CELEX: 62007CC0281
Language: it
Date: 2008-09-25 00:00:00
Title: Conclusioni dell'avvocato generale Sharpston del 25 settembre 2008. # Hauptzollamt Hamburg-Jonas contro Bayerische Hypotheken- und Vereinsbank AG. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Bundesfinanzhof - Germania. # Regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 - Tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee - Art. 3 - Recupero di una restituzione all’esportazione - Errore dell’autorità nazionale - Termine di prescrizione. # Causa C-281/07.

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
      ELEANOR SHARPSTON
      presentate il 25 settembre 2008 1(1)
      
      Causa C‑281/07
      Bayerische Hypotheken- und Vereinsbank AG
      contro
      Hauptzollamt Hamburg-Jonas
      «Tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee – Regolamento n. 2988/95 – Recupero di una restituzione all’esportazione – Termine di prescrizione – Errori commessi dalle autorità nazionali»1.        La domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesfinanzhof (Corte tributaria federale), Germania, verte sull’interpretazione
         del regolamento (CE, Euratom) del Consiglio 18 dicembre 1995, n. 2988, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle
         Comunità europee (in prosieguo: «regolamento n. 2988/95») (2).
      
      2.        Il giudice del rinvio intende accertare quale sia il termine di prescrizione applicabile al recupero di restituzioni all’esportazione
         indebitamente concesse ad un esportatore a causa di un errore commesso dalle autorità nazionali.
      
       Contesto normativo 
       Regolamento n. 2988/95
      3.        Il regolamento n. 2988/95 è entrato in vigore il 26 dicembre 1995 (3). Esso prevede una serie di disposizioni generali riguardanti controlli, misure e sanzioni amministrative per irregolarità
         nei pagamenti ai beneficiari designati dalle politiche comunitarie. In particolare, esso stabilisce un termine di prescrizione
         per le azioni conseguenti a restituzioni all’esportazione pagate indebitamente. 
      
      4.        Prima dell’adozione del regolamento n. 2988/95, non esisteva una normativa comune che prevedesse termini di prescrizione applicabili
         alla ricerca o all’accertamento di irregolarità e a misure di recupero conseguenti a tali irregolarità. 
      
      5.        Rivestono particolare rilevanza soprattutto il terzo ed il quarto ‘considerando’ del regolamento. Il terzo ‘considerando’
         segnala che le modalità della gestione decentrata e dei sistemi di controllo delle spese della Comunità sono regolate da disposizioni
         dettagliate diverse a seconda delle politiche comunitarie in questione, ma che occorre combattere in tutti i settori contro
         le lesioni agli interessi finanziari delle Comunità. Il quarto ‘considerando’ precisa che occorre la predisposizione di un
         contesto giuridico comune a tutti i settori contemplati dalle politiche comunitarie allo scopo di contrastare in modo efficace
         le frodi commesse ai danni degli interessi finanziari delle Comunità. 
      
      6.        Il regolamento quindi introduce una normativa generale riguardante controlli, misure e sanzioni amministrative per irregolarità
         relative al diritto comunitario.
      
      7.        L’art. 1 dispone: 
      
      «Ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee è adottata una normativa generale relativa a dei controlli
         omogenei e a delle misure e sanzioni amministrative riguardanti irregolarità relative al diritto comunitario».
      
      8.        L’art. 1, n. 2, definisce come irregolarità:
      
      «(…) qualsiasi violazione di una disposizione del diritto comunitario derivante da un’azione o un’omissione di un operatore
         economico che abbia o possa avere come conseguenza un pregiudizio al bilancio generale delle Comunità o ai bilanci da queste
         gestite, attraverso la diminuzione o la soppressione di entrate provenienti da risorse proprie percepite direttamente per
         conto delle Comunità, ovvero una spesa indebita».
      
      9.        I passi pertinenti dell’art. 3 prevedono:
      
      «1.   Il termine di prescrizione delle azioni giudiziarie è di quattro anni a decorrere dall’esecuzione dell’irregolarità di cui
         all’articolo 1, paragrafo 1. Tuttavia, le normative settoriali possono prevedere un termine inferiore e comunque non inferiore
         a tre anni.
      
      (…)
      3.     Gli Stati membri mantengono la possibilità di applicare un termine più lungo di quello previsto rispettivamente al paragrafo
         1 e al paragrafo 2».
      
       Regolamenti nn. 3665/87 e 800/99
      10.      Il regolamento n. 800/99 (4) è stato il primo regolamento a fissare termini di prescrizione specifici per il recupero di restituzioni all’esportazione
         indebitamente corrisposte. Tuttavia, l’art. 54 del regolamento dispone che:
      
      «[Il regolamento n. 3665/87 (5)] continua ad applicarsi: 
      
      –        alle esportazioni per le quali le dichiarazioni d’esportazione sono state accettate prima della decorrenza di efficacia del
         [regolamento n. 800/99]».
      
      11.      L’art. 11, n. 3, del regolamento n. 3665/87, che verte sul recupero di restituzioni all’esportazione (e in forza del quale
         è stata proposta dinanzi al giudice nazionale l’azione di recupero nel presente procedimento) nulla dice sui termini di prescrizione.
      
       Disposizioni nazionali pertinenti
      12.      All’epoca dei fatti, in Germania non esisteva alcuna disposizione specifica che stabilisse un termine di prescrizione per
         le azioni dirette al recupero di vantaggi amministrativi concessi indebitamente.
      
      13.      Piuttosto, sembra che l’amministrazione tedesca e le autorità giurisdizionali tedesche applicassero per analogia il termine
         di prescrizione previsto dall’art. 195 del codice civile tedesco (Bürgerliches Gesetzbuch; in prosieguo: il «BGB») alle azioni
         amministrative intraprese allo scopo di recuperare pagamenti di restituzioni all’esportazione effettuati erroneamente(6).
      
      14.      Ai sensi dell’art. 195 del BGB, il termine di prescrizione ordinario per le azioni proposte in base al diritto civile tedesco
         era di trent’anni. Questo paragrafo è stato modificato con effetto dal 1° gennaio 2002. Il termine di prescrizione in esso
         contenuto è stato ridotto a tre anni e da allora è rimasto invariato. 
      
       Fatti all’origine della controversia
      15.      Nel 1995, la LAGRA Import Export GmbH (in prosieguo: la «LAGRA») richiedeva la concessione di restituzioni all’esportazione
         con riferimento a 31 bovini, per un totale di 21 413 kg, che intendeva esportare in Turchia. L’Ufficio doganale principale
         (in prosieguo: lo «Hauptzollamt») accoglieva la richiesta di restituzioni all’esportazione per tutti e 31 i bovini. 
      
      16.      Tuttavia, un animale moriva a Trieste durante il tragitto verso la Turchia. La LAGRA informava lo Hauptzollamt dell’accaduto
         e chiedeva che la sua domanda per la restituzione all’esportazione fosse conseguentemente modificata da 31 capi a 30 capi
         (e, quindi, da 21 413 kg a 20 715 kg). Lo Hauptzollamt sembra aver ignorato tale richiesta. In data 19 aprile 1996, concedeva
         la restituzione all’esportazione per tutti e 31 i bovini (7).
      
      17.      In data 5 agosto 1999 lo Hauptzollamt ha emanato un provvedimento di rettifica con cui ha chiesto il rimborso della somma
         concessa per il bovino morto (8).
      
      18.      Nel luglio 2000 si è aperta nei confronti della LAGRA una procedura di insolvenza. Risulta che il patrimonio di questa è stato
         ceduto ad una banca, la Bayerischen Hypotheken- und Wechselbank AG. La Bayerische Hypotheken- und Vereinsbank AG (in prosieguo:
         la «Bayerische») è ora subentrata in tutti i diritti spettanti alla Bayerischen Hypotheken- und Wechselbank AG. 
      
      19.      Una volta divenuta insolvente, la LAGRA non ha rimborsato la restituzione all’esportazione ottenuta per il bovino morto. In
         data 28 agosto 2000, lo Hauptzollamt ha adottato un provvedimento per recuperare la somma nei confronti della cessionaria
         del patrimonio della LAGRA. Rilevando che l’originario cessionario non esisteva più come entità indipendente, lo Hauptzollamt
         ha ritirato tale provvedimento. In data 12 dicembre 2001, lo Hauptzollamt ha emanato un provvedimento di accertamento nei
         confronti della Bayerische (9).
      
      20.      La Bayerische ha impugnato il provvedimento di accertamento dinanzi al Finanzgericht, il quale ha dichiarato tardiva l’azione
         per il recupero proposta dallo Hauptzollamt per decorrenza del termine di prescrizione fissato dall’art. 3, n. 1, del regolamento
         n. 2988/95. 
      
      21.      Lo Hauptzollamt ha interposto appello presso il Bundesfinanzhof, che ha rimesso alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
      
      «1)      Se l’art. 3, n. 1, primo comma, prima frase, del regolamento n. 2988/95 sia applicabile al recupero di restituzioni all’esportazione
         indebitamente concesse ad un esportatore anche nel caso in cui lo stesso non abbia compiuto alcuna irregolarità.
      
      Nel caso di risposta affermativa alla prima questione:
      2)      Se la disposizione sia anche applicabile al recupero di tali benefici nei confronti di un soggetto a cui l’esportatore abbia
         ceduto il proprio diritto alla restituzione all’esportazione».
      
      22.      Memorie scritte sono state presentate solo dalla Commissione. Nessuna udienza è stata richiesta in questo caso e nessuna ha
         avuto luogo.
      
       Osservazioni preliminari
      23.      Nelle mie conclusioni presentate nella causa Vosding, ho affermato che il termine di prescrizione previsto dall’art. 3, n. 1,
         primo comma, prima frase, del regolamento n. 2988/95 si applica anche ai procedimenti relativi ad una irregolarità che sia
         stata commessa o sia cessata prima dell’entrata in vigore del regolamento. Tale termine di prescrizione si applica sia a sanzioni
         che a misure amministrative quali il recupero della restituzione all’esportazione concessa a seguito di irregolarità.
      
      24.      Ho altresí concluso che, sulla base dell’art. 3, n. 3, del regolamento n. 2988/95, uno Stato membro può applicare un termine
         di prescrizione più lungo già previsto dal diritto nazionale prima dell’adozione del regolamento. Tuttavia, ho espresso l’opinione
         che siffatto termine prescrizionale di maggiore durata non possa applicarsi se è stato rinvenuto unicamente in una disposizione
         generale del diritto civile dello Stato membro interessato, destinata a coprire tutti i tipi di azioni non regolati altrimenti
         in modo specifico.
      
      25.      Ho pertanto concluso che l’art. 195 del BGB, nella sua applicazione per mera analogia alle pretese di diritto amministrativo
         dirette al recupero di somme indebitamente pagate, non fosse sufficientemente specifico da ricadere nell’ambito di applicazione
         dell’art. 3, n. 3, del regolamento n. 2988/95. 
      
      26.      All’interno di questo quadro, mi accingo a considerare le questioni pregiudiziali proposte alla Corte nel caso di specie.
         Se la Corte dovesse dissentire da quanto ho espresso nelle conclusioni presentate nella causa Vosding, dovrà necessariamente
         rispondere in senso negativo alla prima questione sollevata dal Bundesfinanzhof. Di conseguenza, non risponderà alla seconda
         questione. 
      
       La prima questione pregiudiziale
      27.      L’art. 11 del regolamento n. 3665/87, che tratta del recupero di restituzioni all’esportazione, non specifica alcun termine
         di prescrizione. Sebbene l’art. 54 del regolamento n. 800/99 faccia salva l’applicazione del regolamento n. 3665/87 con riferimento
         a tali azioni, nessuna misura risolve la questione di quale sia il termine di prescrizione applicabile. Il termine di prescrizione
         applicabile ad un’azione diretta al recupero di una restituzione all’esportazione concessa a seguito di una dichiarazione
         di esportazione accettata prima del 24 aprile 1999 (10) deve, perciò, essere rinvenuto nell’art. 3, n. 1, del regolamento n. 2988/95 o nel diritto nazionale. 
      
      28.      La prima questione sollevata dal giudice del rinvio verte sul fatto se l’art. 3, n. 1, del regolamento n. 2988/95, sia applicabile
         al recupero di restituzioni all’esportazione indebitamente concesse ad un esportatore anche nel caso in cui lo stesso non
         abbia compiuto alcuna irregolarità.
      
      29.      A mio avviso, tale questione può essere correttamente risolta solo in senso negativo.
      
      30.      L’art. 3, n. 1, si applica alle «irregolarità» come definite all’art. 1, n. 2. Tuttavia, l’art. 3, n. 1, non può applicarsi
         se non vi è irregolarità. 
      
      31.      In base all’art. 1, n. 2, del regolamento n. 2988/95, un’irregolarità consiste in «qualsiasi violazione di una disposizione
         del diritto comunitario derivante da un’azione o un’omissione di un operatore economico (…)». Così come formulata, questa
         definizione non copre un’azione o un’omissione da parte dell’autorità nazionale responsabile della concessione di una restituzione
         all’esportazione. 
      
      32.      L’esistenza di una «irregolarità» è fondamentale rispetto al modo in cui la definizione del termine di prescrizione è formulata
         e si riflette nella scelta del legislatore riguardo al momento iniziale a partire dal quale il termine di prescrizione deve
         decorrere. Il primo comma dell’art. 3, n. 1, stabilisce che il termine di prescrizione decorre dal momento in cui è commessa
         l’irregolarità. Se non vi è irregolarità, il momento iniziale da cui il termine di prescrizione comincia a decorrere non può
         essere determinato. 
      
      33.      Nel caso di specie, è pacifico che il pagamento in eccesso della restituzione all’esportazione sia da attribuire unicamente
         all’errore dello Hauptzollamt. L’esportatore, la LAGRA, ha scrupolosamente informato lo Haupzollamt che il trentunesimo capo
         era morto. Non di meno, lo Hauptzollamt ha proceduto a concedere e a pagare la restituzione all’esportazione relativamente
         a 31 capi invece che a 30. In parole povere, questo pagamento in eccesso è «derivato» dall’errore dello Hauptzollamt e da
         null’altro. Cercare di sostenere il contrario distorce il significato del disposto dell’art. 1, n. 2 (11), e la normale analisi del rapporto di causa – effetto.
      
      34.      L’ordinanza di rinvio parte dal presupposto che, pertanto, non vi è stata alcuna irregolarità da parte dell’esportatore.
      
      35.      Da quanto può essere dedotto dal fascicolo, è vero che la LAGRA non adottò alcuna azione positiva per approvare l’errore compiuto
         dallo Hauptzollamt. Questione più interessante è se, nel caso di specie, vi sia stata una qualche «omissione» da parte della
         LAGRA che possa dirsi abbia dato causa ad un’irregolarità. È sensato affermare che, una volta effettuato il pagamento, la
         LAGRA avrebbe dovuto verificarne l’ammontare, accorgersi che le era stata corrisposta una somma relativa a 31 capi invece
         che a 30, e sottoporre di nuovo la questione allo Hauptzollamt (12). Questa inazione costituisce un’«omissione»? Certamente, «ha (…) come conseguenza un pregiudizio al bilancio generale delle
         Comunità» (13).
      
      36.      Se la Corte deve procedere sulla base dell’ordinanza di rinvio, mi sembra che resti aperta per il giudice nazionale la possibilità
         di riesaminare i fatti della controversia e di concludere – sulla base di quanto ha appena delineato – che la LAGRA ha commesso
         una irregolarità tramite un’omissione, mancando di verificare che le fosse stato versato il corretto importo a titolo di restituzione
         all’esportazione. 
      
      37.      Non credo sia possibile affermare che il termine di prescrizione indicato all’art. 3, n. 1, è applicabile per analogia ad
         una situazione in cui l’azione o l’omissione è quella di un’autorità nazionale. Nel testo non si trovano parole che giustifichino
         una tale lettura. Mi sembra effettivamente che la Corte non possa riscrivere la definizione di «irregolarità» di cui all’art. 1,
         n. 2, in modo da includervi anche azioni od omissioni da parte delle autorità nazionali. 
      
      38.      Pertanto, la mia conclusione è che il termine di prescrizione fissato dall’art. 3, n. 1, del regolamento n. 2988/95 non può
         essere applicato se l’esportatore non ha commesso alcuna irregolarità. 
      
      39.      Se l’art. 3, n. 1, del regolamento n. 2988/95 non è applicabile, il termine di prescrizione sarà stabilito dalle pertinenti
         disposizioni del diritto nazionale. Prima dell’entrata in vigore del regolamento n. 2988/95, le autorità giurisdizionali tedesche
         applicavano in via analogica il termine di prescrizione fissato dall’art. 195 del BGB – all’epoca che qui rileva, un termine
         trentennale. Potrebbe pertanto sembrare logico che il giudice nazionale applichi lo stesso termine di prescrizione suppletivo
         ad una situazione che non ricade nell’ambito di applicazione del regolamento. Da ciò consegue che un esportatore che non abbia
         commesso alcuna irregolarità potrebbe essere correttamente esposto ad un termine di prescrizione trentennale, mentre esportatori
         che abbiano commesso delle irregolarità potrebbero beneficiare del termine di prescrizione quadriennale contemplato dall’art. 3,
         n. 1 del regolamento n. 2988/95? A mio avviso, la Corte non è obbligata a giungere ad una simile conclusione. Né dovrebbe
         farlo. 
      
      40.      Nelle mie conclusioni presentate nella causa Vosding, ho sostenuto (nel rispondere alla terza questione pregiudiziale) che
         l’art. 195 del BGB non era sufficientemente specifico per ricadere nell’ambito di applicazione dell’art. 3, n. 3, del regolamento
         n. 2988/95, ma che – se ricadesse nell’ambito di tale previsione – il giudice nazionale dovrebbe verificare se la durata del
         termine di prescrizione dallo stesso previsto soddisfi i principi generali del diritto comunitario.
      
      41.      Il presente procedimento riguarda una restituzione all’esportazione indebitamente pagata all’esportatore dalle autorità nazionali
         in base al diritto comunitario (14). Tale pagamento in eccesso ha un effetto negativo sul bilancio generale delle Comunità. Il pagamento in eccesso e il provvedimento
         diretto al suo recupero, quindi, ricadono chiaramente nell’ambito di applicazione del diritto comunitario. Di conseguenza,
         anche se il termine di prescrizione applicabile deve ricavarsi dal diritto nazionale, il giudice nazionale è tenuto ad assicurarsi
         che il termine di prescrizione rispetti i principi generali del diritto comunitario.
      
      42.      Il termine di prescrizione trentennale fissato dall’art. 195 BGB ed applicato in via analogica alle azioni amministrative
         per il recupero di somme indebitamente pagate è, a mio avviso, manifestamente sproporzionato alla luce del termine di prescrizione
         quadriennale fissato dall’art. 3, n. 1, del regolamento n. 2988/95. 
      
      43.      Il diritto nazionale in materia di prescrizione sarà applicato, per ipotesi, alle azioni per il recupero di restituzioni all’esportazione
         indebitamente corrisposte nelle circostanze in cui l’esportatore non ha commesso alcuna irregolarità. In tali casi, mi sembra che un termine di prescrizione che soddisfa il criterio della proporzionalità
         sia necessariamente quello che non eccede il termine di prescrizione fissato dall’art. 3, n. 1, del regolamento n. 2899/95
         per i casi in cui l’esportatore abbia commesso una irregolarità. 
      
       La seconda questione pregiudiziale
      44.      Dal momento che la prima questione pregiudiziale richiede una risposta negativa, la seconda questione pregiudiziale non si
         pone. 
      
       Conclusione
      45.      Suggerisco pertanto di risolvere la prima questione pregiudiziale proposta dallo Bundesfinanzhof nei seguenti termini:
      
      L’art. 3, n. 1, primo comma, prima frase, del regolamento (CE, Euratom) del Consiglio 18 dicembre 1995, n. 2988, relativo
         alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, non può applicarsi ad un’azione per il recupero di una restituzione
         all’esportazione indebitamente concessa ad un esportatore, se quest’ultimo non ha compiuto alcuna irregolarità. Dal momento
         che l’obbligo di rimborsare una restituzione all’esportazione concessa indebitamente sorge per effetto del diritto comunitario,
         un giudice nazionale che applichi un termine di prescrizione stabilito dal diritto nazionale deve non di meno verificare che
         tale termine di prescrizione soddisfi i principi generali del diritto comunitario, e in particolare il requisito della proporzionalità.
      
      1 –	Lingua originale: l’inglese.
      
      2 –	GU L 312, pag. 1
      
      3 –	Non è chiaro dall’ordinanza di rinvio se l’esportazione di animali con riferimento alla quale è stata proposta la domanda
         per la restituzione all’esportazione sia avvenuta prima o dopo l’entrata in vigore del regolamento n. 2988/95. L’erroneo pagamento
         in eccesso a favore dell’esportatore ha avuto luogo successivamente a tale data. Nelle mie conclusioni presentate nelle cause
         riunite da C-278/07 a C-280/07, Josef Vosding Schlacht-, Kühl- und Zerlegebetrieb, Vion Trading und Ze Fu Fleischhandel (in
         prosieguo: «Vosding»), ai paragrafi 23-41, spiego perché, a mio avviso, l’art. 3 del regolamento n. 2988/95 è una misura di
         tipo procedurale che può applicarsi retroattivamente alle situazioni rientranti nel suo ambito di applicazione. 
      
      4 –	Regolamento (CE) della Commissione 15 aprile 1999, n. 800, recante modalità comuni di applicazione del regime delle restituzioni
         all'esportazione per i prodotti agricoli (GU L 102, pag. 11).
      
      5 –      Regolamento (CEE) della Commissione 27 novembre 1987, n. 3665, recante modalità comuni di applicazione del regime delle restituzioni
         all'esportazione per i prodotti agricoli (GU L 351, pag. 1).
      
      6 –	V. le mie conclusioni presentate nella causa Vosding, cit. alla nota n. 3, al paragrafo 14.
      
      7 –	Risulta dal fascicolo del giudice nazionale che lo Hauptzollamt ha così proceduto nonostante la decisione dallo stesso
         adottata in data 19 aprile 1996 facesse espresso riferimento alla lettera della LAGRA del 17 gennaio 1996. È tuttavia possibile
         dedurre da tale documento che il pagamento in eccesso fu determinato dal fatto che il peso degli animali (descritto sul modulo
         come «Warenmenge») appariva (nell’originale) pari a 21 413 kg, e non pari a 20 715 kg.
      
      8 –	DEM 1 137,58 (all’incirca EUR 582).
      
      9 –	Nell’ordinanza di rinvio si afferma che non c’è prova che la notifica del provvedimento di accertamento sia pervenuta alla
         Bayerische prima del maggio 2004. 
      
      10 –	V. paragrafi 10 e 11 supra. 
      
      11 –	I verbi utilizzati nelle diverse versioni linguistiche del regolamento n. 2988/95 vanno da «resulting from», «résultant
         de», «als Folge», rispettivamente nelle versioni inglese, francese e tedesca, a «derivante da» nella versione italiana, al
         più sfumato «correspondiente a» and «bestaat in», rispettivamente nelle versioni spagnola ed olandese. Tutte queste versioni
         confermano, tuttavia, la mia opinione secondo cui, perché possa esserci un’«irregolarità», la violazione del diritto comunitario
         non deve avvenire prima dell’azione o dell’omissione da parte dell’operatore economico in questione.
      
      12 –	È ragionevole supporre che un esportatore effettui dei controlli per assicurarsi che non gli sia stata pagata una somma
         inferiore. Allo stesso modo, sembra corretto ipotizzare che abbia l’obbligo di verificare che non gli sia stata corrisposta
         una somma superiore. Naturalmente possono esservi situazioni in cui per l’esportatore sia obiettivamente impossibile individuare che si è verificato
         un pagamento in eccesso, ma non sembra essere questo il caso.
      
      13 –	Art. 1, n. 2, del regolamento n. 2988/95.
      
      14 –	All’epoca che qui rileva, il diritto dell’esportatore ad ottenere una restituzione all’esportazione con riferimento ad
         animali bovini si fondava sul regolamento n. 3665, che a sua volta faceva riferimento al regolamento (CEE) del Consiglio 27
         giugno 1968, n. 805, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine (GU L 148, pag. 24).  La
         domanda per ottenere la restituzione all’esportazione fu debitamente presentata in accordo con i requisiti previsti dall’esemplare
         di controllo T5, disciplinati dagli artt. 471-495 del regolamento (CEE) della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, che fissa
         talune disposizioni d'applicazione del regolamento (CEE) del Consiglio, n. 2913/92, che istituisce il codice doganale comunitario
         (GU L 253, pag. 1).