CELEX: E1994C0003
Language: it
Date: 1994-02-12 00:00:00
Title: DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA N. 3/94/COL del 12 gennaio 1994 relativa all'adozione di dieci comunicazioni, sotto forma di note e di orientamenti, relative al settore della concorrenza

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E1994C0003

DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA N. 3/94/COL del 12 gennaio 1994 relativa all'adozione di dieci comunicazioni, sotto forma di note e di orientamenti, relative al settore della concorrenza  

Gazzetta ufficiale n. L 153 del 18/06/1994 pag. 0001 - 0053

DECISIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA N. 3/94/COL del 12 gennaio 1994 relativa all'adozione di dieci comunicazioni, sotto forma di note e di orientamenti, relative al settore della concorrenza L'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA,visto l'accordo sullo Spazio economico europeo (1), in particolare i punti da 16 a 25 dell'allegato XIV del suddetto accordo,visto l'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) e l'articolo 25 dell'accordo tra gli Stati EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia (2),considerando che, conformemente all'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte, l'Autorità di vigilanza EFTA renderà operative le disposizioni dell'accordo SEE relative all'introduzione delle regole di concorrenza applicabili alle imprese e, all'entrata in vigore di questo accordo, adotterà atti corrispondenti a quelli della Commissione CE figuranti nell'allegato II dell'accordo su vigilanza e Corte;considerando che scopo di tali atti è fornire un orientamento alle imprese indicando i principi e le norme cui si ispirerà l'Autorità di vigilanza EFTA nell'applicare gli articoli da 53 a 60 dell'accordo SEE ai casi specifici, al fine di garantire un'applicazione uniforme delle regole di concorrenza SEE in tutto lo Spazio economico europeo,DECIDE:1. L'Autorità di vigilanza EFTA adotta le dieci comunicazioni in forma di note e di orientamenti elencate qui di seguito e unite alla presente decisione come allegati da I a X.- Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA relativa alle restrizioni accessorie alle operazioni di concentrazione,- Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA concernente le operazioni di concentrazione e di cooperazione ai sensi dell'atto relativo al controllo delle operazioni di cui al punto 1 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 4064/89 del Consiglio],- Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA concernente gli atti di cui ai punti 2 e 3 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamenti della Commissione (CEE) n. 1983/83 e (CEE) n. 1984/83] sull'applicazione dell'articolo 53, paragrafo 2 dell'accordo SEE a categorie di accordi di distribuzione esclusiva e di acquisto esclusivo,- Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA concernente l'atto di cui al punto 4 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 123/85 della Commissione] relativo all'applicazione dell'articolo 53, paragrafo 3, dell'accordo SEE a categorie di accordi per la distribuzione di autoveicoli ed il servizio di assistenza alla clientela,- Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA relativa ai contratti stipulati con rappresentanti di commercio,- Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA relativa ad accordi, decisioni e pratiche concordate concernenti la cooperazione tra imprese,- Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA relativa all'importazione nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE di prodotti di paesi terzi che rientrano nell'applicazione dell'accordo SEE,- Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA relativa alla valutazione dei contratti di subfornitura alla luce dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE,- Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA relativa ad accordi di importanza minore che non sono contemplati dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE,- Linee direttrici dell'Autorità di vigilanza EFTA sull'applicazione delle regole di concorrenza del SEE nel settore delle telecomunicazioni.2. Per le suddette comunicazioni in forma di note e di orientamenti fa fede il testo in lingua inglese; esse sono pubblicate nella sezione e nel supplemento relativi al SEE della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.Fatto a Bruxelles, il 12 gennaio 1994.Per l'Autorità di vigilanza EFTAIl PresidenteKnut ALMESTAD(1) In appresso denominato «accordo SEE».(2) In appresso denominato «accordo su vigilanza e Corte».ALLEGATO I COMUNICAZIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA RELATIVA ALLE RESTRIZIONI ACCESSORIE ALLE OPERAZIONI DI CONCENTRAZIONE A. La presente comunicazione viene diramata nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazioni e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta la presente comunicazione, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalla presente comunicazione nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. La presente comunicazione corrisponde alla comunicazione della Commissione relativa alle restrizioni accessorie alle operazioni di concentrazione di cui al punto 16 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente, al punto 1 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.E. Per le finalità dell'EFTA, il testo del regolamento (CEE) n. 4064/89 del Consiglio è stato suddiviso fra regole sostanziali, che sono comprese nell'atto di cui al punto 1 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 4064/89], e regole procedurali, che sono comprese nel capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte. Per tale motivo questi due riferimenti appaiono nel testo sotto esposto.I. Introduzione 1. L'atto relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra imprese a cui si fa riferimento nel punto 1 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 4064/89 - qui di seguito denominato «l'atto»] nel considerando 25 indica che l'applicazione dell'atto non è esclusa quando le imprese partecipanti accettano restrizioni che sono direttamente legate e necessarie alla realizzazione dell'operazione di concentrazione, di seguito denominate «restrizioni accessorie». In base alla concezione che informa l'atto, dette restrizioni vanno valutate congiuntamente con l'operazione di concentrazione. Per conseguenza, come conferma l'articolo 8, paragrafo 2, secondo comma, ultima frase del capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte, la decisione che dichiara la concentrazione compatibile riguarda anche le restrizioni menzionate. In tale ipotesi, e secondo le disposizioni dell'articolo 22, paragrafi 1 e 2 del capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte, l'atto ed il capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte sono i soli applicabili, mentre è esclusa l'applicazione del capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte nonché degli atti a cui si fa riferimento nei punti 10 e 11 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento del Consiglio (CEE) n. 1017/68 e (CEE) n. 4056/86] e dei capitoli VI, IX e XI del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte. Non possono così esistere procedure parallele dell'Autorità di vigilanza EFTA, una delle quali volta al controllo dell'operazione di concentrazione in forza dell'atto e l'altra intesa ad applicare gli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE alle restrizioni accessorie a tale operazione.2. Nella presente comunicazione l'Autorità di vigilanza EFTA intende fornire indicazioni sull'interpretazione che essa dà al concetto di «restrizioni che sono direttamente legate e necessarie alla realizzazione dell'operazione di concentrazione». Queste ultime debbono dunque essere valutate alla luce dell'atto e del capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte in relazione alla predetta operazione, a prescindere dall'applicazione alle medesime degli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE, qualora esse fossero valutate singolarmente o in altro contesto economico. Sotto questo profilo, nei limiti stabiliti dall'atto e dal capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte, l'Autorità di vigilanza EFTA cerca di tenere il massimo conto della pratica degli affari e delle condizioni necessarie alla realizzazione delle operazioni di concentrazione.La presente comunicazione lascia impregiudicata l'interpretazione della Corte di giustizia dell'EFTA.II. Principi di valutazione 3. Le «restrizioni» di cui trattasi sono quelle che le parti all'operazione di concentrazione hanno convenuto e che limitano la rispettiva libertà d'azione sul mercato. Non si tratta delle restrizioni a scapito dei terzi. Se le restrizioni di questo tipo sono una conseguenza inevitabile dell'operazione di concentrazione in sé, vanno valutate congiuntamente con quest'ultima ai sensi dell'articolo 2 dell'atto. Se invece le restrizioni nei confronti dei terzi sono dissociabili dall'operazione, possono eventualmente essere assoggettate all'esame di compatibilità con gli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE.4. Le restrizioni «direttamente legate» devono essere restrizioni accessorie alla realizzazione dell'operazione di concentrazione, vale a dire restrizioni d'importanza subordinata rispetto all'oggetto principale dell'operazione. Non può trattarsi di restrizioni sostanziali di natura totalmente diversa da quelle derivanti dalla concentrazione medesima. Non si tratta nemmeno di disposizioni pattizie che figurano tra gli elementi costitutivi della concentrazione, ad esempio quelle che stabiliscono un'unità economica tra parti in precedenza indipendenti o che organizzano il controllo in comune ad opera di due imprese su di un'altra impresa. In quanto parte integrante dell'operazione di concentrazione, tali disposizioni costituiscono l'oggetto vero e proprio della valutazione da effettuare a norma dell'atto e del capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte.Non si tratta nemmeno, per le concentrazioni realizzate progressivamente per tappe, delle disposizioni contrattuali relative alle fasi precedenti all'instaurazione del controllo ai sensi dell'articolo 3, paragrafi 1 e 3 dell'atto e per le quali restano applicabili gli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE fintantoché non sono soddisfatte le condizioni sopra menzionate dell'articolo 3.Il concetto di restrizioni direttamente legate esclude anche dall'applicazione dell'atto e del capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte le restrizioni addizionali concluse contemporaneamente, prive di nesso diretto con l'operazione. Non basta neppure che tali accordi addizionali si inseriscano nel medesimo contesto dell'operazione di concentrazione.5. Le restrizioni debbono anche essere «necessarie alla realizzazione dell'operazione di concentrazione», vale a dire che, se esse non esistono, l'operazione non potrebbe essere realizzata o lo sarebbe soltanto in condizioni più aleatorie, a costi sostanzialmente più elevati, in tempi nettamente più lunghi o con ben minori possibilità di successo. Tali elementi debbono essere valutati in modo obiettivo.6. Non è possibile fornire una risposta generale alla questione dell'esistenza di tutte queste condizioni per quanto riguarda una restrizione. In particolare, sotto il profilo della necessità della restrizione, non soltanto occorre tener conto della sua natura, ma, in applicazione della regola di proporzionalità bisogna anche accertare se la sua durata e il suo campo d'applicazione materiale e geografico non oltrepassino i limiti di quanto richiesto ragionevolmente dalla realizzazione dell'operazione di concentrazione. Le imprese, in presenza di mezzi alternativi per raggiungere lo scopo legittimo perseguito, debbono dunque scegliere quello che obiettivamente è il meno restrittivo per la concorrenza.L'applicazione di tali principi sarà concomitante con lo sviluppo della pratica decisionale dell'Autorità di vigilanza EFTA. Tuttavia, è possibile indicare gli orientamenti che l'Autorità di vigilanza EFTA intende seguire in materia per quanto riguarda le restrizioni convenute con maggior frequenza in caso di cessione di un'impresa o di parti di impresa, in caso di ripartizione di imprese o del loro patrimonio a seguito dell'acquisizione in comune del loro controllo, nonché in caso di costituzione di imprese comuni aventi natura di concentrazione.III. Valutazione delle restrizioni accessorie consuete in caso di cessione di un'impresa A. Clausole di non concorrenza 1. Tra le restrizioni accessorie che soddisfano ai criteri enunciati dall'atto e dal capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte figurano i divieti di concorrenza stabiliti nel contratto e imposti al venditore nel quadro di operazioni di concentrazione realizzate mediante cessione di un'impresa o di una parte di impresa. I divieti di questo tipo servono a garantire il trasferimento all'acquirente del valore completo dei cespiti ceduti che comprendono in linea generale tanto i beni materiali quanto altre attività immateriali come la clientela che il venditore si è costituito o il know-how che ha elaborato. Essi non solo sono direttamente legati all'operazione di concentrazione, ma sono anche necessari per la sua realizzazione, in quanto in loro mancanza si avrebbe ragione di ritenere che la vendita dell'impresa o della parte d'impresa non potrebbe aver luogo a condizioni soddisfacenti. Per il trasferimento integrale del valore dei beni a lui ceduti l'acquirente deve poter beneficiare di una certa tutela contro gli atti di concorrenza del venditore per poter conquistare la sua clientela ed assimilare e sfruttare il suo know-how. Non occorre in genere riconoscere la necessità di una protezione di questo tipo quando di fatto il trasferimento è limitato a beni materiali (fattori quali terreni, fabbricati e macchinario) o a diritti esclusivi di proprietà industriale e commerciale (i cui titolari possono fare opposizione immediata a qualsiasi atto di contraffazione da parte del cedente dei diritti).Un divieto di concorrenza di questo tipo non è peraltro giustificato dall'obiettivo legittimo perseguito con la realizzazione dell'operazione di concentrazione se non nella misura in cui la sua durata, il suo campo d'applicazione territoriale e la sua portata materiale e personale non oltrepassino quanto è ragionevolmente necessario a tale scopo.2. Per quanto riguarda la durata accettabile del divieto di concorrenza è parso ragionevole un periodo di cinque anni, quando la cessione dell'impresa comprende anche le merci e i beni dell'azienda e il know-how, ed un periodo di due anni, quando è limitata alle merci e beni dell'azienda. Tale constatazione non ha tuttativa portata assoluta e non è escluso che un divieto di durata maggiore possa essere ammesso in circostanze particolari. L'ipotesi riccorre ad esempio quando le parti alla concentrazione possono dimostrare che la lealtà della clientela persisterà per un periodo superiore a due anni o che il ciclo di vita economica dei prodotti in questione è superiore a cinque anni e andrebbe preso in considerazione.3. La portata geografica dell'obbligo di non concorrenza va limitata alla zona in cui il cedente aveva introdotto i suoi prodotti o servizi prima della cessione. In effetti non sembra obiettivamente necessario che l'acquirente sia protetto dalla concorrenza del venditore in territori sui quali quest'ultimo non era in precedenza penetrato.4. Analogamente, la portata materiale della clausola di non concorrenza va circoscritta ai prodotti e servizi che costituiscono oggetto dell'attività economica dell'impresa o della parte di impresa ceduta. In particolare, in caso di cessione parziale di elementi patrimoniali non è da ritenere che l'acquirente debba essere protetto dalla concorrenza del venditore per altri prodotti o servizi che continuano a costituire oggetto di attività mantenute dal venditore dopo la cessione.5. Il venditore può impegnarsi per sé, per le sue filiali e i suoi agenti commerciali. Viceversa, qualora si obbligasse ad imporre il medesimo impegno a terzi, non si tratterebbe più di una restrizione accessoria. Tale regola vale nella fattispecie per le clausole che restringono le possibilità dei rivenditori o utilizzatori di procedere ad importazioni od esportazioni.6. Una protezione del venditore in linea di principio non è una restrizione accessoria e deve quindi essere esaminata alla luce degli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE.B. Licenze di diritti di proprietà industriale e commerciale e di know-how 1. L'attuazione della cessione di un'impresa o di parti di impresa comporta in genere il trasferimento all'acquirente, per l'integrale utilizzazione delle attività cedute, di diritti di proprietà industriale e commerciale o di know-how. Nondimeno il venditore può intendere restarne titolare per sfruttarli per altre attività diverse da quelle che costituisco oggetto del trasferimento. In tali casi di solito, per garantire all'acquirente il godimento integrale dei cespiti ceduti, si ricorre alla conclusione di accordi di licenza a suo favore.2. Sono necessarie alla realizzazione della transazione le licenze semplici o esclusive di brevetti, diritti connessi e know-how esistenti, nonché gli impegni di concedere tali licenze. Esse possono essere limitate a talune applicazioni tecniche, se ed in quanto queste corrispondono all'attività dell'impresa ceduta. Di solito non pare necessario che le licenze comportino limiti territoriali di fabbricazione in corrispondenza della localizzazione dei cespiti ceduti. Le licenze possono essere concluse per tutta la durata legale del brevetto o dei diritti connessi o la vita economica normale del know-how. Dato che tali licenze equivalgono economicamente ad una cessione parziale dei diritti, esse non devono essere limitate nel tempo.3. Le restrizioni dei contratti di licenza che superano tale ambito esulano in linea di massima dal campo d'applicazione dell'atto. Esse debbono essere valutate nel merito specifico sulla base dell'articolo 53, paragrafi 1 e 3. A tale titolo esse possono beneficiare, quando ne soddisfano le condizioni, delle esenzioni per categoria di cui all'atto relativo agli accordi di licenza di brevetto a cui si fa riferimento nel punto 5 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 2349/84 della Commissione] o all'atto relativo agli accordi di licenza di know-how a cui si fa riferimento nel punto 9 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 556/89 della Commissione].4. I medesimi principi sono applicabili per analogia in caso di licenze di marchio, denominazioni commerciali e diritti connessi. In effetti non è escluso che esistano situazioni in cui il venditore intende restarne titolare per l'esercizio delle attività conservate mentre l'acquirente ha bisogno del diritto di uso per commercializzare i prodotti che costituiscono l'oggetto dell'attività dell'impresa o della parte d'impresa ceduta.In tali circostanze può risultare necessaria la conclusione di accordi diretti ad evitare la confusione dei marchi.C. Impegni in materia di acquisto e fornitura 1. In molti casi una cessione d'impresa o di una parte d'impresa può comportare l'interruzione dei vincoli tradizionali di approvvigionamento e di fornitura interni dovuti alla precedente integrazione delle attività nell'insieme economico del venditore. Per rendere possibile in condizioni ragionevoli lo scorporo dell'insieme economico del venditore e il trasferimento parziale di cespiti all'acquirente è spesso necessario mantenere, quanto meno per un periodo transitorio, vincoli analoghi tra il venditore e l'acquirente. Tale obiettivo è di norma realizzato grazie alla conclusione di accordi di acquisto e di fornitura tra il venditore e l'acquirente dell'impresa o della parte d'impresa. Tenuto conto della particolare situazione dovuta allo scorporo dall'insieme economico del venditore, tali impegni sono ammissibili a favore di quest'ultimo o a favore dell'acquirente.2. Gli obblighi in questione mirano legittimamente, da un lato, a garantire la continuità di approvvigionamento dell'una o dell'altra delle parti dei prodotti necessari alle attività che hanno mantenuto (nel caso del venditore) o acquisito (nel caso dell'acquirente); è dunque corretto riconoscere l'opportunità, per un periodo transitorio, di impegni di fornitura intesi a garantire i quantitativi precedentemente consegnati nell'ambito dell'insieme economico del venditore o a prevederne un adeguamento in funzione dello sviluppo del mercato.D'altro lato, essi mirano a garantire la continuità degli sbocchi dell'una o dell'altra delle parti quali erano in precedenza garantiti a causa dell'appartenenza ad un medesimo insieme economico. Per lo stesso motivo sono ammissibili impegni di acquisto su quantitativi fissi, corredati eventualmente di una clausola di variazione.3. Nondimento non sembrano giustificati da un punto di vista generale gli obblighi di approvvigionamento o di fornitura a titolo esclusivo. Fatte salve talune circostanze eccezionali dovute ad esempio all'inesistenza di un mercato o alla peculiarità dei prodotti, un'esclusiva non è obiettivamente necessaria per consentire la realizzazione di un'operazione di concentrazione configurata come cessione di un'impresa o di parte di un'impresa.Comunque, in applicazione del principio di proporzionalità, le imprese in questione dovrebbero esaminare se ai fini dell'obbiettivo perseguito non sono disponibili mezzi alternativi meno restrittivi dell'esclusiva, quali impegni di fornitura di quantità fisse.4. In ordine alla durata ammissibile degli impegni di approvvigionamento e di fornitura, essa dovrebbe essere limitata ad un periodo sufficiente a consentire la sostituzione dei vincoli di dipendenza con una posizione di autonomia sul mercato. La durata di tale periodo deve essere motivata con elementi obiettivi.IV. Valutazione delle restrizioni accessorie in caso di acquisizione in comune 1. Come indica il considerando 24, l'applicazione dell'atto non è esclusa quando due o più imprese convengono di acquisire in comune, in particolare mediante offerta pubblica di acquisto, il controllo di una o più imprese con lo scopo e l'effetto di ripartire fra esse queste imprese o i loro patrimoni. Trattasi di un'operazione di concentrazione che si realizza in due fasi successive: la strategia comune si limita all'acquisizione del controllo; per costituire una concentrazione l'acquisizione in comune deve essere seguita dalla netta separazione delle imprese o patrimoni in questione.2. A tale effetto può essere considerato ammissibile l'impegno dei partecipanti all'acquisizione in comune di un'impresa a non lanciare un'offerta concorrente distinta nei confronti della medesima impresa o di non acquisirne in altro modo il controllo.3. Le restrizioni che si limitano a dare attuazione alla ripartizione menzionata devono essere considerate direttamente legate e necessarie alla realizzazione dell'operazione di concentrazione, come le disposizioni convenute tra le parti all'acquisizione in comune del controllo al fine di ripartire tra esse le unità produttive o le reti di distribuzione con i diritti di marchio esistenti dell'impresa acquisita in comune o del suo patrimonio. L'attuazione della ripartizione predetta non può comunque condurre ad un coordinamento futuro delle imprese acquirenti.4. Se una separazione di questo tipo implica lo smembramento di un insieme economico preesistente, vanno considerate accessorie le disposizioni convenute per rendere tale operazione possible in condizioni ragionevoli. Sotto questo profilo vanno applicati per analogia i principi sopra esposti per quanto riguarda il periodo transitorio in materia di clausole di approvvigionamento e di fornitura in caso di cessione di un'impresa.V. Valutazione delle restrizioni accessorie in caso di costituzione di imprese comuni aventi natura di concentrazione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, secondo comma dell'atto Tale valutazione deve tener conto delle peculiarità delle imprese comuni aventi natura di concentrazione i cui elementi essenziali sono la costituzione di un'entità economica autonoma che adempie stabilmente tutte le funzioni di un'impresa e la mancanza di un coordinamento del comportamento concorrenziale tra imprese fondatrici o tra queste ultime e l'impresa comune. La condizione citata implica in linea di massima il recesso delle imprese fondatrici dal mercato assegnato all'impresa comune e quindi la loro scomparsa in quanto concorrenti effettive o potenziali della nuova unità.A. Obblighi di non concorrenza Nella misura in cui il divieto di concorrenza cui sono tenute le imprese fondatrici a favore dell'impresa comune mira ad esprimere la realtà del recesso durevole delle imprese fondatrici dal mercato assegnato all'impresa comune, esso va considerato di conseguenza parte integrante della concentrazione.B. Licenze di diritti di proprietà industriale e commerciale e di know-how La costituzione di una nuova entità economica autonoma implica in linea di massima il trasferimento della tecnologia necessaria alla realizzazione delle attività ad essa assegnate sotto forma di cessione dei diritti e del know-how pertinenti. Nel caso in cui, tuttavia, le imprese fondatrici volessero conservarne la proprietà, specie ai fini di sfruttamento in altri campi d'applicazione, il trasferimento di tecnologia all'impresa comune può avvenire mediante licenze. Tali licenze possono essere esclusive, senza essere limitate né sotto il profilo della durata né sotto il profilo della portata territoriale, in quanto sostituiscono il trasferimento di proprietà. Di conseguenza vanno considerate necessarie alla realizzazione dell'operazione di concentrazione.C. Obblighi d'approvvigionamento e di fornitura Se le imprese fondatrici restano presenti su un mercato a monte o a valle di quello dell'impresa comune, gli eventuali impegni di approvvigionamento e di fornitura vanno valutati in funzione dei principi applicabili in caso di cessione di un'impresa.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo su vigilanza e Corte.ALLEGATO II COMUNICAZIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA CONCERNENTE LE OPERAZIONI DI CONCENTRAZIONE E DI COOPERAZIONE AI SENSI DELL'ATTO RELATIVO AL CONTROLLO DELLE OPERAZIONI DI CONCENTRAZIONE TRA IMPRESE DI CUI AL PUNTO 1 DELL'ALLEGATO XIV ALL'ACCORDO SEE [REGOLAMENTO (CEE) N. 4064/89 DEL CONSIGLIO] A. La presente comunicazione viene diramata nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazioni e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta la presente comunicazione, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalla presente comunicazione nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. La presente comunicazione corrisponde alla comunicazione della Commissione concernente le operazioni di concentrazione e cooperazione ai sensi del regolamento (CEE) n. 4064/89 del Consiglio, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra imprese di cui al punto 17 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente, al punto 2 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.E. Per le finalità dell'EFTA, il testo del regolamento (CEE) n. 4064/89 è stato suddiviso fra regole sostanziali, che sono comprese nell'atto di cui al punto 1 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 4064/89], e regole procedurali, che sono comprese nel capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte. Per tale motivo questi due riferimenti appaiono nel testo sotto esposto.I. Introduzione 1. L'articolo 3, paragrafo 1 dell'atto a cui si fa riferimento nel punto 1 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 4064/89] («l'atto») contiene un elenco tassativo delle circostanze di fatto che rientrano tra le operazioni di concentrazione. In conformità con il considerando 23, tale termine indica soltanto le operazioni che determinano un mutamento durevole nelle strutture delle imprese partecipanti.Viceversa l'atto non prende in considerazione le operazioni il cui oggetto o effetto è il coordinamento delle attività concorrenziali di imprese che rimangono reciprocamente indipendenti. Situazioni di questo tipo hanno carattere di cooperazione. Pertanto esse debbono essere valutate in forza delle disposizioni degli atti di cui ai punti 10 e 11 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamenti del Consiglio (CEE) n. 1017/68 e (CEE) n. 4056/86] e capitoli II, VI, IX o XI del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte. Lo stesso vale per le operazioni che si configurano sia come cambiamento strutturale durevole, sia come coordinamento del comportamento concorrenziale, nel caso in cui i due elementi siano inseparabili.Se il mutamento strutturale può essere separato dal coordinamento del comportamento concorrenziale, il primo sarà valutato alla luce dell'atto e del capitolo XIII del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte e il secondo, sempreché non costituisca una restrizione accessoria ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 2, secondo comma del capitolo XIII dell'accordo su vigilanza e Corte, sarà valutato in forza degli altri atti a cui si fa riferimento nell'allegato XIV all'accordo SEE o alla luce dei capitoli del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte che rendono effettivi gli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE.2. A fini di certezza del diritto la presente comunicazione è intesa a definire con la massima chiarezza possibile le fattispecie di concentrazione e cooperazione. L'importanza di questa iniziativa ha particolare rilievo per le imprese comuni, ma il problema esiste anche per altre forme di associazione tra imprese, quali partecipazioni unilaterali o reciproche e direzione comune, e per alcune operazioni cui partecipa più di un'impresa, ad esempio trasferimenti unilaterali o reciproci di imprese o parti di imprese o acquisizione in comune di un'impresa per ripartirla. In tutti i casi citati non è da escludere che le operazioni non ricadano sotto il disposto dell'atto se hanno come oggetto o per effetto il coordinamento del comportamento concorrenziale delle imprese in questione.3. La presente comunicazione espone le principali considerazioni che orienteranno l'Autorità di vigilanza EFTA chiamata a decidere in quale misura le operazioni in questione rientrano nel campo di applicazione dell'atto o ne sono escluse. Viceversa essa non riguarda la loro valutazione, sia ai sensi dell'atto che di qualsiasi altra disposizione applicabile, in particolare gli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE.4. L'applicazione dei principi stabiliti nella presente comunicazione avrà luogo in concomitanza con lo sviluppo della pratica decisionale dell'Autorità di vigilanza EFTA nei casi individuali. Essendo in genere tali operazioni di natura complessa, la presente comunicazione non può fornire risposte definitive per tutte le situazioni concepibili.5. La presente comunicazione lascia impregiudicata l'eventuale interpretazione della Corte di giustizia dell'EFTA.II. Le imprese comuni ai sensi dell'articolo 3 dell'atto 6. L'articolo 3, paragrafo 2 dell'atto fa riferimento a due tipi di imprese comuni: quelle che hanno come oggetto o per effetto il coordinamento del comportamento concorrenziale di imprese che rimangono indipendenti (in appresso denominate «imprese comuni aventi natura di cooperazione») e quelle che esercitano stabilmente tutte le funzioni di un'entità economica autonoma e non hanno come oggetto o per effetto il coordinamento fra di loro o tra di loro e l'impresa comune (in appresso denominate «imprese comuni aventi natura di concentrazione»). Queste ultime sono concentrazioni e come tali disciplinate dall'atto. Le imprese comuni aventi natura di cooperazione devono essere esaminate alla luce di altri atti a cui si fa riferimento nell'allegato XIV dell'accordo SEE o dei capitoli del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte che rendono effettivi gli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE.A. Concetto di impresa comune 7. Per definire il termine «impresa comune» («IC») ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2 è necessario fare riferimento alla disposizione dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera b) dell'atto secondo la quale le IC sono imprese controllate congiuntamente da varie altre imprese, società fondatrici. Nel contesto dell'atto il termine IC quindi comporta varie caratteristiche:a) Impresa8. L'IC deve essere un'impresa, vale a dire un insieme organizzato di risorse umane e materiali volto a perseguire su base stabile uno scopo economico definito.b) Controllo da parte di altre imprese9. Nel quadro dell'atto l'IC è controllata da altre imprese. A norma dell'articolo 3, paragrafo 3 dell'atto il controllo significa la possibilità di esercitare direttamente od indirettamente un'influenza determinante sull'attività dell'IC; per decidere se tale condizione è soddisfatta occorre fare riferimento a tutte le circostanze di fatto e di diritto del caso singolo.10. Il controllo di un'IC può essere basato su mezzi legali, contrattuali o altro, tra cui sono particolarmente rilevanti i seguenti:- diritti di proprietà o diritti di godimento sulla totalità o su parti del patrimonio di un'IC;- influenza sulla composizione, sulle votazioni o sulle deliberazioni degli organi di direzione o di vigilanza di un'IC;- diritti di voto degli organi di amministrazione o di vigilanza di un'IC;- clausole contrattuali riguardanti la gestione degli affari dell'IC.c) Controllo congiunto11. L'IC ai sensi dell'atto è controllata congiuntamente. Si ha controllo congiunto quando le società fondatrici debbono raggiungere un accordo sulle deliberazioni riguardanti le attività dell'IC o a causa dei diritti acquisiti nell'IC o per effetto di contratti o altri mezzi da cui deriva il controllo congiunto. Quest'ultimo può essere stabilito in sede di costituzione dell'IC (statuto o atto costitutivo). Tuttavia non occorre che esista fin dall'inizio, ma può anche intervenire in seguito, in particolare mediante assunzione di una partecipazione in un'impresa esistente.12. Non si ha controllo congiunto qualora una delle società fondatrici possa decidere da sola in ordine alle attività commerciali dell'IC. In genere tale ipotesi ricorre quando una società detiene più della metà del capitale o del patrimonio dell'impresa, dispone del diritto di designare più della metà dell'organo di amministrazione o di vigilanza, controlla più della metà dei voti di uno di questi organi o ha l'esclusivo diritto di gestire gli affari dell'impresa. Qualora le altre società fondatrici abbiano partecipazioni di minoranza del tutto passive o, pur avendo una certa influenza sull'impresa, non possano da sole o insieme determinarne il comportamento, basta una maggioranza relativa del capitale, dei voti o dei seggi negli organi statutari per garantire il controllo dell'impresa.13. In molti casi il controllo congiunto dell'IC è basato su accordi o concertazione tra le società fondatrici. Di conseguenza, un azionista di maggioranza in un'IC spesso estende ad uno o più azionisti di minoranza il diritto contrattuale di partecipare al controllo dell'IC. Se due imprese fondatrici detengono ciascuna la metà di un'IC, anche se non esiste un accordo tra di esse, entrambe saranno obbligate stabilmente a cooperare per evitare votazioni reciproche di blocco su deliberazioni che riguardano l'attività dell'IC. Lo stesso vale per l'IC che ha tre o più società fondatrici ciascuna delle quali ha un diritto di veto. Un'IC può persino essere controllata da un considerevole numero di imprese che insieme possono radunare la maggioranza del capitale o dei seggi o dei voti negli organi statutari dell'IC. Tuttavia in tali casi il controllo congiunto può essere presunto solo se le circostanze di fatto e di diritto - in particolare una convergenza di interessi economici - permettono di ritenere che esista una strategia comune deliberata delle società fondatrici per quanto riguarda l'IC.14. Se la partecipazione di un'impresa in un'altra è per sua natura o per la sua entità insufficiente a instaurare il suo controllo esclusivo e se non esiste un controllo congiunto insieme con terzi, non è possibile parlare di concentrazione nel significato di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettera b) dell'atto. Tuttavia, possono essere applicabili gli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE in forza del capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte o atti di attuazione a cui si fa riferimento nell'allegato XIV all'accordo SEE o riprodotti in altri capitoli del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte (vedi titolo III, punto A della presente comunicazione).B. Imprese comuni aventi natura di concentrazione 15. Per poter considerare che un'impresa comune ha natura di concentrazione essa deve soddisfare tutte le condizioni prescritte dall'articolo 3, paragrafo 2, secondo comma dell'atto. Trattasi di una norma che implica una condizione positiva ed una negativa.a) Condizione positiva: impresa comune che svolge su base stabile tutte le funzioni di un'entità economica autonoma16. In forza della prima condizione l'IC deve in primo luogo operare sul mercato come un'entità indipendente dal lato dell'offerta e della domanda. Le IC che rilevano dalle rispettive società fondatrici soltanto alcune specifiche responsabilità parziali non debbono essere considerate concentrazioni se sono semplicemente ausiliarie alle attività commerciali delle società fondatrici. Tale ipotesi ricorre quando l'IC fornisce i suoi prodotti o i suoi servizi esclusivamente alle società fondatrici e se essa provvede al proprio fabbisogno approvvigionandosi integralmente presso le medesime. La presenza autonoma sul mercato può però non bastare se l'IC effettua più della metà dei suoi acquisti e vendite con terzi, ma rimane di fatto dipendente dalle società fondatrici per salvaguardare e sviluppare la sua attività.17. L'IC è costituita stabilmente se essa è strutturata in modo da ed è in grado di svolgere la propria attività a tempo indeterminato o almeno a lungo termine. In caso contrario in linea di massima non si può affermare che vi sia una modifica stabile nella struttura delle società fondatrici. Più importante della durata convenuta è la dotazione in risorse umane e materiali dell'IC. Esse devono essere di natura e quantità tale da garantire la sua esistenza e autonomia a lungo termine. Tale condizione ricorre quando le società fondatrici investono risorse finanziarie di grande rilievo nell'IC, trasferiscono un'impresa o un'attività esistente alla medesima o le conferiscono un know-how tecnico o commerciale sostanziale in modo che essa dopo un periodo di avviamento possa sostenersi con i propri mezzi.18. Un elemento determinante per stabilire se l'IC è un'entità autonoma è la sua capacità di esplicare una propria politica commerciale. Ciò impone che entro i limiti dell'oggetto sociale essa programmi, decida ed agisca autonomamente. In particolare deve essere libera di determinare il proprio comportamento concorrenziale in modo indipendente e in conformità dei propri interessi economici. Se l'IC dipende per la sua attività da impianti che restano economicamente integrati nelle attività delle imprese fondatrici è più difficile affermare che l'IC è indipendente.19. L'autonomia economica dell'IC non sarà contestata solo perché le società fondatrici si riservano il diritto di prendere talune decisioni che sono importanti per lo sviluppo dell'IC, in particolare quelle che riguardano la modifica dell'oggetto sociale, gli aumenti e le riduzioni di capitale o la destinazione degli utili. Tuttavia se la politica commerciale dell'IC resta di competenza delle società fondatrici, l'IC è assimilabile ad uno strumento degli interessi di mercato delle società fondatrici. Una situazione di questo tipo ricorre di norma quando l'IC opera sul mercato delle società fondatrici, nonché quando essa opera su mercati contigui o a monte o a valle di quelli delle imprese fondatrici.b) Condizione negativa: mancanza di coordinamento del comportamento concorrenziale20. Subordinatamente a quanto esposto nel paragrafo 1 della presente comunicazione un'IC può essere considerata alla stregua di una concentrazione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2, secondo comma dell'atto, soltanto se non ha come oggetto od effetto il coordinamento del comportamento concorrenziale di imprese che restano indipendenti reciprocamente. Questo tipo di coordinamento non deve esistere né tra le società fondatrici né tra una di queste e l'IC. Esso non deve essere uno degli oggetti della costituzione o del funzionamento dell'IC, né può esserne la conseguenza. L'IC non deve essere considerata alla stregua di una concentrazione se, a causa dell'accordo inteso a costituire l'IC o per effetto della sua esistenza o delle sue attività, si può ragionevolmente ritenere possibile un'influenza sul comportamento concorrenziale di una società fondatrice o dell'IC sul mercato di cui trattasi. Viceversa, in linea di principio non si può ragionevolmente ritenere possibile il coordinamento se tutte le società fondatrici escono totalmente a titolo permanente dal mercato dell'IC e non operano su mercati contigui.21. Non tutte le forme di cooperazione tra società fondatrici per quanto riguarda l'IC impediscono di considerare quest'ultima una concentrazione. Anche le IC aventi natura di concentrazione in linea di principio rappresentano per le società fondatrici uno strumento per perseguire interessi comuni o reciprocamente complementari. La costituzione ed il controllo congiunto di un'IC è quindi inconcepibile se manca un accordo tra le società fondatrici per quanto riguarda il perseguimento di questi interessi. Tale concordanza d'interessi è una caratteristica essenziale di un'IC a prescindere dalla sua configurazione legale.22. Per quanto riguarda le relazioni delle società fondatrici o di una di esse con l'IC, non esisterà in genere rischio di coordinamento ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2 quando le società fondatrici non operano sui mercati dell'IC o su mercati contigui o a monte o a valle. In altri casi il rischio di coordinamento sarà relativamente modesto, quando le società fondatrici limitano l'influenza che esercitano alle decisioni strategiche dell'IC, ad esempio quelle che riguardano il futuro orientamento degli investimenti o quando esprimono i loro interessi finanziari piuttosto che i loro interessi di mercato. La composizione degli organi di amministrazione e di vigilanza dell'IC è anche importante a questo proposito. Qualora gli organi statutari dell'IC e delle società fondatrici comprendano membri comuni, lo sviluppo della politica commerciale dell'IC può essere ostacolato.23. La linea di demarcazione tra la concordanza d'interessi inerente ad un'IC e un coordinamento del comportamento concorrenziale che è incompatibile con il concetto di concentrazione non può essere determinata per tutti i casi particolari concepibili. Il fattore decisivo non è la configurazione giuridica della relazione tra le società fondatrici e tra queste e l'IC. Le conseguenze dirette o indirette, effettive o potenziali della costituzione e del funzionamento dell'IC sulle relazioni di mercato hanno importanza determinante.24. Per valutare la probabilità di un coordinamento del comportamento concorrenziale è utile prendere in considerazione alcune delle diverse situazioni che spesso si presentano:a) le IC che rilevano attività preesistenti delle società fondatrici;b) le IC che intraprendono nuove attività per conto delle società fondatrici;c) le IC che entrano sui mercati delle società fondatrici;d) le IC che operano a monte, a valle o sui mercati contigui.a) IC che intraprendono attività preesistenti delle società fondatrici25. Di norma non esiste rischio che sia posto in essere un coordinamento quando le società fondatrici trasferiscono integralmente all'IC talune attività e recedono a titolo permanente dal mercato dell'IC e quindi non restano concorrenti effettivi né potenziali, reciprocamente o dell'IC. In tale contesto il concetto di concorrenza potenziale va interpretato realisticamente, secondo la prassi consolidata della Commissione (2). La presunzione di una relazione di concorrenza non soltanto impone che una o più delle società fondatrici possa ripresentarsi sul mercato dell'IC in qualsiasi momento: deve trattarsi di un'alternativa realistica nonché di un'evenienza ragionevole nella logica degli affari alla luce di tutte le circostanze di fatto.26. Quando le società fondatrici trasferiscono la loro intera attività all'IC e da quel momento agiscono soltanto in qualità di società holding, sotto il profilo economico si tratta di una fusione completa.27. Quando l'IC rileva solo alcune delle attività che le società fondatrici in precedenza svolgevano a titolo autonomo, non è escluso che si tratti anche in questo caso di una concentrazione. Nel caso descritto la costituzione e il funzionamento dell'IC non deve condurre ad un coordinamento del comportamento concorrenziale delle società fondatrici in altre attività che continuano ad esercitare. Deve anche essere escluso il coordinamento del comportamento concorrenziale tra una o tutte le società fondatrici e l'IC. Un tale coordinamento è probabile se esistono vincoli economici stretti tra i campi di attività dell'IC da un lato e delle società fondatrici dall'altro. L'ipotesi ricorre in caso di mercati a monte o a valle e di mercati contigui.28. Il recesso delle società fondatrici non deve essere simultaneo alla costituzione dell'IC. È possibile, nella misura del necessario, assegnare alle società fondatrici un breve periodo transitorio per superare problemi iniziali dell'IC, in modo particolare strozzature nella produzione o nell'approvvigionamento. Tale periodo di norma non dovrebbe superare l'anno.29. È persino possibile che la costituzione di un'IC rivesta la fattispecie della concentrazione se le società fondatrici restano permanentemente attive sul mercato dei prodotti o dei servizi dell'IC. In tal caso, tuttavia, il mercato geografico delle società fondatrici deve essere diverso da quello dell'IC. Inoltre i mercati in questione devono essere separati in misura così netta o debbono presentare strutture così diverse che, tenendo conto della natura dei beni o dei servizi in questione e del costo della (prima o nuova) entrata dell'una o dell'altra società sul mercato della controparte, possa essere esclusa un'interazione concorrenziale.30. Se i mercati delle società fondatrici e dell'IC sono ubicati in parti diverse del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE o in paesi terzi vicini, esiste una certa probabilità che entrambe, se dispongono delle necessarie risorse umane e materiali, possano estendere la loro attività da un mercato all'altro. Qualora le zone di attività siano contigue o molto vicine tra di loro, si può ritenere che la probabilità diventi una realtà. Quantomeno in quest'ultimo caso l'effettiva ripartizione dei mercati dà motivo di ritenere che essa derivi dal coordinamento del comportamento concorrenziale tra le società fondatrici e l'IC.b) IC che intraprendono nuove attività per conto delle società fondatrici31. Di norma non esiste rischio di coordinamento nel senso sopra descritto se l'IC opera su un mercato di prodotti o di servizi sul quale le società fondatrici non sono ancora entrate singolarmente e sul quale non entreranno in un futuro prevedibile in quanto mancano degli strumenti organizzativi, tecnici o finanziari o perché, alla luce delle circostanze obiettive, un tale passo non rappresenterebbe una decisione ragionevole dal punto di vista commerciale. Sarà anche improbabile che entrino individualmente sul mercato se dopo aver costituito l'IC, le società fondatrici non dispongono più dei mezzi per effettuare investimenti nel medesimo settore o se un'attività individuale aggiuntiva sul mercato dell'IC non sarebbe giustificabile da un punto di vista commerciale. In entrambi i casi non esiste una relazione concorrenziale tra le società fondatrici e l'IC. Di conseguenza non vi è possibilità di coordinamento del loro comportamento concorrenziale; tuttavia tale valutazione vale soltanto se il mercato dell'IC non si trova né a monte né a valle, né contiguo a quello delle società fondatrici.32. La costituzione di un'IC allo scopo di operare sul medesimo mercato dei prodotti o dei servizi delle società fondatrici, ma in un altro mercato geografico, comporta il rischio di coordinamento se esiste una interazione concorrenziale tra il mercato geografico delle società fondatrici e quello dell'IC.c) IC che entrano sui mercati delle società fondatrici33. Qualora le società fondatrici, od una di esse, rimangano in attività sul mercato dell'IC o rimangano concorrenti potenziali dell'IC, è da presumere il coordinamento del comportamento concorrenziale tra le società fondatrici o tra di loro e l'IC. Fintantoché tale presunzione non è confutata, l'Autorità di vigilanza EFTA riterrà che la costituzione dell'IC non rientra nel campo d'applicazione dell'articolo 3, paragrafo 2, secondo comma dell'atto.d) IC che operano a monte, a valle o sui mercati contigui34. Se l'IC opera su un mercato che è a monte o a valle di quello delle società fondatrici, in genere è probabile l'esistenza di coordinamento della politica di acquisto od eventualmente di vendita tra le società fondatrici.35. Se le società fondatrici non sono concorrenti, occorre esaminare se esista un rischio effettivo di coordinamento del comportamento concorrenziale tra l'IC e una delle società fondatrici. Si ha coordinamento in linea di massima se le vendite o gli acquisti dell'IC si svolgono principalmente con le società fondatrici.36. Se le società fondatrici e l'IC sono attive su mercati contigui, è impossibile determinare criteri generali circa la probabilità di coordinamento del comportamento. Per accertarlo occorrerà in particolare stabilire se i prodotti dell'IC e delle società fondatrici siano tecnicamente o economicamente connessi, se siano entrambi componenti di un altro prodotto o reciprocamente complementari in altro modo e se esista realisticamente la possibilità per le società fondatrici di entrare sul mercato dell'IC. Se non esistono occasioni concrete di un'interazione concorrenziale di questo tipo, l'Autorità di vigilanza EFTA considererà che l'IC ha natura di concentrazione.III. Altri legami tra imprese A. Partecipazioni di minoranza 37. L'assunzione di una partecipazione di minoranza in un'impresa può essere considerata una concentrazione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera b) dell'atto soltanto se il nuovo azionista acquisisce la possibilità di esercitare un'influenza decisiva sull'attività dell'impresa. Se l'acquisizione di una partecipazione di minoranza dà luogo ad una situazione in cui un'impresa è controllata in comune da due o più altre imprese, si applicano i principi sopra esposti relativi alle IC.38. Fintantoché non è raggiunto il limite di un'influenza decisiva singola o congiunta, l'atto non è applicabile. Così la valutazione in forza della normativa in materia di concorrenza sarà effettuata ricorrendo soltanto ai criteri stabiliti negli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE e sulla base delle consuete norme procedurali per le pratiche restrittive e gli abusi di posizione dominante (3).39. Probabilmente non è da escludere un rischio di coordinamento se un'impresa acquisisce una quota di maggioranza o di minoranza in un'altra nella quale un concorrente ha già una quota di minoranza. In tal caso detta acquisizione va valutata alla luce degli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE.B. Partecipazioni incrociate 40. Per ravvicinare le loro imprese autonome e finora distinte o i loro gruppi, i soggetti ai quali fa capo la proprietà spesso procedono a scambi di partecipazioni nelle medesime. Tali partecipazioni incrociate possono servire per instaurare o garantire una collaborazione industriale o commerciale tra imprese o gruppi. Tuttavia esse possono anche sfociare su «un'entità economica individuale». Nel primo caso il coordinamento del comportamento concorrenziale tra imprese indipendenti è predominante; nel secondo esso può risolversi in una concentrazione. Di conseguenza la comunanza dei membri degli organi direttivi e le partecipazioni incrociate possono essere valutate soltanto in relazione ai loro effetti prevedibili nel caso singolo.41. L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che due o più imprese possano unirsi anche senza porre in essere una relazione di subordinazione e senza perdere la loro personalità giuridica. L'articolo 3, paragrafo 1 dell'atto fa riferimento non soltanto alle concentrazioni giuridicamente rilevanti, ma anche alle concentrazioni economicamente rilevanti. Per il riconoscimento di una concentrazione configurata come un gruppo combinato (Gleichordnungskonzern) tuttavia occorre che le imprese o i gruppi interessati non soltanto siano soggetti ad una direzione economica unica e permanente, ma che siano anche amalgamati in una vera e propria entità economica, caratterizzata internamente dalla compensazione dei profitti e delle perdite tra le varie imprese nell'ambito del gruppo ed esternamente da una responsabilità comune.C. Rappresentanza degli organi di controllo di altre imprese 42. La comunanza dei membri degli organi di amministrazione o di vigilanza di varie imprese deve essere valutata secondo i medesimi principi applicati alle partecipazioni incrociate.43. La rappresentanza di un'impresa negli organi statutari di un'altra deriva di norma dall'esistenza di una partecipazione. Essa rafforza l'influenza dell'impresa investitrice sull'attività dell'impresa nella quale essa detiene la partecipazione in quanto le dà l'occasione di ottenere informazioni sulle attività di un concorrente o di prendere parte alle decisioni commerciali.44. Quindi la comunanza dei membri degli organi rispettivi può essere lo strumento del coordinamento del comportamento concorrenziale delle imprese interessate o di una concentrazione di imprese ai sensi dell'atto. Esso dipenderà dalle circostanze del caso specifico, tra le quali occorre sempre prendere in considerazione il nesso economico tra la partecipazione e i legami personali. Tale affermazione vale anche per le relazioni unilaterali e reciproche tra imprese.45. I legami personali senza l'esistenza di partecipazioni devono essere valutati conformemente ai medisimi criteri applicati alle partecipazioni tra imprese. La maggioranza dei seggi negli organi di amministrazione o di vigilanza di un'impresa di norma implicherà un controllo su quest'ultima; una minoranza dei seggi indicherà quantomeno una certa influenza sulla sua politica commerciale atta a portare in seguito a un coordinamento del comportamento. Eventuali legami reciproci virtualmente giustificano la presunzione che le imprese interessate coordinano le loro attività. Una comunanza molto ampia di membri nei rispettivi organi statutari - vale a dire metà o più dei membri - può essere indizio di una concentrazione.D. Trasferimento di imprese o parti di imprese 46. Il trasferimento di attività o quote rientra nell'ambito della definizione di concentrazione a norma dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera b) dell'atto, se dà all'acquirente il controllo della totalità di parti di una o più imprese. Tuttavia la situazione è diversa se il trasferimento che conferisce il controllo su parte di un'impresa è vincolato ad un accordo volto a coordinare il comportamento concorrenziale delle imprese interessate o se conduce al o comporta necessariamente il coordinamento delle attività di imprese che mantengono la loro autonomia nel medesimo mercato. I casi di questo tipo non sono disciplinati dall'atto, ma vanno esaminati alla luce degli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE e degli atti di attuazione appropriati.47. L'applicazione pratica di tale regola impone una distinzione tra accordi unilaterali e reciproci. L'acquisizione unilaterale di attività o quote fa seriamente ritenere applicabile l'atto. Il contrario deve essere dimostrato mediante prove evidenti della probabilità di coordinamento del comportamento concorrenziale delle parti. Un acquisto incrociato di attività o di quote, viceversa, di norma sarà la conseguenza di un accordo tra le imprese interessate per quanto riguarda i loro investimenti, la produzione o le vendite e quindi serve a coordinare il loro comportamento concorrenziale. Non esiste concentrazione se il trasferimento reciproco di attività o quote rientra in un accordo di specializzazione o ristrutturazione o altro tipo di coordinamento. Il coordinamento presuppone comunque che le parti rimangano concorrenti potenziali dopo l'avvenuta effettuazione dello scambio.E. Acquisizione comune di un'impresa al fine di ripartirla 48. Qualora diverse imprese acquisiscano in comune un'altra impresa sono applicabili i principi di valutazione di un'impresa comune, sempreché nel quadro dell'operazione di acquisizione il periodo di controllo in comune superi il brevissimo termine. In tale caso l'atto è applicabile o meno in funzione della natura dell'IC che può configurarsi come una concentrazione o una cooperazione. Se, viceversa, l'unico scopo dell'accordo è la ripartizione delle attività dell'impresa e l'accordo è immediatamente posto in esecuzione dopo l'acquisto, in conformità del considerando 24 si applica il regolamento.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo su vigilanza e Corte.(2) Vedi tredicesima relazione della Commissione delle Comunità europee sulla politica di concorrenza (1983), punto 55.(3) Si fa riferimento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee nelle cause riunite 142 e 156/84 BAT e Reynolds, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1987, pag. 4566 e 4577.ALLEGATO III COMUNICAZIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA CONCERNENTE GLI ATTI DI CUI AI PUNTI 2 E 3 DELL'ALLEGATO XIV ALL'ACCORDO SEE [REGOLAMENTI DELLA COMMISSIONE (CEE) N. 1983/83 E (CEE) N. 1984/83] SULL'APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 53, PARAGRAFO 3 DELL'ACCORDO SEE A CATEGORIE DI ACCORDI DI DISTRIBUZIONE ESCLUSIVA E DI ACQUISTO ESCLUSIVO A. La presente comunicazione viene diramata nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazioni e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta la presente comunicazione, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalla presente comunicazione nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. La presente comunicazione corrisponde alla comunicazione della Commissione concernente i regolamenti della Commissione (CEE) n. 1983/83 e (CEE) n. 1984/83 sull'applicazione dell'articolo 85, paragrafo 3 del trattato a categorie di accordi di distribuzione esclusiva e acquisto esclusivo di cui al punto 18 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente al punto 3 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.I. Introduzione 1. Gli atti di cui ai punti 2 e 3 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamenti (CEE) n. 1983/83 e (CEE) n. 1984/83, qui di seguito chiamati «regolamento n. 1983/83» e «regolamento n. 1984/83»] rendono opportuni alcuni chiarimenti, che agevoleranno alle imprese l'adeguamento dei loro contratti alla situazione giuridica e contribuiranno nello stesso tempo all'applicazione uniforme dei suddetti atti nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE.2. Nell'applicazione pratica del diritto bisogna considerare, oltre alla lettera e allo spirito delle singole disposizioni, anche il loro oggetto quale risulta dai considerando dei regolamenti. All'interpretazione delle norme possono contribuire anche la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee ed i principi giuridici elaborati dalla Commissione CE nelle decisioni individuali.3. Qui di seguito l'Autorità di vigilanza EFTA illustra i principali criteri in base ai quali essa giudica se un accordo di distribuzione esclusiva o di acquisto esclusivo soddisfa le condizioni per beneficiare dell'esenzione per categoria. La presente comunicazione non pregiudica eventuali interpretazioni che potrebbero essere date da altre autorità competenti ed in particolare dai tribunali nazionali e dalla Corte di giustizia dell'EFTA.II. Accordi di distribuzione esclusiva e accordi di acquisto esclusivo (regolamenti n. 1983/83 e n. 1984/83) A. Analogie e divergenze 4. I suddetti atti riguardano accordi esclusivi stipulati tra due imprese con finalità di rivendita dei prodotti. Ciascuno di essi regola un tipo determinato di accordi. Il regolamento n. 1983/83 riguarda gli accordi di distribuzione esclusiva, mentre il regolamento n. 1984/83 riguarda gli accordi di acquisto esclusivo. Gli accordi di distribuzione esclusiva sono caratterizzati dal fatto che una parte contraente, il fornitore, assegna all'altra parte, il rivenditore, un determinato territorio nel quale il rivenditore deve concentrare la propria attività di vendita e si impegna a sua volta a non fornire in tale territorio i prodotti oggetto del contratto ad altri rivenditori. Negli accordi di acquisto esclusivo il rivenditore si impegna a non acquistare i prodotti oggetto del contratto da fornitori diversi. Il fornitore ha il diritto di rifornire diversi rivenditori nello stesso territorio contrattuale e allo stesso stadio di distribuzione. Contrariamente a quanto avviene per il rivenditore che stipula un accordo di distribuzione esclusiva, il rivenditore che ha stipulato un accordo di acquisto esclusivo non è protetto dalla concorrenza di altri rivenditori i quali, come lui, acquistano i prodotti oggetto del contratto direttamente presso il fornitore. In compenso la sua attività di vendita non è sottoposta ad alcuna limitazione territoriale.5. Dato che i suddetti atti partono dagli stessi presupposti, essi prevedono in gran parte disposizioni identiche o analoghe. Ciò vale: per le disposizioni base dell'articolo 1 che determinano, con gli obblighi di distribuzione esclusiva e di acquisto esclusivo, l'oggetto dell'esenzione per categoria; per l'elenco tassativo delle restrizioni di concorrenza che possono essere stipulate oltre l'obbligo di distribuzione esclusiva o di acquisto esclusivo (articolo 2, paragrafi 1 e 2); per l'elenco esemplificativo degli obblighi che non ostano all'esenzione per categoria (articolo 2, paragrafo 3); per l'inapplicabilità dell'esenzione per categoria agli accordi tra fabbricanti concorrenti [articolo 3, lettere a) e b), articolo 4 e articolo 5]; per il ritiro del beneficio dell'esenzione per categoria in determinati casi (articolo 6 del regolamento n. 1983/83; articolo 14 del regolamento n. 1984/83); per l'estensione del campo d'applicazione degli atti alle pratiche concordate (articolo 9 del regolamento n. 1983/83; articolo 18 del regolamento n. 1984/83). Tali disposizioni vanno interpretate, per quanto lo consenta la loro lettera, nella stesso senso.6. Gli atti prevedono peraltro disposizioni diverse laddove esse siano giustificate dalle particolari caratteristiche degli accordi di distribuzione esclusiva o di acquisto esclusivo. Si tratta, da un lato, dell'obbligo imposto al concessionario esclusivo di astenersi dal fare pubblicità al di fuori della zona contrattuale [articolo 2, paragrafo 2, lettera c) del regolamento n. 1983/83] e dell'inapplicabilità dell'esenzione per categoria ad accordi che garantiscono al concessionario esclusivo una protezione territoriale assoluta [articolo 3, lettere c) e d) del regolamento n. 1983/83] e, dall'altro, delle disposizioni che limitano l'esenzione per categoria per gli accordi di acquisto esclusivo in generale [articolo 3, lettere c) e d) del regolamento n. 1984/83] e per gli accordi di acquisto esclusivo di birra e gli accordi dei distributori di benzina in particolare (titoli II e III del regolamento n. 1984/83).7. Il campo d'applicazione dei due atti è stato definito in modo da escludere sovrapposizioni (articolo 16 del regolamento n. 1984/83).B. Disposizioni base (articolo 1) 8. Ambedue gli atti contemplano solo gli accordi stipulati ai fini della rivendita di prodotti ai quali partecipino soltanto due imprese.a) «Rivendita»9. Il concetto di rivendita presuppone che gli oggetti acquistati dalla parte contraente vengano ceduti a terzi. Gli accordi relativi alla vendita o all'acquisto di prodotti che la parte acquirente trasforma, utilizza o consuma ai fini della fabbricazione di altri prodotti, non sono accordi conclusi a scopo di rivendita. Lo stesso dicasi per la fornitura di parti utilizzate in associazione con altre parti per la fabbricazione di un nuovo prodotto. È invece indispensabile che i prodotti venduti dal rivenditore corrispondano ai prodotti fornitigli dall'altra parte a tale scopo. Tale identità economica non risulta alterata qualora il rivenditore tolga l'imballaggio, reimballi, imbottigli o travasi i prodotti forniti prima della rivendita.10. Qualora il rivenditore effettui operazioni aggiuntive per migliorare la qualità, la stabilità, l'aspetto o il gusto dei prodotti (per esempio, il trattamento dei metalli contro la ruggine, la sterilizzazione dei prodotti alimentari, l'aggiunta di coloranti o di aromatizzanti nei prodotti farmaceutici), risulta determinante il plusvalore conferito ai prodotti dalla trasformazione o dal trattamento. Un plusvalore minimo non impedisce di considerare i prodotti economicamente identici. Una definizione più esatta può essere data però solo tenuto conto degli usi del settore. L'Autorità di vigilanza EFTA si basa sugli stessi criteri per valutare gli accordi che impongono al rivenditore di diluire un prodotto concentrato, fornitogli dall'altra parte contraente, in acqua, alcol puro o in altri liquidi per ottenere una bevanda.b) «Prodotti»11. Gli accordi che riguardano non la rivendita dei prodotti, bensì la presentazione di servizi, non rientrano nel campo d'applicazione degli atti. Eventuali servizi alla clientela forniti dal rivenditore in collegamento con la vendita dei prodotti non ostano all'esenzione per categoria. I limiti dell'applicabilità degli atti sono invece superati quando il prezzo dei servizi risulta più elevato di quello dei prodotti.12. La cessione a titolo oneroso dell'uso dei prodotti è economicamente più vicina alla rivendita dei prodotti che alla prestazione di servizi. Pertanto l'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che gli accordi di esclusiva che impongono alla parte acquirente di mettere i prodotti a disposizioni di terzi sulla base di un contratto di locazione o di un contratto di leasing, rientrano nel campo d'applicazione degli atti.c) «Partecipazione di due imprese soltanto»13. L'esenzione per categoria presuppone che all'accordo di distribuzione esclusiva o all'accordo di acquisto esclusivo partecipino un solo fornitore e un solo rivenditore. Più imprese che rappresentano un'unità economica vanno considerate come un'impresa unica.14. La limitazione del numero delle imprese partecipanti all'accordo vale solo per il singolo accordo. Il fornitore non perde il beneficio all'esenzione per categoria se stipula accordi di distribuzione esclusiva o di acquisto esclusivo, aventi per oggetto gli stessi prodotti, con più rivenditori.15. Per l'adempimento degli obblighi contrattuali, il fornitore può avvalersi di un'impresa ad esso collegata o di un'impresa terza incaricata della distribuzione dei suoi prodotti. In tal caso il rivenditore è tenuto ad acquistare i prodotti oggetto dell'accordo da detta impresa. Questa regola figura espressamente solo nel regolamento n. 1984/83 (articoli 1, 6, 10), perché il problema degli intermediari si pone soprattutto negli accordi di acquisto esclusivo. Essa si applica però anche agli accordi di distribuzione esclusiva ai sensi del regolamento n. 1983/83.16. L'intervento di imprese terze deve limitarsi all'esecuzione della fornitura. Gli obblighi di fornitura esclusiva o di acquisto esclusivo possono essere imposti solo alle parti contraenti ad esclusione dei terzi, al fine di evitare che più di due imprese partecipino all'accordo. Tuttavia, l'obbligo imposto alle parti di garantire che le imprese ad esse collegate rispettino gli impegni assunti è coperto dall'esenzione per categoria.C. Altre restrizioni di concorrenza coperte dall'esenzione (articolo 2, paragrafi 1 e 2) 17. Oltre agli obblighi di fornitura esclusiva (regolamento n. 1983/83) e di acquisto esclusivo (regolamento n. 1984/83) di cui all'articolo 1, che sono essenziali per l'esenzione per categoria, le parti contraenti possono pattuire solo le restrizioni di concorrenza specificate nell'articolo 2, paragrafi 1 e 2. Qualora le parti si assumano altri obblighi restrittivi della concorrenza, l'accordo non può più beneficiare dell'esenzione per categoria e necessita quindi di un'esenzione individuale. Il quadro normativo dei suddetti atti viene in particolare superato quando le parti rinunciano alla facoltà di fissare indipendentemente prezzi e condizioni di vendita oppure si impegnano ad evitare, o addirittura ad impedire, le forniture tra Stati membri, che, secondo le disposizioni degli atti, non possono essere ostacolate. Non sono ammesse, di massima, clausole che limitino il rivenditore nella scelta dei propri clienti.18. Gli obblighi restrittivi della concorrenza, esentabili a norma dei regolamenti, possono essere concordati solo per la durata dell'accordo. Ciò vale anche per i divieti di concorrenza imposti al distributore o al rivenditore.D. Obblighi del rivenditore che non ostano all'esenzione per categoria (articolo 2, paragrafo 3) 19. Gli obblighi citati a titolo di esempio in questa disposizione non costituiscono, in via generale, una restrizione della concorrenza. Pertanto le parti contraenti sono libere di inserire nei loro accordi tutte le clausole o la maggior parte oppure alcune di esse. Gli obblighi citati non possono tuttavia essere formulati o applicati in modo da assumere il carattere di restrizioni di concorrenza non ammesse. Per prevenire tale pericolo, l'articolo 2, paragrafo 3, lettera b) del regolamento n. 1984/83 prevede l'obbligo di acquistare quantità minime solo per i prodotti oggetto dell'acquisto esclusivo.20. Nel quadro dell'obbligo di adottare misure di promozione delle vendite, in particolare di mantenere una rete di vendita [articolo 2, paragrafo 3, lettera c) del regolamento n. 1983/83 e articolo 2, paragrafo 3, lettera d) del regolamento n. 1984/83], il rivenditore può essere tenuto a non fornire i prodotti oggetto dell'accordo a commercianti non idonei. Simili clausole contrattuali sono coperte dall'esenzione per categoria quando l'ammissione nella rete di vendita avviene sulla base di criteri di tipo qualitativo, che riguardano la qualificazione professionale del titolare della rivendita o del suo personale o l'attrezzatura dei locali, sempreché tali criteri vengano applicati in maniera uniforme a tutti i rivenditori interessati in modo effettivamente non discriminatorio. Sistemi di distribuzione che non corrispondano a tali requisiti non possono beneficiare dell'esenzione per categoria.E. Inapplicabilità dell'esenzione per categoria ad accordi di esclusiva tra fabbricanti concorrenti (articolo 3, lettere a) e b) e articoli 4 e 5) 21. L'esenzione per categoria non si applica agli accordi di distribuzione esclusiva e di acquisto esclusivo quando i prodotti oggetto degli stessi sono fabbricati dalle imprese partecipanti o da imprese ad esse collegate ed appartengono allo stesso mercato. Dello stesso mercato fanno parte i prodotti identici o considerati analoghi. Deve trattarsi, pertanto, di prodotti che l'utilizzatore ritiene intercambiabili, in considerazione delle loro caratteristiche di prezzo e dell'utilizzazione. Determinati prodotti possono rappresentare un mercato distinto in funzione di uno solo di questi criteri. Ciò vale soprattutto quando si siano create delle preferenze da parte dei consumatori. Per l'applicabilità delle suddette disposizioni, è irrilevante che le parti contraenti o le imprese ad esse collegate abbiano la loro sede nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE, oppure che esse siano già in concorrenza tra di loro per i prodotti oggetto dell'accordo all'interno o all'esterno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE.22. In linea di massima, sia gli accordi di esclusiva reciproci, sia quelli non reciproci tra fabbricanti concorrenti devono essere esaminati individualmente per verificarne la compatibilità con l'articolo 53 dell'accordo SEE. Tuttavia, gli accordi non reciproci beneficiano dell'esenzione per categoria quando almeno una delle imprese partecipanti realizza un fatturato annuale che non supera i 100 milioni di ECU (2) [articolo 3, lettera b)]. Il fatturato annuale serve a valutare l'importanza economica delle imprese partecipanti. Il fatturato da considerare è quello complessivo, ossia il fatturato relativo a tutti i beni e servizi e non solo ai prodotti contrattuali, al netto di tasse e imposte, realizzato dall'impresa contraente e dalle imprese ad essa collegate. Non si tiene conto delle transazioni all'interno del gruppo (articolo 5, paragrafo 3). È altresì determinante il fatturato mondiale del gruppo al quale appartiene la parte contraente.23. Il limite del fatturato totale di 100 milioni di ECU può essere superato al massimo del 10 % nei due esercizi successivi, senza che le parti contraenti perdano il beneficio dell'applicazione dei regolamenti. L'esenzione per categoria cessa alla fine del secondo esercizio se nei due esercizi il fatturato ha superato i 220 milioni di ECU (articolo 5, paragrafo 2).F. Ritiro dell'esenzione per categoria in determinati casi (articolo 6 del regolamento n. 1983/83 e articolo 14 del regolamento n. 1984/83) 24. Il beneficio dell'esenzione per categoria può essere ritirato solo con decisione individuale, secondo la procedura stabilita dal capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte. La decisione non ha effetto retroattivo. La Commissione può concedere un'esenzione individuale, subordinata a condizioni ed oneri, oppure constatare un'infrazione ed imporre la cessazione.G. (non ha testo) (3) 25. (non ha testo) (4)H. Pratiche concordate (articolo 9 del regolamento n. 1983/83 e articolo 18 del regolamento n. 1984/83) 26. Tali disposizioni estendono il campo di applicazione dei suddetti atti agli impegni di distribuzione esclusiva e di acquisto esclusivo che, pur non configurandosi come vere e proprie obbligazioni giuridiche, nondimeno sono osservati dalle parti nella prassi corrente.III. Accordi di distribuzione esclusiva (regolamento n. 1983/83) A. Obbligo di fornitura esclusiva (articolo 1) 27. L'obbligo di fornitura esclusiva non impedisce al fornitore di fornire i prodotti oggetto dell'accordo ad altri rivenditori che li venderanno poi nella zona contrattuale del concessionario esclusivo. In tale caso non ha alcuna rilevanza che i rivenditori siano stabiliti all'interno o all'esterno della zona contrattuale. Il fornitore non viene meno ai propri obblighi di fornitura esclusiva quando fornisce i prodotti oggetto dell'accordo ad altri rivenditori solo su richiesta di questi ultimi, purché la consegna dei prodotti avvenga al di fuori della zona contrattuale. In tal caso è irrilevante che i prodotti vengano presi in consegna dal rivenditore stesso oppure da un terzo, per esempio da uno spedizioniere. Tali forniture sono peraltro ammissibili solo quando le spese del trasporto verso la zona contrattuale sono a carico del rivenditore.28. I prodotti forniti al concessionario esclusivo devono essere destinati alla rivendita nella zona contrattuale. Questa condizione di principio non limita il diritto del concessionario esclusivo di vendere tali prodotti contrattuali al di fuori della zona contrattuale su ordinazione. A norma dell'articolo 2, paragrafo 2, lettera c), il distributore può vietare al concessionario di fare pubblicità in altre zone, ma non impedire l'esportazione dei prodotti contrattuali.29. È del pari incompatibile con il regolamento n. 1983/83 imporre al concessionario esclusivo l'obbligo di rivendere i prodotti oggetto del contratto all'interno della zona contrattuale solo a determinate categorie (ad esempio, solo ai dettaglianti), mentre il rifornimento di altre categorie (ad esempio, i grandi magazzini) sarebbe affidato ad altri rivenditori designati all'uopo dal distributore.B. Divieto di concorrenza imposto al fornitore (articolo 2, paragrafo 1) 30. Il divieto imposto al fornitore di fornire ai consumatori nella zona contrattuale del concessionario esclusivo i prodotti oggetto dell'accordo non deve avere carattere assoluto. Eventuali clausole contrattuali che autorizzino il fornitore a rifornire solo determinati clienti - eventualmente contro pagamento di un'indennità al concessionario esclusivo sono compatibili con l'esenzione per categoria, purché i clienti non siano rivenditori. Il fornitore mantiene il diritto di fornire i prodotti oggetto dell'accordo al di fuori della zona contrattuale ad utilizzatori residenti in tale zona. In tal caso l'utilizzatore è equiparato ad un'impresa terza (vedi paragrafo 27).C. Inapplicabilità dell'esenzione per categoria in caso di protezione territoriale assoluta [articolo 3, lettere c) e d)] 31. Le parti contraenti non possono avvalersi del beneficio dell'esenzione per categoria per accordi che assicurino al concessionario esclusivo una protezione territoriale assoluta. Qualora si verifichi la situazione prevista dall'articolo 3, lettera c), le parti contraenti devono fare in modo che i prodotti oggetto dell'accordo possano essere offerti nella zona contrattuale da importatori paralleli, o garantire agli utilizzatori la possibilità di procurarseli al di fuori della zona contrattuale, eventualmente anche all'esterno della zona in cui viene applicato l'accordo SEE, ai prezzi ed alle condizioni di vendita vigenti. Una fonte alternativa di rifornimento ai sensi di tale disposizione è rappresentata anche dal fornitore, qualora esso sia disposto a fornire (su richiesta) i prodotti oggetto dell'accordo agli utilizzatori residenti nella zona contrattuale.32. L'articolo 3, lettera d) tutela in primo luogo la libertà degli intermediari e degli utilizzatori di procurarsi i prodotti oggetto dell'accordo in altri Stati dell'EFTA o membri della CE. Il divieto di importare da paesi terzi nella zona in cui viene applicato l'accordo SEE porta alla perdita del beneficio dell'esenzione per categoria solo qualora all'interno della zona in cui viene applicato l'accordo SEE non esistano fonti di approvvigionamento alternative. Ciò può verificarsi soprattutto quando la zona contrattuale del concessionario esclusivo comprende l'intero territorio in cui viene applicato l'accordo SEE o la maggior parte di esso.33. L'esenzione per categoria cessa di essere applicabile quando una delle parti contraenti prende misure volte ad ostacolare le importazioni parallele nella zona contrattuale. Sono esclusi automaticamente dal beneficio dell'esenzione gli accordi in cui il fornitore si impegna nei confronti del concessionario esclusivo ad impedire che gli altri suoi clienti effettuino forniture nella zona contrattuale. Ciò vale anche qualora le parti contraenti vogliano impedire solo le importazioni provenienti da paesi terzi verso il territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. In quest'ultimo caso è indifferente che esistano o meno fonti alternative di approvvigionamento all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE, in quanto l'inapplicabilità dell'esenzione per categoria risulta già dalla presenza nell'accordo di obblighi restrittivi della concorrenza non contemplati dall'articolo 2, paragrafo 1.IV. Accordi di acquisto esclusivo (regolamento n. 1984/83) A. Struttura dell'atto 34. Il titolo I dell'atto contiene disposizioni generali relative agli accordi di acquisto esclusivo, mentre i titoli II e III contengono disposizioni particolari per gli accordi di acquisto esclusivo di birra e per gli accordi dei distributori di benzina. A tali accordi si applicano solo le disposizioni particolari che tuttavia rimandano, in parte, alle disposizioni generali (articoli 9 e 13). L'articolo 17 esclude il cumulo degli accordi di cui al titolo I con quelli di cui ai titoli II o III, sempreché vi partecipino le stesse imprese o gli stessi gruppi di imprese. Per impedire che si eludano le disposizioni particolari degli accordi di acquisto esclusivo di birra e degli accordi dei distributori di benzina, il legislatore ha stabilito che le disposizioni sulla distribuzione esclusiva non si applicano agli accordi stipulati ai fini della rivendita di bevande nei pubblici esercizi o di prodotti petroliferi nelle stazioni di servizio (articolo 8 del regolamento n. 1983/83).B. Obbligo di acquisto esclusivo (articolo 1) 35. L'atto comprende solo gli accordi in cui il rivenditore si impegna ad acquistare tutto il proprio fabbisogno dei prodotti contrattuali dall'altra parte. Non si applica l'esenzione per categoria qualora l'obbligo di acquisto riguardi solo una parte di tale fabbisogno. Le clausole contrattuali che consentono al rivenditore di acquistare i prodotti specificati dall'accordo presso terzi, qualora questi li offrano a prezzi e condizioni più vantaggiose, non ostano all'esenzione per categoria. Lo stesso dicasi per le clausole che esonerano il rivenditore dall'obbligo di acquisto esclusivo, in caso di inadempimento dell'altra parte.36. L'accordo deve specificare i prodotti contrattuali, indicandone la marca o la denominazione. Solo in tal modo si potrà definire con la necessaria chiarezza la portata dell'obbligo di acquisto esclusivo del rivenditore (articolo 1) e del divieto di concorrenza che gli è imposto (articolo 2, paragrafo 2).C. Divieto di concorrenza imposto al fornitore (articolo 2, paragrafo 1) 37. Questa disposizione dà al rivenditore la possibilità di tutelarsi nella sua zona principale di vendita dalla concorrenza diretta del fornitore. La zona principale di vendita è generalmente definita in relazione all'attività normale del rivenditore. Essa può essere altresì specificata nell'accordo. Tuttavia, al fornitore non può essere impedito di rifornire i rivenditori che acquistino i prodotti contrattuali al di fuori di tale zona per poi rivenderli all'interno della medesima, né di designare altri rivenditori all'interno della zona stessa.D. Limiti dell'esenzione per categoria [articolo 3, lettere c) e d)] 38. A norma dell'articolo 3, lettera c), l'obbligo di acquisto esclusivo può riguardare uno o più prodotti. In caso di più prodotti deve esistere tra di essi un nesso per cui possano essere considerati parte dello stesso assortimento. Tale nesso può risultare da ragioni tecniche (ad esempio, macchine, accessori, pezzi di ricambio), da motivi commerciali (ad esempio, vari prodotti che servono allo stesso scopo), oppure dagli usi commerciali (più prodotti offerti generalmente insieme). In quest'ultimo caso ci si deve basare sugli usi vigenti allo stadio del rivenditore in un determinato mercato, per l'insieme dei commercianti e non solo per determinate forme di distribuzione. Gli accordi di acquisto esclusivo riguardanti prodotti senza alcun nesso fra di loro possono essere esentati dal divieto di cui all'articolo 53, paragrafo 1 con decisione individuale.39. L'articolo 3, lettera d) stabilisce che gli accordi di acquisto esclusivo con una durata indeterminata non beneficiano dell'esenzione per categoria. Gli accordi di durata determinata, che però prevedono la proroga automatica, salvo recesso, sono considerati accordi a tempo indeterminato.V. Accordi di acquisto esclusivo di birra (titolo II del regolamento n. 1984/83) A. Obbligo di acquisto esclusivo (articolo 6) 40. Le birre ed altre bevande cui si riferisce l'accordo di acquisto esclusivo devono essere specificate nell'accordo con indicazione della marca o della denominazione. L'obbligo di cui sopra può essere imposto al rivenditore solo per le bevande che il fornitore tiene a sua disposizione al momento dell'entrata in vigore dell'accordo; queste bevande devono inoltre essere fornite nei quantitativi necessari, a intervalli regolari e sufficientemente brevi, e a prezzi e condizioni che ne permettano una rivendita normale ai consumatori. Ogni estensione dell'obbligo di acquisto esclusivo a bevande che non sono specificate nell'accordo rende necessaria la stipulazione di un nuovo accordo, che a sua volta deve rispondere alle condizioni del titolo II del regolamento n. 1984/83. Il cambiamento della marca o della denominazione di una bevanda, che per il resto rimane inalterata, non costituisce un'estensione nel senso suddetto.41. L'obbligo di acquisto esclusivo può essere stipulato per uno o più pubblici esercizi che il rivenditore gestisce al momento dell'entrata in vigore dell'accordo. Tali pubblici esercizi devono essere specificati nell'accordo con nome e indirizzo. Ogni estensione dell'obbligo di acquisto esclusivo ad altri pubblici esercizi rende necessario un secondo accordo che a sua volta deve rispondere alle condizioni del titolo II del regolamento n. 1984/83.42. Il concetto di pubblico esercizio comprende tutti gli spacci di bevande. La vendita di bevande in club privati è equiparata alla rivendita in pubblici esercizi. Gli accordi di acquisto esclusivo fra il fornitore e il titolare di una rivendita specializzata di bevande (off-licence shop) rientrano nel disposto del titolo I del regolamento n. 1984/83.43. I vantaggi economici o finanziari particolari sono quelli che vanno oltre il normale interesse del rivenditore. Le indicazioni contenute in proposito nel tredicesimo considerando del regolamento hanno unicamente carattere esemplificativo. Per stabilire se il fornitore conceda al rivenditore vantaggi particolari occorre considerare il tipo, l'entità e la durata delle prestazioni che le parti contraenti sono tenute ad effettuare. In caso di dubbio prevalgono gli usi commerciali.44. Il rivenditore può stipulare un accordo di acquisto esclusivo con un fabbricante di birra per birre di un determinato tipo e con un grossista di birra per birre di altro tipo e/o altre bevande. I due accordi possono essere compresi in un unico accordo. Le disposizioni dell'articolo 6 includono anche i casi in cui il grossista svolga contemporaneamente più funzioni, concludendo il primo accordo a nome del fabbricante di birra e il secondo a nome proprio, e garantendo la fornitura di tutte le bevande. I rapporti contrattuali fra il fabbricante di birra e il commerciante all'ingrosso non sono sottoposti alle disposizioni del titolo II del regolamento.45. L'esenzione per categoria a norma dell'articolo 6, paragrafo 2 comprende anche i casi in cui il fornitore offre al proprietario dei locali vantaggi finanziari o di altro tipo per l'installazione di un pubblico esercizio e in compenso il proprietario impone all'acquirente o al locatario del pubblico esercizio l'obbligo di acquistare esclusivamente dal fornitore. Questa fattispecie è equiparata sul piano economico alla trasmissione dell'obbligo di acquisto esclusivo al successore in caso di cessione dell'esercizio che è autorizzata dall'articolo 8, paragrafo 1, lettera e).B. Altre restrizioni di concorrenza coperte dall'esenzione (articolo 7) 46. L'elenco degli obbligi ammesi di cui all'articolo 7 ha carattere tassativo. Qualora al rivenditore siano imposti altri obblighi restrittivi della concorrenza, l'intero accordo perde il beneficio dell'esenzione per categoria.47. L'obbligo di cui al paragrafo 1, lettera a) vale solo se il fornitore dispone, per quanto riguarda le birre e le altre bevande specificate nell'accordo, di quantitativi sufficienti a soddisfare la prevedibile richiesta della clientela stimata dal rivenditore.48. A norma del paragrafo 1, lettera b), le birre di altro tipo possono esser vendute dal rivenditore alla spina qualora l'altra parte contraente lo abbia ammesso in passato. In caso contrario, il rivenditore deve giustificare la vendita di tali birre alla spina con una sufficiente domanda dei consumatori. La domanda dei consumatori deve essere considerata come sufficiente quando può essere soddisfatta senza che contemporaneamente diminuisca la vendita delle birre specificate nell'accordo di acquisto esclusivo. La domanda è sicuramente insufficiente quando lo smaltimento delle birre in fusto si protrae così a lungo da giustificare il timore di un pregiudizio per la loro qualità. Spetta al rivenditore stimare la probabile domanda futura dei suoi clienti per gli altri tipi di birra. In tal senso, egli si accolla il rischio di valutare erroneamente questa domanda.49. La disposizione del paragrafo 1, lettera c) non ha unicamento lo scopo di garantire la pubblicità per i prodotti forniti da imprese terze nella misura minima necessaria. La pubblicità di tali prodotti deve rispettare altresì la loro importanza relativa rispetto ai prodotti concorrenti del fornitore che partecipa all'accordo. La pubblicità per prodotti inseriti da poco nell'offerta del pubblico esercizio non può essere esclusa né indebitamente ostacolata.50. Secondo l'Autorità di vigilanza EFTA le denominazioni comunemente usate nel commercio tra Stati dell'EFTA o membri della CE e all'interno dei singoli Stati rappresentano un utile punto di riferimento per l'interpretazione dell'articolo 7, paragrafo 2, pur essendo determinati i criteri distintivi ivi specificati. Per stabilire se due birre si distinguano nettamente per composizione, aspetto o gusto, ci si atterrà in caso di dubbio agli usi commerciali. Le imprese partecipanti all'accordo possono sottoporre il quesito ad un esperto designato da entrambe.C. Inapplicabilità dell'esenzione per categoria (articolo 8) 51. Il diritto del rivenditore di acquistare bevande da terzi trova un limite solo nelle disposizioni degli articoli 6 e 7. Per l'acquisto di prodotti diversi dalle bevande e per la fornitura di servizi, purché non direttamente collegati con la fornitura di bevande da parte dell'altro contraente, vige il principio della libera scelta del fornitore. Qualsiasi divieto al rivenditore di esercitare i suoi diritti, frapposto dall'altro contraente, da un'impresa ad esso collegata o da esso designata o da un'impresa terza che operi a sua richiesta o con il suo consenso, comporta, a norma dell'articolo 8, paragrafo 1, lettere a) e b), la perdita del beneficio dell'esenzione per categoria. Per l'applicazione delle suddette disposizioni, è irrilevante che la libertà del rivenditore sia limitata contrattualmente, mediante un accordo non vincolante, una pressione economica o misure di fatto.52. L'installazione di macchine da gioco automatiche in pubblici servizi ceduti in locazione può essere subordinata per contratto al consenso del proprietario. Questi può rifiutare il consenso in ragione delle caratteristiche del pubblico esercizio, oppure concederlo limitatamente a determinati tipi di macchine. La consuetudine di alcuni proprietari di pubblici esercizi di obbligare il conduttore a rivolgersi per l'installazione solo a determinate imprese da essi consigliate non è di massima compatibile con il regolamento n. 1984/83, tranne se la scelta dell'installatore delle macchine da gioco automatiche si faccia sulla base di criteri qualitativi oggettivi fissati uniformemente per tutti gli installatori interessati ed applicati in maniera non discriminatoria. Tali criteri possono riguardare l'affidabilità dell'impresa e del suo personale e la qualità dei servizi offerti. Il fornitore non può impedire al conduttore di acquistare le macchine da gioco automatiche anziché prenderle in affitto.53. La limitazione della durata dell'accordo, di cui all'articolo 8, paragrafo 1, lettere c) e d), non pregiudica il diritto delle parti contraenti di rinnovare l'accordo alle condizioni previste dal titolo II del regolamento n. 1984/83.54. Nell'interpretazione dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera b) vanno tenuti presenti sia gli obiettivi delle regole di concorrenza dell'accordo SEE che il principio giuridico generale in base al quale le parti contraenti devono esercitare i propri diritti in buona fede.55. Per stabilire se, ai sensi del primo trattino dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera b), un'impresa terza offra determinate bevande previste dall'accordo a condizioni più vantaggiose di quelle offerte dal fornitore stesso, occorre basarsi in primo luogo sul confronto dei prezzi. Tale confronto deve comprendere tutti i fattori determinati per la formazione del prezzo. Qualora esista un'offerta più vantaggiosa e qualora il rivenditore intenda accettarla, egli ne deve informare immediatamente il fornitore affinché questi possa adeguarsi alle condizioni dell'impresa terza. Qualora il fornitore rifiuti di adeguarvisi o non comunichi tempestivamente la propria decisione al rivenditore questi ha il diritto di acquistare le bevande dall'impresa terza. L'Autorità di vigilanza EFTA farà sì che il produttore di birra e il grossista, nell'esercitare il loro diritto di allineamento dei prezzi, non ostacolino in modo rilevante l'accesso al mercato in parola di altri fornitori.56. Il diritto del rivenditore, di cui al secondo trattino dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera b), di acquistare bevande di altra marca o denominazione presso imprese terze, sussiste ogniqualvolta il fornitore non le fornisca. In tal caso il rivenditore non è tenuto ad informare il fornitore.57. Sull'articolo 9 in combinato disposto con l'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), che impone al rivenditore di acquistare quantità minime, prevale l'articolo 8, paragrafo 2, lettera b), se e in quanto necessario per l'effettivo esercizio del diritto ivi previsto.VI. Accordi dei distributori di benzina (titolo III del regolamento n. 1984/83) A. Obbligo di acquisto esclusivo (articolo 10) 58. Oggetto dell'obbligo di acquisto esclusivo possono essere i carburanti per autoveicoli (ad esempio: benzina, diesel, gas per trazione, cherosene), oppure i carburanti per autoveicoli ed i combustibili (ad esempio: gasolio per riscaldamento, gas in bombole, paraffina) a base di prodotti petroliferi.59. I carburanti oggetto dell'obbligo di acquisto esclusivo devono essere destinati a veicoli a motore terrestri, natanti o aeromobili. Il concetto di stazione di servizio va interpretato quindi in senso lato.60. Il regolamento n. 1984/93 si applica ai distributori di benzina sulle strade pubbliche e alle stazioni di servizio situate in aree private, non destinate al traffico pubblico.B. Altre restrizioni di concorrenza coperte dall'esenzione (articolo 11) 61. A norma dell'articolo 11, lettera b), al rivenditore può essere imposto solo l'obbligo di non utilizzare nella stazione di servizio lubrificanti e prodotti petroliferi connessi forniti da imprese terze. Tale disposizione riguarda la manutenzione degli autoveicoli, vale a dire il servizio fornito dal rivenditore. Il rivenditore resta quindi libero di acquistare i summenzionati prodotti presso imprese terze allo scopo di rivenderli nella stazione di servizio. I prodotti petroliferi connessi con i lubrificanti sono gli additivi e gli oli per i freni.62. Per l'interpretazione dell'articolo 11, lettera c) valgono le considerazioni di cui al paragrafo 49.C. Inapplicabilità dell'esenzione per categoria (articolo 12) 63. Lo spirito di tale articolo corrisponde alle disposizioni dell'articolo 8, paragrafo 1, lettere a), b), d) ed e) e paragrafo 2, lettera a).Si rimanda pertanto alle considerazioni formulate nei paragrafi 51 e 53.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo su vigilanza e Corte.(2) Ai fini della presente comunicazione il termine «ECU» indica l'unità monetaria europea definita nel regolamento (CEE) n. 3180/78 del Consiglio. Il volore dell'ECU è pubblicato giornalmente nella serie C della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.(3) Il punto 7 non ha testo in quanto esso, nella corrispondente comunicazione della CE, si riferisce all'articolo 7 del regolamento n. 1983/83 e all'articolo 15 del regolamento 1984/83 che non saranno applicati, come indicato nell'allegato XIV all'accordo SEE.(4) Vedi nota (2).ALLEGATO IV COMUNICAZIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA CONCERNENTE L'ATTO DI CUI AL PUNTO 4 DELL'ALLEGATO XIV ALL'ACCORDO SEE [REGOLAMENTO (CEE) N. 123/85 DELLA COMMISSIONE] RELATIVO ALL'APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 53, PARAGRAFO 3 DELL'ACCORDO SEE A CATEGORIE DI ACCORDI PER LA DISTRIBUZIONE DI AUTOVEICOLI ED IL SERVIZIO DI ASSISTENZA ALLA CLIENTELA A. La presente comunicazione viene diramata nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazione e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta la presente comunicazione, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalla presente comunicazione nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. La presente comunicazione corrisponde alla comunicazione della Commissione concernente il regolamento (CEE) n. 123/85 della Commissione, relativo all'applicazione dell'articolo 85, paragrafo 3 del trattato a categorie di accordi per la distribuzione di autoveicoli ed il servizio di assistenza alla clientela di cui al punto 19 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente, al punto 4 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.E. Con l'atto di cui al punto 4 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 123/85 che prevede l'esenzione di categoria a favore di accordi di distribuzione di autoveicoli, di seguito denominato «atto»] l'Autorità di vigilanza EFTA riconosce che la distribuzione esclusiva e selettiva in questo settore è in linea di massima compatibile con l'articolo 53, paragrafo 3 dell'accordo SEE. Questa compatibilità di principio è subordinata ad una serie di condizioni. La presente comunicazione esplicita alcune di queste condizioni e stabilisce alcuni principi amministrativi per le procedure che l'Autorità di vigilanza EFTA può avviare in applicazione dell'articolo 10, punti 3 e 4 dell'atto.I 1. Libera circolazione dell'utilizzatore europeo e limitata disponibilità di versioni di autoveicoli L'Autorità di vigilanza EFTA parte dall'idea che l'accordo SEE comporti particolari vantaggi per il consumatore e che ciò sia vero soprattutto in condizioni di concorrenza effettiva. Per questo motivo, l'atto presuppone nel settore degli autoveicoli l'esistenza di una concorrenza effettiva fra i costruttori e fra le loro reti di distribuzione. Il consumatore europeo deve partecipare equamente ai vantaggi derivanti dagli accordi per la distribuzione e il relativo servizio di assistenza. Si considera che il consumatore possa trarre vantaggio dal fatto che il servizio di assistenza alla clientela sia effettuato da specialisti (articolo 3, punti 3 e 5) e che tale servizio possa essere ottenuto presso tutti i distributori e presso tutte le officine di riparazione della rete, che in tali prestazioni devono osservare determinate condizioni minime (articolo 4, paragrafo 1).Ma fra i diritti del consumatore europeo figura soprattutto quello di poter acquistare, far riparare e mantenere un autoveicolo laddove gli sono offerte le condizioni di prezzo e di qualità più convenienti.a) Questo diritto del consumatore finale verte su autoveicoli nuovi di un costruttore, offerti in vendita dai rivenditori della sua rete distributiva nelle versioni e con le specificazioni che sono in primo luogo destinate a soddisfare la domanda degli utilizzatori finali nel territorio del distributore (prodotti contrattuali).b) Nell'interesse della concorrenza nei vari stadi della distribuzione nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE e in quello degli utilizzatori europei, si considera inoltre indispensabile una limitata disponibilità di altri veicoli presso distributori della rete. Occorre garantire che ogni distributore della rete possa ordinare presso un fornitore della rete un'autovettura fabbricata in serie che gli sia stata ordinata da un utilizzatore finale che la vuole immatricolare in un altro Stato dell'EFTA o membro della CE nella presentazione e con le specificazioni che sono offerte dal costruttore o con il suo consenso in quest'altro Stato [autovettura corrispondente alla gamma offerta dal distributore, articolo 5, paragrafo 2, punto 2, lettera d) e articolo 13, punto 10 dell'atto].Queste disposizioni non obbligano però il costruttore a fabbricare autoveicoli che egli non offre in vendita nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE e neppure a vendere determinati modelli di autoveicoli in zone del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE nelle quali non intenda, o non intenda ancora, promuoverne la vendita. Per l'esecuzione di un contratto di vendita che un distributore della sua rete abbia stipulato con un utilizzatore finale per la fornitura di un autoveicolo nuovo destinato ad un altro Stato dell'EFTA o membro della CE, il costruttore deve fornire l'autoveicolo soltanto se la gamma offerta dal distributore comprende autoveicoli di natura corrispondente.2. Impedimenti abusivi Il consumatore finale europeo non deve subire impedimenti abusivi né nel paese in cui intende acquistare l'autoveicolo («paese d'esportazione») né nel paese in cui intende farlo immatricolare («paese di destinazione»). Gli impedimenti che sono intrinsechi alla distribuzione esclusiva e selettiva che abbia beneficiato di un'esenzione non costituiscono un abuso. Viceversa, gli accordi e le pratiche concordate fra imprese che abbiano un'incidenza più estesa e limitino le possibilità di acquisto del consumatore europeo compromettono anche l'esenzione prevista dall'atto. Parimenti dicasi per le misure unilaterali da parte del costruttore, dei suoi importatori e distributori, che nuocciano agli interessi dei consumatori (articolo 10, punto 2). Valgano al riguardo i seguenti esempi: il distributore si rifiuta di eseguire lavori in garanzia su autoveicoli che egli non ha venduto e che sono stati importati da altri Stati dell'EFTA o membri della CE; il costruttore o i suoi importatori si rifiutano di cooperare per l'immatricolazione di veicoli che siano stati importati da consumatori finali europei da altri Stati dell'EFTA o membri della CE; i tempi di consegna sono anormalmente lunghi.3. Intermediari Il consumatore europeo deve potersi avvalere dei servizi di persone o di imprese che lo assistano nell'acquisto di un autoveicolo nuovo in un altro Stato dell'EFTA o membro della CE (articolo 3, punto 10 e 11). Fatti salvi i contratti di vendita di prodotti contrattuali conclusi fra distributori della rete, le imprese della rete distributiva possono essere obbligate a non vendere nessun autoveicolo nuovo ad un terzo o tramite un terzo che si presenti come un rivenditore autorizzato di autoveicoli nuovi della gamma contemplata dall'accordo o eserciti un'attività equivalente alla rivendita. L'intermediario o l'utilizzatore finale dovranno prima provare per iscritto al distributore della rete che quando acquista o prende in consegna un determinato veicolo, l'intermediario agisce in nome e per conto dell'utilizzatore finale.II L'Autorità di vigilanza EFTA può ritirare il beneficio dell'applicazione dell'atto, se essa constata che in un caso determinato un accordo esentato in virtù dell'atto ha comunque effetti che sono incompatibili con le condizioni previste dall'articolo 53, paragrafo 3 dell'accordo SEE e in particolare:- quando per prodotti contrattuali e prodotti corrispondenti sono applicati in maniera continuata prezzi o condizioni che divergono sensibilmente fra Stati dell'EFTA e/o membri della CE, o questi prezzi eccessivi o queste differenze sensibili sono dovuti essenzialmente ad impegni esentati dall'atto;- quando in accordi relativi alla fornitura al distributore di autovetture corrispondenti ad un modello della gamma contemplata dall'accordo sono applicati prezzi o condizioni non obiettivamente giustificati e aventi per oggetto o per effetto una compartimentazione di parti del mercato in cui viene applicato l'accordo SEE (articolo 10, punto 4).L'Autorità di vigilanza EFTA può svolgere procedure di questo tipo in casi concreti sia su domanda (soprattutto in seguito a reclami da parte di consumatori finali) sia d'ufficio, rispettando le regole procedurali prescritte dai capitoli II e IV del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte. A tal fine, prima di una decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA, agli interessati dovranno essere notificati gli addebiti contestati, sui quali essi dovranno avere la possibilità di prendere posizione. La decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA di avviare procedure di questo tipo dipenderà soprattutto dai risultati delle indagini preliminari, dalle circostanze del caso di specie e dall'interesse pubblico in gioco.Entro certi limiti, le differenze di prezzo degli autoveicoli da uno Stato dell'EFTA e/o membro della CE all'altro rispecchiano particolari situazioni regionali della domanda e dell'offerta. Ma quando queste differenze di prezzo sono considerevoli, è lecito supporre in generale che esse siano imputabili a misure pubbliche o a pratiche restrittive private.Determinate circostanze non possono per il momento giustificare da sole un esame inteso ad accertare se un accordo esonerato dall'atto sia compatibile con l'articolo 53, paragrafo 3 dell'accordo SEE. Nelle seguenti circostanze l'Autorità di vigilanza EFTA si asterrà pertanto, fino a nuovo ordine, dallo svolgere indagini, in applicazione dell'articolo 10, punti 3 o 4 dell'atto, per pratiche poste in atto da privati. Ciò non esclude che l'Autorità di vigilanza EFTA abbia la possibilità di intervenire in casi particolari.1. Differenze di prezzo fra Stati dell'EFTA o membri della CE (articolo 10, punto 3, in collegamento con l'articolo 13, punto 11)Per la vendita agli utilizzatori finali di autoveicoli della gamma contemplata dall'accordo, in uno Stato dell'EFTA o membro della CE viene raccomandato un prezzo netto (di listino) che differisce da quello raccomandato per la vendita dello stesso autoveicolo o di un autoveicolo corrispondente in un altro Stato membro, ea) la differenza calcolata sulla base dell'unità monetaria ECU (2) non ammonta a più del 12 % del prezzo più basso, oppure supera, durante un periodo inferiore ad un anno, tale percentuale:- soltanto di un ulteriore 6 % del prezzo di listino, o- soltanto per una parte trascurabile di autoveicoli della gamma contemplata dall'accordo, ovverob) la differenza di prezzo è dovuta in base ad un'analisi obiettiva dei dati, al fatto:- che l'acquirente dell'autoveicolo deve sostenere in uno di questi Stati dell'EFTA o membri della CE tasse, imposte e diritti che superano complessivamente il 100 % del prezzo netto, o- che la libertà di stabilire i prezzi o i margini commerciali per la vendita dell'autoveicolo è limitata, direttamente o indirettamente, in uno di questi Stati dell'EFTA o membri della CE, da misure pubbliche durante un periodo superiore ad un anno;e che tali misure non costituiscono infrazioni dell'accordo SEE.Nell'ipotesi in cui siano notoriamente praticati sconti, ai prezzi netti raccomandati si sostituiscono i prezzi netti dedotti gli sconti. Si deve tener conto separatamente delle modifiche dei tassi indicativi nel sistema monetario europeo e delle variazioni dei tassi di cambio di uno Stato dell'EFTA o membro della CE durante un periodo adeguato.2. Differenze di prezzo fra autoveicoli della gamma contemplata dall'accordo e autoveicoli ad essi corrispondenti [articolo 10, punto 4, in collegamento con gli articoli 5, paragrafo 1, punto 2, lettera d) e 13, punto 10]In occasione della vendita di un'autovettura corrispondente ad un modello della gamma contemplata dall'accordo, il fornitore fattura al distributore un supplemento di prezzo obiettivamente giustificato da particolari costi di distribuzione e da differenze nella presentazione e nelle specificazioni.In uno Stato dell'EFTA o membro della CE nel quale la formazione dei prezzi è influenzata nel modo di cui al punto II.1.b), il fornitore fattura un ulteriore supplemento. Egli non supera però il prezzo che verrebbe calcolato in casi analoghi in quello fra gli Stati membri nel quale la formazione dei prezzi non subisce siffatte influenze e nel quale è raccomandato il prezzo netto più basso per la vendita agli utilizzatori finali, rispettivamente dell'autoveicolo della gamma contemplata dall'accordo o del modello corrispondente.La misura in cui l'Autorità di vigilanza EFTA, nei casi in cui i limiti indicati vengono superati, inizierà d'ufficio una procedura in applicazione dell'articolo 10, punti 3 e 4 dell'atto, dipenderà in primo luogo da un risultato dell'indagine svolta nel caso concreto per accertare se gli accordi esonerati sono stati effettivamente la causa principale, ai sensi dell'articolo 10, punti 3 e 4 delle differenze di prezzo osservate o abbiano determinato o rischino, secondo le esperienze acquisite, di determinare una compartimentazione di parti del mercato in cui viene applicato l'accordo SEE. I confronti dei prezzi da effettuare in tal caso terranno conto delle differenze nella presentazione e nelle specificazioni, nonché delle prestazioni accessorie (come ad esempio la portata della garanzia, il luogo di consegna dell'autoveicolo, le formalità di immatricolazione).III 1. Resta impregiudicato il diritto degli Stati dell'EFTA, delle persone e delle associazioni di persone di presentare all'Autorità di vigilanza EFTA domande in applicazione dell'articolo 3 del capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte (denunce). L'Autorità di vigilanza EFTA tratterà queste denunce con tutta la diligenza dovuta.2. La presente comunicazione non pregiudica l'interpretazione di altre autorità competenti, in particolare dei tribunali nazionali e della Corte di giustizia dell'EFTA.3. La revoca o modifica della presente comunicazione verrà effettuata mediante pubblicazione nella sezione e nel supplemento della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee dedicati al SEE.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo su vigilanza e Corte.(2) Ai fini della presente comunicazione il termine «ECU» indica l'unità monetaria europea definita nel regolamento (CEE) n. 3180/78 del Consiglio. Il valore dell'ECU è pubblicato giornalmente nella serie C della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.ALLEGATO V COMUNICAZIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA RELATIVA AI CONTRATTI DI RAPPRESENTANZA STIPULATI CON RAPPRESENTANTI DI COMMERCIO A. La presente comunicazione viene diramata nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazioni e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta la presente comunicazione, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalla presente comunicazione nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. La presente comunicazione corrisponde alla comunicazione della Commissione relativa ai contratti di rappresentanza stipulati con rappresentanti di commercio di cui al punto 20 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente, al punto 5 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.I. L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che i contratti stipulati con rappresentanti di commercio nei quali questi ultimi s'impegnano, per una parte determinata del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE,- a promuovere affari per conto di un'impresa, oppure- a concludere affari in nome e per conto di un'impresa, oppure- a concludere affari in nome proprio e per conto di un'impresa,non soggiacciono al divieto sancito dall'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE.In questo caso, è necessario che il contraente qualificato come rappresentante di commercio ne svolga effettivamente le funzioni e che non assuma né eserciti, durante lo svolgimento degli affari, un'attività di commerciante in proprio. L'Autorità di vigilanza EFTA considera quale criterio determinante per distinguere un rappresentante di commercio da un commerciante in proprio le clausole stabilite, espressamente o tacitamente, per l'assunzione dei rischi finanziari con la vendita o con l'esecuzione del contratto. L'Autorità di vigilanza EFTA, pertanto, non fa dipendere il suo giudizio dalla qualifica. Il rappresentante di commercio, nello svolgimento delle sue funzioni, non deve assumere nessun altro rischio contrattuale, ad eccezione dell'usuale garanzia dello star del credere. Se invece egli assume tali rischi si accosta, da un punto di vista sia funzionale che economico, al commerciante in proprio e pertanto deve essere considerato come tale ai fini della legislazione in materia di concorrenza. I contratti di rappresentanza esclusiva devono essere considerati, in tal caso, come contratti conclusi con commercianti in proprio.In particolare, secondo l'opinione dell'Autorità di vigilanza EFTA, costituisce indizio della funzione di commerciante in proprio il fatto che il contraente qualificato come rappresentante di commercio- debba mantenere, o mantenga, una notevole riserva, di sua proprietà, dei prodotti oggetto del contratto, oppure- debba organizzare, mantenere od assicurare, a sue spese, un servizio gratuito per la clientela di notevoli dimensioni, oppure lo organizzi, lo mantenga o lo assicuri, oppure- possa determinare, o determini, i prezzi o le condizioni contrattuali.II. A differenza di quanto avviene per i contratti stipulati con rappresentanti di commercio, quali sono considerati nella presente comunicazione, non si può escludere che l'articolo 53, paragrafo 1 sia applicabile ai contratti di rappresentanza esclusiva conclusi con commercianti in proprio. La restrizione della concorrenza consiste, nei contratti di esclusività di questo tipo, o nella riduzione dell'offerta quando il venditore s'impegna a fornire in esclusività ad un solo compratore un determinato prodotto, o nella riduzione della domanda, quando il compratore s'impegna ad acquistare un determinato prodotto esclusivamente da un solo venditore. Queste restrizioni della concorrenza esistono da entrambe le parti, qualora gli obblighi siano reciproci. Soltanto nei singoli casi specifici si potrà stabilire se una restrizione della concorrenza può pregiudicare il commercio tra gli Stati contraenti l'accordo SEE.Viceversa, l'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che le condizioni per l'applicazione del divieto sancito dall'articolo 53, paragrafo 1 non sussistono quando si tratta di contratti di rappresentanza esclusiva conclusi con rappresentanti di commercio, perché questi contratti non hanno né per oggetto né per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. Sul mercato dei prodotti il rappresentante di commercio svolge unicamente una funzione ausiliaria. Egli agisce su questo mercato in conformità alle istruzioni e nell'interesse dell'impresa per conto della quale egli esercita la sua attività. A differenza del commerciante in proprio, il rappresentante di commercio non è né compratore né venditore, ma ricerca dei compratori o dei venditori nell'interesse dell'altro contraente che vende o compera. In questo tipo di contratti di rappresentanza esclusiva, l'impresa che vende o compera non viene esclusa dalla concorrenza; essa si limita a servirsi di un organo ausiliario, il rappresentante di commercio, per distribuire o per acquistare prodotti sul mercato.La posizione giuridica del rappresentante di commercio è definita, in modo più o meno uniforme, dalla legge nella maggior parte degli Stati dell'EFTA o membri della CE, dalla giurisprudenza negli altri. La caratteristica comune a tutti i rappresentanti di commercio è la loro funzione ausiliaria nello svolgimento degli affari. I poteri del rappresentante di commercio vengono fissati in base alle norme di diritto civile relative al mandato ed alla procura. Nel quadro di queste disposizioni, il contraente che vende o compera decide liberamente per quale prodotto e per quale territorio intende trasferire i suoi poteri al rappresentante.Oltre alla situazione concorrenziale sul mercato in cui il rappresentante di commercio svolge una funzione ausiliaria per l'altro contraente, occorre pure prendere in considerazione il mercato particolare in cui i rappresentanti di commercio offrono le loro prestazioni per promuovere o per concludere affari. L'impegno assunto dal rappresentante di lavorare esclusivamente per un preponente durante un certo periodo comporta una restrizione dell'offerta su questo mercato; l'impegno assunto dall'altro contraente di designarlo come rappresentante esclusivo per un territorio determinato comporta una restrizione della domanda su quel mercato. Tuttavia, l'Autorità di vigilanza EFTA considera queste restrizioni come una conseguenza del particolare obbligo di difesa reciproca degli interessi che esiste tra il rappresentante di commercio ed il suo preponente. Per questa ragione essa ritiene che non sussistano restrizioni della concorrenza.La presente comunicazione ha lo scopo di fornire alle imprese alcune indicazioni sulle concezioni cui l'Autorità di vigilanza EFTA si ispirerà nell'interpretazione dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE e sull'applicazione di quest'ultimo ai contratti di rappresentanza esclusiva stipulati con rappresentanti di commercio. A seguito di questa precisazione le imprese non avranno più interesse, in linea di massima, ad ottenere un'attestazione negativa per i contratti di cui trattasi e non vi sarà, inoltre, più la necessità di chiarire, mediante una decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA nei singoli casi concreti, la situazione giuridica; non sarà egualmente più necessario notificare i contratti di questo tipo. La presente comunicazione non pregiudica l'interpretazione che sarà data da altre autorità competenti, in particolare da tribunali nazionali e dalla Corte di giustizia dell'EFTA.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo su vigilanza e Corte.ALLEGATO VI COMUNICAZIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA RELATIVA AD ACCORDI, DECISIONI E PRATICHE CONCORDATE CONCERNENTI LA COOPERAZIONE TRA IMPRESE A. La presente comunicazione viene diramata nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazioni e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta la presente comunicazione, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalla presente comunicazione nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. La presente comunicazione corrisponde alla comunicazione della Commissione relativa ad accordi, decisioni e pratiche concordate concernenti la cooperazione tra imprese di cui al punto 21 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente, al punto 6 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.E. Per quanto riguarda accordi, decisioni e pratiche concordate concernenti la cooperazione tra imprese, l'Autorità di vigilanza EFTA intende fornire alle imprese alcune precisazioni che, pur non essendo esaurienti, dovrebbero costituire per esse delle indicazioni utili circa l'interpretazione da dare alle regole di concorrenza, in particolare all'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE e all'articolo 1, paragrafo 1 del protocollo 25 dell'accordo SEE.I L'Autorità di vigilanza EFTA vede con favore la cooperazione fra piccole e medie imprese, sempreché essa permetta loro di lavorare più razionalmente e di accrescere la loro produttività e capacità concorrenziale in un mercato più grande. L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che è suo compito agevolare la cooperazione tra le piccole e medie imprese. Ma anche la cooperazione tra grandi imprese può essere auspicabile dal punto di vista economico e non dar luogo a obiezioni sotto il profilo della politica della concorrenza.A norma dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE e dell'articolo 1, paragrafo 1 del protocollo 25 dell'accordo SEE, sono incompatibili con l'accordo SEE e vietati tutti gli accordi, tutte le decisioni e tutte le pratiche concordate (in appresso denominati «accordi»), che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza (in appresso si dirà, per brevità, «restringere la concorrenza») all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE, nel caso in cui tali accordi siano suscettibili di pregiudicare il commercio fra le parti contraenti l'accordo SEE.L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene utile, soprattutto nell'interesse delle piccole e medie imprese, rendere note le considerazioni cui essa si ispirerà nell'interpretazione dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE e dell'articolo 1, paragrafo 1 del protocollo 25 dell'accordo SEE e nella loro applicazione a determinate misure di cooperazione tra imprese e far sapere quali di dette misure non cadono, a suo giudizio, sotto il disposto dei predetti articoli. La presente comunicazione concerne tutte le imprese, senza distinzioni di dimensioni.È possibile che anche altre forme di cooperazione tra imprese, non richiamate più avanti, non siano vietate a norma dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE o dell'articolo 1, paragrafo 1 del protocollo 25 dell'accordo SEE. Tale sarà il caso, in particolare, se le posizioni che le imprese cooperanti detengono, nel loro insieme, sul mercato, siano troppo deboli perché la cooperazione abbia l'effetto di restringere in misura sensibile la concorrenza nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE e di pregiudicare il commercio fra le parti contraenti l'accordo SEE. È da rilevare inoltre che altri modi di cooperazione interaziendale, o altri accordi contemplati dalle regole di concorrenza dell'accordo SEE, possono essere esentati a norma dell'articolo 53, paragrafo 3 dell'accordo SEE, ovvero autorizzati a norma dell'articolo 1, paragrafo 2 del protocollo 25 dell'accordo SEE.L'Autorità di vigilanza EFTA si propone di precisare la situazione giuridica delle diverse forme di cooperazione alla luce delle norme previste dall'accordo SEE, mediante opportune decisioni individuali o comunicazioni di carattere generale.Circa l'applicazione dell'articolo 54 dell'accordo SEE relativo allo sfruttamento abusivo di una posizione dominante nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE o in una parte di questo, non è possibile per il momento formulare indicazioni generali. Lo stesso vale per l'articolo 2, paragrafo 4 del protocollo 25 dell'accordo SEE.La presente comunicazione fa venir meno, in linea generale, l'interesse a richiedere un'attestazione negativa, per gli accordi summenzionati, ai sensi dell'articolo 2 del capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte e l'esigenza di chiarire, mediante decisioni individuali dell'Autorità di vigilanza EFTA, la situazione giuridica, del pari non occorrerà più notificare tali accordi. Se, però in un caso particolare dovesse riuscire difficile stabilire se un accordo di cooperazione limiti la concorrenza ovvero se non fossero qui menzionati altri modi di cooperazione interaziendale, che secondo il parere delle imprese, non limitano la concorrenza, le imprese hanno facoltà, nella sfera dell'applicazione dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE, di chiedere un'attestazione negativa, o, nella sfera d'applicazione dell'articolo 1, paragrafo 1 del protocollo 25 dell'accordo SEE, di presentare domanda a titolo preventivo conformemente all'articolo 1, paragrafo 2 di tale protocollo.La presente comunicazione lascia impregiudicata l'interpretazione di altre autorità competenti ed in particolare dei tribunali nazionali e della Corte di giustizia dell'EFTA.II L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che non restringano la concorrenza i seguenti accordi:1. Accordi aventi esclusivamente per oggetto:a) lo scambio di opinioni e di esperienze,b) la ricerca di mercato in comune,c) la realizzazione in comune di analisi comparative aziendali o settoriali,d) l'elaborazione in comune di statistiche e di schemi di calcolo.Gli accordi aventi per scopo solo di ottenere in comune le informazioni necessarie alle singole imprese per decidere in modo autonomo e indipendente il proprio comportamento futuro sul mercato, o di utilizzare individualmente un comune organo di consulenza, non hanno né per scopo né per effetto di restringere la concorrenza. Quando però venga limitata la libertà d'azione delle imprese o venga coordinato il loro comportamento sul mercato, in modo esplicito o mediante pratiche concordate, può configurarsi una restrizione della concorrenza. Questo caso si presenterà, in particolare, quando siano formulate concrete raccomandazioni o precisate conclusioni tali che ne risulti sul mercato un comportamento uniforme di almeno una parte delle imprese partecipanti.Lo scambio di informazioni può aver luogo tra le imprese direttamente o per il tramite di terzi. Una distinzione tra informazioni irrilevanti dal punto di vista della concorrenza è peraltro particolarmente difficile quando certi enti vengono incaricati di registrare le commesse, il fatturato, gli investimenti ed i prezzi; in linea generale non è possibile ritenere senz'altro che ad essi non si applichi l'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE ovvero l'articolo 1, paragrafo 1 del protocollo 25 dell'accordo SEE. Una restrizione della concorrenza può, in particolare, realizzarsi in un mercato oligopolistico di beni omogenei.Le ricerche di mercato in comune e le analisi comparative aziendali e settoriali sono destinate a raccogliere informazioni e ad accertare fatti e condizioni di mercato e incidono di per sé sulla concorrenza, se la cooperazione delle imprese interessate non si spinge più oltre. Per altre analoghe forme di cooperazione, quali ad esempio la redazione in comune di analisi congiunturali e strutturali, ciò è così evidente da rendere superfluo menzionarle specificamente.Gli schemi di calcolo contenenti determinati tassi di calcolo vanno considerati come raccomandazioni atte a determinare una restrizione della concorrenza.2. Accordi aventi esclusivamente per oggetto:a) la cooperazione contabile,b) la garanzia in comune del credito,c) l'organizzazione comune dell'incasso,d) uffici comuni di consulenza aziendale o fiscale.Trattasi in questi casi di una cooperazione in settori che non influiscono sull'offerta di prodotti e di servizi né sulle decisioni economiche delle imprese interessate, cosicché non ne consegue alcuna restrizione della concorrenza.La cooperazione contabile è neutrale dal punto di vista della concorrenza in quanto serve esclusivamente all'esecuzione tecnica della contabilità. Del pari la costituzione di società per la garanzia comune dei crediti è esclusa dalla sfera di applicazione delle norme che regolano la concorrenza in quanto non modifica le condizioni della domanda e dell'offerta.Le organizzazioni comuni per l'incasso che non si limitano all'esazione di crediti secondo la volontà e le condizioni dei partecipanti o che determinano i prezzi o che influiscono in qualche modo sulla formazione dei prezzi possono costituire una restrizione alla concorrenza. L'applicazione di condizioni uniformi per tutti i partecipanti può risolversi in una pratica concordata così come il raffronto comune dei prezzi. In questo contesto l'uso di stampati uniformi non può dar luogo ad una obiezione sempreché non sia collegato ad accordi, espliciti o taciti, in tema di prezzi, sconti o condizioni commerciali.3. Accordi aventi esclusivamente per oggetto:a) l'esecuzione in comune di progetti di ricerca e di sviluppo,b) l'assegnazione in comune di incarichi di ricerca e di sviluppo,c) la ripartizione fra i partecipanti di progetti di ricerca e di sviluppo.Anche nel settore della ricerca, il semplice scambio di esperienze e di risultati serve a scopo meramente informativo e non costituisce restrizione alla concorrenza. Non è pertanto necessario farne particolare menzione.Gli accordi intesi ad eseguire in comune ricerche o a sviluppare in comune i risultati della ricerca fino allo stadio dell'applicazione industriale non influiscono sulla situazione concorrenziale delle parti. Ciò vale anche quando vi sia una ripartizione per settori della ricerca e dei lavori di sviluppo purché i risultati siano accessibili a tutti gli interessati.Tuttavia, se le imprese contraggono vincoli che limitino la loro attività di ricerca e di sviluppo oppure l'utilizzazione del risultato dei lavori effettuati in comune, in modo da non rimanere libere, fuori dei progetti comuni, nell'esercizio di detta attività, si può configurare un'infrazione delle norme dell'accordo SEE. In mancanza di ricerca in comune ogni obbligo contrattuale o pratica concertata, diretta a rinunciare, in tutto o in parte, alla ricerca autonoma, può avere effetti restrittivi della concorrenza.In caso di ripartizione dei settori di ricerca, senza che si statuisca l'accesso di tutti ai risultati della ricerca stessa, si ha specializzazione che può limitare la concorrenza.Può egualmente verificarsi restrizione della concorrenza quando siano conclusi accordi relativi allo sfruttamento pratico dei risultati dei lavori di ricerca e di sviluppo realizzati in comune o vengano concordate pratiche analoghe, specie se i partecipanti si obbligano a o stabiliscono di produrre soltanto i prodotti o i tipi di prodotti elaborati in comune, o di ripartirsi la produzione futura.È connaturato alla ricerca in comune che tutti i partecipanti siano ammessi a sfruttare i risultati in misura proporzionale alla loro partecipazione. Qualora la partecipazione di alcune imprese si limiti ad un determinato settore della ricerca in comune o ad un contributo finanziario limitato, non si ha, sempreché si possa ancora parlare di ricerca in comune, restrizione della concorrenza se i partecipanti possono usufruire dei risultati della ricerca soltanto in misura corrispondente alla loro partecipazione. Per contro si ha restrizione della concorrenza se alcuni partecipanti siano del tutto esclusi dall'utilizzazione di detti risultati o vi siano ammessi in misura non adeguata alla loro partecipazione.Qualora sia esclusa esplicitamente o tacitamente la concessione di licenze a terzi, si può avere restrizione della concorrenza; tuttavia il fatto che la ricerca venga effettuata in comune giustifica l'obbligo di non concedere licenze a terzi se non di comune accordo o per decisione adottata di maggioranza.Agli effetti della compatibilità dell'accordo con le norme della concorrenza non ha rilevanza la forma giuridica che regge l'attività comune di ricerca e di sviluppo.4. Accordi aventi esclusivamente per oggetto l'uso in comune di impianti per la produzione e di attrezzature per il deposito ed il trasporto delle merciQueste forme di cooperazione non limitano la concorrenza poiché non vanno oltre i limiti di una regolamentazione organizzativa e tecnica relativa all'uso degli impianti. Si può invece avere restrizione qualora le spese per l'uso degli impianti e delle attrezzature non siano sostenute dalle imprese interessate oppure quando vengano conclusi accordi relativi ad una produzione in comune o alla ripartizione della produzione, ovvero alla creazione o all'esercizio di un'impresa comune, oppure vengano concordate pratiche corrispondenti.5. Accordi aventi esclusivamente per oggetto la costituzione di associazioni di imprese per l'esecuzione in comune di commesse, quando le imprese partecipanti non siano in concorrenza fra di loro per le prestazioni da effettuare o non siano in grado di eseguire, da sole, le commesseSe non sono in concorrenza, le imprese non possono, associandosi per l'esecuzione di commesse, limitare la concorrenza tra di loro. Questa vale soprattutto per le imprese appartenenti a diversi settori economici, ma anche per le imprese del medesimo settore, che si associno soltanto per fornire quelle merci o effettuare quelle prestazioni che non possono essere fornite dagli altri partecipanti. Non ha rilevanza che le imprese si facciano concorrenza in altri settori; ciò che invece importa è stabilire, se in una determinata situazione concreta, sia possibile, in un prossimo futuro, una concorrenza per i prodotti o le prestazioni in causa. Può sussistere una restrizione della concorrenza qualora la mancanza di concorrenza fra le imprese e la persistenza di questo stato di fatto derivino da accordi o pratiche concordate.Inoltre non hanno effetti restrittivi della concorrenza le associazioni fra imprese concorrenti sempreché le imprese partecipanti non siano in grado, da sole, di eseguire una determinata commessa. Questo sarà il caso specialmente quando esse, per insufficiente esperienza, per inadeguatezza di conoscenze specifiche, di potenziale o di mezzi finanziari, non possano da sole lavorare con prospettive di successo o eseguire tempestivamente le commesse o sopportarne da sole il rischio finanziario.Neppure sussiste restrizione della concorrenza quando è soltanto a seguito della formazione dell'associazione che le imprese sono in grado di presentare un'offerta vantaggiosa. Una restrizione della concorrenza si potrebbe tuttavia verificare qualora le imprese si impegnassero ad operare esclusivamente nell'ambito di un consorzio.6. Accordi aventi esclusivamente per oggetto:a) la vendita in comune,b) il servizio in comune di assistenza ai clienti e di riparazione sempreché le imprese partecipanti non siano in concorrenza per i prodotti o prestazioni contemplati dall'accordo.Come già spiegato al paragrafo 5, la cooperazione fra imprese non può avere effetti limitativi della concorrenza se queste non sono in concorrenza fra di loro.Molto spesso la vendita effettuata in comune da piccole o medie imprese anche se concorrenti non costituisce una restrizione sensibile della concorrenza; tuttavia è impossibile, nel quadro della presente comunicazione, fissare criteri di portata generale e delimitare l'ambito delle piccole o medie imprese.Non si ha servizio comune di assistenza ai clienti e di riparazione se più produttori affidano lo stesso servizio, per i prodotti, alla medesima impresa, da essi indipendente, senza prendere accordi tra di loro al riguardo. In tal caso non v'è restrizione della concorrenza nemmeno se i fabbricanti sono in concorrenza fra loro.7. Accordi aventi esclusivamente per oggetto la pubblicità in comuneLa pubblicità in comune ha lo scopo di attirare l'attenzione degli acquirenti su determinati prodotti di un dato settore o su un marchio comune; entro questi limiti, essa non restringe la concorrenza fra le imprese interessate. Può sussistere restrizione della concorrenza se, mediante accordi o pratiche concordate, viene tolta, in tutto o in parte, alle imprese interessate la possibilità di una pubblicità indipendente, ovvero se vengono loro imposte altre restrizioni.8. Accordi aventi esclusivamente per oggetto l'uso di un marchio comune per designare prodotti di una determinata qualità e accessibile a ogni concorrente alle stesse condizioniTali associazioni di marchio non limitano la concorrenza se altri concorrenti, i cui prodotti rispondono obiettivamente ai requisiti qualitativi, possono servirsi del marchio comune di qualità alle stesse condizioni degli altri partecipanti. Parimenti non costituisce restrizione della concorrenza l'obbligo di sottoporre ad un controllo qualitativo le merci munite di marchio o di indicare un modo d'uso uniforme o di munire del marchio i prodotti conformi alle norme di qualità. Può sussistere restrizione della concorrenza invece quando il diritto di servirsi del marchio di qualità sia collegato con obblighi relativi alla produzione, alla distribuzione, alla formazione dei prezzi o altri, quando, ad esempio, le imprese partecipanti sono obbligate a fabbricare o a vendere soltanto prodotti muniti del marchio di qualità.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo su vigilanza e Corte.ALLEGATO VII COMUNICAZIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA RELATIVA ALL'IMPORTAZIONE NEL TERRITORIO IN CUI VIENE APPLICATO L'ACCORDO SEE DI PRODOTTI DI PAESI TERZI CHE RIENTRANO NELL'APPLICAZIONE DELL'ACCORDO SEE A. La presente comunicazione viene diramata nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazioni e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta la presente comunicazione, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalla presente comunicazione nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. La presente comunicazione corrisponde alla comunicazione della Commissione relativa all'importazione nella Comunità di prodotti giapponesi che rientrano nell'applicazione del trattato di Roma di cui al punto 22 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente, al punto 7 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.In considerazione dei casi sempre più frequenti di industrie di paesi terzi che preparano, sia per via autonoma, sia attraverso concertazioni con le corrispondenti industrie europee, misure che hanno per effetto o di limitare le importazioni di prodotti di paesi terzi nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE, o di regolamentarle in altro modo, dal punto di vista della quantità, dei prezzi, della qualità o sotto ogni altro aspetto, l'Autorità di vigilanza EFTA ritiene necessario attirare l'attenzione degli interessati sul fatto che, in virtù dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE, sono incompatibili con il funzionamento dell'accordo SEE e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra le parti contraenti l'accordo SEE e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE.La circostanza che parecchie, se non tutte le società partecipanti, abbiano la loro sede al di fuori del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE, non osta all'applicazione di tale disposizione, nella misura in cui gli effetti degli accordi, decisioni o pratiche concertate si estendano a tale territorio.L'Autorità di vigilanza EFTA raccomanda agli interessati di notificare in tempo tali accordi, decisioni e pratiche, come previsto dal capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte relativo all'applicazione degli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE. L'Autorità di vigilanza EFTA esaminerà tali accordi, decisioni e pratiche per poter determinare la loro compatibilità con le disposizioni dell'accordo SEE in materia di concorrenza. Nello stesso tempo, l'Autorità di vigilanza EFTA seguirà con attenzione l'evoluzione dei settori in questione.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo su vigilanza e Corte.ALLEGATO VIII COMUNICAZIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA RELATIVA ALLA VALUTAZIONE DEI CONTRATTI DI SUBFORNITURA ALLA LUCE DELL'ARTICOLO 53, PARAGRAFO 1 DELL'ACCORDO SEE A. La presente comunicazione viene diramata nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazioni e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta la presente comunicazione, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalla presente comunicazione nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. La presente comunicazione corrisponde alla comunicazione della Commissione concernente la valutazione dei contratti di subfornitura alla luce dell'articolo 85, paragrafo 1 del trattato CE di cui al punto 23 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente, al punto 8 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.1. Con la presente comunicazione, l'Autorità di vigilanza EFTA esprime la sua opinione sulla situazione giuridica dei contratti di subfornitura alla luce dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE. Questo tipo di contratti rappresenta attualmente una forma di divisione del lavoro che, se interessa le imprese di ogni dimensione, offre in particolare possibilità di sviluppo alle piccole e medie imprese.L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che il divieto di cui all'articolo 53, paragrafo 1 non riguardi, in quanto tali, i contratti, che siano conclusi o no in seguito ad un ordine di un terzo, in base ai quali un'impresa detta «committente» incarica, impartendo proprie direttive, un'altra impresa, il «subfornitore», di fabbricare prodotti, fornire servizi o eseguire lavori destinati al committente o eseguiti per conto di questi.L'esecuzione di taluni contratti di subfornitura conformemente alle direttive stabilite dal comittente può rendere tuttavia necessaria l'utilizzazione di dati tecnici precisi o di attrezzature particolari che il committente deve mettere a disposizione del subfornitore. Per salvaguardare il valore economico di questi dati o attrezzature, il committente può decidere di limitarne l'utilizzazione da parte del subfornitore nell'esecuzione del contratto. Si tratta di stabilire se l'articolo 53, paragrafo 1 si applichi a siffatte limitazioni. Per la valutazione di questi ultimi viene preso in considerazione il particolare oggetto dei contratti di subfornitura, che li distingue dai normali contratti di licenza di brevetto e di know-how.2. L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che il divieto sancito dall'articolo 53, paragrafo 1 non riguardi le clausole contrattuali in base alle quali:- i dati tecnici o le attrezzature provenienti dal committente non possono essere utilizzati a fini diversi dall'esecuzione del contratto,- i dati tecnici o le attrezzature provenienti dal committente non possono essere messi a disposizione di terzi,- i prodotti, i servizi o i lavori realizzati utilizzando questi dati e attrezzature possono essere forniti soltanto al commitente o eseguiti per conto di questi,se ed in quanto questi dati e materiali sono necessari per consentire al fornitore, in condizioni ragionevoli, di fabbricare prodotti, di fornire i servizi o eseguire i lavori secondo le direttive del committente. In questi limiti, infatti, il subfornitore compie un atto di produzione per il quale non figura come offerente indipendente sul mercato.Queste condizioni ricorrono quando l'esecuzione del contratto di subfornitura presuppone l'utilizzazione da parte del subfornitore:- di diritti di proprietà industriale detenuti dal committente o a sua disposizione sotto forma di brevetti, modelli di utilità, disegni e modelli depositati, o di altri diritti di protezione, ovvero- di conoscenze tecniche o procedimenti di fabbricazione aventi carattere di segretezza (know-how), detenuti dal committente o a sua disposizione, o anche- di studi, piani, documenti specifici elaborati dal committente o per suo conto, oppure- di matrici, stampi, attrezzi e loro accessori di proprietà del committente,che, pur non essendo oggetto di un diritto di proprietà industriale o non presentando carattere di segretezza, consentono di fabbricare un prodotto di forma, funzione o composizione che lo distingua dagli altri prodotti fabbricati o forniti sul mercato.Viceversa, l'applicazione delle clausole contrattuali di cui sopra non è giustificata se il subfornitore dispone già o può ottenere a condizioni ragionevoli le conoscenze e le attrezzature necessarie a realizzare da solo i prodotti, i servizi o i lavori. Ciò vale di regola quando il committente si limita a fornire indicazioni generali destinate unicamente alla descrizione dell'ordinazione. In tali ipotesi, simili limitazioni possono privare il subfornitore della possibilità di sviluppare in modo autonomo un'attività economica indipendente nei settori cui il contratto si riferisce.3. I contratti di subfornitura possono, secondo il parere dell'Autorità di vigilanza EFTA, contenere anche le seguenti limitazioni (o clausole) dettate nel quadro della trasmissione di conoscenze tecniche da parte del committente, senza che esse diano luogo ad obiezioni sotto il profilo dell'articolo 53, paragrafo 1:- l'impiego di ciascuna parte contraente di non rivelare le conoscenze tecniche o i procedimenti di fabbricazione che presentano carattere di segretezza, né le informazioni confidenziali comunicatele dall'altra parte al momento della negoziazione o dell'esecuzione del contratto, fino a quando queste informazioni non siano divenute di pubblico dominio;- l'impegno del subfornitore di non servirsi, anche dopo l'esecuzione del contratto, delle conoscenze o dei procedimenti di fabbricazione che presentano carattere di segretezza, ottenuti nel corso della durata del contratto fino a quando queste informazioni non siano divenute di pubblico dominio;- l'impegno del subfornitore di comunicare al committente, su una base di non esclusività, i perfezionamenti tecnici da lui realizzati nel corso della durata del contratto, ovvero, nell'ipotesi di invenzioni brevettabili realizzate dal subfornitore, di rilasciare al committente, per la durata del brevetto da lui detenuto, licenze non esclusive di brevetti di perfezionamento o di applicazione.Questo impegno del subfornitore può essere esclusivo a favore del committente e nella misura in cui i perfezionamenti fatti o le invenzioni realizzate dal subfornitore nel corso della durata del contratto non possono essere utilizzate al di fuori delle conoscenze tecniche segrete o del brevetto di base del committente, dato che tale impegno non configura una restrizione sensibile della concorrenza.Viceversa, qualunque impegno del subfornitore riguardante il diritto di disporre dei risultati futuri dei propri lavori di ricerca o di sviluppo e che possono essere utilizzati indipendentemente è idoneo a restringere la concorrenza. In questa circostanza, il rapporto di subfornitura non è sufficiente per derogare alle normali regole di concorrenza relative all'utilizzazione dei diritti di proprietà industriale o delle conoscenze tecniche segrete.4. Quando il subfornitore è autorizzato ad utilizzare, nel quadro del contratto di subfornitura, un dato marchio, un dato nome commerciale o una data presentazione, il committente può vietare al subfornitore di utilizzarli per i prodotti, servizi o lavori che non sono a lui destinati.5. La presente comunicazione, che dovrebbe in generale eliminare l'interesse delle imprese ad ottenere dall'Autorità di vigilanza EFTA una decisione individuale intesa a chiarire la situazione giuridica, non pregiudica la possibilità delle imprese interessate di chiedere un'attestazione negativa ai sensi dell'articolo 2 del capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte o di notificare l'accordo all'Autorità di vigilanza EFTA, ai sensi dall'articolo 4, paragrafo 1 dello stesso capitolo.La comunicazione sulla cooperazione tra imprese (2), che elenca una serie di accordi che per la loro natura non limitano la concorrenza, viene in tal modo completata per il settore dei contratti di subfornitura. L'Autorità di vigilanza EFTA fa inoltre presente che, allo scopo di favorire la cooperazione tra piccole e medie imprese, essa ha pubblicato una comunicazione relativa agli accordi di importanza minore che non ricadono nel divieto dell'articolo 53, paragrafo 1 dell'accordo SEE.La presente comunicazione non pregiudica l'interpretazione da parte di altre autorità competenti ed in particolare dei tribunali nazionali e della Corte di giustizia dell'EFTA.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo su vigilanza e Corte.(2) Comunicazione dell'Autorità di vigilanza EFTA relativa agli accordi, decisioni e pratiche concordate concernenti la cooperazione tra imprese.ALLEGATO IX COMUNICAZIONE DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA RELATIVA AD ACCORDI DI IMPORTANZA MINORE CHE NON SONO CONTEMPLATI DALL'ARTICOLO 53, PARAGRAFO 1 DELL'ACCORDO SEE A. La presente comunicazione viene diramata nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazioni e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta la presente comunicazione, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalla presente comunicazione nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. La presente comunicazione corrisponde alla comunicazione della Commissione relativa ad accordi di importanza minore che non sono contemplati dall'articolo 85, paragrafo 1 del trattato che istituisce la Comunità economica europea di cui al punto 24 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente, al punto 9 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.I 1. È opinione dell'Autorità di vigilanza EFTA che sia importante facilitare la cooperazione fra imprese, sempreché essa sia opportuna dal punto di vista economico e corretta sotto il profilo della politica della concorrenza; ciò vale in particolare per la cooperazione fra piccole e medie imprese. A tal fine essa ha pubblicato la «comunicazione relativa ad accordi, decisioni e pratiche concordate concernenti la cooperazione fra imprese» nella quale è elencata una serie di accordi che per loro natura non possono essere considerati come restrittivi della concorrenza. Inoltre, nella sua comunicazione relativa alla valutazione di determinati contratti di subfornitura, l'Autorità di vigilanza EFTA ha ritenuto che contratti di questo tipo, che offrono possibilità di sviluppo in particolare alle imprese di piccole e medie dimensioni, non ricadano di per sé nel divieto dell'articolo 53, paragrafo 1. Con la presente comunicazione, l'Autorità di vigilanza EFTA intende precisare ulteriormente il campo di applicazione dell'articolo 53, paragrafo 1, allo scopo di agevolare la cooperazione fra piccole e medie imprese.2. Secondo l'Autorità di vigilanza EFTA, gli accordi, la cui incidenza sul commercio fra parti contraenti l'accordo SEE o sulla concorrenza è trascurabile, non sono colpiti dal divieto delle intese enunciato dall'articolo 53, paragrafo 1. Sono vietati soltanto gli accordi che incidono in modo sensibile sulle condizioni di mercato, ossia che modificano sensibilmente la posizione di mercato delle imprese terze e degli utilizzatori, vale a dire i loro sbocchi e le loro fonti di approvvigionamento.3. Nella presente comunicazione, l'Autorità di vigilanza EFTA, stabilendo i criteri quantitativi ed illustrando l'applicazione, precisa il termine «sensibile» in modo sufficientemente concreto perché le imprese possano valutare direttamente se gli accordi che hanno concluso con altre imprese non ricadano nel disposto dell'articolo 53, paragrafo 1 a causa della loro scarsa rilevanza. Tuttavia, la definizione in termini quantitativi della nozione della sensibilità data dall'Autorità di vigilanza EFTA non ha valore assoluto: in determinati casi è possibile che anche accordi conclusi fra imprese che superano i limiti stabiliti incidano sul commercio fra parti contraenti l'accordo SEE o sulla concorrenza soltanto in misura insignificante, e di conseguenza non siano contemplati dal disposto dell'articolo 53, paragrafo 1.4. Con la presente comunicazione dovrebbe venir meno l'interesse delle imprese ad ottenere per questi accordi un'attestazione negativa ai sensi dell'articolo 2 del capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte. Inoltre, non dovrebbe più essere necessario un chiarimento della situazione giuridica tramite decisioni individuali dell'Autorità di vigilanza EFTA e di conseguenza non vi sarà più bisogno di notificare tali accordi. Tuttavia, qualora in determinati casi dovesse risultare dubbio se un accordo incide in modo sensibile sul commercio fra le parti contraenti l'accordo SEE o sulla concorrenza, le imprese avranno sempre la possibilità di chiedere un'attestazione negativa o di notificare l'accordo.5. Nei casi contemplati dalla presente comunicazione, l'Autorità di vigilanza EFTA non inizierà di norma nessuna procedura sulla base del capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte, né d'ufficio né su domanda d'interessati. Qualora tuttavia, ricorrendo circostanze eccezionali, un accordo coperto dalla presente comunicazione dovesse egualmente risultare in violazione dell'articolo 53, paragrafo 1, l'Autorità di vigilanza EFTA non intende infliggere ammende. Nell'ipotesi in cui imprese non abbiano notificato un accordo contemplato dall'articolo 53, paragrafo 1, ritenendo in base ad un calcolo errato della loro quota di mercato o del loro fatturato complessivo che l'accordo fosse coperto dalla presente comunicazione, l'Autorità di vigilanza EFTA non prospetta l'imposizione di ammende, a meno che l'errore risulti da negligenza.6. La presente comunicazione non pregiudica l'interpretazione di altre autorità competenti ed in particolare dei tribunali nazionali e della Corte di giustizia dell'EFTA.II 7. L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che gli accordi tra imprese la cui attività sia diretta alla fabbricazione o alla distribuzione di prodotti o alla prestazione di servizi non ricadano, in generale, nel divieto dell'articolo 53, paragrafo 1 quando:- i prodotti o i servizi oggetto dell'accordo (in appresso denominati i «prodotti contrattuali») e gli altri prodotti o servizi delle imprese partecipanti, considerati come analoghi dall'utilizzatore per qualità, prezzo ed uso, non rappresentano più del 5 % del mercato dell'insieme di tali prodotti o servizi (in appresso denominati «prodotti») nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE nel quale tali accordi producono i loro effetti, e- il fatturato totale realizzato dalle imprese partecipanti nel corso di un esercizio non supera i 200 milioni di ECU (2).8. L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene inoltre che gli accordi precitati non risultano in violazione dell'articolo 53, paragrafo 1, neppure nel caso in cui la quota di mercato o il fatturato sopra indicati vengano superati, nel corso di due esercizi consecutivi, in misura non superiore a un decimo.9. Ai fini della presente comunicazione, le imprese partecipanti sono:a) le imprese contraenti;b) le imprese nelle quali un'impresa contraente dispone, direttamente o indirettamente,- di oltre la metà del capitale o del capitale di esercizio, o- di oltre la metà dei diritti di voto, o- del potere di designare più della metà dei membri del consiglio di vigilanza o di amministrazione o degli organi che rappresentano legalmente l'impresa, o- del potere di gestire gli affari dell'impresa;c) le imprese che dispongono in un'impresa contraente, direttamente o indirettamente, dei diritti o poteri menzionati nella lettera b);d) le imprese nelle quali un'impresa di cui alla lettera c) dispone, direttamente o indirettamente, dei diritti o poteri menzionati nella lettera b).Sono del pari considerate imprese partecipanti quelle nelle quali più imprese di cui alle lettere da a) a d) dispongono in comune, direttamente o indirettamente, dei diritti o dei poteri di cui alla lettera b).10. Per calcolare la quota di mercato è necessario stabilire il mercato rilevante, il che presuppone che vengano determinati sia il mercato rilevante dei prodotti sia il mercato geografico rilevante.11. Il mercato rilevante dei prodotti comprende, oltre ai prodotti contrattuali tutti gli altri prodotti identici o equivalenti. Questa regola vale sia per i prodotti delle imprese partecipanti sia per il mercato complessivo di tali prodotti. I prodotti devono essere intercambiabili, ossia tali devono essere ritenuti dal consumatore che di norma considera congiuntamente le proprietà, il prezzo e l'utilizzazione dei prodotti. In determinati casi tuttavia certi prodotti possono costituire un mercato distinto in considerazione di uno soltanto di tali criteri. Ciò vale, in particolare, quando vengono a crearsi preferenze da parte dei consumatori.12. Quando i prodotti contrattuali sono componenti che le imprese partecipanti incorporano in altri prodotti, occorrerà considerare anche il mercato di questi ultimi prodotti, sempreché tali componenti ne costituiscano una parte essenziale. Quando i prodotti contrattuali sono componenti che vengono venduti ad imprese terze, occorrerà prendere in considerazione il mercato di tali componenti. Quando si presentano entrambe le situazioni, vanno considerati entrambi i mercati indistintamente.13. Il mercato geografico rilevante è costituito dalla zona all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE nella quale l'accordo produce i suoi effetti. Tale zona sarà quella dell'intero territorio in cui viene applicato l'accordo SEE in cui i prodotti contrattuali formano regolarmente oggetto di offerte e di domande in tutti gli Stati dell'EFTA e gli Stati membri della CE. Quando i prodotti contrattuali non possono essere offerti e richiesti in una parte del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE o sono offerti e richiesti soltanto in quantitativi limitati o in modo irregolare in tale parte del territorio quest'ultima non deve essere presa in considerazione.14. Il mercato geografico rilevante sarà più ristretto dell'insieme del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE, in particolare quando:- la natura e le caratteristiche di un prodotto contrattuale (ad esempio costi di trasporto elevati rispetto al suo valore) ne limitino la mobilità, oppure- quando la circolazione del prodotto contrattuale all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE sia ostacolata da barriere all'entrata nei mercati nazionali, quali restrizioni quantitative, sensibili disparità di tassazione o ostacoli non tariffari, quali ad esempio l'imposizione di procedure di omologazione o la certificazione di norme di sicurezza. L'esistenza di tali barriere può far sì che il mercato geografico di cui trattasi coincida con il territorio nazionale, a condizione tuttavia che non sia possibile superare tali barriere con uno sforzo ed un costo ragionevoli.15. Il fatturato totale risulta dalla somma dei fatturati al netto delle tasse realizzate con l'insieme dei prodotti e servizi dalle imprese partecipanti all'accordo nel corso dell'ultimo esercizio. Quando un'impresa ha concluso più accordi analoghi con altre imprese relativamente al mercato rilevante, occorrerà sommare i fatturati di tutte le imprese, che saranno considerate come partecipanti. Il fatturato totale non tiene conto delle transazioni intervenute fra le imprese parti all'accordo.16. La presente comunicazione non si applica quando nel mercato rilevante la concorrenza è limitata dall'effetto cumulato di reti parallele di accordi simili costituite da più produttori o distributori.17. La presente comunicazione si applica del pari alle decisioni di associazioni di imprese e alle pratiche concordate.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo cher adegua l'accordo su vigilanza e Corte.(2) Ai fini della presente comunicazione il termine «ECU» indica l'unità monetaria europea definita nel regolamento (CEE) n. 3180/78 del Consiglio. Il valore dell'ECU è pubblicato giornalmente nella serie C della Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.ALLEGATO X LINEE DIRETTRICI DELL'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA SULL'APPLICAZIONE DELLE REGOLE DI CONCORRENZA DEL SEE NEL SETTORE DELLE TELECOMUNICAZIONI A. Le presenti linee direttrici vengono diramate nel quadro delle norme previste dall'accordo sullo Spazio economico europeo («accordo SEE») e dall'accordo fra gli Stati dell'EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia («accordo su vigilanza e Corte»).B. Nell'allegato XIV all'accordo SEE sono elencate le comunicazioni e le linee direttrici diramate dalla Commissione CE nel periodo antecedente al 31 luglio 1991. Trattasi di atti non vincolanti che enunciano i principi e le norme seguiti dalla Commissione in materia di concorrenza. In virtù dell'accordo SEE viene fatto obbligo all'Autorità di vigilanza EFTA di tenere conto di tali principi e norme.C. Gli Stati dell'EFTA (1) hanno introdotto nell'articolo 25 dell'accordo su vigilanza e Corte l'obbligo per l'Autorità di vigilanza EFTA di adottare atti che corrispondano a quelli sopra citati previsti dalla Commissione CE.D. In conformità a tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA adotta le presenti linee direttrici, esercitando il potere conferitole dall'articolo 5, paragrafo 2, lettera b) dell'accordo su vigilanza e Corte, allo scopo di seguire i principi e le norme previste dalle presenti linee direttrici nell'applicare le regole di concorrenza del SEE ad un caso specifico. Le presenti linee direttrici corrispondono alle linee direttrici della Commissione relative all'applicazione delle regole di concorrenza della CE nel settore delle telecomunicazioni di cui al punto 25 dell'allegato XIV all'accordo SEE e, rispettivamente, al punto 10 dell'allegato II all'accordo su vigilanza e Corte.Prefazione Con le presenti linee direttrici si intende chiarire l'applicazione delle regole di concorrenza del SEE agli operatori economici del settore delle telecomunicazioni. Esse vanno collocate nel contesto delle condizioni specifiche del settore in questione e nella loro applicazione si dovrà prendere in considerazione la politica globale delle telecomunicazioni.Un obiettivo politico di grande rilievo, come ha sottolineato l'Autorità di vigilanza EFTA, è lo sviluppo di reti e servizi efficienti su scala europea, realizzati col minor spreco di risorse e aventi una qualità ottimale per offrire all'utente europeo nel mercato disciplinato dall'accordo SEE una infrastruttura di base atta a garantire l'efficienza delle telecomunicazioni.A questo proposito è stato chiarito che la liberalizzazione e l'armonizzazione del settore sono iniziative da condurre parallelamente.Dato il contesto concorrenziale del settore delle telecomunicazioni gli operatori delle telecomunicazioni dovrebbero essere autorizzati, nonché incoraggiati, a porre in essere i necessari meccanismi di cooperazione al fine di realizzare - o di garantire - una interoperatività estesa a tutto il SEE delle reti pubbliche e, ove necessario, dei servizi, cosicché gli utenti europei possano beneficiare di una più ampia gamma di servizi di telecomunicazione di qualità migliore e di costo inferiore.Ciò può e deve essere fatto in conformità e nel rispetto delle regole di concorrenza del SEE al fine di evitare le diseconomie che altrimenti potrebbero risultarne. Per i medesimi motivi è necessario richiamare l'attenzione degli operatori e delle altre imprese che detengono eventualmente una posizione dominante sul mercato, sul divieto di abuso di detta posizione dominante.Le presenti linee direttrici vanno lette in funzione di questo obiettivo. Esse mirano a chiarire, tra l'altro, quali forme di cooperazione costituiscono collusioni indesiderabili e, a tal fine, spiegano ciò che non è ammesso. Le linee direttrici vanno pertanto considerate come un aspetto della politica globale in materia delle telecomunicazioni e soprattutto delle politiche specifiche ed azioni volte a stimolare ed incoraggiare quelle forme di cooperazione che promuovono lo sviluppo e la disponibilità per l'Europa di comunicazioni avanzate.L'integrale applicazione delle regole di concorrenza è un elemento sostanziale della strategia comunitaria nel campo delle telecomunicazioni. I principi qui presentati dovrebbero costituire un ausilio per gli operatori del settore e configurare fin dall'inizio le loro strategie ed accordi per organizzare reti e servizi su scala europea in modo da conformarsi pienamente alle regole predette. In caso di cambiamenti significativi del contesto esistente al momento dell'adozione delle linee direttrici, l'Autorità di vigilanza EFTA può ritenere indicato adattare queste ultime all'evoluzione delle situazione nel settore delle telecomunicazioni.I. Sintesi 1. L'obiettivo della presente comunicazione è di diramare delle linee direttrici in merito all'applicazione delle regole di concorrenza nel settore delle telecomunicazioni.2. Il settore delle telecomunicazioni da un lato esige spesso la stipulazione di accordi di cooperazione tra l'altro tra organismi di telecomunicazioni (OT) al fine di assicurarne la possibilità di interconnessione di un punto unico di vendita (il cosiddetto «one-stop shopping») e di fatturazione (il cosiddetto «one-stop billing») che sono necessari per fornire servizi su scala europea e massimizzare la qualità dei servizi agli utenti. Questi obiettivi possono essere realizzati tra l'altro da OT che cooperino, per esempio, in settori in cui diritti speciali o esclusivi di fornitura possono permanere a norma del diritto del SEE, comprese le regole di concorrenza, come pure in settori in cui un servizio ottimale richiede certe forme di cooperazione. D'altro lato l'obiettivo di primaria importanza di sviluppare le condizioni affinché il mercato possa fornire agli utenti europei una gamma più ampia di servizi di telecomunicazioni, un miglioramento della loro qualità e una riduzione dei loro costi impone l'introduzione e il mantenimento di una struttura assolutamente competitiva. La concorrenza ha un ruolo centrale per il SEE.Il SEE rappresenterà una nuova dimensione per gli operatori e gli utenti delle telecomunicazioni. La concorrenza darà loro la possibilità di avvalersi compiutamente dello sviluppo tecnologico e di accelerarlo, spingendoli a ristrutturare e a realizzare le necessarie economie di scala per divenire competitivi non soltanto sul mercato disciplinato dall'accordo SEE, ma su scala mondiale.Tenendo presente questi elementi, le linee direttrici ribadiscono i principi fondamentali che l'Autorità di vigilanza EFTA, conformemente al suo mandato nel contesto delle regole di concorrenza del SEE, ha applicato ed applicherà nel settore senza pregiudicare l'esito di casi specifici che dovranno essere esaminati in relazione alle circostanze di fatto.Essi intendono così contribuire tra l'altro alla certezza delle condizioni degli investimenti nel settore e allo sviluppo di servizi su scala europea.I meccanismi per creare certezza nelle singole fattispecie (a prescindere da denunce e da accertamenti d'ufficio) sono predisposti dalle procedure di notificazione e di attestazione negativa previste dal capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte che indicano l'iter formale per autorizzare gli accordi di cooperazione in tale settore, ogniqualvolta sia richiesto un accertamento formale. La presente comunicazione esporrà tali procedure in modo analitico.II. Introduzione 3. I profondi sviluppi tecnologici intervenuti a livello mondiale nel settore delle telecomunicazioni (2) hanno comportato rilevanti mutamenti nelle condizioni di concorrenza. Le amministrazioni tradizionali operanti in regime di monopolio non possono da sole rilevare la sfida della rivoluzione tecnologica. Sulla scena delle telecomunicazioni sono emerse nuove forze economiche che sono in grado di offrire agli utenti i numerosi servizi generati dalle nuove tecnologie. È stato avviato e stimolato un largo processo di deregolamentazione che si è esteso con vari gradi d'intensità.Il fenomeno sta progressivamente mutando l'aspetto della struttura del mercato europeo. Nuovi operatori privati sono penetrati sul mercato con un numero sempre maggiore di servizi transnazionali a valore aggiunto. Le amministrazioni delle telecomunicazioni, pur mantenendo un ruolo centrale in qualità di prestatori di servizi pubblici, hanno assunto una mentalità maggiormente improntata a criteri economici. All'inizio sono entrate dinamicamente in concorrenza con gli operatori privati sui mercati dei servizi e delle apparecchiature. Mediante le fusioni e la costituzione d'imprese comuni è in corso una profonda ristrutturazione per raggiungere, grazie ad economie di scala e a interventi di razionalizzazione, una maggiore competitività su un mercato liberalizzato. Tutti questi fenomeni hanno un effetto moltiplicatore sul progresso tecnologico.4. Alla luce delle considerazioni esposte risulta chiaro il ruolo centrale della concorrenza per il SEE.5. Nell'applicazione delle regole di concorrenza l'Autorità di vigilanza EFTA cerca di evitare che gli Stati o le imprese adottino misure volte ad erigere e conservare barriere artificiali incompatibili con il funzionamento dell'accordo SEE, pur favorendo tutte le forme di cooperazione che promuovono l'innovazione e il progresso economico, come prevede la normativa in materia di concorrenza. Il fatto di perseguire un'efficace concorrenza nel campo delle telecomunicazioni non è un'opzione di carattere politico. La scelta di un mercato libero e di un'economia fondata sulla concorrenza è già stata presa in considerazione dall'accordo SEE, tant'è vero che le regole di concorrenza dell'accordo sono direttamente applicabili nel territorio da esso disciplinato. I profondi mutamenti sopramenzionati rendono necessaria la piena applicazione della normativa in materia di concorrenza.6. È sentita la necessità di una maggiore certezza per quanto riguarda l'applicazione delle regole di concorrenza. Le amministrazioni delle telecomunicazioni nell'adempiere i loro compiti di pubblico interesse sono ora confrontate con l'applicazione di tali regole praticamente senza una fase di transizione dopo una lunga tradizione di attività protetta dalla legge. Il relativo campo d'applicazione e le loro effettive implicazioni non sono sempre facilmente percettibili. Essendo la tecnologia in rapida evoluzione e risultando necessari investimenti di grande rilievo per sfruttare le nuove possibilità sui mercati, tutti gli operatori, pubblici o privati, debbono prendere decisioni rapide tenendo conto del quadro normativo della concorrenza.7. L'esigenza di una maggiore certezza per quanto riguarda l'applicazione delle regole di concorrenza risulta già soddisfatta dalle valutazioni cui si è proceduto in numerosi casi individuali. Tuttavia le valutazioni formulate in casi individuali hanno già consentito di rispondere solo ad alcuni dei numerosi interrogativi in materia di concorrenza che si aprono nel campo delle telecomunicazioni. I casi futuri sono destinati a sviluppare ulteriormente la prassi dell'Autorità di vigilanza EFTA nel settore.Scopo delle linee direttrici 8. Le presenti linee direttrici mirano a rendere noto agli operatori pubblici delle telecomunicazioni, ai produttori e utenti, ai giuristi e al pubblico interessato i principi generali giuridici ed economici che saranno seguiti dall'Autorità di vigilanza EFTA nell'applicazione delle regole di concorrenza alle imprese del settore delle telecomunicazioni; tali principi sono basati sull'esperienza accumulata nei casi individuali in ottemperanza alle pronunce della Corte di giustizia delle Comunità europee.9. L'Autorità di vigilanza EFTA intende applicare in modo flessibile tali principi ai casi individuali, tenendo altresì conto del particolare contesto di ciascun caso. Le presenti linee direttrici non riguardano tutti i principi generali che governano l'applicazione delle regole di concorrenza, ma soltanto quelli che sono specificamente pertinenti ai problemi delle telecomunicazioni. I principi generali cui sono informate le regole di concorrenza non specificamente connessi con le telecomunicazioni, ma integralmente applicabili alle medesime, sono contenuti, tra l'altro, nei testi regolamentari, nelle sentenze della Corte e nelle decisioni dell'Autorità di vigilanza EFTA che esaminano i casi individuali, nelle relazioni annuali dell'Autorità di vigilanza EFTA sulla politica di concorrenza, nei comunicati di stampa e in altre informazioni pubbliche emanati dall'Autorità di vigilanza EFTA.10. Le presenti linee direttrici non sono costitutive di diritti. Inoltre lasciano impregiudicata l'interpretazione ad opera di altre autorità competenti, in particolare dei tribunali nazionali e della Corte di giustizia dell'EFTA.11. Un mutamento della situazione economica e giuridica non comporterà automaticamente un emendamento simultaneo delle linee direttrici. L'Autorità di vigilanza EFTA tuttavia si riserva la facoltà di procedere ad emendamenti qualora non le ritenga più conformi alle loro finalità a causa di mutamenti fondamentali e/o ripetuti nei precedenti giuridici, nei metodi di applicazione delle regole di concorrenza e nel contesto normativo, economico e tecnico.12. Le linee direttrici riguardano sostanzialmente l'applicazione diretta delle regole di concorrenza alle imprese, vale a dire degli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE, mentre non concerne le disposizioni applicabili alle parti contraenti l'accordo SEE, e in particolare l'articolo 3 e l'articolo 59, paragrafi 1 e 3 dell'accordo SEE. I principi che disciplinano l'applicazione dell'articolo 59 nel settore delle telecomunicazioni sono formulati negli atti di cui ai punti 12 e 13 dell'allegato XIV all'accordo SEE (direttive dalla Commissione 88/301/CEE e 90/388/CEE, qui di seguito chiamate rispettivamente «direttiva sui terminali» e «direttiva sui servizi»).Rapporto tra regole di concorrenza applicabili alle imprese e disposizioni applicabili agli Stati dell'EFTA o agli Stati membri della CE 13. Per quanto riguarda l'applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato CE (corrispondente agli articoli 53 e 54 dell'accordo SEE) la Corte di giustizia delle Comunità europee (3), pur riconoscendo che gli articoli 85 e 86 del trattato riguardano il comportamento delle imprese e non le leggi o i regolamenti degli Stati membri, ha dichiarato che in forza dell'articolo 5, paragrafo 2 del trattato CE (che corrisponde all'articolo 3, paragrafo 2 dell'accordo SEE) gli Stati membri debbono astenersi dal prendere o mantenere in vigore provvedimenti in grado di rendere inefficaci tali disposizioni. Secondo la Corte di giustizia delle Comunità europee ciò avviene in particolare se uno Stato membro impone o favorisce intese vietate o ne accentua gli effetti o incoraggia abusi di imprese dominanti.Qualora provvedimenti di questo tipo fossero adottati o mantenuti in vigore nei confronti di imprese pubbliche o di imprese alle quali uno Stato dell'EFTA o membro della CE conferisce diritti speciali od esclusivi, si può applicare anche l'articolo 59.14. Se il comportamento di un'impresa pubblica o di un'impresa alla quale uno Stato dell'EFTA o membro della CE conferisce diritti speciali od esclusivi è dovuto integralmente all'esercizio dell'autonomia dell'impresa, trovano esclusiva applicazione gli articoli 53 e 54.Se tale comportamento è imposto da un provvedimento imperativo dello Stato (di tipo amministrativo o normativo) che non lascia facoltà di scelta alle imprese interessate, si può applicare allo Stato in questione il combinato disposto dall'articolo 59 e dagli articoli 53 e 54. In tal caso gli articoli 53 e 54 si applicano al comportamento delle imprese prendendo in considerazione i vincoli ad esse imposti dal provvedimento statale imperativo.Da ultimo, quando il comportamento deriva dalla libera scelta delle imprese interessate, ma lo Stato ha preso un provvedimento che incoraggia detto comportamento o ne accentua gli effetti, l'articolo 53 e/o l'articolo 54 si applicano al comportamento dell'impresa e l'articolo 59 può applicarsi al provvedimento dello Stato. Tale situazione ricorre tra l'altro quando lo Stato ha approvato e/o ha avallato giuridicamente il risultato del comportamento dell'impresa (ad esempio in materia di tariffe).Le presenti linee direttrici, la direttiva sui terminali e la direttiva sui servizi sono in parte complementari in quanto trattano i principi che disciplinano l'applicazione delle regole di concorrenza: gli articoli 53 e 54 da un lato, l'articolo 59 dall'altro.Applicazione delle regole di concorrenza e di altre norme SEE, comprese quelle sulla fornitura di una rete aperta (ONP - Open Network Provision) 15. Gli articoli 53 e 54 e i relativi regolamenti d'attuazione sono diritto vigente applicabile in tutto il territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. Conflitti con altre disposizioni SEE non dovrebbero sorgere poiché il diritto del SEE forma un sistema regolamentare coerente. Altre norme SEE, in particolare quelle relative al settore delle telecomunicazioni, non possono essere considerate disposizioni d'attuazione degli articoli 53 e 54 in tale settore. Tuttavia, è evidente che atti del SEE adottati nel settore delle telecomunciazioni vanno interpretati in conformità delle norme di concorrenza.16. Ciò si applica, tra l'altro, al rapporto tra le regole di concorrenza applicabili alle imprese e la normativa ONP che comprende una rapida definizione di condizioni tecniche e di utilizzazione e di principi tariffari per la creazione di reti aperte, iniziando con condizioni armonizzate per l'uso di linee in leasing. Le modalità delle procedure ONP sono state fissate dall'atto a cui si fa riferimento al punto 2 dell'allegato XI all'accordo SEE (direttiva 90/387/CEE del Consiglio, qui di seguito chiamata «direttiva 90/387»)sull'istituzione del mercato interno per i servizi delle telecomunicazioni mediante l'attuazione delle disposizioni relative ad una rete aperta.17. L'ONP ha il ruolo fondamentale di dare accesso su scala europea ad un rete pubblica intercollegata in tutto il SEE. Una volta realizzata l'armonizzazione ONP, un utente della rete beneficerà di condizioni di accesso armonizzate in tutto il territorio in cui viene applicato l'accordo SEE, a prescindere dal paese al quale si rivolge. Un accesso armonizzato sarà assicurato in conformità delle regole di concorrenza, come prima indicato e come specificamente previsto dalle norme ONP.Queste non vanno considerate regole di concorrenza che si applichino allo Stato o al comportamento di imprese. Le norme ONP e le regole di concorrenza sono due complessi normativi diversi, ma coerenti. Ne risulta che le regole di concorrenza trovano piena applicazione anche quando tutte le norme ONP siano state adottate.18. Le regole di concorrenza sono e saranno applicate in conformità alle vigenti regole del SEE di politica commerciale. Tuttavia le regole di concorrenza si applicano in maniera non discriminatoria alle imprese stabilite nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE e a quelle che, nonostante siano stabilite al di fuori di esso, abbiano accesso al mercato disciplinato dall'accordo SEE.III. Principi comuni di applicazione degli articoli 53 e 54 Parità di applicazione degli articoli 53 e 54 19. Gli articoli 53 e 54 si applicano direttamente e su tutto il territorio in cui viene applicato l'accordo SEE a ogni impresa, sia essa pubblica o privata, a condizioni di parità e nella medesima misura, fatte salve le deroghe di cui all'articolo 59, paragrafo 2 (4).L'Autorità di vigilanza EFTA e le autorità amministrative e giudiziarie nazionali sono competenti per l'applicazione di queste secondo le norme fissate nel capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte.20. Di conseguenza l'articolo 53 e l'articolo 54 si applicano sia alle imprese private che agli operatori pubblici di telecomunicazioni che comprendono le amministrazioni delle telecomunicazioni e gli operatori privati riconosciuti, in appresso denominati «organismi di telecomunicazioni» (OT).Gli OT sono imprese ai sensi degli articoli 53 e 54 in quanto esercitano un'attività economica di produzione e/o di vendita di apparecchiature di telecomunicazioni o di fornitura di servizi di telecomunicazioni, a prescindere da altre circostanze, ad esempio se abbiano natura economica o meno e se siano entità giuridicamente distinte dalla pubblica amministrazione o facciano parte di essa (5). Le associazioni di OT sono associazioni di imprese ai sensi dell'articolo 53, anche se gli OT fanno parte, in qualità di imprese, di organismi in cui sono rappresentate anche autorità governative.Gli articoli 53 e 54 si applicano anche alle imprese insediate al di fuori del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE quando le predette imprese attuano o intendono attuare accordi restrittivi, o commettono abusi all'interno del mercato comune nella misura in cui tali accordi restrittivi o abusi incidono sugli scambi tra le parti contraenti (6).Restrizioni della concorrenza motivate ai sensi dell'articolo 59, paragrafo 2 o da esigenze fondamentali 21. L'eccezione prevista nell'articolo 59, paragrafo 2 è applicabile tanto alle misure statali quanto a comportamenti d'imprese. La direttiva sui servizi, in particolare l'articolo 3, prevede la possibilità per uno Stato dell'EFTA o membro della CE di imporre determinate restrizioni nelle licenze che esso può rilasciare per la fornitura di taluni servizi di telecomunicazioni. Dette restrizioni possono essere imposte in applicazione dell'articolo 59, paragrafo 2 o al fine di garantire l'adempimento di esigenze fondamentali dello Stato indicate nell'atto.22. Per quanto riguarda l'articolo 59, paragrafo 2, il beneficio della deroga di cui alla disposizione citata può essere nondimeno invocato per il comportamento degli OT qualora esso provochi restrizioni della concorrenza che il relativo Stato (Stato dell'EFTA o membro della CE) non ha prescritto in applicazione dell'atto. Tuttavia, occorre tener conto della circostanza che in tale caso lo Stato, cui spetta la funzione di tutelare l'interesse pubblico e l'interesse economico generale, non aveva ritenuto necessario imporre le restrizioni predette. Tale fatto rende particolarmente difficile l'onere di provare che la deroga di cui all'articolo 59, paragrafo 2 si applica nondimeno al comportamento di un'impresa che provoca tali restrizioni.23. L'Autorità di vigilanza EFTA deduce dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (7) di avere competenza esclusiva, sotto il controllo della Corte dell'EFTA, per l'applicazione della deroga di cui all'articolo 59, paragrafo 2. Le autorità nazionali, comprese le autorità giudiziarie, hanno competenza per decidere che la deroga non si applica qualora accertino che le regole di concorrenza non ostano manifestamente all'adempimento della funzione di interesse economico generale assegnata alle imprese. Qualora tali autorità non possono pronunciarsi chiaramente in questo senso, esse devono sospendere la loro decisione per consentire all'Autorità di vigilanza EFTA di stabilire se le condizioni di applicazione della predetta disposizione sono soddisfatte.24. Le misure per conformarsi alle «esigenze fondamentali» ai sensi dell'articolo 1 della direttiva sui servizi (8) possono essere emanate soltanto dagli Stati dell'EFTA o dagli Stati membri della CE e non dalle imprese.Il mercato «di cui trattasi» 25. Per valutare gli effetti di un accordo sulla concorrenza ai fini dell'articolo 53 e per stabilire se esista una posizione dominante sul mercato ai fini dell'articolo 54, è necessario definire il mercato (o i mercati) di cui trattasi, in particolare il mercato del prodotto o del servizio e il mercato geografico, nel settore delle telecomunicazioni. In un contesto di tecnologia di rapido sviluppo la definizione del mercato di cui trattasi deve rispondere a criteri dinamici e variabili.a) Il mercato del prodotto26. Il mercato del prodotto comprende tutti i prodotti che, per le loro caratteristiche, sono particolarmente idonei a soddisfare esigenze costanti e sono solo in misura limitata intercambiabili con altri prodotti in termini di prezzo, uso e preferenze dei consumatori. Non basta limitare l'esame alle caratteristiche obiettive dei prodotti di cui trattasi, ma bisogna anche prendere in considerazione le condizioni di concorrenza e la struttura della domanda e dell'offerta sul mercato (9).L'Autorità di vigilanza EFTA può definire adeguatamente tali mercati soltanto nei casi concreti.27. Ai fini delle presenti linee direttrici è possibile solo indicare che possono esistere mercati distinti dei servizi quantomeno per l'apprestamento della rete terrestre, per la comunicazione vocale, per la comunicazione di dati e per i satelliti. Per quanto riguarda le apparecchiature, ai fini della definizione del relativo mercato possono essere presi in considerazione i seguenti settori: apparecchiature pubbliche di commutazione, apparecchiature private di commutazione, sistemi di trasmissione, e, più particolarmente nel settore dei terminali, apparecchi telefonici, modem, terminali telex, terminali per la trasmissione di dati, telefoni mobili. Le indicazioni sopramenzionate lasciano impregiudicata la definizione di mercati più limitati. Per quanto concerne altri servizi, ad esempio i servizi a valore aggiunto, nonché le apparecchiature per terminali e le apparecchiature di reti, non è possibile precisare in questa sede se esista un mercato per ciascuno di essi o per un insieme dei medesimi o per entrambi. La definizione di un tale mercato dipende dalla intercambiabilità dei prodotti esistenti in mercati geografici diversi. I fattori determinanti, a questo proposito, sono l'offerta e i bisogni presenti su questi mercati.28. Poiché le varie reti nazionali pubbliche sono in concorrenza per l'installazione dei centri di telecomunicazioni di grandi utenti, la definizione del mercato può variare di conseguenza. I grandi utenti di telecomunicazioni, indipendentemente dal fatto che siano o meno fornitori di servizi, scelgono l'ubicazione delle loro sedi in particolare, secondo, tra l'altro, le caratteristiche dei servizi di telecomunicazioni forniti da ciascun OT. Pertanto essi mettono a confronto le reti pubbliche nazionali, nonché gli altri servizi forniti dagli OT, in termini di caratteristiche e prezzi.29. Per quanto riguarda le comunicazioni via satellite si tratta di stabilire se esse siano sostanzialmente intercambiabili con una rete terrestre.a) Le comunicazioni via satellite possono essere di vario tipo: servizio fisso (comunicazione da punto a punto), servizio multipunto (punto-multipunto e multipunto-multipunto), monodirezionale e bidirezionale.b) Le caratteristiche principali dei satelliti sono: copertura di un'ampia area geografica non limitata da confini nazionali, indipendenza dei costi dalla distanza, flessibilità e facilità di ampliamento della rete, in particolare nei sistemi Very Small Aperture Terminals (VSAT) (stazione terrestre per ricezione da satellite con antenna molto piccola).c) Le utilizzazioni del satellite possono essere suddivise nelle seguenti categorie: trasmissione della voce e dei dati su rete pubblica commutata, servizi commerciali a valore aggiunto ed emissioni radiotelevisive.d) Un satellite presenta un'ampia intercambiabilità con i collegamenti via terra per la trasmissione di base della voce e dei dati a lunga distanza. Inversamente, a causa delle sue caratteristiche, il satellite sostanzialmente non è intercambiabile, ma complementare ai collegamenti terrestri per numerose applicazioni specifiche della trasmissione della voce e dei dati. Tali applicazioni sono: servizi a regioni periferiche o meno sviluppate, collegamento tra paesi non contigui, riconfigurazione di capacità e fornitura di itinerari per ristabilire il traffico. Inoltre i satelliti non sono sostanzialmente intercambiabili per le emissioni dirette radiotelevisive e le reti private multipunto per servizi commerciali a valore aggiunto. Di conseguenza per tutti questi usi, i satelliti dovrebbero costituire mercati del prodotto distinti. Nell'ambito dei satelliti, vi possono essere mercati distinti.30. Nelle comunicazioni radiomobili apparentemente esistono servizi distinti quali i sistemi di telefono cellulare, il radioavviso, il telepoint, la comunicazione senza filo della voce e dei dati. Lo sviluppo tecnico consente di dotare ciascuno di questi sistemi di caratteristiche sempre più perfezionate. Ne consegue che le differenze tra tutti questi sistemi stanno progressivamente attenuandosi e sta crescendo la loro intercambiabilità. Non può quindi essere escluso che in futuro, per taluni usi, parecchi di questi sistemi rientrino in un unico mercato del prodotto. Al tempo stesso è probabile che, per alcuni usi, i sistemi radiomobili e certi servizi offerti sulla rete pubblica commutata appartengano allo stesso mercato.b) Il mercato geografico31. Il mercato geografico è una zona:- nella quale le imprese sono reciprocamente in concorrenza, e- nella quale le condizioni obiettive di concorrenza relativamente al prodotto o al servizio in questione sono simili per tutti gli operatori (10).32. Fatta salva la definizione di mercato geografico nei singoli casi, ciascun territorio nazionale nella zona in cui viene applicato l'accordo SEE sembra costituire ancora un mercato geografico distinto per quanto riguarda i servizi o prodotti di cui trattasi qualora:- i bisogni del consumatore non possano essere soddisfatti dall'uso di un servizio non nazionale;- vigano condizioni normative diverse per la prestazione dei servizi, in particolare diritti speciali od esclusivi in materia di servizi tali da isolare il territorio nazionale;- per quanto riguarda le apparecchiature e la rete, non esistano norme comuni per il'SEE, obbligatorie o facoltative, la cui mancanza è anch'essa atta ad isolare i mercati nazionali. La mancanza di norme facoltative nell'ambito del SEE indica la presenza di bisogni differenti del consumatore a livello nazionale.Tuttavia, si può prevedere che il mercato geografico si estenderà progressivamente al territorio in cui viene applicato l'accordo SEE.33. Va altresì accertato se ciascun mercato nazionale o una sua parte sia una parte sostanziale del mercato disciplinato dall'accordo SEE. Ciò ricorre qualora i servizi o il prodotto in questione rappresentino una percentuale sostanziale dell'insieme di tali prodotti all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. Vanno presi in considerazione tutti i servizi e i prodotti in questione.34. Per quanto riguarda i collegamenti ascendenti con il satellite, per le comunicazioni transfrontaliere via satellite il collegamento potrebbe essere fornito da uno qualsiasi dei vari paesi. In tal caso il mercato geografico è più ampio del territorio nazionale e può interessare l'intero territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. Per quanto riguarda il segmento spaziale, l'estensione del mercato geografico dipenderà dalla potenza del satellite e dalla sua attitudine a fare concorrenza ad altri satelliti per la trasmissione in una zona determinata, in altri termini dalla sua impronta. Tale elemento va valutato caso per caso.35. Per quanto riguarda i servizi in generale come pure le apparecchiature terminali e di rete, l'Autorità di vigilanza EFTA valuta il potere di mercato delle imprese interessate e gli effetti sulla concorrenza all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE del comportamento delle imprese, tenendo conto della correlazione delle attività svolte nel mercato disciplinato dal SEE e nel mercato mondiale nonché della loro influenza reciproca. Ciò può avere considerevoli effetti sulla struttura dei mercati del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE, sulla competitività in generale delle imprese che operano su tali mercati e, a lunga scadenza, sulla loro capacità di mantenere la propria indipendenza.IV. Applicazione dell'articolo 53 36. In molti casi i servizi a livello europeo possono essere realizzati da OT che cooperano, ad esempio, assicurando la possibilità di intercollegamento e l'interfunzionalitài) nei settori in cui i diritti speciali o esclusivi per la prestazione di determinati servizi possono essere mantenuti in vigore in conformità con la normativa del SEE e in particolare con la direttiva sui servizi; eii) nei settori in cui un servizio ottimale richiede determinate forme di cooperazione, ad esempio i cosiddetti accordi di «one-stop shopping», vale a dire la possibilità di acquistare servizi a livello europeo in un punto unico di vendita.L'Autorità di vigilanza EFTA è favorevole e sostiene pienamente la necessità di una cooperazione, in particolare per promuovere lo sviluppo dei servizi transeuropei e potenziare la competitività dell'industria nell'intero territorio in cui viene applicato l'accordo SEE e sul mercato mondiale. Tuttavia, tale cooperazione può raggiungere l'obiettivo soltanto se essa è conforme alle regole di concorrenza del SEE. Il capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte definisce una procedura ben precisa per il riconoscimento della compatibilità degli accordi di cooperazione con le regole di concorrenza. Le procedure previste dal capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte consistono:i) nella domanda di un'attestazione negativa in cui l'Autorità di vigilanza EFTA certifica che gli accordi non ricadano nella sfera d'applicazione dell'articolo 53 in quanto non restringono la concorrenza o non pregiudicano il commercio tra le parti contraenti l'accordo SEE e,ii) nella notificazione di accordi a cui si applica l'articolo 53, al fine di ottenere un'esenzione da detta applicazione ai sensi del paragrafo 3 dello stesso articolo 53. L'esenzione di un accordo contemplato dall'articolo 53 concessa dall'Autorità di vigilanza EFTA è possibile soltanto quando i vantaggi economici della cooperazione - valutati sulla base dei criteri enunciati nel predetto paragrafo 3 - sono superiori alle restrizioni che essa determina sulla concorrenza. Comunque, la concorrenza non può essere eliminata per una parte sostanziale del prodotto di cui trattasi. La notificazione non costituisce un obbligo ma se, per motivi di certezza giuridica, le parti agli accordi decidono di richiedere un'esenzione a norma dell'articolo 4 del capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte, gli accordi non possono essere esentati fino a quando non siano stati notificati all'Autorità di vigilanza EFTA.37. Gli accordi di cooperazione possono essere contemplati da uno degli atti di cui all'allegato XIV all'accordo SEE di esenzioni per categorie di accordi o da una delle comunicazioni dell'Autorità di vigilanza EFTA. Nel primo caso l'accordo è automaticamente esentato ai sensi dell'articolo 53, paragrafo 3. Nel secondo caso, a parere dell'Autorità di vigilanza EFTA, l'accordo non restringe la concorrenza ed il commercio tra le parti contraenti l'accordo SEE in modo sensibile e pertanto non richiede un intervento dell'Autorità di vigilanza EFTA. In ambo i casi gli accordi non devono essere notificati ma lo possono essere in caso di dubbio. Se l'Autorità di vigilanza EFTA dovesse ricevere un numero elevato di notificazioni di accordi simili di cooperazione nel settore delle telecomunicazioni, si potrebbe considerare l'opportunità di adottare uno specifico regolamento di esenzione per categoria in relazione a tali accordi.38. Le categorie di accordi (11) che sembrano tipiche nel settore delle telecomunicazioni e possono ricadere nel campo di applicazione dell'articolo 53 sono elencate più avanti. L'elenco è esemplificativo, non tassativo. L'Autorità di vigilanza EFTA vuole così indicare le restrizioni della concorrenza che possono rientrare nel campo di applicazione dell'articolo 53 e i casi nei quali un'esenzione è possibile.39. Tali accordi seguenti possono avere un'incidenza sugli scambi fra le parti contraenti l'accordo SEE per i seguenti motivi:i) I servizi diversi da quelli riservati agli OT, le apparecchiature e le installazioni del segmento spaziale sono oggetto di scambio in tutto il territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. Gli accordi su tali servizi e apparecchiature sono quindi atti ad avere un'incidenza sugli scambi. Ancorché per ora gli scambi transfrontalieri siano limitati, non vi è ragione di supporre che i fornitori di tali impianti circoscrivano in futuro la loro attività al rispettivo mercato nazionale.ii) Per quanto riguarda i servizi riservati si può ritenere che anch'essi siano oggetto di scambi in tutto il territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. Tali servizi potrebbero essere forniti da un operatore con sede in uno Stato membro dell'EFTA o della CE a utenti con sede in un altro di tali Stati che decidano di trasferire il loro centro di telecomunicazioni nel primo, in quanto tale operazione risulta qualitativamente o economicamente vantaggiosa. Inoltre gli accordi in materia possono incidere sugli scambi all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE, almeno nella misura in cui influenzano le condizioni alle quali gli altri servizi ed apparecchiature sono forniti nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE.40. Infine, nella misura in cui gli OT detengono una posizione dominante sui mercati degli impianti, dei servizi e delle apparecchiature, il loro comportamento che conduce agli accordi in questione - compresa la loro conclusione - potrebbe anche dar luogo ad una violazione dell'articolo 54, se il loro effetto probabile fosse quello di impedire il mantenimento del livello di concorrenza ancora esistente sul mercato oppure lo sviluppo di tale concorrenza, o quello di procurare agli OT vantaggi commerciali che non avrebbero potuto ottenere in una situazione di concorrenza normale e sufficientemente efficace.A. Accordi relativi alla fornitura di impianti terrestri e servizi riservati 41. Gli accordi riguardanti gli impianti terrestri (reti pubbliche commutate o circuiti dedicati) o i servizi (ad esempio telefonia vocale per il pubblico) possono attualmente essere conclusi soltanto tra OT, a causa del loro regime giuridico che prevede diritti speciali od esclusivi. Il fatto che la direttiva sui servizi riconosca la facoltà da parte di uno Stato dell'EFTA o di uno Stato membro della CE di riservare a certi operatori la possibilità di fornire questi impianti o servizi non esime tali operatori dal rispetto delle regole di concorrenza nell'effettuare questa fornitura. Gli accordi possono restringere la concorrenza all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE solo qualora tali diritti esclusivi siano concessi a più di un fornitore.42. Gli accordi possono restringere la concorrenza tra gli OT per conservare o attirare i centri di telecomunicazioni dei grandi utenti di telecomunicazioni. Tale concorrenza relativa è in sostanza basata su prezzi o altre condizioni favorevoli, nonché sulla qualità dei servizi. Agli Stati dell'EFTA o membri della CE non è consentito impedire tale concorrenza, poiché la direttiva sui servizi permette la concessione, da parte di ciascun Stato dell'EFTA o membro della CE, di diritti speciali o esclusivi unicamente sul suo territorio.43. Infine gli accordi possono restringere la concorrenza dei servizi non riservati da parte di imprese terze che sono forniti sugli impianti in questione, ad esempio quando impongono condizioni commerciali discriminatorie o non eque a taluni utilizzatori.44. aa) Accordi in materia di prezzoOgni accordo tra OT in materia di prezzi, di sconti o di tasse di riscossione per i servizi internazionali è atto a restringere in misura sensibile la concorrenza per i centri di telecomunicazioni. Il coordinamento in materia di sconti o il divieto di sconti potrebbe causare restrizioni particolarmente gravi. Quando le tariffe siano di pubblico dominio, la pratica degli sconti può rimanere l'unica possibilità di un'effettiva concorrenza in materia di prezzi.45. In numerosi casi la Corte di giustizia e la Commissione delle Comunità europee hanno considerato gli accordi in materia di prezzi tra le infrazioni più gravi dell'articolo 85 del trattato CE (12). Benché possa essere importante per la fornitura di servizi nell'ambito del SEE, l'obiettivo dell'armonizzazione delle strutture tariffarie dovrebbe essere perseguito solo nella misura in cui esso è compatibile con le regole di concorrenza del SEE e dovrebbe comprendere la definizione di principi efficaci in materia di calcolo dei prezzi validi in tutto il territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. La concorrenza in materia di prezzi è fondamentale, se non l'elemento principale, della scelta del cliente ed è atta ad incentivare il progresso tecnico. Senza pregiudizio dell'esame delle eventuali domande di esenzione individuale, i motivi addotti ai sensi dell'articolo 53, paragrafo 3, a sostegno di un accordo in materia di prezzi sarebbero soggetti ad un esame estremamente rigoroso da parte dell'Autorità di vigilanza EFTA.46. Viceversa, qualora gli accordi siano volti soltanto a stabilire strutture o principi tariffari comuni, l'Autorità di vigilanza EFTA può esaminare se ciò non costituisca uno dei vantaggi economici indicati dall'articolo 53, paragrafo 3 che prevalgono sulle restrizioni della concorrenza. Invero, ciò potrebbe creare la necessaria trasparenza sul calcolo delle tariffe e agevolare le decisioni degli utilizzatori per quanto riguarda il flusso del loro traffico o la localizzazione della loro sede centrale o di altri uffici. Tali accordi potrebbero anche contribuire a realizzare uno degli obiettivi economici del libro verde, cioè l'applicazione di tariffe maggiormente basate sui costi.In tale contesto, in seguito all'intervento della Commissione, la CEPT (Conferenza europea delle amministrazioni delle poste e delle telecomunicazioni) ha deciso di abolire la raccomandazione PGT/10 sui principi generali in materia di affitto di circuiti internazionali di telecomunicazioni e di installazione di reti private internazionali. Tale raccomandazione prevedeva, tra l'altro, l'imposizione di una sovrattassa del 30 % o di un diritto di accesso su un circuito affittato di telecomunicazioni internazionali dedicato al traffico di terzi ove tale circuito fosse stato collegato alla rete pubblica di telecomunicazioni. La raccomandazione prevedeva altresì l'applicazione di coefficienti tariffari uniformi per la determinazione del prezzo dei circuiti affitatti di telecomunicazioni internazionali. Grazie alla cooperazione tra CEPT e Commissione, che ha portato all'abolizione della raccomandazione, la concorrenza tra operatori di telecomunicazioni per la fornitura di circuiti affittati internazionali è stata ristabilita a vantaggio degli utenti, in particolar modo i fornitori di servizi non riservati. La Commissione ha ritenuto che la raccomandazione equivalesse ad un accordo tra imprese in materia di prezzi vietato dall'articolo 85 del trattato CE (corrispondente all'articolo 53 dell'accordo SEE) che era atto e restringere in maniera sostanziale la concorrenza nell'ambito della Comunità europea (13).47. ab) Accordi su altre condizioni per la fornitura di impiantiTali accordi possono limitare la concorrenza tra le parti per l'ubicazione dei centri di telecomunicazioni. Inoltre essi possono limitare l'accesso degli utenti alla rete e quindi restringere la concorrenza delle imprese terze per quanto riguarda i servizi non riservati. Ciò vale specialmente per l'uso di circuiti affitati. Nella soppressa raccomandazione della CEPT PGT/10 in materia di tariffe erano raccomandate, anche per le condizioni di vendita, restrizioni al cui riguardo la Commissione aveva formulato obiezioni. Trattavasi principalmente delle seguenti restrizioni:- per la comunicazione del cliente con i terzi, tramite circuiti affittati, imposizione della condizione che la comunicazione riguardi esclusivamente l'attività per la quale il circuito è concesso;- divieto di sublocazione;- autorizzazioni di reti private soltanto per i clienti che siano reciprocamente vincolati da legami economici e che esercitino la stessa attività;- consultazione preliminare tra OT per l'autorizzazione di una rete privata, di un'eventuale modifica dell'uso della rete e dell'intercollegamento di reti private.Al fine di un'esenzione a norma dell'articolo 53, paragrafo 3, potrebbe essere presa in considerazione, tra altri elementi, la concessione di condizioni speciali per un impianto particolare allo scopo di promuoverne lo sviluppo. Ciò potrebbe stimolare la tecnologia, che riduce i costi dei servizi, e contribuire ad accrescere la competitività delle strutture dell'industria europea. È evidente che dovranno essere soddisfatti anche gli altri requisiti dell'articolo 53, paragrafo 3.48. ac) Accordi sulla scelta del percorso di telecomunicazioneEssi possono avere i seguenti effetti restrittivi:i) Nella misura in cui coordinano la scelta degli OT per quanto riguarda i percorsi da predisporre nei servizi internazionali, essi possono limitare la concorrenza tra OT, in quanto fornitori di centri di comunicazione degli utenti, in materia di investimenti e di produzione, con un effetto possibile sulle tariffe. Occorrerebbe stabilire se tale restrizione della loro autonomia commerciale è sufficientemente possibile per rientrare nell'ambito d'applicazione dell'articolo 53. Comunque un'eventuale esenzione dell'articolo 53, paragrafo 3 sarebbe maggiormente sostenibile se la scelta in comune di percorsi fosse necessaria per rendere possibili gli intercollegamenti e quindi l'uso di una rete su scala europea.ii) Nella misura in cui tali accordi riservano agli OT la scelta dei percorsi già predisposti e questa scelta riguarda un impianto determinato, essi possono limitare l'uso di altri impianti e quindi la prestazione di servizi, eventualmente a danno del progresso tecnologico. Viceversa, la scelta dei percorsi non pare restrittiva, in linea di principio, nella misura in cui essa costituisce un requisito tecnico.49. ad) Accordi sull'imposizione di norme tecniche e qualitative ai servizi forniti sulla rete pubblicaLa normalizzazione comporta sostanziali vantaggi economici che possono essere rilevanti nel quadro dell'articolo 53, paragrafo 3. Essa facilita, tra l'altro, la prestazione di servizi di telecomunicazioni su scala europea. Come indicato nel contesto della politica prevista dall'accordo SEE in materia di normalizzazione, i prodotti e i servizi che sono conformi alle norme possono essere utilizzati in tutto il SEE. Nell'ambito di tale politica si sono sviluppati, in questo campo, alcuni organismi di normalizzazione europei (ETSI e Cen Cenelec). Di conseguenza, i mercati nazionali del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE si aprirebbero e formerebbero un mercato SEE. I mercati dei servizi e delle apparecchiature ne risulterebbero ampliati favorendo così le economie di scala e offrendo in tal modo agli utenti prodotti e servizi a prezzi più bassi. La normalizzazione può anche costituire un'alternativa alle specifiche appartenenti ad imprese dominanti nell'architettura della rete e nei servizi a valore aggiunto. Gli accordi in materia possono quindi ridurre il rischio di abusi da parte di queste imprese, che sono in grado di chiudere l'accesso ai mercati per i servizi a valore aggiunto e per le apparecchiature. Tuttavia, certi accordi di normalizzazione possono avere effetti restrittivi sulla concorrenza, impedendo l'innovazione, congelando una particolare fase dello sviluppo tecnico, o chiudendo l'accesso alla rete di taluni utenti/prestatori di servizi. La restrizione potrebbe essere sensibile, ad esempio, al momento di decidere in quale misura l'intelligenza sarà in futuro ubicata nella rete o continuerà ad essere consentita nelle apparecchiature del cliente. L'imposizione di specifiche diverse da quelle previste dalla normativa del SEE potrebbe avere effetti restrittivi sulla concorrenza. Gli accordi che provocano tali effetti ricadono di conseguenza sotto il disposto dell'articolo 53.L'equilibrio tra vantaggi economici e restrizioni della concorrenza è complesso. In linea di massima, potrebbe esser concessa un'esenzione ad un accordo che comporti una maggiore apertura del mercato e ne agevoli l'accesso se questi vantaggi superano le restrizioni da esso causate.50. Le norme elaborate congiuntamente e/o pubblicate in conformità con le procedure ONP danno adito alla presunzione che un OT che vi si conformi ottemperi all'esigenza di accesso aperto ed efficace (vedi direttiva ONP menzionata nel paragrafo 16). Tale presunzione può essere rivista, tra l'altro, se l'accordo contiene restrizioni non ammesse dal diritto del SEE e non indispensabili per la normalizzazione perseguita.51. Un importante requisito dell'articolo 53, paragrafo 3 prevede anche che gli utilizzatori debbono poter conseguire una congrua parte dell'utile che ne deriva. Tale eventualità può realizzarsi quando gli utilizzatori partecipano direttamente al processo di normalizzazione per contribuire a determinare quali prodotti e servizi soddisfano i loro bisogni. Anche la partecipazione di produttori e di prestatori di servizi diversi dagli OT sembra un elemento positivo ai fini dell'articolo 53, paragrafo 3. Tuttavia la partecipazione a detti accordi deve essere aperta e ampiamente rappresentativa onde evitare la restrizione di concorrenza a danno dei produttori o prestatori di servizi esclusi. Può apparire necessario prevedere la concessione di licenze ad altri produttori per poter esentare tali accordi in forza dell'articolo 53, paragrafo 3.52. ae) Accordi che prevedono un regime speciale per apparecchiature terminali di OT o per apparecchiature di altre imprese per l'intercollegamento o l'interattività di apparecchiature terminali con servizi riservati o impianti53. af) Accordi sullo scambio di informazioniUno scambio generale di informazioni potrebbe essere necessario per il buon funzionamento dei servizi internazionali di telecomunicazioni e per la cooperazione volta ad assicurare l'intercollegamento e la creazione di punti unici di vendita e di fatturazione. Tale scambio non dovrebbe essere esteso alle informazioni delicate sotto il profilo della concorrenza, ad esempio a talune informazioni in materia di tariffe che costituiscono segreto commerciale, di sconti, di strategia nei confronti del cliente e del mercato, compresa quella riguardante nuovi prodotti. Lo scambio di queste informazioni inciderebbe sull'autonomia commerciale di ciascun OT e non è necessario per il raggiungimento dell'obiettivo summenzionato.B. Accordi riguardanti la prestazione di servizi non riservati e la fornitura di apparecchiature terminali 54. A differenza dei mercati degli impianti, sui quali l'offerta proviene totalmente dagli OT, sui mercati dei servizi i concorrenti effettivi o potenziali in gioco sono numerosi e comprendono oltre agli OT, le imprese internazionali private, le imprese del settore dei computer, dell'editoria ed altri. Gli accordi in materia di servizi e apparecchiature terminali potrebbero di conseguenza essere conclusi tra OT, OT ed imprese private e tra imprese private.55. Il processo di liberalizzazione ha portato sostanzialmente ad alleanze strategiche tra i) OT e ii) OT e altre imprese. Tali accordi si configurano di norma come imprese comuni.56. ba) Accordi tra OTIl loro scopo è, generalmente, la fornitura da parte di ciascun partecipante di un servizio a valore aggiunto che comprende la gestione del servizio medesimo. Detti accordi sono per lo più basati sul sistema «one-stop shopping» in forza del quale ciascuna parte offre al cliente l'intero pacchetto dei servizi di cui egli abbisogna. Questi servizi di gestione delle reti di dati sono chiamati Manager Data Network Services (MDNS). Un MDNS sostanzialmente consiste in un ampio pacchetto di servizi che comprende quelli relativi agli impianti, i servizi a valore aggiunto e la gestione. Gli accordi possono anche riguardare servizi di base quali il collegamento ascendente verso il satellite.57. Tali accordi potrebbero restringere la concorrenza sul mercato dei MDNS, nonché sui mercati di un servizio o di un gruppo di servizi compresi nei MDNS:i) tra gli OT partecipanti; eii) da parte di altri fornitori terzi, effettivi o potenziali.58. i) Restrizioni di concorrenza tra OTLa cooperazione tra OT potrebbe limitare il numero di MDNS potenziali offerti da ciascun OT partecipante. Gli accordi possono incidere sulla concorrenza, quantomeno sotto taluni aspetti che sono contemplati quali esempi specifici di pratiche vietate dall'articolo 53, paragrafo 1, lettere a), b) e c), qualora:- stabiliscano o raccomandino o quantomeno portino al coordinamento dei prezzi (attraverso lo scambio di informazioni sui prezzi) praticati da ciascun partecipante alla clientela;- stabiliscano specifiche comuni dei prodotti MDNS, la ripartizione di quote, la consegna in comune, la ripartizione della clientela; tutto ciò risulterebbe in un controllo della produzione, dei mercati, dello sviluppo tecnico e degli investimenti;- prevedano l'acquisto in comune di hardware o di software relativo al MDNS con l'effetto di ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento.59. ii) Effetti restritivi sulle imprese terzeL'ingresso sul mercato di imprese terze è precluso od ostacolato se gli OT partecipanti:- rifiutano di fornire gli impianti ai terzi fornitori di servizi;- applicano restrizioni all'uso soltanto ai terzi e non a se stessi (ad esempio quando vietino ad un fornitore privato di porre vari clienti su un impianto a linea affittata per ridurre i costi unitari);- favoriscono le loro offerte di MDNS rispetto a quelle di fornitori privati per quanto riguarda l'accesso ai servizi riservati, la disponibilità, la qualità e il prezzo dei circuiti dei servizi affittati, la manutenzione e altri servizi;- applicano prezzi particolarmente bassi alle loro offerte di MDNS, compensandoli con prezzi più elevati praticati sui servizi in regime di monopolio.Esempi di questo tipo potrebbero essere le restrizioni imposte dagli OT agli operatori di reti private per quanto riguarda le qualificazioni degli utenti, la natura dei messaggi da scambiare attraverso la rete o l'uso di circuiti affittati internazionali.60. Infine, poiché gli OT partecipanti detengono individualmente o collettivamente una posizione dominante per l'installazione e la gestione della rete su ciascun mercato nazionale, ognuno dei comportamenti restrittivi descritti nel paragrafo 59 potrebbe costituire un abuso di posizione dominante ai sensi dell'articolo 54 (vedi titolo V infra).61. D'altro lato gli accordi tra gli OT possono arrecare vantaggi economici che possono essere presi in considerazione per l'eventuale concessione di un'esenzione a norma dell'articolo 53, paragrafo 3. Detti vantaggi potrebbero essere, tra l'altro, i seguenti:- Un servizio a livello europeo e il sistema «one-stop shopping» potrebbero favorire l'attività economica in Europa. Le grandi imprese multinazionali sarebbero così dotate di un servizio di comunicazioni europeo che utilizza esclusivamente un unico punto di contatto.- La cooperazione potrebbe condurre a una certa normalizzazione su scala europea prima dell'adozione di una normativa SEE a tal fine.- La cooperazione potrebbe portare a una riduzione dei costi e, di conseguenza, ad offerte a minor prezzo a vantaggio dei consumatori.- Dalla fornitura in comune di servizi potrebbe risultare un miglioramento generale dell'infrastruttura pubblica.62. Soltanto con la notificazione dei casi in questione, in conformità delle idonee procedure previste dal capitolo II del protocollo 4 dell'accordo su vigilanza e Corte, l'Autorità di vigilanza EFTA sarà in grado di accertare nel merito se tali vantaggi siano superiori alle restrizioni della concorrenza. Tuttavia, è probabile che le restrizione all'accesso di terzi siano comunque da considerarsi non indispensabili ed atte a portare all'eliminazione della concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti e dei servizi di cui trattasi ai sensi dell'articolo 53, paragrafo 3, escludendo quindi la possibilità di un'esenzione. Inoltre se un accordo sui MDNS rafforza in misura sensibile una posizione dominante che un OT partecipante detiene sul mercato per un servizio compreso nei MDNS, è parimenti probabile che venga respinta la domanda di esenzione.63. La Commissione CE ha descritto le condizioni di esenzione per tali tipi di cooperazione in un caso riguardante il progetto di un'impresa comune tra 22 OT per la forniture di MDNS su scala europea a cui da ultimo si è rinunciato per ragioni commerciali (14). La Commissione riteneva che il progetto MDNS presentasse rischi di restrizione della concorrenza tra gli operatori e i prestatori privati di servizi, ma riconosceva che il progetto offriva anche vantaggi economici agli utenti di telecomunicazioni, quali un accesso a servizi su scala europea, tramite un unico operatore. Tale cooperazione avrebbe anche potuto accelerare la normalizzazione europea, ridurre i costi e migliorare la qualità dei servizi. La Commissione aveva informato i partecipanti che l'approvazione del progetto sarebbe stata subordinata al rilascio di garanzie volte ad impedire un'indebita restrizione della concorrenza sui mercati dei servizi di telecomunicazioni, sotto forma ad esempio di discriminazioni nei confronti dei fornitori privati di servizi e sovvenzioni interne dei costi. Tali garanzie sono condizioni essenziali per la concessione di un'esenzione in forza delle regole di concorrenza a favore di accordi di cooperazione tra gli OT. La richiesta di adeguate garanzie di astensione da discriminazioni e sovvenzioni interne dei costi sarà precisata nei singoli casi e in concordanza con gli esempi di discriminazione indicati al titolo V infra, che concernono l'applicazione dell'articolo 54.64. bb) Accordi tra OT e altri prestatori di serviziLa coooperazione tra OT e altri operatori sta intensificandosi nei servizi di telecomunicazioni. Essa si configura frequentemente come un'impresa comune. L'Autorità di vigilanza EFTA riconosce che i suoi effetti possono essere benefici. Tuttavia tale cooperazione può anche pregiudicare la concorrenza e l'apertura dei mercati dei servizi. Gli effeti favorevoli e gli effetti nocivi devono essere pertanto soppesati attentamente.65. Detti accordi possono restringere la concorrenza nel settore delle prestazioni di servizi di telecomunicazionii) tra i partecipanti eii) da parte di terzi.66. i) La concorrenza tra i partecipanti può essere ristretta se essi sono concorrenti effettivi o potenziali per il servizio di telecomunicazioni di cui trattasi. Ciò si verifica nella maggior parte dei casi e anche quando solo gli altri partecipanti e non gli OT sono già prestatori del servizio. Difatti gli OT potrebbero avere l'adeguata capacità finanziaria, le qualifiche tecniche e commerciali per entrare nel mercato dei servizi non riservati e potrebbe ragionevolmente sostenere il rischio finanziario e tecnico di tale accesso. Inoltre questa situazione si presenta ogni qualvolta siano interessati operatori privati che non forniscono ancora il servizio sul mercato geografico che è oggetto della cooperazione, bensì altrove. Essi sono, di conseguenza, concorrenti potenziali su detto mercato geografico.67. ii) La cooperazione può restringere la concorrenza di terzi in quanto:- esiste un notevole rischio che l'OT partecipante, che è dominante per la fornitura della rete, dia un accesso più favorevole alla rete ai suoi partner nella cooperazione rispetto ad altri prestatori di servizi in concorrenza con i suoi partner;- i concorrenti potenziali potrebbero astenersi dall'accedere al mercato a causa del rischio obiettivo o comunque a causa della presenza sul mercato di una cooperazione alla quale partecipa il fornitore in monopolio della rete. Tale effetto negativo è ancora più sensibile quando le barriere all'entrata del mercato sono elevate, specialmente quando la struttura del mercato consente soltanto l'esistenza di un numero ristretto di fornitori e le dimensioni e il potere di mercato dei partner sono considerevoli.68. D'altro lato la cooperazione può comportare vantaggi economici che superano i suoi effetti nocivi e quindi giustificare la concessione di un'esenzione a norma dell'articolo 53, paragrafo 3. I vantaggi economici possono consistere, tra l'altro, nella razionalizzazione della produzione e della distribuzione di servizi di telecomunicazioni in miglioramenti di servizi esistenti o nello sviluppo dei nuovi servizi oppure nel trasferimento di tecnologia che migliora l'efficienza e la competitività delle strutture industriali europee.69. In mancanza di tali vantaggi economici la complementarità tra le parti, cioè tra la prestazione di un'attività riservata e quella di un servizio in regime di concorrenza, non è in sé un vantaggio. Considerarla tale equivarrebbe a giustificare la partecipazione degli OT, mediante accordi restrittivi, alla fornitura di qualsiasi servizio non riservato. Ciò ostacolerebbe una struttura concorrenziale su detto mercato.In alcuni casi la cooperazione potrebbe consolidare od estendere la posizione dominante degli OT interessati, ad un mercato di servizi non riservati, in infrazione dell'articolo 54.70. L'imposizione o la proposta della cooperazione col prestatore del servizio quale condizione di fornitura della rete piò essere considerata un abuso [vedi infra paragrafo 98, punto vi)].71. bc) Accordi tra presentatori di servizi diversi dagli OTL'Autorità di vigilanza EFTA applicherà i principi esposti ai precedenti punti ba) e bb) anche agli accordi tra prestatori privati di servizi, tra l'altro agli accordi che prevedono una fissazione di quote, una fissazione dei prezzi, un'assegnazione di mercati o di clientela. In linea di massima essi non potranno ottenere un'esenzione. L'Autorità di vigilanza EFTA sarà particolarmente vigilante, per evitare che la cooperazione in materia di servizi conduca al rafforzamento di posizioni dominanti delle parti o restringa la concorrenza da parte di terzi. Vi è il pericolo che tale situazione si presenti ad esempio quando un'impresa è dominante per quanto riguarda l'architettura della rete e le specifiche tecniche ad essa appartenenti vengano adottate per il servizio cui si riferisce la cooperazione. L'architettura che permette il collegamento tra sistemi di computer delle parti potrebbe costituire un elemento di attrazione di talune parti verso la parte dominante dell'accordo. La posizione dominante per l'architettura della rete ne risulterebbe forzata. Di conseguenza non potrebbe essere concessa un'esenzione e potrebbe applicarsi l'articolo 54.72. In ogni esenzione di accordi tra OT ed altri fornitori di servizi o di apparecchiature, o solo tra questi fornitori, l'Autorità di vigilanza EFTA richiederà alle parti adeguate garanzie di astensione da sovvenzioni interne e da discriminazioni. Il rischio di dette sovvenzioni interne e discriminazioni è maggiore quando gli OT o le altre parti sono fornitori al tempo stesso di servizi e di apparecchiature, sia all'interno che al di fuori del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE.C. Accordi in materia di ricerca e sviluppo (R & S) 73. Come in altri settori ad alta tecnologia la R & S nelle telecomunicazioni è essenziale per mantenersi al passo del progresso tecnologico e restare competitivi sul mercato, il che è a vantaggio degli utilizzatori. La R & S esige una quantità sempre maggiore di risorse finanziarie, tecniche ed umane di cui solo poche imprese possono disporre singolarmente. La cooperazione è quindi fondamentale per raggiungere gli obiettivi sopra menzionati.74. L'atto a cui si fa riferimento nel punto 7 dell'allegato XIV all'accordo SEE prevede un'esenzione per categorie a norma dell'articolo 53, paragrafo 3 concernente gli accordi di R & S in tutti i settori, comprese le telecomunicazioni.75. Gli accordi che non rientrano nel campo di applicazione di tale atto (o le altre esenzioni per categorie) possono ancora ottenere un'esenzione a titolo individuale da parte dell'Autorità di vigilanza EFTA se sono soddisfatti a livello individuale i requisiti dell'articolo 53, paragrafo 3. Tuttavia non sempre i vantaggi economici di un accordo di R & S sono superiori alle restrizioni della concorrenza che esso provoca. Nelle telecomunicazioni un fattore di rilievo che consente l'accesso ai nuovi mercati è il lancio di nuovi prodotti o nuovi servizi. La concorrenza è basata non soltanto sui prezzi, ma anche sulla tecnologia. Gli accordi di R & S potrebbero costituire il mezzo per imprese potenti, che detengono elevate quote di mercato, di evitare o di limitare la concorrenza di rivali più innovativi. Il rischio di restrizioni eccessive della concorrenza si intensifica quando la cooperazione si estende dalla R & S alla produzione e ancora più alla distribuzione.76. L'Autorità di vigilanza EFTA attribuisce grande importanza alla R & S e all'innovazione. L'importanza che anche la Commissione CE ha riconosciuto a questi settori è dimostrata dal fatto che essa ha lanciato numerosi programmi a tale scopo. Le attività delle imprese comuni che possono essere create nell'ambito di questi programmi non sono automaticamente dichiarate ammissibili o esentate, in quanto tali in tutti i loro aspetti, dall'applicazione delle regole di concorrenza. Tuttavia la maggior parte di tali attività in comune possono beneficiare dell'esenzione per categorie. Nel caso contrario le predette attività in comune possono essere esentate, se necessario, in conformità dei criteri e delle procedure del caso.77. La distribuzione in comune connessa con la R & S in comune, e non ammessa dall'atto relativo alla R & S, non svolge un ruolo fondamentale nello sfruttamento dei risultati della R & S. Nondimeno nei singoli casi, sempreché sia salvaguardato un ambito concorrenziale, l'Autorità di vigilanza EFTA è disposta a prendere in esame una cooperazione a tutti i livelli, anche tra grandi imprese. Tale cooperazione potrebbe condurre al miglioramento delle strutture dell'industria europea e darle così la possibilità di far fronte ad un'intensa concorrenza sul mercato mondiale.V. Applicazione dell'articolo 54 78. L'articolo 54 si applica quando:i) l'impresa interessata detiene una posizione dominante individualmente o congiuntamente con altre;ii) essa commette un abuso di tale posizione dominante; eiii) l'abuso può incidere sul commercio tra le parti contraenti l'accordo SEE.La posizione dominante 79. Su molti mercati nazionali gli OT detengono individualmente o congiuntamente una posizione dominante per l'installazione e la gestione della rete in quanto sono protetti da diritti esclusivi o speciali concessi dallo Stato. Inoltre gli OT detengono una posizione dominante per alcuni servizi di telecomunicazioni nella misura in cui sono titolari di diritti esclusivi o speciali per quanto riguarda detti servizi (15).80. Gli OT possono anche detenere posizioni dominanti sui mercati di alcune apparecchiature o servizi, ancorché essi non siano più titolari di diritti esclusivi su tali mercati. Dopo la soppressione dei diritti esclusivi, essi possono aver mantenuto quote di mercato estremamente rilevanti in tale settore. Una quota di mercato che in sé non sia sufficiente a conferire agli OT una posizione dominante, può divenirlo in combinazione con altri fattori quali la titolarità del monopolio della rete o di altri servizi connessi e il possesso di una rete di distribuzione efficace ed estesa. Per quanto riguarda le apparecchiature, ad esempio i terminali, anche se gli OT non partecipano alla produzione dell'apparecchiatura o alla prestazione dei servizi, possono detenere una posizione dominante sul mercato in veste di distributori.81. Anche altre imprese diverse dagli OT possono detenere posizioni dominanti individuali o collettive su mercati per i quali non esistono diritti esclusivi. Trattasi soprattutto di taluni servizi non riservati per i quali la posizione dominante è dovuta o alle sole quote di mercato di queste imprese o ad una combinazione di vari fattori. Tra questi fattori, oltre alle quote di mercato, due appaiono di particolare rilievo: il vantaggio tecnologico e il possesso di informazioni riguardanti i protocolli di accesso o le interfacce necessarie a garantire l'interfunzionalità dell'hardware e del software. Se tali informazioni sono protette da diritti di proprietà immateriale si aggiunge un ulteriore fattore di dominio.82. Infine gli OT detengono, individualmente o congiuntamente, posizioni dominanti dal lato della domanda per talune apparecchiature di telecomunicazioni, lavori o servizi di software. Occupando una posizione dominante per la rete e altri servizi essi possono avere una quota di mercato, in veste di acquirenti, sufficientemente grande da conferire loro il dominio della domanda, rendendo quindi i fornitori dipendenti da loro. Vi può essere dipendenza quando il fornitore non può vendere ad altri clienti una parte sostanziale della sua produzione o mutare la produzione. Su alcuni mercati internazionali ad esempio quelli delle grandi apparecchiature di commutazione, le imprese che si fronteggiano dal lato della domanda e dal lato dell'offerta hanno entrambe dimensioni ragguardevoli. In tale situazione, va valutato nei casi concreti se prevale la posizione del fornitore o quella dell'utente, in misura tale da essere considerata dominante ai sensi dell'articolo 54.Con la liberalizzazione dei servizi e l'espansione di nuove forze sui mercati dei servizi, per l'acquisto di apparecchiature possono emergere posizioni dominanti di imprese diverse dagli OT.L'abuso 83. L'attività dell'Autorità di vigilanza EFTA può riguardare principalmente i seguenti tipi di abuso:A. Abusi di OT.Essi possono, in particolare, avvantaggiarsi del loro monopolio o quantomeno della loro posizione dominante per acquistare una solida base o estendere il loro potere su mercati contigui non riservati, a scapito di concorrenti e consumatori.B. Abusi di imprese diverse dagli OT.Possono trarre vantaggio dalle informazioni fondamentali che detengono, siano esse oggetto o meno di diritti di proprietà immateriale, allo scopo o con l'effetto di restringere la concorrenza.C. Abusi di posizione dominante per l'acquisto.Attualmente tale posizione interessa principalmente gli OT, soprattutto nella misura in cui detengono una posizione dominante per attività riservate nel mercato nazionale. Tuttavia può riguardare in misura crescente anche altre imprese che sono entrate nel mercato.A. Abusi di OT84. L'Autorità di vigilanza EFTA ha riconosciuto il ruolo centrale degli OT, ruolo che giustifica il mantenimento di taluni monopoli atti a consentire loro di adempiere alla loro funzione d'interesse pubblico. Tale funzione consiste nell'installazione e nella gestione di una rete universale, o in certi casi, di un servizio universale, vale a dire con estensione geografica generale e disponibilità generale e per tutti gli utenti (compresi i prestatori di servizi e gli stessi OT), rete fornita su richiesta ed entro un limite di tempo ragionevole, a condizioni non discriminatorie. Tale obbligo fondamentale può giustificare, in determinate circostanze, la concessione della deroga di cui all'articolo 59, paragrafo 2, come stabilito nella direttiva sui servizi.85. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, le regole di concorrenza, lungi dall'impedire l'adempimento di tale obbligo, contribuiscono ad assicurarlo. In particolare, l'articolo 54 è applicabile al comportamento di imprese dominanti consistente nel rifiuto di prestazioni, nella discriminazione, nell'imposizione di clausole vincolanti e restrittive, nell'applicazione di prezzi sleali o altre condizioni inique.Se uno di questi tipi di comportamento viene tenuto nella prestazione di un servizio in regime di monopolio, l'obbligo fondamentale sopramenzionato resta inadempiuto. Valga l'esempio di un OT che cerca di trarre vantaggio dal suo monopolio su alcuni servizi (ad esempio la fornitura di rete) per limitare la concorrenza che deve affrontare per i servizi non riservati che, a loro volta, si basano sui servizi prestati in regime di monopolio.Non è tuttavia necessario, ai fini dell'applicazione dell'articolo 54, che la concorrenza risulti limitata per quanto riguarda un servizio che si basa sulla fornitura del servizio di monopolio in questione. Basta che il comportamento dia comunque luogo ad una sensibile restrizione della concorrenza. Ciò significa che può esservi abuso anche quando l'impresa vittima del comportamento non sia un prestatore di servizio, ma un utente finale che potrebbe essere svantaggiato dal punto di vista della concorrenza nell'esercizio della propria attività.86. In una delle sue sentenze (16) la Corte di giustizia delle Comunità europee ha definito tale principio fondamentale della concorrenza nelle telecomunicazioni. Costituisce abuso ai sensi dell'articolo 86 del trattato CE (corrispondente all'articolo 54 dell'accordo SEE) il fatto che un'impresa in posizione dominante su un determinato mercato si riservi o riservi ad un'impresa appartenente allo stesso gruppo, senza necessità obiettive, un'attività ausiliaria che potrebbe essere svolta da un'impresa terza, nell'ambito delle proprie attività su un mercato vicino, ma distinto, con il rischio di eliminare qualsiasi concorrenza da parte di tale impresa.L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene il principio applicabile non soltanto quando un'impresa dominante monopolizza altri mercati, ma anche quando mediante mezzi anticoncorrenziali essa estende la propria attività ad altri mercati.Il fatto di ostacolare la prestazione di servizi non riservati potrebbe limitare la produzione, gli sbocchi e soprattutto il progresso tecnico che è un fattore capitale delle telecomunicazioni. Con la sua decisione nel caso «British Telecom» (17), la Commissione delle CE ha già posto in evidenza gli effetti sfavorevoli delle restrizioni dell'uso nel caso di prestazioni in regime di monopolio. Nella decisione citata è stato constatato che le restrizioni imposte da British Telecom per l'uso delle reti telex e telefonica, e cioè sulla trasmissione di messaggi internazionali per conto di terzi,i) limitavano l'attività di operatori economici a scapito del progresso tecnologico,ii) erano discriminatorie nei confronti di tali operatori ponendoli in una situazione di svantaggio concorrenziale nei confronti degli OT che non erano vincolati dalle stesse restrizioni eiii) subordinavano la conclusione dei contratti di fornitura di circuiti telex all'accettazione delle altre parti di obblighi supplementari senza alcun nesso con tali contratti. Tali comportamenti sono stati considerati abusi di posizione dominante corrispondenti rispettivamente agli esempi elencati nell'articolo 86, lettere b), c) e d) del trattato CE (corrispondente all'articolo 54, lettere b), c) e d) dell'accordo SEE.Questi abusi possono essere commessi:a) negando o restringendo l'uso del servizio fornito in regime di monopolio in modo da limitare la prestazione di servizi non riservati da parte di terzi ob) con un comportamento predatorio derivante da una sovvenzione interna.87. La separazione della funzione amministrativa degli OT dalla loro attività economica è un tema fondamentale nel contesto dell'applicazione dell'articolo 54. Tale separazione è stabilita nelle direttive sui terminali e sui servizi.a) Restrizioni dell'uso88. Le restrizioni dell'uso dei servizi riservati possono corrispondere agli esempi di abuso di cui all'articolo 54. In particolare:- possono limitare la prestazione di servizi di telecomunicazioni in libera concorrenza, gli investimenti e il progresso tecnico, a scapito degli utenti di telecomunicazioni [articolo 54, lettera b)];- nella misura in cui tali restrizioni dell'uso non sono applicate a tutti gli utenti, compresi gli OT medesimi in veste di utenti, possono dar luogo a discriminazioni verso alcuni utenti ponendoli in una posizione di svantaggio concorrenziale [articolo 54, lettera c)];- possono subordinare l'uso di servizi riservati all'accettazione di obblighi che non hanno alcun nesso con tale uso [articolo 54, lettera d)].89. Le restrizioni dell'uso in questione riguardano principalmente le reti pubbliche, cioè la rete pubblica telefonica commutata (PSTN), la rete pubblica per la trasmissione di dati a commutazione di pacchetto (PSDN) e, in particolar modo, i circuiti affittati. Possono anche riguardare altri collegamenti, ad esempio il collegamento ascendente con il satellite e le reti di comunicazione mobile. I tipi più frequenti di comportamento di questo tipo sono i seguenti:i) Divieto imposto dagli OT ai terzia) di collegare alla rete pubblica commutata i circuiti affittati privati mediante concentratori, multiplatori o altra apparecchiatura ob) di utilizzare circuiti affittati privati per la prestazione di servizi, nella misura in cui tali servizi non sono riservati ma in libera concorrenza.90. Nella misura in cui l'utilizzatore ha ottenuto, dalla pubblica autorità investita del potere amministrativo, una licenza ai sensi della legge nazionale conforme alle leggi del SEE, tali divieti limitano la libertà di accesso dell'utente ai circuiti affittati la cui fornitura costituisce un servizio pubblico. Inoltre essi discriminano tra utenti secondo l'uso [articolo 54, lettera c)]. Trattasi di una delle restrizioni più gravi, che potrebbe impedire sostanzialmente lo sviluppo dei servizi internazionali di telecomunicazioni [articolo 54, lettera b)].91. Se la prestazione dell'uso limita la prestazione di servizi non riservati in concorrenza con quelli prestati dall'OT medesimo, l'abuso è ancora più grave e sono applicabili i principi enunciati nella sopra menzionata sentenza «Télémarketing» (vedi nota 1, pag. 47).92. L'Autorità di vigilanza EFTA valuterà nei singoli casi se il servizio prestato sul circuito affittato è un servizio riservato o meno, sulla base della normativa comunitaria interpretata nel contesto tecnico ed economico delle fattispecie. Anche nel caso in cui un servizio sia considerato riservato secondo la legge, il fatto che un OT vieti l'uso di un circuito affittato soltanto a taluni utenti e non ad altri potrebbe costituire una discriminazione ai sensi dell'articolo 54, lettera c).93. Nell'ambito dell'applicazione delle norme CE, la Commissione CE è intervenuta nei confronti dell'OT belga, la Régie des télégraphes et téléphones (RTT), dopo aver ricevuto una denuncia per abuso di posizione dominante da parte di un prestatore privato di servizi di telecomunicazioni a valore aggiunto per quanto riguardava le condizioni applicate ai circuiti affittati. In seguito a discussioni con la Commissione, la RTT ha autorizzato il fornitore privato interessato ad utilizzare i circuiti affittati di telecomunicazioni senza restrizioni, salvo il divieto del loro uso per il semplice trasporto di dati.Inoltre, in vista della possibile adozione di una nuova normativa in Belgio e senza pregiudizio di tale normativa, la RTT si è impegnata a praticare a tutti i suoi clienti effettivi e potenziali, per i circuiti affittati di telecomunicazioni ai quali possono accedere i terzi, le medesime condizioni concordate con il predetto prestatore privato di servizi (18).ii) Rifiuto degli OT di prestare a terzi certi servizi riservati (in particolare il collegamento alla rete e i circuiti affittati)94. Il rifiuto è stato considerato un abuso da parte della Commissione CE e della Corte di giustizia delle Comunità europee (19). Tale comportamento renderebbe impossibile o almeno molto difficile per i terzi prestare servizi non riservati. A sua volta ciò porterebbe ad una limitazione dei servizi e dello sviluppo tecnico [articolo 54, lettera b)] e, in caso di applicazione circoscritta a taluni utenti, darebbe luogo ad una discriminazione [articolo 54, lettera c)].iii) Imposizione di oneri supplementari o altre condizioni speciali per alcuni usi dei servizi riservati95. Trattasi ad esempio dell'imposizione di diritti di accesso ai circuiti affittati quando sono collegati alla rete pubblica commutata o di altri prezzi e tasse speciali per la fornitura di servizi a terzi. Tali diritti di accesso possono discriminare tra utenti del medesimo servizio (circuiti affittati) secondo l'uso e dare luogo a condizioni commerciali non eque. Ciò limiterebbe l'uso dei circuiti affittati e in definitiva la prestazione di servizi non riservati. Viceversa non vi è abuso qualora venga comprovato, in ciascun caso concreto, che i diritti di accesso corrispondono ai costi che gli OT hanno dovuto sostenere direttamente per fornire l'accesso in questione. In tal caso i diritti di accesso possono essere imposti soltanto su base identica per tutti gli utenti, compresi gli OT.96. A parte tali eventuali costi aggiuntivi che dovrebbero essere coperti mediante prezzi supplementari, il collegamento di un circuito affittato alla rete pubblica commutata è già renumerato dal prezzo applicato per l'uso della predetta rete. Vero è che un circuito affittato può rappresentare un valore soggettivo per un utente in funzione della redditività del servizio a valore aggiunto da prestare su tale circuito affittato. Tuttavia, ciò non può costituire un criterio sul quale un'impresa dominante, e soprattutto il prestatore di un servizio pubblico, può basare il prezzo di questo servizio.97. L'Autorità di vigilanza EFTA è consapevole del fatto che la differenza sostanziale tra i circuiti affittati e la rete pubblica commutata rende difficile ottenere una remunerazione idonea a coprire i costi della rete commutata. Tuttavia il rimedio prescelto non può essere contrario alla legge, qui vale a dire l'accordo SEE, come nel caso di un'applicazione di prezzi discriminatori ai clienti.iv) Discriminazione nel prezzo e nella qualità del servizio prestato98. Trattasi di pratiche che possono riguardare, tra l'altro, le tariffe o restrizioni o ritardi nel collegamento alla rete pubblica commutata o nella fornitura di circuiti affittati, nella manutenzione e riparazione, negli intercollegamenti di sistemi, o nella fornitura di informazioni riguardanti i piani relativi alla rete, i protocolli di segnalazione, le specifiche tecniche e tutte le altre informazioni necessarie per l'intercollegamento e un'interfunzionalità del servizio riservato e che possono influire sul funzionamento del servizio o sull'offerta del terminale.v) Subordinazione della prestazione di servizi riservati alla fornitura da parte degli OT o di altri di apparecchiature terminali destinate ad essere intercollegate o a funzionare in collegamento con detti servizi riservati, in particolare mediante imposizioni, pressioni, offerte di prezzi speciali o altre condizioni commerciali per i servizi riservati connessi con l'apparecchiaturavi) Subordinazioni della prestazione di servizi riservati alla disponibilità dell'utente a concludere accordi di cooperazione con l'organismo che presta i servizi riservati per quanto riguarda i servizi non riservati da effettuare sulla retevii) Il riservarsi, per la prestazione di servizi non riservati, o il riservare ad altri prestatori di servizi informazioni ottenute nella prestazione di un servizio riservato, in particolare informazioni riguardanti utenti di un servizio riservato e i loro bisogni; il riservare a sé stesso o ad altri prestatori di servizi condizioni più favorevoli nella fornitura di tali informazioniQueste informazioni possono essere importanti per la prestazione di servizi in libera concorrenza nella misura in cui esse consentono di accedere a clienti di tali servizi e permettono la definizione di una strategia commerciale. Il comportamento sopra descritto potrebbe dar luogo ad una discriminazione nei confronti delle imprese alle quali non è consentito l'uso di dette informazioni, in violazione dell'articolo 54, lettera c). Le informazioni in questione possono essere rese note soltanto con il benestare degli utenti interessati e in conformità con la legislazione pertinente di protezione dei dati.viii) Imposizione di servizi riservati non richiesti, tramite la fornitura di un pacchetto di servizi riservati e non riservati, se i servizi riservati sono obiettivamente separabili dagli altri99. Le pratiche menzionate ai punti v), vi), vii) e viii) danno luogo all'applicazione di condizioni che non hanno alcun nesso con la prestazione di servizi riservati e ciò in violazione dell'articolo 54, lettera d).100. La maggior parte di tali pratiche sono state qualificate, nella direttiva sui servizi, come restrizioni alla prestazione di servizi ai sensi dell'articolo 36 e dell'articolo 54 dell'accordo SEE che sono causate da misure dello Stato. Esse rientrano di conseguenza nel concetto, più ampio di «restrizioni» che, a norma dell'articolo 6 dell'atto, debbono essere eliminate dalle parti contraenti l'accordo SEE.101. L'Autorità di vigilanza EFTA ritiene che le direttive sui terminali e sui servizi precisino anche taluni principi di applicazione degli articoli 53 ed 54 nel settore.La direttiva sui servizi non si applica ad importanti settori quali le comunicazioni su mezzi mobili e i satelliti; tuttavia le regole di concorrenza sono pienamente applicabili ai settori citati. Inoltre per quanto riguarda i servizi contemplati dalla direttiva, si valuterà secondo il grado di precisione delle licenze rilasciate dagli organi normativi, se gli OT hanno un margine discrezionale per imporre condizioni che dovrebbero essere esaminate alla luce delle regole di concorrenza. Non tutte le condizioni possono essere precisate nelle licenze. Di conseguenza, non è escluso che esista un certo margine di discrezionalità. L'applicazione delle regole di concorrenza alle imprese dipenderà quindi sostanzialmente da un esame delle singole licenze. Per i terminali non possono essere imposte licenze, salvo licenze per categorie.b) Sovvenzione interna102. Col termine sovvenzione interna si indica la situazione in cui un'impresa imputa tutti o parte dei costi della sua attività, sul mercato di un prodotto o su un mercato geografico, alle attività svolte sul mercato di un altro prodotto o su un altro mercato geografico. In talune circostanze detta sovvenzione interna può provocare distorsioni della concorrenza nel settore delle telecomunicazioni, vale a dire permettere di sconfiggere altri concorrenti, con l'offerta di condizioni rese possibili non da una maggiore efficienza e migliori risultati, ma da mezzi artificiali quali le sovvenzioni. L'eliminazione della sovvenzione interna, che porta ad una concorrenza sleale, è indispensabile per lo sviluppo dei servizi e dell'offerta dell'apparecchiatura.103. La sovvenzione interna non sfocia su una strategia di prezzi predatori, e quindi non restringe la concorrenza quando i costi delle attività riservate sono sovvenzionati mediante i proventi generati da altre attività riservate, non essendo possibile la concorrenza per quanto riguarda tali attività. Questa forma di sovvenzione è persino necessaria in quanto dà modo agli OT titolari di diritti esclusivi di adempiere al loro obbligo di fornire un servizio pubblico a estensione universale alle stesse condizioni per tutti. Ad esempio i collegamenti telefonici in zone rurali non remunerative sono sovvenzionate dai proventi dei collegamenti telefonici in zone urbane remunerative o dalle comunicazioni a lunga distanza. Le stesse considerazioni valgono per la sovvenzione della fornitura di servizi riservati mediante proventi generati da attività in regime di concorrenza. Il principio generale di prezzi basati sui costi dovrebbe essere l'obiettivo finale per garantire tra l'altro che non siano praticati prezzi non equi nei confronti di singoli utenti.104. Tuttavia, il fatto di sovvenzionare le attività aperte alla concorrenza, e concernenti servizi o prodotti, attribuendone i costi alle attività svolte in regime di monopolio, può provocare distorsioni della concorrenza in violazione dell'articolo 54, e quindi costituire un abuso di posizione dominante all'interno del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. Inoltre gli utenti delle attività svolte in regime di monopolio debbono sostenere costi non connessi con l'esercizio di tali attività. La sovvenzione interna può anche essere praticata tra i servizi prestati in regime di monopolio e la produzione e la vendita di apparecchiature. La sovvenzione interna può essere posta in essere tramite:- il finanziamento delle attività in questione con una remunerazione del capitale sostanzialmente inferiore al tasso del mercato;- assegnazione delle predette attività, di impianti, attrezzature, esperti e servizi con una remunerazione ad un livello sostanzialmente inferiore a quello del prezzo del mercato.105. Il finanziare l'avviamento di nuove attività aperte alla concorrenza mediante proventi tratti dai servizi svolti in regime di monopolio o porre a loro disposizione materiale e mezzi intellettuali relativi alle attività svolte in monopolio significa effettuare un investimento i cui costi dovrebbero essere imputati alle nuove attività. Nell'offrire il nuovo prodotto o servizio si dovrebbe in linea di principio tener conto di una remunerazione adeguata di detti investimenti sul lungo periodo. In caso contrario, l'Autorità di vigilanza EFTA valuterà il caso basandosi sui programmi di remunerazione dell'impresa interessata e sul contesto economico.106. La trasparenza della contabilità degli OT dovrebbe dar modo all'Autorità di vigilanza EFTA di accertare la pratica di un'eventuale sovvenzione interna nei casi pertinenti. L'atto a cui si fa riferimento nel punto 2 dell'allegato XI all'accordo SEE (direttiva ONP) prevede la definizione di principi tariffari armonizzati, il che dovrebbe diminuire il numero di tali pratiche.La trasparenza può essere garantita da un sistema contabile che assicuri un'imputazione totalmente proporzionata di tutti i costi alle attività riservate e alle attività non riservate. Un'imputazione corretta dei costi è assicurata maggiormente dalla separazione strutturale, che consiste nella costituzione di enti distinti per svolgere ciascuno di questi due tipi di attività.Un adeguato sistema contabile dovrebbe consentire l'identificazione e l'imputazione di tutti i costi alle relative attività. In tale sistema tutti i prodotti e i servizi dovrebbero sostenere proporzionalmente tutti i costi pertinenti, compresi i costi di ricerca e sviluppo, quelli relativi agli impianti e le spese generali. Esso dovrebbe consentire la registrazione di dati verificabili sul piano contabile.107. Come sopra indicato (paragrafo 59), nei casi di accordi di cooperazione a cui partecipano OT, la loro assicurazione che non sarà praticata la sovvenzione interna rientra tra le condizioni richieste dall'Autorità di vigilanza EFTA per concedere un'esenzione a norma dell'articolo 53, paragrafo 3. Per verificare adeguatamente l'osservanza di tale obbligo, l'Autorità di vigilanza EFTA prevede di chiedere alle parti la predisposizione di un adeguato sistema contabile con le caratteristiche sopra descritte, i cui conti dovranno essere regolarmente presentati all'Autorità di vigilanza EFTA. Una volta scelto il sistema contabile, l'Autorità di vigilanza EFTA intende riservarsi la possibilità di sottoporre la contabilità in questione a revisori dei conti indipendenti, soprattutto se esistono dubbi circa l'idoneità del sistema a garantire l'adeguata trasparenza o a individuare un'eventuale sovvenzione interna dei costi. Qualora non risulti possibile verificare adeguatamente l'obbligo descritto, l'Autorità di vigilanza EFTA può revocare l'esenzione.108. In tutti gli altri casi l'Autorità di vigilanza EFTA non prevede di richiedere tale trasparenza degli OT. Tuttavia, se in un caso specifico esistono elementi convergenti che indicano l'esistenza di una sovvenzione interna abusiva o di prezzi predatori, l'Autorità di vigilanza EFTA potrebbe stabilire una presunzione di dette pratiche di sovvenzione o di prezzi predatori. L'esistenza di un sistema contabile appropriato potrebbe essere un elemento importante al fine di confutare tale presunzione.109. La sovvenzione interna dei costi di un'attività riservata mediante un'attività non riservata in linea di massima non provoca restrizioni della concorrenza. Tuttavia l'applicazione della deroga di cui all'articolo 59, paragrafo 2 a tale attività non riservata in linea di principio non potrebbe essere giustificata grazie al fatto che la stabilità economico-finanziaria dell'OT in questione è basata sull'attività non riservata. La sua stabilità economico-finanziaria, e l'adempimento dei suoi compiti di interesse economico generale, può essere garantita, ove necessario, soltanto dallo Stato, grazie alla concessione di un diritto esclusivo o speciale e all'imposizione di restrizioni sulle attività in concorrenza con le attività riservate.110. Anche la sovvenzione interna da parte di operatori pubblici o privati al di fuori del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE può essere considerata abusiva ai sensi dell'articolo 54 se tali operatori detengono una posizione dominante per le apparecchiature o i servizi non riservati nel suddetto territorio. La presenza o meno di tale posizione dominante, che permette al detentore di agire in modo largamente indipendente dai concorrenti e dai clienti e, in sostanza, dai consumatori sarà valutata alla luce di ogni elemento esistente nel territorio in cui viene applicato l'accordo SEE o al di fuori di esso.B. Abusi di imprese diverse dagli OT111. Una volta liberalizzati i servizi, le imprese diverse dagli OT possono estendere in misura crescente il loro potere fino a raggiungere posizioni dominanti sui mercati dei servizi non riservati. Esse possono già detenere una posizione di questo tipo su alcuni mercati dei servizi che non erano stati riservati. Qualora esse, facendosi forti della loro posizione dominante, riescano a restringere la concorrenza e ad estendere il loro potere, l'articolo 54 può essere applicato anche nei loro confronti. Gli abusi che esse possono commettere sono generalmente simili a quelli sopra descritti in relazione agli OT.112. Possono essere commesse violazioni dell'articolo 54 tramite l'esercizio abusivo di diritti di proprietà industriale in relazione con le norme tecniche che sono di importanza fondamentale per le telecomunicazioni. Tali norme possono essere o il risultato di una normalizzazione internazionale o specifiche de facto, appartenenti a determinate imprese.113. I fabbricanti di apparecchiature o i prestatori di servizi sono dipendenti da specifiche tecniche private di un'impresa per il collegamento delle proprie risorse informatiche. Un'impresa che è proprietaria di un'architettura di rete dominante può abusare della sua posizione dominante rifiutando di fornire le informazioni necessarie al collegamento di altre risorse di architettura ai propri prodotti di architettura. Altri possibili abusi - analoghi a quelli indicati per gli OT - possono configurarsi, tra l'altro, come ritardi nella trasmissione delle informazioni, discriminazioni per quanto riguarda la qualità delle informazioni, applicazione di prezzi discriminatori o altre condizioni commerciali discriminatorie, subordinazione delle forniture di informazioni all'accettazione da parte del produttore, del fornitore o dell'utente di condizioni commerciali non eque.114. In data 1° agosto 1984 la Commissione CE ha accettato un impegno unilaterale di IBM inforza del quale quest'ultima è tenuta a trasmettere agli altri produttori tutte le informazioni tecniche, relative alle interfacce, che consentono l'uso dei prodotti in concorrenza sulla serie dei computer di IBM più potenti in quell'epoca, il sistema 370. La Commissione in seguito a tale impegno, ha sospeso la procedura ai sensi dell'articolo 86 del trattato CE avviata avverso IBM nel dicembre 1980. L'impegno IBM (20) contiene altresì clausole relative alla presentazione e ai protocolli SNA.115. La compatibilità dei diritti d'autore sulle norme tecniche con le esigenze della politica di concorrenza è un problema di particolare difficoltà. Comunque il diritto d'autore non può essere utilizzato indebitamente per restringere la concorrenza.C. Abusi di posizione dominante per l'acquisto116. L'articolo 54 si applica anche nel comportamento di imprese in posizione dominante dal lato della domanda. Gli esempi di abusi indicati in detto articolo possono pertanto riguardare anche tale comportamento.117. L'atto a cui si fa riferimento nel punto 8 dell'allegato XVI all'accordo SEE (direttiva 90/531/CEE del Consiglio) in materia di procedure di appalto degli enti che operano, fra l'altro, nel settore delle telecomunicazioni, disciplina sostanzialmente:i) le procedure di appalto per escludere in condizioni di reciprocità le discriminazioni sulla base della nazionalità eii) per prodotti o servizi da utilizzare sui mercati riservati e non sui mercati aperti alla concorrenza. L'atto, che è destinato agli Stati, non esclude l'applicazione dell'articolo 54 all'acquisto di prodotti da esso contemplati. L'Autorità di vigilanza EFTA deciderà nelle singole fattispecie come assicurare che questi due diversi sistemi di norme siano applicati in modo coerente.118. Inoltre, sia sui mercati riservati che su quelli aperti alla concorrenza, anche pratiche diverse da quelle cui si riferisce l'atto possono risultare contrarie all'articolo 54. Un esempio di tali pratiche è il fatto di avvalersi di una posizione dominante per l'acquisto per imporre prezzi o altre condizioni commerciali eccessivamente favorevoli rispetto ad altri acquirenti e fornitori [articolo 54, lettera a)]. Questo può anche dar luogo ad una discriminazione che ricade nel campo d'applicazione dell'articolo 54, lettera c). Anche il fatto di ottenere, con o senza pressioni, il diritto esclusivo di distribuzione per un prodotto acquistato da un acquirente in posizione dominante può costituire un ampliamento abusivo del potere economico di questo acquirente ad altri mercati [vedi «Télémarketing», sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (vedi nota 1, pag. 47)].119. Un'altra pratica abusiva potrebbe essere quella di subordinare l'acquisto alla concessione di licenze, da parte del fornitore, di specifiche appartenenti a quest'ultimo per il prodotto che deve essere acquistato o per altri prodotti, a favore dell'acquirente medesimo o di altri fornitori [articolo 54, lettera d)].120. Inoltre persino sui mercati aperti alla concorrenza possono esistere procedure discriminatorie in base alla nazionalità, per effetto di pressioni nazionali e di vincoli tradizionali di natura non economica che non sempre scompaiono rapidamente dopo la liberalizzazione dei mercati. In tal caso, un'eventuale esclusione sistematica o l'applicazione di condizioni nettamente sfavorevoli ad un fornitore, senza necessità economica, possono essere esaminate alla luce dell'articolo 54, in particolare della lettera b) (limitazione degli sbocchi) e della lettera c) (discriminazioni). In sede di valutazione del caso concreto, l'Autorità di vigilanza EFTA accerterà essenzialmente se l'impresa dominante ha applicato gli stessi criteri per la conclusione del contratto nei confronti di tutti i fornitori. L'Autorità di vigilanza EFTA, in linea di principio, terrà conto di criteri analoghi a quelli di cui all'articolo 27, paragrafo 1 dell'atto (21). Poiché gli acquisti di cui trattasi esulano dal campo di applicazione dell'atto, l'Autorità di vigilanza EFTA non imporrà procedure trasparenti di acquisto.D. Effetto sul commercio tra le parti contraenti l'accordo SEE121. Anche in questo caso si applica il principio posto in evidenza per quanto riguarda l'articolo 53. Inoltre in alcune circostanze, ad esempio in caso di estromissione di un concorrente da parte di un'impresa che detiene una posizione dominante, ancorché gli scambi tra le parti contraenti l'accordo SEE non siano direttamente compromessi, ai fini dell'articolo 54 è sufficiente che si avranno ripercussioni sulla struttura della concorrenza all'interno del mercato in cui viene applicato l'accordo SEE.VI. Applicazione degli articoli 53 e 54 ai satelliti 122. A causa della crescente importanza dei satelliti e della particolare incertezza risentita dalle imprese per quanto riguarda l'applicazione delle regole di concorrenza a casi concreti del settore, è opportuno procedere ad un esame di questo settore in una sezione distinta delle presenti linee direttrici.123. Le normative nazionali sui satelliti non formano oggetto della direttiva sui terminali e della direttiva sui servizi sopramenzionate, tranne nel caso della direttiva sui terminali che contempla le stazioni satellite di sola ricezione non allacciate ad una rete pubblica.124. Comunque, le regole di concorrenza del SEE sono integralmente applicabili al settore dei satelliti, in particolare gli articoli 53 e 54 nei confronti delle imprese. È indicato in appresso come i principi sopra esposti, in particolare nei titoli IV e V, si applicano ai satelliti.125. Gli accordi tra OT europei, tra l'altro nell'ambito di convenzioni internazionali, possono svolgere un ruolo importante per la realizzazione di sistemi di satelliti europei e di uno sviluppo armonioso dei satelliti in tutto il territorio in cui viene applicato l'accordo SEE. Questi vantaggi sono presi in considerazione nell'applicazione delle regole di concorrenza, purché gli accordi non contengano restrizioni che non sono indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti.126. Gli accordi tra OT riguardanti le attività relative ai sistemi di satelliti, definiti questi nel senso più ampio, possono rientrare nel campo di applicazione dell'articolo 53. Per quanto riguarda il segmento spaziale, gli OT sono concorrenti, effettivi o potenziali. Nel mettere in comune la totalità o una parte delle loro forniture del segmento spaziale, essi possono provocare restrizioni della concorrenza tra di loro. Inoltre possono restringere la concorrenza nei confronti dei terzi nella misura in cui i loro accordi contengano clausole aventi tale scopo od effetto: ad esempio le disposizioni che limitano le vendite di terzi sotto il profilo qualitativo e/o quantitativo, o che circoscrivono la loro autonomia commerciale imponendo direttamente o indirettamente un coordinamento tra essi e le parti agli accordi. Va stabilito se gli accordi di questo tipo possano essere oggetto di un'esenzione a norma dell'articolo 53, paragrafo 3, sempreché siano stati notificati. Tuttavia le restrizioni imposte alla concorrenza di terzi sono atte ad escludere la possibilità di un'esenzione. Occorre altresì esaminare se gli accordi in questione rafforzano una posizione dominante individuale o collettiva delle parti, fatto che escluderebbe anch'esso la concessione dell'esenzione. In particolare, ciò può verificarsi negli accordi che conferiscono alle parti la distribuzione esclusiva del segmento spaziale che forma oggetto dell'accordo stesso.127. Tali accordi tra OT potrebbero anche restringere la concorrenza per quanto riguarda il collegamento ascendente per il quale gli OT sono concorrenti. In alcuni casi l'utilizzatore delle comunicazioni via satellite può scegliere tra fornitori con sede in numerosi paesi e la sua scelta sarà sostanzialmente determinata dalla qualità, dal prezzo e da altre condizioni di vendita di ciascun fornitore. Tale scelta sarà persino destinata ad ampliarsi in quanto il collegamento ascendente è in corso di progressiva liberalizzazione e nella misura in cui l'applicazione della legislazione del SEE alle legislazioni nazionali aprirà i mercati dei collegamenti ascendenti. Gli accordi a livello SEE che prevedono direttamente o indirettamente un coordinamento per quanto riguarda i collegamenti ascendenti delle parti rientrano quindi nel campo d'applicazione dell'articolo 53.128. Gli accordi tra OT e operatori privati sul segmento spaziale rientrano anch'essi nel campo d'applicazione dell'articolo 53, poiché tale disposizione si applica tra l'altro agli accordi di cooperazione, in particolare accordi per la costituzione di un'impresa comune. Detti accordi potrebbero essere esentati se comportano vantaggi specifici tali da compensare le restrizioni, ad esempio il trasferimento di tecnologie, il miglioramento delle qualità del servizio oppure consentono una migliore commercializzazione, soprattutto di nuove capacità. Comunque il fatto di imporre ai clienti la fornitura congiunta del collegamento ascendente e del segmento spaziale può escludere l'esenzione, poiché esso limita la concorrenza nei collegamenti ascendenti a scapito della scelta del cliente e nell'attuale situazione del mercato rafforza quasi certamente la posizione dominante degli OT in violazione dell'articolo 54. Inoltre la concessione di un'esenzione verrà probabilmente negata quando l'accordo abbia l'effetto di ridurre sostanzialmente l'offerta su un mercato oligopolistico e ancor più manifestamente quando per effetto dell'accordo si impedisca all'unico concorrente potenziale di un'impresa in posizione dominante su un mercato determinato di offrire i suoi servizi in modo indipendente. Ciò può costituire una violazione all'articolo 54. L'imposizione diretta o indiretta di qualsiasi tipo di accordo da parte di un OT, ad esempio subordinando il collegamento ascendente alla conclusione di un accordo con una terza parte, costituirebbe una violazione dell'articolo 54.VII. Ristrutturazione nel settore delle telecomunicazioni 129. La deregolamentazione, l'obiettivo per il mercato unico per il 1992, e i mutamenti fondamentali della tecnologia delle telecomunicazioni hanno provocato un'ampia ristrutturazione strategica in Europa e in tutto il mondo. Tali fenomeni hanno assunto prevalentemente la forma di concentrazioni e di costituzione di imprese comuni.a) Concentrazioni 130. Nel valutare le concentrazioni nel settore delle telecomunicazioni nell'ambito dell'atto a cui si fa riferimento nel punto 1 dell'allegato XIV all'accordo SEE [regolamento (CEE) n. 4064/89 del Consiglio, relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra imprese (regolamento n. 4064/89)], l'Autorità di vigilanza EFTA prenderà in considerazione tra l'altro, gli elementi sotto descritti.131. Le ristrutturazioni sono in generale positive per l'industria europea delle telecomunicazioni. Esse possono dar modo alle società di razionalizzare le loro attività e raggiungere la dimensione critica per la realizzazione delle economie di scala indispensabili per fare investimenti di rilievo nella ricerca e sviluppo. Tali investimenti sono necessari per sviluppare nuove tecnologie e mantenere la competitività delle imprese sul mercato mondiale.Tuttavia in alcuni casi le ristrutturazioni possono condurre alla formazione o al rafforzamento di posizioni dominanti contrarie alla concorrenza.132. I benefici economici che provengono dalla dimensione critica vanno provati. L'operazione di concentrazione può dar luogo ad una mera aggregazione di parti di mercato senza accompagnarsi a misure o piani di ristrutturazione. In tal caso l'operazione può mantenere o persino rafforzare le posizioni dominanti a livello SEE o nazionali, in un modo che ostacola la concorrenza.133. Quando le operazioni di concentrazione hanno unicamente l'effetto sopra descritto, esse non possono considerarsi giustificate dall'obiettivo di accrescere la competitività dell'industria del SEE sul mercato mondiale. Questo obiettivo, energicamente perseguito dall'Autorità di vigilanza EFTA, esige piuttosto una situazione di concorrenza sui mercati del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE affinché le imprese situate all'interno di tale territorio acquisiscano la struttura e il piglio competitivo necessario per operare sul mercato mondiale.134. Nel valutare i casi di concentrazione nel settore delle telecomunicazioni, l'Autorità di vigilanza EFTA sarà particolarmente vigilante al fine di evitare il rafforzamento di posizioni dominanti ottenuto attraverso l'integrazione economica. Se ai fornitori di un servizio che godono di una posizione dominante venisse consentito, mediante concentrazioni, di estendersi sul mercato delle apparecchiature, l'accesso a questo mercato da parte di altri fornitori di apparecchiature può essere seriamente intralciato. Infatti, un'impresa dominante per i servizi probabilmente offrirà un trattamento preferenziale alla sua affiliata operante nel settore delle apparecchiature.Inoltre, la possibilità che il prestatore dei servizi trasmetta alla propria affiliata informazioni delicate ottenute da fabbricanti concorrenti nel campo delle apparecchiature può determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza.L'Autorità di vigilanza EFTA esaminerà nei casi concreti se l'integrazione verticale ha effetti di questo tipo o se è atta piuttosto a rafforzare la struttura competitiva del territorio in cui viene applicato l'accordo SEE.135. La Commissione CE ha applicato determinati principi relativi alla ristrutturazione in un caso riguardante l'offerta congiunta GEC e Siemens per Plessey (22).136. L'articolo 53, paragrafo 1 è applicabile all'acquisto da parte di un'impresa di una partecipazione di minoranza in un'impresa concorrente qualora, tra l'altro, gli accordi comportino la costituzione di una struttura di cooperazione tra l'investitore e le altre imprese destinata ad influenzare il comportamento concorrenziale di tali imprese (23).b) Imprese comuni 137. Un'impresa comune può essere di natura cooperativa o concentrativa. Essa è di natura cooperativa quando ha per oggetto o per effetto il coordinamento del comportamento competitivo delle imprese che tuttavia rimangono indipendenti. I principi che regolano le imprese comuni cooperative saranno stabiliti in specifiche linee direttrici dell'Autorità di vigilanza EFTA. Le imprese comuni concentrative sono contemplate dal suddetto regolamento n. 4064/89 relativo alle concentrazioni.138. In alcuni dei recenti casi di imprese comuni, la Commissione CE ha concesso un'esenzione ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 3 del trattato CE (corrispondente all'articolo 53, paragrafo 3 dell'accordo SEE) per motivi che sono di particolare interesse per il settore delle telecomunicazioni. Più precisamente in una decisione riguardante le telecomunicazioni, il caso «Fibre ottiche» (24), la Commissione ha ritenuto che un'impresa comune dava modo alle società europee di fabbricare un prodotto di alta tecnologia, promuoveva il progresso tecnico e facilitava il trasferimento di tecnologia. Pertanto, l'impresa comune consentiva alle società europee di far fronte alla concorrenza di produttori non comunitari, soprattutto americani e giapponesi, in un settore di tecnologia in rapida evoluzione e caratterizzato dall'esistenza di mercati internazionali. La Commissione ha confermato tale impostazione nel caso «Canon-Olivetti» (25).VIII. Impatto delle convenzioni internazionali sull'applicazione delle regole di concorrenza del SEE nel settore delle telecomunicazioni 139. Le convenzioni internazionali in materia di telecomunicazioni [quali l'Unione internazionale telecomunicazioni (ITU) o le convenzioni sui satelliti] svolgono un ruolo fondamentale nell'assicurare una cooperazione su scala mondiale per la prestazione di servizi internazionali. Tutti gli Stati dell'EFTA partecipano all'ITU ed ai suoi comitati. L'applicazione delle disposizioni delle convenzioni internazionali in materia di telecomunicazioni deve essere valutata alla luce del principio di cooperazione leale. Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2 dell'accordo SEE, nell'applicazione di tali convenzioni, gli Stati dell'EFTA dovranno astenersi dall'adottare qualsiasi misura che possa compromettere il raggiungimento degli obiettivi previsti dall'accordo stesso. In questo contesto, l'Autorità di vigilanza EFTA presterà particolare attenzione all'obiettivo generale esposto nell'articolo 1, paragrafo 2, lettera e) dell'accordo SEE e precisamente l'istituzione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata e che siano rispettate le norme che la disciplinano.(1) Ai fini della presente comunicazione per «Stati EFTA» s'intendono quegli Stati EFTA per i quali è entrato in vigore l'accordo SEE. Vedi articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo SEE e l'articolo 2, paragrafo 2 del protocollo che adegua l'accordo su vigilanza e Corte.(2) Le telecomunicazioni comprendono la trasmissione, l'emissione o la ricezione di segni, segnali, testi scritti, immagini e suoni o l'intelligenza di qualsiasi natura via cavo, radio, fibre ottiche ed altri sistemi elettromagnetici (articolo 2 del regolamento WATTC del 9 dicembre 1988).(3) Sentenza del 10 gennaio 1985 nella causa 229/83, Leclerc/gasolio, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1985, pag. 17; sentenza dell'11 luglio 1985 nella causa 299/83, Leclerc/libri, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1985, pag. 2517; sentenza del 30 aprile 1986 nelle cause 209-213/84, Pubblico ministero contro ASGES, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1986, pag. 1425; sentenza del 1° ottobre 1987 nella causa 311/85, Verenigung van Vlaamse Reisbureaus und Sociale Dienst van de Plaatselijke en Gewestelijke Overheidsdiensten, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1987, pag. 3801.(4) L'articolo 59, paragrafo 2 prevede che «le imprese incaricate della gestione di servizi d'interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle norme del presente trattato e, in particolare alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l'applicazione di tali norme non osti all'adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata. Lo sviluppo degli scambi non deve essere compromesso in misura contraria agli interessi della comunità».(5) Si fa riferimento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 16 giugno 1987 nella causa 118/85, Commissione contro Repubblica italiana - Trasparenza delle relazioni finanziarie tra gli Stati membri e le imprese pubbliche, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1987, pag. 2599.(6) Si fa riferimento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 27 settembre 1988, nelle cause riunite 89, 104, 114, 116, 117, 125, 126, 127 e 129/85, Ahlström e altri contro Commissione («Woodpulp»), Raccolta della giurisprudenza della Corte 1988, pag. 5193.(7) Causa 10/71, Mueller-Hein, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1971, pag. 723; causa 66/86, Ahmed Saeed, sentenza dell'11 aprile 1989, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1989, pag. 803.(8) «. . . i motivi di interesse generale e di natura non economica che possono indurre uno Stato membro dell'EFTA o della CEE a limitare l'accesso alla rete pubblica o ai servizi pubblici di telecomunicazioni».(9) Si fa riferimento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 9 novembre 1983 nella causa 322/81, Michelin contro Commissione, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1983, pag. 3529, motivazione n. 37.(10) Si fa riferimento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 14 febbraio 1978 nella causa 27/76, United Brands contro Commissione, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1978, pag. 207, motivazione n. 44. Nel settore delle telecomunicazioni: sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 5 ottobre 1988 nella causa 247/86, Alsatel-Novasam, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1988, pag. 5987.(11) A scopo di semplificazione tale termine equivale a «decisioni di associazioni» e «pratiche concordate» ai sensi dell'articolo 53.(12) PVC, decisione 89/190/CEE della Commissione, GU n. L 74 del 17. 3. 1989, pag. 1; causa 123/85, BNIC contro Clair, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1985, pag. 391; causa 8/72, Cementhandelaren contro Commissione, Raccolta della giurisprudenza della Corte1972, pag. 977; polipropilene, decisione 86/398/CEE della Commissione, GU n. L 230/1 del 18. 8. 1986, pag. 1, sulla causa in appello 179/86.(13) Vedi comunicato stampa della Commissione n. IP(90) 188 del 6 marzo 1990.(14) Vedi comunicato stampa della Commissione n. IP(89) 948 del 14 dicembre 1989.(15) Si fa riferimento alla decisione 82/861/CEE della Commissione nel caso «British Telecommunications», punto 26, GU n. L 360 del 21. 12. 1982, pag. 36, confermata dalla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 20 marzo 1985, nella causa 41/83, Repubblica italiana contro Commissione, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1985, pag. 873, («British Telecom»).(16) Causa 311/84, Centre Belge d'études de marché Télémarketing SA (CBEM) contro Compagnie luxembourgeoise de télédiffusion SA e Information Publicité Benelux SA, sentenza del 3 ottobre 85, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1985, pag. 3261, motivazioni n. 26, 27.(17) Vedi nota 1, pag. 46.(18) Comunicato stampa della Commissione n. IP(90) 67 del 29 gennaio 1990.(19) Cause 6 e 7/73, Commercial Solvents contro Commissione, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1974, pag. 223; United Brands contro Commissione (vedi nota 2, pag. 39).(20) Vedi testo integrale nel Bollettino CE 10/1984 (punto 3.4.1). Per quanto riguarda la continuazione dell'applicazione dell'impegno, vedi comunicato stampa della Commissione n. IP(88) 814 del 15 dicembre 1988.(21) (Vedi nota 1, pag. 48) Articolo 27, paragrafo 1, lettere a) e b). I criteri sui quali le parti contraenti devono basare l'assegnazione dei contratti sono: a) l'offerta economicamente più vantaggiosa che comporta vari criteri, ad esempio la data di consegna, il periodo per la realizzazione, le spese correnti, la redditività, la qualità, le caratteristiche estetiche e funzionali, i pregi tecnici, i servizi di assistenza clienti e assistenza tecnica, gli impegni per quanto riguarda i pezzi di ricambio, la sicurezza di approvvigionamento e il prezzo; oppure b) unicamente prezzo più basso.(22) Decisione della Commissione che respinge la denuncia di Plessey nei confronti di GEC-Siemens (caso IV/33.018 GEC-Siemens/Plessey), GU n. C 239 del 25. 9.1990, pag. 2.(23) Si fa riferimento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee ai sensi dell'articolo 85, paragrafo 1 del trattato CE, British American Tobacco Company Ltd e RJ Reynolds Industries contro Commissione (cause riunite 142 e 156/84) del 17 novembre 1987, Raccolta della giurisprudenza della Corte 1987, pag. 4487.(24) Decisione 86/405/CEE della Commissione, GU n. L 236 del 22. 8. 1986, pag. 30.(25) Decisione 88/88/CEE, GU n. L 52 del 26. 2. 1988, pag. 51.