CELEX: 62001CC0212
Language: it
Date: 2003-01-30 00:00:00
Title: Conclusioni riunite dell'avvocato generale Stix-Hackl del 30 gennaio 2003. # Margaree Unterpertinger contro Pensionsversicherungsanstalt der Arbeiter. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: Landesgericht Innsbruck - Austria. # Sesta direttiva IVA - Esenzione delle prestazioni mediche effettuate nell'esercizio delle professioni mediche e paramediche - Perizia medica. # Causa C-212/01. # Peter d'Ambrumenil e Dispute Resolution Services Ltd contro Commissioners of Customs & Excise. # Domanda di pronuncia pregiudiziale: VAT and Duties Tribunal, London - Regno Unito. # Sesta direttiva IVA - Esenzione delle prestazioni mediche effettuate nell'esercizio delle professioni mediche e paramediche. # Causa C-307/01.

CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALECHRISTINE STIX-HACKL presentate il 30 gennaio 2003  (1)
         Causa C-212/01 Margarete UnterpertingercontroPensionsversicherungsanstalt der Arbeiter(domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dal Landesgericht Innsbruck)e causa C-307/01 Dr. Peter d'AmbrumenilcontroCommissioners of Customs and Excise(domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dal VAT and Duties Tribunal, Londra)
            «Imposta sul valore aggiunto – Art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva 77/388/CEE – Esenzione fiscale – Nozione di prestazioni mediche – Assenza di scopo terapeutico della cura – Prestazioni mediche a carattere peritale»
            
      
         
      1.  Oggetto di ognuna delle questioni, che sono state sottoposte alla Corte in via pregiudiziale dal Landesgericht di Innsbruck
      e dal VAT and Duties Tribunal, London Tribunal Centre, nelle due cause oggetto delle presenti conclusioni riunite, è l'ambito
      di applicazione dell'esenzione fiscale per  
      prestazioni mediche di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di
      armonizzazione delle legislazioni degli Stati Membri relative alle imposte sulla cifra di affari ─ Sistema comune di imposta
      sul valore aggiunto: base imponibile uniforme (in prosieguo: la  
      sesta direttiva).
      
      2.  Più precisamente, la causa C-212/01 riguarda l'accertamento dell'invalidità o meno del richiedente una pensione da parte di
      un medico che agisca come perito incaricato da un giudice o da un ente previdenziale. La causa C-307/01 verte su una serie
      di attività mediche che vengono prestate per conto di datori di lavoro o assicurazioni o che hanno ad oggetto la redazione
      di certificati e perizie mediche, volti all'accertamento dell'idoneità fisica o della sussistenza di requisiti per reclamare
      determinati diritti.
      
      3.  In particolare, le due cause pongono questioni relative alla portata della sentenza 14 settembre 2000, causa C-384/98, D. 
      
         			(2)
         		, nella quale la Corte ha dichiarato che l'accertamento mediante analisi biologiche di un'affinità genetica non rientra nell'ambito
      di applicazione dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva.
       II ─ Contesto normativo
      
      
      
      A ─
       Normativa comunitaria
      
      4.  L'art. 13, parte A, n. 1, della sesta direttiva stabilisce l'esenzione dall'imposta sul valore aggiunto a favore di alcune
       
      attività di interesse pubblico.
      
      5.  L'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva prevede: 1. Fatte salve le altre disposizioni comunitarie, gli Stati membri esonerano, alle condizioni da essi stabilite per assicurare
      la corretta e semplice applicazione delle esenzioni previste in appresso e per prevenire ogni possibile frode, evasione ed
      abuso:(...)c) le prestazioni mediche effettuate nell'’esercizio delle professioni mediche e paramediche quali sono definite dagli Stati
      membri interessati.
      
      
      
      B ─
       Normativa nazionale
       1. Nella causa C-212/01
      
      6.  In Austria l'esenzione fiscale per professioni mediche è disciplinata dall'art. 6, n. 1, dell'Umsatzsteuergesetz (in prosieguo:
      l'
      UstG). Questa disposizione, tra l'altro, prevede: Tra le operazioni di cui all'art. 1, n. 1, punto 1, sono esenti dall'imposta:(...)19. Le operazioni relative all'attività di medico, dentista, psicoterapeuta e di ostetrico nonché quelle inerenti l'attività
      di libero professionista ai sensi dell'art. 52, n. 4, della legge federale di cui al BGBl. 1961, n. 102, nella formulazione
      del BGBl. 1992, n. 872, e dell'art. 7, n. 3, della legge federale di cui al BGBl. 1992, n. 460; sono esenti dall'imposta anche
      le altre prestazioni delle associazioni, i cui aderenti esercitano le descritte professioni, nei confronti dei loro aderenti,
      in quanto tali prestazioni siano utilizzate direttamente per la realizzazione di operazioni esenti dall'imposta in conformità
      a detta disposizione e le associazioni richiedano ai loro aderenti solo l'esatto rimborso delle rispettive quote delle spese
      comuni; (...).
       2. Nella causa C-307/01
      
      7.  Ai sensi del punto 1, lett. a), del Gruppo 7  
      Sanità nell'allegato 9 del Value Added Tax Act 1994 (legge sull'IVA), ai sensi dell'art. 31 dell'Act le prestazioni esenti dall'IVA
      comprendono: 
      1.  La prestazione di servizi da chi sia iscritto o registrato in uno dei seguenti albi: a) nell'albo dei medici (...)
      .
      
      8.  Riguardo a tale disposizione la nota 2 precisa inoltre:(2) Il n. (...), lett. a), (...) del punto 1 comprende le prestazioni di servizi effettuate da chi non è iscritto o registrato
      in uno degli albi (...) indicati (in tale paragrafo) qualora i servizi siano completamente prestati o direttamente controllati
      da una persona registrata o iscritta in uno di tali albi.
       III ─ Fatti, procedimento e questioni pregiudiziali
      
      
      
      A ─
       Nella causa C-212/01
      
      9.  Le questioni pregiudiziali nella causa C-212/01 si inquadrano nel contesto di un procedimento di fronte al Landesgericht di
      Innsbruck in veste di  
      Arbeits- und Sozialgericht, nel quale nel frattempo, a seguito del decesso della ricorrente nella causa principale, la sig.ra Margarete Unterpertinger,
      è ormai necessaria una pronuncia soltanto relativamente alle spese processuali.
      
      10.  Originariamente l'oggetto del procedimento era costituito da un ricorso della sig.ra Unterpertinger contro la decisione di
      rigetto della Pensionsversicherungsanstalt der Arbeiter (in prosieguo: la  
      convenuta). Il Landesgericht di Innsbruck in veste di  
      Arbeits- und Sozialgericht era chiamato a decidere se la convenuta dovesse concedere alla ricorrente, a decorrere dal 1° agosto 1999, una pensione di
      invalidità nell'ammontare previsto dalla legge. 
      
      11.  La convenuta sosteneva dinanzi al giudice che vi erano ancora numerose attività che la ricorrente poteva esercitare sul mercato
      del lavoro in generale. La ricorrente sosteneva invece di essere invalida ai sensi di legge.
      
      12.  Al fine di verificare le opposte tesi delle parti, in data 3 aprile 2000 il giudice del rinvio ordinava che venissero esperite
      varie perizie nel campo medico.
      
      13.  Dopo la produzione di dette perizie la ricorrente decedeva improvvisamente, di modo che il giudice del rinvio doveva dichiarare
      l'interruzione del procedimento.
      
      14.  Oggetto della causa restavano ormai solo le spese processuali. Con riferimento al residuo oggetto della controversia, quali
      parti processuali rimanevano la convenuta e il perito.
      
      15.  Tale perito, un medico specialista in psichiatria e neurologia incaricato dal Landesgericht di Innsbruck in veste di  
      Arbeits- und Sozialgericht, calcolava l'imposta sul valore aggiunto per le proprie prestazioni peritali.
      
      16.  In sede di trattazione orale la convenuta, la quale ai sensi dell'art. 77 dell'österreichisches Arbeits- und Sozialgerichtsgesetz
      (legge austriaca sul giudizio in materia di lavoro e previdenza sociale) deve in ogni caso sostenere le spese peritali, sollevava
      nei confronti della notula del perito eccezioni sugli onorari in ordine al calcolo dell'IVA nella misura del 20%. Fatta eccezione
      per tale importo, tutte le altre voci venivano riconosciute sia per la motivazione, sia per l'entità. Gli onorari del perito
      venivano nel frattempo corrisposti senza l'imposta sul valore aggiunto.
      
      17.  Il giudice comunicava alle parti che avrebbe emesso una decisione in forma scritta in ordine all'ammontare di onorari mancante
      (il 20% di IVA). In tale contesto veniva formulata la domanda di pronuncia pregiudiziale in esame.
      
      18.  Ai sensi dell'österreichisches Gebührenanspruchsgesetz (legge austriaca relativa al diritto ad onorari), un perito vanta anche
      un diritto alla corresponsione dell'imposta sulla cifra d'affari relativa ai suoi onorari, se ed in quanto le sue prestazioni
      siano soggette a detta imposta.
      
      19.  Il giudice del rinvio si pone dunque la questione se le prestazioni mediche di un consulente medico siano o meno esenti dall'obbligo
      di versare l'imposta sulla cifra d'affari.
      
      20.  Il giudice a quo ritiene che, dalla formulazione dell'art. 6, n. 1, punto 19, dell'österreichisches Umsatzsteuergesetz non
      sia possibile desumere in modo chiaro se rientrino nell'esenzione anche visite mediche volte ad accertare o ad escludere l'invalidità,
      l'incapacità lavorativa o l'inabilità ad ogni lavoro proficuo. Esso osserva che, nonostante la diversa formulazione, la citata
      disposizione rappresenta la trasposizione nell'ordinamento austriaco dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva
      e che essa pertanto dev'essere interpretata in conformità alla direttiva.
      
      21.  Con ordinanza 9 maggio 2001 il Landesgericht di Innsbruck in veste di  
      Arbeits- und Sozialgericht ha pertanto sottoposto alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, le seguenti questioni pregiudiziali: 
      1) Se l'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione
      delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d'affari ─ Sistema comune di imposta sul valore aggiunto:
      base imponibile uniforme ─ debba essere interpretato nel senso che l'esenzione dall'imposta sulla cifra d'affari ivi prevista
      non riguarda le operazioni relative all'attività di medico che consistano nell'accertamento dell'esistenza o meno dell'invalidità
      di un richiedente una pensione. 
      
      2) Se la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee 14 settembre 2000, causa C-384/98, debba essere interpretata
      nel senso che le diagnosi mediche e le risultanze peritali fondate su queste ultime per la determinazione o meno dell'invalidità,
      dell'incapacità lavorativa o dell'inabilità ad ogni lavoro proficuo non rientrano nell'ambito di applicazione della disposizione
      menzionata sub 1) nel caso in cui un medico operante come perito venga incaricato da un giudice o da un istituto previdenziale
      . 
      
      
      
      B ─
       Nella causa C-307/01
      
      22.  Il Dr. d'Ambrumenil è medico generico. In tale qualità egli ha dapprima lavorato nel National Health Service (Servizio Sanitario
      Nazionale) e successivamente ha continuato a trattare pazienti fino al 1997 nel proprio studio medico. Egli ha inoltre frequentemente
      operato come perito medico dinanzi ad organi giurisdizionali, nonché come conciliatore (Mediator) e arbitro (Arbitrator).
      
      23.  Nel 1994 il Dr. d'Ambrumenil ha costituito una società a responsabilità limitata, la Dispute Resolution Services Limited (in
      prosieguo: la  
      DRS), che ha ormai assorbito in sostanza il grosso delle sue attività professionali, a prescindere da alcune piccole eccezioni
      che non si riferiscono al lavoro medico o legale.
      
      24.  Queste attività comprendono la prestazione di diversi tipi di servizi, quali l'effettuazione di visite ed esami medici, nonché
      il rilascio di certificati medici.
      
      25.  Con lettera 29 settembre 1997 al Dr. d'Ambrumenil veniva comunicata una decisione dei Commissioners of Customs and Excise,
      ai sensi della quale alcune prestazioni effettuate da lui stesso e/o dalla DRS rientrerebbero nel punto 1, lett. a), del gruppo 7
      nell'allegato 9 del Value Added Tax Act e sarebbero pertanto esenti dall'imposta sul valore aggiunto.
      
      26.  Oggetto della causa principale è un ricorso proposto dal Dr. d'Ambrumenil e dalla DRS 
      
         			(3)
         		 avverso tale decisione. A tal riguardo costituisce oggetto di controversia il corretto trattamento di alcuni servizi sotto
      il profilo dell'IVA. Mentre il Dr. d'Ambrumenil e la DRS sostengono che le prestazioni in questione costituiscono operazioni
      imponibili, i Commissioners of Customs and Excise ─ i resistenti della causa principale ─ sostengono che tali prestazioni
      sono esenti in base alle disposizioni del Value Added Tax Act che danno attuazione all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della
      sesta direttiva.
      
      27.  In diversi casi la controversia è già stata risolta per accordo tra le parti o per decisione del giudice. Rimangono alcune
      prestazioni mediche per le quali il giudice del rinvio è incerto circa la corretta interpretazione dell'art. 13, parte A,
      n. 1, lett. c), della sesta direttiva. Queste prestazioni sono descritte nell'ordinanza di rinvio nei seguenti termini:
      
      
      ─
         Visite mediche di singoli per conto di datori di lavoro. Ciò comporta un esame fisico e/o psicologico di un potenziale dipendente
         eseguito per conto del potenziale datore di lavoro e può comprendere anche la compilazione di un questionario tipo. Tale attività
         non comprende la prestazione di cure mediche o di consulenza al potenziale dipendente circa il suo stato di salute. In taluni
         casi il potenziale dipendente può essere un attuale o un ex paziente del Dr. d'Ambrumenil dal quale ha ricevuto in passato
         cure mediche o consulenza; in altri casi si tratta di persone che non sono né sono state pazienti del Dr. d'Ambrumenil. 
      
      
      
      ─
         Visite mediche di singoli per conto di assicurazioni. Questa attività comporta un esame fisico e/o psicologico del potenziale
         assicurato ai fini dell'assicurazione sulla vita o contro le malattie, e può includere la compilazione di un questionario
         tipo. Tale esame non comporta la prestazione di cure mediche o di consulenza al potenziale assicurato circa il suo stato di
         salute. In taluni casi il singolo può essere un attuale o un ex paziente del Dr. d'Ambrumenil dal quale in passato ha ricevuto
         cure mediche o consulenza; in altri casi si tratta di persone che non sono né sono state pazienti di tale medico. 
      
      
      
      ─
         Esami per altri fini. Tra di essi rientra il prelievo di sangue o di altri campioni corporali per verificare la presenza di
         virus, infezioni o altre malattie, compreso, in particolare, il virus HIV. Questa attività viene svolta in nome e a favore
         di datori di lavoro o di assicurazioni e può o meno riferirsi ad attuali o ad ex pazienti del Dr. d'Ambrumenil. 
      
      
      
      ─
         Certificati medici. Si tratta della certificazione medica di idoneità sul piano della salute, ad esempio di idoneità a viaggiare,
         su richiesta del singolo che può o meno essere un attuale o un ex paziente del Dr. d'Ambrumenil. Questa attività comporta
         l'impiego delle conoscenze mediche del Dr. d'Ambrumenil e può comprendere un esame fisico o psicologico. 
      
      
      
      ─
         Certificati relativi allo stato di salute di una persona per altri fini, quali le pensioni di guerra. Ciò comporta ad esempio
         la certificazione, al fine di accertare il diritto ad una pensione di guerra, del fatto che una persona presenta sintomi derivanti
         da ferite subite durante il servizio militare. Tale attività implica normalmente un esame fisico della persona, che può o
         meno essere un paziente del Dr. d'Ambrumenil, ma non comprende la cura dei sintomi. 
      
      
      
      ─
         Perizie mediche relative a lesioni personali. Si tratta della stesura di perizie mediche relative a questioni di responsabilità
         e della quantificazione del danno per singoli che intendono avviare un'azione giurisdizionale. Questa attività comporta l'impiego
         delle conoscenze mediche del Dr. d'Ambrumenil per salvare la causa, la portata e la prognosi della lesione e può comprendere
         l'esame del potenziale ricorrente. Ciò non comporta la cura dello stato di salute del potenziale ricorrente. 
      
      
      
      ─
         Perizie mediche in materia di errori professionali commessi da medici. Si tratta della stesura di perizie mediche per persone
         che intendono avviare un'azione giurisdizionale per errori professionali commessi da medici. Quest'attività comporta l'impiego
         delle conoscenze mediche circa la causa, la portata e la prognosi della lesione, la responsabilità e la quantificazione del
         danno e, anche se ciò normalmente non avviene, può comprendere l'esame del singolo. Ciò non comporta la cura dello stato di
         salute dell'interessato. 
      
      
      
      28.  Nell'ordinanza di rinvio il giudice a quo osserva inoltre che dalla sentenza D. della Corte risulta che l'attività di un medico
      nell'esaminare una questione di paternità e nell'emettere un parere peritale su di essa non rientra nell'ambito dell'esenzione,
      ma che tuttavia tale attività, diversamente dalle attività controverse nel caso di specie, non ha nulla a che vedere con lo
      stato di salute di una persona.
      
      29.  Con ordinanza 6 giugno 2001 il VAT and Duties Tribunal, London Tribunal Centre ha pertanto sottoposto alla Corte la seguente
      questione pregiudiziale: Se l'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della [sesta] direttiva vada interpretato nel senso che comprende le seguenti attività
      allorché sono svolte nell'ambito dell'esercizio della professione medica come definita dallo Stato membro:
      a) visite mediche di singoli per conto di datori di lavoro o di compagnie di assicurazioni; 
      
      b) prelievo di sangue o di altri campioni corporali per verificare la presenta di virus, infezioni o altre malattie per conto
      di datori di lavoro o di compagnie di assicurazioni; 
      
      c) certificazione di idoneità fisica, ad esempio, di idoneità a viaggiare; 
      
      d) rilascio di certificati sullo stato di salute di una persona per fini quali il diritto ad una pensione di guerra; 
      
      e) esami medici condotti al fine della preparazione di un referto medico peritale in materia di questioni di responsabilità e
      di quantificazione del danno per singoli che intendono intentare un'azione per lesioni personali; 
      
      f) preparazione di referti medici 
      i) in seguito agli esami di cui sopra sub e) e 
      
      ii) sulla base di note mediche ma senza procedere ad un esame medico, 
      
      
      g) esami medici condotti al fine della preparazione di referti medici peritali in relazione a errori medici per singoli che intendono
      intentare un'azione giurisdizionale, e 
      
      h) preparazione di referti medici  
      i) in seguito agli esami di cui sub g) e 
      
      ii) sulla base di note mediche ma senza procedere ad un esame medico
      
      . 
       IV ─ Argomenti dei soggetti che hanno presentato osservazioni
      
      
      
      A ─
       Nella causa C-212/01
      
      30.  Il governo austriaco ─ come la Commissione ─ non si è espresso in maniera specifica sulla seconda questione pregiudiziale,
      dando una risposta unitaria alle due questioni.
      
      31.  Ad avviso del  
       governo austriaco , la sentenza D. 
      
         			(4)
         		 è sufficientemente esaustiva in merito alla questione se attività peritali svolte nell'ambito di un giudizio in materia di
      previdenza sociale siano o meno soggette all'imposta sulla cifra d'affari. In tale sentenza la Corte ha dichiarato che prestazioni
      mediche non consistenti nel  
      prestare assistenza alle persone mediante diagnosi e cura di malattie o di qualsiasi altro problema di salute sono soggette all'imposta sulla cifra d'affari. Se si parte dall'approccio seguito in questa sentenza, secondo cui la disposizione
      derogatoria di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva trova applicazione solo per prestazioni mediche
      a scopo terapeutico, occorrerebbe parimenti ritenere che l'attività peritale di un medico consistente nel semplice accertamento
      dell'invalidità o meno del richiedente una pensione ai fini della concessione di una pensione d'invalidità non costituisca
      un caso di esenzione dall'imposta. Tale conclusione verrebbe in particolare suffragata dal principio secondo il quale disposizioni
      che prevedono un'esenzione dall'imposta sulla cifra d'affari vanno interpretate restrittivamente.
      32.  
      
      La
         
        Commissione  sostiene argomenti essenzialmente simili a quelli del governo austriaco. Essa osserva che a norma dell'art. 13, parte A,
      n. 1, lett. c), della sesta direttiva, diversamente dall'art. 4, n. 1, punto 19, dell'österreichisches Umsatzsteuergesetz,
      non ogni attività medica sarebbe esente dall'imposta sulla cifra d'affari. Essa contesta l'assunto del governo del Regno Unito
      secondo il quale la nozione di attività medica di cui alla direttiva 93/16/CEE intesa ad agevolare la libera circolazione
      dei medici e il reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli 
      
         			(5)
         		, sarebbe trasponibile al caso di specie. Tale direttiva perseguirebbe una finalità differente rispetto a quella della sesta
      direttiva, né la definizione di attività medica ivi prevista sarebbe tassativa. Nella sentenza D. 
      
         			(6)
         		 la Corte avrebbe affermato in modo chiaro quali attività mediche non rientrano nella nozione di  
      prestazioni mediche. Questa giurisprudenza, che distingue a seconda dello scopo in vista del quale la prestazione medica viene effettuata, è
      stata ribadita dalla Corte nella sentenza 11 gennaio 2001, causa C-76/99, Commissione/Francia 
      
         			(7)
         		. Lo scopo terapeutico, su cui ci si deve basare ai sensi di tale giurisprudenza, andrebbe tuttavia inteso in maniera ampia
      e comprenderebbe anche misure di controllo e prevenzione. In generale, determinante sarebbe non il tipo di attività o la singola
      operazione medica, ma lo scopo dell'attività medica.
      
      
      
      
      
      33.  Ad avviso della Commissione, l'accertamento dell'invalidità del richiedente una pensione nell'ambito di un procedimento giudiziario
      non perseguirebbe tuttavia uno scopo terapeutico, tanto più che con tale accertamento si mirerebbe esclusivamente ad acclarare
      una questione giuridica. Conseguentemente, a tale attività, dal punto di vista dell'imposta sulla cifra d'affari, andrebbe
      riservato lo stesso trattamento accordato all'attività di periti giudiziari in altri settori specifici, quali ad esempio revisori
      dei conti o ingegneri ed essa non sarebbe pertanto esente dall'imposta ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c). Sarebbe
      quindi privo di rilevanza che il perito agisca su incarico dell'autorità giudiziaria. Determinante sarebbe soltanto la finalità
      della prestazione medica.
      
      34.  Riguardo alla questione, sollevata in particolare nell'ambito della trattazione orale, relativa alla concreta fattibilità
      della deduzione dell'imposta nel caso in cui non tutte le prestazioni mediche siano esentate dall'imposta, la Commissione
      ha osservato che in questo caso non si porrebbero problemi maggiori rispetto ad altri casi nei quali beni e servizi vengono
      impiegati sia per operazioni soggette ad imposta, sia per operazioni esenti. La deduzione dell'imposta sarebbe infatti calcolata
      non già in relazione al singolo bene impiegato, bensì sulla base di un prorata per il complesso delle operazioni del soggetto
      passivo.
      35.  
      
      Il
         
        governo del Regno Unito  fa valere che l'attività di cui è causa, ovvero in primo luogo l'effettuazione di esami medici e quindi l'accertamento dello
      stato di salute di una persona ─ in conclusione dunque a suo avviso la pronuncia di una diagnosi ─, rientrerebbe nei compito
      primari della professione medica e ricadrebbe pertanto nell'esenzione fiscale di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c),
      della sesta direttiva.
      
      
      
      
      
      36.  Esso osserva che sia dalla formulazione dell'esenzione dall'imposta sia da un raffronto con la direttiva 93/16, a tal riguardo
      trasponibile 
      
         			(8)
         		, risulterebbe che i compito della professione medica vanno oltre la semplice cura di malattie stricto sensu. Le attività
      del medico comprenderebbero ad esempio la medicina profilattica come le vaccinazioni, ma anche trattamenti nel settore del
      controllo delle nascite e dell'ostetricia, nonché della chirurgia estetica. Conformemente, nella causa Commissione/Francia 
      
         			(9)
         		, con riguardo al settore della patologia, si sarebbe considerato che sia il prelievo, sia l'analisi di un campione medico
      sarebbero esenti dall'imposta ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. b). Inoltre, in tale sentenza la Corte si sarebbe
      pronunciata contro un'interpretazione particolarmente restrittiva dell'esenzione ed avrebbe fatto riferimento alla finalità
      di tale esenzione, intesa a garantire che l'ospedalizzazione e le cure mediche non divengano inaccessibili a seguito di un
      aumento dei costi. l'effettuazione di una visita e il parere sullo stato di salute di una persona ─ ad esempio nell'ambito
      di esami sanitari periodici ─ dovrebbe parimenti rientrare nell'esenzione dall'imposta e ciò indipendentemente dal fatto che
      la visita comporti o meno una prestazione medica in senso stretto.
      
      37.  L'attività medica controversa nel caso di specie corrisponde ad una diagnosi. Le questioni pregiudiziali pongono il problema
      se, riguardo all'applicabilità dell'esenzione dall'imposta, abbia rilevanza a che scopo o per conto di chi la diagnosi e/o
      l'esame è stato effettuato.
      
      38.  A tal proposito, nell'ambito della prima questione pregiudiziale, il governo del Regno Unito ha affermato l'inutilità e l'impossibilità
      pratica, con riguardo all'esenzione dall'imposta, di distinguere a che scopo o per quali motivi venga richiesta una diagnosi
      medica. Più giustamente, l'imposizione fiscale su una prestazione non potrebbe dipendere dall'esito dell'esame o dalla motivazione
      che spinge il paziente a sottoporsi ad esso. Tali criteri sarebbero inoltre facilmente aggirabili.
      
      39.  Con riguardo alla seconda questione pregiudiziale, il governo del Regno Unito mette in evidenza la diversità tra il caso di
      specie e quello in esame nella sentenza D.. L'accertamento peritale della paternità, controverso in tale occasione, non avrebbe
      nulla a che fare con la salute, diversamente dal caso presente. Al contrario, l'attività di cui trattasi nel caso di specie
      avrebbe ad oggetto la diagnosi di malattie, la quale, ai sensi della sentenza D. 
      
         			(10)
         		, ricadrebbe nell'esenzione.
      
      40.  Inoltre, esso osserva che anche l'identità della persona che richiede la visita o la diagnosi non si presterebbe come criterio
      di determinazione. Ai sensi dell'art. 13, parti A e B, della sesta direttiva, numerose esenzioni dipenderebbero dall'identità
      del fornitore o del destinatario di beni o servizi; nell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), al contrario, non sarebbe stato
      previsto alcun requisito relativo al destinatario della prestazione. Voler scorgere in questa disposizione un requisito del
      genere significherebbe una restrizione dell'esenzione priva di riscontro testuale. Inoltre, anche tale requisito sarebbe facilmente
      aggirabile.
      
      
      
      B ─
       Nella causa C-307/01
      
      41.  Ad avviso dei  
       ricorrenti nella causa principale , dalle sentenze della Corte D. 
      
         			(11)
         		 e 23 febbraio 1998, causa 353/85, Commissione/Regno Unito 
      
         			(12)
         		, si evince chiaramente che le attività descritte nella questione pregiudiziale non rientrano nell'esenzione dall'imposta
      sul valore aggiunto ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), risultando pertanto imponibili. Da tale giurisprudenza,
      ma anche dalla sentenza Commissione/Francia 
      
         			(13)
         		 ─ la quale peraltro non sarebbe tuttavia applicabile al caso presente ─ risulterebbe infatti che per  
      prestazioni mediche ai sensi di questa disposizione s'intendono soltanto prestazioni effettuate a scopo terapeutico.
      
      42.  Essi sostengono che le esenzioni di cui all'art. 13 della sesta direttiva costituiscono eccezioni alla regola generale, secondo
      la quale l'imposta sul valore aggiunto è riscossa per ogni fornitura eseguita a titolo oneroso da un soggetto passivo. In
      quanto tali, queste esenzioni andrebbero sì interpretate restrittivamente conformemente alla sentenza 15 giugno 1989, causa
      348/87, Stichting Uitvoering 
      
         			(14)
         		, tuttavia ciò vorrebbe dire non già che la loro formulazione vada interpretata nel modo più restrittivo possibile, ma che
      un'esenzione non andrebbe intesa al di là di quanto essa comprende in base al significato usuale dei termini.
      
      43.  In base alla sua formulazione l'esenzione richiederebbe due condizioni: in primo luogo, che la prestazione sia effettuata
      nell'ambito dell'esercizio di un'attività medica o paramedica e, in secondo luogo, che la prestazione costituisca una prestazione
      medica. Nel caso presente la prima condizione è certamente soddisfatta, in quanto le prestazioni sono fornite dal Dr. d'Ambrumenil
      nell'esercizio della sua attività di medico. Tali prestazioni non configurerebbero invece alcuna prestazione medica. La nozione
      di  
      prestazioni mediche non potrebbero infatti comprendere tutte le attività che vengono effettuate da una persona nell'esercizio della professione
      medica. In caso contrario, la seconda condizione risulterebbe infatti superflua e la direttiva, in questo caso come all'art. 13,
      parte A, n. 1, lett. e), avrebbe potuto parlare semplicemente di  
      prestazione di servizi.
      
      44.  La nozione di  
      prestazioni mediche si riferirebbe necessariamente ad un'attività volta a proteggere la salute umana e che comporta la cura di un paziente. Tale
      interpretazione risulterebbe conforme anche alla ratio dell'art. 13, parte A, della sesta direttiva, di facilitare la protezione
      della salute umana. Ciò includerebbe la semplice diagnosi o il semplice esame, qualora essi siano diretti ad accertare se
      una persona soffre di una malattia, allo scopo eventualmente di guarirla. Nel caso di una diagnosi o di un'esame ─ anche se
      ad opera di un medico ─ non si configurerebbe tuttavia una prestazione medica se tali attività fossero eseguite per una finalità
      diversa, ad esempio per l'accertamento del premio assicurativo da pagare.
      
      45.  Dal fatto che non tutte le attività mediche rientrano nell'esenzione dall'imposta, peraltro, non deriva alcun problema relativamente
      alla deduzione dell'imposta. Attualmente nel Regno Unito già esisterebbero sia operazioni imponibili compiute da medici, quali
      ad esempio la vendita di spazzolini da denti da parte di dentisti, sia i relativi metodi per il calcolo della deduzione proporzionale
      dell'imposta.
      
      46.  I ricorrenti nella causa principale fanno valere che nessuna delle attività descritte nella questione pregiudiziale verrebbe
      effettuata allo scopo di tutelare la salute di una persona o per la guarigione o la cura di una patologia. Tali attività non
      perseguirebbero uno scopo terapeutico e sostanzialmente non si differenzierebbero dall'accertamento dell'affinità, oggetto
      della sentenza D., per cui anche esse non dovrebbero essere esentate dall'imposta.
      47.  
      
      Il
         
        governo del Regno Unito  ribadisce essenzialmente gli argomenti da esso addotti nella causa C-212/01. Esso fa valere che le attività descritte nella
      questione pregiudiziale rientrano nei compiti primari della professione medica, quali la redazione di una diagnosi e l'effettuazione
      di un esame e ricadono pertanto pienamente nell'esenzione di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva.
      Come nella causa C-212/01, tali attività comprenderebbero l'impiego di conoscenze mediche per la stesura di una perizia medica
      sullo stato di salute di una persona, con la differenza che la presente controversia non riguarderebbe le prestazioni di un
      perito incaricato dall'autorità giudiziaria. Tuttavia, in entrambi i casi si porrebbe la questione se, riguardo all'applicabilità
      dell'esenzione in esame, rilevi a che scopo o per conto di chi la diagnosi e/o l'esame siano stati effettuati. La risposta
      dovrebbe essere negativa. Neanche la sussistenza o l'intensità di un rapporto di fiducia tra il paziente e il prestatore delle
      cure, al quale ha fatto riferimento la Corte nella sentenza Commissione/Regno Unito 
      
         			(15)
         		, si presterebbe come criterio di determinazione e non andrebbe quindi intesa in quanto tale. Sarebbe irrilevante che l'esame
      sia effettuato dal proprio medico o da un altro.
      
      
      
      
      
      48.  Il governo del Regno Unito sottolinea che in tutti i casi descritti nella questione pregiudiziale viene redatta una diagnosi
      clinica allo scopo di trasmetterla ad un terzo, in taluni casi chiaramente anche su richiesta del terzo. Comune a tutte le
      prestazioni sarebbe comunque il fatto che il Dr. d'Ambrumenil fornisce una prestazione medica utilizzando le proprie conoscenze
      mediche, allo scopo di diagnosticare lo stato di salute di un paziente. Tale attività potrebbe essere distinta da un esame
      diretto all'accertamento della paternità come nella sentenza D., esame che nulla avrebbe a che fare con la salute.
      
      49.  Le osservazioni della  
       Commissione  vanno parzialmente oltre gli argomenti da essa addotti nella causa C-212/01. Come i ricorrenti nella causa principale, essa
      rileva che i medici non sono in generale esenti dall'imposta sul valore aggiunto e che non tutte le attività nell'ambito della
      professione medica rientrano nell'esenzione di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), il che già risulterebbe dal tenore
      di questa disposizione. L'ambito di applicazione dell'esenzione dall'imposta dipenderebbe da cosa debba intendersi per prestazione
      medica. Nella sentenza D. la Corte ha a tal proposito dichiarato che l'intervento medico deve perseguire uno scopo terapeutico
      ─ da intendersi in maniera ampia ─ e che deve essere diretto allo scopo della diagnosi, della cura e, nella misura del possibile,
      della guarigione di malattie o di problemi di salute. Tale criterio è stato nuovamente messo in evidenza dalla Corte nella
      sentenza Commissione/Francia. L'applicazione di questo criterio non si presenterebbe particolarmente problematica, perlomeno
      non più di quanto lo sia la definizione di altre deroghe fiscali. La Commissione rileva inoltre di non ritenere determinate
      per conto di chi si svolga l'attività medica.
      
      50.  Inoltre, come il governo del Regno Unito, la Commissione fa riferimento alla finalità dell'esenzione, quella di non rendere
      inaccessibili le cure mediche a seguito di un aumento dei costi, e con esso parimenti concorda sull'irrilevanza ai fini dell'esenzione
      dall'imposta del fatto di stabilire chi richieda l'esame medico. Tuttavia, neanche l'impiego di conoscenze o di capacità mediche
      risulterebbe importante, dato che la nozione di prestazioni mediche è un po' più ristretta, per cui anche la direttiva 93/16
      non potrebbe essere molto d'ausilio nel presente contesto.
      
      51.  Per quanto attiene in dettaglio alle attività di cui trattasi, la Commissione è dell'avviso che non sia ragionevole operare
      una distinzione tra le singole prestazioni descritte ai punti da e) ad h) della questione pregiudiziale. Queste ultime avrebbero
      in comune lo scopo dell'esame, quello di accertare lo stato fisico della vittima, nonché determinare la causa e la gravità
      della pretesa lesione, ai fini della fissazione di un eventuale risarcimento del danno. Un esame siffatto ─ soprattutto qualora
      non venga effettuato dal medico della vittima ─ non perseguirebbe uno scopo terapeutico, essendo assente un rapporto diretto
      con la cura medica della lesione. Pertanto, l'imposizione fiscale di una prestazione del genere non avrebbe parimenti alcun
      effetto sull'accesso alle cure mediche. Considerazioni analoghe varrebbero riguardo ai punti c) e d). Invece, qualora nell'ambito
      di un normale esame o di una cura in corso venga rilasciato il relativo attestato medico, questa prestazione potrebbe essere
      considerata come meramente accessoria rispetto alla finalità principale dell'esame, cioè la cura medica del paziente. Spetterebbe
      tuttavia al giudice nazionale statuire su tale punto.
      
      52.  Relativamente alle visite e agli esami su incarico di datori di lavoro e assicurazioni, come descritti nei punti a) e b) della
      questione pregiudiziale, ad avviso della Commissione occorre distinguere di volta in volta a seconda delle circostanze: se
      la visita ha ad oggetto l'accertamento dell'idoneità ad un futuro impiego o l'accertamento del corrispondente rischio assicurativo,
      in particolare se essa viene effettuata da un medico scelto dal datore di lavoro o dall'assicurazione, essa andrebbe considerata
      quale prestazione imponibile. Diverso potrebbe essere il caso delle visite mediche regolari, quali a volte vengono richieste
      da datori di lavoro o assicurazioni ai propri impiegati o assicurati. Visite di tale tipo, spingendo le persone interessate
      a discutere con il medico lo stato di salute e ad acquisirne il relativo parere, potrebbero avere uno scopo terapeutico. Nell'ambito
      di tali visite, a differenza del caso di accertamento medico dell'idoneità al lavoro o del rischio assicurativo, esisterebbe
      un determinato rapporto tra medico e paziente. Tali attività mediche potrebbero quindi essere considerate come comprese dall'esenzione;
      lo stesso varrebbe per l'effettuazione di perizie e di esami, qualora essi siano parte di una cura medica in corso. Le ulteriori
      attività descritte nella questione pregiudiziale costituirebbero operazioni imponibili.
       V ─ Valutazione
      
      53.  Poiché le questioni poste nelle controversie in esame coincidono in più punti, in prosieguo tratterò in primo luogo in generale
      le problematiche relative all'ambito di applicazione dell'esenzione di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta
      direttiva, per trattare quindi in dettaglio le questioni pregiudiziali nelle due cause.
      
      
      
      A ─
       Osservazioni di carattere generale sull'ambito di applicazione dell'esenzione ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c),
      della sesta direttiva
      
      54.  In via introduttiva vorrei trattare la questione, posta dal governo del Regno Unito, di stabilire in che misura dalla direttiva
      93/16 sia possibile desumere elementi in merito all'ambito di applicazione della controversa esenzione di cui alla sesta direttiva.
      
      55.  Nella sentenza Card Protection Plan 
      
         			(16)
         		, menzionata dal governo del Regno Unito, la Corte ha stabilito che  
       Nessuna ragione autorizza (...) un'interpretazione diversa del termine  
      assicurazione a seconda che esso figuri nel testo della direttiva relativa all'assicurazione o in quello della sesta direttiva. Ciò vuol dire soltanto che, in taluni casi, termini impiegati in diverse direttive possono avere lo stesso significato.
      Tuttavia ciò non significa che ai sensi della sesta direttiva rientrino nell'esenzione tutte le attività mediche alle quali
      eventualmente faccia riferimento la direttiva 93/16, tanto più che quest'ultima persegue una finalità differente dalla sesta
      direttiva, ossia quella di facilitare, a favore dei medici, l'esercizio del diritto di stabilimento e della libera prestazione
      di servizi.
      
      56.  L'art. 13, parte A, della sesta direttiva mira ad esonerare dall'imposta sul valore aggiunto talune attività di interesse
      generale, e cioè solo quelle che sono elencate e descritte in modo molto particolareggiato in tale disposizione 
      
         			(17)
         		. Inoltre, secondo costante giurisprudenza, le esenzioni costituiscono nozioni autonome di diritto comunitario le quali vanno
      inquadrate nel contesto generale del sistema comune dell'IVA instaurato dalla direttiva 
      
         			(18)
         		 e che devono essere interpretate restrittivamente, dato che costituiscono deroghe al principio generale secondo cui l'imposta
      sulla cifra d'affari è riscossa per ogni prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso da un soggetto passivo 
      
         			(19)
         		.
      
      57.  L'accertamento della portata dell'esenzione per attività nel settore medico ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c),
      della sesta direttiva deve pertanto avvenire sulla base della relativa interpretazione di questa disposizione nel contesto
      generale del sistema comune dell'IVA, senza che debbano trarsi conclusioni forzate dall'ambito di applicazione della direttiva
      93/16.
      
      58.  Per quanto attiene dunque all'ambito di applicazione di questa esenzione, come hanno giustamente rilevato i ricorrenti nella
      causa principale nella causa C-307/01, il testo dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva prevede che siano
      soddisfatte due condizioni: deve trattarsi di una prestazione medica ed essa deve essere fornita da una persona in possesso
      delle qualifiche richieste per la professione medica o paramedica 
      
         			(20)
         		.
      
      59.  Nelle presenti controversie è pacifico che le prestazioni in questione siano state fornite da un medico. Occorre quindi verificare
      se per loro natura queste prestazioni rientrino nell'esenzione di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c); in discussione
      pertanto è l'interpretazione della nozione di  
      prestazioni mediche.
      
      60.  Nella sentenza D. 
      
         			(21)
         		 la Corte ha affermato che l'accertamento di un'affinità genetica non rientra in questa nozione. Alla base delle questioni
      pregiudiziali proposte nelle due cause in esame esistono dubbi sull'applicabilità di tale sentenza alle prestazioni mediche
      controverse nel caso di specie. Evidentemente non è chiaro quale fattore determini l'esclusione di un accertamento di paternità
      come quello di cui alla sentenza D. dall'ambito di applicazione dell'esenzione ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c).
      
      61.  Per il governo del Regno Unito, nonché per il giudice a quo della causa C-307/01 
      
         			(22)
         		, pare decisivo che l'accertamento di paternità nella sentenza D., diversamente dalle attività controverse nel caso di specie,
      non abbia nulla a che vedere con l'accertamento dello stato di salute di una persona.
      
      62.  Tale impostazione distingue tra attività medica meramente volta ad accertare caratteri genetici ed attività medica che abbia
      ad oggetto l'accertamento dello stato di salute.
      
      63.  Tuttavia, la Commissione ha giustamente respinto una distinzione del genere a seconda del contenuto dell'attività medica svolta
      ovvero a seconda del concreto intervento medico o del trattamento. A mio avviso, infatti, essa non può desumersi dalla sentenza
      D. e non sarebbe inoltre neppure fattibile.
      
      64.  E' ipotizzabile, infatti, che lo stesso tipo di esame a cui la Corte nella sentenza D. ha negato la qualifica di prestazione
      medica o un esame analogo si renda necessario per stabilire ad esempio l'idoneità di un donatore di organi. Sulla base dell'argomento
      del governo del Regno Unito, anche questo esame dovrebbe ricadere al di fuori dell'ambito dell'esenzione, sebbene esso sia
      chiaramente parte o presupposto di una prestazione medica. Lo stesso varrebbe ad esempio per un'accertamento del gruppo sanguigno,
      tanto più che anche in tal caso si tratta dell'accertamento scientifico di un carattere genetico che di per sé nulla ha a
      che fare con lo stato di salute.
      
      65.  Pertanto, considerata la complessità del corpo umano e la conseguente molteplicità di modalità terapeutiche necessariamente
      utilizzate da un medico nell'esercizio della propria professione, pare inoltre poco ragionevole o poco fattibile distinguere
      tra i singoli metodi o tra i differenti interventi medici, a seconda che essi siano più o meno precipui o tipici per la professione
      medica. Sarà certo difficile contestare che anche un esame per l'accertamento dell'affinità, quale quello di cui alla sentenza
      D., richieda conoscenze mediche specialistiche e rientri dunque nell'ambito di competenza di un medico. Proprio per questo
      motivo si sceglie un medico come perito. Pertanto, non sembrano determinanti neanche l'uso di capacità mediche o la  
      precipua sfera di competenza di un medico, su cui si fonda almeno in parte il governo del Regno Unito.
      
      66.  Decisivo ai fini della questione se un intervento medico sia esentato dall'IVA non è dunque né il contenuto dell'attività
      medica svolta, né l'importanza che essa ricopre nella sfera di competenza del medico, quanto piuttosto lo scopo dell'attività
      medica, come si evince dalla giurisprudenza fino ad oggi emanata dalla Corte in ordine alla nozione di  
      prestazioni mediche ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c).
      
      67.  Nella sentenza D. la Corte, sulla base di un raffronto fra le differenti versioni linguistiche di questa disposizione, ha
      infatti dichiarato che la nozione  
      non si presta ad una interpretazione che includa interventi medici diretti ad uno scopo diverso da quello della diagnosi,
      della cura e, nella misura del possibile, della guarigione di malattie o di problemi di salute 
      
         			(23)
         		. Pertanto, le prestazioni che non perseguono  
      uno scopo terapeutico, tenuto conto del principio dell'interpretazione restrittiva di disposizioni dirette ad introdurre un'esenzione dall'imposta
      sulla cifra d'affari, sono escluse dal campo di applicazione dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva 
      
         			(24)
         		. Tale giurisprudenza è stata confermata dalla Corte con le sentenze nelle cause Commissione/Francia 
      
         			(25)
         		 e Kügler 
      
         			(26)
         		.
      
      68.  Dalla giurisprudenza risulta pertanto che è lo scopo di un intervento medico ad essere decisivo nella questione se tale intervento
      debba essere esentato dall'IVA; non tutte le attività di un medico vengono esentate, ma solo quelle che perseguono uno  
      scopo terapeutico.
      
      69.  Per una corretta definizione della portata della nozione di  
      prestazioni mediche ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva occorrerebbe inoltre tener presente la finalità di
      tale esenzione.
      
      70.  A proposito dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. b), la Corte ha osservato che  
      l'esenzione delle operazioni strettamente connesse all'ospedalizzazione ed alle cure mediche è intesa a garantire che il beneficio
      di cure mediche ed ospedaliere non divenga inaccessibile a causa dell'aumento del costo di tali cure nel caso in cui le medesime,
      ovvero le operazioni ad esse strettamente connesse, venissero assoggettate all'IVA 
      
         			(27)
         		. A tal riguardo, occorre osservare che la lett. c) dell'art. 13, parte A, n. 1, della sesta direttiva, insieme alla lett. b)
      di questa disposizione, contiene una disciplina esaustiva delle esenzioni per prestazioni mediche: l'art. 13, parte A, n. 1,
      lett. b), riguarda le prestazioni fornite in ambito ospedaliero, la lett. c) di questo articolo le prestazioni mediche fornite
      al di fuori di tale ambito, sia nello studio privato del prestatore, sia nel domicilio del paziente o altrove 
      
         			(28)
         		.
      
      71.  Insieme, le due fattispecie di esenzione perseguono dunque lo scopo di favorire in generale l'accesso all'assistenza medica
      ─ all'interno di istituti ospedalieri o meno ─ mediante la riduzione della spesa medica 
      
         			(29)
         		.
      
      72.  Sia dalla finalità dell'esenzione sia dalla giurisprudenza della Corte risulta che, contrariamente alle perplessità manifestate
      dal governo del Regno Unito, anche le attività che abbiano come finalità immediata non già una guarigione, quanto una semplice
      profilassi, rientrano nelle attività aventi  
      scopo terapeutico, che vanno considerate come prestazioni mediche ed esentate dall'imposta.
      
      73.  Proprio la medicina profilattica, infatti, contribuisce alla riduzione della spesa medica sia per i singoli, sia nel contesto
      economico complessivo. Pertanto, conformemente alla finalità dell'esenzione di garantire l'accesso alle cure mediche, anche
      interventi medici preventivi devono rientrare nell'esenzione stessa.
      
      74.  Inoltre, la Corte ha espressamente affermato che rientrano nell'esenzione di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), le
      cure mediche che vengono effettuate  
      a fini preventivi, diagnostici o terapeutici 
      
         			(30)
         		.
      
      75.  Si deve quindi in generale constatare che, perché un'attività medica ricada nell'esenzione di cui all'art. 13, parte A, n. 1,
      lett. c), è importante che l'attività sia da qualificare come cura  
      a fini preventivi, diagnostici o terapeutici, e ciò in considerazione della finalità, perseguita da questa disposizione, di esentare dall'imposta le prestazioni mediche
      che vengono effettuate per tutelare o ristabilire la salute e di cui i singoli devono pertanto poter disporre alle condizioni
      più vantaggiose possibili. 
      
      76.  Da ciò risulta che nella sentenza D. la Corte ha escluso dall'ambito di applicazione dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c),
      della sesta direttiva l'accertamento dell'affinità genetica non ad esempio perché esso abbia ad oggetto più l'accertamento
      di caratteri genetici che lo stato di salute in quanto tale, bensì perché tale attività medica perseguiva uno scopo diverso
      da quello terapeutico, e cioè la redazione di un referto peritale.
      
      77.  Occorre pertanto esaminare se lo scopo o il carattere delle attività menzionate nelle questioni pregiudiziali di cui alle
      cause C-212/01 e C-307/01 consista in una consulenza tecnica o un'attività peritale o piuttosto in una cura medica diretta
      a preservare o a ristabilire la salute.
      
      78.  Nel singolo caso, distinguere tra prestazioni mediche ai sensi dell'esenzione in oggetto, quindi attività mediche aventi scopo
      terapeutico, ed altre attività mediche potrebbe risultare difficile. Da un lato, però, la necessità di una tale distinzione
      si desume dal testo dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della direttiva, ai sensi del quale vengono esentate dall'imposta
      non già le attività di un medico in generale, ma solo le  
      prestazioni mediche, dall'altro, frequentemente si pongono problemi di delimitazione in relazione a fattispecie di esenzione fiscale.
      
      79.  Alla fine, se un'operazione effettuata da un medico rientri o meno nell'esenzione va valutato concretamente in base alla fattispecie
      o alla configurazione di fatto delle singole operazioni mediche.
      
      80.  A tal proposito, occorre distinguere gli aspetti di fatto della prestazione medica da esaminare dai criteri di diritto necessari
      per fare rientrare tale prestazione nel caso di esenzione, come in special modo la necessità di uno scopo terapeutico ai sensi
      della giurisprudenza.
      
      81.  L'identità di colui che dispone l'attività medica rientra ad esempio tra gli aspetti di fatto di un'attività medica che possono
      essere presi in considerazione per accertarne lo scopo o il carattere, e che tuttavia di per sé non costituiscono presupposti
      di diritto per un'esenzione: l'incarico da parte di un'autorità giudiziaria, di un'assicurazione o di un datore di lavoro
      può indicare che un intervento medico va considerato come prestazione a carattere peritale e non come prestazione medica a
      scopo terapeutico, anche qualora tecnicamente possa trattarsi di una stessa operazione medica.
      
      82.  Occorre dunque concordare con il governo del Regno Unito e con la Commissione, quando essi osservano che riguardo all'esenzione
      di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva ─ sia in base al testo di questa disposizione, sia ai sensi
      della giurisprudenza 
      
         			(31)
         		 ─ non è di per sé decisivo per conto od ordine di chi venga effettuato un esame medico. Tale aspetto rientra tuttavia nelle
      circostanze di fatto, sulla base delle quali si può stabilire se ci si trovi di fronte ad un trattamento a scopo terapeutico.
      
      83.  Altrettanto vale riguardo al rapporto che un paziente intrattiene con il medico che lo cura. La direttiva, al fine di un'esenzione
      ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), non richiede una determinata intensità del rapporto tra il prestatore delle
      cure e il paziente e in verità un tale presupposto non sarebbe utilizzabile. L'affermazione della Corte nella sentenza nella
      causa 353/85 
      
         			(32)
         		 secondo cui nel caso di prestazioni mediche ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c),  
      si tratta di prestazioni effettuate al di fuori degli istituti ospedalieri e nell'ambito di un rapporto di fiducia tra il
      paziente e il prestatore delle cure, rapporto che normalmente si svolge nello studio privato del prestatore stesso, descrive piuttosto una circostanza che caratterizza in generale le cure mediche e precisamente quelle prestate al di fuori
      di istituti ospedalieri [art. 13, parte A, n. 1, lett. b), della sesta direttiva] 
      
         			(33)
         		. Tale affermazione non va pertanto intesa come riferita ad un elemento costitutivo di una prestazione medica.
      
      84.  Infine, a questo punto occorre anche trattare la premessa sulla quale si basa l'argomento del Regno Unito, ossia quella secondo
      cui nel caso delle attività descritte nelle due cause in esame si tratterebbe di diagnosi mediche in senso molto ampio e quindi
      non si dovrebbe far dipendere l'esenzione da chi commissiona la diagnosi o dal motivo dell'effettuazione della diagnosi stessa.
      
      85.  In generale, ai sensi della giurisprudenza della Corte, ai fini della valutazione di un'operazione nell'ambito del sistema
      comunitario d'imposta sul valore aggiunto, gli elementi caratteristici dell'operazione vanno considerati complessivamente
      e vanno evitate divisioni artificiali, partendo dal punto di vista del consumatore medio 
      
         			(34)
         		.
      
      86.  Pertanto, se si considerano le operazioni mediche in esame nel loro contesto di fatto complessivo, può risultare affrettato
      qualificarle come diagnosi. Come infatti ho già constatato e come ha osservato anche la Commissione, una stessa attività medica
      può presentare caratteri diversi a seconda del contesto di fatto nel quale è svolta tale attività, così che da tale contesto
      dipende ad esempio se l'accertamento dello stato di salute di una persona sia da considerare come diagnosi o come perizia.
      
      87.  Alla luce di tali considerazioni, prima di passare ora alle attività dettagliatamente descritte nelle questioni pregiudiziali
      delle cause C-212/01 e C-307/01, vorrei ancora rilevare che, come la Commissione, non ritengo che, riguardo alla deduzione
      dell'imposta, in base al trattamento fiscale differenziato delle prestazioni mediche sorgano problemi maggiori rispetto a
      quanto normalmente avviene qualora beni o servizi vengano impiegati sia per operazioni soggette ad imposta, sia per operazioni
      esenti. Come si debba procedere in tali casi risulta infatti dall'art. 17, n. 5, della sesta direttiva. Ai sensi di questa
      disposizione, il diritto alla deduzione per tali beni o servizi viene individuato sulla base di un'aliquota prorata che viene
      determinata per il complesso delle operazioni compiute dal soggetto passivo 
      
         			(35)
         		.
      
      
      
      B ─
       Sulla causa C-212/01
      
      88.  Occorre anzitutto constatare che la seconda questione pregiudiziale nella causa C-212/01, relativa all'interpretazione della
      sentenza D. della Corte, non presenta un'autonoma rilevanza rispetto alla prima questione. Pertanto, darò una soluzione comune
      alle due questioni.
      
      89.  Con le due questioni pregiudiziali il Landesgericht di Innsbruck intende stabilire se le diagnosi mediche e le risultanze
      peritali fondate su queste ultime per la determinazione o meno dell'invalidità, dell'incapacità lavorativa o dell'inabilità
      ad ogni lavoro proficuo del richiedente una pensione, effettuati da un medico su incarico di un giudice o di un istituto previdenziale,
      rientrino nell'ambito di applicazione dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva.
      
      90.  L'attività del medico, in questo caso, consiste nel rilevare in qualità di perito il grado di invalidità di una persona, ai
      fini dell'accertamento in sede giudiziale dell'esistenza dei presupposti del diritto ad una pensione di invalidità. Tale prestazione
      medica non persegue pertanto alcuno scopo terapeutico e non rientra quindi nell'esenzione dall'imposta sulla cifra d'affari
      ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c).
      
      
      
      C ─
       Sulla causa C-307/01
       1. Sulle lett. a) e b) della questione pregiudiziale
      
      91.  Con le lett. a) e b) della questione pregiudiziale il giudice a quo chiede se attività mediche quali la visita di singoli
      o il prelievo di campioni corporali per verificare, per conto di datori di lavoro o di assicurazioni, la presenza di virus,
      infezioni o altre malattie ricadano nell'esenzione ai sensi dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c).
      
      92.  Pertanto, in questo caso la soluzione non può essere di carattere forfettario per il fatto che, come ho già accennato, di
      per sé non rileva ai fini dell'esenzione per conto o per ordine di chi venga eseguita una visita medica.
      
      93.  Infatti, anche se la visita medica viene eseguita per ordine o per incarico del datore di lavoro o dell'assicurazione, non
      può automaticamente negarsi lo scopo terapeutico della cura, il quale è determinante ai fini dell'esenzione. A tal proposito,
      illuminante mi sembra l'esempio menzionato dalla Commissione, delle visite e dei controlli medici (regolari) ai quali i lavoratori
      devono sottoporsi in molti casi sulla base di un obbligo derivante dalle norme che disciplinano il loro rapporto col datore
      di lavoro. Tali visite di routine soddisfano uno scopo terapeutico nella misura in cui esse sono dirette a preservare la salute
      o a prevenire le malattie del lavoratore stesso. Parimenti è ipotizzabile ad esempio che un'assicurazione promuova l'esecuzione
      di determinate visite preventive per i propri assicurati. Anche tali visite, indipendentemente dal  
      committente, andrebbero qualificate come cure mediche a scopo preventivo, diagnostico ed eventualmente terapeutico. Alla stessa conclusione
      si dovrebbe pervenire peraltro relativamente ad una visita scolastica, quale menzionata come esempio nella trattazione orale.
      Essa, a prescindere dal fatto che l'incarico proviene dalla scuola e non dagli studenti sottoposti alla visita, di per sé
      non assolve ad una funzione peritale, ma ad una funzione diretta a tutelare ed eventualmente a ripristinare la salute degli
      studenti.
      
      94.  Occorre pertanto constatare che visite mediche ed analisi, come quelle indicate alle lett. a) e b) della questione pregiudiziale,
      ricadono nell'esenzione di cui all'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), soltanto se vengono effettuate nell'interesse della salute
      del paziente e non in quanto attività a carattere puramente peritale allo scopo di informare datori di lavoro o assicurazioni.
      
      95.  Andrebbero considerate come attività peritali senza scopo terapeutico, ad esempio, le visite, descritte nell'ordinanza di
      rinvio, con le quali venga accertato lo stato di salute fisico e psichico di un potenziale dipendente o assicurato per conto
      di datori di lavoro o di assicurazioni, allo scopo di stabilire l'idoneità, sul piano della salute, della persona visitata
      ad un determinato lavoro o il rischio per un'assicurazione.
       2. Sulle lett. c)-h) della questione pregiudiziale
      
      96.  Con le lett. c)-h) della questione pregiudiziale il giudice a quo chiede quale sia il trattamento fiscale da attribuire al
      rilascio di certificazioni mediche o di perizie.
      
      97.  Nel porre tale questione esso opera una distinzione, a mio avviso errata, tra i certificati o i referti peritali e le visite
      a tale scopo effettuate. Queste ultime, infatti, sarebbero da considerare semplicemente come prestazioni accessorie, costituendo
      per il committente non un fine in sé ma il mezzo per ottenere la certificazione o la perizia 
      
         			(36)
         		. Sotto il profilo dello scopo delle prestazioni mediche ─ in questo contesto determinante ─ non rileva neppure che le certificazioni
      o le perizie siano basati su referti medici o su visite mediche.
      
      98.  Alla luce dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva, è invece decisivo che queste prestazioni siano effettuate
      allo scopo di accertare un'idoneità sul piano della salute, quale l'idoneità a viaggiare, o determinati presupposti di un
      diritto, vuoi in relazione ad una pensione di guerra vuoi ad una azione giurisdizionale per lesioni personali o per errore
      medico. In questi casi si tratta di attività mediche (peritali), che perseguono uno scopo differente da quello terapeutico
      e che quindi sono escluse dall'ambito di applicazione dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva.
      
      99.  La certificazione di una idoneità fisica potrebbe anche rivestire una funzione  
      profilattica in senso molto lato, ove ad esempio la persona sottoposta alla visita non affronti un viaggio che non avrebbe potuto sopportare
      sotto il profilo della salute. Anche l'ottenimento di una pensione di guerra o la concessione di un risarcimento danni possono
      in senso molto lato giovare alla salute o a ristabilirla. Tuttavia, in queste attività mediche si pone chiaramente in primo
      piano il carattere peritale e le implicazioni terapeutiche sono solo molto indirette, così che a mio avviso per queste prestazioni
      mediche non può parlarsi di scopo terapeutico.
        VI ─ Conclusione
      
      100.  Alla luce di tutto quanto precede propongo alla Corte di risolvere le questioni pregiudiziali come segue:
      
      
      
      A ─
      1. L'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che l'esenzione dall'imposta
      sulla cifra d'affari ivi prevista non riguarda le attività di un medico che consistano nell'accertamento, quale perito incaricato
      da un giudice o da un istituto previdenziale, dell'esistenza o meno dell'invalidità, dell'incapacità lavorativa o dell'inabilità
      ad ogni lavoro proficuo del richiedente una pensione, e che pertanto perseguano uno scopo peritale e non terapeutico. Nella causa C-212/01
      
      
      
      B ─
      1. L'art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva va interpretato nel senso che: Nella causa C-307/01
      
      
      
      ─
      visite mediche di singoli e  
      
      
      
      ─
      prelievi di sangue o di altri campioni corporali per verificare la presenza di virus, infezioni o altre malattie, che vengono effettuati per incarico di un datore di lavoro o di un'assicurazione, non sono esentati dall'IVA se perseguono
      non già uno scopo terapeutico, quale l'assistenza medica dei singoli mediante prevenzione, diagnosi o terapia, bensì altri
      scopi, come l'accertamento peritale di informazioni relative alla salute a favore di datori di lavoro o di assicurazioni. 
      
       2. Attività mediche
      
      
      
      ─
      come la certificazione di idoneità della salute, ad esempio, l'idoneità a viaggiare;  
      
      
      
      ─
      come il rilascio di certificazioni sullo stato di salute di una persona per fini quali ad esempio il diritto ad una pensione
      di guerra;  
      
      
      
      ─
      come, nell'ambito di questioni di responsabilità e di quantificazione del danno, per persone che valutano se intentare un'azione
      per lesioni personali, la redazione di perizie mediche in seguito ad esami medici, unitamente a questi ultimi o sulla base
      di referti medici ma senza procedere ad un esame medico;  
      
      
      
      ─
      come, nel contesto di errori professionali commessi da medici, e cioè per persone che valutano se intentare un'azione, la
      redazione di perizie mediche sulla base di referti medici o in seguito ad esami medici, unitamente a questi ultimi perseguono scopi peritali e non terapeutici. Pertanto, esse non ricadono nell'ambito di applicazione dell'art. 13, parte A,
      n. 1, lett. c), della sesta direttiva e non sono quindi esentate dall'IVA. 
      
      
       1 –
         
           Lingua originale: il tedesco.
      
      2 –
         
         Racc. pag. I-6795.
      
      3 –
         
         In prosieguo: i  
            ricorrenti nella causa principale.
         
      
      4 –
         
         Citata alla nota 2.
      
      5 –
         
         Direttiva del Consiglio 5 aprile 1993 (GU L 165, pag. 1; in prosieguo: la  
            direttiva 93/16).
         
      
      6 –
         
         Citata alla nota 2.
      
      7 –
         
         Racc. pag. I-249, punto 24.
      
      8 –
         
         A fondamento di tale trasponibilità il governo del Regno Unito cita la sentenza 25 febbraio 1999, causa C-349/96, Card Protection
            Plan (Racc. pag. I-973, punto 18).
         
      
      9 –
         
         Citata alla nota 7.
      
      10 –
         
         Citata alla nota 2, punto 18.
      
      11 –
         
         Citata alla nota 2.
      
      12 –
         
         Racc. pag. 817.
      
      13 –
         
         Citata alla nota 7, punto 24.
      
      14 –
         
         Racc. pag. 1737, punto 13.
      
      15 –
         
         Citata alla nota 12, punto 33.
      
      16 –
         
         Citata alla nota 8, punto 18.
      
      17 –
         
         V., tra l'altro, sentenze 20 giugno 2002, causa C-287/00, Commissione/Germania (Racc. pag. I-5811, punto 45), nonché 12 novembre
            1998, causa C-149/97, Institute of the Motor Industry (Racc. pag. I-7053, punto 18).
         
      
      18 –
         
         V. ad esempio sentenze 5 giugno 1997, causa C-2/95, SDC (Racc. pag. I-3017, punto 21); Stichting Uitvoering (citata alla nota
            14, punto 11), nonché 26 marzo 1987, causa 235/85, Commissione/Paesi Bassi (Racc. pag. 1471, punto 18).
         
      
      19 –
         
         V. tra l'altro sentenze D. (citata alla nota 2, punto 15); SDC (citata alla nota 18, punto 20), nonché Stichting Uitvoering
            (citata alla nota 14, punto 13).
         
      
      20 –
         
         V. sentenza 10 settembre 2002, causa C-141/00, Kügler (Racc. pag. I-0000, punto 27).
      
      21 –
         
         Citata alla nota 2.
      
      22 –
         
         V. supra, paragrafo 28.
      
      23 –
         
         Citata alla nota 2, punto 18.
      
      24 –
         
         Ibidem, punto 19.
      
      25 –
         
         Citata alla nota 7, punto 24.
      
      26 –
         
         Citata alla nota 20, punti 38 e 39.
      
      27 –
         
         Sentenza Commissione/Francia (citata alla nota 7), punto 23.
      
      28 –
         
         V. sentenza Kügler (citata alla nota 20), punto 36. V. a tal riguardo anche le mie conclusioni 10 dicembre 2002, per la sentenza
            nella causa C-45/01, Christoph-Dornier-Stiftung (Racc. pag. I-0000, paragrafi 45 e 46).
         
      
      29 –
         
         In tal senso si era già espresso l'avvocato generale Saggio nelle conclusioni per la sentenza D. (citata alla nota 2), paragrafo 16.
      
      30 –
         
         Sentenza Kügler (citata alla nota 20), punto 40.
      
      31 –
         
         V. sentenza D. (citata alla nota 2), punto 22.
      
      32 –
         
         Citata alla nota 12, punto 33.
      
      33 –
         
         V. al riguardo anche le mie conclusioni del 10 dicembre 2002, presentate nella causa C-45/01 (citate alla nota 28), paragrafi 45
            e 46.
         
      
      34 –
         
         V. sentenza Card Protection Plan (citata alla nota 8), punto 29.
      
      35 –
         
         V. al riguardo, tra l'altro, le mie conclusioni del 6 marzo 2001, per la sentenza nella causa C-16/00, Cibo Participations
            (Racc. pag. I-6663, in particolare paragrafo 6).
         
      
      36 –
         
         V. a tale riguardo sentenza Card Protection Plan (citata alla nota 8), punto 30.