CELEX: 61963CJ0002
Language: it
Date: 1963-12-16 00:00:00
Title: Sentenza della Corte del 16 dicembre 1963. # Società Industriale Acciaierie San Michele ed altri contro l'Alta Autorità della Comunità europea del Carbone e dell'Acciaio. # Cause riunite 2 a 10-63.

Avis juridique important

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61963J0002

SENTENZA DELLA CORTE DEL 16 DICEMBRE 1963.  -  ACCIAIERIE SAN MICHELE ED ALTRI CONTRO L'ALTA AUTORITA'DELLA CECA.  -  CAUSE RIUNITE 2 A 10/63.  

raccolta della giurisprudenza edizione francese pagina 00663 edizione olandese pagina 00693 edizione tedesca pagina 00707 edizione italiana pagina 00651 edizione speciale inglese pagina 00327 edizione speciale danese pagina 00451 edizione speciale greca pagina 01013 edizione speciale portoghese pagina 00361

MassimaPartiOggetto della causaMotivazione della sentenzaDecisione relativa alle speseDispositivo
Parole chiave

++++1 . PROCEDURA - ATTO INTRODUTTIVO - REQUISITI DI FORMA  ( REGOLAMENTO DI PROCEDURA, ART . 38 )  2 . RICORSO CONTRO SANZIONI PECUNIARIE - NON NECESSARIO IL RICHIAMO ALL' ART . 36 DEL TRATTATO CECA  3 . RICORSO DI MERITO - MEZZI PROPONIBILI  

Massima

1 . V . LE MASSIME DELLE SENTENZE 7/56 E DA 3 A 7/57, RACC . VOL . III, P . 86, N . 10 19/60, 21/60, 2/61 E 3/61, RACC . VOL . VII, P . 549, N . 3  LA PARTE RICORRENTE NON HA L' OBBLIGO DI SPECIFICARE LE DISPOSIZIONI DI CUI INVOCA L' APPLICAZIONE; E SUFFICIENTE CHE IL RICORSO INDICHI " I FATTI ED I MEZZI CHE SI FANNO VALERE " NONCHE " LE CONCLUSIONI ".  */ 656J0007 /*.  L' ESPRESSIONE " ESPOSIZIONE SOMMARIA DEI MOTIVI " USATA NELLO STATUTO E NEL REGOLAMENTO SIGNIFICA CHE, SE ANCHE NEL RICORSO NON CI SI DEVE ATTENERE ALLA TERMINOLOGIA DELL' ARTICOLO 33, 1 ) COMMA, SI DEVE RENDERE MANIFESTO IN CHE CONSISTE IL MOTIVO SUL QUALE IL RICORSO SI BASA . SE NEL RICORSO LA SEMPLICE ENUNCIAZIONE ASTRATTA NON RISPONDE ALLE MENZIONATE PRESCRIZIONI, L' INDICAZIONE DELLA LORO SOSTANZA ANZICHE DELLA LORO QUALIFICAZIONE GIURIDICA PUO' BASTARE, PURCHE LA CENSURA DEDOTTA DERIVI DAI FATTI ESPOSTI .  */ 660J0019 /*.  2 . IL RICORSO PROPOSTO CONTRO SANZIONI PECUNIARIE INFLITTE DALL' ALTA AUTORITA E ISTITUZIONALMENTE BASATO SULL' ARTICOLO 36 DEL TRATTATO; NON E QUINDI NECESSARIO CHE QUESTO ARTICOLO SIA ESPRESSAMENTE RICHIAMATO NELL' ATTO INTRODUTTIVO .  3 . NEL RICORSO DI MERITO POSSONO ESSERE PROPOSTI ANCHE I MEZZI ENUNCIATI NELL' ARTICOLO 33 DEL TRATTATO .  

Parti

NELLE CAUSE RIUNITE PROMOSSE DA  SOCIETA INDUSTRIALE ACCIAIERIE SAN MICHELE,  S.P.A ., CON SEDE IN TORINO,  IN PERSONA DEL SUO AMMINISTRATORE UNICO, DOTT . BARTOLOMEO ARAGNO ( CAUSA 2-63 );  FERRIERE ROSSI ( FER.RO ),  DITTA INDIVIDUALE, CON SEDE IN MAGLIANO ALPI ( CUNEO ),  IN PERSONA DEL SUO TITOLARE, COMM . ING . GINO ROSSI ( CAUSA 3-63 );  MERONI E CO .,  S.P.A ., CON SEDE IN MILANO,  IN PERSONA DEL SUO AMMINISTRATORE UNICO, ING . ALDO MERONI ( CAUSA 4-63 );  ACCIAIERIE LAMINATOI MAGLIANO ALPI ( A.L.M.A .),  S.P.A ., CON SEDE IN TORINO,  IN PERSONA DEL SUO AMMINISTRATORE UNICO, DOTT . ING . G . PASSALACQUA ( CAUSA 5-63 );  SOCIETA INDUSTRIALE METALLURGICA DI NAPOLI ( S.I.M.E.T .),  S.P.A ., CON SEDE IN NAPOLI,  IN PERSONA DEL DOTT . PIO FANTINI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO D' AMMINISTRAZIONE ( CAUSA 6-63 );  MERONI E CO .,  SOC . IN ACC . SEMPL ., CON SEDE IN ERBA ( COMO ),  IN PERSONA DEGLI AMMINISTRATORI, DOTT . AMBROGIO E ING . ALDO MERONI ( CAUSA 7-63 );  ACCIAIERIA FERRIERA DI ROMA ( F.E.R.A.M .),  S.P.A ., CON SEDE IN ROMA,  IN PERSONA DELL' ING . ALDO ALLIATA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO D' AMMINISTRAZIONE ( CAUSA 8-63 );  SAFIM SIDERURGICA,  S.P.A ., CON SEDE IN MILANO,  IN PERSONA DEL SIG . FRANCESCO BONELLI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO D' AMMINISTRAZIONE ( CAUSA 9-63 );  ACCIAIERIE E FERRIERE SICILIANE BONELLI,  S.P.A ., CON SEDE IN MILANO,  IN PERSONA DEL SIG . FRANCESCO BONELLI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO D' AMMINISTRAZIONE ( CAUSA 10-63 );  TUTTE ASSISTITE DALL' AVV . ARTURO COTTRAU, DEL FORO DI TORINO E PATROCINANTE IN CASSAZIONE,  E CON DOMICILIO ELETTO A LUSSEMBURGO, PRESSO L' AVV . GEORGES MARGUE, RUE PHILIPPE II, N . 20; RICORRENTI,  CONTRO  L' ALTA AUTORITA DELLA COMUNITA EUROPEA DEL CARBONE E DELL' ACCIAIO,  RAPPRESENTATA DAL SUO CONSULENTE GIURIDICO, DOTT . ITALO TELCHINI, IN QUALITA DI AGENTE, ASSISTITO DAL PROF . AVV . MARIO GIULIANO, ORDINARIO NELL' UNIVERSITA DI MILANO E PATROCINANTE IN CASSAZIONE,  E CON DOMICILIO ELETTO NEI SUOI UFFICI, PLACE DE METZ N . 2, LUSSEMBURGO, CONVENUTA,  

Oggetto della causa

CAUSA AVENTE AD OGGETTO :  - IN VIA PRINCIPALE, L' ANNULLAMENTO DELLE DECISIONI INDIVIDUALI IN DATA 18 DICEMBRE 1962;  - IN SUBORDINE, L' ANNULLAMENTO DELLE PENALITA DI MORA E LA RIDUZIONE DELLE AMMENDE .  

Motivazione della sentenza

SULLA RICEVIBILITA  1 . LA PARTE CONVENUTA ECCEPISCE L' IRRICEVIBILITA DEI RICORSI SOSTENENDO ANZITUTTO CHE GLI STESSI IMPUGNANO LE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 E SOTTOPONGONO ALLA CORTE QUESTIONI CHE GIA ERANO STATE RISOLTE CON LA SENTENZA 14 DICEMBRE 1962 .  E' DA RILEVARSI AL RIGUARDO CHE NEI RICORSI AVVERSO LE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 E SUI QUALI LA CORTE SI E PRONUNCIATA CON LA CITATA SENTENZA 14 DICEMBRE 1962, SI CONTESTAVA ALL' ALTA AUTORITA IL POTERE DI PRETENDERE L' ESIBIZIONE DELLE FATTURE RELATIVE ALL' ENERGIA ELETTRICA CONSUMATA DALLE RICORRENTI E CHE A TAL FINE LE RICORRENTI SOSTENEVANO CHE L' ARTICOLO 47 DEL TRATTATO NON CONFERIVA ALL' ALTA AUTORITA SIFFATTO POTERE .  CON GLI ATTUALI RICORSI PER CONTRO SI IMPUGNANO LE SANZIONI PECUNIARIE CHE LE DECISIONI DEL 18 DICEMBRE 1962 INFLISSERO PER NON ESSER STATE ESIBITE LE MENZIONATE FATTURE; LE RICORRENTI DEDUCONO A TAL PROPOSITO CHE DETTA MANCATA ESIBIZIONE NON PUO' ESSERE CONSIDERATA UNA VIOLAZIONE DELLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO IN QUANTO LE FATTURE FURONO DISTRUTTE IN CONFORMITA ALLE LEGGI NELLA SPECIE APPLICABILI .  GLI ATTUALI RICORSI PERTANTO HANNO UN OGGETTO DIVERSO DA QUELLO DEI RICORSI DIRETTI CONTRO LE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 .  E' BEN VERO CHE GIA NELLA DISCUSSIONE ORALE DELLE PRECEDENTI CAUSE LE RICORRENTI AVEVANO DEDOTTO CHE L' ESIBIZIONE DELLE FATTURE, RICHIESTA DALL' ALTA AUTORITA, POTEVA ESSERE DIVENUTA IMPOSSIBILE IN QUANTO, SECONDO LA LEGGE ITALIANA, LE FATTURE COMMERCIALI VANNO CONSERVATE SOLO PER CINQUE ANNI; TALE CIRCOSTANZA TUTTAVIA A NULLA RILEVA PERCHE LA SENTENZA CHE HA DEFINITO QUELLE CAUSE HA STATUITO CHE ALL' ALTA AUTORITA SPETTAVA DI STABILIRE SE LA MANCATA ESIBIZIONE DI DETERMINATE FATTURE ERA GIUSTIFICATA ALLA LUCE DELLE NORME APPLICABILI E DI TRARNE LE DEBITE CONSEGUENZE .  PERTANTO, SU CIO' CHE FORMA OGGETTO DELLE PRESENTI CONTROVERSIE NON VI E ALCUN GIUDICATO DELLA CORTE .  DALLE CONSIDERAZIONI SOPRASVOLTE EMERGE CHE, SOTTO QUESTO PROFILO, I RICORSI SONO RICEVIBILI .  2 . NELLE CAUSE 2-63, 3-63, 5-63 E 6-63 LE RICORRENTI RILEVANO CHE LE DECISIONI IMPUGNATE HANNO LORO INFLITTO SANZIONI PECUNIARIE PER LA MANCATA ESIBIZIONE DI FATTURE D' ENERGIA ELETTRICA RELATIVE A TUTTO IL PERIODO DELLA PEREQUAZIONE MENTRE ESSE HANNO SVOLTO ATTIVITA SIDERURGICA SOLTANTO DURANTE UNA PARTE DI TALE PERIODO .  LA CONVENUTA CONTESTA L' AMMISSIBILITA DI TALE CENSURA OPPONENDO CHE LE DECISIONI DEL 18 DICEMBRE 1962 SI SONO LIMITATE A TRARRE LE CONSEGUENZE GIURIDICHE DELLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 ED E QUINDI AVVERSO TALI ULTIME DECISIONI E IN RELAZIONE ALL' OBBLIGO DA ESSE SANCITO, CHE LE RICORRENTI AVREBBERO DOVUTO ELEVARE TALE CENSURA .  TUTTAVIA, LA SENTENZA CHE HA DEFINITO LA CAUSA INSTAURATA CON I RICORSI DIRETTI CONTRO LE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 HA RICONOSCIUTO CHE L' ALTA AUTORITA SI ERA LEGITTIMAMENTE VALSA DEI SUOI POTERI SOLO NELLA MISURA IN CUI ESSA HA RICHIESTO LE FATTURE DELL' ENERGIA ELETTRICA REALMENTE CONSUMATA DALLE RICORRENTI DURANTE IL PERIODO DELLA PEREQUAZIONE; D' ALTRONDE LE SANZIONI INFLITTE DALL' ALTA AUTORITA POSSONO CONSIDERARSI LEGITTIME SOLO OVE RIGUARDINO L' INADEMPIENZA A DECISIONI ADOTTATE IN APPLICAZIONE DEL TRATTATO; NELLA SPECIE, IL NON AVER ESIBITO LE FATTURE DELL' ENERGIA ELETTRICA RELATIVE AD UN PERIODO NEL QUALE NESSUNA ATTIVITA SIDERURGICA SAREBBE STATA SVOLTA, NON PUO' COMUNQUE COSTITUIRE INADEMPIENZA ALLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 .  PERTANTO, QUALORA L' ASSUNTO DELLE RICORRENTI DOVESSE RIVELARSI FONDATO, LE SANZIONI PECUNIARIE IN CONTESTO ANDREBBERO ANNULLATE PERCHE, ALMENO IN PARTE, MANCHEREBBERO DI OGGETTO .  PER LE RAGIONI ORA SVOLTE LA CORTE RITIENE CHE LA CENSURA ELEVATA DALLE RICORRENTI NELLE CAUSE 2-63, 3-63, 5-63 E 6-63 E AMMISSIBILE .  3 . LA CONVENUTA OPPONE INOLTRE CHE GLI ATTUALI RICORSI NON SODDISFANO AI REQUISITI DI RICEVIBILITA ENUNCIATI NELL' ARTICOLO 38, PARAGRAFO 1, C, DEL REGOLAMENTO DI PROCEDURA IN QUANTO NON VI FIGURA LA SOMMARIA ESPOSIZIONE DEI MOTIVI .  NEGLI ATTI INTRODUTTIVI LE RICORRENTI ASSUMONO CHE LE SANZIONI PECUNIARIE INFLITTE CON LE DECISIONI IMPUGNATE SONO SPROPORZIONATE ALLA LIMITATA GRAVITA DEI FATTI POSTI A LORO CARICO E ALLA CONSISTENZA ECONOMICA DI CIASCUNA IMPRESA; TALUNE RICORRENTI DEDUCONO ANCORA CHE DETTE SANZIONI SONO STATE INFLITTE PER LA MANCATA ESIBIZIONE DI FATTURE DI ENERGIA ELETTRICA RIFERENTESI ANCHE AD UN PERIODO DURANTE IL QUALE ESSE NON AVEVANO SVOLTO ALCUNA ATTIVITA SIDERURGICA .  POICHE I PREDETTI MOTIVI APPAIONO ATTI A GIUSTIFICARE UN RICORSO DI MERITO (" PLEINE JURIDICTION ") QUALE E PREVISTO DALL' ARTICOLO 36 DEL TRATTATO E POICHE DAGLI ATTI INTRODUTTIVI EMERGE CON SUFFICIENTE CHIAREZZA QUALI FRA I MEZZI PREVISTI DAL TRATTATO LE RICORRENTI HANNO INTESO INVOCARE, GLI ATTUALI RICORSI RISULTANO RICEVIBILI AI SENSI DEL CITATO ARTICOLO 38, PARAGRAFO 1, C .  4 . LA PARTE CONVENUTA OPPONE INFINE CHE GLI ATTUALI RICORSI, IN QUANTO MIRANO AD UNA RIDUZIONE DELLE AMMENDE E ALL' ABBUONO TOTALE DELLE PENALITA DI MORA, SONO IRRICEVIBILI PERCHE NEGLI STESSI NON ESISTE ALCUN RICHIAMO ALL' ARTICOLO 36 DEL TRATTATO NE ALCUNA CRITICA CIRCA L' APPLICAZIONE CHE L' ALTA AUTORITA HA DATO A TALE ARTICOLO .  SECONDO IL REGOLAMENTO DI PROCEDURA DELLA CORTE NON E NECESSARIO CHE IL RICORRENTE INDICHI, SOTTO PENA D' IRRICEVIBILITA, LE DISPOSIZIONI DEL TRATTATO CHE LO LEGITTIMANO AD INTENTARE L' AZIONE IN GIUDIZIO; QUALSIASI RICORSO PROPOSTO CONTRO SANZIONI PECUNIARIE INFLITTE DALL' ALTA AUTORITA E, PER LA SUA STESSA NATURA, BASATO SULL' ARTICOLO 36 DEL TRATTATO SENZA BISOGNO CHE DETTO ARTICOLO SI TROVI ESPLICITAMENTE RICHIAMATO .  STANTE L' OGGETTO DEGLI ATTUALI RICORSI, ESSI APPAIONO MANIFESTAMENTE BASATI SULL' ARTICOLO 36 DEL TRATTATO E POSTO CHE I RICORSI PREVISTI DAL GIA MENZIONATO ARTICOLO SONO DI MERITO (" PLEINE JURIDICTION "), LE RICORRENTI SONO PURE LEGITTIMATE A DENUNCIARE I MEZZI ENUMERATI NELL' ARTICOLO 33 DEL TRATTATO .  STANDO COSI' LE COSE, L' ECCEZIONE SOLLEVATA DALLA CONVENUTA APPARE INFONDATA .  NEL MERITO  A - SULL' ANNULLAMENTO DELLE AMMENDE  1 . LE RICORRENTI SI RICHIAMANO ALL' ORDINAMENTO FISCALE ITALIANO PER GIUSTIFICARE L' ASSERITA DISTRUZIONE DELLE FATTURE DI ENERGIA ELETTRICA E PER AFFERMARE CHE, CON TALI PREMESSE, ESSE NON DEBBONO INCORRERE IN ALCUNA RESPONSABILITA PER NON AVER ESIBITO DETTE FATTURE IN OSSEQUIO ALLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 .  IL MEZZO FATTO VALERE DALLE RICORRENTI PARTE DAL PRESUPPOSTO CHE LE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 DEBBANO INTERPRETARSI COME SE RICHIEDESSERO UNICAMENTE GLI ORIGINALI DELLE FATTURE DELLA CORRENTE ELETTRICA, MA NE LE LETTERE NE LO SPIRITO DELLE DECISIONI GIUSTIFICANO SIFFATTA INTERPRETAZIONE . L' ARTICOLO 1 SI LIMITA INFATTI A PRESCRIVERE L' ESIBIZIONE " DI TUTTE LE FATTURE DELL' ENERGIA ELETTRICA ... RELATIVE ALL' ATTIVITA DELL' IMPRESA PER IL PERIODO DALL' APRILE 1954 AL NOVEMBRE 1958 INCLUSI ", SENZA PRECISARE CHE SI TRATTI ESCLUSIVAMENTE DEGLI ORIGINALI E POICHE L' ESIBIZIONE DELLE FATTURE AVREBBE DOVUTO PERMETTERE ALL' ALTA AUTORITA DI VERIFICARE GLI ELEMENTI NECESSARI PER APPLICARE LA PEREQUAZIONE AL ROTTAME IMPORTATO, NON VI ERA MOTIVO DI RITENERE CHE SOLTANTO GLI ORIGINALI POTESSERO SERVIRE A TAL FINE . PER DI PIU, NELLE LETTERE DEL 27 NOVEMBRE 1962, L' ALTA AUTORITA AVEVA ESPRESSAMENTE PREVISTO CHE, IN MANCANZA DEGLI ORIGINALI, LE RICORRENTI AVREBBERO DOVUTO ESIBIRE " COPIE O FOTOCOPIE CERTIFICATE CONFORMI "; ALLE LETTERE ERANO INOLTRE ALLEGATI VARI MODULI CHE I DESTINATARI DOVEVANO RIEMPIRE E NEI QUALI PURE SI FACEVA RIFERIMENTO A " COPIE O FOTOCOPIE ".  TUTTE LE RICORRENTI RISPOSERO A DETTE LETTERE CONTESTANDO LA LEGITTIMITA DELLA RICHIESTA DELL' ALTA AUTORITA OD INVITANDO QUESTA A RITIRARLA O, QUANTO MENO, A CONFERMARLA MEDIANTE UNA DECISIONE DESTINATA A TUTTE LE IMPRESE DELLO STESSO SETTORE . A TALE SCOPO L' ALTA AUTORITA HA ADOTTATO LE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 CHE RIBADISCONO L' OBBLIGO DI CUI ALLE LETTERE PREDETTE .  STANDO COSI' LE COSE E POSTO CHE, SOTTO UN CERTO ASPETTO, LE LETTERE COSTITUISCONO ATTI PREPARATORI ALLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962, E VANO SOSTENERE, COME FANNO LE RICORRENTI, CHE LE DECISIONI DOVEVANO INTENDERSI NEL SENSO CHE ESSE IMPONGONO DI ESIBIRE UNICAMENTE GLI ORIGINALI DELLE FATTURE .  IN OGNI CASO, TENUTO CONTO DELLE LETTERE, LE RICORRENTI AVREBBERO DOVUTO CONSERVARE PRECAUZIONALMENTE LE FATTURE DELL' ENERGIA ELETTRICA IN PREVISIONE DELLE DECISIONI CHE L' ALTA AUTORITA AVREBBE ADOTTATE IN MATERIA, MENTRE DALLE RISPOSTE CHE FURONO FORNITE ALLA CORTE RISULTA CHE TALI FATTURE FURONO DISTRUTTE DOPO CHE LE RICORRENTI EBBERO RICEVUTO LE LETTERE STESSE . NE CONSEGUE CHE QUAND' ANCHE LE RICORRENTI AVESSERO DISTRUTTO, SMARRITO OD OMESSO DI CONSERVARE GLI ORIGINALI DELLE FATTURE IN CONTESTO ESSE AVREBBERO DOVUTO CHIEDERNE COPIA ALLE AZIENDE EROGATRICI APPENA AVUTA NOTIFICA DELLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962, ADOPERANDOSI IN TAL MODO PER ADEMPIERE A QUANTO DISPONEVANO TALI DECISIONI .  LE RICORRENTI HANNO INVECE PROPOSTO RICORSO ASSUMENDO CHE IL TRATTATO NON CONFERIVA ALL' ALTA AUTORITA IL POTERE DI ESIGERE L' ESIBIZIONE DEI DOCUMENTI CONTABILI . SOLO FRA IL DICEMBRE 1962 ED IL GENNAIO 1963, OSSIA NON MENO DI DIECI MESI DOPO AVER AVUTA NOTIFICA DELLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962, ESSE HANNO, PER LA PRIMA VOLTA, CHIESTO ALLE AZIENDE EROGATRICI LA COPIA DI CIASCUNA FATTURA .  SI DEVE DUNQUE CONCLUDERE CHE SINO ALL' EMANAZIONE DELLE DECISIONI CHE INFLIGGEVANO LE SANZIONI PECUNIARIE DI CUI E CAUSA, LE RICORRENTI SONO VENUTE MENO ALL' OBBLIGO LORO IMPOSTO DALLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 . TALE CONCLUSIONE VALE A MAGGIOR RAGIONE PER LA RICORRENTE NELLA CAUSA 2-63 LA QUALE, FINO ALL' OTTOBRE 1962, ERA IN GRADO DI ESIBIRE ANCHE GLI ORIGINALI DELLE FATTURE IN CONTESTO : TENUTO CONTO DELLA DATA ALLA QUALE GLI ORIGINALI SAREBBERO STATI DISTRUTTI, QUALSIASI RICHIAMO ALL' ORDINAMENTO FISCALE ITALIANO APPARE, IN QUESTO ULTIMO CASO, INCONFERENTE .  STANDO COSI' LE COSE, LA CORTE RITIENE CHE L' AMMENDA INFLITTA DALLE DECISIONI DEL 18 OTTOBRE 1962 PER L' INADEMPIENZA ALL' OBBLIGO SANCITO DALLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 E GIUSTIFICATA .  2 . LE RICORRENTI LAMENTANO INOLTRE CHE LE DECISIONI IMPUGNATE DANNO LUOGO AD UNA DISCRIMINAZIONE NEI LORO CONFRONTI IN QUANTO LA RICORRENTE NELLA CAUSA 18-62, PUR TROVANDOSI IN ANALOGA SITUAZIONE, NON E STATA COLPITA DA SANZIONI PECUNIARIE . APPARE TUTTAVIA DALLE CONSIDERAZIONI SOPRASVOLTE CHE NEI CASI DI CUI TRATTASI, LE SANZIONI PECUNIARIE SI GIUSTIFICANO PIENAMENTE IN RAGIONE DELL' INADEMPIENZA ALLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962; A NULLA RILEVA QUINDI CHE ANCHE IN CASI ASSERITI ANALOGHI L' ALTA AUTORITA AVREBBE DOVUTO INFLIGGERE UGUALI SANZIONI PECUNIARIE .  LA CENSURA TRATTA DALL' ASSERITA DISCRIMINAZIONE RISULTA INFONDATA E VA QUINDI DISATTESA .  3 . LE RICORRENTI NELLE CAUSE 2-63, 3-63, 5-63 E 6-63 DEDUCONO INOLTRE CHE, NON AVENDO ESSE SVOLTO ALCUNA ATTIVITA SIDERURGICA DURANTE UNA PARTE DEL PERIODO DELLA PEREQUAZIONE, L' AVER LORO INFLITTO UN' AMMENDA PER MANCATA ESIBIZIONE DELLE FATTURE DI ELETTRICITA RELATIVE A TALE PERIODO E ILLEGITTIMA, IN QUANTO NON MOTIVATA, ED INTEGRA UNO SVIAMENTO DI POTERE .  L' ARTICOLO 1 DELLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 PRESCRIVEVA ALLE RICORRENTI DI PRODURRE LE FATTURE DELL' ENERGIA ELETTRICA " RELATIVE ALL' ATTIVITA DELL' IMPRESA DURANTE IL PERIODO DALL' APRILE 1954 AL NOVEMBRE 1958 INCLUSI ", PER CUI DAL TENORE DI TALE DISPOSIZIONE EMERGE CHE L' OBBLIGO DI CUI TRATTASI RIGUARDA SOLTANTO LE FATTURE CHE HAN TRATTO ALL' ATTIVITA SIDERURGICA EFFETTIVAMENTE SVOLTA DA CIASCUNA IMPRESA DURANTE IL PERIODO INDICATO; LE DECISIONI DEL 18 DICEMBRE 1962, RIPRENDENDO LA PARTE DISPOSITIVA DELLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 OR RIPORTATA, HANNO QUINDI INFLITTO LE SANZIONI PECUNIARIE IN CONTESTO PER LA VIOLAZIONE DI TALE OBBLIGO, PRESCINDENDO DALLA EFFETTIVA DURATA DELL' ATTIVITA SIDERURGICA SVOLTA DA CIASCUNA IMPRESA DURANTE IL PERIODO DALLA PEREQUAZIONE .  IL MEZZO FATTO VALERE DALLE RICORRENTI NELLE CAUSE SOVRA RICHIAMATE E PERTANTO INFONDATO .  B - SULLA RIDUZIONE DELLE AMMENDE  NELLE LORO CONCLUSIONI SUBORDINATE LE RICORRENTI CHIEDONO CHE L' IMPORTO DELLE AMMENDE VENGA RIDOTTO, STANTE L' ATTEGGIAMENTO INCERTO ED EQUIVOCO TENUTO DALL' ALTA AUTORITA CHE LE AVREBBE INDOTTE IN UN ERRORE SCUSABILE E DATO ALTRESI' CHE L' IMPORTO SAREBBE SPROPORZIONATO ALLA CONSISTENZA ECONOMICA DI CIASCUNA IMPRESA .  PER QUANTO ATTIENE AL PRIMO ARGOMENTO, LE CONSIDERAZIONI SOPRASVOLTE PERMETTONO DI CONCLUDERE CHE LE RICORRENTI NON POSSONO VALIDAMENTE INVOCARE ALCUN ERRORE DI DIRITTO, DAL MOMENTO CHE L' OBBLIGO DI ESIBIRE, IN MANCANZA DEGLI ORIGINALI, LE COPIE CERTIFICATE CONFORMI DELLE FATTURE IN CONTESTO CHIARAMENTE EMERGE DALLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 ED ALTRESI' DALLE LETTERE DEL 27 NOVEMBRE 1961 . PER QUANTO ATTIENE AL SECONDO ARGOMENTO, LE RICORRENTI NON HANNO FORNITO ALLA CORTE ALCUN ELEMENTO DI FATTO INTESO A DIMOSTRARE CHE L' IMPORTO DELLE AMMENDE E SPROPORZIONATO ALLA CONSISTENZA ECONOMICA DI CIASCUNA IMPRESA; D' ALTRONDE, AD AVVISO DELLA CORTE, LE AMMENDE NON SONO ECCESSIVE POSTO CHE SON STATE COMMISURATE AD UN IMPORTO MOLTO INFERIORE AL MASSIMO PREVISTO ALL' ARTICOLO 47 DEL TRATTATO .  PER TUTTE LE RAGIONI DIANZI ESPOSTI, LE CONCLUSIONI SUBORDINATE VANNO DISATTESE PERCHE INFONDATE .  C - SULLE PENALITA' DI MORA  IN VIA SUBORDINATA, LE RICORRENTI CHIEDONO ALLA CORTE DI ASSOLVERLE DALL' OBBLIGO DI CORRISPONDERE LE PENALITA DI MORA IMPOSTE DALLE DECISIONI IMPUGNATE; A SOSTEGNO DELLA LORO RICHIESTA DEDUCONO CHE ESSE NON POSSONO ESSER TENUTE RESPONSABILI DELLA RITARDATA ESIBIZIONE DELLE COPIE DELLE FATTURE ALL' ALTA AUTORITA IN QUANTO POTEVANO TRASMETTERLE SOLO DOPO CHE LE AZIENDE EROGATRICI LE AVESSERO FORNITE; PER GIUSTIFICARE IL RITARDO LE RICORRENTI SI RICHIAMANO ALLE DIFFICOLTA MATERIALI CHE LE PREDETTE AZIENDE HANNO DENUNZIATO NELLE RISPOSTE ALLE LETTERE CON CUI FU LORO CHIESTO DI FORNIRE DETTI DOCUMENTI .  SENZA BISOGNO DI ACCERTARE SE LE FATTURE FURONO EFFETTIVAMENTE DISTRUTTE, E INNEGABILE CHE IL RITARDO AD ESIBIRNE LE COPIE E DOVUTO IN GRAN PARTE ALLA CIRCOSTANZA CHE LE RICORRENTI SI SON RIVOLTE ALLE AZIENDE EROGATRICI D' ELETTRICITA NON PRIMA DEL DICEMBRE 1962, OSSIA MOLTO TEMPO DOPO LA NOTIFICA DELLE DECISIONI DEL 23 FEBBRAIO 1962 .  LE DIFFICOLTA MATERIALI CUI LE AZIENDE EROGATRICI SI RICHIAMANO NON POSSONO QUINDI LIBERARE LE RICORRENTI DA OGNI RESPONSABILITA A TALE PROPOSITO; DI TALI DIFFICOLTA SI PUO' TUTTAVIA TENER CONTO PER STABILIRE IL TERMINE, DECORSO IL QUALE LE PENALITA DI MORA VANNO APPLICATE .  NE CONSEGUE, QUINDI, CHE LE PENALITA DI MORA DEVONO ESSERE MANTENUTE MA CHE IL TERMINE, SCADUTO IL QUALE ESSE SON DOVUTE, VA PROROGATO A SETTE MESI CON DECORRENZA DALLA NOTIFICA DELLE DECISIONI IMPUGNATE .  

Decisione relativa alle spese

AI SENSI DELL' ARTICOLO 69, PARAGRAFO 3, 1 ) COMMA, DEL REGOLAMENTO DI PROCEDURA OVE TUTTE LE PARTI SIANO PARZIALMENTE SOCCOMBENTI LA CORTE PUO' DISPORRE LA COMPENSAZIONE DELLE SPESE .  LA CONVENUTA E RIMASTA PARZIALMENTE SOCCOMBENTE RISPETTO AI MEZZI FATTI VALERE CONTRO L' IMPOSIZIONE DELLE PENALITA DI MORA .  

Dispositivo

LA CORTE  DISATTESA OGNI ALTRA CONCLUSIONE PIU AMPIA O CONTRARIA, DICHIARA E STATUISCE :  1 ) I RICORSI SONO RICEVIBILI .  2 ) I RICORSI SONO RESPINTI PERCHE INFONDATI . TUTTAVIA, IL TERMINE ALLA CUI SCADENZA LE PENALITA DI MORA IMPOSTE DALLA DECISIONE 18 DICEMBRE 1962 SONO DOVUTE, E PROROGATO A SETTE MESI DALLA DATA DELLA NOTIFICA DELLE PREDETTE DECISIONI .  3 ) LE SPESE DI CAUSA SONO POSTE PER QUATTRO QUINTI A CARICO DELLE RICORRENTI E PER IL RIMANENTE QUINTO A CARICO DELLA CONVENUTA .