CELEX: 61982CC0080
Language: it
Date: 1983-04-21
Title: Conclusioni dell'avvocato generale VerLoren van Themaat del 21 aprile 1983. # Amministrazione delle imposte contro Guy Soler. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Cour de cassation - Francia. # Vino nuovo ancora in fermentazione - Definizione. # Causa 80/82.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE
      PIETER VERLOREN VAN THEMAAT
      DEL 21 APRILE 1983 (
            1
         )
      
         Signor Presidente,
      
      
         signori Giudici,m
      
      1. La questione pregiudiziale
      In questo procedimento, la Corte di cassazione di Francia ha proposto la seguente questione pregiudiziale:
      «Se il Giudice nazionale sia autorizzato a considerare separato dalle fecce il vino che ne contenga una percentuale compresa tra lo 0,35 e lo 0,40 %, basandosi sul fatto che, secondo i periti tale percentuale è trascurabile».
      2. Il diritto comunitario pertinente in materia e lo svolgimento del procedimento nazionale
      La questione sorge dal fatto che il Soler deteneva, a scopo di vendita, del vino che il competente ufficio di controllo francese non riteneva atto al consumo in quanto andava considerato non già vino da tavola, bensì «vino nuovo». II regolamento del 28 aprile 1970 n. 816, allegato II, punto 8, (GU L 99, pag. 1) definisce tale prodotto come segue:
      
               «8.
            
            
               Vino nuovo:
               il vino la cui fermentazione alcolica non è ancora terminata e che non è ancora separato dalle fecce.»
            
         Il prodotto che possieda entrambe le suddette caratteristiche a norma dell'art. 17 n. 2 del regolamento n. 816/70, non può essere offerto per il consumo, ma può essere destinato solo alla produzione di vino o alla distillazione.
      Le perizie giudiziarie stabilivano che il prodotto in questione era indubbiamente ancora in fermentazione, però era separato dalle fecce poiché la percentuale di queste poteva considerarsi normale.
      I giudici di primo e di secondo grado si attenevano al parere dei periti e assolvevano il Soler. L'amministrazione delle imposte, parte civile, proponeva ricorso per cassazione, sostenendo che nel vino erano state accertate delle fecce e pertanto, era impossibile sostenere che questo fosse separato dalle stesse.
      Per quanto riguarda gli ulteriori antefatti nonché lo svolgimento del procedimento, rinvio alle relazione d'udienza.
      3. I punti fondamentali per risolvere la questione
      Anzitutto bisogna dire che il regolamento n. 816/70 non fornisce alcun criterio univoco per risolvere la questione. Di conseguenza, attribuisco grande importanza alle osservazioni presentate conformemente all'art. 20 del protocollo sullo Statuto della Corte di giustizia.
      All'inizio sembrava esserci una divergenza di opinioni tra il governo francese e la Commissione. Dopo le risposte ai quesiti posti dalla Corte di giustizia, ritengo tuttavia che, ora, le suddette opinioni coincidano ampiamente e possano servire da filo conduttore per la soluzione della Corte di giustizia.
      Anzitutto pare esclusa la completa separazione delle fecce dal vino nel senso che, dopo il travaso, non sussista più in pratica feccia nel vino. Ciò risulta evidente quando si lasciano decantare vecchie bottiglie di vino. Inoltre la percentuale di fecce presente nel vino dipende manifestamente dal metodo impiegato per la «separazione».
      Questa separazione può avvenire mediante il travaso, la filtrazione o la centrifugazione. Poiché né il diritto comunitario né — da quanto risulta dagli atti — il diritto nazionale prescrivono l'uso di un metodo determinato, quello usato nella fattispecie non può fornire alcun ausilio per la soluzione del problema.
      A parte ciò, la percentuale di fecce sembra dipendere da vari fattori che determinano la natura del prodotto base, quali il clima, la varietà e lo stato di maturazione dell'uva. Com'è detto nella relazione d'udienza, la Commissione ha citato, a questo proposito, nella propria memoria, una ricerca scientifica del Professor C. Cantarelli, la quale si basa su relazioni parziali nazionali (
            2
         ). Secondo questa ricerca anteriormente al prime travaso, il vino contiene in genere una percentuale di fecce che varia dallo 0,5 al 6%.
      La soluzione della questione sembra quindi da ricercare nel confronto tra la percentuale di fecce accertata e quella che si trova abitualmente in quel determinato vino anteriormente al primo travaso. In questo modo può essere accertato e, rispettivamente, ritenuto che il vino è stato separato dalle fecce.
      In questo modo sarebbe soddisfatta la condizione di cui al punto 8 dell'allegato II del regolamento n. 816/70. Secondo la Commissione, questa disposizione mira a far sì che al consumatore venga offerto del vino limpido, non torbido. Non si può tuttavia escludere che, in determinati casi, un vino già considerato vino da tavola fermenti nuovamente e formi delle fecce. Per impedire che siffatto vino non venga più considerato come vino da tavola bensì come vino nuovo, inidoneo al consumo, è stato posto il_ requisito della separazione dalle fecce. È quindi possibile continuare a considerare come tale un vino da tavola (nuovamente) in fermentazione purché esso sia stato separato dalle fecce.
      4. Conclusioni finali
      Concludendo, ritengo che la soluzione della questione se il vino sia stato separato dalle fecce non può ricercarsi direttamente nel diritto comunitario, ma dipende inoltre da varie circostanze di fatto che variano da caso a caso. In particolare non si può stabilire una percentuale massima di fecce valida per tutti i tipi di vino, come criterio per accertare se la condizione della separazione del vino dalle fecce sia stata soddisfatta. A mio parere tuttavia la percentuale di fecce riscontrata giustificherà in genere la presunzione semplice che questa condizione è stata soddisfatta qualora sia chiaramente inferiore alla percentuale di fecce normalmente presente in quel tipo di vino, anteriormente al primo travaso. Di conseguenza, di fronte ad una percentuale di fecce così irrisoria come quella menzionata nella questione pregiudiziale, il giudice del fatto può sempre considerare che la suddetta condizione è soddisfatta; occorre tuttavia ammettere sempre la possibilità della prova contraria. Nella fattispecie, il giudice a quo non vi ha chiesto un criterio interpretativo generale, bensì soltanto l'interpretazione del diritto comunitario in relazione ai suddetti casi limite.
      In conclusione, condivido sostanzialmente la soluzione della questione pregiudiziale proposta dalla Commissione nel senso che :
      «Il vino che contenga una percentuale di feccia compresa tra lo 0,35 e lo 0,40 % può considerarsi separato dalle fecce ai sensi del punto 8 dell'allegato II del regolamento n. 816/70 (punto 9 dell'allegato II del regolamento n. 337/79) relativo all'organizzazione comune del mercato viti vinicolo. Si dovrebbe ritenere il contrario solo se siffatta percentuale corrispondesse manifestamente a quella contenuta sin dall'inizio in quel determinato vino.»
      Onde fornire alla Corte di cassazione un criterio giuridico astratto e non pronunziarsi espressamente su questioni che soltanto dei periti possono risolvere, vi suggerirei tuttavia di sostituire l'espressione «tra lo 0,35 e lo 0,40 %» che si trova nella soluzione proposta dalla Commissione, con quella «che è manifestamente inferiore alla percentuale minima di fecce rilevabile, a giudizio dei periti, nel vino prima della separazione dalle fecce». In questo modo, a mio parere, viene adeguatamente chiarito al giudice a quo, in forma astratta, la questione giuridica della misura in cui, per stabilire se il suddetto criterio sia stato soddisfatto, si può ricorrere ad una presunzione semplice, basata sulle percentuali minime di fecce riscontrate dai periti.
      (
            1
         )	Traduzione dall'olandese.
      (
            2
         )	Produits secondaires de la vinification, relazione generale del professor C. Cantarelli, direttore dell'Istituto di tecnologia alimentare, Università degli studi di Milano, Bulletin de l'OIV, 1972, pag. 947 (pag. 951).