CELEX: 61993CC0439
Language: it
Date: 1995-02-21
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Elmer del 21 febbraio 1995. # Lloyd's Register of Shipping contro Société Campenon Bernard. # Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour de cassation - Francia. # Convenzione di Bruxelles - Art. 5, punto 5 - Controversia concernente l'esercizio di una succursale. # Causa C-439/93.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE
      MICHAEL B. ELMER
      presentate il 21 febbraio 1995 (
            *1
         )
      Premessa
      
               1.
            
            
               A norma dell'art. 5, punto 5, della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, una persona domiciliata nel territorio di uno Stato contraente può essere citata in un altro Stato contraente qualora si tratti di una controversia concernente l'esercizio di una succursale, di un'agenzia o di una qualsiasi altra filiale, davanti al giudice del luogo territorialmente competente.
               La questione in merito alla quale la Corte è chiamata a pronunciarsi nel presente procedimento su domanda di pronuncia pregiudiziale della Cour de cassation di Parigi è la seguente: se l'attore possa avvalersi di detta competenza speciale soltanto qualora la materia del contendere abbia ad oggetto un'obbligazione che deve essere adempiuta nello Stato dove ha sede la succursale, l'agenzia o qualsiasi altra filiale.
               Una siffatta delimitazione geografica non si evince dal testo della disposizione. Un'osservazione contenuta nella sentenza della Corte 22 novembre 1978, causa 33/78, Somafer (
                     1
                  ), può, invero, essere intesa nel senso che il campo di applicazione di detta norma sia delimitato in questo modo.
            
         Fatti
      
               2.
            
            
               La Campenon Bernard, società per azioni di diritto francese, aveva ottenuto nel 1985 dal ministero dei Lavori pubblici del Kuwait l'appalto per la costruzione di un'autostrada tra il porto di Kuwait e la frontiera irachena. L'acciaio, destinato a essere utilizzato per armare il cemento, doveva, secondo il capitolato d'oneri, essere conforme alla norma tecnica americana ASTM A 615.
               La Campenon Bernard ordinava l'acciaio presso la società francese Fercometal, la quale dava la commessa in subappalto a una società spagnola.
               Al fine di assicurarsi che l'acciaio fosse conforme al capitolato d'oneri la Campenon Bernard si rivolgeva all'ufficio parigino della società inglese Lloyd's Register of Shipping, che, con contratto 3 dicembre 1985 spedito alla Campenon Bernard con lettera 9 dicembre 1985, si impegnava a controllare che l'acciaio rispondesse alle norme tecniche prescritte. Secondo il contratto, i controlli dovevano essere eseguiti presso la società spagnola subappaltatrice dalla succursale spagnola di Lloyd's Register of Shipping e il pagamento doveva aver luogo in pesetas.
               In data 17 e 24 gennaio 1986, l'ufficio spagnolo di Lloyd's Register of Shipping certificava la conformità dell'acciaio alle norme tecniche. In seguito a ciò, la Campenon Bernard pagava alla Fercometal la somma pattuita per l'acquisto e faceva trasportare l'acciaio nel Kuwait.
               Nel maggio del 1986 il committente del Kuwait rifiutava però l'acciaio, perché non corrispondeva alla norma richiesta.
               La Campenon Bernard citava allora Lloyd's Register of Shipping, tramite l'ufficio di Parigi dinanzi al Tribunal de commerce di Parigi per il risarcimento dei danni.
            
         
               3.
            
            
               Dinanzi al Tribunal de commerce di Parigi e, successivamente, dinanzi alla Cour d'appel di Parigi, Lloyd's Register of Shipping ha concluso per il rigetto della domanda sostenendo che l'art. 5, punto 5, della Convenzione di Bruxelles non attribuisce ai giudici francesi la competenza a conoscere della causa. Nel contesto della trattazione del ricorso proposto da Lloyd's Register of Shipping avverso la sentenza della Cour d'appel di Parigi 5 giugno 1991, la Cour de cassation ha sottoposto alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
               «Se, tenuto conto di quanto dispone l'art. 5, punto 1, della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, la nozione di “controversia concernente l'esercizio di una succursale (...)”, di cui all'art. 5, punto 5, della stessa Convenzione presupponga necessariamente che gli impegni controversi assunti dalla succursale, a nome della casa madre, debbano essere eseguiti nello Stato membro in cui la succursale è stabilita».
            
         Convenzione di Bruxelles
      
               4.
            
            
               La norma generale in materia di competenza è contenuta nell'art. 2, primo comma, della Convenzione di Bruxelles, il quale dispone che:
               «Salve le disposizioni della presente Convenzione, le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti agli organi giurisdizionali di tale Stato».
            
         
               5.
            
            
               L'art. 5, il quale si trova nel titolo II, sezione 2, intitolato «Competenze speciali», enumera una serie di fori speciali per i quali l'attore in determinati casi può optare:
               «Articolo 5:
               Il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente:
               
                        1)
                     
                     
                        in materia contrattuale, davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita;
                     
                  
                        2)
                     
                     
                        (...)
                     
                  
                        3)
                     
                     
                        in materia di delitti o quasi-delitti, davanti al giudice del luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto;
                     
                  
                        4)
                     
                     
                        (...)
                     
                  
                        5)
                     
                     
                        qualora si tratti di una controversia concernente l'esercizio di una succursale, di un'agenzia o di qualsiasi altra filiale, davanti al giudice del luogo territorialmente competente;
                     
                  
                        6)
                     
                     
                        (...)
                     
                  
                        7)
                     
                     
                        (...)».
                     
                  
         
               6.
            
            
               La Cour de cassation fa riferimento, nella decisione di rinvio, alla menzionata sentenza pronunciata nella causa 33/78, Somafer, dove la Corte ha affermato quanto segue:
               «(...) l'art. 5 contempla vari fori speciali, con facoltà di scelta per l'attore. Questa possibilità è stata ammessa in considerazione del fatto che esiste, in casi ben determinati, un collegamento particolarmente stretto fra una data controversia e il giudice che può essere adito, circostanza rilevante ai fini dell'economia processuale;
               poiché la moltiplicazione dei criteri di competenza per la stessa controversia non ha certo l'effetto di promuovere la certezza del diritto e l'efficacia della tutela giurisdizionale nell'insieme dei territori che costituiscono la Comunità, è conforme allo scopo della Commissione l'evitare l'interpretazione estensiva e polivalente delle deroghe al criterio generale di competenza sancito dall'art. 2 (...)» (punto 7)
               e
               «la portata e i limiti della facoltà concessa all'attore dall'art. 5, n. 5, dipendono dalle circostanze particolari che evidenziano, sia nei rapporti fra la casa madre e le sue succursali, agenzie o altre filiali, sia nei rapporti fra una delle entità di cui sopra ed i terzi, il criterio speciale di collegamento che giustifica, in deroga all'art. 2, l'opzione concessa al suddetto attore (...)» (punto 8).
               La Corte ha inoltre affermato:
               «(...) questo criterio speciale di collegamento riguarda, in primo luogo, gli indizi esterni che permettono facilmente di riconoscere l'esistenza della succursale, dell'agenzia o della filiale e, in secondo luogo, il rapporto esistente fra l'entità così individuata e l'oggetto dell'azione intentata contro la casa madre stabilita in un altro Stato membro» (punto 11).
               Ai fini della causa qui in esame, l'attenzione deve esser posta sulla definizione fornita dalla Corte della nozione di «esercizio» di una succursale, di un'agenzia o di qualsiasi altra filiale. Nella sentenza Somafer si legge:
               «(...) questa nozione di esercizio riguarda, in primo luogo, le controversie vertenti sui diritti e sugli obblighi contrattuali o extracontrattuali relativi alla gestione propriamente detta dell'agenzia, della succursale o della filiale considerate in se stesse, come quelli relativi alla locazione dell'immobile in cui dette entità hanno sede, ovvero all'assunzione in loco del personale che vi lavora;
               in secondo luogo, essa riguarda le controversie relative agli impegni assunti dal centro operativo sopra descritto in nome della casa madre e che devono essere adempiuti nello Stato contraente in cui è stabilito detto centro operativo, nonché le controversie relative agli obblighi extracontrattuali che traggano origine dalle attività che la succursale, l'agenzia o qualsiasi altra filiale, nel senso sopra determinato, ha assunto nel luogo in cui è stabilita per conto della casa madre» (punto 13, il corsivo è mio).
            
         
               7.
            
            
               L'affermazione contenuta nella sentenza, secondo la quale la nozione di «esercizio» comprende anche gli obblighi assunti dalle succursali, agenzie o altre filiali in nome della casa madre, ha dato luogo, per quanto riguarda la frase aggiunta «che devono essere adempiuti nello Stato contraente in cui è stabilito detto centro operativo», a critiche sia da parte della dottrina (
                     2
                  ) sia da parte dell'avvocato generale Sir Gordon Slynn, nelle conclusioni presentate per la causa 218/86, Schotte (
                     3
                  ).
            
         Procedimento dinanzi alla Corte
      
               8.
            
            
               Nel corso della fase scritta del procedimento dinanzi alla Corte, la Campenon Bernard, il Regno Unito e il governo ellenico, come pure la Commissione, si sono riallacciati a tali critiche.
               Dalle loro osservazioni emerge che la formulazione dell'art. 5, punto 5, non contiene alcuna delimitazione geografica della nozione di «esercizio», che è un concetto strettamente economico.
               Qualora l'art. 5, punto 5, dovesse applicarsi solo alle controversie vertenti su obbligazioni da eseguire nello Stato dove ha sede la succursale, l'agenzia o un'altra filiale, l'importanza concreta e autonoma della disposizione sarebbe molto limitata. Secondo l'art. 5, punto 1, i giudici del luogo di esecuzione dell'obbligazione sono comunque competenti in materia contrattuale e, secondo l'art. 5, punto 3, sono i giudici del luogo in cui l'evento dannoso si è verificato ad essere competenti a conoscere delle cause di risarcimento dei danni in materia extracontrattuale. Con una siffatta limitazione, l'art. 5, punto 5, si ridurrebbe, in realtà, a contemplare casi in cui l'attore avrebbe la scelta tra circoscrizioni giudiziarie all'interno di un determinato Stato contraente, risultato che non può essere quello voluto con tale norma.
               A questo va aggiunto che la disposizione di cui all'art. 5, punto 5, mira a tutelare gli interessi del terzo che stipula contratti con la succursale, agenzia o altra filiale di una società madre e che l'interesse di detto terzo rimane identico, indipendentemente dal luogo in cui il contratto deve essere eseguito.
               Infine, il Regno Unito deduce che nell'art. 8, secondo comma, della Convenzione (in materia di assicurazione) e nell'art. 13, secondo comma (in materia di contratti conclusi dai consumatori), compaiono gli stessi termini di cui si fa uso nell'art. 5, punto 5. Secondo il Regno Unito, tali disposizioni debbono pertanto essere interpretate in modo uniforme (
                     4
                  ). L'efficacia pratica dell'art. 8, secondo comma, e dell'art. 13, secondo comma, sarebbe tuttavia sensibilmente ridotta qualora tali disposizioni dovessero essere interpretate tenendo conto della limitazione apportata all'art. 5, punto 5, nella sentenza Somafer.
            
         
               9.
            
            
               Il governo francese nelle sue osservazioni si astiene dall'interpretare in senso strettamente letterale i requisiti enunciati nella sentenza Somafer. In particolare, con riferimento alla successiva sentenza della Corte nella causa 218/86, Schotte (
                     5
                  ), detto governo si fa fautore di una soluzione, secondo la quale si deve esigere un effettivo collegamento tra la controversia e lo Stato dove la causa deve essere trattata, di modo che almeno uno degli elementi del contratto debba trovare esecuzione in detto Stato.
            
         
               10.
            
            
               Nelle sue conclusioni Lloyd's Register of Shipping ha chiesto alla Corte, di confermare in toto la delimitazione geografica dell'art. 5, punto 5, come enunciato nella sentenza Somafer, e a tal riguardo ha, tra l'altro, osservato che detta disposizione trae origine da considerazioni pratiche di economia processuale intese a dirimere le controversie, per così dire, in loco. Anche l'avvocato generale Reischl, del resto, al momento di presentare le conclusioni relative alla causa 139/80, Blanckaert & Willems (
                     6
                  ), ha così interpretato la sentenza Somafer
               «(...) Dalla suddetta sentenza si può d'altra parte desumere che, per l'applicazione dell'art. 5, n. 5, della Convenzione sulla competenza e sull'esecuzione non sono sufficienti certe limitazioni dell'autonomia del rappresentante e certe possibilità di intervento della casa madre. Un'agenzia deve invece costituire realmente una specie di dipartimento staccato dell'impresa, avente in sostanza potere di direzione degli affari analogo a quello della casa madre, ma naturalmente limitato al territorio dello Stato membro in cui esso si trova. È questa, a mio avviso, un'illazione che deve necessariamente trarsi dalle suddette considerazioni e in particolare dalla formula “centro operativo”» (il corsivo è mio).
               Secondo il parere di Lloyd's Register of Shipping il requisito del legame con il luogo di esecuzione non implica una limitazione della norma che risulti incompatibile con la sua formulazione.
            
         Presa di posizione
      
               11.
            
            
               Secondo la consolidata giurisprudenza, le norme speciali di competenza, le quali derogano alla regola generale dell'art. 2, primo comma, che fissa la competenza con riferimento al domicilio del convenuto, devono essere interpretate restrittivamente (
                     7
                  ).
            
         
               12.
            
            
               Può subito apparire dubbio quale sia il peso da attribuire in una causa, come quella qui in esame, alla definizione della nozione di «esercizio» contenuta nella motivazione della sentenza Somafer.
               In primo luogo, il punto 13 della motivazione di detta sentenza contiene un'indicazione di ciò che può intendersi per «esercizio», ma non fornisce alcuna precisazione su ciò che non intende con tale nozione: si confrontino le espressioni «la nozione di esercizio riguarda in primo luogo (...)» e «in secondo luogo essa riguarda (...)». La Corte non aveva allora alcun motivo di prendere posizione sulla questione relativa all'inserimento di una delimitazione geografica nell'art. 5, punto 5. La controversia, oggetto della causa dinanzi al giudice a quo, riguardava, infatti, un caso che, quand'anche si fossero dovute ammettere siffatte delimitazioni, sarebbe comunque rientrato nel campo d'applicazione della norma. Inoltre, stando alle osservazioni delle parti, così come sono state riferite, la questione della delimitazione geografica non venne neppure affrontata.
               Si deve poi rilevare che l'affermazione della Corte, secondo cui la nozione di esercizio comprende pure «le controversie relative agli impegni assunti dal centro operativo sopra descritto in nome della casa madre e che devono essere adempiuti nello Stato contraente in cui è stabilito detto centro operativo» ha il carattere di obiter dictum. Non era questo l'oggetto della controversia, ma si trattava, per contro, di una controversia «relativa agli obblighi extracontrattuali che traggano origine dalle attività che la succursale, l'agenzia o qualsiasi altra filiale, nel senso sopra determinato, ha assunto nel luogo in cui è stabilita per conto della casa madre».
               Può farsi riferimento al punto 2 della motivazione, secondo il quale la causa aveva ad oggetto la competenza del giudice tedesco:
               «(...) a conoscere di un'azione promossa da un'impresa tedesca contro un'impresa francese la cui sede sociale si trova in territorio francese, ma che possiede nel territorio della Repubblica federale di Germania un ufficio o recapito indicato sulla sua carta da lettere come “Vertretung für Deutschland”, e mirante al recupero delle spese sostenute dall'impresa tedesca per mettere le proprie condutture di gas al riparo da eventuali danni provocati dai lavori di demolizione che l'impresa francese eseguiva nelle vicinanze per conto del governo del Saarland».
               È quindi ragionevole pensare che la Corte nelle sue considerazioni non abbia preso posizione sulla questione relativa all'applicazione dell'art. 5, punto 5, in un caso come quello qui in considerazione.
            
         
               13.
            
            
               Analoghe considerazioni possono farsi a proposito della causa 139/80, Blanckaert & Willems (
                     8
                  ). Tale causa verteva sulla competenza di un giudice tedesco a conoscere di una controversia riguardante la rappresentanza della convenuta nella zona del Reno-Ruhr/Eifel/Westfalia meridionale. La considerazione dell'avvocato generale Reischl (
                     9
                  ), secondo la quale l'attività di una filiale deve essere naturalmente limitata al territorio dello Stato contraente, rientrava perciò in un contesto nel quale non si rendeva necessario analizzare le conseguenze derivanti dal punto di vista contrario.
            
         
               14.
            
            
               Nella sentenza 9 dicembre 1987, causa 218/86, Schotte (
                     10
                  ), la Corte non si è pronunciata sulla questione se all'art. 5, punto 5, debba essere applicata una delimitazione geografica, questione che, come già detto (
                     11
                  ), era stata affrontata dall'avvocato generale Sir Gordon Slynn. Certo, non era stata sollevata alcuna questione pregiudiziale a questo riguardo, ma dalla causa emergeva chiaramente che gli spruzzatori di profumo, oggetto della causa, non dovevano essere forniti nello Stato contraente dove aveva sede la succursale, l'agenzia o un'altra filiale (la Germania), bensì nello Stato contraente dove era stabilita la società madre (Francia).
               In detta sentenza la Corte ha dichiarato che l'art. 5, punto 5, poteva trovare applicazione nel caso «in cui due società portano lo stesso nome e dispongono di una direzione comune e in cui una di esse, pur non essendo una succursale né un'agenzia priva di autonomia dell'altra, conclude tuttavia affari per conto di questa e agisce in tal modo come una sua estensione nei rapporti commerciali» (punto 13).
               In detta sentenza viene inoltre rilevato che la società tedesca, «non solo è intervenuta nella trattativa e nell'instaurazione del rapporto contrattuale, ma si è anche occupata, nella fase dell'esecuzione del contratto, del buon fine delle consegne convenute e del pagamento delle fatture» (punto 14).
               La controversia riguardava «l'esecuzione di alcuni ordinativi concernenti la consegna (...), alla società francese, di spruzzatori».
               La Corte ha così espressamente affermato che la questione verteva su forniture ad una società francese, senza porre la questione di una delimitazione geografica nell'applicazione dell'art. 5, punto 5, in una fattispecie nella quale detta delimitazione avrebbe potuto forse portare a un risultato del tutto diverso (
                     12
                  ).
            
         
               15.
            
            
               Certamente, non posso condividere il punto di vista del Regno Unito (
                     13
                  ), secondo il quale occorre interpretare allo stesso modo l'art. 5, punto 5, da un lato, e gli artt. 8, secondo comma, e 13, secondo comma, dall'altro (
                     14
                  ). A mio parere questo argomento perde considerevolmente forza in ragione della finalità specifica delle due disposizioni menzionate per ultime: così la tutela di chi stipula un'assicurazione (art. 8, secondo comma) e del consumatore (art. 13, secondo comma), i quali, per definizione, sono i contraenti deboli nei rapporti contrattuali considerati. A ciò si aggiunge la differenza sostanziale legata al fatto che l'art. 5, punto 5, si applica quando il convenuto ha il domicilio sul territorio di uno Stato contraente, mentre l'art. 8, secondo comma, e l'art. 13, secondo comma, riguardano espressamente situazioni in cui l'assicuratore o la controparte del consumatore non sono domiciliati sul territorio dello Stato contraente. Condivido l'opinione secondo cui le menzionate disposizioni sarebbero difficilmente applicabili se accompagnate da una delimitazione geografica come quella controversa nella presente fattispecie. Ciò non implica tuttavia la possibilità di dedurre immediatamente da questa considerazione che l'art. 5, punto 5, non possa essere assoggettato a questa limitazione.
            
         
               16.
            
            
               Si deve per contro attribuire importanza decisiva al fatto che l'art. 5, punto 5, sarebbe in pratica, privato di un contenuto autonomo, qualora dovesse applicarsi esclusivamente a controversie relative ad obblighi da eseguire nello Stato contraente dove ha sede la succursale, l'agenzia o un'altra filiale. Il giudice del luogo di esecuzione è già competente in materia contrattuale a norma dell'art. 5, punto 1, e il giudice del luogo in cui si è verificato il fatto dannoso è già competente in materia di responsabilità extracontrattuale sulla base dell'art. 5, punto 3. Come hanno sottolineato la Campenon Bernard, il Regno Unito, il governo ellenico nonché la Commissione, se si riconoscesse tale limitazione, l'art. 5, punto 5, si applicherebbe in pratica al solo caso di opzione tra più circoscrizioni giudiziarie all'interno dello Stato contraente considerato.
            
         
               17.
            
            
               Se si dovesse inserire, in maniera generale, nella nozione economica di «esercizio» di cui all'art. 5, punto 5, una delimitazione di carattere geografico, potrebbero derivarne anche serie difficoltà interpretative, e, pertanto, potrebbe pure derivarne incertezza del diritto. Per esempio, è esclusa l'applicazione di detta disposizione nell'ipotesi in cui un elemento — ed uno solo — del contratto deve essere eseguito al di fuori del territorio dello Stato contraente? La proposta del governo francese di esigere che almeno uno degli elementi del contratto debba realizzarsi all'interno dello Stato contraente solleva la medesima difficoltà, sia pure alla rovescia. Si può, per esempio, pretendere che detto elemento del contratto sia sostanziale? Può la controparte sottrarsi all'azione in giudizio, ad esempio, facendo eseguire determinate parti dell'obbligazione da lui contratta al di fuori dello Stato contraente, ad esempio, ad un subappaltatore, e sarebbe a questo riguardo determinante l'esistenza di un accordo sul ricorso ad un (determinato) subappaltatore nel contesto dell'esecuzione dell'obbligazione? E a quale differenza tale criterio darebbe eventualmente luogo, a seconda che si tratti di fornitura di merci o di prestazioni di servizi?
               Lungi dal chiarire la situazione, una delimitazione geografica, come quella qui controversa, solleverebbe una serie di problemi e sarebbe fonte di incertezza del diritto.
            
         
               18.
            
            
               Inoltre, l'art. 5, punto 5, è inteso al raggiungimento di due obiettivi:
               
                        —
                     
                     
                        Da un lato mira a facilitare l'azione giudiziaria dell'attore per il caso in cui esista «un centro operativo che si manifesti in modo duraturo verso l'esterno come un'estensione della casa madre, provvisto di direzione e materialmente attrezzato in modo da poter trattare affari con terzi, di guisa che questi, pur sapendo che un eventuale rapporto giuridico si stabilirà con la casa madre la cui sede trovasi all'estero, sono dispensati dal rivolgersi direttamente a questa, e possono concludere affari nel centro operativo che ne costituisce l'estensione» (sentenza Somafer, punto 12).
                     
                  
                        —
                     
                     
                        Dall'altro, come indicato nelle osservazioni presentate dal Regno Unito, esso è inteso a ravvicinare la situazione appena descritta al criterio base enunciato nell'art. 2, punto 1, della Convenzione, che indica come foro generale quello del domicilio del convenuto. Infatti, in rapporto a rappresentanze del tipo di quelle indicate nell'art. 5, punto 5 — entità sprovviste di personalità giuridica — non esiste per definizione un foro del domicilio.
                     
                  L'art. 5, punto 5, a mio avviso, deve quindi essere interpretato conformemente alla sua chiara formulazione, che non contiene alcuna delimitazione geografica.
            
         Conclusioni
      
               19.
            
            
               Considerate le osservazioni che precedono, suggerisco alla Corte di risolvere la questione sollevata come segue:
               «La nozione di “controversia concernente l'esercizio di una succursale, di un'agenzia o di qualsiasi altra filiale (...)” di cui all'art. 5, punto 5, della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, non implica assolutamente che le obbligazioni assunte da una succursale (o altra entità) in nome della casa madre, debbano essere eseguite nello Stato contraente in cui si trova la succursale (o altra entità)».
            
         (
            *1
         )	Lingua originale: il danese.
      (
            1
         )	Racc. pag. 2183.
      (
            2
         )	V. Gothot e Holleaux: La Convention de Bruxelles, 1985, pag. 56. Dicey and Morris: On the Conflict of Laws, Londra, 1987, pag. 348. V., inoltre, Tebbens, H.: Compétence judiciaire et exécution des jugements en Europe, Butterworths, 1993, pag. 99.
      (
            3
         )	Sentenza 9 dicembre 1987 (Racc. pag. 4905).
      (
            4
         )	V. inoltre le conclusioni presentate dall'avvocato generale Darmon nella causa 89/91, Shearson Lehman Hutton, sentenza 19 gennaio 1993, causa C-89/91 (Racc. pag. I-139).
      (
            5
         )	V. nota 3.
      (
            6
         )	Sentenza 18 marzo 1981 (Racc. pag. 819).
      (
            7
         )	V., per esempio, sentenza 27 settembre 1988, causa 189/87, Kaltelis (Racc. pag. 5565, punto 19), e sentenza 17 giugno 1992, causa C-26/91, Handte (Racc. pag. I-3967, punto 14).
      (
            8
         )	V. nota 6.
      (
            9
         )	V. paragrafo 10 delle presenti conclusioni.
      (
            10
         )	V. nota 3.
      (
            11
         )	V. paragrafo 7 delle presenti conclusioni.
      (
            12
         )	Nella sentenza 6 ottobre 1976, causa 14/76, de Bloos (Racc. pag. 1497), l'art. 5, punto 5, non trovava applicazione, per altri motivi, e la questione non veniva perciò affrontata.
      (
            13
         )	V. paragrafo 8 delle presenti conclusioni.
      (
            14
         )	Queste disposizioni sono così formulate:
      Art. 8, secondo comma: «Qualora l'assicuratore non abbia il proprio domicilio nel territorio di uno Stato contraente, ma possieda una succursale, un'agenzia o qualsiasi altra filiale in uno Stato contraente, egli è considerato, per le contestazioni relative al loro esercizio, come avente domicilio nel territorio di tale Stato».
      Art. 13, secondo comma: «Qualora la controparte del consumatore non abbia il proprio domicilio nel territorio di uno Stato contraente, ma possieda una succursale, un'agenzia o qualsiasi altra filiate in uno Stato contraente, essa è considerata, per le contestazioni relative al loro esercizio, come avente domicilio nel territorio di tale Stato».