologia di produzione utilizzata dai produttori nazionali è comparabile a quella applicata in Bulgaria,  - nell'ex Cecoslovacchia la situazione relativa all'accesso alle materie prime è comparabile a quella della Bulgaria, in quanto i due paesi acquistano il gas naturale, il fattore produttivo più costoso, dalla Russia a prezzi di mercato e - la Commissione ha controllato i dati contabili delle società in questione e ha concluso che tali dati sono attendibili e conformi a procedure contabili accettabili.  Alla luce di tali elementi la Commissione ritiene che nella presente inchiesta antidumping sia opportuno utilizzare l'ex Cecoslovacchia come paese analogo per la determinazione del valore normale relativo alla Bulgaria.  (25) Il valore normale è stato determinato in base ai prezzi di vendita sul mercato interno e ai costi dei due produttori che operano nel territorio dell'ex Cecoslovacchia. I prezzi di vendita sul mercato interno corrispondevano a quelli pagati o  pagabili da acquirenti indipendenti al netto di tutti gli sconti, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a) del regolamento di base.  I prezzi di vendita di un produttore erano in parte inferiori al corrispondente costo di produzione. Il valore normale, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), punto ii) del regolamento di base, è stato stabilito in funzione di tutti i costi  di fabbricazione fissi e variabili sostenuti dal produttore, ai quali è stato aggiunto un importo corrispondente alle spese generali, amministrative e di vendita ed un adeguato margine di profitto. Questi ultimi importi sono stati calcolati in  considerazione delle vendite remunerative del prodotto simile realizzate dal produttore sul mercato interno. Per le restanti vendite remunerative sono stati presi in considerazione i prezzi applicati dal produttore.  2) Prezzo all'esportazione (26) Per quanto riguarda le esportazioni, dopo il 1991 tutte le transazioni sono state effettuate da un unico esportatore bulgaro, la società Chimimport Investment and Fertilizer Inc., che ha comunicato i dati relativi alle vendite per l'esportazione ad  importatori indipendenti nella Comunità. Per queste vendite i prezzi all'esportazione sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili.  3) Confronto tra i prezzi all'esportazione e il valore normale - margini di dumping (27) Il prodotto in esame venduto sul mercato interno dell'ex Cecoslovacchia ha un tenore di azoto del 30 %, mentre quello esportato dalla Bulgaria ha un tenore di azoto del 32 %. I due prodotti hanno le stesse caratteristiche fisiche e la stessa  applicazione come fertilizzante nell'agricoltura. Ai fini del confronto con il prezzo all'esportazione, il valore normale è stato adeguato per tener conto della differenza tra il tenore di azoto dei due prodotti.  (28) I prezzi all'esportazione e il valore normale determinati nei punti 25 e 26 sono stati adeguati in considerazione degli effettivi costi di trasporto, assicurazione, movimentazione, caricazione e dei costi accessori, a norma dell'articolo 2,  paragrafi 9 e 10 del regolamento di base. I prezzi all'esportazione e il valore normale sono stati in tal modo stabiliti allo stesso stadio commerciale, ovvero a livello franco fabbrica.  (29) I prezzi all'esportazione e il valore normale così adeguati sono stati confrontati in base alle singole transazioni. Dal confronto è emerso che i prezzi franco fabbrica di tutte le transazioni dell'esportatore bulgaro erano inferiori al valore  normale, con margini di dumping pari agli importi di cui il valore normale superava il prezzo all'esportazione. Questi importi sono stati aggregati per tutte le transazioni dell'esportatore in questione ed è stato ottenuto il seguente margine di dumping  generale, espresso in percentuale del valore totale cif frontiera comunitaria:  Chimimport Investment and Fertilizer Inc. 33,3 % (30) Per gli altri produttori o esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestati altrimenti, il dumping è stato determinato in funzione degli elementi disponibili ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera  b) del regolamento di base.  A questo proposito la Commissione ha ritenuto opportuno applicare il margine di dumping determinato nei confronti dell'esportatore che ha collaborato all'inchiesta.   D. PREGIUDIZIO  a) Volume del mercato comunitario (31) Secondo le informazioni provenienti da ricerche di mercato e quelle comunicate nel corso del procedimento antidumping, nonché alla luce delle statistiche sulle importazioni, il consumo comunitario complessivo delle soluzioni di urea e di nitrato di  ammonio è lievemente diminuito, scendendo da 2,9 milioni di tonnellate, misurate rispetto al prodotto avente un tenore di azoto del 32 %, nel 1991 a 2,8 milioni di tonnellate nel 1992 e nel periodo dell'inchiesta. L'incremento registrato sul mercato  tedesco non ha potuto compensare interamente il calo sui mercati della Francia e della Spagna.  b) Cumulo delle importazioni dalla Bulgaria e dalla Polonia (32) L'esportatore bulgaro ha sostenuto che le esportazioni originarie della Bulgaria non avrebbero dovuto essere cumulate con le esportazioni dalla Polonia, dato che dalle statistiche Eurostat risultava che tra il 1991 e il 1992 le importazioni nella  Comunità dalla Bulgaria erano diminuite.  (33) La Commissione osserva a questo proposito che le informazioni raccolte nel corso dell'inchiesta presso i produttori e gli esportatori interessati, situati in Bulgaria e in Polonia sono considerate più precise dei dati Eurostat e che in base alle  informazioni comunicate dai singoli produttori ed esportatori è possibile valutare in modo specifico e particolareggiato la situazione relativa alle importazioni. La Commissione ha accertato tra l'altro che dai dati sulle importazioni nella Comunità  comunicati dall'esportatore bulgaro, che secondo le informazioni disponibili è l'unico esportatore del prodotto in esame, risulta che nel periodo suddetto le importazioni dalla Bulgaria, effettuate a prezzi analoghi a quelli applicati dai produttori  polacchi, hanno avuto un aumento sostanziale.  Nel corso dell'inchiesta è stato inoltre accertato che le soluzioni di urea e di nitrato di ammonio originarie della Bulgaria e della Polonia e quelle prodotte nella Comunità hanno caratteristiche fisiche simili, sono vendute attraverso canali analoghi  se non identici e hanno la stessa applicazione finale di fertilizzanti.  (34) I servizi della Commissione ritengono pertanto che l'argomentazione dell'esportatore bulgaro non sia valida e che le importazioni dei prodotti originari della Bulgaria e della Polonia debbano essere cumulate, secondo la prassi normalmente seguita  dalle istituzioni comunitarie.  c) Volume e prezzi delle importazioni oggetto di dumping dalla Polonia e dalla Bulgaria (35) Tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta il volume delle importazioni nella Comunità di soluzioni di urea e di nitrato di ammonio originarie della Polonia e della Bulgaria, espresso in tonnellate, è sensibilmente aumentato, passando da quasi 500 000  tonnellate di soluzione avente un tenore di azoto del 32 % ad oltre 750 000 tonnellate, con un incremento di oltre il 50 %.  Rispetto al consumo comunitario globale, la quota di mercato delle importazioni oggetto di dumping è aumentata dal 16 % nel 1991 ad oltre il 27 % nel periodo dell'inchiesta.  La Commissione ha ritenuto che, per valutare l'incidenza delle importazioni in questione sul mercato comunitario delle soluzioni di urea e di nitrato di ammonio, le variazioni del volume complessivo delle vendite e della quota di mercato dovessero  essere esaminate alla luce del breve periodo nel quale sono avvenute.  (36) I prezzi dei prodotti importati dalla Bulgaria e dalla Polonia sono scesi del 7 % circa tra il 1991 e il 1992 e sono ancora diminuiti nel periodo dell'inchiesta. Questi prezzi, che non coprivano i costi di produzione, sono stati costantemente  inferiori ai prezzi dei produttori comunitari e quindi hanno esercitato un persistente effetto depressivo sui prezzi e sul fatturato di questi ultimi.  (37) Da un esame accurato dei prezzi applicati dagli esportatori e dai produttori della Bulgaria e della Polonia per le importazioni nella Comunità nel periodo dell'inchiesta rispetto ai prezzi dei produttori comunitari allo stesso stadio commerciale  risulta che i prezzi dei prodotti importati sono nettamente inferiori a quelli dei produttori comunitari. Dal confronto, realizzato in base ai dati particolareggiati sulle singole transazioni comunicati dai produttori e dagli esportatori della Bulgaria  e della Polonia e dai produttori comunitari per le stesse qualità del prodotto, risulta una sottoquotazione del 7 % circa per l'esportatore bulgaro, mentre per i produttori polacchi il margine di sottoquotazione è compreso tra il 6 % e il 10 %.  La depressione dei prezzi e i margini di sottoquotazione hanno avuto effetti particolarmente nocivi sul mercato comunitario delle soluzioni di urea e di nitrato di ammonio, dato che, trattandosi di un prodotto di base, le possibilità di differenziazione  sono limitate. I produttori comunitari hanno quindi dovuto adeguarsi ai prezzi di paesi esportatori per salvaguardare la quota di mercato e mantenere il tasso di utilizzazione degli impianti ad un livello relativamente economico.  d) Industria comunitaria (38) Alla luce dei risultati di ricerche di mercato e dell'inchiesta svolta, la Commissione ha concluso che le società denunzianti producono una parte considerevole del prodotto in questione (oltre il 65 %), ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del  regolamento di base. Gli altri produttori situati nella Comunità, ovvero in Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, non hanno partecipato all'inchiesta.  (39) L'industria comunitaria, per reagire al sostanziale aumento delle importazioni oggetto di dumping in un breve periodo di tempo, ha deciso di seguire la diminuzione dei prezzi applicati dagli esportatori per conservare la propria posizione sul  mercato comunitario.  Parallelamente, tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta, l'industria comunitaria ha ridotto la capacità di produzione di circa il 5 %, con la chiusura di due stabilimenti in Francia. La capacità è ancora diminuita anche dopo il periodo dell'inchiesta.  Con la riduzione della capacità l'industria comunitaria ha potuto utilizzare gli impianti in modo più economico. Tuttavia, a causa dell'adeguamento dei prezzi a quelli delle importazioni oggetto di dumping, la situazione finanziaria dei produttori  comunitari si è deteriorata e ha provocato perdite considerevoli nel periodo dell'inchiesta. I risultati ottenuti riguardo all'utilizzazione degli impianti in seguito alla chiusura di due stabilimenti non erano infatti sufficienti per compensare il calo  del fatturato dell'industria comunitaria.  (40) Riguardo alla posizione sul mercato, la strategia dell'industria comunitaria ha avuto risultati positivi, dato che la sua quota di mercato, dopo una lieve flessione dal 40 % nel 1991 al 38 % nel 1992, è aumentata al 42 % nel periodo dell'inchiesta.  Analogamente, la produzione complessiva, dopo essere scesa tra il 1991 e il 1992, nel periodo dell'inchiesta è tornata al livello del 1991, corrispondente a circa 1,2 milioni di tonnellate di soluzione avente un tenore di azoto del 32 %. Il volume delle  vendite, dopo aver subito una flessione tra il 1991 e il 1992, è nuovamente aumentato nel periodo dell'inchiesta sino ad un livello analogo a quello del 1991, leggermente inferiore a 1,2 milioni di tonnellate di soluzione con un tenore di azoto del 32  %.  e) Conclusione (41) In considerazione della significativa depressione dei prezzi sul mercato comunitario e dei risultati negativi dell'industria comunitaria, che ha subito perdite finanziarie considerevoli, la Commissione ha concluso che l'industria comunitaria  produttrice di soluzioni di urea e di nitrato di ammonio ha subito un notevole pregiudizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.   E. CAUSA DEL PREGIUDIZIO  a) Effetti delle importazioni oggetto di dumping (42) Il rapido aumento, in un breve periodo di tempo, delle importazioni oggetto di dumping dalla Bulgaria e dalla Polonia a prezzi nettamente inferiori a quelli dei produttori comunitari, ha coinciso con la depressione dei prezzi di mercato tra il 1991  e il periodo dell'inchiesta. L'industria comunitaria ha potuto mantenere il volume delle vendite e la quota di mercato, ma la stabilità della sua posizione nel mercato comunitario è stata ottenuta unicamente con la riduzione dei prezzi che sono stati  adeguati ai bassi prezzi delle importazioni. L'industria comunitaria ha quindi subito sostanziali e crescenti perdite finanziarie tra il 1992 e il periodo dell'inchiesta. Dato che le soluzioni in questione sono prodotti di base, il mercato è  estremamente sensibile al prezzo. I produttori comunitari, per far fronte al crescente volume di importazioni a basso prezzo, sono stati pertanto costretti ad allineare i propri prezzi rispetto a quelli delle importazioni oggetto di dumping.  b) Altri fattori (43) Come risulta dal punto 30, il mercato comunitario delle soluzioni di urea e di nitrato di ammonio era relativamente stabile. La situazione dell'industria comunitaria non può quindi essere attribuita ad una contrazione del consumo.  (44) Tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta sono state effettuate importazioni dello stesso prodotto da altri paesi terzi, che tuttavia sono complessivamente diminuite. La maggior parte di queste importazioni era originaria degli Stati Uniti. Secondo i  dati Eurostat le importazioni dagli Stati Uniti sono sensibilmente diminuite, passando da un volume corrispondente ad una quota di mercato del 35 % nel 1991 ad una quota del 10 % nel periodo dell'inchiesta. Le restanti importazioni, che invece sono  aumentate, sono ripartite tra diversi paesi, nessuno dei quali ha una quota di mercato significativa nella Comunità.  c) Conclusione (45) Tra il 1991 e il periodo dell'inchiesta le importazioni da altri paesi, oltre alla Polonia e alla Bulgaria, sono aumentate, rimanendo tuttavia irrilevanti in termini assoluti oppure, quando corrispondevano a volumi significativi, sono diminuite. La  Commissione ha pertanto concluso che le importazioni oggetto di dumping originarie della Polonia e della Bulgaria, effettuate in quantitativi elevati e a bassi prezzi, considerate isolatamente hanno provocato un notevole pregiudizio all'industria  comunitaria, principalmente in forma di gravi perdite finanziarie, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.   F. INTERESSE DELLA COMUNITÀ  (46) Le misure antidumping hanno l'obiettivo di ovviare ad una pratica commerciale sleale che ha effetti negativi sull'industria comunitaria. Si intende in tal modo ripristinare una situazione di concorrenza leale, che, in  quanto tale, corrisponde agli interessi della Comunità.  (47) Nell'inchiesta è stato accertato che l'industria comunitaria subisce un pregiudizio in forma di sostanziali perdite finanziarie, che è provocato dal significativo e costante aumento delle importazioni oggetto di dumping. Se non venissero attuate  misure di difesa sarebbe minacciata la capacità di sopravvivenza dell'industria comunitaria. Una conseguenza di questo tipo appare prevedibile in considerazione del fatto che i produttori comunitari hanno già dovuto chiudere alcuni impianti.  (48) Appare inoltre incontestabile che, a breve termine, gli agricoltori hanno beneficiato dei bassi prezzi delle importazioni oggetto di dumping. Occorre tuttavia ricordare che le forniture di soluzioni di urea e nitrato di ammonio corrispondono ad una  percentuale relativamente poco elevata dei costi totali degli agricoltori. Nel complesso l'eventuale vantaggio di cui fruiscono gli agricoltori non è considerato sufficiente per rifiutare di tutelare l'industria comunitaria nei confronti di pratiche  scorrette relative alle importazioni in questione.  (49) L'esportatore bulgaro ha affermato che l'istituzione di misure antidumping nei confronti delle importazioni dei prodotti originari della Bulgaria non sarebbe coerente con la crescente cooperazione tra la Comunità e la Bulgaria. La stessa  argomentazione è stata presentata dall'EFIA per quanto riguarda le importazioni dalla Polonia. L'esportatore bulgaro ha inoltre affermato che le eventuali misure antidumping avrebbero conseguenze drammatiche sull'economia del paese, in quanto  provocherebbero la perdita di posti di lavoro e forse la destabilizzazione sul piano politico.  (50) A questo proposito la Commissione osserva che la Comunità intende continuare a rafforzare i legami economici con la Bulgaria e la Polonia. Nello stesso tempo, tuttavia, la Commissione si aspetta che i produttori e gli esportatori dei due paesi  operino sui mercati comunitari conformemente agli accordi internazionali in materia di correttezza commerciale. Per quanto riguarda i presunti effetti sulla Bulgaria in particolare, è opportuno rilevare che le esportazioni dei prodotti in questione  nella Comunità rappresentano soltanto una piccola parte delle esportazioni complessive dalla Bulgaria. La Commissione ritiene pertanto che non si possa realisticamente affermare che le misure antidumping istituite per ripristinare condizioni di  correttezza commerciale in questo settore di mercato avranno un'incidenza significativa sull'attività economica globale in Bulgaria. La stessa osservazione vale per gli effetti sul mercato del lavoro, dato che la produzione di fertilizzanti in Bulgaria  non è ad uso intensivo di lavoro. Infine è opportuno precisare che l'istituzione di misure antidumping non dovrebbe eliminare dal mercato comunitario i prodotti originari dei paesi esportatori interessati, ma unicamente ristabilire condizioni di  concorrenza leale.  (51) Non sembra infine realistica l'affermazione secondo la quale le misure antidumping relative ai prodotti in questione potrebbero destabilizzare il paese sul piano economico e politico.  (52) In conclusione si ritiene che nell'interesse generale della Comunità sia opportuno istituire misure antidumping provvisorie sulle importazioni di soluzioni di urea e nitrato di ammonio originarie della Bulgaria e della Polonia.   G. DAZIO PROVVISORIO  (53) Alla luce delle conclusioni in materia di dumping, pregiudizio, causalità e interesse della Comunità, la Commissione ha dovuto esaminare in quale forma e a quale livello dovevano essere istituite le misure antidumping per  ristabilire condizioni di concorrenza leale sul mercato comunitario del prodotto in questione.  Nella fattispecie occorreva tener conto del fatto che complessivamente l'industria comunitaria interessata subiva perdite finanziarie.  (54) La Commissione ha quindi calcolato il livello dei prezzi ai quali l'industria comunitaria avrebbe potuto coprire i costi medi di produzione e ottenere un adeguato profitto.  Riguardo all'adeguato margine di profitto, l'industria comunitaria ha presentato una serie di obiettivi di profitto utilizzati all'interno delle società interessate. Gli obiettivi, che presentano variazioni significative, in alcuni casi non erano stati  fissati per prodotti specifici, bensì nell'ambito della politica aziendale di gruppo per la valutazione di progetti d'investimento. In tali circostanze la Commissione ritiene che si debba tener conto del fatto che tanto il prodotto in questione, quanto  il mercato comunitario sono maturi e che quindi non sono necessarie spese rilevanti per gli investimenti e le attività di ricerca e sviluppo. Un tasso di profitto del 5 % sul fatturato è stato quindi considerato equo.  (55) In base a tali elementi e in considerazione del costo di produzione dell'industria comunitaria, è stato calcolato un prezzo minimo all'importazione che consentirebbe all'industria comunitaria di aumentare i propri prezzi sino ad un livello  remunerativo.  (56) È stato accertato che le soglie di pregiudizio così stabilite sono inferiori ai margini di dumping che sono stati determinati (vedi punti 19 e 29) nei confronti dei produttori situati in Polonia e dell'esportatore della Bulgaria.  (57) In considerazione del notevole pregiudizio subito dall'industria comunitaria, principalmente in forma di perdite finanziarie e dato che l'assorbimento di un eventuale dazio ad valorem avrebbe effetti negativi sul livello dei prezzi nel mercato  comunitario per questo prodotto stagionale la cui domanda è fortemente condizionata dal prezzo e data l'esistenza di diversi canali d'importazione attraverso imprese di paesi terzi, la Commissione ritiene opportuno, affinché l'industria comunitaria  possa aumentare i propri prezzi a livelli globalmente remunerativi, istituire un dazio variabile sulle importazioni fatturate direttamente da produttori bulgari o polacchi o da terzi che hanno esportato il prodotto in questione durante il periodo di  investigazione e di un dazio specifico sulla stessa base su tutte le altre importazioni al fine di evitare l'elusione della misure anti-dumping.   H. DISPOSIZIONE FINALE  (58) Ai fini della buona amministrazione, occorre fissare un termine entro il quale le parti interessate possono comunicare le loro osservazioni per iscritto. Occorre inoltre precisare che tutte le risultanze elaborate ai fini  del presente regolamento sono provvisorie e suscettibili di revisione, qualora la Commissione proponga l'istituzione di un dazio definitivo,  HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:   Articolo 1  1. È istituito un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di soluzioni di urea e di nitrato di ammonio originarie della Bulgaria e della Romania, di cui al codice NC 3102 80 00.  2. L'importo del dazio antidumping è pari alla differenza tra il prezzo di 89 ECU per tonnellata di prodotto e il prezzo cif più il dazio pagabile per tonnellata di prodotto, in tutti i casi in cui quest'ultimo prezzo è inferiore al prezzo minimo  all'importazione e laddove le importazioni messe in libera pratica sono direttamente fatturate all'importatore dai seguenti esportatori o produttori aventi sede in Bulgaria Chimimport Investment and Fertilizer Inc., Sofia Agropolychim, Devnya (codice addizionale Taric: 8791); o in Polonia CIECH, Varsavia Zaklady Azotowe Kedzierzyn, Kedzierzyn Zaklady Azotowe Pulawy, Pulawy (codice addizionale Taric: 8793).  3. Per le importazioni messe in libera pratica che non sono direttamente fatturate all'importatore da uno degli esportatori menzionati nel paragrafo 2, è istituito il seguente dazio autonomo:  a) per il prodotto originario della Bulgaria: 20 ECU per tonnellata di prodotto (codice addizionale Taric: 8792),  b) per il prodotto originario della Polonia: 22 ECU per tonnellata di prodotto (codice addizionale Taric: 8794), con l'eccezione del prodotto certificato come fabbricato dalla Zaklady Azotowe Pulawy per il quale il dazio specifico è di 19 ECU per  tonnellata di prodotto (codice addizionale Taric: 8795).  4. Salvo diversamente disposto si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.  5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 è subordinata alla costituzione di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.   Articolo 2  Entro un mese dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare osservazioni scritte.   Articolo 3  Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.  Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.  Fatto a Bruxelles, il 27 giugno 1994.  Per la Commissione Leon BRITTAN Membro della Commissione  (1) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1.  (2) GU n. L 66 del 10. 3. 1994, pag. 10.  (3) GU n. C 123 del 5. 5. 1993, pag. 5.  (4) GU n. L 195 del 5. 7. 1982, pag. 1.  (5) GU n. L 89 del 4. 4. 1992, pag. 1.