CELEX: 62006CJ0501
Language: it
Date: 2009-10-06
Title: Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 6 ottobre 2009.#GlaxoSmithKline Services Unlimited contro Commissione delle Comunità europee (C-501/06 P) e Commissione delle Comunità europee contro GlaxoSmithKline Services Unlimited (C-513/06 P) e European Association of Euro Pharmaceutical Companies (EAEPC) contro Commissione delle Comunità europee (C-515/06 P) e Asociación de exportadores españoles de productos farmacéuticos (Aseprofar) contro Commissione delle Comunità europee (C-519/06 P).#Impugnazione - Intese - Restrizioni al commercio parallelo dei medicinali - Art. 81, n. 1, CE - Restrizione della concorrenza per oggetto - Regolamentazioni nazionali dei prezzi - Sostituzione della motivazione - Art. 81, n. 3, CE - Contributo alla promozione del progresso tecnico - Controllo - Onere della prova - Motivazione - Interesse ad agire.#Cause riunite C-501/06 P, C-513/06 P, C-515/06 P e C-519/06 P.

Cause riunite C‑501/06 P, C‑513/06 P, C‑515/06 P e C‑519/06 P
      GlaxoSmithKline Services Unlimited, già Glaxo Wellcome plc,
      contro
      Commissione delle Comunità europee
      «Impugnazioni — Intese — Restrizioni al commercio parallelo dei medicinali — Art. 81, n. 1, CE — Restrizione della concorrenza per oggetto — Regolamentazioni nazionali dei prezzi — Sostituzione della motivazione — Art. 81, n. 3, CE — Contributo alla promozione del progresso tecnico — Controllo — Onere della prova — Motivazione — Interesse ad agire»
      Massime della sentenza
      1.        Impugnazione — Interesse ad agire — Presupposto
      2.        Impugnazione — Impugnazione incidentale — Oggetto
      (Regolamento di procedura della Corte, art. 116)
      3.        Impugnazione — Impugnazione incidentale — Interesse ad agire — Presupposto
      4.        Concorrenza — Intese — Lesione della concorrenza — Criteri di valutazione — Oggetto anticoncorrenziale — Constatazione sufficiente
      (Art. 81, n. 1, CE)
      5.        Concorrenza — Intese — Lesione della concorrenza — Criteri di valutazione — Intento delle parti di un accordo di restringere
            la concorrenza — Criterio non necessario 
      (Art. 81, n. 1, CE)
      6.        Concorrenza — Intese — Lesione della concorrenza — Accordi diretti a limitare il commercio parallelo
      (Art. 81 CE)
      7.        Concorrenza — Intese — Divieto — Esenzione — Presupposti — Onere della prova
      (Art. 81, n. 3, CE)
      8.        Concorrenza — Intese — Divieto — Esenzione — Presupposti — Valutazione economica complessa
      (Art. 81, n. 3, CE)
      9.        Concorrenza — Intese — Divieto — Esenzione — Presupposti — Miglioramento della produzione o della distribuzione dei prodotti
            o contributo al progresso tecnico o economico
      (Art. 81, n. 3, CE)
      1.        La sussistenza di un interesse del ricorrente ad agire presuppone che l’impugnazione possa, con il suo esito, procurare un
         beneficio alla parte che l’ha proposta. Qualora un’impugnazione sia diretta contro una parte della motivazione di una sentenza
         e chieda alla Corte di procedere ad una sostituzione della motivazione, senza rimettere in discussione il dispositivo di tale
         sentenza, l’impugnazione deve essere dichiarata irricevibile, in quanto essa non può procurare un beneficio alla parte che
         l’ha proposta né incidere sul dispositivo della sentenza in questione.
      
      (v. punti 23-26)
      2.        Nel caso in cui un ricorrente ed un convenuto in primo grado propongano entrambi un’impugnazione contro una stessa sentenza
         del Tribunale, dal tenore dell’art. 116 del regolamento di procedura della Corte non emerge minimamente che il convenuto in
         primo grado non possa proporre cumulativamente, da un lato, un’impugnazione principale e, dall’altro, un’impugnazione incidentale
         rispetto all’impugnazione principale proposta dal ricorrente in primo grado, e ciò indipendentemente dalla circostanza che
         tale sentenza riguardi più cause e che queste siano state riunite. Infatti, malgrado la loro riunione, le cause non perdono
         il loro carattere autonomo. Il fatto di proporre cumulativamente un’impugnazione ed un’impugnazione incidentale non costituisce
         un illecito procedurale.
      
      Peraltro, dal tenore dell’art. 116, n. 1, del suddetto regolamento di procedura non emerge minimamente che il convenuto in
         primo grado che ha proposto un’impugnazione principale ed un’impugnazione incidentale sia privato della possibilità di dedurre,
         all’interno dell’impugnazione incidentale, motivi di difesa per rispondere ai motivi formulati nell’impugnazione principale
         proposta dal ricorrente in primo grado. La circostanza che i motivi di difesa siano esposti nella sezione della comparsa di
         risposta intitolata «impugnazione incidentale» non è atta a rimettere in discussione tale conclusione. Infatti, non si può
         far unicamente riferimento alla rubrica formale della sezione di una comparsa, senza tener conto del suo contenuto.
      
      (v. punti 31, 36, 38)
      3.        Come per un’impugnazione, anche per un’impugnazione incidentale l’esistenza di un interesse ad agire del ricorrente presuppone
         che tale impugnazione incidentale possa, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che l’ha proposta.
      
      (v. punto 33)
      4.        Al fine di stabilire se una pratica concordata rientri nel divieto enunciato dall’art. 81, n. 1, CE, l’oggetto e l’effetto
         anticoncorrenziale non sono condizioni cumulative, bensì alternative. L’alternatività di tali condizioni, espressa dalla disgiunzione
         «o», rende anzitutto necessario considerare l’oggetto stesso della pratica concordata, tenuto conto del contesto economico
         nel quale quest’ultima deve trovare applicazione. Nel caso in cui, invece, l’analisi del tenore della pratica concordata non
         rivelasse un pregiudizio per la concorrenza di sufficiente entità, occorrerebbe prendere in esame i suoi effetti e, per poterla
         vietare, dovrebbero sussistere tutti gli elementi che comprovino che il gioco della concorrenza sia stato di fatto impedito,
         ristretto o falsato in modo sensibile. Non occorre esaminare gli effetti di un accordo una volta che sia stato accertato l’oggetto
         anticoncorrenziale.
      
      (v. punto 55)
      5.        Al fine di valutare il carattere anticoncorrenziale di una pratica concordata, occorre far riferimento, segnatamente, al tenore
         delle sue disposizioni, agli obiettivi dallo stesso perseguiti nonché al contesto economico e giuridico in cui essa si colloca.
         Inoltre, benché l’intenzione delle parti non costituisca un elemento necessario per determinare la natura restrittiva di un
         accordo, nulla vieta alla Commissione o ai giudici comunitari di tenerne conto.
      
      (v. punto 58)
      6.        Nel settore del commercio parallelo, in linea principio, accordi volti ad impedire o limitare tale commercio sono diretti
         ad impedire la concorrenza. Né il tenore dell’art. 81, n. 1, CE, né la giurisprudenza consentono di avvalorare l’affermazione
         secondo cui, se è pacifico che un accordo diretto a limitare il commercio parallelo dev’essere considerato, in linea di principio,
         diretto a restringere la concorrenza, ciò è vero nella misura in cui possa presumersi che l’accordo privi i consumatori finali
         dei benefici di una concorrenza efficace in termini di approvvigionamento e di prezzi. Infatti, da un lato, non emerge minimamente
         dall’art. 81, n. 1, CE che unicamente gli accordi che privino i consumatori di taluni benefici possono presentare un oggetto
         anticoncorrenziale. Dall’altro, l’art. 81 CE, al pari delle altre regole in materia di concorrenza enunciate nel Trattato,
         non è destinato a tutelare soltanto gli interessi di concorrenti o consumatori, bensì la struttura del mercato e, in tal modo,
         la concorrenza in quanto tale. Pertanto, l’accertamento della sussistenza dell’oggetto anticoncorrenziale di un accordo non
         può essere subordinato alla circostanza che i consumatori finali siano privati dei benefici di una concorrenza efficace in
         termini di approvvigionamento o di prezzi. Ne consegue che l’esistenza di un oggetto anticoncorrenziale non può essere subordinata
         alla prova che l’accordo implichi inconvenienti per i consumatori finali.
      
      Il principio secondo cui un accordo diretto a restringere il commercio parallelo deve essere considerato «come avente un oggetto
         restrittivo per la concorrenza» trova applicazione nel settore farmaceutico.
      
      (v. punti 59-60, 62-64)
      7.        Il soggetto che si avvale dell’art. 81, n. 3, CE deve dimostrare, sulla base di argomenti ed elementi di prova convincenti,
         la sussistenza dei requisiti richiesti per beneficiare dell’esenzione. L’onere della prova incombe, quindi, sull’impresa che
         chiede di poter beneficiare dell’esenzione. Tuttavia, gli elementi di fatto fatti valere dalla detta impresa possono essere
         tali da obbligare la controparte a fornire una spiegazione o una giustificazione, in mancanza della quale è lecito ritenere
         che l’onere della prova sia stato soddisfatto.
      
      In particolare, l’esame di un accordo, al fine di accertare se questo contribuisca a migliorare la produzione o la distribuzione
         dei prodotti o a promuovere il progresso tecnico o economico e se l’accordo medesimo sia fonte di rilevanti vantaggi oggettivi,
         dev’essere compiuto alla luce degli argomenti di fatto e degli elementi di prova forniti nell’ambito della domanda di esenzione
         ex art. 81, n. 3, CE. Tale esame può richiedere che si tenga conto delle caratteristiche e delle eventuali specificità del
         settore interessato dall’accordo, se tali caratteristiche e specificità risultano decisive per il risultato dell’esame. Prendere
         in considerazione tali elementi non significa che l’onere della prova venga invertito, bensì garantisce solamente che l’esame
         della domanda di esenzione venga effettuato alla luce degli argomenti di fatto e degli elementi di prova idonei forniti dal
         richiedente.
      
      (v. punti 82-83, 102-103)
      8.        A fronte di una domanda di annullamento di una decisione della Commissione adottata in risposta ad una domanda di esenzione
         ex art. 81, n. 3, CE, il giudice comunitario opera un sindacato ristretto quanto al merito. Nell’ambito di tale controllo
         egli può verificare in particolare se la Commissione abbia sufficientemente motivato detta decisione riguardo agli argomenti
         di fatto e agli elementi di prova forniti dal richiedente a sostegno della domanda di esenzione. Qualora la Commissione non
         abbia fornito elementi riguardo ad una delle condizioni postulate dall’art. 81, n. 3, CE, il giudice esamina la sufficienza
         o meno della motivazione della decisione della Commissione, complessivamente considerata, relativa a tale condizione. Tale
         soluzione risulta del tutto conforme al principio secondo cui il controllo che i giudici comunitari esercitano sulle valutazioni
         economiche complesse fatte dalla Commissione si limita necessariamente alla verifica del rispetto delle regole di procedura
         e di motivazione nonché dell’esattezza materiale dei fatti, dell’insussistenza di errore manifesto di valutazione dei fatti
         e di sviamento di potere. Non spetta al giudice comunitario sostituire le proprie valutazioni economiche a quelle dell’autore
         della decisione di cui gli venga chiesto di verificare la legittimità.
      
      (v. punti 84-86, 146-148, 163-164)
      9.        Per poter essere esentato ai sensi dell’art. 81, n. 3, CE, un accordo deve contribuire a migliorare la produzione o la distribuzione
         dei prodotti ovvero a promuovere il progresso tecnico o economico. Tale contributo non si identifica con tutti i vantaggi
         che le imprese partecipanti all’accordo ne ricavano quanto alla loro attività, bensì con vantaggi obiettivi rilevanti, idonei
         a compensare gli inconvenienti che ne derivano per la concorrenza.
      
      Un’esenzione concessa per un periodo determinato può necessitare un’analisi prospettica della concretizzazione dei vantaggi
         derivanti dall’accordo e, per poter presumere che l’accordo implichi siffatti vantaggi, è sufficiente che la Commissione pervenga,
         sulla base degli elementi di cui dispone, alla convinzione della probabilità che il rilevante vantaggio oggettivo si concretizzi.
      
      L’azione della Commissione può quindi implicare che si verifichi se, alla luce degli argomenti di fatto o degli elementi probatori
         forniti, risulti più probabile che l’accordo consenta l’ottenimento di rilevanti vantaggi oggettivi ovvero che tale ipotesi
         non ricorra.
      
      Peraltro, l’esistenza di un rilevante vantaggio oggettivo non presuppone necessariamente che tutte le risorse finanziarie
         supplementari vengano investite nella ricerca e nello sviluppo.
      
      (v. punti 92-94, 120)
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
      6 ottobre 2009 (*)
      
      «Impugnazione – Intese – Restrizioni al commercio parallelo dei medicinali – Art. 81, n. 1, CE – Restrizione della concorrenza per oggetto – Regolamentazioni nazionali dei prezzi – Sostituzione della motivazione – Art. 81, n. 3, CE – Contributo alla promozione del progresso tecnico – Controllo – Onere della prova – Motivazione – Interesse ad agire»
      Nei procedimenti riuniti C‑501/06 P, C‑513/06 P, C‑515/06 P e C‑519/06 P,
      aventi ad oggetto quattro impugnazioni proposte a norma dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, presentate, rispettivamente,
         quanto alle due prime cause, in data 11 dicembre 2006 e, quanto alle due cause seguenti, in data 18 dicembre e 13 dicembre
         2006,
      
      GlaxoSmithKline Services Unlimited, già Glaxo Wellcome plc, con sede in Brentford (Regno Unito), rappresentata dall’avv. I. Forrester, QC, nonché dagli avv.ti S. Martínez Lage,
         abogado, A. Komninos, dikigoros, e A. Schulz, Rechtsanwalt,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui le altre parti sono:
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. T. Christoforou, F. Castillo de la Torre e E. Gippini Fournier, in qualità di agenti, con domicilio
         eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      sostenuta da:
      Repubblica di Polonia, rappresentata dalle sig.re E. Ośniecka‑Tamecka, M. Kapko e K. Majcher, in qualità di agenti,
      
      interveniente in sede d’impugnazione,
      European Association of Euro Pharmaceutical Companies (EAEPC), con sede in Bruxelles (Belgio), rappresentata dagli avv.ti M. Hartmann‑Rüppel e W. Rehmann, Rechtsanwälte,
      
      Bundesverband der Arzneimittel-Importeure eV, con sede in Mülheim an der Rhur (Germania), rappresentata dall’avv. W. Rehmann, Rechtsanwalt,
      
      Spain Pharma SA, con sede in Madrid (Spagna),
      
      Asociación de exportadores españoles de productos farmacéuticos (Aseprofar), con sede in Madrid (Spagna), rappresentata dagli avv.ti M. Araujo Boyd e J. Buendía Sierra, abogados,
      
      intervenienti in primo grado (C‑501/06 P),
      e
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. T. Christoforou, F. Castillo de la Torre e E. Gippini Fournier, in qualità di agenti, con domicilio
         eletto in Lussemburgo, 
      
      ricorrente,
      sostenuta da:
      Repubblica di Polonia, rappresentata dalle sig.re E. Ośniecka‑Tamecka, M. Kapko e K. Majcher, in qualità di agenti,
      
      interveniente in sede d’impugnazione,
      procedimento in cui le altre parti sono:
      GlaxoSmithKline Services Unlimited, già Glaxo Wellcome plc, con sede in Brentford (Regno Unito), rappresentata dall’avv. I. Forrester, QC, nonché dagli avv.ti A. Komninos,
         dikigoros, e A. Schulz, Rechtsanwalt,
      
      ricorrente in primo grado,
      European Association of Euro Pharmaceutical Companies (EAEPC), con sede in Bruxelles (Belgio), rappresentata dall’avv. M. Hartmann‑Rüppel, Rechtsanwalt,
      
      Bundesverband der Arzneimittel-Importeure eV, con sede in Mülheim an der Rhur (Germania), 
      
      Spain Pharma SA, con sede in Madrid (Spagna),
      
      Asociación de exportadores españoles de productos farmacéuticos (Aseprofar), con sede in Madrid (Spagna),
      
      intervenienti in primo grado (C‑513/06 P),
      e
      European Association of Euro Pharmaceutical Companies (EAEPC), con sede in Bruxelles (Belgio), rappresentata dagli avv.ti M. Hartmann-Rüppel e W. Rehmann, Rechtsanwälte,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui le altre parti sono: 
      GlaxoSmithKline Services Unlimited, già Glaxo Wellcome plc, con sede in Brentford (Regno Unito), rappresentata dall’avv. I. Forrester, QC,
      
      ricorrente in primo grado,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. T. Christoforou, F. Castillo de la Torre e E. Gippini Fournier, in qualità di agenti, con domicilio
         eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      Bundesverband der Arzneimittel-Importeure eV, con sede in Mülheim an der Rhur (Germania),
      
      Spain Pharma SA, con sede in Madrid (Spagna),
      
      Asociación de exportadores españoles de productos farmacéuticos (Aseprofar), con sede in Madrid (Spagna),
      
      intervenienti in primo grado (C‑515/06 P),
      e
      Asociación de exportadores españoles de productos farmacéuticos (Aseprofar), con sede in Madrid (Spagna), rappresentata dagli avv.ti M. Araujo Boyd e J. Buendía Sierra, abogados,
      
      ricorrente,
      procedimento in cui le altre parti sono:
      GlaxoSmithKline Services Unlimited, già Glaxo Wellcome plc, con sede in Brentford (Regno Unito), rappresentata dall’avv. I. Forrester, QC, e dall’avv. A. Schulz,
         Rechtsanwalt,
      
      ricorrente in primo grado,
      Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. T. Christoforou, F. Castillo della Torre e E. Gippini Fournier, in qualità di agenti, con domicilio
         eletto in Lussemburgo,
      
      convenuta in primo grado,
      European Association of Euro Pharmaceutical Companies (EAEPC), con sede in Bruxelles (Belgio), rappresentata dall’avv. M. Hartmann-Rüppel, Rechtsanwalt,
      
      Bundesverband der Arzneimittel-Importeure eV, con sede in Mülheim an der Rhur (Germania),
      
      Spain Pharma SA, con sede in Madrid (Spagna),
      
      intervenienti in primo grado (C‑519/06 P),
      LA CORTE (Terza Sezione),
      composta dal sig. A. Rosas, presidente di sezione, dai sigg. A. Ó Caoimh, J. Klučka (relatore), U. Lõhmus e A. Arabadjiev,
         giudici,
      
      avvocato generale: sig.ra V. Trstenjak
      cancelliere: sig. K. Malaček, amministratore
      vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 18 marzo 2009,
      sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 30 giugno 2009,
      ha pronunciato la seguente
      Sentenza
      1        Con le loro impugnazioni, la società GlaxoSmithKline Services Unlimited (in prosieguo: la «GSK») (causa C‑501/06 P), la Commissione
         delle Comunità europee (causa C‑513/06 P), l’European Association of Euro Pharmaceutical Companies (in prosieguo: l’«EAEPC»)
         (causa C‑515/06 P) e l’Asociación de exportadores españoles de productos farmacéuticos (in prosieguo: l’«Aseprofar») (causa
         C‑519/06 P) chiedono alla Corte l’annullamento parziale della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee
         27 settembre 2006, causa T‑168/01, GlaxoSmithKline Services/Commissione (Racc. pag. II‑2969; in prosieguo: la «sentenza impugnata»),
         con cui sono stati annullati gli artt. 2‑4 della decisione della Commissione 8 maggio 2001, 2001/791/CE, relativa ad un procedimento
         a norma dell’art. 81 del Trattato CE [casi IV/36.957/F3 Glaxo Wellcome (notifica), IV/36.997/F3 Aseprofar e Fedifar (denuncia),
         IV/37.121/F3 Spain Pharma (denuncia), IV/37.138/F3 BAI (denuncia) e IV/37.380/F3 EAEPC (denuncia)] (GU L 302, pag. 1; in prosieguo:
         la «decisione controversa») ed è stato respinto, quanto al resto, il ricorso proposto dalla GSK.
      
      2        Nella detta decisione la Commissione aveva ritenuto che la Glaxo Wellcome SA (in prosieguo: la «GW»), società controllata
         della GSK, attuando un accordo con i grossisti spagnoli che opera una distinzione tra i prezzi applicati ai grossisti in caso
         di vendita di farmaci rimborsabili a farmacie od ospedali entro i confini nazionali e i prezzi, più elevati, applicati in
         caso di esportazioni in qualsiasi altro Stato membro, avesse violato l’art. 81, n. 1, CE. La Commissione aveva poi respinto
         la domanda di esenzione del detto accordo ai sensi dell’art. 81, n. 3, CE.
      
       Fatti
      3        I fatti all’origine della presente controversia, come esposti ai punti 8‑21 della sentenza impugnata, possono essere così
         riassunti. 
      
      4        La GSK è una società di diritto britannico con sede in Brentford (Regno Unito). Essa appartiene al gruppo GlaxoSmithKline,
         che è uno dei principali produttori mondiali di prodotti farmaceutici. La GW, società di diritto spagnolo con sede a Madrid
         (Spagna), persegue, quali attività principali, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di medicinali in Spagna.
         
      
      5        Con lettera 6 marzo 1998 la GW notificava alla Commissione un documento intitolato «Condizioni generali di vendita di specialità
         medicinali appartenenti a [GW] e alle sue filiali ai grossisti autorizzati» (in prosieguo: le «condizioni generali di vendita»),
         al fine di ottenere un’attestazione negativa o un’esenzione ai sensi del regolamento del Consiglio 6 febbraio 1962, n. 17,
         primo regolamento d’applicazione degli articoli [81] e [82] del Trattato (GU 1962, n. 13, pag. 204). Con lettera 28 luglio
         1998 la GSK trasmetteva una notifica supplementare alla Commissione. 
      
      6        Le condizioni generali di vendita si applicano a 82 medicinali destinati alle vendite ai grossisti stabiliti in Spagna, con
         i quali la GW intrattiene relazioni commerciali al di fuori di qualsiasi canale di distribuzione. Questi ultimi possono destinarli
         alla rivendita agli ospedali spagnoli ovvero alle farmacie spagnole, che li consegnano ai pazienti su presentazione di una
         ricetta medica. Possono altresì destinarli alla rivendita in altri Stati membri, sulla base di un commercio parallelo, che
         essi effettuano in considerazione dell’esistenza di differenze di prezzo. Tra gli 82 medicinali ne figurano otto, presentati
         dalla GSK come particolarmente idonei a costituire oggetto di un commercio parallelo, principalmente tra la Spagna ed il Regno
         Unito. 
      
      7        Per tutti i detti 82 medicinali, l’art. 4 delle condizioni generali di vendita prevede due prezzi diversi e così dispone:
      
      «A) Ai sensi dell’articolo 100, sottosezioni 1 (primo paragrafo) e 2 della [legge 20 dicembre 1990, n. 25, sui medicinali
         (BOE n. 306, del 22 dicembre 1990)], i prezzi dei prodotti farmaceutici di [GW] e delle sue controllate non devono, in alcun
         caso, superare il prezzo industriale massimo stabilito dalle autorità sanitarie spagnole, quando sono presenti i due fattori
         che consentono l’applicazione delle suddette norme di legge, vale a dire:
      
      –        che i prodotti farmaceutici sopra menzionati siano finanziati dal Servizio sanitario spagnolo o da fondi pubblici spagnoli,
      –        che i prodotti farmaceutici acquistati siano successivamente commercializzati a livello nazionale, vale a dire tramite farmacie
         o ospedali spagnoli.
      
      B)      In assenza di uno di questi due fattori (cioè in tutti i casi in cui la legge spagnola conferisce piena libertà alle case
         farmaceutiche di fissare i prezzi dei loro prodotti), [GW] e le sue controllate fissano il prezzo dei loro prodotti farmaceutici
         secondo criteri economici reali, oggettivi e non discriminatori e indipendentemente dalla destinazione del prodotto decisa
         dal grossista acquirente. In particolare, [GW] e le sue controllate applicano ai loro prodotti farmaceutici il prezzo che,
         sulla base degli studi economici interni, era stato inizialmente proposto alle autorità sanitarie spagnole e aggiornato in
         modo oggettivo tenendo conto dell’aumento del costo della vita, secondo il disposto dell’articolo 100, sottosezioni 1 (primo
         paragrafo) e 2, della [legge n. 25/1990] e altra legislazione spagnola precedente in materia di fissazione dei prezzi dei
         farmaci». 
      
      8        Con lettera 6 marzo 1998, la GW inviava il progetto delle condizioni generali di vendita a 89 grossisti stabiliti in Spagna,
         di cui 75, rappresentanti oltre il 90% delle vendite complessive della GW in Spagna nel 1998, le sottoscrivevano. Le dette
         condizioni entravano in vigore il 9 marzo 1998. 
      
      9        La loro legittimità veniva contestata, principalmente dalla Aseprofar, dinanzi all’autorità spagnola della concorrenza e dinanzi
         ai giudici spagnoli. 
      
      10      Alla Commissione venivano peraltro presentate denuncie secondo cui l’accordo avrebbe violato l’art. 81, n. 1, CE, in particolare
         dalla EAEPC e dall’Aseprofar.
      
      11      In data 8 maggio 2001, la Commissione emanava la decisione controversa che così recita: 
      
      «Articolo 1
      La [GW] «ha violato l’articolo 81, paragrafo 1, del trattato attuando un accordo con i grossisti spagnoli che opera una distinzione
         tra i prezzi applicati ai grossisti in caso di rivendita di farmaci rimborsabili a farmacie od ospedali entro i confini nazionali
         e i prezzi, più elevati, applicati in caso di esportazioni in qualsiasi altro Stato membro.
      
      Articolo 2
      La domanda [della GW], volta ad ottenere un’esenzione ai sensi dell’articolo 81, paragrafo 3, del trattato, per l’accordo
         di cui all’articolo 1, è respinta. 
      
      Articolo 3
      La [GW] pone immediatamente fine, qualora con l’abbia già fatto, alle infrazioni constatate all’articolo 1; si astiene dal
         reiterare l’applicazione di qualsiasi misura che ha configurato l’infrazione in oggetto e dall’adottare qualsivoglia misura
         avente il medesimo scopo o effetto.
      
      Articolo 4
      La [GW] informa la Commissione, entro due mesi dalla notifica della presente decisione, dei provvedimenti adottati per porre
         fine all’infrazione».
      
       Il procedimento dinanzi al Tribunale e la sentenza impugnata
      12      Dai punti 22‑37 della sentenza impugnata emerge che, con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale
         il 23 luglio 2001, la GSK ha proposto ricorso avverso la decisione controversa. Con atti depositati presso la cancelleria
         medesima 8 e 16 novembre 2001, la EAEPC e l’Aseprofar hanno chiesto di intervenire nella controversia a sostegno della Commissione,
         ai sensi dell’art. 40, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia nonché dell’art. 115, n. 1, del regolamento di
         procedura del Tribunale. Con ordinanza 27 novembre 2002, il presidente della Prima Sezione del Tribunale ha accolto le domande
         di intervento. 
      
      13      Con la sentenza impugnata il Tribunale ha dichiarato che: 
      
      «1)      Gli artt. 2, 3 e 4 della decisione [controversa] sono annullati. 
      2)      Per il resto il ricorso è respinto.
      3)      La [GSK] sopporterà la metà delle proprie spese e la metà delle spese della Commissione, comprese quelle relative agli interventi.
         
      
      4)      La Commissione sopporterà la metà delle proprie spese e la metà delle spese della [GSK], comprese quelle relative agli interventi.
      5)      L’[Aseprofar], (…), l’[EAEPC], (…) sopporteranno ciascuna le proprie spese».
       Conclusioni delle parti e procedimento dinanzi alla Corte
      14      Con la presente impugnazione la GSK chiede alla Corte: 
      
      –        di annullare la sentenza impugnata nella parte in cui respinge il ricorso di annullamento da essa proposto contro l’art. 1
         della decisione controversa ovvero di adottare qualsiasi altra misura che risultasse opportuna, e
      
      –        condannare la Commissione alle spese sostenute dalla GSK.
      15      Nella propria comparsa di risposta la Commissione ha parimenti proposto impugnazione incidentale. Essa chiede alla Corte:
      
      –        di respingere in toto l’impugnazione della GSK; 
      –        di annullare i punti 1 e 3‑5 del dispositivo della sentenza impugnata;
      –        di decidere definitivamente la controversia respingendo, in quanto infondato, il ricorso di annullamento nella causa T‑168/01,
         e
      
      –        condannare la GSK alle spese della Commissione relative al procedimento di primo grado e a quello di impugnazione. 
      16      Nella propria comparsa di risposta all’impugnazione incidentale, la GSK chiede alla Corte di dichiarare tale impugnazione
         irricevibile o infondata, ovvero irricevibile e infondata, con condanna della Commissione alle spese. 
      
      17      Nella propria impugnazione la Commissione formula le stesse tre ultime domande contenute nella propria comparsa di risposta
         e impugnazione incidentale nella causa C‑ 501/06 P, vale a dire:
      
      –        annullare i punti 1 e 3‑5 del dispositivo della sentenza impugnata;
      –        decidere definitivamente la controversia, respingendo, in quanto infondato, il ricorso di annullamento nella causa T‑168/01,
         e 
      
      –        condannare la GSK alle spese della Commissione relative al procedimento di primo grado ed a quello di impugnazione. 
      18      Nella propria impugnazione la EAEPC chiede alla Corte: 
      
      –        di annullare la sentenza impugnata nella parte in cui il Tribunale ha annullato la decisione controversa e 
      –        di condannare la GSK alle spese di entrambi i gradi di giudizio. 
      19      Nella propria impugnazione l’Aseprofar chiede alla Corte: 
      
      –        l’annullamento del punto 1 del dispositivo della sentenza impugnata; 
      –        una pronuncia definitiva nella causa T‑168/01, con integrale reiezione della domanda della GSK e conferma della decisione
         controversa; 
      
      –        l’annullamento dei punti 3‑5 del dispositivo della sentenza impugnata e 
      –        la condanna della GSK alle spese di entrambi i gradi del giudizio. 
      20      Con ordinanza 17 dicembre 2008, il presidente della Corte ha disposto la riunione delle cause C‑501/06 P, C‑513/06 P, C‑515/06 P
         e C‑519/06 P ai fini della fase orale del procedimento e della sentenza.
      
       Sull’impugnazione
      21      Per esigenze di chiarezza ed in considerazione della loro analogia, taluni motivi dedotti dalle ricorrenti verranno esaminati
         singolarmente ed altri costituiranno invece oggetto di esame congiunto. 
      
       Sulla ricevibilità
       Sulla ricevibilità dei motivi di impugnazione autonomi relativi all’art. 81, n. 1, CE, dedotti dall’Aseprofar e dalla Commissione,
         sostenuta dalla Repubblica di Polonia
      
      –       Argomenti delle parti
      22      La GSK sostiene che le impugnazioni della Commissione e dell’Aseprofar nonché la memoria di intervento della Repubblica di
         Polonia siano, essenzialmente, irricevibili. Con tali atti i loro autori contesterebbero la motivazione e non il dispositivo
         della sentenza impugnata in relazione all’art. 81, n. 1, CE. La GSK rileva che i motivi dedotti avverso la motivazione della
         parte della sentenza impugnata relativa all’art. 81, n. 1, CE non possono in alcun caso produrre effetti sul punto 2 del dispositivo
         della sentenza medesima, il quale conferma l’art. 1 della decisione controversa, nel senso che le condizioni generali di vendita
         costituivano una violazione dell’art. 81, n. 1, CE. La GSK sostiene che, alla luce della giurisprudenza in materia di ricevibilità
         delle impugnazioni, tutti i motivi diretti a rimettere in discussione la motivazione del Tribunale relativa all’art. 81, n. 1,
         CE, sono irricevibili. 
      
      –       Giudizio della Corte
      23      Dalla giurisprudenza della Corte emerge che la sussistenza di un interesse del ricorrente ad agire presuppone che l’impugnazione
         possa, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che l’ha proposta (ordinanze 25 gennaio 2001, causa C‑111/99 P,
         Lech‑Stahlwerke/Commissione, Racc. pag. I‑727, punto 18, e 8 aprile 2008, causa C‑503/07 P, Saint-Gobain Glass Deutschland/Commissione,
         Racc. pag. I‑2217, punto 48 e giurisprudenza ivi citata).
      
      24      Nella specie, la Commissione e l’Aseprofar sostengono che il Tribunale sia incorso in errore di diritto nella propria valutazione
         relativa all’oggetto anticoncorrenziale delle condizioni generali di vendita, ma chiedono alla Corte di confermare il punto
         2 del dispositivo della sentenza impugnata, procedendo ad una sostituzione della motivazione. 
      
      25      Ciò premesso, come correttamente rilevato dalla GSK, è pacifico che i motivi dedotti dalla Commissione e dall’Aseprofar non
         possano, da un lato, procurare loro un vantaggio e, dall’altro, incidere sul punto 2 del dispositivo della sentenza impugnata,
         che ha confermato la violazione dell’art. 81, n. 1, CE. 
      
      26      Conseguentemente, devono essere dichiarati irricevibili le impugnazioni autonome della Commissione e dell’Aseprofar nella
         parte in cui sono dirette contro la parte della motivazione della sentenza impugnata relativa all’art. 81, n. 1, CE.
      
       Sull’irricevibilità dell’impugnazione incidentale della Commissione sollevata dalla GSK 
      –       Argomenti delle parti
      27      La GSK deduce, in primo luogo, l’irricevibilità dell’impugnazione incidentale, sulla base del rilievo che la Commissione ha
         già proposto impugnazione avverso la sentenza impugnata nell’ambito della causa C‑513/06 P. A suo avviso, l’impugnazione e
         l’impugnazione incidentale si porrebbero in rapporto di alternatività e non potrebbero essere avviate cumulativamente. 
      
      28      In secondo luogo, l’impugnazione incidentale, essendo identica all’impugnazione nella causa C‑513/06 P, costituirebbe un illecito
         procedurale e sarebbe, sotto tal profilo, irricevibile. A parere della GSK, atteso che i due atti riguardano una controversia
         tra le stesse parti, sono diretti agli stessi fini e si fondano sugli stessi motivi, l’atto successivo, vale a dire l’impugnazione
         incidentale, sarebbe irricevibile.
      
      29      In terzo luogo, l’impugnazione incidentale sarebbe irricevibile là dove contesta talune parti della sentenza impugnata che
         accolgono la domanda della Commissione. L’irricevibilità sarebbe manifesta considerato che un motivo diretto contro elementi
         della motivazione di una sentenza impugnata ininfluenti sul dispositivo della medesima è inoperante e dev’essere conseguentemente
         respinto.
      
      30      La Commissione sostiene, segnatamente, che la maggior parte degli argomenti relativi all’art. 81, n. 1, CE attengono a questioni
         riguardanti il n. 3 dell’articolo medesimo, in quanto vertenti sulle specificità riferite al mercato che sono pertinenti per
         il n. 1 e per il n. 3 del detto articolo. Essa deduce, inoltre, che tali argomenti dovrebbero essere intesi quali argomenti
         in risposta a quelli esposti nell’impugnazione della GSK. La Commissione aggiunge che nessuna norma dispone l’irricevibilità
         della proposizione di un’impugnazione incidentale nell’ipotesi in cui sia stata già proposta impugnazione autonoma. 
      
      –       Giudizio della Corte
      31      Per quanto attiene all’argomento secondo cui la Commissione non potrebbe proporre cumulativamente un’impugnazione ed un’impugnazione
         incidentale in quanto ciò costituirebbe, segnatamente, un illecito procedurale, si deve rilevare che, in primo luogo, dal
         tenore dell’art. 116 del regolamento di procedura della Corte non emerge minimamente che una parte non possa proporre cumulativamente
         un ricorso ed un ricorso incidentale contro una stessa sentenza del Tribunale, e ciò indipendentemente dalla circostanza che
         tale sentenza riguardi più cause e che queste siano state riunite. In secondo luogo, le cause C‑501/06 P e C‑513/06 P, malgrado
         la loro riunione, non hanno perduto il loro carattere autonomo. 
      
      32      Conseguentemente, l’argomento della GSK non può trovare accoglimento. 
      
      33      Per quanto attiene all’argomento secondo cui l’impugnazione incidentale sarebbe irricevibile in quanto il suo autore contesterebbe
         la motivazione di talune parti della sentenza impugnata e non il punto 2 del dispositivo della medesima, si deve rilevare
         che, esattamente come per un’impugnazione, l’esistenza di un interesse ad agire del ricorrente presuppone che l’impugnazione
         incidentale possa, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che l’ha proposta. 
      
      34      Tuttavia, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 52 delle conclusioni, la Commissione ha dichiarato, nel corso
         del procedimento, che i propri argomenti nell’ambito dell’impugnazione incidentale erano soprattutto diretti a rispondere
         all’impugnazione della GSK. A parere della Commissione, argomenti così concepiti non possono essere considerati quale impugnazione
         incidentale ai sensi dell’art. 116, n. 1, primo trattino, seconda ipotesi, del regolamento di procedura della Corte, bensì
         come domanda di rigetto dell’impugnazione proposta dalla GSK ai sensi dell’art. 116, n. 1, primo trattino, prima ipotesi,
         del regolamento medesimo.
      
      35      A tal riguardo, si deve rammentare che, a termini dell’art. 116, n. 1, del regolamento di procedura, le conclusioni formulate
         nella comparsa di risposta hanno per oggetto il rigetto totale o parziale dell’impugnazione ovvero l’annullamento totale o
         parziale della decisione del Tribunale o l’accoglimento, totale o parziale, delle conclusioni formulate in primo grado, esclusa
         ogni nuova conclusione. 
      
      36      Orbene, dal tenore di tale disposizione non emerge minimamente che l’Aseprofar, l’EAEPC o la Commissione siano private della
         possibilità di dedurre motivi di difesa per rispondere ai motivi specifici formulati dalla GSK nella propria impugnazione,
         per spiegare le ragioni per le quali il Tribunale sarebbe incorso in errore nell’interpretazione e nell’applicazione dell’art. 81,
         n. 1, CE nonché per esporre quella che dovrebbe essere la corretta interpretazione di tale disposizione.
      
      37      Ne consegue che, in risposta all’impugnazione proposta dalla GSK nella causa C‑501/06 P, la Commissione, nonché l’Aseprofar
         e l’EAEPC, possono chiedere il rigetto dell’impugnazione della GSK diretta contro il punto 2 del dispositivo della sentenza
         impugnata. 
      
      38      Contrariamente a quanto fatto valere dalla GSK, la circostanza che la Commissione abbia esposto i propri motivi di difesa
         nella sezione della propria comparsa di risposta intitolata «impugnazione incidentale» non è atta a rimettere in discussione
         tale conclusione. Infatti, è innegabile che non si può far unicamente riferimento alla rubrica formale della sezione in cui
         la Commissione ha sviluppato i propri argomenti, senza tener conto del contenuto della sezione medesima. Orbene, nella specie,
         indipendentemente dai termini prescelti, è evidente che la sezione della comparsa di risposta intitolata «impugnazione incidentale»
         contiene una domanda di rigetto dell’impugnazione. 
      
      39      Alla luce delle suesposte considerazioni, l’eccezione d’irricevibilità dell’impugnazione incidentale sollevata dalla GSK dev’essere
         respinta. 
      
       Sul motivo relativo all’art. 81, n. 1, CE dedotto dalla GSK 
      40      Si deve ricordare che, ai punti 114‑147 della sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato la possibilità di accogliere la
         domanda principale della Commissione, domanda secondo cui l’art. 4 delle condizioni generali di vendita, avendo ad oggetto
         la restrizione del commercio parallelo, sarebbe da considerarsi vietato dall’art. 81, n. 1, CE. 
      
      41      Ai punti 114‑116 della sentenza impugnata il Tribunale ha rilevato che le condizioni generali di vendita erano volte ad istituire
         un sistema di prezzi differenziati volto a restringere il commercio parallelo e che, in linea di principio, esse devono essere
         considerate finalizzate a restringere la concorrenza. 
      
      42      Ai successivi punti 117‑119 il Tribunale ha tuttavia rilevato che, alla luce del contesto giuridico ed economico, tale obiettivo
         di restrizione del commercio parallelo non era sufficiente, di per sé, per poter presumere che le condizioni generali di vendita
         avessero un oggetto anticoncorrenziale. Al contrario, il Tribunale ha ritenuto che l’applicazione dell’art. 81, n. 1, CE,
         nella specie, non potesse dipendere unicamente dal fatto che le condizioni medesime mirassero a limitare il commercio parallelo
         di medicinali o a compartimentare il mercato comune, elementi che consentirebbero di concludere che esse incidano sugli scambi
         tra Stati membri, ma richiedesse inoltre un’analisi volta a determinare se avessero per oggetto o per effetto di impedire,
         restringere o falsare la concorrenza sul mercato di cui trattasi a danno del consumatore finale. 
      
      43      Al punto 121 della sentenza impugnata, il Tribunale ha precisato che il commercio parallelo, sebbene sia assodato che goda
         di una certa protezione, non ne usufruisce in quanto tale, bensì in quanto favorisce, da un lato, lo sviluppo degli scambi
         e, dall’altro, il rafforzamento della concorrenza, vale a dire, per quanto attiene a tale secondo aspetto, in quanto procura
         ai consumatori finali i vantaggi di una concorrenza efficace in termini di approvvigionamento e di prezzi. A parere del Tribunale,
         anche se è pacifico che un accordo diretto a limitare il commercio parallelo debba essere considerato, in linea di principio,
         finalizzato a restringere la concorrenza, ciò vale nei limiti in cui si può presumere che esso privi di tali vantaggi i consumatori
         finali. 
      
      44      Orbene, al successivo punto 122, il Tribunale ha rilevato che, alla luce del contesto giuridico ed economico in cui si collocano
         le condizioni generali di vendita stipulate dalla GSK, non si potesse presumere che dette condizioni privassero di tali vantaggi
         i consumatori finali di medicinali. Il Tribunale ha infatti ritenuto che i grossisti spagnoli fossero in grado di mantenere
         i vantaggi che il commercio parallelo potesse implicare in termini di prezzi, nel qual caso non vi sarebbe stata ripercussione
         sui consumatori finali. 
      
      45      Al punto 133 della sentenza impugnata, il Tribunale ha contestato alla Commissione di non aver mai esaminato la caratteristica
         specifica ed essenziale del settore, attinente al fatto che i prezzi dei prodotti di cui trattasi, assoggettati al controllo
         degli Stati membri che li fissano direttamente o indirettamente ai livelli da essi ritenuti adeguati, si attestano su livelli
         strutturalmente differenti nella Comunità e, contrariamente ai prezzi di altri beni di consumo, continuano ad essere in ogni
         caso sottratti, in considerevole misura, al libero gioco della domanda e dell’offerta. Al successivo punto 134 il Tribunale
         ha ritenuto che tale circostanza impedisse di poter presumere che il commercio parallelo producesse un impatto sui prezzi
         applicati ai consumatori finali di farmaci a carico dei sistemi nazionali di assicurazione malattia attribuendo loro, per
         tale motivo, un significativo vantaggio equiparabile a quello di cui godrebbero se i prezzi stessi fossero determinati dal
         gioco della domanda e dell’offerta. 
      
      46      Sulla base di tale ragionamento, il Tribunale ha infine rilevato, al punto 147 della sentenza impugnata, che la domanda principale
         della Commissione, secondo cui l’art. 4 delle condizioni generali di vendita, avendo ad oggetto la restrizione del commercio
         parallelo, sarebbe da ritenersi vietato dall’art. 81, n. 1, CE, non potesse essere accolta. Atteso che i prezzi dei medicinali
         di cui trattasi sono sottratti, in ampia misura, al libero gioco della domanda e dell’offerta a motivo della normativa applicabile
         e sono fissati o controllati dalla pubblica amministrazione, non potrebbe essere dato automaticamente per scontato che il
         commercio parallelo miri a farli diminuire e ad accrescere in tal modo il benessere dei consumatori finali. L’esame del tenore
         dell’art. 4 delle condizioni generali di vendita, effettuato in tale contesto, non consentirebbe quindi di presumere che tale
         pattuizione, volta a limitare il commercio parallelo, miri così a ridurre il benessere dei consumatori finali. In tale situazione
         per lo più inedita, il carattere restrittivo, riguardo alla concorrenza, delle dette condizioni non potrebbe essere pertanto
         desunto dalla mera lettura del relativo testo, effettuata nel suo specifico ambito, e i suoi effetti dovrebbero essere necessariamente
         previsti, non fosse altro che per verificare cosa l’autorità di regolamentazione abbia potuto desumere da tale lettura. 
      
       Argomenti delle parti
      47      Con la sua impugnazione la GSK mira ad ottenere l’annullamento del punto 2 del dispositivo della sentenza impugnata, nella
         parte in cui ha respinto il suo ricorso diretto all’annullamento dell’art. 1 della decisione controversa. La GSK sostiene
         che il Tribunale, ritenendo che le condizioni generali di vendita producessero un effetto anticoncorrenziale, sia incorso
         in un’interpretazione erronea dell’art. 81, n. 1, CE. 
      
      48      Per contro, a suo parere, correttamente il Tribunale ha ritenuto che l’esame dell’obiettivo restrittivo delle dette condizioni,
         riguardo all’art. 81, n. 1, CE, effettuato dalla Commissione, fosse viziato dalla mancata presa in considerazione del contesto
         giuridico ed economico pertinente. Tuttavia, la GSK sostiene che il Tribunale avrebbe dovuto rilevare la stessa carenza nell’esame
         dell’analisi degli effetti delle condizioni stesse. 
      
      49      Ad avviso della GSK, il Tribunal avrebbe dovuto dichiarare che le condizioni non potessero avere ad effetto una restrizione
         della concorrenza nel senso di una riduzione del benessere dei consumatori. 
      
      50      Nelle proprie comparse di risposta all’impugnazione della GSK, la Commissione, l’Aseprofar e l’EAEPC contestano tutti gli
         argomenti dedotti ex adverso. Esse sostengono che nella sentenza impugnata il Tribunale abbia correttamente ritenuto sussistente
         la violazione dell’art. 81, n. 1, CE. 
      
      51      Nel chiedere il rigetto del motivo relativo all’art. 81, n. 1, CE, dedotto dalla GSK, esse ritengono tuttavia, al tempo stesso,
         che il Tribunale sia incorso in una serie di errori di diritto nella valutazione dell’oggetto anticoncorrenziale delle condizioni
         generali di vendita. Esse deducono che un’analisi del contesto giuridico ed economico conforme ai principi elaborati dalla
         giurisprudenza della Corte avrebbe dovuto indurre il Tribunale a concludere che le condizioni generali di vendita erano anticoncorrenziali
         in considerazione del loro oggetto. Atteso che il punto 2 del dispositivo della sentenza impugnata è, a loro avviso, peraltro
         fondato, esse chiedono alla Corte una sostituzione della relativa motivazione. 
      
      52      Nella comparsa di risposta all’impugnazione della GSK la Commissione sostiene, in particolare, che il Tribunale abbia operato
         un’interpretazione ed un’applicazione erronee della nozione di «oggetto» di cui all’art. 81, n. 1, CE. 
      
      53      A parere della Commissione, da un lato, la Corte ed il Tribunale hanno sempre affermato che gli accordi diretti a restringere
         il commercio parallelo all’interno della Comunità europea hanno in oggetto la restrizione della concorrenza. Dall’altro, nella
         sentenza impugnata il Tribunale avrebbe non solo posto una norma giuridica restrittiva per la protezione del commercio parallelo,
         ma l’avrebbe anche applicata in modo erroneo ed incompleto senza fornire motivazione sufficiente al riguardo. La Commissione
         rileva che, ai punti 117‑122 della sentenza impugnata, il Tribunale ha constatato che il commercio parallelo tra gli Stati
         membri dev’essere protetto solo «in quanto favorisce, da una parte, lo sviluppo degli scambi e, dall’altra, il rafforzamento
         della concorrenza». Orbene, l’istituzione contesta al Tribunale di ignorare lo sviluppo degli scambi nel prosieguo del suo
         ragionamento, di interpretare il rafforzamento della concorrenza nel senso che esso esigerebbe che il commercio parallelo
         procuri ai consumatori finali i vantaggi di una concorrenza efficace in termini di approvvigionamento o di prezzi e di aver
         omesso qualsivoglia esame dei vantaggi in termini di approvvigionamento apportati dal commercio parallelo. 
      
       Giudizio della Corte
      54      Considerato che la Commissione, l’Aseprofar e l’EAEPC sostengono che il Tribunale sia incorso in un errore di diritto nelle
         proprie valutazioni relative all’oggetto anticoncorrenziale delle condizioni generali di vendita e chiedono alla Corte di
         confermare il punto 2 del dispositivo della sentenza impugnata, procedendo ad una sostituzione della motivazione, i loro argomenti
         devono essere esaminati prima di quelli invocati dalla GSK a sostegno della sua impugnazione. 
      
      55      In primo luogo, si deve rammentare che, al fine di stabilire se una pratica rientri nel divieto enunciato dall’art. 81, n. 1,
         CE, l’oggetto e l’effetto anticoncorrenziale non sono condizioni cumulative, bensì alternative. Orbene, secondo giurisprudenza
         costante sin dalla sentenza 30 giugno 1966, causa 56/65, LTM (Racc. pag. 262, in particolare pag. 281), l’alternatività di
         tali condizioni, espressa dalla disgiunzione «o», rende anzitutto necessario considerare l’oggetto stesso della pratica concordata,
         tenuto conto del contesto economico nel quale quest’ultima deve trovare applicazione. Nel caso in cui, invece, l’analisi del
         tenore della pratica concordata non rivelasse un pregiudizio per la concorrenza di sufficiente entità, occorrerebbe prendere
         in esame i suoi effetti e, per poterla vietare, dovrebbero sussistere tutti gli elementi che comprovino che il gioco della
         concorrenza sia stato di fatto impedito, ristretto o falsato in modo sensibile. Dalla giurisprudenza emerge parimenti che
         non occorre esaminare gli effetti di un accordo una volta che sia stato accertato l’oggetto anticoncorrenziale del medesimo
         (v., in tal senso, sentenza 4 giugno 2009, causa C‑8/08, causa T‑Mobile Netherlands e a., non ancora pubblicata nella Raccolta,
         punti 28 e 30).
      
      56      In secondo luogo, l’esame prioritario degli argomenti relativi all’oggetto anticoncorrenziale delle condizioni generali di
         vendita rispetto a quelli relativi ai suoi effetti anticoncorrenziali appare tanto più giustificato in quanto, se l’errore
         di diritto invocato dalla Commissione, dall’Aseprofar e dall’EAEPC fosse confermato, occorrerebbe respingere direttamente
         l’impugnazione della GSK riguardante la motivazione della sentenza impugnata relativa all’effetto anticoncorrenziale delle
         condizioni medesime. 
      
      57      Occorre, conseguentemente, verificare se il giudizio del Tribunale quanto all’esistenza di un oggetto anticoncorrenziale delle
         dette condizioni, richiamata supra ai punti 41‑46, risulti conforme ai principi elaborati dalla giurisprudenza in materia.
         
      
      58      A tal riguardo, si deve sottolineare che, secondo costante giurisprudenza, al fine di valutare il carattere anticoncorrenziale
         di un accordo, occorre far riferimento, segnatamente, al tenore delle sue disposizioni, agli obiettivi dallo stesso perseguiti
         nonché al contesto economico e giuridico in cui esso si colloca (v., in tal senso, sentenze 8 novembre 1983, cause riunite
         da 96/82 a 102/82, 104/82, 105/82, 108/82 e 110/82, IAZ International Belgium e a./Commissione, Racc. pag. 3369, punto 25,
         nonché 20 novembre 2008, causa C‑209/07, Beef Industry Development Society e Barry Brothers, Racc. pag. I‑8637, punti 16 e
         21). Inoltre, benché l’intenzione della parti non costituisca un elemento necessario per determinare la natura restrittiva
         di un accordo, nulla vieta alla Commissione o ai giudici comunitari di tenerne conto (v., in tal senso, sentenza IAZ International
         Belgium e a./Commissione, cit., punti 23‑25).
      
      59      Nel settore del commercio parallelo, la Corte ha già avuto l’occasione di dichiarare che, in linea di principio, accordi volti
         ad impedire o limitare tale commercio sono diretti ad impedire la concorrenza (v., in tal senso, sentenze 1° febbraio 1978,
         causa 19/77, Miller International Schallplaten/Commissione, Racc. pag. 131, punti 7 e 18, nonché 12 luglio 1979, cause riunite
         32/78 e da 36/78 a 82/78, BMW Belgium e a./Commissione, Racc. pag. 2435, punti 20‑28 e 31).
      
      60      Come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 155 delle conclusioni, tale principio, secondo cui un accordo diretto a
         restringere il commercio parallelo deve essere considerato «come avente un oggetto restrittivo per la concorrenza», trova
         applicazione nel settore farmaceutico. 
      
      61      A tal riguardo la Corte ha d’altronde affermato, nell’ambito dell’applicazione dell’articolo 81 CE e in una causa attinente
         al settore farmaceutico, che un accordo tra produttore e distributore allo scopo di ristabilire le barriere nazionali nel
         commercio tra Stati membri può essere tale da impedire il perseguimento dell’obiettivo del Trattato diretto a realizzare l’integrazione
         dei mercati nazionali tramite la creazione di un mercato unico. In tal senso, la Corte ha ripetutamente qualificato accordi
         diretti a compartimentare i mercati nazionali secondo le frontiere nazionali o rendendo più ardua l’integrazione dei mercati
         nazionali, segnatamente quelli diretti a vietare o a limitare le esportazioni parallele, come accordi aventi ad oggetto la
         limitazione della concorrenza ai sensi del detto articolo del Trattato (sentenza 16 settembre 2008, cause riunite da C‑468/06
         a C‑478/06, Sot. Lélos kai Sia e a., Racc. pag. I‑7139, punto 65 e giurisprudenza ivi citata).
      
      62      Per quanto attiene all’affermazione del Tribunale, secondo cui, se è pacifico che un accordo diretto a limitare il commercio
         parallelo dev’essere considerato, in linea di principio, diretto a restringere la concorrenza, ciò è vero nella misura in
         cui possa presumersi che l’accordo privi i consumatori finali dei benefici di una concorrenza efficace in termini di approvvigionamento
         e di prezzi, si deve rilevare che né il tenore dell’art. 81, n. 1, CE, né la giurisprudenza consentono di avvalorare tale
         affermazione. 
      
      63      Da un lato, dalla detta disposizione non emerge minimamente che unicamente gli accordi che privino i consumatori di taluni
         benefici possono presentare un oggetto anticoncorrenziale. Dall’altro, si deve sottolineare che la Corte ha affermato che
         l’art. 81 CE, al pari delle altre regole in materia di concorrenza enunciate nel Trattato, non è destinato a tutelare soltanto
         gli interessi di concorrenti o consumatori, bensì la struttura del mercato e, in tal modo, la concorrenza in quanto tale.
         Pertanto, l’accertamento della sussistenza dell’oggetto anticoncorrenziale di un accordo non può essere subordinato alla circostanza
         che i consumatori finali siano privati dei benefici di una concorrenza efficace in termini di approvvigionamento o di prezzi
         (v., per analogia, sentenza T‑Mobile Netherlands e a., cit., punti 38 e 39).
      
      64      Ne consegue che, subordinando l’esistenza di un oggetto anticoncorrenziale alla prova che le condizioni generali di vendita
         implichino inconvenienti per i consumatori finali ed escludendo l’esistenza di tale oggetto nelle condizioni medesime, il
         Tribunale è incorso in un errore di diritto. 
      
      65      Si deve tuttavia rammentare che, se la motivazione di una sentenza del Tribunale rivela una violazione del diritto comunitario,
         ma il suo dispositivo risulta fondato per altri motivi di diritto, una siffatta violazione non è tale da comportare l’annullamento
         della sentenza (v., in tal senso, sentenze 9 giugno 1992, causa C‑30/91 P, Lestelle/Commissione, Racc. pag. I‑3755, punto 28,
         nonché 12 novembre 1996, causa C‑294/95 P, Ojha/Commissione, Racc. pag. I‑5863, punto 52).
      
      66      Ciò è quanto ricorre nella specie. È infatti sufficiente rilevare che, nel punto 2 del dispositivo della sentenza impugnata,
         il Tribunale ha confermato l’art. 1 della decisione controversa in cui la Commissione aveva dichiarato che le condizioni generali
         di vendita violavano l’art. 81, n. 1, CE. Conseguentemente, non occorre annullare il punto 2 del dispositivo della sentenza
         impugnata. 
      
      67      Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, l’impugnazione della GSK, nella parte in cui è volta a dimostrare la compatibilità
         delle condizioni generali di vendita con l’art. 81, n. 1, CE dev’essere respinta in quanto infondata. 
      
       Sui motivi attinenti all’art. 81, n. 3, CE dedotti dalla Commissione, dall’EAEPC, dall’Aseprofar e dalla Repubblica di Polonia
      68      Tanto nell’impugnazione quanto nella comparsa di risposta, la Commissione deduce una serie di motivi attinenti all’art. 81,
         n. 3, CE. Taluni motivi e taluni capi di questi sono analoghi ai motivi dedotti dall’EAEPC e/o dall’Aseprofar nell’ambito
         delle loro rispettive impugnazioni, nonché dalla Repubblica di Polonia nella sua memoria di intervento. La Commissione e l’EAEPC,
         e solo esse, deducono peraltro taluni motivi relativi all’art. 81, n. 3, CE. 
      
       Sul motivo della Commissione relativo ad uno snaturamento del contesto giuridico ed economico in cui si collocano le condizioni
         generali di vendita 
      
      69      La Commissione rinvia ai propri argomenti svolti riguardo all’art. 81, n. 1, CE, con cui ha censurato i punti della sentenza
         impugnata attinenti al contesto giuridico ed economico preso in considerazione dal Tribunale, vale a dire i punti 122 e 124‑137
         della sentenza impugnata. Essa sostiene che il n. 3 del detto articolo sia stato applicato in modo erroneo, sulla base di
         false specificità del settore farmaceutico. 
      
      70      L’istituzione aggiunge che, al punto 104 della sentenza impugnata, il Tribunale ha ritenuto che la coesistenza di differenti
         normative statali possa falsare la concorrenza. Orbene, ciò che, a termini di tale passo della sentenza, sarebbe solo una
         possibilità diverrebbe una realtà al successivo punto 276, in cui il Tribunale ha considerato che il gioco della concorrenza
         risulta falsato dalla presenza di normative statali. 
      
      71      La GSK fa presente di aver risposto a tale questione nell’ambito del proprio esame del motivo relativo all’art. 81, n. 1,
         CE. 
      
      72      Si deve anzitutto rilevare che, al punto 122 della sentenza impugnata, il Tribunale fa riferimento, evocando un’ipotesi e
         non una realtà, alla situazione in cui i vantaggi che il commercio parallelo implica in termini di prezzi non verrebbero ripercossi
         sui consumatori finali, il che non può costituire uno snaturamento del contesto giuridico ed economico preso in considerazione
         nelle cause in esame. 
      
      73      Dalla lettura dei successivi punti 124‑137, relativi a tale contesto, non emerge poi che il Tribunale ne abbia operato lo
         snaturamento. Nei detti punti il Tribunale richiama le principali caratteristiche di tale contesto le quali sono riprese d’altronde
         dalla decisione controversa. 
      
      74      Infine, al punto 104 della sentenza impugnata, il Tribunale, nell’esaminare se la coesistenza delle differenti normative statali
         comportasse l’inapplicabilità dell’art. 81, n. 1, CE, ha ritenuto che tale coesistenza fosse tale da falsare la concorrenza.
         Al successivo punto 105, il Tribunale ha rilevato che tale disposizione non trova applicazione unicamente quando il settore
         in cui si collochi l’accordo in questione sia soggetto ad una normativa che escluda la possibilità di una concorrenza che
         possa essere impedita, falsata o ristretta dall’accordo medesimo. 
      
      75      In tale fase del ragionamento il Tribunale non era tenuto ad accertare se le normative in questione falsassero o meno effettivamente
         la concorrenza, contrariamente a quanto il Tribunale stesso ha successivamente constatato al punto 276 della sentenza impugnata.
         Sotto tale profilo, non sussiste quindi contraddizione nella motivazione.
      
      76      Il motivo della Commissione dev’essere pertanto respinto in quanto infondato. 
      
       Sui motivi della Commissione, dell’EAEPC, dell’Aseprofar e della Repubblica di Polonia relativi all’erronea applicazione dell’imputazione
         dell’onere della prova, al grado di prova richiesto nonché alla nozione di «promozione del progresso tecnico» 
      
      77      Il motivo della Commissione relativo all’erronea applicazione dell’imputazione dell’onere della prova, al grado di prova richiesto
         nonché alla nozione di «promozione del progresso tecnico» si articola in cinque capi, ove il contenuto di taluni di essi è
         analogo a quello dei motivi dedotti dall’EAEPC, dall’Aseprofar e dalla Repubblica di Polonia.
      
      –       Sul primo capo del motivo della Commissione
      78      La Commissione sostiene che il Tribunale abbia erroneamente applicato la giurisprudenza relativa all’imputazione dell’onere
         della prova ed al grado di prova richiesto nell’ambito dell’art. 81, n. 3, CE. Essa censura il punto 242 della sentenza impugnata,
         nonché i successivi punti 269 e 303, che risulterebbero in contrasto con la giurisprudenza, nonché con i criteri e con i principi
         applicabili al controllo delle concentrazioni. Orbene, non sussisterebbe alcuna analogia tra gli esami degli effetti anticoncorrenziali
         di una concentrazione e quello dell’applicazione dell’art. 81, n. 3, CE. 
      
      79      Contrariamente alle controversie in materia di concentrazioni, nelle quali sulle parti che hanno proceduto alla notifica non
         graverebe, a parere dell’istituzione, alcun onere probatorio specifico, da costante giurisprudenza risulterebbe che, nel contesto
         di tale disposizione, spetti alle imprese interessate fornire alla Commissione gli elementi di prova idonei a dimostrare che
         l’accordo risponda ai requisiti dettati dalla detta disposizione. La Commissione si richiama, a sostegno della propria tesi,
         alle sentenze 13 luglio 1966, cause riunite 56/64 e 58/64, Consten e Grundig/Commissione (Racc. pag. 429), e 17 settembre
         1985, cause riunite 25/84 e 26/84, Ford-Werke e Ford of Europe/Commissione (Racc. pag. 2725).
      
      80      La GSK replica richiamandosi alla sentenza 7 gennaio 2004, cause riunite C‑204/00 P, C‑205/00 P, C‑211/00 P, C‑213/00 P, C‑217/00
         e C‑219/00 P, Aalborg Portland e a./Commissione (Racc. pag. I‑123, punto 79), nonché all’ordinanza 28 settembre 2006, causa
         C‑552/03 P, Unilever Bestfoods/Commissione (Racc. pag. I‑9091, punto 102), al fine di dimostrare che il Tribunale non ha violato
         le norme applicabili in materia di onere della prova. A suo parere, solamente in due occasioni il Tribunale ha fatto riferimento
         alla regola applicabile alle concentrazioni, da un lato, in via principale, al fine di descrivere il controllo del Tribunale
         stesso sull’esame effettuato dalla Commissione ex art. 81, n. 3, CE e, dall’altro, in via subordinata, per precisare al riguardo
         che, laddove l’impresa abbia fornito elementi di prova, spetta alla Commissione procedere ad un’analisi prospettica. 
      
      81      Il Tribunale avrebbe solamente ritenuto, in conclusione, che la Commissione non avesse preso in seria considerazione gli argomenti
         della GSK, contrariamente a quanto sarebbe stato suo obbligo. La GSK sottolinea che il Tribunale ha anche fatto richiamo alle
         sue sentenze 28 febbraio 2002, causa T‑86/95, Compagnie générale maritime e a./Commissione (Racc. pag. II‑1011), e 23 ottobre
         2003, causa T‑65/98, Van den Bergh Foods/Commissione (Racc. pag. II‑4653), riguardanti l’art. 81, n. 3, CE. Laddove l’impresa
         abbia dimostrato, sulla base di argomenti pertinenti, affidabili e verosimili, che le condizioni previste da tale disposizione
         potessero ragionevolmente trovare applicazione, la Commissione sarebbe tenuta a respingere i detti argomenti. 
      
      82      Si deve rilevare, da un lato, che, ai punti 233‑236 della sentenza impugnata, il Tribunale ha richiamato la giurisprudenza,
         i principi ed i criteri che disciplinano l’onere della prova ed il grado di prova richiesto in materia di domande di esenzione
         ex art. 81, n. 3, CE, sottolineando, correttamente, che il soggetto che si avvalga di tale disposizione deve dimostrare, sulla
         base di argomenti ed elementi di prova convincenti, la sussistenza dei requisiti richiesti per beneficiare dell’esenzione
         (v., in tal senso, sentenza 11 luglio 1985, causa 42/84, Remia e a./Commissione, Racc. pag. 2545, punto 45).
      
      83      L’onere della prova incombe, quindi, sull’impresa che chiede di poter beneficiare dell’esenzione ex art. 81, n. 3, CE. Tuttavia,
         gli elementi di fatto fatti valere dalla detta impresa possono essere tali da obbligare la controparte a fornire una spiegazione
         o una giustificazione, in mancanza della quale è lecito ritenere che l’onere della prova sia stato soddisfatto (v., in tal
         senso, sentenza Aalborg Portland e a./Commissione, cit., punto 279).
      
      84      Dall’altro, il Tribunale ha ricordato, ai punti 240, 241, 243 e 244 della sentenza impugnata, i principi ed i criteri che
         disciplinano il suo sindacato sulla decisione della Commissione adottata in risposta ad una domanda di esenzione ex art. 81,
         n. 3, CE. Il Tribunale ha correttamente precisato che, a fronte di una domanda di annullamento di una decisione di tal genere,
         esso opera un sindacato ristretto quanto al merito. 
      
      85      Tale affermazione risulta del tutto conforme con il principio secondo cui il controllo che i giudici comunitari esercitano
         sulle valutazioni economiche complesse fatte dalla Commissione si limita necessariamente alla verifica del rispetto delle
         regole di procedura e di motivazione nonché dell’esattezza materiale dei fatti, dell’insussitenza di errore manifesto di valutazione
         e di sviamento di potere (sentenza Aalborg Portland e a./Commissione, cit., punto 279).
      
      86      Il Tribunale ha inoltre aggiunto che non spetta al medesimo sostituire le proprie valutazioni economiche a quelle dell’autore
         della decisione di cui gli venga chiesto di verificarne la legittimità. 
      
      87      I richiami effettuati in tal senso dal Tribunale non rivelano errori di diritto e non consentono di concludere che i riferimenti
         giurisprudenziali, indicati al punto 242 della sentenza impugnata, relativi a controversie in materia di concentrazione, nonché
         il tenore dei punti 269 e 303 della sentenza medesima, possano implicare una modificazione dell’imputazione dell’onere della
         prova nonché del grado di prova richiesto nell’ambito dell’art. 81, n. 3, CE. 
      
      88      Il primo capo del motivo dedotto dalla Commissione a tal riguardo dev’essere pertanto respinto. 
      
      –       Sul secondo capo del motivo della Commissione
      89      La Commissione censura i punti 249 e 252 della sentenza impugnata sostenendo che il Tribunale sia incorso in un errore di
         diritto laddove ha ritenuto che fosse sufficiente che l’impresa, che intenda ottenere l’esenzione ex art. 81, n. 3, CE, dimostri
         la probabilità che possano prodursi incrementi di efficienza.
      
      90      Orbene, tale criterio sarebbe erroneo alla luce della giurisprudenza della Corte. La Commissione invoca, in particolare, le
         menzionate sentenze della Corte Consten e Grundig/Commissione, nonché del Tribunale, Compagnie générale maritime e a./Commissione,
         e Van den Bergh Foods/Commissione, per sostenere che spetta a colui che abbia proceduto alla notifica dimostrare che dalla
         restrizione della concorrenza derivino vantaggi obiettivi rilevanti. 
      
      91      La GSK replica deducendo che le cause richiamate dalla Commissione riguardano controversie attinenti a cartelli ed al commercio
         parallelo di settori diversi da quello farmaceutico, in cui le misure di cui trattasi non avevano generato incrementi di efficienza
         intrinseci e in cui le imprese non avevano dedotto argomenti credibili quanto all’esistenza di tali incrementi. Inoltre, l’approccio
         del Tribunale rifletterebbe la prassi decisionale della Commissione in controversie precedenti, in cui l’istituzione ha riconosciuto
         che un accordo può procurare vantaggi [decisione della Commissione 7 aprile 2004, 2004/841/CE, relativa ad un procedimento
         a norma dell’articolo 81 del trattato CE riguardante il caso COMP/A.38284/D2 – Société Air France/Alitalia Linee Aeree Italiane
         SpA (GU L 362, pag. 17)], potrebbe avere incrementi di efficienza [decisione della Commissione 16 luglio 2003, 2004/207/CE,
         relativa ad un procedimento ai sensi dell’articolo 81 del trattato CE e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/38.369
         – T-Mobile Deutschland/O2 Germany: Accordo quadro per la condivisione delle infrastrutture di rete) (GU 2004, L 75, pag. 32)]
         ovvero che i suoi vantaggi (…) sono evidenti [decisione della Commissione 23 luglio 2003, 2003/778/CE, relativa ad un procedimento
         a norma dell’articolo 81 del trattato CE e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (COMP/C.2-37.398 – Vendita congiunta dei diritti
         della UEFA Champions League) (GU L 291, pag. 25)].
      
      92      Si deve rilevare che, al punto 247 della sentenza impugnata, il Tribunale ha correttamente ricordato che, per poter essere
         esentato ai sensi dell’art. 81, n. 3, CE, un accordo deve contribuire a migliorare la produzione o la distribuzione dei prodotti
         ovvero a promuovere il progresso tecnico o economico. Tale contributo non si identifica con tutti i vantaggi che le imprese
         partecipanti all’accordo ricavano dalla loro attività, bensì con vantaggi obiettivi rilevanti, idonei a compensare gli inconvenienti
         che ne derivano per la concorrenza (v., in tal senso, sentenza Consten e Grundig/Commissione, cit., punti 502 e 503).
      
      93      Come sottolineato dall’avvocato generale al paragrafo 193 delle conclusioni, un’esenzione concessa per un periodo determinato
         può necessitare un’analisi prospettica della concretizzazione dei vantaggi derivanti dall’accordo e, per poter presumere che
         l’accordo implichi siffatti vantaggi, è sufficiente che la Commissione pervenga, sulla base degli elementi di cui dispone,
         alla convinzione della probabilità che il rilevante vantaggio oggettivo si concretizzi. 
      
      94      Il Tribunale non è quindi incorso in un errore di diritto al punto 249 della sentenza impugnata laddove ha ritenuto che l’azione
         della Commissione può implicare che si verifichi se, alla luce degli argomenti di fatto o degli elementi probatori forniti,
         risulti più probabile che l’accordo consenta l’ottenimento di rilevanti vantaggi oggettivi ovvero che tale ipotesi non ricorra.
         
      
      95      Il Tribunale non ha nemmeno commesso errori di diritto, al punto 252 della sentenza impugnata, laddove ha rilevato che occorreva
         accertare se la Commissione potesse concludere che gli argomenti e gli elementi di prova della GSK, il cui esame implicava
         un’analisi prospettica, non dimostrassero, con un sufficiente grado di probabilità, che l’art. 4 delle condizioni generali
         di vendita dovesse consentire l’ottenimento di un rilevante vantaggio oggettivo tale da compensare, favorendo l’innovazione,
         gli inconvenienti che ne derivavano per la concorrenza. 
      
      96      Il secondo capo del motivo della Commissione dev’essere quindi respinto in quanto infondato. 
      
      –       Sul terzo capo del motivo della Commissione e sul secondo motivo dell’EAEPC
      97      La Commissione censura i punti 276 e 301, nonché i punti 162‑169 e 281‑293 della sentenza impugnata. Essa sostiene che il
         Tribunale, laddove ha ritenuto che la natura strutturale delle differenze di prezzo implicasse un aggravamento dell’onere
         della prova e rendesse inutile l’esame dell’ampiezza degli eventuali incrementi di efficienza, abbia erroneamente applicato
         l’art. 81, n. 3, CE. A parere dell’istituzione, il Tribunale avrebbe assunto una posizione esigente nei suoi confronti per
         quanto attiene all’esame degli argomenti della GSK, sulla base del rilievo che la situazione, cui tale società era confrontata,
         sarebbe stata strutturale. 
      
      98      La Commissione sottolinea in particolare che, se, come afferma il Tribunale al punto 284 della sentenza impugnata, il fenomeno
         è strutturale unicamente in ragione dell’esistenza, nei singoli Stati membri, di prezzi differenti per uno stesso medicinale,
         qualsiasi fenomeno è allora strutturale, considerato che è alquanto raro trovare un bene di consumo il cui prezzo sia identico
         in tutta la Comunità. A suo parere, i problemi del settore farmaceutico non sono più strutturali rispetto a quelli degli altri
         settori ed essa non ha mai considerato che le fluttuazioni monetarie costituiscano unicamente un importante fattore aggravante
         di un altro problema strutturale. Infine, l’ampiezza degli obblighi della Commissione per quanto attiene alla valutazione
         degli elementi di prova non potrebbe dipendere dal contesto normativo, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale. Sotto
         tale profilo, sussisterebbe una contraddizione nella motivazione della sentenza impugnata, considerato che, al punto 192 della
         medesima, il Tribunale ha peraltro dichiarato che «la circostanza che il contesto giuridico ed economico nel quale operano
         determinate imprese contribuisca a restringere la concorrenza non può servire a giustificare che tali imprese, impedendo o
         restringendo la concorrenza che tale contesto lascia sussistere o insorgere, violino a loro volta le regole di concorrenza».
      
      99      La GSK rammenta gli studi che spiegano, a suo parere, le ragioni per le quali la ricerca e lo sviluppo nel settore farmaceutico
         non possono essere finanziati se non sulla base di entrate correnti. Essa sottolinea i punti della sentenza impugnata in cui
         il Tribunale ha fatto proprie le conclusioni della Commissione, considerate non argomentate, frammentate e lapidarie. 
      
      100    L’EAEPC, dal canto suo, censura la sentenza impugnata deducendo che spettava alla GSK dimostrare la sussistenza di tutti i
         requisiti necessari ai fini dell’applicazione dell’art. 81, n. 3, CE e che le considerazioni generali svolte dalla detta impresa
         non erano sufficienti. Non sarebbe spettato alla Commissione assumere quali sensibili vantaggi oggettivi la promozione dell’innovazione
         unicamente sulla base di tali considerazioni generali. L’EAEPC censura, in particolare, il punto 236 della sentenza impugnata
         sulla base del rilievo che la citata sentenza Aalborg Portland e a./Commissione, richiamata dal Tribunale, non implicherebbe
         un’applicazione della regola dell’esonero dall’onere della prova. L’onere della prova applicabile all’art. 81, n. 3, CE verrebbe
         traslato alla Commissione solamente nel caso in cui vengano forniti elementi di prova determinati sotto forma di presunzione.
         Argomenti generali, ancorché riferiti al contesto giuridico ed economico del settore farmaceutico, non potrebbero rientrare
         in tali presunzioni. 
      
      101    La GSK replica sostenendo che il Tribunale abbia correttamente preteso dalla Commissione che essa esaminasse il contesto giuridico
         ed economico assunto a fondamento delle tesi e degli elementi di prova della GSK. Le prove da essa prodotte non sarebbero
         generali ed imprecise, bensì evidenzierebbero, al contrario, il contesto giuridico ed economico di base che dovrebbe essere
         preso in considerazione affinché l’analisi risulti sensata. Infine, il Tribunale avrebbe applicato le regole in materia di
         onere della prova chiedendo alla Commissione di procedere ad un esame sufficientemente approfondito degli elementi di fatto
         e di prova dinnanzi ad esso dedotti dalla GSK. Le prove della GSK sarebbero state sufficienti per dimostrare che le condizioni
         generali di vendita potevano beneficiare di un’esenzione. 
      
      102    Si deve ricordare che l’esame di un accordo, al fine di accertare se questo contribuisca a migliorare la produzione o la distribuzione
         dei prodotti o a promuovere il progresso tecnico o economico e se l’accordo medesimo sia fonte di rilevanti vantaggi oggettivi,
         dev’essere compiuto alla luce degli argomenti di fatto e degli elementi di prova forniti nell’ambito della domanda di esenzione
         ex art. 81, n. 3, CE.
      
      103    Tale esame può richiedere che si tenga conto delle caratteristiche e delle eventuali specificità del settore interessato dall’accordo,
         se tali caratteristiche e specificità risultano decisive ai fini del risultato dell’esame. Si deve aggiungere che prendere
         in considerazione tali elementi non significa che l’onere della prova venga invertito, bensì garantisce solamente che l’esame
         della domanda di esenzione venga effettuato alla luce degli argomenti di fatto e degli elementi di prova idonei forniti dal
         richiedente. 
      
      104    Orbene, ritenendo sostanzialmente, ai punti 276 e 303 della sentenza impugnata, che la Commissione avesse erroneamente omesso
         di tener conto di taluni elementi sottolineati dalla GSK nella propria domanda, tra i quali in particolare le specificità
         strutturali del settore farmaceutico interessato e che tale omissione viziasse l’esame della domanda di esenzione presentata
         dalla GSK, il Tribunale non è incorso in errore di diritto a tal riguardo. 
      
      105    Peraltro, per quanto attiene all’insufficiente motivazione che la Commissione invoca riguardo al punto 292 della sentenza
         impugnata, attinente alle differenze di prezzo e alle variazioni dei cambi, l’istituzione sostiene che sia impossibile determinare,
         in tale punto, a quale parte della propria comunicazione 25 novembre 1999, COM (1998) 588 def., concernente il mercato unico
         dei prodotti farmaceutici, venga fatto riferimento. Tuttavia, è sufficiente riportarsi al contenuto di tale comunicazione,
         come riassunta dal Tribunale al punto 264 della sentenza impugnata e che la Commissione non contesta, per individuare i due
         punti della comunicazione medesima relativa alle differenze di prezzo ed alle variazioni di cambi cui il Tribunale fa riferimento.
         
      
      106    Il terzo capo del motivo della Commissione ed il secondo motivo dell’EAEPC devono essere quindi respinti in quanto infondati.
         
      
      –       Sul quarto capo del motivo della Commissione 
      107    La Commissione censura i punti 292 e 293 della sentenza impugnata. Il Tribunale avrebbe ivi affermato che le fluttuazioni
         monetarie possono giustificare una restrizione della concorrenza, il che costituirebbe un’erronea applicazione dell’art. 81,
         n. 3, CE. 
      
      108    La normativa comunitaria non consentirebbe alle imprese di invocare l’effetto delle fluttuazioni monetarie per giustificare
         ostacoli al commercio parallelo. 
      
      109    Si deve rilevare che, ai punti censurati della sentenza impugnata, il Tribunale non ha affermato che un accordo restrittivo
         della concorrenza, destinato a compensare fluttuazioni monetarie, possa essere esonerato ex art. 81, n. 3, CE.
      
      110    Nei detti punti della sentenza il Tribunale ha solamente rilevato: 
      
      «292      Si deve rilevare, per quanto riguarda il secondo aspetto, che il commercio parallelo è un fenomeno che può protrarsi al di
         là del breve periodo considerato dalla Commissione, non soltanto a causa del carattere duraturo delle differenze di prezzo
         che lo consentono, ma anche della ciclicità delle variazioni dei cambi, sempreché esse sussistano. La Commissione concorda
         su tale aspetto nella sua comunicazione COM(1998) 588 def. (...), e ammette altresì, nel suo controricorso, che le oscillazioni
         valutarie continuano a costituire una realtà per quanto riguarda gli Stati membri che non sono passati alla terza fase dell’[Unione
         economica e monetaria] nel 1999, nel novero dei quali figura proprio il Regno Unito.
      
      293      In tale contesto, il campione di dati numerici fornito dalla GSK è indice di una tendenza. L’interrogativo della Commissione
         risultante al punto 168 della [decisione controversa], relativo al fatto che la cifra fornita dalla GSK in merito alle sue
         perdite lorde di introiti nel 1998 potrebbe essere sovrastimato, non mette in dubbio tale conclusione. Infatti, il dato numerico
         fornito a tale riguardo in data 14 dicembre 1998 e 14 febbraio 2000 resta superiore a quello dei due anni precedenti, come
         risulta al punto 67 della [decisione controversa]. Inoltre, la spiegazione della GSK secondo cui la cifra precedentemente
         fornita a tale riguardo, il 28 luglio 1998, costituiva una stima, mentre la cifra fornita nel dicembre 1998 e nel febbraio
         2000 era reale ed era dovuta al fatto che le condizioni generali di vendita erano state applicate tra la primavera e l’autunno
         1998, come emerge ai punti 19, 23, 26, 64, 67 e 168 della [decisione controversa], era sufficientemente credibile per meritare
         un serio esame».
      
      111    Il quarto capo del motivo della Commissione dev’essere quindi respinto in quanto infondato.
      
      –       Sul quinto capo del motivo della Commissione, sostenuta dalla Repubblica di Polonia, e sul primo capo del secondo motivo dell’Aseprofar
      112    La Commissione censura i punti 255, 269, 274, 281, 297 e 300 della sentenza impugnata. Essa sostiene che la sentenza, ritenendo
         che la restrizione alla concorrenza contribuisca alla promozione del progresso tecnico in quanto l’incremento dei ricavi andrebbe
         a favore del produttore e non del grossista, applichi in modo erroneo il nesso di causalità necessario ai fini dell’applicazione
         dell’art. 81, n. 3, CE. Essa sottolinea, a tal riguardo, che occorre accertare se la restrizione contribuisca effettivamente
         al progresso tecnico e non se ne derivi un incremento dei ricavi che possa essere investito, ove le imprese lo desiderino,
         nella ricerca e nello sviluppo. Non sarebbe sufficiente che una frazione dell’incremento dei ricavi confluisca nelle spese
         di ricerca e di sviluppo e che di essa ne beneficino i produttori e non i grossisti. La Commissione aggiunge che, contrariamente
         alla posizione accolta nella sentenza 27 gennaio 1987, causa 45/85, Verband der Sachversicherer/Commissione (Racc. pag. 405),
         nella sentenza impugnata il Tribunale ha ritenuto sufficiente, affinché la detta condizione fosse soddisfatta, che una frazione
         dell’incremento dei ricavi confluisse nelle spese di ricerca e di sviluppo. Essa ritiene che il Tribunale sia incorso in un
         errore di diritto laddove ha ammesso che la condizione relativa al miglioramento della distribuzione dei prodotti o alla promozione
         del progresso tecnico possa essere soddisfatta in assenza di qualsiasi connessione specifica tra la restrizione della concorrenza
         ed il preteso vantaggio. 
      
      113    La GSK replica facendo valere il nesso tra utili e investimenti nel settore della ricerca e dello sviluppo. Tale nesso dovrebbe
         essere analizzato alla luce di studi quantitativi globali sul lungo periodo, piuttosto che su qualche mese.
      
      114    L’Aseprofar invoca parimenti un errore compiuto dal Tribunale al riguardo. Il ragionamento della GSK, secondo cui il commercio
         parallelo ridurrebbe i suoi utili e, quindi, le sue spese destinate alla ricerca ed allo sviluppo e, conseguentemente, la
         sua innovazione, sarebbe ipotetico e generale al punto tale che potrebbe applicarsi a qualsiasi restrizione della concorrenza,
         in qualsivoglia settore caratterizzato da ricerca e sviluppo intensivi. Il ragionamento fondato sul preteso nesso di causalità
         tra commercio parallelo e innovazione sarebbe erroneo. 
      
      115    A sostegno della propria risposta la GSK illustra le modalità di finanziamento della ricerca da parte delle società farmaceutiche.
         Essa fa parimenti presente che i pazienti residenti nel Regno Unito non traggono vantaggio dal commercio parallelo dei medicinali.
         L’Aseprofar offrirebbe una versione semplificatrice e deformata della sua posizione. Il problema risiederebbe nel fatto che
         la Commissione non si sarebbe presa cura di esaminare se le condizioni di vendita contenessero «vantaggi oggettivi apprezzabili».
         Essa ritiene che le affermazioni dell’Aseprofar, di natura fattuale, siano irricevibili e, in ogni caso, infondate. Il Tribunale
         si sarebbe limitato a constatare che gli argomenti della GSK meritavano di essere studiati. 
      
      116    Si deve rilevare che, ai punti 255 e 270‑274 della sentenza impugnata, il Tribunale si è limitato a esporre, rispettivamente,
         in qual modo gli argomenti della GSK erano stati articolati ed in cosa consistevano quelli relativi al calo di efficienza
         connesso al commercio parallelo. 
      
      117    Al punto 269 della sentenza medesima il Tribunale ha peraltro ricordato, rinviando al precedente punto 242, la portata del
         proprio sindacato sulle valutazioni effettuate dalla Commissione. 
      
      118    Ai punti 281, 297 e 303 della sentenza impugnata, il Tribunale ha quindi ritenuto che la Commissione non avesse preso in considerazione
         tutti i pertinenti elementi dedotti dalla GSK riguardo al calo di efficienza connesso al commercio parallelo e all’incremento
         di efficienza derivante dall’art. 4 delle condizioni generali di vendita, prima di giungere alla conclusione che la decisione
         controversa era viziata da esame carente. 
      
      119    Orbene, da tutti i menzionati singoli elementi non emerge che alcun errore di diritto sia stato commesso al riguardo. Non
         può essere validamente dimostrato alcuno snaturamento degli argomenti della GSK né alcun errore di diritto quanto alla portata
         del sindacato del Tribunale sulle valutazioni della Commissione. 
      
      120    Si deve aggiungere che, contrariamente a quanto affermato dalla Commissione, dalla menzionata sentenza Verband der Sachversicherer/Commissione
         non risulta che l’esistenza di un rilevante vantaggio oggettivo presupponga necessariamente che tutte le risorse finanziarie
         supplementari vengano investite nella ricerca e nello sviluppo. 
      
      121    Il quinto capo del motivo della Commissione e il primo capo del secondo motivo dell’Aseprofar devono essere quindi respinti
         in quanto infondati. 
      
       Sui motivi della Commissione e dell’EAEPC relativi ad uno snaturamento del contenuto della decisione controversa nonché sul
         motivo della Commissione relativo alla possibilità di far riferimento ad avvenimenti passati
      
      122    La Commissione sostiene, da un lato, che il Tribunale abbia snaturato il contenuto della decisione laddove ha affermato che
         essa avrebbe esaminato gli incrementi di efficienza nell’ambito di un solo considerando della decisione controversa. La Commissione
         sostiene, dall’altro, che il Tribunale, laddove ha considerato che l’istituzione, nel compiere un’analisi prospettica, non
         potesse legittimamente far riferimento ad avvenimenti passati, sia incorso in falsa applicazione dell’art. 81, n. 3, CE. 
      
      123    La Commissione censura il punto 261 della sentenza impugnata, nel quale il Tribunale ha affermato che essa non aveva ritenuto
         necessario esaminare in dettaglio se risultasse dimostrato che l’art. 4 delle condizioni generali di vendita implicassero
         un incremento di efficienza, questione affrontata solo puntualmente, nel punto 156 della decisione controversa. L’istituzione
         contesta parimenti i punti 299 e segg. della sentenza medesima nei quali il Tribunale ha dichiarato che essa non poteva affermare,
         in termini perentori e non argomentati, che gli argomenti di fatto e gli elementi probatori dedotti dalla GSK dovevano essere
         considerati di natura ipotetica. 
      
      124    La Commissione sottolinea che, nella decisione controversa, essa ha esaminato la questione dell’incremento di efficienza e
         afferma di aver proceduto ad una descrizione di avvenimenti passati che provano come il commercio parallelo non presenti un
         nesso evidente con gli stanziamenti ai fini della ricerca e dello sviluppo. Correttamente l’istituzione si sarebbe quindi
         fondata su elementi verificatisi in passato, nonché su dati relativi agli anni successivi alla decisione controversa, contrariamente
         alla posizione assunta dal Tribunale al riguardo.
      
      125    La GSK ritiene che, a fronte di una decisione in cui la Commissione si rifiuta di offrire una risposta equa e motivata agli
         argomenti seri e verosimili da essa dedotti, l’annullamento, sotto tal profilo, da parte del Tribunale non appare né inadeguato
         né costituisce certamente un errore giudiziario. 
      
      126    A parere dell’EAEPC, il Tribunale ha suddiviso artificialmente l’argomento della GSK in due capi. Contrariamente a quanto
         affermato dal Tribunale al punto 255 della sentenza impugnata, l’argomento della GSK diretto a dimostrare che il commercio
         parallelo sarebbe fonte di calo di efficienza e che l’art. 4 delle condizioni generali di vendita implicherebbe un incremento
         di efficienza non potrebbe essere così spezzato in due capi. Il Tribunale non potrebbe legittimamente sostenere, al successivo
         punto 261, che la Commissione non avrebbe esaminato in dettaglio il secondo capo dell’argomento della GSK relativo al menzionato
         art. 4. 
      
      127    La GSK deduce che tale argomento dell’EAEPC non appare né adeguato né pertinente. Tale argomento sarebbe formalistico, atteso
         che il Tribunale ha dichiarato, al punto 262 della sentenza impugnata, che «l’esame che la Commissione ha dedicato al calo
         di efficienza connesso al commercio parallelo, alla portata di tale calo e all’incremento di efficienza connesso alla clausola 4
         delle condizioni generali di vendita non può essere ritenuto sufficiente per suffragare le conclusioni alle quali è giunta
         la Commissione in merito a tali aspetti». In ogni caso, la decisione controversa sarebbe stata annullata in considerazione
         non della struttura della tesi svolta bensì dell’insufficienza dell’esame da parte della Commissione. La GSK aggiunge che
         la propria tesi è sempre ruotata attorno a due assi portanti, vale a dire che il commercio parallelo si tradurrebbe in un
         calo di efficienza e che l’art. 4 delle condizioni generali di vendita implicherebbe un incremento di efficienza, ragion per
         cui correttamente il Tribunale avrebbe distinto tali due aspetti della sua tesi. 
      
      128    Si deve rilevare, da un lato, che, nell’ambito del sindacato esercitato dal Tribunale sulle modalità con cui la Commissione
         ha esaminato gli argomenti di fatto e gli elementi di prova dedotti dalla GSK per dimostrare la sussistenza di un rilevante
         vantaggio oggettivo, il Tribunale ha analizzato in primo luogo, ai punti 262‑268 della sentenza impugnata, la pertinenza di
         tali argomenti ed elementi. In secondo luogo, ai successivi punti 269‑280, ha affrontato la questione della sussistenza di
         un calo di efficienza risultante dal commercio parallelo, prima di analizzare, in terzo luogo, ai successivi punti 281‑293,
         l’ampiezza di tale calo. Infine, in quarto ed ultimo luogo, l’incremento di efficienza risultante dall’art. 4 delle condizioni
         generali di vendita è stato esaminato ai punti 294‑303 della sentenza medesima. 
      
      129    Tale esame in quattro tempi, preliminare alla ponderazione, ai punti 304‑307 della sentenza impugnata, del rilevante vantaggio
         oggettivo, individuato nella restrizione della concorrenza, con gli inconvenienti che tale restrizione procura alla concorrenza
         è manifestamente diretto, ai fini delle cause in esame, a determinare se la Commissione abbia potuto legittimamente ritenere
         l’assenza di un rilevante vantaggio oggettivo per poter respingere la domanda di esenzione ex art. 81, n. 3, CE. 
      
      130    In tal modo, il Tribunale ha esercitato il proprio controllo diretto ad accertare se la Commissione non sia incorsa in un
         manifesto errore di valutazione e non risulta che, nell’esercizio di tale controllo, sia stato commesso alcun errore di diritto.
         
      
      131    Il Tribunale ha potuto così ritenere, al punto 261 della sentenza impugnata, che la Commissione aveva essenzialmente esaminato
         se il commercio parallelo implicasse un calo di efficienza per la concorrenza e che essa non aveva considerato necessario
         accertare in dettaglio se l’art. 4 delle condizioni generali di vendita procurasse un incremento di efficienza per la concorrenza
         stessa. Il Tribunale ha quindi concluso, al successivo punto 262, che l’esame effettuato dalla Commissione non era stato sufficiente.
         
      
      132    Dall’altro lato, per quanto attiene al fatto che siano stati presi in considerazione avvenimenti passati, è sufficiente rilevare,
         come osservato dall’avvocato generale al paragrafo 247 delle conclusioni, che il Tribunale non ha escluso, contrariamente
         a quanto la Commissione sostiene, che questa potesse fondarsi su tali avvenimenti. 
      
      133    I motivi dedotti al riguardo dalla Commissione e dall’EAEPC, devono essere quindi respinti perché infondati. 
      
       Sui motivi dell’EAEPC relativi ad errori di interpretazione 
      134    L’EAEPC sostiene che il Tribunale abbia erroneamente interpretato ovvero omesso di interpretare i fatti. Essa censura, a tal
         riguardo, in particolare i punti 275 e 277 della sentenza impugnata. Essa rileva che la Commissione aveva analizzato gli specifici
         argomenti della GSK ritenendo, correttamente, che l’istituzione non avesse sufficientemente dimostrato il nesso di causa ed
         effetto tra la riduzione del commercio parallelo risultante dall’inserimento dell’art. 4 delle condizioni generali di vendita
         e l’incremento di innovazione risultante da un aumento delle spese per la ricerca e lo sviluppo. Dallo studio II di Frontier
         Economics, prodotto dalla GSK, emergerebbe che «non è stato mai detto che il commercio parallelo costituirebbe il principale
         fattore in materia di ricerca e sviluppo». Il Tribunale avrebbe fondato le proprie valutazioni su fatti inesatti, vale a dire,
         in particolare, quello secondo cui il consumatore finale nel settore medico sarebbe unicamente il paziente, senza tener conto
         del fatto che il sistema sanitario nazionale dovrebbe essere parimenti considerato tale. 
      
      135    La GSK replica, sostanzialmente, che l’elemento principale del ragionamento del Tribunale si fonda sulla circostanza secondo
         cui, pur in presenza di effetti restrittivi percettibili, questi non apparivano in modo immediato e non potevano certamente
         essere presunti alla luce del contesto normativo del settore farmaceutico. 
      
      136    Si deve rilevare, come osservato dall’avvocato generale al paragrafo 280 delle conclusioni, che dalla sentenza impugnata e,
         segnatamente, dal punto 277 della medesima non emerge che il Tribunale abbia dedotto dallo studio II di Frontier Economics
         l’esistenza di un nesso diretto tra il commercio parallelo e le spese per il commercio e lo sviluppo. 
      
      137    Non risulta tanto meno, in particolare dal punto 275 della sentenza impugnata, che il Tribunale, ritenendo che la Commissione
         avesse omesso di procedere ad un esame rigoroso degli argomenti di fatto e degli elementi di prova dedotti dalla GSK, abbia
         snaturato la decisione controversa. 
      
      138    Come già affermato supra, al punto 130, il Tribunale ha esercitato il proprio controllo volto ad accertare se la Commissione
         non avesse commesso manifesti errori di valutazione e non emerge che, nell’esercizio di tale controllo, sia stato commesso
         un qualsivoglia errore di diritto. 
      
      139    I motivi dell’EAEPC relativi ad errori di interpretazione, devono essere quindi respinti in quanto infondati. 
      
       Sui motivi della Commissione e dell’Aseprofar relativi all’erronea interpretazione del grado di controllo giurisdizionale
         applicabile 
      
      140    La Commissione articola il proprio motivo in due capi, di cui il contenuto del secondo è sostanzialmente analogo ad uno dei
         motivi dedotti dall’Aseprofar.
      
      141    Per quanto attiene al primo capo del motivo della Commissione, quest’ultima sostiene che il Tribunale, con la sentenza impugnata,
         non abbia rilevato alcuna insufficienza di motivazione né alcun manifesto errore di valutazione, bensì abbia creato una nuova
         categoria di errori suscettibile di sindacato, vale a dire il «mancato serio esame», nozione sconosciuta alla giurisprudenza
         relativa al controllo giurisdizionale esercitato nell’ambito dell’art. 81, n. 3, CE. L’istituzione rinvia ai punti 269, 277,
         281, 286 e 313 della sentenza impugnata. A parere dell’istituzione, la Corte non avrebbe mai fatto ricorso alla figura del
         «mancato serio esame» ed il Tribunale non avrebbe dimostrato l’esistenza di un manifesto errore di valutazione. Un onere della
         prova ed un livello di prova correttamente definiti avrebbero dovuto indurre il Tribunale a respingere il ricorso o, quanto
         meno, a spiegare dove il manifesto errore di valutazione sarebbe stato commesso. 
      
      142    La GSK replica che il Tribunale contesta alla Commissione di non aver proceduto ad alcuna valutazione dei seri e dettagliati
         argomenti da essa dedotti, il che non modificherebbe la natura del sindacato giurisdizionale che detto giudice deve effettuare.
         Il fatto di non aver «valutato» tali argomenti ricadrebbe nella sfera del controllo del manifesto errore di valutazione. 
      
      143    Per quanto attiene al secondo capo del motivo, la Commissione sostiene, al pari dell’Aseprofar nell’ambito del motivo da essa
         dedotto, che il Tribunale sia andato oltre il corretto livello di controllo giurisdizionale, sostituendo le proprie valutazioni
         economiche a quelle della Commissione, contrariamente a quanto rammentato al punto 243 della sentenza impugnata. La Commissione
         censura, segnatamente, il punto 278 della sentenza impugnata, in cui il Tribunale ha dichiarato che essa «prescinde (...)
         dagli argomenti della GSK in base ai quali l’importanza dei suoi utili deve essere ridimensionata tenuto conto della relativa
         modalità di contabilizzazione». Tale motivazione sarebbe talmente succinta che sarebbe impossibile comprendere a cosa il Tribunale
         si riferisca. 
      
      144    L’Aseprofar aggiunge che il Tribunale avrebbe dovuto verificare l’esistenza di un manifesto errore di valutazione invece di
         esprimere un’opinione diversa da quella della Commissione e di sostituire le valutazioni della Commissione con le proprie.
         
      
      145    Per le stesse ragioni invocate riguardo al primo capo del motivo della Commissione, la GSK contesta il fatto che il controllo
         esercitato dal Tribunale potesse condurre a sostituire le valutazioni del Tribunale stesso a quelle della Commissione. 
      
      146    Come già rammentato supra al punto 85, i giudici comunitari esercitano un controllo ristretto sulle valutazioni economiche
         complesse effettuate dalla Commissione. I detti giudici si limitano, a tal riguardo, alla verifica del rispetto delle regole
         di procedura e di motivazione, all’esattezza materiale dei fatti, all’assenza di manifesti errori di valutazione e di sviamento
         di potere. 
      
      147    Orbene, nell’ambito di tale controllo, il Tribunale può verificare se la Commissione abbia sufficientemente motivato la decisione
         controversa (v., in tal senso, sentenze Remia e a./Commissione, cit., punto 40, nonché 28 maggio 1998, causa C‑7/95 P, Deere/Commissione,
         Racc. pag. I‑3111, punti 28 e 29).
      
      148    Correttamente quindi il Tribunale ha potuto verificare la motivazione della decisione controversa riguardo agli argomenti
         di fatto e agli elementi di prova pertinenti forniti dalla GSK a sostegno della domanda di esenzione. 
      
      149    Si deve inoltre osservare che il Tribunale si è limitato a rilevare che la Commissione non aveva preso in considerazione tutti
         gli argomenti di fatto e gli elementi di prova pertinenti della GSK, senza sostituire la propria motivazione a quella della
         Commissione per quanto attiene all’accoglimento della domanda di esenzione. 
      
      150    I motivi della Commissione, congiuntamente esaminati nei loro due capi, nonché il motivo dell’Aseprofar, devono essere quindi
         respinti in quanto infondati. 
      
       Sui motivi della Commissione e dell’Aseprofar relativi all’insufficienza della motivazione 
      151    La Commissione sostiene che la motivazione del punto 263 della sentenza impugnata sia insufficiente. Tale passo così recita:
         
      
      «Si deve osservare che gli argomenti di fatto della GSK e gli elementi probatori sottoposti a loro sostegno appaiono pertinenti,
         attendibili e verosimili, considerato il loro contenuto (...), che è di per sé corroborato in merito a vari rilevanti aspetti
         mediante documenti elaborati dalla Commissione».
      
      152    La Commissione precisa che i punti 265 e 266 della sentenza impugnata aggravano l’insufficiente motivazione e sottolinea,
         al riguardo, che, se il Tribunale ha dichiarato, segnatamente al detto punto 265, che «una parte [degli] argomenti [della
         GSK] e delle analisi economiche figuranti negli elementi probatori addotti a loro sostegno, attestandone così l’attendibilità
         e la verosimiglianza» risultano avvalorate dalla comunicazione COM (1998) 588 def., non sarebbe possibile determinare quali
         di tali elementi siano effettivamente avvalorati. 
      
      153    La Commissione aggiunge che dagli atti non emerge alcuna prova volta a dimostrare che la GSK fosse impedita ad incrementare
         i propri stanziamenti per la ricerca e lo sviluppo in proporzione equivalente all’assai modesto lucro cessante derivante dal
         commercio parallelo dei suoi prodotti.
      
      154    Nello stesso senso, l’Aseprofar sostiene, in particolare, che il Tribunale non abbia spiegato le ragioni per le quali l’elemento
         centrale della Commissione fosse viziato, vale a dire che non fosse dimostrato il nesso di causalità tra commercio parallelo
         e innovazione. 
      
      155    A tal riguardo, l’obbligo di motivazione incombente al Tribunale a norma degli artt. 36 e 53, primo comma, dello Statuto della
         Corte di giustizia (v. sentenza 2 aprile 2009, causa C‑431/07 P, Bouygues e Bouygues Télécom/Commissione, Racc. pag. I‑2665,
         punto 42) non risulta essere stato violato nella specie. 
      
      156    Si deve infatti sottolineare che, ai punti 255‑259 della sentenza impugnata, il Tribunale ha ripreso i vari argomenti di fatto
         e gli elementi di prova dedotti dalla GSK. Al successivo punto 261 ha ritenuto che, nella decisione controversa, la Commissione
         avesse sostanzialmente esaminato la questione se fosse stato dimostrato che il commercio parallelo generi un calo di efficienza,
         senza ritenere necessario l’esame della questione se fosse stato parimenti dimostrato che l’art. 4 delle condizioni generali
         di vendita determinasse, dal canto suo, un incremento di efficienza. 
      
      157    Al punto 262 della sentenza impugnata il Tribunale ha aggiunto che, alla luce della pertinenza degli argomenti di fatto e
         degli elementi di prova dedotti dalla GSK, l’esame della Commissione non potesse essere considerato sufficiente per fondare
         le sue conclusioni. 
      
      158    Come già rilevato sopra al punto 128, a tale rilievo il Tribunale ha fatto seguire un’analisi della pertinenza degli argomenti
         di fatto e degli elementi di prova della GSK nonché un’analisi del calo di efficienza connesso al commercio parallelo, dell’entità
         di tale calo, dell’incremento di efficienza derivante dall’art. 4 delle condizioni generali di vendita e della ponderazione
         di tali singoli aspetti. 
      
      159    I motivi dedotti dalla Commissione e dall’Aseprofar al riguardo devono essere quindi respinti perché infondati. 
      
       Sui motivi della Commissione e dell’Aseprofar relativi alle altre condizioni di applicazione dell’art. 81, n. 3, CE 
      160    La Commissione censura il punto 309 della sentenza impugnata e ritiene che quest’ultima non contenga alcuna motivazione quanto
         alla condizione relativa al «carattere indispensabile» della restrizione. 
      
      161    L’Aseprofar sostiene, peraltro, che il Tribunale sia incorso in un errore manifesto ai punti 235‑240 della sentenza impugnata,
         in cui ha dichiarato che la Commissione aveva concentrato il suo esame sulla prima condizione di applicazione dell’art. 81,
         n. 3, CE. Il Tribunale non avrebbe verificato la fondatezza dell’analisi, compiuta dalla Commissione, degli argomenti secondo
         cui una parte sostanziale degli incrementi di efficienza si ripercuoterebbe sui consumatori che potrebbero in tal modo trarne
         vantaggio. Parimenti, il Tribunale avrebbe dovuto esaminare se la Commissione fosse incorsa in un errore manifesto laddove
         ha concluso che la GSK non aveva dimostrato che la sua restrizione fosse indispensabile all’innovazione. Peraltro, contrariamente
         a quanto ritenuto dal Tribunale al punto 315 della sentenza impugnata, la Commissione non sarebbe stata tenuta a respingere
         gli argomenti non sollevati dalla GSK per quanto attiene alla condizione relativa all’assenza di restrizioni sostanziali alla
         concorrenza. 
      
      162    La GSK replica deducendo che l’oggetto del controllo giurisdizionale non verte sulla decisione se la Commissione avrebbe dovuto
         concedere un’esenzione. Ai sensi del regolamento n. 17/62 la Commissione sarebbe la sola competente per procedere a tale valutazione,
         il che spiegherebbe il fatto che il Tribunale avrebbe collegato l’analisi della seconda, della terza e della quarta condizione
         di applicazione dell’art. 81, n. 3, CE, all’esito dell’analisi della prima. Correttamente il Tribunale avrebbe concluso, al
         punto 309 della sentenza impugnata, che «dalla [decisione controversa] e dalle discussioni emerge che le conclusioni sommarie
         alle quali è giunta la Commissione in merito all’esistenza di una ripercussione sull’utilizzatore, al carattere indispensabile
         della clausola 4 delle condizioni generali di vendita e alla mancata eliminazione della concorrenza si fondano su quella relativa
         all’esistenza di un incremento di efficienza» e, al successivo punto 310, che «dal momento che quest’ultima [conclusione]
         è illegittima, nella parte in cui riguarda l’esistenza di un contributo alla promozione del progresso tecnico, anche queste
         conclusioni sono invalide». 
      
      163    In primo luogo, non spetta al Tribunale sostituire le proprie valutazioni economiche a quelle dell’autore della decisione
         di cui debba verificarne la legittimità. Infatti, come rammentato supra al punto 85, i giudici comunitari esercitano sulle
         valutazioni economiche complesse operate dalla Commissione un controllo ristretto che si limita alla verifica del rispetto
         delle regole procedurali e di motivazione, nonché all’esattezza materiale dei fatti, all’assenza di manifesti errori di valutazione
         dei fatti e di sviamento di potere. 
      
      164    Nell’ambito di tale controllo, qualora la Commissione non abbia fornito elementi riguardo ad una delle condizioni postulate
         dall’art. 81, n. 3, CE, il Tribunale esamina la sufficienza o meno della motivazione della decisione della Commissione relativa
         a tale condizione. 
      
      165    Esattamente questo è quanto il Tribunale ha effettuato al punto 309 della sentenza impugnata. 
      
      166    In secondo luogo, si deve rilevare che il Tribunale non ha snaturato il contenuto del punto 187 della decisione controversa
         laddove ha rilevato che le conclusioni della Commissione, che aveva ritenuto che l’art. 4 delle condizioni generali di vendita
         non fosse indispensabile, erano insufficienti, in quanto fondate sul rilievo che esse non evidenziavano rilevanti vantaggi
         oggettivi. 
      
      167    I motivi dedotti dalla Commissione e dall’Aseprofar al riguardo devono essere quindi respinti in quanto infondati. 
      
      168    Da tutte le suesposte considerazioni emerge che i ricorsi proposti dalla GSK, dall’EAEPC, dall’Aseprofar e dalla Commissione
         devono essere respinti. 
      
       Sulle spese
      169    A norma dell’art. 122, primo comma, del regolamento di procedura della Corte, quando l’impugnazione è respinta, o quando l’impugnazione
         è accolta e la controversia viene definitivamente decisa dalla Corte, quest’ultima statuisce sulle spese. Ai sensi dell’art. 69,
         n. 2, del medesimo regolamento, applicabile al procedimento di impugnazione in forza del successivo art. 118, la parte soccombente
         è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. In forza dell’art. 69, n. 3, primo comma, dello stesso regolamento, la
         Corte può tuttavia ripartire le spese o decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese se le parti rimangono soccombenti
         su uno o più capi, ovvero per motivi eccezionali. Quanto al n. 4, primo comma, dello stesso articolo, esso dispone che gli
         Stati membri intervenuti nella causa sopportino le proprie spese. 
      
      170    Nella specie, la GSK, l’EAEPC, l’Aseprofar e la Commissione essendo rimaste soccombenti, ognuna per quanto la riguarda, devono
         essere condannate a sopportare le proprie spese relative ai rispettivi procedimenti; la Repubblica di Polonia dovrà sopportare
         le proprie spese. 
      
      Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
      1)      Le impugnazioni proposte dalla GlaxoSmithKline Services Unlimited, già Glaxo Wellcome plc, dalla Commissione delle Comunità
            europee, dalla European Association of Euro Pharmaceutical Companies (EAEPC) e dall’Asociación de exportadores españoles de
            productos farmacéuticos (Aseprofar) sono respinte.
      2)      Ognuna delle parti sopporterà le proprie spese relative ai rispettivi procedimenti. 
      3)      La Repubblica di Polonia sopporterà le proprie spese. 
      Firme
      * Lingua processuale: il francese il tedesco e l’inglese.