CELEX: E2012P0015
Language: it
Date: 2012-12-06 00:00:00
Title: Domanda di parere consultivo della Corte EFTA presentata il 6 dicembre 2012 dall’Hæstiréttur Íslands nella causa Jan Anfinn Wahlv contro lo Stato islandese (Causa E-15/12)

25.4.2013   
            
            
               IT
            
            
               Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
            
            
               C 118/36
            
         Domanda di parere consultivo della Corte EFTA presentata il 6 dicembre 2012 dall’Hæstiréttur Íslands nella causa Jan Anfinn Wahlv contro lo Stato islandese
   (Causa E-15/12)
   2013/C 118/11
   L’Hæstiréttur Íslands (Corte suprema d’Islanda), con lettera del 6 dicembre 2012, protocollata presso la Cancelleria della Corte EFTA lo stesso giorno, ha presentato alla Corte EFTA una domanda di parere consultivo relativa alla causa Jan Anfinn Wahlv contro lo Stato islandese, in merito ai seguenti quesiti:
   
               1)
            
            
               per quanto riguarda l’articolo 7 dell’accordo, gli Stati membri SEE possono scegliere la forma e il metodo di attuazione quando integrano nel proprio ordinamento giuridico le disposizione della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri?
            
         
               2)
            
            
               L’articolo 27, paragrafo 1, della direttiva 2004/38/CE dovrebbe essere interpretato nel senso che il semplice fatto che le autorità competenti dello Stato membro SEE ritengano, sulla base di una valutazione della pericolosità, che l’organizzazione a cui l’interessato appartiene sia legata alla criminalità organizzata e che la valutazione si fondi sulla considerazione che, laddove tali organizzazioni sono riuscite a stabilirsi, il fenomeno della criminalità organizzata si è aggravato, è sufficiente a considerare che il cittadino dell’Unione costituisca una minaccia all’ordine pubblico e alla pubblica sicurezza dello Stato in questione?
            
         
               3)
            
            
               Per quanto riguarda la risposta al secondo quesito, ha rilevanza il fatto che lo Stato membro abbia dichiarato illegale l’organizzazione di cui fa parte l’interessato e che l’appartenenza a tale organizzazione sia vietata?
            
         
               4)
            
            
               È sufficiente, affinché si configuri una minaccia all’ordine pubblico e alla pubblica sicurezza ai sensi dell’articolo 27, paragrafo 1, che la normativa dello Stato membro SEE consideri punibile la condotta consistente nel partecipare, insieme ad un altro soggetto, ad un atto che fa parte delle attività di un’organizzazione criminale, oppure tale normativa rientra tra le ragioni di prevenzione generale ai sensi dell’articolo 27, paragrafo 2, della direttiva? Il problema nasce dal fatto che, ai sensi del diritto nazionale, per criminalità organizzata si intende l’associazione di tre o più soggetti, il cui principale obiettivo è commettere un reato, per motivi di guadagno, direttamente o indirettamente, in maniera deliberata o svolgere attività che consistono prevalentemente nel commettere un atto di tale tipo.
            
         
               5)
            
            
               L’articolo 27, paragrafo 2, della direttiva 2004/38/CE dovrebbe essere inteso nel senso che un presupposto per l’applicazione delle misure ivi contemplate nei confronti di un singolo individuo è che lo Stato membro deve far valere la probabilità che l’interessato intenda dedicarsi ad attività comprendenti una determinata azione o determinate azioni, o astenersi dalle stesse, affinché la sua condotta sia considerata una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave da pregiudicare un interesse fondamentale della società?