CELEX: 62002TJ0399
Language: it
Date: 2004-04-29
Title: Sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione) del 29 aprile 2004. # Eurocermex SA contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). # Marchio comunitario - Marchio tridimensionale - Forma di una bottiglia - Bottiglia a collo lungo nel quale è inserita una fetta di limone - Impedimenti assoluti - Carattere distintivo - Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94. # Causa T-399/02.

Causa T-399/02
      Eurocermex SA
      contro
      Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI)
      «Marchio comunitario — Marchio tridimensionale — Forma di una bottiglia — Bottiglia dal collo lungo nel quale è inserita una fetta di limone — Impedimenti assoluti alla registrazione — Carattere distintivo — Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
      Sentenza del Tribunale (Seconda Sezione) 29 aprile 2004  
      Massime della sentenza
      1.     Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti assoluti alla registrazione — Marchi
            privi di carattere distintivo — Marchio tridimensionale — Forma di imbottigliamento di una bevanda
      [Regolamento (CE) del Consiglio n. 40/94, art. 7, n. 1, lett. b)]
      2.     Marchio comunitario — Definizione e acquisizione del marchio comunitario — Impedimenti assoluti alla registrazione — Marchi
            privi di carattere distintivo, descrittivo o che non sono di uso comune — Eccezione — Acquisizione del carattere distintivo
            tramite uso — Criteri di valutazione
      (Regolamento del Consiglio n. 40/94, art. 7, n. 3)
      1.     Ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 sul marchio comunitario, un marchio tridimensionale che si
         presenta sotto forma di bottiglia trasparente, riempita con un liquido giallo, dal collo lungo nel quale è inserita una fetta
         di limone con una scorza verde, di cui si chiede la registrazione per birre, acque gassose e succhi di frutta della classe
         32 ai sensi dell’Accordo di Nizza, nonché per ristoranti, bar e snack‑bar della classe 42 ai sensi del medesimo accordo, è
         privo di carattere distintivo, posto che il marchio è costituito da una combinazione di elementi ciascuno dei quali, essendo
         atto ad essere comunemente utilizzato, nel commercio, per la presentazione dei prodotti e servizi di cui alla richiesta di
         marchio, è privo di carattere distintivo rispetto a tali prodotti e servizi e posto che nemmeno il modo in cui i detti elementi
         sono combinati è idoneo a conferire un carattere distintivo al marchio.
      
      (v. punti 30, 32, 35-36)
      2.     L’acquisizione di un carattere distintivo con l’uso del marchio comunitario, ex art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, richiede,
         in primo luogo, che almeno una frazione significativa del pubblico di riferimento identifichi grazie al marchio i prodotti
         o servizi di cui trattasi come provenienti da un’impresa determinata. Tuttavia, le circostanze nelle quali la condizione collegata
         all’acquisizione di un carattere distintivo con l’uso può essere considerata soddisfatta non possono essere accertate solo
         in base a dati generali ed astratti, come percentuali determinate. 
      
      In secondo luogo, per fare accettare la registrazione di un marchio ai sensi dell’art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94,
         il carattere distintivo acquisito in seguito all’uso di tale marchio deve essere dimostrato nella parte sostanziale della
         Comunità in cui esso ne era privo alla luce dell’art. 7, n. 1, lett. b), c) e d), del detto regolamento.
      
      In terzo luogo, occorre tener conto, ai fini della valutazione, in un caso di specie, dell’acquisizione di un carattere distintivo
         mediante l’uso, di fattori come, fra l’altro, la quota di mercato detenuta dal marchio, la frequenza, l’estensione geografica
         e la durata dell’uso di tale marchio e l’entità degli investimenti effettuati dall’impresa per promuoverlo. Mezzi di prova
         adeguati in proposito sono, in particolare, dichiarazioni di camere di commercio e industria o di altre associazioni professionali
         nonché sondaggi.
      
      In quarto luogo, l’acquisizione di un carattere distintivo in seguito all’uso deve avvenire anteriormente alla presentazione
         della domanda di marchio.
      
      (v. punti 42-45)

      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
      
            
            SENTENZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione)29 aprile 2004(1)
         
         
               «Marchio comunitario  –  Marchio tridimensionale  –  Forma di una bottiglia  –  Bottiglia a collo lungo nel quale è inserita una fetta di limone  –  Impedimenti assoluti  –  Carattere distintivo  –  Art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento (CE) n. 40/94»
               
             Nella causa T-399/02,
            
            
            Eurocermex SA, con sede in Evere (Belgio), rappresentata dagli avv.ti A. Bertrand e T. Reisch,
            
            
            ricorrente,
            
            contro
            Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI), rappresentato dalla sig.ra S. Laitinen e dal sig. A. Rassat, in qualità di agenti,
            
            convenuto,
            
             avente ad oggetto il ricorso diretto all'annullamento della decisione della prima commissione di ricorso dell'UAMI 21 ottobre
            2002 (procedimento R 188/2002-1), riguardante la domanda di registrazione di un marchio tridimensionale (bottiglia a collo
            lungo nel quale è inserita una fetta di limone) come marchio comunitario,
            
            
            IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADODELLE COMUNITÀ EUROPEE (Seconda Sezione),
            
            
             composto dai sigg. J. Pirrung, presidente, A.W.H. Meij e N.J. Forwood (relatore), giudici, 
            
             cancelliere: sig. J. Palacio González amministratore,
             visto il ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 31 dicembre 2002,visto il controricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 24 aprile 2003,in seguito all'udienza del 25 novembre 2003,
            
            
         ha pronunciato la seguente
         
         
         Sentenza
            
               Fatti
            
         
         1
            
          Il 27 novembre 1998 la ricorrente, la cui attività consiste nella commercializzazione e nella distribuzione nel territorio
         europeo della birra messicana CORONA, presentava, in forza del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94,
         sul marchio comunitario (GU 1994, L 11, pag. 1), come modificato, una domanda di marchio comunitario all’Ufficio per l’armonizzazione
         nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI).
         
         
         
         2
            
          Il marchio di cui si chiedeva la registrazione è una forma tridimensionale con rivendicazione dei colori giallo e verde. Dalla
         riproduzione grafica quale figura nell’allegato alla domanda di marchio (raffigurata qui di seguito in bianco e nero) risulta
         che questa consiste in una bottiglia trasparente, riempita di un liquido giallo, a collo lungo nel quale è inserita una fetta
         di limone avente una scorza di colore verde.
         
         
         
         
         3
            
          I prodotti e servizi per i quali si chiedeva la registrazione del marchio rientrano nelle classi 16, 25, 32 e 42 dell’accordo
         di Nizza 15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi per la registrazione dei
         marchi, come rivisto e modificato, e corrispondono, per ciascuna di tali classi, alla seguente descrizione:
         
         
         
          
         –
            classe 16: «Carta, cartone e prodotti in queste materie, prodotti tipografici, articoli per legatoria, fotografie; cartoleria;
               adesivi, materie collanti per la cartoleria o per uso domestico; articoli per ufficio (esclusi i mobili); materie plastiche
               per l’imballaggio (non comprese in altre classi); caratteri di stampa; cliché»;
            
         
         
         
         
          
         –
            classe 25: «Indumenti di ogni tipo, magliette, pantaloni corti e di tutti i tipi; calzature di ogni genere, cappelleria di
               qualsiasi genere»;
            
         
         
         
         
          
         –
            classe 32: «Birre, acque minerali e gassose, succhi di frutta»;
         
         
         
         
          
         –
            classe 42: «Ristoranti, bar, snack‑bar».
         
         
         
         
         
         4
            
          Con lettera 18 ottobre 1999 l’esaminatrice segnalava alla ricorrente che essa riteneva che il marchio richiesto fosse privo
         di qualsiasi carattere distintivo ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94.
         
         
         
         5
            
          Con lettera 17 febbraio 2000, trasmessa via fax il 22 febbraio 2000, la ricorrente presentava osservazioni in proposito facendo
         valere che il marchio denominativo CORONA era notorio. Nella lettera si indica che essa è accompagnata da allegati tra i quali
         figura un articolo dal titolo «La bière mexicaine», pubblicato nel giornale Le Monde il 31 agosto 1997. Tali allegati non figurano ciò nondimeno nel fascicolo della commissione di ricorso trasmesso al Tribunale.
         
         
         
         6
            
          Con lettera 25 settembre 2001 l’esaminatrice ribadiva la sua posizione secondo la quale il marchio richiesto era privo di
         qualsiasi carattere distintivo ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 e invitava la ricorrente a presentare,
         entro il termine di due mesi, prove a dimostrazione del fatto che questo marchio aveva acquisito carattere distintivo in seguito
         all’uso che ne è stato fatto.
         
         
         
         7
            
          Con decisione 21 dicembre 2001 l’esaminatrice respingeva la domanda di marchio, ai sensi dell’art. 38 del regolamento n. 40/94,
         per i prodotti e servizi che rientrano nelle classi 32 e 42, con la motivazione che il marchio richiesto era privo di qualsiasi
         carattere distintivo ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94. Essa constatava che la ricorrente aveva
         omesso di presentare, entro il termine fissato in proposito, prove a dimostrazione del fatto che detto marchio avesse acquisito
         carattere distintivo in seguito all’uso che ne è stato fatto.
         
         
         
         8
            
          Il 20 febbraio 2002 la ricorrente ha proposto un ricorso presso l’UAMI, in forza dell’art. 59 del regolamento n. 40/94, avverso
         la decisione dell’esaminatrice. Con decisione 21 ottobre 2002, notificata alla ricorrente il 24 ottobre successivo (in prosieguo:
         la «decisione impugnata»), la prima commissione di ricorso ha annullato in parte la decisione dell’esaminatrice nella parte
         in cui questa aveva respinto la domanda di marchio per i prodotti denominati «acque minerali» rientranti nella classe 32.
         Essa ha respinto il ricorso per il resto.
         
         Conclusioni delle parti
         
         9
            
          La ricorrente conclude che il Tribunale voglia: 
         
         
         
          
         –
            riformare la decisione impugnata annullando la decisione dell’esaminatrice, per quanto riguarda i prodotti e servizi denominati
               «birre, acque minerali e gassose, succhi di frutta; ristoranti, bar e snack‑bar» e rinviando la causa dinanzi all’esaminatrice
               per l’ulteriore trattazione;
            
         
         
         
         
          
         –
            condannare l’UAMI alle spese.
         
         
         
         
         
         10
            
          L’UAMI conclude che il Tribunale voglia: 
         
         
         
          
         –
            respingere il ricorso; 
         
         
         
         
          
         –
            condannare la ricorrente alle spese.
         
         
         
         In diritto
         
         11
            
          A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce due motivi, relativi alla violazione dell’art. 7, n. 1, lett. b), e, rispettivamente,
         all’art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94.
         
         Sul primo motivo, relativo alla violazione dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 Argomenti delle parti
         
         
         12
            
          La ricorrente contesta l’analisi della commissione di ricorso secondo la quale il consumatore è abituato alla forma di bottiglia
         che costituisce il marchio richiesto sia per le birre sia per le bevande gassose e per i succhi di frutta. Secondo la ricorrente,
         solo alcune birre messicane sono vendute in bottiglie di questa forma, mentre le birre commercializzate in Europa, tranne
         talune che hanno costituito oggetto di procedimenti giudiziari risultati vittoriosi per contraffazione, vengono presentate
         in bottiglie le cui forme si distinguono radicalmente da quella che costituisce il marchio richiesto.
         
         
         
         13
            
          Per quanto riguarda i succhi di frutta, la ricorrente asserisce che la bottiglia classica di tali bevande si differenzia dalla
         bottiglia in questione, in particolare per una dimensione diversa ed un collo meno lungo. Quanto alle acque gassose, la ricorrente
         fa valere che il consumatore non è abituato a bottiglie da 33 cl, come la bottiglia controversa, dato che l’acqua gassosa
         è normalmente commercializzata in bottiglie da 75 cl, o addirittura da un litro.
         
         
         
         14
            
          Infine, la ricorrente sostiene, richiamandosi ad un articolo di stampa, che il fatto che uno spicchio di limone sia inserito
         nel collo della bottiglia costituisce una specificità del marchio richiesto che consente al pubblico destinatario di individuare
         l’origine commerciale dei prodotti così designati. La ricorrente aggiunge che la commissione di ricorso non ha giustificato
         la propria posizione per quanto riguarda i succhi di frutta e le acque gassose dato che non è usuale adornare tale tipo di
         bevande con uno spicchio di limone.
         
         
         
         15
            
          L’UAMI fa osservare che la forma della bottiglia che costituisce il marchio richiesto viene del tutto naturalmente alla mente.
         Riguardo, più in particolare, alla forma allungata del collo della bottiglia in questione, l’UAMI asserisce, fornendo taluni
         esempi, che molte birre vengono commercializzate in bottiglie che hanno la stessa configurazione d’insieme. Quanto al fatto
         che una fetta di limone venga inserita nel collo della bottiglia, l’UAMI è del parere che ciò costituisca una semplice aggiunta
         di un elemento banale e peraltro comunemente usato per taluni tipi di birra. L’UAMI conclude che i diversi elementi del marchio
         richiesto, presi isolatamente, vengono comunemente utilizzati per la commercializzazione dei prodotti in questione e che indizi
         concreti consentono di concludere che tali elementi, considerati nel loro insieme, sono altrettanto comunemente usati nel
         settore dell’attività di cui trattasi o sono atti ad esserlo.
         
          Giudizio del Tribunale
         
         
         16
            
          Ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94, sono esclusi dalla registrazione i «marchi privi di carattere
         distintivo».
         
         
         
         17
            
          Il carattere distintivo di un marchio ai sensi della suddetta disposizione significa che tale marchio è atto ad identificare
         il prodotto per il quale è richiesta la registrazione come proveniente da una determinata impresa e quindi a distinguere tale
         prodotto da quelli di altre imprese (sentenze della Corte 18 giugno 2002, causa C‑299/99, Philips, Racc. pag. I‑5475, punto 35,
         e 8 aprile 2003, cause riunite da C‑53/01 a C‑55/01, Linde e a., Racc. pag. I‑3161, punto 40).
         
         
         
         18
            
          I marchi cui si riferisce l’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 sono, in particolare, quelli che, dal punto di
         vista del pubblico destinatario, vengono comunemente usati nel commercio per la presentazione dei prodotti o dei servizi interessati
         o riguardo ai quali esistono, perlomeno, indizi concreti che permettono di concludere che essi sono idonei a essere usati
         in tale modo [sentenze del Tribunale 2 luglio 2002, causa T‑323/00, SAT.1/UAMI (SAT.2), Racc. pag. II‑2839, punto 37, e 5
         marzo 2003, causa T‑194/01, Unilever/UAMI (pasticca ovoidale), Racc. pag. II‑383, punto 39]. 
         
         
         
         19
            
          Il carattere distintivo di un marchio dev’essere valutato rispetto, da una parte, ai prodotti o ai servizi per i quali viene
         richiesta la sua registrazione e, dall’altra, alla percezione che ne hanno gli ambienti interessati, che sono, in generale,
         costituiti dai consumatori di tali prodotti o servizi (sentenza Linde e a., cit. supra al punto 17, punto 41). Si tratta della
         percezione presunta di un consumatore medio della categoria di prodotti o servizi in questione, normalmente informato e ragionevolmente
         attento ed avveduto (v., per analogia, sentenze della Corte 16 luglio 1998, causa C‑210/96, Gut Springenheide e Tusky, Racc.
         pag. I‑4657, punto 31, e Philips, cit. supra al punto 17, punto 63).
         
         
         
         20
            
          Il pubblico interessato dal marchio richiesto è quello di tutti i consumatori finali. Infatti, le birre, le acque gassose
         e i succhi di frutta sono destinati ad un consumo corrente. Lo stesso vale per i servizi cui fa riferimento la domanda di
         marchio.
         
         
         
         21
            
          Per quanto riguarda i prodotti rispetto ai quali la registrazione del marchio viene negata nel caso di specie, e cioè le birre,
         le acque gassose e i succhi di frutta, il marchio richiesto è costituito dal loro imballaggio, e cioè la bottiglia, nonché
         da un accessorio di tale imballaggio, e cioè la fetta di limone. Dato che le bevande, come gli altri liquidi, non hanno forma
         propria e la loro commercializzazione richiede un imballaggio che conferisce la propria forma al prodotto, tale imballaggio,
         ai fini dell’esame di una domanda di registrazione in quanto marchio, dev’essere equiparato alla forma del prodotto.
         
         
         
         22
            
          In proposito, dalla giurisprudenza risulta che i criteri di valutazione del carattere distintivo dei marchi tridimensionali
         costituiti dalla forma del prodotto non sono diversi da quelli applicabili alle altre categorie di marchi. Infatti, l’art. 7,
         n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 non opera alcuna distinzione tra le varie categorie di marchi all’atto della valutazione
         del loro carattere distintivo [v., per quanto riguarda la forma dei prodotti, sentenza «Pasticca ovoidale», cit. supra al
         punto 18, punto 44, nonché, per quanto riguarda l’art. 3, n. 1, lett. b), della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre
         1988, 89/104/CEE, che ravvicina le legislazioni degli Stati membri sui marchi (GU 1989, L 40, pag. 1), sentenza Linde e a.,
         cit. supra al punto 17, punti 42‑49).
         
         
         
         23
            
          Ciò nondimeno, la percezione da parte del pubblico interessato non è necessariamente la stessa nel caso di un marchio tridimensionale,
         costituito dall’imballaggio di un prodotto, e nel caso di un marchio denominativo, figurativo o tridimensionale che consiste
         in un segno indipendente dall’aspetto dei prodotti che esso designa. Infatti, i consumatori medi non hanno l’abitudine di
         presumere l’origine dei prodotti basandosi sulla forma del loro imballaggio, in mancanza di qualsiasi elemento grafico o testuale,
         e potrebbe quindi rivelarsi difficile accertare il carattere distintivo per quanto riguarda un siffatto marchio tridimensionale
         (v., per analogia, sentenza Linde e a., cit. supra al punto 17, punto 48; sentenza della Corte 6 maggio 2003, causa C‑104/01,
         Libertel, Racc. pag. I‑3793, punto 65, e sentenza «Pasticca ovoidale», cit. supra al punto 18, punto 45).
         
         
         
         24
            
          Dato che l’imballaggio di un prodotto liquido è un vincolo inerente alla commercializzazione, il consumatore medio vi attribuisce
         in primo luogo una pura funzione di condizionamento. Un marchio tridimensionale costituito da un siffatto imballaggio è distintivo
         ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 solo ove esso consenta al consumatore medio di un prodotto
         del genere, normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto, senza procedere ad un’analisi o ad una comparazione
         e senza dar prova di particolare attenzione, di distinguere il prodotto di cui trattasi da quelli di altre imprese.
         
         
         
         25
            
          Dato che la ricorrente ha chiesto la registrazione di un marchio composto di più elementi (o marchio complesso), occorre,
         ai fini della valutazione del suo carattere distintivo, considerarlo nel suo complesso. Tuttavia, ciò non è incompatibile
         con un esame in successione dei diversi elementi di cui il marchio è composto (sentenza «Pasticca ovoidale», cit. supra al
         punto 18, punto 54).
         
         
         
         26
            
          Per quanto riguarda, anzitutto, la forma tridimensionale del marchio richiesto, questa si presenta come una bottiglia di vetro
         la cui parte superiore è leggermente troncoconica e che è dotata di un collo allungato.
         
         
         
         27
            
          In proposito, la commissione di ricorso ha pertinentemente sostenuto, al punto 13 della decisione impugnata, che molte birre,
         ma anche bevande gassate e succhi di frutta, vengono commercializzati in bottiglie le cui forme sono molto simili a quella
         in questione. In allegato al controricorso, l’UAMI ha prodotto diverse immagini di bottiglie di birra che confermano tale
         constatazione. Per contro, la ricorrente non ha apportato alcuna prova a sostegno del suo assunto secondo il quale sono stati
         promossi, con successo, procedimenti giurisdizionali contro l’utilizzazione di siffatte bottiglie per birre europee. Per quanto
         riguarda le acque gassose e i succhi di frutta, è notorio che tali bevande vengono commercializzate in bottiglie di dimensioni
         diverse, e non soltanto in bottiglie da 75 cl o da un litro, come asserito dalla ricorrente. Inoltre, le forme di tali bottiglie
         sono molto varie. Quindi, la forma tridimensionale della bottiglia di cui trattasi viene comunemente utilizzata, o per lo
         meno è atta ad esserlo, per la presentazione dell’insieme dei prodotti di cui trattasi.
         
         
         
         28
            
          Per quanto riguarda, poi, la fetta di limone verde, i riferimenti ai siti Internet che figurano a pié di pagina al punto 15
         della decisione impugnata e le indicazioni supplementari fornite dall’UAMI in allegato al controricorso dimostrano, sufficientemente
         in diritto, che questo elemento viene comunemente utilizzato, nel commercio, per la presentazione delle birre. Per quanto
         riguarda gli altri prodotti interessati, è notorio che il limone viene comunemente usato, in commercio, per la presentazione
         di diversi tipi di alimenti. Ciò vale anche per il fatto che fette o spicchi di limone vengono frequentemente aggiunti, al
         momento del consumo, alle acque gassose e ad altre bevande non alcoliche e che il limone verde viene anch’esso usato in tal
         modo. Tali circostanze costituiscono indizi concreti che consentono di concludere che il limone e il limone verde sono idonei
         ad essere comunemente utilizzati, nel commercio, per la presentazione dei prodotti di cui trattasi.
         
         
         
         29
            
          Quanto ai colori rivendicati, dalla rappresentazione grafica del marchio richiesto risulta che trattasi, da una parte, del
         colore del contenuto giallo della bottiglia, essa stessa trasparente, e, dall’altra, dei colori della scorza verde e della
         polpa, di un verde giallastro molto chiaro, della fetta di limone. Ora, il giallo corrisponde al colore della birra e a quello
         di talune acque gassose, e cioè delle limonate, mentre le due tonalità di verde che figurano sulla rappresentazione del marchio
         corrispondono al colore naturale della scorza e della polpa del limone verde. Inoltre, il giallo e il verde sono colori di
         base che vengono comunemente utilizzati, nel commercio, per la presentazione di tutti i tipi di alimenti e, più in particolare,
         di bevande.
         
         
         
         30
            
          Ne consegue che il marchio richiesto è costituito da una combinazione di elementi ciascuno dei quali, essendo atto ad essere
         comunemente utilizzato, nel commercio, per la presentazione dei prodotti di cui alla richiesta di marchio, è privo di carattere
         distintivo rispetto a tali prodotti.
         
         
         
         31
            
          Dalla giurisprudenza risulta che il fatto che un marchio complesso sia composto solo di elementi privi di carattere distintivo
         rispetto ai prodotti o servizi cui si riferisce consente di concludere che anche tale marchio, considerato nel suo insieme,
         può essere comunemente utilizzato, nel commercio, per la presentazione di tali prodotti o servizi (sentenza SAT.2, cit. supra
         al punto 18, punto 49). Una tale conclusione può essere invalidata solo nell’ipotesi in cui indizi concreti, quale, in particolare,
         il modo in cui i vari elementi sono combinati, indichino che il marchio complesso, considerato nel suo insieme, rappresenta
         più della somma degli elementi da cui è composto (v., in tal senso, le conclusioni dell’avvocato generale Ruiz-Jarabo Colomer
         nella causa definita con sentenza della Corte 12 febbraio 2004, causa C‑363/99, Koninklijke KPN Nederland, Racc. pag. I‑0000,
         punto 65).
         
         
         
         32
            
          Nel caso di specie, non risulta che esistano indizi del genere. Infatti, il marchio richiesto, caratterizzato in sostanza
         dalla combinazione di una forma tridimensionale di una bottiglia con, da una parte, i colori giallo e verde e, dall’altra,
         una fettina di limone verde, può essere comunemente usato, nel commercio, per la presentazione dei prodotti di cui alla domanda
         di marchio. Per quanto riguarda, più in particolare, la struttura del marchio richiesto, caratterizzata dal fatto che la fetta
         di limone è inserita nel collo della bottiglia, è difficile immaginare altre possibilità di combinare tali elementi in una
         sola entità tridimensionale. Inoltre, si tratta del solo modo con cui si può adornare una bibita con una fetta o uno spicchio
         di limone qualora questa venga bevuta direttamente a partire dal collo della bottiglia. Ne consegue che il modo in cui gli
         elementi del presente marchio complesso sono combinati non può conferire a questo un carattere distintivo.
         
         
         
         33
            
          Occorre aggiungere che eventuali differenze tra la forma ed il colore che costituiscono il marchio richiesto e la forma e
         il colore di altre bottiglie che servono da imballaggio ai prodotti di cui trattasi non sono atte ad alterare questa conclusione.
         Infatti, visto nel suo insieme, il marchio richiesto non si differenzia sostanzialmente dalle forme di base del condizionamento
         dei prodotti di cui trattasi, comunemente usate nel commercio, ma appare piuttosto come una variante di tali forme.
         
         
         
         34
            
          Ora, il consumatore medio non procede ad un’analisi dettagliata della forma e del colore dell’imballaggio delle bevande di
         cui trattasi e presta loro un grado di attenzione piuttosto basso.
         
         
         
         35
            
          Quindi, il marchio richiesto, così come è percepito da un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento
         ed avveduto, non è atto ad individuare i prodotti contemplati nella domanda di marchio e a distinguerli da quelli che hanno
         un’altra origine commerciale. Pertanto, esso è privo di carattere distintivo, rispetto a tali prodotti.
         
         
         
         36
            
          Riguardo ai servizi cui fa riferimento la domanda di marchio, e cioè i ristoranti, i bar o snack‑bar, occorre rilevare che
         questi servizi si propongono, in particolare, la commercializzazione dei prodotti di cui trattasi. Come è stato appena accertato,
         il marchio richiesto è atto ad essere comunemente utilizzato, nel commercio, per la presentazione di tali prodotti. Ora, questa
         circostanza costituisce un indizio concreto, che consente di concludere che tale marchio è atto anche ad essere comunemente
         utilizzato, nel commercio, per la presentazione di detti servizi. Quindi, esso è privo di carattere distintivo rispetto a
         questi.
         
         
         
         37
            
          Ne consegue che il motivo relativo alla violazione dell’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 dev’essere respinto.
         
         Sul secondo motivo, relativo alla violazione dell’art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94 Argomenti delle parti
         
         
         38
            
          La ricorrente asserisce di avere ampiamente sfruttato il marchio richiesto nell’ambito della commercializzazione della birra
         CORONA nel complesso del territorio della Comunità e che tale marchio ha costituito oggetto di un’ampia promozione seria,
         costante e continua. Quindi, secondo la ricorrente, esso è idoneo ad identificare i prodotti di cui trattasi come provenienti
         dalla sua impresa.
         
         
         
         39
            
          Al fine di suffragare la propria tesi, la ricorrente allega al suo ricorso, a titolo di elementi di prova, in primo luogo,
         i documenti che essa aveva già prodotto in allegato alla memoria che esponeva i motivi del suo ricorso proposto dinanzi all’UAMI,
         in data 19 aprile 2002, in secondo luogo, l’articolo dal titolo «La bière mexicaine» pubblicato nel giornale Le Monde che essa aveva invocato nel corso del procedimento dinanzi all’esaminatrice, in terzo luogo, cinque fotografie di bottiglie
         e, in quarto luogo, un articolo dal titolo «Dossier‑bières».
         
         
         
         40
            
          L’UAMI ritiene che le prove presentate dalla ricorrente nel corso del procedimento dinanzi alla commissione di ricorso siano
         insufficienti a dimostrare che il marchio richiesto abbia acquisito carattere distintivo a seguito dell’uso che ne è stato
         fatto e che debbano essere esclusi gli elementi di prova presentati per la prima volta con il ricorso dinanzi al Tribunale.
         
          Giudizio del Tribunale
         
         
         41
            
          In forza dell’art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, gli impedimenti assoluti alla registrazione indicati dall’art. 7, n. 1,
         lett. b)‑d), dello stesso regolamento non ostano alla registrazione di un marchio se questo ha acquisito, per i prodotti o
         servizi per i quali si chiede la registrazione, un carattere distintivo in seguito all’uso che ne è stato fatto. Infatti,
         nell’ipotesi di cui all’art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, il fatto che il segno, che costituisce il marchio di cui trattasi,
         sia effettivamente percepito dal pubblico di riferimento come un’indicazione dell’origine commerciale di un prodotto o di
         un servizio è il risultato di uno sforzo economico di chi richiede la registrazione del marchio. Orbene, tale circostanza
         giustifica che vengano meno le considerazioni d’interesse generale sottostanti al n. 1, lett. b)‑d), dello stesso articolo,
         le quali impongono che i marchi oggetto di tali disposizioni possano essere liberamente utilizzati da tutti al fine di evitare
         di creare un vantaggio concorrenziale illegittimo a favore di un solo operatore economico (sentenza SAT.2, cit. supra al punto 18,
         punto 36). 
         
         
         
         42
            
          In primo luogo, dalla giurisprudenza relativa all’interpretazione dell’art. 3, n. 3, della direttiva 89/104, il cui contenuto
         normativo è, in sostanza, identico a quello dell’art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, risulta che l’acquisizione di un
         carattere distintivo con l’uso del marchio richiede che almeno una frazione significativa del pubblico destinatario identifichi
         grazie al marchio i prodotti o servizi di cui trattasi come provenienti da un’impresa determinata. Tuttavia, le circostanze
         nelle quali la condizione collegata all’acquisizione di un carattere distintivo con l’uso possa essere considerata soddisfatta
         non possono essere accertate solo in base a dati generali ed astratti, come percentuali determinate (v., in tal senso, sentenze
         della Corte 4 maggio 1999, cause riunite C‑108/97 e C‑109/97, Windsurfing Chiemsee, Racc. pag. I‑2779, punto 52, e Philips,
         cit. supra al punto 17, punto 61).
         
         
         
         43
            
          In secondo luogo, per fare accettare la registrazione di un marchio ai sensi dell’art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94,
         il carattere distintivo acquisito in seguito all’uso di tale marchio deve essere dimostrato nella parte sostanziale della
         Comunità in cui esso ne era privo alla luce dell’art. 7, n. 1, lett. b), c) e d), del detto regolamento [sentenza del Tribunale
         30 marzo 2000, causa T‑91/99, Ford Motor/UAMI (OPTIONS), Racc. pag. II‑1925, punto 27).
         
         
         
         44
            
          In terzo luogo, occorre tener conto, ai fini della valutazione, in un caso di specie, dell’acquisizione di un carattere distintivo
         mediante l’uso, di fattori come, fra l’altro, la quota di mercato detenuta dal marchio, la frequenza, l’estensione geografica
         e la durata dell’uso di tale marchio e l’entità degli investimenti effettuati dall’impresa per promuoverlo. Mezzi di prova
         adeguati in proposito sono, in particolare, dichiarazioni di camere di commercio e d’industria o di altre associazioni professionali
         nonché sondaggi d’opinione (v., in tal senso, sentenze Windsurfing Chiemsee, cit. supra al punto 42, punti 51 e 53, e Philips,
         cit. supra al punto 17, punto 60).
         
         
         
         45
            
          In quarto luogo, l’acquisizione di un carattere distintivo in seguito all’uso deve avvenire anteriormente alla presentazione
         della domanda di marchio [sentenza del Tribunale 12 dicembre 2002, causa T‑247/01, eCopy/UAMI (ECOPY), Racc. pag. II‑5301,
         punto 36].
         
         
         
         46
            
          Alla luce di tali considerazioni occorre esaminare se, nel caso di specie, la commissione di ricorso abbia violato l’art. 7,
         n. 3, del regolamento n. 40/94 ritenendo che il marchio richiesto non potesse essere registrato in forza di tale disposizione.
         
         
         
         47
            
          La decisione impugnata non contiene alcuna constatazione quanto alla parte della Comunità in cui il marchio richiesto è privo
         di carattere distintivo. Ciò nondimeno, nel caso dei marchi non denominativi, come quello contemplato nel caso di specie,
         occorre presumere che la valutazione del loro carattere distintivo sia la stessa in tutta la Comunità, almeno che non esistano
         indizi concreti in senso contrario. Dato che dal fascicolo non risulta che ciò accada nel caso di specie, occorre ritenere
         che l’impedimento assoluto di cui all’art. 7, n. 1, lett. b), del regolamento n. 40/94 esista, nei confronti del marchio richiesto,
         in tutta la Comunità. È quindi in tutta la Comunità che questo marchio deve avere acquisito carattere distintivo in seguito
         all’uso, per essere registrabile in forza dell’art. 7, n. 3, dello stesso regolamento.
         
         
         
         48
            
          Nel corso del procedimento amministrativo dinanzi all’UAMI, la ricorrente ha effettivamente dedotto, nella memoria che espone
         i motivi del ricorso, in data 19 aprile 2002, che il marchio richiesto aveva acquisito un carattere distintivo in seguito
         all’uso in tutta la Comunità ed essa ha prodotto la relazione annuale sulle vendite e sulle esportazioni della società messicana
         Grupo Modelo SA de CV per il 1999, materiale pubblicitario nonché fotografie di bottiglie.
         
         
         
         49
            
          Occorre quindi accertare se la commissione di ricorso abbia giustamente constatato che gli elementi di prova prodotti dinanzi
         ad essa erano insufficienti a dimostrare che, alla data del deposito, il marchio richiesto aveva acquisito un carattere distintivo
         in seguito all’uso.
         
         
         
         50
            
          Per quanto riguarda, anzitutto, la relazione relativa alle vendite ed alle esportazioni della società messicana Grupo Modelo
         SA de CV per il 1999, l’UAMI ha rilevato, giustamente, che le bottiglie che vi sono raffigurate non sono tutte identiche a
         quella che costituisce il marchio richiesto e che esse contengono tutte un’etichetta sulla quale figurano elementi denominativi
         come «corona», «corona extra», «coronita» o infine «estrella». I risultati finanziari relativi agli anni 1990‑1999 che figurano
         alle pagine 4 e 5 di tale documento non fanno distinzione tra i diversi marchi usati da detta società né tra i diversi mercati
         geografici. I passaggi di questo documento vertenti sul mercato europeo si limitano ad indicare, in modo generale e non circostanziato,
         che la posizione dei marchi sfruttati dalla società Grupo Modelo SA de CV si è rafforzata nel 1999 in Francia, in Italia,
         in Belgio, in Germania, in Grecia e in altri paesi, che ha conosciuto una rilevante crescita in Austria e che nel Regno Unito
         la penetrazione del mercato è migliorata. Riguardo, più specificamente, al mercato spagnolo, il documento indica, in sostanza,
         che sono state avviate rilevanti campagne promozionali e che il volume delle vendite è aumentato del 12% rispetto al 1998,
         rafforzando così la posizione del marchio Coronita come detentore della maggior quota di mercato fra le birre importate. Per
         contro, il documento non contiene alcuna indicazione esatta quanto alla quota di mercato detenuta dal marchio richiesto e
         quanto all’importanza degli investimenti fatti dall’impresa per promuoverlo. Questo documento non consente quindi di concludere
         che, nella Comunità, almeno una frazione significativa del pubblico destinatario percepisca il marchio richiesto come indicante
         l’origine commerciale dei prodotti e servizi di cui trattasi.
         
         
         
         51
            
          Lo stesso vale per il materiale pubblicitario prodotto dalla ricorrente, dato che esso non consente alcuna constatazione concreta
         relativa ai fattori individuati supra al punto 44. Inoltre, il materiale pubblicitario prodotto dalla ricorrente non contiene
         alcuna prova dell’uso del marchio quale è stato richiesto. Infatti, su tutte le immagini prodotte, la rappresentazione della
         forma e dei colori rivendicati è accompagnata dai marchi denominativi della ricorrente. Pertanto, questo materiale non può
         costituire la prova del fatto che il pubblico destinatario percepisca il marchio richiesto, in quanto tale e indipendentemente
         dai marchi denominativi e figurativi da cui esso è accompagnato nella pubblicità e al momento della vendita dei prodotti,
         come idoneo a indicare l’origine commerciale dei prodotti e servizi di cui trattasi.
         
         
         
         52
            
          Occorre aggiungere che la ricorrente non può dedurre, per dimostrare che il marchio richiesto abbia acquisito un carattere
         distintivo, gli elementi di prova che essa ha prodotto, per la prima volta, in allegato al ricorso. Infatti, la commissione
         di ricorso è obbligata a tener conto di un elemento di prova potenzialmente pertinente nella valutazione dell’acquisizione
         di un carattere distintivo in seguito all’uso solo se il richiedente il marchio l’abbia prodotto nel corso del procedimento
         amministrativo dinanzi all’UAMI (sentenza ECOPY, cit. supra al punto 45, punto 47). Quindi, le prove che non sono state prodotte
         nel corso del procedimento amministrativo dinanzi all’UAMI non possono mettere in discussione la legittimità della decisione
         impugnata.
         
         
         
         53
            
          Per quanto riguarda, infine, l’articolo dal titolo «La bière mexicaine», pubblicato nel giornale Le Monde, al quale la ricorrente fa riferimento nel procedimento dinanzi all’esaminatrice e di cui non risulta chiaramente dal fascicolo
         se sia stato effettivamente prodotto dinanzi all’UAMI, è sufficiente rilevare che tale articolo si riferisce solo al mercato
         francese e non dimostra quindi che il marchio richiesto abbia acquisito un carattere distintivo nell’intera Comunità.
         
         
         
         54
            
          Pertanto, la ricorrente non ha provato che il marchio richiesto abbia acquisito, in tutta la Comunità, un carattere distintivo
         in seguito all’uso che ne è stato fatto ai sensi dell’art. 7, n. 3, del regolamento n. 40/94. Il secondo motivo, relativo
         alla violazione di tale disposizione, dev’essere quindi respinto.
         
         
         
         55
            
          Ne consegue che occorre respingere il ricorso.
         
         
         Sulle spese
         56
            
          A norma dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
         domanda. Poiché la ricorrente è rimasta soccombente, occorre condannarla alle spese, conformemente alle conclusioni del convenuto.
         
         
         Per questi motivi,
         
         
         
            
            IL TRIBUNALE (Seconda Sezione)
         
         
          dichiara e statuisce:
         
            
            
            
               1)
                  Il ricorso è respinto.
               
            
            
            
            
               2)
                  La ricorrente è condannata alle spese.
               
            
            
                  Pirrung
               
               
                  Meij
               
               
                  Forwood
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
                  
               
               
                  
               
               
                  
               
            
            
            
            
            
            
            
            
         
         
          Così deciso e pronunciato a Lussemburgo, il 29 aprile 2004.
         
         
         
         
                  Il cancelliere
               
               
                  Il presidente
               
            
         
         
         
                  H. Jung
               
               
                  J. Pirrung
               
            
      
      
          1 –
            
            Lingua processuale: il francese.